1 - 30 GENNAIO 1971
■BH I PROBLEMI DELLO SPORT QUINDICINALE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO ANNO LXVI N. 1 - 30 GENNAIO 1971
SOMMARIO
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La difficile opera di recupero Duilio Olmetti La donna nello sport italiano ■ Duilio Olmetti Viaggio all'interno di un grup po sportivo comunitario - Pao lo Andreoli Uno sport nuovo, non solo al tri campi sportivi Come reagisce l'organismo al le provocazioni dell'allenamen to - Gianfranco Carabelli Tutto va bene per incrementare il commercio - Paolo Valenti Gambe ipertrofiche e torace sottosviluppate - Nando Mar tellio! Tuttocsi
IN COPERTINA:
E' in pieno svolgimento l'attività sciistica del C.S.I. che ha fatto re gistrare in tutte le categorie un ul teriore sviluppo di atleti parteci panti e di gare organizzate. Siamo già prossimi alle finali nazionali che si svolgeranno il 10-11 febbraio a Pescasseroli (l'Aquila). Un plauso vivissimo a tutti i dirigenti che stanno dando vita ad una delle più belle stagioni sciistiche del CSI ed un augurio agli atleti che si pre parano a contendere gli ambiti ti toli nazionali.
Il 1971 si presenta con una caratteristica precisa e inconfondibile per gli aderenti al C.S.I. e alla F.A.R.I.: è l’anno che ruoterà attorno all’elaborazione e all’approvazione del nuovo statuto. Il momento culminante si avrà con il Congresso nazionale straordinario delle due organizzazioni. L’appuntamento, sal vo imprevisti, è fissato per il 20-23 mag gio prossimo. Questi mesi che ci separa no dall'avvenimento ci vedranno impegna ti nel perfezionamento del lavoro prepa ratorio; quelli successivi vedranno com piersi i primi atti ufficiali — congressi provinciali ordinari — per l'attuazione del le nuove norme statutarie. La riforma dello statuto è accompagna ta da un'altra operazione destinata a in cidere profondamente nella vita futura delle nostre associazioni e cioè l'unifica zione del C.S.I. e della F.A.R.L Se que sto fatto si aggiunge alle novità sostan ziali introdotte dal nuovo statuto, non è azzardato affermare che il 1971 segna la nascita di un nuovo organismo sportivo; beninteso, di un organismo che, pur non rinnegando il passato e facendo anzi te soro dell'esperienza vissuta, si apre al futuro con un volto fortemente rinnovato. Il nuovo statuto, ancora allo stato di bozza, è attualmente al vaglio dei congres si provinciali straordinari che, iniziati nel mese di dicembre si concluderanno in quello di febbraio. In questo frattempo la Commissione Nazionale per lo Statuto sta provvedendo ad elaborare una traccia abbastanza det tagliata del Regolamento organico il .qua le. essendo parte importante e integrante dello statuto, dovrà anch'esso essere sot toposto all'esame del Congresso nazio nale, almeno nelle sue disposizioni fon damentali. Durante il mese di marzo si svolgerà la nuova serie degli incontri regionali ten denti a coordinare e omogeneizzare, nei limiti del possibile, le proposte di modi fica alla bozza statutaria emerse dagli attuali congressi provinciali. Tali propo
ste, così unificate — il termine non va preso alla lettera — saranno presentate a Roma dai Presidenti regionali apposita mente riuniti e quindi sottoposte all'aval lo giuridico del Consiglio nazionale, come prescrive l'attuale statuto. Detto dello statuto, vediamo brevemen te alcuni avvenimenti della nostra vita organizzativa. A metà dicembre si sono incontrati a Roma alcuni dei dirigenti, istruttori e sa cerdoti che hanno partecipato ai corsi di formazione dello scorso anno. Si è fatto un esame della impostazione e dei pro grammi attuali per la prima volta appunto nel Settanta. Sono così emerse verifiche, critiche, correzioni e indicazioni per i cor si per poi provvedere alla preparazione dei sussidi necessari. Un'altra Commissione nazionale che è alacremente all’opera è quella per la pro mozione e lo sviluppo. Anch'essa sta rac cogliendo i dati delle iniziative fin qui attuate alla cui luce saranno delineate le linee di sviluppo in tutti i settori interes sati, agonistico, tecnico e dei centri di preparazione. Il mese di febbraio vede in program ma lo svolgimento delle prime finali na zionali della stagione, quelle di sci che avranno luogo nei giorni 10 e 11 febbraio a Pescasseroli. Il 13 si riunirà la Commissione di stu dio per definire i programmi e i sussidi dei corsi 1971, come si è detto. Il 27-28, il Consiglio Direttivo terrà una prima riunione per l’approvazione del bi lancio 1971 e l'esame delle altre questio ni cui abbiamo accennato, all’infuori di ciò che attiene più espressamente allo statuto e alla preparazione del Congres so nazionale. A questo scopo, ricordiamo, sarà dedicata una riunione speciale che dovrebbe svolgersi nel mese di aprile.
PERCHE’ PARLIAMO DI CRISTIANESIMO E SPORT? ESISTE UNO SPORT CRISTIANO? CHE SIGNIFICA SPORT?
PRATICARE
CRISTIANAMENTE
LO
COME POSSONO INTEGRARSI IL SERVIZIO SPORTIVO E LA PROPOSTA CRISTIANA?
PROPOSTA CRISTIANA E SPORT Il volume che risponde alle domande più scottanti del nostro impegno tra la gioventù sportiva. PROPOSTA CRISTIANA E SPORT, a tura ueno Presidenze Nazionali CSI e FAN’ cura dello con testi di Claudio Bucciarelli, Emilio_ -------Mondini i e Giuseppe Parolin, pag. 80> L. 500.
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LA DIFFICILE OPERA DI RECUPERO I consuntivi che a fine anno sono stati fatti dalla stampa sportiva sull’andamento dello sport italiano costituiscono un chiaro indizio di mentalità e un importante motivo di riflessione. In tutta una serie di paginoni dedicati come di consueto alle vicende sportive dell’anno trascorso, non si trovano se non fugaci accenni alla reale situazione dello sport, e anche questi subordinati alla logica dei campioni.
Di questo infatti si tratta: di un carosello di figure sportive d’ecce zione, assunte come metro unico e indiscusso per valutare il livello spor tivo degli Italiani. Pur non volendo negare un certo rapporto esistente tra il progresso sportivo di un popolo e l’emergere di figure eccezionali di atleti, è però evidente che ancora una volta ci troviamo di fronte ad una distorsione quasi radicale del concetto di sport, un’inversione quasi totale di significato che è ad un tempo la riprova e la causa dello stato penoso in cui si dibatte lo sport italiano.
Forse, per capire meglio questo processo di involuzione della menta lità sportiva, non è inutile rifarsi agli albori dello sport moderno, che poi risalgono ad appena un secolo fa. Lo sport era visto nel suo genuino si gnificato ludico ed educativo, esclusivamente finalizzato allo sviluppo fisico-psichico dell’individuo e della società. L’inquinamento dell’idea sportiva originaria è cominciato proprio con l'avvento delle olimpiadi moderne che hanno esasperato gli elementi ago nistici, competitivi, e quindi selettivi, tecnici e di risultato delle attività sportive. Un secondo passo, per quel che riguarda l’Italia, è stato compiuto sotto il regime fascista che riordinò il CONI, elevandolo a rango di ente di diritto pubblico e assegnadogli un ruolo sportivo ufficiale nell’ambito della società italiana, il regime fascista, però, aveva costituito anche altre forme e altri strumenti per la diffusione della pratica sportiva di base (e in questa sede non intendiamo dare un giudizio di merito). Ca duto il regime, sono cadute anche le istituzioni sportive da esso create, o sono sopravvissute per inerzia, allo stato più o meno agonico. Soltanto il CONi ha conservato intatte le sue funzióni ed ha accresciuto anzi il suo prestigio, la sua forza e le sue attività con un’opera di ricostruzione e di potenziamento che ha deH'ammirevole. Si è consolidato, però, anche l'equivoco di fondo, di una istituzione cioè che, nata per la cura dello sport olimpico assolutamente diverso dallo sport servizio sociale, si è trovata a sussistere come l'unica istituzione sportiva ufficiale del Paese.
In che direzione poteva svilupparsi lo sport italiano se non in quella propagandata, curata — e validamente —, sostenuta e assistita dall’unica istituzione provvista di potere e di mezzi? Anche le numerose iniziative attuate dal CONI o da lui sostenute hanno inevitabilmente risentito di questo equivoco ideologico e strutturale. II risultato è che oggi abbiamo in Italia una mentalità e una strut tura sportive quasi unicamente orientate ài risultato tecnico e agonistico, con tutto quel che ne segue e che è ampiamente noto a tutti.
In questa realtà sportiva si trovano ad operare organizzazioni come le nostre che si sforzano di riconquistare la purezza originaria di un'idea quasi completamente dimenticata o travista nel corso di un secolo. Quanto improba e perfino scoraggiante sia quest’azione di recupero ben sanno i nostri dirigenti che vivono quotidianamente a contatto con la realtà del nostro sport. Ma è appunto questo intento di purificazione e di liberazione dello sport che caratterizza e giustifica la nostra presenza, il nostro impegno. Eludendolo, la nostra opera si risolverebbe in un ulte riore apporto all’equivoco che invischia l'idea e la pratica sportiva degli Italiani.
Duilio Dimetti
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■FSB im SPORT E SOCIETÀ’
L’attività sportiva nei primi Sta tuti regionali.
a cura di ANDREA DE PASCALIS
vocati difensori, giudici, pubblici ministeri, testimoni, tutto come se anzicchè in via Teulada si fosse in un’aula di giustizia. Nei giorni di Natale fu il calcio italiano ad essere messo sotto processo. Imputati Ri vera, Bulgarelli, Rocco. Fabbri e Carraro; i giornalisti sportivi si suddivisero equa mente gli altri ruoli. Tema del processodibattito » Calcio danzante e calcio atle tico ». Ma ad andare sotto processo, subito dopo, fu la trasmissione stessa. Sui giornali sportivi, infatti, fu un coro di proteste: sem bra che gli interventi dei giornalisti, quale di più quale di meno, fossero stati censu rati dalla Televisione. Di qui l'indignazione contro la Rai, accusata di ledere la libertà di parola. La questione, però, ha anche un’altra fac cia. messa in luce da un articolo di Sergio Saviane Sull'Espresso. A tutti gli intervenuti alla trasmissione, calciatori compresi, è stato riconosciuto dalla Rai un » premio d'ingaggio » per ap parire sui teleschermi. Sembra, ma sono solo voci, che i • gettoni di presenza » fos sero di 100 mila lire per i testimoni, 500 mila per i difensori. 1 milione per gli al lenatori e, addirittura, 3 milioni per Rivera. Logico quindi che non fosse il caso di par lare di un calcio sull'orlo del collasso, dis sanguato dalle sempre più alte pretese di allenatori e giocatori, ma ci si limitasse a una discussione da • sesso degli angeli », rispolverando l’ormai annosa questione del l'incompatibilità di carattere tra calcio atletico e abatini. Le proteste però, a questo punto, diven tano ingiustificate. Quando un giornalista — dice Saviane — accetta mezzo milione per un intervento televisivo di pochi minuti, dovrebbe almeno venirgli il sospetto che gli si voglia pagare anche l'impegno a sta re zitto. Invece si accetta la discussione e poi si protesta per « i tagli lesivi presti gio categoriale et quindi dignità profes sionale » (come dice il telegramma inviato alla Rai da uno dei censurati). Però — con clude l'articolista dell’Espresso — si do vrebbe anche spiegare cosa sia esatta mente questa dignità professionale.
MEDICINA SPORTIVA Il record condizionato.
Sotto processo: ma chi sono gli imputati?
Di fronte a certi risultati conseguiti soprat tutto nel nuoto e nell'atletica, sono stati adoperati spesso i termini di « macchine da record » e di « atleti robot ». In realtà si tratta, per lo più, soltanto di atleti con dizionati fisicamente e psichicamente a fa re risultati. Il riflesso, che sta alla base di ogni attivi tà nervosa, è un complesso meccanismo di coordinazione neuromuscolare presente in tutte le specie animali ma particolarmen te arricchito e importante nell'uomo. Alcu ni riflessi sono già presenti, in atto o in potenza, alla nascita e sono perciò defi niti incondizionati (ad esempio quello ali mentare. quello sessuale e quello di dife sa); altri si costituiscono nel corso del l’esistenza, a seguito di determinate espe rienze, con caratteristiche specifiche e tem poranee: sono i riflessi condizionati. Nell'uomo tra i messaggi esteriori che la corteccia cerebrale riceve, ha un'importan za notevole la parola che, da sola, può costituire il riflesso condizionato capace di capovolgere il significato di uno stimolo esterno. Nell'atleta la parola, o meglio il convinci mento, può fornire la carica psicologica tale da consentirgli di mettersi nelle mi gliori condizioni di forma. Non potrà da so la ovviare ad una scarsa preparazione fisi ca o ad un'impostazione tecnica insuffi ciente, ma potrà rendere un’atleta già pre parato più capace e più pronto a raggiunge re il risultato. Il condizionamento, comunque, non può es sere improvvisato, ma deve verificarsi du rante la fase preparatoria. Accanto alla fi gura dell’allenatore compare così quella del medico-psicoterapeuta. Costui, nel cor so dei suoi colloqui con l’atleta, suggerisce al giovane parole e immagini che abbiano attinenza con lo sport praticato e che ab biano una stretta correlazione col funzio namento di certi gruppi muscolari o con le prestazioni globali dell’organismo sì da creare un condizionamento positivo. Si crea così un atleta supercondizionato che supereagirà e sarà capace di rendere anche
Da qualche tempo va in onda sui telescher mi • Sotto processo », una trasmissione che vede gruppi di esperti di particolari pro blemi impegnati in dibattiti che hanno ve ste di processo pubblico, con imputati, av-
più del doppio di un altro atleta. In questa scienza che è ancora in fase di sperimentazione e i cui metodi abbiamo ap pena accennato, sta il segreto di alcuni clamorosi records di oggi e. certamente, di molti di quelli di domani. Adriano Monti
Abbiamo più volte parlato dell’importanza che l'istituzione dell'Ente Regione avrebbe assunto per il futuro della promozione spor tiva in Italia. Ora che i Consigli Regionali sono stati in sediati e stanno discutendo i loro Statuti, ci è sembrato oltremodo interessante an dare a vedere come lo sport sia stato in serito finora nei contesti dei discorsi regio nali. Dai primi Statuti già approvati, abbia mo stralciato perciò le parti che riguarda no l'attività sportiva.
Piemonte (art. 4) - « ... coordinare e svilup pare i servizi sociali con particolare riguar do all’abitazione, ai trasporti, alla salute, alla formazione professionale, alla scuola, all'impiego del tempo libero ed allo Sport ». Lombardia (art. 3) - « ... in particolare la Regione nell’ambito delle sue competenze costituzionali: assicura a tutti i cittadini i servizi sociali, con particolare riguardo a quelli inerenti... alle attività sportive ». Liguria (art. 4) - « ... la Regione favorisce la diffusione delle attività sportive e delle iniziative per il tempo libero ».
Toscana - • agisce perché siano assicurati a tutti i citttadini i servizi sociali; la casa, i trasporti, le attività culturali, sportive, tu ristiche e ricreative, soprattutto in rappor to alle esigenze dei nuclei familiari e della gioventù ». Lazio (art. 5) lo sviluppo dei lare riguardo... pianti per... e
■ ... la Regione... promuove servizi sociali con partico alle attrezzature e agli im le attività sportive ».
DALLA STAMPA
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VITA DELLO SPORT
Funzione e compiti di una Com missione Tecnica. Quando si parla di Commissione Tecnica Nazionale generalmente ci si riferisce al l'organo tecnico i cui compiti normalmen te si configurano con la conduzione dei campionati di una determinata disciplina sportiva, con tutte le loro implicazioni. La loro indizione, quindi, la formulazione dei regolamenti, la determinazione delle varie fasi ecc., e soprattutto il rispetto del le norme appaiono, nell'accezione comune, come la funzione fondamentale della CTN. E nel rispetto delle norme, assume partico lare rilievo, agli occhi degli atleti e delle società, il compito che potremmo definire « fiscale » della CTN e che si identifica con la omologazione degli incontri e delle fasi e con l’adozione di quei provvedimen ti disciplinari resi necessari dalla eventuale trasgressione dei regolamenti. E' fuori dubbio che tali compiti si pongono come base fondamentale e insostituibile per un corretto ed ordinato svolgimento dei campionati stessi e già sarebbe determi nante la funzione di una CT, se in ciò esaurisse il proprio lavoro.
Determinante, ma non certo qualificante, nel contesto di una più complessa e com pleta articolazione che non può non attri buirsi ad un organo che, per effetto stesso delle competenze sopra accennate, e della conseguenziale conoscenza delle varie si tuazioni ambientali, risulta il più idoneo a predeterminare, o quanto meno a dare del le indicazioni, affinchè si ampli e si appro fondisca il discorso sui contenuti quantita tivi o qualitativi dell’attività. E' stato proprio questo l’argomento ogget to di discussione nella prima riunione della CTN pallavolo, che ha delineato e appro vato le linee programmatiche del proprio lavoro, secondo tre direttrici, • la ricerca dei modi che facilitino e ren dano più proficuo il contatto con i Comitati al fine di offrire tutta la collaborazione pos sibile per l'attuazione di quanto di loro competenza e di una reciproca e tempestiva ntesa per le fasi di competenza della CT;
• la ricerca di una maggiore qualificazio ne tecnico-organizzativa di tutti i momenti 9anizzativi dei vari campionati;
in 'a rlcerca d' una collocazione della CTN, e <<viLPOrtO a"a Commissione promozione Ppo, che sia, da una parte in stret-
ta coerenza con i suoi compiti, e dall'al tra si ponga come strumento anticipatore e rivelatore di situazioni verso le quali po trà incentrarsi l’azione promozionale per uno sviluppo dell'attività pallavolistica. Mentre le prime due « ricerche » sono fina lizzate ad una maggiore serietà ed efficien za sul piano organizzativo e tecnico, la ter za testimonia di uno sforzo che la Commis sione Tecnica vuol fare non tanto e non solo come nuovo modo di essere e di in terpretare i compiti ed essa demandati, quanto piuttosto di « servizio » per tutta l'organizzazione del CSI, attraverso l’offer ta motivata di indicazioni per una incisiva attività promozionale nel settore.
Ivan Ciattini
VITA DELLO SPORT Casco protettivo nel pugilato. Si è riunito 1’8 dicembre a Pesaro il Consi glio della FP1 sotto la presidenza dell'on. Franco Evangelisti ed alla presenza del vice segretario generale del CONI dott. Marcel lo Garroni. Facendo sua una proposta dell'on. Evangelisti, il Consiglio federale ha deciso un rilancio propagandistico del pu gilato e l'adozione di nuove regolamentazio ni atte a rendere meno pericolosa la prati ca di questo sport. Sarà reso obbligatorio, in Italia, l'uso del casco protettivo in tutti gli incontri tra pugili novizi. Questa ed al tre misure prudenziali saranno proposte in sede internazionale. Il Consiglio federale ha ragione di ritenere che ad una indispen sabile maggiore rispondenza giovanile allo sport del pugilato debbano premettersi ini ziative idonee a riportare la boxe all'origi nario concetto di « nobile arte ».
Sul piano agonistico gli arbitri saranno fer mamente richiamati ad agire con doverosa prontezza per interrompere quei combatti menti ormai scontati nel risultato per evi denti squilibri di valori.
Un maggiore controllo tecnico e sanitario condizionerà i passaggi al professionismo.
Nel quadro della preparazione olimpica è stato predisposto il calendario dell'attività nazionale ed internazionale. Sull’argomento si è intrattenuto a lungo, con i responsa bili federali, il vice-segretario generale del CONI dott. Marcello Garroni.
VITA DELLO SPORT Materiale sportivo per società dilettantistiche. Trentasette società sportive hanno ricevuto gratuitamente attrezzi e materiale per ci clismo, hockey, corsa e pista, pattinaggio artistico, pallacanestro, pallavolo, calcio, sci, podismo, atletica leggera, pallabase e tennis da tavolo. Le società sono state scelte dai giornalisti del Comitato Gillette Sport tra i numerosi gruppi sportivi dilettantistici italiani che avevano inviato le loro richieste. Nello scegliere le trentasette società, i giornalisti del Comitato hanno tenuto conto dell'attività svolta, dei risultati coseguiti e del maggiore stato di bisogno dei vari grup pi che si sono rivolti al Gillette Sport. Le società prescelte, che riceveranno il materiale loro assegnato, sono le seguenti: S.G. Pedale Vogherese Endas Fabrizio Ray di Voghera, A.S. « Assi » di Arezzo, Pale stra Sportiva Carmen Usai di Sassari. Ho ckey e Pattinaggio Siracusa di Siracusa, So cietà Ginnastica Anguilli di Bari, Pattinatori Finalesi di Finale Emilia, Società Pattina tori Ariosto di Ferrara, Skating Club Porde none di Pordenone. Polisportiva Giovanni XXIII Seregno di Seregno, Accademia Bu stese di Busto Arsizio, G.S. Rotellistica Hockey Vercelli di Vercelli, Club Pattinatori Cerea di Cerea, Dopolavoro Ferroviario di Trieste, Circolo Rotellistico Genovese di Genova. Hockey Club Salerno di Salerno, Dopolavoro Ferroviario Siena di Siena. Po lisportiva Unicoop Empoli di Empoli. G.S. « Alessandrina » di Roma. A.S. Boario Ter me di Boario Terme, Club Ciclistico Cremo nese 1891 di Cremona, S.C. Lioi Gaetano e Domenico di Oppido Lucano (Potenza). U.S. « Città di Oristano » di Oristano (Ca gliari), Atletica Castel del Monte di Bitonto (Bari). Velo Club Lanciano di Lanciano (Chietì), S.S. « Tre Valli » di Lendinara (Rovigo). G.S. « Cim • di Atri (Teramo). G.S. Aldo Marcozzi di Genova, Basket Virtus di Lamezia Terme (Cosenza), Società Ciclistica Pie tro Fossati di Novi Ligure. A.S. Calcio Ve glie di Veglie (Lecce). Polisportiva San Vito di San Vito dei Normanni (Brindisi), S.S. CSI Grassaga di San Donà di Piave, Federazione attività ricreative (comitato provinciale) di Taranto. S.S. Cariocas di Cosenza, S.C. Adi Santos di Cosenza, Società Ciclistica « Adrlatica A » di Pineto (Teramo). U.S. Fausto Coppi Gazzera di Mestre.
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LA DONNA NELLO SPfffir ITAM Mi rendo conto che ad alcuni potrebbe apparire un non senso trattare dell'attività sportiva femminile come di un « problema », in una società che vede il trionfo dell'emancipazione della donna, del femmini smo e, dicono i più maligni, l'avvento di nuove forme di matriarcato. Mi rendo anche conto che per altri suonerà addirittura provocatorio porsi in termini pro blematici la presenza e il ruolo della donna nello sport quando nel mondo sportivo, come ognun sa, vige la parità più assoluta di diritti, di possibilità e di dignità, compresa naturalmente quella sessuale. Pazienza. Forse noi del CSI e della FARI siamo inguaribilmente ingenui o forse ci piacciono le bat taglie contro i mulini a vento. Fatto sta che nel mo mento in cui abbiamo deciso di unirci e di stendere insieme un nuovo statuto, ci siamo fatti un grosso problema, fra i tanti, anche della componente femmi nile. E le domande che ci siamo posti non sono neppure molto sottili e intellettuali, ma per lo più immediate e pratiche, quasi terra terra. Eccole breve mente: è sufficiente affermare una volta per tutte la parità di diritti tra uomini e donne, o è ancor meglio non parlarne affatto, tanto la cosa è ovvia e scontata? Esiste un modo proprio della donna d'essere presente nell'attività e in un’organizzazione sportiva? Un'asso ciazione mista pone particolari problemi umani, edu cativi e sociali rispetto alle due precedenti che non lo erano? E' necessario, e semmai in qual modo, ga rantire la presenza, l'apporto e lo sviluppo dellacomponente femminile? Il bello è che ci abbiamo discusso e ci stiamo discutendo sopra a lungo, animatamente. Abbiamo anche abbozzato delle risposte che riportiamo a parte. Risposte ancora provvisorie perché lo statuto è in bozza, ma già indicative di una certa preoccupazione e di un tipo di orientamento. Le questioni in ballo, come si vede e nonostante tutto, sono numerose e abbastanza importanti. Alcune concernono aspetti educativi: come donne e uomini, convivendo e cooperando a tutti i livelli, possano effettivamente aiutarsi a conseguire i fini dell'asso-
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ciazione, cioè lo sviluppo umano e sociale delle per sone e dei gruppi; altre toccano aspetti strutturali: come garantire, cioè, la presenza, sostanziale e non formale, delle due componenti nei momenti e nei centri decisionali; altre, infine, implicano aspetti poli tici e programmatici: come garantire un’attenzione paritetica ed uno sviluppo omogeneo delle due com ponenti, senza che l'uno sopraffaccia l’altra, o ambe due procedano su due binari distinti, come due settori separati. Motivi di sospetto e di preoccupazione ce n'erano molti. Tralasciamo per il momento la situazione della donna nella nostra società; ciascuno ha al riguardo le proprie idee ed è bene che se le conservi. Ma nel mondo dello sport, che poi riflette quello della società civile, la donna non ha goduto in passato di molta considerazione. Parliamo delle olimpiadi moderne, e non di quelle antiche severamente precluse a qual siasi partecipazione femminile. E’ noto che De Coubertin non pensava minimamente alla possibilità di ammettervi le donne. E quando ad Amsterdam, nel 1908, furono per la prima volta programmate gare femminili, De Coubertin, che era assente per malattia, inviò agli organizzatori una lettera di amaro seppur sereno rammarico. Sotto il regime fascista, è vero, lo sport italiano ha spalancato le porte dello sport alle donne. Ma i motivi e il modo non è che ci lusinghino molto. L’attività sportiva, infatti, era un mezzo per garantire, perfezionare ed esaltare le funzioni gene ratrici della donna: una donna più sana equivaleva ad una madre più feconda che garantiva figli più nume rosi e più forti per la patria. Amen. Trent’annì di acqua sotto i ponti hanno cambiato molte cose, tra le altre l’acqua stessa sulla cui com posizione chimica oggi è bene non indagare troppo.
Per vedere se, quanto e come la situazione della donna nello sport fosse cambiata, ci siamo rivolti ad alcune Federazioni, quella di pallacanestro, di palla-
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volo e di atletica. Non si è trattato di una vera e propria indagine, piuttosto di colloqui informativi, per renderci meglio conto di una situazione ed avere maggiori ragguagli su un problema che stiamo discu tendo e che dovrà trovare codificazione nel nostro nuovo statuto.
Per la Federazione di pallacanestro abbiamo par lato con Maurizio De Micheli, un funzionario che è bèn conosciuto anche nell’ambito del CSI in qualità sia di dirigente sia di allenatore. La prima curiosità riguarda lo statuto e in genere le carte federali ufficiali. Nessun cenno particolare all'attività femminile, dice De Micheli, poiché si parte dal principio che non esiste alcuna differenza pregiudiziale tra uomini e donne. Diamo allora uno sguardo al tesseramento, ai dati dell'anno sociale 1969-70. I tesserati maschi erano 31.895, le donne 7.341. Una percentuale che oscilla tra il 20-25 per cento. Nel mini-basket, dove per varie vie si calcolano circa 400.000 praticanti (non tesse rati, che sono sui 150.000), si rileva invece una per centuale di circa il 50 per cento. Questo è un fenomeno, osserva De Micheli, che si verifica anche all'interno degli iscritti all'attività ufficiale. Fino ad una certa età, 16-18 anni, il divario numerico tra uomini e donne è relativamente basso, sopra i 18 anni si alza improvvisamente. Le donne, insomma, tendono più facilmente degli uomini a smet tere l’attività oltre una certa età. « Questa situazione ha un diretto influsso e un chiaro riscontro sul piano internazionale. Mentre in in campo maschile a livello europeo il basket italiano occupa un posto di prim’ordine, in campo femminile contiamo molto poco. Ma, a parte il fenomeno delle fughe a 18 anni, anche questa situazione si spiega all’origine con la scarsità della base sportiva femmi-
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Le donne neS futuro statuto CSI-FARI
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La nuova bozza di statuto parla espressamente della com ponente femminile nei seguenti articoli:
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ART. 1 - - L'associazione, perseguendo in modo unitario le proprie scelte educative, tecniche ed associative, sviluppa e garantisce l’attività e la rappresentanza maschile e fem minile a tutti i livelli dell’organizzazione ». ART. 3 - « L’attività della Società sportiva tiene adeguatamente presenti le diverse esigenze di maturazione personale delle sue componenti maschili e femminili, non perdendo di vista la necessità che uomini e donne, mettendosi in mutua I cooperazione ed integrazione educativa secondo la propria originalità, assumano insieme la responsabilità dell'eserci zio sportivo e partecipino ad un unico impegno sociale ».
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ART. 8 - « La rappresentanza maschile e femminile dei con siglieri da eleggere (a livello provinciale), ai sensi dell'Art. 1, è determinata dal Regolamento Organico ». ART. 16 La rappresentanza maschile e femminile dei soci da (eleggere ' (nel Consiglio Nazionale), ai sensi dell’Art. 1, è determinata dal Regolamento Organico ». ART. 26 - « Le proposte di modifica al presente statuto e alle norme del Regolamento organico concernenti la rappre sentanza maschile e femminile, sono approvate dal Congres so nazionale in seduta straordinaria con le modifiche previ ste dal Regolamento Organico ».
nile. Poiché sono convinto che il problema dei cam pioni è direttamente collegato con la diffusione della pratica sportiva di base ». La FIP ha studiato programmi particolari per la incentivazione dell’attività cestistica femminile? « Per ora no. E' stata costituita una Commissione per l’Attività Femminile, presieduta da Carlo Polmo nari di Bologna. La Commissione è nata proprio in seguito all’attenzione e alla preoccupazione sorte in seno alla Federazione in relazione alla scarsità della presenza femminile. Si sta facendo un sondaggio a livello di società per individuare le esigenze, le dif ficoltà e i suggerimenti; poi si appronteranno pro grammi adeguati per lo sviluppo del settore ». Qual è la partecipazione delle donne alla vita federale e, in particolare, come si esprime attraverso la presenza di donne nei quadri dirigenti? « Nelle società femminili o che svolgono attività femminile, in genere è sempre presente almeno una donna. E’ un’esigenza avvertita da tutti. Ma a livelli più alti, le donne-dirigenti sono molto rare. Numerose sono invece le allenatrici. Anche il settore squadre nazionali ha un’istruttrice, e questa è l'unica respon sabile donna a livello nazionale ». La Federazione non ha affrontato mai problemi educativi che possono sorgere nelle società miste. Semmai questo è un problema delle società interes sate. La Federazione ha anzitutto e soprattutto finalità agonistiche. Sotto il profilo tecnico sono stati fatti studi sui problemi specifici delle donne? « Uno studio organico delle differenze, finora non è stato fatto. Ci si è affidati alla pratica e all’esperienza di questo o quel tecnico. Non esistono quindi pubbli cazioni in merito. Anche questo sarà un compito della Commissione speciale ».
Con quest'ultima disposizione, le garanzie di rappresen tanza femminile che saranno previste nel Regolamento or ganico, sono equiparate nella sostanza alle norme statutarie. Il Regolamento organico è in corso di elaborazione, ma per la rappresentanza femminile sono stati già fissati i se guenti orientamenti di massima al fine di consentire alla don na di esprimere le sue scelte originali e di assumere perso nalmente le proprie responsabilità per la costruzione di un discorso sportivo globale: — nei consigli provinciali dovrà essere eletta almeno una socia:
— nelle province in cui è istituita l'attività femminile in più di tre società e fino a quando il numero delle socie non su pererà il quinto dei soci della provincia, dovrà essere eletto nel Consiglio provinciale un numero di socie non inferiore a due. Almeno una socia dovrà far parte della Presidenza pro vinciale: — nelle regioni che svolgono attività femminile verrà coop tata una socia nel Consiglio e una nella Presidenza regionale; — a livello nazionale, fino a quando il totale delle socie non supererà un quinto dei soci, dovranno essere elette quattro socie. Almeno due socie dovranno far parte della Presiden za nazionale:
— per quanto riguarda i congressi provinciali e nazionali sarà stabilita dal Regolamento organico la rappresentanza e par tecipazione delle socie;
— per il quadriennio che decorre a partire dalla celebrazio ne del primo congresso ordinario, dopo l'approvazione del presente statuto, nella Presidenza nazionale dovrà essere eletta una vicepresidente tra le socie: — nelle province in cui è stabilita l’attività femminile, se condo le condizioni dettate dalle norme precedenti, verrà eletta una vicepresidente tra le socie che parteciperà al congresso nazionale con diritto d'iniziativa ».
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Siamo passati quindi alla Federazione di pallavolo ed abbiamo parlato con il Segretario Generale, Gian franco Briani, anch'egli una persona molto conosciuta e stimata dagli amici del C.S.I. Come per la FIP, lo statuto della FIPAV non ha cenni particolari per le donne; sono considerate alla pari, sulla base di una assoluta parità di impegni e di diritti. E la Federazione, dice Briani, rispetta alla lettera que sto principio, anche nella destinazione delle spese in bilancio. La situazione tesseramento presenta questo quadro: 24.000 maschi e 6.300 femmine. Una percentuale del 25 per cento. « Si è avuto un incremento notevolissimo dell’atti vità femminile. Ciò è dovuto alle caratteristiche della disciplina che offre alle ragazze una completa soddi sfazione sportiva, atletica e agonistica senza sacrifici e pregiudizi sul piano fisico-psichico. Ma è dovuto anche all’atteggiamento della Federazione dove da una parte non esiste alcuna prevenzione verso l’attività femminile e dall'altra c’è costantemente una grande attenzione a far sì che possa svilupparsi nelle forme ad essa più congeniali ». « La fuga delle atlete alla soglia dei 18 anni, nella FIPAV è un fatto ancora da documentare. Intanto nel settore pallavolistico femminile si verifica un curioso fenomeno. Mentre il settore maschile è formato in gran parte da studenti, in quello femminile sono presenti soprattutto donne che lavorano. Tanto è vero che le assenze della squadra nazionale femminile sono moti vate proprio da impegni di lavoro. Forse è proprio
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questa diversa « estrazione » sociale a determinare il diverso atteggiamento delle atlete sopra i 18 anni. Co munque la FIPAV è relativamente una Federazione troppo giovane per poter documentare il fenomeno delle fughe per... limiti di età ». Qual è la presenza delle donne nei quadri dirigenti? « Ancora scarsa al di sopra del livello societario. Sempre più numerose sono invece le donne allenatrici. Anche qui v'è da considerare che lo sviluppo della pallavolo femminile è recente e quindi non ha avuto modo di influire sulla presenza delle donne nei posti di responsabilità ». Nell’ambito dei corsi per allenatori si fa qualcosa di particolare per le donne? « I corsi per allenatori e arbitri, a livello aspiranti sono indifferenziati. Per i corsi di perfezionamento abbiamo fatto l’esperienza di svolgerli separatamente, ma quest’anno si ritornerà ai corsi unitari, anche perché si tengono su specifici argomenti tecnici che non pre sentano problematiche diverse per gli allenatori di squadre maschili e femminili ». La componente femminile della FIPAV ha fatto o fa sentire mai la sua voce? « Certo. C’è stato in passato, da parte delle società femminili uno spiccato atteggiamento in parte impron tato al... vittimismo e in parte alla riscossa del settore. Ora non ce ne sono più i motivi perché il Consiglio federale ha attuato sul piano organizzativo, tecnico e finanziario una equiparazione completa tra uomini e donne ». Nell'ambito della propaganda, ci sono iniziative par ticolari per lo sviluppo dell’attività femminile? « Non iniziative particolari. Le attività maschile e femminile sono curate con pari attenzione e sollecitu dine. In fondo la propaganda più efficace è fatta dalle strutture tecnico-organizzative che non presentano di scriminazioni di sorta ». L’attività femminile è oggetto di studi particolari? « Non esiste una problematica particolare, così come non ci sono commissioni ad hoc. Dopo tutto, dal punto di vista tecnico non esistono nella pallavolo problemi femminili, semmai questi sussistono dal pun to di vista psicologico ».
Infine, abbiamo esaminato la situazione dell’attività femminile all'interno della FIDAL. Abbiamo parlato con il Fiduciario del Settore Femminile, prof. Sandro Giovannelli di Rieti, il quale da molti anni si dedica alla attività sportiva femminile in qualità di allenatore. Il Fiduciariato è stato istituito l’anno passato allo scopo di curare particolarmente l'attività femminile, che si voleva rilanciare, i rapporti con le società fem minili e coordinare il lavoro dei tecnici preposti alla attività femminile. Sono stati istituiti anche i Fiduciari Regionali Femminili che però, a quanto sembra, verranno eliminati. Neppure lo statuto della FIDAL contiene particolari disposizioni per la componente femminile. La situazione tesseramento presente nel 1970 si presenta così: 38.895 maschi, 19.597 femmine. La percentuale delle donne, come si vede, raggiunge quasi il 50 per cento. La proporzione più favorevole è così spiegata dal prof. Giovannelli: « Gli altri due sports considerati sono di squadra e probabilmente è più facile dal lato psicologico e più semplice dal lato pratico per la donna dedicarsi ad una attività individuale. L'atletica si svolge inoltre all'aperto, e anche questo fattore dovrebbe avere in-
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flusso sulla psiche della donna. Inoltre, almeno fino a ieri bisogna considerare il grande apporto fornito all’atletica femminile dall’attività sportiva scolastica. Bisogna anche considerare che la Federazione negli ultimi tempi ha svolto una notevole propaganda per l’attività femminile ed in questo ha trovato un grande aiuto nella presenza e nelle imprese di atlete ecce zionali come la Trio, la Govoni, la Pigni... In passato, nella FIDAI, bisogna dire che il settore femminile è stato un po' trascurato, se pure non ci sono state vere e proprie remore al suo sviluppo. Oggi i due settori godono della stessa considerazione e dello stesso peso. I tecnici sono distinti per i due settori e sono in tutto equiparati. Nella FIDAL, in altre parole, è più evidente che in altre federazioni la distinzione per settori. La presenza delle donne nei quadri dirigenti e tonici? « A livello centrale non ci sono donne dirigenti. Ad altri livelli sono poche, in compenso quelle esi stenti sono particolarmente preparate e valide. Scarsa anche la presenza di donne tra i tecnici. All’ultimo corso di specializzazione era presente solo una donna, nel settore della velocità. Ci si preoccupa soprat tutto di avere un’accompagnatrice nelle trasferte ». Esiste nella FIDAL il fenomeno della fuga dopo i 18 anni? « Senza dubbio. La presenza delle donne nell’am bito delle atlete senior è molto scarsa. A parte consi derazioni sociali, v’è da osservare che molte ragazze si avviano all'attività nell’ambito della scuola e al termine degli studi incontrano evidentemente diffi coltà di ambientamento ».
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Nelle assemblee, nei convegni emergono problemi particolarmente riguardanti le donne? « Frequentemente, soprattutto sotto il profilo tec nico-organizzativo. Non esistono invece particolari studi sulla tecnica, sulla didattica e sulla psicologia dell’attività femminile. Ci sono accenni qua e là, ma in genere le preoccupazioni e le attenzioni specifiche sono lasciate alla competenza dei tecnici che curano l’attività femminile. Attualmente, ad esempio, si dibat te vivacemente su alcuni aspetti del Fosbury-flop in ordine all’adozione di esso da parte delle donne ». Così termina la nostra piccola indagine sulla situa zione dello sport femminile in alcune Federazioni. Molte delle questioni toccate meriterebbero un appro fondimento, ma in questa sede ci interessava soprat tutto fornire una visione panoramica di qual è l’atteg giamento federale nei confronti della presenza e del ruolo della donna nell'attività sportiva. Riteniamo che i pur veloci accenni fatti forniscano un buon materiale di riflessione in ordine alle scelte che le nostre due associazioni si • apprestano a compiere. Senza voler trarre delle conclusioni, alcuni ele menti di valutazione potrebbero essere così indi viduati: — le Federazioni, in via ufficiale, considerano la attività femminile alla stessa stregua di quella ma schile, sia nel senso di una parità di diritti e doveri, sia anche nel senso che non si riscontra l'esistenza di un problema particolare delle donne nell’attività sportiva; — per questo non esiste nelle strutture federali qualcosa di particolare dedicato alle donne e non esiste neppure una preoccupazione specifica a livello di studio; — nella realtà, però, un problema femminile esiste e infatti le tesserate sono molto meno numerose dei tesserati; esiste anche una scarsa presenza di diri genti donne, ma questo non è avvertito come una carenza o un problema; — ci si preoccupa, comunque, di far fronte alla situazione con soluzioni speciali: commissioni, fiduciariati... — esiste una tendenza a considerare le compo nenti maschili e femminili come due settori, sia pure equiparati quanto a diritti e importanza, ma comunque distinti se non addirittura separati. Per comprendere quest’ultimo aspetto e in genere l’intero atteggiamento federale, è da tener presente che le Federazioni non hanno come scopo principale e diretto né la propaganda sportiva (intesa come svi luppo dellp base) né l’educazione umana degli affi liati^ Esse si propongono anzitutto il raggiungimento di risultati tecnici. Tenendo presente ciò, si può capire come certi aspetti dell’attività femminile e del rap porto uomini-donne passino in seconda linea. Che poi questa trascuratezza si ripercuota anche sui risul tati- tecnici, è un’altra questione che ora non possiamo prendere in considerazione. Resta comunque il fatto che, di fronte ai problemi che a noi interessano più da vicino, la diffusione capillare dell'attività femminile e lo sviluppo umano degli uomini e delle donne insieme, da parte federale non si hanno probanti riscontri. Argomenti del genere dovrebbero trovare un’eco più sostanziosa presso gli Enti di Propaganda. Ed è appunto a questo settore che prossimamente rivolgeremo la nostra attenzione.
Duilio Olmetti 11
Avant’ieri la società sportiva per la diffusione dello sport e l’educazione dei giovani; ieri la comunità sportiva come luogo e mezzo di autoeducazione; oggi i modi e gli strumenti per giungere alla vita comunitaria della società sportiva o, in altre parole, come si muove e si costruisce una comunità. Perciò quest’anno Stadium vi propone un
VIAGGIO M11IERN0 DI UN GRUPPO SPORTIVO aiBBlB
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Se c’è qualcosa che colpisce chi osserva la realtà del mondo giova nile di oggi, raffrontandola a quella anche di soli dieci anni fa, è il mutamento di prospettive, di ten sioni, di ideali che percorrevano e percorrono questo mondo. Sintetizzando numerose e svaria te inchieste sociologiche realizzate nei Paesi occidentali alle soglie degli anni sessanta, Achille Ardigò costata « tendenze e comporta menti giovanili prevalentemente ri volti alla fruizione del tempo libe ro nella privacy, il lavoro essendo solo un modo per procurarsi i mez zi finanziari richiesti per il leisure Time. Il profilo del giovane medio nelle società industriali del periodo indicato era stato in sintesi quali ficato come: scettico, gretto, di simpegnato, consumista, amante delle privatezze, giovane dei tre m (macchina, mestiere e moglie) e, da noi, di blandi sentimenti euro peistici ». Oggi, al contrario, è apparsa sul l'orizzonte dell'avventura umana, una figura di giovane che, sempre secondo la ricerca di Ardigò, « dis sente dalla società del benessere, che vive con poco, rifiuta i con forta, la carriera, l'organizzazione burocratica, la famiglia nucleare e sogna il ritorno alla società pre-industriale, alla tribù, alla natura. Molti giovani insorgono per la pa ce, contro la guerra in Vietnam, simpatizzano per le guerriglie, ed
esprimono gli impegni contestati vi nei riguardi dell’establishment, del proprio Paese o di singole isti tuzioni, e delle strutture mondiali portanti di ogni establishment... ».
Si tratta di un mutamento radica le: le generazioni dei giovani che si affacciavano agli anni sessanta si presentavano integrate nel si stema della società industriale che le conduceva verso mète quali l’in dividualismo e il disimpegno, verso lo scetticismo e l'alienazione; i giovani di oggi, al contrario, sen tono in modo « forte » di voler cam minare verso mète quali la perso nalizzazione e la partecipazione. E, pertanto, si muovono nel senso di porre l'uomo, considerato come persona e non come mezzo, sempre in primo piano rispetto ai « gio chi » economici, politici, struttura li e via dicendo. E questi giovani sentono che non è possibile rea lizzare un reale processo di perso nalizzazione, se non attraverso la partecipazione diretta, senza dele ghe, alle decisioni che si prendono in ogni àmbito e senza assumersi responsabilità dirette nel realizzare quello che si è deciso. In pratica, i giovani, magari per vie indirette e inconscie per un moto che sorge spontaneo nel cuore dell uomo, hanno ritrovato l’au-
tentica speranza esistere e hanno scoperto che l’uomo esiste solo nella misura in cui comunica e non, al contrario, nell’alienazione, che è la morte della personalità umana. Così, a trent’anni di distanza, i giovani hanno ridetto, con altre pa role e con altri termini, quel che affermava Mounier nel suo Perso nalismo, e precisamente che la per sona si scopre come « una presen za diretta verso il mondo e verso le altre persone, senza limiti, me scolata con esse, in una prospetti va di universalità. Le altre persone non la limitano, la fanno essere e crescere. Non esiste che verso gli altri, non si conosce che attraver so gli altri, non si trova che negli altri (...) Quando la comunicazione si affloscia, o si corrompe, io per do profondamente me stesso: tut te le follìe sono uno scacco del rap porto con gli altri — l'alter diventa alienus; io divento, a mia volta, estraneo a me stesso, alienato. Si potrebbe quasi dire, che io esisto soltanto nella misura in cui esisto per gli altri, e che, al limite: esse re è amare ».
E' probabilmente in questo noc ciolo del discorso, in quest’ansia di personalizzazione, di partecipa zione che si risolve nella comuni-
cazione, che si deve rintracciare la crisi di tutto l'associazionismo gio vanile di questi anni. I giovani hanno costatato, e ru vidamente contestato, le grandi or ganizzazioni di ogni tipo perché es se, in sé, riproducevano le grandi strutture sociali, rigide, centraliz zate, burocratizzate. Strutture in cui la comunicazione avviene a senso unico: dal vertice verso la base; e che, pertanto, non può essere con siderata in senso vero e concreto comunicazione. Perché la comuni cazione vera avviene sempre in uno scambio diretto; ossia si ha comu nicazione quando io ricevo una in formazione di ritorno che proviene dalla comunicazione che io stesso ho dato, in quanto persona, sia con le mie parole sia con una qualsiasi mia azione. E’ così, secondo que sta « meccanica » delle relazioni, che io comprendo il significato di ciò che sono e di ciò che faccio. E ancora: occorre che questa co municazione avvenga in un àmbito, in una struttura, che mi consenta di partecipare direttamente, senza intermediari di nessun tipo alla vi ta sociale. Ora è evidente che questa comu nicazione che porta alla personaliz zazione e che impone la partecipa zione come suo attuarsi in concre to, non è possìbile in una grande associazione centralizzata e buro cratica perché qui non esistono ve ri rapporti interpersonali e la co-
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municazione avviene sempre attra verso dei filtri che la distorcono e la partecipazione si risolve solo nell'esecuzione delle direttive che promanano dal vertice col quale non si hanno rapporti personali, di retti, faccia a faccia. E i giovani, a causa di ciò, se ne sono andati fuori dalle grandi organizzazioni e hanno riscoperto il piccolo gruppo, spesso autonomo ed informale, in cui i rapporti tra i componenti del gruppo stesso non sono stabiliti in modo formale, burocratico, se condo il principio dell’autorità in discutibile e anonima.
Osserva Mario Pollo che « que sta "tensione” della vita sociale odierna si esprime sempre più co scientemente nella scelta del grup po come luogo della propria forma zione, delle proprie scelte, del pro prio crescere insieme. E’ questa la interpretazione che occorre dare al fenomeno che si manifesta nel fio rire di attività di gruppo a tutti i livelli, religioso, educativo, profes sionale, politico, di tempo libero, che non sono una perdita delle pro prie caratteristiche individuali ma un nuovo modo di integrarle e va lorizzarle ». Ora chi ha preoccupazioni educa tive, in qualsiasi settore della vita sociale si trovi ad operare, chi de-
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sidera animare questa realtà così variegata, complessa, pluralistica che è la realtà del mondo giovanile di oggi, non può in nessun modo non cercare di cogliere queste ten sioni che si palesano sempre più forti. Un educatore, un animatore, che non parte costantemente dalla realtà umana, così com'è e non come si sogna o vorrebbe che fos se, non riuscirà certamente a svol gere il suo ruolo. Ma, afferma Pollo che « la risco perta del gruppo come centro delle attività di formazione del processo di acquisizione di significati più reali non è da sola sufficiente ». Infatti, egli prosegue, « occorre che i responsabili delle attività di grup po ed i partecipanti stessi abbiano gli strumenti cognitivi e metodo logici atti a comprendere compiu tamente l’organizzarsi umano in piccoli gruppi, al fine di rendere più produttiva e ricca di significato la vita all'interno del gruppo ». Si badi bene: « più produttiva e ricca di significato », non uno strumento più nuovo, lucido ed efficiente per « catturare » i giovani e per con durli dove si vuole, come si vuole.
Certamente, quindi, un animatore sportivo, oltre a possedere certe qualità e caratteristiche personali, per il fatto di vivere all'interno di
una realtà qual è quella di una so cietà sportiva (una realtà che egli è chiamato ad animare, non a stru mentalizzare) , non può essere com pletamente a digiuno di quegli « strumenti cognitivi e metodolo gici » cui si accennava poco sopra riprendendo le parole di Pollo. E’ per fornire una prima informa zione su ciò che quest’anno Stadium ospiterà, e cioè una serie di note e di appunti sulla dinamica dei gruppi. Da qui, pertanto, par tiamo per una specie di viaggio che ci condurrà alla conoscenza di ciò che si muove all'interno di un gruppo umano; una conoscenza in dispensabile per essere dei veri animatori sportivi.
Paolo Andreoli
« Perché l’Intesa non venga fraintesa », scrivevamo nel numero precedente. Un modo c’è, ed è di leggere il documento programmatico come una proposta culturale prima ancora che sociale e politica. E’ appunto la chiave giusta di lettura illustrata dal nostro collaboratore Paolo Andreoli in questa lettera aperta al nostro presidente nazionale.
UNO SPORT NUOVO ■ Si URI CAMPI SPORTIVI Caro Notario,
rispondo subito, « a caldo », alla lettera dell'Intesa A.I.C.S., C.S.I. C.N.S.-Libertas che accompagnava il documento: « Lo sport come ser vizio sociale ». Scrivo a te perché ti conosco personalmente e, inve ce, non ho il piacere di conoscere, se non di nome, Giovanni Montella e Enrico Guabello che, con te, sono firmatari sia della lettera sia del documento. Come dicevo, è una lettera « a caldo », frutto, quindi, più di sen sazioni che di riflessioni profonde. Prendila dunque per quello che è. Se dovessi dare un titolo di fan tasia al Documento, lo chiamerei: « Operazione di liberazione », op pure: « Per abolire l’inquinamento dello sport ». Dico questo per farti capire su bito la prima impressione che ho provato: un senso di liberazione, una volontà di pulizia, di uscire da gli equivoci e dalle ambiguità in cui, mi pare, navighi oggi tutto lo sport italiano: professionistico, se miprofessionistico e « dilettanti stico ».
Non sono affatto uno studioso dei problemi dello sport in genere e italiano in particolare. Sono un semplice osservatore di banalità quotidiane. Ma di queste banalità voglio, per quanto mi è possibi
le, rendermi conto fino in fondo, di cosa esse significhino e di cosa rappresentino. Ora, mi sembra che lo sport ita liano sia giunto veramente al livel lo di guardia o, se preferisci il lin guaggio ormai corrente, ad un livel lo di inquinamento che rasenta il pericolo di morte. Lo sport, oggi, in Italia (ma anche negli altri Paesi dell'area Occiden tale e, per molti versi, anche del l’area Orientale) sta assumendo tutte le caratteristiche ed i valori di una società che rasenta conti nuamente il collasso, e ciò proprio in virtù delle sue caratteristiche e dei valori di cui si fa portatrice. Non vi è ormai più nulla che questa società non pieghi, non stru mentalizzi ai suoi fini. Tutto è po sto sotto l'insegna dell'efficienza (che è inefficienza), del profitto, del successo individuale. E questi valori vengono avvolti nel morbido, alienante involucro del consumo.
Lo sport non è certo fuori da que sto discorso. Anzi! C'è dentro fino •al collo. Così ogni fatto sportivo viene piegato, strumentalizzato, adoperato per essere un prodotto di consumo, uno spettacolo fine a se stesso che renda per un momento felici e dimentiche di sé le masse umane che assistono allo « spet tacolo » sportivo.
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La società industriale ha saputo capire molto bene quale felice vei colo dei suoi valori fosse il mondo dello sport. E la società industriale l’ha progressivamente monopoliz zato e piegato ai suoi fini. Non mi riferisco, evidentemente, a quei grossi industriali che gesti scono come imprese le grandi so cietà sportive, né a quei piccoli industriali della provincia italiana che gestiscono, vuoi per passione, vuoi per prestigio, vuoi per cento altri motivi, le piccole e piccolissi me società della provincia del no stro Paese. Non ce l'ho con delle singole persone, esse non rappre sentano nient’altro che una menta lità, un costume, una « civiltà » che è quella industriale. Questa « civiltà » ha impresso l’orma del professionismo in ogni sport, anche in quelli che si conti nuano a considerare gli sport « pu ri », « olimpici » o come altro la retorica del mondo ufficiale dello sport vuole continuarli a chiamare, nascondendosi dietro questa reto rica d'altri tempi per ignorare, vo lutamente o no, come stanno real mente le cose. E c'è in questo fatto, io credo, l’espressione della volontà sociale (non dell’uno o dell'altro presi in dividualmente, quindi) di fare del lo sport un fatto da pedigree, un fatto segregante, secondo la logi ca propria dell’efficienza e del pro fitto. Chi ha le doti fisiche per fare dello sport una professione, entri, chi non ha queste doti resti fuori!
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Pare questo il discorso lucido, rea lista, alienante, che fa lo sport in Italia. Si comincia nella scuola in cui il professore di educazione fisica si preoccupa dei « dotati », di quelli che potranno tener alte le sorti del l'istituto nel prossimo incontro con l'altro Istituto; si continua nella squadretta di promozione, di « di lettanti » in cui ci si cura di coloro che sono « bravi » destinando gli altri ad una panchina che li fa pe renni spettatori e non attori del fatto sportivo; si termina con i pro fessionisti dove succede quel che tutti sanno. E questo, a mio avviso, vuol dire fare dello sport una cosa diversa da quella che dovrebbe essere. Os sia, una professione come un’altra e che, in quanto tale, non è più sport ma, appunto, mestiere.
I! dilettantismo (il praticare, cioè, lo sport per diletto) è decisa mente morto, soffocato dal profes sionismo. Ed è morto ovunque, an che nella squadretta dell’oratorio perché la mentalità sportiva corren te è tale che chi, anche nella squa dretta dell’oratorio, è riuscito ad entrare in squadra come « titola re » aspira ormai non più a pratica re questo o quello sport, ma a di venire un professionista, un divo del mondo dello spettacolo sporti vo. E comincia subito ad avanzare
le sue pretese, vuole il suo con trattino simile al contrattone dei grandi divi cui s’ispira. E, subito, dietro l’angolo, il talent scout, col contrattino pronto, l’ingaggio sot tomano, il lavoro ben retribuito nel l’impresa del presidente della so cietà « dilettantistica » o di un suo amico. Si potrebbero raccontare di mi gliaia di ragazzi finiti a pensione in un angolo di provincia a « matura re » le proprie doti a spese di que sto o quel personaggio o a spese di questa o quella grande società. E questo non solo per lo « sport na zionale », per il favoloso calcio, ma per la pallacanestro, il rugby, il basebaal, fino all’atletica, lo sport pu ro per antonomasia. Lo sport, come la musica legge ra, ha insegnato ai ragazzi con un minimo di muscoli e un minimo di voce, che si può, da un giorno al l’altro, diventare divi adorati, esal tati, pagati profumatamente. Divi che, in quanto tali, sono al di sopra del bene e del male, che nessuno si può permettere di giudicare nel la conduzione della propria vita pri vata che possono condurre come meglio credono anche al di fuori delle norme etiche comunemente accettate. Quanti sono già i ragazzetti che hanno partecipato ai primi Giochi della Gioventù del 1969, che sono stati allettati da questa o da quel la società che fa del professioni smo mascherato? E quanti altri ra gazzetti entrati nei centri di adde-
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stramento per far contenta la mam ma che li voleva all’aria libera, avendo dimostrato di avere qualche capacità sono già stati « bloccati »? Queste statistiche non ce le dice nessuno. Nessuno ci racconterà le loro storie più o meno squallide se non fra qualche anno quando, se ci riusciranno li vedremo nelle prime pagine dei quotidiani del lunedì. Al trimenti su di loro continuerà a gra vare un silenzio misterioso, vuoto, come vuota sarà la loro vita.
Non voglio certo fare del facile moralismo. Mi fermo ad alcune co statazioni che mi vengono dall’osservare la banalità quotidiana. E queste osservazioni non si possono non rivolgere anche a quelli che comunemente si chiamano gli « am ministratori » della cosa pubblica. Anche loro, coinvolti come sono dalla mentalità industriale, pensano in termini di efficienza e di profit to. Le spese da fare sono quelle relative a costi sociali di pronto realizzo. Quelli che fanno effetto, che consentono la rielezione cin que anni dopo. E allora gli spazi verdi nelle città e soprattutto nelle periferie popolari vanno a farsi be nedire, perché sono improduttivi, rompono l'anima agli speculatori delle aree fabbricabili. Così il ver de pubblico diventa le aiuole sparitratfico, quando esistono. E i ra gazzini gazzini dei dei quartieri di periferia
(quelli che non hanno la mamma con la macchina che li porti a far dello sport) facciano come gli pa re: facciano la ginnastica di salta re fra una macchina e l’altra, si arrampichino sui lampioni e sui pali della luce, facciano dei parcheggi il loro stadio. Salvare delle aree per loro sono quattrini persi, spese improduttive. Se i figli del benessere crescono gobbi, come dicevi tu in un tuo fondo su questo giornale, non in teressa la società: si arrangino i genitori che possono arrangiarsi, e gli altri stiano gobbi (tanto non erano gobbi anche Leopardi e Gramsci?). E' la logica di una società che ci conduce inevitabilmente a questi risultati. Pare non ci sia scampo.
Ora, invece, il documento che mi hai mandato è un fatto nuovo nella storia del nostro Paese: rovescia le posizioni, la visuale che ormai è divenuta comune nella mentalità dell’uomo della strada. E’ un atto di coraggio che segna una svolta. Il problema, infatti, non è nei ter mini ormai consunti e che hanno perso ogni reale significato di pra ticare lo sport in modo « dilettan tistico » o semiprofessionistico o professionistico. Si tratta di vede re, di capire, di realizzare lo sport come un servìzio sociale. Si tratta di creare e di dare una coscienza
sportiva ad ogni persona e di dare delle risposte alle nuove esigenze che naturalmente sorgono o sorge ranno. Una risposta che va data qui e subito. Ossia localmente, secon do le esigenze di quel quartiere, di quella borgata, di quel paese e non secondo i dettami astratti di una struttura burocratica e centralizza ta. Si tratta di dar la parola a chi non l'ha mai avuta e a chi, andando le cose come sono andate fino ad ora. non la potrà aver mai. Ossia si tratta di far praticare lo sport a tutti: dotati o non dotati, muscolo si o rachitichi, longilinei o brevilinei, biondi o bruni e non con il se condo fine di selezionare, ma per ché ciascuno, attraverso lo sport, scopra e metta in atto nel miglior modo possibile le sue doti, le sue energie, le sue qualità, la sua per sonalità, in una parola. E penso, quindi, al lavoro enorme che si dovrà fare: creare degli uo mini che siano animatori sportivi, cioè capaci di dare alle masse una coscienza di sportivi (non di spet tatori sportivi), di tecnici il cui suc cesso sarà non il risultato finale consistente in una coppa o in una medaglia, sia pure d'oro e olimpica, ma nel crescere uomini facendo mettere in atto le loro reali poten zialità umane, di fisiologi, di psico logi, di sociologi, di pedagoghi, di medici: di tutti coloro, cioè, che, esperti di scienze dell'educazione o di scienze che hanno a che fare con il « motore umano » possono dare a ciascuno il senso di sé, del-
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le proprie possibilità, della propria realtà non solo fisica ma anzitutto della propria personalità. Credo, quindi, che questo docu mento rappresenti, pur nella sua brevità, del resto piuttosto densa, una vera e propria alternativa. Ma non nel senso in cui comunemen te l’intendono oggi i politici o i programmatori. Si tratta di un'au tentica alternativa culturale nel senso in cui l’intendeva Baldo e cioè « di prendere atto, in modo filosoficamente consapevole, della conclusione di un’epoca, cercando di comprendere la lezione e le im plicazioni che il futuro sta matu rando ». lo, personalmente, non ho nes suna specializzazione in questo senso. Ti dicevo di essere sempli cemente un osservatore di banali tà quotidiana. Se hai bisogno di uno per questo lavoro, sono contento di mettermi a tua disposizione.
Paolo Andreoli
Ringrazio vivamente l'amico Paolo Andreoli, an che a nome degli altri Enti dell’Intesa. Questa lettera rivela quella sua attenta e penetrante visione della realtà sociale, che gli amici del C.S.I. hanno imparato ad apprezzare, ed un sincero amore per ì problemi dello sport che segue ormai da molti anni. Essa ha il pregio — ed è per questo soprattutto che lo ringrazio — di centrare i punti focali attorno a cui muovono sia l’Intesa sia il documento. Egli coglie dell’iniziativa e del testo programmatico il vero significato, quello culturale, che è prioritario, in ogni senso, a quello sociale, politico e strutturale. Non si può capire — e infatti alcuni non l'hanno ancora capito — il senso di una operazione unitaria e unificante come quella avviata dall’Intesa, se non si ha dell’attuale situazione sportiva una visione distaccata, non compromessa, serena quindi e luci damente critica. Non si può capire il senso del docu mento, se prima non si opera un salto di mentalità che lo stesso documento propone come condizione pregiudiziale ad ogni prospettiva, o modo, o stru mento di riforma. Se prima non ci si intende, e non si conviene, su un concetto di sport come servizio dell'uomo, sarà impossibile poi accordarsi sugli interventi per uno sport come servizio sociale. Perché, lo abbiamo detto e lo ripetiamo, noi dell’Intesa siamo disposti a discu tere con tutti la validità o meno di questa o quella proposta programmatica che il documento fa sul piano politico, sociale e organizzativo. Ma non pos siamo porre in discussione i principi da cui quelle proposte muovono, e cioè uno sport a misura del l’uomo, che sia libero e in grado di liberare, servito ma per servire i giovani e non asservito per inte ressi di qualsiasi tipo, economici o tecnici, indivi duali, di gruppo o nazionalistici. E' qui il punto cruciale di verifica e di confronto tra quanti affermano di voler curare gli interessi dei giovani e dello sport. Il resto, le proposte program matiche, vengono in secondo momento, come logica conseguenza. Aldo
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Risposte ìD Iniar delitto A seguito della pubblicazione del documento programmatico sullo sport da parte degli Enti di propaganda aderenti all'Intesa e la sua diffusione, numerose sono state le lettere pervenute al dott. Giovanni Montella, nella sua qualità di Presidente dell’Intesa, da parte di membri di governo, parla mentari, consigli regionali e personalità varie. Ne indichiamo alcune con i passi più signifi cativi. Dal Ministro per l'Agricoltura e Foreste, Lorenzo Natali: « Sono convinto che, attraverso il coordinamento dell’azione programmatica promosso con la meritoria iniziativa congiun ta dell’AlCS, del CSI e del CSN Libertas, potranno essere accelerati i tempi per la compiuta soddisfazione delle istan ze sociali collegate alla diffusione dello sport tra le masse giovanili ». Dal Ministro per il Commercio con l'Estero, Mario Zagari: « Rispondo alla Sua gentile lettera del 18 dicembre ultimo scorso e tengo subito a dichiararle le mia più completa disponibilità a risolvere i numerosi problemi inerenti allo sport giovanile e al libero associazionismo nel nostro Paese. Ho letto l’opuscolo allegato alla lettera e debbo dire che le linee programmatiche elaborate dai tre Enti di propagan da costituenti la « Intesa » rivestono carattere di grande importanza, tale da dover trovare, anche a mio giudizio, la più larga adesione. Penso che la linea di una politica riformatrlce per il settore sia resa assai evidente: dalla caratterizzazione principale dello sport da intendersi come servizio sociale, dalla seria considerazione della nuova dimensione regionale, dalla in dicazione di un organo di coordinamento alle dipendenze della Presidenza del Consiglio per determinare la politica
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degli interventi sul piano nazionale e dal chiaro richiamo alla necessità di dare realizzazione agli impegni assunti nel capitolo XV del programma economico approvato con leg ge 27 luglio 1967, aggiornato in base alle indicazioni del progetto 80. Ritengo che quanto v'è da fare per questo settore si inqua dri nel campo più vasto della politica riformatrice alla cui realizzazione il Governo e la maggioranza si sentono forte mente impegnati ».
Dal Presidente del Consiglio regionale Regione Toscana, Elio Gabbuggiani: « Le comunico di aver preso atto delle notizie e del documen ti sullo sport elaborati dall'Intesa degli enti di propaganda che Lei presiede e. mentre La ringrazio delle informazioni cortesemente partecipatemi, assicuro in senso generale il mio appoggio alla soluzione dei problemi relativi allo sport giovanile ».
Dal Presidente della Giunta regionale Regione TrentinoAlto Adige, Giorgio Grigolli: « Ringrazio per il cortese invio del documento che ritengo veramente notevole di approfondimento e di appoggio da parte degli enti preposti al settore sportivo. Per quanto riguarda la Regione Trentino Alto Adige, pur es sendo essa priva di una precisa competenza statutaria per intervenire nella materia dello sport, assicuro il pieno favore per l'iniziativa assunta da Codesta Intesa e la disponibilità per le future iniziative che essa verrà ad assumere ».
Dal Ministro per l’attuazione delle Regioni, Eugenio Gatto: « Ho ricevuto copia del documento programmatico sullo Sport e La ringrazio per il cortese pensiero. Con il mio apprezzamento per la bella iniziativa. Le invio i migliori auguri di buon lavoro ». Dal Ministro per l'industria, il Commercio e l'Artigianato, Silvio Gava: « Ho ricevuto la lettera del 18 dicembre s.a. con la quale Ella mi ha inviato il documento programmatico sullo Sport come servizio sociale elaborato dalla "Intesa" ».
Dal Presidente del Consiglio regionale Regione Lazio, Girolamo Mechelli: « Nel manifestare vivo compiacimento per l'iniziativa assun ta, si assicura che questo Ente non mancherà di affrontare, nel contesto della politica di sviluppo regionale, i molteplici problemi connessi allo specifico settore dell'attività sportiva giovanile ».
Dal Ministro Segretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, Carlo Russo: « Mi è pervenuto il documento programmatico da Lei com pilato con allegato lo speciale opuscolo e La ringrazio del l’invio, mentre Le assicuro fin d’ora, che non mancherò di tenere nel dovuto conto quanto da Lei espresso ».
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Dal Sottosegretario di Stato per la Pubblica Istruzione, Oddo Biasini: « La ringrazio sentitamente per l’invio del documento pro grammatico sullo sport come servizio sociale, elaborato dal l'Intesa tra ('Associazione Italiana Circoli Sportivi, il Cen tro Sportivo Italiano e il. Centro Sportivo Nazionale Libertas, da Lei presieduta e colgo l'occasione per esprimerLe il mio più vivo interessamento per l'iniziativa intrapresa ».
Dal Presidente della Giunta regionale Regione Emilia-Ro magna, Guido Fanti: « Ho preso visione del documento inviatomi e La ringrazio per l'offerta di collaborazione rivolta all'ente regione EmiliaRomagna. L'informo di avere sottoposto il documento all’attenzione del l’assessore Walter Ceccaroni che, per la giunta regionale cura, in modo specifico i problemi inerenti lo sport. Con lo assessore Ceccaroni, quindi, l’organismo da Lei presieduto potrà prendere quei contatti che riterrà opportuni ».
Dal Sottosegretario di Stato per l'industria, il Commer cio e l'Artigianato, Loris Biagioni: » Ho ricevuto la Sua lettera del 18 dicembre scorso, con ac cluso il documento programmatico sullo sport elaborato dall'Intesa AICS, CSI e CSN Libertas da Lei presieduta. Nel ringraziarLa della cortese premura, Le assicuro il mio appoggio per la soluzione dei problemi riguardanti il mondo dello sport giovanile ».
Dal Presidente della Giunta regionale pugliese, Gennaro Trisorio Liuzzi: « Nel confermarLe la più viva attenzione della Regione per l'iniziativa assunta, coerentemente con l'impegno ribadito nello Statuto in favore delle attività sportive dilettantistiche e dell'associazionismo giovanile, Le ricambio i migliori — saluti ».
Dal Presidente dell'Assemblea regionale pugliese. Be niamino Finocchiaro: ■ Ricevo il documento nominato in oggetto, prendo atto di quanto in esso contenuto e ringrazio per le informazioni cor tesemente fornitemi ».
Dal Sottosegretario di Stato per la Sanità, Maria Vitto ria Mezza: « Ho ricevuto l'interessantissima documentazione riguardante lo Sport in generale come Servizio Sociale. Nel concordare perfettamente con le tesi esposte, assicuro s'in d’ora il mio interessamento e la mia disponibilità per qualsiasi iniziativa atta a facilitare i traguardi che la Vo stra "Intesa" si prefigge ».
Dal Presidente del Consiglio Regionale della Calabria, Mario Casalinuovo: « Ringrazio dei documenti inviatimi ed assicuro, nei limiti delle mie competenze, il mio appoggio alla interessante ini ziativa che investe i problemi dello sport giovanile ».
Dal Sottosegretario di Stato ai Trasporti e Aviazione Ci vile, Onorio Gengarle: « Assicurole mia adesione at iniziativa intrapresa da Intesa AICS, CSI, et CSN Libertas et mia attenzione at problemi per sviluppo sport come servizio sociale ».
Dal Presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Vito Orcalli: « Mentre esprimo la più viva simpatia per lo spirito e le fi nalità alle quali il Comitato intende ispirarsi per rendere sempre più ampia la diffusione dell’attività sportiva conce pita come servizio sociale, posso assìcurarLa che tale pro blema sarà oggetto di viva attenzione anche del Consiglio Regionale del Veneto ». .
Dal Vice Presidente della Commissione Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, Michele Achilli: « Le assicuro tutto il mio interessamento per la soluzione dei problemi relativi allo sport giovanile, attività nella quale credo e che intendo appoggiare in ogni modo. Voglia tenermi quindi informato per darmi la possibilità di seguire l’attività dell'Intesa ».
Dal Presidente del Consiglio regionale della Regione Au tonoma Friuli-Venezia Giulia, Michelangelo Ribezzi: « Ho ricevuto la Sua cortese lettera del 18 dicembre u.s. e sono particolarmente lieto di formulare l'augurio che il Co mitato d'Intesa possa realizzare i nobili fini che si è prefis so nell'interesse dello sport giovanile ». Dal Presidente della Giunta Regionale d'Abruzzo, Ugo Crescenzi: « Rispondo alla Sua lettera in data 18 corrente per ringra ziarLa vivamente dell'invio del documento programmatico sullo sport come servizio sociale elaborato dall'Intesa dei tre Enti di propaganda AICS, CSI e CSN Libertas, assicurando c'ie il documento stesso formerà oggetto di particolare esame da parte del Gruppo di Lavoro presso questa Giunta Regionale e che non mancherà ogni appoggio da parte di questo Ente e mio personale all'iniziativa dell’Intesa ».
Dal Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, Paolo Vittorelli: « Consapevole del l'importanza di un'organica politica regio nale dello sport, e della partecipazione unitaria di tutti gli Enti del settore all’elaborazione di tale politica ».
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Dall'Assessore al turismo della Giunta regionale lombar da, Renato Tacconi:
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« Pienamente convinto della importanza dello sport come fattore di crescita sociale, della necessità di portare all'atti vità sportiva non professionistica una quota crescente di giovani, dell'angustia dello spazio fino ad ora concesso — nell'ambito dell'amministrazione statale e locale — ai pro blemi dello sport e del tempo libero, non posso che appog giare caldamente l'impegno assunto dai vostri Enti di pro paganda per la promozione di un nuovo, diverso e più alto livello di sviluppo sportivo. Un impegno, inoltre, che investe anche questo Assessorato e al quale spero, con la vostra collaborazione, di poter man tenere fede nel modo più adeguato ».
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COME REAGISCE L'ORGAN SMO ALLE PROVOCAZIONI DALL'ALLENAMENTO
TEORIA GENERALE DELL’ALLENAMENTO - 1
Iniziamo da questo numero una collaborazione sistematica del Maestro di Sport Gianfranco Carabelli, l’ex Azzurro sportivamente cresciuto nelle file del C.S.I., sugli elementi costitutivi e metodologici generali dell’allenamento. In una serie di articoli, che appariranno con periodicità mensile, saranno illustrati i capitoli più importanti della teoria dell’allenamento: dopo alcune necessarie premesse teoriche, saranno presi in esame gli apparati e gli organi interessati all’allenamento e successivamente i vari sistemi di allenamento per sviluppare l’uno o l’altro degli organi e apparati considerati. Lo scopo di questa trattazione è di fornire ai nostri dirigenti alcune cognizioni che sono alla base di ogni attività sportiva che voglia veramente giovare ai giovani, sul piano fisico e psichico. L’autore userà un’esposizione scientifica ma il più possibile piana, attuando di volta in volta la più opportuna mediazione tra teoria e pratica e cercando costantemente un raccordo immediato dei principi teorici con esempi e sistemi pratici di allenamento. Saremo grati a quei lettori che vorranno inviarci il loro parere e suggerimenti per una più efficace trattazione, avvertendo altresì che il nostro collaboratore sarà lieto di dare eventuali delucidazioni o di approfondire argomenti che si riveleranno
di particolare interesse.
Per aprire una conversazione il più possibile pia na ma esauriente sull'allenamento è senz'altro bene rispondere ad una domanda implicita che ognuno di noi si pone o si è posto agli inizi dell'attività di alle natore o di atleta: perché ci si allena? Un'altra domanda, che viene di conseguenza è per esempio la seguente: perché, per correre, per lanciare, per saltare o per calciare non è sufficiente ripetere l'esercizio di gara con la stessa intensità di gara? A me pare che simili domande, specie per chi af fronta per la prima volta temi tecnici, siano giustifi cate e che meritino subito una risposta, tanto che que ste prime note intendiamo riservarle ad esse. Perché ci si allena? Mai come in questo caso la risposta fisiologica è generale e di facile compren sione. L’organismo, inteso come un insieme di parti inte grate, interagenti in modo, appunto, organico, viene continuamente bersagliato dall’ambiente esterno (cli ma, agenti patogeni, agenti meccanici) ai quali deve far fronte con meccanismi di difesa che rispondono a leggi generali sempre valide qualunque sia il tipo di provocazione che subisce. L’allenamento, la gara, sono da intendere in que sto momento come una provocazione del tipo sopra citato che in qualche modo bersagliano l'organismo e lo mettono nella condizione di doversi difendere. Pro prio come quando il classico, banale raffreddore ci pone in condizioni di disagio, perché il nostro organi smo lo sta fronteggiando. Parallelamente alle reazioni generali o, per meglio dire, aspecifiche, si verificano reazioni specifiche che sono la risposta in senso stretto al tipo di stimolo che l’organismo ha subito. Lo studioso che più compiutamente ha chiarito la fenomenologia degli stimoli e delle reazioni organiche è H. Selye e le ha raccolte in una teoria denominata sindrome generale di adat tamento. La sindrome generale di adattamento spiega, oltre ai fenomeni delle reazioni specifiche, cioè le reazioni all'agente specifico, e delle reazioni aspecifiche gene rali e valide indipendentemente dal tipo di stimolo provocatore, anche il concetto di stress col quale si intende sia l'agente provocatore che la reazione deil’organismo a tale provocazione (Fig. 1). E’ facile supporre che gli stimoli possono essere di varia intensità e di varia durata per cui è necessario classificare le reazioni secondo una loro successione cronologica e secondo il grado di violenza dello stimolo cui rispondono.
Innanzitutto ad uno stimolo segue sempre
• LA REAZIONE DI ALLARME la quale spiega lo stato di squilibrio in cui l’organismo viene a trovarsi e si suddivide in fase di shock quando l’organismo non ancora mette in atto i suoi meccani smi di difesa; segue la fase di contro shock, cioè quan do incomincia ad evidenziarsi una risposta. La durata della reazione di allarme è legata all’in tensità dello stimolo; dopo di che si verifica
• LO STADIO DELLA RESISTENZA O DELL’ADATTAMENTO che permette di verificare una maggiore resistenza del l'organismo al particolare tipo di provocazione.
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Venerando, il quale ha studiato e approfondito il rapporto fra allenamento e sindrome generale di adat tamento, afferma che « la possibile durata dello stadio di adattamento è compresa entro limiti molto ampi, che vanno da qualche ora a tutta la vita ». Tuttavia, bisogna prevedere anche il caso in cui l’organismo non si adatti ad un particolare stimolo o per la sua intensità o per la sua durata. In questo caso si passa ad uno stadio detto
• LO STADIO DI ESAURIMENTO
che spiega i fenomeni della fatica e, in casi particolar mente gravi, anche quelli che provocano la morte. Durante la pratica sportiva in generale non si ar riva mai allo stadio di esaurimento; semmai, in casi isolati, si verificano i fenomeni della fatica, ma mai quelli della morte. Lo stadio di esaurimento si riferisce alle malattie già di considerevole gravità, logicamente con l'allenamento o con la gara si può anche riscon trare uno stato di fatica o di spossatezza, che però viene prontamente riportato alle condizioni normali. La casistica degli incidenti, tuttavia, riporta anche casi di morte durante la pratica sportiva di soggetti non idonei a sostenere sforzi intensi per insufficienza cardiaca. Questo inciso vuole essere un monito per al cuni tecnici o dirigenti che non si preoccupano suffi cientemente di sottoporre i loro atleti a visite mediche specialistiche prima di portarli sul campo sportivo. Nessuno ha il diritto di sentirsi autorizzato a sostituire il medico sportivo, anche se ciò comporta spese non indifferenti per le società o per gli atleti. Esistono ma lattie subdole di cui sono affetti anche atleti di valore. Rimane sempre il fatto, sia ben chiaro, che tali stati patologici sono precedenti o indipendenti dalla pratica sportiva, anche se quest'ultima, in questi casi, è la cau sa che li evidenzia. Come avevamo accennato prima, la fenomenologia dell’allenamento è basata sui principi della sindrome generale dell'adattamento.
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A quest’ultima bisogna riferirsi per comprendere il motivo per cui un atleta per migliorare le prestazioni fisiche deve adattarsi gradualmente e progressivamen te a sforzi sempre più intensi, senza mai oltrepassare i propri limiti fisiologici. Anzi, l’esercizio muscolare è un valido esempio di quanto sia largo il margine di possibilità di adattamento di un soggetto ad un deter minato tipo di sforzo. Per comprendere meglio la possibilità di miglio ramento di una data prestazione bisogna precisare che non solo l’organismo è in grado di adattarsi ma, ad adattamento avvenuto, è capace di resistere a stimoli ben più violenti di quelli che hanno provocato l’adatta mento, infatti, molto spesso, assieme a meccanismi di difesa dalle cause provocate, agiscono meccanismi at ti a limitare la sempre eccessiva reazione dell'organi smo, che comunque travalica sempre l’esigenza spe cifica. Venerando sintetizza e chiarisce questo principio della sindrome generale di adattamento affermando che « l’attività muscolare è uno dei fattori di stimolo più importanti ed interessanti, caratterizzata dal fatto che essa produce un periodo di shock breve e debole seguito da fenomeni di controshock molto pronunciati ». Per una ulteriore chiarezza si osservi la figura 2. Lo stimolo dal bersaglio viene trasmesso all’ipotalamo e in seguito all’ipofisi anteriore; da qui partono impulsi che stimolano la secrezione di alcuni ormoni. L’STH ritorna al bersaglio creando un’azione di difesa. L'or mone ACTH provoca a sua volta la secrezione di due ormoni del surrene (a destra descrizione anatomica, a sinistra il surrene in sezione) uno favorisce l'infiam mazione che è l'effetto della difesa dell’organismo, lo altro limita l'eccessiva azione del primo. Questo mec canismo permette comunque all'organismo o alla par te colpita di adattarsi più di quanto sia effettivamente necessario per rispondere a stimoli futuri di uguale intensità. E' importante la continua ripetizione dello stimolo, sempre alla stessa intensità o di pòco supe riore, per assicurare un adattamento duraturo e quali tativamente elevato, come avviene soprattutto per lo
apparato cardiocircolatorio e quello respiratorio la cui efficienza viene migliorata con la corsa lunga e lenta. Per l’apparato muscolare il principio è lo stesso, anche se questo apparato per essere sufficientemente stimo lato richiede stimoli maggiori di quelli necessari per gli apparati precedenti, che dovranno essere seguiti da pause di recupero più prolungate. A questo punto, probabilmente, siamo tutti in gra do di comprendere come si spieghino gli attuali siste mi di allenamento che da una serie di successivi e con tinui stimoli (quantità) mettono l’atleta nelle condizio ni di prodursi in sforzi ancora più intensi di quelli ricer cati in allenamento (qualità). La ricerca della qualità si realizza attraverso la quantità gradualmente sempre più intensa lasciando che la gara sia l’unico momento in cui l'atleta si esprime al massimo delle proprie capacità, onde evitare di oltrepassare lo stadio di esaurimento. Per esempio, un mezzofondista che corra gli 800 m. o i 1.500 m. deve progressivamente arrivare a per correre molto lentamente distanze di 12-15 Km. per poi avvicinarsi, sempre progressivamente, a stimoli più in tensi e di minore durata, ma molto raramente deve ri petere in allenamento lo stesso sforzo di gara. Questo principio, applicato in vario modo, vale per tutti gli sport. Per concludere, è opportuno citare quanto dice Ve nerando in proposito: « L'esercizio fisico comprende numerosi aspetti di stress potenziatisi l’un l’altro per effetto di scmmazione. Lo stress da esercizio fisico è inoltre generalizzato a tutto l'organismo ». Il « numerosi aspetti di stress » riguardano sia ogni singolo allenamento che impegna contemporanea mente più organi o apparati stimolandoli in modo vario tutti, sia pure i vari tipi di allenamento ognuno dei qua li mira a potenziare principalmente una sola qualità fi sica. Tutti questi stress si integrano vicendevolmente e per « sommazione » migliorano tutte le qualità fi siche.
Gianfranco Carabelli
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I ■■ ■■ WM a cura di PAOLO VALENTI
TUTTI! m «
PER INCREMENTARE IL COMMERCIA « Venalia cuncta »: con questa frase un autore latino indicava la caratteristica della civiltà del suo tempo. Una frase che si può tradurre con « tutto era in vendita ». Cioè, tutto si poteva comprare. Non arriviamo al paradosso di colui che affermava che « tutte le virtù cedono, pur di trovare il giusto prezzo ». Almeno non ci sentiamo di adattare pari pari al nostro tempo, e ad ogni tempo forse, simili drastiche e pessimistiche definizioni. Sarebbe fare torto a coloro che si battono e si batterono sempre per degli ideali. Pochi, ma esistono.
E’ il caso, piuttosto, di spostare leggermente l’orientamento della frase latina non insistendo sull’accento della corruzione, ma portando l'« ago » sul desiderio di tradurre tutto in moneta. « Tutto va bene per incrementare il commercio •: ecco la traduzione — libera, ma appropriata — del « venalia cuncta » adattato ai nostri beati anni sessanta e settanta. E lo sport, fenomeno sociale quanto mai sensibile agli umori generali, pasce ampiamente in questa bottega collettiva.
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La cosa più divertente però, non è assistere ai consueti scandali prefabbricati fra allenatori, giocatori, presidenti che hanno il solo scopo di mascherare una sconfitta, di dare in pasto all'ingenuità dei tifosi una testa di moro da bruciare, di attirare l'attenzione della massa, di eccitare le scommesse, di far parlare, far parlare e far parlare di sè... Questo è regolare, perché ogni attore ha diritto e dovere di farsi della pubblicità. E che sono i professionisti dello sport, se non degli attori, nel senso professionale della parola, cioè della gente che agisce di fronte agli altri esibendo le proprie qualità per una migliore interpretazione? Tutti siamo attori, cioè elementi che recitano la loro parte, « giocano il loro ruolo » come dicono i francesi davanti ad una platea che giudica. Questa è la vita.
Quello che stupisce e amareggia è trovare che anche i soloni, i fustigatori di costumi, coloro che scendono con degnazione da un piedistallo di cultura o di stima per tagliare i panni — anche con sacrosanta ragione e autorità, s’intende — sui vari fenomeni
sociali e sullo sport in particolare, considerato per colpa dei suoi esponenti una specie di colonia da educare, anche questi giudici in toga ed ermellino della « intelIighentia », quando si tratta di farsi della pubblicità con lo sport, di intascare dei diritti d’autore, dei gettoni, degli emolumenti per trattare « degnandosi » una materia sportiva, non si fanno pregare. E sono « stupende » quelle pubblicazioni impegnate che hanno nelle prime pagine, di quando in quando, fieri ditirambi contro lo sport professionale, venale, corrotto, distrattore di sane energie popolari, anti questo e anti quello... e poi sciorinano, con faccia di piombo — veramente — imperturbabile, una, due pagine di « sport », inteso come analisi del pettegolezzo tal dei tali o come trattazione seria di una tattica dell'allenatore zeta, del mago beta. Quando uno di questi maghi ha fatto credere di star per lasciare una delle società più dotate di affezionati tifosi, quanti articoli di spalla con foto in prima pagina abbiamo visto su quotidiani di grande serietà e impegno nazionale! Non ci fa méraviglia.
Lo scopo professionale di noi che facciamo questo mestiere è quello di far acquistare il nostro prodotto, e di informare di ciò che il pubblico desidera sapere. Ma come potranno, quei fogli autorevoli, alla prima rovina di uno stadio con feriti eccetera, gridare allo scandalo della alienazione calcistica, della follia esaltata delle masse, quando essi stessi collaborano a creare questi climi da idoli e da tifo esasperato, sia pure per assecondare il pubblico in una sua inclinazione non certo ignobile? Inutile scandalizzarsi se lo sport dilettantistico non è seguito, se le discipline atletiche vanno tutte verso il professionismo o l'asfissia: almeno stiano tutti calmi e zitti, risparmiando le bibliche stracciate di vesti quando un fatto di cronaca nera getta una luce di disperata corsa al denaro, senza scrupoli, in molti settori sportivi.
Paolo Valenti
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MM ■ H1B1B a cura di NANDO MARTELLINI
GAMBE IPERHMI E TORACE SOTTRI IPPATO La televisione ha recentemente messo sotto processo il calcio italiano. Lo spunto è stato offerto da un discorso su quel giocatore discusso e ammirato che si chiama Gianni Rivera. La trasmissione, realizzata al di fuori della redazione sportiva del Telegiornale e quindi aperta a considerazioni non solo tecniche, ha avuto un successo assai valido per la concretezza del ragionamento sugli argomenti trattati e l'autorità degli intervenuti. La conclusione, come sempre avviene in questi casi, non è stata assoluta: i pareri son rimasti contrastanti e il solco che divide gli ammiratori dai denigratori di Rivera non si è certo colmato, casomai si è approfondito. Però una certa unanimità è stata raggiùnta su di un punto: Rivera è un giocatore di calcio straordinaria mente dotato sul piano tecnico, ma seriamente limitato su quello atletico e quindi agonistico. Un grande critico inglese 10 ha infatti definito: « il più grande mezzo-giocatore di tutti i tempi ». Da questa qualsiasi conclusione parte il nostro discorso odierno. E’ Gianni Rivera il solo esempio sul tema o non è forse 11 più clamoroso fra mille e mille che si consumano in silenzio? Quanti sono i giovani, in Italia, che arrivano allo sport agonistico senza una adeguata maturazione?
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E’ umano che siano piuttosto i giovanissimi a subire il fascino della gloria, del guadagno facile, della carriera rapida. L'inesperienza unita all’entusiasmo giovanile li fa incolpevoli. Ma è viceversa colpevole, gravemente, l'assenza di senso di responsabilità, di regolamenti da parte di chi dovrebbe disciplinare l'inizio dell’attività. Vedremo così l’invadenza del professionismo in settori dove dovrebbe regnare solo lo spirito del dilettantismo puro. Organizzazioni senza scrupolo gettano nelle gare più dure coloro che dovrebbero ancora crescere secondo un processo naturale. Pugili muoiono sul quadrato con i primi guantoni con nell'animo l'illusione del Madison, giovani cicilsti ricorrono agli stimolanti nelle gare riservate agli esordienti, calciatori si legano nell’adolescenza, attirati dai primi guadagni e spinti talvolta da parenti interessati, al cartellino che li fa oggetti di proprietà altrui. Il tutto senza pensare a quel periodo in cui i muscoli andrebbero educati per raggiungere poi il massimo rendimento. Così si creano i Gianni Rivera, con le gambe ipertrofiche e il torace in sottosviluppo, con le carenze atletiche che ne limitano la personalità tecnica. Manca, da noi, un periodo nella scuola in cui lo sport sia solo esercizio fine a se stesso,
preparazione del fisico per qualsiasi attività futura. Noi abbiamo i giovanissimi, i pulcini, che giocano già al calcio, come fanno i grandi. Ma nessuno ha curato la loro maturazione muscolare. Il processo al calcio è giustissimo, ma se l'accusato deve essere Rivera, allora intendiamo colpire la conseguenza senza sfiorare la causa. Il vero processo allo sport italiano è questo: sciupiamo la potenziale attitudine dei giovani o non effettuando la selezione o gettando nella mischia chi capita senza la preoccupazione di bruciare verdi le speranze per il domani. Pochi sono gli enti e le società che avviano gli adolescenti alle gare solo dopo attenti esami di coscienza: la maggioranza non vede nella probabile abilità di un individuo che un guadagno o, nella migliore delle ipotesi, una possibilità di notorietà. Occorre lavorare in questo senso, per ritrovare la vena dei Berruti, Piola, Dordoni, Consolini, Colò, una vena che va inaridendosi ogni anno. Il tema per un altro applaudito processo alla TV potrebbe essere questo: « perché da noi un atleta non supera una carriera di tre anni nel pieno del rendimento? ». O meglio ancora: « perché da noi nascono tanti Rivera e nessun Bikila? ». Nando Martelli™
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L’ORDINAZIONE SACERDOTALE DI GIUSEPPE BURDISSO
Dal « centro » uno stimolo alla soluzione dei problemi ancora insoluti. Durante le feste di fine anno del 1969 si fece strada nel CSI di Velletri l’idea di costituire un Centro di Addestramento di mi ni-volley per istradare i più pic coli alla pratica della pallavolo, sport che da oltre dieci anni co nosce nella cittadina laziale un continuo sviluppo. Sotto la spin ta di un vecchio sodalizio, il G.S. S. Filippo Neri, la pallavolo a Velletri ha trovato infatti sem pre più proseliti, sino a vedere una compagine con i colori lo cali gareggiare nella serie C federale. Costituito il Centro, il primo anno non ha trovato un grande numero di iscritti. I quindici par tecipanti, comunque, hanno dato vita ad una squadra per i Giochi della Gioventù, segnalandosi per il loro corretto comportamento in campo e per la buona impo stazione tecnica. Sulla scorta di questa espe rienza, il Centro veliterno ha ria perto i battenti lo scorso no vembre riscuotendo questa vol ta un successo inaspettato an che nelle iscrizioni: ventotto. Il centro di Velletri è dunque una realtà, ma poteva esserlo anche prima senza la mancan za quasi assoluta di impianti ido nei. Ed anche ora che si può usufruire di una palestra gentil mente concessa, si vive sempre nella paura di doverne uscire da un momento all'altro. C è anzi da dire che a Velle tri la propaganda per il nuovo Centro è stata effettuata in ma niera ampiamente ridotta, pro prio per l'impossibilità di ricet tività maggiore: dal mese di gennaio le iscrizioni sono ne cessariamente chiuse. Se poi al problema delle st trezzature azzature uniamo quello degli ound?°ri qual'f'03**1 abbiamo un delH ^bastanza esplicativo ituazione. I giovani sono
sempre più desiderosi di appren dere e lo dimostrano con la massima attenzione e con le domande sempre più intelligen ti e precise. Bisogna, quindi, es sere forniti di un bagaglio sia tecnico che culturale oltremodo completo, altrimenti si rischia di perdere quel materiale atle tico, ma soprattutto umano, che si ha a disposizione. I ragazzi devono sentirsi in ogni momento confrontati 'da una guida supe riore che riesca a dissipare qualsiasi sia pur minimo disa gio interiore, sia che derivi dalla specifica applicazione sportiva sia che venga provocato da un qualsiasi altro evento. Attrezzature ed istruttori pre parati: i nostri problemi ma non solo i nostri. Da anni il Centro Sportivo si batte su questi due punti e, specialmente per quan to riguarda gli istruttori, li va ri solvendo sempre meglio. E' in questo senso che abbiamo vo luto portare la nostra testimo nianza, come un impulso in più ad operare in una direzione già intrapresa.
Viterbo: un gruppo di allievi mi ni-basket.
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Il 31 gennaio Beppe Burdisso, già nostro vice Segretario Generale, riceverà l'ordinazione sacerdotale dalle mani del Vescovo di Foligno, S. E. Mons. Siro Silvestri.
L’ordinazione avverrà nel Pontificio Seminario Regionale di Assisi, alle ore 16 di domenica 31. L'amico Beppe non ha bisogno di molte parole di presen tazione per gli amici del CSI. Limitandoci per ora a in formare dell'avvenimento, che corona e premia in Burdisso una lunga attesa e una costante fedeltà alla vocazione, invitiamo tutti inostri dirigenti e l'intera famiglia del CSI a unirsi in spirito attorno all'amico Beppe, in sieme alla Presidenza Nazionale che gli sarà vicino anche fisicamente, per esprimergli l'aspetto, il compiacimento e l'augurio più fervido per la sua futura opera ministeriale.
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Sport e legislazione regionale Da Modena una proposta alla regione de gli Enti di propaganda. Presso la sala del Consiglio provinciale di Modena ha avuto luogo un incontro tra i <apprésentanti degli enti provinciali di propaganda sportiva (AICS, CSI. FARI, UISP. US AGLI) e gli as sessori allo sport dei comuni della provincia. i .'iBWBS
Nel corso dell'incontro, pro mosso dall'assessorato allo sport della provincia di Modena, è stato presentato ed illustrato il documento « Lo sport, l'educa zione fisica, l'associazionismo nel comprensorio modenese nel le proposte degli enti di propa ganda », eleborato unitariamen te dagli stessi enti di propagan da e tendente a proporre le so luzioni più idonee ai problemi dello sport nell'ambito del Com prensorio modenese. Preso atto della carenza di una vera legislazione sportiva e, co munque, della tendenza a fa vorire lo sport professionistico e a trascurare l'attività di for mazione fisica e sportiva nei ra gazzi e nei giovani, il documen to propone che tali mancanze vengano colmate dall'Ente Regio ne che, tenendo conto degli en ti di propaganda, programmi una
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serie di interventi che. pur sod disfacendo I bisogni dei singoli Comuni, non prescindano da una loro valutazione a livello comprensoriale. In particolare nello sviluppo urbanistico dovranno essere te nute presenti soluzioni che ga rantiscano: a) zona di verde pubblico, verde attrezzato e ver de sportivo; b) aree attrezzate per il gioco e la pratica degli sport di base; c) impianti picco li e medi inerenti le diverse di scipline sportive da costruirsi con carattere polivalente a li vello di quartiere o frazione ed aventi l’obiettivo di favorire lo avviamento e la pratica alle at tività ricreative per tutti i cit tadini; d) centri polivalenti in tercomunali e comprensoriali. E' necessario altresì che ogni scuola venga dotata di impianti sportivi polivalenti utilizzabili da gli studenti nelle ore di scuola e, gratuitamente, dalla gioven tù e dalle società sportive nelle ore post-scolastiche. Per soppe rire, nel frattempo, all’attuale ca renza della scuola, ogni comune dovrebbe promuovere una rete di centri di formazione fisica e sportiva, affidandone la gestio ne agli enti di propaganda e al le associazioni sportive ivi esi stenti. Gli strumenti per raggiungere tali obiettivi, secondo il docu mento, vanno ricercati principal mente nella costituzione di con sulte sportive a livello di com prensorio e dì quartiere e nella ricerca di collaborazione attiva dei sindacati, cooperative, orga nizzazioni della gioventù e di quanti altri siano direttamente interessati a favorire l'affermar si di una dimensione sociale del fatto sportivo.
Alla presentazione del docu mento è seguito un dibattito cui hanno dato il loro contribu to l'assessore provinciale allo sport, l'assessore allo sport di Modena e quelli di alcuni comu ni del comprensorio, oltre ad alcune altre personalità politiche presenti. Nel trarre le conclusioni dei lavori, il sig. Barbini della Con sulta degli enti di propagan da, ha sottolineato l'unità di in tenti e delle scelte comuni sca turite dai diversi interventi sui problemi che lo sport come ser La squadra di calcio dell'U.S. Virtus di Piedimonte Etneo, che sta vizio sociale impone oggi a disputando con grande successo il campionato allievi. Nella foto: quanti hanno a cuore la forma in piedi il vice-presidente Daidone, Belfiore, Turnaturi, Malaponti, zione fisica e morale della gio Vecchio, Serio e il presidente Sorbello, accosciati, Romano, Mon ventù. tarle, Nicolosi, Savoca, Cassaniti e Previtera.
Proposta oer hi «Hh «rti Dal Comitato di Torino un invito alla collaborazione tra Enti sportivi e Comune. Accanto al diritto alla libertà, all'istruzione, al lavoro, esiste il diritto allo sport. Di qui la ragio ne d'essere ben precisa dell'as sessorato allo sport e della ne cessità di una stretta collabora zione tra gli enti sportivi e gli assessori allo sport. Da questo concetto base è partito il comitato provinciale di Torino per elaborare una « Pro posta per una politica sportiva comunale », documento che in tende offrire agli assessori allo sport un'ipotesi di lavoro sulle ragioni più profonde del loro im
Con l'intervento di autorità comunali, sono stati inaugurati a Vicenza i nuovi impianti del G.S. Trasteverina. Dopo la cerimonia le squadre allieve deli’A.S. Vicenza, Conber, Robur Thiene e G.S. Trasteverina hanno dato vita ad un vivace e combattuto quadran golare di basket. Nella foto in alto: la benedizione degli impianti che ha aperto la cerimonia. Nella foto in basso la squadra del G.S. Trasteverina. g^‘
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pegno di pubblici amministratori, vista alla luce delle nuove istan ze giovanili. « Riteniamo — dice il docu mento — debba essere compito dei municipi provocare, sollecita re e realizzare un impegno so ciale dei cittadini nei vari campi, riteniamo che gli assessori allo sport debbano diventare il punto di incontro per tutti gli sportivi del comune affinchè possano stabilire e coordinare le varie iniziative. Il compito dell’asses sorato dovrà essere soprattutto di stimolo e di sprone più che di assunzione in proprio di ini ziative: inoltre dovrà configurar si non come l'ente erogatore di sussidi, ma come organo che promuove la chiarezza di idee, la collaborazione tra i vari enti sportivi chiamati ad assumersi le proprie responsabilità ». La prima occasione per speri mentare questa nuova forma di collaborazione è fornita dai Gio chi della Gioventù. Al di là di ogni polemica sulla manifesta zione indetta dal CONI, resta il fatto che essa ha messo in con tatto ragazzi, genitori, società sportive, scuola ed amministra zioni pubbliche. Perché, sotto questo profilo, i Giochi non di ventino un’occasione mancata « ... sarà compito dell’assessore allo sport ricercare, attraverso una opportuna indagine, tutte le forze sportive che effettivamen te operano nell’ambito comuna le, riunirle intorno ad un tavolo per coordinare le iniziative esi stenti e per promuovere i Gio chi. Questo consesso, con il con corso responsabile di tutti, po trà progressivamente trasformar si in consulta sportiva permanen te: essa sarà in tal modo un va lido mezzo offerto all'ammini strazione comunale, tramite l’as sessore allo sport, per un dialo go costruttivo con la comunità locale. Le federazioni, gli enti di propaganda, la scuola, le altre
organizzazioni giovanili interes sate, porteranno, tramite questa commissione-consulta, le richie ste della collettività agli ammi nistratori. Tutti i problemi spor tivi, dalla costruzione di nuovi impianti al loro metodo di ge stione, dai corsi per animatori alle varie iniziative per favorire una sana pratica sportiva, po tranno trovare in tale commissio ne una sede ideale di discussio ne, restando pur sempre, come ovvio, il potere decisionale all'Assessore ». Su queste linee il comitato di Torino ha articolato la propria proposta, dichiarandosi al tem po stesso disponibile ad aprire per primo un dialogo in tal sen so con le autorità comunali on de verificarne la validità.
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Di nuovo alla ribalta questa manifestazione sciistica del CSI Tren tino. Con la stagione adatta, nella valle del trentino è tornato il ■■ Trofeo Laurino », l'ormai tradi zionale campionato provinciale di sci per società, organizzato dal comitato provinciale di Trento. Le finalità che la manifestazio ne si propone sono essenzial mente due: dare la possibilità ai giovani di praticare il loro sport preferito in una manifestazione continuativa, In un ambiente a loro congeniale, attraverso una serie di gare dislocate nelle vai
ti, In modo da permettere una partecipazione più massiccia possibile*; dare modo alle Socie tà di 'misurarsi in un confronto squisatamente sportivo, valorizzatore delle loro capacità tecni che e della loro azione di propa ganda dello sport invernale. La manifestazione, aperta a tutte le Società e i Gruppi Spor tivi della provincia i cui atleti siano assicurati e siano nati da gli anni dal 1951 al 1960 prevede prove di fondo, staffetta, discesa controllata, slalom e slalom gi gante, tutte su percorsi dalle caratteristiche regolamentari. Il Campionato, di cui si sono già disputate alcune prove, si articola in tre fasi: a) fase so ciale, organizzata da ogni singo la società: b) fase valligiana, con ogni giornata limitata ad una so la specialità; c) finale provincia le, organizzata dal comitato pro vinciale. Ogni società potrà par tecipare ad una fase solo se avrà organizzato quelle prece denti. Le classifiche delle gare ver ranno compilate per categorie di atleti. La classifica finale per società vedrà attribuire ad ogni società dieci punti per ogni gara organizzata nella prima fase e la somma dei punteggi ottenuti dai propri atleti nelle altre due fasi. La manifestazione, che come abbiamo già detto è già iniziata, si concluderà il 21 febbraio, a Moena, con la disputa delle pro ve alpine delle finali provinciali e con la successiva premiazione.
Nel segno dell'amicizia I giovani della Vane del Nestore Accomunati i paesi della Valle del Nestore attraverso un im portante esempio di animazione sportiva con rilancia degli sport meno praticati. La Valle del Nestoro, dove opera il Comitato CSI di Città di Castello, è una valle tangen ziale dell’Altavalle Tiberina ed è così denominata dal fiume Nestoro affluente destro del Te vere. Si identifica, in parte, con la zona sud del Comune di Cit tà di Castello ed in essa è in sediata un terzo della popola zione del comune stesso. In questa zona, sei anni fa, iniziò l’attività sportiva in modo organizzato, diretta verso i più giovani, nell’ambito dello CSI. Il calcio fu la prima attività svolta e rimase l’unica per un certo periodo di tempo. Tre an ni orsono iniziò la pallavolo. Fu un inizio un pò difficoltoso per la mancanza di attrezzature ade guate, per la totale imprepara zione dei giovani e anche per una certa diffidenza verso que sto sport. Un atteggiamento, quest'ultimo, che resiste anco ra in buona parte della popola zione sportiva, orientata come verso il calcio considerato lo
sport, solo lui, degno di essere chiamato tale. Nell’ambito gio vanile la pallavolo ha. comun que, acquistato pieno diritto di cittadinanza e divide, ora, il primo posto con il calcio. Al tempo della prima edizio ne dei Giochi della Gioventù ri sale l’inizio della pallavolo fem minile. Ai Giochi della Gioven tù, da quando sono stati indet ti, abbiamo sempre dato il no stro contributo, sempre, natu ralmente, nei limiti delle nostre possibilità. Lo scorso anno agonistico fu organizzata, come attività spor tiva a se stante, la prima corsa campestre, inquadrata nella fa se zonale. Fu indetta dal Grup po Sportivo CSI PROMANO e operò la selezione degli atleti per la fase regionale svoltasi a Perugia. Nella primavera del 1968 Bru no Bartolucci, allora al Semina rio Regionale di Assisi, ideò e lanciò la proposta di una mani festazione sportiva estiva aper
Nella Sala Consigliare del Comune di Altamura si è svolta la |premiazione ____ ’.__ :___ _____ annuale del comitato di Altamura. Nella foto: il presidente Ciccimarra apre la cerimonia con la sua prolusione; seduti al tavolo sono l’Assessore regionale dott. Colonna? il vice-Sindaco dott. Zaccaria, l’on. Scianaticò e l’Assessore allo Sport prof. Picerno.
ta ad altri sport che fu chiamata « Olimpiade dell’Amicizia ». Il suo nome, fu un nome pro grammatico e soprattutto per questo fu accettata con entusia smo dagli altri Gruppi Sportivi della zona. Da allora questa Olimpiade è divenuta il numero uno dei no stri programmi sportivi. La pri ma edizione ebbe svolgimento a Promano; la seconda a Montecastelli e la terza ed ultima a Trestina. Quali sono gli scopi che ci animano nel continuare a dar vita all'olimpiade dell'Amicizia? 1 - Perseguire i fini stessi dello CSI. Cioè la promozione dello sport come attività uma na e dei giovani che tale attivi tà praticano. L’Olimpiade si pre senta come la conclusione e il coronamento di tutta la nostra attività agonistica: anzi, come l’espressione più vera e più ra ra di tutta la nostra attività. 2 - Creare ai giovani della nostra zona una possibilità con creta di occupare in modo im pegnato un periodo notevole del le proprie vacanze estive. 3 - Dare un impulso decisi vo al clima di amicizia e di col laborazione che deve legare fra loro i nostri paesi. Ancora, infatti, resiste in par te il campanilismo di vecchio stampo che vuole un paese in contrasto con l'altro, aumentato da un fatto nuovo: lo sviluppo demografico ed economico di al cuni centri nei confronti degli altri. In un mondo che si fa sem pre più piccolo, in cui i proble mi e i fatti che si svolgono nel l’altra faccia del globo sono sen titi e vissuti come problemi e fatti nostri, è semplicemente assurdo che una tale mentalità possa ancora resistere ed è gra ve che non si faccia nulla per ché possa scomparire. Per raggiungere questo scopo, la manifestazione sportiva di cui stiamo scrivendo, non è legata a nessun paese in modo fìsso, ma gira di anno in anno attra verso i vari paesi che vi hanno aderito. E in più, quello che è anche più importante, essa è in mano ad un. gruppo organizzatore costituito dai rappresentanti dei vari Gruppi Sportivi, sotto la responsabilità e la direzione del Gruppo che a turno l'ospita nel suo paese. Cosicché essa è di tutti e tutti si sentono parte in causa ed interessati per la sua buona riuscita. Questo è stato un obiettivo presente fin dall’inizio, ma che, per II naturale crescere esisten-
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ziale delle realtà umane, in mo do abbastanza evidente e come proposito specifico, si è realiz zato particolarmente questo anno. Come detto più sopra, l’Olimpiade deH'Amicìzia comprende nel suo programma quegli sport che per varie ragioni durante l’anno sono un pò lasciati in di sparte: con un risultato eviden te: questi sport acquistano gra dualmente diritto di cittadinanza e si impongono alla nostra at tenzione nell'atto di formulare i nuovi programmi. La Terza Olimpiade che, co me è stado detto, si è svolta a Trestina, ha avuto questo itine rario esistenziale: a - al G.S. Trestina è sta to affidato l'incarico di anima re questa terza edizione; b ■ è stato creato un Co mitato Organizzatore che sotto la direzione del medesimo G.S. Trestina ha discusso e deciso il regolamento e ha proposto gii sport: c - il G.S. Trestina ha cu rato il lato organizzativo esterno; d - ogni Gruppo Sportivo ha curato la preparazione di se stesso: e - una staffetta con la • fiaccola olimpica » e la Messa al campo, alla presenza di tutti i Gruppi Sportivi, hanno inaugu rato l’Ólimpiade: f - si è avuta una settima na agonistica e la conclusione con la premiazione al campo. Questo invece, il programma agonistico: ciclismo (corsa a cronometro e corsa in linea), tennis-tavolo, atletica, pallavolo, calcio. L'Olimpiade era aperta sia ai ragazzi che alle ragazze, divisi secondo le categorie Allievi e Juniores. La partecipazione gio vanile è stata, nel complesso, buona. Hanno partecipato 6 pae si: Trestina, Nestoro, Montecastelli, Promano, Sansecondo e Marcignano. I ragazzi che hanno gareggia to sono stati 173. Abbiamo vissuto un periodo di preparazione e una settimana di attività pieni di impegno da parte di Gruppi Sportivi (dirigen ti e atleti). Soprattutto durante la settimana agonistica abbiamo vissuto un clima di vera spor tività e di vera amicizia. Non è cosa di tutti giorni nel mondo dello sport a livello paesistico cogliere applausi dai propri av versari. Per finire, quale conclusione trarre da questo? E' necessario impegnarci sem pre più, perché lo sport riacqui sti la sua vera dimensione di servizio alla maturazione dell' uomo che è nel giovane e cessi di essere un bene di consumo o soltanto un mezzo di errata af fermazione della propria perso nalità. E per questo, è inutile dilun garci, abbiamo bisogno di es sere seguiti anche dall’interes se di coloro che nel mondo del lo sport svolgono funzioni di responsabilità.
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Anche quest'anno il comitato di Bergamo ha organizzato nella provincia le Leve campestri, denominate fasi zonali, ed una finale provinciale. Nella foto in alto: gli atleti della categoria A (gio vanissimi) alla partenza: nella foto in basso atleti e dirigenti del « Giemme » di Ponte S. Pietro, cui è andato il « Trofeo Biennale consecutivo A. Pasolini
atleti effettuata dal Sindaco, il presidente Mastino ha letto ai presenti la bozza del nuovo Sta tuto, illustrandone i punti chiave ed aprendo la discussione in pro posito. Sono stati esaminati, in parti colare, i ruoli dell'assistente qua le animatore che annuncia la Parola, dell’arbitro quale educa tore, del dirigente quale garante della vita della Società di fron te all'assemblea dei soci e qua le persona che assicura agli atle ti la possibilità di autogovernar si, in modo da garantire la rea le partecipazione di tutti alla stesura dei programmi e alla vi ta della società. L’Assemblea ha quindi votato, aH'unanimità, due emendamenti, uno riguardo alla posizione del comitato zonale, ritenuta alquan to vaga nel nuovo Statuto, e l'altro sulla necessità di abolire i comitati provinciali. Un breve discorso dell'ex pre sidente zonale, dott. Sclocchis, ha concluso la riunione.
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B tBB» Da un’esperienza spor tiva, un'esperienza di realtà umana.
Èsrilea a tei Si discute il nuovo Statuto. Le autorità comunali promettono il loro appoggio al lo sport locale. Presenti le maggiori autorità comunali, i rappresentanti delle società sportive locali e della FARI, si è tenuta a Bosa, con i primi dell'anno nuovo, l'assem blea del comitato zonale. Nella relazione del presidente zonale, sig. Attilio Mastino, han no trovato un posto particolare i rapporti tra il comitato CSI e l'Amministrazione comunale di Bosa, rapporti che costituiscono uno dei punti negativi nell'azio ne del comitato stesso. Le sue parole hanno trovato una pronta eco nella replica del sindaco di Bosa, prof. Mereu, che ha voluto mettere in eviden za l'azione svolta in passato dall’Amministrazione da lui presie-
duta, giustificando con la lunga crisi comunale e con le difficol tà di bilancio la mancata realiz zazione di alcuni impianti pro messi precedentemente e assi curando, infine, il suo interessa mento per la soluzione dei pro blemi lamentati. Anche l'assessore allo sport, dott. Fancello, ha tenuto ad af fermare di comprendere piena mente le difficoltà lamentate dai giovani intervenuti, soprat tutto in ordine ai contributi fi nanziari alle varie società, pro mettendo inoltre il suo fattivo interessamento per una soddi sfacente soluzione del proble ma del campo « Italia ». Dopo la premiazione di alcuni
Gli studenti del seminario re gionale di Salerno organizzarono lo scorso anno, pochi giorni do po l’iscrizione al CSI, la « I Olim piade interna », manifestazione sportiva che si è protratta per alcuni mesi con tornei di calcio, pallavolo, bocce, atletica, tenni stavolo e biliardino. Come una vera olimpiade, an che quella del seminario di Sa lerno ha avuto la sua cerimonia di apertura con la sfilata degli atleti con le bandiere, il discor so ufficiale del Rettore e l’ac censione del tripode. E degni di un'autentica olimpiade sono stati anche l’impegno e l'entu siasmo dei giovani partecipanti, l'interesse delle gare e lo spiri to decoubertiniano degli atleti. Il successo ottenuto ha indot to ora la commissione tecnica sportiva dell’istituto a pensare già all'organizzazione della se conda edizione. Anche questa volta le iscrizioni saranno libere per tutti i liceali e gli studenti di teologia. Ogni squadra parte ciperà obbligatoriamente ad al meno quattro sport e la classifi ca finale sarà compilata con I punteggi di quattro sport, esclu dendo I peggiori due punteggi per sport per ogni squadra. Fa ranno eccezione le gare a parte cipazione singola. Da notare, In fine, che le gare quest’anno si arricchiranno di un torneo di pal lacanestro.
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Roma, 12 gennaio 1971
REGOLAMENTI ATTIVITÀ' CORSA CAMPESTRE Sul n. 20/21 di ■ Stadlum ■ del 19 dicembre 1970 sono apparsi In inserto i regolamenti del Campionato Nazionaie di Corsa Campestre cat. Alllevi ed I regolamenti del Came Junlores, eJ pionato Provinciale e Regionale cat. Giovanissimi (ragazzi). I Comitati possono richiedere alla CTN ulteriori copie dei rc;;! “. regolamenti, nonché copie dei Regolamenti-tipoi per l'organizzazione locale dei detti icamplorati.
CAMPIONATI REGIONALI CORSA CAMPESTRE CAT. GIOVANISSIMI
SI invitano tutti i Comitati Regionali a voler studiare l'opportunità di organizzarea il Campionato Regionale cat. Giovanissimi (ragazzi). Come altre volte già accennato, è auspicabile che quest'anno tutti I Co mitati organizzino I relativi compio_aV r®9j0Ilall- La Presidenza Nazionale c la CTN non mancheranno di incoraggiare, con sostanziali _________ „appoggi, prògrammi atti a svilupparea sempre più I attività campestre ----■ nelle singole reglonl. I Comitati Regionali sono Invitati sono a voler comunicare alla CTN I loro programmi o le loro iniziative In qucsto campo. APPROVAZIONE REGOLAMENTI CAMPIONATO CORSA CAMPESTRE cat. c:c, GIOVANISSIMI ALLIEVI: e4 JUNIORES
ASACOLlEApLFA^kBEN.9.A:
ALESSANDRIA, A CrAP/AkAVELLINO- AVEZZANO. BOSA. '" CALTANISSETTA, CATANIA.
CAVA DEI TIRRENI, COMO. CONVER SANO. DELLA SABINA, ENNA. FELTRE. GENOVA. GUALDO TADINO, GUBBIO. JESI (Allievi e Junlores), LA SPE ZIA. LECCO. LUCCA. MANTOVA. MO DENA, NOTO (Allievi e Juniores). NO VARA, PADOVA. PARMA. PAVIA, PE RUGIA. PIAZZA ARMERINA, POGGIBONSI (Allievi e Juniores). RAVEN NA. ROMA. SASSARI. SAVONA. SER RA SAN BRUNO. TRIESTE. URBINO (Allievi e Juniores). VERONA. VICEN ZA. VITTORIO VENETO. VOLTERRA.
Roberto Gervasini. Cirla Gino: ASCOLI PICENO: Giuseppe Collina: V. Presi dente: Francesco Cinciripini: Segreta rio: Elio Spinozzi: DELLA SABINA: Pre sidente: Paolo Giuliani: Componenti: Paolo Genovesi, Giorgio Garofoli, Ro dolfo Sassi. Il Presidente ALDO CAPPELLINI
APPROVAZIONE REGOLAMENTI ATTIVITÀ' VARIA
TEMPIO PAUSANIA: Premio F. Man ca di Corsa Campestre; Coppa Mario Fogu di Corsa Campestre: TRANI: I Staffetta di Corsa Campestre valida per la Coppa degli Uliveti; NOVARA: Corsa Campestre valida per i Giochi della Gioventù; FELTRE: Trofeo II Mi natore di Corsa Campestre: TREVISO: Trofeo Verde di Corsa Campestre.
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OMOLOGAZIONE RISULTATI ATTIVITÀ’ VARIA FELTRE: Trofeo Il Minatore: VITTORIO VENETO: Il Giro Podistico di S. Andrea.
OMOLOGAZIONE
CÓRSO
Roma, 8 gennaio 1971
ALLENATORI
VITERBO: Corso per allenatori di Atletica Leggera: sono risultati ido nei I seguenti candidati: Scaramuccia Fabio. Botarelli Sandro. Petrelli Elvezio, Meloni Francesca Pia. Baeri Pao lo. Pistldda Roberto. Muti Massimo. Il plauso della CTN ai candidati abi litati ed al Comitato di Viterbo per la perfetta organizzazione del corso stesso. RATIFICA COMPOSIZIONE CC.TT.PP. TEMPIO PAUSANIA: Commissario: Piero Lonzi; NAPOLI: Presidente: Gio Glo- vanni Della Paolera; V. Presidente: Ro mano Felice; Segretario: Sergio Con durrò: Componente: Agostino Della Val le: GUBBIÓ: Presidente: Fernando PoUcci: Componenti: Stefano Santini. Adamo Finori; MODENA: Presidente: Gabriele Sillngardl; Segretario: Paolo Ballotta; Componenti: Roberto Barbini o Nino Molinari; VARESE: Presidente: Riccardo Cattani; Segretario: G. Mario Cremona: Componenti: Angelo Moretti,
REGOLAMENTI
ATTIVITÀ'
NAZIONALE
In allegato si trasmettono ì regola menti del Campionato Nazionale dei Campanili Alpini e del Criterium. Si sottolinea la nuova suddivisione portata al Campionato dei Campanili Alpini con la ripartizione degli atleti in due gruppi «A - e ■ B ■ a seconda dell'età. Riteniamo che questa sostan ziale modifica possa servire per una maggiore diffusione della disciplina della neve, con risultati che auspichia mo notevoli. Si richiama, inoltre, l’attenzione di tutti I Comitati sulla possibilità di organizzare gare per I Giochi della Gioventù, eventualmente anche in ab binamento con le gare dei Campionati Provinciali o Zonali.
ATTIVITÀ’ LOCALE SI Invitano tutti I Comitati interes sati a voler predisporre un calendario della propria attività sciistica e portarlo a conoscenza di questa C.T.N.
RATIFICA
COMPONENTI
CC.TT.PP.
Si invitano i Comitati a voler noti ficare a questa C.T.N. i nominativi della propria Commissione Tecnica Pro vinciale per la relativa ratifica.
Il Centro Sportivo Italiano indice ed organizza. con l’approvazione della r.: FISI, l'attività sciistica nazionale 1970-1971: — Campanili Alpini: fondo Gruppo • A -, I nati negli anni 1955 e 1956: Gruppo ■ B -, i nati negli an ni 1957 e 1958: disesa Gruppo • A •. I nati negli anni 1955 e 1956: Grup pi • B ■. i nati negli anni 1957 e 1958. — Criterium: fondo per i nati negli anni 1951. 1952, 1953 e 1954; discesa per i nati negli anni 1951, 1952. 1953 e 1954. REGOLAMENTO Partecipazione alle gare
Art. 1 - Ai Campionati sono ammes si atleti tesserati per lo sci per Unio ni Sportive regolarmente affiliate al CSI per il 1970-71 con tessera di so cio atleta o di propaganda e nati ne gli anni indicati per ciascuna spe cialità. Gli atleti tesserati CSI. che svol gono anche attività federale, devono essere tesserati per la stessa Unione Sportiva affiliata al CSI per la quale prendono parte al Campionato Nazio nale Campanili Alpini, o anche per i Comitati Provinciali, ove questi siano essi stessi affiliati alla FISI, L'accertamento della effettiva esi stenza delle condizioni anzidette nei riguardi degli atleti tesserati alla FISI è demandato ai Comitati Provinciali e Zonati dei CSI che ne saranno i di retti responsabili. Sono esclusi gli atleti che partecipano al Criterium Na zionale. Art. 2 - I Campionati si svolgeranno in due distinte fasi: 1) Campionati Provinciali o Zonali: 2) Finali Nazionali. Campionati
Provinciali o Zonali
Art. 3 - Le gare per i Campionati Provinciali o Zonali devono essere or ganizzate rispettivamente dai Comitati Provinciali o Zonali nel periodo tra l'inizio della stagione invernale e il 7 febbraio 1971. Art. 4 - Le specialità in programma sono:
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— Campanili Alpini: Fondo Gruppo • A • e Gruppo • B ■ km. 5. di scesa: Gruppo • A • e Gruppo • B •: slalom, slalom speciale. Staffetta 3x5 km. gara unica per I nati dal 1955 al 1958. — Criterium: fondo km. 8. slalom spe ciale. slalom gigante. staffetta 3x8 km. I percorsi delle gare saranno stabi liti secondo le norme del Regolamento Tecnico della FISI. E- facoltà del Comitati Provinciali o Zonali organizzare gare di Campionato Provinciale o Zonale anche in altre specialità non comprese fra le citate. Art. 5 - GII atleti per prendere parte alle gare di Campionato Provinciale o Zonale dovranno essere tesserati al CSI in data anteriore a quella della disputa della fase Provinciale o Zo nale. ... Art._ 6 Una copia del regolamenti dello prove di Campionato provinciale o zonale dovrà essere Inviata alla CTN almeno cinque giorni prima deH'effettuazione della prova alla quale si ri feriscono. Non si terrà conto delle prove delle quali non siano pervenuti tempestiva mente i relativi regolamenti. Art. 7 • I risultati delle prove di Campionato Provinciale o Zonale do vranno essere inviati alla CTN. firmati dal Giudice Arbitro delle gare, entro e non oltre una settimana dalla loro effettuazione. Non si terrà conto delle prove I cui risultati giungano alla CTN oltre i termini stabiliti. Art. 8 ■ Per acquisire il diritto a partecipare alla successiva fase del Campionato, i Comitati Provinciali e Zonali Autonomi dovranno organizzare almeno una prova di ciascuna specia lità nella quale intendono partecipare alla fase successiva del Campionato. Per essere ritenute valide, le prove dei Campanili Alpini dovranno aver raccolto atleti tesserati per almeno 2 (due) Società affiliate al Comitato: mentre quelle del Criterium dovranno aver raccolto atleti tesserati per alme no 3 (tre) Società affiliate al Comi tato. Per determinate eccezioni dovrà essere richiesta l'approvazione alla CTN.
Finali Nazionali
Art. 9 - Le Finali Nazionali avranno luogo a Pescasseroll il 10 e 11 feb braio 1971 e saranno organizzate dalla Presidenza Nazionale e la CTN. Art. 10 - Le specialità In program ma sono le stesse previste all'art. 4 del presente regolamento. Art. 11 - Per I Campanili Alpini, I Comitati Provinciali o Zonali, che han no acquisito II diritto di partecipare alle Finali Nazionali, per quanto di sposto dal precedente art. 9. potranno iscrivere: per il fondo Gruppo • A • n. 5 atleti; per I! fondo Gruppo • B • n. 5 atleti; per le discese Gruppo • A • n. 3 atleti; per le discese Gruppo ■ B • n. 3 atleti. un Ogni Comitato potrà Iscrivere massimo di due staffette. Per il Criterium, la Commissione Tecnica Nazionale, previa ratifica della Presidenza e della Direzione Tecnica, stabilirà tempestivamente quali Comi tati potranno partecipare al Criterium. La scelta si baserà sull'attività svol ta dal Comitati Provinciali o Zonali, ed approvata dalla CTN. tenendo pre sente che la CTN orienterà la propria scelta su quei Comitati che abbiano organizzato almeno una prova di Cam pionato Provinciale o Zonale a pro gramma completo (quattro prove). Op pure In quelle sole specialità per le quali intendano prendere parte al Cri terium. Ogni Comitato Invitato dalla CTN potrà partecipare al Criterium na zionale con n. 8 (otto) atleti nel fon do e n. 6 (sei) atleti negli slalom. Ogni Comitato potrà partecipare con un massimo di due staffette. Art. 12 - Gli atleti iscritti alle Fi nali Nazionali dovranno risultare tes serati al CSI in data anteriore a quel la di effettuazione della rispettiva fase provinciale o zonale. Dal Campionato Nazionale del Cam panili Alpini e dal Criterium sono esclusi gli atleti che risultano appar tenere alla I. Il, III categoria nazio nale della FISI. Art. 13 • I Comitati provvederanno ad inviare le iscrizioni. Individuali e di squadra, redatte sugli appositi mo duli. alla CTN Sci e Montagna — Via della Conciliazione. 3 • 00193 Roma — entro e non oltre il giorno che verrà tempestivamente fissato. Art. 14 • Agli effetti della classifica per le rappresentative provinciali si terrà conto dei tre migliori piazzati
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DALL’UFFICIO TESSERAMENTO L'Ufficio Centrale Tesseramento porta a conoscenza di tutti i Comitati CSI che a datare dal 1° gennaio 1971 non potrà più prendere in esame la domanda di assicurazione dei gio vani tesserati aventi età dai 6 anni compiuti ai 10 anni com piuti se elencati sui 9/T. Infatti i moduli 9/T dal 1° gennaio 1971 saranno riservati solo agli allievi partecipanti ai Centri di addestramento del CSI.
Quindi i giovani dai 6 ai 10 anni non compiuti che non ade riscono ai Centri di addestramento del CSI, pur godendo di una assicurazione speciale, dovranno dal 1“ gennaio 1971 essere elencati a parte sui moduli 2/T, sempre distinti dai giovani aventi età dai 10 anni compiuti ai 14 anni non com piuti. tenendo presente di trascrivere sui moduli interessati, la dizione « Assicurazione speciale ».
nelle prove individuali e della miglio re squadra staffetta. Per ogni singola gara verranno assegnati 20 punti al vincitore, 19 al secondo classificato, 18 al terzo e così di seguito fino al ventesimo classificato; a tutti gli ul teriori classificati in tempo massimo verrà assegnato un punto. Per la staf fetta punteggio doppio. Art. 15 - Ciascun Comitato Provin ciale partecipante dovrà designare un proprio rappresentante accompagnatore. Art. 16 - I concorrenti dovranno trovarsi a dlsposlzione del Giudice di Partenza mezz'ora prima dell’ora fissata per il - via ». In caso di ritardo l'atleta si riterrà partito col tempo assegnatogli dal sorteggio. Art. 17 - La Giuria sarà formata da Giudici Ufficiali della FISI. Di essa farà parte un rappresentante del CSI. 1 percorsi saranno controllati dai Giu dici della FISI. Le prove saranno cro nometrate da Cronometristi della FIC. Art. 18 • Per I reclami di carattere tecnico vige II Regolamento FISI. Art. 19 - Per quanto non previsto dal presente Regilamento vige quello tec nico della FISI. Art. 20 • Il Centro Sportivo Italiano declina ogni e qualsiasi responsabilità per eventuali infortuni a concorrenti ed a terzi prima, durante e dopo le gare.
Il Segretario ALDO CAPPELLINI Il Presidente ROMEO REMITTI
9 calcio J
DO': cat. Juniores; ACIREALE: cat. Ju niores; PALERMO: cat. Juniores; PAT TI: cat. Allievi e Juniores; PIAZZA ARMERINA: cat. Juniores; VOLTERRA: cat. Juniores; FOLIGNO: cat. Juniores; GUALDO CATTANEO: cat. Juniores: CUNEO: cat. Juniores. APPROVAZIONE REGOLAMENTI CAMPIONATI REGIONALI
AVEZZANO: cat. Giovanissimi; GRA VINA: cat. Giovanissimi, TRANI: cat. Giovanissimi: CATANIA: cat. Giovanis simi; AGRIGENTO: cat. Giovanissimi; CITTA’ DI CASTELLO: cat. Giovanisslml. APPROVAZIONE REGOLAMENTI TORNEI
NAPOLI: Torneo Ricreativo • Banco di Napoli » (con modifica): RAVENNA: I Coppa Don Bosco 1970: FAENZA: Torneo d'inverno cat. Ragazzi: ROMA: Torneo Invernale cat. Allievi (zonale Civitavecchia): III Torneo Sociale Enel - Coppa Marino Severa • ; MOLFETTA: Torneo • M.L. King ■ e • Torneo della Pace -: ORISTANO: IV Coppa S. Sil vestro. cat. Giovanissimi; TEMPIO: Tor neo • Risurrezione »; RAGUSA: I Cop pa Epifania '71; PISA: I Coppa Roberto Baccaretti. REGOLAMENTI CAMPIONATI E TORNEI APPROVATI DAL C.R. LOMBARDO LECCO: Campionato Provinciale - Al lievi » a 7 giocatori; MANTOVA: Tor neo • Primi Calci », org. Poi. Asola; VIGEVANO: Campionato mato Provinciale Giovanissimi a 11 giocatori; LECCO: Campionato Provinciale Giovanissimi a 11 giocatori. Campionato Provinciale Allievi e Juniores; CREMONA: Cam pionati Provinciali ■ Allievi », « Junio res », ■ Giovanissimi •; BERGAMO: Campionato Provinciale Dilettanti: MI LANO: Campionati Provinciali: • ama tori • a 7 giocatori; • ragazzi » a 7 giocatori; • pulcini • a 7 giocatori; • giovanissimi » a 7 giocatori; - gio vanissimi » a 11 giocatori; - Allievi -, « Juniores •, ■ Dilettanti ».
ORGANIZZAZIONE
Roma. 13 gennaio 1971
APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI PROVINCIALI E ZONALI CAMPIONATI NAZIONALI
CORSI
ARBITRI
CAMPOBASSO. SESSA AURUNCA. RIMINI. MELFI, POSSANO. ACOUAVIVA: CONVERSANO. NARDO’, CAGLIA RI. MESTRE. OMOLOGAZIONE RISULTATI FASI PROVINCIALI E ZONALI AUTONOMI CAMPIONATI NAZIONALI
CAVA DE’ TIRRENI: cat. Juniores: MODENA: cat. Juniores, vincente AVERSA: cat. Juniores; TRIESTE: ...._____ catU.S. S. Francesco di Sassuolo; R. EMI Juniores; LATINA: cat. Allievi: SAVO LIA: cat. Allievi, vincente U.S. TimaNA: cat. Allievi (con (con modifica modifica età); età): vo (S. Agostino): cat. Juniores. vin GENOVA: cat. Allievi e Juniores (con cente U.S. Regnano: FAENZA: cat. Al modifica età); IMPERIA: cat. Juniores; lievi, vincente U.S. Folgore Cesato. POTENZA: cat. Juniores (con modifi ca età); FERMO: cat. Juniores: MOLOMOLOGAZIONE RISULTATI TORNEI FETTA: cat. Allievi; TARANTO: cat. Juniores; ACQUAVIVA: cat. Allievi e ... _ ....... R. _____ EMILIA: XIX Torneo della MontaJuniores; OSTUNI: cat. Allievi; NAR-gna, vincente per la categoria Junlo-
res U.S. La Vecchia, per la categoria Dilettanti, vincente U.S. Baiso: NA POLI: Torneo Banco di Napoli cat. Di lettanti A.R., vincente U.S. Centro Con tabile Elettronico - A -; SESSA AURUNCA: Coppa « Giuliano Tucci ». vin cente G.S. Intrepido S. Castrese: TEM PIO: Coppa Logudoro, vincente U.S. S. Luigi di Ozieri; Torneo « Don Al bino Plrodda -. vincente U.S. Cagliari, Premio Disciplina assegnato all'U.S. Milan: Torneo - Risurrezione -, vincen te U.S. Leopardi. ORGANIZZAZIONE
N.A.G.C.
Polisportlva ■ Colli Aminel • del mitato Provinciale di Napoli.
RATIFICA COMMISSIONI PROVINCIALI E ZONALI
Co
CALCIO
CESENA: Presidente: Gastone Pieri; V. Presidente o Segretario; Gino Gui**' Delegato tecnico GAC: Lucio D'Andi; gelo: Componenti: Ferruccio Zambelli, Antonio Starnini, Sauro Gaviani; Gavianl; VARESE: Presidente: Virginio Meda; Se__ gretario: Agostino Bronzi: Rapp. FIGC: Giulio Miglierina: Rapp. GAC CSI: G Sandro Pizzi; componenti: Mario Miglietta. Santo Balotta; ACQUI TERME: Pre sidente: Luigi Rosso; V. Presidente: Carlo Gelsomino; Segretario: Angelo Siri: Componenti: Antonio Barrese. Mignone. Luigi Pitagora. Gino Bogliolo; MONDOVI’: Presidente: Giorgio Boetti: Segretario: Piero Cameirana; Rapp. FIGC: Eugenio Turco: Rapp. GAC: At tilio Prandi: Dir. Tecnico: Giuseppe Porta; CATANIA: Presidente: Salvatore Caruso; Rapp. FIGC: Eugenio Argento; Rapp. AIA/SA: Pietro Catarame; Se gretario: Santo Gagliano; Componenti: Salvatore Privitera; TARANTO: Presi dente: Saverio Alemanno: Rapp. FIGC: Serafino Marsico: Rapp. AIA/SA: Vito Di Serio; Segretario: Carlo De Donno; Componente: Vittorio Costa; UDINE: Presidente: Luigi Bernardis; Rapp. FIGC: Antonio Sabotto: Rapp. AIA/SA: Giuseppe Cattivello; Componente: Car lo Flaibani; TEMPIO: Presidente: An tonio Antona; Segretario: Piero Lissia; Rapp. FIGC: Leo Scano: Rapp. AIA/SA: Carlo Caprilli; Componenti: Edoardo Ouargnenti, Antonello Mozzetto, Anto nio Putzu; UGENTO: Presidente: Anto nio Greco: Segretario: Franco Greco: Rapp. AIA/SA: Piero Manco; Compo nenti: Enzo Muniteli©, Raffaele Cucci; MAGLIANO SABINA: Presidente: Filip po Calabrlni; Componenti: Stefano Stentella. Mario Benedetti. Claudio Benedetti Marciami Delegato GAP: Guido MiniC. strella; ACQUAVIVA: ................ Presidente: Ni cola Petrelll; Segretario: Nicola Casucci; Componenti: Luca Berlini, Berlini Co stantino Sorressa, Giuseppe Buono rapp. GAC CSI.
RATIFICA
CONSIGLI
DIRETTIVI
G.A.C.
ROMA: Presidente: Filiberto Rossi; V. Presidente: Ignazio Poletto; Segre tario: Salvatore Piero Falcone; ~ Corriponenti: R. Chiossl, G. G Lanfernini, R. Monti; G. Pagella, F. Scirè; CESENA: Presidente: Gino Guidi; V. Presidente: Gilberto Colllnucci; Delegato tecnico: Lucio D’Angelo; Segretario e tesoriere: Ferruccio Zambelli; Revisore: Benito Genovese; Componenti: G. Valentin!, L. Montaltl, A. Starnini; MELFI: Pre sidente: Lorenzo enzo Crlncoll; Segretario: Francesco Quaranta; Componenti: Sal vatore Cordisco. Ben Ercole Ercolani, Giuseppe Settannl.
NOMINA
NUOVI
ARBITRI
NOVARA: Buzzi Sergio, Pallilo Sal vatore. Torrazzo Vincenzo, Bertaglla Gianpaolo. Alvini Alfredo, Massa Giu seppe, Faeti Plorino, Baccan Vincenzo, Cunterlo Rino, Cerutti Mario, Ghlrardello Vincenzo, Bordini Enrico, Enrico. Berte celio Antonio, Murgia Benito,. Caldarola An An- tonio. Manglalardi Pietro, Zanzanlca Angelo. Rossi Rosangelo, Silvestri An gelo, Buzzi Sergio: OSTUNI: Trlcarlco Domenico, Valentino Antonio, Rapanò ), Napoli Antonio, Ghlonda AnAngelo, Nar-aio. EBarlette Vito, Greco Luigi, inui gelo, iccl .Francesco. Pagliara Salvatore, Rorac_: w ‘ BERmano .................. Valentino. “ Potraroli Emilio; GAMO: Zllloll Domenico. Zanga Emi Glòlio. Tallarlnl Giovanni. Scattini vanni, Nave Francesco, Colombi Glòvanni, Pinottl Angelo, Barcolla Cletidio, Rota Daniele; VITERBO: Pugliesi Alberto, Martelli Giovanni. Cla Gino, Chlstò Luciano, Polettl Solidoo. Coc cia Sandro. Bevilacqua Pietro, Picca rozzi Sergio, Rinaldi Massimo; TRIE STE: Glacomlnl Sergio, Papagno Da miano, Glacoz Romano. Slatlch Aldo; LATINA: Volardl Domenico.
RINNOVO TESSERE ARBITRI BERGAMO: n. 45 tessere; OSTUNI: n. 10 tessere: GENOVA: n. 1 tessera: 1 tessera: PISA: n. 4 SAVONA: tessere: tessere: MANTOVA: n. 11 COMO: n. 1 tessera: LAMEZIA TERME: tessera: ASCOLI PICENO: n. 1 n. 1 tessera; MESSINA: n. 10 tessere; POZZUOLI: n. 1 tessera; NAPOLI: n. 1 tessera; R. EMILIA: n. 39 tessere: GRAVINA: n. 2 tessere: LATINA: n. 3 tessere: ORISTANO: n. 14 tessere: LODI: n. 5 tessere: SORA: n. 2 tes sere; GUALDO CATTANEO: n. 3 tes sere; VERCELLI: n. 5 tessere: LECCO: n. 6 tessere; BRESCIA: n. 2 tessere; FIRENZE: n. 5 tessere; BARI: n. 1 tessera; MODENA: n. 3 tessere; NOTO: n 3 tessere: RAGUSA: n. 7 tessere: AVERSA: n. 6 tessere.
Il Segretario CONCETTO D’AOUINO
Il Presidente GENEROSO DATTILO
6
pallavolo
nlores c Giovanissimi; BELLUNO: Allievi e Juniores: BIELLA: Allievi; BOLZANO; Juniores; Junio^es; CAGLIARI: CAGLIAR]: Allievi, Junioresi e Giovanissimi: CONVERSA NO: Allievi e Juniores: FERRARA: Al lievi. Juniores o Giovanissimi; FIDEN ZA: Allievi e Giovanissimi; FORLÌ’: Allievi e Junlores: MASSA: Allievi e Juniores; MODENA: Allievi e Juniores: MOLFETTA: Allievi, Juniores e Giova nissimi: NOVARA: Allievi. Juniores e u.'-vd nu.u, ivvoiil il 11, r«Giovanissimi;. NOTO: Giovanissimi; PADOVA: Allievi e Junlores: PARMA: Al lievi, Juniores e Giovanissimi; Giovanissimi: IPISA: Giovanissimi: SASSARI: Juniores: TO RINO: Allievi e Juniores: Juniores; TRAPANI: Allievi e Juniores; UDINE; Allievi e Juniores: VERONA: Allievi e Juniores; VITERBO: Allievi. Juniores e Giovanis simi: VITTORIO VENETO: Allievi. Ju niores e Giovanissimi. ijsiiii
Roma, 13 gennaio 1971 APPROVAZIONE REGOLAMENTI FASI PROVINCIALI E ZONALI AUT. CAMP. NAZIONALI
ACIREALE: Allievi e Junlores; ASTI: Allievi. Junlores e Giovanissimi: AVEL LINO: Allievi e Juniores: AVEZZANO: Allievi c Juniores: BARI: Allievi, Ju-
MANTOVA: lievi.
Allievi;
VIGEVANO:
Al-
REGISTRAZIONE FASI ZONALI CAMPIONATI NAZIONALI
AVERSA: Allievi e Juniores: GRAVI NA IN PUGLIA: Allievi e Junlores: NARDO-: Allievi e Juniores: OSTUNI: Allievi e Junlores; SERRA S. BRUNO: Allievi, Juniores e Giovanissimi.
ùji
REGOLAMENTI FASI CAMPIONATI NAZIONALI APPROVATI DAL COMITATO LOMBARDO
MANIFESTAZIONI A CARATTERE LOCALE Approvazione
regolamenti
CAVA DE’ TIRRENI: Torneo di Aper tura; FELTRE: Torneo di propaganda Femminile: GROSSETO: Coppa di Na tale: NAPOLI: Trofeo Natalizio: SIRALtJIU. I1M! CUSA: I Coppa Cannlzzo: SPOLETO: Trofeo Carlo Dragotto; TEMPIO PAUSANIA: Coppa Oratorio Contardo Perrini: UDINE: Campionato Seniores.
r è utio degli alimenti dietetici più completi
PECCHE’ AUMENTA IN TUTTO IL MONDO IL CONSUMO DELLA CARNE DI VITELLO Essendo la più ricca di aminoacidi essenziali, essa rappresenta indiscutibilmente un pilastro dell’ali mentazione umana. E la norma vale in particolar mo do per quanti, facendo pratica quotidiana di sport, negli stadi e nelle palestre sottopongono i loro organismi a sforzi più prolungati e più intensi.
E' un fatto documentato dalle statistiche:negli negli anni anni aa cavallo tra il decennio testé trascorso e quello da pochissimo iniziato Iniziato — tra gli :— —.u: « anni '60 » e gli - anni '70 » vogliamo adire — !•-« l'offerta di carne carne non ha saputo mantenere il ritmo che le è stato Imposto da una domanda fortemente dinamica ed In marcata fase ascensionale. SI tratta di un fenomeno che. seppure in Italia ha avuto econtinua ad avere le sue manifestazioni più appariscenti, è accusato dalla quasi totalità degli altri Paesi, e soprattutto da quelli che godono di un più alto livello di vita. C'era un proverbio indicativo, non molti anni fa. secondo il quale le mucche dell'Inghilterra pascolavano sul Piata. Difatti proprio nella Pampa argentina nascevano, ruminavano e crescevano quelle immense mandrie che fino a ieri avevano sfamato il mondo in fatto di carne. Oggi invece le mucche, non solo inglesi ma di qualunque altro Paese, non pascolano più sul Piata, e nemmeno in qualunque altro posto. Questo perché il vertiginoso aumento del consumi, cui si è aggiunto in non pochi casi lo sperpero del patrimonio di un tempo, hanno assottigliato a tal punto le disponibilità, che gli argentini stessi sono corsi ai ripari importando da tutto il mondo le razze più pregiate da carne, per rinsan guare i loro armenti diventati ormai anemici. E — vedi caso1 — hanno scoperto che la miglior bestia, opportunamente incrociata, è la nostra chianina-marchigiana, tanto vero che ne stanno facendo incetta a man bassa, per destinarla alla riproduzione.
Non deve fare perciò meraviglia che non ci sia più troppa carne in giro, viste le proporzioni effettivamente imprevedibili raggiunte dalla richiesta. Il fatto è che oggi non si mangia più soltanto per vivere; si mangia anche per star bene, per essere in forma oltre che in buona salute. E la dietetica, questa nuovissima scienza dell'alimentazione che rappresenta una delle caratteristiche più significative della cosiddetta • civiltà dei consumi ■. ha reso esperti I consumatori sui pregi e sulle qualità, come sul difetti ed i lati negativi, dei cibi che comperano per mangiare. Oggi non è più un segreto per nessuno — salvo poche eccezioni che peraltro tendono man mano a scomparire — che le proteine sono l'alimento principale dell'uomo. in quanto concorrono a formare I impalcatura morfologica degli organismi, a rifornirli del materiali ne cessari alla crescita, a influenzare In maniera determinante i processi del metabolismo. E qual è quel cibo che più c meglio della carne con tiene le proteine, quelle dette ■ complete ■ appunto perché contengono lutti gli aminoacidi essenziali alla vita? E. tra I vari tipi di carne in commercio, qual ù quello in grado di poter contendere l'indiscusso pri mato della carne di vitello, nella ricchezza e nell'abbondanza di questi aminoacidi essenziali? La carne di vitello rappresenta dunque un pilastro dell'alimentazione umana, per poco che essa Intenda essere razionale. E di certo nessuno meglio dei lettori di questo giornale. 1 quali nella loro stragrande mag gioranza vivono nello sport e per lo sport, sanno benissimo che i primi au essere perfettamente consapevoli di questa fondamentale verità sono Proprio gli sportivi. •i .Gl1 ?.,lo,i c,,° devono dare il meglio di sé negli stadi e nelle palestre, cne nella conquista di vittorie e di primati devono impegnare tutte le . Iorz°. sottopongono l'organismo a un processo di usura che in C‘?SI assl"™ proporzioni eccezionali. E gli allenatori che hanno il no ompito di guidarli nella loro disciplina sportiva preferita, che devono
avere tutte le cure possibili e immaginabili perché questi sforzi possano essere agevolmente compiuti tutte le volte che si rende necessario, ricorrono proprio ad un'alimentazione a base fortemente proteica per raggiungere questo risultato. Il particolare regime dietetico al quale gli atleti vengono sottoposti nell'imminenza di competizioni di notevole rilievo in campo nazionale e internazionale, non è altro — in sostanza — che una programmazione organica della loro alimentazione, allo scopo di immettere nell'organismo la più grande quantità di aminoacidi essenziaii contenuti nelle proteine animali • complete ■ che si ritrovano con sufficiente larghezza nella carne in genere, ed in quella di vitello in modo particolare. Tra il consumo della carne di vitello e il tenore di vita di un popolo, esiste del resto un rapporto diretto di causa ed effetto. Il nostro Paese, che ha cominciato solo negli anni che si sono susseguiti dopo la fine della guerra la corta verso il benessere, è entrata tardi nel gruppo dei Paesi grane: consumatori di carne, ma in compenso ha fatto in poco tempo progressi assai sensibili. Nel 1938 ogni italiano mangiava — in media — 19 chilogrammi di carne all'anno. Oggi invece è già prossimo a doppiare il traguardo dei 40 chilogrammi. Eppure in Italia siamo ancora buoni ultimi di fronte ai 50 chili di carne che rappresentano il consumo - prò capite » dei nostri • partners - del MEC. ai 60 della Svizzera, ai 70 della Gran Bretagna, al - tetto » dei 90 chilogrammi di carne che sono — e da tanto tempo — il consumo medio di ogni cittadino degli Stati Uniti in un anno. E' vero che questo soddisfacente seppure non eccezionale livello rag giunto. ci costa 55 miliardi di lire ogni mese per l'importazione della carne; ma risolvere il problema puntando su un minore consumo di questo prezioso alimento, significherebbe ricorrere a un rimedio che si rivelerebbe in brevissimo tempo peggiore del male che vorrebbe sanare. A Sant'Alessio di Aspromonte, un paesetto di un migliaio di anime aggrappato al versante tirrenico del massiccio calabrese, la dieta carnea è di una bistecca di bue l'anno, una di pecora due volte al mese, qualche fettina di salame la settimana. Probabilmente, se tutti gli ita liani seguissero la dieta cui per loro sfortuna sono costretti a sottostare gli abitanti di questo sperduto paese della Calabria, si risparmierebbero 55 miliardi di lire ogni mese per importare la carne, ma questo signi ficherebbe ridurre il nostro organismo in condizioni disastrose, come in effetti sono purtroppo disastrose le condizioni in cui vivono a Sant'Alessio d'Aspromonte. un caso-limite che abbiamo citato ad esempio perché non è poi molto raro nelle zone del Mezzogiorno depresso. E' stato infatti calcolato che al minimo occorrono 0.63 grammi di proteine per ogni chilogrammo di peso; è tuttavia prudente portare tale misura vicina ad 1 grammo, sicché ad una persona che pesi — met tiamo — 50 chili, sono necessari all’incirca 50 grammi di proteine al giorno, ad una che ne pesi 70. i grammi di proteine occorrenti ogni giorno sono 70. e così via.
Il problema si risolve invece per altre vie. Il consumo della carne, e in modo particolare quello della carne di vitello che è di tutte la più preziosa da un punto di vista esclusivamente dietetico, non va diminuito, ma potenziato, affinché anche il nostro Paese raggiunga i livelli che sono abituali di quelli che godono di un più alto tenore di vita. Nel medesimo tempo occorre sviluppare per quanto più è possibile gli allevamenti di bestiame, specialmente nelle regioni del Sud, dove aree sempre più ampie di terreno vengono abbandonate dall'agricoltura. Questi terreni potrebbero proficuamente essere convertiti in pascoli, con notevole vantaggio per il patrimonio zootecnico nazionale e per il miglioramento della bilancia commerciale come pure con sicurissima utilità per un’alimentazione più fisiologica del nostro popolo. Indubbia mente nel tentativo di rafforzare le disponibilità alimentari, nuove tecni che dovranno essere sperimentate cd accettate, anche fuori dei sistemi tradizionali. Lo stesso slancio accrescitivo della popolazione mondiale crea del resto fatalmente complessi problemi — tra i cui quelli ali mentari non sono certo gli ultimi — che è necessario affrontare e risol vere con urgenza, per non trovarsi poi in una situazione di crisi che potrebbe anche essere gravissima.
33
REGISTRAZIONE REGOLAMENTI ATTIVITÀ' LOCALE APPROVATI DAL COMITATO LOMBARDO
VIGEVANO:
Femminile.
Torneo
Omologazione risultati CITTA* DI CASTELLO: I Trofeo D. Renato Bambagiottl: sq: part. 4 ha vinto CSI Tlferno; FAENZA: IV Coppa S. Andrea: sq. part. 8 ha vinto SPEM; Coppa Tredozlo: sq. part. 6 ha vinto U.S. S. Francesco; V Torneo notturno: sq. part. 6 ha vinto U.S. Castelbolognese: OTRANTO: Torneo C. Dragotto: SCb pare 4 ha vìnto U.S. Show) Boys; MOLFETTA: Trofeo dei dieci anni: sq. part. 5 ha vinto U.S. Landolfl; NAPOLI: IV Coppa Partenope: sq. part. 4 ha vinto G.S. VV.F. Radula.
COMPOSIZIONE COMMISSIONI TECNICHE PROVINCIALI E ZONALI
ACQUI TERME: Presidente: Rapettl Mario; V. Presidente: Cappella Pasqua le: Segretario: Mariuzzo Giovanni; Membri: Sommovigo G. Luigi. Pellzzari Giancarlo. Ottonello Giacomo. Barbero Franco. Bavera Silvano, Gola Tommaso: CALTANISSETTA: Presidente: Michele Amari; Segretario: Mario Ippolito; Rapp. Flpav: Antonio Schirmenti: Membri: Arcangelo Infuso. Luigi Floc co. Vincenzo Palmieri; CESENA: Pre sidente Massimo Danesi; Segretario: Benito Genovese; ENNA: Presidente: Salvatore Baldini; Segretario: Gianpao lo Mlngrlno; Rappr. Fipav: Libo rio Colapannl; MAGLIANO SABINA: Presidente: Marclani Claudio: Consi glieri: Stentella Stefano. Battistelli Ar turo. Garrioll Rolando; Delegato G.A.Z.: Veneri Giorgio: PISA: Presidente c rappr. Fipav: Sergio Ceccanti: Segre tario: Bruno Arrlgoni; Componenti: Giorgio Valentlni, Emanuele Berselli, Stefano Borsacchl. Marcello Tognoni: SASSARI: Presidente: Montresorl Pao lo: Segretario: Coni Mario; Membro: Ulargiu Franco; VERONA: Presidente: Pierluigi Tlsato: V. Presidente: Loretta Sartori: Segretaria: Milena Tisato; Com ponenti: Sandro Carregarl, Guido Dan ti. Dante Centon, Agostino Magri, Fer nando Chiaramente, Moreno Morando, Annibaie Bolla.
Approvazione corsi CREMONA: Arbitri; NARDO': Arbitri e Segnapunti; SAVONA: Arbitri e Segnapuntl. Ratifica esami
TORINO: la CTN visti I verbali d'esa me ha nominato i sottonotatl signori Arbitri CSI con anzianità 28-11-70: Battocchio Giuseppina, Cesetti Luigi. Ce selli Lio. Contaldi Sergio Vincenzo, Delfina Bruno. Maniezzi Fiorenza, Mon tico Cecilia. Nassi Pietro, Vltari Gior gio; VITERBO: la CTN visti I verbali d’esame ha nominato i sottonotatl si gnori Arbitri CSI con anzianità 12-12-70: Bevilacqua Pietro, Bianchini Franco. Carusi Abbamonte Vincenzo. Muti Evan dro. Scaramuccia Fabio. Navas Vincenzo. RINNOVO TESSERE PERSONALE TECNICO AUSILIARIO STAGIONE SPORTIVA 1970-71
Arbitri AVERSA: Nugnes Agostino. Gnasso Andrea; CREMONA: Assandri Stefano. Sita Maurizio, Lukianenko Maurizio. Caccialanza Carlo. Agarossi Carlo. Ce ruti Guido. Complani Pier Ettore. Dotti Luciano. Grandi Giorgio. Neviani Clau dio. Baderna Daniele. Barbieri France sca. Dalle Donne Ferdinando, Siena Luigi: LAMEZIA TERME: Saturno Fran cesco, Mascaro Francesco, Nicolazzo Franco. Lo Cane Agostino. Nane! Fe lice. Canzoniere Franco; LECCO: Hoffer Gustavo: ROMA: Ilari Massimo; TRA PANI: Lombardo Pietro. Allenatori
LECCO: Hoffer Gustavo.
Segnalanti Grazioli Giuseppina.
Il Segretario FABRIZIO PRIOLISI
Il Presidente FILIPPO DRAGOTTO
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pallacanestro
Roma, 12 gennaio 1971
CAMPIONATO NAZIONALE Approvazione Regolamenti
LODI: Fase Zon. Juniores: PADOVA: Fase Prov. Allievi e Juniores; PESARO: Fase Provinciale Allievi e Juniores; ACIREALE: Fase Provinciale Juniores; ENNA: Fase Provinciale Allievi e Ju niores; TREVISO: Fase Provinciale Al lievi e Juniores; CAGLIARI: Fase Pro vinciale Allievi e Juniores: SORA: Fa se Prov. Allievi e Juniores; VITERBO: Fase Prov. Allievi; VIGEVANO: Fase Zon. Allievi e Juniores: VERONA: Fase Prov. Allievi e Juniores; SALERNO: Fa se Prov. Allievi e Juniores; MESSINA: Fase Prov. Allievi e Juniores: TRIE STE: Fase Prov. Allievi e Juniores; PARMA: Fase Prov. Allievi e Juniores. OMOLOGAZIONE
nei riguardi dell'arbitro, frasi Irriguar dose e minacciose: ritenuto che il giocatore CAPPONI Alfredo, della Poi. ACLI PAULLO, men tre si accingeva a lasciare II campo di gioco per raggiunto limite di falli, sputava sulla persona dell’arbitro; considerato, ancora, che II Dirigente della Poi. ACLI PAULLO. Sig. PEDONI Giovanni, incitava II pubblico ad inva dere il campo per impedire lo svolgi mento della gara, protestante continua mente nei confronti dell'arbitro, venen do meno al principi ed ai doveri del dirigenti sportivi; visti gli artt. 166. 169. 199. 200 lett. a del R.E. della FIP e dei Regolamenti vigenti del C.S.I.: delibera: a) cancellare dall'albo dei tesserati il giocatore FORCHERÀ Pierluigi, con conseguente divieto di partecipare sotto qualsiasi veste e qualifica ad ogni attività di pallacanestro; b) squalificare a tutto Il 19-2-1971 II giocatore CAPPONI Alfredo della Poi. ACLI PAULLO; c) squalificare a tutto il 19-2-1971 11 dirigente Sig. PECONI Giovanni Giovanili. della Poi. ACLI PAULLO
Il Segretario ANGELO RAINERI
Il Presidente UMBERTO GARCEA
RISULTATI
BOLOGNA: Ctg. Allievi fase Prov.: 1. Leone XIII. 2. Castiglione A. 3. Vulcal; MANTOVA: Ctg. Allievi fase Prov.: 1. U.S. Pioggia Carnevali di Bancole. CAMPIONATO GIOVANISSIMI
Approvazione Regolamenti TREVISO: Fase provinciale; OSTUNI: Fase zonale; PESARO: Fase provincia le: TRAPANI: Fase provinciale: VERO NA: Fase provinciale; PARMA: Fase provinciale.
tennistavolo
Omologazione Risultati
ATTIVITÀ' LOCALE
Approvazione Regolamenti
CORSI TECNICI
CREMONA:
5
Roma, 12 gennaio 1971
CORSI TECNICI VITERBO: Nomina Arbitri: Coccia S., Manea P.. Minlslni C., Pugliesi A., Scaramuccia C.. Zago F.. Fioretti F. (idoneo anche per la qualifica d'istrut tore). ENNA: Nomina Arbitri: Restivo Giovanni. Puglia Giovanni; VITERBO: Corso Arbitri; MESSINA: Corso Arbitri e Segnapunti; MILANO: Nomina Arbi tri: AbbiatiC.. Boschetti G.. Butti S.. Diella G.. Fumagalli A.. Maiandi P.. Marelli R.. Mariuzzo A., Maspero G.. Monesi G.. Rainoni E., Rasconl F., Salimbeni D.. Tessitore F.
CC. TT. PP. o ZZ. BOLOGNA: Presidente: Borghesanl L.. Segretario: Borrutu G.; Componenti: Bacchilega B.. Glglloli D.. Benini L., Bertanti T.. Parisi S.; ACQUI TERME: Presidente: Rapettl Prof. Mario, V. Presfdente: Prof. Pasquale Cappella. Segretario Mariuzzo Marluzzo G.: Componenti: Sommovigo. Pellizzari G.. Ottonello G., Barbero F., Bavera S.. Tommaso Gola: VARESE: Presidente: G. Gussoni; Se gretario: Bazzani L.. Rapp. FIP: Vlcastro G.: VITERBO: Presidente: Scara muccia C.. Segretario: Minislnl C.
PROVVEDIMENTI
DISCIPLINARI
Oggetto: Gara CSI URANIA - POL. ACL1 PAULLO del 14-11-1970, cate goria Juniores. Ratifica provvedimen ti disciplinari. Letto II C.U. n. 7 del 19 novembre 1970 del Comitato Provinciale di Mi lano; preso atto della proposta avanzata dal predetto Comitato in data 26 no vembre 1970, In merito agli Incidenti avvenuti durante la gara in oggetto: ritenuto che II giocatore FORCHERÀ PIERLUIGI della Poi. ACLI PAULLO, a seguito d'espulsione per aver dato un colpo di spalla all'arbitro, tornava a colpirlo con un pugno al petto e tentava di aggredirlo ulteriormente, in questo impedito dai compagni e dagli avversari; che lo stesso giocatore, mentre usci va dal campo, ed In seguito, dopo es sersi rivestito, continuava a proferire,
SCADENZE FASI PROVINCIALI E ZONALI AUTONOME CAMPIONATI NAZIONALI SI rammenta cche le fasi provinciali jme si avvicinano alla e zonali autonome scadenza fissata con 1 regolamenti na zionali. Si invitano pertanto i Comitati pro vinciali e zonali autonomi a tener pre senti le date fissate, che sono: — campionato nazionale allievi e Juniores: entro il 31 gennaio 1971; — campionato nazionale giovanissimi a squadre; entro il 28 febbraio 1971.
ELIMINATORIA DIRETTA CON RECUPERO
Presso anche i zioni ad pero (o
la CTN sono a disposizione tabelloni gara per manifesta eliminatoria diretta con recu doppia eliminazione).
APPROVAZIONE Campionato squadro
REGOLAMENTI
nazionale
giovanissimi
a
VICENZA, TERNI PIACENZA, VICENZA. TERNI, MODE NA. VOLTERRA. PARMA. MOLFETTA, PERUGIA. FAENZA. CONVERSANO, SASSARI. COMO. ACQUI TERME. CA TANZARO. NOVARA, CALTANISSETTA, CATANIA, ALESSANDRIA, UDINE, PI SA, CAGLIARI, PATTI. FIRENZE. LODI, CARPI.
Campionato nazionale allievi e juniores SIRACUSA, PIACENZA, VICENZA, TERNI, CHIUSI, vnov CREMA. PRATO, ORTE, FIRENZE. ..vVIGO, ROVIGO, TREVISO. TRAPANI, MODENA, -------- ----------VOLTERRA. * PARMA, UDINE. SABINA, ROMA. TORTONA. uur.c, REGGIO EMILIA. PALERMO. MONDOVI', RIMINI, COMO. CAVA DEI TIRRE NI, ASTI, PINEROLO, CATANZARO. PA DOVA, NOVARA, FAENZA, ASCOLI PI CENO, VITTORIO VENETO. CALTANISSETTA. PAVIA, ALES. TEMPIO PAUSANIA, ALESSANDRIA, CARPI. AGRIGEN TO. PISA. CAGLIARI, MOLFETTA. SAN REMO. MATERA, RAVENNA. CONVER SANO. PATTI, FOLIGNO, SESSA AU-
RUNCA. MESSINA, BARI. REGGIO CA LABRIA, FIDENZA. COSENZA.
Campionato regionale seniores PIACENZA, NOTO. TERN TERNI, TREVISO, PARMA, COMO. FELTRE. ----CALTANISSETTA. PAVIA, TEMPIO PAUSANIA, ORISTANO. ALESSANDRIA. PISA, BRIN DISI, BARI.
Campionato regionale a squadro PIACENZA. ALESSANDRIA. Manifestazioni vario TEMPIO PAUSANIA: Premio Oratorio 1970; FAENZA: Il Coppa Olimpia; NA POLI: Torneo di apertura; BRINDISI: Il Torneo cittadino; NOTO: I Targa Na tale, MOLFETTA: Torneo R. Kennedy; TEMPIO PAUSANIA: Premio Coghinas 1970; FELTRE: Campionato feltrino di singolo e doppio: CHIUSI: I torneo femminile; ALESSANDRIA: Campiona to giovanissimi singolo e doppio: Cam pionato provinciale doppio allievi e juniores: NAPOLI: Trofeo natalizio.
OMOLOGAZIONE RISULTATI
Manifestazioni varie TEMPIO PAUSANIA: Premio Ferrini 1970, cat A maschile 1. Antonio Abeltlno, cat. A femminile 1, Lucìe Lucia Avellino, cat. B maschile 1. Gianni Arras, cat. B femminile 1. Nunzia Jovino, cat. C maschile 1. Antonio Rossi, cat. C femminile 1. Lucrezia Masla. REGGIOi EMILIA: Torneo di iapertura, allievi 1. Eros Serri, giovani: giovanissimi 1. Roberto Cagarelll. AVELLINO: Trofeo Bianco, singolo 1. Amedeo Januale, doppio 1. Margotti-Pirone. NOTO: I Targa Natale. 1. Roberto Garosi. TEMPIO PAUSANIA: Targa Coghinas 1970. cat. A maschile 1. Antonio Abeltino, cat. A femminile 1. Pierangela Deiana, cat. B maschile 1. Gianni Arras, cat. B femminile 1. Nunzia Jovino. cat. C ma schile 1. Fausto Ducceschl, cat. C femminile 1. Lucrezia Masia. TEMPIO PAUSANIA: Premio Oratorio 1970, squa dra vincente • Pantere ■. SALERNO: Torneo di apertura, 1. Carlo Giuroblno. MOLFETTA: Trofeo Bianco, giovanissi mi 1. Angelo Paparella, allievi 1. Ni cola Scardlgno. TEMPIO PAUSANIA: Targa Molarotto 1970. cat. A maschile 1. Giorgio Darosas, cat. A femminile 1. Pierangela Deiana, cat. B maschile 1. Antonio Rossi, cat. B femminile 1. Nunzia Jovino. CATANZARO: VI Tor neo di S. Silvestro, 1. Vito Mlllea. BRINDISI: Il Torneo cittadino, I cate goria 1. Giulio Ravenda, Il categoria 1. Francesco Montenegro, seniores fem minile 1. Sandra Blasi, juniores fem minile 1. Marina Barracchia, allieve 1. Felicia Covella. RATIFICA COMPOSIZIONE CC.TT.PP. e ZZ.
MASSA: Presidente: Raffaello De Vi ta; V. Presidente: Carlo Marchi; Se gretario: Maurizio Calassi; Rappresen tante FIToT: Maurizio Borghinl; Com ponenti: Marco Andreanl, Loris Ciuffi, Paolo Pratali, Paolo Tognlcchl, Roberto Verona. ORISTANO: Presidente: ‘ Tore Biancu; Segretario: Ottavio Lombardi: Componente: Carlo Medda. ACQUI TERME: Presidente: Renzo Ba risone: V. Presidente: Gian Luigi Som movigo; Segretario: Angelo Mazzarello; Componenti: Serafino Violanti, Al do Prezzo. Giorgio Biscagline. TOR TONA: Presidente: Francesco Dailera: Segretario: Enrico Bazzo; Componenti: Vittorio Ouattrocchio, Giuseppe Picci nini. MONDOVI': Presidente: Gianfran co Rizzo; Segretario: Piero Cameirana; Direttore Tecnico: Giuseppe Porta. RI MINI: Presidente: Piero Torsanl; Com ponenti: Arnaldo Cuccollni. Luciano Zamagni. CESENA: Presidente: Lucia no Bartoluccl; Segretario: Ferruccio Zambelll; Componenti: Marco Rasi. MAGLIANO SABINA: Presidente: Um berto Marini; Componenti: Alvaro Lo carmi, Arturo Battistelli, Guido Mlnestrolla, Luciano Monti. LODI: Presi dente: Angolo Pacclarlnl; Segretario: Fernando Zago; Componente: Biuno Cremascoll. CALTANISSETTA: Presiden te: Calogero Mlcclchó; Componenti: Mario Ippolito, Piero Galante, Filippo Cosentini. ll Segretario ALBERTO GRECANTI
Il Presidente ALESSANDRO PAOLOfJl
evita l’ingorgo..
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mezzo pubblico
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Pili VEIOCIII ffl netti MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI Ispettorato Generale Circolazione e Traffico
CAMPAGNA INVERNALE SICUREZZA STRADALE
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a cura di DUILIO OLMETTI
GLI AVVOLTOI Volevamo parlare della nuova, ennesima vittima del l’automobilismo, di Ignazio Giunti. E già avevamo messo in conto i soliti epiteti di • sciacalli • che ci avrebbe ro affibbiato. Questa volta ci hanno ad dirittura prevenuti. Ecco cosa scrive Stadio dell’11 gen naio: « Le spoglie di Ignazio so no ancora laggiù, oltre Ocea no, e già nel nostro cielo, cupo di ipocrisia e di oppor tunismo, volteggiano gli av voltoi della solita, irritante demagogia: l'automobilismo uccide, eliminiamo l’automo bilismo!... Dovremmo a que sto punto battere i tasti del la nostra opinione, che è quella nota da tempo: pre feriamo tacere, rendendo omaggio in silenzio a chi ha distrutto nel rogo di Baìres la sua esistenza. Soltanto I mestieranti e i falsi censori dello sport avranno il corag gio di sfruttare anche questo lutto ». Un solo dubbio: chi sono gli avvoltoi, quelli che si preoccupano di eliminare le vittime dell'automobilismo o quelli che « preferiscono ta cere rendendo omaggio in si lenzio »?
IGNAZIO GIUNTI MORIRE A 30 ANNI E’ il titolo di una nota del Guerin Sportivo dell’11 gen naio. Anche questo giornale recrimina in partenza contro le polemiche che sorgeranno dall'incidente mortale, ma poi aggiunge: « Finché i circuiti non go dranno di misure di sicurez za tali da garantire l'incolu mità dei piloti, allora invece di « suicidio » si potrà parla re di omicidio. Eppure, pare che nel mondo delle corse automobilistiche certe vicen-
LE FESTE CULTURALI DI MAMMA TV
de si valutino con una leg gerezza ch'è poco definire incoscienza... Ci sono poi considerazioni tecniche da fare, e riguarda no in particolare la qualifica di « bare di fuoco » data alle auto da corsa. Anche la Fer rari di Giunti era una bara di fuoco: la benzina lo circon dava tutto. In questi casi un incidente, uno scontro vuol dire morire ». Dopo aver ricordato il ri fiuto di Agostini alle propo ste di Ferrari (« C’è benzina dappertutto, sembra di stare in un serbatoio, lo alla pelle ci tengo e le auto difficilmen te mi avranno »), Italo Cucci così conclude: - Anche Igna zio Giunti alla pelle ci tene va. Era giovane, bello e feli ce. Qualcuno se ne ricorderà ancora per poco. Quelcun al tro dedicherà un trofeo alla sua memoria. Così passa, con molta ipocrisia in coda, la gloria del mondo dell'automobilismo ». Era all’incirca quello che volevamo scrivere anche noi. Ringraziamo Cucci per aver ci cortesemente prestato la penna.
■> Dobbiamo celebrare anche oggi la festa del calciò... ». L'abbiamo inteso al la radio, in apertura di una « Domenica sport » di que sti giorni. Precisazione inuti le: in TV e alla radio è sem pre la « festa del calcio ». Pur comprendendo, in parte, il desiderio e il dovere dei dirigenti televisivi di ■> vende re » i propri prodotti venen do incontro ai gusti degli ascoltatori, non possiamo pro prio dire che le prese di po sizione dei presidenti della FIPAV, Aw. Giannozzi, e del la FIP, avv. Coccia, siano in giustificate. Dico, dal mo mento che di « mamma TV », come per ogni mamma che si rispetti, ce n’è una sola, chi è che dovrebbe pensare alle esigenze dei figli sporti vi cadetti soprafatti, soffo cati e subissati dagli strari panti privilegi del primogeni to calcio? Ma non è di questo che si voleva discorrere. Piuttosto della trasmissione televisiva « Sotto processo » dedicata al calcio. Che ora ci si mettano anche i Servìzi Culturali di Mamma TV a parlare di cal cio, questo è troppo. Sì, per ché « Sotto processo » nasce proprio dai Servizi Culturali dell’Alma Mater Italica Te levisiva. Immaginate, voi? Si vuol fare una trasmissione, che dovrebbe essere cultura le, sullo sport. Che sport si sceglie? Il calcio. E passi: è un grosso fatto di costume, quindi di cultura. Ma poi di che si tratta? Del calcio dan zato e di quello atletico, o giù per lì. Vi ricordate quel le belle, sonore, intestinali risate di Cantalamessa? A questo punto ce ne vorrebbe una. Sarebbe l'unico com mento adeguato. Che dite, è meglio sorvo lare? Sorvoliamo, consideran do che in fondo la Mamma è sempre la Mamma.
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