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Stadium n. 2/1974

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Direttore responsabile: Aldo Notarlo

Redattore capo: Duilio Dimetti Comitato di redazione: Zina Giuri Amili Paolo Andreoli Enzo Balboni Claudio Bucciarelli Giulio Martinucci

Grafica: Alberto Greganti

STADIUM si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune dell'associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario.

STADIUM è una tribuna aperta. Tutti sono invitati : a esprimere la propria opinione e tutte | le opinioni sono gradite.

STADIUM chiede a tutti i soci un'attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa.

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(copertina ! di Alberto Catalani)

In qualità di nuovo com­ ponente la C.T.P.C. della se­ de locale, ho ricevuto il N. il del 24 Novembre 1973 del Vs. quindicinale. Ho avuto modo di apprez­ zarne i contenuti e la forma rallegrandomi soprattutto del servizio che avete realizzato per la « Scampagnata '13 ». Una sola cosa mi ha col­ pito sfavorevolmente come se fosse un pugno nell'oc­ chio: il riquadro pubblicitario a tre colonne sulla terza pagina della copertina «MILIONI SOLTANTO... E se ne vincono tanti con il TOTOCALCIO » — con la ri­ produzione delle due monete da 100 lire! (A proposito, proprio la scorsa settimana si è giunti al primato d'in­ casso per un totale di circa 1 miliardo e Vi). Premesso che la mia non vuole essere una considerazio­ ne moralistica, sento di dover rilevare che una certa forma di pubblicità andrebbe esclu­ sa perché incompatibile con le finalità del C.S.I. (vedi art. 1 dello Statuto). Ora, se il quindicinale ten­ de a risanare lo sport dalle molteplici deformazioni che lo deturpano e lo sviliscono, co­ me appare da tutti, o quasi tutti gli articoli, vivendo que­ sta esperienza « come mo­ mento di educazione » riten­ go che il miraggio allettante dei milioni rappresenti la pietra d'inciampo sulla quale si va a cadere con rischio di non potersi più rialzare. Anche se è noto che una buona tangente delle somme reperite attraverso il giuoco delle speranze del sabato se­ ra viene devoluta al C.O.N.I., il quale, a sua volta, concede contributi per opere o diret­ tamente a società sportive, tuttavia a me pare che una ta­ le pubblicità, in una rivista indirizzata per lo più ai gio­ vani e che quindi vuole essere formativa, non debba trovare posto, perché deteriore o, quanto meno, controproducen­ te; in ogni caso non ci aiuta in questo scopo. Qual è il vostro pensiero a tal proposito? Gradirei una risposta nel­ l'apposita rubrica a pag. 2, con l’auspicio che altri possa­ no intervenire, aprendo così

un dibattito, secondo me ab­ bastanza interessante. Si potrebbe, ad esempio, aprire un discorso di natura politica circa l'opportunità, da parte dello Stato, di servirsi dello sport, o, meglio, della passione sportiva della mas­ sa per incamerare miliardi: non dimentichiamo, inoltre, che nel sottotitolo della sche­ dina «Totocalcio» sta scrit­ to «« Al SERVIZIO DELLO SPORT ». Chi, come noi, cre­ de nello Sport, se ben riflet­ te, non può fare a meno di sorridere. Comunque, non è questo, anche se accennato brevemente, il punto che mi premeva approfondire.

Enrico Cialla-Messina Sullo stesso argomento, fra vari altri punti, ci ha scritto anche Giovanni Forti, Segre­ tario del G.S. S. Lucia-Botticino di Brescia. Egli ci scrive:

« condanna allo sport che non è al servizio dell’uomo, ma si serve di esso, sfruttandolo, al fine di fare pubblicità a determinati prodotti. Già che siamo in tema di pubblicità, ho letto un articolo su « Sta­ dium » riguardo al modo con cui i quotidiani sportivi trat­ tano la pubblicità e quanto ne siano condizionati. Permet­ tetemi quindi una domanda; perchè metà e, qualche volta, una intera pagina di « Sta­ dium » la sprecate, dedicando­ la alla pubblicità del Totocal­ cio che, oltretutto, mi risul­ ta il modo più schifoso di gettar fumo negli occhi alla gente ».

Giovanni Forti - Brescia

I due interessanti interven­ ti pongono non soltanto a chi direttamente ha il compito di amministrare Stadium ma a tutti i lettori e i soci del CSI una serie d'interrogativi in­ torno all’arduo problema del­ la coerenza come associazio­ ne. Sono lettere che da pa­ recchio tempo ci attendeva­ no e dobbiamo ringraziare gli amici di Messina e di Brescia che ci offrono l’occasione di discuterne.

Se una qualsiasi pubblica­ zione ospita della pubblicità significa che per quella pub­ blicazione esiste il problema della sopravvivenza o di una maggiore espansione che non può essere risolto se non in termini economici. La pub­ blicità rappresenta uno dei modi per risolverli, anzi, il modo normale, lo strumento che il sistema di produzione e di comunicazione moderni hanno inventato e utilizzano e che l’opinione pubblica accetta quando apre tutti i gior­ ni il suo bravo foglio a stampa. Servirsi della pubblicità, dunque. non è un dramma. Ma quale pubblicità? Vi sono giornali politicamente impegnati a sinistra che si mantengono con la pubblicità di prodotti che chiaramente derivano da monopoli industriali; e sì che con i monopoli quegli stessi giornali non sono teneri. Li potremmo tacciare di grave incocrenza. Ma a scavare ol­ tre le apparenze — e scar­ tando diverse e più inquie­ tanti ipotesi — non potrebbe anche esservi in quella scel­ ta la riaffermazione che quel denaro di provenienza « indu­ striale » è il frutto del lavo­ ro delle masse operaie e che in quella forma ritorna in lo­ ro possesso per continuare la difesa delle proprie ragioni: quasi un dire: « il denaro è di tutti »? Il discorso intorno al toto­ calcio è anch'esso difficile. Denaro del totocalcio e bat­ taglia che gli Enti di promo­ zione sportiva — come il no­ stro e come altri — conduco­ no per uno sport a dimensio­ ne sociale che abbia final­ mente dallo Stato uno spa­ zio ed un riconoscimento non soltanto giuridico ma anche finanziario, sono apparente­ mente un non-senso. Ma la condizione concreta in cui og­ gi lo sport vive in Italia è una condizione di monopolio: esiste soltanto il CONI ed esi­ ste soltanto una legge finan­ ziaria per lo sport, la legge in cui lo Stato devolve al CONI la metà degli introiti, SEGUE A PAG. 27

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I valori dell'unificazione CSI-FARI stanno dentro lo Statuto I due atti politici più significativi della nostra storia ormai trentennale, sono stati il nuovo Statuto e l’unificazione CSI-FARI. E non a caso sono avvenuti con­ temporaneamente: Pesaro ■ giugno 1971. L'incontro nazionale sulla presenza e sulla partecipazione femminile, avvenuto recentemente a Roma - Ostia 1-2 febbraio 1974, serviva tra Veltro a fare il punto sull’unificazione da Pesaro ad oggi. Quante donne sono inserite nel CSI dopo l’unificazione? I dati ci dicono che sono un po' pochine, infatti su 100 atleti soltanto 12 sono atlete e su 100 dirigenti soltanto 5 sono donne. Ad Ostia i 100 partecipanti, provenienti da tutte le Regioni, si sono chiesti del perché così poche donne. Le motivazioni sono state e si possono raggruppare in due ordini: il primo è all’esterno del CSI, il secondo è al suo interno. All'esterno del CSI giocano tutte le motivazioni di carattere culturale, La mentalità, il costume, la tradizione, l’e.ducazione, la cultura italiana, tutto sommato, giocano a sfavore della donna e cioè per la sua discriminazione. All'interno del CSI giocano le stesse motivazioni esterne di carattere cultu­ rale, però aggravate da una non presa di coscienza del problema di fronte al quale ci sono tre atteggiamenti: c’è chi lo ignora e quindi non fa niente; c'è chi lo subisce e fa il minimo indispensabile per attenersi alle norme statutarie; c’è chi lo vuole risolvere ma non sa che cosa fare. In definitiva, di fronte all’unificazione ci si comporta come di fronte allo Statuto. Non si sono capite due cose: 1°, che Statuto e unificazione sono la stessa cosa; 2°, che Statuto e unificazione sono nati insieme e costruiti insieme dall'exCSI e dall'ex-FARI per fare insieme una nuova Associazione che non fosse la som­ ma delle due vecchie e che la nuova Associazione « CSI-FARI unificati » è nuo­ va non perché ha una nuova testata o perché è mista, ma è nuova perché il nuovo Statuto ha buttato all’aria tutto. Chi vuol risolvere il problema dell'unificazione, e cioè quello della presenza e della partecipazione femminile, ha una sola strada: risolvere il problema dello Statuto che significa viverlo con pieno impegno cogliendone tutti i valori e le scelte che ci sono dentro. E vivere lo Statuto non vuol dire rispettarlo for­ malmente. Lo Statuto ci impone un cambio di mentalità: ci chiede di essere nuovi noi se vogliamo costruire un'Associazione nuova e questa non la si costruisce con una mentalità vecchia. Se non abbiamo capito ciò che sta alla base dello Statuto e cioè i significati profondi della democrazia, della partecipazione giovanile, delle scelte di fondo a favore dell’uomo e contro ogni discriminazione, della scelta di uno sport a mi­ sura d’uomo che non può essere che uno sport sociale e uno sport sociale non può essere che uno sport di base; se non abbiamo capito che l'organizzazione fatta di numeri e di moduli deve lasciare posto all'Associazione dove le persone si in­ contrano e non si scontrano, per collaborare e non per farsi concorrenza, per costruire insieme uno spazio di libertà dove i ragazzi crescono come persone e non come macchine da primato, se non abbiamo capito tutto questo ed altro, l’unificazione non si farà mai anche se le donne aumenteranno. Democrazia, partecipazione giovanile, presenza, e partecipazione femminile, decentramento che fa perno sulle società sportive, attività sportiva di base, so­ cietà sportive non più squadre di calcio, impegno politico per garantire uno spa­ zio di verde attivo a tutti, la lotta contro tutte le discriminazioni, sono tutti pro­ blemi aperti di uno stesso impegno, « la liberazione dell’uomo » e di una stessa finalità, « vivere e far vivere l’esperienza sportiva come strumento di sviluppo uma­ no e sociale delle persone ». E tutti i problemi si risolvono assieme: non si riu­ scirà a risolverne uno staccato dagli altri. Se c’è questo impegno globale, che è frutto di una tensione interiore che ci lega tutti e ci unisce tutti profondamente, la nuova Associazione riusciremo a costruirla, con uomini e donne che si riconosceranno, altrimenti faremo dell'aria

fritta.

ALDO NOTARLO

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Prema e Dartecnoa de la Ma oeii Asatirài Nei giorni 2-3 febbraio si è svolto a Ostia (Roma) un incontro sulla presenza e partecipazione femminile nel CSI. Diamo una prima cronaca dell’incontro — al quale è dedicato anche il « fondo » della pagina precedente —, ripromettendoci di ritornarci più ampiamente nel prossimo numero.

L’incontro nazionale sulla presenza e partecipa­ zione femminile nel C.S.I. è appena terminato ed è difficile, a caldo, dare una valutazione completa ed obiettiva. E’ più semplice tentare un primo reso­ conto ed esprimere alcune impressioni. Il Consiglio nazionale, quando sulla base delle de­ cisioni congressuali aveva formulato il programma dell’Associazione, aveva scelto di realizzare un incon­ tro nazionale di riflessione per verificare il problema della presenza e partecipazione femminile nel C.S.I. a due anni dall'unificazione e dall'entrata in « vigore » del nuovo Statuto. Non un convegno di studio sulla condizione della donna e della donna nello sport, ma un momento di verifica dello stato dell’Associazione per chiedere ad ognuno: a che punto è il C.S.I. che con l’atto poli­ tico dell’unificazione e con il nuovo Statuto ha affer­ mato la volontà di essere una nuova associazione aperta ai giovani e alle giovani dove il modo di vita è caratterizzato dal fatto che le componenti maschili e femminili sono insieme presenti, partecipi e respon­ sabili della vita associativa a tutti i livelli?

L’incontro nazionale del 2-3 febbraio ha dato una prima risposta. Esso è stato preparato per tempo e, sin dalle pri­ me battute, tutta l’Associazione è stata coinvolta e interessata: i Consigli provinciali e di circoscrizione zonale hanno collaborato con la Presidenza nazio­ nale a raccogliere i dati per offrire a tutti un quadro completo; la Presidenza nazionale li ha organizzati in una certa logica, e, da una prima lettura di essi, ha ricavato delle considerazioni che, stese in una traccia, sono state inviale ad ogni Consiglio perché si operasse una prima riflessione di base; i Consigli (non tutti) a loro volta, nei congressi, in incontri par­ ticolari con le società sportive, attraverso la stampa locale, hanno dibattuto il problema; Stadium ha so­ stenuto, anche tramite un questionario, la riflessione 4

e le società hanno potuto dare un loro contributo diretto. I partecipanti all'incontro dovevano essere porta­ tori di tutto il lavoro fatto nelle loro province e nella loro regione. Possiamo dire che una parte di essi si era preparata e in quella sede portava una ri­ flessione partecipata precedentemente mentre l’altra rappresentava una sua personale esperienza. Comun­ que l'impegno e la serietà con cui tutti i presenti, durante l’incontro nazionale, hanno lavorato è riu­ scito in parte a superare alcune difficoltà. E veniamo all’incontro che è iniziato con una in­ troduzione articolata in vari momenti e che è con­ sistita: — nel ricordare a tutti il senso e la finalità dell'incontro;

— nel fare una prima lettura della situazione nella nostra Associazione in rapporto alla presenza e partecipazione femminile sulla base di dati pro­ vinciali, regionali e nazionali che si riferivano alla composizione delle società sportive, alle atlete ed alla loro attività sportiva, alla presenza di di­ rigenti femminili, alla presenza della componente femminile nei centri di formazione; — nell'offrire, in sintesi, le risposte di quelle società sportive che hanno trasmesso le loro esperienze tramite il questionario apparso più volte su Stadium; — nel suggerire una traccia per i lavori di gruppo.

Dopo l’introduzione si sono messi al lavoro i grup­ pi che avevano il compito di completare la lettura della situazione associativa e di ricercare, nello stes­ so tempo, i motivi profondi che la determinavano, motivi che negavano o facilitavano una presenza e partecipazione femminile a livello personale, socio­ culturale, associativo strutturale e di servizi.


Un momento di lavoro di uno degli otto gruppi di studio sulla situazione associativa

La riflessione degli otto gruppi, approfondita faticosa per certi aspetti, ha avuto una sua sintesi or­ ganica in un successivo lavoro che è stato presentato, in conclusione delle due giornate, in assemblea ple­ naria per essere nuovamente discusso. Il dibattito che ne è seguito, molto interessante, ha avuto anche momenti di onesta valutazione del lavoro svolto in quei giorni. Questa capacità da parte dell’assemblea di autovalutarsi è stato un grosso segno della matu­ rità delle persone presenti. Il frutto della riflessione di quei giorni sarà offerto a tutta l’Associazione co­ me contributo ad un dibattito che vedrà il suo mo­ mento forte nel prossimo Congresso nazionale di fine maggio.

Dato che Stadium riprenderà nel prossimo nume­ ro, in un modo più completo, il discorso costruito nell'incontro, mi limito a sottolineare i punti quali­ ficanti del lavoro dei gruppi. Partendo da una lettura della realtà associativa, i gruppi, nel ricercare i motivi di una limitata pre­ senza e partecipazione femminile nel C.S.I., hanno — sottolineato gli impedimenti di natura psicologica della donna ad inserirsi nel mondo dello sport che hanno radici storiche, sociali e geografico am­ bientali; — evidenziato una situazione associativa fondata su valori e modelli tipicamente maschili in cui l’av­ venimento dell’unificazione ha significato una ope­ razione strutturale e non un vero cambio di men­ talità che doveva portare ad una nuova associa­ zione in cui donne e uomini fossero compresenti e compartecipi;

■— verificato che le strutture (società, consigli) e i servizi associativi (attività sportiva) sono il frutto di una certa concezione dell'Associazione c prati­ camente favoriscono in modo scarso la presenza e partecipazione femminile con la tendenza ad affi-

dare alle donne l’attività femminile cadendo di fatto in una settorializzazione che contrasta con la scelta di essere associazione.

I gruppi hanno tentato anche di individuare delle possibili soluzioni per superare la situazione in atto che, quando presenteremo più completamente il di­ scorso, potremo rilevare. Certamente la ricerca condotta dalle persone che si sono ritrovate a Roma sarà utile a tutta l’Associazione, a tutti i livelli partendo soprattutto dalle so­ cietà perché è da loro che stanno emergendo, ed è stata una considerazione di quelle giornate, i fer­ menti nuovi che ci dicono che statuto e unificazione possono essere realizzati. Vedremo cosa il congresso nazionale dirà a que­ sto proposito perché non è pensabile che non si as­ suma delle precise responsabilità per cercare di vi­ vere fino in fondo la condizione della nuova Asso­ ciazione fatta da uomini e donne che è la condizione per vivere il suo senso. Alcuni avrebbero preferito che l’incontro fosse stato impostato in modo diverso, cioè finalizzato ad approfondire temi di natura psicologica, sociologica e pedagogica. In un certo senso sarebbe stato più facile: bastava mettere sul « palco » tre o quattro lu­ minari delle scienze umane. Più difficile è prendere coscienza personalmente di una situazione, ricercare i limiti personali e associativi di fronte ai vari pro­ blemi come questo, capire che è necessario rinno­ varsi, farsi competenti, aiutarci di più pei' riuscire a costruire insieme, uomini e donne, una Associazio­ ne e una storia. Gli studi e le esperienze dei « lumi­ nari » potranno e dovranno venire dopo. Solo così saranno accolte con attenzione e coscienza critica perché si saprà a che cosa servono. E l’incontro che abbiamo vissuto doveva servire proprio a questo. Speriamo di esserci riusciti.

GRAZIA FUCCARO

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■■■ ■■ E WSM a cura di PAOLO ANDREOLI e GIULIO MARTINUCCI

La rivoluzione del cavolo Nel prossimo mese di maggio, se tutto va come è sperabile vada, il Go­ verno approverà quei decreti delegati che dovrebbero dare un volto e una sostanza nuovi alla scuola del nostro Paese. (Insisto sul periodo ipotetico perché non si sa mai. L’esperienza in­ segna che quando ci si trova di fronte a certi appuntamenti succede di tutto perché l’appuntamento stesso non av­ venga o sia ulteriormente dilazionato: alluvioni, crisi di governo, elezioni an­ ticipate, arabi cattivi che lasciano sec­ chi i distributori di benzina, comete che compaiono nel cielo...). Dunque, se tutto va come è spera­ bile che vada, a màggio verranno ap­ provati i decreti delegati per cui la scuola da istituzione centralizzata e burocratica diventa una istituzione ge­ stita in modo sociale, ossia dal basso, attraverso quel meccanismo chiamato dei « distretti scolastici ». Tanto per intenderci, il distretto non è altro che uno spazio territoriale che dovrebbe comprendere una serie di strutture educative per una popolazio­ ne scolastica di 12-15.000 studenti con 600-800 insegnanti. Media che, come hanno dimostrato diversi studi, do­ vrebbe corrispondere a una popolazio­ ne complessiva della zona di 70-100.000 abitanti. Ogni distretto dovrebbe avere un proprio « consiglio distrettuale » for­ mato da rappresentanti del personale insegnante, dai rappresentanti dei ge­ nitori e degli studenti non inferiori ai 16 anni, dai rappresentanti degli enti locali e dai rappresentanti « delle for­ ze sociali rappresentative di interessi generali e delle organizzazioni sinda­ cali dei lavoratori ». A questi consigli distrettuali faran­ no capo i consigli di circolo o di isti­ tuto ed essi faranno capo al consiglio scolastico provinciale e, infine, vi sa­ rà un consiglio nazionale della Pub­ blica Istruzione in cui, oltre alle com­ ponenti sopra indicate, entreranno rap­ presentanti del mondo economico e sarà presieduto dal ministro della Pubblica Istruzione. Come si vede, cambia sostanzial­ mente il tipo di struttura della scuola poiché si tratta di realizzare un vero

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e proprio decentramento della gestio­ ne dell’istituzione che, così, dovrebbe essere non solo più dinamica, ma do­ vrebbe anche rispondere direttamente alle esigenze specifiche che si manife­ stano localmente a livello di paese o di quartiere cittadino. Di più, la par­ tecipazione diretta di tutte le forze e le componenti sociali dovrebbe garan­ tire un'autentica gestione democra­ tica. Come si vede, ho sempre usato il periodo ipotetico c questo nbn solo per le ragioni che ho detto all'inizio. Il discorso, infatti, — ed è un discorso che interessa direttamente tutti, nes­ suno escluso — è di carattere politico nel senso più completo del termine. Si tratta di concepire in modo nuovo — democratico e non più autorita­ rio — il modo di realizzare l'istruzio­ ne, l’educazione, la socializzazione delle giovani generazioni. Il decentramento di questa facoltà dovrebbe favorire an­ che e contemporaneamente un modo nuovo di pensare e di vivere nella so­ cietà. Un modo cioè che consente al­ la società di riappropriarsi del proprio potere di essere e di organizzarsi sot­ traendosi in qualche modo al potere centralizzato dello Stato. Ora, non c’è dubbio che questo rap­ presenti un importante salto di quali­ tà della vita che si dovrebbe trovare

decondizionata proprio in uno degli aspetti essenziali della vita sociale. Il problema, in fondo, è questo (al­ meno a mio avviso): bisognerà vedere se i decreti delegati nel loro testo de­ finitivo e approvato dal Governo da­ ranno la possibilità reale di una ge­ stione dal basso oppure no. Ossia se lo Stato consentirà alla società di riap­ propriarsi di un proprio potere di de­ cidere. Certe espressioni contenute nei testi non ancora approvati mettono molta acqua sul fuoco. Infatti, si par­ la di organismi distrettuali che hanno funzione di « proposta e promozione per ciò che attiene all’organizzazione e allo sviluppo delle strutture scola­ stiche ». O si parla di « compiti con­ sultivi e di proposta » e, per quanto attiene ai programmi scolastici, della possibilità di inserirvi attività integra­ tive e di ricerche « utili alla migliore conoscenza delle realtà locali »; e frasette di questo genere. Se le cose andranno in questo sen­ so — scusate l'espressione — si trat­ terà di una rivoluzione del cavolo. In­ fatti, non si avrà una restituzione del potere di decidere. Si avrà solo e sem­ plicemente la possibilità di dare dei suggerimenti e di inserire in program­ mi scolastici già formulati qualche cosa di più; non di mutare la conce­ zione e l'impostazione dei programmi


Scemi, scemi. Ine volte scemi

che, evidentemente, continueranno a essere determinati dall’alto. Ossia, in concreto, si potranno inserire cose nuo­ ve nei programmi in aggiunta a ciò che è già stato deciso a priori e que­ ste aggiunte, in pratica, non avranno ------ un peso determinante. certo Questo è un modo come un altro per dire alla gente: « Miei cari, voi siete bravi, ma, purtroppo, siete anco­ ra immaturi a vivere in democrazia. Così noi che vi governiamo siamo pur­ troppo costretti — e chi ci parla a tu per tu fuori dell'àmbito ufficiale sa bene con che dispiacere! — a con­ tinuare a pensare per voi. Intanto ac­ contentatevi di questo. Quando poi sa­ rete veramente maturi, allora vi lasceremo tutta la libertà di decidere! ». Non vorrei essere troppo cattivo e negare a priori i vantaggi che comun­ que avrà questo cambiamento istitu­ zionale (la scuola comunque, come di­ cono i ragazzi di Barbiana, sarà sem­ pre meglio della merda). Quello che però mi secca un poco è l’essere con­ tinuamente considerato come un bam­ bino da guidare con mano forte e si­ cura da un babbo che non m’ha gene­ rato. È mai possibile — dico io — che il popolo non sia maturo, mai adulto, mai in grado di essere e di diventare ciò che vuole? È mai possibile che non sia mai l’ora in cui la gente può diventare responsabile di se stessa? E poi come farà a diventare adulta la gente — ammesso che non lo sia — se non la si lascia crescere avendo fidu­ cia nelle sue capacità? Faccio una proposta estemporanea: perché su queste questioni non pro­ viamo a fare un referendum? P. A.

« Ma chi me lo fa fare! » non deve essere certamente il motto dei due pretori genovesi Almerighi e Sansa se hanno avuto il coraggio di denun­ ciare alcuni esponenti dei petrolieri italiani per un presunto colossale im­ broglio ai danni della comunità nazio­ nale nel delicatissimo momento della crisi energetica. Trentaquattro anni il primo, trentatrè il secondo capeggia­ no il gruppetto di colleghi che ha vo­ luto vedere chiaro in un giro di mi­ liardi (quindici, venti?) che si presume serviti ad assicurare, come dice il te­ sto d’accusa: « ... la benevola attenzione delle autorità di governo ai problemi della categoria ». Finissimo! In parole più comprensibili, i quindici miliardi sarebbero serviti a comprare la com­ plicità di funzionari ministeriali e, forse, di uomini politici. Quindici miliardi: e noi, scemi, a commuoverci alle prime, memorabili encicliche radiotelevisive di fine no­ vembre con i tromboni ufficiali inneg­ gianti alla ritrovata funzione ecologi­ ca del « dì di festa », grazie all’auste­ rity che ci veniva di colpo imposta. Un’austerity all’italiana, con migliaia di eccezioni munite di regolare per­ messo, ma pur sempre austerity. Ra­ dicate abitudini che saltano, biciclet­ te alle stelle, sottile piacere della cam­ minata in mezzo alle strade solcate soltanto da taxi finalmente veloci. E la lieve, piacevole sensazione di con­ tribuire anche noi, insignificanti cit­ tadini-numero, a far risparmiare alla Patria tonnellate di prezioso petrolio, greggio e raffinato... Scemi, scemi, tre volte scemi. Mentre l’industria turisti­ ca del Paese riceve un duro contrac­ colpo dalle misure imposte dal gover­ no e s’impongono i primi licenziamen­ ti di personale, mentre le campagne ripiombano all’improvviso nell’isola­ mento da cui disperatamente tentava­ no di uscire, mentre tutta la popola­ zione fa salti acrobatici per imposses­ sarsi di una tanica di kerosene o di un po' di gasolio — perché, tra l’altro, siamo anche d’inverno — ecco che di­ stinti signori alterano dati, dirottano o non fanno mai giungere cisterne ca­ riche di greggio, conservano stracolmi i depositi a terra di carburante per dimostrare che loro, poverini, ci rimet­ tono e che è necessario — con sommo rammarico, naturalmente! — aumen­ tare subito e molto il prezzo della ben­ zina, del gasolio e di tutti gli ammenicoli energetici. Il governo si sbrighi, metta pure in moto il tesseramento (naturalmente a prezzo maggiorato) ma poi lasci libero il mercato (a prez­ zo raddoppiato). Chi non ce la fa con l’assegnazione, paghi. E siccome il po­ polo italiano in blocco è notoriamente un popolo di nababbi (e di babbei) pagherà. Come farebbe, diversamente, a sopravvivere la categoria dei petro­ lieri italiani che raggiunge appena un fatturato annuo di 4500 miliardi, ol­ tre il doppio del colosso Fiat, sci volte il fatturato Montedison? Il governo, sensibile al grido di dolore della ca-

tegoria, vara gli ultimi provvedimenti. Ma, poi, se li rimangia. Mentre scrivo, tutto quanto si sa del­ l’intricato imbroglio può essere vero e, contemporaneamente, non vero. Ma se è vero ci siamo dentro tutti e dobbia­ mo assolutamente andarne in fondo alla questione perché in una società civile anche l'acquiescenza dei più è colpa grave e il caso dei petrolieri rap­ presenta un nodo stretto dei più in­ quietanti problemi che possano trava­ gliare una comunità che si appella al­ la democrazia ed ai suoi valori. Vi è, infatti, la pressione ed il ricatto dei poteri economici nei confronti dei po­ teri politici, l'incapacità della classe politica a dominare gli eventi, il so­ stanziale disprezzo dell’opinione pub­ blica da parte di chi governa, la sclerotizzazione del controllo dell’apparato burocratico, il problema delle fonti d'informazione, lo spaventoso potere che pochi uomini hanno di mutare le condizioni sostanziali di vita di un po­ polo con semplici decreti governativi, i rapporti tra giustizia c potere poli­ tico. E proprio quest’ultimo è il pro­ blema-chiave del momento. Perché sco­ prire che due giovani uomini decisi che si collegano ad altri uomini decisi ed informino l'opinione pubblica sono sufficienti ad arrestare la spirale dei ricatti e degli imbrogli allarga il cuo­ re e riporta speranza. Ma fino a quan­ do? Con la crisi che travaglia la giu­ stizia italiana, i rischi d’insabbiamento di un fatto che, se dimostrato vero, passerebbe alla storia come la più co­ lossale c atroce turlupinatura di un popolo, non sono poi tanto irreali. Per questo non basta una pattuglia di pre­ tori coraggiosi: a vederci chiaro, a te­ nere ben aperti gli occhi dobbiamo es­ serci tutti. G. M.

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CARA AUTOMOBILE PIU* CI COSTI E PIO* CI PIO Nel momento in cui l’ultimo dei « geni sregolati » di un auto­ mobilismo avviato anch’esso ver­ so il « pianismo » generale, nelle ore — cioè — in cui Clay Regazzoni portava avanti la sua Ferrari nei primi « giri di ruota » della stagione ’74, le maestranze della casa modenese si vedevano co­ strette a proporre, a ventilare la trasformazione delle officine da cui uscivano i bolidi volanti, in sani capannoni atti a sfornare trattori ed erpici per la bistrat­ tata agricoltura. Gli sceicchi. Ecco la causa di tutto. Forza dei ricorsi storici, potenza delle leggi vichiane! Di­ cono i vecchi e i maturi che de­ cenni fa ogni magagna naziona­ le era attribuita alle malefiche trame della perfida Albione, cioè della Inghilterra corrucciatamente accovacciata sui suoi scogli ad invidiare il sole d'Italia e inten­ ta a tessere insidie ai danni degli italiani. Oggi si sono trovati, da molte parti, i capri espiatori ne­ gli sceicchi. Un po' di vero c’è sem­ pre; peccato che il medio oriente non fosse venuto alla ribalta al tempo del vibrione! Così, in crisi di energia, nes­ suno sogna le dodici cilindri e tutti pensano alla carbonella, al­ le batterie elettriche. Se i doppi carburatori hanno fatto il loro tempo, se le sgu­ sciami, pisciformi supervetture che bevevano un litro solo per aprire una portiera e richiedeva­ no più di un pieno per trasferir­ ti da nord a sud a velocità super­ sonica sono fuori della portata d'una benzina che costa quanto il vino francese di marca, è logico che le fabbriche che producevano quei portenti velocissimi pensino a far trattori. Anche all'estero gli sceicchi hanno fatto la loro parte. Ma occupiamoci dei fatti di casa nostra. « In patria » si potrà correre col metanolo, cioè con un deriva­ to dall alcool metilico. La benzi-

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na non c’entra. I gran premi in­ ternazionali andranno invece sem­ pre a forza di ottani. Sarà inte­ ressante vedere se la richiesta di auto prestigiose — e divoratrici di benzina — sarà scarsa anche all’estero, malgrado il miraggio della propaganda che i gran pre­ mi — e le altre grosse corse — fanno alle case costruttrici dei « bolidi ». Sarebbe ironia della sorte tornare a trionfare con le nostre vetture nell’anno delle or­ dinazioni commerciali fiacche per la crisi d’energia a sfondo petro­ lifero! Siamo anche curiosi di ve­ dere se l’avvento del ciclismo do­ menicale aumenterà la passione, sopita, per il ciclismo agonistico; e se l’automobilismo perderà « mordente » sul grosso pubblico ora che semplicemente parlar di benzina fa sentir male al porta­ foglio! Certo, l’auto sta perden­ do tutto quel fascino pacchiano e da poveracci rivestiti che aveva assunto dalle nostre parti! L’auto ci ha tradito; è un'« amica » che costa troppo. I graffi alla carroz­ zeria non contano più cd è quasi con rabbia che godiamo a veder la polvere posarcisi sopra. È una reazione contro l’idolo che non è più tale. Un idolo non si ferma

per un decreto legge, non va fuori corso per un’intesa di sceicchi. Le domeniche assurde in cui ogni famiglia si arroccava nella scato­ letta metallica, divenuta « carro falcato », per superare in lotta ag­ guerrita le altre scatolette simili arrancanti con protervia davanti e dietro, pare un pallido ricordo. Non si è riscoperto, secondo me, tanto la purezza delle atmo­ sfere o la geometria dei palazzi sulle strade deserte, quanto — soprattutto — si è perduta la fi­ ducia illimitata, si è spenta l'ado­ razione per l’auto « divina ». E questo è bene. Ma lasciateci attendere, qualche domenica sera, tornando a casa a piedi, o non muovendosi per nulla, o facendo i conti sul « quar­ tino » di benzina razionata spre­ cata, lasciateci attendere trepi­ danti di sapere se Ferrari o Regazzoni o chi per lui sono ancora avanti o indietro nella classifica mondiale. Perché corrano, siamo disposti a fare una colletta di super, togliendola dal serbatoio di ciascuno di noi. Non si vive di sola benzina!

PAOLO VALENTI


Due fatti sono certi: il primo è che i centri giovanili di formazione sportiva sono importanti, il secondo è che nessuno ci capisce più niente sulla loro funzione e sul modo di realizzarli. Con questo intervento cerchiamo di rispondere alle tante domande rivolteci sull'argomento.

Cerchiamo, sul problema dei Centri, di chiarirci alcune idee, anche nella prospettiva del dibat­ tito associativo in corso e del prossimo Congresso di maggio, dove tutta l’Associazione dovrà fare in proposito delle precise c ponderate scelte. Impostiamo il problema facen­ do una prima considerazione: la nostra società, con l’assurda orga­ nizzazione che si è data « produ­ ce » ragazzi rallentati e senescen-

ti, perché impedisce ai giovani le esperienze motorie necessarie al­ la piena attuazione della loro per­ sonalità. Forse sarebbe più giusto dire che con le attività motorie ogni individuo raggiunge, se non la migliore espressione di se stes­ so, una delle migliori e che senza di esse rimane al livello dell’in­ compiuto. Le attività motorie in­ fatti sono una componente im­ portante di tutta la vita dell'uo­ mo, particolarmente negli anni

dello sviluppo, per la conquista ed il mantenimento del migliore equilibrio psico-fìsico. Con questa premessa, passia­ mo a fare una panoramica di quanto in materia è stato fatto in Italia sino ad oggi. 11 precursore di queste inizia­ tive, logicamente di quelle aventi una certa base di sviluppo e di se­ rietà organizzativa, è stato indub­ biamente il CONI, e particolar­ mente il compianto dott. Mario 9


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Saini, il quale vide nei Centri di addestramento al nuoto, la solu­ zione valida per potenziare l’atti­ vità agonistica del nuoto, così scarsamente sviluppata in Italia e assolutamente deficitaria, per ri­ sultati ed affermazioni, in campo internazionale. Nacquero così i primi centri di addestramento che ben presto di­ ventarono una vera necessità... per tutte le famiglie snob di Ro­ ma. Avere il proprio figlio al Cen­ tro CONI era quasi diventato un « blasone » a cui nessuna famiglia « in » voleva rinunciare e quindi si giunse a fare code lunghissime, poco distinte ditriabe, sorteggi pubblici eccetera, per avere que­ sto privilegio, ma non certamen­ te per dare ai propri figli una pri­ ma occasione di fare attività mo­ toria. Sulla spinta di questa vera e propria moda, nacquero innu­ merevoli iniziative private, con fi­ ni quasi esclusivamente utilitari­ stici e di lucro, o al massimo di allevamento di futuri « campioncini » per il lustro della propria Società. Nessuna di queste inizia­ tive quindi, né quella del CONI, né tanto meno quelle private, ave­ va finalità sociali; per il CONI esse dovevano « produrre » mac­ chine da records e medaglie, e i sistemi di preparazione e di spie­ tata selezione ne fanno fede; per gli altri dovevano costituire fon­ te di entrate, utili per far vivere i clubs e per finanziare l’attività agonistica dei club stessi; per qualcuno invece dovevano essere unicamente fonte di facili e ra­ pidi guadagni. Dopo il nuoto, il CONI pensò in un primo momento a diffon­ dere capillarmente l’atletica leg­ gera, una « regina » troppo deca-

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duta e quindi avara di soddisfa­ zioni in campo internazionale. Per questa disciplina l’impegno del CÒNI è stato massiccio e pro­ digo di mezzi, tecnici e finanziari, ma i risultati scarsi, specie per il fatto che il fenomeno Centri era costantemente avulso dal con­ testo societario, all'interno dei quali si opera la maturazione de­ gli atleti. I centri CONI poi, isti­ tuiti anche per altre discipline sportive e quasi tutti a Roma, nati con un difetto d’origine — il verticalismo organizzativo che centralizzava rendendoli quindi estranei al contesto sociale in cui nascevano e operavano — si di­ mostrarono quindi un mezzo fal­ limento, anche se hanno « prodot­ to » qualche valido campioncino, assurto poi a... gloria internazio­ nale. In termini economici poi l’im­ pegno finanziario era assolutamente sproporzionato ai risultati pratici conseguiti ed allora il CO­ NI, che certamente in queste co­ se è estremamente pratico e lun­ gimirante, ha cercato di coinvol­ gere in questa sua politica gli En­ ti di propaganda, con il duplice scopo di ampliare e capillarizzare la sua azione con un impegno finanziario minimo e di aggan­ ciarsi ad un contesto operante specificatamente in campo giova­ nile. Nacquero così i Centri Olimpia di atletica leggera e i Centri Pul­ cini, funzionanti ad immagine c somiglianza dei Centri CONI per quanto inerenti le finalità e i pro­ grammi, affidati in « appalto » agli Enti di Propaganda, che ne curavano l'organizzazione e ne as­ sumevano l'impegno finanziario.

Alcuni Enti, fra cui il nostro, accettavano di collaborare, sia perché l’iniziativa poteva essere allettante per ampliare la propria base di proselitismo, sia perché tale collaborazione poteva costi­ tuire « benemerenza » agli occhi dei massimi reggitori del CONI, sia perché, e questo almeno per quanto ci riguarda, convinti che l'iniziativa avesse una validità so­ ciale, e fosse necessario modifi­ carne le finalità e gli scopi ope­ rando all’interno del « sistema ». Con questo assunto alcuni no­ stri responsabili all’interno delle strutture centrali e periferiche del CONI hanno intensamente operato per compiere questa tra­ sformazione, questo vero e pro­ prio « salto di qualità »; da cen­ tri di addestramento con finalità esclusivamente di selezione per produrre campioni a centri di for­ mazione ad insegnamento poli­ sportivo con finalità sociali per produrre uomini.

LE NUOVE DIRETTIVE H EH La trasformazione era avvenu­ ta tra molteplici difficoltà e pian piano ci si stava strutturando per la sua pratica attuazione quando è avvenuto il cataclisma: per suoi motivi interni, ineccepibili secon­ do la sua logica, la Giunta Ese­ cutiva del CONI chiude i Centri CONI e, almeno in un primo mo­ mento, dichiara di disinteressar­ si anche dei Centri Olimpia. Per quanto riguarda i Centri CONI, la Giunta li sostituisce con Centri di alta specializzazione, af­ fidandone la conduzione alle ri­ spettive Federazioni. Queste le sommarie direttive, senza detta­ gli e quel che è più grave senza precisi modelli a cui fare riferi­ mento. La pratica attuazione di un concetto così vago fa sorgere affrettatamente e con modi e fi­ nalità diverse una miriade d’ini­ ziative realizzate a tempo di re­ cord dalle varie Federazioni, che fra l'altro, salvo scarse eccezioni, non hanno alcuna esperienza spe­ cifica e non intendono rinun­ ciare ad incrementare i propri bi­ lanci con i lauti contributi stabi­ liti dalla Giunta per la realizzazione di tali iniziative.


Sorgono così i Centri di adde­ stramento federali, alcuni gestiti direttamente dalle federazioni, al­ tri affidati in gestione alle Socie­ tà, ma con finalità di iniziazione e di addestramento, e quindi in contrasto con le direttive della Giunta; vengono istituiti sedicen­ ti Centri di specializzazione o me­ glio di alta specializzazione ma si continua ad ammettere ad essi ra­ gazzi appena agli inizi della loro carriera sportiva. Nello stesso tempo molti Comitati Provinciali del CONI nel cui àmbito sorgeva e prosperava un Centro CONI, non intendendo liquidare una co­ sì prestigiosa iniziativa, continua­ no, ignorando le disposizioni del­ la Presidenza del CONI, a gestirli per interposte persone di loro stretta osservanza. La « Babele » aumenta quando gli Enti di Propaganda, le Socie­ tà, ma anche molti interessati pri­ vati prendono visione delle di­ posizioni emanate dal Servizio Tecnico Sportivo del CONI in or­ dine all’istituzione di Centri Olim­ pia. Da esse si evidenzia il fatto che l’istituzione di un Centro dà la possibilità, oltre che l’ufficiali­ tà e l'egida da parte del CONI (etichetta questa molto prestigio­ sa), anche di un contributo di duecentomila lire e l’assicurazio­ ne alla SPORTASS gratuita di tut­ ti gli allievi. Con queste rosee pro­ spettive le richieste di apertura di Centri, senza alcuna caratteriz­ zazione e senza precise finalità, si accumulano sulle scrivanie del Servizio tecnico sportivo del CO­ NI, il quale, per sanare una situa­ zione di stasi esistente prima e che aveva praticamente blocca­ to il Settore per circa un anno, provvede ad autorizzare in massa l’apertura di tali Centri, basando­ si unicamente sulla domanda e su un generico parere del Presi­ dente Provinciale del CONI. Il paziente lavoro di ristruttu­ razione e di nuova e moderna im­ postazione dato ai Centri Olim­ pia svolto in tre anni dalla « de­ funta » Commissione Centrale e dalla validissima Soltocommissione per i programmi è pratica­ mente buttato al vento! Completa questo fosco quadro — certamente negativo nei con­ fronti di una iniziativa così posi­ tiva — la recente iniziativa del Ministro alla Pubblica Istruzio­ ne, On. Malfatti, di dare in « ap­ palto » ad una Associazione di categoria, l’A.N.E.F., i Centri pul­ cini scolastici, sorti a suo tempo

a Roma sotto la spinta del CONI e quindi abbandonati a loro stes­ si per la già menzionata delibera della G.E. del CONI.

B CENTRI NELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE Ma il C.S.I. che cosa ha fatto, sta facendo e farà in ordine ad un così importante problema di ordine sociale? Nel contesto della nostra pre­ cedente cronistoria abbiamo fu­ gacemente accennato alla nostra Associazione quando abbiamo trattato il problema dei Centri Olimpia, ma possiamo tranquil­ lamente affermare che il proble­ ma dei Centri è stato sempre te­ nuto nella massima considerazio­ ne, anche se forse non ha trovato nel nostro tessuto organizzativo feconda rispondenza. La nostra struttura periferica costantemen­ te impegnata, sarebbe meglio di­ re assillata dall’attività agonisti­ ca non ha avuto la possibilità di valutare nelle sue giuste dimen­ sioni il problema, che certamen­ te per i risvolti tecnici, organiz­ zativi e finanziari che ha, si pre­ senta di difficile soluzione. Nello stesso tempo però l’Associazione ha costantemente dibattuto il problema di palpitante interesse e particolarmente congeniale alla politica che il CSI sta portando avanti per creare un efficente ser­ vizio sociale per lo sport. Fin dall’agosto 1969, con un nu­ mero di Stadium quasi intera­ mente dedicato ai Centri, il C.S.I. ha chiarito il suo pensiero e ha tracciato le sue linee di politica specifica in ordine al problema, indicando le caratteristiche spic­ catamente sociali di tali inizia­ tive. « I Centri sono una scuola di sport permanente per i ragazzi...» affermava il Presidente Notario in tale occasione, dando subito una precisa dimensione all’inizia­ tiva, chiarendo nello stesso tem­ po le finalità dell’iniziativa stes­ sa, in contrasto con la logica cor­ rente che li identificava come « luoghi di addestramento ». Seguendo l’evoluzione dell’Associazione culminata nel nuovo Statuto, anche i Centri hanno

avuto la loro trasformazione strutturale e man mano sono pas­ sati da Centri di addestramen­ to, denominazione impropria per quanto detto prima, a Centri di formazione. Tale trasformazione è documentabile attraverso le va­ rie edizioni dei nostri Annuari che da CSI '70 a CSI '74, costituisco­ no tappe caratterizzanti tale mu­ tamento di concezione. Ma pur attraverso tali trasfor­ mazioni, più strutturali che di contenuto, in quanto questo è stato sempre costante, i nostri centri hanno avuto sempre una seria impostazione ed una corret­ ta realizzazione, ed hanno dato ai Consigli ed alle Società che li han­ no istituiti grandi e profonde sod­ disfazioni. Ma il nostro impegno e la no­ stra convinta adesione in questo campo sono ancora troppo limita­ ti e diremo poco diffusi ed è ne­ cessario quindi che tutta l’Associazione faccia un vero e proprio « esame di coscienza » ed una pro­ fonda riflessione sul problema. Pensiamo che il Congresso del prossimo mese di maggio sia la sede ideale per questa presa di co­ scienza del problema da parte di tutta l'Associazione e in tale pro­ spettiva si pone il presente arti­ colo. Inoltre per poter avere un quadro il più possibile preciso di quanto in proposito si fa e come si fa, la Presidenza Nazio­ nale ha costituito un gruppo di studio che ha elaborato un piano di lavoro a tempi brevi per do­ cumentarsi in materia. Fra poco sarà inviato un questionario a tutti i Consigli attraverso i quali essi dovranno chiarire i motivi che li hanno spinti a fare o a non fare questa esperienza, a gestir­ la in un modo piuttosto che in un altro, e chiarire i risultati con­ seguiti, etc. etc. Si raccoglierà così un vasto ma­ teriale che servirà a tutti i Con­ gressisti per valutare l'ampiezza della problematica esistente e trarre le logiche conseguenze per ordinare alle finalità dell’Associazione dettate dallo Statuto anche le esperienze dei Centri. Approfittiamo di questo nostro articolo per invitare tutti i nostri Responsabili di Consiglio e di Centri a voler rispondere esau­ rientemente e con piena lealtà a tutte le domande che saranno lo­ ro poste attraverso . tali questio­ nari, aggiungendo in essi quante più notizie, idee, suggerimenti o criteri possibili per aiutare tutti

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a capire ed affrontare meglio il problema. Siamo certi che da ta­ le approfondito esame scaturirà un rinnovato e più vigoroso im­ pegno per la realizzazione di tali iniziative.

GLI ATTUALI CRITERI OPERATIVI Ma riteniamo altresì utile dare attraverso queste colonne alcune notizie di carattere pratico utili per l'istituzione dei Centri. La vita associativa non può certamente fermarsi in attesa del Congresso e quindi i nostri Con­ sigli e le nostre Società nel frat­ tempo potranno tentare di rea­ lizzare qualche Centro. E’ quindi utile che essi conoscano quali so­ no i passi da compiere per rea­ lizzarli. Innanzitutto sarà bene che que­ ste iniziative non siano estempo­ ranee o superficiali, ma scaturi­ scano da ponderate scelte da ope­ rare in accordo fra Società e Con­ sigli, magari previa una precisa programmazione da farsi a livel­ lo regionale. Una volta determi­ nata tale volontà sarà sufficiente richiedere l’autorizzazione di apertura ed il conseguente ricono­ scimento da parte della Presiden­ za nazionale seguendo la sempli­ cissima prassi, affatto burocrati­ ca, che qui di seguito specifi­ chiamo.

I) Riconoscimento dei Centri

I Centri sorgono per iniziativa di Società sportive o direttamen­

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te ad opera dei Consigli provin­ ciali e circoscrizionali del CSI. La scelta di costituire un Centro di formazione nasce da un program­ ma promozionale che un Consi­ glio deve darsi all’inizio della sua attività annuale. In questa logica, valutata l’opportunità di realizza­ re l'iniziativa, il Consiglio propo­ ne alla Presidenza nazionale il ri­ conoscimento del Centro di for­ mazione o, se il Centro è già esi­ stente ed operante, il Consiglio lo segnala per la riconferma. Sia per la richiesta di riconoscimento che per la riconlerma deve essere uti­ lizzato il modulo A, debitamente compilato in ogni sua parte. Ciò che va chiaramente com­ preso è che il Consiglio provincia­ le e di circoscrizione zonale rap­ presenta il punto di riferimento sistematico sia per i singoli Cen­ tri di formazione sia per la Pre­ sidenza nazionale, e per essa la Direzione tecnica nazionale. 2) Richiesta materiale

Inviando la richiesta di ricono­ scimento o di riconferma con il modulo A, il Consiglio compila e invia anche la richiesta di mate­ riale organizzativo-didattico e di propaganda, servendosi del mo­ dulo B, con l'avvertenza di limi­ tarsi nella richiesta all'indispen­ sabile. Per la richiesta di materiale tecnico (attrezzi sportivi, palloni, ctc.) i Consigli dovranno inviare delle richieste specifiche per cia­ scun Centro, tenendo presente che il materiale, come sottolinea­ to dalla circolare della Presiden­ za, deve intendersi come integra­ zione di materiale già esistente e comunque strettamente attinente

all’indirizzo e alle finalità che il Centro intende perseguire, con assoluta esclusione di materiale personale, e cioè tute, magliette, scarpette, etc. La Direzione tec­ nica nazionale prenderà in con­ siderazione le richieste pervenu­ te e provvederà a stilare un pia­ no di distribuzione secondo la di­ sponibilità finanziaria in bilancio. Non appena formulato il piano la Direzione tecnica nazionale in­ vierà ai Consigli l'elenco del ma­ teriale assegnato globalmente e suddiviso per ciascun Centro, provvedendo nel contempo ad or­ dinarlo alle ditte fornitrici per il successivo inoltro. La comunicazione del ricono­ scimento dei Centri, nonché l'in­ vio di tutto il materiale destinato ai Centri stessi saranno fatti di­ rettamente ai Consigli che do­ vranno provvedere alla consegna del materiale stesso ai responsa­ bili dei vari Centri con la massi­ ma sollecitudine. Qualora i nostri Consigli o le nostre Società intendessero otte­ nere oltre il riconoscimento del CSI anche quello del CONI quale Centro Olimpia, potranno otte­ nerlo inviando al Servizio Tecni­ co Sportivo del CONI una sem­ plice domanda — a tal fine po­ tranno utilizzare il facsimile di domanda inviato dalla Presiden­ za Nazionale a tutti i Consigli in data 15 novembre — facendo tra­ mite il locale Comitato Provincia­ le del CONI, che dovrà esprime­ re il suo visto e il suo parere cir­ ca l'opportunità di istituire il Centro. Come già detto prima il rico­ noscimento CONI potrebbe signi­ ficare un contributo di avviamen­ to di L. 200.000 oltre all'assicura­ zione gratuita di tutti gli allievi, logicamente non partecipanti pe­ rò ad alcuna attività agonistica.

Abbiamo cercato, logicamente con i nostri limiti e le nostre ca­ renze, di fornire un ampio pano­ rama del problema « Centri », la­ sciando alla sensibilità dei nostri attenti lettori le considerazioni e le conclusioni. Noi rimaniamo at­ tenti a quanto si dirà e si farà in proposito con la sola speranza di aver correttamente sensibiliz­ zato al problema tutta l’Associazione. FILIPPO DKAGOTTO


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Jtn ròra ®! Swtì Il titolo di questa pagina, che può sembrare un gioco di parole, ha un significato preciso. La presi­ denza nazionale ha avviato nei giorni scorsi una ri­ cerca, soprattutto all’interno dell’Associazione, sulla libera sperimentazione sportiva, al fine di raccogliere notizie, esperienze e indicazioni per discuterne al prossimo congresso nazionale del 23-25 maggio. Per « libera sperimentazione sportiva » intendia­ mo tutte quelle esperienze di attività sportive che escono dal filone tradizionale dello sport. Esperienze che non si collocano in tal filone o perché ne modifi­ cano alcuni aspetti, o perché si presentano come del tutto nuove. PERCHE’ LIBERA SPERIMENTAZIONE? Perché crediamo nella necessità di sperimentare nuove forme di sport. Non riteniamo infatti che lo sport tradizionale, per come è nato e per come è de­ generato, sia in grado di far conseguire le finalità che il C.S.I. crede essenziali: l’estensione a tutti di una pratica sportiva che sia strumento di maturazione individuale e sociale dei praticanti. Riteniamo che uno sport siffatto — che sinteti­ camente oggi usiamo chiamare « sport sociale » — sia quasi tutto da inventare: uno sport finalizzato al­ l’uomo, a misura delle esigenze e possibilità di cia­ scuno, partecipato da ciascuno in tutte le sue fasi, da quella della programmazione e dell’organizzazione fino a quella della realizzazione.

PERCHE' UNA RICERCA? La ricerca ha lo scopo di raccogliere tutto ciò che in questo àmbito si sta facendo sia all’interno sia all’esterno del C.S.I. Perché questo sport nuovo non si può inventare a tavolino. Può nascere soltanto dalle esigenze, dalla riflessione e dall’invenzione delle va­ rie società sportive, nelle sedi e negli ambienti in cui vivono. Noi sappiamo che molte esperienze si stanno conducendo: modifiche alle formule, ai rego­ lamenti, all’organizzazione dello sport tradizionale e attività di nuovo genere, inventate di sana pianta. Raccogliendo queste varie esperienze, nostre e di altre associazioni, contiamo di poter mettere insieme una serie di idee e di dati che ci aiuteranno a sce­ gliere meglio una strada sportivo-associativa — quel­ la dello sport sociale — che abbiamo deciso di per­ correre, che abbiamo intravisto, ma che richiede un lungo e paziente sforzo comune per essere effettiva­ mente percorsa. / DUE ASPETTI DELLA RICERCA La ricerca si orienta in due direzioni: l. Esperienze nuove neH’àmbito dell'attività spor­ tiva tradizionale. Riguarda tutte quelle attività che, pur incanalandosi negli schemi sportivi tradizionali, escono però dai programmi ufficiali dcll’Associazione, decisi a livello nazionale; oppure si realizzano in

maniera nuova e particolare rispetto agli stessi pro­ grammi nazionali. Vorremmo sapere al riguardo: Quali iniziative so­ no state programmate o realizzate per favorire un allargamento della pratica sportiva, per coinvolgere i ragazzi ad una maggiore partecipazione e presa di coscienza della pratica sportiva di cui dovrebbero essere i protagonisti? — Che risultati si sono otte­ nuti? — Quali difficoltà si sono incontrate? — C’è stata rispondenza, interesse o incomprensione, indif­ ferenza? — Hanno contribuito a far prendere mag­ giore coscienza del problema dello « sport sociale »? — Hanno provocato reazioni, fatto nascere tendenze, promosso altre iniziative simili? Sono state spora­ diche o hanno avuto una certa continuità? Che tipo di partecipazione hanno avuto? — E’ stato realiz­ zato qualcosa del genere da società di altri Enti di promozione sportiva o da altre forze sportive (CONI, Federazioni, Scuola, Enti Locali)? — La vostra so­ cietà è stata invitata? Ha partecipato? Se sì o no, per quali motivi e con quali risultati? 2. Esperienze sportive di nuova concezione, che siano cioè non solo fuori dei nostri programmi, ma anche non configurabili nell'àmbito dello sport olim­ pico. Possiamo citare, per intenderci, le « marcelonghe », le « scampagnate » e simili, ma esistono anche altre iniziative più impegnative e meno sporadiche di cui sarebbe sommamente interessante conoscere i particolari. Sono state realizzate iniziative del genere? — In che cosa consistono? — Come sono nate? Con quali modalità sono state programmate? Come si sono svolte esattamente? — Che tipo di partecipanti han­ no avuto? — Quali i risultati? — Quali le difficoltà e gli insegnamenti che ne sono derivati? — Sono ini­ ziative sporadiche o ci si propone di dar loro una certa continuità? — Sono state realizzate soltanto dal C.S.I. o in collaborazione con altri Enti? — Sono state realizzate, iniziative del genere, da altri? Il CSI ha partecipato? Per quali motivi e con quali risultati? CHIEDIAMO LA VOSTRA COLLABORAZIONE La ricerca che la presidenza nazionale ha avviato si basa essenzialmente sulle notizie che possono for­ nire i consigli provinciali e regionali. Stadium — così come ha fatto per il tema della presenza e parteci­ pazione femminile — la propone direttamente alle società sportive. Esse possono aiutarci in due ma­ niere: 1. Mettendosi in contatto con i rispettivi consi­ gli provinciali o di circoscrizione e segnalando tutte le notizie utili alla ricerca. 2. Rispondendoci direttamente in base alle do­ mande che abbiamo formulato. A parte la ricerca che ci sta a cuore, saremo sem­ pre lieti di pubblicare sul giornale l’illustrazione e il resoconto di queste esperienze di tipo nuovo.

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Come fare ner noie rimaMi intrannolati Nel nostro precedente articolo parlando del vincolo a tempo in­ determinato, gabbia più o meno dorata nella quale troppi giovani atleti si fanno rinchiudere con lo specchietto per le allodole di fa­ cili guadagni o di fama e gloria, Io definivamo, con una forma un po’ troppo forte ma che certa­ mente rendeva l’idea, una vera e propria forma di schiavismo. Riteniamo pertanto cosa utile divulgare il più possibile quelle norme delle varie Federazioni che dànno la possibilità ai giovani che lo vogliono di « riscattare » que­ sta loro schiavitù e diventare nuovamente persone libere e pa­ drone del proprio corpo e delle proprie azioni. Tutte le Federazioni, infatti, hanno norme specifiche che per­ mettono ai giocatori di ottenere 10 svincolo d'autorità, ma forse queste norme non sono molto no­ te, o comunque non sufficientemente divulgate a livello di So­ cietà e di atleti e di conseguenza, proseguendo nella nostra azione, provvederemo a trascrivere nella loro essenza dette norme. La nostra presentazione non può che incominciare dal calcio, facendo però subito una impor­ tante, diremo basilare, precisa­ zione: tutti gli atleti che intendono tesserarsi per Società giovanili o Dilettanti sino al 18” anno di età potranno, sarebbe meglio dire do­ vranno per le considerazioni già fatte circa la loro libertà, firmare 11 cartellino federale e non la do­ manda di tesseramento sui modu­ li del meccanografico. Il cartelli­ no federale ha durata annuale mentre la richiesta di tesseramen­ to attraverso l'apposito modulo implica il vincolo a tempo irideterminato.

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wHrt ta ha ì Èlafe »■ tfflìfc fciafc èè ori I iffitìfe TIPI DI TESSERAMENTO CONSENTITI DALLA F1GC

a) Tesseramento NAGC: per gio­ vani di 9-14 anni, e il vincolo è esclusivamente a carattere annuale. Al compimento del 14“ anno di età scattano le pri­ me conseguenze del vincolo: il ragazzo è tenuto a tesserarsi per la Società che lo ha « alle­ vato ». Se invece vuole cam­ biare Società dovrà rimanere inattivo per una stagione spor­ tiva;

b) Tesseramento Giovani: tale tesseramento è concesso dal 14“ al 18“ anno d’età e il vin­ colo è a carattere annuale, lo­ gicamente se l’atleta firma il « cartellino » e non la « do­ manda ». Tale tesseramento può essere effettuato soltanto da Società dilettanti o del Set­ tore Giovanile; c) Tesseramento Giovani Serie A - B - C - D: il tesseramento è concesso dal 14“ anno in poi il vincolo dura sino al com­ pimento del 18“ anno d'età. Dopo tale termine il giocato­ re può essere libero, a meno che la Società non gli offra un contratto da semi-profes­ sionista nei termini fissati;

cl) Tesseramento dilettanti: il tesseramento decorre dal 14" anno di età per le Società del settore Dilettanti, e dal 18" an­ no di età per le Società del settore Semiprofessionisti (le Società del settore Professio­ nisti non possono tesserare giocatori dilettanti). Il vincolo contratto con questo tipo di tesseramento, per ottenere il quale bisogna firmare la « do­ manda » di tesseramento, è a tempo indeterminato. Si tralasciano ovviamente le norme interessanti il tesseramen­ to dei giocatori Professionisti e Semiprofessionisti in quanto es­ si non interessano le nostre So­ cietà e i nostri giovani atleti. Considerati i vari tipi di « vin­ colo » passiamo adesso ad illu­ strare succitamente le norme che permettono di svincolarsi dal « giogo », qualche volta con trop­ pa leggerezza o superficialità as­ sunto. Le possibilità di svincolo da parte dei giocatori indipendente­ mente dal consenso della propria Società sono quelle previste dall’art. 45 del Regolamento Orga­ nico della FIGC che riportiamo integralmente in altra parte, ma ci sembra opportuno far rilevare le più importanti innovazioni ap­ portate in questi ultimi anni dal­ la FIGC, che in certo qual senso hanno dato al giocatore maggio­ ri possibilità di difesa nei con­ fronti dei diritti egemonici delle Società. In primo luogo quella relativa all'inattività. Mentre prima, in­ fatti, alla Società bastava sempli­ cemente dimostrare di aver con­ vocato un giocatore nel corso di una stagione, adesso è necessario che gli faccia disputare almeno


quattro gare ufficiali, a meno che questo non avvenga per colpa del giocatore, cioè che egli in qualche modo si rifiuti di giocare o si ren­ da indisponibile. Altra innovazione fondamenta­ le è quella secondo la quale un giocatore che non abbia compiu­ to il 16“ anno di età può — dal 15 al 31 dicembre — chiedere lo svincolo d’autorità nel caso la sua Società non prenda parte a cam­ pionati giovanili. Questo per evi­ tare al giocatore di restare inat­ tivo dato che, com’è noto, ai cam­ pionati dilettanti i giocatori pos­ sono partecipare solo dopo aver compiuto il 16" anno di età. Non bisogna poi dimenticare, anzi ci sembra opportuno sotto­ linearlo, che un giocatore ha la possibilità di cautelarsi anche al­ l’atto della firma della « doman­ da di tesseramento », sottoscri­ vendo con la Società un accordo con il quale la Società stessa si impegna a lasciarlo libero a fine stagione (punto 2 dell’articolo 45 del Regolamento Organico della FIGO).

Ultimo caso, forse il più fre­ quente ma anche il più noto, è quello dello « svincolo » per cam­ biamento di residenza per motivi di famiglia, di lavoro o di studio, naturalmente da richiedersi con la dovuta documentazione, ri­ chiesta per evitare possibili abusi. C’è da rilevare infine che i tra­ sferimenti dei giocatori dilettan­ ti vengono consentiti dal 1° luglio al 10 novembre di ogni anno, quindi con ampio margine di tem­ po per risolvere casi controversi, o per vincere resistenze da parte di Società restie a rendere liberi i propri giocatori, che sarebbe be­ ne cominciassero ad essere con­ siderati « persone » e non « cose » di nostra proprietà. In proposito la recente senten­ za della Suprema Corte di Cassa­ zione non è stata certamente ri­ spettosa di questo sacrosanto principio, in quanto pur avendo stabilito in modo inequivocabile che un giocatore non può essere proprietà personale di un Diri­ gente, ha ammesso esplicitamen­ te che un uomo-giocatore può es­ sere di proprietà di una Società sportiva! Concludendo ci sembra dove­ roso evidenziare che malgrado gli interessi che in essa si agitano, la

FIGC ha reso forse più umane le rigide norme del « vincolo a vi­ ta », adottando una serie di nor­ me che, pur nel rispetto dei di­ ritti delle Società, cercano nel miglior modo possibile, dato lo imperante concetto possessivo delle Società, di tutelare anche gli interessi dei giocatori, evitando almeno che un vincolo a tempo indeterminato possa trasformar­ si in una lunga se non perenne inattività. Pensiamo di aver fatto una co­ sa utile a noi ma anche agli altri, nell’intento di sfatare tante leg-

gende sul famoso vincolo a vita dei calciatori. Ora i nostri ragaz­ zi hanno le « armi » per difender­ si, è necessario anche che acqui­ siscano la coscienza critica per saperle o volerle adoperare con discernimento. Ci riserviamo di ritornare pros­ simamente sull’argomento illu­ strando la situazione delle altre Federazioni, onde dare il più esat­ to panorama della questione nel­ l’unica preoccupazione di dare al­ lo sport una dimensione umana.

FILIPPO DRAGOTTO

Per meglio aiutare a conoscere le possibilità e i meccanismi offerti alle società e agli atleti che praticano calcio per prevenire o liberarsi da « vincoli » troppo pesanti, pubblichiamo uno stralcio del Regolamento Organico della Federazione Calcio. Un’attenta lettura permetterà di trovare le soluzioni che molti forse cercavano da tempo. FEDERAZIONE ITALIANA GIOCO CAL­ CIO - REGOLAMENTO ORGANICO

Art. 45 SVINCOLO DEI GIOCATORI

I giocatori che, a seguito del tessera­ mento alla F.I.G.C., hanno assunto con la propria società un vincolo plurienna­ le, od a tempo indeterminato, possono essere sciolti dal vincolo, con la conse­ guente decadenza del tesseramento, nei seguenti casi: 1) Rinuncia da parte della società. 2) Accordo con la società. 3) Diritto sportivo conseguente ad inattività involontaria del giocatore (sol­ tanto per giocatori dilettanti). 4) Inattività della società. 5) Riscatto del vincolo (unicamente per i giocatori professionisti). 6) Cambiamento di residenza (per i soli giocatori dilettanti). 1 - Rinuncia da parte della società a) Le società che intendono svincolare i propri giocatori dal vincolo derivante da disposizioni federali e dal conseguen­ te tesseramento pluriennale devono iscri­ verli in un documento denominato « li­ sta di svincolo ». Il modulo di lista di svincolo, valevole per la sola annata sportiva corrente e valido per un solo giocatore, viene prelevato presso le Le­ ghe od i Comitati dal Presidente della società o da chi ne fa le veci agli effetti statutari. b) Le liste di svincolo devono essere trasmesse all’Organo federale con rac­ comandata con avviso di ricevimento nei termini fissati anno per anno dal Consiglio Federale. Copia della lista de­ ve essere rimessa, con il mezzo più ido­ neo, al giocatore interessato. Unitamen­ te alla lista di svincolo, le società devo­ no trasmettere all’Organo federale la tessera del giocatore iscritto sulla stessa. e) Non possono essere emesse liste di svincolo dopo il termine stabilito dal

Consiglio federale e quelle spedite non possono essere modificate. d) Il giocatore posto in lista di svin­ colo ha diritto, in qualsiasi momento dell’annata sportiva, di firmare una ri­ chiesta di aggiornamento della tessera a favore di qualsiasi società, salvo l’ob­ bligo della mora previsto dall’art. 44 comma b) nel caso di riqualificazione da professionista a dilettante. e) L’iscrizione di un giocatore in lista di svincolo vale anche come nulla osta da parte della società per l’eventuale suo passaggio a Federazioni straniere. f) Le Leghe possono richiedere alla Segreteria Federale entro il 15 luglio di ogni anno, di non dar corso allo svin­ colo dei giocatori dei quali sia stata ri­ conosciuta inadempienza economica con decisione definitiva degli Organi federali competenti.

2 - Accordo con la società Lo svincolo dei giocatori per effetto di accordi bilaterali intervenuti con la società avviene d’autorità da parte della Lega o del Comitato Regionale che ha ratificato l’accordo intervenuto. Le modalità per la ratifica degli ac­ cordi sono previste dai Regolamenti di Settore.

3 - Diritto sportivo per inattività Lo svincolo per diritto sportivo conse­ guente ad inattività del giocatore, è am­ messo unicamente per i giocatori dilet­ tanti i quali, nel corso della stagione sportiva e se tesserati entro il 30 no­ vembre, non abbiano preso parte, non per colpa loro, ad almeno quattro gare ufficiali. Per avvalersi di tale diritto i giocato­ ri dovranno richiedere, entro il 15 lu­ glio, con lettera raccomandata diretta alla società e rimessa in copia alla Le­ ga od al Comitato Regionale competen-

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—I CINQUE PRIMRII DELLO STAIO BISCAZZIERE Sempre alla ricerca di nuovi motivi per riaccendere stratificati interessi, nell’ulti­ ma domenica di gennaio il mondo del cal­ cio ha superato nuovi traguardi: Mazzo­ la, un dipendente dell'Inter pagato per segnare, ha finalmente fatto gol dopo ot­ to mesi. Garlaschelli, un addetto alla ca­ tena di montaggio della Lazio, ha segnato il novemillesimo gol del campionato di calcio serie A, sedici squadre. D'Amico, un apprendista della stessa industria romana, ha segnato il primo gol in serie A. Per questa strabiliante impresa, un cronista della televisione, al culmine delle sue funzioni critiche ed informative gli ha gridato in faccia emozionato: « D’Ami­ co! Io l'ho vista giocare! Lei è il nuovo Di Stefano! ». Ma il record indiscutibilmente più im­ portante lo ha battuto il Totocalcio: un miliardo e 440 milioni, il monte premi di una sola settimana. Questo primato può essere il risidtato di due fattori concomi­ tanti. Il gioco del lotto è in ribasso per­ ché non collegato ad alcun fatto di forte richiamo, come il calcio o canzonissima, affidato al caso puro e semplice, legato a un mondo sottoproletario e piccolo bor­ ghese ormai in declino. La perdita di va­ lore subita dal danaro in questi ultimi anni e il conseguente stato di precarietà di molta parte degli strati economicamen­ te bassi e medi, ha favorito oltremisura la tentazione della scommessa. La scom­ messa è una speranza di tutti i tempi e di tutti i paesi. Gli inglesi dicono: « L’In­ ghilterra è il paese in cui si scommette di più. Ci scommetti? ». Ma l’aumento del monte premi del To­ tocalcio non avrebbe alcuna importanza se non fosse segno di una situazione, sin­ tomo di preoccupazione e di fuga, in un momento in cui, al contrario, la tensione di tutti dovrebbe rivolgersi più che mai ai fatti, alla vita reale. Preoccupanti devia­ zioni di diversi organi dello Stato; miste­ riosi intrighi in zone della magistratura, della polizia, dell'esercito; inspiegabile so­ pravvivenza di movimenti reazionari con­ dannati dalla storia e dalla Costituzione; precarietà economica in un quadro poli­ tico generale complesso e in crisi; tra­

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monto definitivo di alcuni capisaldi del modo di vivere capitalista; tutta una cul­ tura post-industriale che non sa dominare quel mostro che essa stessa ha prodotto. Nei momenti più ambigui della storia, si rafforza il mito della fuga. Crescono la televisione, gli spettatori delle partite di calcio, la vendita dei quotidiani sportivi, il monte premi del Totocalcio. Sono tutte scommesse: « Scommetti che riesco a di­ menticare? ». E’ l’unico modo di soprav­ vivenza fisica e sociale, dopo il lungo do­ minio di una cultura che ha ignorato av­ vedutamente lo stimolo alla partecipazio­ ne collettiva e popolare nello Stato, nella gestione dei comuni e delle regioni, delle associazioni e dei partiti, delle aziende e delle scuole. La gestione piramidale e to­ talitaria della vita è verificabile ogni gior­ no: nei vertici dello Stato e nel più pic­ colo degli uffici. Ma questa piramide scric­ chiola sotto il peso dell’indifferenza e del­ la corruzione. Chi ha detto che l'indiffe­ renza sia del tutto negativa? Un tempo, quando l'autorità parlava, faceva paura, oggi fa ridere. L'aumento del monte premi del Toto­ calcio è — sia pur nell'àmbito modesto suo proprio — il sintomo di un fallimen­ to di una cultura. Dopo aver proclamato per alcuni decenni il primato del danaro, a suon di compromessi e corruzione, ha dimostrato di non saper raggiungere, non dico un modo di vita umano, ma nem­ meno il fine stesso su cui si fondava: la equa distribuzione di danaro sufficiente per tutti. Nei momenti di maggiore sca­ dimento economico, aumenta il desiderio di tentare il caso, gestito da quello che i socialisti di un tempo definivano « lo Stato biscazziere ». Questo Stato biscazziere che ha ora il record del Totocalcio, del novemillesimo gol e del nuovo Di Stefano, ha altri quat­ tro primati mai superati in Europa: mag­ gior tasso di mortalità infantile, maggior evasione dalla scuola elementare e media, maggior insufficienza nell'insegnamento della scuola superiore, maggiore tasso di bambini che lavorano e che muoiono sul lavoro. Scommettiamo? VALTER PRECI


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PALLAMANO

il gioco del urta1 Con questo intervento, dedicato al « gioco del portiere », terminiamo per il momento, l'illustrazione tecnica della pallamano, seppure manietutta entro i limiti di una semplice schematicità che consentisse alle nostre società di avere una visione iniziale di questo moderno gioco che sta ottenendo vasti consensi e simpatia, soprattutto tra i giovani. Torneremo nuovamente a parlarvi di pallamano, seppure con differenti temi e da diverse angolazioni, coti la certezza d’interessare i nostri giovani lettori. Da quanto è scaturito, a livello tecnico, le nostre società avranno compreso il motivo per cui la Presidenza nazionale si sta concretamente impegnando per una rapida diffusione del gioco della pallamano nell’àmbito associativo. La scelta congressuale, infatti, indirizzata verso il raggiungimento di uno « sport per tutti » può essere concretamente attuata con l'handball che, infatti, ha una particolare specificità nel poter essere concretamente utilizzato a tale fine tenendo presente la possibilità, del resto prevista nel Regolamento tecnico, della sostituzione continuata, anche durante lo svolgimento del gioco, degli atleti in campo. Questa intercambiabilità fa sì che, con opportune modifiche da apportare in sede interna al Regolamento federale, che prevede un numero massimo di 12 giocatori in campo per ogni squadra, la massima parte di giovani possano prendere parte alla gara, sentendosi completamente partecipi dell’incontro effettuato e del risultato conseguilo. Considerando pertanto lo sport come servizio sociale, quale veicolo cioè d’arricchimento dell'esperienza umana e della massima compartecipazione ad un'attività non priva di quella naturale carica agonistica propria di ogni competizione, ma derivante soprattutto dalla consapevolezza del raggiungimento del risultato con l’ampiezza massima di partecipazione, non si può che esaminare con favorevole obiettività l'adozione della pallamano tra gli sport praticati dalle nostre Società. E’ un invito quindi, il nostro, affinché ogni Società, ogni Comitato esamini l'opportunità d’inserire questo moderno e piacevole giuoco tra gli sport praticati, proprio per poter costituire un valido test che comprovi la concretezza delle scelte adottate nel nostro ultimo Congresso. Del resto anche la minima ampiezza richiesta per un campo di giuoco e la modesta necessità d’attrezzatura occorrente, oltre alla possibilità di un'ampia partecipazione, meritano l'impegno a tentare di fare deU’handball il nostro sport sociale.

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Terminiamo questo nostro servizio tecnico, parlando del portiere, elemento basilare di una squadra essendone l’e­ stremo difensore ma anche il primo at­ taccante, come si verifica molto spesso con il lancio al compagno per un « con­ tropiede », azione che al 90% è coronata dalla marcatura della rete. Il portiere è l’ultimo ostacolo che si deve superare per realizzare l’obiettivo del gioco. Anche il minimo errore del portiere può essere fatale per la squadra. Il gioco del portiere comprende mo­ vimenti: 1) senza la palla e, 2) con la palla. I movimenti senza palla sono: 1) Po­ sizione fondamentale, 2) Movimenti nel­ l'area di porta. I movimenti con la palla sono: 1) Pre­ sa della palla, 2) Respinta della palla, 3) Tuffo sulla palla, 4) Passaggio della palla.

1. MOVIMENTI SENZA PALLA

I portieri moderni abbandonano sem­ pre più il modo classico di parare stan­ do in porta e vanno adattandosi al mo­ do di parare cosiddetto « scandinavo ». Questo modo si distingue per economi­ cità e razionalità. II portiere non esegue mai parate spet­ tacolari, per parare si serve delle gambe, delle braccia e di ogni parte del corpo con la quale può evitare il goal. Molto importante è anche il gioco del portiere senza palla, poiché nella mag­ gior parte dei casi gli permette di tro­ varsi nella migliore posizione per effet­ tuare parate efficaci. o POSIZIONE FONDAMENTALE

Si distingue in posizione fondamenta­ le al centro della porta e sulla parte esterna della porta. 1. Posizione fondamentale al centro della porta. Il portiere si piazza esatta­ mente al centro della porta stando ad una distanza che varia da mezzo metro a un metro e mezzo davanti alla linea di porta. Le gambe si tengono divaricate, in corrispondenza della larghezza delle spal­ le, e leggermente ripiegate sulle ginoc­ chia, tenute ad una distanza tale da non permettere il passaggio, di sorpresa, del pallone, mentre il peso del corpo è egual­ mente ripartito sulle punte dei piedi. Le braccia sono allargate e ripiegate sui go­ miti. I palmi della mano sono rivolti in avanti e si tengono all'altezza del petto, le dita allentate e allargate. Lo sguardo


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è diretto verso la palla. La posizione è libera e non rigida, ma non compietamente rilassata. Quando il portiere è piazzato esatta­ mente al centro della porta ha meno tempo per reagire e copre una parte li­ mitata della porta. E’ perciò molto me­ glio che il portiere esca di circa 2 metri davanti alla linea della porta perché co­ sì viene a coprire una parte più grande e può reagire più rapidamente al tiro dell’avversario (vedii schema 1).

2. Posizione fondamentale esternamen­ te alla porta. Il portiere si piazza vicino a un palo in modo da toccarlo con la punta del piede più vicino. Le gambe sono distese, le braccia alzate e vicine Luna all'altra, lo sguardo sempre diretto verso la palla (vedi schema 2).

l'angolo di tiro, in modo da confondere il giocatore avversario. Nelle uscite il portiere ricorre anche alla finta e se l’avversario abbocca egli si impossessa della palla. All’atto dell’esecuzione dei rigori, il portiere può piazzarsi al massimo 4 m. davanti alla linea di porta. In tal modo si riduce l’angolo di tiro, ma si permet­ te all'avversario di segnare con un tiro parabolico.

2. MOVIMENTI CON LA PALLA

Il portiere deve possedere tutti gli elementi della tecnica relativa alla pre­ sa, all’arresto, alla respinta, al passag­ gio della palla e spesso anche al tiro. o PRESA

o MOVIMENTI NELL’AREA DI PORTA

Le molteplicità dei compiti determina una grande varietà di movimenti. I fre­ quenti traversoni effettuati da un’ala all’altra richiedono al portiere di muo­ versi costantemente dall’uno all’altro palo. In certi casi, azioni di contropiede, egli deve uscire per impossessarsi della palla lanciata in profondità o per osta­ colare l'azione dell’avversario. I portieri possono poi effettuare an­ che movimenti finti, in modo da indur­ re il giocatore avversario a tirare sul lato dove il portiere ha accennato la fin­ ta. I movimenti finti sono caratterizzati dallo spostamento del tronco su uno o sull’altro lato, e comprendono dei mo­ vimenti che abbiamo già illustrato in precedenza parlando delle finte con la Palla e senza. Durante il gioco il portiere è spesso costretto ad uscire di porta per ridurre

È molto importante che il portiere sia in grado di effettuare prese sicure, spe­ cialmente quando deve parare tiri ecce­ zionalmente forti. Le parate si eseguo­ no nella maggior parte dei casi tenendo la posizione fondamentale. La presa può essere effettuata al di sopra della testa, all’altezza del petto, dello stomaco, delle ginocchia e raso terra. La tecnica della presa relativa al portiere è analoga a quella richiesta per le prese degli altri giocatori, con l’unica differenza che il portiere appena affer­ rata la palla se la porta rapidamente sul petto. • RESPINTA DELLA PALLA

Il portiere para le palle tirate con molta forza respingendole. La respinta si effettua ponendo le mani avanti, co­ me per la presa, e facendola ricadere davanti a sé per poi cercare di impos­ sessarsene. I tiri eccezionalmente po­ tenti il portiere li respinge con il palmo della mano o con tutto il braccio. Il movimento del braccio deve essere mol­ to rapido e coadiuvalo dal piegamento del tronco dalla parte opposta (vedi schema 3).

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I tiri bassi e forti il portiere li para in presa o li respinge, di solito con le gambe, cioè facendo un passo avanti e colpendo la palla con la pianta del pie­ de. Egli però può parare le palle basse e quelle saltellanti in modo combinato, con le mani e con i piedi. In questi casi egli, dopo avere fatto un passo avanti, si porta il braccio corrispondente dalla parte esterna della gamba, mentre l’alera mano i se la porta tra le gambe (vedi schema 4).

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• TUFFI SULLA PALLA I tuffi in senso classico vanno scom­ parendo dalla pallamano moderna. In casi eccezionali tuttavia il portiere è co­ stretto a ricorrervi, come quando deve respingere la palla, quando la palla vie­ ne lanciata nell’area di porta e quando su di essa si tuffa il giocatore avversa­ rio per mandarla in rete. • PASSAGGI DELLA PALLA Appena entrato in possesso della palla il portiere la deve rimettere immediata­ mente in gioco, ciò che egli fa effet­ tuando stessi passaggi usati dagli altri giocatori. Di solito i passaggi del portie­ re vengono effettuati al di sopra della testa, all'altezza delle spalle, lateralmen­ te, ccc.

A cura di Giacomo Lojodice e Maurizio Mauro


LA CAMPESTRE. NONOSTANTE L'ADSTEDITY. PROMETTE UN'ALTRA SPLENDIDA STAGIONE Il timore che l’austerity bloc­ casse le nostre campestri sta, len­ tamente, rientrando. Solo pochi Consigli hanno preferito antici­ pare al sabato lo svolgimento delle proprie gare, gli altri hanno lasciato invariato i programmi, anzi arricchendoli con « una gi­ ta » collettiva a mezzo pullman, per portare atleti, dirigenti, ap­ passionati sui luoghi di gara. Creando, così, quel necessario cli­ ma di « festa » sportiva, utile, fra l’altro, per incrementare gli incon­ tri, favorendo il colloquio fra tutti i partecipanti. Comunque per la campestre (do­ po due mesi di attività) la situa­ zione è abbastanza positiva. Cinquantacinque sono i Consigli che hanno programmato l’attività cam­ pestre, dandone notizia alla com-

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petente Commissione Tecnica Na­ zionale. Può darsi (anzi è certo) che molti altri facciano attività... semi-clandestina, cioè senza darne notizia. Questo, della informazio­ ne, è un lato da sempre dibattu­ to ma mai centrato. Le notizie, al centro, sono sem­ pre imprecise: così dobbiamo da­ re (nostro malgrado) dati che ri­ sultano solo dai tanti comunicati pervenuti a Roma. Per gli altri, ci affidiamo (e non da oggi) alla sensibilità (od alla buona volontà) di coloro che pur facendo attivi­ tà, desiderano anche comparteci­ pare le loro iniziative a tutti. Cinquantacinque Consigli, abbiamo detto. Fra questi solo tre (dico tre) fanno attività esclusivamente ma­ schile. È un dato assai confor-

tante, soprattutto perché testimo­ nia l’evoluzione che ha avuto la nostra atletica da quando anche le ragazze hanno potuto avere lo stesso spazio dei ragazzi. A proposito di ragazze, è note­ vole proprio la presenza della ca­ tegoria « ragazze » fra i Consigli che svolgono l’attività femminile. È un chiaro indice delle esigenze di base; con le « ragazze » si po­ trà costruire una certa atletica femminile. E così quei Consigli che hanno « capito » si indirizza­ no proprio sulle più giovani, an­ che se non trascurano sia le al­ lieve (la categoria « regina ») sia le juniores ed anche seniores. Anzi, un progetto della Com­ missione Nazionale è proprio quello di valorizzare le « anziane » (ci venga perdonato, ovviamente, se citiamo come « anziane » atlete di diciotto anni, ma è la legge, ferrea, dello sport!) immettendo­ le nei quadri dirigenti, e giudi­ canti. Così facendo si potrà otte­ nere una certa continuità e so­ prattutto non si allontanerebbero


MODIFICHE NELLA COMPOSIZIONE DEL CONSIGLIO E DELLA PRESIDENZA NAZIONALI Dal Consiglio nazionale si è di­ messa la Signora Santina Coppetti di Bergamo per motivi familiari e di lavoro. Le succede, come pri­ mo dei non eletti, il signor Renzo Pittarello di Padova. Dalla Presidenza nazionale si è di­ messo il sig. Francesco Cinciripini di Ascoli Piceno, per motivi colle­ gati soprattutto al servizio mili­ tare in corso. Al suo posto, il Con­ siglio nazionale ha nominato il consigliere nazionale avv. Giorgio Guidetti, presidente del CSI di Reggio Emilia. A nome del Consiglio, della Presi­ denza nazionale ed anche da parte di Stadium porgiamo i più sentiti ringraziamenti ai due dimissiondri e i più cordiali auguri a coloro che gli sono succeduti. Un augurio particolare alla signora Coppetti che si è sposata un paio di mesi orsono.

MOLTE NOVITÀ' PER TRASFORMARE LO SCI IN FESTA DELLA NEVE Dovrebbe essere questo, il mo­ mento, ormai tradizionale, di pre­ sentare la Festa Nazionale della Neve, giunta alla sua II edizione. Nonostante il tempo (piuttosto primaverile) che lascerebbe sem­ brare prematuro parlare di que­ sta manifestazione, tutto è pronto. Pronta è la località (non è a caso la stessa che ci vide impe­ gnati con l’ultimo « Campionato Nazionale di Sci » vecchia manie­ ra), fissate le date e stabilite le modalità di partecipazione; pur­ troppo manca solo una cosa: la neve! Ma noi « montanari » non disperiamo mai, e vedrete, la ne­

care » od « annoiare ». Intanto, anche se la scadenza è ancora lontana, si pensa già alla data del 7 aprile, quando in pro­ gramma verranno evidenziati gli Incontri Nazionali di Corsa Cam­ pestre riservati alla categoria al­ lieve ed allievi. Per questa mani­ festazione, che avrà il carattere di festa-incontro-campestre, ancora una volta i Consigli Regionali avranno la possibilità di dimostra­ re la validità di una impostazione programmatica regionale, giocan­ do sulla compartecipazione di tut­ ti per favorire un Incontro che dovrà essere, sì, agonistico, ma soprattutto culturale. Gli Incontri dovrebbero svol­ gersi in Lombardia, Emilia, Lazio, Molise, Sicilia, in località che de­ vono essere precisate dai rispetti­ vi Consigli Regionali. Già si citano le sedi di Fidenza (per l’Emilia), Fiuggi (per il Lazio), Altilia di Sepina (per il Molise), Messina (per la Sicilia). Le scelte delle sedi so­ no anch'esse di competenza degli stessi partecipanti, e questo per favorire proprio le finalità degli Incontri. Anticipiamo, addirittura, la scel­ ta di un Consiglio Regionale: al­ cuni Consigli Provinciali in una sede (Lazio), altri in un’altra (Mo­ lise). E ciò, riteniamo, per otte­ nere nell’àmbito della stessa re­ gione, più esperienze utili per la comune crescita associativa.

ve ci sarà, puntuale come sempre, a coronare degnamente questa no­ stra grande festa, che ci permet­ terà, ancora una volta, di verifi­ care la validità o meno del no­ stro modo di intendere lo sport. Questo sport, che come più volte raccomandato dal Consiglio d'Europa, va visto nella sua fun­ zione di insostituibile mezzo di educazione, formazione ed eleva­ zione dei cittadini’, e per questo messo alla portata di tutti. Naturalmente è evidente che qualunque discorso, qualunque iniziativa, lascerà il vuoto, se i responsabili locali non si arme­ ranno di buona volontà per supe­ rare tutte le difficoltà che incon­ treranno per la realizzazione con­ creta del nostro nuovo pro­ gramma. La II Festa Nazionale della Ne­ ve, che rivedrà accomunati nello stesso spirito sportivo, i fondisti ed i discesisti, deve essere una manifestazione non più selettiva, ma al contrario che richiami sui campi di neve il maggior numero di ragazzi e ragazze, ed è per que­ sto che è stato incluso nel rego­ lamento (che grosso modo resta lo stesso dell’anno passato) il 5° comma dell'art. 4 che prevede per ogni Consiglio la partecipazione di un numero illimitato di atleti, senza distinzione di specialità e di categoria. Tutte le premesse necessarie per ribadire che il nuovo modo di intendere lo sport nel C.S.I. non è solo un’utopia ci sono, spetta ora alle società, ai Consi­ gli zonali, provinciali, regionali ed alla Presidenza Nazionale, la azione determinante la svolta de­ finitiva, che si vuol attribuire a questa II Festa della Neve. Questo compito appare tutt’altro che facile. Comunque anche in questo frangente, più che in ogni altro momento, è indispen­ sabile la disponibilità di tutti, e nessuno, almeno credo, può sot­ trarsi a quello che, a questo pun­ to, diventa un vero e proprio do­ vere sociale nei confronti di tutta la comunità.

ALBERTO FREIMAN

GIANCARLO DI LUZIO

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da un ambiente che può aver da­ to loro tante soddisfazioni. È chiaro che, come tutti i pro­ getti, anche questo si potrà rea­ lizzare solo con il tempo e con la piena partecipazione dei Consigli, che dovranno aver recepito com­ pletamente le finalità dei progetti, non solo della CTN, ma della stes­ sa Associazione. Interessante, invece, è già con­ statare che alcuni Consigli hanno attuato nuove forme campestri. Ad esempio, un Consiglio della bella Sicilia ha istituito campestri per gli atleti tipicamente calcia­ tori. L’idea, ovviamente, è ben nota (e più volte abbiamo, proprio su Stadium, invitato a fare cose analoghe), ma l’importante è con­ statare che si mettono in pratica, con successo, iniziative che poi hanno sviluppi impensati (come è avvenuto, lo abbiamo già scritto, quando in Liguria tanti anni or sono, da gare riservate a calcia­ tori, è « nato » addirittura un atle­ ta che poi ha rivestito la maglia azzurra dell’atletica). In altro Consiglio, della Lom­ bardia, invece, si è pensato alla campestre-staffetta, e nell'àmbito della campestre-staffetta, ad una staffetta mista, cioè composta (la squadra) da ragazzi e ragazze. So­ no iniziative che non mancano di vivificare l’ambiente campestre dando una nuova « verve » all’am­ biente, e soprattutto non fossiliz­ zandolo a schemi fissi, che, alla lunga, hanno il difetto di « stan-

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Un comitato unitario cittadino ner una reale politica della gioventù MESSINA — Problemi ed incertezze che caratteriz­ zano la condizione giovanile nel nostro Paese si ri­ specchiano puntualmente, stratificati ed amplificati, nel meridione. Ecco perché un'indagine conoscitiva sui giovani condotta in una città come Messina cessa di viene attuato, con un conse­ essere un discorso locale e guente squilibrio tra il nume­ acquista una dimensione più ro di diplomati e laureati e le possibilità di impiego. ampia. L’inchiesta di cui parliamo A parte le biblioteche (qua­ è quella condotta qualche si totalmente frequentate da tempo fa nella città dello professori e studenti), gli al­ stretto dalla locale Scuola Si­ tri servizi culturali (concerti, ciliana per i Servizi Sociali, teatri, cineforum) sono tutti a in collaborazione con la Con­ carattere privato e tutti ubi­ sulta Cittadina dei Comitati cati nel centro cittadino. Così di quartiere, avvalendosi an­ come private sono le varie che di dati ed informazioni strutture ricreative censite. fomiti da enti (tra cui il CSI Per quanto riguarda lo messinese) con specifica espe­ sport, sono attivi a Messina: rienza in materia. Questa col­ il CONI, con quasi tutte le di­ laborazione tra varie associa­ scipline sportive; il CSI, con zioni, inoltre, si è rivelata as­ 35 società, un campo di pal­ sai proficua oltre che per la lavolo e minibasket e un cam­ completezza dello studio in­ po di calcio; l’LTSP, con circa trapreso per la decisione suc­ 60 società e nessun impianto cessiva di costituire tutti in­ proprio; la Libertas, con 5 sieme un Comitato per i pro­ società e nessun campo; la blemi della gioventù. AICS, con 15 società e nessun Tornando all'inchiesta, e campo. più precisamente ad alcune La parte piu interessante delle sue conclusioni, da es­ della ricerca, comunque, è sa emerge anzitutto che Mes­ senz’altro quella condotta sul sina manifesta una sottodo­ campo con due distinti meto­ tazione di tutti i servizi so­ di (interviste singole ed inter­ ciali pubblici ed uno squili­ viste di gruppo) presso gio­ brio quantitativo di dotazio­ vani di ogni ceto sociale e re­ ni tra il centro urbano (80%) sidenti in ogni zona cittadina. e la periferia (20%). La diver­ Dalle interviste singole si sa concentrazione degli inse­ rileva che la situazione dei diati nelle due zone (maggio­ servizi, scarsi e mal distribui­ re in centro) porta però a ti, spesso di carattere priva­ conclusioni diverse e cioè che to-selettivo, condiziona in ma­ lo standard di servizi pubbli­ niera determinante l’impiego ci è più basso nelle zone ad­ del tempo libero dei giovani. dentrate che nelle zone ester­ Infatti dalle interviste effet­ ne. E cioè è proprio nelle zo­ tuate risulta chiaramente che ne più densamente popolate, essi impiegano il loro tempo e che perciò maggiormente libero passeggiando, oziando, necessiterebbero servizi ade­ dedicandosi ad attività di ti­ guati. che tali servizi sono po individualistico e tradizio­ nale, quali la lettura, i flippiù scarsi. Per quanto riguarda gli isti­ pers, i biliardi; il 9% dice di tuti di istruzione e le aree far niente; un solo intervista­ destinate allo sport e al ver­ to si occupa di politica. Es­ de, vaie un raffronto tra due sendo poche le associazioni serie di cifre. Le leggi vigen­ ed i gruppi esistenti e non ti prevedono che in un centro sempre in grado di assolvere abitato debbano esistere 4,5 a compiti di socializzazione e mq,abitante di istituti di di promozione di vita in co­ istruzione e 9,0 mq/abitante mune, l’individualismo e il di­ di verde attrezzato. A Messi­ sinteresse vengono esaspera­ na, invece, gli standard esi­ ti; i giovani vivono indivi­ stenti sono rispettivamente dualmente senza sapere o cu­ di 1,54 mq/abitante per gli rarsi di cosa fanno gli altri istituti di istruzione (0,78 di giovani della stessa zona. Ad istituti pubblici e 0,76 di isti­ un 53% di intervistati che tuti privati) e di 0,68 mq/abi­ non fa parte di alcuna asso­ tante per verde e sport (di ciazione, gruppo od organiz­ cui 0,53 mq di impianti pub­ zazione, fa riscontro un 25% blici e 0,15 di impianti pri­ di giovani aderenti ad asso­ vati). ciazioni sportive. L'interesse Gravi carenze presenta lo per lo sport (ma non la pra­ orientamento professionale, tica), soprattutto per il cal­ sia per la settorialità con cui cio, raggiunge punti molto al­ viene affrontato il problema ti. Ciò perché lo sport spetta­ I sia per la settorialità con cui colo è ampiamente propagan-

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dato con tutti i mezzi dispo­ nibili, e quindi altra funzio­ ne non assolve se non quella di distogliere l’attenzione da problemi e fatti ben più im­ portanti. Ed anche perché so­ lo il 2,8% delle associazioni rilevale dalle interviste sono di tipo culturale (per di più del tutto assenti in periferia e nei villaggi), così che i gio­ vani non conoscendo resi­ stenza di altri tipi di servizi vengono condizionati anche nelle proposte di soluzione e miglioramento. Appare quin­ di auspicabile la promozione di proposte alternative, in modo da arrivare a promuo­ vere quei processi di parteci­ pazione dal basso, di matura­ zione individuale e di gruppo atti a realizzare in pieno l’in­ dividuo. Occorre altresì — di­ ce il rapporto — trasformare la politica per i giovani in po­ litica dei giovani, assumendo precisi impegni politici per la soluzione di questi problemi. I giovani, però, appaiono scettici sull’ interessamento delle autorità alla realizzazio­ ne dei servizi necessari. Il 67 per cento, infatti, ha manife­ stato nei confronti degli or­ gani pubblici, a proposito della politica dei giovani, giu­ dizi estremamente critici e se­ veri. È altresì importante che parte degli intervistati (28%) ha rivendicato, a livello di suggerimenti, il diritto di ri­ valsa, di lotta, di proposta dal basso, di autogestione dei propri servizi, associazioni,

gruppi, attività e della politi­ ca ad essi connessa. Anche le interviste condot­ te presso gruppi di giovani evidenziano nella grande mag­ gioranza degli intervistati la esigenza di stare assieme, il bisogno di vivere in gruppo, la domanda di realizzazione individuale e collettiva. I ten­ tativi dai giovani stessi mes­ si in atto sono moltissimi, costellati però da fallimenti dovuti sia alla mancanza di organizzazione sia al disinte­ resse deH’ambiente, all’indivi­ dualismo esasperato, alla to­ tale carenza di infrastrutture che non siano quelle solite e tradizionali (bar, parrocchie, biliardini ecc.), che logica­ mente non rispondono alle esigenze richieste. La domanda registratasi di valide figure di adulti e di animatori non legati ad inte­ ressi particolari o scopi fidei­ stici e di parte va messa in relazione alle oggettive diffi­ coltà di potersi organizzare e di mettere in atto autono­ mamente qualche cosa. La condizione denunciata dalle pochissime donne (7 su 153 in­ tervistati, dato di per se stes­ so estremamente significati­ vo), è di gran lunga peggiore rispetto a quella dei maschi; questi ultimi, almeno, hanno la possibilità di uscire, di gio­ care a pallone nella piazzetta. Questo, molto in breve, il quadro delineato dal rappor­ to finale della Scuola Servizi Sociali, che si commenta da sé nella sua evidenza. Spezza­ re questa situazione non ap­ pare facile, ma è quanto si propongono di fare gli enti che dopo aver collaborato al­ la ricerca sono confluiti nel nuovo organismo del « Comi­ tato per i problemi della gio-

È.

SIRACUSA — Anche a Siracusa è stata organizzata l’annuale cerimonia di premiazione di società ed atleti. Sono interve­ nute le maggiori autorità cittadine, tra cui il Prefetto, l’Arcivescovo e il Provveditore agli Studi.


ventù » (movimenti giovanili di partiti politici democratici, sindacati, associazioni cultu­ rali, sportive e di tempo li­ bero, comitati di quartiere, ecc.). Primi atti del Comitato so­ no stati l’organizzazione di un convegno sulla condizione giovanile a Messina e l’appro­ vazione di un documento-ma­ nifesto, che qui riportiamo in sintesi. « Il tipo di sviluppo urbano che in questi anni ha avuto la nostra città e la provincia nel suo complesso, sviluppo caotico, privo di un minimo di programmazione e di un effettivo collegamento con le esigenze sociali, culturali ed economiche del nostro tem­ po, ha aggravato le condizio­ ni di vita delle nostre popo­ lazioni. I giovani pagano più che ogni altra componente i ritardi sociali, civili e cultu­ rali della società meridionale e di Messina in particolare. « Risulta scoperta una lar­ ga fascia di bisogni giovanili, da quelli culturali a quelli ricreativi-sportivi, di cui i gio­ vani avvertono maggiormen­ te la mancanza e su cui sono disposti a mobilitarsi. « Da queste considerazioni scaturisce in maniera chiara ed inequivocabile l'esigenza di invertire la tendenza... e quindi, innanzitutto, la neces­ sità di creare strutture ade­ guate: campi sportivi, pale­ stre, biblioteche, centri di let­ tura, sale per riunioni, per proiezioni cinematografiche, cioè la necessità di creare dei centri minimi di aggregazio­ ne sociale... « Ma non è sufficiente crea­ re le strutture se non si af­ fronta in maniera seria e de­ mocratica il problema della direzione e degli indirizzi po­ litico-culturali generali. Que­ ste strutture devono essere gestite non in maniera verticistica e paternalistica, ma devono essere dirette dal bas­ so, cioè dall’insieme dei gio­ vani e dei cittadini che ne usufruiscono... È necessario inoltre che le scelte politico­ culturali di fondo siano stret­ tamente collegate alla realtà nella quale viviamo ed in un giusto rapporto centro-cittàquartiere popolare, periferiavillaggi, città-campagna. « Ma anche nelle scelte po­ litico-culturali di ognuno di questi centri, è necessario che si sfati, ad esempio, la con­ cezione dello sport spettacolo e dello sport privilegio ed avanzi in tutti il concetto che lo sport è un servizio sociale e come tale servizio per tutti. « Per affrontare con ricchez­ za di vedute e apporto di esperienze i problemi che si sono sinteticamente e in linea generale affrontati, si è costi­ tuito un Comitato Unitario Permanente. Il Comitato nel

farsi promotore di tutte le iniziative atte a coinvolgere le forze politiche, sindacali, e culturali democratiche che operano nella nostra città, ri­ vendica nuove misure di poli­ tica sociale, che consentano a tutti i cittadini, ed in partico­ lare ai giovani, rinnovate pos­ sibilità di sviluppo personale in una crescita comunitaria, strutture idonee e chiede che il Comune, la Provincia, la Regione, lo Stato e gli enti preposti promuovano un rea­ le inserimento dei giovani nell'elaborazione delle scelte e dei problemi che li riguar­ dano, perché si affermi più decisamente la prospettiva

democratica di una reale po­ litica della gioventù. « Firmato: comitato per i problemi della gioventù; mo­ vimento giovanile D.C.; Fede­ razione Giovanile Comunista Italiana; Federazione Giova­ nile Socialista Italiana; Movi­ mento giovanile socialdemo­ cratico; Movimento giovanile PRI; Movimento giovanile PLI; Scuola Siciliana di Ser­ vizio Sociale; Consulta dei co­ mitati di quartiere; Associa­ zione democratica inquilini; CGIL, CISL, UIL; SUNIA; Arci-UISP; Centro Sportivo Ita­ liano; Gioventù Italiana; CO­ NI; ENAL; Commissione fem­ minile PCI ». * * *

È6 CiBliti H > ■ Biffi ■KB® SM* MANTOVA — Il Centro Sportivo di Mantova ha sem­ pre affiancato e sostenuto ogni impegno coerente ed efficace in ordine alle preminenti finalità sociali che l’associazione si propone. I dirigenti provinciali del Centro Sportivo Italiano di Mantova nel corso dei lavori della « Giornata C.S.I. ’73 » hanno approvato il seguente documento impegnandosi di portarlo a conoscenza di tut­ te le autorità, gli enti e le so­ cietà sportive. « Non tutte le unioni spor­ tive aiutano i meno dotati a praticare lo sport. Il C.S.I. ricorda che la società sporti­ va deve essere al servizio di « tutti » e non solo dei cosid­ detti « campioni ». In conse­ guenza prospetta diverse so­ luzioni: a) trasformare la società di tipo esclusivamente spor­ tivo in associazione comuni-

(aria aperta a tutte le esigen­ ze dei giovani, per aiutarli nella formazione completa della loro personalità; b) partecipazione demo­ cratica effettiva dei giovani nella gestione della società; c) partecipazione alla ge­ stione della società da parte delle famiglie e di altre forze sociali che gravitano attorno alla stessa; d) l'allenatore non deve essere solo un tecnico, ma anche un animatore culturale. « In ordine agli impianti sportivi il C.S.I. di Mantova ritiene: a) sia data preferenza al-

la costruzione degli impianti utilizzabili per gli sport po­ polari, l’attività di base c per quella sportiva promozionale; b) che in sede di proget­ tazione o di riadattamento di impianti sportivi si tenga con­ to della esigenza di una nor­ male attività sportiva. Suc­ cede molto spesso infatti che nuovi impianti sportivi non abbiano misure regolamen tari o siano privi di servizi; c) che l’uso delle palestre e degli impianti realizzati dal Comune e dalla Provincia e da questi posti a disposizione degli istituti scolastici sia con­ sentito, a titolo gratuito, per gli allenamenti e l’attività agonistica delle società che praticano sport, specie in fun­ zione promozionale. « In ordine al problema del­ lo sport servizio sociale i di­ rigenti provinciali del C.S.I. mantovano ritengono che: a) si debba promuovere l’organizzazione di centri di formazione sportiva, corsi al­ lenatori-animatori ed istrut­ tori nelle varie discipline; b) sia istituito, preso at­ to della funzionalità della Consulta comunale sportiva di Mantova, un organismo a carattere tecnico presso tutti i Comuni della provincia di Mantova e che questo venga convocato dall’assessore allo sport, per fornire orientamen­ ti per una politica sportiva sociale e per esprimere il pa­ rere, non vincolante, in ordi­ ne alle iniziative riguardanti lo sport; c) siano sempre più au­ mentati gli stanziamenti per erogare contributi alle socie­ tà sportive e per il realizzo di piccoli impianti sportivi o di arce verdi attrezzate ». ★ fr ★

OSTUNI — Circa trenta dirigenti hanno partecipato al corso dirigenti di società organiz­ zato ad Ostimi dalla circoscrizione zonale. Le due giornate sono risultate laboriose ma quanto mai importanti per i temi trattati (l’animazione cristiana e il nuovo volto del CSI).

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Lettera aperta a un Commissario prefettizio

ve vi sia un poco di spazio, rischiando, come più volte è successo, di essere redargui­ ti o addirittura multati. « Supponiamo che con que­ sta breve esposizione abbia po­ tuto comprendere quale sia l’attività che effettivamente viene svolta, quale l’interessa­ mento dei giovani, quali i loro desideri, ed in conclusio­ ne cosa si chiede. Non certo uno stadio olimpico, non gran­ di cose, ma ben più modeste sono le richieste: un piccolo impianto che possa permet­ tere di praticare determinati sport e che porti onore e van­ to alla nostra città di anti-

che e nobili tradizioni: un palazzetto dello sport. Forse può sembrare ardua la no­ stra richiesta! Ben riflettendo esso rappresenta qualcosa di oltremodo necessario e sia­ mo fermamente convinti che il Suo interessamento e la Sua forte buona volontà pos­ sano esaudire questo deside­ rio e nel contempo lasciare il Suo nome impresso nel cuo­ re e nella mente dei giovani di Sessa. Restiamo fiducio­ samente in attesa ed intanto gradisca i sensi della più pro­ fonda stima di tutta la reda­ zione ».

SESSA AURUNCA — « Olimpia », il neonato mensile del comitato zonale autonomo del CSI di Sessa, ha ospitato nel suo primo numero una lettera aperta al commissario prefettizio, nel tentativo di chiarire i problemi in cui si dibatte l’as­ sociazione e richiedere l'ap­ rammarico dall’altro, gruppi poggio deH’amministrazione di giovani che pur di dare locale. « Ci sembra doveroso sot­ sfogo alla loro vitalità si di­ toporre alla sua attenzione lettano con una palla qual­ — inizia la lettera — un gra­ siasi in qualunque angolo dove problema, ormai vecchio di tempo e sempre vivo nell’ animo di tutti gli sportivi. L’assoluta mancanza di im­ zari) e allievi (con Guido San­ pianti sportivi è quello che ti), accompagnati da una ci sprona a farci portavoce schiera di altri notevoli piaz­ di un desiderio più volte ma­ zamenti. Sarebbero da ricor­ nifestato dai locali dirigenti dare inoltre numerosi altri del CSI, ma purtroppo mai successi in gare extra-cam­ appagato. pionato e i titoli « zonale » e « Forse non conosce questi giovani; ma possiamo dirLe VERONA — filasi, un piccolo centro con poco più di «provinciale» per Società nel­ che il lavoro che quotidiana­ 3.500 abitanti, sembra avviato a divenire la capitale le corse campestri (quest'ul­ mente essi svolgono, per pu­ provinciale veronese del podismo, grazie all’opera del­ timo traguardo giunto dopo numerosi piazzamenti negli ro e sincero amore dello sport, è indescrivibile. Il loro l’attivissimo « Gruppo Sportivo Giancarlo Biasin ». anni precedenti). Se si considera la scarsa obiettivo è curare i giovani Ad ulteriore conferma di attraverso lo sport e prepa­ consistenza del nucleo abita­ ticolarmente felice. Di poco, quest'annata di exploit, è ve­ rarli alla vita. Ormai da ben to di filasi a paragone degli appena una manciata di pun­ nuto un quinto posto nel cam­ dodici anni viene svolta que­ altri centri come Bovolone e ti, la Società di filasi ha fal­ pionato provinciale su pista, sta attività e dobbiamo pur Villafranca, la altrettanto lito la conquista del terzo ti­ nonostante si sia al primo dire che i risultati si sono scarsa reperibilità di fondi tolo provinciale consecutivo anno di attività in questa spe­ ottenuti. Forse in questi ul­ in un paese così privo di ri­ di podismo su strada; sem­ cialità, cosa che fa ben spe­ timi anni il pubblico non ha sorse e la mancanza di im­ pre ragguardevole, comun­ rare anche nei prossimi anni più visto le belle manifesta­ pianti sportivi, i successi del que, il secondo posto. Individualmente, invece, so­ per questo settore. zioni di massa che hanno da­ « Biasin » hanno del miraco­ to a Sessa giornate indimen­ loso. Questo poi, riguardo ai no venuti i due titoli catego­ Eliseo Zecchini ticabili come le Olimpiadi, i risultati, è stato un anno par- rie ragazze (con Giuliana VezTrofei Primavera, i Trofei del­ le Rappresentative e tutta una gamma di attività che non riguardano il solo calcio, ma atletica, pallavolo, pallacane­ stro, tennis da tavolo, bocce, ciclismo e così via; dobbia­ mo dire, però, che l’attività non è morta ma si svolge re­ & golarmente in altre località perché non ci viene offerto, o forse viene addirittura negato l’uso dello stadio E’ da con­ siderare che ormai gli atleti affiliati sono varie centinaia E e rappresentanti una quindina di colori sociali e quindi si può ben comprendere co­ me sia difficoltoso poterli ac­ • V contentare in ogni loro richie­ _ ■■ 'Itili sta. Ma questo è lo scopo che 1 miit L ’ Al 1**7 si è prefissi. E’ un rammari­ 1..... U I unii» "ih mrt 5Al co che a volte si sia costretti a stroncare varie iniziative e nel contempo privare la no­ stra città di spettacoli spor­ tivi che non siano i soliti in­ contri di calcio. Dobbiamo considerare inoltre, e questo è un argomento che sottopo­ niamo alla Sua attenzione, che i giovani atleti chiedono ed hanno bisogno di esercitare dello sport in qualunque mo­ do esso sia fatto. Non di ra­ do ci capita di assistere, con SALERNO — Un gruppo di ragazzi e ragazze del CSI-Nuoto salernitano con l’allenatore entusiasmo da un lato e con prof. Gazzerro, che per tutta la stagione svolgerà un’intensa attività con la FIN e il CSI.

La piccola capitale del podismo veneto

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1 SEGUE DA PAG. 2

appunto, del Totocalcio, gio­ co gestito dallo stesso CONI. Tutto il denaro che finanzia gli Enti di promozione spor­ tiva — e tutti i principali En­ ti di promozione sportiva — è di provenienza di questa legge. Tutto quanto fa il CSI, perciò, — corsi di formazio­ ne, corsi tecnici e per arbi­ tri, centri di formazione, at­ tività sportiva nazionale, ma­ teriale sportivo, convegni, stampa,... — è pagato con i soldi che lo Stato, cioè l'in­ sieme dei cittadini, rastrella ai cittadini, cioè a se stesso, attraverso un gioco. Sarebbe meglio che lo Stato non illu­ desse se stesso e non usasse, quindi, dei mezzucci per fi­ nanziare una politica sporti­ va. I cittadini devono capire che una politica di sport so­ ciale è necessaria e che va sorretta e finanziata direttamente e non con dei trucchi d’azzardo. Sarebbe meglio... e il CSI ed altri Enti di promo­ zione sportiva si battono per­ ché ciò avvenga, ritornando insistentemente sull’urgenza di una legislazione regionale di sport sociale inserita in una legge quadro nazionale. Ma la realtà effettiva del mo­ mento è quella descritta prima. Il succo della risposta è che, se vogliamo parlare di coerenza, questa non può es­ sere che totale. O non pren­ diamo nemmeno una lira dal1 unica legge di finanziamen­ to che oggi esiste in Italia per lo sport, e allora ha senso rifiutare la pubblicità del to­ tocalcio, o, diversamente, il rifiuto della pubblicità sa tanto di farisaismo e di mo­ ralismo spicciolo se, nella realtà, continuiamo tranquil­ lamente a pernderci i milioni apparentemente con le mani pulite soltanto perché « non sprechiamo metà o una inte­ ra pagina di Stadium... ». Scegliendo, però, la strada della coerenza totale s’impo­ ne ad ognuno dei trecentomila soci del CSI la necessità di un chiaro discorso: l’Associazione non vive d'aria: ve la sentite di autotassarvi con un impegno finanziario di note­ vole consistenza, oggi ed an­ che per il futuro? L'alterna­ tiva al rifiuto del finanzia­ mento statale che proviene da un gioco è, nel momento attuale, soltanto questa. Il problema della pubblici­ tà rientra, allora e giusta­ mente, nel più generale pro­ blema della coerenza di tutta

l'associazione di fronte alle tesi che sostiene ed alle scel­ te che queste tesi impongo­ no. Se in tutte le sedi natu­ rali di vita del CSI, società sportive, consigli provinciali, regioni, ne discutessimo di più riusciremmo meglio in­ sieme a scegliere la strada: è un problema aperto e tale rimane perchè un problema di ogni giorno per un'associa­ zione che voglia seriamente perseguire le proprie finalità con il minore distacco pos­ sibile tra le affermazioni di principio ed il comportamen­ to pratico. Per questo è bene continuare a discuterne...

Giulio Martinucci

SEGUE DA PAG. 17

Come fare te, di essere iscritti in lista. La ricevu­ ta della raccomandata inviata alla socie­ tà deve essere allegata alla copia spe­ dita alla Lega od al Comitato Regionale competente. La società ha diritto di opporre le proprie contestazioni, inviandole alla Le­ ga od al Comitato Regionale e per co­ noscenza al giocatore, con lettera rac­ comandata spedita entro otto giorni dal ricevimento della richiesta del giocato­ re, accompagnandole con i documenti atti a dimostrare l’inesistenza del di­ ritto del giocatore, tenendo presente che, in caso di convocazioni non rispettate dal giocatore, alla società incombe l’ob­ bligo di contestare tempestivamente la infrazione al giocatore stesso, mediante lettera raccomandata. La mancata opposizione nei modi e termini più sopra indicati, da parte della società, deve essere considerata adesione alla richiesta del giocatore, con tutte le conseguenze del caso e, pertanto, la Lega od il Comitato provvederà a svincolare d’autorità il gioca­ tore. In caso di opposizione, da parte della società, la Lega od il Comitato Regiona­ le, valutati i motivi addotti, accoglie o respinge la richiesta di svincolo, dan­ done comunicazione alle parti le quali potranno — entro e non oltre un mese dalla data della comunicazione stessa — richiedere il giudizio in prima istanza della Commissione Tesseramenti. Tale richiesta non sospende l’efficacia della decisione della Lega o del Comi­ tato. La Lega od il Comitato Regionale, in casi particolari, può investire direttamente della richiesta di svincolo e della relativa opposizione la Commissione Tes­ seramenti, che giudicherà, sempre in prima istanza. 4 - Inattività della società a) Lo svincolo per inattività della so­ cietà compete al giocatore nel caso in cui la società stessa non prenda parte

al camiponato di competenza, o si ritiri, o ne sia esclusa. In tali casi i giocatori (salvo casi ec­ cezionali riconosciuti, su proposta della Lega, dalla P.F.) sono liberi d’autorità dal giorno della pubblicazione del co­ municato ufficiale della Lega o del Co­ mitato che rende nota la rinuncia, il ritiro o la esclusione. b) Se l'evento si verifica a campio­ nato iniziato, i giocatori che hanno di­ sputato anche una sola gara del girone di ritorno del campionato al quale par­ tecipava la prima squadra della propria società non possono, nell’annata sporti­ va in corso, tesserarsi per altra socie­ tà, mentre gli altri possono tesserarsi e giocare subito, dopo la pubblicazione del comunicao ufficiale come sopra in­ dicato. c) Lo svincolo per inattività compete altresì ai giocatori tesserati federalmen­ te per società del Settore Dilettanti che al 31 dicembre non abbiano ancora com­ piuto il 16° anno (computato anagraficamente), se la società di appartenenza non partecipa ai campionati giovanili resi obbligatori dalle disposizioni della Lega Dilettanti. Per avvalersi di tale diritto i gioca­ tori dovranno richiedere, dal 15 al 31 dicembre, con lettera raccomandata di­ retta alla società e rimessa in copia al Comitato Regionale competente, di es­ sere iscritti in lista di svincolo d’auto­ rità. La ricevuta della raccomandata in­ viata alla società deve essere allegata alla copia spedita al Comitato Regiona­ le competente. Il Comitato Regionale, accertato il diritto del giocatore, provvede alla iscri­ zione in lista dello stesso con decorren­ za dal 1° gennaio.

5 - Per riscatto del vincolo (unicamente per i giocatori professionisti) I giocatori professionisti, di età supe­ riore ai 23 anni, possono riscattare il proprio vincolo dalle società, qualora non si siano accordati con le stesse per un contratto economico. Le modalità che devono essere segui­ te per esercitare tale diritto sono sta­ bilite dal Regolamento del Settore Pro­ fessionisti.

6 - Per cambiamento di residenza (per i soli giocatori dilettanti) a) I giocatori dilettanti i quali abbia­ no cambiato la residenza, quale risulta all’atto del tesseramento, potranno ot­ tenere lo svincolo dalla società di ap­ partenenza quando sia trascorso un an­ no intero dall'effettivo cambio di resi­ denza, sempreché lo spostamento av­ venga in altra Regione e purché si tratti di Provincia non limitrofa a quella in cui aveva sede il giocatore. b) Per ottenere lo svincolo, nel caso indicato al precedente comma a), il gio­ catore dilettante deve inoltrare ricorso alla Commissione Tesseramenti, in qua­ lunque periodo dell’anno, documentando la richiesta. Copia del ricorso e dei do­ cumenti deve essere contemporanea­ mente inviata, con lettera raccomanda­ ta, alla società di appartenenza. La ri­ cevuta della raccomandata inviata alla società deve essere allegata al ricorso spedito alla Commissione Tesseramenti. c) Il giocatore che abbia ottenuto lo svincolo per cambio di residenza non potrà peraltro tesserarsi per società di Serie A, B, C e D nella stagione im­ mediatamente seguente a quella in cui ha ottenuto lo svincolo stesso.


MIMI»

di ENZO BALBONI

scuro... / Sai perchè?... perchè Rivera / è in gior­ nata nera... e la palla non la dà! Poi c’è la canzone esortati­ va dedicata a Riva Superstar, naturalmente sull’aria della « riva bianca e riva nera »... Su sventoliam tutti la ban­ diera... / se Riva ingrana, se Riva segna.../ questa sì eh'è contentezza vera / Vi­ va l'italia e viva gli ita­ liana.'

BLA, BLA. SUL PENTA GRAMMA — Ti alzi una mattina — sereno, tranquil­ lo, riposato perfino — e sco­ pri improvvisamente che la nazionale italiana di calcio ha una enorme lacuna da colmare. Rabbrividisci. Non eri cosciente della lacuna ter­ ribile nella nostra nazionale di calcio: e chi non ha co­ scienza delle cose è destina­ to a perire — pensi citando eroi dei libri di liceo. Bene, la lettera sul tavo­ lo ti spiega tutto: è uno squarcio di luce nelle tene­ bre, un faro che improvvisa­ mente illumina e taglia la nebbia. No, non si tratta del centrocampo, non si tratta di sostituire il libero Burgnich con un giovane, né di mettere ancora una volta d’accordo Mazzola e Rive­ ra... Il gol? Verrà segnato, verrà segnato... La lacuna affonda le sue radici in un terreno diverso, quello della cultura popolare. Manca l’in­ no che possa inebriare i gio­ catori, che consenta a Cuccureddu di diventare Pelè, che dia animo a Rivera per far­ ne un Pietro Micca... Che dia il cuore a Mazzola per diventare un Oberdan. Man­ ca l'inno. Eppure ogni guer­ ra, ogni rivolta, ogni mo­ vimento sociale esprime il suo genuino canto popolare, ricavato nelle pieghe del dramma, con musiche anti­ che o appena trovate e con parole che sono spontanee: 0 bella ciao, bella ciao, bel­ la ciao... Bene, adesso ci vuole la can­ zone della nazionale, anzi l’inno. Una cosa che — dice la lettera — « appassionerà tutti gli italiani e non sol­ tanto gli sportivi ». Perché ci vuole questa canzone? Lo spiega il comunicato stam­ pa: « Perché quando entra­ no le maglie azzurre gli sta­ di si riempiono di entusia­ smo, di passione, di attesa. È quello il momento in cui il tifoso desidera esprimere tutta la sua partecipazione ».

Il tifoso vuole un inno, un canto, vuole cantare gioio­ so. Perché il povero calcia­ tore « trepida » laggiù sul prato verde. E allora il tifo­ so che ha lavorato alla ca­ tena di montaggio tutta la settimana, che ha pagato le cambiali della televisione, dell'auto e del frigorifero, che ha pagato anche tanti soldi per il biglietto, che magari ha fatto otto chilo­ metri a piedi per arrivare allo stadio, vuole aiutare il povero calciatore che "tre­ pida". Vuole tenerlo allegro. Ti fa paura Bekenbauer? Ti impressiona Netzer? Ti an­ goscia Cruiff? Ma no, non te la prendere perché tu. tu... « tu si’ ’na cosa grande. Rive... ». E canta. Insomma manca l’inno del­ la nazionale e dato che c'è la guerra (campionato del mondo) bisogna trovarlo. Ed allora ecco che per iniziativa dell'organizzazione dei gior­ nalisti e di quella dei calcia­ tori, nasce il festival della canzone azzurra, la Canzonissima del pallone, la « Sanre­ mo » delle pedate. Proprio così. È bandito il concorso per un inno azzurro. E ci saranno premi e anche due serate (che si spera riprese dalla RAI-TIVI’) e una fina­ lissima. Bene, adesso pensiamo un poco cosa potrà venire fuo­ ri da autori e parolieri che quasi certamente (essendo seri professionisti) non san­ no molto dell’ambiente cal­ cistico e del tifo in generale. Apre una marcctta, sull’aria di « Colonel Bogey »: Viva... la nostra naziona­ le. / Segna... a tutti a tut­ to spian. / Oggi... è freddo e piove / ma sono alle­ gro / e voglio cantar... / Viva... la nostra naziona­ le...

Oppure, da un autore napo­ letano qualcosa di più tatti­ co, sull’aria di C’è Mazzola a centrocam­ po / e Anastasi è scuro

Non mancherebbe nella ras­ segna Domenico Modugno con una canzone tutta sus­ surrata per Rivera..., tipo: « Dio come ti amo ». Dio ma quanto è bravo! / Sembra impossibile / che abbia nelle gambe / tant’elasticità... / Saltare gli av­ versari / che smaniano di­ strutti e poi fare il passag­ gio / come nessuno al mon­ do. / Dio, ma quanto è bravo...

Naturalmente non manche­ rebbe, tanto per mettere un poco di pepe nella manife­ stazione, la canzone polemi­ ca, sull’aria di « Buonasera, signorina, buonasera... »

Boninsegna, segna sempre / Boninsegna... / Però lui in nazionale non ci va... / a Milano gridano tutti: / Boninsegna! / ma è Chinaglia che in maglia azzurra appar! 0, infine, alla maniera di Raffaella Carrà e di Canzonissima e sull’aria di « ZUM, ZUM, ZUM... »

Non è capitato mai più / di aver un portiere così bravo / che sembra una saracinesca... / parare... pa­ rare... parare... parare... / ZOFF ZOFF ZOFF ZOFF ZOFF / ZOFF ZOFF ZOFF ZOFF... Un festival. Con le lacrime di Mino Reitano, con il sor­ riso aperto di Domenico Modugno, con la voce francese di Gilda Giuliano, con i Ca­ maleonti, con le cartoline voto, lotteria, il long plein. Mi chiedo: è calcio o lancio del disco? Bah! So soltan­ to che dopo andremo tutti allo stadio e tutti insieme, tutti in coro, canteremo l’in­ no vero che si canta negli stadi, quello della grande tradizione culturale, che uni­ sce davvero tifosi, stonati e no...

OLIO. PETROLIO, BEN­ ZINA E MINERALE / per battere il Frascati / ci vuol la nazionale!!!

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