Skip to main content

Stadium n. 3/1993

Page 1

MARZO k 1993

SPED.IN ABB.POST.

GR. 111/70%

RESTA INSIEME

A MERANO

sport siamo

/Al II * I

Sci, corsa campestre, ten-"W^^ nistavolo, orienteering, musica, canzoni, sorrisi: così

si è consumata «Sport Fe- i

II

II

JL

sta Insieme», un’entusiasmante esperienza asso­

ciativa che ha raccolto a Merano, tra splendidi scenari naturali, un migliaio di atleti delle diver­

se fasce d’età, espressione di 200 Società sporti­

ve di 66 Consigli provinciali, in rappresentanza di 20 regioni.

IL SERVIZIO A PAGINA 20

C. S. I.


MARZO k 1993

!ENTRQ>WTIV<iri Direttore Donato Renato Mosella Direttore Responsabile Daniele Caleca Direzione, Redazione e Amministrazio­

ne Via della Conciliazione 1,00193 Roma Telefono 6867941 Pubblicazione iscritta al n. 4987 del Reg. Stampa del Tri­ bunale di Roma del 4/1/1956 - Pubblicazione fuori commercio Progetto grafico PierGiorgio Maoloni Composizione,

impaginazione e fotolito Figura srl Disegni Massimo Manzi Stampa Romana Editrice srl, Via all’USPI (Unione Stampa

Colle Ara della Signora 8, San Cesareo (RM) • Spedizione in abbonamento postale gruppo 111/70%

Periodica italiana)

22 febbraio Le Nazioni Unite decidono all’u­ nanimità di istituire un tribunale internazionale per i crimini di guerra commessi nell’ex Jugo­ slavia.

26 febbraio Anche il mondo sportivo cono­ sce la sua tangentopoli: la magi­ stratura indaga sulla regolarità dei lavori per la ristrutturazione dello stadio Olimpico in occasio­ ne dei mondiali. 7 marzo Il Presidente della Repubblica ri­ fiuta di apporre la propria firma sul cosiddetto «Decreto Conso», elaborato dal Governo come «so­ luzione politica» al diffuso siste­ ma di violazione della legge sul fi­ nanziamento pubblico dei partiti. Il decreto, ritenuto dagli opposi­ tori un «colpo di spugna», propo­ neva di trasformare gli illeciti pe­ nali in illeciti amministrativi.

9 marzo Sotto il peso della bufera politica e istituzionale, Milano rinuncia al­ le Olimpiadi del 2.000. 11 marzo A quarantanni esatti dalla sua na­ scita, CENI, la risposta italiana al­ le società multinazionali, vede i propri vertici condotti in carcere nell’ambito dell'indagine «mani pulite».

13 marzo Sono trascorsi 60 giorni senza che le Camere abbiano converti­ to in legge il decreto antidroga. Il governo presenta un disegno di legge e nel frattempo, tutto è co­ me prima. 25 marzo Il Parlamento approva la nuova legge elettorale comunale: ele­ zione diretta del sindaco; il siste­ ma maggioritario esteso ai co­ muni fino a 15.000 abitanti. Re­ sta la proporzionale per le città più grandi. Per le donne una “ri­ serva del 30% nelle liste”.

tUHUKlTVLT Ritornare alla politica

DONATO RENATO MOSELLA

WMT Per molti ma non per tutti

-Ai

LUCIA TEORMINO

_

CLAUDIO ARRIGONI

6

AUSTERITYtCRISIDTVALOhI Il declino del re pallone

fflHfflTIT 1 tre nodi de] problema Italia

ROSARIO IACCARINO

-8

PIER GIORGIO SABAN!

IO

LIVIO OUVI

12

Le regole di una grande Associazione

LUCIO MAGGIO

IO

Alla ricerca di nuovi percorsi

LEO LEONE

IO

fflMF Verso l’estinzione dell'«Homo ludens»

Atlt Militi UtLL A^ULIAZIUNtH La svolta degli anni ’50

fflWfflffli WiffiT

vno Sport Festa Insieme a Merano

FRANCA BROLLO

ALESSANDRO CORTINOVIS ELENA MAIETICH

ARIANNA CUCINOTTA

Sport e salute Problemi giuridici e fiscali Sport e Tv ' Sport e meraviglia

Riflessioni

MARCELLO GHIZZO ALBERTO SUCCI

GIOVIN ASTRO

FLAVIO PEDROTTI G. BATTISTA GANDOLFO

20 27 20 29 30


EDITORIALE

Ritornare ala politica

Non è che io voglia minimizzare le colpe del Palazzo, ma dico che limitarsi a condannare

B

chi ha sbagliato, fermarsi alla soddisfazione di veder cadere delle teste coronate significa preoccupare. Certo, anchedella di «sportopoli» preoccuparci, se un analogia non aver capito la portata crisi e non dobbiamo avere la volontà di uscirne. Che d sia una crisi gestionale è fuor di dubbio: tangenti o non tangenti, può essere stabilita con «tangentopoli», come vari giornali hanno fatto. irregolarità, frodi

od omissioni, la macchina dello sport ormai gira solo su se stessa, in una routine È questa crisi del vissuto sportivo quella più preoccupante e che più dovrebbe tecnico-organizzativa in cui è maestra insuperabile oggi rappresenta la sua ancora È chiaro a tutti non solo perché i giornali ne parlano,e che ma perché ciascuno può vederlo con salvezza. C’èconstatarlo sicuramente anche una crisi finanziaria: se c’è! La sentiamo idipropri occhi, di persona nella sua realtà, neleccome raggio della propria esperienza.

rmai è chiaro a tutti: la crisi che grava sulla società italiana investe anche lo sport.

C

w

tutti sulla nostra pelle e soprattutto sulla pelle di quelli a cui si rivolgono le nostre attività.

Ma l’orizzonte della crisi è più vasto e le sue radia affondano più in basso.

Come nel Paese, anche nello sport la natura della crisi è politica. Guardiamo indietro: negli ultimi anni una vera politica dello sport o non c’è stata o è stata

travisata e asservita. La crisi politica ha provocato la crisi della politica. Oggi la politica dello sport è morta, l’ha ucdsa la politica sdagurata del passato, quella che abbiamo fatto e quella che non abbiamo fatto. Questo è il peggiore aspetto della crisi attuale: l’orizzonte politico piatto, la mancanza di prospettive, la sfìduda, la paura, l’abulia (per non parlare

dello sdacallismo di chi cerca di banchettare, miseramente, sui bocconi che restano). È chiaro che bisogna tornare, subito, a far politica. Bisogna gridare, parafrasandolo, il motto dell’Anden Régime: la politica è morta, viva la politica.

Basta con la megalomania, le statistiche addomesticate e le autocelebrazioni. Non è vero che lo sport per tutti è una conquista già fatta; non è vero che nello sport

c’è democrazia, rispetto per le persone, pari dignità e pari opportunità per le sue

componenti: persone, gruppi, assodazioni. Lo sport non è ancora diventato costume di vita in Italia, né quello strumento che potrebbe e dovrebbe essere,

oggi soprattutto, di prevenzione e recupero del disagio giovanile e di aiuto a ritrovare il senso smarrito dell’esistenza... Come si vede, non mancano certo

argomenti e obiettivi di impegno politico. Il CSI ha le carte in regola per tornare subito a fare politica dello sport, nel senso più alto e più nobile del termine. Siamo un’assodazione sana, basata su un volontariato

profondamente motivato, con un passato denso di idee lungimiranti e di iniziative coraggiose, ricchi anche oggi di esperienze innovative che provano la nostra coerenza,

la nostra capadtà progettuale e operativa. Rifondando l’azione politica - basata su solide

fondamenta morali, culturali e sodali - il CSI può aiutare ancora una volta il mondo sportivo a uscire dalla palude in cui s’è impantanato. Non è il Totocaldo la causa dei nostri mali sportivi e non verrà dal Totocaldo la salvezza dello sport italiano.

Servono idee, progetti, obiettivi e il coraggio e le capacità corrispondenti per

affrontarli. Noi non d rassegnarne né allo sfasdo, né alla sfìduda: siamo

pronti a ricomindare, subito e alla grande.

Donato Renato Mosella


ome cambia lo sport nell’Italia che cambia? È proprio vero che

C

si vanno evidenziando nuove tendenze, nuovi bisogni, nuove risposte? Da chi è costituito, oggi, l’universo dei praticanti?

È ancora in crescita la diffusione dello sport per tutti? E fino a che punto si può sostenere che la pratica sportiva sia un

fenomeno diffuso tra tutte le fasce sociali? A questi e ad altri

interrogativi risponde un’indagine commissionata all’IREF

dalle AGLI. Con 1 risultati che riservano non poche sorprese.

RICERCA IREF SULLA PRATICA SPORTIVA IN ITALIA

Per molti ma . non per tutti LUCIA TEORMINO

uella usata per il Rapporto I-

nottica ‘91» per la quale gli italiani prati­

REF è una modalità di ap­ proccio tra le più attuali, nel campo di questo genere di ri­ cerche, tuttavia risente di al­ cuni limiti facilmente com­ prensibili se si pone attenzione al tipo di materia presa in esame: lo sport non professionistico in Italia. È evidente il limite «geografico», in quanto è stato escluso a priori lo studio della pratica spor­ tiva nei paesi europei o d’oltre oceano. Ad esso si aggiunge un «limite cronologico», in quanto si è analizzato un periodo breve, che parte dai primi anni '80 ed arriva a tempi relativamente recenti.

canti, compresi tra i 14 e i 74 anni, corri­ sponderebbero al 25% della popolazione. Per «sinottica ‘92» il valore sale legger­ mente a una percentuale di 25,7%. L’inda­ gine si sofferma poi sulla quantità di tem­ po che dascun praticante dedica alla o al­ le disdpline sportive, il cosiddetto «time budget». Ci basti sapere in proposito, ed è la conclusione a cui gli esperti giungono, che «il tempo che l’italiano medio spende­ rebbe giornalmente per lo sport non è neppure il 10% di quello che lo sportivo italiano (inteso come professionista) dedi­ cherebbe a tale pratica. L'attività fisicosportiva si confermerebbe essere dunque, per gli italiani, qualcosa di eccezionale, di non abitudinario né normale». Altre indicazioni d vengono fornite dal Rapporto iref. In particolare fanno riflette­ re i dati riguardanti la cresdta dell'attività sportiva in questo ultimo decennio. Se­ condo un’indagine istat la pratica sportiva sarebbe cresduta di quasi la metà nel triennio 1982/85, passando per gli over 6 dal 15,4% al 22,3% e per gli over 14 dal 12,1% al 19,2%. Nel triennio successivo, ad una cresdta tanto impetuosa si sareb­ be sostituita una stasi, se non un accenno di decremento: gli over 3 praticanti sono risultati il 22,8% e gli over 14 sono scesi dal 19,2% al 19,1%. Un fenomeno curio­ so se consideriamo il crescente interesse

O

Alcuni numeri

Ma veniamo ai numeri. La prima doman­ da che gli studiosi si sono posti è stata la seguente: «Quanti italiani praticano attività sportiva a livello non professionistico?». Secondo un’indagine istat svolta nel 1988 oltre il 22,8% della popolazione ita­ liana che, tradotto in cifre è pari a 12.263.000 soggetti sportivi (con più di tre anni d’età) pratica abitualmente una o più discipline sportive. Le percentuali variano poi se vengono prese in considerazione le diverse fasce di età (ad esempio, gli spor­ tivi con più di 14 anni sarebbero il 19% della popolazione). Diverse le percentuali che d fornisce la rilevazione annuale «si­

dei mass-media per lo sport e il crescente rilievo politico-economico delle attività sportive verificatosi nella seconda metà degli anni ‘80; quasi un rapporto inversa­ mente proporzionale se paragonato con la reale cresdta della pratica sportiva. «Sembra insomma - si legge testual­ mente nel Rapporto iref - che negli ultimi anni si sia affievolita la spinta alla pratica sportiva proprio nelle sue sorgenti consi­ derate tradizionalmente «naturali»: i giova­ ni, proprio i soggetti che costituiscono par-ticolarmente in Italia il grosso dei pratican­ ti sportivi... Se la cresdta della struttura del Coni e degli Enti di Promozione Sportiva... in qualche modo c’è stata, non sembra d sia stata la cresdta dei praticanti nella po­ polazione italiana... In questo scenario un­ ’attenzione del tutto particolare merita la consistente flessione fatta registrare dai giovanissimi». Lo sport femminile

Il Rapporto spende qualche parola anche per la questione femminile, da tempo og­ getto di discussione e attenzione da parte dei responsabili delle varie realtà del mon­ do sportivo, tuttavia rimasta irrisolta. Ba­ stano le afre a confermare quanto sopra: su un totale di 12.263.000 italiani sportivi praticanti, con più di tre anni d’età, meno di 4 milioni sarebbero donne. Inoltre le statistiche mostrano chiara-


FOTO DI A. CRISCUOLI

1991 POPOLAZIONE CHE PRATICAVA SPORT

mente come «il rapporto tra la percentua­ le di donne e di uomini praticanti decresce costantemente con l’età»; il minore dise­ quilibrio si registra nei primissimi anni, mentre la flessione più netta si evidenzia dopo i 14 anni. Infine, se nel triennio di grande crescita della pratica sportiva (1982-1985) si era registrato un incre­ mento della presenza femminile rispetto a quella maschile, è pur vero che nel trien­ nio successivo, quello di stasi, sono state proprio le donne a pagare il prezzo più al­ to, mentre gli uomini sono riusciti, seppur per poco, a progredire. I dati certamente fanno riflettere in quanto mettono in evidenza come il bo­ om dello sport femminile del triennio di grande crescita della pratica sportiva fosse legato più ad una «moda» in uso in quel particolare periodo che ad una vera presa di coscienza da parte delle donne. La scar­ sa presenza femminile a livelli dirigenziali nel settore sportivo ne è, infine, la riprova. Una questione di reddito

Sulla base dei dati a disposizione è possi­ bile formulare un’ulteriore ipotesi: «L’uni­ verso di praticanti sportivi è costituito per lo più da un nucleo duro che si accresce lentamente e da una periferia dall'anda­ mento più incerto, la cui pratica sportiva è facilmente soggetta al mutare delle condi­ zioni esterne e interne». Si tratta, dunque,

di persone che subordinano l’attività spor­ tiva a questioni ritenute più importanti, oppure di individui che praticano sport per alcuni periodi fino a quando non sorge la prima difficoltà o fino a quando non trova­ no un’altra attività da loro considerata più interessante. Ma qual è la configurazione sociale di questi sportivi non professionisti? Gli individui più impegnati nella pratica sportiva risultano essere i più occupati. Dopo gli studenti (che si dichiarano sporti­ vi praticanti per il 50%) seguono gli im­ prenditori e i professionisti con il 40%, mentre impiegati e dirigenti superano la soglia del 30%. Di categorie più modeste farebbero parte, sempre sulla scorta delle cifre, i non praticanti. In particolare «il rap­ porto tra la percentuale di praticanti spor­ tivi presenti tra gli individui dotati di basso reddito e con un basso livello di istruzione - secondo un’indagine dell’EURiSKO - e quella dei praticanti sportivi presenti tra gli individui dotati di alto livello di reddito e di istruzione è di 1 a 8». È chiaro comunque che la connotazione economico-culturale varia molto da sport a sport. Questioni aperte

A conclusione della prima parte del Rap­ porto, gli autori anticipano alcune questio­ ni aperte che riguardano da vicino la prati­ ca sportiva:

■ Ricomporre il tessuto sportivo, mirando non tanto alle cifre e ai numeri, quanto al­ la formulazione di nuove idee che contri­ buiscano alla risoluzione di quei problemi e carenze che caratterizzano lo sport attuale. ■ Rivalutare il rapporto tra la scuola e l’e­ ducazione sportiva prendendo spunto da società maggiormente evolute (gli Stati Uniti, ad esempio, potrebbero rappresenta­ re un modello cui ispirarsi), mentre diven­ ta sempre più urgente una seria riforma degli studi di educazione fìsica e dei criteri di selezione del personale. ■ Restituire alle autorità competenti (Scuo­ la e Associazionismo) quell’autonomia ne­ cessaria al fine di operare affinché sempre meno evidenti risultino le sperequazioni in ambito sportivo legate al sesso, alla classe sociale di appartenenza, in un’autentica cultura delle pari opportunità, una strate­ gia che abbisogna anche di interventi con­ creti che vanno dalla costruzione di im­ pianti, la dove sono carenti, all’istituzione di crediti agevolati per quelle realtà sporti­ ve in particolari difficoltà economiche. ■ Emerge infine l’urgente necessità di una nuova legge-quadro sullo sport che oltre a controllare la «qualità» della pratica sportiva nazionale paragoni la realtà locale con quella dei Paesi che vanta- 1 „ no in questo campo una ' . tradizione significativa.


AUSTERITY E CRISI DI VALORI

l calcio ha lanciato l’allarme. Si è arrivati a un punto di non ritorno, fra spe­

se da capogiro e guadagni che arrivano solo in pochi, isolati casi. Ecco dun­

I

que che Matarrese, presidente federale, ha suonato il campanello ai presi­

denti di società: «Così non è più possibile andare avanti». E ha dato la pa­

Il presidente della FIGO, on. Antonio Matarrese.

rola d’ordine: «Austerità». Vuol dire tutto e niente. Non è certo una questio­

ne di regole. 0 almeno, non soltanto. Tutto ciò che gira intorno al pallone è diffi­

cile da fermare, o anche solo da modificare. Ma non è solo un problema econo­

mico. Si vive ormai di sola vetrina. Anche nello sport. Tutto il resto affonda, scompare, sembra non esistere. La crisi di valori che vive la società civile si riflette - e come potrebbe

essere altrimenti? - anche nello sport. Non solo nel calcio. Basket e pallavolo non stanno meglio, gli sport «minori» vi­

vono mille travagli, probabilmente ingigantiti dalla dimen­ sione più piccola. Insomma, chi vede nero non ha tutti i torti. L calcio ha cercato di correre ai ripa­ ri. Fra strette di mano di facciata e disaccordi appena accennati. E la parola brutta: «austerità»? Tutti d’accordo. Basta che siano gli altri a doverci convivere. Giocatori e presi­ denti che non vogliono il tetto degli stipen­ di («altrimenti si alimenterebbe il nero»), dirigenti che chiedono alla Federcaldo re­ gole per limitare la concorrenza sleale ma portano all’estero capitali, promozione sportiva che viene sempre più spesso scambiata come mero interesse verso i «vivai» (squallidissima parola per cercare di rendere l’idea di alcuni ragazzi che gio­ cano), paura nel doversi guardare indietro e scoprire che il vestito nuovo del re non esiste, perché non ci sono i vestiti. Il presidente della Federcaldo, Matarre­ se, ha mostrato un muso duro all’esterno, poi solo accennato quando si trattava di andare a trattare con i veri potenti cui è af­ fidato lo sport in Italia, doè i presidenti del­

f

le sodetà caldstiche di serie A e B. Così, le tante auspicate «misure austeri­ tà» si sono ridotte a pochi dettami che, in pratica, accontentano tutti perché non lasceranno che piccoli segni concreti. La li­ mitazione dei premi degli atleti, ridotti alla sola vittoria finale o alla salvezza era per alcuni casi una consuetudine già acquisita, per altri una necessità improcrastinabile. Non si fosse messa una regola, vi si sa­ rebbe giunti lo stesso. Così come al bloc­ co di cresdta degli stipendi per i giocatori che passano a una serie minore. Misure per le quali si potrebbe ugualmente parla­ re di possibilità di passaggio di denari in «nero», come per il tetto degli stipendi. Ep­ pure nessuno Io ha fatto. Il semplice motivo è che queste misure non danno davvero fastidio a nessuno. E nel merito dei problemi la Federcaldo ha preferito non entrare. Non nella crisi mo­

rale e di valori che attraversa il nostro cal­ do, dove anche sui campi di periferia compaiono le pistole per cercare di rag­ giungere la vittoria, panacea di tutti i mali. Non nel crollo di interesse e immagine che la flessione del Totocaldo ha solo eviden­ ziato, ma era serpeggiante da mesi, con tante partite che non raggiungono i mille spettatori e il crollo dell’audience televisi­ va. Non nella sempre minore credibilità che le nostre sodetà caldstiche hanno da parte della gente, che forse vorrebbe si tornasse a parlare del caldo (e dello sport in generale) come di un gioco. Con le pas­ sioni, ma senza i mille interessi che d stanno attorno. Non solo il calcio

Il caldo diventa la punta dell’iceberg. Ma dietro d sono tante altre disdpline che sof­ frono di problemi enormi e non hanno la stessa risonanza, ma nemmeno le stesse capadtà di potersi risollevare o tornare a li-


AP FOTO

Il romanista Hàssler tra i giocatori juventini Di Canio e Torricelli durante la partita giocata a Roma il 28 febbraio scorso e vinta dalla Roma per 2 a 1.

velli in cui erano abituate a stare in questi ultimi anni. Un periodo in cui tutto sem­ brava dorato solo perché nessuno osava alzarsi e gridare, come il bambino della fa­ vola: «Ehi, ma il re è nudo». Quando qualcuno lo ha fatto, quando alcuni sponsor si sono eclissati, quando gli stipendi dei giocatori si sono gonfiati oltre una misura che era stata francamente su­ perata da tempo: quando sono successe queste e mille altre cose, allora qualcuno ha dato ragione a quel bambino, e poi an­ cora altri, e altri ancora. Insomma il bub­ bone è scoppiato. Nella pallavolo, coperta dagli scandali che hanno colpito la Federa­ zione è cominciata ad arrivare la scure. E d si è dovuti adeguare. Problemi che il calcio non potrà mai vi­ vere nella stessa misura e con gli stessi pa­ temi. Tanto per rendere l’idea: nella scorsa stagione, il caldo che conta (quello che ri­ guarda serie A, B e Coppa Italia) ha incas­ sato 392 miliardi; il basket 34,5, la palla­

volo 6,1. Ecco quali sono le proporzioni. Ecco perché se l’allarme lo landa il caldo, tutto lo sport in Italia trema. E lo sta già fa­ cendo. Verso una moralizzazione?

Il caldo vuole andare anche alla ricerca di moralità. È la stessa sodetà civile che lo chiede. A forza. In mezzo ai disastri di questo periodo, non si riescono più ad ammettere operazioni miliardarie che possono anche avere un ritorno, ma sono un vero schiaffo in facda in un momento in cui vengono richiesti sacrifìd a tutti i dttadini. Invece gli stipendi dei caldatori ri­ mangono quelli che sono, fatti di afre con nove zeri. Se per una sodetà come l’Ascoli la afra per i compensi dei caldatori ha superato la scorsa stagione i 7 miliardi, Juventus e Na­ poli hanno scavalcato quota 30, mentre per giocare nel Milan non c’è solo un fatto d’orgoglio, ma ce n’è anche uno legato al

portafoglio: la sodetà rossonera è davanti a tutti con oltre 53 miliardi, ben venti mi­ liardi di stipendi in più della Juventus di Agnelli. «Colpa dei premi per la vittoria in tante manifestazioni», rispondono al Mi­ lan. Predsazione poco importante. La afra è comunque quella, al di là delle motiva­ zioni per le quali è stata data. Eppure di tetto degli stipendi, segnale «forte» anche dal punto di vista dell’imma­ gine, non si vuole sentire parlare. «Lo han­ no fatto negli Stati Uniti ed è stato un falli­ mento: i soldi venivano dati lo stesso sot­ to altre forme», ha spiegato il presidente della Lega caldo, avvocato Nizzola. Una cosa che, detta dal rappresentante dei pre­ sidenti, non ha certo un buon sapore. Suona come: fate pure un tetto, noi lo sca­ valcheremo in un’altra maniera, se sarà necessario. Ecco la moralità. A soccorso di chi dice (siamo fra questi che vengono definiti «profeti di sventura» solo perché, in qualche caso, si guarda in facda alla realtà) che lo sport-spettacolo sta vivendo un momento di recessione, che può essere inarrestabile se non d si agganda a dei valori, arrivano i dati di al­ cune ricerche. Gli investimenti nel prodotto sport, si spiega in queste ricerche, sono stati sui li­ velli degli anni scorsi e in qualche caso au­ mentati: nel 1992 l’impegno economico dell’industria verso Io sport come veicolo pubblidtario dovrebbe aver superato i 1.300 miliardi. Tanto e forse più degli altri anni. Poi, a leggere nel dettaglio i risultati, si scopre che un quarto di questi investi­ menti va agli sport motoristid (notoria­ mente sport «popolari») e poco più del 13 per cento al caldo. Insomma, lo scenario che si è aperto non porta il sorriso. E non solo per i rifles­ si economia negativi che sembrano sem­ pre più peggiorare. Anche perché sembra davvero non si voglia più fare attenzione a valori che invece riporterebbero lo sport all’uomo. Sen­ za i travagli che deve vivere ■ un’azienda che si accorge di ' . non poter sopravvivere solo con il denaro.


tretto tra «Tangentopoli» e la recessione economica, il Pae­

se vive un clima di crescente incertezza. Spaventa, soprat­

tutto, che i mesi passino senza che si intraveda quale

potrà essere l'esito della crisi. Le soluzioni tarda­

Ili’

no ad arrivare, anche perché uomini e formazio­

ni politiche, tradizionali o emergenti, procedono con estrema cautela e sembrano aver paura di impastarsi nella complessità e preferiscono la

tattica dell'attesa. Ma attendere che la situazione decanti da sé, o che sia risolta da un «salvatore

della patria», è inutile e pericoloso.

g LA mi/ DEL SISTEMA1

/ uon Me uè pmmlamb QUESTA SCmMMM PMoVO CON UNA TRIPLA MULTIPLA...

L momento che attraversa il nostro Paese è difficile, diffici­ lissimo. Alla vicenda di Tangentopoli, che ha messo a nu­ do i limiti e le patologie di partiti e istituzioni, si è intreccia­ ta anche la crisi economica, una delle più profonde degli ultimi anni. Senza l’esplosione della cosiddetta questione morale probabilmente anche l’impatto della recessione sarebbe stato meno traumatico. La confusione e il disorientamento della gente cresco­ no, e si fa drammatico quando in prima persona si vive la perdita del posto di lavoro o il periodo della cassa integra­ zione: per molti, infatti, alla incertezza delle prospettive generali del Paese si aggiunge la precarietà del presente e del futuro personale e familiare. Si fa fatica a scorgere l’approdo definitivo di questa ine­ dita fase, nella quale non trovano ancora lo spazio dovu­ to parole come ricostruzione e progetto. Mentre la giusti­ zia penale fa il suo corso, molti chiedono che si trovi una soluzione politica per Tangentopoli, per ridare impulso ad una situazione generale che ristagna. Tardano tuttavia proposte di ampio respiro politico per superare definitiva­ mente il vecchio sistema. Si vive alla giornata con la pau­ ra di guardare oltre la quotidianità, per timore di bruciar­ si. Anche le forze politiche nuove non mostrano molta fantasia, e alla fine preferiscono flirtare con la «piazza» piuttosto che tentare di governare i processi, di impastar­ si nella complessità, per il rischio di perdere più che gua­ dagnare consensi. Non che ci sia bisogno di un qualsiasi cambiamento pur

di cambiare, né di sovrapporre meccanicamente il nuovo al vecchio: non si mette infatti vino nuovo nelle otri vec­ chie. C’è però urgenza di assunzione di responsabilità, che significa innanzitutto proposta politica e alleanze di programma su questioni che non possono essere più ri­ mandate: risanamento economico, occupazione, stato sociale, riforma delle istituzioni. Sembra invece consolidarsi un atteggiamento generale di attesa dell’evento, di un ipotetico «qualcuno» che d tiri fuori da questa situazione, che rimetta le cose al suo po­ sto. Una idea, in verità, ingenua ancorché pericolosa, vi­ sto che nelle pieghe delle lunghe crisi, oltre a peggiorarsi la condizione dei più deboli, possono ritornare con deci­ sione alla ribalta poteri occulti, mafia e terrorismo. Ma nella nostra politica nulla sarà più come prima, a patto che la sodetà dvile, invece che attendere il salvato­ re della patria, comind a sentirsi più responsabile, trovan­ do modi e canali utili per partecipare alla ricostruzione del Paese. Non c’è altra risposta efficace alle preoccupazioni personali e collettive sul futuro: stare a vedere come fini­ sce la partita senza scendere in campo è assai rischioso. E non serve diventare tutti politid di partito. Serve invece recuperare appieno il senso della polis, il significato del dare-avere che dà sostanza ad una piena cittadinanza so­ dale. Investire esdusivamente nei partiti politid per rifor­ mare la politica vorrebbe dire non soltanto errare, ma perseverare nell’errore commesso negli ultimi trentanni. I canali della democrazia sono tanti e tutti vanno rivitaliz­ zati, per dare spazio alle istanze di libertà, dignità e parte-


USCIRE DALLA CRISI

dpazione della persona: impegno sociale, culturale, sin­ dacale, volontariato, informazione, formazione sono i cardini per una riforma vera della politica. In particolare sono tre i temi-simbolo che la società ci­ vile deve portare all’ordine del giorno della politica. Innanzitutto, lo stato sociale: che va riformato attraver­ so un’azione sinergica tra istituzioni e società civile, valo­ rizzando l’attività del volontariato che da privato-sodale è in questi anni diventato pubblico-sodale: ha ridisegnato doè nella gratuità e con competenza il servizio sodale, di­ mostrando che la monetizzazione del disagio o l’offerta dell’istituzionalizzazione sono risposte false all'emargina­ zione. Il secondo riguarda l’economia. È l’aspetto più cri­ tico di questa fase e va coraggiosamente affrontato subi­ to. Nessun programma politico potrà essere credibile sen­ za una chiara linea di politica economica. Di dò deve es­ serne consapevole la gente e chiunque andrà a governa­ re: tagli al tenore di vita sono indispensabili, il problema sarà deddere e dire chi paga di più. Una svolta nella de­ mocrazia economica si impone anche per le imprese. I problemi di trasparenza ed effidenza non si risolvono senza una partedpazione dei lavoratori alle scelte azien­ dali ed alla ripartizione dei benefid economia. Anche la drammatica questione dell’occupazione si può affrontare in questa fase in cui il lavoro scarseggia. Cer­ cando di redistribuire il lavoro che c’è, attraverso la ridu­ zione dell’orario di lavoro, invece che sgravare esdusivamente le aziende del costo del lavoro, consentendo che queste taglino posti di lavoro.

Infine, la questione dell’informazione. Giornali e mass­ media hanno reso in questi anni più trasparenti molte vi­ cende complesse ed oscure di questo Paese. Tuttavia an­ che in questo settore si avverte il rischio della parzialità e della superfidalità. L’ossessione della competizione commerdale e la pervasione partitocratica e delle oligarchie fi­ nanziarie tendono a sviare l’informazione pubblica e pri­ vata, capovolgendo le finalità proprie. È falso - ad esem­ pio - il pluralismo a tre vie (tgl, tg2, tg3) al quale d ha in questi anni abituato il servizio pubblico. Malgrado la pro­ fessionalità di moltissimi giornalisti, i meccanismi dell’in­ formazione, il modo stesso di fare i giornali, spesso fan­ no della notizia esdusivamente un prodotto commerdale. E come sempre, quando si lasdano questioni attinen­ ti alla democrazia alle logiche di mercato, il contenuto ne risulta manipolato, strumentalizzato, e il fine, in questo caso dell'informazione, modificato. Nella nuova democrazia che tentiamo di costruire la tra­ sparenza e la libera concorrenza delle idee saranno deri­ sive. Si dovrà riflettere, prendere posizione, deddere: è il nuovo che lo esige. E in questo processo il ruolo dei mass-media, dal bollettino parrocchiale alla grande stam­ pa, è insostituibile. Per ristabilire un prindpio di correttezza dell'informazio­ ne, non basta tuttavia difendersi, selezionando le notizie, comprare questo invece di quel giornale, ascoltare questo o l’altro telegiornale: bisogna varare regole nuove. Se si vuole contare di più, dunque, partedpare non è importante ma necessario.

Alle difficoltà dell’economia reale e della produzione industriale si è sovrapposta, condizionando seriamente il quadro generale, la crisi di immagine e di credibilità del nostro paese all’estero, con un effetto destabilizzante sui mercati valutari.


VERSO IESTINZIONE DELE«HOMO LEDENS»

La fine dei giochi ra le

innumerevoli contraddizioni delle società post-indu­

Presenze di scommetti­ tori in crescita continua e striali c’è la perdita del senso ludico nella realtà e nel tempo fatturati in aumento pos­ sono forse valere come in­ libero. Stiamo veramente andando verso una convivenza in­ dicatori tendenziali di una controversa voglia di «ten­ sopportabilmente seriosa? È davvero la fine della concezione tare la sorte», ma non cer­ to come dimostrazioni di tradizionale e «classica» del gioco? E cosa possono rappre­ una ritrovata attitudine al gioco, almeno nell'acce­ sentare, in questo clima, i nuovi modi di esprimere la voglia di giocare? zione di cui sopra. Perché? Semplicemente per la mancanza di un re­ «Fuga dal mondo» e «realtà virtuale» si confondono in uno scenario quisito fondamentale: la complesso, difficile da decifrare. Domina il «video-game». E la fantasia? gratuità, che nelle case da gioco, tra una roulette, una slot-machine e uno «chemin de fer», non 'allarme è di quelli destinati a su­ è mai stata notoriamente troppo esercita­ scitare commenti e polemiche a non finire: la serietà e la noia a- portamenti - alcuni persino in aumento - ta. Prendiamo, ancora, il vero e proprio che le nostre società sembrano attual­ «boom» fatto ultimamente registrare dai vanzano; il gioco e la dimensione ludica della vita battono in ritirata mente esprimere, ma che in nessun mo­ video-games, autentici «totem a valenza ip­ do possono essere incardinati in una sif­ notica» per la stragrande maggioranza dei in tutte le società avanzate. nostri adolescenti. Il segnale, tutt'altro che allegro e rassicu­ fatta definizione di gioco. Proprio perché «ipnotici», tali giochi si Prendiamo ad esempio l’«ansia da casi­ rante, proviene dagli studi di alcuni socio­ logi e psicologi statunitensi, i quali deline­ nò» che si direbbe si sia improvvisamen­ presentano privi non solo della caratteri­ ano un quadro contrassegnato da un fe­ te diffusa, negli ultimi mesi, in Italia, dan­ stica della socializzazione (gran parte di nomeno che, se confermato, rischia dav­ do persino luogo a progetti di creazione di essi, infatti, viene praticata in solitudine, vero, a livello sociale, di diventare dirom­ nuove case da gioco in varie parti della pe­ «vis-a-vis» con uno schermo), ma anche di quella della creatività: c’è poco da esse­ pente. L’eclisse del gioco, o almeno delle nisola. re creativi in una sfida contro chip e micro­ forme tradizionali con le quali esso si è fi­ circuiti, in cui l’interattività è più fittizia, il­ no ad ora espresso. Addio, dunque, homo lusoria che reale ed in cui il margine di li­ ludens? Addio gioco come «rivelatore dell'a­ bertà che la ferrea logica della macchina nimo umano», per usare le parole di Schiller? Sembrerebbe proprio di sì. Travolte e stravolte dall’ansia di produt­ tività, impegnate ad inseguire traguardi sempre più ambiziosi, attraversate da ten­ sioni di varia natura, le società dell’Ocddente industrializzato si presentano ormai impoverite di senso ludico, a meno che non si vogliano comprendere in quest’ul­ timo atteggiamenti e propensioni che in realtà esulano dalla concezione classica del gioco. Da che mondo è mondo, infat­ ti, affinché si’realizzi la dimensione del gioco è necessario che vengano ad intera­ gire tre elementi fondamentali: la gratuità, la creatività, la socializzazione Ne deriva la fin troppo ovvia impossibilità a considerare sotto questo «ombrello semantico» com­

T


Tutta talpa della TV SISTE UN LUOGO «incantato» dove è bello essere bambini ed è facile tornare ad esser­

lo: è un negozio di giocatto­

li, nel cuore della capitale. Un luogo in cui, incredibile ma vero, non imperversa la plastica e non si riesce a tro­

consente al giocatore è strettamente limi­ tato al corretto funzionamento del softwa­ re. Eppure i video-games imperversano, si diffondono a macchia d’olio, soppiantano giorno dopo giorno i giochi ed giocattoli tradizionali, quelli, per intenderci, creativi e socializzanti. Basta del resto entrare in un negozio di giocattoli per rendersi conto di come sia radicalmente cambiata la «cultura del ba­ locco». Non più oggetti «concreti», multi­ colori, spesso ingombranti, dalla fisicità tangibile ed immediatamente fruibile; non più cavalli a dondolo, costruzioni di legno, teatrini, trenini, palloni e pattini a rotelle. Tutto scomparso, ridotto al minimo es­ senziale, confinato - al limite - in qualche reparto o andito secondario. L'onore delle vetrine e degli scaffali prin­ cipali spetta ormai a delle anonime e di­ messe scatoline tutte uguali, al massimo diversificate da roboanti e futuribili titoli, rigorosamente in inglese, che celebrano le lodi di indimenticabili guerre interplaneta­ rie, di sfide Est-Ovest (alla faccia del crollo del Muro di Berlino), battaglie tra terrifi­ canti mostri. Giochi impalpabili, astratti, che per «manifestarsi» hanno bisogno di un’interfaccia tecnologica, di una macchina in cui, poter «girare». Acquisti la «scatolina», ma se non hai 1 hardware che diavolo te ne fai? E inoltre: può essere considerato «gioco» un qual-

cosa che richiede la conoscenza non solo delle sacrosante regole interne che ne ren­ dono possibile lo svolgimento (ogni gio­ co, come scriveva Borges, ha bisogno di simmetria e leggi), ma anche (e soprattut­ to) dei meccanismi di funzionamento del suo contenitore? Avviare un computer, rispettare alla let­ tera procedure rigide e vincolanti, assog­ gettarsi a passaggi logici indispensabili ed inevitabili, può costituire un'attività in qualche modo definibile «ludica»? Agli studiosi l’ardua sentenza. Certo è che una simile tendenza appare quanto mai in linea con le complesse derive di trasformazione (involuzione?) di una so­ cietà che sta sempre più avviandosi verso traguardi da «realtà virtuale», che sembra reale, ma che reale non è. Cari Gustavjung diceva che il debito che abbiamo con il gioco dell'immaginazione è incalcolabile; ma c’è ancora posto, in un simile panorama, per l'immaginazione? O tutto è codificato, regolato, definito già in partenza? «Il gioco rende folli e fa gridare di gioia», scriveva Huizinga. Non vorrem­ mo che, di tutto dò, restasse soltanto la follia; noti vorremmo assistere alla fine del «grande mare» del gioco, avvelenato e prosdugato da una moda che sembra prediligere le paludi e i pantani.

vare un video-gioco. «Abbiamo scelto di proporre un certo tipo di giocattoli, ossia quelli che, a nostro av­ viso, meritano di essere chiamati tali per­ ché stimolano la fantasia», ci ha spiegato

la proprietaria. Costruzioni, trenini elettri­ ci, bambole di pezza continuano ad affa­ scinare i bambini di oggi, «così simili a

quelli di ieri».

«Ho visto diverse generazioni aggirarsi tra questi scaffali e non ho riscontrato dif­ ferenze; l'espressione che i bambini han­

no negli occhi, quando guardano i giocat­ toli è sempre la stessa. Solamente qualche

isolato più in là, però, la musica è cambia­ ta. «I ragazzini non hanno più fantasia» -

ci ha detto la giovane commessa di un ne­ gozio «alla moda» - «siamo costretti ad

offrire tutte le novità, perché vogliono so­ lamente quelle». Un ritratto dei fanciulli molto diverso dal precedente, dunque, ma

allora qual è la verità? L'anziano direttore dell'ennesimo nego­

zio, ha trovato una «via di mezzo»; «E tut­ ta colpa della televisione, se i bambini non

giocano più. Troppa pubblicità, tanti brut­ ti giocattoli studiati per stancare presto, in­

capaci di stimolare l'immaginazione. For­

se sono gli adulti ad aver bisogno di ritrovare il gusto del gioco; di ricordarsi d'es-

DISEGNO DI GIORGIO CARPINTERI


ella storia del Centro Sportivo Italiano il decennio degli

anni Cinquanta si caratterizza come l’epoca delle gran­ di scelte di campo che edificarono l’Associazione quale noi

la conosciamo oggi. Archiviati i primi cinque anni di atti­ vità, condotti all’insegna dell’entusiasmo e dello sponta­

neismo, fu allora che il CSI sentì il bisogno di qualificare il

proprio impegno sportivo, formativo, culturale e poli­

tico,

per

incominciare

a

creare una propria propo­

sta alternativa di sport. Per

ricostruire a grandi linee quel periodo così importan­ L’on. Emilio Colombo, giovanissimo, premia un atleta del CSI al termine di un Campionato nazionale di tennistavolo.

te, abbiamo intervistato un testimone

di

eccezione:

mons. Nicola Pavoni, consulente ecclesiastico nazionale

CSI dal 1951 al 1964, stretto collaboratore dell'allora pre­ sidente nazionale, prof. Luigi Gedda. Dopo l’impegno nel

CSI, mons. Pavoni è passato in Vaticano, dove ha lavorato

per molti anni alla riforma del Codice di Diritto Canonico e dove è attualmente impegnato con vari incarichi.

CINQUANTENNIO ALLE RADICI DELL'ASSOCIAZIONE

La svolta degli anni ’ 50


i ricordi delle esperienze più significative del csi di allora, soprattut­ to del primo periodo, degli anni Cin­ quanta? uali sono

Potrei parlare del raduno nazionale del de­ cennio, nel 1955, un avvenimento indub­ biamente importante per la vita e per la storia del csi. Invece desidero parlare dei «campi scuola», cioè delle prime iniziative forma­ tive nazionali per dirigenti e per tecnici, che incominciammo a realizzare fin dal 1954. Prima un solo campo per tutta l'Italia, poi due, uno per il Nord, l’altro per il CentroSud: Madonna delle Nevi, Celana, Montelugo, San Liberato, Acemo... Ai Campi demmo subito un’impostazio­ ne che credo, come ossatura, sia rimasta fino ad oggi: un momento formativo gene­ rale, di carattere culturale ed etico, il matti­ no, e lezioni di tecnica, teorica e pratica, il pomeriggio. Dopo cena la famosa «serata» per stare allegri in compagnia, quindi una

riflessione prima di andare a Ietto. Quanti tecnici sono passati e cresciuti in quei campi! E quante discipline sportive ne hanno beneficiato: la pallavolo italiana si è sviluppata grazie a quei Campi del csi. Com'erano, allora, i rapporti tra il csi e il CONI?

Nel periodo in cui sono stato io al csi ci fu­ rono rapporti buonissimi. Erano in buona parte rapporti personali. Ad esempio, fra me e Onesti, con il quale cerano contatti molto frequenti e molto cordiali, anche di tipo personale. Ma sotto i rapporti personali c’era un di­ scorso di tipo politico. Il coni d teneva ad essere e farsi vedere amico del csi, Ente cattolico. Gli giovava sul piano politico. Il discorso valeva, del resto, anche per alcu­ ni altri Enti, come I’uisp, la Libertas... Questo però non impediva al CSI di svi­ luppare anche un discorso critico nei confronti dello sport «ufficiale»?

Certamente. Su certi problemi abbiamo

fatto addirittura delle guerre, come sugli aspetti morali del pugilato. Il nostro intento era di dare un volto umano allo sport. Partivamo da premesse teologiche - il significato e il valore del cor­ po umano nella creazione divina - per af­ fermare che occorreva sì perfezionare e sviluppare il corpo, ma non, come fine ul­ timo, per essere il primo, bensì per dare il meglio di sé nello sviluppo della creazio­ ne. Era il periodo in cui nello sport comincia­ va a emergere il tecnicismo...

Sì, e il csi lo combattè subito, fin dagli ini­ zi, anche se allora si era davvero ai primi passi. Ho conosduto Coppi, Magni e tanti campioni di varie disdpline: il valore reale veniva fuori soprattutto dalle qualità personali. Comunque, riscuoteva ■ un grosso interesse il discorso che il csi andava fa­ cendo sullo sport non co-

13


me fatto esclusivamente muscolare, ma come espressione della persona umana nella sua pienezza. Ricordo teatri gremiti e attentissimi quando tenevamo conferenze e convegni su questi argomenti... I buoni rapporti politici con il coni, dun­ que, non impedivano al csi di svolgere anche un ruolo critico verso alcuni aspetti del costume sportivo.

Indubbiamente, ma bisogna ricordare che allora coni e Federazioni non erano quel tutt’uno che sono oggi: c’era una grossa differenza tra il coni, impersonato nei suoi massimi rappresentanti - Onesti, Zauli -, e il mondo delle Federazioni, nei cui indiriz­ zi e comportamenti spesso il CONI non si identificava. S'interessava, allora, il CSI dello sport

femminile?

Come attività no, poiché era campo d’im­ pegno della fari (Federazione Attività Ricreative Italiane, che nel 1972 si è unita al CSI). Ci interessavamo di alcuni aspetti mora­ li dello sport femminile. Si incominciava già allora ad esasperare l’impegno agonistico e la preparazione tec­ nica, fino a incidere su al­ cuni processi fisiologici propri delle donne. Su questo siamo intervenuti più volte, ma grosse pole­ miche, in generale, non ci sono state. Le età dei praticanti, allo­ ra, erano più alte di quel­ le di oggi?

Sì. Il csi cominciava l’attivi­ tà dalla scuola media ed era all’avanguardia rispetto alle Federazioni. Il discorso dei «giovanissimi», sempre riferito ai ragazzi delle Me­ I partecipanti a uno dei primi Convegni Consulenti. die, lo abbiamo sviluppato soprattutto agli inizi degli sport uno strumento per avvicinare gente anni Sessanta, in seguito a un ritrovato rapporto di collaborazione con la Gioven­ e ottenere voti. Era per loro uno spazio elettorale. Alcu­ tù Italiana di Azione Cattolica. Il csi sosteneva anche l’importanza della ni politici avevano anche una sensibilità pratica sportiva nella scuola, come com­ culturale per lo sport, ma a conti fatti inte­ ponente del processo formativo scolasti­ ressavano di più i rapporti personali, la be­ co. Sport e scuola era un binomio abitua­ nevolenza delle organizzazioni sportive e degli iscritti... le dell’impegno del csi, a cui, tra l’altro, proprio per questo fu affidata l’organizza­ Ma il csi, allora, ha affrontato anche problemi di strategia politica. zione dei Criterium studenteschi. Certo. Il convegno nazionale su «Sport e Politica e sport, politica dello sport: comune», che abbiamo svolto al Foro Ita­ com'era avvertito allora il problema? Anzitutto, bisogna dire che in generale il lico addirittura prima delle Olimpiadi di problema politico allora non era tanto le­ Roma, è stato su questo tema un fatto d’a­ gato ai valori, ma ai mezzi, ai soldi, e ai... vanguardia di eccezionale importanza. voti. I politici vedevano anzitutto nello Poi, nel 1962, abbiamo affrontato ancor

più esplicitamente il problema in un con­ gresso nazionale intitolato «Una politica sportiva per una gioventù migliore». La re­ lazione centrale sul tema fu svolta dall’at­ tuale Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Qual era la posizione del csi di fronte a

tematiche come l'agonismo?

Oggi il csi ha un po’ attutito l’elemento agonistico, accentuando il gioco, la festa; noi invece consideravamo l’agonismo co­ me uno strumento di perfezionamento della persona umana. Ogni persona, per crescere, deve vivere l’agonismo in diver­ se situazioni e sotto vari aspetti. Non ago­ nismo per schiacciare l’avversario ma, se­ condo un’espressione che anche oggi, in altri contesti, uso ripetere spesso ai giova­ ni: il meglio di te per il meglio degli altri. Da vari anni uno dei temi dominanti nel csi e in molta parte dello sport italiano è quello dello «sport per tutti» o dello «sport sociale», come si diceva fino a qualche tempo fa.

Il concetto dell’importanza della pratica sportiva generalizzata era già presente nel csi, anche se forse non nei termini in cui si è affermato poi, dagli inizi degli anni Set­ tanta. Al convegno «sport e comune», ri­ cordato prima, dovevano seguire altre due iniziative: «sport e famiglia» e «sport e scuola». Purtroppo questa sorta di trilogia dello sport per tutti, se vogliamo, non si è potuta realizzare nei termini in cui era sta-


L’inaugurazione di un campo sportivo promosso dal csi di Roma nel quartiere Quarticciolo della Capitale. In basso: la visita del presidente del coni, aw. Onesti, alla sede nazionale del csi. Al centro l’allora presidente nazionale prof. Gedda.

IL MESSAGGIO DEL III CONGRESSO NAZIONALE

Distinguiamo il nostro sport ICEMBRE 1951: il CSI si presenta al suo III Congresso nazionale dopo aver

appena annunciato, per bocca del presi­

dente nazionale Luigi Gedda, una decisi­

va scelta di principio: «Lo sport non va visto come un fine, bensì come un mezzo per il fine». E il fine va deli­

neandosi sempre più: quello dell'educazione di tutti at­

traverso la pratica sportiva. Nelle premesse del Con­ gresso c'è anche la preoc­

cupazione per la realtà gio­ vanile, troppo attratta dallo

sport campionistico. Così, occorre lavorare «perché il giovane venga distolto da quelle pratiche

sportive che, oltre ad essere dannose psi­

ta pensata e programmata. Ma il concetto che la ispirava era per l’appunto quello dell’esperienza sportiva resa accessibile a tutte le categorie sociali. Con il tema «sport e famiglia», ad esempio, che fu poi affron­ tato all'interno di un convegno dei consu­ lenti ecclesiastici, si intendeva non solo portare lo sport dentro la famiglia, ma cre­ are una struttura familiare dello sport e quindi una cultura familiare dello sport. Com'era e come si realizzava il rappor­ to tra il csi e la Chiesa ?

Non ho mai incontrato difficoltà su questo piano. I Vescovi guardavano al csi con grande interesse e con grande simpatia. Ricordo che erano sempre affettuosamen­ te presenti alle nostre manifestazioni, ai nostri convegni, in tutta Italia. Lo stesso dicasi per i sacerdoti, soprat­ tutto i preti giovani che in grandissimo nu­ mero in quegli anni si impegnarono nel CSI, e molti continuano ancora. Certo, c’era anche una molla pratica in molti: Io sport era uno strumento per ave­ re i ragazzi all’oratorio, il csi dava la possi­ bilità di partecipare a dei campionati, di ri­ cevere dei piccoli benefici, un pallone, una serie di magliette (per quanto oggi sembri incredibile, erano questi, allora, i massimi contributi che ci si aspettava di ottenere e che si concedevano). Ma proprio in quel tempo abbiamo svi­ luppato un discorso molto serio in tema di sport e chiesa.

Quello che io avevo trovato e che trova­ vo in giro era un discorso di sport come mezzo per conquistare i giovani. Noi parlammo con forza, invece, di uno sport, non per conquistare i giovani, ma per formarli, per educarli, per aiutare le fa­ miglie ad assolvere il loro compito educa­ tivo. E non volevamo neanche uno sport specchietto per le allodole. Lo sport va fat­ to seriamente, dicevamo, applicando la tecnica e nel rispetto delle regole. Perciò inventammo i «campi scuola» e vi chia­ mammo come docenti i migliori allenatori italiani perché vi insegnassero la tecnica più avanzata e moderna. In ambito forma­ tivo il csi ha rappresentato in quegli anni un elemento d’avanguardia e di esempio per tutto Io sport italiano.

cologicamente, possono portarlo all'esibi­

zionismo o al campionismo». Il Congresso accoglie la preoccupazione e

la traduce in uh invito: aumentiamo la

qualità delle nostre idee, fornendo alla no­ stra azione un patrimonio ideologico «che distingua il nostro sport e lo qualifichi di

fronte agli altri». Nelle conclusioni del Congresso appare

chiaro che il CSI, pur mantenendo vivi i rapporti con il CONI e le Federazioni, e pur

conservando il termine agonismo nei pro­ pri programmi, si va staccando sempre più dallo sport agonistico alla ricerca di

un modello di attività che sia interessante

per i giovani e al tempo stesso costituisca un'esperienza educativa. Il nuovo sport -

stabilisce il Congresso - si può attuare

Per concludere, una parola su Luigi Gedda, presidente del CSI fino agli inizi degli anni Sessanta.

dando precedenza tre opzioni: equilibra­

Ho avuto la fortuna e la gioia di lavorare per molti anni a fianco di Gedda. Lo giudi­ co un uomo eccezionale per la modernità dei problemi che affrontava, per come li affrontava e per la certezza delle soluzioni che indicava e attuava. Era un maestro di organizzazione, di coraggio, di iniziativa ed era dotato di un grande carisma: con­ vinceva e trascinava. E poi, non dimentichiamolo, il csi, orga­ nizzazione sostanzialmente diversa dalla fasci dei primi anni del secolo, è stata un­ ’idea geniale di Gedda.

certa polisportività; dare continuità all'a­

re le varie attività sportive, sganciandosi

dal monopolio del calcio a favore di una zione associativa (le 14 specialità propo­

ste dal CSI devono intervenire nella vita del

giovane offrendo anche un contributo formativo-culturale); proporre un esempio di serietà sportiva, educando gli atleti a

sdrammatizzare i campionati nazionali e

a considerarli unicamente come la naturale conclusio­

ne dell'attività periferica, un

motivo di incontro e non di scontro.

[E. M.]

115,


VERSO IL CONGRESSO NAZIONALE

Le regole di una ei gruppi di piccole dimensioni, in cui tutti si conoscono e si incon­

trano di continuo, l’assenza di regole scritte che scandiscano i mo­ di del vivere associativo può essere compensata dalla consuetudi­

ne e dal tacito accordo. La vita di gruppi più vasti non può invece prescindere dall’esistenza di norme codificate. Il Regolamento Or-

ganico attualmente in vigo­ re nel CSI prevede norme

senso. È evidente che sa­

che si collocano a metà del

rebbe preferibile una solu­

guado che separa 1 piccoli

zione codificata, idonea ad

spontanei

dalle

escludere ogni situazione

grandi associazioni su sca­

paradossale. Con quale fi­

la nazionale, poiché codifi­

losofia è stato affrontato il

ca soltanto alcuni atti della

problema

vita comune, affidando gli

sione per la riforma del Re­

altri alla prassi e al buon

golamento Organico?

gruppi

na tendenza diffusa nei gruppi

di persone numericamente ristretti è quella di non sancire in /C. forma scritta le norme che re­ golano la vita del gruppo. Ciò, ovviamente, non implica la to­ tale assenza di regole comportamentali, le quali finiscono comunque con l’affermarsi come prassi, costantemente seguite ed inte­ se come cogenti dai singoli appartenenti al gruppo. Si pensi, exempli grafia, ai gruppi spon­ tanei costituiti dalie cosiddette «comitive di amici»: nessuna norma scritta impone ai compagni di comitiva la data, il luogo e l’orario di riunione, eppure tutti i compo­ nenti sanno bene che i loro incontri avver­ ranno di sabato, alle ore 21.00 in prima convocazione, alle ore 22.00 per i ritarda­ tari, presso il ritrovo «X»... la birreria «¥»... la discoteca «Z». Tutto ciò non avviene per caso, bensì perché una «regola» - di tipo consuetudi­ nario -, valida per tutti gli appartenenti al gruppo, è da questi soggetti conosciuta ed accettata. Piccoli e grandi gruppi

Situazioni del tutto analoghe si hanno all’in­ terno della nostra Associazione: si pensi alle

piccole società parrocchiali, aventi come presidente il vice parroco «amico dei ragaz­ zi», all’interno delle quali nessuno si sogne­ rebbe mai - non sussistendone la necessità - di sancire per iscritto le regole di convoca­ zione dell’assemblea, di elezione alle cariche sociali, di ammissione dei nuovi soci... L’assenza di norme scritte, in questi casi, non è indice di scarsa democrazia, ed anzi è resa possibile dal fatto che le piccole dimen­ sioni del gruppo consentono normalmente a tutti i componenti di partecipare attiva­ mente alle decisioni in ordine alle «regole del gioco». La situazione è del tutto diversa nei grup­ pi più grandi. Un’associazione come il csi composta oggi da 650.000 soci - non po­ trebbe assolutamente vivere ed operare in assenza di regole certe e scritte. Ciò, princi­ palmente, in quanto tutti gli associati, che non hanno partecipato alla fissazione delle norme, devono essere messi in condizione di conoscere le regole che il gruppo, coi me­ todi della democrazia rappresentativa, ha inteso darsi. Di qui, la naturale esigenza di una «codifi­ cazione» scritta delle norme, che già di per sé è indice di maggiore democrazia, in quanto strumento di garanzia delle situazio­ ni giuridiche soggettive.

della

Commis­

A metà del guado

Rileggendo il regolamento organico attual­ mente in vigore - l’atto normativo interno che regola lo svolgimento della vita associa­ tiva - ci si accorge che la nostra Associazio­ ne, in relazione alla tipologia delle norme di organizzazione interna, si trova, ancora og­ gi, soltanto a metà del guado che separa i piccoli gruppi spontanei dalle grandi asso­ ciazioni su scala nazionale: una parte delle regole organizzative è sufficientemente co­ dificata; un’altra parte, abbastanza consi­ stente, resta, al contrario, affidata alla prassi ed al buon senso degli associati. Si ponga, ad esempio, il caso di un anno sportivo inaugurato con un Congresso; si danno due ipotesi: a) il presidente provincia­ le convoca regolarmente il Congresso ex art. 14 St., ma non esistendo - alla data di con­ vocazione - alcuna società affiliata o aderen­ te (v. art. 8 St.) il Congresso va deserto; b) la convocazione del Congresso, affissa nella sede del Consiglio provinciale (art. 25 R. O.), raggiunge le società sportive, le quali pre­ sentano la domanda di affiliazione al csi; il Consiglio provinciale accoglie le domande, ma poiché tale accoglimento reca una data successiva a quella della convocazione, tut­ te le società sportive non saranno comun­ que legittimate a partecipare al Congresso.


In entrambe le ipotesi, si potrebbe obietta­ re, le due conseguenze, estreme e negative, sopra descritte - pur se legittime alla luce delle vigenti norme statutarie - non si verifi­ cheranno mai: il «buon presidente provin­ ciale» avrà cura di convocare il Congresso dopo aver invitato tutte le società sportive già affiliate nell’anno precedente a rinnovare l'affiliazione e, laddove abbia dimenticato di informarne qualcuna, farà in modo che il Consiglio provinciale antedati l’accoglimen­ to della domanda di affiliazione. Ma fino a che punto una scelta affidata al buon senso del singolo presidente provin­ ciale si presenta come una garanzia per tut­ ti gli associati? Che tipo di certezza del diritto si offre so­ prattutto ai soci dei Consigli più grandi, in cui necessariamente meno stretti sono i vincoli di amicizia che legano la base associativa al vertice? La certezza del diritto

È principalmente guardando a queste ultime realtà che appare preferibile una soluzione normativa codificata, che, formalizzando l’a­ stratto «buon senso», sia idonea ad esclude­ re ogni evoluzione paradossale. In tale direzione non poteva fare a meno

di muoversi la Commissione per la revisio­ ne dello statuto che, attraverso la riformula­ zione di molte parti del regolamento organi­ co e la conseguente dilatazione del suo con­ tenuto da 148 articoli a 256, ha licenziato un testo che è mirato a regolamentare compiu­ tamente i vari momenti della vita associati­ va nel rispetto di uno standard di garanzie giuridiche per tutti gli associati. Tornando all’esempio precedente, si è av­ vertita l’esigenza di ridisegnare le forme di convocazione dei Congressi locali, con l’o­ biettivo sostanziale di garantire la partecipa­ zione di tutti gli aventi diritto. E così, il presidente provinciale invierà la convocazione «anche a tutte le società affi­ liate e aderenti nell’anno sportivo preceden­ te», «almeno 30 giorni prima della data fis­ sata per la riunione» (art. 27 Prog. R. O.): le società sportive potranno presentare le loro domande di affiliazione; il Consiglio locale dovrà valutarle entro 20 giorni; ammesso anche che il Consiglio «dimentichi» (sbada­ tamente o volutamente) di deliberare in or­ dine alle singole domande, entro il termine di 20 giorni, le stesse si intenderanno co­ munque accettate (art. 14 Prog. R. O.); cia­ scuna società sportiva sarà dunque messa in condizione di partecipare al Congresso,

poiché «affiliata o aderente alla data del 25° giorno successivo a quello dell’invio della convocazione» (art. 24 Prog. R. O.). Altre proposte di riforma

E per quanto riguarda il voto limitato, reie­ zione dei consiglieri regionali e nazionali, la presenza di due delegati al Congresso, l’in­ troduzione dei Collegi locali e regionali dei Revisori dei conti? E beh! Per tutte queste proposte di riforma sia l’interprete critico a valutare se la Com­ missione ha agito avendo come fine ultimo soltanto il «modernismo», o peggio l’ecces­ so di pignoleria, ovvero l’effettiva garanzia che può scaturire dall’avere sancito attraver­ so una norma scritta ciò che dai più verreb­ be comunque messo in pratica in virtù del buon senso. In chi ha fatto parte della Commissione re­ sta la consapevolezza di avere operato non per costringere la democrazia associativa al­ l'interno di uno schema fondato sul «dura lex, sed lex», bensì per esal_ tarla attraverso un'utilizzazio­ ne della norma giuridica fon­ data sull’opposto - e più ele­ vato - principio secondo cui «ius est ars boni et aequi». ' |.

17


a

Presidenza nazionale ha sottoscritto una convenzione

con l’agenzia RES (Risposte Esperienze Servizi) della Co­

munità di Capodarco, per dotarsi di supporti adeguati, sia sul piano delle idee che degli strumenti, nell’impegno che l'Associazione ha voluto assumere nell’ambito della preven­ zione del disagio giovanile. Vediamo quali significati concreti assume l’iniziativa.

ALLA RICERCA DI NUOVI PERCORSI

Sulla strada per Gerico r-riw—>

LEO LEONE

l’alienazione, del furto, del­ N UOMO scendeva da Gerusalemme a Gerico... L’avvio così piano e narrativo di una tra le più belle la rapina, dello spaccio..., parabole del Vangelo può essere assunto a illustrazione di questa iniziativa dell’Associazione. Si tratta di aver scelto un cammino non consueto o, quanto meno, ignoto a mol­ della indifferenza e dell’ab­ ti di noi. Scendiamo nel concreto di una impresa innovativa che rappresenta una opzio­ bandono. Oltre tutto la strada, ne non facile, né indolore ma, probabilmente, ormai inevitabile. Una opzione che ci in­ quella vera, materializzata, terpella come persone, come credenti, come educatori sportivi. Non è errato affermare che il csi in qualche modo ha sempre fatto prevenzione nel sembra essere diventata lo mondo giovanile lavorando negli oratori, dentro e fuori le parrocchie, nei piccoli e gran­ spazio proprio dell’aggre­ di centri, nei quartieri costipati di stress e poveri di vita, nei paesini interni intrisi di noia gazione giovanile: così flui­ e senza stimoli, nei quali i rapporti spesso si appiattiscono e si consumano pigramente da, così indefinibile e inde­ cifrabile dall’esterno. nella piazzetta e al bar. Non tutto è a rischio nel­ Mediante la convenzione con la res prendiamo la strada per Gerico... più consapevol­ la strada, come nulla è ga­ mente e decisamente, scegliendo di realizzare la relazio­ rantito per la strada. Lo sapevano bene i viandanti di una ne di aiuto attraverso lo sport, per avvicinarci ai margini della strada e farci prossimo per quei viandanti sfortuna­ volta (compreso l’anonimo malcapitato del Vangelo) che prima di avviarsi predisponevano ogni cosa per far fron­ ti che sono lì ad attendere che tra i passanti qualcuno si te agli imprevisti: dalla bisaccia al bastone, fino agli olii e accorga di loro. unguenti e quanto altro potesse costituire un minimo di Le insidie della strada: i ladroni... armamentario per il pronto soccorso e la sopravvivenza. Poteva capitare che l'avventura si rivelasse più ardua di oUn uomo... s'imbatté nei ladri, i quali lo spogliarono, lo gni inquietante previsione e allora non cerano precauzio­ caricarono di percosse, poi se n'andarono, lasciandolo mezzo morto. ni che tenessero. Il Vangelo non d descrive più di tanto l’uomo che incap­ L’universo giovanile è stato sempre esposto alle insidie pò nei ladroni; non ci dice se fosse stato poco avveduto o della strada. La strada è il luogo della confluenza dei beni se avesse preso invece ogni misura preventiva. Il fatto è e dei mali del mondo. Ai tempi della parabola evangelica si può affermare che che... incappò nei ladroni. la strada li metteva anche in buona vista, sia i beni che i Non c’è da sforzarsi molto per cogliere dietro l’immagi­ mali. La strada è immagine del mondo complesso e pro­ ne dei ladroni tutto quanto, persone e drcostanze, insidia blematico della realtà storica e sociale; è il luogo della co­ questa nostra generazione giovanile e che va a confluire municazione, come del pettegolezzo e della calunnia, in quel triste e intricato mondo che è la strada che dal di­ delle sensazioni e delle esperienze più diverse: della ami­ sagio va giù fino alla devianza, alla perdita totale di sé (Io cizia e della condivisione, dei sogni e dell’esaltazione, del­ spogliarono... dice la parabola).


Un samaritano, olio, vino e due denari

Vicino al poveretto passarono «un sacerdote ed un levita che proseguirono oltre, e poi si trovò a passare di lì un samaritano che si mosse a pietà, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino». Non del tutto assicurato

così complessi si possano risolvere con il semplice entusiasmo. La disponibilità a «farsi prossimo» non basta se non è accompagnata da capacità e strumenti che non è dato a tutti di possedere. Siamo sostenuti nell’impresa dalla ferma convinzione che lo sport educativo possiede risorse inesplorate e per-

Il Buon Samaritano, incisione di Pietro Fontana (1762/1837).

delle condizioni dell’uomo lo portò addirittura in albergo e versò due denari di cauzione al proprietario perché si occupasse del malcapitato. Quando si leggono questi ultimi passag­ AMBITI OBIETTIVI______________ATTIVITÀ1 MODALITÀ1 gi di Gesù ti viene sempre voglia di incatti­ corso per educatori di strada 2 stages + una verifica .n itnere Elaborazione teorico-pratica di un «progetto pilota» virti sulle pessime figure del sacerdote e sulle valenze educative allo sport nel «laboratorio» strada del levita, quasi a prendersela con stereo­ 5 incontri incontri periodici Attivazione di una strategia di interazione ' s!.' \ «' « ' ' 5 tipi dell’inaudito, ma anche con la malce­ tra progetti pilota e assistiti lata autocompiacenza di chi prende le di­ Supczvfeìonc dei progetti ossist^i Garantire la supervisione tecnica dei progetti assistiti stanze da personaggi archiviati in un pas­ Incontri e visite periodiche TEMI SPECIFICI Fornire la consulenza per l'attivazione, sato remoto e, comunque, fuori dalla pro­ Mitiche la realizzazione, la gestione di interventi 1 stage Servizi sociali nell'ambito delle politiche sociali pria dimestichezza e collusione. Quasi che Volontariato servizio civile i saccenti predicatori e diagnosti sui mille iss?s>ssisiwssss^sssss^^ Predisposizione e fornitura di materie e strumenti mali (e qualche bene) del mondo giovani­ di informazione e documentazione della Res Regolamento Csi-Res le non fossero oggi in tanti, gli stessi che INFORMAZIONE poi non si lasciano facilmente compro­ mettere sul: che fare? dò non ancora adeguatamente utilizzati a favore dei co­ Allora è meglio sorvolare... e andare a vedere se sia il caso di vestire i panni del terzo personaggio, se sia il ca­ siddetti «giovani a rischio». Per cui d avvarremo della consulenza e degli interventi della res ogni qual volta, sia so di farsi samaritani dello sport e con lo sport. al centro che in periferia, il CSI penserà di impostare e re­ Fuori di parabola, ma avervi indugiato è forse servito più che ogni contorsione intellettuale, diciamo che il ricor­ alizzare progetti che si muovono nell’ambito delle politi­ so ad una consulenza come quella che ci verrà fornita dal­ che sodali. Ci avviamo dunque per questo cammino... scendiamo la RES ci può meglio aiutare a investire in uno sport edu­ a Gerico con molto coraggio, tanta umiltà e circospezio­ cativo nell’ambito della prevenzione del disagio. La scelta che facciamo di destinare più slancio e più in­ ne. Non è un caso che la prima iniziativa riguarda lo sta­ ge per educatori di strada che ha preso il via a Chiandaterventi in questo campo non d mette di per sé al riparo no a fine marzo. dal rischio di fallimento e dalle facili illusioni che problemi

19


l

Paese affonda, tra scandali e recessione. Anche il

mondo dello sport vive le sue inquietudini. Per l’asso­

I

ciazionismo sportivo è tempo di rimboccarsi le mani­ che, di darsi da fare per restituire dignità allo sport e

riconsegnarlo all’uomo. In che modo? La risposta giun­ ge da manifestazioni come la Festa «Sport Festa Insieme»

a Merano che ha dimostrato una volta di più

come lo sport più autentico sia quello vissuto

’

e praticato dalla gente comune, e dai giovani

soprattutto, come espressione di gratuità, di passione e di impegno nel sociale. FRANCA BROLLO

“|

t


siamo noi


SCI

U11A neve a Merano 2.000,

lungi da ogni contaminazio­

Agonismo nella quiete

ne di tipo stress-psico-sociale. Infatti, in alto sui monti

del comprensorio meranese, tra luoghi come Falze-

ben e S. Oswald, destinati

alle prodezze dei 346 scia­ tori della Sportfesta, ad a-

verla vinta era l'immensa M

entre centinaia di ragazzi

del CSI scivolavano sulle nevi delle fredde vallate bolzanine, gli uomini di Palazzo praticavano lo slalom fra le rovine di Tangentopoli. Il terremoto politico prose­ gue a scuotere tutto il Paese: il sistema dei partiti come la classe dirigente, che affan­ nosamente è alla ricerca di identità, pro­ gettualità e indirizzi d’intervento. Altre scosse, di pari passo, continuano a scuo­ tere il nostro sistema economico: lira e imprenditoria precipitano sempre di più, svuotando portafogli e fabbriche e ali­ mentando quel malessere che conduce ad ulteriori segnali di instabilità il nostro Bel Paese. Nuove tegole! Ce n’è davvero per tutti. Sport compreso. Qualcuno teme che, sci­ volando scivolando, si giunga a Sportopoli. E allora? Allora è tempo di ricostruire, di rimboccarci le maniche lavorando sodo per restituire dignità allo sport e riconse­ gnarlo all’uomo. Tuttavia, un rovescio del­ la medaglia c’è. Appartiene all’altro volto dello sport, che è quello dell’associazioni­ smo sportivo di base, quello vissuto e

a cura di Alessandro cortinovis

pace bianca «respirata» da

tutti gli intervenuti. Un lenzuolo vastissimo, ancora tutto bianco nonostante la stagione sciistica sul finire, accoglieva chiunque avesse ardito salire sulla dop­ pia funivia, per scendere all'inizio delle piste. Partiva da quel punto lo slalom

gigante della prima giornata, quella d'apertura: «a venir giù» erano tutti lan­ ciati, incuranti dell'esito, ma decisi a ben difendere l'occasione di gioire per un

buon risultato a dispetto dell'età. Dai ragazzi, ai Criterium, fino agli Adulti e Veterani, ovviamente di ambo i sessi, la veste di agonisti era adeguata a tutti lungo quelle piste inserite in un mondo ancora pulito, distante dalle snervanti e-

sigenze del vivere arrivista. I sorrisi poi, anche quelli liberi in uno sport a misu­

ra d'uomo, miglioravano ancora il gusto per quell'ambiente. Quasi che quelli non fossero atleti, ma solo dei passanti, già felici di poter «fruire» di quelle stu­

pende vallate meranesi. Qualche frizzo maggiore di agonismo s'intuiva nello slalom parallelo «a tre», dove il divario di pendenza, talvolta, era annullato dalla grinta dell'uno contro uno. I rilievi tecnici premiavano ancora gli esperti

sciatori del giorno prima. La neve non regala facilmente miglioramenti tecnici. Nel contempo, in basso, a Falzeben, era Danilo Antonipieri a convincere i po­

chi curiosi della bellezza dello sci nordico. Le staffette 3x3 Km il giorno succes­

sivo permettevano agli atleti di sancire amichevolmente la loro passione: le for­

mazioni erano miste e composte tra vari Consigli. Lo sci di discesa aveva inve­ ce nel «Top G», uno slalom gigante di particolare impegno riservato ai miglio­

ri 80 atleti, l'evento culminante, decisamente spettacolare, con giovani e meno lanciati per «brillare» di fulgida tecnica e vibrante atletismo... o almeno di quel?

lo che restava loro. Poco importava, quei luoghi sembravano incantati. A dieci minuti di funivia la consueta balordaggine del traffico caotico, dei pressanti im­

pegni, delle problematiche quotidiane. A quota 2.000 per chiunque una quie­ te siderale, dove gli atleti erano semplicemente... persone.

Un passaggio di corsa campestre femminile. Alle gare di questa specialità hanno partecipato 109 atlete di 22 Consigli. Il gruppo più numeroso era quello di Como, con 20 partecipanti, seguito da Lecco, con 14 iscritte.


CORSA CAMPESTRE

E È VERO, come è vero, che il rispetto e l'amore verso la

Immersi nel verde

natura sono dei princìpi gui­ da per gli atleti del CSI, le

gare di corsa campestre or­ ganizzate nelle giornate di

«Festa Insieme» a Merano hanno dato la possibilità di vedere tradotto in pratica quanto viene sempre detto.

praticato dalla gente comune, dai cittadini. «Lo sport siamo noi!»: lo affermano centinaia di migliaia di giovani che usano questo strumento per diventare uomini e donne, consapevoli di essere i detentori di un diritto - che è la pratica sportiva - da eserdtare come espressione di gratuità, passione profonda, amore per la vita, im­ pegno nel sociale.

A CURA DI ELENA MAIETICH

La natura, infatti, ha fatto da

splendida cornice al percorso stabilito, offrendo la possibilità ai gareggianti ed al pubblico di vivere ore immersi nel verde. In due tipi di competizione si sono visti impegnati gli amanti dell'atletica leggera: lo «staffettone 10x100» e le gare individuali. Il primo appuntamento si è svolto lungo la Winter-Sommer Promenade che costeggia il torrente Passirio, un per­ corso, a detta dei più, abbastanza impegnativo perché presenta dei

cambiamenti di pendenza non indifferenti. Tuttavia le difficoltà non hanno spaventato i 350 atleti, che, dal più giovane (12 anni circa) al più anziano (vicino alla settantina), hanno affrontato i 1.000 metri a di­

I mille di Merano

Il csi rappresenta, oggi, una realtà tangibi­ le, un riferimento indiscusso per la sua azione profusa sul territorio attraverso la proposta di un'attività ludico-sportiva ca­ pace di segnare in profondità l'esperienza personale e sociale. Ennesima conferma ci è pervenuta dal­ la città di Merano (BZ) nel corso della Fe­ sta nazionale di Sd, Corsa Campestre e Tennistavolo svoltasi dal 24 al 28 feb­ braio. In 1.000 sono approdati da tutta Italia per testimoniare entusiasmo e partedpazione ad una nuova esperienza di sport-gioco, di aperto confronto con le al­ tre realtà, avendo rispetto della cultura e delle tradizioni della comunità locale.

sposizione dando il meglio di se stessi. Un'innovazione importante ri­ guarda, la composizione delle squadre: i 29 team potevano essere for­

■v

mati liberamente, così da non creare una gara tra i soliti gruppi rappre­ sentanti ognuno un Consiglio CSI. Si è voluto dare la possibilità di ga­ reggiare con chi si voleva; gli staffettisti potevano, quindi, essere nuovi

amici, come vecchie conoscenze ritrovatisi per l'occasione; tutto ciò rientra nell'insegnamento di vita che il CSI vuole dare per uno sport li­

berato dallo spirito competitivo ed agonistico. Sabato mattina, l'enorme e bellissimo Ippodromo di Maia, posto al limite di Merano, ha ospitato le gare

individuali. Per la maggior parte degli iscritti alla Campestre si trattava dello

«zoccolo duro» della manifestazione: un confronto diretto preoccupa sempre di

più! Abbiamo visto partire i partecipanti in batteria uno dopo l'altro, li abbia­ mo visti correre con il volto tirato, arrivare stremati e riprendere il respiro felici;

certo chi è arrivato primo forse sorrideva più degli altri, ma la testimonianza di

Carmine, del Consiglio di Diamante, rende evidente che la vittoria in se stessa non ha proprio alcun significato: «Dedico il mio primo posto alla Presidenza e

a tutti gli amici del CSI».


TENNISTAVOLO

Divertirsi giotando

u APPUNTAMENTI della Festa con il Tennistavolo hanno

insegnato che ogni sport è

bello, anzi bellissimo.

Lo

spettacolo offerto ha regala­ to emozioni anche ai «pro­ fani», perché non si è esau­

rito con i gesti tecnici e i ri­ sultati. Per questo motivo è impresa ardua scrivere di

meranesi (Spettacolare la passeggiata lungo le rive del fiume Passirio, sulla Sommer Promenade, dove si è svolta la staffetta 10x1.000) hanno fatto da cornice ad uno spettacolo di genti e di sport. An­ che i numeri hanno parlato chiaro: 20 le Regioni rappresentate, 66 i Consigli pro­ vinciali presenti per un totale di 200 Socie­ tà sportive; 94 i dirigenti accompagnatori; 85 i componenti l’équipe organizzativa; 202 gli atleti del Tennistavolo; 346 i gareg­ gianti nelle specialità dello sci di fondo e nordico; 357 i praticanti la Corsa Campe­ stre; 805 i partecipanti alla Corsa di Orien­ teering, di cui è stata presentata ufficial­ mente la Campagna nazionale di promo­ zione sportiva per la prossima stagione.

a cura di Arianna cucinotta

quelle ore senza scivolare

nella «insana retorica». La cura amorevole con la quale l'équipe tecnica ha pre­ disposto per le gare la Sala dei Congressi delle Terme ha suscitato l'ammira­

zione degli spettatori e le lodi degli atleti. Lo stesso locale, che solamente il gior­

no prima era ingombro di scatoloni e invaso dall'intollerabile luce del giorno, è stato trasformato grazie ai 18 tavoli allineati perfettamente, ai tendoni che

hanno oscurato le grandi vetrate, all'illuminazione artificiale, tanto accurata da

consentire di individuare facilmente ogni singolo settore di gioco. Un colpo d'occhio reso ancora più suggestivo dall'insolito colore dei tavoli; l'azzurro; una

innovazione introdotta a livello intemazionale, appena un anno fa, per soddi­

sfare le esigenze televisive e che gli organizzatori sono stati orgogliosi di aver potuto recepire così presto. Pazienza se la TV non c'era, anzi meglio, anche se avrebbe trasmesso le im­ magini di un'Associazione impegnata ad esprimere il meglio di se stessa. 202

atleti, in rappresentanza di 35 Consigli provinciali, si sono alternati ai tavoli da gioco con serietà e correttezza, offrendo un esempio confortante di come sia possibile conciliare la preparazione atletica con lo "spirito del CSI". È stato pra­

ticamente impossibile riuscire a raccogliere le impressioni dei singoli, senza ri­

Un’organizzazione esemplare

trovarsi ad ascoltare un coro festoso. Così, Udine e Napoli sono sembrate mol­

Il vento gelido soffiato per quasi tutta la durata della manifestazione (in vetta, a Falzeben e Merano 2.000, si sono regi­ strate temperature anche di -20°C), non ha influito sul decorso della kermesse as­ sociativa. È d’obbligo sottolineare che l’or­ ganizzazione di «Sport Festa Insieme» è stata esemplare. Oltre all'impegno dell’é­ quipe tecnica nazionale, non è mancato il

to vicine, perché molto simili sono stati gli atteggiamenti di Gianni ed Anna, che si sono schermiti quando qualcuno ha accennato ai loro successi sportivi, «che

non hanno tutta questa importanza»; Pisa e Catania hanno finito per assomi­

gliarsi perfino un pò, perché Tarcisio, Rina e Aldo hanno parlato dello stesso divertimento, della stessa sensazione di essere sempre giovani. Chi sono stati i più "bravi" non vale la pena di ricordarlo, perché da quei tre giorni di sport au­

tentico abbiamo imparato una vecchia lezione: alle Feste nazionali ci si può an­ dare «solamente» per divertirsi.

Un passaggio di corsa campestre maschile. A questa specialità hanno partecipato 240 atleti. Le gare si sono svolte lungo percorsi felicemente immersi nel verde, che hanno contribuito a creare un’atmosfera per nulla stressante.


SERATA ASSOCIATIVA

UALE MODO migliore per pre­

Sorrìdere

ci conosce, o ci conosce po­ co, che offrire uno spaccato

per iiKonfrarsi

della tradizione in cui siamo cresciuti e che ci ha forma­

sentare noi stessi a chi non

to? Questo è stato il princi­ pio ispiratore della serata associativa di Merano: gli

stands allestiti da ogni re­

supporto del Consiglio csi di Bolzano e, particolarmente, dell’Azienda di Soggior­ no di Merano, del suo sindaco e dell'As­ sessorato allo sport. Tutti, insomma, han­ no contribuito affinché la Festa potesse reputarsi tale sotto ogni profilo. Ricordiamo, infatti, che gli appuntamen­ ti sportivi ed associativi hanno fruito di se­ di e spazi di tutto rispetto: a partire dalla Campestre e dall’Orienteering, che si sono svolte nel suggestivo scenario dell'ippo­ dromo di Maia, sede della nota corsa ippi­ ca abbinata alla Lotteria Nazionale. I pon­ gisti hanno azzardato ineccepibili matchpoint nei locali delle Terme, mentre lo sci ha visto i propri fondisti e discesisti con­ frontarsi sulle nevi di Merano 2.000/S. Osvaldo e Falzeben.

A CURA DI ELENA MAIETICH

gione avevano il preciso

scopo di mettere in relazione l'uno con l'altro, per scambiarsi concretamente esperienze, vissuto e cultura. Dunque, lungo Via dei Portici, posta nel centro storico della cittadina ospitante,

sono stati allestiti simpatici stands ove ogni Regione ha portato del suo: cibarie

caratteristiche (in abbondanza!), opuscoli turistici, poster. La via sembrava essersi ridotta: erano in tantissimi (tutta la gente del CSI e qualche «curioso» lo­ cale) a passeggiare su e giù, a fermarsi per degustare, salutare, chiacchierare. Ma non c'è stato solamente questo: alla fine della lunga «catena delle Regioni» il Sud Tirolen Alpen Trio aveva la sua po­

stazione. Una musica allegra e festosa i-

nondava tutta la zona, contribuendo a ren­ dere l'atmosfera cosi calda che qualcuno, spinto dalle esortazioni di Roberto Foggia­ ni, si è lasciato prendere dal vortice delle

danze. Per chi ha preso parte alla serata è facile ricordare quanto ha provato; forse è

un po' più complicato dare un'idea del vis­

suto a chi non c'era. Si può dire che è sta­

«Grande Festa Insieme»

to molto importante che questo momento

Le serate «Insieme» hanno occupato pre­ valentemente gli spazi dell’Azienda di Soggiorno. La «Festa dell'Accoglienza» si è svolta nel magnificente Kursaal, presso il quale ha avuto luogo «La Grande Festa Insieme», ovvero l’occasione in cui Mera­ no con la sua cultura e il suo ambiente, ha incontrato gli amici csi; un cortometraggio

associativo sia stato programmato nella prima serata di Merano, perché ha contri­ buito a creare quello spirito cameratesco

che ci ha poi accompagnato sino alla fine della festa. Del resto, è molto più facile sorridere se ci si trova in un ambiente accogliente. E che il sorriso sia la prima mossa di apertura verso l'altro lo sap­

piamo tutti... e di sorrisi quella sera ce ne sono stati veramente tanti!

«Grande Festa Insieme»: un Occasione per legare sport, cultura e ambiente,


fiaccolata

Luti di speranza hissà se Merano si è accorta

di noi e delle luci che l'han­

no attraversata, fino al Duo­ mo di San Nicolò. Chissà se

ha avvertito il calore delle fiaccole, se ha sentito le risa­ te, il vociare, la musica della banda e se poi ha ascoltato

Bruna e Luciano, i coniugi di Novara che ci hanno rac­ contato il loro viaggio a Sa­

rajevo. Le loro parole hanno

evocato una speranza: quel­ la che l'Associazione «Beati

i costruttori di Pace» ha ten­ tato di restituire a coloro che

si sentono abbandonati, di­ menticati dal resto del mon­ do. Un viaggio pericoloso,

difficile, che ha portato 498

persone disarmate in una

città fantasma, per risponde­ re all'insopprimibile esigen­

za di «fare qualcosa», di di­ mostrare a chi ha tentato più

volte di farli desistere e a chi è rimasto a guardare, che «la

guerra si può fermare, an­

che solo per un momento». «Eravamo coscienti del peri­ colo, ma la paura non ha FOTO DI A. CRISCUOLI

mai intaccato la volontà di

arrivare a destinazione. Ab­ biamo pensato ai bambini

che non possono più gioca­ re; che anche la nostra indif­ ferenza condanna a cresce-

sulla natura incontaminata circostante ha ha illuminato non solo il percorso cittadi­ aperto la serata, per proseguire con alcu­ no, ma altresì la speranza che gli uomini ne esibizioni folkloristiche sostenute da in­ sappiano ancora dare un senso autentico stancabili battimano della platea. Sempre alla parola «solidarietà» ed avviare nell’Eu­ ropa dai nuovi confini un processo di pa­ al Kursaal si è svolta la Festa di chiusura della manifestazione, che ha visto la cele­ cificazione e di integrazione culturale, po­ brazione della S. Messa da parte di Don litica e sociale. È il messaggio che una Mario Visibelli (Consulente regionale csi coppia di coniugi del csi Novara, nel Duo­ Toscana), concelebrata dai parroci delle mo di S. Nicolò - partecipante alla marcia comunità italiana e tede­ sca di Merano, per poi cul­ Lo sport, dunque, quando è incontro, minare in una festosissima girandola di riconoscimen­ esperienza comunitaria e non solo ti e ringraziamenti ad auto­ business «coppistico», può aiutare a far rità cittadine e agli instan­ cabili «supporter» della crescere nuovi cittadini per l'Europa. manifestazione. Al Pavillon des Fleurs, invece, sono sta­ della pace in quel di Sarajevo nel dicem­ ti scanditi gli appuntamenti tecnici con i di­ bre scorso - ha voluto lanciare attraverso rigenti di Società; la Via Portici, ancora, è una testimonianza del proprio vissuto, av­ stata la meta di tutti i partecipanti in occa­ venuto in uno scenario di guerra e di di­ sione de «La Festa Siamo Noi», una sera­ sperazione. Lo sport, dunque, quando è ta all’insegna di canti, musica e assaggi incontro, esperienza comunitaria e non gastronomici ben esposti nei 20 stands solo business «coppistico», può aiutare a far crescere nuovi cittadini per un’Europa regionali allestiti per l’occasione. a parole senza frontiere, nei fatti, invece, ancora attraversata dai mercanti e divisa Un messaggio di speranza Infine, la Fiaccolata per le vie di Merano da alti muri culturali, etnici ed economici.

re senza un futuro». A Sarajevo sono en­ trati ch'erano passate le 16.00 (ora in cui anche i Caschi blu dell'O.N.U. sono co­

stretti a fermarsi) dopo aver attraversato il territorio di ciascun gruppo in conflitto, per estendere a tutti il loro messaggio. La popo­ lazione della città assediata, così come a-

vevano già fatto quelle di Makarska e di Kiseljak, li ha accolti con dignità e ricono­ scenza. Oltre ai viveri e ai medicinali han­

no donato qualche ora di calma, un'illusio­ ne di pace che ha dato tregua a chi ormai può solo cercare di sopravvivere. «Non po­

tremo mai dimenticare gli abbracci che ci siamo scambiati con la gente della Jugosla­

via, quel loro disperato desiderio di instau­ rare un contatto umano con qualcuno che

non aveva nello sguardo l'ombra della dif­ fidenza, del timore, dell'odio». Forse Bruna

e Luciano torneranno in Jugoslavia ma, pri­ ma di congedarsi, ci hanno invitato a can­

tare con loro il ritornello di una canzone, imparata da una bambina, a Kiseljak; una canzone che parla di una pace che sarà

possibile, un giorno, anche grazie a chi avrà avuto il coraggio di affrontare un viag­

gio di speranza.

[A.C.]


Valutiamo il nostro corpo E posizioni che assumiamo inconsciamente quando siamo in piedi, in movimento, seduti, sdraiati a letto per prendere sonno, sono importanti: da un lato assicurano l'efficienza e la salute del nostro organismo, dall’altro d permettono di scoprire anche i più piccoli difetti che, corretti per tempo, posso prevenire squilibri, malformazioni e malattie che ne conseguirebbero. Inoltre gli atteggiamenti inconsd a riposo, rivelano lo schema corporeo e permettono di capire se una posizione scorretta è già entrata a farne parte o non è ancora stata accettata come «normale», nel qual caso sarà più facile correggerla. È dunque importante osservarci, ed essere cosdenti di ogni parte del nostro corpo sia quando d muoviamo, sia quando restiamo a lungo nella medesima posizione. L’osservazione deve essere sempre attivata anche dagli operatori sportivi: allenatori, istruttori... solo così potranno capire l’eventuale gestualità scorretta dei loro atleti e cercare di correggerla. Possiamo valutare il nostro corpo con l’esame che qui di seguito suggeriamo: ponetevi davanti ad uno specchio in cui potervi osservare bene a figura intera, completamente svestiti e a piedi nudi. Muovete qualche passo senza osservarvi, in modo da assumere una posizione naturale, poi voltatevi verso lo specchio e immaginate di conversare con la vostra immagine, come fareste con un amico incontrato per strada. Osservate ora la vostra posizione:

t

automaticamente tenderete ad appoggiare il peso sull’una o sull’altra gamba (chi non ha educato il proprio fìsico è difficile che resti in piedi appoggiandosi egualmente su entrambi gli arti inferiori). Lo squilibrio del peso provoca una serie di cambiamenti che risalendo dall’anca possono arrivare fino alla testa. Controllate attentamente se le anche sono sullo stesso livello orizzontale. Ora, senza cambiare posizione, portate le mani sui fianchi e verificate se i muscoli sono più rigidi da un lato rispetto all’altro e controllate nello stesso tempo il livello delle spalle, la tensione dei muscoli del collo e la posizione della testa. e pur con il peso spostato non avvertite particolari tensioni muscolari e le anche, le spalle e la testa sono diritte - significa che tutto il lavoro di compensazione viene svolto dai muscoli po sturali della schiena, ossia in modo corretto. Tuttavia, se ogni volta che state fermi in piedi poggiate il peso sempre sulla stessa gamba, finirete col danneggiare la colonna vertebrale sulla parte lombare, ovvero quella sottoposta al maggiore sforzo. Se, invece, anche altre

parti del corpo sono squilibrate, vuol dire che la colonna vertebrale, con la propria muscolatura, non è in grado di compensare lo spostamento del peso, o perché i muscoli posturali non sono sufficientemente forti, oppure perché esiste un vizio di strutturazione della colonna (scoliosi, iperlordosi, cifosi, ecc.) In tal caso il danno provocato da queste posizioni può risultare maggiore ed e pertanto necessario attuare una serie di accorgimenti. Per prima cosa è utile esercitarsi a mantenere una posizione correttamente eretta per poi potenziare, con l’aiuto di personale specializzato, i distretti muscolari interessati. Successivamente possiamo valutare se il nostro atteggiamento corrisponde esattamente allo schema attraverso una seconda metodica. Mettetevi dritti davanti allo specchio, con le gambe leggermente divaricate, i piedi paralleli, posti ad una distanza pari alla larghezza delle spalle, le braccia abbandonate lungo il corpo in posizione naturale. Dopo due o tre respiri lenti, chiudete gli occhi e restate fermi per il tempo di altre tre inspirazioni ed espirazioni. Poi, sempre con gli occhi chiusi, cercate di immaginare la vostra posizione domandandovi:

ho la testa eretta? Ho le spalle alla stessa altezza? E i fianchi? I piedi sono perfettamente paralleli? E le mani? Quando avrete risposto mentalmente a queste domande, riaprite gli occhi e controllate nello specchio se la risposta corrisponde al vero verificando anche le più piccole differenze tra un Iato e l’altro. otete ripetere quanto sopra in posizioni diverse, come ad esempio con le braccia all’altezza delle spalle o con le braccia alzate, ecc. Se ogni volta che riaprite gli occhi, dopo aver assunto una posizione specifica, troverete che la vostra immagine riflessa corrisponde perfettamente all’immagine mentale, il vostro atteggiamento corrisponde esattamente allo schema corporeo. AI contrario, qualunque differenza, anche minima, notata, indica che il vostro equilibrio muscolare scheletrico è viziato e quindi, va corretto prevenendo così le inevitabili conseguenze negative sulla struttura delle ossa e delle articolazioni muscolari. La correzione dovrà essere attuata sotto il controllo ed i consigli di personale specializzato che, dopo un esame particolareggiato dei piedi, delle ginocchia, della colonna vertebrale, delle spalle e del bacino, e attraverso metodiche differenti vi aiuterà a ritrovare «voi stessi». Quindi, ragazzi, osservatevi; e voi allenatori, osservate più spesso il corpo in posizione dei vostri atleti. Aiuterà tutti nell’apprendimento e nella pratica di qualsiasi disciplina sportiva.

P


I mutui del credito sportivo S BSNA DELLE foriti di O ® finanziamento per

HJS le associazioni WSF* sportive è rappresentato dagli interventi dell’istituto per il Credito Sportivo. I mutui dell’istituto possono essere finalizzati alla costruzione, all’ampliamento ed al miglioramento di impianti sportivi, nonché all’acquisto di aree o di immobili da destinare alle attività sportive, ovvero all’acquisizione di impianti già attrezzati e funzionanti. I soggetti che possono accedere ai mutui sono: 1. le Federazioni Sportive Nazionali riconosciute dal CONI; 2. le Società e le associazioni sportive aventi personalità giuridica; 3. gli Enti di Promozione sportiva aventi personalità giuridica e riconosciuti dal CONI; 4. le Società e le associazioni sportive affiliate ad Enti di Promozione sportiva costituite senza fini di lucro ed aventi personalità giuridica; 5. gli Enti Morali che perseguono, in conformità della normativa che li concerne e sia pure indirettamente, finalità ricreative e sportive senza fine di lucro. Sembra opportuno soffermare l’attenzione sui soggetti di cui al punto 4) per svolgere alcune considerazioni riguardanti le problematiche, sviluppate in un precedente intervento (vedi Stadium 7/8, 1992), connesse con l’acquisizione della personalità giuridica. Abbiamo rilevato come la maggior parte delle associazioni sportive dilettantistiche abbiano la natura di «associazioni non riconosciute», quindi prive

di personalità giuridica. Tale circostanza impedisce ad una notevolissima componente della realtà sportiva del nostro Paese di accedere ai mutui erogati dall’istituto per il Credito Sportivo. Occorre, però, precisare che il requisito della personalità giuridica risponde ad una precisa

e legittima esigenza connessa con l’affidabilità di coloro che fanno richiesta per l’ottenimento dei mutui. Infatti non si deve dimenticare che l’ente erogatore pone in essere un’operazione finanziaria che prevede la restituzione, entro un periodo di tempo prestabilito, della somma mutuata ed è necessario, pertanto, che il richiedente (a prescindere dalle eventuali garanzie che assistono l’operazione) sia dotato di risorse economiche che lo mettano in grado di rimborsare con regolarità, alle scadenze, le rate di mutuo. a verifica dell’esistenza di un patrimonio (o, quanto meno, di sufficienti mezzi economici) viene effettuata dalla competente Autorità amministrativa (Ministero, Presidente della Giunta Regionale, Prefetto) al momento della concessione della personalità giuridica ed è questo, appunto, un primo elemento che consente all’istituto per il Credito

Sportivo di ritenere «potenzialmente» affidabile la Società (o l’associazione) richiedente. La sussistenza in concreto della rispondenza patrimoniale verrà poi verificata dall’istituto medesimo in sede di istruttoria della pratica di mutuo. La possibilità di richiedere gli interventi dell’istituto per il Credito Sportivo deve formare oggetto di riflessione al momento della costituzione dell’associazione sportiva, in quanto nel caso in cui i fondatori reputino di dover far ricorso a tale tipo di finanziamento si dovrà procedere alla costituzione mediante atto pubblico (dinanzi al notaio) e richiedere il «riconoscimento» (che può essere ottenuto mediante decreto del

Presidente della Repubblica o del Presidente della Giunta regionale, ovvero mediante provvedimento prefettizio) con la conseguente acquisizione della personalità giuridica. Bà Wel caso in cui l'esigenza di 11 ricorrere ai mutui K W in questione si manifesti nel corso della vita di un’associazione «non riconosciuta», sarà necessario procedere alla sua «rifondazione» mediante atto pubblico. È opportuno, infine, ricordare che la possibilità di richiedere finanziamenti (e più in generale di intrattenere rapporti con istituti di credito) deve essere oggetto di espressa previsione statutaria e che la presentazione della domanda di mutuo deve essere preventivamente autorizzata dall’assemblea dei soci mediante apposita delibera con la quale saranno anche conferiti i necessari poteri al presidente o ad altro membro del consiglio direttivo.


Quando canta il centravanti n™ una sera> a

R 0 1 cena. Fuori la ’ r tramontana ■ ■ H imperversa; fa un freddo cane. È il colpo di coda dell'inverno, dicono. Tomi a casa intirizzito ed anche un po’ influenzato. I brividi corrono sulla schiena come sciatori impazziti su una pista nera. Ti dici: mi metto a letto e mi guardo la partita in t.v. C’è Portogallo-Italia: un bel piattino, saporito, stuzzicante, piccantino come una pietanza di qualche ristorantino di Lisbona. Ne va del nostro onore pedatorio: chi vince stacca il biglietto per «USA ‘94» o giù di lì. E poi si tratta pur sempre dell’ennesima prova d'appello per la Nazionale di Sacchi, che non riesce a decollare, che è ancora ben lontana dagli standard del Milan stellare. Aspirina, spremuta d'arancia, pigiamone di flanella, telecomando e via, si va ad incominciare. E invece no. Al posto di Baggio e Maldini, Signori e Pagliuca appaiono sul video Pippo Baudo e Alba Parietti. Quest’ultima avrà pure gambe in nessun modo assimilabili, in quanto ad «appeal», a quelle di un centravanti, ma che diavolo ci fa al posto della mia partita? E perché Baudo si agita tanto su un palcoscenico che sembra quello di uno spettacolo d'operetta di periferia? Devo aver sbagliato canale. Zapping: due - tre - quattro - cinque - sei - sette... Mi faccio un’overdose di spot; becco al volo un paio di telenovelas; m'imbatto persino in una Cicciolina dannata... Caspita, c’è di tutto stasera in t.v.! Ma la partita? Vuoi vedere che qualche sciopero improvviso ce la sta

negando? Ritorno su Rai Uno e, come un fulmine, mi si svela l’arcano: non ho sbagliato canale; la partita ci sarà, ma prima ci si dovrà sorbire una brodaglia spettacolare a base di sport e canzonette: ingredienti nobilissimi se presi separatamente, ma terribilmente indigesti e persino osceni se mixati assieme. Tanto più se il misfatto si compie nella cornice già di per sé stessa allucinante del Festival di Sanremo. Già, il Festival. Avrei dovuto ricordarmelo. Del resto come pretendere di farla franca nel pieno della «settimana santa» della canzonetta nazional­ popolare? La sceneggiata a base di sport è dunque il prezzo da

pagare se non ci si vuol perdere la telecronaca della partita. OK: faccio buon viso a cattivo gioco. Turiamoci il naso, mi dico: «ha da passà ‘a nuttata». Sul teleschermo s'aprono le cataratte della banalità più deprimente, condita dalla fìnta goliardia di pugili suonati, calciatori in disarmo, nani, ballerine, saltimbanchi e giocolieri. Mi chiedo: ma che è, un circo? Mi aspetto da un momento all’altro l’entrata in scena di Moira Orfei col panettone in testa e le colombe ammaestrate, ma per fortuna vengo graziato. Ogni tanto, però, ci viene spiegato che si tratta di uno spettacolo di beneficenza in favore dell’Unicef e di altre benemerite associazioni. Parigi vai bene una messa, ma perché queste cose si fanno sempre con gli

scarti e come riempitivi? Perché il rutilante mondo dello sport-spettacolo si lava la coscienza mandando al benefico sbaraglio un manipolo di ex glorie che, pur di apparire

in t.v., sarebbero persino disposte a far da bersaglio a un lanciatore di coltelli strabico? E perché ostinarsi a far cantare chi cantare non sa? Perché far ballare chi con i piedi ha sempre e solo preso a calci una palla? erché far recitare chi a malapena sa leggere? Per «mettere a nudo l’umanità degli atleti», ci spiega Pippo Baudo, come se si trattasse di bestie selvatiche col pelo sullo stomaco e l’occhio iniettato di sangue. Mentre la febbre avanza, prego che questo strazio finisca presto. Eccoci, ci siamo: inizia il collegamento con Oporto. La partita sta per cancellare dal teleschermo quella specie di incubo. Arriva Galeazzi con cuffione regolamentare e microfono da reporter della Cnn. Ha accanto Gigi Riva, il mitico, l’indimenticabile «Rombo di tuono» di tante battaglie azzurre. Stavolta ci siamo; dopo oltre mezz’ora di avanspettacolo, sta per decollare lo sport vero. Il fischio d’inizio incombe... ma... ma... attenzione: Pippo Baudo chiede la linea da Sanremo e, ancora evidentemente rintronato da quel clima pedatoriofestivaliero, si esibisce in un’autentica pretesa da «lesa maestà»: far cantare Riva nel caso la Nazionale vinca la partita. Sgomento, imbarazzo, volti che propongono commenti non verbali della serie «questo è proprio andato»... C’è sul serio da sperare che stasera si perda, per scampare ad uno spettacolo che s’annuncia inevitabilmente doloroso. Sarà anche colpa della febbre, ma mi è passata la voglia di tifare. Buonanotte.

P


Mari e monti FLAVIO PEDROTT1

La distanza tra Resolute □alcuno certo Bay e il polo nord ricorderà la prima magnetico in linea d’aria è traversata a vela seicento chilometri, ma i dell’Atlantico: btepnane Peyron partìventi, le correnti, e gli hammock (quei pezzi di sorridente e con una scorta ghiaccio alla deriva nei mari di incoscienza mista al dell’Artico) hanno costretto coraggio e alla volontà, Ulisse-Peyron a percorrere portando a termine quella migliaia di chilometri che a molti sembrava aggrappato alla sua tavola a un’impresa impossibile. vela. Nonostante la tuta in Smentì gli scettici e riuscì. materiale speciale che lo Gli amanti dello sport proteggeva da eventuali estremo gioirono con lui. cadute nelle acque Anche gli sponsor. Altri si ghiacciate, ha rischiato di sono poi limitati ad perdere le dita per emularlo lungo le coste dei congelamento. Che dire? nostri mari. Altri ancora, gli Niente, vale la pena solo invidiosi e gli scettici per riportare una nota dal diario natura, hanno preferito «fuoribordo»; «20 agosto. minimizzare o cercare di Tomo indietro. Dieci, venti, svalutare l’«opera» trenta chilometri. I trichechi inventando circostanze non d capiscono più inesistenti. niente. Sullo Zodiac sono È sempre così: i grandi tutti stufi. Racconto un po’ successi mietono di sdocchezze per tenere acrimonie. Ma Stéphane duro. 23 agosto, ore 22,25 continua a sorridere e cosa minuti: successo». Il resto, ti combina? Sale a bordo di come direbbe Amleto, è uno Zodiac con quattro silenzio. compagni e una manciata di sponsor e salpa da Resolute Bay, nella costa ■A on di solo settentrionale del Canada, Sl&liK Oceano vive chi con in testa una sola meta: O Wg non teme. Uno Crescent Island, ® W sguardo allo nell’arcipelago Canadese, il strapiombo ed uno polo magnetico che le all’orizzonte, un bussole rilevano. La punta nanosecondo in cui del mondo, il polo 1’«infinito» si sdoglie e si geografico è molto più in amalgama con le vette, in alto, lontano 1.500 Km di un silenzio gladale. Il gran ghiaccio eterno dove tuffo di Toni Valeruz è una nessun uomo, neanche sequenza di immagini a Stéphane, potrà mai rallentatore. Poi giù a arrivare. Ma come ci vuole perpendicolo lungo uno arrivare il temerario? In strettissimo canalino, quasi surf, naturalmente. Se la una fenditura, una ferita classe non è acqua, l’acqua provocata da un graffio può crearla. Tra orsi e felino. Una serie di salti, per trichechi, venti e correnti flettere, convesso, mentre contrari, dopo venticinque solo la punta e la coda giorni di vela, mentre i dello sd sembrano aderire quattro amici lo seguono, alla neve. Poi, in bilico su lo aiutano, Io rassicurano, qualcosa di incerto e circondati da piccoli indefinito la sagoma iceberg, il surfista tira un senz’ali si toglie gli sci, li sospiro di sollievo, non si carica sulla spalla, pianta sa se con qualche un chiodo, fissa la corda da caramella balsamica o un rocda e si cala lungo le thè zuccherato e bollente.

«

colate di ghiacdo che l'addio a scheggiano nel vuoto delle lance rocdose. E a scivolare Rosario formisano ancora, giù, sollevando nuvolette di neve, rotolanti come note rock, serpeggiando in posizioni e sentieri impossibili. La «passeggiata» di Toni Valeruz è l’incedere dalle vette nevose in un continuo sgusdare verticale, slittare a piombo. uando scende da lassù, dalla cima, scegliendo un percorso che litiga con le leggi della fìsica, gli occhi penetrano il cuore per cercare di capire che cosa spinge quest’uomo a sfidare lo sguardo di Zeus, l’algido Olimpo, il pericolo Nella chiesa di Santa Maria della Salu­ alpino. «La montagna non te, a Napoli, si sono presentati in tanti, si sfida» dice, «con la a centinaia, per dare l'estremo saluto a montagna si affrontano in Rosario Formisano, una vita spesa al simbiosi situazioni di servizio dei giovani all'interno della difficoltà, in cui ognuno scuola, in Azione Cattolica e nel Centro misura i propri limiti che Sportivo Italiano. non vanno mai superati». A questa folla, a conclusione della ceri­ Non è neppure avventura monia funebre, è stata letta una pre­ perché «non c’è mai ghiera preparata dai familiari, alla avventura in dò che faccio, quale è stato affidato il compito di sigil­ calcolo sempre al lare nella memoria di ciascuno il ricor­ massimo, il resto è capadtà do dello scomparso. Questo il testo. di interiorizzare un’idea». «Possiamo capire quanti, tra voi giova­ Inutile cercare la filosofìa in ni, si sentano smarriti e tristi, ma ciò non Socrate, /Vistotele, Kant e deve essere; se lo amate, dovete essere Hegel. Valeruz è la filosofìa. felici per lui, perché ora vive veramen­ Se filosofìa significa trovare. te; e il suo donarsi, incessantemente e Allenamenti, tentativi, senza riserve, a noi e a voi ragazzi e a esperienza, preparazione chiunque l'abbia conosciuto, non deve fisica, conoscenza dei essere stato fatto invano. Abbiamo rice­ propri limiti, impulso a vuto tanto, e i suoi insegnamenti sono i superare ogni volta la soglia tesori più preziosi che abbiamo, e che del rischio. «Per me la vita dobbiamo donare anche agli altri. Lo è tutta un allenamento. sguardo che fino ad ora ci scrutava Allenamento continuo, dentro e con dolcezza ci faceva ester­ incessante, soprattutto della nare ciò che ci affliggeva, non incrocemente». rà più il nostro; ma è li dal Cielo che Come un eco, gli ottomila continua a guardarci. Rifugiamoci nella di Messner fanno capolino. preghiera, perché solo in essa possia­ La montagna è incantata.

Q

mo trovare il conforto e il consiglio che cerchiamo. A noi diceva sempre: «Fate­ vi santi», e magari l'avrà detto a tanti di

voi; e allora, perché non provarci? Con­ fidiamo nel Signore e preghiamo per lui che, siamo certi, sta già pregando per tutti noi».


LVI1I giornata mondiale della gioventù momenti straordinari di salvezza. Appare inoltre come un momento di Mondiale della Gioventù si carattere mondiale, non solo perché svolge a Denver, nel interessa a tutte le persone che Colorado, dall’11 al 15 agosto, il Papa ha invitato tutti i intervengono a Denver, non importa se giovani o anziani; essa cattura giovani, credenti o meno, a l’attenzione e la disponibilità anche di partecipare e a riflettere sul tema coloro che non prendono parte ai riti tratto dal Vangelo di Giovanni: «Io liturgici di Denver, ma a essi si sono venuto perché abbiano la vita e preparano con la meditazione e la l’abbiano in abbondanza» (Gv. 10,10). preghiera, vivendo così in sintonia La caratteristica primaria della con l'insegnamento della Chiesa. Giornata resta il pellegrinaggio, inteso appuntamento con il Papa a come momento di riflessione e Denver è l’occasione per far cammino di conversione personale. nascere e sviluppare questo Ciò comporta una serietà di contatto in Cristo. Diventa preparazione e di partecipazione, che inoltre tempo per penetrare con prima di tutto coinvolgono la persona maggior chiarezza nella vita cristiana, verso le tappe di una vivendo le tappe fondamentali evangelizzazione, la quale, per dirla dell’inizio con il battesimo, fino alla con Giovanni Paolo II, scopre in Cristo pienezza della visione beatifica. colui che «è venuto per dare risposta L’approfondimento avviene definitiva all’anelito di vita e d’infinito, soprattutto con la catechesi, che non che il Padre celeste creandoci ha a caso resta una degli impieghi più inscritto nel nostro essere». significativi della Giornata di Denver e L’invito del Papa sottolinea e punta della sua preparazione. Intanto vale la sulle tematiche fondamentali e irrinunciabili, che vanno dal principio dottrinale della centralità di Cristo alle esigenze di una profondità di fede specifica e originale dell’uomo, capace di coinvolgere a mete di identità morale e di ordine soprannaturale. All’interno di questo arco si realizzano altri ineludibili contenuti che, se da un lato predispongono verso l’importanza ecclesiale della figura del Papa nella Chiesa, dall’altro colgono l’entusiasmo di un mondo giovanile e di una «nuova umanità», finalmente in grado di portare un'esperienza di fede, che può purificare il mondo. L’osservazione dice che la prossima Giornata Mondiale della Gioventù è per i giovani e a loro deve appartenere, in modo che essi possano trarre dall’esperienza notevoli benefici umani e spirituali, se non altro perché il pellegrinaggio si dipana come un vero e proprio evento ecclesiale. Appartiene cioè a tutta la Chiesa, sia perché si svolge nel fondo del suo cuore, sia perché tutta la comunità ecclesiale sente le conseguenze positive di questi uest’anno 1VIII Giornata

Q

pena di osservare che sono stati stampati i primi sussidi che preparano al grande esodo nel Colorado. La stessa Commissione nazionale della cei ha curato per 1VIII Giornata Mondiale della Gioventù un opuscolo, che completa i temi precedentemente sviluppati sul messaggio del Papa e sulla sua presentazione in chiave pastorale. Si tratta di una raccolta di venti schede formative e catechetiche che hanno il fine di tracciare alcune linee di riflessione adatte a cogliere l’importanza di questo evento religioso anche da parte di quei giovani che non andranno a Denver, i quali però potranno sentirsi uniti al Papa e ai propri coetanei nell edificare la comunione della «nuova umanità». L’argomento viene poi ripreso da uno ciclostilato pubblicato dal Vicariato di Roma, anch’esso teso a preparare un itinerario di fede per i giovani e gli universitari decisi a incamminarsi verso Denver. i fervore di questi strumenti dimostrano che la Giornata Mondiale della Gioventù non è affatto un qualcosa di convenzionale, ma risponde invece alle domande fondamentali di ragazzi e ragazze che interrogano il cuore e l’intelligenza e si spostano verso la Chiesa d’oggi, caratterizzata da un profondo spirito missionario, rivolto all 'evangelizzazione dell’uomo contemporaneo. Per questi motivi la Giornata è accompagnata da «Forum» e da «Catechesi», i quali in realtà qualificano il pellegrinaggio inserito, come è stato scritto, «sulle strade della storia contemporanea». Si capisce pertanto perché ogni associazione di ispirazione cristiana dichiara e si dispone a vivere, almeno con alcuni suoi rappresentanti, un’esperienza di pastorale giovanile, capace di far maturare scelte coraggiose e di orientare il futuro verso le sponde della speranza e della solidarietà.

f


14/18 25 aprile

aprile

Assemblea FICEP, a Lucerna (Svizzera)

Giocasport, manifestazione decentrata in tutti i Consigli CSI

Nel corso dei lavori verranno dibattutti, tra l'altro, i punti riguardanti le proposte di modifica allo Statuto

28/2 8/9 aprile/maggio

maggio

Sport Festa Ragazzi, a Cava dei Tirreni

Consiglio nazionale a Chianciano

20/23 22/23 28/3 maggio

giugno

giugno/luglio

Campionato Ficep di Pallavolo a Lione

A Roma, Convegno nazionale dei Consulenti Ecclesiastici provinciali e regionali del Csi sul tema: «Sport e parrocchia nella Pastorale italiana del 2000»

Scuola Quadri dirigenti a Chianciano

Partecipano i consigli Csi di: Ariano Irpino, Ravenna, Udine, Brescia, Crema, Cremona, Valcamonica, Macerata, Cuneo, Padova, Verona

Sono previste attività sportive di calcio a 7, pallacanestro, pallavolo, triathlon e giochi polivalenti.

Il .CSI prossimo venturo Il Csi riconferma la propria strategia promozionale lanciando,

in collaborazione con la Fiso,

la Campagna nazionale biennale deH’orientamento.

L’iniziativa si colloca nella linea di ricerca di nuovi spazi

ed interventi socio-sportivi e raccoglie

le istanze che vengono sollevate da più parti per un’educazione

al rapporto con la natura ed al rispetto dell’ambiente. La guida che la Presidenza nazionale ha pubblicato

a fine marzo, fa parte di una serie di strumenti

e materiali di propaganda che i Consigli provinciali potranno richiedere

a supporto delle manifestazioni locali.


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook