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Stadium n. 1/1979

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stadium SPORT ! PROMOZ8OME UMAMA RISULTATI DEI LAVORI *ELL’ASSEMBLEA NAZIONALE ®EB PRESIDENTI PROVINCIALI CSI •VOLTASI A RIMIMI IL 13-15 OTTOBRE '78

In questo numero raccogliamo una parte del dibattito svoltosi nelTAssemblea nazionale dei presidenti provinciali, svoltasi a Rimini dal 13 al 15 ottobre scorso, sul tema « Sport e promozione umana ». Diciamo una parte del dibattito perché, purtroppo, non è possibile dar conto dettagliatamente di quanto (segue a pag. 3)


stadium i problemi dello sport Organo del

Centro Sportivo Italiano 00193 Roma via d. Conciliazione, 1 tei. 6567941

Direttore responsabile:

Aldo Notario

STADIUM si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune nell'Associazione.

I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario. STADIUM è una tribuna aperta.

Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite. STADIUM

chiede a tutti i soci un'attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa.

Impaginazione di

Alberto Greganti


stadium (segue da pag. 1)

discusso nei gruppi di lavoro, se non attraverso le brevi sintesi che ne sono state fatte all’Assemblea. Riteniamo tuttavia che il materiale qui raccolto sia sufficiente non solo a dare un’idea generale del vasto e impegnativo dibattito, ma anche dello sviluppo delle tematiche principali affrontate e delle relative indicazioni che ne sono scaturite. Naturalmente questo numero del giornale non può essere considerato disgiunto da quello contenente la relazione assembleare Approvata dai partecipanti (cfr. Stadium n. 7 - ottobre 1978). E’ opportuno ricordare che l’Assemblea aveva carattere di verifica associativa a metà del quadriennio tra il Congresso del 1976 e quello che si svolgerà nel prossimo anno. Come si può constatare l’Assemblea ha assolto tale funzione da una parte confermando la validità di fondo delle scelte associative che tre anni fa erano state compiute, dall’altra riproponendole in chiave operativa aggiornata con la nuova situazione nel frattempo sviluppatasi all’interno e all’esterno dell’Associazione, dall’altra ancora mettendo in luce le difficoltà, le carenze e i problemi tuttora insoluti. I risultati assembleati sono ora all’esame del Consiglio nazionale il quale ne trarrà i temi e il programma di preparazione al prossimo Consiglio nazionale. Come si sa, la preparazione congressuale comincerà ufficialmente con il prossimo mese

di settembre (congressi provinciali) e pertanto il Consiglio nazionale renderà noto il programma di lavoro e le tematiche di discussione congressuale entro la prossima estate. Ma già la pubblicazione del materiale assembleare raccolto in questo numero offrirà vasto materiale di riflessione per l’impostazione degli stessi Congressi provinciali. Questo numero contiene:

— alcuni articoli iniziali che sono tra cronaca e commento ai lavori assembleati ; — il resoconto della tavola rotonda di confronto sui temi educativi con alcune Associazioni di comune ispirazione;

— le relazioni dei gruppi di lavoro e il dibattito assembleare svoltosi su di esse; — gli intervenuti degli ospiti, tra cui riteniamo di dover segnalare per la sua importanza l’omelia del Vescovo di Modena Mons. Foresti; — una rassegna dell’eco avutasi sulla stampa circa i lavori assembleati.

Vorremmo avvertire i nostri lettori che saremo lieti di ospitare in futuro loro interventi che traggano spunto dai temi assembleati e vogliano contribuire alla preparazione del dibattito congressuale che in certo modo l’Assemblea ha già avviato.

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L'ASSEMBLEA TRA CRONACA E COMMENTO


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Sport e pottfca due mondo non póù separato C’era una tesi a Rimini, l'ultima della relazione che era dichiaratamen­ te politica. Aveva per titolo: « la scel­ ta politica » e per sottotitolo: « lo sport per tutti esige una politica prio­ ritaria, un'organizzazione specifica, programmi e strumenti specializzati ». Però tutto il Convegno è stato un convegno di forte intonazione poli­ tica, se intendiamo per politica le scelte che l’Associazione fa e che la compromettono con la realtà in cui vive.

L'assemblea segna in certo senso l’inizio del dibattito associativo che culminerà nel Congresso nazionale del 1980. Perciò le testimonianze che seguono non intendono fare il bilancio dell’iniziativa, ma offrire alcuni spunti di riflessione. I lettori sono invitati a intervenire a loro volta nei prossimi numeri.

Non si può dire che il CSI non sap­ pia scegliere (basta leggere la relazio­ ne riportata nel numero precedente di Stadium) e sono scelte, quelle fat­ te, che fanno soffrire noi e gli altri: che ci hanno ed hanno messo in di­ scussione. Girando per i gruppi di lavoro ho colto, tra le tante, una frase signifi­ cativa: « dobbiamo finire di studiare e cominciare a lavorare ! ». Non credo che in questi anni il CSI abbia smes­ so di lavorare cioè di fare attività sportiva (altrimenti non sarebbe la grande realtà associativa che è): ab­ biamo studiato e lavorato (un giovane ha detto che siamo dei « lavoratori­ studenti » e che continueremo ad es­ serlo), ma studiando noi abbiamo an­ che fatto studiare gli altri. Ritengo questo uno dei principali meriti del CSI: se oggi il mondo spor­ tivo e politico non sono più due mon-

di separati, se i convegni e i dibattiti di politica sportiva sono all’ordine del giorno, se lo sport è uscito o sta uscendo da una condizione di sottosvi­ luppo culturale, il merito è anche del CSI che si è impegnato a fondo sul discorso culturale e socio-politico: si è messo alla frusta ed ha fatto corre­ re tutti ! Ritornando a Rimini, mi piace ri­ cordare l’assemblea come un'esperien­ za sofferta: 400 dirigenti che vengono da lontano, pagando la loro quota di partecipazione, per il bisogno di fare il punto, succede solo ad un’Associazione che non ha paura di mettersi in crisi continuamente per ricercare la sua identità, la sua storicità. E que­ sto vuol dire far politica.

Allora ho ragione a dire che tutta l’Assemblea di Rimini ha avuto una forte caratterizzazione politica. Anzi­ tutto per il metodo di lavoro scelto dal Consiglio nazionale, poi per il di­ battito, infine per quello che è emer­ so ed anche per quello che non è emerso, ossia per le tensioni che ci sono state.

Non vanno dimenticati gli interven­ ti degli ospiti, che non si sono com­ portati da ospiti, glielo abbiamo chie­ sto noi che si buttassero con noi nella mischia per darci il loro con­ tributo nella ricerca che noi face­ vamo. Sotto questo aspetto anche l’Omelia dell’arcivéscovo di Modena, mons. Foresti, che a nome della CEI, ina­ spettatamente, ha portato il suo contributo, notevole, sulla identità del CSI, Associazione di ispirazione cristiana che agisce nel temporale, è stato un intervento politico.

Rimini, per il tono associativo, per l’impegno dei partecipanti, per il contributo di livello portato da tutti, per lo spessore culturale di —- ia tensione di alcuni interventi, -per particolari momenti vissuti da tutti in grande sintonia, è stata una bel­ la pagina della storia del CSI:„ chi vi è stato non lo dimenticherà facil­ mente.

Aldo Notarlo

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Se siamo arrivati fin qui significa che camminiamo A metà ottobre Rimini era una città-fantasma. Ormai lontana dai fa­ sti balneari, se ne stava quieta e taciturna sotto un sole ancor caldo. I lunghi viali alberati della zona del lungomare, si snodavano deserti e silenziosi, con le loro eleganti ville in stile neoclassico dalle finestre sbarrate e dai parchi ingombri di foglie secche ed ingiallite. Era comin­ ciato il lungo letargo invernale. Ep­ pure per tre giorni quelle strade or­ mai vuote, quel lungomare che sem­ brava abbandonato, sono stati te­ stimoni di un’animazione insolita. C’era un continuo via-vai di gente che discuteva, che parlava tutti i dialetti d’Italia; gente che si salutava, chiac­ chierava forte: la gente del C.S.I. Al Teatro Novelli s’era aperta l’Assemblea su « Sport c Promozione umana » ed arrivandoci saltava subi­ to all’occhio la grande partecipazio­ ne numerica. Cerano moltissimi gio­ vani, naturalmente; anche numero­ si esponenti della « vecchia guardia ». L’Assemblea rappresentava un mo­ mento importantissimo per l’Associazionc. Bisognava verificare le scel­ te fatte negli ultimi tempi e con­ frontarsi con esse. Occorreva pertan­ to un dialogo interno ed esterno al C.S.I., un dialogo che coinvolgesse tutti, indistintamente e che si esten­ desse anche a realtà associative di co­ mune ispirazione. E i contributi de­ gli ospiti sono stati in questo senso di estrema utilità perché non solo hanno portato testimonianze ester­ ne, ma hanno dato il via ad un’opera­

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zione di esame e di autoanalisi che i partecipanti all’Assemblea non han­ no tardato a fare loro e a sviluppa­ re. Più che nei lavori in aula, quindi, il grosso del tema è stato svolto dai gruppi di studio, che hanno visto una partecipazione notevole ed un im­ pegno davvero serio e responsabile. I gruppi erano dodici, due per tesi e lavoravano nei luoghi più disparati: negli alberghi, nelle salette del teatro, nelle quinte del palcoscenico. Erano composti da persone che proveniva­ no da diverse realtà sociali, che non s'erano, per la maggior parte, mai viste prima di allora, che portavano esperienze diametralmente opposte una dall’altra, ma che si riconosce­ vano sotto ad un unico motto, quello che dichiarava la necessità di « uno sport al servizio dell’uomo ». Si capirà quindi un certa difficol­ tà a rompere il ghiaccio, che non ha mai però rischiato di compromet­ tere lo svolgimento costruttivo dei lavori. Partecipare ai gruppi signi­ ficava prendere contatto con la ba­ se del C.S.I., toccar con mano le dif­ ficoltà che incontra una Associazio­ ne grande e capillare, rendersi con­ to di come viene vissuta la realtà as­ sociativa. Significava anche provare a vedere quale sia lo stato di sa­ lute dell’Associazione, cosa tutt’altro che secondaria. Ebbene tutto sommato ci sembra di poter concludere che il C.S.I. in quei tre giorni ha dimostrato di es­ sere una associazione viva, che può

contare una partecipazione co­ stante e costruttiva, che ha tanto da dire ancora. Non per nulla ai lavori del Gruppo 5, quello che svolgeva la tesi della scelta associativa, abbia­ mo sentito dire da un partecipante: « Se siamo arrivati fin qui, significa che dopotutto camminiamo ». Ecco: un’associazione ferma, in cattiva sa­ lute, inefficiente, non arriva fino a Rimini con tante cose da dire, non chiama gente da tutta Italia a par­ tecipare ad. un importantissimo mo­ mento comunitario. Questo genere di iniziative le prendono solo le associa­ zioni che si sentono ancor giovani e che mirano a sempre nuovi traguardi. Li sentivamo in quei tre giorni i partecipanti all’Assemblea parlare di nuovi obiettivi, nuovi programmi. Li sentivamo dibattere del C.S.I. come di una cosa loro, che aveva bisogno dell'impegno di lutti. E non c’è dub­ bio quindi che quella gente lì a Ri­ mini fosse solo la rappresentanza di una base amplissima, sulla qua­ le qualsiasi vertice potrebbe fare af­ fidamento. A patto però che questo vertice sappia meritarselo e non fac­ cia l'errore del Generale che, è sem­ pre un partecipante al Gruppo 5 a parlare, « marcia senza i soldati die­ tro ». Vecchio, solilo, insoluto pro­ blema tipico di una società in cui si deve necessariamente delegare. Pro­ blema comune a tutti i campi del­ la vita sociale italiana, ma problema risolvibile con la buona volontà di tutti. Anche con le critiche. E di critiche ne abbiamo sentite diverse


Saluto del Vescovo di Rimini, Mons. Giovanni Locatelli. Alla sua destra l'Assessore allo sport di Rimini, Massimo Lugaresi e Saverio Gaudio, Segretario generale del CTG.

Per evÈare dB sysctói© ©tefe aDtemativa sportiva in quei tre giorni di assemblea. An­ che questa è stata partecipazione. Nessuno" pretendeva lodi smodate e appassionate. Spesso una casa si co­ struisce meglio abbattendo prima un muro che era venuto male. Ecco dunque la validità e l'utilità delle critiche. Molti, ad esempio, si sono lamenta­ ti della scarsa recezione delle sei tesi assembleari accusata nel grosso dell’Associazione. Altri hanno sollevato il problema delle donne, ma in ge­ nere tutti hanno convenuto sulla ne­ cessità di una scelta prioritaria ri­ spetto alle altre: la scelta associati­ va, tramite la quale è possibile su­ perare gli scogli ed i nodi più in­ quietanti. E la scelta associativa ha trovato subito conferma e conforto in una partecipazione viva, cosciente che ha davvero garantito la positiva riuscita dell’operazione verifica. Chi era presente ha cercato di svolge­ re il suo compito con impegno c con chiarezza. I lavori di gruppo sono stati un formidabile polo di aggregazione e di dibattito tra le varie componenti dcll’Associazione.

Piergiorgio Sabani

A Rimini, nei pochi spazi lasciati li­ beri dal lavoro assembleare, ho finito di leggere « Il suicidio della rivoluzio­ ne » di Augusto Del Noce, uno dei libri più stimolanti degli ultimi duetre anni — confortante dimostrazione che anche in talia si può essere con­ servatori o, ancor di più, reazionari, senza per questo dover essere cre­ tini come invece sostengono molti intellettuali " di sinistra" che cre­ tini, loro, a volte danno proprio l'im­ pressione di esserlo. La tesi finale del libro di Del Noce è che la rivoluzione comunista si suicida nel momento stesso in cui si realizza; più precisamente il suicidio del comuniSmo gram­ sciano consiste nel fatto che con la sua riuscita esso realizza l’esatto op­ posto di quello che si proponeva: an­ ziché abbattere l’ordine borghese rea­ lizza le intenzioni più profonde dello spirito borghese. Io credo che Del Noce sbagli nella sua analisi del pen­ siero di Antonio Gramsci; non mi ri­ conosco nelle sue posizioni culturali, anzi sto proprio dalla parte opposta, dentro quella cultura « di sinistra » che, non sempre a torto, viene sfer­ zata nelle lucide pagine de « Il suici­ dio della rivoluzione ». Però questo reazionario intelligente mi fa pensare che la rivoluzione rischi sul serio og­ gi il suicidio più atroce: che una cul­ tura e una politica nate in opposi­ zione al disordine costituito della so­ cietà borghese finiscano veramente con l’assecondarne le più recondite ambizioni totalitarie.

Dirà il lettore: ecco qua il solito scribacchino che ci annoia con con­ siderazioni incomprensibili che con lo sport non c’entrano niente. Il lettore avrà le sue buone ragioni, ma con­ fesso che io a Rimini mi sono tro­ vato a pensare: se qui arriva un rea­ zionario intelligente (uno, per inten­ derci, che abbia fatto più buone let­ ture di Donato Martucci) finisce con lo scrivere II suicidio dell'alternativa sportiva; e non sarà facile poi ribat­ tere. Ecco perché il libro di Del No­ ce c’entra in qualche modo. Provo a spiegarmi più chiaramente. L’assemblea di Rimini è stata — a sapervi leggere dentro — uno spacca­ to dell’attuale situazione culturale ita­ liana. Dirò di più: il CSI è oggi — a vederlo bene — uno spaccato della nostra cultura e della nostra con­ dizione sociale. Lasciando da parte i molti che han­ no tirato i remi in barca (e gli al­ trettanti che non li hanno mai messi in acqua), due tendenze emergono og­ gi nella condizione sociale e nel clima culturale italiani: quella espressa da chi finge di credere che il « 1968 » (e quando dico « 1968 » intendo designa­ re un periodo quasi decennale, duran­ te il quale quasi tutto è stato messo in discussione in cultura e in poli­ tica) duri ancora e la rivoluzione sia là, a portata di mano; quella di chi vorrebbe buttare a mare il «1968»,far finta che negli ultimi dieci anni non sia successo niente, tornare all’ordi­ ne di prima. La prima posizione por­ ta senz’altro al suicidio della rivolu­ zione (e dei rivoluzionari); la seconda ambirebbe provvedere all’esecuzione della rivoluzione. Nel CSI oggi convivono due ten­ denze simili: c’è chi continua a mar­ ciare dietro il vessillo dell’alternativa sportiva e culturale cucito nel « 1968 », facendo finta di non vedere che molto di alternativo si è detto e non troppo realizzato; c’è chi pensa che sia giun­ to il momento di saldare i conti e prendersi una rivincita tornando agli schemi (culturali, politici, sportivi) del « bel tempo andato ». I primi collaborano al suicidio della alternativa; i secondi si illudono che sia vera la teoria dei ricorsi storici, secondo la quale, prima o poi, tutto torna come era. C'è una « terza via » di impegno cul­ turale e sociale, dentro e fuori il CSI? Io credo di sì e credo anche che per individuarla occorra ragionare criticamente. Il ragionamento critico consiste in questo: il « 1968 » come fase storica e periodo culturale è finito; la rivolu­ zione culturale, sociale e politica non è dietro l'uscio; viviamo una realtà ambigua e contraddittoria. Possiamo uscire da questa realtà in due dire­ zioni (entrambe oggi possibili, i giochi non sono ancora stati fatti): o nella direzione del mutamento del sistema culturale e sociale dominante che resta interamente se stesso pur evol­ vendosi c adattandosi in virtù dei pro­ cessi innescati dal « 1968 »; o nella direzione della transizione dal sistema dominante ad un nuovo sistema cul-

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turale e sociale che del « 1968 » sap­ pia realizzare alcune intuizioni c uti­ lizzare alcune spinte, tralasciandone, per contro, gli errori. Il parallelo ragionamento autocriti­ co. tutto interno al CSI, consiste in questo: l’alternativa non è stata rea­ lizzata, attraversiamo un momento _ _ si_____ critico, notano segnidi riflusso e di cedimento associativo. Anche in questo caso le possibili vie d’uscita mi paiono due, ed entrambe sono an­ cora aperte: accantonare la sostanza dell’alternativa, riprendere l’attività culturale, politica, sportiva tradizio­ nale, abbellendola magari con alcuni slogan c delle idee ereditate dalla « teoria dell’alternativa sportiva »; prendere atto delle difficoltà assumen­ dole, ripensare l’alternativa accoglien­ done la sostanza e realizzandola, ri­ conoscere con coraggio e lucidità i molti errori fin qui commessi. Nel primo caso l’alternativa viene spedita in soffitta come reperto storico; nel secondo caso l’alternativa comincia e prendere consistenza fattuale. Se con­ tinuiamo a far finta di niente l’alter­ nativa si suicida (e con essa l’associa­ zione) c i Donato Mariucci ci faranno da becchini. Per evitare il suicidio dell’alternati­ va sono necessari una nuova imposta­ zione culturale e un impegno sociale e politico diversamente orientato. Un’impostazione culturale capace di criticare lo sport e la cultura domi­ nanti con le armi della ragione, an­ ziché con quelle spuntate del senti­ mento e degli atteggiamenti savonaroliani o, peggio, donchisciotteschi: il orientalo inteso come ché non vuol dire — tanto per fare samente il passaggio dalla fase degli editoriali un esempio — ritornare ad ammic­ nella stampa associativa (nazionale e care allo sport d’alta competizione e periferica) e dei rapporti con le isti­ alle organizzazioni che lo sostengono, tuzioni politiche ufficiali (partiti), al­ ma riconoscere loro diritto d’esisten­ la fase del radicamento nel territorio, za, pur mantenendo il nostro diritto dell ’uscita dalla « riserva di caccia » di criticarli e combatterli con rigore cattolica, rapporto con i soggetti (ma anche con la tolleranza di chi culturali edelsociali nel territorio riconosce la relatività delle proprie vivono. La difesa e loche sviluppo del plu­ convinzioni). la riforma delle Un'impostazione culturale capace di ralismo associativo, e delle leggi per lo sport passare dall’utopia dell’alternativa estrutture il tempo libero, non passano lungo sportiva al progetto di una alternati­ i corridoi delle segreterie dei partiti, va educativa nel campo delle attività ma attraverso confronto e la colla­ motorie e sportive di tempo libero. borazione che ilsapremmo iniziare co­ Passare dall'utopia al progetto signi­ me società sportive e consigli locali fica procedere alla verifica pratica del­ del CSI con le forze sociali e cultu ­ le intuizioni teoriche prodotte dal no­ (cattoliche e non cattoliche: non stro « 1968 » sportivo, e al loro abban­ èrali il punto perché non è questo dono quando queste si rivelano im­ il questo tempo di restaurare schematismi iUno dei « pregi » del vaglio che praticabili (e ve ne sono); significa deologici sepolti) che l’assemblea di Rimini ha effettuato abbandonare l'ideologia, ma non le di istanze definitivamente pluralistiche e riformatrici sulla scelta associativa, a mio parere, idee (non l'idea di uomo che fonda la nostra esistenza associativa); signi­ sono portatrici nel vivo della società è stato quello della concretezza. In sostanza è stato detto: la scelta è sta­ fica utilizzare le scienze umane nella italiana. Evitare il suicidio deH'alternativa ta compiuta, ne siamo-coscienti (al­ costruzione di una proposta educativa sportiva, iniziare a costruire concre­ meno, in molti), ora si tratta di tro­ e culturale coerente perché praticata, oltre che praticabile; significa anco­ tamente un'alternativa culturale nel vare gli strumenti per meglio realiz­ ra acquistare coscienza che era una campo delle attività motorie e spor­ zarla. Potrebbe sembrare un discorso pia illusione quella di credere che tive di tempo libero, può essere oggi bastasse dire « il CSI è le società spor­ un piccolissimo contributo al succes­ pragmatico, ma tenuto conto del pe­ tive », « tutto il potere alle società so di una prospettiva di transizione ricolo di un certo « filosofeggiare » come comunità umane », per costruire verso una nuova cultura c nuovi rap­ che sempre aleggia su questi temi, un’effettiva democrazia associativa e porti sociali e alla conseguente scon­ ritengo che, al medesimo, possa es­ autentiche comunità: molto del no­ fitta della prospettiva di mantenimen­ sere attribuita una valenza positiva. stro spontaneismo « sessantottesco » to, pur nel mutamento, del disordine Non si discute il fatto che la pro­ non ha pagato ed è finito in demago­ culturale e sociale costituito e domi­ mozione umana e sociale nello sport nante. passi attraverso l'esperienza demo­ gia anziché in democrazia. cratica e partecipata: si discutono. Roberto Zanon Un impegno sociale e politico diver-

Una base vwa e censapewte di essere associazione

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Saluto dell'Assessore allo sport di Rimini, Massimo Lugaresi.

Fare 5 cernii con te realità senza tradire He idee ispiratrici ha sottolineato il gruppo di lavoro, le elaborazioni concrete, i passi vera­ mente compiuti o non compiuti, i reali cambiamenti effettuati. Si di­ scute il riflesso reale che l’elabora­ zione culturale ha avuto sull’asso­ ciazione: le luci e le ombre, le ca­ renze, le separazioni tra ciò che di­ ciamo e ciò che facciamo ogni gior­ no. Si discutono i rapporti interperso­ nali che debbono prevalere sui ruoli (c questa affermazione del gruppo è davvero una sintesi del bisogno pro­ fondo di rispetto, di valutazione, di amore di ogni essere umano) e ciò non sulla carta, nelle cose scritte o affermate, negli slogans, ma nella con­ cretezza associativa. Si discute delle reali possibilità di modifica (programmi di formazio­ ne degli operatori, sussidi) di un’orga­ nizzazione che non vuole più essere tale, che vuole mutarsi in associazio­ ne e che, a Rimini, si è accorta che non basta, a tal fine, cambiare i ter­ mini dello statuto. Sento che la con­ sapevolezza associativa è cresciuta, e ho l’impressione che i lavori di Ri­ mini abbiano costituito un passo avanti: una « base » che inchioda il « vertice » (questi termini non fan­ no piacere a nessuno, ma mi si Permetta di usarli privandoli di ogni significazione gerarchica) su pro­ blemi concreti è una base viva e par­ tecipata.

Roberto Grandis

Partecipare ad Un’Assemblea nazio­ nale per poter incontrare persone, studiare, discutere; vivere l’Assemblea di Rimini dal di dentro per ten­ tare di capire quali passi sono stati fatti nella direzione delle mète as­ sociative: questo è capitato a chi, co­ me me, non ha occasione di verifi­ care quotidianamente quanto si fa su un piano operativo a livello di base, per cui un simile appuntamento of­ fre una buona possibilità di riag­ ganciare alcune idee, istituzioni, pro­ poste ad una realtà che traduce, inter­ preta, modifica se necessario, ed ap­ plica nel concreto. Ed è proprio su questa capacità e possibilità di mediazione che si è in un certo senso sviluppato un im­ portante e proficuo dibattito specie sul piano delle scelte politiche, arco di impegno che ormai da parecchio tempo è stato assunto nell’Associazione con grande responsabilità e competenza a tutti i livelli. Basti pensare ai tanti documenti politici che la base elabora c che ormai quasi quotidianamente arrivano alla reda­ zione del nostro giornale. Esiste li­ na coscienza su ciò che come As­ sociazione si vuole perseguire, esi­ ste chiara la visione di cosa signifi­ ca essere e fare associazionismo per operare nel territorio assieme ad altre forze, avendo ben presente il proprio ruolo e riconoscendo agli altri il loro. Però, qui vengono i però. La sensa­ zione riportata, specie assistendo al­ la discussione sulle scelte politiche,

è stata quella di una base (almeno di una gran parte di essa) che sa, ha capito, ha le idee chiare ma ha anche tante, troppe difficoltà a causa di mezzi, strumenti ed anche persone in­ sufficienti. Durante i lavori di uno dei due gruppi di studio impegnati nel discorso politico, ho avuto occasione di sentire alcuni responsabili espri­ mersi sul ruolo dell'Ente locale, del­ l’associazionismo, delle strutture pub­ bliche in modo chiaro, corretto, da manuale direi; poi, però, hanno an­ che esposto cosa riescono a fare pur basandosi su concetti cosi precisi e puntuali, almeno per la nostra As­ sociazione: alcune volte ne è venuto fuori un quadro composto da con­ trapposizioni frontali legate soprat­ tutto a giochi di potere da parte di chi dovrebbe amministrare correttamente la cosa pubblica; da impossi­ bilità di presenza costante su alcu­ ni fronti indispensabili per condurre un discorso organico e continuo; da contrapposizione anche all’interno del­ le forze che compongono l’associa­ zionismo le quali, a volte, proprio con questo loro atteggiamento ri­ schiano di perpetuare la cosiddet­ ta « guerra tra poveri » a tutto van­ taggio di chi vuole che le cose re­ stino come sono. Insomma, nel complesso, specie su questo fronte, la mediazione talvol­ ta è veramente difficile c al limite rischia di svuotare dal di dentro la sostanza dell’impegno iniziale. Un dato comunque fa ben sperare: an­ che se in Assemblea si è espressa la necessità di preparare degli opera­ tori politici a livello locale, per po­ ter maggiormente incidere sia all’ interno della nostra realtà associati­ va e sia nel territorio in cui si vive ed opera, almeno dai discorsi e dal­ le analisi compiuti dai partecipanti è parsa chiara la volontà di capire, imparare e, soprattutto, di agire per­ ché ormai le idee su questo piano so­ no chiare e particolarmente esiste un’ attenzione costante a tutto ciò che si agita a tutti i livelli per tentare di prendere spunti, consigli ed indica­ zioni utili alle rispettive realtà. Nella hall del teatro che ospitava i convegnisti, durante le pause di lavoro, ho visto dirigenti delle parti piti disparate d’itaìia parlare tra loro in merito alle leggi sullo sport

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in preparazione nelle rispettive re­ gioni. Si capiva subito che non erano degli « orecchianti » di cose legislati­ ve; certo non tutta la base è com­ posta da persone preparate in tut­ to e su tutto in modo approfondito, ma ncH’Associazione deve esserci spa­ zio per tutti ed ognuno nel proprio ruolo deve essere in grado di portare il proprio contributo così, semplicemente, senza paura di essere un so­ cio di serie B. Dicevo, quelle persone che si scambiavano le rispettive csperienze sapevano che la politica è fatta soprattutto di certe cose: dia­ logo, confronto, verifica per aiutare se stessi c gli aliti a vivere meglio anche nello sport.

Annamaria Turini

Operare con la gente per i veri bisogni dell'uomo L’Assemblea di verifica non ha mes­ so in discussione le scelte che l’Associazione è venuta maturando in questi anni, anzi le ha date per scontate con la manifesta intenzione di voler prose­ guire il cammino intrapreso anche se tra molte difficoltà. Contemporaneamente è emersa an­ che la volontà di dare maggiore con­ cretezza alle idee, di fornirle cioè di « gambe robuste » purché possano avanzare nel mondo dello sport con l’intento di renderlo strumento di au­ tentica promozione umana. La volontà di realizzazione del pro­ getto associativo è stata accompagna­ ta dalla richiesta al Centro nazionale di strumenti operativi in grado di stimolare c sostenere lo sforzo di ade-

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guamento della prassi alla teoria da parte della base. Dna richiesta legittima che deve tro­ vare una risposta adeguata. Occorre però stare attenti, perché tale richie­ sta potrebbe nascondere un deside­ rio, inconscio magari, di avere nuo­ vi modelli sportivi, nuove formule, capaci di dare sicurezza e certezza al nuovo cammino associativo. Non dico questo per giustificare alcuni ri­ tardi, che esistono, ma per evitare il grave rischio di costruire un mo­ dello sportivo, di segno diverso, ma fondato sugli stessi postulati di quel­ lo tradizionale. Dobbiamo prendere coscienza, a mio avviso, che la diffi­ coltà maggiore sta proprio nel fatto che uno sport a misura d’uomo non può essere costruito con delle « ricet­ te » uguali per tutti, altrimenti le per­ sone rimarrebbero ancora una volta prigioniere di schemi inventati da al­ tri. Non cambierebbe niente. La pro­ posta contenuta nell’itinerario sporti­ vo-educativo rifugge per sua natura da schemi precostituiti, anzi si colloca in una visione dinamica dell’espericnza sportiva, vorrei dire « personaliz­ zata », volendo garantire a tutti un’ attività aderente ai diversi bisogni del­ le persone e dei gruppi, nel pieno ri­ spetto delle tappe evolutive più im­ portanti. Chiarito questo problema, credo che daH’Assemblca nazionale derivino de­ gli impegni per tutti c cioè:

o Impegno da parte del Centro na­ zionale di fornire alla base associati­ va strumenti operativi, al fine di dare maggiore concretezza alle scelte di at­ tività sportiva operate dall’Associazione; o impegno da parte dei Consigli Pro­ vinciali e Circoscrizionali di avviare un lavoro di revisione dei contenuti e della prassi finora seguita nell’ela­ borazione dei programmi di attività e nella loro realizzazione, sulla base degli orientamenti, peraltro generali ed elastici, che verranno forniti dal Centro nazionale. Occorre però avere chiaro il ruolo delle strutture pro­ vinciali e di non concepirlo in modo riduttivo. Esse, infatti, non sono chia­ mate ad applicare pedissequamente i suggerimenti provenienti dall’« alto », ma dovranno interpretarli alla luce della propria realtà, individuando e scoprendo realistiche forme di speri­ mentazione;

o analisi approfondita della situazio­ ne socio-culturale e sportiva del pro­ prio ambiente, al fine di identificare i « poveri », verso cui indirizzare prio­ ritariamente il nostro intervento, in­ tendendo per « poveri » non solo quel­ li che hanno scarsi mezzi economici o gli handicappati fisici e sensoriali, ma anche coloro che vengono emargi­ nati dal mondo sportivo attuale, per ché incapaci di produrre risultati di rilievo. Una volta identificate tali


Un gruppo di dirigenti in una pausa dei lavori dell'Assemblea.

aree di intervento, occorre individua­ re gli strumenti per porci al loro ser­ vizio; o verificare l’attività sportiva da noi realizzata a tutti i livelli, per com­ prendere se è coerente con la scelta dell’uomo e dei poveri. Basterebbe guardare la nostra attività di 1’ fascia per accorgerci che non sempre è se­ condo la scelta dell’uomo (vedere ad es. i tornei « pulcini » ed altri precoci attività agonistiche e di specializza­ zione). Esiste difatti il rischio di crea­ re i « poveri » del CSI. Fatta questa ve­ rifica, è necessario iniziare a realiz­ zare, in costante collegamento con i diretti interessati, tutto ciò che è stato elaborato e proposto dall’Associazione, di cui esistono sussidi, e indica­ zioni (vedere ad es. gli obiettivi an­ nuali proposti dal Consiglio naziona­ le, l’accordo con l'Unione Italiana Cie­ chi....). Se si riuscisse ad ottenere que­ sto, faremmo un grande passo in avanti. In conclusione, credo che il mes­ saggio latente, ma profondo, derivan­ te dall’Assemblea sia quello di opera­ re insieme alla gente, sapendo leggere gli avvenimenti della nostra storia e i veri bisogni dell’uomo di oggi, dei giovani in particolare. Questo nostro atteggiamento ci aiuterà a trovare ritolte delle risposte che noi cerchia­

mo.

0 ANSIGLI CSI PRESEC I MIT ASSEMBLEA ABRUZZO:

L’Aquila, Teramo.

BASILICATA:

Melfi, Potenza.

CALABRIA:

Lamezia Terme, Tirrenico.

CAMPANIA:

Avellino, Aversa, Benevento. Napoli, Salerno, Sessa Aurunca.

EMILIA:

Argenta, Bologna, Carpi, Cesena, Faenza, Ferrara, Fidenza. Forli, Imola. Modena. Parma, Ravenna, Reggio Emilia.

FRIULI:

Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine.

LAZIO:

Cassino, Latina. Viterbo, Roma.

LIGURIA:

LOMBARDIA:

Chiavari, Genova, La Spezia, Sanremo, Savona, Tortona. Bergamo. Brescia, Como, Crema, Cremona. Lecco, Lodi, Man­ tova, Milano, Pavia. Varese.

MARCHE:

Jesi, Macerata, Porto d'Ascoli, Urbino.

MOLISE:

Campobasso. Montenero di Bisaccia, Termoli.

PIEMONTE:

Alba. Acqui Terme, Alessandria, Asti, Biella. Cuneo, Pos­ sano, Novara, Torino, Vercelli.

PUGLIA:

Bari, Brìndisi, Cerignola, Conversano, Foggia, Lecce. Taran­ to, Ugento,

SARDEGNA: SICILIA:

Bosa, Cagliari, San Gavino. Sassari, Sulcis Iglesiente. Acireale. Caltagirone, Catania. Enna, Ragusa.

Messina,

Palermo,

TOSCANA:

Arezzo, Firenze. Lucca. Massa Carrara. Pisa, Prato.

UMBRIA:

Città di Castello, Foligno, Gubbio, Perugia, Spoleto.

VAL D’AOSTA: VENETO:

Aosta.

Feltre, Padova. Rovigo. Treviso. Venezia. Verona. Vicenza. Vittorio Veneto.

Mauro Ottolenghi

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L CONFRONTO CON LE ASSOCIAZIONI DI COMUNE ISPIRf ■■IMi

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SPORT E PROMOZIONE UMANA: li PROPOSTA DEL C.S.I. PER UNO SPORT il SERVIZIO DELL UOMO NElli SOCIETi'ITilliNi RIMIMI 13.15 OTTOBRE IO?O L’Assemblea si è aperta con un confronto con alcune associazioni di comune ispirazione sui rispettivi progetti educativi. Riportiamo una sintesi degli interventi, ricordando che le stesse associazioni hanno illustrato i propri progetti anche sullo Stadium speciale n. 7/ottobre 1978.

Educazione e fasi evolutive GIOVANNI MORELLO Dirigente nazionale dell’AGESCI

C’è da rilevare innanzitutto la co­ mune origine delle nostre due asso­ ciazioni. Lo Scautismo cattolico in Italia trae infatti la sua origine dal­ la FASCI, la Federazione delle As­ sociazioni Sportive Cattoliche Ita­ liane, di cui il CSI è diretto figlio. La storia deli’una si intreccia così con la storia dell'altra. Basti pen­ sare alla soppressione voluta dal re­ gime fascista, sia delle associazio­ ni sportive cattoliche, sia di quelle scautistiche. Entrando nel merito dell’argomento di questa tavola ro­ tonda. punterei l’attenzione sul te­ ma « educazione e tappe evolutive » dal punto di vista dello scautismo. Non è tanto il caso di addentrarsi in un’analisi pedagogica delle varie età, dalla fanciullezza all’età adulta, quanto di esaminare come l’espe­ rienza scout analizza e utilizza que­ sta fascia d’età in chiave educativa. Uno dei caratteri di fondo del me­ todo scout è il fatto che risulta talmente poco discontinuo rispetto agli altri, da venir definito « metodo di educazione integrale della perso­ na ». Le caratteristiche principali di ogni metodo educativo che voglia es­ sere serio ed efficace, sono infatti la continuità e l’integralità, intese come complementari l’ima all’altra. Per integralità si intende il prefig­ gersi di sviluppare, sempre sulla ba­ se di un metodo unitario, la maggior parte dei fattori che compongono 1’ unità concreta della personalità u-

marra, di formare quest’unità e po­ tenziare le attitudini. Per ottenere questo è necessario però rispettare i presupposti psicologici delle varie età, mettersi insomma dalla parte dei ragazzi. Bisogna in definitiva mettersi nei loro panni, offrir loro ciò che vorrebbero gli venisse offer­ to, indurli ad imparare da sé l’auto­ educazione. Questo mettersi dalla parte del ragazzo, è una delle caratteristiche principali del metodo scout, del pro­ gramma scout, complesso di prove e attività che, a seconda delle età, vie­ ne indicato con la « pista » per i bambini, il « sentiero » per gli ado­ lescenti, la « strada » per i giovani. Ogni ambiente corrisponde ad un'età particolare, cosicché per i bambini dagli 8 agli 11 anni il tema domi­ nante è quello dell’ambiente fanta­ stico, la cosiddetta atmosfera jun­ gla che viene vissuta in un partico­ lare clima di gioco. Il riferirsi a fa­ vole ha per questa fascia il compito di privilegiare la fantasia, elemento tipico della fanciullezza. Nell’età suc­ cessiva, i 12 o 13 anni, l’elemento che domina è l’avventura che spinge gli scouts c le guide all’azione. Questa dimensione avventurosa è vissuta at­ traverso la vita all’aria aperta, dove hanno grande importanza le attività fisiche e dove si stimolano nel ra­ gazzo il senso di responsabilità, di competenza e le capacità organizza­ tive. Per la terza fascia d’età, che raggruppa i ragazzi e le ragazze do-

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po i sedici anni, è molto giusto ri­ chiamare alla mente l’immagine del­ la strada. E’ questa un'immagine fa­ miliare alla storia del popolo di Dio e all’insegnamento evangelico, perché tutti siamo in cammino. Questa stra­ da i ragazzi e le ragazze scout la percorrono con un ideale ben pre­ ciso, quello di servire i fratelli, per­ ciò la strada in questa particolare fascia non s’addentra più soltanto nel bosco, ma si avvicina alle città, scopre le periferie disumane, passa accanto agli ospedali, fa incontrare gli emarginati. La strada è quindi l’immagine concreta della continuità dello sforzo educativo e allo stesso tempo la proiezione del bambino e della bambina scout nel futuro del­ la loro completa formazione di adulti. In questo quadro i punti fonda­ mentali della formazione scout, for­ mazione di carattere, buona salute e vigore fisico, attività manuale, ser­ vizio del prossimo e proposta di fe­ de, formano la struttura costante di questa continuità educativa. Per con­ cludere credo sia importante accen­ nare all’aspetto dell’educazione fi­ sica nello scautismo. Lo scoutismo incentra fortemente la educazione che propone al ragazzo sull’attività fisica. Lo sport non è tanto un rag­ giungere risultati da record, ma 1’ occasione per aiutare il ragazzo ad acquistare una capacità di movimen­ to, cioè sport finalizzato allo scau­ tismo al servizio degli altri. Per aiu­ tare gli altri, infatti, bisogna anche avere una capacità fisica.

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Educazione e mondo del lavoro PINO BENDANDI Vice Presidente nazionale U.S. ACLI

Io sono d'accordo con quanto ha scritto recentemente Aldo Notario, cioè che occorre ricondurre il di­ scorso della riforma sportiva ai suoi veri contenuti per riproporre una riflessione globale, profonda del pro­ blema, prima di compiere decisive scelte politiche. Mi sembra quindi particolarmente azzeccata la scelta del tema di questa vostra assemblea, che cade tra l’altro in un momento delicato e difficile della vita del Paese, soprattutto a causa della di­ sgregazione sociale, la crisi dei va­ lori culturali, sociali, morali ed an­ che religiosi. L'Unione Sportiva ACLI, Ente di Promozione Sportiva pro­ mosso dalle ACLI, non poteva non accettare di collaborarc alla prepa­ razione del dibattito della vostra as­ semblea. Ce lo ha imposto la nostra stessa natura di espressione sportiva di movimento educativo e sociale. Le ACLI sono e restano un movi­ mento operaio in virtù della loro posizione sociale e delle scelte po­ litiche compiute in senso anticapi­ talistico di classe. Sono e restano un movimento che ci specifica e qua­ lifica nella ispirazione cristiana da noi assunta in modo non riduttivo, come semplice riferimento etico-po­ litico, ma nella pienezza del messag­ gio del richiamo statutario al mes­ saggio evangelico dell’insegnamento della Chiesa, compreso quello pasto­ rale. Le ACLI sono e restano un mo­ vimento caratterizzalo da una strut­ tura democratica che marca la no-

stra autonoma responsabilità di lai­ ci nella ricerca per la costruzione di una società in cui si affermi la centralità dell’uomo; sono c restano un movimento di promozione uma­ na, in tutte le dimensioni, compre­ sa quella sportiva. Sono molti dunque i punti che ac­ comunano le nostre due organizza­ zioni, le quali negli ultimi tempi so­ no andate a confrontarsi e a ritro­ varsi su lince e orientamenti co­ muni in argomenti di grande impor­ tanza. Sia il CSI sia le ACLI credo­ no in uno sport che sia in funzione dell'uomo e che non lo strumentaliz­ zi, questo perché occorre ridare alla persona, come diceva anche il Prof. Lazzati al Convegno Nazionale di studio delle ACLI svoltosi a Riccio­ ne nel gennaio di quest’anno, il suo vero significato c valore vedendola in tutta la sua dimensione, quale fi­ ne ultimo cui è da ordinare la città dell’uomo, affinché tutte le parti, le economiche, le politiche, le cultu­ rali e tra queste anche le sportive, convergano sull'uomo, sulla perso­ na umana. In quest'ottica l'US ACLI ha fatto la scelta di privilegiare lo sport so­ ciale, per avviare un progetto di sport per tutti che sia però di tutti, come fattore di crescita personale di gruppo, come fattore responsa­ bilizzante, non strumentalizzante, come fattore formativo ed educa­ tivo. Questo non significa trascu­ rare gli altri aspetti, perché lo sport,


SPORT E PROMOZIONE UMANA: 11 PROPOSTI DEL 0.S I. PER UNO SPORT il SERVIZIO DEH'UOMO NEILA SOCIETAITÀLIANA ■■■■■MB

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RIMIRI 13.15 OTTOBRE I8?8

Nella foto qui sotto, Pino Bendandi, Vice Presidente dell’U.S. Acli.

noi sappiamo, è un fatto unitario e molti di noi nel passato hanno ri­ schiato, e il CONI lo fa a volte an­ cor oggi, di suddividere lo sport in settori quasi non comunicanti fra di loro. Ciò non toglie che ciascuno faccia le sue scelte e privilegi alcu­ ni aspetti. Per quanto ci riguarda stiamo cer­ cando con tutti i mezzi di portare lo sport nel mondo del lavoro, nella scuola, nella terza età, tra gli han­ dicappati, nel territorio, elaboran­ do, sviluppando e sperimentando progetti specifici di intervento. Mi sembra importante soffermarmi qui su alcuni di questi punti, precisamente sullo sport nel mondo del lavoro, degli emarginati, degli an-

ziani, delle donne. Tutte queste ca­ tegorie sociali sono state da sempre le grandi escluse complessivamente dalle attività motorie, pertanto lo sviluppo della partecipazione dei la­ voratori, giovani ed adulti alla pra­ tica dello sport, è uno degli obietti­ vi che devono essere perseguiti da quelle forze che vogliono aprire a tutti, senza alcuna discriminazione, la pratica delle attività motorio-sportive. Negli ultimi tempi il discorso del­ lo sport nell’àmbito del mondo del lavoro, ha assunto un carattere nuo­ vo che lo ha portato a superare quelle visioni ricreative dopolavori­ stiche che gli venivano accreditate. Esso va a caratterizzarsi sempre più

come strumento idoneo a promuo­ vere la salute del lavoratore, a pre­ venire gli effetti nocivi delle attività lavorative, a ridurre gli stessi infor­ tuni sul lavoro, a dare una coscien­ za nuova alla dimensione corporea, eccetera. Tutto nell’ottica della co­ siddetta linea sindacale della salute che dalla fabbrica si è estesa al ter­ ritorio. A questi problemi occorre dare una risposta con gli strumen­ ti specifici dell’animazione sportiva e dell’appropriazione delle attività motorie. Un altro aspetto è quello degli emarginati, da sempre le categorie di —i — aj margjni della cittadini relegate vita attiva, in un ghetto di insicurezza che nei nostri paesi raggiunge livelli impressionanti. Sono appunto gli anziani, gli handicappati. L’atti­ vità motoria e sportiva hanno il diritto di farla, a certi livelli, anche loro e gli Enti di Promozione, i Sin­ dacati e le altre forze sensibili han­ no in questo un loro significativo do­ vere di intervento. Siamo infatti con­ vinti che la promozione sportiva nel­ l'àmbito dell’emarginazione può cer­ tamente favorire il superamento del­ la visione assistenziale. Occorre bat­ tere la logica dell’assistenza, ossia del ghetto, per affermare quella di un servizio non settorializzato, ma integrato in una politica di territo­ rio, inteso come globalità degli aspetti della società, sia produttivi, sia culturali, sia ricreativi. Le cau­ se della scarsissima partecipazione degli anziani alle attività motorie, sono innanzitutto culturali, poi pra­ tiche, riconducibili cioè alla preca­ rietà della situazione sportiva del Paese, ma anche al suo sviluppo e ai principi dell’organizzazione del la­ voro e della società. Occorre in definitiva che questa situazione sportiva, che in Italia è rimasta bloccata ad una visione tra­ dizionale, che ha determinato trop­ pe strumentalizzazioni e troppe di­ scriminazioni, si sblocchi, con una effettiva riforma dello sport in cui tutti abbiano la possibilità di farlo, non tanto per i risultati, quanto come persone nella accezione più ampia.

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Educazione e cultura NINO RAPELLI Dirigente nazionale del C.T.G.

Se per individuare il turismo do­ vessimo cercare due elementi ben precisi, io direi che si potrebbero indicare nel movimento, inteso da un luogo all’altro, e nella cultura. Certo che parlando di cultura si apre un grosso capitolo. In breve possiamo comunque dire che noi escludiamo dal nostro discorso il concetto di cultura identificato solo col sapere. Il concetto di cultura a cui invece facciamo riferimento quando parliamo di turismo, indica una cosa estremamente più grande, indica la cultura come testimonian­ za dell’uomo in quanto essere so­ ciale, calato nella vita di tutti i gior­ ni; cultura come modo di vivere, co­ me modo di costruire le case, come modo di fare le leggi, come modo di occupare il proprio tempo libero. Fare turismo non significa solo e semplicemente girare per divertimen­ to, per diporto; fare turismo è qual­ cosa di più, è fare cultura nel sen­ so di incontrare l’uomo e l’uomo Io si incontra a centinaia di chilometri da noi, come fuori dalla porta di casa. E’ importante insomma fare del tu­ rismo un momento di educazione, sempreché per educazione intendia­ mo lo sviluppo integrale della per­ sonalità. E qui entra in ballo il discorso educativo. Il CTG ha scelto di fare una pro­ posta alternativa a ciò che di non positivo vediamo in giro e quindi al­ la mancanza di una scala di valori alla quale far riferimento, all'intol­

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leranza, al rifiuto di confronto, alla carenza di impegno, alla commer­ cializzazione del tempo libero. Su questa strada il CTG ha cer­ cato di individuare degli strumenti di intervento. Innanzitutto la vita di gruppo e poi la programmazione. Noi pensiamo che programmare di­ venta metodo nella misura in cui si permette innanzitutto di conosce­ re una situazione di partenza. Tale situazione che ci sforziamo di co­ noscere, è quella dei giovani di og­ gi. Programmazione è poi anche ve­ rifica di quello che si fa. Gli àmbiti nei quali il CTG inten­ de muoversi sono innanzitutto la formazione dei propri animatori, proprio in alternativa a quegli ani­ matori che poi non sono altro che venditori e che troviamo sulle piaz­ ze o nelle agenzie. Un altro àmbito di intervento preciso, è quello della creazione dei servizi. C'è poi un àm­ bito di intervento più ampio, direi politico in quanto è preciso impe­ gno del CTG il farsi carico, il di­ battere, il dare una spinta perché a livello politico il problema del turismo venga visto non più sol­ tanto come semplice fonte alla quale attingere. C'è poi un altro àmbito di intervento del CTG: la scelta del­ la cultura, intesa come cultura da vivere. Ci sono da ricercare le metodo­ logie, ma questo non è difficile, per­ ché l’àmbito nel quale muoversi ri­ mane ristretto a quelle che sono le

metodologie che rispettano l’uomo, che sono finalizzate all’uomo, alla sua promozione integrale, perché 1’ uomo è integrale, è persona. Par­ lando allora di dinamica di gruppo, ricordando la non direttività, non si vuole tanto fornire una linea già tracciata, quanto gli strumenti per poterla costruire questa linea. Par­ liamo dunque di partecipazione, di autogestione a tutti i livelli. Il turi­ smo va costruito dall’uomo, non com­ prato. E come ultimo spunto logico io metterei la creatività. Si tratta di tirar fuori dal potenziale che ab­ biamo, qualcosa di veramente nuo­ vo, per la crescita della personalità e della vita sociale. ti


SPORT E PROMOZIONE UMANA: Il PROPOSTI OEl C.S.I. PER 0N0 SPARTII SERVIZIO OELL'UOMO NElll SOCIETÀ'ITUI1N1 RIMIMI 13.15 OTTOBRE I3?B

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Nella loto a sinistra, Nino Rapelli del Centro Turistico Giovanile.

Educazione e associazionismo CHIARA ROTEGLIA Dirigente nazionale Azione Cattolica Ragazzi

I termini su cui vorrei incentra­ re il discorso per presentare breve­ mente il progetto educativo dcll’ACR sono: educare e promuovere. Dietro al termine educare è riscontrabile l’occasione per sviluppare facoltà intellettive, fisiche e morali, in pra­ tica lo sviluppo integrale della per­ sona; ma ci possono anche essere significati come assuefare, coltivare, inculcare principi, istruire. Al ter­ mine promuovere, invece, attribu­ iamo il senso di progredire, far avanzare di grado e dignità. Di fronte a questi problemi, 1’ ACR ha maturato la sua scelta più importante, fare dell'associazione un luogo in cui ogni ragazzo matura il suo protagonismo nella propria

Nella foto a lato, Chiara Roteglia, Dirigente nazionale dell'Azione Cattolica Ragazzi.

vita, nella Chiesa e nella stessa associazione. La linea pedagogica adottata è quella che vede il ragazzo persona e quindi non futuro adulto, non ri­ serva del domani, incapace di im­ pegno, di responsabilità, di risposte immediate e originali. Noi crediamo che i ragazzi non sono soltanto de­ stinatari di evangelizzazione, ma an­ che soggetti evangelizzatori, sogget­ ti attivi nella Chiesa e capaci di vita associativa. E’ un progetto tutto pen­ sato in vista di un permanente ap­ pello all’originalità del ragazzo, alla sua creatività, alla sua libertà e re­ sponsabilità. Per animare la vita di gruppo l’ACR ha scelto il metodo delle espe­ rienze. Tale metodo intende impe­ gnare i ragazzi in attività, iniziative e interessi a loro congeniali, così da ottenere un coinvolgimento pieno, vivace, gioioso della loro persona­ lità. La nostra si chiama catechesi espericnziale, cioè un cammino di fede che, muovendo dalla vita quo­ tidiana del ragazzo, lo porta poi ad incontrarsi con la parola e a fare incontrare altre persone con la pa­ rola. In conclusione noi siamo dispo­ nibili, nel reciproco rispetto delle rispettive finalità e metodologie as­ sociative, a studiare, ricercare e fare opinioni insieme con quanti la­ vorano a un’autentica promozione del ragazzo.

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Educazione e fede ERNESTO PREZIOSI Dirigente nazionale Settore giovanile di Azione Cattolica

La Fede e l’annuncio evangelico vissuto in una dimensione eccle­ siale di cui è espressione per noi la comunità e la vita in gruppo, co­ stituiscono il contenuto centrale del­ la proposta del progetto educativo del settore giovanile deH’Azione Cat­ tolica. Noi pensiamo che se tutti i laici devono evangelizzare dato che questa necessità è radicata nella realtà battesimale di ciascuno, qual­ cuno tra i laici è chiamato a farsi carico in maniera particolare, in ma­ niera specifica di questa missione. Lo scopo allora del progetto edu­ cativo del settore giovanile dell’Azione Cattolica è quello di formare un laicato giovane costituito da forti personalità nella fede. Il campo che ci si pone per met­ tere in pratica le scelte fatte alla luce della fede, è sempre duplice: il campo interecclcsiale, cioè il cam­ po interno alla Chiesa e il campo dell’ambiente di vita, la presenza del mondo. Lo strumento principa­ le, anche se non esclusivo, è la ca­ techesi, intesa per noi in senso esi­ stenziale, che faccia riferimento al­ la vita concreta ed in cui assumano particolare rilievo gli aspetti socio­ politici, culturali, affettivi e via di­ cendo, cioè tutti gli aspetti che so­ no parte integrante della vita di una persona. Non possiamo non partire dalla condizione giovanile attuale ed è

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proprio da qui che ci viene la ri­ chiesta di una rinnovata capacità di educazione alla Fede. Nella cateche­ si che l’Azione Cattolica giovanile propone, saranno prioritari questi tre criteri d’orientamento: 1° pre­ sentare il messaggio di fede inte­ gralmente; 2“ sviluppare l'impegno del servizio alla Chiesa; 3° investire l’esperienza di Fede nella concretez­ za della vita storica. Siamo con­ vinti che sia necessaria una grande ripresa nell’impatto con la realtà storica e con tutti i luoghi di me­ diazione che si pongono. C’è poi un altro strumento che stiamo cercando di recuperare: la proposta di vita spirituale. L’Azio­ ne Cattolica infatti si propone oggi di fare una proposta globale di vita spirituale che aiuti a vivere in pie­ nezza i rapporti con il Signore. Pen­ so che siano questi due punti, la catechesi e la proposta globale di vita spirituale, i due strumenti prin­ cipali che l’Azione Cattolica oggi ha per quanto riguarda un itinerario di educazione alla Fede.

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Nella joto in allo, Ernesto Preziosi, Dirigente nazionale Settore Giovani di A.C.

A destra, Luigi Ciotti, Responsabile Gruppo Abele di Torino.


SPORT E PROMOZIONE UMANA: LA PROPOSTA OEL C.S.I. PER UNO SPORT AL SERVIZIO DELL'UOMO NELLA SOCIETÀ'ITALIANA RIMIMI 13.15 OTTOBRE 1978

Educazione ed ■«inazione LUIGI CIOTTI Responsabile Gruppo Abele di Torino

La nostra è una piccola esperien­ za fatta eli tanti limiti. Siamo nati 12 anni fa a Torino e siamo pro­ iettati verso il mondo della sotto­ emarginazione, mondo della droga pesante, della delinquenza minori­ le, dei tentativi di suicidio (che in tre anni sono quasi raddoppiati di numero). Il gruppo è insomma im­ pegnato, se così si può dire, nel « terzo mondo » di casa nostra. La considerazione di fondo che non si deve dimenticare è che dro­ gati, prostitute non si nasce, ma si diventa; che non si nasce con la voglia d’ammazzarsi a diciott’anni, ma che cammino facendo ci sono delle situazioni in cui le persone vengono a trovarsi. Torniamo spes­

so a chiederci se è possibile un re­ cupero, se è possibile per questi amici uscire da queste situazioni. Questo è il progetto che ci prefissia­ mo; questo è ciò che il nostro gruppo ha chiamato « progetto di liberazione ». Questo progetto deve necessaria­ mente passare attraverso tre tipi di scelte: scelte politiche, scelte so­ ciali, scelte culturali. In questi gior­ ni nasce a Torino una facoltà uni­ versitaria, si chiama Università del­ la Strada, dove i docenti sono i po­ veri, sono gli emarginati, perché a fianco della teoria oggi è necessa­ rio che ci sia un reale confronto con la base. Il progetto di libera­ zione deve necessariamente essere realizzato con la base, con gli stessi amici che stanno facendo fatica ad uscire da determinate situazioni. Il progetto passa attraverso delle scel­ te politiche, perché ci sono a monte responsabilità e cause e noi dobbiamo lavorare a monte per eliminarle. Fare poi le scelte sociali non si­ gnifica lottare contro la droga, con­ tro la prostituzione, contro l'alcool, ma significa lottare contro il disa­ dattamento di cui la droga, l’alcoli­ smo sono l'espressione. Vuol dire lavorare perché gli Enti Locali crei­ no quello che è di loro competenza, cioè i servizi sanitari, di tempo li­ bero, di aggregazione. Noi lavoria­ mo attraverso il volontariato, ma non volontariato tappabuchi del si­ stema, alibi di certi amministratori, ma un volontariato che è stimolo, pro­

xocazionc. Fare scelte culturali signi­ fica poi formare la gente, formare educatori, operatori sociali, inse­ gnanti; vuol dire, quando è necessario. una contro-informazione, Ma le scelte politiche, sociali e culturali restano sterili se non han­ no un comune denominatore che per noi sono le scelte personali, il tributo che ciascuno dà di persona. Vuol dire condividere, vuol dire but­ tarsi nella mischia, vuol dire esse­ re capaci, costi quel che costi, es­ sere disposti a lasciarsi mangiare dai poveri. Fare scelte personali, si­ gnifica rimboccarsi le maniche. Nel­ la nostra esperienza lo sport ha avu­ to un ruolo importantissimo. E’ sta­ to uno strumento che ha aiutato molti giovani a trovare un ruolo, a prendere coscienza, a crescere in un contatto sociale diverso. Negli anni passati lavoravamo a Torino in alcuni quartieri con la presenza di società sportive, attra­ verso il CSI ed ecco quindi che lo sport rientra nel nostro progetto di liberazione. Si rischia spesso di non essere credibili, ma noi siamo cre­ dibili; le cose che facciamo, che di­ ciamo, che portiamo avanti, ci ren­ dono credibili di fronte a quella gente che vive oggi concretamente questi problemi. L'impegno di un educatore è di essere moltiplicatore, di credere in un discorso e portarlo agli altri. Fare scelte personali vuol dire essere un punto di fiducia e di riferimento per molti amici. C’è poi una scelta che non sempre riusciamo a vivere, ma che ci siamo ben messa davanti agli occhi: la scelta della povertà. Non si può vi­ vere, lavorare in mezzo ai poveri e poi non essere poveri noi stessi. Ma la povertà non deve essere una po­ vertà di beni, perché certi strumenti servono, devono essere usati però con un certo criterio. La povertà che cerchiamo è la povertà di linguag­ gio, di atteggiamenti, di comporta­ menti, perché il primo modo di emarginare gli altri molle volte è il parlare difficile. In questa società dove molti giovani fanno fatica ad uscire da certe situazioni, sono veri gruppi quelli che diventano semina­ tori di speranza.

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SPORT E PROMOZIONE UMANA Il PROPOSTI OEl C.S.I. PER UNO SPORT AL SERVIZIO DELL'UOMO NELLI SOCIETÀ'ITALIANI

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RIMIMI 13.15 OTTOBRE 1978

Educazione e società FABIO MOROSATO della Gioventù Aclista di Rimini

Nella foto, Fabio Morosato, della Gioventù Aclista di Riniini.

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Si sono avute sostanziali modifi­ cazioni nelle figure degli educatori e nelle figure degli educati. Lo spar­ tiacque credo sia da identificarsi nel­ la protesta giovanile, quindi fine anni sessanta, inizio anni settanta. Lì si è verificato un sensibile salto di qua­ lità appunto nelle figure degli edu­ catori e degli educati. Prima si ave­ va un rapporto stabilito tra i co­ siddetti « attivi » e coloro che re­ cepivano. Un rapporto tutto som­ mato di educazione come imitazio­ ne. Esistevano certezze, modelli sta­ bili che dovevano essere semplice­ mente travasati da chi li porgeva a chi doveva concretamente as­ sumerli in prima persona. S’era quindi creato un modello di educa­ zione a imitazione. Poi è arrivata 1’ esplosione della protesta, della rab­ bia giovanile. In quella stagione si è sostanzial­ mente superato un ruolo passivo e si è affermata una volontà parte­ cipativa, la necessità di essere pro­ tagonisti in prima persona di un cambiamento, protagonisti della pro­ pria vita. C’erano tuttavia grossi li­ miti all’interno stesso del movimen­ to giovanile di quella stagione. In­ fatti se da un lato si rifiutavano tutte le esperienze educative prece­ denti, dall’altro si cercava di vivere tutto in maniera collettiva, con il conseguente appiattimento della per­ sona in quella che è una logica di massa o di gruppo. E’ una contraddizione. Così spariva la centra-

lità dell’umano e non si è creata un’ipotesi alternativa che partisse da un’idea ottimale di un rapporto educativo corretto. Paulo Freire dice che nessuno educa nessuno, che nes­ suno educa se stesso, ma che tutti quanti si educano a vicenda. Ebbe­ ne la Gioventù Aclista fa proprio questo metodo, questo metodo edu­ cativo che è esattamente il metodo del confronto, il metodo dell’arric­ chimento di esperienze, di conoscen­ ze che si sono maturate. In questa fase storica educare si­ gnifica partecipazione, protagonismo, costruzione in prima persona della propria esistenza. Noi crediamo che si debbano modificare i soggetti tra­ dizionalmente educatori, quali la scuola, la famiglia, la Chiesa stessa. Il compito è affidato ai giovani, alle donne e poi al movimento operaio, capace di sprigionare dinamica di solidarietà, dinamica di rivalutazio­ ne della persona nelle varie mani­ festazioni della sua vita. Noi credia­ mo che il movimento operaio, in questo momento, offra concretamen­ te maggiori strumenti conoscitivi; maggiori strumenti di crescita al' insieme della soeietà.


© « Vorrei richiamare l’attenzione sul problema degli anziani. Sicco­ me sono impegnato nel mondo degli anziani, vorrei che si considerasse la quarta fascia, perché l’educazione, dice il prof. Agazzi, o è perma­ nente o non è educazione ». (Antonio Balzerano - Consiglio provinciale Benevento)

0 « E’ bello trovare qui tanta gente con esperienze simili. Finalmente capiamo, forse per la prima volta, che l'educazione integrale della per­ sona, passa anche attraverso il superamento dei compartimenti stagni. Sarebbe bello estendere questo comune impegno anche alla base delle varie associazioni. Sarebbe bello approfondire questo minimo comun denominatore e farlo divenire massimo comun divisore; cercare cioè di riunire le forze non per fare una maxi-associazione quale era un tempo l’Azione Cattolica, perché la persona non si educa con le associa­ zioni totalizzanti ». (Giulio Bertoni - Reggio Emilia)

GLI INTERVENTO ALLA TAVOLA ROTONDA Al termine degli interventi dei relatori, si sono succeduti al microfono vari partecipanti all’Assemblea. La sintesi che segue intende cogliere soltanto le idee centrali dei singoli interventi.

o « Il problema è tradurre lo spazio comune che ci apre la promozione umana. Il nostro cammino come associazione di ispirazione cristiana, è quello di creare un minimo di speranza. Ci siamo fermati all’an­ nuncio. Occorre creare un modello nuovo, un movimento di conver­ sione, una nuova vita che passa anche attraverso una nuova modalità di vivere la fede cristiana. E’ necessario in definitiva uscire un po’ dal ghetto, dall’orticello cristiano per tendere a tutti i giovani ». (Paolo Serafini - Macerata, Consigliere nazionale) o « All’interno del nostro Consiglio noi abbiamo cercato il rapporto con gli altri dell’area cattolica, però nessuno ha risposto. Non bisogna localizzare il fatto della collaborazione solo a questo momento ». (Ro­ berto Ricchini - Cldavari) o « E’ importante lo studio delle iniziative unitarie. Bisogna supe­ rare la paura del confronto e trovarsi insieme sulle cose e non solo sulle chiacchiere in un progetto continuativo e non solo di un momen­ to. Pratiche e politiche unitarie ». (un partecipante della regione CSI, Toscana)

o « Per me è importantissimo il termine di complementarietà. E' ne­ cessario cioè, all’interno delle nostre associazioni d’ispirazione cri­ stiana, pensarci gli uni complementari agli altri. Ognuno con la propria competenza deve arrivare a coprire spazi dove non possono arrivare gli altri ». (Don Giorgio - Reggio Emilia) o « Noi abbiamo collaborato attivamente con un gruppo AGESCI di Foligno. Mi auguro che gli esponenti nazionali dei vari enti qui rap­ presentati accettino di portare avanti il nostro discorso (Francesco Emanuele - Comitato di Foligno)

o « Occorre parlare di liberazione e non soltanto di promozione umana. Occorre parlare di azione in mezzo alla gente, di vita in mezzo alla gen­ te. Io credo che il confronto con le associazioni qui presenti sia un con­ fronto utile, giusto, ma che debba attuarsi sul piano della vita diret­ ta, sul territorio, con le persone. E' rischioso un rapporto che sia sol­ tanto di tipo istituzionale, un rapporto che sia soltanto fra vertici. Stia­ mo attenti però a non tornare a vecchie posizioni di sicurezza ». (Al­ fredo Morabito - Presidente provinciale di Torino) o « Io credo che se il discorso qui impostato parte dal vertice, debba arrivare alla base. Bisogna confrontarsi su scelte concrete, con per­ sone concrete, in situazioni concrete. Più che una circolare, alla ba­ se deve arrivare un approfondimento, una conoscenza reciproca ». (Don Emilio Mondini - Cremona) o « Questo discorso continuerà anche a livello di Chiesa italiana. Il movimento cattolico italiano tante volte ha rischiato di essere un fat­ to di fronte politico e quindi strumentale, per cui spesso l’associa­ zionismo è stato inteso come fatto di potere e non di servizio. Eb­ bene, l’associazionismo che non è un fatto di servizio, ma un fatto di potere, non è più associazionismo. Se c’è un filo conduttore in tutti gli interventi, questo è il gruppo come metodo educativo, come fat­ to educativo. La linea di collaborazione che abbiamo scelto non è lina linea politica, ma una linea ecclesiale, la linea della Chiesa ita­ liana. Dobbiamo quindi uscire dalla logica di potere che è spartizio­ ne ili spazi, per una logica di servizio alla comunità. Solo così difen­ deremo l’associazionismo ». (Aldo Notano - Presidente nazionale CSI)

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ADESIONI Ringraziamo vivamente le personalità che hanno aderito alla nostra Assemblea inviando il loro augurio per lo svolgimento dei lavori e ribadendo il loro apprezzamento per l’opera svolta dal C.S.l. Un ringraziamento particolare è rivolto a coloro che hanno partecipato di persona: oltre a quelli i cui interventi sono riportati in questo numero, ricordiamo anche il Vescovo di Rimini, Mons. Giovanni Locatelli, la onde Maria Luigia Buio, il dott. Livio Berruti della Sisport Fiat, VAssessore allo sport di Rimini Massimo Lugaresi. S.E. GIULIO ANDREOTTI, Presidente Con­ siglio dei Ministri S.E. CARLO PASTORINO, Ministro Turi­ smo e Spettacolo On. ALBERTO SPIGARGLI, Sottosegreta­ rio alla Pubblica Istruzione On. FLAMINIO PICCOLI, Presidente Con­ siglio naz. DC On. BENIGNO ZACCAGNINI, Segretario nazionale DC Sen. GIUSEPPE BARTOLOMEI, Capogrup­ po DC Senato Sen. ALDO BOZZI, Capogruppo PLI Se­ nato On. GIANCARLO TESINI, Dirigente Uffi­ cio Scuola DC On. GUIDO BODRATO, Deputato al Par­ lamento On. AMELIA CASADE1, Deputato al Par­ lamento On. FRANCESCO CASATO, Deputato al Parlamento Dott. UMBERTO ABBONDANZA, Asses­ sore Sport Regione Umbria Dott. MARCO POLLINI, Delegato Movi­ mento giovanile DC Dott. GIOVANNI RAPPAZZO, Direttore Generale Ministro P.l. Dott. ROCCO MOCCIA, Direttore Gene­ rale Ministero Turismo S.E. MARIO ZANCH1N, Vescovo di Fi­ denza S.E. GIUSEPPE LANAVE, Vescovo di Andria S.E. GIOVANNI LOCATELLI, Vescovo di Rimini S.E. FERDINANDO MAGGIONI, Vicario Generale dell'Arcivescovo di Milano S.E. MARCO CE', Assistente generale Azione Cattolica Italiana, recentemen­ te nominato Arcivescovo di Venezia Dott. MARIO AGNES, Presidente nazio­ nale Azione Cattolica Italiana Dott. FRANCO CARRARO, Presidente nazionale CONI Sig. GIOVANNI ROMAGNA, Presidente Sportass Dott. PAOLO D'ALOJA, Presidente Fe­ derazione It. Canottaggio Dott. FIORENZO CHIEPPI, Presidente Federazione It. Cronometristi Dott. DARIO BORGOGNO, Segretario na­ zionale FIGC Dott. DONATO MARTUCCI, Capo Ufficio stampa CONI Rag. CARLO POLIDORI, Dirett. Sportass

Nella foto, l'On. Maria Luigia Boro e il Dott. Livio Berruti.

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IL TELEGRAMMA DI ZACCAGNINI «.Caro Notarlo, ti ringrazio sentitamente per tuo gradi­ tissimo invito ma non mi est veramente possibile essere presente Rimini per Assemblea nazionale Sport e Promo­ zione umana organizzato da CSI. Sai con quanto impegno pur tra tante difficoltà anche la DC stia tentando di formu­ lare indirizzi nuovi per uno sport diverso et più umano et vostro dibattito ti assicuro rappresenterà per noi valido et significativo punto di riferimento. Pregandoti di salutarmi tutti i presenti porgo sincere affettuose cordialità — Beni­ gno Zaccagnini ».

UNA LETTERA DI MONS. MAGGIONI Egregio dottore, mi giunge gradita la sua gentile comunica­ zione Sull'Assemblea nazionale del CSI che si terrà nei prossimi giorni a Rimini. L'importanza del tema, le sue premesse culturali ed edu­ cative. lo sviluppo dei suoi contenuti a servizio della per­ sona umana e della società, la difesa della libertà nell'affer­ mazione del pluralismo associativo costituiscono valido ti­ tolo ad una cordiale adesione all'iniziativa per la quale formulo auguri di fecondi frutti. La luce della fede cristiana, alla quale il CSI ispira la sua attività, e la concordia nella carità che stringe tutti i cattolici ad una comune linea di impegni molto importante in questo momento dello sport italiano, sostengano, come pilastri fondamentali, i lavori vostri di questi giorni. Con animo vi accompagno e vi invoco le benedizioni del Sgnore. Mons. Ferdinando Maggioni Vicario generale dell'Arcivescovo di Milano


TESTIMONIATE E GRIDATE A TUTTI QUESTE VERSTA’

e con loro: è un esempio di apertura al dialogo e alla collaborazione tra coloro che si sentono cristiani o, quan­ to meno, si rifanno ad una visione cristiana dell’uomo e della società. Oso sottolineare tale fatto esemplare a stimolo per tutti i gruppi che si ispirano al Vangelo.

Nella sera di sabato 14 ottobre i partecipanti all’Assemblea hanno preso parte alla S. Messa concelebrata da Mons. Bruno Foresti, Arcivescovo di Modena, e dai sacerdoti consulenti presenti. Al Vangelo, Mons. Foresti, che è anche membro della Commissione Episcopale della CEI per il laicato, ha rivolto ai presenti e. possiamo dire, all’intera associazione l’omelia che qui pubblichiamo integralmente. Vogliamo richiamare la più viva attenzione di tutti i soci del CSI sul valore e, diremmo, sull'amore pastorale delle considerazioni, delle esortazioni e delle indicazioni che Mons. Foresti ci ha rivolto. E’ questa, anche, la maniera migliore per esprimergli la nostra profonda gratitudine che da queste pagine, a nome di tutta l'associazione, gli rinnoviamo.

Penso di interpretare il pensiero dei Confratelli Vescovi membri della Commissione Episcopale per il Lai­ cato portando qui il loro saluto. E il mio, ovviamente. Saluto i Presidenti provinciali CSI, gli altri Dirigenti e i confratelli Con­ sulenti Ecclesiastici. Un saluto anche ai Responsabili ACR, settore giovani di AC, CTG, Unione Sportiva ACLI e Gioventù Aclista, AGESCI, Gruppo « Abele » di Torino e degli altri Movi­ menti e Associazioni eventualmente presenti. Sono a conoscenza che i surriferiti gruppi sono stati invitati e hanno ac­ cettato di collaborare alla preparazio­ ne del dibattito e ora partecipano all’ Assemblea. Mi compiaccio con il CSI

La nostra presenza, qui all’Eucarestia, è un indice chiaro della no­ stra grandezza e costituisce un inno di gratitudine alla bontà di Dio. Noi siamo i « commensali di Dio », i « famigliaci di Dio », perché siamo « figli di Dio ». Commensali perché figli ! La odierna liturgia della pa­ rola evidenzia questo concetto: Dio invita l’uomo, tutti gli uomini a un immenso banchetto. L’apocalisse di Isaia (25, 6-10), dopo avere descritto la distruzione, da par­ te di Dio, di una città nemica, prima di introdurre il canto di ringrazia­ mento di Israele a Dio suo re, lo presenta come un principe vittorio­ so e salvatore dei poveri e come co­ lui che invita tutti i popoli a un banchetto in Sion. Nell’àmbito della vita religiosa dell’Antico Testamento il banchetto era il sogno dell'amicizia, della prote­ zione divina, della beatitudine cele­ ste. E dunque — dice Isaia — tutti gli uomini sono chiamati da Dio a partecipare all’amicizia e alla beatitu­ dine celeste. Proprio tutti. Il Vangelo di S. Matteo (22, 1-14) riannuncia lo stesso evento attraverso la stessa immagine: il grande ban­ chetto di Dio. Tuttavia, in novità nei confronti del testo isaiano, Matteo spiega che è possibile prendere un di­ verso atteggiamento di fronte all’in­ vito: c’è chi vi si rifiuta, c’è chi vi partecipa in modo sconveniente e c’è chi vi trova amicizia e letizia. Il brano di S. Paolo ai Filippesi (4, 12-14, 19-20) presenta l’esempio di vita di alcuni di coloro che hanno degna­ mente accolto l’invito: Paolo, per gra­ zia apostolo, « capace per Cristo di esesre povero e ricco », « onnipotente in forza di Colui che lo corrobora », e, con lui, i cristiani di Filippi, che

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gli dimostrano concretamente la loro fratellanza con l’invio di un po' di denaro che lo aiuti a mantenersi. L'uno e gli altri, proprio perché partecipi di questa amicizia divina e fratelli in Gesù, diventano « la gloria del Padre », sicché S. Paolo può ben proclamare anche a parole e con ve­ rità: « A Dio e Padre nostro sia glo­ ria nei secoli dei secoli ». Ecco: la gloria di Dio nostro Padre sta proprio qui, nella nostra vita di fratelli, nel nostro sederci alla mensa dell’esistenza in sua presenza, sapen­ do che Lui ci imbadisce la mensa, e nel nostro impegno a far sì che nes­ suno ne sia escluso. Nella celebrazio­ ne eucaristica, in modo misterioso ed efficace, questa fraternità universale e eterna viene proclamata e gradual­ mente costruita. Ed egualmente, du­ rante questa celebrazione, il cristiano riceve un ulteriore « mandato » a far­ si ambasciatore di Cristo perché tutti gli uomini « partecipino al banchetto della vita », cioè si realizzino come uomini con la « vocazione di fratelli », come uomini con la « vocazione di ministri della gioia », come uomini con la « vocazione di costruttori di un mondo nuovo ». « Coeli novi et terra nova ».

* Ora, il lavoro di questa assemblea ben si inserisce in questo contesto. Il CSI, per sua natura chiamato a or­ ganizzare con finalità educativa la attività sportiva, in essa rinsalda i suoi motivi ideali e chiarisce ancor più a se stesso la fisionomia dell’uo­ mo alla luce del Vangelo; in essa stu­ dia i metodi idonei a promuoverne la realizzazione mediante i suoi propri strumenti, con il deliberato intento di porsi come lievito nel contesto del mondo sportivo italiano. E’ in virtù della fedeltà alla sua vocazione di movimento cristianamen­ te ispirato che esso si pone su questa linea. E già per la tensione ideale che lo anima oltreché per la concreta azione di molti suoi membri, esso as­ sume una funzione « oggettivamente » ecclesiale, e vorrei dire apostolica.

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Tanto più se si considera il nesso indissolubile tra i due compiti della Chiesa: evangelizzazione e promozio­ ne umana. Torno a dire: la natura del CSI co­ me movimento « cristianamente » ispirato lo fa attento a Dio e all’uomo, ai valori rivelati da Dio e ai valori scoperti o da scoprirsi continuamente dall’uomo, alla gloria di Dio che si attua, nella storia, mediante la au­ tentica vita dell'uomo; mentre ricerca la prima, esso consegue la seconda e viceversa, mentre ricerca la seconda, promuove almeno parzialmente la pri­ ma. Regno di Dio e regno autentico dell’uomo si richiamano in modo di­ retto, come le due parti del « Padre nostro ». Questa attenzione a leggere nella natura della attività sportiva, nelle sue leggi, nei suoi addentellati con le altre componenti della vita umana, individuale e sociale, questa concre­ ta attenzione a ipotizzare soluzioni, sempre modificabili e migliorabili, questo continuo ricorso alla verifica e al confronto con le mentalità an­ che più lontane rilevano la natura laicale del CSI. L’autonomia delle realtà terrene ne è la prima ed es­ senziale giustificazione. Se è legitti­ mo, per esso, formulare un proget­ to di educazione e di organizzazione sportiva a partire dalla visione evan­ gelica dell’uomo, (questo è « ispirar­ si » al Vangelo) non è altrettanto legittimo « dedurre » dal Vangelo un tale progetto. Qualora lo facesse, ca­ drebbe in una posizione « integrista », piena di ambiguità e di violenza sia al Vangelo sia alla natura umana. Il CSI trae dal Vangelo la visione dell’uomo e del mondo, ma poi studia in proprio i metodi per promuovere questo uomo e questo mondo attra­ verso la pratica sportiva. Limitatamente a questo aspetto, al Magistero della Chiesa spetta il com­ pito di discernere la sostanziale coe­ renza delle lince dottrinali interne al progetto con la rivelazione cri­ stiana; in altre parole, gli compete la missione di discernere se l’ispi­ razione evangelica non è rinnegata, ma permane viva e autentica all’in­ terno delle scelte programmatiche. Riferendomi al vostro piano, alle sei

tesi da voi scelte come metodi per realizzare l'alternativa sportiva a un inondo nel quale prevale la concezione dello sport come « religione », come disimpegno, con l'esaltazione dei peg­ giori istinti umani (violenza, furbi­ zia, avarizia, ecc.) e l'inevitabile emarginazione dei deboli, quanto alle sei tesi evidenziate dalla vostra As­ semblea, ripeto, mi pare davvero che esse siano sostanzialmente in linea con lo spirito di Gesù. Alcune di esse, poi, come la scelta dell’uomo e la scelta dei poveri, sono talmente « umane » da coinvolgere facilmente in un’ideale campagna di moralizza­ zione dello sport anche molte per­ sone non credenti. Tra le vostre sei tesi programma­ tiche, pur coerentemente legate fra loro, corre una discreta differenza di valore. Dal punto di vista ecclesiale, pare a me di porre l’accento su tre: o La scelta dell'uomo inteso, l’uo­ mo, come il fine dell’attività e dell' organizzazione sportiva. Indubbiamente nessun fatto umano può essere subordinato al fattore economico; l’economia è a servizio del­ l’uomo e non viceversa. Allo stesso modo non è giusto che il fatto sporti­ vo, in quanto attività umana, sia sub­ ordinato al prestigio dello Stato op­ pure all’affermazione di una partico­ lare società sportiva. La persona, nella visione cristiana, sta al vertice dei valori finiti. Siate, dunque, giustamente un’« en­ te di promozione umana » ancor pri­ ma di essere un « ente di promozione sportiva »; dirò meglio, siate sempre un « ente che promuove lo sport a li­ vello umano ». Una tale esortazione programmatica è rivolta a tutte le singole Società e può diventare con­ creta 1.1 in questi < altri termini: pur di­ rando i bilanci economici (è una ne­ cessità) e aspirando al giusto succes­ so, non lasciatevi sedurre dal triste dio del guadagno o della falsa gloria. E siate attenti a considerare — Vangelo alla mano — quali sono i veri valori umani, perché anche in campo di « giustizia » e di « libertà », gli equi­ voci sono molteplici. Sicché è abba­ stanza facile condannare una ingiusti-


zia che gronda sangue e opprime 1' uomo in un Stato e assolvere una in­ giustizia che egualmente lo opprime e lo schiaccia con i carri armati, in un altro.

o La scelta dei poveri. E’ profonda­ mente evangelica. I deboli, gli han­ dicappati non possono essere sacrifi­ cati sull’altare dei forti, dei sani. Per­ ciò. con quanta simpatia un credente saluta la cura del CSI ai non-vedenti. Questa apertuia di mente e di cuore si allarghi a categorie sempre più bi­ sognose della comunità umana. Oso ricordare, tra i bisognosi, non solo i minorati fisici, ma anche tanti ragazzi e giovanetti abbandonati sulle strade oppure i ragazzi maleducati o sbandati che, talvolta, per il loro com­ portamento poco dignitoso pongono problemi di difficile inserimento nelle società sportive.

o La scelta sociale evidenzia, fra l’altro, la vostra difesa del pluralismo associativo; esso appartiene a una corretta impostazione della comunità umana. Uno Stato che, andando al di là dello sforzo perché ogni cittadino abbia in concreto la possibilità di fruire del suo diritto alla mobilità e al gioco, pretendesse di gestire in proprio e secondo propri criteri edu­ cativi tutti i servizi attenterebbe alla libertà dell'uomo e assieme porrebbe una pericolosa premessa alla negazio­ ne della visione cristiana della vita. Il pluralismo associativo è sempre o quasi sempre l’espressione di un pluralismo culturale. Qualora venis­ se il giorno nel quale uno Stato « on­ nipresente e onnipotente » sopprimes­ se una tale libertà di associazione e, dunque, la libertà di espressione e di educazione, in quel giorno grave­ rebbe la notte sul Vangelo e su chi ne è portatore.

Cari Presidenti e Dirigenti del Cen­ tro Sportivo Italiano, cari Consulenti: queste vostre affermazioni di princi­ pio proclamatele a tutti i livelli, gri­ datele dai tetti, avvalendovi di tutti gli strumenti della comunicazione so­ ciale, non soltanto della vostra stam­ pa. Lo ripeto: gridatele dai tetti, suo­ nate le vostre campane. Con coraggio e con speranza. Anche se vi pare che esteriormente le vostre voci siano po­ co efficaci, continuate a proclamare la verità. L'effetto di una azione non è sempre subito verificabile sul pia­ no delle cose: ma ciò che tocca il cuo­ re c che semina nell’animo è sempre efficace. Domani passerà nell’azione. Queste verità, soprattutto, diffondete­ le con la vostra vita, con la testimo­ nianza delle vostre azioni. In questa luce, quanto raccomanda­ bili appaiono i momenti formativi dei dirigenti e degli atleti. Se, in campo, lo sport deve edificare l’uomo nelle sue dimensioni individuale e sociale, occorre che chi lo pratica venga pre­ parato, passi il termine, « venga cate­ chizzato » mediante la parola, il dia­ logo, l’approfondimento dei valori e la prevenzione dei pericoli a cui espone l’attività sportiva. In fondo, come mi è parso cogliere negli incontri avuti sino ad ora, la maggiore preoccupazione dei respon­ sabili più sensibili ai discorsi sui va­ lori sta proprio qui. Senza tali in­ contri formativi, la funzione educa­ tiva dello sport, diventa, sovente, una pura utopia. Sono consapevole, perché mi è stato espresso dal Consiglio Emilia-Roma­ gna, del bisogno che il CSI avverte di avere consulenti ecclesiastici più nu­ merosi e più disponibili. Diverse ra­ gioni, non ultima la scarsità del clero giovane in molte diocesi italiane, ri­ tardano la risposta al desiderio. Que­ sta richiesta presenterò in sede regio­ nale c presenterò ancora in sede di Commissione Episcopale per il Lai­ cato. Tuttavia, attesa la natura laicale del CSI, molto si camminerà se al­ meno si insisterà sulla formazione permanente dei dirigenti. Nelle più svariate forme. In particolare dirò: un sano e fer-

vente laicato di estrazione cattolica non può non alimentarsi alle più co­ muni fonti della grazia: la Parola di Dio, letta individualmente o in grup­ po, e i Sacramenti, che inseriscono profondamente nella comunità cri­ stiana. Parlo a voi, presidenti e dirigenti, che, per essere qui presenti alla Euca­ restia, manifestate di possedere la fe­ de cristiana: e, dunque, non solo di ispirarvi, ma di essere in comunione completa con Cristo Signore. Dico a voi: alimentatevi continuamente alla Parola di Dio, mangiate di Cristo, Pa­ rola incarnata. Le difficoltà del guidare rettamente sono sovente notevoli; la fatica del reggere è spesso opprimente; gli in­ successi costituiscono per tutti un pe­ ricolo di scoraggiamento e di diser­ zione. Innestati in Cristo troverete luce, troverete fortezza, avrete per­ severanza. Quella luce, quella fortez­ za, quella perseveranza che faranno di voi dei testimoni fedeli di un Ente che vuole andare controcorren­ te per edificare un mondo migliore. Nell’incontro con la Parola di Dio e con il Cristo, voi avvertirete più vivamente la presenza della comuni­ tà cristiana, a sostegno e a stimolo. La presenza delle nostre parrocchie e delle varie associazioni cristiane. Anche da loro — comunità vive e multiformi — voi potrete attingere luce e fortezza. Luce, perché Dio parla agli uomini anche con la voce dei suoi figli, fortezza, perché Dio si fa provvidenza per alcuni figli median­ te l'azione di altri suoi figli. Cari Presidenti. Dirigenti. Consu­ lenti del CSI, prego perche « siate voi stessi », capaci di servire gli uo­ mini, tutti gli uomini nella vostra identità. Sul modello di Cristo, che per servire la gioia di tutti è morto, risorto e, qui, neH’Eucarestia. con­ tinua a donarsi.

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LE SINTESI DEI LAUOI’I DI GRUPPO SULLE SS TESI PRESENTATE 26


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LA SCELTA CULTURALE Contro lo sport come « religione », evasione e disimpegno è necessario innestare l’esperienza sportiva nella realtà culturale, sociale e politica del Paese.

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Le sintesi dei lavori di gruppo non rendono mai giustizia al dibattito effettivamente svolto, soprattutto in questo caso in cui ciascuna sintesi doveva abbracciare il lavoro di due gruppi su ciascun tema. Ciononostante, una lettura globale delle sei relazioni offre un notevole contributo a quella verifica associativa che intendiamo proseguire e approfondire.

E’ un po' difficile rendere conto di una discussione molto ampia su una tesi che praticamente non aveva confini delimitati. Partendo da una messa a punto sul significato di cultura, il gruppo ha rilevato che nell’Associazione, in generale, non si è ancora compreso bene il senso e il valore della scelta culturale che l’Associazione stessa ha fatto. E’ vero che l’Associazione è cambiata e sta cambiando, ma i cam­ biamenti avvengono più per l’ap­ passionato lavoro di singole persone che non per un globale e comuni­ tario processo di sviluppo associa­ tivo.

Ciò che manca in particolare è una mediazione fra le idee di rife­ rimento e la loro concreta realizza­ zione. D’altronde è molto difficile dare giudizi generali e fare una va­ lutazione generica di situazioni am­ bientali molto diverse, ciascuna con una sua caratteristica e un proprio substrato culturale. E’ stato rilevato, sempre su un piano generale, che la proposta cul­ turale del CSI trasmessa o recepita senza le opportune mediazioni ha portato a forme estremizzate di spe­ rimentazione; nella maggior parte dei casi, comunque, perdura un’estre­ ma indecisione, una confusione di ruoli, con forme di compromissione fra le proposte associative e un’at­ tività di tipo tradizionale. Di qui l’esigenza di un più forte impegno nella formazione di ope­ ratori per disporre, soprattutto a li­ vello intermedio, di quadri opera­ tivi preparati culturalmente e anche coerenti. Comunque il gruppo ha espresso un sostanziale giudizio positivo sul­ la linea seguita dal CSI sul piano culturale e sulle proposte che al­ meno di principio sta portando avanti: l’adesione di nuovi gruppi — si è detto — molto spesso è moti­ vata proprio dalle scelte culturali dell’Associazione.

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Il secondo pensiero è di ringra­ ziamento. Devo ringraziare per avermi offer-

ta la possibilità per un arricchimen­ to culturale e spirituale. Gli esempi presentati e le rifles­ sioni sollecitate mi hanno consen­ tito di . .. « fare il pieno ». Devo ringraziare per avermi aiuta­ to a meglio comprendere il signifi­ cato della promozione umana e del suo rapporto con la pratica delle at­ tività motorie e sportive. Devo, soprattutto, ringraziare per una conferma che ho colto circa I' orientamento da seguire, nella rifor­ ma dello sport. Al di là dei consensi che la nostra proposta di legge ha riscosso, senza entrare nel merito della stessa, mi sia consentito di richiamare i riscon­ tri incoraggianti che ho registrato. Non possiamo scordare, in sede di discussione e di elaborazione della riforma, che in una sede qualificata, il vostro convegno, è stato auspicato che la pratica delle attività motorie e sportive sia resa accessibile a tutti; che sia riconosciuto ed esaltato il ruolo del libero associazionismo che si colloca in una concezione corret­ ta di pluralismo da tutelare e poten­ ziare; che siano affidati compiti chia­ ri a tutti i « soggetti » che operano nel mondo dello sport; che si deb­ ba far vera la democrazia ai diversi livelli; che il CONI sia liberato da pesanti ipoteche pubblicistiche e da oneri accettati a puro titolo di sup­ plenza perché possa essere valoriz­ zato come associazione autonoma a cui lo Stato riconosce una speciale funzione. Faremo tesoro di queste specifi­ che indicazioni. Il terzo ed ultimo pensiero è di augurio. Auguro non solo una po­ sitiva conclusione -dei lavori, non solo la più ampia adesione alle tesi illustrate ma, in modo caloroso, au­ guro, che la vostra e la nostra azione sia unita intimamente agli ideali, ai valori, in cui crediamo, se­ condo una lontana e cara immagine di don Claudio Bucciarelli, come il fumo è unito al fuoco.

Un saluto a nome del comitato Olimpico e anche a nome personale, in quanto amico fra gli amici, ho seguito fin dall'inizio i lavori di questa assem­ blea. Oual’è il significato della pre­ senza a questa assemblea di un rap­ presentante del CONI? La principale indicazione è di stima nei confronti della vostra associazione, stima per quello che ha fatto e per quello che sta facendo nel Paese; interesse per le tesi che sta discutendo, spe­ ranza che insieme con la vostra e con le altre associazioni si possa veramente attuare lo sport per tutti in Italia, paese in cui rispetto ad

altri Paesi del mondo siamo quasi al momento zero. E' chiaro che la vostra assemblea è una pausa di meditazione a due anni dal vostro Congresso nazionale al quale, se ricordate, partecipai non solo con un saluto ma anche ai temi del dibattito. Due anni che a mio avviso sono stati vivi per la promo­ zione sportiva, perché finalmente hanno interessato ai nostri temi la classe politica; la 616 è un primo importante passo per creare le con­ dizioni atte a sviluppare l'attività sportivo motoria, è un momento da non sottovalutare e da gestire con

Il saluto degli ospiti On. BENIAMINO BROCCA

Membro della ottava Commissione Istruzione della Camera dei Deputati e firmatario della prima proposta di legge DC sullo sport. Con comprensibile imbarazzo e ri­ luttanza mi accingo a porgere il sa­ luto all’assemblea, anche a nome degli amici, colleghi, Buro e Sanese. L’imbarazzo e la riluttanza sono do­ vuti alla consapevolezza dei miei li­ miti personali, in una assise di esperti quali voi siete; alla consape­ volezza delle relazioni e degli inter­ venti che si sono susseguiti e che non abbisognano di integrazioni e di commenti; alla . opportunità per un operatore politico, anonimo quale io sono, di tacere ed ascoltare con un gesto di umiltà, purtroppo, non più usuale nel nostro « mondo ». Le affettuose e insistenti pressio­ ni degli amici organizzatori, rivolte­ mi affinché desistessi da tale pro­ posito, mi hanno fatto mutare idea (di questo chiedo a voi perdono) e mi hanno indotto a prendere la pa­ rola per offrire una semplice testi­ monianza esprimendo alcuni pensie­ ri, senza interferire indebitamente nella vostra ricerca. Il primo pensiero è di compiaci­ mento che sentitamente manifesto agli amici del CSI per aver voluto ed organizzato un convegno, in modo impeccabile, su un tema di grande attualità e di grande portata nel no­ stro Paese.

Dott. PAOLO BORGHI Capo del Servizio Tecnico Sportivo del CONI

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(segue a pag. 30)

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SECONDA TESO

LA SCELTA DELL'UOMO Per fare dello sport un mezzo di promozione umana è necessario combattere la strumentalizzazione dello sport e la mercificazione dei praticanti che sono presenti a tutti i livelli della pratica sportiva.

Per quanto riguarda questa tesi, il lavoro dei due gruppi è stato sin­ tetizzato in tre punti, si parte da alcune considerazioni di carattere ge­ nerale per andare a considerazioni fasce per fasce e poi su alcuni aspetti particolari. In generale si è detto che la scel­ ta dell’uomo concretizzata nell‘« iti­ nerario sportivo-educativo » a livello del Congresso nazionale è stata ri­ tenuta valida e quindi la si deve svi­ luppare sia all’interno che all’ester­ no dell’Associazione. I problemi ri­ levati invece riguardano più che al­ tro la traduzione pratica della pro­ pria proposta e sono stati individua­ ti in tre aspetti principali: problemi di comprensione, di trasmissione e di realizzazione. Per quanto riguarda la compren­ sione si è detto che la proposta è venuta comunque da una élite ed è ancora patrimonio di una minoran­ za anche se ora questa minoranza è più larga, il che pone problemi di gradualità di tempi, di modi, che però non possono, non devono giu­ stificare l’immobilismo o la non vo­ lontà di procedere nella realizzazio­ ne. La proposta si scontra con due tipi di difficoltà, una all’interno dell'Associazioni, l’altra all’esterno. All' interno perche le società sportive chiedono un tipo di servizio spor­ tivo tradizionale e i Consigli non sanno, non vogliono rispondere con una proposta che sia allo stesso tem­ po innovativa senza essere troppo

lontana dalla mentalità dei richie­ denti; mentre per quanto riguarda all’esterno dell’Associazione si è det­ to che la società civile, genitori com­ presi, educa e spinge verso certi valori, tipo il successo, rendendo og­ gettivamente difficile sia l’adozione di un programma da parte dei Con­ sigli provinciali, sia l’accettazione di modelli di valore e segno contrari. Circa i problemi di trasmissione si è parlato di difficoltà della stam­ pa nazionale nella diffusione capil­ lare del messaggio associativo che sia comprensibile a tutti, ed è stata evidenziata la necessità di un rici­ claggio regionale e provinciale delle notizie e dei messaggi stessi, di pri­ vilegiare e potenziare poi la forma­ zione dei quadri dirigenti. In ordine ai problemi di realizza­ zione si è detto che l’alternativa non significa faciloneria; esiste ancora molta confusione al riguardo. I ra­ gazzi chiedono di fare uno sport con­ tinuativo e serio per cui anche nel­ l’alternativa ci vuole scientificità, competenza e serietà organizzativa e tecnica. L’alternativa non significa neppure la proposta di un tipo di sport che rischia di avere i mede­ simi difetti di rigidità, di non adat­ tamento alle persone di quello tra­ dizionale, cioè contrapporre un bloc­ co monolitico per cui è fondamen­ tale l’azione di coscientizzazione e confronto sui contenuti e finalità dell’alternativa con le società spor­ tive. Inoltre l'alternativa non signi­

fica porre un aut-aut rischiando di rinunciare allo sport per tutti, cioè eliminando molte società a van­ taggio di uno sport che sarebbe qua­ litativamente di tutti, ma che in pratica diverrebbe di una élite, ciò anche se si rileva la necessità di scelte a volte anche dolorose. Per quanto riguarda considerazioni « fascia » per « fascia », sulla prima fa­ scia è stata accettata in generale come positiva l'attuale esperienza dei centri di formazione, a parte un problema di collegamento con le società sportive. Per la seconda fascia sono state rilevate tensioni, impegno e sforzo per realizzare l’at­ tività secondo l’itinerario sportivo­ educativo, con i limiti di una polisportività realizzata con più discipli­ ne staccate fra loro, di momenti di incontro ancora sporadici e scol­ legati dal resto dell’attività annuale e difficoltà nel recupero dell’aspetto ludico all’interno dell’attività sportiva. Per la terza fascia è stato rilevato un momento di crisi; manca in alcuni Consigli e non è risolto il problema di un impegno sufficientemente in­ tenso sul piano tecnico-agonistico sen­ za sconfinare nell’agonismo esaspera­ to e nel tecnicismo. Le difficoltà de­ rivano anche dal fatto che a questa età il giovane sente maggiormente i valori della cultura dominante e mira a ottenere precisi risultati. Per la quarta fascia due aspetti contrastan­ ti: da qualche parte si nota una di­ sponibilità dei giovani-adulti e degli adulti al recupero dell’aspetto ludico e una maggiore attenzione e interesse per gli aspetti collaterali, dall’altra parte invece si riscontra una propo­ sta da parte dei Consigli provinciali non in linea con « l’itinerario sporti­ vo-educativo ». Si è parlato anche del problema femminile. E’ stato detto che il pro­ blema femminile non esiste, non esi­ ste in teoria, nei momenti in cui si fa la scelta dell'uomo; i problemi esi­ stono invece poi di fatto. I gruppi ne hanno sottolineati due come principa­ li, cioè non tanto un problema di at­ tività sportiva femminile quanto un problema di quadri dirigenti femmi­ nili e condizionamento culturale della società civile che di fatto pesa, c pra­ ticamente impedisce alle donne certi tipi di presenza e di impegno.

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Il saluto degli ospiti (segue da pag. 28)

Enti locali, una programmazione co­ mune. e non gestita dall'alto, col concorso di tutti coloro che opera­ no in questa direzione.

I

intelligenza e impegno da parte di tut­ ti. E quindi riveste una grande impor­ tanza a mio avviso l'interpretazione unitaria che insieme nell’àmbito del comitato per lo sviluppo dello sport abbiamo dato a questa legge, che è un primo passo verso un tentativo ge­ nerale di creare le condizioni per sviluppare lo sport a tutti i livelli, un significato e un valore di que­ sta interpretazione unitaria che non vanno sottovalutati e vanno perse­ guiti al centro e alla periferia per far si che le cose scritte sulla carta poi siano attuate in un momento di programmazione con le regioni e gli

E' un momento anche di gestione perché, secondo le vostre tesi, io posso dirvi che pienamente condivi­ do la tesi che da parte dell’ente lo­ cale vi sia un momento programmatorio, un momento di attuazione di quello che la legge prevede, in ac­ cordo però con gli operatori, e che sia diverso il momento gestionale che a mio avviso non deve essere attuato dall'ente locale che però de­ ve aiutare il libero associazionismo a realizzare sul territorio quello che la legge indica. Vi è stata anche una novità nella scuola, anche se più lenta in questi due anni, cioè si è cominciato a parlare di riforma della struttura e di riforma dei program­ mi, che sono ancora arcaici e su­ perati. oltre ad un discorso nuovo su una scuola aperta nel territorio; ci sono infine novità anche nel mon­ do del lavoro con l’abolizione dell' ENAL e con la possibilità di aper­ tura di nuove strade per quanto ri­ guarda il mondo del lavoro; è un calarsi nel sociale quindi, scuola e mondo del lavoro, due realtà che non devono essere sottovalutate. No­ vità anche nel mondo dello sport ufficiale, dove finalmente si è potuto dar vita a una programmazione qua­ driennale, dove ce stata una apertura al nuovo dichiarando che lo lo sport agli sportivi » è slogan stato ormai superato e dimenticato a favore di un discorso di apertura e di dialogo sull’aspetto sociale, nel tentativo di formare e informare tutta quella classe dirigente sporti­ va che nel passato, appartandosi e dimenticandosi di questo ampio set­ tore, si è limitata a seguire più da vicino solo la parte tecnica organiz­ zativa. Una scelta anche di decentramen­ to e partecipazione, da attuarsi at­ traverso organi periferici, non più

nominati ma eletti dalla base, in modo tale che la presenza e la par­ tecipazione possano avvenire in una maniera più chiara del passato; infi­ ne una scelta associativa che signi­ fica riscoperta del valore delle so­ cietà sportive aperte sul territorio, che devono non solo chiederci di organizzare le cose, ma anche di dialogare con gli altri per fare le cose meglio e per farle a favore di tutti. Due anni positivi perché fi­ nalmente anche le forze politiche hanno presentato dei disegni di leg­ ge quadro che, malgrado abbiano aperto anche momenti di critiche e di scontro, hanno favorito l’apertura di un dibattito e di un confronto nel Paese utile per progredire. Voi oggi nell’assemblea comincia­ te ad affrontare i prossimi due anni che sono per tutti noi che amiamo lo sport, che viviamo nello sport e crediamo lavorando nello sport di fare un servizio al prossimo, di speranza per ulteriori passi in avan­ ti: per questo motivo c'è una neces­ sità di ribadire il bisogno dì un con­ tinuo confronto fra tutti coloro che operano in questo mondo, in parti­ colare fra coloro che si dedicano alle attività motorie, alle attività sportive ricreative, alle attività agonistiche, altre ad un continuo confronto fra gli operatori dello sport con le altre forze sociali, sindacali e altri tipi di associazioni per il tempo libero e di tutti insieme con le forze poli­ tiche. affinché si lavori su un pro­ getto globale che veramente poi non cada nel vuoto.

A questo proposito togliendomi dal­ la veste ufficiale e riscoprendo la veste di amico che parla ad amici, mi interrogo su alcuni temi della vostra assemblea, per raccomandare di non dimenticare e abbandonare ciò che oggi esiste nella realtà: stia­ mo attenti alla tentazione di rinchiu­ derci in noi stessi in una determi­ nata ottica, dimenticando quelle mi­ gliaia di dirigenti sportivi che an­ che non essendo uomini di fede, non avendo gli stessi ideali, si sentono de­ gli educatori e quindi nella ricerca del­ la verità, di non abbandonarli perché queste migliaia di persone si sento­ no educatori e credono di fare edu­ cazione, anche se a nostro avviso sba­ gliano neH’impostazione di questo momento educativo. Vi sono milioni di giovani che so­ no coinvolti nel discorso sportivo, (unico discorso che i giovani non hanno violentemente contestato In questo momento di una ricerca af­ fannosa di una loro prospettiva e di un loro ideale): dobbiamo star

(seatie a pag. 32)

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TERZA TESE

LA SCELTA DEB POVERO I metodi e gli strumenti dello sport tradizionale sono inadatti per eliminare l’emarginazione sportiva e realizzare uno sport di massa.

Gli aspetti fondamentali venuti fuo­ ri dopo un dibattito piuttosto serrato, sono due fondamentalmente: necessi­ tà di approfondimento e chiarezza sui contenuti; approfondimento c chiarez­ za anche nella prassi. Il gruppo si è chiesto: « ma chi sono i poveri? ». 11 termine si presta a del­ le ambiguità ha detto qualcuno, è piuttosto impreciso ha detto qualcun altro; non si è fatta accademia su questo aspetto, però c’è l’esigenza for­ se di chiarirlo maggiormente. Inizialmente si è andati a ricercare queste figure nelle categorie che im­ mediatamente vengono alla mente: gli handicappati di ogni tipo, non veden­ ti, carcerati ecc. Poi, man mano che

il discorso si è sviluppato, si è visto che nella concretezza del nostro in­ tervento questi poveri sono presenti diversamente a seconda delle realtà locali, quindi secondo i casi sono: gli emigrati, i contadini, le masse giova­ nili dei grossi centri suburbani, ecc. I poveri quindi sono gli emarginati, gli sfruttati, gli esclusi dall’attuale or­ ganizzazione sociale, dal processo di partecipazione e gestione democrati­ ca della società; questi sono i poveri storicamente determinati e non astratlamento definiti. La condizione quindi di marginalità dei poveri è una condizione di mar­ ginalità che è il risultato di un certo sistema sociale, quindi la nostra azio-

ne di liberazione verso questi poveri va fatta tenendo conto di questa loro condizione storicamente determinata. Allora i poveri sono i bambini, le donne, i giovani e accanto ad essi quelli che abbiamo detto poc’anzi: gli handicappati, gli anziani, ecc. I poveri quindi vanno incontrati per educarli ad educarsi e ciò significa av­ viare un processo di coscientizzazione, di presa di coscienza quindi della pro­ pria condizione. Nella verifica delle esperienze con­ crete sono emerse difficoltà di ordine interno e di ordine esterno all’Associazionc. Vediamo le difficoltà inter­ ne emerse: si è tutti d’accordo che per operare per i poveri bisogna abbandonare il tradizionale, perché il tradizionale contiene quei valori per i quali queste persone sono state escluse dallo sport e dalla società. Le incertezze emergono quando si con­ sidera questa attuale fase di transi­ zione dove le contraddizioni sono evi­ dentemente presenti e sono quelle per cui il progetto viene accettato un po’ fideisticamente, cioè è accettato più per la sua scientificità, si riconosce una certa superiorità culturale c scien­ tifica in questo progetto. Concetti co­ me polisportività sono naturalmente i primi a passare, i più facili da com­ prendere e forse anche i più facili da organizzare come esperienza; c’è cu­ riosità non appena qualcuno è riusci­ to, propone le proprie esperienze in positivo, cioè il progetto è vissuto un po’ a livello utopico. Per rimuovere

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Il saluto degli ospiti (segue da pag. 30)

loro vicini e non abbandonarli; fra po­ che ore scenderanno sui campi di tutta Italia in tanti aspetti diversi, (non solo il calcio ma anche gli altri sport più poveri) più di un milione di ragazzi di cui solo due o tremila avranno degli interessi solo profes­ sionisti o semiprofessionisti, gli altri vanno a calcare quei terreni di gioco per divertirsi e trascorrere un po­ meriggio: cerchiamo di fare un di­ scorso che sia anche per loro, di farlo con loro e anche di farlo den­ tro le loro strutture. Ci sono anche milioni di famiglie che oggi hanno cominciato a credere al momento sportivo come fatto educativo; i miei genitori non volevano che io giocassi e mi nascondevano gli indu­ menti, perché ritenevano che lo sport mi facesse male alla salute e non fosse formativo per me, preferivano che andassi al catechismo o al ri­ creatorio a fare attività diverse; ora abbiamo cominciato a creare in que­ ste famiglie una coscienza, perché è vero che alcuni genitori mandano i ragazzi per avere il risultato, ma la gran parte li mandano perché in un momento in cui la società è cosi sbandata, ritengono di mandarli per dare attraverso lo sport una certa educazione ai loro figli. In una so­ cietà che è sempre di più ferma, in cui il bambino viene prelevato, mes­ so in ascensore, fatto discendere, caricato sullautomobile, messo sui banchi di scuola, cioè in una socie­ tà che è immobife e quindi va verso quelle società in cui sono calate le malattie infettive ma sono cresciu­ te a dismisura le malattie per l’im­ mobilità. il genitore si è convinto che attraverso lo sport si possa dare questa fetta di salute: non dobbia­ mo abbandonarli né sconfessarli in questa loro tesi, ma insieme con loro costruire qualche cosa che di­ venti positivo, quandi agire per il nuovo e nel nuovo, senza emargi­ nare o autoemarginarsi. Voi siete una delle associazioni migliori sotto questo punto di vista, siete quelli che studiate più a fondo

questi problemi, c'è bisogno di una vostra presenza in quelle che sono le strutture, anche per evitare che si ripeta ciò che è avvenuto nel pas­ sato per la cultura, per l’arte e per la scienza da cui il mondo cattolico si è autoemarginato o è stato emar­ ginato. con la difficoltà di un recu­ pero attuale che è difficilissimo. Non è da sottovalutare quindi la validità di studiare e approfondire queste te­ si per preparare le riforme che sia­ no non calate dall’alto, perché le riforme da sole non sono sufficienti a risolvere i problemi dell'educazio­ ne alla promozione: perché le rifor­ me siano valide bisogna coinvolgere in esse tutti gli operatori che si muo-

WALTER MANDOLINI Dirigente nazionale dell’UISP

lo non vorrei disturbare più del necessario rubandovi molto tempo; volevo attenermi quindi a quello che ha detto ieri Aldo Notario, cioè di cercare anche da parte di noi ospiti di dare un contributo di analisi cri­ tica alle cose che avete elaborato in questi giorni. La ricerca di una alternativa spor­ tiva è un tema molto dibattuto anche aH'interno dell’UISP, alternativa che per noi significa principalmente con­ tribuire anche attraverso lo sport alla determinazione di un assetto so­ ciale fondato sulla democrazia, la partecipazione ed il pluralismo. Cer­

vono in diversi campi, in diversi set­ tori, con diverse idealità e non con­ dannandoli per non rischiare addi­ venire strumenti di emarginazione. Quindi necessità di una presenza all'interno del sistema di queste as­ sociazioni che credono nella promo­ zione dell’uomo e credono nella cen­ tralità di questo uomo per comincia­ re a migliorare le cose anche dal di dentro, esperimentando nuovi siste­ mi, nuovi criteri per far si che non pochi si avvicinino allo sport, ma allo sport si avvicinino tutti; quindi necessità di una riapertura decisa al confronto, al dialogo al centro e alla periferia, riscoprendo la validità dello sviluppo dello sport nelle sue impo­ stazioni iniziali

In Italia ci sono 15 milioni di giova­ ni, 15 milioni di lavoratori che non conoscono l'attività sportiva, che non conoscono l'attività ricreativa e che attendono una risposta, ma da chi l'attendono? da quei pochi promo­ tori della legge o da chi veramente per anni attraverso il volontariato, attraverso il sacrificio si è sacrifi­ cato nella periferia e nel paese? Secondo me è da questi ultimi che attendono una risposta e questa ri­ sposta deve venire calandosi nel si­ stema e calandosi nel sociale. Gra­ zie.

to, queste parole possono suonare astratte, se non si determina una conseguente azione riformatrice ca­ pace di attivare una cultura sportiva diversa, partendo dall'aula scolasti­ ca. dal quartiere, dalle zone di la­ voro. La storia dello sport italiano, visti questi ultimi trent'anni, è cer­ tamente una storia atipica rispetto ad altri Paesi, tutti ormai ne cono­ sciamo le genesi e le conseguenze che questa ha determinato.

Per l’UISP l'alternativa sportiva ha fondamento su precise direttrici e obbiettivi di lavoro: in primo luogo la determinazione di un associazio­ nismo libero, anche nello sport, è la condizione essenziale, lo spunto da cui partire per innestare gli ele­ menti capaci di generare le forme di vita partecipata con i soggetti pri­ mari dello sviluppo umano. Lo stesso Borghi parla di sport ufficiale, quindi distingue già un mon­ do sportivo da un altro, che è quel­ lo rappresentato dagli Enti di promo­ zione sportiva e da altre associazio­ ni di questo genere. Quindi esiste questa diversità tra uno sport cosid­ detto sociale e uno sport, chiamia­ molo con il vostro nome, <■ lo sport dei poveri », che è tutta altra cosa. Ma tutto ciò ha come effetto il ri­ fiuto di ogni meccanismo alienan-

(segue a pag. 34)

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queste difficoltà interne bisogna agi­ re sulla formazione quadri. Ma quali quadri? I quadri intermedi, perché esiste ancora, anche se diciamo di no, questo organigramma verticale: società di base e vertice. Quindi la formazione dei dirigenti intermedi, cioè dei livelli provinciali. Le difficoltà esterne. Il CSI dei po­ veri stenta ad avere una credibilità presso le autorità, presso i politici, siano assessori, siano funzionari pub­ blici, siano presidi, ecc. Quindi l’uso stesso delle strutture che seleziona i poveri, che li rimargina, richiede un’ azione forte, una azione di lotta so­ stanzialmente sul piano politico. Se le strutture pubbliche sono fatte a misura di uno sport ufficiale, chia­ ramente i poveri incontrano difficoltà e questo tipo di intervento verso 1' esterno viene quindi sentito e se ne chiedono gli strumenti. Circa la richiesta di metodi e stru­ menti, le proposte del gruppo sono state le seguenti. Sul piano del meto­ do dobbiamo abituarci a fare l’analisi delle realtà locali concrete e non con un senso piuttosto facilone o comun­ que in modo assai empirico: bisogna leggere i bisogni di questa realtà lo­ cale e per soddisfare questi bisogni e per avviare all’interno del nostro progetto un discorso di liberazione. Bisogna evidentemente sviluppare la politica sul territorio, utilizzando lo strumento del decentramento come strumento di formazione, come luogo di elaborazione dei programmi insie­ me con i soggetti, con i poveri. Sul piano organizzativo e politico lo stru­ mento del decentramento, soprattutto nelle grosse città, sembra quello che maggiormente offre le possibilità di un normale intervento organico di ri­ sposta ai bisogni locali verso l’inter­ no e verso l’esterno. Quindi problemi di formazione di quadri intermedi, scambio delle informazioni e, verso l'esterno, la necessità attraverso i mass-media di essere più e meglio pre­ senti. Infine ci sono alcuni suggerimenti circa gli incontri con associazioni che operano, per esempio sulle categorie handicappate, con le organizzazioni femminili e altre organizzazioni di categorie emarginate.

QUARTA TESI!

LA SCELTA ASSOCIATIVA La promozione umana e sociale nello sport passa attraverso l’esperienza associativa democratica e partecipata.

Come premessa generale possiamo dire che la scelta della vita associati­ va è pressoché unanime, non è più po­ sta in discussione: i problemi sorgo­ no solo quando si va a realizzarla. Tutti sono d’accordo che la promo­ zione delle persone deve passare ne­ cessariamente attraverso a una vita associativa, intesa e vissuta come si deve. Al riguardo è sorto di nuovo il problema delle affiliazioni e delle adesioni dove l’Associazione corre un grosso rischio, perché o lo si fa sul serio questo esame e si chiede vera­ mente che ci sia una vita associativa e allora c'è il rischio di perdere mol­ te società, oppure non si fa e allora diventa una cosa poco seria e perdia­ mo credibilità. In ogni caso occorre un impegno maggiore da parte dell’ Associazione su questo problema. La quasi totalità del gruppo ha ri­ levato la mancanza di un documento chiarificatore sulle linee e i criteri per l’affiliazione, per cui si chiede una iniziativa a livello nazionale, tipo un’assemblea organizzativa di verifi­ ca, per avere un confronto sulla pras­ si, sulle linee da seguire, per stabilire un certo numero di criteri comuni. Cioè pensiamo che il problema della vita associativa richieda un ulteriore approfondimento e come abbiamo un documento sull’itinerario sportivo-educativo. un documento sulle scelte po­ litiche, cosi è necessario avere anche un documento per quanto riguarda

la vita associativa vera e propria. Ci­ gni Consiglio dovrebbe avere definiti determinati criteri per l’adesione e l’affiliazione, però si è rilevato per esempio che molti Consigli questi cri­ teri non li hanno fissati: certi Consi­ gli affiliano tutti, certi Consigli affi­ liano solo due o tre società su cento, cioè c’è una diversità, una disparità enorme che porta probabilmente a dei rischi anche per quanto può ri­ guardare la nostra identità, il modo di porsi nel territorio. Da questo punto di vista abbiamo notato che c'è una mancanza di forti collegamen­ ti con la base a livelli dirigenziali. Pensiamo che dobbiamo portare ve­ ramente a recepire le linee che sono state fissate per la vita associativa, però è stato rilevato che c’è un forte sfasamento fra quelle che sono le scel­ te. gli obiettivi posti, specialmente in sede nazionale, e quella che è invece la vita delle società. E’ necessaria un’ampia analisi per individuare gli interventi da operare. Tra questi è stato indicato anzitutto quello per la formazione e riqualifi­ cazione degli operatori delle società sportive, tenendo presente che oggi, a differenza del passato, probabilmen­ te la maggioranza delle stesse pro­ vengono e vivono in ambienti diversi da quelli cattolici e non più collegati con essi. Gli operatori associativi de­ vono essere interessati a incontri e occasioni di approfondimento non sol­

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Il saluto degli ospiti (segue da pag. 32)

cusano negli ultimi tempi di fare co­ me organizzazione, ma c’è la coscien­ za che oggi più che mai sono matu­ rate le condizioni per sviluppare una azione di massa capace di determi­ nare le condizioni per una rivoluzio­ ne culturale e strutturale del feno­ meno sportivo. Infatti per noi rifor­ ma dello sport non significa solo ri­ forma del CONI e delle Federazioni, ma una rifondazione della struttura attraverso il decentramento dei po­ teri alla base, la massima partecipa­ zione alle decisioni e ai programmi, il riconoscimento del diritto di liber­ tà di associarsi: questo significa da­ re reale potere e strumento alle so­ cietà sportive, siano esse aderenti agli Enti di promozione che alle Fe­ derazioni sportive, e diventare cosi canali di democrazia di rinnovamen­ to culturale. Certo, anche noi distinguiamo so­ cietà sportive e società sportive, non tanto classificandole in buone o cat­ tive quanto rivendicando a quelle che realmente operano per la promozio­ ne dello sport come diritto sociale, gli stessi diritti di quelle che oggi fruiscono, quelle società che produ­ cono i cosiddetti campioni.

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te e distorcente insito nell'organiz­ zazione e nel costume di un certo sport, e questo potrà avvenire non rifiutando il dibattito, ma determinan­ do la coscienza di una battaglia cul­ turale attorno a questo problema. In­ fatti, riprendendo una vostra affer­ mazione contenuta nella tesi n. 6, il problema non è tanto di scegliere una delle due parti, lo sport di eli­ te o lo sport di massa, quanto quel­ lo di determinare che il primo non sia egemone sull'altro, che il primo non sia l'unico sport; in queste affer­ mazioni non c'è tanto una probabile difesa del CONI, come molti ci ac-

L'altro nostro obbiettivo è la ge­ neralizzazione della pratica sportiva per tutti, intesa come occasione di crescita dell'uomo e che diventa for­ matoria delle esigenze che possono esprimersi nel sociale partendo dai problemi della salute a quelli della ricreazione, dell’occupazione, del tem­ po libero, della ricerca di più alti li­ velli di qualità della vita, di misura­ zione delle potenzialità dell’uomo an­ che attraverso il momento sportivo. La promozione sportiva, nel ruolo sto­ rico che hanno assunto gli Enti di promozione sportiva o almeno alcu­ ni di questi, vuole essere l’azione di denuncia e di convolgimento verso l'abbattimento di questa giungla. Ciò non significa come ho detto, l'abban­ dono di uno spazio sociale su cui continueremo ad operare e a svilup­ pare insieme agli altri l’azione di pro­ mozione con tutte le valenze che que­

sta ha assunto nel nostro Paese, ma neanche creare degli steccati alle no­ stre società sportive, agli atleti, ai dirigenti, che impediscano di poter pe­ netrare anche nell'altro sport, di poter ampliare l'impegno anche nello sport di livello senza che questo significhi abbandonare la propria identità asso­ ciativa e quindi essere tutelato e ri­ conosciuto con gli stessi diritti delle altre società. Non vorrei però generare ulterio­ ri equivoci; unicità del fenomeno sportivo per noi non significa tanto l'esclusiva possibilità di passare da un livello di pratica all'altro (questo è un aspetto che ha certamente la sua importanza, ma non è l'unico), ma proprio partendo da questa pos­ sibilità di muoversi orizzontalmente e verticalmente all'interno delle or­ ganizzazioni sportive, determinare le condizioni di parità di diritto, l'esi­ stenza di più livelli di attività, dove l'interesse e l'intervento stesso dello Stato non sia più né di delega, né di privilegio per l'alto livello di pra­ tica sportiva Ciò significa anche ri­ comporre il quadro di competenza dei vari organismi, dallo Stato alle Regioni, dalla scuola al Comitato olimpico, all'associazionismo sportivo, capace di razionalizzare meglio le scarse risorse pubbliche e private e quindi finalizzarle all'attuazione del­ la pratica sportiva come diritto di tutti. Anche se ancora schematico spero di essere riuscito a dare delle rispo­ ste alle preoccupazioni che anche da parte del Centro Sportivo Italiano so­ no venute: ma non sarà certamente questa l'ultima occasione per appro­ fondire meglio la questione. Ho vo­ lutamente fatto queste illustrazioni di come l’UISP intende una alterna­ tiva sportiva, proprio perché questo mette più a fondo una relazione fra i nostri ed i vostri problemi, fra i nostri e i vostri obbiettivi, fra i no­ stri ed i vostri valori; valori che cer­ tamente sono simili nell'obbiettivo fi­ nale (quello cioè di determinare uno sviluppo sociale dello sport con al centro non lo sport, ma l'uomo nella sua interezza psichico-fisica), ma che necessariamente sono diversi nell'iter operativo. Partiamo infatti da due idee, diciamo anche da due ideolo­ gie, diverse, che hanno come baga­ glio storico e come filosofia della vita due argomenti diversi, il cristia­ nesimo ed il Marxismo.

Il vostro approfondimento certa­ mente è un dato positivo, cosa che anche noi d’altronde stiamo facendo in questi ultimi tempi: voglio però sottolineare che proprio questa di­ versità da un lato e questa unità dall’altro è l'evento più importante al di là dei problemi dell'agonismo (segue a pag. 36)

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tanto relativi al loro ruolo tecnico e dirigenziale, ma anche sui problemi culturali, educativi, umani. Altro problema emerso è la effet­ tiva partecipazione della base ai vari livelli. C'è un distacco troppo grande soprattutto in ordine ai contenuti, per cui bisogna riflettere sui ritmi asso­ ciativi per adattarli alle reali possibi­ lità della base di seguire le proposte che via via vengono formulate. Non basta chiamare le società ad appro­ vare programmi e regolamenti di ma­ nifestazioni: bisogna aiutarle a legge­ re la situazione in cui operano, a prendere coscienza delle esigenze, del­ le motivazioni e del contenuto cultu­ rale delle attività proposte. In tale contesto assume importanza il ruolo della stampa associativa, in particola­ re di Stadium, il cui linguaggio deve essere più semplice, più accessibile alla media dei dirigenti.

QU8NTATES9

LA SCELTA SOCBALE Il pluralismo associativo è la condizione e lo strumento per lo sviluppo dello sport a carattere sociale.

Il tema della quinta tesi, « la scel­ ta sociale », faceva da cerniera tra la quarta (la scelta associativa) e la sesta (la scelta politica), per cui nei gruppi è stato difficile mantenere il discorso in un filone determinato. Si è spesso discusso su temi di or­ dine generale quali, da una parte, l’ispirazione cristiana dell’Associazione c, dall'altra, il pluralismo nella società civile. Ciò però sta a signifi­ care che ncU'Associazione c’è un in­ teresse vivo per questi temi e che essi hanno bisogno di ulteriori, con­ tinui approfondimenti. Tre possono essere i punti sui qua­ li è possibile tirare una sintesi. An­ zitutto i rapporti con gli altri Enti

di promozione sportiva. Al di là delle debite eccezioni, come dato generale, possiamo dire che nella nostra Asso­ ciazione il rapporto con gli altri Enti assume una posizione difensiva, di paura e a volte di antagonismo: cer­ chiamo di battere gli altri, di essere noi i meglio c arrivare primi, sempre come dato generale fatte salve le de­ bite eccezioni. Manca cioè la dimen­ sione del sociale e c’è spesso la di­ mensione della contrai fazione, della divisione della torta. 11 secondo aspetto è il rapporto con le altre Associazioni di comune ispi­ razione, cioè le Associazioni che in parte sono anche presenti al nostro convegno. Da molti tale rapporto è

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Il saluto degli ospiti (segue da pag. 34)

■ si », dell'agonismo « no ». dei re­ golamenti e dei problemi tecnici. Cioè è proprio da questa diversità filoso­ fica di idee che si costituirà insieme l'alternativa sportiva, ma più ancora si darà forza alla formazione del plu­ ralismo associativo come cardine di rifondazione della nostra società.

E' un argomento questo caro cer­ tamente a noi socialisti, dal quale non si sottraggono né i compagni comuni­ sti, né gli amici cristiani e che insie­ me tutti sempre più dobbiamo tendere a farlo divenire il faro di tutti i de­ mocratici. Questo valore non potrà che essere l’elemento fondamentale della stessa riforma sportiva, non pos-

sono più esistere né regimi né monopoli, né deleghe, né sottova­ lutazioni; occorre che ognuno assu­ ma le proprie responsabilità nella parità dei diritti sanciti dalla Costi­ tuzione, nel ruolo che si possono e intendono assumere nella società. Vorrei concludere qui. ma proprio per le cose che ho detto, la frater­ nità che esiste fra le nostre organiz­ zazioni, permettetemi di fare alcuni riferimenti al vostro lavoro; prima di tutto attenzione ai rischi che si pos­ sono correre nel distacco tra elabo­ razione delle idee e pratica quoti­ diana: è un rischio questo per trop­ pe associazioni, ma proprio per que-

Responsabile Ufficio sport, turismo e tempo libero della CGIL

vive il Paese è intervenuta anche a ridimensionare i pur modesti pro­ grammi che ci eravamo dati. Per il Sindacato, in una situazione comples­ sa e difficile come quella attuale, è pressoché impossibile rivivere e ope­ rare sottraendosi al « ricatto » dell' emergenza.

DeU'interveiito si danno alcuni punti schematici tratti dagli appunti dell'ospite.

— Non dobbiamo però scoraggiarci, anche perché è avvenuto un fatto im­ portante. L’assemblea sindacale uni­ taria dell'EUR ha elaborato una stra­ tegia con la quale il sindacato assu­ me come abbiettivo delle sue lotte la trasformazione della società, di una società in crisi come la nostra, attaccando i nessi profondi tra orga­ nizzazione del lavoro e organizzazio­ ne della vita civile.

VITTORIO MAGNI

— La ragione della presenza CGIL a questa vostra assemblea è per ascoltare, per capire. Noi dobbiamo al CSI e all'UISP se ci siamo scossi dall'assenza nei confronti dei pro­ blemi sportivi.

— Emerge dal dibattito come il CSI radichi il suo impegno in un esteso retroterra di esperienze e affronta le problematiche dello sport armato di una sua motivazione culturale e ideale. Il sindacato manca di una tradizione, di un retroterra di espe­ rienze che sia il risultato di una li­ berazione di tutto il movimento. — La vicenda politico-sindacale che

sto non è giustificabile a nessuno, né a voi e tantomeno a noi. incorrere in diversità profonde tra teoria e pra­ tica; sviluppare l'associazionismo inoltre significa determinare nel so­ ciale le motivazioni, le condizioni perché questo accada. Troppo spesso poi ci si preoccupa dei propri orticelli dimenticando che non si opera solo per gestire noi stessi, ma per dare l'esperienza culturale, la dinamica so­ ciale propria dell’associazionismo. Come UISP abbiamo lanciato le at­ tività per tutti, siano esse di carat­ tere prettamente sportivo che poli­ tiche, per arricchire tutto il tessuto associativo; quindi per questo credia­ mo positivo che anche altri svilup­ pino queste esperienze. Dietro le mie spalle c’è una scritta che rac­ chiude un grosso valore: « Sport e promozione umana » che noi decifria­ mo con sport ed emancipazione: al­ lora tutto questo significa massimo impegno di tutti cominciando da noi Enti di promozione sportiva, ma an­ che lo stesso CONI, la scuola, il sindacato, le forze sociali e politi­ che, affinché anche nel nostro Pae­ se lo sport assuma il giusto ruolo che gli compete come mezzo capace di generare una nuova vita e di con­ tribuire a mettere al posto giusto l'uomo nella società.

u-

r

— E' questo il punto di approdo più avanzato raggiunto unitariamente dal sindacato: chiamare i lavoratori all' azione sindacale per decidere non solo come si produce (il comitato collettivo di lavoro), ma contempora­ neamente cosa si produce, per chi si produce (cioè la programmazione e gli strumenti per la riforma). — Questo significa operare per im­ pegnare l’immensa massa dei lavo­ ratori per andare anche alla defini­ zione e alla realizzazione di compor­ tamenti culturali, morali e civili nuo­ vi e diversi rispetto a quelli prodotti da un modello di sviluppo ormai pro­ fondamente in crisi.

(segue a pag. 38)

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visto come una panacea che risolve­ rebbe tutti i nostri mali, anche con il rischio che poi si formino dei fron­ ti, dei « cartelli cattolici » che danno sicurezza, come tornare nel grembo materno. E' qualcosa che oltre ad es­ sere più facile dà sicurezza, e conti­ nua a non esserci anche qui una di­ mensione sociale. Il terzo punto è la presenza effet­ tiva sul territorio. Forse non c’è an­ cora una chiara coscienza di cosa vuol dire essere presenti sul territo­ rio, cioè confrontarsi e lavorare con tutti, o forse ciò non interessa nep­ pure: molto meglio coltivare il pro­ prio orticello. Al massimo si arriva a un rapporto con le istituzioni. La scuo­ la è il Preside, il Direttore didattico, il Consiglio d’istituto o di circolo; con la famiglia è da tutti sottolineata la necessità di un rapporto, ma senza approfondire e sviluppare il suo reale valore e i metodi concreti per tra­ durlo in atto; con la comunità locale ci si limita ad un rapporto con il Sindaco e con l’Assessore, mentre con gli organismi di quartiere si ha un’ enorme difficoltà a stabilire un vero dialogo, a fare una vera verifica. Al riguardo il gruppo di lavoro ha rilevato che per verificare bisogna prima compiere esperienze di un certo valore e significato; forse a livello associativo di base dì esperienze si­ gnificative se ne sono fatte poche fi­ nora. Si è sulla strada giusta, è stato anche osservato, ma il cammino pro­ cede molto lentamente perché lenti so­ no inevitabilmente i processi di matu­ razione delle persone. Bisogna quindi non avere paura, avere pazienza e mettere in atto tutti i mezzi perché il processo prosegua e si sviluppi. Tra le indicazioni, è emersa la ne­ cessità di incrementare lo sforzo per la formazione dei quadri di società e provinciali: tale sforzo deve essere compiuto da lutti, Consigli provincia­ li, regionali e Consiglio nazionale. Far circolare le informazioni in un pro­ cesso di andata c ritorno tra il ver­ tice e la base. Diffusione della stam­ pa associativa, documentazione a va­ ri livelli divulgativi e anche tecnico­ scientifici. Propagandare maggiormen­ te le nostre idee e la nostra azione per farci conoscere.

SESTA TESA

LA SCELTA POLITICA Lo sport per tutti esige una politica prioritaria, un'organizzazione specifica, programmi e strumenti specializzati.

L'analisi fatta della impostazione e dell’azione del CSI negli ultimi due anni in merito alla politica sportiva ha rilevato la validità della linea se­ guita in tema di riforma dello sport, soprattutto per quanto concerne il valore e il ruolo dell'associazionismo sportivo. Al riguardo, entrando nel merito delle proposte di legge presentate in Parlamento, è stata riconosciuta va­ lidità alla prima proposta democri­ stiana d’iniziativa dell’on. Brocca la quale assegna a tutto l’associazioni­ smo sportivo, in modo unitario, il suo ruolo proprio e la giusta collo­ cazione. Si è chiesto pertanto che an­ che l’Assemblca esprima questa ade­ sione a tale proposta di legge, mentre sollevi riserve alla seconda proposta d’iniziativa dell’on. Piccoli, per la sua impostazione sostanzialmente confor­ mistica anche, ma non solo, perché mantiene inalterati i compiti del CO­ NI. Un invito inoltre va rivolto al PCI e al PSI perché presentino gli emendamenti annunciati alle loro pro­ poste di legge, nel senso soprattutto di definire meglio i ruoli paritetici delle forze associative dello sport. Per quanto riguarda gli Enti locali, si ribadisce quanto affermato nel do­ cumento politico del Centro Sportivo Italiano: in particolare che il compi­ to degli Enti locali è di garantire la pratica sportiva di tutti i cittadini.

favorendo e sostenendo l’associazioni­ smo sportivo, promuovendo e organiz­ zando i servizi per lo sport con la partecipazione dei cittadini. Al riguar­ do le esperienze a livello locale co­ minciano ad esserci, tanto è vero che in molte realtà sono stati creati, sotto la spinta dello stesso CSI e degli altri Enti di promozione sportiva, dei co­ mitati unitari di gestione della poli­ tica sportiva sul territorio, quali i comitati comunali dello sport. In que­ sto quadro si inserisce anche una ri­ cerca nuova per quanto riguarda la gestione democratica e non discrimi­ natoria degli impianti sportivi e la localizzazione degli stessi sul terri­ torio. Un altro tema dibattuto, sempre col­ legato al ruolo degli Enti locali, è quello dei centri di formazione fisi­ co-sportiva. Da questo punto di vista si sta verificando nelle diverse regio­ ni che gli Enti locali cominciano a porsi in modo abbastanza importante il problema della realizzazione di cen­ tri di formazione; però su questo esi­ stono dei problemi, perché le impo­ stazioni sono molto spesso divergenti e si danno anche casi in cui gli Enti locali organizzano direttamente i cen­ tri. Su questo, come Associazione, do­ vremmo essere decisamente contrari, perché riteniamo che lo sport debba essere gestito dall’associazionismo, an­ che se politicamente indirizzato dall’ Ente locale. Le divergenze però esistono anche

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Il saluto degli ospiti l senue da pan- 36)

I CRAL sono oltre duemila e oggi fanno cultura subalterna. Soffrono di tare originarie: una matrice pater­ nalistica, l'essere riservati ai soci, chiusi al territorio . .. I CRAL devono essere di tutti i lavoratori, punto di riferimento e di iniziativa per il territorio, specie del­ l'associazionismo che opera sul ter­ ritorio.

— Oggi riteniamo che esista fra i laovratori una diffusa coscienza che: tra tempi di lavoro e tempi di non lavoro non esistono spazi neutrali: non esiste separazione fra qualità del lavoro e qualità della vita. — Significa scegliere, privilegiare bisogni e consumi sociali; assumere come punto di riferimento, come asse centrale dell'iniziativa sindaca­ le le reali condizioni dell'uomo per addivenire alla piena esplicazione della sua personalità. — Accenno a questo discorso gene­ rale per rendere evidente come que­ sta strategia sindacale può influire per marcare in modo positivo anche sulla riforma dello sport o dell’attua­ le assetto dello sport. In altre pa­ role in noi ce la convinzione che cosi come l’avvenire del Paese per i prossimi 15-20 anni risulterà larga­ mente segnato dall’esito di questo scontro politico, i cui contenuti sono di tale portata che influiranno anche sui problemi della cultura e quindi dello sport. — E' in questa ottica che il Sinda­ cato. che è per sua natura forza di rinnovamento, intende esserlo anche su di un terreno delicato come quello dello sport.

— Abbiamo scelto un Sindacato sen­ za ideologie, non senza ideali. Il no­ stro ideale è la costituzione repub­ blicana. le sue motivazioni e finalità. Il traguardo verso il quale è rivolto il nostro impegno — sia pure ancora modesto — è quello di una riforma che determini un assetto dello sport decisamente volto ad uso e fini so­ ciali. Entro tale assetto deve esserci piena libertà per le varie opzioni personali e di gruppo. — Nell'attuale assetto l'uso e i fini dello sport sono ben diversi. Vi sono aspetti certamente positivi (i milio­ ni di associati, i quadri dirigenti vo­ lontari e preparati), ma resta il ca­ rattere selettivo che esclude i più deboli, i più bisognosi: restano le distorsioni culturali e morali.

— Lo strumento per realizzare tale nuovo assetto è quello della riforma e della programmazione culturale. Non si tratta di programmare solo le scelte economiche, la localizza­ zione degli investimenti, ma anche la promozione sportiva. L'intervento pubblico è reso necessario dalla di­ mensione sociale del problema. Si tratta di produrre interventi che por-

tino lo sport a incardinarsi nella società civile: scuola, posto di lavoro, quartiere, donne, anziani ecc. Non esi­ ste più profonda ingiustizia di quella che tratta da eguali dei diseguali. — Il sindacato è anche forza di par­ tecipazione, e una partecipazione di masse organizzate. Come per ogni settore, anche per lo sport questo presuppone avere strumenti, unirsi, associarsi: associazioni per ideare, progettare l'iniziativa, realizzarla, co­ struirla. gestirla, viverla con parte­ cipazione.

— Per i lavoratori anche nello sport il problema si pone in modo netto: o subire le proposte dell'industria culturale e dello sport, oppure orga­ nizzarsi e lottare per cambiamenti profondi, se vogliono essere sogget­ to e non oggetto del fenomeno spor­ tivo.

Dott. GIOVANNI PELASSA

— Senza l'esaltazione dell'associazio­ nismo. un suo ruolo rinnovato e po­ tenziato, non c'è riforma dell’assetto sportivo: entrano in crisi, vengono meno l'uso e il fine sociale.

Presidente nazionale del Centro Turistico Giovanile

— Sulla partecipazione, un breve cenno a due aspetti che ci interes­ sano particolarmente:

lo volevo solo ringraziare voi, Cen­ tro Sportivo Italiano, e vorrei ringra­ ziare gli amici della presidenza na­ zionale vostra per averci dato que­ sta possibilità di confronto, un con­ fronto che ritengo valido e necessa­ rio. Abbiamo necessariamente dovu­ to fare un confronto sul piano ideo­ logico per poi passare sul piano ope­ rativo e direi che lo abbiamo fatto al momento giusto. Importante era iniziare, e soprattutto direi che da parte nostra e da parte vostra è ne­ cessario continuare questo confron­ to a livello di base, perché attual­ mente queste parole, che in questi giorni abbiamo detto insieme, siano parole direi alla realtà; quindi di­ penderà soltanto da noi, dalla mia Associazione, dal Centro Sportivo Italiano, da tutte le altre Associazioni, se questo discorso si concretizzerà e darà dei frutti.

1) la scuola — Sul problema sen­ tiamo l'esigenza come sindacati di un più attento approfondimento, in particolare per ciò che concerne I' unitarietà del fenomeno sportivo, all' interno del quale occorre garantire piena libertà di pratica. Occorre aprire un confronto con il Ministero della Pubblica Istruzione, altrimenti non si va oltre le enuncia­ zioni propagandistiche. Per i lavorato­ ri (ma non solo per loro) la scuola è importante per la formazione dei figli: quindi educazione fisico-motoria, pro­ grammi. pratica ecc. Ma va considerata anche la possi­ bilità di educazione e sperimentazio­ ne dello strumento di partecipazione, dell'associazione che proprio in quan­ to gruppo eleva il contenuto culturale. Sotto questo profilo vanno considera­ te forme di associazione scuola-quar­ tiere garantendo il legame con gli organi elettivi di governo scolastico. Non dunque una scuola che suona la campanella e consegna i ragazzi alla strada, al bar: ma li richiama e con lo sport ripropone loro mo­ tivi per rincontrarsi, far vivere una esperienza democratica e culturale più avanzata.

2) Tempo libero, cultura, sport e turismo — Anche in quest’àmbito oc­ corrono strumenti di partecipazione.

Un particolare che vorrei aggiun­ gere: continuiamo sulla strada del pluralismo delle idee, non limitiamoci a confrontarci noi. unicamente As­ sociazioni cattoliche. Abbiamo già iniziato a livello di tempo libero, a livello di sport questo confronto, ma deve essere continuato e soprattutto valorizzato con tutte le altre asso­ ciazioni, perché quando diciamo • al servizio dell'uomo nella società ita­ liana » dobbiamo essere coscienti di quello che diciamo.

(senue a pag. 40)

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all'interno dell’associazione, laddove ad esempio alcuni centri sono orga­ nizzati con l’ente locale da strutture associative provinciali, mentre altro­ ve ci si sforza di coinvolgere l’impe­ gno delle società sportive. E’ quest'ultima strada che va percorsa e il Con­ siglio nazionale dovrebbe promuovere in tempi brevi un incontro con gli al­ tri enti di promozione per delineare una politica quanto più possibile uni­ taria. Un altro tema toccato è il rapporto tra sport c industria. Oggi l’interven­ to di alcune industrie nello sport, ed anche quando esse come a Torino fanno accordi con il Comune, tende ad appiattire l’associazionismo, non preoccupandosi assolutamente di un progetto educativo, ma ponendosi da un lato l’obiettivo di gestire il tem­ po libero dei lavoratori, secondo la peggiore logica capitalistica, e dall’ altro di creare campioni, e campioni abbinati, da usare come veicolo pub­ blicitario. E’ stato anche toccato il problema dei CRAL aziendali gestiti paternalisticamente dall’ENAL, ora in scio­ glimento, ma anche gestiti in modo esclusivistico dall’ARCI, ENARS ed ENDAS che operano unitariamente e non tengono conto delle libere opzio­ ni da parte dei lavoratori: attualmen­ te, ad esempio, pur stabilendo un

rapporto, il CSI non ha possibilità di operare a questo livello. Per quanto riguarda i rapporti con gli Enti di promozione sportiva, oltre alla diversità di valutazioni sul ruolo dell’associazionismo, soprattutto di fronte alle proposte di legge, si veri­ ficano anche difficoltà derivanti da atteggiamenti discriminatori da parte di Enti locali che a volte tendono_a favorire l’Associazione ideologicamen­ te più vicina. Sul piano più generale, ci sembra che negli ultimi tempi i rapporti con gli Enti di promozione sportiva si siano alquanto deteriorati in partico­ lare per la diversità di atteggiamento di fronte alle proposte di legge di ri­ forma e ciò secondo il gruppo deriva da un calo di autonomia dell’associa­ zionismo rispetto ai partiti: è pertan­ to necessario riacquistare tale auto­ nomia, e ciò riguarda anche la nostra Associazione in certi momenti.

All’interno dell’Associazìone di fron­ te alla scelta politica si è rilevato che nelle società sportive manca la con­ sapevolezza di essere soggetti politici sul territorio. L’azione politica viene spesso delegata alle sole strutture provinciali e questo tipo di limite va­ le per tutti, a tutti i livelli, anche magari a livello nazionale dove il Consiglio delega troppo la Presiden­ za nazionale. A

livello

provinciale

i

dirigenti

mancano di preparazione politica e c’è difetto di circolazione di noti­ zie. Non bastano per questo né Stadium né Csiflash, i quali per lo me­ no non sono tempestivi come in cer­ ti momenti sarebbe necessario. E’ in­ dispensabile arrivare a realizzare una diversa formazione di operatori politi­ ci che abbiano sì un cultura di base unitaria ma che siano soprattutto de­ gli specialisti in grado di operare in­ cisivamente negli Enti locali e nelle società sportive. Un altro punto toccato è il rap­ porto con le Federazioni che in par­ te va risolto alla radice attraverso nuove norme da prevedere nelle leg­ gi di riforma e in parte direttamente. Certe norme antidemocratiche, come quelle sul vincolo, consentono una denuncia delle attuali convenzioni. Ultimo problema affrontato, la strutturazione dei Consigli provincia­ li che è stata ritenuta insufficiente in relazione ai nuovi compiti che oggi devono affrontare, in campo politico ma non soltanto in esso. Questo sen­ za mettere in discussione l’elemento fondamentale della nostra Associazio­ ne che è il volontarismo, però esisto­ no dei grossi problemi e il discorso non può dissociarsi da quello finan­ ziario riguardante i contributi pub­ blici e quelli associativi. Perciò si è posto il problema di realizzare su questo tema una conferenza organiz­ zativa.

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Il saluto degli ospiti (segue da pag. 38)

ELIO ARCANGELI Presidente FIGC di Rimini lo vorrei precisare questo: io so­ no una persona che si interessa di sport, ma soprattutto perché io sono nato nel Centro Sportivo come diri­ gente, poi gli stessi dirigenti del Centro Sportivo di Rimini, mi hanno, diciamo cosi, traslato alla Federazio­ ne Calcio perché le cose a Rimini andavano poco bene, di modo che da quel momento c'è stata sempre una stretta collaborazione fra il Cen­ tro Sportivo e la Federazione Calcio tanto che non ci si monta più sui piedi, né c'è alcuna rivalità. Questo è il merito delle persone, ma soprat­ tutto il merito di una particolare concezione, quella di lavorare assie­ me per lo sport giovanile. lo ho apprezzato soprattutto la vo­ stra tesi n. 6 che è quella che si presta a delle discussioni molto di­ verse da quelle che si possono fare più che in altre, diciamo cosi, discus­ sioni ideali. Qui c'è una questione pratica, perché questa tesi racchiu­ de in sé tutti i motivi che sono poi il fondamento di tutta la nostra at­ tività. cioè tutti i motivi che ven­ gono riassunti nel tema « riforma dello sport » e se non si risolvono i problemi di questa tesi, è inutile di­ scutere degli altri problemi. Quindi vorrei dire questo: ho un particolare modo di vedere e di giudicare tutto il CONI, e ho fatto una battaglia per­ sonale per tutta la mia vita sportiva contro il CONI. Il CONI deve essere

rifatto (io normalmente uso un al­ tro termine in senso negativo, dico semplicemente per non offendere nessuno, che il CONI va compietamente rifatto), lo sport Italiano va riorganizzato in questo senso: da una parte ci deve essere tutto il settore professionistico che deve essere com­ pletamente a se perché ha tutti pro­ blemi particolari suoi, il quale poi ha anche il merito di sapersi autofinanziare: da quest'altra parte ci deve es­ sere tutta l'attività dilettantistica alla quale deve sovraintendere il CONI, ma un CONI ben diverso da quello attua­ le, un CONI ben diverso da quello gestito daH’Avv. Onesti, che deve spo­ gliarsi di tutti quei compiti che finora ha avuto, che si è preso perché c'è stato un vuoto politico completato, e deve soltanto sovraintendere alla formazione delle nazionali per i giochi olimpici, questa è la sua funzione. In ultimo ci devono essere gli Enti di propaganda, questi finanziati dallo Stato, perché è inconcepibile che lo Stato dia dei miliardi agli enti lirici, che formano uno spettacolo di elite, e non dia niente allo sport giovanile che oggi è considerato da tutti un servizio sociale. Voglio dire questo — siccome sono un pratico, ragiono nor­ malmente sui numeri —, vi faccio una preghiera, non andate via da Ri­ mini senza questo obbiettivo: cioè deve nascere qui l’azione pratica, di spirito, sulle autorità politiche per-

Ringrazio vivamente la Presidenza per il cordiale invito fattoci, vi porto il saluto del Centro Sportivo Liber­ tas e quello personale del presiden­ te Montella, assente per un grave lutto familiare, e oltre al saluto un suo ringraziamento per la vostra par­ tecipazione al suo dolore. Aderiamo totalmente al tema di questa assem­ blea formulando l'augurio più cordiale che il vostro lavoro possa dare i frutti desiderati e permettere cosi alla no­ stra società di realizzarsi secondo lo spirito del tema veramente affasci­ nante. Grazie e buon lavoro.

Cav. SALVATORE BENTIVEGNA

lo non voglio rubare assolutamente tempo al dibattito che vedo abba­ stanza intenso, per cui intanto porto il saluto dell'amico Giorgio Zaccagnini che dovrebbe essere presente al posto mio, il saluto del Centro Na­ zionale del Movimento Giovanile del­ la Democrazia Cristiana e l'adesione più completa a questi temi che voi state affrontando in questo momen­ to di grosse novità nel settore dello sport per le leggi che stanno andan­ do avanti per il decentramento poli­ tico. lo credo che l'adesione del Cen­ tro Nazionale della D.C. ha un senso nel momento in cui a livello politico possa veramente dare quel contribu-

to politico di pressione presso le for­ ze politiche in Parlamento a ché que­ sto si risolva nella maniera migliore per lo sport; che possa essere un servizio veramente per tutti (in que­ sto senso è un appello che credo sia inutile farlo a voi, appunto quel­ lo della inadempienza): e che nelle more delle leggi, voi veramente pos­ siate rappresentarci per sensibiliz­ zare forze politiche nella periferia e in tutti i vari consigli di amministra­ zione per appunto risolvere e per dare quel contributo effettivo per un sempre maggiore rafforzamento delle associazioni, dell'associazionismo nel­ lo sport.

Movimento Giovanile della DC

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ché sono le uniche che possono fare la riforma dello sport, perché né il Centro Sportivo, né la Federazione Calcio potranno mai imporre delle leggi; gli unici sono gli Enti promo­ zionali perché hanno la fortuna di essere affiancati da partiti politici, sono gli unici che possano fare pres­ sione sugli organi politici per avere questa legge; ma una legge combi­ nata in questo modo, altrimenti noi continuiamo a fare delle riforme che non riformano niente. Che non succeda che voi andate via da Rimini e mettete le vostre riforme nel cassetto: vi rimarrà il ricordo di aver passato due o tre giorni deliziosi a Rimini e avrete per­ so un mucchio di ore per discutere; ma discutere fra persone che la pensano allo stesso modo è una di­ scussione inutile. Invece deve avve­ nire qui, e questa è una preghiera che io vi faccio: spingere e spinge­ re sopra le autorità politiche, perché bisogna fare questa riforma dello sport, una riforma dello sport com­ binata in questa maniera, fatelo ma fatelo presto.

ROBERTO GENTILOTTI

Consigliere nazionale della Libertas


IL

oralo

IN ASSEMBLEA

ENRICO GASTALDI - Presidente dell'Assemblea Corrispondenza tra proposta culturale e realtà di base.

Nel riportare gli interventi succedutisi nella fase conclusiva dei lavori assemblear!, avvertiamo che essi sono stati tratti dalla registrazione nella forma più fedele possibile, cercando soltanto di eliminare quelle incertezze del linguaggio e del discorso che sono proprie del dialogo diretto.

Ciò che da allora è avvenuto nella società non ha interrotto quel vostro discorso.

Confrontandomi con alcuni diri­ genti nazionali dopo il Congresso del 1976 mi ritrovai a essere più ottimista io che non loro. Non che loro fossero pessimisti, ma io — ri­ cordo — ne uscii rinfrancato, rin­ vigorito; non tanto per le cose che in concreto si erano dette, poiché fra l’altro non avevo tutti gli ele­ menti per valutarle, quanto per il clima, per lo stile, per il tipo di partecipazione, per il tipo di rap­ porto autentico tra la proposta cul­ turale che veniva elaborandosi, sia pure dialetticamente e con delle resi­ stenze, e la corrispondenza di questa proposta a un discorso che non ve­ niva dall'alto, ma veniva dalla real­ tà della base, si incontrava nei problemi concreti degli atleti del­ ie società e tutta la realtà concreta che gravita attorno alle società sportive. Questo mi sembrava estremamen­ te importante in un momento che per un certo verso era ancora ca­ rico di ambiguità. Quando nel 1976 voi faceste iì Congresso non erano ancora successe nel Paese alcune cose più gravi: ne erano < successe altre, sembrava di essere a un li­ mite, ma certe frontiere non era­ no ancora state passate, non era ancora esplosa, come è esplosa in questi ultimi mesi, questa coscien­ za totale popolare, questa grave di­ lacerazione non della coscienza degli intellettuali, ma della coscienza del­ la gente rispetto alla propria iden­ tità sociale. Quello che è avvenu­ to in questi mesi è qualcosa che ha interrotto molti processi. Eb­ bene, ieri, visitando alcuni grup­ pi di lavoro ho tratto immediata­ mente l’impressione che invece il di­ scorso incominciato nel 1976 non solo non veniva dilacerato, dalla improvvisa presa di coscienza del vuoto morale che tutti hanno avuto in questi ultimi mesi, ma che il discorso anzi proseguiva oltre, cioè che le premesse avviate con le linee culturali che voi avete scelto nel vo­ stro Congresso qui trovano già una certa conferma. Ecco, questo evi-

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dentemente rappresenta per me non solo una sorpresa, ma una conferma di questa validità di fondo, di que­ sta validità di base su cui mi sem­ bra che il progetto culturale che voi avete discusso, la linea operativa che vi siete data sia tuttora viva e co­ stante. In questo senso il dibattito assem­ bleare odierno ha significato estre­ mamente importante perché è un' assemblea che attraverso il lavoro che voi avete fatto in questi giorni cercherà di confermare e approfon­ dire una strada che coraggiosamente è stata intrapresa due anni fa' e già si trova a mio parere inserita vivamente nello stesso linguaggio della vostra Associazione. di terza fascia, che è qualcosa di molto sentito nell'associazione; dal punto di vista organizzativo non si è accorto dei pericoli derivanti dal­ la nuova legislazione sull’assicura­ zione degli sportivi: non tutte le re­ gioni hanno leggi che consentono 1' assistenza sanitaria. Parimenti il Consiglio nazionale deve far propria ogni azione che coinvolga un inter­ vento politico da parte dell'asso­ ciazione: la politica delle riforme va fatta in modo chiaro, coinvolgen­ do l’associazione a tutti i livelli. Ri­ cade anche sul Consiglio nazionale il deterioramento dei rapporti tra gli Enti di promozione sportiva.

ALFREDO MORABITO - TORINO Validità e attualità di un rapporto unitario interassociativo.

Il Consiglio nazionale CSI deve essere più incisivo.

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Ho l’impressione di un grosso ri­ torno indietro globale dell’associa­ zionismo sportivo, degli Enti di promozione, rispetto alle posizioni precedentemente assunte in modo anche unitario. Nella misura in cui questo è vero è anche estremamen­ te pericoloso. Io credo ancora nella necessità e validità di un rapporto unitario che sia veramente di con­ fronto e non di scontro, nello sfor­ zo di mettere insieme le cose che abbiamo in comune, i passi concre­ ti che insieme possiamo fare e non le differenze, come mi sembra che in questo momento stia avvenendo soprattutto tra il CSI e l’UISP. Mi sono sempre chiesto come no­ ve enti di promozione che per anni hanno condotto la battaglia della riforma dello sport, non siano sta­ ti capaci di trovare soluzioni alter­ native nella presentazione di propo­ ste di leggi: Perché, elaborando una proposta che rappresentasse le esi­ genze dell'associazionismo, non so­ no stati capaci di proporre una leg­ ge di iniziativa popolare? Conside­ rato anche il lungo rapporto intessu­ to con le Regioni, perché non si è tentato di proporre la legge di ini­ ziativa regionale? E’ un nuovo modo di far politica, una « rivoluzione copernicana » che dobbiamo attuare non solo nell’attività sportiva, ma in tutto l'essere della nostra associazio­ ne. Il Consiglio nazionale è bene si accorga prima che finisca il qua­ driennio di alcune situazioni che so­ no emerse in questi giorni, di al­ cune carenze. Il Consiglio nazionale deve essere più incisivo, deve ave­ re una maggiore capacità di critica e di analisi di quanta non ne abbia ora, se non tradisce le indicazioni del Congresso del 1976. Il Consiglio deve assumersi i problemi e il pro­ gresso associativo nella sua globa­ lità perché a ciò è delegato dallo statuto. Il Consiglio ha fatto sal­ tare il campo scuola per operatori

GIULIO BERTONI - REGGIO EMILIA Aggancio più diretto tra il Consiglio nazionale e la realtà associativa di base.

Il Consiglio e la Presidenza nazio­ nali nella loro azione devono tene­ re conto delle realtà locali. Noi sia­ mo portatori di un progetto di for­ mazione dell’uomo integrale, però esso non è definito, lo costruiamo giorno per giorno tutti insieme a tut­ ti i livelli: perciò chiediamo un ag­ gancio diretto e più costruttivo tra il Consiglio nazionale e la realtà as­ sociativa, senza mortificare anche quelle esperienze che non sono in li­ nea con il Consiglio nazionale, quel­ li che sono più indietro e arrivano dopo. Il CSI non ha preso sufficiente po­ sizione contro la legge 382 che mor­ tifica l’articolo 31 della Costituzio­ ne, e cioè il libero associazionismo, demandando alle Regioni la promo­ zione sportiva, trasformando uno sport di stato in uno sport regiona­ le, togliendo la possibilità di inizia­ tiva alle associazioni. Noi invece crediamo nella forza dell’associazionismo, senza unitarismi, con delle convergenze, ma senza unitarismi. Un altro errore è credere che le Regioni debbano e possano fare tut­ to. Basti pensare che la Regione Emilia-Romagna non ha ancora una legge sullo sport: è l’unica regione


che non ha una tal legge. Come pos­ siamo pensare che le Regioni pos­ sano fare tutto, quando siamo noi associazioni che dobbiamo spingere verso scelte così importanti e fon­ damentali. Si inquadrano in questo anche le nuove norme sull’assistenza sanita­ ria. Primo dovremmo constatare se effettivamente le Regioni assicura­ no l’assistenza sanitaria ai nostri ragazzi, poi possiamo pure regalare i soldi alla Sportass. Un altro problema è quello dei centri di formazione. Dobbiamo pa­ gare degli istruttori qualificati c nel­ lo stesso tempo tenere i prezzi bas­ si. Che criteri abbiamo per non far gravare il costo degli istruttori sui ragazzi? Questo ci deve essere det­ to dal Consiglio nazionale. Infine vorrei un minimo di elasti­ cità e di accoglienza da parte dei consiglieri nazionali. E’ indispensa­ bile il loro collegamento con le realtà locali per fare delle proposte valide e utili.

DOMENICO NISI - VERONA E' nella ispirazione cristiana che fondiamo il senso della nostra attività.

Sport per la promozione dell’uo­ mo, ma quale uomo? Ritengo che in questa assemblea non ci sia sta­ to un chiarimento a questo riguar­ do. Metto insieme « promozione umana » e « ispirazione cristiana » e ritengo di interpretare correttamen­ te pensando a una promozione del­ la persona intesa come collegata a Cristo, al cristianesimo. Dobbia­ mo però arrivare a maturare que­ sto tipo di Associazione con tale impostazione perché è solo qui che noi fondiamo il senso della nostra attività, se non vuol dire che sia­ mo maniaci dello sport, vuol dire che nella liberazione dell’uomo noi stessi non ci siamo liberati. Biso­ gna liberarsi anche dello sport per essere veramente umani, c invece qui sento sempre parlare di sport. Domando allora: che cosa ritenia­ mo veramente come essenziale? Noi a Verona stiamo cercando attra­ verso i centri di formazione di vi­ vere questo tipo di realtà, questo tipo di progetto: operiamo sapen­ do dove vogliamo arrivare. Non a caso li abbiamo chiamati centri di formazione CSI e non centri di for­ mazione fisico-sportivi; non a caso in alcuni centri quest’anno si fa anche il doposcuola; non a caso sono retti da comitati di gestione e

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vi fanno attività non solo i bambi­ ni ma anche gli adulti. Perché? Per­ ché sono esseri umani che si ri­ trovano come esseri umani. Cristo ci ha portato amore: è una proposta chiara, non c’è niente da inventa­ re, o almeno inventare deve voler dire ritrovare, riscoprire delle cose che già esistono. Si tratta quindi semplicemente di chiarirci questi obicttivi. Perciò in tema di centri di formazione vorrei parlare di psico­ motricità poiché ci sono delle tec­ niche che servono a stimolare la comunicazione tra i bambini, a far­ li ritrovare come persone, ad aiutar­ li a crescere e a maturare come persone, poiché così si liberano nel miglior modo possibile da quei con­ dizionamenti che impediscono loro di ritrovare l’immagine di quella persona che vogliono rappresenta­ re.

ROBERTO RICCHINI - CHIAVARI Dalla fase dell'enunciazione a quella dell'attuazione.

A tutti i livelli occorre procede­ re per ridurre le difficoltà di col­ laborazione con gli altri enti di promozione sportiva e con le asso­ ciazioni cattoliche in particolare, af­ finché il confronto operato nella ta­ vola rotonda iniziale non resti un episodio isolato. Stadium deve dare maggior spazio al resoconto e alla conoscenza delle attività locali. Invito i vari consigli a collaborarc con la stampa asso­ ciativa, potenziando anche gli in­ contri locali e regionali con gli ad­ detti stampa. La stampa associativa dovrebbe render conto delle attività e delle iniziative degli altri Consi­ gli provinciali e regionali. Ricordo che nel Congresso del 1976, incentrato sul tema dell’asso­ ciazionismo sportivo in una società che cambia, si era detto che il pre­ sente quadriennio doveva realizzare il passaggio dalla fase dell’enuncia­ zione programmatica delle idee a quella dell’attuazione. Ora ci restano due anni fino al prossimo congres­ so per compiere dei passi concreti sulla base anche delle nuove indi­ cazioni qui emerse circa la promo­ zione umana attraverso lo sport.

SANTO GAGLIANO - CATANIA Il pericolo e la tentazione di mutare rotta, di fare marcia indietro.

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Dagli interventi del rappresentan­ te del CONI e dell'UISP sembra es­ serci venuto il monito che anche su altri versanti si fa sport educativo o quasi, si riscoprono valori anche su altri versanti. Non lo nego, non vor-

I ragazzi capiscono la vera alternativa sportiva.

rei però che in questo ci fosse il se­ gno di un mutamento di tattica: pri­ ma si respingeva la proposta del CSI in modo netto e spicciativo, oggi si tenta di fare un discorso accatti­ vante. Di qui potrebbero venire ten­ tazioni di mutare rotta, di far passi indietro, o per lo meno sensazioni di non poter fare promozione umana attraverso lo sport perché non siamo inseriti là dove si gestisce il potere. Se il discorso sta in questi termini, diciamolo chiaro e non stiamo ad accusare il Consiglio nazionale per­ ché fino a prova contraria il no­ stro ruolo lo abbiamo scelto insie­ me e lo conosciamo bene. Se vo­ gliamo cambiarlo dobbiamo dirlo chiaramente, altrimenti dobbiamo sforzarci di attuarlo con coerenza. In passato anche io, anche il CSI di Catania, abbiamo accusato il Con­ siglio nazionale. Però non abbiamo mai detto che la colpa è del Consi­ glio nazionale se le affiliazioni non procedono: una cosa è il discorso progettuale, un’altra la sua attuazio­ ne. Nel mio gruppo di lavoro questo rilievo si è fatto onestamente e qui lo ripeto: se il nostro progetto non si realizza è per colpa nostra, per­ ché siamo uomini vecchi e non ci vogliamo spogliare di ciò che sia­ mo; siamo noi che ancora faccia­ mo una certa attività per avere un utile economico. In definitiva ci conviene avere un'Associazione con due facce: da una parte le belle parole, due so­ cietà affiliate e dall’altra gli aderen­ ti, il servizio sociale. Se ci spogliassimo del nostro vec­ chiume, noi dirigenti provinciali e di società sportive ci accorgemmo che i ragazzi invece la capiscono la vera alternativa sportiva. Le sei te­ si possono rimanere patrimonio no­ stro per litigare in Consiglio regio­ nale o nazionale, o potranno diventa­ re patrimonio degli atleti. Nella prima ipotesi allora si fra due anni il CSI avrà cessato di esi­ stere, allora si anche noi entreremo nel « Palazzo ». Lo stesso discorso vale sul piano politico. I signori che ci governano


la riforma dello sport la faranno comunque. Vogliamo allora conti­ nuare ad accusarci, o vogliamo ve­ ramente prendere una posizione chiara, ad esempio anche sulle due leggi proposte dalla Democrazia Cri­ stiana. Prendiamola davvero tale po­ sizione, o abbiamo paura di esporci, di perdere il nostro orticello?

Un'associazione meno incisiva e meno utopica di due anni fa.

ARALDO VISPI - GUBBIO Rapporti con gli Enti, con le Federazioni, con le Regioni.

Dobbiamo cambiare, ma è diffici­ le cambiare anche perché non ab­ biamo idee semplici, parole sempli­ ci per essere capiti. Abbiamo ne­ cessità di chiarezza. Circa i rapporti con gli Enti di promozione è vero che esistono at­ tualmente delle difficoltà. Ho un’ esperienza concreta nella Regione Umbria dove ci troviamo in disac­ cordo proprio con l’ARCI-UISP, e la cosa naturalmente ci addolora poi­ ché ciò rende difficile portare avan­ ti un discorso alternativo. Circa le convenzioni con le Fede­ razioni, non ho ben capito quanto è emerso nel gruppo di lavoro. Io ho un'idea mia circa le convenzioni ed è che esse aiutano noi, difendo­ no i nostri ragazzi, i poveri. Circa il decentramento regionale e le leggi relativi non è vero che il CSI non ne abbia parlato: se ne è parlato tanto, in tutti i toni e a tutti i livelli. Però adesso vengono fuori nuove difficoltà perché tutti vogliono programmare: le Regioni, i Comuni, i comprensori e quant’altri ne esistono. Bene: ma dopo tanta programmazione che provvede a ge­ stire?

ginale c autentica a realizzare e vi­ vere una effettiva prassi di libera­ zione, e quindi gli operai le donne, i giovani, e quanti sono emarginati e oggetto della violenza del pote­ re capitalista. Forse questo è un segno dell’in­ flusso che l'Associazione ha subito negli ultimi due anni e che si ma­ nifesta nella scarsa produttività culturale di questo periodo, in una stampa meno stimolante, in at­ teggiamenti che danno adito a pen­ sieri di collateralismo. Mi pare og­ gi che l'Associazione sia meno in­ cisiva, meno utopica di quanto fosse due o tre anni addietro, quan­ do cioè è stata soggetto molto originale nella dinamica di trasfor­ mazione della nostra società. E’ una strada che va ripresa con de­ cisione, tenendo conto dei cambia­ menti avvenuti e che stanno av­ venendo nel sociale, dei soggetti che in essi emergono, della cultu­ ra che esprimono. E' indispensa­ bile che quanti hanno scelto il CSI per il messaggio di liberazio­ ne che portava, per la ricerca con­ cretamente avviata in ordine all’ attività motoria, per le caratteri­ stiche coerenti con i contenuti di questo messaggio, per il reale spa­ zio di partecipazione che offriva, si impegnino in un'azione che con­ tribuisca ad attualizzare l'analisi che l’Associazione ha fatto, ad approfon­ dire e qualificare l'impegno nella ri­ cerca che porti alla sperimentazione di attività motoria che rivaluti tutta la persona, quindi il corpo e la sua capacità di comunicazione, ad al­ largare gli spazi di partecipazione, creare un reale decentramento fon­ dato sulla costruzione di validi operatori impegnati in un lavoro di animazione sociale e culturale e, lo ripeto, a trovare collegamenti rea­ li con quanti nei movimenti, nei col­ lettivi, negli organismi di base, nelle associazioni educative sono impegna­ ti effettivamente nella realizzazione di una prassi di liberazione.

MUSMECI - ACIREALE Perplessità sul confronto con le associazioni di comune ispirazione.

Ho vissuto con molta preoccupa­ zione la scelta e il momento di con­ fronto con ìe associazioni cristiane e di ispirazione cristiana sia per il momento storico che è caratterizza­ to dal tentativo di comporre le for­ ze dell'area cattolica, sia per il si­ gnificato oggettivamente integrista che una tale scelta può assumere. Sarebbe stato senz'altro più oppor­ tuno e più logico, in base alla no­ stra scelta di associazione che in­ tende operare con gli uomini e in mezzo agli uomini, che ha fatto la scelta di libertà c che vuole costruire e realizzare un progetto partendo dalle istanze di liberazio­ ne delle persone, dei gruppi, delle masse, realizzare il confronto non in base alle etichette, ma con quan­ ti sono impegnati in maniera ori-

OTTORINO BIANCI - SAVONA L'alternativa sportiva deve nascere da un processo di maturazione.

Dai lavori di gruppo e dalla stessa discussione in atto è emerso che c'è tutta una tensione nell'Associazione verso un’opera di coscientizzazione, di responsabilizzazione delle perso­ ne, di far sì che la base sappia gestir­ si autonomamente. Mi sembra che questo sforzo e questo metodo siano da applicare anche all’attività spor­ tiva, facendo proprio il metodo del­ l'animazione. Una proposta corretta di alternativa dovrebbe partire da questo metodo, non tanto cercando di cambiare lo sport, ma piuttosto che siano le persone stesse a farlo per un processo di maturazione da noi agevolato.

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Credo di cogliere nell’associazione, in questi due ultimi anni, un processo di crescita, ma mi sembra anche di scorgere il pericolo che il vertice dell’Associazione tenda a frenare questo processo, a chiu­ dere anziché a raccogliere e a met­ tersi al servizio dell’Associazione perché cresca ulteriormente.

EUGENIO IMPERATORI - NOVARA Un'associazione che si proietti verso il futuro e anticipi i tempi.

Dobbiamo stare attenti a non rin­ correre i problemi, quanto piuttosto ad anticiparli. Cerchiamo allora di approfondire seriamente i problemi di questa società per rispondervi tempestivamente e adeguatamente in ordine al nostro impegno nello sport. Non dobbiamo allora essere un’Associazione statica, ma dinami­ ca, un’Associazione che si proietta verso il futuro dando linee precise. In tal senso, la politica dello sport per tutti è la politica che tiene con­ to dei bisogni di tutti e va in dire­ zione di tutti, anche di quelli ai quali oggi non rivolgiamo alcun ser­ vizio perché magari non siamo at­ trezzati o forse non ci conviene di esserlo, magari per paura. Non iso­ liamo dunque le minoranze, gli emarginati, facciamo la politica an­ che per queste persone. La scelta dei poveri dev’essere la nostra linea prioritaria.

associativo secondo me oggi si sta arrugginendo, sta rimanendo chiu­ so in un magazzino. Tale patrimonio ha bisogno di una conferma chia­ ra e precisa, di un adeguamento al modificarsi della realtà sociale. E’ un lavoro grosso che comunque va fatto per non correre il pericolo di un riflusso. La strada è la valoriz­ zazione delle esperienze locali, di un reale rapporto educativo che cor­ ra tra la base e il vertice che non sia paternalista o con altre sfuma­ ture, ma che sia realmente di co­ stante educazione attraverso un rap­ porto dialettico in cui si cresce en­ trambi.

FRANCESCO AQUILANTE - TRIESTE

WALTER CECCHETTO - TORINO Rivitalizzare l'associazione attraverso la valorizzazione delle esperienze locali.

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E’ significativo che alcuni temi ricorrano così frequentemente nel dibattito. Secondo me oggi .stiamo vivendo una pausa, una stasi che ha una serie di valenze negative in quanto secondo me è solo una pau­ sa di riflessione, di ripensamento, ma ha in sé molti germi di riflus­ so, molte possibilità di ritorno a modelli che comunque ci davano più sicurezza. I sintomi di ciò li pos­ siamo cogliere in molti settori. Noi in passato abbiamo fatto delle pre­ cise, nuove e coraggiose scelte; og­ gi ci troviamo a fare i conti con una situazione che abbiamo volu­ to ma che presenta aspetti nuovi e diversi. Ci sono delle categorie sociali nuove con le quali bisogna fare i conti: le donne, i giovani, gli emarginati. Gli strumenti per rap­ portarsi con queste realtà nuove og­ gi secondo me esistono nel CSI, e so­ no ad esempio la capacità di con­ fronto con la realtà che porta ric­ chezze di proposte all'associazione, la ricerca e l'attuazione di modelli nuovi, sportivi anche. Il patrimonio

Invito alla chiarezza delle idee e alla semplicità dei discorsi.

Mi sembra di dover invitare alla chiarezza delle idee e alla semplicità dei discorsi. L’itinerario sportivo­ educativo proposto dalla nostra As­ sociazione è un obiettivo difficile e lontano: lo raggiungeremo chi piu chi meno se sapremo camminare sicuri verso la giusta direzione. Cer­ chiamo di non essere educatori sba­ gliati, elementi frenanti che fanno ritardare ai nostri ragazzi il conse­ guimento di obiettivi che forse da soli, con la forza giovanile e con il loro entusiasmo, con la loro genui­ nità, raggiungerebbero più presto.

AMELIO TITOLI - PRATO Difficoltà in Toscana nel rapporto con la Regione.

Vi presento, a titolo di esperienza sulle difficoltà esistenti in fatto di politica sportiva, un documento pre­ disposto dal Consiglio regionale CSI della Toscana sugli indirizzi di po­ litica sportiva della Regione. « Il Consiglio Regionale Toscano


Autocritica sincera delle due parti.

del Centro Sportivo Italiano si è riunito ad Arezzo il 17 settembre 1978 per esaminare la situazione del rapporto fra la Giunta Regio­ nale e gli Enti di Promozione Spor­ tiva. Ha rilevato come questo rappor­ to stia progressivamente entrando in crisi per l’atteggiamento della Giunta Regionale che cerca di va­ nificare gli sforzi e ridurre gli spazi politici conquistati dall’Associazionismo sportivo con la forza del proprio bagaglio di idee e di attivi­ tà. Oggi questi spazi sono stati ridotti od addirittura annullati, e non con proposte politiche alternative, sul­ le quali il CSI non avrebbe evitato il confronto, ma con dei cavilli e dei « distinguo » che non si confan­ no a chi aveva basato il proprio pro­ gramma di lavoro sul cosiddetto nuovo modo di amministrare. La nostra Associazione non na­ sconde le proprie carenze dovute essenzialmente ad un allentamen­ to della tensione associativa veri­ ficatosi per due motivi principali: aumento dei compiti e di conse­ guenza delle difficoltà per una As­ sociazione che ha un assetto vo­ lontaristico; sfiducia per la len­ tezza con la quale vengono rag­ giunti gli obiettivi prefissati. L’Associazionismo sportivo è di­ sponibile a compiere la propria ri­ flessione autocritica, ma altrettanto deve essere disponibile la Giunta Regionale: non si può continuare a

Recupero del rapporto paritetico tra Regione e associazionismo.

giustificare i ritardi e le deficienze con l'attesa di nuove leggi di rior­ dinamento del settore sportivo! Non si devono far pesare sull’Associazionismo eventuali difficoltà che la Giunta sembra attraversare in que­ sto periodo, già difficile per la si­ tuazione politica, economica e socia­ le nazionale. Ora, come al momento dell’isti­ tuzione delle Regioni a statuto or­ dinario, il CSI ritiene fondamentale il ruolo della Regione allo scopo di dare una risposta all’attuale do­ manda sportiva. Infatti, quando fu­ rono istituite, le Regioni a Statuto ordinario, fummo convinti che si erano poste le condizioni per un dialogo costruttivo tra Associazio­ nismo ed Ente Pubblico, ognuno nel rispetto del proprio ruolo e delle proprie funzioni, ma con la stessa volontà di partecipazione e di colla­ borazione nell’organizzazione dei ser­ vizi sociali per lo sport. Gli incontri che allora il CSI e gli altri Enti di Promozione Sportiva ebbero con l’Assessore allo sport. Silvano Filippelli, furono positivi al punto da portare all’approvazione della legge regionale 33/75, che fu considerata alPavanguardia del set­ tore della legislazione sportiva re­ gionale. Questo risultato fu raggiunto gra­ zie si alla sensibilità della Giunta e del Consiglio Regionale, ma soprat­ tutto grazie alla notevole prepara­ zione ed al notevole impegno dell’Associazionismo Sportivo.

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Non sono i Comuni i soli soggetti della politica sportiva.

Il CSI promotore di una legge regionale di iniziativa popolare.

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Oggi questo fecondo rapporto si vuole cancellare: lo abbiamo visto nell’ipotesi della programmazione di attività sportiva per i giovani in età scolare dove, istituendo un rap­ porto privilegiato con la Scuola e gli Enti Locali, si è emarginato l’Associazionismo. Si era arrivati a prevedere ad­ dirittura un Associazionismo spor­ tivo scolastico, cosa che non si con­ ciliava con le conclamate afferma­ zioni di scuola aperta al contesto sociale, e solo il deciso intervento degli Enti di Promozione sportiva fece rientrare questa proposta. Si è arrivati ad affermare che i destinatari dei contributi, la cui erogazione è prevista dalla legge re­ gionale 33/75, sono esclusivamente i Comuni, dimostrando di non avere compreso né lo spirito né la lettera della legge citata. Nonostante la buona volontà del CSI di collaborare nel rispetto dei propri ruoli, per finalità comuni, ['Amministrazione Regionale ha di­ satteso le aspirazioni di tutto l’Associazionismo sportivo e, soprattut­ to, quelle dei giovani, dei lavoratori e di coloro che richiedono un’atti­ vità sportiva libera, partecipata ed autogestita. 11 CSI esprime il suo giudizio negativo sulla conduzione dello sport in Regione; tuttavia, pur con l’amarezza c la delusione per que­ sto comportamento, la nostra as­ sociazione non perde la speranza di riconquistare il tempo perduto ed è disponibile al confronto del­ le rispettive posizioni per recupe­ rare un rapporto indispensabile per lo sviluppo dello sport regionale. Per allargare il dibattito attorno ai problemi sportivi della nostra Re­ gione, è importante che i Gruppi Consiliari se ne facciano carico e lo affrontino con la serietà che il caso richiede.

Il CSI opererà contemporanea­ mente in due direzioni: da una parte tenterà di riallacciare il rapporto che legava l’Associazionismo sporti­ vo alla Regione Toscana, non cer­ to per un corporativo spirito di par­ te, ma nell’interesse di coloro che chiedono, e ne hanno diritto, di ac­ cedere alla pratica sportiva; dall’al­ tra il CSI ritiene di promuovere un’ ampia consultazione per presentare una proposta di legge regionale di iniziativa popolare, che recepisca an­ che gli aspetti e gli articoli della leg­ ge 33/75, ritenuti adeguati alla realtà odierna. Tale proposta sarà oggetto di di­ scussione fra gli Enti di Promozione Sportiva, allo scopo di coagulare il maggior numero di forze disponibi­ li. Due saranno i principi fondamen­ tali ai quali si ispirerà la proposta di legge: — Affermazione della volontà della Regione di assicurare i servizi neces­ sari allo svolgimento dell'attività sportiva e l'indispensabile coordina-

mento degli interventi a favore delle realtà provinciali e comunali. — Riconoscimento del ruolo e delle funzioni dell’Associazionismo spor­ tivo da parte della Regione, evitando però il riconoscimento di mere si­ gle associative, prive di realtà di ba­ se e di attività, che nascono affasci­ nate dalla tardiva scoperta che lo sport è un mezzo di procurarsi adepti ed anche contributi. Infine il CSI ribadisce il suo invi­ to al dialogo costruttivo fra la Regio­ ne Toscana, gli Enti Locali e l'Associazionismo sportivo, affinché, tut­ ti assieme, si riescano a risolvere i problemi che impediscono l'affer­ mazione di una seria politica spor­ tiva sociale nella Regione ».

MARCELLO TOGNONI - PISA Proposte per l’informazione, la formazione e i sussidi.

Riguardo all’informazione associa­ tiva, propongo che si faccia uno stru­ mento diverso da Stadium, che può essere anche un ciclostilato settima­ nale dedicato magari alla sola in­ formazione politica di modo che non succeda che in periferia si debba andare... all’UISP per sapere che co­ sa pensa il CSI nazionale! Circa la formazione, faccio la pro­ posta che l'attuazione di alcune ini­ ziative si deleghi a qualche regione più preparata o anche a un consor­ zio di regioni, evidentemente con il supporto finanziario e ideologico del centro nazionale. Una proposta analoga la faccio per i sussidi, alcuni sussidi più impor­ tanti c urgenti che potrebbero essre realizzati da strutture locali che hanno esperienza in merito e possi­ bilità di realizzazione. Infine, per evitare molte incer­ tezze e confusioni esistenti nell’Associazione sul piano dcll’organizzazione propongo, come altri hanno fatto, la realizzazione di una conferenza organizzativa in tempi brevi. Lo sco­ po è di conoscere lutti insieme le principali attività associative e di accordarsi sui metodi operativi il più possibile comuni.


DON EMILIO MONDINI - CREMONA Dall’ispirazione cristiana il senso del confronto con i fratelli nella fede.

Sono stato colpito dal fatto che in due o tre interventi si sia ritor­ nati sul tema del riflusso dell’as­ sociazione a concetti di « fronte cat­ tolico » o a situazioni di sicurez­ za. Secondo me veramente non ci siamo, perché se la sicurezza è quella di chi costruisce la casa sul­ la roccia mi sembra un atto intelli­ gente; se il ritrovare il dialogo con chi condivide la medesima fede, per un confronto e per un arricchimen­ to, dal momento che nella Chiesa nessuno esaurisce la presenza di Cristo, ma tutti siamo necessari al­ la presenza di Cristo nel mondo, al­ lora mi pare che quei giudizi in ta­ li termini debbano essere rivisti. Mi pare importante invece ricor­ dare almeno due cose. Per prima l’ispirazione cristiana che vuol dire Vangelo, missionarietà, il dover an­ dare da ogni uomo, da ogni crea­ tura: allora non mi pare che il con­ fronto con chi condivide la nostra fede ci richiuda entro margini di sicurezza o ci faccia rifluire su un atteggiamento frontista, tutt’altro: ci spinge veramente a trovare mo­ tivo, coraggio, ci tira fuori dalla no­ stra pigrizia perché se vogliamo es­ sere fedeli alla nostra ispirazione dobbiamo andare da ogni uomo af­ finché sia più uomo, neppure cristia­ no direi, ma più uomo e scelga lui stesso che tipo di uomo vuol essere. L’altro aspetto dell’ispirazione cri­ stiana è che siamo discepoli di un Dio che si è fatto carne, di un Dio che ha preso un corpo e che si è collocato in una storia, in una geografia e quindi — ce lo richia­ ma in continuazione il Concilio — non è lecito per noi disinteressarci della storia e della geografia, di ciò che avviene nel nostro territorio. Allora aiutiamo anche i nostri fra­ telli di fede a recuperare questa dimensione dell’ispirazione cristia­ na: io penso che così saremo un po’ più audaci, più generosi, più impegnati nella storia e nella geo­ grafia. Perché se è vero che nes­ suno vuole un pluralismo conflittua­ le, penso anche che siamo d’accordo tutti nel non volere un pacifismo qualunquista.

Il pluralismo interno impone a ciascuno l'accettazione degli altri.

Responsabilità del Consiglio e della Presidenza nazionali.

Sempre più ampi gli spazi di partecipazione.

le nostre discussioni problematiche, del nostro sforzo faticoso di ricer­ ca. Certi aspetti, del resto, sono sta­ ti difficili anche per noi, poiché non tutto è chiaro e non possiamo, non dobbiamo pretendere che tut­ to sia chiaro. E questa è la prima considerazione che faccio al termi­ ne di questa esperienza. Come seconda considerazione, mi pare che l’Associazionc da un pun­ to di vista associativo sia cresciu­ ta: il modo con cui in questi gior­ ni siamo stati insieme lo ha di­ mostrato. Anche a questo riguardo vorrei parlare di pazienza. Il di­ scorso di pluralismo interno ha valore c credibilità nella misura in cui ognuno accetta se stesso e gli altri, mentre il massimalismo è segno di insofferenza e intolleran intolleran-­ za. Questa disponibilità e questo sfor­ zo di comprensione valgono anche nei confronti del Centro nazionale, il quale anch’esso è stato giustamen­ te sottoposto a verifica. In propo­ sito, però, vorrei chiarire alcune co­ se: anzitutto non credo che alcun consigliere nazionale sia preoccupa­ to per la poltrona che gli scade nel 1980; credo inoltre che ciascuno di es­ si sia disponibile a sentire tutti e ad accogliere le varie istanze; in secon­ do luogo, non vorrei che si confon­ desse il Consiglio con la Presidenza nazionale, perché alcuni rilievi fatti non riguardano il Consiglio, ma la Presidenza. E’ bene essere chiari in proposito, ed anche precisi nel muo­ vere i rilievi. Non mi pare neppure che ci sia una frattura tra vertice e base: al contrario mi pare che si allarghino sempre più ampi spazi di partecipa­ zione, favoriti anche da un metodo di lavoro e da scadenze annuali che il Consiglio nazionale si è dato e che coinvolgono tutti in una parteci­ pazione più ampia possibile nella analisi dei problemi e nella definizio­ ne delle scelte. In questo spirito e secondo que­ sto metodo sarà anche vagliata la proposta avanzata di una conferenza organizzativa, tenendo conto che con il prossimo anno si mette in mo­ to il meccanismo del Congresso na­ zionale ed anche delle altre inizia­ tive nazionali in programma le qua­ li, tutte, assolvono una funzione di confronto e incontro, di verifica e partecipazione.

ALDO NOTARIO - Presidente nazionale Ringraziamento agli ospiti per la loro effettiva partecipazione.

Non intervengo per tirare delle conclusioni, ma per ringraziare tut­ ti quanti hanno collaborato ai lavori assemblear!, che siano interni o esterni all’Associazione. Ringranzio particolarmente gli esterni, cioè gli ospiti perché non si sono comporta­ ti da ospiti ma hanno partecipato veramente ai nostri lavori e si so­ no anche buttati nella mischia del-

ENRICO GASTALDI - Presidente dell’Assemblea Certezza sulle scelte e preoccupazioni sulla loro realizzazione.

Conscntitemi in chiusura una bre­ ve considerazione, senza la pretesa e la possibilità di analizzare come meriterebbe il lavoro che in questi giorni è stato fatto. Mi pare che tutto il dibattito si sia svolto tra i due poli di una gran-

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Nella società la fine dell'utopia ha significato l'inizio della disperazione.

Il CSI può operare il difficile e complesso passaggio dall’ utopia alla speranza.

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de certezza sulle scelte fatte e di una grande preoccupazione di non poterle realizzare. Mi pare che den­ tro l’Associazione, come in ciascuno di noi nella vita quotidiana, si con­ figuri in termini positivi un dram­ ma tra l’insufficienza delle strut­ ture nelle quali si concretizza il la­ voro associativo e il bisogno di nuova identificazione o attenzio­ ne verso una realtà in continua trasformazione. Mi pare che anche questa as­ semblea, come già il Congresso ma ancora di più, confermi che se c’è un luogo dove è finita ogni utopia, dove è finita ogni illusione di uno sviluppo che non passi attraverso l’uomo, attraverso l’impegno col­ lettivo, attraverso l'impegno comu­ nitario, questo luogo è certamente il Centro Sportivo Italiano. L’utopia è finita come è finita dappertutto: non c’è più illusione, le stesse ideo­ logie hanno dovuto ammainare le bandiere utopiche e ricondursi a dei livelli di operatività politica tutt’altro che esaltanti, più vicine e qualche volta meno vicine, secondo le scelte fatte, alla realtà effettiva della vita della gente. Ma la fine del­ l’utopia ha consistito per tutti an­ che l’inizio della disperazione. Ecco dunque dove si apre un momento di operatività diversa. Mi pare di aver colto anche nel C.S.I. come una risposta a questo grande grido di aiuto che viene da tutta la società non solo italiana, ma che viene par­ ticolarmente dai giovani, che non è tanto un grido portato al sistema, ma è un grido portato al vuoto inte­ riore, al vuoto di identità che la crisi del sistema evidenzia nella co­ scienza di ciascuno. E’ il passaggio dalla utopia alla speranza, una spe­ ranza che non è una cosa campa­ ta nel cielo, buttata lontano alla ri­ cerca di nuove ipotesi ideologiche, ma una speranza che si fa concre­ tamente progettuale. Mi pare che voi abbiate nella vostra esperienza una coscienza che via via si eviden­ zia e che quel processo liberatorio di cui si parla tanto in termini pro­ gettuali, lo sport come liberazione, 1’ educazione come liberazione, non so­ no delle deduzioni filosofiche sol­ tanto, non sono una ricerca pura­ mente culturale, ma sono dei punti di agire di un vissuto che dentro di noi si fa coscienza culturale. Voglio dire che voi avete la possibilità e date la dimostrazione di vivere quei processi liberatori là dove si deter­ minano. Di qui forse il contrasto che c’è nella coscienza della Associazio­ ne tra il dover essere e il non es­ sere ancora, e quindi il tema costan­ te della ricerca, non tanto come pro­ blema temporale di un tempo di ri­ cerca a cui verrà dietro un tempo di certezza, ma del hi ricerca come faccia operativa della speranza, co­ me sforzo continuo di individuare il suo traguardo dentro l’Associazione in cui vive. E’ per questo che il cammino che avete intrapreso, che abbiamo in­ trapreso se mi è consentito associar­ mi in questo modo, è un cammino

Dobbiamo esortarci a proseguire su questa strada.

che ha un forte significato in un pro­ cesso molto più complesso che il C.S.I., vive insieme a tutte le forze sociali, un processo che si dice cul­ turale perché si passa da una cultura fatta dall’egemonia di pochi a una cultura che invece è l’espressione della creatività di molti. Questo è il grosso passaggio, questo è il si­ gnificato della strada. Allora il fatto che sia difficile tradurla nel concreto dell’Associazione, del gruppo, del bambino, del­ la terza fascia o della quarta, è un problema che parte della fatica di tradurre l’utopia in speranza e la speranza in un progetto concreto di liberazione. La mia conclusione pertanto è che dobbiamo esortarci a proseguire su questa strada, consapevoli come sia­ mo delle difficoltà e delle nostre li­ mitate capacità, dei limiti insiti in questa professione di speranza pro­ gettuale. Mi pare che sia anche l’essenza della ispirazione cristiana. Nella pri­ ma lettera di S. Pietro c’è una indi­ cazione che mi sembra dica in mo­ do chiaro e semplice la funzione pro­ pria del cristiano: « siate sempre pronti a rispondere a quelli che vi chiedono spiegazione sulla speranza che avete in voi ». Questa è sostan­ zialmente la realtà e della ispirazio­ ne cristiana e della promozione uma­ na a cui si ispira il vostro progetto.


L’Assemblea dei presidenti provinciali e circoscrizionali

li

Mini Hi» BMffi La mozione qui a fianco riportata è stata sottoscritta, come si vede, da numerosi Consigli ma non è stata votata dall’Assemblea che ha scelto di non procedere a votazioni di conclusioni in quanto il processo di verifica avviato continuerà fino al Congresso Nazionale dell’anno prossimo.

I

Consigli

proponenti:

Milano, Torino, Cuneo, Genova, Acirea­ le, Alba. Varese, Acqui Terme, Como, Udine, Brescia, Macerata, Novara, Tre­ viso, Pisa, Arezzo, Teramo, Prato, Brin­ disi, Bari, Foggia, Vicenza, Cagliari, Imola, Città di Castello, Fidenza, Gubbio, Porto d'Ascoli. Pavia, Chiavari, Crema, Catania, Caltagirone, Mantova, Enna, Sulcis Iglesiente, Lecce. Aosta, Ragusa, Sassari, San Gavino, Termoli, Trieste, Verona, Bosa, Padova, Ferrara, Jesi. Ve­ nezia. Savona, Parma.

© PRESO ATTO - che nella discussione dei gruppi sulle sei tesi è emersa con chiarezza insieme alla riconferma delle linee congressuali del 1976, anche una situazione di oggettivo ritardo nell’adeguamento della prassi delle società sportive e delle strutture di servizio al progetto culturale ed educativo dell'Associazione, soprattutto in ordine; 1 - alla capacità di rendere concreta la « la scelta dei pove­ ri », individuandone i soggetti sociali, al cui servizio por­ si, e gli strumenti associativi e politici, con i quali realiz­ zare il servizio stesso; 2 - alla capacità di rendere effettive la democrazia e la par­ tecipazione, su cui si fonda la vita associativa e comuni­ taria delle società sportive; 3 - alla presenza sul territorio, non soltanto come fatto isti­ tuzionale, ma come collegamento reale con la popolazione nelle sue diverse espressioni sociali e culturali; 4 - alla coerente attuazione della proposta sportivo-educati­ va che è anche premessa e condizione della capacità di contribuire allo sviluppo dei processi di rinnovamento dello sport italiano; o RIBADISCE - la validità delle scelte compiute nel Congres­ so del 1976; o APPROVA - la relazione del Consiglio nazionale su « Sport e promozione umana »; o RICONOSCE - la necessità e l’urgenza che l’Associazione si doti degli strumenti idonei alla realizzazione del progetto educativo e culturale già elaborato nei suoi termini generali, ma non specifico nelle sue articolazioni operative.

L’Assemblea, perciò,

o IMPEGNA - il Consiglio nazionale, in primo luogo, e le strutture di servizio provinciali e regionali, a intervenire tem­ pestivamente nelle seguenti direzioni, nella prospettiva anche del Congresso nazionale del 1980 che dovrà preoccuparsi della concretizzazione a traduzione operativa del progetto asso­ ciativo elaborato: 1 - la formazione degli operatori a tutti i livelli, attraverso efficienti strutture di servizio formative; 2 - il sostegno scientifico delle attività, attraverso il poten­ ziamento dei servizi di studio e di documentazione; 3 - l’informazione, che deve essere in grado di rispondere alle diverse e articolate esigenze che si vanno precisando nell'Associazione con lo sviluppo delle aree di interven­ to e dei centri di interesse; 4 - nel decentramento e nel rispetto dell’autonomia delle singole realtà, individuare modi e strumenti per un più stretto e continuo collegamento tra le strutture ai vari livelli del cui coordinamento deve farsi carico il Centro nazionale. L’Assemblea auspica inoltre che il Centro nazionale esamini la possibilità di realizzare nel prossimo biennio:

1 - un Seminario di studio su problemi inerenti i Centri di formazione; 2 - una Conferenza organizzativa sui temi della riforma dello sport, della prassi associativa e della formazione degli operatori.

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CU cu (DO.

« IL POPOLO » •’ 12/10/78

Ricondurre il discorso programmatico ai suoi veri contenuti

Sport e promozione umana L’Assemblea nazionale del Centro Sportivo Italiano che si apre domani a Rimini ripropone la riflessione sui contenuti culturali e sociali che devono orientare la riforma nazionale dello sport

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Nel riprodurre alcuni dei principali articoli apparsi sulla stampa durante la nostra Assemblea, ringraziamo vivamente i giornali e i giornalisti, soprattutto quelli presenti a Rimini, per la sincera attenzione dedicata alle tematiche discusse.

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L’Assemblea nazionale del Centro Sportivo Italiano, che si svolge a Rimini dal 13 al 15 ottobre, ha come tema « sport e promozione umana » Affron­ tare una simile tematica po­ trebbe far pensare alla volon­ tà di estraniarsi dal dibattito politxo della riforma dello sport proprio nel momento in cui. con quattro proposte di legge presentate in Parlamen­ to, si è giunti alla fase deci­ siva. Viceversa il CSI. nello sce­ gliere di confrontarsi sul rap­ porto tra sport e promozione umana, ha compiuto una valu­ tazione sostanzialmente politi­ ca, se per politica non s'inten­ de soltanto delirare in termini ghindici l’articolato di una leg­ ge. Per il CSI infatti riforma­ re lo sport significa proporsi un traguardo anzitutto cultu­ rale e sociale, offrire cioè al Paese, con H rinnovamento del costume e dell'assetto sporti­ vi, un qualificato e importan­ te contributo di crescita civile. E’ del tutto illusorio pensare che un simile traguardo si pos­ sa raggiungere dotando il Pae­ se di qualche impianto spor­ tivo in più e stanziando mag­ giori fondi per l'organizzazio­ ne sportiva. Quando una de­ cina di anni fa, per merito so­ prattutto degli Enti di promo­ zione sportiva, fu lanciato espli. ertamente 'il discorso della ri­ forma delio sport, 1 termini del problema li si aveva torse più chiari di oggi, o quanto meno li si affrontava con mag­ giore lungimiranza e determi­ nazione politica. Coscienti, in­ fatti. delia crisi profonda che da allora travaglia il Paese, si voleva contribuire a risolverla offrendo anche con lo sport ragioni nuove di speranza, di impegno e di esperienza per una vita umanamente e social­ mente più qualificata E si era allora lucidamente consapevoli della necessita di operare una svolta, di favorire un'altemat.va al sistema sportivo vigen­ te ponendo le premesse per una diversa concezione e un modello nuovo di sport. Oggi si ha l'impressione che l'alternativa sportiva stia di­ ventando una chimera e la ri­ forma nazionale dello sport si riduca a una legalizzazione, al­ chimisticamente dosata, delle situazioni e degli interessi esi­ stenti. con In più il pericolo gravissimo di appesantire e bu­ rocratizzare l’intero sistema sportivo. Ciò che molti non rie­ scono o non vogliono capire è che la riforma dello sport e prima un fatto culturale e sociale e poi tecnico-giuridico. E' perciò che l'Assemblea na­ zionale del CSI ha scelto un tema, forse ostico a molti, co­

me « sport e promozione uma­ na »: per ricondurre il discor­ so della riforma sportiva tu suoi ven contenuti, per ripro­ porre una riflessione globale e profonda del problema prima di compiere decisive scelte po­ litiche. « Promozione umana » dice il proposito degli uomini di rea­ lizzare sa stessi, di dare rispo­ sta alle proprie profonde aspi­ razioni e per questo creare tor­ me sempre nuove e più ade­ guate al vivere sociale; ■< sport e promozione umana n, dun­ que, vuol dire Credere ferma­ mente che in un programma dell' uomo volto al continuo perfezionamento personale e comunitario, lo sport può svol­ gere un ruolo notevole e im­ portante. Ma a quali condi­ zioni? Ecco la domanda che il CSI rivolge non solo a se stesso, ma a tutte le forze sportive e politiche. L'Ipotesi di risposta che sa­ rà verificata e approfondita nefi’Assemblea nazionale si arti­ cola in sei punti che toccano altrettanti aspetti nodali della problematica sportiva. L'alter­ nativa sportiva — dice la rela­ zione dell'Assemblea — è vali­ da e possibile a condizione che si compiano le seguenti scelte qualificanti: 1) La scelta culturale. una concezione cioè dello sport in­ centrata sui valori della per­ sona umana e della vita comu­ nitaria. Oggi lo sport rifugge da una rigorosa visione cultu­ rale dell'esperienza sportiva e oscilla tra idealismi demagogi­ ci e disimpegno evasivo e con­ sumistico. Una vera riforma deve proporsi l’inserimento dell'orgamzzaz'.one e dell'esperien­ za sportive nella realtà cultu­ rale, sociale e politica del Paese. 2) La scelta dell'uomo, cioè di promuovere tipi e forme di sport partendo dalle esigenze concrete degli individui e dei gruppi, combattendo quindi la strumentalizzazione deh' attivi­ tà sportiva e la mercificazione dei praticanti che. in forme meno appariscenti ma non me­ no pericolose, sono presenti anche a livello dello sport gio­ vanile e perfino dei giovanis­ simi.

3) La scelta dei poveri, vale a dire il diritto di priorità da accordare agli emarginati di ogni tipo — per età. sesso, si­ tuazioni sociali e condizioni psico-fisiche — che costituisco­ no quella stragrande maggio­ ranza di cittadini oggi esclusa da ogm possibdità sportiva. 4) La scelta associativa, che ha per obiettavo fondamentale

l’incremento dell' associazioni­ smo sportivo e che muove dal­ la convinzione che ia promo­ zione umana e sociale nello sport passa obbligatoriamente attraverso un'esper.enza asso­ ciativa democratica e parteci­ pata. Una riforma dello sport che abbia chiaro questo obiet­ tivo offrirebbe al Paese una risorsa inesauribile di aggre­ gazione soprattutto giovante. 5) La scelta sociale, che con­ sidera la libertà di associazio­ ne e il pluralismo associativo non soltanto la condizione ir­ rinunciabile, ma anche lo stru­ mento più idoneo ed efficace per uno sviluppo sportivo a impronta veramente sociale. 6) La scelta politica, infine, cioè la necessità che la politi­ ca dello sport per tutti sia pre­ minente e prioritaria rispetto a quella finora perseguita del­ lo sport per pochi, ma insie­ me anche ia consapevolezza che la nuova politica deve essere perseguita con interventi, stru­ menti e strutture diversi da quelli fin qui adottati. Come si vede, la proposta di un’alternativa sportiva avanza­ ta ani CSI non è facile né semplice, ma crediamo sia !' unica strada da seguire per non perdere un'importante pos­ sibilità di contribuire al rinno­ vamento della nastra società. Con ['Assemblea nazionale di Rinuni ti CSI rilancia la glo­ balità del discorso sportivo In­ vitando al confronto tutte le forze interessate, quelle alme­ no che sono disposte a guar­ dare ai futuro delio sport ita­ liano con una visione non vi­ ziata dalia sola difesa dal pro­ pri interessi. Aldo NOTARIO


.< AVVENIRE » - 12/10/78

« IL TEMPO » 13/10/78

DA DOMAMI A RIMIMI L'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL CSI

Promtofflcme umana anche nello sport I valori sociali e culturali devono orientare le scelte per la riforma dalla nostra redazione

centrato nella popolazio­ ne. si sia pericolosamente ROMA — Potrà apparire offuscata, facendo paven­ strano 11 tema di « sport e tare non solo l’inefficacia promozione umana » che il pratica della sospirata leg­ Centro Sportivo Italiano ge-quadro dello sport, ma ha scelto per ['Assemblea addirittura un deteriora­ nazionale, dei presidenti mento dell'attuale situa­ provinciali, aperta a tutti i zione mediante un proces­ soci, che si svolgerà dal 13 so involutivo di burocra­ al 15 ottobre a Rimini. In tizzazione del sistema. E' proprio per contribui­ realtà, proprio mentre la riforma nazionale dello re a scongiurare questo sport, con quattro disegni pericolo che il Centro di legge presentati in Par­ Sportivo Italiano, con la lamento, sembra essere sua assemblea nazionale, giunta al momento delle rilancia apertamente, in scelte decisive, la scelta termini quasi provocatori, del tema nasce da una va­ il discorso dei valori cultu­ lutazione politica del mo­ rali, dei criteri educativa e mento attuale, dai deside­ dei metodi di intervento rio di far si che il dibattito che condizionano la validi­ sulla riforma dello sport tà umana e sociale della non dimentichi i presuppo­ pratica sportiva e forni­ sti socio-culturali da cui ha scono pertanto gli orienta­ menti politici indispensa­ preso le mosse La riforma dello sport è bili per una vera riforma. un fatto culturale e sociale Ed è perciò che l'assem­ prima ancora che politico. blea del C.S.I. è aperta al Sarebbe illusorio sperare confronto di tutte le forze di modificare il costume sportive italiane che vo­ sportivo italiano e l'assetto gliono parteciparvi e il di­ organizzativo in cui esso si battito abbraccia i temi più dell’aggregazione esprime potenziando sem­ ampi plicemente gli impianti e le giovanile grazie alla pre­ senza di altre associazioni strutture. Il problema è di rinnovare la qualità della di comune ispirazione, coscienza e dell’esperienza quali l'Azione Cattolica sportiva, di far entrare la Ragazzi e il Settore Giova­ pratica dello sport nel tes­ ni di A.C., il Centro Turi­ suto stesso della società, di stico- Giovanile, l'Unione innestare il fenomeno Sportiva ACLI e la Gio­ sportivo con le sue genuine ventù Aclista. l’Associacapacità formative nei zione Guide e Scouts Cat­ processi culturali e sociali tolici Italiani (AGESCI) e il del Paese. Dieci anni or so­ Gruppo Abele di Torino no all’incirca, le prime che opera nel mondo del­ istanze di riforma sportiva l'emarginazione giovanile. L’assùnto da cui parte il erano partite, in particola­ re dagli enti di promozione­ confronto del C.S.I. è che sportiva. da motivi che oggi in Italia è possibile erano intimamente colle­ realizzareuna vera alter­ ale. rnpdo _d j gati alla crisi di valori e di ca Ù vv?1 metodi che da allora tra­ Inteddre." organizzare-' e vaglia la nostra sa ietà, e si praticare lo sport, a patto proponevano finalità chia­ però di riconsiderare e ri­ ramente consonanti con la strutturare il fenomeno domanda generalizzata di sportivo in tutti gli aspetti una qualità di vita umana­ che lo caratterizzano, for­ mente più elevata. Oggi, mulando cioè un progetto alla vigilia della tanto atte­ chiaro, organico e adegua­ sa riforma della legislazio­ to. La proposta del C.S.I. si ne sportiva nazionale, sembra che la visione articola in sei scelte che ideale da cui il processo è toccano altrettanti punti nato, e grazie alla quale nodali della problematica tanta eco favorevole ha in- sportiva:

1. La scelta culturale in base alla quale, abbando­ nando il concetto mistico di sport come « religione • o, all’opposto, di evasione e disimpegno, è necessario fondare culturalmente l'e­ sperienza sportiva inse­ rendola nella realtà e nella vita del Paese. 2. La scelta dell'uomo: per fare dello sport un mezzo di promozione uma­ na è necessario combatte­ re la strumentalizzazione dello sport e la mercifica­ zione dei praticanti che, a livello di costume e di me­ todi educativi, sono pre­ senti anche nell'ambito sportivo dei giovani e dei giovanissimi. 3. La scelta dei poveri, cioè il recupero preferen­ ziale degli emarginati di ogni tipo per ragioni di età. di sesso, di doti psico-fisi­ che, di denaro o di privilegi sociali. 4. La scelta associativa

« AVVENIRE »

che individua nella gestio­ ne democratica e parteci­ pata dell’associazionismo sportivo il metodo fonda­ mentale per rendere for­ mativa l'esperienza sporti­ va. 5. La scelta sociale, cioè la difesa della libertà e del pluralismo associativo quale condizione irrinun­ ciabile di un assetto sporti­ vo che voglia veramente rispondere alla domanda giovanile e popolare e vo­ glia fare dello sport un fat­ tore di sviluppo dell'intera società. 6. La scelta politica, la necessità cioè che dalla politica dello sport per po­ chi si passi alla politica dello sport per tutti, la quale esige interventi prioritari, programmi spe­ cifici e il debito sostegno alle organizzazioni che di­ mostrino effettiva volontà e capacità di operare in tal senso.

DA OGGI A RIMIMI

Assemblea nazionale dd CSoOo Cinquecento responsabili provinciali e di società spor. rive del Centro Sportivo Ita­ liano parteciperanno a Rimini, da oggi a domani, all’Assemblea nazionale che dibatterà il tema « Sport e promozione umana ». Scopo dell’Assemblea è di compie­ re un'analisi della situazio­ ne associai iva del CSI a due anni dall'ultimo Con­ gresso nazionale, ma anche di approfondire gli aspetti culturali, educativi e socia­ li dello sport nella società Italiana in relazione al di­ battito in corso sui conte­ nuti della riforma sportiva da attuare nel Paese. Il CSI infatti ritiene che le leggi e 1 programmi di riforma, per essere validi ed effica­ ci, devono es^re sostenuti da chiare premesse cultu­ rali e da corrispondenti fi­ nalità educative e sociali. Perciò il CSI invita a par­ tecipare al confronto tutte lo forte sportive. Un parti­ colare invito è stato rivolto ad alcune associazioni di co nume ispirazione cristiana

14/10/78

RIMINI - E’ detto nel APERTA A RIMIMI L'ASSEMBLEA NAZIONA- « Guinness dei primati » e non fa certo onore allo sport, LE DEI PRESIDENTI PROVINCIALI DEL CSI quello vero: la norvegese

ma anche fatto culturale Lo sport va inquadrato in un'ottica più aderente all'odierna realtà sociale dal nostro Inviato MARIO TRAINA

Sonja Henie. vincitrice di tre Olimpiadi nel pattinag­ gio. ha accumulato nella sua « carriera -, esibendosi co­ me professionista e organiz­ zando spettacoli vari, qual­ cosa come 26 miliardi di lire. Ed è già molto che a vantare questo primato non sia un atleta italiano, dato che nel nostro Paese piedi e muscoli sono pagati a peso d’oro. Quello della strumentaliz­ zazione e mercificazione, presenti a tutti i livelli della pratica sportiva, è solo uno degli aspetti più negativi di quel vasto complesso e ap­ passionante mondo che è lo sport. Un mondo che è en­ trato oggi nella vita di tutti, imprimendo i segni della sua presenza e delle sue esigen­ ze nelle famiglie e nella so­ cietà. Un mondo in continua

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espansione che chiede e giu­ stamente più palestre e at­ trezzature sportive per una gioventù che vuole crescere libera e sana. Un mondo che in un programma deH’uomo, volto a un continuo perfe­ zionamento personale e co­ munitario. non può non gio­ care un ruolo determinante. . . . -re, paradossalmente, proprio questo mondo che non è certo nato ieri, affon­ dando le sue radici addirit­ tura nel mesolitico (ossia ventimila anni prima di Cri­ sto), non ha ancora trovato nel nostro Paese, pur famoso per la caterva di leggi e leg­ gine che ne fanno non tanto la patria ma il caos del dirit­ to, una chiara e complèta refcolaméhtaziorie su scala na­ zionale Manca una legge-quadro che da una parte rin­ novi profondamente la qua­ lità della coscienza e dell'e­ sperienza sportiva, inne­ standola con le sue indubbie doti formative nei processi culturali e sociali del Paese: dall'altra faccia giustizia di troppe degenerazioni come il divismo, l'esaltazione della forza bruta e della perfezio­ ne tecnica, il disprezzo della vita, l'uso delle droghe, gli incontri truccati, la corru­ zione. il teppismo, ossia ogni forma di violenza e di slealtà che sono proprio l'antitesi dello sport. Grazie alle ini native e alle sollecitazioni d' diversi enti di promozione portiva, pri­ mo fra tutti il C entro sporti­ vo italiano, sensibili alla sempre più accentuata crisi di valori e di metodi, da una decina d'anni queste istanze di riforma sono state portate avanti con coraggio. E oggi siamo alla vigilia di scelte decisive, con quattro pro­ getti di legge davanti al Par­ lamento sulla riforma nazio­ nale dello sport Ma proprio per questo mai come oggi si è sentito tanto il bisogno di chiarirsi bene le idee su quello che si vuole realizza­ re prima d'imboccare strade più o meno sbagliate. L’e­ sperienza del passato inse­ gna: quando tre anni fa si volle varare una legge che tutelasse la salute attraver­ so lo sport, si fini per sforna­ re un pasticciaccio che scon­ tentò tutti e fece a pugni con la realtà concreta e i bipedi che la vivono ogni giorno. Il Centro sportivo italiano, in occasione dell'assemblea nazionale dei suoi presidenti provinciali, apertasi ieri po­ meriggio a Rimini, ha punta­ to su un confronto-dibattito tra tutte le componenti inte­ ressate e di comune ispira­ zione su un tema che è già di per sé un programma: « Sport e promozione uma­ na E non è certo occasio­ nale il fatto che ad inaugura­ re rincontro sia stata un’e­ sperienza assembleare cui hanno portato il loro contri­ buto l'Azione Cattolica, il Centro turistico giovanile, gli scouts cattolici, le AcH, il gruppo Abele di Torino: si

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tratta di una svolta precisa d'associazionismo nel plura­ lismo e nella socialità, condi­ zioni e strumenti essenziali per lo sviluppo dello sport. Uno sport che non sia solo per ricchi ma di massa, che non sia solo svago ma anche cultura, formazione, arric­ chimento spirituale. Inutile costruire piu palestre e stadi se poi non si promuove con­ temporaneamente lo sport come fatto culturale e socia­ le. Forse a qualcuno potrà sembrare un programma utopistico o provocatorio. Tanto meglio Un’alternati­ va per essere valida, deve innovare nelle mentalità e nei costumi, prima che nelle strutture. L’assemblea del Centro sportivo proseguirà oggi alle 9 con la relazione del consi­ sto nazionale: seguiranno i gruppi di lavoro. Alle 19 ce­ lebrerà ur.o Messa l'arcive­ scovo di Modena, mons. Fo­ resti. membro della commis­ sione della CEI per il laicato. La serata si concluderà con un'assemblea comunitaria. Il convegno terminerà i suoi lavori nella mattinata di do­ mani.

« IL POPOLO » - 14/10/78

Assemblea CSI

Nuova cultura dello sport RIM1NI -- E' possibile oggi realizzare la promozione del l'uomo ». di tutto l'uomo, anche attraverso lo sport? E’ questo il tema dellassemblea nazionale del Centro Sportivo Italiano (CSI) che si è aperto a Rimini. La risposta positiva e la pro­ posta per una generale realizza­ zione di questo impegno sono venute dalla puntuale e ricca relazione, sotto l'aspetto cultu­ rale. presentata ai 450 operato­ ri provinciali, convenuti nella città romagnola. La storia stes­ sa del CSI. fatta di trentanni di esperienza, conferma oggi la validità del sistema democrati­ co all'interno dell'associazione, della libertà di analisi verso le attività sportive e della sua ca pillare azione promozionale. Sto­ ria che ha voluto scandire nel

tempo un accentuato impegno educativo, insieme a un'attenta osservazione della realtà socio politica circostante. Il tutto da costituire un ricco patrimonio ideale dei CSI come associazio­ ne di ispirazione cristiana, che fa dell'attività sportiva un'atti­ vità non asettica, ma strumento di liberazione per l'uomo. DI qui gli intensi rapporti con le altre organizzazioni promoziona­ li e con quelle cattoliche in par­ ticolare. In quest'ottica il discorso edu­ cativo del CSI è divenuto nel tempo « un atto globale e con­ tinuo che coinvolge tutte le at tività. tutti i momenti della vita dell'associazione», fino a porsi come esperienza educativa viva e a vedere il fenomeno sportivo in tutta la sua inscindibile con­ nessione umana e civile. « Sport uomo-società >•. un trinomio in­ separabile che alla luce della fede e del messaggio del Conci lio Vaticano II. si dice nella relazione del CSI. diventa ele­ mento ideale di tondo di ogni progetto di quest associazione R. D N.

Convegno nazionale del CSI a Rimini

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(domani chiusura)

Fra sport e politica aperto il confronto

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Presenti i rappresentanti dei CONI, dell'UISP e della CGIL

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RIMIMI — Il prologo al convegno na­ zionale « Sport e promozione umana ». che ha avuto inizio ieri e che si con­ cluderà domani a Rimini, ha avuto luo go al teatro Novelli della città adriat:ca con una tavola rotonda, presenti quattrocento delegati giunti da tutta Italia in rappresentanza di varie asso ciazioni cattoliche. Ricordiamo tra que­ ste l'associazione cattolica ragazzi rap­ presentata dalla signora Clara Rotclia. associazioni cattoliche giovani presente con il signor Ernesto Preziosi, il movi­ mento scout cattolico rappresentato dal dottor Giovanni Morello e il gruppo Abele di Torino presente con il signor Luigi Ciotti, il Centro Turistico giova­ nile rappresentato dal signor Rabelli Gino, la U.S. Acli rappresentata dal signor Pino Bendanti, la Gioventù Acli­ sta rappresentata dal signor Fabio Morosato. Erano presenti altresì per il CONI il dottor Paolo Borghi e Magni Vittorio della CGIL e in rappresentanza della UISP il signor Mandolini Paolo, gli ono-

revoli Beniamino Biocca e Maria Luisa Bufo che assieme all’onorevole Bodrato hanno presentato a suo tempo un idsegno di legge sullo sport. Era presente anche Livio Berruti nella sua qualità di public relation man del G.S. Fiat.

E’ stata una tavola rotonda molto animata che si è iniziata attorno alle 17.30 ed è terminata alle 20.30 circa. Era presente, naturalmente, il presi­ dente del Centro Sportivo Italiano Aldo Notarlo che questa mattina, sabato, leggerà la sua relazione sul tema « sport e promozione umana ». Moderatore del­ la tavola rotonda Roberto Zanon. E’ emersa da questo primo contatto del convegno riminese la necessità che esista un confronto fra le varie forze politiche in modo tale che lo sport, vi­ sto come fatto educativo, sia un di­ scorso aperto a tutti i cittadini e che quindi tutti i cittadini vengano coinvolti dal fatto sportivo. Come si è detto all’inizio i lavori pro­ seguiranno stamattina alle ore 9.30. in. f.


Pi? POPOLO >■ • 15/10/78

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« CORRIERE DELLO SPORT » - 15/10/78

Si chiude oggi a Rimini l’Assemblea dei Presidenti Provinciali

//assemblea nazion CSI a Rimini

Demitizzare il risultato agon iisi sco Questa è una delle scelte emerse nei due giorni del­ la riunione conclusasi ieri. Vanno combattute la stru­ mentalizzazione dello sport e la mercificazione degli atleti RIMIMI — Una nuova cultura dello sport presuppone delle scel­ te nuove. Ed è in questa direzio ne che si sta muovendosi l'as­ semblea nazionale del CSI, riu­ nita a Rimini. Scelte che d'ai tronde non possono non concre­ tizzarsi nella scelta dell'uomo. Diversamente esso rischia di ap­ parire una sottocultura, facil­ mente esasperatole dagli aspetti tecnico agonistici. A questa rea­ le insidia il CSI oppone una sua preposta alternativa che trae ispirazione dal personalismo .j dalla concezione comunitaria del­ la vita. Ciò vorrà quindi dire de mitizzazione del risultato agoni stico, inteso come valore assolu­ to ed esterno al praticante, per privijegiare, invece, l'impegno e il risultato ottenuto sul piano psico fisico e morale. Un’alterna­ tiva, dunque, quella del CSI. che vuol prima di tutto farsi propo sta culturale per poi concretiz­ zarsi in strumenti operativi ca paci di « liberare lo sport dalla oppressione delle tecniche e dei regolamenti », per ridare ad essi il loro originale significato fun zionale. Si tratta cosi di battale una nuova strada, dicono i dirigenti del CSI. per inserire l'esperienza sportiva nella realtà culturale, sociale e politica del Paese. In questo senso si colloca la volon tà di combattere la strumenta­ lizzazione dello sport e la mer­ cificazione dei praticanti, preseti ti ai diversi livelli della pratica sportiva. Stiamo cosi davanti a un perentorio rifiuto dello spor. come prodotto a sé stante e del praticante come màcchina forni trice dello stesso prodotto. Con 10 stesso spirito è stata denun­ ciata la « scandalosa compravcn dita degli atleti » e la strumenta­ le « fabbrica di idoli e di cani pioni ». Questo capovolgimento di visione, per un'associazione come 11 CSI. di ispirazione cristiana, non poteva non pretendersi per fare una scelta ancora p>6 signi ficativa: scegliere i « poveri » quelli cioè che lo sport non fan no per mancanza di mezzi, e quelli emarginati negli ambili più diversi. La visione comunità

il CSI contro il '"‘campionisnio’’ K;VJNI — L abscmoD a na/.io naie dei Presidenti Provinciali del Centro Sportivo Italiano ha vi suto u ri la sua giornata culminante. una giornata molto intensa che ha avuto il suo punto focale nella rclazioe del Consiglio Nazionale SI. sul tema fondamentale Sport c promozione umana -, E stata una lunga relazione che■ è biella poi sviluppata da i gruppi che hanno dibat­ tuto le vane tesi emerse dalla ri ìazione stessa per realizzare l'alternativa spoltra. E stato perciò analizzato lo sport inteso come: /fh Scelta culturale contro lo sport come <• religione .... pv anione disimpegno. E' ne­ cessario innestare l’csperieu/a sportiva nelle vane realtà del

Scrl'a Ccil uornn <omb.ilt.-rc la alimentali/, azione (l<’ln -*i».in *• *a nnTcìhcazionc r. ■ |.i,i’:< -ni; tire-cuti a tulli i li» dii della pratica -.portila.

zTft Scelta dei poveri: i meto- do il « cainpiomsmo ». Il lavoro dei gruppi è ini­ w di tradizionali dello sport sono inadatti per eliminare 1’ ziato nella larda mattinata rd emarginazione sportiva e rea­ ha praticamente in'.ert s-am I' intera . .ornata, dopo la rela­ lizzare uno sport di massa Scelta associativa. la pro- zione del presidente professor Aldo Notano, preceduta dai -a mozione umana nello sport passa attraverso l’cspcrien/a luti del vescovo di Einiini. associativa democratica e par­ Monsigno- Giovanni Loc ai olii a nome della Chiesa riminosi r tecipata. Scelta sociale il plurali- dcU’asscssorc allo sport de! smo associativo è La con­ comune di Rimtni Massimo Lu dizione e lo .strumento per lo ga riusi e del deputato locale sviluppo dello sport a carattere onorevole Nicola Sancsc. Alle 19 S. Messa, dopo cena inve­ sociale. offerta dairammimdraziu’ie /TN Scelta politica: lo sport ce comunale riminesc una simpa v per lutti esige una politica tic? serata ricreativa con prioritaria, una organiz/nzione ciambelle e sangiovese a gogò specifica. programmi e stru­ e! suono di orchestrine folL menti specializzati. Questa mattina ripresa dei Sono tomi che il Centro Spor­ tivo Italiano dibatte dal con­ lavori alle 9 col confronto p.gresso di Roma del 76 e che a M-mblcarr sui lavori di grtip L'imini hanno trovato la loro pn e alle 12 la conclusione espLcazio.ie dal punto di vista djll’assoinblva che Rimini ha ospitato col t alni ■ fi • l’altro teorico in • isla di una reali/, /a h ne concrei <> al fin» di rea­ di niagnif’cóe giornale d sole lizzar • cor »i':u:.‘in ntc l'uomo Marino Ferri attrae orsa lo sport combatte»-

« AVVENIRE » - 15/10/78

RIMINE SECONDA GIORNATA DEL CONVE­ GNO DEI PRESIDENTI PROVINCIALI DEL CSI

ria poi — è stato ribadito a Rimini — trova tutta la sua va lidilà nell'approfondimento deli' esperienza associativa dcrnocra tica e partecipata, come capaci­ tà reale di dare vita a forme co­ munitarie rispettose dell’irrepcti bilità della persona I mali di questa società che. con difficoltà va ricercando vie nuove, possono dunque trovare anche nello sport delle risposte più puntuali. Basterebbe pensare alla disaggregazione sociale in atto (droga, terrorismo» per con vincersi — dicono le tesi dei CSI — quanto sia urgente una promozione sociale come antidoto al disagio in atto. « Fare delle scelte sociali t uoi dire — secondo il Centro Sporti vo Italiano — fare la scelta di stare con la gente, di saperne in terpretare i bisogni, di dare voce alle sue istanze ». Renato DI NUB1LA

Sport: un mezzo per combattere l'emarginazione Le relazioni di don Ciotti e del presidente nazionale Notano ■ Valori morali e spirituali dal nostro inviato MARIO TRAINA RIMIMI — Per la prima vol­ ti -iuiiti attorno ad un tavo!<■. c discutere insieme sullo stesso tenta, hanno scoperto, al di là della comune ispira­ zione cristiana, l’utilità e l'op­ portunità di una verifica, di un cocrdinamento e di un confruntofra le loro diverse espe­ rienze e i loro rispettivi criteri operativi. In un settore — lo sport — che coinvolge oggi cosi gran parte della società e soprat-

tutto t piovani, con precise e pesanti responsabilità di-ordi­ ne economico, morale, educa­ tivo c sociale. Un ritrovarsi msiemc.jiopo yn secolo e pass i di vita di associazionismo < melico, che da una parte ha fatto giustizia di vecchi e as­ surdi - steccati », per fui enti ed associazioni, che avevano la stessa matrice c le stesse fi­ nalità si ignoravano a vicen­ de. lavorando per compartin.-t’iti stagni, quando addirit-

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fura non si facevano concor­ renza dall'altra ha gettato le bes- di una nuova e feconda collaborazione fra diverse componenti del mondo catto’.co nei più divise 0fraziona­ te fc'ò do aururarselo per sem­ pre ma unite per operare a fondo in >.n mondo sempre più secolarizzato e dominato dal mito del tecnicismo e del con­ sumismo. mentre meno sensi­ bile (almeno m apparenza) ai valori morali e spirituali. An­ che nello sport. E'accaduto a Rimini, all’as­ semblea nazionale dei presi­ denti provinciali del Centro Sportivo Italiano, che ha coini oltn nella discussione del te­ nia - I o sport come promo­ zione n nana • non solo quatlroventi, delegati in rapprercn'anzc di cento consigli provri.-eli. ma anche ('Azione Cattolica ragazzi e giovani. l'Apesci. il Centro turistico giovanile, la Gioventù aclista e^Wnione Sportiva Adi. il Gruppo Abele di Torino, rap­ presentati rispettivamente da Chiara Roteglia ed Ernesto Preziosi da Giovanni Morello, da Nino Rapelli, da Fabio Morasato e Dino Bendandi, da Luigi Ciotti. Erano presenti anche il pre­ sidente del Centro Turistico Giovanile, Giovanni Pelassa, pii onorevoli Afaria Luisa Bu­ re e Beniamino Brocca /pre­ sentatori di uno dei quattro progetti di legge sulla riforma nazionale dello sport; dell'on Brocca è da registrare nella mattinata di ieri, un interven­ to molto duro nei riguardi del Coni), Livio Berruti, Paolo Borghi per il Coni, Vitorio Magni della Cgil e Walter Mandolini per l'UISP

La tavola rotonda a otto, ol­ tre a riscoprire il bene prezio­ so di una maggiore collabora­ zione ed unità di intenti, ha sottolineato la funzione edu­ cativa dello sport e ('impor­ tanza dell'associazionismo, visto e vissuto, però, non in una logica di potere, ma in una logica di servizio alla comuni­ tà; sentirsi Chiesa è quindi fa­ re com unione. Particolarmente seguito e applaudito è stato l’intervento del responsabile del Gruppo Abele. Luigi Ciotti, che opera da dodici anni fra gli emargi­ nati del capoluogo pienontese. L'oratore ha messo in rilie­ vo la grande importanza dello sport come strumento di lotta, non tanto alla criminalità gio­ vanile. alla droga, all'emargi­ nazione in genere, quanto alle loro cause politiche e sociali, ossia al disadattamento. Per­ ché — ha esclamato don Ciotti — non si nasce drogati o pro­ stitute. ma ci si diventa Don Ciotti ha anche messo in rilie­ vo l'urgenza di uno sforzo cri­

stiano di recupero di tanti gio­ vani sbandati e abbandonati a se stessi (e qui lo sport puc giocare, se rettamente intesoo praticato, un ruolo essenzia­ le). ricordiamo come i suicidi si siano più che raddoppiati negli ultimi anni; e chi si to­ glie la vita — ecco il dramma che ci colpisce e ci accusa tutti — sono proprio i più giovani Don Ciotti ha concluso ab­ bozzando un «progetto di li­ berazione », attraverso tre

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scelte, politica, culturale e so­ ciale. e insistendo sulla neces­ sità di essere più credibili, per parlare ai biovani, per vivere fra emarginati, bisogna parla­ re e vivere con e loro, una po­ vertà fatta non tanto di mezzi economici — che è poi la scelta più facile — ma di parole sem­ plici che vanno dritte al cuore, di scelte responsabili e perso­ nali di vita. Ha infine annunciato la na­ scita a Torino di una • univer­ sità della strada ». in cui i do­ centi saranno proprio loro, i poveri e gli emarginati li presidente del CSI. Aldo Notorio, ha quindi tenuto la relazione del consiglio nazio­ nale. Ricordato in sintesi il patrimonio ideale del Centro Sportivo Italiano. quale è ve­ nuto formandosi in trent’anni di attività, il presidente ha analizzato alcuni principali aspetti dell'esperienza attua­ le, proponendo indirizzi e cri­ teri di comportan ento che non costituiscono nuove scelte operative, m a una conferma di scelte già fatte da tempo. Lo sport — secondo il progetto educativo del Centro Sportivo /tallono — deve fare un auten­ tico salto di quantità e di qua­ lità. in armonia con gii svilup­ pi più avanzati della società In sostanza si tratta di uma­ nizzare il fenomeno e l'espe­ rienza sportivi, un dovere questo di tutti e non solo del CSI. ed è perciò che il CSI lo propone a tutto lo sport e a tutta la società italiana, al di là di ogni discriminazione ed em arginazione. L'alternativa proposta dal CSI, all'attuale sisten a don inante nei suoi aspetti cultura­ li. n etodologici. di assetto strutturale, sociale e di gestio­ ne politica /con e abbian o già ampiamente sottolineato nei nostri servizi di giovedì e di ieri) passa attraverso sei tesi, veri e propri elementi nodali di un completo progetto spor­ tivo educatvo: scelta cultura­ le. dell’uom o, dei poveri, asso­ ciativa. sociale e politica. Non teorizzazioni utopistiche o fi­ losofiche. ma scelte concrete, calate nella realtà di ogni giorno, per costruire un futuro sportivo che deve e può essere diverso, più umano nelle sue connotazioni, più un anizzante nelle sue estrinsecazioni. La giornata di ieri si ò con­ clusa con una messa celebrata dal vescovo di Modena R ve­ scovo di Rimini in mattinata aveva portato il suo saluto ai convegnisti.

« CORRIERE DELLO SPORT » - 16/10/78

Chiusa l'assrniblea dei presidenti CSI : il primo successo è il nuovo pluralismo RIMIXI — Secondo calendario si è conclusa nel primissimo po­ meriggio I assemblea nazionale d< i presidenti provinciali del cenilo sportivo italiano che ha avuto luogo a Rimani sul tema: Sport e promozione umana.». Discusse le sei tesi dai vari gruppi di studio, ieri mattina -t e avuto il confronto assem­ bleare sui lavori di gruppo: è emersa con chiarezza, come si legge nella mozione presentala dal lombardo Luigi Bossi, soli­ tile uno situazione di vagellilo ritardo neiradeguamento della i-ios.'i delie società spartire e o"lle struttine di serrir-o ni progetto culturale ed educativo dell'ossociazioiier. Questa situazione di ritardo si riscontra in ordine alla ca­ pacità di rendere concreta la scolta dei poveri, alla capacità di rendere effettiva la demo­ crazia e la partecipazione su cui si fonda la vita associativa e comunitaria delle società sportive. Sono stale altresi riba­ dite le scelte compiute nel con gresso di Roma del '76 e quin­ di approvata dall'assemblea la relazione del consiglio naziona le e riconosciute la necessità e 1 urgenza che l'associazione si doti degli strumenti idonei alla

realizzazione del progetto edu­ cativo e culturale, già elabora­ ti nei suoi termini generali, ma non specificati nelle sue articolazioni operative. Fra le cose dà realizzare nel prossimo biennio un seminario di studio sui problemi inerenti ai centri di formazione ed una conferenza organizzativa sui te­ mi di riforma dello sport, del la prassi associativa e della formazione degli operatori, li' stata cosi accolta una racco­ mandazione del toscano Mar­ cello Tognoni. il presidenlc nazionale del centro sportivo italiano, profes­ sor Aldo Notano, ha poi tratto le conclusioni sottolineando dopo il caloroso ringraziamento all'ospitalità del comitato riminese. presieduto dal rag Mauririzio Campana, come nel cen­ tro sportivo italiano sia note­ volmente cresciuta la disponila lità di ognuno ad accettare gli altri, a i ivere insieme, a ga­ rantire uno spazio che è vitale per un sano ed essenziale piu rahemo interno, che è fondainculale a sua volta per un sem. pie maggiore accoramento fra vertice e base.

m. f.

3

« IL POPOLO » - 17/10/78

Conclusa V Assemblea del CSI

Nuovo molo dello sport Disponibilità per un’intesa e per un rappor­ to corretto con le altre forme associate, specialmente con quelle dell’area cattolica RIMIXI — NeU'attuale fase di transizione e di crisi culturale in cui si trova la nostra società, an­ che lo sport e alla ricerca di una nuova definizione del suo ruolo. Questa, in sintesi, è sembrata la preoccupazione di fondo che ha i-pirato i lavori del)'Assemblea na­ zionale dei dirigenti del GS1. che si è tenuta a Rimini. Giornate di studio, più che di organizzazio­ ne. I-a stessa visione che ha ispi­ rato la relazione introduttiva e le sei tesi discusse ha voluto met­ tere in luce le linee essenziali di un nuovo progetto sportivo educa tiro del CSI. preoccupato, innari-

zitutto. di essere azione di pro­ mozione umana e, nello stesso tem­ po. di indicare la stretta connes­ sione fra premesse di principio e criteri operativi. In questo senso c parso chiaro l'intento dell'Assemblea di Rimi­ ni come momento di precisazione le messa a punto fra l'operato del passato e i programmi di promo­ zione dello sport che arrivi a tutti. In questa direzione, unanime è stata la consapevolezza in termi ni associativi per l'apporto chi­

li CSI può offrire ai tini della realizzazione di un progetto di


umanizzatone del fenomeno e del­ l’esperienza sportiva, come diritto di tutti è reso possibile a tutti. Proprio per questo ricorrente è stato l’invito a un più stretto col­ legamento con l’ambito territo­ riale. definito bacino di uten­ za sportiva, con le realtà istitu­ zionali (enti locali, scuola...), con le forme associative e con i sog getti educativi. A questo propo­ sito è stata categoricamente ri­ badita la convinzione che l’ente locale si faccia garante della pra­ tica sportiva, idromotore di servi­ zi. rispettoso deH'associazionismo, ma non gestore dello sport. A questo punto, i rappresen­ tanti del Centro Sportivo Italiano hanno sottolineato a chiare lettere il loro pieno appoggio alla prima proposta della DC silfio sport, «li cui riconoscono « la modernità di impostazione e la validità dello spirito che la informa, perché in armonia con un'azione di promo­ zione umana ». Non identico giu dizio è stato invece espresso per le due proposte de c |>er le altre due proposte, socialista e comu­ nista. che. tra l’altro, secondo il CSI. non sarebbero esplicite sul ruolo del CONI, i cui compiti ri­ marrebbero inalterati » Quanto agli altri enti di promozione spor tira, tutti i dirigenti del CSI si sono detti disponibili per ttn'intesa e per un rapporto corretto con le altre forme associate, spe­ cialmente con quelle dell’area cat­ tolica. Per questo è slato auspicato un più stretto collegamento non solo a livello nazionale, ma anche e particolarmente nella periferia, dove il decentramento in atto nel la vita dello Stalo chiamerà pre sto ad una più attenta presenza gli enti di formazione c di promo­ zione sportiva. Renato DI NI BILA

Telegramma di Zaecagnini a Notario In occasione deil’Assemblea nazionale del Centro Sportivo Italiano svoltasi a Rimini, li segretario della Democrazia Cristiana. Zaecagnini, ha in­ viato al presidente del CSI, prof. Aldo Notarlo, il seguen­ te telegramma: « Caro Notarlo, ti ringrazio sentitamente per il tuo gra­ ditissimo invito ma non mi è veramente possibile es­ sere presente a Riminl per 1' Assemblea nazionale sullo "Sport e promozione uma­ na" organizzato dal CSI. Sai con quanto impegno pur fra tante difficoltà anche la DC stia tentando di formulare in­ dirizzi nuovi per uno sport diverso e più umano e 11 vo­ stro dibattilo, ti assicuro, rap­ presenterà per noi un valido e significativo punto di rife­ rimento. Pregandoti di salu­ tarmi tutti i presenti, porgo sincere, affettuose cordialità. Benigno Zaecagnini ».

RIMINI - L'ORIENTAMENTO EMERSO ALL'ASSEMBLEA DEI DELEGATI DEI CENTRI SPORTIVI ITALIANI

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e delta seeletò Ma se la strada scelta è quella giusta, difficile è la sua attuazione pratica - L’intervento di Borghi dal nostro inviato MARIO TRAINA RIMINI — E' una battuta, raccolta all'assemblea dei presidenti provinciali del Centro turistico giovanile, conclusasi a Rimim domeni­ ca: « Sarebbe ora di smette­ re di studiare e «rincomin­ ciare a lavorare ». « No, noi siamo degli studenti-lavora­ tori ». E' una battuta, ma fo­ tografa bene lo spirito di questa associazione che , proprio in virtù della sua ispirazione cristiana, è sem­ pre in tensione e in ricerca. Un’esigenza di sopravviven­ za oltre che d’identità: lavo­ ro e studio si completano e si armonizzano in un’azione di promozione sportiva ed umana al servizio di tutta la comunità. Per tre giorni i 435 delega­ ti provenienti da tutta Italia in rappresentanza di 105 consigli su 151 (queste cifre danno già un’idea dell’im­ portanza e del peso che il Centro sportivo ha nello sport italiano, come ha rico­ nosciuto anche un dirigente del Coni intervenuto nel di­ battito, Borghi) hanno stu­ diato e lavorato sodo in as­ semblee riunioni di gruppo, confrontandosi cone le altre associazioni di comune ispi­ razione e dalle stesse finali­ tà educative ( Azione Catto­ lica, Agesci, Adi, gruppo Abele di Torino, Centro tu­ ristico giovanile ). « Non dimenncnerò facil­ mente l’esempio di tanti gio­ vani « volontari reclusi » in sale e salette di alberghi, im­ pegnati a discutere con se­ rietà, senza un attimo di re­ spiro, mentre fuori splende­ va su Rimini un sole estivo che invitava a ben altre ten­ tazioni. Non dimenticherò la ■oro esemplai e testimonian­ za alla cerimonia liturgica presieduta dall’aricescovo di Modena, mons. Foresti, membro della commissione episcopale della CEI per il laicato: una comunità com­ patta che pregava a fronte alta, fiera della propria fede, convinta delle proprie idee.

Grazie al cielo ci sono anco­ ra — e sono tanti — di questi giovani e di questi credenti. Ma studiare e lavorare per cosa e per chi? E’ la doman­ da che più volte si è posta l’assemblea alla luce del progetto « Sport e promo­ zione umana » elaborato dal consiglio nazionale con pre­ cise scelte per l’uomo, per i poveri, nel sociale, nella po­ litica, d’associazionismo e cultura. Un progetto com­ pleto ed educativo che pun­ ta su uno sport nuovo, au­ tenticamente popolare e non per pochi privilegiati, che sia non solo svago ma anche cultura e arricchimento di valori spirituali, uno sport che non emargini i più debo­ li, che non si presti a stru­ mentalizzazioni a centri di potere politico, come avvie­ ne oggi con la gestione del Coni. Uno sport che viva e si sviluppi nell’associazioni­ smo e nel pluralismo. Un progetto non utopistico ma concreto, calato nella realtà di ogni giorno e quindi rea­ lizzabile Certo non mancano diffi­ coltà, rischi, ostacoli. Co­ struire una simile alternati­ va cristiana allo sport attua­ le significa cozzare contro potenti interessi politici ed economici precostituiti, si­ gnifica andare contro una mentalità cosolidata dalla tradizione (molte difficoltà vengono — è stato detto — più dalle famiglie che dai ra­ gazzi), significa programma­ re con intelligenza ma anche con prudenza in un settore in cui tutti oggi vogliono programmare, dai Comuni alle Province, dalle Regioni ai singoli gruppi (ma chi — si è chiesto un delegato — ge­ stirà poi lo sport?). Non è certo facile in un mondo sportivo cosi inquinato dal mito della violenza e del de­ naro, parlare di sport come fatto culturale, di sport per l’uomo e al servizio della so­ cietà. In tutto il dibattito sièav-

vertita chiaramente da una parte la certezza che la stra­ da scelta è quella giusta, dal­ l’altra la preoccupazione di una sua attuazione pratica. Si è sentito vivo, talora drammatico, il contrasto tra questo bisogno di una nuova identificazione e l'insuffi­ cienza delle strutture esi­ stenti, tra il dover essere e il non essere ancora. Ma il Centro sportivo ita­ liano — l’ha già dimostrato al congresso di due anni fa — lo ha dimostrato in questa as­ semblea di Rimini e nella sua esperienza trentennale, ha tutte le carte in regola per portare avanti con co­ raggio e fermezza questo progetto di promozione umana attraverso lo sport. Se c'è un luogo in cui è tra­ montata per sempre ogni utopia, ogni illusione che lo sviluppo possa non passare attraverso l’uomo e l’impe­ gno comunitario, questo luo­ go è proprio il CSI. Si tratta ora di rimboccarsi le mani­ che e di lavorare sodo, di non far dormire nel cassetto idee e progetti. Occorre creare un'opinione pubblica, fare pressioni sulle forze politi­ che perchè questa benedet­ ta riforma dello sport giunga in porto: non una riforma qualsiasi che non riformi niente, come tanto spesso avviene nel nostro Paese, ma una riforma che faccia piazza pulita di vecchie e as­ surde sovrastrutture e attui finalmente i principi sanciti dalla Costituzione. A rendere più operante l’azione del CSI, a rincuora­ re gli incerti e i dubbiosi, a far superare difficoltà e in­ comprensioni, a confermare che la strada scelta è quella giusta saranno non solo l’entusiamo e la fiducia che mi­ gliaia e migliaia di giovani sportivi - quelli veri - dimo­ strano verso l'attività e l'im­ postazione del CSI, ma an­ che le calde e bellissime pa­ role che mons. Foresti ha ri­ volto ai dirigenti del CSI e che riportiamo in altra pagi­ na.

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IMPRESE EX ELETTRICHE INTEGRATE NELLA ORGANIZZAZIONE ENEL A

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La nazionalizzazione ha dato luogo alla fusione — non sovrap­ posizione — di circa 1.200 imprese elettriche, di varia gran­ dezza e diversamente strutturate, in un organismo integrato ed unitario, sotto l'aspetto tecnico, funzionale ed organizzativo.

anno

improso Integrato noi corso dell'anno

progressivo dolio impreso Integrato a fino anno

1963 1984 1965 1966 1967 1988 1969 1970 1971 1972 1973 1974 1975 1976 1977

73 148 386 298 85 52 33 23 28 20 17 9 11 2 4

73 221 607 905 990 1.042 1.075 1.098 1.126 1.146 1.163 1.172 1.183 1.185 1.189

UTENZE SERVITE ED ENERGIA ELETTRICA OTTURATA utenze servito

SVILUPPO DELLE UTENZE

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1983 1884 1985 1966 1887 1963 1989 1970 1971 1972 1973 1974 1975 1976 1977

14,160 15.020 15.880 16.680 ' 17.660 18.340 18.070 i9.eao _ 20.310 20.860

40.58-3 43.030 43.876 52.919 58.224 63.221 33.675 73.101 81.631 619.143

21.540 _

96.144

22.110 22.718 23Ì59 24.040'

09.481 99.001 110.068 114.110

530 633 715 781 653

cso 031 1.077 1.203 1.233 1452 1.644

1X33 2.087 2.455


PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA anno

milioni di kWh

1963 1964

47.651 50.268 56.213 60.373 65.042 69.953 75.897 82.773 92.047 100 535

1965 1966 1967

1968 1969 1970 1971 1972 1973 1974 1975 1976 1977

]

109.230 112.115 110.770 124.538 125.459

C0N0M8E DI GESTIONE Riduzione, nel 1977, rispetto al primo anno della nazionalizzazione (1963), del:

- IO.?0/» nel consumo di combustibili a pa­ rità di produzione, - 36,3% nel percorso medio dell’energia sulla rete ad altissima tensione, - 20,4% nella percentuale di perdite di trasmissione e distribuzione, - 40,0% nel costo medio del kWh venduto a moneta costante, non considerando gli aumenti del prezzo dell’olio combustibile dopo la crisi petrolifera. - Raddoppio della produttività: rispetto alle imprese elettriche trasferite il numero dei dipendenti a tutto il 1977 è cresciuto del 2S,T‘/« - non considerando II personale as­ sunto dall’ENEL per eseguire direttamente determinati lavori che le ex imprese affida­ vano invece a ditte appaltatrici - mentre la produzione di energia elettrica è aumenta­ ta di oltre II 156%. £ stato quindi dimezzato Il numero di addetti per kWh prodotto.

IWESTIMENTI EFFETTUATI anno

□

Gìli investimenti in nuovi impianti effettuati dall’ENEL nei suoi pirimi quindici anni di attività, sono ammontati a 9.677 miliardi ecd hanno rappresentato oltre il 14% del complesso degli investtimenti effettuati nello stesso periodo da tutte le industrie ita­ liane, pubbliche e private.

1963 1964 1965 1966 ' 1967 1968 1969 1970 1971 1972 1973 1974 1975 1976 1977 ~

totale

miliardi di lire

260 299 310 328 389 429 492 6Ò3 665

_Zli. 681 833 1.012 1.209 1.446 9.677

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UNIRE

1979 Unione Nazionale Incremento Razze Equine via Sommacampagna, 9 - 00185 Roma - tei. 475.76.41

PRESIDENTE dott. Guido Berardelli

VICE PRESIDENTI dott. Piercarlo Tudini - sig. Giovanni Emanuel

SEGRETARIO GENERALE dott. Piero Golisano

ENTI TECNICI

O JOCKEY CLUB ITALIANO Corso Vittorio Emanuele, 87 00186 Roma tei. 656.53.26/656.53.07 PRESIDENTE: avv. Paolo Mezza­ notte SEGRETARIO: rag. Giovanni Saponaro

O STEEPLE CHASES D’ITALIA

Corso Vittorio Emanuele, 349 00186 Roma - tei. 654.13.42 PRESIDENTE: col. Mario Argen­ to n

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O E.N.C.A.T. (Ente Nazionale Cor­ se al Trotto)

Via Jacopo Peri, 1 - 00198 Roma tei. 85.92.16/85.04.46 PRESIDENTE: dott. Alfredo Fran­ chini SEGRETARIO: dott. Alberto Ca­ iani O E.N.C.I. (Ente Nazionale Caval­ lo Italiano) Viale Castro Pretorio, 116 00185 Roma - tei. 475.47.35 PRESIDENTE: comm. Raimondo Flores SEGRETARIO: rag. Alberto Petragnani


1978

un anno con Stadium Il presente sommario raccoglie gli articoli e i documenti ritenuti più importanti dell'annata di Stadium 1978. Nell'indice sono compresi anche i testi del numero speciale di settembre (n. 6/78), « guida associativa per un anno di attività », che non è incluso nelle annate rilegate dalla Presidenza Nazionale in quanto di formato ridotto.

POLITICA SPORTIVA E la politica la va, la va ... — n. 1 gennaio Lo Stato-mucca e le mammelle spor­ tive — n. 1, gennaio Far politica è scegliere e scegliere non è discriminare — Aldo No­ tario — n. 2, marzo Tutti insieme, confusamente — n. 2, marzo Un passo avanti del Comitato per lo sviluppo dello sport — n. 2, marzo Dalla parte dei poveri — Aldo No­ tario — n. 3, aprile I Centri CONI: ovvero come lo sport riesca a superare se stesso quando si tratta di marciare con­ tro la storia — Mauro Ottolenghi, Roberto Grandis, — n. 4, giu­ gno Calcio si, tortura no n. 4, giugno Dopo la proposta bis della DC, ripro­ poniamo le domande di sempre — n. 8/9, dicembre II dopo-ENAL terra di nessuno — Pier Giorgio Sabani — n. 8/9, di­ cembre Ultimi, forse, ma non cretini — R.Z. — n. 8/9, dicembre

DOCUMENTI DI POLITICA SPORTIVA Ordine del giorno della 6’ Commis­ sione del Senato — n. 1, gennaio Ordine del giorno del Consiglio na­ zionale CONI del 18 gennaio — n. 1, gennaio Disegno di legge del partito socia­ lista — n. 1, gennaio Significato c conseguenze del D.P.R. 616 in materia di sport — n. 3, aprile

I fondamenti di una vera riforma sportiva — Tommaso Bisagno — n. 3, aprile Scuola e sport di fronte alla ri­ forma sportiva — Aldo Notario — n. 3, aprile La nuova legge DC per lo sviluppo associativo dello sport — n. 4, giugno La Sicilia ha una legge organica per lo sport — n. 4, giugno Una proposta per ampliare gli in­ terventi del Credito sportivo — n. 4, giugno Una politica per lo sport nella società italiana - documento del Consiglio nazionale sulla politica sportiva — n. 6, settembre Proposta della DC d’iniziativa Piccoli-Bartolomei — n. 8/9, dicembre

PROBLEMI EDUCATIVI E SOCIALI Lo sport, i giovani e la violenza — Aldo Notano — n. 1, gennaio

Il diritto all’educazione — n. 2, marzo Un arbitro riscopre lo sport attra­ verso i non vedenti — Giuseppe Malagoli — n. 2, marzo Il Papa ha fiducia nei giovani — n. 3, aprile Seminario su sport e handicappati — Roberto Grandis — n. 5, luglio Lettera a un collega — Paolo Sotgiu — n. 8/9, dicembre

PROBLEMI ASSOCIATIVI Invitiamo a discutere della tutela delle minoranze — n. 1, gennaio Il programma nazionale CSI per il 1978 — n. 1, gennaio

(Segue)

61


« Alle origini del movimento sporti­ vo cattolico » — Felice Fabrizio —n. 1, gennaio. La serie continua sui nn. 3, aprile e 5, luglio

Vescovi dell’Emilia-Romagna sul Centro Sportivo Italiano — n. 2, marzo Primo incontro nazionale sulla for­ mazione — n. 2, marzo II Messaggio del Papa e l’intervento delI’On. Colombo all’Assemblea in­ ternazionale della FICEP — n. 3, aprile L’associazionismo non è un chewinggum — Grandis-Sabani-Judice — n. 3, aprile Ma dove sta questa minoranza? — Camillo De Lucia — n. 3, aprile L’associazionismo, obiettivo 1978-79 — n. 3, aprile Le attività del Servizio Studi e Do­ cumentazione — n. 3, aprile « Dueregionisport » verso l’alternati­ va — n. 4, giugno FICEP: i lavori dell'assemblea gene­ rale a Strasburgo — M.R. Zanella — n. 4, giugno I duemila bambini e ragazzi di Trentin e della sua equipe — Giuliana Ledovi — n. 4, giugno « Sport e promozione umana », sche­ ma della relazione dell’Assemblea nazionale del CSI — n. 5, luglio Alla relazione dell’Assemblea na­ zionale è dedicato tutto il n. 7, ot­ tobre di Stadium Le minoranze hanno solo il diritto di parlare o anche di agire? — n. 5 lugilo La riunione del Consiglio nazionale del 2-4 giugno 1978 — n. 5, luglio Essere CSI oggi — A. Notario — n. 6, settembre Identità e ruolo del CSI ente di pro­ mozione umana — R. Zanon — n. 6, settembre Identità e ruolo del CSI associazione di ispirazione cristiana — G. Gherardi — n. 6, settembre Gli obiettivi associativi 1978-79 — do­ cumento del Consiglio nazionale — n. 6, settembre I

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L’itinerario sportivo-educativo — do­ cumento associativo sull’attività sportiva CSI — n. 6, settembre L’alternativa sportiva è concreta e possibile — n. 8/9, dicembre Quali sono i problemi delle mino­ ranze? — n. 8/9, dicembre Il nostro impegno internazionale — n. 8/9, dicembre Il n. 6/settembre è interamente dedi­ cato agli indirizzi e ai programmi della vita associativa.

COSTUME Skate-board: una moda cretina per andare all’ospedale — P.G. Sabani — n. 1, gennaio E’ scandaloso, svendono lo sport italiano — Sabani-Judice — n. 2, marzo Sport e politica in Francia — Rober­ to Zanon — n. 2, marzo « Sport-story-strips » — Brasioli-Sabani — n. 2, marzo (la serie con­ tinua sui nn. 3, aprile e 5, luglio) Laudato sie mi Signore per frate corpo — Orlando Todisco — n. 5, luglio

SUSSIDI PER L’ATTIVITÀ’ II prof. Vayer ad un corso organiz­ zato dal CSI Torino — n. 1, gen­ naio « Persona e sport » — L. Calabrese — n. 2, marzo (6” parte). La 7* par­ te è pubblicata sul n. 4, giugno « Processo di liberazione nello sport » — C. Bucciarelli — n. 2, marzo (3" parte). La serie continua sui nn. 4 giugno; 8/9, dicembre « Comunicazione e sport » — Rober­ to Grandis — n. 2, marzo (4” par­ te). La serie continua sul n. 4, giugno « Per un glossario dell'educazione motoria » — Roberto Zanon — n. 3, aprile (P parte). La serie con­ tinua sul n. 5, luglio.


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«EDUCAZIONE PSICOMOTORIA E STRUTTURAZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO»

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NELLA FORMAZIONE PRESPORTIVA DI BASE FRA I 5-6 E I 10-11 ANNI

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di Fabbri E.. Fabbri S.. Primi F. - Società Stampa Sportiva, Roma 1977 - prezzo di copertina L. 5.000 (ai soci CSI L. 4.000)

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Il volume è suddiviso in tre parti che sviluppano i se­ guenti temi — « Le basi neuro-psicologiche del movimento a cura del dott. Franco Primi; — « La strutturazione dello schema corporeo, fra i 5/6 anni e i 10/11 anni, nella for­ mazione presportiva di base », a cura del prof. Enrico Fab­ bri e Silvano Fabbri; — « Indirizzi psicopedagogici: rico­ struire. nello sport, l'unità della persona umana », a cu­ ra di Enrico Fabbri. Ouest’ultima opera ampiamente coordinata dai prof. Enri­ co Fabbri — che è un antesignano degli studi italiani sulla psicomotricità — è degna del valore dei volumi che l'han­ no preceduta e avrà indubbiamente lo stesso successo edi­ toriale, perché si rivolge ai docenti e agli allievi ISEF. agli animatori e a tutti coloro che si occupano di educazione mo­ toria giovanile ✓

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«L’EDUCAZIONE FISICO-SPORTIVA ATTRAVERSO IL GIOCO» di Francesco Barbagallo - Società Stampa Sportiva, Roma 1977 • prezzo di copertina L. 3.800 (ai soci CSI L. 3.000).

L’autore delinea il significato che le attività e lo sviluppo psicologico acqui­ stano nel nostro tempo. Il suo proposito è di educare al movimento attraverso forme ludiche, esaltando la formazione del giovane e non esaltando il tecni­ cismo. L’opera — trattata in forma piana e quindi rivolta ad una vasta area di lettori — non rinuncia a sviluppare problemi scientifici, psicologici, peda­ gogici e sociologici di grande attualità. L’autore, oltre che agli insegnanti di educazione fisica, si indirizza agli animatori di attività ricreative e a tutti coloro che credono nella importanza che la psicomotricità può assumere per indirizzare i giovani alla vita

La quarta edizione — ampliata, riveduta e corretta — di un'opera che ha for­ mato ormai più d'una generazione di istruttori e pallavolisti. Un’opera le cui doti inimitabili sono la semplicità dello schema e dell’esposizione unite alla assoluta esattezza tecnica del contenuto, la metodologia didattica frutto di una esperienza personale dell'autore quale ben pochi possono vantare, l'es­ senzialità deH'impostazione ottenuta senza sacrificare minimamente né la completezza né la trattazione degli aspetti tecnici più elevati.

«L’EDUCAZIONE ATTRAVERSO IL MOVIMENTO» a cura del prof. Enrico Fabbri - Editrice AVE Roma - L. 4.500 (per i soci CSI L. 3.000). La seconda edizione di un'opera che ha riscosso un notevole successo. Una esposizione ragionata e didattica dell'esperienza condotta nei Centri di for­ mazione giovanile del Comune di Prato. Un prezioso sussidio per le attività della prima « fascia » del nostro itinerario sportivo-educativo (dai 6 ai 10 anni di età). I suindicati volumi possono essere richiesti nelle principali librerie, oppure alla Società Stampa Sportiva, viale Trastevere n. 248, 00153 Roma o all’Editrice AVE, via Aurelia n. 481, 00165 Roma - Per usufruire dei prezzi speciali ai soci CSI, le richieste devono pervenire alla Presidenza nazionale CSI, via della Conciliazione n 1 - 00193 Roma.

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«PALLAVOLO» di Franco Anderlini - Società Stampa Sportiva, Roma 1977 - prezzo di copertina L. 4.500 (ai soci CSI L. 3.500).

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