LOTTERIA
QUASI UN SOMMARIO
SPORT E DEGRADO di Aldo Notario
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ITALIA '89 Dal rapporto Censis al messaggio di Cossiga. di E.G
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DALLE PAROLE Al FATTI? Il dibattito sulle tossicodipendenze, di Vito Cozzoli
INTERVISTA SULLA DROGA Con Rosa Russo Jervolino
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Questo numero di STA DIUM esce con più pagine, non solo perché corrisponde a due numeri della nostra ri vista (altre pagine le recupe reremo nel corso dell’anno), ma anche perché vuole offri re ai lettori, all’inizio di que sto nuovo anno, un’occasio ne in più di riflessione, di ri cerca, di impegno culturale agli atleti,agli operatori, agli amici del CSI.
dìLoo
LUIGI ACCATT
& LOVANIO
a cura di Vittorio Sammarco
di Paolo Fradeani
ló LE SETTIMANE
24
di G. Battista Gandolfo
ESPERIENZE
SOCIALI
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STADIUM/SOCIETA'
12 SCI PER TUTTI? Prospettive e problemi dell'andar sulla neve. di Marco Cerigioni
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di Angelo Bertani
8 FOTOMEMORIA
[L^ CURA di Antonio Spataro
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mfeiraffolles 19 Il tema del mese:
10 ESPERIENZE POLITICA E SPORT ASSOCIATIVE di Livio Olivi
31 DA TRAPANI
«Trent’anni a Sasso Marconi» di An drea De Pascalis / «Perché fare gruppo» di Claudio Bucciarelli
23 FOTOMEMORIA 24 SPORT,
IN BLUE OB
di Anna De Laura
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I libri
a cura di Andrea De Pascalis
38 Il film:
CHI HA IMPEGNO CIVILE INCASTRATO ROGER RABBIT? I nuovi «quadri» provinciali riuniti a
Sorrento.
di Flavio Pedrotti
28 FESTE CSI '89
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SPORT/SOCIETA'
di Donato Renato Mosella
di Domenico Volpi
Quando STADIUM arriverà ai lettori (PP.TT. permetten do) saremo forse ancora in Carnevale. Quest’anno per la verità le feste sembrano non finire mai: la Befana si è sal data con il Carnevale senza soluzione di continuità; non abbiamo fatto in tempo a stupirci per i miliardi dispen sati dalla Lotteria di Capo danno, e subito abbiamo co minciato a sperare in quella di Viareggio... ma subito do po verranno le altre: Vene zia, Monza, Merano e chis sà? Intanto gli italiani continua no a investire cento miliardi a settimana nel Totocalcio, mentre le TV (ma anche i giornali) sono diventate non più strumenti di comunica zione, ma essenzialmente contenitori delle più svariate (e milionarie) «estrazioni».
Ma purtroppo o per fortuna, la vita non è una lotteria: le cose vere, quelle che conta no, non vengono estratte a sorte. Bisogna costruirle con le nostre mani, con la nostra fatica, con il nostro impe gno, con la nostra speranza. Anche la società, checché ne pensino i praticoni della po litica spettacolo e del potere per il potere, non è un quiz, e nemmeno un numero for tunato. La società è il frutto deìVimpegno civile di tutti. La società in senso generale, ma anche la società sportiva. L’impegno civile nello sport è perciò la frontiera deiran no che ci attende, e in que sta chiave, speriamo di ren dere un servizio ai nostri let tori, in questo e nei prossimi numeri dell’89. STADIUM
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SPORT E DEGRADO Alla seconda Conferenza mondiale dei Ministri dello Sport indetta dall’UNESCO e svoltasi a Mosca nel novembre scorso, hanno partecipa to i rappresentanti di 115 paesi ed i responsabili delle cinque organizza zioni «non governative» riconosciu te dall’UNESCO, tra le quali la no stra FICEP. Se ne parla più diffusamente in al tra parte di questo numero di Sta dia m, ma qui interessa cogliere la sintesi delle cinque giornate di lavo ro degli ottocento partecipanti impe gnati a capirsi attraverso la traduzio ne simultanea in sei lingue. L’UNESCO, l’istituzione culturale dell’ONU, con una puntuale prepa razione ha voluto impegnare, d’ac cordo con il CIO, tutti i paesi del mondo a salvaguardare lo sport dai tre pericoli mortali: la violenza, il do ping e la commercializzazione. Pare proprio che il degrado sporti vo stia ormai sotto tutti i cieli e che nessun paese sfugga alle tre malattie che minacciano la salute e la vita stessa dello sport. A Mosca, pur divisi dalle lingue e dai sistemi politici, non abbiamo fatto fatica a capirci perché i problemi era no comuni. Sembrava di assistere ai tanti dibat titi promossi in Italia, dove lo sport per tutti, lo sport nella scuola, il vo lontariato sportivo, l’impegno edu cativo nello sport sono ormai lessi co comune che appartiene a tutti. Un tempo erano gli argomenti del CSI, poi sono diventati degli Enti di promozione sportiva, dopo anche del CONI, delle Federazioni sportive, degli Assessori allo sport ai vari li velli. Ora anche dell’UNESCO e del CIO che fanno fronte comune per arginare il pericolo del degrado spor tivo. Ma l’AIDS dello sport, nonostante tutto, non si ferma perché le cure non sono adeguate. È come voler cu-
rare l’altro AIDS con l’aspirina o il chinino. Non si salva lo sport con le risolu zioni, anche se prese all’unanimità, che impegnano i paesi ad unire i lo ro sforzi per combattere il doping e la violenza. Il male vero dello sport è quello che è entrato nel suo sangue, che lo ren de vulnerabile, incapace di reagire, di produrre anticorpi. È il male del la commercializzazione: il doping e la violenza sono mali derivati. O lo sport ritorna alle sue origini e si libera dalle pastoie del commercio e dell’abbraccio mortale dell’indu stria o non guarirà né dal doping né dalia violenza che sono figli della so cietà individualista e consumista. E qui non c’entra più est ed ovest, nord e sud: i problemi sono comuni a tutti, ai paesi industrializzati come a quelli del terzo mondo.
Quali sono allora gli anticorpi da im mettere nello sport per immuniz zarlo? Non certo le prediche moraleggian ti, esortative e patetiche che si sen tono nelle rubriche radiotelevisive o che si leggono sui quotidiani sporti vi. È aria fritta! Sono lacrime di coc codrillo che non servono. Né servo no interventi esterni di controlli di polizia, di sofisticali laboratori chi mici per pescare i colpevoli che si doppano. Gli anticorpi esterni non servono, non sono anticorpi: gli anticorpi so no tali se nascono dall’interno. È solo dall’interno della stessa espe rienza sportiva che lo sport trae for za per la sua difesa e la sua immuni tà: la sua autonomia, quella auten tica, sta qui. Proviamo ad individuare questi an tico rpi, facendo eco ai duecento e più giovani quadri provinciali, maschili e femminili, che a Sorrento hanno detto di più dei Ministri dello sport
che a Mosca, secondo me, hanno pe stato un po’ acqua nel mortaio. A Sorrento i nostri giovani hanno detto che il passaggio obbligato per lo sport per salvarsi è dato dalle se guenti condizioni: — che lo sport deve far leva sulla cul tura della solidarietà e dell’impegno civile; — che i tipi di attività sportiva de vono essere aderenti e coerenti con i grandi bisogni dell’uomo di oggi; — che le metodologie educative da usare nello sport sono quelle della re sponsabilità, della partecipazione, del servizio agli altri; — che gli operatori sportivi non pos sono essere avulsi dalla realtà socia le, né continuare a considerare lo sport un’isola felice che non è; — che lo sport non può fare a meno delle altre agenzie educative e delle altre forze sociali impegnate su gran di fronti dell’impegno civile; — che i responsabili e gli operatori sportivi, giornalisti compresi, devo no assumere una «coscienza critica», non occasionale, che è capacità di av vertire, comprendere, valutare, negli aspetti positivi e negativi, sia i fatti che entrano nella sfera dell’esperien za personale, sia quelli che riguarda no il cammino della collettività. Sembrano discorsi troppo seri, anche se fatti da giovani, per un mondo abituato ad autoesaltarsi e quindi a condannarsi alla miopia. Ma sono discorsi veri. Li buttiamo lì perché qualcuno li accolga all’inizio dell’89 perché sono gli auguri più veri che possiamo fare al mondo dello sport. Abbiamo detto «al mondo dello sport» e non «allo sport» perché que sto senza le persone che ci vivono dentro non esisterebbe. Aldo Notarlo
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Italia ’89 Come ogni anno, la fine dell’88 è sta ta segnata, oltreché dagli auguri, dai botti (più o meno micidiali) dai bi lanci (più o meno attendibili), dai consumi sempre più alti e spesso fu tili, anche da due appuntamenti sta tistici, ormai tradizionali, il «22° rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese» e l’Annuario dell’ISTAT, in cui sono raccolti tutti i «numeri» del nostro Paese. Mauro Brutti, nel commentare il pri mo dei due avvenimenti (facendo eco a tanti commenti più o meno conso nanti), titolava così il suo intervento su «Segno sette»: «UNA SOCIETÀ CHE GENERA RANCORE». Quanto ai dati ISTAT, il «Corriere della Sera» di fine anno sotto il tito lo: «ITALIA VIOLENTA MA PIÙ RICCA E PIÙ COLTA», così rias sume: «L’Italia è ricca e crudele. E i suoi abitanti sono bambini, pieni di soldi e immaturi. Proprio come li aveva descritti il Censis un mese fa. In un librone di 719 pagine l’Istat, con il rigore e le astratte ingiustizie delle statistiche, elenca tutti i numeri del l’Italia. «E le cifre descrivono un Paese do ve aumentano omicidi, suicidi, rapi ne e violenze di tutti i tipi, ma dove crescono anche le retribuzioni e i consumi “nobili”, si diffondono la lettura e la cultura più tecnica e più raffinata. «L Italia è sempre più europea, ma è anche spaventata e contrad dittoria».
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Queste immagini forse sono un po’ sommarie, ma certo sembrano in qualche modo riflettere il clima in cui si è concluso il 1988 e si è aperto il 1989, nonostante le rievocazioni un po’ trionfalistiche che tutti i mass media hanno dedicato ai fatti italia ni nel trapasso rituale da un anno al l’altro.
Dal rapporto CENSIS al messaggio di Cossiga Certo il 1988 è stato l’anno in cui sembra aver ripreso fiato il discorso sulla pace: è anche l’anno in cui so no diminuiti, un pochino, i morti sul le strada, ma è anche l’anno in cui sono aumentati di un terzo i morti per droga, in cui la «mafia» nono stante i processi e gli arresti si è di mostrata, per ora, invincibile, in cui sembra incombere la catastrofe eco logica e l’invivibilità delle città, ed è stato soprattutto l’anno in cui la «co municazione», sempre più invasa dalla pubblicità, si è rivelata a volto scoperto come cultura artificiale, più legata agli interessi dei grandi capi tali nazionali e internazionali, e spu doratamente lontano dalle vicende dei singoli cittadini e delle loro co munità naturali. Nell’anno in cui Gorbaciov ha brin dato alla fortuna dei miliardari oc
cidentali, sembra proprio che la spe ranza del mondo debba risiedere nel capitalismo diffuso e nel silenzio dei poveri e sui poveri. È come se fossi mo tornati indietro di duecento an ni, al 1789 (di cui si celebra a tutto spiano la ricorrenza), con la sola dif ferenza che al posto del re e degli ari stocratici ci sono i grandi e i medi si gnori del «mercato» e al posto del «popolo» la legione dei nuovi pove ri che non hanno nemmeno più l’ar ma del loro lavoro, che oggi può es sere sostituito dai computers. Ma forse non è un destino inevitabi le che nel 1989, a un’Italia più ricca e più colta, debba corrispondere ne cessariamente un’Italia più violenta e crudele. Si tratta di riflettere (e di decidere) di quale cultura e di quale ricchezza stiamo vivendo: certo la cultura del l’individualismo promossa da gran parte dell’industria culturale di oggi (di cui lo sport ufficiale e quello com merciale sono parte integrante e non ultima) non può che produrre violen za: e così pure la ricchezza distribui ta solo a metà della popolazione (quella metà, appunto, che nei son daggi di fine anno si dichiara ottimi-
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sta, dando occasione ai cosiddetti maestri di opinione di annunciare 1’89 come un «anno rosa», scordan do di tener conto dell’altra metà che ha buona ragione per dichiararsi pes simista). Forse la notizia che dovremmo rin correre nell’Italia dell’89, sarebbe quella che indicasse nella vita socia le e nella vita politica del nostro pae se, il sorgere, non solo a parole e non solo a Natale, di una controtenden za: e cioè la ricerca di una solidarie tà civile, basata sul bene comune (e non sul mercato) e sulla ridistribuzio ne dei redditi (a partire dagli ultimi e non dai primi). L’Italia ’89, è dunque una sfida per l’impegno civile di tutti e soprattut to dei giovani. A ricordarlo con lu cidità e con precisione è stato Fran sviluppo economico, delle luci e del cesco Cossiga, nel suo messaggio di le ombre che hanno caratterizzato Capodanno, di cui non andrebbe questo esempio, forse unico in Eu troppo presto dimenticato, da noi, ropa, di crescita e di straordinaria at ma soprattutto da chi ha responsa titudine a padroneggiare le difficol bilità politiche e sociali, il passaggio tà, che ci viene riconosciuta nel mon più significativo: do intero e che abbiamo sempre di «// Paese è cresciuto. È ormai fra i mostrato, e che tante volte ha fatto primi Paesi nel mondo, in termini di gridare al miracolo. capacità produttive, finanziarie, cul Ma l’affermazione e il consolida turali. Ma proprio per questo au mento della democrazia e della liber mentano anche le nostre responsabi tà, non dimentichiamolo, hanno in lità: verso il retaggio di problemi che fluito in maniera determinante nel la nostra evoluzione storica anno per consentire a questo sviluppo di rea anno ci consegna e verso la crescita lizzarsi. E proprio in chiave di mag futura della nostra società. In que giore democrazia e di maggiore liber sto passaggio d’anno ci si prospetta tà, la società italiana sembra ora ri no, a mio avviso, essenzialmente due chiedere più chiarezza di orientamen sfide: quella di sviluppare sempre più ti, più rigore di comportamenti indi alti livelli di qualità e di civiltà della viduali e collettivi. Per progredire an convivenza collettiva, e quella di es cora verso quella che è stata chiama sere sempre più aperti ai processi di ta «la nuova primavera» della nostra integrazione europea ed internazio società, dobbiamo superare la logi nale, senza i quali un limite stretto ca di una crescita economica che sia si porrebbe presto o tardi allo svilup basata soltanto sulla produzione di po non soltanto economico, ma an nuove ricchezze e sulla circolazione che civile della nostra società. Si è di nuovi prodotti: il perseguimento parlato molto, sia in Italia che all’e di più alti livelli di servizi collettivi stero, della eccezionalità del nostro e di convivenza civile è anche legato
alla necessità di operare nel segno di una nuova misura di solidarietà, con creta e fattiva, senza la quale noi non saremo mai una società pienamente civile. Penso in particolare al biso gno di più ricche e calde relazioni umane, che viene espresso da tante persone che vivono l’inascoltata ma linconia del dolore e della solitudi ne. Penso allo sconcerto di tanti di noi di fronte ad una evoluzione ra pida e radicale di modelli di convi venza e di stili di vita. Penso agli an ziani, ai minori trascurati, spesso sot toposti a violenza, ai malati e a tutti gli altri che vivono in condizioni di esclusione. E sono questi bisogni che spesso non hanno voce, che raramente giungo no alle prime pagine dei giornali, sal vo che non vi sia qualche caso dram matico e che quindi spesso non fan no opinione. Ma una società che vo glia essere adulta, quale noi voglia mo che essa sia, deve avere occhi ed orecchie anche per queste esigenze. Su di esse si giuocano indubbiamen te la qualità stessa del progresso e la legittima aspettativa di ciascuno al la propria parte di serenità e di be nessere. Ai giovani, sempre giusta mente ansiosi di idealità, io credo che possano e debbano essere additati questi obiettivi. Se essi non hanno dovuto lottare in gran parte in pri ma persona per conquistare il diffu so benessere degli anni ’80, possono però prefiggersi di lottare per il su peramento dei costi culturali, socia li e civili, che certamente il così rapi do sviluppo del Paese ha inevitabil mente comportato». * ♦ ♦
È una sfida e un impegno che l’Ita lia ’89 deve vincere, prima di essere sommersa dalla retorica fin da ora esageratamente sponsorizzata dell’/talia ’90 pallonata.
E.G.
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Dalle parole ai fatti? Dopo aver archiviato con rassegna zione per alcuni anni il problemadroga tra le «piaghe sociali», quale inevitabile «pedaggio» da pagare agli usi della società del benessere, d’im provviso si ritorna a parlare di droga. La proposta del Governo di un dise gno di legge innovativo per la lotta alla droga, ha innescato un dibatti to acceso, ma anche tanto, troppo caratterizzato da fondamentalismi, paure e false certezze.
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Di fronte al dilagare del fenomeno da parte di tutti si invoca una nuova normativa: ma quale, di che tipo, con quali finalità? Due aspetti colpiscono particolar mente nell’approccio al problema de gli ultimi tempi: la virulenza delle opinioni in campo che, al di là dei fatti o dei giudizi, si tinge dei colori della fazione; e il sottacere, nella di scussione, le profonde, radicali cau se alle quali bisogna invece rifarsi per dare senso etico e civile all’intero di scorso che coinvolge società e medi cina, diritto e valori etici. L’interesse verso il dilagare della tos sicodipendenza sembra allora non tanto privilegiare l’urgenza dell’inter vento dello Stato come discorso di politica sociale di difesa della salute pubblica, e di solidarietà umana, quanto piuttosto essere frutto di una paura dilagante e di un interesse pre ciso: quello di recintare un problema, di occultare un disagio. Attanaglia la società un grande bisogno di ordine, di tranquillità e di sicurezza: sicurez za contro il deviarne, il folle, il dro gato. E i toni emozionali del dibattito sul la droga hanno fatto emergere que sto bisogno, illustrandolo e commen tandolo in ogni suo risvolto. Ecco al lora scendere in campo due diversi orientamenti, in un dibattito troppo spesso finalizzato a progetti di «ac caparramento» di fette di opinione pubblica più che a salvare vite umane.
II dibattito sulle tossicodipendenze Da una parte i «punizionisti», gli as sertori della linea più o meno dura. Essi sostengono l’inutilità della leg ge attuale, la 685 del 1975, frutto di compromessi ideologici (ma alcuni di loro non erano proprio quelli che predicavano la cultura del «tutto sì» o che dieci anni fa chiedevano la li beralizzazione della droga? n.d.r.). Dall’altra parte gli «antipunizionisti» affermano: aumentare i castighi, la storia insegna, non ha mai determi nato una diminuzione dei reati. Se il carcere servisse a guarire i drogati, non ci dovrebbero essere più tossico mani in circolazione, dato che la grande maggioranza di essi è stata già reclusa una o più volte senza ap prezzabili risultati, se non quello di mettere a stretto contatto chi delin que per droga con chi si droga per delinquere meglio.
Non sfugge alla sensibilità delle per sone che appare riduttivo restringe re l’emergenza-droga al problema della punibilità o meno del tossico dipendente, come pure che bastano gli squadroni di polizia a sconfigge re il problema. I drogati non sono, come tutta l’area del disagio e dell’e marginazione, la parte malata di una società fondamentalmente sana: so no al contrario la parte della società su cui più duramente pesano mecca nismi insani. Il problema-droga non può essere isolato, rispetto a tutto il sistema di valori che reggono la di gnità della vita, delle persone, delle relazioni sociali. Non possiamo soltanto limitarci a criminalizzare i tossicodipendenti che divengono oggi colpevoli, da vittime che erano. Troppo si è piaudito in passato ad uno stile di vita che ha fornito le «sceneggiature» morali ed etiche per le licenze più bizzarre e le «esperienze più esaltanti». Basti pen sare al clima di permissivismo in cui nacque la legge 685 nel 1975. Ma dalle «illusioni» alle pene il pas so sembra troppo breve. È questo in vece un passaggio che dovrebbe es sere mediato dalla solidarietà di una
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società che nel suo insieme prende coscienza e collabora a questo impe gno di lotta grandioso; una società che dovrebbe fornire corretti modelli etici, nuovi servizi assistenziali, tem pestive forme di vigilanza e repres sione. Allora l’iniziativa del Governo di presentare un testo normativo quale base di dibattito per una rinnovata vitalità nella lotta alla droga, ap pare per lo meno apprezzabile, per ché esprime la volontà dello Stato di farsi carico direttamente del flagel lo-droga. Si tratta di una legislazione, quella proposta, che segna una inversione di tendenza rispetto alle norme ora in vigore. Innanzitutto perché affer ma un principio, prima che giuridi co, morale. Non è lecito drogarsi perché non è lecita l’autodistruzione, e lo Stato ha dunque l’obbligo di porre in essere tutti i sistemi per da re forza alla sua azione di dissuasio ne all’uso degli stupefacenti. Chi si droga dunque compie un atto illeci to ed è punibile. 1 tossicodipendenti possono però usufruire della sospen sione del procedimento giudiziario se scelgono di sottoporsi ad un pro gramma terapeutico. Non è previsto il ricovero coatto, ma si afferma in concreto il tentativo di aiutare il tos sicodipendente a scegliere la via del recupero, anche attraverso la conser vazione del posto di lavoro. Ma tra le pene contemplate per i con sumatori non c’è il carcere, ma un ventaglio di sanzioni dissuasive, dal ritiro della patente o del passaporto al divieto di allontanarsi dal luogo di residenza e all’obbligo di firma. Un concetto peraltro, quello della puni bilità del consumatore, non estraneo al nostro ordinamento: già nel 1954 infatti la legge, cancellata dalla 685 del 1975, prevedeva pene severissime per la detenzione ed il consumo per sonale di stupefacenti.
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Certo, si corre il grave rischio che la punibilità dei tossicodipendenti, sep pur temperata dai margini di discre zionalità a disposizione del magistra to, determini un allargamento del sommerso e della clandestinità. Tut tavia, si rende ormai necessaria una risposta chiara ed efficace dello Sta to in termini di illiceità per l’assun zione di droga. Non si può però pensare di colpire soltanto l’anello debole della catena della tossicodipendenza, mettendo in atto meccanismi strutturali e cultu rali tali da accentuare ed esasperare situazioni di debolezza e fragilità. È lecito allora domandarsi se siano suf ficienti l’inasprimento delle pene per combattere la droga, senza poi arri vare ai trafficanti e soprattutto alle fonti, ai Paesi produttori e alle col tivazioni. Ecco allora l’esigenza di una maggio re severità nella repressione del traf fico e anche un concreto impegno a livello internazionale per la riconver sione delle colture nei Paesi produt tori. Un disegno globale di lotta alla dro ga non può però non basarsi sulla lo gica della solidarietà e sul dovere pri-
mario della società del recupero e del reinserimento dei consumatori. La tossicodipendenza è infatti, prima di tutto, un problema educativo e poi sanitario e giudiziario. La «cultura dell’accoglienza» agli emarginati è un valore civile e una scelta politica. Occorre allora abbandonare la «cul tura del metadone», ma promuove re sul territorio una presenza carat terizzata non solo da tanta umanità ma anche dalla creatività e dalla spe rimentazione terapeutica. Appare al lora impensabile affrontare oggi il problema-droga soltanto dal punto di vista della repressione. Bisogna invece offrire ampie e diversificate possibilità di recupero affin ché ogni individuo che voglia uscire dalla droga e dallo stile di vita ad es so connesso, possa trovare il suo pro getto di vita adeguato alla sua storia e alla sua persona. E la prevenzione, un altro punto for te del progetto di legge del Governo, non va identificata con la semplice informazione. Deve invece puntare alla formazione della persona, e del giovane in special modo. Prevenzio ne vuol dire allora attivare in ogni quartiere strutture sociali attorno alle quali consentire lo sviluppo della vi ta, di offrire cultura e gioco, di ce mentare amicizia e solidarietà. L’educazione al primo posto, dun que. E proprio allo slogan «educare senza punire» si ispira il «cartello» promosso dalle Adi, dalla Caritas e dal Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (a cui ha aderito anche il CSI nelle sue linee generali), che raccoglie associazioni e comunità impegnate nell’assisten za ai tossicodipendenti all’insegna della solidarietà e della formazione. In una simile emergenza nulla si po trà risolvere senza una grande coali zione che comprenda le famiglie, le scuole, le comunità, le associazioni, (segue a pag. 8)
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Dalle parole ai fatti? (segue da pag. 7)
le istituzioni, la polizia, la legge, la cultura. Si deve togliere ogni residua legittimità e ogni accreditamento del la droga agli occhi dei giovani, legan do gli sforzi volontari e quelli, pur troppo quasi assenti dello Stato. Più forti sì, ma non con i deboli. La «galera ai drogati» è una parola d’ordine inaccettabile. Ma una spinta alla terapia è doverosa. Così come è doverosa una lotta senza confini e senza sotterfugi ai trafficanti, veri mercanti di morte. Una nuova legge è dunque necessa ria, ma una regola può solo accom pagnare un costume non crearlo quando non c’è. Si tratta allora non soltanto di affermare un «no», an che penalmente sancito, ai giovani che vogliono comprare la droga. Si tratta invece di inserire questo «no» in una complessa cornice di nuovi «sì» (solidarietà, sicurezza di lavoro, recupero di valori morali, giustizia sociale) che offrano agli stessi giova ni, non solo la prospettiva della pu nizione, ma anche un’alternativa, un duraturo motivo per costruirsi un fu turo senza droga. Sono molti i quesiti che rimangono aperti. Pensiamo alla spinosa ed im barazzante questione della punibili tà del tossicodipendente, alla possi bilità di una visione meramente «le galista» del problema droga, alla ne cessaria integrazione dei servizi pub blici e privati, alla delicata funzione «arbitrale» affidata ai magistrati. Il testo del Governo potrà allora es sere migliorato in Parlamento (anche valorizzando maggiormente i contri buti delle realtà del volontariato che operano nel settore), ma è difficile non condividerne lo spirito e l’impe gno di fare proprio il grido del dirit to alla vita che si leva dalla società e dalle giovani generazioni.
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Vito Cozzali
iliion»\ ©•©©;'. Cinque domande al Ministro Jervolino — Quali le caratteristiche del disegno di legge per la lotta alla droga appro vato dal Governo? Oltre alla repres sione, vengono veramente privilegiati i momenti della prevenzione e del re cupero? «Il Disegno di Legge approvato dal Governo lo scorso mese di dicembre si caratterizza soprattutto per una forte accentuazione delle strategie di prevenzione, per un potenziamento della lotta al traffico interno ed in ternazionale di droga, per la chiara dichiarazione di illiceità del consumo e della detenzione di qualsiasi tipo di droga, pesante o leggera, per la rin novata attenzione alle possibilità di recupero e reinserimento sociale dei tossicodipendenti. L’attività di pre venzione certamente ha la sua base in quella educazione ai valori che la famiglia è chiamata a compiere. Ta le attività si sviluppa poi nella scuo la, sempre coinvolgendo, oltre ai do centi, i genitori, attraverso gli orga ni di Governo democratici. L’obiet tivo che il Disegno di Legge si pone è quello di raggiungere tutte le 15 mi la scuole d’Italia. I giovani vengono posti al centro della stessa organiz zazione delle attività educative e pre ventive. Queste ultime, infatti, pos sono essere promosse dagli stessi gio vani. Una particolare attenzione è posta anche sulla preparazione del personale docente: è infatti previsto che gli insegnanti possano essere co-
mandati presso le Comunità terapeu tiche sia per permettere ai giovani ospiti di queste ultime di terminare il proprio corso di studi, sia per da re agli insegnanti stessi la possibilità di acquisire sul campo delle esperien ze utili. L’attività di prevenzione, secondo il Disegno di Legge del Governo, deve poi svilupparsi nelle Forze Armate giungendo a coinvolgere ogni caser ma o nucleo di giovani in servizio di leva. In quest’ambito verrà posta an che particolare attenzione per indi viduare ed aiutare i cosidetti “giova ni a rischio’’, quei ragazzi, cioè, che presentano particolari difficoltà psi cologiche, o, comunque, di adatta mento. Nell’azione di prevenzione, secondo le indicazioni della nuova convenzione RAI-Stato saranno poi coinvolti anche i mass media. Momenti forti della strategia di re cupero saranno i centri antidroga che il Disegno di Legge prevede siano istituiti in tutte le Unità Sanitarie Lo cali e le comunità terapeutiche, per le quali sono stati fra l’altro stanzia ti notevoli mezzi economici. Il Dise gno di Legge prevede anche la con servazione del posto di lavoro per i tossicodipendenti che si impegnano ad iniziare un cammino di disintos sicazione. La nuova legge sulle coo perative di solidarietà sociale già ap provata dal Senato ed in corso di ap provazione da parte della Camera dei Deputati, offrirà anche la possibili tà di avviare a lavori produttivi gli ex tossicodipendenti privi di un proprio posto di lavoro». — La punibilità dei tossicodipenden ti costituisce certamente una svolta fondamentale nella lotta alla droga. Ma coinè preservare, da una parte,
la salute dei cittadini e promuovere dall’altra, le ragioni della solidarie tà sociale verso coloro che sono sta ti investiti dalla droga?
«Quanto già detto prima mi pare ga rantisca che il Disegno di Legge non dimentica mai le ragioni della solida rietà verso coloro che sono stati in vestiti dalla droga. E ciò è dimostra to dallo stesso sistema di punibilità che il provvedimento del Governo propone. Innanzitutto, infatti, le pe ne non sono mai detentive. Le san zioni previste (ritiro della patente, del passaporto, obbligo di residenza in un determinato comune) sono modu late in modo tale, non solo da non ostacolare il recupero ma da facili tarlo. Non va poi dimenticato che, a parte anche la previsione di ipotesi di perdono giudiziale, il magistrato sospende addirittura il procedimen to penale quando il tossicodipenden te accetti di intraprendere un cammi no di disintossicazione. Ci si augu ra, infine, che le sanzioni previste possano costituire un fattore disin centivante per coloro che non han no fatto la terribile esperienza della droga». — In che modo si possono integrare le diverse filosofie deH'assistenza ai tossicodipendenti: da una parte le co munità terapeutiche, pervase da un profondo spirito di frontiera e dal l’entusiasmo, e dall’altra il servizio pubblico con le «strettoie» buro cratiche.
«Il problema esiste, ma è comune a tutti i tipi di servizi socio-sanitari e, comunque non è irrisolvibile. Utili indicazioni sono venute anche dalla Conferenza Nazionale del Volonta riato, indetta, ad Assisi, dal Gover no nel dicembre scorso. Le comuni tà terapeutiche continueranno ad avere, ed anzi a sviluppare quelle ca ratteristiche di “novità” e di sempre
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nuova sperimentazione che già ora le animano e che rendono il servizio flessibile e capace di rispondere alle diverse e mutevoli esigenze degli utenti. D’altra parte il servizio pub blico dovrà essere reso sempre me no burocratico e caratterizzato da “strettoie” varie. Anche questo non è impossibile. Esistono già unità sa nitarie locali che fanno un ottimo servizio promuovendo, sul territorio, un coordinamento di tutte le istitu zioni pubbliche che si occupano di droga. Certamente, non esistono norme “miracolose” e non lo sono neanche quelle del nuovo Disegno di Legge del Governo. Quest’ultima traccia strade corrette, percorribili e stanzia i mezzi necessari. Non potrà, però, operare senza l’impegno con vinto e la buona volontà di tutti co loro che lavorano nei servizi pubbli ci e privati». — La nuova legge riuscirà a blocca re i veri «mercanti di morte», i traf ficanti? «Nessuno può dirlo con assoluta cer tezza; comunque ritengo che le nuo ve norme riusciranno se non a bloc
care completamente i trafficanti, cer tamente a rendere molto difficile la loro vita ed il loro lavoro. Innanzi tutto sono previste sanzioni severis sime che, in alcuni casi, vanno fino all’ergastolo. Il provvedimento del Governo introduce nel nostro ordi namento giuridico istituti già collau dati positivamente in altri Paesi. Mi riferisco alla possibilità di bloccare in alto mare le navi sospette di tra sportare droga, alla possibilità per le Forze dell’Ordine di fingersi acqui renti di droga per acquisire prove contro i trafficanti, alla possibilità di ritardare l’arresto di questi ultimi quando, attraverso tale sistema, ci sia la fondata convinzione di risalire ai trafficanti maggiori. Questi siste mi hanno funzionato in tanti Stati del mondo, perché, dunque, non do vrebbero funzionare da noi?». — Che ruolo può svolgere lo sport nella complessa opera di prevenzio ne e di recupero dei tossicodipen denti?
«Certamente lo sport può svolgere un ruolo di grande importanza sia per la prevenzione, sia per il recupe ro dei tossicodipendenti. Lo sport, infatti, abitua ad una severa discipli na interiore, al senso di responsabi lità, alla tutela della propria salute, al rispetto degli altri. Esso inoltre of fre ai giovani occasioni positive per socializzare, impegnare le proprie energie ed il proprio tempo libero. Naturalmente il Disegno di Legge ap provato dal Governo Io scorso di cembre non si occupa di sport per ché è diretto a modificare la vecchia Legge 1975 sulla droga. 11 provvedi mento però, va inserito nella strate gia globale del Governo che allo sport riserva attenzione e notevoli mezzi economici».
a cura di Vi. Co.
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Politica e sport Il sociologo francese Magnane ha scritto che lo sport in sé non è né «pro gressivo» né «regressivo»: sono gli uomini che lo rendono tale, includen dolo dentro i loro schemi ideologici, culturali, c utilizzandolo poi nei loro piani politici. Dal che si deduce che lo sport è una banderuola buona per tut ti i venti politici, ma è l’ideologia, la cultura che lo rende adatto all’uso. Per cui, al di là del fatto in sé dell’uti lizzazione strumentale dello sport da parte di Stati e Governi di ieri e di og gi, per capire i veri rapporti tra sport e politica occorre scavare nelle corren ti di pensiero in cui i vari regimi sono sorti, o che hanno contribuito essi stessi ad imporre. È questo il metodo usato da John M. Hoberman nel suo saggio «Politica e sport», pubblicato recentemente da II Mulino (1). Hoberman soffermandosi soprattut to sulla cultura europea di fine Otto cento, del Novecento esamina i rap porti tra sport e politica soprattutto nella Germania nazista, nell’Italia fa scista, nel regime comunista sovietico e in quello della Germania orientale.
Mussolini, Hitler, Lenin
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Una variabile ideologica importante è per Hoberman l’atteggiamento nei confronti del corpo. «La bellezza è potere», diceva Hobbes. Mussolini, già imbevuto per suo conto di futuri smo in dosi massicce, si avvalse mol tissimo della massima di Hobbes cer cando di accreditare per sé l’immagi ne di capo-atleta e per il suo regime quella di stato-atleta. «L’Italia, era solito dire Mussolini, è una terra che ama il teatro c i suoi lea der devono orchestrare le loro relazio ni pubbliche». Egli lo faceva nel mo do più consapevolmente atletico pos sibile: mentre era in posa per una fo to o mentre brandiva una spada, men tre arrivava a Locamo in fuoribordo,
o quando si esaltava esercitandosi al la boxe con il suo istruttore. Si diceva di lui che amava ogni tipo di sport e che prediligeva quelli più pericolosi. Ogni tanto invitava alcuni giornalisti stranieri perché lo vedessero tirare di scherma, giocare a tennis o cavalcare, e li sollecitava a riferire all’opinione pubblica mondiale della sua bravura. È noto, del resto, che egli non tollera va l’idea di invecchiare e si fece rade re la testa per nascondere i primi segni dell’età. Questa impronta atletica, «maschi le», Mussolini volle imprimerla anche al regime, riuscendoci a quanto pare se un osservatore straniero nel 1933 poteva scrivere: «La classe politica italiana è ben costruita, ben nutrita, bruna e atletica. Di solito si associa una classe di politici a una classe di in tellettuali. Qui invece l’adeguatezza fisica e una presenza imponente sono i requisiti più richiesti». JOHN M HO8EP.MAN
POLITICA E SPORT
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(1) John M. Hoberman, Politica c sport. Il Mulino, Bologna 1988, pagg. 349, L. 35.000.
Per Hitler le cose non sono andate di versamente, nonostante i problemi frapposti da un fisico non proprio... di ruolo. «Ometto sparuto e ridicolo, sprigionavo sul mondo una potenza ricavata dalla bellezza pura e chiara degli atleti e delle canaglie», gli fa di re Jean Genet nel suo romanzo Riti funebri. È un soliloquio immagina rio, ma paurosamente realistico. Hi tler fu realmente a capo del movimen to di glorificazione dell’hetos maschi le, che combinava l’atleta e il teppista nella temibile figura delle SS. Nella cultura marxista, Lenin aveva tutte le carte in regola per giocare il ruolo di «atleta politico», ma rifiutò energicamente questo ruolo. Aveva un grande interesse per lo sport e per la cultura fisica. In gioventù si era de dicato intensamente a tutta una serie di sport e conservò questo interesse per tutta la vita. Tra l’altro, dava mol ta importanza agli esercizi quotidiani. Tuttavia non sembra gli sia venuto mai in mente di presentarsi in pubbli co come l’atleta politico di stile fasci sta, anche se rappresentò il rivoluzio nario come una figura eroica dal pun to di vista sia fisico che morale. Del resto ce n’è voluto prima che lo sport entrasse massicciamente nella politica e nella vita sovietica, prima, e poi negli altri paesi del blocco comu nista. La verità è che il movimento operaio aveva a lungo considerato lo sport come un «divertimento borghe se», conferendo assoluto primato al lavoro rispetto al tempo libero, all’homo ludens, che invece Huizinga pone a fondamento del vero umanesimo, contrapposto alla concezione utilita ristica della civiltà industriale.
Sport, ideologia e politica negli USA Il saggio di Hoberman non prende in considerazione, se non per rapidi cen-
Vertice a Mosca ni, culture e modelli sportivi fuori del l’ambito europeo. Grande assente, dunque, il rapporto tra politica e sport negli Stati Uniti. Non è perché, dice Hoberman, tale rapporto negli USA non ci sia. Lo sport è un problema che ha una politicità latente in ogni socie tà, poiché i temi culturali di ogni cul tura sportiva sono fortemente ideolo gici in senso politico. Tali problemi sono rilevanti per lo sport americano quanto lo sono per lo sport europeo o altrove. Lo sport americano si porta dietro un carico molto consistente di idee sulla mascolinità, la femminilità, la celebrità, il patriottismo, l’eroismo, il narcisismo, la razza, la violenza, e altro. Ma, si giustifica Hoberman, le ideologie giocano un ruolo molto mo desto nella vita americana. Negli USA perfino la parola «ideologia» contie ne un’accezione di fanatismo. Per cui lo sport americano è certamente intri so pesantemente di contenuti «ideolo gici», ma è raramente riconosciuto come tale, mentre in Europa l’idcologizzazione del discorso politico, anche sportivo, è molto più pronunciata.
Al termine dell’affascinante anche se non facile lettura del saggio di Hober man, si chiude il libro con l’impressio ne di aver decisamente arricchito il proprio bagaglio critico per leggere lo sport anche al giorno d’oggi, al di sot to di quello che i cronisti sportivi ci raccontano, facendo salti mortali per convincerci che si tratta di avvenimen ti mitici, al di fuori del bene c del ma le, e non di eventi intimamente legati alle idee, alla cultura e alla politica del nostro tempo.
Livio Olivi
dal punto di vista educativo. Del re sto, già i documenti preparatori ri flettevano questa tendenza, espri L’incontro UNESCO mendo una particolare preoccupa per quanto riguarda la droga, sulle politiche sportive zione la violenza e la commercializzazione nello sport. Anche il tema dell’apar theid, e dei mezzi per superarla, ha trovato largo spazio durante i lavori. L’UNESCO (l’organizzazione delle Una sintesi dei principali orienta Nazioni Unite per l’educazione, la menti emersi, elencati in 10 punti, è scienza e la cultura), ha organizzato stata raccolta in una «Dichiarazio a Mosca dal 21 al 25 novembre scor ne». so la «Seconda conferenza interna «La risoluzione finale — questo il zionale dei Ministri e alti funzionari commento a caldo del presidente na responsabili per l’educazione fisica e zionale Aldo Notario al suo ritorno lo sport: MINEPS li». L’iniziativa, da Mosca — riflette un impegno di nata su proposta di una specifica tutti i paesi per far fronte ai proble Commissione dell’UNESCO, mira mi individuati, e soprattutto a quelli va ad una riflessione sui problemi derivanti da droga, violenza e com dello sport. La Conferenza, che fa mercializzazione. C’è da dire, però, ceva seguito a quella analoga orga che questi problemi sono più grossi nizzata nel 1976 a Parigi, era stata dello stesso fenomeno sportivo. Dro preparata da un rapporto sugli attua ga, violenza e commercializzazione li livelli di sviluppo dell’educazione sono infatti problemi dell’intera so fisica e dello sport nel mondo. cietà umana, a prescindere dalla geo A Mosca erano presenti i delegati di grafia e dai regimi politici. Alla ra 115 stati membri, oltre a quelli del- dice di ogni male c’è infatti la cre l’OLP e di tre stali non membri (San scente commercializzazione dello ta Sede, Gran Bretagna e USA). So sport, con le sue compromissioni; da no intervenuti anche rappresentanti essa derivano anche droga e violen di alcune organizzazioni non gover za. La contemporanea presenza a native riconosciute dall’UNESCO, Mosca di tanti Ministri o loro diretti tra cui la F1CEP. Della delegazione rappresentanti ha fatto del MINEPS F1CEP facevano parte anche il pre II un’occasione diversa: a differen sidente nazionale del CSI Aldo No za di quanto avviene quando si dibat tano e la vicepresidente Maria Rosa te nelle sedi ufficiali dello sport, co Zanella. me il CIO, a Mosca si è potuto lavo I temi proposti al dibattito erano rag rare in un più stretto collegamento gruppati in due grandi aree: educa tra sport e società. Aver preso co zione fisica, sport e società (scuola, scienza di certi pericoli costituisce promozione, sport per tutti, salva- dunque un passo avanti, ma adesso guardia dei valori etici, contributo al c’è da sperare che non si rimanga nel lo sviluppo della pace ecc.); coope campo delle pie intenzioni. Tra bre razione in ambito nazionale e inter ve l’UNESCO invierà a tutti i Gover nazionale (cooperazione tra poteri ni una copia del rapporto definitivo pubblici e organizzazioni sportive a del MINEPS II contenente la “Di tutti i livelli, cooperazionc tra Stati, chiarazione” e le 11 raccomandazio ruolo dell’UNESCO ecc.). ni: bisogna evitare che esse restino L’attenzione generale si è sofferma soltanto indicative». ta soprattutto sui temi del primo A.D.P. gruppo, cioè sui problemi dello sport
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Sci per tutti? Se una decina d’anni fa l’attività scii stica poteva essere considerata sola mente una moda, oggi è divenuta un vero e proprio fenomeno di massa. L’affermazione non nasce solamen te dall’esperienza di chi frequenta abitualmente il mondo dello sport, ma rispecchia l’opinione diffusa fra tutti gli operatori del settore, tecni ci, produttori, negozianti, albergato ri e agenti di turismo, i quali tengo no a sottolineare che lo sci, in tutte le sue versioni, conta attualmente cir ca tre milioni di appassionati. Questa cifra potrà sembrare esorbi tante, se si pensa che l’ultima rileva zione statistica svolta dall’ISTAT sull’argomento — risalente al 1985 — dava per certa l’esistenza di 1,5 milioni di sciatori, di cui un terzo donne, ivi compresi i 176.000 tesse rati alla Federazione. Laddove però si consideri la varia zione percentuale dei praticanti di questo sport rispetto alla rilevazione fatta nel 1982 (882 mila unità), ci si accorge che l’incremento è stato ad dirittura del 76%, il che lascia sup porre la sufficiente veridicità del da to iniziale. Nel frattempo, il numero dei tesse rati è salito a 222.000 unità, al quale si aggiungono gli oltre 20.000 allievi dei Centri di Avviamento. L’analisi della tipologia dei pratican ti, inoltre, dimostra che lo sci sta di ventando sempre più patrimonio an che delle classi meno abbienti e che la buona metà degli sciatori non li mita la propria attività alla semplice settimana bianca. Interessante anche la progressiva estensione geografica del fenomeno, che ora coinvolge in pieno anche le grandi città e le regio ni del sud. Basti dire che nelle regio ni centro-meridionali esistono ben 21 scuole di sci e che a Lecce esiste uno dei più grandi sci club italiani, con tando ben 700 iscritti. 12 Anche sotto l’aspetto tecnico il turi-
Prospettive e problemi deirandar sulla neve sta della neve è cresciuto notevol mente. Il principiante a vita non esi ste più: tutti vanno a scuola di sci e cercano di affinare il loro stile, con sumando avidamente le gare tra smesse in televisione e le varie rivi ste specializzate. Che cosa ha determinato, allora, una tale espansione del movimento scii stico? Innanzitutto, gli echi dei trion fi della «Valanga Azzurra», capeg giata da Thoeni e da Gros, ripropo sti ora dall’«Effetto-Tomba». Quindi, per la diffusione di quel fe nomeno che un sociologo ha defini to col termine «biofilia», cioè risco perta del contatto con la natura co me fuga dallo stress della grande cit tà, come indispensabile bisogno di ossigenazione, come occasione per svolgere del moto all’aria aperta no nostante la rigidità deH’inverno. In generale, però, la vacanza o la gi
ta sulla neve, seguono l’onda dell’e spansione del turismo di massa, de terminata dalla cultura del benesse re instauratasi nella nostra società. Ultimamente, poi, molte persone, — almeno 500 mila — hanno riscoper to il fascino dello sci nordico e fuori pista. Soprattutto il primo, rispetto allo sci alpino, è sicuramente più eco nomico e sicuro, praticabile in grup po e senza limiti di età. Ci sono infine le nuove mode, come lo snowboard (vale a dire lo sci-surf) e il free-style (sci acrobatico), e le fol lie: paracadute da pendio, wind-surf su neve, Io swingbo, ecc., ma si trat ta di fenomeni circoscritti ad una stretta elite, che vivacizzano tutt’al più il soggiorno dei turisti. La massa, in realtà ama ancora muo versi secondo i canoni tradizionali, anche perché, ormai, il culto della neve smuove famiglie intere, anche se poi è solo il figlioletto ad avven turarsi sugli sci. A fronte di questa vertiginosa cresci ta della domanda — del resto — l’of ferta ha sempre saputo adeguarsi nel la giusta maniera. In tutto l’arco al pino, nelle prealpi e lungo la dorsale appenninica, fino alla Sicilia, vi so no 600 stazioni sciistiche, con 2.500 impianti, 400 piste di fondo e oltre 200 scuole di sci, con opzioni di prez zo e di gusto pressocché illimitate. Se poi, con uno sforzo di fantasia, riuscissimo a sommare i dislivelli di tutti gli impianti di risalita, potrem mo arrivare a una quota di 500 km. Non solo, ma mettendo una dietro l’altra tutte le piste battute disponi bili, potremmo compiere una lunga e meravigliosa discesa dalle Alpi al le Piramidi, per un totale di 4.200 km! Fra le località più richieste (fonte: Sciare) il top, nel rapporto qualitàprezzo-organizzazione-sciabilità delle piste, è rappresentato da Cervinia, ma grosso credito riscuotono anche
le località piemontesi di Artesina, Mottarone e Sestriere, le stazioni ve nete di Arabba e Alleghe, il Passo Tonale, Madonna di Campiglio, Canazei e Cortina fra le «classiche», e, udite udite, la piccola Sarnano nelle Marche. Anche l’industria, nonostante l’estre ma volubilità del mercato, ha sapu to tenersi sempre al passo coi tempi, per cui al progressivo livellamento dei prezzi, ha fatto seguito una con siderevole crescita della qualità me dia dei prodotti. Negli scarponi la ri cerca fondamentale è quella sul com fort, ottenuto più che col migliora mento dell’imbottitura della scarpet ta, che hanno tutte raggiunto ottimi livelli di termicità e comodità, con il sempre più largo uso di dispositivi di aggiustamento dello scafo per evita re dolorose pressioni sul piede. Gli sci, dopo la grande rivoluzione dello stratificato, propongono ormai solo variazioni sul tema. Un’interes sante novità è stata quella dello sci radiale con struttura trapezoidale, mentre prosegue lo studio dell’angolatura delle lamine attraverso tecno logie aeronautiche. Gli attacchi, cui è affidata la salvezza delle gambe de gli sciatori, hanno ormai raggiunto degli standard di qualità e sicurezza impensabili fino a qualche anno fa. E i prezzi? Una attrezzatura comple ta di classe L/A (principianti/turisti) di ottimo livello viene a costare cir ca 700 mila lire, ma una volta supe rato l’impatto della spesa iniziale, al la quale si deve aggiungere quella re lativa alla tuta, ai doposcì, ai guan ti, agli occhiali e accessori vari, si possono vivere sonni tranquilli per diversi anni. A questo proposito, vogliamo ricor dare che nell’85 (fonte Istat), gli scia tori hanno speso 337 mila lire pro capite, il che equivale complessiva mente a 522 miliardi. In questa cifra, ovviamente, rientra anche la voce re-
lativa alle settimane bianche e ai sog giorni in genere. A puro scopo indi cativo possiamo dire che un «tutto compreso» (viaggio, hotel, skipass e scuola sci) per due persone, in alta stagione in località sufficientemente rinomate, costa intorno alle 600 mi la lire. Ma chi si accontenta della ne ve di gennaio e di condizioni logisti che più modeste può anche spende re la metà. Tutto bene, allora, sul «pianeta sci»? 1 frequentatori della neve lamentano sempre più il superaffollamento de gli impianti, che rende via via sem pre meno sciabili le piste ed aumen ta il pericolo di incidenti. C’è poi un problema di ben più am pia portata che riguarda la conserva zione del paesaggio naturale. Men tre al nord l’edilizia ha mostrato in molti casi una certa attenzione ai problemi deH’ambiente, sul versan te appenninico, soprattutto in quel le zone dove le uniche risorse sono rappresentate dalla pastorizia, lo sci di pista è divenuto essenzialmente un fatto speculativo.
Dopo la grande crisi che colpi il tu rismo invernale appenninico sul fini re degli anni ’70, i comuni della zo na fecero a gara per presentare pro getti di spaventosa grandiosità per l’ampliamento degli impianti — de terminati anche dalla possibilità di accedere ai fondi CEE — e mentre ora buona parte di questi è stata scongiurata, splendide località come Campo Imperatore stanno andando alla malora. Senza considerare che ovunque le infrastrutture sono insuf ficienti. Un altro problema che preoccupa non poco gli utenti della neve — an che se all’esterno potrà sembrare un fatto di importanza marginale — è dato dalla scarsa professionalità di molti negozianti di articoli sportivi. Incompetenza e superficialità diso rientano il mercato, provocano no tevoli sbalzi nei prezzi, non esercita no un effettivo controllo sull’affida bilità del prodotto. A questa constatazione di fatto, co me alle altre del resto, non fa tutta via riscontro una stasi del mercato. Anzi, dopo la flessione subita verso la metà degli anni ottanta, le indu strie hanno ripreso a pieno ritmo produzione e vendite, la domanda è vivace ed eterogenea, sulla neve ci si va per bene e con cognizione di causa. Così, dopo che nel 1988 abbiamo fe steggiato il centesimo compleanno dello sci, il 1989 si presenta con ro see prospettive per tutti. Allora, che cosa aspettiamo: in pista, ragazzi!
Marco Cerigioni
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L'OPINIONE DI...
LUIGI
ACCATTOLI Luigi Accattali è dal 1981 il vaticanista del Corriere della sera. Nel 1986, tra una notizia sul Concordato e una sui movimenti della Chiesa, Accattoli giorno dopo giorno ha fissato i pensieri di un anno difficilmente dimenticabile perché segnato per lui da due eventi importantissimi: la morte della giovane cognata, Letizia, adorabile creatura di 29 anni che lui affettuosamente chiamava sorella; e dalla nascita del quarto figlio. Dalle riflessioni del diario nasce questo libro dove, senza un ordine preciso ma con spontaneità e immediatezza, s'intrecciano inestricabilmente meditazioni sulla vita e sulla morte, sulla gioia e sulla tristezza, sulle piccole e grandi realtà quotidiane e sull’infinita speranza nella vita oltre la morte.
— Dottor Accattoli, perché questo ti tolo, perché «La speranza di non mo rire»?
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«È una frase di Leonardo Sciascia: “La speranza di non morire è il tutto di una religione’’, cioè la specificità di una religione è la fede nell’al di là. Mi è sembrata doppiamente efficace per ché da una parte esprime la speranza immediata dell’uomo che vorrebbe che la sua vita non cessasse, e poi la spe ranza di tipo escatologico, la resurre zione alla fine dei tempi. La “speran za di non morire” non fa una astra zione della speranza escatologica, ma la esprime nei termini esistenziali di chi ha paura della morte, come la Letizia di cui parlo, che fino all’ultimo mo mento della sua vita aveva la speran za di farcela».
1 — Quindi non un libro esclusivamen te centrato sui senso della morte?
«Infatti. Credo che in questo libro ci siano abbastanza elementi per allonta nare da me l’immagine della fuga dal la realtà: la famiglia, la professione, la terra, eccetera. Nell’impostazione ge nerale del libro è tanto importante la morte di Letizia che la nascita della bambina (che nel periodo di narrazio ne è ancora in gestazione). Mi rifiute rei di dire quindi che è un libro sulla morte: come nel libro c’è il racconto di una nascita e il racconto di una mor te, cosi nel titolo stesso c’è la parola speranza accanto alla parola morte». — Eppure tutte le pagine sembrano at traversate da una vena di tristezza: è vero?
«No, ma se questa è l’impressione che ha il lettore io non posso farci niente. C’è solo un fatto che per me è sicura mente fonte di tristezza e lo è ancora di più perché non è colto dalla più gran parte delle persone che mi circondano (anche se non voglio dire di essere l’u nico ad avere questa sensibilità): lo stordimento dell’epoca, lo non penso affatto che la Chiesa o il mondo di oggi
siano peggiori di ieri, tutt’altro. Eppu re predominano, un’organizzazione mondiale dell’esistenza, una regola del la vita, fondata sull’etica dello stordi mento. Ci sono tante parole che po trebbero esprimere questo concetto, ad esempio consumismo, ma nessuna di esse io condivido pienamente perché tutte nascondono un atteggiamento di rifiuto verso la modernità. Per stordi mento io intendo dire un uomo che non percepisce più il mistero, una uma nità che diventa insensibile sui signifi cati ultimi, che non si pone più interro gativi. A parte questo fatto che indub biamente genera in me una certa tri stezza, non credo affatto che la mia vita sia sbilanciata sul negativo, sul nero».
— Lei nel libro dice spesso di amare i tempi lunghi, ma il «mestiere» del giornalista è sempre più caratterizza to dalla velocità: riesce allora a conci liare inclinazione naturale e necessità? «Io soffro questa velocità; sono una persona lenta, ma soprattutto ritengo che l’umanità debba recuperare una sua lentezza. Non voglio dire che la ci bernetica e la telematica siano strade sbagliate da cui tornare indietro, non credo sia possibile. Credo invece che grazie alle macchine che sostituiranno il corpo dell’uomo, la mente potrà re cuperare una sua capacità di riflettere lentamente, di meditare. È una riflessione che nasce in me an che per il fatto di essere figlio della cul tura contadina. Essa mi ha sempre in qualche modo spinto, costretto direi, a percepire il carattere non duraturo, effimero, di quello che faccio. Se da un lato mi provoca un senso di disa gio, dall’altro mi aiuta ad avere un cer to distacco, una prospettiva critica ver so la mia professione». — La figura della donna è certamente dominante nel suo libro...
«È un argomento molto difficile per ché si rischia di passare o per anti fem-
Un Vescovo agli sportivi
minista o per femminista esagerato. Diciamo che la mia ammirazione per le donne nasce da una riflessione sulla maternità ma va oltre. Il fatto che la realtà della donna sia combinata in modo che un atto d’amore la trasfor ma fino a produrre in lei una nuova vi ta, è per me un fatto di sconvolgenti dimensioni. Io non penso di avere un’i dea del femmineo eterno risolutiva dei rapporti uomo-donna: è solo una per cezione del mistero avvenuto nella mia famiglia. Tutte le volte che penso alla donna parto da questa idea: se la don na è capace di trasformare un atto d’a more in una creatura umana, vuol di re che è fatta in modo tale che anche una parola ascoltata o un’immagine vi sta, in lei è molto più feconda che non in un uomo». — Per concludere, una frase che mi ha colpito non poco: «II pensiero della morte mi rende incredulo alla vita».
«È perché avverto con una tale forza la realtà della morte che la vita mi sem bra un fantasma. È un paradosso, ma talmente tanti sono i morti che i vivi mi sembrano inesistenti; è talmente profonda la storia dei morti che l’uma nità si porta dietro, che la vita mi sem bra un’immagine pericolosamente in bilico. Questo mi spinge a concentrarmi su gli aspetti altamente drammatici della rivelazione cristiana: la redenzione del l’umanità attraverso la morte e la re surrezione deH’Uomo-Dio, e l’affer mazione del Nuovo Testamento che l’ultimo nemico ad essere sconfitto sa rà la morte. La speranza cristiana è la speranza di vincere la morte, definiti vamente, ma solo pila fine dei tempi. Per ora, la morte mi appare vincente».
a cura di Vittorio Sammarco
Il Centro Sportivo Italiano ha vissuto con partecipazione intensa la scomparsa di un suo grande amico: Mons. FILIPPO FRANCESCHI, arcivescovo di Padova. È stato per un’intera generazione un maestro di umanità cristiana, prima nell'Azione Cattolica, poi nel servizio episcopale. Era spesso in mezzo a noi. Per ricordarlo, vogliamo riportare a'icuni passaggi di una sua pastorale indirizzata agli sportivi.
«L’esercizio dello sport conosce alcuni momenti: il momento ludico; •* lo sport come gioco, evasione distensiva, lo sport come igiene e cura del proprio corpo, per svilupparne le risorse e le capacità. È un momento importante: ad esso sono finalizzati sacrifici e rinunce, una certa ascesi, un tirocinio difficile. Sorprende vedere giovani tendenzialmen te alieni da ogni forma di rinuncia che sanno sottoporsi ed accettare sacrifici pur di raggiungere la forma richiesta ed essere ritenuti abili alla competizione. Sorprende ed edifica insieme. Appare infatti evidente la disponibilità ad im pegni anche severi e faticosi in vista di un traguardo che si ritiene meritevo le: di una mèta che si desidera raggiungere e la si considera un valore»...
«Qui è necessaria l’ascesi: gli altri non sono come noi, sono diversi. •• La diversità non è un limite, è una ricchezza: così ognuno ha qualcosa per gli altri, qualcosa da offrire e qualcosa da accogliere. Riconoscere doti e difetti diviene un atto di onestà e favorisce il dialogo, l’interscambio, l’ar ricchimento reciproco insomma. Nessuno di noi diviene più grande denigran do gli altri. Gelosia e invidia sono sentimenti possibili, ma sono meschini, nel segno della povertà. Avviliscono, non nobilitano. Il rispetto degli altri non è solo un criterio etico, è una esigenza, un dovere, la condizione del no stro stesso crescere e apprendere. Nessuno raggiunge mète muovendosi su percorsi solitari. Anche il protagonismo non prevede l’umiliazione o l’igno ranza dell’altro. Nello sport queste verità elementari trovano un terreno privilegiato di appli cazione, sia quando lo si esercita in “gruppo” o in “squadra” e ci si con fronta con altri gruppi o squadre, sia quando il confronto o la gara è inter personale»...
«Lo sport che voi esercitate ha un suo posto in questo progetto: è attività umana, un mezzo per sviluppare, potenziare ed esprimere risorse fisiche e morali. È un momento, si diceva, nel processo formativo. Ma per ché questo di fatto avvenga è necessario che lo sport sia visto ed esercitato per quello che è: un mezzo appunto; una attività che deve svolgersi avendo presente che è attività dell’uomo e quindi con esigenze di ordine etico. Lo sport è servizio per l’uomo e per la comunità quando è valutato e compiuto in vista dell’essere dell’uomo, della sua formazione e come tale promuove rapporti interpersonali e sociali ispirati al rispetto reciproco, a lealtà e one stà. Può divenire, a queste condizioni, una scuola di formazione che educa all’autocontrollo, al dominio di sé, al riconoscere i propri e altrui meriti, o limiti; che esige una certa ascesi e quindi una capacità di rinuncia, c come tale rafforza la volontà; che fa della stessa competizione non un momento di conflitto ma di confronto, di emulazione. Cari giovani, lo sport è un reale servizio per l’uomo e per la comunità se tale lo rendete esercitandolo. Ciò che desidero ripetervi è che lo sport non è e non può essere fine a se stesso, è un mezzo ordinato all’uomo, al suo realizzarsi come persona consapevole e libera. Va perciò inteso e accolto in modo che si risolva in attività degna dell’uomo»... AA
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Le settimane sociali La Confereza Episcopale Italiana ri chiama l’attenzione sul ripristino del le «Settimane sociali», interrotte dal 1970 in poi. Anche se la stampa ha os servato al riguardo un eccessivo riser bo, vale però la pena di riconoscere il significato e le preoccupazioni dei ve scovi italiani, i quali intendono pro muovere uno strumento adatto a iden tificare una presenza cattolica nella società. Per la verità non si tratta di qualcosa di nuovo, ma le «Settimane sociali» in cominciano a vivere all’inizio del seco lo XX, notificando prestigiose rispo ste agli interrogativi e alle sfide della società italiana. Oggi l’iniziativa viene rinnovata, se condo Mons. Cosmo Francesco Rup pi, per proiettare ancora di più la Chie sa «verso il sociale, inteso come mo mento etico, ma anche come sintesi di quella novità di vita, che proviene dal Vangelo». Le «Settimane sociali» si fondano così sull’insegnamento co stante della Chiesa, che ultimamente si dipana attraverso i documenti del Con cilio Vaticano II e il magistero dei pon tefici, da Pio XII a Giovanni XXIII, a Paolo VI, fino a Giovanni Paolo II. Insegnamento dove l’uomo viene indi cato come «via fondamentale della Chiesa» medesima. Difatti il Card. Poletti conferma che «le prossime Setti mane sociali dei cattolici» sono istituite a favore dell’uomo «per annunciare la piena verità del suo essere ad immagi ne e somiglianza di Dio, per difender ne la dignità, per promuoverne i dirit ti, personali e sociali, e la convivenza civile in un clima di pace e fiducia». Che oggi ci sia bisogno di ripresa so ciale emerge dalla nota pastorale dei vescovi concordata a seguito del Con vegno ecclesiale di Loreto e dai succes sivi documenti. Inoltre lo stesso papa Giovanni Paolo II dimostra su questo argomento una particolare sensibilità. Un’attenzione che si registra nei con tenuti della Lettera enciclica: Solleci titelo rei socialis, nella quale si riscon tra una dottrina sociale d’avanguardia 16 e in sintonia con i tempi.
Una tradizione che si rinnova Di fronte alla confusione e alle fisio nomie di tipo soggettivistico che la so cietà comtemporanea sembra privile giare, occorre impostare con urgenza una risposta alle esigenze dell’uomo, il quale, tutto sommato, apprezza an cora i valori della vita e della famiglia, della giustizia e della solidarietà, della speranza e della libertà. Ne consegue da parte dei cattolici un impegno, che, per mezzo di un’efficace e completa in formazione cristiana, presenti e realizzi il magistero quotidiano della Chiesa, come appare nella dimensione cultura le, sociale e caritativa. L’identità pa storale del papa e dei vescovi e l’espe rienza dell’uomo della strada attendo no con fiducia e trepidazione uno svi luppo rivolto al rispetto e alla promo zione della persona, incarnata nella fe deltà alla missione evangelizzatrice del la comunità ecclesiale. Se da un lato si assiste dunque a una pericolosa indifferenza, calata in una sorta di dubbio e d’incertezza da par te dell’attuale società, dall’altro la Chiesa sfida e combatte il potere, l’e marginazione e i disagi della gente co mune. È vero, si avvistano ancora pa recchi squilibri strutturali operanti esclusioni, disoccupazione, povertà e solitudine; tuttavia la comunità cristia na riscopre un’attenzione, che non si ferma alla semplice parola, ma analiz za il problema e lo applica per mezzo di riforme e di una maturazione cul turale e collettiva. Ne coinvolge le per sone, al punto che i pastori e i fedeli concepiscono, oltre al bisogno di ac cogliere tutti, l’impulso di trasforma re la società verso i sostegni del bene comune, colto come processo di un ri torno all’etica cristiana. Come frutto che traduce, commenta la nota pasto rale, il «globale miglioramento della
qualità della vita, della convivenza col lettiva, della partecipazione democra tica, dell’autentica libertà». Sono le ragioni che fissano la grande tradizione sociale della Chiesa sempre pronta «al formarsi di una moderna coscienza civile dei cattolici italiani», insistono ancora i vescovi, specialmen te laddove più acute sembrano le dif ficoltà e le pene dell’uomo. D’altra parte le «Settimane sociali» vengono rilanciate proprio come risposta alle complesse e forti tensioni, portate al la ribalta nel nostro Paese da ideolo gie e situazioni politiche spesso asfit tiche e vuote. Nel contempo esse ga rantiscono un prestigio culturale ed ec clesiale capace di produrre veri gesti e nuove aperture, attraverso i quali il dialogo e il confronto con la società e il tempo, si evolvono senza eccessive privazioni e noie. Esse si distribuisco no come strumenti di approfondimen to e di studio per centri e istituti di cul tura e per studiosi e operatori sociali. Non a caso mirano a obiettivi che con vivono con il servizio dei cattolici ita liani. Ne stimolano e ne orientano le azioni e i comportamenti, fornendo va lidi supporti di attività educative ed elaborando un approccio culturale, fatto di mediazioni e di linguaggi rife riti e connessi con le recenti fioriture politiche e sociali. Qui sta la specifica definizione delle «Settimane sociali», che «vengono proposte come un prezioso sussidio per la formazione permanente», scrive Franco Gualtieri, «che avrà nella dot trina sociale della Chiesa il suo punto di riferimento». Un rapporto che sco pre nel tessuto comunitario lo specchio adatto a riflettere l’immagine della Chiesa stessa. Di una famiglia religio sa che risponde ai bisogni del mondo con il messaggio evangelico della fidu cia e della speranza. Di un’attesa che, all’alba del terzo millennio cristiano, indirizza l’uomo, concludono i vesco vi, «verso un domani più umano, so lidale, ricco di senso». G. Battista Ganclolfo
STADI UM/SOCI ETÀ di Angelo Bertoni È opinione diffusa che sta cambian do qualcosa di importante nel modo di intendere e praticare la politica. E non in meglio. Anzitutto è evidente che si stanno svi luppando grandi manovre in campo economico e tra le centrali del pote re reale (aziende, banche, giornali, grandi enti). Si stringono nuove al leanze mentre se ne rompono altre. Ci sono ascese e cadute, colpi di ma no e trame pazienti. Abbandonati i livelli del dibattito ideale e dei progetti complessivi per guidare lo sviluppo e costruire una migliore giustizia, la politica sembra destinata a diventare soltanto il luo go in cui si registra il potere (non so lo i voti, ma anche la forza d’opinio ne, di pressione e di ricatto) delle va rie componenti e gruppi sociali. Anche gli atteggiamenti dei partiti e la competizione tra loro rispondono sempre meno ad esigenze di coeren za e di progettualità e sempre più agli interessi immediati che si vogliono perseguire (guadagnare consenso presso l’opinione pubblica o, più spesso, ottenere posti di potere). A queste esigenze rozze e utilitaristi che rispondono anche le campagne diffamatorie e le insinuazioni a mez za voce, fatte circolare con l’aiuto di giornali ed agenzie ambigui e spesso prezzolati. Ha fatto bene il presidente del Con siglio a rispondere con fermezza; se nella ricostruzione dell’Irpinia (come purtroppo in molti altri casi analo ghi altrove) non tutto ha funzionato a dovere, ciò è avvenuto perché le leggi e le istituzioni del nostro Paese non sempre sono all’altezza dell’e mergenza. Ma soprattutto ciò è suc cesso e succede perché la «società» di cui tanto si parla e favoleggia non è al di sopra di ogni sospetto e gran parte dei cittadini, una volta che si trova in condizione di fare un affa
QUESTIONE MORALE E MORALE POLITICA
re, più o meno lecito (una appropria zione, uno strozzinaggio, una tangen te, un piccolo ricatto, una sopravva lutazione o una sottovalutazione se condo i casi, un 'evasione fiscale...) ci pensa due volte prima di rinun ciare. Essendo così il Paese reale, gli uomini politici responsabili dovrebbero sen tirsi impegnati in un grande sforzo di educazione e di testimonianza; ma anche nella ricerca di tutti i mezzi ef ficaci per correggere, punire e infine modificare un tale costume. Invece troppi politici sono conniventi ed altri (o magari gli stessi) utilizza no il malcostume e la critica al mal costume come strumenti di lotta po litica, gettando sempre accuse e so spetti contro gli avversari e difenden do invece i propri amici. In questo modo la stessa pubblica opinione ri mane disorientata e si diffondono al cune pericolose convinzioni: che più o meno tutti sono ladri (il che non è vero), che tra scandalismo e morali smo non c’è molta differenza, che nessuno dirà mai la verità ai cittadi ni per cui l’unica cosa opportuna da fare è di lasciar perdere i problemi «pubblici» e curare invece i propri privati interessi, ricordando che «il mondo è dei furbi». Ma non sono solo i politici ad usare lo scandalismo e il ricatto. Lo fanno più o meno tutti quelli che stanno combattendo quella battaglia per il
potere, per ridefinire i campi d’in fluenza, di cui parlavo all’inizio. Se uno legge attentamente ogni giorno giornali e mass media in genere assi ste ad una vera e propria battaglia campale. Basta insistere con un ag gettivo, una fotografia riuscita ma le, con la citazione di una frase infe lice od equivoca, ed ecco che un per sonaggio «pubblico» vede crollare il suo indice di gradimento, la sua cre dibilità. Non è dunque così strano il sospetto che alcuni avevano avanzato: che die tro a quanti avevano sollevato il «ca so Irpinia» c’era forse l’intenzione di danneggiare De Mita indipendente mente da qualsiasi responsabilità po litica e da qualsiasi effettivo intento moralizzatore. Certamente non si possono lanciare accuse senza prove, tantopiù se si ri coprono delicati posti di responsabi lità nelle istituzioni. Tuttavia resta sorprendente la levata di scudi che si è avuta in difesa di Licio Gelli e del la loggia P2. Questi signori sono in quisiti dalla nostra magistratura col sospetto di reati gravissimi e comun que, sulla base di ciò che è stato ac certato, si sa che per molti anni si so no mossi, con larghezza di mezzi, per realizzare un progetto di controllodominio su tutto il nostro Paese. Un controllo-dominio che andava dalla magistratura al giornalismo, dall’e sercito al Parlamento. Un progetto sostanzialmente conservatore e auto ritario (non a caso i capi della P2 era no amici dei regimi reazionari e mi litari che dominavano in quegli anni l’America Latina) che aveva amici e nemici chiamati per nome e che pre vedeva tra le sue armi le campagne di stampa prò o contro qualcuno (via via fino al golpe militare!). Sorpren de che nessuno abbia ricordato que ste cose. Preoccupa che molti le ab biano dimenticate.
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IL TEMA DEL MESE
Esperienze associative
Ha appena compiuto i trent’anni la Società CSI Sasso Marconi, ma non li dimostra. Non è un modo di dire: è l’impressione che si ricava parlan do con i suoi dirigenti, tutti poco più che ventenni, e scorrendo l’elenco dei suoi soci, tutti compresi tra i sei ed i venticinque anni. Una Società di giovani, condotta da giovani per una scelta precisa — quella di un ricam bio continuo — che è diventata or mai una tradizione. Un fenomeno che incuriosisce se si riflette sulle dif ficoltà di ricambio ai vertici che mol te altre Società del CSI denunciano per la riottosità dei soci-atleti a tra-
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sformarsi in soci-dirigenti e ad assu mersi impegni e responsabilità pre cise. Un fenomeno che incuriosisce ancora di più allorché si scopre che il CSI Sasso Marconi, nonostante i suoi dirigenti siano sempre verdi e teoricamente poveri di esperienza, si muove nell’ambiente cittadino all’in segna di un impegno totale in cam po educativo.
Da ieri ad oggi Il CSI Sasso Marconi è stato fonda to nel 1958. Trent’anni sono pochi e molti al tempo stesso: sono pochi
perché la memoria di un avvenimen to si perda del tutto, e sono molti perché quell’avvenimento sia ricor dato nei dettagli. Parlare con gli at tuali dirigenti del Sasso Marconi del le origini societarie suscita una curio sa impressione. La più «anziana» del gruppo è Cati La Monica, 24 anni, presidente (la vicepresidente ha 22 anni): in loro l’attenzione è tutta ri volta all’oggi, con uno sguardo get tato sul futuro più immediato; la sto ria è quella degli Anni ’80, mentre i primi passi della Società sono ricor dati con rispetto e con un po’ di in certezza, come si conviene ad un mito. Come tantissime altre Società del CSI, anche il Sasso è nato in ambito parrocchiale, con un interesse limi tato al calcio e all’atletica. Poi, per qualche ragione che nessuno ricorda più, il rapporto con la Parrocchia si è allentato e la Società ha trovato una sua strada indipendente, rivolta verso la polisportività e verso un con cetto di servizio alla comunità citta dina. Negli anni ’70 il Sasso Marco ni si segnalava già come una delle So cietà più attive e all’avanguardia del CSI. La realtà di oggi è quella di un grup po di circa 200 tesserati dai 6 ai 25 anni, che diventano 300 o 400 nei mesi più miti, quando la piscina co munale apre i battenti e può «parti re» l’attività dei corsi di nuoto. La proposta sportiva segue le necessità delle diverse fasce: attività polispor tiva di base, a carattere ludico, per i bambini della prima età scolare; at tività di graduale avviamento allo sport per i ragazzi di 11-14 anni; atle tica leggera, pallavolo e basket per i giovani. Ma lo slogan è «Sport con altre co se», e le «altre cose» non sono po che. Ci sono le iniziative di anima zione comunitaria, come la periodi-
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TRENTANNI A SASSO MARCONI (segue da pag. 19)
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ca cena con i genitori o la staffetta «Sasso-Mare», che coinvolge tutti i membri e gli amici della Società, cia scuno per una breve frazione, in una corsa verso l’Adriatico. «Sport con altre cose» significa pe rò anche uscire dal proprio orticello e porsi in un atteggiamento di dispo nibilità verso l’intera comunità citta dina.
Problemi vecchi e nuovi
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Sasso Marconi è un centro di circa 13.000 abitanti, metà dei quali di sufficienti e ammalati di vecchiaia. spersi in frazioni, situato a poco più Le Società sportive, accorgendosi che di 20 km da Bologna. La trasforma la Consulta non era tenuta in gran zione che ha investito Sasso negli ul de considerazione dagli Amministra timi decenni è la stessa che ha subito tori come luogo propositivo, hanno la quasi totalità dei centri di provin preso a disertarla. Il punto di incon cia dell’Italia centro-settentrionale, tro e di programmazione, dunque, è con un progressivo benessere legato venuto a mancare proprio nel mo alla meccanizzazione dell’agricoltu mento in cui la questione giovanile ra e all’insediarsi della piccola indu è esplosa. Sasso Marconi non fa ec stria. Ed è per questa sostanziale cezione nel panorama nazionale: identità di vita che i problemi delle mancano luoghi di aggregazione per Società sportive del CSI operanti in i giovani, la grande città con i suoi provincia finiscono con l’assomi bagliori ed i suoi richiami è molto vi gliarsi un po’ tutti. cina, anche la droga ha iniziato la A Sasso Marconi le Società sportive, sua opera di corrosione. di diversa matrice, sono moltissime, ed accanto alle discipline tradizionali anche il baseball, le arti marziali ed Nuove forze, nuove idee altre «esotiche» attività richiamano Se i tempi nuovi propongono nuovi i giovani. Sarebbe una meraviglia se problemi, per risolverli occorrono non si operasse nel caos, senza prò- —idee sempre nuove. È questo lo spigrammazione ed in un clima di con rito che sta alla base del ricambio correnza. Il punto di riferimento una continuo che si verifica ai vertici del volta c’era, e si chiamava Consulta Sasso Marconi. comunale; ma la disattenzione poli- «Non è una scelta statutaria — chia tica ha finito piano piano con il tra risce l’attuale presidente Cati La Mo sformarla in una sede svuotata di nica — quanto una mentalità. All’in contenuti, dove si distribuiscono le terno del Direttivo si lavora spesso ore di disponibilità degli impianti in questa direzione, valutando se pubblici, impianti che ormai sono in- dentro la Società ci sono ragazzi in-
teressati e disponibili, da far cresce re gradatamente, responsabilizzan doli un po’ alla volta. In ciò siamo facilitati dalla struttura societaria, che accanto alle cariche “direttive” vere e proprie prevede numerosi e precisi incarichi che consentono di far fare esperienza ai più giovani. Questi ragazzi vengono avviati anche ai Corsi provinciali di formazione, ma per noi resta fondamentale l’e sperienza che si acquisisce nello spe cifico della Società, lavorando fian co a fianco con i più “anziani”». Né si può dire che sia una scelta im posta dalle circostanze. Sappiamo che molte Società avvertono un pro blema di «fuga dei responsabili», «fuga» resa necessaria dagli impegni di lavoro e di famiglia che soprag giungono in modo rimarchevole do po i 25 anni. Ma a Sasso Marconi af fermano che presso di loro questo aspetto esiste in parte per i quadri tecnici, ma incide quasi nulla a livel lo Direttivo «Non ci sono regole scritte — spie ga ancora il presidente del Sasso Marconi — né c’è un’età oltre la qua le si debba per forza passare la ma no. La nostra è una linea societaria
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nata ad un certo punto, tacitamente accettata e divenuta ormai una tra dizione: è il tentativo di mantenere vitale la Società, cercando l’apporto di idee nuove per fare cose nuove. I vecchi dirigenti, poi, non vanno via del tutto: in qualche modo restano collegati alla Società, ed anche se non figurano nei quadri dirigenziali con tinuano ad essere partecipi della vi ta associativa».
divenire momento di animazione per l’intera cittadinanza: così le feste per i bambini, così gli appuntamenti con l’escursionismo, così la recentissima manifestazione natalizia aperta a tut ti i ragazzi del luogo. In una Società come il CSI Sasso Marconi che ogni anno, attraverso Io strumento delle elezioni, tende a rin novare più o meno largamente il Di rettivo (nel 1988 solo il presidente è rimasto quello dell’anno precedente) la programmazione a lungo e medio termine ha inevitabilmente un ruolo limitato: la struttura, la mentalità, la tradizione, la linea societaria stessa
Nuove iniziative In un atteggiamento di fondo impo stato sulla disponibilità verso grup pi e associazioni che lavorano nello stesso territorio anche in ambiti di versi dallo sport, negli ultimi due an ni il CSI Sasso Marconi ha intrapre so una forma di collaborazione con strutture molto particolari: comuni tà terapeutiche per il recupero di tos- Alla domanda «perché fare grupsicodipendenti e cooperative di pro~ po?» sono possibili varie risposte, duzione e lavoro per handicappati. ma in queste annotazioni si cercherà Alla richiesta di aiuto, la Società ha di evidenziare la motivazione antro risposto organizzando incontri festivi pologica e sociologica che sta alla ba tra i propri soci ed i membri delle co se di questa esigenza del vivere quo munità. Lo scorso luglio è stata or tidiano nel nostro modello di società. ganizzata sui campi parrocchiali una «Olimpiade», una intera giornata di 1. La società italiana gare con momenti comunitari per fa tra complessità e frammentarietà vorire l’aggregazione. Altre occasio ni analoghe sono previste per i pros È ormai largamente accreditata l’i simi mesi, mentre si pensa al modo dea secondo cui anche la società ita migliore per dare alla collaborazio liana è sottoposta da tempo ad un ra ne un carattere di continuità. pido processo di complessificazione. Con lo stesso slancio il CSI Sasso ha La complessità, infatti, implica un’e accolto gli appelli del locale Comi voluzione qualitativamente rilevan tato per la lotta alla tossicodipenden te della condizione di pluralismo za. Il Comitato agisce esclusivamente strutturale e culturale già da tempo nel campo della prevenzione, facen verificabile all’interno della società do opera di informazione e di edu industriale e post-industriale. In ta cazione, creando iniziative che costi le situazione sono difatti evidenziati tuiscano un polo d’interesse per i gio forti spinte verso la frammentarietà vani. dell’esistenza, per cui diventa un fat Nello stesso spirito di servizio nasco to conseguenziale assolutizzare la reno altre attività più «tradizionali», lativizzazione (non è un gioco di pa ma che ugualmente mirano a valica role) dei sistemi di significato (valo re le mura della Società sportiva per ri, ideali, progetti) e delle apparte-
conducono piuttosto ad agire sul mo mento, sull’onda dell’entusiasmo, sfruttando i suggerimenti e le occa sioni che nascono dall’ambiente. Inutile è anche domandare dove con durrà la strada intrapresa , come si svilupperanno gli impegni che si van no assumendo. E in fondo non im porta: quello del Sasso Marconi è forse un sistema non inappuntabile in linea teorica, ma comunque è frut tuoso e certamente è il più adatto, forse l’unico possibile, per una So cietà di giovani gestita da giovani.
Andrea De Pascalis
PERCHE' FARE GRUPPO? nenze istituzionali (associazionismo formale). In altre parole la comples sità si risolve in una fluidificazione continua dei punti di riferimento ri spetto ai valori e in un rimescolamen to degli ancoraggi associativi a livel lo istituzionale, in definitiva cioè in una sorta di frammentarietà del vi vere sociale. Tale frammentarietà perciò sembra essere fenomeno collegato a due fat ti: la «perdita del centro» di riferi menti valoriali e normativi e la «cri si dei processi di socializzazione». La relativizzazione della scala dei valo ri sul piano comportamentale, inol tre, conduce progressivamente ad una attenuazione o perdita dell’iden tità collettiva ed individuale, apren do la strada al prevalere problema tico di coscienza di piccolo gruppo e addirittura il risorgere di spinte cor porativistiche ed individualistiche. In conclusione si può affermare che nella società complessa il vissuto in dividuale è generalmente connotato da una frammentazione del tempo psichico (incapacità di collegare in-
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sieme passato, presente e futuro) e da una frammentazione del vivere quo tidiano (incapacità di comprendere in modo unitario le diverse esperienze di vita.
2. Ridefinire lo scambio tra bisogni vitali e modalità associative Nel contesto dinamico di tale com plessità sociale, occorre porre atten zione ad una certa evoluzione della domanda sociale in riferimento ai bi sogni vitali dell’individuo. Infatti a partire dagli anni ’70, ad aree tradi zionali di bisogno e quindi povertà legata alla scarsità di beni materiali, in correlazione con l’aumento della complessità sociale e l’avvio di una società post-industriale, sono sorti nuovi bisogni di tipo post-materialistico legati alla difficoltà di parteci pazione sociale, alla crisi dei valori e al disorientamento individuale e so ciale, alla caduta della qualità dei rapporti interpersonali, alla difficol tà della comunicazione umana, alla solitudine e all’isolamento, all’emar ginazione di alcune categorie socia li, alla mancanza di meccanismi po sitivi di identità e di identificazione. Il dare una risposta a questi bisogni post-materialistici da parte delle isti tuzioni non è certamente cosa faci le, perché la qualità delle risposte in questa direzione è fortemente colle gata alla qualità dell’identità-sociale del nostro sistema, dal momento che la tipologia di questi bisogni vitali de riva in prima istanza dal divario pra tico tra aspirazioni individuali e mo dello di organizzazione sociale. Infatti spesso tali aspirazioni riman gono prive di canalizzazioni social 22 mente accettabili perché le istituzio-
ni non sanno fare un’adeguata ope questi bisogni vitali emergenti posso ra mediatrice di tali esigenze, provo no essere soddisfatti. Tale strada cando soprattutto nelle nuove gene sembra sottolineare la centralità di razioni una sorta di frustrazione del . una aggregazione sociale in cui sia la domanda di cambiamento, di par possibile la riscoperta della vita di gruppo ad alti contenuti relazionali. tecipazione e responsabilità. Dinanzi ad una situazione del gene Un gruppo cioè che non sia tanto il re non è difficile concludere che la risultato di una addizione di indivi complessità sociale produce obietti dui, ma l’espressione più autentica di vamente e soggettivamente una situa una comunicazione e di una comu zione endemica di precarietà esisten nione; un gruppo in cui le relazioni ziale, un bisogno profondo (spesso amicali costituiscono un forte inve frustrato) di trovare nella propria vi stimento affettivo e nello stesso tem ta una unità di senso sul piano delle po sia capace di assolvere ad un ruo convinzioni e dei comportamenti. lo fondamentale nei processi di so Inoltre le difficoltà elencate sembra cializzazione e di identificazione. no ancor più evidenti nella fase di Nella società complessa questa ten transizione verso la società post-in denza può essere liberatoria della so dustriale, i cui modi di produzione, litudine e di altri ruoli sociali come condizionati dall’applicazione siste l’alienazione e la nevrosi, alla cui ori matica dell’informatica, incidono ne gine molto spesso si trova l’impossi cessariamente anche sulla vita quo bilità dell’uomo di giocare tutti i ruo tidiana, modificando il quadro dei li e tutte le funzioni per essere pro bisogni e delle attese nella direzione tagonista in primo piano nel proces di una più avvertita urgenza di au so di umanizzazione. torealizzazione, di identità, di cultu ra, di convivialità, di espressività. Da questo contesto nasce il proble ma di una nuova modalità socializClaudio Bucciarelli zatrice per trovare una strada in cui
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Sport e impegno civile Dal 9 all’ 11 dicembre 1988, si è svol to a Sorrento il Convegno Naziona le Nuovi Quadri Provinciali: «L’im pegno civile nel progetto associati vo», voluto dal CSI per sottolineare il valore dello sport nell’attuale espe rienza dell’uomo, nella sua vita e nel le sue aspirazioni di solidarietà e di pace. Il convegno ha indicato, tra l’altro, l’attualità di un rinnovamento, che si dipana come l’espressione più si gnificativa di un mondo, teso a col locare le proprie radici nella tradizio ne, nel senso che non vuole inventa re cose inusitate, ma cerca l’esigen za concreta di «farsi persona nuo va». Ancora una volta si è capito che anche nel tessuto sportivo si posso no trasmettere messaggi dall’ampia tiratura culturale, ricchi di dati reli giosi e capaci di aiutare le persone, in particolare i giovani, ad affronta re le molteplici istanze di ordine esi stenziale. Difatti il CSI con il conve gno di Sorrento ha inteso offrire il proprio contributo all’uomo e all’o dierna società, invitando i parteci panti «a riflettere in qual modo il lo ro volontariato sportivo può diven tare un potente elemento di cambia mento sociale». Innanzi tutto il discorso ha assunto fisionomie di carattere culturale. È stato infatti consegnato un insegna mento, in cui si è mostrato un vivo interesse, oltre che per l’impegno ci vile, circa la metodologia per prati care questo compito. Esso non ri guarda soltanto gli individui, quan to la conoscenza della realtà dove si lavora, comprese le tappe della co munità cristiana, che vive nel conte sto singolare della società contempo ranea. Guarda pure a una aggrega zione che è sempre più formata da cittadini, suggerisce Giorgio Tonini, che non devono essere né sudditi né padroni. Da persone cioè capaci di 24 costruire il vestito di una società, do-
/ nuovi «quadri» provinciali riuniti a Sorrento ve non mancano difficoltà e soffe renze, ma esiste anche l’impegno di tradurre la propria storia verso svolte collettive e vivaci, capaci di trascen dere le sfere a volte asfittiche dell’in dividualismo. Nasce così una cultura che non confonde l’impegno civile con la po litica e le altre teorie d’estrazione so ciologica, né si conferma in iniziati ve belle quanto inutili. Ogni cultura, in quanto tale, contribuisce alla cre scita della persona. A una matura zione che si corrobora per mezzo di strumenti, fatti di parole, di attività e nel caso di operazioni sportive. Di rapporti e di collaborazioni volti a radici molto più specifiche nel cam po dei diritti e della comunità, così da individuare nella realtà che ci compete i grandi bisogni e le rispo-
ste appropriate. Tutto senza dimen ticare i contributi che, mediante la Chiesa, la tradizione cristiana offre sia sul fronte della formazione, sia sul terreno di un dettato civile, inca nalato verso la costruzione di un av venire migliore. Un futuro dove il cittadino e il credente non concepi scono più lo sport come un bene di consumo da comprare e da gettare subito, ma come un radar pronto a scoprire le qualità dell’anima e a in tensificare un lavoro di alto livello spirituale. La rivoluzione culturale dello sport sta dunque qui. Nella fusione tra attività sportiva propriamente detta e un impegno civile che consi dera la vita come un dono che trascente il dato egoistico e negativo. Ne condanna certe deprecabili difformazioni, come per esempio i fenomeni della violenza negli stadi o dei premi partita o di altri marchingegni e ad ditivi fisici che costringono a essere più macchine da competizione che atleti. La qualità culturale dello sport offre invece una grossa spinta che apre la porta a tenori positivi di vi ta, finalmente attenta a certi ritmi e ad altre forme pronte a interpellare gli impulsi diretti alla promozione dell’uomo tout court. In particolare, il CSI abbraccia un impegno, dove anche la dimensione sociale assume una singolare impor tanza. Lo indica lo stesso primo ar ticolo dello Statuto, quando rias sume le finalità dell’Associazione. «Il CSI», si legge nel documento, «promuove un movimento sportivo giovanile che vive l’esperienza del lo sport come momento di educazio ne, di maturazione umana e di im pegno, in una visione ispirata alla concezione cristiana dell’uomo e del la realtà». Uno sport dunque che guarda alle «esigenze e ai valori del nostro tem po, dell’uomo e della società d’og-
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gi», specifica Aldo Notario, così da superare, magari per mezzo di dibat titi piuttosto vivaci, i rapporti chiusi della civiltà dei consumi e il rischio di un ombroso isolamento. Uno sport che conosce i fenomeni educativi esistenti al di fuori del pro prio organismo, pronti per essere adoperati per lo sviluppo della per sona e della società. Certe forme di protesta che oggi si incarnano nella lotta contro la droga e l’ingiustizia e a favore della pace, dell’ecologia, dell’amore, vale a dire in campi estranei e impropri alla natura e alla storia dello sport, si manifestano in vece come momenti estremamente si gnificativi e devono coinvolgere tut te le associazioni, comprese quelle aperte al tempo libero. Lo sport in genere deve perciò puntare su di una sensibilità capace di agitare le co scienze, fino a consentire, sempre ri manendo nell’ambito delle proprie associazioni, un’apertura attraverso cui respirare l’ossigeno di una con vivenza più umana e più giusta. Non si tratta dunque di tradire e di allon tanarsi dal mondo sportivo. Si aspi ra semmai ad arricchirlo con un im pegno più qualificato, teso ad assu mere valori e compiti idonei a rico noscere le sfere attende e dinamiche della gratuità e della solidarietà con gli uomini. In altre parole, ci si ap pella a un volontariato e a una oblatività che traspaiono in definitiva da alcuni brani evangelici, quando esprimono l’opportunità e la ampiez za della perfezione, come salita e conseguenza di un’esperienza educa tiva intimamente legata al senso re ligioso.
G. Battista Gandolfo
UNA PROSPETTIVA GIORGIO TONINI
Vicepresidente nazionale MEIC
Che cosa intendiamo per «civile», in quanto distinto da «sociale» e da «politico»? Intendiamo la dimensio ne costitutiva ed originaria di una convivenza umana degna di questo nome: la dimensione che fa dell’uo mo un «cittadino», dotato di perso nalità giuridica, quindi di diritti e di doveri, e non solo un «suddito», os sia un oggetto di proprietà di questo o quel sovrano. Nell’età moderna, è stato con le grandi rivoluzioni «borghesi», a co minciare da quella inglese, poi da quella americana, per culminare in quella francese, che si è affermato questo modello di convivenza uma na, fondato sui diritti e i doveri «ci vili», ossia di cittadinanza. Ben presto, dal ceppo delle rivoluzio ni borghesi, è emerso chiaramente come diritti e doveri dell’uomo non potessero limitarsi all’affermazione della sacralità e inviolabilità della persona umana, soggetta solo alle
leggi e non all’arbitrio, ma implicas sero necessariamente la titolarità del potere politico. Dalle libertà dal po tere, si passava così alla libertà di po tere, ai diritti civili si accompagna vano quelli politici, a cominciare dal diritto di voto, e dallo Stato liberale si passava, nell’ottocento, a quello democratico, fondato sul suffragio universale. Questo primo passaggio ne impose presto un secondo: l’uguaglianza dei diritti civili e politici doveva comple tarsi in quella nei diritti sociali, es sendo uguali o almeno non troppo dissimili condizioni economiche e so ciali il presupposto di una cittadinan za non puramente formale. La Costituzione repubblicana italia na, venuta alla luce nella fase termi nale di questa evoluzione della demo crazia, è una mirabile sintesi di diritti e doveri civili, politici, sociali. In par ticolare, sul piano dei diritti sociali, la Costituzione Italiana è tra le più avanzate del mondo: essa infatti im pegna la Repubblica, che è «fonda ta sul lavoro» (art. 1) a «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e so ciale» che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini (art. 3). Sarebbe tuttavia un errore conside rare «programmatico» solo questo aspetto della Costituzione, quasi che ci sia della strada da fare solo sul ver sante dei diritti sociali, e si possano invece dare per acquisiti e irreversi bili i diritti civili e politici. Questo errore, a lungo coltivato, è stato il frutto di una concezione il luministica del progresso, ingenuamente visto come evoluzione lineare da una conquista all’altra. E invece, (segue a pag. 26)
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■■■■■■■■■■■■■■■■■■ Nuovi quadri a Sorrento (segue da pag. 25)
il cammino dell’umanità è tortuoso e ciò che si conquista oggi può esse re perso domani, quasi sempre per vie diverse da quelle conosciute e ri spetto alle quali solo si vigila. La condizione presente del nostro Paese è la migliore riprova di questa complessità del progresso. Tutti con cordano nel ritenere tuttora inattua to l’art. 3 della Costituzione: anche se indubbi, e mai abbastanza sotto lineati, sono i grandi passi in avanti rispetto all’Italia del dopoguerra, permangono non pochi «ostacoli di ordine economico e sociale» che li mitano nei fatti la libertà e l’ugua glianza dei cittadini. L’Italia è un Paese dai forti «duali smi»: Nord-Sud, occupati-disoccu pati, garantiti-precari, integrati-e marginati, vecchi e nuovi ricchi e vecchi e nuovi poveri, una grande di sponibilità di beni di consumo e una forte arretratezza nei servizi colletti vi. Questo insieme di squilibri espri me la realtà di un Paese in cui la quantità di ricchezza è cresciuta as sai più velocemente della qualità del la vita. Rispetto a questa realtà, si comincia a dubitare della capacità della Re pubblica, così come è oggi, con le istituzioni e i partiti che la incarna no, di incidere in modo positivo. Si diffonde anzi la convinzione che, nel nostro Paese, la politica non solo non riesca a governare la società ver so obiettivi di equità e di qualità, ma finisca anzi con l’accentuare squili bri e ingiustizie. Non ci sono dunque solo diritti so ciali da conquistare pienamente: an che quelli politici vanno riconqui stati. E riconquistare i diritti politici signi fica oggi essenzialmente restituire ai cittadini la sovranità, ossia la possi bilità reale di decidere le maggioran ze, i governi, i programmi, e di cam 26 biare le classi dirigenti. Solo se il cit-
ladino torna ad essere «arbitro» della politica, come diceva Ruffilli, la po litica può tornare a incidere positi vamente sulla società: di qui la ne cessità di aggiornare le regole del gio co politico e di adeguare le istituzio ni, una necessità architettonica e in gegneristica, che può disprezzare so lo chi pensi che si può costruire una casa o una città facendo a meno del l’architettura e dell’ingegneria. Sarebbe peraltro ingenuo e fuorviante opporre ad una politica corrotta e impotente, una società civile sana e vitale. Molte delle note degenerazioni clien telati della politica sono il frutto di uno scambio corporativo con fram menti della società civile, uno scam bio nel quale la cittadinanza viene ce duta in cambio di microfavori parti colaristici. Accade così che gli stessi diritti civili, ossia il fondamento della cittadinanza, siano rimessi in discus sione e si aprano spazi di neo feudalismo, in cui alla certezza del diritto si sostituisce l’onnipotenza dell’arbitrio, alla solidarietà orizzon tale tra cittadini uguali, davanti e nel lo Stato, la solidarietà verticale tra protetto e protettore. L’impegno nel temporale non può quindi oggi concepirsi come limita to alla sfera sociale, o a quella poli tica, o a quella civile, ma deve ab
bracciarle tutte. La chiara e ferma di stinzione tra le diverse sfere, cui de vono corrispondere diversi soggetti, non deve diventare indulgenza agli unilateralismi: e questo è il compito della cultura, una cultura che deve mettere in comunicazione aspetti di versi di quell’unica questione che è la crescita della democrazia. In questo quadro, va registrata una tradizionale, forte sensibilità dell’as sociazionismo (e, più in generale, del «mondo») cattolico, per i temi e i di ritti «sociali» e «politici», cui fa ri scontro una altrettanto tradizionale carenza sul versante «civile». Questo squilibrio rischia di portare ad una scissione quasi schizofrenica tra l’impegno sociale (volontariato, movimenti, sindacati) e l’impegno politico (partiti, istituzioni). Di qui l’importanza di una riflessio ne nuova, più approfondita, sulla di mensione del «civile», ossia sui diritti e i doveri dell’uomo in quanto «cit tadino», non in astratto, ma nella concretezza dell’appartenenza ad una comunità civile, ed una «città» che è qualcosa di più della somma di tante case private. Proprio al superamento di questa se colare carenza di cultura e di etica «civile» dovrebbe oggi massimamen te impegnarsi la comunità ecclesiale e, in primo luogo, l’associazionismo laicale. Non può darsi del resto vera formazione all’impegno sociale e po litico, senza formazione della cono scenza civile. E l’associazionismo cattolico può dare un contributo di primo piano alla costruzione di un’e tica pubblica, di un’etica della citta dinanza, per l’Italia che cresce: sen za proporre altri unilateralismi, ap pare tuttavia evidente che senza que sto salto culturale e morale poco si potrà fare, sul piano sociale, come su quello politico.
Giorgio Tonini
UN'ESPERIENZA FEMMINILI MODESTINA PALLAVICINÌ della Federazione Oratori Milanesi
È sempre difficile parlare di sé, del la propria esperienza. D’altra parte parlare della donna, ed in particola re, della donna consacrata, impegna ta in un servizio di animazione gio vanile è per me anche un dovere. Un testo a cui mi sono sempre ispi rata per capire la mia femminilità e il mio servizio è il libro di Rut della Bibbia, da cui emergono alcuni trat ti della specificità della donna. Questo libro riconosce la singolarità dei carismi della donna e li addita co me qualità insostituibili nell’econo mia della salvezza. Il rapporto che la donna ha con Dio è allora figura della forma più alta della preghiera: l’abbandono fidu cioso a Lui è il tipo di quell’adora zione che ha nella preghiera cristia na la sua manifestazione più alta e che presiede ad ogni annuncio della parola di salvezza. Il rapporto che la donna ha con gli altri è poi di dono e di offerta. Se tut ti i rapporti umani implicano acco-
glienza c donazione, è pure vero che la donna ha una grande capacità di dare e di darsi, di accogliere, di ser bare nel cuore. Se l’uomo si impone alla realtà, la donna la cambia dal l’interno, la rende accogliente. Le figure splendide di donna presenti nel Libro di Rut della Bibbia, Noe mi e Rut, costituiscono allora per me un parametro costante di confronto nel mio servizio quotidiano. Un impegno non sempre facile per la complessità della situazione della donna nella società. Tuttavia, non posso fare a meno di dire che, a mio avviso, la «questio ne femminile» oggi sembra contene re un invito al superamento degli schemi convenzionali per porsi come ricerca di un «oltre». «Oltre i proble mi contingenti, non solo per rimuo verli, ma per il senso di soddisfazio ne che dà il riconoscere la superabi lità contro le fustrazioni della insu perabilità. «Oltre» anche l’idea che esista comunque una soluzione defi nitiva: ciò deve farci per lo meno so spettare le novità che non siamo ca paci di ipotizzare nell’oggi. Ferme sull’evangelico «siate perfette», sap piamo che la nostra perfezione è «di namica» per ampiezza e possibilità di comprensione. «Oltre» inteso come gratuità, oblatività e solidarietà. A tale proposito, queste tre «chiavi» sono le parole che la comunità cri stiana deve oggi pronunciare per esprimere la propria identità ed of frire all’uomo prospettive di libera zione da una vita dominata dalla lo gica di possesso, dove i rapporti so no basati sull’avere. Detto questo, credo che occorra par lare, anche nello sport di correspon sabilità. II metodo autoritario, pro prio troppo spesso dell’uomo, oggi
è stato messo in crisi dall’avanzare veloce della riscoperta profonda del valore della persona e della corre sponsabilità nella realizzazione di un qualsiasi progetto. Oggi credo che le donne si siano riappropriate del diritto-dovere della partecipazione, come espressione irrinunciabile del vivere da protagonista all’interno dei nostri ambienti. Di qui l’impegno ad educarci e a edu care come donne, e a formare le nuo ve generazioni ad una cultura di cor responsabilità. Tuttavia, per troppo tempo, la don na ha avuto nello sport un ruolo di subordinazione: difficilmente veniva coinvolta in una progettazione o in una programmazione. Ma oggi, in molte situazioni, c’è un ripensamento profondo di coscienza. Da un lato, però la donna vuole aprirsi, perché ha capito e ha assimi lato la necessità di una sua autono mia e di una sua personale realizza zione; d’altro canto non ha ancora, a mio avviso, a disposizione tutte quelle potenzialità che avrebbero agevolato il trapasso da una vecchia a una nuova figura di donna. È allora necessario valorizzare la ca pacità della donna, dando fiducia e suscitando collaborazione e respon sabilità. Occorre aiutare la donna a diventare protagonista della sua sto ria negli ambienti in cui vive, nelle sue relazioni, sapendo stabilire rap porti di fiducia che la portano a sta re a «faccia a faccia» con l’uomo al di là dei suoi muscoli, il tutto secon do le caratteristiche proprie della sua femminilità. Una donna così formata, contenta di sé, sentirà forte il bisogno di colla borare, perché anche, e soprattutto, nello sport altre donne sentano la bellezza di una vita pienamente rea lizzata e spesa per il bene dei fratelli.
Suor Modestina Pallavicinì
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Feste CSI ’89
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La frenetica attività dei Consigli CSI, già tutti impegnati a programmare e, in parte, a realizzare l’attività per la stagione ’89, trova in questo pro gramma nazionale di attività sportiva la giusta occasione per dare comple tezza e sbocco alle attività svolle in ambito provinciale e regionale. L’esperienza sportiva, per poter inci dere realmente nella vita dei pratican ti, ha sempre più bisogno di una plu ralità di esperienze che, proposte ai di versi livelli, aiutano i gruppi e, quin di, le Società sportive ad uscire dal lo ro ambiente, a rompere il solito circui to e le conseguenti «appartenenze» per entrare in una dimensione più am pia e, quindi, più ricca di occasioni educative. Resta deluso chi ricerca in questo pro gramma le grandi novità, in quanto queste, seppure a piccole dosi, trova no spazio nei singoli programmi, suc cessivamente elaborati. Il circuito nazionale per essere incisi vo nei confronti di una realtà in con tinuo mutamento, deve consolidarsi facendo tesoro delle esperienze e rin novarsi quel tanto che basta a cammi nare con la gente, con la loro storia, con i loro bisogni ed aspirazioni. L’idea guida rimane la «Festa dello Sport» e tutto quanto di spontaneo e creativo può nascerne intorno, con se rietà e con rigore. È proprio l’idea del la «Festa» che è segno e novità, a con sentire nella fase organizzativa la ri cerca di soluzioni logistiche, tecniche, organizzative, ricreative e culturali che consolidano e rinnovano l’espe rienza. Il programma nazionale aiuta a capi re anche la logica con cui da alcuni an ni l’Associazione è impegnata a ren dere più razionale l’originale «sistema sportivo»; — realizzando un collegamento e un’integrazione tra l’attività naziona le e quella periferica, in modo che for mi un unico circuito;
Un calendario pieno di sorprese
Queste le quattro proposte di attività che danno concretezza al programma e sulle quali l’Associazione è fin d’o ra impegnata.
Feste nazionali — facendo dell’attività nazionale un punto di riferimento ed anche di trai no delle attività territoriali verso dire zioni associativamente importanti; — attuando una collaborazione tra centro e periferia in maniera da incre mentare la quantità, l’ampiezza e la qualità delle iniziative; — intensificando e perfezionando il sistema di comunicazione interassociativa per favorire una crescita omo genea di tutti, su tutto il territorio na zionale.
Interessano ben sei discipline sportive (Corsa campestre, Neve, Tennistavo lo, Pallavolo, Nuoto, Ciclismo/Cicloamatori) e mirano a coinvolgere circa 5.000 persone tra atleti, tecnici e dirigenti di ambo i sessi ed apparte nenti a diverse categorie di età. Con un’adeguata azione promozio nale, centinaia di Consigli CSI e mi gliaia di Società sportive possono go dere di questa esperienza, la quale, per caratteristiche proprie e per il modo in cui viene interpretata dai partecipan ti, rappresenta un tassello importan te per capire e scegliere il CSI.
Per GIOCASPORT 20 Feste regionali
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Tutti i programmi dell’attività nazionale, regionale e internazionale per il 1989, so no riportati su «CSIFLA SU» n. 10/1988.
Si tratta di una Festa nazionale, a ca rattere decentrato e composito, che prenderà vita nel periodo che va dal 15 aprile al 15 maggio, in venti località di altrettante regioni. La durata di ogni singola Festa sarà di una o due gior nate. L’obiettivo è quello di coinvolgere cir ca 20.000 Ragazzi/einetàtrai9ei 14 anni. Una nuova occasione per dare impul so ad un programma di attività che coinvolge attualmente migliaia di Ra gazzi su tutto il territorio nazionale. Le manifestazioni saranno aperte e, in alcuni casi realizzate con la collabora zione di altre Associazioni di comune ispirazione, già impegnate con il CSI nella diffusione di Giocasport. Per le Società sportive che lavorano con i preadolescenti, è un’occasione per scoprire e verificare le potenziali tà educative e promozionali che una Festa di Giocasport, in ambito regio nale, può favorire.
________ CALENDARIO_________ DELLE ATTIVITÀ' NAZIONALI 1989
Uberi scambi interregionali e meeting guidati Un modo diverso di partecipare e, nel contempo, di essere promotori ed organizzatori dell’esperienza spor tiva. Con questa proposta di attività i Consigli CSI e le Società sportive possono incontrarsi liberamente con realtà di regioni diverse, realizzando autonomamente e con il sostegno na zionale, autentiche esperienze di sport-festa. Gli scambi possono interessare qua si tutte le discipline sportive, avere una durata massima di tre giorni e coinvolgere almeno 150 ospiti. I Meeting sono basati sugli stessi cri teri, solo che i servizi nazionali han no guidato la loro programmazione, definendo un calendario teso a pre cisare la disciplina interessata, il Consiglio organizzatore, la durata e il numero dei partecipanti. Ciò allo scopo di dare impulso ad un modello di attività che ha enormi po tenzialità di sviluppo futuro.
Una nuova
festa
data
sede
durata
CAMPESTRE
16/19-2
Viareggio/Lucca
3 gg
NEVE
8/12-3
Cavalese/Trento
4 gg
TENNISTAVOLO
22/25-4
Viterbo
3 gg
PALLAVOLO
13/17-6
Sanremo
4 gg
NUOTO
22/25-6
Como
3 gg
CICLISMO/CICLOAM.
14/17-9
Sessa Aurunca
3 gg
GIOCASPORT
dal 15-4 al 15-5 nelle 20 regioni.
MEETING LIBERI SCAMBI GUIDATI
° Ginnastica
10/12-3
Trapani
2 gg
• Judo
20/22-5
Latina
2 gg
• Calcio
8/11-6
Brescia
3 gg
• Pallacanestro
25/28-5
Reggio Emilia
3 gg
• Atletica leggera
29-4/1-5
Padova
2 gg
• Tennis
28-4/1-5
Imola
3 gg
• Calcetto
11/14-5
Cava dei Tirreni
3 gg
8 Corsa su strada
31-3/2-4
Conversano
2 gg
Perugia
2 gg
• Corsa orientamento
5/7-5
ATTIVITÀ’ INTERNAZIONALE FICEP
3/7-5
• Pallavolo • Atletica leggera
28-9/1-10
Anversa (Belgio)
Trento (Italia)
Campagna nazionale
di J! promozione sportiva: te Bicicletta Una nuova azione promozionale, già entrata negli obiettivi primari dell’Associazione, la quale, se da un la to vuole contribuire alla diffusione di una pratica motorio-sportiva sa na, piacevole e alla portata di tutti, dall’altro intende sollevare con deci sione e fermezza una serie di proble mi che stringono in una morsa alcu ne specialità del Ciclismo e dell’atti vità cicloamatoriale, in genere. Ciò potrà avvenire se, sulla spinta di questa azione promozionale, ciascu na realtà CSI, ritrova in sé le ener gie e, soprattutto gli uomini e le don ne, capaci di ricostruire una struttu-
ra organizzativa che promuova e so stenga le attività. La bicicletta e le specialità ad essa le gate, non vivono di iniziative occa sionali, ma hanno bisogno di conti nuità, di proposte e, quindi, di orga nizzazione.
Attività intemazionale FICEP La dimensione internazionale del CSI si sta allargando e intensifican do, sia sul piano culturale-politico che su quello sportivo. Anzi, saranno proprio gli scambi sportivi a trovare nell’immediato fu
turo nuovi spazi ed occasioni di in contro. Per il prossimo anno il CSI rappre senterà l’Italia ai Campionati Euro pei di Pallavolo che avranno luogo ad Anversa dal 3 al 7 maggio, men tre organizzeremo nel nostro Paese, a Trento, i Campionati Europei di Atletica leggera dal 28 settembre al1’1 ottobre 1989. Numerose le richieste di partecipa zione da parte dei Consigli CSI, le quali saranno comunque regolate da precisi criteri tecnici ed associativi.
Donalo Renato Mosella
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Parte la corsa arriva la neve festa nazionale
DI
.
CAMPESTRE
Viareggio/Lucca \ 16/19 febbraio 1989 Sono due Feste tipicamente invernali a dare il via alla stagione sportiva 1989 e al nuovo quadriennio associa tivo che si prospetta ricco di novità e, quindi, di impegni per tutti.
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La CORSA CAMPESTRE ha trova to ospitalità a Lucca e Viareggio, do ve dal 16 al 19 febbraio prossimo cir ca mille persone fra atleti, tecnici e dirigenti, sono chiamati a sottolinea re il loro impegno educativo. Ben tre le gare in programma che inpegneranno i protagonisti oltre che nella gara individuale, sulle distanze stabilite per le singole categorie di età. In due gare a squadre: la prima una corsa ad orientamento cittadino all’interno delle mura della città di Lucca, la seconda con il classico staffettone 10 x 1000, misto per catego rie di età e per sesso, che si svolgerà sul lungomare viareggiano. Non mancherà la serata associativa e l’incontro, anche se con una setti mana di ritardo, con l’espressione più viva di Viareggio: il Carnevale,
La Festa nazionale della NEVE avrà luogo a Cavalese (Trento) dall’8 al 12 marzo e si incontrerà volutamen te con la celebrazione del 30° anni versario del «Trofeo Laurino», la fa mosa rassegna nazionale giovanile di sci nordico promossa dal CSI trentino. L’incontro delle due manifestazioni va oltre il fatto celebrativo, teso a sottolineare che il CSI quando ha vo luto, e dove ha potuto, ha aperto strade e -prospettive nuove per lo sport giovanile nel nostro Paese. Anche le «Feste», in passato derise e superficialmente considerate, si stanno rivelando uno strumento in dispensabile per la promozione sportiva. Quattro giorni di gare, giochi, ami cizia, dove circa mille persone si con fronteranno in un clima di gioiosa partecipazione. I numeri vanno rad doppiati, se non triplicati, per la ce lebrazione del «Trofeo Laurino» che si aprirà con una gara di fondo con partenza in linea di km IO, alla qua le parteciperanno grandi campioni del passato che hanno contribuito a scrivere la storia del Trofeo lungo i trenta anni trascorsi. Cavalese e le sue splendide montagne
festa nazionale DELLA
NEVE___
Cavalese/Trento \8/12 marzo 1989 attendono con ansia i nostri colori, la nostra gioia di vivere lo sport, co me occasione irripetibile di confron to e scoperta reciproca. Tra gare, serate culturali e associati ve sapremo certamente dare il nostro contributo al successo dell’iniziativa.
D.R.M.
Concorso Nazionale Il termine per la presentazione dei lavori connessi con il Concorso nazionale «SPORT CHIAMA DONNA» sono stati prorogati al 30 GIUGNO 1989. Il bando di concorso è a disposizione presso tutti i Consigli provinciali del CSI e presso la Redazione di STADIUM.
Da Trapani a Lovanio Credo che neanche, ['eventuale cir cumnavigazione del globo, mi avreb be fatto desistere dal vivere la gioia di ascoltare l’inno nazionale e vede re i nostri atleti sul podio delle pre miazioni. In realtà i km fatti per par tecipare a questi Campionati Ficep di ginnastica artistica sono stati appe na 3.000, (sia pur con alcuni del ri torno interminabili) ma tutti piena mente ripagati da una prestazione vissuta da veri protagonisti. L’avventura ha inizio a Milano do ve avviene l’incontro con tutta l’equi pe, e qui inizia anche il viaggio che dovrà portarci a Louvain, un grazio so e tipico villaggio fiammingo che ospiterà la manifestazione. Come la più sana tradizione vuole quando si costituiscono squadre miste, superati i primi timidi imbarazzi, tra i ragaz zi si è subito instaurato un clima di simpatica intesa che li ha confortati durante le lunghe ore di un itinera rio notturno attraverso tanti confini. Sono ragazzi di Trapani, Modena, Carpi, Firenze, Lucca e Milano che ancora prima di gareggiare vincono un premio inestimabile quale è quel lo dell’amicizia che si sono regalati conoscendosi. La mattina seguente si arriva dunque in Belgio che ci acco glie in un posto suggestivo, una fo resta di acacie pioppi e castagni, nella quale divisi in piccoli ma efficientis simi cottages abbiamo piacevolmente alloggiato. Solo il tempo brevissimo di assaporare l’aria sapida e non pro prio tiepida di un paese assai a nord per certe mediterranee abitudini e poi via alla fase di riscaldamento previ sta prima delle gare, dove ognuno misura con la massima attenzione la coordinata efficacia del proprio ge sto motorio. Nell’Istituto di Educazione Fisica dell’università Cattolica di Louvain, che ha ospitato la competizione, ho vissuto il primo simpatico momento
Il nostro inviato ai Campionati europei Ficep di ginnastica artistica vedendo in questa grande sala lumi nosa, le nostre ariete più piccole, due veri e propri scriccioli, lasciarsi pren dere da un’angoscia strana e irrefre nabile, nata dalla tensione per quel la esperienza così impegnativa ed as solutamente nuova che stavano ac cingendosi a compiere. Una sorta di timore reverenziale vissuto da Bea trice Becchi e Daniela Erba per una atmosfera così travolgente e pulsan te dalla quale si sono sentite coinvol gere, e seppur in uno stato d’animo di trasparente e naturale incertezza, hanno saputo trovare la volontà di lanciarsi nel vuoto delle loro acroba zie vincendo un’ansia così aggressi va. Era emozionante vederle volteg giare alle parallele o intrecchiare con altre in linee d’aria, figure veloci e delicate. Era questo il significato più puro che poi si è manifestato durante la gara. Provare al di là dell’incertezza appa rente, la difficoltà dell’esecuzione con la quale fugare paure e tremori e nella quale trovare la convinzione e la risolutezza per poter riscattare nel coraggio ogni inibizione. Motivo questo che celebra nello Sport come nella vita, l’alto signifi cato di cui certi insegnamenti sono prodighi e dai quali trarre i giusti suggerimenti per affrontare nelle realtà più diverse il principio di ogni preoccupazione. Anche nella squadra maschile c’era un giovanissimo che ha vissuto que-
sto momento cosi grande con emo zioni a volte fulminanti e Giovanni Pecorella, così come le altre ragaz ze, è stato l’artefice di una prova cor retta ma soprattutto ha dimostrato la forza della sua determinazione e maturità mantenendola in linea di competitività. Ma come tutte le belle avventure che si rispettino, anche la nostra termi na felicemente, arricchita oltre che dall’esperienza vissuta, da un presti gioso numero di medaglie conquista te dai nostri atleti e per le quali me ritano l’elogio della nostra Associa zione. Nei ritmi di necessaria com petitività devono interagire quei prin cìpi di solidarietà e amicizia nei quali lo Sport deve essere interpretato; ed in questo significato i nostri ragazzi si sono assolutamente identificati. Un bravo nel quale accomunare tut ta la squadra ma sottolineando cre do giustamente, le prove nelle gare individuali di Antonio Monaco, me daglia d’oro nel cavallo con maniglie e bronzo alle parallele; la medaglia d’oro di Andrea Anceschi alle paral lele ed infine ancora il bronzo a Do menico Giangregorio per la prova al la sbarra. Un ringraziamento particolare va certamente: agli istruttori che hanno accompagnato i ragazzi a questi Campionati Europei permettendo di concluderli così brillantemente; al nostro giudice che seppur sola è sta ta bravissima a garantire la presen za italiana nello staff della giuria ed infine alla nostra cara e preziosissi ma interprete, puntuale nel risolve re ogni problema e con la quale ha collaborato la simpatica ragazza bel ga che l’organizzazione ha voluto metterci a disposizione.
Paolo Fradeani
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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE _________La nuova sede del CSB________ a Reggio Emilia Sabato 3 dicembre il Centro Sportivo Italiano di Reggio Emilia ha inau gurato ufficialmente una nuova sede, in via Vasco Agosti. L’avvenimento rivestiva significati particolari, sottolineati dalla presenza, oltre che del presidente nazionale del CSI Aldo Notorio, de! vescovo di Reggio Mons. Baroni, del sindaco Fantuzzi, degli assessori allo sport Carpi (Comune) e Sulpizio (Provincia), dei responsabili locali delle Federazioni sportive, del presidente regionale del CSI Frezzotti e di moltissimi dirigenti di so cietà sportive di tutta la provincia. L'inaugurazione della sede di via Agosti rappresenta la felice conclusio ne di un’iniziativa nata quasi trent’anni fa, quando Mons. Pietro dotti ed Angelo Burani, allora rispettivamente consulente ecclesiastico e pre sidente del CSI reggiano, acquisirono un’area situata davanti alle Offi cine Reggiane: era il CRA L aziendale, un complesso che comprendeva un cinema, alcune sale, una pista polivalente, alcuni campi di calcio, una pista per l’atletica e tanto terreno libero. I costi di gestione avevano reso necessario sinora affittare gli impianti per consentire la loro sopravvi venza, poi ha preso corpo il progetto della Chiesa reggiana per trasfor mare queste strutture in un 'isola pastorale: il trasferimento del CSI nel comprensorio e l’apertura di un «Oratorio-centro Giovanile» affidato ai Salesiani rappresentano i primi due passi concreti di un vasto program ma diocesano, come ha ricordato Mons. Baroni in occasione dell’inau gurazione: «Ringrazio i tanti e tanti amici che, con il volontariato ed il conferimen to di mezzi propri hanno consentito al CSI di ordinare e attrezzare la nuova sede per realizzare ancora meglio i suoi compiti educativi. Da an ni vado sognando in questa zona la realizzazione di un 'isola di pastorale giovanile. Questa sera, dunque, un sogno vede la sua realizzazione. Ma questo sogno, che inizia ad essere realtà, continua e mi fa già vedere mi gliaia di ragazzi e giovani affollare questi luoghi, accolti da sacerdoti ed educatori che esprimono loro accoglienza e amicizia, e partecipano loro gioia e speranza. A voi del CSI consegno questa sede perché, coordinati con la comunità salesiana di S. Croce, ne facciate un autentico strumen to di pastorale giovanile».
ACIREALE - Erano circa cinquanta i partecipanti al Corso programmato dal CSI provinciale per formare i nuovi col laboratori del Consiglio da inserire nel le società sportive, oltre ai promotori di «Giocasport». I corsisti hanno dibattuto ed approfon dito, in gruppi di studio, la relazione del presidente provinciale. Successi vamente Maurizio e Tindaro del Con siglio di Messina hanno trascinato i presenti nel mondo dei giochi che nel futuro i corsisti saranno chiamati ad in segnare ai ragazzi. E, quindi, la relazione di Nello Piro sul tema «L’operatore della formazione nella società sportiva» e quella del consulente ecclesiastico su «Presen za cristiana dei laici per lo sport nella Chiesa». L’ultima parte del Corso è stata dedicata alla relazione di Ange lo Di Mauro sugli aspetti giuridicoassociativi ed al racconto di Giusep pe Russo sulla sua esperienza come promotore di GIOCASPORT.
«TOWOSSB» COMO - Dopo una lunga pausa, rina sce «TUTTOCSICOMO», una delle ot tanta testate locali su cui attualmente la nostra associazione può costantemente contare. Ma la buona notizia non consiste so lo in questo. I dirigenti comaschi non si sono limitati a «riportare in vita» il loro giornale, hanno fatto uno sforzo in più rinnovandone completamente la veste grafica e tipografica: non più nel segno del ciclostile ma della stampa, e con una cadenza quindicinale.
UBERO SCAMBIO POLISPORTIVO
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CAVA DE’ TIRRENI - In generale, un libero scambio diventa un’occasione in più per fare sport in un momento d’incontro, rispondendo ad esigenze particolari di carattere sportivo ed as sociativo. Sotto questa ottica il Con siglio di Cava, in occasione della XXVII edizione della gara podistica «S. Lo renzo», ha organizzato il libero scam bio di atletica, tennistavolo e pallavo lo. Oltre agli atleti del Consiglio ospi tante, hanno preso parte alla manife stazione rappresentative di Taranto, Cagliari, Messina e Napoli, per un to tale di circa cinquanta ragazzi. La due giorni predisposta dagli orga nizzatori ha permesso agli atleti di di sputare le gare inerenti alle rispettive specialità, lasciando liberi la serata del primo giorno per la festa folcloristica e l’intero secondo giorno per la corsa podistica e la visita alla città ed all 'Ab bazia benedettina.
MONDRAGONE - Giornata particolare per i ragazzi di Mondragone (Ce) che han no partecipato entusiasticamente al 1° GIOCASPORT «Gioca con Noi» proposto dagli animatori del G.S. «SAN RUFINO» del Consiglio di Sessa Aurunca, presso i campetti della parrocchia omonima. La luminosa giornata di sole che si è aperta al canto del Giocasport, ha visto impegnati circa un centinaio tra ragazzi e ragaz ze che si sono divertiti alle nuove proposte di giochi svolti con vivacità e brio. Alla fine dei giochi a tutti i partecipanti è stata offerta una medaglia ricordo che è stata accettata con emozione e gioia, in particolare da chi non era mai riuscito a con quistare niente in altre manifestazioni sportive.
TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE «A» COME ARBITRO FIRENZE - Il 21 novembre scorso gli arbitri del Centro Sportivo Italiano di Firenze hanno tenuto, per la prima vol ta, la loro periodica riunione tecnico associativa presso la sede di una so cietà sportiva, precisamente l’Assi Virtus. Con questa iniziativa, la Commis sione arbitri ha inteso aprire un dialo go con i vari componenti delle Socie tà, al di fuori del rettangolo di gioco, dove il rapporto arbitro-società spor tiva é condizionato dai rispettivi ruoli, che generano sovente incomprensio ni, se non di peggio... Ebbene, bisogna riconoscere che l’i niziativa ha riscosso pieno successo, vista l’ampia partecipazione numeri ca degli arbitri e dei dirigenti della Assi Virtus, nonché il franco ed interessan te dibattito che si è sviluppato, fra tut ti i presenti, sotto la spinta derivante dalle argute «provocazioni» del quali ficato relatore, Giancarlo lannone. Si è parlato di Regolamento, ma an che del comportamento delle «giac chette nere» e dei rappresentanti del le Società, dei rapporti interpersonali durante le gare, delle incomprensioni e dei malintesi che, spesso, origina no da cause banali; si è affermata la necessità di una maggiore educazio ne al Regolamento degli atleti, dei di rigenti, degli allenatori e dei... genito ri e di un’applicazione più uniforme dello stesso da parte degli arbitri. Qualcuno ha anche auspicato un mi glioramento dei rapporti in campo fra chi partecipa alle gare e chi le dirige, attraverso un impegno comune, che conduca all'abbandono, da una par te di certi atteggiamenti vittimistici e, talvolta, anche violenti, dall’altra di un modo eccessivamente fiscale di gesti re le situazioni che, di volta in volta, si presentano nella direzione di una gara. Tutto ciò con il fine di garantire uno svolgimento il più sereno possi bile dell’attività giovanile e dilettan tistica. Sia il Presidente dell’Assi Virtus, Pfimerano, che quello del Gruppo Arbi tri CSI, Campanella, hanno espresso, in chiusura, la più viva soddisfazione per l’ampia ed attenta partecipazione al dibattito, auspicando future analo ghe occasioni di incontro e di costrut tivo confronto.
CORSA IN MONTAGNA 1988 UDINE - «La Comunità montana della Carnia ha sempre creduto nella corsa in montagna... approva incondizionata mente l’impegno del Centro Sportivo Ita liano... nell’intento di valorizzare chi ama la montagna e la pratica con amo re e rispetto... non sarà lesinato alcuno sforzo per migliorare l’attività che tutti amiamo profondamente...». Così il prof. Silvio Moro, presidente della Comunità montana della carnia, ha sa-
«GIOCASPORT» A SESSA AURUNCA SESSA AURUNCA - Un’incontro di for mazione ha offerto lo spunto per il lan cio ufficiale di GIOCASPORT nell’ambito del territorio del Consiglio pro vinciale. La manifestazione, programmata dal gruppo promotore in collaborazione con il Coordinamento tecnico provinciale, è stata resa possibile dalla presenza di due fattori concomitanti: l’appuntamen to periodico dei ragazzi dell’ACR della
lutato la gran folla che gremiva la pale stra del Centro Studi di Cleulis di Paluzza, durante la cerimonia di premiazio ne dell’attività 1988. Un'attività giunta alla fine dell’anno do po sette impegnative e bellissime pro ve che hanno visto la partecipazione di più di mille concorrenti. Ed un’organiz zazione, a tutti i livelli, che dovrebbe far riflettere esponenti di altre discipline sportive dove purtroppo la violenza o l’indifferenza sono all'ordine del giorno. Una soddisfazione, non si può non dir lo, unita alla gran voglia di ricomincia re, subito, nell’89.
Diocesi e l'incontro formativo dei qua dri provinciali. Rispettando il programma concordato precedentemente con gli operatori ACR i lavori dei due gruppi sono stati inter rotti ed insieme ci si è ritrovati nel cam po sportivo del Seminario dove hanno avuto subito inizio i vari giochi. Una giornata di sole ed una temperatu ra primaverile hanno fatto da cornice a questa splendida festa che ha coinvol to non solo i 150 ragazzi partecipanti ma tutti i presenti.
ERRATA CORRIGE Su STADIUM n. 11 (novembre 1988), a pag. 26, la notizia «Obiettivo socie tà sportive» nel corpo del testo è sta ta attribuita erroneamente al Consiglio di Udine e non a quello di Pordeno ne, come citato correttamente nel ri ferimento all’inizio deH’articolo. Ce ne scusiamo con gli amici del Consiglio e, soprattutto, con le società sportive di Pordenone.
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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE ATTENZIONE ALLA SPECIALIZZAZIONE PRECOa PISA - La sala delle Baleari del palaz zo comunale ha ospitato martedì 8 no vembre rincontro-dibattito promosso dal CSI sul tema «Gli effetti della attività sportiva precoce». Un problema, questo, di estrema attualità in ambito provincia le, che coinvolge enti locali, enti di pro mozione sportiva, federazioni e socie tà sportive in merito alla promozione di attività ludico-sportiva in genere. Gli ospiti e relatori che hanno illustrato i diversi aspetti del tema sono di tutto rispetto in ambito nazionale: il medico della nazionale olimpica Resina, lo psi-
cologo Gaetano Barletta, il docente ISEF dell’università cattolica di Milano Tonetti, l'istruttore nazionale di miniba sket Viani. Gradita la presenza dell’as sessore allo sport di Pisa Nicolini e del presidente provinciale del CONI Dani lo Facchini. Dal dibattito sono emersi alcuni aspetti importanti: che un sovraccarico di lavoro in età precoce porta talvolta alla sterili tà; inoltre si avvertono in molti ragazzi che praticano il calcio patologie quali ansia e nausea da prestazione. Si ten de inoltre ad eliminare quella esperien za altruistica che caratterizza la cresci ta dell’individuo dai sei ai dodici anni. In sostanza occorre riflettere sulla pro mozione sportiva di attività specialisti ca per coloro che sono sotto i dieci anni.
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CGMPIASSMENTO BENEVENTO - Capita tutti i giorni di trovarsi a lavorare tra mille difficoltà, incomprensioni, ostilità più o meno pa lesi. Ma capita, anche se un po’ più raramente, che quello che si fa viene riconosciuto, apprezzato e «palesato». È il caso dell’operato dell'insegnante Luigi Matarazzo, del suo impegno di dirigente CSI all'interno del mondo della Scuola e del riconoscimento uf ficiale da parte del Provveditore agli Studi cittadino. Nella lettera, inviata al presidente pro vinciale Buonfino, il provveditore dà at to al Consiglio di Benevento di svol gere una preziosa azione di collega mento e rapporto con il mondo della scuola, che culmina annualmente con la partecipazione delle scolaresche al la Rassegna Sport-Scuola.
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PIACENZA - Crediamo sia stato con grande soddisfazione che gli amici piacentini nei giorni scorsi hanno fat to arrivare sui tavoli della Presidenza nazionale la loro rassegna degli arti coli apparsi sui giornali cittadini su tut to ciò che nel Comitato si organizza, studia ed attua. Una mole non indifferente e un esem pio che speriamo sia seguito da molti altri.
NEL SEGNO DELLA POLIVALENZA
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TARANTO - Ci siamo, dopo un duro mese di lavoro, il giorno fatidico è ar rivato. Sono le prime ore del pomeriggio e i consiglieri tarantini aspettano, nel piaz zale antistante la parrocchia Madonna di Fatima a Talsano, i duecentocinquanta ragazzi provenienti dai Consigli di tut ta la Puglia per dare il via alla Festa po lisportiva di seconda fascia. Gli atleti pieni di allegria e di voglia di divertirsi ben presto arrivano e il servi zio trasporti li guida al Green Park ov vero, aU’impianto sportivo che li acco glierà per giocare. Ogni Consiglio presenta una o due squadre, che dovranno cimentarsi in due sport a scelta tra la pallavolo, il mi ni basket, il calcio «a sette» e il BMX. Molti sono gli spettatori tra parenti e cu riosi, tutti si divertono perché i bambini ben guidati dagli organizzatori esprimo no al massimo le loro capacità e il loro desiderio di divertirsi. Terminati i giochi tutti si dirigono all’hotel «Al Gabbiano» dove alla cena fa seguito la serata as sociativa.
Con l'aiuto di tutti i Consigli pugliesi che hanno con entusiasmo portato le proprie specialità gastronomiche sono stati or ganizzati degli stand belli da vedere ma anche da gustare con la dolce compa gnia della musica di Jovanotti, il nuovo idolo dei ragazzi. L’indomani mattina tutti in tuta si ritor na sugli impianti sportivi e riprende il via , la Festa che si conclude a mezzogior no, orario dedicato alla celebrazione del la Santa Messa ed alla premiazione di tutti i partecipanti.
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MEDICINA
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Appare ampiamente giustificata la pratica di un’attività sportiva in sog getti cardioperati, da quando in que sti ultimi anni i progressi della cardio chirurgia hanno consentito il recupe ro alla vita attiva di un gran numero di pazienti soprattuttogiovani e bambi ni, precedentemente destinati all’inat tività fisica per la presenza di una car diopatia congenita o per una anoma lia valvolare acquisita o per un grave disturbo alle coronarie. Nel nostro Paese, l’attuale legislazio ne però vincola medici e pazienti all’obbligo della visita preventiva per la certificazione dell’idoneità sportiva agonistica e non agonistica. Questo fatto ovviamente si traduce nella necessità di espletare tutte le in dagini clinicheeslrumentali indispen sabili a stabilire se la correzione chi rurgica è compatibile con quella deter minata attività sportiva.
Attività fisica nel cardioperaio Il punto più importante è individualiz zare la prescrizione al tipo di sport in base alle capacità del soggetto, valuta te attraverso un test da sforzo a cari chi crescenti al cicloergometro. Per un operato di By-pass aorto-coronarico è abbastanza semplice stabilire il cari co di lavoro per una data frequenza cardiaca, più difficile appare sicura mente la valutazione nei bambini. Poiché vi sono molte situazioni, ognu na con ripercussioni emodinamiche ed aspetti clinici-strumentali differenti, appare veramente difficile definire le
Lo sapevate che
Bte dò pastorale giovanile... ...è l'unica rivista in Italia interamente de dicata all’educazione umana e di fede dei giovani?
...che la sua proposta educativa, nello sti le dell’animazione, parte dall’incontro tra le domande dei giovani e la «memoria» di cui l'educatore si fa testimone, per porta re verso l'incontro col Signore della vita?
Formazione degli animatori. Temi: Di zionario dell’animazione; Comunicazio ne e linguaggio; Analisi dei Progetti Gio vani; Educare a...
Il punto. Un servizio ai «nuovi»; ripresa di alcuni temi di fondo della pastorale gio vanile.
...che non fa soltanto riflessione teorica, ma offre anche sussidiazione pratica?
Fatti e opinioni. Un commento fresco e «d’autore» sui fatti.
...che quest’anno offre ai lettori (a parti re da novembre 88 e per tutto 1’89) un fa scicolo sulla vita dei gruppi?
Preadolescenti. Temi: Itinerari differen ziati di educazione alla fede; Educazione e sport: Preadolescenti e orientamento...
Per tutto questo (e per il resto che scopri rete) riproponiamo I’
Abbonamento tàSTC PROGRAMMA 1989
Dossier. Temi: Pastorale e ministeri; I giovani come domanda educativa; L'uso della Bibbia nei gruppi giovanili; Pastora le degli adulti e pastorale giovanile: quale confronto oggi? Itinerari di educazione alla fede...
Esperienze. Temi: Nuove vie per gli ora tori; Abbiamo fatto una ricerca «locale» sui giovani; Finestre sul territorio...
Speciale. Un grosso regalo ai lettori, in particolare ai nuovi animatori: un fascico lo di 24 pagine ogni mese sulla vita dei gruppi, con esercizi per i membri del gruppo e orientamenti per l’animatore.
ABBONAMENTI (su ccp n. 32701104 intestato a Note di pastorale giovanile — LDC — corso Francia 214 — 10096 Leumann To).
Italia: L. 21.000 — Estero: L. 28.000.
La rivista è espressione del Centro Sa lesiano Pastorale Giovanile (via Marsala 42 — 00185 Roma Tel. 06/49.40.442).
indicazioni e le controindicazioni al l’attività sportiva per ogni cardiopatia operaia. Inoltre bisogna diffidare delle tabelle prefissate, come quelle di correlazio ne tra il costo energetico di un dato sport con la massima spesa energetica ottenuta durante uno stress test. Infatti esistono una serie di variabili come l’età del soggetto, la motivazio ne, lo stile, le condizioni atmosferiche o del terreno, il livello di allenamento, la competizione, che possono modifi care notevolmente il costo energetico di uno sport. Ad esempio differenze importanti si osservano quando si gioca a pallavo lo per puro divertimento (300 kcl/min) rispetto ad una vera e pro pria partiva (450 kcl/min). Alcune attività sportive come il solle vare un peso o lanciare un disco o un giavellotto, hanno un costo energeti co totale basso, viceversa il lavoro car diaco può in questi casi risultare mol to alto, si dovrà quindi prescrivere un’attività sportiva individualizzata, cioè adeguata alla performance car diovascolare del soggetto. In bambini operati di difetto interatriale con un consumo massimo di 0, non inferiore al 90% di quello previ sto per la loro età e con cavità destre e pressioni polmonari nei limili, non esi ste alcun tipo di limitazione all’attività sportiva agonistica anche per sport impegnativi come il ciclismo, il mezzo fondo, lo sci di fondo, il calcio, la pal lacanestro ecc. Viceversa in bambini operati per una cardiopatia congenita complessa (te tralogia di Fallot, trasposizione dei grossi vasi ecc.), anche con buoni esi ti postoperatori, si deve consigliare un’attività sportiva ricreativa a mini mo impegno cardiovascolare (patti naggio artistico, golf, tennis tavolo, ti ro con l’arco ecc.). La pratica sportiva come tutti ormai sanno aumenta la capacità fisica e la forza muscolare, rende gli apparati osteoarticolare e muscolare più flessi bili ed efficienti ma soprattutto, una componente non trascurabile di que sti benefici è rappresentata dal miglio ramento delle condizioni psicologi che, in altri termini della qualità del la vita. Questi aspetti rivestono un’importan za ancora maggiore nell’età evolutiva, età nella quale lo sport assume anche un ruolo formativo ed educativo.
Antonio Spataro
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TURA
CENERENTOLA IN BLUE JEAMS Scrigni preziosi, principesse e maghi, ca stelli incantati e lotte per far trionfare il bene... queste, grosso modo, le immagi ni più frequenti che trovo nei racconti in ventati dei miei ragazzi della prima me dia di una scuola dell’immediata perife ria di Roma. Mi capita di pensare spes so se tutto questo «capitale in fantasia» che un fanciullo possiede innato, venga anche solo a tratti corroborato da sane letture per ragazzi. Certo, quando devo scegliere un brano di Antologia da legge re in classe vado sempre a colpo sicuro: ciò che per me è «classico», per loro è «quasi sempre» una novità piacevole; scrivo «quasi» sempre, perché di tanto in tanto capita che abbiano conosciuto al cune storie tramite Televisione, come è successo l'ultima volta con i cartoonsde «11 principeeil povero»! Se fossi un’in segnante più attenta seguirei i gusti tele visivi dei miei pupilli più da vicino, per poi tentare di riportarli dalla Tv al libro, visto che ormai le possibilità di operare in senso contrario sono scarse. Comun que, cerco di raccontare le storie con le quali sono cresciuta ed anche quelle nuo ve che riesco a trovare nella non molto fornita Biblioteca scolastica, creando delle aspettative da parte dei ragazzi e una curiosità che li spinge spesso con i genitori dal libraio oppure sul divano con i nonni. Quando questa operazione mi riesce e gli stessi ragazzi mi comunicano nel loro so lito modo impetuoso di aver trovato il fi nale che ieri «tu professoressa ti eri di menticata» o la seconda puntata della storia che racconto a mò di «radionovela»... beh, si rafforza in me il convinci mento che tanta letteratura per ragazzi, vecchia o nuova che sia, li interessa, li prende, li incuriosisce e poi li stimola a conversare. Naturalmente i problemi so no due: il racconto «raccontato» che ab bia un senso e un valore educativo e il passaggio al piacere della lettura in pri ma persona; sono spesso inscindibili e la scuola dovrebbe mirare alla risoluzione di entrambi.
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Cosi, leggendo il titolo «Cenerentola in blue jeans», dato al convegno svoltosi a Bassano del Grappa alla fine di ottobre su «I trentanni di letteratura giovanile in Europa», ho pensato istintivamente all’opportunità di quella definizione, perché solo apparentemente la letteratu ra per ragazzi è reietta, abbandonata e mal giudicabile; ma, se prendiamo per buona la favola, diverrà poi la Regina omaggiata che sappiamo. Infatti, leg gendo le analisi delle situazioni dell’edi toria per ragazzi in tanti Paesi, dalla Spa gna alla Russia; dalla Polonia alla Nor vegia, che in trent’anni hanno subito nu
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merose e spesso positive mutazioni in questo campo (spesso dettate da altret tanti cambi di rotta politica), mi accor go che c’è un’inversione di tendenza, un ritorno alla lettura sia dei classici (da Sal gari a Twain a Molnar), sia della produ zione contemporanea che si avvale di un piccolo esercito di scrittori: solo in Ita lia ce ne sono circa quattrocento e altret tanto lunga è la lista negli altri Paesi. Se in Germania ogni anno l’editoria per ragazzi produce circa duemila nuovi ti toli, in Spagna tra il 1965 c il 1984 si è passati da seicentonovantaquattro a 3942 titoli ed in Francia da 1448 a 4281 negli stessi due decenni. Un mondo vivace, ricco, fluido tanto più che la letteratura giovanile si è arricchi ta di temi un tempo «tabù» coinè il ses so, la droga, la morte, l’handicap, l’am biente. i problemi familiari: i temi della quotidianità, dunque, accanto a quelli classici della fantascienza, della vita agreste, della magia, sollecitano nuovi interrogativi, (sece n’era bisogno) sulla funzione di tale lettenitura e sulla oppor tunità della presentazione di alcune pro blematiche che taluni giudicano inade guate per l’età del giovane pubblico c che, comunque, devono far rii lettere tutti gli educatori. Allora non è esatto pensare che non ci sia nulla di adatto ai nostri ragazzi, clic più
nessuno scriva per loro, che il mondo moderno non sia produttivo in questo campo e che lasci il già detto ai «classi ci»; e non è nemmeno vero che i libri usciti dalla penna feconda di un Venie, Swift, Stevenson... non attraggano più le giovani generazioni del fast-food e del computer. Non sarà che gli adulti si so no stancati (o non lo hanno mai fatto?) di seguire la narrativa per ragazzi, con la scusa che «ormai non c’è più nulla per loro»? Non tutto, certamente, si può proporre: è necessario conoscere i loro tempi di ac quisizione, di crescita, i loro interessi, parlare con loro più di quanto la mag gior parte dei genitori faccia in questa nostra epoca di «divoratori del tempo»; così come non ci si improvvisa scrittori per ragazzi, mestiere tra i più delicati e faticosi, senza aver coscienza che c’è un modo di costruire la frase, o di usare la punteggiatura, o di avvicinare i concet ti che non ha nulla da condividere col «fare letteratura per adulti». È il moti vo per il quale, con tutta la buona volon tà, mi rimane profondamente incom prensibile capire la logica dell’inserimen to, nelle Antologie per la Scuola Media, di autori come un Foscolo o un Man zoni. Se scrivere per i ragazzi è arte difficile e bisogna saper appagare le fantasie del giovane pubblico, è pur vero che questa larga schiera di scrittori di ogni Paese ha dato prova, lavorando proprio sui con tenuti, di serietà professionale; certa mente il Convegno di Bassano del Grap pa, organizzato dal Gruppo di Servizio per la letteratura giovanile, ha messo in luce anche le difficoltà del mercato edi toriale, i tentativi di ridurre gli alti costi, quelli per attirare, prima che i bambini, i loro genitori in libreria. Anche se, d’al tro canto, verrebbe spontaneo chieder si cosa accadrebbe dei contenuti se ci fos se un floridissimo mercato e se fare lo scrittore per ragazzi fosse una professio ne di moda (visti gli esempi negativi che ci provengono dal mondo dell’editoria per adulti, vedi assegnazione di premi letterari, qualità delle pubblicazioni, chi diventa scrittore...). Un’altra speranza ci proviene da questo Convegno: che il 1992 porti con sè la possibilità di più vasti orizzonti per que sto genere di letteratura e che sia fattibile per i ragazzi l’accesso alle diverse cultu re europee ed extracuropee; per ora va le la pena di diffondere a genitori, inse gnanti, educatori, il messaggio che la narrativa per ragazzi è in buona salute; la risposta del pubblico non si farà aspettare. Anna De Laura
PRESSING STORY Luigi «Cina» Bonizzoni, Ed. Socie tà Stampa Sportiva, Roma 1988, pp. 1 ló, L. 20.000. Urici “CUa" Bwriumri
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Nel giudizio dei tecnici di calcio, zo na e pressing sono due cose inscin dibili l’una dall’altra, nel senso che per far bene la zona occorre fare il pressing e viceversa. Se può essere giusto però affermare che non si può «giocare moderno» senza fare pres sing, è inesatto dire che il pressing sia un frutto del calcio moderno. Fare pressing significa letteralmente «eser citare un’azione collettiva ed oppres siva nei confronti dell’avversario in possesso della palla»: questo — ci ri corda proprio Cina Bonizzoni nel presente volume — è sempre avvenu to in fase difensiva; semmai la novi tà risiede nella tendenza a far attua re il pressing ad attaccanti e centro campisti. Dall’attualità del tema e dalla con fusione che lo circonda scaturisce l’interesse di questo volume, opera — lo ricordiamo per i giovanissimi — di un tecnico di calcio tra i più in telligenti ed apprezzati degli Anni '50 e ’60. Uomo intelligente, pervaso da spirito critico e da fine ironia, si mo stra Cina Bonizzoni anche nello spie gare tutti i segreti del pressing. La sua analisi nasce, come già detto, dalla convinzione che il pressing in realtà non sia un fatto nuovo; ecco quindi che si segue nella prima par te del libro l’evoluzione del football in Brasile, Inghilterra e Olanda per tracciare una storia del pressing; nel la seconda parte si rivelano tattica e
tecnica del pressing, si chiariscono le connessioni tra pressing e fuori gio co, e si propongono esercitazioni ad destrale per adottare appunto il pressing. Nella quarta ed ultima parte del volume il Bonizzoni tecnico lascia spazio al Bonizzoni critico, che di spiega tutta la sua arguzia nell’analizzare le metafore belliche del calcio, cioè l’abitudine a descrivere ed a guardare le partite di calcio come un evento di guerra, adottando un lin guaggio epico-militare. Anche per questo si scivola — ci avverte Boniz zoni — verso un football sempre più gladiatorio, che esalta il contrasto, teso più alla conquista della palla che alla costruzione del gioco e quindi dello spettacolo: allora adottiamo pure il pressing, ma senza togliere creatività al calciatore e senza dimen ticare che il fine ultimo del calcio de ve restare, al di là dei tatticismi esa sperati, quello di segnare tanti goal.
PSICOLOGIA DELLO SPORT B.J. Cratty e R.E. Piggot, Ed. So cietà Stampa Sportiva, Roma 1988, pp. 210, L. 25.000. Ecco un libro davvero insolito nel panorama dell’editoria sportiva. Si tratta di un manuale che contiene 21 progetti o piani di lavoro ideati ori ginariamente negli Stati Uniti per studenti universitari, al fine di for nire loro facili esempi di «ricerca ap plicata» nel campo della psicologia dello sport. Si insegna cioè come rea lizzare concretamente e in modo semplice alcuni modelli di ricerca tesi ad approfondire — attraverso colloqui/interviste con atleti, allenatori, tifosi o genitori degli atleti — alcuni temi fondamentali di psicologia del lo sport. Per ciascuno dei 21 argomenti di ri cerca, gli autori forniscono alcune note introduttive, un’analisi degli obiettivi raggiungibili nella ricerca ed i metodi da seguire nel raccogliere i dati, oltre ad una breve bibliografia. È ovvio, per queste sue caratteristi che, che il libro può interessare non soltanto gli studenti che devono af frontare corsi di psicologia dello sport, ma qualsiasi operatore spor tivo desideri analizzare o far analiz zare l’ambiente in cui si muove. In Appendice si spiega come tratta re, presentare e interpretare i dati.
LA ZONA NEL CALCIO: TECNICA, TATTICA E RUOLO CREATIVO Simone Mozzali, Ed. Società Stampa Sportiva, Roma 1988, pp. 222, L. 24.000. Alla «zona» ed ai suoi più minuti «misteri» è dedicato il presente vo lume, rivolto agli allenatori del cal cio giovanile ed a quanti siano in ge nere interessati allo sviluppo di fat tori quali la collaborazione e l’ami cizia attraverso giochi sportivi collet tivi. L’autore prende le mosse da due assunti di base: il calcio deve essere considerato un importante strumen to educativo, quale gioco collettivo che favorisce particolarmente nei giovani praticanti la fioritura del sen so sociale; tra tutte le diverse maniere in cui si può giocare al calcio, la «zo na» è quella che meglio di ogni altra favorisce le possibilità di collabora zione tra giocatori. Di qui uno stu dio che non è mirato al solo insegna mento della tattica a zona, ma che cerca di valorizzare nel calcio tutto ciò che può sviluppare la coesione tra i giocatori e la creatività individuale e collettiva. Da questo punto di vi sta, il lavoro di Mazzali propone spunti che possono rivelarsi utili an che a coloro che si occupano di altri sport di squadra. Per completezza di informazione, c’è da ribadire che il libro, pur essendo di facile lettura, non è destinato alla divulgazione, ma è un testo speciali stico che propone agli istruttori di calcio le motivazioni teoriche della «zona» e numerosissimi esercizi da far svolgere durante gli allenamenti. SIBtME IUZZAU
LA ZONA NEL CALCIO: TECNICA, TATTICA E RUOLO CREATIVO
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IL FILM
CHI HA INCASTRATO ROGER RABBIT? DI ROBERT ZEMECKIS C’era una volta Walt Disney. Lo ri cordate? E dopotutto il suo lavoro, la sua fantasia, i suoi film non sono per niente datati né relegati in polve rose cineteche patetiche. Anzi. Non solo, ma con il suo gusto dell’eccen trico ben manipolato nella bellezza del mondo fantastico e dei sogni fa muovere, danzare e parlare i suoi personaggi in film a fianco di attori in carne ed ossa, già negli anni tren ta e via via lasciati liberamente cor rere sullo schermo, inseriti in storie come Mary Poppins, per ricordarne una tra le più celebri. Robert Zemcckis, grande amico di Spielberg, ci ri prova con una bella favola tecnicamente miracolosa e fantastica: 773 persone per realizzare 1.335 piani se quenza. E con i dati tecnici ci fermia mo qui perché il resto è a dir poco da capogiro. Un cartone animato irre sistibile, un mostro tecnologico spi ritoso e divertente che vuole essere più di un omaggio al cinema di ani mazione. «Mi manda Walt» è la pa rola d’ordine per entrare all’ I nk and Paint Club, dove si esibisce la vamp Jessica e Betty Boop è ridotta a ven dere sigarette. Walt è, naturalmente, Disney. La storia è ambientata nel 1947 e se gue la trama e l’intreccio tipici del film noir: Eddie Valiant (l’attore Bob Hoskins) detective dal carattere tele grammatico è un esempio dell’uso sentimentale delle ferite e dei traumi
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ROGER: COLLAGE DI CARTONE VeiMo con • celali dello bandiera
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delle esperienze. Odia i cartoni ani mati da quando uno di loro ha ucci so suo fratello e ha un rapporto fre netico e dirompente con la bottiglia e quello che ci sta dentro. Roger Rabbit, il coniglio, è l’indiziato numero uno per via di una rocambolesca vi cenda di gelosia che vede drammati camente implicato Marvin Acme (l’attore Stubby Kaye) padrone di Cartunia (quartiere-ghetto, il Toontown, in cui vivono i personaggi dei cartoons, virtualmente indistruttibi li c immortali) bollente fan di Jessi ca (la vamp-pin-up rossa di capelli e dal corpo di sirena immodestamente procace e poco incline alla riservatez-
za) trovato assassinato con una cas saforte ficcata sulla testa. 11 coniglio Roger, appunto sospettato, incarica Eddie a sbrigare il caso e da qui in poi ha inizio l’esilarante e forsenna to thriller che mescola la realtà alla fantasia dei cartoons passando attra verso la sozzura, giacendo a fianco del disordine fino a sorgere in tutta la fusione in un dolce soliloquio al legorico e al tempo stesso quasi an gelico. Certo il paragone con il passato non regge: qui siamo difronte a un lus suoso e sfarzoso sposalizio nel mon do del cinema. Ci sono personaggi ed eroi che per quarantanni hanno in vaso piacevolmente (o no?) le sale ci nematografiche di tutto il mondo. L’incredibile perfezione tecnologica permette ai personaggi disegnati di muoversi a tempo in mezzo agli at tori veri e reali. L’effetto e il frutto, di una autenticità e genuinità impres sionante, vengono dalla sintesi di in numerevoli maestrie e abilità estre mamente magiche apparenti e palesi o mimetizzate, occultate. E gli atto ri, quelli veri, riescono a disputare entrando nel gioco dei cartoons un’autentica gara rivaleggiando in cadenza, prosodia e scansione con lo slancio e il parossismo dei conigli e degli altri animali. 11 sorprendente e meraviglioso Hoskins, il suggestivo detective che ben ricorda in una ga lante parodia Marlowe, il Dash di Hammett o tanti altri investigatori del panorama «nero» americano, si destreggia tra i disegni esprimendo ri sentimento, amicizia e perfino un’at trazione sensuale per la bella Jessica. Tutta la scenografia, la coreografia e, se è permesso dirlo, l’empatia, spargono il profumo di un rimpian to passato: la leggendaria, poetica e fantasiosa Los Angcls con tutti i suoi colori e tutte le sue figure eroiche tra bar e scazzottature e auto che si in seguono. Ma dalla palla magica il passato si inebria di futuro, la nostal gia nell’intruglio fa esplodere un av venirismo sconquassante e gradevo le e ci regala emozioni e brividi un po’ dal contenuto e un po’ dalla forma riempiendo di gioia una certa filoso fia cinematografica ed estetica. Dalla lanterna magica divulgata dal matematico danese Walgenstcin c ar rivata al pubblico nei mercati e nelle fiere con il nome di «optique» sino a questa magia di Zemeckis e Spiel berg il cinema non ha mai cessato di stupire. Di corsa al cinema, dunque!
Flavio Pedrotti
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SPORT/SOCIETA' di Domenico Volpi
Paradosso sulla neve. Tomba è un as so, ma è partito male nelle gare del la stagione, un po’ per mancanza di forma, un po’ per sfortuna (un pa letto fra gli sci). Ma che i nostri, assi od onesti lavoratori della neve, deb bano fare i «mostri» perché frenati da materiale inadatto... è davvero il colmo. Si è scoperto che le tute for nite dagli sponsors (unici fornitori, per contralto) non sono abbastanza aerodinamiche, che certi accessori so no arrivati in ritardo negli allenamen ti, e così via. Sono da rivedere i rap porti con le aziende: un tema che, in modi diversi e assai più gravi, coin volge altre federazioni. Dal salto in lungo al salto dell’appalto e dai com missari di gara al commissariamen to di Fidai e Federtennis.
Silenzio, sn Del pallone si parla troppo. Della na zionale si parla moltissimo, e la calciofonia crescerà con l’avvicinarsi dei Mondiali. Si esagera e si dicono an che sciocchezze, d’accordo, ma im porre il silenzio agli addetti ai lavori ci sembra troppo. Il pur simpatico Vicini, un bel giorno, ha ammonito gli allenatori: «Non è accettabile che si leggano sui giornali suggerimenti riguardo all’impiego nella squadra azzurra di questo o quel giocatore. Significa mettere il naso negli affari degli altri..., così come dire pubbli camente che quella squadra deve gio care a zona e non a uomo o vicever sa». I giornalisti sportivi, quel gior no, hanno sbiancato: con le regole di Vicini, intere pagine rischierebbero di restare bianche, comprese quelle del la Gazzetta dello Sport che notoria mente è rosa!
Paradosso Ligure Poiché lo stadio di Marassi sarà com pletato solo per la stagione ’90-’91,
CAMPIONI «IN BIANCO» cioè alla vigilia del Mondiale, i gior nali ipotizzano che il presidente del la Sampdoria Mantovani voglia «da re in prestito» per un anno i suoi gio catori migliori, per riformare la gran de squadra solo quando potrà ospi tare un grande pubblico. Strano de stino di questa compagine che è nata da due metà, il Sampierdarena e il Doria, che nel campionato è rimasta sempre a metà dei suoi progetti, e che ora è ancora composta da due metà: c’è finalmente la squadra ma non c’è il campo.
(UJiro cuore fra i piedi Quando la nazionale ha giocato in Umbria (Italia-Scozia 2-0), la squa dra è andata in visita alla Comunità Incontro di Amelia, opera di don Pierino Gelmini per il recupero dei tossicodipendenti. Gli «assi» hanno preso visione di un mondo doloroso e delle cifre di un altro campionato: 70 comunità per 3.000 ospiti, 250 ra gazzi che a Natale sono tornati in fa miglia, liberi. 11 luogo della Comu nità ad Amelia si chiamava una vol ta Valle delle Streghe, ora ha cambia to nome: Valle della Speranza. Questo, per i «nazionali», potrebbe essere solo un epidosio. Quella di Malgioglio è invece una scelta di vi ta: trentenne, portiere di buona leva tura, si è specializzato fisioterapista e, con la moglie, ha aperto undici an ni fa una palestra per handicappati, che segue con impegno costante. L’Inter gli ha dedicato l’incasso di una partitella natalizia. Malgioglio si
porta addosso il bizzarro nome di Astutillo, ma è un grande cuore: al lo stadio, ha voluto che fossero at trezzati un ascensore e un pezzo di tribuna per i disabili. A proposito di buone azioni: ci sono anche quelle sportive, come il gesto del presidente sampdoriano Manto vani che ha regalato alla Fiorentina il trofeo Bareni (vinto dalla squadra di Genova su quella toscana), perché Bareni era stato presidente della Fio rentina. Speriamo che il clima conti nui ben oltre l’Epifania.
Brevissime • Ha esordito tra i professionisti Vin cenzo Nardiello, il pugile che a Seoul fu... scippato dai giudici che assegna rono la vittoria inesistente a un co reano. Se per anni «Corea! Corea» è stato un grido di vergogna per il cal cio italiano, lo stesso sarà un incita mento per il bravo Vincenzo. • In una chiesa battista di Cleveland, l’irrequieto pugile negro Tyson, cam pione mondiale dei massimi, ha mes so un punto fermo alla sua vita rice vendo il battesimo. «Mi sento rige nerato», ha detto «la mia conversio ne è cominciata quando il reverendo mi ha detto: — Mike, tu sai come mettere al tappeto la gente ma Gesù sa come risollevarla». • Grande giubilo per una vincila al totocalcio «record». Perché poi si è entusiasti di 4.361 milioni per 3, in vece che di 1.000 milioni per 13 per sone, che sarebbe già tanto? Perché rifiutiamo il buonsenso e amiamo il colossale, l’eccezionale... proprio perché non tocca a noi. Siamo una società la cui maggiore aspirazione è quella di entrare nel Guinness dei pri mati. O dei ...Primati (leggi: scim mie)?
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