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Stadium n. 3/1975

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Segnalazioni

Direttore responsabile: ! Aldo Notorio

Redattore: Duilio dimetti

Con la collaborazione di Zina Giuri Amili

Grafica: Alberto Greganti

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STADI UM si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune dell'associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario.

AA.VV. - Racconti di Sport - Aldo Garzanti Editore 1974 - L. 950

L’atleta, il campione è scrutato, acclamato, qual che volta anche criticato, ma resta sempre al di fuori e al di sopra della vita di ogni giorno. Contrariamente a quanto si pensa, la narrativa italiana si è occupata più di una volta di questa • categoria » di persone, cercando di guardare dentro al mito per trovare l’uomo e la sua umanità. Una delle ultime opere su questo te­ ma è rappresentata dall’antologia di 28 racconti sportivi, scritti da nomi noti sia nel campo della narrativa e sia in quello giornalistico come Giovanni Arpino, Ugo Attardi, Carlo Bernarì, Alberto Bevilacqua, Libero Bigiaretti ecc. Attraverso l’estro del narratore o il taglio gior­ nalistico del cronista, prendono forma storie con un'impostazione che va dal grottesco fan­ tastico al saggio breve, dall'umorismo al pica­ resco, seguendo sempre una linea che tende ad individuare la dimensione umana del per­ sonaggio.

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STADIUM ; è una tribuna aperta. | Tutti sono invitati • a esprimere la propria opinione ' e tutte j le opinioni sono gradite.

: STADIUM . chiede a tutti i soci ? un’attenzione costantemente critica ■ e una collaborazione ■ generosa.

IN COPERTINA Il pattinaggio, uno sport riscoperto e in fase di ri■ lancio. Nelle pagine inter- i: : ne pubblichiamo un ampio ' servizio sui vari aspetti di : questa disciplina.

AMBROGIO FOGAR Il mio Atlantico Casa Editrice Bietti Milano 1974 L. 3.000 » Il mio Atlantico », in seconda edizione, è uscito quasi a seguire e confortare l'ultima impresa di Fogar, il giro del mondo in solitu­ dine, un viaggio iniziato nel novembre 1973 e conclusosi esattamente un anno dopo. Il libro è l’esperienza vissuta dal navigatore dapprima nel 1972 con la transatlantica in so­ litario, Plymouth-Newport. poi con la seconda regata oceanica Cape Town-Rio de Janeiro nel 1973, ma con l’equipaggio. C’è anche l’inter­ mezzo agonistico, la regata di Malta, una di­ mensione competitiva che nelle altre imprese non è avvertibile, ma che non manca di inte­ ressare il lettore. Nell’opera di Fogar si riscontrano, attraverso il diario delle sue traversate, i motivi e i sen­ timenti che lo hanno spinto a vivere simili imprese. Il navigare Sull’Atlantico in barca a vela significa soprattutto ritrovare quel senso dei valori che l'odierna società tecnologica ha distrutto.

MARIE FRANCOISE LANFANT . Teorie del tempo libero Sansoni Editore 1974 L. 3.500

Riunire in un unico volume le varie tesi elabo­ rate da sociologi provenienti da diversi contesti sociopoliticì per accederò ai problemi d’insieme del tempo libero, era l’idea iniziale dell’autrice e dell’équipe con cui ha lavorato alla stesura di questo volume. Poi, in pratica, non si è avverato quanto era nelle intenzioni, essendosi tutti accorti delle contradditorietà esistenti tra le varie tesi, do­ vute sostanzialmente ai rapporti che la socio­ logia del tempo libero mantiene con i sistemi socio-politici e le ideologie che li sottintendono Di qui la decisione di comporre un quadro il più completo possibile delle teorie espresse in materia, valutandole comparativamente in rapporto alle diverse ideologie (quella liberale d’America, la marxista dell’URSS, l’Europa nel mezzo con i suoi plaralismi), relativamente al tempo e sottolineando come le iniziali divergen­ ze sul problema del tempo libero (considerato privilegio di classe dai socialisti, presentato co­ me beneficio che la comunità ricava dalle fa­ tiche del lavoro dai liberali) con il passare degli anni, dalla fine del XIX secolo ad oggi, siano andate man mano diminuendo tanto che, pur nelle diverse sfere ideologiche, si sono avuti rapporti, discussioni e soprattutto inchieste internazionali che hanno raggruppato ricerca­ tori delle due sponde, consentendo di analizzare le loro diversità e le loro convergenze. La ricerca non giunge ad una conclusione, cioè non tenta di offrire una formulazione oggettiva del concetto di tempo libero, anzi, volutamente fa trasparire le sue lacune, lascia aperti molti interrogativi: il suo scopo è di mettere in luce la complessità del problema e di indurre il lettore a prendere coscienza degli elementi ideologici che influenzano le teorizzazioni di un tema così attuale come il tempo libero.

(segue da pag- 43)


POLITICA

COME VANNO LE COSE Non mi chiedete perché: accade così. A un pe­ riodo di letargo, in cui i problemi sportivi sem­ brano di un altro mondo, succede un periodo in cui tutti i discorsi avviati e mai risolti balzano contemporaneamente alla ribalta con prepotenza, con fervore di iniziative, con rinnovate speranze e, inevitabilmente, con molta confusione. Per questo vogliamo tracciarvi un quadro rias­ suntivo con intenti soprattutto informativi, lascian­ do aperti molti dubbi, molti punti interrogativi e perplessità. Non vi diremo neppure quale atteg­ giamento assumerà il C.S.I. o gli Enti di promo­ zione sportiva su questa o quell’iniziativa, per il semplice motivo che tutta la materia è in ebolli­ zione e in continua evoluzione: inoltre, si sa, il gioco politico è complesso, sottile e spesso ambiguo: non è sempre agevole prendere un principio astratto — per quanto chiaro esso sia — e applicarlo d’acchito. Non per niente la politica è l’arte del possibile: ciò non è affatto immorale, a patto che si riesca a conciliare il possibile con l’irrinunciabile, pur passando attraverso gradi intermedi di realizzazione. Con questa precisazione preliminare, più che mettere le mani avanti (un po' è vero: state al gioco, per favore), vogliamo invitarvi a un’altra considerazione. Fino ad oggi nel comunicarvi ini­ ziative di politica sportiva vi abbiamo sempre fatto sapere allo stesso tempo la posizione ufficiale del Consiglio o della Presidenza nazionale. Questo comportava inevitabilmente un ritardo nell’infor­ mazione, ma soprattutto vi defraudava di una pre­ ziosa partecipazione alla formazione delle prese di posizione, di un ruolo critico che compete a ogni socio e a tutte le strutture. Bene, ora vorremmo cambiare metodo. Vi informeremo fin da quando gli avvenimenti e le prese di posizione sono in via di formazione: perché sappiate, ci pensiate per vostro conto e vi possiate formare un’opinione autonoma. Intanto la Presidenza e il Consiglio na­ zionali districheranno per proprio conto la matassa e assolveranno i compiti propri del loro ruolo. Ed ora ecco i fatti.

I GIOCHI DELLA GIOVENTÙ’ — Si è costi­ tuita la Commissione Centrale, come vi informe­ remo a parte. Gli Enti di promozione sportiva han­ no accettato di farvi parte in una posizione sco­ moda, coerente con le riserve a suo tempo espresse all’accordo Ministero della P.I.-CONI. Rimandan­ dovi all’articolo apposito, vorremmo qui ribadire che la presenza degli Enti di promozione a livello centrale non comporta un’automatica adesione da parte delle strutture periferiche. Come chiaramente il documento congiunto degli Enti di promozione suggeriva (cfr. Stadium n. 17/18 del 7 dicembre 1974), ciascuna struttura ad ogni livello può e deve re­ golarsi sulla base delle proprie realtà che si pre-

vedono quanto mai mutevoli’i e diverse in dipenden­ incertezze, delle ambiguità dell’accordo za done < s tipulato al vertice e della situazione già caotica esistente alla base.

CINQUANTA MILIARDI PER IMPIANTI SPOR­ TIVI NEL MERIDIONE — Il 3 febbraio, il Comitato Interministeriale per la programmazione economi­ ca presieduto dall’on. Andreottti ha approvato un progetto speciale per la realizzazione di impianti sportivi nelle regioni meridionali per una spesa com­ plessiva di 50 miliardi da ripartire percentualmen­ te tra le singole regioni interessate e da utilizzare per almeno il 50% per impianti. Positivi sono due criteri previsti dal progetto: la destinazione a impianti di esercizio sportivo e il coinvolgimento delle Regioni di modo che la realizzazione e l’uso degli impianti entrino nella loro programmazione sportiva più generale. Negativa la prassi con cui il progetto è stato elaborato e approvato: ancora una volta non sono stati ascoltati i Comuni e le Regioni, cioè proprio i diretti interessati.

IL PROGETTO DI LEGGE PER L'ABBUONO DELL’IMPOSTA SUGLI SPETTACOLI SPORTIVI — Quattro parlamentari della maggioranza gover­ nativa, Giancarlo Tesini (DC), Pasquale Bandiera (PRI), Luigi Mariotti (PSI), Matteo Matteotti (PSDI) hanno presentato in Parlamento, il 23 gennaio, una proposta di legge per l’abbuono dell’imposta sugli spettacoli in favore delle manifestazioni spor­ tive organizzate o svolte sotto il controllo del CONI. Il testo del progetto, in un unico articolo, è il se­ guente: « A decorrere dal 1" febbraio 1975, agli organizzatori delle manifestazioni sportive, organiz­ zate o svolte sotto il controllo del CONI, è con­ cesso un abbuono dell’imposta sugli spettacoli di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 640 nella seguente misura: a) del 70% per i biglietti a riduzione di cui all’art. 20 del citato D.P.R.; b) del 45% per i biglietti diversi da quelli di cui alla lettera pre­ cedente ». E’ evidente che il progetto di legge interessa per il novantacinque per cento il calcio e quindi la FIGC. Il CONI lo sostiene un po’ perché con­ vinto, un po’ perché non potrebbe farne a meno per motivi politici interni (la posizione di forza della FIGC nel CONI) ed esterni (se la legge pas­ sasse senza l’appoggio del CONI, il suo peso po­ litico ne uscirebbe compromesso). Che la legge venga approvata è fortemente pro­ babile: sia perché i firmatari rappresentano i quat­ tro partiti di maggioranza governativa sia perché moltissimi deputati hanno interessi calcistici locali 3


POLITICA

da sostenere (sembra una battuta brutale, ma non lo è). Il CONI e la FIGC hanno chiesto l’appoggio degli Enti di promozione sportiva. Della cosa si sta parlando e sono in corso contatti con il CONI e con la Federcalcio. E' chiaro che in linea di principio questo pro­ getto di legge, in quanto rivolto al solo spettacolo sportivo (calcistico) e in quanto isolato da ogni altra iniziativa di legislazione sportiva, va contro gli interessi dello sport sociale sostenuti dagli Enti di promozione sportiva. Se però esso venisse col­ legato con tutti gli altri problemi dello sport e con le altre iniziative in corso, e se ci fossero delle contropartite serie di riforma di tutto il settore professionistico sportivo allora, in un discorso di gradualità di interventi, il giudizio potrebbe essere diverso. Gli Enti di promozione sportiva hanno fatto presente al CONI e alla Federazione Calcio all'incirca quanto segue: — il progetto sugli abbuoni di imposta è strettamente collegato con la proposta di legge che il CONI sta caldeggiando per ottenere la rimanente parte degli introiti del Totocalcio (ne parliamo più avanti), col discorso della riforma sportiva generale e con quello della politica spor­ tiva regionale; — è necessario applicare un cri­ terio proporzionale di detassamento che favorisca le società minori che hanno minori introiti; il ri­ storno erariale va collegato con il costo dei bi­ glietti, fissando un tetto per i posti popolari (sulle 1.500 lire); — i ristorni devono essere gestiti dalle Federazioni, perché siano ridistribuiti con oppor­ tuni criteri che tengano conto del riassetto del set­ tore dello sport spettacolo e delle attività giovanili dilettantistiche; — è indispensabile riaffermare il concetto di autofinanziamento di tutto lo sport spettacolo che oggi pesa notevolmente sulle casse pubbliche; — è urgente attuare in tutte le discipli­ ne sportive il blocco delle importazioni di atleti dall’estero; — bisogna garantire a tutti gli atleti professionisti diritti sindacali, economici e norma­ tivi eliminando contemporaneamente premi, ingag­ gi e forme di guadagno non ufficiali che creano forti sperequazioni tra gli stessi atleti, incidono in modo notevole sui costi di gestione e inquinano il costume e l’organizzazione dello sport giovanile. Insomma si è a livello di una seria contratta­ zione. Si può dire per ora che i massimi dirigenti federali — i presidenti Franchi e Carrara — sono anch'essi convinti che il calcio ha bisogno di una buona rimessa in ordine, in assenza della quale a poco servirebbero i ristorni erariali che sareb­ bero fagocitati vanamente prima ancora di venir concessi.

LA DISOBBEDIENZA SPORTIVA PROPOSTA DA ARTEMIO FRANCHI — Il 27 gennaio, in occa­ sione dell’assemblea della Lega dilettanti di calcio,

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il presidente della Federazione Artemio Franchi ha clamorosamente « invitato » i rappresentanti delle società dilettantistiche « ad astenersi dall’osservan­ za delle norme fiscali ». Questa presa di posizione è sulla stessa linea del discorso fatto sopra. Valgono le stesse consi­ derazioni e quindi rimandiamo ad esso, oltre che al commento di un giornalista romano che riportia­ mo più avanti, nel settore « Notizie e documenti ». Richiamiamo soltanto un passo delle dichiara­ zioni di Franchi in cui egli sottolinea polemicamen­ te che lo sport ha diritto a godere di tutto ciò che produce. E’ diventato quasi un luogo comune nell’ àmbito dello sport ufficiale. L'avv. Onesti questa frase l'ha ripetuta decine di volte. Quando ci si accorgerà che questo modo di ragionare è insoste­ nibile perché va contro gli interessi dello Stato e quindi della comunità nazionale. Lo Stato deve prendere i soldi ovunque si producono e poi ridi­ stribuirli secondo criteri generali che tengano con. lo dei bisogni, della equità e della giustizia. Ca­ piamo che il ritornello sia di facile presa sull’opi­ nione pubblica, ma a lungo andare potrebbe anche essere controproducente. Questo è corporativismo bello e buono (una malattia non nuova, dopo tutto, nello sport italiano). E poi chi l’ha detto che lo sport spettacolo produce soldi? Semmai accaparra soldi provenienti da altri settori produttivi, con quanto beneficio per il benessere nazionale non sappiamo proprio. Infine, lo sport dei nostri figli — se valesse il principio — con che cosa lo finan­ zieremmo. Con la loro compravendita, come pur­ troppo sta già avvenendo in così larga misura?!

L'INTERROGAZIONE DI PIRASTV Il senatore Ignazio Pirastu (PCI) ha presentato un’in­ terrogazione ai Ministri del Turismo e dello Spet­ tacolo e delle Finanze per sapere se fossero a conoscenza dell’aumento del costo dei biglietti di in­ gresso negli stadi e se non ritenessero necessario promuovere un provvedimento che imponga una forte riduzione del loro prezzo, in particolare di quelli « popolari », e insieme la riduzione dell’im­ porto dei diritti erariali percepiti sui biglietti stessi. I Ministeri interessati hanno risposto con un secco « no », per salvaguardare il gettito fiscale nell’attuale crisi economica c perché non credono che il solo strumento amministrativo potrebbe ope­ rare efficacemente all'interno della politica dei prez­ zi perseguita dalle società calcistiche. Chi scrive, tutto sommato, è d’accordo con i Ministeri. Sarebbe stato un mezzo troppo semplice per favorire il calcio senza ottenere molto proba­ bilmente alcuna contropartita sul piano della pa­ radossale situazione in cui si trascina e senza la minima possibilità di un collegamento con i più vasti e importanti problemi della politica sportiva.


POLITICA

LA RIFORMA DELLA LEGGE FIFTY-FIFTY — Il CONI sta operando perché sia presentata in Par­ lamento una proposta di legge tendente a riformare la legge sul Totocalcio, in particolare a modificare la ripartizione degli introiti (attualmente divisi a metà tra Stato e CONI) in modo da assegnarli to­ talmente allo stesso CONI (pardon, allo sport!). Il ristorno al CONI dell’attuale quota statale (all’incirca 40 miliardi) dovrebbe avvenire per fasi: nel 1975 il 5% sul totale degli introiti (circa 3 mi­ liardi, cioè quanto verrebbe a guadagnare la Federcalcio dall’eventuale approvazione della legge Tesini e C. — guarda caso!); il resto verrebbe ri­ stornato nello spazio dei due prossimi anni. Una fetta di questi 40 miliardi dovrebbe andare alle Regioni, ma il CONI non ha ancora detto quanto e in che modo. Anche per questa legge il CONI ha chiesto l’ap­ poggio degli Enti di promozione sportiva. Il dialogo è in corso e nessuna decisione è stata ancora presa. Che si può osservare? Che anche questa è una iniziativa parziale nel quadro delle esigenze gene­ rali della politica sportiva e come tale rischia di confermare uno « status quo » e di bloccare solu­ zioni più globali. Potrebbe essere considerata dal punto di vista degli interventi da graduare nella sostanza e nel tempo, ma in tal caso bisognerebbe che fossero chiari alcuni punti: — che una tal legge, per l'appunto, sarebbe solo uno degli atti legislativi necessari per una radicale riforma spor­ tiva; — che dovrebbe comunque apportare alcuni chiarimenti di fondo non più procrastinabili, come il riconoscimento e l'indicazione degli Enti cui spetta godere dei benefici economici e in che misura percentuale (sarebbe un primo passo verso la so­ luzione dell’annosa questione dei ruoli tra i vari organismi sportivi); — che si chiarisca a chi spetti di amministrare i fondi, compresi naturalmente quelli destinati alle Regioni; — che si colleghi que­ sta iniziativa con l’altra che chiede l’abbuono del­ l’imposta sugli spettacoli sportivi, e con l’attuale politica del CONI verso le Regioni e la Scuola. Insomma, l’atteggiamento degli Enti di promozione sportiva è chiaro e coerente: basta con la politica settoriale e parcellare e con i piccoli colpi di mano (vedi, ultimo della serie, il decreto presidenziale sull’applicazione della legge CONI del 1942). O si la un discorso finalmente globale, sia pure artico­ lato, oppure ciascuno si prenda la responsabilità delle proprie iniziative (se riesce a portarle in porto).

IL RISVEGLIO DEI PARTITI — Il Partito Co­ munista Italiano ha pronta una proposta di legge per la riforma dello sport italiano. Sarà presentata in parlamento entro brevissimo tempo. Per ora non ne sappiamo di più, ma è certo che l’iniziativa CO­

munista influirà notevolmente sullo sviluppo delle altre iniziative dentro e fuori il Parlamento. Anche la Democrazia Cristiana sembra nuovamente decisa a intraprendere il discorso della riforma sportiva e questa volta — lo speriamo proprio — in ter­ mini concreti. Anche su questo vi saremo più pre­ cisi prossimamente. Vorremmo sperare, nel frattem­ po, che riesca almeno a controllare o a coordinare . le iniziative (sciolte) dei suoi parlamentari.

LA COMMISSIONE SPORTIVA PRESSO IL MI­ NISTERO DELLA SANILA' — Prosegue intanto i suoi lavori la Commissione costituita da qualche tempo presso il Ministero della Sanità allo scopo di coordinare un riforma dell’assistenza medica agli sportivi (soprattutto preventiva) con la più gene­ rale riforma sanitaria. E’ un fatto molto impor­ tante, anche se non gli è stata data risonanza. Tanto più che la Commissione sembra orientata a prospettare soluzioni radicalmente nuove e al­ ternative rispetto a quelle esistenti (?!).

LA POLITICA SPORTIVA REGIONALE — In­ tendiamo riferirci alle iniziative del CONI e degli Enti di Promozione sportiva. L’uno e gli altri, co­ me abbiamo già avuto modo di annunciare, hanno l’intenzione di organizzare un convegno degli As­ sessori regionali allo sport e dei responsabili spor­ tivi locali. Ora il CONI ha chiesto agli Enti di pro­ mozione di concordare un’iniziativa unica. La pro­ posta è attualmente al vaglio degli Enti. E’ chiaro in ogni modo, che anche essa si colloca all’interno di tutti i problemi e di tutte le iniziative fin qui accennati: solo nella garanzia di una salvaguardia di tale dimensione globale del discorso, ìa pro­ posta potrebbe venire accolta.

►XNON CONCLUSIONE — Una conclusione al no­ stro discorso evidentemente non c'è, coerentemente con la premessa fatta all’inizio. Vi abbiamo fornito materiale di informazione e di riflessione. Come an­ dranno le cose è difficile prevederlo: la politica sportiva è ancora più imprevedibile della politica in generale. Figuriamoci. Però è certo che qual­ cosa (molto pei- la verità), si muove. E' altrettanto certo che qualcosa dovrebbe arrivare in porto (se non altro per il calcolo delle probabilità). E’ certa, infine, un’altra cosa: per la prima volta gli Enti di promozione sportiva sono uniti e sono decisi a restarlo. Questo, se ci pensate bene, spiega molte delle cose che stanno succedendo e fa bene spera­ re per quelle che potranno succedere. DUILIO OLMETTI

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POLITICA una iniziativa che potrebbe invece, con l'ausilio delle nuove strutture scolasti­ che previste dai Decreti Delegati, rap­ presentare un punto di riferimento sep­ pure limitato, nel campo di un servizio socialmente inteso. Pur con queste gravi riserve, verifica­ te tra l'altro in numerose occasioni di dibattito a tutti i livelli, gli Enti demo­ cratici di Promozione Sportiva accetta­ no la richiesta di far parte della Com­ missione Centrale dei Giochi ritenen­ dola un luogo possibile di confronto, di valutazione, per il superamento di tutte le contraddizioni che attualmente segnano l'iniziativa dei Giochi della Gio­ ventù 1975. Con questo spirito e con queste mo­ tivazioni politiche l’AICS, l’ACSI, il CSEN, il CSI, l’ENDAS, il CNS LIBERTAS, l'UISP, e PUS ACLI indicano i propri rappresentanti alla Commissione Centrale dei Giochi nelle persone di Al­ do Notario - Ugo Ristori i quali sono stati espressi unitariamente in rappre­ sentanza di tutti gli Enti di Promozione Sportiva. Contemporaneamente si intende che anche a livello periferico la rappresen-

Sul fronte dei Giochi della Gioventù

La presenza degli Enti di promozione « Il 18 gennaio scorso si è costituita presso il Ministero della Pubblica Istru­ zione la Commissione Centrale per i Giochi della Gioventù composta da rap­ presentanti della scuola e del mondo sportivo. Per incarico del Ministro Mal­ fatti la presidenza è stata assunta dal sottosegretario Spitella. Vice presidente della Commissione è il presidente del CONI Giulio Onesti ». Con questo laco­ nico comunicato il CONI e la stampa hanno dato notizia dell’insediamento della Commissione Centrale dei Giochi. Gli Enti di promozione sportiva, sol­ lecitati di nuovo a farne parte, hanno accettato — designando all’uopo il pre­ sidente dell'UISP Ugo Ristori e del CSI Aldo Notario — precisando il significa­ to della loro adesione con la seguente lettera inviata al CONI e al Ministero:

ti tale accordo, nonostante le dichiara­ zioni foratali, esclude le forze del li­ bero associazionismo sportivo, riduce il ruolo delle Regioni e degli Enti Lo­ cali, contraddice la stessa riforma del­ la Scuola per quanto riguarda i nuovi organi di autogoverno, limita la scelta dell’attività sportiva che si vuole pra­ ticare. I Giochi vengono cosi presentati come un fatto interno alla Scuola, qua­ si in alternativa all'insegnamento dell'Educazione fisica, perpetuando una preoccupante divisione e chiusura nei confronti della società che rappresenta, a nostro avviso, il limite più vistoso per

Gli Enti di Promozione Sportiva AICS, ACSI, CSEN, CSI, ENDAS, CNS LIBERTAS, UISP, US ACLI, a seguito delle nuove sollecitazioni e chiarificazio­ ni avute dal CONI, hanno riesaminato il problema dei Giochi della Gioventù. La posizione dei suddetti Enti che rappresentano grande parte del libero associazionismo sportivo del nostro Paese, rimane sostanzialmente quella espressa nel documento unitario del 22 novembre 1974. Si tratta di un atteg­ giamento di critica e di riserva che ri­ guarda sia il metodo che i contenuti dell'accordo CONLMinistero P.I. Infat-

Il calendario dei Giochi 75 M SPORT

Tutte le attività alle quali la Scuola partecipa ufficialmente e le altre attività dei Giochi estivi

Corsa Campestre

A

N

I

F

E

S

T

A

Z

I

I

COMUNALI entro il

PROVINCIALI entro il

REGIONALI entro il

NAZIONALE entro il

30 aprile

20 maggio

31 maggio

15 gennaio

6 luglio

28 febbraio

9 marzo

27 marzo

26-27 aprile

15 gennaio

Nuoto (*)

20 luglio

31 luglio

12 agosto

Pallanuoto

30 luglio

15 agosto

28 agosto

19 gennaio

23 febbraio (interprovinciali)

31 gennaio (zonali)

(*) Per il Nuoto sono previste anche manifestazioni interprovinciali che si svolgeranno il 28 agosto

6

N

DI ISTITUTO entro il

Ghiaccio

Sci

O

7 settembre

11-15 marzo


POLITICA

tanza degli Enti dovrà essere espressa in modo analogo a quello nazionale, e cioè dovrà essere fatta dagli stessi Enti di promozione sportiva interessati. E’ opportuno precisare che l’adesio­ ne di far parte della Commissione cen­ trale dei Giochi non muta la posizione assunta dagli Enti di promozione — e quindi anche del CSI — con il documen­ to congiunto apparso su Stadium nel numero 17-18 del 7-12-74. In particolare, per quanto riguarda Patteggiamento dei nostri organismi pe­ riferici ricordiamo che essi, sulla base delle considerazioni generali espresse in quel documento, sono liberi di fare le proprie scelte tenendo conto delle si­ tuazioni locali. In altre parole i nostri Consigli o le Società sportive potran­ no liberamente far parte delle Commis­ sioni ai vari livelli ove ritengano che la loro presenza abbia un preciso e so­ stanziale significato e i presupposti di principio e operativi dei promotori dei Giochi siano rispettosi dei criteri di promozionalità dello sport, di effettiva apertura alle varie componenti sociali, di gestione democratica e di autentica partecipazione paritaria. In caso con­ trario essi, valutate le varie opportuni­ tà, potranno assumere un atteggiamen­ to di opposizione, come qualcuno ha già fatto. A tal proposito, nelle pagine dedicate alle « esperienze » riportiamo un comunicato degli Enti di promozio­ ne di Reggio Emilia che motivano il lo­ ro rifiuto di partecipare ai Giochi. Sempre sul piano della partecipazio­ ne degli Enti di promozione sportiva alle Commissioni locali dei Giochi c’è da segnalare un passo contenuto nella circolare che il CONI ha indirizzato ai propri responsabili periferici il 19 di­ cembre scorso. E’ scritto testualmente: « Nella designazione dei rappresentanti delle comunità locali nelle Commissioni comunali, provinciali e regionali, si rac­ comanda di orientare la scelta verso i rappresentanti di quegli Enti di promo­ zione sportiva che sono maggiormente attivi nelle diverse zone, ricordando che diversi di questi Enti hanno validamen­ te collaborato in molte province alla buona riuscita dei Giochi della Gioven­ tù quali componenti le Commissioni or­ ganizzatrici insieme agli Enti locali. Analoga raccomandazione è bene sia te­ nuta presente anche nella designazio­ ne dei rappresentanti delle forze spor­ tive locali, soprattutto quando manchi­ no in zona i rappresentanti federali ». Traspare da questa frase il tentativo di rimediare in qualche modo alla gra­ ve e ingiustificabile carenza di aver escluso in linea ufficiale la partecipa­ zione degli Enti di promozione spor­ tiva. E’ giusto prendere atto di questa <' raccomandazione », ma appunto per­ che si tratta soltanto di una raccoman­ dazione e per giunta alquanto ambigua nell'ultimo punto, la sostanza della que­ stione resta immutata. E’ lasciata cioè alla discrezionalità e alla responsabilità delle nostre strutture locali la decisio­ ne in merito alla partecipazione, e alle forme in cui estrinsecarla, sia alle Com­ missioni dei Giochi sia alle iniziative da esse programmate. D. O.

Che fine ha fatto la Scuola dello Sport? Da un po' di tempo una fitta cortina di silenzio è scesa sulla Scuola Centrale dello Sport, un'istituzione di cui il CONI andava orgoglioso in Italia e all'estero. Abbiamo raccolto alcune testimonianze, per tracciare la situazione attuale e le prospettive future. Come abbiamo fatto e stiamo facendo per i Giochi della Gioventù, riteniamo doveroso e importante informare anche su questa iniziativa del CONI e su altri aspetti del mondo sportivo italiano che concorrono a formare il quadro complesso e spesso disarticolato della politica sportiva italiana. Per motivi che i lettori comprenderanno, abbiamo rispettato l'anonimato di alcuni intervistati.

La Scuola dello Sport, la crea­ zione gioiello del CONI, è in crisi: due anni fa è stato emesso l’ulti­ mo bando di concorso e una volta che gli ultimi 22 iscritti termine­ ranno quest’anno il triennio di studi, la scuola resterà deserta. Tuttavia si fa strada l’idea di crea­ re nei locali dell’Acquacetosa un corso di perfezionamento per gli studenti che usciranno dallTSEF. In sei anni di attività, la Scuola dello sport ha preparato 204 Mae­ stri dello sport, più i 22 che ter­ mineranno quest’anno e una de­ cina di uditori, ossia di tecnici che pur non avendo i titoli di studio per poter frequentare la Scuola sono ugualmente ammessi ai corsi per i loro meriti tecnico-sportivi. E’ stato calcolato che per pre­ parare questi Maestri dello sport, il CONI ha affrontato per ognuno di essi L. 2.500.000 di spese vive l’anno (alloggio, pasti, assistenza ecc., esclusi quindi gli stipendi dei professori e il costo delle costru­ zioni). Spesso i « profani » dello sport si sono domandati se ci fos­ se un motivo valido che giustifi­ casse un tale impiego dei fondi a disposizione del Comitato Olimpi­ co, anche in rapporto all’esistenza di un’altra istituzione scolastica atta a preparare insegnanti di edu­ cazione fisica: l’istituto superiore di educazione fisica, struttura che si sostiene invece con i soldi del Ministero della Pubblica Istruzio­ ne. A ciò si accompagna il fatto che da sempre e fino ad oggi sia la Scuola dello Sport, sia l’istituto Superiore di Educazione Fisica so­ no state due strutture chiuse ad una qualsiasi delle istanze di rin­ novamento, sociale e politico, che anche nel campo dello sport si

sono fatte avanti in questi anni nel nostro Paese. Ciò ha permesso il mantenimento di visioni scleroti­ che nell’insegnamento (alto quo­ ziente di selettività all’esame, pochi appelli, disciplina di tipo milita­ re...) e nella concezione dello sport. Tuttavia qualcosa si comincia a manovrare. Un fatto sintomatico e importante è rappresentato dalla costituzione accanto dell’ASIMAS (Associazione Sindacale Maestri dello Sport) che aveva carattere corporativo, di un sindacato con­ federato il quale agisce in collega­ mento con gli altri movimenti sin­ dacali democratici e antifascisti aH’interno del CONI. Su tutti questi argomenti abbia­ mo intervistato un maestro dello sport, un sindacalista e un espo­ nente di una società sportiva di base.

Un giovane maestro dello sport, impegnato attivamente per modi­ ficare ed innovare la Scuola, ha fatto notare come: « un discorso sulla Scuola dello sport non può non partire dal ruolo che il CÒNI per statuto è tenuto a svolgere nell’àmbito dello sport italiano. Il nostro Comitato Olimpico infatti è tenuto a curare e preparare gli atleti che dovranno rappresentare lo sport italiano nelle competizioni olimpiche ed internazionali. Chia­ ramente su tale argomento le di­ vergenze di opinione sono tante e tali che approfondirle non ci per­ metterebbero di affrontare un di­ battito su una struttura specifica­ tamente creata nella logica che guida il CONI e che prima diceva­ mo. Se diamo quindi per scontata 7


POLITICA

la validità delle norme che regola­ no l’attività del nostro Comitato Olimpico non possiamo non defi­ nire utile, se non indispensabile la Scuola dello Sport. Del resto an­ che in Paesi socialisti come la Repubblica Democratica Tedesca e l’Unione delle Repubbliche Sociali­ ste Sovietiche, esistono delle strut­ ture scolastiche simili alla nostra Scuola dello Sport ». Sul significato della Scuola e sulla differenza tra questa e l’ISEF ci ha detto: « L’Istituto Superiore di Educazione Fisica serve a for­ mare elementi atti all'insegnamen­ to nella scuola e quindi a prepa­ rare esclusivamente da un punto di vista tecnico. I metodi di inse­ gnamento e soprattutto le tecniche sono rimaste ancorati a oltre 30 anni fa, ossia all'impostazione e alla concezione fascista dello sport. Dal punto di vista tecnico-sportivo quindi la Scuola dello sport ha rappresentato un salto qualitativo in avanti grazie anche alla vastità dei mezzi messi a disposizione de­ gli studenti. Il tecnico che al ter­ mine dei tre anni di corso esce dalla Scuola dello sport ha una preparazione di tipo scientifico no­ tevolmente superiore al professo­ re che esce dall'lSEF e su questa preparazione scientifica di fondo innesta una preparazione tecnico­ sportiva curata approfonditamen­ te con l’ausilio di numeroso ma­ teriale conoscitivo come films, ri­ viste tecniche specializzate. Volen­ do concludere, possiamo dire che mentre l’ISEF prepara degli inse­ gnanti atti ad avviare il ragazzo allo sport, la Scuola dello Sport prepara i tecnici che porteranno l'atleta, almeno lo si spera, a divenire un campione ».

Ma allora, perché chiudere la Scuola dello Sport? « Essenzialmente perché accan­ to alla figura di Maestro dello Sport impegnato nella preparazio­ ne dei futuri campioni vi è anche la figura del Maestro dello Sport inserito in una struttura burocraticà come il CONI, per arrivare a posti di dirigenza nell’àmbito del­ lo sport italiano. Poiché il primo non è uno sbocco altamente remu­ nerato e i posti sono pochissimi e già occupati, la maggioranza dei Maestri si è indirizzata alla carrie­ ra all’interno delle strutture del CONI cosicché adesso i circa 200 neo-burocrati hanno la possibilità, una volta usciti dalla scena dello sport italiano gli attuali vecchi

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che per anni ha seguito le indi­ cazioni del sindacato fascista all' improvviso abbiano completamen­ te cambiato idee: certo, ci sono state le stragi provocate dai fasci­ sti, ma secondo me non è suffi­ ciente aprire gli occhi su cosa è il fascismo per prendere automa­ ticamente coscienza ed una posi­ zione di sinistra ».

dirigenti, di prendere in mano tut­ ta l'organizzazione. Si era pensato in effetti di crea­ re, in collegamento con gli Enti locali, dei centri provinciali per l'assistenza degli atleti di interes­ se nazionale non residenti in gran­ di centri, tuttavia si è lasciata ca­ dere l’idea a causa degli alti costi sia in senso assoluto, sia in senso relativo (in molte province rim­ pianto organizzativo sarebbe ser­ vito per seguire spesso uno solo, o al massimo due atleti). Sarebbe­ ro d’altronde risultati insufficien­ ti i fondi messi a disposizione dal CONI e quindi disponibili in tal senso ».

Abbiamo sentito sull’argomento anche un dirigente di una grossa società sportiva romana che agisce nei quartieri popolari con inten­ dimenti promozionali e sociali.

E del Sindacato cosa ne pensi? « L’Associazione sindacale Mae­ stri dello sport, che è il vecchio sindacato ha fatto il suo tempo come del resto tutti i sindacati corporativi. Ormai si è capito che non è con le istanze corporative che si può sperare di ottenere qualche miglioramento, quindi non posso che vedere di buon auspicio il successo ottenuto dal sindacato confederale. Del resto anche i di­ rigenti dell’ASIMAS l'hanno com­ preso e infatti si sforzano di dare un volto nuovo al loro movimento. Sui risultati che il sindacato ha ottenuto a livello globale all’inter­ no del CONI sono tuttavia un po' scettico: è difficile secondo me pensare o credere che gente

Onesti vuol chiudere la Scuola dello Sport, da cosa trae origine questa intenzione?

« Anche noi siamo per la chiu­ sura della Scuola dello sport, o meglio siamo sempre stati contro questa istituzione nata su un pro­ gramma arretrato e senza prospet­ tive. Però non siamo d’accordo sul modo con cui Onesti vorrebbe ar­ rivarci, dopo anni di strumentaliz­ zazioni, e ora che si è formata al­ l'interno stesso della Scuola un' opposizione democratica. Il ragio­ namento del CONI è sempre lo stesso: noi facciamo e noi distrug­ giamo, tutto il resto non conta. Preso atto del fallimento della Scuola, ora il CONI tenterà di sot­ trarsi al confronto politico, usan­ do i soliti metodi autoritari ».

Come potrebbe risolversi il pro­ blema? « La soluzione è, da una parte, nella riforma del CONI, su cui forse è inutile soffermarci; dall' altra nella riforma degli ISEF in facoltà statali di attività motoria, con quattro anni di corso che pre­ parino gli istruttori per la scuola


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di ogni ordine e grado, a comincia­ re da quella materna ».

Ma la Scuola dello sport servi­ va essenzialmente a formare istrut­ tori qualificati per l’attività ago­ nistica. « E' assurdo, pretendere di for­ mare un tecnico per le discipline agonistiche con solo tre anni di scuola. In altri Paesi si arriva alla produzione di tecnici con un lavo­ ro d'équipe di almeno dieci anni. Poi bisogna sconfiggere la menta­ lità che uno possa diventare un tecnico specializzato — ammesso che siano poi necessari questi per­ sonaggi — senza essere prima un istruttore qualificato a tutti i li­ velli, compresi quelli medici, bio­ logici e pedagogici. Di fatto ab­ biamo visto che i maestri dello sport sono quasi tutti diventati dei burocrati all’interno delle Federa­ zioni ».

Potevano avere un ruolo i mae­ stri usciti dalla Scuola in questi anni? « Certo, nonostante tutti i limiti che abbiamo detto, sarebbe stato sufficiente inserirli in un lavoro di massa, con dei compiti ben pre­ cisi e non lasciarli seduti dietro le scrivanie. Noi, ad esempio, ab­ biamo fatto a più riprese la pro­ posta di farli dipendere dai Co­ mitati regionali e metterli a di­ sposizione di tutte le società. Ad esempio, un maestro specializzato in atletica nel settore dei lanci doveva essere inserito in modo di­ retto sui campi sportivi periferici a giorni fissi, in modo da poter essere a disposizione di tutte quel­ le società (di base, autogestite, del­ la provincia ecc.) che non possono permettersi un istruttore specializ­ zato, sia perché non ne hanno i mezzi, sia perché hanno pochi ra­ gazzi che vogliono praticare certe discipline (si pensi al martello, al salto con l’asta ecc.). In questo mo­ do i maestri avrebbero realmente un loro mestiere da svolgere al servizio dr iniziative di massa e non al servizio di uno-due campioncini; inoltre, si dava alle società di base uno strumento decisivo per la loro radicalizzazione e la loro crescita, si sconfiggeva il fe­ nomeno dei « trasferimenti » dalle piccole alle grandi società in quan­ to un giovane che desiderasse pra­ ticare una. disciplina con una cer­ ta assiduità, poteva disporre di l{na adeguata assistenza nello stesSo quartiere di allenamento e di

residenza. Invece oggi vediamo che per emergere un pochino è obbli­ gatorio il passaggio alle grandi so­ cietà militari, industriali, istitu­ zionali ».

Lungotevere Maresciallo Diaz: palazzo del CONI. In una stanza piccola e grigia abbiamo appunta­ mento con Leonardo Zauli, diri­ gente della Zauli, società di atle­ tica leggera intestata al padre Bru­ no, noto, amato e rispettato diri­ gente dello sport nazionale e al tempo stesso alacremente impegna­ to nel lavoro del sindacato.

Cosa pensa il sindacato del CONI e della Scuola dello sport?

« Come tu saprai, il sindacato antifascista ormai da anni si bat­ te per uno sport inteso come ser­ vizio sociale e quindi di massa, tuttavia tengo a specificare che siamo contrari all’abbattimento del CONI e quindi dello sport campionistico. Piuttosto saremmo indub­ biamente favorevoli ad un ridi­ mensionamento del ruolo del CONI nello sport italiano e ad una sua ristrutturazione in senso democra­ tico ». « Per quanto concerne la Scuo­ la dello sport, il giudizio che dia­ mo non può che essere negativo, a cominciare dal modo con cui è stata istituita (in forma demagogi­ ca dopo la sconfitta con la Corea, sperando di far credere alla Na­ zione che, una volta istituita la Scuola, il nostro sport si sarebbe prontamente risollevato). La Scuo­ la è così divenuta subito un enne­ simo carrozzone e gli studenti che vi entravano non sapevano cosa gli sarebbe poi toccato una volta usciti. Con ciò non vogliamo dire che la Scuola non debba avere un suo ruolo, dal momento che allo sport campionistico servono ele­ menti scelti e preparati da un pun­ to di vista tecnico-sportivo. In tal senso la Scuola potrebbe ricoprire un ruolo di ricerca e perfeziona­ mento delle tecniche esecutive ». « Attualmente è in corso il tenta­ tivo di creare nei locali della Scuo­ la un Centro di perfezionamento per gli studenti ISEF. Al CONI non interessa il futuro del Mae­ stro dello sport; è evidente che gli è più comodo dare contributi al Ministero della Pubblica Istru­ zione, pur di non avere più pro­ blemi economici e normativi coi propri dipendenti. Per portare avanti questa operazione, ovviamen-

te il CONI fa affidamento sulla passività dei Maestri dello sport intesi come categoria, differenzia­ ti dagli altri lavoratori del CONI. Per contrastare questa linea, è ne­ cessario rivedere il problema della conduzione della Scuola Centrale dello sport, che deve essere ge­ stita in modo democratico, e il problema dell’inserimento del Mae­ stro dello sport come lavoratore del CONI, in collegamento con gli altri lavoratori del CONI, quale parte della più ampia categoria dei lavoratori parastatali. Questa linea politico-sindacale è stata sem­ pre nettamente avversata dall'ASIMAS ».

Visto che ci siamo arrivati, co­ me si muove il Sindacato per i problemi dei Maestri dello sport? « Innanzitutto, nell’ambito della legge del Riassetto, ci battiamo perché il rapporto di lavoro del Maestro dello sport sia pienamen­ te equiparato sotto il profilo eco­ nomico normativo a quello di tut­ ti gli altri dipendenti di ruolo, mediante la creazione di un appo­ sito organico tecnico. Ma soprat­ tutto ci battiamo per una riqua­ lificazione nella professione di Maestro dello sport, più consono alla propria preparazione tecnico­ sportiva. Ruolo che finora veniva ricoperto da personale distaccato del Ministero della Pubblica Istru­ zione o da altre Amministrazioni. Per non parlare poi del regolamen­ to interno alla Scuola dello sport, che va completamente riformato a partire dall’antisindacale art. 32 che vieta l'adesione a sindacati non corporativi ».

Leggiamo questo articolo 32: « Per quanto non esplicitamente stabilito nel presente disciplinare, si osservano, in quanto applicabi­ li, le disposizioni di legge vigenti in materia di impiego privato. Con­ siderata la particolare natura del­ le prestazioni dei Maestri dello sport che sono destinate a svol­ gersi nel settore dello sport, il rapporto d’impiego dei Maestri stesso non è riconducibile nella sfera di applicazione di alcun re­ golamento o accordo collettivo in vigore per i dipendenti di altri en­ ti o aziende pubbliche o private ». E’ insomma il vecchio, frusto e te­ nacissimo concetto per cui chi si interessa di sport non dovrebbe interessarsi di politica. RAFFAELE GIORGI 9


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Anche San Siro, la « Scala del calcio italiano » ha avuto la sua giornata nera. Domenica 9 feb­ braio, durante l'incontro Milan-Juventus, sono avvenute gravissime manifestazioni di violenza e di autentico teppismo. Se la violenza ha raggiunto San Siro in forme così aperte, così am­ pie e quasi certamente premeditate, è ben difficile continuare a parlare di episodi isolati, di casi marginali di teppismo ecc. ecc. E' impossibile continuare a chiudere gli occhi di fronte ad un fenomeno di malcostume che dilaga in maniera sempre più preoccupante.

La stampa — pur ammettendo una buona dose di strumentalizzazione scandalistica del fatto « sensazionale » — sembra essersene accorta. Nelle pagine seguenti riportiamo un sintetico panorama di commenti. Ce ne sono di ogni genere e l’averli citati non significa che li con­ dividiamo tutti. Tutti però, oltre al fatto in sé, offrono materia di riflessione e di discussione. Perché fatti del genere ripropongono tutta la tematica dell’Associazione in merito al significa­ to, alle finalità e ai modi di intendere e praticare lo sport, e perché anche fra le nostre file ci sono numerosi tifosi, soprattutto giovani, che ogni domenica si recano negli stadi. E’ tutt’altro che un delitto andare a vedere una partita ma, come associazione, abbiamo il dovere di pro­ muovere anche questo tipo di educazione allo sport e allo spettacolo sportivo.

La violenza negli stadi è un fatto complesso e vorremmo mettere in guardia dalle spiegazioni semplicistiche, estremiste, di comodo o qualunquistiche. Per accennare soltanto a possibili mo­ tivi di riflessione, bisogna tener conto che entrano in gioco almeno tre elementi essenziali: il fatto sportivo, la << folla » assiepata sulle gradinate, la cultura e la vita sociale del nostro tempo. Lo sport mette in vetrina negli stadi di calcio la sua faccia industriale, divistica, campionistica, la montatura abnorme di un fatto di divertimento. Dietro la facciata, per cercar di capire, biso­ gna risalire all’ideologia sportiva che ha ispirato e prodotto un tal tipo di sport, agli interessi utilitaristici che vi ruotano intorno (prestigio, denari...), da quelli dei dirigenti dei club a quelli dei giocatori, della stampa e della Radio-TV.

La folla chiama in causa la psicologia, appunto, delle folle e quindi le misure di sicurezza oc­ correnti, non solo quelle di polizia, ma quelle preventive, cioè il ridimensionamento necessa­ rio del fenomeno, la ricerca di mezzi tecnico-sportivi più adeguati (severa repressione dei gesti mistificatori e provocatori dei calciatori, sistemi di arbitraggio che garantiscano se non l’elimina­ zione degli inevitabili errori almeno una loro pronta correzione...), una gestione più seria e re­ sponsabile da parte delle società delle proprie schiere di tifosi, soprattutto di quelle organizzate (sarebbe ora che la stampa dicesse chiaramente come le maggiori società strumentalizzano i propri clubs).

La cultura e la vita della società attuale richiama l’indispensabile collegamento del fenomeno sportivo con tutte le altre manifestazioni della vita (dove la violenza non è solo quella delle bombe e dei rapimenti) a dispetto di coloro che vorrebbero tenere lo sport congelato nel suo limbo neutro e... asessuato. Richiama soprattutto ad un aspetto che nella vicenda è probabilmen­ te determinante per capire e per correre ai ripari: la mancanza nel nostro Paese di un’auten­ tica cultura sportiva che solo attraverso una pratica socializzata è possibile instaurare. E que­ sta mancanza è colpevole: chiama in causa tutti: lo Stato, il CONI, le Regioni, i Comuni e noi Enti di promozione sportiva che predichiamo bene ma spesso finiamo per produrre — con le nostre attività — lo stesso tipo di educazione-diseducazione di chi non fa niente per permette­ re la pratica sportiva di tutti (quindi produce masse di tifosi) e di chi fa di tutto per imporre un tipo esasperato e distorto di agonismo sportivo discriminatorio, selettivo, supercompetitivo. Vi abbiamo offerto solo alcuni spunti di riflessione. Il resto lo affidiamo a voi, anche sulla scor­ ta dei ritagli che vi proponiamo. L’importante è che la triste circostanza non venga accantona­ ta con la tradizionale irresponsabile « alzata di spalle ».

LA REDAZIONE

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COSTUME

La serie di ritagli che pubblichiamo non intende essere completa: abbiamo fatto una scelta — anche un po’ affrettata per motivi di tempo — tra quelli che ci sono sembrati più rappresentativi dei vari elementi presi in considerazione dalla stampa. Sempre per ragioni di tempo, ci siamo dovuti limitare ai giornali usciti fino alla mattina di mercoledì 12 febbraio. I titoletti sono nostri ed hanno il solo scopo di far individuare prontamente il tema trattato dai giornalisti scelti.

commenti della stampa L’ORGANIZZAZIONE CALCISTICA Carlo Marcucci - L’Avanti 11-2-75 Le responsabilità, peraltro, vanno ri­ cercate anche nell’àmbito dell’organiz­ zazione calcistica e di quella dello sport italiano in generale dove trop­ po spesso si ha il vezzo di presentare la macchina come l’unica funzionante nel quadro dei disservizi che un po’ dappertutto rendono difficile e com­ plicata la vita degli italiani in questo periodo. ... Quale credibilità, per esem­ pio, può avere il mondo del calcio dove un presidente (quello del Milan) è capace di esasperare il clima della partita, aggiungendo cinquecento mila lire al milione già stanziato come pre­ mio singolo ai giocatori in caso di even­ tuale vittoria sulla Juventus? O dove una società non certamente ricca di una città con problemi di. ben altra dimensione che quelli della classifica della serie B (Brindisi) è capace di sperperare decine di milioni per cac­ ciare un allenatore in carica da un paio di mesi e riprendersi il vecchio trainer? Mario Gismondi - Corriere dello Sport 11-2-75 Arrica, per i dirigenti: « Purtroppo è già da parecchio tempo che ho lanciato il mio grido di allarme, anche attraverso proposte scritte alla presi­ denza della Lega e ai dirigenti di tut­ te le società professionistiche, ma non abbiamo ancora fatto nulla ». « Cerchiamo di sdrammatizzare, per carità, cerchiamo di sdrammatizzare, ho continuato a predicare dappertut­ to, inutilmente. Ogni partita vinta o perduta è diventata non dico una bat­ taglia, ma addirittura una guerra ». « Ecco perché la colpa di quanto succede oggi è stata anche un po’ no­ stra. Ora aggiungo che così non si può più andare avanti c che dobbia­ mo affrontare la situazione con la mas­ sima energia ». C’è bisogno di spiegare il « così non si può più andare avanti » di Artica? Sono i superpremi partita (« Da noi non sono mai esistiti, ma la Lega de­ ve muoversi anche in tal senso »), che soffiano sul fuoco, sono le dichiarazioni dei dirigenti a fine gara che esasperano ’ gli animi, al pari dell’immunità permanente di cui godono, nelle ri­ spettive società, i giocatori più rissosi e Persino gli espulsi.

Certo, non tutto dipende da queste tensioni ma per salvare il campiona­ to ed il calcio, ciascuno deve recitare la propria parte, compresi i giornali, compreso il pubblico. Siamo tutti in ballo; e dispiace che l’Associazione calciatori non abbia col­ to questa dolorosa circostanza per da­ re un buon esempio, per patrocinare lodevolmente l’autocritica. Ha deferito Longobucco alla sua com­ missione di disciplina, per una censura che sarà di ordine morale — una de­ plorazione che non servirà a nulla, come quella inflitta al brindisino Di Vincenzo per il caso di Palermo — ma perché non ha avuto neppure una pa­ rola di biasimo per i giocatori del Milan che hanno preceduto, circondando 1’ arbitro, il lancio dei petardi, premendo vjrtualmente sul grilletto delle pistole lanciarazzi?

I SOMMI CAPI Dichiarazioni di Artemio Franchi, pre­ sidente della FIGC, fatte nella rubrica radiofonica « Chiamate Roma 3131 » del 10-2-75

... Il calcio ha fatto registrare episo­ di di violenza anche quaranta o cin­ quanta anni fa. Quella era una violen­ za di tipo diverso, era episodica, esplo­ deva in relazione ad un fatto speci­ fico, mentre quella di ora ha una ca­ ratteristica ben più precisa, quella cioè di essere preordinata, perché gli og­ getti che vengono scagliati non sono oggetti che si portano abitualmente dietro andando a vedere una partita... La forza pubblica fa quello che può, rischia e nei limiti del possibile cerca di prevenire. Occorre invece un’opera di profonda rieducazione e cioè che la partita ritorni un semplice fatto sportivo. Giocatori e allenatori in cam­ po dovrebbero saper accettare le de­ cisioni dell'arbitro, sbagliate o giuste che siano, senza quelle drammatiche scene che si sono viste ieri e che si vedono sempre. Si vedono giovani che si strappano i capelli dalla disperazio­ ne, quando non è successo nulla di tragico... Ora per esempio sono sotto accusa le organizzazioni dei tifosi, i club e direi che questi potrebbero in­ vece anche rappresentare un aiuto perché la gran massa di questi giova­ ni si uniscono insieme per andare allo stadio con le bandiere... e questa gran massa ci dovrebbe aiutare ad emargi­ nare questa minoranza che semina pe­ ricolo e terrore negli stadi con il lan­ cio di oggetti e mortaretti.

Aldo Biscardi - Paese Sera 11-2-75 Nel bene e nel male il calcio italia­ no sta trovando una sua precisa iden­ tità storico-sociale. Ci sono « ultras » che vanno negli stadi, non soltanto per applaudire o fischiare, ma più spesso per menare le mani, insultare, aggre­ dire, sparare razzi e lanciare botti­ glie, e appartengono a tutte le regio­ ni, a quella campana e a quella lom­ barda. Nel campo specificamente tecnico le cause sono quelle tante volte indica­ te: il rincaro dei prezzi la sobillazione sottile, tra le righe, il disconoscimento delle pressioni in atto per cambiare l’intero assetto organizzativo del foot­ ball, la celebrazione dei numeri, sotto forma di spettatori allo stadio, di pre­ mi di ingaggio, di gol, che contribui­ scono alla formazione della teppa ch’è c resta una parte minoritaria di quel­ l’immenso esercito di fruitori passivi dello spettacolo calcistico, che sono i tifosi sedentari della domenica.

Dichiarazioni di Carraro, presidente della Lega Nazionale Calcio, riportate da vari giornali 1’11-2-75 Le intemperanze verbali fuori del campo (l’allusione al caso Rivera è fa­ cilmente inutibile, annota il cronista) e dentro il campo, le proteste contro gli arbitri, gli scontri non solo verba­ li sono atteggiamenti di grave irre­ sponsabilità perché eccitano gli animi dei tifosi meno freddi, meno lucidi, meno controllati. Resta inteso che l'or­ ganizzazione si opporrà con tutti i suoi mezzi al ripetersi di questi fenomeni. Uno dei motivi che secondo alcuni critici starebbero alla base delle vio­ lenze in campo riguarda il premio partita che costituirebbe una solleci­ tazione troppo spinta a un agonismo deteriore. Certe cifre che sono state riportate non corrispondono del tutto alla realtà, ma è certo che i premi sono in certi casi troppo alti.

Senza firma - L’Avanti 12-2-75 C’è una molteplicità di situazioni che rende pesante l’aria di tutto il set­ tore calcistico. Mentre ad esempio, l’associazione calciatori, nella sua re­ cente seduta, ha trattato problemi im­ portanti, quali quello riguardante i trasferimenti, sulla cui regolamenta­ zione è stata presentata una serie di modifiche, allo scopo di rendere più snello e meno artificioso il trasferi­ mento di un giocatore da una società

all’altra, proponendo, tra l’altro l’abo­ lizione dell’assurda campagna cessio­ ni ed acquisti così corfi’è articolata attualmente, giunge notizia che anche quest'anno le trattative dei trasferi­ menti si svolgeranno come di consue­ to nel solito albergo milanese, con le stesse modalità del passato, con gli stessi ambigui personaggi in accordo naturalmente con le presidenze delle associazioni calcistiche.

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I CALCIATORI Senza firma - Il Tempo 11-2-75 Forse la gente peggiora — senz’al­ tro — ma proprio per questo arbitri e giocatori devono capire, intendere che momento si attraversa. Si è giu­ dici e si è campioni anche in questo e per questo. Vorremmo poterne par­ lare con Rivera, eccitatore (inconsape­ volissimo) di animi, se mai ve ne fu­ rono. Guarda caso: San Siro ha scrit­ to la peggiore pagina della sua storia a pochi giorni di distanza dallo stori­ co, confidenziale sfogo del capitano, dalla sua accusa al calciomafia ecc... Stia più attento, d’ora in poi, l’ex ragazzo!

biente più sereno. Da parte nostra do­ vremo sforzarci di accettare con mag­ giore serenità i verdetti degli arbitri, di fare meno scena in campo in mo­ do da non contribuire a riscaldare ulteriormene gli animi, specie in un pe­ riodo delicato come questo.

ANASTASI (capitano della Juventus) — In effetti l’atteggiamento troppo polemicp e eccessivamente vittimistico di qualche giocatore, non contribuisce certo a placare gli animi. Comunque è solo una delle componenti degli at­ tuali incidenti di cui a San Siro si è toccato il vertice e di cui ho fatto per­ sonalmente le spese. Questo non si­ gnifica dunque che i giocatori sono i soli responsabili: tutt’altro. Si posso­ no fare tante cose. Innanzi tutto si do­ vrebbe sdrammatizzare il campionato, evitare di montare a dismisura certi avvenimenti, in modo che anche le grosse partite si disputino in un am-

JULIANO (capitano del Napoli) — Non possono essere i giocatori a ri­ solvere certi problemi. Molte cose, purtroppo, non le possiamo dire. Cer­ to, anche noi molte volte sbagliamo: esageriamo nelle proteste, suggestio­ nando il pubblico. Si eccede talvolta per tirare l’acqua al proprio mulino, è umanamente comprensibile. Ma la no­ stra responsabilità è certamente mini­ ma, rispetto alle cause che determina­ no il malcostume negli stadi. Noi. per quanto ci riguarda, abbiamo un’asso­ ciazione e affronteremo il problema, deliberando gli opportuni provvedi­ menti. Ma io credo che bisogna anda­ re un po’ all’origine, bisogna capire i motivi di certe reazioni, che a volte possono essere anche giustificate da quanto avviene in campo. I giocatori non hanno tutte le colpe, soprattutto se ricordiamo l’atteggiamento di Ri­ vera: il capitano del Milan ha fatto di tutto per fermare la folla di San Siro e per scoraggiare i teppisti. Le proteste negli stadi diventano esacer­ bate anche per motivi sociali. Che co­ sa non succede oggi nelle nostre piaz­ ze? Non si contesta forse? Purtroppo questo fenomeno si avverte anche ne­ gli stadi.

GLI ALLENATORI

GLI ARBITRI

Gianfranco Giubilo - Il Tempo 12-2-75

Giancarlo Summonte - Il Popolo 11-2-75

IL CARICO DA UNDICI — Natural­ mente, poiché a Milano si respira aria arroventata, si avvertiva la necessità di qualcuno che, mostrando un minimo di buonsenso, si ingegnasse a calmare gli animi, nei limiti del possibile. Ed ecco, con vivissimo senso di opportu­ nità, la sortita di Gustavo Giagnoni: che ha imbracciato il fucile e ha fat­ to fuoco su mezzo mondo, preparan­ do il terreno per quando il Milan tor­ nerà a San Siro. Non c’è dubbio che, dopo le sue parole i tifosi torneran­ no a essere tranquilli spettatori di uno spettacolo sportivo, dimenticando l’oc­ casionale veste di volontari degli « squa­ droni della morte». Che cosa ha detto, in fondo, Giagnoni: che la sconfitta del Milan è tutta colpa dell’arbitro (e che questa non è la prima occasione) e che l’unica squadra che non contesta mai è la Juventus, che non ne ha mo­ tivi. Se queste non sono accuse di ma­ lafede o peggio, giudicate voi. E poi, dopo sparate di questo genere, si fan­ no alte meraviglie se i teppisti lancia­ no razzi, se la violenza si scatena, se « è lo sport a perdere ». Giagnoni è uo­ mo troppo onesto per far pensare a una premeditazione. Allora, la sua è pura incoscienza. E dovrà essere anche l’Associazione allenatori a prenderne atto, non soltanto la Disciplinare. Per­ ché qui non si rischia solo di turbare la regolarità del campionato; qui si mette a repentaglio l’incolumità di tut­ ti. Anche di chi, e parlo della grandis­ sima maggioranza, va allo stadio per divertirsi o per lavorare: i tifosi veri, 1 giocatori. E anche noi giornalisti: magari «squalificati a vita», ma lieti di essere vivi. E desiderosi di restare in buona salute.

Nessuno potrà giustificare le intem­ peranze degli (esaltati: i gesti canaglie­ schi non troiano posto nello sport. Tuttavia siamo convinti che i disordi­ ni creati dai teppisti hanno una ma­ trice squisitamente tecnica: a virulentarli sono gli episodi di gioco. L’intro­ duzione della moviola nella rubrica televisiva della domenica sera consen­ te ormai a milioni di italiani di assi­ stere sconcertati al campionario degli errori perpetrati dai direttori di ga­ ra... (segue elenco di alcuni presunti errori arbitrali degli ultimi tempi)... Arbitri d’assalto, arbitri di combatti­ mento, arbitri inossidabili, arbitri di­ stensivi, inclini al volemose bene. Ce n’è per tutti i gusti. Ma la media re­ sta scandalosamente mediocre. Ed è questo, a nostro avviso, l’aspetto più deprimente di un torneo che' continua ad affascinare.

Interviste da II Corriere dello Sport del 12-2-75

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PROVOCAZIONE POLITICA Giampaolo 12-2-75

Ormezzano

Tuttosport

Prendiamo la faccenda del complot­ to politico a San Siro. Ne abbiamo parlato con importanti tutori dell’or­ dine. Non ci credono. Non ci crediado neppure noi. Se si vuole strumen­ talizzare il calcio per un complotto politico, si fa ben altro: non è manco diffìcile... Parliamoci chiaro: purtrop­ po gli eversori sanno lavorare bene, fanno esplodere treni, mettono bom­ be vere anche davanti alle scuole. La loro orrida attività non ha ancora scelto il mondo del football. Si vede qualcosa di politico talora a Roma ed a Napoli, in occasione di partite di football: ma è bassa politica locale, clientelare, contestazioni al comune, camuffamento del bagarinaggio. No davvero: se certa bieca politica (tutto è politica, ma c’è quella sana, quella santa, quella bieca...) decidesse di oc­ cuparsi del calcio, ben altro di orren­ do farebbe.

Carlo Marcucci - L’Avanti 11-2-75

Tutti hanno potuto vedere quali mot­ ti e simboli decorino gli striscioni e le bandiere sotto le quali si schierano le pattuglie dei più scalmanati e tutti possono trarre le conseguenze più lo­ giche. Che cosa vogliono dire i vari « Commandos tigre », « Commandos fossa dei leoni » e « Settembre rosso­ nero »? Niente di più e niente di me­ no che un invito ad adoperare la vio­ lenza, quella che conosciamo sin trop­ po bene, che opera nel nostro Paese da anni a questa parte: fascismo. Vio­ lenza nera quindi, in odio a tutto ed alla ricerca di gettare il disordine in tutto, nelle manifestazioni politiche, nel funzionamento dei treni, nella vi­ ta pacifica dei cittadini fino alle par­ tite di calcio.

STAMPA E TV Giampaolo 12-2-75

Ormezzano

Tuttosport

Proprio perché ormai si concorda sul fatto che siamo tutti colpevoli, segnaliamo un titolino del Corriere della Sera di ieri: « Rocco perde il po­ sto se non batte il Milan ». Come ope­ ra di drammatizzazione di FiorentinaMilan, già dal martedì, non c’è male. Lo stesso giornale, deplorando Longobucco, dice che la Juventus dovrebbe anche intervenire contro Gentile e Me­ rini: sempre la distensione. E per fortuna che la Juventus sta muta di fron­ te a certe accuse (« Giagnoni accusa », è il titolo delle dichiarazioni del trainer; ma potevano titolare anche: « Giagrioni provoca »), non chiede a nessu­ no di provvedere contro, mettiamo. Benetti e Zecchini.

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IL TIFO E LA PRATICA SPORTIVA Giorgio Mottana - Gazzetta dello Sport 11-2-75 Il fenomeno è vasto e profondo, radicato nel contesto sociale deterio­ rato. La violenza che si sfoga dentro gli stadi, al di sopra della genuina passione di parte, è la degenerazione più acuta del malcostume imperante, la spia del disordine morale, del ma­ lessere oscuro, dei conflitti di coscien­ za, dei malcontenti e delle frustrazioni che la vita d’ogni giorno alimenta, sen­ za che dall’alto cadano esempi da imi­ tare. La situazione politica non aiuta certo a dimenticare. Così il calcio non è più un divertimento, un’evasione, ma spesso, e quanto più la posta in gioco sia importante, una concentrazione di umori spesso guasti; la partita della domenica non è più il naturale « tran­ sfert » spiegato dallo psicologo e che rappresenta, in termini ragionevoli, uno

sfogo persino salutare e forse neces­ sario. La partita diventa un conflitto di interessi e di passioni sfrenate. Vi galleggiano allora isole di teppismo, ma­ gari di un teppismo organizzato, che possono esplodere in episodi di guer­ riglia ai quali si stenta a trovare ri­ paro. Le forze dell'ordine, già dura­ mente impegnate durante la settimana persino oltre i compiti istituzionali, o sono insufficienti per numero o sono impotenti a scovare i responsabili.

Un'altra annotazione di passaggio: indice di civiltà sportiva è in ogni paese civile, la partecipazione attiva allo sport; da noi, come il calcio in­ segna, lo sport più diffuso è quello dei sedentari della domenica. E’ solo avvicinando i giovani allo sport, e fa­ cendo sì che abbiano a praticarlo a tutti i livelli, che si può arrivare alla formazione di una coscienza sportiva. La rieducazione delle masse cosiddet­ te sportive e invece soltanto tifose passa anche attraverso le giovani leve che non trovano ancora uno sbocco alla domanda di "sport sociale".

I CLUB DI TIFOSI Giampaolo Pansa - Corriere della Sera 12-2-75

(Il giornalista racconta una riunio­ ne-conferenza stampa organizzata dal Milan Club Forlanini di Milano e pre­ sieduta da Luigi Meazza, co-presiden­ te dell’Associazione fra i Milan Clubs). « Voi dei giornali vedete solo i ti­ fosi che corrono giù, e non criticate per niente il modo in cui gli stessi tifosi sono provocati. Sì. parlo dell’ar­ bitro Barbaresco, di quel signore che di fronte a 90 mila persone, 90 mila teste diverse, uomini e donne che ma­ gari non hanno avuto niente dalla vi­ ta e aspettano soltanto la domenica, si permette di vedere un rigore sul filo del millimetro, e in una partita così drammatica osa mettere in tavo­ la una decisione di quella portata... Quella sì che è una vera e propria provocazione nei confronti del tifoso milanista in genere! »... « Il fatto è che quando si gioca Milan-Juve succedono sempre, dico sempre, cose poco chiare e a danno del Milan! ». Cronista: « Ma che cosa vuol dire? Che è Agnelli che paga? ». Voce di tifoso: « Lo sanno tutti! ». Ravasi (presidente dei « Com­ mandos »): « Il calcio è un po’ mafioso e marcetto, ci girano troppo soldi. Il Milan ha perso voce in capitolo e qualche altra società l’ha presa di più... ». Altro tifoso (con coscienza di classe): « E’ il padrone di Torino che paga! Bisogna eliminare tutti i padro­ ni! ». Meazza: « Lasciamo perdere la politica. Però è chiaro che per il ti­ foso milanista di cuore la Juventus è Agnelli e la Fiat e le macchine e compagnia bella!... Anche i giocatori non aiutano ad evitare il teppismo negli stadi! Le provocazioni spesso na­

scono sul campo e poi si ripercuotono sul tifoso che paga e subisce ». ... Quel che succede lo sappiamo tut­ ti. Nascono club di tifosi dai nomi ag­ gressivi, nomi derivati dalle tragedie della società politica: « Settembre ros­ sonero », « Trame bianconere », « Ultras », « Brigate rossoblù ». E nasce l’abitudine di andare allo stadio equi­ paggiati come per un’azione di guer­ riglia urbana. « Aurelio! — ordina il Meazza — fai vedere ai signori quel sacchetto ». Si alza Fanti Aurelio, di­ rigente del servizio stadio del Milan, prende da un angolo una borsa in pla­ stica e la rovescia sul pavimento. « E' solo un modesto campionario di quel che abbiamo sequestrato domenica a San Siro » avverte Aurelio: 2 rivoltelle lanciarazzi, 1 scalpello da muratore, 5 coltelli di varia lunghezza, 1 scato­ letta di razzetti detonanti marca " Sa­ bino ", 1 frusta metallica, 1 manga­ nello di gomma dura, 1 apriscatole gi­ gante, 1 campanaccio artigianale con funzioni di clava... Dicono i tifosi mi­ lanisti: a) nessuno di noi porta roba come questa; b) il nostro servizio d’or­ dine fa buona guardia; c) nei campi delle altre città non c'è servizio d'or­ dine interno; d) a Roma pure i ra­ gazzini entrano allo stadio con dei ” sacchi così di roba "; e) sempre a Roma volano in campo anche i bot tiglioni di vino; f) di Napoli poi non parliamo, "è la città del mortaretto"; g) a Genova i sampdoriani vanno alla partita con le catene; h) gli "ultras" del Torino tirano dei " massi ”; i) a Roma mi son beccato una lattina in testa e a Bergamo un uomo di 90 chili addosso" (testimonianza dell’Aida Buratti). ... Roberto Segalini racconta della fa­ mosa lettera toscana che conclude: « e abbiamo promesso al nostro capo di aprirvi le budella al sole! ». Una volta letta la minaccia, quelli della « Fossa dei Leoni » hanno avvertito il Segalini che domenica prossima a Firenze ci andranno lo stesso, ma armati. Su questa prospettiva, nella saletta del Bar Ovidio, la discussione si fa acce­ sissima. Segalini: « Mi sembra una co­ sa abbastanza logica: o li fermo o li faccio andare armati ». Tifoso paci­ fista: « Piuttosto non andiamo! ». Se­ galini (stringendosi nelle spalle): « Ri­ peto: dopo quella lettera ho avvisato i miei che se vanno a Firenze devono andare armati ». Cronista: « Armati co­ me? ». Altro tifoso pacifista di nome Bovani: « armati di buona volontà, si­ gnor giornalista! ». Segalini (con sor­ riso beffardo): « Col carro armato non di certo, ma mi dica lei come devono andare! ». Tifoso mite: « Non ci devo­ no andare a Firenze! ». Segalini: « Uei! Il mio club è il più grosso del Milan! Non posso bloccarlo, io. Se mi dicono ” noi andiamo ", quelli ci vanno dav­ vero. Si metta lei a fermare trecento persone! ». Cronista: « Incoscienti! ». Tifoso del tipo duro: « Sono incoscien­ ti se vanno a Firenze coi mazzolini di fiori ». ... Il Luciano ormai è partito in quarta: « Sì, porto il coltello da un anno, magari non lo uso, ma lo porto. Prima andavo alla partita da solo, an­ che fuori, con la mia bandiera e la mia sciarpa rossonera. E ci portavo anche la fidanzata. Poi una volta due Sampdoriani mi hanno affrontato coi coltelli. Lei che cosa avrebbe fatto? Così adesso allo stadio ci vado in grup­ po, lascia a casa la morosa, che se no me la fanno sul campo, e al suo posto mi porto il coltello! ».

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Ci siamo scordati che il tifo è bello Questo articolo Paolo Valenti l'ha scritto prima che succedessero gli incidenti di San Siro. Lo pubblichiamo comunque, come un primo commento ai fatti, sperando che ce ne giungano altri da parte dei lettori. Non appena si sparse la voce che il presidente del Verona Hellas calcio, Garonzi, era stato li­ berato dai banditi che l'avevano sequestrato ed aveva potuto rag­ giungere casa sua, una grande folla di persone corse sotto la finestra con bandiere gialloblu — i colori sociali — a dimostrare la gioia e la soddisfazione per la fine di un incubo. In nessun altro caso di rapi­ menti si erano avute pubbliche manifestazioni di giubilo così co­ rali e clamorose, a rilascio avve­ nuto. Il~~« tifo », in questo caso, si inseriva sui sentimenti di uma­ na solidarietà. Quando, ai tempi del campio­ nato del mondo di calcio « messi­ cano », l'Italia superò la Germania nella partita divenuta « storica », le strade e le piazze del nostro Paese si popolarono di tricolori come non era mai — e non sa­ rebbe mai più, almeno finora — avvenuto, nemmeno nelle più alte ricorrenze civiche. In questo ca­ so, il tifo si inserì nel sentimento nazionale. Sulla scorta di questi esempi e di altri più spiccioli, c'é chi si scandalizza e convoca sociologhi e psicologi — chi sa perché sempre inclini al pessimismo — a sentenziare che la passione per lo sport e il calcio in particolare, è aberrante, alienante, tesa a svia­ re in fanatica « burletta » i senti­ menti più seri dell’uomo. Osserviamo, prima di tutto, che non è colpa dello sport e del calcio se un accanito piano di dissacrazione — da una parte frutto della filosofia arida det­ tata dal consumismo edonista e dall'altra incoraggiato da coloro che desiderano sradicare un si­ stema per sostituirlo con un al­ tro — ha eliminato dalla più par­ te degli esseri umani anche la semplice tentazione di abbando­ narsi a qualche entusiasmo. D'altra parte esistono delle com­ ponenti primarie e « animali »

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(nel senso di irrinunciabili come, nel campo fisiologico, sono la digestione e la respirazione) che caratterizzano la realtà dell'esse­ re umano. Una di queste è la capacità a provare passioni. In fondo, tutta la nobiltà del­ l'essere civile ed « educato », con­ siste nel dominare le passioni. Dominare vuol dire non subire ma governare una « cosa »; do­ minare non vuol dire « non pro­ vare » ma significa « provare nel giusto limite ». Invece, secondo la media del « pensamento comune » di oggi, del conformismo di maniera, chi­ unque — facciamo esempi — va­ da in estasi di fronte ad un’opera d'arte, senza subito trovarvi ra­ gione di critica, è un ingenuo sprovveduto, uno sciocco, cultu­ ralmente parlando; chi si inor­ goglisce di alcune doti del pro­ prio Paese e delle sue genti è un « nazionalista » in senso reazio­ nario affibbiato al termine. Oggi

si deve tutto « ridimensionare », « dissacrare », « inquadrare », « revisionare », « rileggere », « rivedere ». Se in passato si esagerò, gof­ famente in senso contrario, non si vede la ragione per cadere nell ’errore opposto. Fra macro­ !ì scopico e microscopico, esiste la dimensione « realtà ». Non è quindi colpa del feno­ meno sportivo in se stesso se la I gente approfitta del « tifo » per scaricarci dentro qualche altra ■i cosa, qualche altra passione o sensazione che altrove non può sfogare o manifestare. Anzi, lo sport è in questo caso la vittima perché resta contaminato da vi­ cende che non lo riguardano di­ rettamente. Occorre togliere dalla passione sportiva le scorie che vi vengono importate da altre direzioni; oc­ corre sempre più impedire che il tifo diventi l’unico collettore di raccolta d’ogni altra frustrazione. Ma questo non si ottiene, ov­ viamente, né con una legge né con una serie di predicozzi, nem­ meno con una sparata di tavole rotonde. Ancora una volta infatti lo sport dimostra, relativamente | a ciò, di essere un fenomeno dei tanti connessi con il vivere uma­ no e sociale, in stretta osmosi, legato in catena con tutti gli altri fenomeni. Per evitare che l’entusiasmo e la manifestazione di passione sportiva sostituisca come un sur-

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rogato altre passioni e altri sen­ timenti, occorre che determinati valori non sportivi riacquistino il loro significato e la loro cre­ dibilità. E sono valori puramente idea­ li. Materialisticamente parlando, siamo ben certi — e questo è un bene, è già un primo punto — che il tifo sportivo non fa da surro­ gato ad un bel nulla. Nessun lavoratore baratterebbe il trionfo della squadra del cuore con un aumento di salario man­ cato o una perdita di potere normativo. Non è il pane che il tifo sostituisce ma l'idealità. E questo a molti non interessa, per non dire che fa piacere. « Pane e passione di circo » si può ripetere in forme che nemmeno ci immaginiamo. Evitiamo quindi che il tifo spor­ tivo si sostituisca, nuovo vitello d’oro, nuovo idolo pagano, al po­ sto di valori ideali che sono in­ sopprimibile aspirazione dell’uo­ mo e della donna, specie se gio­ vani.

Restituendo alla passione spor­ tiva la sua funzione di... passio­ ne sportiva, renderemo legittimo anche il suo alto valore sociale che è quello di spezzare i rappor­ ti quotidiani che regolano i no­ stri atti, cioè quella ricerca con­ tinua di produttività, di interes­ se, di causa-effetto che sono alla base del nostro lavoro economi­ co. Anche se assistiamo ad uno spettacolo sportivo professioni­ stico, quello che ne traiamo è di libera scelta e di disinteresse economico (tranne il biglietto che... paghiamo). L’atto economico si esaurisce nel pagare, infatti, il biglietto. Dopo, siamo liberi di esaltarci o deprimerci per chi ci pare, senza che ne traiamo lucro o danno. Limitato a questo valore evasionale, il tifo dovrebbe perdere anche le sue punte eccessive e condannevoli e, guidato dalla li­ bera scelta, dovrebbe puntare per­ fino ad una forma di autoeduca­ zione. Dovrebbe! PAOLO VALENTI

Non più solo pane e cioccolata

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Perugia è la città del cioccolato, dei « Baci perugina », ora anche di « Sot­ tesero perugina », che ti fa passare la noia dopo una giornata di intenso la­ voro. A questa pubblicità ci siamo av­ vezzi da anni e ci siamo proprio ormai convinti che regalando i « Baci » fiori­ sce un amore e gustando « Settesere » diventiamo tutto ad un tratto allegri. Perugia però ha anche una squadra in serie B che l’anno scorso, forse per via di qualche « bacio » dato a qualche santo non è andata a finire in C e che quest’anno sta facendo davvero mira­ coli. Nel momento storico in cui scrivia­ mo non ci interessa la situazione in classifica, né Ci interessa fare pronostici, è una questione che non ci ri­ guarda. I tifosi dicono che se il Peru­ gia non arriva primo è sicuro che si piazzerà al 2“ posto e noi diciamo « ev­ viva »; l’allenatore dice che basta con­ quistare punti quanti sono le partite e noi diciamo che se è così il gioco è fatto. Il merito di questo miracolo è sen­ za dubbio dcH'allenatore ed è umano che lui speri di arrivare in alto. Castagner è alla sua prima esperienza co­

me allenatore, ha cucito con idee chia­ re e semplici una squadra giovane, l’ha liberata dai vecchi clan, ha adot­ tato la tattica dell’uomo « civetta » che scatta a vuoto disorientando gli av­ versari ed il sistema ha funzionato. E’ logico che l’entusiasmo è in tutti soprattutto in un tempo in cui anche se in Italia non si mangia più carne perché costa troppo cara, alla dome­ nica è d’obbligo mangiare pane e pal­ lone. Vogliamo brevemente interessarci a tutto ciò che si muove attorno alla squadra. Il vecchio campo « Santa Giuliana » (14 mila posti) non serve più? Sta esa­ lando l'ultimo respiro tanto è strapieno la domenica? Bene, in attesa di co­ struirne uno nuovo (costo 2 miliardi) tra sei mesi sarà pronto un campo-bis provvisorio, fatto di tubature, che po­ trà ospitare 28 mila tifosi. I 120 mila perugini parlano della squadra, pagano per la squadra, come pure gli abitanti della provincia, come pure i 15 mila studenti dell’università, come pure i 400 studenti arabi ospiti della città che costituiscono la ciac più rumorosa quando il Perugia gioca in casa; forse per questi la città avrà più petrolio. La Società non è pronta finanziariamente a sostenere una squadra in serie A? Avanti, si cercano altre stra­ de: enti pubblici, privati, industrie e... qui comincia l’« opera buffa ». E sì, perché i perugini ed i vari enti, abituati alla loro pubblicità, per capi­ re il valore di una squadra in serie A e per ricordarsi che devono pagare per questo, devono a loro volta avere il lavaggio del cervello. Ed allora ecco i manifesti (fatti si noti da due agenti pubblicitari): « il Perugia è di tutti » così come i « Baci perugina » sono di tutti gli italiani. Merce di consumo in­ somma. E poi ecco un altro manifesto con un uomo in borghese che mette in rete una palla: « Partecipa anche tu all’azio­ ne » e così via fino alla fine del cam­ pionato, finché a furia di bombardamenti tutti ma proprio tutti mettendo sempre più la mano al portafoglio ed il cervello all’ammasso, saranno con­ vinti di fare un’opera civica così co­ me i romani dovrebbero tener pulita Roma perché ovunque c’è un cartello che dice: « Roma è anche tua, aiutaci a tenerla pulita ». ZINA GIURI AMILI

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IL SENNO DEL POI Quasi diario di un mese perduto di ENZO BALBONI

Ce un ritorno del 1974, una specie di frangia restata a mezz'aria e raccolta do­ po: credo che in ragioneria si chiamino ratei e parlo di ratei perché parlo di Fulvio Bernardini — il Sor Fuffo — laureato in scienze economiche che signifi­ ca poi ragioneria col pennacchio. Il Sor Fuffo, dopo lo zero a zero di fine anno coni la Bulgaria dichiara in Tivù, preso per i capelli (pochi) dalla polemica: « 11 fatto è che la gente, il gioco del calcio, non lo capisce ».

Ma Bernardini è presto dimenticato (non vi preoccupate si farà risentire lui) perché intanto cominciano ad uscire le classifi­ che di quello che è accaduto nel 1974. Dal che si stabilisce che:

« Il più bello dell'anno è l'attore Burt Reynolds, tallonato a breve distanza dal tennista John Newcombe e da altri due attori americani: Jack Nicholson e Robert Redford. Questa la motivazione: Reynolds è un miscuglio rovente di mascolinità, senso dell'humor, bicipiti superinforzati, pupille perforatrici e naturale eleganza di gesti ed espres­ sioni ». La corrispondenza viene da New York. Archiviamo e passiamo ad altro: « TOKYO — Una spedizione giapponese composta da sole donne tenterà in primavera di dare la scalata al Monte Everest in segno di sfida agli scalatori maschi i quali hanno sempre affermato che la donna non può raggiun­ gere certe altezze (8856 metri) ».

E poi: « NEW YORK — Tiger Trimiar, la ventunenne ragazza nera che si sta dedicando al pugilato ha sollecitato la Commissione perché la sua domanda di diventare pro­ fessionista sia accolta. Nel frattempo si allena con Murv Griffith, zio dell'ex campione del mondo Emil Griffith ».

A Roma invece appare questo annuncio pubblicitario su alcuni giornali: MA DOVE VAI SE L'HOSTESS NON CE L'HAI? — « Se vi serve una interprete, se vi serve una hostess che vi accompagni in viaggio, se volete andare al ristorante in compagnia, o in discoteca, se vi occorre una segretaria o magari una dattilografa, se non avete amiche né cono­ scenti o semplicemente se non vi va di restar soli: CENTO HOSTESS SONO A VOSTRA DISPOSIZIONE ». Da Melbourne intanto si apprende che: « I fidanzati del tennis non si sposeranno più. Si tratta di Jimmy Connors e di Chris Evert, i due americani che hanno vinto nel 1974 il torneo di Wibledon. I due han­ no rotto il fidanzamento ed interrotto una tenera storia d'amore che era stata ripresa dai rotocalchi di tutto il mondo. Dichiarazione della diciannovenne Evert: « Am­ bedue siamo al culmine della carriera, è un periodo troppo importante per non concentrarsi esclusivamente sul tennis Controdichiarazione di Jimmy Connors: « Do­ vevamo scegliere tra il tennis e la vita coniugale: ab­ biamo scelto il tennis ».

Si vede che nel tennis le cose non vanno troppo male. Sapremo poi che Connors si beccherà un forte premio in dollaroni, battendo Rod Laver ai primi di febbraio, ma ne riparleremo, intanto leggiamo questa serie di notizie:

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CANTU' — Dichiarazione di Adriano Panatta dopo la scon­ fitta ai campionati italiani di tennis al coperto: « Il ten­ nis mi piace da impazzire, ma io non sono mica un ro­ bot: sono un uomo con i suoi problemi, i suoi gusti e i suoi sentimenti ROMA — Soltanto nella città di Roma i cittadini hanno portato al Monte dei Pegni 94 miliardi di valori, con un aumento del cinquanta per cento rispetto al 1973. L’ottanta per cento della gente ha impegnato per va­ lori al di sotto delle centomila lire ».

BUENOS AYRES — La censura argentina proibisce il film italiano « Dai nemici mi guardo io » con la seguente mo­ tivazione: essendo il film privo di qualità artistiche e tec­ niche che costituiscono un apporto positivo alla cultura e allo svago non è giustificato l'investimento di valuta per la sua importazione ».

Mi soffermo un attimo perché la notizia mi fa pensare. Cosa? Per esempio ai giocatori che importavamo dall’estero a man salva e al mercato calcistico nazionale dove Bertuzzo viene ri­ chiesto per 600 milioni. Bertuzzo, capito? Continuo a leggere. Messe in fila le notizie fanno un effetto strano. Anche certi titoli. Per esempio quello che riguarda Fulvio Ber­ nardini:

BERNARDINI ELIMINATO DAI GIORNALISTI.

E’ una notizia che viene da Loano; ma è una specie di pesce d'aprile, l'eliminazione non è da Commissario Unico della Na­ zionale, ma del torneo di tennis per giornalisti. Lo ha eieminato Zuccaro. Franchi invece non ci è ancora riuscito. Passiamo alla cronaca: ROMA — I soldati italiani avranno per la prima volta nella storia l'impermeabile, che con l'aggiunta di una fodera termica, sostituirà anche nella stagione invernale l'attuale cappotto. ROMA — La tradizionale agenda delle Forze Armate edi­ ta dal servizio informazioni del ministero della difesa è dedicata quest’anno al trentennale della liberazione. E’ la prima iniziativa editoriale a carattere ufficiale desti­ nata ad illustrare il grande tema della Resistenza.

Insomma qualcosa cambia nell’esercito. Quello che invece non cambia mai è il mondo del calcio. Metto insieme queste notizie:

GENOVA — Il tifoso colpito con qn pugno dal giocatore Maraschi in seguito ad una lite avvenuta allo stadio ha denunciato Maraschi per lesioni. Il tifoso aveva gridato dagli spalti a Maraschi: « Sei un disonesto » quando Maraschi aveva atterrato con un fallo un avversario. Il cen­ travanti ha saltato la rete ed è andato a picchiare il tifoso. GENOVA — Dichiarazione di Maraschi: « Con i brocchi che ci sono oggi giocherò in eterno... » .


COSTUME TRIESTE — Dopo la partita Triestina-Thiene, l’arbitro Lodi è miracolosamente sfuggito all'aggressione di un gruppo di tifosi. Ci sono voluti trecento agenti e oltre tre ore di lotta per far tornare ogni cosa alla normalità.

MODENA — 200 scalmanati hanno costretto l'arbitro Romanetti a una lunga sosta negli spogliatoi dopo la partita Modena-Spezia. Sono stati lanciati sassi contro pullman, auto e contro la polizia. FIRENZE — Il giocatore Desolati, al termine della par­ tita Fiorentina-Sampdoria è stato circondato da un grup­ po di teppisti, preso a calci e pugni e ripetutamente col­ pito alla testa. ROMA — Giorgio Chinaglia fischiato ad Ascoli ed in­ sultato dal pubblico ha dichiarato: << I fischi mi interes­ sano poco perché fanno parte delle regole del gioco, anche se ce l'hanno sempre con me. Quello che è più grave è che adesso mi arrivano anche lettere di minacce e perfino i miei familiari sono stati insultati in strada... ».

Chiudo con le notizie e riapro con dichiarazioni stralciate da interviste fatte a giornali molto autorevoli. GAZZETTA DELLO SPORT, intervista a Concetto Lo Bello — Domanda: Che segno pensa di aver lasciato nel mondo del calcio o dello sport in generale? Risposta: « Un segno non certo negativo. Nella mia lunga carriera ho commesso errori, ho detto e fatto mille stupidag­ gini, ma mi sono sempre battuto per far valere, nei limiti delle possibilità umane, il senso della giustizia! ». GAZZETTA DELLO SPORT. intervista all'arbitro Angonese — Domanda: Cosa pensa della classe arbitrale italiana? Risposta: « La classe arbitrale italiana è la mi­ gliore del mondo, migliore di quella inglese, anche se è stato un arbitro inglese a dirigere la finale della Coppa del Mondo... ». E di rincalzo metto due notizie:

LONDRA — Alice Dakin, un’anziana signora inglese di 60 anni non potrà più assistere a partite di calcio nella sua cittadina di Stourbridge. Lo ha deciso il Comitato disciplinare della squadra della città, dopo aver stabilito che proprio l'anziana signora era stata l'artefice princi­ pale degli incidenti accaduti al termine della partita con il Weymouth. ROMA — Intervista con un noto psicologo sulle ag­ gressioni del pubblico ai propri beniamini. In sintesi: « Prima il tifoso sfogava allo stadio le sue frustrazioni accumulate durante la settimana e vedeva nella squadra avversaria i nemici, nell'arbitro il potere e nei giocatori della propria squadra se stesso. Adesso è stato tradito anche da se stesso e nella propria squadra vede la mamma. Che lo ha educato male e lo ha preso sempre in giro... ».

Intermezzo comico. Protagonista Walter Chiari, giovane ormai invecchiato, protagonista di una farsa in tre atti:

GENOVA, 26 — I giovani comunisti genovesi hanno con­ testato lo spettacolo di Walter Chiari a causa di una battuta che suona pressappoco così: « Quando Mussolini è stato appeso a piazzale Loreto dalle sue tasche non è caduta nemmeno una lira, mentre sappiamo be­ nissimo cosa accadrebbe a molti politici di oggi... ». GENOVA, 29 — Walter Chiari reagisce all'accusa di qua­ lunquismo dicendo che lui ha degli amici nelle sinistre e organizzando una conferenza stampa con gli esponenti della Federazione giovanile comunista e molti giornalisti. Si scomoda perfino Panza della Stampa. Chiari dichiara ■■ Ho provocato equivoci con la battuta che ho detto.

tanto che alla fine dello spettacolo quattro missini sono venuti ad abbracciarmi, il che mi ha dato veramente fa­ stidio. Toglierò la battuta dal copione! ».

TORINO, 1 — Walter Chiari non toglie dal copione la battuta su Mussolini. Dichiara: « lo non cedo ai ricatti! ». I missini distribuiscono volantini davanti al teatro Al­ fieri. I volantini dicono: « Caro Walter ti hanno imposto di censurare lo spettacolo e tu poveretto hai dovuto cedere al ricatto. La nostra fede, comunque, è a tua disposizione ».

Prendo nota e archivio, in fretta. Mentre arrivano altre notizie. SAVONA — Mario Forlani, tipografo ha deciso di attraversare il Golfo Ligure da Portovenere ad Arigotti un versare il Golfo Ligure da Portovenere ad Arigotti, un poter effettuare in 32 ore. La moglie si è opposta e gli ha bruciato la muta e le pinne per impedirgli l'impresa. « Non voglio restare vedova » ha dichiarato.

ROMA — Statistiche di fine anno: un vigile su sei è afflitto da mal di traffico. ROMA — statistiche di fine anno: otto ragazzi su dieci sono affetti da malanni alle vie respiratorie. ROMA — I giardini di Castel Sant'Angelo saranno adi­ biti a stazionamento dei pullman in occasione dell'Anno Santo. MELCHNAU — Roger De Vlaeminck trionfa nel campio­ nato mondiale di ciclocross. Gli italiani non hanno par­ tecipato alla competizione perché nessun atleta poteva inserirsi nella lotta.

CELLE LIGURE — La fabbrica di biciclette Olmo ha messo in Cassa di Integrazione ottanta dipendenti. L’a­ zienda giustifica il provvedimento con la giacenza di 7.500 biciclette. STOCCOLMA — In Svezia è nata la prima squadra di ciclismo professionista. La squadra è guidata da Gosta Petterson e vi fanno parte anche quattro corridori italiani. Passiamo al gran finale del mese.

VERONA rapito.

Il presidente del Verona Garonzi è stato

VERONA — I tifosi del Verona sono sguinzagliati in città e nei dintorni per collaborare con la polizia alla ricerca del presidente del Verona Garonzi. VERONA — Il presidente del Verona Garonzi è stato liberato. Riscatto pagato: un miliardo di lire.

GENOVA — Il presidente del Milan Buticchi siede in panchina con accanto un colossale Dobberman. A do­ manda risponde: • Questo Dobberman vale un milione, escluso l'IVA, è addestrato ad attaccare tutti quelli che si avvicinano. Un rapitore farebbe una brutta fine se tentasse di avvicinarsi... ». NAPOLI — Feriaino presidente del Napoli dichiara: « lo non uso nessun sistema per proteggermi. Sono troppo povero: ai rapitori che riscatto potrei dargli? Burgnich? ».

E mentre si ricomincia a parlare dì violenza, sesso, ristorni fi­ scali, giocatori aggrediti, arbitri aggrediti, pubblico aggredito. Rivera lancia l'anatema contro il calcio, contro i dirigenti e sco­ munica tutti i giornalisti: « Li squalifico a vita » dichiara. Si vive un clima di tragedia greca. Franchi chiede soldi al fisco e clemenza per Rivera: « Non ne facciamo un martire... » dichiara. Il seguito alla prossima puntata.

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CALCIO FEMMINILE BASTA COL SILENZIO Alcune volte anche noi abbiamo par­ lato del calcio femminile per sottoli­ neare un'attività che ogni tanto fa par­ lare di sé le pagine dei giornali. Finora più in là di tanto non si è andati an­ che fuori dal nostro campo: ora un servizio su un settimanale, normali no­ tizie di campionato sui giornali spor­ tivi, qualche articolo in favore o contro. Noi, per la verità siamo sempre sta­ ti un po’ a guardare, intenzionati ad affrontare l'argomento quando ne fos­ simo stati più edotti o quando lo avremnio ritenuto più opportuno. Non siamo tuttavia prevenuti contro tale genere di sport per le donne ed è per questo che pubblichiamo una comuni­ cazione dei Professori F. Angella, A. Todaro, A. Venerando (dell'istituto di Me­ dicina dello Sport del CONI), tenuta ad un Congresso Nazionale della Fede­ razione Medico-Sportiva, svoltosi a Ve­ nezia in ottobre. Tema del Congresso era « Lo Sport per tutti » e la comunicazione tratta appunto gli « aspetti medico-sportivi del gioco del calcio femminile ». L'indagine riguarda la sfera strettamente medica, è stata fatta da competenti, è interessante e può servire. Pubblicarla vuol dire che vogliamo incominciare a parlare dell'argomento in modo più concreto, altri possono aver fatto le stesse constatazioni, altri potrebbero aver fatto altre esperienze e portarci altre argomentazioni in merito. Il problema del calcio femminile pe-

rò noti si limita, anzi non si può limi­ tare esclusivamente alla sfera medica, presenta aspetti molto più importanti e, per noi, ancora oscuri. Lo sport del calcio è uno dei più ag­ gressivi. Fin dove e come tale aggres­ sività può arrivare per non rovinare la psiche femminile e non provocare processi negativi irreversibili? E anco­ ra, il gioco del calcio è uno dei più violenti: fin dove tale violenza può es­ sere dannosa al fisico di una donna? Già gli esperti non sono in grado, per ora, di dire le conseguenze che il gioco in sé può portare sull'apparato geni­ tale nel suo complesso; se a questo aggiungiamo gli eventuali colpi o « cal­ ci » che la donna può ricevere in deter­ minate parti del corpo, le domande si moltiplicano a non finire. C'è anche l'aspetto educativo del problema: in­ fatti la donna si ritrova ancora una volta a dover subire uno sport che, se pur aggiustato ai suoi limiti, resta sem­ pre uno sport ideato e costruito per gli uomini. Insamma, noi questa volta pubbli­ chiamo delle idee riguardanti un solo aspetto del problema ed apriamo un dibattito in casa nostra; ma vorremmo che il discorso si sviluppasse su tutto l'arco degli argomenti che in quest'àm­ bito si pongono: psicologici, educativi, fisici. Allora forse saremo in grado di fare un discorso serio. Parlare di cal­ cio femminile per parlarne è fare del femminismo di bassa lega. ZINA GIURI

Il testo della comunicazione Oggetto della nostra indagine sono state venti atlete, scelte a caso, prati­ canti agonisticamente il gioco del calcio e militanti nella massima divisione. L' età media del campione è risultata di anni 17’/?. L’attività agonistica specifica è stata intrapresa in media all’età di 14 anni e tre mesi. Dall'indagine è risultato quanto se­ gue: n. 6 atlete sono rimaste immuni da infortuni di gioco. Dalle altre 14 atlete sono stati denunciati n. 6 trau­ mi distorsivi a carico della civiglia; n. 6 traumi distorsivi a carico del gi­ nocchio (una di queste atlete ha subito meniscectomia destra, prima interna e poi esterna); n. 2 tendiniti (del tibiale anteriore ed achillea); n. 1 caso di lombalgia; una distorsione del polso (por­ tiere), uno stiramento del vasto late­ rale coscia destra; una lussazione del­ l’omero e polso sinistro. Al momento dell'indagine, non si sono rilevati casi di tali alterazioni.

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Circa l’influenza del ciclo mestruale sul rendimento, solo due atlcte hanno dichiarato di giocare peggio durante il periodo mestruale; per una di esse, idsmenorroica, i ritmi sono migliorati da quando pratica sport; nove hanno denunciato di giocare meglio durante il periodo dopo i primi due giorni; le altre nove non hanno notalo diffe­ renze della performance prima, duran­ te o dopo il ciclo. Seguendo l’orientamento biomeccanico delle attività sportive di A. Dal Mon­ te, il gioco del calcio è compreso tra le attività ad impegno aerobico-anaerobico alterato. Tale attività sportiva si basa dunque sulla alternativa, più o meno regolare, delle seguenti fasi: — subaerobiche: cioè a dire con im­ pegno inferiore alla massima capacità aerobica; — aerobiche: al limite di tale capacità; — anaerobiche: con contrazione dun-

que di un debito di ossigeno che nel caso specifico è saltuariamente lattacido; — riposo. In tale sport inoltre viene impegnata una percentuale media delle masse muscolari corporee, e peraltro di tipo medio sono le richieste distrettuali di forza muscolare. In definitiva, eccetto il portiere che svolge lavoro prevalentemente di de­ strezza, fondato su una certa potenza muscolare, tutti gli altri giocatori sono sottoposti ad un alternarsi, logicamen­ te non codificato, delle fasi di lavoro accennate. Da quanto detto sulle capacità di lavoro, è chiaro che l’organismo fem­ minile, da un punto di vista pretta­ mente fisiologico, è in grado di sop­ portare e di rispondere adeguatamente alle continue e varie sollecitazioni im­ poste all’apparato cardiorespiratorio e muscolare. Anzi, possiamo dire che 1’ atleta quanto più affinerà la sua tec­ nica, con l'eliminazione dei movimenti parassiti, tanto più sarà in condizione di produrre un lavoro esterno sempre più economico. Le lesioni traumatiche che si sono presentate nelle calciatrici nello svolgi­ mento della loro attività specifica non differiscono sostanzialmente da quelle che si riscontrano comunemente in un calciatore. A livello del sistema arti­ colare, infatti, i traumi si sono prodot­ ti principalmente a carico delle articolazioni del ginocchio e della caviglia, le quali nel gioco del calcio risultano le più esposte. L’incidenza non sembra diversa da quella che si rileva nei cal­ ciatori. E’ da rilevare tuttavia che nel­ la donna i sistemi di contenzione arti­ colare contro le sollecitazioni, sono più lassi e meno resistenti. Ne deriva che con più facilità possono verificarsi le distorsioni, dalle più semplici a quelle più complesse, con distacchi parcellari di tessuto osseo. Abbiamo constatato invece pressoché l’assenza di lesioni muscolari. Ritenia­ mo che tale minore incidenza possa trovare delle spiegazioni di ordine bio­ meccanico. Bisogna innanzitutto rile­ vare come nella donna, per un più basso rapporto potenza muscolare/peso corporeo, minori saranno le accelarazioni e le velocità dei vari movimenti durante l'esercizio di una disciplina.


COSTUME

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t • Essendo quindi inferiori le condizioni traumatizzanti, minori saranno quelle lesioni muscolari dovute ad una even­ tuale discrepanza tra i parametri in gioco. In defintiva, dunque, la donna per una forza muscolare in assoluto infe­ riore a quella dell’uomo, per la confor­ mazione particolare del suo scheletro, soprattutto a livello bacino-arti inferio­ ri, per avere infine dei muscoli meno violenti nella risposta, si trova nelle condizioni migliori per subire meno in­ fortuni e lesioni dell'uomo, a livello muscolare.

Da quanto noto sul differente grado di capacità sportiva nei due sessi ed in base a quanto rilevato nel nostro campione si può dedurre che non esi­ stono particolari elementi di ordine me­ dico-sportivo che controindichino il gio­ co del calcio nel sesso femminile. Dalla nostra indagine — anche se condotta su un numero limitato di casi — è emerso che le lesioni traumatolo­ giche non differiscono da quelle rile­ vabili nel sesso maschile non solo come sede — ginocchio e caviglia — ma anche come entità c soprattutto per gli esiti funzionali. Le atlete esa­ minate, infatti, e che in passato ave­ vano riportato dei traumi a livello ar­ ticolare, non presentavano al momen­ to dell’indagine alcun esito limitante ed esplicavano normalmente l’attività sportiva specifica. Peraltro possiamo anche affermare che per motivi di ordine biomeccanico già esposti, la don­ na si trova avvantaggiata rispetto al­ l'uomo per la minore incidenza di trau­ mi c lesioni a livello muscolare. Per quanto riguarda il ciclo mestrua­ le, i disturbi rilevati, modesti, sono soprapponibili a quelli che comune­ mente si riscontrano anche nei soggetti non praticanti alcuna disciplina spor­ tiva. Inoltre non si è evidenziata al­ cuna sua interferenza sul normale ren­ dimento. Tuttavia è da sottolineare che, per quanto concerne l’apparato geni­ tale femminile nel suo complesso, la nostra indagine non può fornire alcun elemento chiarificatore. Sarebbe molto interessante in tal senso poter seguire nel corso degli anni queste giovani per poter mettere in luce eventuali altera­ zioni pregiudizievoli, per esempio an­ che per future gravidanze.

FUORI CAMPO GRAZIA FUCCARO

E’ LA MUCCA NON UNA PAROLACCIA Non so come sia andata a finire la storia delle » parolacce ». Se gli animatori del doposcuola di Renco (comune confinante con Verbania) sia­ no stati effettivamente sospesi, se l'in­ chiesta avviata ha determinato magari qualche arresto, se sia saltata la giunta Comunale di sinistra sotto la quale era stata promossa l'esperienza di » scuola integrata ». Tutto perché un animatore, seguendo il metodo dell’aiutare i ragazzi a prendere coscienza di quello che dicono e di quello che fanno, ha dettato il tema: « scrivete tutte le parolacce che vi vengono in mente ». Il problema delle parolacce era emerso in una assemblea di genitori e Renato Ca­ vallaro. l'animatore, aveva seguito il suo metodo che tendeva « a sdrammatizzare il turpiloquio, togliendo alle parolacce quell'alone di cosa misteriosa e proibita che è lo stimolo primo del loro uso. spesso ossessivo, da parte dei bambini ». Ma quale colpo al cuore per i benpen­ santi vedere nero su bianco tutta una serie di... litanie e sentire un educatore leggerle insieme ai ragazzi. Sono gli stessi benpensanti che non ci pensano nemmeno un attimo, nel mo­ mento dell'incavolatura, a tirare giù una parolaccia; che tengono banco nel rac­ contare le solite sporche e banali bar­ zellette: che sghignazzano quando al ci­ nema c’è la battuta zozza; che si sentono « importanti » e sorridono bonariamente

quando il loro bebé di tre anni dice, in una riunione fra amici « stlonzo ». Ma guai a chiamare con il loro nome le cose, guai a far capire ai ragazzi che stanno dicendo cose di cui non sanno il significato, guai a far buttare fuori ai ra­ gazzi quello che pensano, quello che ve­ dono, quello che scrivono sui muri, quello che fanno. E' roba sporca. Forse la ritengono ma­ teria solo per grandi. Un bambino di quinta elementare non deve sapere, o meglio non deve dire di sapere, altrimen­ ti sono botte! Conosco un bambino piccolo. Un giorno mi ha detto una parolaccia. Con calma io l'ho ridetta e gli ho chiesto cosa vo­ leva dire. Mi ha guardato un attimo e con un sorriso mi ha risposto: « è la muc­ ca ». I grandi quella parolaccia la dicevano tante volte davanti a lui: doveva essere una cosa bella e quindi non poteva cheessere un animale. Per questi benpensanti, dato che ho spiegato a! piccolo che non si trattava di una mucca ma di un'altra cosa, lo sa­ rei un insegnante di parolacce. Mi dispia­ ce che lo pensino. Credo comunque che continuerò. E così farò, per quello che posso, per tutte le altre cose che non si potrebbero spiegare perché sono più spor­ che delle parolacce: ad esempio i furti, le oppressioni, le ingiustizie. Ma che stupida: questo ai benpensanti non interessa. La cosa sporca è solo la parolaccia.

Avevo tenuto da parte un ritaglio di giornale con una notizia curiosa nella sua drammaticità. L'ho perso e non ho tutti gli estremi. Poco importa. La sostanza è questa: in un paese di questo mondo in cui un gruppo di militari — guarda caso! — sta ri­ portando l'ordine, era stata messa a punto una nuova Costi­ tuzione. In questa Costituzione si afferma uguale dignità dell' uomo e della donna con conseguenti uguali diritti. Qualcuno si è azzardato a manifestare un'opinione contraria. Ci credereste? Questi militari lo hanno saputo e hanno fu­ cilato i dissidenti. Quasi quasi mi imbrogliavano: per un attimo avevo creduto che il lupo avesse perso anche il vizio!

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COSTUME

RIPROPOSTO IN FORMA NUOVA L’INCONTRO TRA

ARTE E SPORT Fare una mostra di opere d’arte ispi­ rate al mondo dello sport non è una novità in senso assoluto. Alcuni grossi maestri non hanno disdegnato, in ogni tempo, di fissare su tela o nel marmo il gesto di un atleta, di uno sportivo. Si è però sempre trattato di incontri occasionali o di avvicinamenti momen­ tanei fra i due « cosmi » — artistico e sportivo — quasi sempre senza una ve­ ra comunanza di spirito. Questa prima iniziativa degli « Incontri di pittura sportiva » — tenutasi nella Galleria d'Arte del Fleming di Roma — ha cercato una base comunitaria fra gli uomini dello sport e quelli dell’arte, facendo centro sul lato umano dello sportivo e dell’artista che hanno un de­ nominatore affine se non identico, quel­ lo della libera scelta di ciò che appas­ siona, nella esaltazione del ritmo, del­ l'armonia, del « bello », in una tendenza, anche inconsciamente, « spirituale », per una ricerca di qualcosa che trascenda la routine consumistica della civiltà mec­ canizzata d'oggi. Se anche il « commercio delle cose » ha toccato a fondo i due mondi — spor­ tivo e artistico — ciò non ha tolto alla loro base questo senso di libertà nella scelta di ispirazione nel momento realizzativo. Partendo da questo ci movimento unisono arte-sport », un comitato presie­ duto da Paolo Valenti con Remo Pa­ scucci, Claudio Capuano ed altri, ha allestito, sotto forma di confronto... agonistico, una mostra di pittori veneti e laziali su temi d'ispirazione sportiva

e libera. 11 Veneto è culla dello sport e terra di pittori; nel Lazio, a Roma, si verificano alcuni dei maggiori in­ contri culturali italiani. Una giuria pre­ sieduta da Maurizio Barendson, com­ prendente esperti d’arte e giornalisti di « cultura sportiva » quali Biscardi, Brunamontini, Cascioli, Gismondi Giubilo, ha premiato « primi inter pares », i qua­ dri che meglio avevano reso lo spirito della manifestazione. Sessanta gli arti­ sti, oltre cento le opere. Duccio Guido!ti e Giuseppe Bianchi, i più... premiati.

Sopra a sinistra: PAO­ LO VALENTI « Mar­ ciatori in montagna ». L’esaltazione figurativa del gesto atletico come espressione di una par­ tecipazione corale — uomini e natura — alla « celebrazione » spor­ tiva. A destra: FRAN­ CO FIABANE « Pattlnaggio veloce : , Movi­ mento e concentrazio­ ne in un ritorno al valore del disegno. A sinistra: CLAUDIO FORTUNATO CAPUA­ NO « Pugili ». Il ge­ sto atletico reso nell’ armonia di improvvi­ se masse e improvvisi vuoti.

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X..


ESPERIENZE

IL CORSO NAZIONALE PER ISTRUTTORI ARBITRI

Gli arbitri C.S.I. verso nuove strade Coverciano, Centro Tecnico Fe­ derale FIGC, un nome che non ha bisogno di presentazioni per chi conosce il calcio italiano e le sue vicende. Nell’aria c’è ancora la presenza autorevolissima degli allenatori del­ le nazionali d’Europa che l'Uefa po­ chi giorni prima ha fatto incon­ trare, discutere, scontrare al suo sesto corso. Per 4 giorni, dal 22 al 26 gennaio scorso, qui vi hanno fatto da padroni gli istruttori ar­ bitri di calcio del CSI che a Co­ verciano stanno ormai creando una tradizione di significativa presenza. Più che di un corso si è trattato di un lungo momento di confronto sulle realtà assóciative in cui vive o dovrebbe vivere l’arbitro CSI, non soltanto di calcio. Da tempo nell'associazione ci si va convin­ cendo che il ruolo dell’arbitro non può essere unicamente quello di un tecnico che si limita ad offrire la sua prestazione professionale una, due volte alla settimana sui campi di gioco chiudendosi, poi, ad ogni altro rapporto associativo. Il problema è, dunque,-di non tagliare fuori il ruolo dell'arbitro — e il concetto di giustizia che esprime — dal processo di rinno­ vamento culturale di tutto il feno­ meno sportivo e delle sue struttu­ re. Di questo a Coverciano, già dal '73, si è ripetutamente discusso ri­ prendendone ora il tema, e, ci sem­ bra, facendo ulteriori passi. I pas­ si sono individuabili, soprattutto, in tre grandi settori di ricerca: il ruolo personale, la partecipazione come « insieme » di arbitri alla vita dell'Associazione, la prepara­ zione attraverso i corsi. Sul ruolo, infatti, sono in molti ormai a condividere l'opinione che esso vada demitizzato. La pratica sportiva è essenzialmente un gioco e la funzione dell’arbitro non si esplica tanto in una fredda, for­ male fedeltà alle norme e alla ca­ sistica quanto piuttosto in una fe­ deltà allo spirito del gioco stesso. 22

L'arbitro c'è per aiutare i gioca­ tori a rispettare la condizione « umana » del gioco, per goderne di tutte le sue virtualità, per gustar­ lo in pienezza. Per questo è neces­ sario ridimensionare a statura uma­ na l'arbitro, riportarne a natura­ lezza e nei limiti proporzionati ad un gioco l’effetto della sua funzione e delle norme che applica. C'è, quin­ di, strettamente collegato il di­ scorso della giustizia sportiva, og­ gi drammatizzata all’eccesso (si pensi alla squalifica a vita, al po­ tere assoluto e personale di valu­ tazione che l’arbitro ha...), troppo lontana dal processo di sviluppo che oggi è in atto per quanto con­ cerne il concetto di persona uma­ na e di società. La persona come protagonista responsabile non esi­ ste nella giustizia sportiva: l’unico protagonista è il « supremo garan­ te » (come amano definirsi uffi­ cialmente), l’arbitro. Una conce­ zione siffatta stride, è evidente, con la concezione dell’uomo e del­ la società che il CSI propugna. Ma stride anche perché contrasta con l’esperienza di maturazione e d’im­ pegno personale che è giusto fac­ cia ognuno che vuole esperimentare sport con il CSI: un’esperien­ za che ha una dimensione educa­ tiva e che se vuole essere positiva non può certamente prescindere da una crescita di responsabilità del diretto interessato. La funzione educativa dell’arbi­ tro — che esiste, anche se il suo ruolo confrontato ad altri risulta atipico — si svolge solo a patto che sia integrata con la dinamica educativa di tutti gli altri compo­ nenti l’Associazionc. Non si educa da soli né si è educati, ma si edu­ ca e si è educati in comunità. Perciò è necessario che gli arbi­ tri escano dal loro isolamento — spesso voluto dall’impreparazione e dall’incomprensione delle presi­ denze e dei consigli provinciali — e riacquistino la piena dimensione di « soci » così come li vuole lo statuto, membri cioè effettivi che

partecipano alla vita e all’evolu­ zione di tutta l’Associazione, cor­ responsabili diretti delle scelte d’ impegno sportivo che il CSI com­ pie. Il modello prevalente, ufficiale, anche qui ha giocato tutti e così è nata nel CSI, ad imitazione — conscia o inconscia non importa — dell’organizzazione arbitrale fede­ rale, in particolare del calcio, la « struttura » del gruppo arbitri. Perché di vera e propria struttura si tratta, separata dal Consiglio in cui opera, con proprie cariche, un proprio regolamento, dei propri obiettivi. Nata con l’ottima inten­ zione di creare unità tra gli arbi­ tri, di aggiornarli sistematicamen­ te, di far vivere loro un clima as­ sociativo ha finito per essere un corpo a se stante che tratta con il Consiglio CSI da pari a pari co­ me se fosse un’altra istituzione. Il problema non è, dunque, del tipo di presenza personale del sin­ golo arbitro: sotto questo aspetto bisogna, anzi, dare atto agli arbi­ tri di una notevole sensibilità. Mol­ ti di loro, infatti, sono nei Consi­ gli, nelle Presidenze, un po’ dap­ pertutto, e negli anni il CSI ha sempre avuto a livello dirigenziale un sicuro alimento negli arbitri. Il problema è e resta quello di una partecipazione collettiva dell' insieme degli arbitri in quanto ta­ li alla vita e alla gestione dell’Associazione. L’Associazione è « una » in tutte le sue componenti pur nella diversificazione dei ruoli. Giu­ stamente Ivan Ciattini, in uno dei dibattiti-cardine di Coverciano, ha sottolineato questa verità. Tanto « verità » da essere considerata ov­ via e, quindi, non applicata. Il no­ do della questione è, però qui in una scarsa capacità a cogliere il vero e globale senso della « par­ tecipazione » per cui gli arbitri, non come singoli ma come insie­ me, sono una componente associa­ tiva altrettanto determinante e ne­ cessaria come le altre componen­ ti. La questione è « come? ».


ESPERIENZE'

Sul metodo e sulle tecniche di partecipazione è aperto lo spazio della sperimentazione diretta e del dibattito. Con alcuni criteri comu­ ni. Che si rompa subito la schema­ tizzazione arbitri di calcio da una parte e altri arbitri dall’altra per formare un unico insieme di arbitri e giudici di gara; che la parteci­ pazione all’attività del CSI vada intesa come partecipazione a tutti i momenti di vita associata (e non soltanto all'attività sportiva in sen­ so stretto); che la corresponsa­ bilità di una programmazione di pratica sportiva da parte degli ar­ bitri non può avvenire solo nel mo­ mento della realizzazione ma par­ te già insieme dal momento ini­ ziale dell'impostazione; che l'insie­ me degli arbitri ha problemi di aggiornamento tecnico che sarebbe opportuno affrontare con le altre componenti associative; che il grup­ po arbitri non è delitto costituirlo o mantenerlo. La sua presenza, pe­ rò, è funzionale — specie nei Con­ sigli provinciali territorialmente va­ sti — non istituzionale o, peggio, corporativa e l’asse di una parte­ cipazione associativa deve spostar­ si quanto più è possibile nel giu­ sto luogo di un vero rapporto as­ sociativo che è la società sportiva. In parole povere il gruppo deve smettere di fare da surrogato as­ sociativo. Le discussioni a Coverciano non potevano, certamente, trascurare la realtà in cui permangono i cor­ si arbitri. La necessità è molta, l’urgenza pure: così si finisce per essere giocati da una buona dose d’improvvisazione sia sul piano dei programmi sia su quello organiz­ zativo. La parte sviluppata è quasi sempre il programma tecnico ri­ guardante il regolamento e la rela­ tiva casistica: le tematiche asso­ ciative, quando esistono, suonano giustapposte. Anche qui bisogna por mano ad una rivoluzione che faccia chiarez­ za. Intanto non è più possibile che un corso arbitri non rientri in un piano articolato di formazione e che non si integri con altri tipi d’ incontri associativi (incontri di ve­ rifica e di ricerca, di aggiornamen ­ to...); ma una siffatta impostazio­ ne presuppone che il corso arbitri nasca dall’impegno e da una razio­ nale programmazione di tutto un Consiglio provinciale o circoscri­ zionale e non sia — come sovente succede ora — il generoso ma iso­ lato tentativo del gruppo abitri di provvedervi in qualche modo per conto proprio. Rimangono, poi, i problemi ardui di una corretta im­ postazione del programma del cor­ so stesso per cui non è più in

alcun modo sufficiente la tratta­ zione della sola parte tecnico-nor ­ mativa che deve, invece, essere for­ temente integrata da conoscenze di psicologia dcH’ctà evolutiva, da no­ zioni indispensabili di medicina sportiva, da una scria ricerca in­ torno ai valori della giustizia spor­ tiva, da lezioni pratiche di prepa­ razione fisica, dall’uso didattico della palestra e del campo oltre che da una migliore organizzazio­ ne del lavoro di gruppo. Il tutto con un deciso « taglio » associativo. C’è, dunque, spazio notevole per discutere, provare, scegliere, sba­

gliare e perfezionarsi. Coverciano, quest’anno, aveva soprattutto il compito di provocare verifiche ma anche quello di spingere molti ad uscire dall’astratto o dalla quieta accettazione di ciò che da anni si è sempre fatto per tentare in con­ creto modi più aderenti alle vere esigenze associative. Che, nel caso degli arbitri, finiscono anche per rappresentare un forte contributo alla riscoperta di un ruolo non sol. tanto nel CSI ma anche nel mondo sportivo ufficiale.

GIULIO MARTINUCCI

Abolito il regolamento nazionale arbitri di calcio Sembra l’inizio di una favola antica e di questa ha il nostalgico sapore del­ le cose che ci sono state utili e che poi sono state superate dal tempo e dal progresso. Sì, c’era una volta un regolamento nazionale dei gruppi arbitri di calcio che è stato prezioso strumento del CSI, per superare il difficile momento della prorompente attività di calcio e della cronica carenza di direttori di gara da parte della Federazione. I gruppi arbitri nacquero, si svilup­ parono, come strutture portanti della nostra Organizzazione ed hanno assol­ to in modo encomiabile il loro compito di reclutare, organizzare, qualificare tec­ nicamente, in una forma associata la benemerita categoria degli arbitri, che con impegno e passione ha assicurato, a costo di sacrifici e con vera abnega­ zione, la grandissima mole di attività che esprimeva il nostro Ente. II suo regolamento, conseguenziale ad un modo di gestire l’attività previsto e stabilito dal vertice, ha reso efficienti queste strutture e le ha inserite nel contesto organizzativo attraverso delle « rappresentanze » che costituivano gli unici cordoni ombelicali attraverso i quali gli arbitri si rapportavano con i comitati e i comitati a loro volta richie­ devano la collaborazione e il settima­ nale impegno arbitrale. Ma con il nuovo statuto il CSI ha for­ temente sottolineato la sua natura asso­ ciativa. Una Associazione partecipata da tutti e gestita da una base societaria cor­ responsabile di tutta la vita associata. Ed ecco che i gruppi arbitri, che nel frat­ tempo erano stati affiancati da altri gruppi arbitri di altre discipline sportive, cominciano ad essere messi in crisi in quanto il loro modo di vivere risulta anacronistico, se non in contrasto, con il nuovo modo di essere dell’Associazio-

ne. Questi corpi separati, collegati sol­ tanto attraverso un sistema di rappre­ sentatività non potevano più sussistere, almeno in questa forma, all’interno di un movimento sportivo basato sulla par­ tecipazione di tutti, sulla gestione col­ legiale della politica e della attività, e di conseguenza venivano contestati e messi in discussione. Tutta l'Associazione, pian piano, ha preso coscienza del problema e ha ini­ ziato, prima timidamente e poi sempre più in profondità, a dibatterlo ed a cer­ care di trovarne la soluzione più ido­ nea, senza però snaturarne le caratte­ ristiche e i valori, comunque da salva­ re. Bene ha fatto quindi il Consiglio Nazionale a denunciare il regolamento nazionale, venendo così a togliere il principale ostacolo regolamentare ad una revisione totale di tutto il com­ plesso problema degli arbitri, sia per quanto riguarda il loro ruolo in un con­ testo educativo, sia per quanto riguarda un loro modo di vita associata. La prima conseguenza logica di que­ sto provvedimento, a nostro parere tem­ pestivo e perfettamente inquadrato nel contesto dell’opera di chiarificazione che il Consiglio nazionale sta portando avanti, è quella di far perdere di effi­ cacia tutti i regolarmenti dei gruppi arbitri a carattere regionale e pro­ vinciale che a quel regolamento si ispi­ rano o che ne siano diretti emanaziane. Ciò non significa che i gruppi ar­ bitri e i loro attuali regolamenti scom­ paiano di colpo. Si apre un periodo di sperimentazione e di ricerca per il quale ci sono già molteplici indicazio­ ni — come emerge anche dal resoconto del Corso di Coverciano — e altre ne ver­ ranno da un approfondimento della questione che anche a livello nazionale si sta portando avanti. FILIPPO DRAGOTTO

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NO Al GIOCHI A REGGIO EMILIA REGGIO EMILIA - L’accordo tra CO­ NI e Ministero della Pubblica Istruzione per i Giochi della Gioventù 1975 ha suscitato a Reggio una ferma e vivace opposizione da parte di enti di promo­ zione sportiva ed enti locali, concordi nel definire l’iniziativa una decisione inaccettabile nel metodo e nel conte­ nuto. Assessorati allo sport del Comune e della Provincia ed AICS, CSI, US-ACLI ed UISP hanno espresso il loro dissen­ so in un documento comune, del gen­ naio scorso, che riportiamo qui sotto. Essi comunque hanno tenuto a chiarire che la loro non vuole essere una ste­ rile posizione di denuncia, ma piuttosto un contributo effettivo per il supera­ mento di una situazione di fatto che vede da una parte la difesa di poteri verticistici e corporativi e dall'altra un’inattaccabile distacco tra libera espe­ rienza di sport dei ragazzi e il proprio ambiente di vita. Per questo motivo è stata accettata la richiesta formulata da CONI e Provveditore di una riunione chiarificatrice, riunione che nel momen­ to in cui scriviamo non ha avuto an­ cora luogo ma che dovrebbe essere im­ minente.

è necessario concorrere e rendere pos­ sibile l’educazione fisica per tutti i ra­ gazzi della scuola elementare, come pos­ sibile materia di prevenzione delle malformazioni fisiche, arricchimento dei con­ tenuti educativi, avvio alla pratica spor­ tiva con carattere educativo di massa. 3. L’accordo Ministero-Coni non tiene in alcun conto la nuova realtà aperta nel­ la scuola dai Decreti Delegati, con i nuovi organi collegiali di governo della scuola, con l’istituzione dei Distretti Sco­ lastici, introducendo di fatto un nuovo ostacolo burocratico, accentratore e chiuso. L'attività scolastica è già attual­ mente elemento di maggiore resistenza ad ogni processo di rinnovamento della scuola. Ciò di cui hanno bisogno oggi la scuola e la pratica sportiva è una aperta e stretta collaborazione tra Associazioni­ smo sportivo democratico ed i nuovi organi di governo della scuola — con­ sigli di istituto, di circoli, di distretto — per proposte concrete di attività conti­

nuativa diretta a rispondere ai bisogni di formazione fisico-sportiva e di un corretto avviamento alla conoscenza ed alla pratica dei vari sports da parte dei giovanissimi, al di fuori di ogni stru­ mentalizzazione selettiva. (I centri di formazione fisico-sportiva rimangono uno dei cardini principali, come è di­ mostrato dalla esperienza reggiana, gra­ zie alla collaborazione Enti Locali-As­ sociazionismo. 4. L'Amministrazione Provinciale, il Co­ mune, la Presidenza del C.S.I. e dell' U.I.S.P. di Reggio Emilia, chiedono per­ tanto alle autorità competenti, alle for­ ze sociali, politiche, culturali, ed a tut­ te le forze elettive di non aderire all’ini­ ziativa Coni-Ministero Pubblica Istru­ zione, in merito ai Giochi della Gioven­ tù 1975, e che i mezzi previsti per que­ sta iniziativa siano devoluti per l’at­ trezzatura e lo svolgimento dell’educazio­ ne fisica nella scuola pubblica. I firmatari di questo documento sono disponibili a sostenere queste posizioni in apposite riunioni, per orientare, spie­ gare, sensibilizzare, informare, quanti sono interessati.

p. L’Amm.ne Comunale di RE (Giulio Bigi) p. L’Amm.ne Prov.le di RE (Ugo Benassi) p. La Presidenza UISP (O. Giovannetti) p. La Presidenza CSI (G. Guidetti)

« Gli Assessorati allo sport del Comune e dell’Amministrazione provinciale — le presidenze dell’U.I.S.P. (Unione Italiana Sport Popolare) C.S.I. (Centro Sportivo Italiano) di Reggio Emilia. APPROVANO l’allegato documento delle Associazioni Nazionali di promozione sportiva in me­ rito all’accordo burocratico tra il CONI ed il Ministero della Pubblica Istruzio­ ne per quanto attiene ai Giochi della Gioventù 1975 e convengono sulla necessità che l'accordo Coni-Ministero non sia reso operante per le seguenti motivazioni:

1. Trascurando la realtà delle autono­ mie locali dell’Associazionismo sportivo democratico tale accordo risulta lesivo della volontà più volte manifestata dal­ le forze vive dello sport, dalle forze democratiche, rappresentato dalle as­ semblee elettive, sulla necessità di per­ venire a nuovi indirizzi con l'impegno dello Stato per avviare un effettivo la­ voro per la riforma dello sport e la rea­ lizzazione dello sport « servizio sociale », attraverso un aperto dibattito tra tutte le forze sportive, culturali, sociali e politiche democratiche.

2. Tale accordo tende a consolidare una concezione sbagliata, che fa della edu­ cazione fisico-sportiva scolastica un mo­ mento di subordinazione alle esigenze di selezione precoce di talenti sportivi a Parte del CONI, quando al contrario

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1 Sono andati in Franda è stato bellissimo) SASSO MARCONI — Tre ragazzi e tre ragazze del CSI di Sasso Marconi la scorsa estate hanno preso la via del­ la Francia; non di vacanze si trattava però, ma di un vero c proprio viaggio di studio. Meta: Talcnce-Bordeaux, do­ ve la Federazione Sportiva e Culturale Francese aveva organizzato uno stage. Da allora sono passati ormai diversi mesi, ma anche se l’iniziativa non è più di fresca attualità, la sua singolarità rende ancora valido il parlarne oggi. La possibilità di partecipare allo sta­ ge ci fu offerta a Roma durante l'ul-

timo congresso nazionale, quando cono­ scemmo Pierre Sarre, vice presidente della suddetta federazione francese. Ca­ pimmo subito il senso della presenza a Roma di Pierre Sarre e conseguente­ mente l'importanza dell'invito rivoltoci. Le due associazioni, infatti, hanno co­ stituzione e finalità molto simili. Am­ bedue, innanzi tutto, promuovono la lo­ ro azione in una visione ispirata alla concezione dell’uomo e della realtà, poi sentono come loro prioritario dovere la propaganda e l’attuazione di uno sport inteso come servizio sociale a tut-


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ta la comunità, non dimenticando il settore educativo sempre presente in ogni azione di tutti i suoi associati. Lo stage si riproponeva: a) la forma­ zione dei quadri dirigenti; b) ravvia­ mento alle responsabilità; c) l'iniziazio­ ne all'animazione sportiva; d) l’inizia­ zione all’animazione del tempo libero. Al campo in tutto eravamo 49: 36 staggisti, noi compresi; 11 giovani ani­ matori; Pierre Sarre, direttore del cam­ po; padre Viot, consulente ecclesiasti­ co nazionale. Il campo era collocato in un C.R.E.P.S. (Centro Regionale per ['Educazione Fi­ sica e lo Sport) molto vicino al centro universitario, nella periferia di Bor­ deaux. La vita al campo è sempre stata mol­ to intensa, non si lasciava mai niente al caso: tutto veniva programmato, sia dal gruppo animatori-dirigenti, sia da •noi tutti. Si iniziativa al mattino con una serie di incontri formativi, tecnici, di cultu­ ra generale, alternati da momenti di ri­ creazione sempre collettiva, continuan­ do poi nel pomeriggio con seminari di studio o gruppi di lavoro. Anche la sera veniva utilizzata con incontri, giochi collettivi, balli, canti (si sono registrati veri e propri confronti tra le due nazioni), proiezioni di filma­ ti preparati a volte dagli staggisti stes­ si. Ma gli orari del campo erano sem­ pre molto vari, in essi hanno trovato posto anche gite, visite alla città, sera­ te al cinema, ecc. Una nota interessante di confronto, forse, con i campi scuola standard che la nostra associazione organizza, è che non esistono professori o esperti parti­ colari: le lezioni vengono impostate, so­ prattutto coordinate, dai ragazzi anima­ tori sempre molto giovani, i quali a lo­ ro volta, non troppo tempo prima, era­ no stati stagisti. C'è un vero alternarsi nei ruoli, una organizzazione che realmente consente e garantisce a tutti la continuità delle esperienze, stimolando inoltre e in mo­ do attivo e consapevole lo sviluppo ul­ teriore delle stesse esperienze. C’è da dire che questo campo scuola era spe­ rimentale, infatti anche in Francia si è in fase di ricerca, di studio di for­ mule alternative alla tradizionale e or­ mai non più soddisfacente situazione culturale. Si è cercato di valorizzare i rapporti umani nella loro essenza, di portare alla luce una serie di valori che essi stessi contengono, come il plu­ ralismo, la capacità di giudizio critico, la creatività, la dimensione temporale. Un’esperienza, quindi, molto interessan­ te, da aggiungere alle altre (ancora po­ che) che testimoniano 1'csistcnza di un processo irreversibile di mutamento so­ ciale. Un’esperienza, soprattutto, che deve farci riflettere tutti profondamente, so­ prattutto quegli clementi che pure in una struttura del nostro tipo non sem­ pre si dimostrano pronti all’ascolto di nuove proposte e alla verifica delle at­ tività in base a queste proposte, quan­ do addirittura non intralciano il cam­ mino alle nuove esperienze.

Dedicato ad una prova AREZZO — E’ il pomeriggio inoltra­ to di una domenica d’inverno. Le ore 15 sono trascorse da pochi minuti. C'è ancora molta animazione nel cam­ po e nella pista, confusione sugli spalti. Ormai la fatica è finita. Ad un cenno, un gruppetto di perso­ ne (siamo proprio noi) si mettono a gridare in coro « Chimera-Chimera » cioè, G.S. Chimera - S. Lorentino. Sono (o meglio siamo) tutti contenti. Per 24 ore filate si sono alternati per correre in pista dietro avversari fortis­ simi e... irraggiungibili. Per 24 ore fila­ te (e c’erano la nebbia e la brina) in 3 o 4 sono rimasti a sedere aH’aperto, accanto ad un tavolino da pic-nic per registrare i tempi di ogni giro. Per 24 ore filate c’è stato sempre qualcuno che ha generosamente corso accanto a chi era stanco, a chi ormai, negli ultimi mi­ nuti delle frazioni notturne, non ce la faceva più. E’ stata una festa per noi questa staf­ fetta 24 per 1 ora. Quando il G.S. Latina di Arezzo, no­ stro avversario delle podistiche estive, ha chiesto collaborazione per poter sta-

bilire il nuovo primato italiano di que­ sta prova, noi abbiamo detto di sì. Non abbiamo fra noi grandi campio­ ni e trovare 24 persone pronte a sa­ crificarsi non è stato facile, ma ce l'ab­ biamo fatta: 24 ragazzi (sì, anche il Giu­ seppe, che ha 47 anni passati, era un ragazzo mentre correva la sua ora) tut­ ti iscritti al C.S.I. per la nostra società hanno finito la prova compiendo 305 Km. e 212,50 metri. Ora noi scrivendo i loro nomi, e fra parentesi le loro età, vorremmo ringra­ ziarli tutti, accomunando in ciò i non­ atleti e chi ci ha incoraggiato, perché in quelle 24 ore abbiamo riscoperto il modo per poter essere amici nello Sport. I 24, in ordine progressivo di gara so­ no stati: Torri Aldo (anni 22), Amatucci Luigi (17), Boncompagni Alessandro (22), Boncompagni Marco (15), Polverini Rita (16), Severi Paimiro (22), Giusti Loren­ zo (24), Bidini Fabio (16), Bidini Ales­ sandro (14), Carnasciali Enzo (18). Falsini Roberto (17), Landini G. Paolo (16), Donnini Fabio (17), Borri Roberto (22), Ferri Stefano (17). Baldini Marco (13), Cappetti Giuseppe (15), Nespoli Liviano (25), Ferri Giuseppe (47), Rossi Stefano (12), Ricci Giorgio (16), Bianconi Enrico (15), Rosati Marco (14), Gineprini Vit­ torio (15).

Nella foto: la squadra del G.S. ChimeraS. Lorentino delle staffetta 24x1 ora.

DN COMUNE PER PARLARE DELLA SOCIETÀ’ SPORTIVA TARANTO — La sala consiliare del Comune di Taranto ha ospitato una « tavola rotonda » sul tema « La società sportiva: oggi » promossa dall’Assessorato sport e gioventù d’intesa con il Consiglio Provinciale del CSI e dalla S.S. Nuoto Taranto. Dopo un’introduzione ciell’assessore Giudetti, moderatore del dibattito, la « tavola » si è iniziata con la relazione del sig. Boccimi, dirigente della stessa società di nuoto.

Premesso che lo sport è un'esigenza avvertita da tutti i ragazzi e per ciò ha risvolti ed ampiezza sociali, il relatore si è soffermato sui modi nei quali si articola l'attività di una società sporti­ va: le strutture e gli uomini, ossia l'or­ ganizzazione c i mezzi per attuarli. Passando quindi a trattare dell’eser­ cizio della pratica agonistica da parte del ragazzo, il dirigente del « Nuoto Ta­ ranto » ha sottolineato la necessità che al giovane sia offerta, con lo sport, una

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ESPERIENZE occasione per maturare un’esperienza piuttosto che un mezzo per coltivare l'esasperato mito del risultato. Nel con eludere, il Boccimi ha ipotizzato i criteri ottimali per la conduzione di una so­ cietà sportiva, richiamandosi al ruolo animatore del dirigente, al suo « dove­ te» di fare della società sportiva una comunità di interessi, non soltanto re­ lativi alla pratica dell’attività. La voce di un’« atleta » è stata ripor­ tata nella « tavola rotonda » da Maria Pina Massa, la quale ha evidenziato le sensazioni di una ragazza di fronte al­ l'impegno agonistico, rilevandone lo sta­ to d’animo e valutando inoltre gli aspet­ ti negativi di una selezione troppo ac­ centuata, cmarginatrice, all’interno di una società sportiva. 11 dr. Solito è intervenuto nella discus­ sione rappresentando i genitori. Nella sua relazione ha posto in luce le caren­ ze dell’attività di educazione fisica e sportiva che viene svolta nella scuola che di fatto ha sinora ignorato lo sport, nonché una distorta interpretazione da­ ta ai Giochi della Gioventù, che inoltre non coinvolgono tutti i ragazzi in età scolare. Come genitore, il relatore ha quindi rilevato la importanza della so­ cietà sportiva-comunità, nucleo di una attività alternativa a certi inganni del mondo giovanile, capace di interpretare e soddisfare le esigenze più avvertite dei ragazzi, di scoprire e proporre va­ lori sociali, in grado di completare — se ben condotta — il processo formativo e di crescita dell’uomo-ragazzo, posto così di fronte a una serie di stimoli seri e significativi. Ha chiuso la serie delle relazioni il Prof. D’Antico del Centro Sportivo Ita­ liano. Introducendo il suo intervento con un'analisi sociologica della comuni­ tà, attraverso la denunzia di alcuni ne­ gativi aspetti che caratterizzano l’at­ tuale momento della società (non sol­ tanto nazionale), D’Antico ha motivato Patteggiamento del giovane d’oggi, la sua spregiudicatezza, il suo dissacrante comportamento, la sua contestazione dei valori tradizionali, modi di essere, insomma, che hanno determinato la cri­ si del concetto di autorità, scuola, fa­ miglia. Queste tensioni, ormai perma­ nenti, ha rilevato il prof. D’Antico, pro­ vocano una nuova dimensione dei valo­ ri, un nuovo ruolo della famiglia e di altre entità, che devono assumere una funzione diversa nei confronti del gio­ vane, al quale devono offrirsi come mez­ zo per la promozione e la crescita della personalità, che il giovane stesso vuole « darsi », scoprendo da se stesso la pro­ pria vita di relazione. In tale contesto, stimolante e dinami­ co, D’Antico ha proposto l’ipotesi di una società sportiva più aderente alle esi­ genze moderne, nella quale il ragazzo riscontri il momento educativo, parte­ cipi alla scoperta del « suo » mondo; il progetto di questa nuova società spor­ tiva porterebbe alla concezione — se­ condo il prof. D’Antico — dello sport come cultura, come occasione di vita comunitaria e di interscambio di espe­ rienze e di valori. Alle applauditissime parole del prof. D’Antico hanno fatto seguito diversi in-

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tervcnti di genitori presenti alla mani­ festazione (uno dei più validi aspetti della iniziativa), i quali hanno sottoli­ neato alcune note delle relazioni svol­ te, soffermandosi principalmente sul ruolo e l'incidenza della scuola, sull’im­ pegno degli insegnanti di educazione fi­ sica, sul valore dell’attività agonistica e sulle strutture sportive che la comu­ nità pone a disposizione dei giovani. Ha concluso i lavori della « tavola » l’assessore Giudetti, che, riprendendo al­ cuni temi trattati, ha riconsiderato lo sport in funzione della sua importanza sociale. VITTORIO COSTA

Nelle foto, in alto: l’Assessore allo sport, Angelo Giudetti, promotore e moderatore della tavola rotonda; a lato: l’intervento del prof. Aldo D’Antico, rappresentante del CSI.

HANNO PROVATO CON DUE ARBITRI BOLOGNA — Doppio arbitro sul cam­ po di calcio anche a Bologna, in occa­ sione del Torneo notturno « Boschi » categoria dilettanti, questa volta per ini­ ziativa dello stesso Gruppo Provinciale Arbitri. Come per altri esperimenti si­ mili già effettuati in altre località, sco­ po principale dell’innovazione era il tro­ vare uno strumento suscettibile di ren­ dere più sicuro lo svolgimento del gioco.

Se quella del doppio arbitraggio sia la soluzione giusta, e sopratttuto se possa essere una soluzione, lo si vedrà in futuro. In quanto allo specifico con­ testo del Torneo Boschi, riportiamo due qualificate opinioni, la prima di Walter Bergami, segretario del GAP bolognese, la seconda di Rinaldo Paolucci, che in qualità di cronista della stampa locale ha seguito attentamente la manifesta­ zione in tutte le sue fasi.

« L’esperimento del doppio arbitrag­ gio — questa l'opinione di Walter Ber­ gami — per me si è rivelata positiva per questi due motivi: 1) due arbitri in campo controllano più da vicino lo svolgimento del gioco, intervenendo così con maggior preci­ sione e lucidità sulle infrazioni com­ messe dai giocatori, i quali risentono positivamente la presenza dell’arbitro; i fatti hanno dimostrato che per tutta la durata del torneo vi sono state espul­ sioni di giocatori dal terreno di gioco solo in due occasioni; 2) la disposizione dei due arbitri sul terreno di gioco, fa sì che la ripresa del gioco sia sollecita, in particolare nella predisposizione della barriera e nel ri­ spetto delle distanze regolamentari. « Il G.A.P., ha designato per ogni ga­ ra anche due guardalinee ufficiali, che possono essere sostituiti da guardalinee


ESPERIENZE di parte, questo perché i due arbitri corrono lungo la linea laterale del fallo convergendo al centro nei pressi del­ l’area di rigore, e possono controllare, senza alcun ausilio dei guardalinee, il fuorigioco e il fallo laterale. « Durante l’effettuazione del torneo, sono stati fugati i dubbi che ci rende­ vano pensierosi per gli eventuali dop­ pi fischi, interpretazioni diverse su una azione fallosa od altro comportamento scorretto contrario alle regole del gio­ co; i dubbi son ben presto fugati per­ ché raramente tali inconvenienti sono accaduti ». « Come ho già avuto occasione di scrivere seguendo il « Severo Boschi » — ha detto invece Paolucci — penso che l’esperimento del doppio arbitrag­ gio, messo in atto dal Centro Sportivo Italiano, sia da ripetere. Certo quello che si è visto ha mostrato qualche fian­ co alle critiche, non certamente per la validità dell’esperimento, quanto per la scarsa preparazione degli arbitri a que­ sto nuovo sistema di arbitraggio e per il radicato tradizionalismo del pubbli­ co, che però, nel suo ormai cronico costume di offendere gli arbitri, si è trovato disorientato non sapendo più a chi indirizzare le proprie offese. Ma questo è solo il lato comico della cosa. In opera in molti sport collettivi, co­ me il Basket, l’Hockey, la Pallavolo, la Pallamano ed il Baseball, anche il cal­ cio potrebbe mettere in atto il doppio arbitraggio e questo sarebbe il momen­ to buono per attuare questo esperimen­ to, approfittando delle modifiche che sta subendo il nostro gioco. E' ormai ten­ denza di tutte le squadre di lasciare l’immobilismo di anni fa, per attuare un gioco più veloce e questo costringe l'arbitro a lunghe corse per rimanere nel vivo dell’azione con risultati alle volte contrari allo spirito del gioco. I difetti di questo esperimento invece possono essere quelli derivati dalla man­ canza di affiatamento dei due arbitri, ma logicamente si può ovviare a que­ sto, cercando di preparare le nuove leve ».

Signor Sindaco ci pensi su SIENA — Fare del basket uno sport di massa sembra essere un traguardo irraggiungibile, almeno in Italia. E’ ve­ ro che mancano le palestre, ma dove ci sono, i gestori preferiscono tenere in scarsa considerazione gli enti di propa­ ganda, oppure assegnare gli impianti se­ condo criteri inconcepibili. In questa situazione si trova il C.S.I. Siena, che proprio quando ha visto il numero dei suoi atleti aumentare sen­ sibilmente non ha avuto a disposizione neppure un’ora della palestra C.O.N.I. Quindi il Consiglio Provinciale ha deci­ so di inviare una lettera al Sindaco di Siena, per denunciare la grave situazio­ ne. Questo è il testo, nei suoi punti sa­ lienti: « E’ intenzione delle Commissioni di Pallavolo c Pallacanestro di questo Con­ siglio Provinciale effettuare i rispettivi campionati sia maschili che femminili, per tutte le categorie di giovani tesse­ rati al C.S.I. Purtroppo, dopo ripetuti tentativi, non è stata concessa al nostro ente di propaganda neppure un’ora di­ sponibile in nessuna palestra di Siena. « Analizziamo in modo più preciso l’orario del palazzetto in questione: in teoria il palazzetto C.O.N.I. è disponi­ bile 54 ore settimanali, cioè dalla 14,30 alle 23.30 di tutti i giorni feriali, ma in pratica molte società non accettano di allenarsi dalle 22,30 alle 23,30; to­ gliamo le ore del sabato notte e la di­ sponibilità settimanale si riduce a 40

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IR.ANI — Un momento di vita dei Centri di formazione sportiva organizzati dall’U.S. Basket. Nella stagione 1973/74 gii allievi dei Centri sono stati 162, per a maggioranza ragazze.

ore circa. Di queste 40 ore, ne vengono concesse 27 (più le ore della domenica) al Costone, c le rimanenti sono suddi­ vise tra una decina di società; altret­ tante però rimangono fuori, e con esse gli enti di propaganda. « Ad aggravare questa situazione c'è la posizione delle ore concesse: il Co­ stone si allena di pomeriggio, ad ore ben accomodate; le altre società si al­ lenano dalle 13,30 alle 14,30, o dopo ce­ na, o addirittura nell'ora di cena. Per­ ché questa società per fare allenare i propri giocatori, per vedere giocare i quali occorre pagare il biglietto usu­ fruisce di un palazzetto pubblico? Per­ ché questa società non si rivolge al Provveditorato agli Studi per adoperare le palestre scolastiche? Noi l'abbiamo fatto. Le palestre sono libere, ma per giocarci i custodi responsabili chiedono cifre astronomiche. « Il custode della palestra alle scuole Pascoli ha chiesto, sia al C.S.I. sia alle società, 2500 lire l'ora. Se riesce a piaz­ zare tutte le ore disponibili, affitta una palestra dello Stato a L. 300.000 men­ sili. Ed è un custode sfortunato, perché la palestra in questione è impegnata dal­ l’istituto ’’Sarrocchi ”, fino alle 17. Per le palestre con tutto il pomeriggio libe­ ro l’affìtto minimo è di mezzo milione al mese. « Anche se avessimo avuto disponibili­ tà di mezzi economici (il nostro sport è completamente gratuito) non è possibi­ le fare gare di campionato nelle pale­ stre scolastiche, sia per la struttura del­ le stesse, sia per il divieto del Provvedi­ torato agli studi. « La suddivisione delle ore del palaz­ zetto C.O.N.I. va riveduta perché non è possibile continuare ad andare avanti nella situazione attuale. Non è possibile che una squadretta allievi, perché è di una società ben vista, abbia la possibi­ lità di allenarsi quattro volte la setti­ mana, alle ore più comode, e la dome­ nica abbia tutto lo spazio per effettua­ re le gare di campionato, mentre tutti i nostri giovani devono stare a guarda­ re, perché con la divisione attuale essi hanno la possibilità di allenarsi... mai e di giocare... mai. E il tutto in nome del­ lo sport popolare! « Voglia, Signor Sindaco, riflettere sul­ le nostre considerazioni, rivedendo il ca­ lendario attuale, altrimenti il palazzet­ to C.O.N.I. farà la fine degli undici cam­ pi sportivi funzionanti nel Comune di Siena che, come i cinema, sono privati, con ingresso a pagamento e vietati ai minori di 18 anni. Il Presidente Rober­ to Bernardoni ».

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SUSSIDI PER (.'ATTIVITÀ'

In vista dei quattro incontri interregionali di corsa campestre

CRESCE, SI RINNOVA E PIACE A TUTTI Ancora una volta l'inverno atletico si chiama « campestre », ancora una vol­ ta non si riesce, in questi mesi, a star fermi ma bensì a far gare, belle, genuine ricche di motivi (ed entusiasmi) « eco­ logicamente » sani. In questi momenti affannosi, stressanti che la vita giorna­ liera ci regala, poter vivere lo sport all’aria aperta, correndo sui prati, sen­ za preoccupazioni di « tempi » o di « gi­ ri di pista», condizionati (solo) da ban­ dierine rosse o bianche, è già festa. Come, poi, tutto sommato, il CSI con­ sidera la campestre: una vera festa di gioventù.

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E la campestre vive, intensamente, i suoi mesi invernali. Ancora due, ma già due sono passati ed al « giro di boa » possiamo dire che l'interesse espresso in tutta Italia per le classiche invernali è incontenibile.

Comunque è sempre così. Se andiamo indietro negli anni vediamo che per la campestre il termine « insuccesso » non esiste; che il « poco » è un assente dal vocabolario; che le statistiche (le solite assurde, ma sempre presenti statistiche) non reggono al ritmo campestre. E così anche questa stagione ’74/’75 si avvia al traguardo più pieno e più ricco, a testimonianza che la campestre (quante volte lo abbliamo detto e scrit­ to!) è attività alla portata di tutti, che tutti possono realizzare, che a tutti fa bene, ai calciatori, ai pallavolisti, ai tennisti, ai nuotatori: a tutti.

Che c’è di nuovo quest'anno?

Innanzi tutto, la data di svolgimento degli Incontri Nazionali conclusivi, che in ragione di quattro, faranno da com­ pendio alla stagione degli allievi e delle allieve. Dunque il 16 marzo (e quindi non più il 23 marzo come precedentemente pubblicato sulla stampa CSI) si dispu­ teranno otto belle manifestazioni in quattro località d’Italia che dovranno servire, oltre che per la gara vera e pro­ pria anche come traguardo socio-turi­ stico per rincontro fra le varie compo­ nenti della nostra Associazione. Possiamo anticipare che due di que­ ste località sono Albenga e la fascinosa Paestum; le altre due dovrebbero es­ sere dislocate una nel Veneto ed una in Abruzzo o Molise.

Ma se sono quattro le sedi « ufficiali » degli Incontri, una quinta non è da meno. E qui è un’altra novità assoluta.

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Nelle foto: alcune fasi del momento zonale di corsa campestre del Consiglio di Acireale.

Tre regioni (Toscana, Emilia, Um­ bria) giovandosi delia facoltà prevista dai regolamenti nazionali, hanno richie­ sto di poter realizzare insieme un In­ contro.

E’ il primo esempio di attività vera­ mente partecipata, e noi non manchere­ mo di seguire con particolare interesse questo Incontro che avrà luogo, in una cittadina dell’Umbria, il 7 aprile. Fra l'altro, per la parte agonistica, oltre agli allievi ed allieve, saranno in gara anche le altre categorie (juniores, se­ niores e ragazzi).

Molto interesse stanno riscuotendo, in vari Consigli, manifestazioni campe­ stri riservate ad atleti, praticanti esclu­ sivamente calcio. Ogni anno possiamo contare molte di queste manifestazioni, che tutto sommato, recano estremo be­ neficio ai calciatori, proprio per quel carattere non stressante che la cam­ pestre sa donare. Lo strano è che pa­ recchie gare sono viste con « diffidenza » dai dirigenti delle Società di Calcio (vedi, ad esempio, una manifestazione organizzata a Padova che comunque


SUSSIDI PER CATTIVITÀ’

ha visto 110 partecipanti): forse hanno paura che la campestre rovini i loro pupilli! Altre esperienze interessanti sono le gare a staffetta ed a squadre, che pian piano stanno prendendo campo, in ogni dove. Anche la campestre a squadre in al­ cuni Consigli è regolarmente organizza­ ta. Però per le « squadre » dobbiamo fare alcuni « distinguo ». Il primo. Sul­ la scia della campestre a squadre or­ ganizzata lo scorso anno per i Giochi della Gioventù, alcuni Consigli hanno creduto di « copiarne » il regolamento, specie per quanto concerne la rileva­ zione del tempo finale preso su un terzo o quarto atleta della squadra com­ posta da quattro o cique atleti. Non siamo (e non potremo mai esser­ lo) d’accordo con un articolo di rego­ lamento che mortifica non solo un atle­ ta ma l'intera squadra. Per noi è inac­ cettabile dover « scartare » un elemen­ to della squadra: tutti debbono poter partecipare, correre, portare il loro con­ tributo. (Fra l'altro è importante no­ tare che quest’anno nei regolamenti del­ la campestre dei Giochi della Gioventù questo articolo è stato sostituito con

un altro più logico. Ogni atleta della squadra viene classificato « individual­ mente », e poi sommando i vari piazza­ menti si delinca la classifica di squa­ dra). Il secondo. Nella campestre a squadre c’è il fattore « cronometro » che con­ diziona molto. E' preferibile quanto fatto, proprio nei Giochi della Gioventù di quest’anno: partenza in linea, gara praticamente normale, classifica a squa­ dre.

Con la staffetta e la squadra, la cam­ pestre acquista nuovi spazi e crea maggiore interesse. Che è poi, quanto chiedono proprio loro, i ragazzi, i veri protagonisti e de­ positari del loro (e nostro) tempo libero, chiamato sport.

Che ne dite dei centri "Aladino”? /Xbbiamo cercato in tutti i modi di sviluppare all'interno della nostra As­ sociazione l'attività di ciclismo attra­ verso varie forme di incentivazione, di stimolo, di divulgazione, ma dobbiamo convenire che i risultati ottenuti non possono considerarsi pari agli sforzi fat­ ti ed all'impegno profuso. Certamente il ciclismo è un’attività difficile da realizzare, costosa, altamen­ te impegnativa da un punto di vista fisico e tecnicamente specializzata, ma nello stesso tempo ha al suo interno una vitalità popolare che pur facendo della bicicletta un mezzo anacronistico di tra­ sporto affascina e galvanizza i giovani ed interessa ampi strati della nostra po­ polazione. La Federazione, giustamente preoccu­ pata di questo stato di cose, sta im­ pegnandosi a fondo per rendere sempre più alla portata di tutti la pratica di questa disciplina sportiva c attraverso alcuni riusciti convegni sta cercando di sensibilizzare il mondo della scuola per la costituzione di Centri di promozione, da realizzarsi nell’àmbito di istituti sco­ lastici su iniziativa e sotto l’egida degli organismi istituiti in virtù dei decreti delegati, onde dare in una forma sem­ plice ed accessibile a tutti la possibilità di inforcare una bicicletta da corsa e di imparare ad usarla prima in una forma gioiosa e ludica e quindi, pian piano, attraverso prove sempre più im­ pegnative sino all’attività agonistica ve­ ra e propria, da realizzarsi nell’àmbito delle tradizionali società sportive. Prendendo spunto da questa azione e, diremo, a conforto e a sostegno della stessa, desideriamo lanciare all’interno della nostra Associazione l’iniziativa che potrà essere realizzata soltanto se si potrà contare sul felice concorso e la stretta collaborazione degli enti locali, della scuola c dei nostri Consigli locali che vorranno affiancare questa nostra azione, oltre, logicamente, all’indispen­ sabile apporto tecnico, organizzativo e in materiale della Federazione Ciclisti­ ca alla quale abbiamo già anticipato a grandi linee il nostro progetto, che è stato accolto con vivo interesse. Che co­ sa abbiamo pensato? L’istituzione nei parchi, nei plessi scolastici, nei cortili delle nostre parrocchie, sui campi di calcio sui prati, ovunque ci sia dello spa­ zio disponibile, di centri di divulgazione che abbiamo pensato di chiamare col fa­ voloso nome di « Aladino ». Spieghiamo il nome, perché proprio Aladino? Perché nel nostro pensiero in questi centri tutti i ragazzi che, al di fuori di ogni e qual­ siasi struttura organizzata, desiderano imparare ad andare su una bicicletta da corsa ed a farla docile strumento della loro volontà, potranno vedere ap-

pagati i loro desideri (ed ecco il perché del mitico nome di Aladino, e cioè il ragazzo arabo che vedeva appagati i propri desideri dal genio della lam­ pada magica) in quanto in questi centri troveranno disponibili biciclette da cor­ sa e uno o più istruttori animatori che li seguiranno tecnicamente per renderli padroni del mezzo meccanico. Questi Centri, infatti, dovrebbero avere a di­ sposizione un certo numero di biciclet­ te da corsa di diverse misure, uno o più appassionati animatori tecnicamente e pedagogicamente preparati a questo im­ pegno didattico, che non si configura certamente con quello degli istruttori dei centri di addestramento o di spe­ cializzazione impegnati più che altro a selezionare i campioni, mentre qui, in­ vece, dovranno appassionare i ragazzi ad andare in bicicletta. Il Centro dovrebbe altresì poter di­ sporre, oltre ad un percorso facilmente ciclabile, di attrezzature fisse o mobili per far disputare gimkane o, meglio an­ cora, mini-cross, percorsi quest’ultimi che maggiormente fanno divertire ed appassionare i ragazzi. E’ utopica questa nostra idea o può avere pratica realizzazione? Abbiamo detto prima che i desideri dei ragazzi potranno essere esauditi se le forze pri­ ma menzionate avranno la volontà po­ litica di dare una dimensione sociale allo sport ed in questo caso al ciclismo. Noi siamo disponibili a collaborare e invitiamo tutti i nostri Consigli e le nostre Società a farsi parte diligente per sensibilizzare gli enti locali al pro­ blema, gettando così le basi per far felici tanti ragazzi che vorrebbero fare ciclismo e non possono farlo non avendo a disposizione.... la lampada di Aladino.

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SUSSIDI PER L'ATTIVITÀ'

I PARAMORFISMI COME CONOSCERLI E CORREGGERLI

Ve li mostriamo Riprendiamo il discorso iniziato nel precedente numero, parlando delle af­ fezioni ed anomalie che affliggono i gio­ vani in età scolare in numero più che rilevante. Nel quadro delle attività ed esperien­ ze comunitarie delle società sportive, di­ rigenti, tecnici ed allenatori devono cer­ care di individuare e prevenire l’insor­ gere non solo dei disadattamenti di ori­ gine psico-sociali, ma anche quelli biologico-funzionali. Personalmente, in linea di principio, siamo dell’avviso che la cosa migliore e più efficace sia l’azione preventiva, vale a dire la lotta all’inattività fisica ed alla sedentarietà coatta. Più le organizzazioni sociali riusciran­ no a dare spazio alla educazione fisica e sportiva e alia medicina preventiva, più l’organismo umano si manterrà ef­ ficiente e in piena salute e tanto meno saremo costretti a parlare di atteggia­ menti viziati e scorretti, di attitudini paramorfiche e di para-dismorfismi che invece — allo stato attuale delle cose — abbondano fra i nostri giovani. Ma dal momento che la realtà oggettiva è que­ sta, una realtà suffragata da sperimen­ tatori e da indagini ufficiali, non pos­ siamo non tenerne conto. Se così stan­ no le cose, non si può indirizzare tutti i ragazzi che vengono in società verso il calcio o verso la pallacanestro senza prima conoscerli da un punto di vista morfologico-strutturale. Se la società dispone di un medico sportivo, questi saprà senz’altro come rilevare le alterazioni somato-schelctriche dell’età evolutiva, altrimenti dovran­ no essere gli stessi tecnici ed allenatori che, seguendo le nostre indicazioni, do­ vranno fare un'analisi di portamento, così come solitamente fanno gli inse­ gnanti di educazione fisica a scuola con i loro studenti, o i genitori premurosi ed accorti a casa con i loro figli. Dovremmo cioè controllare tutti i giovani delle società sportive per poter scoprire o individuare le eventuali ca­ renze di struttura e le anomalie, onde: a) indirizzare i soggetti che ne so­ no affetti verso il medico specialista; b) consigliare — dopo aver sentito il medico — l’attività sportiva più con­ geniale o quanto meno non dannosa al­ lo stato di salute del soggetto.

Ci permettiamo sottolineare l’impor­ tanza di queste note di premessa ad evitare il pericolo di cadere, da una si­ tuazione di diffusa ignoranza e disat­ tenzione verso questi problemi, nella si­ tuazione opposta di empirismo che po­ trebbe rivelarsi altrettanto dannosa. Tutti possiamo e dobbiamo conoscere alcuni dati fondamentali, ma non sem-

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pre è possibile e a volte è sconsigliabile procedere da soli alla correzione delle malformazioni riscontrate.

COME SI FA UN’ANALISI DI POR­ TAMENTO Senza essere grossi specialisti e tan­ to meno pensare di poterlo diventare dopo la lettura di queste note, e sai­ tanto tutte le premesse concettuali di ordine anatomo-funzionali (1), vedremo come s’imposta operativamente un’analisi di portamento. Prima però bisogna dire che è indi­ spensabile un buon esame generale e per questo è competente il medico dal momento che i fattori che vanno con­ siderati sono molti e diversi; ne elen­ chiamo alcuni: — la comparsa di caratteri sessuali se­ condari e il confronto in altezza con i fratelli e le sorelle, nonché con i genitori (tutto questo può determi­ nare i caratteri della futura crescita del soggetto); — lo sviluppo neuro-muscolare generale; — l’eruzione e l’allineamento dei denti può fornire valide informazioni cir­ ca la maturità e il futuro accresci­ mento; — le condizioni dell’apparato cardio­ polmonare; — la conformazione della gabbia tora­ cica, per riscontrare eventuali segni di rachitismo, e la sua espansione; — lo stato dell’apparato genitourinario; — va osservato se il soggetto porta gli occhiali per miopia, poiché tale circo­ stanza può deporre per l’attitudine cifotica o cifo-lordotica. Unitamente all'esame fisico generale va praticato l'esame specifico delle even­ tuali difformità a carico della colonna vertebrale, che rappresenta l'asse di so­ stegno del corpo umano. A questo punto può iniziare l'analisi di portamento. Per fare questo tipo di indagine, non occorre essere dei medi­ ci, anche i genitori che vivono sempre vicino al ragazzo e l’allenatore che lo vede nella espressione della sua dina­ micità fisica, possono accorgersi in tem­ po se è affetto da qualche anomalia

(1) Per queste premesse e per altri approfondimenti ci si consenta di rin­ viare il lettore ad una nostra opera di recente pubblicazione: « Dal corpo alla persona », Metodiche profilattiche e teorie psicosociologiche sulla persona­ lità - Ed. Ricerco - Roma 1915.

morfologica, di qualsiasi natura essa sia. Per questo tipo di esame noi abbia­ mo sempre seguito le indicazioni del nostro maestro prof. Ciammaroni e moltissimi genitori ci sono stati grati per aver segnalato in tempo utile una alterazione o deviazione rachidea che abbiamo potuto rilevare negli alunni di scuola.

COME Si PROCEDE PRATICAMENTE Per prima cosa occorre esaminare il soggetto spogliato di ogni indumento, salvo uno slip, e cominciare l’esame dal suo aspetto morfologico. Naturalmente il ragazzo va visto in un ambiente ade­ guatamente riscafdato, ove ci sia una bilancia per prendere il peso, ed un altimetro per misurare la sua altezza. Si noterà se il ragazzo è grasso o ma­ gro. L’eccesso di peso può essere visto in analogia con l’altezza. Per questo ba­ sterà adoperare la formula di Brocca che, per quanto superficiale, fa comun­ que al nostro caso, cioè: tanti chilo­ grammi quanti sono i centimetri al di­ sopra del metro. Si noterà poi lo stato della muscola­ tura e se il ragazzo riesce a stare con la spalle e la schiena diritte. E’ questo il momento di controllare anche le sue reazioni nervose: se è cal­ mo, apprensivo, instabile o se ha dei tic nervosi.

LA STATICA DEL CORPO

Si inizia con l’osservare se il ragaz­ zo si tiene diritto o se ha la tendenza ad inclinarsi a destra o a sinistra (fi­ gura 1).


SUSSIDI PER CATTIVITÀ’

ESAME DELLA COLONNA VERTE­ BRALE La colonna vertebrale esige un esa­ me particolare e molto accurato. Quin­ di, dopo aver guardato il fanciullo di fronte, di fianco (o di profilo) e di die­ tro, con uno sguardo sommario per ve­ dere in generale come è conformato, si passa ad una analisi approfondita. Si inizia con l’appiombo per verificare l’e­ quilibrio o lo squilibrio del tronco. L’allineamento tra testa e tronco si può valutare con un filo a piombo da far partire dalla base dell’occipite o della settima vertebra cervicale, dopo aver marcato con un batuffolo di coto­ ne (figura 7) imbevuto di tintura, o con una matita dermografica, le apofisi spi­ nose delle vertebre lungo tutta la co­ lonna. Se il corpo non ha alcun difetto di statica, se la colonna vertebrale è diritta, il filo a piombo deve passare tra i glutei, se invece passa di lato, allora siamo in presenza di una devia­ zione della colonna vertebrale (figura 8).

Si controllano le spalle per vedere se sono anteriorizzate (cioè tirate in avanti) per deficienza dei muscoli esten­ sori del dorso (cioè quelli posteriori), antagonisti dei flessori (di quelli che sono collocati davanti, come i pettora­ li) e di conseguenza se sono deficitari anche i muscoli fissatori delle scapole. Quando le scapole si staccano dal dor­ so, abbiamo le cosidette scapole alate (figure 2-3-4).

Si osserva la curva lombare, cioè quella direttamente sopra il sedere; se è esagerata vuol dire che quanto meno il ragazzo ha una attitudine lordotica, cioè a una curvatura a concavità poste­ riore della colonna vertebrale (figura 5). Di conseguenza l’addome sarà proiet­ tato in avanti e sarà flaccido (ipotoni­ co). Ciò avviene perché il bacino ruota in avanti sull'asse delle articolazioni coxo-femorali. Si osserva poi se le gambe sono a piombo e come riposano i piedi a terra (figura 6).

ulteriormente verificare questa incurvatura nel senso frontale, va esa­ minata la simmetria del cingolo scapo­ lare, annotando la prominenza delle sca­ pole, come pure l’angolo « collo-spalla » che risulta alterato dall’asimmetria del

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SUSSIDI PER L'ATTIVITÀ'

muscolo trapezio in presenza di curve cervicali e toraciche alte (figura 9). Se la curva della colonna è molto ac­ centuata e si nota uno sfasamento e una deformazione della cassa toracica, e tutto questo lo si evidenzia quando al soggetto gli facciamo eseguire una flessione del busto in avanti, allora a carico della colonna vi sono delle alte­ razioni scheletriche (figura 10); in que­ sto caso siamo in presenza di una sco­ liosi vera (dismorfica) ed il soggetto va

immediatamente indirizzato dall’ortope­ dico. Dopo aver controllato le spalle e do­ po aver fatto eseguire al ragazzo la fles­ sione del busto in avanti, va verificato l'equilibrio del bacino e poi quello de­ gli arti inferiori. Una eventuale diffe­ renza delle creste iliache sul piano tra­ sverso (figura 11) denuncia spesso un abbassamento della volta plantare (pie­ de piatto). Ricordiamo, infine, che è proprio nel­ l’età dell’accrescimento che fanno la lo­ ro apparizione i difetti di atteggiamen­ to o viziati c questi si fanno tanto più gravi quanto più il soggetto subisce in maniera evidente la crescita in altezza della colonna vertebrale. Ciò accade perché la muscolatura, in questi repentini e burrascosi periodi di

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sviluppo staturale, non ha un propor­ zionale sviluppo, in quanto la massa muscolare non può adattarsi rapida­ mente a tutte le situazioni statico-dinamiche dell’apparecchiatura scheletrica. Ecco perché può risultare pericoloso, se non addirittura deleterio, far svolge­ re ai ragazzi un’attività competitiva, dai toni agonistici esaltanti, non ancora con­ geniale alla loro struttura e impalcatu­ ra muscolo-legamentosa e scheletrica. A volte una semplice deviazione ver­ tebrale (di solito facilmente correggi­ bile. in quanto può essere stata deter­ minata da cattive posizioni sostenute troppo a lungo) può essere in realtà una scoliosi vera (figura 12) per la qua­ le la ginnastica correttiva specifica può fare poco, e uno sport asimmetrico che aggravi (ipertrofizzando i gruppi musco-

lari di un lato) può compromettere ne­ gativamente per sempre il paramorfismo. Non vogliamo suonare certi campa­ nelli di allarme per poi far prendere dal panico dirigenti ed allenatori ed arrestarli nel loro slancio operoso. One­ stamente, però, bisogna dire che quello che si può fare di bene, dando ai ge­ nitori delle utili indicazioni sulla strut­ tura morfologica dei figli, va fatto; con serietà e con la consapevolezza di gio­ vare ai ragazzi e di rendere loro un servizio. Abbiamo cercato di semplifi­ care al massimo certe operazioni basi­ lari, dando consigli tecnici pratici sul come fare per accorgersi di come sono fatti i ragazzi che vengono in società. Successivamente consiglieremo un ti­ po di ginnastica profilattica di base, antiparamorfica. Nulla di trascendentale. Saranno semplici esercizi morfologici ed analitici che solitamente facciamo eseguire ai ragazzi della nostra scuola media. Esercizi preventivi e formativi ten­ denti a portare un immediato giova­ mento alla statica della colonna verte­ brale, alla struttura muscolo-legamento­ sa del cingolo scapolare, esercizi con­ tro l’ipotonia della parete addominale tendenti a combattere la tendenza iperlordotica... e così via. Un programma di lavoro, insomma, da innestare in quello di carattere ge­ nerale preparatorio che deve precede­ re qualunque attività sportiva specifica. LUIGI MOSCA


SUSSIDI PER L’ATTIVITÀ’

PATTINAGGIO UNO SPORT RISCOPERTO Maurizio Dalla Noce, consulente tecnico nazionale CSI di pattinaggio, nell’opera intrapresa per rilanciare quest’attività, ha preso l’inziativa — d’accordo con la Direzione tecnica nazionale — di collegare le società e i consigli interessati con l'inizio periodico di un ciclostilato di notizie e indicazioni pratiche — dal primo numero di detto ciclostilato, abbiamo estratto i seguenti pezzi che presentano panoramicamente gli aspetti principali della disciplina.

coppa o per una classifica di società: l’agonismo deve essere una libera scel­ ta. Noi li avviciniamo per crescere in­ sieme a loro nell’esperienza sportiva. Dobbiamo avere le idee chiare quan­ do entriamo in contatto con i nostri ra­ gazzi, perché la nostra responsabilità è grande: sì alla pratica sportiva sana, se­ rena, aperta e formativa, no alle beghe fra società e fra dirigenti, che svilisco­ no lo sport. Uno sport senza interessi immediati, con il solo scopo di far crescere i gio­ vani, non è facile da attuare, ma vale la pena di tentare. Ecco come si articola lo sport del pattinaggio. CORSA

— su strada: su percorso stradale ret­ tilineo o ad anello, ben asfaltato e privo di punti pericolosi; — su pista: con pavimento di piastrelle o di palladiana od altro fondo liscio ed uniforme, di dimensioni adeguate. HOCKEY

— Si gioca su pista piastrellata con le stesse caratteristiche della preceden­ te, in più deve essere recintata da una ringhiera, delimitata da tavole di legno di almeno 20 cm. di altezza e dotata di due porte, consistenti in gabbie rettangolari formate di legno e corda. La partita si svolge fra due squadre di sei giocatori, che lancia­ no la palla con apposite mazze. Il portiere deve essere dotato di un particolare equipaggiamento: casco, guanti, gambali, calzettoni imbottiti. Il gioco è movimentato e vivace, con regole semplici quasi simili a quelle del calcio. ARTISTICO

Da poco più di un anno il pattinag­ gio è entrato fra gli sport del C.S.I. E’ entrato in punta di piedi, in sordina; ma ha conquistato in breve tempo un bel numero di Società, di ragazzi e di dirigenti. Ci si sta accorgendo anche nel C.S.I. delle infinite possibilità di questo sport, che già tanti ragazzi nelle strade e nel­ le piazze praticano spontaneamente, co­ me gioco per muoversi in libertà all’aria aperta. Chi non ha calzato almeno una volta un paio di pattini, magari prestati da un amico? Tanti ragazzini li possiedono così co­ me possiedono il pallone e la bicicletta. L’attività del pattinaggio va intesa, al­ l'inizio, come sport-gioco da attuarsi nel proprio ambiente naturale. Successiva­ mente chi si appassiona a questo sport, chiede alla famiglia il dono di un paio pattini più sicuri e più veloci c alle Società sportive un istruttore ed una attrezzatura per perfezionarsi. Ecco così che molti dirigenti si tro­ vano di fronte alle pressanti richieste

dei ragazzi e ci scrivono: « Che cosa dobbiamo fare? Come possiamo ini­ ziare? ». Il passaggio dal pattinaggio-gioco al pattinaggio-sport deve essere naturale: i pattinatori devono acquistare velocità, sicurezza e resistenza senza allenamen­ ti stressanti, ma con una intelligente e graduale preparazione. Ottimo e consigliabile sempre l’abbi­ namento con altri sport, con la prescii­ stica, con la preatletica, la corsa a pie­ di, lo sci, con tutto quello che può con­ tribuire a rafforzare i muscoli delle gambe, le caviglie, le anche, le spalle, ad aumentare la capacità respiratoria e il senso dell’equilibrio. I preparatori atletici che leggeranno queste righe avranno già capito. Poi le gare e le manifestazioni, momento di incontro fra tanti ragazzi e di verifica delle proprie capacità rispetto agli al­ tri, serviranno come incentivo a chi intenderà spingersi oltre, confrontarsi nell’agonismo. Non saremo certo noi a forzare i gio­ vani, a chiedere loro più di quello che possono e che vogliono dare per una

— Si pratica su piste piastrellate, sen­ za sconnessure od ondulazioni, di di­ mensioni adeguate e tali da consen­ tire lo svolgimento degli esercizi pre­ visti.

GARE E MANIFESTAZIONI Il pattinaggio corsa permette di rea­ lizzare vari tipi di gare: 1) individuali a cronometro 2) in linea 3) di fondo 4) di staffetta a cambio fisso 5) di staffetta a cambio libero 6) ad eliminazione. Le stesse gare possono effettuarsi sia su strada che su pista, rimanendo inva­ riate le categorie. Occorre solo tener presente che la corsa su strada si pra­ tica con ruote di diversi tipi di plasti­ ca, quella su pista con ruote di legno di diametro ridotto. E’ sempre consigliabile l’uso del ca­ sco protettivo. L’hockey a rotelle permette di realiz­ zare incontri fra squadre o campionati locali, regionali o nazionali. Il pattinagio artistico consente esibi­ zioni individuali o a coppie, con esercizi

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SUSSIDI PER L’ATTIVITÀ’

consistenti in salti, trottole, figure e passi di danza, svolti su motivi musica­ li, di durata e di difficoltà proporziona­ te all’età e alla categoria di apparte­ nenza. Oltre l'esecuzione del disco o eserci­ zio libero su accennato, sono previsti anche gli esercizi obbligatori o figure di scuola, in numero di 41, di difficoltà gra­ duata. Il pattinaggio artistico, oltre l’acroba­ tica (salti e trottole), consente anche un'altra specializzazione, la danza, da svolgersi esclusivamente in coppie. Stanno entrando nell'uso comune an­ che le esibizioni di gruppo, in cui il numero di atleti impegnati, la durata e il soggetto del disco sono a discrezio­ ne dell’allenatore. GLI ATLETI

Tutti gli atleti appartenenti a Socie­ tà Sportive, purché tesserati in data an­ tecedente le gare, possono partecipare alle manifestazioni di pattinaggio. Gli atleti devono presentarsi puntuali nella località prevista e devono vestire preferibilmente calzoncini corti e ma­ glietta in tessuto non trasparente sia per i maschi che per le femmine. Gli atleti, in gara, sono tenuti ad in­ dossare il casco protettivo; a conserva­ re il numero di gara, in mancanza del quale possono essere esclusi dalla clas­ sifica; non possono ricevere aiuti, farsi trainare, dare o ricevere spinte od osta­ colare in qualunque modo gli avversa­ ri; devono rimanere sempre entro le li­ nee interne di delimitazione del percor­ so di gara: se il concorrente esce da tali linee con i due pattini è considerato ritirato. Chi trasgredisce ad una delle norme sopraelencate può essere escluso dalla gara. LE PARTENZE

La partenza dovrà essere indicata sul percorso con una linea ben visibile e non dovrà essere posta in curva, salvo in casi di assoluta impossibilità. Gli atleti saranno chiamati ed allinea­ ti sulla linea di partenza ad una distan­ za non inferiore a 50 cm. l’uno dall’altro. Il Giudice di partenza estrae a sorte il posto da assegnare all’atleta. Nel ca­ so di una duplice prova i posti verran­ no invertiti alla seconda prova. Un concorrente è considerato rinun­ ciatario quando non si presenta all’ap­ pello del Giudice di partenza, dopo tre chiamate. La partenza per tutti i tipi di gara verrà data da fermo con un duplice ri­ chiamo: « attenzione » e subito « via »; oppure « attenzione » e subito « un colpo di pistola o un fischio ». Se un atleta scatta prima del segnale del « via », il Giudice di partenza an­ nulla la partenza. Chi incorre in tre errori consecutivi è eliminato dalla ga­ ra. Se il concorrente si attarda sulla linea di partenza al segnale del « via », la partenza è valida. Un atleta, dopo che è stato fatto l’ap­ pello dal Giudice di partenza, può chie-

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Note di medicina sportiva Tutti sappiamo che alla base di un qualsiasi sport, sta l’attività muscolare, ed è, ancora, di comune osservanza il fatto che questa attività si traduce in un aumento delle dimensioni dei muscoli coin­ volti nel movimento che nello sport richiede. Vale, cioè, il principio dell’« ipertrofia da aumentato lavoro meccanico »: i muscoli interessati si ingrossano, il loro volume si ingrandisce, ed una persona ben svi­ luppata, si dice, « fa una figura migliore ». Questo è vero, ma il lato pu­ ramente estetico cade in secondo piano di fronte ai vantaggi funzionali che dall’attività sportiva derivano, vantaggi che si riscontrano a li­ vello del cuore, delle arterie e delle vene, dell'apparato respiratorio nella sua totalità, dell’apparato digerente e, perfino, del tegumento cutaneo. Il pattinaggio, è importante saperlo, non fa eccezione a questa regola generale: anzi, esso la conferma in pieno. Se in verità, l’effi­ cacia di questa specialità non è molto elevata sui muscoli dell’ad­ dome e delle braccia, di tutta evidenza e lo sviluppo notevolissimo che ne deriva ai muscoli dei fianchi ed a tutti i muscoli dell’arto in­ feriore: viene così irrobustita la muscolatura della coscia al pari di quella della gamba e del piede, muscolatura che rimarrà più attiva per tutta la vita del soggetto. Alta è la resistenza fisica che conferisce la pratica di questo sport, come pure degna di rilievo è la flessibilità corporea che si ottiene. Si sono potuti osservare dati di questo genere in seguito a esami ef­ fettuati da medici e da esperti presso gli allievi dei Centri di Adde­ stramento al pattinaggio del C.S.I. di Ferrara, su soggetti dai 5 ai 15 anni. Sarebbe errato, però, pensare ad una attività sportiva (dicevamo) unicamente come maniera di sviluppare enormemente i nostri mu­ scoli. Queste sono cose da lasciare ai culturisti, ai maniaci seguaci della ginnastica isometrica e miometrica, ai cultori, cioè, del « fisico alla Tarzan ». Ben più deve interessare la validità da adulti che l’at­ tività lascia, il giovamento organico dello sport. Esso è molto alto per il pattinaggio. Già abbiamo precedentemente accennato agli ap­ parati e agli organi che si « fortificano »: negli atleti è stato più volte riscontrato, da fisiologi e medici sportivi, un cuore « modivamente ingrandito » ed è stata segnalata una brandicardia fisiologica: vale a dire che il cuore, in questi casi, è dotato di una maggior forza contrattile e pulsa ad una frequenza inferiore alla norma: se nel­ l’uomo normale le pulsazioni cardiache sono 70 al minuto, nello spor­ tivo esse sono 60 e, in alcuni casi di grossi campioni (i ciclisti, mar­ ciatori, velocisti, pattinatori) addirittura 50. Quale è il vantaggio? Mi spiego con un esempio tratto dalla meccanica: è come viag­ giare, alla medesima velocità, in un’automobile con motore a 5.000 giri ed in una a 3.000 giri. Il minor numero di giri consentirà un mi­ nor affaticamento del motore, un consumo ridotto e, in caso di ne­ cessità, permetterà di avere una « riserva » di giri da sfruttare supe­ riore a quella dell’automobile che viaggia (uguale in tutto) alla stessa velocità ma con un numero di giri decisamente superiore. Viene modificato anche il respiro, che diviene « bradipnoico », cioè meno frequente: aumenta però di profondità, e l’ossigenazione è assicurata come prima, con minor spesa energetica e quindi con minor fatica. L’apparato digerente viene meglio « sorretto » da una fascia musco­ lare più tonica: si evitano in genere le « ptosi », cioè abbassamenti di organi non fissati direttamente a strutture scheletriche (stomaco, rene, fegato, intestino). La cute è irrorata; le arterie più elastiche, diminuisce quindi il pericolo di vene varicose agli arti inferiori. Allora, stando così le cose, perché non mettersi un bel paio di pattini e darsi seriamente da fare. Massimo Masotti

dere la sospensione della gara per un minuto primo. Nelle gare di velocità l’atleta, che per un qualsiasi incidente (caduta, rottura di pattini ecc.) incorre entro i primi 30 metri, può ripetere la partenza. L’ARRIVO

L’arrivo dovrà essere indicato sul per­ corso con una linea ben visibile e non dovrà essere posto in curva.

L’atleta sarà « arrivato » quando con almeno un pattino avrà sorpassato la linea del traguardo. L’atleta che per primo avrà sorpassa­ to la linea del traguardo con almeno un pattino si sarà classificato 1°, il suc­ cessivo 2° e così via sino all'ultimo « ar­ rivato ». In casi di arrivo a gruppi ser­ rati di concorrenti, verranno classificati a pari merito. Nelle gare su circuiti stradali il Giu­ dice Responsabile stabilisce prima della


SUSSIDI PER CATTIVITÀ’

competizione il numero delle volte che un concorrente potrà essere doppiato. I concorrenti doppiati non rimasti in gara saranno classificati nell’ordine in­ verso alla loro eliminazione. LA GIURIA

La giuria di gara può essere compo­ sta da: a) Giudice Responsabile — E’ l'ufficiale di gara che presiede la giuria. Ha il compito di assumere la direzione tecnica, deve fare rispettare i regola­ menti, controllare l’operato del Giudi­ ci collaboratori, ammonire o squalifica­ re gli atleti colpevoli di atti antispor­ tivi e di linguaggio offensivo e trivia­ le, risolvere tutte le questioni tecniche che dovessero insorgere durante la ga­ ra, anche se non sono state previste nei regolamenti. Al termine della gara do­ vrà redigere il verbale, completo in ogni sua parte, ivi compresa la firma e in­ viarne una copia alle competenti CC.TT.

b) Segretario — E' il coadiutore in tutte le sue mansioni del giudice respon­ sabile. Ha il compito di controllare il

Vari tipi di pattini I negozi specializzati potranno fornire ampie indicazioni ed as­ sortimento di modelli e di prezzi, comunque a scopo orientativo si illustrano brevemente le caratteristiche dei tre tipi di pattini.

Pattino da corsa Il tipo migliore dovrebbe essere leggero al massimo ma molto resistente, sia come piastra che come scarpa (di cuoio, nera e bassa). Sono preferibili ruote a cuscinetti anziché a sfere, possibilmente con sgancio rapido, che permette la sostituzione immediata delle ruote di plastica con quelle di legno e viceversa. Pattino d'artistico Le caratteristiche richieste sono identiche alle precedenti: legge­ rezza e resistenza. Le ruote, meglio a cuscinetti che a sfere, possono essere di legno per gli esercizi obbligatori e di plastica od altre per gli esercizi liberi. Il freno è indispensabile per il libero, mentre non è richiesto per gli obbligatori. La scarpa consiste in uno stivaletto alto, bianco (nero per i maschi), chiuso da due stringhe. Pattino da hockey E’ simile a quello da corsa, ma è dotato di freno. La scarpa è provvista posteriormente di paratèndine.

Dalla rivista «Hockey e Pattinaggio» agosto-settembre 1974

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L’articolo «Amore per l’artistico» a pag. 11 della rivista, ci narra, come in una bella favola, la vicenda di una giovanissima atleta, Da­ niela Bassotti, che, infortunatasi poco prima di una esibizione ai cam­ pionati laziali di artistico, esegue a tutti i costi il suo esercizio libero, nascondendo l’ingessatura ad un braccio, ancora fresca, sotto la ma­ nica del costume. Trascrivo letteralmente: « £' passata un'ora: l’avambraccio di Daniela è adesso immobiliz­ zato nell'apparecchio di contenzione. A qualche chilometro di distan­ za l’altoparlante chiama in pista le concorrenti per l'inizio della gara. I genitori, con gli occhi lucidi dal dispiacere; si accingono a ripor­ tare a casa la figliola; inutile tornare in pista a vedere le altre dispu­ tarsi quel titolo che avrebbe potuto essere anche di Daniela, che dopo gli esercizi obbligatori si trovava al secondo posto. Ma l'interessata non è di questo avviso: braccio rotto o no, in­ tendi’ gareggiare e gareggerà. Con fredda e ostinata determinazione convince alle sue ragioni la mamma e il papà ed ottiene quindi, ma dovremmo dire estorce, il consenso del medico e quello del presidente di giuria. Due ore dopo l'infortunio, è di nuovo in pista... ». La bella favola termina con un secondo posto di Daniela, fra gli applausi del pubblico, ignaro della gravità dell’infortunio. Non si può non ammirare la forza di volontà di questa ragazzina ed il suo attaccamento al suo sport preferito. Meno convincenti, anzi un po’ sconcertanti, sono i genitori, con gli occhi lucidi non tanto per il braccio rotto, ma per la prospettiva della mancata esibizione! Che dire del rifiuto a tornare in pista a vedere le altre contendersi quel titolo? Non si poteva, più sportivamente, assistere all’esibizione delle altre ed eventualmente applaudirle, dal momento che erano « ri­ vali » della figlia ma anche amiche di corso? Tanto più che si sa come sono gli infortuni, oggi a te, domani a me...! Forse era chiedere troppo ad una bambina di otto anni? Ma se d’altronde lo sport è soprat­ tutto educazione sportiva, è bene cominciare subito a diffondere certi princìpi. E i medici poi, con quel consenso « estorto » a fatica! Evidente­ mente anche per loro un titolo di campionessa laziale poteva valere il rischio conseguente al grave incidente subito. Eppure a otto anni un’eventuale carriera sportiva è appena iniziata, le occasioni non sa­ rebbero mancate in seguito! Comunque, ognuno ha il diritto di tenersi le proprie opinioni e di valutare il fatto sotto due diversi aspetti: eroismo o... incoscienza! p. d. n.

tesseramento degli atleti e quanto ne­ cessario per lo svolgimento della gara.

c) Giudici collaboratori: 1) Giudice di partenza — Ha il compito di controllare se sono presenti tutti gli atleti iscritti e di assegnare il loro posto di partenza.

2) Giudice di arrivo — Ha il com­ pito di stilare l'esatto ordine di arrivo. 3) Giudice di percorso — Ha il compito di sorvegliare il corretto svol­ gimento della gara lungo il percorso as­ segnato e cioè nei rettilinei, nelle curve e nelle corsie. Il Giudice Responsabile all’inizio di gara deve nominare due giudici collabo­ ratori per la composizione della Com­ missione Esecutiva per risolvere i re­ clami esposti dalle Società partecipanti alla gara o dagli atleti avverso l’am­ missione di un concorrente o ai delibe­ rati della Giuria.

NOTE TECNICHE SUL PATTINAGGIO

a cura di Maurizio Dalla Noce La Direzione Tecnica Nazionale ha preparato questa pubblicazione allo scopo di facilitare il lancio e la realiz­ zazione del pattinaggio. Sono suggeri­ menti pratici, organizzativi e tecnici, indispensabili ed elementari per lancia­ re e praticare la disciplina.

Una copia dell’opuscolo sarà inviata ad ogni Consiglio. Chi ne volesse, può farne richiesta alla Direzione Tecnica Nazionale inviando L. 500 in franco­ bolli per spese postali.

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CONTRIBUTI CULTURALI

LIBRO E UOMO Sotto la rubrica « contributi culturali » ospitiamo interventi su temi extrasportivi che sono di premessa e di sostegno al nostro impegno associativo nel mondo dello sport. Questa volta, il nostro collaboratore Giuseppe Lazzaro, propone un’analisi dei rapporti tra il libro, la cultura, l'uomo e la società.

Non v'è dubbio, neppure di fronte al libro gii uomini sono uguali: alcuni li tiene lon­ tani l'inerzia, altri la necessità. In entrambi i casi, promuovere, facilitare, incentivare, premiare la lettura è lavorare per la solida­ rietà, per la preparazione di tutti alla ra­ gione collettiva e fraterna del vivere, al di fuori della quale anche il libro diventa re­ liquia spenta di una religione imperscrubile, di una « cultura morta ». In questi termini il nostro discorso po­ trebbe anche dirsi concluso, se non fosse per la sensazione che queste affermazioni suonano sempre un po’ retoriche, mentre resta la costatazione, da tutti sottolineata in occasione delle varie celebrazioni (l'an­ no del libro, ecc.), e a cui bisogna pur dare una risposta, che in Italia si legge poco e che ciò si ripercuote sulla stessa qualità del libro, cioè sull'industria cultu­ rale, costretta, si dice, per sopravvivere, ad assecondare e quasi ad inseguire il gu­ sto del pubblico, o a cercare canali obbli­ gati che assicurino l'assorbimento di una parte almeno della tiratura. Risulterebbe così vera l'affermazione che un giovane editore ha lanciato come slogan pubblici­ tario: • In Italia si pubblicano circa 15.000 libri ogni anno. Di questi 12.000 sono za­ vorra... ». In realtà, dei 15.000 titoli pubblicati, po­ che sono le novità: fra queste poi abbon­ dano le traduzioni, quasi a testimoniare una scontata e quasi necessaria dipendenza del nostro Paese anche in questo settore, per eccellere nel quale non occorrono peraltro particolari risorse naturali o del sottosuolo. Ma cose il libro per l'uomo? Da sempre (cioè da quando è iniziata quella che chia­ miamo « la storia ») esso è l’espressione della vita dell’uomo, della sua civiltà, della ricerca, dell'arte, un’espressione certamen­ te mai definitiva, tuttavia la più lucida e completa, perché rappresenta l'elaborazio­ ne- sistematica di pensieri diversamente destinati a confonderli, o a rincorrersi sen­ za fine nella mente e nel discorso, fino a non lasciare'più traccia di sé.

I protagonisti del libro Il libro è un protagonista della nostra civiltà, e per quello che conta in se stesso e per quello che suscita, che crea, nei sin­ goli e nella società, nelle strutture civili e nella coscienza. Il libro è una forma di

resistenza della parola, di tutte le parole, quelle essenziali, quelle importanti come quelle sciocche e persino quelle che uc­ cidono. Sull’oggetto « libro », che in quanto « be­ ne » è sottoposto come gli altri (pur avendo caratteristiche sue proprie) alla legge del­ la domanda e dell’offerta, si incrociano, convergenti o divergenti, coperti o sco­ perti, i più svariati interessi, come del re­ sto avviene per tutto il rimanente mondo della « carta stampata ». Un rapido schizzo dei protagonisti del libro, nella fase di creazione e di consumo del prodotto, può a questo fine essere illuminante. Il primo di questi personaggi è l'autore dei contenuti, con la grande distinzione: colui che scrive anzitutto per sé, cioè per ciò che sente di dover comunicare, di poetico, di scientifico, di mistico, e non importa se la sua opera gli renda o gli costi sul piano economico; oppure colui che mette la penna al servizio di interessi altrui, ad esempio nell’informazione o nella propaganda, in vista soprattutto di un gua­ dagno in termini economici. Questa di­ stinzione indica naturalmente due estremi, perché la serie conosce tutti i passaggi intermedi.

Viene poi l’imprenditore, con i suoi ca­ pitali, attrezzature, consulenti, venditori, ecc., cioè l’editore. Incarna anch'egli vari tipi. Può essere spinto dalla sola previsio­ ne del profitto economico; e può essere spinto da interessi fra i più svariati, anche di nessun profitto o addirittura antieco­ nomici, dall’ambizione imprenditoriale, al desiderio di far sentire un suo orientamen­ to in senso letterario, politico, religioso, ecc., attraverso la voce dei « suoi » autori, e sino al mecenatismo, che lo vuole al servizio del pensiero dei grandi. Ecco infine il potenziale acquirente, il

potenziale lettore, potenziale perché non sempre e non tutto ciò che viene acqui­ stato viene letto e non tutto ciò che viene letto viene acquistato. Le varietà dell'acquirente-lettore sono numerose. Si legge per necessità, nella scuola, e così il trattato o manuale della professione o mestiere, si legge per passatempo, per desiderio di conoscere, di comunicare...

D «nemici» del libro A questi personaggi vanno poi aggiunti i « nemici ». E’ noto che il libro, e in ge­ nerale la carta stampata, ha trovato un forte concorrente nelle onde elettromagne­ tiche, cui affidare parole e immagini. Al libro essi sottraggono spazio e tempo, co­ me del resto il cinema. E’ chiaro tuttavia che questo spazio e tempo si può recupe­ rare almeno in parte, una volta chiarito che le onde elettromagnetiche comunicano ciò che è in qualche modo contingente, suggestivo, fluente, mentre è proprio della carta stampata, ma soprattutto del libro, ciò che è duraturo e riflessivo. Un altro « nemico », certamente il più pericoloso, è la stampa di parte: « Leg­ gerai questo, ma non leggerai quello ». Essa si innesta nella vecchia propensione


CONTRIBUTI CULTURALI

Il libro è un mezzo di comunicazione senza frontiera e senza limiti. Nella storia il libro ha sempre vinto tutte le battaglie, tutte le opposizioni, ha piegato i suoi stessi strumentalizzai ori.

all’imbonimento,, al desiderio di un popolo sano e analfabeta f (e il precettore nelle dimore patrizie).

Uma eimoirme potenziaflità In realtà la complessità del quadro di interessi e di intenti che circondano il libro amplia, se possibile, il suo valore e la sua importanza, lo rende un bene prezioso da difendere. Il medium-libro ha una funzionalità, una possibilità di canalizzazione e di appro­ fondimento che nessun altro sistema di comunicazione può pretendere; le barriere geografiche o quelle psicologiche, i tipi di conoscenza tradizionale e ogni dogma­ tismo non resistono alla erosione logico­ critica che può possedere un testo, ma­ gari remoto o di altra civiltà, che fra l’al­ tro ha la possibilità di entrare nelle fortez­ ze più sorvegliate. Ed è significativo che i pianificatori dell’umanità e i programmatori o i costruttori di uomini, abbiano sem­ pre finito per scontrarsi con i libri dopo averne largamente usato. La storia ha registrato anche di recente i falò - puri­ ficatori » e le censure o gli indici delle proibizioni. Il libro mantiene sempre una

Il libro è protagonista della nostra civiltà, per quello che è, per quello che suscita, che crea nei singoli e nella società, nelle strutture civili e nella coscienza.

possibilità particolare di anticonformismo ed ha in se stesso una carica particolare di sollecitazione perché crea nella coscien­ za dei lettori fermenti critici o, se voglia­ mo, suggestioni non conformiste e desti­ nate poi a riprodursi e a propagarsi. Ma se diciamo, pertanto, che il libro è antislogan, è contro ogni forma di cieca inte­ grazione o contro qualsiasi establishment, ciò dipende non dal fatto che esso stesso non possa far parte di un sistema o di una cultura dominante, o esserne l’espres­ sione, ma perché il consumatore, che po­ sto dinanzi allo slogan non può che ac­ cettare o essere escluso, di fronte al li­ bro partecipa singolarmente e con una quantità di reazioni personali (e perciò con una necessità di scelta) che dipendono quasi esclusivamente da lui. Il libro può far sorgere dubbi alla distanza, può deter­ minare reazioni e sollecitazioni psicologi­ che che invece lo slogan non produce, perché esercita una pressione psicologica violenta, espressione com’è di una volontà collettiva (o di qualcuno) spesso prefab­ bricata e facilmente imposta.

M llibro e l'educazione Di qui l’importanza primaria del libro e della parola scritta nell’educazione. Non si tratta soltanto attraverso la consuetudi­ ne con il libro e la parola, di perfezionare i propri strumenti conoscitivi, di appro­ fondire la presa sulla realtà (la vita del­ l’uomo, cittadino e responsabile della sua storia, dei suoi progressi e dei suoi in­ successi è tutt’altro che semplice: e I’ esercizio di riconoscere la verità ha bi­ sogno di molta applicazione).

Ma c’è un aspetto ancora più profonda­ mente educativo da tenere presente: la parola è la condizione, e al tempo stesso la garante, della nostra libertà di movimen­ to nella vita. Torna in menté la lettera a una professoressa: « Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’in­ finito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. Voi dite che Pierino del dottore parla bene. Per forza, parla come voi, appartiene alla dit­ ta ». - E’ solo la lingua che fa eguali ». Don Milani assumeva il tema della parola in funzione rivoluzionaria, quale strumento primario di promozione sociale delle clas­ si subalterne. L'equazione a questo punto è chiara: parola uguale libertà. La libertà linguistica, in tutti i suoi aspetti, coincide con la libertà in generale; le limitazioni delle possibilità espressive dell’uomo coin­ cidono con la fine della libertà In generale. A nessuno sfugge l'importanza di que­ sto punto. Le ricerche di mercato confer­ mano che i maggiori consumatori di libro sono coloro che sono anche soggetti attivi di comunicazione culturale e politica. Do­ vremmo allora lamentare prima di tutto non la bassa percentuale di lettori, ma la bassa percentuale di soggetti cultural­ mente (e politicamente) attivi. In realtà è necessario prendere coscien­ za che i libri e la cultura sono beni stru­ mentali, beni di investimento. Le classi che nei secoli hanno sperimentato la pro­ duttività economica e politica della cul­ tura (della loro, in fondo) non hanno mai avuto bisogno del mese o dell'anno del libro per fare tali investimenti (o tali - consumi »). Le classi che invece ancora non hanno sperimentato questa produtti­ vità risultano, agli occhi di alcuni, indif­ ferenti alle « gioie » e al « gusto » (non sempre spirituale) della lettura.

I doveri dello stato E’ necessario dunque (e qui l’impegno è della collettività, ma anche dei singoli, di quanti, giovani e meno giovani, vogliono partecipare attivamente e responsabilmen­ te alla crescita del Paese) allargare gli spazi pubblici di produzione della cultura, cioè del momento di traduzione della cul­ tura (in senso antropologico, come com­ plesso cioè di comportamenti e di valo­ ri) in cultura scritta, in processi di co­ municazione di massa. La scuola deve di­ venire uno di questi spazi privilegiati, de­ ve diventare un momento vivo e attivo di elaborazione culturale e non restare un


Uh veicolo passivo di una cultura remota (e morta). Una larghissima percentuale di laureati (alcune statistiche parlano addi­ rittura del 70%) non legge libri; se pen­ siamo che di tali laureati più della metà sono nella pubblica amministrazione e di questi 2/3 sono nella scuola, arriviamo a spiegare molte cose. Nel momento in cui il mondo economico produce cultura attraverso le proprie strut­ ture, le proprie fondazioni, i propri mo­ delli di consumo, lo Stato può attivare un momento pubblico di produzione di cultu­ ra; e per pubblico non si intende qui pro­ priamente burocratico, ma accessibile a tutti. La scuola pertanto deve essere aper­ ta a tutto, oltre che a tutti, e già si può vedere da parte di alcuni insegnanti (ma il numero è in continuo aumento) il tentativo di rompere la staticità del pur necessario libro di testo. Accanto alla scuola ci sono altri momenti pubblici che lo Stato può favorire: biblioteche, centri di cultura... Tutto ciò. l’esistenza di una domanda pubblica gestita direttamente dai fruitori, condizionerebbe anche l'industria culturale alla elaborazione di un nuovo prodotto. Questo dovrebbe avere per le classi po­ polari almeno la stessa produttività che ebbe illuminismo per la borghesia: l’Enciclopedia di Diderot ha reso infatti alla borghesia un servizio migliore di quello che le enciclopedie a dispense o a rate dei nostri giorni hanno fatto alle classi popolari.

Lo spontaneismo e i condizionamenti Tuttavia occorre stare in guardia dallo « spontaneismo », occorre rifuggire dalla tentazione che dice: « il libro ce lo faccia­ mo noi », intendendosi con questo il ripudio della cultura come instrumentum regni, che viene poi a coincidere con il rifiuto indiscriminato della tradizione culturale in quanto complice del sistema e delle sue ingiustizie, in quanto sempre tentata alla « restaurazione », cioè alla conserva­ zione autoglorificante, immobile e privile­ giata. Ben vivo è il problema della contro­ cultura, il problema cioè di uno scarto, di una liberazione, di una ricerca personale e collettiva fuori dagli schemi imposti dal­ la scuola e dalla società, ma occorre cer­ carne la soluzione nell'àmbito della cul-

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tura, cioè in un confronto costante con la storia dell'uomo. E qui viene in soccorso la lettura, che è conoscenza e conquista dell'altro da sé, alimento di un sempre nuovo e perenne rapporto con la realtà, e che è insieme anche riflessione, scan­ daglio, intimità con la nostra coscienza. La confidenza con il libro è di per sé un esercizio deH’intelligenza, che per sua natura e per spontanea necessità acuisce la nostra capacità di giudizio, la nostra autonomia. Solo il non-lettore, il lettore occasionale e distratto, subisce il libro, se ne fa determinare, rimane passivo alla sua influenza, ed è esposto, di conseguen­ za ed in maniera di gran lunga superiore, a tutti i condizionamenti che su di lui si esercitano. Per il lettore vero, al contra­ rio, il libro è un’occasione di orientamento, di controllo e in ultima analisi di libertà, che egli e in grado poi di esercitare ri­ spetto a tutti gli altri mezzi di comunica­ zione e in tutto il suo vivere. Il mondo dei libri non ci interessa dun­ que come un in sé, uno spazio privilegiato, un mondo « altro »; esso irrobustisce la nostra esperienza, è strumento di cresci­ ta, è il nostro stesso mondo, più vasto. Purtroppo queste espressioni, e tutte le altre simili, suonano retoriche e d'oc­ casione se non si dica, contemporaneamen­ te, che le diseguaglianze sociali differen­ ziano in modo doloroso le possibilità di lettura tra uomo e uomo. Diseguaglianze sociali; economiche dunque e tutte quelle che ne derivano, di abitudini, di coscien­ za stessa del ruolo della cultura, di pos­ sibilità di svincolarsi dalla necessità e dal bisogno, che alle classi più deboli im­ pone il convincimento che l'apprendere deve, a breve termine, servire. Ma è una situazione questa da cui non si esce se non attraverso la presa di co­ scienza che la lettura è già un inizio di liberazione, perché è una condizione in­ dispensabile all’acquisizione di validi stru­ menti di analisi della realtà. GIUSEPPE LAZZARO

11 C.S.I. di Reggio Emilia ricorda i suoi trent'anni di attività. Per la ricorrenza sono state programmate varie iniziative: particolari attività sportive nelle singole discipline, conversazioni con personaggi del mondo sportivo, un incontro di verifica con le società sportive ecc. La serie delle iniziative è cominciata con tre conversazioni sui problemi dei giovani d'oggi tenute da Don Lanfranco Lumetti nella chiesa di S. Agostino. Le conver­ sazioni erano aperte a'tutti i giovani e si sono svolte espressamente in chiesa in quanto i promotori hanno voluto cosi sottolineare in maniera esplicita l'ispira­ zione cristiana del CSI, onde evitare ogni equivoco e possibilità di strumentalizza­ zione. Don Lafranco Lumetti è un prete operaio che in passato è stato molto vicino al CSI di Reggio Emilia, collaborando soprat­ tutto allo svolgimetno dei corsi di forma­ zione. I temi delle tre conversazioni era­ no: « I giovani e il potere », « I giovani e la cultura », « I giovani e l’esperienza dell’assoluto ». Da ciascuna delle tre con­ versazioni stralciamo alcuni passi, desunti dal testo integrale pubblicato in un sup­ plemento della « Gazzetta di Reggio » del 10 gennaio scorso.

fl gSovamo e il potere La Bibbia dalla quale abbiamo pre­ so spunto, ci viene suggerendo una do­ manda centrale: è dunque sempre diabo­ lico e satanico, il potere? Dobbiamo vera­ mente rifiutarlo sistematicamente, per man­ tenerci integri nella nostra purezza morale? Fa parte dunque della esperienza più profondamente biblica il rifiuto ad ogni costo della soggezione al potere? Certamente una prima risposta è po­ sitiva: il cristiano accetta il potere solo a favore dell'uomo, con l’uomo e per l’uomo. Ecco la grande tesi biblica. E' veramente diabolico il potere quando si esercita sull'uomo, perché l’uomo ha avu­ to in sorte, da Dio stesso, un ruolo di « alleato »: la parola la prendo dal testo di Giosuè. L'uomo non è un suddito, neppure di fronte a Dio. iddio nei confronti dell’uomo non vuole esercitare un potere, si rifiuta d’avere in mano un burattino, rinnega I' uomo servile, non sa che farsene di un uomo « idolatra », che adora — la parola è tecnica — senza discernimento. E il discernimento esige questa statura eretta dell’uomo che diventa il <■ tu » di Dio; il Signore lo tratta alla pari, vuole dall'uo­ mo le stesse prestazioni che Lui, Iddio, è capace di offrirgli. E' una tematica che sembrerebbe blasfema, assurda perfino, se non fosse insistentemente presentata dalla Bibbia come il grande motivo unifi-

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CONTRIBUTI CULTURALI

Dal CSI Reggio Emilia conversazioni sui giovani d'oggi

oggi, ripetere il modulo della parrocchia generica. Se la parrocchia non sa pren­ dere in mano il grande discorso delle chie­ se domestiche, alle quali affidare in ter­ mini collettivi e perciò aderenti alla real­ tà vissuta, la nozione, la realtà, l’impegno educativo, la sperimentazione liturgica, ec­ co allora questa nuova metodologia che tra la sperimentazione e il collettivo edu­ cante può davvero dare volto nuovo alla nostra esperienza, la parrocchia muore. Certo, in questo bisogna essere pioneristici alla maniera classica, dei padri pel­ legrini che andavano alla conquista della nuova frontiera. Ma è interessante ed è bello vivere in questo modo, se noi ci sentiamo sul serio portatori di una tra­ sformazione e non coloro che la subiscono, loro malgrado, a collo torto.

I giovani e l'esperienza dell'assoluto

cante del libro e della storia della Bibbia. Il Signore sceglie l’uomo come ■■ amico », per non ripetere la parola « alleato ». Sul tema del « vi ho chiamati amici », Cristo insiste moltissimo, concludendo tutta quan­ ta la grande esperienza di Israele pure ricchissima nel senso di elevare un inno alla dignità dell'uomo... Dunque non c’è dubbio che in nome di questo ruolo di alleato e di amico dell'As­ soluto, l’uomo ha il dovere grave di non accettare tirannie, di non accettare ditta­ ture, di respingerle, di rifiutarsi, di eva­ dere a tutte le trappole che qualunque potere costituito, e abbiamo ricordato per primo quello ecclesiastico, facendolo se­ guire da quelli economico e politico, vo­ lessero mai proporgli o imporgli.

D giovani e ila cultura Scopo da raggiungere, è l'educazione permanente: questo concetto ormai è no­ tissimo, ma noi, gli adulti, lo diamo trop­ po per scontato, ritenendo invece che l’adulto non si educa più, che l’adulto è già maturo, è già perfezionato, che l’adul­ to è già conquistato in se stesso. Errore. I ragazzi debbono guardarsi da questi mo­ delli sbagliati: il padre che si ritiene in­ fallibile, la madre che si ritiene inattacca­ bile, cosa vanno raccontando? Non è ve­ ro. Sei anche tu una donna, sei anche tu un uomo che si sta educando, che prende spunto dalla problematica giovanile per arricchire se stesso... Il concetto di educazione permanente fa giustizia di quella cultura che abbiamo criticato. Educare significa anzitutto edu­ carsi. Ed educarsi non ha che un senso:

conoscere il patrimonio acquisito dagli altri e controllarlo con sperimentazioni di­ rette. Dispiace non poter analizzare qui ed ora il concetto di esperienza, Basti dire che il metodo induttivo non garanti­ sce oggi nulla che non sia sperimental­ mente indotto attraverso la ricerca, la fa­ tica, la lotta per risolvere del problemi. Altro che trasmissione di nozioni acqui­ site! Altro che trasmissione di formule già prefabbricate! E’ autentica cultura quel­ la che aiuta i giovani a mettersi, con il cipiglio di colui che ricerca soluzioni, di fronte ai problemi della vita. Vicino alla sperimentazione, metto il nuovo concetto di educatore, che non è più il singolo, che non è più neppure se stesso, pur accettando questa responsa­ bilità personale, ma che siamo tutti, in termini collettivi, e dico la parola inten­ zionalmente, perché capisco che è polemi­ ca, ma proprio per questo capace di risvegliare la nostra attenzione.

E’ inconcepibile che noi possiamo di­ metterci da educatori di noi stessi, ma educando noi stessi inesorabilmente di­ ventiamo educatori degli altri, correspon­ sabili. solidali, per cui anche i figli hanno una funzione educativa nei confronti dei genitori, anche gli scolari hanno una fun­ zione educativa nei confronti degli inse­ gnanti, anche i cittadini hanno una fun­ zione educativa nei confronti dei loro go­ vernanti. E c’è il reciproco di questo con­ cetto del collettivo educante che dobbia­ mo recuperare e riprendere, per cui quel­ la nozione di gruppo, o familiare, o sco­ lastico. o di quartiere, o di associazione professionale, e andate voi discorrendo perché se ne possono fare mille applica­ zioni. deve diventare una realtà vissuta. Naturalmente, parlando in chiesa, va ripre­ so questo tema anche a livello di parroc­ chia. A me pare che sia inconcepibile,

La nostra ricerca di Assoluto non è che una risposta a una domanda scritta nel profondo del nostro essere, nella strut­ tura stessa dell'uomo. L'Assoluto si è reso presente e chiama, ma non solo chiama, agisce, e ci mette in inquietudine finché riconosciamo che l’Assoluto, se è una conquista per quello che possiamo fare noi. prima di tutto è un dono. Lui mi viene incontro. Lui ci viene incontro, vi viene incontro. Tutti siamo già stati in­ contrati. Stasera potete darmi testimonian­ za anche voi che in qualche momento della vita anche voi l'avete riconosciuto. Era Lui, era Lui. Riprendendo certi momenti, certe esperienze, certe situazioni di falli­ mento e di morte, li possiamo intendere come invito a trapassare noi stessi nel dramma della sconfitta, per potere far sì che sul serio l’Assoluto non venisse im­ poverito entrando in noi. Il dolore rom­ peva i nostri limiti perché non sciupas­ sero l’Assoluto. E’ un’immagine di un poeta che è anche un grande santo, questo uomo spagnolo che ha scritto delle cose mirabili intorno all'esperienza dell'Assoluto. Dice: il sole penetra a seconda delle dimensioni della mia finestra. E allora do­ vrò scavare la finestra perché entri più luce. Se tengo la mia finestrina piccola, non entrerà che un raggio di sole, ma se io ho il coraggio di spaccare le pareti della mia piccola casa, il sole mi inonderà in modo totalitario. Ecco la rottura della ab­ negazione, ecco la rottura della rinuncia, ecco la rottura dello stato sacrificale, cioè dello stato di donazione all'altro, quando ti dimentichi finalmente di ritenerti suffi­ ciente, compiuto in te stesso. Buffone! Apri quelle porte e verrà il sole che è lì e ti sta dando l’assalto da lungo tempo, da troppo tempo e rischia a un certo punto dì trovare più pingui pascoli sui quali prò rompere, Lui, il sole dell’Assoluto! Apriti, non ti rendi conto che tutta la tua vita in fin dei conti, non è stata altro che un appello a cui tu devi rispondere solo di sì? Allora mi lascio prendere per mano; sono ancora al buio, non so dove andrò con Te, ma muovo il primo passo, mi fido. Vedete, la parola, è uscita: siamo alla Fede.

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NOTIZIE E DOCUMENTI

ONESTI SULLA SITUAZIONE DELLO SPORT ITALIANO // 19 gennaio il Presidente del CONI, avv. Onesti, rilasciava un'intervista à « La Gazzetta dello Sport » Ne pubblichiamo alcuni passi.

Noi amministriamo uno sport pove­ ro. Le entrate ordinarie sono una pic­ cola parte delle necessità. Ma non pos­ siamo chiedere solo agli appassionati e ai dirigenti volontari sacrifici in denaro e prestazioni di tempo libero. Ecco per­ ché l’ultimo Consiglio Nazionale del 19 dicembre 1974 ha approvato all'unani­ mità, ripeto all’unanimità, il progetto di una legge che progressivamente resti­ tuisca allo sport tutte le entrate del Totocalcio. Il provvedimento è pronto, e io sto per portarlo nelle mani del Presidente del Consiglio. L’on. Aldo Mo­ ro è stato sempre vicino allo sport, e ne capisce le necessità. Abbiamo fiducia in lui e in altre personalità del gover­ no di cui conosciamo l'ottima disposi­ zione verso lo sport. Parlo del mini­ stro del bilancio, on. Giulio Andreotti, che fu anche il presidente del Comi­ tato organizzatore dei Giochi Olimpici di Roma, parlo dell’on. Adolfo Sarti che, oltre tutto, appartiene alla famiglia spor­ tiva perché è presidente di una spe­ cialità molto praticata in Piemonte, an­ che se non ha una notorietà nazionale. Una buona parte delle sperate dispo­ nibilità future servirà alle Federazioni sportive; un’altra poi abbiamo inten­ zione di dirottarla verso le Regioni, gli Enti promozionali, le associazioni di tempo libero, le Confederazioni sinda­ cali per attività afferenti ad una poli­ tica di sport sociale. Nonostante ciò, noi riconfermiamo che sia un dovere dello Stato intervenire direttamente con ulteriori e stabili as­ segnazioni di bilancio in favore di una attività così altamente educativa e ne­ cessaria alla gioventù. Di qui a qualche mese il Coni indirà a Roma un convegno nazionale, al quale parteciperanno presidenti e assessori al­ lo sport di tutte le Regioni. In quella sede produrremo documentazioni impor­ tanti: saranno resi noti i fatti realizzati sino ad oggi dalle singole Regioni in materia di sport, si discuteranno pro­ grammi per l’avvenire, si avrà un quadro della situazione nazionale. Va ripetuto che il Coni non può né deve gestire lo sport sociale. Ma ha l’esperienza e la competenza per stimo­ lare le iniziative altrui, dare consigli tecnici, mettere i suoi quadri a dispo­ sizione di chi vuole lavorare. Non di­ mentichi che il Coni già da tempo ha co­ stituito le delegazioni regionali, che si aggiungono alle delegazioni provinciali, e che sono molto attive in loco. Abbia-

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mo creato i consigli regionali e provin­ ciali del Coni, che riuniscono in un unico consesso anche tutti i ra p prese ntanti periferici delle federazioni sporlive nazionali. Abbiamo decentrato le nostre strutture e desideriamo collabo­ rare al massimo grado con le autorità locali. E’ ovvio che un analogo discorso potremo fare con le autorità centrali, qualora il problema dello sport sociale interessasse anche lo Stato. Il che, sino ad oggi, non è avvenuto, nonostante le nostre insistenze. In conclusione, a parte lo sport cosid­ detto ufficiale che interessa, anche pel­ le regole internazionali, Coni, federazio­ ni e società, esiste un enorme spazio di attività e di iniziative in cui c’è posto per tutti. * Ella accenna anche ad una opposizio­ ne degli Enti di promozione sportiva. In realtà tali Enti hanno una natura eterogenea, hanno delle problematiche proprie che non sempre coincidono con quelle delle federazioni sportive. Il pro­ blema sta nel comprendere anche le ragioni degli altri c di trovare una via di intesa comune. Posso francamente dichiarare che ora noi stiamo collaborando con gli Enti di promozione, per-

ché da entrambe le parti esiste una buona volontà e il desiderio di fare qualche cosa, utile per lo sport. Il calcio professionistico merita ogni rispetto, come anche gli altri sport pro­ fessionistici che sono inseriti in talune nostre federazioni. Il professionismo sportivo è un’attività degna di consi­ derazione, quando sia praticata con senso di responsabilità. Il calcio, da parte sua, non è soltanto uno spettacolo grandioso, ma è fondamentalmente uno sport. Eppure le autorità fiscali lo trattano peggio di qualsiasi altro spet­ tacolo. Ecco perché il Consiglio nazio­ nale ha chiesto per tutte le manifesta­ zioni sportive, e anche per quelle cal­ cistiche, l’abbuono dei diritti erariali. Su questo punto noi ci batteremo con la massima energia. Tutte le federazio­ ni sanno benissimo che il calcio garan­ tisce lo strumento per il concorso pronostici. Tutti sanno che nessun altro gioco potrebbe sostituire il calcio. Gli scommettitori non acquisterebbero la schedina. Ora la Federazione calcio è una delle nostre federazioni, senza dubbio la più grande e potente. Il Presidente della Fe­ derazione calcio è anche vice presidente del Coni, ed è stato eletto a tale carica dai presidenti delle altre federazioni. In conclusione, tutti i ricorrenti ten­ tativi di creare un solco tra Coni e Federcalcio sono sempre falliti perché andavano contro la logica e la convin­ zione degli sportivi. Troppa gente si diverte a criticare i presidenti delle grosse società calcistiche che pure, a costo di pesanti sacrifici, offrono ai cit­ tadini uno spettacolo straordinario, amato e sentito. La verità è che il cal­ cio ha un funzione di primaria impor­ tanza nella nostra vita quotidiana. E ciò, a prescindere dagli ottimi rapporti personali che esistono fra i massimi dirigenti del calcio e il Comitato olim­ pico.

Le minacce di Franchi e l'accusa aito Stato

A CHE SERVONO QUESTA QUATTRINI II presidente della Federcalcio, Arte­ mio Franchi, ha lanciato una specie di ultimatum allo Stato: o verrà approvata la proposta di legge sui ristorni erariali per le società sportive e si daranno allo sport tutti i proventi del Totocalcio, o gli sportivi « saranno chiamati a certi tipi di iniziative ». Tra i vari commenti a queste dichiarazioni, vi proponiamo questo di Aldo Biscardi apparso su « Pae­ se Sera » del 29 gennaio scorso. Ci è sembrato l'unico aperto a tutto l'arco dei problemi sportivi e non chiuso en­ tro gli augusti limiti delle partile dome­ nicali di calcio.

Artemio Franchi, presidente della Fe­ dercalcio, è unanimamente considerato un «animale politico» naturale. E’ abile calcolatore, sa prevedere e temporeg­ giare, capace repentinamente di mutare opinione e pelle, assecondando circo­ stanze e interessi. Raramente viene fuo­ ri allo scoperto e quando lo fa possiede sempre valide ragioni. Si capisce perché abbia sorpreso tutti nei giorni scorsi quando, parlando a Roma alla assemblea della Lega Dilettan­ ti, ha usato toni da crociata, denuncian­ do il collasso economico dello sport ita-


NOTIZIE E DOCUMENTI

addirittura istigando le piccole liano e a società d evadere il fisco. Il succo del suo discorso, per chi non l’abbia captato tra le cronache di at­ tualità del lunedì, è il seguente: « Sia­ mo arrivati in tutti i settori dello sport nazionale, non soltanto nel calcio, ali­ ultima spiaggia. Siamo in coma, presto giungerà il rigo1' "torlis. Per uscirne bisogna che i proventi del Totocalcio rientrino tutti nell'alveo naturale dello sport c che Io Stato, sempre disinteres­ satosi di questa « zona » della società contemporanea ci tratti alla pari di altre imprese, come il cinema, per fa­ re un esempio, assegnandoci dovute provvidenze e, in primo luogo, appro­ vando il progetto di Legge presenta­ to il 23 gennaio sui ristorni erariali, che ci dovrebbe garantire un introito di alcuni miliardi, senza i quali sarà la fine di tutto ». Franchi si è mosso, dopo un vertice ristretto con Onesti, presidente del CONI e Carraro, presidente della Lega Calcio Professionisti. Egli, dunque, si era « prima » reso conto che il CONI è deciso a dare bat­ taglia e che la Lega, attraverso la ri­ chiesta unanime delle società, ritiene improcrastinabile rannullamento della legge fifty-fifty dei proventi del Toto­ calcio. Ecco perché, oltre alla constatazione di uno stato di paralisi, che prelude al decesso, egli ha lanciato la drammatica sfida: « O si raggiungono determinati risultati o gli sportivi italiani saranno chiamati a certi tipi d’iniziative». In pratica è la minaccia dello sciopero. Sfrondata della demagogica opportu­ nità e spiegandosi il tono insolitamente violento della denuncia, dell’accusa e dell’aia aia con la convenienza e rac­ cordo delle parti, la posizione del « big » del calcio presenta parecchi chiaroscuri. Perché assumesse maggiore vigore la denuncia, essa avrebbe dovuto corre­ darsi anche di un rilievo fortemente critico nei riguardi del governo sportivo del CONI. Franchi, in pratica, avrebbe dovuto rilevare che lo sport italiano, non è soltanto prossimo alla fine eco­ nomica ma anche agonistica e struttu­ rale. Avrebbe dovuto riconoscere che non eccelliamo più in nessuna disci­ plina, che gli sport principali sono in coma e in campo internazionale hanno registrato sconfitte catastrofiche, nel calcio, nel pugilato, nell’atletica legge­ ra, nel tennis, ovunque, meno forse nel­ lo sci, dove pure attualmente siamo in svantaggio nella Coppa del Mondo. Franchi avrebbe dovuto spiegare l’al­ tissimo costo del settore che egli pre­ siede, il calcio, quel gigantismo obnu­ bilato dai risultati e dai debiti ingenti, la politica del rincaro dei prezzi, in di­ rezione contraria alla richiesta popo­ lare, i guadagni cospicui dei nostri gio­ catori, dei mediatori e degli operatori 'economici che agiscono nel settore. Avrebbe dovuto, infine, tenere conto del­ le prime risposte della classe politica, ■ del governo, dei partiti, del Sindacato, ■ date ufficialmente al nostro giornale, nel corpo dell’inchiesta sulla presumiIbilc nuova riapertura del mercato dei 'calciatori stranieri.

Andreottti, Storti, Mancini, Pirastu, Spadolini hanno spiegato che certe ri­ chieste del settore calcistico possono essere prese in considerazione soltanto quando aH’intcrno del settore si capirà che il periodo delle « follie » relative alla compravendita dei giocatori, dei prezzi praticati negli stadi, nell’anomalo processo agonistico di tutto lo sport, è definitivamente tramontato c si cominci ad introdurre il metodo dcll'autogestio ne democratica e controllata. La sua minaccia di sciopero avrebbe dovuto, nello stesso tempo, contenere il rispetto per il Sindacato Calciatori cui spesso è stato rifiutato il dialogo e la richiesta di una « normalizzazione del rapporto tra imprenditore e pre­ statore d’opera, nell’interesse non di pochi campioni ma di quanti, a migliaia, praticano il calcio a tutti i livelli ». Franchi ha ignorato tutto questo. Non ha criticato il CONI come doveva né ha esercitato il minimo di autocritica. Ha condotto un attacco allo Stato che effettivamente ha sempre trascurato lo

sport differentemente da quanto usa in altri paesi come per la verità in trent’anni di malgoverno, dalla Libera­ zione ad oggi, ha trascurato Scuole, Ospedali, Case, Ecologia, Tempo libero ed altre « zone » della civiltà moderna. Ma ha condotto quest'attacco con vuote parole, come fa il CONI, nel silenzio generale e cercando appoggi a destra e a manca, dal tempo della sua Istitu­ zione, sulle rovine dell’ex fascista Gio­ ventù Italiana del Littorio. In una parola Franchi, se veramente vuole che le cose cambino nello sport italiano, deve invertire rotta, deve ve­ ramente impegnarsi a modificare lo staiti quo con una visione più aperta, che elimini le scorie del passato e del presente. Egli dice ch’è socialista e, dunque, ha una ragione di più per battersi in prima linea e in prima persona. Intanto lo sa che il suo partito, come ha dichiarato a noi ufficialmente Mancini, è nettamen­ te contrario a com’è organizzato il « suo » apparato calcistico?

Giovani e non più giovani sotto controllo Presso il « Centro di Fisiologia Spor­ tiva » di Legnano, durante l’anno 1972'73 (dal settembre '72 al luglio ’73) so­ no state effettuate 732 visite medico­ sportive che hanno permesso di trarre interessanti considerazioni sullo stato di salute fisica della popolazione. Sono stati studiati due gruppi di individui: giovanissimi fino a 13 anni, non più giovani al di sopra dei 35 anni. II controllo dello stato di salute del primo gruppo è stato considerato per indirizzare i giovanissimi verso il tipo di sport più consono alla loro struttura fisica, evitando possibili in­ convenienti alla loro salute; il controllo del secondo gruppo ha permesso di trarre altre considerazioni, valide sul piano della loro integrità fisica c su quello della conoscenza delle loro ri­ sposte fisiologiche all’esercizio fisico. Del 1" gruppo sono stati esaminati 177 soggetti dell’età tra i 7 e i 13 anni (10S maschi e 69 femmine) appartenenti per la maggior parte a Società nata­ torie e di ginnastica della zona. I dati rilevati ed i test specifici ri­ guardanti la funzionalità dell'apparato cardiocircolatorio, respiratorio, locomo­ tore e sistema nervoso hanno eviden­ ziato tali conclusioni. Sono stati giudicati non idonei 10 soggetti (il 5,7% del totale) quasi tutti affetti da varie forme di cardiopatia e di malattia reumatica, in precedenza mai evidenziata e non bene valutata. Altri 10 soggetti sono stati messi in accertamento e la loro idoneità è stata valutata con successivi esami. I valori di massima potenza musco-

lare « aerobica », di massima quantità di lavoro muscolare che il soggetto può compiere nella unità di tempo, duran­ te l’esecuzione di una prestazione di lunga durata ed i valori di massima potenza muscolare « anaerobica », mas­ sima intensità di lavoro muscolare che il soggetto può sostenere durante l’ese­ cuzione di una prestazione di brevis­ sima durata, sono stati oggetto di altre considerazioni. La massima potenza « aerobica » aumenta con il crescere del l’età, sia nel maschio che nella fem­ mina. Per quanto riguarda il 2" gruppo di età sono state esaminate 41 persone (35 uomini e 6 donne) quasi tutte iscrit­ te a Società di cicloturismo, marcia sportiva, sci e alpinismo. Quattro soggetti non sono stati giu­ dicati idonei per la presenza di una patologia cardiaca, di valori pressori elevati, di una patologia arteriopatica. Circa il 40% dei soggetti presi in esame è stato trovato sopra il peso, il 30% presentava dei problemi vascolari e cardiaci, il 15% dei problemi di pato­ logia digestiva e di piccole insufficienze epatiche; il restante 15% presentava dei problemi di minore importanza (er­ nie. miopia, patologia ortopedica, ar­ trosi, ecc.). I valori di potenza « aero­ bica » e di potenza « anaerobica » rile­ vati in tutti i soggetti, hanno confer­ mato quanto già detto in precedenza. La notizia è interessante perché di­ mostra ancora una volta come non si debba fare sport od un determinato sport senza una seria valutazione del proprio fisico.

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NOTIZIE E DOCUMENTI

La condizione femminile in Italia La DOXA-SHELL ha elaborato la sua 10* inchiesta dal tema sempre allettan­ te: l’attuale condizione femminile in Italia. L’indagine è stata condotta secondo la metodologia delle ricerche sociopsi­ cologiche: sulla base di questionari previamente collaudati in « sondaggi pi­ lota », 133 intervistatrici specializzate hanno intervistato a domicilio un totale di 6.534 persone. Concepita come un tutto unitario, l’inchiesta si è artico­ lata in tre sondaggi coordinati fra loro: uno, il principale, su un campione na­ zionale della popolazione femminile (1.987 donne di 16 anni ed oltre); un altro, su un campione rappresentativo delfiniera popolazione maschile e fem­ minile (1.930 uomini e 2.092 donne), e infine, un terzo sondaggio su un cam­ pione di donne con istruzione medio­ superiore o universitaria (525 soggetti). Temi delle 140 domande erano: le modificazioni del ruolo femminile, la percezione della condizione femminile, il rapporto con l'uomo, il matrimonio e la vita in due, la maternità e l'edu­ cazione dei figli, la vita sessuale, il mondo del lavoro, il mondo politico­ sociale, tempo libero e interessi. Le lettura di alcuni dati pervenuteci può portare ad ipotesi interpretative che però varrebbe la pena di valutare più concretamente analizzando il vo­ lume pubblicato e le tavole analitiche annesse. Elenchiamo le ipotesi: a) la donna italiana appare chiara­ mente in fase di transizione fra i con­ dizionamenti della tradizione ed il ri­ chiamo di nuovi modelli culturali; mol­ te sono le contraddizioni come, l’orienlamento verso il mondo extra-familiare accanto al permanere del tradizionale « familicentrismo »; il bisogno di im­ pegno nella realtà sociale e politica, pur perdurando l’assenteismo politico; il bisogno di ampliare i propri oriz­ zonti culturali che coesiste con la po­ vertà di interessi; l’enfasi sul valore liberatorio accanto al richiamo della casa; b) il quadro complessivo appare composito ed eterogeneo. Esso risulta dalla fusione di almeno due grandi settori del pubblico femminile: da una parte le donne con istruzione relativa­ mente elevata, giovani, lavoratrici, re­ sidenti nel nord; dall'altra le donne più anziane, meno istruite, casalinghe, residenti nel sud-isole. Nel primo set­ tore gli atteggiameni sono evoluti ed innovatori, nell’altro le posizioni sono di tipo tradizionale. L'istruzione ed il lavoro appaiono dunque chiaramente i due cardini dell'evoluzione del ruolo femminile; c) la parte più evoluta della popo-

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(azione femminile intervistata porta al­ la luce un profondo senso di disagio e di insoddisfazione. Si ha l’impressione che la donna viva la propria condizione come quella di chi è stato profonda­ mente illuso col miraggio di nuove mete che però si allontanano costantemente, come se la donna fosse conti­ nuamente risospinta indietro (es. la donna può raggiungere alti livelli nel campo dell’istruzione ma poi, il più

delle volte, nell’àmbito delle pareti do­ mestiche il patrimonio culturale acqui­ amo rimane inutilizzato). La donna può accedere più facilmente al lavoro ma ne è spesso respinta dalla estrema in­ combenza dei compiti della maternità; d) la condizione della « casalinga » ri­ mane sempre la più frustrata. L’essere tagliata fuori dalla realtà, confinata a compiti ripetitivi e socialmente svalu­ tati; la dipendenza economica, l’im­ possibilità di realizzare le proprie doti e capacità sono continue lamentele; e) di qui le due principali indicazioni operative e concrete nel riassumere le richieste delle intervistate: la crea­ zione di strutture sociali che consen­ tano alla donna di vivere in forma più umana e di poter uscire dalla prigione domestica per partecipare di più alla realtà sociale, il netto favore incontrato dalle ipotesi del lavoro a tempo par­ ziale.

Il pericoloso mestiere del manager di calcio Dal « Corriere della Sera » del 31 gen­ naio scorso, stralciamo alcuni passi di un articolo con cui Antonio Ghirelli commentava il rapimento di Saverio Garonzi, presidente della società di cal­ cio H ellas-V erona.

Già da tempo si erano avvertiti i sin­ tomi di un profondo mutamento, nel rapporto tra sport e società, purtroppo non nel senso che la collettività si stava facendo carico dei problemi della cul­ tura fisica dei giovani, ma in senso af­ fatto diverso. Le violenze negli stadi di calcio, le crescenti difficoltà finanziarie di clubs e federazioni, le stesse agitazio­ ni sindacali in seno al CONI hanno strap­ pato brutalmente il mondo dello sport dal suo isolamento più o meno splen­ dido, proiettandolo nel caos esistenziale in cui scorre la giornata di tutti. Il pri­ mo rapimento di un presidente di club rappresenta un’ulteriore, e più allarman­ te, tappa nella « escalation » della con­ laminazione tra stadio e disordine so­ ciale. Le sue conseguenze rischiano di essere molto serie, non tanto per la tranquillità dei collcghi di Garonzi, quan­ to per l’ambigua struttura finanziaria dello sport professionistico, oscillante tra la rigida legalità della società anoni­ ma per azioni e la volubilità della pre­ sidenza carismatica. Nell’Italia prospera e pacifica, alme­ no in superficie, degli anni Cinquanta o Sessanta la posizione di vertice nel calcio professionistico assicurava sti­ ma, considerazione, utili approcci e con­ grui affari; in quella schizofrenica degli anni Sessanta in cui sono esplose tutte le contraddizioni ignorate e represse del Paese, trovarsi in prima fila signi­ fica essere esposti a contumelie, ad ag-

gressioni e ultimamente, addirittura al ricatto diretto o indiretto del « kidnap­ ping », mentre diminuiscono per circo­ stanze obiettive le possibilità di sfruttare in senso promozionale la posizione di rilievo. E’ evidente che, se il panico si im­ padronisse realmente della categoria, 1' intero congegno del calcio professioni­ stico entrerebbe in crisi, visto che esso è costituito, come dicevamo, di un con­ fuso intreccio fra azionariato anoni­ mo e presenza individuale. Questa pre­ senza vale a colmare il divario tra incassi e spese, cioè copre il deficit che quasi tutti i clubs finora lamentano e che serve ai presidenti di club per giu­ stificare la loro prevaricazione sui con­ siglieri, con tutti i vantaggi del caso. Spariti i vantaggi, raddoppiati i rischi, resta soltanto il disavanzo nei libri con­ tabili, un lusso il cui prezzo risulta oggi sinistramente raddoppiato. Naturalmen­ te non è facile sbarazzarsi da un giorno all'altro di tutti gli impegni, le garanzie, le fidejussioni di cui è intessuta una presidenza calcistica; e quindi non è prevedibile, a breve termine, un esodo in massa tipo ebrei dall’Egitto dietro il Mosè Franchi o Onesti. Dietro il drammatico episodio del ra­ pimento di Garonzi, insomma, c'è la fine di un’epoca che per il nostro calcio dura in pratica dal primo dopoguerra. Sembra una esagerazione ma non è così, c più presto se ne renderanno con­ to tutti gli interessati meglio sarà per il futuro di uno sport che, nella sua organizzazione attuale, rappresenta in­ dubbiamente un fenomeno di grande interesse sociale, e non tutto carico di significati passivi.


(segue da pag. 2)

Lo sport per i vostri ragazzi

NUCCIA RESEGONI PALMAS - Lo sport per i vostri ragazzi Edizioni Paoline 1974 L. 2.000

Il volume è stato scritto da una giovane madre, medico di professione, ed ha lo scopo di aiuta­ re i genitori nella scelta di uno sport adatto ai propri figli. L’attenzione dell'autrice è rivolta prevalentemen­ te ai bambini e, rifacendosi all'esperienza vis­ suta in casa e nel lavoro, sottolinea prima di tutto la necessità di un’educazione fisica utile sia a compensare la mancanza di movimento dovuta in molti casi alle condizioni socio-am­ bientali, alla pigrizia ecc., sia come prepara­ zione di base prima di passare alla pratica di uno o più sport specifici. Segue una rassegna di diversi sport (ginnastica, atletica leggera, nuoto, canottaggio, pallacane­ stro, calcio, tamburello, tennistavolo, ciclismo, scherma, judo, equitazione), per ognuno dei qua­ li sono illustrate le finalità, le attrezzature, l'equipaggiamento, ponendo sempre in rilievo la giovane età dei praticanti e quindi la ne­ cessità di far svolgere loro un’attività che sia nell'insieme gioco ed aiuto per lo sviluppo psi­ cofisico.

psicologica, dell'aspetto ludico della personalità umana dalla preadolescenza fino alla maturità. Si parte dal significato del gioco e, dopo aver delineato in termini generali il carattere ludico della persona, si passa ad esaminare lo svi­ luppo di tale carattere con il passare degli anni. Ecco quindi il gioco infantile e l’azione che svolge sulla formazione della personalità del bambino visto come persona e come essere sociale; l'attività ludica nell'età giovanile co­ me elemento di socializzazione nell'àmbito sco­ lastico, la funzione che può svolgere nel set­ tore dell’apprendimento, il ruolo che ha nella vita globale come fattore di primaria importan­ za per lo sviluppo psicofisico. Arrivata all’età adulta l'autrice si chiede: l'adulto vuole e sa ancora giocare? Riesce ancora ad esprimersi in questo senso senza uno scopo secondario e utilitaristico? Questo problema viene affrontato prima in chia­ ve psicologica poi, nella terza ed ultima parte del libro, è visto inserito nella realtà sociale con una analisi di rapporto tra tempo di lavoro e tempo libero. Ne emerge che nell’adulto l’at­ tività ricreativa, il tempo libero sono condizio­ nati dagli stessi fattori che regolano il tempo produttivo: il consumismo, i mass'-media, la man­ canza di originalità, l'alienazione riducono lo svago ad una condizione frustrante almeno quan­ to il lavoro stesso. Proporre per questa realtà un rimedio sicuro e di efficacia immediata sa­ rebbe troppo semplicistico, ma l'autrice è certa che se il male è all'interno della società, sempre dall'interno debba nascere il rimedio; un primo passo potrebbe essere costituito dalla presa di coscienza critica dell’attuale situazione, chieden­ dosi se sia possibile un'alternativa ed, eventual­ mente, quale.

ROSSELLA VACCHINO - Dimensione ludica e svi­ luppo della personalità - Editrice La Scuola 1974 L. 1.400 Il gioco, come componente creativa dell’uomo, è stato oggetto di studi sia sotto il profilo filosofico, sia sotto quello socio-psicopedagogico. In tutti i casi comunque gli studi si sono orientati quasi esclusivamente su una determi­ nata fascia d’età: l'infanzia vista nei suoi vari stadi evolutivi, cioè dal periodo successivo alla nascita fino ai 10-12 anni. La novità del saggio di Rossella Vacchino in­ vece consiste nell'analisi, in chiave soprattutto

PROGRAMMA 1975

MOVIMENTO DELL’AMICIZIA - PERUGIA

L. 300

Prima di illustrare il fascicolo, bisogna precisare che il Movimento deH'Amicizia, nato nel 1969 a Perugia, si occupa di viaggi e vacanze studentesche in Paesi esteri, adottando la formula ormai ampiamente affermata di vacanza + lavoro. Nel fascicolo sono illustrati vari tipi di vacanza (alla pari - campi di lavoro - lavori vari ospiti paganti), specificando le condizioni di soggiorno, i requisiti richiesti, le età, i periodi. Il programma prevede anche delle vacanze particolari, come quelle a cavallo in Inghil­ terra o ecologiche al mare: altra interessante iniziativa è costituita dai Corsi di lingua, annuali ed estivi, in Inghilterra. Il programma completo può essere richiesto al Mo­ vimento dell'Amicizia, via Bartolo n. 10 - 00610 Perugia, previo versamento di L. 300. Ulteriori informazioni o l’invio di successivi programmi si possono richiedere sempre allo stesso indirizzo, invando la somma di L. 1.000.


BHMBIS

di ENZO BALBONI

ANCHE NELLO SCI - Anche il circo bianco ha le sue vit­ time. Intendiamoci: ci sono sciatori novellini che sbattono contro un albero, o valanghe che seppelliscono altri, ma morire in una gara era per lo meno un fatto raro. Invece in Austria, a Mayerhofen in Zillertal, durante i campionati eu­ ropei di sci per juniores, il finlandese Makku Vuoppala, di sedici anni, si è ammazzato. Perché? Perché gli organizza­ tori avevano posto il traguar­ do in una zona ripida e albe­ rata, senza alcuna protezione. Così il ragazzo, tagliato il tra­ guardo, non ha avuto campo per fermarsi comodamente e si è infilato tra gli alberi co­ me avevano fatto tutti gli al­ tri, solo che Makku Vuoppala non è riuscito a dribblare un albero ed è morto. A Megeve, invece, gli inconvenienti era­ no sulla pista: una buca non sufficientemente protetta e ri­ coperta di neve. Un autentico trabocchetto che sarebbe sta­ to facile eliminare con una organizzazione più responsabile o semplicemente permettendo una ricognizione agli sciato­ ri. Bene, sulla pista di Me­ geve è accaduto il finimon­ do: sono caduti Russi e Zwilling ed è finito in gravissime condizioni Barteleski. A parte l’aspetto sportivo della cosa, cioè il risultato reso bugiardo dalle cadute, ce stato anche qui il rischio della morte. Ri­ cordo che a Megeve, qualche anno fa morì Michel Bozon perché la pista era troppo pericolosa: la stessa trage­ dia stava per accadere quest' anno. Allora? Allora si muore anche nello sci, uno sport do­ ve al massimo ci si può rom­ pere una gamba. Di chi è la colpa? Di chi organizza, di

chi sfrutta la situazione, di chi crede di aver a che fare con un gruppo di acrobati che operano anche senza rete nel circo bianco.

UNO CHE MI PIACE - E' Gustav Thoeni (questo blablablà è molto freddo: mi ser­ vite un tè caldo per favore?) il quale Gustav è tra i pochi campioni che conosco che non smentisce mai le cose che dice. Ohé: è cosa rara. Lui ha fatto polemica con Cotelli sostenendo che ai campionati del mondo di Saint Moritz gli ha vietato di vincere la « com­ binata » e che lui l'avrebbe sicuramente vinta come ha dimostrato quest'anno, facen­ dolo senza molti problemi. Na­ turalmente la federazione ha detto che no, che Thoeni era stato male interpretato, che non c'era stato litigio con Cotelli, che qui e che là. Dan­ do del sordo visionario al giornalista che aveva diramato la notizia. Allora si chiede conferma a Thoeni e Thoeni — che mi piace come pochi — dice che è tutto vero che lui ha bisticciato, che il perché è la storia del campionato del mondo, ma anche per altri errori commessi a danno degli slalomisti e che se non cl fosse Peccedi sarebbe una specie di disastro. Insomma an­ ziché smentire, Gustavo Thoe­ ni picchia sodo e ribatte. Per­ ché lui è Gustavo Thoeni e non un burattinaio che si manovra coi fili. Il circo bianco sono gli altri che glielo hanno mes­ so intorno, non lo ha mica co­ struito lui: e se lo vogliono dentro lo devono tenere com’è: senza peli sulla lingua. Quanto mi piace, ragazzi!

ANCHE DONNE - Leggo (ma che freddo fa) che le donne dello sci sarebbero indietro, incapaci di esprimersi con buo­ ni risultati per una questione di gelosia. Leggo che Cristina Tisot, moglie di Franco Arigoni, allenatore della squadra è così gelosa del marito che non vuole assolutamente cedere il ruolo di primadonna della squa­ dra azzurra. Il fatto è che il ruolo di primadonna Cristina Tisot non l'aveva, giacché più brava di lei era Claudia Gior­ dani, una ragazza autentica tra­ scinatrice della intera squadra azzurra. Sposando Arigoni, Cri­ stina pensava di far fuori la rivale ma essendo Arigoni per­ sona seria non ha mai inteso favorire la Tisot solo per il fatto che era sua moglie, Mo­ rale: litigi in famiglia, scenate di gelosìa e — alla fine — esclusione di Arigoni dalla gui­ da della prima squadra perché l'ambiente ormai era rovinato. Adesso Arigoni allena la squa­ dra « C » e la moglie è nella « A ». Ma continua — a det­ ta dei nuovi tecnici — a crea­ re zizzania e malumori cer­ cando di conservare il ruolo di primadonna.

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tX CAMPIONI DEL MONDO - L' Italia ha vinto anche questa volta il campionato mondiale di bridge. E' proprio vero: a voltare le carte in tavola sia­ mo sempre i maestri. RAPIMENTI - Quando il presi­ dente del Verona Garonzi è stato rapito la maggior preoc­ cupazione espressa dai gioca­ tori era quella di come sareb­ bero stati pagati gli stipendi visto che per riscattare Ga­ ronzi c'è voluto un miliardo. BUONA NOTIZIA PER CHI SO IO - Leggo che la moda sta per rilanciare la minigonna che da circa un anno era ca­ duta in disuso: allegri, ragazzi.

LA SOLITA NOTIZIA - Però po' meglio delle solite. E' ve­ ro che la stagione motocicli­ stica non è ancora comincia­ ta, ma in allenamento Giu­ seppe Elementi ventinovenne pilota di Riccione, è caduto mentre stava collaudando la nuova Yamaha. Gli è andata bene: solo l’amputazione del­ la gamba sinistra. L'intervento era obbligato perché, altrimen­ ti, il motociclista sarebbe mor­ to per cancrena.

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