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Schneiders From loden to linen

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Speciale beachwear
Le serie tv vestono meglio del cinema
100 punti di vista: i dati finali
Preview SS 27
brand
Orlebar Brown Vilebrequin Kampos
MC2 Saint Barth Gassa d’Amante Bell Surf


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Speciale beachwear
Le serie tv vestono meglio del cinema
100 punti di vista: i dati finali
Preview SS 27
brand
Orlebar Brown Vilebrequin Kampos
MC2 Saint Barth Gassa d’Amante Bell Surf


In un settore abituato a misurare tutto in stagioni, drop, performance trimestrali e accelerazioni continue, parlare di tempo può sembrare quasi una provocazione. Eppure è proprio il tempo il denominatore comune che attraversa molti dei temi di questo numero di HUB Style. Lo ritroviamo nella cover story dedicata a Schneiders, marchio che celebra 80 anni di storia senza inseguire la nostalgia né la rivoluzione a tutti i costi. Il passaggio simbolico "From Loden to Linen" racconta infatti qualcosa che va oltre una collezione: la capacità di evolvere mantenendo intatta la propria identità. Una qualità non così comune in un mercato che spesso si lascia attrarre dalla ricerca del risultato immediato.
Lo ritroviamo in qualche modo anche nel beachwear, protagonista del nostro speciale. Un segmento che nel 2026 ha raggiunto un valore globale di oltre 24 miliardi di dollari e che potrebbe superare i 41 miliardi entro il 2035, crescendo a ritmi superiori al 6% annuo. Numeri importanti, ma soprattutto il segnale di una trasformazione culturale: il costume da bagno non è più un prodotto stagionale, bensì parte integrante di un nuovo linguaggio lifestyle che dura in qualche modo tutto l’anno, unendo viaggio, leisure, design e qualità del prodotto.
Lo stesso concetto emerge dalla quinta edizione di "100 punti di vista". Le 100 boutique coinvolte nella nostra indagine descrivono un mercato certamente complesso, ma tutt'altro che immobile. In un contesto caratterizzato da consumatori più selettivi e da una pressione promozionale sempre più aggressiva, il valore continua a essere costruito attraverso competenza, relazione, servizio e credibilità. Elementi che richiedono tempo per essere coltivati e consolidati. Quindi difficilmente sostituibili da una strategia commerciale di breve periodo.
Naturalmente non mancano le criticità. I dati di Fashion Bank mostrano una situazione finanziaria del canale multibrand sempre più delicata, con una solvibilità media in calo e tempi di pagamento superiori ai 100 giorni. Un quadro che impone maggiore attenzione e che rende ancora più evidente la necessità di costruire rapporti solidi e sostenibili lungo tutta la filiera. A rendere tutto più complesso contribuisce poi uno scenario internazionale che continua a essere caratterizzato da instabilità geopolitica, tensioni commerciali e volatilità economica. In un contesto simile, la capacità di prevedere il futuro si riduce inevitabilmente. Ma aumenta l'importanza di alcuni fondamentali: identità, qualità del prodotto, affidabilità e visione strategica.
Non è un caso che proprio il lusso italiano stia dimostrando una particolare capacità di adattamento. Pur operando nello stesso scenario globale dei grandi gruppi internazionali, molte aziende italiane continuano a distinguersi per rapidità decisionale, coerenza e capacità esecutiva. Non perché corrano più degli altri, ma perché spesso conoscono meglio la propria direzione. Forse è proprio questa la riflessione che accompagna l'apertura di una nuova stagione di fiere, Fashion Week e appuntamenti internazionali. In una fase storica in cui tutto sembra accelerare, il vero vantaggio competitivo potrebbe non essere la velocità, ma semplicemente la capacità di costruire qualcosa destinato a durare.
BENEDETTO SIRONI
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Editore: MagNet S.r.l. SB Direttore responsabile: ANGELO FRIGERIO Direttore editoriale BENEDETTO SIRONI
Responsabile progetto CRISTIANO ZANNI Editors: VALERIA ONETO, SARA FUMAGALLO, MICAELA PANZINI, ALESSANDRO MARRA
Art Director: RICCARDO RECCAGNI Contributors: MARCO RIZZI ANGELO RUGGERI, SIMONE COMI
Redazioni: Via Tertulliano 68/70 - 20137 Milano -Tel: 02.87245180 Corso della Resistenza, 23 20821 Meda (MB) - redazione.hubstyle@mag-net.it www.hubstyle.it Stampa Ingraph - Seregno (MB). Una copia 1 euro
Anno 10 - N.04 / 2026 Periodico bimestrale - Registrazione al Trib di Milano n° 178 del 9 giugno 2017 - Iscrizione al ROC n. 16155 del 23 Novembre 2007
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e Moncler trascinano l’Italia, mentre Parigi rincorre







AFRO Fashion Association e Levi’s lanciano "Voices of Denim", piattaforma annuale con 30 creativi BIPOC tra moda, fotografia, cinema, styling, sound e arti visive. Curato da Jordan Anderson con mentorship di Michelle Francine Ngonmo e figure di spicco tra cui Cara Fenu e Paul Dillinger, il progetto esplora il denim come linguaggio culturale e identitario e culmina alla Milano Fashion Week 2026 con mostra alla Casa degli Artisti dal 23 settembre.

Cuoio di Toscana firma una nuova collabo internazionale con Paul Andrew, designer tra i nomi più autorevoli del lusso calzaturiero contemporaneo. Il progetto in edizione limitata debutta a Pitti Uomo 110 con un evento esclusivo il 16 giugno al St. Regis di Firenze. Un incontro tra heritage manifatturiero e visione creativa che celebra l’eccellenza del cuoio da suola toscano attraverso artigianato, innovazione e cultura del made in Italy.
Diesel e Tinder presentano “For Successful Loving”, collaborazione creativa per il Pride 2026 che unisce moda e connessione in una capsule collection e campagna dedicate alla libertà di espressione, intimità e inclusività LGBTQIA+. Il progetto reinterpreta l’iconico manifesto Diesel “For Successful Living” attraverso la lente di Tinder, celebrando un amore fluido, autentico e senza definizioni. La collezione ha debuttato globalmente già da fine maggio.

SEASE LANCIA IL BELMOND RACQUET CLUB
SEASE e Belmond firmano una collaborazione che porta il tennis oltre il campo da gioco. Il brand fondato da Franco e Giacomo Loro Piana lancia il Tennis Kit Belmond Racquet Club, una capsule che unisce stile, performance e spirito mediterraneo. Il debutto è stato celebrato allo Splendido di Portofino con due giornate tra match ed eventi esclusivi, alla presenza di ospiti come Ana Ivanovic e Jack Savoretti. La collezione propone look uomo e donna in lino, canapa e materiali tecnici, declinati nei toni del beige e del blu navy. Già disponibile in una selezione di hotel Belmond.


ARCHIVIO IN GIOCO
LOTTO e H&M lanciano una nuova collaborazione uomo che reinterpreta l’heritage sportswear del brand italiano, fondato nel 1973. Ispirata alla cultura del calcio e alla sua community, la collezione attinge agli archivi LOTTO per dar vita a un guardaroba grafico e moderno, pensato tra campo e street. Jersey, polo e capi urban mixano codici sportivi e lifestyle con il logo e le iconiche bande jacquard.

QUANDO L’ORIZZONTE SPARISCE
SUPERDUPER ed ESCAPISTA presentano "Faded in Blue", capsule in edizione limitata che unisce headwear artigianale e immaginario travel lifestyle. I cappelli iconici del brand fiorentino vengono reinterpretati in una palette blu ispirata all’Horizon Fade, tra mare e cielo che si fondono. Feltro e rafia, dettagli simbolici e lavorazione made in Italy danno vita a un racconto poetico del viaggio come stato mentale e ricerca interiore.


Tra le rocce della Tramuntana e la luce del Mediterraneo nasce una nuova idea di libertà. Autry e Hotel Corazón firmano una capsule che reinterpreta la sneaker-espadrillas Sandy in chiave barefoot, istintiva ed essenziale. Tre tonalità polverose, sabbia, rosa antico, marrone, come la terra e la luce di Maiorca. Un gesto semplice, quello di ripiegare il tallone e partire.

Valstar e The Observer firmano una travel jacket in suede e pelle che reinterpreta l’iconico bomber attraverso una visione legata al viaggio e alla quotidianità di chi è continuamente in giro. Un progetto nato da una lunga amicizia e sviluppato nel corso di oltre un anno da Luigi Fila, direttore creativo di Valstar e Robert Spangle, reporter e fondatore di The Observer. Linee pulite, costruzione leggera e dettagli funzionali accompagnano ogni momento della giornata.
LUCE SULLA RIVIERA
La Riviera capsule collection 2026 di Brioni nasce dall’immaginario del Mediterraneo più autentico, dove il tempo rallenta e il guardaroba si alleggerisce. La maison rilegge la propria sartorialità in chiave estiva, trasformandola in un linguaggio più morbido e disinvolto. Lino, seta e cashmere leggerissimi costruiscono silhouette rilassate, immerse in una palette di sabbia, bianco granito e rosa polverosi. Giacche destrutturate, knit airy e shirt jacket sfoderate si muovono con naturalezza, accompagnando un’idea di raffinatezza quotidiana.

UNA PARTNERSHIP
ALL'INSEGNA DEL WELLNESS
Il brand svizzero di sportswear On e la celebre catena organica californiana Erewhon annunciano una partnership pluriennale. La collaborazione unisce prodotto, community e cultura attraverso una serie di iniziative che spaziano dal running alla nutrizione, fino agli eventi dedicati alla wellness community di Los Angeles. Tra i pezzi chiave spiccano le sneaker Cloudsurfer Max nelle versioni black & white, accompagnate da una selezione di apparel performance composta da: Run T-shirt, Performance 2-in-1 Short, Performance Bra, Performance Tight, Club Premium T-shirt e Club Premium Hoodie.


Onitsuka Tiger presenta Rotemit, sneaker ispirata alle scarpe da volley Anni ‘80 reinterpretata in chiave contemporanea. Il modello gioca sul contrasto tra materiali e texture: tessuto opaco e suede si incontrano in una costruzione dinamica. Una finitura leggermente stropicciata introduce un richiamo vintage, bilanciando estetica tecnica e sensibilità rétro. Disponibile in sei varianti colore, alterna palette sobrie e accenti più vibranti, ognuna con una propria identità visiva. La suola, avvolgente in gomma, spezzata e scolpita nei volumi, ne definisce la forma con un segno grafico deciso.

Consinee presenta Suspended Grounds, secondo capitolo del dialogo creativo con Sara Sozzani Maino e Galib Gassanoff. Nel nuovo spazio del Cavedio alla Fortezza, la maglieria si trasforma in superficie narrativa dove il tessuto diventa linguaggio. Ispirati ai tappeti come paesaggi sospesi, i capi in cashmere, seta e lana si stratificano in texture irregolari e volumi scultorei. Filati tecnici e lavorazioni 3D costruiscono un’installazione indossabile e spaziale, tra controllo e spontaneità. Dove la materia non si indossa soltanto ma si osserva e si attraversa.


GOLDEN GOOSE APRE “FRUTTERIA GOLDEN” A NAPOLI
Golden Goose arriva a Napoli e trasforma Via dei Mille in un mondo ispirato ai mercati della frutta italiani. Nasce “Frutteria Golden”, uno spazio immersivo dove cassette in legno, colori di stagione e dettagli vintage raccontano un’atmosfera autentica. Al centro, la co-creation diventa esperienza, con i Dream Makers ogni pezzo prende forma tra personalizzazioni e disegni. Lo store è anche condivisione, tra workshop creativi e momenti conviviali. Un progetto che celebra Napoli e la sua energia, tra moda, cultura e scoperta del territorio.

PRIMO MONOMARCA A VICENZA PER GANDHARA
Gandhara inaugura il suo primo store in Contrà Porton del Luzzo 18, nel cuore di Vicenza, sua città d’origine. Lo spazio riflette l’identità del marchio: essenziale, sofisticata e con richiami al design Anni ‘90. Per l’occasione Federico Kapnist, fondatore e direttore creativo del brand, presenta la nuova collezione SS 26, tra menswear, beachwear e la prima linea donna. Non manca l’omaggio a Vicenza e a Palladio, reinterpretati in una capsule beachwear dai pattern esclusivi ispirati alla Basilica.
C.P. Company torna alle origini con il suo nuovo flagship store di Bologna, in via Castiglione 5/e, progettato da Andrea Caputo Studio. Lo spazio interpreta i codici linguistici del brand attraverso un ambiente semplice, che dialoga con il contesto urbano e i tipici portici bolognesi in mattoni. All’interno, una selezione di capi d’archivio iconici è esposta a parete. Il progetto segna l’avvio di un nuovo concept retail: un ritorno alle origini che rafforza il legame tra il brand, la città e la sua storia culturale e sportiva.

BIRKENSTOCK, dopo l’opening meneghino dello scorso anno, continua il suo percorso di crescita in Italia scegliendo il capoluogo emiliano per una nuova apertura. Una città giovane e dinamica che unisce creatività e identità culturale. Il nuovo store, inaugurato il 20 maggio, rende omaggio alla città attraverso l’utilizzo della terracotta, materiale caratteristico del territorio e attraverso richiami ai suoi iconici portici, patrimonio UNESCO dal 2021.


C’è un nuovo indirizzo da segnare in Costa Azzurra. Questa estate ALO approda, tra Cannes e Saint-Tropez, con nuove boutique, esperienze vista mare e un calendario di appuntamenti dedicati al benessere. Dal takeover wellness dell’Hôtel Martinez a uno yacht privato di 72 metri che naviga lungo la costa, il brand californiano porta la sua energia in alcuni degli scenari più iconici e glamour della stagione.

Tra archivi, tradizione tessile e memorie di famiglia, Giovanni Schneider racconta la sfida di far evolvere un marchio storico senza tradirne l’anima, costruendo qualcosa destinato a durare nel tempo
di Valeria Oneto

A80 anni dalla sua fondazione, Schneiders Salzburg non perde un passo. Dopo il rilancio del marchio e il successo della prima collezione invernale, la spring-summer 2027 aggiunge un altro tassello alla sua storia: un’evoluzione naturale che porta l’universo Schneiders oltre il Loden, verso una nuova idea di leggerezza. Ce lo racconta Giovanni Schneider, che oggi guida l’azienda insieme al padre Marco. Una conversazione sul valore della pazienza, sulla responsabilità di portare avanti un marchio che porta il suo cognome e sul ruolo del capospalla: non più soltanto funzionale, ma elemento chiave dello stile personale.
Fin da quando eri ragazzino c’erano persone che ti chiedevano: “Ma sei quello dei Loden?”. Quanto ha pesato questa coincidenza nel tuo rapporto con Schneiders? È una storia curiosa perché per molto tempo non facevamo cappotti. La mia famiglia, per tre generazioni si è occupata della ricerca delle migliori fibre pregiate. Così quando qualcuno associava il mio cognome a Schneiders, spiegavo che pur lavorando nel tessile facevo tutt’altro. Eppure, per una coincidenza fortuita, quella storia è diventata la
mia. Avevo sempre desiderato avvicinarmi anche al prodotto finito perché affascinato dall’aspetto creativo. In effetti stavo cercando una nuova sfida imprenditoriale, un marchio da rilevare e rilanciare, quando si è presentata la rara opportunità di acquisire Schneiders, un marchio con una lunga tradizione, costruito sull’utilizzo di tessuti naturali, sulla realizzazione di prodotti funzionali e duraturi e su valori molto vicini ai nostri.
Qual è stata la vostra priorità nel rilancio del marchio?
Non abbiamo voluto reinventare Schneiders ma proteggere quello che lo aveva reso speciale, riportandolo al centro. Abbiamo riscoperto i capi iconici e soprattutto lo spirito originario di un prodotto costruito bene e funzionale. Negli anni l’azienda aveva perso questa identità, seguendo in modo disordinato i bisogni compulsivi di un mercato bulimico e poco attento. L’obiettivo era costruire qualcosa di contemporaneo senza perdere autenticità.
Quanto conta il tessuto nella costruzione di una collezione Schneiders?
Per me tutto parte dal tessuto. Come diceva mio nonno, è




l’elemento che porta un cliente ad avvicinarsi a un capo, a toccarlo e poi a provarlo. Sono cresciuto nel Biellese, nel contesto delle fibre animali che predominano nel mondo invernale. La nostra esperienza ci ha dato grande sicurezza in questo percorso perché ci ha insegnato a riconoscere la qualità. Per questo il contributo di Francesca Fusi, stilista, è stato fondamentale nello sviluppo della collezione estiva. Francesca unisce la sensibilità della creativa a una profonda conoscenza sartoriale e tessile. Mi ha fatto conoscere meglio il mondo delle fibre nobili estive e ci ha aiutato a tradurre il linguaggio di Schneiders in una stagione diversa, mantenendo la stessa coerenza.
Da qui nasce il passaggio “From Loden to Linen”? Esattamente. La scelta del lino, re dei tessuti estivi, è stata naturale. L’idea non era semplicemente rifare l’Hubertus in lino, ma capire se alcuni dei nostri modelli più amati potessero vivere in una nuova stagione. Abbiamo lavorato sull’intera famiglia di capi che aveva definito il rilancio invernale: Hubertus, sahariane, impermeabili leggeri, cappotti packaway, trachten e altri modelli iconici. Volevamo dimostrare che la forza di questi capi non dipende soltanto dal tessuto in cui sono nati, ma dalle caratteristiche del loro disegno.
“OGGI C'È UNA FORTE
RISCOPERTA DEL VINTAGE E DI CAPI CHE FINO A POCO TEMPO FA VENIVANO CONSIDERATI DATATI O NOIOSI. DOPO ANNI DI MODA
URLATA, FAST FASHION E LOGHI ECCESSIVI, MOLTE PERSONE SONO ALLA RICERCA DI AUTENTICITÀ, QUALITÀ E SOSTANZA”
GIOVANNI SCHNEIDER
Che ruolo ha avuto tuo padre in questo percorso?
Un ruolo fondamentale. Mio padre ha una sensibilità molto legata alla tradizione e una memoria straordinaria del prodotto. È stato lui a recuperare molti capi d’archivio e a ricordarci dettagli che rischiavano di andare perduti. Il dialogo tra noi è stato prezioso perché ci ha aiutato a capire cosa fosse davvero essenziale e cosa invece potesse essere reinterpretato.
In che modo la collezione estiva dialoga con quella invernale?
Con grande continuità, quasi un’evoluzione naturale. La collezione invernale aveva riaffermato l’identità di Schneiders.



L’estivo dimostra che quella stessa identità può esprimersi attraverso materiali, pesi e situazioni diverse senza perdere credibilità. C’è molta più coerenza di quanto possa sembrare a prima vista.
La spring-summer 2027 riporta il capospalla al centro del guardaroba. Perché?
Oggi, trasversalmente a tutte le generazioni, le persone tendono a vestirsi in modo sempre più casual. Oscar Wilde diceva: “You can never be too overdressed”. Oggi sembra quasi il contrario: siamo nell’epoca dell’underdressed. E l’estate è forse il momento in cui questo si vede di più: jeans, t-shirt, abbigliamento molto essenziale. Proprio per questo abbiamo ripensato il capospalla non solo come oggetto funzionale per proteggere, ma come un accessorio che dona immediatamente carattere ed eleganza.
Oggi molti marchi inseguono una crescita veloce. Voi sembrate seguire una strada diversa. Perché crediamo molto nella pazienza. Schneiders è un progetto che vogliamo costruire nel tempo, senza fretta. Crescere troppo velocemente spesso significa perdere di vista ciò che si è. Noi preferiamo fare un passo alla volta, lavorando sul prodotto, sulla distribuzione e sulla qualità delle relazioni. Il marchio porta il mio cognome e questo, inevitabilmente, mi rende ancora più attento. Non sentiamo il bisogno di accelerare. Sentiamo piuttosto la responsabilità di fare le cose bene.
Quando hai capito davvero il valore di Schneiders? Quando ho iniziato a indossare i capi ogni giorno. Abbiamo tutti armadi pieni di vestiti, ma alla fine utilizziamo sempre le stesse quattro o cinque cose. Quelle che funzionano davvero. È successo anche a me con l’Hubertus e con altri modelli della collezione. Sono diventati parte della mia quotidianità. È stato allora che ho capito il vero valore di Schneiders: non quando qualcuno me lo ha raccontato, ma quando ho iniziato a viverlo.
“FRANCESCA FUSI HA AVUTO L’INTUIZIONE DI TRASFORMARE IL CAPOSPALLA IN UN VERO ACCESSORIO, CAPACE DI DARE CARATTERE A UNO STILE E DI DIVENTARE IL PRIMO CAPO CHE CERCHI NELL’ARMADIO, NON L’ULTIMO CHE AGGIUNGI PRIMA DI USCIRE” GIOVANNI SCHNEIDER


Un racconto di stile essenziale e contemporaneo, dove precisione, materia e identità si incontrano. Tra rigore estetico e autenticità urbana, la nuova visione del menswear guarda oltre le tendenze per costruire capi destinati a durare
di Sara Fumagallo

Sottrazione. Questa è la parola da cui è partito PSIDE, il brand di Federico Provenza che fonde la precisione della manifattura italiana con un approccio tecnico e contemporaneo, costruendo capi essenziali dove forma e funzione procedono in perfetto equilibrio. Eliminare il superfluo per lasciare spazio a ciò che resta nel tempo. Ogni dettaglio è misurato, controllato, tracciabile: dalla scelta dei materiali alle cuciture Signature Stitch da 5 mm, elemento distintivo che traduce la qualità in linguaggio silenzioso. Nessun eccesso, nessun logo invasivo, solo costruzione impeccabile e ricerca estetica. OFFSTAGE, la FW 26/27 della label, riflette sul lato più autentico della moda, quello che nasce lontano dai riflettori. Una nuova idea di menswear contemporaneo, più disciplinato, essenziale e destinato a durare oltre le stagioni.
pside.it


Instagram: pside_official gogutsa.com Instagram. @gogutsaofficial



Ispirato a una nonna georgiana il cui silenzioso talento artigianale si è trasformato in un’eredità duratura, GOGUTSA intreccia memoria, cultura e contemporaneità. Fondato da Maia Gorgiladze e Mariam Midelashvili, il brand menswear porta il nome della donna che, con disciplina e precisione, cuciva ogni giorno senza mai avere la possibilità di diventare designer. Oggi quella dedizione rivive in collezioni essenziali, costruite su silhouette pulite, dettagli raffinati e un’estetica senza tempo. Nato a Tokyo, il primo progetto si ispira alla filosofia giapponese del wabi-sabi, celebrando la bellezza dell’imperfezione e della semplicità. La nuova collezione, presentata durante l’edizione estiva 2026 di Pitti Uomo, unisce quiete e movimento, rigore e morbidezza, dando forma a un guardaroba pensato per l’uomo contemporaneo. Un menswear autentico e sofisticato.

Un’inchiesta sul beachwear nel sistema del luxury-premium. Tra estetiche mediterranee, ricerca sui materiali e affermazione del resortwear come linguaggio del lifestyle contemporaneo
di Valeria Oneto
C’è stato un momento, negli ultimi anni, in cui il beachwear maschile ha lasciato la dimensione stagionale per diventare uno dei territori più interessanti del lusso contemporaneo. Il costume da bagno oggi concentra moda, viaggio, leisure e lifestyle in un unico oggetto, seguendo l’evoluzione del guardaroba uomo verso codici più rilassati e trasversali. I numeri confermano questa traiettoria. Il mercato globale dello swimwear ha raggiunto nel 2026 i 24,1 miliardi di dollari, con una crescita prevista fino a 41,7 miliardi entro il 2035 e un incremento medio superiore al 6% annuo (Global Market Insights, 2026). Parallelamente il segmento luxury e premium continua a espandersi, spinto dal turismo alto di gamma e dalla crescita del resortwear come categoria lifestyle (Intel Market Research, 2026). Sul piano estetico il cambiamento è netto. Le silhouette si accorciano, le linee si puliscono, le palette si spostano verso tonalità mediterranee più desaturate. Le texture diventano centrali, così come i tessuti tecnici evoluti e le costruzioni più curate. In questo passaggio Orlebar Brown ha avuto un ruolo decisivo, introducendo il concetto di tailored swim short e avvicinando il beachwear a una logica sempre più sartoriale. L’Italia occupa una posizione centrale in questa evolu-
1 Come definireste oggi il costume da bagno maschile all’interno del vostro brand: prodotto stagionale, estensione del ready-to-wear oppure vero e proprio codice identitario della vostra visione creativa?
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Quali sono stati i cambiamenti più rilevanti negli ultimi anni nella costruzione del costume da bagno maschile, in termini di fit, lunghezze, materiali e funzione tra sport, lifestyle e lusso?

TREVOR HARDY chief marketing officer ORLEBAR BROWN
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Che ruolo riveste oggi la categoria swimwear maschile all’interno del vostro fatturato complessivo e come è evoluta negli ultimi tre anni?
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Quali sono oggi i principali mercati per il vostro beachwear maschile e quali dinamiche ne determinano la forza tra cultura del mare, flussi turistici, posizionamento di prezzo e struttura distributiva?
zione. Il beachwear italiano lavora su un immaginario preciso, fatto di Capri, Portofino, Forte dei Marmi, Sardegna e Riviera. Un’estetica che tiene insieme eleganza e naturalezza, e che continua a rappresentare uno dei codici più riconoscibili del lusso globale. A questo si sommano un know-how manifatturiero solido, una forte attenzione ai materiali e una crescente sensibilità verso sostenibilità e qualità costruttiva. Anche Pitti Uomo ha intercettato con chiarezza questa trasformazione, consolidando il resortwear tra le categorie più rilevanti del menswear contemporaneo. Dentro questo scenario si inseriscono i brand protagonisti delle interviste raccolte in questo approfondimento. Kampos interpreta il versante eco luxury del settore. Orlebar Brown resta il riferimento internazionale del tailored beachwear. Vilebrequin mantiene la sua identità iconica legata al lusso balneare europeo. Gassa d’Amante costruisce un racconto mediterraneo più autentico e nautico. MC2 Saint Barth continua a leggere il beachwear come universo lifestyle globale, immediato e riconoscibile. Mentre BELL SURF mixa la cultura surfista australiana con il design europeo. Sei visioni diverse, un unico punto di convergenza. Il beachwear contemporaneo si muove sempre più tra lusso, ricerca materica e nuove estetiche del lifestyle globale
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Quanto incide oggi il patrimonio estetico del brand nelle collezioni swimwear e quale equilibrio si ricerca tra riconoscibilità e innovazione?
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Quali sono oggi le priorità nella selezione dei materiali, tra performance, sostenibilità, riciclo e ricerca tessile? In che misura queste scelte incidono sulla struttura dei costi?
la sartoria e lo spirito leggero dell’estate. Molti brand maschili trattano il beachwear come una categoria complementare; qui, invece, il costume rappresenta il cuore stesso del marchio. Il linguaggio dei nostri swim short definisce ancora oggi tutto ciò che realizziamo, mentre l’immaginario della vacanza continua a guidare contenuti, comunicazione ed esperienza del cliente. Anche con l’evoluzione verso un ready-to-wear più completo, il modello Bulldog resta il pezzo iconico che, a nostro avviso, ogni gentleman dovrebbe avere nel guardaroba.
2Ogni maison nasce da un’intuizione precisa. Per Orlebar Brown è stata quella di creare uno short pensato per nuotare, costruito però con il rigore del-
Il cambiamento più evidente riguarda la libertà con cui oggi l’uomo interpreta il proprio stile balneare. Cresce il desiderio di sperimentare tra volumi, lunghezze, colori e stampe diverse, adattando il costume alla destinazione e ai diversi momenti della giornata. Se un tempo il guardaroba maschile seguiva codici più rigidi, oggi l’approccio è decisamente più fluido: lo stesso uomo può alternare uno short asciutto e impeccabile a silhouette più rilassate o a modelli
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Come si articola oggi il mix distributivo tra wholesale, retail diretto ed e-commerce e quale ruolo gioca la stagionalità nella gestione delle vendite?
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Come immaginate l’evoluzione del costume da bagno maschile nei prossimi cinque anni, tra trasformazioni stilistiche, funzionali e di posizionamento sul mercato?
dal carattere più audace. Resta però centrale la ricerca di un’eleganza naturale, fatta di linee pulite, dettagli raffinati e finiture curate con precisione.
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Oggi lo swimwear rappresenta oltre il 25% del nostro business, rispetto al 30% registrato cinque anni fa. Un equilibrio che riflette perfettamente l’evoluzione del brand: da un lato continuiamo ad ampliare l’universo del costume con nuovi modelli e interpretazioni, dall’altro abbiamo costruito una proposta ready-to-wear sempre più articolata, pensata per accompagnare il cliente durante tutto il viaggio, non soltanto nei momenti trascorsi in spiaggia.
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L’identità estetica di Orlebar Brown resta profondamente legata all’incontro tra sartorialità e spirito vacanziero, un equilibrio che definisce il brand fin dalle origini. Questo linguaggio si rinnova attraverso stampe e motivi ispirati tanto all’immaginario del viaggio quanto all’eleganza maschile più classica, dalle cravatte ai foulard da gentleman. Alla ricerca vi-

ROLAND HERLORY
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Vilebrequin è nata nel 1971 a Saint-Tropez attorno al costume da bagno, e tutto il suo universo ruota ancora oggi intorno all’arte di vivere la spiaggia. Il costume maschile è quindi il centro reale della creazione del marchio. Anche se la collezione si è ampliata verso un guardaroba completo per la spiaggia e il fuori acqua, il costume resta il capo principale, simbolo di libertà e gioia.
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Il confine tra beachwear e lifestyle si è ridotto sempre di più: oggi l’uomo vuole poter fare il bagno, uscire dall’acqua, indossare una camicia di lino e andare a pranzo senza cambiarsi. Per questo proponiamo forme e lunghezze diverse, insieme a materiali differenti, come i costumi in lana con una vestibilità impeccabile, simile a quella di un pantalone sartoriale. Il nostro studio creativo lavora costantemente alla ricerca di nuovi materiali: oltre il 95% della nostra offerta maschile è realizzata con fibre riciclate, senza sacrificare morbidezza, qualità e rapidità di asciugatura.
3
Lo swimwear maschile resta il pilastro storico del nostro fatturato, pari a circa il 50%. È un segmento in crescita, sostenuto dal turismo di alta gamma e dall’allungamento della stagionalità. La nostra clientela viaggia tutto l’anno verso destinazioni di vacanza, e le
collaborazioni artistiche contribuiscono ulteriormente ad aumentare la desiderabilità dei nostri prodotti.
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I nostri principali mercati restano l’Europa del Sud (Francia, Italia, Spagna, Grecia), gli Stati Uniti (in particolare Florida e Hamptons), oltre a Caraibi, Medio Oriente e Cina. I flussi del turismo di lusso definiscono la nostra geografia commerciale. Il posizionamento è alto, ma giustificato da una promessa chiara: un costume durevole con stampe esclusive. Sul piano distributivo, privilegiamo boutique monomarca nelle località balneari più esclusive e una presenza selezionata nei grandi magazzini del lusso a livello globale.
5
Il nostro patrimonio si fonda su stampe esclusive, fantasia, eleganza, sulla complicità padre-figlio e sullo spirito della Saint-Tropez degli Anni ‘70. Allo stesso tempo ci reinventiamo continuamente, migliorando ogni componente del costume attraverso tecniche di stampa di grande precisione e ricami in edizione limitata. Quest’anno introduciamo anche un nuovo tessuto microforato sviluppato in Giappone, che favorisce la traspirazione e si asciuga rapidamente. Il costume Vilebrequin resta sempre riconoscibile, ma saldamente proiettato nella modernità.
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Oggi le nostre priorità restano qualità e durabilità, con un impegno crescente verso la riciclabilità. Siamo profondamente coinvolti nella tutela degli oceani: per noi è un dovere lasciare un pianeta pulito, non un tema di comunicazione. Portiamo avanti iniziative come il riciclo dei rifiuti plastici recuperati dalle reti dei pescatori, trasformati in filati per alcuni costumi tinta unita. La ricerca è continua per sviluppare materiali resistenti a sale, raggi UV e cloro; questo incide sulla struttura dei costi, perché innovare e reperire questi materiali è oneroso, ma il cliente riconosce e accetta questo valore. Offriamo inoltre un servizio di riparazione per prolungare la vita dei costumi, dalla retina interna al cordoncino fino a tasche e finiture.
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La nostra distribuzione si articola tra boutique monomarca, che offrono un’esperienza immersi-

va dell’arte della spiaggia, il wholesale (grandi magazzini e hotel di lusso), che consolida il posizionamento del brand, e l’e-commerce, che garantisce accessibilità ovunque e in qualsiasi momento. La stagionalità si attenua sempre di più, lasciando spazio a una domanda distribuita lungo tutto l’anno, sostenuta dai flussi turistici globali.
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Il futuro del costume da bagno passa attraverso una sempre maggiore eco-responsabilità, la ricerca di nuovi materiali tecnici e performanti, mantenendo però la stessa identità che ci distingue dai nostri concorrenti.

siva si affianca un lavoro rigoroso sui tessuti, dove innovazione tecnica e sviluppo creativo dialogano costantemente per dare vita a capi sempre più distintivi.
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La priorità resta non compromettere mai la qualità del prodotto finale. Per questo collaboriamo strettamente con i nostri partner tessili nello sviluppo di nuovi filati, materiali innovativi e capi pensati per durare nel tempo. Parallelamente, la sostenibilità è diventata imprescindibile, attraverso l’utilizzo di fibre responsabili e riciclate e la collaborazione con aziende impegnate concretamente verso la neutralità carbonica. Un percorso che richiede investimenti importanti, ma che riflette il valore e l’elevata qualità del prodotto offerto al cliente.
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Nei prossimi anni sarà la versatilità a guidare l’evoluzione dello swimwear maschile. Orlebar Brown ha costruito la propria identità attorno all’idea di uno short capace di accompagnare l’uomo dentro e fuori dall’acqua, sofisticato ben oltre il momento del bagno. Oggi il concetto di vacanza è cambiato: al mare si affiancano wellness, sport, outdoor e momenti conviviali. Di conseguenza, anche il costume evolve verso una dimensione più trasversale, tra innovazione nei tessuti, funzionalità e una crescente attenzione a comfort e fitting.

ALESSANDRO VERGANO
ceo & founder KAMPOS
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Per Kampos il costume da bagno maschile è il vero core: un prodotto continuativo che ci identifica e viene riconosciuto tutto l’anno. Racchiude i valori che ci definiscono, estetica mediterranea, qualità italiana e sostenibilità. Da qui si sviluppa l’intera visione del brand.
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Tra i cambiamenti più rilevanti lo studio delle proporzioni e lo sviluppo di tre lunghezze ideali, studiato per adattarsi a esigenze, fisicità e momenti d’uso diversi. Ogni dettaglio è stato studiato nei minimi particolari, unisce estetica e funzionalità: dai materiali leggeri e confortable ad asciugatura rapida, fino a soluzioni pratiche come le dimensioni della tasca, progettata per evitare che fuoriesca il cellulare dalla tasca quando ci si siede.

MASSIMILIANO FERRARI
co-founder & creative director MC2 SAINT BARTH
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Il beachwear rimane il cuore del brand. L’obiettivo è migliorare costantemente non necessariamente essere i migliori, ma continuare a crescere in questa direzione. Accanto a questo, esistono altre categorie importanti, ma il beachwear resta l’origine del progetto, punto di partenza identitario e area su cui si concentra maggiormente lo sviluppo futuro.
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Il cambiamento più significativo riguarda i materiali: la tecnologia consente di sviluppare costumi ad asciugatura rapida, sempre più leggeri, resistenti, performanti e realizzati con fibre riciclate e riciclabili. La sfida principale si gioca proprio sulla materia. Anche le vestibilità sono evolute: si è passati da fit più asciutti e corti a volumi più comodi e rilassati, con lunghezze medie. Un'estetica, premium e lifestyle, ispirata all’heritage Anni ‘80. Reinterpretata però con tecnologie contemporanee, estetica vintage ma performance moderne.
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Lo swimwear maschile rappresenta oggi circa il 40% del fatturato di Kampos ed è la categoria che più identifica il brand. Rimane il cuore del business, con un pubblico trasversale: non solo clienti uomo, ma anche molte donne che lo scelgono come regalo. Negli ultimi anni la categoria ha registrato una crescita costante, grazie alla forte riconoscibilità del prodotto e al posizionamento internazionale del marchio.
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I principali mercati per il nostro beachwear maschile sono oggi Europa, Stati Uniti e Medio Oriente, aree accomunate da una forte cultura legata al mare e al lifestyle resort. La crescita è sostenuta sia dai flussi turistici internazionali sia da un cliente sempre più attento a qualità, design e sostenibilità. Anche la distribuzione selettiva e il posizionamento premium del brand contribuiscono a rafforzarne la presenza nei mercati chiave.
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Il patrimonio estetico del brand è centrale nelle nostre collezioni swimwear, si riflette nei richiami continui al Mediterraneo, nei colori e nelle stampe ispirate alla natura. L’obiettivo è mantenere una forte riconoscibilità del prodotto, introducendo al tempo stesso nuove palette, dettagli e soluzioni tecniche ci permettono di evolvere in modo coerente e contemporaneo.
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La selezione dei materiali parte sempre da qualità, performance e sostenibilità. Utilizziamo tessuti riciclati e leggeri, capaci di garantire comfort, resistenza e asciugatura rapida, senza rinunciare all’estetica. Sono scelte che incidono sulla struttura dei costi, ma rappresentano un investimento
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Lo swimwear maschile rappresenta circa il 2627% del fatturato ed è cresciuto significativamente negli ultimi anni, pur all’interno di un portafoglio sempre più diversificato. Rimane una delle categorie chiave del brand e uno dei suoi principali punti di forza. È qui che avviene la avviene la maggiore sperimentazione, con il mercato spesso pronto a recepirne le evoluzioni: un vero e proprio laboratorio creativo.
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Il prodotto è concepito come un vero “holiday wear”. Non a caso la società si chiama proprio così, “Holiday Wear”: vogliamo creare abbigliamento pensato per il tempo libero, quando senza il dress code, si indossa qualcosa di rilassato. Che si tratti di mare, montagna o weekend fuori città, il denominatore comune resta il tempo dedicato a sé stessi. In questo contesto, Saint Barth diventa un riferimento simbolico dell’immaginario della vacanza. Tra le priorità c’è quella di mantenere un rapporto qualità-prezzo corretto, basato sulla fiducia con il cliente: offrire un prodotto premium dal design contemporaneo a un prezzo coerente
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Il lavoro dell’ufficio stile è quello di bilanciare costantemente riconoscibilità e innovazione. Creando prodotti iconici, riconoscibili, non per il logo ma per lo stile. Quando un capo è identificabile senza bisogno del brand visibile significa che l’identità è forte; se invece il logo è indispensabile, il dna creativo rischia di indebolirsi.
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La sostenibilità non è più un elemento distintivo, ma un prerequisito. Una sorta di “patente” per chi produce abbigliamento. Non più un valore da rivendicare, bensì una base strutturale del settore. Le vere differenze si giocano su stile, performance, gusto e prezzo. Sul piano economico, rappresenta però un costo che il
coerente con il posizionamento e con le aspettative di un consumatore sempre più consapevole.
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Oggi il nostro mix distributivo è concentrato principalmente tra retail , che rappresenta circa l’86% del business, e l’e-commerce. Negli anni, però, l’online ha registrato una crescita costante, passando dal 3% fino al 14% nel 2026. Il canale wholesale è invece l’area su cui ci stiamo strutturando maggiormente quest’anno, attraverso una rete selezionata di hotel e partner in linea con il posizionamento del brand.
8 Nei prossimi anni il costume da bagno maschile sarà sempre più versatile, da indosare in spiaggia ma anche come parte del lifestyle estivo e resort. Crescerà l’attenzione verso materiali innovativi e sostenibili, senza perdere leggerezza e performance. Il posizionamento sarà più premium, con clienti alla ricerca di prodotti distintivi, durevoli e identitari.

consumatore, soprattutto giovane, è sempre più disposto ad accettare perché percepito come coerente e necessario.
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Aspiriamo una struttura pienamente omnichannel, con un equilibrio tra wholesale, retail ed e-commerce. Oggi il mix si attesta intorno al 40% wholesale, 30% retail e 30% online, con una crescita più dinamica nei canali diretti. Il gruppo conta 86 negozi, di cui 37-38 in Italia. La strategia privilegia la prossimità al cliente rispetto alla dimensione degli store: meglio essere presenti e accessibili che dispersivi. Rimane forte la stagionalità, con l’estivo che pesa circa il 70% del business, anche se l’invernale sta crescendo costantemente e contribuisce a una relazione più continua con il cliente.
8 L’ambizione è che i prodotti restino attuali nel tempo: tecnologici e solidi nella tenuta stilistica. Un beachwear essenziale, dai volumi e lunghezze maggiori, ispirati al surf e pre-surf. Il costume diventa trasversale, perfetto nel post-spiaggia, per l’aperitivo ma anche per la quotidianità urbana.


ANDREA RAPETTI co-founder GASSA D’AMANTE
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Per Gassa d’Amante il costume da bagno è molto più di un prodotto stagionale: è il punto di partenza della visione creativa e il capo che esprime al meglio l’identità del brand. Viene concepito come elemento lifestyle, pensato per accompagnare tutta la giornata estiva, dalla spiaggia al lungomare, dal pranzo all’aperitivo. E integrarsi naturalmente con camicie in lino, polo in maglia e t-shirt nel guardaroba estivo contemporaneo.
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Dalla nascita del brand, l’evoluzione del prodotto si è concentrata su fit e proporzioni, con l’obiettivo di una vestibilità sempre più equilibrata e trasversale. Anche la lunghezza è stata affinata nel tempo per trovare un compromesso tra comfort, eleganza e contemporaneità. Sul fronte materiali, la scelta è rimasta coerente: poliestere riciclato di alta qualità, progressivamente migliorato in leggerezza e performance. Oggi il costume non è più solo tecnico o sportivo, ma un capo lifestyle versatile ed elegante.

PAOLO MUCCIFORA & LUCIA BLONDI creative directors BELL SURF
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Per BELL il costume da bagno non è una semplice categoria di prodotto, ma uno dei codici fondanti del brand. Nasce dall’esperienza nel surf e nella progettazione di articoli per il mare, e trova nel boardshort l’incontro tra performance, funzionalità ed estetica contemporanea. È un capo pensato per accompagnare l’uomo dal mare alla città.
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Negli ultimi anni il consumatore ha sviluppato una forte richiesta di versatilità. In questo contesto si inserisce il ritorno del boardshort contemporaneo, di cui il 17-inch del brand è diventato un simbolo: una lunghezza equilibrata, capace di garantire comfort, libertà di movimento ed eleganza. Parallelamente, i materiali si sono evoluti verso soluzioni più leggere, elasticizzate e performanti, integrando sport, lifestyle e dimensione premium.
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Lo swimwear rappresenta ancora oggi il cuore del business, con oltre l’80% del fatturato. Accanto a questo, il brand ha ampliato l’offerta con accessori e capi lifestyle come polo e t-shirt, ma il costume resta il prodotto simbolo. La sua crescita ha seguito l’evoluzione dell’azienda, contribuendo al consolidamento della presenza sia in Italia sia nei principali mercati europei.
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L’Italia è il mercato principale, seguita dalla Francia, oggi sempre più strategica per il brand. Ottimi riscontri arrivano anche da Grecia, Benelux, Portogallo, Germania, Austria e Svizzera. Il successo si basa su una combinazione di fattori: cultura mediterranea del mare, posizionamento accessibile ma premium, distribuzione selettiva e un’estetica autenticamente italiana riconosciuta anche all’estero.
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L’identità estetica è uno degli asset centrali del brand. L’approccio non segue le tendenze del momento, ma punta a costruire un linguaggio visivo riconoscibile e duraturo. L’innovazione è costante, ma sempre coerente con i valori del marchio. L’obiettivo è creare prodotti riconoscibili per stile, proporzioni e gusto prima ancora che per il logo, attraverso geometrie pulite, eleganza senza tempo e una palette cromatica distintiva.
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La sostenibilità è parte fondante del progetto sin dall’inizio, con l’adozione precoce di tessuti in poliestere riciclato. La selezione dei materiali privilegia qualità, durata, comfort e responsabilità ambientale, anche a fronte di un inevitabile impatto sui costi. Accanto a questo, il brand sviluppa soluzioni innovative come tinture naturali ottenute da agrumi e ortaggi, realizzate in Italia con processi specializzati.
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Il canale wholesale resta il principale e continua a crescere, affiancato da un e-commerce in forte sviluppo che am-
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Lo swimwear rappresenta circa il 35% del fatturato. Pur essendo un brand relativamente giovane nel fashion system, BELL affonda le sue radici in oltre 35 anni di esperienza nel surf e nello sviluppo di prodotti tecnici per il mare. Il boardshort resta uno dei principali strumenti attraverso cui viene raccontata l’identità del marchio.
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I principali mercati sono Italia, Francia, Spagna e Portogallo, insieme a Paesi con forte cultura oceanica come Stati Uniti e Australia. La crescita è sostenuta dall’incontro tra cultura del mare, flussi turistici internazionali e una crescente attenzione a uno stile di vita attivo e autentico.
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Il patrimonio estetico del brand è centrale in ogni collezione. L’approccio non segue le tendenze, ma punta a costruire prodotti destinati a durare nel tempo. L’evoluzione avviene attraverso materiali, dettagli e innovazione tecnica, più che tramite l’adesione al ciclo rapido della moda.
6
La performance resta il punto di partenza: comfort, libertà di movimento, asciugatura rapida e durabilità. Accanto a questo, il brand investe nella ricerca tessile e in progetti come Water Zero, orientati alla riduzione dell’impatto ambientale. La sostenibilità viene intesa soprattutto come qualità e longevità del prodotto.
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Il wholesale rappresenta circa il 75% del business, affiancato da e-commerce e retail diretto. La sta-
plia la presenza internazionale. Il 2026 segna inoltre l’ingresso nel retail diretto con i primi store monomarca. La stagionalità rimane rilevante, con il periodo marzo-settembre che concentra la maggior parte delle vendite, anche se l’ampliamento delle categorie sta rendendo il business sempre più continuo.
8 Il futuro del costume maschile si muove verso un equilibrio tra eleganza, comfort e versatilità. Cresce la domanda di capi adattabili a contesti diversi, con forte attenzione a sostenibilità, qualità e identità di marca. L’obiettivo è sviluppare una proposta contemporanea che interpreti l’estetica delle località balneari italiane, rafforzando il posizionamento del brand nel segmento premium accessibile del beachwear internazionale.

gionalità rimane un fattore rilevante, anche se cresce la domanda di prodotti trasversali, adatti all’uso durante tutto l’anno tra viaggio e tempo libero.
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Il costume da bagno è destinato a evolvere verso una dimensione sempre più ibrida tra performance e lifestyle. Si andrà verso tessuti più avanzati, costruzioni più leggere e una maggiore attenzione alla durabilità. Per BELL, il futuro non è inseguire le mode, ma sviluppare prodotti più versatili e autentici, mantenendo saldo il legame con il mare.


Al civico 176, sotto i portici dell'antica "piazza reale dei Savoia", esiste un luogo in cui tradizione torinese e visione contemporanea vivono in sinergia. Questa è la storia di eleganza di Y Piazza San Carlo
di Sara Fumagallo
Nel cuore di Torino, Y Piazza San Carlo rappresenta oggi una delle realtà più interessanti del menswear italiano. Nato dalla volontà di raccogliere l’eredità di uno storico indirizzo cittadino e reinterpretarla in chiave contemporanea, il progetto unisce cultura sartoriale, ricerca e una precisa idea di eleganza maschile. Ne abbiamo parlato con il fondatore Piero Sacchi
Ci racconti la storia di Y Piazza San Carlo. Nel 2019 arrivò una notizia che lasciò attonita Torino: Olympic, storico punto di riferimento per generazioni di famiglie torinesi, avrebbe cessato la propria attività. Per me fu uno di quei treni che passano una sola volta nella vita. Pur essendo già titolare di altre boutique di fascia alta, avevo compreso che le piazze più piccole, dove erano situate, soffrivano profondamente la contrazione del mercato. Dopo una breve trattativa con la precedente proprietà, che non andò a buon fine per diverse ragioni, riuscii comunque a ottenere il contratto d’affitto dello spazio. A quel punto era chiaro che tutto dovesse essere nuovo, a partire dal nome. Grazie al supporto di un creativo - che ancora oggi ringrazio - nacque “Y”. Io vi lessi immediatamente un richiamo simbolico a “Olympic”: quella Y centrale, quasi custodita nel cuore del nome, mi sembrò il perfetto ponte tra passato e futuro. Per ragioni di registrabilità aggiungemmo poi “Piazza San Carlo”, scelta che non solo valorizza la posizione prestigiosa della boutique, ma rende anche omaggio a un altro storico negozio torinese che aveva da poco chiuso.
Quale idea di eleganza maschile vuole rappresentare oggi a Torino? Oggi possiamo dirlo senza falsi pudori, il nostro progetto piace, e anche tanto. Non ci siamo limitati a proporre un’eleganza classica e raffinata, ma abbiamo voluto abbracciare linguaggi più contemporanei, introducendo nuovi volumi e mixando codici differenti con equilibrio. In fondo, le due anime del nostro nome convivono proprio così: da una parte la tradizione sartoriale, dall’altra una sensibilità moderna capace di dialogare con il presente.


Chi è il cliente tipo della boutique? Registra anche un passaggio straniero?
La nostra clientela copre fasce d’età molto ampie e nessuno si sente escluso dal mix che proponiamo. Molti descrivono la visita nel nostro store come un’esperienza stimolante. Oggi non è più così frequente trovare boutique multibrand strutturate nelle grandi città e la nostra proposta, particolarmente ampia e articolata, colpisce positivamente chi entra. Il consumatore internazionale, in particolare, rimane spesso sorpreso: molti stranieri ci raccontano di programmare nuove visite in Piemonte anche con l’idea di tornare da noi. Questo ci rende molto orgogliosi. All’inizio temevo che un’immagine troppo classica potesse essere percepita come “vecchia”. Per questo abbiamo lavorato molto sulla contaminazione tra innovazione e quei codici che rappresentano l’eleganza senza tempo. Il risultato è un equilibrio trasversale.
Offre servizi su misura o esperienze dedicate al cliente? Coltiviamo silenziosamente un’ambizione comune. Quella di contribuire a educare nuovamente al buon gusto, che negli ultimi anni è stato un po’ sacrificato da certe correnti di pensiero. Crediamo che il cliente meriti attenzione, racconto e cultura del prodotto. Per questo non siamo grandi sostenitori dei department store né dell’e-commerce come unica esperienza d’acquisto. Ogni capo, anche il più commerciale, deve essere raccontato, contestualizzato, valorizzato attraverso gli abbinamenti e il modo in cui viene interpretato. Solo così può diventare davvero personale e non banale. A completare questo percorso c’è la nostra forte attitudine sartoriale, che si esprime attraverso il servizio su misura, oggi sempre più richiesto. Dalla camicia all’abito, fino alla scarpa, proponiamo un’esperienza completa costruita intorno alla persona.
Se dovesse definire Y Piazza San Carlo in poche parole, quali sceglierebbe?
Direi che siamo profondamente sabaudi, e ne andiamo fieri. Non crediamo alle t-shirt nei meeting di lavoro, preferiamo un doppio petto portato con naturalezza e disinvoltura. Se dovessi riassumerci in una frase, direi che siamo attenti alle cose giuste, nel posto giusto.
Brand bestseller: Alberto Fasciani, Alden, Alessandro Gherardi, Autry, Boglioli, Briglia 1949, Caruso, Crockett & Jones, Department 5, Dondup, Doucal’s, Filippo De Laurentiis, Incotex, John Lobb, Kired, Kiton, Malo, Manifattura Ceccarelli, Montecore, Moorer, Morph Parfum, Piacenza 1733, Sonrisa, Tagliatore, Tricker’s, Valsport, Zanone PANORAMICA
Nome boutique: Y Piazza San Carlo
Titolare: Piero Sacchi
Indirizzo: piazza San Carlo, 176 Torino (10121) Mq: 700 Sito web: ypiazzasancarlo.it



Marcus Klaar, ceo & co-owner e Måns Nelson, co-owner
Fondata a Stoccolma nel 1949, Lund & Lund continua a evolvere il concetto di retail maschile combinando heritage, made-to-measure e una visione contemporanea dello shopping. Tra boutique fisica e digitale
di Cristiano Zanni
In un momento in cui il retail di moda ridefinisce continuamente il proprio equilibrio tra digitale ed esperienza fisica, Lund & Lund rappresenta un esempio di continuità e trasformazione.
Fondata a Stoccolma nel 1949, la boutique svedese ha attraversato oltre 70 anni di evoluzione mantenendo intatta la propria identità: un approccio sartoriale, una selezione curata e una forte relazione con il cliente. Oggi il negozio di Sturegatan, Stoccolma, è una vera e propria destinazione per una clientela internazionale che alterna acquisti online e visite in boutique, alla ricerca di autenticità, servizio e qualità. Tra made-to-measure, heritage e contemporaneità, Lund & Lund racconta anche come sia cambiato il modo di acquistare moda maschile, sempre più frequente, trasversale e legato al piacere personale. Ne abbiamo parlato con Marcus Klaar, ceo & co-owner e Måns Nelson, co-owner.
Potreste raccontarci brevemente la vostra storia? Quando e dove è iniziato tutto?
Lund & Lund è stata fondata nel 1949 da Hans e Jesper Lund, offrendo un servizio di sartoria su misura in Sturegatan 10, a Stoccolma.
L’attuale sede di Sturegatan 12 è stata inaugurata nel 1963 e da allora propone un’ampia selezione di capi ready-to-wear e made-to-measure. Oggi cerchiamo di offrire un mix eclettico di heritage, contemporaneo e su misura.
Quanto è importante il canale online rispetto al negozio fisico?
L’online e il made-to-measure stanno crescendo enormemente, ma il negozio fisico resta estremamente importante, forse oggi persino più di prima, perché anche il cliente online desidera vivere l’atmosfera del punto vendita. Se ne ha l’opportunità, il negozio diventa una vera e propria “destinazione” da visitare.
Quali tendenze state osservando nella moda e nel comportamento d’acquisto dei vostri clienti? È cambiato qualcosa negli ultimi anni?


Sì, è cambiato rapidamente. Le tendenze vanno e vengono. Anche gli uomini oggi amano fare shopping in modo più continuo e abbiamo molti clienti che acquistano sia in negozio sia online diverse volte al mese. Non comprano più solo quando ne hanno bisogno, ma amano concedersi nuovi capi con maggiore regolarità, che si tratti di un paio di sneakers o di un abito.
Offrite servizi pensati per fidelizzare i clienti?
Abbiamo sempre cercato di costruire relazioni di lungo periodo con i nostri clienti e credo sinceramente che questo sia uno dei motivi principali per cui siamo ancora qui oggi. Attualmente, il nostro servizio made-to-measure è un chiaro esempio del fatto che non puntiamo semplicemente a concludere una vendita, ma accompagniamo e aiutiamo il cliente nella ricerca dei capi più adatti.
Quali sono i prossimi passi o i progetti futuri del negozio?
Continuiamo a sviluppare il nostro sito web e il contenuto del negozio fisico cambia regolarmente per soddisfare il cliente e offrirgli nuove idee, così che possa trovare qualcosa che gli piaccia e abbia piacere di tornare. Sia sul webshop sia nel punto vendita fisico.
Nome boutique: Lund & Lund
Titolari: Marcus Klaar and Måns Nelson
Indirizzo: Sturegatan 12, 114 36 Stockholm
Mq: 75 Sito Web: lundochlund.com
Brand bestseller: Montecore, 100 Hands, Boglioli, Caruso, Doriani, Drake´s, Felisi, Jacob Cohen, Luigi Borrelli, Lund & Lund, Paraboot, Ring Jacket, Trudon




Tra rallentamenti globali, guerre e turbolenze finanziarie, i colossi del lusso francesi cercano il recupero mentre i gruppi italiani consolidano leadership, marginalità e desiderabilità

Il lusso francese prova a rialzare la testa. Quello italiano, invece, sembra già aver trovato il passo giusto. I numeri del primo trimestre 2026 raccontano una geografia sempre più interessante del settore high-end globale: da una parte i grandi conglomerati francesi impegnati a difendere margini e rilanciare brand storici in un contesto geopolitico complicato; dall’altra le maison italiane che, pur senza immunità dalle turbolenze internazionali, continuano a mostrare dinamismo, capacità di execution e una sorprendente solidità.
LVMH tiene, ma non basta più LVMH resta il gigante assoluto del comparto con 19,1 miliardi di euro di ricavi nel trimestre, ma il calo del 6% a cambi correnti e la crescita organica limitata all’1% confermano che la macchina perfetta costruita da Bernard Arnault sta attraversando una fase più complessa. Il Medio Oriente pesa, eccome: la direttrice finanziaria Cécile Cabanis ha parlato apertamente di crolli delle vendite tra il 30% e il 70% nei negozi della regione durante gli scambi di missili e droni. Eppure, nel lusso la resilienza conta quasi quanto la crescita. Ed è proprio su questo che LVMH continua a fare leva. Louis Vuitton e Dior rimangono i pilastri del gruppo, con il debutto dei primi prodotti firmati Jonathan Anderson che sembra aver già
acceso entusiasmo soprattutto in Cina. Loro Piana continua a correre a doppia cifra, Tiffany e Bulgari brillano nella gioielleria, mentre gli orologi restano il punto debole. Il problema, semmai, è che il mercato oggi pretende molto più della semplice tenuta. Pretende accelerazione.
Prada, la forza della disciplina Ed è qui che l’Italia inizia a fare davvero la differenza. Perché mentre i francesi parlano di “graduale miglioramento”, Prada e Moncler mettono sul tavolo risultati concreti. Il gruppo guidato da Andrea Guerra chiude il trimestre con ricavi in crescita del 6% a 1,4 miliardi di euro, dimostrando ancora una volta di saper governare la transizione da fase esplosiva a maturità senza perdere desiderabilità. Miu Miu rallenta, è vero, ma dopo trimestri da crescita quasi irripetibile. Prada torna positiva, sostenuta dal full price e dal recupero dell’Asia. E soprattutto il gruppo continua a trasmettere un messaggio fondamentale: controllo. Controllo del prodotto, della distribuzione, dell’identità. Un elemento che oggi vale quasi più del marketing. Anche Versace, ancora nel pieno della sua integrazione nel gruppo, viene gestita senza fretta e senza isterie finanziarie. Una scelta controcorrente rispetto alla tradizionale ossessione del lusso per la performance immediata.




Moncler e il lusso come linguaggio culturale
Ancora più significativa la prova di Moncler. Nel trimestre il gruppo di Remo Ruffini cresce del 6%, battendo le attese degli analisti e soprattutto distinguendosi nettamente rispetto ai competitor francesi. Moncler e Stone Island continuano a parlare alle community globali con un linguaggio culturale prima ancora che commerciale. E non è un dettaglio. Nel lusso contemporaneo la forza di un brand non si misura più soltanto nella capacità di vendere borse o piumini, ma nella sua rilevanza simbolica. Moncler questo lo ha capito prima di molti altri. E infatti, mentre i flussi turistici rallentano e il Medio Oriente frena i consumi, il gruppo continua a crescere in Asia grazie alla domanda cinese e coreana.
Kering e il rebus Gucci
Kering, invece, resta nel mezzo del guado. La lenta risalita è reale, ma Gucci continua a pesare come un macigno. Il gruppo ha avviato una riorganizzazione profonda, ha ridefinito le divisioni interne e punta forte su gioielleria ed eyewear. I segnali incoraggianti non mancano: Boucheron vola, Pomellato cresce, Balenciaga recupera terreno. Ma il nodo Gucci resta centrale. Il debutto delle nuove collezioni firmate Demna sembra aver generato una buona risposta soprattutto negli Stati Uniti, ma in Cina la ripresa appare ancora fragile. E nel lusso globale di oggi non è più semplicemente un mercato: è il termometro emotivo dell’intero settore.
Il nuovo equilibrio del lusso globale
La sensazione, osservando questi trimestri, è che il lusso francese stia lentamente uscendo dalla fase difensiva iniziata nel 2024. Ma l’Italia, nel frattempo, ha cambiato marcia. Non solo perché cresce di più o perde meno, ma perché sembra aver trovato un equilibrio più moderno tra creatività, disciplina industriale e gestione del brand. I francesi restano potentissimi, naturalmente. Hanno scala, distribuzione globale e una capacità finanziaria senza paragoni. Ma oggi il lusso italiano appare più agile, più contemporaneo e soprattutto più vicino ai nuovi consumatori internazionali. Consumatori che cercano sì esclusività, ma anche autenticità, cultura e identità. Ed è proprio qui che il made in Italy continua ad avere un vantaggio competitivo difficilmente replicabile. Le maison italiane sembrano oggi più capaci di interpretare un lusso meno urlato e più sofisticato, dove artigianalità, prodotto e coerenza contano più dell’effetto logo. Una direzione che piace soprattutto ai consumatori più giovani e ai clienti alto spendenti asiatici, sempre più sensibili alla dimensione culturale dei brand. Non significa che il dominio francese sia finito. Al contrario: LVMH e Kering restano colossi con una potenza finanziaria e distributiva senza eguali. Ma il 2026 segna un cambio di percezione importante. Per la prima volta dopo anni, non è più scontato che l’innovazione e l’energia creativa arrivino soltanto da Parigi. Ed è forse proprio qui la vera differenza del 2026: i francesi stanno ancora lavorando per tornare al centro della scena. Gli italiani, invece, ci sono già.

Il negozio multibrand in Italia è un canale centrale per la distribuzione, ma dietro la sua capillarità emerge un quadro sempre più fragile. Ecco i dati raccolti dall’Osservatorio Fashion Bank
a cura della Redazione
La solidità finanziaria dei multimarca si sta progressivamente indebolendo. A maggio 2026 la solvibilità media delle imprese attive nel canale si attesta al 66,35%, in calo rispetto al 69,88% registrato a giugno 2025 e al 67,78% di dicembre. Il dato arriva da un monitoraggio continuativo su un panel esteso, che nel report prende in esame circa 40 mila punti vendita italiani tra abbigliamento, calzature, accessori, bimbo e sport, nei segmenti Exclusive High, Best, Premium e Good. Un campione che fotografa la parte più rappresentativa del mercato, sia per volumi che per rilevanza commerciale. Il problema non riguarda solo la solvibilità. Anche i tempi di pagamento indicano una pressione crescente sulla filiera. Nel wholesale moda i valori medi si collocano oltre i cento giorni: 105,62 nel Nord Ovest, 103,84 nel Nord Est, 111,24 al Centro e 121,66 nel Sud e Isole. In pratica, una quota crescente di operatori lavora con esposizioni commerciali che si allungano ben oltre i termini contrattuali, trasformando il credito concesso dai brand in un rischio latente. La fotografia territoriale conferma la forza numerica del canale, ma anche la sua disomogeneità. La Lombardia concentra il 12% dei punti vendita del campione e il 18% degli acquisti, seguita da Campania, Lazio, Puglia, Sicilia, Emilia-Romagna, Toscana e Veneto. Il totale analizzato supera i 39.600 punti vendita, per oltre 15 miliardi di euro di acquisti stimati e una media di circa 398 mila euro per punto vendita. A rendere il quadro più complesso è la struttura delle imprese. Quasi il 65% del mercato è ancora organizzato in forme giuridiche non di capitale, con una forte presenza di ditte individuali e società di persone. Questo limita la disponibilità di dati economico-finanziari pubblici e rende meno efficace una valutazione basata solo sulle informazioni camerali. Anche l’età dei negozi pesa: le serie storiche evidenziano picchi di default al terzo anno di attività e dopo i 35 anni, due fasi molto diverse ma entrambe delicate. Per i brand e i fornitori, quindi, vendere al multibrand non significa più soltanto scegliere clienti coerenti con il posizionamento commerciale, ma anche misurare in anticipo l’affidabilità finanziaria, prima di confermare ordini o concedere nuove dilazioni.
Tabella dei rischi
A1 > Excellent
A2 > Strong
A3 > Good
B1

Da Euphoria 3 a TikTok, il nuovo immaginario fashion della Gen Z nasce sul piccolo schermo. E i brand del lusso lo hanno capito benissimo
di Angelo Ruggeri


La locandina della stagione 3 della serie tv Euphoria. Un look dalla sfilata FW 26/27 di Balenciaga
Per anni è stato il cinema a dettare legge in fatto di stile. Oggi non più. A influenzare davvero il guardaroba delle nuove generazioni sono soprattutto le serie tv, consumate compulsivamente, rilanciate sui social e trasformate in contenuti virali nel giro di poche ore. Più che semplici prodotti d’intrattenimento, sono diventate gigantesche piattaforme estetiche. E nessuna lo dimostra meglio di Euphoria. Quando debuttò nel 2019, la serie creata da Sam Levinson sembrava arrivare da un altro pianeta. Non solo per il racconto estremo e psichedelico dell’adolescenza americana, ma soprattutto per il modo in cui costruiva il proprio immaginario visivo. Trucco glitterato, crop top impossibili, latex, vintage d’archivio, silhouette iper-sessualizzate: tutto in Euphoria era eccessivo, teatrale, quasi irreale. Ed è stato proprio questo eccesso a renderla una macchina perfetta per la moda contemporanea. Tra il 2019 e il 2022 i look della serie sono diventati meme, tutorial beauty, reference board su Pinterest e trend su TikTok. Intere estetiche nate online - dal soft grunge al party glam ultra-Y2K - devono qualcosa a quel liceo surreale dove gli studenti sembravano usciti da una sfilata post-apocalittica. Un universo che ha saccheggiato apertamente l’immaginario artistico di Petra Collins, trasformandolo però in linguaggio pop globale. Ora, a quattro anni dalla seconda stagione, Euphoria 3 arriva in un panorama completamente diverso. Gli attori sono diventati star planetarie, i brand del lusso li hanno trasformati in ambassador e la moda ha smesso di limitarsi a osservare il fenomeno: è entrata direttamente dentro la serie. Nella nuova stagione, Jacob Elordi appare con look firmati Bottega Veneta,
maison di cui è ambassador ufficiale. Nel frattempo Balenciaga ha addirittura lanciato una collaborazione dedicata alla serie durante il suo show FW 26. Non è più semplice costume design: è product placement evoluto, integrato nella narrazione e costruito per vivere oltre lo schermo, tra social, red carpet e shopping online. Ed è qui che le serie tv stanno superando i film. Il cinema crea icone. Le serie, invece, costruiscono familiarità. Entrano nella quotidianità degli spettatori per settimane, a volte anni, e permettono ai personaggi di diventare modelli estetici permanenti. Non è un caso che le Gen Z copino più facilmente il trucco di Maddy Perez (protagonista della serie) che il guardaroba di una diva hollywoodiana. La differenza la fa anche il linguaggio digitale. Ogni episodio di una serie oggi viene immediatamente smontato, “clippato” e rilanciato sui social. Un outfit visto per 30 secondi può trasformarsi in trend globale nel giro di una notte. E i brand lo sanno benissimo. Il rischio, semmai, è che tutto diventi troppo esplicito. La prima Euphoria sembrava spontanea, quasi anarchica nel suo modo di usare la moda. Oggi l’impressione è che il lusso voglia istituzionalizzare quel caos creativo, trasformandolo in piattaforma pubblicitaria permanente. Funzionerà? Forse sì, almeno nel breve periodo. Ma l’hype delle nuove generazioni è volatile per definizione: percepisce immediatamente quando qualcosa nasce come espressione culturale autentica e quando invece è marketing travestito da storytelling. Ed è questa la vera sfida di Euphoria 3: continuare a sembrare una serie capace di creare immaginari, senza diventare semplicemente una lunga campagna fashion da milioni di dollari.


Con la quinta edizione dei 100 punti di vista, HUB Style analizza l’anno appena concluso attraverso lo sguardo di altrettante boutique multibrand italiane. Ecco l'elaborazione conclusiva
di Sara Fumagallo e Alessandro Marra
Il 2025 si conferma un anno articolato per il retail moda italiano, stretto tra consumi rallentati, marginalità sempre più sottili e clienti decisamente più selettivi. A raccontarlo è la quinta edizione dei 100 punti di vista, la nostra inchiesta esclusiva che raccoglie le testimonianze di 100 boutique multibrand italiane (Nord: 56, Centro: 21, Sud e Isole: 23) e restituisce una fotografia concreta del mercato attraverso il punto di vista, appunto, di chi vive quotidianamente il rapporto con il consumatore finale. Un osservatorio privilegiato che, anche quest’anno, mette in luce un settore prudente ma resiliente, capace di reagire alle difficoltà puntando su competenza, servizio e qualità dell’esperienza in store. Dall’indagine emerge infatti un retail che continua a credere nel valore del negozio fisico, oggi sempre più integrato con strumenti digitali come e-commerce e social media, ma ancora centrale nella costruzione della relazione con il cliente. La shopping experience resta il principale elemento distintivo delle boutique: vendita assistita, selezione mirata, servizi personalizzati ed eventi diventano leve strategiche per fidelizzare un consumatore che acquista meno d’impulso e con maggiore consapevolezza. Non a caso, oltre l’80% dei retailer coinvolti definisce oggi il proprio cliente “selettivo”, confermando un cambio di atteggiamento ormai evidente nel mercato. A pesare sull’andamento dell’anno sono stati soprattutto il clima di incertezza generale, l’anticipo costante delle promozioni e il tema, sempre più divisivo, del Black Friday. Pro-
SENTIMENT GENERALE DEL 2025 45 33 22
BILANCIO DI FINE ANNO E PREVISIONI
NEL 2025 QUAL È STATO L’ANDAMENTO (IN %) DELLE VENDITE IN STORE?
Il retail fisico mostra segnali incoraggianti: quasi una boutique su due registra una crescita delle vendite, mentre il 31% parla di stabilità. Solo il 21% evidenzia una flessione, confermando una buona tenuta del canale tradizionale nonostante un contesto economico ancora prudente.
prio quest’ultimo rappresenta uno degli aspetti più critici emersi dall’inchiesta: la maggioranza delle boutique lo considera incompatibile con il posizionamento premium e luxury, percependolo come un meccanismo che genera una continua guerra dei prezzi e rischia di compromettere credibilità, marginalità e valore del prodotto. Una percezione che trova conferma anche nei dati diffusi da Confesercenti, secondo cui il Black Friday avrebbe anticipato parte degli acquisti natalizi comprimendo le vendite di dicembre e contribuendo a un finale d’anno più debole per il commercio. Il quadro delineato da Confesercenti evidenzia infatti un contesto ancora fragile: il 2025 sarebbe il quarto anno consecutivo in cui gli italiani spendono di più per acquistare di meno, con vendite cresciute in valore ma in calo nei volumi. Una dinamica che si riflette inevitabilmente anche sul fashion retail, dove le boutique si trovano a operare in un mercato sempre più competitivo e promozionale, mantenendo però saldo il proprio ruolo di presidio territoriale e culturale del settore moda. Nonostante tutto, tra cautela e pragmatismo, molti retailer guardano al 2026 con l’obiettivo di consolidare i risultati raggiunti, mentre altri intravedono margini di crescita. La sensazione condivisa è che il settore stia attraversando una fase di trasformazione profonda, in cui autenticità, affidabilità e professionalità torneranno a fare la differenza molto più delle logiche aggressive di sconto. E proprio da qui sembra voler ripartire il retail indipendente italiano.

In crescita: 48
Stabile: 31
In calo: 21
Incremento: 37
Stabilità: 51
Calo: 12
IN TERMINI DI VENDITE, QUALI SONO LE PREVISIONI PER IL 2026?
Per il 2026 prevale un clima di cauto ottimismo. Oltre la metà degli operatori prevede una stabilità del business, mentre il 37% si aspetta un incremento delle vendite. Restano minoritarie le aspettative negative, segnale di una fiducia moderata nel mercato premium-luxury.
VENDITE ONLINE
NEL 2025, QUANTO HANNO INCISO (IN %) LE VOSTRE VENDITE ONLINE
SUL TOTALE DEL FATTURATO?
L’e-commerce continua a rappresentare un canale complementare per molte boutique: il 46% dichiara di non avere ancora uno shop online, mentre per il 30% il digitale incide meno del 10% sul fatturato. Solo una minoranza supera il 30%, a conferma della centralità dell’esperienza fisica nel segmento premium.
QUALI SOCIAL MEDIA UTILIZZATE COME CANALE DI VENDITA
O DI PROMOZIONE?
Instagram si conferma il principale strumento di comunicazione e promozione per le boutique multibrand, seguito da Facebook. TikTok resta ancora marginale.
I CLIENTI SONO PIÙ ORIENTATI ALL'ACQUISTO “IMPULSIVO” O PREFERISCONO RIFLETTERE PIÙ A LUNGO?
Oltre l’80% delle boutique riporta una clientela più riflessiva e attenta prima dell’acquisto. L’acquisto impulsivo resta limitato, soprattutto in un contesto dove qualità, ricerca e valore percepito giocano un ruolo decisivo.
QUAL È L’ETÀ MEDIA DEI VOSTRI CLIENTI?
Il core target delle boutique premium-luxury si concentra prevalentemente tra i 35 e i 54 anni, fascia che rappresenta oltre il 70% della clientela. Si tratta di un consumatore maturo, con capacità di spesa consolidata e maggiore attenzione alla qualità e alla durata del prodotto.
SHOPPING EXPERIENCE
I CLIENTI TENDONO A FARE UNA RICERCA ONLINE PRIMA DI RECARSI IN NEGOZIO O LA SHOPPING EXPERIENCE IN BOUTIQUE È ANCORA PREDOMINANTE?
L’esperienza d’acquisto evolve verso un modello omnicanale. Quasi la metà dei retailer osserva clienti che si informano online prima di finalizzare l’acquisto in boutique. Tuttavia, il negozio fisico mantiene un ruolo centrale grazie al valore dell’esperienza diretta e della relazione personale.
Ricerca online + acquisto boutique: 47 Boutique predominante: 38 Equilibrio: 15
RITENETE CHE IL BLACK FRIDAY SIA COMPATIBILE CON L’IMMAGINE DI UN MULTIBRAND PREMIUM-LUXURY?
Per la quasi totalità degli operatori il Black Friday non è coerente con l’identità di un multibrand premium-luxury. Il timore principale riguarda la perdita di esclusività e la svalutazione percepita del prodotto, elementi chiave nel mercato alto di gamma.
No: 86
Sì: 5
Sì, con limitazioni: 9
Instagram: 92
Facebook: 68
TikTok: 14
LinkedIn: 6
WhatsApp: 1 Non usiamo i social media: 3
Nota: molte boutique hanno indicato più di una scelta
Selettivi: 82
Impulsivi: 9
Entrambi: 9
25-34 anni: 14
35-44 anni: 38 45-54 anni: 34
anni: 11
anni: 3
AVETE PARTECIPATO CON PROMOZIONI UFFICIALI DURANTE IL BLACK FRIDAY E I SALDI O AVETE SCELTO DI NON ADERIRE?
La maggior parte delle boutique sceglie di non aderire alle logiche promozionali del Black Friday, preferendo preservare esclusività e posizionamento. Solo una piccola quota partecipa pienamente alle iniziative, mentre alcune adottano formule più selettive e controllate.
No: 74
Sì: 9
Sì, con limitazioni: 17
SEMPRE PIÙ, I CLIENTI CHIEDONO UN’ESPERIENZA DI ACQUISTO PERSONALIZZATA. COME RISPONDETE A QUESTA RICHIESTA?
La personalizzazione passa soprattutto attraverso la vendita assistita, indicata come principale leva per creare relazione e fidelizzazione. Eventi in store, selezioni mirate e servizi su misura completano un approccio sempre più orientato all’esperienza e alla consulenza dedicata.
Vendita assistita: 48
Eventi in store: 18
Selezione mirata: 14
Servizi su misura: 11
Fidelizzazione: 9
MARCHI PIÙ VENDUTI
ABBIGLIAMENTO DONNA
1. BARBOUR
2. MAX MARA
3. HERNO
4. RALPH LAUREN
5. TAGLIATORE
6. CIRCOLO 1901
7. NEW BALANCE
8. WEEKEND MAX MARA
9. MC2 SAINT BARTH
10. OTTOD’AME
11. RRD
12. BRUNELLO CUCINELLI
13. NINE IN THE MORNING 14. WOOLRICH
15. K-WAY
16. LIU JO
17. BLAUER
18. IBLUES
19. LIVIANA CONTI 20. MISSONI
Nel womenswear emergono brand capaci di coniugare qualità, heritage e versatilità. Barbour conquista il primo posto, seguito da Max Mara e Herno, confermando il successo di collezioni trasversali e orientate a uno stile sofisticato ma funzionale.
ABBIGLIAMENTO UOMO
1. BARBOUR
2. TAGLIATORE
3. RRD
4. C.P. COMPANY
5. STONE ISLAND
6. ROY ROGER’S
7. XACUS
8. MANIFATTURA CECCARELLI
BRIGLIA 1949
GRAN SASSO
RALPH LAUREN
AFTER LABEL
15. WOOLRICH
DONDUP
FAY
18. MC2 SAINT BARTH 19. BLAUER 20. KANGRA
Nel menswear dominano marchi legati all’outerwear e al casual premium. Barbour guida la classifica davanti a Tagliatore e RRD, evidenziando una crescente richiesta di prodotti versatili, tecnici e adatti a un guardaroba contemporaneo.
ACCESSORI
1. ORCIANI
2. MC2 SAINT BARTH
3. BARBOUR
4. FILSON
5. RAINS
6. LACOSTE
7. GIANNI CHIARINI 8. CAMPOMAGGI
TOMMY HILFIGER
ALBERTO LUTI
ETRO 15. GALLO
HOGAN
SPRAYGROUND 18. STETSON 19. DESTIN 20. K-WAY
Gli accessori premiano brand riconoscibili e funzionali: Orciani conquista il primo posto, seguito da MC2 Saint Barth e Barbour. Cresce l’interesse per prodotti che uniscono stile, praticità e forte identità di marca.
CALZATURE
1. AUTRY
2. PREMIATA
3. SEBAGO
4. FLOWER MOUNTAIN
5. DOUCAL’S
6. PURAAI
7. NEW BALANCE
HOGAN
HENDERSON BARACCO
PANCHIC
ROSSI
ASICS
Nel comparto footwear si rafforza il trend delle sneaker premium e delle calzature ibride. Autry domina la classifica, seguita da Premiata e Sebago, a conferma di una domanda orientata verso comfort, lifestyle e contaminazioni tra casual e lusso.
BRAND BEST SELLER
1. BARBOUR
RRD 3. TAGLIATORE
Il 2025 si conferma un anno particolarmente positivo per Barbour che, secondo la nostra analisi, conquista per il secondo anno consecutivo il primo posto tra i brand best seller. A distinguersi sono soprattutto i marchi con una forte identità, un heritage riconoscibile e una proposta capace di coniugare funzionalità, qualità e stile contemporaneo.
Nota: non tutte le boutique hanno segnalato un brand rivelazione

Montecore, per la SS 27, costruisce un guardaroba leggero e sofisticato, in cui materia, texture e funzionalità definiscono una nuova idea di stile contemporaneo
C'è un’eleganza che non ha bisogno di alzare la voce. Si riconosce nei dettagli, nella qualità di una texture percepita quasi prima ancora di essere vista. Ma anche nella precisione silenziosa di una costruzione impeccabile. La spring-summer 2027 di Montecore appartiene a questa categoria rara: quella dei brand che non inseguono il tempo, ma lo attraversano. Con la nuova collezione, estiva Montecore prosegue il percorso “Beyond Time” e definisce un guardaroba che rifugge l’effimero per concentrarsi su ciò che resta. Non c’è spazio per l’eccesso o per l’esercizio stilistico fine a sé stesso. Tutto appare calibrato, essenziale, profondamente contemporaneo, sofisticato. È l’idea di uno stile italiano evoluto ma colto, che conosce la tradizione, senza restarne prigioniero.
A new lifestyle I capi iconici della maison, dal peacoat, alla field jacket, dal


trench al raincoat, finendo con gli outerwear tecnici, vengono riletti attraverso proporzioni misurate e linee pulite, in un equilibrio raffinato tra funzione e sofisticazione. Il risultato è un’eleganza casual chic che sembra nata per accompagnare con naturalezza ogni momento della giornata: la città, il viaggio, il tempo libero, gli spazi aperti. La leggerezza è uno dei temi più interessanti della stagione, oltre la versatilità e la texture. Lane impalpabili, cotoni traspiranti e blend tecnici dialogano con una ricerca tessile che diventa vera esperienza sensoriale. Le superfici acquistano profondità grazie a intrecci materici, effetti tridimensionali e texture sofisticate. La palette racconta una precisa idea di stile: latte, sabbia, biscotto e tabacco incontrano tonalità più profonde come oliva, militare, cielo e blu notte, in una successione cromatica elegante e rilassata. Montecore con la SS 27 propone un modo di abitare il vestire contemporaneo: sobrio, consapevole, impeccabilmente discreto.

“MONTECORE CONTINUA A EVOLVERE NEL SEGNO DI UNA CONTEMPORANEITÀ ESSENZIALE, DOVE RICERCA, FUNZIONALITÀ E COMFORT TROVANO EQUILIBRIO. CREDO IN UN’IDEA DI CAPOSPALLA CHE ACCOMPAGNA IL QUOTIDIANO CON ELEGANZA E COERENZA, CON UNA COSTANTE ATTENZIONE ALLA QUALITÀ DEI MATERIALI E AL MODO IN CUI I CAPI ENTRANO NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI” FABIO PERONI, FOUNDER

Tra filosofia mediterranea e immaginario giapponese, Satorisan costruisce una grammatica della bellezza che nasce dal tempo, non dall’idea di perfezione e che esprime il concetto di durabilità
Il primo gesto è sempre una scelta di sguardo. Nel 2010 Alejandro Monzó Tadeo dà forma a Satorisan come si costruisce un lessico: partendo da una una figura mitologica giapponese, “Satori”, e da un immaginario che indica la direzione più che una destinazione. Da lì prende vita un brand che non cerca l’oggetto impeccabile, ma quello che sa cambiare insieme a chi lo indossa. L’incontro tra cultura giapponese e sensibilità mediterranea non è mai decorativo. È un attrito fertile: da una parte la filosofia dell’essenziale, dall’altra una quotidianità più istintiva, calda, materica e imperfetta. Nasce così un’idea di calzatura che appartiene al movimento, alla strada, al tempo. Nel cuore del progetto convivono quattro coordinate: qualità, comfort, unicità, value for money. Che non funzionano come definizione, ma come tensione. Tutto

ruota attorno a una forma di autenticità che accetta la materia per quello che è: imperfetta e segnata, ma al tempo stesso reale. Non come estetica del difetto, ma come linguaggio della verità.
The Beauty of Truth
E su queste premesse si innesta la SS 27, “The Beauty of Truth”. Una collezione che non forza il cambiamento, ma lo lascia affiorare: leggere variazioni, materiali nuovi, finiture inedite che si posano sui modelli iconici come tracce, più che interventi. Il tempo entra nel disegno e smette di essere sfondo: diventa materia viva del progetto. Le superfici mutano, respirano, come se imparassero lentamente il mondo. E ciò che resta non è l’idea di perfezione, ma una continuità più silenziosa: quando le cose smettono di essere nuove e iniziano, semplicemente, a diventare proprie.
“L’IDEA ERA QUELLA DI CREARE UN PRODOTTO STRAORDINARIO, CAPACE DI ARRIVARE AI PIEDI DI PERSONE DI OGNI PROVENIENZA E, COME MI PIACE DIRE, FAR CRESCERE PICCOLI CUORI DAI LORO PIEDI” ALEJANDRO MONZÓ TADEO, FOUNDER


“NON C’È BISOGNO DI NASCONDERE CIÒ CHE UNA COSA È REALMENTE. IN SATORISAN NON PARLIAMO DI SOSTENIBILITÀ, MA DI CONSAPEVOLEZZA. IL PRODOTTO PIÙ RESPONSABILE È QUELLO CHE DURA NEL TEMPO” ALEJANDRO MONZÓ TADEO, FOUNDER

Tra riflessi metallici, tinture sperimentali e volumi alleggeriti, la nuova stagione estiva di Ten c riscrive il concetto di outerwear contemporaneo attraverso la materia
'Cè un momento in cui la ricerca sul tessuto smette di essere esercizio tecnico e diventa linguaggio. È lì che si colloca la primavera-estate 2027 di Ten c, il brand del Gruppo FGF di Enzo Fusco guidato creativamente da Alessandro Pungetti, che continua a muoversi lontano dalle logiche stagionali, seguendo una traiettoria fatta di sperimentazione, funzionalità e identità. Il cuore della collezione è il nuovo tessuto in poliestere nylon titanium tinto in capo, sviluppato dopo oltre un anno di ricerca. Una superficie viva, che reagisce alla luce con riflessi cangianti e profondità inattese. Debutta su tre pezzi manifesto, Jeans Jacket, Alpen Jacket e Windproof Anorak, declinati in tonalità ispirate alla terra: rosso Pompei, sabbia, terra di Siena. Colori naturali che, grazie alla tintura, acquistano una vibrazione quasi metallica. Accanto al titanium arriva anche la nuova tintura “dust”, trattamento sperimentale che deposita polveri sulla superficie del capo creando un effetto leggermente used e pergamenato, senza perdere pulizia estetica. Resta centrale l’iconico OJJ, l’Original Japanese Jersey simbolo del marchio, qui reinterpretato in una nuova versione 9oz più leggera e pensata per l’estate. Lo si ritrova in una tuta jogging, in una field jacket e in un bomber essenziale, mentre lavorazioni spray e stampe bicolore amplificano la profondità materica di pantaloni e bermuda.



Materia in movimento
L’anima militare di Ten c continua a evolvere attraverso nuovi pesi e nuove percezioni. Field jacket, overshirt e pantaloni si alleggeriscono grazie a nylon-cotone impalpabili e gabardine tinte in capo, mantenendo però quell’attitudine funzionale che definisce il brand fin dalle origini. Anche la dimensione tecnica trova nuove espressioni nel nylon resinato metal Nifol, caratterizzato da una spalmatura interna effetto titanio che crea contrasti sofisticati tra opaco e luce. La Skye Ten Anorak, proposta in nylon trasparente e Tactel tinto in capo, sintetizza perfettamente questa tensione tra performance e minimalismo. Non a caso, al ritorno degli Oasis nel 2025, Liam Gallagher sale sul palco indossando uno Skye Ten Anorak nato dalla collaborazione tra Ten c e Awake NY: una scelta tutt’altro che casuale, che riporta l’attenzione sull’outerwear tecnico più radicale e sull’estetica cult della contemporary casual culture. La palette attraversa blu, khaki, beige, off white, nero fango e pervinca, arricchiti da spruzzature e lavorazioni bicolore che trasformano il colore in superficie dinamica. In un panorama dominato dall’overbranding, Ten c continua invece a lavorare sulla sostanza. E proprio per questo riesce ancora a distinguersi.
Il tessuto Titanium, creato con nano-tecnologie avanzate, che conferisce alle giacche una patina impermeabile e ultra-resistente, prende forma in tre capi iconici della collezione SS 27 di Ten c.
A sinistra il Windproof anorak, al centro il Windproof anorak e a destra il Jeans jacket



Moaconcept ridefinisce il proprio posizionamento come progetto lifestyle capace di coniugare innovazione, cultura e responsabilità. Perché oggi la moda passa tanto dal design quanto dalla capacità di costruire valore consapevole
Moaconcept accelera il proprio percorso evolutivo e guarda oltre il mondo sneaker. Con la FW 26/27 il brand inaugura una nuova fase costruita su diversificazione di prodotto, ricerca estetica e sostenibilità concreta, confermando una visione sempre più internazionale e contemporanea. La collezione nasce come un viaggio attraverso tre metropoli fuori dalle rotte convenzionali - Seoul, Antwerp e Philadelphia - trasformate in linguaggio stilistico e sperimentazione materica. Ne emerge un racconto urbano dal carattere deciso, dove texture e lavorazioni diventano protagoniste. Cavallino, animalier e rettili vengono reinterpretati con sensibilità contemporanea, mentre rasi stropicciati, shearling e pellicce amplificano la dimensione tattile della collezione, pensata per un inverno sofisticato e protettivo. Anche la palette gioca sui contrasti: toni caldi e freddi convivono in equilibrio, valorizzando materiali e manifattura legati all’eccellenza del made in Italy. Una direzione stilistica che conferma la volontà del brand di ampliare il proprio vocabolario creativo già a partire dalla primavera-estate 2026, stagione che ha visto il debutto di limited edition dedicate all’online e capaci di superare i confini della sneaker tradizionale. Parallelamente cresce il focus sulla sostenibilità, oggi elemento strutturale della strategia Moaconcept. Il progetto “2nd Act” introduce sul mercato prodotti con una storia tracciabile e certificata. Ogni articolo è accompagnato da un badge che ne racconta provenienza e ciclo di vita, anticipando di fatto gli standard richiesti dal nuovo regolamento europeo ESPR sull’ecodesign. Accanto a questo prende forma “Zero Waste”, sviluppato insieme a un’azienda fiorentina specializzata nel recupero di materiali provenienti dagli stock del lusso. Un’iniziativa che rafforza l’approccio circolare del marchio e consolida la ricerca di soluzioni a basso impatto ambientale.



Essenzialità è la parola chiave della stagione estiva 2027 firmata Arovescio. Una collezione fatta di luce e movimento, che sussurra, lasciando comunque il segno
Per la spring-summer 2027, Arovescio sceglie la via dell’essenzialità e costruisce una collezione che parla sottovoce, ma lascia il segno. Un racconto fatto di materia, luce e movimento, dove ogni capo nasce da un equilibrio raffinato tra ricerca tessile e naturalezza contemporanea. La nuova collezione si muove in una dimensione contemplativa e sensoriale, traducendo il concetto di lusso in una forma discreta, autentica, lontana dagli eccessi. I volumi sono morbidi, rilassati, pensati per accompagnare il corpo con spontaneità, mentre le superfici materiche e le tonalità organiche evocano paesaggi naturali. La terra scaldata dal sole, la pietra levigata dal tempo, le sfumature luminose dell’estate mediterranea. Protagonisti assoluti sono i filati. Cotone, seta, viscosa e lino si intrecciano in texture leggere e sofisticate, creando maglie impalpabili e fluide, capaci di combinare comfort e ricercatezza. La mano artigianale emerge in ogni dettaglio - dai punti tridimensionali alle lavorazioni manuali e superfici volutamente vissute - che racconta il valore del tempo, della tecnica e dell’unicità. A definire ulteriormente l’identità della collezione intervengono gli aerografi, che disegnano sfumature irregolari e delicate sui tessuti, come segni lasciati naturalmente dalla luce solare. Un effetto poetico e quasi organico, che amplifica la profondità visiva dei capi e ne sottolinea il carattere autentico. Con SS 27, Arovescio firma un guardaroba essenziale ma sofisticato, dove la ricerca tessile incontra una nuova idea di eleganza: spontanea, silenziosa e profondamente contemporanea. Una collezione pensata per vivere nello spazio e nella luce con leggerezza assoluta.








Con la SS 27, Mauro Ottaviani consolida il proprio posizionamento nel luxury knitwear contemporaneo: un’eleganza silenziosa, profondamente italiana, che trasforma la maglieria in linguaggio di stile e identità



Tra heritage manifatturiero e visione contemporanea, la maglieria di Mauro Ottaviani continua a raccontare un made in Italy autentico, sofisticato e lontano dalle logiche dell’ostentazione. Nato nel cuore dell’Umbria, distretto storico dell’artigianato tessile italiano, il brand fondato sull’esperienza del Maglificio Maurel porta avanti dal 2014 un’idea di lusso discreto, costruita su ricerca, qualità e durata nel tempo. Per la SS 27, la label presenta “Blue Hotel”, una collezione che guarda alla French Riviera e all’Europa come luogo culturale. L’hotel diventa metafora di un viaggio colto e sentimentale. Spazi sospesi, atmosfere rarefatte, dettagli che evocano memoria e raffinatezza senza tempo. Ne emerge un guardaroba essenziale ma sofisticato, pensato per un uomo contemporaneo che ricerca equilibrio tra comfort ed eleganza. I fit sono morbidi e calibrati, mentre la sperimentazione tecnica si concentra sui punti maglia ispirati alla camiceria. Oxford e giro inglese vengono reinterpretati in chiave knitwear, confermando l’alto livello artigianale e la capacità manifatturiera del marchio. Le righe Breton attraversano superfici compatte, mentre la polo “The Clay”, realizzata in piquet 3D, rinnova l’iconografia tennis con un approccio rilassato e contemporaneo. La palette alterna sfumature di bianco, dal latte all’avorio, a tocchi vibranti di Tamarindo, Oxford blue, Royal blue e Honey yellow, in un equilibrio cromatico raffinato e luminoso. Alla base resta una filosofia produttiva precisa: selezione di filati pregiati, lavorazioni sostenibili, attenzione etica e una cultura del prodotto “di altri tempi”, pensata per creare capi destinati a durare. Un approccio che accompagna anche la crescita internazionale del brand, oggi presente in oltre 250 punti vendita tra Europa, Asia e America, con una distribuzione sempre più selettiva



Johnny Lambs torna a occupare uno spazio preciso nel panorama contemporary menswear. Quello di un lusso accessibile, intelligente e riconoscibile

Certe storie non hanno bisogno di essere reinventate, solo riportate alla loro essenza. È da questo principio che riparte Johnny Lambs, storico marchio menswear che inaugura un nuovo corso sotto la guida di Fashion Brand Development Srl, corporate italiana che ha acquisito il brand all’inizio del 2026 dopo un lungo percorso di rilancio strategico. A guidare la rinascita creativa è Angelo Loffredo, art director, chiamato a restituire autenticità a un’estetica che da sempre appartiene all’universo dell’eleganza rilassata maschile. Il risultato è una collezione SS 27 che alleggerisce il superfluo e recupera i codici originari del marchio: spirito british, attitudine effortless e una sofisticazione mai ostentata. Presentata a Pitti Uomo, la proposta costruisce un guardaroba contemporaneo pensato per uomini tra i 30 e i 50 anni, professionisti urbani che scelgono capi durevoli, funzionali e identitari, lontani tanto dalla rigidità sartoriale quanto dalle dinamiche del fast fashion. La collezione si sviluppa attraverso tre mondi estetici distinti. “Queen’s Cup” - denominazione informale con cui veniva spesso indicata l’America’s Cup, per la presenza della Corona Britannica e il tradizionale contesto delle regate reali - trae ispirazione proprio da questo trofeo. Una proposta dinamica e sofisticata in cui bianco ottico e navy incontrano nylon performanti, jersey tecnici e piquet stretch. “Heritage”, cuore narrativo della stagione, recupera l’archivio storico del brand e l’immaginario college inglese, tra verde bottiglia, beige e silhouette rilassate. Spiccano la giacca in piquet stretch ultra-light, la camicia con colletto in denim e l’iconica polo Johnny Lambs, reinterpretata con richiami ironici allo stile dell’Avvocato (Agnelli). Infine “Tennis”, ispirata all’estetica di Wimbledon Anni ’80, porta in scena un total white raffinato attraversato da dettagli blu cielo e accenti rossi. Polo tecniche,
bermuda in cotone stretch e outerwear leggerissimi raccontano un’eleganza sportiva essenziale e contemporanea. Infine, grande attenzione è riservata ai materiali: cotoni italiani, nylon riciclati, cotone organico e piquet tecnici convivono in una ricerca che punta su comfort, leggerezza e sostenibilità.
Oltre il 60% della collezione è infatti realizzato con fibre riciclate, mentre ricami d’archivio, garment dye e cuciture a contrasto rafforzano il carattere autentico del brand.


Quella di Barbour è una storia dalle solide radici scozzesi che, non a caso, trova il suo rifugio nell’omonimo motivo. Non solo semplici quadri, ma dei veri e propri simboli di autenticità, capaci di evolversi attraverso le stagioni
Appartenenza. È questa la parola chiave che racconta la storia di Barbour, brand di WP Lavori in Corso, gruppo fondato nel 1982 da Cristina Calori. Un legame profondo, che non si vede ma si sente e che si intreccia in un’identità fatta di gesti, luoghi e tradizioni. Ed è proprio da questo sentimento che nascono i tartan del marchio, diventati ormai simbolo autentico delle radici Scottish e dei suoi valori, ripresentati anche nella stagione 2026.
Una tradizione di famiglia
Più di un semplice motivo a quadri, il tartan rappresenta da sempre uno dei codici distintivi del suo universo. Un simbolo di autenticità che affonda le proprie origini nella tradizione familiare e nella cultura tessile scozzese. Ogni disegno nasce infatti da un sett, uno schema unico di fili intrecciati orizzontalmente e verticalmente, registrato e riconosciuto ufficialmente. Una struttura immutabile che custodisce l'essenza del marchio, pur aprendosi a nuove interpretazioni cromatiche capaci di dialogare con il presente. La storia dei tartan Barbour prende forma attraverso una serie di capitoli che raccontano l'evoluzione del brand nel tempo. Il primo è il Classic Tartan, introdotto nel 1998 e destinato a diventare un'icona. Nato per impreziosire le celebri giacche cerate, rende omaggio ai colori della campagna britannica e ancora oggi rappresenta uno degli elementi più riconoscibili della maison. Nel 2002 arriva il Dress Tartan, sviluppato in collaborazione con Kinloch Anderson. Il disegno reinterpreta lo stile dei tartan del XVIII secolo attraverso una base più chiara, illuminata da sofisticate sfumature terrose. Quattro anni più tardi, nel 2006, è la volta dell'Ancient Tartan, caratterizzato da un delicato verde salvia che richiama le tonalità naturali utilizzate storicamente nelle tinture tradizionali.




Anche nel 2026 il tartan è il motivo simbolo di Barbour. Per questa stagione l’archivio viene ulteriormente ampliato con tre nuove varianti: Highland Loch Tartan, Dress Navy Tartan e Oban Mist Tartan
Dall’archivio a oggi
Per il 2026, Barbour amplia ulteriormente il proprio archivio con tre nuove varianti che celebrano la bellezza incontaminata della Scozia. L'Highland Loch Tartan combina verdi intensi e blu profondi ispirati ai laghi delle Highlands e alle prime luci della primavera. Il Dress Navy Tartan propone invece una rilettura più delicata e femminile del Dress originale, giocata su morbide sfumature sabbiose. Completa il trittico l'Oban Mist Tartan, che evoca le atmosfere sospese della costa scozzese attraverso una raffinata combinazione di grigi eterei e blu intensi. Dietro questi motivi si cela una storia di collaborazione e ricerca. Le origini del tartan Barbour affondano infatti nel lavoro congiunto di Dame Margaret e Helen Barbour insieme agli esperti di Kinloch Anderson, chiamati a reinterpretare gli storici motivi dell'Ayrshire per dare vita a un sett esclusivo. Un disegno destinato a diventare il filo conduttore dell'identità del marchio, capace di unire passato e presente in una sintesi perfettamente contemporanea. Oggi questo patrimonio continua a vivere all'interno delle collezioni Barbour, declinato ben oltre l'universo dell'outerwear. Dai rivestimenti interni delle iconiche giacche cerate ai capi ready-to-wear, fino a calzature e accessori, i tartan si confermano un elemento trasversale e riconoscibile. Talvolta protagonisti assoluti, altre volte dettagli discreti, raccontano un'eredità fatta di artigianalità, ricerca e autenticità.
Certe storie non hanno bisogno di essere reinventate, ma solo di ritrovare il proprio centro. E così è successo con la collezione FW 26 di ADD. Un nuovo inizio
L'inverno 2026 è la stagione che segna la prima collezione di ADD dopo il suo ingresso nel gruppo Space 2000, un ritorno alle origini di "ADD DOWN". A firmare la linea Clouds in Town, parte della collezione, è Giovanni Chicco, fondatore del progetto iniziale. A lavorare sulla collezione è lo storico ufficio prodotto che continua oggi il percorso del marchio guidato da Gianluca Licciardi. Un ritorno che non ha nulla di nostalgico, piuttosto la volontà precisa di recuperare l'intuizione che aveva reso la label un riferimento assoluto dell’outerwear contemporaneo. Alla fine degli Anni ’90, ADD DOWN aveva cambiato il linguaggio del piumino. La piuma diventava materia di stile, capace di ridefinire volumi, peso e percezione del capospalla, rendendolo non solo un capo tecnico, ma un vero e proprio oggetto couture: leggero, urbano, trasversale. E la FW 26 riparte proprio da qui.
Il risultato? Capi morbidi, avvolgenti, protettivi ma al tempo stesso incredibilmente leggeri. Alcune giacche arrivano a pesare appena 300 grammi, grazie a una lavorazione avanzata dell’imbottitura in piuma che amplifica comfort e volume senza appesantire.
Il ritorno di una visione “Clouds in Town” si traduce in superfici soffici, movimenti fluidi e una sensazione costante di leggerezza. I prodotti seguono il corpo, proteggono senza irrigidire, trasformando l’outerwear in un'esperienza sensoriale oltre che estetica. La ricerca materica resta centrale. Garza di cashmere 100%, piuma e nylon hyper light diventano gli elementi chiave di una collezione essenziale e sofisticata, pensata per una quotidianità urbana dove performance e identità convivono senza compromessi.

"Clouds in Town" di ADD è una collezione soffice, leggera e fluida

Tra crescita a doppia cifra e oltre 250 store, il marchio romano Dan John, rafforza il proprio modello incentrato sul retail e spinge sull’espansione internazionale
di


C'
è un dettaglio che racconta il successo di Dan John. I suoi abiti non sono più legati solo alle occasioni formali, ma sono diventati parte della quotidianità. È qui che il brand fondato a Roma nel 2015, da Daniele Raccah e Giovanni Della Rocca, ha costruito la propria traiettoria: trasformare l’eleganza maschile in qualcosa di accessibile, riconoscibile e contemporaneo, senza svuotarla di identità. Un posizionamento che oggi si riflette in una rete globale e in numeri in costante crescita. Lasciamo la parola al ceo e co-founder Daniele Raccah
Quando avete capito che Dan John era diventato un brand strutturato?
Quando abbiamo visto i nostri capi entrare nella vita quotidiana delle persone, non più solo in occasioni speciali. Lì abbiamo capito che non stavamo più vendendo abiti, ma uno stile di vita riconoscibile.
Il 2025 si è chiuso con 140 milioni di euro e una crescita del 16%. Qual è stata la leva principale?
La decisione è stata non scendere a compromessi sulla qualità percepita, assorbendo parte dell’aumento dei costi. La crescita è arrivata dalla fiducia costruita nel tempo e da un modello retail molto solido: oltre 250 store e più di 8 milioni di ingressi annui.
Il vostro modello resta fortemente fisico, mentre il settore va verso il digitale. Perché questa scelta?
Il retail fisico è il nostro “tempio” e resta centrale. Possibilmente


in una location strategica, che intercetta il flusso della quotidianità. È il luogo in cui il cliente vive il brand, tocca il prodotto e costruisce una relazione diretta. Non è solo vendita, è esperienza.
Servite 1,5 milioni di clienti e registrate oltre 8 milioni di ingressi in store. Che tipo di rapporto avete con i clienti e che ruolo hanno i venditori?
Costruiamo una relazione di fiducia su larga scala. I venditori sono consulenti d’immagine che interpretano i bisogni del cliente e lo guidano verso scelte che valorizzino la sua identità.
Quanto conta oggi l’espansione internazionale?
Oggi operiamo in 32 Paesi. L’Italia pesa ancora circa il 90% del fatturato, ma la crescita futura sarà sempre più guidata dall’estero. Il Sud-Est asiatico, in particolare, sta rispondendo molto rapidamente: c’è una classe media emergente con una forte domanda di stile europeo, con grande reattività al retail contemporaneo, molto più rapida rispetto ai mercati occidentali.
Qual è il vostro target di sviluppo?
Arrivare a 160 milioni nel 2026, spinti soprattutto dall’internazionalizzazione e da nuove aperture: ne sono previste oltre 40 nel prossimo anno.
E la scelta più rischiosa che oggi si è rivelata giusta?
Aver continuato a investire sul retail fisico durante le crisi globali, quando molti lo consideravano un modello superato.
“I RISULTATI RAGGIUNTI NEL 2025 CONFERMANO LA VALIDITÀ DEL NOSTRO POSIZIONAMENTO E DELLA NOSTRA STRATEGIA DI CRESCITA. CONTINUIAMO A INVESTIRE NELLO SVILUPPO RETAIL E NEL RAFFORZAMENTO DELLA PRESENZA INTERNAZIONALE, MANTENENDO STANDARD QUALITATIVI MOLTO ELEVATI
SIA NEI PUNTI VENDITA SIA NEL SERVIZIO AL CLIENTE”
DANIELE RACCAH, CO-FOUNDER E CEO
WEAVEBORN OUT OF THE DOLOMITES, CRAFTED BY PIONEERS AND WORN BY ADVENTURERS SINCE 1897.

Un’estate essenziale e raffinata, dove lo stile Montechiaro si esprime attraverso naturalezza e materiali leggeri per passare un weekend di charme discreto a bordo piscina


Alcuni scatti della collezione SS 27 di Montechiaro

C'è un momento dell’estate in cui il tempo sembra rallentare. Le giornate si allungano, il rumore del mondo si fa più distante e lo stile diventa qualcosa di istintivo, quasi naturale. È in questo equilibrio sottile che prende forma “THE POOL WEEKEND”, il racconto della primavera-estate 2027 di Montechiaro. Un elegante rifugio sul mare, il riflesso del sole sulla piscina, la quiete di una natura mediterranea che accompagna le giornate. Non c’è fretta, non c’è ostentazione. Solo il piacere delle cose fatte bene e vissute con naturalezza. L’uomo Montechiaro si muove dentro questo paesaggio con leggerezza. Indossa polo sottili, cardigan morbidi, giacche-camicia in lino. Capi che seguono il movimento del corpo e della stagione. Lo stile appare rilassato, ma mai casuale, un’eleganza che non cerca attenzione, ma la conquista attraverso l’armonia dei dettagli. I costumi richiamano un mondo ricercato, con fantasie ispirate ai disegni delle cravatte in seta. La collezione si ispira ai colori del paesaggio che la circonda. Bordeaux profondi dialogano con azzurri polverosi, sfumature di verde salvia e grigi luminosi si accostano agli écru e ai bianchi più delicati. I materiali fanno il resto. Cotoni leggeri, mercerizzati, maglie sottilissime che sembrano quasi sparire addosso. Ogni superficie racconta una ricerca silenziosa fatta di lavorazioni complesse, accostamenti cromatici inaspettati e dettagli che emergono soltanto avvicinandosi. È nella maglieria che questa ricerca trova la sua espressione più compiuta. Trame sofisticate, profondità materiche e sfumature ottenute attraverso l’incontro di molteplici colori danno vita a capi che cambiano con la luce, rivelando ogni volta una nuova sfaccettatura. Poi ci sono i dettagli tattili: inserti effetto spugna, trafori, piccole irregolarità che rendono tutto più vivo. I cardigan diventano giacche leggere, senza struttura rigida, con un’eleganza più libera mentre polo e t-shirt esplorano un dialogo raffinato tra tradizione e contemporaneità. Alla fine, resta la sensazione più autentica dell’estate: quella di una bellezza che non ha bisogno di essere spiegata. Basta viverla.


Una collezione, quella di Invicta, che interpreta il cambiamento climatico e urbano attraverso capi leggeri e versatili. Tra outerwear packable, jersey e richiami heritage, il guardaroba evolve in chiave dinamica e contemporanea

C'è un momento preciso in cui il guardaroba deve imparare ad adattarsi. Quando il sole del mattino scalda come se fosse piena estate, ma poche ore dopo arriva un vento improvviso che cambia il ritmo della giornata. È in questo spazio mutevole che si inserisce “Urban Transition”, la nuova collezione SS 27 di Invicta pensata per accompagnare una quotidianità sempre più dinamica, imprevedibile e veloce. La storica attitudine funzionale del marchio incontra un’estetica urbana essenziale, costruendo una proposta che supera il concetto tradizionale di outerwear. I capispalla diventano ultraleggeri, pratici, immediati, progettati per rispondere agli sbalzi climatici senza rinunciare allo stile. Le linee si alleggeriscono, i volumi si fanno più morbidi, mentre jersey e polo interpretano il leisurewear contemporaneo con naturalez-

za e comfort. Anche il colore racconta questa evoluzione. Le tonalità della collezione Invicta sono infatti vive, ma controllate. Tra gli elementi più interessanti emerge la contaminazione tra beachwear e outerwear packable. Le grafiche dei costumi si trasferiscono su giubbotti leggeri e compatti, pensati per essere piegati, trasportati nello zaino e utilizzati con spontaneità. Parallelamente, con “Back to Icon”, la label rilegge il proprio heritage attraverso una linea accessori che riporta nel presente i suoi codici più riconoscibili. Logo storico, nastri jacquard, fibbie squadrate e cromie pop si trasformano in zaini, borse e pouch dal carattere urbano e funzionale. Non è nostalgia, è evoluzione. La nuova linea conserva la propria identità riconoscibile rendendola più leggera, trasversale e vicina ai ritmi della città moderna. Un ritorno in città con una nuova energia addosso.



Dalle suggestioni della Riviera alla nuova SS 27, Gassa d’Amante amplia il proprio universo lifestyle con swimwear, maglieria, teli mare e footwear, dando vita a un guardaroba balneare

Fondata nel 2021 da Andrea Rapetti, Marco Rapetti e Amedeo La Cava, Gassa d’Amante nasce in Liguria durante il periodo del Covid, quasi per gioco, da un’esigenza personale: trovare un costume da bagno che li rappresentasse davvero per fit, stile e capacità di raccontare il mare da cui provenivano. Il brand reinterpreta oggi l’eleganza senza tempo delle più iconiche località balneari italiane attraverso una proposta contemporanea che unisce design, sostenibilità e lifestyle.

Il nome si ispira alla Gassa d’Amante, uno dei nodi più conosciuti della tradizione nautica. Un richiamo alle origini marittime dei fondatori e a un immaginario fatto di mare, libertà, viaggio e autenticità. Ogni stampa nasce da qualcosa incontrato realmente nei loro viaggi: “Osserviamo, fotografiamo, raccogliamo ispirazioni e le trasformiamo in fantasie che raccontano una storia autentica del mare e delle sue coste”, raccontano i founder. La prima collezione contava 14 costumi, ciascuno ispirato a un luogo, a un ricordo o a un dettaglio della Riviera italiana, dalle case affacciate sul mare alle tende a righe, dai gozzi dei pescatori agli ombrelloni scoloriti dal sole, fino a insegne dipinte a mano e piastrelle consumate dalla salsedine. Ancora oggi ogni costume è accompagnato da una cartolina che racconta l’origine della fantasia, trasformando il prodotto in un piccolo frammento di estate italiana da indossare o regalare. Tra le immagini più iconiche della storia del brand c’è quella scattata nel 2022 in Galleria Vittorio Emanuele II, a Milano. Una sfilata, ma non di quelle tradizionali: circa 25 amici, nessun modello professionista, indossarono camicie bianche in lino e costumi Gassa d’Amante per presentare la collezione al pubblico, nel pieno rispetto delle regole e con i permessi necessari. Da lì nasce anche una delle intuizioni chiave del marchio: il costume non è solo un capo da spiaggia, ma parte di uno stile di vita che accompagna tutta la giornata, dal mare alla città. Un concetto ripresentato anche nella spring-summer 2027. Dopo l’apertura nel 2026 dei primi monomarca ad Alassio, Santa Margherita Ligure, Forte dei Marmi e Porto Rotondo, la label consolida la propria crescita, portando nelle località simbolo dell’estate italiana un’eleganza fresca, riconoscibile e profondamente mediterranea.
I costumi di Gassa d’Amante

RRD – Roberto Ricci Designs inaugura il primo store a Milano nel cuore del quadrilatero della moda. Uno spazio essenziale che traduce l’identità del brand tra innovazione, materia e design

Nella città meneghina RRD – Roberto Ricci Designs ha infatti aperto le porte della sua prima vetrina milanese in via San Pietro All’Orto 11. Un opening che porta in città la sua essenzialità tecnica e moderna, costruita da sempre sull’equilibrio tra performance e design. Lo spazio, di circa 450 mq, si presenta infatti come una vera e propria estensione del linguaggio del brand, minimale ma accogliente. Nulla è lasciato al caso. Un ambiente che riflette la storia del marchio, nato nel 1994 dall’intuizione di Roberto Ricci, fondatore del brand, tra la Maremma e Maui, dove la cultura del vento, del mare e della funzionalità ha incontrato una visione estetica precisa e riconoscibile. Progettato dal team creativo interno, lo spazio è pensato per essere confortevole e sofisticato. Pavimenti in cocciopesto, superfici

Sopra: una foto di Roberto Bardini, ceo e direttore creativo di RRD, Kasia Smutniak, attrice, regista e testimonial del marchio, e Roberto Ricci, fondatore del brand. Sotto e a destra, delle foto dell’interno e dell’esterno dello store RRD – Roberto Ricci Designs a Milano

scure e volumi minimali definiscono un contesto caratterizzato dai colori del brand: nero, bianco, grigio e arancione. A completare l’ambiente, una selezione di arredi firmati Boffi|DePadova e ADL, uniti da una stessa visione progettuale basata su funzionalità, attenzione ai materiali e purezza formale. “L’apertura milanese rappresenta un nuovo tassello del piano di espansione del marchio, che guarda a nuove città italiane e ai principali mercati europei”, afferma Roberto Bardini, ceo e direttore creativo di RRD – Roberto Ricci Designs. Tra gli ospiti della serata inaugurale anche l’attrice e regista Kasia Smutniak, testimonial RRD e appassionata kitesurfer, il cui legame autentico con il mondo dell’oceano interpreta perfettamente lo spirito del brand. Presenti inoltre l’imprenditore Alessandro Benetton, primo testimonial RRD nel 2014, e il regista Giovanni Veronesi.


Con oltre 130 anni di storia, Dolomite annuncia la collezione SS 27 combinando innovazione tecnica, comfort, design e linguaggio outdoor contemporaneo. Tra i protagonisti Cinquantaquattro Weave: leggera e traspirante

Con Dolomite l’outdoor cambia passo e si muove leggero tra sentieri alpini e asfalto urbano, montagna e città, costruendo un guardaroba footwear trasversale. Per la spring-summer 2027, il brand italiano con oltre 130 anni di storia riscrive infatti il proprio linguaggio con una collezione che fonde performance, estetica contemporanea e spirito lifestyle. Una proposta pensata per accompagnare ogni momento dell’estate, dalle escursioni veloci alle giornate in città, senza mai perdere di vista comfort e identità progettuale. Il concetto chiave è quello di un outdoor fluido, dinamico, libero da definizioni rigide. Le nuove silhouette della label attraversano ambienti diversi con naturalezza, mantenendo un equilibrio preciso tra funzionalità tecnica e design essenziale. Aeris interpreta il mondo del fast hiking con linee snelle e una costruzione agile pensata per il movimento continuo. Vertis Low spinge invece verso un approccio più tecnico, legato alla montagna e alle performance outdoor. A completare il racconto arriva Cinquantaquattro Weave, probabilmente il modello più trasversale della stagione.
Cinquantaquattro Weave è l’icona dell’estate Nuova evoluzione della storica 54 Low, Cinquantaquattro Weave porta il dna dell’icona Dolomite in una dimensione estiva e contemporanea. Il design resta fedele ai codici estetici che hanno reso riconoscibile la famiglia Cinquantaquattro, ma introduce materiali più leggeri e volumi alleggeriti, pensati per affrontare la stagione calda con massima versatilità. La tomaia in tessuto traspirante, arricchita da aperture laterali per favorire l’aerazione, enfatizza comfort e freschezza anche
nelle giornate più intense, mentre la fodera in pelle e tessuto contribuisce a migliorare vestibilità e gestione del microclima interno. Elemento distintivo è anche la suola Vibram in mescola Ecostep Recycle, ridisegnata con un profilo più pulito e urbano rispetto alle versioni tradizionali della linea. Una scelta che rafforza il dialogo tra heritage outdoor e quotidianità contemporanea, mantenendo affidabilità e grip ma con un’attitudine decisamente più lifestyle.


In un mercato spesso dominato dalla velocità, BELL SURF sceglie un’altra rotta. Il vero lusso diventa creare prodotti belli, utili e longevi. Non capi per una stagione, ma per uno stile di vita

Alcuni brand nascono da un piano marketing, ma questo non è il caso di BELL SURF. Una realtà che prende vita dall’oceano, dalla cultura della tavola, dal rumore delle onde e da oltre 35 anni di esperienza tecnica vissuta tra mare, materiali e performance. Prima di diventare un marchio di abbigliamento e lifestyle, è stato un laboratorio in cui ogni prodotto prendeva forma non per inseguire una tendenza, ma per rispondere a una necessità concreta: muoversi meglio, resistere di più, vivere il mare con maggiore libertà. Le radici affondano nell’esperienza di Euroglass, fondata a Hossegor nel 1990 da Stephen Bell, “Belly” per il mondo del surf, punto di riferimento nella produzione di surfboard e accessori tecnici tra Europa e Australia. Da quella storia fatta di artigianalità, ricerca e collaborazione con campioni, atleti e protagonisti della scena surf internazionale nasce oggi una nuova visione. BELL evolve e diventa più contemporaneo, dando vita a un guardaroba pensato per chi si muove tra oceano e città, viaggio e quotidianità, performance e stile personale. Il boardshort resta il codice più autentico: tecnico in acqua, elegante fuori dall’acqua, essenziale nelle forme e progettato per durare. Accanto a esso, outerwear, knitwear, accessori e capi trasversali interpretano una nuova idea di coastal living: meno stagionale, più reale, più vicina al modo in cui le persone vivono oggi.



Filati ritorti, mischie esclusive di cotone, lino e seta esprimono freschezza e una naturalezza tattile sofisticata. Con la SS 27, Settefili Cashmere racconta la propria cultura manifatturiera e presenta l’innovativo filato tech-cotton

C'è un punto preciso in cui la maglieria smette di essere semplicemente prodotto e diventa racconto. È lì che Settefili Cashmere costruisce la sua primavera-estate 2027, una collezione che nasce dall’incontro tra ricerca tessile, memoria del territorio e una sensibilità cromatica capace di trasformare il paesaggio in materia da indossare. La proposta è un viaggio tattile e visivo dentro un’idea di lusso contemporaneo più autentica, meno gridata, costruita sulla verità del filato e sulla cultura del fare. Cotone, lino e seta si intrecciano in impasti esclusivi, ritorti con precisione artigianale, restituendo superfici fresche, luminose, naturali al tatto. La maglia estiva diventa così terreno di sperimentazione, dove leggerezza e struttura convivono in equilibrio.
Una rivoluzione per la maglieria luxury estiva
Il cuore innovativo della collezione è il debutto del Tech Cotton, un filato composto da 76% cotone e 24% nylon. La sua particolarità sta nella costruzione: un’anima interna in nylon crea una struttura gonfia e leggera, mentre una calza di cotone avvolge il filato, preservandone l’aspetto naturale e la mano autentica. Il risultato è un capo in finezza 3, dall’effetto a grana grossa, ma sorprendentemente leggero, che conserva le qualità estetiche del cotone, con tonalità opache ma definite e una pulizia del punto maglia particolarmente nitida. Grazie alla sua costruzione tecnica, il capo mantiene volume, leggerezza ed elasticità, aprendo nuove possibilità stilistiche senza rinunciare alla naturalezza. La collezione introduce anche proporzioni più contemporanee e nuove identità di prodotto. Le polo, morbide e sofisticate, fondono la disinvoltura della maglieria con l’eleganza della camicia sartoriale. I cardigan iconici vengono reinterpretati attraverso costruzioni “knit-tailored”, dove il linguaggio del tes-
suto entra nel mondo della maglia e ne ridefinisce i confini. È un guardaroba rilassato ma preciso, pensato per un uomo che cerca comfort, carattere e qualità percepibile. A guidare il racconto è anche il colore. La palette nasce dall’osservazione del paesaggio locale e delle sue architetture: i gialli delle coltivazioni di grano, i verdi dei frutteti, i rossi coccio della storica Via delle Volte di Ferrara, i blu denim e gli azzurri della costa adriatica. Ogni tonalità viene filtrata attraverso una sensibilità artigianale che non si limita a riprodurre la natura, ma la interpreta. Il colore diventa memoria, emozione, identità.



info@ama-brand.com @amabrand
La prossima stagione estiva rilegge il guardaroba attraverso una nuova idea di formalità, più fluida e contemporanea. Dall’ispirazione marinara all’attitude vintage, dal workwear al blu profondo, la stagione si muove con equilibrio tra memoria e aggiornamento. Con sorpresa e dinamismo di Valeria Oneto e Micaela Panzini

PIENA ESTATE
Per Berwich la SS 27 nasce come racconto delle giornate estive che si trasforma in materia e vestibilità, dove il passare dei mesi diventa un codice di costruzione per il guardaroba maschile. “Il Tempo Indossato” si sviluppa attraverso palette evocative e tessuti ricercati.

CORAL SHIFT
Paoloni cambia il ritmo del formale maschile, portandolo in una dimensione più libera e istintiva. Il completo si alleggerisce, la giacca perde rigidità e il vestire diventa spontaneo. Il rosa corallo è il segno distintivo della stagione, un accento che rompe gli equilibri classici.

FUNCTION MEETS STYLE
Manuel Ritz interpreta il concetto di bleisure attraverso un guardaroba che unisce lavoro, viaggio e tempo libero. Il tailoring si fa più morbido e leggero, tra giacche destrutturate e completi rilassati. Capi utility e leisure ampliano la proposta con overshirt, sahariane e denim in nuove tonalità. Maglieria e camiceria completano il racconto con una palette ispirata ai toni della terra.

Kiton continua la propria esplorazione del guardaroba maschile attraverso un equilibrio tra spirito sporty e new tailoring. La collezione introduce silhouette morbide, materiali ultraleggeri e una palette ispirata alle tonalità calde delle spezie. Creata da Mariano e Walter De Matteis, questa linea conferma il brand come spazio di sperimentazione.
NUOVI CLASSICI
Per Antica Cuoieria la stagione prende forma attraverso una rilettura di mocassini, stringate oxford e monk strap, ampliando la proposta con suede destrutturati e scarpe da barca in camoscio sfoderato, pensati per una calzata morbida durante l’uso. Le superfici verniciate e le finiture lucide lavorate a mano lasciano una traccia


DAL FORMALE AL CASUAL
Daniele Alessandrini costruisce un guardaroba fluido che accompagna ogni momento della stagione, dall’occasione formale al tempo libero. Abiti, denim e capi in lino e cotone dialogano attraverso volumi essenziali, materiali leggeri e una palette dai toni naturali. Completa la collezione il nuovo Tecnico Travel, pensato per chi ricerca praticità e comfort nella quotidianità.

L’Impermeabile mette al centro l’outerwear come linguaggio di memoria e funzione, tra immaginario italiano e ricerca sui materiali. GREY e BLU LABEL ridisegnano il guardaroba tra urbano, workwear e mondo marino, con tessuti esclusivi e costruzioni leggere.

Un guardaroba estivo essenziale e leggero quello di Giannetto Portofino costruito su camicie over, shorts morbidi e righe declinate in più interpretazioni.

North Sails interpreta due direzioni complementari: Archive e Côte d’Azur, tra memoria sportiva e immaginario mediterraneo. Una rilettura di 35 anni di storia del brand con capi iconici aggiornati in chiave responsabile, tra grafica heritage e attitudine lived-in.
Murphy&Nye rilancia il suo universo sailing tra heritage nautico e ricerca tecnica, con una visione che attraversa mare e città. Le linee “Chicago” e “MN33 Functional” reinterpretano archivio e performance in chiave contemporanea, tra outerwear, workwear e capi tecnici. Footwear Vibram e il progetto “Sailmaker” completano la proposta con accessori e calzature.

SEA TO CITY WIND & LIGHT
Con “SUMMER ON YOU”, Impulso immagina un’estate in mare aperto, tra navigazione e luce piena, dove il guardaroba segue il ritmo del vento e del movimento. Polo, t-shirt, maglieria e costumi costruiscono un lessico estivo fatto di contrasti cromatici, dal blu profondo ai tocchi fluo, fino a sfumature più calde e mediterranee.



Bellwood porta la maglieria al centro del guardaroba, trasformandola in un territorio di forma e racconto. Le superfici prendono vita tra lavorazioni ricche e segni grafici. Accanto alla collezione, Bellwood Pulse apre una lettura più attuale e fashion-oriented.
Capitolo III / Asimmetria segna per Born Outside il primo passo oltre l’universo sneaker con l’arrivo di Linea, primo loafer del brand. La collezione si costruisce sull’idea d’imperfezione come principio guida. Accanto a Linea, nuove calzature e ibridi ampliano il linguaggio del marchio.
Lotto Leggenda propone una rilettura dell’heritage sportivo del brand attraverso una visione aggiornata, dove archivio e sensibilità urbana si incontrano in un nuovo linguaggio del prodotto. Al centro della collezione Autograph Legend e Losanga ’76 PRT, due modelli che reinterpretano codici storici con dettagli grafici e accenti materici distintivi.


Dalle radici della camiceria a un total look contemporaneo: Alley Docks evolve senza perdere la propria identità. Tessuti ricercati, dettagli aggiornati e un’attitudine autentica definiscono uno stile concreto e versatile. Perché l’heritage non guarda al passato: vive nel presente, ogni giorno.

MATCH CREATIVO
Roy Roger’s e Australian riscrivono le regole del gioco, trasformando il tennis in un linguaggio quotidiano fatto di attitudine e libertà. Dal denim iconico all’energia rétro degli Anni ‘80, la capsule diventa un campo aperto. È una vittoria condivisa di estetiche e culture: un “ace” di creatività italiana che porta il movimento fuori dallo scenario e lo trasforma in lifestyle.
Gran Sasso interpreta la primavera–estate 2027 come un viaggio raffinato tra sport e stile, dove la maglieria diventa linguaggio di grazia consapevole. Ispirata ai codici del tennis e a un immaginario leisure sofisticato, la collezione unisce comfort tecnico e una nuova idea di menswear contemporaneo.



LOOK AGAIN
Eyepetizer nasce come sguardo libero e luminoso sul mondo, dove il colore diventa linguaggio riconoscibile. Il brand interpreta l’eyewear come accessorio di personalità con estetica semplice. Un invito a vedere la realtà con ironia, energia e una nuova intensità visiva.
TRACCIA PRIMORDIALE
Doria 1905 affonda le sue radici nella tradizione sartoriale del fatto a mano. Coppole, trilby e fedora si trasformano in accessori moderni, riletti con rigore creativo e un gusto raffinato. Con SS 27 “DORIA TERRAE”, il brand unisce dna italiano, ricerca tattile e innovazione discreta.
SPORT IS A PLEASURE
Nato dalla visione di Leonardo Servadio nel 1959, Ellesse rompe i confini tra sportswear e sartorialità italiana, dando forma a un nuovo linguaggio dello stile sportivo. Più che moda, il brand riattiva uno spirito: dove il movimento è piacere e ogni momento diventa esperienza da vivere fino in fondo.


VENTO DI SALE
C’è un luogo sospeso tra terra e mare, dove il tempo si intreccia come una corda salmastra e la memoria continua a tendersi verso l’orizzonte. Da questa immagine nasce la nuova collezione Uomo di Daniele Fiesoli per la PE 27, ispirata al trabucco abruzzese. Che prende forma come un viaggio contemplativo tra lini leggeri, merinos, cotoni e cashmere.

MATERIA CHE RESPIRA
D.A.T.E. continua la propria ricerca sul dialogo tra forma e sostanza con TEXTURA. Con canvas grezzi e pellami premium, dove l’imperfezione diventa dettaglio progettuale. La palette si muove tra sabbia, argilla e toni minerali, attraversata da lampi di magenta e blu profondo. RETRÒ anticipa la visione di stagione con una sneaker essenziale.


UN GUARDAROBA PRAGMATICO
La collezione Bomboogie SS 27 nasce da un’idea di concretezza e autenticità. Un guardaroba pragmatico e funzionale dove versatilità, comfort e durata definiscono una raffinatezza discreta. Tra casual, workwear e outerwear tecnico, la linea costruisce un equilibrio interseasonale, che ha come come fulcro il capospalla caratterizzato da una nuova leggerezza strutturata e performante.

DESIGN IN MOVIMENTO
La nuova collezione outerwear BOGNER unisce ricerca estetica e materiali ad alte prestazioni. Capispalla funzionali che performano sul campo da golf come in città, e portano un’eleganza attuale nella vita urbana.
Tombolini ridefinisce il concetto di viaggio trasformandolo da spostamento a dimensione interiore. Al centro della proposta c’è il principio della leggerezza. Tra tailoring ultra-leggero, materiali preziosi e innovazione tecnica, Zero Gravity accompagna ogni movimento con naturalezza, dal business travel ai momenti di evasione.



La polo Sring di Gallia Knit Project interpreta il piquet in filo di Scozia mercerizzato in un mood sportivo e ricercato. Dettagli in tubolare, righe bicolore a contrasto sul collo e sulle maniche richiamano l’estetica delle polo Anni ‘70.
The Aliseo Blouson di Paul & Shark è un capo ibrido che unisce outerwear e maglieria. Realizzato in Aqualeather, pelle idrorepellente dal tatto morbido e leggero. Anche la palette cromatica si rinnova: il classico blu lascia spazio a un intenso terra di Siena, arricchito da bordature in tonalità polvere. Da icona del penny loafer a universo completo di footwear e apparel, Sebago celebra 80 anni di storia restando fedele ai valori che ne hanno costruito l’identità. Il brand trasforma il proprio anniversario in un viaggio fatto di capsule collection, storytelling e attivazioni internazionali. Un percorso che guarda alle origini per continuare a navigare verso il futuro, senza perdere autenticità.
Saraghina reinterpreta l’eyewear con un linguaggio deciso e attuale, dove ogni modello diventa una dichiarazione di stile. La montatura dei Leon gioca con geometrie vintage e volumi rettangolari, con aste strutturate e bold e lenti gialle a contrasto, che richiamano uno stile molto Seventies.



FORZA CREATRICE
La collezione estiva di Gabriele Pasini si fa spazio attraverso silhouette fluide e contaminazioni workwear che ridisegnano il guardaroba tra volumi over e nuove libertà sartoriali. Tessuti materici e tecniche come il Boro-Sashiko trasformano l’imperfezione in linguaggio estetico.

Scaglione interpreta la stagione estiva attraverso materiali pregiati e una visione moderna del guardaroba. Cotone super ritorto, lino e blend esclusivi definiscono capi versatili e leggeri, pensati per accompagnare ogni momento della giornata. Il plissé diventa segno distintivo della stagione.
BOB celebra 20 anni con una collezione che evolve naturalmente il dna del brand, mantenendo al centro qualità e carisma. Tra cotone, denim, seersucker e cotone crinkle, ma anche maglieria creativa. L’ispirazione torna alla prima polo del 2006, riletta attraverso materiali autentici e toni terrosi.

Soldini80 ridefinisce il concetto di sneaker attraverso una visione che unisce innovazione e comfort. Materiali premium, costruzioni tecniche nuove e destrutturate e volumi leggeri danno forma a un guardaroba ibrido tra sport e lifestyle. Una proposta attuale che interpreta la scarpa come oggetto evolutivo.

“Il Grande Blu” ispira Doucal’s. La SS 27 è guidata dalla filosofia “Made with Kindness” e dall’introduzione delle suole superflex. Protagonista lo Stresa, mocassino leggero e flessibile che unisce costruzione Flex Blake, intrecci artigianali e una palette che scorre tra blu profondi, toni terra e accenti di luce.


Nel mondo Lardini, sofisticato e attuale, una giacca doppiopetto in lana blu gessata, dal fit asciutto, definisce il look. La camicia rigata effetto seta aggiunge leggerezza, mentre il pantalone flare, in lana introduce movimento. La cravatta regimental in seta e il mocassino in vitello nero completano l’insieme con equilibrio.


Un viaggio che risale antichi sentieri tra mare e montagne ispira la collezione SS 27 AVANT TOI, dove ogni capo sembra custodire una memoria in movimento. Terre, venti salati e macchia mediterranea si trasformano in superfici irregolari, tra lino, cashmere e intrecci manuali.

Aquascutum Active SS 27 evolve outerwear tecnico e urbano, dove la funzione diventa elemento centrale del design. Introduce nuovi materiali e soluzioni per maggiore comfort e versatilità, creando un guardaroba fluido e adattabile. E debutta una capsule womenswear.

THE LIGHTNESS OF SIMPLICITY
Un perfetto equilibrio tra design minimalista e funzionalità pratica guida la SS 27 di DUNO TIMELESS, CONTEMPORARY e ATTIC e CODE interpretano una visione essenziale e internazionale tra icone, innovazione e eleganza urbana in tessuti tecnici e italiani.

La SS 27 di Woolrich interpreta l’outdoor con uno sguardo essenziale e contemporaneo, dove performance e stile convivono senza mediazioni. La collezione riduce il superfluo e costruisce un linguaggio pulito, pensato per vivere lo spazio esterno con naturalezza e precisione.
VINTAGE REBORN

Il programma Re.Love di Benci Brothers rigenera le sneaker Scrambler usate, restituendo loro qualità e look originale. Le scarpe vengono pulite, riparate e rinnovate mantenendo il loro stile vintage in pelle di vitello. Poi vengono rivendute “come nuove” oppure sostituite con sconti sul nuovo.
Il Classic Moc 8838 reinterpreta uno dei modelli iconici di Red Wing nel nuovo pellame Sandstone Mohave Roughout, mantenendo intatto il carattere autentico dell’originale del 1952. Traction Tred, cuciture Puritan e costruzione Goodyear Welt confermano una silhouette pensata per durare nel tempo.


Tela Genova costruisce un’eleganza silenziosa fatta di materia, funzione e identità coerente, dove ogni dettaglio diventa linguaggio. La SS 27 segna l’evoluzione del brand verso un heritage europeo più maturo, distante dal country originario e più vicino a una sobrietà sofisticata.

Jeanne Baret, del gruppo F.lli Campagnolo, interpreta lo sportswear premium con una visione femminile, dinamica e contemporanea. Ispirato all’omonima esploratrice
Jeanne Baret, il brand richiama coraggio, libertà e spirito d’avventura. La SS 27 è pensata per una donna attiva e consapevole, che vive ogni giorno come scoperta.

La capsule B.DEPARTMENT di BLAUER reinterpreta military e navy in chiave contemporanea, con focus maschile su struttura e funzionalità. Un guardaroba urbano e versatile tra workwear e nautica con tessuti tecnici e capi da vela in tessuti performance.
A bordo piscina, come in riva al mare, il costume diventa simbolo, non più solo un capo da indossare. Nel riflesso dell’acqua prende forma un nuovo immaginario, dove stile, evasione e identità definiscono il linguaggio contemporaneo del beachwear maschile di Valeria Oneto e Micaela Panzini

BOUNDLESS TRAVEL
Il viaggio è un impulso umano primario. Conoscere, evolvere, oltrepassare i propri confini, anche restando fermi. Non è fuga, ma ricerca continua di esperienze e immagini capaci di nutrire mente e spirito. Per Leonardo Girombelli, che del progetto è la mente, ESCAPISTA è la realizzazione congiunta dell’amore per il viaggio e il dna familiare da sempre legato alla moda.
MOSSO Sunwear rilegge le estati mediterranee attraverso un immaginario fatto di vita all’aria aperta, sportswear vintage e superfici segnate dal tempo. Tra texture artigianali, pattern dilavati e grafiche da campeggio, la collezione costruisce un linguaggio rilassato che unisce funzionalità e leisure. Swimwear, resort e camiceria si intrecciano in un guardaroba fluido e moderno.

Sundek presenta la SS 27 riportando al centro le sue radici californiane e una nuova visione dell’heritage del brand. Dal boardshort Rainbow del 1958 nasce un immaginario che unisce surf culture ed estetica sun-bleached ispirata agli Anni ’60. Tra Goldenwave e Original, il brand rilegge il proprio dna con volumi rilassati, colori desaturati e un beachwear essenziale.


PLAY WITHOUT RULES
Psycho Bunny presenta la sua visione globale del menswear premium, tra spirito disruptive e attitudine senza compromessi. Colori vibranti, texture inedite e reinterpretazioni dell’iconico logo definiscono una stagione giocosa.

ITALIAN SUMMER CODE
RIPA RIPA riscrive il summerwear contemporaneo ispirato all’Italia degli Anni ’60 e all’estetica del Mediterraneo. Fondato a Milano, il brand reinterpreta l’estate italiana. Preserva il valore del made in Italy, con produzione a Portici, Napoli. Nato dallo swimwear sartoriale, il brand amplia oggi il proprio linguaggio con un guardaroba estivo completo fatto di giacche leggere, pantaloni, camicie e polo in lino.
Gandhara amplia il proprio universo sartoriale made in Italy introducendo pattern inediti che rinnovano le collezioni “Palladio”, “Via della Seta” e “Giappone”. Il beachwear si evolve con nuovi capi apparel, tra felpe con bottoni e collo alto o in versione smanicata, e un giubbottino antivento.
Debutta anche il primo beachwear


Nort Beachwear interpreta swimwear e leisurewear con una visione sostenibile e contemporanea, radicata nei colori e nelle atmosfere della Costa Smeralda. Tessuti ultraleggeri, materiali 100% riciclati e produzione interamente made in Italy definiscono un approccio etico e funzionale al beachwear. La palette è ispirata alla natura e i design sono adattabili a ogni bodyshape.

REFINED EASE
Corso Mille reinterpreta l’eleganza del gentiluomo contemporaneo tra attitudine e sicurezza di sé. Capispalla tecnici ed eleganti, polo, t-shirt e bermuda, insieme all’iconico modello di shorts da mare, definiscono un guardaroba dinamico. Realizzati con tessuti ricercati, blend di lana e fibre performanti, materiali impermeabili e soluzioni eco-friendly.

SALT & SUN
Ispirato allo spirito disinvolto della costa australiana, Franks propone costumi da bagno dal design pulito. Pensati per chi segue il ritmo del sole, da Sydney alla Costiera Amalfitana, accompagnano ogni viaggio con naturalezza e discrezione, ovunque l’estate chiami.
Fondato nel 1991 nel sud della Francia dai fratelli Azoulay, Europann propone costumi da bagno e prêt-à-porter per uomo e bambino. Il brand interpreta uno stile “Côte d’Azur” elegante e casual, ispirato a mare, viaggi e vacanze marittime. Realizzati con cotone, lino di alta qualità e tessuti italiani, i capi uniscono comfort naturale e gusto raffinato, nel segno dello stile tropézien.


RIVIERA SWIM
Dal 1968, Gerry St Tropez interpreta il costume da bagno con creatività e vestibilità impeccabile. Capi realizzati a mano, pensati per essere unici e curati in ogni dettaglio. Tessuti leggeri e ad asciugatura rapida danno vita a uno stile intramontabile estivo.
ITALIAN GOOD TIME
Original Penguin reinterpreta l’eleganza italiana con uno sguardo fresco, ispirato alla spensieratezza degli Anni ‘50 e al fascino del Mediterraneo. La collezione attraversa la costa e l’entroterra tra palette solari, stampe grafiche e texture leggere.


COAST OF CARE
Peninsula interpreta l’autenticità mediterranea in chiave attuale, tra qualità e responsabilità. Un lifestyle sofisticato e rilassato, ispirato all’estate lenta, alla natura e al design italiano. Collezioni 100% made in Italy realizzate con materiali a basso impatto e certificazione BCorp, dove estetica e sostenibilità convivono in equilibrio armonioso.

A SUMMER STATE OF MIND
Riviera by Alley Docks è un’idea di estate senza tempo, dove eleganza e leggerezza si incontrano tra mare e città. Una collezione essenziale e contemporanea che trasforma la semplicità in uno stile di vita rilassato, pensato per durare oltre la stagione.
Le collaborazioni funzionano ancora? C’è chi le sta immaginando in un modo nuovo di Marco Rizzi

Da sempre le collaborazioni sono uno degli elementi fondamentali delle sneaker, un modo tangibile di sottolineare e valorizzare quelle influenze tra mondi diversi che hanno reso importante questa cultura. Un meccanismo riassumibile con “respect is mutual”, il claim della prima collezione che ha visto A Bathing Ape e adidas unire le forze ormai 25 anni fa, dimostrando come fosse proprio il contributo di ogni parte coinvolta a dar valore a un progetto. Con il tempo il calendario delle uscite si è fatto sempre più fitto, il mercato delle sneaker si è saturato e anche un “rito” come quello delle collaborazioni ha perso valore. Spesso e volentieri questi progetti a quattro mani si sono rivelati dettati da visioni miopi, letture sbagliate dei trend o dalla semplice volontà di coinvolgere questo brand o quell’artista prima che potesse farlo un competitor. Quel meccanismo di mutuo rispetto ha finito per rompersi, insieme all’equilibro all’interno delle collaborazioni: spesso finivano per non rappresentare in modo giusto tutte le parti coinvolte, creando distonia con il pubblico per cui venivano realizzate. Per l’industria dello sportswear lavorare con nomi giganti imponeva una sorta di sudditanza, dettata

no per intercettarne
il pubblico sperando in un buon successo sugli scaffali. Con realtà emergenti e nomi più piccoli, invece, si creava la situazione inversa, con grandi limiti creativi per i partner coinvolti a cui era di volta in volta richiesta più cieca gratitudine che un punto di vista fresco e inedito. Negli ultimi due anni c’è chi ha voluto “rompere il sistema”, cambiare le regole delle collaborazioni per, paradossalmente, riportarle alla loro versione originale. Un ottimo esempio è quello di Vans, che ha saputo osservare con attenzione ciò che stava succedendo fuori dai suoi uffici stile per capire meglio quale direzione prendere. Il lavoro di designer e custom artist come Mattias Gollin e Metagirl Studio ha indubbiamente influenzato l’azienda, che invece di attaccarli con qualche “cease & desist” come avrebbe fatto qualche altro colosso del settore ha cercato di capire quale aspetto del loro lavoro fosse la chiave per valorizzare un prodotto che stava rischiando di diventare stantio. Il marchio californiano ha scelto di supportarli fornendo del materiale, poi una piattaforma comunicativa e, infine, gettando le basi per un rapporto collaborativo a lungo termine. Entrambi gli artisti citati hanno iniziato rilasciando le loro creazioni in edizione estremamente limitata, per poi finire a lavorare su progetti ufficiali avendo direttamente voce in capitolo sul processo creativo, se non addirittura essendo coinvolti direttamente nella manifattura delle sneaker. Anche altri nomi stanno provando a seguire questo percorso “old school” come adidas, che nel 2024 e nel 2025 ha ricominciato a realizzare progetti con bassa tiratura affidando la distribuzione direttamente ai suoi collaboratori: Concept Kicks, Hartcopy e Larry June sono soltanto alcuni dei nomi che hanno dimostrato come a volte andare per step sia il segreto per mantenere viva la credibilità di un progetto, non alienare la fan base originale e attirare infine l’attenzione di un pubblico più ampio. Che il segreto per ravvivare le collaborazioni sia provare a tornare alle origini?

SEAN WOTHERSPOON
ENTRA NEL TEAM KLEKT
KLEKT, piattaforma tedesca di compravendita di sneaker, ha annunciato la nomina di Sean Wotherspoon come nuovo chief community curator. IL designer statunitense, noto principalmente per il suo ruolo in Round Two e i numerosi progetti realizzati con importanti marchi del settore, metterà la sua esperienza al servizio di KLEKT con l’obiettivo di costruire una community sempre più vicina ad appassionati e collezionisti, in Europa e nel mondo. Wotherspoon si occuperà principalmente di progetti speciali, collaborazioni e rappresenterà KLEKT durante diversi eventi, dando il suo contributo per espandere il ruolo della piattaforma oltre il semplice reselling e contribuire a renderlo un hub culturale capace di unire moda, musica e sneaker sotto un’unica identità.

UN NUOVO CHIEF OF
Nike ha nominato Andy Caine come nuovo chief innovation officer, ruolo in cui avrà il compito di guidare lo sviluppo di nuovi prodotti e accelerare l’integrazione dell’innovazione digitale nei diversi dipartimenti dell’azienda. La nomina segna un ulteriore step nella recente strategia dell’azienda, che ha visto un ritorno alla centralità dell’ambito performance e la conseguente influenza sulle collezioni lifestyle. Stando alle prime comunicazioni il nuovo corso dovrebbe puntare su sostenibilità e sviluppo di prodotti inediti, oltre al consolidamento del legame tra performance atletica e cultura contemporanea.

STEPH CURRY PROTAGONISTA CON SOTHEBY’S
La rinomata casa d’aste Sotheby’s e la star dei Golden State Warriors Steph Curry hanno unito le forze per presentare un’esclusiva asta di beneficienza. Proprio all’inizio della stagione NBA, Curry ha sorpreso molti concludendo il suo rapporto di sponsorizzazione con Under Armour, di cui era uno dei volti principali anche fuori dal parquet. Libero da vincoli contrattuali ha quindi deciso di indossare diversi brand e modelli esclusivi, pagando tributo a vecchi compagni di squadra e ad altre stelle dello sport. La collezione, una volta autografata, ha composto il catalogo dell’asta raccogliendo 1.7 milioni di dollari devoluti interamente alla Eat. Learn. Play. Foundation, gestita da Curry insieme alla moglie Ayesha.

PALACE APRE IL SUO PRIMO NEGOZIO A SHANGHAI
Prosegue l’espansione internazionale di Palace, che ha da poco inaugurato un nuovo negozio a Shanghai, l’ottavo store indipendente in Asia. Dopo Londra, New York, Los Angeles e Tokyo l’apertura nella metropoli cinese rappresenta un passo strategico nella crescita globale del brand e sottolinea l’importanza del mercato orientale per il marchio londinese, che sarà protagonista anche dei prossimi campionati mondiali di calcio a supporto della nazionale inglese su invito di Nike. Per celebrare l’apertura il marchio ha lanciato una collezione esclusiva dedicata al nuovo negozio, oltre a un ricco calendario di eventi pensati per coinvolgere la community locale.

RIHANNA PRONTA A LASCIARE PUMA?
Secondo indiscrezioni sempre più insistenti la partnership tra Rihanna e Puma potrebbe essere vicina alla conclusione, dopo anni di successi che hanno ridefinito il rapporto tra sportswear e moda contemporanea. Fin dal suo debutto, con il lancio sul mercato della linea Fenty, l’artista barbadiana ha contribuito in modo fondamentale non solo a riposizionare Puma nel mercato delle sneakers, ma anche a ridefinire il ruolo delle donne nell’industria attraverso silhouette diventate simbolo e campagne capaci di parlare a nuove generazioni. Nonostante il ritorno della collaborazione nel 2023 dopo un primo stop – e il contratto che lega anche il marito A$AP Rocky al marchio tedesco – le voci suggeriscono un possibile cambio di direzione per entrambe le parti.

Prosegue la collaborazione tra New Balance e Action Bronson, con il rapper e chef newyorkese che ha deciso di celebrare la pubblicazione del suo ultimo disco “Planet Frog” con il rilascio di una terza colorway delle sue 1890. Le scarpe sono parte di una più ampia collezione progettata per accompagnare la presentazione dell’ultimo progetto creativo dell’artista, che include anche diversi capi d’abbigliamento e un paio di occhiali da sole Oakley personalizzati, il tutto lanciato in esclusiva sull’e-commerce Specializing Life. Proprio Bronson è stato il primo a lavorare sulla New Balance 1890, riedizione in chiave lifestyle del modello Anni ’00 890, rilasciata nel frattempo in diversi colori che richiamano le versioni originali e anche in due limited edition firmate Stone Island.

La Boardflip rappresenta un periodo molto particolare nella storia di Reebok: si tratta di una scarpa da skate Anni 2000 dalle linee gonfie, vagamente ispirate ai modelli running e cross training che hanno reso celebre il marchio di Bolton negli Anni ’80. Pensata come “modello signature” per Ice Cream, lo skate brand fondato da Pharrell Williams, è diventata presto celebre tra i collezionisti per le colorway sgargianti indossate da grandi skater del calibro di Stevie Williams. Per 20 anni è rimasta una rarità, il sogno di molti collezionisti e appassionati; lo scorso autunno Reebok ha presentato la prima riedizione delle Boardflip al ComplexCon di Long Beach all’interno di uno stand curato dal rapper americano Don Tolliver e nelle ultime settimane le prime due colorazioni originali sono tornate sugli scaffali dei migliori sneaker stores di tutto il mondo.

LE “BIKE AIR” DI JORDAN
E NIGEL SYLVESTER
Dopo una lunghissima attesa è finalmente disponibile la seconda versione delle Air Jordan 4 Rétro “Brick after Brick”, edizione collaborativa dello storico modello di fine anni ’80 realizzata per Nigel Sylvester, celebre rider BMX e atleta sponsorizzato dal Jumpman. Contrariamente alla prima uscita, interamente rosso mattone, questa seconda colorway con base bianca riprende lo schema colori delle primissime edizioni del modello come le “Fire Red” indossate da Michael Jordan durante la prima parte della sua carriera con i Chicago Bulls, senza rinunciare a dettagli personalizzati come la finitura ruvida dei materiali e il mini-Swoosh ricamato sulla punta della scarpa. Le prime “Brick by Brick” si sono rivelate un enorme successo, uno dei best seller di Air Jordan per il 2025 finendo per essere votata “Sneaker dell’Anno” dallo staff editriale di Complex. Non ci resta che attendere per scoprire se la seconda edizione saprà replicare questi risultati.

Mancava soltanto l’ufficialità: Air Jordan e la fondazione Virgil Abloh riproporranno una delle tre colorazioni dell’ormai leggendaria Air Jordan 1 Rétro firmata dal designer statunitense. La versione scelta è la “Alaska”, nuovo nome della “NRG” rilasciata nel 2018, e sarà proposta in edizione limitata come collaborazione tra il “Jumpman” e Virgil Abloh Archives. I più attenti avevano già intuito un possibile ritorno lo scorso ottobre durante la mostra “The Codes” ospitata al Grand Palais di Parigi. Bisognerà avere pazienza per scoprire se VAA si occuperà soltanto di gestire il ritorno sugli scaffali delle vecchie creazioni di Abloh o firmerà anche nuovi progetti.

Minted è un marchio newyorkese fondato dai fratelli Marcus e Shawn Milione, nato come piccola label di gioielli e divenuto uno dei running brand più esteticamente influenti degli ultimi anni. Giunti al terzo progetto collaborativo con Saucony hanno deciso di realizzare una colorway personalizzata della Endorphin Pro 5 modello di punta del catalogo running del marchio americano. La scarpa è stata realizzata completamente in mesh argentato lasciando soltanto scritte e accenti in blu elettrico, quasi a dare l’idea che la precedente collaborazione, una Endorphin Speed 4 completamente blu, fosse stata immersa in una vernice cromata. La collaborazione è stata lanciata in esclusiva da Minted, con una release anticipata ospitata dal negozio Saucony di Covent Garden a Londra.

Il panorama delle collaborazioni tra sportswear e fashion si arricchisce di un nuovo progetto con il lancio della partnership tra Diadora e JW Anderson. Lo stilista nordirlandese ha avuto la possibilità di attingere dall’archivio dello storico marchio veneto scegliendo come base per la sua prima collabo la Equipe, modello anni ’70 modificato e personalizzato per l’occasione. Anderson ha lavorato non soltanto con colori, trame e materiali, ma anche modificando le linee della scarpa aggiungendo occhielli, doppi lacci e sottolineando la costruzione wrap-around della suola. La collezione è composta da quattro diverse colorway realizzate con una costruzione in nylon e suede, disponibili online e in una selezionata lista di negozi in tutto il mondo al prezzo di 390 euro.

EARLS ONORA LE SUE ORIGINI CON ASICS
Sono passati quasi due anni dal lancio delle ASICS GT-2160 “Nagāwari” di Earls Collection, un’uscita divenuta con il tempo una sorta di simbolo dell’ottimo lavoro svolto in questi anni dal dipartimento Asia-Pacific di ASICS Sportstyle. Earls, marchio streetwear neozelandese fondato da Lewi Brown che si impegna a integrare elementi estetici della cultura Māori nelle sue collezioni, ha recentemente rilasciato un secondo progetto collaborativo con ASICS: il modello scelto questa volta è la GEL-Cumulus 16, runner anni 2000 per cui ha scelto di utilizzare un particolare materiale intrecciato già visto nella precedente collabo. Lo stesso schema di colori, con base écru e dettagli marroni e arancioni è stato utilizzato anche per le Testimonial 4, scarpino da rugby che Brown ha voluto includere nella collezione per sottolineare il legame tra lo sport e la sua terra.

ALEALI MAY E CLARKS ORIGINALS
ANCORA INSIEME
Aleali May, designer statunitense membro del collettivo cresciuto attorno al negozio di Chicago RSVP Studio di cui hanno fatto parte anche Don C e il compianto Virgil Abloh, ha da poco presentato la sua nuova collaborazione con Clarks Originals. Si tratta di due colorazioni in edizione limitata della classica Wallabee Low in cui il suede tradizionalmente utilizzato per la tomaia è sostituito da un complesso patchwork di velluto a coste, dando alla scarpa un effetto inedito. Un approccio unico alla Wallabee, che in questa versione unisce tradizione britannica, l’estetica di un classico della cultura giamaicana ed elementi che traggono ispirazione dal vintage e dallo streetwear di Los Angeles. Entrambi i colori, “grey combi” e “beige combi” sono già disponibili nei principali rivenditori Clarks Originals.

Chi colleziona sneaker sa che ci sono modelli che, molto semplicemente, non si possono comprare. Fino a qualche settimana fa questo era il caso anche per le Salomon XT-4 OG “Ferxxocalipsis”, un’edizione promozionale dell’ormai classico modello trail running realizzata dal marchio francese per il cantante colombiano Feid: sole 100 paia in una colorazione inedita con base verde e dettagli arancioni, destinate agli amici e alla famiglia dell’artista. Dopo aver lavorato a una seconda collaborazione con protagonista la XT-Whisper, questa volta destinata alla grande distribuzione, Salomon e Feid hanno annunciato a sorpresa a inizio maggio che la versione promo della XT-4 sarebbe stata presto disponibile: un’occasione più unica che rara che gli appassionati non si sono lasciati scappare, portando rapidamente al sold out della scarpa.

Da ormai oltre 20 anni il retailer londinese Offspring è uno dei nomi di punta dell’esclusivo programma Consortium di adidas Originals, un legame solido che ha regalato ad appassionati e collezionisti alcune tra le collaborazioni più esclusive e apprezzate viste sugli scaffali europei. Dopo aver celebrato la cultura delle sneaker collaborative con una ZX8000 realizzata insieme ai giapponesi di Mita, Offspring ha voluto realizzare una versione personale del modello, rilasciata esclusivamente online e nei diversi punti vendita del negozio britannico. L’uscita è stata anticipata da una serie di interviste e contenuti social a membri della community del negozio e collezionisti di adidas che hanno contribuito a raccontare il valore culturale e l’impatto della ZX8000 sulla scena a cavallo tra Anni ’80 e ’90.
Per molti è stato il grande trend degli ultimi anni, per Pezze il vero vintage è, prima di tutto, una cultura di Marco Rizzi
Negli ultimi anni Milano è cambiata mol to, grazie a una nuova generazione di spazi, negozi e personalità che provano a loro modo a raccogliere il testimone da chi ha saputo rendere il capoluogo lombardo una vera città internazionale. Durante l’ultima Design Week ha aperto i battenti a pochi passi dalle Colonne di San Lorenzo Pezze Vintage, che dopo diverse esperienze ha scelto Milano dopo Londra e Napoli. Ne abbiamo parlato con il fondatore, Gennaro Boccia

Pezze era già stato presente a Milano con pop-up e altre importanti attività collaborative, cosa ti ha fatto capire fosse il momento giusto per uno store tutto vostro? In effetti con Pezze avevamo avuto già modo di testare la realtà di Milano, tra pop-up e la collaborazione con Slam Jam, con cui continuiamo a proporre tutt’oggi una selezione hand-picked che rispecchia tanto la nostra filosofia estetica di ricerca quanto la loro. Queste esperienze pregresse ci hanno dato modo di comprendere meglio e assorbire nel tempo lo spirito della città, ma non era ancora abbastanza per aprire uno store in autonomia. C’era bisogno infatti di trovare il luogo giusto al momento giusto e via di Gian Giacomo Mora, cuore nevralgico del distretto vintage di Milano, era non solo il luogo a cui ambivamo ma anche il più familiare dato che ci avevamo già fatto diversi pop-up.
L’avventura di Pezze è iniziata a Londra ormai quasi dieci anni fa, un’esperienza con cui vi siete fatti conoscere in tutto il mondo. Pensi ci sia una sensibilità diversa nei confronti del vintage da parte del pubblico internazionale rispetto a quello italiano?
Ai tempi in Inghilterra c’era, e c’è ancora, una preparazione molto più approfondita per quanto riguarda il vintage, tanto negli addetti ai lavori quanto nel pubblico di acquirenti e appassionati. Quando nel 2011 sono arrivato a Londra il vintage era già un universo ben compreso e sistematizzato, forte di personaggi chiave e pionieri, come ad esempio Nigel Cabourn, che ha fatto del second-hand e del vintage una vera e propria materia di studio. Tutti i maggiori filoni estetici quali workwear e militaria, che ora popolano le selezioni dei negozi italiani nascono in UK, dove una serie di precursori ha iniziato a fare ricerca e acquisizione anni

prima di noi. Penso sia proprio questo fattore temporale a distinguere in maniera netta la cultura del vintage inglese, o più in generale internazionale, da quella italiana. Il cliente internazionale è infatti più “educato” al capo di seconda mano, ne capisce il valore e l’unicità, che risiedono anche nel difetto che quel capo sintomaticamente può aver sviluppato nel tempo. Al contrario in Italia il vintage è diventato un fenomeno allargato solo recentemente e ancora la clientela non si è adeguata alla filosofia dietro a esso. Mi capita ancora di avere clienti che pretendono di pagare di meno per un bottone mancante o un filo scucito, applicando un giudizio negativo alla nozione di usato. Ancora si fa fatica a comprendere la qualità del vintage, e quanto una selezione second-hand possa proporre dettagli, costruzioni e materiali ad oggi impossibili da replicare con lo stesso potere di acquisto.
Per l’inaugurazione del negozio di via Mora avete realizzato una proposta ad hoc? Come si selezionano i prodotti in questi casi?
Come per ogni boutique seguo la mia filosofia di ricerca e selezione, che potremmo sintetizzare nell’idea di eclettismo. Da Pezze ci piace tutto, purché sia bello e in linea. Militare, workwear, vintage, unbranded, designer, ’70s,’80s o ‘90s, Pezze propone una gamma ampia, ma curata, di capi e accessori che rispecchiano lo spirito dell’attività e dialogano con l’identità della città. Per ciascuna categoria ricerchiamo il pezzo speciale, che sia un Levi’s con un fading particolare o una giacca in pelle ad ala di pipistrello. Non a caso il processo di selezione è estremamente complicato, anche se non sempre è facile da capire, e analogamente complicato è scegliere quale delle tre boutique tra Londra, Napoli e Milano sia la più adeguata per il pezzo selezionato. Arrivare a una proposta di 100 capi significa quindi scartarne un’enormità per poi dividerli tra le tre sedi per proporre il miglior assortimento possibile. A Milano ho voluto dare un taglio paradossalmente più internazionale rispetto a Londra, dove lavoro maggiormente sul made in Italy. Mi sono così concentrato su un’idea di coolness che nasce dal contrasto: nella boutique di Milano l’abito da uomo è abbinato a un pezzo sfilata di Gucci, in un gioco di giustapposizioni che ben rispecchia lo spirito della città e ben si allinea con la direzione che la moda ha preso ultimamente.

CSM è un’associazione autonoma, libera ed indipendente.
CSM è dedicata a tutti gli showroom multibrand di Milano più rappresentativi del fashion e con una forte vocazione internazionale.
CSM ha tra i suoi obiettivi fondamentali l’esigenza, resa ancor più forte dalla recente situazione congiunturale, di fare squadra.
CSM ha concretizzato, grazie alla collaborazione con Confartigianato Moda, importanti attività durante le Fashion Week di Milano:
ARTISANAL EVOLUTION + CSM MEETS SUSTAINABILITY
CAMERA SHOWROOM MILANO ringrazia
1ST FLOOR
999 SHOWROOM
ARETE’ SHOWROOM
BOIOCCHI SHOWROOM BRERAMODE
CASILE & CASILE
CONTINUO
DANIELE GHISELLI SHOWROOM
DMVB SHOWROOM
ELISA GAITO SHOWROOM
FATTORE K MILANO
GARAGE MARINA GUIDI
K-LAB
MANNERS
MANUEL MENCARELLI SWOWROOM
MODERN SWOWROOM
PANORAMA MODA
PERCORSI OBBLIGATI
PROGETTO MILANO
RENZO VESENTINI MILANO
S5 SHOWROOM
SD SHOWROOM
SHOWROOM A. FICCARELLI
SHOWROOM DUNE
SHOWROOM JE T’AIME
SHOWROOM PAPAVERI
SPAZIO 38
SPAZIO COLTRI
SPAZIO LIBERTY
STUDIO POGGIO
STUDIO TATO SOSSAI
STUDIO ZETA
STYLE COUNCIL SHOWROOM
THE PLACE SHOWROOM
ZAPPIERI MILANO
Thank you all!

