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Stadium n. 4/1971

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N. 4 - 13 MARZO 1971

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I PROBLEMI DELLO SPORT QUINDICINALE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO ANNO LXVI n. 4 - 13 MARZO 1971

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Libro verde, libro dei sogni? Aldo Notarlo Il CONI e lo sport come servi­ zio sociale - Duilio Dimetti I maggiori impegni del momen­ to dopo i Consigli nazionali CSI e FARI ■ D. 0. Una nuova tecnica per la staf­ fetta con il cambio « da sot­ to » ■ Carlo Covi Mondo grande e piccolo ■ Pao­ lo Andreoli e Giulio Martinucci II mondo dello sport - Paolo Valenti Sport in controluce - Nando Martellici! Tuttocsi

IN COPERTINA: I Consigli nazionali del CSI e della FARI si sono riuniti per la prima volta in seduta congiunta. Al di là degli argomenti all’ordine del gior­ no, l'incontro va visto come il rag­ giungimento di una importante tap­ pa nel graduale processo di unifica­ zione tra i due Enti che per dirsi autenticamente avvenuta non può che nascere dall’incontro e dalla ri­ cerca comune, al centro come in periferia.

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Il CONI è uscito allo scoperto e gliene va dato atto per il coraggio che ha avuto. Il « Libro Verde » dello sport costituisce infatti, dopo i Gio­ chi della Gioventù, la seconda grossa uscita che il CONi fa tra Città del Messico e Monaco. Era nell'aria che qualcosa doveva suceddere ed è successo. La crescente domanda dei giovani di fare sport, espressione di un'accresciuta presa di coscienza del fenomeno da parte della società italiana; lo stimolo a livello europeo giocato dal Consiglio d’Europa che ha invitato i Governi, membri della Comunità Europea (12 settembre 1969) : a) a lanciare sul piano nazionale delle campagne per lo <■ sport per tutti »; b) a favorire la creazione di strutture nazionali di coordi­ namento in questo settore; l'iniziativa dell'Intesa degli Enti di propaganda di proporre al Paese una strategia per lo sport servizio sociale; l’adozione da parte di tutti i nuovi statuti regionali delle Regioni a Statuto ordi­ nario dello sport come servizio sociale; il risveglio suscitato dagli stessi Giochi della Gioventù, hanno certamente indotto il CONI a rendersi protagonista di una proposta avanzata che susciterà una reazione a catena che è difficile per ora valutare. Il CONI, con l'uscita che ha fatto, dimostra di voler cavalcare la tigre della realtà. I sempre maggiori condizionamenti imposti dalla logica dei risultato tecnico nello sport agonistico rendono e renderanno sem­ pre più selettiva la preparazione, per cui lo sport agonistico sarà un lusso che pochi soggetti si potranno permettere. E’ uno sport che rischia di superare i limiti della sopportazione psico-fisica umana. In questa logica, fin quando esisteranno le olimpiadi, CONI e Federazioni si troveranno fortemente sempre più impegnati. II coraggio di aver fatto una scelta distinguendo tra uno sport riservato a pochi ed uno sport messo a disposizione di tutti è an­ che un atto di onestà verso i ragazzi e un riconoscimento verso chi, come gli Enti di propaganda, questo tipo di sport l’ha sempre proposto, promosso e difeso. A me basta questo perché si metta in moto una reazione a catena che porti a una chiarificazione, sempre invano invocata, di fini, ad una identificazione e scoperta di ruoli; ad una ricerca di strategia unitaria e globale perché lo sport non solo sia riconosciu­ to come diritto sociale ma diventi realtà come tale. il cavalcare la tigre significa costringere anche gli altri a salirci sopra. Noi del CSI non attendevamo altro ed in questo senso abbia­ mo dato la nostra adesione perché la proposta non finisca nel cassetto.

Aldo Notarlo

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Con il Libro Verde, il CONI compie una scelta politica che potrà avere importanti conseguenze sullo sviluppo sociale dello sport italiano. Il contenuto del documento e il suo significato, al di là dei limiti e delle incertezze del testo.

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Questo nostro intervento sul « Libro Verde », pub­ blicato dal CONI nella riunione del Consiglio Nazio­ nale del 25 febbraio, vuole avere soprattutto un carat­ tere informativo. E' troppo presto per un'analisi appro­ fondita del documento e per un esame degli sviluppi che esso potrà avere anche nei confronti del C.S.I., dell’Intesa degli Enti di Propaganda e dello sport ita­ liano in genere. Daremo, anzitutto, un sunto il più possibile detta­ gliato del Libro Verde la cui denominazione indica — secondo le parole dell’avv. Onesti — « la speranza e forse anche l’indigenza ». Esso è diviso in due parti: nella prima si dicono i motivi che hanno indotto il CONI alla pubblicazione del documento, nella seconda si indica alle autorità e agli Enti chiamati in causa « co­ me » essi dovrebbero operare in favore dello sport. Suddivideremo in punti il contenuto sintetizzato del Li­ bro per agevolarne la lettura e gli eventuali riferimenti.

1. • Si afferma ormai sempre più nel nostro Paese l’istanza per la diffusione dello sport a tutti i livelli e a tutte le età. Purtroppo essa è stata pregiudicata da mancanza di chiarezza. Soltanto negli ultimi tempi si sono cominciate ad individuare, da parecchie parti, le differenti espressioni dello sport ».

2. « Che cosa il CONI deve fare.Lo sport agonistico o da competizione, in ossequio alla sua legge istitutiva e alle Regole Olimpiche. CONI, Federazioni e società, costituiscono la struttura dello sport agonistico. Altri organismi debbono amministrare lo sport inteso come educazione, formazione, divertimento, tempo libero ».

3. « Che cosa il CONI ha fatto sinora anche al di là dei suoi compiti e perché. Il CONI ha dato aiuti morali e materiali a Mi­ nisteri, Enti locali. Enti pubblici. Ha sostenuto lo sport scolastico e lo sport nelle Forze Armate, ha costruito impianti sportivi di ogni tipo per decine di miliardi, ha ideato i Centri di addestra­ mento sportivo, ha appoggiato gli Enti di propaganda, ha creato e sovvenzionato il Credito sportivo, ha inventato i Giochi della Gioventù ecc. ». Ogni azione del CONI, anche quando è andata al di là dei suoi stretti compiti istituzionali, aveva sempre scopi di persuasione, di promozione, di esemplificazione ed anche di pro­ vocazione.

4. « Che cosa il CONI non può fare più e perché ». Siccome « il fatto che il CONI abbia sentito il problema dell’educazione fisica e sportiva nella scuola italiana più dei preposti alla Pubblica Istruzione è di per sé assurdo... è bene che d'ora in poi il Mini­ stero della Pubblica Istruzione pensi alla educazione sportiva nella scuola più di quanto non lo abbia fatto il CONI ». « D'ora in poi... sarà necessario che i poteri pubblici si pongano pure il problema degli spazi e delle zone verdi per il gioco dei ragazzi con una energia pari a quella dimostrata dal CONI ». • D'ora in poi, i Centri (di addestramento) saranno sempre più delle scuole di specializzazione per i giovani dotati di talento, in attesa del loro passaggio alle Federazioni sportive. Il CONI intende solenne­ mente chiarire che il compito di costruire impianti sportivi per la collettività nazionale non appartiene a lui ». 5. « Che cosa il CONI continuerà a fare e come ». « Conti­ nuerà ad assicurare i finanziamenti delle Federazioni sportive e delle attività che rientrano nell'ambito delle sue strette compe­ tenze... Continuerà a gestire i suoi Centri per l’addestramento allo sport agonistico. Assicurerà la vita dei Centri Olimpia creati e gestiti con lodevole cura dai Comuni, da Enti di propaganda e

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da altri Enti. Celebrerà i Giochi annuali della Gioventù estivi e invernali. Assicurerà l’aiuto agli impianti sportivi la cui funzionalità è strettamente connessa alla pratica dello sport ed alla specializ­ zazione di atleti e tecnici. Ma, pur assicurando il suo impegno per l'opera di propaganda, attenderà che altri finalmente facciano la loro parte in una politica di diffusione dello sport di avvia­ mento, di formazione e di tempo libero. Ci sono vasti spazi per il lavoro di tutti ».

6. « Che cosa mette a disposizione il CONI. La sua espe­ rienza specifica in tutti i settori (preparazione allo sport, tecnica delle costruzioni, medicina sportiva, studi comparati, legislazione, ecc.), i testi per ravviamento allo sport per i giovanissimi, i testi per gli impianti di minimo costo, i Maestri dello sport, le sue Delegazioni regionali e provinciali, le Delegazioni regionali, pro­ vinciali e zonali delle Federazioni sportive, i prototipi di Centri, i Giochi della Gioventù ». Per la creazione di un servizio sociale dello sport, vengono chiamati in causa i seguenti Enti: 7. Presidenza del Consiglio. « Il Presidente del Consiglio, nei modi e nelle forme preferite, dovrebbe poter costituire uno stru­ mento di collegamento — con i Ministri e le Regioni — per la politica generale dello sport educativo e del tempo libero ». 8. Scuola. Si dànno le seguenti indicazioni: Educazione fisica e sportiva nella scuola d’obbligo; modernizzazione dei programmi di educazione fisica e sportiva negli istituti e nelle scuole del­ l'ordine secondario di primo e secondo grado; aggiornamento e valorizzazione dell'educazione fisica e sportiva negli istituti ma­ gistrali; snellimento e modernizzazione delle attuali prassi buro­ cratiche in materia di edilizia scolastica; valutazione medica attitudinaria adeguata al livello della scuola d’obbligo e secondaria; inserimento necessario e prevalente delle attività motorie a ca­ rattere ludico nei programmi della scuola a tempo pieno; possi­ bilità della creazione di gruppi sportivi per gli alunni, di tutte le scuole deU'obbligo, ad imitazione dei Centri di addestramento sperimentati dal CONI e da alcuni Provveditorati; coordinamento e revisione degli orari scolastici e dei periodi delle vacanze; corsi di specializzazione sportiva per gli insegnanti di educazione fisica, per insegnanti elementari e per gli allievi degli ISEF; riconosci­ mento giuridico della Scuola Centrale dello Sport per consentire ai Maestri l'inserimento anche negli Enti pubblici; elevazione dei corsi degli ISEF da 3 a 4 anni ed equiparazione del titolo di diplo­ ma di laurea, con aggiornamento del plano di studi, ed Istitu­

zione di nuovi ISEF.


9. Regioni. « Le Regioni possono assumersi l'incarico di creare il Servizio Sociale dello sport. Questo dovrà comprendere: sport educativo, formativo, da divertimento e tempo libero. Nel­ l’esperimento di tale politica avranno la sicura collaborazione del CONI e delle Federazioni sportive. Inoltre potranno avvalersi dell'opera di quegli Enti che hanno posto la propaganda sportiva a base delle loro attività istituzionali, nonché di tutte le associa­ zioni riconosciute, che accettino ed applichino i principi dello sport come servizio sociale e tempo libero. In primo luogo dovranno essere presi in giusta considerazione gli Enti di propa­ ganda e le Associazioni da tempo libero ». Si auspica la delega dello sport come servizio sociale ad un Assessore coadiuvato da una Commissione o Comitato di cui dovrebbero far parte i rappresentanti della Scuola, dei Lavori Pubblici, del Turismo, della Sanità, degli Enti di propaganda, delle Associazioni di tempo libe­ ro e del CONI. Nell’ambito della nuova riforma sanitaria si dovrà affidare alle Unità Sanitarie Locali il servizio di tutela sanitaria delle attività sportive. Le Regioni potranno chiedere le presta­ zioni professionali dei Maestri dello sport. Il CONI collaborerà anche nel settore degli impianti sportivi che « pure se modesti, dovranno avere sempre caratteristiche tecniche rispondenti alle esigenze dello sport agonistico ». « Nell'ambito dell'Ente Regione e delle Università regionali va considerata l’urgenza di includere le cattedre di educazione fisica ».

10. Comuni. Debbono essere liberati dall'ipoteca dell'art. 91 della legge comunale e provinciale. Nell’ambito della riforma della casa si dovranno tenere presenti le esigenze degli spazi verdi e delle zone di gioco dei giovani. ■ Nelle zone di verde, nei parchi, nei giardini pubblici, i Comuni dovranno riservare zone di sport aperte ai piccoli, d’accordo con gli stessi cittadini, con i consigli di quartiere, con gli Enti di propaganda ed eventualmente con i Nuclei sportivi della gioventù ». Va estesa da parte dei Comuni la costituzione dei Centri di addestramento, la cui direzione può essere affidata a professori di educazione fisica, ad insegnanti o ad appassionati delle società sportive e degli Enti di propaganda. “ Si dovrà provvedere alla istituzionalizzazione dell’Assessorato allo sport in ogni Ente locale ». 11. Enti di propaganda. «La loro funzione preminente è la costituzione di nuove società sportive, nello spirito del principio del libero associazionismo Essi meritano di essere riconosciuti come Enti dediti alla promozione dell’attività sportiva di inizia­ mone. Perciò la loro presenza dovrà essere assicurata in tutti ì Comitati o gruppi direttivi di qualsiasi denominazione, che si istituiranno nell'àmbito di Regioni e Comuni, per la gestione

dello sport inteso come servizio sociale e attività del tempo libero. Gli Enti potranno pure essere autorizzati ad esprimere in proprio iniziative e programmi, possedendo essi sperimentate capacità organizzative. La stessa natura degli Enti di propaganda delimita il confine della loro azione nei riguardi di quella delle Federazioni sportive e delle società affiliate ».

12. Mondo del lavoro. Si auspicano i seguenti provvedimenti: costruzione obbligatoria di attrezzature nei parchi polivalenti (per sport e tempo libero) a cura di grandi complessi industriali, aperti ai lavoratori e alle loro famiglie, nonché a tutti gli abitanti della zona; agevolazioni per i lavoratori in attività agonistica presso le Federazioni per gli allenamenti e le attività; creazione di gruppi sportivi per i lavoratori; istituzione di centri di addestramento per i figli dei dipendenti; assunzione di Maestri dello sport presso ogni grande complesso industriale; inserimento del fattore spor­ tivo nei programmi di tempo libero per i lavoratori e le loro famiglie; acconcia organizzazione dei tempi di lavoro. 13. Enti di previdenza e di assistenza. Dovrebbero creare complessi polisportivi costituiti di impianti, biblioteca, centro medico, destinati ai ragazzi, una specie di « nidi » per i figli dei lavoratori.

14. Forze Armate e Corpi similari. « Potranno insistere nella lodevole opera di attività sportiva per tutti gli arruolati, che spesso si traduce anche nella ricerca dei talenti ». Vanno mante­ nuti e rafforzati i Centri militari olimpici, ulteriormente incorag­ giati gli impianti sportivi realizzati con criteri di economia presso le caserme, istituiti dei « campi d’estate » nel piano del tempo libero per i giovani con l'assistenza delle Forze e dei Corpi armati. 15. Cassa del Mezzogiorno. • Si auspica che la Cassa includa gli impianti sportivi fra le opere da completare con infrastrutture primarie. Si chiede che vengano obbligatoriamente comprese fra le strutture che la Cassa finanzia (scolastiche, turistiche) anche quelle per lo sport e la ricreazione ». 16. Credito sportivo. « Si raccomanda di studiare le provvi­ denze per allargare il raggio di azione e di aiuto del Credito sportivo ».

17. Tassazione. « Una diminuzione dell’aliquota sui prezzi dei biglietti a più basso costo, che vengono quasi sempre pagati dai giovani, migliorerebbe le condizioni operative degli sports meno ricchi ».

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Qui termina il Libro verde. Non sfuggirà a nessuno l'importanza che esso riveste nell'attuale momento evolutivo dello sport e della società italiana. Il CONI non si limita a vaghe e più o meno scontate denunce, come in parte avveniva nel Libro Bianco ma, indivi­ duando chiaramente i punti critici della situazione, esprime una precisa volontà politica, opera delle scel­ te particolari e globali a un tempo. Sia nella concezio­ ne sia nelle proposte, c’è un abisso tra questo Libro Verde e il Libro Bianco. Siamo lieti di ritrovare a base del documento il concetto di sport servizio sociale che costituisce il punto di forza dell’opera innovatrice degli Enti di pro­ paganda e in particolare dell’Intesa. In effetti, col suo documento, l’Intesa aveva già proposto una concezio­ ne completamente rivoluzionaria del modo d’intende­ re, promuovere e organizzare lo sport: le prospettive ideologiche e programmatiche avanzate dall'Intesa co­ stituiscono un termine di confronto inevitabile per quanti hanno responsabilità nei confronti dei giovani e dello sport.

Il Libro Verde, pertanto, ci trova ampiamente con­ senzienti nella sostanza della sua impostazione e delle singole proposte. Sorgono invece perplessità allorché si tenta di raccogliere le sue singole parti in una vi­ sione organica che dia contemporaneamente, come sa­ rebbe indispensabile, il significato globale delle propo­ ste, la loro finalità ultima nonché i criteri orientativi per far sì che i tanti enti chiamati in causa possano prima ritrovare e poi giocare utilmente il proprio ruolo nel rispetto delle singole competenze ma anche nel quadro di una strategia unitaria. Ciò è dovuto, a parer nostro, alla mancanza di una premessa di ordine culturale, sociologica e politica che offra alle innumerevoli proposte un punto di rife­ rimento, un senso organico e una chiave non equivoca di interpretazione. Così com'è, non si vede come i sin­ goli enti possano ricomporre un’armonia di presenze e di interventi che negli ultimi tempi hanno raggiunto uno stato apocalittico di confusione; non emerge affat­ to chiaro lo spirito informativo delle singole azioni e, di conseguenza, sfugge il significato esatto di molte affermazioni. Per dirla in termini banali, la divisione di una torta (e qui si tratta di una torta da pagare, non da prendere) si può fare soltanto dopo che ci si è ac­ cordati sulla parte che spetta a ciascuno. L’esperienza francese è quanto mai significativa al riguardo. All’atto di preparare la terza legge-programma per gli impian­ ti, i servizi del Segretariato di Stato alla gioventù, allo sport e al tempo libero hanno avvertito l’impellente necessità di accompagnarla con una « legge d’orienta­ mento » che definisse, come ha detto Chaban-Delmas, una « filosofia » delle attività sportive e della gioventù. Dopo due piani d'interventi per lo sport, infatti, in Francia si sono accorti che non basta spendere e co­ struire impianti quando poi non si sa a che scopo, da chi e come debbono essere utilizzati. Non è che noi volessimo dal CONI una « filosofia » delle attività sportive; dobbiamo però costatare che, in mancanza di alcune premesse fondanti e orientative di base, il Libro Verde rischia di frastagliarsi in mille rivoli di bella suggestione ma di scarsa potenza di­ rompente.

A dire il vero, l'avv. Onesti, nella sua relazione al Consiglio Nazionale del CONI, cita un principio che suona così:

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« Per il vantaggio dei loro cittadini, tutti i Gover­ ni dovrebbero impostare e mettere in opera un pro­ gramma di cultura fisica, di ricreazione e di benesse­ re, per la gioventù dei loro Paesi. Tuttavia, il libero controllo (sic) dello sport dilettantistico da competi­ zione, tanto a livello nazionale che internazionale, de­ ve essere interamente riservato alle Federazioni spor­ tive nazionali e ai Comitati Nazionali Olimpici. L'esem­ pio di certi Paesi che nelle scuole pubbliche insegnano i principi olimpici è degno del più grande elogio e do­ vrebbe essere seguito da tutti ». Un principio indiscutibile, se non intacca il princi­ pio del libero associazionismo e quindi il controllo (che riteniamo di carattere tecnico) si intenda applicabile soltanto a chi desidera ottenere un riconoscimento uf­ ficiale dei risultati conseguiti. Di passaggio, osserve­ remo come in tutto il Libro Verde ci sia bisogno di un urgente chiarimento di termini come « sport agonisti­ co », « sport educativo », « sport ricreativo », « sport d'iniziazione » ecc. Noi pensiamo che ogni sport sia agonistico e ogni sprt debba essere educativo. Esiste certamente uno sport diseducativo, ma crediamo che nessuno voglia assumere la paternità e la competenza. Subito dopo l’enunciazione del principio suddetto, l'avv. Onesti osserva: « Il CONI rimane fedele ad un imperativo che proviene dal CIO. Coloro che cercano

di introdurre nello sport le più eterogenee ideologie faranno bene a ricordare che il CONI, come quelli che esistono in altri 128 Paesi del mondo, crede ad una idea, a quella olimpica, e la considera insostituibile ». Non si può certo rimproverare al CONI di credere nell’idea olimpica. .Tuttavia, ammesso che un’ideologia olimpica oggi sussista ancora e sia operante al di là di belle affermazioni (che in tanti passi della Carta olimpica non son più nemmeno belle), non si può evi­ dentemente mporla a tutti né ad ogni forma di sport che possa e debba essere praticata, incoraggiata e or­ ganizzata. E' un fatto, però, che il CONI, pur dedicando un intero documento allo sport servizio sociale, ricor­ da soltanto i principi olimpici che non riteniamo proprio i più idonei a rispondere alle esigenze sociali dello sport. Ciò non significa che tra le varie forze promo­ trici e organizzatrici dello sport sociale e di alta com­ petizione non si possa istaurare una collaborazione dialettica, basata su un rispetto delle idee, delle fina­ lità e delle competenze di ciascuno. Ma appunto questi rapporti non emergono con chiarezza dal Libro Verde, poiché i rapporti non si de­ finiscono partendo da una divisione spicciola delle cose da fare, la quale al contrario può soltanto discen­ dere da una preventiva definizione di ruoli e di compe­ tenze. Particolarmente significativo al riguardo ci sem-

L'intervento del ministro Matteotti al 23° Consiolio del CONI Il Ministro del Turismo e Spettacolo, on. Matteo Mat­ teotti è intervenuto all'apertura dei lavori del 23° Consi­ glio del CONI ed ha pronunciato un discorso di cui riportiamo i principali passi di contenuto politico. « Lo sport fa parte degli impegni che si debbono e che si possono assumere. Ecco, quindi, la validità del discor­ so del " Libro verde " ». « In effetti, negli ultimi anni, alcuni impegni di spesa sono stati assunti a carico dello Stato con la " fifty-fifty ” del 1965, e a carico della collettività, sia degli utenti dello sport come spettacolo con l'aumento del prezzo del bi­ glietto, sia degli scommettitori con l'aumento dei prezzi della schedina, alla quale auguriamo che nei prossimi mesi possa far riscontro un incremento anziché uno stato che non pare attualmente molto soddisfacente. Queste maggiori entrate si sono rivelate inadeguate, così come si è rivelata insufficiente una risposta che è stata data in sede locale ai problemi di promozione e sollecita­ zione delle attività sportive e soprattutto ai problemi di qualificazione e sviluppo delle strutture pubbliche e vo­ lontaristiche per lo sport.

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Questa mancata risposta — che poteva assumere dimen­ sioni ben più gravi senza l'intervento del CONI, anche in settori ad esso non strettamente pertinenti, ma comun­ que collegati — ha avuto la sua parte di responsabilità nel processo di alterazione, si può dire di inquinamento della coscienza sportiva di alcuni settori sociali ». « La risposta a questo « inquinamento della coscienza sportiva », così come inquinamento si ha in tanti altri settori della vita industriale, associativa, delle nostre me­ tropoli, e alle tensioni che si verificano sulle vie dello sport, deve essere nella socializzazione dello sport, nel termine che questa parola deve avere nello sport, nella promozione cioè di una politica generale intesa come ser­ vizio sociale e come aspetto fondamentale del tempo li­ bero che cresce a dismisura a mano a mano che la so­ cietà tecnologica fa passi da gigante, tempo libero Inteso come momento e strumento dell’emancipazione giovanile in cerca non di miti ma di ideali, se glieli sapremo dare,

dello sviluppo psicofisiologico della maturazione individua­ le, della formazione di una coscienza civile del cittadino, oggi praticante sportivo, domani partecipe della vita po­ litica, sociale e culturale della nazione. A mio giudizio, come responsabile di un Dicastero che è soltanto organo di controllo, e dovrebbe non essere sol­ tanto questo, è questa la strada per evitare che lo sport diventi occasione per formare un deleterio ed anacroni­ stico municipalismo, contrario non soltanto all'etica spor­ tiva, ma anche al rispetto dei valori umani ». « La predisposizione del prossimo piano quinquennale — di cui le grandi linee sono state anticipate dal "Proget­ to ’80" che considera tra le principali scelte della nostra società quella sportiva — non può fare a meno di valu­ tare lo sport come progetto sociale degli anni’70, di ca­ rattere primario ». « Si tratta di problemi che evidentemente non possono essere risolti con il puro e semplice trasferimento di attribuzioni da Foro Italico a via della Ferratella o a Pa­ lazzo Chigi, e tanto meno alle sedi, certe o meno certe, dei Consìgli Regionali. Ce rischio di assecondare in tal modo le « fughe in avan­ ti » che spesso vengono imputate esclusivamente alla classe politica. E’ dunque da apprezzare la sincerità con cui nel « Libro Verde » si espongono le cose che il CONI deve fare e quelle che non deve fare. Non si può non essere d'accor­ do sul fatto che il CONI debba avere una sua precisa qualificazione per assolvere meglio i suoi compiti istitu­ zionali, ma è chiaro che questa qualificazione presuppo­ ne che si determinino con altrettanta precisione, anche se non l'abbiamo fatto finora, le funzioni e le responsabili­ tà che altri centri del potere pubblico debbono sapersi assumere. Si tratta, cioè, di dar vita nel campo dello sport ad un « pluralismo • fecondo ed animatore che sia in grado di recepire, assecondare e dirigere tutte le esigenze di ca­ rattere sportivo che debbono essere collegate sia alla utilizzazione del tempo libero, sia al turismo ed allo spet­ tacolo. per promuovere una politica dello • sport come progetto sociale »,

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bra il caso degù Enti di Propaganda. Non solo perché ci riguarda più da vicino, ma perché a causa della loro tipica natura sportivo-sociale, risentano più degli altri delle carenze ideologiche del Libro Verde.

Il CONI definisce anzitutto la funzione degli Enti di Propaganda (cfr punto 11). E’ una definizione che non può soddisfarci. La natura degli Enti di Propaganda nasce dai principi del libero associazionismo e dello sport come servizio sociale, e non — come sembre­ rebbe — da una esigenza utilitaria. Essi devono sì ren­ dere un servizio, ma ai giovani, e solo attraverso que­ sto primario servizio saranno utili anche allo sport nazionale, come hanno ampiamente dimostrato negli ultimi venti anni. Allora non appare sufficiente il concetto di « atti­ vità di iniziazione » (che tra l’altro viene assegnato, e giustamente, anche alla scuola) per distinguere i ruoli e i compiti tra gli Enti di Propaganda e le Federazioni. Vi sono molti altri concetti in gioco: l’impegno premi­ nente, il tipo di attività, le finalità delle attività stesse, la responsabilità della conduzione tecnica e del con­ trollo giuridico in relazione sempre al riconoscimento sportivo che una società o atleta intende liberamente ottenere. I punti d'incontro e di interferenza, insomma, sono molteplici: non basta certo a chiarirli la generica frase che conclude il punto dedicato agli Enti di Pro­ paganda. La strada per risolvere il delicato problema — come è indicato dal documento dell'Intesa — passa soltanto attraverso una ricerca comune, che nasca da uno stretto rapporto e da uno spirito di leale collabo­ razione, come d'altronde l’esperienza avviata presso qualche Federazione negli ultimi tempi ha dimostrato.

scuno, o almeno non si sono dati dei criteri orientativi. Il Libro Verde rischia di apparire un « mansionario » in cui nessuno ritrova se stesso, le cose che dovrebbe fare e la strada nuova che dovrebbe imboccare. Cia­ scuno, soprattutto, rischia di perdere il contatto con gli altri e di aggravare così la situazione esistente. Questo è tanto più grave, se pensiamo che in fon­ do l'idea conduttrice di tutto il Libro Verde è la dichia­ rata rinuncia del CONI a prendersi in carico le respon­ sabilità dello sport servizio sociale. Le assegna ad altri rinunciando in pratica ad una grossa parte dei compiti che la legge istitutiva gli assegna. Le ragioni di questa rinuncia sono due: la volontà di voler ritornare agli originali compiti istituzionali e la scarsità dei mezzi che non consente più al CONI altri tipi di intervento. Naturalmente conveniamo su ambe­ due le cose, sul riordinamento delle competenze e sul­ l'inadeguatezza dei mezzi. Allora, però, sorge un altro grosso problema a cui il Libro Verde non accenna af­ fatto: quello dell'impiego delle risorse esistenti. I mez­ zi che lo Stato ha finora assegnato al CONI hanno avu­ to lo scopo — come precisa una decisione pronunziata dal Consiglio di Stato nell’Adunanza del 22-10-70 — di « consentirgli lo svolgimento dei suoi compiti istituzio­ nali di interesse generale », di « assicurare all’ente sportivo i proventi per la realizzazione delle sue fina-

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Circa la presenza degli Enti di Propaganda a livel­ lo regionale e comunale, non vogliamo credere, come qualcuno ha detto, che l’espressione abbia un significa­ to restrittivo. Fino a prova contraria, gli Enti di Propa­ ganda sono organizzazioni a carattere nazionale, come lo stesso CONI del resto li ha sempre considerati, ri­ conoscendo in essi non soltanto degli organizzatori di attività ma anche dei gestori di servizi. In questo con­ testo assume particolare significato e importanza l’af­ fermazione secondo cui la presenza degli Enti di pro­ paganda « dovrà essere assicurata in tutti i Comitati o gruppi direttivi di qualsiasi denominazione, che si costituiranno nell’ambito di Regioni e Comuni, per la gestione dello sport inteso come servizio sociale e attività del tempo libero ». Saranno infatti soprattutto le regioni i cardini di una futura socializzazione dello sport. Non riusciamo poi a comprendere il senso della frase successiva che parla di possibili autorizzazioni affinché gli Enti esprimano in proprio programmi e ini­ ziative. E non soltanto per il tono permissivo della frase. Francamente, tutto il punto dedicato agli Enti di Propaganda ci sembra piuttosto affrettato, poco appro­ fondito e, in parte almeno, fuori misura.

Ma tutto il problema, a parer nostro, al discorso generale e di fondo. Non si elenco più o meno completo di interventi se a monte non si sono chiariti i fini e i

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lità sportive nell’interesse della collettività nazionale ». E' proprio per questo fine che il Governo varò la legge « fifty-fifty ». All’atto della sua approvazione, il relato­ re Bonacina disse tra l'altro: « Il CONI pensa di riparti­ re questi maggiori fondi aumentando i contributi alle Federazioni sportive e in modo particolare a quelle re­ lative agli sport dilettantistici e legati ai Giochi olim­ pici; in secondo luogo, aumentando il contributo agli Enti di Propaganda e all’istituto per il Credito Sportivo; in terzo luogo aumentando gli interventi per i mutui ai Comuni ». Ci sembra anche importante ricordare le parole pronunciate dall’on. Emilio Colombo al Congres­ so Nazionale del C.S.I. allorché annunciò il suo bene­ stare, come Ministro del Tesoro, alla desiderata legge: « Mi auguro che questo possa essere un contributo per realizzare contemporaneamente una serie di impianti sportivi, di diffondere più largamente possibile le atti­ vità sportive, particolarmente esaltando quelle dilet­ tantistiche, le quali hanno una più vasta possibilità di penetrazione ed una maggiore possibilità di acco­ stamento dei giovani e soprattutto consentono poi quel­ la selezione naturale attraverso la quale si arriva a valorizzare il meglio che vi è in una società che cresce e che si evolve ». Appare evidente da tutto ciò, oltre che dai primi articoli della Legge istitutiva del 1942, che al CONI è stata data una delega generale com­ prendente anche lo sport come servizio sociale. Ora la domanda che nasce e che tutti si sono posti è questa: può il CONI decidere da solo, di punto in bian­ co, un ridimensionamento dei propri compiti con rela­ tivo storno di risorse? Il Libro Verde tace su questo punto mentre, nella sua relazione al Consiglio, l'avv. Onesti ribadisce la piena validità della legge istitutiva del CONI. Il che, per lo meno, è contraddittorio.

Con il Libro Verde, il CONI compie un atto politico fondamentale: denuncia la propria impossibilità di as­ solvere il ruolo assegnatogli ed esprime il desiderio di rientrare nei propri compiti originari, cioè il compito particolare di curare gli interessi sportivi italiani per le Olimpiadi ed anche quello più generale di disciplinare e assistere tecnicamente le attività sportive ufficiali. Un atto lucido, coraggioso, responsabile. Ciò mette tutti con le spalle al muro: autorità pub­ bliche ed enti sportivi, nessuno escluso. Non sono più possibili, d'oggi in avanti, comodi alibi e posizioni di comodo. Il Libro Verde potrebbe essere costituito sol­ tanto da una sola frase, quella da noi citata nel secon­ do punto. Basterebbe per costringere ciascuno ad as­ sumersi le proprie responsabilità e a ricercare le pro­ prie autentiche possibilità operative, « sulla base di una effettiva libertà di espressione e di autonomia di azione, ispirate però da una visione globale degli obiet­ tivi da perseguire e sostenute da una strategia comu­ ne », come è affermato nel documento programmatico’ dell'Intesa.

Duilio (Dimetti

Questi sono, a parer nostro, alcuni limiti di fondo del recente documento del CONI. Il quale non perde Per questo la sua importanza. Sarebbe un grave errore non avvertirla.

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Il 27 e 28 febbraio, i Consigli Nazionali del CSI e della FARI si sono riuniti a Roma. All’ordine del giorno, la politica sportiva, la riforma dello statuto, il congresso nazionale, il bilancio 1971, alcuni programmi agonistici. I primi argomenti, di interesse comune, sono stati discussi in seduta congiunta. La sintesi dei lavori e le principali decisioni prese.

I MAGGIORI IMFBB H MIEI DOPO ICOHLIKAMICS E fARI La riunione del Consiglio nazio­ nale di febbraio avrebbe dovuto, come d'abitudine, incentrarsi sul­ l’approvazione del bilancio annua­ le. Anche altri fatti però esigevano in questo momento l’urgente esa­ me del Consiglio: la situazione e le prospettive della politica spor­ tiva, l’iter della riforma statutaria e la preparazione del Congresso nazionale straordinario del prossi­ mo maggio. Politica sportiva, statuto e con­ gresso sono argomenti che interes­ sano congiuntamente il CSI e la FARI. Si è ritenuto quindi opportu­ no che i due Consigli nazionali li esaminassero in seduta comune. L'avvenimento va sottolineato, poi­ ché è la prima volta che avviene

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nella vita del CSI e della FARI. Come ha sottolineato la presidente della FARI, Grazia Fuccaro, all'ini­ zio della parte congiunta della riu­ nione consiliare, il significato e l'importanza dell'incontro tra i due più alti organi direttivi vanno visti al di là delle considerazioni di op­ portunità pratica, all’interno del graduale processo di unificazione che è stato avviato. La vera unifi­ cazione tra CSI e FARI, infatti, non avverrà tanto in forza di una san­ zione giuridica da parte delle due assemblee, ma nascerà dall’incon­ tro e dalla ricerca comune, a livel­ lo umano, di un modo di essere e di operare veramente unitario del nuovo organismo a tutti i suoi livelli. La riunione congiunta dei

due Consigli nazionali ha inteso sottolineare questo aspetto, at­ tuando un’esperienza unitaria che trova d'altronde riscontro in mol­ teplici analoghe esperienze già in corso nell’organizzazione periferi­ ca.

L’azione politica del CSI e della FARI

Sulla base di una dettagliata re­ lazione del presidente Notario, i due Consigli hanno ampiamente di­ scusso sulla situazione politica del momento e sulle prospettive che

I


emergono in relazione soprattutto all’Intesa degli Enti di propaganda, ai Giochi della Gioventù e al Libro Verde del CONI. E' stata conferma­ ta anzitutto la necessità dell'impe­ gno politico del CSI e della FARI come conseguenza inevitabile e coerente del discorso di cultura sportiva da essi avviato. L'impegno culturale porta necessariamente ad un impegno politico, poiché fa­ re opera culturale significa aiutare le persone a maturare nel pro­ prio contesto sociale e, d’altro canto, fare politica significa so­ prattutto assumere i problemi de­ gli uomini e delle comunità in cui si vive. L'opera di promozione cul­ turale del fatto sportivo che CSI e FARI vanno compiendo con tanto impegno al loro interno e verso tutto lo sport italiano, risulterebbe falsa oltreché inutile se non vi cor­ rispondesse una pari volontà e azione per far evolvere anche la pratica dello sport in senso quan­ titativo e qualitativo. I due Consi­ gli hanno impegnato le rispettive Presidenze a fare opera di sensi­ bilizzazione presso i propri diri­ genti circa la necessità, il signi­ ficato e le possibilità di un con­ creto impegno politico ad ogni livello organizzativo. Uno dei momenti e delle occa­ sioni di quest'impegno politico è 'd°SytUÌt° iniziat>va dell'Intesa L e9 i Enti di propaganda che è staIta Pienamente p■ condivisa dai conJSigli. Nel -I contempo, si è rilevato

che l'affermarsi del concetto di sport come servizio sociale, assun­ to anche dal CONI nel suo Libro Verde e strettamente collegato per alcuni versi, all’esperienza dei Giochi della Gioventù, richiedono al CSI e alla FARI un profondo rie­ same e una verifica del loro ruolo politico e operativo nel mondo sportivo italiano. Pertanto, previo un accertamento di alcuni dati es­ senziali della situazione presso gli organi periferici, una riunione del Consiglio sarà riservata, dopo il Congresso straordinario, alla ela­ borazione di concrete proposte e di linee organiche per una politi­ ca sportiva. Nell'attesa, il CSI e la FARI procederanno nell'azione intrapresa e continueranno anche ad offrire la loro collaborazione ai Giochi della Gioventù, tradu­ cendo in essi quell’impegno propa­ gandistico e promozionale nei con­ fronti dei giovanissimi che è stato e rimane uno dei cardini della loro azione ed uno dei motivi qualifi­ canti la loro presenza nel contesto sportivo.

La riforma dello statuto

Sulla scorta di un panoramico esame dell’andamento dei con­ gressi provinciali e zonali straor­ dinari, sono state discusse le ul-

time tappe preparative al congres­ so straordinario nazionale. Nel me­ se di marzo si svolgeranno, come già previsto, gli incontri regionali CSI-FARI i quali, oltre a rappre­ sentare un ulteriore momento di riflessione, avranno lo scopo di mettere a confronto gli emenda­ menti scaturiti nei congressi pro­ vinciali di ciascuna regione per compiere, dove possibile’, un'opera di armonizzazione, intesa come ri­ cerca dei punti di accordo. Il 3 e 4 aprile i consiglieri na­ zionali e i presidenti regionali si incontreranno ancora in seduta congiunta per un esame globale e conclusivo degli emendamenti; da esso potranno scaturire proposte mediate di modifica all’attuale bozza che i due Consigli faranno proprie in accoglimento delle in­ dicazioni della periferia. Tutti gli emendamenti, comunque, scaturiti dai congressi provinciali e quelli eventualmente fatti propri dai due Consigli saranno tempestivamente portati a conoscenza degli organi periferici interessati. I due Consigli hanno anche pre­ so visione ed approvato una trac­ cia di Regolamento organico che sarà presentata al congresso na­ zionale. Essa chiarisce soprattut­ to quei punti ai quali l’attuale boz­ za dello statuto fa riferimento esplicito. Più in là, per il momento, è impossibile andare poiché non si sa quale sarà il testo effettivo dello statuto che sarà approvato.

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Il Congresso nazionale straordinario

I congressi nazionali straordina­ ri del CSI e della FARI si svolge­ ranno congiuntamente dal 20 al 23 maggio in una località che sarà resa nota al più presto, ma che quasi sicuramente non sarà Roma. Due saranno i punti sostanziali all’ordine del giorno: l’atto di uni­ ficazione CSI-FARI e l'approvazione del nuovo statuto. I due Consigli hanno approvato un documento di unificazione delle due organizzazioni da sottoporre alle rispettive assemblee. I Consi­ gli, salvo parere contrario delle due assemblee, propongono che anche la discussione e la votazio­ ne di questo documento avvenga in seduta congressuale congiunta, sia pure con due votazioni neces­ sariamente distinte. Una volta che sia stato approvato il documento di unificazione, le due organizza­ zioni saranno formalmente unifi­ cate e quindi anche la votazione, oltre la discussione del nuovo te­ sto statutario, potrà avvenire uni­ tariamente. Gli indispensabili mag­ giori dettagli su queste e su altre procedure del congresso nazionale saranno resi noti entro i termini con apposite comunicazioni.

su altri non riteniamo di doverci per il momento soffermare perché in parte dovranno prima essere precisati nei dettagli dalla Presi­ denza e in parte dovranno con­ fluire nell’esame globale della po­ litica dell’organizzazione prevista, come detto sopra, in una convoca­ zione apposita del Consiglio al­ l'indomani del congresso naziona­ le.

bre. Del problema si sta interes­ sando la Commissione di studio. Al più presto saremo in grado di informare gli interessati attraver­ so opportune comunicazioni e sus­ sidi. Possiamo intanto anticipare, per opportuna conoscenza da parte di tutti, gli indirizzi organizzativi che le due presidenze CSI e FARI co­ municheranno in questi giorni, in­ sieme a quelli di carattere ammi­ nistrativo. Eccoli in sintesi:

I corsi dirigenti

— CSI e FARI concentreranno quest’anno i loro sforzi sull’orga­ nizzazione dei corsi di primo gra­ do a carattere provinciale e sui corsi di secondo grado a carattere regionale;

Il bilancio consuntivo e preventivo

Con l'esame delle questioni ine­ renti lo svolgimento del congresso nazionale è terminata la parte con­ giunta della riunione dei due Con­ sigli. Da questo momento, ciascun Consiglio ha proseguito per pro­ prio conto l'esame del bilancio; tuttavia le linee degli impegni fondamentali erano state preventi­ vamente concordate e armonizzate a livello delle due Presidenze na­ zionali, tra le quali si è istaurato da tempo un sistema di stretti rap­ porti e di lavoro unitario. La discussione sui bilanci con­ suntivo e preventivo del CSI — che con alcuni ritocchi sono stati approvati all'unanimità — ha offer­ to al Consiglio nazionale l'occasio­ ne per un esame dettagliato di tutti i programmi e delle linee direttive della nostra azione. Men­ tre alcuni di tali programmi e di­ rettive li illustreremo più avanti,

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Un ulteriore incremento di spe­ sa è stato approvato per l’orga­ nizzazione di corsi dirigenti. Le modalità di ripartizione della som­ ma in bilancio saranno rese note in questi giorni a tutti i comitati. Il piano dei corsi varato e spe­ rimentato con buon successo l’altr’anno è confermato nella sostan­ za anche per l'anno in corso. Sa­ ranno soltanto consigliati dei ri­ tocchi, soprattutto di metodo, per i corsi di primo grado (per diri­ genti di società) che da quest'an­ no saranno organizzati esclusivamente dai Comitati provinciali e zonali. I ritocchi sono stati sug­ geriti dall'esperienza dello scorso anno, emersa in particolare dalla riunione dei responsabili dei corsi 1970 svoltasi nello scorso dicem-

— i corsi assistiti dalle Presi­ denze nazionali saranno preferibil­ mente quelli di 1° grado a carattere periodico e quelli di 2° grado a ca­ rattere residenziale;

— ai corsi regionali (di 2° gra­ do) potranno essere ammessi sol­ tanto allievi che abbiano già preso parte ai corsi di 1° grado; — i corsi regionali saranno po­ lisportivi e i singoli gruppi di ogni disciplina dovranno essere formati al massimo da quindici parteci­ panti; i gruppi dovranno essere al­ meno due da scegliere tra le di­ scipline di atletica, pallacanestro, pallavolo e nuoto.


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Aumentano di anno in anno gli impegni di bilancio per i corsi perché si afferma nella coscien­ za di tutti noi la necessità di segui­ re sempre più decisamente questa strada altamente qualitativa della nostra azione. Dovrebbe parimenti affermarsi la coscienza che l’orga­ nizzazione dei corsi da parte dei comitati provinciali e regionali co­ stituisce un problema di scelte po­ litiche prioritarie e quindi di spese prioritarie. Per dirla in termini semplici, non si potrà condizionare sempre lo svolgimento di un corso ad un'assistenza finanziaria diretta e completa da parte della Presi­ denza. La voce « formazione dei quadri » nel bilancio CSI sale ver­ tiginosamente di anno in anno, ma è evidente che non riuscirà mai, soprattutto in futuro, a coprire per intero le crescenti esigenze del settore. Come i comitati sono cor­ responsabili e impegnati a reperire i fondi per le attività agonistiche, così dovranno sempre più avvertire la responsabilità e impegnarsi al reperimento dei fondi per le ini­ ziative di formazione dei quadri.

sidi, tecnici istruttori ecc.) delle attività per la formazione dei qua­ dri e per il loro coordinamento. Per quanto riguarda t contributi e le spese di organizzazione e di partecipazione, il reperimento dei fondi verrà fatto di caso in caso nell’àmbito delle risorse regionali e locali. Il contributo della Presi­ denza nazionale avrà ogni volta carattere integrativo delle possibi­ lità locali ».

In considerazione di ciò, il Con­ siglio nazionale del CSI ha fatto proprio il seguente principio che orienterà gradualmente in futuro la politica nazionale dell’assisten­ za dei corsi: « Si fissa il principio che la Pre­ sidenza «Nazionale provvede alle spese per il servizio tecnico-cul­ turale (programmi, indirizzi, sus-

— finale nazionale Esordienti, 15 e 16 anni;

I programmi di atletica leggera, nuoto e ciclismo

Il Consiglio del CSI ha approva­ to anche i programmi delle tre di­ scipline la cui attività inizia in que­ sto periodo: l’atletica su pista, il ciclismo e il nuoto. I programmi approvati del cicli­ smo sono:

Campionato a squadre Dilettanti di IH* serie.

Per l'atletica leggera, nessuna modifica sostanziale nelle età e nei programmi dei campionati na­ zionali allievi e juniores. Solo nel programma della cat. allievi, la ga­ ra dei metri 300 è stata modificata in metri 400. E' stato approvato anche un categoria campionato regionale ragazzi su pista (12, 13, 14 e 15 anni) con gare di m. 80 piani, m. 2.000, salti in alto e lungo, getto del peso Kg. 4. Nel nuoto, aggiunta di altre due gare individuali nella categoria esordienti C e la gara di staffetta 4 x 25 mista. Inoltre, in considerazione del nu­ mero dei Comitati partecipanti, è stata prevista la possibilità di ef­ fettuare due fasi interprovinciali prima della finale nazionale.

D. O.

— finale nazionale Leve, 13 e 14 anni;

— finale nazionale Allievi, 17 anni; — finale nazionale Dilettanti I", II* e IH* serie, dai 18 anni in su.

Inoltre, insieme alla finale nazio­ nale Leve, sarà effettuato anche un

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La consegna del testimonio velocità del cambio. E’ Covi rivolge agli allenatori proprio da loro forse una usata oggi in Italia. Qualche venire proprio dalle nostre staffette.

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« da sotto » per una maggiore una proposta che Carlo e atleti del CSI per iniziare rivoluzione della tecnica secondo in meno potrebbe Forse vale la pena di tentare!

PER LA STAFFETTA I

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La staffetta nazionale italiana 4x100 ha avuto un periodo di vero splendore con le affermazioni ottenute ai Giochi Olimpici di Los Angeles 1932, dove meritò la medaglia di bronzo, a Berlino 1936, dove conquistò addirittura la medaglia d'argento, e a Londra 1948 dove potè ancora fregiarsi di quella di bronzo. Queste splendide affermazioni furono ottenute in virtù di uno studio approfondito dal cambio, applicato in maniera egregia dai bravi atleti di allora. Infatti, questi non furono certamente tra i migliori velocisti dell’olimpiade, anzi, i nostri, o non parteciparono nep­ pure alle prove di velocità o, se lo fecero, non perven­ nero mai alle finali e, se la memoria non ci tradisce, nemmeno alle semifinali, mentre gli americani USA, per esempio, proprio in quelle Olimpiadi, occuparono sempre i primi posti nei 100 e 200 metri piani.’Si trattò quindi di una tecnica, sapientemente applicata da atleti generosi. Le brillanti prestazioni delle nostre staffette, con­ tribuirono a destare un notevole interesse sullo studio della tecnica del cambio che, come si era dimostrato, riusciva a far emergere addirittura in finale olimpica una squadra di velocisti non eccelsi. Da qui scaturì quella tecnica di cambio, detta appunto all’italiana, dove si tendeva ad effettuare un cambio più « tirato » che fosse possibile (effettuato cioè da più lontano possi­ bile) per guadagnare terreno. Così, il cambio all’italiana rappresentò da allora e per molto tempo una buona tecnica. Ora, da quel periodo, sono passati ormai più di venti anni e anche la tecnica del cambio, al pari delle altre specialità, ha fatto i suoi progressi. Già nel 1952, Olimpiade di Helsinky, tutte le squa­ dre est-europee, maschili e femminili, effettuarono un cambio più evoluto, anche se non proprio nuovo, con un movimento di consegna del testimonio da sotto anziché da sopra. Più tardi tutte le nazioni, Italia com­ presa, abolirono il passaggio del testimonio da una mano all’altra del ricevitore e si addivenne al cambio cosiddetto alternato: ogni atleta riceve e consegna il testimonio con la stessa mano.

Con questa modifica, che è abbastanza recente, secondo noi venne a cadere uno dei motivi principali che poteva far considerare il cambio all'italiana fra i migliori dell'epoca: l’assoluta sicurezza del passaggio del testimonio da una mano all’altra dello stesso atleta, pronto per la successiva consegna, senza bisogno di « accomodamenti ».

Ora, noi ci rivolgiamo ai giovani atleti del CSI per­ ché vogliano essere i primi, se condividono le nostre idee, a modificare la tecnica usata ancora oggi in Italia che, salvo il cambiamento di cui si è parlato poc'anzi, è ancora quella degli anni passati e, contribuire con noi alla divulgazione di una tecnica più progredita.

UN DOVEROSO PENSIONAMENTO Bisogna anzitutto abolire e dimenticare quella forma di cambio che prevede il passaggio del testimo­ nio da una mano all'altra del ricevitore; esso prolunga l’azione di cambio di circa un passo, facendo perdere preziosa velocità all’atleta. In campo internazionale questo cambio non esiste più e nemmeno la nostra « nazionale » lo attua, ma da noi organi tecnici qualificati lo raccomandano ancora per la scuola e ciò stupisce non poco. Altro punto importante, sul quale vogliamo soffer­ marci in particolare, è quello di voler finalmente « pen­ sionare » il cambio da sopra, all’italiana, che ha colto i suoi migliori successi ma ha finito il suo tempo, e rivolgere la nostra attenzione al cambio da sotto, per­ ché più naturale, più fluido e più veloce. Ora, per poterci intendere bene, bisogna chiarire che cosa si intende per cambio da sopra e da sotto, anche se quest'ultimo non rappresenta una novità per­ ché negli anni dal 1920 al 1930 era praticato anche da noi.

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Cambio da sopra, detto comunemente all'ita­ liana:

1.

2.

3.

Al momento del cambio, il ricevitore disten­ de il braccio all ‘indietro per ricevere il testi­ monio. Il braccio è orizzontale con mano ben supinata a palmo rivolto in alto e ben aperto. Il porgitore, con movimento per alto-avanti del braccio, tende a collocare il testimonio sul palmo della mano del compagno. Il ricevitore, avvenuto il contatto, stringe la mano afferrando il bastoncino e riprende la corsa normale.

Cambio da sotto: 1.

2.

3.

Al momento del cambio, il ricevitore disten­ de il braccio indietro-basso, divaricando be­ ne pollice e indice che formano un'arco aper­ to in basso per ricevere il testimonio che verrà da sotto. Il porgitore distende il braccio in basso e, con movimento da sotto in su. lo allunga avanti teso, « centrando ■> il bastoncino tra pollice ed indice della mano del ricevitore. Il ricevitore, sentito il contatto, stringe la mano afferrando il bastoncino e prosegue la corsa normale.

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Il cambio da sopra ha lo scopo di fare restare i due atleti il più lontano possibile per guadagnare ter­ reno. C’è infatti, rispetto all’altro cambio, un vantaggio di circa 30 cm. Il cambio da sotto, ha invece lo scopo di far per­ dere ai due atleti meno velocità possibile. I due atleti si avvicinano di più, ma i loro movimenti sono meno ampi, meno artificiosi, più pratici e veloci. Ora, il problema sarebbe quello di scelta tra il guadagno del terreno o il mantenimento della velocità. E’ evidente, da quanto abbiamo premesso, che noi pre­ feriamo il cambio veloce. Tuttavia non possiamo ac­ contentarci di queste sole affermazioni, vogliamo esa­ minare le cose un po’ più a fondo.

PERCHE’ DA SOTTO E NON DA SOPRA?

Le ragioni per cui si dovrebbe preferire il cambio da sotto a quello da sopra sono almeno cinque: 1. Il movimento che fa il braccio per consegnare da sopra è più lungo, più artificioso di quello da sotto. Quest’ultimo si inserisce nell’azione di corsa in modo più naturale. 2. Nel cambio da sotto è più facile centrare subi­ to l’arco creato da pollice ed indice della mano dei ricevitore.

3. Il ricevitore con mano rivolta indietro-basso ha più facilità e destrezza nell’afferrare il testimonio

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abbassando la mano che non andando verso l’alto, come nel cambio da sopra, con braccio indietro orizzontale, mano fortemente supinata, dove il movimento per affer­ rare, specie del pollice, è perlomeno difficile. 4. Nel cambio da sopra, in chi da e in chi riceve, le braccia sono orizzontali, perciò le spalle sono molto bloccate con il risultato di compromettere l'equilibrio e ostacolare notevolmente il movimento degli arti infe­ riori, riducendo la velocità. Nel cambio da sotto, le brac­ cia sono molto più basse e quindi le spalle molto meno bloccate, perciò gli inconvenienti suddetti sono assai attenuati. 5. Nel cambio da sotto, per ciò che si può dedurre da quanto si è detto, c'è una sicurezza maggiore.

Qualora questi motivi non fossero ancora suffi­ cienti a far cadere la preferenza dei nostri giovani let­ tori sul cambio da sotto, abbiamo rivolto la nostra at­ tenzione a una serie di cambi dei due stili di squadre nazionali ed estere, individuando per ciascuna di esse il numero di passi necessario per compiere l’operazio­ ne di cambio. Si tratta di un cambio da sopra italiano con cambio di mano del bastoncino, un altro cambio italiano « alter­ nato », due cambi inglesi da sopra, due cambi da sotto tedeschi e uno francese tutti alternati. Anche se il conteggio dei passi non fosse proprio esatto, è tuttavia evidente che il cambio da sopra dura di più dell’altro. Non parliamo poi del primo citato, quello con cambio di mano, che è addirittura da esclu­ dere dalla discussione. Quindi non parliamone più, so­ prattutto per la scuola! Non vogliamo però negare che queste nostre osser­ vazioni possono suscitare dei giustificati dubbi. Può darsi ad esempio che i cambi da sopra a nostra dispo­ sizione non fossero ben riusciti: alcuni sono anche un po' vecchiotti, ma altri sono delle recenti Olimpiadi di Mexico.


ATLETI

NAZIONE

1

Archili! • D'Asnasch

Italia

2

Radford - Jones

3

TIPO DI GARA

TIPO DI CAMBIO

N. PASSI

1958

Allenamento

da sopra con cambio mano

5 (4+1)

G. Bretagna

1966

Gara

da sopra alternato

3 e 1/2

Sardi - Berruti (A)

Italia

1962

Allenamento

da sopra alternato

4

4

Speake - Jones

G. Bretagna

1968

Mexico

da sopra alternato

4

5

Meissner - Podeswa (B)

Germania

1968

Mexico

da sotto alternato

3

6

Erbstoesser - Scheiter

Germania

1968

Mexico

da sotto alternato

3

7

Fonouil - Delecour (C)

Francia

1968

Mexico

da sotto alternato

3

N.

ANNO

17


LAUFWIDRIG

Appunto perché il nostro studio sia più preciso, vogliamo adottare un sistema di critica usato dai tedeschi. Essi tendono a considerare nell'azione del cambio quei passi in cui l’atleta è laufwidrig, che vuol dire in posizione contraria alla naturale azione di corsa. Noi diremo per brevità « anticorsa ». Ad esempio, è anticorsa la posizione dell’atleta che ha allo stesso tempo avanti la gamba destra e il braccio destro, oppure quello che ha le due mani ferme davanti al petto per passare il testimonio all'altra mano (il cambio da dimenticare). E’ logico che la posizione anticorsa compromette l'equilibrio dell'atleta e quindi la velocità; perciò, quando è possibile, bisogna evitarla. E’ assai importante, quindi, esaminare le azioni di cambio anche sotto questo punto di vista perché si scopriranno dei particolari veramente interessanti. Questa ricerca ci darà più esattamente il valore di un cambio rispetto all’altro. Infatti, un cambio che dura più passi di un altro, avrà quasi certamente più passi anticorsa, perciò sarà certamente meno veloce. Il cam­ bio che abbiamo detto da dimenticare ne è l’esempio più evidente. Allora, per quanto si è testé detto, il cambio ideale sarebbe quello in cui non ci sono passi anticorsa. I due atleti procedono con lo stesso passo e, quando sono alla giusta distanza, si scambiano il testimonio in un sol passo, cioè quando entrambi fanno il passo sinistro avanti, per cui il porgitore ha naturalmente il braccio destro avanti col testimonio e il ricevitore ha natural­ mente il sinistro dietro per ricevere. Questo cambio perfetto non è certamente attua­ bile e allora vediamo fin dove si può arrivare per avere meno passi anticorsa. Secondo noi la soluzione migliore è quella adottata quasi dovunque in Europa: fare un cambio da sotto in tre passi, con un solo passo anticorsa: il secondo del ricevitore e l'ultimo del porgitore. Diciamo ultimo pas­ so del porgitore perché, avvenuto il distacco, gli altri suoi passi non ci interessano.

Ecco la descrizione di questo cambio, quello che raccomandiamo ai nostri giovani lettori: 1. Nell'azione di cambio, il ricevitore distende indietro basso il braccio sinistro con pollice e indice ben divaricati mentre compie il passo sinistro (azione di corsa).

2. Il porgitore allunga dal basso verso avanti il braccio destro che regge il testimonio e lo colloca tra pollice ed indice del ricevitore, mentre sta compiendo il passo sinistro (azione di corsa). Se sta compiendo il passo destro è azione anticorsa. Nel primo passo del cambio avviene il contatto fra i due atleti.

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Fissati i punti principali di questo cambio che noi raccomandiamo ai nostri lettori, aggiungiamo qualche particolare per completarne la spiegazione. Il porgitore ha dunque due alternative: 1. fare il penultimo passo, quello del contatto, in azione di corsa e l’ultimo, quello della consegna, in azione anticorsa;

2. fare il contrario. La prima soluzione è la più perfetta, ma trattandosi del porgitore, cioè dell'atleta che arriva lanciato, la scelta ha un valore relativo, tanto più che il porgitore può essere costretto a improvvisare, come succede spesso in pratica. Un altro particolare interessante è quello che ri­ guarda l'impugnatura del bastoncino che, abolito il passaggio da una mano all’altra del ricevitore, deve essere ben precisa. Il porgitore deve spingere il testi­ monio nella mano del ricevitore fino a che non rag­ giunge il contatto con la sua mano. Allora l’impugna­ tura sarà valida per la prossima consegna al cambio successivo. Un'impugnatura imperfetta, richiede quegli accomodamenti fatti durante la corsa, premendo il ba­ stoncino contro il fianco. Questi accomodamenti sono assolutamente da evitare: si avrebbero dannosi passi anticorsa proprio nel bel mezzo della frazione. Vogliamo infine suggerire ai nostri lettori che ten­ tare un cambio più ristretto e quindi più veloce di questo descritto non è consigliabile. Ne andrebbe di mezzo la sicurezza del cambio stesso che, nel comples­ so dei prò e dei contro, è un elemento da tenere in considerazione.

3. Nel successivo passo avviene la consegna vera e propria del testimonio: azione anticorsa di en­ trambi gli atleti. Se il porgitore ha fatto il precedente passo in anticorsa, questo è in azione di corsa.

UN CONFRONTO DIRETTO

4. Nel terzo passo, ultimo del cambio, avviene il distacco dei due atleti: azione di corsa del ricevitore, mentre ciò che fa il porgitore non ci interessa più.

La rivista tedesca Leichtathletik ha pubblicato un interessantissimo filmato di E. Nett su una batteria della staffetta 4x100 alle Olimpiadi di Mexico che, ca-

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ì? sualmente, mette a confronto i due sistemi di cambio da sotto e da sopra. Nel filmato (che noi abbiamo stilizzato, vedi so­ pra), abbiamo in prima corsia la Francia con Fenouil che consegna a Delecour (cambio da sotto) e in se­ conda corsia la G. Bretagna con Speake che consegna a Jones (cambio da sopra).

Ecco la cronaca del cambio: 1. Entrata in zona di cambio: Fenouil è in ritardo su Speake. Entrambe le squadre iniziano le operazioni di cambio. 2. Delecour prepara il braccio sinistro disteso indietro basso (azione di corsa). Al passo successivo (azione anticorsa) riceve il bastoncino e, al terzo pas­ so (azione di corsa), si distacca e riprende la corsa regolare. Fenouil inizia la manovra in azione anticorsa — contatto — cioè il penultimo passo e fa l’ultimo pas­ so — consegna — in azione di corsa. Il cambio avviene in tre passi: un passo anticorsa, il penultimo per il porgitore e il secondo per il ricevitore.

3. I britannici, che hanno iniziato l'azione di cam­ bio assieme ai francesi la completano circa due passi più tardi dei loro avversari. Quando i due britannici sono ancora « uniti », dal bastoncino, Delecour è già « libero » in corsa da quasi due passi. 4. A cambio avvenuto i francesi sono passati in testa.

Come si può constatare, il cambio dei francesi è come quello da noi raccomandato, con la sola diffe­ renza che il porgitore Fenouil fa il passo anticorsa al penultimo anzi che all'ultimo passo. Ma si tratta, l'ab­ biamo detto, di un particolare trascurabile. A completamento di quanto fin qui espresso, vo­ gliamo far presente ai nostri lettori che il primo frazio­ nista parte con il bastoncino nella mano destra. Il secondo riceve e consegna con la sinistra. L’ultimo cambio è come il primo. La partenza del secondo, terzo e quarto frazionista si consiglia in piedi tenendo lo sguardo fisso al punto di riferimento e non all’atleta che arriva. Per ulteriori notizie si rimanda al volumet­ to « Atletica » edito dal CSI nella Collana Cinquecerchi.

A conclusione di queste note sulla staffetta veloce, non si illudano i nostri lettori che si possa arrivare immediatamente all'esecuzione perfetta di quanto ab­ biamo consigliato. Ci mancherebbe altro che la cosa fosse così facile. Si provi intanto a consegnare il testi­ monio da sotto e già si sarà fatto un passo avanti rispet­ to al cambio di prima: gli atleti stessi, dopo i primi esperimenti, dichiareranno la loro soddisfazione e la loro preferenza per il nuovo cambio. Così è successo nella nostra società. Il resto verrà col tempo, ma intanto avremo con­ tribuito insieme a rompere una tradizione che ci lega da troppo tempo a un passato glorioso sì ma ora pur­ troppo superato.

Carlo Covi 19


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■■ ■■ E BOB a cura di PAOLO ANDREOLI e GIULIO MARTINUCCI

I ffl HMffl Tutti coloro che seduti nel salotto buono, al riparo dalle incursioni dei figli bercianti, leggono soddisfatti documenti, dichiarazioni, discorsi e quanto altro i personaggi ufficiali sanno esprimere con sonanti o alate parole, possono essere felici di ciò che è avvenuto a Palazzo Madama il 26 febbraio di quest'anno. La maggioranza parlamentare, con in più alcune frange dell’opposizione, ha saputo dire un secco no allo squadrismo e a ogni violenza. Il ministro dell’interno Restivo ha detto, a nome del Governo, parole decisive a questo riguardo: la linea a cui ci si ispira è quella « della civile convivenza che esclude la violenza come ogni dottrina o azione totalitaria ed eversiva ». E ognuno è invitato a vincere dubbi e debolezze perché questo è « il momento delle certezze perché gli ideali del Risorgimento e della Resistenza conferiscono allo Stato la forza traente per superare le difficoltà, stroncare la violenza, assicurare nella stabilità lo sviluppo civile del Paese ». Chi non è d’accordo, scagli la prima pietra! sarà considerato un eversore, un violento, uno che calpesta ideali quali quelli del Risorgimento e della Resistenza. Eppure, non si capisce bene perché, tutti i mezzi di comunicazione di massa ci sommergono giorno dopo giorno con notizie da cui traspare

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una società che vive ed è basata sulla violenza. Violenza fisica e criminale, palese e acida, violenza più sottile ed insidiosa, che pervade praticamente ogni settore della vita sociale. Si fa violenza ai bambini negli istituti detti di educazione e di rieducazione; si fa violenza ai più deboli (malati, vecchi, inabili al lavoro, minorati fisici e psichici...) marginalizzandoli dalla vita normale e quotidiana; si fa violenza nella scuola in cui s’impara quotidianamente e prevalentemente la subordinazione; si fa violenza nei luoghi di lavoro in cui la subordinazione e l’esecutività sono leggi scritte e regolamentate; si fa violenza nella vita civica in cui impera la legge della delega dei poteri, così che ad ognuno è dato solo di delegare a pochi altri le poche cose che gli restano, un cervello per pensare e volere e la volontà di decidere delle proprie sorti, si fa violenza nel condannare tutti ad essere consumatori di ciò che il sistema produce: canzoni, elettrodomestici, tempo libero, dentifrici, acque minerali, oggetti d'ogni genere...; si fa violenza orientando i rapporti uomo-donna nel ristretto cerchio del sesso. E via di seguito. La violenza di questa società, che è la nostra, mostra il suo volto vero e senza maschere proprio nella misura in cui marginalizza ogni persona che non sia efficiente e produttiva

e che, quindi, non possa essere considerata come consumatore. E, a coloro che sono efficienti e produttivi e consumatori, s’impone la violenza della logica del sistema che li asserve proprio nella misura in cui fa loro rinunciare alle doti di individualità e di creatività costringendoli in un universo personale immobile e in un universo sociale massificato che corrispondono alla legge della perfezione di un ordine costituito, apparentemente logico e funzionale. C’è in tutto ciò la negazione concreta dell’uomo e della vita. Ora, la violenza ha una sua logica stringente, inevitabile, ineluttabile. Essa produce una spirale che, partendo dalla violenza — di qualsiasi natura essa sia — ritorna alla violenza. E questo, pare, è ben presente nei discorsi e nei commenti che si fanno ad ogni atto violento sia individuale sia sociale. A questa logica non si sfugge. Allora, se ci si chiede che cosa produrrà la violenza in atto nella nostra società (violenza palese od occulta non importa poiché entrambe sono della stessa natura), non si può avere che una risposta: la violenza. Non resta dunque che essere logici. Se veramente si vuole « stroncare la violenza », se si vuole escludere « la violenza come ogni dottrina o azione totalitaria ed eversiva », non resta


L’OSCAR DELLA PRUDENZA Questa è una storia che riguarda noi cri­ stiani, in prima persona. Potrebbe intito­ larsi: Dei mezzi di comunicazione socia­ le, visto che da qualche anno ne stra­ parliamo ad ogni occasione, vera o pro­ vocata. Si tratta proprio del nostro cu­ rioso ed ancestrale modo d'intendere quel servizio di doverosa informazione dell'opinione pubblica che è, appunto, il giornale. Gli sprovveduti lettori chie­ dono ai redattori di un giornale almeno la tendenza alla ricerca della verità e lo sforzo ad una documentazione obiettiva. Nei giornali cosiddetti cattolici — e in fatto di notizie che interessano direttamente la comunità cristiana (per le qua­ li si presume una competenza di « que­ sti » giornali superiore a quella corren­ te) — sembra talvolta prevalere un’altra ricerca, quella della mezza verità, del detto e non detto, dello scivolato tra riga e riga, in una tacita gara di destrez­ za per l'Oscar della prudenza. L’episodio Lutte è, in materia, esempla­ re. Un sacerdote salesiano, noto per stu­ di e ricerche — don Gerardo Lutte, ap­ punto — viene allontanato dalla con­ gregazione e poi sospeso « a divinis • dopo che si è ostinato a rimanere in

mezzo ai baraccati di una periferia ro­ mana, Prato Rotondo. E' una notizia che tocca questioni importanti per un cre­ dente: ma i credenti la leggono sulla « Stampa », su « Paese sera » o su « Il Messaggero ». Non una riga sui cosidet­ ti quotidiani « cattolici ». Secondo tempo: con ineffabile candore un bel giovedì di febbraio si dice che la notizia è apparsa nel numero d’ieri. Affannose ricerche sul numero indica­ to: la notizia (e per « notizia » s’intende un modo preciso di riferire un fatto) non c'è ma c'è un vago accenno in un lun­ go articolo che parla di un dibattito. Terzo tempo: con grande sfoggio di vir­ golati, diversi giorni dopo, si riferisce un commento dell’osservatore Romano che riporta unicamente il parere della congregazione cui apparteneva don Lut­ te. Nella stessa pagina, forse per chie­ dere scusa ai lettori traditi, un vecchio brano di Bernanos sulla speranza dei poveri. In conpenso sappiamo tutto sulla crisi del disco dopo Sanremo: la qual cosa, ammettiamolo, è determinante per la coscienza del popolo di Dio

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che proporsi un mutamento sostanziale del sistema e della struttura sociale in cui viviamo orientandoci verso un sistema che sblocchi le cristallizzazioni poste intorno alla persona e alla vita sociale, riconsiderando l’uomo proprio come persona, come un universo che è impossibile da catalogare e da schedare o da collocare in uno schema precostituito, in un sistema che ha una sua logica indipendente. E’ a questo a cui alludevano a Palazzo Madama alla fine dello scorso febbraio? Se e così, non resta che metterci all’opera. Se, invece, si pensava ad altro allora bisogna pensare che lì si facesse del moralismo o dello spiritualismo o del materialismo. Tutte formule impotenti a cambiare la realtà, ché, come ci ricorda Mounier, « lo spiritualismo e il moralismo sono impotenti perché trascurano le schiavitù biologiche ed economiche; ma non meno di esse .lo è il materialismo, per la ragione opposta ». Siccome poi, a quanto dice lo stesso Marx, ” materialismo astratto " e ” spiritualismo astratto ” si incontrano, non si tratta di scegliere l'uno o l’altro, ma "quella verità che li unisce ambedue " al di qua della loro separazione. « La scienza e la riflessione » — continua Mounier — « vanno sempre più rivelandoci un mondo che non può disinteressarsi dell'uomo, ed un uomo che non può disinteressarsi del mondo ».

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a cura di PAOLO VALENTI

A CACI ■ HA SOOAKi HFIIB Un sacco di gente si è imbestialita perché i tifosi cagliaritani hanno fatto il tifo per gli spagnoli contro gli azzurri nel recente » infausto » incontro internazionale; una fazzolettata dei soliti componenti la volante del perbenismo, spesso a fondo pseudointellettuale, ci ha guazzato il pane dentro per elocubrazioni diverse. Sono venuti fuori dei giudizi, con sapore di scoperta, che per coloro che hanno sempre seguito 10 sport nei suoi valori « portanti » non hanno destato alcuna meraviglia: come non desta meraviglia che dopo la notte sorga 11 giorno o che il mare, dopo l’onda d’impatto, si ritragga a riva.

Partiamo da una premessa di base: lo sport come funzione sociale (ma come se ne accorgono tutti, ora!) è un Giano bifronte con due facce entrambe valide: una è data dallo sport-educazione fisica, una specie di branca della medicina, anche se è soprattutto rivolta ai sani per esser più sani; l'altra faccia è costituita dallo sport come celebrazione agonistica, con un pubblico, un giuoco corale di parti, un rito collettivo. Entrambe le funzioni dello sport sono « sociali », perché interessano la società; nel primo caso, migliorandone la struttura e

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« conduzione » fisica, igienica, volitiva e via dicendo; nel secondo caso, favorendo un fenomeno, un fatto culturale, vale a dire di massa che, come tale, è sempre di arricchimento, di esperienza, di presa di coscienza globale, di estrinsecazione di una realtà in svolgimento.

Fermiamoci a questo secondo gradino, quello del rito sportivo agonistico. Diremmo che è, sul piano sociale, quasi più importante del primo, perché riesce ad estrarre dalla folla la sua vera essenza che a volte può far paura e suscitare reazioni e riprovazioni, ma non per questo si dimostra meno vera. Il contegno del pubblico ad uno spettacolo sportivo di massa non è tanto determinato da elementi esterni, ma piuttosto sfogo, rivelazione di fattori interni, incosci al pubblico stesso. La « partitissima » funziona da psicanalisi.

Il pubblico cagliaritano — formuliamo dunque la nostra ipotesi — che ha fischiato, è ancora più « patriottico » di coloro che si sono scandalizzati per i fischi. Ricordate Coriolano. Per muovere contro la propria “ patria », rinunciando a quell' istintivo attaccamento al « tetto »

che è proprio perfino dell'animale, bisogna aver fatto del « patriottismo >> un idolo poderoso, bisogna averlo astratto da comune senso di attaccamento alla terra natale, per attribuirgli volontariamente tali valori, tali simboli, per averci trasferito sopra tanta parte di se stessi, da considerarlo come un elemento nuovo, una realtà non basata sull’origine natale, ma sulla scelta: e a una « creatura » formata di libera scelta si dà e si toglie (la vita, la stima, la passione).

I Sardi sono rimasti offesi da un'esclusione di propri beniamini che coronava un altro itinerario psichico, nato dalla delusione di questo campionato, dallo scempio fatto del « dio-Riva » durante e dopo l'estate sui giornali, al Prater, nei pettegolezzi, per finire alla caduta dell’« eroe-Albertosi » nella sua tana: la risultante inconscia è stato un timore d'un ritorno a condizioni di minoranza (minorazione) sul piano generale, non solo calcistico sportivo, ma nazionale. Seguite l’equazione e rovesciatela: se il Cagliari campione fu citato un anno fa come simbolo di una Sardegna nuova, che dava linfa alla « nazionale » (leggi, nazione) che cosa sarà questo Cagliari relegato di nuovo nel settore anonimo di classifica cui si sembra ben lieti — da parte dirigenziale nazionale — di togliere ogni contributo alla squadra che rappresenta l’Italia? Questo, beninteso, nell’istinto, del subcosciente. La realtà è fatta di altre cose, di impianti siderurgici di strade ecc. Ma i simboli sono importanti: perché danno la volontà di fare e percorrere e far fruttare « quelle strade », quegli « impianti ».

Torniamo ai cagliaritani: il loro no alla nazionale non sarda, in Sardegna, è il no ad una forma di colonialismo nazionale che un tempo in talune regioni fu esercitata. « Viene la squadra di Milano, viene la gente di Torino, di Roma ecc. ». Viene « a miraeoi mostrare ». Ora, di miracolo unilaterale non è più il caso di parlare. Ognuno mostra il miracolo che può, di qua, di là. In mano a questo logico subcosciente, i cagliaritani potevano ridicolizzare i « non comprensivi » dirigenti, disertando in massa lo stadio, comprando i biglietti e buttandoli via per impedire che altra gente, venuta « di fuori », potesse affollare le gradinate. I cagliaritani, così compatti come sono stati, e « spietati », potevano fare questo e altro! Invece sono andati allo stadio. Perchè « credono » come pochi nella « nazionale » (nazione) e la più alta forma di protesta è, per loro, violentare questo altissimo sentimento di fronte a tutti.

Questo « tornasole » ci ha rivelato uno stato d’animo in Cagliari; e, se sommiamo le proteste mosse per contro in tutta Italia — ma sulla stessa falsariga rovesciata — dobbiamo trarre delle conclusioni, che mettono Cagliari e tutta l'Italia sulla stessa linea, anche se, nella circostanza, su posizioni apparentemente in antitesi. Ma le conseguenze da trarre, sul piano induttivo e speculativo, non riguardano certo noi. Prendiamo, in materia, una posizione che in questi giorni è di moda da diverse parti: « io mi fermo allo sport agonistico, al dettaglio tecnico, e basta! ».

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WT ■ ■■MB a cura di NANDO MARTELLINE

VAECAREH UN UOMO SENZA TEMPO Dopo la Corea nessuno ebbe il coraggio di prendere in mano il timone sbilenco della nazionale azzurra. Ferruccio Valcareggi accettò e fece meglio di tutti. Questi sono dati che si possono discutere, ma non rifiutare: Valcareggi è l’unico, nella schiera degli allenatori succedutisi tra gli azzurri che abbia ottenuto i risultati di Vittorio Pozzo. Eppure, di Pozzo, Valcareggi è l’opposto. Determinato, granitico, drammatico quello: duttile, dimesso, possibilista Valcareggi. Segno che i tempi sono cambiati. Un giorno occorreva un condottiero, oggi serve un cervello che riesca solo ad esprimere il denominatore comune fra le esigenze dei giocatori, dei dirigenti, della stampa e del pubblico. E Valcareggi, forse senza saperlo, recita questo ruolo di responsabile senza gradi e pennacchio che finisce per dare a tutti quello che tutti si attendono. Ferruccio Valcareggi fu giocatore discreto, senza grandi meriti e senza troppa fortuna. Giocò in serie A, nella Triestina di Rocco e Trevisan. Entrò nel settore tecnico federale come vice di Edmondo Fabbri e collaborò alla disastrosa spedizione inglese del ’66. Si trovò in mano il comando quando tutti abbandonavano la nave che affondava colpita dal siluro coreano di Pak Do Ik. Ha imposto la sua onestà, il suo buon senso. E’ paziente, freddo, educato: queste doti gli permettono di assorbire le

polemiche senza uscire di misura. E’ prudente: non parla. Qualcuno sostiene che non parla perché non ha niente dentro. Ma è una ipotesi improbabile, dopo che la squadra affidatagli ha raggiunto i risultati di Roma (Campionato d’Europa) e di Messico (secondo posto ai

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mondiali). E’ un uomo del nostro tempo, questo sì. Si è reso conto che nel mondo dei divi del pallone chiamati alla nazionale non si può comandare, ma solo navigare a velocità minima fra gli scogli. Il suo riserbo lo pone talvolta al di sotto del personaggio, ma in ogni caso al di fuori della gittata dei cannoni dei critici per partito preso. Gli si perdona molto proprio per quella sua aria di padre di famiglia alle prese con figli terribili, contestatori, che sarebbe vano prendere con le cattive. Gli azzurri oggi hanno dietro le spalle le società con i loro interessi, spesso preminenti su quelli della nazionale. E Valcareggi, al contrario, non ha i mezzi coercitivi che quelle società hanno per imporre una qualsiasi disciplina: multe, trattenute di competenze, minaccia di trasferimenti scomodi eccetera. Egli ha solo la possibilità della persuasione, per ottenere obbedienza dagli atleti e comprensione dai dirigenti di società. Per il tono dimesso, impacciato, con cui abbozza una impossibile difesa, abbiamo finito per perdonargli anche i sette minuti di Rivera e la gaffe di Cagliari. Ferruccio Valcareggi, più che un uomo del nostro tempo è forse un uomo senza tempo. Non ha la statura e il carattere per smuovere la nostra ammirazione. Ma i capelli grigi, il tratto civile e i risultati ottenuti hanno finito per ottenergli la nostra stima.


La phib ■■ l'incontro

regionale, delineando i caratte­ ri principali della problematica sportiva contemporanea. - Hanno preso in esame lo Statuto Regionale con particola­ re riguardo a quanto si riferi­ sce allo sport promozionale di­ lettantistico giovanile, ritenen­ dosi attenti alla decisione poli­ Alla scoperta di nuovi campi di azione tica di affrontare il problema. « Nel riaffermare lo sport co­ unitaria per FARI e CSI in Puglia. Linee me valore, inteso quale compo­ programmatiche per una nuova dimen­ nente essenziale nella formazio­ ne dell'uomo, e perciò diritto di sione dello sport a carattere regionale. tutti, col quale il giovane diven­ ta protagonista del fatto sporti­ BARI — Il CSI e la FARI di Il documento, inviato ai pre­ vo partecipando alle scelte de­ Puglia, nell'intento di dare alla sidenti e ai consulenti dei co­ cisionali « ritengono che tali scelte pos­ loro attività promozionale una mitati CSI e FARI pugliesi e ai concreta dimensione, hanno ela­ dirigenti di tutti i comitati re­ sano trovare la opportuna col­ locazione nella • istituzione di borato di comune accordo una gionali dei due Enti, afferma: linea politica sportiva da pre­ « Il CSI e la FARI delle Puglie servizi sociali della gioventù », sentare agli Amministratori re­ hanno approfondito il tema del­ così come dettato dallo Statu­ gionali e locali. lo sport nella nuova dimensione to Regionale (art. 13). « chiedono con riferimento "al­ l’organizzazione del tempo libe­ ro" (art. 13) di analizzare la realtà giovanile in regione per cogliere gli aspetti della sua di­ namica evolutiva: con riferimen­ to "aH'associazioniamo giovanile" (art. 13) di vagliare le esigenze per approfondire e promuovere i valori unificanti di crescita; con riferimento alle "attività sportive dilettantistiche" (art. 13) di programmare un piano di sviluppo per la promozione di discipline sportive adeguando ad esso attrezzature e strutture. « assicurano la loro disponibi­ lità « propongono per un'adeguata realizzazione che l'Ente Regione nel quadro delle sue competen­ ze si faccia promotore di una consulta di studio, in quanto co­ sciente del fatto che solo in un rapporto di collaborazione si pos­ sa contribuire effettivamente a tutto il processo culturale della società stessa ». Contemporaneamente a questo, è stato approvato un altro documento contenente le linee programmatiche per la stagione 1970-71, in cui fra l'altro si afferma: « La realtà dell'Ente Regione assume un fatto importante nei programmi e il CSI e la FARI si impegnano ad apportare un contributo originale nei modi e nei termini, attraverso documen­ ti, proposte e suggerimenti in una azione di stimolo e di ma­ turazione della comunità regio­ Un azione sotto canestro avversario dei giocatori della Juvenilia nale, ad ogni livello. di Trapani che guida con largo margine la classifica del campio­ « In tale prospettiva si fanno più attenti al dialogo con il CONI nato juniores di basket del comitato trapanese.

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e con gli altri Enti di promozio­ ne sportiva, a livello regionale: dialogo che deve trovare la sua concretezza in precise indicazio­ ni di servizio della gioventù. « ... Il discorso comunitario è l'elemento base del CSI e del­ la FARI, che acquista la sua esatta collocazione nella dimen­ sione regionale. Tale discorso si esplica mediante incontri di studio, con un’opportuna strut­ tura organizzativa che elimini zone d’ombra. « Ma ogni struttura ha biso­ gno di essere vivificata dalle persone e il CSI e la FARI non possono esimersi dal considera­ re l’uomo animatore della real­ tà giovanile e sportiva. I Corsi animatori e di specializzazione tecnica ne sono la estrensicazione operativa, sia a livello re­ gionale che provinciale e di so­ cietà. « L’aspetto tecnico deve accu­ ratamente essere sviluppato in una programmazione che tenga conto sia dell’attività agonistica a carattere nazionale che di quella promozionale. Il punto ba­ se, quindi, è la costituzione di un'efficiente Direzione Tecnica Regionale per l'effettuazione del­ le attività e la cura del settore arbitri, giudici e tecnici. « La molteplice esperienza realizzata dai comitati provincia­ li o zonali negli anni trascorsi hanno condotto a programmare in regione l’attività promoziona­ le per alcune discipline sportive e per giovanissimi, attraverso un attento studio e rilevazione dei Centri di addestramento esistenti e funzionanti e il con­ seguente impegno in essi di tecnici abilitati ai Corsi di spe­ cializzazione. « Ne conseguirà un’azione con­ cordata per un attento e oppor­ tuno piano promozionale regio­ nale in collegamento con la Com­ missione Nazionale e in consi­ derazione delle reali esigenze dei comitati e delle società. Per attuare questo program­ ma — conclude il documento — « è quindi necessaria la pie­ na collaborazione di tutti i re­ sponsabili per non ricadere in luoghi comuni... Il tempo che si sta vìvendo è fatto esclusivamente di scelte maturate e con­ vinte ed è su queste scelte che il programma trova la sua reale dimensione, nella misura in cui ciascuno, protagonista responsa­ bile, contribuisce alla sua rea­ lizzazione ».

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Un'intesa a carattere provinciale Azione più incisiva degli Enti di propa­ ganda auspicata a Viterbo. Conclusione dei corsi per arbitri e allenatori in una cerimonia al palazzo della provincia. VITERBO — Nella sala delle conferenze del palazzo della Provincia, messo a disposizione dal Presidente dell'Amministrazione Provinciale prof. Pietrella, sono stati premiati gli allievi che hanno felicemente portato a termine i corsi per arbitri e allenatori organizzati dal comita­ to dì Viterbo. Alla cerimonia so-

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no intervenute, oltre al presi­ dente nazionale del CSI Notario, le massime autorità cittadine, che hanno voluto con la loro presenza assicurare l'approva­ zione per quanto fatto finora dal comitato provinciale e la lo­ ro disponibilità per le attività future. Prima della consegna dei di­

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Sopra, il saluto del presidente del co­ mitato di Viterbo, Mario Navas; a lato, autorità presenti alla manifestazione: sotto, il presidente nazionale, Aldo No­ tarlo, consegna il diploma ad una gio­ vane allenatrice.

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plomi, il presidente del comita­ to viterbese, Navas. ha voluto ricordare come le istanze giova­ nili nel campo sportivo avesse­ ro reso necessaria la ricostru­ zione del CSI a Viterbo nello scorso settembre e come, a di­ stanza di pochi mesi, siano già 600 i giovani tesserati e 12 le società affiliate al comitato. Di qui la necessità di nuovi allena­ tori ed arbitri, necessità che ha portato appunto ai corsi. Ricordando le finalità del CSI di educare i giovani attraverso lo sport, realizzare attività ago­ nistiche senza snaturare la real­ tà sportiva, eliminare la menta­ lità che vuole lo sport come un grande spettacolo di consumo. Navas ha detto tra l'altro: « Bisogna giungere con lo sport ed attraverso lo sport a realizzare tra i giovani e adulti che compongono la Società spor­ tiva un autentico processo di sviluppo umano e sociale. Ma se questo deve essere attuato nelle società sportive, non meno impellente è la necessità che tutti gli enti di propaganda spor­ tiva operanti nella provincia, ca­ ratterizzati da uno stesso so­ stanziale impegno verso lo sport di base, pur nel rispetto della loro autonomia, costituiscano un comitato di intesa al fine di ren­ dere più incisiva l’azione nel mondo sportivo e nella società che ci circonda e perché le ri­ chieste di attrezzature o co­ struzione di esse, rivolte agli Enti a tal uopo preposti, possano compendiarsi in un quadro or­ ganico e risolversi a beneficio di tutti gli sportivi di Viterbo e provincia ».

Un ...pungolo per lo sport arto SAN GAVINO — Il comitato zonale autonomo di Ales ha ini­ ziato con il 1971 la pubblicazio­ ne di un giornale ciclostilato chiamato • Il Pungolo », come il bastone munito di punta metal­ lica adoperato per stimolare gli animali che si attardano nel cam­ mino. E di stimolo vuol dire es­ sere il ciclostilato nel mutare l'attuale modo di essere della pratica sportiva. « Come spiegarsi — è detto nella presentazione di uno dei primi numeri — il mancato ri­ sultato morale, umano di certe competizioni sportive? Manca l'entusiasmo, che è gioia mani­ festata e partecipata agli altri; stima e rispetto della persona altrui, accettazione di un risulta­ to sportivo negativo ma rime­ diabilissimo, riconoscimento dei valori altrui e, soprattutto, di­ sposizione fondamentale ad an­ dare oltre il risultato (positivo o negativo che sia) per ritrovar­ si non con un pallone o un so­ gno frantumato ma con se stes­ si. Se lo sport vuole essere fat­ to di cultura, di promozione uma­ na, non vediamo come possa esserci attività sportiva senza entusiasmo ». Anche i problemi di politica sportiva, soprattutto a livello re­ gionale, trovano un'ampia eco su « Il Pungolo ». A tale propo­ sito, sempre in uno dei primi numeri, è detto: « A suo tempo abbiamo detto ai nostri dirigen­ ti politici che il livello sportivo di un popolo non si misura nè dai prospetti delle sue presta­ zioni nè dai record mondiali. Emerge dal numero dei praticanti sportivi e dalle abitudini genui­ namente sportive degli abitanti. In Sardegna non abbiamo anco­ ra cifre esaltanti da vantare. Dobbiamo allora ripiegare sui segni di una coscienza nuova che sta nascendo. I giovani ce ne stanno offrendo molteplici e incoraggianti... Gli amministrato­ ri devono una volta per sempre rendersi conto delle esigenze degli sportivi sardi, che sono ri­ volti a valorizzare concretamen­ te ogni forma di sport, evitando che i contributi vengano unica­ mente utilizzati per finanziamen­ ti di attività sportive soltanto spettacolari in cui i giovani non assolvono alcun ruolo di pre­ senza attiva e determinante. Il pubblico denaro stanziato per lo sport deve essere impiegato per incoraggiare concretamente tutte le società propagandistiche le quali reclutano nelle proprie fila studenti e lavoratori... Allo­ ra signori Ministri, signori De-


putati, Onorevoli regionali e. perché no, Sindaci e Amministratori comunali, i giovani vi chiedono ad alta voce di dare loro un'attrezzatura sportiva completa e valida che permetta loro di pervenire al consegui­ mento dei valori fisici e spiri­ tuali attraverso un impegno se­ rio e costante ». Notizie sui campionati e sulla vita interna del comitato com­ pletano « Il pungolo » che, ad onta della sua veste di ciclosti­ lato, si presenta come un vali­ dissimo strumento di educazio- j ne sportiva.

continua ad interessare Cinquanta partecipanti al corso organizzato dal G. S. Freccia di Cremona. Allievi e istruttori animati da un comune spirito di collaborazione e di servizio senza finalità campionistiche. CREMONA — Sotto l’egida del Comitato Provinciale CSI. orga­ nizzato dal G.S. Freccia, si sta svolgendo il Centro Mini-Volley per ragazzi dai nove ai tredici anni d'età. L'iniziativa, sorta lo scorso anno con soli 28 partecipanti, ha trovato quest’anno una maggior consistenza e funzionalità nei 50 allievi che mirano ad una pre­ cisa impostazione tecnica con serietà e vera passione. Il numero dei partecipanti, a primo avviso, sembrerebbe mo­ desto per una città come Cre­ mona. Ma la pallavolo nella pro­ vincia cremonese si sta diffon­ dendo d'autorità solo da pochi anni, e sta trovando in questi tempi, grazie ai Giochi della Gio ventò, una affermazione di ri­ lievo e sempre in espansione Quindi, per la Società organiz­ zatrice. questo è già un notevole successo. Lo scorso anno il G.S. Freccia iniziò quest'attività incontrando molte difficoltà, procurate dalla Scuola e, soprattutto, dalle So­ cietà Sportive affiliate al CSI di Cremona. Questa edizione, inve­ ce, ha trovato largo successo proprio presso le UÙ.SS. cremo nesi con le quali si è aperto un dialogo franco, basato su un la­ voro coordinato e di sicura col­ laborazione.

Lo scopo del Mini-Volley « CSI Freccia » non è quello di indi­ rizzare i giovani verso traguardi agonistici, alle competizioni, al­ le vittorie, quanto quello di aiu­ tare gli stessi allievi a conosce | re ed apprendere la tecnica del I gioco gioco della della pallavolo, pallavolo, ad ad un un mimi- ì glioramento psicofisico-morale psicofisico-morale 51 è creata una nuova concezione sportiva: una « famiglia » nel­ la quale ogni ragazzo esprime

il meglio delle sue possibilità, aiutando gli altri allievi a supe­ rare le difficoltà incontrate du­ rante le lezioni, senza alcun esi­ bizionismo, ma con grande umil­ tà d'animo. Con gli istruttori, gli allievi si comportano come fos­ sero amici: degli amici che si prefiggono lo scopo di insegna­ re a vivere sportivamente nella vita che li circonda. Pec

Statuto come democrazia Il nuovo ruolo dei gio­ vani nella società spor­ tiva. Dibattito sulla bozza dello Statuto. COSENZA — Dirigenti di 56 società sportive affiliate al co­ mitato provinciale di Cosenza si sono ritrovati nel Salone degli Stemmi dell'Arcivescovado per dar vita al Congresso Straordi­ nario in vista del prossimo Con­ gresso Nazionale di maggio. Ad inizio dei lavori, il prof. Marigliano, presidente regiona­ le CSI, ha assunto la presidenza del Congresso; vice-presidente è stato nominato il sig. Franco Gervasi, segretario il Sig. Vitto­ rio Russo. Contemporaneamente si è insediata la Commissione Verifica Poteri, composta dai signori Perciaccante, Aiello, Gra­ migna e Noto. Il prof. Marugliano nella sua prolusione, porgendo il saluto della presidenza nazionale, ha affermato; ■ E' con l'augurio di sempre maggiore responsabilità verso i giovani e verso lo sport che il CSI ha proceduto alla formulazione del nuovo statuto. Il nostro impegno è quello, in questa attuale fase di contesta­ zione generale, di migliorare le strutture dell'organizzazione, contribuendo così ad una mag­ giore presa di coscienza da par­ te dei giovani verso i valori uma­ ni e sociali ai quali il CSI si ispira. Lo statuto attuale del CSI è vecchio di 30 anni; da qui l'esigenza di una radicale e pro­ fonda modifica per il rinnova­ mento delle strutture ». Verifica dei contenuti ed adeguamento dell'apparato orga­ nizzativo ai tempi nuovi sono stati quindi indicati dal prof. Marugliano come gli scopi fon­ damentali del nuovo statuto. • La nota predominante — egli ha detto — è la partecipazione dei giovani. Il voto esteso a tut­ ti gli atleti significa una forma più democratica nella scelta dei dirigenti e quindi un’allargamen­ to alla base dell'organizzazio-

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ne... Il discorso dell’autonomia locale vale anche per noi. Nien­ te decisioni verticistiche, ma descisioni prese nella piena re­ sponsabilità che ogni membro porta nell'aderire all'organizza­ zione ». Successivamente il presidente provinciale, prof. Ammirato, ha sottolineato l’inserimento della donna nel CSI, con una scelta veramente adeguata a questi tempi in cui la donna incomincia a partecipare, al pari dell'ope­ raio o dello studente, alle scelte sociali del paese. Nel corso del dibattito il con­ sigliere provinciale Aristodemo ha proposto modifiche al nuovo statuto negli articoli 2. 4, 6, 8. 14. La proposta di modifica più essenziale è quella che preve­ de l’elezione dei delegati delle società sportive al Congresso provinciale, in quanto anche il nuovo statuto accentra tutto nel­ le mani del presidente. Altra pro­ posta essenziale quella di una più giusta ripartizione dei con­ siglieri nazionali, in misura di 7 per ogni circoscrizione nord, centro, sud, mentre attualmen­ te sono previsti 8 consiglieri per il nord, 6 per il centro e 6 per il sud, differenziando in questo modo l’impegno che tut­ te le regioni pongono ugualmen­ te al servizio dell’Ente. Tutte le proposte di modifica presentate dal consigliere pro­ vinciale sono state approvate al­ l'unanimità dai presenti. Lo stesso Aristodemo è stato quin­ di eletto delegato al Congresso Nazionale. Successivamente si è proce­ duto alla premiazione annuale degli atleti e società particolar­ mente distintisi nel corso del­ l’anno sociale. Franco Alimena

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te Riforma dello Statuto e unificazione con la FARI, due momenti di riflessione al congres­ so di Piazza Armerina.

fetlfcÌB società a ■■ Autorità della regione presenti alla di­ scussione della bozza del nuovo Statu­ to. La tradizionale premiazione annuale. CAGLIARI — In concomitanza con la tradizionale premiazione annuale, il Centro Sportivo di Cagliari ha tenuto il proprio con­ gresso straordinario per l'esa­ me della proposta del nuovo statuto. I lavori, cui hanno preso par­ te i rappresentanti delle 125 so­ cietà affiliate e degli oltre quat­ tromila atleti tesserati al CSI cagliaritano, sono stati aperti dal presidente del comitato, rag. Assorgia, alla presenza delle maggiori autorità civili, religio­ se e militari della regione. II segretario regionale del CSI, Pino Zucca, con un breve discor­ so ha passato in rassegna i mo­ tivi di fondo che stanno portan-

do il nostro ente a darsi un nuovo statuto, motivi che trova­ no il loro fondamento nella nuo­ va realtà socio-culturale del pae­ se e nella non meno importante mutazione della nuova imposta­ zione delle opere ecclesiali al­ la luce dei concetti espressi dal Concilio Ecumenico Vaticano se­ condo. Egli ha inoltre tracciato le linee fondamentali della nuo­ va concezione della società spor­ tiva del CSI, il cui scopo deve essere il raggiungimento, attra­ verso lo sport, di un’effettiva maturazione umana di ogni sin­ golo associato. Intorno a questi argomenti si è svolto poi il dibattito, con­ clusosi con l’elezione del dele­ gato al Congresso Nazionale nel­ la persona del segretario regio­ nale Zucca. In alto, vinciale vinciale, Sportivi

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l'intervento del consulente ecclesiastico di straordinario per lo studio della bozza del Nino Assorgia. Sopra, consegna della targa di Cagliari al più giovane atleta tesserato,

Carbonia, don Gianni Diaz, al congresso pro­ nuovo statuto. Al centro, il presidente pro­ offerta dall’Associaztone Nazionale Veterani Mario Dessi dell'U.S. Adi S. Benedetto.

PIAZZA ARMERINA — Atleti e dirigenti del comitato zonale di Piazza Armerina si sono riu­ niti in congresso straordinario per l’elezione del nuovo consi­ glio direttivo e la designazione del delegato del comitato al Congresso Nazionale di maggio. Dopo una prolusione del pre­ sidente zonale, Rosario Palermo, che ha ringraziato gli intervenu­ ti ed ha passato in rapida ras­ segna il lavoro svolto dal co­ mitato, ha preso la parola il presidente regionale, rag. Milia, la cui relazione ha evidenziato la natura e i fini del CSI, la sua posizione attuale in seno alla società italiana, rilevando inol­ tre le grande importanza del Congresso Nazionale in cui sarà varato il nuovo statuto. « La riforma dello statuto — ha detto Milia — costituisce il momento culminante della no­ stra organizzazione per il cor­ rente anno. Essa sarà accompa­ gnata da un’altra operazione, de­ stinata ad incidere profondamen­ te nella vita futura del CSI, cioè la sua unificazione con la FARI ». In merito all'attuale funzione del CSI, il presidente regionale ha sottolineato che il Centro sportivo, nella sua veste di En­ te di Propaganda, non intende perseguire finalità tecniche, cioè non intende costruire cam­ pioni o mini-campioni; il suo scopo è quello di favorire lo svi­ luppo della personalità umana tramite lo sport. Di qui il suo rivolgersi costante ai valori più veri dello sport e la sua intensa azione tra i ragazzi, per una capillare diffusione della prati­ ca sportiva. All’interessante relazione è seguito un vivace dibattito sui problemi interni all'organizzazio­ ne in cui si nota soprattutto la carenza di personale specializ­ zato e di strutture adeguate. I delegati hanno poi votato per la designazione del delegato al Congresso Nazionale, delega­ to eletto nella persona del gio­ vane Alfonso Scibona. Il Consi­ glio Direttivo uscente è stato ri­ confermato provvisoriamente, in attesa cioè dell'approvazione e dell'entrata In vigore del nuovo statuto. Salvatore Roccaverde


12

vi: LUCCA: cat. Allievi: TRENTO: Junlores; VERONA: cat. Allievi.

cat.

REGOLAMENTI APPROVAZIONE CAMPIONATI REGIONALI

calcio

SERRA S. BRUNO: cat. Giovanissimi: NAPOLI: cat. Dilettanti: ALES: cat. Gio­ vanissimi; SIRACUSA: cat. Giovanissi­ mi; FOLIGNO: cat. Giovanissimi.

APPROVAZIONE

REGOLAMENTI TORNEI

Roma, 23 febbraio 1971

OMOLOGAZIONE RISULTATI FASI PROVINCIALI E ZONALI AUTONOME CAMPIONATI NAZIONALI

21 atletica

Roma, 24 febbraio 1971

FASI REGIONALI CAT. GIOVANISSIMI

quali non siano pervenuti tempestiva­ mente I relativi regolamenti. I risultati delle prove di Campiona­ to Provinciale o Zonale dovranno essere Inviati alla CTN, firmati dal Giudice Arbitro delle gare, entro e non oltre una settimana dalla loro effettuazione. I risultati delle ultime prove dovranno comunque pervenire non oltre il 10 marzo 1971 alla CTN. Non si terrà con­ to delle prove I cui risultati giungano alla CTN oltre I termini stabiliti. Il Presidente ALDO CAPPELLINI

(EX

vincente U.S. TRIESTE: cat. Junlores. Viuve, Enaoll: CESENA: cat. Juniores,, vlncente U.S. Victor; FOLIGNO: cat. Allievi, vincente G.S. Mlani.

FAENZA: IX Torneo Ricreativo per squadre dilettanti; PISA: VI Edizione Torneo Dilettanti • Coppa Arno •; CA­ GLIARI: Il Ediz. Coppa CEP; ORISTANO: Iti Trofeo L. Sanna; TEMPIO: Coppa Bisarcio 1971; Secondo Trofeo Paimera; Trofeo CSI ’71 (con modifica età mi­ iiniiaj nima):. iviMVjcn* MACERATA: Il Edizione • I Tro­ feo Università di Macerata -. RECLAMI

APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI PROVINCIALI E ZONALI AUTONOME CAMPIONATI NAZIONALI

COSENZA cat. Junlores; LAMEZIA TERME: cat. Junlores; Juniores; R. CALABRIA: cat. Juniores: NAPOLI: cat. Allievi e Juniores: CESENA:: cat. Allievi; TRIE­ STE: cat. Allievi; PROSINONE: cat. Al­ lievi e Juniores; TARANTO: cat. Allie-

Unione Sportiva TURRIS di Pisa av­ verso delibera della Commissione Pro­ vinciale Calcio di Pisa ■ Gara G.S. Zoli - Turris del 13-12-70. — Esaminati gli atti ufficiali, rilevato dalle dichiarazioni del direttore di ga­ ra che. prima della partita, esaminò II documento di Identità del guardialinee del G.S. Zoli, e che di conseguenza

RAGAZZI)

I Comitati Regionali del CSI sono già stati interessati direttamente per l’organizzazione delle rispettive fasi del Campionato di corsa compestre cat. Giovanissimi (ex Ragazzi). Come già annunciato, inoltre. I Co­ mitati che organizzeranno la fase re­ gionale entro il 21 marzo p.v. potran­ no concorrere alla formazione della rappresentativa CSI che parteciperà 11 giorno 4 aprile a Roma al 1. Criterium Nazionale degli Enti di Propaganda di corsa campestre. FINALE NAZIONALE CORSA CAMPESTRE ALLIEVI E JUNIORES

La finale a margine avrà luogo II 28 marzo p.v. a Cattolica e si svolgerà secondo I dettami del Regolamento Na­ zionale di Corsa Campestre. I Comitati aventi diritto alla parte­ cipazione riceveranno quanto prima I moduli di Iscrizione alle finali.

REGOLAMENTI CAMPIONATI NAZIONALI CORSA CAMPESTRE Riteniamo opportuno sottolineare che il Regolamento del Campionato nazio­ nale della Corsa Campestre del 1971 prevede la partecipazione alle gare per I soli nati nei seguenti anni: Cat. Gio­ vanissimi (Ragazzi): 1956, 57, 58, 59; Allievi: 1954, 55: Junlores: 1951, 52. 53. Pubblichiamo integralmente gli arti­ coli 6 e 7 del Regolamento che consi­ deriamo opportuno ricordare per un cor­ retto svolgimento dello fasi locali: Art. 6 • Le prove di Campionato lo­ cale, per essere ritenute valide, do­ vranno avere raccolto almeno 10 atleti classificati in tempo massimo. La CTN si riserva di ritenere valide anche le gare di Campionato Provincia­ le o Zonale con meno di 10 atleti clas­ sificati allorché ne ravvisi l’opportunità per particolari motivi tecnici od orga­ nizzativi. GII atleti dovranno essere tesserati In data anteriore a quella di svolgimen­ to della prova di Campionato locale alla quale prendono parte. Gli atleti, per poter partecipare alla finale nazionale, dovranno essersi clas­ sificati almeno in una prova di Cam­ pionato locale. Art. 7 • Per la compilazione del re­ golamenti delle provo di Campionato locale l Comitati Provinciali o Zonali sono tenuti a seguire II regolamento tipo predisposto dalla CTN. Una copia del regolamenti delle pro­ ve di Campionato locale dovrà essere Inviata alla CTN almeno cinque giorni prima dell’effettuazione della prova al­ la quale si riferiscono. E' data facoltà al Comitati Provincia­ li e Zonali di Inviare alla CTN sia un regolamento per ogni distinta prova di Campionato locale, sia un regolamento unico comprendente II calendario com­ pleto di tutto lo provo di Campionato localo. I regolamenti, per essere approvati dalla CTN, dovranno essere redatti sul moduli distribuiti dalla CTN e contene­ re tutti I dati richiesti dal regolamen­ to tipo. Non si terrà conto dello prove delle

29


Una dieta sbagliata può avere gravi conseguenze

Il prescritto controllo fu regolarmente effettuato dall'arbitro In oggetto, il quale, ammettendo II guardiallnee stes­ so sul campo di gara, riconosceva Im­ plicitamente il titolo regolamentare per funzionare da guardiallnee In rappresen­ tanza del G.S. Zoll.

GLI SPORTIVI DEVONO ASCOLTARE I PREZIOSI CONSIGLI DELLA DIETETICA

— Non ravvisandone elementi validi ad inficiare la partita stessa perché l'ar­ bitro dimenticava di trascrivere II no­ me del predetto guardiallnee sul re­ ferto di gara, avendo chiaramente sta­ bilito la regolarità del controllo di cui sopra da parte dell'arbitro e non aven­ do rilevato Infrazioni che comunque possano aver danneggiato la società reclamante, si delibera:

— di respingere Turris.

— Si Incamera

30

reclamo

dell'U.S.

relativa tassa.

U.S. A.S.A. Fiumicino avverso delibe­ ra della C.T.P. Calcio del C.S.I. di Ro­ ma Gara S Eugenio ■ A.S.A. Fiumici­ no del 14-11-1970.

E’ soprattutto con gli alimenti ricchi di sostanze proteiche che vanno reintegrate le energie disper­ se negli sforzi intensi e prolungati che tutte le di­ scipline sportive richiedono e tra questi i più indi­ cati sono i vari tipi di carne e in modo particolare la carne del vitello.

Non molte settimane fa a Trento e Foggarla medici e giornalisti specializzati si sono riuniti a convegno per discutere su quello che do­ vrebbe essere II menu Ideale dello sciatore. SI tratta di un problema che da diversi anni viene discusso e riproposto all'attenzione degli appas­ sionati della neve, I quali vanno aumentando sempre più. sla che si tratti di professionisti veri e propri, sia che si tratti Invece di quelli che si usa ormai definire ■ I dilettanti del week end •, I quali ul­ timi — come è ovvio — sono di numero notevolmente maggiore. Un pro­ blema — aggiungiamo noi — che ha una sua profonda ragion d'essere: dalle statistiche risulta Infatti che buona parte degli incidenti che ac­ cadono sui campi di sci, è legata ad una alimentazione non adeguata, e spesso addirittura sbagliata del tutto. Bisogna dire, per rimanere nel campo che è stato oggetto di studio del convegno dianzi accennato, che una dieta per lo sciatore esiste, e che questa dieta è il frutto di lunghi e profondi studi condotti a termine dal medici specializzati, pur con le variazioni suggerite dalle usanze gastronomiche delle diverse regioni. Ma troppi la trascurano proprio quando dovrebbero seguirla con maggior ragione, oppure fanno finta di Ignorarla quasi II seguirla dovesse apparire una specie di • diminutio capitls ■ dello loro forze e delle loro possibilità. Basta vedere alla domenica e negli altri giorni festivi I ristoranti delle stazioni e del centri invernali gremiti di clienti che non sanno controllarsi nella scelta delle portate, per dedurre che le norme dietetiche suggerite dai medici e dagli specialisti sono bellamente trascurate. Va messo In rilievo, come naturale premessa, che il menu dello sciatore è diverso secondo che si tratti di attività sciistica continuativa, di attività agonistica (a sua volta distinguibile In periodi di allenamen­ to e periodo di gara), infine di attività saltuaria, come appunto è il caso dalla grande massa di sciatori da diporto. Nel primi due casi, data l'indubbia Influenza dell'alimentazione sul rendimento atletico, la dieta deve essere controllata — dall'atleta in primo luogo nel suo stesso In­ teresse oltre che dal suo allenatore non soltanto durante l'allenamento e durante 11 periodo .delle gare, ma in maniera continuativa, sia pure con le variazioni che caratterizzano I diversi periodi. Ma anche nel terzo dei tre casi prospettati’ l'obbligo permane, e forse sotto certi aspetti è ancora più vincolante. I ■ dilettanti del week-end ■ non hanno natural­ mente primati da battere o competizioni da vincere, ma per loro si tratta — nella grande maggioranza del casi —- della sicurezza personale. L'aria di montagna stimola l'appetito. Il brivido della velocità che si prova durante certe discese specie se fatte a regola d'arte, finisce per accrescerlo. Ebbene, è proprio allora che un controllo è più che mai necessario. Perché quando torna sui campi di neve, chi ha mangiato In abbondanza, e soprattutto chi ha mangiato male, si pone automaticamente come uno del candidati più ■ papabili ■ agli Incidenti che purtroppo fu­ nestano. con abbondante regolarità, giornate che dovrebbero essere — o almeno si sperava che fossero — liete e serene. In linea di massima — e questa • massima • vale non solo e non tanto per gli sciatori abituali o saltuari che siano, quanto e soprattutto per quanti fanno pratica quotidiana delle più diverse discipline sportive, professionisti o dilettanti — le energie che Inevitabilmente si spendono “ “ .« — ---------_ conegli sforzi intensi -------------------e prolungati, vanno ---------------------------------Immediatamente reintegrate, me? Appunto con l'alimentazione, ma naturalmente con con un'alimentazione sana e razionale, che sia — in altre parole! perfettamente p_. In regola con quello che stabilisce la moderna scienza del settore, che » J-l si chiama dietetica. Questa alimentazione — in parole povere povere — deve essere basata soprattutto sul cibi di alto valore nutritivo, sui cibi — vogliamo dire — che contengono in misura adeguata quelle sostanze proteiche che sono così preziose, anzi necessarie, all'organismo perché concorrono a for­ marne I impalcatura morfologica, a rifornirlo dei materiali necessari alla crescita, a influenzare In maniera determinante 1 processi del me­ tabolismo. A questo riguardo I medici dietisti sono stati unanimi: Il cibo che più e meglio di ogni altro contiene le proteine dette • com­ plete • appunto perché fornite di tutti gli aminoacidi essenziali alla vita è la carne. E. tra I vari tipi di carne oggi in commercio, nessuno è in grado di poter contendere alla carne di vitello l'indiscusso primato che le deriva dalla ricchezza e dall'abbondanza di questi aminoacidi essenziali. E non si dimentichi, ove tutto questo non fosse ancora sufficiente, che la carne di vitello, oltre tutto, è di assai facile digeribilità, e che pertanto il processo digestivo che segue la consumazione del pasto non sovraccarica l'organismo, non lo induce a quello stato di torpore che è appunto la causa prima di tanti incidenti, sul campi di neve come altrove. Perciò in particolare gli sportivi non devono esitare. Professionisti ó dilettanti, devono basare I loro pasti sulla carne In genere e sulla carne di vitello in specie, e non eccedere Invece con il pane, con la pasta e con I farinacei che senza avere I pregi nutritivi della carne, stipano in misura notevolmente maggiore l'apparato digerente, togliendo tal togliendo in in modo all'organismo buona parte delle sue possibilità.

il

la

— Esaminati gli atti ufficiali si rileva­ no delle discordanze sulle Informarloni richieste all'Ente responsabile del tesseramento dei giocatori. Dopo ap­ profondito esame, su esplicita richie­ sta, veniva chiaramente confermato che il giocatore Piergallinl Claudio, pur ap­ partenendo ad una società semiprofessionistica (Almas), devesi considerare classificato a tutti gli effetti della ca­ tegoria dilettanti.

— In base a quanto sopra precisato è indubbio che II giocatore Piergallinl Claudio trovasi In regola, come del re­ sto risulta chiaramente dalla tessera del giocatore e dallo schedario federale.

;

— Ne consegue che cadono I motivi Indotti in 1. istanza dalla società recla­ mante (S. Eugenio) e devesi quindi mo­ dificare la delibera emessa dalla Com­ missione Provinciale Calcio del C.S.I., accogliendo II reclamo dell'U.S. A.S.A. Fiumicino e confermare II risultato con­ seguito sul campo di gioco, dando man­ dato alla Commissione Calcio di 1. istanza di aggiornare la classifica in base alla delibera in oggetto: di abro­ gare la pena pecunlarla di L. 5.000 in<1 Ittn I ’I I Q A C A flltta ni alTU.S. A.S.A. — SI

la

restituisce

ORGANIZZAZIONE

MILANO,

tassa

CORSI

Roma. 22 febbraio 1971 APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI PROVINCIALI E ZONALI AUT. CAMPIONATI NAZ.LI

ACQUI TERME: Allievi, Juniores e Giovanissimi; AGRIGENTO: Allievi. Ju­ niores e Giovanissimi; ALESSANDRIA: Allievi e Juniores; BRINDISI: Allievi e Juniores; CITTA' DI CASTELLO: Giova­ nissimi; GROSSETO: Allievi e Juniores: LAMEZIA TERME: Allievi e Juniores; MAGLIANO SABINA: Allievi, Allieve e Giovanissimi; PIAZZA ARMERINA: Al­ lievi e Giovanissimi; POTENZA: Junio­ res; SAVONA: Allievi e Juniores; TEM­ PIO PAUSANIA: Allievi, Juniores e Gio­ vanissimi: TRAPANI: Giovanissimi; TRIESTE: Juniores; UGENTO: Allievi e Juniores.

REGISTRAZIONE REGOLAMENTI FASI ZONALI CAMPIONATI NAZIONALI ALTAMURA: Allievi e Juniores ,„.js: BRINDISI: Allievi e Juniores; CARBON1A: CAI., Allievi: POGGIBONSI: AllieviI e 6 Juniores; POZZUOLI: Allievi e Juniores. MANIFESTAZIONI A CARATTERE LOCALE

Omologazione Risultati SALERNO: Torneo d'Apertura 1 Coppa CSI sq. part. 6 ha vinto G.S. S. Bar­ tolomeo • B ■; TARANTO: Coppa Au­ tunno: sq. part. 4 ha vinto G.S. Ama­ tori Volley. CORSI TECNICI

Approvazione Corsi

reclamo. ARBITRI

FIRENZE.

UHUUIMGI. ICIIdlUI I , UKJCAGLIARI: MIUllll Arbitri C 6 di allenatori: CO­ MUSNOVAS: Arbitri e allenatori: MAN­ TOVA: arbitri; PERUGIA: arbitri e al­ lenatori.

Ratifica Esami

I i;

ORGANIZZAZIONE N.A.G.C. Unione Sportiva Porto Mantovano del C.P. C.S.I. di MANTOVA: U.S. S. Pio X del C.P. CSI di MANTOVA; Polispor­ tiva Vigor del C.P. CSI di ROMA.

RATIFICA CONSIGLI

DIRETTIVI

G.A.C.

ROMA: Presidente: Filiberto Rossi; v. presidenti: Angelo Ordine, Ignazio Poletto; segretario: Salvator Piero Fal­ cone; componenti: Remo Chiossi, Gian­ franco Lanfernlni, Riccardo Monti, Giu­ seppe Pagella, Franco Scirè Ingastone; rappr. presso II G.A.R. Laziale: Giu­ seppe Pagella. PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI Ad Atleti:

ASSISI: la C.T.N. visti I verbali di esame, ne ha ratificato I risultati ed ha nominato i sottonotatl signori. Ar­ bitri CSI con anzianità 19-12-70: Api Angelo, Ciamarra Giuseppe, Colantonl Sergio, Coricelli Franco. Domina Fran­ cesco Paolo. Marchese Maurizio, Mat­ teucci Pietro, Mirai Vittorio, Paleri An­ gelo, Pallucchl Dino. Pettinelli Paolo, Rossi Salvatore, Santi David. Saponaro Oronzo, Talevi Piero; Ciotti Giuseppe. RINNOVO TESSERE PERSONALE TECNICO AUSILIARIO STAGIONE SPORTIVA 1970-71

Arbitri COSENZA: Mancuso Antonio, Chiala Giuseppe. Citino Paolo. Telarico Genna­ ro: LECCO: Molteni Carlo; ORTE: Me­ dici Carlo; SPOLETO: Benedetti Claudio.

Il Segretario FABRIZIO PRIOLISI Il Presidente FILIPPO DRAGOTTO

BIANCHINI Cesare. dell'U.S. SCAT 8.4 (Roma): 18 mesi di squalifica a datare dal 6-2-1971, per aver spinto non violentemente l'arbitro della gara U.S. SAC-Scat, per aver tentato di colpirlo con una testata e per aver tenuto com­ portamento ripetutamente aggressivo, Ir­ riguardoso e minaccioso; PAONI Aldo dell'U.S. Polvanl (Genova): ritiro defi­ nitivo della tessera, per aver colpito intenzionalmente l'arbitro In azione di gioco con un pugno alla spalla e per averlo Ingiuriato (gara U.S. Lloyd Itallco-Polvanl del 16-1-71).

7

NOMINA ARBITRI

tennistavolo

FAENZA: Alberghi Andrea, Berto Mau­ rizio.

; RINNOVO

TESSERE

FERRARA: n. 3 tessere; SIENA: n. 7 tessere: CAGLIARI: n. 3 tessere; RO­ VIGO: n. 19 tessere; GUALDO CATTA­ NEO: n. 3 tessere.

?

I

ARBITRI

Il Segretario

Roma, 23 febbraio 1971

CAMPIONATO NAZIONALE ALLIEVI E JUNIORES Approvazione

regolamenti

fasi regionali

CONCETTO D’AOUINO

Il Presidente

GENEROSO DATTILO

CILIA

(7-3-71).

LUCANIA (7-3-71).

SARDEGNA

(14-3-71),


Omologazione risultati e zonali autonome

fasi

provinciali

BOLOGNA. TORTONA, CATANIA, PIAZZA ARMERINA, PESARO. VALTEL­ LINA. COSENZA. L'AQUILA LIVORNO, FOLIGNO, BERGAMO. MELFI (solo juniores), MATERA, CAGLIARI, CITTA' DI CASTELLO. BARI, TRIESTE. TEMPIO PAUSANIA, AGRIGENTO, BIELLA, LODI (allievi). ANCONA. CATANZARO, VIGE­ VANO, VOLTERRA, AVELLINO. CAVA DEI TIRRENI. MESSINA. CAMPIONATO NAZIONALE GIOVANISSIMI A SQUADRE

Invio risultati alla CTN Come già comunicato, si rammenta che le fasi provinciali e zonali autonome del campionato nazionale giova­ nissimi a squadre devono essere con­ cluse entro il 28 febbraio p.v. I relativi verbali di gara devono per­ venire alla Commissione Tecnica Nazio­ nale entro il termine massimo del 7 marzo p.v., accompagnati dall'indicazio­ ne della classifica finale. Non pervenendo entro tale data I risultati completi, i Comitati In difet­ to saranno considerati rinunciatari alla continuazione del campionato.

Fasi successive Si comunica che per II campionato nazionale giovanissimi a squadre non saranno effettuate delle fasi regionali, ma. dopo le fasi provinciali e zonali autonome, saranno indetti 12 concentramentl interprovinciali suddivisi nelle varie parti d'Italia, con ammissione a ciascuno di essi di società anche di diverse regioni o province. Potranno comunque essere indette anche delie fasi pre-interprovinclali (il 4 aprile) in alcune zone con maggior numero di società ammesse. Lo prime società classificate In cia­ scuno del 12 concentramenti, saranno ammesse alla finale nazionale. Organizzazione interprovinciali

I Comitati che desiderassero ospita­ re un concentramento Interprovinciale del campionato nazionale giovanissimi a squadre (è prevista la partecipazione di 3 o 4 squadre per ciascun concen­ tramento). sono pregati di farne richie­ sta a questa Commissione Tecnica Na­ zionale, indicando il locale messo a di­ sposizione con le sue misure e carat­ teristiche. I tavoli (1 o 2 ma In buono stato), ogni altra notizia utile. Le fasi Interprovinciali saranno effet­ tuate Il 18 aprile.

Finali nazionali

Saranno effettuate nel mese di mag­ gio in data da fissare. Approvazione regolamenti fasi provinciali e zonali autonome MAGL1ANO SABINA, rAD..-.A. TRAPANI TRAPANI, SALERNO, BARI, M miniwvm, CAVA DEI MANTOVA. TIRRENI, PESARO, TRENTO.

CAMPIONATO

REGIONALE

SENIORES

Approvazione regolamenti fasi regionali UMBRIA (7-3-71), PIEMONTE (7-3-71).

Approvazione regolamenti fasi provinciali e zonali autonome MOLFETTA. Omologazioni risultati fasi provinciali e zonali autonome

Singolo e doppio: BIELLA. NOVARA. ORISTANO. FELTRE. Solo singolo: PINEROLO. FOLIGNO, TEMPIO PAUSANIA, TERNI. SESSA AURUNCA, UDINE, TREVISO, PISA FOR­ LÌ . NOTO. CALTANISETTA

MANIFESTAZIONI VARIE Regolamenti

MOLFETTA: Torneo Verde SS Victo­ ria; TEMPIO PAUSANIA: Premio Città di Ozieri 1971. Risultati

MOLFETTA ■ Torneo G. Poli: singo­ lo 1. Enzo Ferrara, doppio 1. FerraraFerrara. TEMPIO PAUSANIA - Campio­ nato zonale femminile: allieve 1. Anna Plrlna. junloros 1. Maristella Avellino.

Il Segretario ALBERTO GRECANTI Il Presidente ALESSANDRO PAOLONI

31


BBB

a cura di DUILIO OLMETTI

■M

LA LOGICA DEL SISTEMA? ’i Alcuni fatti noti e una sem­ plice domanda. I fatti noti sono quelli riguardanti il re­ clutamento dei giovani cal­ ciatori. Li conosciamo tutti, ne parliamo spesso, ce ne scandalizziamo, li condannia­ mo. E poi? Ma la domanda ce la porremo più avanti. Ora, ripassiamoci i fatti, sulla scorta di un articolo di G.M. Gazzaniga, « Il mestiere del calcio comincia a dieci an­ ni », apparso su « Il giorno » del 25 febbraio. Trattandosi di fatti noti, sarà sufficiente ci­ tare alcuni passi, anche sle­ gati tra loro, per afferrare il senso del discorso.

Ci sono squadre giovanili di grosse società che gioca­ no con una tecnica non mol­ to lontana da quella delle squadre maggiori. « Si tratta dunque di ragazzi prodigio? Non proprio. Diciamo che queste squadre forti e orga­ nizzate sono il prodotto na­ turale di un ambiente seve­ ro e un po' tetro, allevate e formate nella strettissima os­ servanza del professionismo integrale, in cui il fine della pratica sportiva individuale la cede alla speranza di in­ cettare denaro e gloria ». « In Italia, un ragazzo di 14 anni può avere il cartelli­ no federale: dal momento in cui lo stacca, è patrimonio esclusivo della società che lo ha tesserato ».

Le grandi società, per acca­ parrarselo giungono a far trasferire l’intera famiglia.

« Alla società di provenien­ za spetta un premio di tra­ sferimento. Una volta l'ora­ torio si diceva orgoglioso di cedere un suo giocatore alle

grandi società. Ora tutti vo­ gliono quattrini. Le dichiara­ zioni di svincolo possono co­ stare anche un milione ». « Nelle grandi società, la organizzazione pensa a tut­ to: cosa devono fare i ragaz­ zi, come devono alimentarsi, gli orari di gioco e di svago, gli studi ». « Ci sono allievi che co­ stano anche cinque milioni e più: qualche esperto osser­ vatore ne ha intravisto le possibilità caldeggiandone lo acquisto. Gli osservatori so­ no centinaia: li hanno le so­ cietà piccole e grandi. C'è gente che fa questa profes­ sione ricavando un ottimo mensile con le percentuali degli acquisti e delle ven­ dite ». Una volta l'allevamento era artigianale, a base di bistec­ che al sangue. <■ Ora l'orga­ nizzazione è stata portata su basi più scientifiche, quasi industrializzate ». Un famoso allevatore, oggi, a causa del­ la concorrenza delle grandi società, alleva conigli e gal­ line.

« La società, oltre che il vitto, offre gli studi. E cosi fa il Milan, che raduna i suoi giovani a Milanello, dove c'è un direttore, Facchini, che si interessa personalmente di tutto e poi riferisce a chi di dovere. Milanello è un mo­ dello di organizzazione. Han­ no anche un padre spirituale e lo psicologo... Sono quasi tutti studenti (chi non fre­ quenta le scuole regolari va alle serali: non vogliono che diventino degli sbandati o sfaccendati). Ma è raro il caso di chi si applica seria­ mente: pensano sempre al calcio e, appena arrivano al-

la De Martino o nelle riser­ ve, non hanno più voglia di

libri ».

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« Gli allievi e gli juniores di Inter e Milan prendono po­ che migliaia di lire la setti­ mana: quattro o cinque mila lire a partita, se vincono. Quando hanno compiuto 19 anni, diventano semiprof, con trattamenti economici ovviamenti diversi da società a società. Nellìnter circa 100 mila lire al mese, più i pre­ mi di partita: 15 mila lire ».

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Nel sistema, succubi o complici, ci siamo un po’ tut­ ti. Non è solo questione di compravendite; le nostre at■ tività, i servizi che si offro­ no e il modo di gestirli rien­ trano anch’essi per gran par­ te nella logica del sistema.

Ecco allora la domanda: si può ancora stare al gioco del sistema difendendoci col fatto che non l’abbiamo in­ ventato noi? O non è giunta l'ora di cominciare a pensare a tutto un altro sistema?

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O-” Ofa “il?»

Questi i fatti. Rientrano nella logica di un sistema. Esiste una professione sporti­ va, sono sorte delle scuole tecnico-professionali sporti­ ve. Bisogna anzi dire che fan­ no le cose bene, con tanto di medico, psicologo e padre spirituale...

Ma questo sistema, sep­ pure ha in sè una sua logica, è assolutamente incapace di rispondere alle esigenze del­ lo sport servizio sociale, del­ lo sport cultura, dello sport promozione umana. E non ser­ ve dire che lo spirito è di­ verso, non basta neanche che sia battezzato da un padre spirituale.

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