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Stadium n. 2/1985

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QUASI UN SOMMARIO

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LA VERA RIFORMA

IL MOVIMENTO DEI VERDI

FORMAZIONE E PROGETTO

L’editoriale di Aldo Notario.

di Angela Messina. Ecologia e politica si incontra­ no e si scontrano.

di Vittorio Ferrerò.

4 VERSO LORETO Tutte le comunità e le asso­ ciazioni cristiane si preparano aH’imminente Convegno Ec­ clesiale su « Riconciliazione cristiana e comunità degli uo­ mini ».

13 STADIUM/SOCIETA' di

Angelo

Bertani.

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FOTOMEMORIA

1985: ANNO DEI GIOVANI

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di Paolo Del Debbio. Il problema dei giovani all’at­ tenzione dell’opinione pubbli­ ca. Ma non basta parlarne...

8 CONTRO LA FAME di Alberta Del Bianco. Il volontariato internazionale di fronte alle nuove facce del sottosviluppo.

10 CINEMA E SPORT di Davide Marzaroli. Luci e ombre nel rapporto tra cinema e sport.

22 ASSOCIAZIONE E REGIONI di Maria Rosa Zanella. Per una politica regionale del­ lo sport.

23 RISCOPRIAMO L'ALLENAMENTO di Donato Mosella.

IL TEMA DEL MESE: LA FAMIGLIA

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Temi e problemi delia fami­ glia verso il duemila.

SPONSOR, SI SPONSOR, NO?

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di Andrea De Pascalis.

FOTOMEMORIA

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TUTTOCSI/ CRONACHE/ ESPERIENZE

AL VIA LE FESTE NAZIONALI di Donato Mosella.

30 L'OPINIONE DI ... Giuseppe De Rita, Segreta­ rio generale del CENSIS.

LA COPERTINA Mentre a Ginevra si di­ scute di guerre stellari, a Roma al livello massi­ mo, rappresentato dalla Pontificia Accademia del­ le Scienze, si sono riuniti i « big » della ricerca scientifica mondiale dell’ est e dell’ovest, per indi­ care una strada ragione­ vole per evitare che an­ cora una volta lo svilup­ po della scienza si tra­ sformi in una minaccia per la sopravvivenza del­ l’umanità. Richiamare nella no­ stra copertina questo di­ lemma, vuol essere un ap­ pello ai lettori di « Stadium », ad inserire la pro­ pria esperienza sportiva e sociale, nel quadro sto­ rico in cui siamo chiama­ ti a vivere. Lo sport, per il CSI, non è un’isola, sul­ la quale ci si ritira per fuggire dal mondo, ma è un modo per stare den­ tro al mondo e ai suoi problemi, a partire dalla propria esperienza uma­ na e sociale. Così anche questo nu­ mero, partendo dal vo­ lontariato, dall’ecologia, dall’iniziarsi dell’« anno dei giovani », vuole aiu­ tarci a percorrere anche gli aspetti più « terra ter­ ra » della vita associativa, nella preziosa consapevo­ lezza di un impegno di amicizia e di servizio, che fa del nostro sport un momento di umanità profonda e di Festa col­ lettiva.


LA VERA RIFORMA Nel Consiglio nazionale del CONI di gennaio di quest'anno il presidente Carraro ha annun­ ciato che quanto prima decide­ rà se candidarsi o meno alla Presidenza del CONI che verrà rinnovata nel prossimo Consi­ glio del 23 aprile. Quando Stadium arriverà la decisione sarà stata presa e noi ci auguriamo che sia nel senso desiderato anche da noi oltre che dalla stessa Giunta del CONI e cioè che Carraro resti alla guida dello sport italiano: ne siamo convinti per la stima e l’amicizia che ci legano a lui con cui abbiamo schiettamen­ te collaborato in questi anni. Il rinnovo della dirigenza del CONI lascia con il Rato sospe­ so il mondo sportivo, e non so­ lo quello sportivo, per l’impor­ tanza sociale che lo sviluppo del fenomeno ha assunto in questi anni. Il caso vuole poi che ad ansia si aggiunga ansia: l’ansia per la riforma dello sport che pare sia alle porte, visto che la Commissione In­ terni della Camera dovrà pre­ sto o tardi prendere in esame i sei disegni di legge-quadro dello sport. Di tali ansie se n’è avuta eco recentemente sulla stampa: i profeti di sventura non manca­ no mai e di solito sono sprov­ veduti orecchianti che non si danno la pena di documentar­ si anzitutto e poi di studiare e approfondire gli argomenti. Se così fosse, non si ridur­ rebbe la riforma sportiva ad un equivoco baratto, ad una merce di scambio: da una par­ te l’uscita dal Parastato del CONI e delle Federazioni che avrebbe come contropartita,

dall’altra, l'entrata degli Enti di promozione sportiva nel Con­ siglio nazionale del CONI. Lo ripetiamo per i sordi: al CSI e agli altri Enti non inte­ ressa « entrare nel Palazzo », interessa essere riconosciuti per il ruolo e la funzione socia­ le che svolgono, e che le loro Società siano riconosciute iden­ tiche a quelle federali. Ma la riforma non sta qui: sta nello spirito e nella volontà di cambiamento, cioè in una cultura della riforma, nel gu­ sto di cambiare per migliora­ re, mettere in ordine, ricono­ scere l'esistente per potenziar­ lo, fare giustizia dei corporati­ vismi, dare respiro allo svi­ luppo. La riforma sta anzitutto nel­ lo spirito e poi in una strate­ gia chiara con punti di riferi­ mento precisi attorno a cui coagulare e dare risposta ai problemi: altrimenti si rischia la miopia e si mettono le pe­ cette ai buchi. Per noi i punti di riferimen­ to che possono aiutare tutti a capirsi e aiutarsi per dare una risposta ai problemi, che sono di tutti, sono tre: 1) l'assetto complessivo del sistema sportivo, cioè la ripar­ tizione di ruoli tra istituzio­ ni pubbliche e organizzazioni sportive, in una indispensabile complementarietà di funzioni e quindi in una chiarezza di rap­ porti e collaborazioni;

2) la centralità dell'associa­ zionismo sportivo volontaristi­ co, elemento qualificante e ca­ ratteristico del modello spor­ tivo italiano e quindi punto di

riferimento obbligato dell'inte­ ra politica sportiva; 3) l’assetto interno alle for­ ze del movimento sportivo (CONI, Federazioni ed Enti di promozione), fondato sul plu­ ralismo delle culture ispirative, sulla pari dignità e sull'unita­ rietà sostanziale delle compo­ nenti.

Essi rappresentano, secondo noi, gli elementi fondanti la cultura di una nuova politica sportiva. Attorno a questi punti è ma­ turato un notevole consenso e le idee si sono chiarite in con­ fronti di tutti i tipi. Non si è mai discusso tanto in Italia! La riforma insomma è ma­ turata democraticamente con grande responsabilità e parte­ cipazione: si può tranquilla­ mente affermare che non sarà quella sportiva una riforma ca­ lata dall’alto, sulla testa di tut­ ti, né tantomeno un blitz dei politici che « si sono dati allo sport ». Chi insiste su questi toni o è in malafede o ignora i pro­ blemi: basta allora leggere e documentarsi, uno sforzo inso­ lito per chi parla solo di cam­ pioni e di campionati ma che va fatto per non continuare a piangere sul latte versato, pri­ ma ancora che sia versato.

Aldo Notarlo

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Verso Loreto Ferve a tutti i livelli della Comunità cristiana e nei vari luoghi dell'Associazionismo cat­ tolico, la preparazione del gran­ de Convegno ecclesiale che si svolgerà a Loreto nel prossimo aprile nel tema « Riconciliazio­ ne cristiana e comunità degli uomini ». Il punto e l’indica­ zione più recente sulla prepa­ razione del Convegno è stata data dal Consiglio Permanente della Conferenza episcopale ita­ liana. Esso afferma: « Il Convegno è un evento ec­ clesiale al quale tutti sentiamo il bisogno di prepararci, dando il primo posto all'orazione e valorizzando al massimo la sua dimensione comunitaria. Attorno a questo evento si sta creando — pur con qualche

Nei giorni 8/14 aprile, si celebrerà a Loreto il Convegno della Chiesa italiana sul tema: «Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini» difficoltà — una fondamentale sintonia che rivela il senso di responsabilità delle diocesi e delle parrocchie, delle associa­ zioni, movimenti e gruppi ec­ clesiali.

UDIENZA DEL PAPA AL MONDO SPORTIVO

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Il 17 gennaio il S. Padre ha ricevuto in udienza particolare i di­ rigenti del CONI, delle Federazioni, degli Enti di promozione e tutti coloro che hanno collaborato all'organizzazione del Giubileo Interna­ zionale degli Sportivi il 12 aprile 1984. Il presidente del CONI, Franco Carrara, nel suo indirizzo di salu­ to ha confermato al Papa l'impegno per realizzare nello sport le indi­ cazioni contenute nel discorso che il Pontefice tenne in quella occa­ sione e nel Manifesto dello Sport. Ha espresso inoltre il desiderio che il mondo dello sport potesse avere un rapporto continuativo con la S. Sede, tramite un interlocutore o un organismo a ciò espressaniente preposto. Giovanni Paolo II, dopo aver ricordato la manifestazione allo sta­ dio Olimpico, « una delle manifestazioni più caratteristiche dell’Anna Santo », si è riferito all’Anno Intemazionale dei Giovani richiamando il binomio lanciato per la giornata della pace il 1° gennaio scorso: « La pace e i giovani camminano insieme ». « I giovani — ha prose­ guito il Papa — vogliono essere, a ragione, protagonisti del futuro e costruire una nuova civiltà imperniata sulla solidarietà fraterna. Ebbene, essi hanno già in mano uno degli strumenti validi e convincenti. Lo sport, che in gran parte è già fatto da giovani, costituisce un fat­ tore non trascurabile di pace nell’edificazione della nuova società. Mi preme, però, aggiungere subito che l'impresa diventerà più age­ vole ed efficace se crescerà adeguatamente il numero dei protagoni­ sti giovanili in grado di vivere valori ancora più alti e di saper im­ mettere nella loro attività sportiva un impegno sinceramente spirituale ».

Primo compito del Convegno è di offrire una forte testimo­ nianza di unità e di comunione: bene principale e prioritario, infatti, è quella comunione sen­ za la quale ogni testimonianza di Chiesa diventa illusoria ed infeconda. Il Convegno, inoltre, deve esprimere la carica missionaria delle nostre comunità: tra co­ munione e missione vige un rapporto profondo e indissolu­ bile. Non è infatti consentito vivere la comunione ecclesiale in termini intimistici; parimen­ ti non è lecito esprimere la missionarietà della Chiesa in ter­ mini dispersivi ». Questo invito alla « comunio­ ne » e alla « missione » è stato accolto come tema di incontro e di chiarimento in molti mo­ menti significativi dell’associa­ zionismo e di ispirazione cri­ stiana. Ricordiamo soprattutto il recente Congresso della FUCI, che a Firenze ha riconfermato l'impegno sociale e culturale per trasformare la presenza dei cristiani nella società, in un se­ gno di comunione e di parteci­ pazione con tutte le « umani­ tà » che gemono e si aprono a una nuova comprensione del tempo in cui viviamo e dei bi­ sogni emergenti, non solo sul piano materiale, ma su quello delle « emergenze morali », se­ condo una felice definizione del Cardinale Martini. Anche alcune polemiche sor­ te attorno a questi temi e che hanno richiesto precise messe a punto da parte del Presiden­ te Nazionale dell’Azione Catto­ lica, ampiamente riprese dalla stampa di informazione, posso­ no essere lette nel clima posi­ tivo di una ricerca, in vista del­ l'incontro di Loreto, che dovrà ovviamente essere non un pun­ to di arrivo ma un punto di partenza, per una più coerente presenza dei cristiani nella co­ munità civile. Rifuggendo da ogni tentazio­ ne di integralismo o di « discri­ minazione a partire dalla Fe­ de », si offre al contrario, nel convegno e oltre il convegno, l'occasione storica per ricon­ ciliare nel concreto la Fede con la storia, la testimonianza cri-


INFORMATUTTO

A ROMA CON IL PAPA I GIOVANI DI TUTTO IL MONDO Oltre centomila giovani di tutto il mondo hanno già aderito all’in­ vito del Papa di incontrarsi a Roma il 30 e 31 marzo prossimo per cele­ brare da cristiani l’Anno Intemazionale della gioventù indetto dall'ONU. Il tema dell’incontro Io ha fissato lo stesso Pontefice: « Cristo è la no­ stra pace ». 11 Cardinal Eduardo Pironio, Presidente del Pontificio Con­ siglio per i Laici, che organizza il raduno, ha precisato: « Non si tratta di fare dei giovani un semplice argomento di studio o di riflessione. Si tratta di fare con essi uno stesso cammino di speranza. La chiesa vuole pregare con i giovani e impegnarsi con essi nella costruzione di un mondo nuovo ». Il raduno inizierà sabato 30 marzo con un primo incontro con il Papa a San Giovanni in Laterano, a cui seguirà una veglia di preghiera. L’indomani, domenica delle Palme, i giovani si recheranno in pro­ cessione a Castel Sant’Angelo e di qui, ricevute le palme, insieme al Papa raggiungeranno S. Pietro. Il Centro Sportivo Italiano rinnova la sollecitazione rivolta ai suoi Consigli locali per una partecipazione dei propri associati, aggregando­ si alle iniziative promosse nelle varie diocesi. Ad ogni buon conto, per la prenotazione di alloggi ci si può rivolgere alla « Peregrinatio ad Petri Sedem » - Piazza Pio XII, 3 - 00193 Roma - Vaticano - teL 698.48.96. stiana con l’azione comunitaria e collettiva a servizio degli al­ tri, la coscienza religiosa con la consapevolezza democratica del nostro essere comunità na­ zionale, l’autonomia morale della persona con una riconqui­ stata visione dello Stato. Sulla spinta dell'invito dei Vescovi, che anche noi del CSI, laici impegnati nel sociale, pos­ siamo preparare l'evento signi­ ficativo e importante per la Chiesa e la società italiana, rap­ presentata dal Convegno di Loreto. Intanto perché lo sport è di­ rettamente coinvolto nel tema della riconciliazione. Basti ri­ cordare il contenuto del Giubi­ leo degli Sportivi di cui sta per ricorrere l'anniversario, e di cui il Papa ha riconfermato i valori ricevendo recentemente i massimi esponenti dello sport ufficiale italiano. Del resto fu questo uno dei temi del no­ stro Quarantennio, in occasio­ ne dell'ultimo Congresso Na­ zionale. Ma è soprattutto l’ispirazio­ ne cristiana, che è alla base del nostro stare insieme, a spingerci a farci carico della ri­ conciliazione all'interno e al­ l'esterno della Chiesa italiana. E’ certo un impegno indivi­ duale, che deve aiutarci a rive­ dere il nostro modo di essere nella comunità ecclesiale e nel­ l’azione sociale. Ma deve esse­

re anche e sopratutto un impegno di gruppo. In che misura il nostro fare sport è un annuncio di gioia, di compartecipazione umana, di attenzione agli altri, di offerta di aiuto ai più poveri, agli esclusi, agli ultimi? In che modo il nostro stare insieme, non è un modo per chiuderci a difesa dei nostri in­ teressi, ma è aperto sul terri­ torio che ci circonda? Fin dove la forte coscienza della nostra identità associati­ va, che in ogni caso deve esse­ re perseguita, è un momento non già di separazione, ma di « compromissione » con la vita sociale, in rapporto attivo con tutte le altre agenzie educative, e in spirito tollerante e di dia­ logo con le altre forze sociali e con le diverse ispirazioni cul­ turali? Ecco alcuni dei temi che pos­ sono coinvolgerci in queste set­ timane, nella prospettiva di un evento, che sull'esempio del precedente Convegno ecclesiale su « Evangelizzazione e promo­ zione umana », è destinato a lasciare un segno e ad aprire nuovi orizzonti nella comunità sociale ed ecclesiale del nostro Paese.

E. G.

CREDITO SPORTIVO — L’Isti­ tuto per il Credito Sportivo ha abbassato dal 14,50 al 13 per cen­ to il tasso sui mutui per la co­ struzione e il miglioramento de­ gli impianti sportivi. Sugli inte­ ressi, inoltre, l'istituto potrà con­ cedere un contributo fino al 3 per cento quando si tratterà di impianti volti all'esercizio e alla diffusione dello sport. BENECK DENUNCIATO ALLA PROCURA — Bruno Beneck, già dimissionario dalla presidenza della Federazione Baseball in se­ guito allo scandalo per irregola­ rità amministrative, è stato de­ nunciato dal CONI alla Procura della Repubblica del Tribunale di Roma e alla Procura Generale della Corte dei Conti. Ciò in se­ guito ai fatti appurati dalla Com­ missione appositamente istituita dal CONI. La denuncia espone fatti e situazioni che riguardano la gestione federale, l'esercizio dei poteri deliberativi da parte del presidente, le iniziative per la propaganda del Baseball, le spese sostenute per gli Europei del 1983 e l’assunzione di per­ sonale dipendente. I reati che po­ trebbero emergere a carico del­ l'ex presidente federale sono il falso in bilancio, l’abuso in atti d’ufficio e il peculato per di­ strazione. DATI ISTAT — L'annuario stati­ stico 1984 dell'ISTAT (ma i dati si riferiscono al 1983) conferma i mutamenti della situazione ita­ liana che varie indagini avevano evidenziato negli ultimi tempi. La popolazione tende a stabiliz­ zarsi sui 57 milioni scarsi (si pre­ vede che tanti resteremo fino al 2000). Diminuiscono i matrimoni e tendono a crescere quelli civi­ li rispetto a quelli religiosi. Na­ scono meno bambini e gli an­ ziani vivono un po’ più a lungo. E’ definitivamente terminato il flusso migratorio dal Sud al Nord, anzi è in atto un deflusso, in particolare a Torino, ma an­ che a Milano. Le grandi città si spopolano, mentre si ripopola la provincia. Alcune conseguenze: gli ospedali come numero sono sufficienti (il disagio esistente è dovuto a disorganizzazione); le scuole sovrabbondano, mentre le case nelle grandi città continua­ no a mancare perché aumentano i bisogni e il numero delle unità familiari. Infine, in tutta l'Italia, dall’82 all'83 l'eccedenza dei nati sui morti si è più che dimezzata, da 85.000 a 37.000.

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1985: anno dei giovani Il tema dei giovani si propo­ ne come estremamente versati­ le ai più svariati approcci. Ol­ tre alle tematiche che possono essere trattate anche in altre fasce di età, si aggiungono quel­ le che il fattore dinamico, ca­ ratterizzante questo periodo della vita, porta con sé. Ed al­ lora il campo si fa veramente sterminato. Tra la ricerca af­ fannosa dell'ultimo dato empi­ rico convalidante una certa te­ si e la ricerca di significati da attribuire a quelle ricerche em­ piriche, spesso non si trova il giusto equilibrio. Si dà vita, in questo modo, a interpretazioni che pendono o dalla parte dei dati o dalla parte dei significa­ ti e sviano una lettura adeguata del « fenomeno giovani ». Forse in altre stagioni che la coscienza giovanile ha attraver­ sato era possibile costruire un quadro della situazione aiutati anche da ciò che i giovani scri­ vevano o dicevano sul loro con­ to. Non sembra essere così in questo momento. « Quando fa­ re è dire ». Così, generalizzan­ do, si potrebbe sintetizzare que­ sto momento della storia della coscienza giovanile. E’ un fare spesso silente ma non per que­ sto muto di significati. Forse è solo muto di parole, bisogna dargli un nome e un cognome, bisogna chiamarlo. E’ quanto vogliamo qui accennare.

UN FARE SPESSO SILENTE 6

Sono diverse le indagini che già sono state condotte in Ita­ lia ed in Europa sui giovani di

E’ iniziato l’anno dei giovani. Sarà un anno di chiacchiere un po’ alla moda, o una svolta della cultura del futuro?

questi primi anni ottanta. Pur nelle diverse caratterizzazioni dipendenti da diversi approcci, c'è una certa unanimità di va­ lutazione globale sui dati che queste indagini hanno offerto. Una disamina di queste inda­ gini, in vista della formulazio­ ne di un quadro dei valori dei giovani degli anni ottanta, è sta­ ta fatta da Italo Vaccarini su « Aggiornamenti sociali » nel numero di settembre/ottobre dell'84.

Da questa disamina emerge anzitutto una radicale diversità tra i giovani dei tardi anni Ses­ santa e degli anni Settanta e quelli degli anni Ottanta. Vi è un relativo disincanto dalla po­ litica e la riscoperta di ambiti più privati, come ad esempio la famiglia. Si riscontra inoltre un pragmatismo carente, quan­ do non addirittura assolutamente privo, di respiro ideale e di carica morale. Si assiste ad un ritorno a tre àmbiti: la fa­ miglia, il lavoro e la scuola.

« Tanto la famiglia quanto il lavoro e la scuola — scrive Vac­ carini — vengono apprezzati

come fonti di appagamento di bisogni affettivi, riduttori della diffusa insicurezza emozionale e garanti della sicurezza eco­ nomica, anziché come istituzio­ ni che socializzano a determi­ nati valori (specificamente ai valori di sviluppo della perso­ nalità e di perseguimento di mète individuali e collettive che sono inerenti alla società moderno-industriale) e che mo­ tivano all’apprendimento dei ruoli di lavoratore e di coniugegenitor-e... Insamma, famiglia, scuola e lavoro vengono valo­ rizzati in quanto appaiono ri­ conducibili al microcosmo de­ gli interessi affettivi e strumen­ tali propri della vita quotidia­ na ». Coerentemente con il qua­ dro tracciato le istituzioni po­ litiche e lo Stato sono svaluta­ ti perché sono percepiti come distanti ed estranei alla vita quotidiana. Le Chiese sono re­ lativamente apprezzate perché appartengono ad un mondo prepolitico che esprime valori solidaristici ed espressivi. Vi è poi un apprezzamento verso le forze dell’ordine che sembra poter essere inquadrato anco­ ra una volta nel bisogno gene­ rale di protezione e di sicu­ rezza. « I suddetti orientamenti giovanili — continua il Vacca­ rini — prospettano una conce­ zione del soggetto umano es­ senzialmente come identità af­ fettiva — nel linguaggio socio­ logico, ''espressiva” —, cioè co­ me un insieme di bisogni psi­ chici, di desideri, sganciati, e comunque assolutamente sovraordinati, rispetto alla com­ ponente etico-valoriale e speci­ ficamente all'esigenza di vinco­ li sociali e istituzionali di ca­ rattere normativo ».

Una lunga citazione ed un lungo riferimento a questo sag­ gio di Italo Vaccarini nell’in­ tenzione di fornire alcuni ele­ menti sui quali tentare alcuni giudizi di tipo culturale. Dun­ que dalle indagini emerge un soggetto che cerca più che sen­ so della vita, appagamento af­ fettivo nell’orizzonte ristretto al trinomio famiglia-scuola-la­ voro, trinomio sganciato da qualsiasi carica progettuale e da qualsiasi ricerca politica.


E PRIMA? COSA SI FACEVA E COSA §8 DICEVA Nessun comportamento, spe­ cialmente se collettivo, è un fungo che non presenta radici e nasce dall'oggi al domani sen­ za possibilità di previsione nel­ l’oggi e di analisi storica nel domani. Così è, naturalmente, anche per questi comportamen­ ti dell'universo giovanile di questi primi anni ottanta nel­ le nostre società occidentali. Ci sono due momenti che ci hanno preceduto nella storia recente della coscienza giova­ nile e che paiono molto im­ portanti per la comprensione dell’oggi. Si tratta del '68 e del '77. In ambedue questi momen­ ti è presente una ricerca, da parte del mondo giovanile, di un rapporto liberante tra sog­ gettività e storia. La storia sem­ brava ormai calpestare le sog­ gettività e non permetterle di esprimersi secondo le sue reali potenzialità e desideri. A que­ sta situazione diagnosticata cer­ cava una risposta progettualepolitica sia il '68 che il '77. Es­ se, pur differenziandosi nella logica concreta, appartenevano entrambe ad un unico processo teorico. Nel '68 la soggettività cerca­ va di impossessarsi della sto­ ria e voleva impossessarsi della storia perché solo così la sog­ gettività avrebbe potuto realiz­ zare la propria liberazione po­ litica ed esistenziale. « Potere all’immaginazione » si scriveva sui muri dell’università e delle città ad indicare il ribaltamen­ to che si doveva fare. Nel '77 si prende atto del fal­ limento avvenuto nel '68 e si decreta l’impossibilità formale e radicale di entrare in rappor­ to con la storia. « L’immagina­ zione deve distruggere il pote­ re » si scrive ora sui muri. Quel­ la soggettività che si era ag­ ganciata al progetto del '68, al cadere di quello era caduta pu­ re lei. Non le rimaneva altro che dichiarare guerra alla sto­ ria. Non si deve più destabiliz­ zare il potere per assumei'lo ma si deve destrutturarlo, distrug-

Si è trovata a terra con il pro­ getto che aveva costruito e pri­ vata di senso. Allora è neces­ sario che la soggettività sia ag­ ganciata fuori della vicenda sto­ rica in un luogo che la storia non possa nemmeno scalfire. Tale è la vita divina nella pro­ spettiva cristiana. Questa soggettività fondata fuori della storia non è però priva di significato per la vi­ cenda storica ma non è ad essa legata per il proprio senso. Se cadono i progetti di libe­ razione che la soggettività ha messo in piedi, essa non cade. E’ più forte di essi. Solo una soggettività così fondata può entrare in dialogo ed in collaborazione con altre soggettività e costruire assieme ad esse la casa che è di tutti gli uomini. Comune è la sorte di tutti gli uomini sulla terra e proprio questo evidentissimo fatto può assurgere a degno fondamento del dialogo e della collaborazione di tutti gli uo­ mini per la costruzione della « città dell’uomo ». Il dialogo per la determinazione degli « dovuto » e cercare lì la pro­ obiettivi comuni e la collabopria realizzazione ed il senso razione per l’attuazione prati­ della propria vita. Eliminata la ca di ciò che si è determinato storia non rimane che il mi­ nel dialogo come obiettivo co­ crocosmo della affettività e del­ mune, come « bene comune » l’interesse concreto. E così è da perseguire. Si tratta di riscoprire una oggipassione per la vicenda della « città dell’uomo » ed una com­ passione per la sorte di tutti gli uomini. RIDARE SENSO Delle soggettività ben fonda­ AULA VOTA E AL FARE te che entrano in dialogo ed in Di fronte ad una situazione collaborazione con tutte le al­ giovanile dove le parole politi­ tre per costruire la casa di tut­ ca, storia, tensione etica pro­ ti, la « casa comune », come la vocano smarrimento e dove ta­ chiamava Giorgio La Pira, pos­ le smarrimento è superato nei sono costituire un progetto di microcosmi di cui abbiamo speranza per chi guarda al fu­ parlato, sembra che si debba turo nel desiderio di renderlo ragionevolmente elaborare una più abitabile e liberante per tut­ nuova proposta di riferimento ti gli uomini. in due sensi. Da una parte occorre rifon­ dare le soggettività aggancian­ dole fuori della storia. L’aver agganciato la soggettività ad un progetto nel tentativo di con­ ferirle senso ha portato a quan­ to abbiamo sopra analizzato. Al cadere dei progetti ai quali era agganciata la soggettività anPaolo Del Debbio ch’essa naturalmente è caduta.

gerlo. Si deve insomma cercare fuori della storia e solo lì la propria realizzazione e il senso della propria esistenza. Quello che conta notare è che sia nel '68 che nel '77 la soggettività è legata in modo assoluto alla vicenda storica. Tutte le possibilità di dare un senso alla vita ed alla soggettività si esauriscono nella storia. Falliti ambedue i tentativi non rimane che rifugiarsi nel

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Contro la fame Atei, cattolici, operai, intel­ lettuali, vescovi, deputati, mol­ ti comunisti: insieme in mar­ cia per riaffermare i valori del­ la solidarietà, della giustizia c della pace nel mondo. E’ quan­ to è successo a Natale e a Ca­ podanno nelle maggiori città italiane: a Roma, Milano, Tori­ no, Palermo a migliaia hanno detto no alla politica di sfrut­ tamento del Terzo Mondo, al riarmo nucleare, alle violazioni della libertà e della dignità umana. In una sola notte sono stati raccolti oltre trenta milioni da investire in Africa e America Latina per realizzare pozzi d’ acqua in Somalia, centri di aiuto per i perseguitati in Cile, e mezzi di trasporto in Etiopia.

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Sono, come gli organizzatori stessi le hanno definite, « bri­ ciole di pace » e non bastano certo a risolvere i gravi proble­ mi del sottosviluppo in cui si dibattono i tre quarti dell'uma­ nità. Ma è pur sempre un esem­ pio della mutata sensibilità con cui, negli ultimi tempi, va­ sti strati dell'opinione pubblica si sono accostati ai problemi più gravi del nostro tempo, an­ che sotto la spinta dei movi­ menti ecologico-pacifisti sorti negli anni Settanta un po’ in tutte le nazioni europee e ne­ gli USA. D’altro canto il colossale in­ debitamento dei Paesi dei Ter­ zo Mondo, che ha raggiunto la cifra record di 700 miliardi di dollari, minaccia di far saltare l’equilibrio monetario interna­ zionale ed ha costretto di con­ seguenza le nazioni industrializzate ad affrontare in termi­ ni nuovi il rapporto Nord-

Ai «continenti della disperazione» arriva la solidarietà umana. Il ruolo decisivo delle organizzazioni di volontariato negli aiuti ai Paesi del Terzo Mondo. Sud, nella consapevolezza del­ l’interdipendenza delle econo­ mie mondiali. Lo spettro poi della catastrofe nucleare ha fat­ to nascere la necessità di un negoziato globale in alternativa alle trattative bilaterali. In Italia i movimenti ecolo­ gici hanno spesso lavorato in parallelo e a volte si sono fusi, come è avvenuto nelle recenti manifestazioni natalizie, con i gruppi del volontariato catto­ lico e laico, impegnati da de­ cenni nelle opere assistenziali e di promozione nelle aree de­ presse, mentre il governo, an­ che sotto la spinta sempre più massiccia dell’opinione pubbli­ ca, ha emanato il 20 dicembre un decreto con cui stanzia 1900 miliardi di lire per realizzare programmi di sviluppo plurisettoriali nelle zone maggior­ mente colpite dalla siccità e dalla carestia, che verranno co­ ordinati da un commissario speciale istituito nell’ambito del Ministero degli Esteri. La CEE ha varato un piano di aiuto supplementare di 270 miliardi di lire, che va ad ag­ giungersi ai 1000 miliardi spe-

si annualmente, ed ha inviato in questi giorni 34.000 tonnel­ late di derrate alimentari agli otto milioni di Etiopici che ri­ schiano di morire entro l'anno. Gli USA hanno proposto una conferenza internazionale per unificare e coordinare i soccor­ si alimentari per le popolazioni affamate e oppresse dalle dit­ tature politiche e dalle guerre, che provocano migliaia di pro­ fughi. Ma accanto alle strategie di emergenza è in corso un riesa­ me critico, condotto in particolar modo dagli organismi non governativi di volontariato internazionale, sulle iniziative di cooperazione allo sviluppo, che hanno avuto finora l’aspet­ to puramente caritativo a sca­ pito di una programmazione più elaborata e mirata all’autosufiìcienza alimentare dei grup­ pi autoctoni. Infatti l'esperien­ za degli ultimi anni ha dimo­ strato che gli aiuti ordinari (al di fuori cioè dei casi di emer­ genza dovuti a disastri, a cala­ mità naturali o a conflitti belli­ ci) non solo non hanno risolto il problema della fame, ma in molti casi, paradossalmente, lo hanno aggravato, sconvolgendo con l’invio delle eccedenze ali­ mentari del Nord estranee al­ le abitudini locali, l’economia agricola interna e creando una costosa dipendenza dalle im­ portazioni e un ulteriore sotto­ sviluppo. Altre volte parte dei soccorsi non è giunta a destinazione, per la mancanza di coordina­ mento, per la corruzione e i giochi di potere dei governi lo­ cali, molti dei quali preferisco­ no stornare i fondi per l'agri­ coltura in acquisto di armi che vengono loro vendute da quelle stesse multinazionali che forni­ scono i generi alimentari. « Gli alimenti sono un'arma, una carta essenziale nel nostro gioco internazionale » confessa senza troppo pudore l'ex sotto­ segretario all’agricoltura ame­ ricano M. Butz. Secondo l’ultimo rapporto della FAO, 800 milioni di per­ sone sono oggi al di sotto del livello minimo di sussistenza, contro i 400 milioni di 10 anni


fa. Il più alto tasso di povertà si registra in Africa con il 68%, segue l Asia con il 26%, l’Ame­ rica Latina e l’Oceania con il 3% a testa. Ma il maggiore di­ slivello riguarda la qualità del­ la vita: il reddito di un citta­ dino di un Paese ricco è 220 volte superiore a quello di un abitante del Terzo Mondo; l’età media si aggira attorno ai 50 anni nell’emisfero Sud contro i 75 negli USA e nei Paesi in­ dustrializzati; il 50% non ha prospettive di alfabetizzazione e un bambino su quattro muo­ re prima dei cinque anni. E la situazione tende ad aggravarsi nei prossimi 15 anni, allorché sulla Terra vi saranno sette mi­ liardi di persone, di cui i tre quarti nei Paesi in via di svi­ luppo. L’Italia, affacciatasi in ritar­ do alla cooperazione per lo svi­ luppo (il finanziamento è pas­ sato in cinque anni dallo 0,08% allo 0,44%) si trova ora a po­ ter sfruttare gli errori com­ messi dagli altri, puntando le nuove strategie non più su pro­ grammi multisettoriali disper­ sivi, ma sulla politica delle « microrealizzazioni », che pri­ vilegia progetti semplici e cir­ coscritti, tali da aiutare le sin­ gole comunità locali a gestire le proprie risorse e a formare soprattutto sul luogo personale specializzato in grado di porta-

re avanti il piano di sviluppo iniziato. Questa strategia è stata mu­ tuata dagli organismi privati cattolici, Caritas per prima, che da almeno 12 anni sono pre­ senti con il loro personale mis­ sionario e laico nei « continen­ ti della disperazione » (Africa, Asia e America Latina) e che attualmente contano 20.000 operatori nei quadro di 135 programmi distribuiti nei set­ tori sanitario, alimentare, so­ ciale e di addestramento pro­ fessionale.

Attualmente sono attive una cinquantina di organizzazioni di volontariato: 37 di loro so­ no associate alla FOCSIV (fe­ derazione organismi cristiani di servizio internazionale vo­ lontario) istituita nel 1965 a Milano. Le altre dipendono, più o meno direttamente, dalla Far­ nesina, dove opera uno specifi­ co dipartimento per la coope­ razione allo sviluppo e sono in­ serite nel COSV (comitato di coordinamento delle organizza­ zioni per il servizio volontario) sorto nel '79 con la legge che ha organizzato il servizio civile nel Terzo Mondo. La differenza tra i due tipi di istituzioni riguarda il gene­ re di finanziamento (il volonta­ riato cattolico si basa per il 97% su gettiti privati e solo

COME SI DIVENTA VOLONTARI Il Volontariato Internazionale è re­ golamentato dalla legge n. 38 del 9-2-'79, sulla cooperazione con i Pae­ si in via di sviluppo in America Lati­ na, Asia e Africa. • MODALITÀ' DI INSERIMENTO NEI PROGRAMMI: per i candidati selezio­ nati sono previsti corsi di prepara­ zione abblìgatori in base alle dispo­ sizioni di legge, finalizzati a fornire strumenti di interpretazione generale della realtà del sottosviluppo e a ve­ rificare l'idoneità del candidato al la­ voro da svolgere, completati da lezio­ ni di lingua estera. La durata dei corsi è di 7-8 mesi. • REQUISITI: l'inserimento nei pro­ getti richiede un titolo di studio su­ periore o una laurea, oppure una spe­ cifica esperienza professionale, avan­ zata dal Paese ospite come garanzia di competenza.

• INFORMAZIONI dettagliate si pos­ sono richiedere a: — COSV (Comitato di coordinamen­ to delle organizzazioni per il ser­ vizio volontario) / Via Padova 33 00161 Roma - tei. 06/4270653 / Via De Cristoforis 13 - 20124 Mi­ lano - tei. 02/8399729.

— FOCSIV (Federazione organismi cristiani di servizio internaziona­ le volontario) / Via Stradella 10 20129 Milano - tei. 02/220460 / Via Palombini 6 - 00165 Roma tei. 06/6232464. — CARITAS Italiana: Via Colossi 50 - 00146 Roma - tei. 06/55627955563651.

— GVC (Gruppo dì volontariato ci­ vile) / Villa Aldini, Via dell'Osservanza 35/2 - 40136 Bologna tei. 051/585604.

per il 3% su quello pubblico), ma soprattutto la strategia di soccorso, legata per gli organi­ smi statali alle direttive del CIPES, il comitato intermini­ steriale per la politica estera che opera su richiesta dei go­ verni locali. Per i movimenti cattolici si basa sulle « capaci­ tà di ascolto delle aspirazioni dei popoli », come sottolinea Sandro Galvani, responsabile del settore Terzo Mondo della Caritas. « Se si fa un ambula­ torio è perché le madri di quel­ la zona lo hanno richiesto; se si concerta un progetto di svi­ luppo di pesca è perché la coo­ perativa di pescatori locali ha individuato un particolare in­ tervento possibile. Se vogliamo sperare, a breve termine, in un grosso cambiamento nello svi­ luppo, dobbiamo puntare sul­ la gente piuttosto che sui go­ verni, dal momento che i cin­ que sesti di essi non hanno al­ cuna parvenza democratica », sottolinea ancora Galvani. Metodologie, finalità, durata dell’intervento vengono perciò concordati dalle due parti in­ sieme, in un’ottica cristiana di solidarietà e di collaborazione che coinvolge anche le chiese locali. Le associazioni cristiane, per le quali l’impegno dei po­ litici contro la fame nel mon­ do sarebbe motivato da fini elettorali, riconoscono tuttavia che il valore rilevante dello stanziamento statale dei circa 2000 miliardi di lire sta nella massiccia mobilitazione popo­ lare che ha portato con sé. Que­ sta ha coinvolto gli stessi mass­ media, naturale termometro dei mutamenti culturali della società, stimolando la ricerca di una più approfondita infor­ mazione sulla materia. Un pri­ mo risultato, in Italia, è già stato raggiunto con la creazio­ ne, presso l’università di Pa­ dova, della cattedra di specia­ lizzazione sulla cooperazione al­ lo sviluppo e sul rapporto Nord-Sud nel giornalismo este­ ro, finora limitato al settore po­ litico e di guerra.

Alberta Del Bianco

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Cinema e sport

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Sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica e con gli auspici del Ministero al Turismo e Spettacolo, si è te­ nuto a Torino, dal 3 all'8 di­ cembre scorso, il Quarantesi­ mo Festival Intemazionale di Cinema Sportivo, organizzato congiuntamente da CONI ed AGIS (l'Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) e pro­ mosso dagli Assessorati allo Sport, Gioventù e Turismo del Comune e della Provincia di Torino e dalla Regione Piemonte. Sport e cinema hanno dun­ que potuto nuovamente brin­ dare insieme a quell'importan­ te e poco conosciuto matrimo­ nio che li lega, con alterne for­ tune e con numerosi rischi di divorzio, sin dai primissimi anni del nostro secolo. A partire dall'ottocento, in­ fatti, queste due valenti forme espressive dell’animo, della cultura e della vita umana han­ no intrapreso, su binari paral­ leli, il loro lento cammino di inserimento « protagonistico » fra gli eventi storici della collettività mondiale, nella co­ mune intenzione di presentarsi quali settori fondamentali per la crescita della creatività indi­ viduale e per lo sviluppo di un autentico pluralismo cultu­ rale nel linguaggio e nella co­ municazione, gestuale e corpo­ rea, tra il singolo e la società. Conseguentemente è accadu­ to che il cinema, il cui anno uf­ ficiale di nascita vien fatto ri­ salire al 1895, e lo sport, risor­ to a grande passione popolare con l'avvento delle Olimpiadi moderne nel 1896, si sian tro­ vati a confluire quasi natural-

i vari cineasti partecipanti do­ vevano attenersi). Appare però subito importan­ te sottolineare come, stante si­ mili discriminanti di fondo e ri­ facendosi a quell'esperienza di Luci ed ombre gemellaggio ideale fra cinema e del Quarantesimo sport precedentemente delinea­ Festival Intemazionale to, fosse stato lecito attendersi novità culturali dalla sfi­ del Cinema sportivo grosse lata di circa duecentocinquanta pellicole che, provenienti da di­ ciotto Paesi del pianeta ed uti­ lizzando tecniche disparate (dal colorato cartone animato alla moderna e praticissima video­ mente, nel 1938 (all’indomani cassetta, dalla classica bobina della prima Biennale del Cine­ in sedici o trentacinque milli­ ma di Venezia), in una grande metri al poco usato racconto in manifestazione culturale che cortometraggio), dovevano co­ rappresentasse sullo schermo gliere ed evidenziare i molte­ vicende, gesta ed avvenimenti plici aspetti peculiari del feno­ meno sportivo. del mondo sportivo. Invece, ancora una volta, si E così, erede fedele di quest’antica tradizione ed in linea è assistito ad una manifestazio­ con lo spirito delle precedenti ne dove sembrano aver trovato edizioni (svoltesi dapprima a ampio spazio e rilievo soltanto Cortina, per ben venticinque i modelli culturali dominanti di anni, e poi a Saint Vincent), 1' attività sportiva, cioè quelle odierna e celebratissima rasse­ forme più appariscenti e spet­ gna internazionale di cinema tacolari, ricorrenti ed ovvie, sportivo, ospitata per il quarto che la passerella cinematografi­ anno consecutivo nel capoluo­ ca torinese presentava come go piemontese, ha proposto un indistruttibili ed assolutamente ventaglio variopinto di recenti non soggette a quel sintomati­ opere filmate (realizzate non co scricchiolìo che invece esse prima del 1982), inedite o me­ accusano nella realtà, di fron­ no, che intendessero divulgare te ad una società in rapido mu­ « l'informazione e la propagan­ tamento e con nuove esigenze da nel campo dello sport e la di aggregazione. diffusione dell’ideale olimpi­ Il Festival, ad esempio, non co », con tassativa esclusione ha sicuramente sollecitato ne­ delle opere prodotte con in­ gli spettatori una riflessione tenti e criteri prevalentemen­ critica ed attenta sull’avvenite pubblicitari » o delle opere mento olimpico, sulla sua mu­ « prive di sufficienti qualità tec­ tata collocazione e significativi­ niche ed artistiche » (così reci­ tà nelle vicende internazionali, tano alcuni articoli del Regola­ ma ha piuttosto risentito for­ mento tecnico del festival, cui temente dell'atmosfera creata


da Los Angeles '84, tendendo a propinare sullo schermo una immagine sportiva che assai ra­ ramente si discostava dalla ce­ lebrazione acritica del campio­ ne, dalla esaltazione della pu­ rezza e della bellezza estetica del gesto atletico, dalla mitiz­ zazione del solito « spirito olimpico ».

Queste le negative connota­ zioni comuni di una rassegna quantitativamente ricca in cui risaltavano peraltro macrosco­ piche differenze, specialmente nella sezione riservata ai filmati di animazione, fra i cartoons di produzione occidentale e le ope­ re provenienti dall’Est europeo, sia nella tecnica realizzativa e sia nel messaggio culturale tra­ smesso. Valga esemplarmente una storia cinematografica proposta dall'Unione Sovietica, con il cortometraggio intitola­ to « Come i cosacchi divenne­ ro olimpionici », che vedeva lo sport quale possibile terreno di lotta sociale fra il popolo (ri­ tratto in tre piccoli ometti da­ gli enormi baffoni ucrainici) e la dittatura militare, imperso­ nata da un ridicolo ed impac­ ciato generale pluridecorato, cui si contrapponeva lo statu­ nitense « Popeye metts Hercu­ les », dove il conosciutissimo Braccio di Ferro utilizza lo sport soltanto per accattivarsi i favori dell’ingenua Olimpia. Va peraltro detto che la 40cl rassegna internazionale di ci­ nema sportivo ha avuto l’indub­ bio merito di proporre gran parte del materiale attualmen­ te disponibile sul mercato mon­ diale in fatto di soggetto spor­ tivo, contribuendo a fare il punto sul grado di sensibilità esistente nei diversi Paesi in merito alle vicende sportive. In questo senso va citato il Ca­ nada che, attraverso « The Na­ tional Film Board » (casa di produzione cinematografica sta­ tale della nazione nordamerica­ na), è risultato massicciamente attento alle tematiche sportive, ricevendo conseguentemente il premio speciale Regione Pie­ monte. Ma anche quando un Paese si dimostrava genericamente vicino al fenomeno sportivo, le

immagini coglievano unicamen­ te la visione spettacolare della tecnica: è questo il caso, ad esempio, di « Tischtennis Perfekt », documentario didattico della Repubblica Federale di Germania dedicato al tennistavolo o dell'australiano « Walking on air », ritratto artistica­ mente pregevole del paracadu­ tismo acrobatico, oppure an­ cora del filmato francese « Perfectionnement du perchiste », che ha conseguito il Premio CONI, illustrante la disciplina del salto con l’asta, per finire all'italiano « Criniere verso il cielo », vera e propria celebra­ zione pura dell’equitazione, di­ retto dal cronista televisivo Al­ berto Giubilo. Quando poi l'attenzione del regista si spostava minimamen­ te sulla descrizione dell’impor­ tante ed oggettivo rapporto in­ tercorrente fra sport e società, le narrazioni risultavano note­ volmente povere e superficiali sotto l'aspetto culturale, non­ ché abbastanza banali sotto il profilo narrativo. Si poteva co­ sì assistere al canadese « Fighting back » che, omaggiato del premio AGIS, pur essendo as­ sai simile a quelle innumerevo­ li produzioni cinematografiche che avevano affrontato nel pas­ sato il mondo della boxe, pro­ poneva la solita esaltazione del pugilato, concepito banalmen­ te quale intrinseco mezzo di emancipazione individuale per un giovane negro emarginato dalla vita sociale di una gran­ de metropoli americana. Si può quindi affermare che, eccezion fatta per alcune « an­ teprime » fuori concorso, sol­ tanto i giovani film-makers di età inferiore ai diciotto anni (partecipanti in gran numero al premio CONI-AGIS-BNL) han­ no portato una ventata di rin­ novamento ed originalità in una cinematografia che, alle prese con grossi deficit in ter­ mini di pubblico e di incassi, sembra poco intenzionata a voler rischiare fama e denaro per diffondere una concezione diversa del prodotto-sport.

Davide Marzaroli

INFORMATUTTO NUOVE LEGGI REGIONALI — Numerose Regioni stanno rin­ novando o integrando la loro legislazione sportiva regionale. • Calabria — La Regione Cala­ bria il 3 ottobre 1984 ha approva­ to la sua prima lègge organica sullo sport dal titolo « Interventi regionali per la formazione e lo sviluppo dello sport e del tem­ po libero ». Secondo la legge, la Regione intende intervenire in materia di impianti sportivi di uso sociale e per attività dilettantistiche, a sostegno delle iniziative promo­ zionali e delle attività dilettanti­ stiche dei vari soggetti sportivi, a sostegno delle manifestazioni sportive di rilevante interesse, in materia di tutela sanitaria delle attività sportive e potenziamen­ to dei servizi di medicina dello sport. • Liguria — Il 7 novembre 1984, la Regione Liguria ha approva­ to la nuova legge organica sul­ lo sport, concernente: « Promo­ zione ed incentivazione degli im­ pianti e delle attività sportive »; la precedente legge era del 1978. Gli ambiti sui quali la Regio­ ne intende operare sono i se­ guenti: le strutture e i servizi sportivi, gli interventi atti a fa­ vorire l'espansione delle capaci­ tà promozionali degli enti pub­ blici e delle associazioni sporti­ ve, la realizzazione e il sostegno di manifestazioni e di altre ini­ ziative di particolare rilevanza regionale ai fini promozionali, i collegamenti con il Servizio Sa­ nitario nazionale per la tutela sa­ nitaria delle attività, iniziative per la formazione, l'aggiomamento e la qualificazione tecnica de­ gli operatori sportivi. • Veneto — Il 12 dicembre 1984 la Regione Veneto ha approvato la legge n. 62 concernente « In­ terventi a sostegno delle mani­ festazioni sportive ». La legge è una integrazione di quella orga­ nica sullo sport emanata nel 1979; prevede il sostegno di ma­ nifestazioni sportive di partico­ lare rilevanza sul piano turisti­ co e promozionale. I contributi, fino al 50 per cento della spesa riconosciuta ammissibile, potran­ no essere concessi alle Federa­ zioni, alle Società, alle Associa­ zioni e agli Enti di promozione sportiva riconosciuti per l’orga­ nizzazione e l’attuazione di ma­ nifestazioni ad alto contenuto tecnico e agonistico da svolger­ si nel territorio regionale.

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Il movimento dei verdi Anche in Italia il discorso sull'ecologia sembra prendere la strada dell'azione e della propaganda politica Abusi edilizi, piogge acide, distru­ zione del territorio, catastrofi e stra­ gi già verificate o preannunciate. In questi ultimi anni, alla luce di una catena ormai lunghissima di problemi, è nata e cresciuta una sensibilità collettiva verso i temi ecologici. Il catastrofismo ecologi­ co, più o meno fantascientifico, è oggi un filone letterario che com­ prende ormai molti titoli: da Azimov a Roberto Vacca, in contrap­ posizione alle ottimistiche tesi di Gregory Bateson sull’« ecologia del­ la mente ». Il 5 giugno in tutto il mondo, come è stato indicato dalle Nazioni Unite, si celebra la giorna­ ta dell'ambiente, in ricordo della Conferenza di Stoccolma che il 5 giugno 1972 affrontò il grave pro­ blema del degrado deH'ambiente umano.

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Il movimento dei « verdi », che oggi impugna il vessillo dell’ecolo­ gia, ha comunque radici ancora più profonde. Negli Stati Uniti, già nel secolo scorso fu inaugurato il pri­ mo parco nazionale, a testimonia­ re 1’esistenza di un problema di conservazione deH'ambiente. Ma an­ che in Europa, mano a mano che l'industrializzazione portava l’inqui­ namento c la trasformazione del paesaggio, cresceva l'attenzione per il rapporto fra uomo e ambiente. Nel secondo dopoguerra in Europa nascono le prime associazioni ecologiste, composte da intellettuali il­ luminati, preoccupati perché il pro­ cesso di ricostruzione e industria­ lizzazione avveniva « contro natu­ ra ». Ma è negli anni '70 che i « ver­ di » diventano un movimento di massa. In questo periodo, infatti, comincia a essere evidente che la crescita industriale e consumistica del secondo dopoguerra si scontra con alcuni limiti naturali: la scar­ sità dell’aria, dell’acqua o del pe­ trolio. Il problema non è più avete a disposizione tecnologie adeguate: sono le risorse stesse a scarseggia­ re, in rapporto alle esigenze e alle possibilità di sfruttamento. Questo dato oggettivo è accompagnato dal­ la percezione soggettiva del proble­ ma, con la constatazione del degra­ do ambientale e della qualità della vita. Escono in America i saggi di

Barry Commoner, uno dei massimi esperti sull’argomento e, in Italia, appare il rapporto del Club di Ro­ ma sull'ambiente, mentre la Com­ missione natura del CNR pubblica, nel 1970, un celebre libro bianco sullo stesso argomento. Nel 1980, però tale commissione viene sciol­ ta appena annuncia la preparazio­ ne di un nuovo libro bianco. Dagli Stati Uniti si diffonde lo slogan del movimento antinucleare: « Nucleare? No, grazie », subito fa­ moso in tutto il mondo e tradotto in moltissime lingue. Le elezioni europee del 1984 consacrano gli eco­ logisti tedeschi come una forza po­ litica istituzionale capace di racco­ gliere in alcune zone del paese an­ che il 18% dei voti e la media del1'8,2%. Le cause del successo dei verdi in Germania sono da ricer­ carsi sia nel sistema politico tede­ sco, per molti versi paralizzato e ultimamente tormentato da scan­ dali ed episodi di corruzione ina­ spettati, sia nel movimento giova­ nile del ’68, messo a tacere dai ter­ rorismo della RAF ma bisognoso di tornare a esprimersi, seppure attra­ verso una nuova generazione e nuo­ vi contenuti.

In Italia, pur essendo analoghe le date che scandiscono la crescita ul­ tima del movimento, le cause van­ no individuate nella scandalosa ar­ retratezza delle normative in ma­ teria di tutela deH’ambiente. Anche le leggi imposte dalla CEE, in Italia sono disattese o interpretate nel modo più elastico ed estensivo. Nel '77, anno di fermenti giovanili an­ che violenti, alcuni filoni del movi­ mento si ritrovano a Montalto di Castro per protestare contro l'in­ stallazione di una centrale nuclea­ re. Nel frattempo « piove acido » sui nostri boschi, il 5% dei romani scopre di avere tracce di piombo nel sangue, l'Adriatico muore sof­ focato dal proliferare e dal marci­ re delle alghe e dai sacchetti di pla­ stica... Da questo mare, inquinato in modo emblematico, e sotto un cielo sempre più irrespirabile, emer­ ge l'« arcipelago verde », un movi­ mento composito, variegato e fram­ mentario, formato da una trentina di gruppi che operano a livello Io-

cale, che si aggregano c comunica­ no grazie ad alcune riviste, la più nota delle quali è « Smog e din­ torni ». Del movimento dei « verdi » ita­ liani fanno anche parte associazio­ ni ambietaliste storiche come « Ita­ lia Nostra », il « WWF », la « Lega Ambiente », gruppi giovanili di re­ cente formazione, intellettuali, mili­ tanti dei partiti di sinistra o del sindacato, per tradizione sensibile ai problemi della salute in fabbri­ ca. La mappa dell’arcipelago, co­ munque, è ancora in via di defini­ zione, come anche le sue proposte politiche, i metodi di lotta, il mo­ do di porsi nei confronti delle isti­ tuzioni e delle svariate controparti. In cantiere ci sono numerosi refe­ rendum, circa ottanta, su situazio­ ni specifiche e da tenersi a livello locale. Molti si chiedono, perciò, se i « verdi » saranno anche i prota­ gonisti delle prossime elezioni am­ ministrative. Enrico Testa, giovane e sportivo presidente della Lega Ambiente (sebbene fumatore!) su questo ar­ gomento risponde: « La strategia dei "verdi” italiani è molto artico­ lata. Una parte degli ambientalisti ritiene giusto tentare la partecipa­ zione diretta con la presentazione di liste locali, ma il movimento non affida alle sole liste elettorali la propria rappresentanza. Oggi, un eventuale partito verde non aggiun­ gerebbe molto alla situazione poli­ tica italiana.

Ma questo movimento, giovane anagraficamente — l’età dei diri­ genti non supera i 40 anni c la maggior parte dei militanti hanno da 20 a 30 anni — composto da radicali, da borghesi di formazione laica, umanistica e liberale e da gruppi genericamente di sinistra, può però cambiare il modo di leg­ gere la realtà, e può costruire un valore-ambiente con cui confrontar­ si. A Cervia, nel settembre del 1984, si sono incontrati ecologisti ed eco­ nomisti italiani e stranieri: un pri­ mo tentativo di accostare l'ecologia alle altre discipline tradizionali. In questo caso la distanza è rimasta grande, perché la logica del profit­ to nel breve periodo è incompati­ bile con quella del benessere am­ bientale visto in prospettiva. A que­ sto proposito una importante, em­ blematica decisione dovrà essere presa entro meno di due anni in Argentina: quando la commissione istituita appositamente dal gover­ no stabilirà se i pinguini della Pa­ tagonia potranno continuare a vi­ vere, o se dovranno trasformarsi in scatolette di carne e borsette « tria­ de in Japan ».

Angela Messina


WS

STADIUM/SOCIETA' L'ombra della sfiducia e del sospetto, tra cittadini e istituzioni

L'immagine della Chiesa di san Petronio a Bologna, dove all'indo­ mani della strage di Natale le au­ torità della Repubblica e i rappre­ sentanti ufficiali delle grandi orga­ nizzazioni e forze politiche e so­ ciali erano raccolti per un fune­ rale senza bare, dovrebbe restare nella memoria come un inquietan­ te segnale. I familiari delle povere vitti­ me innocenti avevano preferito portarsi a casa i loro morti. I fu­ nerali di Stato sembravano loro una ostentazione inutile, se non ipocrita. Qualcuno avrà pensato che proprio nel Palazzo si nascon­ devano le responsabilità; parecchi certo ritenevano che le istituzioni non avevano fatto abbastanza per prevenire questa strage né per punire i responsabili di quelle pre­ cedenti; tutti comunque hanno ri­ tenuto che la cerimonia privata fosse preferibile a quella pubblica. Certo il dolore dei parenti e il loro desiderio di riservatezza va capito; ma è inquietante che essi abbiano, tutti, ritenuto di chiu­ dere la porta in faccia ai rappre­ sentanti della comunità nazionale e ai milioni di cittadini che, se­ guendo la televisione in diretta, in­ tendevano partecipare al dolore e alla preghiera di tutte le persone colpite. Da questa pubblica solida­ rietà i parenti delle vittime han­ no ritenuto che a loro non venisse conforto. Ecco: non si tratta ora di dare giudizi moralistici, ma si tratta di capire perché. Perché si è creato questo solco, profondo, tra citta­ dini ed istituzioni? Bisognerà ri­ flettere ancora (e non limitarsi a strumentalizzarla politicamente ogni volta che c'è un'elezione) sul­ la questione morale e sul danno irreversibile che provocano alla credibilità delle istituzioni gli epi­ sodi di corruzione e malgoverno e la incapacità dimostrata a libe­ rarsi dalle infiltrazioni e dai ri­ catti di cosche mafiose e centri di potere occulto come la P2. Non

è un caso che essa torni in que­ stione ad ogni strage; e i cittadini hanno la chiara sensazione che essa è più viva e arrogante che mai. Dunque le istituzioni hanno le loro colpe: l'inefficienza, la ma­ niera dispotica con cui trattano i cittadini negli uffici pubblici come nelle aule giudiziarie, l’inquina­ mento morale e mafioso. Il per­ sonale politico e quanti hanno la responsabilità delle istituzioni e dei gangli vitali dello Stato faran­ no bene a compiere un severo esame di coscienza e a provvedere a tutti quei mutamenti di per­ sone, metodi e stili necessari per ricostruire un rapporto di fidu­ cia tra il popolo, che è il titolare del potere politico, e coloro che sono incaricati di gestirlo. Anche i cittadini, però, non de­ vono cullarsi nella illusione che basti « ritirarsi nel privato ». Così facendo essi salvano per un po’ di tempo la loro quiete e si illu­ dono di avere le mani pulite; ma troppo tardi si accorgerebbero di avere così scavato la fossa della democrazia e della libertà. La vicenda della « riforma Visentini » a proposito delle impo­ ste per commercianti e professio­ nisti è esemplare. Noi cittadini ci lamentiamo giustamente quando i pubblici amministratori vengono colti con le mani nel sacco e giustamente chiediamo punizioni esemplari. Ma spesso i cittadini non sono meglio della classe po­ litica. Ha destato scalpore quella statistica che dimostrava come i commercianti denunciano al fisco guadagni minimi, inferiori a quel­ li del meno pagato tra gli operai. Si sa, purtroppo, che non si trat­ ta di casi isolati, ma di una men­ talità diffusissima, secondo la quale il non pagare le tasse è considerata una furbizia lecita e, anzi, un motivo di vanto. Ciò crea ingiustizie enormi a danno dei lavoratori dipendenti e di quanti altri pagano le imposte secondo

giustizia. E' ovvio, infatti, che se tutti pagassero giustamente la lo­ ro parte si potrebbero abbassare le aliquote e lo Stato non si tro­ verebbe nella condizione in cui si trova oggi, di dover sospendere o ridurre le forme di assistenza e di solidarietà e sicurezza sociale (dalle pensioni alle medicine). Ma se è scandalosa l’evasione fi­ scale di certe componenti, o « cor­ porazioni », sociali, altrettanto lo è stata la difesa dei propri privi­ legi. Certo si devono respingere iniziative persecutorie e le campa­ gne di stampa che colpevolizzano intere categorie. Però bisogna ri­ conoscere che contro certe forme di evasione, cioè di furto ai danni della intera collettività, occorro­ no norme e mezzi più forti ed efficaci. In tal senso l’indagine sul « te­ nore di vita » è comprensibile, an­ che se non simpatica. Le persone che spendono centinaia di milio­ ni all’anno in consumi voluttuari e che pagano poche briciole di tasse devono quanto meno spie­ gare da dove traggono i danari. Dunque sarà possibile ricostrui­ re un rapporto di fiducia tra cit­ tadini e istituzioni solo se una profonda riforma morale, visibile anche nei comportamenti, coinvol­ gerà sia lo Stato sia la società ci­ vile e la vita quotidiana delle per­ sone. E' un sogno impossibile? Forse. Ci sono però tante persone valide, tante energie nascoste, tante one­ stà e tanto coraggio che devono uscire dalla penombra. Superando un facile scoraggiamento e il ri­ schio di attirare il sorriso di com­ patimento dei « furbi » sono que­ ste persone e queste energie, che devono ricostruire un Paese più fraterno ed anche più efficiente perché unito in una visione pacifi­ ca, solidale e moralmente rigorosa della vita civile.

Angelo Bertoni

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FOTOMEMORIA

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IL TEMA DEL MESE

La famiglia Nel corso delle ultime generazio­ ni (gli ultimi 30 anni) abbiamo as­ sistito complessivamente a una profonda evoluzione circa il signifi­ cato culturale della famiglia come valore e come istituzione. I tempi di questo processo si possono rias­ sumere in tre momenti: a) Il passaggio dall’ideologia del­ la famiglia come valore primario sia sul piano morale sia quello so­ ciale, aZZ’ideologia della sua negazio­ ne. Molti processi intermedi come il diritto di famiglia, la contesta­ zione tra genitori e figli, la legaliz­ zazione del divorzio e dell'aborto, l’esplodere del movimento femmini­ sta sono stati vissuti, sia da parte di chi li ha favoriti, sia da parte di chi li ha osteggiati, come momenti progredienti di questa negazione. b) La presa di coscienza dell'im­ possibilità della negazione, è stato, ed è il momento successivo al di­ sciogliersi sul piano culturale, del­ l'ideologia della negazione. Per esempio, tutta la letteratura

« memoriale » che riflette in questi ultimi anni, sul significato del mo­ vimento sessantottesco, è una pun­ tuale constatazione spesso non vo­ luta, di questa impossibilità. La « Famiglia » sembra uscire dal processo massiccio di negazione cui è stata sottoposta, depurata dei si­ gnificati « sociali » non più attuali, ma rafforzata come « bisogno » ine­ ludibile per l'identità delle persone a prescindere dalla loro ideologia. c) Pertanto, si configura un re­ cupero culturale del valore fami­ gliare come luogo « originario » del perfezionamento biologico dell'uo­ mo come tale, come momento pre­ ferenziale dell'identità personale, come prima istanza della comuni­ cazione interpersonale, schiacciata e messa in forse dal prevalere del­ la comunicazione di massa.

La caduta delle strutture ideolo­ giche della famiglia « tradizionale » (legate ad una visione e ad una tradizione positivistica dell'uomo), non avviene senza che restino aper-

L'amore e la coppia Nel momento più basso della negazione cul­ turale della famiglia, ha preso risalto ed enfasi il problema della coppia. In un primo tempo, il tempo della contesta­ zione e poi della negazione, la coppia è apparsa come lo strumento antitetico alla famiglia tradi­ zionale, al concetto stesso di famiglia:-altre for­ me di tale contestazione, soprattutto nel presup­ posto antiborghese, hanno avuto storia forse più clamorosa ma più effimera: è il caso delle « comuni », nelle quali la pretesa o la speranza di rompere i presunti tabù famigliar! si è scon­ trata non solo col rifiuto opposto dal preva­ lente costume consumista c quindi individuali­ sta, ma proprio dal risorgere, all interno stesso delle « comuni », del problema ineliminabile,

ti problemi, difficoltà e contraddi­ zioni, radicate nel comportamento umano e spesso sancite dal costu­ me (sia quello antico che si con­ serva nelle abitudini, sia quello nuovo per ora, sostanziato di mode consumistiche).

Occorre, peraltro, guardare a que­ sti problemi e a queste contraddi­ zioni, con rispetto e senza ironia. / problemi che nuove leggi sulla famiglia non hanno potuto risolve­ re (tra altri che hanno risolto — con la disillusione , di chi sperava in una magica palingenesi della feli­ cità umana per via legislativa), re­ stano problemi reali, di uomini e di donne reali che solo la comune ricerca di nuove dimensioni può aiutare a risolvere in termini di nuova cultura. Nel quadro di questo rispetto e di questa ricerca, è possibile indivi­ duare una pista di valori sui quali la famiglia tende a ritrovare, nel concreto, il significato della sua fun­ zione nella società cambiata e che continua a cambiare.

nella generalità, della « coppia » come dimensione esistenziale. Del resto per almeno dieci, anni, il lungo discorrere e dibattere sulla « coppia » è stato in parte il paravento dietro al quale si è na­ scosto il risorgere continuo del problema del­ la famiglia al di là dei pregiudizi del passato ma anche sullo sfondo fosco e spaventoso di un futuro di solitudine dell’uomo di fronte alla durezza e alla violenza della civiltà tecnologica. Non appena ci si è resi conto che, dietro il bisogno di amore e di coppia (coppia libera, coppia spontanea, coppia aperta, ecc.) rinasceva l’immagine e l’idea della famiglia, come luogo biologico e razionale di recupero di una indivi­ dualità cosciente e meno esposta al diluvio della pressione collettiva, si è parlato di « riflusso », di neo-romanticismo, di ripiegamento. Ma se ci poniamo onestamente difronte alla domanda o al comportamento delle più giova­ ni generazioni non possiamo non constatare che la nuova ipotesi di amore e di coppia che si pro­ fila è la prefigurazione di una nuova famiglia, che recupera i valori essenziali della famiglia

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IL TEMA DEL MESE

La famiglia del passato (convivenza, appoggio reciproco, ri­ cerca di identità sociale al di là della classe e del ruolo sociale) ma che si offre soprattutto come un nuovo modo di recuperare positiva­ mente la propria individualità per proteggerla dalla pressione della sempre più prepotente omo­ logazione di massa e per salvarla « in positivo », nella speranza e nella ricerca di una società a misura d'uomo. Si potrebbe dire che mentre in passato era l’ideologia della famiglia a legittimare l’amore e la coppia, oggi, dopo il deserto arido della ne­ gazione e purificazione dei valori, sono l’amore e la coppia a rendere necessaria l’idea essenziale della famiglia. La famiglia di oggi ha senso solo come un « andare avanti » del rapporto di due personec he si amano e vogliono vivere insieme nel contesto della società.

Famiglia ipazione e pai

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Pur nel buio delle incertezze di oggi è pos­ sibile conservare la speranza che le nuove fa­ miglie possano diventare delle strutture aper­ te e costituirsi come il luogo germinale e pre­ politico della partecipazione. E’ un’ipotesi che scaturisce non solo dall’os­ servazione del comportamento e dei bisogni in­ dividuali, ma che prende corpo anche dalla pro­ fonda crisi in cui è entrata la coscienza politica dei singoli, dopo la dilacerante dialettica fra « tutto è politica » degli anni settanta e il rifiu­ to della politica che sembra caratterizzare la cultura diffusa degli anni ottanta. La nuova prospettiva della famiglia, sembra dunque essere quella di diventare l'unità parte­ cipativa non conflittuale di una società resa, nelle sue strutture macroscopiche, ingoverna­ bile (o fin troppo governata, nell'occulto). Lo stare insieme nella prospettiva di una scelta d’amore e di affinità biologica, sembra essere la via d’uscita per ritrovare un nuovo modo di recuperare la propria identità sociale,

in una collettività i cui meccanismi tradiziona­ li, burocratizzandosi, sono diventati e, come ta­ li, sempre più diventeranno, impersonali e tecno­ logicamente oppressivi. Non è comprando il computer o imparandone il linguaggio che sfug­ giremo da soli al pericolo della riduzione a nu­ mero della nostra identità. Che se poi, guardiamo agli scenari apocalitti­ ci, della società che sembra nascere dalla paura atomica e dalla riduzione dello sviluppo, ancora una volta il legame essenziale rappresentato dal valore biologico, emotivo e morale della nuova famiglia, come possibile, irriducibile luogo di rapporto umano, ci appare come proposta par­ tecipativa connessa con la sopravvivenza uma­ na dei singoli. Del resto, lo stesso evolversi della situazio­ ne economica mondiale, e l’esperienza che ne stiamo facendo nel nostro Paese attraverso i si­ gnificativi fenomeni dell’economia sommersa e del progrediente divario fra popolazione attiva e popolazione non attiva in senso direttamente produttivo induce a pensare alla famiglia come la nuova unità di base, per la soluzione realisti­ ca degli stessi processi produttivi. Ma al di là di questa prospettiva di ultima frontiera di una civiltà che muore prima che una nuova ne appaia, l’esigenza di una famiglia « liberata » dalle ideologie e risorgente dalle ne­ gazioni, ma basata sulla coscienza del rapporto umano insopprimibile, offre anche potenzialità e prospettive culturali per la salvezza di quel valore essenziale per l'umanità dell’uomo, che è la sua possibilità di autonomia e di libertà. In realtà nel momento in cui la famiglia per­ de la sua carica ideologica, decresce in essa il segno finora prevalente di essere soprattutto la sede originaria dal principio d'autorità. Non a caso la contestazione e la negazione della fa­ miglia ha coinciso con la contestazione e la ne­ gazione del « padre » e il paternalismo è stato presentato come la massima degenerazione del­ l’autoritarismo. Ma proprio la constatata impossibilità di una negazione radicale del legame famigliare, cui ha corrisposto c corrisponde oggi il diffondersi di una nuova ricerca del « padre » e, peggio, del­ l’autorità carismatica, rivela che, ove la famiglia rinasca come spinta biologica e affettiva del-


La famiglia che cambia Intervista al prof. Sabino Acquaviva — Prof. Acquaviva, alla luce dei profondi mutamenti sociali di que­ sti ultimi anni, quale significato culturale assegnerebbe alla fami­ glia di oggi come valore e come istituzione?

« Occorre sottolineare subito che la famiglia è una delle strutture su cui si organizza la vita dell’in­ dividuo, c questo proprio perché l’uomo è geneticamente program­ mato per vivere in coppia, alme­ no per un certo periodo di tem­ po. Su questo bisogno umano, che ha dunque delle basi nel biogramma genetico di ciascuno di noi, si costruisce poi l'organizzazione familiare sul piano culturale, con caratteristiche variabili da popolo a popolo e da situazioni e fasi di sviluppo diverse. Non dobbiamo dimenticare che la nostra società si trova oggi a doversi confrontare con una tra­ sformazione del vincolo familiare dovuta al fatto che viviamo in un’ epoca di profondi mutamenti economico-sociali che implicano, ov­ viamente, un modo diverso di sta­ re insieme ». — Che cosa è rimasto del pas­ saggio culturale dall'ideologia del­ la famiglia come valore primario in campo morale e sociale, a quel­ la della sua negazione?

« Secondo me tra l’ideologia del primato e quella della negazione sta il fatto, lo ripeto, dell’esisten-

zzi di basi genetiche nella convi­ venza di coppia. Per questo la coppia rimane, anche oltre le ideologie che prima la assolutizzavano e adesso invece sembrano negarla. Rimangono i fatti, insomma, e contro questi è molto difficile com­ battere: due che si- amano cerca­ no di stare insieme. E' un biso­ gno radicato in tutti gli uomini. Quando poniamo un'istituzione in crisi, distruggendo le basi giuri­ diche, ideologiche, filosofiche, reli­ giose o culturali su cui si basa, siamo tentati di richiederne l'abo­ lizione totale; poi, però, ritornano a galla quei bisogni scritti nel biogramma e che necessitano di ba­ si culturali diverse per trovare piena espressione ». — In passato, si dice, era la società a legittimare in un certo senso la stessa vita di coppia. Oggi sembra che non sia più ~''l co­ sì. Cosa ne pensa? « E’ certamente il bisogno della coppia che spinge a ricercare un assetto istituzionale alla vita in due, più che essere la società, co­ me un tempo, ad imporre alla coppia la convivenza. Nonostante una lotta ventennale contro l'isti­ tuto familiare, che ha cercato di demolire il modello culturale pre­ cedentemente accettato, è rimasto il bisogno di convivenza tipico di due persone che si amano. Oggi è la coppia che spinge dal basso

per ottenere una propria legitti­ mazione, un senso al proprio vi­ vere insieme, un significato cultu­ rale, in altre parole una stabi­ lità ». — Prof. Acquaviva, come si imma­ gina la famiglia del futuro? « La vedo come una struttura in continua evoluzione in una so­ cietà che cambia continuamente. Sono convinto che almeno per i prossimi cinquant’anni di cambia­ menti ne avremo ancora parecchi! L’immagine di noi stessi e del mondo che ci circonda muta mol­ to rapidamente e quindi la con­ vivenza di coppia cambierà an­ cora e di continuo per adeguarsi alle nuove realtà. Quale sarà il ri­ sultato finale è difficile dirlo. Di certo c’è che la nostra società è ormai adulta e i rapporti tra gli individui che ne fanno parte sono diventati più maturi rispetto al passato; per questo non credo che si potrà assistere di nuovo ad una specie di lotta contro l’istituzione familiare. Non c’è dubbio però che, anche per allontanare que­ sto pericolo, bisognerà fare tutto il possibile per valorizzare sem­ pre più il significato culturale del­ lo stare insieme, del vivere in due, approfondendo anche i risvolti più nascosti di questo rapporto ».

a cura di Gianni Lucarini

l'amore che continua, essa si offre come il luogo miliare) la dignità personale può coniugarsi sen­ primario dell’autonomia e della libertà degli in­ za intermediari con il rispetto della dignità al­ dividui contro le oppressioni inevitabili del po­ trui, dove il vivere insieme e il condividere i tere sempre più globale e indistinto della società valori vitali, diventa esercizio quotidiano di tecnologica e, perciò stesso, collettivizzante. creatività personale e di partecipazione, dove Il primo ruolo di questa nuova esperienza è la quotidianità dcll’agire e del reagire può di­ certamente difensivo: la famiglia come rifugio ventare scuola di libertà. Nell’oscurità di prospettiva che questo fi­ e riparo dall’aggressione di massa. E in ciò, ove non si sviluppi, sarebbe il suo limite: riducendo­ ne di secolo presenta circa il possibile destino si in questo caso la libertà a semplice difesa del­ della civiltà, questa prospettiva concreta di l’individualità e delle sue esigenze egoistiche. « ripartenza » dei valori umani, spogli di cariche Ma se si può e si deve condannare una eventuale ideologiche, è forse l'unica offerta concreta che « fuga nella famiglia » come rifiuto del sociale, alle nuove generazioni è data, come progetto sarebbe un pregiudizio non saper leggere in quc- possibile verso un futuro che non sia di totale sto rinnovato bisogno di ritrovamento ___ _______ radicale, conformismo e di completa sudditazione al po­ uno spazio potenziale per l’esperienza positiva tere globale, del conformismo o della violenza. Il bisogno di « famiglia nuova » e diversa della affermazione e del confronto delle perso­ nalità, che è appunto la dialettica della libertà. che esprimono le più giovani generazioni è forse Proprio nella famiglia, dove si è colpito al l’indicatore biologico più importante cui fare cuore il principio di ogni autoritarismo, diventa riferimento per prefigurare una civiltà umana possibile anzi necessario costruire il primo am­ del futuro. biente dove, sulla spinta della libera scelta (che Enrico Gastaldi solo, oggi, può stare alla base dell’istituto fa­

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L’etologia allo stadio

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Il gioco del calcio ha fatto da protagonista al Seminario su « Vio­ lenza e sport ». Cera da aspettar­ selo, anche perché le cronache spor­ tive dei giorni immediatamente pre­ cedenti al Convegno avevano regi­ strato nuovi, allarmanti casi di tep­ pismo allo stadio durante le par­ tite. Cera da aspettarselo perche, vuoi o non vuoi, il calcio sembra esse­ re proprio lo sport « a misura » di Italiano, fa la parte del leone nei quotidiani sportivi, funge da pale­ stra per l’esercizio dei più diversi sentimenti umani, buoni o cattivi che siano. L’aggressività c la violenza negli stadi ne è la prova lampante. So­ no venuti a dircelo, addirittura dal­ la Gran Bretagna, due illustri stu­ diosi. Il primo, Roger Ingham, do­ cente al Dipartimento di Psicologia dell'università di Southampton, ha parlato dei problemi psico-sociolo­ gici della violenza negli stadi, par­ tendo dal « caso » britannico, forse un po’ atipico, ma facilmente estra­ polatane, a quanto pare, alla situa­ zione italiana e degli altri paesi. ■ Il secondo, Peter Marsh, del Di­ partimento di Studi Sociali del Po­ litecnico di Oxford, ha cercato di dimostrare, sulla base di riferimen­ ti scientifici piuttosto attendibili, che per comprendere veramente il problema della violenza e del tep­ pismo nel gioco del calcio, occorre rivolgersi alla storia, all’antropolo­ gia e allo studio... del comporta­ mento animale. Detto per inciso, le relazioni dei due studiosi britannici sono state forse tra le più interessanti del Se­ minario, se non altro per gli spunti di riflessione che hanno offerto ai partecipanti, altrimenti impegnati a ragionare nella logica obbligata del Convegno: « Lo sport non genera violenza ». Secondo Ingham, « la motivazio­ ne principale per impegnarsi in at­ tività di "teppismo” è di raggiun­ gere uno status all’interno del grup­ po sociale ». Fra i tifosi allo stadio esistono cioè dei « mondi sociali » altamente organizzati, ciascuno con il suo tipo di ruolo e regole com­ portamentali, che « mostrano una notevole somiglianza tra i diversi clubs ». Un « mondo sociale », fa no­ tare ancora Ingham, strettamente

sono, inconsapevolmente, aiutare a creare proprio quel tipo di compor­ tamento che esse vorrebbero ri­ durre ». Della « tribù calcistica » (giocato­ ri e tifosi insieme) ha parlato an­ che Peter Marsh, rifacendosi agli studi del collega Desmond Morris, zoologo ed etologo. Morris, come è noto, nel suo fa­ moso libro sul gioco del calcio, « La tribù calcistica » appunto, met­ te in evidenza le affinità tra i com­ portamenti registrati negli stadi e quelli osservabili nel mondo ani­ male. Ma ragionando così di « ag­ gressività ritualizzata », di conser­ vazione della specie, della nostra eredità di trogloditi dediti alla cac­ cia (le cui « conseguenze », assicu­ rano gli esperti, si farebbero senti­ somigliante, nella forma ma certa­ re anche nel gioco del calcio), non mente non nel contenuto, a molti c’è il rischio di arrivare a pensare raggruppamenti legittimi e ufficial­ che in alcun modo sia possibile mente riconosciuti nella società. controllare la violenza negli stadi? Viene da chiedersi però, se è ve­ E’ una paura senza fondamento, ro che la maggior parte degli indi­ risponde Marsh. Poi precisa meglio vidui devono alle proprie posizioni il suo pensiero a proposito. « Pos­ all'interno di un gruppo o tra grup­ siamo giustamente — dice — cer­ pi diversi, il conseguimento della care di limitare le forme di vio­ propria identità personale, perché. lenza nel gioco del calcio, sia sul « sia necessaria la violenza per ave­ campo che negli spalti. Dobbiamo re stima di sé, e perché il calcio cercare di garantire che i rituali ag­ abbia assunto l’aspetto di un’arena gressivi non degenerino in rappre­ per tali forme comportamentali ». saglie e spargimenti di sangue. Ma Un fatto fa riflettere. Le più mo­ non lasciate che dietro l'angolo ci derne ricerche nel campo psicolo­ sia l’immaginazione di una pacifica gico e sociale a questo riguardo, "Utopia”, nella quale il fanatismo, sembrano dimostrare che « la con­ le rivalità e le esplosioni aggressive formità alle norme di gruppo au­ non esistono, dove i giovani non menta quando le relazioni inter­ prendono più parte a lotte per il gruppo vengono rese più salienti ». dominio c lo status, e dove i tifosi Secondo Ingham, « la campagna di calcio dicono cose belle agli ar­ pubblicitaria dei grandi incontri e bitri anche quando questi assegna­ la pubblicità che viene data agli no una punizione a chi non do­ exploits dei tifosi che si comporta­ vrebbero ». Come dire che una certa scarica no male, quasi certamente aumen­ tano il contesto antitetico per i gio­ di aggressività fa comunque bene catori e, allo stesso modo, per i ti­ e sarebbe un male se non ci fosse. fosi. Questo processo è simile a Questo almeno sulla carta. Ma fuo­ quello che si verifica in periodi di ri, negli stadi, come conciliare le ostilità internazionali, contrassegna­ tesi, senz’altro molto suggestive, ti da un aumento di solidarietà in- dell’etologia con un comportamento tra-gruppo e da differenze inter­ rispettoso dell’altrui libertà? Chissà come risponderebbero gli gruppo ». Ecco perché la reazione nei con­ « ultras » di casa nostra a questa fronti dei « teppisti », considerati domanda... magari come gruppo separato, è probabile che « accresca la confor­ mità e polarizzi le posizioni ». Cosi, le dichiarazioni pubbliche rese da a cura di Gianni Lucarini autorevoli dirigenti del calcio « pos-

Ritorniamo con questa nota di Gianni Lucarini, sul tema del mese scorso «Violenza e sport» che continua ad essere di piccante attualità

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FOTOMEMORIA

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Al via le Feste nazionali La nostra scommessa educa­ tiva si gioca su molti fronti, primo fra tutti la gratuità del­ l’esperienza sportiva. Le « Feste dello Sport » so­ no una risposta seria ed estre­ mamente concreta di un modo nuovo di interpretare ed orga­ nizzare sport. Una invenzione che il CSI ha adottato per far vivere ai suoi associati un mo­ mento sportivo importante in cui sia possibile esprimere l'im­ pegno tecnico-agonistico, go­ dendo nello stesso tempo di occasioni di conoscenza, di in­ contro e di amicizia. Un modo nuovo, quindi, di

interpretare lo sport, riscopren­ do altri valori, altrettanto im­ portanti, ricostruendo insieme un circuito di attività che por­ ti la Società sportiva a vivere esperienze sportive ai diversi livelli. Una formula che viene ormai adottata a tutti i livelli, diventando sempre più parte integrante del nostro sistema SDortivo. E’ quest’ultima, una condizione indispensabile per dare un senso all’esperienza e per preparare con gradualità i nostri giovani ad affrontare una proposta tanto diversa e così ricca di valori. Un’esperien­ za graduale che iniziata in So-

FESTE NAZIONAL11985 Riportiamo qui di seguito il calendario definitivo delle Feste nazionali 1985, mettendo in evidenza alcune variazioni che sono state apportate al calendario precedentemente in­ viato attraverso la circolare del Coordinamento nazionale At­ tività sportiva e il periodico Csiflash (speciale Feste nazio­ nali 1985):

— NEVE: Chieti-Maielletta, il 6/10 febbraio — CAMPESTRE: Sessa Aurunca (Caserta) - Baia Domizia, il 29/31 marzo — TENNISTAVOLO: Gubbio, il 18/21 aprile — PALLAVOLO: Reggio Calabria, il 15/19 maggio — ATLETICA LEGGERA: Pisa-Tirrenia, il 15/18 giugno — PALLACANESTRO: Torino, il 19/23 giugno — NUOTO: Modena, il 27/30 giugno — CICLISMO/CICLOTURISMO: Foligno, il 12/15 settembre.

Rammentiamo anche le due Feste polisportive interregioggJL ____ . . nali per i ragazzi della seconda fascia, ambedue con svolgi­

cietà, si consolida nelle « Fe­ ste » provinciali e regionali per confermarsi in quelle nazionali. Le nostre comunità hanno 1’ obbligo di aiutare la gente a crescere e a capire la logica che ci contraddistingue, riflet­ tendo continuamente sulla pos­ sibilità individuale e di gruppo di superare la logica dello « sport-scontro ». Cominciando, magari, a guardare le cose con un rinnovato senso del gioco, per acquisire con il tempo una dimensione ludica della stessa esistenza. Ciò significa che gli stessi ragazzi, con molta spon­ taneità, devono riuscire a por­ re l'accento sul « come » si è giocato più che sul « vincere », o sul « perdere », favorendo 1’ accentuazione sul piacere del « fare » e meno sul valore del « vincere » e sulla minaccia del « perdere ». Il tutto si può realizzare non solo operando alla luce di una pedagogia alternativa (vedi il nostro Itinerario Sportivo Edu­ cativo), ma anche creando mo­ delli di attività che siano ga­ ranti di una pluralità di espe­ rienze e di relazioni sociali. Non si tratta di stravolgere lo sport, le tecniche o tantome­ no le regole, ma semplicemente di evidenziare i valori originali che stanno alla base del mo­ vimento, del gioco e dell’ago­ nismo. Prepariamoci, dunque, ad af­ frontare quest’anno sportivo denso di impegni e di attività a tutti i livelli, con una predi­ sposizione alla « Festa », pre­ pariamoci ad animarle e a co­ lorarle secondo le indicazioni che più volte ci siamo dati. Ri­ spettiamo i criteri stabiliti, sen­ za improvvisare nulla, ma se­ guendo scelte ben precise di programmazione. Programmare significa per noi guardare avanti, individua­ re valori ed obiettivi da perse­ guire all’insegna di uno sport che diventa sempre di più un costume di vita.

mento in data 27 aprile/1° maggio: — a REZZATO (Brescia), per il centro-nord — a CASTELLANA GROTTE (Conversano), per il centro-sud.

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Donato Renato Mosella


Formazione e progetto Prendono il via i piani regionali e provinciali per la formazione. L'obiettivo è quello di coniugare insieme tecnica e associazione. Siamo a febbraio. Ormai le programmazioni delle varie at­ tività sono state fatte, in al­ cuni casi già da diversi mesi. L’attività sportiva non solo è partita ma, in genere, è in pie­ no svolgimento. Le Società sportive e i Consigli provinciali sono nella fase centrale dell’im­ pegno: partite, campionati, tor­ nei, classifiche, incontri di va­ rio tipo e di vario livello. Anche l’attività di formazio­ ne è iniziata e Società e Consi­ gli sono ugualmente e attiva­ mente impegnati. Si è forse co­ minciato con il Corso per Ar­ bitri (per quanto si faccia sono sempre pochi gli amici arbitri, e poi l’attività aumenta e le Società vogliono sempre arbi­ tri « freschi » e aggiornati). Ma è anche vero che ora i corsi per gli arbitri rispondono ad una logica più valida da quando è cresciuta la preoccupazione di formare soci-arbitri, non solo per rispondere all’attività, ma per avere degli operatori vera­ mente inseriti nella struttura globale dell'Associazione. Sono iniziati poi gli incontri nelle Società sportive tra dirigenti, soci, atleti e gli amici del Con­ siglio provinciale, per conosce­ re meglio le realtà di base, per dibattere le idee associative e per preparare l’incontro (o gli incontri) di metà anno per una prima verifica (con i Presiden­ ti, gli Allenatori, le Commissio­ ni, i Responsabili del Consiglio) delle attività che sono in corso e per definire quelle che stan­ no per partire. In molti casi in questo perio­ do si sta preparando l’incontro, il seminario, il convegno sul « Progetto ». Questa è in gene-

re la formuletta usata. E’, in realtà, un appuntamento im­ portante nel quale si porta, nella realtà di base e sul terri­ torio, la conoscenza delle linee nelle quali l’Associazione si ri­ conosce e per le quali opera, per tentare di rendere sempre più concreto, realizzato, opera­ tivo il « Progetto associativo ». E allora il Consiglio è impegna­ to, in questa azione, a diffon­ dere il Progetto nelle diverse realtà, perché ognuna di que­ ste realtà concorra, con le sue originali caratteristiche, a tra­ durre poi in una attività glo­ bale e coerente ciò che è nella visione e nella tensione asso­ ciativa. A questo proposito al­ cuni Consigli hanno scelto una via, forse più difficile, ma senz’ altro molto efficace e stimolan­ te. Il «Progetto» cioè viene por­ tato nella singola Società (o in gruppi ristretti di Società dello stesso ambito territoriale). E’ senz’altro un lavoro « fac­ cia a faccia » di grande impe­ gno, ma di evidente utilità per il reticolo di informazione e di rapporti che possono scaturire con incontri del genere. Ad esempio è anche attraverso questi incontri che si individua­ no, si conoscono, si contattano

persone che il Consiglio invite­ rà, non solo a vivere più di­ rettamente la vita associativa, ma a partecipare agli incontri regionali programmati dal Con­ siglio regionale sul tema del Progetto o su altri argomenti formativi. E’ anche il momento, questo, in cui gli operatori di Società e i responsabili del Consiglio si preparano a far partire i corsi periodici per tecnici del­ le varie discipline. Sono cioè « i corsi iniziali » attraverso i quali i partecipanti incomincia­ no a mettere insieme compe­ tenze tecniche e conoscenze as­ sociative, per assumere una più responsabile veste educativa all’interno delle Società di pro­ venienza e per costituire così un ancor più stretto rapporto tra Società e Consiglio provin­ ciale. E’ proprio così! Ormai l’atti­ vità di formazione rappresenta un momento fondamentale per le Società e i Consigli, tanto è vero che non si lascia più nien­ te al caso o all’improvvisazio­ ne. Ed è un'attività che abbrac­ cia tutto l’arco della vita asso­ ciativa, per cui anche per il di­ scorso della formazione siamo solo a metà dell’anno, come im­ pegno e lavoro. C'è ancora molto da fare nei prossimi mesi, altre iniziative, altre esperienze, ma intanto rimbocchiamoci le maniche per rispondere meglio possibile ai programmi di questo periodo.

Vittorio Ferrerò

GIORNATA PER LA VITA Il 3 febbraio, prima domenica del mese, come ogni anno la Chiesa italiana ha celebrato la « Giornata per la vita », giunta alla settima edi­ zione, sul tema « La Vita che nasce riconcilia con la vita ». La Confe­ renza Episcopale Italiana, nel messaggio diramato per l’occasione, ri­ cordando che gli aborti legali sono saliti a 405 ogni 1.000 bambini nati vivi (ai quali vanno aggiunti quindi gli aborti clandestini), afferma che « è necessario gettare con forza le nuove fondamenta di un patto di pa­ ce con la vita » appellandosi alla coscienza morale e all'impegno di tutti i cristiani, dei genitori, di quanti lavorano nelle strutture sanitarie, degli uomini di scienza e delle autorità.

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ASSOCIAZIONE E REGIONI

Per una politica dello sport Nello scorso numero di « STADIUM » abbiamo cercato di illustra­ re il rapporto essenziale che esiste tra i soci e le Scietà sportive del CSI e la dimensione regionale del­ la nostra Associazione. Se la base della vita associativa sono le attività sia sportive che cul­ turali delle Società sportive e dei loro soci, il collegamento che si at­ tua fra esse a livello provinciale prima, e poi a livello regionale, è il modo più efficace di esprimerci sul piano sociale, sia inteso come rapporto con il territorio, sia come momento di azione e di promozio­ ne umana nella vita del Paese. Questo è vero in ciascuno dei quattro grandi filoni in cui si ma­ nifesta la vita associativa: l’attività, la formazione, l’organizzazione e la « politica ». Riservandoci di tornare in que­ ste note sui primi tre aspetti, sem­ bra giusto cominciare dalla « politi­ ca » per approfondire il senso del­ la nostra appartenenza al « movi­ mento » che si esprime a livello re­ gionale (e nazionale) come Centro Sportivo Italiano. Naturalmente quando nel « pro­ getto associativo » (e qui) si parla di politica, non si intende la poli­ tica espressa nei partiti per la ge­ stione generale del Paese, ma si

intende l’impegno civile, proprio di ogni cittadino e di ogni gruppo del­ la società per contribuire al bene comune; con specifico riferimento, nel nostro caso, al benessere fisico e morale che deriva da un libero e creativo esercizio dell'attività sportiva e di quei valori umani e sociali che discendono dall’ispira­ zione cristiana iscritta nel nostro Statuto. Non basta cioè « fare attività sportiva »: bisogna che nel farla ci preoccupiamo di contribuire al progresso civile della comunità in cui operiamo e che il nostro esse­ re gruppi protagonisti dello sport umanamente inteso, ci colleghi con gli altri per confrontarci, per inte­ grarci e per contribuire al pro­ gresso civile del nostro Paese. E’ questo un compito che non si può assolvere da soli: ed è qui che prende evidenza l’esigenza del « collegamento » a livello provincia­ le fra tutte le Società sportive. Ma va subito detto che tale col­ legamento risulta insufficiente: in­ fatti nel nostro Paese tutta la poli­ tica sociale è ormai articolata sulle strutture regionali, sia per quanto riguarda le leggi, sia per quanto ri­ guarda la loro concreta attuazione. Se finora la politica sociale delle Regioni, sembra aver dato frutti in­

LA MORTE DI PAOLO D’ALOJA il 19 dicembre scorso, a distanza di pochi giorni dalla plebiscitaria riconferma assembleare alla presidenza della Federazione Canottaggio, si è spento a Roma il dr. Paolo d'Aloja, stroncato da un male incura­ bile all'età di 53 anni. D’Aloja era anche membro della Giunta Esecu­ tiva del CONI. Rinnoviamo anche dalle pagine di Stadium il sincero cordoglio del CSI alla famiglia, la signora Murici e i tre figli, e alla Federazione Canottaggio. Ricordiamo di D’Aloja, insieme alla cordiale amicizia verso la no­ stra Associazione e ai grandi meriti acquisiti come presidente federale, la straordinaria attenzione ai problemi nuovi dello sport e il coraggio­ so, intelligente e appassionato impegno con cui si prodigava per ri­ solverli. Grande è stato in particolare il suo contributo per una mo­ derna visione e impostazione dell'associazionismo sportivo, da quello delle Società sportive fino all’assetto unitario delle sue componenti nazionali.

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sufficienti (pensiamo alla « sanità » o alla tutela del territorio) è per­ ché non si è attuato a livello civile un vero rapporto di partecipazione fra le realtà di base e i livelli de­ cisionali delle Amministrazioni re­ gionali. Sul piano dello sport, molte leg­ gi regionali sono state fatte senza che la voce delle Società sportive fossero ascoltate nella loro vera di­ mensione popolare, ma solo come entità teoriche da aggiungere ad esigenze più concrete e più deter­ minanti in termini di potere di go­ verno e di convenienza economica. Ciò è avvenuto in parte perché non sempre abbiamo saputo pro­ porci uniti con il nostro Progetto con le nostre esigenze, e con il concreto della nostra identità asso­ ciativa. Questa presenza politica non può essere assicurata dai nostri Consi­ gli regionali per semplice delega. L'espressione sociale e civile del CSI, nei luoghi dove si determina in concreto la politica sportiva (le Regioni, appunto) non può essere ridotta a un compito burocratico c nemmeno a un ruolo statutario (peraltro previsto e prezioso). Essa deve essere il punto di arrivo di una riflessione, di un impegno e di un lavoro comune, di cui ogni So­ cietà sportiva deve farsi protagoni­ sta non solo rispetto ai problemi della comunità locale in cui opera, ma nella prospettiva dei problemi più generali che si pongono nella Provincia e nella Regione. Perché questo avvenga, occorre che ogni Società sportiva, pur nella sua autonomia e nella sua creativi­ tà, viva in stretto collegamento con tutte le altre «società» del CSI: e occorre d’altro lato che i Consigli regionali, non si limitino ai ruoli amministrativi che loro competono, ma diventino i motori di questo collegamento vitale, attraverso agi­ li strumenti di informazione a tutti i livelli, favorendo il confronto « po­ litico » a livello provinciale e re­ gionale, chiamando a raccolta tutte le esperienze di base, non solo per valorizzarle e razionalizzarle, ma per farne « voce » efficace e inelu­ dibile in tutte le sedi in cui si de­ termina la politica sportiva. In questi giorni in cui sembra di moda nell’associazionismo di ogni tipo, il « ritorno alla politica », questo modo più efficace di essere « movimento » a livello regionale, è un impegno di tutti: soci, Società sportive, Consigli regionali e pro­ vinciali: se vogliamo che questo ri­ torno non si trasformi in una nuo­ va sconfitta, ma rappresenti una speranza civile anche nello sport.

Maria Rosa Zanella


Riscopriamo l’allenamento Attraverso le pagine di Stadium vogliamo aprire una piccola finestra rivolgendo lo sguardo all'interno delle Società sportive, osservando la loro vita e raccogliendo spunti per riflettere insieme sulle attività motorie e sportive che vengono rea­ lizzate. Un dialogo aperto, quindi, su quanto si fa o si dovrebbe fare per le diverse fasce di età; esso può migliorare e rispecchiare settipre più l'esperienza delle diverse — >,a se — voi collaborate in­ realtà, viando alla redazione il vostro pare­ re e il vostro contributo.

Sfogliando l'agenda di una So­ cietà sportiva, ho notato che la settimana è caratterizzata da una serie di impegni che i ragazzi sono chiamati ad animare con la loro presenza: — incontro con gli anziani del quar­ tiere; — pulizia e sistemazione degli im­ pianti sportivi; — assemblea generale; — riflessioni sulla parola; — allenamento; — gare. Comincia ad evidenziarsi il pas­ saggio da una forma di aggregazio­ ne fatta di interessi (per il risulta­ to, per legare, ecc...) ad una forma più associativa che punta decisa­ mente « all'esperienza » più che « al­ l’attività ». L’esperienza sportiva, se così in­ terpretata, può contribuire notevol­ mente allo sviluppo individuale e sociale dei nostri ragazzi.

Ciononostante, una seppur breve precisazione, è forse opportuna, se non altro per non alimentare an­ cora di più qualche equivoco che rischia di farci ottenere alcuni ef­ fetti contrari. Relegare ad un solo incontro set­ timanale il famoso allenamento, se da un lato può rappresentare una scelta programmatica, atta a dare spazio a tanti altri interessi, dal­ l’altro rischia di impoverire il mo­ mento sportivo, rendendolo poco credibile quanto meno astratto. Una Società sportiva che intende aggregare le persone attraverso lo sport, deve tener conto che è ne­ cessario proporre un'attività conti­ nuativa e non sporadica, che dia la possibilità ai giovani di migliorare le proprie capacità motorie, di sco­ prire e capire le regole, di miglio­ rare la tecnica individuale e di gruppo, di riuscire a sostenere lo sforzo della gara, senza rischi e senza traumi. Questo, attraverso sedute di alle­ namento settimanali programmate e metodologicamente impostate, te­ nendo conto di tutti i bisogni e le istanze del gruppo e facendo rife­ rimento ad un operatore motivato, serio e preparato. L’allenamento, al pari di altri mo­ menti, crea le condizioni ideali atte a favorire il passaggio di una serie di valenze educative che, anche se scoperte attraverso il gioco spor­ tivo, si riflettono positivamente su tutta la vita del gruppo. Cooperare insieme, apprendere at­ traverso prove ed errori, realizzare una tattica, migliorare una tecnica,

PRESENZA CSI SU «AVVENIRE» Con il mese di gennaio la nostra Associazione ha iniziato una colla­ borazione periodica con il quotidiano cattolico «Avvenire». Due volte al mese, di norma il secondo e il quarto mercoledì, saranno pubblicate due colonne di notizie associative, alla speciale rubrica « Press-service ». Le notizie riguarderanno sia l attività nazionale sia quella periferica. La rubrica periodica su « Avvenire » ci consentirà di informare una notevole parte del mondo cattolico sui principali avvenimenti e impegni della nostra Associazione. Perciò costituisce uno stimolo in più per le nostre strutture periferiche a inviarci tempestivamente notizie delle attività e iniziative piu significative da esse realizzate. Rivolgiamo un caldo invito in tal senso ai Consigli regionali, pro­ vinciali e alle Società sportive.

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gioire, soffrire, rappresentano gli elementi che, se vissuti con conti­ nuità, fanno della squadra un grup­ po, il quale non diserterà certamen­ te gli altri impegni di calendario e non li riterrà meno importanti. Parimenti crea le premesse per una esperienza sportiva seria e qua­ lificata, fatta di impegno e continui­ tà, definisce con tratti chiari una esperienza educativa, che vuole ri­ scoprire alcuni valori senza, però, offuscarne altri. La tecnica non è nemica dell'edu­ cazione, anzi ne costituisce un va­ lidissimo supporto; è la logica tec­ nicistica che va evitata, e ciò di­ pende dalla integrazione dei mo­ menti tecnici con altri impegni di tipo culturale e sociale. Il nostro modo alternativo di fa­ re sport è molto lontano dalla lo­ gica deH’improvvisazione e dell'in­ contro sporadico, al contrario ri­ chiede continuità e metodo, in quanto l’obiettivo che intendiamo conseguire va al di là del semplice risultato tecnico ed è molto più ambizioso. Prendendo coscienza di ciò, pos­ siamo rivalutare « l’allenamento » che è un elemento fondamentale per la nostra pedagogia e con esso, contribuire a riqualificare le stesse manifestazioni sportive. Queste non devono e non vogliono essere tea­ tro di espressioni motorie fini e so­ fisticate, ma nemmeno il luogo di insegnamento di un gesto tecnico o di fondamentali dei vari sport. Partecipare ad un gioco sportivo o ad una qualsiasi competizione, presuppone una preparazione di ba­ se, che va curata e migliorata nei limiti delle reali possibilità, attra­ verso la realizzazione di appositi mo­ menti tecnici, nelle singole realtà. I due fulcri della proposta edu­ cativa del CSI sono l’esperienza as­ sociativa e l’esperienza sportiva combinate insieme. II nostro impegno quotidiano è di operare alla luce di un cammino che non inventa cose nuove, né rin­ nega lo sport, ma si sforza di cor­ reggerne le deviazioni rimettendo in primo piano le caratteristiche che le sono più congeniali.

Donato Renato Mosella

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Sponsor, si sponsor, no? Dopo le Olimpiadi di Los Angeles, organizzate finanziariamente con un largo concorso della pubblicità, si è tornati a discutere sul rapporto sport-sponsor. E’ un problema che tocca da vicino anche le nostre Società sportive. Bisogna aprire un dibattito e un confronto tra noi, su questo delicato problema, in cui si gioca l’autonomia culturale delle nostre attività

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La sponsorizzazione nello sport è storia vecchia, se è ve­ ro, come dicono le cronache, che già agli inizi del secolo la Gillette promuoveva il proprio marchio attraverso le manife­ stazioni sportive e che in casa nostra era il 1935 quando Giu­ seppe Meazza propagandava con il suo volto il dentifricio Diadermina. Ma in Italia si è iniziato a parlare ed a discutere massicciamente di sponsor sol­ tanto qualche anno fa, quando il calcio fu autorizzato ad aprir­ si alla pubblicità. Le leggi, i meccanismi, le prospettive del fenomeno sono stati ampiamen­ te dibattuti dagli esperti, oscil­ lanti fra un duplice stato d’ani­ mo: l’ottimismo indotto dalla pioggia di denaro che si river­ sava sullo sport e la preoccu­ pazione per una commercializ­ zazione sempre più spinta del fatto sportivo. Tra articoli di giornali, inchieste televisive, dibattiti e conferenze è nata anche una rivista « SponsorSport ». Gran parte di quest’ enorme materiale è confluito in sintesi nel volume « Sport e Sponsor » di Franco Ascani,

pubblicato sul finire del 1984 da Rizzoli e che contiene tutto ciò che c’è da sapere in cifre, dati e norme sulla sponsorizza­ zione sportiva in Italia.

6.000 miliardi, con un attivo di alcune centinaia di miliardi. Un successo economico dunque, una via presumibilmente riper­ corribile in futuro e che dis­ solve i timori di una forzata scomparsa delle Olimpiadi per deficit analoghi a quello di Montreal. Ma l’industria non fa mece­ natismo, ossia non regala sen­ za chiedere nulla in cambio. Anche la sponsorizzazione è « business », un affare il cui scopo è il conseguimento del massimo profitto possibile. La industria sborsa denaro allo sport, in cambio compra il di­ ritto di usare lo sport come veicolo pubblicitario. E’ un’ot­ tica che nasconde più di qual­ che insidia. A Los Angeles, ad esempio, si è discussa l’oppor­ tunità di affittare agli sponsor anche la fiaccola, che è il sim­ bolo dello spirito olimpico. Si è giunti poi ad un compromes­ so: il diritto di portare la fiac­ cola è stato venduto ad alcune ditte per la cifra di quasi 5 mi­ liardi ogni chilometro, ma i fondi raccolti sono stati desti­ nati ad opere umanitarie. Aper­ ta la via, cosa succederà a Seul ed ancora dopo? Forse sarà sempre più difficile rammentar­ si di quell’articolo 55 del Co­ mitato Olimpico Internazionale che recita: « ... I Giochi olimpi­ ci non hanno scopo di lucro. Nessuno è autorizzato a trarre profitto dai Giochi olimpici... ».

Che ci sia da riflettere è in­ dubbio. Basti pensare alle ul­ time Olimpiadi, Los Angeles '84. Dopo il passivo economico fatto registrare dai Giochi di Montreal ’76 (un miliardo di Tornando ai fatti di casa no­ dollari), la città di Los Angeles si dichiarò disposta ad accet­ stra, non siamo ancora ai livel­ tare l’edizione 1984 soltanto a li americani, ma il dentifricio condizione di non spendere di Meazza è ormai roba da bam­ nemmeno un centesimo. In se­ bini. Facendo riferimento al li­ guito a tale presa di posizio­ bro di Ascani, scorriamo velo­ ne, il compito dell’organizza­ cemente qualche dato. Nel 1983 zione è stato assunto da un Co­ l’« affare sport » ha avuto in mitato di privati, che si è av­ Italia un fatturato di 5.800 mi­ valso degli sponsor in modo co­ liardi, dei quali 523 miliardi spicuo. A parte la Coca Cola rappresentano la somma inve­ (slogan « Dove ce sport ce Co­ stita dagli sponsor (circa 600 ca Cola »), sono intervenuti la nel 1984). Sempre nel 1983, le rete televisiva ABC, l’American medesime industrie hanno spe­ Express, compagnie petrolifere, so altri 48 miliardi per « richia­ banche, supermercati ed azien­ mare » la loro pubblicità su de di ogni genere. Il risultato 119 riviste sportive; e ciò chia­ è stato un incasso totale (tra risce in quale larga misura la sponsor e biglietti venduti) di stampa sportiva sia interessata


a gonfiare l’attenzione del pub­ blico sullo sport. Le industrie che si sono lan­ ciate in questa avventura han­ no mostralo di aver fatto bene i loro calcoli. La Parmalat gra­ zie alle sponsorizzazioni in For­ mula 1 ha moltiplicato il pro­ prio fatturato dai 67 miliardi del 1970 ai 480 attuali. La ditta di abbigliamento sportivo Fila è cresciuta da un fatturato di 1.8 miliardi del 1972 ai 132 mi­ liardi del 1983 appoggiandosi all’immagine vincente di Borg. La Fratelli Girgi, nei due anni di sponsorizzazione della Pallacanestro Varese, ha quadrupli­ cato il fatturato. Quest’elevato rendimento è reso possibile dal­ lo spazio che i nostri mezzi di comunicazione concedono usualmente allo sport: i quoti­ diani non sportivi italiani de­ dicano allo sport circa il 10% del loro spazio totale; le tre reti televisive RAI e le tre reti di Berlusconi riempiono con lo sport oltre 50 ore complessive di programmi ogni settimana.

Volendo tratteggiare, come qualcuno ha già fatto, una sto­ ria della sponsorizzazione spor­ tiva in Italia, si può parlare di tre fasi. Nella prima, pionieri­ stica, sperimentale, l’industria si è mossa con molta cautela e con un residuo di mecenati­ smo. Era l’epoca, per intender­ ci, di quel patron Borghi che

con la sua Ignis sussidiava squadre nei più diversi sport. E’ venuta poi la seconda fa­ se, in cui l’industria ha usato 10 sport (che otteneva sempre più spazio sui mezzi di comu­ nicazione) in modo caotico ed a volte controproducente. E’ stato il periodo (peraltro non ancora terminato) della spon­ sorizzazione selvaggia, in cui tutti sponsorizzavano tutto. La Federcalcio, nella sua regola­ mentazione limitativa della ma­ teria, stabiliva che si poteva­ no sfruttare pubblicitariamen ­ te: indumenti di gioco; tute ed abbigliamento da allenamento e da riposo; divise sociali; in­ dumenti indossati da altri tes­ serati; raccattapalle; personale di servizio; pullman delle squa­ dre; viaggi di sostenitori al se­ guito; biglietti, tessere di abbo­ namento, manifesti, locandine, striscioni; intervalli tra i due tempi di gioco; manifestazioni promozionali nello stadio; car­ telloni ai bordi del campo; ta­ belloni luminosi e impianti so­ nori dello stadio; emblemi so­ ciali. E tanto per non tralascia­ re alcunché, l’articolo 14 di ta­ le regolamento concludeva: « E’ altresì consentita ogni al­ tra diversa commercializzazio ­ ne dei diritti promo-pubblicitari... ». Né c’era da stupirsi se 11 pilota automobilistico Artu­ ro Merzario correva in Formu­ la 1 con una vettura che pub­ blicizzava un’impresa di pom­ pe funebri, così come nessuno

LO SPORT PER TUTTI ALL’ASSEMBLEA FICEP ’85 Il 14 dicembre scorso si è riunito a Basilea il Bureau della Fede­ razione Internazionale Cattolica di Educazione Fisica e Sportiva (FICEP). Alla riunione ha partecipato la Vicepresidente nazionale del CSI Maria Rosa Zanella, che è anche Vicepresidente della Federazione Internazionale. Il Bureau ha esaminato il programma della 48" Assemblea Genera­ le della Federazione, che si terrà ad Eisenstadt, in Austria, dal 10 al 14 aprile prossimi. Tema dei lavori sarà « Lo sport per tutti », sul quale terrà una relazione introduttiva il prof. Friedrich Holeweber. Nel corso della prossima assemblea, la FICEP dovrà altresì desi­ gnare una rosa di nomi da sottoporre al Pontificio Consiglio dei Laici per la nomina del Consulente ecclesiastico, che succederà all’olandese Mons. Boymans recentemente scomparso. Nel Bureau è stato alt resi deciso che ciascuna delle nove Federazio­ ni europee aderenti alla FICEP prenderanno parte al Raduno Interna­ zionale dei Giovani elle si svolgerà a Roma il 30 e 31 marzo prossimi, in risposta all'appello del Papa in occasione dell'Anno internazionale della gioventù promosso dall ONU.

si è stupito lo scorso anno quando una fabbrica di bare ha sponsorizzato la squadra di pallavolo femminile Amatori Brindisi. La terza fase, sostengono gli esperti, è quella in cui stiamo entrando, con sport ed indu­ stria impegnati a stabilire un rapporto governato dalla pro­ fessionalità, dalla chiarezza e dal rispetto dei ruoli. Un rap­ porto in cui l’industria non in­ terferisca nei contenuti tecnici ed ideali dello sport e lo sport non consideri più lo sponsor come un limone da spremere ma come un partner che gli fornisce l’occasione ed i mez­ zi per crescere ed organizzarsi meglio.

Da questo nuovo tipo di rap­ porto sono da attendersi ri­ svolti positivi non soltanto per lo sport spettacolo. Sembra au­ mentare infatti il numero di quegli sponsor che si rivolgono allo sport non tanto, o non so­ lamente, per vendere meglio un prodotto, ma per rafforzare la propria immagine sul piano so­ ciale, guadagnandosi « beneme­ renze » di fronte alla collettivi­ tà. Banche, linee aeree, testate giornalistiche ed anche Enti locali mostrano di gradire la sponsorizzazione di particolari iniziative legate allo sport per tutti. Anche certa industria, come già accade all’estero, po­ trebbe imboccare la stessa stra­ da, magari scoprendo che sul piano dell’immagine aziendale costa di meno e rende di più regalare un’occasione di sport a qualche centinaio di ragazzi­ ni che non fare apparire il supercampione del momento in TV per 30” con il proprio mar­ chio stampato sulla tuta. Ma questa è un’altra storia sulla quale forse è meglio non scom­ mettere.

Andrea De Pascalis

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IL CSI OSPITE AL «CHEI DE VILLE» UDINE — Quest'anno all'usuale cena sociale dell'Associazione - Chei de Vile » che precede di un giorno l'as­ semblea dei soci, sono stati graditi ospiti il presidente nazionale del CSI Aldo Notario, i presidenti del CSI lombardo Renato Pizzi, dell’Emilia Ro­ magna Mario Frezzotti e dei Friuli

MEETING DEGLI SPORTIVI S. BENEDETTO DEL TRONTO — Un palazzetto dello sport nuovo di zec­ ca, stracolmo di tremila ragazzi e giovani dà la misura esatta del suc­ cesso del ■ Meeting degli sporti­ vi • organizzato a S. Benedetto dal locale Consiglio circoscrizionale.

Il tema dell'incontro era lo stesso del Giubileo degli sportivi: • Lo sport per la riconciliazione e la pa­ ce ». Su di esso hanno parlato ai giovani partecipanti il giornalista Poalo Valenti, il presidente nazio­ nale del CSI Aldo Notario ed il Vescovo di S. Benedetto mons. Giu­ seppe Chiaretti. Sono intervenuti anche il sindaco Alberto Cameli ed il presidente provinciale del CO­ NI Aldo Sabbatucci, oltre a nume­ rose autorità civili, politiche e spor­ tive. Era inoltre presente la Presi­ denza Nazionale CSI che ha tenuto a S. Benedetto la sua riunione di inizio d'anno.

C’E’ ANCHE L’IPPOTERAPIA

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PIACENZA — Il Consiglio di Piacenza conduce da tempo una politica di pro­ mozione delle attività sportive per portatori di handicap. Recentemente alle discipline più usua­ li in questo campo si è aggiunta l'ippoterapia, ossia la riabilitazione per handicappati perseguita attraverso l'e­ quitazione. L'azione è suddivisa in tre fasi: 1) l'ippoterapia vera e pro­ pria. che sfrutta come elemento tera­ peutico i movimenti oscillanti e rit­ mici del cavallo, che il bambino su­ bisce passivamente; 2) la rieducazio-

TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE Trangoni. Presenti inoltre il presiden­ te provinciale CSI Tonini e la vice­ presidente Grazia Fuccaro, unitamen­ te a diversi Consiglieri nazionali e re­ gionali, tra cui Aldo Magnani, presi­ dente del Comitato di Fidenza, gemel­ lato con quello di Udine nel settem­ bre 1976. I responsabili nazionali e regionali del CSI erano presenti ad Udine per la celebrazione del 40“ di fondazione. Dopo aver visitato la sede dell'Associazione, sono stati invitati a parteci­ pare alla cena che è stata anche pro­ ficua occasione per parlare di sport e cultura, perché nell'accezione del CSI lo sport deve essere e fare cul­ tura. Nella foto, da sinistra: avv. Enrico Bulfone, Aldo Notario. Aldo Magnani, Norberto Tonini e i dirigenti di « Chei de Vile -,

FESTA DEL SOCIO ’84 MOLFETTA — Il Consiglio provin­ ciale ha colto l'occasione della fine d'anno per realizzare con successo l'incontro di tutti i soci. All'iniziati­ va, denominata Festa del socio '84 » sono intervenuti numerosis­ simi soci in rappresentanza delle quarantadue Società affiliate. Nel­ la circostanza è stato ricordato il 40° anno di fondazione del CSI.

SEMINARI DI STUDIO A S. Benedetto il 16 dicembre si è tenuto un incontro di studio orga­ nizzato dal Servizio regionale del­ la formazione delle Marche. L'in­ vito alla partecipazione è stato ri­ volto ai partecipanti ai corsi per animatori ed ai corsi per tecnici del 1984. Scopo dell'incontro un ul­ teriore aggiornamento della com­ petenza di animatori degli opera­ tori CSI ed un momento di confron­ to delle esperienze vissute nel frattempo nelle diverse realtà lo­

Nelle foto: in alto, animazione dei ragazzi della S.S. Landolfi; in bas­ so, il Presidente del CSI di Moiet­ ta, Marino, consegna una targa ri­ cordo all'Assessore allo sport di Molfetta, sig. Campo.

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cali.

Ad Assisi il 22 dicembre si è te­ nuto un incontro di « Semina » al­ largato agli allenatori, arbitri ed istruttori di tutti i Consigli umbri. La relazione centrale, riferita al Progetto associativo, è stata svolta da Leo Leone. Nell'occasione so­ no stati premiati Filippo Dragotto, mons. Vittorio Peri e mons. Giu­ seppe Burdisso.

ne equestre, in cui il terapista in­ segna al ragazzo a muovere da solo il cavallo sia al passo che al trotto e ad eseguire le più elementari figu­ re di maneggio; 3) il presport, che ac­ coglie quei soggetti i quali, raggiunta una buona maturazione psicofisica, hanno superato le due fasi precedenti o coloro che già di base possegono caratteristiche che rendono possibi­ le l'inserimento in questa fase. Nei corsi organizzati lo scorso anno dal CSI Piacenza, che si è avvalso di un'équipe formata da Istruttori del CSI e da personale della USL locale, hanno preso parte 19 bambini alla prima fase e 16 ragazzi alla seconda, mentre si prevede che almeno in cin­ que passeranno alla terza fase.

CSI TOSCANA 1944-’84 FIRENZE — Il Consiglio regionale toscano ha voluto celebrare il Qua­ rantennio anche con una pubblica­ zione che raccogliesse la sintesi dell'azione svolta in Regione dall'Associazione. I motivi li spiega nella prefazione il presidente regionale Carlo Gras­ si: « Festeggiare il quarantennio non è celebrare il passato, ma è far memoria di questo passato per poter capire il presente, per poter capire il nostro ruolo, per poter capire quello che ancora si aspetta da noi ». II libretto è suddiviso in quattro parti: la storia dei Consigli presen­ ti in Regione (Arezzo, Firenze, Luc­ ca. Massa, Pisa, Pistoia, Prato, Sie­ na); la storia della stampa associa­ tiva regionale; alcune testimonian­ ze; l’angolo dei ricordi fotografici.


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE CORSO DI FORMAZIONE INIZIALE MARTINA FRANCA — Il Congresso provinciale di Martina Franca del mar­ zo scorso pose con fermezza il pro­ blema della formazione degli anima­ tori associativi. All'inizio della nuova stagione il Consiglio si è fatto cari­ co della soluzione di questo pro­ blema, realizzando per il secondo an­ no consecutivo un « Corso di forma­ zione iniziale » centrato sul tema » Quale sport per i giovani del nostro tempo ». Il corso si è svolto in forma periodi­ ca, per cinque giornate complessive di lavoro seguito da oltre cinquan­ ta partecipanti. Tra le tematiche svi-

CHI FA DA SE’... PALERMO — Tra il cemento e le er­ bacce di viale Francia, in uno dei quartieri periferici di Palermo con me­ no verde a disposizione, la volontà e lo spirito di sacrificio di un gruppo di giovani del CSI ha fatto spuntare un campo di pallavolo. L'idea è nata tre anni fa, nell'ambito della parrocchia ■< Mater Ecclesiae », il cui Gruppo Sportivo è affiliato al CSI. In una zona totalmente sprovvi­ sta di impianti, si è pensato di co­ struire con i propri mezzi una struttu­ ra che fosse punto di aggregazione per tutti i giovani del quartiere, per

lappate erano: la formazione dei gio­ vani quale impegno sociale; il volon­ tariato nella società moderna, un esempio per i giovani d'oggi; i giova­ ni e la droga, crisi di valori o necessi­ tà di evasione?; strumenti di politica psico-pedagogica e strategie di inter­ vento per la formazione umana e so­ ciale dei giovani; le problematiche dell'adolescente nella realtà dell'og­ gi, rapporti tra società e cultura; il Centro Sportivo Italiano al servizio dei giovani, il Progetto associativo e le sue dinamiche promozionali. Tra le altre iniziative programmate dal Consiglio di Martina in questo pri­ mo scorcio di stagione è quella di pubblicare, a partire dalla prossima primavera, un proprio giornale, « La clessidra ».

offrire loro un momento di comunio­ ne. di crescita umana e civile attra­ verso lo sport. La mancanza di un qualsiasi contri­ buto da parte del Comune non ha fer­ mato i ragazzi della « Mater Ecclesiae », che hanno dapprima provvedu­ to con le loro mani a togliere l'erba e le sterpaglie dal terreno, quindi hanno fatto le colate di cemento ed applicato l'intonaco e la rete, costrui­ to un capannone per gli spogliatoi. L’impianto è stato inaugurato con una serie di iniziative, tra cui un Torneo quadrangolare di pallavolo ed una estemporanea di pittura sul tema ■ Sport è festa ».

f CFMTRn> SPORTIVO «VENEZIA NOTIZIE» VENEZIA — « Venezia notizie », vo­ ce del Consiglio provinciale di Ve­ nezia, è nato con semplicità ma con intenti molto chiari. I contenuti interesseranno sostanzialmente tut­ ta l'attività a livello provinciale, da quella formativa al punto sull'atti­ vità sportiva, a lettere od esperien­ ze sulla vita associativa. Ci saran­ no inoltre rubriche fisse, dal cor­ sivo del presidente provinciale al­ la pagina dedicata alle notizie re­ gionali e nazionali, un promemoria sugli appuntamenti più importanti e l'angolo curato dal consulente ec­ clesiastico.

SOTT’ACQUA CON ROBINSON ’84 GENOVA — Forse non sono in molti ad esserne a conoscenza, ma il comi­ tato provinciale di Genova vanta una sezione subacquea, che fra l'altro or­ ganizza corsi per sub. Il vero fiore all’occhiello della sezio­ ne è la spedizione compiuta lo scorso settembre per esplorare i fondali del­ l'isola dei Cavoli, uno scoglio disabi­ tato di fronte al Capo Carbonara, in provincia di Cagliari. Nome della spedizione « Robinson '84 •, scopo il ritrovamento di relitti

CON IL CSI UN TERZO DELLA POPOLAZIONE CHIETI — Dopo l'affiliazione al CSI della Pro Loco, a Ripa Teatina lo sport sta diventando per i ragazzi un modo di vivere, tante che la nuova Società CSI ha difficoltà al momento a soddisfare tutte le esi­ genze di fare sport. Per il momento le attività più dif­ fuse sono quelle di formazione, con un Centro Olimpia per i ragazzi delle elementari e della scuola me­ dia inferiore. Per i più grandi si or­ ganizza tennistavolo e corsa cam­ pestre. Si è avviata un'attività di palestra per gli adulti che ha ri­ scosso successo. Volendo tradurre in termine nume­ rici, in base a dati di tesseramento non definitivi, si arriva a circa 150 persone impegnate nelle varie at­ tività, il che significa un coinvolgi­ mento di circa 300 famiglie, più di un terzo della popolazione residen­ te se si considera che le famiglie di Ripa Teatina sono 800.

TORNEO POLISPORTIVO PER GIOVANISSIMI COMO — E’ toccato ai giovanissimi dai dieci ai tredici anni aprire l'at­ tività sportiva 1985 del Consiglio di Como, partecipando a Grandate al­ la prima delle prove previste nell’ ambito del Torneo Polisportivo. Al­ la gara, nonostante il freddo pun­ gente, hanno preso parte 108 con­ correnti di entrambi i sessi, in rap­ presentanza di 13 Società. Il CSI Como propone ai giovanis­ simi questo Torneo ormai da quat­ tro anni, forte di un successo de­ rivato dall'insolita formulazione che prevede, oltre al calcio giocato a sette, anche prove di atletica (cor­ sa su strada e campestre a crono­ metro). prove di destrezza come la gimkana ginnica e quella ciclistica.

ed altri reperti archeologici. L'impre­ sa. approvata dal Consiglio provincia­ le di Genova e fiancheggiata da alcu­ ni sponsor, ha sortito effetti di rilie­ vo. In una settimana di immersioni, il responsabile della sezione subac­ quea genovese ed I suoi compagni hanno riportato alla luce frammenti di anfore numerosi di epoca romana ed hanno individuato I resti di sette navi romane, forse inabissatesi du­ rante una tempesta. I reperti recupe­ rati sono stati consegnati alle autorità competenti, mentre quelli rimasti sul fondo del mare sono stati ripuliti e catalogati.

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KAOS DI PAOLO E VITTORIO TAVIANI. CON MARGARITA LOZANO, CLAUDIO BIGAGLI, MASSIMO BONATTI, ENRICO MARIA MODUGNO, REGINA BIANCHI, FRANCO FRANCHI E CICCIO INGRASSIA, OMERO ANTONUTTI. ITALIA, 1984.

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Ecco un altro film di una delle coppie più note del cinema ita­ liano (almeno tra quelle « dietro la macchina da presa »). Ed ecco

un altro coro di giudizi osannanti, di grida di giubilo, particolarmen­ te intense al di là delle Alpi, in terra di Francia. Per molti, ogni nuova opera dei fratelli Taviani è un capolavoro e Kaos non sembra sfuggire alla regola. Gli aggettivi, che mostrano l’ammirazione dei critici, si sprecano. E, senza pau­ ra del ridicolo, c'è chi non esita a pronunciare la parola proibita: « sublime »!

Peccato non condividere tanto entusiasmo. Ma come si fa a re­ stare incatenati per più di due lunghissime ore lottando contro la noia, che consiglierebbe di uscire, e mostrarsi contenti a proiezione avvenuta? Per quale soprannatu­ rale mistero per essere premiati e

baciati dalle muse bisogna prima soffrire? Insopportabilmente lento, Kaos è un film a episodi che trasferi­ sce sullo schermo alcune novelle di Luigi Pirandello, caricandole di elementi simbolici che appesantiscono oltre misura il racconto. I Taviani « tavianeggiano » più del solito, ricorrendo ai motivi che conosciamo fin dal tempo dei loro primi film, e cioè al fascino del selvaggio e dell’arcaico, alla presenza opprimente di leggi di vita che sembrano scritte sulle pietre, all’influsso degli elementi naturali sulla vita dell’uomo. Ed anche il loro « stile », fatto di in­ quadrature essenziali, in uno sce­ nario volutamente spoglio, di un linguaggio « rude », senza sbavatu­ re melodrammatiche ma anche senza grandi invenzioni spettaco­ lari, cede il posto alla « maniera ». I Taviani ci mostrano un film già visto, che qua e la riesce grade­ vole solo grazie alla bravura de­ gli attori. Un'occasione mancata, dunque? Il giudizio definitivo è, come sempre, del pubblico. Ciò che si può dire è che in Kaos si cercherà vanamente la sobria es­ senzialità di San Michele aveva un gallo o il misurato lirismo di La notte di San Lorenzo. Qui preval­ gono altri motivi e, forse è super­ fluo ripeterlo, la realizzazione è meno felice. Protagonista del film dovrebbe essere, nelle intenzioni degli auto­ ri, la Sicilia, con i suoi paesaggi di aspra bellezza, terra mitica in cui governano le leggi del fato e del caso (caos è l’anagramma di caso). E tutti i personaggi sem­ brano obbedire, in effetti, a degli ordini misteriosi provenienti dal­ le viscere della terra. II filo che lega i diversi racconti (L’altro fi­ glio, Mal di luna, La giara) e l’epi­ logo (Conversazione con la ma­ dre), in cui vediamo lo stesso Pirandello nei luoghi della sua in­ fanzia, è un corvo, a cui dei pasto­ ri hanno legato un sonaglio e che diventa, volando da un paese al­ l’altro dell'isola, una specie di mes­ saggero del destino. C'è una chiave in tutte le sto­ rie? Può darsi. E qualcuno crede di averla individuata nell’esercizio della memoria come fonte di vi­ ta (è questo il motivo dell'epilogo), nel racconto come esorcismo, co­ me mezzo per allontanare la mor­ te. Ma più misteriosa che mai re­ sta la bella citazione di Pirandel­ lo, che dà il titolo al film: « sono figlio del Caos, non allegorica­ mente, ma realmente, perché nato in una località, nei pressi di Girgenti, di nome Càvasu, corruzio­ ne dialettale dell'originale e anti­ co termine greco Kaos ».

Pietro Pisarra


mrn STORIA DELL'EDUCAZIONE FÌSICA E SPORTIVA M. DI DONATO - ED. STUDIUM, ROMA 1984, PP. 254, L. 14.000. La storia dell’educazione fisica moderna, nelle sue linee essenzia­ li, è caratterizzata dal prevalere di tre indirizzi fondamentali, che si possono identificare in tre gran­ di scuole: la tedesca, la svedese e l’inglese. In questo libro si trac­ cia un profilo storico di tali in­ dirizzi, determinandone i modi, i mezzi e gli scopi. Ampio spazio è dato al quadro storico dell'educa­ zione fisica francese ed italiana. E’ utile precisare che il volu­ me costituisce la seconda edizio­ ne, ampliata ed aggiornata, di un’ opera apparsa nel 1962 e divenuta subito un classico. Ne è l'autore ii nostro maggior esperto. Miche­ le Di Donato, titolare dal 1963 del­ la cattedra di Storia dell’Educazione fisica e degli Sport all’ISEF di Roma.

GINNASTICA A DUE M.A. FERDINAND! - ED. MEDITERRANEE, ROMA, PP. 270, L. 19.000. Maria Antonietta Ferdinandi, in­ segnante di educazione fisica ed assistente tecnico FIDAL, propone in forma facile e divertente più di cento esercizi di ginnastica, di vari livelli di impegno, da eseguir­ si a coppie. Il vantaggio di questa ginnastica è di poter essere ese­ guita senza attrezzi, in quanto so­ no gli stessi allievi che formano la coppia a trasformarsi in at­ trezzo. Il testo è suddiviso in quattro parti: 1) considerazioni prelimina­ ri, nozioni relative ad alimenta­ zione e riscaldamento; 2) esercizi riferiti alla mobilizzazione del ra­ chide ed al rafforzamento ed alla elasticizzazione della muscolatura del tronco; 3) esercizi con partico­ lare riferimento alla tonificazione dei muscoli addominali; 4) eserci­ zi riferiti al potenziamento e al­ lungamento della muscolatura de­ gli arti e alla mobilizzazione del­ le articolazioni scapolo-omerali e coxio-femorali.

IL MIGLIORE E' POLLICINO Tentare di rintracciare lo sport, i fatti sportivi, nelle fiabe è un invito a rileggerle e dunque a ri­ trovarvi significati nuovi ma an­ che sapore d’infanzia. Ognuno di noi è costituito nel suo intimo, che lo ricordi o no, anche dalle fiabe ascoltate da bambino, e sventurato chi non ne ha avute, o chi le ha soltanto dalla televisio­ ne, con immagini prefabbricate, senza possibilità di sognarsele in proprio. Trecento anni fa, a Versailles un efficiente funzionario dell’am­ ministrazione francese (retta dal grande economista Colbert) dedi­ cava una parte del suo tempo li­ bero a scrivere fiabe, forse racco­ gliendo elementi da racconti po­ polari, e a narrarle alle damigelle di corte. Regnava Luigi XIV, il « Re Sole ». Lo sport dominante era certamente la scherma, fina­ lizzata alla guerra e al duello: no­ nostante la scomunica della Chie­ sa per i duellanti (Concilio di Trento) e le severe condanne com­ minate a suo tempo da Richelieu, la manìa dello scontro armato fu­ roreggiava e si appigliava ai più futili motivi; unica novità: fra le armi cominciava ad apparire la pistola. Altro sport allora molto prati­ cato (ma solo dai nobili: per i poveri è bracconaggio) è la caccia. Alla caccia si dedica « montando rapidamente a cavallo e corren­ do a perdita di fiato », cioè pro­ prio nel modo sbagliato, il pro­ tagonista della fiaba in versi Gri­ selda, un principe che ostinatamente rifiuta il matrimonio o lo accetterebbe solo con « una gio­ vane bellezza senza orgoglio o va­ nità, obbediente e paziente e pri­ va di volontà ». Finisce col per­ dersi nella campagna, trova un’ incantevole pastorella e la sposa. La ama (dice lui) ma le infligge pene ed umiliazioni, fino a strap­ parle la figlia, per vedere sino a che punto è obbediente « ai suoi ordini assoluti ». Sadismo e ma­ sochismo insieme perché si gua­ sta la vita « tentando di tener lon­ tani i rimorsi col dedicarsi alla caccia ».

L’autore di questa lacrimevole e assurda storia, Charles Perrault, raccolse e scrisse (probabilmente con la collaborazione del figlio) alcune tra le più famose fiabe di tutti i tempi, dedicandole a prin­ cipi e principesse di sangue reale e mettendo a conclusione di ogni fiaba una « morale » adatta alle

dame c damigelle della corte di Versailles. Luigi XIV aveva fatto ricostrui­ re il castello con grandiosità mai veduta. La spesa folle era moti­ vata da un calcolo politico: i no­ bili erano attirati a corte, obbli­ gati a gareggiare in lusso e pre­ stigio, lusingati con cariche ono­ rifiche di nessun potere pratico, e così stavano sotto controllo; lon­ tani dalle loro terre dove avreb­ bero potuto ordire complotti e ra­ dunare forze. Versailles era un luogo artificiale, lontano da Pa­ rigi, per evitare anche i mutamen­ ti di umore della folla e le som­ mosse, e in questo ambiente fu­ rono ben accolte le fiabe di Monsicur Perrault, che suscitavano ar­ gomenti di conversazione diversi dai pettegolezzi quotidiani. Le rileggiamo con divertimen­ to. Ne « La Bella Addormentata nel bosco », vediamo prima due sovrani che, nell’ansia di avere fi­ gli, s’impegnano nel turismo ter­ male e religioso. Al battesimo del­ la sospirata neonata si dimentica­ no di invitare una Fata « che da più di cinquanta anni stava rin­ chiusa in una stanza », primato mondiale di pigrizia; Fimmobilità, si sa, è spesso fonte di cattivo umore e la Fata scatena la ven­ detta: « Ti pungerai con un fuso e morirai ». Una Fata più giovane e più dinamica corre a corregge­ re come può: « Ti addormenterai per cento anni ». La principessa Aurora è vittima di un eccesso di moto: un gior­ no, correndo su e giù per tutto il castello e salendo su ogni tor­ re ed entrando in ogni stanza, trova un fuso (tutti gli altri era­ no stati distrutti per fugare la maledizione) e si punge. A questo punto entrano in campo i massaggiatori: spruzzi d’acqua, frizio­ ni, niente da fare. La principessa dorme, niente più esercizio fisico per cento anni. Un maratoneta na­ no (!) corre ad avvertire la Fata buona, che blocca la vita nel ca­ stello e lo nasconde con una fitta boscaglia. Cento anni dopo, un Principe che si dedica all'ippica e cavalca nel bosco, supera molti ostacoli, raggiunge la dormiente (centena­ ria ma ben conservata) e s'inginoc­ chia al suo fianco. La flessione fa bene a entrambi, lei si sveglia e insieme battono un altro record: la fiaba dice che « ... erano quat­ tro ore che si parlavano e non si erano ancora detti la metà delle cose che avevano da dirsi ». Facciamo un salto nel racconto. Quando la Regina « orchessa » (segue a pag. 31)

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L'OPINIONE DI...

GIUSEPPE

DE RITA

Segretario generale del CENSIS (Centro Studi Investimenti Sodali) — Ogni anno il Censis presenta uno studio sulla situazione sociale dell'Italia. Nel rapporto del 1984 si legge come prima considerazione che la società italiana ha oggi un profondo bisogno di rifondare la speranza civile. Che cosa vuol dire? « Nel rapporto ’84 noi cerchia­ mo di innovare e sviluppare la linea di ragionamento che era sta­ ta nostra negli anni precedenti. Dal '76-'77 in poi avevamo in­ fatti molto insistito sul valore po­ sitivo della tendenza della gente a riscoprire la quotidianità, la si­ curezza della vita collettiva, la fa­ miglia, la casa, l’impegno perso­ nalizzato nel lavoro ^specie in quello indipendente ed imprenditivo). Ed in questa insistenza era­ vamo confortati dalla constatazio­ ne — frequente nelle nostre ricer­ che — che l’insieme di queste pro­ pensioni collettive era da un lato l’arma per resistere e sconfiggere le tante drammatizzazioni degli anni '70 (ho sempre sostenuto che il terrorismo è stato eroso dalla tranquilla forza della quotidianità di tutti prima ancora di essere sconfitto dalla fermezza dei pub­ blici poteri); ed era dall’altro lato la strada più forte per modificare alcuni aspetti strutturali della no­ stra struttura economico-sociale.

Da qualche tempo, ed il Rappor­ to '79 ne dà un po’ la sintesi, le nostre preoccupazioni si sono spo­ state: hanno cioè teso a superare la « primazia » del privato quoti­ diano e cercato di capire se ed in quale misura si riproponeva per la società italiana un problema di interesse collettivo, di bene pub­ blico, di futuro solidale e comune, di speranza civile. In fondo, nell' attuale momento sentiamo troppo tutti (specie noi ricercatori) il pe­ so di fenomeni come la droga, la mafia, la camorra, la criminalità degli affari, i poteri occulti, per non doversi porre il problema di un superamento della tranquillità quotidiana, nostra ed altrui ».

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— Si può dunque parlare di ri­ scoperta di una dimensione col­ lettiva della società. Come si espri­ me concretamente tale tendenza

nella vita di ogni giorno della gente comune?

« La mia impressione è che la gente comune non riesca ad esse­ re così "nobile’’ e disinteressata da pensare ad un ciclo storico futuro in cui sia compresso il proprio quotidiano interesse privato in nome di un superiore interesse collettivo. Essa cerca al massimo di combinare l’interesse privato e l’interesse collettivo in modo che essi non risultino alternativi. Tan­ to per fare degli esempi compren­ sibili a tutti ritengo che sia estre­ mamente significativo che oggi: • vi sia una grossa attenzione da parte delle famiglie ad un re­ cupero di serietà degli studi e del­ la scuola che ha certamente una radice nell'egoismo familiare vol­ to ad avere figli più preparati e con maggiore futuro professiona­ le, ma che ha al tempo stesso un esito positivo sulla ristrutturazio­ ne e sul rilancio della scuola co­ me grande struttura pubblica di interesse collettivo; • vi sia una altrettanto grossa attenzione verso una modifica del­ le politiche occupazionali nei con­ fronti dei giovani, con la sempre più esplicita richiesta ad avere in­ centivi per il lavoro indipendente o specifici interventi di « job-creation ». Ciò sta naturalmente nel quadro della egoistica propensio­ ne delle famiglie ad avere lavoro per i figli, ma sta anche e forse specialmente nel quadro di una trasformazione profonda delle po­ litiche e degli strumenti di inter­ vento nel mercato del lavoro (tra­ sformazione che è squisitamente di interesse collettivo); • e vi sia anche una forte pro­ pensione alla moltiplicazione dei consumi culturali e di comunica­ zione di massa, specialmente tele­ visivi. Il che da una parte sta evidentemente nella logica di un rinforzo continuo della dimensio­ ne quotidiana e casalinga che ha vinto negli ultimi anni; ma dall’ altra parte sta nella logica di una progressiva articolazione e sofisti­ cazione qualitativa dell'offerta di comunicazione di massa (che è comunque un processo che inte­ ressa tutti).

Potrei evidentemente continua­ re, ma mi bastano questi tre esem­ pi, per dire come il processo che ci sembra oggi vincente è quello di integrare l’interesse quotidiano e privato dei vari soggetti socia­ li con l’interesse generale e col­ lettivo della modernizzazione gra­ duale dei più importanti sottosi­ stemi economici e sociali ». — Verso quali trasformazioni va incontro la famiglia rispetto alla società e nei rapporti interperso­ nali? « Non sarà sfuggito, a chi ha letto le mie precedenti due rispo­ ste, il riferimento costante alla dimensione familiare e casalinga della nostra attuale società. Que­ sto crea sempre più un’attenzione alle dinamiche interne alla fami­ glia stessa, in quanto si tratta di dinamiche prevalentemente di ri­ composizione del soggetto familia­ re più che di sua contestazione e sfilacciamento. Oggi il grosso degli interessi pri­ vati (cioè della dimensione priva­ ta dei cittadini) passa per mecca­ nismi e decisioni familiari: il ri­ sparmio come il consumo, l'inve­ stimento come il reddito, il lavoro come il tempo libero; e non è un caso che proprio nel nostro ulti­ mo Rapporto abbiamo parlato di "famiglia s.p.a.", quasi per inten­ dere che tutti i comportamenti economici e sociali dei singoli tro­ vano composizione e sfogo in de­ cisioni di tipo familiare. Ciò naturalmente ha effetto an­ che sui rapporti interpersonali al­ l’interno della famiglia (è vero ad esempio che il più grande bisogno e desiderio dei bambini è quello di essere ascoltati, così come è ve­ ro che il crescente bisogno degli adulti è quello di trovare una con­ tinuità nella vita di coppia); ed an­ che se tali rapporti avranno una evoluzione molto più lenta dei rap­ porti di tipo funzionale, quali quel­ li del lavoro o del risparmio, è probabile che assisteremo nei prossimi anni ad un recupero di valore di tali rapporti e del loro significato umano ».

a cura di Roberta Gisotti


SPORT E F1ABE/1 (segue da pag. 29)

manda l’Assassino ad uccidere i fi­ gli di Aurora, l’omaccione trova il bambino di tre anni impegnato a tirare di fioretto con uno scim­ miotto. L'Assassino ha buon cuo­ re c protegge Aurora e i due figli, ma sta per finire con loro dentro una fossa di vipere quando arriva il Principe salvatore: naturalmen­ te, a cavallo. Cappuccetto rosso è una buona marciatrice perché la nonna abi­ tava in un altro villaggio », ma il Lupo è un fondista e arriva primo. Infatti, la bimba è stupita nel ve­ dere il mutamento della nonna: « Che gambe lunghe che avete! — Sono per correre meglio! » rispon­ de il lupo con voce contraffatta, come se fosse naturale, per le nonne, dedicarsi alla corsa cam­ pestre. La morale avverte le da­ migelle di Corte che vi sono lupi a due zampe suadenti ma più pe­ ricolosi di quelli a quattro. L’ultima sposa di Barbablù al­ l’inizio, oltre a feste e banchetti, si gode anche « passeggiate, parti­ te di caccia e di pesca... », ma poi ci vogliono due fratelli e il ga­ loppo furioso dei cavalli per trar­ la dai guai.

Un vero maratoneta è II Gatto con gli Stivali, che oggi avrebbe fatto una fortuna, sponsorizzato da una fabbrica di calzature. Ai suoi tempi, per aiutare il padro­ ne, deve precedere la carrozza del Re, con spunti da velocista fra una sosta e l’altra. Consiglia il pa­ drone di darsi al nuoto, per ot­ tenere nuovi abiti. Fa acrobazie verbali per convincere l’Orco a tramutarsi in topo e finalmente divora un bocconcino in proprio. Una morale esalta l'iniziativa pri­ vata e l'altra (sempre di Perrault) dice che spesso l’abito fa il mo­ naco. Cenerentola è un’ottima veloci­ sta: con uno scatto bruciante (e senza una scarpa!) distacca il Prin­ cipe di parecchie lunghezze; la sua prontezza di riflessi nel par­ tire allo sprint al primo tocco di mezzanotte è eccezionale.

Pollicino è un escursionista av­ veduto, uno Scout che non si per­ de nel bosco. Poi, smarritosi per colpa degli uccellini che hanno di­ vorato le briciole, s'impegna con i fratellini in una corsa campestre

nel fango e con la pioggia, che si ripete fuggendo dalla casa dell’ Orco. Costui, dopo aver ucciso per errore le sue sette figlie, indossa « gli stivali dalle sette leghe » e mostra un evidente caso di doping perché va « di montagna in mon­ tagna » e « traversa fiumi come fossero ruscelli », crollando di col­ po addormentato. Dopo il lieto fi­ ne, la morale conclude: « Non si rimpiange di avere troppi figli quando sono tutti belli, ben fatti e cresciuti; ma se uno di loro è debole o non parla, viene disprez­ zato e tormentato: tuttavia a vol­ te è questo piccolo stortignaccolo che farà la gioia di tutta la fa­ miglia ». Gambe lunghe e buona tenuta le hanno avute tutte le fiabe di Perrault, se sono arrivate fino a noi e se piacciono ancora: esse personificano in lupi e in princi­ pesse gl'impulsi del bambino e mostrano soluzioni o chiarificazio­ ni dei suoi conflitti interiori. Le « morali » di Perrault sono spes­ so appiccicate e, salvo l’ultima ci­ tata, sono di tipo perbenistico. Ma le fiabe non servono per impara­ re, servono per una cosa assai più importante: per vivere.

Domenico Volpi

RACCONTA LA TUA SOCIETÀ’ SPORTIVA IL BANDO E’ indetto un concorso a premi tra le Società sportive del CSI, avente per oggetto la descrizione di una Società sportiva nelle sue motivazioni, nella sua storia, nella sua vita, nella sua attivi­ tà, nel suo rapporto con l’ambiente. Le Società sportive possono parte­ cipare al concorso con opere realiz­ zate collegialmente o attraverso loro soci. I partecipanti, pertanto, devono indicare la Società sportiva di appar­ tenenza. Partecipano al concorso: racconti, reportages giornalistici, documenti au­ diovisivi (film 8 mm, videocassette, audiocassette), documenti fotografici (fotostorie, fotomontaggi, ecc.), descri­ zioni grafiche (posters, fumetti, ecc.) che raccontino la vita e l’esperienza sportiva e associativa della Società. Le opere inviate devono essere ine­ dite. . . La promozione associativa e cultu­ rale del concorso è affidata ai Consi­ gli provinciali, che ne incentiveranno la partecipazione e forniranno consì­ gli e assistenza. partecipanti devono perLe opere i venirei entro il 30 giugno 1985 alla Pre­ sidenza nazionale del Centro Sportivo

Italiano, via della Conciliazione n. 1 00193 Roma. I lavori pervenuti entro il termine stabilito verranno esaminati da una Commissione nazionale che assegnerà i premi secondo quattro categorie: • Letteraria (racconti e reportages scritti); • Audiovisiva (film, videocassette, au­ diocassette); • Grafica (posters, fumetti); • Fotografica (foto-storie, documenta­ ri fotografici). Nel caso di lavori rientranti in più categorie, essi verranno classificati nel­ la categoria espressiva prevalente. Per ogni categoria verranno asse­ gnati: 1° premio - L. 3 milioni; 2“ premio - L. 2 milioni; 3° premio - L. 1 milione. Un premio speciale offerto dalla 3M FILM è riservato ai partecipanti della sezione fotografica. Un superpremio • Targa Stadium 1984 », dotato di L. 5 milioni, non cumulabile con i premi di categoria, verrà assegnato al lavoro ritenuto il migliore in assoluto, a prescìndere dalla sua ca­ tegoria.

Tre premi di L. 5 milioni, uno per il Nord, uno per il Centro, uno per il Sud, verranno assegnati a tre Consigli pro­ vinciali che, a giudizio insindacabile del­ la Commissione, avranno lavorato più attentamente alla promozione locale del concorso. La Commissione giudicatrice sarà presieduta dal Presidente Nazionale del CSI e composta da altri sette mem­ bri, di cui tre interni all’Associazione e quattro esterni, scelti tra esperti di ciascuna delle categorie espressive in cui si articola il concorso. In coincidenza con l'assegnazione dei premi, la Presidenza nazionale del CSI si riserva di organizzare una ma­ nifestazione nella quale verranno pre­ sentati i lavori premiati ed esposti in una mostra gli elaborati pervenuti. La Commissione potrà proporre alla stessa Presidenza CSI l'eventuale pub­ blicazione o divulgazione delle opere premiate e di altre ritenute meritevoli. Le opere inviate a concorso non ver-, ranno restituite. La Presidenza naziona­ le del CSI si riserva di utilizzarle per le finalità associative, citando opportunatamente gli autori e senza altri oneri. Nell'eventualità di una utilizza­ zione commerciale, saranno presi ac­ cordi con i rispettivi autori.

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