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Padelbiz #01-2026

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In cover:
Arturo Coello

NON LIMITARTI A GIOCARE. RESISTI.

Presentiamo Endure. Progettato per i giocatori che richiedono controllo preciso, maneggevolezza e sensibilità per rendere al meglio sotto pressione. PRENDI IL CONTROLLO CON ENDURE V1

DATI E STATISTICHE

10 FIP WORLD PADEL REPORT – PARTE II

INCHIESTA ESCLUSIVA

12 OSSERVATORIO PADEL RETAIL

RESPONSABILMENTE

16 PARA PADEL PROJECT

TOTAL PADEL

18 PENSANDO AL FUTURO DEL PADEL

ZOOM

20 HEAD COELLO PRO 2026

FOCUS PRODOTTO

22 ENDURE PRO V1 DI WILSON

24 LA LINEA TECHNICAL 2026 DI BABOLAT

“È sempre più importante la comprensione del gioco rispetto alla tecnica, perché senza capire che cosa si sta facendo è impossibile arrivare a un certo livello”

Jorge Martínez, pag. 33

16 26 20

PREMIUM CLUB

26 GOLDEN GOOSE ARENA DI MILANO

PADEL & TRAVEL

28 GUNDU PADEL CUP: MALDIVE 2026

FOCUS ON

30 COME RENDERE UNO SPORT POPOLARE

SOTTO LA LENTE

32 ANNO NUOVO, COPPIE NUOVE (O QUASI)

INTERVISTE

33 JORGE MARTÍNEZ: DAL GIOCO ALLA TECNICA

FOCUS SHOP

34 ANGELO SPORT: MEZZO SECOLO DI STORIA

VISTO DAL COACH

36 OTTO MITI DA SFATARE NEL PADEL

38 COPERTURE E VISUALE PAESAGGISTICA: LA RESA DEI CONTI N.1/2026 - ANNO 5

L’ANGOLO DEL MENTAL COACH

37 COME GESTIRE L’ERRORE

PADEL LEGAL

ISTANTANEE DA UN PADEL CHE CAMBIA

Ci sono due fotografie che ben riassumono il presente e il futuro del padel. Entrambe sono un simbolo dello status raggiunto a livello globale, tanto dal punto di vista commerciale quanto sportivo. La prima ritrae Arturo Coello, non a caso protagonista della nostra cover, con i suoi nuovissimi sponsor, On e soprattutto Rolex. Due collaborazioni che suonano come uno statement molto chiaro: oggi il volto del padel è Arturito, più di Galán (che vanta comunque una partnership con Armani), Tapia o Lebrón. Giovane, volto che buca lo schermo, sicuro, più disinvolto davanti ai microfoni del suo compagno, fenomenale in campo. Il numero 1 al mondo ha tutti i crismi del testimonial perfetto, tanto da convincere un marchio nobile come Rolex ad aggiungerlo a una famiglia di ambassador che comprende nomi come Jannik Sinner, Carlos Alcaraz, Iga Swiatek, Tiger Woods, Lewis Hamilton e naturalmente Roger Federer, peraltro azionista di On.

Un piccolo capolavoro di gestione dell’immagine che si deve al lavoro di Miki Sanchez, inseparabile amico e manager di Coello, e della divisione IMG Tennis di WME (William Morris Endeavor), una delle agenzie più importanti al mondo nel marketing sportivo. Qualche nome dal loro portfolio? Carlos Alcaraz, Ben Shelton, Matteo Berrettini, Lorenzo Musetti, Coco Gauff, Félix Auger-Aliassime… Grazie a un entourage accorto e a una strategia azzeccata, insomma, Coello sta seguendo un percorso ideale per diventare una vera e propria star. E quando sul proprio treno salgono On e Rolex, allora vuol dire che la direzione è quella giusta.

È complicato calcolare i potenziali benefit di queste manovre di mercato su tutto il movimento, ma quel che è certo è che Arturito può contribuire a mettere ancor di più il padel sulla mappa, dando a questo sport ulteriore visibilità. Il grosso del lavoro, in questi anni, lo hanno fatto invece la FIP e Luigi Carraro, con quest’ultimo che è il protagonista della seconda delle due foto citate in apertura. Il presidente federale è stato uno dei tedofori della staffetta olimpica per i Giochi di Milano Cortina 2026, e la sua immagine con la fiaccola è stata inevitabilmente evocativa e di grande impatto dal punto di vista simbolico e mediatico.

Per raggiungere il grande obiettivo dell’ingresso nelle Olimpiadi estive, i prossimi due anni saranno decisivi. Il primo tentativo concreto è in corso per Brisbane 2032, ma sulla candidatura potrebbe pesare l’accoglienza per ora tiepida del padel in Australia (80 campi e 50mila giocatori amatoriali secondo il FIP World Report 2025) e anche un certo ritardo nell’applicazione dei protocolli anti doping nel Premier Padel.

Le prospettive per le Olimpiadi 2036, invece, potrebbero essere ben diverse soprattutto se la procedura di assegnazione dovesse premiare il Qatar o l’Arabia Saudita, i cui legami con il padel sono ben noti; in questo caso, saremmo pronti a scommettere che il salto olimpico sarebbe poco più di una formalità. Il programma di Brisbane sarà svelato alla fine del 2026, la candidatura vincente dei Giochi 2036 entro il 2028. Il sogno si realizzerà?

Editore: MagNet srl SB - Direttore responsabile: ANGELO FRIGERIO - Direttore editoriale: BENEDETTO SIRONI

Editor: Daniele Pansardi, Davide L. Bertagna, Andrea Farano, Marcello Ferrarini, Andrea Fierro, Gabriele Marini, Marco Paialunga, Adelio Rosate Art director: Simone Comi

Redazione: via Tertulliano 68, 20137 Milano Tel: 02.87245180 - Fax: 02.87245182 Corso della Resistenza, 23 - 20821 Meda (MB) Email: redazione@padelbiz.it Website: padelbiz.it

Anno 5 - Numero 1/2026 - Periodico bimestrale Registrazione al Trib. di Milano n . 6796/2023 del 12 giugno 2023.

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ARI SÁNCHEZ

PASSA DA HEAD AD ADIDAS

ATLETI

TAMARA ICARDO E SANYO GUTIÉRREZ FIRMANO CON STARVIE

adidas ha ufficializzato l'ingaggio di Ari Sánchez come nuova testimonial. L'accordo era stato in parte anticipato da un video dell'azienda tedesca con Marta Ortega, in cui Ortega aveva preparato un pacco regalo per una misteriosa novità in casa adidas. La destinataria di quel pacco era proprio Sanchez, che inizia dunque la nuova partnership tecnica in concomitanza con l'avvio del Premier Padel 2026. La n.3 del ranking mondiale ha scelto adidas dopo sei anni con Head e in campo utilizzerà la Arrow Hit, la nuova linea lanciata proprio nel 2026. Oltre allo sponsor tecnico, Sánchez ha cambiato anche partner, separandosi da Paula Josemaría e unendosi ad Andrea Ustero.

PAULA JOSEMARÍA

ENTRA NELLA FAMIGLIA OYSHO

Paula Josemaria si unisce alla community di Oysho. Il brand spagnolo sta continuando a investire in sponsorizzazioni di alto profilo nel mondo del padel femminile, coinvolgendo anche la mancina classe 1996. L'impegno di Oysho nello sport femminile è profondo e concreto, con l'obiettivo di valorizzare non solo la competizione, ma anche la condivisione, l’inclusione e il talento amatoriale delle donne. Josemaria entra a far parte di una famiglia che pvede al suo interno, tra le altre, anche Alejandra Salazar, Sofia Araújo, Carmen Goenaga, Martina Calvo e Alejandra Alonso, per citare le più importanti.

ALEX RUIZ

CAMBIA SPONSOR E SI LEGA A OXDOG

Alex Ruiz e Oxdog hanno annunciato l'inizio di una nuova partnership in vista della nuova stagione. L'andaluso, classe 1987, cambia sponsor dopo 11 anni trascorsi al fianco di adidas, di cui è stato uno dei primi ambassador e uno dei più longevi. Ruiz è stato a lungo uno dei punti di riferimenti del marchio tedesco, e sarà uno dei testimonial più importanti anche per Oxdog con un contratto fino al 2028. Ruiz si unisce a una famiglia che comprende già Javi Barahona, Javi Mora, Teo Zapata, Ramiro Choya, Noa Cánovas e Arnau Ayats, oltre al content creator Crespo (Efecto Pádel). Ruiz utilizzerà la Hyper Pro 2.0, tra i modelli più potenti e aggressivi di Oxdog.

PREMIER PADEL ACADEMY: UNA PIATTAFORMA DI CAMP, CLINIC ED ESPERIENZE PER AMATORI

Premier Padel ha annunciato il lancio della Premier Padel Academy, una nuova piattaforma globale per camp, clinic ed esperienze immersive di padel, progettata per avvicinare il tour professionistico alla comunità amatoriale globale. Il lancio è previsto per la stagione 2026 e l'iniziativa segna un passo strategico nel connettere i giocatori di base con l'ecosistema professionistico. Premier Padel Academy lancerà un calendario internazionale completo di camp e clinic per bambini e adulti, organizzati in concomitanza con i tornei già programmati e aperti a partecipanti amatoriali di ogni livello provenienti da tutto il mondo.

StarVie torna a battere un colpo nel mondo del padel professionistico. Il marchio spagnolo, che negli scorsi anni aveva perso praticamente tutti i suoi principali testimonial a causa di problemi economici, ha annunciato l'ingaggio di Sanyo Gutiérrez e Tamara Icardo, offrendo un segnale di una rinnovata strategia per riposizionarsi all'interno dell'élite di questo sport. L’argentino, seppur nella fase calante della carriera, è ancora uno dei beniamini del pubblico e uno dei giocatori più spettacolari al mondo, mentre la n.10 del ranking Icardo è una delle giocatrici più solide e regolari del circuito femminile.

COKI NIETO DIVENTA AMBASSADOR DI KUIKMA PER DECATHLON

Coki Nieto e Kuikma hanno annunciato una nuova partnership per la stagione 2026. Il marchio di padel di proprietà Decathlon mette sotto contratto per la prima volta un Top 10, mostrando quindi di voler investire sempre di più nel proprio brand di racchette. "Coki incarna perfettamente i nostri valori: regolarità, lavoro duro e persistenza", si legge nel post Instagram in cui si svela la collaborazione. Classe 1998, Nieto è un giocatore di sinistra atipico per i nostri tempi: regolarista e gran difensore, è uno dei padelisti più agili e veloci del circuito; pur non essendo senz'altro il più potente, spicca per affidabilità e costanza. In precedenza era sponsorizzato da Babolat.

JAVI LEAL INGAGGIATO DA WILSON

Wilson ha aggiunto Javi Leal nella sua famiglia di ambassador per la nuova stagione. Lo spagnolo classe 2003 è entrato nei primi 16 del ranking mondiale nel corso dell'ultimo anno, qualificandosi per le Finals di dicembre a Barcellona. Leal, sponsorizzato in precedenza da Bullpadel negli ultimi quattro anni, ha concluso la stagione al fianco di Lucas Bergamini e ripartirà nel nuovo Premier Padel al fianco di Pablo Cardona, per una coppia votata al gioco offensivo e alla potenza nei colpi dall'alto. Nello shooting con cui Wilson ha annunciato il suo nuovo testimonial, Leal è ritratto con la racchetta della linea Bela, che sarà dunque la nuova 'arma' dello spagnolo.

INIZIATIVE

MR. D 1987: UN CAMPO DA PADEL IMMERSIVO DA ART BASEL QATAR

In occasione della prima edizione di Art Basel Qatar, il padel entra nel perimetro dell’arte contemporanea con un progetto dell’artista Sébastien Boileau, noto come Mr. D 1987. L’iniziativa prende forma in un campo da padel realizzato su misura, concepito come spazio di incontro tra pratica sportiva e linguaggio visivo. Sviluppato a partire da una struttura fornita da MejorSet, il progetto propone una rilettura del campo da gioco come espressione culturale. L’intervento artistico si ispira allo skyline notturno di Doha, con un disegno che si estende oltre la superficie di gioco, coinvolgendo le pareti in vetro e le strutture perimetrali.

LEVEL PADEL: IL NUOVO

MARCHIO DI JAVI RUIZ, VICTOR RUIZ E GONZALO RUBIO

Il mercato del padel dà il benvenuto a un nuovo marchio, nato dall’espe rienza diretta di tre giocatori: Javier Ruiz, Víctor Ruiz e Gonzalo Rubio hanno presentato Level Padel, un brand che vuole farsi strada nel già complesso e affollato settore dell'at trezzatura. Il lancio, che coincide con l’inizio della stagione 2026, rispon de alla volontà dei tre giocatori di essere direttamente coinvolti nella creazione e nello sviluppo di attrez zature sportive, a partire dalla loro esperienza quotidiana nella compe tizione. In questa prima fase, Level Padel lancerà le vendite attraverso il sito web ufficiale, da cui offrirà i suoi prodotti in tutta Europa. L’azienda punta ad ampliare progressivamen te la propria rete di distribuzione per raggiungere nuovi mercati.

CARRARO E LA FIACCOLA OLIMPICA: IL FUTURO DEL PADEL IN UNA FOTO

Il viaggio della fiamma olimpica ha rappresentato uno dei momenti più intensi nel percorso verso i Giochi In vernali di Milano Cortina 2026. Tra i tedofori impegnati nella staffetta olimpica, c’è stato anche il presidente della FIP, Luigi Carraro, protagonista di un momento dal forte valore sportivo e culturale. “Portare la fiaccola è stata un’emozione profonda. In quei passi ho sentito di rappresentare qualcosa per tutti coloro che ogni giorno vivono questo sport con passione e ne con dividono il sogno. Le Olimpiadi sono la massima espressione dello sport mondiale e, in quel momento, ho sen tito che anche il padel era lì, con la sua energia e la sua aspirazione a essere un giorno parte dei Giochi Olimpici”, ha dichiarato Carraro.

BABOLAT E LAMBORGHINI SVELANO IL TERZO CAPITOLO DELLA LORO COLLABORAZIONE

Dopo le edizioni BL001 e BL002, Babolat e Automobili Lamborghini presentano il nuovo capitolo della loro collaborazione: la racchetta BL003, per un’alleanza sempre più solida tra due protagonisti globali della performance e dell’innovazione. La BL003 combina l’expertise di Babolat nella costruzione delle pale con la competenza di Lamborghini nell’ingegneria avanzata del carbonio. Ispirata al dna delle supersportive italiane, integra geometrie evolute, fibre di carbonio ad alto modulo e un’architettura strutturale ottimizzata per garantire massima stabilità, reattività e precisione ad ogni colpo. “È l’espressione più avanzata della nostra visione condivisa: maneggevolezza, potenza a richiesta ed esclusività senza compromessi", dichiara José Luis Sanz, responsabile Babolat Padel.

IL TUO MONDO PADEL

Tutto per il tuo gioco

PĀDEL NUESTRO: LA NUOVA STAGIONE SI GIOCA CON LE MIGLIORI RACCHETTE

Con l’arrivo di una nuova stagione, Pādel Nuestro si conferma come punto di riferimento per gli appassionati della pale. L’azienda, leader nella distribuzione specializzata, presenta le nuove collezioni di marchi come Bullpadel, Babolat, Nox, adidas, Head e Siux, sinonimo di innovazione, prestazioni ed evoluzione del gioco. Questa stagione si distingue per una forte attenzione alla tecnologia applicata al rendimento, con racchette che integrano materiali più avanzati, nuovi formati e miglioramenti in aspetti fondamentali come controllo, potenza e uscita di palla. Bullpadel e adidas continuano a essere protagoniste nel padel di alto livello, mentre Babolat e Head perfezionano modelli equilibrati e versatili. Nox e Siux, invece, rafforzano la loro offerta con racchette pensate per giocatori esigenti, alla ricerca di sensazioni precise e di un tocco distintivo in campo.

Design curato, maggiore comfort nel colpo e soluzioni adatte a diversi stili di gioco caratterizzano una stagione in cui l’attrezzatura torna a essere protagonista. Pādel Nuestro accompagna questo lancio con un servizio di consulenza specializzata, sia nei negozi fisici sia online, aiutando ogni giocatore a trovare la pala più adatta al proprio gioco. Perché scegliere l’attrezzatura giusta significa migliorare le prestazioni e vivere ogni partita con più piacere.

CALENDARI 2026: UN P2 EUROPEO RICONVERTITO IN UN EVENTO HEXAGON

IL CUPRA FIP TOUR

Il padel universitario internazionale si dà appuntamento in Spagna dal 6 all’11 luglio, quando Malaga ospiterà il primo FISU World University Championship Padel. Il torneo sarà organizzato dall’Università di Malaga insieme alla Federazione internazionale, per una grande festa dello sport e del padel che vedrà la partecipazione di atlete e atleti provenienti dalle università di 32 Paesi: oltre a Spagna, Argentina, Italia, Francia e Paesi Bassi, è attesa la presenza anche di Polonia, Ungheria, Moldavia, Egitto, Libano e Stati Uniti. Ogni squadra potrà schierare fino a un massimo di 12 atleti (6 uomini e 6 donne), suddivisi in due coppie maschili, due femminili e due miste.

TOCCHERÀ 78 PAESI NEL 2026

DAL 6 ALL'11 LUGLIO A MALAGA LA PRIMA EDIZIONE DEL MONDIALE UNIVERSITARIO IL SICILIA PADEL TOUR ENTRA

NEL CIRCUITO FITP-TPRA CON LA QUARTA EDIZIONE

La FIP, in coordinamento con Premier Padel e Hexagon World Series, ha confermato una serie di aggiornamenti al calendario dei grandi eventi legati al padel nel 2026. Le novità principali riguardano l’Asunción Premier Padel P2 in Paraguay, anticipato dal periodo 18–24 maggio al 4–10 maggio 2026; la conversione di un P2 europeo in un evento delle Hexagon World Series (14-20 settembre) e la collocazione in calendario delle altre due tappe previste delle nuove Series (22-25 ottobre e 17-20 dicembre), e l’annuncio di un FIP Platinum in Albania, in programma dal 25 al 31 maggio. I tornei maschili di categoria P2 della stagione 2026, inoltre, vedranno un main draw da 28 coppie.

Saranno oltre 200 i tornei previsti nel 2026 nel calendario del Cupra FIP Tour, il circuito gestito dalla Federazione che apre le porte al Premier Padel. Il Tour toccherà cinque continenti con 400 competizioni tra maschile e femminile, un dato che ne consolida la crescita dopo i 166 eventi del 2025. Sono 17 i nuovi Paesi che nel 2026 ospiteranno almeno una tappa del Cupra FIP Tour: Cambogia, Singapore, Vietnam, Pakistan, Maldive, Ghana, Kenya, Nigeria, Senegal, Marocco, Ungheria, Kosovo, Malta, Slovacchia, Slovenia, Polonia e Lettonia. Con i nuovi Paesi inseriti in calendario, il numero complessivo di nazioni ospitanti il CUPRA FIP Tour sale a 78, di cui il 46% in Europa.

Il Sicilia Padel Tour è pronto a tornare in campo per la quarta volta. Dopo il successo delle edizioni precedenti, il circuito siculo riparte con una formula ormai consolidata, che coinvolge giocatori, club e partner in un progetto strutturato e in continua evoluzione. Il nuovo appuntamento segna un passaggio fondamentale nel percorso di crescita del Tour, con l’ingresso nel circuito FITP-TPRA. Un riconoscimento importante che ne certifica il livello organizzativo e il valore sportivo, permettendo ai partecipanti di competere all’interno di un circuito federale strutturato. Ulteriori informazioni sul calendario del Sicilia Padel Tour saranno comunicate nelle prossime settimane

La FIP ha annunciato i dettagli del FIP Beyond, il nuovo circuito rivolto ai giocatori amatoriali. È articolato su tre livelli: B1 (con montepremi da 6 a 18 mila euro), B2 (da 3.600 a 10.800 euro) e B3 (senza prize money). Le categorie di gioco per età sono amateur (18–39 anni, privi di prize money) e altre cinque fasce (+40, +45, +50, +55 e +60). In ogni torneo saranno presenti almeno tre delle sei categorie (tra cui sempre le +40 e +50). Il ranking FIP Beyond sarà determinato dai migliori 11 risultati ottenuti da ciascun giocatore nel circuito e consentirà l’accesso ai maggiori eventi ufficiali: le FIP Beyond Finals, la FIP Beyond Continental Cup by Pairs e la FIP Beyond World Cup by Pairs.

TORNEI

PLAYTOMIC CHIUDE

IL CROWDFUNDING

CON 5,1 MILIONI DI EURO

Playtomic ha concluso la prima operazione di investimento aperta alla propria comunità di utenti, un’iniziativa che ha permesso a giocatori, club e appassionati di entrare direttamente nel capitale della società. L’operazione, realizzata attraverso Crowdcube, si è chiusa con una raccolta superiore a 5,1 milioni di euro e l’ingresso di oltre 4.600 nuovi azionisti. "La campagna dimostra fino a che punto la comunità sia il vero pilastro di Playtomic", sottolinea Félix Ruiz, cofondatore e amministratore delegato della società. "Il fatto che migliaia di persone abbiano deciso di investire riflette un livello di fiducia straordinario e ci incoraggia a continuare a sviluppare la piattaforma insieme a loro".

IL GRUPPO BRITANNICO

FRASERS ACQUISISCE

NOMINA IVÁN GARCÍA COME DIRETTORE GENERALE DELL’AZIENDA

Nox ha annunciato la nomina di Iván García (in foto) come nuovo direttore generale, rafforzando la sua struttura di gestione in un momento chiave per la crescita. Jesús Ballvé continuerà a guidare l’azienda nel ruolo di ceo. Secondo Nox, l'incarico di García nella direzione generale consentirà di continuare a promuovere lo sviluppo del marchio. Nel corso della sua carriera, ha lavorato in settori come lo sport, il retail, i beni di consumo e l’e-commerce, guidando progetti legati all’espansione internazionale, al posizionamento dei marchii e all’innovazione. Con questa nomina, Nox rafforza il proprio impegno nel creare una struttura dirigenziale di alto livello e nel consolidare il proprio ruolo come uno dei principali attori di riferimento del settore

IL CONTROLLO DI MAXI SPORT

Frasers Group, holding britannica proprietaria di Sports Direct, ha raggiunto un accordo per l’acquisizione della maggioranza di Maxi Sport. Gli attuali azionisti – Emanuele Sala, Giovanni Sala, Ester Sala e Giulia Sala – manterranno una quota della società e continueranno a far parte del management. Maxi Sport gestisce 18 punti vendita sul territorio italiano, tra cui sei flagship store, e propone un’offerta che spazia dagli sport estremi all’attrezzatura per gli sport invernali. Secondo quanto dichiarato a SGB Media, Frasers afferma che Maxi Sport "continuerà a proporre ai consumatori italiani il proprio format premium per gli articoli sportivi, mentre il gruppo britannico intende esplorare ulteriori opportunità di crescita per il marchio Sports Direct nella regione nel prossimo futuro".

CHI VINCE IL RISIKO DEL PADEL?

Senza dubbio l’Europa, che con oltre 50.000 campi traina il mercato, seguita a ruota dall’America, con nuovi Paesi emergenti che scalpitano (Venezuela ed Ecuador) e altri ormai consolidati.

Attenzione anche a sorprese inattese, come Indonesia e Sudafrica in forte espansione

di Davide L. Bertagna

Come anticipato sullo scorso numero di Padelbiz, torniamo a occuparci della seconda edizione del World Padel Report, studio che fotografa l’intero ecosistema della disciplina a livello globale. Dalla partecipazione dei giocatori al numero di strutture e campi, dall’attività federale nei tornei ai risultati sportivi, il report offre una panoramica completa e aggiornata. Presentata a inizio dicembre durante l’Assemblea Generale di Acapulco (Messico), la pubblicazione rappresenta uno strumento fondamentale per monitorare l’evoluzione del movimento, grazie al lavoro del FIP Research & Data Analysis Department, coordinato da Carlo Ferrara, e al contributo delle 87 federazioni affiliate che hanno preso parte alla FIP National Federation Survey 2025. In questo numero analizziamo le differenze tra i vari continenti, con l’obiettivo di comprendere l’evoluzione della disciplina e i diversi livelli di consolidamento.

THE GROWTH OF PADEL IN THE WORLD

EUROPA

L’Europa ha superato i 15.000 club e i 50.000 campi, ma, come vedremo anche in altri continenti, la crescita appare disomogenea tra i diversi Paesi. Se all’inizio del 2020 si contavano circa 5.000 impianti e 18.000 campi, in cinque anni l’evoluzione è stata molto marcata, con un incremento di 10 mila club (+200%) e oltre 33 mila campi (+185%), trainato in particolare dal boom registrato nel 2021 in Italia e Svezia.

Paesi emergenti

Tre sono i principali mercati che hanno continuato l’espansione: Francia, Regno Unito e Germania, ma non sono gli unici. La Francia è stata la nazione con il maggior numero di nuove installazioni negli ultimi 18 mesi (+1.850 campi, pari a una crescita annua del +55%), superando quota 4.000. Il regno unito ha proseguito il percorso avviato nel 2023 con tassi positivi molto elevati, raggiungendo nel luglio 2025 l’obiettivo dei 1.000 campi. La Germania, pur con ritmi inferiori rispetto allo UK, continua a crescere, superando quota

There are more than 24,627 clubs and facilities worldwide where you can play padel, with 35% of clubs affiliated with national federations. Since our last report published 18 months ago (April 2024), the number of sports facilities with padel courts worldwide has increased by 4,775, representing a 24.1% increase (equivalent to an annual increase of 16.1%). 8,612 clubs managing more than 30,000 padel courts are affiliated with national federations, compared to 2023 (5,820 clubs), the FIP has recorded an increase of 48%.There are 150 nations and 20 dependent territories where padel can be played, 26 more than in the previous survey (16 African, 7 Asian, and 3 American UN countries). More than 75 percent of the world’s nations have facilities where padel can be played; in Europe, there is at least one club in all 50 nations of the continent. Although FIP member countries account for 59% of countries with padel facilities, they own 96% of padel clubs and courts worldwide. In 2026, this percentage is expected to rise to 99% with the entry of new national federations into the FIP.

900 grazie a un aumento del 50% dei club. Tra i mercati più piccoli da monitorare figurano Svizzera (+400 campi), Grecia e Austria (+300), Lituania (+200), Cipro (+200) e Irlanda (+100). Secondo i dati di Google Trends e del sito Padelfip.com, anche il Portogallo (1.560 campi) ha registrato un forte interesse negli ultimi mesi, posizionandosi al terzo posto per numero di appassionati in Europa, dopo Spagna e Italia. L’Europa dell’Est resta invece nel complesso in una fase iniziale di sviluppo.

Paesi consolidati

Tra i mercati maturi spicca la Spagna che, con oltre 17.300 campi, sei milioni di giocatori e il 50% degli appassionati europei, continua a crescere, seppur con ritmi più moderati rispetto all’ultimo lustro. L’Italia sta attraversando una fase di consolidamento dopo il boom degli anni precedenti, rimanendo comunque la seconda nazione per numero di appassionati. Mostrano una crescita più contenuta anche Paesi Bassi (oltre 3.500 campi a metà 2025), Belgio (2.150) e Danimarca, mentre la Svezia non evidenzia ancora segnali di ripresa, dovendo ancora “assorbire” l’espansione molto rapida del 2020.

AMERICA

Dopo l’Europa, l’America è il secondo continente per livello di sviluppo del padel, con 18.100 campi e 6.400 club attivi. Fino a pochi anni fa la disciplina nel continente era quasi esclusivamente associata all’Argentina, con contributi più limitati da Brasile e Uruguay. Oggi lo scenario è ben più articolato. Il Messico sta vivendo una fase di forte crescita in termini di appassionati, giocatori (oltre un milione) e numero di strutture, oltre a un’intensa attività di tornei nazionali e internazionali. Gli USA si trovano in una fase di transizione: all’inizio del 2025 è stata superata la soglia dei 650 campi in 31 Stati, arrivando oggi a oltre 770. La Florida si conferma lo Stato in più rapida espansione, concentrando il 41% dei campi totali, seguita da Texas (18%), California (10%) e New York (4,7%).

THERE ARE 49 COUNTRIES

with more than 100 padel courts (up from 35 last year), including 10 with more than 2,000 courts, 8 with more than 1,000, 6 with between 500 and 1,000, and 25 with between 100 and 500.

Fig.2 – Numero di nazioni ONU per continente in cui si gioca

TOP 15 PAESI N° CLUB

L'Europa è il continente con il maggior numero di club e strutture ricettive (62,3%), seguita dal Sud America con il 21,5%, dall'Asia con il 7,0%, dall'Africa con il 4,7%, dall'America Centrale e Settentrionale con il 4,5% e dall'Oceania (0,1%).

Nell'ultima indagine, il Sud America è cresciuto di 557 club (+11,8%), l'Europa di 2613 (+20,5%), l'Asia di 560 (+48,6%), l'Africa di 387 (+51%), l'America Centrale e Settentrionale di 641 (+135%) e l'Oceania di 17 (+142%).

Paesi emergenti

Venezuela ed Ecuador hanno superato i 300 campi, Panama ha raggiunto quota 200, mentre la Colombia si avvicina ai 500. Anche Bolivia e Repubblica Dominicana hanno oltrepassato i 100 campi. Perù, Canada e altri Paesi dell’America Latina si trovano ancora nelle prime fasi di sviluppo, pur mostrando tassi di crescita significativi rispetto al precedente rilevamento.

Paesi consolidati

Chi sta registrando una crescita più moderata sono invece Argentina, Brasile, Cile, Paraguay e Uruguay. Sebbene l’accesso a dati dettagliati sia complesso, le informazioni provenienti dalle federazioni locali, dall’osservatorio FIP e dall’analisi di Google Trends indicano comunque un aumento costante del numero di praticanti. L’Argentina rimane il Paese leader nel continente, concentrando oltre il 40% degli appassionati, seguita da Messico (13%) e da Cile e Stati Uniti (10% ciascuno).

ASIA

Se nel precedente report il padel in Asia era principalmente concentrato in Medio Oriente (89% delle strutture), ora la situazione è ben diversa. Paesi come Libano, Thailandia e soprattutto Indonesia (stimati 350 campi e fino

al 17% di tutti gli appassionati del continente asiatico) sono in crescita, ma anche nazioni come Pakistan, Filippine, Cina, India e Israele mostrano diversi indicatori positivi, sebbene in misura minore.

Paesi consolidati

La parte asiatica del Medio Oriente ha continuato quest’anno la sua fase di crescita moderata nella maggior parte dei Paesi, che hanno comunque registrato una crescita media del 18% delle strutture (+200 club e quasi 500 campi). L’Arabia Saudita rimane leader in Asia con 1.127 campi, seguita dagli Emirati Arabi Uniti (1.000) e dal Kuwait (600).

AFRICA

Anche se il padel ha iniziato a svilupparsi in tutto il Continente, ad oggi oltre l’80% delle strutture dove è possibile giocare in Africa è concentrato in due nazioni (Egitto e Sudafrica). Il Sudafrica sta vivendo un vero e proprio boom con quasi 390 strutture e più di 1.200 campi installati in pochi anni. Tutti gli indicatori in questo Paese sono in aumento: la percentuale di appassionati, che nel 2024 rappresentava il 16% di tutti i fan del continente, ora è al 28%. Marocco e Tunisia sono gli altri due Paesi in crescita a un ritmo simile e interessante; hanno superato i 100 campi e nell’ultimo anno c’è stato un forte aumento del numero di appassionati (rappresentano il 13% e il 12% di fan nel continente). Le nazioni più promettenti che sono nella fase iniziale di crescita sono sicuramente Costa d’Avorio e Senegal (più di 50 campi), Angola, Kenya e Mauritius; un gradino sotto troviamo Algeria e Ghana, mentre il resto dell’Africa ha ancora poche strutture dove giocare.

Paesi consolidati

L’Egitto è l’unico paese africano che ha raggiunto uno stadio di maturità, perché è stata la prima nazione dove il padel è esploso e detiene il 44% delle strutture e il 31% degli appassionati di tutto il continente.

OCEANIA

Il padel in Oceania sta passando da una fase embrionale a una di crescita. Lo Stato principale è ovviamente il più grande, l’Australia, che conta 80 campi da padel e sta iniziando a creare un seguito di appassionati, grazie anche ad alcuni tornei internazionali FIP organizzati a Sydney e Melbourne. Anche la Nuova Zelanda sta iniziando ad avere club dedicati, e altri due Paesi dove è possibile giocare sono la Polinesia Francese e la Nuova Caledonia.

OSSERVATORIO PADEL RETAIL

Torna anche quest’anno l’indagine di Padelbiz con i rivenditori italiani, con cui analizziamo l’andamento del mercato nel 2025. Bilanci, problematiche, aspetti positivi, proposte, opportunità per il futuro. Parola ai negozianti di tutto il Paese di Daniele Pansardi

Iretailer rappresentano l’anello fondamentale della filiera commerciale e proprio per questo è importante raccogliere il loro punto di vista, ascoltarne le richieste e considerarne i bisogni. Con le rubriche “Focus shop” e “Io apro perché” siamo soliti dare loro voce tutti i 365 giorni, ma è in occasione dei primi numeri del nuovo anno che, con il nostro Osservatorio Padel Retail (diventato un marchio di fabbrica di MagNet nel format La Carica dei 101), realizziamo una vera e propria indagine di mercato a 360 gradi. Bilancio dell’annata appena conclusa e prospettive per quella in arrivo, novità, trend, problematiche, opportunità, proposte: archiviato il 2025 nei bilanci dei punti vendita, quali sono le opinioni dei negozianti? Ecco la prima puntata della nostra indagine con interessanti spunti di riflessione per tutti gli operatori del mercato padel.

PARTECIPA ANCHE TU ALLA NOSTRA INCHIESTA

Sei un negoziante che gestisce un’attività legata al mondo padel? Padelbiz e il gruppo editoriale MagNet ti danno la possibilità di dire la tua, partecipando al nostro Osservatorio Padel Retail, che riprende uno dei nostri format editoriali più letti e apprezzati. Per rispondere alla nostra inchiesta, inquadra il QR Code qui a fianco, chiamaci allo 0287245180 o scrivici all’indirizzo mail redazione@padelbiz.it

Le domande

1. Come sono andate le vendite nel 2025 rispetto al 2024? (con indicazione della percentuale di crescita o calo)

2. Quali sono state le principali problematiche del 2025?

3. Racchette, scarpe o abbigliamento: quale categoria garantisce la marginalità più alta?

4. Avete un e-commerce? Se sì, quanto incide in percentuale sul fatturato complessivo?

TREND DI ACQUISTO

5. Quali sono i fattori che influenzano maggiormente i consumatori al momento dell’acquisto?

6. Qual è stata la fascia di prezzo delle racchette più vendute nel 2025?

7. Ogni quanto i clienti più abituali acquistano una nuova racchetta?

8. Quali sono le iniziative o gli accordi che riescono ad aumentare le vendite e a portare più persone in negozio?

PREFERENZE SUI MARCHI

9. Quali sono, in ordine, i vostri 3 top brand di racchette?

Quali sono, in ordine, i vostri 3 top brand di scarpe?

Quali sono, in ordine, i vostri 3 top brand di abbigliamento?

Quali sono, in ordine, i vostri 3 top brand di borse/zaini?

10. Qual è stata l’azienda con cui avete lavorato meglio nel 2025?

11. Voto complessivo a questo 2025 da 1 a 10?

12. Eventuali considerazioni finali e un vostro messaggio a fornitori e colleghi.

DEL 2025 RISPETTO AL 2024

TENNIS21

Pistoia

Massimiliano Battistini, titolare

BILANCIO DI FINE ANNO

1. In crescita del 30%

2. Concorrenza online, marginalità ridotte.

3. Abbigliamento.

4. No.

TREND DI ACQUISTO

5. Consigli del negoziante, fedeltà a un marchio già utilizzato, test del prodotto.

6. 200-250 euro.

7. Ogni 12 mesi.

8. Test racchette, partnership con allenatori, corner nei centri padel.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: ADIDAS, NOX, HEAD scarpe: ADIDAS, ASICS, MIZUNO

abbigliamento: ADIDAS, MIZUNO, ASICS zaini/borse: ADIDAS, NOX, HEAD

10. ADIDAS

11. Voto 2025: 8

TENNIS3.IT

Mestre (VE)

Lorenzo Padoan, titolare

BILANCIO DI FINE ANNO

1. In crescita del 10%

2. Aumento dei prezzi, marginalità ridotte.

3. Scarpe.

4. No.

TREND DI ACQUISTO

5. Consigli del negoziante, test del prodotto.

6. 200-250 euro.

7. Ogni 12 mesi.

8. Demo day, noleggio, test racchette.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: ADIDAS, BABOLAT, OXDOG scarpe: MIZUNO, ASICS, K-SWISS abbigliamento: EA7, ADIDAS, AUSTRALIAN zaini/borse: NOX, BABOLAT, ADIDAS

10. WILSON

11. Voto 2025: 9

12. La consulenza e la specializzazione batte sempre il prezzo dell'online.

BILANCIO

ANGELO SPORT

Piacenza

Egidio Livraghi, titolare

BILANCIO DI FINE ANNO

1. In calo del 20%

2. Calo della domanda, marginalità ridotte, diminuzione del numero di giocatori.

3. Abbigliamento.

4. Sì, vale tra lo 0-10%.

TREND DI ACQUISTO

5. Fedeltà a un marchio già utilizzato, prezzo e/o promozioni. 6. 150-200 euro.

7. Ogni 12 mesi.

8. Partnership con allenatori.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: HEAD, WILSON, BABOLAT scarpe: ASICS, ADIDAS, HEAD abbigliamento: ADIDAS, LOTTO, AUSTRALIAN zaini/borse: HEAD, WILSON, BABOLAT

10. HEAD

11. Voto 2025: 5

12. È diventato difficile fare grandi ordini, perché i modelli cambiano annualmente, e di conseguenza i margini si riducono già dopo pochi mesi dall'uscita del nuovo prodotto. Ci vorrebbe più controllo dei prezzi da parte delle aziende. Inoltre il mercato conta ancora troppi marchi improvvisati, che spesso non trovando posto nei negozi servono direttamente i circoli.

SWAP PADEL STORE

Roma Gennaro Eboli, titolare

BILANCIO DI FINE ANNO

1. Stabili.

2. Calo della domanda, aumento dei prezzi, concorrenza online.

3. Abbigliamento.

4. Sì, vale tra lo 0-10%.

TREND DI ACQUISTO

5. Consigli del negoziante, passaparola. 6. 250-300 euro.

7. Ogni 12 mesi.

8. Noleggio, test racchette, partnership con allenatori.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: NOX, ADIDAS, VOLT scarpe: ADIDAS, NOX, MIZUNO abbigliamento: ADIDAS, NOX, PERSONALIZZATO zaini/borse: NOX, VOLT, ADIDAS

10. VOLT

11. Voto 2025: 6

12. Purtroppo a Roma il padel è esploso tanti anni fa, e i club non hanno investito sulle scuole o sul ricambio generazionale. Noi fortunatamente continuiamo a lavorare perché la nostra realtà si è consolidata nel tempo e abbiamo una locale commerciale con una posizione molto visibile e centrale.

NAKE SPORT

Milano

Alberto Visentini, titolare BILANCIO DI FINE ANNO

1. In crescita del 5%

2. Concorrenza online.

3. Scarpe.

4. No.

TREND DI ACQUISTO

5. Consigli del negoziante, fedeltà a un marchio già utilizzato, prezzo e/o promozioni, tecnicità dei prodotti.

6. 100-150 euro.

7. Ogni 12 mesi.

8. Avere subito le novità.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: BABOLAT, NOX, ADIDAS scarpe: ASICS, HEAD, MIZUNO abbigliamento: NOX, BABOLAT, PADEL MI AMOR zaini/borse: BULLPADEL, NOX

10. BABOLAT

11. Voto 2025: 8

12. Siate seri!

EIFFEL 59

Casale Monferrato (AL)

Marco Gazziero, titolare

BILANCIO DI FINE ANNO

1. In calo del 30%

2. Calo della domanda, concorrenza online, marginalità ridotte.

3. Scarpe.

4. No.

TREND DI ACQUISTO

5. Consigli del negoziante, fedeltà a un marchio già utilizzato, prezzo e/o promozioni, test del prodotto.

6. 150-200 euro.

7. Ogni 12 mesi.

8. Demo day, noleggio, test racchette.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: BABOLAT, ADIDAS, HEAD scarpe: BABOLAT, ADIDAS, WILSON abbigliamento: VERVE, AUSTRALIAN, UNDER ARMOUR zaini/borse: ADIDAS, BABOLAT, WILSON

10. BABOLAT

11. Voto 2025: 6

12. Messaggio per gli e-commerce: basta con questi prezzi bassi folli anche su prodotti appena usciti sul mercato.

DOCTOR TENNIS

Milano

Daniele Berardi, titolare

BILANCIO DI FINE ANNO

1. In crescita del 10%

2. Overstock.

3. Abbigliamento.

4. Sì, vale tra lo 0-10%.

TREND DI ACQUISTO

5. Consigli del negoziante.

6. 200-250 euro.

7. Ogni 6 mesi.

8. Pacchetti o promozioni speciali.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: BABOLAT, HEAD, PROKENNEX scarpe: BABOLAT, ASICS, MIZUNO abbigliamento: BABOLAT, AUSTRALIAN, LACOSTE zaini/borse: WILSON, BABOLAT, HEAD

10. HEAD

11. Voto 2025: 8

BARTONI

Roma

Gianni Bartoni, titolare

BILANCIO DI FINE ANNO

1. In crescita del 10%

2. Calo della domanda, concorrenza online.

3. Racchette.

4. No.

TREND DI ACQUISTO

5. Fedeltà a un marchio già utilizzato, prezzo e/o promozioni, test del prodotto.

6. 150-200 euro.

7. Ogni 12 mesi.

8. Test racchette, pacchetti o promozioni speciali.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: BULLPADEL, WILSON, HEAD scarpe: ASICS, MIZUNO, LOTTO abbigliamento: HEAD, LOTTO, BULLPADEL zaini/borse: BULLPADEL, HEAD, WILSON

10. BULLPADEL

11. Voto 2025: 4

12. Il prezzo delle racchette viene percepito come eccessivo rispetto alla qualità e durata del prodotto.

A TUTTO CAMPO

Carpi (MO)

Massimo Corradi, titolare

BILANCIO DI FINE ANNO

1. In crescita del 15%

2. Aumento dei prezzi.

3. Abbigliamento.

4. Sì, vale tra il 10 e il 20%.

TREND DI ACQUISTO

5. Consigli del negoziante, fedeltà a un marchio già utilizzato, test del prodotto. 6. 200-250 euro.

7. Ogni sei mesi.

8. Demo day, test racchette, corner nei centri padel.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: BABOLAT, ADIDAS, HEAD scarpe: ASICS, MIZUNO, ADIDAS abbigliamento: ADIDAS, UNDER ARMOUR, BABOLAT zaini/borse: ADIDAS, BABOLAT, NOX

10. BABOLAT

11. Voto 2025: 8

12. Si sta facendo un po’ di selezione finalmente. I negozianti seri, che acquistano quantità di prodotto congrue e si rivolgono a fornitori affidabili hanno avuto sicuramente una buona annata. L'attenzione al cliente e la capacità di "accompagnare" la vendita con consigli e test del prodotto incuriosiscono il cliente, che si fida più volentieri, specialmente dopo avere preso qualche "sola" nell'acquisto online in autonomia. Per noi è stato un buon anno, sempre più padel club si affidano a noi per la fornitura e l'allestimento delle pareti del circolo con racchette, scarpe e accessori. Ritengo che la consulenza e la serietà siano la nostra chiave per i buoni risultati sia in store che online.

GO4TENNIS

Torino Lino Casoria, socio

BILANCIO DI FINE ANNO

1. In calo del 50%.

2. Concorrenza online.

3. Racchette.

4. Sì, vale tra lo 0 e il 10% del fatturato.

TREND DI ACQUISTO

5. Consigli del negoziante, fedeltà a un marchio già utilizzato, passaparola, prezzo e/o promozioni, test del prodotto.

6. Meno di 100 euro.

7. Ogni 18-24 mesi.

8. Demo day, noleggio, test racchette, pacchetti o promozioni speciali.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: ADIDAS, BABOLAT, NOX scarpe: ADIDAS, BABOLAT, ASICS abbigliamento: ADIDAS, BABOLAT, HEAD zaini/borse: ADIDAS, BABOLAT, NOX

10. BABOLAT

11. Voto 2025: 3

PLANET SPORT

Barberino di Mugello (FI)

Simone Giannelli, titolare

BILANCIO DI FINE ANNO

1. In crescita. L’aumento è stato del 70%.

2. Concorrenza online, marginalità ridotte.

3. Abbigliamento.

4. Non abbiamo un e-commerce

TREND DI ACQUISTO

5. Prezzo e/o promozioni.

6. 100-150 euro.

7. Ogni 12 mesi.

8. Test racchette, partnership con allenatori, corner nei centri padel.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: WILSON, VARLION, SANE

scarpe: WILSON, LOTTO, MIZUNO

abbigliamento: WILSON

zaini/borse: SANE, DUNLOP, WILSON

10. SANE

11. Voto 2025: 8

PADEL NUESTRO MILANO

Rodano (MI)

Cinzia Spataro, responsabile

BILANCIO DI FINE ANNO

1. Stabile.

2. Concorrenza online.

3. Racchette.

4. No.

TREND DI ACQUISTO

5. Consigli del negoziante, prezzo e/o promozioni, test del prodotto.

6. 150-200 euro.

7. Ogni sei mesi.

8. Noleggio, test racchette, pacchetti o promozioni speciali.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: NOX, BULLPADEL, ADIDAS

scarpe: NOX, BULLPADEL, BABOLAT abbigliamento: BULLPADEL, BABOLAT, NOX

zaini/borse: NOX, ADIDAS, BULLPADEL

10. BULLPADEL e NOX

11. Voto 2025: 7

12. I brand propongono delle gamme troppo diversificate. Inoltre, c’è una svalutazione online quasi immediata dopo l’uscita del prodotto, che abbassa da subito i margini per i negozi fisici.

NEW TENNIS

Castellanza (VA)

Riccardo Morelli, socio

BILANCIO DI FINE ANNO

1. Stabile.

2. Concorrenza online, marginalità ridotte

3. Racchette.

4. No.

TREND DI ACQUISTO

5. Consigli del negoziante, fedeltà a un marchio già utilizzato, prezzo e/o promozioni.

6. 150-200 euro.

7. Ogni 12 mesi.

8. Test racchette, pacchetti o promozioni speciali, partnership con allenatori.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: ADIDAS, HEAD, NOX scarpe: ADIDAS, ASICS, K-SWISS abbigliamento: ADIDAS, LACOSTE, HEAD zaini/borse: ADIDAS, NOX, HEAD

10. ADIDAS e NOX

11. Voto 2025: 7

MATCH POINT

Milano Marittima (RA) Gabriele Guerrini, socio titolare

BILANCIO DI FINE ANNO

1. In crescita del 30%

2. Concorrenza online, marginalità ridotte.

3. Scarpe.

4. Sì, incide tra lo 0 e il 10%.

TREND DI ACQUISTO

5. Consigli del negoziante, prezzo e/o promozioni, consigli degli insegnanti.

6. 200-250 euro.

7. Ogni 12 mesi.

8. Demo day, partnership con gli allenatori. I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: HEAD, ADIDAS, NOX scarpe: ASICS, JOMA, K-SWISS abbigliamento: ADIDAS, EA7, JOMA zaini/borse: ADIDAS, HEAD, NOX

10. HEAD

11. Voto 2025: 6

TENNIS-POINT MILANO

Milano

Mamo Mowlazadeh, store manager

BILANCIO DI FINE ANNO

1. Stabili.

2. Prezzi al ribasso.

3. Racchette.

4. No.

TREND DI ACQUISTO

5. Consigli del negoziante, tecnicità dei prodotti.

6. 250-300 euro.

7. Ogni 18-24 mesi.

8. Test racchette.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: ADIDAS, BABOLAT, NOX scarpe: ADIDAS, BABOLAT, MIZUNO

abbigliamento: BULLPADEL, NIKE zaini/borse: HEAD, BULLPADEL, BABOLAT

10. BABOLAT

11. Voto 2025: 7

NET PADEL STORE

Sesto San Giovanni (MI) Marco Fusina, socio titolare

BILANCIO DI FINE ANNO

1. Stabili.

2. Aumento dei prezzi, concorrenza online, marginalità ridotte.

3. Scarpe.

4. No.

TREND DI ACQUISTO

5. Consigli del negoziante, passaparola, utilizzo da parte di un giocatore pro. 6. 150-200 euro.

7. Ogni sei mesi.

8. Partnership con allenatori, tornei.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: ADIDAS, BULLPADEL, BABOLAT scarpe: BABOLAT, NOX, MIZUNO

abbigliamento: ADIDAS, BABOLAT, BULLPADEL zaini/borse: ADIDAS, NOX, BULLPADEL

10. ADIDAS come fatturato, BABOLAT come servizio 11. Voto 2025: 8

12. I fornitori dovrebbero sostenere maggiormente i negozianti, rispettare le date di consegna e impegnarsi concretamente per limitare il più possibile la svalutazione dei prezzi. Il padel è un mercato straordinario, ricco di continue novità e grandi opportunità. Purtroppo, però, la situazione creata dai grandi rivenditori esteri sta diventando insostenibile per un negozio fisico come il nostro. Noi continuiamo a combattere ogni giorno, puntando sulla nostra vera forza: offrire un servizio tecnico completo, professionale e personalizzato al cliente. Andremo avanti con determinazione, spinti dalla passione per il padel e dalle soddisfazioni che i nostri clienti ci regalano ogni giorno.

SMASH STORE

Lecce Michela Patruno, titolare

BILANCIO DI FINE ANNO

1. In crescita.

2. Calo della domanda.

3. Racchette.

4. Sì, tra lo 0 e il 10%.

TREND DI ACQUISTO

5. Prezzo e/o promozioni.

6. 150-200 euro.

7. Ogni sei mesi.

8. Attività sui social.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: BULLPADEL, NOX, ADIDAS scarpe: ASICS, ADIDAS

abbigliamento: ADIDAS, LOTTO, AUSTRALIAN zaini/borse: BABOLAT, HEAD

10. BULLPADEL

11. Voto 2025: 7

LBJ SHOP Cagliari

Pier Paolo Melis, titolare

BILANCIO DI FINE ANNO

1. In crescita del 10%.

2. Concorrenza online.

3. Abbigliamento.

4. Sì, vale tra il 10 e il 20% del fatturato.

TREND DI ACQUISTO

5. Fedeltà a un marchio già utilizzato, test del prodotto.

6. 250-300 euro.

7. Ogni 12 mesi.

8. Noleggio, test racchette, partnership con allenatori.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: DUNLOP, NOX, BULLPADEL scarpe: K-SWISS, ASICS, ADIDAS abbigliamento: DUNLOP, K-SWISS, ASICS zaini/borse: DUNLOP, NOX, BULLPADEL

10. DUNLOP

11. Voto 2025: 7

12. Invito le aziende a rispettare i prezzi.

FORTY ALL

Carrara

Simone Fini, titolare

BILANCIO DI FINE ANNO

1. In calo del 30%

2. Calo della domanda, aumento dei prezzi, concorrenza online, diminuzione del numero di giocatori.

3. Abbigliamento.

4. No.

TREND DI ACQUISTO

5. Consigli del negoziante, passaparola, prezzo e/o promozioni, test del prodotto. 6. 200-250 euro.

7. Ogni 12 mesi.

8. Test racchette.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: HEAD, ADIDAS, BABOLAT scarpe: ADIDAS, ASICS, K-SWISS abbigliamento: ADIDAS, BABOLAT, MIZUNO zaini/borse: ADIDAS, HEAD, BABOLAT

10. HEAD

11. Voto 2025: 4

12. È necessario tutelare il negozio specializzato dalla concorrenza online, che ha prezzi assurdi su prodotti appena usciti.

WALLBANG

Casal Cermelli (AL) Gabriele Russo, amministratore

BILANCIO DI FINE ANNO

1. Crescita del 20%, grazie anche alle attività di distribuzione che portiamo avanti insieme al negozio b2c.

2. Concorrenza online.

3. Racchette.

4. Sì, vale circa per il 70%.

TREND DI ACQUISTO

5. Consigli del negoziante, prezzo e/o promozioni.

6. 150-200 euro.

7. Ogni sei mesi.

8. Partnership con allenatori, lavoro con gli influencer per brand di nicchia.

I MARCHI PIÙ VENDUTI DEL 2025

9. racchette: PALLAP, STEALTH PADEL, DOPADEL scarpe: JOMA abbigliamento: PALLAP zaini/borse: PALLAP

10. PALLAP

11. Voto 2025: 9

12. Nel corso di questi anni posso dire di aver creato più collaborazioni che concorrenza, quindi ci si può aiutare l'uno con l'altro senza problemi, senza farsi guerra di prezzi.

RICOSTRUIRE

UNA VITA CON LO SPORT

Para Padel Project vuole rendere le persone di nuovo protagoniste.

L’associazione fondata da Pippo Galliano entra nelle Unità Spinali per promuovere il padel in carrozzina come strumento di rinascita e inclusione

di Daniele Pansardi

Una lesione midollare può stravolgere l’esistenza, offuscando ogni prospettiva futura. Lo sport rischia facilmente di scivolare in fondo alla lista delle priorità, eppure può essere un potente strumento di rinascita e inclusione. Un modo per riprendere in mano le redini della propria vita, come ha fatto Giuseppe ‘Pippo’ Galliano, che ora ne ha fatto la sua principale missione attraverso il Para Padel Project. Abbiamo incontrato Pippo per la prima volta al Padel Zenter di Milano, un luogo che è diventata un po’ la “casa” dell’associazione, il cui obiettivo è rendere sempre più accessibile il padel in carrozzina. “Vogliamo che in tutte le regioni d’Italia ci siano dei circoli adatti al wheelchair padel, e che l’avvicinamento a questa disciplina non rappresenti un problema”, ci ha spiegato nel corso della nostra chiacchierata. “Parcheggi, bagni, docce, supporto da parte dei maestri: un padelista su sedia a rotelle deve sentirsi parte integrante di un club come gli altri”.

DENTRO LE UNITÀ SPINALI

Per promuovere lo sport e allargare la rete, Para Padel Project entra direttamente nelle Unità Spinali degli ospedali. Galliano, vittima di un incidente stradale nel 2001, porta la sua testimonianza alle persone affette da lesione midollare. “È la strada più efficace. Si passano mesi interi in un ospedale, perché il percorso è lungo e complesso, ma spesso i problemi più grandi arrivano quando si torna a casa, dove si rischia di cadere nel vuoto e di affrontare tutto con passività. Dobbiamo far capire a quei ragazzi che lo sport può essere una ripartenza, e che la vita continua anche in modo diverso da quello che avevano pensato”.

Ogni anno in Italia circa 1.500 persone subiscono una lesione midollare. L’80% ha tra i 15 e i 35 anni: la loro vita si spezza in un momento clou. “Abbiamo collaborato finora con una decina di Unità, tra cui l’Istituto di Montecatone a Imola, il più grande d’Italia, diretto dalla dottoressa Laura

Simoncini che ci sta aiutando a entrare in contatto con gli altri enti. Il nostro progetto è molto importante anche a livello medico, perché il padel è una delle attività che le Unità Spinali possono proporre per il percorso di recupero psicofisico del paziente”.

“Quando arriviamo in ospedale, raccontiamo il nostro progetto la mattina e poi al pomeriggio si va in campo per giocare. Abbiamo visto ragazzi, che non avevano mai sorriso, uscire dal campo contenti ed emozionati per aver avuto due ore di svago, senza essere tormentati dal pensiero di ciò che gli era successo”.

UN MESSAGGIO POTENTE

Pippo Galliano ha scoperto e abbracciato il padel perché in questo modo può ancora giocare con i suoi amici. “Prima dell’incidente praticavo calcio e basket, dopo potevo solo guardare le partite degli altri. Mi sono dedicato all’handbike per diversi anni, ma dopo ho abbandonato. Con il padel invece posso tranquillamente giocare un doppio con gli altri; come nel tennis io ho un rimbalzo in più per la pallina. È una vera figata, perché non ci si sente emarginati. Il reintegro sociale cambia completamente. Con Para Padel Project vogliamo trasmettere questo messaggio: il campo è una medicina”.

Se da un lato l’associazione si occupa di divulgare un messaggio di grande potenza, dall’altro vuole contribuire concretamente ad attrezzare i campi, organizzare open day e acquistare carrozzine sportive adattabili. Un aspetto, quest’ultimo, che Para Padel Project non può sottovalutare. “A volte possono costare svariate migliaia di euro, per cui la nostra attività punta anche ad attirare sponsor che possano sostenere questi costi. È fondamentale che le carrozzine siano adattabili, perché non tutti siamo uguali, ognuno ha le proprie misure, le sue abitudini e una certa capacità di spingere in base alla lesione subita”.

Al momento i praticanti del wheelchair padel in Italia sono circa una trentina, poco più della metà sono agonisti. Ma il percorso di Pippo Galliano e del Para Padel Project nel cercare di smuovere le coscienze è appena cominciato. “Nei prossimi anni 10 vorremmo portare al padel in carrozzina circa 500 persone, aiutandole e migliorandone la vita dove possibile”. Nel frattempo, l’associazione si fa conoscere con eventi promozionali (come quello organizzato a ottobre con Bobo Vieri e Francesco Totti a Tortona), collaborazioni con le aziende sanitarie, il Comitato Italiano Paralimpico e la FITP (che ha organizzato un torneo in occasione dell’ultimo Italy Major al Foro italico) e tutti coloro interessati ad abbracciare la causa. Per rendere le persone di nuovo protagoniste.

Per conoscere
l’associazione
Para Padel Project
Pippo Galliano, fondatore di Para Padel Project

PENSANDO AL PADEL DI DOMANI

Dalla scuola alla formazione dei tecnici, la FITP sta costruendo le basi per creare un vero sistema nazionale. Ne abbiamo parlato con Martin Pereyra, uno dei responsabili federali e ospite nel podcast Total Padel di Gabriele Marini e Marco Paialunga

Irisultati raggiunti dal tennis azzurro negli ultimi anni sono il frutto di una programmazione di lungo termine, che ha generato un vero e proprio “sistema Italia”, basato soprattutto sull’attività giovanile e sui successi costruiti nel tempo. Un percorso lungo circa vent’anni, che prosegue ancora oggi e che la FITP vorrebbe ora replicare anche nel padel. In questo caso siamo solo agli inizi e la Federazione sta ancora ponendo le fondamenta per costruire qualcosa di solido in prospettiva futura. Nel decimo episodio

L'intervista

Martin Pereyra

RESPONSABILE FORMAZIONE FITP

Qual è la situazione del sistema Italia legato al padel?

Essendo il padel nato relativamente da poco, stiamo cercando di costruire un sistema. In quattro anni siamo passati da 32 a 600 scuole. L’importante è crescere e coinvolgere sempre più giovani, così da allargare la base. La Federazione non vuole potenziare solo il vertice della piramide, ma anche rafforzare l’istruzione e sviluppare la base. Siamo soddisfatti, perché tutti i comitati regionali e la “periferia” del movimento stanno lavorando molto bene.

Con le scuole padel sembra che si vada in questa direzione. Se dovessi dare dei consigli pratici ai gestori dei centri padel che vogliono allestire una scuola funzionale e futuribile, su cosa ti concentreresti? Nel periodo post-Covid c’è stata una crescita molto forte e rapida. Ora l’effetto moda si è attenuato: gli imprenditori hanno notato che la curva si è stabilizzata o ha iniziato a scendere, e stanno investendo maggiormente sulla scuola. È necessario trovare maestri e insegnanti di qualità, che la Federazione sta formando, capaci non solo di garantire ottime lezioni ma anche di avere competenze organizzative nella gestione di un’academy. I progetti commerciali devono essere sostenibili: all’affitto dei campi è giusto affiancare una scuola che stimoli la voglia di apprendere e migliorare. In alcune nazioni, dove si è puntato solo su grandi strutture e slot orari, oggi ci sono cattedrali vuote.

di Total Padel, il podcast di Gabriele Marini e Marco Paialunga realizzato in collaborazione con Padelbiz, ne abbiamo parlato con Martin Pereyra, responsabile in FITP della formazione tecnica. Argentino, già impegnato nel tennis federale, Pereyra fa parte di un board di docenti che definisce piani di studio e programmi di lavoro in base alle diverse competenze. Di seguito un estratto dell’intervista. La puntata completa è disponibile sulle pagine di Total Padel su Spotify e Apple Podcasts.

Quale dovrebbe essere l’organizzazione ideale all’interno di un centro tra le figure di coordinamento?

All’interno di una struttura importante dovrebbero esserci tre figure: il direttore tecnico, il direttore sportivo e il direttore del centro. Quest’ultimo si occupa della struttura, dei servizi generali e della loro funzionalità. Il direttore sportivo deve equilibrare il conto economico con la gestione sportiva, trovare sponsor e stabilire un budget per le proprie competenze. Il direttore tecnico stila i programmi e seleziona i collaboratori. L’insegnante, invece, deve fare l’insegnante. A volte non succede e i ruoli si sovrappongono, ma un istruttore non dovrebbe ricoprire anche uno degli altri tre incarichi.

Quando guardi un giocatore, quali sono le due o tre caratteristiche che vale la pena valorizzare per prime?

Un aspetto molto importante è la comprensione del gioco e del proprio percorso, e la capacità di trasformare gli errori di oggi in strumenti di crescita per domani. Un esempio è Flavio Abbate, che in questi anni ha sempre giocato con un modello chiaro in testa, pur commettendo qualche errore. La differenza sta nel non ripeterlo e nell’aggiornarsi costantemente. L’errore, in questo caso, diventa un modo per apprendere. Poi c’è la parte dei sacrifici e delle rinunce, da cui spesso emerge una certa attitudine. Andare a correre al freddo alle sette del mattino o chiudersi in palestra 40 minuti per lavorare sulla mobilità articolare non è divertente, ma ci sono ragazzi che già a 13 o 14 anni capiscono che è utile e sanno di dover investire tempo nella cura del proprio corpo. Comprendono che il loro vero strumento non è solo la racchetta, ma il corpo. Esistono due talenti: quello di partenza, definito dai propri geni, e quello sviluppato durante il percorso di crescita.

Ascolta l’intervista completa a Martin Pereyra

Flavio Abbate, 21 anni
Giulia Dal Pozzo, 21 anni

LA COLLEZIONE FIRMATA

DA “KING ARTHUR”

Head celebra il numero 1 al mondo con il lancio

dell’esclusiva linea Arturo Coello 2026: cinque nuove racchette sviluppate ascoltando i feedback del campione spagnolo, progettate per riflettere pienamente la sua identità in campo

Per la seconda volta, Head presenta una collezione esclusiva firmata dal campione spagnolo, a conferma di una collaborazione solida e vincente. Questa nuova linea nasce dall’esperienza diretta del numero uno al mondo e si traduce in una gamma completa, pensata per trasferire a ogni appassionato le stesse sensazioni di potenza, stabilità e aggressività che contraddistinguono il suo gioco. Non si tratta solo di un aggiornamento tecnico, ma di un’evoluzione profonda del concept Coello. Ogni dettaglio (dai materiali al bilanciamento, fino agli elementi estetici distintivi) è stato studiato per incarnare il carattere competitivo di “King Arturo” e offrire prestazioni elevate in ogni fase del punto.

CINQUE RACCHETTE, UN UNICO DNA

Dai giocatori di livello avanzato ai principianti che si avvicinano allo sport, la nuova serie offre un modello per ogni stile di gioco.

Coello Pro : la racchetta più potente della collezione, pensata per giocatori esperti di livello avanzato che cercano massima stabilità, potenza pura e uscita di palla immediata. La forma a diamante e il peso permettono di generare massima potenza grazie anche alle altre tecnologie tra cui la superficie d’impatto in Carbon Hybrid, Auxetic 2.0, Extreme Spin e Power FOAM in colore rosso.

Coello Motion: massima potenza pura unita a una migliore maneggevolezza. Stesse tecnologie del modello Pro, ma con un peso minore per aumentare la maneggevolezza senza perdere l’identità offensiva. Studiata per i giocatori di livello avanzato che cercano massima esplosività sotto rete e durante le accelerazioni dei colpi sopra la testa.

Coello Team: il modello ideale per i giocatori di livello intermedio. La superficie in fibra di vetro offre una sensazione più morbida e una potenza facile per permettere un gioco offensivo. Rifinita con un look lucido che distingue l’approccio stilistico della serie Coello.

Coello Vibe: la pala ideale per i giocatori principianti e per quelli occasionali che vogliono provare a giocare più potente grazie allo sweet spot più ampio e allo stampo oversize a goccia.

Coello Junior: la pala ideale per i giovani giocatori che vogliono seguire le orme di Arturo Coello. Leggera, facile da manovrare e progettata per valorizzare i talenti emergenti.

Tutte le pale della serie presentano il logo della corona di Coello, la sua firma e un design di alta qualità.

“Questa seconda collezione esclusiva realizzata con Head è estremamente speciale per me. Abbiamo lavorato insieme su ogni singolo dettaglio: materiali, bilanciamento, sensazioni, design, identità della corona… Tutto. Voglio che ogni giocatore, indipendentemente dal livello, si senta libero di giocare in modo aggressivo, di godersi i propri colpi e di entrare in campo con fiducia”

Arturo Coello

SCHEDA TECNICA COELLO PRO
COLORE
Il Power Foam è stato aggiornato da Head ed è rosso, uno dei colori preferiti del campione spagnolo.

UNA PRIMA VOLTA PER WILSON

La Endure Pro v1 è una racchetta rotonda inedita per la grande W, frutto della nuova partnership con Momo González. Controllo e precisione ai massimi livelli, ma non solo per giocatori difensivi

Èuno dei luoghi comuni del padel: con una pala rotonda, si può giocare solo a sinistra e con uno stile difensivo. Anche tra i professionisti, tuttavia, ci sono degli esempi di alto livello che sono pronti a smentire questa teoria. Il più illustre, sia per fama sia per ranking, è Momo González, che nel corso della sua carriera è sempre stato fedele alla forma tonda della racchetta, pur giocando al revés. L’andaluso ha mantenuto la sua filosofia anche nella sua nuova avventura con Wilson, che per lui ha realizzato la prima racchetta rotonda della sua gamma. L’inedita linea dell’azienda americana si chiama Endure, e González nello specifico utilizzerà il modello Endure Pro v1 nel corso della stagione. Una racchetta che fin qui si era vista sui campi da gioco in forma ufficiosa, da prototipo, a partire da settembre 2025, il cui sviluppo è stato seguito da Momo in prima persona insieme al brand. “Sono molto felice di poter finalmente competere con la mia racchetta definitiva, perché adoro il design e mi sento molto a mio agio. Sono sicuro che con questa pala otterrò grandi risultati”, ha dichiarato lo spagnolo.

Forma: rotonda

Peso: 365 g +/- 10 g

Nucleo: Control Foam+ a doppia densità

Bilanciamento: medio

Piatto: carbonio 3K

Finitura: Exacttouch con carbonio a vista

I PUNTI DI FORZA

I tre principali punti di forza di Endure Pro v1 sono quelli tipici di una racchetta rotonda di alto livello: il controllo, la maneggevolezza e un tocco sicuro. Gli ingegneri Wilson sono riusciti a offrire ancora più precisione, grazie a una faccia in carbonio ruvido 3K e alla tecnologia Exacttouch, che aggiunge una nuova texture alla superficie per migliorare gli effetti e lo spin, aumentando il controllo da parte del giocatore su ogni colpo. Inoltre, il cuore interno a forma di Y, il telaio arrotondato e il manico allungato migliorano ulteriormente la maneggevolezza. Il nucleo interno è a doppia densità con la Control Foam+, mentre nella parte appena superiore al grip Wilson ha inserito dei micro rilievi per aumentare il feeling quando s'impugna la racchetta con due mani per il rovescio. Il peso è di circa 365 grammi, con una tolleranza di 10 g, e sulla testa del telaio monta un protettore di serie. Dal punto di vista estetico, le fibre di carbonio a vista conferiscono un aspetto elegante e minimale alla Endure Pro, a cui Wilson ha abbinato un blu navy per il telaio, il ponte e il logo sul piatto. “In Wilson siamo entusiasti del lancio, perché siamo riusciti a progettare una racchetta completamente focalizzata sul controllo. Siamo certi che i giocatori alla ricerca di queste caratteristiche troveranno in Endure la loro migliore alleata”, ha dichiarato Iñaki Cabrera, Global Padel Business Director.

Exacttouch: una novità di Wilson che prevede il carbonio a vista, che garantisce un livello di texturizzazione più elevato e grande qualità negli effetti.

Y-Beam Throat : la particolare forma del cuore garantisce una maggiore maneggevolezza e aerodinamicità.

Touch points: una puntinatura in leggero rilievo, nell’area appena sopra il grip, offre un handling migliore soprattutto quando si impugna la racchetta con due mani.

LE TECNOLOGIE DELLA ENDURE PRO V1
Momo González
Momo González

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RIVOLUZIONE

TECHNICAL

Babolat cambia del tutto il progetto della sua linea più aggressiva e potente, sia nella forma sia nella composizione interna.

Nella Viper 3.0 la grande novità è un foglio di carbonio all’interno della gomma

Se il 2025 per Babolat era stato l’anno delle novità per la gamma Air, il 2026 del marchio francese si apre con un rinnovo totale della linea Technical. Il progetto della racchetta ha subito una revisione completa, sia nella forma sia nella composizione del nucleo, con l’obiettivo di garantire comunque sempre la massima potenza ed esplosività. Rispetto alle versioni precedenti, il design a diamante tipico della Technical è più squadrato e spigoloso, e conferisce alla pala una sensazione di maggiore aggressività a livello estetico. Il ponte non è più aperto, ma integra una barra rinforzata (Dynamic Stability System) per garantire maggiore rigidità.

Technical Viper 3.0

La novità più sostanziale in assoluto è nella Technical Viper 3.0 e riguarda l’interno della pala. In mezzo ai due strati di gomma (a densità unica) che compongono il nucleo, Babolat ha aggiunto un foglio di carbonio (Carbon Power Layer) per massimizzare il trasferimento di energia e aumentare la reattività. La sua struttura ottimizzata garantisce una sensazione di solidità e potenza a ogni colpo, ideale per chi vuole prendere il pieno controllo del campo. La faccia della racchetta

Dynamic Stability System

Il design esclusivo del cuore della racchetta con la barra centrale rinforzata migliora la stabilità della pala, dà più potenza e aumenta il controllo.

Si trova su: Technical Viper 3.0 , Viper Soft 3.0 e Veron 3.0

è in carbonio 3K, con finiture ruvide che regalano effetti di altissima qualità. Dal punto di vista cromatico, Babolat ha scelto una palette con meno contrasti rispetto allo scorso anno, con una trama grafica più omogenea ed elegante e il bianco del ponte a fare da contrasto.

Forma: diamante

Piatto: carbonio 3K

Telaio: carbonio

Nucleo: Eva rigido+Carbon Power Layer Peso: 370 g +/- 10 g

Carbon Power Layer

Un foglio di carbonio integrato nel nucleo, tra i due strati di gomma, per garantire potenza e reattività aggiuntiva.

Si trova su: Technical Viper 3.0

La Technical Viper è una racchetta esigente, che richiede di essere sostenuta in modo adeguato a livello fisico e tecnico, con un tatto duro. La versione Soft 3.0 è più tollerante, ed è per questo un prodotto molto interessante per tanti giocatori amatoriali. Alla potenza e alla reattività garantite dalla qualità Babolat, si aggiunge un comfort maggiore per il braccio grazie al core in gomma EVA più morbida, che offre un maggiore assorbimento delle vibrazioni, riducendo il disagio e consentendo di giocare più a lungo senza fastidi. Il look è più aggressivo rispetto alla Viper, grazie alla banda centrale rossa, in sintonia con il logo e il dettaglio sul ponte.

Forma: diamante

Piatto: Carbon Twill 3K

Telaio: carbonio

Nucleo: Eva morbido

Peso: 365 g +/- 10 g

Technical Veron 3.0

Per la racchetta di fascia intermedia della linea Technical, Babolat ha scelto una trama che dà maggiore risalto al logo sul piatto, con un contrasto forte garantito anche dal ponte colorato di rosso. I piatti della Veron combinano il carbonio e la fibra di vetro, offrendo un ottimo grado di potenza combinato a maggiore flessibilità.

Forma: diamante

Piatto: Carbon Flex

Telaio: carbonio

Nucleo: Eva

Peso: 360 g +/- 10 g babolat.com

Soft Carbon

Sfrutta una superficie di impatto più confortevole grazie al twill di carbonio incorporato, che offre una sensazione più delicata durante il gioco.

Si trova su: Technical Viper Soft 3.0

Carbon Flex

Una trama tessuta con due materiali diversi sulla superficie della racchetta: la potenza del carbonio combinata con la forza semplice della fibra di vetro crea una superficie flessibile e reattiva.

Si trova su: Technical Veron 3.0

LE TECNOLOGIE DELLA LINEA TECHNICAL

CONTAMINAZIONI VIRTUOSE

La Golden Goose Arena mescola l’esperienza pioneristica di City Padel alla visione di Fabio Novembre, sotto la stella di un’icona del lifestyle e accompagnato da una raffinata proposta gastronomica di Daniele Pansardi e Benedetto Sironi

Per i giocatori milanesi di prima generazione, che hanno conosciuto il padel a cavallo dello scorso decennio, il City Padel ha rappresentato un baluardo importante. Il centro fondato da Demetrio Albertini e Lorenzo Alfieri nel 2018 è stato uno snodo chiave per la crescita del gioco nella città meneghina, e il luogo in cui tanti amatori hanno coltivato inizialmente la loro passione. Per certi versi, City Padel ha servito da incubatrice anche per Padelbiz, ma è stata soprattutto un’esperienza pioneristica, che oggi si è evoluta nella sua forma definitiva: la Golden Goose Arena. Un progetto che nasce dall’unione di intenti di SmartCityLife, che gestisce e innova le aree pubbliche di CityLife a Milano; Novembre Studio, che ha curato l’architettura di un edificio sinuoso e leggero, futuristico e coerente con il quartiere; e per l’appunto City Padel, che gestisce la parte tecnica e continua a essere un punto di riferimento per

L'intervista

Demetrio Albertini, FONDATORE CITY PADEL

Golden Goose Arena è oggi considerata una delle strutture più belle e all’avanguardia d’Italia. Da dove nasce l’idea di creare un centro di questo tipo nel cuore di Milano?

Nel 2018, quando apriamo City Padel, in sinergia con il gruppo Generali, sapevamo già che sarebbe stato un temporary. La nostra idea era di creare non un semplice polo sportivo di successo, ma di creare il più bello di tutti. Ricordo che le parole utilizzate sono state proprio queste. Ci siamo detti che avremmo dovuto farlo in linea con tutto il quartiere di CityLife, che ai tempi non era ancora completo. Siamo partiti quattro anni fa. Quando Silvio Campara (ceo di Golden Goose) dopo due anni è venuto a conoscenza del progetto, si è unito a noi in quest’avventura, mentre CityLife ha coinvolto lo Studio Novembre nella delineazione dell'architettura. Oggi insieme a Golden Goose siamo riusciti a creare un club unico nel suo genere, dove gestiamo insieme la struttura ognuno per le sue competenze.

Quali sono stati gli elementi distintivi che volevate assolutamente introdurre rispetto ai centri padel tradizionali?

Non vogliamo vendere solo un’experience o la parte sportiva. Vogliamo che i giocatori possano vivere un'esperienza su misura, dentro e fuori dal campo. Un giocatore magari lavora tutto il giorno, in una città frenetica come Milano, e poi sceglie la Golden Goose Arena: in quel momento noi dobbiamo farci

la città grazie alla passione e alla professionalità nella gestione dei due fratelli Albertini (Demetrio e Gabriele). E poi c’è Golden Goose, che sotto la guida di Silvio Campara ha creato un legame indissolubile con il padel, contribuendo con il proprio stile a dare iconicità al club. L’Arena è un ecosistema fin qui unico nel suo genere in Italia, senza troppi timori di smentite. Dalla proposta sportiva raffinata e non banale, con i campi total black firmati Italian Padel e Italgreen e la partnership con Babolat, fino al design contemporaneo, passando per un’offerta gastronomica di pregio e ricercata. Tutto al suo interno si tiene insieme in perfetto equilibrio, così come la struttura si integra perfettamente nella quotidianità di CityLife. Per approfondire la genesi e l’identità della Golden Goose Arena, abbiamo interpellato il fondatore di City Padel, Demetrio Albertini, e l’architetto Fabio Novembre.

trovare al servizio del cliente. Ogni persona che entra nel nostro club deve essere un evento per noi.

“Vogliamo che i giocatori possano vivere un'esperienza su misura, dentro e fuori dal campo”

La Golden Goose Arena è la continuazione di quello che è stato uno dei primi e più importanti baluardi del padel meneghino, ovvero City Padel. Che eredità portate in questa nuova struttura da quell'esperienza pionieristica?

Nella mia vita ho fatto tante cose: calciatore, manager, imprenditore, e ad alto livello su tanti fronti. Anche quando ho lavorato per la FIGC amavo la contaminazione. Lo sport riesce sicuramente a “contagiare” le aziende, come per esempio con i vari team building, ma lo stesso deve avvenire al contrario. Invece tante volte, soprattutto nel calcio, ci si chiude all'interno dei propri canoni e delle proprie convinzioni. Golden Goose mi ha dato degli insegnamenti quotidiani: loro contaminano me, e io allo stesso tempo cerco di portare la mia esperienza e il mio valore aggiunto. Da questo punto di vista, c’è sicuramente grande sinergia nell’accoglienza del cliente e nella cura del dettaglio.

Com’è organizzata la parte tecnica al momento?

Oggi abbiamo dodici maestri, ma per ora non riusciamo a soddisfare ancora le richieste di lezioni che abbiamo. Sappiamo che il padel è molto ludico, però cerchiamo di garantire professionalità a tutti i livelli. E anche sulla parte agonistica stiamo lavorando per arrivare con un progetto ambizioso e di alto livello.

IN BREVE

L'intervista

Fabio Novembre

CEO STUDIO NOVEMBRE

La Golden Goose Arena mette insieme sport, design e identità. Qual è stato il punto di equilibrio tra funzionalità e linguaggio estetico?

Il progetto nasce dalla volontà di dare al padel uno spazio architettonico di rilievo, per la prima volta in Italia. All’interno di un contesto complesso come CityLife, circondato da opere firmate da Bellini, Hadid, Libeskind, Isozaki e Ingels, l’obiettivo non era imporre un nuovo segno, ma trovare un equilibrio con i dintorni. Abbiamo scelto materiali riflettenti e opachi per integrare visivamente il parco e mantenuto un’altezza contenuta per rispettare la vista dalla Fiera, lavorando con forme fluide capaci di dialogare con l’eterogeneità architettonica del luogo. Il Padel Pavilion è pensato come un’architettura adattiva e flessibile, non vincolata esclusivamente alla funzione sportiva, ma capace di trasformarsi nel tempo in base ai bisogni della collettività.

L’Arena sorge in un quartiere dominato dai grattacieli firmati da grandi archistar. Il progetto ha dialogato in qualche modo con queste presenze? C’è stata una volontà di continuità, di contrasto, o semplicemente di indipendenza rispetto a quel linguaggio?

Abbiamo scelto di integrare visivamente l’architettura nel paesaggio, rispettando la vista del parco dalla Fiera, e lavorando con una forma fluida, capace di dialogare con l’eterogeneità stilistica del contesto. La nostra architettura è stata costruita proprio a ridosso dell’edificio CityWave di Bjarke Ingels: è una struttura che si innalza con una curva molto riconoscibile e, proprio per rimanere in continuità con le sue forme, abbiamo voluto rispondere a quel gesto con un’inclinazione speculare. Abbiamo sollevato l’ingresso del Padel Pavilion, generando

Indirizzo

Viale Duilio 9, Milano - 20145

Campi

6 indoor total black

1 Pro Court immersivo con telecamere

2 outdoor

Servizi

Clubhouse

Area ristoro

Area lounge

Babolat Pro Shop

Golden Goose store

Spogliatoi

Noleggio racchette

Orari di apertura

Lunedì – Domenica 7-24

Instagram: @GoldenGooseArenaMilano

TikTok: @goldengoosearenamilano

Telefono: 02.8112752

un dialogo tra le due architetture, quasi una danza, un portale simbolico che introduce a CityLife da nord-est. È un gesto formale ma anche urbano, che connette e orienta.

“L’obiettivo non era imporre un nuovo segno, ma trovare un equilibrio con l’intorno”

All’ingresso c’è la scultura di Fabio Viale, che dialoga con l’edificio e ne diventa simbolo. Che ruolo ha l’arte in un progetto come questo?

Insieme a Silvio Campara, amministratore delegato di Golden Goose, abbiamo deciso di posizionare la scultura di Fabio Viale proprio in corrispondenza della punta dell’architettura. Si tratta di una reinterpretazione tatuata della mano del Colosso di Costantino: con il dito puntato verso il cielo, la scultura sembra sostenere con leggerezza la sommità dell’Arena.

Oggi gli impianti sportivi sono sempre più luoghi di incontro e di aggregazione, non solo di gioco. Che tipo di esperienza voleva creare per chi entra nella Golden Goose Arena?

La Golden Goose Arena nasce per interpretare il padel come occasione per unire sport, socialità e sostenibilità. Progettata come spazio pubblico e inclusivo, è accessibile a tutti i cittadini e coinvolge non solo i giocatori ma anche il pubblico grazie a un’esperienza aperta e partecipativa. Realizzata in accordo con la Pubblica Amministrazione, l’Arena si integra perfettamente nel disegno urbano di CityLife e si inserisce come servizio all’interno del parco, un’area di 178.000 mq con oltre 2.000 alberi, sede durante tutto l’anno di eventi sportivi, culturali e sociali. La Golden Goose Arena powered by Atlante vuole essere uno spazio dedicato all’attività fisica, un luogo di comunità inclusivo e un presidio sicuro per tutti i frequentatori del parco.

VIVERE IL PADEL IN PARADISO

Gabriele Conrotto ci racconta la prima edizione della Gundu Padel Cup, il format che unisce sport, viaggi e lifestyle. Tra tornei VIP e amatoriali, feste esclusive e ospiti d’eccezione, gli appassionati vivranno un’esperienza indimenticabile alle Maldive di Davide L. Bertagna

Sullo scorso numero di Padelbiz vi abbiamo raccontato la nascita della Gundu Padel Cup, il format ideato da Gabriele “Gundu” Conrotto. L’idea del progetto è nata durante uno dei suoi viaggi, in spiaggia, chiacchierando con tre amici (Diego Perotti, Luca Ceccarelli e Jimmy Maini), quando Gundu ha deciso di trasformare le sue grandi passioni, padel e viaggi, in un progetto capace di offrire esperienze a 360 gradi. Da quell’intuizione, supportata dall’entusiasmo del suo team e dei co-organizzatori, è nato un format che non si limita a un torneo di padel, ma combina sport, lifestyle e intrattenimento in contesti unici. Dopo un 2025 ricco di iniziative in Italia, dalle tappe della Garden Padel Cup alla San Vincenzo Padel Cup fino al Blu Padel Tour, il progetto (supervisionato dall'event manager Eleonora Isabella Ozzello) ha consolidato una community di appassionati e amatori e si prepara al debutto internazionale alle Maldive nel 2026. Qui Gundu e il suo team offriranno agli ospiti VIP e agli amatori la possibilità di vivere il padel in scenari mozzafiato, tra tornei, feste esclusive e momenti di socializzazione. Il tutto in un contesto senza precedenti. Abbiamo incontrato Gabriele Conrotto per scoprire tutti i dettagli della prima edizione internazionale: come saranno organizzati i tornei VIP e amatoriali, quali attività accompagneranno ogni giornata, il ruolo degli ex campioni di calcio e come gli sponsor s’integreranno nell’evento. Un’occasione esclusiva che ci porta dietro le quinte di un progetto ambizioso, pensato per offrire ai partecipanti un’esperienza davvero memorabile.

L'intervista

Come si articola una giornata tipo della Gundu Padel Cup?

Ogni giorno è strutturato con un programma dedicato, che gli ospiti trovano nella loro camera al loro arrivo. Ci sono momenti di condivisione, eventi lifestyle, attività dedicate agli sponsor e, naturalmente, il torneo VIP e amatoriale gestito dai ragazzi di @quellidelpadel. La giornata si conclude con cene a tema e feste esclusive, con ospiti d’intrattenimento come il mitico Matteo Lotti.

Quanto spazio c’è per il tempo libero e la vacanza? Il viaggio è pensato come un’esperienza a 360 gradi. L’ospite deve sentirsi coccolato e supportato: nella struttura c’è sempre un desk dedicato per organizzare gite, esperienze, spa o qualsiasi altra attività. Allo stesso tempo, ogni partecipante ha un programma dettagliato con tutti gli appuntamenti giornalieri in vari punti del resort. È un viaggio esperienziale dove si fondono viaggi, lifestyle e padel.

Quali sponsor supportano la prima edizione della Gundu Padel Cup?

Alcuni partner sono ancora in fase di definizione, ma possiamo già confermare i nostri main sponsor Gold (Orodei24, azienda leader sul territorio italiano per la compravendita e il ritiro dei metalli, e Securmetra, realtà specializzata nella sicurezza residenziale), Silver (Trust Me, Cusano Università e Ares Italia Spa). Anche Reale Mutua Assicurazione ci supporterà nell’evento e molti altri saranno annunciati prossimamente. I nostri sponsor tecnici comprendono Macron, che fornirà kit e materiale per il torneo, Aggs con le calze tecniche e

Shield On, leader nella cosmetica capelli, con prodotti nella bag di benvenuto. Infine, Sky Sport, con Alessandro Lupi e la rubrica This is Padel, seguirà l’evento in esclusiva dalle Maldive.

Come si integreranno gli sponsor nelle giornate?

Gli sponsor avranno un ruolo concreto: campi brandizzati, divise personalizzate e attività dedicate agli oltre 200 ospiti. Alcuni li stiamo già coinvolgendo nella preparazione della prossima edizione del 2027. L’obiettivo è costruire partnership durature con sponsor Gold, Silver, Bronze e tecnici di rilievo.

Che copertura mediatica è prevista per Maldive 2026?

La copertura sarà divisa per aree: l’agenzia CLEC gestirà la parte lifestyle e travel, con videomaker, fotografo e contenuti social quotidiani; mentre la parte padel, sia amatoriale sia VIP, sarà seguita dai ragazzi di @quellidelpadel con il supporto di Sky Sport e di Padelbiz

Quale ruolo avranno gli ex campioni di calcio durante la settimana?

Gli otto ex calciatori, che sveleremo nelle prossime settimane, saranno il collante dell'evento. Aiuteranno a creare momenti di condivisione e dialogo tra gli ospiti, unendo i tre pilastri del nostro format: viaggi, lifestyle e padel. Ci saranno attività e momenti speciali di cui non possiamo ancora parlare, ma saranno centrali nell’esperienza.

In futuro prevedete un ampliamento del parterre VIP?

Abbiamo molte idee per il futuro, sempre con l’obiettivo di combinare VIP e amatori in un contesto che rispetti il nostro concept: viaggi, lifestyle e padel. Per ora siamo concentrati su Maldive 2026, ma certamente pensiamo di ampliare il format, mantenendo l’equilibrio tra intrattenimento e concept del progetto.

Jimmy Maini Diego Perotti Luca Ceccarrelli

COME RENDERE IL PADEL

UNO SPORT POPOLARE

Proseguiamo la nostra indagine con i centri per comprenderne le scelte strategiche e la gestione economica. Si intravedono due tipi di criticità: strutturale e culturale di Adelio Rosate, team e marketing manager di O&B Padel, e Giacomo Cirelli, responsabile O&B

“Inostri prezzi sono questi: 6 euro al mattino e 9 negli orari di punta”. A fugare ogni nostro dubbio, nel leggere il listino degli slot, è Claudio Forte, direttore del Seven Padel Village di Siracusa. Prezzi che potrebbero contrastare con l’investimento ingente necessario a creare il più grande centro della Sicilia e uno dei maggiori in Italia (ben 12 i campi, di cui 10 in una unica grande struttura coperta, realizzata con la guida di Leonardo Ravizzini). “Vogliamo che tutti possano giocare”, chiosa Claudio. Non ci pare vero nel trovare concreta dimostrazione di quanto andiamo sostenendo da tempo (si veda Padelbiz n.6/2025 sul tema). In Claudio e nel proprietario Giuseppe Terranova riscontriamo consapevolezza del ruolo e responsabilità, che deve essere una caratteristica chiave di un grande centro. Una visione e lungimiranza non proprio scontate. A nostro avviso, il padel deve poter offrire prezzi popolari. Certamente almeno del 10% sotto ai 15 euro a slot per giocatore. Seppur al Sud il costo della vita sia inferiore rispetto al nord, le cause che consentono tali prezzi, come vedremo, sono ascrivibili a un diverso approccio di marketing. Al Nord, al contrario, si tende a sovrastimare il “posizionamento” dell’offerta e a considerare il prodotto “premium”.

IL PADEL NON È UN PRODOTTO DI NICCHIA!

Per origine e storia è uno sport popolare. L’opportunità di praticarlo deve esse-

re coerente e non sovradimensionata. Le cause per le quali avviene il contrario sono solo in parte comprensibili, pur consapevoli dell’investimento che comporta l’allestimento di un centro (quasi raddoppiato negli ultimi anni). Come già sottolineato, la storia del marketing ci insegna che man mano che un mercato raggiunge la maturità è maggiormente implicato dalla variabile prezzo. L’avere prezzi sovrastimati può rallentare se non compromettere il trend di crescita, su cui ci sono ancora delle potenzialità. Va infatti ricordato che in Italia questo sport coinvolge l’1% della popolazione, a fronte del 10% della Spagna. La crescita non solo è possibile, ma necessaria, perché i relativi valori assoluti contribuiscono ad abbattere parte delle attuali criticità. In Spagna, è possibile stimare che il costo dell’affitto dei campi è mediamente di circa il 30% inferiore. Il mercato italiano deve innescare quindi una spirale virtuosa. Un‘azione circolare che, partendo dalle economie di scala, possa abbattere i prezzi al pubblico, favorendo l’allargamento della domanda per crescita di appassionati e frequenza di gioco. Oggi abbiamo oltre 10 mila campi distribuiti in circa tremila centri; una media di poco più di tre campi cadauno. Quelli maggiori, con cinque campi e più, spesso sono “appesantiti” da servizi/ prodotti complementari non focalizzati sul core business, sottraendo a esso attenzione e risorse. Paradossalmente, a volte qui il costo è maggiore. Ma vediamo un po’ questi prezzi.

Dalla rilevazione abbiamo conferma di prezzi disomogenei (tabella 2). Già nel nostro limitato campione, vediamo che oscillano dai 5 ai 16 euro per una media tra gli 11,57 euro ed i 13,8, dove però significativa è l’incidenza dello stesso Seven Padel Village. Allargando la rilevazione avremmo una media di prezzi anche superiore. Paradossalmente, in Lombardia, rileviamo essere inferiori

quelli dei centri minori: ciò significa che coloro che ne avrebbero la possibilità (8-10 campi) non producono le economie di scala corrette, probabilmente ispirati da un approccio a nostro avviso fragile, che li posiziona su livelli premium (fascia alta). Con questi prezzi medio-alti, si compromette inoltre una fascia molto promettente in prospettiva, ovvero quella giovanile.

Abbiamo chiesto ai centri quali sono i costi con maggiore impatto sul conto economico relativi alla gestione ordinaria. La risposta? Il personale e le principali utenze, ovvero gas, elettricità e acqua. Per renderli più rappresentativi, abbiamo

Per il gas, la differenza delle temperature medie certamente può far differire i costi di gestione tra Nord e Sud. Tuttavia, sul totale non può essere questa a giustificare le differenze che rileviamo negli slot. Mentre il costo del personale è implicato da un altro aspetto, influenzato dal tipo di insegnamento. Riscontriamo due tipologie distinte nella sua organizzazione:

• diretta, dove maestri e istruttori sono dipendenti del centro e da questo remunerati;

• terzializzato, dove il team di insegnanti (in molti casi un solo istruttore o maestro, quindi non una scuola) è autonomo nella proposta e nell’impostazione. Questa seconda è l’opzione scelta comprensibilmente dai piccoli centri.

Una scuola diretta e ben strutturata, tuttavia, è un’altra componente imprescindibile per i centri medio-grandi (da otto campi in su), che deve essere in grado di esprimere corsi collettivi (anche semplicemente amatoriali), prevedere classi di più livelli, dai principianti agli intermedi e gli agonisti, come suggeriscono i nostri esperti maestri (Ariel Mogni, Andrea Fierro e Sarah Martignoni, per citarne alcuni). Deve essere in grado di offrire non solo la singola lezione a 50 euro, ma anche, che siano alla portata di tutti, specie se di livello base. Se ben organizzata e qualificata, la scuola infatti è il miglior biglietto da visita del club. Ariel Mogni ne ha fatto il suo mantra nel suo Centro Padel Firenze: “La prima cosa su cui pongo la mia attenzione e il mio tempo è nell’organizzare e presidiare la scuola. Non posso pensare di demandare a terzi la chiave strategica del centro”. Vediamo in alcuni centri tante risorse dilapidate: troppi i tornei, alcuni poco qualificati, con cui comprensibilmente i gestori vogliono concorrere alla saturazione degli slot. Privilegiare un’azione tattica in luogo di una strategica (la scuola) in proiezione rischia di essere deleterio.

UN DOPPIO PROBLEMA

In sintesi, lo sviluppo del trade è un problema strutturale e culturale.

• Strutturale, perché la rete dei centri, come già detto, è mediamente costituita da piccoli club o con una media (per i non multisport) di poco superiore ai tre campi.

• Culturale, perché vi è una diffusa tendenza, specie al Nord ma non solo, a ritenerlo come sport premium, di nicchia, affiancando al prodotto primario (il padel appunto) una serie di prodotti e servizi spesso poco attinenti (si veda la nostra analisi relativa ai prodotti complementari offerti dal centro sportivo su Padelbiz n.6/2025. Il più diffuso è quello di dotarlo di un ristorante strutturato, (in qualche caso addirittura sofisticato), quando il più delle volte sarebbe sufficiente un bar con fast food, come ci insegnano alcuni di questi. In questo modo, il rischio è quello di generare un’inversione dell’assetto del “portafoglio prodotti” di mar-

ipotizzato di rapportarli in un conto economico sintetico, a due ipotesi di ricavi, relativi a quelli verosimili di un centro con tre campi (e un numero di slot per campo giornalieri medi pari a cinque).

CORRENTE Come cambia l’incidenza dei costi in base ai ricavi Con ricavi a € 262.200 (€ 12,50 per slot)

Con ricavi

keting, dove il padel da core diventa mero prodotto tattico di attrattività. Eppure, esiste un benchmark inequivocabile, che abbiamo già citato e al quale faremmo bene a fare riferimento: la Spagna. Dove i centri sono mediamente spartani e dove si va per imparare e/o giocare a padel, punto. E dove, guarda caso, lo ridiciamo, il prezzo medio è sensibilmente inferiore al nostro.

Il sondaggio rileva un approccio italiano in generale ancora un po’ tra il provinciale e il naif. Scarso ancora l’approccio manageriale, con poca focalizzazione sulla possibile segmentazione della propria utenza (per età, sesso, residenza e frequenza di gioco). Informazioni che sono già a disposizione (prenotazioni, tessere etc) ma che rimangono strumento inutilizzato. Eppure, non sarebbe complicato aggiungere al device di prenotazione (spesso strumento esterno) un database dal quale, con una semplice tabella pivot, si possa astrarre in modo simultaneo informazioni puntuali e utili per promuovere iniziative mirate. Al tempo stesso, tale strumento servirebbe per analisi periodiche e verifiche rispetto agli obiettivi pianificati.

Nella prossima uscita di Padelbiz, continueremo ad approfondire gli aspetti gestionali dei centri, soffermandoci sull’approvvigionamento delle risorse finanziarie e insistendo sull’importanza della scuola. Sul n.6/2025 di Padelbiz è possibile invece consultare la puntata precedente della nostra indagine sui centri.

O&B Padel è un osservatorio specializzato nel marketing legato al padel. Effettua indagini e sondaggi mirati su mercati nazionali e internazionali, si occupa di definire bacini di attrazione per centri e accademie e propone stime di mercato e business plan dedicati.

Chi volesse approfondire il nostro lavoro, può contattarci all'indirizzo mail: arosate@yahoo.com

ANNO NUOVO, COPPIE NUOVE (O QUASI)

Coello/Tapia e Brea/Triay sono i punti di riferimento per la stagione 2026. Tra gli uomini i Chingalan sono sempre i primi (e gli unici?) rivali, mentre al femminile occhi puntati su Josemaría/González di Gabriele Marini

La stagione 2025 si è conclusa con il primo Master di Arturo Coello e Agustín Tapia come coppia, e con la roboante vittoria di Bea y Claudia, in quella che è stata la loro ultima apparizione insieme. Da quelle Finals molto è cambiato: ecco come si presenta la stagione 2026 ai nastri di partenza.

TABELLONE FEMMINILE

Dopo oltre cinque anni, Paula e Ari si sono separate in un finale di stagione tra lacrime e abbracci. Paula Josemaría tenterà l’assalto al numero 1 del ranking con Bea González, formando un duo con una capacità offensiva forse mai vista nel panorama femminile. Il duello con Gemma Triay e Delfina Brea promette scintille. L’unica incognita sarà chi, tra due caratteri forti, si assumerà la leadership, ma se Paula e Bea andranno d’accordo saranno dolori per tutti.

Il 2026 di Ari Sánchez riparte da un’altra giocatrice mancina, più acerba di Josemaría ma dal potenziale enorme. La scelta è ricaduta infatti su Andrea Ustero: faccia tosta, braccio pesante e paura di niente, ma ancora tanti errori gratuiti che la pongono naturalmente un gradino sotto le prime del circuito. L’esperienza di Ari Sanchez sarà d’aiuto per la giovane Andrea, ma basterà per portare la coppia 100% made in Barcellona stabilmente tra le prime tre?

Destino beffardo per Claudia Fernández, che per il secondo anno consecutivo finisce in crescendo, mostra progressi straordinari e viene lasciata dalla sua compagna. La Niña Maravilla cercherà di restare aggrappata al treno delle prime con Sofia Araujo. Da una parte la personalità e il carisma della portoghese, dall’altra la voglia di Claudia di dimostrare al mondo che è lei la migliore destrorsa del circuito. Partiranno a fari spenti e senza pressione, il modo migliore per giocare qualche scherzo alle coppie favorite.

Il puzzle delle coppie si completa con l’interessante unione tra la classe 2008 Martina Calvo, in ascesa la scorsa stagione, e l’esperienza di Marta Ortega. Da segnalare anche il ritorno di Icardo/Jensen e Virseda/Guinart, ma soprattutto l’interessante unione tra le “Alejandras” ovvero Salazar/Alonso, con l’ex numero uno del mondo che nella sua ultima stagione proverà a trascinare un'altra giovanissima (classe 2006). Infine, occhio a Goenaga/Caldera, confermate dopo un finale di stagione di altissimo livello: non ci sarà da sorprendersi se per le due giovani allieve di Gustavo Pratto alla fine dell’anno dovessero aprirsi le porte del Master.

TABELLONE MASCHILE

Tutti a caccia di Arturo Coello e Agustín Tapia. I Golden Boys hanno chiuso al comando la loro terza stagione consecutiva, nonostante i tormenti fisici del Mo-

zart di Catamarca, e davanti a Fede Chingottto e Ale Gálan. L’impressione è che anche nel 2026 sarà una lotta tra loro quattro, ma chi può insidiarli sul serio?

Inutile girarci intorno, il progetto più intrigante tra tutti è quello tra Juan Lebrón e Leo Augsburger. Le prime uscite non sono state incoraggianti e hanno mostrato tutti i limiti di una coppia che, sulla carta, non avrebbe nulla da invidiare alle prime due. Ma il padel è uno sport dalla componente mentale preponderante ed entrambi lasciano qualche perplessità da questo punto di vista. Dopo la separazione con Galan, Juan Lebrón è stato travolto da quella iper competitività che spesso lo porta ad annientare la chimica di squadra, mentre dall’altra parte Augsburger (che si è definito tra i tre migliori giocatori di sinistra, forse un po’ troppo presto) non sembra quel tipo di compagno a cui interessi particolarmente il parere di chi gli sta intorno. Tecnicamente non si discutono, l’incognita è se sapranno mettere da parte l’ego e i comportamenti distruttivi in favore dei risultati di squadra.

Il ritorno di Franco Stupaczuk con Mike Yanguas assomiglia tanto alla ricerca di un rifugio sicuro dopo una stagione emotivamente travagliata, con il Polaquito che ha sofferto la presenza ingombrante di Lebrón alternando ottime prestazioni ad altre rivedibili. Con Yanguas formerà una coppia solida pronta ad approfittare dei pochi passi falsi dei primi quattro. Un altro grande ritorno è quello del duo Coki Nieto/Jon Sanz, con quest’ultimo che nonostante l’ottima stagione al fianco di Paquito ha optato per la serenità che un giocatore eternamente sottovalutato come Coki può dargli. Insieme hanno già vinto un Master nell’incredibile finale del 2024 contro Tapia-Coello.

In una recente intervista, Martín Di Nenno ha dichiarato come gli ultimi cambi di coppia che lo hanno coinvolto lo abbiano ferito, portandolo a riflettere su diversi aspetti di questo sport. Non è un caso che per il 2026 si sia rivolto a Momo González, un veterano del circuito che, sebbene non sia più nel suo prime, è sempre capace di grandi singole prestazioni. Se parliamo di scelte azzeccate sulla carta, non c’era compagno migliore di Fran Guerrero per il sempre amatissimo Paquito Navarro. Il giovane classe 2003 sta crescendo sempre di più proponendosi come uno dei prossimi giocatori di destra di nuova generazione. Con Paquito avrà la possibilità di apprendere come si sta in campo ad altissimo livello, offrendo in cambio tutta la difesa e l’atletismo di un ventenne, merce rara di cui il sivigliano ha bisogno in questa fase finale della carriera.

Chiudiamo la nostra panoramica con l’unione tra il ritrovato Javi Garrido con quello che forse è il partner ideale per completare la sua rinascita, ovvero Lucas Bergamini. Infine, occhio a Jairo Bautista e Lucas Campagnolo, ma soprattutto all’ennesima riedizione dei “bombarderos” in formato Javi Leal/Pablo Cardona.

Delfina Brea e Gemma Triay
Federico Chingotto, Ale Gálan, Arturo Coello e Agustín Tapia

DAL GIOCO ALLA TECNICA

Quando si parla di insegnamento e didattica, Jorge Martínez è un’istituzione. L’allenatore spagnolo, fondatore della M3 Academy a Madrid, ci spiega le unicità della propria metodologia di Gabriele Marini

Jorge Martínez è uno di quegli allenatori che hanno saputo adattare la metodologia all’evoluzione del gioco, formando una serie di giocatori di altissimo livello come Ale Gálan e Juan Lebrón. È anche fondatore e direttore della M3 Padel Academy a Madrid, una delle massime istituzioni per quanto riguarda la scuola e l’insegnamento del padel in Europa. Intervistando il coach spagnolo, insomma, non potevamo che ottenere tanti spunti interessanti.

L'intervista

Jorge Martínez ALLENATORE

Quando hai iniziato ad allenare e perché? Io vengo dal tennis, come tutti quelli della mia generazione, e ora sono più di 20 anni che alleno nel padel. Ho iniziato ad apprendere la tattica quando in Spagna sono arrivati i primi argentini come Pablo Rovalletti e Pablo Semprún, che mi hanno insegnato cose che non capivo perché nel tennis erano diverse. Per questo motivo dico sempre che è più importante la comprensione del gioco rispetto alla tecnica, perché senza capire che cosa si sta facendo è impossibile arrivare a un certo livello.

Parliamo della metodologia M3. In che cosa è diversa rispetto agli altri?

Noi abbiamo due principi fondamentali. Il primo è che siamo una squadra e ciò significa che intendiamo il padel come uno sport di squadra. Non tutti sono d’accordo con questa affermazione, ma per noi è fondamentale capire che un team è composto da tre persone, perché l’allenatore interviene molto più che in altri sport. Il secondo principio è che andiamo dal gioco alla tecnica e non il contrario. Con il nostro metodo sia gli amatori che i bambini iniziano prima a giocare e poi a vedere la tecnica, un po’ come nel calcio in cui prima si impara a colpire la palla per fare gol e poi si passa al resto. In M3 prima insegniamo a giocare poi cerchiamo di adattare la tecnica per rendere il giocatore il più efficace possibile in relazione alle sue qualità. Questo modo di insegnare è diverso da ciò che mi è stato tramandato dal tennis, in cui ero molto bravo a colpire la palla ma non capivo altrettanto bene il gioco.

Di quante persone è composto il gruppo di lavoro di M3?

A oggi abbiamo circa 40 allenatori, un gruppo di preparatori fisici interni all’accademia e lavoriamo con diversi psicologici fuori della struttura. Abbiamo nutrizionista, fisioterapista e tutto ciò di cui un professionista ha bisogno.

Quante coppie di professionisti o aspiranti tali si stanno allenando in M3 al momento?

Abbiamo diviso i gruppi per livelli. Nel primo turno, dove si allenano i giocatori che entrano nei tabelloni principali del Premier Padel, ci sono circa 20 coppie, che possono diventare più di 30 quando vengono i giocatori italiani, francesi o addirittura sudafricani. Considera che in M3 abbiamo 20 campi, e un allenatore ogni tre giocatori in campo, più due che stanno fuori. Io mi tengo un po’ più in disparte e ritengo che il rapporto giusto sia un allenatore e mezzo circa per ogni giocatore. Il secondo livello è composto da altri 20 giocatori circa che accedono regolarmente alle qualificazioni o fanno comunque altre competizioni importanti. Infine c’è un terzo livello, composto da giocatori aspiranti professionisti, che sono una trentina.

Anche nei professionisti cercate di adattare la tecnica al giocatore?

Molto di più. Ovviamente non posso allenare allo stesso modo Chingotto e Gálan perché hanno due fisici e due personalità diverse, e non possono avere la stessa tecnica. Questa deve adattarsi a quello che serve in campo in base alla richiesta tattica e fisica. Più sono professionisti più adattiamo anche la singola situazione: se Gálan giocasse con Coello dovrei allenarlo diversamente.

Quali sono le indicazioni principali che dai a livello mentale, tecnico o tattico quando sei in panchina?

Dipende dalla partita: ci sono situazioni dove il match è in equilibrio e devo usare poche parole chiave per farmi capire, altre volte c’è bisogno di un rinforzo emozionale e altri casi ulteriormente diversi. Io cerco sempre di non essere negativo e di mantenere alta la concentrazione. Non è tanto l’errore che mi interessa ma cosa l’ha causato.

Il padel degli ultimi anni è molto più veloce e fisico, si dice che il colpo decisivo non è più il globo e che ci sono cose più importanti. Sei d’accordo? Come adatti il tuo metodo? Tutto si adatta. Condizioni del campo, racchette, palline. Se il gioco si evolve, devi farlo anche tu adattandoti a scambi più veloci e più corti. Noi studiamo molto lo sport, abbiamo un’area in accademia che si chiama M3 Lab dove studiamo le statistiche e prepariamo le partite. Cerchiamo di capire come si fanno più punti e quali sono i colpi più usati nel padel, e tutto questo si va ad aggiungere alla metodologia. Per esempio, se so che il colpo più utilizzato nel padel maschile è la volée di rovescio, o che si usa sempre di più il dritto e rovescio senza rimbalzo, questo già mi dice che tipo di devo costruire. Non solo nei pro, ma con tutti i giocatori visto che lo sport si sta evolvendo in quella direzione.

Quali saranno i giocatori e le giocatrici del futuro?

Credo che nel femminile Martina Calvo stia arrivando in maniera fortissima, e c’è un gruppo di sette/otto giocatrici di cui sentiremo parlare molto entro poco tempo, senza dimenticare che Claudia Fernández è giovanissima, ma anche Delfi e Bea. Nel maschile mi piacciono moltissimo Leo Augsburger e Tino Libaak: Yanguas è giovane ma è già conosciutissimo, ma se ne devo scegliere uno ti dico Leo per come gioca e per il carattere che ha. Mi sembra un ragazzo deciso e ambizioso, con tante qualità positive e le potenzialità per stare in alto.

Federico Chingotto, Jorge Martinez e Ale Gálan dopo la vittoria del Milano Premier Padel
Ale Gálan con Jorge Martinez

MEZZO SECOLO DI STORIA

Dal 1974 a oggi, Angelo Sport si è affermato come uno dei punti di riferimento nel lodigiano e a Piacenza. Un patrimonio di conoscenze e specializzazione che nel tempo non si è scalfito, come ci racconta Egidio Livraghi di Daniele Pansardi

Quando Angelo Livraghi ha avviato la sua prima attività, a Casalpusterlengo (LO), il padel era poco più che un passatempo a uso e consumo personale del suo fondatore Enrique Corcuera. Nel tennis, Jimmy Connors e Björn Borg vincevano i loro primi titoli del Grande Slam, e non ci si immaginava un materiale diverso dal legno per la costruzione delle racchette. Da allora, Angelo Sport è stato testimone della storia e delle evoluzioni di entrambe le discipline, diventando un punto di riferimento sia nel lodigiano sia a Piacenza, dove ha aperto un secondo store nel 1989. Quell’eredità è portata avanti oggi dal figlio di Angelo, Egidio, che abbiamo raggiunto per quest’intervista.

L'intervista

Egidio Livraghi

TITOLARE

Qual è stata l’evoluzione del negozio nel corso del tempo?

Inizialmente l’attività era multisport, l’offerta comprendeva anche articoli per palestra e tempo libero. Negli Anni ’90 però ci siamo specializzati sempre di più nel tennis, che è lo sport che io e mio padre praticavamo nel quale mi sentivo più competente e in grado di seguire al meglio il cliente. Ora naturalmente la proposta si è allargata agli sport di racchetta nel suo complesso, e ritengo che essere focalizzati su un singolo settore sia fondamentale per competere con gli e-commerce al giorno d’oggi.

Quando hai inserito per la prima volta il padel?

Nel 2018, quando ho visto che le aziende cominciavano a proporre del materiale sui portali per noi rivenditori. Sono partito da un numero limitato di racchette e palline, anche perché per i successivi due anni non c’erano campi e tutti i piacentini si spostavano a Milano. Ho fornito delle racchette anche a Simone Cremona, originario di queste parti, che in quel periodo aveva cominciato ad allenarsi e ad andare in Spagna per intraprendere seriamente la carriera da professionista.

Come giudichi il momento attuale del padel? Quali sono le maggiori difficoltà? La vendita si è un po’ appiattita, ci sono pochi nuovi utenti. Le pale di fascia alta e medio-alta hanno buoni risultati, mentre le entry level sotto i 100 euro fanno fatica. Bisogna sottolineare anche il ricambio troppo veloce delle racchette: nel tennis ogni modello dura 2-3 anni, nel padel dopo pochi mesi si parla già di nuova collezione e questo innesca gli sconti che rischiano di svalutare la merce.

Sedi: 2

Indirizzi: via Vittorio Veneto 54, Piacenza - 29121 via Marsala 13, Casalpusterlengo (LO) - 26841

Telefono: 0523 323810 - 0377 81841

Mail: info@angelosport.it

Sito: angelosport.it

Facebook: angelosportpiacenza / angelosport.casale

Instagram: angelo_sport angelosport_1974

Numero titolari: 1

Numero dipendenti: 1 Grandezza negozio mq: 120 per entrambi

Marchi racchette: Babolat, Head, Wilson, Bullpael, Nox, adidas, ProKennex, One Padel

Altri marchi: Australian, EA7, Lotto

In cosa differisce l’assistenza al cliente nel padel rispetto al tennis?

Nel padel ovviamente c’è meno servizio post-vendita, dato che non c’è l’incordatura. Cerchiamo di essere d’aiuto soprattutto prima dell’acquisto, soprattutto se consideriamo il range di peso piuttosto notevole tra le pale, che può arrivare anche a 20 grammi. Purtroppo nel padel mancano le racchette test: nel tennis posso contare su circa 100 telai da dare in prova, di cui 20 costantemente in uso, mentre nel padel parliamo di 20/25 pezzi. C’è una grande differenza anche nella gestione dell’usato.

Qual è?

Il 70% delle nuove racchette vendute nel tennis è legata al ritiro dell’usato che propongo in negozio. Nel padel non posso fidarmi delle pale di seconda mano, perché non si possono verificare fino in fondo le condizioni di un prodotto o lo stato della schiuma interna.

La triangolazione tra azienda, negozio e maestro può risultare difficile nel padel: qual è la tua esperienza?

Si fa fatica. Il mercato farà una sua scrematura, ma intanto le molte aziende presenti nel padel vanno direttamente nei circoli, e la vendita tramite gli insegnanti diventa un po’ più difficile.

Se dovessi dare un consiglio alle aziende per quanto riguarda il padel?

Prolungare il ciclo di vita delle racchette, così da avere più margini di gestione. Così facendo potremmo anche darle in test agli utenti.

Da cosa dovrebbe passare una crescita del movimento padelistico in futuro?

Bisognerebbe sviluppare un po’ di più le scuole padel. Una società tennistica qui ha circa 100 bambini, nel padel invece sono la metà. È quasi più un gioco per adulti al momento, quindi è necessario costruire una base.

IN BREVE
ANGELO SPORT

OTTO MITI DA SFATARE

SUL PADEL

Credete di sapere tutto su questo sport? Forse le vostre convinzioni sono meno solide di quello che pensate

di Andrea Fierro

Il padel è uno sport in continua espansione grazie alla sua capacità di coinvolgere persone di entrambi i generi e di tutte le età. Il suo carattere accessibile, dinamico e sociale lo ha reso popolare in tempi record, conquistando campi e circoli sportivi in tutta Italia. Insieme al boom di vendite di racchette, palline, abbigliamento, lezioni e campi, si sono diffusi anche molti luoghi comuni.

Il padel è circondato da frasi mitologiche che descrivono solo una mezza verità e di convinzioni sbagliate spesso snocciolate da "veterani" dello sport. Alcune fanno sorridere, altre rischiano di bloccare chi vuole iniziare o di compromettere la crescita di un giocatore già navigato.

Smontare i falsi miti significa valorizzare il padel per quello che è: uno sport completo, coinvolgente e adatto a tutti, ma che merita di essere conosciuto nel modo giusto.

In questo articolo analizzerò alcuni miti che ho sentito o letto nelle varie chat e contenuti online in questi anni. Vi spiegherò perché non li ritengo veri e cosa c'è invece da sapere per approcciare questo sport con più consapevolezza.

1. "Il padel è uno sport facile" Il padel è uno sport facilmente accessibile ma, non facile, anzi. Padroneggiare ogni componente tecnico-tattica richiede molti anni di esperienza. A livello competitivo, inoltre, la sola bravura nel maneggiare la pala non basta; i giocatori di livello più alto perfezionano anche gli aspetti fisici e mentali.

2. "È come il tennis, ma in piccolo"

Nonostante i due sport abbiano certamente alcuni elementi tecnici dei colpi base in comune, l’utilizzo del rimbalzo alle pareti e la tattica di gioco li rendono molto distinti. Un buon giocatore di tennis è sicuramente avvantaggiato nelle prime fasi di apprendimento, ma se non è in grado di comprendere le dinamiche tattiche e soprattutto l’utilizzo delle pareti, è destinato a rimanere allo stesso livello o a finire per praticare tennis in un campo da padel.

3. "Se tiro forte vinco sempre"

Tirare forte è solo una delle possibili strategie di gioco e spesso non è la miglior scelta. L’utilizzo della forza e della velocità è una tattica semplice che risulta essere molto efficace solo nelle fasi iniziali di apprendimento, quando il timing sulla palla è ancora poco chiaro. Le persone che si ostinano con questo stile di gioco spesso mancano di alternative, il che le rende molto prevedibili quando il livello inizia da alzarsi.

4. "È uno sport solo amatoriale"

Il circuito agonistico nazionale, regolamentato dalla Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP), esiste dal 2020 ed è in forte crescita sia tra gli adulti che tra gli juniores. Al di fuori dei confini italiani, i giocatori che scelgono la strada del professionismo si affrontano nei tornei dalla FIP, suddivisi in varie categorie di livello.

5. "L’istruttore è solo per i principianti"

In ogni sport, padel compreso, l’istruttore o coach è una figura indispensabile sia per la crescita del giocatore che per il mantenimento del livello di gioco. Chiaramente il lavoro del coach è molto diverso quando allena i principianti o i professionisti. Se nel primo caso dovrà spiegare per filo e per segno ogni colpo e tattica, nel secondo caso avrà più un ruolo di supporto, consiglio ed esperienza.

6. "Se gioco da anni, non ho più nulla da imparare"

Si può essere esperti e avere una conoscenza molto ampia di tutte le dinamiche, ma c’è sempre margine di miglioramento. Un occhio attento può darvi anche solo un piccolo consiglio che potrebbe rivoluzionare il vostro gioco, farvi uscire dalla comfort zone, o aiutarvi nei momenti decisivi di un match complicato.

7. "Mi serve una racchetta da pro"

Hai bisogno di una racchetta, o meglio di una pala, adatta al tuo livello. Esistono più di 30 brand, ognuno produttrice della pala che promette maggior potenza, controllo e spin. È necessario conseguire un bel po' di esperienza per manovrare uno strumento da pro, soprattutto se non avete praticato altri sport di racchetta. Meglio, anche per il vostro gomito, iniziare con una pala più morbida e semplice.

8. "Per fare punto devo imparare a fare il por tres"

Il por tres è forse IL colpo speciale che più appassiona i giocatori. È tecnicamente complicato e va sfruttato al momento giusto, non ogni volta che ricevete una palla alta. La stragrande maggioranza dei punti si vincono utilizzando bene il pallonetto, la volée, la vibora, la bandeja (sì, la bandeja), la grata e soprattutto con la solidità nel gioco.

Per concludere, il padel è uno sport che sa unire divertimento e sfida, ma per viverlo al meglio è importante liberarsi da preconcetti che possono limitarne la comprensione e il vero potenziale. Conoscere e superare questi miti non solo aiuta chi si avvicina per la prima volta, ma anche chi gioca da molto tempo e ha ancora voglia di migliorare.

ANDREA FIERRO

Sono nato e cresciuto sui campi da tennis a Milano, grazie alla passione di mio padre per questo sport, ed è diventata la mia professione intorno al 2005. Ho maturato molte esperienze all'estero (USA, UK, Spagna) lavorando anche nella prestigiosa Academia Sanchez-Casal di Barcellona. Proprio qui ho iniziato a giocare a padel per divertimento, senza sapere che da lì a pochi anni sarebbe diventata la mia professione una volta tornato in Italia. Sono Maestro Nazionale di padel della FITP e ricopro la posizione di direttore tecnico di STARPADEL con sede a Legnano.

Ari Sánchez

L’ERRORE PIÙ GRANDE È RIPENSARE ALL’ERRORE

Anche tra i migliori, la vittoria passa dal saper gestire i momenti negativi con profonda serenità.

Per evitare di bloccarsi mentalmente a ogni punto perso di Marcello Ferrarini

Vorrei parlare di padel e di mente attraverso le parole pronunciate da quello che reputo il più grande uomo di tennis degli ultimi 50 anni. Penso che uno dei suoi “match” più entusiasmanti non l’abbia disputato sull’erba del centrale di Wimbledon, bensì quando ha dovuto tenere un discorso motivazionale all’Università di Dartmouth, tra le più prestigiose degli Stati Uniti, dove durante una cerimonia di proclamazione nel 2024 è stato insignito della Laurea ad honoris causa in Lettere umane e del titolo di dottor Roger Federer. Le parole pronunciate in quella mattina piovosa, su un palco folto di dotti docenti, in un ambiente a lui meno usuale, hanno rapidamente fatto il giro del mondo per la sua profondità, umanità e ispirazione. Credo che per molti studenti ascoltare un’icona dello sport mondiale parlare non di tennis, ma di vita, disciplina e fallimento sia stato un momento molto speciale e di spessore, oltre che di grande stimolo per il loro futuro.

Riassumendo in alcuni concetti chiave il discorso del dottor Roger, il campione svizzero ha sottolineato davanti agli occhi incuriositi dei laureandi come nella sua immensa carriera sia riuscito a vincere quasi l’80% dei match disputati, per un totale di 1.526 incontri di singolare. Ma celato dietro a questa apparente magnificenza, ha voluto specificare un aspetto statistico di rilevante importanza che in molti - compreso me - non conoscevano, ponendo direttamente al pubblico presente questa domanda: “Che percentuale di punti pensate che abbia vinto in quegli incontri?” La risposta, data da lui stesso, ha dell’incredulo e sorprendente: “Solo il 54%!”. In questa analisi schietta e reale emerge come anche i giocatori professionisti di altissimo livello e di successo vincano appena più della metà dei punti che giocano.

OGNI PUNTO È IL PIÙ IMPORTANTE, FINO AL PROSSIMO

Da questo specifico aspetto, nasce l’esigenza di non commettere l’errore più grande per uno sportivo: quello di ripensare all’errore appena commesso. Se in media, durante una partita, si perde un punto ogni due, bisogna imparare a non arrestarsi mentalmente ogni colpo, considerando e riflettendo attraverso il nostro dialogo interiore. Ho appena commesso un doppio fallo al servizio? È solo un punto! Ho sbagliato una volée a rete? È solo un punto! Così come rappresentano e valgono un solo punto anche quelli che vinciamo, quando realizziamo una vibora perfetta o

magari un X3 o X4 da sogno. Anche tra i migliori, la vittoria nasce e passa dall’imparare a perdere e nel saper gestire soprattutto gli errori con profonda serenità durante le performance.

Ogni singolo punto è il più importante di quel momento, di quel match. Ma quando è passato, è passato! Questo atteggiamento diventa cruciale, perché permette alla mente del giocatore di liberarsi e concentrarsi subito dopo, impegnandosi completamente nel punto successivo e in quello successivo ancora. Senza commettere il grave errore di bloccare il proprio gioco dominato da un pensiero negativo, oppure arrestando la propria sfida gratificato da un pensiero positivo. In qualsiasi gioco o sfida da compiere nel campo più grande rappresentato dalla vita, a volte quando si perde un punto, un match, un progetto o un lavoro è assolutamente naturale sentirsi dispiaciuti e affranti, ma occorre ricordare che anche gli altri possono esserlo. Se parliamo e ci soffermiamo esclusivamente sull’ambito sportivo, rappresentato nella fattispecie da una partita di padel, i nostri avversari dall’altra parte della rete potrebbero vivere gli stessi momenti di sconforto, frustrazione o ansia, sulla base di questa continua altalena.

È necessario non restare ancorati alla negatività di un punto perso, perché sarebbero solo energie sprecate. Occorre convogliarle necessariamente nella corretta direzione, per superare i momenti difficili con slancio e consapevolezza. Questo fanno i vincenti, i veri campioni, quelli che giocano anche con la mente salda.

I migliori giocatori al mondo non sono tali perché vincono semplicemente ogni punto, ma perché hanno raggiunto la consapevolezza che nella loro carriera perderanno altri match ancora e ancora, e hanno imparato ad affrontare tutto ciò nel modo migliore. Accettando le sconfitte, piangendo se necessario, per poi tornare a sorridere della vittoria conquistata con merito. Il dottor Federer, quel giorno, concluse il suo discorso visibilmente emozionato tra gli applausi e le grida del pubblico accademico, pronunciando questa frase: “Il successo non significa vincere sempre. Significa rimanere presenti, imparare dalle sconfitte e rispettare il percorso”. Personalmente, vorrei concludere quest’analisi affermando che, d'altronde, la differenza tra talento e lavoro, sta in un solo punto. Quello successivo!

MARCELLO FERRARINI

Sono Maestro Nazionale di Padel e Istruttore di Pickleball FITP e collaboro con club di padel tra Modena e Reggio Emilia. Ricopro l’incarico di Fi duciario Territoriale Padel nel Comitato Regionale Emilia Romagna. Ho la qualifica Instructor Professional PCR-Padel Coaches Registry, avendo conseguito l’International Padel Certification e frequentato clinic e corsi di formazione per l’insegnamento agonistico, over, under, fisico-motorio e mentale. Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche, ho sviluppato Padel Player Program - ilpadel.org, un progetto didattico di programmazione strategica multilaterale e mental coaching in campo, nonché percorsi speciali rivolti a bambini e ragazzi DIR.

Roger Federer durante il suo discorso al Dartmouth College nel 2024
Gemma Triay

pillole di padel e diritto

COPERTURE E VISUALE PAESAGGISTICA:

LA RESA DEI CONTI

Il Consiglio di Stato, nel confermare una sentenza del Tar Toscana, valorizza il criterio funzionale nel processo autorizzativo di una tendostruttura

di Andrea Farano, avvocato in Milano

“Per la cronaca, il sindaco di Pietrasanta, preso atto della reprimenda del Tribunale, ha annunciato il ricorso al Consiglio di Stato per la riforma della sentenza qui in commento, al fine di far accertare la piena legittimità del pubblico operato: come sempre Padelbiz monitorerà l’evolversi della vicenda e ne informerà i suoi attenti lettori”. Con una ferma dichiarazione di intenti si chiudeva questa rubrica nel numero 1/2025. E si discuteva, allora come oggi, del contenzioso che vedeva coinvolti il Comune di Pietrasanta (LU) e il centro polivalente sorto sulle ceneri dell’ex Tennis Club Focette – affidato in gestione alla società Sentinel Group – in contrapposizione ad un agguerrito gruppo di residenti in prossimità del centro padel. È passato giusto un anno e Padelbiz mantiene la promessa fatta ai suoi lettori, con la disamina della pronuncia d’appello che pare aver sancito la fine di una vicenda che ampio risalto ha avuto sulla stampa locale. Lo spirito che ci ha mosso era e resta quello di fare luce sui principi e orientamenti che si stanno consolidando nelle aule di tribunale, ancor più interessanti quando, come in questo caso, vengono formulati dai più alti gradi della giurisdizione amministrativa.

L’ANTEFATTO

Il caso si riferisce alla realizzazione di un impianto sportivo provvisto di otto campi padel, di cui quattro coperti da un capannone con altezza di 10 metri, formato da una struttura di metallo rivestita da un telo in pvc. Secondo le doglianze avanzate dai cittadini residenti nelle immediate vicinanze del circolo, il progetto sarebbe stato corredato di autorizzazione paesaggistica rilasciata sulla base di uno scarno parere emesso dalla Commissione locale, con il tacito avallo della competente Soprintendenza. Al contempo, il nuovo impianto non risulterebbe essere mai stato sottoposto ad alcuna valutazione di conformità urbanistica, come pure non sarebbe mai stato rilasciato alcun titolo edilizio legittimante. I ricorrenti, nel lamentare le ricadute negative della presenza di una struttura così impattante a ridosso della loro proprietà – tanto da averne pregiudicato la visuale panoramica in direzione delle Alpi Apuane – denunciavano quindi la complessiva illegittimità dell’intervento assentito dal Comune, chiedendo che il Tar pronunciasse l’annullamento delle preliminari delibere.

LA PRIMA DECISIONE

DEL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE

Il Tar della Toscana, prima sezione, con la sentenza n. 1324 del 18 novembre 2024 accoglieva le tesi dei ricorrenti: premessa la positiva valutazione dell’interesse ad agire in capo ai residenti, il Giudice – con riferimento ai presupposti di concessione dell’“autorizzazione paesaggistica” al progetto –censurava il provvedimento, che non si sarebbe attenuto agli standard minimi richiesti. Il Tribunale amministrativo – ricordato che, nel sistema delineato dall’art. 146 d.lgs. n. 42/2004, il rilascio della richiamata attestazione richiede di essere supportato da circostanziata motivazione, che consenta di ricostruire le premesse e lo svolgimento dell’iter valutativo che si conclude con il giudizio di compatibilità dell’intervento – rilevava infatti come la Commissione Comunale del Paesaggio si fosse pronunciata favorevolmente sul progetto edilizio della concessionaria, emettendo tuttavia una motivazione ritenuta del tutto insoddisfacente. Nella sua evidente laconicità, tale provvedimento non avrebbe contenuto alcun dato o elemento a comprova delle conclusioni assunte, impedendo, per l’effetto, di risalire al percorso logico-argomentativo a monte del giudizio di compatibilità paesaggistica reso a suffragio del progetto.

LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO

Il Comune di Pietrasanta, come del resto preannunciato, non ha accettato supinamente l’avversa statuizione, ed ha impugnato – di concerto con la società gestrice l’impianto – la delibazione di primo grado. Innanzitutto, ha contestato come la veduta dalle case dei ricorrenti fosse priva dei “peculiari e qualificati profili di pregio” richiesti dalla giurisprudenza, tali da renderla una sorta di necessaria “ dotazione” dell’immobile (e, quindi, un valore da tutelare,

capace di suffragare l’interesse ad agire in causa dei proprietari). Ad avviso del giudice d’appello, viceversa, sarebbe emersa in maniera incontestata l’esistenza di un pregiudizio che – quand’anche non lesivo della pregevolezza della visuale panoramica – sarebbe da individuarsi nel “sicuro impatto peggiorativo, anche in termini di diminuito valore commerciale degli immobili, provocato dalla vicinanza di una nuova costruzione che occlude una vista o un affaccio prima liberi”, stante la prova raggiunta della “netta diminuzione di luce e aria” imputabile al manufatto contestato.

Il Comune e la società appellante hanno quindi sostenuto che l’autorizzazione paesaggistica n. 763/2022 sarebbe stata – contrariamente a quanto sostenuto dal giudice di primo grado – adeguatamente motivata. Eccezione disattesa dal Consiglio di Stato, secondo cui è viceversa evidente che la Soprintendenza non ha esplicitato le reali e concrete motivazioni che consentono di ritenere l’intervento in questione non in contrasto con il vincolo del Piano di Indirizzo Territoriale, risultando l’approvazione emessa solo “genericamente motivata”, nonché carente dell’enunciazione delle necessarie “ragioni di fatto e di diritto che hanno condotto ad una determinata soluzione”. Il Giudice di secondo grado, infine, ha cassato anche la versione del Comune appellante secondo cui sarebbe solo l’edificazione dei campi di padel a richiedere il permesso di costruire, e non anche la tendostruttura (che – a dire dell’ente – “potrebbe essere assimilata ad una tettoia”). Il Consiglio di Stato ha richiamato, sul punto, la propria consolidata giurisprudenza relativa alle tendostrutture a copertura dei campi di padel, secondo cui “la costruzione di un’opera destinata a soddisfare esigenze non temporanee richiede il rilascio del titolo edilizio seppure la stessa sia stata realizzata con materiali facilmente amovibili. Al fine di verificare se la realizzazione di un’opera possa beneficiare del regime proprio delle opere precarie occorre, pertanto, avere riguardo al ‘criterio funzionale’ e non al ‘criterio strutturale” (cfr. Cons. Stato sez. VI, 17 ottobre 2023, n. 9030). Ed è proprio l’adozione del “criterio funzionale” a deporre per la non amovibilità della struttura contestata, essendo questa “chiaramente volta a soddisfare esigenze perduranti e non certamente temporanee, rappresentate dal praticare lo sport del padel al coperto lungo tutto l’anno, eccezion fatta forse dei mesi più caldi dell’anno” (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 30 dicembre 2024, n. 10466). Insomma, non c’è più margine di discussione, né trattativa: la copertura dei campi è illegittima, e deve essere quindi rimossa.

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