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c. s. i. PRESIDENZA NAZIONALE
L ARCHIVIO STORICO
ANNO LXV - N. 3 - 26 FEBBRAIO 1970
prisco
desiderano, forse inconsciamente sentendo che solo il gioco, nella sua completezza, può soddisfare tutti i lati della loro per sonalità. Solo successivamente, verso i 16-17 anni, si potrà cominciare un allenamento più completo: quando cioè all'accresciuta strut tura fisica si sarà accompagnata la perso nale volontà di un impegno cosciente.
Questa tecnica di allenamento porta a due risultati:
PRIMA L’ATLETA E POI IL GIOCATORE? Giovani, propaganda fra i giovani, leve giovanili. Giochi della Gioventù, tutti i problemi insomma sembra che si deb bano risolvere solo con i giovani. E an cora: sport nella scuola d'obbligo, sport nelle elementari, Centri di addestramen to, Centri di avviamento sportivo etc... E va bene. Prendiamo pure questi ragaz zi, riuniamoli nelle nostre società, por tiamoli sui campi e affrontiamo con loro Il discorso sportivo in generale e — noi — quello pallavolistico in particolare. . Si tratta solo di stabilire come dobbia mo affrontarlo. L'argomento è vasto se trattato globalmente ed esula un po' dal lo scopo di queste note. Così lo limitia mo al piano più strettamente tecnico. Vorremmo cioè esaminare in che modo si debba impostare la preparazione di questi ragazzi perché il loro avvio allo sport sia tale da creare sì dei pallavoli sti, ma in modo da rispettare integralmen te il ragazzo nella sua personalità e nel suo modo di estrinsecarla liberamente. Il problema si può porre con alcune do mande: qual è l'età giusta per iniziare? Si deve dare all’inizio una netta prevalen za alla preparazione fisica in modo da creare prima l’atleta e poi il giocatore? Oppure condurre parallelamente la prepa razione fisica e quella tecnica? Infine, non sarebbe forse preferibile curare la tecnica del ragazzo cercando solo succes sivamente di potenziarne il fisico? Sono interrogativi dai quali conseguono risposte in grado di definire la precisa scelta di un metodo, risposte alle quali un allenatore non può sfuggire senza il rischio di ridurre la propria opera ad una nociva e casuale provvisorietà giornaliera. L'esperienza di molti suggerisce oggi di iniziare con ragazzi di 10, 11 anni, un'età nella quale tutto è assimilabile con estre ma facilità. E per questo iniziare subito insegnando anche cose parzialmente dif ficili: a palleggiare, a battere, a fare il muro, a giocare con una mano, a fare i tuffi, ad applicare i principi tattici fonda mentali. Con questa tecnica portare avan ti anche la preparazione fisica, curando Però solo l'agilità, la velocità, l'acrobazia, ed escludendo ogni esercizio di potenza e resistenza, qualità queste ultime non coltivabili per essere fisiologicamente as senti in ragazzi di quell’età. 1 risultati di quest'insegnamento in età Prepuberale possono essere sorprendenti, soprattutto per la facile acquisizione dei necessari automatismi. Tutto questo, oltre ® resto, favorisce anche l’aspetto gioioso elio sport, in quanto l'insegnamento della ecnica presuppone la sua applicazione 'mmediata nel gioco. Ed è quanto i ragazzi
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campioncini con un lavoro assurdo disumano, perché copiato dalle tabelle dei più rinomati campioni e perché fatto fare a chi non era in grado di farlo. Questa strada è seguita anche da qualche giovane che per il desiderio di emergere e di conquistare delle vittorie in campo spor tivo copia ciecamente il lavoro del campione di moda.
■ÉD Domenico Maiello
LA « NAUSEA » VERSO L’ATTIVITÀ’ SPORTIVA Sulla base degli esperimenti che fisiologi ed allenatori fanno per chiarire questo o quell'aspetto dell’allenamento, sono quasi tutti concordi nell’affermare che quello che è ottimo per un atleta spesso, spessissimo non lo è per gli altri. Da qui la necessità, nei limiti del possibile, della individualizzazione dell’allenamento. I limiti del possibile si devono rilevare nel numero degli allievi che l'allenatore deve seguire (maggiore è il numero, minore è la possibilità di seguire ciascun atleta con la attenzione necessaria) e nella capienza del l'ambiente (quanti più nuotatori si devono fare allenare in una corsia od in una pi scina in un ristretto lasso di tempo, tanto meno può essere personalizzato il lavoro). Ambiente e numero degli atleti condiziona no quindi, la possibilità di individualizzare l'allenamento, ma se si vuol giungere ad un elevato rendimento bisogna trovare il modo di riuscirci. Personalizzare il lavoro significa anche non copiare « ciecamente » quello che fanno i campioni più o meno in vista, poiché il lavo ro del campione è stato il mezzo per evi denziare le sue capacità in rapporto alla sua realtà biopsichica. II cercare di esprimere il meglio delle pro prie qualità mediante la ripetizione del la voro del campione significa supporre una identica realtà biopsichica. Se questa real tà, per puro caso, sussiste bisogna conside rare tutto il lavoro che ha progressivamente potenziato e messo in atto l’altissimo ren dimento del campione, che gli permette tra l'altro di sottoporsi a quel determinato sfor zo senza rimanere stroncato dalla sua ter ribile durezza. Questo discorso che sotto altra forma ho già fatto in passato diventa estremamente attuale in occasione dei giochi della gioven tù. Infatti, più di un allenatore alle prime armi ha tentato durante la passata edizione dei giochi (e potrebbe farlo ancora in oc casione della prossima) di formare I propri
— se l'atleta o gli atleti che si sottopongo no ad un lavoro per loro non idoneo resisto no alla terribile durezza perché sostenuti dalla volontà di riuscire, oltre a non otte nere il risultato per il quale soffrono (come abbiamo visto anche dal diagramma di Counsilman, l'eccessivo lavoro non fa migliorare) rischiano di compromettere in modo serio il proprio fisico se non interviene « qualche cosa » che interrompe o riduce l’allenamen to; — l'atleta o gli atleti che si sottopongono ad un eccessivo lavoro finiscono con l'odia re l’attività fisica e si allontanano da essa. La natura umana, infatti, come reazione a ciò che la danneggia, matura una progressi va reazione di repulsione. Questa caratteristica risalta molto, moltissi mo nel campo sportivo dove sono frequen ti i casi di « nausea » verso l'attività spor tiva dovuti all’eccesso di lavoro. Nel nuoto questa nausea si manifesta prima che nelle altre specialità sia perché l’am biente in cui gli atleti si allenano è fra i più monotoni, sia perché il lavoro è tra i più monotoni, infatti l’atleta è costretto ad andare avanti ed indietro per la vasca con la sola possibilità di vedere o attraversando l’acqua le immagini ovattate di ciò che lo circonda, o nelle frazioni di secondo in cui uno o tutti e due gli occhi emergono la fi ne della vasca o la corsia che scorre via in proporzione alla velocità della nuotata. Questa monotonia del nuoto (che è mag giore negli ambienti coperti) se da un lato è un ostacolo per quanto riguarda la per severanza nel lavoro è una valvola di sal vezza per coloro i quali maldestramente si sottopongono ad eccessivi sforzi e sono messi in allarme dalla loro natura. Da quanto sopra ne consegue che quando i ragazzi si sentono nauseati dal lavoro è necessario non esortarli ad intensificare il loro impegno tacciandoli di fannulloni, ben sì correre ai ripari concedendo loro qualche giorno di riposo e di svago con una conse guente riduzione del lavoro.
Adriano Monti
LO SPORT FA BENE AL FEGATO Se non è raro trovare atleti sofferenti di fegato, o per lo meno di disturbi digestivi dovuti a scarsa contrattilità della coleci sti. tuttavia i sedentari più facilmente sof frono di digestioni lente, accompagnate da eruttazioni, senso di pesantezza dopo i pa sti, intorpidimento e sonnolenza. Tutti sin tomi questi che abitualmente si fanno ri condurre ad una insufficienza della fun zione epatica. Sotto questo nome si com prendono i fenomeni che sono dovuti sia a vere e proprie lesioni delle cellule epa tiche (sequele di epatiti) o ai più fre quenti disordini funzionali della colecisti. Questa, detta anche vescichetta biliare, è una specie di sacchetto posto nella parte inferiore del fegato e in connessione con questo e con il duodeno, nel quale versa la bile, la' sostanza filamentosa e verdogno la che grande importanza riveste nel mec canismo della digestione. I grassi, introdotti con l’alimentazione, una volta giunti nello stomaco passano poi nell'intestino; ma per essere demoliti, cioè scissi nei loro componenti e assimilati debbono essere attaccati dagli acidi bilia ri. Perciò, se il fegato secerne poca bile, o se la cistifellea ne espelle poca perché male si contrae, la digestione diviene dif ficoltosa e le sostanze grasse della dieta non vengono scisse e quindi non assimilate. L’esercizio continuo è uno dei principali fattori di stimolo per la contrazione della colecisti. Questo dato, riconosciuto1 da tem po, ha trovato ulteriore conferma in uno studio clinico sperimentale condotto da al cuni ricercatori della Università di Siena (vedi Medicina dello Sport, voi. 22, n. 4). La quantità di bile emessa dopo un pasto ricco di grassi è maggiore e viene emessa in un tempo inferiore negli sportivi ri spetto ai coetanei sedentari. I giovani esaminati erano dediti ad atti vità agonistiche, come pallacanestro, cal cio e atletica. E’ questa un'ulteriore con ferma di quanto era già riconosciuto dai fisiologi, cioè che un'attività fisica svolta con carattere di continuità e regolarità è in grado di attivare tutte le funzioni del l'organismo, ivi comprese quelle digestive. D’altro canto molti atleti si sono accorti da soli, ad esempio, che la loro digestio ne è più lenta e talora laboriosa durante i periodi di riposo assoluto, cioè dopo i periodi stagionali di intensa attività. Per la maggior parte degli atleti tale periodo coincide coi mesi invernali, in cui l'atti vità, se non sospesa del tutto, viene in parte ridotta. Per ovviare a questi inconvenienti si racco manda perciò di intensificare l'attività atle tica quando ci si accorge che compaiono disturbi digestivi. Naturalmente, se questi sono molto intensi, bisognerà allora rivol-
gersi al medico il quale prescriverà cole retici, colagoghi o sostanze enzimatiche che favoriscono la digestione. Utile per coloro che abiettivamente hanno una colecisti torpida, cioè lenta a contrarsi (e molti sono longilinei, magri e di tem peramento neuro-eccitabile), è l’assunzione al mattino a digiuno di mezzo cucchiaino di magnesio sciolto in mezzo bicchiere di acqua tiepida. Dopo aver bevuto la medici na ci si corica nuovamente a letto per 15 minuti rimanendo sdraiati sul fianco de stro, cioè in una posizione nella quale la colecisti viene naturalmente compressa. La posizione e l'azione del solfato di magne sio si sommano: per conseguenza la co lecisti è sollecitata a svuotarsi realizzan dosi così una giornaliera depurazione. Que sto metodo è molto utile anche per vincere una stitichezza ostinata, come taluni gio vani lamentano, che è in parte determi nata dalla torpidità della colecisti ed in parte dovuta a stati spastici dell’intero in testino, ma in special modo del colon. Un’azione simile svolge anche il succo di mezzo limone diluito in acqua calda, per ché stimolando la secrezione di acido clo ridrico nello stomaco, provoca in via rifressa la contrazione della vescichetta bilia re e quindi l’immissione nel duodeno di abbondante quantità di bile.
Afa
Siamo ancora nella fase di allenamento per il 90-80 per cento di condizioni aerobiche, quindi anche i tratti più sostenuti non de vono essere inferiori al 4'30" se sono di circa 1 km. oppure ai 2' se sono circa di 500 mt. Pur trattandosi di corsa libera sa rebbe bene attenersi a questi ritmi e a queste distanze. Gli altri allenamenti settimanali prevedono lo stabilizzarsi dei 45-50' di corsa continua, ma ad un ritmo sempre più sostenuto per arrivare, dopo 15 giorni, a tenere la media di 5' a chilometro. Anche in questo periodo, oltre al controllo cronometrico, al giovane non dovrebbe man care un controllo medico che sul campo potrebbe essere limitato alla verifica che i battiti cardiaci non siano superiori ai 140160 al minuto dopo i tratti più veloci. La corsa campestre da ora in poi può es sere considerata, a seconda dell'impegno che richiede, o una gara vera e propria oppure un valido allenamento agonistico che interrompa la monotonia dell’allena mento settimanale. Logicamente il concetto di allenamento ago nistico non può essere compreso dal gio vane atleta: tocca all'allenatore capire quando è il momento di indirizzare l'allena mento in funzione della gara e quando pro grammare la gara in funzione dell’allena mento. Inizialmente è meglio intendere la gara come un allenamento agonistico in modo che non richieda rallentamenti nel lavoro settimanale. E’ bene fin da ora prevedere un solo obiettivo che può essere o i Cam pionati dell’istituto oppure i Giochi della Gioventù; li riferiamo ai programmi dell’al lenatore in quanto i giovani sono istintiva mente portati ad impegnarsi fino in fondo in qualsiasi gara. E sarebbe un errore far capire che invece, in alcune occasioni, la gara è solo una parte dell’allenamento.
Gianfranco Carabelli
CONTROLLO CRONOMETRICO E MEDICO DEL GIOVANE Alla distanza di un mese dall'inizio di una vera e propria preparazione organica si può pensare che il giovane atleta cominci ad avvertire alcuni miglioramenti dell’appa rato cardio-circolatorio. Non saranno mi glioramenti notevoli rispetto alle condizioni di un atleta che si allena da anni, però rispetto alle condizioni di un coetaneo che non si sia mai allenato, il nostro giovane possiede già ben più spiccate doti di resi stenza, dovute ad una migliorata « capillarizzazione ». Se il giovane è ormai in grado di correre per 45-50’ ad un ritmo di 5’30" al chilome tro gli si può variare il programma di alle namento in diversi modi. Per esempio, quando l’atleta possiede una particolare sensibilità al ritmo, gli si può programmare una seduta settimanale di « fartlek » cioè una corsa gioiosa e libera. Durante questo tipo di allenamento si per corrono alcuni tratti ad un ritmo un po’ sostenuto alternati ad altri più lenti per recuperare. Tutto, almeno inizialmente, do vrebbe durare circa 30'.
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binati tra arto superiore sinistro ed infe riore destro e viceversa);
Luigi Calabrese
LA PREPARAZIONE DELL’OSTACOLISTA E' noto come la maggiore difficoltà che i ragazzi incontrano nell'affrontare la specia lità • ostacoli • consiste nei particolari at teggiamenti che debbono assumere in fase di volo gli arti inferiori mentre viene » pas sato » l'ostacolo. Non ci soffermeremo, per ora, sui parti colari tecnici inerenti il « passaggio ». ma vorremmo dire due parole circa la scelta dei soggetti adatti e la loro preparazione di base. Nella pratica di qualsiasi specialità atleti ca è necessario che gli atleti abbiano una buona mobilità articolare; per la corsa ad ostacoli questa mobilità deve essere otti ma soprattutto per quanto riguarda le ar ticolazioni dell'anca e del tratto lombare della colonna vertebrale. L’età in cui la mobilità articolare gode del le migliori condizioni di scioltezza e di ela sticità ed in cui a queste condizioni ideali si sposa una armoniosa coordinazione dei movimenti, è quella immediatamente prece dente la pubertà: 11-12 anni. Tra le varie cause che mantengono questa buona articolarità va citata la non ancora avvenuta • esplosione » della costellazione ormoni ca che, a suo tempo, porterà ad una esal tata contrattilità l'apparato muscolare che sì ripercuoterà sulle capsule e sui lega menti sottoposti a continua tensione. (E' ovvio comunque che tale condizione ottimale che si verifica all'età suddetta ri guardo il raggio di movimento delle articolazioni non deve e non può far pensare alla possibilità di un suo indiscriminato potenziamento in quanto si potrebbero ve rificare delle lassità tendinee e legamentose causa stiramenti eccessivi). Quindi un dodicenne di statura superiore alla norma il quale presenti: a) Gambe lunghe e per conseguenza « an che alte •; b) una naturale flessibilità del tratto lom bare della colonna tale che gli permetta di toccar terra con le palme delle mani nell'esecuzione di una flessione del busto avanti ad arti inferiori estesi;
c) una naturale mobilità dell'articolazione dell anca (bilateralmente) tale che gli per metta. senza sforzo né dolore di sollevare per fuori (abdurre) un arto inferiore fles so sino ad appoggiare la faccia interna del Al't^tt0 SU/L una Una sbarra Sbarra (spalliera (spalliera od od altro attrezzo) d. altezza pari a quella delle anche eseguendo quindi con naturalezza delle flessioni del busto avanti, toccandosi la punta del piede dell'atto mantenuto esteso ed in appoggio a terra; d) una buona coordinazione nei movimenti « crociati »; ad “ esemPlo movimenti com-
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e) una buona velocità di base; un tale « elemento » può far ben sperare riguardo un avvio precoce alla specialità • ostacoli • fermo restando che sarà bene non fermarsi a questo solo specialistico addestramento, ma dovrà essere sempre rispettata una linea di sviluppo globale riguardo l'educazione motoria e sportiva del ragazzo.
Dardo
se. Proprio in questa fase « varianti e loro automazione » l'atleta deve giungere ad eseguire il fondamentale nella sua essen zialità. Bisogna anche considerare che lo stesso fondamentale, a seconda delle circostanze in cui viene eseguito, può essere più o meno privo dei suoi « barocchismi ». Ad esempio, a seconda della velocità alla qua le deve essere eseguito può venire fatto più o meno essenzialmente (quanto mag giore è la velocità tanto più essenziale deve essere in fondamentale). In alcuni casi determinati « barocchismi », normalmente quelli che precedono la effet tuazione della parte essenziale possono es sere usati per trarre in inganno l'avversa rio, in quanto consentono di mascherare le intenzioni del giocatore sino all’ultimo momento, cioè sino quando si esegue la parte essenziale dell'azione. In questo senso si ha anche una rivalu tazione dei movimenti non essenziali di ciascun fondamentale che diventano, in senso lato, anche loro dei fondamentali poiché assumono una parte importante nello sviluppo del gioco.
ELIMINARE I « BAROCCHISMI » E' sufficiente soffermarsi per alcuni minuti ai bordi di un campo di pallacanestro, do ve vi sono dei giovani intenti ad esercitar si, per capire quale sia l'importanza dei fondamentali sia individuali che di squadra. Così come in tutti gli sport i fondamentali individuali hanno la loro importanza, così il giocatore nella pallacanestro non ha la possibilità di vero gioco senza che li abbia assimilati, cioè ne è diventato compietamente padrone. I fondamentali nella fase iniziale vengono fatti acquisire con dei « barocchismi » che. se pur apparentemente inutili, sono deter minanti ai fini della acquisizione del movi mento giusto. I « barocchismi ». però, devono essere pro gressivamente eliminati per ridurre la tec nica di ciascun fondamentale all'essenziale. La eliminazione deve essere fatta quando l'atleta giocatore ha raggiunto la completa padronanza del movimento base e si pre para ad acquisire ogni sua sfumatura. La completa padronanza del movimento base deve essere posseduta prima della eliminazione dei « barocchismi » altrimenti il giocatore rischia di eliminare « l'utileinutile » prima del tempo e finisce con l'ac quisire una tecnica imperfetta. Nel gioco di oggi, che è fatto di velocità, non è assolutamente possibile mantenere nei movimenti sfumature inutili o ritardan ti (ad es. nei passaggi, nelle manovre e nei tiri) . Ciascun movimento quindi deve essere as similato nella sua esatta essenzialità ed eseguito nella maniera che più si adatta alle singole circostanze. Nell'acquisire il fondamentale individuale l'atleta deve provare, inizialmente. In una determinata maniera e poi, quando ha ap preso il movimento in modo tale da poter sene dichiarare padrone, deve provarne tutte le varianti possibili sino ad ottenere la perfetta automazione di ciascuna di es-
tei GRAN PREMI PROPAGANDA 1969 La presidenza della FIDAL, sulla base del le norme previste dai regolamenti delle ri spettive manifestazioni, ha così compilato le classifiche dei Gran Premi di Propagan da per l'anno 1969:
UOMINI: 1) C.N.S. Libertas p. 309; 2) CSI p. 241; 3) C.S. Aziendali Industria p. 207; 4) UISP p. 159; 5) AICS p. 130; 6) C.N. Fiamma p. 114; 7) C.A. Atletica Legge ra p. 91. Donne: 1) C.N.S. Libertas p. 217; 2) C.S. Aziendali Industria p. 127; 3) UISP p. 111: 4) C.A. Atletica Leggera p. 95; 5) AICS p. 92; 6) CSI p. 80; 7) C.N. Fiamma p. 73.
SHIB
QUINDICINALE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO - I PROBLEMI DELLO SPORT ANNO LXV - N. 3 - 26 FEBBRAIO 1970
Le regioni, un richiamo alla responsabilità - Gianni Giannotti Giochi anno 2: continuità di un impegno - Roberto Cipriani A che gioco giochiamo? - Gre gorio Donato La pillola inutile che uccide lo sport - Adriano Monti I quattro gatti che mandano in bestia i dirigenti - Paolo Andreoli Lo sport della Regina Vitto ria - Paolo Valenti Aldo Moser dai tempi di Cop pi e Bartali - Nando Martellini
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IN COPERTINA: Sbardella e Lo Bello: i due personag gi del momento. La designazione di Sbardella ad arbitrare i mondiali di calcio e la conseguente esclusione di Lo Bello hanno suscitato un vespaio tale di polemiche, di dichiarazioni e smentite, di prese di posizione e pro nunciamenti che è bravo chi ci si rac capezza. Tutto sommato, una vera pac chia per le gazzette sportive e non. Come al solito, quello che ci fa difetto è il senso delle proporzioni. In poli tica invece di discutere facciamo le crociate, con le automobili invece di viaggiare facciamo le corse e in' caso di sorpasso ci scanniamo con i cac ciavite. Nello sport, ogni pretesto è buono per creare un dramma naziona le. E poi ci lamentiamo perché i giovani ci fanno sberleffi quando gli „ i raccontiamo che lo sport è scuola di educazione e di civiltà.
i «Biochi» in pericolo? di aumenti del Governo non hanno fatto desistere gli insegnanti di Educazione Fisica dal loro « forfait » nei confronti dell’attività spor tiva scolastica. La questione è molto lunga e Stadium ne ha già parlato nel nu mero precedente, come aveva già espresso il parere del CSI sin dall'anno scorso prima dell’accordo (più o meno ufficiale) Mini stero Pubblica Istruzione e CONI con una frase che tutti ricordano: « ad ognuno il suo mestiere ». In altri termini ci sono compiti e quindi ambiti di intervento che distinguono CONI, Federazioni, Enti di propaganda e Scuola. Il guaio è che mai si è avuto il coraggio di chiarirli e non sarebbe difficile se ci fosse la buona volontà di sedersi attorno ad un tavolo, pena continuare nell’equivoco per cui ognuno pesta i piedi all'altro: le Federazioni fanno propaganda, gli Enti di propaganda fanno attività agonistica di alta qualificazione, e la Scuola rischia di fare ciò che compete ai primi due con il risultato che ognuno non fa ciò. che vor rebbe fare e chi ci va di mezzo sono i ragazzi e lo sport stesso man cando un piano di sviluppo organico e coerente a cui tutti possano dare un contributo. L’equivoco è talmente chiaro che un'intervista di un insegnante di educazione fisica riportata dal quotidiano sportivo romano « Il Corriere dello Sport », in cui si dichiaravano i motivi per cui si con tinuava nello « sciopero bianco », ha avuto per titolo « naufragio per i Giochi della Gioventù ». Ora tutti sanno che i « Giochi della Gioventù » del 1969 hanno avuto successo non certo per l'apporto dato dalla Scuola che è stata in molti casi contraddittoria o assente del tutto o fagocitante dove si è impegnata. I Giochi '70 non sono quindi in pericolo perché le libere asso ciazioni, Federazioni ed Enti di propaganda, si impegneranno nuova mente in questa prova, augurandosi che la Scuola dia il contributo suo proprio e insostituibile che è quello di preparare ed educare i ragazzi all'esperienza sportiva, lasciandoli liberi di esprimersi e di associarsi sportivamente come meglio credono.
Aldo Notarlo Sull'argomento ci sembra interessan te riferire quanto scrìve il giornalista Antonino Fugardi in un articolo ap parso sull'« Osservatore Romano » del 23 gennaio scorso, dal titolo: « La pe dagogia sportiva nella scuola italiana ». Dopo aver tracciato un panorama del l’educazione fisica e dello sport nella scuola ed aver riferito del recente ac cordo Ministero-CONI per i Giochi del la Gioventù, Fugardi si domanda: « Le intenzioni sono buone. Ma fi no a che punto, spingendo tutti i ra gazzi a praticare uno sport per pren dere parte ai « Giochi della Gioventù ». si introduce anche una autentica pe dagogia sportiva? ... Non basta insegnare ad un ragaz zo come si deve correre o come si de ve lanciare la palla. E' necessario dar gli una seria e paziente impostazione di tutta l'attività muscolare, una spie gazione razionale della regolamentazio ne sportiva, il senso ed il valore del l'associazione sportiva nel quadro di più vaste comunità umane, religiose e civili. In altri termini, la scuola dovrebbe comportarsi con lo sport come si com porta con le altre discipline: insegna re i « fondamentali » perché poi il ra
gazzo possa applicarli con successo fuori della scuola, cioè nella vita. Se questo è il dovere della scuola ove voglia veramente che lo sport di venti strumento di elevazione e di cul tura. allora non è tanto importante il momento della competizione, bensì il momento della propedeutica. Di conse guenza dovrebbe lasciare al ragazzo stesso — adeguatamente preparato e predisposto — il desiderio di compete re con i colori di libere associazioni, sorte fuori della scuola. Invece con l'ac cordo del 23 settembre, il ragazzo di venta automaticamente inquadrato nel Gruppo Sportivo scolastico senza pos sibilità di libera scelta, e vi rimane sotto la guida e l'autorità del persona le della scuola. Questo procedimento viene a togliere o comunque a limi tare al ragazzo la sua libertà associa tiva in vista di attività — quali i « Gio chi della Gioventù • — che per loro natura sono extra-scolastiche... E’ ve ro che in altri Paesi molto spesso i ragazzi fanno sport con la propria scuo la. ma si tratta — ed è chiaro — di Paesi totalitari, oppure, all'opposto, di Paesi dove non esiste il monopolio statale dell'istruzione, e quindi l'ap partenere ad una scuola piuttosto che ad un'altra costituisce di per sé il frutto di una libera scelta ».
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le remili un richiamo alla responsabilità Iniziamo con questo numero una serie di interventi sulle prospettive e sui problemi posti dall’istituzione delle regioni a statuto ordinario nei riguardi dello sport. Dopo questo primo articolo, dedicato alle possibilità e alle responsabilità create dall’istituto regionale, saranno passate in rassegna le principali questioni concernenti una programmazione sportiva regionale che sia finalmente in grado di sbloccare l’ormai cronica situazione di sottosviluppo dello sport italiano.
Prendiamo atto che, seppure come in una acciden tata sequenza al rallentatore, stiamo ormai assisten do all’ultima tappa del lungo viaggio verso l’istitu zione delle regioni. Si tratta, ne siamo profondamente convinti, di una riforma che più di ogni altra potrà ca ratterizzare lo sviluppo civile del Paese negli anni '70. Sarebbe illusorio attendersi che ciò che di nuovo e vitale le regioni potranno rappresentare, per la vita di tutti gli italiani e la trasformazione strutturale della nostra società, abbia a manifestarsi tutto ad un tratto, subito all'indomani dell’insediamento dei consi gli regionali. I frutti delle vere riforme né maturano’ né marciscono da soli e vogliono il loro tempo. In realtà, avrà inizio un processo lungo, difficile, nuovo ed in larga misura oggi imprevedibile. Siamo tutti chiamati ad una prova di responsa bilità e dobbiamo esservi preparati. Sotto un certo aspetto, le regioni sono proprio una grande e forse estrema occasione, per la nostra repubblica nata dalla resistenza. Un’occasione che potrebbe essere anche sprecata. Evitare questo rischio, nient’affatto teorico, è un impegno che non dovrebbe essere con tranquillità ed in buona fede delegato ad altri da nessuno. Si tratta veramente di una questione politica e nazionale, cioè di ogni singolo cittadino e tutto il popolo. Fare il mi gliore uso di questa opportunità storica compete cer tamente alla classe politica. Giova sperare che essa non vorrà cedere alla facile ma deleteria tentazione di destinare il nuovo spazio politico ed amministrativo, unicamente e/o prevalentemente, alla ripetizione ed all’allargamento di manovre verticistiche o sottogover native, sotto speciose coperture ideologiche, sempre più astratte, incomprensibili ed irresponsabili rispetto alle generali e profonde esigenze di modernizzazione e reale democratizzazione delle strutture e processi sociali. Giova sperare, altresì, che la classe politica ricerchi veramente, e trovi, la piena collaborazione di
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tutte le altre componenti sociologiche della classe di rigente. nel senso più lato del termine, le quali in una società sempre più urbano-industriale, non solo si fanno vieppiù numerose ed articolate, ma devono es sere chiamate a svolgere ruoli meno particolaristici, di pubblica responsabilità, nel quadro di una politica sociale più estesa e meglio strutturata in funzione di un equlibramento dei processi di sviluppo.
UNA PARTE CHE SPETTA A CIASCUNO DI NOI Ma la responsabilità di fare un buon uso delle re gioni non può essere delegata alla classe dirigente, pena uno snaturamento profondo del senso ultimo della riforma e la conseguente, inevitabile perdita del l'opportunità, che con essa in qualche modo si pre senta, di un graduale, profondo rinnovamento della vi ta pubblica dello Stato in concreto e non quale astrat ta entità giuridica che rischia di avere come propria unica forma di vita soltanto l'insieme dei corpi della burocrazia, abbandonati a se stessi fra vuoti di legitti mazione e responsabilità politica ed inesorabile invec chiamento d'una legislazione d'altri tempi, di tutt’altra Italia. La responsabilità nei confronti delle regioni è una responsabilità comune, civica. Essa investe ogni cit tadino, non in quanto individuo od in quanto membro organico di una classe, secondo gli schemi obsoleti delle ideologie ottocentesche, ma nella sua certez za di persona sociale, titolare del nesso di ruoli at traverso i quali le sue scelte di valore, le sue aspet tative, i suoi bisogni e le sue capacità, in una parola la sua libertà/personalità, interagiscono attivamente nel sistema sociale, dando vita ad una pluralità di re lazioni associative che non sono mai solo contrattua li o competitive, o meramente funzionali, ma sono sempre e prima di tutto espressive, cooperative ed in qualche misura creative di nuove possibilità di svi luppo interumano. Questo non significa che ciascuno possa e debba fare miracoli; significa più semplicemente che tutti possono e debbono fare qualcosa e che questo qual cosa di più, di nuovo, può fare fruttificare la riforma regionale che è indispensabile. Del resto, la « parte cipazione » di cui tanto si parla, alle volte a sproposi to, non si realizzerà mai per graziosa concessione del sovrano, o delibera di parlamento, o plebiscito di as semblea o di piazza. Solo per consapevole e ferma can didatura all’autogoverno delle persone in comunità, a partire dai livelli istituzionali di più diretta e quoti diana relazione ed operabilità.
UNA DEMOCRAZIA VERAMENTE PARTECIPATA Ricordiamoci che l'istituzione delle regioni salda un debito assai più vecchio di quello costituzionale; un debito che risale alla contestazione democratica e popolare del risorgimento, delle figure di Cattaneo, di Pisacane, alle battaglie dei cattolici e dei socialisti contro il modello napoleonico dello Stato liberale, alla quale si riallaccia l’ispirazione più profonda del ce mento antifascista che, per la prima volta nella storia dell’Italia unita, riuscì a saldare la secolare frattura fra la cultura ed il sentimento popolare.
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Ma ricordiamoci anche che, proprio per questo, l’istituzione delle regioni apre un credito indetermina to alle energie democratiche e popolari del Paese. In fondo, non importa se agli inizi la nuova istituzione ap parirà gravata dal ritardo stesso con oui è venuta ad essere, dalle bardature ereditarie in tutti i sensi, fin nelle sue leggi istituzionali, da uno Stato, da un or. dinamento, per molti aspetti irrimediabilmente diverso, pre-costituzionale, come del resto tanta parte dell’ani ma stessa della Costituzione. Non importa, purché si sappia guardare lontano e tenere ben ferma la mèta. Che le regioni non siano una mera occasione di redi stribuzione del potere; ma l’occasione di una lunga marcia verso il traguardo di una democrazia piena mente partecipata. Che generate al limite dell'este nuazione di modelli superati delle strutture tradizio nali del potere, esse siano l'occasione della rigenera zione di un sistema politico che, per vincere la sfida dell’epoca presente, dovrà inventare forme nuove di legittimazione dell'autorità e del potere sociale, esclu denti la subordinazione dell’uomo all'uomo, la riduzio ne di alcuni uomini a mezzi, la disumanizzazione dei fini dell’azione sociale. Questo è certo un augurio a lunga, lunghissima scadenza, ma dipende un po' da tutti noi trasformarlo in un impegno ed accorciarne quanto possibile i tempi.
NON SARA’ UN OBIETTIVO FACILE 0 AUTOMATICO La possibilità di realizzare fino in fondo il salto qualitativo che costituisce il potenziale intrinseco di questa vera riforma di struttura, è un obiettivo concre to. Questo è ciò che conta. Sarebbe troppo pretende re che fosse anche facile e magari automatico. Pre pariamoci, dunque, a misura di tutti i nostri modi di esserci socialmente, e se ancora fossimo turbati da vecchi argomenti di coloro che si ostinano a ripetere che la riforma regionale va al contrario dei tempi e minaccia lo Stato e l’unità nazionale, rileggiamo ciò che ha detto il presidente Nixon agli americani, nel messaggio sullo stato dell’unione (22 gennaio 1970): « E' giunta l’ora di un nuovo federalismo, per cui, do po 190 anni durante i quali il potere è venuto con fluendo dal popolo e dalle amministrazioni locali e sta tali a Washington, esso comincerà nuovamente a de fluire da Washington verso gli Stati e verso il popolo». Purché abbia un concreto orizzonte europeo, il no stro regionalismo sarà ben al passo con i tempi sem pre più rapidi della società tecnologica, con i suoi spazi culturali ed economici a scala internazionale e sovranazionale. Perché sarà, prima di tutto, a misura dei gruppi sociali di base; del bisogno di identità, di comunicazione e di appartenenza di ogni persona umana.
Gianni Giannotti
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Giochi anno 2: conlinuità di no Inno
La seconda edizione dei Giochi della Gioventù sta diventan do ogni giorno di più una realtà concreta. Molti nostri Gomi tati e Società si sono proficuamente impegnati per la partecipa zione e l’organizzazione dei Giochi invernali. La foto mostra un momento delia fase comunale dell’Aquila organizzata da! nostro Comitato Provinciale. Ma adesso urge dedicarsi con rinnovato impegno alla preparazione dei Giochi estivi.
I Giochi della Gioventù, soprattutto a partire da questa seconda edizione 1970, dovranno entrare nella nostra mentalità come un impegno continuo, sempre presente nei nostri piani organizzativi. In questa ma niera sarà possibile manifestare la linea tradizionale del nostro impegno verso i giovanissimi. Ancora una volta saremo dunque chiamati a collaborare fattiva mente ed intensamente con tutte le forze sportive; ancora una volta ci impegneremo per un’azione capii-
lare tra tutti i ragazzi, in modo da raggiungere nuovi strati sociali e nuove zone geografiche: questi sa ranno i Giochi 1970. Già i Comitati Provinciali sono in funzione; si stanno muovendo anche le Commissioni Comunali. Dopo le riunioni regionali svoltesi nei mesi scorsi, sono ora in pieno svolgimento i Giochi Invernali, che avranno la loro finale nazionale in marzo. Le nuove Carte di partecipazione (di color verde) hanno già
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invaso tutta Italia e cominciano a pervenire sempre più numerose all’ufficio Centrale dei Giochi. Lo scorso anno, come tutti ben sanno, i risultati furono abbastanza lusinghieri, ma vi furono anche delle carenze notevoli da noi puntualmente rilevate. Ora, con la ripresa a pieno ritmo del nostro lavoro per i Giochi, i problemi da risolvere sono molteplici. Ce pure il pericolo che il successo dello scorso an no rimanga, com'è stato già detto, un fuoco di paglia, che presto si estingue e perde ogni vigore. Ma tutto questo non accadrà se anche noi, come ente di pro paganda, daremo il massimo delle nostre forze, nel quadro di un intervento così efficace qual è quello realizzabile attraverso i Giochi. E' vero che alcuni recenti avvenimenti hanno in parte turbato il panorama dei Giochi: gli insegnanti di educazione fisica sono in agitazione; l’accordo C.O.N.I. - Ministero della P.l. non ha certo contribuito a chiarire i termini di un libero dialogo nel campo delle forze educativo-sportive; alcune Commissioni comunali inattive dallo scorso maggio non ancora hanno ripreso a funzionare. Ma questo non deve compromettere la nostra fedeltà all'impegno di una costante azione di servizio in favore dei giovanissimi e dello sport. E’ proprio
questo il senso della nostra responsabilità di fronte a tutto il mondo sportivo in particolare e di fronte a tutta la società italiana in generale. Il Centro Sporti vo Italiano quando si è impegnato nei Giochi ben sa peva di assumere un ruolo molto gravoso, tale da coinvolgere tutta la sua organizzazione, ogni suo di rigente, ogni suo iscritto. Questa seconda edizione dei Giochi vede dunque il nostro ente alla prova del fuoco. Crediamo di non peccare di faciloneria se prevediamo che gran parte del nostro futuro di or ganismo sportivo potrà dipendere dall’impulso che avremo saputo dare a questi Giochi che, dopo la pri ma esperienza dello scorso anno, orienteranno in via quasi definitiva talune scelte (di capitale importanza) sia da parte del C.O.N.I. che da parte degli enti di propaganda. L'avventura dei Giochi continua: sta a noi, a cia scuno di noi, trasformarla in una splendida realtà, che divenga fatto di costume, di coscienza, di cultura sportiva. E' questa la finalità ultima che noi vediamo nei Giochi. E in questo senso i Giochi rientrano tra le finalità primarie del CSI.
Roberto Cipriani
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Bili BIBÌf verso oh Male bis» Siamo a due mesi, circa, dalla finale nazionale di campestre (quindi a circa due mesi dall’inizio della stagione) e può essere logico un primo bilancio di questa nuova stagione campestre. Le cifre (aride fin che volete, ma le sole che possono immediatamente inquadrare la situazione) parlano chiarissimo: alla data del 6 febbraio: 103 Co mitati, fra Provinciali e Zonali avevano ottenuto l'ap provazione della rispettiva fase. Se il dato in se stesso è più che confortante, lo è maggiormente se si considera che, quest’anno per la prima volta a questa data, tutte le regioni sono pre senti, a testimonianza della capillarità del lavoro peri ferico e della propaganda atletica attuata attraverso la campestre. Ancora una volta l’imminente futuro del la campestre si presenta roseo. E’ la bella constata zione che ogni anno con sempre maggiore vigore fac ciamo nel vedere attraverso verbali, risultati, pro grammi il certosino lavoro di tanti e tanti dirigenti periferici che con la campestre iniziano la loro annua le fatica sportiva. Le prossime scadenze del campionato campestre si possono riassumere come segue: cat. Allievi, Juniores e Giovanissimi (l’ultima prova del Campionato allievi e juniores può essere spostata al 15 marzo 1970 per la concomitanza dei Campionati FIDAL in programma lo stesso 8 marzo 1970), entro il 22 mar zo: fasi regionali per la cat. giovanissimi; il 5 aprile: finale nazionale per le cat. Allievi e Juniores.
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Quest'anno dovranno essere seguite con partico lare attenzione le fasi regionali della cat. giovanissimi. Come più volte abbiamo accennato i giovanissimi (o ragazzi) sono la struttura portante dell'intera atle tica leggera e di conseguenza dopo qualche anno di preparazione è venuto anche per i giovanissimi il mo mento per un agonismo poco più impegnato. I gio vanissimi, quest'anno, devono avere una propria pre cisa collocazione. I programmi ci sono a tutti i livel li, gli impegni, seri, non mancano. Anche la FIDAL ha (finalmente) riconosciuto la validità di un lavoro di base sui giovani e ha concentrato molte sue forze a disposizione proprio dei giovani. La campestre, ov viamente è solo un prologo; la vera seminagione do vrà avvenire su pista e proprio in quelle gare che va lendo per il particolare Trofeo 5 Cerchi vogliono es sere propaganda atletica e nello stesso un primo ti mido cenno all'agonismo. Ma della pista e del Trofeo 5 Cerchi ci ripromettiamo di riparlarne quando verrà ufficialmente conosciuto il particolare regolamento, per ora solo a livello di bozza. Per quanto concerne la finale degli Allievi e Ju niores, mentre la data è quella del 5 aprile, la sede non è ancora nota. Pressioni (molte e buone) vengono dal sud, e precisamente da Messina, un Comitato che da anni au spica una finale, soprattutto per dimostrare la vita lità atletica dei Comitati della bella Sicilia.
Alberto Freiman
a che gioco gioì amo? Un gruppo di ragazzi, uno spazio libero (forse ancora per poco tempo, la colata di cemento armato arriverà presto anche qui), un po’ di sole e tanta voglia di muoversi! La domanda è spontanea « a che gioco gio chiamo? ». Un attimo di incertezza, tre idee diverse, di cui due con trastanti. Mentre si continua a discutere ed a perder tempo, due ra gazzi più decisi (sono i leaders naturali?) passano all’azione. Ben presto tutti seguono, inizia la divisione in squadre, si prendono gli ac cordi finali; il gioco è fatto. Mentre osserviamo i nostri ragazzi rincorrersi, ci chiediamo cosa significhi per loro il gioco, lo sport; è possibile per un educatore inse rirsi in questa loro attività spontanea per integrarla in una visione glo bale dello sviluppo della personalità?
GIOCO E SPORT E ci chiediamo ancora: gioco e sport sono la stessa cosa? Da un punto di vista psicolo gico, per il ragazzo, certamente sì, perché identico è il movente: de siderio di espressione, di movi mento; esigenza di socialità. Di versa invece è la realizzazione: in questo senso gioco e sport non sono la stessa cosa. Quale dun que la differenza? Mentre mi ri servo di tornare con maggiore precisione sull'argomento in un prossimo articolo, in questa sede preliminare segnalo solo una mag giore autonomia ed autosufficien za da parte dei ragazzi nel gioco rispetto allo sport. Nel gioco i ra gazzi sono capaci di auto-organiz zarsi, nello sport l'azione dell’a dulto è indispensabile; le regole
stesse dei giochi sono « autono me», cioè si trasmettono da ra gazzo a ragazzo, e così per gene razioni; le regole dello sport sono codificate dagli adulti e da que sti insegnate ai ragazzi. Naturalmente queste differenze, seppur sommariamente esposte, riguardano solo l’aspetto psicolo gico, non l'aspetto tecnico (nel quale non sono competente) e neanche l’aspetto pedagogico, sul quale si avrà modo di ritornare più diffusamente. Fin da adesso, però, è bene notare che gioco e sport rispondono allo stesso criterio educativo, aldilà delle differenze psicologiche. Difatti, ad esempio, facendo riferimento a queste ulti me, il fatto che nel gioco i ragazzi siano in grado di auto-organizza zione non significa che in esso non possa, con prudenza e gradua lità, inserirsi l'educatore. Vicever-
sa il fatto che lo sport nasca dal mondo degli adulti non significa che esso non possa essere tra smesso ai ragazzi in forma spon tanea, cioè innestandolo nella loro insopprimibile esigenza di movi mento, di socialità, di espressione della personaltà.
I PRIMI GIOCHI Il gioco nasce con la vita. Già a pochi mesi il bambino ride cla morosamente di fronte a certi ge sti, si nasconde con intenzione dietro un lembo di lenzuolo, ar meggia con ogni genere di oggetti. Ma questa sua attività è « indi stinta ». cioè non è psicologica mente diversa dagli altri atti della sua vita. Cioè, ad esempio, man giare e giocare sono per il bam bino della primissima età la stes-
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crazia se spettare e ra legge mente il gioco!
noi non sapessimo ri valorizzare la prima ve che scopre autonoma ragazzo: la regola di
TUTTI PER UNO Insieme all’intuizione della nor ma v'è un altro fattore che rende il gioco un atto essenzialmente sociale: la vita comunitaria, il gio co è una palestra di collabora zione. La prima infanzia non ha rag-
giunto questo traguardo, la secon da sì. Eppure questo è ancora un passaggio intermedio. La pienez za della socialità di gruppo l'ab biamo solo nella pre-adolescenza (11-14 anni). Nella seconda infanzia si gioca in gruppo, ma l’attività è più im portante delle relazioni che crea; il ragazzo è più attento al gioco che a « con chi gioca ». Nella pre-adolescenza è esatta mente l'inverso: le relazioni inter personali sono più importanti del l'attività. il « con chi si gioca » è più importante del gioco. Bastino alcune osservazioni. Un ragazzo a otto anni ha certo le sue amicizie tra coetanei, le sue preferenze, ma in linea di massi ma è disposto a giocare con tut ti: il cugino, il compagno di scuola, il primo che incontra ai giardinetti. Si formano anche dei gruppi, ma non sono essenziali allo svolgi mento del gioco. Un ragazzo di dodici anni ha una « banda >• di amici. Gioca an che con altri, ma le sue preferen ze sono discriminanti; il vero gio-
co, la vera avventura è solo ciò che si realizza con il gruppo di elezione. Se manca all'appello un solo elemento del gruppo il gio co non è completo.
Al CONFINI DELLO SPORT Eppure questa età, della pre adolescenza, così intensa da un punto di vista sociale e, insieme, così limitata (gruppi, bande di 4-5 ragazzi), prelude all'età suc cessiva, alla pubertà, periodo in cui cessa l'epoca dei giochi, e si sublima, se ben guidata, l’esigen za di movimento, di socialità e di espressione personale nello sport. Per questo nella pre-adolescenza gioco e sport si debbono incon trare, perché il primo diminuisca ed il secondo cresca, non perpe tuare in età giovanile ed adulta un'esperienza infantile, ma per guadagnare alla vita dell'uomo un valore insopprimibile dell’infanzia.
Gregorio Donato
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ti Pioli
inutile che i Me lo suri
La lotta per superare i records atletici e l'allena mento sempre più severo sono espressione del desi derio di libertà in una società meccanizzata che limita la libertà di movimento dell’uomo. Di fatto records, prima ritenuti imbattibili, sono stati uno alla volta superati. Questo fenomeno non cessa di sbalordire il mondo. Quale è il segreto di questo continuo miglio ramento? Esistono limiti insuperabili alla prestazione umana? Quanto v’è di fisico, di mentale e di farma cologico nel risultato positivo di una gara atletica? Il maggiore abbassamento dei records per i lunghi percorsi è determinato dagli effetti dell’allenamento sulla capacità del corpo di trasportare ossigeno dal l’aria ai muscoli « Nei percorsi brevi — dice Bennister, primatista del miglio nel 1954 e medico — viene sfruttata la riserva di ossigeno, che non può aumen tare con l'allenamento, sebbene l'atleta dotato di mag giore volontà possa riuscire ad utilizzare più a fondo le proprie riserve di ossigeno ». L’allenamento tipico, che più risponde a questi cri teri è quello originatosi in Svezia e definito « Fartlek » o « Speeed play », cioè gioco veloce e consiste nel percorrere differenti distanze, da qualche centinaio di metri sino a 1500-2000, sotto uno sforzo graduato a trequarti. Dopo un breve periodo di riposo la prova è ripetuta spesso sino a 10 volte. Lo scopo è di sotto porre l'atleta alla mancanza di ossigeno e aumentarne il trasporto nell’organismo. Tanto migliore è l'atleta e severo l’allenatore, tanto più tollerato è questo tipo di allenamento. Ricordiamo che Zatopek soleva allenarsi con pe santi scarpe militari. Jim Ryun, l’americano che nel 1967, a 20 anni, stabilì il nuovo record mondiale di 3’51 ”1, praticava un allenamento di questo genere per tre ore al giorno, riservando il maggiore sforzo nel pomeriggio, dopo le ore scolastiche. L'allenamento fisiologico « ad intervalli » dovrebbe iniziare subito dopo la pubertà (a 16 anni afferma il
Doping o non doping, difesa cinica o facile scandalismo. Il moralismo imperante anche nel mondo sportivo non conosce alternative. Perché non si affronta il problema da punti di vista più seri e scientifici? Perché non si parla dell’uso generalizzato di altre sostanze, innocue e più efficaci, che annullano ogni sospetto di doping? Perché non si svolge un’azione informativa ed educativa in questo senso? Il presente intervento del dott. Monti è chiaramente provocatorio. Non è certo finalizzato alio sport giovanile, anche se una pasticca di destrosio o di glucosio non fa male a nessuno. Si vuole soltanto rompere una cortina di silenzio alla cui ombra prosperano pericolosamente l’ignoranza e l’ipocrisia.
succitato Bannister), perché un fisico giovane può « espandersi » anche anatomicamente fino a raggiun gere la capacità di ossigenazione dei muscoli e del cuore non raggiungibili da un adulto. Questa capacità è stata anche notata nei nuotatori australiani di 13 anni, che hanno dimostrato nello sviluppo di posse dere un fisico altamente sviluppato per l'agonismo. Tutto questo tende a ritenere necessario per una preparazione fisiologica un diuturno, costante impe gno, che può raggiungere anche le 8 ore al giorno, dividendo opportunamente la preparazione in palestra con esercizi all’aperto. Questo vale sia per l’atletica vera e propria, sia per tutte le altre specialità, incluse anche quelle motoristiche, per le quali si richiedono, naturalmente esercizi di base più leggeri e un numero di ore inferiore da dedicare all’atletica. Tuttavia, il calcio, il tennis, lo sci, il basket, il cricket, il baseball, il ciclismo, ecc. richiedono accor gimenti di preparazione globale, impegnativi e razio nali. Dopodiché la parola ultima rimane alla prepara zione farmacologica e a quella dietetica.
FARMACI FISIOLOGICI Doping significa medicamenti stimolanti che nello stesso tempo annullano la fatica e quindi in grado di alterare le possibilità di prestazione. Ma oggi si può parlare di una preparazione fisiologica a base di far maci senza che si incorra nel sospetto di doping. Bannister non ha voluto svelare a nessuno il se greto della sua preparazione psicologica e farmacolo gica e così si sono sempre comportati sia gli atleti che i medici che lo hanno seguito.
Un’ombra di silenzio, quasi pudico velo di prote zione, copre questo capitolo della medicina sportiva che tecnici e sportivi fanno a gara per dimenticare o ignorare. Perché un atleta, a parità di condizioni degli altri, riesce in una certa prova a raggiungere un record in sperato? Perché il medico è riuscito in una intelligente preparazione farmacologica, che si è assommata al l’adatto allenamento, merito dell'istruttore oltreché del l'atleta stesso. La preparazione farmacologica, di cui nessuno vuol parlare, è basata sull’uso oculato (sotto controllo me dico) di tre sostanze, che si chiamano destrosio, prednisolone, Acth. Sono queste tre sostanze fisiologicamente presenti nel nostro organismo; introdotte, secondo una partico lare tecnica, pochi giorni prima della gara permettono di ottenere il massimo rendimento nella prestazione sportiva. Diciamo, ad esempio, che il tutto si può svol gere in una sola settimana. Il nostro atleta viene sot toposto a tre fleboclisi di destrosio a grandi micelle (quello che risponde meglio è il cosiddetto Macrodex) nella quantità di 500 cc. al dì. Nella soluzione che viene introdotta in vena goccia a goccia (60 gocce al mi nuto), si sciolgono 25 unità di Acth, cioè in tutto 75 unità internazionali di questo ormone. Nei giorni in cui non si pratica la fleboclisi si somministra prednisolone in compresse, in ragione di 10 mgr al dì. in due volte, al mattino a colazione e nel pomeriggio dopo pranzo. Un'altra compressa di questo ormone viene data il giorno stesso della gara, dalle 3 alle 4 ore prima che essa abbia inizio. L’atleta è così preparato fisiologicamente: destro sio, Acth e prednisolone, non sono stimolanti, ma so stanze normalmente presenti nell'organismo. Non esi stono prove antidoping che possono svelare la presen za di esse in quantitativo di molto superiore alla nor ma, in quanto l’organismo le utilizza subito creando in
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particolari distretti tissutali riserve di energia, che verranno spese al momento opportuno. Non possono essere considerate droghe stimolanti, pur esercitando un'azione di gran lunga superiore alle sostanze ado perate come doping, delle quali facciamo cenno a parte in apposito schema. Il destrosio è lo zucchero che viene bruciato nella contrazione muscolare e che contribuisce a migliorare l'ossigenazione di tutti i muscoli ed anche del cuore. I due ormoni prodotti rispettivamente nelle ghiandole surrenali coll’intervento dell'ipofisi, sono veri e propri elementi indispensabili per una normale reflessività oltreché per un più efficiente funzionamento della mac china umana. Cuore, polmoni e fegato vengono favore volmente influenzati dalla loro presenza. La loro som ministrazione, secondo le modalità suddescritte, non provoca turbamenti dell’organismo, né crisi post-ago nistiche, come invece avviene per i farmaci che an nullano la sensazione di fatica. Accanto a questi farmaci miracolosi si parla oggi di altre sostanze attive sul respiro durante uno sforzo fisico e nel tempo che precede la gara. Così si sono suggeriti i sali di argento e l'efedrina per rimuovere ostacoli nella respirazione causati da ingrossamento ed infiammazione delle mucose nasali. Se è presente un accumulo di escreati nell'albero bronchiale si ri corre all'uso di sostanze fluidificanti, espettoranti ed antibiotici. I fluidificanti vengono dati per aerosol, gli espettoranti per via rettale, orale o intramuscolare, gli antibiotici vanno riservati ai casi nei quali ve una com ponente infiammatoria. Alcuni medici consigliano anche gli analettici, cioè quelle sostanze che sono capaci di risollevare rapida mente le condizioni del circolo e del respiro. Questi farmaci agiscono o direttamente sui centri nervosi op pure indirettamente. Comprendono la coramina la picrotossina. la canfora, lesetene (o canfora sintetica) il cardiozolo. il micoren, il remeflin. Questi ultimi due agiscono sia aumentando l’utilizzazione dell'ossigeno a livello deqli alveoli polmonari, sia stimolando i cen tri bulbari del respiro. Analettici ad azione riflessa sono la lobel ina, l’aminofillina e la coramina. Alcuni medici sportivi li usano di routine a dosi ridotte, ritenendo che solo a dosi elevate essi pos sano essere ascritti al numero delle droghe « doping ».
LA DIETA DEI CAMPIONI Innegabile è l'importanza svolta dall’alimentazione nella preparazione fisiologica dell'atleta. La dieta deve essere adattata caso per caso e in relazione all’attività agonistica espletata. Ad esempio, non può essere uguale tra ciclista e giocatore di basket; in quest'ul timo caso infatti si deve tener conto del fatto che I atleta deve lavorare con un’enorme velocità di rifles si essendo quindi costretto ad un dispendio superiore di energie rispetto ad altri sports. La differenza dietetica tra un cestista ed un cal ciatore è, nella fattispecie, anche quantitativa oltreché qualitativa. Il primo punto riguarda il peso dell'atleta, cioè la determinazione singola del peso-forma. E’ in rela zione a questo dato che la dieta deve essere partico larmente curata e studiata. Il controllo del peso deve ®ssere condotto almeno tre volte alla settimana; il ontrollo-bilancia è praticato al mattino prima e dopo 'allenamento o la gara.
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DROGHE CONSIDERATE DOPING Amfetamine e derivati Desossiamfetamina Cocaina ed eroina Psicotonici energizzanti Canfora
Lobelina Adrenalina Caffeina Teobromina Teofillina
FARMACI PREPARATORI NON DOPING
Destrosio Acth Cortisone
L'ossigeno, erogato con apposita maschera prima o negli intervalli della gara, non può essere considerato doping.
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Doping, curiosa parola inglese che deriva dal ver bo to dope, che è stata introdotta dagli scommet titori delle competizioni nei cinodromi ed ippodro mi per indicare il potenziamento delle prestazioni dei cani e dei cavalli. I pionieri olandesi, trasmigrati in USA sulle rive dell’Hudson a fondare la città di New York (prima bat tezzata New Amterdam) usavano una bevanda ec citante detta dop. In italiano il termine doping è stato tradotto con drogaggio e drogato sarebbe per ciò l’atleta che vi ricorre per acquistare una poten zialità superiore. Una definizione completa, esauriente del termine non è stata data anche se è accettata oggi la se guente: « Utilizzazione di sostanze o mezzi atti ad aumentare artificialmente il rendimento di un atle ta prima o durante la competizione, con pregiudizio dell'etica sportiva e della integrità psicofisica del l’atletica
Le limitazioni concernono i grassi animali, cioè il burro ed il lardo, gli intingoli e droghe come il pepe, la paprika, peperoncini ecc. Anche i brasati sono sconsigliati come le carni lessate, che sono difficili a digerire. Si consiglia di ricorrere almeno due volte alla settimana, ad un’alimentazione a base di cibi crudi come il latte, la carne cruda, il prosciutto crudo, le uova, olio e limone, insalata fresca, le carote crude e tritate e frutta fresca. Durante i pasti le bevande ga sate non sono consigliabili, mentre si ritiene che du rante la giornata si possono permettere tre bibite ga sate a piacere. Ai pasti principali si concederà mezzo litro di liquidi tra acqua e vino (preferibilmente rosso). Dopo la gara l’alimentazione dovrebbe rispettare la norma della frugalità, proprio per evitare le indigestioni che possono compromettere la forma dell’atleta.
Adriano Monti
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ioualtr che mandano hi he: Mi
Quando tutto sembra finalmente tranquillo, quando la società spera di godersi in pace il frutto di tante fatiche, arrivano quattro giovani arrabbiati e tutto salta per aria. Che fare in questi casi? Tirare i remi in barca, usare gli anticorpi o assorbire i dissidenti-? Esaminiamo insieme un’altra alternativa.
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In certe società sportive, ormai avviate e consolidate da molti an ni di vita e di attività, nasce tal volta un problema che è capace di mandare in bestia tutto il gruppo dirigente e di sconvolgere la vita di quella stessa società. Questo avviene di solito quando all'interno di una società, per lo più numerosa e dedita ad un’atti vità polisportiva, sorge un grup petto di giovani che vede la vita della società stessa in modo di verso da quello dettato dalla con suetudine e dalla tradizione. E’ proprio questo che manda in bestia i dirigenti. Essi con una lunga e paziente fatica, attraver so tutta una serie di attività ago nistiche e no, hanno saputo co struire una tradizione associativa che ha creato quel particolare cli ma sociale per cui ognuno sa di avere negli altri degli amici e ri conosce nei dirigenti un certo ti po d’autorità familiare che un po’ tutti ritengono utile, se non indi spensabile, per mandare avanti ordinatamente la baracca. Quel clima insomma che dà ad ognuno la sensazione di trovarsi a suo agio come in casa propria. In pratica queste persone (ma gari senza conoscere troppe leggi psicologiche e sociologiche) han no saputo trasformare, attraverso la loro opera educativa, un inizia le gruppo di giovani che non si conoscevano tra di loro, in una
comunità in cui i legami tra gli individui non sono più soltanto quelli dell'interesse comune per la pratica sportiva, ma sono di venuti anche un vincolo d'affetto e d'amicizia. Adesso, dopo esser riusciti a tanto e con tanta fatica, pazien za e attenzione, salta fuori un gruppetto di « maledetti » che fa correre il rischio di buttare tutto all'aria. A prima vista bisogna dire che quei dirigenti hanno tutte le ra gioni per andare in bestia. La real tà, però, non ha mai una faccia sola. Difatti aver costruito una comu nità e attraverso la sua vita aver creato una tradizione a questa co munità è, senza dubbio, un fatto molto positivo ed educativamente t valido. Resta però anche il fatto che una tradizione, una consuetu dine associativa può significare la maturità raggiunta di una vita co munitaria ma può anche signifi care che questa comunità è ormai avviata ad una sclerosi così che il fatto comunitario da fatto educati vo diviene proprio il suo contra rio. E' il rischio della vita comuni taria e il più delle volte non è sufficiente la sensibilità dell'edu catore per cogliere ciò che al l'interno di una comunità sta di ventando il germe della sua morte.
L'atteggiamento più comune di fronte al sorgere di un gruppo « contestatore » all'interno della società è quello di cercare di met terlo al margine o, addirittura, di estrometterlo dalla società stessa. E' l'atteggiamento più comune per ché ogni comunità che ha una tra dizione tende a difenderla e, per naturale reazione, a buttar fuori coloro che non la seguono più o che vogliono cambiarla. L’alibi è semplice: non c'è ragione di cam biar niente perché tutto va bene. Chi cerca il nuovo e cerca di rinnovare una tradizione, specie se non fa parte dell’élite dirigen te, è sempre visto con grande so spetto: lo si ritiene un nemico della comunità e si cerca di eli minarlo per il bene della società stessa. La realtà è un’altra cosa: il grup po « contestatore », che vuole il rinnovamento, il cambiamento, non fa altro che mettere il dito sulle piaghe che sempre esistono in una comunità di uomini. La sua eliminazione è un tentativo da par te della società di rifarsi una ver ginità senza accorgersi che in sieme all’acqua sporca butta dalla finestra anche il bambino. Quei dirigenti che vanno in be stia probabilmente non si sono re si conto di ciò che è avvenuto nella loro società sportiva. Essi, in pratica, trasformando un gruppo di ragazzi e di giovani in una co munità hanno non solo creato un clima d’amicizia, di solidarietà, uno « spirito di corpo »; essi han no anche creato una struttura co munitaria che, di per sé. per sua natura, favorisce anche atteggia menti di ubbidienza o, meglio, di sottomissione. La vita comunita ria, in quanto tale, oltre a mette re in moto un’infinita varietà di valori positivi, ne mette in moto anche altri che, a lungo andare si rivelano negativi come, ad esempio, la consuetudine e la tra dizione. A questo punto è ovvio che la parte personale, creativa, inven tiva del giovane deve sottomet tersi alla tradizione, alla consue tudine e non può più esplodere liberamente. E ciò favorisce l'au toritarismo. Più il tempo passa, più la situa zione peggiora. Ma il peggiora mento è così violento e progres sivo che non è facile accorgersi che ciò che ieri era un elemento di valorizzazione della persona, oggi è divenuto uno strumento di costrizione. La comunità non è più liberante ma, al contrario, è di venuta la fonte di una nuova alie nazione. La tradizione è divenuta
conservazione, la conservazione costrizione e ciò ha fatto sorgere delle forme di autoritarismo che prima non esistevano. La comunità, a questo punto, proprio contro l'aspirazione e il desiderio di chi l’ha costruita, è diventata una struttura diseduca tiva ed è quindi normale che il gruppo più sensibile dei giovani che ne fanno parte si trovi unito per esprimere il proprio desiderio di mutamento, di rinnovamento. Non rendersi conto di questo vuol dire (per quei dirigenti che van no in bestia) cominciare a distrug gere con le proprie mani ciò che si era costruito in tanto tempo e con tanta fatica. Il rinnovamento, infatti, da chiunque e da qualsiasi parte venga proposto, non è un nemico ma un amico della comu nità. Il nemico vero è il conserva torismo a tutti i costi.
Un tempo, quando non si era no ancora costruiti certi apparec chi, nei sommergibili c’era una gabbietta con alcuni topi. Costretti aH'immersione i sommergibilisti li tenevano d’occhio. Infatti il mo mento in cui i topi morivano sof focati era il segnale della fine dell'ossigeno. Allora o c'era la possibilità di risalire in superfi cie, oppure si sapeva che la mor te era ormai prossima. Cambiando le cose è lo stesso per una società sportiva divenuta ormai un’amichevole comunità. Se all interno di essa nasce un grup po che comincia a mostrare insod disfazione o desiderio di cambia mento bisogna stare attenti. Può essere un segnale simile a quello della morte dei topi sommergibili sti. Può significare cfìe la tradi zione e la consuetudine creatasi in anni di vita comune sta ormai esaurendo l'ossigeno che prima circolava. La comunità sta arrivan do a servirsi degli uomini anziché servirli. In questo caso o si esce dai propri egoismi e dal quieto vivere oppure la morte per asfis sia è quasi inevitabile.
Paolo Andreoli
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CHE COS’È FARE CULTURA
QUELLI CHE ASPETTANO
« Parlando per l'ultima volta a questa tri buna vi ho riferito quanto penso e spero nel partito, che rimane il partito dell'av venire. Noi raggiungeremo i nostri obiet tivi se cambieremo metodo. Voi potete mettere da parte coloro che pongono i problemi, ma questi problemi rimarranno e si ripresenteranno nel futuro ». Roger Garaudy, il filosofo marxista che i comu nisti francesi avevano per lunghi anni esal tato come uno degli esponenti più presti giosi della nuova cultura laica, ha pronun ciato queste parole con evidente amarezza di fronte al migliaio di congressisti che a Nanterre avevano sperato nell'immancabile autocritica di un esponente tanto importan te ed ormai in rotta con i dogmi ufficiali del comuniSmo non soltanto francese. Garaudy, invece, non ha ritrattato, non si è sentito eretico: ha tenuto un discorso di attacco contro le idee cristallizzate che dominano oggi il partito comunista d'oltre alpe a proposito di questioni fortemente dibattute come quelle che riguardano il con cetto di classe operaia, il modello di so cialismo da instaurare nel proprio paese (» ... il socialismo che noi vogliamo — ha ribadito Garaudy — non è quello che è stato imposto alla Cecoslovacchia con l’in vasione militare»), l'eccesso di centrali smo antidemocratico nei rapporti interni al partito. Un accanito dibattito, poi, dei congressisti; formale, però, in quanto tutti sapevano già di essere lì per decretare la condanna di Roger Garaudy. Lunedì 9 febbraio i quo tidiani pubblicano la composizione del Co mitato centrale del PCF: Garaudy è estromesso.
Orson Welles visto in televisione. Non è momento questo d'infierire contro la rai tv, travagliata com'è da faccende apparente mente » interne » ma che in definitiva ri guardano tutti. Ne parliamo bene, dunque, non per fare i dorotei ma per motivi che ci sembrano giusti. Il ciclo cinematografico dedicato a Welles, infatti, va ascritto a merito di una tv che finalmente (càpita così di rado!) non ha avuto timore di of frirci l'opera difficile e cattiva, carica di significati (che i bacchettoni di casa nostra avrebbero volentieri messo da parte) di un uomo che l’America ha boicottato per vent'anni. Il discorso intorno alla condi zione umana, ai grovigli interiori di perso nalità contorte e contraddittorie ma, pro prio per questo, reali, all'urto tra menta lità espressione di un mondo in inesora bile declino e mentalità aperte, al rapporto ambiguo tra l'uomo ed il potere (tutto quanto è potere: la stampa, il denaro, la legge, la razza, lo stato) si snoda chiaro, efficace in sequenze filmiche che si rive lano valide sia per « come » e sia per « ciò » che dicono. Ogni mercoledì sera la gente ha fissato attonita il video e la reazione era. ap punto, di stupore per quel miracolo di film pensati e vissuti quindici, vent'anni prima e che non mostravano una ruga. E l'in domani, negli ambienti di lavoro ed un po' dappertutto, se ne è discusso con calore perché le opere del pazzo che a ventitré anni aveva sconvolto gli Stati Uniti con una trasmissione radiofonica impressionan te per realismo vanno dritte al cervello del pubblico. La gente ha capito da Welles che cos'è fare cultura. Ed era malinconico in quei giorni l'inevitabile confronto tra Welles e gli altri, strombazzati programmi tv (« Coralba » ad esempio, un giallo incon sistente e mal congegnato o certi filmetti riempitivo che nemmeno le nonne gustano più). Probabilmente a viale Mazzini non si sono resi conto del boomerang che gli esi mi funzionari addetti ai programmi si era no costruiti con le loro stesse mani. Se c'è una teoria che salta in aria dinanzi al ci clo di Welles è proprio quella — cara a certi - esperti » — che un mezzo tanto po polare come la televisione debba soprat tutto tener conto del livello culturale molto basso degli utenti. Che abbisognano, quin di, poverini! di scempiaggini coreografiche con testi che stanno a mezzo tra l'avan spettacolo di provincia e il teatrino parroc chiale. con l'inevitabile fiume di canzoni e le altrettanto inevitabili scatole mnemoni che del matusalemme dei presentatori ita liani. Welles ci ha aiutato a capire che do ve ce cultura c'è vero spettacolo: ...si lenzio, però, non diciamolo troppo forte. « Sanremo • è qui.
I terremotati del Bilice — in quelle che furono le terre care al ricordo di Tornasi di Lampedusa e del suo « Gattopardo » — protestano per le cittadine non ancora ri costruite, per i miliardi non utilizzati, per la speculazione sulle baracche fatiscenti, per la mancanza di ogni iniziativa concre ta. Esagerazioni, immagino: ho letto, infat ti, che nei saloni del palazzo dei Lampedu sa hanno organizzato, l'ultimo giorno di car nevale, un ballo in costume. Splendida mente riuscito.
ìéi NON C’E’ AVVENIRE PER I RAGAZZI STONATI « Le canzoni di maggiore successo sono antiestablishment, contro i padri o il mon do dei padri » afferma in un'intervista il dirigente di una grande casa discografica americana. E prosegue: I giovani ci attac cano e disprezzano il nostro modo di vita, la società che abbiamo creato. I loro mo tivi sono tutti contro di noi, d'accordo, ma i profitti dei dischi vanno anche all'e stablishment che combattono e lo arricchi scono ulteriormente non appena, diventati a loro volta ricchi, si precipitano a com prare la villa, la macchina sportiva da ven timila dollari ed a costruirsi una piscina ». Qui da noi non è che le cose camminino in modo diverso: è la stessa musica. Gio vanetti e ragazzetto, ieri assolutamente sco nosciuti, grazie ad un concorso qualsiasi, ad un disco ben lanciato, salgono vertigi nosamente verso una notorietà sconfinata mentre il loro conto in banca sale altret tanto vertiginosamente. Ne sono felici tutti: i genitori, i parenti, gli amici, i press-agent, gli azionisti della casa discografica, i giornalisti dei rotocal chi che hanno la possibilità di raccontare
anche per quest'altra settimana una storia patetica per un mito nuovo che nasce. Tut ta la società degli adulti (anche se finge di inorridirsi per le canzoni e per i vestiti dei divi) è contenta di accaparrarsi un altro giovane per farlo confluire nell’establish ment. Il meccanismo della società dei consumi, così forte e così seducente, una volta mes so in moto sa creare oggetti di ogni genere per cercare di calmare la sua fame insa ziabile. Tutto viene « cosificato », tutto è buono per essere venduto.
Poi i grandi mezzi di comunicazione di massa ci propongono tra un dibattito » cul turale » e l’altro quindici minuti con X o con Y per tenerci il cuore allegro o per risvegliarci dal torpore suscitato dalla di scussione degli « esperti ». E continuiamo, tranquilli, sereni, mansueti, pacati, imperturbabili a goderci i ragazzi canori.
Ce solo una certa quantità di genitori che è in ansia per l'avvenire dei propri figli. Sono i genitori dei ragazzi stonati.
Rosanna Fratello, una nuova stella della canzone.
EUROBASKET I ANNUARIO DEL BASKET EUROPEO Una pubblicazione che presentiamo con un po’ di ritardo e ce ne duole. È il primo annuario del basket eu ropeo, edito a cura del Comitato organizzatore degli Europei di pal lacanestro svoltisi a Napoli ai pri mi dello scorso ottobre e presen tato al pubblico proprio in quella occasione. Per dare subito un’idea della pub blicazione diremo che il volume consta di ben 520 pagine fitte di dati, di cifre, di nomi, di resocon ti. di regolamenti e documentazio ne varia su tutti gli aspetti stori ci. organizzativi, agonistici e stati stici della pallacanestro europea e mondiale. Un manuale storico e do cumentario il cui valore e la cui uti lità non hanno bisogno di molte parole di sostegno e dimostrazio ne. Gli appassionati di questo sport, atleti, dirigenti e in genere sporti vi. sognavano da tempo di poter disporre di una pubblicazione di questo tipo. È certo che essa si presenta già fin dalla prima edizione con la vo lontà e l'impegno di essere il più possibile completa e aggiornata. I compilatori, tuttavia, di fronte alle comprensibili difficoltà di una simi le impresa, non nascondono il pe ricolo di essere incorsi in omissio ni e imprecisioni. Chiedono anzi la collaborazione di tutti per pre parare nel prossimo anno una se conda edizione riveduta e comple tata. L’opera è composta di tre parti e un'appendice. La prima parte, de dicata al basket europeo, compren de i capitoli dedicati alla F.I.B.A.. alle Olimpiadi e campionati, ai tor nei per squadre nazionali, alle at tività di club. La seconda parte si occupa del basket in Italia passan do in rassegna le leggi e i regola menti sportivi, l'organizzazione fe derale. l'attività agonistica maschi le e femminile, gli allenatori e gli arbitri. L'ultima parte riporta tutti gli incontri internazionali, dal 1926 ad oggi, delle squadre nazionali ma schili e femminili, comprese le juniores. le giovanili, le militari e di mini-basket. L'aopendice. infine, de dica due capitoli all’infortunio spor tivo e alla Sportass e traccia una breve storia della pallacanestro in Italia.
Il volume è posto in vendita al prez zo di L. 1.800 e si può richiedere a: Eurobasket, presso Partenope-Fides. Parco del Castello n. 1, Napoli.
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Reoina Vittoria A prima considerazione, sem bra che lo sport sia sempre esi stito così; si pensa al mondo el lenico, ai ludi romani, ai tornei medioevali, ai « giochi del pallo ne » rinascimentali, alle competi zioni popolari di forza e destrez za, coeve delle grandi monarchie, all’epoca interminabile e roman zesca dell’arte della spada, per fi nire al secolo scorso, col sorgere delle discipline agonistiche mo derne, e, ancora, ai tempi nostri, dove anche per lo sport la storia si sfuma nella cronaca. Questo filone ininterrotto del mondo atletico è una realtà, se lo stimiamo sotto la luce di un con tinuo bisogno, dell'essere umano, di affrontare sfide e di esercitare le membra. Ma se per sport noi intendiamo una forma di vita, una maniera di educarsi, la formazione dell’indivi duo, il « modo » di essere di una mentalità, allora dobbiamo ricono scere che esistono sbalzi e fratture fra un èra storica-sportiva e l'altra. Il senso moderno del termine non ha che cento anni e poco più; fu nella seconda metà dell'otto cento che in Gran Bretagna si af fermarono le prime società di cab c.10 ? derivate dai cultod/Ài ribblir!g game (una specie uà calcio-rugby r................. ra che la nobileprimitivo), fu allo□ arte del fare a Pugni ebbe regole dal marchese di
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3 Queensberry, che i giovani passa rono dalla caccia alla volpe all'inseguire, sempre per le brughiere, e per giuoco, un loro compagno, dando vita al « cross country », pa dre dell'atletica leggera di oggi. Insomma, anche se l'olimpiade moderna, prodotto di fine secolo XIX, si rifaceva agli ideali dei tempi di Milziade e del soldato di Maratona, in realtà gli ideali non erano più quelli, altro che in sen so lato. Al tempo ellenico lo sport (an te litteram) era una religione, la forma, applicata alla vita dei mu scoli, del corpo, di quella raziona lità del pensiero greco che costi tuì, per paradosso, una religione atea, cioè un culto della ragione eretto a religione, senza dei, o dove gli dei erano solo delle for me mitiche passionali, dei simbo-
li, dei « comodi » forse, ma resta vano fuori della vita. La polis ellenica non era certo, con la sua democrazia, derivata dalla ottusa e pochadesca monar chia che si diceva regnasse, sotto l'imperio di Zeus, nell’Olimpo! Razionalità religiosa, fu lo « sport » degli Fileni ; non certo quello dei britannici, indiscussi creatori del concetto moderno della vita sportiva. Gli inglesi, tutto quel che non impostarono con Cromwell, lo eb bero con la Regina Vittoria, dal chilometrico regno; si affermaro no le unioni dei lavoratori, i telai dettero il via alla rivoluzione mo derna dell'industria, si combattè la schiavitù dei negri, si promos se il matrimonio civile ma si pre pararono in realtà altri schiavi, al meno futuri, conquistando terre da sfruttare, avviando baronetti
non graditi alla società « ferrea mente bene » del tempo, a dive nire funzionari in Africa, in India o altrove. E le altre nazioni, al seguito; con colonie più tarde, con impe rialismi raffazzonati, con movi menti operai più piazzaioli, con filosofar di tedeschi e impennate di francesi, con rimonta forse troppo affrettata di noi italiani. Anche nello sport, noi impor tammo tutto il bagaglio di ritor no; il mondo classico, che era già passato per Roma, ricco del patri monio greco, per emigrare in Gallia e Britannia, ci ritornava made in Englan. Ed era diverso, come si è detto. Perché lo sport moderno risen te del periodo in cui è nato, ri sente dei primi fermenti sociali, della bramosia di conquistare le prime pagine dei primi giornali veramente diffusi, risente dello spirito prudentemente interclassi sta dei primi passi del popolo ver so le posizioni borghesi e di que ste verso quelle nobiliari. Risente di un autoritarismo tipi co dell'età di Bismarck e della stessa Regina Vittoria, di Napoleo ne III e degli stati moderni pieni di orgogliosa « affermazione ». Ma oggi già viviamo in un mon do sportivo del tutto nuovo. E non ce ne siamo accorti. Oggi è in corso la rivoluzione consumistica, il trionfo della mac china e dell’automatismo, del ma croscopico e del « pubblicitario ». Ebbene, lo sport è divenuto un prodotto di consumo. Ma già questa epoca mostra le corde della crisi. Già gli spiriti più piu illuminati re__ ej ccontestano il super spingono _ market che si sta instaurando nel mondo o che si è già instaurato. Per costoro, anche lo sport rientra in un complesso fenome no di evoluzione sociale che sta portando l’uomo a traversare la rivoluzione consumistica come mezzo necessario di miglioramen to, per approdare in una organiz zazione di rapporti su base di giu stizia ed equità. Anche lo sport cammina con l’uomo verso nuove frontiere. Gli ideali sono sempre gli stes si, quelli di raggiungere attraver
so la attività armonica delle mem bra, una nuova manifestazione dell'« io »; quelli di soddisfare una esigenza innata ed esterna alla competizione, al confronto con al tri esseri umani. Ma il contesto dell’ambiente dove sta sorgendo questo sport di « domani » è di verso e da quello dei greci e da quello dei britannici dell’800 e an che da quello dove regna lo sport di oggi, fra miliardi e cambiali bianche. Lo sport di domani avrà una di mensione che non possiamo ab bracciare, ma che certo non reste rà ferma alle forme di rapporti « vittoriani » e a volte puritana mente ipocriti dello sport di oggi; nè si immergerà nel consumismo
attuale, dove forse si collocherà per sempre il lato meno nobile della disciplina agonistica, il gladiatorismo moderno, il professionismo « spinto ». Noi partecipiamo ai processi storici, anche nella storia dello sport: non possiamo fare i demiurghi, non possiamo prendere « i se coli per i capelli ». Ma abbiamo l’obbligo di dare il nostro indivi duale contributo alla evoluzione naturale, sociale. Quanti di noi lo fanno? Non siamo piuttosto fermi al concetto del « dopolavoro » o del lo sfogo dei bollori giovanili, per soffocarne altri (che poi non si soffocano) ?
Paolo Valenti
Anche lo sport cammina con l'uomo verso nuove frontiere.
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Aldo Moser dai tempi di Coppi e Banali La stagione ciclistica è in pieno svolgimelo. Le squadre hanno tut te preso le misure e la battaglia è accesa. I trenta ex dilettanti vanno inserendosi nel campo de gli anziani. Il Giro, che è la corsa più importante per i corridori di casa nostra, è vicino. A nessuno sarà sfuggita la pre senza, nel gruppo dei professio nisti attualmente in servizio, del trentaseienne Aldo Moser. Ha corso con Coppi e Bartali. E' alla sua sedicesima stagione. Scese da Palù di Giovo, in pro vincia di Trento. Scoprì di esse re un campione quando, in gita con gli amici, staccava tutti con facilità. Nacque la passione, cre dette nel mestiere, divenne cicli sta e onorò con estrema dignità la sua fatica. Già al suo primo Giro si classificò sesto. Dal '55 al '58 fece parte della squadra azzur ra dei mondiali. Eppure nel '66 lo spietato e miope ambiente del ci clismo industriale lo aveva lascia to senza lavoro! Trovò un posto soltanto a giugno. Fu assoldato all'ultimo momento per la defe zione di altri. Firmò il contratto a sera. Il giorno dopo vinse a Camucia la prima corsa nella nuova squadra. Se gli chiedo quale sta gione ricorda più lietamente, mi risponde: l'ultima, quella del '69. E' un altro riflesso della sua per sonalità chiusa, involuta, ma pie na di ingenua poesia, di onestà autentica. Chiunque avrebbe in seguito gli anni della giovinezza, dei sogni appena abbozzati. Mo
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ser, con commovente sincerità, ricorda la stagione scorsa, quella corsa già da « vecio », strappan do vigori atletici alla logica della natura. Moser ha conosciuto il valore della maturità, antitesi di ogni fatua forza passeggera. I giovani, con spregiudicata leg gerezza, gli dicono, anche in cor sa: « ma chi te lo fa fare?! ». Moser, accigliato come sempre, guarda lontano e il più spesso tace. Sa che oggi la fatica per i giovani è appena acettata, sa che le prospettive sono più facili. Non risponde, ma comprende il perché di carriere così brevi, presente abbandoni non appena più tran quilli guadagni fanno disprezzare la fatica. Prima passavano profes sionisti solo i migliori dilettanti. Oggi passano tutti, anche quelli di classe incerta, che faranno i gre gari con stipendi di fame. Moser vorrebbe una legge che obbligas se i neoprofessionisti ad un con tratto di almeno due anni perché per motivi psicologici al primo anno si può fallire l'ambientamen to. Al secondo potrebbero salvar si e invece sono perduti per il ciclismo. Ma intanto nessuno più può pensare ad una sedicesima stagio ne agonistica. E poi chi ha detto che è l'ultima? Quando non correrà più vorrà restare nel ciclismo, a tutti i co sti. Sogna di dirigere una squa dra, di poter comunicare ai gio vani i tesori della sua esperienza. Ma si adatterebbe a tutto, fareb be anche il motociclista portanotizie pur di restare nella bagarre di una corsa. Moser ha avuto una grave limi tazione tecnica: la mancanza di volata. Mille sue belle azioni non vengono ricordate perché coloro che giungevano insieme al tra guardo lo superavano regolarmen te. Eppure ha fatto quello che ha fatto. Proviamo ad immaginare Moser senza la condizione dello sprint, provvisto di velocità appena ap prezzabile. Dove sarebbe arri vato? Intanto, il « vecio », è ancora in linea. La vecchia guardia vince e non si arrende. E ci passa, in tutta umiltà, un esempio da meditare.
N. M.
UNA ASSEMBLEA DI TIPO NUOVO Quella di fine d’anno, a Co* senza, è stata un’assemblea di tipo nuovo. Almeno così hanno commentato molti vecchi diri genti di Società. Quest'assemblea, ricca di contenuti, ha dimostrato la ma turità e l’efficienza della più grande Organizzazione sportiva della Calabria degli anni '70. Volutamente è mancato il tradizionale elenco di gare svol te, di atleti partecipanti e di alti e bassi nel tesseramento. La relazione, del presidente Ammirato, la possiamo divide re in due parti: la prima parte inerente alle idee ed alle in frastrutture e la seconda p parte —"■* tecnica, con risalto alla prima edizione dei Giochi. Nella prima parte, ii qelatore, dopo aver messo in evidenza che il C.S.I. si propone come obiettivo quello di « ser vire i giovani e prepararli alla vita, educando la loro persona lità e concretizzare senza com promessi e con virilità quanto chiede la coscienza illuminata dalla luce della fede e facen do conoscere il valore inesti mabile della persona umana, i suoi diritti, i suoi doveri », ha richiamato l’attenzione dei pub blici poteri, affinchè inizino a svolgere una concreta azione a favore dello sport dilettantisti co, in quanto questa azione contribuisce al progresso socia le della nostra regione. Per tanto è necessario inserire il problema delle infrastrutture sportive, in una visione ampia, nei riflessi di tutto il progresso del Mezzogiorno d Italia. Per i Giochi, ha affermato che è partito un caldo messag----------e di Ji segio di consapevolezza 'd un~ messaggio rietà sportiva atleti scritto da giovanissimi g. convinti che lo sport ® Pu^sempre un gioco in cui la vittoria deprocura qioia e la — sconfitta . Iasione, ma in limiti di ragione volezza. Forse Forse sono sono nati nuovi atleti, sono stati indirizzati forze nuove verso l'attività agonistica, soprattutto che I ma interessa
giovani abbiano gareggiato con tenacia e semplicità, all'inse gna della lealtà e del disinte resse. Nel dibattito, seguito alla re lazione di Ammirato, sono in tervenuti: S E. Picchinenna, Ar civescovo di Cosenza; il presi dente del C.O.N.L, avv. F. Carci; il delegato FIPAV, prof. C. Pucci; il delegato GIAC, prof. Luciani Rodolfo; il v. presidente tirrenico, prof. U. Cascini; il de legato .Ionico, Porciaccante; il dott. Intrieri; l'avv. Ghiaia, in rappresentanza degli arbitri CSI; il geom. Aristodemo; l'avv. Oddirizzito ed il dott. Cavalcanti. Al termine, si è procedute! al la premiazione di Società ed atleti distintisi nell'anno agoni stico 1968-69.
QUATTROMILA ATLETI LA FORZA DEL CSI CAGLIARITANO Quattromilaquattrocentosette atleti tesserati costituiscono la forza del comitato provinciale del Centro sportivo italiano di Cagliari. Una cifra davvero im ponente che altro non è se non il risultato cui il C.S.I. cagliarita no è giunto in venticinque anni di attività, svolta con impegno ed entusiasmo ancorché con mezzi piuttosto limitati. Abbiamo detto del numero di atleti tesserati che si riferisce alla passata stagione. Sempre nel 1969, le società affiliate so no state centodieci in tutta la provincia ed i dirigenti oltre sei cento. Quarantasei le manife stazioni svolte: diciassette di atletica leggera, quattro di ba sket, otto di pallavolo, sei di calcio, quattro di nuoto e sette di tennis da tavolo. Tre i titoli nazionali conqui stati dai rappresentanti del CSI di Cagliari: Corpino dell'Esperia nei 1.000 metri piani per la ca tegoria allievi, il quartetto della stessa società granata compo sto da Mura. Meloni. Accardi e
PA
Con la premiazione delle attività dello scorso anno, il Comitato di Cagliari ha festeggiato anche i suoi 25 anni di intensa e pro ficua attività.
Carta per la staffetta 4x100 al lievi. Meloni della Rari Nantes per i 100 metri a farfalla juniores. E c è da ricordare il secon do posto della squadra dell'Aqui la nel campionato nazionale juniores di basket. La classifica del campionato campionato provinciale dì società ha visto emergere lo scorso anno l’Ambrosiana di Monserrato. uno dei primi sodalizi sorti in seno al
C.S.I. Segue nella graduatoria l’Aquila, l'Europa, la San Bene detto, l’Acli San Benedetto, la Esperia, il San Paolo, l’Acli Ca stello e numerose altre società. L'Ambrosiana si è aggiudicata la coppa del Presidente della Re gione. consegnata in occasione dell'annuale premiazione cui ha presenziato il presidente nazio nale del Centro sportivo italiano, professore Aldo Notano.
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PIANO PROMOZIONALE E CORSO ISTRUTTRICI La Commissione di Studio, Propaganda e sviluppo, esistente presso il Comitato di Torino ha impostato un piano promozionale nei confronti di tre discipline sportive: atletica leggera, pallacane stro. pallavolo. Il piano, applicato a gruppi di società sportive che ancora non praticano le discipline suddette, prevede una assegnazione di ma teriale sportivo idoneo, l’invio di un istruttore per l'inizio della pra tica sportiva ed ogni altra iniziativa tendente a facilitare la società prescelta. A questa prima fase sono interessate 12 unioni sportive: 3 per l'atletica leggera, 5 per la pallavolo, 4 per la pallacanestro. E' rilevante il fatto che la Commissione Propaganda e Sviluppo sia composta quasi esclusivamente da dirigenti di Società, i quali, in tal modo, diventano gestori dei propri interessi e del proprio futuro. Nell'intento di affrontare concretamente problemi relativi al l’inizio dell'attività femminile, il Comitato di Torino del CSI sta organizzando inoltre un corso per istruttrici di squadre femminili. Tale corso si suddividerà in due cicli: il primo a carattere in formativo comprenderà lezioni riguardanti il mondo giovanile, lo sport e i suoi valori, la psicologia della ragazza che fa sport, la tematica del gruppo sportivo, l'organizzazione e la medicina spor tiva. Il secondo ciclo comprenderà lezioni a carattere tecnico per le seguenti discipline: Pallavolo. Pallacanestro ed Atletica leggera. Al termine del corso verrà rilasciata, alle allieve risultate ido nee, la tessera di ■ Allenatore CSI ».
La Stella Azzurra di Vigasio (Verona) ha celebrato in questi giorni il decennale della sua attività. Gli atleti della attivissima società veneta, che ogni anno tessera oltre 30 ragazzi in un comune di ap pena 3500 abitanti, hanno colto numerose vittorie nei campionati provinciali CSI di Verona. Nella foto un gruppo di ragazzi della Stella Azzurra festeggia una recente vittoria.
« IL DIRIGENTE CSI E LA ANIMAZIONE DELLA COMUNITÀ’ SPORTIVA LOCALE » Si è tenuta a Cremona la • I giornata dirigenti CSI '70 », con notevole partecipazione e fecondi risultati. L’introduzione al tema della giornata « Il dirigente CSI e la animazione della comunità sportiva locale » è stata fatta da parte del dott. Remo Talamazzini, nuovo presidente provinciale, con una risposta negativa al quesito se lo sport possa continuare sulla strada finora battuta, perché sottrarre lo sport alla crescita quali tativa dell’umanità significherebbe fossilizzarlo: esso diventerebbe uno strumento superato e perderebbe la cadenza con i tempi. Affinché lo sport diventi un efficace strumento educativo oc corre operare una scelta fondamentale: che esso sia al servizio dell'uomo. Coerentemente a tale principio, l'unione sportiva del CSI deve assurgere a vera e propria comunità in cui i dirigenti vivano assieme ai giovani; essa deve essere aperta a tutti e dimo strarsi viva e sensibile ai problemi della comunità locale dove inserita. Don Emilio Mondici, consulente del comitato cremonese, ha successivamente tratteggiato i compiti del dirigente all'interno e verso la unione sportiva. L animatore, così possiamo chiamare il dirigente, deve inse rirsi nel gruppo, viverci in stato di dialogo, integrando l'esperien za sociale del giovane, conoscendolo a fondo e stimolandolo ad agire con consapevolezza. Il consigliere Danilo Nicolai, infine, ha sviluppato la propria re aLl0ne. stJ ie direttive del dirigente CSI verso tutta la comunità sportiva locale. allena è/j-ui ci1e’ anche se non atleta- organizza, mentali p dedica '* ,suo tempo libero, le sue energie svolta da altri ?pesao anctle denari, per una attività sportiva ^ndirizzanHn ? ^r,ma ,volta’ in ’talia sport ufficiale sta Le idee che vpnonn5 ?rZI per a r,cerca di questo tipo di sportivo,
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Alla presenza di numerose autorità, il Comitato provinciale di Si racusa ha effettuato la tradizionale cerimonia di premiazione per la fine della stagione sportiva. La foto illustra un momento del la cerimonia; al tavolo centrale sono riconoscibili, da sinistra: don Magnano, consulente del Comitato; il cav. Lo Bello, assessore allo Sport di Siracusa; S. E. Mons. Ronfiglieli, Arcivescovo di Siracusa; P. Pacifico e il prof. Ciancio, Commissario del CSI di Siracusa.
Se ^1“"° le s,es“ S? da' CSI
corre chp il che " nuovo corso venga falsato, ocle l'azione finora limitai S? prOietti sulla comunità sportiva loca le idee del nostro a SUa unione. diffondendo lo spirito e A conclusione dei lavoril0ne ^iva. accolto con orande favnrf L dlrigenti convenuti a Cremona hanno dedicare la « qiomata » La P^POSta del Comitato provinciale di nei nuovo quartiere « Gimspnn"3 Un'One del CSI che va sorgendo tuata l'iniziativa d7esternare ’t capoluogo- E’ stata così at' va'ore essenzialmente simbolico tangi^lle atto di solidarietà — di sforzi comuni per la gioventù cremonese3™'0' S' UnìSCOn° agli
La formazione della S.S, Olimpia di Martina Franca, campione provinciale CSI 1969-70. Da sinistra, in piedi: Vinci, Signorile, Rìsola, Palaizo, Bello; accosciati: Lasorte, Bruni, Marangi, Murgino, Coluccl, Tursi.
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PREMIAZIONE ANNUALE NEL NUOVO COMITATO ZONALE AUTONOMO DI CAVA DEI TIRRENI Nei giorni 24 e 25 gennaio u.s. si è svolta a Cava de’ Tirreni la annuale cerimonia della premia zione degli atleti e dei Gruppi Sportivi distintisi nel corso del l'anno sociale 1968-69. La manifestazione quest'anno ha assunto un tono di particola re importanza in quanto si è vo luto degnamente festeggiare la recente concessione dell'auto nomia al nostro Comitato. Sabato 24, nella splendida sa la del Consiglio Comunale del Palazzo di Città, gentilmente con cessa dallo sportivissimo sinda co. prof. Eugenio Abbro, ha tenu to una brillante conferenza il Di rettore del Corriere dello Sport, Antonio Ghirelli, il quale, per espresso invito del nostro vice presidente, ha trattato il tema, di grande attualità, relativo allo sport giovanile nel contesto so ciale del Mezzogiorno. Ha fatto seguito un pubblico dibattito al quale hanno preso parte, fra gli altri, lo stesso sindaco di Cava ed il vicepresidente della Provin cia, aw. Marcello Torre. Erano presenti numerose personalità, religiose, civili e militari, oltre a circa 500 giovani atleti appar tenenti al C.S.I. cavese. Al termine della serata, il pre sidente Gerardo Canora dava let tura del verbale di riunione del Consiglio Direttivo del nostro Comitato, che aveva deciso di istituire un premio annuale da assegnare al cittadino cavese particolarmente benemerito nel
campo dello sport giovanile. Il 1. premio, consistente in un’artisti ca riproduzione del discepolo di Mirone, veniva conferito al Sin daco di Cava, prof. Abbro. Domenica 25, nel salone Pao lo VI, offerto generosamente dal Vescovo di Cava, Mons. Alfredo Vozzi, si davano convegno le nu merose Società che avrebbero, di li a poco, dovuto essere pre miate per le vittorie conseguite nel corso dell’annata sportiva. Presenziavano numerose autori tà, fra cui nel corso dell'annata Presenziavano numerose au torità, fra cui il Sindaco, il vinciale del C.O.N.L, il sovrin tendente regionale per l'edilizia scolastica, provveditore Federico de Filippis, oltre al Comm. Filip po Dragotto, il quale, anche a nome della Presidenza Naziona le, prendeva la parola rivolgendo un caloroso augurio ed un inco raggiamento a continuare sem pre sulla strada dell'impegno sportivo. Successivamente era la volta del sindaco, che, coglieva l'occasione per ringraziare il Co mitato cavese per il premio di cui l'aveva onorato la sera pre cedente. Dopo la relazione tecni co-amministrativa del presidente del Comitato, rag. Canora, si procedeva alla proclamazione dei vincitori nelle varie discipline. In mattinata, alla presenza del Comm. Dragotto, si era svolta la II Prova del Campionato Zona le Autonomo di Corsa Campe stre, ottimamente organizzata
Il comm. Filippo Dragotto premia il decano dei Dirigenti di società di Cava dei Tirreni, sig. Alfonso Senatore, del G. S. Savio S. Lu cia, con una targa d’oro offerta dell'Amministrazione provinciale.
Il Sindaco di Cava, prof. Abbro, premiato dal locale Comitato con il Discobolo del CSI. Alla sua destra il vicepresidente della Provin cia, avv. Torre; alla sinistra, il dott. Ghirelli, direttore del Corriere dello Sport, e l'ing. Accarino, presidente dell'Azienda di Soggiorno.
dal G.S. Savio di S. Lucia di Ca va de’ Tirreni. Alla prova parte cipavano ben 68 Atleti, suddivi si nelle tre categorie ragazzi, al lievi e juniores. con netta pre valenza dei primi che alla par tenza erano ben 32. Il comm. Dragotto si compli mentava con i vincitori, rispet-
tivamente Sorrentino dell’Antoniana per i ragazzi, Coppola per gli Allievi e Cardamone per gli juniores, appartenenti questi ul timi al G.S. Canonico S. Lorenzo ed al G.S. Filangieri.
Raffaele Senatore
CSI E FARI PER UN IMPEGNO COMUNE Si è tenuto a Bari l'incontro Regionale del Centro Sportivo Italiano e Federazione Attività Ricreative Italiane di Puglia per impostare il programma della nuova annata sportivaj Presenti i dirìgenti dei Comi tati di Acquaviva, Altamura, Ba ri, Brindisi, Cerignola, Conver sano, Gravina, Molletta, Nardo, Ostuni, Otranto, Taranto, Ugento. con l'intervento del dott. Duilio Dimetti, consigliere na zionale del C.S.I. Hanno diretto i lavori l'ins. Mimina Lorusso. Presidente Regionale FARI, e il dr. F. Saverio Gaudio, Presiden te Regionale CSI. E’ stato messo in evidenza che il C.S.I. e la F.A.R.I. devo no incontrare la loro azione sul la Società Sportiva vista come nuovo modello che la rende più funzionale. Si sente la necessi tà che i ragazzi partecipino, de cidano e scelgano insieme ai dirigenti; quindi libertà, parteci pazione e democrazia, sono le condizioni essenziali perché il ragazzo si educhi. Ribadita la funzione del CoCo mitato Regionale come occasio ne di corresponsabilità, esso deve| impostare una politica sportiva regionale, promuovere un piano di promozione e svi-
luppo come impegno di studio per la formazione dei dirigenti e impegno tecnico per quanto riguarda la politica sportiva re gionale, studiare e programma re una politica attraverso una tavola rotonda o un Convegno con la partecipazione dei re sponsabili regionali degli Enti di propaganda, dei rappresen tanti CONI e di altre persone interessate all’argomento. Passando alla programmazio ne dell'attività per l’anno 1970, i dirigenti partecipanti si sono trovati d'accordo nella costitu zione di Commissioni Regiona li che affrontino lo studio sul la formazione dei dirigenti tec nici e su una presenza quali ficata del CSI e della FARI. A conclusione, l'impegno operativo si concretizza: nella formazione dì una Commissio ne per l’attività promozionale dei giovanissimi, la partecipa zione ai Giochi della Gioventù, la costituzione dì una Direzione Tecnica Regionale, la Promo zione dei Centri Mini Volley, di Atletica Leggera, di Mini Ba sket e la impostazione di una politica sportiva regionale. Queste indicazioni di lavoro sono scaturite dopo un’ampia ed interessante discussione.
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PRIMO SULLE STRADE DI CASA VERSO UN PRESTIGIOSO TRAGUARDO MONDIALE Luciano Luciani, atleta proveniente dalle file interminabili del Centro Sportivo Italiano, si va facendo onore sulle stra de italiane nella specialità del ciclocross. In questo periodo è impegnato nelle gare attraver so le quali il Commissario Tec nico della nazionale italiana trarrà le dovute indicazioni per la formazione azzurra che par teciperà ai campionati mondia li che quest’anno si svolgeran no in Belgio. La prima pre-mondiale si è svolta a Velletri. nella città che ha visto crescere l'atleta Lucia ni, portacolori della Società CSI Volsca. E’ stata una gara entu siasmante, vissuta esclusivamente sull'affascinante duello Luciani-Longo delineatosi sin dalle prime battute. Davanti al suo pubblico, costretto a se guirlo da lontano per il conti nuo svolgimento di tali compe tizioni nel nord d'Italia, l'alfiere del ciclismo veliterno e del Centro Sportivo Italiano tutto, non si è lasciato sorprendere dalla forza e dall'astuzia del
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compagno di fuga, più volte campione italiano e del mondo, piazzando, al termine di una corsa a due, l'irresistibile guiz zo vincente. L’incontenibile pubblico pre sente alla manifestazione non ha resistito al desiderio di ab bracciare il suo pupfflo subito dopo la vittoria. Duplice sod disfazione quindi per il bravo Luciano: vìncere davanti a bon go. peraltro suo sincero amico ed estimatore, ma, soprattutto, giungere primo davanti alla sua Velletri, ai suoi ex dirigenti che sempre lo hanno seguito dal presidente della C.S.I. Volsca, Rosati, al vice Busini. dal se gretario Morici a tutti gli altri consiglieri e soci del sodalizio. Ora Luciani sarà impegnato nelle altre dure prove fino ad arrivare, ne siamo certi, ai cam pionati mondiali per i quali tut ta la famiglia del Centro Spor tivo Italiano desidera porgergli gli « in bocca al lupo » più sin ceri.
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atletica
Dario Serapiglia Roma, 6 febbraio 1970 CAMPIONATI REGIONALI CAT. GIOVANISSIMI (RAGAZZI)
Si invitano i Comitati Regionali a vo ler programmare la fase regionale del campionato di corsa campestre per la cat. giovanissimi (ragazzi). La detta fase dovrà avvenire entro il 22 marzo p.v. I Comitati Regionale potranno richie dere a questa CTN il quadro del Co mitati Provinciali e zonali di loro giu risdizione che hanno avuto approvato il regolamento ed omologati i singoli ri sultati. La CTN sottolinea l'importanza e la opportunità di indire la fase del cam pionato regionale per la cat. giovanis simi (ragazzi) al fine di dare una mag giore valorizzazione alla categoria che dovrà acquisire quest'anno una notevo le posizione nei programmi atletici. CAMPIONATO NAZIONALE DI CORSA CAMPESTRE
A parziale rettifica di quanto pubbli cato sull'inserto di Stadium contenente il regolamento del Campionato di Corsa Campestre, si definiscono, come segue, le date di effettuazione dei Campionati: Cat. Giovanissimi (ragazzi): fasi pro vinciali o zonali entro 1'8 marzo 1970 fasi regionali: entro il 22 marzo 1970. Cat. Allievi e Juniores: fasi orovinciali o zonali: entro 1'8 marzo 1970 (per i Comitati che hanno atleti partecipanti alle finali nazionali FIDAL. l'ultima pro va può essere fissata per II giorno 15 marzo 1970); fase nazionale: il 5 aprile 1970.
REGOLAMENTO NAZIONALE CORSA CAMPESTRE
Richiamiamo l'attenzione dei Comitati praticanti Atletca Leggera e svolgenti attività di Corsa Campestre, sull'artico lo 7 del Regolamento dei Campionati Nazionali di Corsa Campestre. Riteniamo opportuno pubblicarlo Inte gralmente. invitando tutti i Comitati a curarne la perfetta applicazione: Art. 7 — Per la compilazione del re golamenti delle prove di Comitato lo cale i Comitati Provinciali e Zonali so no tenuti a seguire il regolamento tipo predisposto dalla CTN. Una copia dei regolamenti delle prove di Campionato locale dovrà essere In viata alla CTN almeno cinque giorni pri ma deireffettuazlono della prova alla quale si riferiscono. E’ data facoltà ai Comitati Provinciali e Zonali di inviare alla CTN sla un re golamento per ogni distinta prova di
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Campionato locale, sia un regolamento unico comprendente il calendario com pleto di tutte le prove di Campionato locale. I regolamenti, per essere approvati dalla CTN, dovranno essere redatti sui moduli distribuiti dalla CTN e contenere tutti i dati richiesti dal regolamento tipo. Non si terrà conto delle prove delle quali non siano pervenuti tempestivamente i relativi regolamenti. I risultati delle prove di Campionato Provinciale o Zonale dovranno essere inviati alla CTN. firmati dal Giudice Ar bitro delle gare, entro e non oltre una settimana dalla loro effettuazione. I ri sultati delle ultime prove dovranno co munque pervenire non oltre il 13 marzo 1970 alla CTN. Non si terrà conto delle prove i cui risultati giungano alla CTN oltre i termini stabiliti. APPROVAZIONE REGOLAMENTI CAMPIONATI PROVINCIALI E ZONALI CORSA CAMPESTRE CAT. ALLIEVI, JUNIORES E GIOVANISSIMI Asti (giovanissimi e allievi): Bari; Campobasso; Cremona; Firenze (allievi e juniores): Novara; Melfi (allievi e juniores); Otranto; Palermo (allievi); Parma; Rimini: Siena; Trento; Vercelli.
OMOLOGAZIONE RISULTATI CAMPIONATO CAMPESTRE ANCONA: 1. prova cat. giovanissimi, allievi e juniores: CAMERINO: 2. prova cat. Allievi e Juniores: CONVERSANO: 1. prova cat. Allievi: 2. prova cat. Gio vanissimi; LAMEZIA TERME: 1. prova cat. allievi, juniores e giovanissimi: L’AQUILA: 1 prova cat. giovanissimi; LECCO: 2. prova cat. giovanissimi, al lievi e juniores; LUCCA: 1. prova cat. giovanissimi, allievi e juniores; MAN TOVA: 1. prova cat. giovanissimi, allie vi e juniores: 2. prova cat. giovanissi mi, allievi e juniores: NUSCO: 1. prova cat. giovanissimi, allievi; 1. prova cat. juniores (non valida, art. 6. comma a. reg. camp.); ORISTANO: 2. prova cat. giovanissimi; 3. prova cat. allievi e ju niores; PADOVA: 1. prova cat. giova nissimi, allievi c juniores; PAZZA AR MERINA: 2. prova cat. giovanissimi, allievi e juniores: ROMA: 2. piova cat. giovanissimi, allievi e juniores; j--~l—-• SASCAC SARI: 1. prova cat. giovanissimi; 2. prova cat. giovanissimi; TRIESTE: 3. prova cat. giovanissimi. allievi e juniores.
RATIFICA COMPOSIZIONE CC. TT. PP.
SIENA: Presidente: G. Paolo Ciccarolli; V. Presidente: Mauro Porco; Se gretario: Fosco Cartoni; Componenti: Augusto Mattioli. Ideo Montanari. Ro berto Vanni. Antonio Basili; ALTAMURA: Presidente: Filippo Clcclmarra; Componenti: Vito Bolognese, Nino Elia. Mimmo Colonna; RIMIMI: Presidente: Luigi Prloll; Componenti: Daniele Casadel, Luciano Zamagnl, Bruno Frisoni.
Il Presidente ALDO CAPPELLINI
4 sci
Roma, 6 febbraio 1970
CALENDARIO
ATTIVITÀ’
NAZIONALE
Come già pubblicato sia su Stadium che con comunicato n. 3. le finali dei Campionati Nazionali Campanili Alpini e Criterium della Neve avranno luogo il 3 e 4 aprile 1970 a Cervinia. RETTIFICA DATA PARTECIPAZIONE CAMPIONATI
Come già pubblicato su II comunicato n. 2, causa errore materiale di stampa, sull’inserto apparso su Stadium n. 17 del 30 ottobre u.s. e contenente I re golamenti del Campionato nazionale dei Campanili Alpini e del Criterium della Neve, le date di partecipazione atleti non sono state precisamente riporate.
Pertanto esse devono intendasi come segue: CAMPANILI ALPINI: fondo • nati ne gli anni 1954 • 1955 ■ 1956 • 1957. Di scesa - nati negli anni 1956 - 1957 1958 ■ 1959. CRITERIUM NAZIONALE: fondo - nati negli anni 1950 ■ 1951 ■ 1952 • 1953. Discesa - nati negli anni 1951 - 1952 1953 - 1954 ■ 1955. Pregando di voler scusare l’involon tario errore, si Invitano tutti i Comitati a voler pendere nota di quanto sopra ed a comunicarlo alle Società dipendenti. APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI PROVINCIALI E ZONALI CAMPIONATI CAMPANILI ALPINI E CRITERIUM
Acqui Terme (programma completo); Ascoli Piceno (programma completo): L'Aquila (programma completo); Ber gamo (programma completo): Lecco (programma completo) : Gorizia (pro gramma completo); Mantova (slalom): Savona (slalom); Torino (programma completo): Trento (programma comple to); Venezia (slalom); Vicenza (pro gramma completo). OMOLOGAZIONE RISULTATI CAMPIONATI CAMPANILI ALPINI E CRITERIUM
ASCOLI PICENO: 1. prova slalom gi gante Campanili Alpini e Criterium: 1. prova fondo Criterium; BERGAMO: 1. prova fondo e slalom Campanili Alpini e Criterium; GORIZIA: 1. prova fondo e slalom Campanili Alpini e Criterium: TORINO: 1. prova slalom Campanili e Criterium: 2. prova slalom Campanili Alpini e Criterium.
Presidente: Mario Neri; Segretario: Mau ro Porcu: Componenti: Vincenzo Mormile. Agatino Specchia.
Il Segretario ALDO CAPPELLINI Il Presidente ROMEO REMITTI
APPROVAZIONE REGOLAMENTI ATTIVITÀ’ VARIA FELTRE: Trofeo Achille Scoper (disce sa libera): Torneo di Propaganda (sla lom gigante), 1. prova e 2. prova ri servata ai giovanissimi per I Giochi della Gioventù.
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calcio
RATIFICA COMPOSIZIONE COMMISSIONI CC. TT. PP. ACQUI TERME: Presidente: Pasquale Cappella; V. Presidente: Giovanni Got ta; Segretario: Piercarlo Pistone; Com ponenti: Domenico Borgatta. Giovanni Pesce; MANTOVA: Presidente: Giorgio Scalari; Segretario: Alberto Dalmaschio; LECCO: Presidente: Dario Colombo; Componente: Dario Mozzanica: MILA NO: Commissario: Alberto Marangoni; SIENA: Presidente: Italo Tanganelli: V.
Roma, 10 febbraio 1970 RECLAMI
U.S. Bar Riccardo di Cesena avverso delibera della Commissione Zonale Cal cio del C.S.I. di Cesena - Gara U.S.
QUELLO CHE LA DIETETICA DICE AGLI SPORTIVI
alimentazione proteica ma con l’avvicendamento delle varie proteine di origine animale Un posto di primissimo piano spetta tra queste alla carne di pollo che su ogni 100 grammi ne contiene 16,77 di protidi, 1,34 di glucidi, 13,62 di lipidi e che sviluppa qualcosa come circa 200 calorie, imponen dosi quindi come uno degli alimenti che hanno maggior valore in fatto di potere nutritivo.
Le proteine sono indubbiamente il cibo principale dell’uo mo, occupano cioè il primo posto tra le sostanze che entra no nella composizione degli organismi viventi, perché ne co stituiscono l'impalcatura morfologica, contribuiscono all'ac crescimento e influenzano i processi biochimici. Un individuo adulto ha un fabbisogno minimo di proteine calcolato ad 1 grammo per ogni chilo di peso corporeo e per ogni giorno, se svolge un’attività fisica media. Questa, che è la regola fondamentale, subisce però talune variazioni, ove sopravvengano determinate condizioni fisiopatologiche. Così ad esempio, avuto riguardo all'età, si deve tener presen te che un organismo in fase di accrescimento (bambini, ra gazzi, giovani) ha bisogno di un maggiore apporto di sostan ze proteiche. Lo stesso si deve dire per le persone più avanti negli anni (contrariamente a quanto fino a qualche tempo fa si pensava), perché gli anziani, appunto in quanto vanno incontro ad una più accentuata distruzione delle proteine, più dell'adulto hanno bisogno di un apporto proteico alimen tare compensatorio. Quindi ai vecchi si diminuiranno le pro teine alimentari solo nei casi in cui esistano particolari sta ti morbosi come nefropatie, gotta, eccetera. Anche nella gra vidanza. e così pure nell’eventualità di un « surmenage » fi sico (una eventualità — questa — che riguarda assai da vi cino quanti fanno pratica quotidiana di sport) la razione pro teica deve essere aumentata. Le proteine alimentari sono fornite dai vegetali e dagli animali; queste ultime nettamente più pregiate rispetto alle prime, perché forniscono maggiori quantità di aminoacidi es senziali. Le proteine alimentari di origine animale sono for nite soprattutto dalla carne (miosina, globulina, mioglobìna), che si avvale inoltre di alcune sostanze inorganiche tra le
quali merita un cenno a parte il potassio, in quanto utilissi mo all’attività cardiaca e alla contrazione muscolare. La dietetica ha naturalmente approntato una specie di classifica tra i vari tipi di carne più ricchi di aminoacidi essenziali, e tra questi un posto di assoluto rilievo spetta indubbiamente alla carne di pollo. Come sì può rilevare dal l'ultima edizione del « Manuale medico di diagnostica e terapia » redatto dal Dott. Prof. A. S. Roversi che da alcuni anni viene distribuito in omaggio a tutti i medici in Italia, su ogni 100 grammi di carne di pollo troviamo: grammi 16,77 di protidi. grammi 1,34 di glucidi, grammi 13,62 di lipidi. Inol tre 100 grammi di carne di pollo sviluppano quasi 200 calo rie (per la precisione 195,02). Questo significa che la carne di pollo è, tra i vari alimen ti. uno dei più pregiati, in quanto ricco di sostanze nutritive al massimo grado. A prescindere da questo stato di fatto, e non tenendo conto per il momento dell'altro fattore positivo rappresentato dal minor costo della carne di pollo rispetto ad altri tipi di carne perché la produzione nazionale in que sto particolare settore è ormai in grado di far fronte ad ogni evenienza, va sottolineato che a consigliarcene l'uso è la stessa scienza dell’alimentazione. Nel quadro del Salone-Mer cato dell'Alimentazione e del Commercio che si è tenuto a Torino lo scorso gennaio, sono stati organizzati numerosi convegni di studio sullo specifico tema. Nel corso di essi, la dott.ssa Luciana Giudetti. dell'istituto di Fisiopatologia umana dell'università torinese, esaminando quelle che sono le pro teine di origine animale più convenienti al nostro organismo, ha chiaramente suggerito « l'opportunità di un avvicendamen to delle varie proteine di origine animale, in modo da poter correggere gli eventuali squilibri che si possono creare con 1 uso uniforme dello stesso alimento ».
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Rubicone ■ Bar Riccardo (III Trofeo Crociati) del 9-11-1969. — Esaminanti gli atti ufficiali, — emerge che II tesseramento del gio catore QUADRELLI TONINO devesl con slderare carente nella parte formale, la di cui responsabilità non è attribuibile all'U.S. Rubicone: — rilevato che il Quadrelli, pur es sendo in precedenza vincolato per una Società semiprofessionistica è conside rato federalmente ■ giocatore dilettan te • e quindi aderente alle norme del regolamento del Torneo. Per quanto concerne II vincolo del tesseramento stipulato dal Quadrelli a favore del C.S.l. emerge limpidamente la sicurezza dei dirigenti dcll'U.S. Ru bicone circa la regolarità del tessera mento stesso, e quindi non può essere perseguibile, stante che trattasi di una responsabilità assunta dallo stesso Co mitato Zonale. — Tenendo presente le precisazioni esposte e considerando che le procedu re svolte non rappresentano incrinature di responsabilità da parto dcll’U.S. Ru bicone. si delibera: — di respingere II reclamo e di di sporre la ripetizione della gara dando ne mandato alla Commissione Calcio del C.S.l. di Cesena. La mancata omologazione della gara in oggetti consente la restituzione del la tassa reclamo. U.S. Invieta ■ Varnelli di Macerata,i. av <* verso delibera della Commissione Pro Pr< vinciale Calcio del C.S.l. di Macerata, di cui al C.U. n. 7 del 16-12-1969 - Ga ra Invlcta-Orione del 23-11-1969 (0-0). — Esaminati gli atti ufficiali, — stabilito che alla gara emarginata sono stati ammessi a partecipare, nono stante le riserve scritte presentate dall'U.S. Invieta, giocatori dell'Orione non in possesso dei documenti ufficiali di Identificazione previsti dal regolamen to. ma solo con fotografie, sollecitate dall'arbitro, scattate sul luogo con ap parecchio celere, e quindi prive di au tenticazione: — che te Commissione Provinciale Cal cio di Macerata, a seguito reclamo presentato dall'U.S. Invicta. consta tata l'errata interpretazione da parte dell’arbitro delle modalità per il rico noscimento dei giocatori, ordinava la ripetizione della gara; — contro tale delibera propone appel lo l'U.S. Invieta ritenendo che: a) l'art. 13 del Regolamento del Campionato di calcio Juniores del CSI stabilisce che, in mancanza della tes sere. dovrà essere esibito all'arbi tro. oltre alte dichiarazione di respon sabilità, anche un documento ufficiale di riconoscimento munito di fotografia. Una fotografia, sia pure controfirmata dall'atleta, non costituisce documento ufficiale; b) nessuna norma fa obbligo all'ar bitro di decidere sulla regolare posi zione dei giocatori in campo, in quan to l'art. 5 del R.D. della F.I.G.C. affi da all'arbitro compiti di valore diver so; c) In base all'art. 7 del R.D. della F.I.G.C. ed all'art. 13 del regolamento del CSI, chiede l'assegnazione del ri sultato a proprio favore per 2 a 0. Questa Commissione non concorda per quanto asserito dalla reclamante al punto b) in quanto all'arbitro vengono demandate, dal regolamento, precise di sposizioni in merito alle modalità di identificazione del giocatori prima del la gara, per cui II suo comportamento: consigliare I dirigenti dell'Orione a procurarsi fotografie con la macchina celere della stazione, ha indotto in er rore I responsabili di detta Società. — Nulla da eccepire se l'arbitro non avesse ammesso alte gara I giocatori non in possesso dei requisiti richiesti, ma una volta che. rappresentando sul campo, a tutti gli effetti. l’Ente che I ha designato, ha derogato dalle di sposizioni dallo stesso impartire, si è assunto la responsabilità delle sue de cisioni che l'Ente non poteva non te ner presente. ~ Per | motivi sopra esposti questa Commissione ritiene equo il giudizio della ripetizione della gara formulato dalla Commissione di prima istanza. Per cui si delibera: — si respinge il reclamo confermando lo ogni sua parte la delibera della Commissione Calcio Provinciale di Ma cerata. ~ Si incamera la tassa reclamo.
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G.S. Alba • B. Roma di Verona, av verso delibera della C.T.P. Calcio CSI di Verona di cui al C.U. n. 12 del 2511-1969 - Gara Alba - Llb. Oulnzano del 4-11-1969. (Torneo Cat. Allievi « Cop pa Pandoro Melegattl •). — Esaminanti gli atti ufficiali dai qua li emerge l'infrazione al regolamenti del Torneo • Coppa Pandoro Melegat tl • — art. 9 — che prevede che la so stituzione di un giocatore deve verificar si prima dell'inizio del 2° tempo, nel mentre la reclamante Inseriva una ri serva durante II 2° tempo: — pur tenendo presente che le società sono responsabili del rispetto dei rego lamenti e Che conseguentemente ogni infrazione da esse compiuta comporta i relativi provvedimenti, non si può sottovalutare che, sia sul referto di ga ra che nel richiesto supplemento, come risulta agli atti, l'arbitro ha chiaramen te affermato che su richiesta del capi tano del G.S. Alba consentiva la so stituzione di un giocatore durante il 2° tempo. — Da quando sopra precisato emerge che l'arbitro non avrebbe dovuto pronun ciasi su questioni che In effetti non so no di sua pertinenza. Ciò nonostante è indubbio che II direttore di gara rap presenta sul campo l'Ente organizzatore e quindi, al fini delle responsabilità, anche se la Società non può conside rarsi, come nel caso In oggetto, solle vata dalle responsabilità stesse, trova però sostanziali attenuanti che in ef fetti possono far ritenere comprensibile l'errore commesso. — Soffemandoci quindi, sia sulla base regolamentare, ma soprattutto su quel la morale, si è indotti a seguire la via più aderente, sia allo spirito che alla sostanza, al senso squisitamente spor tivo. ed In base ai predetti convinci menti si delibera: — di accogliere parzialmente II recla mo del G.S. Alba-B. Roma disponendo la ripetizione della gara e di conferma re in ogni sua parte I provvedimenti adottati dalla Commissione Calcio di 1* Istanza; — si restituisce la tassa reclamo.
Bernardonl: segretario: Aldo Ciampoll; cassiere: Fosco Cartoni; Delegato Tecn.: Carlo Satta; componente: Luca Luchlnl.
Coppa Carlo Dragotto sq. part. 3 h* vinto U.S. Olimpia.
ORGANIZZAZIONE CORSI ARBITRI
Approvazione Corsi
CORSI TECNICI
CAGLIARI. ORGANIZZAZIONE CORSI
NOMINA NUOVI ARBITRI GENOVA: Groml Ettore. Mazzarello Gildo, Parodi Enrico. Sabatini Ugo. Steinweg Benno. Trimarchl Angelo; ALES: Bandino Vincenzo, Mallocci An tonio. Zedda Antonello, Mocci Flavio, Tocco Andrea. Cardia Fernando. Garau Isocrate. Mereu Ettore: ROMA: (Zo na di Civitavecchia): Capulli Ferdinan do. De Fazl Giancarlo. Falappa Alfredo. Mariottl Mario. Rossi Raul. Rossi Sil vio; PISA: Blndi Gianfranco, Ceccarini Giancarlo. Del Chicca Luigi. Del Moro Alfredo. Fredlanelli Slrio. Gaggini Al do. Giannone Paolo, lacoponi Aldo. Meucci Giuseppe. Pannocchia Bruno, Pratesi Giovanni. Pieri Silvano, Santerini Giuseppe. Sereni Otello. Tognonl Marcello; ASCOLI PICENO: Stipa Ezio. Bachetti Angelo; COMO: Fumagalli Er nesto. Corti Alberto, Corti Enrico. Cuo cio Giuseppe. Frigerio Giovanni. Caplaghi Pierangelo; BERGAMO: Capelli Elio. Donadini Marcello, Doneda Giuseppe, Longhi Camillo, Lorenzi Giuseppe, Te sta Dario. Todeschini Ambrogio, Salvi Tarcisio; MANTOVA: Pirotti Leandro; SESSA AURUNCA: DI Florio Davide. Sparagna Salvatore, Coppa Ezio, Gramegna Giulio. Grippo Guido, Tucci Giu liano; TORINO: Plolatto Renato. Beganl Alessandro.
RATIFICA COMMISSIONI CALCIO PROVINCIALI SIENA: Presidente: Roberto Bernardoni; V. presidente: Fabio Bianciardl; se gretario: Roberto Vanni; rapp. F.I.G.C.: Piergiorgio Giorni; rapp. AIA/SA: Da niele Mulinacci; rapp. G.A.P.: Carlo Satta; rapp. Giovanissimi: Antonio Ba sili; componenti: Giuseppe Cosci, Gian ni Celati. RATIFICA CONSIGLI DIRETTIVI G.A.C.
CONVERSANO: Presidente: Carlo Di Carlo; v. presidente: Andrea Fantasia; segretario: Giovanni Sfregasse; Teso riere: Giuseppe Fanelli; Consigliere: Vi to Sgobba; SIENA: Presidente: Roberto
RINNOVO TESSERE PERSONALE TECNICO STAGIONE SPORTIVA 1969-70
Arbitri PADOVA: Cavaggion Giacomo, Nicoletto Giovanni: SIENA: Specchia Aga tino.
Segnapunti SIENA: Bernardi Aldo. Celati Gianni: SPOLETO: Lattanzi Antonello. RATIFICA COMPOSIZIONI COMMISSIONI TECNICHE PROVINCIALI E ZONALI
SIENA: Presidente: Bianciardl Fabio; Vice presidente: Clccarelli Giampaolo; Segretario: Luchinl Luca; Rappr. FIPAV: Fontani Giuliano; Componente: Celati Gianni.
Il Presidente FILIPPO DRAGOHO
COMO: n. 1 tessere; LODI: n. 9 tes sere; CESENA: n. 16 tessere; MOLFETTA: n. 6 tessere; ROMA: n. 1 tessera; GALLIPOLI: n. 1 tessera; ALES: n. 1 tessera; MESSINA: n. 1 tessera; VA RESE: n .1 tessera; PALERMO: n. 1 tessera.
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Il Segretario CONCETTO D’AOUINO
Il Presidente GENEROSO DATTILO
tennistavolo
Roma, 10 febbraio 1970
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APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI REGIONALI
Campionato nazionale allievi e juniores
pallavolo
APPROVAZIONE REGOLAMENTI TORNEI
ORISTANO: 3a Coppa S. Silvestro. vincente U.S. Folgore di Oristano.
LUCCA: la CTN visti I verbali d'esa me. ha nominato I sottosegnati signori Arbitri CSI con anzianità 31-1-70: Ada mi Renzo, Barsotti G. Luca. Falena Claudio, Grazzinl Graziano, Marinaro Aurelio. Petrozziello Marcello. Plercecchl. Ouilici Paolo. Buggeri Nicolò. SAVONA: la CTN visti i verbali di esame ha nominato i sottosegnatl si gnori Arbitri CSI con anzianità 16-1-70: Allocci Armando, Besio Gianfranco. Grasso Luigi, Piazza Claudio, Tacerti Sergio, Vanz Vllderlo.
RINNOVO TESSERE ARBITRI
COSENZA: cat. Juniores; NICASTRO: cat. Juniores; GENOVA: cat. Allievi. Juniores. Giovanissimi; BERGAMO: cat. Allievi; CREMONA: cat. Allievi. Junio res; TORINO: cat. Giovanissimi; MOLFETTA: cat. Juniores; GRAVINA: cat. Juniores. cat. Giovanissimi; ALES: cat. Giovanissimi; TEMPIO: cat. Allievi; PA LERMO: cat. Dilettanti; SIENA: cat. Ju niores. Allievi, Giovanissimi; GUBBIO: cat. Allievi, cat. Giovanissimi; TREVI SO: cat. Allievi: VITTORIO VENETO: cat. Allievi; ORISTANO: cat. Giovanis simi; PADOVA: cat. Giovanissimi.
OMOLOGAZIONE RISULTATI TORNEI
ALLENATORI
CESENA.
APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI PROVINCIALI E ZONALI CAMPIONATI
NAPOLI: 1* Edizione Torneo ■ Kodak •; MODENA: Campionato Provinciale Paperlno'S, 1* Coppa Società Esordienti cat. Giovanissimi, III Coppa CSI cat. Al lievi; LA SPEZIA: Soppa Giuseppe Stel la: ALGHERO: Torneo Giovanissimi ■ Trofeo Blu ■; RAGUSA: 1* Coppa Enal Scoglitti; VOLTERRA: Coppa Autunno Giovanissimi: SIENA: Il Coppa ■ Vec chie Promesse •; IV Coppa San Gusmè; TRENTO: Torneo Provinciale Gio vanissimi; GUBBIO: Il Trofeo • Giochi della Gioventù ■.
REGGIO EMILIA: Arbitri. Ratifica Esami
Roma, 10 febbraio 1970
APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI PROVINCIALI E ZONALI AUT. CAMPIONATI NAZ.LI ACIREALE: Allievi e Juniores; CATA NIA: Allievi e Juniores; CHIAVARI: Al lievi e Juniores; CITTA’ DI CASTELLO: Juniores e Giovanissimi; COSENZA: Al lievi e Juniores: ENNA: Giovanissimi; GUBBIO: Allievi e Giovanissimi; PA LERMO: Juniores; PADOVA: Giovanis simi; PESARO: Allievi, Juniores e Gio vanissimi: PISA: Allievi e Juniores; SIENA: Allievi, Juniores e Giovanissi mi; SORA: Allievi e Juniores.
REGISTRAZIONE REGOLAMENTI FASI ZONALI CAMPIONATI NAZIONALI ALTAMURA: Allievi e Juniores; NA POLI: Allievi e Juniores.
MANIFESTAZIONI LOCALE
A
CARATTERE
Approvazione Regolamenti
OTRANTO: Torneo Quadrangolare; SES SA AURUNCA: 1« Torneo Mons. De Cicco; SIENA: Coppa Arcivescovo mons. M. J. Castellano. Omologazione Risultati NAPOLI: III Coppa Partenopo sq. part. 4 ha vinto VV. F. Padula; TARANTO: 2*
MARCHE: Il 22 febbraio: LUCANIA: il 1 marzo; PIEMONTE: Il 1 marzo; SICILIA: allievi II 1 marzo, juniores l'B marzo; VENETO: Il 22 febbraio: CA LABRIA: Il 1 marzo; ABRUZZO: Il 1 marzo; FRIULI: il 1 marzo; LIGURIA: Il 22 febbraio. OMOLOGAZIONE PROVINCIALI E
RISULTATI FASI ZONALI AUTONOME
Campionato nazionale allievi e juniores ABRUZZO: Vasto, Avezzano, Pescara; CALABRIA: R. Calabria (solo juniores). Catanzaro. Nicastro, Cosenza; CAM PANIA: Benevento, Napoli, Salerno. Avellino. Sessa Aurunca, Cava del Tir reni: EMILIA: Rimlni, Fidenza. Modena. R. Emilia. Faenza. Bologna. Carpi. Par ma, Ferrara. Ravenna; FRIULI: Gorizia. Trieste, Udine; LAZIO: Orte, Magllano Sabina; LIGURIA: Sanremo. Savona, Tor tona; LOMBARDIA: Pavia, Crema. Ber gamo, Milano, Cremona. Valtellina; LU CANIA: Potenza; MARCHE: Ascoll Pi ceno, Ancona, Macerata, Pesaro; PIE MONTE: Acqui Terme, Biella, Vercelli. Torino, Alba (solo allievi), Alessan dria. Pinerolo (solo Juniores), Nova ra; PUGLIA: Molletta, Conversano, Ba ri. Taranto. Foggia. Brindisi, Lecce. Ca rinola; SARDEGNA: Alos, Tempio Pau sante, Oristano. Cagliari, Sassari. Nuo ro; SICILIA: Trapani, Patti. Caltanlssetta. Acireale, Piazza Armerina (solo Juniores), Ragusa. Noto, Catania, Mes sina, Palermo; TOSCANA: Firenze. Arez zo, Volterra. Prato. Pisa. Siena. Luce». Massa Carrara: UMBRIA: Perugia. Fo ligno, Terni, Spoleto. Gubbio; VENETO: Treviso, Vicenza. Verona, Feltro, Pa dova. Rovigo.
Campionato regionale singolo e doppio
seniores
LOMBARDIA: Pavia (solo singolo). Milano; FRIULI: Trieste (solo singolo). Udine (solo singolo); PIEMONTE: Novara. Blella, Pinerolo (solo singolo): PUGLIA: Bari, Lecce (solo singolo); SARDEGNA: Oristano; Tempio Pausa nla (solo iv oiiiyuiuj, singolo). oayuaii Cagliari (ou (solo singolo). Sassari E_ (solo singolo), SICILIA: Caltanissetta ( (solo singolo). TOSCANA: Pisa (solo singolo); UM BRIA: Foligno (solo singolo): VENETO: Treviso (solo singolo),, Verona. Feltre.
Il Segretario ALBERTO GRECANTI Il Presidente ALESSANDRO PAOLONI
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CAMPIONATO NAZIONALE
Approvazione Regolamenti REGGIO CALABRIA: Juniores. Allievi; PALERMO: Cat. Allievi e Juniores: TRA PANI: Allievi e Juniores; OSTUNI: Al lievi e Juniores; SIENA: Allievi e Ju niores: TORINO: Allievi e Juniores: PESCARA: Allievi e Juniores; TRIESTE: Allievi e Juniores; MOLFETTA: Allievi e Juniores: GUBBIO: Allievi: ROVIGO: Allievi e Juniores: SESSA AURUNCA: Allievi eJuniores: BRINDISI: Allievi e Juniores; TARANTO: Allievi e Junio res; SORA: Allievi e Juniores; CHIA VAR!: Juniores; FIRENZE: Allievi e Juniores; CAGLIARI: Allievi e Juniores; ACQUI TERME: Juniores: CUNEO: Allie vi e Juniores; AOSTA: Juniores: SAS SARI: Allievi e Juniores.
Omologazione Risultati SPOLETO: Fase Provinciale Cat. Al lievi 1. Atomica Spoleto; POZZUOLI: Fase zonale: Cat. Allievi G.S. Scialoja, Cat. Juniores 1. G.S. Folgore.
CAMPIONATO GIOVANISSIMI Approvazione Regolamenti
TRAPANI: Fase Provinciale; SIENA: Fase Provinciale; GUBBIO: Fase zonale autonoma; SESSA AURUNCA: Fase zo nale autonoma; PADOVA: Fase Provin ciale; PIEDIMONTE D'ALIFE: Fase zo nale. MANIFESTAZIONI LOCALI
Approvazione Regolamenti PADOVA: Torneo di chiusura. Omologazione Risultati
TARANTO: 2. Coppa Carlo Dragotto 1. Esperia di Martina Franca. 2. Olim pia . B 3. Olimpia ■ A •; TRAPANI: Torneo ricreativo « VICTORIA » - 1. Ro smini, 2. Fiamma M.. 3. Juvenilia - A ». CORSI TECNICI BOLOGNA: Corso Arbitri.
CC. TT. PP. o ZZ.
Presidente: O. Vernlzzl, ROVIGO: Membri: M. Gallimi. E. Gasparetto; SIENA: Presidente: A. Specchia. V. Presidente e Rapp. FIP.: G. Galasso. Segretario: G. G. Battoli. Membri: F. Blanciardl e R. Braccìno; ACQUI TER ME: Presidente: G. Barbero. V. Pre sidente: G. L. Sommovigo. Segretario: T. Gola. Membri: P. Cappella.. M. RaPettl, B. B. Scovazzi. Scovazzi. C. Cecchini; CA GLIARI:: Presidente: Presidente: G. Ariu. V. Pre sidente e Rapp. Rapp. FIP-: FIP.: A. Serra. Segre tario: P. Murala, Membri: L. Pinna. G. p- Itzi. A. Mureddu. G. Manunza.
Il Segretario ANGELO RAINERI
Il Presidente UMBERTO GARCEA
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COLOSSI D’ARGILLA • Il rugby è un movimento pendolare che oscilla tra l'individuo e la comunità senza mai trovare il suo punto di equilibrio ». Fantastico. E’ la più bella definizione di una disciplina sportiva che abbia mai tro vato. L’ha formulata il dott. Vercier (Fran cia! in occasione del primo colloquio me dico sul rugby, tenutosi all'istituto degli sport di Parigi. Dal • Colloquio • è venuta fuori una con clusione sconcertante: i giocatori di rugby sono caratterizzati da una particolare fra gilità emotiva. Chi l'avrebbe mai detto?! Psichicamente, il loro grande avversario (a volte più pericoloso di quello stesso che affrontano in campo), è l'ansia. I parteci panti al dibattito hanno riconosciuto alla unanimità che i rugbisti abbisognano di cure particolari, sia a livello fisico sia a livello psichico. Bene, ora sapremo come regolarci con quegli automobilisti che sfoggiano sul pa raurti la scritta intimidatoria: • ma ti ren di conto che gioco al rugby? ».
MUSERUOLA E UMORISMO Il • Secolo XIX • ha condotto un'inchiesta sulla » zona del silenzio • imposta dalla Lega del calcio ai suoi tesserati quando concedono interviste ai giornali. Ha par tecipato tra gli altri anche il dott. Antonio Ghirelli, direttore del « Corriere dello Sport ». Ci sembra che la sua dichiarazione meriti di essere attentamente considerata: • Il divieto di libertà di parola per gioca tori e allenatori rappresenta, per un ver so. la paradossale sopravvivenza del re gime fascista nella roccaforte federale. Per altro riguardo, scaturisce non arbitraria mente dalla intolleranza, dalla scarsa edu cazione civica e sportiva del glorioso popolo italiano il quale — si tratti di una trasmissione televisiva, di una battuta di Brera o di una intervista di Herrera — è
Merckx e Stevens seigiorni » di Milano. Avete notato? Le « seigiorni » non fanno più scandalo come in passato. Gli organizzatori e i corridori non cercano più di farle apparire per quello che non sono, il pubblico sa esattamente che si tratta di un divertente trattenimento in chiave sportiva, e buona notte. Buon se gno. L'importante è non prenderci in giro, e non prendere in giro lo sport.
sempre pronto ad offendersi, ad imperma lirsi, a protestare. Per solito, tali proteste vengono manifestate per categorìe: napo letani, pompieri, ex alpini, donne di servi zio e ogni altro tipo di gruppo sociale che si ritenga moralmente oltraggiato perfino da uno sketch di Walter Chiari o da una pittoresca imprecazione di Oronzo Puglie se. uno degli ultimi guelfi che parli an cora il linguaggio di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno. In poche parole, i divieti vanno rimossi, ma va anche perseguita l'educazione dei nostri connazionali, magari con la creazione di una facoltà universita ria deH’umorismo, anche involontario ».
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Gustavo Thòeni non ce l’ha fatta. È l’unico, forse, a non farne un dramma e continua tran quillo a distribuire autografi. Bella lezione per tutti noi italiani che siamo sempre alla ricerca dì un « salvatore della patria ». Arriverà pure un giorno che diventeremo maggiorenni, e ognuno si assumerà la sua parte di responsabilità.
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