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Stadium n. 1-2/1987

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GENNAIO/FEBBRAIO 1987-ANNO LXXXII

STADI' JM i

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■ QUASI UN SOMMARIO

numero DOPPIO

1987 E OLTRE di Aldo Notano

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RICORDANDO P. PELLEGRINO

FESTE CHE VANNO FESTE CHE VENGONO

ANTIDOPING SI O NO?

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di Donato Renato Mosella

STADiUM/SOClETA 37

A proposito di un disegno di legge, di Anna Boccia

di Angelo Bertani

SP^^RT

ó

SOENDERE NEL GUADO Nuova presenza nella società,

CHIAMA DONNA

ló

FOTOMEMORIA

di Leo Leone

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Il tema del mese: ASSEMBLEA

LA SPERANZA CHE È IN NOI

Un esame di coscienza (di Livio Oli­ vi)/Voci daH’Assemblea (il contribufo di dieci partecipanti) / Laicità. Associazione, Rinnovamento (inter­ vento del prof. Andrea Riccardi) / Uomini e donne: costruire insieme (intervento di Maria Eletta Martini).

di Gianni Gherardi

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L'ANNO È COMINCIATO

Cosa ci propone, nel mondo, l’an­ no che è cominciato

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FOTOMEMORIA

di Alberto Bobbio

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GIOCASPORT PER LA CULTURA La 1nuova campagna uei del CSI pei per i ~ ~Ld IUUVd udinpayiid E PER LA SOCIETÀ preadolescenti, presentata nell’AsLa F.U.C I. nella vita dell’università. di Marco Rizzi

12 L'OTTANTESIMO M STADiUM

TUTTOCSI/ CRONACHE/ ESPERIENZE

43 Il film: IL NOME DELLA ROSA di Flavio Pedrotti

44 Medkma: LA DONNA AIUTA di Antonio Spataro

LA VIDEODIPENDENZA di Sandro Manganare

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semblea nazionale.

I fibri

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LAICI QUI ED ORA

Costume: PAROLA NOSTRA

di Vittorio Ferrerò

di Domenico Volpi

Questo numero di STADIUM esce raddoppiato, perché segue una stagione intensa della nostra Asso­ ciazione di cui è giusto dar conto ai nostri lettori c tramite loro, a tutti i gio­ vani e gli amici che gioca­ no e lavorano nelle nostre Società sportive. Attorno all’Assemblea na­ zionale statutaria, sono maturate riflessioni, deci­ sioni e prospettive che ci riguardano tutti. Prepara­ ta da un Seminario di stu­ dio, l’Assemblea è stata il momento culminante di un rilancio associativo, che si proietta in questo anno già cominciato, co­ me impegno e come pro­ posta. Dal prossimo numero tor­ neremo alle dimensioni e alle rubriche normali, mentre nei prossimi mesi ci aspettano alcune gusto­ se novità. Intanto chiediamo ai no­ stri lettori di premiare con la loro paziente atten­ zione, il nostro sforzo di documentazione sulla vita associativa che, racconta­ ta così, può apparire un po’ noiosa, ma che vissu­ ta da ciascuno è sempre un’avventura e una sor­ presa. Soprattutto in que­ sto periodo di confusione, in cui sembra finito il tempo del disimpegno c del consumismo, ma non si vede ancora quale sarà il segno dei tempi nuovi. Noi speriamo che sia il tempo della solidarietà e della speranza.


1987 E OLTRE Concludendo l'Assemblea nazio­ nale dei quadri provinciali svol­ tasi a Roma nel dicembre scorso, che ha visto la partecipazione di circa 400 dirigenti in rappresen­ tanza di 130 dei 156 Consigli, dis­ si che il CSI non è messo in di­ scussione, anche se fa discutere, ma è lui stesso che si mette in di­ scussione. Che il CSI non sia messo in di­ scussione l'ha anche dimostrato la qualificata presenza di rappre­ sentanti della Conferenza Episco­ pale Italiana dell'Azione Cattoli­ ca, del CONI, del mondo politico e giornalistico alle nostre inizia­ tive, come si può vedere all’inter­ no di questo numero di Stadium. Siamo invece noi che ci siamo messi in discussione, segno di ma­ turità e di sicurezza associativa raggiunta in quasi mezzo secolo ormai di duro impegno dei nostri operatori volontari che hanno co­ struito quello che nessuno misco­ nosce: che il CSI è il più grande ente di promozione sportiva, che con gli oltre seicentomila tessera­ ti contende il primato della diffu­ sione sul territorio alla stessa Fe­ derazione Italiana Gioco Calcio che è la più grande tra le Federa­ zioni Sportive. Il CSI è infatti presente in un Co­ mune su tre e in uno su due tra i Comuni che hanno più di 5.000 abitanti. Questo miracolo associativo, per­ ché di miracolo si deve parlare, lo si deve ai nostri 70.000 volontari che fanno capo ai Consigli e alle Presidenze provinciali: a tutti la riconoscenza deU'Associazione. Sono sicuro che il miracolo con­ tinuerà e che il 1987 vedrà un'ul­ teriore espansione del CSI: voglia­ mo arrivare alle 10.000 società e al milione di soci tesserati, cioè

Perché non ci accontentiamo soci paganti regolarmente la loro tessera di adesione, e quindi soci reali e non fantomatici! Ma non ci accontentiamo dei nu­ meri, anche se sono importanti, non per imporci: il numero per noi non è la forza di mussoliniana memoria, ma per la significa­ tiva presenza in un servizio qua­ lificato sul territorio. L'impegno conclusivo dell’Assemblea è stato in estrema sintesi questo: essere più presenti e più qualificati per meglio servire. Og­ gi tutti parlano di promozione sportiva, ne siamo stati i primi e non siamo più i soli, ne gioiamo e ci auguriamo che non se ne par­ li soltanto ma la si faccia seria­ mente, e noti solo con la carta in­ testata. Non temiamo concorrenze perché il CSI è talmente originale da es­ sere inimitabile, e poi c'é spazio per tutti purché si sia seri e non si faccia del fumo con le chiac­ chiere e con i numeri fasulli. Ma per noi, che non ci accon­ tentiamo, l’impegno va oltre la promozione sportiva pura e sem­ plice, per dilatare il compito di promozione umana e di anima­ zione socio-politica del territorio. Ci interpellano nuove scelte, più avanzate e pressanti, quali quel­ le della pace e della non-violenza, della solidarietà e della fraterni­ tà, della preferenza degli ultimi. Strumento fondamentale per por­ tare più avanti l’Associazione è quello di sempre: i Consigli e le

Presidenze provinciali e circoscri­ zionali. Il segreto di tanto successo sta qui: sta nell’aver capito 40anni fa che lo sviluppo sarebbe passato per il decentramento: un vertice nazionale piccolo e una base grande con ampi poteri. Oggi i nostri Consigli, attorno ai quali girano le 9.000società, sono 156 e li vogliamo più funzionali ancora, più ricchi di volontari, specialmente più ricchi di giova­ ni. Li vogliamo qualificati e atti­ vi tutti, nessuno escluso, e la Pre­ sidenza nazionale è impegnata davanti a tutta l’Associazione a non permettere che nessuna strut­ tura, provinciale, regionale e la stessa nazionale, diventi obsoleta, stantia, priva di creatività, di co­ raggio nel fare scelte impegnati­ ve, adagiata sulla consuetudine e sull’abitudinarietà, incapace di rinnovarsi.

Nell’ottobre 1987avranno inizio i Congressi provinciali e circoscri­ zionali per arrivare al Congresso nazionale del maggio 1988: pren­ diamo l’impegno e cominciamo sin d’ora a cercare uomini nuovi da inserire: sangue nuovo, giova­ ne specialmente, per realizzare l’impegno preso dall'Assemblea: un più qualificato servizio allo sport, alla società civile, alla co­ munità cristiana.

Aldo Notarlo

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Antidoping sio no? La proposta di una campagna anti­ doping avanzata da alcuni deputati comunisti e democristiani e accolta dal governo ha provocato molte po­ lemiche nel mondo sportivo e sulla stampa, con vivaci reazioni da parte dei deputati proponenti. Le polemi­ che riguardano sia l’intervento del­ l'iniziativa sia le modalità di finan­ ziamento, il prelievo cioè dalle entra­ te del CONI di una percentuale del 5-10 per cento, corrispondente alla considerevole somma di 20-40 miliar­ di. Il presidente Carraio ha dichiara­ to singolare che il CONI sia chiama­ to a sostenere l’onere finanziario di una iniziativa che, pur apprezzabile, non rientra nei compiti istituzionali dell’Ente, ma in quelle dei Ministeri della Sanità e della Pubblica Istruzio­ ne. Ha aggiunto anche che, grazie al­ le misure adottate dalle Federazioni per il controllo del doping, il fenome­ no ha dimensioni molto ridotte ed è inesistente per l’attività giovanile. Al­ cuni dei deputati proponenti hanno ribadito l’esigenza e la validità della loro proposta. La questione ci è sembrata meritevo­ le di attenzione soprattutto per ap­ purare se esiste un problema doping a livello di sport giovanile e se è sen­ tito nell’ambiente. Perciò, senza pre­ tese di esaurire l’argomento, abbia­ mo interrogato alcuni protagonisti dello sport romano di base: dirigen­ ti, tecnici, atleti e genitori di gruppi sportivi che operano a vari livelli. Inoltre abbiamo sentito il parere di un dirigente di Ente di promozione a livello nazionale. Le opinioni, per comodità di lettura, le abbiamo sin­ tetizzate per gruppi riferiti alle espe­ rienze sportive di varia natura e livello.

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Il primo gruppo di opinioni è rappre­ sentato da una Società sportiva inte­ ressata ai massimi livelli sportivi e con molti atleti presenti nelle rappre­ sentative nazionali. Ecco in sintesi quanto ci è stato detto. «Leggendo l'O.d.G. dei deputali, salta subito al­ l'occhio la somma che il CONI do­ vrebbe destinare per combattere il

Una discussione in Parlamento

e fuori

problema del doping; a nostro pare­ re il 5-10% delle entrate pubbliche del CONI è eccessivo in quanto il doping, fenomeno sicuramente presente nel­ lo sport di ogni genere, non è il solo e comunque non il più grave proble­ ma dello sport italiano al momento attuale. Noi riteniamo che il proble­ ma da risolvere non è il doping in se stesso, in quanto potremmo conside­ rare doping anche una tazzina di caf­ fè o addirittura il training autogeno, che permette a chi lo conosce di ave­ re maggiori possibilità, quanto meno nel riuscire a rilassarsi ed affrontare con più calma una competizione. Po­ trebbe sembrare eccessivo, però ogni sostanza può essere considerata do­ ping sotto alcuni aspetti o del tutto innocua; quel che conta è capire che se si vogliono risultati di un certo li­ vello, servono le vitamine e per lo sport spettacolo occorre un aiuto far-

macologico che comunque non deve essere necessariamente considerato doping! Stiamo parlando di attività sportiva a livello professionistico, non certo dello sport in genere. Facendo un esempio molto chiaro, possiamo di­ re che i problemi dello sport giovani­ le non sono rappresentati dall'uso di sostanze strane, bensì da quelli mol­ to più reali della violenza e della mancanza di strutture». Ed ecco ora il parere raccolto in una Società sportiva di atletica a livello amatoriale. «Noi non siamo d'accor­ do con un ordine del giorno che pre­ vede l'utilizzazione di tanto denaro per risolvere un problema che non tocca così a fondo il mondo dello sport. Come Società sportiva amato­ riale, noi conosciamo bene quale sia la situazione degli impianti sportivi qui a Roma, troppo pochi per ima cit­ tà così grande e quei pochi ridotti in condizioni pietose, tali da non per­ mettere agli atleti di frequentarli. In questo campo la situazione è ferma ormai al 1960 e sarebbe ora di avvia­ re un discorso di miglioramento». Un atleta della stessa Società ha ag­ giunto: «Durante la mia carriera spor­ tiva ho /atto più di quindici marato­ ne, ho frequentato atleti di ogni ca­ tegoria e posso dire che le accuse ri­ volte agli italiani sull'emot rasfusione, non sono del tutto infondate. Si sa be­ ne che all'università di Ferrara, gli studi praticati non sono solo tecnici ed è ormai sperimentato che l'uso di determinati farmaci permette di mi­ gliorare il rendimento in gara, ma posso affermare che questo avviene solamente a livello mollo alto e non riguarda tutto lo sport. Per questo motivo l’O.d.G. sull'antidoping è inu­ tile in quanto lo sport non è solo quel­ lo dei personaggi e dei grandi atleti, ma è soprattutto quello fatto a livel­ lo amatoriale e dei ragazzi ed in que­ sto settore sicuramente il problema del doping non esiste, a meno che non venga considerato doping sostanze come il Polase di cui tutti facciamo uso. Per quelli come me, i risultati so-


no frutto di allenamenti costanti e fa­ ticosi praticati ogni giorno nel tenta­ tivo di migliorarsi, e posso assicura­ re che noi siamo la maggioranza, molto più numerosi dei grandi divi dello sport nazionale. Per questa ra­ gione ritengo che questi soldi sareb­ bero spesi male, mentre potrebbero essere recuperati per risolvere proble­ mi molto più pratici». L’allenatore e i genitori di una Socie­ tà scolastica ci hanno dichiarato: «La nostra Società si è costituita come club grazie all'aiuto di molti genito­ ri allo scopo di far praticare lo sport ai nostri ragazzi, dato che le struttu­ re scolastiche sono assolutamente in­ sufficienti e di certo non soddisfano la domanda di sport dei giovani. Nel

nostro liceo esiste una sola palestra di 40 m- dove dovrebbero recarsi ben 1.500 alunni! Ecco quindi quali sono i problemi più urgenti dello sport e di essi si dovrebbe interessare chi nel settore lavora da tanto tempo e cono­ sce la reale situazione! Del problema doping noi sentiamo parlare attraver­ so i media ed in genere si tratta di casi

ORDINE DEL GIORNO PRESENTATO DAI DEPUTATI CECI, POCHETTI, CAPRILI, GARAVAGLIA, RUBINO, LUSSIGNOLI E ACCOLTO DAL GOVERNO NELLA SEDUTA DEL­ LA CAMERA DEL 14-11-1986, IN SEDE DI APPROVAZIONE DELLA LEG­ GE FINANZIARIA. La Camera, considerato l’alto valore morale e civile dello sport, inteso come strumento di promo­ zione sociale; visto che 3 milioni di cittadini italiani svolgono attualmente attività sportiva agonistica, che altrettanti almeno guardano allo sport con motivazioni ludiche, formative o preven­ tive e che in particolare per i giovani lo sport rappresenta una importante occasione educativa e culturale; considerato che sempre con maggiore insistenza sembra insinuarsi nel mondo sporti­ vo l’uso di farmaci e di mezzi esterni (doping) propagandati come capaci di aumentare artificialmente la prestazione atletica, e valutato il pericolo che il doping assume per la sua diffusione anche fra i più giovani e i non professionisti, e che tale diffusione è sicuramente legata alla scarsa educazione sanitaria e alla mancata conoscenza dei rischi ad essa collegati; allo scopo di valorizzare la pratica sportiva come momento formativo e culturale e di liberarla dai pericoli del doping,

invita il Governo a prendere le misure necessarie: per realizzare interventi di educazione ed informazione sanitaria ed iniziative antido­ ping rivolte agli atleti, ai giovani e a quanti praticano attività sportiva non agonistica, coinvolgendo la partecipazione del CONI con la costituzione di un apposito fondo non inferiore al 5-10 per cento delle sue entrate pubbliche; per utilizzare, tramite il Ministro della pubblica istruzione ed il Ministro della sanità, ta­ le fondo per l’attuazione di appositi programmi educativi ed antidoping affidandone il controllo ad un organo di partecipazione tecnico-scientifico; a presentare annualmente al Parlamento il rendiconto anche economico delle attività svolte in sede di approvazione della legge di bilancio dello Stato.

riscontrati a livello professionale, non nei giovani che frequentano i campi sportivi al solo scopo di diver­ timento. Da noi, anche se siamo una piccola società, i ragazzi sono sani e vengono sottoposti ad accurati con­ trolli al solo intento di mantenerli tali e non certo per consigliarli sui nuovi farmaci che permettono di avere ri­ sultati migliori. In tanti anni di lavo­ ro fatto con vera dedizione e passio­ ne per invogliare i giovani alla prati­ ca sportiva o nella scuola stessa, non si è mai sentito parlare di ragazzi che facciano uso di farmaci. Invece pro­ prio con lo sport si sono recuperati tanti giovani che si drogavano o fre­ quentavano cattive amicizie nelle borgate. Il problema reale è che at­ tualmente si fa un bel parlare di sport da ogni parte, ma si ignora che un'al­ tissima percentuale di ragazzi in età scolare non fa alcuno sport a causa di una mentalità sbagliata ancora molto diffusa, che porta i giovani su una strada sbagliata».

L’ultimo parere raccolto, quello del dirigente di un Ente di Promozione Sportiva, esprime invece accordo con l'iniziativa dei deputati che pe­ rò richiede un inquadramento mi­ gliore ed un maggior approfondi­ mento, ma non ritiene giusto far ri­ cadere tutto il finanziamento dell'o­ perazione sul CONI, bensì sulle di­ verse strutture interessate.

Data la limitata portata della nostra inchiesta, non ci sembra di dover trarre conclusioni definitive. Ci limi­ tiamo a rilevare che il problema del doping a livello dello sport giovani­ le non è ritenuto un vero problema. Sarebbe comunque interessante co­ noscere anche la situazione di altre realtà sportive nella penisola. Po­ trebbero provvedere i lettori di Stadium ad ampliare l’indagine da noi appena avviata, inviandoci testimo­ nianze riguardo al problema doping nello sport giovanile negli ambienti di loro conoscenza.

Anita Boccia

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J

Scendere nel guado

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A guardare attentamente il panora­ ma complessivo della nostra società, se ne ricava l’immagine di un paesag­ gio soffocante e che, comunque, ispi­ ra scarso anelito allo slancio, alla lunga prospettiva. Una società, la no­ stra che, alle soglie del fatidico 2000, ha bruciato miti e speranze di lungo corso. La caduta delle ideologie e con esse i radicamenti solidi che nel bene e nel male hanno determinato la sto­ ria degli ultimi due secoli: il libera­ lismo e il marxismo, ha segnato, in senso non sempre positivo, i riferi­ menti globali, quelli che forniscono le linee di rotta della storia umana. Il processo sempre più irrefrenabi­ le di secolarizzazione, pone al cristia­ nesimo, c alla dimensione religiosa in genere, interrogativi cruciali sul futuro della prospettiva di fede. I messaggi rassicuranti che nel no­ stro Paese e nel contesto delle nazio­ ni vengono lanciati dai responsabili dei due blocchi, sono ben lontani dal risultare convincenti. Non c’è giorno che non smentisca le false sicurezze che ci si vorrebbe pro­ pinare; dietro ogni cenno di ottimi­ smo si nasconde l’insidia c lo scac­ co, da Reykjavik, al Libano, al cen­ tro America, all'insidioso Mediterra­ neo, al cumulo di problemi che dila­ cerano i paesi poveri... Nel nostro circoscritto orizzonte na­ zionale si è assistito, e ogni giorno si continua ad assistere, alla litigiosità politica che riaffiora fino alla nausea dietro la cortina fumogena di proget­ ti di riforme istituzionali, di velleita­ rie governabilità. Eppure questa società dal respiro corto, dalla rassegnazione diffusa, non è poi così omogenea come lo specchio d’acqua sembrerebbe far credere. Questa società è attraversa­ ta da incisivi segmenti di speranza; le mille forme di volontariato di ogni matrice, una diffusa coscienza paci­ fista, un movimentismo fatto di mil­ le rivoli tesi a tradursi in testimo­ nianze a favore degli ultimi. Tutti sussulti che fanno intendere che il futuro è tutto da giocare. Non è questai una società da omologare

Nuove frontiere della politica anche attraverso l'associazionismo sportivo nei termini dei giudizi sommari: tut­ to bene - tutto male. Anche da que­ sta prospettiva è giusto che sia stata definita «società complessa».

STARE NELLA STORIA Noi siamo figli e specchio di questa società, perché nulla e nessuno può considerarsi isola rispetto al più am­ pio contesto storico. La nostra è una storia pervasiva nel senso che non la­ scia immune più nulla e nessuno dal­ le linee di tendenza che in essa affio­ rano. È un fiume che non si lascia ag­ girare; o lo si attraversa o se ne è tra­ volti. Ha a sua disposizione un nuo­ vo mirabile strumento (così definiva il Concilio i mass media), la comuni­ cazione con le sue tecniche ultrape­ netrabili e ultrapersuasive. Si tratta quindi di operare le scelte da dentro questa storia, perché lo starne fuori è pura fantasticheria, è utopia deteriore. Ma ci sono modi di­ versi di starci dentro: adeguandosi o ponendosi, pur dal suo interno, nel­ la prospettiva del mutamento. Bruciate le spinte riformatrici globa­ li e attenuatosi, anche se non comple­ tamente spento il ribellismo radica­ le e sovversivo, restano aperte nel no­ stro mondo e nella società italiana, i percorsi umili, «il passaggio stret­ to nella storia», come dice Alberto Monticene, per un rinnovamento di prospettiva in senso umanistico. Partire dalle piccole cose, che poi son quelle con le quali ogni giorno la gen­ te si confronta. Partire, evangelica-

mente dal granello di senape, desti­ nato a divenire albero gigantesco... se crescerà. Lo sport costituisce uno di questi micro-orizzonti, uno di questi possi­ bili segmenti di speranza, da cui si può partire per segnare un passag­ gio attraverso la nostra storia, un passaggio di senso. È per questo che la nostra Associazione ha un ruolo storico efficace, in quanto possiede uno strumento che ne assicura la pie­ na attualità, ma non le garantisce l’e­ sito. Dipende dall’uso che se ne fa. Lo sbocco positivo non è impossibi­ le, a tre condizioni che costituiscono anche tre tappe. La prima: che si usi la fantasia creativa che spezzi la lo­ gica imperversante nello sport della sua funzione di alienazione, mercifi­ cazione, strumentalizzazione e vio­ lenza. La seconda: che si faccia ordi­ ne e si riconduca a itinerario percor­ ribile l'intuizione di novità, senza ca­ dere nell’utopico. La terza: che si ab­ bia il coraggio, la passione di tenta­ re il guado.

REALIZZARE IL CAMMINO Abbiamo a fatica, ma con slancio su­ perato in qualche modo le prime due fasi, anche se esse non sono mai del tutto liquidabili; abbiamo usato la fantasia che intravede il futuro a ri­ schio di sognare, la razionalità che frena le fughe in avanti e marca il sentiero e le tappe. Forse è il tempo del guado. Forse è giunto il tempo di farci concretamente segmento di speranza, fra altri che segnano l’oriz­ zonte soffocante di questo momento storico. Forse è il momento che si giochi l’u­ nitarietà non più e solo nelle idee, ma nella prassi e così, come legati alla stessa corda, scendiamo nel fiume a tentare i passi possibili. Senza illu­ sioni perché abbiamo sperimentato che la corrente dello sport, come quella dei valori dominanti, non ci sospinge naturalmente all'altra spon­ da, ma ci trascina e ci fa impantana­ re sul fondo.


Fuori di metafora, è bene convincersi che per molti l'eccessivo indugio nel­ l’attività tradizionale maschera in­ certezze, forse mancanza di strumen­ ti, forse mancanza di passione. Di certo un sogno sognato, tradotto in progetto, non può sottrarsi al rigore degli appuntamenti storici a rischio di divenire meta irrealizzabile, pro­ va a carico che non si è visto chiaro, giustificazione deiresistente, nostal­ gia del vecchio, insomma strozza­ mento della speranza. Il C.S.I. è un’Associazione popolare, diffusa, complessa nei protagonismi e nel territorio, vincolata e condizio­ nata dal volontariato dei suoi promo­ tori ad ogni livello. Questa sua natu­ ra di complessità e popolarità, ne in­ voca continuamente la vitalizzazione interna, la promozione appunto. La riflessione che stiamo conducendo sulle strutture è volta a questo sco­ po: riuscire a consolidare la tenuta della cordata colmando i vuoti e ri­ dando tono ai cedimenti. Le strutture sono poi gli uomini nei ruoli chiave, perché sono essi che so­ no chiamati a dare funzionalità orga­ nica, non solo meccanica agli orga­ nismi di gestione, ai servizi, al circui­ to. La funzionalità organica pone la questione fondamentale del modo di essere, di agire, di porsi delle perso­ ne, dell’avvicendamento inteso nel senso giusto di ricambio di energie, di rotazione nel senso più pieno c co­ sì poco praticato nell'ambito dei qua­ dri politici. Ma un'associazione che si fa movimento non lo può ignorare. La questione ci investe tutti anche se acquista maggiore densità all’inter­ no delle strutture associative a diret­ to contatto con il territorio, con la gente, nel guado appunto, dove si può sperimentare semplicemente la convivenza con le cose, e con i pro­ blemi neH’indistinzione generale, ma dove si possono anche fornire picco­ le testimonianze di alternative pos­ sibili. Occorre che ci carichiamo sulle spal­ le con convinzione «la bisaccia del pellegrino», per ricorrere ancora ad un efficace immagine di Monticone, con dentro la nostra ispirazione, la fatica progettuale e l’intera nostra storia. Ma per procedere occorrerà la pas­ sione non più adolescenziale di ten­ tare un passo dietro l’altro, non per rincorrere qualcuno, ma solo per far­ ci storia con altri che per altre stra­ de seguono la medesima direzione. In questo senso, nella concretezza della fatica quotidiana, e verso que­ sta prospettiva, dovremmo poter vi­ vere una nuova stagione di slancio.

Leo Leone

1 Sviluppo e solidarietà: due chiavi della pace Il messaggio per la ventesima gior­ nata mondiale della pace, che ab­ biamo celebrato il 1° di gennaio concludeva con un appello agli uo­ mini c alle donne perche approfon­ discano il loro impegno per l’unità della famiglia umana nella solida­ rietà e perche cerchino il vero b 1 e. v... ^^... ,ne di. tutti,. ... in un completo sviluppo che favorisca tutti i valori della persona umana nella società. la particolare, Giovanni Paolo II si rivolgeva così a tutti coloro che viaggiano e che sono interessati agli scambi culturali: «Io faccio ap­ pelli perché siate strumenti consa­ pevoli di una più grande reciproca comprensione, rispetto e stima». E ai «fratelli e sorelle» più giova­ ni, alla gioventù del mondo: «io fac­ cio appello perché usiate ogni mez­ zo per stabilire nuovi legami di pa­ ce, in fraterna solidarietà con i gio­ vani di ogni dove». La gente che fa sport è gente che viaggia, si muove, incontra, costrui­ sce occasioni per scambi culturali, è giovane e ha la possibilità di ri­ spondere a queste sollecitazioni. È gente che ha la possibilità di ren­ dersi conto fino in fondo che «ciò che ci unisce è tanto più di ciò che ci separa e divide: è la nostra comu­ ne umanità». Tra le tante testimonianze di Socie­ tà sportive, e Consigli provinciali a favore dei valori dello sviluppo e della solidarietà, chiavi necessarie per costruire la pace, vorrei rileg­ gere con voi un appello che il Cen­ tro Sportivo Italiano di Modena ha formulato e sottoscritto insieme ai

LA SPERANZA CHE E’ IN NOI gruppi giovanili di Chiesa e alle as­ sociazioni della Diocesi: «Ancora una volta, come giovani, vogliamo proporre una riflessione sulla pace. Noi crediamo che questo bene non dipenda soltanto dalla no­ stra buona volontà: è un dono che Dio ci fa e che dobbiamo condivide­ re con tutti. L'impegno verso gli al­ tri non è soltanto uno slogan. La so­ lidarietà coi poveri, gli emarginati, gli ultimi è invece una esigenza pro­ fonda di ciascuno di noi e deve ren­ dersi visibile in gesti concreti. Nella vita quotidiana abbiamo sem­ pre una possibilità di condivisione: dobbiamo però smettere di conside­ rare soltanto nostri il lavoro, la ca­ sa, il cibo, il benessere, l'intelligenza, il tempo... Già molti secoli fa S. Ambrogio diceva a proposito della condivisione "Non è del tuo avere c^,e fa^ dono al povero; tu non fai che c ',e rendergli ciò che gli appai­ tiene". Sono evidenti le occasioni in cui ci appropriamo dei beni comuni. Ad esempio quando si svolge un doppio o triplo lavoro che impedisce ad al­ tri di accedere a questo bene o si sfruttano indiscriminatamente l'ambiente e le risorse naturali; quando si lascia che il 25% della po­ polazione mondiale disponga del1’80% delle ricchezze della terra, o si vendono armi a popoli che inve­ ce hanno bisogno di cibo e di mezzi per lo sviluppo. La consapevolezza di queste e di al­ tre situazioni di ingiustizia deve portare ad un cambiamento del no­ stro stile di vita, orientato non solo alla condivisione dei beni materia­ li. Dobbiamo puntare allo sviluppo globale della persona umana in campo spirituale, culturale ed eco­ nomico: lo sviluppo è il nuovo no­ me della pace». Non possiamo sottraici a questo impegno perché «la guerra può es­ sere costruita da pochi, la pace sup­ pone il solidale impegno di tutti» (Giovanni Paolo li).

Gianni Gherardi

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L’anno è cominciato Quando questo giornale nacque, or­ mai più di ottanta anni fa. pochi dei suoi lettori sapevano quanto accade­ va al di fuori dei confini dell’Italia. E, in ogni caso, ne venivano a cono­ scenza con un certo ritardo rispetto agli accadimenti. Surgiornali si leg­ gevano lunghe corrispondenze di viaggio dei grandi inviati, primo fra tutti quel Luigi Barzini del Corriere della Sera, di cui proprio recente­ mente sono stati raccolti gli articoli in un bel volume. Molto radi erano i ragionamenti in­ ancora oggi, poiché i Paesi del Ter­ torno alla politica estera dei diversi zo mondo sono ancora fuori dal gran­ Paesi del mondo. Più che altro i gior­ de business dell’informazione mon­ nalisti tendevano a far partecipare i diale. E tutti sanno che chi non è co­ lettori al bel mondo di re e regine, di nosciuto non conta. Così tutti ci di­ mentichiamo, spesso, dell’esistenza principi e di rivoluzionari, per cui sembra relativamente semplice e as­ di milioni di persone concentrate in sai affascinante il modo in cui il mon­ aree del mondo che non contano nul­ la o quasi per noi lettori di giornali do prendeva le proprie decisioni. Nel giro di pochi decenni tutto cam­ o fruitori di immagini alla televisio­ biò: tecnologie sempre più perfezio­ ne. In Asia per esempio è concentra­ nate si posero a servizio dell’infor­ to il 60 per cento della popolazione mazione, le notizie circolarono più della terra. Chi parla dell’Asia sui vorticosamente tra un continente e giornali? Chi parla dei fatti, dei pro­ blemi morali, culturali, sociali del l’altro. Il concetto dell’informazione come continente? Chi fa attente valutazio­ ni di attualità politica? Chi si occu­ strumento di potere presiedeva con sempre maggior convinzione alla cre­ pa di diritti umani, di minoranze, in modo non episodico e non per una scita e all’espansione delle agenzie di stampa. Esse, almeno fino alla fine questione di moda? della seconda guerra mondiale era­ no espressione dei Paesi europei. Di Al sinodo dei vescovi dell’anno scor­ due in particolare: Francia e Gran so, quello straordinario sull’applica­ Bretagna. In Francia operava la Ha- zione del Concilio Vaticano II, erano presenti vescovi da tutto il mondo. vas (che sarebbe diventata dopo la II guerra mondiale la AFP - Agence Alcuni viaggiavano a bordo di lussuo­ France Presse), e aveva uffici di cor­ se auto con autista, altri avevano ac­ rispondenza in diversi Paesi del mon­ quistato la tessera mensile per utiliz­ do. In Gran Bretagna operava la Reu­ zare la rete urbana di autobus roma­ ters. Non bisogna dimenticare l’Ita­ ni. Gli inviati della grande stampa lia con la Stefani, diventata Ansa do­ mondiale, calati a Roma a frotte, po il 1945. Con la guerra l’entrata nel hanno scritto per 15 giorni gli stessi gioco delle grandi agenzie america­ nomi sulle colonne dei propri giorna­ ne aveva portato nella mischia altri li. Pochi si sono accorti di un simpa­ principi, come la libera concorrenza, tico presule delle Isole Salomone che le leggi di mercato, espressioni tipi­ chiedeva alla Chiesa universale di ac­ che del sistema capitalistico. Tutta­ quistare un satellite per poter comu­ via anche questo era potere, potere nicare in tutto il mondo. Pochi si so­ del profitto. Così si cominciò a discu­ no accorti di vescovi semplici e di tere quale contributo veniva dato grande cuore, oltre che di testa fina, dalle grandi agenzie di informazione venuti dagli angoli più remoti della al progresso e all’elevazione dei po­ terra. Eppure bastava salire su qual­ poli più deboli. Il dibattito continua che autobus.

Dobbiamo abituarci a capire le vicende del mondo in cui viviamo

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Un pro-memoria per l’anno che ini­ zia, a livello di politiche internazio­ nali, vede i grandi uomini della sce­ na mondiale sempre più prigionieri del fatto che le antiche regole del gio­ co fra gli Stati stanno via via saltan­ do. Il diritto internazionale non ha quasi più residenza nelle scacchfere. Le decisioni vengono prese sulla ba­ se di odiosi ed ignobili ricatti, l’atten­ zione per gli uomini cede il passo agli interessi. Le divisioni ideologiche si assottigliano sempre di più: all’Est come all’Ovest ci si trova ad affron­ tare gli stessi problemi. Il mondo si fa sempre più piccolo, più simile al «villaggio»: tuttavia scoppiano con grande fragore i nazionalismi più esasperati. L’ultimo caso, il più cla­ moroso, è stato quello di Alma Ata in Unione Sovietica.

Ecco una lista, da tenere come pro­ memoria, sulle principali questioni di politica internazionale all’inizio dell’anno. È una lista di situazioni, ma anche di problemi generali, per cui non esiste più una metodologia definita. Per affrontarli e risolverli con successo occorre tenere conto dei molteplici aspetti di un’azione di­ plomatica da inventare momento per momento, proprio perché le antiche regole delle Cancellerie oggi saltano per lo strapotere di capi e capetti che occupano le stanze del potere in pic­ coli Paesi arroganti. Al primo posto c’è il dilemma della soluzione dello scontro tra le dure ri­ cette del Fondo Monetario Interna­ zionale (FMI) e il Terzo Mondo. Con­ ciliare l'austerity del Fondo con le condizioni locali non è facile. Ma le radici della questione sono più lon­ tane: le disparità tra i Paesi ricchi e quelli poveri e la piaga dell'indebita­ mento estero. In questi mesi si atten­ de anche un documento della com­ missione lustitia et Pax della Santa Sede sul debito. Probabilmente la fi­ losofia generale del documento chie­ derà una gestione più politica e so­ ciale da parte del Fondo e della Ban­ ca Mondiale, assicurando strumenti finanziari più egualitari e più solidi. L’accusa dei Paesi poveri al Fondo


Suva, la capitale delle Figi. Mosca sa di essere un Paese che appartiene an­ che all’Asia e tenta di raccogliere consensi tra i grandi arcipelaghi.

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French Bombing Raid sta proprio nel fatto che il Fondo non tiene conto sufficientemente degli aspetti politici e sociali del problema economico da un lato, e dall’altro che essa condiziona troppo anche l’ero­ gazione dei prestiti privati. Brasile, Messico e Argentina si sono visti spesso bloccare prestiti privati per i pareri negativi del Fondo. Quando Alfonsin salì al potere a Buenos Ai­ res disse chiaro e tondo che non avrebbe sacrificato la stabilità del suo governo e l'avvenire del suo po­ polo alle ricette del FMI. Il Fondo concede prestiti a patto che il Paese in questione riequilibri l'e­ conomia a breve termine, prepari la ripresa a medio termine, sia in gra­ do di ripagare il prestito. Sono con­ dizioni capestro che causano, come è accaduto recentemente nello Zam­ bia, scosse politiche e sociali nel Ter­ zo Mondo. Così saltano le regole. Ma, forse, è il caso di rivederle. La dura austerità introdotta nel Brasile di Sarney, se da un lato accontenta le grandi potenze mondiali, daH’altro sta portando alla morte fisica milio­ ni di brasiliani che non hanno di che mangiare, mentre quel grande pol­ mone mondiale che è l’Amazzonia, viene voracemente saccheggiato dal resto del mondo. L’Amazzonia dovrà avere un occhio di riguardo nelle no­ stre analisi di quest’anno. In Unione Sovietica Gorbaciov si raf­ forza al punto che si può permette-

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re di annunciare al mondo la «riabi­ litazione» di Sacharov. Tuttavia co­ mincia a fare i conti, alla luce del so­ le, con i nazionalismi e la penetrazio­ ne islamica. Né più né meno come è avvenuto per l’occidente nella tor­ mentata area mediterranea e me­ dioorientale. Intanto però Mosca sposta sempre più l’interesse ad Est, nel Pacifico. A dicembre, prima tra le potenze atomiche, ha firmato il trattato di Rarotonga per un «Sud Pacifico non nucleare», proposto dai 13 Paesi del Forum del Pacifico me­ ridionale, tra cui vi è anche Austra­ lia e Nuova Zelanda. I giochi, e le re­ gole, un’altra volta sono proposti da Paesi che, finora, non avevano quasi cittadinanza nella grande politica in­ ternazionale. Ed è significativo, a questo proposito, che il dispaccio della Tass che annunciava la firma da parte del Cremlino, sia venuto da

Il Medio Oriente è sempre al centro dell’attenzione, ma purtroppo è un fatto scontato. Eppure c’è qualcosa che occorre inserire nell'agenda. È la questione dei territori occupati da Israele. La cosa non è di poco conto, poiché dura da vent’anni. Se ne par­ la poco, ormai. Ma non deve essere dimenticata. L’analisi dovrà ruotare intorno alla questione dell’estremi­ smo ebraico e dcH’immobilismo sto­ rico dei palestinesi, che impedisco­ no ogni soluzione di pace. Poi c’è l’Africa, con il Sudafrica, ma non solo. C’è la Libia di Gheddafi, che oltre alle conosciute magagne, ha fir­ mato un patto, alla fine dell’anno, con il Surinam, piccolo Stato del Sud America a nord del Brasile, e si trat­ ta di un patto di assistenza militare. C’è il Ciad, protetto da Parigi ed at­ taccato da Gheddafi. C’è la situazio­ ne delI’Africa Australe: Sudafrica, Namibia, Angola, Mozambico. Al pri­ mo posto vanno i diritti umani, ma anche il rispetto degli accordi inter­ nazionali, come la risoluzione dell'Onu che nel 1966 ha dichiarato illega­ le la presenza di Pretoria in Namibia.

Il mondo non è più fatto di re e regi­ ne, di salotti ricolmi di abili diploma­ tici. Bokassa ha ammesso alcuni dei suoi terribili delitti. Ma Bokassa è fuori gioco. A Washington gli uomi­ ni del presidente recitano una pieto­ sa commedia dell’arte, sotto l’occhio dissacrante della tivù, della storia, della gente e recitano male: mezzi morti, bugiardi, muti... Anche l’Irangate ci ha fatto pena. A Mosca Michail il giovane, determinato e per­ fetto, assume l’immagine più realista dell’uomo, abbandonando i panni di Goldrake, dei quali lo avevamo rive­ stito l’anno scorso. Tuttavia non vor­ remmo che a guidare il gioco sia un «Iman» qualsiasi, con atteggiamen­ to compassato, ma mostruoso. L’Italia può avere un ruolo sulla via del ritorno ad una politica attenta al­ l’uomo, nella quale siano bandite rappresaglie di ogni tipo. Il posto che Roma occupa da gennaio al Consiglio di sicurezza dell’Onu deve poter pe­ sare in termini di scelte. Per evitare che i «rambo» vincano nelle cancel­ lerie e nelle nostre coscienze...

Alberto Bobbio

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Per la cultura e per la società

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Per i tempi della Chiesa, abituata al respiro dei millenni, non certo dei de­ cenni, novantanni sono pochi. Ma al­ l’interno dei tumultuoso accavallar­ si di avvenimenti, movimenti, cam­ biamenti che hanno segnato e segna­ no la Storia del Movimento Cattoli­ co e della comunità ecclesiale in Ita­ lia, un costante orientamento, un sot­ tile ma persistente filo rosso di ispi­ razione nell’azione culturale e formativa che dura ormai dal 1896 rappresenta certo un elemento da te­ nere in profonda considerazione. Novant’anni, per l’appunto. Tanti sono infatti trascorsi da quan­ do a Fiesole, per opera di un gruppo di Laici e Sacerdoti, intellettualmen­ te preparati ed aperti al difficile con­ fronto con la modernità, venne fon­ data la FUCI, la Federazione Univer­ sitaria Cattolica Italiana. Da allora, come si suol dire, molta acqua è passata sotto i ponti, ma quell’intento di un sereno e coraggio­ so confronto con il moderno che ani­ mava l’azione di gruppi e circoli dap­ prima sparuti, poi via via sempre più numerosi, è rimasto sempre il carat­ tere distintivo della presenza fucina nell’università e nella Chiesa, volta a ricercare le forme per annunciare il messaggio di salvezza dell’evangelo nelle diverse condizioni storiche che via via si proponevano, con le lo­ ro sfide e i loro legami con il cammi­ no della storia degli uomini. Questo anche in momenti in cui al­ tre parevano le strade da battersi: nel difficile confronto con il movimento modernista, all’inizio del secolo fonte di lacerazioni e di conflitti nella co­ munità ecclesiale e nella stessa Fu­ ci; ma ancor più negli anni bui della dittatura fascista, quando sotto la guida di una grandissima figura di laico, Igino Righetti, e dell’allora as­ sistente ecclesiastico Giovan Battista Montini, poi Papa Paolo VI, rifuggen­ do dal consenso acritico al regime si continuava, nonostante le difficoltà anche materiali, a cercare e a con­ frontarsi con la dimensione viva del pensiero europeo, specialmente quel­ lo francese; basti pensare alle edizio­ ni (?) ciclostilate di «umanesimo in-

La Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI), da novantanni a confronto con la società italiana tegrale» fatte circolare clandesti­ namente. Ma anche negli anni difficili della contestazione e dei primi '70, non è venuta meno questa costante atten­ zione, che si traduceva nel tentativo, generoso quanto magari alla lunga estenuante, di comprendere le di­ mensioni vere del malcontento gio­ vanile e i valori che pure si celavano in quell’universo in ebollizione. Una dimensione, questa, del costan­ te confronto col moderno che ad os­ servatori veramente attenti e non fa­ ciloni non deve sfuggire, pena il con­ fondere quello che è un tentativo di analisi sofferta ma il più possibile lu­ cida, con la supponenza di chi ha in­ vece per tutto facili e comode ricette. Quando ad esempio, agli inizi degli anni '80, si enfatizzava da parte di qualcuno il cosiddetto risveglio reli-

gioso, santificando con troppa faci­ lità fenomeni ben altrimenti com­ plessi ed ambigui, il congresso di Mi­ lano della Fuci intuì come fosse tutt’altro che produttivo anche per la stessa credibilità dell’annuncio evan­ gelico il frantumarsi e il disperdersi in un confuso irrazionalismo, mala­ mente scambiato per ricerca dell'Assoluto, della tradizionale dimensio­ ne dell'agile razionale dell’uomo. E il referendun dell’80 sull'aborto confermerà questa analisi. Anche qui, qualcuno non esiterà a ri­ tenere la situazione in qualche mo­ do ormai perduta, la società italiana ormai irreversibilmente intaccata dal processo di secolarizzazione; ma ad una analisi più attenta (Congres­ so di Padova del 1983) il giudizio si deve fare necessariamente più sfu­ mato: nella società in cui la Chiesa

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INFORMATUTTO LA PROMOZIONE SPORTIVA 81-86 PIÙ CHE RADDOPPIATA 11 XX Rapporto de) CENSIS sulla si­ tuazione sociale del Paese, fra i dati significativi del cambiamento in atto include l'incremento percentuale 1981-86 del numero di associati di va­ rie associazioni. Quelle operanti nel settore della promozione sportiva so­ no al quarto posto con un incremen­ to del 108,5%. Ai primi tre posti la di­ fesa consumatori (118,9), il pacifismo, non violenza, diritti civili e umani (117,3), l’ambiente e l’ecologia (116,9). Seguono il volontariato sociale (98,2), la difesa della salute e l'assistenza al­ la persona (94,0), il turismo sociale e l’escursionismo (13,5), la cultura e le attività ricreative (8,5).

IL TESTO UNIFICATO DELLA RIFORMA ISEF

viene liberata da alcuni vincoli, da al­ cune commistioni di ambiti non pro­ pri, si apre tutto uno spazio nuovo e particolare per un annuncio di spe­ ranza, nella e oltre la crisi. Siamo così arrivati a parlare dei no­ stri giorni, del cammino deH’immediato ieri della Federazione, che si in­ treccia strettamente con il cammino più generale della Chiesa italiana. Al congresso della Fuci dell’85 a Firen­ ze, la parola chiave per l’interpreta­ zione della realtà è «complessità», cosippure come al convegno della Chiesa Italiana a Loreto. In una società complessa, frammen­ tata, occorre saper ridisegnare degli spazi nuovi di credibilità per la Chie­ sa, una Chiesa impegnata a cammi­ nare come pellegrina accanto agli al­ tri uomini, ricostruendo un tessuto di valori e di modalità etiche ormai sfilacciato. Ed oggi, dopo il congresso di Vero­ na di questo gennaio? Conviene forse rispondere con le pa­ role che l’Episcopato italiano ha vo­ luto inviare in occasione dell’apertu­ ra dei lavori, esprimendo «la fiducia che questa Conferenza episcopale nu­ tre verso l'aderenza della Fuci all'i­ deale ecclesiale che la contraddi­ stingue». E così prosegue: «L'ecclesialità, iute-

sa conte senso profondo di apparte­ nenza alla Chiesa, consapevolezza della sua natura inseparabilmente vi­ sibile e invisibile, storica e trascen­ dente, è stata ed è per la FUCI titolo qualificante della sua riflessione cul­ turale e della sua testimonianza nell'Università. Ora essa esige un rinno­ vato slancio missionario, in sintonia con le scelte prioritarie della Chiesa che è in Italia e con le più genuine at­ tese dei giovani. La ricerca del vostro Congresso su “Parola, interlocutori, linguaggi: nuovi itinerari di ricerca in Università e nel Paese”, finalizzata al­ l'individuazione delle forme più adat­ te per comunicare l'annuncio di sal­ vezza nel contesto culturale di oggi, contribuirà a qualificare il vostro im­ pegno apostolico e la vostra attitudi­ ne a saper rendere ragione della spe­ ranza che è in voi». Come si vede, ancora una volta vie­ ne riconosciuto quello specifico con­ fronto con il moderno che da sempre ha caratterizzato la Fuci.

Marco Rizzi

Il Comitato ristretto della Commissio­ ne Pubblica Istruzione del Senato ha completato la stesura di un testo uni­ ficato per la riforma dcll’ISEF. Gli in­ dirizzi di laurea sono rimasti due: «pe­ dagogico sportivo per l'insegnamento dell'educazione fisica e sportiva», «per l'educazione fisica differenziata e la rieducazione motoria-funzionale». Dal primo c fondamentale indirizzo, però, è scomparsa la dizione che orientava l’insegnamento dell’Educazione Fisi­ ca, oltre che alla scuola, verso «le at­ tività sportive e del tempo libero». Ta­ le dizione aveva suscitato vive reazio­ ni e preoccupazioni in tutto il movi­ mento sportivo.

IL TEMPO UBERO GIOVANILE IN UNA INDAGINE CENSIS La Direzione generale servizi civili del Ministero degli interni ha reso noti i dati di una indagine sui giovani rea­ lizzata con il CENSIS. Risulta, tra l’al­ tro, che i giovani tra i 12 e i 18 anni passano il loro tempo libero per stra­ da il 33,9%, al bar il 13%, in una sala giochi il 7,1%, in discoteca una volta la settimana il 1496, in pizzeria il 25% e al cinema il I89ó. L’11% pratica sport tutti i giorni, il 359ó una volta la settimana. Il 77% non va mai in bi­ blioteca.

60 MILIARDI IN TRE ANNI PER IMPIANTI SPORTIVI Nella legge finanziaria per il 1987, ap­ provata il 20 dicembre, è previsto lo stanziamento di 20 miliardi per cia­ scuno degli anni 1987, 1988 e 1989. La voce di bilancio è inclusa nella tabel­ la relativa al Ministero del turismo e spettacolo come «contributi per la co­ struzione e il riattamento di impianti sportivi di base».

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L’ottantesimo di Stadium

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Con un incontro svoltosi a Villa Miani, il Centro Sportivo Italiano ha Fe­ steggiato gli ottantanni di vita della rivista STADIUM, fondata nel set­ tembre del 1906 insieme all’Associazione stessa. Si è unito alla Presiden­ za del CSI per festeggiare l’avveni­ mento un gran numero di personali­ tà. Fra i tanti, il presidente del CO­ NI Franco Carraro, il direttore del TG2 Antonio Ghirelli, gli onn. Miche­ le Zolla e Beniamino Brocca, l’arci­ vescovo mons. Mario Schierano, la segretaria generale dell’Azione Cat­ tolica Italiana Ida Bozzini, il presi­ dente del Credito Sportivo Renzo Ni­ colini, i dirigenti del CONI Paolo Bor­ ghi e Gianfranco Carabelli, i giorna­ listi Mario Pennacchia, Mario Falive­ na, Gaio Fratini, i presidenti di vari Enti di promozione sportiva. Molto numerose anche le adesioni pervenu­ te, tra cui quelle anche del ministro Giulio Andreotti, di S.E. mons. Achil­ le Silvestrini, segretario per gli affari pubblici della chiesa, del sindaco di Roma Nicola Signorello e del presi­ dente dell’Azione Cattolica Italiana Raffaele Cananzi. Sul tema dell’incontro, il rapporto tra stampa sportiva e società, sono intervenute molte delle personalità presenti. Il presidente del CONI Carraro ha evidenziato il rapporto positivo e proficuo che esiste fra la stampa sportiva e lo sport italiano e il con­ tributo insostituibile da essa offerto alla socializzazione dello sport nel Paese. Ha esaltato poi il merito pre­ cipuo delle Società sportive di base nella diffusione della pratica sporti­ va, sia di quelle delle Federazioni che degli Enti di promozione sportiva. Il direttore del TG2 Ghirelli, ricor­ dando il periodo in cui diresse il Cor­ riere dello sport, ha dichiarato d'es­ sere orgoglioso della sua lunga ami­ cizia con il CSI, con il quale si è tro­ vato sempre unito nella battaglia per affermare la dignità culturale del fat­ to sportivo. Lo sport, ha aggiunto, con la sua organizzazione, le sue re­ gole e il suo spirito dilettantistico, ha svolto un ruolo indispensabile nel tessere e rendere solida la trama del-

la democrazia italiana. Ha reso infi­ ne omaggio al CSI in cui fra gli Enti di promozione sportiva ha avvertito più acuta la tensione per la libertà dello sport nella libertà e nel plura­ lismo della società civile. Mons. Mario Schierano, già presiden­ te del Comitato per l’Anno Santo, ha ricordato il Giubileo degli Sportivi svoltosi nel 1984 nello stadio olimpi­ co alla presenza di Giovanni Paolo II e il messaggio che egli trasmise per esaltare il valore umano dell’espe­ rienza sportiva, alla luce dei princì­ pi cristiani. La segretaria dell’Azione Cattolica

Falivena

Italiana Bozzini ha ricordato le co­ muni origini che uniscono il CSI all’ACI nella condivisione degli stessi intenti educativi e nella fattiva col­ laborazione al centro e in periferia. L'on. Zolla, quale relatore della leg­ ge di riforma sportiva nella Commis­ sione Interni della Camera, ha ricor­ dato come la politica abbia sempre tentato di asservire lo sport e come questo concetto, anche se non più consono alla società in cui viviamo, si rifletta nella legge fondamentale che regola ancora oggi lo sport ita­ liano. Parlando anche a nome dell’on. Brocca, ha detto che nella prepara­ zione della nuova legge-quadro ci si è sforzati di rovesciare tale concet­ to: non più lo Stato che fa delle con­ cessioni allo sport con l'intento di usarlo ai propri scopi, ma uno sport che chiede e ottiene dallo Stato il giu­ sto riconoscimento per il ruolo auto­ nomo di cultura e di servizio che svolge nella società. A questo spiri­ to è improntata la nuova legge spor­ tiva che si sta predisponendo e che è giunta a un punto avanzato del suo cammino. Ha concluso ringraziando il CSI e Stadium per ciò che essi han­ no rappresentato per lui e per altri amici parlamentari in termini di in­ segnamento, di riferimento e di gui­ da nel discorso nuovo di legislazio­ ne sportiva che si sta portando avanti in parlamento.


Carraro

Mons. Schierano

Bozzini

Pennacchia

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Ricordando R Pellegrino

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È stato uno dei padri della Chiesa del Vaticano II. Per come l’ha vissuta, per la passione e l’amore delle vicen­ de e degli uomini del nostro tempo. Nato nel 1903 a Ruata Chiusani, una piccola frazione del cuneese, venne ordinato sacerdote ventidue anni do­ po. Ministero ordinato, sensibilità ed intelligenza per lo studio. È del 1929 la sua laurea presso l’Università Cat­ tolica di Milano con una tesi su Gre­ gorio di Nazianzo. Negli anni della guerra, vicino alla gente ed ai partigiani, è vicario del­ la piccola diocesi di Possano. Gli im­ pegni pastorali non gli impediranno il proseguimento della sua attività di studioso. Tant’è che nel 1941 inizia la sua carriera di docente di lettera­ tura cristiana antica all’università di Torino. Il «professor» Pellegrino è nomina­ to nel 1965 Arcivescovo nel capoluo­ go piemontese, sulla cattedra di San Massimo. Anni difficili. Per il fer­ mento ecclesiale. Per le trasforma­ zioni di una città laboriosa ed un po’ provinciale in grande metropoli: im­ migrazione, emarginazione, le lotte operaie, il «sessantotto». Augura a tutta la città, il giorno del suo ingresso ufficiale in diocesi, di trovare quella pace «che è nell’impe­ gno doveroso da parte di tutti ad at­ tuare quelle norme di vita individua­ le e sociale che sono iscritte nell’in­ timo del cuore umano, che il Vange­ lo ha proclamato quale espressione della volontà del Padre». Diviene cardinale nel 1967, «un mo­ tivo di più per essere a servizio del­ la cristianità intera». Vuole che lo si chiami «padre». È uno dei suoi gesti «nuovi»; preferisce quel titolo all’al­ tisonante «eminenza». Da un vivo confronto con laici e sa­ cerdoti, con i problemi della gente, con la Parola, nasce la Lettera pasto­ rale «Camminare insieme». È un do­ cumento «storico» e non soltanto per la Chiesa torinese. È 1’8 dicembre 1971: inizia da allora una intensa ri­ cerca sui temi centrali della Lettera: la povertà, la libertà, la fraternità. Gli ultimi anni di episcopato di padre Pellegrino saranno sempre più

caratterizzati da una particolare at­ tenzione ai poveri, agli emarginati, agli esclusi. Nel 1977, a Capodanno, annuncia le sue dimissioni, «per motivi di salu­ te» e per «l’età avanzata». Verrà so­ stituito, in settembre, da monsignor Ballestrero, Arcivescovo di Bari. Lo scambio delle consegne, con gesto si­ gnificativo, nella Chiesa del luogo do­ ve stanno i più poveri: il Cottolcngo. Tornerà ai suoi studi. Dal gennaio 1982 è il silenzio. Un ictus cerebrale lo immobilizza completamente. Torna così al Cottolengo, tra i poveri, nella «cittadella del dolore». Un silenzio ricco di luce.

a cura di Francesco Antonioli

Vorrei prendere le cose non troppo sul serio Mi spiego: che un vescovo non prenda sul serio i suoi doveri pastorali è cosa inconcepibile. Ma può accadere a un vescovo, a un parroco, a un prete o non prete investito comunque di responsabilità (e credo sia capitato qualche vol­ ta a me), di prendere le cose troppo sul serio. In vari sensi: primo, nel senso di portare l'attenzione soprattutto sulle difficoltà e sugli aspetti negativi e di vedere le une e gli altri con la lente d’ingrandimento; secondo, nel senso di lasciarsi prendere dall’agitazione, dall’affanno, di voler affrontare in blocco tutti o quasi tutti i problemi; terzo (ed è quello a cui debbo stare più attento), di pensare con un poco d'ingenua presunzione che tocchi proprio a me, il vescovo Michele, come avete ripetuto in questi anni, governare la diocesi di Torino dimenticando la sproporzione incalcolabile che c’è fra quello che deb­ bo o posso fare io e quello che fa lo Spirito Santo che ha posto i vescovi a reggere la Chiesa di Dio, che suggerisce loro ciò che debbono dire e fare, che fa crescere il seme che noi abbiamo piantato e innaffiato anche quando dormiamo i nostri placidi sonni, secondo la breve parabola di Marco. (...)

Vorrei essere veramente uomo del dialogo

Di dialogo si parla tanto (ne ho parlato tanto anch’io), ma, soggiunge Helder Camara, il vero dialogo è tutt’altro che facile.Vorrei essere veramente uomo del dialogo, che prima di tutto sa ascoltare con attenzione, con simpatia, sen­ za fretta, con pazienza se è necessario (e molte volte è proprio necessario). Vorrei essere disponibile al dialogo con tutti: con i vicini e i lontani, con quelli che la pensano come me (allora il dialogo è facile) e con quelli che la pensa­ no diversamente (e allora il dialogo è meno facile). Con quelli che stanno in alto e con quelli che stanno in basso, privilegiando i poveri e gli umili, perché così ha fatto il Signore. (...)


STADIUM/S0C1ETA' Sapientemente la Chiesa cattolica ad ogni nuovo Papa che inizia il pontificato fa vedere un po' di pa­ glia che brucia; e gli dice «Santo Pa­ dre, così passa la gloria di questo mondo...». È meglio infatti saperlo prima che accorgersene poi, aggiungendo la sorpresa all’amarezza. Anche la cronaca di queste settima­ ne ci conferma che la gloria passa, i successi si trasformano in sconfit­ te, l'ordine in disordine, il rosso in nero, le amicizie in ostilità. E vi­ ceversa. Il tempo trasforma le cose. A volte lentamente, e allora è facile accor­ gersene tempestivamente, capire quel che accade e farvi fronte. A vol­ le repentinamente, e allora tutto è più difficile. Ma molti cambiamen­ ti che appaiono repentini al loro manifestarsi esteriore, in realtà si andavano preparando da tempo e magari erano stati previsti da quan­ ti non si limitano a guardare in su­ perficie, ma cercando di scrutare nel profondo degli avvenimenti e delle persone. Eccoci dunque invitati a guardare al di là delle apparenze, delle mode e dei luoghi comuni percepire il nu­ cleo essenziale e i movimenti vera­ mente «storici» della realtà. Chi mai avrebbe osato prevedere un anno fa che Reagan si sarebbe ve­ nuto a trovare nelle attuali difficol­ tà? Pochi certamente. Il suo succes­ so era considerato da molti indiscu­ tibile. Dalla politica economica a quella internazionale. Oggi la poli­ tica economica della sua ammini­ strazione è molto discussa da eco­ nomisti e operatori ma soprattutto è criticata apertamente dal recente documento dell’episcopato america­ no. E la Chiesa cattolica è diventa­ ta la prima confessione religiosa de­ gli USA e quell'episcopato è, dopo quello brasiliano, il più numeroso del mondo. E quanto alla politica internazionale neppure se ne vor­ rebbe parlare per non infierire. Ma non si può tacere che la questione va al di là del Presidente e tocca tut-

Segni di cambiamento e desideri di novità la la sua amministrazione che si è dimostrata assolutamente inaffida­ bile. Nel momento in cui per una «questione di principio» contro il terrorismo minacciava di scatena­ re nel mediterraneo una guerra con­ tro Gheddafi, ebbene segretamente uomini di fiducia del Presidente trattavano con la stessa Libia e ad­ dirittura vendevano anni all'Iran di Komeini e con i soldi ricavati finan­ ziavano i guerriglieri afgani e quel­ li antisandinisti. Di più: è apparso chiaro come, di fronte ai grandi problemi interni e internazionali della «società com­ plessa» «i grandi semplificatori» non bastano, anzi sono pericolosi con la loro mania di vedere tutto chiaro, il bene di qua, il male di là. Proprio negli stessi giorni i «grandi semplificatori» avevano una nuova sorpresa: l’Unione Sovietica, con una mossa propagandistica di gran­ de effetto, tanto più dopo il summit in Islanda, restituiva all'accademi­ co Zacharov, grande scienziato e uo­ mo di pace, e a vari altri dissidenti politici la libertà. Molti segni ormai dicono che Gorbaciov, fa sul serio ed ha l’autorevolezza interna per poter dare dei segni concreti di rin­ novamento. Può persino permetter­ si di dar notizia dei disordini inter­ ni, anche gravi. È una bella novità. Se l'URSS uscirà (o almeno farà qualche passo per uscire) da un so­ cialismo congelato dall’autoritari­ smo e da vecchi miti ideologici, sa­ rà tanto più necessario che i Paesi occidentali dispongano di una poli­ tica all'altezza della situazione.

Del resto i cambiamenti sono sem­ pre avvenuti: quarantanni fa chi avrebbe detto che Francia e Germa­ nia, che andavano combattendosi crudelmente da un secolo, sarebbe­ ro diventate nazioni amiche e allea­ te?... E quali cambiamenti stanno per avvenire in Cina? Cambiano gli scenari anche all'in­ terno del nostro Paese (e quando vengono fissali in una rigida immo­ bilità, c'è sempre da temere che si stia imbalsamando un cadavere). Oggi finalmente vengono a galla le vere responsabilità della strage dell'Italicus: era un episodio della san­ guinosa trama eversiva organizza­ ta dai neofascisti con l'appoggio del­ la loggia massonica P 2 e di signifi­ cative componenti dei servizi segre­ ti dello Stato. Quel che si temeva era dunque vero e chissà quante altre cose verranno alla luce, col tempo... Cambiano le «verità», cambiano le sentenze. Chissà se sapremo mai la verità su Tortora. Anche lui dappri­ ma «sugli altari» e poi ruzzolato nel­ la polvere e poi ritornato sugli altari. Anche il «vento del ’68» è andato e venuto. Appetta si dice che è morto e sepolto, ecco che si ridesta. Mani­ festazioni in Francia capaci di da­ re una spallata al governo, manife­ stazioni in Italia un po' per imita­ zione, un po' per vari e veri disagi. Ma appena si comincia a parlarne come dell’inizio d'una nuova stagio­ ne, ecco che sembra frenarsi... Quel che è certo è che nonostante i bol­ lettini ufficiali del conformismo e i molti premi promessi ai giovani che si integrano senza capricci, nel mon­ do giovanile resta, grazie a Dio, un certo desiderio di novità. L'idea di una ragionevole riforma della scuola, di un’attenzione seria alla condizione giovanile per legge­ re in essa le promesse e i rischi del futuro, e soprattutto un progetto di società più giusta e più Ubera...

Angelo Bertani

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FOTOMEMORIA

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IL TEMA DEL MESE

Assemblea in tutti gli ambiti del suo impegno. Ha voluto analizzare, invece, la qua­ lità oggettiva e soggettiva di tale pre­ senza e azione per diagnosticare lo stato di salute e di benessere dell’Associazione. L'analisi della qualità oggettiva, la valutazione cioè di ciò che l'Associazione è e fa, è stata basata su una «mappa associativa» tracciata con la collaborazione delle Presidenze re­ gionali e degli stessi Consigli regio­ nali. In sintesi, il Consiglio vi ha letto la seguente situazione:

UN ESAME DI COSCIENZA Qualche amico esterno al CSI è rima­ sto sorpreso nel leggere la relazione del Consiglio nazionale alla nostra assemblea di metà quadriennio. Ha trovato inaspettatamente severo il giudizio che l'Associazione dà di se stessa. La meraviglia si spiega in par­ te col fatto che l’autocritica è una vir­ tù pressoché sconosciuta al mondo sportivo. È ben difficile vedere un’or­ ganizzazione sportiva analizzare chiaramente se stessa e denunciare le proprie deficienze. Le colpe sono sempre c tutte degli altri: dello Sta­ to, della scuola, della società. Dun­ que, non meraviglia... la meraviglia per un’associazione che analizza se stessa in modo rigoroso, quasi im­ pietoso. Un certo sconcerto, però, la relazio­ ne l’ha suscitata anche all’interno del C.S.I., nei quasi 400 partecipanti, in rappresentanza di 140 Consigli pro­ vinciali e circoscrizionali (oltre il 90%). Ma è stato nei più soprattutto un mo­ to iniziale di comprensibile reazione a quello che poteva apparire un di­ sconoscere i risultati indiscutibil-

mente conseguiti e le difficoltà ogget­ tive che per tanti si frappongono ad una più completa attuazione degli ideali e dei programmi associativi. Superata questa reazione iniziale, più psicologica che politica, l’assem­ blea ha afferrato il tipo di verifica se­ ria e approfondita a cui la invitava il Consiglio nazionale e vi ha contri­ buito a sua volta con ulteriori ele­ menti di fatto e di giudizio, che han­ no ampliato e arricchito l’analisi del­ la realtà associativa.

UN'ANALISI RIGOROSA, QUASI IMPIETOSA Comunque, la verifica proposta dal Consiglio nazionale era notevolmen­ te ostica, seppure rigorosa. Volutamente lasciava in ombra i numeri, i dati quantitativi della diffusione e azione associativa. Ha dato per scon­ tati i progressi compiuti in fatto di società e di soci e riguardo alla mo­ le impressionante di attività che l’Associazione svolge a ritmo crescente

— le strutture di servizio, cioè i Con­ sigli provinciali e regionali, rappre­ sentano una forza dirigenziale e or­ ganizzativa estesa e consistente, ma sono spesso incomplete e alquanto statiche dal punto di vista della ca­ pacità di rinnovarsi, arricchirsi e di proporsi come centri di produzione e di animazione culturale; — la presenza sul territorio (nel 35% degli ottomila comuni e nel 50% di quelli con più di cinquemila abitan­ ti) è notevolissima, ma con un diva­ rio considerevole tra regione e regio­ ne, tra provincia e provincia, e con forti squilibri all’interno delle stes­ se province a danno delle zone più periferiche del territorio; — le attività sportive sono comples­ sivamente numerose e in crescendo, ma anch'esse disarmonicamente di­ stribuite, poco razionalmente finaliz­ zate e carenti dal punto di vista tecnico-metodologico, organizzativo e della rispondenza ai principi e ai criteri del progetto sportivo­ educativo, anche se con sensibili mi­ glioramenti rispetto al passato; — l'azione formativa degli operato­ ri cresce ogni anno di mole e anche di qualità, ma anche qui con molti squilibri e scoperture, soprattutto con troppi Consigli ancora pochissi­ mo attivi e qualche volta apparente­ mente restii a impegnarsi su questo fronte essenziale; — i rapporti lasciano anch’essi a de­ siderare, in particolare quelli verso

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IL CSI IN ITALIA In tutto il territorio nazionale, il CSI è presente in 2.772 degli 8.090 Comuni (34,26%) e in 1.097 dei 2.144 Comuni con più di 5.000 abitanti. Le Società sportive sono in totale 8.760 (i dati si riferiscono al­ l’anno sportivo 1985/1986).

Presenza sul totale dei Comuni della Regione. Presenza nei Comuni con più di 5.000 abitanti.

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Assemblea

senti e improduttivi, ma dobbiamo dare di più e di meglio perché siamo in grado di farlo se raccogliamo le forze e qualifichiamo la nostra azio­ ne nei vari ambiti dell’impegno asso­ ciativo.

UN ESAME DI COSCIENZA ta comunità cristiana e quelli relati­ vi all’animazione socio-culturale e politica deH'ambiente, due ambiti strettamente connessi, come nota la relazione, perché è dalla matrice cri­ stiana e dal collegamento ecclesiale che il CSI trae la propria linfa per la vitalità interna e per la promozione contestuale. Sintetizzata così l'analisi può appa­ rire generica e schematica, in quan­ to è evidente che in ogni realtà c'è il positivo e il negativo e che rispetto alle finalità molto alte che ci siamo date saremo sempre inadempienti e arretrati. Ma a parte che la relazio­ ne è molto precisa, il Consiglio nazio­ nale non denuncia tanto quello che manca o che non è stato ancora rea­ lizzato, quanto piuttosto il modo d’essere, Patteggiamento soggettivo nei riguardi di tale realtà. Ecco l’al­ tro aspetto dell’analisi, quello della qualità soggettiva dell'Associazione in questo momento. Di qui il giudizio complessivo sullo stato associativo, che è un po’ il pun­ to centrale della relazione e che ha costituito l’elemento costante di ri­ ferimento del dibattito assembleare. Vi si dice che il CSI attraversa un mo­ mento complessivamente favorevole, ma nello stesso tempo mani festa sin­ tomi di appesantimento, di stanchez­ za e una certa difficoltà a guardare oltre il proprio attuale orizzonte per prepararsi ai compiti che l'attendono nel prossimo futuro. È un rilievo, come s'è detto, di natu­ ra soggettiva che rileva una tenden­ za dell’Associazione a ripiegarsi, a far pausa, da cui l’esigenza di un ri­ sveglio, di una ricarica culturale c di impegno. A tale esigenza fa riferi­ mento il tema dcH'assemblea, che in­ vita a «promuovere» la stessa Asso­ ciazione nel suo complesso affinché assolva più efficacemente ai suoi compiti nei confronti dello sport, del­ la società civile, della comunità cri­ stiana.

UNA RIFLESSIONE PROFONDA E ORGANICA

Raffaele Cananzi, Presidente ACI

FACCIA A FACCIA CON LA REALTÀ V’è da tener conto, infatti, che l'ana­ lisi non è intimistica, bensì fatta in rapporto alla realtà che ci interpel­ la: lo sport, che sta prendendo piede nella società, ma che si dimostra in­ capace di produrre cambiamenti po­ sitivi sulla qualità della vita persona­ le e collettiva; la società italiana e in essa il mondo giovanile, che attraver­ sano una crisi di ideali e valori mo­ rali ed esprimono allo stesso tempo una domanda di senso circa resisten­ za, che un certo tipo di esperienza sportiva potrebbe aiutare a trovare; la comunità cristiana, che stenta a comprendere, anche per colpa no­ stra, il valore educativo dello sport. Queste realtà ci chiamano in causa perché la nostra Associazione non ha per fine ultimo lo sport, ma la cre­ scita delle persone e della comunità. E abbiamo il dovere di accogliere le domande che ci vengono rivolte, in quanto la realtà associativa che ab­ biamo costruito ci consentirebbe di rispondevi. Non è che ora siamo as­

Su queste grandi tematiche di medi­ tazione associativa abbiamo condot­ to negli ultimi mesi una riflessione organica e approfondita. Prima con Mons. Pasini, direttore della Caritas italiana, sul volontariato sociale, poi con Mons. Chiarinelli e il dott. Bertani nel seminario nazionale di for­ mazione di metà novembre sull’esse­ re cristiani (laici) oggi nella Chiesa e nella società; infine, durante la stes­ sa assemblea, con il prof. Riccardi, sull’associazionismo di ispirazione cristiana e il rinnovamento civile del Paese, e con la sen. Maria Eletta Mar­ tini sulle nuove frontiere della que­ stione femminile. Di questa riflessio­ ne abbiamo già scritto nel n. 12 di Stadium e ne parliamo in altra par­ te di questo stesso numero. Ma, sempre durante l’assemblea, ab­ biamo avuto al riguardo altri auto­ revoli contributi. Il Segretario della CEI, Mons. Ca­ millo Ruini, che ha celebrato per noi la S. Messa di domenica 7 dicembre, ci ha invitati a un rapporto di sostan­ za con la Chiesa, con i Vescovi e la comunità cristiana per concorrere a realizzare una pastorale giovanile popolare, fondata sul discernimento chiaro e profondo della realtà e dei contenuti umani e cristiani con cui animarla. Il presidente dell’Azione Cattolica Italiana, Raffaele Cananzi, ricordan­ do le comuni radici storiche del CSI e dell’ACI e il radicamento popolare delle due Associazioni, ha detto che esse, pur percorrendo strade distin­ te, secondo la loro natura e finalità specifiche, devono però continuare a incontrarsi, anzi a camminare insie-

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IL TEMA DEL MESE

Assemblea

UN ESAME IH COSCIENZA me, mosse dallo stesso spirito di ca­ rità e di servizio all’uomo d’oggi. L’Assistente generale dell’Azione Cattolica, Mons. Fiorino Tagliaferri, traendo spunto da alcuni passi della relazione, ha fornito preziose indica­ zioni sul rapporto tra le associazio­ ni di ispirazione cristiana e la comu­ nità ecclesiale. Le associazioni, ha detto, hanno peso per là qualità di ciò che sono c che fanno. Il proble­ ma dei rapporti non si pone tanto pel­ le associazioni fra loro, quanto piut­ tosto per come ognuna si rapporta con la comunità cristiana (al riguar­ do Mons. Tagliaferri ha dato atto del­ la serietà e dell’impegno del CSI). Ciò che conta, allora, è che ciascuna as­ sociazione qualifichi il proprio esse­ re e operare in ragione dei propri fi­ ni specifici con criteri di fedeltà, competenza e coerenza. Le associa­ zioni che fanno tutto, in realtà ri­ schiano di non fare niente. Occorre sfuggire alla tentazione di appro­ priarsi degli spazi e delle persone. Verso la comunità cristiana, le asso­ ciazioni devono rapportarsi in base a una grande disponibilità a dare ol­ tre il giusto diritto di ricevere. Ri­ guardo al CSI, Mons. Tagliaferri ha ricordato che esso c’è non soltanto perche noi Io vogliamo, ma anche perché è uno strumento della comu­ nità cristiana. Pertanto il rapporto è necessariamente connesso alla di­ mensione educativa e culturale del CSI, per cui esso e la comunità cri­ stiana non soltanto camminano sul­ la stessa strada, ma anche insieme.

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11 Direttore centrale del CONI, Pao­ lo Borghi, ha sottolineato l’esigenza di rilanciare la promozione dello sport per tutti, essendosi conclusa la prima fase avviata quindici anni orsono. I capisaldi di tale rilancio do­ vrebbero essere una migliore quali­ tà dei programmi, dei contenuti e dei metodi, una più razionale destinazio­ ne delle energie e delle iniziative, una rinnovata unitarietà fra le compo­ nenti del movimento sportivo.

Mons. Camillo Ruini, Segretario CEI

Infine, il segretario del Coordina­ mento nazionale degli Enti di promo­ zione sportiva, Vittorio Villa, ha ri­ chiamato la responsabilità degli En­ ti stessi per favorire il superamento di nodi e pregiudizi ancora presenti nell’organizzazione sportiva italiana e avviare una nuova fase di scelte, de­ cisioni e interventi che facciano fa­ re all’azione di tutti un salto di livel­ lo culturale e sociale.

IL DIBATTITO APPASSIONATO E VIVACE Il dibattito assembleare è stato mol­ to ampio, articolato e variegato, il che, a prescindere dagli stessi conte­ nuti, è già indizio di un’associazione sensibile, che non sfugge ai proble­ mi ed è capace di autoanalisi. I cir­ ca quaranta intervenuti hanno af­ frontato tutti i problemi posti dalla relazione, accettandone anche la pro­ vocazione di fondo sul giudizio com­ plessivo riportato più sopra, reagen­ dovi in qualche caso vivacemente, ma nella sostanza accogliendolo.

Sono stati sviscerati molti aspetti particolari che arricchiscono il trac­ ciato della mappa associativa dise­ gnata dalla Presidenza nazionale, ma senza mai perdere di vista la centra­ le necessità di una «ri-promozione» complessiva dell’Associazione, del suo impegno ideologico e morale, del suo modo d'essere, guardando al fu­ turo dello sport, della società, della Chiesa. Anche gli interventi, pochi in verità, che giudicavano troppo severa la va­ lutazione del Centro nazionale e per certi versi anche ingiusta, perché non terrebbe conto sufficientemen­ te delle situazioni specifiche di dif­ ficoltà delle singole strutture, anche costoro hanno in sostanza finito per avallarlo, ammettendo indirettamen­ te l’esistenza di alcuni nodi di fondo che devono essere rimossi. Ci è impossibile qui rendere conto più ampiamente del dibattito, e non vorremmo fornire un’informazione falsata da un'eccessiva sintesi. Rin­ viamo perciò a un prossimo numero del mensile Csiflash, che darà un re­ soconto più esteso dei lavori assembleari.

UNA POLITICA E UNA PROSPETTIVA Naturalmente l'assemblea, come si può vedere anche dalla mozione ge­ nerale pubblicata a parte, non si è li­ mitata a compiere l'analisi dello sta­ to associativo. Ha anche sviluppato delle linee per l’impegno futuro in due principali direzioni: Luna a bre­ ve termine, l’altra a più lunga pro­ spettiva. Per il breve termine sono stati deli­ neati i tratti di una politica di «pro­ mozione dell’Associazione» consi­ stenti in tre capisaldi: una program­ mazione associativa che annualmen­ te individui alcuni obiettivi nazionali prioritari e vincolanti per tutti, una ridistribuzione delle risorse finanzia­ rie a sostegno di tale politica e l’atti­ vazione di un più accurato sistema di


IL TEMA DEL MESE

Assemblea

autocontrollo associativo fra le strut­ ture per aiutarsi reciprocamente a portare avanti con fedeltà gli impe­ gni che sono stati insieme assunti. Il perno di questa più organica politi­ ca dovrà essere rappresentato dal perfezionamento organizzativo delle strutture territoriali, come strumen­ to per esprimere al meglio le poten­ zialità culturali ed educative che ab­ biamo, ma che oggi restano in gran parte inespresse proprio per l’inade­ guatezza di molte strutture. Guardando più avanti al futuro, al prossimo Congresso nazionale del 1988 e agli anni Novanta ormai pros­ simi, l’assemblea ha aperto una pro­ spettiva di grande respiro e interes­ se. I la invitalo il Consiglio naziona­ le ad approfondire le nuove istanze ideali e le scelte di valore che oggi emergono nella comunità cristiana e nei settori più sensibili della società civile, in Italia e nel mondo: la pace, la tutela dell'ambiente, la non­ violenza, la solidarietà, il volontaria­ to sociale, il servizio preferenziale agli ultimi... La nostra Associazione ha già abbracciato, se non altro im­ plicitamente. tali opzioni ideali e di valore, ma oggi esse meritano un’at­ tenzione nuova e un impegno mag­ giore per comprenderne il significa­ to e le conseguenze nella nostra spe­ cifica esperienza. Sono tematiche di enorme rilievo che potranno avere effetti di grande por­ tata sulla storia associativa dei pros­ simi anni. Il futuro Congresso nazio­ nale, il cui dibattito inizierà nell’au­ tunno 1987, sarà l’occasione per di­ scutere a fondo e per trarne diretti­ ve di marcia che consentano all'Associazione di trovare nella sua ispi­ razione cristiana la capacità di ri­ spondere puntualmente e in profon­ dità ai bisogni e alle attese delle persone che intendiamo servire.

Livio Olivi

VOCI DALL'ASSEMBLEA Abbiamo chiesto un contributo a dieci dei quattrocento partecipanti alVAssemblea nazionale SALVATORE MATURO (CSI Napoli)

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Come conciliare la promozione del­ le attività con la qualità delle espe­ rienze?

La nostra realtà è composta da grup­ pi di società che vengono da espe­ rienze estremamente diverse: alcuni vengono dalle parrocchie, altre sono sorte grazie alla sensibilità di qual­ che mecenate che ha tolto i ragazzi dalla strada, altre ancora provengo-

no da gruppi spontaneii ecc. per cui mentalità sono le esigenze e le ~.cr diverse. Noi, comunque, abbiamo cercato di coinvolgerli tutti in un discorso che vada oltre la semplice attività mono­ sportiva e che presenti vari momen­ ti di incontro, al di là dei vari tornei. La prima fascia svolge un program­ ma che va perfettamente in linea con PISE e non ci ha mai causato grossi problemi. Per la seconda fascia abbiamo impo­ stato 8 manifestazioni con 8 giochi diversi, dei quali nessuno corrispon­ de alle attività sportive regolarmen­ te codificate; così abbiamo fatto un discorso di pallabase, palla scout, sette pietre, corsa ostacolata e altri giochi. Da queste 8 manifestazioni uscirà una classifica valevole per un trofeo che, più che tener conto dei ri­ sultati, guarda alla partecipazione. I risultati, finora sono più che sod­ disfacenti: domenica 9 novembre, a Sorrento, abbiamo messo in campo dodici squadre di pallabase per un totale di 120 ragazzi, mentre nei pri­ mi di dicembre abbiamo riscontrato una foltissima partecipazione al gio­ co delle sette pietre svoltosi nel Bo­ sco di Capodimonte, ed anche l’aspet­ to aggregativo ci ha molto entu­ siasmati. Con ciò, però, non trascuriamo l’at­ tività delle altre fasce: nella terza ab­ biamo avviato un discorso di attivi­ tà sportiva e culturale, quindi di im­ pegno sul territorio, mentre con la quarta abbiamo alcuni problemi. Ab­ biamo pensato, ad esempio, di abbi­ nare ai tornei di calcio un torneo di tennis, abbiamo proposto delle gite, ad ogni ricorrenza organizziamo una festa, la stessa festa di premiazione viene concepita in un certo modo, ma certamente non siamo all’ottimale, sia perché gli adulti hanno anche problemi di lavoro e di famiglia, e sia perché è difficile scardinare un cer­ to tipo di mentalità.

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IL TEMA DEL MESE

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DOMENICO DE CLARIO (CSI Reggio Calabria)

Dove il CSI diventa una scommessa di vita.

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Per quanto riguarda i nostri riferi­ menti sul territorio abbiamo buoni rapporti con le varie associazioni di ispirazione cattolica, l’Azione Catto­ lica ad esempio si è già rivolta a noi per organizzare qualche attività sportiva. Poi abbiamo una intera pa­ gina sul giornale diocesano Avveni­ re di Calabria e questo ci ha fatto molto gioco. Con gli enti locali il discorso si rom­ pe ogni volta che avviene una crisi, e questo succede abbastanza spesso. Il nostro futuro? Attraverso la nostra stampa stiamo denunciando alcuni fatti e credo che i politici non potran­ no restare insensibili eppoi un po’ di ottimismo possiamo pure avercelo, perché la validità del nostro proget­ to è stata riconosciuta in diversi am­ bienti.

FRANCESCA GABRIELLI (CSI Feltre)

Io mi debbo riferire a una realtà cit­ tadina che purtroppo balza agli onori della cronaca nera quasi quotidia­ namente. Viviamo generalmente in un momen­ to difficile, ma da noi le cose sono an­ cor più difficili perché la gente è im­ bevuta in una mentalità che viene de­ finita mafiosa — e questo è vero — per cui l’opera che stiamo compien­ do in maniera, direi, cocciuta e co­ stante, cozza contro ostacoli presso­ ché insormontabili, che sono ben di­ versi da quelli che incontrano gli al­ tri operatori del CSI sul territorio na­ zionale. Al di là di questi problemi, la nostra azione promozionale parte da un punto fermo che è il Progetto Asso­ ciativo, il quale però, forse per limi­ ti culturali, non riesce ad essere re­ Come conciliare la promozione del­ cepito da tutti. La gran parte delle nostre società le attività con la qualità delle espe­ chiede solamente che venga messo.a rienze? loro disposizione un certo servizio, oltre questo non hanno interesse ad Mettersi sulla strada deH’Itinerario andare, sicché anche i nostri corsi di sportivo educativo, fare scelte in li­ formazione non vengono mai segui­ nea con quelle dell'Associazione non ti nella maniera dovuta. è cosa facile.

La nostra esperienza di Consiglio provinciale parte proprio dall’acqui­ sizione di una filosofia dello sport che è recupero della dimensione’lu­ dica dell’esistere, che è gratuità, che è momento di libertà, di immagina­ zione, di gioco, in alternativa al mo­ mento negativo della fatica fisica, del lucro conquistato con l’attività lavo­ rativa. Alla luce di queste considerazioni si è programmata un’attività che coin­ volgesse i ragazzi, i giovani-adulti e gli anziani, nonché i giovani che pre­ stano servizio militare presso la no­ stra città. Nella prima fascia, abbiamo aggiun­ to all’attività tradizionale alcune escursioni in varie zone dei nostri monti, col proposito di raggiungere un obiettivo quale la scoperta del modo di vivere della nostra gente di montagna, preoccupandoci anche di far prendere coscienza ai bambini del rispetto che si deve all’ambiente. Nella seconda fascia abbiamo cerca­ to di introdurre norme nei regola­ menti che prevedono stimoli a far giocare tutti i ragazzi e addirittura, in alcuni tornei polisportivi, alla composizione di squadre miste. L'attività di terza fascia ricalca il sol­ co tracciato dalla tradizione sporti­ va agonistica: non è cambiando la po­ sizione del pallone per battere il cal­ cio di rigore che si risolve il proble­ ma del rinnovamento della proposta sportiva. C'è la necessità di rivedere tutta una mentalità dominante che ci viene trasmessa dai mass-media e di trovare un nuovo vocabolario e nuo­ vi modi di applicazione dei ruoli: at­ tacco, difesa, punizione, espulsione, ecc. Il CSI di Feltre, infine, guarda con estrema attenzione il problema del­ l'animazione sociale: le manifestazio­ ni civiche, gli incontri conviviali, le attività turistico-culturali per gli an­ ziani diventano sempre più frequen­ ti mentre va crescendo il coinvolgi­ mento, la partecipazione e uno spi­ rito di condivisione tra militari e ci­ vili, specialmente con i giovani del CSI.


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IL TEMA DEL MESE

Assemblea

FRANCO MURGIA (CSI Nuoro)

handicappati, ma sport con gli han­ dicappati, e questo anche per fare in modo che i nostri problemi siano ac­ comunati a quelli della gente co­ mune. Per quanto riguarda le collaborazio­ ni, è in atto un ottimo rapporto con la diocesi e con gli enti locali, che ci garantiscono l’utilizzo di varie strutture.

LUIGI GIACCONE (CSI Torino)

A Nuoro sta nascendo una nuova realtà: in che direzione sta muoven­ do i primi passi? Il CSI Nuoro è sorto in concomitan­ za con la nascita di una nuova socie­ tà sportiva che intende occuparsi de­ gli handicappati (Franco è un ragaz­ zo tetraplegico) e di quelle persone che sono emarginate dalla società. Il rapporto, quindi, è nato con estre­ ma spontaneità, perché le finalità coincidono. Inoltre bisogna constatare l’accre­ sciuta disponibilità da parte di mol­ te persone, che pur non facendo par­ te degli addetti ai lavori, si rende di­ sponibile ad aiutarci in ogni modo. Molto di questo successo dipende da noi, dalla capacità di saper avvicina­ re e formare tutti questi volontari, che in alcuni casi sono bloccati dal­ le solite barriere culturali. Da parte nostra, c’è l’intento di fare sport a livello ludico e farne un mez­ zo che ci permetta di comunicare con gli altri, una alternativa allo stare buttati nei bar o per le strade, un mo­ mento di incontro e di esperienza di gruppo. Bisogna trovare quelle for­ me che possano offrire la possibili­ tà di fare tutti assieme lo sport; quin­ di, nel mio caso, non sport per gli

fare confusione tra i diversi compiti o magari a privilegiarne alcuni ri­ spetto ad altri. Il Consiglio deve altresì tenere alto il livello delle motivazioni e prospet­ tare orizzonti ampi, evitando di fami­ liarizzarsi sul microcosmo locale o di gruppo. L'ambiente umano, del re­ sto, presuppone anche il coinvolgi­ mento di altre persone, siano esse vecchi o giovani, non è un problema generazionale, però i giovani non de­ vono essere bruciati o sfruttati, ma bisogna dar loro, e questo è il com­ pito dei vecchi, un esempio coerente. All’esterno, il CSI locale deve man­ tenere rapporti più continuativi con le società, cercandone la convergen­ za su progetti che vanno anche al di là del semplice rapporto di segrete­ ria; e quindi parlo di visite, riunioni, di organismi consultivi e di un di­ scorso informativo, applicabile attra­ verso il notiziario, che realizzi un si­ stema di comunicazione tra il verti­ ce e la base e tra la base e il vertice.

ERNESTO GUSEULA (CSI Vicenza)

Assetto strutturale, efficienza orga­ nizzativa e gestione associativa: espe­ rienze, problemi e strade praticabili.

Le nostre, devono essere strutture dove non prevale la logica dell’effi­ cientismo e dell’efficienza fine a se stessa, ma dove efficienza e produt­ tività sono al servizio dei soci e dell'Associazione. Tutto ciò, passa ne­ cessariamente attraverso alcune azioni specifiche rivolte tanto all'in­ terno, quanto all’esterno della strut­ tura consiliare stessa. Innanzitutto, bisogna distinguere e chiarire i ruoli e le funzioni, e que­ sto non solo in ottemperanza allo Statuto, ma soprattutto nel rispetto di scelte democratiche, che coinvol­ gono tutti; con attenzione però, a non

L’azione formativa ha necessità e possibilità: come conciliare la pro­ mozione delle attività con la qualità delle esperienze.

Noi da alcuni anni abbiamo puntato molto su questo settore perché ci sia­ mo resi conto che la crescita dell’Associazione passa sopratutto attraver­ so una buona formazione. Nella pro­ grammazione di quest’anno l’abbia­ mo inserita con due modalità diver­ se: formazione associativa e forma­ zione tecnica. La prima ha lo scopo evidente di for­ mare i quadri per il futuro ed avvie­ ne attraverso alcuni momenti signi­ ficativi previsti durante tutto l’arco della stagione. All’inizio, abbiamo indetto una as­ semblea generale nella quale è stata presentata l’attività associativa ed af-

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IL TEMA DEL MESE

Assemblea

frontali due temi molto importanti quali la tutela sanitaria e la respon­ sabilità civile dei presidenti. Un secondo momento c’è stato il 14 dicembre con un convegno sul tema «C’è modo e modo di vivere l’espe­ rienza sportiva», un altro ci sarà in gennaio con il coinvolgimento di tut­ ta la popolazione, col titolo «CSI un punto di collegamento fra sport e vi­ ta». Più avanti, infine, verrà trattato l’argomento che riguarda il «Rilan­ cio dell’operatore e del dirigente sul problema educativo». Per quanto concerne la formazione tecnica, abbiamo cominciato con un incontro con tutti gli operatori del­ la prima fascia e proseguiremo con degli incontri ricorrenti per tutti quelli che hanno partecipato al no­ stro campo scuola. Per le altre fasce c’è un discorso di coinvolgimento in­ torno all’attività polisportiva, con­ dotto da alcune società sportive che si concretizzerà poi, nella «Festa del­ lo Sport». Un’ultima parola la vorrei spendere infine, per i corsi arbitri: siamo for­ se l’unico Consiglio d’Italia che orga­ nizza corsi per dirigenti-arbitri: ogni dirigente deve sapere infatti, che può dare una mano al nostro impegno as­ sociativo anche attraverso l'arbitrag­ gio di una partita e devo dire che fi­ nora non ci sono mai stati problemi riguardanti la giustizia sportiva.

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LINDA CRIPPA (CSI Genova)

che, tutto sommato, resiste ancora in alcuni genitori la vecchia mentalità per cui lo sport, soprattutto quello agonistico, non è molto indicato per le donne. Comunque le prospettive sono tutt’altro che negative, anzi, io credo che, se le donne saranno capaci di non isolarsi nel loro lavoro, coinvol­ gendo nelle loro iniziative anche gli altri dirigenti, lo sport potrà entra­ re veramente nel patrimonio della comunità, senza distinzioni di sorta.

DANIELE CALECA (CSI Milano)

Sport al femminile: l’esempio di una realtà locale. Nel nostro Consiglio il problema del­ l’attività sportiva femminile è molto sentito, tant’è che, ad oggi, possiamo contare su 250 atlete circa, fra pal­ lavolo, nuoto e sci. A livello dirigenziale, invece, solo io — che mi occupo del settore nuo­ to — e un’altra ragazza di nome Lu­ cia — che segue lo sci — abbiamo fi­ nora acquisito degli incarichi orga­ nizzativi. Però è anche vero che sia­ mo in contatto con numerose inse­ gnanti, soprattutto di nuoto, e quin­ di possiamo affermare che la presen­ za c’è ed è anche di buon livello. Tutto dipende, perciò, dalla passio­ ne e dalla volontà: se una donna vuo­ le ha tutti i presupposti per entrare e per trovare spazio. La credibilità poi si acquista col tempo, forse è an­ che una questione di abitudine, per­ ché non si può negare che, attual­ mente, nell'ambito organizzativo, gli uomini riscuotono una maggior fi­ ducia. Ci sono poi altre due cose da dire: la prima è che nel CSI Genova l’attivi­ tà primaria è il calcio, che è uno sport prettamente maschile, l’altra è

I rapporti con la comunità cristiana: realtà, problemi, prospettive Nel passato il rapporto era molto dif­ ficile, perché nelle parrocchie lo sport era considerato un po’ come lo specchietto per le allodole, e quindi non ci era possibile inserire nella pa­ storale parrocchiale un discorso di promozione e di educazione del ra­ gazzo attraverso lo sport. Negli ulti­ mi anni la situazione è cambiata gra­ zie ai nuovi sacerdoti, che evidente­ mente hanno una più ampia dimen­ sione del fenomeno sportivo. In questa fase che definirei di tran-


IL TEMA DEL MESE

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sizione le vecchie situazioni, cioè quelle che scaturiscono dall’annoso conflitto fra gruppo sportivo parroc­ chiale e parrocchia stessa, e le nuo­ ve, ove il dialogo è senz'altro maggio­ re, hanno in comune lo stesso proble­ ma: siccome l’assistente è sempre preso da una serie di problemi, o ci sono dirigenti formati, oppure, pri­ ma o poi, il gruppo sportivo torna a essere una realtà a sé, come un qual­ cosa di privilegiato. Da qui nasce l’antitesi con le altre iniziative par­ rocchiali, per cui la Società sportiva, se vuole continuare a vivere deve per forza adeguarsi a certe esigenze. Un segnale positivo viene, comun­ que, dalle realtà esterne alla metro­ poli povere soprattutto, ove il prete è il primo sostenitore della pratica sportiva. In queste situazioni il di­ scorso sull’ISE addirittura si ribal­ ta: egli lo recepisce e lo fa proprio, poi però, trova dei dirigenti che non riescono a seguirlo. Sicché l’ideale sarebbe: avere preti giovani, dirigen­ ti giovani in situazioni povere. Proprio per questo il CSI di Milano sta cercando di instaurare un rap­ porto fattivo con la diocesi mentre già da tempo partecipa alle riunioni della Federazione Oratori Milanesi. Il problema è che gli scadenziari so­ no diversi e quindi tante volte ci tro­ viamo ma poi non riusciamo a met­ tere in pratica un gran ché. La con­ vergenza su certi punti esiste, basta solo una maggiore disponibilità da parte di tutti.

ROBERTO FAGGIANI (CSI Padova) Dove il CSI non esiste: nasce una nuova Società sportiva.

Il nostro Consiglio non ha mai svol­ to un’azione specifica in questo sen­ so. Più che altro, cerca di promuove­ re l’attività sul territorio lavorando di concerto con la comunità cristia­ na, le parrocchie, i quartieri e i co­ muni.

cipanti coinvolgendo anche nuove so­ cietà sportive. Il tutto si cerca poi di renderlo com­ patibile col grande problema degli impianti sportivi, che — io credo — è forse il primo ostacolo alla nascita di nuove società.

LUCIANO LUPI (CSI Verona)

Per aiutare le società sportive noi stiamo facendo da anni un lavoro di sensibilizzazione per creare una cer­ ta cultura sportiva, che passa attra­ verso visite, incontri su problemi di natura sportiva, varie occasioni di in­ contro ecc. Per quanto riguarda la crescita di nuove società sportive, il lavoro pas­ sa attraverso l’azione formativa. Da circa 10 anni stiamo cercando di co­ struire una nuova figura di operato­ re sportivo, che sia non solo un tec­ nico ma una persona fortemente mo­ tivata sul piano educativo e sociale. Tant’è vero che alcuni degli operato­ ri usciti dai nostri corsi sono poi en­ trati in contrasto con la struttura so­ cietaria di cui facevano parte e con un certo tipo di mentalità, sicché hanno dato vita a nuove società, le quali sono risultate essere le più in linea con la nostra Associazione. Un’altra importante indicazione è quella che ci porta a lavorare sui gruppi spontanei e sulle società mo­ nosportive al fine di far diventare, gli uni, delle società sportive, gli altri, delle polisportive. E qui entra tutta l’attività di sensibilizzazione di cui ho parlato all’inizio. Tra l’altro, per quanto riguarda il di­ scorso della polisportività, sono in atto degli esperimenti pilota presso alcune società sportive, le quali poi stanno allargando la base dei parte-

Rapporti, animazione, collaborazio­ ni: i riferimenti del CSI e il CSI co­ me riferimento. Abbiamo cominciato ad occuparci con una certa costanza dei rapporti esterni circa 5 anni fa, in quanto pri­ ma si andava per conoscenze o per incontri saltuari. Così è stata formata una commissio­ ne politica appunto con l’intento di curare i rapporti con le realtà locali. Il CSI, infatti, non si può occupare

su diversi fronti quali quello della pace, dell’emarginazione e della dio­ cesi, perché altrimenti la nostra at­ tività sarebbe esclusivamente fine a se stessa. In particolare, abbiamo aderito al Comitato per la Pace, abbiamo ap­ poggiato varie manifestazioni, quali

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quella che ha affrontato il problema della vendita delle armi al terzo mondo. Sul fronte dell'emarginazione ci sia­ mo associati all'Opera Don Calabria per la diffusione del Progetto Exodus, destinato al recupero dei tossi­ codipendenti, e stiamo collaborando con il Gruppo Abele per portare da noi il Progetto Sonda. Ci siamo interessati anche ai proble­ mi dei carcerati, e dopo un primo ap­ proccio piuttosto difficile siamo riu­ sciti ad entrare con proposte ben pre­ cise e articolate, che aiuteranno sen­ z’altro ad attenuare i numerosi feno­ meni di violenza che avvengono al­ l’interno delle carceri. Con il mondo ecclesiale i rapporti so­ no ancora piuttosto deboli, anche perché erano stati interrotti già da tanti anni ed ora, pian piano li stia­ mo riprendendo mentre con il Comu­ ne va tutto a gonfie vele perché l’Assessore allo Sport è il nostro ex­ presidente provinciale, il quale ha portato in Amministrazione le idee del CSI, tant’è che lo slogan che lan­ ciarono fu proprio «sport per tutti».

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Mons. Fiorino Tagliaferri, Ass. generale ACI

LAICITÀ', ASSOCIAZIONE RINNOVAMENTO «La mia non può che essere una ri­ flessione in movimento, attenta alla provenienza, alle dinamiche, alla transizione». Così ha esordito il prof. Riccardi ttel presentare all’Assemblea la relazione «Laicità, associazionismo e rinnovamento sociale del Paese». E di fatti il suo intervento si è snodato attraverso tre tappe fondamentali: la storia dell’associazionismo cristiano, dal suo sorgere alla fine dell'800 agli attuali anni '80; le valenze dell’asso­ ciazionismo cattolico contempora­ neo; gli appuntamenti dell'immedia­ to futuro. Riportiamo ampi stralci in­ tegrali degli ultimi due punti.

• L’ASSOCIAZIONISMO COME ESPRESSIONE DELL’ESSERE IN­ SIEME — «Traducendo un’intuizio­ ne antica ed una conciliare, la real­ tà odierna dell’associazionismo cat­ tolico viene a testimoniare un’esigen­ za di socializzazione profonda a tut­ ti i livelli. La nostra società appare radicalmente malata di solitudine ed isolamento. La condizione degli an­ ziani ci dice qualcosa in proposito, e lo dicono le periferie anonime casua­ li delle nostre città. L’associazioni­ smo cattolico appare un’espressione concreta dell’essere insieme, stare insieme, fare insieme. È come un mo­ do concreto di dire che, in una socie­ tà come l'attuale, da soli non ci si sal­ va. In questo si vive l'antica intuizio­ ne ecclesiale, rivisitata nei modi va­ ri e contraddittori del tempo pre­ sente. • LA LAICITÀ — «La laicità. Termi­ ne antico e dal significato cangiante. Essere laico è stata una rivendicazio­ ne della coscienza borghese ed illu­ minata di fronte al cattolicesimo. Ab­ biamo avuto la coppia laicismo-

Prof. Andrea Riccardi

clericalismo, che si è riproposta a tanti appuntamenti. Ma pure, si è avuto un discorso sul laico nella Chiesa (la cosiddetta teologia del lai­ cato). Infine la laicità dello Stato, punto di approdo di un processo in cui lo Stato, per essere di tutti, non può essere confessionale. Tra gli an­ ni ’60 e '70 si è lavorato molto sul te­ ma della laicità. Cosa vuol dire oggi laicità rispetto all'associazionismo cristiano? «Certo vuol dire una scoperta degli anni '69. Con la scomposizione del blocco cattolico, si scopre che non c'è una "versione cattolica” di tutto, da armonizzare nella logica di un bloc­ co. Non c’è uno sport cattolico, una medicina cattolica, un sindacalismo cattolico... È un approccio nuovo con la realtà concreta di quel che si ha innanzi: la concretezza del reale che non viene battezzata. E la realtà ha


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le sue dinamiche proprie. Confessionalizzare tutto? Emerge la laicità nell’approccio con il reale. La scoper­ ta del reale, che è il dato, costituisce nell’associazionismo cattolico la so­ stanza d’un rapporto laico con i pro­ blemi. La laicità non è un problema sindacale dello spazio dei laici nei confronti dei clerici. È un problema dello spazio della realtà nella vita del credente. Laicità non è più una ban­ diera, è una realtà: è la realtà delle cose. «In questo approccio quotidiano con le cose, negli anni 70 si è temuto che l’associazionismo cattolico perdesse un po’ se stesso e la sua anima: l’i­ spirazione cristiana. Cera forse in al­ cuni la nostalgia per un rapporto con le cose che non si svolgesse concre­ tamente sotto il cielo — freddo o cal­ do — ma in una gabbia ideologica. E la nostalgia per la gabbia ha giocato in tanti sensi. Ma, oltre la metà de­ gli anni '80, debbo dire che dall'ap­ proccio laico con le cose l'associazio­ nismo cattolico ha avuto tanto da guadagnare come riscoperta della sua ispirazione cristiana. Questa ispirazione non è una appartenenza etnica e prefissata; è divenuta una ispirazione nei termini cristiani: cioè primato della Parola di Dio, centra­ lità della liturgia, coscienza cristia­ na... Si può dire che l’associazioni­ smo cattolico ha riscoperto la Chie­ sa, e si è riscoperto nella Chiesa co­ me comunità autentica di credenti attorno alla parola di Dio. Nella lai­ cità delle cose, c’è bisogno dell'ispi­ razione, cioè di una coscienza moti­ vata, di una aggregazione motivata, di una appartenenza ben radicata.

ci da un orizzonte provinciale che ha ancora troppo il passato negli occhi. L’Italia sta cambiando rapidamente. E con essa cambia la nostra popola­ zione. Un esempio vistoso è quello della presenza di stranieri del terzo mondo: oggi se ne calcolano un mi­ lione. Ma domani? In Francia sono già 5 milioni. Inoltre esiste in Italia una crisi demografica, che in proie­ zione porta sicuramente ad una di­ minuzione della popolazione italia­ na. Ebbene, saremo, nel giro di due generazioni, una popolazione inter­ nazionale...

Paolo Borghi, Dirigente CONI

naie — anche con i più svantaggiati — ha un suo valore. «Ho insistito sul senso dell’essere in­ sieme: non aggregazione di numeri, ma rapporto tra persone diverse. Il pontificato di Paolo VI si aprì con \' Ecclesiani Suam, un’enciclicamanifesto del dialogo. Ebbene, mi sembra di poter dire che questo di­ scorso sul dialogo è una delle realtà vissute nell’associazionismo cattoli­ co, internamente ed esternamente. Non c’è associazionismo senza dialo­ go; non c’è aggregazione senza dialo­ go. Ebbene, questo dialogo è decisi­ vo in una società che sta registran­ do l’appiattimento dei linguaggi, stretta tra l’onnipotenza dei messag­ gi televisivi e di quelli computerizza­ • NON C’È ASSOCIAZIONISMO ti. La carenza di parole e di linguag­ SENZA DIALOGO — «Nel campo gi corrisponde ad una tremenda se­ dello sport, credo che un discorso te di identità e di identificazioni col­ sulla laicità sia necessario, come lettive. Ebbene, tenendo vivo il dia­ quello condotto dal CSI: si tratta logo nell’associazionismo, si pone co­ d’un aspetto concreto e fisico della me premessa fondamentale il rap­ realtà dell'uomo. Ma anche qui si no­ porto interpersonale, lo scambio di ta il senso dell’ispirazione cristiana, parole. Mi sembra un tratto umano in una mentalità che non è solo ago­ decisivo da non sottovalutare. nistica, carrieristica... in cui il rap­ «Questo nostro Paese sta cambiando. porto personale e quello interperso- Sono convinto che dobbiamo liberar-

• LA FUNZIONE DELLO SPORT — «Ebbene, qui vedo un ruolo della fun­ zione-dialogo dell’associazionismo cattolico. Si tratta di non isolare o ghettizzare, ma di inserire chi è di­ verso etnicamente e religiosamente in un circuito di rapporti umani e so­ ciali. E qui penso anche ad una fun­ zione specifica dello sport, come ter­ reno concreto e laico di rapporti umani e sociali, come spazio di acco­ glienza a chi viene da lontano, come luogo in cui si dice tutta la sostanzia­ le identità tra uomo e uomo. Lo sport, nella società italiana, può ave­ re una funzione di dialogo che favo­ risce l’accostamento ed il rapporto tra gruppi diversi, la cui integrazio­ ne sembra impossibile, o risulta du­ ramente conflittuale. «La società italiana sarà sempre me­ no una società di gente tutta uguale. Le componenti etniche non italiane, del terzo mondo, sono destinate a crescere rapidamente. La loro affer­ mazione dipende dall'immigrazione, dalla forza demografica loro, dalla debolezza demografica italiana. Le basi della convivenza si gettano og­ gi nella coscienza dei giovani, si get­ tano nella prima accoglienza e nel primo impatto con il paese e con la sua gente. Il dialogo umano e perso­ nale, cresciuto alla scuola quotidia­ na dell’associazionismo, ha qui un suo banco di prova vitale. La freddez­ za delle istituzioni e del costume so­ ciale è scontata. Ma non c'è una fun­ zione dialogica di quelle associazio-

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LAICITÀ, ASSOCIAZIONE... ni che si sono sviluppate nel dialogo interpersonale? E lo sport, inteso in questo senso, dialogico e umanistico, non può avere una sua grande fun­ zione di accoglienza ed integrazione verso le minoranze non italiane? «Del resto, come ho visto nel pro­ gramma del CSI, c'è tutto un capito­ lo importante e qualificante del rap­ porto tra lo sport e gli svantaggiati. Non si tratta — credo — di una ap­ pendice pietistica all’impegno spor­ tivo, ma dello stesso modo di conce­ pire la realtà dello sport... È invece un fatto qualificante. Il terrore del diverso che anima tanta parte della nostra società — società dei forti e dei sani — ne fa una società sgomen­ tata verso chi non appare sano e for­ te come dovrebbe. Questo orrore di­ venta repulsione. Ma la repulsione nasconde la realtà di donne ed uomi­ ni che hanno paura di sé, demoniz­ zano il diverso, per paura di esserlo... «Anche qui l'appuntamento con lo sport è un momento in cui chi è in

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Guido Folloni, Direttore di «Avvenire»

difficoltà — handicappati, svantag­ giati, anziani — trova un terreno di accoglienza in cui inserirsi. Lo sport, vissuto in questo senso, ha una sua grande funzione. Del resto chi non è in difficoltà? Se abbiamo presente la realtà giovanile, possiamo dire che ci sono giovani che in un modo o nel­ l'altro non vivono questa condizione di difficoltà? «Lo sport diviene, allora, terreno di accoglienza mutua e vicendevole, lungo le fila di un rapporto interper­ sonale. Accogliersi umanamente l’un l’altro: non è schiacciarsi sotto la sferza dei forti e dei sani. E in que­ sto atteggiamento umanp non si ve­ rifica il comandamento "ama il pros­ simo tuo come te stesso”? • UNA SENSIBILITÀ AI PROBLE­ MI DELL'UOMO — «A questo pun­ to, per concludere, vorrei dire che, nel mondo ricco e scomposto dell'as­ sociazionismo cattolico si va svilup­ pando non tanto una cultura, quan­ to una sensibilità radicata. È una sensibilità ai problemi dell’uomo, della società, della convivenza uma­ na. Questa sensibilità stimola e qua­ lifica le associazioni di ispirazione cristiana a svolgere una funzione di dialogo in una società disgregata: non una mediazione partitica o poli­ tica, ma un dialogo tra cose ed uomi­ ni, tenendo presente sempre quelli che meno fanno sentire la loro voce, i più svantaggiati, chi non ha voce.

Mi pare che, negli anni '70, le asso­ ciazioni cattoliche hanno compreso l’esigenza di svolgere questa loro funzione («Chiesa di tutti c partico­ larmente dei poveri» — avrebbe det­ to Giovanni XXIII) nell’ambiente do­ ve vivono ed operano. È il discorso sul territorio, animato dal profondo senso dell’uomo, della strada e del­ la base. Così di fronte al decollo di tante istituzioni per la tangente, mi sembra che molto associazionismo cattolico sia rimasto radicato alla sua terra, con occhi nuovi ed apertu­ re più generose. E qui una sensibili-

tà alla politica delle cose... E qui il volontariato sociale... «Oggi però, ci sono ulteriori appun­ tamenti. C’è una funzione da svolge­ re sul territorio, evidentemente. Ma si fa strada l’idea che non ci si può chiudere in un orizzonte circoscrizio­ nale. Le radici nel particolare non esimono dalla responsabilità nell’u­ niversale. Se tale sensibilità al terri­ torio non si apre a quella al «mondo» (al grande mondo), si finisce per gio­ care al campanilismo. E credo che l'associazionismo cattolico, alla vigi­ lia di questo appuntamento con il "mondo”, abbia maturato una sua si­ gnificativa sensibilità. Ed il mondo ha i suoi drammatici problemi: pace e guerra, fame e sviluppo... Eppure il mondo è vicino; non si è fuori dal­ la storia, dal mondo. «E qui credo ad una funzione del­ l’associazionismo cattolico: l)ncl re­ spingere una cultura del ripiegamen­ to su di sé e sul territorio o sul pae­ se; 2) una politica di dialogo interna­ zionale dell’associazionismo catto­ lico...».


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UOMINI E DONNE: COSTRUIRE INSIEME Il femminismo ha origini piuttosto remote. Di fatto, nasce nel secolo scorso con due linee di pensiero di­ stinte ed antitetiche: da un lato il femminismo borghese di modello an­ glosassone che gioca tutte le sue car­ te sul garantire alle donne il diritto al voto; dall’altro il femminismo marxista (o popolare) che punta prin­ cipalmente alla parità nell’ambito del lavoro, dove salari e orari preve­ devano distinzioni enormi tra uomi­ ni e donne. Il «movimento» delle donne, che nei primi anni del Novecento trova la sua forma di espressione più eclatan­ te nelle «suffragette», viene (ovvia­ mente) limitato durante il ventennio fascista. È proprio in questo perio­ do storico che le associazioni catto­ liche cominciano a rappresentare sempre più un luogo di socializzazio­ ne. Di fronte ad una filosofia politi­ ca che esaltava la capacità di prò-

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Un significativo intervento di Maria Eletta Martini, di cui diamo una sintesi seguita da un’intervista esclusiva creazione della donna («tanti figli, tanta potenza», era il motto fascista, ben lontano da una seria rivalutazio­ ne della maternità), il mondo catto­ lico diventava un serio punto di rife­ rimento valoriale.

NAZIONALE ROMA t> B DICEMBRE 1986

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M. Eletta Martini. Alla sua destra, Stefano Ceccantl Presidente FUC1

Dopo la resistenza, che vide impegna­ te in prima fila molte donne, si do­ vette a De Gasperi e Togliatti la ca­ parbietà nel riportare alla luce del sole il valore del diritto al voto. Nella seconda metà degli anni Ses­ santa, il neo-femminismo di deriva­ zione Nordamericana scopre che il vero impedimento all’emancipazione femminile consiste nella «trappola biologica». Uomini e donne sono cioè fisiologicamente diversi e dunque la battaglia delle donne va giocata nei rapporti interpersonali, nella sessua­ lità. Di qui le lotte per il diritto all’a­ borto, effetto di una visione che ri­ duceva la sessualità ad un semplice gioco, ad un esercizio ben distinto dalla procreazione.

Il progresso scientifico fornisce un grosso apporto a questa teoria: la dif­ fusione dei metodi di contraccezio­ ne conduce infatti ad un rifiuto del­ la maternità come ambito primario di realizzazione della donna. Sono di quest’epoca anche le esaspe­ razioni femministiche, che, oltre al rifiuto della maternità, portano ad un’opposizione dura nel rapporto con il maschio e ad un’idolatrazione del lavoro extra familiare. Oggi il femminismo affronta la sua seconda fase, nella quale, superati velleitarismi e massimalismi del pas­ sato, si assiste ad una rivalutazione della famiglia e, più in generale, de­ gli affetti. Si riscopre l’importanza della sfera dei sentimenti, nonostante la mater­ nità venga ancora vissuta, talvolta, come colpa sociale (la donna che giunge alla terza gravidanza vive spesso con angoscia questo suo sta­ to di «eccessiva fecondità»...).

Da questa sintetica ricognizione sto­ rica emerge dunque la necessità di iniziare ad armonizzare maggior­ mente i rapporti sociali, modifican­ do soprattutto quei valori culturali che costituiscono la vera mina ad un'autentica emancipazione fem­ minile.

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INTERVISTA ALLA SEN. MARIA ELETTA MARTINI • Le donne diventano manager, di­ ventano impresari, fanno politica: è questa la vera emancipazione delle donne? «Anche questa direi, ma si tratta so­ prattutto di una situazione interiore. Infatti questi diventano i segni di una realtà che sta cambiando, perché è importante che si cominci ad accet­ tare l'idea che queste cose non sono vietate alle donne. Pertanto, la don­ na che fa il manager o il ministro è il simbolo che si è rotto un divieto, quello pregiudiziale, che per tanto tempo ha precluso loro l’accesso ai più importanti settori della vita as­ sociata».

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• Dalla sua relazione però, mi pare­ va che non emergesse uno specifico femminile. «È sempre vera la domanda che si poneva per cui donne si è o si diven­ ta. E forse in parte è una cosa, in par­ te è un’altra, cioè, è vero che ci sono certi aspetti biologici per cui donne si è, però che l'educazione, che il co­ stume, che la cultura accentuino de­ gli aspetti piuttosto che altri, questo è altrettanto vero; per cui io credo che lo specifico si tratti di fare le co­ se che fanno gli uomini con una spe­ cificità femminile. Faccio un esem­ pio: in una delle Commissioni Bica­ merali di cui ho fatto parte, mi sono accorta che quando si discutevano certi argomenti, le domande che mi ponevo io erano diverse da quelle che si ponevano i miei colleghi maschi. Loro ad esempio chiedono l'efficien­ za mentre io dico subito "ma le per­ sone?’’. Cioè la sensibilità maggiore o minore — perché non è esclusiva certo — si manifesta subito, e quin­ di è importante che le due cose (effi­ cienza e attenzione alle persone) si armonizzino. Il costruire insieme, allora, non si­ gnifica fare le stesse cose, né tanto meno contrapporre, secondo un ter-

mine tanto in voga oggi, una cultura al femminile. Però è vero che ci so­ no modi diversi per affrontare le co­ se, ed è qui che lo specifico viene fuo­ ri. Solo che, come è negativo che si affermi solamente la mentalità ma­ schile, è altrettanto negativo che si affermi solo quella femminile. Poi c’è il fatto che ci sono diverse gra­ duazioni di sensibilità tanto negli uo­ mini quanto nelle donne, per cui non si può dire in assoluto che le donne sono dolci e gli uomini sono severi, è anche vero il contrario qualche volta».

• Lei però, nella sua relazione, mi sembra che abbia espresso dei giudi­ zi definitivi anche sul femminismo, denunciandone soprattutto le esaspe­ razioni... «Le esasperazioni che in parte han­ no creato una reazione che forse ha messo in atto degli ostacoli allo svi­ luppo del movimento stesso. Può darsi però che abbia ragione chi di­ ce che la situazione era talmente sta­ tica che c’era bisogno di confusione. Però, di fronte a uno stalo di frustra­ zione molto forte che è esistito in cer­ ti settori del femminismo che poi so­ no scomparsi dalla circolazione, chi invece ha scelto la strada della co­ struzione, magari lenta ma con pro­ fondità, non ha subito frustrazioni ma è sempre sulla piazza, il che vuol dire che ha costruito qualcosa. Poi c'è un problema molto grosso che non è stato molto approfondito, c cioè cosa vuol dire questa esperien­ za per chi l’ha fatta. Questi fallimenti provocano inevitabilmente degli stati di inferiorità, che portano a una pre­ clusione nelle situazioni private e so­ no motivo di sofferenza vera».

• Lei ha fatto riferimento alle donne cristiane e al fatto che esse sono rima­ ste escluse dal dibattito ideologico in­ torno al femminismo, però fra don­

ne cristiane e donne democristiane c'è una differenza. «Sì, la differenza c’è perché il dibat­ tito ha sedi diverse. Io per esempio ne ho fatto esperienza facendo poli­ tica: il fatto è che, quando si sono fat­ te queste cose nemmeno eri interpel­ lata perché già pregiudizialmente eri fuori in quanto cristiana. Poi politi­ camente la cosa si aggravava sempre di più, perché siccome non eri a fa­ vore — che so — dell'aborto o del di­ vorzio, non eri nemmeno in linea con le tendenze generali». • Questo problema del femminismo non è che è stato un falso problema? Cioè cosa è rimasto nell'opinione pubblica, se sono vere le indagini fat­ te in c/uesti giorni, per cui si voglio­ no tante femmine come figlie. Ritor­ na il concetto dell'angelo del focola­ re? Non c'è una involuzione? «Secondo me questo interessa un nu­ mero limitato di persone, quelle che alludono alla precostituzione del ses­ so. Direi però che c’è stato un ritor­ no indietro da queste forme di esa­ sperazione, e che le prime a tornare indietro sono state le donne italiane. Da qui il dramma e le sofferenze. Per il resto ci sono alcuni dati acqui­ siti, ad esempio: ora si valorizza il la­ voro delle donne di casa, a parte tut­ te le attività commerciali che ci so­ no dietro, e qui il testo più indicati­ vo sono gli uomini, che prima affer­ mano che la famiglia va male perché le donne lavorano e poi cercano il la­ voro per la propria figlia. I ragazzi stessi, parlo dei più giova­ ni, dimostrano quanto le cose siano cambiate. Ora è considerato un fat­ to normale che vadano a fare la spe­ sa o facciano i lavori di casa, quindi anche questo è un simbolo che sono cadute certe barriere. Però è verissimo anche quello che è stato detto e cioè che le donne si so­ no preoccupate di ottenere la parità sul piano sociale senza tener conto che l'inferiorità o la differenza che è causa dell’inferiorità non è solo quel­ la sociale ma anche esistenziale».

a cura di Davide Marzaroli


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Giocasport La preadolescenza terra di nessuno: ecco un po’ brutalmente l’odierna si­ tuazione nello sport, ma non soltan­ to nello sport. La terra di nessuno è abbandonata a se stessa o fatta ogget­ to di scorrerie, cercando di appro­ priarsene a forza e senza scrupoli. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: la maggior parte dei ragazzi che non pratica alcuna attività sportiva, e una minoranza assoggettata a una pratica tecnico-agonistica inadatta al­ l'età e quindi dannosa. Un problema educativo e sociale di enorme rilievo che il CSI ha avverti­ to da tempo, si può dire fin dal suo nascere. Lo ha affrontato ripetutamente con vari tentativi di soluzione, studiando e sperimentando moltepli­ ci proposte di attività sportive, ma senza mai ritenersene pienamente soddisfatto. Da questa insoddisfazione è nato «Giocasport». Sia chiaro, non ci illu­ diamo di aver trovato la formula ma­ gica che risolve d'incanto il proble­ ma. Crediamo però realisticamente di aver compiuto un buon passo avanti. «Giocasport» ha almeno due vantag­ gi indubbi su tutti i precedenti model­ li di attività per ragazzi: nei contenuti è più aderente alle esigenze evoluti­ ve dei preadolescenli, grazie ad una intima e sostanziale integrazione del­ l'elemento ludico con quello sportivo; nella formula organizzativa si avvi­ cina maggiormente all'obiettivo del­ lo «sport per tutti», è cioè uno stru­ mento per raggiungere più facilmen­ te i ragazzi ancora non toccati dalle proposte e dai programmi fin qui adottati. Ciò grazie alla semplicità e duttilità della proposta, che la rendo­ no utilizzabile con grande facilità, da tutti, in tutte le situazioni, anche le più sfavorevoli.

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Con queste due finalità, «Giocasport» non risolve forse il problema dell'at­ tività sportiva preadolescenziale, ma vi contribuisce in misura notevole. La terra di nessuno può essere avvicina­ ta e animata con una proposta appro­ priata, senza violenza né spirito di conquista.

Presentata allAssemblea nazionale la nuova campagna del C.S.I. per i preadolescenti

UN SERVIZIO ALLA COMUNITÀ CRISTIANA ’ Ma «Giocasport»presenta altre due caratteristiche importanti in ordine alla politica del Centro Sportivo Ita­ liano. Anzitutto è un «servizio», non una ve­ ra e propria attività associativa. Non è fatto per portare più tesserati al CSI, non genera vincoli associativi. I ragazzi che parteciperanno alla sua attività resteranno liberi o continue­ ranno a rimanere legati alle proprie associazioni di appartenenza. Il tes­ serino che viene rilasciato ha esclu­ sivamente funzioni assicurative. Le associazioni, pertanto, di qualsia­ si natura che intenderanno avvaler­ si di «Giocasport», potranno farlo con assoluta tranquillità perché l'inizia­ tiva sarà del tutto autonoma, esatta­ mente come le altre che rientrano nei programmi da ciascuna ordinaria­ mente realizzati. «Giocasport» è uno strumento in più per perseguire in tutta libertà i propri fini educativi e sociali. Il CSI lo mette a disposizio­ ne, offrendo la propria competenza, il proprio sostegno e la propria assi­ stenza organizzativa. Inoltre «Giocasport» è una proposta concepita soprattutto, anche se non esclusivamente, per la comunità cri­ stiana: la parrocchia, gli oratori, le as­ sociazioni, le scuole e gli istituti di


ogni tipo dell'area cattolica. Per due ragioni: per offrire a quest'area, en­ tro cui si colloca lo stesso CSI, un se­ rio servizio sportivo-educativo e per­ ché attraverso il movimento cattolico si può veramente, come è avvenuto fin dall'origine dello sport moderno, promuovere allo sport quella maggio­ ranza di ragazzi che ne è esclusa. Nei confronti delle istituzioni, asso­ ciazioni e movimenti educativi catto­ lici il CSI si pone nelle vesti di «pro­ motore» della nuova e originale atti­ vità ludico-sportiva per ragazzi: gli «organizzatori» sono a tutti gli effet­ ti coloro che la adotteranno in piena libertà e autonomia. Certamente, «Giocasport» sarà utiliz­ zato anche all'interno del CSI, ma an­ che qui con le stesse caratteristiche promozionali e di servizio: non andrà a sostituire le attività di «seconda fa­ scia» (per ragazzi) che già si attuano, ma sarà impiegato per educare altri ragazzi allo sport, e non entrerà nei programmi sportivi ordinari che già impegnano le strutture territoriali; ri­ marrà in certo modo un’attività «esterna», strumentale e promoziona­ le, anche all'interno del CSI. Il tutto all’insegna di Pinocchio. Per dare il colore e il sapore dell'avven­ tura a un 'esperienza pensata per un 'elà che ha bisogno di affrontare la pro­ pria fase evolutiva, di transizione dal­ l’infanzia alla giovinezza, in modo av­ venturoso, per stimolare la scoperta del mondo nuovo in cui entrano, ma anche per ammorbidire l'impatto con esso. Inoltre, per trarre dalla grande favola spunti educativi (Pinocchio è una miniera in tal senso), che aiuti­ no a cogliere dello sport i valori uma­ ni, al di là del puro esercizio fisico e dello svago che «Giocasport» offre in larghissima misura.

L.O.

UN'OFFERTA PER TUTTI I RAGAZZI Gli operatori sportivi, al di là di ogni buona intenzione, considerano spes­ so la preadolescenza come una sor­ ta di «età negata» infatti, gira e rigi­ ra, le attività che vengono proposte ai ragazzi o sono la brutta copia del­ le attività per bambini oppure si ba­ sano sugli stessi criteri e sulle stes­ se formule di quelle svolte dagli adulti. Infatti, ai ragazzi di solito si dà: — il «gioco-gioco» poco efficace sot­ to il profilo educativo, spesso lascia­ to alla libera ed occasionale interpre­ tazione dei soli protagonisti, con il ri­ schio costante che degeneri in caos e serve solo ad intrattenere i ragazzi; — il «gioco-sportivizzante» dove il termine gioco serve solo a masche­ rare una pratica sportiva quasi esclu­ sivamente in forme precoci, con ca­ richi di lavoro e metodologie di alle­ namento faticose ed estenuanti.

Di conseguenza, anche le manifesta­ zioni per loro organizzate, quando non sono dei giochi proposti alla me­ no peggio in occasione di feste o sa­ gre paesane, diventano vere e pro­ prie manifestazioni sportive, con sfi­ late, cerimonie e gare a cui si parte­ cipa solo esclusivamente per meriti tecnici. E chi i meriti tecnici non li ha? Beh! A loro si dice: questa volta non ti sei classificato, non hai la misura o il tempo necessari! Non sai giocare. Giocasport è nato per rimediare a ta­ li difetti e carenze, dando vita ad un’attività che combina il gioco e lo sport nelle giuste dosi e nella giusta dimensione, con grande varietà di linguaggi espressivi e di forme orga­ nizzative, consentendo di soddisfare con gradualità e duttilità le numero­ se e mutevoli esigenze della fase evo­ lutiva preadolescenziale.

Esso è anche nato per aiutare gli ope­ ratori a non dire mai «no» ai Ragaz­ zi, a tutti i Ragazzi. A quelli che sono o si sentono dei mini-campioni a quelli che non san­ no o non vogliono più giocare, a quel­ li che il gioco non l’anno mai cono­ sciuto. Tutto questo, combinando assieme alcuni tipi di proposte che, nel tener conto dei soggetti interessati, delle situazioni ambientali, delle esigenze e delle possibilità di ciascuno, offro­ no un cammino personalizzato, tec­ nicamente e metodologicamente va­ lido, senza però uscire mai da una se­ rie di criteri progettuali di educazio­ ne allo sport. Queste esigenze, queste aspirazioni, queste possibilità, sono state raccol­ te ed illustrate in un particolare sus­ sidio denominato «Borsa Giocasport. Essa racconta e caratterizza in mo­ do spiccatamente promozionale, quanto il CSI si propone di fare. Non si tratta di un’antologia di sport dove attingere a qualcosa da utiliz­ zare singolarmente, fine a se stesso, in quanto qualunque sia la scelta, da qualunque proposta si parte, ciascu­ no può costruire un proprio proget­ to di educazione allo sport, all’inter­ no sempre di un progetto educativo più generale. Infatti, Giocasport, pur essendo un progetto di educazione sportiva, gra­ zie alla sua duttilità progettuale, ha la capacità di servire qualsiasi pro­ getto di educazione più generale, sen­ za stravolgerlo, senza monopolizzar­ lo, ma completandolo, arricchendo­ lo e integrandolo. Le proposte di attività, opportuna­ mente illustrate, possono essere as­ sunte da un gruppo sportivo, ma al­ lo stesso tempo servire qualsiasi ti­ po di associazione educativa, anche non sportiva. Esse, sotto il profilo tecnico-meto-

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dologico, sono improntate alla sem­ plicità (comprensibili e realizzabili), serietà (richiedono correttezza, rigo­ re e progettualità). Le proposte di attività sono material­ mente contenute in quattro gruppi di schede, cosi suddivise:

1. Giochi ili movimento, che rappre­ sentano uno sviluppo tecnico e orga­ nizzativo delle «attività ludicomotorie» proprie dell'età preceden­ te (bambini e fanciulli); 2. Giochi sportivi, in cui il gioco si aggancia più strettamente alle prin­ cipali discipline sportive, fino a por­ tare i ragazzi alla soglia della prati­ ca «agonistica» propria dell’età suc­ cessiva; 3. Giochi di animazione, che hanno la funzione soprattutto di mediare tra le attività motorio-sportive e quelle che impegnano prevalentc-

PINOCCHIO PERCHE' La fiaba di Pinocchio, conosciuta da grandi e piccoli, è una fiaba pedagogica. Essa è il racconto delle avventure di un ragazzo burattino che, attraverso la grande lezione della vita, dello scontro tra desiderio di felicità e mondo reale, riesce a diventare uomo e a non restare un pezzo di legno. Pinocchio può rappresentare simbolicamente l’alternativa che brucia dentro il preadolescente: restare «burattino» manovrato da altri o diventare «qualcu­ no» cioè di volta in volta soggetto, figlio, amico, atleta, costruttore della pro­ pria vita. «Giocasport» andrà incontro a migliaia e migliaia di Pinocchi, li aiuterà a di­ ventare Ragazzi e questi, alla fine della loro esperienza sportiva ed educati­ va, si guarderanno indietro esclamando: «Com’ero buffo quand’ero burattino!». Un’avventura, quella di Pinocchio, in cui è facile individuare i percorsi di cre­ scita di ogni ragazzo, anche di quelli di oggi: forse i personaggi saranno tra­ sfigurati, potranno apparire buffi, invece che malvagi e mostruosi, ma certamente con alcuni suggerimenti ripresi dall’oggi, si può rivisitare una sto­ ria da esprimere con linguaggi e parole nuove, stimolando i ragazzi stessi al­ la riflessione e alla ricerca, tra desiderio e realtà. Nel manuale organizzativo abbiamo fornito alcuni suggerimenti utili a quanti vorranno vedere in un «pinocchio sportivo», non solo la mascotte o il marchio con cui caratterizzare le varie manifestazioni, bensì un cammino educativo che aiuti i ragazzi a scoprire se stessi, le loro aspettative e i loro bisogni. Una condizione indispensabile per far nascere «l'albero», non quello delle mo­ nete d’oro che nasce dalla falsa sicurezza e dal possesso, ma quello che na­ sce dal rischio e dalla fatica di quanti si impegnano a costruire con «Giocasport» l’albero della felicità per tutti i ragazzi e le ragazze d’oggi.

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mente altre capacità e qualità espres­ sive dei ragazzi, aiutando a percepi­ re e sviluppare l’insieme unitario del­ le facoltà psicofisiche c nello stesso tempo a creare situazioni di disten­ sione e di amalgama, ricche di calo­ re umano; 4. Grandi giochi, che puntano sulla creatività e sull’impegno dell’intero gruppo di ragazzi, anche numeroso, favorendo un «lavoro» organico e prolungato nel tempo per «cucire» un programma di attività anche di una certa durata con un filo unitario di tensione emotiva e di coinvolgi­ mento attivo.

Giocasport, pur essendo una propo­ sta libera, contiene tuttavia, il sug­ gerimento di alcuni tipi di iniziative in sintonia con lo spirito che impron­ ta l'intera proposta. Esse si differenziano soprattutto per la durata, c quindi raggiungono obicttivi diversi c richiedono un im­ pegno organizzativo diverso: — una giornata: «La festa di Gio­ casport» — una settimana: «Arcobaleno Gio­ casport» o anche «Settimana Gioca­ sport» — due mesi: «Trofeo Giocasport» Ad ogni ambiente e in ogni stagione è possibile proporre un’attività sce­ gliendo opportunamente i giochi più adatti, ma anche inventando soluzio­ ni adatte alle circostanze. I campi e gli spazi di gioco non rap­ presentano più un problema, in quanto con creatività e con un po’ di buona volontà, tutto può essere adat­ tato e sistemato, anche con pochi mezzi. Le formule di svolgimento si basano su di una logica e su dei criteri mol­ to diversi, nel rispetto di alcuni prin­ cipi quali:

1. favorire la partecipazione del nu­ mero massimo di ragazzi e ragazze; 2. fare in modo che tutti possano vi­ vere l'esperienza di gioco, in base al­ la loro età e alle loro reali possibili­ tà, in modo variato e diverso;


3. evitare, per quanto possibile, fa­ si eliminatorie estenuanti; 4. salvaguardare il principio della polivalenza e della polisportività, in­ tesi come pratica di esperienze mo­ torie e sportive diverse; 5- offrire sempre al ragazzo la pos­ sibilità di quantificare il proprio im­ pegno e il proprio risultato, con la ri­ levazione dei tempi, dei punti, e con la stesura di una classifica finale per squadre; 6. considerare l’inserimento di ra­ gazzi portatori di handicap con for­ mule appropriate, che non creino se­ parazioni e/o problemi da ambo le parti. Per quanto semplici siano le attività di Giocasport esigono alcune caute­ le, allo scopo di garantire alle mani­ festazioni un certo rigore organizza­ tivo, ma anche il conseguimento de­ gli obiettivi formativi e sociali che es­ se si prefiggono. Infatti, tutti i par­ tecipanti vengono sottoposti a visita medica preventiva, una semplice vi­ sita generica gratuita, effettuata dai medici di base o di famiglia. Anche il tesserino Giocasport, acqui­ stato dai ragazzi ad un costo simbo­ lico, pur senza rappresentare alcun vincolo associativo, offre tutte le ga­ ranzie assicurative. Quest’ultimo adempimento è per*il C.S.I. la conferma definitiva che Gio­ casport è un servizio che l'Associazione offre a se stessa e agli altri, senza vincoli per gli altri.

Per agevolare l’organizzazione e la diffusione di questa proposta di at­ tività, si stanno approntando alcuni materiali informativi, didattici, tecnico-sportivi e di propaganda. In tal modo il C.S.I., secondo la sua natura di Associazione di promozio­ ne sportivo-educativa, mira a diffon­ dere l’esperienza di motricità e di sport fra i tanti ragazzi e ragazze che ne sono ancora lontani, stimolando, nel contempo, quegli abienti educa­ tivi, particolarmente cattolici che, per varie ragioni, non hanno finora assunto l'elemento sport fra le loro attività in maniera adeguata e siste­ matica. Un’offerta che non tende a contro­ partite di alcun genere, ma chiede e si attende che le istituzioni e le asso­ ciazioni interessate si avvicinino al­ la proposta con la consapevolezza del suo valore socio-culturale ed educa­ tivo e la realizzino con un’attenzio­ ne e un impegno corrispondenti.

Donato Renato Mosella

Laici qui ed ora Ha preceduto lAssemblea nazionale un Seminario di Studio sulla laicità. Una premessa e un programma

L'ultima parte del 1986 ha rappre­ sentato per l’Associazione un impor­ tante momento di riflessione, di me­ ditazione, di ricerca intorno ad alcu­ ni temi fondamentali per una costan­ te definizione dell’identità associa­ tiva. I temi affrontati sono stati quelli del Volontariato, del Laicato, dell’Associazionismo cristiano, all’interno di una logica che, pur nella specificità degli argomenti, ricercava una sinte­ si e una linea coerente. II seminario sul problema del laico aveva come tema quello dell’essere cristiano oggi e dell’esserlo all’inter­ no di una associazione. La riflessio­ ne è stata «guidata» da Mons. Loren­ zo Chiarinelli, Vescovo di Sora, e dal doti. Angelo Bertani, della redazione di Segno Sette. «Guidata» è l’espres­ sione giusta, considerato lo sviluppo dei loro interventi, che si sono mos­ si nell’ottica di una approfondita pre­ sa di coscienza del problema e era­ no volti a favorire la meditazione del­ l’operatore CSI in rapporto alla sua progettualità. Senz’altro si può affermare che, al­ la luce dell'attuale dibattito sul mon­ do laicale all’interno della Chiesa ita­ liana, il Progetto del CSI interpreta l’esigenza, i bisogni, la moralità di un laicato che «con la Chiesa e nella Chiesa è nel mondo». Il problema è quindi, non tanto quello delle defini­ zioni, che sono chiare e frutto di una consapevolezza sofferta, quanto quello piuttosto di aver sempre la ca­

pacità di rialimentare le motivazio­ ni di fondo dell’essere laico all’inter­ no di una associazione di ispirazio­ ne cristiana. Mons. Chiarinelli ha richiamato in­ fatti le motivazioni, quelle motivazio­ ni che devono essere il fondamento di un'azione coerente e realmente ri­ volta all’uomo e a tutti gli uomini. Il laico deve essere operatore di solida­ rietà, di fraternità, di servizio. Non a caso anche Bertani, sia pure in ter­ mini diversi, richiamava questi valo­ ri motivanti analizzando lo specifico di un associazionismo cristiano. Ma i valori della solidarietà, della fraternità e del servizio possono an­ che ricondurci a quell’insistente ri­ chiamo, tanto caro a Mons. Chiari­ nelli, del paradosso cristiano. E mi sembra che solidarietà, fraternità, servizio ci riconducano infatti al me­ raviglioso paradosso cristiano, per cui solo la povertà è ricchezza. Non a caso la nostra Associazione, nel momento stesso nel quale ha scel­ to la persona e il servizio alla perso­ na (persona: cioè la creatura che va­ le per ciò che è e non per ciò che ha) ha anche coerentemente scelto di mettersi al servizio dei poveri. Scegliere i poveri deve però signifi­ care scegliere la povertà, cioè una prassi di vita e una prassi associati­ va che traducano costantemente in realtà la scelta. Louis Evely scrive­ va infatti in «Spiritualità dei laici» che il cristiano se non deve essere «un povero felice», perché la miseria è un male, deve però essere «un feli­ ce povero», poiché, come insegna Francesco, chi ha tutto non può non essere che povero. Il rivendicare uno sport a misura d’uomo e il coerente lavorare per realizzare uno sport che rispetti ed esalti la dignità dell’uomo è indub­ biamente una scelta di gioiosa pover­ tà che dovrebbe permeare tutta la vi­ ta delle Società sportive, tutta la vi­ ta dei Consigli, perché la nostra as­ sociazione sia l’espressione di un lai­ cato consapevole, responsabile, se­ reno. Vittorio Ferrerò

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Feste che vanno feste che vengono CORSA CAMPESTRE La stagione delle attività sportive na­ zionali si apre quest’anno con la Fe­ sta di Corsa Campestre, una discipli­ na tipicamente invernale che coinvol­ ge nel C.S.I. migliaia di Società spor­ tive. Una Festa che dura solo due giorni, ma per caratteristiche proprie, lascia un segno indelebile in quanti la vivo­ no e la animano. Quest'anno la manifestazione pren­ derà vita ad Ostimi, dal 6 all’8 feb­ braio 1987. Essa presenta alcune no­ vità tecnico-organizzative, in quanto, per la prima volta da quando sono nate le Feste Nazionali, l’iniziativa è aperta alla categoria CADETTI ma­ schi e femmine; inoltre, al tradi­ zionale staffettone domenicale, ab­ biamo pensato di sostituire una ga­ ra di ORIENTAMENTO CITTADINO a squadre, che ci porterà alla scoper­ ta del singolare centro storico della città. La gara di corsa campestre sarà ef­ fettuata in località VILLANOVA, a ri­ dosso di un suggestivo tratto di ma­ re, dove si sviluppa una piana, mista di erba e terra battuta, adatta per un percorso tecnicamente valido e, allo stesso tempo, visibile in tutti i suoi punti. I momenti associativi sono combina­ ti nel segno e nel rispetto delle tra­ dizioni locali, anche se quest’anno, come diremo più avanti, è previsto un coinvolgimento diretto dei grup­ pi e dei Consigli partecipanti.

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Gli amici del C.S.I. di Puglia, unita­ mente ai servizi della Presidenza na­ zionale si stanno adoperando per ga­ rantire alla Festa la migliore riusci­ ta, anche se molto dipenderà dai Con­ sigli prov.li e circ.li partecipanti, dal­ la scelta degli atleti e dalla collaborazione che i dirigenti stessi vorran­ no offrire. Quest'anno, per la prima volta, ab­ biamo chiesto a tutti i Consigli par­ tecipanti di essere presenti con un lo

«

ro rappresentante uffieiale, al quale chiediamo di svolgere sia il ruolo di rappresentanza, che di coordinare le proprie Società sportive. Per poter vivere in pieno questa espe­ rienza è bene consentire ai ragazzi, ai giovani e ai meno giovani, una suf­ ficiente esperienza locale, attraver­ so la partecipazione a Feste provin­ ciali da voi organizzate. La Festa nazionale non è un fatto epi­ sodico ed occasionale; essa rappre­ senta il punto di arrivo di un’attivi­ tà che nasce dall’impegno promozio­ nale di tutta la rete periferica del C.S.I. Se ciò è vero, la Festa nazionale di Ostimi è già cominciata.

DELLA NEVE Un'altra bella stagione è passata, l’autunno lascia decisamente il posto all'inverno, il quale si è già presen­ tato con un inizio d’anno molto rigi­ do, con temperature molto basse e con i primi fiocchi. Al nord del Paese, la neve si è fatta un po' attendere, per poi arrivare tanto abbondante da creare seri pro­ blemi. Al centro-sud, invece, sono ar­ rivati subito in abbondanza i batuf­ foli prc-invernali, accolti con grande entusiasmo dagli operatori turistici e dalla gente che si è riversata su pi­ ste e impianti. Per il sud questa neve precoce deve

essere un’occasione da non perdere, per organizzare un minimo di attivi­ tà sciistica e favorendo una maggio­ re presenza alla Festa nazionale del­ la Neve che avrà luogo a Cogne (Val­ le d’Aosta) dall’l 1 al 15 marzo. Una Festa nazionale che propone al­ cune novità sotto il profilo tecnico­ organizzativo, protese a rivalutare al massimo tutte le attività che unita­ mente alle gare ne fanno una espe­ rienza educativa per i partecipanti delle diverse fasce di età. Anche le ga­ re saranno svolte con un certo rigo­ re tecnico, consentendo a ciascuno di confrontarsi con atleti alla propria portata, in un clima di verifica per­ sonale. I diversi momenti previsti dal pro­ gramma, rendono questa esperienza di Cogne una reale Festa della Neve, dove si intrecciano proposte di atti­ vità tradizionali con altre meno co­ nosciute ma ugualmente avvincenti e degne di una proposta sportiva ed educativa che nasce all’insegna del­ lo stare insieme e dell’amicizia. In sintesi avremo: gare sportive (sla­ lom gigante, discesa, staffetta; fondo in notturna; marcialonga ecologica nel Parco nazionale del Gran Paradi­ so; sci ad orientamento); giochi sul­ la neve; giochi in patinoire («Il bruni bool»); serate associative (Fiaccolata e vin brulé, Gastronomia regionale); celebrazione della S. Messa.

Donato Renato Mossila


SPORT CHIAMA DONNA 1987: il C.S.I. lo dedica allo sport fem­ minile. In occasione di questa Cam­ pagna, apriamo una serie di intervi­ ste ad alcune protagoniste emergen­ ti nella nostra Associazione. Cominciamo con Mariella Bungaro, eletta di recente Presidente del Con­ siglio provinciale di Roma. — Si parla molto dei problemi legati al­ l’attività sportiva femminile. Qual’è la tua opinione? Quali credi che siano i principali fattori discriminanti?

«Credo che questi problemi derivino da un certo tipo di mentalità che è proprio di molte società sportive. Infatti, poiché esse finalizzano la pro­ pria attività alla produzione di atleti per le società di vertice, è chiaro che prefe­ riscono puntare tutto sul settore ma­ schile piuttosto che su quello femmini­ le, il quale come lutti sanno, è ben po­ co remunerativo. Esiste poi un discorso più ampio che in­ veste la condizione femminile in gene­ re, per cui, se è vero che una parità è stata raggiunta, essa continua a esiste­ re, in molti casi, solo sul piano giuridi­ co e non certo su quello sociale. Basti guardare le discriminazioni operate nel mondo del lavoro o nelle famiglie stesse. Per tornare al discorso sullo sport, c’è da dire anche che mai nessuna Federa­ zione ha posto nei suoi programmi l’in­ centivazione dell’attività femminile. An­ zi, tutte hanno volutamente trascurato il settore per dar spazio a quello maschi­ le, che dà luogo a risultati senz'altro più prestigiosi e suscita maggiori entusia­ smi da parte del pubblico. Non dimentichiamoci, poi, che questo è solo uno degli aspetti più vistosi di una politica sportiva che trascura decisa­ mente il fatto promozionale dedicandosi quasi esclusivamente allo sport di vertice». — Come viene vissuto il problema dal Consiglio provinciale di Roma? Quali incentivi sono stati predisposti?

«Innanzitutto abbiamo pensato di allar­ gare le fasce d’età, perché ci siamo resi conto che, soprattutto a livello adole­ scenziale, le società hanno molti proble­ mi per mettere insieme una squadra che rispetti i limiti previsti delle norme na­ zionali. Inoltre, nel campo della pallavolo, stia­ mo sensibilizzando alcune società a in­ serire delle ragazze, le quali potranno

poi partecipare a dei tornei misti che so­ no già stati sottoposti all’interesse del nostro Coordinamento».

gazze nelle varie Commissioni Tecniche, nei Gruppi Arbitri e nell’Equipe della Formazione».

— Il CSI di Roma ti ha scelto come Pre­ sidente. Hai riscontrato delle diffiden­ ze per il fatto di essere donna? Qual’è il coinvolgimento delle altre donne a li­ vello dirigenziale?

— Si parla molto di un ritorno della donna alla famiglia, della riscoperta del rapporto coniugale. Quale incidenze credi che possa avere questo fatto sul­ la diffusione della pratica sportiva fem­ minile?

«Bè, ormai sono molti anni che presto servizio presso il Consiglio provinciale di Roma, per cui questo problema è sta­ to superato da tempo. Dei resto, anche le nuove società non hanno mai manifestato alcun tipo di perplessità, e questo, credo, per due mo­ tivi: il primo è che esse vengono diffu­ samente informate sulla struttura e le scelte del CSI, fra le quali vi è anche l'opzione femminile; l'altro si ricollega al fatto che, in fondo, contano solo le qualità della persona e il modo con cui riesce a rapportarsi con gli altri. Inoltre, nell'ambito del nostro Consi­ glio, non sono l’unica donna ad opera­ re: c’è Tiziana Mazzalupi che è Vicepre­ sidente, Luisa Lepore che opera nella Commissione T' fascia e tante altre ra-

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«Senz’altro favorevoli. La donna, quanto più riesce a realizzarsi e a vivere felice­ mente la propria esistenza, tanto più si sente portata ad allargare il campo delle proprie esperienze e a trascorrere in maniera attiva il proprio tempo libero. Magari il problema è un altro, e cioè che a livello di II-III fascia il numero delle praticanti è senz'altro esiguo rispetto a quello delle donne adulte, direi dai vent’anni in su, che in qualche modo ten­ gono in movimento il proprio corpo». — A proposito, non credi che l’esplosio­ ne di fenomeni quali il Body Building il jogging, le varie forme di ginnastica, sia più legata alla moda che a una rin­ novata cultura sportiva? «In parte è vero. Purtroppo la moda, e il commercio ad essa legato, hanno da­ to vita a fenomeni assurdi, quali appun­ to il body building, che vengono spac­ ciati per sport salutari mentre non so­ no altro che delle forme abnormi di svi­ luppo fisico. D'altro canto, al di là di certe degene­ razioni, c’è un fatto positivo, e cioè, co­ me dicevo prima, che la donna ha risco­ perto nello sport uno dei fattori deter­ minanti per il proprio benessere fisico».

— In conclusione: quale futuro per lo sport femminile? Cosa credi che potrà fare un’Associazione come la nostra per alimentarlo? «Sono convinta che il futuro sarà sen­ z’altro più roseo, anche perché già ades­ so vi sono degli elementi che fanno ben sperare; vedi il sensibile aumento del­ la massa dei praticanti avvenuto in que­ sti ultimi anni e la mentalità molto più aperta dei genitori di oggi, che stanno finalmente sovvertendo la vecchia idea per la quale lo sport, o un certo tipo di sport, è nocivo per le donne. 11 futuro comunque è anche in mano no­ stra, nella nostra capacità di diffonde­ re una nuova cultura sportiva, quella dello sport per tutti e di tutti. E su que­ sto aspetto, permettimi, io sono molto ottimista».

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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE Festa del quarantennio a Torino É stato un quarantennio organizza­ to in grande stile, studiato e curato nei minimi particolari: dall'ideazio­ ne grafica di un marchio ad hoc al­ la sua riproduzione nei seimila ma­ nifesti e nei ventimila pieghevoli di­ stribuiti in tutta la città; dalla rea­ lizzazione di un volume commemo­ rativo stampato in diecimila copie e contenente 126 illustrazioni d'epo­ ca all’allestimento di una grandio­ sa fiera dello sport, con tornei, di­ battiti, esibizioni e centri di sport attivo. Così, per sei giorni, dall'll al 16 no­ vembre, occupando interamente i 17 mila metri quadrati deU'avveniristico Palazzo a Vela, l’Associazione ha dato vita ad una celebrazio­ ne che, sotto lo slogan «oltre lo sport da quarantanni», ha saputo tradur­ re appieno il senso della presenza del CSI a Torino dal 1946 a oggi. I risultati, peraltro, hanno supera­ to le previsioni più ottimistiche. Ac­ canto ai 1.200 atleti intervenuti ai tornei di pallavolo, basket, calcetto indoor, tennistavolo e atletica, la manifestazione ha infatti registrato l'affluenza di quasi 8.000 visitatori. Visitatori soprattutto «aitivi», per­ ché fisicamente attorniati da una continua miscellanea di suoni, luci, colori, immagini. Messaggi sullo stile de «lo sport e la pace possono camminare insieme» spiccavano poi sui 150 pannelli di varie dimensioni in cui risultavano suddivise le innumerevoli mostre fotografiche. Significativo e di assoluto rispetto anche l'intervento dei politici ed amministratori pubblici, a comin­ ciare dal sindaco di Torino Giorgio Cardetti, che ha offerto un ricevi­ mento ufficiale nella sala consiliare. Apertesi con una vernice del pitto­ re Isidoro Cattino, artista-incisore

FESTA DELLO SPORTIVO PAVIA - La Sala del Rivellino del Castello Visconteo di Pavia ha accolto la Festa del­ lo Sportivo, il tradizionale appuntamento di fine anno che chiude ufficialmente la stagione conclusa in estate.

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Ciò ha consentito ad atleti, atlete, dirigenti, tecnici, arbitri e genitori di ritrovarsi tutti insieme sotto il segno di una simpatica se­ rata. Il leit-motiv dell'incontro è stato la consegna dei premi, consistenti in coppe, medaglie e materiale sportivo, alle Socie­ tà, agli oltre 350 atleti presenti e agli arbi­ tri, che sono stati oggetto di un momento particolare. Hanno presenziato alla Festa anche il Ve-

CSI TORINO I94Ó-I9SÒ

-) sporT\P quarantanni oA c

oltre

di (anta nazionale che ha esposto per l'intero arco della manifestazio­ ne, le celebrazioni — che nel pome­ riggio offrivano stages di alpinismo alle scuole medie sulla parete arti­ ficiale di roccia del Palavela — si so­ tto concluse con la Santa Messa, of­ ficiata da Mons. Pratico Peradotto, Vicario Generale della Diocesi di Torino, alla presenza di vaste rap­ presentanze della Chiesa locale. Nel nutrito programma snocciolato fino a tarda sera, ampio spazio alle riflessioni approfondite sul fenome­ no sportivo. In apertura il dibatti­ to dal titolo «Lo sport torinese fra passato e futuro» che ha radunato, al centro di un’area convegni appo­ sitamente creata, molti olimpioni­ ci degli anni '60(Livio Berruti, Gior­ gio Perondini, Nicola Granieri, Gianfranco Baraldi), rappresentan­ ti del CONI piemontese e della FIDAL, un giornalista (Piero Darda­ nelli) ed un ex-grande del ciclismo

scovo Mons. Giovanni Volta, il Presiden­ te del CONI Provinciale Sig. Claudio Ru­ sconi con il Vice Pres. Comm. Grassani.

A tutti gli intervenuti è stato inoltre conse­ gnato un opuscolo riportante tutti i dati re­ lativi alla stagione 85/86. Ecco i più inte­ ressanti: società aderenti/affiliate: 145 (di cui 8 centri di formazione); atleti: 3335; atlete: 416; iscritti C.F.: 156; attività ricrea­ tiva: 2828; dirigenti: 813; per un totale di 7548 tesserati. Sono stati effettuati 7 tor­ nei di basket (2 femminili), 5 di pallavolo (3 femminili), 10 di calcio, un torneo poli­ sportivo M/F su 5 prove, un torneo a squa­ dre di tennis (93 giocatori), 4 momenti pro­ vinciali di atletica leggera e 2 di corsa cam­ pestre.

ZZ italiano, Nino Defilippis, campione nazionale nel I960 e nel 1962, che aveva iniziato l'attività proprio nel CSI di Torino. Da una riflessione non priva di po­ lemiche sullo stato di salute dello sport amatoriale e professionistico, si è passati ad una analisi ben più complessa su «Sport, emarginazio­ ne, normalità: oltre l'assistenza». Sul tema, oggetto di un convegno che prevedeva comunicazioni di no­ ve relatori, si sono misurati, fra gli altri, Giampiero Leo, Assessore al­ la Gioventù del Comune di Torino, Roberto Maurizio, Responsabile del Centro Studi e Documentazione del Gruppo Abele, ed il criminologo Duccio Scotolerò. Grande interesse ed altissima par­ tecipazione ha inoltre registrato la tavola rotonda su «Anziano, non vecchio: la condizione ed i bisogni dell'anziano nella vita quotidiana». La psicoioga Rita Lacava, il prof. Fabrizio Fabris (direttore della Cat­ tedra di Geriatria e Gerontologia dell’università di Torino) ed Aldo Notorio hanno provveduto a trac­ ciare un quadro a tutto tondo circa le esigenze di una fascia di persone verso le quali il CSI torinese sta con­ ducendo proposte di attività moto­ ria concertate con équipes mediche ed esperti della Terza Età. Che lo sport possa essere posto a ser­ vizio degli «ultimi» è stato poi evi­ denziato da una staffetta amatoria­ le di fondo indoor, partecipata da 150 podisti che, grazie ad una for­ mula inedita quanto interessante, ha permesso di raccogliere un mi­ lione e duecentomila lire per inve­ stimenti produttivi in alcuni villag­ gi disastrati dell'Eritrea. Questo il suggello di un impegno, quello del CSI torinese, coraggiosa­ mente rivolto da sempre verso la cit­ tadinanza, verso il mondo, verso quelle migliaia di persone che sul podio olimpico non saliranno mai.

PREMIATO IL CSI MILANO MILANO - In occasione della festa di Sant’Ambrogio si è svolta, a palazzo Ma­ rino, la tradizionale cerimonia di fine an­ no per la consegna di medaglie e atte­ stati a cittadini e associazioni milanesi che si sono distinti in vari settori: dall’im­ pegno civile a quello culturale, dall’arte allo sport, all'economia. Il Sindaco Tognoli e gli assessori hanno consegnato nelle mani dei rappresentan­ ti del Consiglio provinciale di Milano il di­ ploma di benemerenza civica, a testimo­ nianza dell’impegno profuso per la pro­ mozione della pratica sportiva sul terri­ torio e soprattutto nelle aree ove sono più vaste le sacche di emarginazione.


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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE

SORA - Alla presenza del presidente Al­ do Notario, di S.E. Mons. Lorenzo Chiari­ nelli e di altre autorità locali, è stata inau­ gurata, presso il Centro Sportivo Ricrea­ tivo «Villa Angelina», la nuova sede del Consiglio Circoscrizionale di Sora. Dopo un breve momento di riflessione e di preghiera, il Vescovo di Sora ha esteso la propria benedizione su tutti i locali — messi a disposizione dal Seminario — au­ spicandone la piena realizzazione in pun­ to di incontro per i giovani della zona e in centro di vita associativa. I convenuti si sono quindi sistemati nella sala per assistere a un Convegno sul te­ ma «Lo sport, i giovani e il territorio». Ha aperto i lavori il presidente circoscri­ zionale Aldo Di Poce, che ha rinnovato l’impegno del comitato locale verso la pro­ mozione di una pratica sportiva che rag­ giunga i giovani e concorra alla loro edu­ cazione alla vita. Sono seguiti i saluti del commissario regionale Leo Leone, del rap­ presentante del sindaco Germano Tornei e degli assessori Rosa e Annarelli. La prima relazione è stata del Vescovo

Mons. Chiarinelli il quale, prendendo spun­ to dall’invito recentemente rivolto ai gio­ vani dal Papa: «Ridare forza alla voce della coscienza; privilegiare la logica del dono; umanizzare la terra-, ha tracciato le linee che compongono il complesso panorama del mondo giovanile. «Ai giovani — ha af­ fermato — che, scrutando nel proprio in­ teriore, si interrogano e si rivolgono alla so­ cietà in cui vivono, tutti, le associazioni, la famiglia, la scuola, la Chiesa, sono chia­ mati a dare una risposta. E il CSI deve da­ re la sua risposta con l'esperienza sporti­ va intesa come momento di educazione in una visione ispirata alla concezione cristia­ na della vita-. Ultimo a prendere la parola, Aldo Notario ha messo in risalto come, con la creazio­ ne del complesso di Villa Angelina, il CSI e la Chiesa locale si sono incontrati su un sentiero fatto di solidarietà e di reciproci­ tà. «Questa iniziativa — ha detto — pre­ senta una proposta che è risposta: sport aperto a tutti; sport al servizio dell’uomo; sport non verticale; servizio offerto come dono. Si tratta quindi di una grossa occa­ sione che si offre alla comunità di Sora per dare una risposta alle richieste dei giova­ ni. Non perdete questa occasione!-.

CORSO DIRIGENTI-ARBITRI

TROFEO POLISPORTIVO

VICENZA - Si è svolto a Vicenza dall’ 11 al 18 ottobre scorso, il corso per Dirigenti-Arbitri di Pallavolo, un'iniziati­ va pressoché unica che tende non solo a coinvolgere direttamente le società nel­ la direzione delle gare ma anche a smi­ tizzare l’austera figura dell'arbitro, che nella nostra Associazione, deve essere posto sullo stesso piano — ed avere i medesimi compiti — degli altri operatori. L’iniziativa ha fatto registrare un notevole successo: circa 90 sono stati i parteci­ panti, affiancati nell'ultima serata, dedi­ cata alla compilazione del referto, da 150 aspiranti segnapunti. La partecipazione numerosa testimonia con quale motivazione ed entusiasmo le società si preparino ad affrontare il nuo­ vo anno associativo in questo settore, che sta registrando, nel Consiglio di Vicenza, un sensibile e continuo incremento.

CALTAGIRONE - Con la grande festa or­ ganizzata presso la Citta dei Ragazzi, ha preso il via la terza edizione del Trofeo Po­ lisportivo Calatine denominato «1° Giocasport».

LA NUOVA SEDE DEL CONSIGLIO DI SORA

Alla manifestazione hanno preso parte cir­ ca duecento ragazzi, in rappresentanza di 14 società, di cui molte provenienti da lo­ calità vicine. Le numerose e divertenti di­ scipline in programma (pallavolo, pallabase, pallacanestro, pallamano, pallamessìnese e atletica), il clima di amicizia venu­ tosi a creare spontaneamente tra i parte­ cipanti, la Messa celebrata in teatro, il pranzo al sacco consumato in allegria e la grande staffetta finale hanno fatto sì che la giornata diventasse realmente un'occa­ sione di gioco e di festa, vissuta all'inse­ gna del «divertirsi assieme».

GARA DI ORIENTAMENTO A SQUADRE TARANTO - Il primo appuntamento sta­ gionale con la corsa di orientamento a squadre si è svolta nella pineta di Palagianello, con l'adesione di 23 formazio­ ni composte ciascuna da quattro ele­ menti. La numerosa partecipazione di giovani (hanno gareggiato molte ragaz­ ze che formavano squadre miste) è sta­ ta determinante per il felice esito dell'i­ niziativa, favorita tra l'altro da una splen­ dida giornata di sole. La manifestazione consisteva nel rag­ giungere quattro punti indicati sulla carta topografica della zona, in possesso di ciascuna squadra, nel più breve tempo possibile. Erano previste, inoltre, tre pro­ ve speciali: velocità, ostacoli e ricerca.

STAFFETTA FIACCOLATA PER S. LUCA BOLOGNA - L'8 dicembre scorso si è svolta la Staffetta Fiaccolata per S. Lu­ ca. La manifestazione, nata undici anni orsono per onorare la Madonna di S. Lu­ ca, protettrice degli sportivi bolognesi, è stata affiancata anche dalla camminata di 8 Km che ha portato gli atleti, radu­ natisi a piazza della Pace (zona stadio), in cima al Colle della Guardia, ove ha se­ de la Basilica di S. Luca. Sono state oltre 600 le persone che han­ no animato la mattinata: staffette con fiaccole provenienti da diverse località della provincia, gruppi con pulmini e au­ tomobili al seguito. I gruppi del CSI (erano 14, per un totale di 482 atleti) hanno risposto con gene­ rosità, partecipando in massa alla cele­ brazione in Basilica, avvenuta al termi­ ne della manifestazione, dove sono sta­ ti ricordati gli amici sportivi scomparsi in quest’ultimo anno. Assieme a Mons. Ba­ viera ha concelebrato il consulente pro­ vinciale don Valeriane Michelini.

Ecco, al proposito, le impressioni di alcu­ ni ragazzi, raccolte dagli organizzatori e riportate sul notiziario locale: «lo durante la festa ho avuto delle sensazioni tra cui: quella di sentirci tutti fratelli e di essere ugualmente contento anche nella sconfit­ ta» (Alessandro M. - anni 11). «Il momen­ to culminante di questo giorno è stato quando tutte le squadre si sono riunite per celebrare la S. Messa. Durante questo pe­ riodo dì preghiera, ho pregato soprattutto per la pace fra tutte le squadre perché lo sport non deve indicare solo vittorie e or­ goglio, ma anche amore e fratellanza tra tutti noi» (Monica S. - 11 anni).

«Alla fine della giornata tutti noi, stanchi, ci affrettiamo ad andare a vedere i punteg­ gi di ogni squadra. Noi siamo arrivati tra gli ultimi, ma abbiamo vinto tutti quanti in una cosa sola: nell’amicizia e nella voglia di stare assieme per una giornata» (Fabio M. - 13 anni).

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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE SCAMPAGNATA '86 MESSINA - Il Consiglio provinciale di Messina, in collaborazione col Comita­ to locale del CTG e con l’Ente Provincia­ le per il turismo, ha dato vita alla XIV edi­ zione della marcia ecologica, non com­ petitiva, denominata «Scampagnata ’86». Questa simpatica iniziativa, finalizzata ad una più ampia comprensione del termi­ ne sport-ambìente-cultura, ha portato i circa 200 partecipanti a Venetico, una lo­ calità di notevole interesse storico situata su un promontorio poco distante dal ca­ poluogo. Partiti dalla Marina, gli iscrìtti hanno rag­ giunto la parte alta del paese passando attraverso la rigogliosa vegetazione che domina la zona. Poi, tutti si sono ritro­ vati nella chiesa cinquecentesca di S. Ni­ colò di Bari per assistere alla S. Messa. Nel pomeriggio, dopo la visita ai monu­ menti e dopo la consumazione della co­ lazione al sacco, il programma è prose­ guito nella piazza principale con i giochi popolari e vari momenti di animazione, culminati nella caccia al tesoro e nel con­ corso fotografico organizzati dal CTG.

INCONTRO CONSULENTI SU «ORATORIO E CSI» LECCO - Creare un coordinamento crono­ logico ed educativo dello sport in oratorio; sensibilizzare le famiglie a un modo edu­ cativo di fare sport; migliorare i rapporti fra Centri Zona e Decanati; bandire dagli ora­ tori la «caccia ai più bravi»; attivare un con­ fronto di diverse esperienze tese ad inte­ grare l’attività sportiva in oratorio.

Questi sono i propositi emersi al termine dell’incontro svoltosi presso l’istituto Mis­ sioni della Consolata a Bevera fra Sacer­ doti responsabili di oratorio e Consulenti di società sportive, su proposta del Con­ siglio circoscrizionale di Lecco. Don Sergio Gianelli, direttore diocesano della FOM, ha relazionato su «Progetto educativo dell’oratorio e attività sportiva», sottolineando come lo sport in oratorio si inserisca in una visione dì globalità e di

TRENTUNESIMA FESTA DELLO SPORT MANTOVA - Come ormai è tradizione il giorno 8 dicembre, si è tenuta presso il seminario vescovile la «Festa dello Sport», giunta ormai alla 31 “ edizione. All'incontro, che ha rappresentato l’at­ to conclusivo della stagione 1985/86 hanno preso parte oltre un centinaio fra soci, arbitri e dirigenti del CSI e delle so­ cietà sportive, che hanno ricevuto il sa­ luto di varie autorità civili e del Vescovo Mons. Caporello.

□aajsia osousaìtea INCONTRO DIRIGENTI E TROFEO POLISPORTIVO

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VICENZA - Non si sono ancora spenti gli echi della Assemblea Nazionale delle so­ cietà sportive che il CSI Vicenza si è già rimesso al lavoro, per rilanciare nel pro­ prio ambito una proposta di attività spor­ tiva più aderente ai principi associativi. Cosi, domenica 14 dicembre, ha chiama­ to a convegno tutti gli operatori e i dirigenti delle società sportive aderenti e affiliate per dibattere l’argomento: C’è modo e mo­ do di vivere l’esperienza sportiva». «In un momento — ha detto il presidente Ernesto Gusella nel corso della relazione introduttiva — in cui tutta l'Associazione si sta interrogando su alcune tematiche e scelte decisive, anche noi abbiamo il do­ vere di dirci la "verità" su come stiamo vi­ vendo l’esperienza sportiva, purtroppo non sempre in linea con le nostre proposte

Durante la festa, è stato consegnato il 21° «Premio della Bontà 1986» al sig. Massimo Furghieri di Mantova; mentre il Dirigente provinciale Mario Spanò è stato insignito dell’«Anselmino d’argen­ to». Sono state premiate poi 81 società sportive delle 209 affiliate o aderenti, di­ versi arbitri e centinaia di atleti che sì so­ no distinti nella scorsa stagione, con tro­ fei, coppe, medaglie ecc.

educative e culturali. Questo perché vivia­ mo in maniera alienante i vari momenti sportivi e non riusciamo a capire che tutti questi momenti, gli allenamenti, le trasfer­ te, le gare, i contatti con gli avversari, il confronto con l’arbitro, sono importanti e determinanti ai fini educativi e della cre­ scita associativa». Nel frattempo è decollata a pieno ritmo la proposta di polisportività nata e cresciuta nel Basso Vicentino sullo stimolo del C.R.P. di Pojana. Frutto di numerosi incon­ tri programmatici fra responsabili di diver­ se società della zona, il torneo ha una for­ mula del tutto nuova. Ben 20 le squadre aderenti, suddivise in tre fasce: 11-14 (M/F), 15-21 (M/F), 22-50 (mista). In ogni incontro, una società affronterà l’altra con tutte le proprie squadre delle varie fasce d’età, dimodoché le famiglie, tanto i geni­ tori quanto i figli, possano sentirsi coinvolti insieme nel fatto sportivo.

completezza della pastorale giovanile, e la necessità di una proposta che non sia solamente supplettiva ma qualificata, se­ condo i canoni della ludicità, della gratui­ tà, della festa e della solidarietà. Don Amerigo Barbieri, consulente regio­ nale CSI, dal canto suo, nello svolgere il tema riguardante la «Dimensione Educa­ tiva delle società sportive», ha posto l’ac­ cento sullo sforzo che il CSI sta facendo per passare da una semplice ispirazione cristiana ad una collocazione più precisa all’interno della pastorale della comunità cristiana. «L’Itinerario sportivo educativo — ha ricordato — proprio per sua natura, domanda l’intervento e l’integrazione di al­ tre agenzie educative. Ad un gruppo spor­ tivo pienamente inserito nell’oratorio può ridare al progetto educativo di codesto la capacità ad essere veramente missiona­ rio, anche attraverso la scelta dello sport di tutti e per tutti, lo sport a seconda delle esigenze un po’ di tutti».

NATALE DELLO SPORTIVO BERGAMO - Anche quest’anno il CSI di Bergamo ha organizzato un pom’eriggio da trascorrere insieme in letizia e comu­ nione fraterna: al centro dell’incontro la celebrazione della Santa Messa per il Natale degli Sportivi della Bergamasca. L’incontro, tenutosi presso il Palazzetto dello Sport, ha vissuto, dopo le testimo­ nianze portate da alcuni illustri sportivi cristiani, il suo momento clou nelle par­ tite di torball giocate dal gruppo «Non Ve­ denti», che ne hanno spiegato anche il significato e le caratteristiche.

FESTA DI GIOCATUTTO PADOVA - Sabato 8 novembre, al Vil­ laggio S. Antonio di Noventa Padovana, si è svolta la 1a Festa Provinciale Poli­ sportiva per la 2a fascia, denominata «Giocatutto 86/87». È stata un'occasio­ ne di gioia e di incontro che ha visto pro­ tagonisti 16 società con quasi trecento bambini e un bel po' di infaticabili ani­ matori. Dopo la presentazione delle squadre si è dato il via ai vari giochi. Quello inizia­ le ha visto le 16 squadre al completo protagoniste di un percorso a staffetta. Si è poi operato l’accoppiamento delle squadre e si sono organizzati giochi co­ me la palla scout, palla base, palla qua­ drato e bandiera genovese. Si è arrivati quindi al momento finale che ha rivisto partecipi tutte le squadre nella formazio­ ne di una lettera... tutte le lettere assie­ me hanno formato la scritta «Giocatutto 1986/87».

L’attività di Giocatutto infatti, si estende tutto l’anno con due tornei separati de­ finiti «giocatutto calcio» e «giocatutto pal­ lavolo», nei quali le società iscritte si af­ frontano sia per la disciplina prescelta che per le prove di polisportività.


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE NUOVO VESCOVO ALLA DIOCESI DI PAVIA PAVIA - La Diocesi di Pavia ha un nuovo vescovo; a succedere a Mons. Antonio Angioni la Santa Sede ha nominato 102° suc­ cessore di San Siro (Patrono della Dioce­ si) Mons. Giovanni Volta, mantovano, già assistente Generale dell’università Catto­ lica del S. Cuore di Milano. Nel giungere a Pavia Mons. Volta ha af­ fermato di essere «un uomo che voleva ascoltare», e nei quotidiani incontri con le varie realtà diocesane ha mostrato parti­ colare attenzione anche verso il CSI di Pa­

via, la cui sede è ubicata proprio all’inter­ no del Vescovado. Nell’arco di sei mesi Mons. Giovanni Vol­ ta si è incontrato per tre volte con il Comi­ tato: a due settimane dal suo ingresso con il presidente Sergio Contrini e il Consulen­ te don Angelo Lomi; in novembre con gli operatori provinciali e in dicembre con la base dell’Associazione riunita per la tra­ dizionale «Festa dello Sportivo». In questa occasione Mons. Volta ha tra l’altro det­ to: «Ritengo che lo sport possa educare al­ lo stare insieme, a rispettare l'altro, a do­ minare se stessi, e in questo vedo lo sport come una possibilità educativa

TROFEO POLISPORTIVO INTERAZIENDALE VERONA - È in pieno corso di svolgi­ mento la 10a edizione del Polisportivo CSI 1987, denominato Trofeo ROR. La manifestazione, aperta a tutti i dipen­ denti e pensionati delle Aziende di Ve­ rona e Provincia, è articolata in dodici prove (Dama, Tennistavolo, Briscola, Bocce, Sci Slalom, Sci Fondo, Scacchi, Nuoto, Campestre, Pesca, Tiro al Piat­ tello, Atletica) da svolgersi nel periodo novembre 86/maggio 87. Al termine di ogni gara, viene compilata una classifica per Circoli (sono 8 quelli iscritti) e una Individuale per categoria che assegnano trofei e medaglie ai pri­ mi classificati e Buoni ROR a sorteggio. Alla conclusione del torneo verrà asse­ gnato, in base alla sommatoria dei 10 mi­ gliori risultati ottenuti da ciascun parte­ cipante, il Trofeo ROR.

FESTA INTERCENTRI

CORSO DI FORMAZIONE PER DIRIGENTI E ATLETI FAENZA - Pieno successo anche que­ st’anno del campo scuola per dirigenti e atleti che il Consiglio di Faenza ha orga­ nizzato nel periodo estivo a Caviola, fra­ zione della provincia di Belluno, nel cuo­ re delle Dolomiti. Al di là del numero dei partecipanti (35 più 5 bambini) e del valore che l’iniziativa as­ sume nel contesto dell’anno sportivo, un nuovo aspetto ha contraddistinto il cam­ po di quest’anno: l'inserimento di una

INSIEME PER LA PACE NAPOLI - Il 25 ottobre scorso, si è svolta presso il campo sportivo dell’istituto Sa­ lesiano di Castellammare di Stabia, la ma­ nifestazione «Insieme per la Pace», orga­ nizzata dal Centro Zona locale per contri­ buire alla sensibilizzazione delle coscien­ ze verso un così importante ideale. «Insieme per la Pace» ha visto la parteci­ pazione di circa 250 alunni dei quattro Isti­ tuti di Scuola Elementare affiliati al CSI, che si sono prodotti in saggi ginnici su te­ mi specifici della pace e quindi hanno let­ to alcuni pensierini affidandoli poi a dei pal-

«giornata ecologica», consistente in una escursione ad alta quota in una baita ab­ bandonata di proprietà comunale, con pu­ lizia dei locali. Ristabilita l’integrità dell’am­ biente, i ragazzi hanno affisso sulla porta di ingresso un grande manifesto con su scritto: «I partecipanti al campo scuola del CSI di Faenza hanno provveduto a ripuli­ re questa baita dai rifiuti che occasionali campeggiatori abbandonarono incauta­ mente. Con la speranza che chi verrà do­ po comprenda che questo ambiente è più bello se rimane pulito». Al termine della giornata, in un simpatico incontro, vi è stato uno scambio di ricono­ scimenti fra il CSI di Faenza e la Pro Loco.

loncini colorati, liberati in cielo a voler si­ gnificare una ideale mano tesa verso i bambini delle altre nazioni. A questo magnifico spettacolo hanno fat­ to da cornice circa mille persone e le mas­ sime autorità, a testimonianza del grosso interesse riscosso. Fra i tanti, sono da ri­ cordare S.E. Mons. Antonio Zama, Vesco­ vo di Castellammare e Sorrento, che ha aperto la manifestazione col proprio di­ scorso, e l'assessore alla Pubblica Istru­ zione Luigi Pappalardo, che ha premiato i vincitori del concorso «Un tema per la Pa­ ce», indetto dal CSI presso gli alunni del­ le classi Va elementare, che prevedeva un breve componimento scritto sulla Pace.

LERICI - Centoventi bambini dei Centri Olimpia — promossi dal CONI, dal mi­ nistero della Pubblica Istruzione e dagli Enti di Promozione Sportiva — hanno partecipato domenica 14 dicembre ad una manifestazione, indetta dalla Virtus Lerici in collaborazione con il Consiglio circoscrizionale, presso il Palazzetto del­ lo Sport di Lerici. La giornata è cominciata con la S. Mes­ sa celebrata dal Rev.mo don Costa, poi tutti in campo per svolgere l'intenso ma gioioso programma sportivo, composto da percorsi misti, da staffette e soprat­ tutto da giochi, intesi come spazi di liber­ tà e creatività. I bambini hanno avuto mo­ do, così, di vivere un bel momento di in­ contro, dì arricchimento reciproco volto a realizzare rapporti di profonda consi­ derazione umana e d'amicizia.

INSIEME PER LA LIBERTÀ DI EDUCAZIONE PRATO - Domenica 26 ottobre si è svolta per le vie del centro la 1 * Camminata or­ ganizzata dall'Associazione genitori scuole cattoliche e dal Centro Sportivo Italiano. Alla manifestazione, hanno partecipato diverse centinaia di persone costituite da genitori, alunni ed insegnanti delle scuo­ le cattoliche materne, elementari e me­ die inferiori. Alle ore 9,00 si sono ritrovati tutti in Duo­ mo dove, dopo un breve saluto del Ve­ scovo Mons. Rordelli. hanno assistito al­ la S. Messa; si è poi formato un lungo corteo che ha sfilato per le vie dei cen­ tro per poi confluire in P.zza del Comu­ ne. Qui, dopo le testimonianze di due studenti, ha parlato il Presidente dell’AGESC di Prato.

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TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE CONTRO IL PENSIONAMENTO DEL «DALL'ARA»

FESTE REGIONALI IN FRIULI

BOLOGNA - -Lo stadio nuovo non ser­ ve». Questa, in sintesi, la linea sulla qua­ le si sono schierati i rappresentanti dei maggiori Enti di promozione, in occasio­ ne di una conferenza stampa apposita­ mente indetta presso la sede del CSI Bologna. Marió Frezzotti, Vincenzo Alvisi, Mauro Ottavi e Valerio Benuzzi (rispettivamen­ te presidente regionale CSI, presidente provinciale CSI, presidente provinciale AGLI e segretario provinciale UISP), han­ no voluto, cosi, farsi portavoce dei loro settantamila associati, in merito a una questione che sembra essere divenuta ormai un punto d’onore per l’attuale Giunta Comunale, soprattutto in vista dei prossimi Campionati Mondiali di Calcio. •■Non serve spendere tanti miliardi (cir­ ca 200) — hanno affermato — per una città sportiva e in special modo per uno stadio di 70.000 posti quando questo sta­ dio sarà forse riempito due o tre volte l’anno (con il Bologna in serie A). È me­ glio ristrutturare l'attuale stadio, rispar­ miando sulla spesa e destinando il rima­ nente per la costruzione di altri impianti sportivi anche per gli altri sport (perché alcuni d’inverno devono emigrare per al­ tri lidi)». Gli Enti in questione hanno anche pre­ sentato una proposta di soluzione per ot­ tenere il massimo spazio dell’attuale sta­ dio (proponendo, tra l’altro, anche la co­ pertura della piscina adiacente) ed un'al­ tra, per la realizzazione di nuovi impianti e per la predisposizione di -aree verdi», da inserire nel Piano Regolatore Gene­ rale del Comune di Bologna.

Nel periodo a cavallo fra la fine del mese di ottobre e la metà di novembre, si sono svolte due interessanti giornate di sport, con il coinvolgimento di tutti i Consigli friu­ lani: la Festa regionale di Corsa campe­ stre e la Festa di Triathlon e di calcio per la 2a fascia. La prima, tenutasi a Trieste nel compren­ sorio dell'ex Ospedale psichiatrico di S. Giovanni, ha visto la partecipazione di 55 ragazzi e 31 ragazze, suddivisi in 5 cate­ gorie maschili e 5 femminili. L'intento dei responsabili del C.S.I. era quello di far di­ vertire i partecipanti, ma anche di eviden­ ziare la possibilità di un proficuo utilizzo degli spazi dell’O.P.P.. nella quasi totali­ tà abbandonati allo sfascio. Quella del C.S.I., più che una provocazione, è stata una proposta lecita e costruttiva, esplici­ ta più di quanto non dica lo svolgimento di una semplice Corsa campestre. La seconda manifestazione ha radunato, presso il Campo comunale di atletica di Pordenone, ben 170 ragazzi di 9 società, 60 dei quali, dopo essersi cimentati in mat­ tinata insieme a tutti gli altri nei 60 m pia­ ni, nel salto in lungo e nel lancio della palla, hanno dato vita, nel pomeriggio, a due in­ contri di calcio, che ovviamente non han­ no previsto successive finali. Entrambi gli appuntamenti — seguiti da un folto pubblico nonostante le avverse con-

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dizioni atmosferiche — hanno previsto, ol­ tre al fatto sportivo, vari momenti di rifles­ sione, di incontro e di festa, quali la cele­ brazione della S. Messa, il ritrovo convi­ viale (offerto dal CSI) e l'incontro associa­ tivo, uniti, ovviamente, alle rituali premia­ zioni.

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FESTA PROVINCIALE DI CORSA CAMPESTRE

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MOLFETTA - Domenica 30 novembre si è svolto nelle campagne circostanti il Santuario della Madonna dei Martiri la Festa provinciale di Corsa campestre or­ ganizzata dal Consiglio provinciale di Molletta. Alla manifestazione hanno pre­ so parte ben 10 Società per un totale di trecento partecipanti tra ragazzi e ragaz­ ze di ogni fascia d’età. Le gare si sono svolte tutte in mattinata dopo la celebrazione della S. Messa; il via alle gare è stato dato dall’Assessore allo sport del Comune di Molfetta, il prof. Paolo Minervini, che sembra essere sempre più vicino ai problemi dell'attivi­ tà sportiva a livello promozionale. Il percorso interamente di campagna presentava non poche difficoltà ma que­ sto non ha impedito agli atleti di correre in luoghi dove l’ambiente, anche se non più completamente intatto, rimane sem­ pre un luogo suggestivo che in certi mo­ menti grazie anche alla pratica sportiva porta l’uomo a riscoprire quella natura che molte volte viene trascurata e viene anche purtroppo deteriorata.

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La rosa insanguinata

IL NOME DELLA ROSA di Jean-Jacques Annaud Tra i tanti ricordi emersi dagli ocea­ ni cinematografico e letterario, due, naufraghi felici e infelici che siano, raggiungono questa spiaggia recensi­ va: sette delitti per sette giornate — parodiando un vecchio film america­ no che, fotogramma dopo fotogram­ ma, inchiodava alla poltrona l’incau­ to spettatore sognatore, impavido e guardingo osservatore di poco con­ vincenti intrecci amorosi —, e il Ma­ stino dei Baskerville, noto romanzo di Artur Conati Doyle. Dei due il pri­ mo è mero riferimento verbale, puzz­ le fantasioso e quasi onomatopeico, il secondo, presenta invece qualcosa in più, come un vestito double-face. Sarà che il frate francescano prota­ gonista (Sean Connery) si chiama Gu­ glielmo da Baskerville e la sua distin­ zione investigativa, la decorazione li­ neare applicata alle tracce, alle scher­ maglie psicologiche e la complicità di Adso, suo giovane accompagnatore (Christian Slater) ci riporta alle vicen­ de forse meno funeree (ma il Medio Evo è lontano) di Sherlock Flolms (ele­ mentare, Adso!). Siamo nel 1327, ul­ tima settimana di novembre. Un fra­ te francescano, Guglielmo da Basker­ ville, appunto,ex inquisitore presumi­ bilmente ravveduto e incline al riscat­ to, orientato ad una indagine libera e sollecitata — non imposta — dalla natura, sull'esistenza di Dio, ricusan­ do le «verità rivelate» dalle sacre scritture e il novizio Adso da Melk: il frate dovrebbe operare una delicata mediazione diplomatica, fare da trait d'union, nel dissidio che contrappo­ ne il suo ordine al Papa, confutato dall’inquisilorc Bernardo Gui (Mur­ ray Abraham). L’appuntamento è paralizzato da un ■ L

infuocante e stizzoso duello dialetti­ co, cornice di un quadro — l’Abbazia in cima ad una collina dell'Alta Ita­ lia, luogo dell'incontro che deve de­ cretare la pace —, insanguinato da una serie di delitti, sette in sette gior­ ni. Frate Guglielmo, alla bisogna, in una frettolosa metamorfosi, si im­ provvisa investigatore c tra il crimi­ ne e il peccato lo spettatore viene in­ formato progressivamente sulla vita giornaliera di un monastero medieva­ le, fregiato di un cast travolgente nel­ l'incisività dei visi marcati dalle tri­ bolazioni. dall’indigenza, dalla frene­ sia di una sublimazione religiosa e dall'esaltazione. Volti, o, forse, gru­ gni e musi mostruosi, corpi agghiac­ cianti, deformi, e ripugnanti si aggi­ rano loschi e indegni. Uno scenario raggelante all’interno .della tetra abbazia entro cui domina e svetta, pregna di arcani gotici, una ciclopica biblioteca che alla fine, sco­ perto l’assassino, prenderà fuoco e con essa l’intera abbazia e gli alter­ chi teologici e politici dei monaci. Il lugubre chiostro, utensili, libri, ba­ stioni, alloggi, arredi e ornamenti me­ ticolosamente ricostruiti da un vero e proprio plotone di artigiani italia­ ni sostenuti da una notevole docu­ mentazione curata dallo storico fran­ cese Le Goff, supervisionata dallo scenografo Dante Ferretti, il tutto è affidato alle fiamme dell’immane pi­ ra estrema. Banale ripetere che il film è una co­ sa e il libro un’altra. Lo sanno tutti. Soprattutto il regista, soprattutto Eco: «il film è di Annaud e il roman­ zo è mio», afferma. Delle cinquecen­ to e piti pagine del libro nutrito di ci­ tazioni e menzioni dotte, traboccan­ te di insidie e botole letterarie, il film ne privilegia gli oscuri intrighi, l’in­ sieme di fili insidiosi che incrocia l’ordine di una trama. Mette in risal­ to un’avventura che nel libro sembra occupare una posizione complemen­ tare, accessorio della macchinazione. null’altro: l’amore del giovane novi­ zio con una contadina (Valentina Vargas), belloccia e fortunata giacché verrà protetta e tolta da una fine tur­ bolenta. L’intercessione del frate francescano ha probabilmente subito uno scacco e al novizio Adso non resta che il na­ turale ristoro nei residui giulivi di un’avventura e dell’amore.

Flavio Pedrotti

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LA DONNA ATLETA

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Il principio una volta era, che l’atti­ vità sportiva intensa, non si sposas­ se con il concetto tradizionale di fem­ minilità. Adesso che invece viviamo in una so­ cietà dove bellezza e giovinezza sono valori assoluti, molte donne hanno capito l'importanza dello sport per migliorare la propria immagine. In genere, si può affermare ormai che nella maggior parte delle attività ago­ nistiche le donne sono più vicine agli uomini di qualche decennio fa, anche se le prestazioni femminili resteran­ no per sempre inferiori a quelle ma­ schili di circa il 10%. Gli 800 metri di nuoto stile libero è la gara dove i primati femminile e maschile sono più vicini, mentre le differenze mag­ giori si notano per i I salto in alto e in lungo. Eccezionale è comunque la prodezza dell’olimpionica Evelyn Ashford, che neo-mamma da circa 8 mesi ha vinto a East Rutherford i 55 metri indoor in 6”68. Tutto merito di una saggia prepara­ zione atletica, una dieta calibrata ed un invidiabile equilibrio psico­ emotivo. Certamente le problematiche tra sport agonistico ed equilibrio ormo­ nale femminile non sono ancora pie­ namente chiarite. La donna che svolge un’intensa atti­ vità fisica può presentare alterazio­ ni del ciclo mestruale e riduzione del­ la densità ossea (osteoporosi). La comparsa di turbe mestruali è più comune nelle donne più giovani. E va di pari passo con il ridursi del peso corporeo. Lo sport praticato intensa­ mente determina una riduzione del­ la quantità di tessuto adiposo (gras­ so), che costituisce una sorgente di or­ moni femminili. Sebbene tutte le atlete siano più ma­ gre della norma, non tutte presenta­ no però alterazioni ormonali. Il che fa pensare che la quota mini­ ma di grasso corporeo, necessaria al mantenimento di un ciclo mestruale regolare sia diversa da persona a persona. È stato dimostrato anche che l’atti­ vità sportiva agonistica ritardi media­ mente la comparsa della prima me­ struazione (menarca), di circa 5 mesi per ogni anno di allenamento svolto prima dell’età media dello sviluppo. Dallo studio di 75 ballerine professioniste americane di danza classica 1’83% di esse presentava un menar­ ca tardivo (cioè oltre l’età di 14 anni) ed un quarto, cioè 18, erano affette da scoliosi. Quindi l'esercizio fisico sostenuto in­

duce una ridotta secrezione di estro­ geni con ritardo del menarca e alte­ razioni del ciclo mestruale. Sono tutti fenomeni concatenati che determinano un rallentato consolida­ mento dello scheletro, con elevalo ri­ schio di fratture da sforzo durante il periodo di attività ed osteoporosi. La sospensione dell’attività sportiva, co­ munque normalizza completamente tale quadro. In definitiva visto che alcuni aspetti della biologia femminile espongono la donna a rischi solo quando l’atti­ vità fisica è molto intensa, ritengo sia opportuno scegliere lo sport più adat­ to alla propria costituzione fisica, con allenamenti che non debbano com­ portare un eccessivo o improvviso di­ magrimento. Con riduzione dell’atti­ vità fisica nell’età che normalmente coincide con il menarca o addii ittu­ ra, iniziando l’attività agonistica do­ po il menarca, negli sports con eleva­ to dispendio energetico. In aggiunta ciò, il supporto di una quantità di calcio alimentare superio­ re al fabbisogno teorico e una dieta ipercalorica possono rivelarsi utili nel prevenire i danni da osteoporosi. Antonio Spalato

LA VIDEODIPENDENZA Uno dei fenomeni più gravi del nostro tempo è, senz’altro, rappresentato dal­ la videodipendenza che attenta conti­ nuamente alla vita fisica e psichica, mie­ tendo sempre più vittime tra i giovani utenti, il cui comportamento affettivoemotivo viene danneggiato in maniera, talvolta, irreversibile. Il soggetto che «si nutre» smodatamente di immagini televisive manifesta, soven­ te, modalità reattive permeate da intro­ versione, asocialità, da una povertà di interessi e da un disimpegno verso le va­ rie attività. Senza voler esagerare, ci pare che la co­ stante comportamentale del videodipen­ dente sia data dalla depersonalizzazio­ ne, per la quale egli è attanagliato da un particolare senso di estraneità, prova la sensazione di «non essere più se stesso», di «agire come un automa». Il videodipendente, in altri termini, non elabora, non interpreta, è abulico, pas­ sivo, vive distaccato dalla realtà, ha una perdita del possesso di sé, della libertà c autonomia decisionale e manifesta at­ teggiamenti improntati all'insicurezza. In base al suddetto quadro psicopato­ logico, possiamo dire che, fondamental­ mente, il videodipendente ha scarsa­ mente strutturato il «senso d'identità» che si sostanzia neH’autoaffermazionc. Per quanto riguarda la selezione degli antidoti, sicuramente la videodipenden­ za non può essere combattuta modifi-

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4^1 cando le trasmissioni televisive dal pun­ to di vista contenutistico. L'esperienza ci insegna, infatti, che, nonostante la presentazione di programmi di genere diverso e, a volte, opposto, il numero dei giovani tclcvisiomani non ha affatto su­ bito contrazioni. Come pure, sarebbe falso e fuorviarne presumere che la conoscenza tecnico­ scientifica del mezzo televisivo consenta


di sottrarsi all’elfetto suggestivo eser­ citato dalle immagini. Riteniamo, invece, che una terapia va­ lida debba basarsi sull’elaborazione c sperimentazione di iniziative ad alto va­ lore educativo ed alternative all’uso del­ la televisione in modo progressivo e si­ stematico, fino a che l’utente non rag­ giunga con essa livelli di rapporto equi­ librali. In tal senso, come non tenere nella debita considerazione, da un pun­ to di vista psicopedagogico, la funzione preparatoria, compcnsatrice ed adattiva dell’attività ludica? A tal uopo, sono da ricordare i preoc­ cupanti risultati scaturiti dalle ricerche condotte da psicologi e sociologi sugli squilibri provocati dalla condizione di sedentarietà che caratici izza i soggetti videodipendenti, le cui funzioni percet­ tive e motorie sono poste in crisi. II con­ sumo di attività monocordi, inoltre, im­ poverisce la trama di relazioni del bam­ bino che non ha l'opportunità di parte­ cipare alla costruzione collegiale di una comunità orizzontale in cui si senta in­ vestito d’un ruolo e d’un compito. In al­ tri termini, il fanciullo non può espan­ dere il proprio spirito di iniziativa che coincide con la capacità dell'intraprenderc, del pianificare e deH’«attaccarc» un compito per il piacere di essere atti­ vo ed in movimento (Erikson).

A parte la validità intrinseca del senso di iniziativa che segna una tappa fonda­ mentale nell’evoluzione psicologica de] soggetto, è da sottolineare che una sua insufficiente strutturazione sarà di no­ cumento al processo di socializzazione e di efficienza personale. Ma un effettivo recupero del gioco si de­ ve, indubbiamente, correlare ad una re­ sponsabilizzazione dei genitori e, in parlicolar modo, della madre che, erronea­ mente, utilizza, a volte, la televisione co­ me baby sitter, ponendo, per tale via gravi limiti alla socializzazione del pro­ prio figlio. Ella è, infatti, il principale agente di formazione nel bambino del bisogno di correlazione, della necessi­ tà, cioè, dell’uomo di unirsi agli altri es­ seri viventi mediante l’amore, inteso co­ me esperienza di comunione, che con­ sente la piena esplicazione dell'attività interiore. E in tale ruolo la madre non può, certamente, farsi sostituire dalla televisione che, in ogni caso, sottrae tempi e spazi educativi al suo rapporto con il figlio. Da tenere presente, inline, che l’esaspe­ rata partecipazione ai programmi tele­ visivi influenza anche gli aspetti intel­ lettivi del comportamento del soggetto in età evolutiva e frustra le fondamen­ tali esigenze della creatività infantile. Occorre, pertanto, che scuola, famiglia ed associazioni impegnate nel campo dell’animazione del tempo libero con­ trastino tale tendenza, offrendo al bam­ bino una molteplicità di stimoli e di oc­ casioni educative in modo da incidere positivamente sullo sviluppo del pensie­ ro, di quella capacità, cioè, del sogget­ to di problematizzare le proprie cono­ scenze e di indicare nuove ed originali soluzioni ai problemi.

Sandro Manganalo

AUXOLOGIA E ATTIVITÀ7 MOTORIE GIOVANILI FRANCESCO MARIOTTO ED. SOCIETÀ' STAMPA SPORTI­ VA / ROMA 1986 / PP. 110 / L. 15.000

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so evolutivo e le sue fasi; lo sviluppo psico-motorio; processo evolutivo e qua­ lità fisiche, neuro-motorie o psico­ motorie emergenti; l’influenza dell'eser­ cizio fisico sull’accrescimento.

LO SVILUPPO MOTORIO NEL FANCIULLO ALESSANDRO D’ERCOLE ED. SOCIETÀ’ STAMPA SPORTI­ VA / ROMA 1986 / PP. 86 I L. 12.000

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L’auxologia c la scienza che studia lo sviluppo dell’organismo dalla feconda­ zione alla maternità ed interessa quin­ di lo sviluppo del bambino nel suo pro­ cesso evolutivo. Il complesso insieme delle variazioni, modificazioni, trasfor­ mazioni che costellano e caratterizzano il periodo evolutivo tra i sette e i diciotto anni costituisce, in particolare, l’oggetto di indagine di questo volume. Lo stesso autore precisa nella premes­ sa che il suo lavoro non vuol essere un trattato di fisiologia, pediatria o auxologia, ma è, molto più semplicemente, un assemblaggio di informazioni, nozio­ ni, dati attinti dalle ricerche e dai lavo­ ri dei maggiori studiosi del processo evolutivo del ragazzo. Sono nozioni — afferma l’autore — che debbono interessare genitori, insegnan­ ti di materie culturali, insegnanti di edu­ cazione fisica, tecnici c dirigenti spor­ tivi. In particolare, nei docenti di edu­ cazione fisica tale conoscenza favorireb­ be una più razionale traduzione e attua­ zione dei programmi che hanno come obiettivo la educazione-formazione fisi­ ca; nei tecnici e dirigenti sportivi, cui compete il delicato compito di avviare il ragazzo alla pratica sportiva, un ap­ profondimento della materia consenti­ rebbe un corretto indirizzo su cosa fa­ re, come farlo, quando farlo e sopraltutti cosa non fare. Tra gli argomenti in sommario: note sull’auxologia; l’accrescimento dall'infanzia alla pubertà, con particolare riferi­ mento agli effetti sull'impalcatura sche­ letrica e il sistema muscolare; metodi di valutazione della crescita; il proces-

Scopo fondamentale della psicologia co­ gnitivista è quello di cercare di far emergere le operazioni mentali che in­ tercorrono in un soggetto tra stimolo e risposta. Attraverso Vlnunan informalion processing questa scuola psicologi­ ca descrive l’uomo come un elaborato­ re di informazioni, che attivamente c continuamente le ricerca e le sceglie. Mediante il modello dell’human infor­ matico processing si è tentato di studia­ re e analizzare anche il comportamen­ to motorio. Sono studi, questi, poco noti in Italia ma assai sviluppati negli Stati Uniti e in Francia. A tali fonti straniere l’autore del presen­ te volume attinge per focalizzare talu­ ne questioni relative allo sviluppo mo­ torio nel fanciullo. Il testo, pur nella sua estrema sinteticità, ha spessore e lin­ guaggio scientifici ed è quindi destina­ to agli specialisti, come dimostrano — del resto — i molti grafici e l’ampia bi­ bliografia in lingua inglese e francese. Argomenti principali della trattazione sono: l’human information processing: l’elaborazione delle informazioni nel fanciullo; lo schema motorio e l’apprendimento; l’analisi di talune capacità mo­ torie: l'adattamento motorio; la comu­ nicazione del gesto motorio.

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DALL'UOMO AL CAMPIONE A. CALLIGARIS e V. V. KUZNECOV ED. SOCIETÀ’ STAMPA SPORTI­ VA / ROMA 1986 / PP. 94 / L. 12.000

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L’antropomaximologia è quella branca della scienza che indaga sulle capacità limite dell'uomo, e quindi sulle sue di­ sponibilità potenziali. Nel campo dello sport queste ricerche trovano applica­ zioni facilmente intuibili, h dove occor­ re ottenere prestazioni atletiche sempre piu spinte, record sempre più «impos­ sibili». La speranza è che poi, alia fine, l'investimento in tempo ed energie ri­ chiesti da tali studi si giustifichi frut­ tando insegnamenti applicabili non so­ lo ai supermen dello sport, ma anche till’uomo «normale» o addirittura all’handicappato. Comunque sia, questo volume si presen­ ta come un’elaborazione compiuta dal­ l'italiano A. Calligaris di materiale so­ vietico fornitogli dal prof. Kuznccov, di­ rettore del laboratorio di antropomaximologia dell’istituto di Scienze dello Sport di Mosca. Si tratta — è superfluo specificarlo — di un testo scientifico, che presenta tut­ tavia ampi brani discorsivi. Il lettore non specialista, colui che desidera ten­ tare di capire verso quali dimensioni (c non soltanto sportive) si spinge l’esse­ re umano nel prossimo futuro, vi trove­ rà qualche spunto di riflessione.

UNA PISTA DI LETTURA Questo numero di STADIUM è de­ dicato (come avrà constatato il lettore che sia fortunosamente ar­ rivato a questa pagina) in gran parte ai temi della riflessione cuiturale che si intrecciano tra la pratica sportiva, l’esperienza associativa, la vita politica e la crisi della società. Uno dei temi di questa riflessio­ ne, anche nella prospettiva del fu­ turo Sinodo dei Vescovi, è certamente quello della laicità e del ruolo dei laici nella Chiesa e nella società. È un tema non solo cri­ stiano, se è vero che si parla di «laicità» anche all’interno di par­ titi e di movimenti che non sono certo di ispirazione cristiana... e che l’attuale politica si nutre di un « polo laico», che sembra proprio giustificare l'ambiguità del ter­ mine. Ci sembra dunque utile seg dalare ai nostri lettori due agili :,i ma preziosi volumetti (pregevoli anche per la facile lettura e per il

basso costo!) editi recentemente dall'A.V.E. e che possono essere una specie di pista di lettura per arricchire culturalmente la nostra identità di operatori nello sport al servizio dell’uomo e nell’associazionismo di ispirazione cristiana. Il primo ha per titolo «Laici e lai­ cità, un profilo storico» ed è dovu­ to a Paolo Siniscalco, e come dice il sottotiolo è un semplice ma completo percorso storico per capire il termine di «laicità», daH’Antico Testamento ad oggi. Il secondo è un cotributo puntuale di uno dei maestri della vita sociale italiana del nostro secolo, Giuseppe Lazza­ ti, di recente scomparso e di cui continuano ad uscire, postumi, contributi preziosi per la nostra cultura (recensiremo nel prossimo numero sempre di Lazzati, «La corporeità», un libro che ci riguar­ da da vicino). Una pista di dunque, per "------------J: lettura, 1 coniugare con semplicità l’impe­ gno e la ricerca di umanità. quaderni di san salvatore i

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Giuseppe Lazzati

LAICI E LAICITÀ

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note di pastorale giovanile L’unica rivista in Italia interamente dedicata all’educazione umana e di fede delle nuove generazioni. • DOSSIER / • SPIRITUALITÀ OGGI / • ORATORIO / • FORMAZIONE DEGLI ANIMATORI / • PREADOLESCENTI Ogni mese 15-20 pagine.

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Quota di abbonamento 1987: Italia L. 18.000. Estero: L. 24.000. Da versare sul ccp 327011104 intestato a: Note di pastorale giovanile - LDC - Corso Fran­ cia 214 - 10096 Leumann (T0).


PAROLA NOSTRA Le immagini ci bombardano, le TV pri­ vate moltiplicano concorsi e spettacoli per tenerci davanti al teleschermo du­ rante le lunghe serate invernali, la RAI inaugura le trasmissioni televisive del mattino, la pubblicità punta su imma­ gini seducenti sempre più sofisticate, eppure — incredibilmente — rispunta la parola. Non sono mai stati cosi vivi l’interesse e l’attenzione alla parola e alla lingua, mentre sembra trionfare la comunica­ zione per immagini Sul primo canale televisivo della Rai, è sempre vivo (e ina­ spettato) il successo di «Parola mia», la trasmissione ideata e condotta da Lucia­ no Rispoli: ci sono due concorrenti in gara, e questo accade in qualsiasi tele­ quiz, ma in questo caso le domande ri­ guardano le parole, il loro significato, il loro uso corretto nella lingua italia­ na, la capacità di saper scrivere, persi­ no la conoscenza di poeti e scrittori. Ci sono in gara due giovani, e questo su­ scita simpatie, ma a chi può interessa­ re lutto questo? Inaspettatamente, interessa a tutti: ar­ rivano telefonate di studenti (finalmen­ te, una trasmissione capace di interes­ sare i giovani non banalmente!), di ra­ gazzi, di pensionati, di casalinghe, di persone che cercano di districarsi dal dialetto per avventurarsi nei sentieri della lingua, di italiani all’estero...La pa­ rola, ritenuta da molti in decadenza, «superata» da nuovi linguaggi e tecno­ logie, la parola detta o scritta in lettere alfabetiche e non in codice, ha dunque ancora un suo fascino, fa ancora «spet­ tacolo»? Il caso di «Parola mia» è emblematico perché non è isolato. In molti altri tele­ quiz, il giuoco consiste nel l’indovinare una parola o una frase, o nel comporla: o bisogna risalire da un’azione mimata alla parola, o rintracciare quella giusta attraverso una serie di sinonimi, o tro­ vare il nome esatto di un oggetto, o com­ pletare una frasefanche ne «11 mercato del sabato»). Su un canale privato, i rap­ presentanti di due paesi in gara gioca­ no a un vecchio passatempo tipico del­ la carta stampata: le parole crociate. Non credo che siano nati per caso né l'e­ norme diffusione de «La settimana enig­ mistica» né il diffondersi, in tempi re­ centi. di pubblicazioni di enigmistica sempre più numerose e sofisticate: so­ no passatempi basali sulla conoscenza della parola e rivelano il piacere di gio­ care con il linguaggio. Sul secondo canale è in voga un giuoco che ha coniato un nuovo verbo: «Paro­ liamo», cioè componiamo parole con let­ tere est rat te a caso; questa formazione di parole è poi confrontata con il pro­ gramma di un computer che ha imma­ gazzinato tutto il vocabolario. Ne deri­ vano due riflessioni interessanti: che an­ che i computer possono servire a con­ quistare parole, e che essi non sono infallibili. Infatti i ragazzi in gara riesco­ no a volte a comporre parole più lunghe

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3 /I di quelle del computer, perché quest’ul­ timo ignora i plurali. Fra i giuochi da tavola più diffusi vi so­ no appunto «Scarabeo» e «Paroliamo», basati sulla composizione di parole. Il fenomeno del recupero della parola appare anche nel mondo della pubbli­ cità. Questo si è sempre basato sulla for­ za trainante sia dell'immagine e della grafica, sia della parola diventala slo­ gan rapido ed efficace, magari creando neologismi. Recentemente, è stato fat­ to qualche passo ulteriore: per reclamiz­ zare il caffè Lavazza, Manfredi non ri­ corre più solo alla nota frase slogan con «su» e «giù», ma racconta una garbata fiaba in versi. Di palo in frasca si va lontano, ma pro­ cediamo nella stessa direzione: la SIP sta offrendo un nuovo servizio, «La fia­ ba della buonanotte»; chi compone il nu­ mero 1664 può ascoltare una fiaba o una favola di 3 minuti, nuova di zecca. La speranza è che il bambino ascolta­ tore la racconti poi ai genitori e che il genitore la racconti più volte al bambi­

no, cosi che questo materiale entri a far parte del dialogo familiare. Infatti tut­ te le ricerche dimostrano che l’attitudi­ ne a leggere c a possedere un linguag­ gio appropriato nasce nell’infanzia dal­ l'abitudine ad ascoltare e a parlare. Gli inviti a leggere partono finalmente sempre più numerosi anche dagli scher­ mi televisivi. È vero che la TV fa di tut­ to per attrarre spettatori, e con il suo fascino li passivizza; ma almeno, negli ultimi tempi, fa sempre più riferimen­ to al mondo dei libri e della stampa pe­ riodica (ahimè, solo i grandi settimana­ li). La trasmissione che abbiamo citato all'inizio si conclude con la quotidiana indicazione di letture e con la fraseslogan: «La TV è la TV, ma un buon li­ bro è sempre un buon libro: parola mia!». I presentatori più famosi inseri­ scono nei loro «contenitori» televisivi la presentazione di autori e di libri (i cat­ tolici ci sembrano un po’ emarginati). Nelle librerie sono apparsi libri e ma­ nuali di successo che pretendono di gui­ dare nei segreti della lingua e persino di insegnare il bello stile. Insomma, la parola e il libro sono in re­ cupero nel mondo della comunicazione. Dopo decenni di stasi, la vendita dei quotidiani è in aumento. Con tutto ciò, i livelli sono ancora bassi, specialmen­ te in alcune regioni: nell’Italia nord­ occidentale legge 1’87,2% delle persone, nell’Italia meridionale legge il 65.3°ò Sulla qualità e sulla distribuzione di queste letture ci sarebbe da discutere e da precisare. È però un fatto positivo che certi giornali settoriali (ad es. il quo­ tidiano sportivo «Corriere dello Sport • Stadio») abbiano ampliato i loro ser­ vizi ai fatti più importanti dell’attualità. Ritorna sempre a proposito l'ammoni­ mento di don Milani ai contadini di Barbiana: — Il padrone conosce 2000 paro­ le, tu ne conosci 200. lì anche per que­ sto che lui è il padrone. Perciò conqui­ sta il tuo riscatto con lo studio, conqui­ stando parole.

Domenico Volpi

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