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Stadium n. 1/1974

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AVVISO POSTALE L’ufficio Provinciale delle Poste di Roma, in uno spi­ rito di rinnovata collaborazione che dovrebbe aiu­ tare anche a superare le difficoltà postali del mo­ mento, ci ha pregato di raccomandare ai nostri let­ tori di segnalare tempesti­ vamente 1 cambi di indi­ rizzo. Ciò consentirà di diminui­ re le « copie di resa » al­ leggerendo così il lavoro degli uffici postali e contri­ buendo ad una più celere spedizione dello stesso no­ stro giornale. Facciamo nostro l’invito, fiduciosi nella cortese col­ laborazione dei nostri let­ tori.

Caro Balboni, scrivo di rimando al tuo articolo apparso sul n. 11 di Stadium, « Lo sport è sacro ». Non ti nascondo che sono rimasto sorpreso nel leggere le tue considerazioni. Critichi una certa stampa di ingenui­ tà (che però non fa tenerezza) e di qualunquismo, di man­ canza di visione globale, di grettezza nei riguardi di un argomento che certamente non può essere considerato Direttore responsabile: solamente come vicenda spor­ tiva, e francamente qui chi Aldo Notarlo fa la parte dell’ingenuo sei tu: è evidente che non ci si Redattore capo: può aspettare una presa di Duilio (Dimetti posizione decisa su un fatto politico in un quotidiano Comitato di redazione: sportivo: il giornalista scrive ciò che la gente vuole legge­ Zina Giuri Amili re, e il lettore-tipo di TuttoPaolo Andreoli sport, il giornale da cui hai Enzo Balboni preso lo spunto, dopo due Claudio Bucciarelli righe in cui non si parli di Riva e di Mazzola volta pa­ Giulio Martinucci gina seccato: nel nostro ca­ so, un articolo che avesse Grafica: condannato il « golpe » e piau­ Alberto Greganti dito all'URSS sarebbe stato scorso solamente dal lettore destroide che il giorno dopo avrebbe cambiato giornale. STADIUM E chiaro che Tuttosport non può permettersi di perdere si propone una fascia della propria clien­ lo scambio delle idee tela, e quello che è stato e la ricerca comune scritto mi sembra già audace. dell’associazione. Non scandalizzarti quindi se « il giornale sportivo, pro­ I singoli interventi prio perché tale, deve dimen­ vogliono portare ticare i sentimenti umani e soltanto una voce, vedere solo i regolamenti »: è offrire un contributo proprio così, e questo non per colpa del « Perfetto Gior­ allo sviluppo nalista Sportivo », ma del comunitario. « Perfetto Sportivo » che altrimenti il giornale non lo STADIUM compra. è una tribuna aperta. Ancor più ingenua poi, a Tutti sono invitati parer mio, la lode all’URSS a esprimere che « per creare un preceden­ te, si rifiuta di giocare una la propria opinione partita di calcio su un terre­ e tutte no ancora bagnato di san­ le opinioni gue ecc. ». sono gradite. Senza dubbio tale compor­ tamento sarebbe più che giu­ STADIUM sto, ma non si può permette­ re che si giustifichi in questo chiede a tutti i soci modo l’azione dell'URSS, do­ un’attenzione ve sappiamo tutti cosa suc­ costantemente critica cede: non ha bisogno il regi­ e una collaborazione me sovietico di usare i cam­ pi di calcio come lager, è generosa. molto più organizzato! Poniamo ora il caso che al posto di Attende ci fosse sta­ --- ----------to un fascista, e il colpo lo I (copertina avessero fatto le sinistre: le 5 di Alberto Catalani) migliaia di morti che ugual■■

&m Mira mente ci sarebbero stati non avrebbero certamente tratte­ nuto la nazione sovietica dall' andare a disputare la parti­ ta, portando anche il saluto e l'abbraccio dei compagni del p'artito; se lo stadio di Santiago fosse stato poi an­ cora rosso di sangue dei rea­ zionari fascisti, allora sarebbe stato un vero onore! Che il Cremlino sbandieri che la sua squadra non la manda a giocare in uno sta­ dio che ha visto settemila uomini privati dei più ele­ mentari diritti, quando là questi diritti sono vietati a milioni di persone, l'abitudi­ ne può farcelo sopportare, ma che Balboni, che non co­ nosco come un asservito, ri­ peta tutto ciò pari pari, fa ve­ ramente schiattare di rabbia. Scusami questo sfogo, che d’altra parte non mi sarei permesso di rivolgere se non ad un amico, quale ti con­ sidero. Antonio Carti Traversetolo (Parma) Ti abbraccio, Antonio, ami­ co mio... Ti abbraccio e ti bacio e ti pago anche il caf­ fè. Perché nella tua lettera mi fai un complimento che io ho già segnato con rigoni ros­ si e incorniciato e messo sul­ la mia scrivania (frugale). Di­ ci che non sono un asservito: grazie, grazie ancora. Sai, An­ tonio, oggi uno che non è as­ servito è come la mosca bian­ ca o un film senza le paro­ lacce o l’olio con l’olio.. Mi sento orgoglioso e dunque co­ sì disposto alla tua critica che leggo due volte la lettera. Dici che sono ingenuo due volte. Beh forse è vero. So che il « perfetto giornalista sportivo » dipende dal « per­ fetto sportivo », ma penso an­ che che si possono fare delle scelte e che uno può lavorare dove vuole, se proprio non decide di servire un certo ti­ po di causa. Il che non ac­ cade a tutti. Il « perfetto spor­ tivo » è poi forse anche il ri­ sultato del giornale e del gior­ nalista. Insomma può darsi che se la stampa non avesse da tanti anni esaltato un cer­ to tipo di cose’ e creato il divismo sportivo forse non si sarebbe creato il lettore che vuol leggere soltanto quello che si dice della gamba di Mazzola o del naso di Riva.

Bene, passo al secondo punto, alla seconda ingenui­ tà. Qui discuto un poco, se non ti dispiace. Il fatto è che quello che è accaduto in Cile ed a Santiago in modo par­ ticolare, ed allo stadio di San­ tiago, in modo particolarissi­ mo, è cosa che non ha prece­ denti che non siano stati al­ trettanto duramente condan­ nati. Il problema è di essere sensibili al momento in cui le cose accadono. Può darsi che il Cile dimostri in seguito la validità del cambiamento di rotta e del colpo di stato (colpo di stato e non rivolu­ zione, che sono cose diverse, tanto che Mussolini che era un giornalista ed aveva un certo tipo di sensibilità verso i vocaboli, parlò sempre di rivoluzione fascista e mai di colpo di stato, attribuendo ad una volontà popolare auten­ tica la marcia su Roma e non ad una mossa politica con­ certata con le classi econo­ miche che erano al potere, perché? Perché rivoluzione si­ gnifica una cosa e colpo di stato significa un’altra). Così il Cile e il suo colpo di stato; è avvenuto in modo così cruento e sanguinoso che ha indignato tutti. Poi c’è stato il problema della partita con l’Unione Sovietica che oltre­ tutto non poteva riconoscere il nuovo governo dopo aver sostenuto il vecchio. L’Unione Sovietica ha fatto una que­ stione non solo di città, ma anche di possibile incolumi­ tà per i suoi giocatori ed ha anche ventilato l’ipotesi di un cambio di sede, di una cit­ tà diversa o di una nazione diversa. È un fatto politico che non si può agganciare ai precedenti sovietici. È proprio un problema di sensibilità del momento, così sottile e difficile — credo — da interpretarsi che ti vien voglia di litigare con me... Ma proprio con me che sono amico tuo, no, non ti arrab­ biare: non sono un asservito, né un condizionato e non ho dimenticato Praga e Buda­ pest, ma l’occasione allora mi è mancata per dire su Sta­ dium (che, però l’ha detto! n.d.r.) la mia opinione su cer­ ti fatti, e tu sai bene che la mia opinione — me ne dai atto e ti riabbraccio per que­ sto — non è né rossa, né nera, è un'opinione libera. Enzo Balboni


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La prima copertina del nuovo anno di Stadium ricalca un tema che in passato abbiamo toccato molte volte: l’esclusione del ragazzo italiano dallo sport. Avremmo tanto desiderato incominciare la nuova annata con un argomento più sereno e ottimistico. Non crediamo, purtroppo, che attualmente ne esistano i presupposti. La situazione dello sport italiano è oggi quella che era ieri, con qualche parola in più e con in più anche molta confusione. Per noi, l’unica novità positiva e l’unico motivo di speranza consistono nel fatto di una accresciuta domanda di sport da parte della popolazione, in una nuova coscienza sportiva che si sta pur faticosamente affermando e nello sforzo che noi del C.S.I. con qualche altro ente di promozione sportiva stiamo compiendo per imboccare strade alternative, se non altro a titolo di esempio, di segno e di stimolo. Saremo forse pessimisti e immodesti, ma non ci sembra che il nuovo anno ci abbia regalato granché di nuovo e di confortante. Nel salutare dunque i nostri amici lettori e nel fare gli auguri per il nuovo anno, non troviamo di meglio che far loro un invito: l’invito ad aver fiducia nelle idee e nelle esperienze nuove che la nostra Associazione cerca di portare avanti, a persistere con pazienza e decisione su questa strada, anche se siamo per ora tanto pochi a percorrerla. L’invito, inoltre, a restarci vicini e a mantenersi uniti con noi tramite questo periodico che continuerà a uscire regolarmente nonostante i tempestosi rincari tipografici e della carta di questi ultimi tempi. Stadium può e deve assolvere il compito di tenerci uniti, informati e meglio preparati a realizzare i programmi che ci siamo dati e che andiamo di volta in volta aggiornando. Contiamo naturalmente, come sempre, anche sulla collaborazione diretta, sulle vostre lettere. Scriveteci come in passato: la nostra più grande ambizione è di fare il giornale insieme a voi.


■■■li ti cura di ANDREA DE PASCALIS

Tra la fine di dicembre e i primi di gennaio il Mini­ stro per la Pubblica Istruzione, on. Malfatti, ha di­ ramato quattro successive circolari riguardanti lo sport nella scuola e più precisamente: la ricostituzio­ ne dei Centri Pulcini scolastici, l'educazione fisica nelle scuole elementari, la collaborazione della Scuola ai Giochi della Gioventù, la concessione in uso di pa­ lestre scolastiche ad enti, società e sodalizi sportivi. Le riportiamo in queste pagine per la dovuta infor­ mazione dei nostri lettori. Faremo solo dei brevi com­ menti, ripromettendoci di seguire i vari argomenti che sono poi quelli stessi che Stadium tratta normal­ mente nei suoi interventi.

I CENTRI PULCINI APPALTATI ALL’ANEF Roma, 19 dicembre 1973 AI PROVVEDITORI AGLI STUDI L0R0 SEDI

OGGETTO: « Centri Pulcini Scolastici » Attività di coordinamento e di vigilanza A seguito della decisione del CONI di non ricostituire i Centri di addestramento sportivo per adolescenti, te­ nuto conto dell'interesse ma­ nifestato per tale attività da­ gli allievi e dalle rispettive famiglie, nonché delle solle­ citazioni indirizzate, anche at­ traverso la stampa, all'Amministrazione Scolastica, nel­ l'intento di corrispondere al­ le numerose istanze pervenu­ te ed al fine soprattuto di sottrarre i ragazzi italiani al­ l'attività non sempre qualifi­ cata di organizzazioni aventi carattere e scopi privati, que­ sto Ministero ha deciso di prendere in favorevole esame la proposta avanzata dall’ANEF (Associazione Nazio­ nale Educazione Fisica), En­ te Morale, di ricostituire, in collaborazione con il CONI, i « Centri Pulcini Scolastici ». Pertanto, riconosciuta l'uti­ lità dello svolgimento dell'at­ tività proposta, la quale ha carattere aggiuntivo ed inte­ grativo, ma non sostitutivo dei normali programmi di educazione fisica, nelle more di una disciplina legislativa della materia da promuovere sulla scorta dei concreti ele­ menti di giudizio, si invitano le SS.VV. a consentire che l'ANEF, d'intesa con le SS.VV. medesime, organizzi, limita­ tamente all'anno scolastico 1973-74, i « Centri Pulcini Sco­ lastici », la cui attività, aven­ te carattere propedeutico alla

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pratica sportiva, sarà svolta, senza alcun onere per la Pub­ blica Amministrazione, nel­ l'àmbito della competenza del­ le Unioni Provinciali dei Grup­ pi Sportivi Scolastici, alle quali si demanda il compito di un attivo e rigoroso inca­ rico di coordinamento e vigi­ lanza della suddetta attività. Questo Ministero, anche ai fini deU'acquisizione di utili indicazioni per una consape­ vole ed appropriata formula­ zione delle relative proposte di legge, si riserva la facoltà di esercitare, in collaborazio­ ne con le SS.VV., un'attenta azione di controllo sull'orga­ nizzazione e sull’attività dei Centri costituiti. In merito a quanto sopra, si prega di fornire a questo Ministero tutte le notizie, le indicazioni ed i suggerimenti che le SS.VV. riterranno utili ed opportune. IL MINISTRO F.to Malfatti

La nostra Presidenza naziona­ le si è espressa in maniera assolutamente negativa circa questa iniziativa ministeriale. Èssa, realizzata nelle scuole, con personale della scuola e l'impiego di enti pubblici, non solo si pone come un’ulterio­ re barriera tra scuola c forze sociali che agiscono nel terri­ torio (libero associazionismo sportivo, sindacati, consigli di zona ecc.), ma sottrae agli Enti Locali la possibilità del­ la promozione di iniziative per il servizio sociale dello sport. I centri pulcini dell’ANEF rappresentano un ap­ palto a un’organizzazione di carattere privato che intende il rapporto del mondo esterno con la scuola, come si affer­

ma in un suo documento, « un'intrusione di Enti estra­ nei alla vita della scuola stes­ sa ». Lo stesso concetto, inol­ tre, sembra incredibilmente avallare lo stesso Ministro nella sua lettera quando af­ ferma di voler: « soprattutto sottrarre i ragazzi italiani al­ l'attività non sempre quali­ ficata di organizzazioni aven­ ti carattere e scopi privati ». Il tono generico dell’afferma­ zione non ne attenua certo la gravità, anzi l’accresce poi­ ché in tal modo appare del tutto gratuita. Senza dire, poi, del blocco mo­ nopolistico delle palestre che in pratica deriverà dall'attua­ zione della decisione ministe­ riale. Per questi e per altri motivi, la Presidenza nazionale del CSI, ha inviato al Ministro Malfatti la lettera che pub­ blichiamo qui di seguito. Sap­ piamo che anche altri Ènti di promozione sportiva hanno scritto al Ministro in maniera analoga.

Signor Ministro, in relazione alla Sua circo­ lare del 19 dicembre 1973, in­ dirizzata ai Provveditori agli Studi, con la quale si acco­ glie la proposta dell’ANEF di ricostituire i « Centri Pulcini Scolastici », la Presidenza na­ zionale del Centro Sportivo Italiano si permette di osser­ vare come una simile inizia­ tiva susciti numerose e gravi perplessità in riferimento ai problemi globali e alle pro­ spettive di uno sport social­ mente inteso, all'interno del quale la Scuola dovrebbe svolgere un ruolo specifico ma in stretto collegamento con tutte le forze sportive sociali che operano nel settore. Non sembra a questa Pre­ sidenza che una decisione del genere agevoli gli sforzi che si stanno facendo per una maggiore diffusione della pra­ tica sportiva e per un colle­ gamento tra le varie forzo in­ teressate al fine di sfruttare tutte le risorse attualmente di­ sponibili e di avviare, seoondo una linea razionale e si­ stematica, quel processo che dovrebbe portare alla creazio­ ne di un servizio sociale per lo sport in tutto il Paese. Questa Presidenza naziona­ le Le chiede pertanto, Signor Ministro, di riconsiderare la decisione presa e di poterLe esporre più del tagliatamente le ragioni della sua perplessi­ tà e delle sue preoccupazioni. A tal fine chiediamo di po­


to notare, non risolve certo i problemi fisico-sportivi del­ la scuola elementare. L’acco­ gliamo quindi come un atto di buona volontà a cui, spe­ riamo, facciano seguito fatti più concreti. Un passo vorremo rilevare. Laddove si parla della colla­ borazione e delle intese di « Enti » con i coordinatori (paragrafo 3 - Impegno orga­ nizzativo), si specifica tra pa­ rentesi « CONI ». Ci viene L’EDUCAZIONE FISICA spontaneo di chiedere al Mi­ Questa lettera (da noi stral ­ NELLA SCUOLA ELEMENTARE ciata in qualche parte) non nistro se a suo parere in Ita­ può che trovarci consenzien­ lia l’unico ente sportivo esi­ La circolare sull’educazio­ sica. Ciò secondo un program­ ti. Ma, come altri hanno fat­ stente sia il CONI? ne fisica nella Scuola, invia­ ma sperimentale svolto di ta dal Ministro Malfatti concerto tra la Direzione ge­ in data 3 gennaio 1974 a nerale dell’istruzione elemen­ Sovrintendenti scolastici e tare e l’ispettorato per l’edu­ LA SCUOLA Provveditori agli Studi, è cazione fisica e sportiva. troppo lunga per essere ri­ Per risolvere i problemi or­ E I GIOCHI DELLA GIOVENTÙ’ integralmente, portata qui i~* „ ganizzativi, oltre a chiedere Essa si richiama nella ppre­ agli Ispettori scolastici e ai Roma, 27 dicembre 1973 licato settore dell'educazione messa alla necessità di rivi­ direttori didattici di guidare e sportiva dei giovani, ha seni- : talizzare lo sport nella scuo­ stimolare gli insegnanti, si PROVVEDITORI AGLI pre favorito lo svolgimento la, cosicché questa possa ga­ chiede la collaborazione con AISTUDI dei Giochi della Gioventù per­ rantire oltre all’apprendimen­ il coordinatore di E.F. in at­ ché essi hanno intenti ana­ AI CAPI DEGLI ISTITUTI E to intellettuale lo sviluppo ar­ tività presso i Provveditora­ loghi alle finalità dello sport SCUOLE DI ISTRUZIONE monico delle risorse fisiche, ti « che in particolare potrà ed inoltre, così co­ SECONDARIA ED ARTI­ scolastico non finalizzate però alla pre­ suggerire opportune collabora­ me organizzati, offrono alla : STICA matura specializzazione del­ zioni di enti (CONI), Gruppi la possibilità di rea- ! LORO SEDI Scuola l’agonismo. A tale scopo si sportivi e Società con i diri­ lizzare incontri con Enti lo­ e. p.c. ritiene opportuno: che le ini­ genti e gli insegnanti della cali, coti il mondo sportivo e ziative non siano settoriali, scuola elementare per render­ AL PRESIDENTE con tutte le istituzioni che, ma colleghino l’educazione fi­ ne più articolate ed efficienti DEL COMITATO OLIMPICO pur nell'àmbito dei rispettivi sica nelle elementari con le at­ le iniziative ». ruoli, operano nell’interesse NAZIONALE ITALIANO tività ludico-creative della la preparazione specifi­ ROMA dei giovani e dello sport. Scuola materna e con le at­ caPer del personale insegnante, Già in passato, infatti, con tività proprie della scuola il Ministero sta predisponen­ OGGETTO: « Giochi Sportivi le circolari n. 51 dell’8 Feb­ media di primo grado; che do una serie di interventi per della Gioventù » braio 1969 e n. 138 del 19 Apri­ Regioni, Comuni e gli Enti specializzare i docenti in ser­ VI Edizione le 1972, questo Ministero ha qualificati nel settore della vizio nelle scuole elementari interessato l’ambiente scola­ educazione fisica attuino ini­ a tempo pieno per attuare Il Comitato Olimpico Nazio­ stico perché collaborasse alla ziative convergenti. iniziative di educazione fisica nale Italiano nel lanciare la buona riuscita dei Giochi par­ Esaminando la situazione e generale, correttiva e ludi- VI Edizione dei Giochi della tecipando con le proprie ambienti ed attrezzature, la co-presportiva, sia per pro­ Gioventù ha fatto presente a strutture, con gli insegnanti e circolare riconosce la loro in­ muovere una migliore prepa­ questo Ministero che la ma­ con quegli studenti che vo­ sufficienza e auspica inter­ razione dei docenti in gene- nifestazione avrà quest'anno lessero liberamente prendere venti delle autorità compe­ re. in pratica si organizze­ la finalità primaria di avviare parte alle competizioni. tenti, magari con iniziative di ranno coisi di vario livello, alla pratica sportiva il mag­ Si confida che anche que- 3 emergenza, («... al fine di ren­ con annessi gruppi di studio gior numero possibile di gio­ sfanno le SS.LL. vorranno da­ vani e che, di conseguenza, dere utilizzabili le aree attor­ e seminari per l’acquisizione re adeguato rilievo alla ma­ no all’edificio scolastico, pre­ delle più moderne nozioni tec­ sarà particolarmente svilup­ nifestazione, stimolando local­ disponendo un'adatta pavi­ niche. Altri corsi saranno or­ pata l’attività locale, meaian- mente tutte quelle iniziative mentazione del terreno, ac­ ganizzati per sensibilizzare i te un impegno di uomini e di che potranno consentire una cessi agibili in tutte le sta­ dirigenti scolastici all’impor­ mezzi che consenta la massi­ effettiva e capillare base di gioni, piccole e modeste co­ tanza dell’educazione fisica. ma capillarizzazione dell’ini­ attività. In particolare sarà struzioni, anche prefabbrica­ Nell’attesa che questo pro­ ziativa. necessario incrementare la te... Analogo impegno si ri­ gramma venga attuato, il Mi­ Per la realizzazione di que­ collaborazione e la partecipa­ chiede per il reperimento e nistero richiama comunque ste finalità il C.O.N.I. ha chie­ zione dei rappresentanti del­ la sistemazione di ambienti l'attenzione di insegnanti e di­ sto che la Scuola, attraverso le Scuole locali e del rappre­ all’interno degli edifìci per rigenti sui vigenti program­ i suoi organi centrali e peri­ sentante dell’ufficio scolasti­ svolgere attività ginniche sia mi, che richiedono a tutti gli ferici, offra la propria fattiva co provinciale agli appositi pure ridotte). insegnanti di effettuare edu­ collaborazione affinché anche Comitati comunali e provin­ Il Ministero della P.I. dal cazione fisica con il proprio quest'anno i Giochi possano ciali, incaricati di organizzare realizzarsi con il consegui­ le rispettive fasi dei Giochi; ? canto suo, per agevolare que­ gruppo di alunni. sto tipo di interventi, riser­ Sempre rispettando il ca­ mento degli scopi di alto va­ di prendere gli opportuni con­ verà nell’anno scolastico 1973- rattere ludico che gli attuali lore educativo e sociale che tatti e stabilire intese con gli 74, sui fondi destinati alla programmi per la scuola ele­ si prefiggono. Emi locali amministrativi e fornitura di sussidi didattici mentare assegnano all’attività Il Ministero che, come è sportivi, in modo da assicura­ alle scuole elementari una fisica, si consiglia, ove possi­ noto, segue con la massima re una vasta partecipazione aliquota per quelli utili all’in­ bile e sempre garantendo an­ attenzione tutte le iniziative della Scuola nella organizza­ segnamento dell’educazione fi- che la partecipazione degli che il C.O.N.I. adotta nel de- zione dell'iniziativa; di con-

ter essere ricevuti da Ella, Signor Ministro, insieme agli altri Enti di promozione spor­ tiva. L’incontro potrà anche servire a uno scambio più ge­ nerale di informazioni e di opinioni su tutto il problema dello sport sociale che, per la sua realizzazione, non può prescindere da una chiarezza

di impostazione e da un'inte­ sa operativa tra la Scuola e le forze sportive del libero associazionismo. Fiduciosi di incontrare sen­ sibile attenzione a questo im­ portante problema sociale, porgiamo distinti ossequi e saluti. Aldo Notano

alunni meno abbienti, l’orga­ nizzazione di corsi di atletica leggera, nuoto, sci, tennis, pallacanestro, pallavolo ed al­ tri sport, evitando però che ['inserimento di tali attività determini azioni speculative o di lucro di qualsiasi genere. La circolare ministeriale, in­ fine, raccomanda la fattiva collaborazione dei genitori, elemento indispensabile del processo educativo.

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■■■■« cordare con i suddetti Comi­ tati le date di svolgimento delle singole manifestazioni, affinché le varie attività pos­ sano svolgersi ordinatamente i nell'àmbito della provincia. Dovrà essere favorita, inol­ tre, la libera partecipazione degli alunni alle competizio­ ni, potendo iscriversi ad esse sia quali atleti delle organiz­ zazioni sportive, che a tal fi­ ne riterranno di scegliere, e sia quali appartenenti ai Grup­ pi Sportivi scolastici nelle di­ scipline sportive in essi pra; ticate. Infine, dovrà essere sensi­ bilizzato il personale direttivo e docente che vorrà, anche in questa occasione, confer­ mare la propria disponibili| tà al fine di propagandare e | valorizzare l'iniziativa, parti| colarmente necessaria sarà f l'opera degli insegnanti di edui cazione fisica, che costituisco: no l'elemento insostituibile ; dello sport scolastico e posI sono, con l'apporto della loro j alta competenza, assicurare la * attuazione di questa attività ■ che risponde ai sani interessi 5 giovanili. I Le SS.LL. sono pregate di | comunicare con sollecitudine . il contenuto della presente ; circolare ai Capi d’istituto ed agli insegnanti interessati. IL MINISTRO F.to Malfatti A parte le incertezze che tut­ tora sussistono sui program­ mi e i metodi della nuova edizione dei Giochi della Gio­ ventù, questa circolare del Ministro della Pubblica Istru­ zione ci sembra rispettosa dei criteri di collaborazione e di rispetto tra tutti gli enti chia­ mati a realizzare questa ini­ ziativa.

PALESTRE APERTE AL PUBBLICO . Roma, 7 gennaio 1974 Al PROVVEDITORI AGLI STUDI LORO SEDI

tese ad ottenere la revoca al divieto di concessioni in uso di palestre ad enti e società sportive, per competizioni ago­ nistiche con la presenza del pubblico. Le istanze sono determina­ le dalla carenza di specifici impianti destinati alle attivi­ tà di carattere federale. Le SS.LL., qualora gli im­ pianti posseggano i requisiti richiesti per i locali autoriz­ zati ad ospitare pubbliche manifestazioni, potranno va­ lutare, caso per caso, le do­ mande ed adottare gli oppor­ tuni provvedimenti. Si ritiene necessario, al ri­ guardo, segnalare le condizio­ ni alle quali, in linea di mas­ sima, le SS.LL. dovranno at­ tenersi — a titolo cautelativo — per la concessione delle palestre coperte: 1) assicurazione da parte dei competenti Uffici Tecnici del Genio Civile circa l'agibi­ lità deU'impianto per manife­ stazioni sportive presenziate dal pubblico; 2) autorizzazione del Co­ mando dei Vigili del Fuoco; 3) accertamento circa la funzionalità dei servizi igie­ nici ed assicurazione della di­ sinfestazione dell'impianto e dei relativi servizi dopo ogni manifestazione; 4) accertamento dell’im­ possibilità del pubblico di ac­ cedere alle aule ed agli uffici della scuola nel caso che la palestra faccia parte integra­ le dell'edifìcio scolastico. Con l'occasione si richia­ ma l’attenzione delle SS.LL. sulla necessità che vengano accolte soltanto le istanze di enti e sodalizi sportivi che chiedano l’uso degli impianti per lo svolgimento di attività sportive federali a carattere propagandistico o dilettanti­ stico, con esclusione delle ri­ chieste che si riferiscano a corsi privati di ginnastica educativa o correttiva o di specializzazione sportiva. Si resta in attesa di cortese cenno di assicurazione. p. IL MINISTRO F.to Bemporad

Questa circolare rappresenta OGGETTO: Concessioni in un passo avanti rispetto alle uso di palestre scolastiche precedenti circa la liberaliz­ a enti, società e sodalizi zazione dell'uso delle palestre sportivi per manifestazioni scolastiche. Diciamo liberaliz­ agonistiche con la presenza zazione « di principio » perché di fatto, riuscire ad ottenere del pubblico. una palestra, specialmente per Pervengono a questo Mini­ una piccola società, è come stero numerose richieste in- vincere alla lotteria.

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Vorremmo fare due osserva­ zioni. La prima riguarda una parziale ma palese contraddi­ zione tra questa circolare e quella con cui il Ministro « ap­ palta » le palestre all’ANEF per i Centri pulcini. Se le pa­ lestre rimarranno quelle che sono, se il loro uso extra-sco­ lastico continuerà ad essere difficoltoso come oggi, se l’ANEF « requisirà » (come ci consta stia già facendo) le po­ che altre disponibili, non com­ prendiamo proprio quali al­ tre palestre rimarranno per l’uso delle società, da aprire o meno al pubblico! Ma quali società? Ed è questa la seconda osservazione. La circolare dice testualmente « per lo svolgimento di atti­ vità sportive federali ». Così, ancora una vòlta, gli Enti di

Promozione sportiva rimango­ no fuori della porta. Che si tratti di una svista? Di un termine generico? Spe­ riamolo, ma intanto la stam­ pa sportiva ha mostrato di capirlo per come suona e lo ha sottolineato a chiari termi­ ni. Che cosa altro si può pen­ sare, dopo tutto, quando nella circolare sull’educazione fisica nella scuola elementare, tra gli Enti chiamati a collabora­ re è citato soltanto il CONI? C'è solo da augurarsi che il Ministro aderisca all’invito degli Enti di promozione spor­ tiva per un colloquio e che in quella sede si possa chiarire i molti aspetti oscuri di que­ ste circolari ministeriali ed anche avviare un dialogo più ampio su tutti i problemi del- • lo sport nella Scuola e nel Paese.

NIENTE AUSTERITÀ’ PER LA PRATICA SPORTIVA Tra le misure prese dal Go­ verno per fronteggiare la cri­ si energetica, quella che fissa alle ore 17 la chiusura degli uffici pubblici ha destato non poche perplessità e preoccu­ pazioni nel mondo sportivo (anche alcuni dirigenti del CSI hanno scritto alla presi­ denza nazionale in proposito). Tale disposizione, infatti, non si sa quanto esattamente, è stata ritenuta estensibile alle palestre, equiparate di fatto agli uffici pubblici, con il ri­ schio per la maggior parte delle società sportive della paralisi totale dell’attività. La nebulosità delle disposi­ zioni governative ha provoca­ to però un passo ufficiale del CONI, che ha inviato al mi­ nistro del Turismo e dello Spettacolo, sen. Signorello, una lettera firmata dall’avv. Onesti in cui si chiedevano chiarimenti su alcune norme ritenute inconciliabili con il funzionamento dcll’Ente e si faceva presente che « ... intan­ to migliaia di giovani sportivi sono stati costretti a sospen­ dere gli allenamenti o ad af­ frontarli sporadicamente in condizioni infelici. Si tratta di ragazzi che la mattina van­ no a scuola e che dedicano alcune ore del pomeriggio al­ la pratica delle discipline sportive. Mentre gli esigui gruppi di sportivi professio-

nisti trovano la maniera di adeguare le proprie necessità ad orari ristretti, i dilettanti, che nel nostro sport sono la schiacciante maggioranza, si sono trovati all’improvviso nella necessità di sospendere la preparazione ». L’avv. One­ sti faceva altresì presente che il CONI aveva comunque sta­ bilito di riaprire gli impianti per le attività pomeridiane, in analogia alle deroghe esi­ stenti per le scuole serali. Una risposta da parte del Ministro Signorello è giunta sollecitamente a dirimere i dubbi del CONI, aprendo uno spiraglio all’uso pomeridiano delle palestre. Ribadite le nor­ me governative, il Ministro in­ fatti afferma: « Eventuali ec­ cezioni alle disposizioni sopra precisate potranno essere con­ sentite limitatamente agli uf­ fici e servizi tenuti ad esplicare operazioni a ciclo continuativo o che esplichino attività estese all'intera settimatta e comunque particolar­ mente concentrate in alcuni giorni della stessa (ad esem­ pio servizio del Totocalcio), ovvero esplichino attività di carattere non squisitamente burocratico per essere rivolte a fornire la disponibilità di mezzi e di servizi a pluralità o generalità di persone (im­ pianti sportivi)

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IN PRIMA UNEA: MA PERCHE'? Questo è il grande anno del cal­ cio. L'appuntamento dei campio­ nati del mondo in Germania è molto vicino. Quando si scrive di calcio si ha sempre l’impressione di trattare cose già note o viste, sembra di aver già sentito o detto, letto o scritto tutto quanto era possibile. Forse non è così. In un mondo co­ sì vario come il nostro, c'è sem­ pre qualcosa da scoprire, una ri­ flessione inedita da fare anche su un argomento che da anni e anni tiene banco nel settore sportivo come avviene per il football. Osannato e vituperato, gratifi­ cato — forse unico sport preso singolarmente — di trattazioni fi­ losofiche, immerso fino al collo nel professionismo e pure fonte di ingenuo entusiasmo anche per rappresentanti di « cultura e intellighentia », questo pallone ro­ tolante inseguito da 22 uomini continua a sbalordire. Il calcio pareva destinato a se­ guire la parabola del ciclismo, do­ po una esplosione di popolarità senza precedenti. Invece è più vi­ tale di prima. Alla fase finale dei mondiali mancherà l’Inghilterra, vecchia maestra, e l’URSS presa nella trappola di una sua crisi di avvicendamento abbinata alla grana politica internazionale che ben conosciamo; ci saranno però i pure « neri » dello Zaire, cioè dell’ex Congo. Per i popoli « nuo­ vi », il calcio diventa un simbolo, un biglietto di visita; per i « vec­ chi », rimane un motivo di orgo­ glio. Gli inglesi e i sovietici, fuo­ ri dal girone finale, cercano già di riscattarsi preparando un pro­ gramma denso di gare, di sfide con taluni dei paesi finalisti, così da dimostrare « dall'esterno » che anche loro avrebbero meritato di partecipare alla « fiesta » finale di Monaco e... dintorni. Non vi è nulla di male in que­ sto orgoglio calcistico dei vari paesi. Sarebbe incongruente go­ dere — lecitamente sul piano umano — del fatto che popoli nuovi si affaccino anche nel mon­

do sportivo alla dignità della ri­ balta mondiale e poi farsi beffe se la stessa dignità di partecipare ad una finale sta a cuore anche ai popoli vecchi! Non facciamo del razzismo alla rovescia, per fa­ vore! Quando una nostra squa­ dra di club va in un paese del Mercato Comune in cui lavorano decine di migliaia di connaziona­ li e si prende una scarica di goals quasi senza reagite, fa male, mol­ to male. E non è questa constatazione, frutto di malinteso nazionalismo. Siccome si tratta di professioni­ sti, gli abitanti, i tifosi del paese ospite sono autorizzati a pensare che anche in ogni altro settore professionale gli italiani si comportino, diciamo, « leggermente », in quel modo. Domandiamoci ora perché il calcio e proprio il calcio stia di­ venendo sempre più uno sport mondiale e non tema l’usura; an­ zi vada affermandosi anche in quelle roccaforti in cui sembrava

chiuso dalla superbia sportiva amcricaneggiante o assimilata (ve­ dasi la popolarità in USA del cal­ cio teletrasmesso via satellite dal­ l’Europa e l’ingresso della nazio­ nale Australiana tra i finalisti di Monaco). L’uomo — sembra una parabo­ la — prima cominciò a correre e poi prese a calci un sasso: la atletica è popolare e povera per natura perché si identifica nel movimento stesso dell’uomo; il « calcio al sasso » è già un atto riflessivo per divertirsi ma è qua­ si congenito, nella storia dell'uo­ mo sapiente, al correre e al sal­ tare. Il calcio è più « meditato » dell’atletica, ugualmente istintivo, più elaborato, più « ricco ». Le regole del giuoco sono ele­ mentari; senza commento, qua­ lunque essere umano, assistendo ad una partita per la prima vol­ ta, capirebbe subito il fine e i prin­ cìpi del calcio, ivi compreso forse anche il « difficile » fuori giuoco che impedisce l'infiltrazione alle spalle dei « furbastri ». Il calcio è professionistico, con pregi e di­ fetti; ma il calcio è anche ricrea­ tivo, aziendale, da « prato di do­ menica »; c'è calcio atletico, ma anche calcio « da fermo » dei pa­ dri di famiglia che lavorano, po­ niamo, in un cantiere e che si passano a calci un fagotto di stracci, dopo colazione, in attesa di riattaccare il lavoro e si « sen­ tono » un pochino Rivera o Maz­ zola. Il calcio ha i giganti alla Pac­ chetti e i piccoli Toschi; non è « razzistico » come il basket in cui un gigante schiaccerà sempre un nano (le eccezioni fanno noti­ zia). Nel calcio, gli USA battero­ no l’Inghilterra, la Corea eliminò l’Italia, Haiti fa... paura. Ma il « titolo » finisce sempre a chi lo merita. Aperto a tutti, ma « de­ stinato » ai più seri, ai migliori. Ecco perché non dobbiamo aver pudori di essere appassionati del « vecchio » calcio.

PAOLO VALENTI

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ORA UNA


I CONGRESSI PROVINCIALI UERIFIC In nome dello « sport per tutti » o dello « sport sociale » o dello « sport servizio sociale » c’è tutto un fervore d'iniziative come non si era mai visto in Italia, naturalmente con una grande confusione. Anche se il Governo ha le sue gatte da pelare con la crisi del petrolio e con il referendum sul divorzio, pare che si sia scoperto lo sport come si sono scoperti la bicicletta e i pattini a rotelle per le domeniche di austerità. Infatti: Il Ministro della Pubblica Istruzione scrive ben quattro circolari ai Provveditori agli studi per lo sport nella scuola elementare e per l'uso delle palestre da cui si deduce (come è commentato su altre pagine di Stadium) una tendenza a privilegiare gli insegnanti di educazione fisica, il CONI e le Federazioni; l’ANEF (Associazione Nazionale Insegnanti di Educazione Fisica) si fa promotrice (con l'appoggio del Ministro) di istituire i « Centri pulcini » nella scuola elementare; i gruppi parlamentari della Democrazia Cristiana dopo anni di silenzio e di immobilismo del partito di maggioranza costituiscono una Commissione per iniziative legislative in favore dello sport; il CONI sta progettando iniziative di largo impegno per « lo sport per tutti »; la Cassa del Mezzogiorno sta puntualizzando un piano CONI-Cassa Credito sportivo per aiutare i Comuni a costruire impianti; le Regioni, sull'esempio del Veneto, cercano un accordo con il CONI e l'istituto del Credito sportivo per abbassare i tassi d’interesse dei mutui collegati a leggi regionali per lo sviluppo degli impianti sportivi; tutti si stanno buttando, impegnandosi ad istituire Centri di addestramento o di formazione fisico-sportiva. E’ il caso di dire « tanto tuonò che piovve », il guaio è che piove male, cioè c'è una grande confusione nei ruoli di ciascuno (anche i Comuni costituiscono e gestiscono Centri di addestramento), mancando una strategia comune. Il CSI che per primo, anni addietro, ha dato fuoco alle polveri iniziando il discorso di una politica sportiva nel Paese, si ritrova quest’anno nel suo Congresso nazionale. E' l'appuntamento per tutti e sarà tale se ogni Società del CSI parteciperà al proprio Congresso provinciale portando il suo contributo per sciogliere i nodi principali dell'Associazione, nodi che sono collegati ai nodi generali dello sport in Italia. I problemi dell'unificazione e della partecipazione femminile, dell’attività sportiva a carattere sociale, dei « Centri », della formazione dei responsabili e di tutti gli associati, della vita delle strutture di servizio, (Consigli provinciali e regionali), del decentramento ecc., sono lutti temi di dibattito congressuale ma che sono strettamente legati ai temi di fondo della politica sportiva in Italia. Lo starne fuori significherebbe la figura di chi ha buttato il sasso e nasconde la mano. Il CSI queste figure non le ha mai fatte perchè non appartengono al suo stile. ALDO NOTARLO

I significato di un dibattito che si ouò e si deve proseguire È ormai in pieno svolgimento quella fase della preparazione al Congresso nazionale che si realiz­ za a livello provinciale e di cir­ coscrizione zonale con i relativi congressi. Si tratta, come si è ormai detto fino alla noia, di una fase inter­ media poiché si tratta di assume­ re a livello provinciale o zonale ciò che hanno espresso le assem­ blee delle società per poi offrire al congresso nazionale un contri­ buto proprio e originale sul di­ battito che è in corso nell’asso­ ciazione e che ha come oggetto della riflessione comune la verifi­ ca sull’attività che si sta realiz­ zando alla base. E ciò, natural­ mente, non tanto per il gusto di fare dei bilanci consuntivi e per limitarsi agli aspetti quantitativi dell'attività stessa (ossia: quanti campionati, quanti atleti-gara, quanti sport realizzati ecc. ecc.), ma, piuttosto, per cogliere, negli aspetti quantitativi, pure impor­ tanti, quelli qualitativi. Ossia, in definitiva e per non ripetere trop­ po quanto già detto più volte sia in « Stadium » sia in « CSIflash », ciò che di tradizionale e di nuovo si sta facendo e, ancora, per ca­ pire quali sono le tendenze dina­ miche di fondo che si manifesta­ no (pratica sportiva non più li­ mitata esclusivamente ai giova­ nissimi e ai giovani ma aperta an­ che agli adulti; associazionismo misto che vede la compresenza di uomini e donne; modo diverso

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di concepire e di realizzare le at­ tività tradizionali; sport non più concepito come selezione e come imitazione del campionismo di­ vistico; nuove attività non confi­ gurabili con quelle che, comu­ nemente, si definiscono « olimpi­ che » ecc.). Questo, e non altro, in definiti­ va, costituiva e costituisce l’og­ getto del dibattito associativo in atto e che dovrà trovare il suo momento di massima razionaliz­ zazione nel Congresso nazionale perché da esso possano scaturire quelle indicazioni che consenta­ no, a livello nazionale, di adottare una politica dell'associazione di un tipo piuttosto che di un altro. Ma se l’itinerario di questo la­ voro di 'verifica e se l’oggetto di questa verifica sono chiari, non è altrettanto chiaro ciò che, al­ meno stando alle notizie che ar­ rivano, avviene sia a livello di as­ semblee di società, sia a livello di congressi provinciali e zonali già realizzati o in via di prossima realizzazione. Queste notizie, infatti, dànno l’impressione — e qualche volta più che l’impressione — che, in realtà, il dibattito vero e proprio si realizzi solo da qualche parte ma che non sia affatto generaliz­ zato, ossia realizzato ovunque. Per diversi comitati, infatti, pa­ re che questo Congresso non sia altro che un più o meno spiace­ vole momento da realizzare per­ ché lo vuole lo Statuto e perché bisogna pur inviare i propri de­ legati al Congresso nazionale. Per­ tanto, questi Comitati, si limita­ no a fare un resoconto dell'atti­ vità svolta e di eleggere, a norma di Statuto, il delegato o i dele­ gati da inviare al Congresso na­ zionale. Non c'è dubbio che se la mag­ gioranza dei Comitati lavorerà su questa impostazione il Congresso nazionale non sarà ciò che deve essere, ossia una verifica a livello nazionale dell’attività di base. E dal Congresso nazionale non po­

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tranno scaturire indicazioni utili per il futuro dell’associazione. O meglio, scaturiranno quelle indi­ cazioni che si potranno dedurre dalla verifica realizzata solo in al­ cuni Comitati. Se questa è la realtà, allora — come spesso accade in assemblee del genere — si sentiranno per lungo tempo le geremiadi di co­ loro che si troveranno in qualche modo a subire delle decisioni a cui non hanno offerto il loro con­ tributo. E si parlerà di mancan­ za di democrazia, e compagnia bella. Il fatto è che volere la demo­ crazia a parole e non impegnarsi per realizzarla non solo è un con­ trosenso, ma è anche un furto che si fa agli altri perché si nega loro quel contributo originale che ciascuno è chiamato a partecipa­ re a tutti gli altri. Partecipare realmente, si sa, è un lavoro difficile che richiede un impegno molto rigoroso e se­ rio. Partecipare nominalmente, con la sola presenza fisica è, in pratica, non partecipare. E se si fa una verifica collettiva, parte­ cipare non significa semplicemen­ te dare le proprie opinioni su un argomento, prendere la parola per dimostrare di essere presen­ ti e di avere qualcosa da dire. Fa­ re una verifica collettiva significa aver esaminato a fondo ciò che si sta facendo e averne colto l'es­ senza fondamentale mettendo in relazione ciò che si fa con le at­ tese presenti nella società che ci circonda. E ciò, evidentemente, anzitutto a livello di base (le so­

cietà sportive), poi a livello pro­ vinciale o zonale e, infine, a livello nazionale. È solo su questa base — ossia attraverso una partecipazione rea­ le — che si possono offrire con­ tributi veri capaci di cambiare la realtà. Non altrimenti. I con­ tributi fatti di parole, fanno solo perdere tempo a chi ha intenzio­ ne di lavorare seriamente. Ecco, allora, l'importanza de­ terminante che hanno oggi i Con­ gressi provinciali e zonali e, do­ mani, il Congresso nazionale. Insomma, ognuno lì dov'è e do­ ve opera sta decidendo se il Con­ gresso nazionale dovrà essere la espressione di un’ associazione reazionaria, conservatrice, che guarda al suo passato e al suo presente per conservarlo così com’è, aggiornandolo semplicemen­ te; oppure se questo Congresso di verifica dovrà essere un mo­ mento di un’evoluzione dell’asso­ ciazione, un momento cioè di un processo di liberazione che si vuol realizzare. Infatti, se i contributi che ver­ ranno offerti dai Congressi pro­ vinciali e zonali sarà semplicemente di tipo quantitativo, allora il Congresso nazionale non potrà far altro che perpetuare nel fu­ turo il presente (anche se questo non ci lascia del tutto soddisfat­ ti). Ciò vuol dire, in concreto, fa­ re un discorso conservatore e reazionario che, probabilmente, non vai la pena neanche di essere preso in considerazione. Sforzar­ si di cercare e trovare gli ele­ menti qualitativi, invece, significa


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Forse a voi non interesserà niente dei miei pensieri a que­ sto proposito, scaturiti per caso dall'incontro con uno slogan, ma provo ugualmente a trasmetterveli perché, per me, il congresso nazionale ci metterà tutti di fron­ te ad una stessa domanda: Ab­ biamo vissuto le nostre idee?

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operare lo sforzo di uscire dal­ l'àmbito dell’alienazione, cercare ciò che ci aiuta a liberare le so­ cietà, i comitati, i consigli ai vari livelli da condizionamenti e da storture sia tecniche e organizza­ tive, sia ideologiche. Nessuno vuole, evidentemente, condizionare dall’esterno il lavo­ ro di base per dirottarlo verso mète che la base non sente di do­ ver raggiungere. Occorre, però, che questa base non sia una mag­ gioranza silenziosa, ma che pren­ da la parola e si esprima, si con­ fronti, sia dinamica. E i Congres­ si provinciali sono quest’occasio­ ne offerta alla base per prendere la parola, per confrontarsi, per liberarsi da ciò che non le con­ sente di essere di più. Se per la fretta, o per non sob­ barcarsi la fatica di ragionare, ci si limita a fare un lavoro buro­ cratico (credendo che questo e solo questo — insieme alla di­ scussione tecnica — sia un lavo­ ro « concreto »), allora si lascia la base muta, alienata, sempre incapace di esprimersi e di pren­ dere la parola. E questo non è altro che un modo autoritario, fascista, di concepire la vita degli altri. E non vale, allora, che ci siano delegati che a un Congres­ so nazionale prendono la parola. In realtà essi esprimono solo il silenzio della morte civile, anche se usano termini roboanti. (Sha­ kespeare direbbe: « Molto rumore per nulla »!).

PAOLO ANDREOLI

Vivi le tue idee! Io si offre una magnifica occasione Gli slogans mi hanno sempre fatto effetto. Anche adesso, ma solo quando sintetizzano quello che ho matu­ rato e quando esprimono in po­ che parole una mia esperienza. Per caso, o forse per il bom­ bardamento a cui siamo soggetti da parte della cosiddetta pubbli­ cità, ho letto uno slogan, scritto a caratteri cubitali, che diceva: — Vivi le tue idee. — Non ho letto il seguito. Per quello che posso cerco di farne a meno tan­ to il contenuto è sempre lo stes­ so: comprare! Comunque lo slogan sintetizza­ va una mia profonda convinzione. Se non si cerca di vivere quello che si pensa, quello di cui si è convinti in un certo momento è come se si abdicasse alla vita. Semmai facciamo quello che pen­ sano gli altri e certo questo non è la vita. In quel momento ho pensato a me stessa, alla mia difficoltà a vivere sempre le mie idee an­ che nell’impegno che sto portan­ do avanti nel Centro Sportivo. E per forza di cose ho pensato ad una scadenza che per me ha un grosso significato: il Congresso nazionale biennale di verifica che si svolgerà a maggio prossimo.

• Perché il Congresso nazionale biennale è una scadenza impe­ gnativa. Leggiamo dallo statuto: « Il Congresso nazionale espri­ me la volontà della Associazione in ordine alla realizzazione delle finalità del Centro Sportivo Ita­ liano; studia i contenuti e i me­ todi dell’attività; fissa gli indi­ rizzi e la politica della associa­ zione sul piano nazionale... Il Con­ gresso è convocato ogni due an­ ni per discutere e approvare la relazione della gestione e delibe­ ra su ogni altra materia ineren­ te ai fini istituzionali del C.S.I. ». Quando si dice che « esprime la volontà dell’Associazione » non si intende quello che può espri­ mere un piccolo gruppo che fa dire agli altri quello che lui pen­ sa e poi si fa forte dicendo che è quello che pensano tutti, ma esprime la possibilità concreta e un luogo dove tutti, attraverso i propri rappresentanti, possono dire le proprie idee, esperienze, confrontarle e trovare, se possi­ bile, dei contenuti comuni e degli strumenti per concretizzarli. Circa due anni fa ci siamo tro­ vati in congresso nazionale. Alla line i rappresentanti di tutta la associazione hanno trovato- dei contenuti comuni, delle idee da vivere. A due anni di distanza ad ognu­ no di noi è chiesto di: — verificare se quello che ci siamo impegnati ad essere e a fare come C.S.I. è stato vissuto: — dare un giudizio su come le persone che abbiamo scelto per­ ché eseguissero quello che pen­ savamo di fare sono stati fedeli e capaci di portarlo avanti o se 11


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piuttosto hanno abusato di una delega avuta. Questo avviene a livello nazio­ nale dove tutti i rappresentanti delle società sportive devono va­ lutare il loro impegno e giudica­ re il servizio del Consiglio nazio­ nale verso tutta l’associazione. Se però le persone che com­ pongono il congresso nazionale non portano in quella sede un discorso partecipato da tutte le società sportive che lì rappresen­ tano dire « volontà dell’associazio ne » diventa una frase vuota, sen­ za significato.

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• Ecco che si può cogliere il sen­ so dei congressi provinciali di quest'anno, quelli che si stanno svolgendo o quelli che si dovran­ no svolgere. Ogni anno, sempre per statuto, esiste rappuntamento del con­ gresso provinciale « che ha il com­ pito di esprimere la volontà delle società sportive in ordine alla rea­ lizzazione delle finalità del C.S.I. nella zona di loro giurisdizione ». Ma quest’anno il congresso di ba­ se ha un particolare significato: quello di portare ad una verifica e ad un confronto nazionale ciò che ogni società sportiva è riu­ scita a fare in rapporto alle de­ cisioni che tutta l’associazione ha preso nel congresso nazionale del giugno 1972 e quelle esperienze che servono per aiutare tutti a fare un passo in avanti. Certamente, se le società spor­ tive di una provincia o di una zona non dibatterano i loro pro­ blemi alla luce delle scelte di

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fondo fatte da tutto il CSI (vedi statuto e congresso nazionale) e non sceglieranno la persona più capace di portare le loro espe­ rienze a confronto con quelle di tutti gli altri consigli, il congres­ so nazionale di quest’anno non servirà a nulla. Sono partita da uno slogan e ritorno allo stesso per chiudere. Se ogni congresso provinciale di quest’anno, come d’altronde quel­ lo di ogni anno, fosse veramente l’incontro fra persone che vivono le proprie idee, anche pagando di persona, e che sentono l’esi­ genza di confrontare la propria esperienza di vita con altri, la nostra associazione sarebbe più segno di vita e forse di speranza. GRAZIA FUCCARO

IMPORTANTE Ricordiamo che in base ad una decisione della Commissione con­ gressuale per il Regolamento or­ ganico, fatta propria anche dal Consiglio nazionale, il prossimo Congresso nazionale di maggio (23-26) avrà, dal lato giuridico, con le stesse caratteristiche e le stesse procedure di quello qua­ driennale. Di conseguenza, anche i Congres­ si provinciali in via di svolgi­ mento, dovranno votare reiezio­ ne dei Delegati al Congresso na­ zionale in base al numero degli iscritti di ciascuna società avente diritto a voto (v. articoli 45 e 46 del R.O.). Per maggiori delucidazioni sull’ argomento, confrontare « CSI ’74 » a pag. 36.

Come prepararsi all'aoDuntamento congressuale Molte province e circoscrizioni zonali hanno già svolto il proprio congresso in vista del Congresso nazionale biennale di maggio; ma diverse altre soltanto in questi giorni stanno convocando le pro­ prie società ed è per queste so­ cietà sportive in particolare che fissiamo alcune considerazioni. ° Con l'anno sociale avviato e con tutta l’attività sportiva in corso il tempo disponibile per pensare a come sarà la nostra partecipazione al congresso è molto ridotto. Se però arriviamo a capire che l’attività che svol­ giamo settimanalmente, la vita associativa e il dibattito congres­ suale sono la stessa cosa, rappre­ sentano, cioè, l’argomento fonda­ mentale su cui ritrovarsi a di­ scutere ed a scambiarsi esperien­ ze in sede di congresso, avremo fatto un buon passo avanti per­ ché tutto ciò che faremo da oggi al giorno stabilito non sarà una perdita di tempo.

° Non serve, quindi, attendere la comunicazione ufficiale con rela­ tiva convocazione che deve esse­ re inviata venti giorni prima dal proprio Consiglio. Se mai, è op­ portuno fare una capatina in co­ mitato e sollecitare. L’obiettivo


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del Congresso ’74 è una verifica delle scelte e delle realizzazioni associative fin qui compiute: è troppo importante per rimanere tagliati fuori.

° Potrebbe essere utile prendere contatto con le altre società CSI della zona in questa fase iniziale e preparatoria: diversi problemi concreti e di presenza sono co­ muni e un contributo d’idee più ampio fa trovare soluzioni spes­ so insperate. ° Se il Consiglio provinciale ha inviato schemi di discussione pre­ congressuale, bene! li analizzere­ mo: oltre alle idee gli schemi po­ trebbero contenere precise pro­ poste sulle quali le società do­ vranno esprimersi (un esempio: le società del Consiglio provinciale di Milano si ritrovano in con­ gresso il prossimo 23 febbraio c sono chiamate a decidere proprio su una proposta di trasformazio­ ne della struttura stessa del Con­ siglio). ° Se il Consiglio provinciale non ha inviato schemi per il dibatti­ to, bene egualmente! faremo da noi. Anche perché il dibattito ce lo dobbiamo costruire con le os­ servazioni e l’esperienza che fac­ ciamo lutti i giorni: diversamen­ te non risponde alle nostre effet­ tive esigenze e non esprime il no­ stro originale apporto ai proble­ mi di tutto il CSI provinciale. • Partiamo, dunque, da ciò che stiamo facendo, l’attività sporti­ va. Come la realizziamo, con qua­ li criteri? È un servizio che ren-

diamo a pochi — meglio, solo a noi stessi — o ci sforziamo di metterlo a disposizione di tutti? E, innanzitutto: è un servizio? Qual è il modello cui ci rifaccia­ mo: selezione sistematica, con­ quista dei risultati tecnici, i ra­ gazzi e le ragazze « servono » per il successo e il buon nome della società, oppure i ragazzi, e un processo educativo globale che li riguarda, sono il dato di riferi­ mento costante in tutto quanto organizziamo e svolgiamo?... E così via, passando sotto verifica non soltanto la nostra società sportiva ma anche l’ambiente in cui siamo inseriti, i problemi che proprio l'ambiente finisce per co­ stituire alle nostre iniziative (i genitori non capiscono l’impor­ tanza di uno sport diverso dalla mentalità tradizionale nell’educa­ zione dei loro figli, la gente non sa chi siamo, nel quartiere non esistono impianti, il preside del­ la Media rifiuta l’uso della pale­ stra, diverse famiglie vorrebbero più iniziative, — un centro di for­ mazione, forse —, (in Comune dànno contributi soltanto per le grandi manifestazioni, nessuno ha mai organizzato un pubblico dibattito sullo sport a carattere sociale, invitiamo l'Assessore...); e i problemi ancora più vasti, che superano la dimensione del no­ stro quartiere o del nostro paese ma che la influenzano e la osta­ colano egualmente (quali sono in Italia le leggi per aiutare lo sport? Il Coni può darci una mano? Che senso ha essere un Ente di pro­ mozione sportiva? Quale collega­ mento abbiamo con gli altri enti di promozione?..). ® Un’occhiata ai due documenti che il Consiglio nazionale aveva un anno fa predisposto come in­ vito al dibattito e che sono ap­ parsi anche su Stadium in luglio, collegati al programma di tutta l’Associazione, a questo punto può tornare veramente oppor­ tuna.

• Se in quattro o cinque aiutia­ mo gli altri a cogliere l’impor-

tanza, per noi stessi e per la nostra società, di un dibattito imposta­ to in questi termini la sera del­ l’assemblea della nostra società sportiva salteranno fuori tali e tanti problemi da fare fatica ad arginare la valanga degli interven­ ti e delle proposte. L’assemblea dobbiamo veramente volerla, in questo dobbiamo essere ostinati, perché l’assemblea è la condizio­ ne perché la nostra società non abdichi al suo pieno diritto statu­ tario di contribuire alla elabora­ zione di una linea di presenza e d’impegno del CSI nel Paese, una linea che deve essere espressa dal congresso nazionale di mag­ gio ma che nasce soltanto dalla diretta esperienza di base; diver­ samente, il congresso nazionale possiamo già fin d’ora definirlo sterile. • Se non sono stati promossi in­ contri zonali delle società spor­ tive che hanno fatto l’assemblea e se sapete che altre società si di­ sinteressano della preparazione al congresso provinciale, prende­ te voi l’iniziativa: è un modo con­ creto per ridurre considerevol­ mente il rischio di una partecipa­ zione passiva al congresso e per ottenere voi stessi dei vantaggi dall’esperienza degli altri. • Al congresso usiamo del pote­ re di critica, anche in maniera forte, ma non limitiamoci alla critica. Poniamo alternative, co­ struiamo proposte motivate: una nuova politica per i Centri di for­ mazione, per la preparazione dei responsabili, per Io sviluppo del­ l’attività sportiva femminile, per i rapporti con gli altri Enti di promozione e le altre forze spor­ tive, possono rappresentare serie proposte che diano a tutti l’oc­ casione di uscire definitivamente dalla politica dello struzzo, testa sotto terra, talvolta adoperata da nostre società che pure invocano la dimensione educativa del loro impegno.

GIULIO MARTINUCCI

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Tu dai aia cosa (...saldi) a me io dò ima cosa !... uomo) L’ultimo numero di Stadium del 1973 ha, almeno per quanto ci riguarda, un significato storico in quanto con alcuni significativi flash ha evidenziato uno dei pro­ blemi dello sport italiano di pal­ pitante interesse: i « trasferimen­ ti » degli atleti. Questo problema ci è stato sem­ pre particolarmente a cuore e in tutti gli ambienti, a tutti i livelli, in ogni occasione non abbiamo mai mancato di stigmatizzare una pratica, un costume che pratica­ mente riduce VUotno (e penso che la maiuscola sia necessaria anche per chi, al contrario di noi, non ha l'ispirazione cristiana a fondamento di tutti i suoi conte­ nuti) a cosa, oggetto di baratto, di prestito, di compravendita. Ci siamo sempre rifiutati di concepire questa consuetidine, an­ che se da più parti si è giustifi­ cato tale immorale « commer­ cio » con il « morale assunto » che i soldi o il materiale ricavato da tali operazioni servivano a finanziare la società o... la par­ rocchia e davano loro la possibi­ lità di far giocare altri giovani. Poiché personalmente conside­ riamo il mercato degli atleti co­ me una vera e propria « tratta di schiavi », volendo giustificare tale assunto in un campo più vasto si potrebbe consigliare ad esem­ pio alle giovani nazioni del Terzo mondo di ripristinare lo schia­ vismo per reperire i fondi per la loro promozione sociale ed eco­ nomica! Abbiamo forse esagerato i toni, ma lo abbiamo fatto volutamente perchè solo così possiamo dare

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un carattere provocatorio a que­ sto nostro intervento (e tale vuo­ le essere) c quindi facilitare altri e più appassionati interventi sul problema. D’altra parte, a monte del pro­ blema ne esiste un altro altrettanto profondo e complesso: il nei confronti senso di ]proprietà 1 degli atleti. L’attuale vita della maggior par­ te delle Società òhe in Italia pra­ ticano lo sport è antidemocratica e verticista. Tutto viene stabilito e realizzato per volontà di uno o di pochi, che sborsano o reperi­ scono i soldi decidono i program­ mi, realizzano le loro finalità che molte volte di sportivo hanno molto poco, e che quindi si ser­ vono degli atleti per raggiunge­ re tali fini. Gli atleti al momento della firma del cartellino, quasi sempre vincolante a vita, diven­ tano proprietà della Società, che li veste, li istruisce o meglio li addestra, li usa e poi o li « butta via » oppure li « esita » al... mi­ gliore offerente. D’altra parte, sino ad oggi gli atleti hanno accettato di buon grado questa consuetudine in quanto, specie agli inizi, è abba­ stanza comoda c favorevole per loro. Giocano e si divertono, ri­ cevono le attrezzature ed un ad­ destramento che li valorizza, e quindi sperano sempre di miglio­ rare e di ottenere sempre mag­ giori benefici dalle loro presta­ zioni atletiche che, almeno agli albori della loro carriera, ripetia­ mo, sono « gratuiti ». Anche i genitori vedono favo­ revolmente per motivi di presti-

gio personale o di tornaconto finanziario (almeno sperato!) la logica commerciale dei trasferi­ menti molte volte sono proprio loro ad offrire al migliore offeren­ te le capacità dei loro figlioli, esaltate con Io stile dei migliori imbonitori. Ma a questi vorremo far cono­ scere la tragedia di tanti illusi dal miraggio di uno sport così concepito; ma pensiamo siano illuminanti alcune frasi tratte da lettere inviate da atleti professio­ nisti o semi-professionisti all’atattuale taumaturgo dei calciatori, l'avv. Campana, e che abbiamo tratto da una pubblicazione del nostro Consiglio di Verona. Ed ecco le frasi che debbono farci amaramente meditare: — « Caro avvocato, sono uno dei tanti giramondo del calcio che si rivolgono a lei per cercare di trovare una soluzione a una si­ tuazione che, purtroppo, incredi­ bilmente, si trascina da anni sen­ za alcuna speranza almeno fino ad ora... » — « La realtà è piuttosto ama­ ra. Dopo aver girovagato per l’Ita­ lia, dove volevano i dirigenti che mi hanno ceduto da una squadra all'altra, mi sono trovato senza soldi, con crediti non riscuotibili e ancora vincolato ad una Società che mi impedisce di giocare al­ trove. » E non ci si obietti che questa è una situazione limitata alle mas­ sime serie sia del calcio sia degli altri sport, perchè questa situazio­ ne esiste in tutta la struttura orga­ nizzativa dello sport minore, dove le cessioni e i prestiti sono pane


“1 Sulla compravendita degli atleti nelle nostre società abbiamo pubblicato alcuni documenti nel numero precedente. Ora sull’argomento interviene il nostro Direttore tecnico nazionale. Attendiamo dati e contributi da parte di tutti i lettori.

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di tutti i giorni. Diamo uno sguar­ do attento intorno a noi e vedre­ mo tanti giovani, o giovanissimi addirittura, che non possono più giocare con i propri amici, con la propria squadretta dove si di­ vertivano perchè partecipavano attivamente all’attività e non era­ no riserve a vita, perchè la pro­ pria società allettata dal premio di preparazione ha ritenuto op-' portuno offrirlo alla locale squa­ dra di calcio. Considerando che tale premio va da diecimila lire per i trasferimenti a Società di 2* Categoria a duecentocinquantamila lire per il trasferimento al vivaio di una Società di Serie A, almeno queste sono le cifre uffi­ cialmente fissate dalla FIGC, pen­ siamo che tali cifre possano co­ stituire un miraggio per tante piccole Società. Non parliamo poi della pallacanestro dove le perso­ ne vengono considerate... a centi­ metri e più sono questi centimetri e più gli atleti valgono milioni, a prescindere dall’età e dal grado di preparazione. Quanti ragazzini c ragazzine per un pugno di bi­ glietti di diecimila sono stati e so­ no stati spostati da una parte al­ l’altra dell’Italia con le conseguen­ ze sul piano educativo, morale e sociale facilmente intuibili. Ma non vogliamo buttare la croce addosso a questo o a quello sport, in quanto diremo che nella quasi generalità degli sport in una forma più o meno ampia il fenomeno è presente, vogliamo soltanto esemplificare per rendere più incisiva la nostra denuncia. Ma certamente non possiamo soltanto enunciare il problema

e quindi accettarlo ineluttabil­ mente, ma tutti dobbiamo cerca­ re di estirparlo alla radice facen­ do crescere innanzitutto la co­ scienza critica nei giovani che avremo nelle nostre società, in modo che possano coscientemen­ te valutare le loro azioni e i rischi. Nello stesso tempo dovremo tra­ sformare la vita almeno delle no­ stre Società all'interno delle qua­ li una vera vita associativa non potrà in alcun modo costruire i presupposti per questo stile di « trasferimenti ». Una Società cogestita dagli atleti, i quali quindi diventano i veri protagonisti, non può com­ merciare « in carne umana », per­ chè ciascuno degli atleti decide di se stesso e insieme con gli altri la vita e la conduzione della So­ cietà, che è loro completamente. Quindi all'interno di essa o gli atleti si trovano bene perchè pos­ sono eprimersi compiutamente e quindi ci rimangono volentieri, oppure non ci si trovano bene e quindi hanno il diritto ed anche il dovere di trovare un altro am­ biente a loro più congeniale. Ma alla base di queste scelte non ci saranno mai motivi economici o commerciali se saremo stati ca­ paci di farli crescere come uomi­ ni e come persone. La strada per estirpare il male alla radice è quindi per quanto ci riguarda quella dello Statuto; rispettandolo nello spirito, ma an­ che nella lettera non potremo mai avere dilemma: noi siamo dal lato deH’Uomo! FILIPPO DRAGOTTO

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■■■ Hai E HMU a cura di PAOLO ANDREOLI e GIULIO MARTINUCCI

Cristo sooerstar. ma l'altro Cristo? I fatti. L'anno di grazia 1974 è appena iniziato. Una serie di ma­ nifesti compaiono sui muri di Ro­ ma invitando i cattolici romani a partecipare alle ore 12 di sabato 5 gennaio nella chiesa di S. Loren­ zo in Lucina a una Messa di ripa­ razione « per l'oltraggio che sta per essere consumato nella capitale del Cristianesimo con una pubblica rappresentazione dissacratoria del­ la divinità di Cristo all’inizio dell’Anno Santo ». A organizzare que­ sta Messa di riparazione sono i gruppi di religiosi e di laici che fanno capo alle riviste « Vigilia Ro­ mana », « Adveniat Regnimi » e « Cristus Rex ». La pubblica rappre­ sentazione è la proiezione in ante­ prima del film « Jesus Christ superstar » avvenuta in mezzo a una confusione notevole creata dai gruppi sopra ricordati che apostro­ fano il critico Gian Luigi Rondi — presentatore dello spettacolo — de­ finendolo « bestemmiatore a tempo di rock » mentre uno di questi cat­ tolici « fedelissimi », detto « Il Caz­ zotto di Dio » getta in testa al cri­ tico una manciata di monetine al grido: « Giuda, prendi i tuoi 30 de­ nari ». Il giorno successivo allo spet­ tacolo — avvenuto al Teatro dell'Opera — e dopo la ricordata Mes­ sa di riparazione, i presenti han­ no invitato Don Luigi Severini a benedire il teatro « profanato ». Co­ sa che di fatto è avvenuta. La tesi che questi gruppi di cat­ tolici sostengono è che «si tratta di una profanazione, di una bestem­ mia ballata e cantata, di un oltrag­ gio blasfemo all'indirizzo di nostro Signore ». E ciò anche se si tro­ vano in contrasto con quanto af­ fermato da « L'Osservatore Roma­ no », dalla stessa Radio Vaticana e dal Centro Cattolico Cinemato­ grafico che segnalano lo spettacolo come meritevole di visione.

Questi fatti, come del resto tutti quelli che la cronaca quotidiana ci pone di fronte, fanno riflettere. Perso­ nalmente non ho visto il film e, quin­ di, non mi sento di entrare nel me-

rito. Ma il fatto, in sé, è sintomatico di una situazione e fa pensare. Ammesso che sia vero che lo spet­ tacolo sia « un oltraggio blasfemo al­ l’indirizzo di nostro Signore », mi sem­ bra giustificata tutta la « bagarre » sollevata da questi gruppi di cattoli­ ci romani. Vale a dire che mi sem­ bra giusto che abbiano organizzato il dissenso fuori e dentro il Teatro dcll’Opera, che abbiano organizzato la Messa di riparazione e la successiva benedizione del luogo profanato. Os­ sia, in definitiva, che questi cattolici, colpiti in ciò che hanno di più sacro e inviolabile — Cristo Signore — ab­ biano reagito e si siano messi in azio­ ne. Questo in linea di principio e in linea di prassi di vita. Lì dove non sono del tutto d’accor­ do è che questi cattolici, così pronti a combattere per la difesa di Cristo, non siano altrettanto pronti a com­ battere su tutti i fronti, c non solo davanti e dentro il Teatro deH’Opera di Roma. Mi spiego. Per un cristiano Cristiano Gesù è presente, realmente presente, nel pros­ simo tanto che esso è un vero e pro­ prio sacramento. Di più, Cristo Gesù è particolarmente presente in quel sacramento del prossimo costituito dai marginalizzati, dagli oppressi, da­ gli schiacciati dall’ingiustizia di ogni tipo, dalle istituzioni c dalle strutture che generano e mettono in atto l’in­ giustizia. Su questo non ci sono dub­ bi, tutta la Bibbia è piena di questo che non è solo un concetto. Ora, questi cattolici che dissentono su « Jesus Christ superstar » sanno be­ nissimo che vivono in una città in cui l'ingiustizia è operante molto più che in altre grandi città. E lo sanno per­ ché ci vivono e vedono quotidiana­ mente l’ingiustizia che si manifesta in modo macroscopico. Questa città, infatti, che è detta capitale del Cri­ stianesimo, ha un tasso di mortalità infantile del 26 per mille; ha il più alto deficit di alloggi di tutta Italia; ha un tasso di disoccupazione e di sot­ to-occupazione endemico; vi è presen­ te uno squilibrio di redditi profondis­ simo e, quindi, una distanza abissale tra i redditi, e coloro che sono pri­ vilegiati non mettono le loro capacità e possibilità a disposizione della città (ossia la ricchezza è accumulata anzi­ ché distribuita come giustizia vorreb­ be). Di più. Roma ha, in Italia, il più alto tasso di istituzionalizzazione del­ la marginalizzazionc: 24.000 minori,

migliaia di anziani e di handicappati; carenza quantitativa e qualitativa del­ le strutture ospedaliere... Insomma, « Roma è una città; ma, non una co­ munità. L’individuo è prevalentemente solo anche se vive in quartieri nume­ rosi e affollati. Sono le stesse struttu­ re cittadine a isolarlo, a non consen­ tirgli un armonico sviluppo delle re­ lazioni interumane ». Roma è ridotta allo stato della giungla in cui il più forte e il più ricco hanno sempre ra­ gione dei più poveri e dei più deboli. E questo — c’è poco da sottilizzare e da distinguere — è contro la giustizia. Vale a dire che è un insulto perma­ nente, una bestemmia organizzala, strutturata da un potere politico, eco­ nomico, sociale che sfigura ogni mo­ mento il volto di Cristo Gesù presen­ te in coloro che sono costretti a su­ bire l’ingiustizia più amara e crudele. Ora, in questa città che è il centro della cristianità ma, tutto considera­ to, certamente non il centro cristiano della cristianità, quando mai i catto­ lici fedelissimi che insorgono per « Je­ sus Christ superstar » hanno organiz­ zato il dissenso, hanno promosso la lotta, hanno lanciato il grido di libe­ razione, si sono fatti voce del popolo emarginato e schiacciato? Anzi, non sono proprio questi stessi cattolici che hanno messo alla berlina Don Lutte, l'Abate Franzoni e tutti gli altri che, in un modo o nell’altro, in questa giungla umana hanno solleva­ to la loro voce e hanno operato e ope­ rano perché la giustizia sia operante e sconfigga l’ingiustizia? Ecco, io, per conto mio, a questi cattolici tutti d’un pezzo, chiederei so­ lo un po’ di coerenza e eli essere vera­ mente tutti d’un pezzo. Nota. Gli elementi circa l'ingiu­ stizia a Roma che ho presentato non sono tratti né dalle pubblica­ zioni marxiste, né dalle pubblica­ zioni e dai documenti dei « comunistelli di sagrestia ». Si tratta, in­ fatti, di alcuni tra gli elementi pre­ senti nella documentazione per la preparazione dell’incontro Diocesa­ no organizzato dal Vicariato di Ro­ ma che avrà luogo nei giorni 12-15 febbraio 1974. E, in particolare, dalla conferenza stampa del Card. Vicario Ugo Potetti avvenuta il. 15 ottobre 1973. PAOLO ANDREOLI


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PALLAMANO: l'attacco Se la difesa, di cui abbiamo parlato nella puntata scorsa, è l'azione più pro­ duttiva di un incontro di handball in quanto serve a limitare al massimo il passivo, l’attacco è senz’altro il momen­ to più affascinante da vivere per ogni giocatore poiché il suo sviluppo attra­ verso temi a volte elementari e a volte estremamente complessi ed elaborati, offre ad ogni partecipante al gioco la possibilità di estrinsecare in pieno tutte le sue qualità in materia di fantasia, tempismo, potenza esecutiva e visione del gioco. Anzitutto chiariamo (fig. 1) i vari ruo­ li dei giocatori in campo:

sopportare il marcamento estremamen­ te duro a cui verrà sottoposto dato che gioca costantemente all’interno della barriera avversaria; con la seconda do­ vrà portare a compimento fulmineo la azione d’attacco ogni qualvolta venga servito bene dai compagni.

Rimanendo in una visione molto sem­ plice e comprensibile da un punto di vista illustrativo, possiamo così suddi­ videre i vari tipi di attacco:

1. CONTROPIEDE Questa azione viene impostata dal portiere o da un qualsiasi giocatore non appena l’avversario termini una azione o commetta degli errori durante la medesima. Porta uno o più giocatori ad immediato contatto con la porta avversaria attraverso dei passaggi lun­ ghi e ficcanti che tagliano fuori la di­ fesa avversaria. 2. SFALDAMENTO

Fig. 1 - Ruoli dei giocatori in campa: 1-5 ali, 2-4 terzini, 3 playmaker, 6 pivot.

• ALI (1 e 5): elementi che giocano sulle fasce laterali agendo sempre con grande velocità in fase di avanzamento per creare contropiedi e con grande agilità e prontezza a livello della bar­ riera avversaria per aggirarla o per in­ filtrarsi e tirare all’interno della stes­ sa. Raddoppiano in genere il pivot.

• TERZINI (2 e 4): giocatori dotati so­ litamente di grandi mezzi fisici (altez­ za, elevazione, potenza di tiro) a cui viene assegnato il compito di portare a fermine le azioni al di sopra della barriera avversaria, più o meno tra gli 11 e i 9 metri. Devono possedere gran­ di doti di autocontrollo in modo tale che anche in piena azione di tiro siano capaci di servire il pivot o la propria ala. • PLAYMAKER (3): elemento che gio­ ca normalmente all’apice dell’arco di attacco predisposto di fronte alla bar­ riera avversaria. Oltre al compito di dirigere il gioco e impostare schemi, può realizzare con tiri improvvisi agli angoli essendo piazzato costantemente di fronte alla porta avversaria ed aven­ done quindi sempre una visione com­ pleta. • PIVOT (6): giocatore dotato innan­ zitutto di grande coraggio ed agilità poiché con la prima dote dovrà saper

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È l'azione fondamentale di preparazio­ ne che deve precedere ogni tipo di attac­ co al livello dei 9 metri, sia che esso venga concluso in forma semplice sia attraverso l'applicazione di veri e pro­ pri schemi. Consiste nel far girare mol­ to velocemente la palla lungo tutto l’ar­ co di gioco con ogni giocatore che, non appena ricevuta la palla, esegue una azione di minaccia di tiro prima di pas­ sare la palla al compagno e tornare al proprio posto. Può costituire un vero e proprio schema d’attacco in quanto, deconcentrando progressivamente la ca­ pacità di controllo difensivo dell’avver­ sario, mette in grado la squadra attac­ cante di liberare il pivot o di mandare al tiro i propri giocatori con la massi­ ma libertà d’azione.

maniera sorprendente, possono realizza­ re l’azione forse più pericolosa, in quan­ to, data la vicinanza alla porta avver­ saria, si troveranno in ottima condizio­ ne per realizzare o provocare un ri­ gore su un’eventuale reazione fallosa dell’avversario. Per le loro caratteristiche di agilità e velocità di esecuzione in brevi spazi, le ali sono fra gli elementi da sfrut­ tare maggiormente per aggirare la di­ fesa avversaria che tende molte volte ad accentrare troppo la propria atten­ zione sui giocatori avversari che gioca­ no sulla fascia centrale (foto 2 e 3). 5. PENETRAZIONE

3. CONCLUSIONE CON I TERZINI O CON IL CENTRALE

Con una serie di velocissimi sposta­ menti del pallone lungo l’arco dei 10-12 metri, qualora la squadra sia dotata di tiratori di particolare potenza, si fa in modo di mandarne uno al tiro al di sopra della barriera (foto n. 1).

4 GIOCO SUL PIVOT O SUI PIVOT E SULLE ALI

Sempre sfruttando la velocità del gi­ ro di palla e la continua visione della posizione dei propri compagni, si cer­ cherà di far pervenire il pallone al pi­ vot o a uno dei pivot. Questi elementi essendo inseriti all’interno della barrie­ ra avversaria a livello dei 6 metri, qua­ lora vengano serviti con tempismo ed in

Questo gioco d’attacco presuppone da parte di tutti i giocatori attaccanti gran­ de coraggio fisico per il frequente e a volte duro contatto atletico con l’avver­ sario che a livello dei 6 metri lo osta­ colerà certamente con ogni mezzo; esi­ ge inoltre grande senso dello spazio e tempismo in quanto, ogni volta che cercherà di penetrare all’interno della barriera avversaria, il giocatore dovrà agire in spazi molto ristretti per il mo­ vimento dei piedi e saper individuare il minimo varco che in seguito alle sue finte di corpo o al movimento dei com­ pagni, si sarà creato nella barriera av­ versaria per andare ad incunearcisi den­ tro con rapidità fulminea (foto 4).

/I cura di Giacomo Lojodice e Maurizio Mauro


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Risultati non pubblicati L'amico Giovanni Musetta del C.S.I. di Novara ci ha fat­ to osservare l'incompleta pub­ blicazione dei risultati degli Incontri Nazionali di Atletica Leggera del 7 ottobre scorso. Mancavano infatti i risultati delle gare svoltesi al mattino nell'incontro di Camaiore, or­ ganizzato dal Comitato pro­ vinciale di Lucca. L’osservazione è esatta, ma non s’è trattato né di una dimenticanza né di una svi­ sta. C’è stato invece un disgui­ do per cui tali risultati non siamo riusciti ad averli se non oltre un mese dopo lo svol­ gimento degli incontri stessi. A quel punto ci sembrava tar­ divo ritornare sopra l’argo-

mento, considerando che poi il giornale sarebbe giunto con ulteriore ritardo. Ci spiace dunque che alcu­ ni nomi dei partecipanti non siano apparsi su Stadium ma, in fondo, crediamo che ciò sia secondario rispetto al ri­ sultato positivo che i ragazzi stessi hanno tratto dall’incon­ tro, come ci illustra lo stes­ so Musetta. A questo proposito, avver­ tiamo l’amico che ci scrive che le altre considerazioni da lui fatte sull’incontro le rife­ riremo al prossimo numero, quando tratteremo degli In­ contri Nazionali della stagio­ ne sportiva 1973-’74. Stadium

Dal Congresso pisano uno studio approfondito PISA — L’undicesimo congresso provinciale del co­ mitato pisano del CSI è stato organizzato di recente a Pontedera. Dopo la relazione introduttiva del pre­ sidente provinciale Brogni, i congressisti si sono suddivisi in tre Gruppi di stu­ dio per discutere i seguenti argomenti: attività sportiva, formazione dei quadri diri­ genti, Centri di Formazione giovanile, politica sportiva. Qui riportiamo le conclusioni nei loro punti essenziali. 1) L’argomento è stato giudicato in base alle espe­ rienze dei dirigenti di società ed anche a considerazioni più generali, una componente in­ sita nell’uomo, ineliminabile e positiva. 2) Sta al dirigente-educa­ tore creare il clima adatto in cui il ragazzo possa tempra-

le proprie re e controllare < _ ~ e? l’esigenza, insita energie nell’età evolutiva, di misurare le proprie capacità nel con­ fronto coi compagni, perché si formi come « persona ». 3) Necessità di coinvolge­ re la famiglia in questo di­ scorso educativo, affinché es­ sa segua il ragazzo oltre le mura domestiche, non solo negli studi, ma anche nel suo tempo libero. 4) L’allenatore sportivo ha il compito di funzionare da collegamento tra la famiglia e la società sportiva.

5) Programma di lavoro a lungo termine per creare o potenziare le strutture che consentano il raggiungimento degli obiettivi sopra indicati. 6) L’animatore sportivo deve essere collegato non so­ lo con la propria società, ma anche con altre società che sentono il bisogno di una per­ sona in grado di chiarire cer­ ti argomenti che da sole ri­ schiano di non saper risol­ vere. 7) Anche l’arbitro deve es­ sere un educatore, portando sul terreno di gioco lo spirito che anima la vita delle so­ cietà sportive. Egli non può essere solo un applicatore au­ toritario di un regolamento, ma soprattutto deve cercare di essere educatore, quando, nel far rilevare il fallo com­ messo, fornisce spiegazioni del suo operato e di conseguenza ammonisce. 8) E' bene, pertanto, che l’arbitro sia un adulto, perchè ciò contribuisce ad un mag­ giore apprezzamento ed ad una più libera accettazione deH’ammonimento o della pu­ nizione. 9) Nell’ambito di un di­ scorso sportivo promozionale, è stata chiamata in causa an­ che la Scuola, costatando la sua lontananza dalla nostra mentalità e auspicando che gli insegnanti di Educazione Fisica entrino a far parte del C.S.I. 10) Impegno più incisivo del C.S.I. nel soddisfare al massimo le esigenze di parte­ cipazione di attività sportive delle società, organizzando una gamma di gare e di tornei la più vasta possibile. 11) E’ stato suggerito di creare commissioni tecniche costituite sia da rappresen­ tanti delle società sia da com­ ponenti del Comitato pro­ vinciale, particolarmente per quelle discipline fino ad og-

FERRARA — Un gruppo di allieve del Corso di pattinaggio artistico organizzato dal CSI.

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gi trascurate: tennis da tavolo, ciclismo, pallacanestro. 12) Il prevalente interesse del CSI verso un’attività spor­ tiva a livello di giovanissimi è stato giudicato in coerenza con le finalità promozionali dell'Associazione: l’importante è che i ragazzi portino nelle categorie superiori le idee del C.S.I. 13) Il C.S.I. è per uno sport libero, quindi non si vuole sentire legato a deter­ minate forze politiche per evitare di essere strumentaliz­ zato. Tuttavia, nel momento in cui occorre una più vasta espansione, trova ben accette tutte le possibilità di colla­ borazione che gli sono offerte da altre Associazioni e ne­ cessari suoi agganci con gli Enti locali. 14) Il documento ACLICSI relativo ad un accordo di collaborazione sportiva e ri­ creativa è stato ritenuto va­ lido nella sostanza, anche per­ chè attuazione di una precisa scelta fatta dal Congresso CSI con unanimità di consensi. Cri­ tiche sono state sollevate, in­ vece, sulla forma, ossia sul fatto che, a giudizio di alcu­ ni, ha avuto il carattere di « operazione di vertice », pri­ va cioè dell'approvazione del­ le società sportive. 15) E' stata messa in evi­ denza la necessità che impe­ gni del genere in futuro deb­ bano essere sempre analizzati, discussi e giudicati preventi­ vamente dalle società sportive. 16) Qualcuno ha ravvisato nella decisione del CSI di in­ serire un rappresentante delle Adi del Consiglio Provinciale in qualità di membro coopta­ to una minaccia alla libertà della Associazione. 17) E’ stato considerato in ogni caso positivo l’inse­ rimento del CSI nel mondo del lavoro, anche se si è con­ stata l'impreparazione attua­ le del CSI sull’argomento. 18) Proposta di organiz­ zare un Convegno sul tema « CSI e tempo libero ». 19) Circa la collaborazione con gli Enti locali si è rilc vaia l’inadeguatezza delle Con­ sulte sportive comunali, in quanto, mentre da un lato es­ se offrono disponibilità ed ac­ cettabilità agli impianti spor­ tivi, dall’altro, portando le istanze che provengono dalle società nella discussione della Giunta comunale, frenando le istanze medesime o le fanno proprie, strumentalizzando lo sport a fini politici (partitici.) 20) L'attività sportiva nell' ambito del Comune deve es­ sere libera da tali vincoli per eesere un servizio sociale, deve avere dei fondi propri, pre­ visti dail'Amministrazione Co­ munale nel proprio bilancio, che deve amministrare da sè. Richiesta di precise norme co­ munali in tal senso. ,. * ¥


Allenati alla rivoluzione partecipa se lini il coraggio alla

PODISTICA

CARRARA

abbinata al

CAMPIONATO PROVINCIALE DI gennaio MARCIA NEVOSA MARCIA febbraio MARCIA PIOVOSA

’74

MARCI A MARCIA MARCIA MARCIA MARCIA MARCIA MARCIA AIARCI A MARCIA MARCIA

marzo aprile maggio giugno luglio agosto settembre ottobre novembre dicembre

VENTOSA FLOREALE GERMINAI.!. PRATILE DEI LE MESSIDORO DELLE TERMIDORO DI I FRUTTIDORO VENDEMMIALE NEBBIOSA DELLE BRINE

pi$, le «FAVOLOSE HBANCALEONIDI» Una volta al mese sulle strade dell'Astiamo p.r riitr. grande avventura sportiva della tua vita anche se '/ Informati al C.S I. - piazza Cattedrale 2 - /V/z, le se venerdì.

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di lunga durata e a largo raggio ASTI — Con uno spiritoso manifestino (« Allenati alla rivoluzione, partecipa se hai coraggio alla carra­ ra podistica amatoriale ») il CSI di Asti, in collaborazione con la Pro Loco della provincia, ha lanciato una manifestazione podistica che potrebbe senz'altro esse­ re definita di lunga durata e a largo raggio. Il calendario della si Carrera » prevede infatti dodici prove, una per ogni mese del '74. Con denominazioni che rendono omaggio ano... spiri­ to rivoluzionario che permea l’iniziativa, quest'anno in al­ cune delle località turistica-' mente più interessanti del­ l'astigiano si susseguiranno: la marcia nevosa i __ (gennaio), ____ la marcia piovosa (febbraio), la marcia ventosa (marzo), la marcia floreale (aprile), la marcia germinale (maggio), la marcia pratile (giugno), la marcia delle messidoro (lu­ glio), la marcia delle termi­ doro (agosto), la marcia dei fruttidoro (settembre), la marcia vendemmiale (otto­ bre), la marcia nebbiosa (no­ vembre), la marcia delle bri­ ne (dicembre). A tutti coloro che saranno riusciti a sopravvivere ai 160 km. totali delle prove, quali che siano gli ordini di arrivo,

gli organizzatori promettono un doveroso riconoscimento. Inutile aggiungere che alla carcera potrà partecipare chiunque. A questa manifestazione podistica non competitiva, i dirigenti del CSI Asti hanno voluto agganciare le prove del campionato provinciale di marcia su strada. Accanto agli « amatori », pertanto, ga­ reggeranno atleti ed atlete deì CSI. Per loro, ovviamen­ te, verrà stilata una vera e propria classifica che terrà conto delle sei migliori prove disputate. Nell’àmbito dello sport ama­ toriale, comunque, qualco­ s’altro bolle in pentola nel CSI di Asti. Lo stesso mani­ festino che lancia la carierà annuncia infatti un'altra ini­ ziativa che promette di esse­ re altrettanto divertente: le « Favolose Brancaleonidi ».

Un incisivo documento alla comunità diocesana dalla <2 giorni» di Fidenza FIDENZA — In occasione del suo venticiquesimo an­ no di fondazione, il CSI della circoscrizione autonoma di Fidenza ha organizzato a Salsomaggiore Terme una riunione dei propri dirigenti, definita « Due gior­ ni per animatori sportivi ». L’iniziativa è giunta a coro­ nare un anno di lavoro inten­ sissimo, che ha segnato una ripresa di attività dopo la stasi registrata negli scorsi anni. Appunto per verificare se fosse possibile e in che misura una ripresa, fu lan­ ciata un anno fa un’inchiesta su « Lo sport oggi ». La « Due giorni » organizzata a Salso­ maggiore è servita più che a celebrare il quarto di secolo dalla fondazione a studiare, analizzare e raffrontare i ri­ sultati dell’inchiesta. A conclusione dei lavori, i partecipanti al convegno han­ no redatto un documento in­ dirizzato alla comunità dio­ cesana, il cui testo riportia­ mo qui di seguito.

« I partecipanti alla ”2 Gior­ ni per Animatori Sportivi" del Centro Sportivo Italiano di Fidenza, riuniti a Salso­ maggiore Terme per discutere il tema "Lo sport come espe­ rienza di vita e come espres­ sione di gioia e libertà", esaminate le risposte ai questionari per­ venute nel gennaio c.a. in me­ rito allo "Sport oggi", discusso sui problemi vitali degli spor­ tivi in rapporto alle necessi­ tà fisiche e spirituali dei gio­ vani; premesso che la società di oggi con i suoi modelli consumistici non offre ai giovani la possibilità di esprimere compiutamente la loro personalità; che in ta­ le clima anche lo sport si esplica in modo non confor­ me alle aspirazioni dei giova­ ni ed alle finalità che gli so­ no proprie, perché subordina­ to a centri di potere, ad inte­ ressi economici, ed a fini esclusivamente competitivi;

mitato interesse, alla insuffi­ ciente animazione e talvolta alla incomprensione di educa­ tori responsabili dei settori giovanili; riaffermano la loro fiducia nel valore del­ lo sport come momento edu­ cativo fondamentale nella for­ mazione della personalità gio­ vanile; la necessità che il C.S.I. incrementi la sua azio­ ne per mettere a disposizio­ ne dei ragazzi e dei giovani uno strumento organizzativo atto ad investire la pratica sportiva di tutte le implica­ zioni educative di cui lo sport è capace;

fanno appello a tutte le persone sensibili ai problemi che travagliano la gioventù nel momento attua­ le, affinché diano il loro con­ tributo per rinnovare ed estendere l'influenza del C.S.I. nelle parrocchie, nelle comu­ nità giovanili, nei gruppi più diversi. Tale impegno deve investire in particolare il mondo cattolico, attraverso le comunità che lo animano, af­ finché il problema dello sport venga compreso nel'suo signi­ ficato più autentico di "ser­ vizio” alla persona e venga valorizzato di conseguenza nelle sue concrete espres­ sioni;

esprimono la convinzione che lo sport praticato con un certo stile, in quanto porta un contribu­ to valido alla formazione del­ l’uomo, favorisce anche la di­ sponibilità della persona ver­ so i valori religiosi; il che non può sfuggire alla comu­ nità ecclesiale che deve anche tendere, proprio in funzione del suo fine eminentemente pastorale, ad incrementare tutte quelle iniziative che por­ tano ad uno sviluppo e ad considerato un perfezionamento della vi­ che se scarsi risultati sono ta dell’uomo nella duplice di­ stati conseguiti in passato, mensione individuale e so­ questi non sono imputabili al­ ciale ». lo sport come tale, ma al li­

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di ENZO BALBONI

FINBEFANA — La befana della FIN (Federazione Ita­ liana Nuoto e non Finmare come qualcuno può crede­ re) ha riempito di carbone le calzette che le società mi­ nori di nuoto avevano ap­ peso ai loro caminetti. Un carbone fatto così: tassa quadruplicata per l’affilia­ zione con premio di produt­ tività da ritirarsi eventual­ mente a due anni data. Cer­ to, certo... merita una spie­ gazione tutto questo. £ ac­ caduto che la federazione nuoto ha portato la tassa di affiliazione per le società a 200.000 lire, dalle 50.000 che erano stabilite prima. E poi ha creato un piccolo mar­ chingegno per accentuare lo spirito agonistico di queste società, la caccia al campio­ ne, diciamo così, istituendo una specie di premio di pro­ duzione. Questo premio di produzione scatta a distan­ za di due anni e si tratta del rimborso di 150.000 li­ re delle 200 versate per la tassa alle società che nei due anni siano riuscite a classificare degli atleti, cioè ad ottenere un prodotto agonistico. L’intento ufficia­ le e apparente è quello di ’ calmierare le affiliazioni ed evitare che vi siano società di comodo che si iscrivono pur di ottenere l’uso o la costruzione di una piscina per poi esercitarvi attività di lucro (anche semplicemente con corsi pseudosa­ nitari) e non una attività sportiva vera e propria. Analizzando un pochino me­ glio la faccenda ed ascol­ tando anche quello che si dice in giro è facile invece vedere le conseguenze: pre­ clusione a piccole società, alle società veramente di­ lettantistiche, di svolgere at­ tività giacché 200.000 lire sono una autentica cifra che non si può immobiliz­ zare per due anni nella spe­ ranza di riassorbirla. Aper­ tura invece proprio alle so­ cietà che vogliono impo­ starsi sul lucro, giacché

quelle — ovviamente — hanno capitali sufficienti per poter permettersi il lus­ so della « duecento » a fon­ do perduto, tanto si rifa­ rebbero in pochi giorni. Altra considerazione: dove andiamo a finire in questo modo con lo sport come servizio sociale? Se le fede­ razioni si chiudono sempre di più, se mettono i cate­ nacci alla loro sfera di cri­ stallo, è evidente che la pic­ colissima società che vuol fare sport per divertirsi e che nasce — come sta acca­ dendo da molte parti — per germinazione sponta­ nea, spesso con autogover­ no degli stessi ragazzi affi­ liati, è tagliata fuori. È emarginata e il servizio so­ ciale va a ramengo. Infine faccio una considera­ zione che dichiaro come maligna: non è forse que­ sto un modo per tenere bloccato il fronte delle so­ cietà di nuoto? Per far af­ fluire i nuovi nuotatori so­ lo a certe società? So che a Mantova si era ventilata l’ipotesi di affiliare una so­ cietà CSI alla FIN per dar modo agli affiliati che vo­ lessero fare una attività agonistica più accentuata di farlo liberamente senza dover uscire dalla società: le 200.000 lire sono state un ostacolo fino a questo mo­ mento insormontabile, sic­ ché accadrà che i ragazzi, se vorranno continuare a fare agonismo, dovranno andarsene dal CSI ed en­ trare in una società federa­ le già esistente. La morale? Qualcosa cam­ bia davvero nello sport ita­ liano. In peggio.

SPORTELEMENTARE — Circolare Malfatti sullo sport nella scuola elemen­ tare variamente commenta­ ta. Critiche accanite. Elogi sperticati... Onesti dice: « è una data storica per lo sport italiano ». Ahi... Ahi...

Ahi... chi è che parlava sem­ pre di date storiche? Ma non importa. Il succo della circolare è questo: bisogna fare sport nella scuola ele­ mentare, bisogna spendere una certa quantità di quat­ trini per migliorare le strut­ ture: la palestra o il cam­ po da gioco. Se non ci sono attrezzature inventarle: ri­ coprendo di mattoni un ter­ reno inservibile, adattando un magazzino, cercando fon­ di presso gli enti locali o le industrie. Poi i genitori: de­ vono inserirsi e partecipa­ re al problema. E i direi tori didattici devono fare di Jqtto perché i maestri si occupino di educazione fisi­ ca in modo serio. Si parla di gioco-sport, di sport pre­ paratorio a seconda della età. In sostanza il ministro ha detto: signori arrangiatevi, ma fate dello sport in qual­ che modo. E naturalmente questo ha creato delle cri­ tiche, delle discussioni e « si poteva fare di più o di me­ no ». Io dico una sola cosa: la circolare Malfatti dice che bisogna fare dell’educa­ zione fìsica in modo serio nella scuola, cioè che non è più proibito come di fatto accadeva fino a ieri per una ragione o per l’altra. E non pensate che questo non sia davvero un gran passo avan­ ti? Non è più proibito fare sport! Possiamo comincia­ re a lavorare, allora...

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VIVA LA FACCIA — Que­ sto Lord Killanin ha l’aria di essere uno come noi. Non perché sia Lord, certo, ma perché mostra di avere cer­ te idee che potrebbero ri­ condurre le Olimpiadi sul­ la terra. Cioè alla realtà. A Varna, dove si è svolto il congresso olimpico. Lord Killanin ha pilotato la nave con buoni risultati: si rive­ dranno le norme che rego­ lano la definizione di « di­ lettante » (attualmente so­ lo Olmetti, Walter Preci ed io potremmo fare le Olim­ piadi secondo la legge), il programma dei Giochi sa­ rà ridotto e altre cose che serviranno a snellirne l’or­ ganizzazione e riportarla — se si può ancora — a di­ mensioni sportive. Infine una decisione antirazzista: è stata accolta la proposta di accettare esponenti del sesso femminile nel CIO, cosa che il famoso barone Pierre de Coubertin aveva rigorosamente escluso e che i suoi seguaci, fino ad oggi, avevano pedissequamente ac­ cettato. Dico: se hanno sco­ perto che ci sono le donne, può darsi anche che scopra­ no che c’è il mondo...

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