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Bikefortrade 07-2025

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mandelli.net -

18 NEL NOME DELLA PERFORMANCE 20 LOOK, CERVELO, FACTOR, SPECIALIZED

BH, MONDRAKER, ORBEA, GHOST

22 CANNONDALE, RIDLEY, SCOTT, WILIER TRIESTINA

24 FSA: DAL LABORATORIO AL CAMPO GARA

IGPSPORT: “LEAVE YOUR MARK” 32 TVS EBIKE: MARCHI DIVERSI, UN UNICO OBIETTIVO 33 POLARTEC AIRCORE 48 BRERA CICLI: USCIRE DAGLI SCHEMI

EDITORIALE

DI BENEDETTO SIRONI

benedetto.sironi@mag-net.it

CLINGUAGGIO UNIVERSALE

i sono vari momenti in cui il ciclismo smette di essere solo sport per diventare un formidabile megafono capace di parlare di economia, di territori, di visione. È il caso del Piemonte, che quest’anno ha acceso i riflettori del mondo ospitando la Salida Oficial della Vuelta a España 2025. Dalla Reggia di Venaria Reale è partita una corsa che, ancora prima dello start, aveva già vinto. Secondo Sport e Finanza, a fronte di 4,5 milioni di euro investiti, il ritorno economico ha superato i 40 milioni. La dimostrazione concreta di quanto questo genere di iniziative possano generare valore ben oltre la linea del traguardo, diventando motori di sviluppo, identità e turismo.

Il caso Piemonte (insieme ad altre regioni e località di cui abbiamo più volte parlato sulle nostre pagine) si conferma così tra i laboratori virtuosi: dalla Vuelta alle ATP Finals di Torino, fino al passaggio del Tour de France nel 2024, emerge una strategia vincente. Che racconta come lo sport, se guidato da competenze e continuità, possa diventare infrastruttura culturale e volano per l’economia in generale.

Il settore race in tutto questo rappresenta sempre un segmento fondamentale e trainante per il mercato, soprattutto italiano. Per questo, come di consueto approfondiamo il tema da più prospettive in uno speciale dedicato, partendo dal racconto tecnico e umano di chi la performance la costruisce ogni giorno. Con alcune aziende che ci offrono una chiave di lettura privilegiata: cosa significa davvero “performance” oggi? Come si crea innovazione quando i regolamenti UCI cambiano di continuo, costringendo le aziende a ripensare processi e materiali in tempo reale? Domande che

raccontano la complessità di un settore che non vive di sola passione, ma di ricerca, ingegno e capacità di adattamento.

Sul fronte eventi da rimarcare la conferma del successo dell’Italian Bike Festival. Sotto un cielo decisamente estivo, con oltre 63.000 presenze, IBF ha confermato il suo ruolo di principale vetrina italiana del settore e di piattaforma sempre più rilevante anche a livello internazionale. L’anticipo di una settimana ha favorito un’affluenza ancora maggiore. Dopo otto edizioni – quattro delle quali al Misano World Circuit – il Festival è ormai punto di riferimento di una community molto viva e trasversale, dove si incontrano dealer, brand, media, agenti e appassionati. Proprio a Misano abbiamo raccolto anche le riflessioni di Stefan Reisinger, ceo di fairnamic società organizzatrice di Eurobike, che ci ha parlato di futuro, di sostenibilità degli eventi e di come le grandi fiere possano tornare a essere a suo parere motori di sistema per la bike industry globale, pur in uno scenario senz’altro in continuo mutamento, appunto.

Last but not least: Bikefortrade non si è fatta mancare nemmeno un viaggio in Ruanda, cornice davvero inedita e suggestiva come teatro del Mondiale su Strada 2025. Il nostro inviato Dino Bonelli ci accompagna in un viaggio emozionante e intenso, tra muri in pavé e un pubblico in festa, che segna un nuovo capitolo per il ciclismo mondiale. Una corsa che ha superato ogni pregiudizio, aprendo orizzonti e possibilità inedite. Confermando come il ciclismo sia in grado di parlare davvero un linguaggio universale in grado di unire popoli e culture, in un momento storico nel quale ce n’è un dannato bisogno

Editore: MagNet Srl SB - Direttore responsabile: Angelo Frigerio - Direttore editoriale: Benedetto Sironi

Editors: Davide L. Bertagna, Dino Bonelli, Daniele Pansardi, Riccardo Penna, Gabriele Vazzola Art Director: Simone Comi

Redazioni: Corso della Resistenza, 23 - 20821 - Meda (MB) Via Tertulliano, 68 - 20137 - Milano - Tel. 02.87245180-1-2 - Fax 02.87245182 redazione@bike4trade.it - bikefortrade.it

Anno 13 - Numero 7 - 2025 - Periodico mensile

Registrazione al Trib. di Milano n. 39 dell’8 febbraio 2013 Poste Italiane SpA Spedizione in abbonamento postale

D.L. 353/2003 - Conv. in Legge 46/2004 - Art.1 Comma 1 LO/MI Iscrizione al ROC n.16155 del 23 Novembre 2007 Stampa: Ingraph - Seregno (MB) - Una copia 1,00 euro

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MERCATO

BONIN DIVENTA

DISTRIBUTORE ESCLUSIVO DI PANARACER IN ITALIA

Bonin ha annunciato la nuova partnership con Panaracer, storico marchio giapponese fondato nel 1953. L’azienda che sviluppa e produce internamente le proprie gomme in Giappone è riconosciuta a livello internazionale per la qualità dei materiali e per l’attenzione a ricerca e innovazione. Punto di riferimento nel settore gravel, Panaracer ha conquistato ciclisti e professionisti grazie al modello GravelKing, scelto dai migliori atleti e protagonista della Coppa del Mondo Gravel UCI. Con questa nuova collaborazione conferma il proprio ruolo di player di primo piano nel mercato, potendo contare su otto marchi di coperture a catalogo.

BELGIAN CYCLING FACTORY

APRE UNA SEDE A TAIWAN

Belgian Cycling Factory (BCF) ha ufficializzato l'apertura di una nuova sede a Taiwan che si occuperà dell'approvvigionamento, del supporto, della ricerca, dello sviluppo e di altri aspetti relativi ai suoi quattro marchi. L'apertura segue l'acquisizione di Nukeproof da parte di Belgian Cycling Factory nel mese di febbraio. Oltre al brand di mtb, BCF è la società madre di Ridley, Eddy Merckx e Aeres. Un portavoce di BCF ha affermato che i piani a lungo termine prevedono un'espansione nel mercato statunitense. Christina Hsu, la nuova direttrice generale di Belgian Cycling Factory a Taiwan, ha dichiarato: “Sono orgogliosa di guidare un team dedicato a Taichung che lavora a stretto contatto con la nostra sede centrale in Belgio. Essendo io stessa un'appassionata, sono entusiasta di contribuire a portare bici di livello mondiale a un pubblico più ampio, migliorando l'efficienza, aumentando il valore e sostenendo l'innovazione in tutti i brand”.

OMSTRIP NUOVO MARCHIO

DISTRIBUITO DA CICLO PROMO COMPONENTS

Ciclo Promo Components ha annunciato una nuova partnership di distribuzione con OmStrip, marchio specializzato nello sviluppo di cerotti innovativi dedicati al benessere muscolare e articolare. I prodotti si basano sulla tecnologia brevettata F7, che unisce le proprietà dei raggi infrarossi lontani (FIR) a specifiche frequenze biostimolanti, attraverso un processo innovativo, testato e misurato. I cerotti sono stati sviluppati per offrire un supporto a chi pratica sport e a chi ricerca soluzioni pratiche durante l’attività fisica e per il proprio benessere quotidiano. Sono progettati per aderire alla pelle anche in condizioni di sudore, movimento e umidità, risultando facili da applicare.

OFFICINE MATTIO

PUNTA SUL MERCATO INDIANO GRAZIE A CYCLOFIT

Officine Mattio ha annunciato la nomina di Cyclofit come distributore ufficiale in India. Con sede a Gurugram, Haryana, Cyclofit è guidata da Rajesh Girdhar, imprenditore appassionato di ciclismo. “L’India è un mercato entusiasmante e in rapida crescita per il ciclismo, con una nuova generazione di appassionati alla ricerca di prestazioni, bellezza ed esclusività,” ha dichiarato Gabriel Parola, sales representative per l’India di Officine Mattio. “Siamo lieti di collaborare con Cyclofit e Rajesh Girdhar, che condividono la nostra visione di portare in India biciclette italiane di livello mondiale e un’esperienza di guida unica".

DAHON TECH FESTEGGIA LA QUOTAZIONE ALLA BORSA DI HONG KONG

Dahon Tech, tra i leader mondiali nel settore delle foldable bike, ha debuttato sul Main Board della Borsa di Hong Kong, attirando l'attenzione del mercato finanziario di Hong Kong come “Star Stock” del 2025. Durante la cerimonia di quotazione, il presidente David Hon ha suonato la campana di apertura alla presenza di azionisti, partner e media, segnando questa importante milestone per l’azienda. In qualità di più grande produttore mondiale di bici pieghevoli, Dahon si è costruito una reputazione distintiva in oltre 40 anni grazie alla sua abilità tecnologica, al suo spirito innovativo e al suo impegno per la qualità dei prodotti. Il presidente Hon ha dichiarato: “Con l'inizio di questo nuovo capitolo, sfrutteremo questa quotazione come un'opportunità per cogliere le tendenze, rafforzare la nostra presenza nei mercati internazionali e garantire rendimenti sostenibili ai nostri investitori”.

SRAM SI ESPANDE IN ITALIA CON UN CENTRO STS

SRAM rafforza la sua presenza in Italia con una nuova sede nella zona di Varese, la cui apertura è prevista per il 2026, Ospiterà il team di Ochain, a seguito della recente acquisizione, oltre a una sezione dedicata a sviluppo prodotto, marketing e vendite. Includerà inoltre un nuovo SRAM Technical Service (STS) Center, dedicato a supportare i rivenditori italiani con assistenza tecnica, consulenza e gestione delle garanzie per i prodotti SRAM, RockShox, TIME, Quarq e Ochain. Beltrami TSA, partner storico del marchio in Italia, continuerà a gestire la SRAM Tech Academy, che solo nel 2024 ha formato oltre 150 tecnici.

MERIDA SOUTH WEST EUROPE

ASSUME IL CONTROLLO AZIONARIO DI MERIDA ITALIA

Merida Bikes SWE (South West Europe) ha annunciato di aver acquisito il controllo azionario di Merida Italia. Nell’ambito di questa transizione, Eduardo Roldán è stato nominato nuovo amministratore delegato di Merida Italia. "Siamo entusiasti di costruire una forte alleanza con i nostri clienti e rivenditori italiani. Il nostro obiettivo è offrire un servizio eccellente e continuare a valorizzare il marchio Merida in Italia, garantendo a ogni ciclista la massima qualità e prestazione delle nostre biciclette," ha dichiarato Eduardo Roldán. Nel corso della sua carriera lavorativa, Roldán ha lavorato per diversi anni per Shimano Italia, per poi spostarsi nel settore vendite della divisione europea del marchio giapponese. Da ottobre 2024 rivestiva il ruolo di amministratore delegato di Merida South West Europe.

AL VIA LA COLLABORAZIONE

TRA TANNUS

E BIENVENIDO AGUADO

Il biker spagnolo Bienvenido Aguado e Tannus hanno annunciato l’inizio di una collaborazione, in vista della Red Bull Rampage che come ogni anno si terrà nel deserto roccioso dello Utah. L’appuntamento è uno degli eventi di riferimento per il freeride in montagna, trasmesso in diretta su Red Bull TV per il pubblico di tutto il mondo. Dopo il successo del debutto della competizione femminile nel 2024, la Red Bull Rampage torna con una competizione di due giorni che vedrà protagoniste le donne il 16 ottobre e gli uomini il 18 ottobre. Bienvenido Aguado pedalerà con l’inserto Tannus Tubeless, la protezione nascosta all’interno delle gomme che lo mantiene al sicuro quando atterra da drop enormi e spinge oltre i limiti.

BOTTECCHIA CICLI

AL FIANCO

DI ANDREA IANNONE

La passione per la velocità ha unito Andrea Iannone e Bottecchia Cicli, dando vita a una Limited Edition. Dalla collaborazione tra il pilota abruzzese (attualmente impegnato nel campionato di WorldSBK) e la storica azienda veneta sono nati due modelli iconici Bottecchia, personalizzati su misura, per dare ad Andrea il massimo delle prestazioni anche negli allenamenti in bici. “La velocità e il talento di Iannone sono innegabili. Quattro vittorie nel mondiale 125, otto in Moto2 e una in MotoGP. È un enorme piacere per Bottecchia collaborare con un campione del suo calibro, dal carisma impareggiabile. Con Andrea abbiamo scelto due dei nostri modelli top di gamma totalmente in carbonio, Aerospace per gli allenamenti su strada, e Quasar Evo per sfrecciare sui trail”, ha dichiarato il general manager di Bottecchia Diego Turato.

PARTNERSHIP

LOOK ESTENDE LA PARTNERSHIP CON IL TEAM COFIDIS

Look ha annunciato il rinnovo della partnership con il Team Cofidis, rafforzando una collaborazione che dura da quasi 15 anni tra due protagonisti del ciclismo francese. Questo rapporto strategico supporta tutti i team Cofidis – maschile, femminile e di paraciclismo – che continueranno a utilizzare i telai 795 Blade RS, i pedali Kéo Blade Carbon Ti e il misuratore di potenza Kéo Power. Federico Musi, ceo di Look, ha dichiarato: “Questa partnership incarna perfettamente la nostra visione: progettare e produrre in Francia soluzioni tecniche di livello mondiale, al servizio delle prestazioni sia dei pro che degli appassionati. È motivo di orgoglio supportare una squadra francese ai massimi livelli internazionali con telai, pedali e tecnologie di misurazione della potenza, ora abbinati a gruppi e ruote Campagnolo. Crediamo che l’innovazione debba essere guidata da precisione, passione e collaborazione, e questa partnership ne è un ottimo esempio”.

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Da oltre dieci anni in Ananda sviluppiamo, produciamo e forniamo sistemi di trazione elettrica intelligenti, accelerando la transizione verso una mobilità più sostenibile.

Amiamo ogni forma di ciclismo e crediamo che la tecnologia per le eBike debba essere accessibile a tutti. Grazie a solide capacità di ricerca e sviluppo, impianti produttivi interni, controlli di qualità rigorosi e un servizio a livello globale, progettiamo sistemi di trazione elettrica su misura per ogni progetto. Le nostre soluzioni eDrive comprendono:

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SHIMANO EUROPE: IL PRESIDENTE

MARC VAN ROOIJ LASCERÀ L’INCARICO ENTRO FINE 2025

Shimano ha annunciato che Marc van Rooij, presidente del Gruppo Shimano Europe, lascerà l’azienda entro la fine del 2025. Ha lavorato per Shimano per oltre 34 anni ricoprendo varie posizioni dirigenziali presso Shimano Benelux, Shimano Europe e Shimano Europe Holding. Dal 2009 è presidente del gruppo in Europa. Van Rooij ha commentato: “Questo è un addio sincero dopo un viaggio indimenticabile. Dopo averci riflettuto a lungo e a causa di circostanze personali, ho preso una delle decisioni più difficili della mia vita: lascerò Shimano entro la fine del 2025. Per 34 anni, Shimano è stata molto più di un posto di lavoro: è stata uno scopo e una fonte di profondo orgoglio”. Van Rooij sarà sostituito da Fabio Takayanagi, previa approvazione necessaria. Attualmente ricopre la carica di executive officer del reparto Gestione vendite componenti all’interno di Shimano Inc.

ERMANNO LEONARDI LASCIA IL RUOLO DI AMMINISTRATORE UNICO DI SPECIALIZED ITALIA

Ermanno Leonardi ha lasciato il ruolo di amministratore unico di Specialized Italia dal 1° ottobre. Dal 1993, anno di fondazione della filiale nel nostro Paese, Leonardi ha contribuito in modo decisivo alla crescita del brand in Italia e a livello internazionale, lasciando un segno indelebile nella storia del marchio. Contestualmente, il brand ha annunciato che Gerardo Francabandiera assumerà il ruolo di Market Leader per l’Italia. Pur lasciando la guida operativa di Specialized Italia, Ermanno continuerà a supportare il brand. “Desideriamo ringraziare Ermanno per la sua passione, la sua leadership e la sua incrollabile dedizione. La sua eredità continuerà a ispirarci negli anni a venire”, ha dichiarato Mike Sinyard presidente di Specialized.

DAVIDE BELFIORE

NUOVO GLOBAL MARKETING MANAGER DI CAMPAGNOLO

Campagnolo ha annunciato la nomina di Davide Belfiore come nuovo global marketing manager. Dopo un’esperienza di due anni in Assos of Switzerland, dove ha avuto un ruolo chiave nel rilancio del brand su scala internazionale. Belfiore porta in Campagnolo una solida esperienza nel marketing strategico, nella gestione di brand e nello sviluppo di progetti trasversali. Ex ciclista su strada ed ex triatleta professionista, la sua carriera include ruoli manageriali in Cinelli, dove ha lavorato a stretto contatto con Antonio Colombo, e collaborazioni con realtà creative e lifestyle come Iuter, Inter e Futura 2000. “In Campagnolo porto un approccio strategico orientato a valorizzare il brand e le sue innovazioni sul mercato, con la voglia di costruire insieme nuove opportunità”, ha dichiarato Davide Belfiore.

SI SEPARANO LE STRADE

TRA CONEBI E MANUEL MARSILIO DOPO 11 ANNI

La Confederazione dell’Industria Bici Europea (CONEBI) ha annunciato che il general manager Manuel Marsilio lascerà l’incarico dopo 11 anni di servizio. Marsilio ha rappresentato l’industria europea con le istituzioni del continente e a livelli internazionali, promuovendo la mobilità sostenibile e la competitività delle aziende del settore. “Il Consiglio di Amministrazione di CONEBI e i suoi membri esprimono la loro sincera gratitudine a Manuel per il suo eccezionale servizio, la sua leadership e la sua dedizione”, si legge nella nota ufficiale diramata dall’ente. “Il suo contributo ha lasciato un’eredità duratura per l’industria e la più ampia comunità ciclistica. Il cda ringrazia Manuel per la sua passione, integrità e contributo all’industria ciclistica".

IL FONDATORE DI CANYON ROMAN ARNOLD

DIVENTA PRESIDENTE ESECUTIVO

Canyon ha annunciato che Roman Arnold ha sssunto le responsabilità operative in qualità di presidente esecutivo a partire dal 1° settembre. In questo ruolo, Arnold si concentrerà sulla visione a lungo termine e sulla strategia dell’azienda. Fungerà da ponte tra la storia di innovazione del marchio e la sua crescita futura, garantendo che il marchio rimanga legato ai suoi valori fondanti. Arnold ha dichiarato: “Canyon è nata dalla passione, dall’amore per lo sport e per il ciclismo. Quella passione ci guida ancora oggi e ci accompagnerà nel futuro. In qualità di fondatore, torno come presidente esecutivo per plasmare il nostro futuro. Il cuore di Canyon sono i nostri ciclisti e clienti, la nostra comunità e la nostra ambizione di costruire le migliori bici al mondo. Con una strategia chiara, il lavoro di squadra e la passione, creeremo valore per tutti: i nostri dipendenti, i nostri partner, i nostri investitori e, soprattutto, i nostri ciclisti. La nostra promessa rimane: Inspire to Ride”.

NOVA EROICA ISTRIA: PRIMA EDIZIONE CON OLTRE 300 CICLISTI DA 12 PAESI

EVENTI

Dal 19 al 21 settembre l’Istria ha ospitato la prima edizione di NOVA Eroica Istria – Truffle Tour, che ha visto la partecipazione di oltre 300 ciclisti provenienti da 12 Paesi. L’Istria ha proposto tre percorsi gravel – Malvasia (60 km), Teran (100 km) e Truffle (150 km) – con partenza e arrivo a Cittanova. L’80% dei tracciati si è sviluppato su strade gravel, offrendo ai partecipanti un’esperienza tra vigneti, borghi e colline, nel segno dello spirito Nova: competizione, avventura e convivialità.

La prima edizione ha così tracciato la strada per un appuntamento destinato a crescere e ad affermarsi tra gli eventi più attesi del calendario gravel europeo, introducendo ogni anno piccole e grandi novità nel programma e nell’esperienza Eroica.

IL SUCCESSO DI FVG BIKE TRAIL: PIÙ PARTECIPANTI, GIOVANI E DONNE

Grande successo per FVG Bike Trail, evento cicloturistico non competitivo nato per far scoprire le bellezze del Friuli Venezia Giulia. L’appuntamento (dal 4 al 7 settembre) ha visto quasi 600 ciclisti partiti dal Castello di Udine per affrontare tre percorsi ad anello, tra strade bianche, borghi storici e panorami mozzafiato. In crescita la partecipazione rispetto al 2024, con una presenza internazionale che conferma il territorio come destinazione cicloturistica. L’ideatore Giacomo Miranda: “Vedere la partecipazione crescere del 25% in un solo anno è una grande soddisfazione, ma quello che ci emoziona davvero è la varietà delle persone al via: ragazzi di vent’anni accanto a settantenni, donne sempre più numerose e appassionati da tutto il mondo”.

Marc van Rooij
Davide Belfiore
Manuel Marsilio
Ermanno Leonardi
Roman Arnold

BELTRAMI TSA: ATTIVO IL SERVIZIO DI ASSISTENZA TECNICA IN VIDEO CALL

Beltrami TSA ha attivato un nuovo servizio di assistenza tecnica in video call. L’obiettivo è garantire supporto rapido e personalizzato a negozi e meccanici, che possono accedervi attraverso un sistema di booking online semplice e immediato. Collegandosi al sito dedicato, è possibile scegliere giorno e orario dell’appuntamento e selezionare direttamente anche il tecnico più adatto, in base alle competenze specifiche o a precedenti contatti. Durante la video call, che può durare 30 o 60 minuti, il cliente può mostrare immagini e video del problema, ricevendo così diagnosi precise e soluzioni efficaci in tempi molto più rapidi. Le sessioni si svolgono su Zoom o WhatsApp. Sarà sufficiente un pc o uno smartphone con videocamera e microfono funzionanti. Sarà possibile chiedere supporto su ruote, trasmissioni, idraulica o montaggi.

CAMPAGNOLO BORA ULTRA WTO VINCE IL COMPASSO D’ORO ALL’EXPO DI OSAKA

La ruota Campagnolo BORA ULTRA WTO si è aggiudicata il Compasso d’Oro all’Expo di Osaka. Un riconoscimento che ne celebra il design all’avanguardia, le prestazioni elevate e il processo produttivo attento all’ambiente. La consegna è avvenuta al Padiglione Italia di Expo 2025 Osaka, e il premio è andato a quelle 20 creazioni che meglio hanno saputo interpretare il tema dell’Esposizione Universale. Questa ruota, risultato di approfonditi studi tecnologici, di maestria artigianale e di una ricercata scelta artistica si impone come uno dei punti di riferimento nel mondo del ciclismo.

DEDA CYCLING CLUB: UN’OPPORTUNITÀ PER CONSUMATORI E RIVENDITORI

Deda ha annunciato la nascita del Deda Cycling Club, un servizio esclusivo dedicato ai possessori dei prodotti premium del brand cremasco. Un progetto che unisce tecnologia, community e passione, pensato per offrire un’esperienza unica agli utenti finali e supportare la rete dei rivenditori. I membri del Deda Cycling Club avranno accesso a contenuti personalizzati, supporto tecnico e attività riservate ai membri del club. I prodotti premium Deda sono dotati di un tag RFID. Utilizzando uno smartphone con tecnologia NFC, gli utenti possono connettersi a una pagina web sicura pensata per una registrazione semplice e veloce al Cycling Club. Questa interazione wireless collega il prodotto a una piattaforma digitale. La tecnologia RFID è presente sui manubri Alanera RS e Omnium, e le ruote RS4, SL5, SL7 e Hero RS.

CHI È DAVVERO IL CICLOTURISTA MODERNO?

Nel numero precedente di Bikefortrade abbiamo tracciato le coordinate generali del fenomeno in Italia, analizzando i trend emersi da un Report di ISNART e Legambiente. In questa seconda puntata ci concentriamo sull’identikit del ciclo-viaggiatore, i comportamenti di spesa e le motivazioni che lo guidano

di Davide L. Bertagna

Nel 2024, secondo l’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio, si stimano 89 milioni di presenze cicloturistiche in Italia, oltre il 10% del totale nazionale, con un incremento del +54% rispetto al 2023. Non si tratta più di una nicchia: il segmento è oggi una componente strutturale nel nostro Paese. A livello metodologico, il Report “Viaggiare con la bici 2025 – 5° Rapporto sul Cicloturismo”, redatto da ISNART e Legambiente, si basa su un solido impianto d’indagine: oltre 30.000 interviste a turisti italiani e stranieri, con un sovra campionamento regionale che ha coinvolto 10 ciclovie in altrettante regioni italiane e 2.450 interviste mirate tra ottobre e dicembre 2024.

L’IDENTIKIT DEL CICLO VIAGGIATORE Il profilo anagrafico del ciclo viaggiatore è chiaro: quasi la metà (47,7%) ha tra i 30 e i 44 anni, mentre il 35,4% appartiene alla generazione X (45-60 anni), spesso caratterizzata da una maggiore capacità di spesa. I giovani under 30 rappresentano una fetta più ridotta, ma in crescita grazie all’aumento dell’offerta di eBike e all’influenza dei social. Da segnalare che il 90,6% dei ciclo viaggiatori svolge una professione e che il 50,8% si trova in una situazione economica medio-alta (quindi potenzialmente alto-spendenti). Per quanto riguarda le modalità, il 36,7% viaggia in coppia, il 31,1% in solitaria e il 27,5% con amici. Il cicloturista è inoltre un viaggiatore informato e digitale: il 63,1% utilizza internet per organizzare la propria vacanza. Di questi:

• Il 79,9% opta per una destinazione sulla base delle informazioni online

• Il 39,3% si fa guidare dalle offerte trovate sul web

• Il 34,6% consulta i social network

• Il 18,9% si affida a siti e blog specializzati

A questi canali digitali si affiancano strumenti più tradizionali, ma ancora molto influenti: il 52,7% dei cicloturisti dichiara infatti di basarsi sui consigli di amici e conoscenti, mentre il 22,6% sceglie la destinazione in seguito a una precedente esperienza personale.

MOTIVAZIONI: SPORT, MA NON SOLO

Alla domanda sul perché si scelga una vacanza in bicicletta, emerge una combinazione

di fattori sportivi, culturali e relazionali. Il 44,6% è attratto dal patrimonio artistico del territorio, il 33,1% sceglie per facilità di raggiungimento, mentre il 30,7% è spinto dalla ricerca di relax. Si conferma quindi un turismo esperienziale e “a valore aggiunto”, che unisce la dimensione fisica del viaggio alla scoperta culturale e al contatto con la comunità locale.

SPESA MEDIA E PREFERENZE

Dal Report emerge che nel 2024 le spese dei cicloturisti si sono mantenute stabili rispetto al 2023 per quanto riguarda l’alloggio e i costi accessori, con un aumento di quelle degli stranieri sul territorio: 132 euro al giorno nel 2024 contro i 104 del 2023. Questi dati confermano che il cicloturismo non è low-cost, ma rappresenta un segmento economicamente redditizio per i territori, di cui può beneficiarne tutta la filiera: ristorazione, accoglienza, produzioni locali e servizi bike-oriented. Per quanto riguarda la scelta della struttura ricettiva, il 53% dei cicloturisti preferisce l’albergo (soprattutto 2 e 3 stelle), il 19,5% opta per i bed and breakfast, il 14,8% soggiorna presso amici o parenti, mentre il 9,2% sceglie un alloggio privato. La durata media del soggiorno è tendenzialmente breve: il 65% pernotta 1-3 notti, mentre quasi un cicloturista su tre prolunga la vacanza fino a 4-6 notti. Per quanto concerne invece le tipologie di mezzi scelti, le bici più utilizzate restano le mountainbike e i modelli trekking, con una netta prevalenza dei mezzi di proprietà: il 79,3% dei cicloturisti possiede la propria bici, mentre solo il 20,7% si affida al noleggio in loco.

UN VIAGGIATORE DIGITALE E AUTONOMO

L’autonomia organizzativa è una delle caratteristiche più marcate del cicloturista moderno: ben il 97,4% pianifica in modo indipendente la propria esperienza di viaggio, affidandosi a una combinazione di strumenti digitali e informazioni personali. Le app e i siti specializzati rivestono un ruolo centrale per circa un cicloturista su cinque, a conferma dell’importanza crescente della tecnologia nella costruzione dell’itinerario. Anche il momento post-viaggio riflette questa propensione digital: quasi la metà (49%) lascia recensioni online su strutture, percorsi e servizi utilizzati, contribuendo alla creazione di una conoscenza collettiva utile ad altri viaggiatori e preziosa per gli operatori del settore.

Profilazione dei cicloturisti italiani e stranieri in Italia nel corso dell’anno 2024:

PROFILAZIONE DEI CICLOTURISTI ITALIANI E STRANIERI IN ITALIA NEL CORSO DEL 2024

Prevalenza di cicloturisti di s sesso maschile lungo le ciclovie italiane

Circa la metà ha un’età compresa tra i 30 e i 44 anni, i c.d. m millennial

coppia in solitaria con amici

Quasi tutti svolgono una p professione

In una situazione economica a almeno medio-alta (quindi potenzialmente alto-spendenti)

2023

PERCHÉ SCELGONO L'ITALIA?

CON CHI PREFERISCONO VIAGGIARE I CICLOTURISTI IN ITALIA?

di 1 cicloturista su 3 viaggia in coppia (36,7%), il 31,1% preferisce godersi il viaggio in solitaria e il 27,5% con amici. Il 44,6% dei cicloturisti indica la ricchezza del patrimonio artistico e culturale come principale motivazione di scelta della destinazione. in coppia in solitaria con amici

DOVE ALLOGGIANO I CICLOTURISTI IN ITALIA?

CICLOTURISMO 2025 in aumento rispetto all’estate 2023 in coppia in solitaria con amici

ospiti di amici/parenti.

TEMPO IN MEDIA RIMANGONO IN ITALIA I CICLOTURISTI?

notti 4-6 notti 7-13 notti in albergo in B&B da amici o parenti in alloggio privato

La durata media del soggiorno è tendenzialmente breve, compresa tra 1 e 3 notti per circa il 65% dei turisti, ai quali si aggiunge quasi 1 su 3 che si allontana da casa per 4-6 notti.

in aumento rispetto all’estate 2023

QUANTO
LA VIA ITALIANA AL CICLOTURISMO

IBF CONFERMA LA POLE POSITION (E PENSA AL B2B)

Anche quest’anno il Misano World Circuit è stato il palcoscenico per la fiera più importante nel nostro Paese. Grande l’affluenza di appassionati per l’Italian Bike Festival, che sempre più strizza l’occhio anche agli operatori di settore di Gabriele Vazzola - photo by ALVAcreativeStudio

Oltre alla bici, al pubblico e agli operatori di settore (dealer, media, agenti), grande protagonista dell’Italian Bike Festival 2025 è stato certamente il sole. Un weekend di piena estate ha infatti favorito la grande affluenza e la riuscita di una manifestazione che è diventata senza dubbio la più importante kermesse del settore bike in Italia e un evento in grado di far parlare di sé anche a livello continentale e mondiale. Sicuramente l’aver anticipato l'appuntamento di una settimana (per evitare la concomitanza con il Gran Premio della MotoGP) ha aiutato a portare tra gli stand dell’IBF un numero sempre maggiore di appassionati e curiosi, ma gran parte del merito e del lavoro va all’organizzazione che si è dimostrata anche quest’anno all’altezza di un evento di respiro internazionale. La prova sta anche nel fatto che, al di là del turn over fisiologico dei vari brand, in tanti big hanno dovuto e voluto essere presenti con le loro novità e le flotte test. In grande spolvero la triade dominatrice del mercato mtb (e non solo), ovvero Specialized, Scott e Trek, presenti a Misano con grandi stand sempre molto affollati. Ma anche mattatori nostrani hanno destato la curiosità e l’attrattiva del pubblico, come per esempio Pinarello e Campagnolo, che ha puntato molto sui test e sulla presentazione al pubblico più tecnico della sua nuova piattaforma elettronica a 13 velocità. L’azienda vicentina, un tempo leader del mercato dei gruppi road, è sembrata intenzionata a tornare a far parlare di sé in maniera massiccia rivolgendosi per l’occasione sia al pubblico b2c sia ai dealer. A proposito di novità interessanti da brand nostrani, non possiamo non citare la nuova Renero, ultima interpretazione del modello xco di Torpado, una piattaforma davvero accattivante dalle geometrie racing e dai contenuti (anche di design) al passo con i big. Interessanti anche le nuove gravel e ciclocross con telaio asimmetrico di Guerciotti, oppure le ultime realizzazioni nel campo delle calzature di Northwave e SIDI, che si confermano ai massimi livelli di prodotto per prestazioni e design. In tutto, sono stati oltre 600 i brand presenti provenienti dall’Italia e dal

mondo, una vetrina sui modelli top di gamma e sulle soluzioni più accessibili, abbracciando ogni segmento del settore. Ad animare gli stand e i circuiti di prova, accanto alle aziende, anche grandi ambassador del ciclismo che hanno trasformato la fiera in un momento d’incontro e ispirazione, tra cui leggende e campioni come Vincenzo Nibali, Fabio Aru, Gianni Bugno e Mario Cipollini.

Secondo l’organizzazione, l’edizione 2025 si è chiusa con oltre 63 mila presenze. Ma ciò che è più importante, è la sensazione che, giunta all’ottava edizione (la quarta al Misano World Circuit “Marco Simoncelli”), IBF sia oramai una manifestazione consolidata e un “place to be” per appassionati e operatori. Più di 25 mila sono stati i test ride realizzati sui circuiti Shimano Off-Road Arena e Campagnolo Road Circuit. Grande successo anche per il nuovo format della La Gialla Cycling che si adatta allo spirito del tempo, diventando una social ride. Per quest'anno non si sono percepite differenze di particolare rilevanza rispetto all’ingresso di Italian Bike Festival nel portafoglio di IEG (Italian Exhibition Group), che ha acquisito la quota di maggioranza della società organizzatrice Movestro. Staremo a vedere se la formula rimarrà la stessa anche per le prossime edizioni (ad oggi pare di si) o se verranno imposti cambiamenti. Intanto riportiamo le parole a caldo dei rappresentanti dell’organizzazione. Secondo il ceo di IEG Corrado Peraboni: “Si rafforza la nostra presenza nel mercato dello sport, del lifestyle e del tempo libero. L’evento, che sta assumendo sempre di più una valenza b2b, si sposa perfettamente con la nostra vision di essere community-catalyst nei settori di riferimento”. Per Fabrizio Ravasio, managing director di Movestro: “IBF non è solo una fiera, è un movimento che cresce ogni anno insieme alla community. Qui si incontrano aziende, campioni e appassionati, ma soprattutto prende forma l’idea di una nuova mobilità, tra turismo e urban mobility, raccontata nel luogo ideale per amplificare il messaggio”.

UNA VETRINA FORTEMENTE ITALIANA

Senza volerlo alcune tra le novità più interessanti viste a IBF sono frutto del lavoro e della passione di aziende nostrane. Ciò dimostra come, nonostante le difficoltà del momento, nel Belpaese si continui a investire sul futuro di un comparto in cerca di nuovi equilibri

TORPADO /RENERO R

Un prototipo già avvistato in precedenza sui campi di gara, ma presentato a Misano nella sua versione definitiva. L’ultimo aggiornamento della Renero, piattaforma destinata a xco e xcm race, porta con sé interessanti features, tra cui la possibilità di variare l’escursione, senza cambiare le geometrie, la doppia borraccia e anche un alloggiamento per un tool nel foro dello snodo del carro. Quest’ultimo si avvale di una nuova cinematica più rigida e performante con ammortizzatore fissato sotto il tubo orizzontale e protetto da un carter in carbonio. Accattivante il triangolo anteriore il cui obliquo fa una doppia curva che rende il design ancora più aggressivo. Renero R sarà disponibile da autunno in vari allestimenti e colori.

PEDRONI RACE /EVO 25

Un mezzo da gara senza compromessi per coloro che si vogliono cimentare nelle competizioni downhill. EVO 25 ha un telaio made in Italy, che sfrutta il know how nella fibra di carbonio della "Motor Valley" italiana e si pone come la sintesi di 25 anni di sviluppo nel mondo gravity di Pedroni. Rispetto ad altri modelli della casa emiliana, anche il forcellone posteriore è full carbon, per maggiore rigidezza e risposta alle sollecitazioni. EVO 25 si adatta a tutti i percorsi, anche quelli più impegnativi e sfidanti, e a tutti i rider più evoluti, grazie alla possibilità di essere montata in configurazione mullett. Il modello si presta a montaggi high end e customizzazioni, per i biker che non vogliono lasciare nulla al caso e chiedono il massimo a un mezzo da gara.

intercettare nel modo corretto le diverse forze in ballo fra trazione (lato destro) e frenata (lato sinistro). Permette inoltre una geometria particolare per il tubo sella che appare molto verticale che, riducendo lo stack dovrebbe favorire la trazione in fase di pedalata. Non nascondiamo la nostra curiosità e la voglia di provare questa che è la prova di come nel mondo gravel ci sia ancora molto spazio per la sperimentazione e l’immaginazione dei progettisti, soprattutto coloro che sono alla ricerca di nuovi paradigmi al servizio della prestazione pura.

CICLI BARCO

Italy. Cicli Barco offre ai propri clienti un vero e proprio servizio “bespoke” per tutti coloro che desiderano una bici studiata e curata secondo le proprie esigenze specifiche. I materiali utilizzati sono gli acciai della migliore qualità e il carbonio più performante nei telai che sono realizzaticon un'attenzione maniacale a ogni singolo dettaglio, dalle saldature fino ai passaggi dei cavi. Le geometrie sono su misura e le verniciature sono artigianali su richieste specifiche del cliente.

NORTHWAVE /EXTREME X SIDI

Extreme Line incarna per Northwave tutto quello che è il massimo della prestazione su strada, mtb e gravel. Extreme X è il nuovo punto di riferimento per tutti gli atleti e i team Northwave del settore off-road e nasce nel solco di una legacy di successi costruita grazie al know-how dell’azienda italiana. Fra i suoi punti di forza c’è la suola Hyperlight HT, caratterizzata dall’inconfondibile high-tail in carbonio che porta nel mondo off-road le stesse performance e la trasmissione di potenza superiore già apprezzata su strada. Un concentrato di ricerca e innovazione, che testimonia la capacità di Northwave di trasformare la propria visione in soluzioni concrete per chi cerca il massimo della prestazione.

Il brand veneto, celebre per le calzature bike e moto, ha portato a Misano quella che è la concretizzazione di un nuovo corso che parte dalla nuova grafica del logo e da un design che intercetta un pubblico contemporaneo e attento all’innovazione. Le novità presentate da SIDI partono dall’alta gamma road e dai settori off-road, con prodotti e colorazioni che interpretano anche al meglio il mondo gravel. In foto le calzature da strada Shot 3 a sinistra e Aeron. Entrambe le scarpe montano i nuovi rotori con parti in alluminio, semplici da attuare, anche in gara che migliorano in funzionalità e peso i precedenti modelli.

VISTI

“LE FIERE DI SETTORE NON SONO IN CRISI”

Abbiamo incontrato Stefan Reisinger, ceo di Eurobike.

Durante l’intervista ci ha parlato a cuore aperto della kermesse tedesca, delle scelte fatte nel recente passato e della sua visione per il futuro degli eventi e del mercato bike di Gabriele Vazzola

Stefan Reisinger è il ceo di fairnamic, società organizzatrice di Eurobike, la fiera riconosciuta tra i principali eventi mondiali dedicati al nostro settore. Una kermesse che non ha bisogno di presentazioni ma che, insieme a tutta la bike industry, in questi ultimi anni ha subito molti scossoni e cambiamenti.

Dalla sede di Friedrichshafen sulla sponda tedesca del lago di Costanza, quattro anni or

L'intervista

Eurobike è spesso vista come una fiera tedesco-centrica, mentre la sua aspirazione sarebbe quelle di essere il maggiore evento internazionale della bike industry. State facendo qualcosa per modificare questa percezione? Eurobike si è tenuta a Friedrichshafen per molti anni, e la decisione di trasferirci a Francoforte, una grande città internazionale, con molti servizi e cosmopolita, è stata presa proprio per questo motivo. Lo show si tiene in Germania, dove il business del settore bike è uno dei più grandi al mondo; di conseguenza c’è molta attenzione rispetto al mercato interno con una grande presenza di visitatori ed espositori teutonici o che proviene da paesi in cui si parla tedesco. Nonostante ciò sono convinto che Eurobike sia comunque il più grande e globale evento dedicato all’industria della bici. Moltissime persone giungono qui da tutto il mondo, specialmente dall'Asia, ma anche dal continente americano. Questo fa di noi il più grande e importante hub mondiale per la supply chain. Qui è possibile trovare tutto e tutti, di conseguenza ci poniamo come un raccoglitore fondamentale della bike industry nel mondo e non una fiera destinata solo agli operatori DACH.

Lo spostamento della fiera a Francoforte ha coinciso con una ricerca di un pubblico sempre più ampio, anche consumer. Ora sembra si stia cercando di tornare alle origini. È una percezione o è una vostra intenzione precisa?

La chiave e la vera forza di Eurobike è sempre stata la parte b2b. Anche quando la fiera si svolgeva a Friedrichshafen era principalmente un evento per operatori, anche se già allora vi era un giorno dedicato al pubblico. Quando ci siamo spostati a Francoforte abbiamo pensato di poter includere un weekend di festival dedicato al pubblico b2c aumentando anche i giorni di fiera. L'industria ora sta subendo una grande pressione economica e le aziende del settore non sembrano disposte a spendere più del necessario. Per alleggerire il costo ci siamo quindi decisi a tornare

sono Eurobike si è trasferita a Francoforte, la capitale della finanza europea. Una location connessa e piena di servizi, con una logistica più semplice e un aeroporto internazionale tra i più trafficati d'Europa. Sulla carta una mossa vincente, ma che ha fatto storcere un po’ di nasi. È giunto quindi il momento di fare il punto proprio con chi è a capo di questo evento e lavora da più di 20 anni nella sua gestione, promozione e organizzazione.

alla vecchia formula, ciò significa focalizzarsi molto di più sugli operatori, proprio come avveniva a Friedrichshafen. Abbiamo continuato a mantenere un solo giorno b2c a fine evento e abbiamo anche introdotto ulteriori facilitazioni e servizi per permettere a più insegne di partecipare: offriamo ora anche l’affitto di strutture per gli stand in modo da migliorare la logistica e ridurre i costi. In più abbiamo introdotto una formula chiamata “retail first” che permette ai dealer e agli operatori internazionali di visitare la fiera gratis. Poi ci sono possibilità come l’opzione dell’area esterna. Le aziende possono semplicemente venire qui con un trailer fuori dai padiglioni in prossimità dell’area test. Insomma abbiamo pensato a molte tipologie di set-up con costi diversi. Ci rendiamo conto che uno show come Eurobike sia molto costoso, per parteciparvi bisogna viaggiare, pagare gli spazi, portare qui un team, investire anche in vitto e alloggio, ma pensiamo ne valga sempre la pena. Il fatto che molti rappresentanti delle aziende che non espongono si presentino comunque qui per fare business, può essere fastidioso per alcuni, ma è indice del fatto che tutti hanno bisogno di un hub come il nostro.

L'industria della bicicletta è spesso un settore chiuso e autoreferenziale. Per questo, nel corso degli anni, sono state mosse alcune critiche alla sede della Messe Frankfurt (spazi troppo ampi, mancanza di coesione tra i padiglioni, difficoltà di spostamento e una sala stampa decentrata dai punti nevralgici della fiera). Cosa rispondi a chi ha lanciato l'idea di un ritorno a Friedrichshafen?

Penso che ogni location in cui si decida di fare Eurobike avrà sempre dei vantaggi e degli svantaggi. La mia opinione è che la sede attuale abbia più vantaggi della precedente, è una grande location, in una grande città al centro della Germania. È più connessa con l'Europa e con il resto del mondo e un hub molto importante. Nell’ottica di creare quello che è un evento globale Francoforte è secondo me la migliore scelta. Inoltre, la fiera è nel centro della città, ci sono molti hotel e tutta la logistica è più semplice. Certo il posto è immenso, più di quanto Eurobike necessiterebbe allo stato attuale delle cose, quindi crea la sensazione di avere molti spazi vuoti o sottoutilizzati. È normale che alcuni caldeggino un rientro a Friedrichshafen, anche solo per nostalgia. Abbiamo fatto molte edizioni lì e tutti hanno dei bei ricordi, ma non è un posto adatto a far crescere un evento internazionale e ambizioso come Eurobike. Io non penso che le distanze da percorrere a Francoforte siano così diverse da quelle di prima e che questo non sia un vero problema.

EPICENTRO

DEL CICLISMO MONDIALE

Con la partenza della Vuelta da Venaria Reale, il Piemonte completa uno storico tris dopo aver ospitato Giro e Tour. Un successo mediatico ed economico che consolida la posizione della Regione come polo strategico dello sport internazionale. Ora lo sguardo è rivolto al futuro, con la candidatura ai Mondiali

di Davide L. Bertagna

Con la Salida Oficial dalla Reggia di Venaria Reale, il Piemonte non ha solo scritto una pagina storica del ciclismo internazionale, ma ha anche rilanciato la propria immagine come hub strategico per eventi sportivi ad alto impatto economico e mediatico. È evidente che organizzare la Grande Partenza della Vuelta a España non sia stata soltanto una scelta sportiva, ma un investimento capace di generare un effetto moltiplicatore sorprendente. Secondo stime pubblicate da Sport e Finanza prima del via, a fronte di un investimento di 4,5 milioni di euro, il ritorno economico complessivo previsto dovrebbe superare i 40 milioni di euro, con un moltiplicatore pari a quasi 9:1, addirittura superiore rispetto a quanto accaduto con il Giro d’Italia e il Tour de France negli ultimi anni.

UNO STORICO MOLTO POSITIVO

L’impatto economico netto immediato delle Grandi Partenze del Giro d’Italia e del Tour de France 2024 in Piemonte è stato di 84,5 milioni di euro. Ogni euro investito ne ha generati circa 8. Con la Salida Oficial, Torino è diventata la seconda città al mondo (dopo Utrecht) ad aver ospitato tutte e tre le grandi corse a tappe. Un risultato reso possibile grazie a un investimento

I numeri confermano che eventi di questa portata generano visibilità globale:

1,3+ milioni

di spettatori al giorno attraverso le trasmissioni televisive internazionali

Copertura in 190 Paesi

13+ milioni

visualizzazioni sui social con oltre 2 milioni di follower attivi

come detto di 4,5 milioni, che segue gli 11 milioni già spesi per ospitare la Corsa Rosa e la Grande Boucle. Cifre rilevanti, ma che la Regione ritiene giustificate per i ritorni economici attesi.

LA NUOVA CASA DELLO SPORT INTERNAZIONALE

La partenza della Vuelta rappresenta l’ultimo tassello di un percorso che vede il Piemonte sempre più protagonista nello sport mondiale. Oltre al passaggio del Tour de France nel 2024, il territorio ha saputo attrarre e gestire eventi di rilievo assoluto, come le Nitto ATP Finals di tennis, che dal 2021 hanno trasformato Torino in una delle capitali mondiali della racchetta. Il protagonismo piemontese non si limita però alla competizione, ma si estende anche alla capacità organizzativa e logistica. Emblematica, in tal senso, la scelta del Grattacielo Piemonte come quartier generale ufficiale della corsa spagnola, che tra il 20 e il 22 agosto ha ospitato tutte le attività logistiche, operative, istituzionali e mediatiche legate alla Vuelta. In un’unica sede si sono riuniti organizzatori, rappresentanti regionali, autorità locali, squadre e operatori del settore: un vero ecosistema collaborativo in cui sport, istituzioni e territorio hanno lavorato fianco a fianco per garantire lo svolgimento dell’evento.

La Salida Oficial della Vuelta a España 2025 da Veneria Reale

LE DICHIARAZIONI

“Abbiamo vissuto giorni straordinari: il Piemonte è stato il cuore pulsante del grande ciclismo internazionale, accogliendo la Vuelta 2025 con entusiasmo, passione e una partecipazione popolare che ha superato ogni aspettativa. Le quattro tappe piemontesi sono state una vetrina di altissimo livello, un’occasione per mostrare al mondo la bellezza dei territori, l’efficienza delle nostre comunità e la nostra capacità organizzativa. Questa competizione è stata molto più di una corsa: è stata una festa dello sport, una celebrazione del territorio e un’occasione per rafforzare il legame tra il Piemonte e il ciclismo. Siamo orgogliosi di aver scritto insieme una pagina importante, che resterà nella memoria collettiva e darà impulso anche al nostro turismo e alla nostra economia”

Alberto Cirio, presidente della Regione e Paolo Bongioanni, assessore al Turismo e allo Sport

Dopo aver ospitato i tre Grandi Giri a distanza di pochissimo tempo, la regione punta a consolidare il suo impegno impegnandosi nella candidatura ai Mondiali. “Ci candidiamo perché il Piemonte lo deve a Fausto Coppi, ma anche alla meraviglia delle sue montagne e dei suoi percorsi. Siamo la Regione italiana che ospita i maggiori eventi internazionali e, soprattutto, li ospita con continuità. Ogni evento non deve esaurirsi con l’ultimo striscione d’arrivo, ma diventare un patrimonio stabile, capace di attrarre sportivi e appassionati anche negli anni successivi”, ha dichiarato il presidente Alberto Cirio.

La candidatura ai Mondiali non è soltanto il naturale proseguimento di un percorso, ma rappresenta anche una visione strategica: fare della Regione una vera e propria casa permanente dello sport internazionale, dove grandi eventi, valorizzazione del territorio e sviluppo economico procedano di pari passo. Il segnale è chiaro: il Piemonte tenta la fuga.

“La partenza dal Piemonte ha superato le nostre aspettative. Siamo arrivati in una regione con una lunga tradizione ciclistica e ci siamo sentiti come a casa, grazie alla calorosa e affettuosa accoglienza dei tifosi. Il gruppo ha pedalato attraverso scenari carichi di storia e di straordinaria bellezza naturale, con il passaggio sulle Alpi come momento culminante, che ci ha particolarmente emozionato. Dal punto di vista sportivo, le tappe sono state intense e spettacolari, entusiasmano sia i corridori sia il pubblico. Grazie alla stretta collaborazione con le autorità piemontesi, il passaggio della Vuelta in questa regione può essere definito un vero successo, che ricorderemo sempre con affetto”

Guillén, direttore generale della Vuelta a España

Javier
Il passaggio del gruppo sotto Porta Civitatis a Susa per la quarta tappa
Jonas Vingegaard in maglia roja a San Maurizio Canavese
David Gaudu (Groupama-FDJ) festeggia la vittoria nella terza tappa con arrivo a Ceres
Credits: Antonio Baixauli/Cxcling Creative Agency - Rafa Gómez/Sprint Cycling Agency
Alberto Cirio
Paolo Bongioanni
Javier Guillén

NEL NOME DELLA PERFORMANCE

Quando si parla di gare, non ci sono compromessi che reggano: a squadre e atleti bisogna garantire le prestazioni migliori possibili. Deda e FSA ci raccontano cosa significa lavorare a stretto contatto con i professionisti

“Raggiungere il migliore risultato possibile”, “ottenere le performance più elevate”, “offrire prestazioni superiori”. Sono tra le formule comunicative più usate per presentare e spiegare un prodotto di fascia alta, di quelli che mettono l’acquolina in bocca agli amatori e che vediamo in bella vista in televisione. A volte queste frasi possono risultare un po’ sfuggenti, o troppo standard e inflazionate, e dunque abbiamo deciso di approfondire l’argomento. Cosa significa davvero ‘performance’? Come si arriva alla produzione dei componenti che riescono a creare un reale valore aggiunto per i professionisti? Lo abbiamo chiesto a chi ha un filo diretto sia con i costruttori di bici sia con le squadre World Tour, ovvero due grandi produttrici di componenti come FSA e Deda. Con loro abbiamo parlato del rapporto con gli atleti, di come si instaurano relazioni durature con le squadre e anche delle recenti decisioni dell’UCI in merito al regolamento, che hanno creato grandi polemiche e soprattutto diversi problemi industriali ed economici per le aziende.

“Ogni bici ha una storia a sé, soprattutto nella mtb”

wCome nasce un nuovo componente destinato ai professionisti?

Le collaborazioni sono cambiate molto negli ultimi anni. Oggi i team, prima di scegliere un partner tecnico, testano componenti di varie aziende e scelgono il migliore. Solo dopo c’è una trattativa commerciale. Questo ci porta poi ad avere rapporti molto stretti con i costruttori di biciclette, in modo da avere uno sviluppo organico e continuo.

Gli input per nuovi progetti nascono dai team oppure il percorso è inverso?

Come dicevamo poc’anzi, prima un’azienda pagava per la sponsorizzazione ed entrava come partner di un team. Adesso non compri più nessuno, se non le squadre di fascia più bassa del World Tour. Le altre, invece, accettano solo collaborazioni che forniscono prodotti di eccellenza assoluta. Questo ha creato una “corsa” allo sviluppo tecnologico verso l’alto molto positiva.

Quanto durano gli accordi con le squadre World Tour?

Minimo due anni. Fare accordi annuali rischierebbe di compromettere il lavoro dei meccanici stessi della squadra, che si ritroverebbero dopo poco tempo a rivedere il materiale tecnico, il magazzino e i pezzi di ricambio. Se fai accordi pluriennali, puoi supportare la squadra al meglio e giustificare certi tipi di investimento su cui non avrai mai un ritorno su un lasso di tempo di un anno. Inoltre, puoi entrare più in empatia con la squadra. Un aspetto da non sottovalutare.

Per quale motivo?

Rispetto a dieci anni fa c'è molto più stress. I budget e i costi aumentano e ci sono più responsabilità in termini di performance. Queste pressioni devono essere accompagnate però da un patto commerciale di lunga durata, altrimenti non hai la tranquillità nel poter costruire tecnologie davvero impattanti per le gare.

Qual è il fattore predominante al giorno d'oggi quando si deve costruire un nuovo componente?

Per il road sicuramente l’aerodinamica, ancora prima del peso. Un esempio riguarda lo stesso Tadej Pogacar: ha usato la bici aero, la Y1RS, nonostante fosse più pesante della V5RS. Nella mtb, parliamo invece di assorbimento delle vibrazioni.

Come vi rapportate con l’UCI? Ci sono momenti di confronto diretti? Come avete reagito alle ultime regole emanate a giugno?

Purtroppo no, ma noi crediamo che l'UCI dovrebbe prendersi del tempo per organizzarli e per ascoltare la World Federation of the Sporting Goods Industry che, come organo di rappresentanza, può offrire la propria visione all'UCI su ciò che è presente sul mercato. Questo purtroppo non avviene, quindi la WFSGI si sta muovendo con tutti i produttori di componenti di biciclette per raccogliere feedback e far riflettere l'UCI per il futuro. Queste nuove regolamentazioni porteranno a notevoli perdite a livello economico e finanziario per le aziende del settore, che hanno investito su stampi e tecnologie per prodotti che non saranno più ritenuti omologabili.

Cosa può fare FSA in questo momento?

Possiamo sensibilizzare sui tempi dei processi industriali. Per cambiare un manubrio, sono necessari sei mesi di R&D e un anno di produzione. In Formula 1, per esempio, l’anno prossimo cambierà tutto, ma il nuovo regolamento è stato stilato con tre anni di anticipo.

Passiamo al rapporto con gli atleti: quali sono i periodi dell’anno più intensi?

Il primo momento più complesso, che forse è anche il peggiore, è la fase di pre-stagione con l’assemblaggio delle bici e il bikefitting. Durante la primavera c’è un altro periodo piuttosto intenso, dalla Sanremo alla Liegi. Il Giro d’Italia è più tranquillo, mentre il Tour de France rappresenta il picco massimo di stress, perché bisogna garantire la miglior performance possibile. Per la mtb il flusso di lavoro è un po’ più irregolare.

Quali sono le lezioni più importanti che avete imparato stando a contatto gli atleti e team professionistici?

Rispondo con un esempio. Quando un manubrio, che utilizza le migliori tecnologie in assoluto, è risultato perfetto per l’atleta di un team ma poco adatto a un biker di un’altra squadra, allora ci siamo posti delle domande. E la risposta in realtà è stata molto semplice, anche se ci abbiamo messo un anno per capirlo: ogni bici ha una storia a sé, soprattutto nella mtb. E quindi lo stesso manubrio si comporta diversamente se abbinato a determinate ruote o gomme. Sulla strada è uguale: il comportamento delle nostre ruote può differire per reattività e rigidità in base ai vari telai.

Francesco Ragazzini, R&D e team liaison
Jolanda Neff del Cannondale Factory Racing
“Il fattore predominante è la leggerezza, sia per i manubri sia per le ruote”

Come nasce un nuovo componente destinato ai professionisti e quanto dura la fase di sviluppo in media?

Nasce da un'esigenza specifica dei pro, che deve sempre tenere conto dei regolamenti dell'UCI. Faccio un esempio legato allo sviluppo di alcune protesi per la cronometro, le Jet2 Hydro in alluminio, portato avanti con Mirco Maestri (Team Polti VisitMalta). Mirco aveva bisogno di una protesi più confortevole e aggressiva sotto l'aspetto aerodinamico, quindi abbiamo sviluppato questo prodotto con lui e la squadra a partire dalla sua impronta. Per quanto riguarda la durata, il manubrio Alanera RS ha invece richiesto un anno e mezzo circa, per via delle tante criticità che possono emergere e le particolarità di un prodotto in carbonio.

Qual è il fattore predominante al giorno d'oggi tra le richieste che arrivano dai professionisti?

La leggerezza senza nessun dubbio, sia per il manubrio sia per la ruota. Abbinare la leggerezza alla performance, per ottenere un manubrio dalla grande rigidità laterale, richiede però tempistiche lunghe come dicevo prima, perché bisogna trovare un compromesso ideale.

Ci sono momenti di confronto diretto con l'UCI prima dell’omologazione di un componente destinato ai professionisti oltre che al mercato?

Al momento non c’è uno spazio di confronto. Un anno e mezzo fa c’era stata una maggiore apertura, con dialoghi costanti per spiegarci le loro strategie. Poi tutto questo processo si è bloccato, fino all’improvviso annuncio delle nuove regole arrivato lo scorso giugno che ha messo in ginocchio tante aziende produttrici.

Che spiegazioni vi siete dati per questa retromarcia da parte dell’UCI?

Non riusciamo a capire cosa sia successo. Avevamo condiviso una strada da percorrere e, di conseguenza, investito su nuovi stampi. Che per una singola taglia di manubrio possono costare da 7 mila a 15 mila euro in base al progetto. Una cifra che poi devi moltiplicare per la quantità di taglie che vuoi produrre. E se dopo quattro mesi di lavoro l’UCI decide di fare retromarcia, costringendoci a buttare tutti gli stampi, chi ci ridà indietro i soldi? Vogliamo limitare la larghezza dei manubri e l’altezza delle ruote in nome della sicurezza, un tema che sta a cuore a tutti, ma prendiamoci il tempo necessario per ragionarci sopra. Non si possono prendere decisioni del genere dall’oggi al domani. A Eurobike abbiamo presentato le nuove ruote SL7 da 70 mm, ma ora che l’altezza massima per le gare in linea è 65 cosa ce ne facciamo di queste ruote adesso?

A proposito di manubri: molte discussioni sulla sicurezza si concentrano attorno alla loro larghezza. A vostro parere, qual è il metodo migliore per stabilire il limite ideale?

Introdurrei un metodo progressivo: se sei alto 1.95, puoi montare un manubrio da 40-42 e così via. Se ne può parlare. Non metteresti in crisi un fornitore come Deda, che adesso si trova in difficoltà sia con Uno-X sia con Decathlon che hanno manubri non conformi alle regole. E parliamo di tre bici a testa per circa 30 corridori per ciascuna squadra.

“Vogliamo limitare la larghezza dei manubri e l’altezza delle ruote in nome della sicurezza, un tema che sta a cuore a tutti, ma prendiamoci il tempo necessario per ragionarci sopra”

Valutate che un prodotto non omologato dall’UCI possa essere penalizzato sul mercato?

Sì, perché al momento i manubri più richiesti dagli amatori sono quelli da 38 o 40 cm. La taglia 42 è quasi sparita. I corridori ora richiedono misure da 38 o anche da 36, e puntano anche ad attacchi manubri sempre più “estremi”. Il mercato dell’amatore poi inevitabilmente segue il flusso del professionista.

A proposito di squadra e corridori, in che modo raccogliete i feedback che vi arrivano da team e corridori durante la stagione? Ci sono figure dedicate al dialogo con gli atleti?

Me ne occupo io in prima persona. Cerchiamo di trovare un compromesso che vada bene sia a noi che a loro in base ai feedback positivi e negativi. Abbiamo dei momenti fissi di confronto, che sono i ritiri di inizio stagione per capire le esigenze della squadra e dei corridori, specie se sono i nuovi arrivi. Durante l'anno ci sentiamo in maniera costante, magari per parlare delle protesi da crono e degli appoggi per i gomiti, per esempio. Abbiamo la fortuna di farli noi in casa con gli stampi 3D, quindi siamo veloci, anche perché spesso i corridori non possono aspettare.

Ci sono stati momenti di confronto particolari con degli atleti nel corso degli anni? Quando sono arrivato in Deda, nove anni fa, stavamo lavorando in galleria del vento con la UAE e Filippo Ganna. Per lui avevamo sviluppato delle protesi con tubi rotondi in alluminio, che noi possiamo lavorare in casa, fattore che ci distingue senz’altro da tutti gli altri. Lui aveva in mente questa protesi con un finale molto particolare, non semplice da fare con un materiale come l’alluminio, molto meno malleabile del carbonio. Eppure ci siamo riusciti lo stesso, e ricordo con piacere la soddisfazione di Filippo, che portava avanti una sua idea molto precisa. Ancora oggi utilizza questo tipo di protezione molto particolare.

Davide Guntri, team liaison
Magnus Cort (Uno-X Mobility) in galleria del vento
Deda sponsorizza il team Decathlon-AG2R La Mondiale
Credits: Alex Broadway

795 BLADE RS

Il design Iconic Black Radial della 795 Blase RS è un tributo all’architettura francese e alla natura. Ispirato alla simmetria e alla struttura dei giardini più celebri del Paese transalpino, da Versailles a Chambord, richiama le linee infinite delle strade di campagna d’Oltralpe e le curve dei tornanti alpini. La 795 Blade RS Iconic Black Radial combina prestazioni da Pro con una bellezza raffinata. Questa bici è stata utilizzata al Tour de France 2025 dal Team Cofidis (fondamentale durante tutto il processo di sviluppo). Dal nuovo gruppo Campagnolo Super Record Wireless a 13 velocità alle ruote Bora Ultra WTO 60 Team Edition in colori esclusivi, ogni componente è stato scelto dal marchio francese per offrire prestazioni di alto livello. Il telaio è costruito con una miscela speciale di fibre di carbonio, con prevalenza di quelle Ultra High Modulus per un rapporto peso/rigidità senza pari. lookcycle.com

SCHEDA TECNICA

Telaio: in carbonio Ultra High Modulus

Forcella: in carbonio

Gruppo: Campagnolo Super Record Wireless, 13 velocità

Freni: a disco idraulici Super Record Wireless

Ruote: Campagnolo Bora Ultra WTO 60

Team Edition

Gomme: Vittoria Corsa Pro 28c Tan Wall

FACTOR

OSTRO 2.0 VAM

Dai dislivelli più impegnativi ai criterium cittadini, fino ai tracciati da classiche del Nord, l’ultimo prodotto dell’azienda inglese è molto più di una semplice bici aero. Rispetto al modello precedente, il brand dichiara di aver alleggerito il telaio di 250 grammi e di far risparmiare 7 watt a chi pedala, grazie anche alle nuove ruote Black Inc 48/58. Nella ricerca dei marginal gain, Factor ha rivisto angolo sterzo (ora più chiuso) e rake per garantire un avantreno più stabile e preciso, e ha snellito il profilo del tubo sterzo per migliorare l’aerodinamica nell’area frontale. L’ottimizzazione ha riguardato anche il piantone, il reggisella e il tubo orizzontale, sempre con un unico obiettivo: ridurre la massa e il peso, mantenere la stessa rigidezza e aumentare l’aerodinamicità. Beltrami TSA - 0522.300523 - beltramitsa.it

SCHEDA TECNICA

Telaio: in carbonio TeXtreme Toray

Forcella: Ostro Wide Stance

Gruppo: SRAM Force E1 AXS

Freni: SRAM Force idraulici, rotori 160 mm

Ruote: Black Inc 48/58

Gomme: Goodyear Eagle F1R

CERVÉLO

S5

Cervélo presenta la nuova S5, che secondo il marchio californiano è più veloce di 6,3 Watt rispetto alla versione precedente (dato ottenuto in galleria del vento testando alla velocità di 48 km/h). Questi guadagni sono stati possibili grazie a importanti migliorie apportate principalmente nella parte anteriore della bici. Il nuovo manubrio HB19 OnePiece segue l’approccio "Plus-Four", vale a dire che la dimensione della presa alta è più stretta di 4 cm rispetto a quella della parte bassa (per esempio 38/42). Questo aiuta a mantenere una posizione del corpo più aerodinamica mentre le mani sono in presa alta e fornisce stabilità in presa bassa quando si affrontano discese o sprint. Il nuovo set di ruote è stato sviluppato congiuntamente da Reserve e Cervélo, ottimizzato in galleria del vento insieme al telaio.

Pon.Bike Italia - info@ponbikeitalia.it

SCHEDA TECNICA

Telaio: in carbonio

Forcella: in carbonio

Gruppo: Shimano Dura-Ace, R9200, 1134T, 12 v

Freni: Shimano Dura-Ace, R9270

Ruote: Reserve 57TA, DT Swiss 180 (ant) Reserve 64TA, DT Swiss 180 (post)

Gomme: Vittoria Corsa Pro TLR G2.0 700x29c

SPECIALIZED

S-WORKS TARMAC SL8

Ciò che conta davvero è la velocità. Per ottenerla, Specialized ha ricercato un equilibrio ideale tra aerodinamicità, peso ridotto, rigidità e capacità di assorbire al meglio le sollecitazioni. Il risultato è la Tarmac SL8, la Road più veloce mai realizzata dal marchio americano. Ora disponibile con il nuovo gruppo SRAM RED AXS con Power Meter, è equipaggiata con ruote Roval Rapide CLX III tubeless ready e il manubrio integrato Roval Rapide Cockpit, per prestazioni al top in ogni dettaglio. I tecnici Specialized, rispettando i limiti di peso imposti dall’UCI, si sono ispirati alla filosofia costruttiva della Aethos, riuscendo a migliorare ulteriormente il progetto. Il risultato? Un rapporto rigidità/peso superiore del 33% rispetto al Tarmac SL7. Il nuovo modello fissa un nuovo standard in termini di maneggevolezza: è preciso nelle discese più tecniche e reattivo alle sollecitazioni, con un trasferimento di potenza ancora più efficiente. specialized.com

SCHEDA TECNICA

Telaio: in carbonio S-Works Tarmac SL8

Forcella: in carbonio

Gruppo: SRAM RED AXS

Freni: a disco idraulici SRAM RED AXS

Ruote: Roval Rapide CLX III

Gomme: S-Works Turbo TLR Race Tire, 700x28c

ILYNX+ NX

Mantenendo lo spirito della famiglia Lynx, questa nuova piattaforma combina la leggerezza e la maneggevolezza di una bici tradizionale con la potenza del sistema Bosch Performance Line CX. La geometria progressiva e il design compatto garantiscono un comportamento agile e preciso su qualsiasi terreno. La batteria interna da 800 Wh è integrata nel tubo obliquo, ottimizzando la distribuzione del peso e l'autonomia. Il sistema è completato dal display KIOX 400C e dal mini remote, che consente il controllo direttamente dal manubrio. Il telaio è stato progettato con l’esclusivo “Ballistic Carbon Layup”, utilizzato da BH per offrire una resistenza agli urti superiore. Il passaggio interno dei cavi, il reggisella integrato e il sistema di blocco della sterzata Acros completano un insieme che si distingue per funzionalità ed estetica pulita. Inoltre, BH offre due escursioni per la sospensione posteriore: 140 mm per la versione Trail e 160 mm per l’Enduro. BH - 335.6442523 - g.orsi@bhbikes.com

SCHEDA TECNICA - ILYNX+

Telaio: in carbonio

Forcella: Fox 38 Float Factory 170 mm

Ammortizzatore: Fox Float DHX2 Factory Gruppo: Shimano XT DI2, 12 v Freni: Shimano XT 4 pistoni 203 mm

Ruote: DT Swiss H1900 TR

Gomme: Maxxis Assegai TPI60/ Minion

TPI120 TerraEXO2,5/2,4

Motore: Bosch Performance LIne CX

Batteria: Bosch 800Wh

DOWNHILL

ORBEA

La nuova generazione di bici downhill di Orbea, perfezionata dopo anni di sviluppo in laboratorio e nei circuiti di gara. Il baricentro basso offre stabilità e controllo ad alte velocità, mentre la sospensione adattabile massimizza la trazione. Una mtb pronta per affrontare le discese più tecniche, con 200 mm di sospensione anteriore e posteriore, ideale per i grandi drop e le alte velocità. La cinematica regolata per ridurre il pedal kickback minimizza l'effetto della tensione della catena sulla sospensione. La curva di leverage progressiva-lineare offre una trazione migliore grazie a una sensibilità elevata sui piccoli urti, un supporto solido a metà corsa e una resistenza efficace ai fondocorsa. È possibile regolare la curva di leverage, scegliendo tra un 25% e un 30% di progressività a seconda del tracciato. Orbea offre il programma MyO, che permette di configurare la bici sulle proprie esigenze. È disponibile anche una versione da enduro. orbea.com

SCHEDA TECNICA

Telaio: Orbea Rallon OMR

Forcella: Fox 40 Float Factory 203

Ammortizzatore: Fox Float X2 Factory Trunnion

Gruppo: Shimano CS-M771 11-32t

Freni: Shimano XTR disco idraulici

Ruote: Oquo Mountain Control MC32TEAM

Gomme: Maxxis

Assegai 2.50" WT (ant)

Maxxis Minion DHR 2.40" WT (post)

MONDRAKER

LEVEL 2026

Da quando è arrivata sul mercato sei anni fa, Level è diventata il punto di riferimento nel segmento eEnduro di Mondraker. Una bici progettata per chi vuole collezionare più discese possibili in una sola giornata senza preoccuparsi del dislivello (è disponibile anche un range extender da 250 Wh). Il brand spagnolo ha deciso di presentare quest’anno la terza generazione della Level, con escursione 180/170 mm, motore Bosch CX con 100 Nm di coppia massima e batteria estraibile da 800 Wh. Il tutto in configurazione mullet, per massimizzare prestazioni e divertimento. L’evoluzione della Level segue le orme della Crafty Carbon, introducendo il sistema Updated Zero Suspension, che ne migliora sensibilità e rendimento. La nuova gamma è disponibile in tre allestimenti (R, RR e XR) tutti con telaio in alluminio Stealth Evo, abbinato al motore Bosch Performance CX Gen 5 e batterie estraibili da 800 Wh. Mondraker - mondraker.com - italy@mondraker.com

SCHEDA TECNICA - LEVEL XR

Telaio: in alluminio Level 6061 Stealth Evo

Forcella: Öhlins RXF 38 M.3 29, 180 mm

Ammortizzatore: Öhlins TTX22M.2 205x65mm

Gruppo: SRAM GX Eagle T-Type, 12s, Freni: SRAM Maven Silver, 4 pistoncini

Ruote: e*thirteen Grappler Race, Hookless 6069

Gomme: Maxxis Assegai 29x2.6WT (ant)

Maxxis Minion DHR II 27’5x2.6 WT (post)

Motore: Bosch Performance Line CX

Batteria: Bosch Powertube 800 Wh

ENDURO

GHOST

Poacha è la nuova mtb in configurazione mullet progettata da GHOST per essere l’ideale per i rider che non accettano limiti. Sviluppata insieme agli atleti Tomáš Slavík e Korbinian Engstler, sfrutta la tecnologia Traction Link del marchio tedesco, che consente al telaio in carbonio di reagire in modo efficiente alle asperità. Con 180 millimetri d’escursione all’anteriore e al posteriore, il modello presenta le caratteristiche ideali per affrontare discese impegnative ed essere agile nei rapidi cambi di direzione. È disponibile in tre differenti varianti: il modello base in configurazione RockShox con forcella Zeb Select all’anteriore e un ammortizzatore Vivid Select al posteriore, mentre la versione Pro sale di livello con una Fox 38 Factory Grip X2 e freni TRP DH-R Evo. Per chi non si accontenta, la punta di diamante è il modello Full Party, dotata di RockShox Zeb Ultimate, Vivid Ultimate e trasmissione SRAM GX AXS T-Type wireless. Schretzmayer Sport GmbH by Krauti sas - 0471.613046 - italy@srt-sports.com

Telaio: in carbonio

SCHEDA TECNICA - POACHA FULL PARTY

Forcella: Rock Shox ZEB Ultimate Charger

Ammortizzatore: Rock Shox Vivid Ultimate

Gruppo: SRAM GX Eagle 70 T-Type, 12 v

Freni: SRAM DB Maven Bronze, 4 pistoncini

Ruote: DT Swiss FR 1500

Gomme: Continental Kryptotal-Fr Enduro Soft, foldable skin SL, TR 60-622

POACHA

CANNONDALE

SUPERX LAB71

Basata sul telaio in carbonio ultraleggero Serie 0, garantito a vita da Cannondale, la SuperX LAB71 prevede un manubrio integrato in carbonio. Il sistema migliora l’aerodinamica, fattore ormai indispensabile in gare gravel sempre più veloci dove le medie vanno oltre i 30 km/h. Le zone flessibili nel tubo sella, nel triangolo posteriore e nel tubo orizzontale lavorano in maniera organica assieme al reggisella per assorbire urti e vibrazioni. Il Red XPLR AXS di SRAM fornisce un range ampio di rapporti, grazie alla cassetta da 13 velocità, mentre il movimento centrale CeramicSpeed DUB è garanzia di scorrevolezza. Le ruote Reserve in carbonio sono il top di gamma dell’azienda californiana e permettono di montare pneumatici fino a 51 mm davanti e 48 mm dietro. Sul tubo orizzontale è presente anche un piccolo vano portaoggetti, nascosto con un’elegante copertura nel telaio. cannondale.com

SCHEDA TECNICA

Telaio: Lab71 SuperX in carbonio

Forcella: Lab71 SuperX

Gruppo: SRAM Red XPLR AXS 1x13v

Freni: SRAM Red AXS, Paceline X 160/160 mm

Ruote: Reserve 40|44 GR in carbonio

Gomme: Vittoria Terreno T50, 700x40c

Componentistica: Cannondale, DT Swiss, CeramicSpeed

SCOTT

ADDICT GRAVEL RC

Il nome è già una dichiarazione d’intenti: Addict come il modello utilizzato dal team Q36.5 nelle gare su strada. Parliamo dunque di una bici leggera, aerodinamica e pensata per essere veloce, ma con un telaio rifinito in maniera specifica per il gravel e per un maggiore comfort off-road, con rinforzi nei punti chiave che non influiscono sulla leggerezza. Il telaio pesa infatti solo 935 grammi ed è costruito per accogliere pneumatici larghi fino a 45 mm, con geometrie specifiche per il gravel race. Il design brevettato del profilo aerodinamico è stato applicato sui tubi principali con l’obiettivo di ottimizzare il flusso d’aria, senza compromettere la comodità o la flessione del telaio. È compatibile con le trasmissioni a una o due corone, mentre i punti di montaggio per borse e accessori rendono questa bici una compagna fedele di avventure. Scott Italia - 035.756000 - marketing@scott-sports.it

SCHEDA TECNICA

Telaio: Addict Gravel HMX Carbon

Forcella: Addict Gravel HMX

Gruppo: SRAM Red XPLR AXS 1x13v

Freni: SRAM Red AXS, Paceline X 160/160 mm

Ruote: Fulcrum Sharq Carbon

Gomme: Schwalbe G-One RS Evolution 700x45C

Componentistica: Syncros, Acros

RIDLEY

ASTR RS

Una bici gravel race moderna richiede geometrie e lavorazioni al passo con i tempi. Con ASTR RS, Ridley ha cercato di assicurare una maggiore maneggevolezza e reattività lavorando sull’angolo del tubo sterzo (71,5°) e sui poderi posteriori, cercando di mantenere questi ultimi il più corti possibile (42,5 cm), mentre l’angolo del piantone è più dritto rispetto alla Kanzo Fast (74° contro 73). Il movimento centrale è più basso rispetto alle bici gravel più confortevoli, fornendo maggiore stabilità ad alte velocità. Il lavoro sull’aerodinamica da parte dell’azienda belga è stato altrettanto importante, soprattutto nella zona della forcella dove è stato applicato un diffusore integrato per ridurre l’impatto dell’aria frontale. Il tubo sterzo è più corto in confrontato alla Kanzo Fast, in modo da garantire una posizione in bici più aggressiva. Il passaggio ruote è da 52 mm in configurazione monocorona e da 47 se si sceglie la doppia guarnitura.

ridley-bikes.com

SCHEDA TECNICA

L’allestimento della bici è personalizzabile attraverso il configuratore di Ridley.

WILIER TRIESTINA

RAVE SLR ID2

La Rave SLR ID2 raccoglieva eredità pesanti, visto che arrivava sulla scia di bici Wilier che avevano già avuto successo nelle competizioni gravel più importanti. L’azienda italiana si è attivata per spingersi ancora di più verso i limiti, collaborando con i professionisti per migliorare il lavoro dell’Innovation Lab interno. Wilier ha impiegato tre diversi tipi di fibra di carbonio, ognuno con proprietà specifiche in termini di rigidità e resistenza alla trazione, studiando delle geometrie per una guida aggressiva e precisa: l’interasse è compatto e il carro corto e reattivo per migliorare l’accelerazione in salita. Il passaggio ruota è stato aumentato fino a 52 mm, così da aumentare comfort e grip anche su terreni tecnici in linea con le ultime tendenze. A livello estetico, Wilier ha puntato su quattro colorazioni: Pixel Green, Glitch Black, Neon Purple e Byte Cream. Wilier Triestina - 0424.540442 - info@wilier.it

SCHEDA TECNICA

Telaio: Rave ID2 carbonio monoscocca

Forcella: Rave ID2 carbonio monoscocca

Gruppo: SRAM Red XPLR AXS 1x13v

Freni: SRAM Red AXS, Paceline X 160/160 mm

Ruote: Miche Aero Graff carbon 48 mm

Gomme: Vittoria Terreno T50 700x50c

Componentistica: Wilier, Prologo

DAL LABORATORIO AL CAMPO GARA

FSA è entrata nel mondo mtb nel 2005, creando da subito sinergie chiave con produttori e squadre. Una triangolazione continua che genera innovazioni e contribuisce allo sviluppo di tutto il settore

Da quando è stata fondata nel 1993, Full Speed Ahead (FSA) ha sempre rappresentato un punto di riferimento nella produzione di componenti da strada ad alte prestazioni L’apertura alla mtb arriva nel 2005, con il lancio delle prime pedivelle dedicate al mondo del fuoristrada: un passaggio fondamentale che apre la strada a un impegno sempre maggiore anche nel segmento off-road. Da allora, grazie a una costante attività di ricerca e sviluppo, FSA continua a progettare soluzioni all’avanguardia che garantiscono prestazioni ottimali sia ai professionisti sia agli appassionati di ciclismo di tutto il mondo.

L’IMPORTANZA DEL MONDO RACING

La prima partnership del brand con un team professionistico risale ai tempi della creazione della prima pedivella in carbonio per l’off-road, componente fornito al team Bianchi-Italcementi. Negli anni a seguire, l’impegno con le squadre di livello mondiale si è ampliato, con il supporto al Team Merida-Multivan con un’intera gamma di componenti (cockpit, serie sterzo, ruote, guarnitura e movimento centrale); lo stesso team che ha conquistato diversi titoli mondiali e altrettante presenze olimpiche grazie a Gunn-Rita Dahle e José Antonio Hermida.

A oggi, il brand americano supporta attivamente diverse squadre nelle discipline off-road tra cui il team Torpado Kenda FSA, il team KTM Protek Elettrosystem e soprattutto il team Cannondale Factory Racing, con cui FSA ha avuto la sua consacrazione ai massimi livelli.

IL FATTORE TOM L’avanguardia tecnica e le soluzioni offerte da FSA sono state scelte da niente meno che Tom Pidcock, che per il suo ritorno nel mondo del cross country nell’estate 2025 ha deciso di “indossare” delle ruote FSA prototipo; una scelta che ha subito dato i suoi frutti, dato che Pidcock ha conquistato la vittoria nella tappa di Pal Arinsal della UCI XCO World Cup e ha coronato il suo ritorno con il titolo di campione europeo 2025.

LA SINERGIA TRA BRAND, TEAM E COSTRUTTORI

Come nasce una collaborazione tra team e fornitori di componenti? In passato, la collaborazione tecnica con una squadra era strettamente legata a una sponsorizzazione economica. Oggi il panorama è cambiato: i team scelgono i loro partner solo dopo aver testato e confrontato diversi prodotti, selezionando quello migliore. In questo contesto, il supporto economico rimane secondario rispetto alla qualità dei componenti. Questo

Ogni anno, i migliori atleti dei team supportati da FSA dispongono di una vasta gamma di soluzioni tecniche progettate per la massima resa su ogni terreno e in ogni condizione.

MANUBRIO: KFX FLAT

Leggerezza estrema e massima precisione: il manubrio KFX MTB Flat combina carbonio UD e Kevlar per un peso di soli 160 g (700 mm). Un concentrato di tecnologia che è parte integrante del setup degli atleti del Team Cannondale, confermando il KFX MTB Flat come scelta d’eccellenza per chi cerca prestazioni al top.

STEM: KFX DROP/KFX 2-BOLT

FSA mette a disposizione diverse soluzioni per aiutare ogni rider a trovare il setup ideale a livello di cockpit, offrendo due stem pensati per esigenze differenti: il KFX DROP (piastra frontale a quattro bulloni) e il nuovo KFX 2-BOLT (sistema a due bulloni, per una manutenzione più rapida).

RUOTE: KFX I28/NS SCI30

FSA propone due diverse soluzioni: le KFX i28, pensate per il cross country e il marathon, e le nuove NS SCi30, ideali per all-mountain ed enduro, ma non solo. Le KFX i28 sono la scelta dei team internazionali di cross country e marathon. Realizzate con cerchio in carbonio asimmetrico hookless, presentano un’altezza variabile da 22 a 24 mm con rinforzi nei punti di inserimento dei raggi, garantendo resistenza e leggerezza. I mozzi PRS Direct Pull con tecnologia Ratchet a 72 denti offrono un innesto immediato. Il peso è di 1.566 g la coppia.

Al contempo, le NS SCi30 portano la tecnologia FSA al servizio degli appassionati di all mountain ed enduro, comprese le eMtb. Il peso è di soli 1.495 g la coppia. Grazie al design versatile, ambedue i modelli di ruota si adattano perfettamente a qualsiasi tipo di bici: dai sistemi più tradizionali fino a configurazioni particolari come la forcella Lefty di Cannondale, offrendo massima libertà di scelta e compatibilità.

coinvolge anche i costruttori di bici, che collaborano con le squadre per individuare i fornitori più adatti. Ne nasce così una sinergia a tre livelli: team, azienda di bici e marchio di componentistica, che rappresenta il motore dello sviluppo tecnologico nel ciclismo. È un processo continuo, dove il confronto diretto genera innovazioni, affina i dettagli e contribuisce a ridefinire il concetto stesso di bicicletta.

Per FSA questo approccio è parte integrante del dna aziendale: ogni componente nasce internamente, frutto di analisi approfondite e di un intenso lavoro di ricerca e sviluppo. Ma è solo dopo i test più severi, condotti dagli atleti professionisti nelle condizioni di gara più estreme, che un prodotto viene realmente consacrato. La definizione di un nuovo prodotto è un focus comune quindi per produttore, costruttore e team, che lavorano all’unisono per creare non solo prodotti all’avanguardia, ma anche componenti che si sposano a pieno con tecnologie provenienti da case diverse. Ne sono un esempio il lancio della nuova Cannondale Scalpel LAB71 Team, che viene commercializzata con ruote FSA KFX di ultima generazione, oppure la nuova Torpado Renero, anch’essa dotata di componenti provenienti dalla gamma NS di FSA.

processo
I PRODOTTI MTB DI FSA SUI CAMPI GARA
Tom Pidcock, due volte campione olimpico di cross country

IL CAMBIO DI PASSO DELLA RUOTA ALATA

Campagnolo introduce Super Record 13, che punta a divenire un benchmark e una piattaforma di sviluppo. Non solo un nuovo prodotto, ma una dichiarazione di intenti: la volontà di tornare a essere protagonista nelle corse e nel mercato

“Bisogna cambiar qualcossa de drio”... questa l’iconica frase pronunciata in gara da un giovane corridore, Tullio Campagnolo, che grazie al suo genio si rese conto che sarebbe stato possibile migliorare le prestazioni di una bici da corsa grazie a un’idea vincente nata da un bisogno impellente. Nacque così il primo sgancio rapido alla ruota posteriore, e successivamente il cambio a parallelogramma. Da allora l’azienda che porta il suo nome ha continuato a portare il tocco di genialità del suo fondatore nel mondo della bici da corsa, con prodotti che da sempre sono all’apice della qualità, della performance e del design. Con la sua ultima release, il gruppo strada Super Record 13, spinge ancora più in alto l’asticella dei gruppi high end destinati ai professionisti e agli amatori più esigenti. Non si tratta di un'evoluzione dei precedenti modelli, ma di un nuovo paradigma che ha visto gli ingegneri di Campagnolo intervenire su ogni aspetto del gruppo e non solo “da drio” con l’introduzione della prima cassetta stradale a 13 velocità, ma anche

CAMPAGNOLO BIKE ATEL13R

Una selezione esclusiva di biciclette diverse per stile, provenienza e filosofia costruttiva, accomunate dall'allestimento con il nuovo Super Record 13, il primo gruppo road 2x13. Una nuova proposta tecnica ed estetica che eleva ogni bici a un simbolo d’innovazione, performance e artigianalità. Ad oggi, sono oltre 40 i brand che hanno deciso di equipaggiare le loro bici con il Super Record 13. La panoramica completa è disponibile sul sito nell’area Bike Atel13r tra modelli OEM e modelli BeSpoke.

all'ergonomia dei comandi e sulla velocità di attuazione. Il marchio italiano ha attuato una rivoluzione completa, che ha coinvolto anche il processo produttivo, dove si fondono tecnologia e artigianalità con i massimi standard qualitativi. È il primo passo di Campagnolo verso una nuova direzione e l’ampliamento della gamma con una nuova piattaforma con configurazioni e prodotti per tutti. Il brand veneto punta con decisione a tornare in grande stile tra i protagonisti del settore. Super Record 13, infatti, più di un gruppo per bici da corsa, punta a divenire un nuovo benchmark e una piattaforma di sviluppo, che si completerà nei prossimi mesi.

La cassetta ha ora una marcia in più e un peso inferiore grazie alla ridotta distanza e spessore dei pignoni; il che significa trovare la cadenza ideale su ogni pendenza. In combo con la nuova guarnitura, offre il ventaglio di scelte più ampio sul mercato. Sono disponibili ben sette corone anteriori e quattro cassette, in modo da rispondere alle esigenze di ogni ciclista. La guarnitura è anche nella versione con Powermeter e, con i suoi sedici sensori, garantisce un'accurata rilevazione. Completamente ridisegnati anche i deragliatori, snelliti e alleggeriti rispetto a modelli precedenti. La cambiata del nuovo Super Record 13 è rapida e fluida. Dai test di laboratorio condotti da Campagnolo è il più veloce dei gruppi a 12 v sul mercato.

Si nota subito il grande lavoro fatto per donare alle leve un nuovo e più ergonomico design. Migliora notevolmente il comfort di guida, anche dopo molte ore in sella. Campagnolo ha rivisto il pulsante interno, il Thumb Shifter, e inserito un nuovo Smart Button. Entrambi sono del tutto personalizzabili con l’app My Campy. La proverbiale potenza dei freni di Super Record, insieme alla rinnovata ergonomia dei comandi, assicura una risposta immediata, modulabile e potente con il minimo sforzo.

Inoltre, il nuovo movimento centrale è stato ripensato per offrire un montaggio più rapido, intuitivo e preciso, grazie alla tecnologia proprietaria QCK-Tech (Quick Tech). Questo sistema integra una guarnizione esterna brevettata, pensata per proteggere efficacemente i cuscinetti a sfera da agenti esterni come acqua, fango e sabbia. Il risultato è una rigidità strutturale superiore e una trasmissione di potenza diretta e reattiva, fedele al DNA ad alte prestazioni del gruppo Super Record.

ULTIMATE ROAD RACING PERFORMANCE

IMPERIAL II

FERODO E BRAKING:

IL FILO DIRETTO

DELLE PRESTAZIONI

Portare la tecnologia racing al servizio del ciclismo non significa solo proporre un prodotto innovativo, ma renderlo disponibile e accessibile. È questa la forza di RMS che, con la sua rete di distribuzione, permette di accedere a soluzioni ad altissimo contenuto tecnico

Chi conosce Ferodo e Braking sa bene cosa rappresentano questi nomi: eccellenza, ricerca continua e innovazione applicata alle competizioni più estreme. Grazie a RMS, con 40 anni di esperienza nella distribuzione di ricambi per il mondo due ruote, ora questa tecnologia diventa un upgrade reale e concreto anche per bici da strada, gravel ed eBike. Un salto evolutivo che mira a portare il DNA del racing su ogni impianto frenante bici, ridefinendo gli standard di controllo e sicurezza.

FERODO: AFFIDABILITÀ DELLA MESCOLA, SICUREZZA DEL CONTROLLO

Ferodo è sinonimo di freni nel mondo automobilistico e motociclistico da oltre un secolo, capace di unire tradizione e innovazione. La gamma bici non è una semplice estensione, ma il risultato di un trasferimento tecnologico diretto. Ferodo porta la stessa competenza sviluppata nel motorsport e nell’automotive, trasformando ogni frenata in un’esperienza di controllo e affidabilità. Non si tratta di promesse generiche, ma di prodotti concreti e certificati.

• FBP018FE: pastiglie dedicate al mondo eBike, compatibili con freni Shimano, Tektro e TRP. Mescola mid-metallic che garantisce resistenza al calore, potenza costante e comfort anche nei percorsi più impegnativi.

• FBP001FE: versione all-round/eBike, ideale per chi cerca un prodotto versatile e adatto a condizioni d’uso variabili. Offre modulazione naturale, ottima durata e feeling progressivo in frenata.

• FBP004FE: progettate per freni SRAM/Avid Guide & Elixir Trail/XO, adottano una mescola semi-metallica che combina lunga durata e stabilità termica. Ideali per

chi usa la bici in modo intenso, anche con carichi elevati.

Tutte le pastiglie sono omologate ECE-R90, una garanzia di qualità che assicura prestazioni equiparabili agli standard di primo equipaggiamento. Con Ferodo, ogni ciclista (dal commuter urbano all’appassionato gravel fino all’utilizzatore di eBike) ha a disposizione un portafoglio di soluzioni che rispondono davvero alle proprie esigenze.

Caratteristiche distintive delle pastiglie Ferodo

• Mescole avanzate, capaci di lavorare in modo costante e prevedibile, anche ad alte temperature o su terreni impegnativi.

• Durata superiore e consumo ridotto del disco, con vantaggi concreti in termini di manutenzione.

• Feeling progressivo, che rende la modulazione naturale e immediata per ogni tipo di ciclista

BRAKING BRAKEFORCE: IL DISCO SUPERBIKE PER ROAD E GRAVEL

Dall’altra parte dell’upgrade c’è BRAKEFORCE, l’ultimo nato in casa Braking, frutto dell’esperienza diretta in Superbike. È un disco che applica sul segmento road & gravel soluzioni ingegneristiche da vera competizione

• Pista frenante ottimizzata, con trasferimento diretto dalla Superbike per garantire potenza e precisione.

• Profilo wave alleggerito, che riduce peso e vibrazioni per una frenata più fluida.

• Grooves termici, studiati per aumentare lo scambio di calore e mantenere la superficie della pastiglia sempre pulita e reattiva.

• Stage 0 cooling system, con radiatori esterni che massimizzano la dissipazione del calore.

• Materiali premium come acciaio temprato ad alta resistenza e mozzo in alluminio aeronautico anticorodal, lavorati con taglio laser per la massima precisione. Disponibile nei diametri 140 mm e 160 mm, con attacco Centerlock, BRAKEFORCE è il disco che porta sulla bici le stesse soluzioni che hanno fatto la differenza sui circuiti mondiali del motociclismo.

Il tessuto che respira con te.

AERODINAMICA DI PRECISIONE

Il Pro One Aero è la massima espressione dell’ingegneria Schwalbe per la bici da corsa. Per ottimizzare le prestazioni, l’azienda tedesca ha utilizzato due diverse costruzioni per anteriore e posteriore

Quando si progettano componenti di altissima gamma destinati ai professionisti, nessun dettaglio può essere lasciato al caso. L’eccellenza è l’unico obiettivo, e per raggiungere la miglior performance possibile è necessario che il sistema-bici sia integrato e armonico in tutte le sue parti. Lo pneumatico Pro One Aero segue proprio queste logiche, poiché è il frutto di una collaborazione tra Schwalbe, Scott, Syncros e lo studio di ingegneria svizzero Radiate. Gli sviluppatori del progetto hanno ottimizzato la forma dello pneumatico per i moderni cerchi larghi nella galleria del vento, utilizzando due diverse costruzioni per la gomma anteriore e posteriore. Il Pro One Aero fa parte della linea Pro One di Schwalbe, la fascia di alta gamma dell’azienda tedesca per la bici da corsa, che viene utilizzata nelle corse World Tour maschili e femminili dalla Tudor Pro Cycling Team e dalla Canyon//SRAM.

• Mescola Addix Race per le massime prestazioni

• Protezione contro le forature con il RaceGuard

• Gomma ottimizzata per cerchi moderni e più larghi di 21 mm

• Compatibilità con cerchi hookless

• Realizzazione con nerofumo riciclato (rCB) proveniente dal riutilizzo degli pneumatici di Schwalbe

• Tubeless ready

Il primo punto d’impatto dell’aria con la bici è la gomma anteriore. Per questo motivo, Schwalbe ha disegnato un profilo specifico testando il prodotto prima in galleria del vento e poi in laboratorio e su strada, in modo da ottimizzare il più possibile l’aerodinamica. Secondo i calcoli dell’azienda tedesca, il Pro One Aero Front garantisce il 20% in meno di resistenza rispetto al Pro One TT (misurata a 45 km/h con larghezza dello pneumatico di 28 mm) proprio grazie alle sue caratteristiche studiate ad hoc per fendere l’aria.

Bassa resistenza al rotolamento, elevata protezione contro le forature e durevolezza. A differenza del Front, la versione posteriore privilegia meno l’aerodinamica ma deve eccellere ugualmente in aderenza e velocità, cosa che lo Schwalbe Pro One Aero Rear promette di fare senza compromessi. Come per il fratello anteriore, è uno pneumatico destinato a chi ricerca il massimo della prestazione e a chi coglie anche le minime differenze tecniche tra un prodotto e l’altro. La gomma posteriore differisce nel peso: mentre sulla bilancia l’anteriore fa segnare 235 g, il Rear si attesta a 270 g, uno scarto dovuto al diverso spessore del battistrada.

Schwalbe Italia - 039.6058078 - info@schwalbe.it

Front Rear
Peso: 235 g (700x28C)
Peso: 270 g (700x28C)
PRO ONE AERO
Julian Alaphilippe (Tudor Pro Cycling Team) durante il Tour de France 2025

IGPSPORT:

“LEAVE

YOUR MARK”

Dal cicloturista all’agonista, il marchio cinese distribuito in Italia da Mandelli propone soluzioni tecnologiche innovative e accessibili. Quattro modelli, diversi per funzioni e prezzo, ma accomunati dalla stessa filosofia: aiutare ogni ciclista a vivere al meglio la propria passione

Il marchio iGPSPORT è nato nel 2012 in Cina, con un obiettivo chiaro fin dall’inizio: sviluppare dispositivi affidabili e accessibili per aiutare i ciclisti a misurare, comprendere e migliorare le proprie performance. In poco più di dieci anni, l’azienda è cresciuta rapidamente fino a diventare un punto di riferimento internazionale, con una community che oggi supera i due milioni di utenti in oltre 40 Paesi. In Italia iGPSPORT è distribuito da Mandelli: questo garantisce non solo la disponibilità dei prodotti sul territorio, ma anche assistenza tecnica e supporto post-vendita affidabile. Il successo del marchio si fonda su tre valori che ne guidano l’identità: innovazione, qualità e servizio. “Innovazione” perché i prodotti integrano costantemente le più recenti tecnologie di rilevamento e navigazione, dal supporto multisatellite alla durata della batteria, fino agli algoritmi dedica-

BINAVI

Nato per esplorare

BiNavi rappresenta la punta di diamante della gamma iGPSPORT. Il compagno ideale per chi ama perdersi su nuove strade e affrontare sfide epiche, senza rinunciare alla precisione. Il grande display touch da 3,5 pollici offre un’ottima visibilità, mentre la navigazione avanzata con algoritmi dedicati calcola percorsi in pochi secondi e aiuta a gestire salite e cambi di direzione con la massima fluidità. Con oltre 160 metriche disponibili e più di 35 ore di autonomia, BiNavi è pensato per chi vuole tutto: dati completi, mappe dettagliate, ricalcolo automatico in caso di deviazioni e compatibilità totale con sensori, cambi elettronici e persino eBike. È un computer di bordo a tutti gli effetti, progettato per trasformare ogni pedalata in un’esperienza senza confini.

ti all’analisi dei percorsi. “Qualità” perché ogni ciclocomputer viene progettato per resistere all’uso intensivo e garantire dati precisi anche nelle condizioni più difficili. “Servizio” perché il marchio non offre solo strumenti hardware, ma un ecosistema digitale completo che include l’app ufficiale iGPSPORT, attraverso la quale è possibile sincronizzare allenamenti, analizzare i dati delle uscite, condividere percorsi e aggiornare i dispositivi con le ultime funzioni. Oggi la gamma copre un’ampia varietà di esigenze: dai ciclisti che muovono i primi passi con un ciclocomputer GPS a chi cerca funzioni avanzate per affrontare lunghe uscite, allenamenti strutturati o avventure di più giorni. Una crescita costante che testimonia come il brand sappia coniugare tecnologia e passione, offrendo strumenti che accompagnano il ciclista in ogni fase del suo percorso.

BSC300T Vivere un’esperienza a colori

Compatto, leggero e dotato di un vivace display touch a colori da 2,4 pollici, il BSC300T è il modello ideale per chi vuole un ciclocomputer pratico ma ricco di funzioni avanzate. La combinazione tra touchscreen e tasti fisici garantisce un utilizzo fluido anche in condizioni difficili, mentre la navigazione a colori intuitiva permette di affrontare sia percorsi stradali sia sentieri sterrati con sicurezza. Con oltre 130 metriche personalizzabili, notifiche smart e una connettività completa con sensori e accessori, BSC300T diventa il vero centro di controllo della bici. L’autonomia di 20 ore lo rende adatto a uscite lunghe e allenamenti intensi, mentre la compatibilità con segmenti live consente di sfidarsi in tempo reale e spingere sempre un po’ oltre i propri limiti.

BSC200S

Colori nitidi, controllo totale

Il ciclocomputer BSC200S è pensato per chi cerca un equilibrio perfetto tra prestazioni e semplicità. Il display a colori da 2,4 pollici garantisce una visibilità superiore anche sotto il sole diretto, mentre la struttura leggera e resistente lo rende affidabile in ogni condizione. Con un’autonomia che arriva fino a 25 ore, questo ciclocomputer è ideale per chi ama uscire spesso senza preoccuparsi troppo della ricarica. Offre oltre 100 dati professionali, grafici a colori personalizzabili e funzioni smart come le notifiche dallo smartphone e il rilevamento automatico del movimento. È un compagno di allenamento che unisce precisione e immediatezza, capace di adattarsi sia alle ride di tutti i giorni sia alle sfide più lunghe.

BSC100S La scelta ideale per iniziare

Semplice, essenziale e sorprendentemente completo: BSC100S è il modello entry-level della gamma, ma con caratteristiche che vanno ben oltre le aspettative. Con un’autonomia fino a 40 ore, il supporto ai principali sistemi satellitari e oltre 40 metriche personalizzabili, è la soluzione ideale per chi vuole avvicinarsi al mondo del GPS senza complicazioni. Il design compatto e leggero lo rende facile da montare e da usare, mentre l’app iGPSPORT consente di gestire i dati, condividere i risultati e aggiornare il dispositivo con nuove funzioni. La scelta migliore per chi inizia a scoprire il piacere di monitorare le proprie uscite, con la sicurezza di un prodotto affidabile e ben supportato.

MARCHI DIVERSI, UN UNICO OBIETTIVO

Sotto il “tetto” di TVS EBike convivono

Cilo ed EGO Movement. Due realtà differenti tra loro che perseguono lo stesso obiettivo: far muovere le persone in modo sostenibile, intelligente e divertente

In un contesto in cui la mobilità è sempre più articolata e personalizzata, l’utente moderno non cerca semplicemente un mezzo per spostarsi dal punto A al punto B. Cerca libertà, flessibilità e l’esperienza di un viaggio senza traffico né compromessi o imprevisti. È qui che entrano in gioco i marchi di eBike Cilo ed EGO Movement, due dei protagonisti della mobilità elettrica in Svizzera. L’azienda non si limita a offrire eBike di alta qualità, ma propone vere e proprie soluzioni

Da quasi un secolo Cilo fa parte della storia ciclistica svizzera. Quello che un tempo nasceva nel mondo delle corse su strada, oggi vive in una nuova disciplina: la mtb elettrica. I modelli attuali uniscono un design iconico alle più moderne tecnologie. Alte

Una vera cross-over, capace di coniugare performance e versatilità quotidiana. Le sospensioni da 140/135 mm assorbono le asperità, offrendo piacere di guida in ogni situazione.

Muoversi in città significa non solo essere veloci ed efficienti, ma anche farlo con eleganza. EGO Movement incarna eBike urbane che uniscono design, comfort e tecnologia in una vera e propria sintesi di stile. I modelli si ispirano ai classici vintage, ma celano tec-

Pixii coniuga un'accessibilità senza sforzo con un design raffinato. Il suo telaio a scavalco basso consente un facile accesso, mentre il portapacchi posteriore, integrato nel telaio, offre funzionalità. Progettata per chi cerca un rapporto qualità-prezzo senza rinunciare allo stile, Pixii è una bici che coniuga praticità e design di alto livello in un equilibrio perfetto.

integrate, pensate per rispondere alle esigenze di una mobilità urbana sostenibile e intelligente. La forza di questi marchi risiede anche nella loro struttura unica: i due brand distinti, Cilo ed EGO Movement, convivono sotto lo stesso tetto. Due identità forti, con linguaggi, design e target differenti, ma unite dalla stessa visione: plasmare la mobilità del futuro, rendendola più efficiente, divertente e accessibile.

prestazioni, geometrie agili e componenti di pregio trasformano ogni modello del marchio in uno strumento di precisione per i trail più esigenti. Il risultato: prestazioni e divertimento al massimo livello, per chi ama natura, tecnica e sfida sportiva.

Telaio in carbonio, sospensioni da 140/135 mm e ruote da 29” garantiscono a questa allmountain controllo sui single trail e nelle discese impegnative.

nologia d’avanguardia: batterie integrate, funzioni digitali e dettagli curati. L'assistenza alla pedalata è potente, diretta e sempre controllata. EGO Movement parla a chi vuole ripensare la mobilità urbana e affermare la propria personalità.

Con il suo telaio a diamante e il tubo orizzontale senza soluzione di continuità che si fonde con il portapacchi posteriore, Galvani crea una silhouette distintiva. È pensata per chi apprezza la raffinatezza in movimento e vede il tragitto casa-lavoro quotidiano non solo come una necessità, ma come un'opportunità per muoversi con stile, eleganza e individualità.

CILO: TRADIZIONE SVIZZERA E ALTA TECNOLOGIA

TRASPIRABILITÀ RIVOLUZIONARIA: PRESTAZIONI SENZA COMPROMESSI

Polartec AirCore è la nuova membrana che sfrutta lo scambio d’aria per favorire l’evaporazione, regolare la temperatura corporea e garantire prestazioni elevate. Il primo brand nel mercato a utilizzarla è Castelli con la Perfetto RoS 3 Jacket

Mantenere il corpo asciutto dall’interno verso l’esterno e proteggerlo dagli agenti esterni è l’obiettivo di Polartec AirCore, il primo tessuto laminato realmente permeabile all’aria e totalmente non-PFAS. L’azienda italiana ha lavorato per creare questa soluzione partendo dall'assunto che la traspirazione influenza le prestazioni ben più delle condizioni meteo. Polartec ha progettato AirCore per offrire una protezione efficace dagli agenti atmosferici, favorendo il rilascio dell’umidità corporea grazie a una naturale migrazione delle molecole. Il risultato è una massima aerazione e traspirabilità, prevenendo l’accumulo eccessivo di calore corporeo durante le atti¬vità aerobiche più intense, senza compromessi su comfort, libertà di movimento e longevità del capo. Quello che AirCore vuole fare dunque è ridefinire il concetto di “asciutto” puntando tutto sulla performance.

COMPOSIZIONE

Questo tessuto laminato è il risultato della combinazione tra permeabilità all’aria e una membrana in nanofibra sviluppata da Polartec. Nasce così una tecnologia all’avanguardia che scambia l’aria dall’interno verso l’esterno per accelerare la dispersione del calore e promuovere il raffreddamento evaporativo, ovvero l’unico meccanismo di dispersione del calore realmente efficace per chi svolge attività ad alta intensità. Più intenso è lo sforzo, maggiore è la risposta del tessuto: il movimento stimola la ventilazione, mentre l’aria contribuisce a raffreddare il corpo. Restando più asciutti e confortevoli, è possibile contare su una maggiore performance, guidata dall’aria e ottimizzata per l’attività dinamica. “Polartec AirCore rappresenta alla perfezione la nostra missione di unire prestazioni all’avanguardia e sostenibilità. Il nostro avanzato tessuto a tre strati permeabile all’aria utilizza un nucleo d’aria ingegnerizzato per consentire un flusso controllato, eliminando attivamente umidità e calore corporeo durante l’attività aerobica intensa”, ha dichiarato Ramesh Kesh, senior vice president di Milliken & Company e business manager di Polartec.

PERFORMANCE

Con un tasso di trasmissione del vapore acqueo (MVTR) leader nel settore, superiore a 25.000 g/m2/24h*, e permeabilità all’aria** da 0,4 a 1 CFM, Polartec AirCoreTM garantisce prestazioni senza pari durante le attività ad alta intensità, respingendo allo stesso tempo l’acqua proveniente dall’esterno*** . Inoltre, in linea con l’impegno costante di Polartec per la sostenibilità, Polartec AirCore è realizzato con tessuti esterni e interni riciclati, abbinati a una membrana non-PFAS. Una struttura intelligente, che lo rende la scelta ideale per chi non vuole scendere a compromessi tra prestazioni e responsabilità ambientale. Il lancio sul mercato è stato a settembre all’interno delle collezioni Autunno/Inverno 2025 di Castelli e la sua azienda sorella Sportful. Entrambi i marchi hanno i diritti esclusivi per utilizzare la tecnologia AirCore nel settore del ciclismo. Per quanto riguarda il mercato outdoor italiano, Montura sarà il primo brand ad adottare la tecnologia nella collezione FW 25/26.

UNA SOLA GIACCA, INFINITE POSSIBILITÀ

La nuova Perfetto RoS 3 Jacket di Castelli, realizzata in Polartec AirCore****, mira a ridefinire il concetto di traspirabilità. Un modello che è l’ideale in condizioni asciutte così come sotto la pioggia, con temperature comprese tra i 4 e i 14 °C. Perfetto RoS 3 Jacket si adatta alla corporatura del ciclista in modo estremamente confortevole. Più si pedala, maggiore sarà la traspirazione.

Disponibile sia in versione da uomo che da donna, la Perfetto RoS 3 Jacket è nata per il comfort e la velocità. Tra le peculiarità da segnalare:

• cuciture nastrate riflettenti sulle spalle per una maggiore protezione dalla pioggia

• aperture di ventilazione con zip sui lati della parte anteriore

• apertura con zip bi-direzionale YKK Vislon a scorrimento facile, con protezione da pioggia e vento

• tre tasche posteriori con fori di drenaggio

• parte posteriore più lunga per ripararti dagli spruzzi sollevati dalle ruote

• dettagli riflettenti in fondo alle tasche

* MVTR misurato secondo JIS L1099, B1

** Permeabilità all’aria (CFM) misurata secondo ASTM D737 a 125Pa

*** Idrorepellenza – minimo grado di spruzzo 4, secondo GB/T 4745-2012 (ISO 4920-2012, MOD)

****Nel tessuto AirCore non sono presenti sostanze chimiche PFAS aggiunte intenzionalmente, ma poiché queste sostanze sono ormai diffuse ovunque nel nostro ambiente, Castelli e Polartec® non possono garantire l’assenza totale di contaminazione durante il processo di produzione o trasporto

BRAND

ON A MISSION

Ortovox si presenta agli appassionati di mtb con la prima collezione Sequence suddivisa in due linee, “Trail” e “Free”. Mantenendo sempre alta l’attenzione alla sicurezza con l’ampliamento della Safety Academy anche al mondo bike

di Gabriele Vazzola

Ortovox è un brand tedesco con oltre 45 anni di storia la cui mission è sempre stata quella di migliorare la sicurezza in montagna. Partendo dal suo primo prodotto nel 1980, un ricetrasmettitore per valanghe a doppia frequenza, ha sviluppato attrezzature senza mai dimenticare lo spirito con cui è nata e la salvaguardia dell’ambiente. Il marchio è tra i più celebri produttori di abbigliamento e attrezzatura da montagna per lo sci alpinismo, il freeride e il trekking, nonché di kit di primo soccorso e mountain rescue per amatori e professionisti del settore. Un'azienda dinamica sempre alla ricerca di stimoli e contestualmente nuovi mercati dove portare la propria esperienza. Come ci ha spiegato anche Stefan Kohlbaure, ceo di Ortovox: ”Il motivo per cui abbiamo deciso di intraprendere questa nuova avventura nel mondo della mtb è stato principalmente uno: abbiamo chiesto ai nostri clienti più affezionati, gli scialpinisti, quali sport praticassero e ci siamo resi conto che oltre che sciatori erano praticamente tutti mtbiker. Abbiamo quindi pensato di fornire loro una linea mtb pensata con lo stesso approccio e gli stessi valori che usiamo per gli altri nostri prodotti: massima qualità, fitting superiore, rispetto per la natura e per la sicurezza”.

La presentazione è avvenuta sul campo, in due fredde (e umide) giornate sulle montagne austriache, con i primi test su una serie sui sentieri del comprensorio internazionale “3 Länder Enduro Trails”, tra Austria, Svizzera e Italia. Prove che abbiamo proseguito sui sentieri di casa con un tempo decisamente più clemente. Ortovox, per la realizzazione della collezione Sequence, segue i rigidi standard ambientali bluesign (che prevedono la rinuncia assoluta all’uso dei PFAS e una maggiore percentuale

di poliestere riciclato) e si avvale della partnership con due fornitori d’eccellenza: Gore Tex e SQ Lab. Non vogliamo parlare però solo di prodotti, il marchio tedesco porta una ventata di novità nel modo mtb, grazie all’introduzione di tematiche care agli sciatori, ma che spesso vengono sottovalutate nel nostro mondo. Parliamo della formazione, informazione e sviluppo di specifici protocolli per l’intervento in caso di incidente portando la propria Safety Academy anche sui trail.

LA PRIMA GAMMA PRODOTTO

Tornando al prodotto due sono le linee d’abbigliamento attese per la primavera 2026. Trail: sviluppata per lunghe salite ripide e le discese tecniche. Realizzata con materiali robusti combinati con dettagli funzionali. Una linea secondo noi destinata a un utilizzatore più attento al capo tecnico e alla performance pura.

Free: caratterizzata da tagli comodi, combinazioni smart di materiali con lana Merino per il massimo flow sui trail. Più adatta all’amante del mondo gravity ai bike park, ma anche agli eBiker alla ricerca del connubio tra performance e comfort.

Oltre all’abbigliamento, Ortovox presenta anche ulteriori elementi della collezione Sequence come: giacca e pantaloni in Gore-Tex con membrana ePE per i climi più rigidi e le giornate di pioggia, shorts con fondello SQlab, accessori come calzini e guanti, marsupio (in due misure) e uno zaino da 15 litri ricco di contenuti tecnici. Il tutto studiato nel minimo dettaglio. I marsupi e lo zaino (prodromi di uno sviluppo ulteriore della linea negli anni a venire) hanno stupito per praticità, features e comodità anche nelle fasi di riding più concitate.

LA GIUSTA “SEQUENCE” PER I TRAIL

Presentiamo di seguito i capi più adatti alla mezza stagione e al riding alpino. Abbinati a under-layer termici sono utilizzabili anche quando le temperature scendono. Noi li abbiamo provati in un range di temperature tra 5° (con vento e pioggia) dei sentieri alpini,

Tutta l’esperienza Ortovox nel campo dei backpack si riversa in questa prima release per il mondo bike. Il Sequence Daypack 15 stupisce per i dettagli tecnici e per la comodità. È leggero e minimalista e pensato per i tour di un giorno. Le numerose tasche sono in grado di alloggiare il safety kit, le maglie di ricambio, gli occhiali da sole e gli snack. Vi è spazio anche per la tool pouch integrata e rimovibile che permette di riporre gli attrezzi anche in altre borse. Per lasciare piena libertà di movimento e migliorare il comfort anche dopo molte ore in sella o durante le discese più dissestate non dispone di fascia addominale, ma di una chiusura a tre punti stabile e customizzabile.

fino ai 15° dei trail collinari, in cui abbiamo potuto apprezzare in maniera particolare il fitting che favorisce il riding anche pedalato, e i materiali traspiranti e termoregolatori. Di seguito la descrizione di alcuni dei prodotti più rappresentativi della linea.

Sviluppati per affrontare al meglio le lunghe giornate off-road. I materiali sono resistenti all’abrasione, e il fitting studiato nel dettaglio per lasciare grande libertà di movimento garantendo supporto anche sui single trail più impegnativi. Grazie alla tecnologia anti odore, la comodissima maglia long sleeve in poliestere riciclato T2T (100%) assicura una sensazione di freschezza anche dopo le salite più impegnative. I pants hanno fori di ventilazione e vari dettagli specifici per l’uso in mtb. Disponibili in versione uomo e donna, in varie colorazioni.

Realizzati in lana Merino sono la scelta ideale per tutte le lunghe giornate sui trail che richiedono un comfort superiore e performance tecniche. La maglia long sleeve è leggera e robusta e regola naturalmente la temperatura corporea e l’umidità grazie alla lana Merino e alle fibre TENCEL Lyocell, mentre gli shorts hanno un design essenziale, un materiale 2-way stretch con una percentuale di lana e dettagli tecnici come la fascia in vita regolabile, le due tasche frontali e una sulla gamba. Disponibili in versione uomo e donna, in varie colorazioni.

L’IMPEGNO DEL BRAND PER LA SICUREZZA

Il brand bavarese ha da sempre fatto della protezione in montagna una bandiera. Dal 1980 l’azienda si dedica a proteggere chi pratica alpinismo e l’ambiente alpino. In quest’ottica Ortovox organizza corsi e stila dei veri e propri protocolli per aiutare i fruitori della montagna nelle situazioni di emergenza. Durante i test della linea Sequence, effettuati presso “3 Länder Enduro Trails” abbiamo avuto la possibilità di vedere come questi vengono applicati al mondo bike tramite delle simulazioni e delle dimostrazioni che in maniera semplice, ma efficace, hanno mostrato le corrette procedure da attuare in caso di emergenza. Ortovox Safety Academy, da oggi, si occuperà quindi anche dei

biker e della loro sicurezza, lavorando per la sensibilizzazione, la cultura e la divulgazione delle corrette modalità d’intervento in caso di necessità o incidente. I protocolli sono stati sviluppati in anni di esperienza, grazie all’aiuto dei massimi esperti del settore “rescue” in tutte le condizioni e in tutti gli ambienti outdoor. Dal QR Code è possibile scaricare e stampare il protocollo “First Aid” dell’Ortovox Safety Academy , una guida sintetica che ogni amante degli sport outdoor dovrebbe avere con sé in ogni evenienza.

ortovox.com - stefano.finazzi@schwan-outdoor.com

BLACK FRIDAY: LA PSICOLOGIA PRIMA DEL PREZZO

Non è più solo una corsa allo sconto: oggi questo appuntamento attiva aspettative, comportamenti e dinamiche complesse. Per i brand, la sfida è trasformare hype e bias cognitivi in leve strategiche, generando valore ben oltre le 24 ore dell’evento

La maggior parte dei retailer vive il Black Friday come un male necessario: margini compressi, logistica sotto stress, clienti che aspettano solo le promozioni per acquistare. Ma questa visione coglie solo metà della realtà. Oggi, infatti, il gioco è cambiato: i consumatori non aspettano più solo gli sconti. Spinti dalla FOMO (Fear Of Missing Out) e dal bias dell'urgenza, pianificano gli acquisti settimane prima costruendo wishlist, riempiendo carrelli e monitorando i brand preferiti già da ottobre. Ridurre il Black Friday a una corsa al ribasso erode il valore percepito del marchio. Per le aziende la vera sfida non è partecipare con sconti più aggressivi, ma progettare esperienze capaci di attrarre nuovi clienti, stimolare il riacquisto e fidelizzare.

SI PUÒ SALTARE IL BLACK FRIDAY?

Attenzione: non partecipare al Black Friday non è una scelta strategica. È un regalo ai competitor. I consumatori hanno ormai integrato questo evento nella loro agenda mentale d’acquisto. Quando arriva novembre, cercano attivamente le offerte dei brand che seguono. Se non ci sei, non stai solo rinunciando a vendite immediate. Stai offrendo ai tuoi clienti più fedeli l'opportunità di scoprire la concorrenza. Chi non presidia questa finestra temporale rischia di perdere rilevanza proprio nel periodo di massima attenzione commerciale. Sviluppare una strategia coerente con il calendario degli eventi non è più un'opzione. È una necessità competitiva.

TRASFORMARE IL BLACK FRIDAY IN UNO STRUMENTO DI FIDELIZZAZIONE

Il Black Friday può essere il momento più strategico dell'anno per costruire relazioni durature e premiare i clienti più fedeli. Ecco come trasformarlo da semplice evento promozionale a porta d’accesso alla relazione con il marchio.

Convertire l'attesa in vendite: se l'acquisto è guidato dall'attesa, l'hype è la miccia. Creare aspettativa significa scaldare il pubblico nelle settimane precedenti con liste esclusive, countdown e campagne mirate. È la stessa logica dei lanci Apple o Netflix: l'attesa del piacere diventa essa stessa il piacere. Per le aziende, questo si traduce in una pianificazione editoriale che accompagna il consumatore, generando curiosità e coinvolgimento progressivo. Al momento del "via", il pubblico non percepisce una semplice promozione ma sente di partecipare a un evento. L'approccio funziona attraverso un doppio binario: da un lato diventa l'occasione perfetta per premiare la fedeltà esistente con accessi anticipati, sconti esclusivi e prodotti in anteprima. I clienti più affezionati si sentono riconosciuti e il loro legame con il brand si rafforza. Dall'altro, rappresenta il momento ideale per abbassare le barriere d'ingresso: nuovi clienti possono testare prodotti e servizi a condizioni vantaggiose, scoprendo il valore reale del brand.

Vendere senza svalutarsi: il rischio più insidioso del Black Friday è l'erosione del valore percepito. Per evitarlo, bisogna cambiare focus. Invece di tagliare i prezzi, aggiungi valore: omaggi esclusivi, bundle curati, servizi premium come resi estesi o personalizzazioni gratuite. Il cliente percepisce un vantaggio concreto senza che il brand sembri "svenduto". Questa strategia non solo protegge il posizionamento, ma spesso genera margini più alti rispetto ai semplici ribassi.

Segmentare: non tutti i clienti sono uguali e il Black Friday è il momento perfetto per dimostrarlo. La segmentazione è una parte fondamentale della strategia: i clienti VIP me-

ritano accessi anticipati e benefit esclusivi, mentre i nuovi prospect hanno bisogno di percorsi di scoperta del brand fluidi e immediati. La chiave è progettare il Black Friday come trampolino verso il Natale, costruendo comunicazioni post-evento che stimolino naturalmente il riacquisto e trasformino l'occasione in relazione duratura.

IL PARADOSSO DEL BLACK FRIDAY:

PERCHÉ I CLIENTI NON COMPRANO SEMPRE IL PIÙ SCONTATO?

I consumatori arrivano al Black Friday con un'idea chiara: trovare l'affare perfetto al prezzo più basso. Ma a volte la realtà è diversa. Spesso l’acquisto avviene su prodotti meno scontati, mossi non dal risparmio ma dall'energia e dall'urgenza generate dalle comunicazioni del brand. Come è possibile? Entrano in gioco i bias cognitivi che guidano le decisioni d'acquisto:

• la scarsità percepita ("ultimi pezzi disponibili");

• l'urgenza temporale ("offerta valida solo oggi");

• la prova sociale ("scelto da migliaia di clienti"); Questi meccanismi riducono i tempi di riflessione e accelerano le decisioni. Le aziende che sanno sfruttare queste leve in modo etico hanno la possibilità di massimizzare le conversioni.

CASE STUDY:

QUANDO L’HYPE GENERA FATTURATO

Un esempio concreto dimostra la forza di questa impostazione. Un brand fashion, attivo nel Black Friday con una lista esclusiva e un piano di comunicazione pertinente, ha registrato risultati sorprendenti: +72% di revenue nel periodo promozionale, di cui oltre 90 mila euro solo dalle email. La prima comunicazione alla waiting list, inviata prima dell’apertura delle promo, ha generato 43 mila euro da appena 424 click. Il dato racconta due cose: l’hype può portare vendite anche a prezzo pieno, e la strategia non si esaurisce in pochi giorni. Al contrario, si trasforma in un acceleratore di fidelizzazione, che accompagna l’utente fino agli acquisti natalizi.

CONCLUSIONI

Il Black Friday non è più un semplice appuntamento commerciale: è un fenomeno culturale che plasma aspettative e comportamenti. Per imprenditori e retailer la sfida è generare valore ben oltre le 24 ore del Black Friday. Solo chi saprà cavalcare hype, bias cognitivi e stagionalità comunicando in modo estremamente pertinente, trasformerà il Black Friday in un evento di crescita sostenibile e duratura.

Ride On è una digital agency che unisce strategia, marketing e tech per supportare i brand nei settori sport, lifestyle e fashion. Si distingue per un approccio collaborativo e data-driven, affiancando i marchi come partner strategico e integrando competenze in e-commerce, marketing automation e sviluppo di prodotti digitali. La mission dell’agenzia è contribuire alla crescita dei brand attraverso strategie di comunicazione pertinenti, relazioni solide con gli utenti, processi di conversione ottimizzati e soluzioni digitali su misura. Partner certificato di Shopify e Klaviyo, Ride On combina creatività, tecnologia e analisi dei dati per generare risultati concreti e misurabili, con l’obiettivo di attrarre traffico qualificato e favorire una crescita sostenibile nel tempo. SCOPRI DI

DIETRO LE QUINTE DEI MONDIALI 2025

Un viaggio a pedali fino a Kigali per vivere in prima persona la rassegna iridata di ciclismo su strada. Su un percorso duro e sfidante, tra muri in pavé e pubblico in festa, il Ruanda si è preso la scena.

Un’edizione storica che ha sfidato i pregiudizi e promette di lasciare il segno per gli anni a venire di Dino Bonelli - foto: Dino Bonelli e Roberto Cravero

Kigali, ci dice uno delle migliaia di moto-tassisti che brulicano per la città, l’unico che abbiamo incontrato che parli un po' inglese, è la porta d’ingresso dell’Africa moderna, la Svizzera del continente nero, aggiunge con un sorriso orgoglioso che gli sbuca sotto la visiera scura, sporca e rigata del casco. E forse per alcuni aspetti, tipo la pulizia per le strade, peraltro aspetto sottolineato anche da un paio di atleti della squadra svizzera che abbiamo incontrato nel post evento, il moto-tassista ha anche ragione. Ma la nostra porta d’ingresso per entrare in Ruanda, dove si svolgono i campionati mondiali di ciclismo su strada 2025, non è l’aeroporto dell’ammoderanata capitale, bensì la frontiera terrestre con la Tanzania, a sud-est, da cui proveniamo sulle nostre belle e confortevoli bici gravel BAM dal telaio in bambù. Eravamo atterrati a Bujumbura, in Burundi, per fare una lunga e avventurosa pedalata d’avvicinamento all’evento iridato vivendo la vera Africa rurale, ma questa è un’altra storia che vi racconteremo su prossimi numeri di Bikefortrade.

ARRIVO A KIGALI E PRIMA RICOGNIZIONE

Arriviamo quindi a Kigali in sella alle nostre bici dalle ruote discretamente grasse e adornate dalle pratiche borse Taac, essenziali per viaggi come il nostro. La curiosità ci porta subito a provare il percorso più lungo, quello che domenica 28 settembre sarà l’arena di sfida tra Tadeo Pogačar, campione del mondo in carica, e gli altri 164 partecipanti, rappresentanti 57 nazioni, della categoria suprema, gli Elite. Riempite quindi le borracce con la giusta dose di maltodestrine Cetilar, indispensabili in tutto il viaggio, come anche le barrette e i gel, iniziamo la ricognizione. Saliamo il Mont Kigali, 5,9 km con pendenze che arrivano fino al 20%, di strada larga e con asfalto molto bello. Va ricordato infatti che in Ruanda, dopo il terrificante genocidio del 1994, dove in 100 giorni di guerra civile morirono tra gli 800 mila e il milione di persone, con l’Onu che rimase a guardare senza intervenire, a fine massacro per ripulirsi un po' la coscienza varie organizzazioni europee e americane si operarono per fare molte opere pubbliche, di cui tante strade larghe e ben asfaltate. Un’interessante visita al memoriale del genocidio, a Kigali, fatta nei giorni a seguire, ci informerà, talvolta con la crudezza delle immagini dell’epoca, tanto delle atrocità commesse in quel non lontano 1994, quanto dell’ostinata cecità degli occidentali coalizzati nell’Onu, l’ente preposto alla pace nel mondo.

LE DIFFICOLTÀ DEL PERCORSO

Dopo l’ascesa al monte cittadino, con le dovute tappe fotografiche, e la conseguente discesa con la solita miriade di moto-taxi a contenderci la strada, raggiungiamo Il Mur de Kigali, un tratto interamente in pavé lungo 400 metri e con

pendenze dal 14 al 16%. Pietre, quelle di questo pavé, irregolarmente cubiche, talvolta smosse o non ben combacianti l’una con l’altra, che rendono questo muro un’inferno, non tanto per le nostre gomme gravel, quanto per quelle fini dei vari professionisti che, nel nostro contempo, provano il percorso. Ma il muro ha un suo fascino e sia io sia il mio compagno d’avventura, Roberto Cravero, decidiamo di farlo più volte, e a ogni tornata abbiamo differenti compagni d’ascesa. Io ho il piacere di salire prima con la squadra brasiliana, poi con alcuni olandesi e infine con il Team France, mentre Roberto, dopo una prima salita con un rappresentante della Mongolia, ne fa una con alcuni atleti della squadra danese e il pezzo finale con l’irlandese Ben Healy (poi medaglia di bronzo, dietro a Pogačar ed Evenepoel, la domenica della gara).

Altre due settori particolarmente duri del percorso riservato agli Élite uomini, che nella sua totalità misurava 267,5 km e 5.475 metri di dislivello, sono Cote de Kigali Golf, 1.500 metri in asfalto con un picco iniziale del 14%, e quella denominata Cote de Kimihurura. Una salita quest’ultima di 1.300 metri, interamente in pavé e con pendenze fino all’11%. Un pavé sempre cattivo, di quelli che fanno male alle gambe e alle braccia, e che fanno venire le vesciche alle dita delle mani, come ci mostrerà poi Gianmarco Garofoli, l'esordiente azzurro buon 22° al traguardo. Queste due salite, inserite nel circuito cittadino, lo stesso su cui hanno corso anche le altre categorie minori maschili e tutte quelle femminili, dagli Elite son state ripetute per

Tadej Pogačar: il vincitore del secondo Mondiale consecutivo dopo quello di Zurigo 2024

ben 15 volte ognuna, di cui nove prima e sei dopo il giro esterno che comprende l’ascesa del Mont Kigali e del muro.

A ricognizione finita, prendiamo atto dell’enorme sforzo fatto dall’organizzazione, logicamente coordinata dall’UCI, nel preparare il percorso, le varie aree riservate, i box, gli accessi, la transennatura, l’area espositiva, e soprattutto la sicurezza. In questo nostro lungo viaggio per le strade africane, non abbiamo mai percepito momenti in cui la nostra sicurezza fosse in discussione, ma qui a Kigali ci è sembrato proprio di essere in una botte di ferro, di essere a casa. Attenzione maniacale anche nei piccoli dettagli, una cura precisa che ha contribuito al successo dell’evento, in barba ai tanti, del mondo del ciclismo e o comuni commentatori da social, che a priori e senza conoscere il Ruanda, ne avevano malamente additato l’edizione, talvolta anche boicottandola. In effetti il grande numero di visitatori occidentali previsto non c’è stato, ma le strade sono comunque state riempite dalla gente del posto che per tutto il periodo del campionato, con un logico apice nella domenica finale, hanno partecipato folcloristici e festosi rincuorando tutti gli atleti, indipendentemente dalla loro nazionalità. Tra i “mzungu”, termine swahili (idioma dell’Africa orientale) per definire gli uomini bianchi, assiepati lungo il percorso, almeno il 50% è stato di provenienza belga, poi si son viste numerosi gruppi di olandesi e sloveni, qualche sporadico francese e pochi altri. Noi abbiamo sventolato una delle pochissime bandiere tricolori presenti sul percorso, a supporto del gruppo di azzurri che, grazie all’invito del console italiano del Ruanda, abbiamo incontrato la sera della cronometro a squadre. Con qualcuno abbiamo anche scambiato due parole. “Un percorso durissimo, a mio parere pure troppo. Con un paio di giri in meno non si sarebbe lamentato nessuno”, ci ha dichiarato Matteo Sobrero, quarto nella prova a squadre miste dove l’Italia si è dovuta accontentare dell’amara medaglia di legno, e 13° nella cronometro individuale, caratterizzata dal clamoroso sorpasso di Remco Evenepoel, poi vincitore della prova, ai danni di Tadej Pogačar, partito due minuti prima di lui.

TRIONFI AZZURRI E DELUSIONI

Nell’hotel degli azzurri, dove alloggiava pure la Slovenia, abbiamo anche curiosato nel famoso dietro le quinte, dove i meccanici montano, preparano e poi, a fine

gara, smontano le tante bici al seguito. Sessanta quelle degli azzurri, ancora di più quelle dei belgi. A proposito di azzurri, grande orgoglio a sbracciarci e sgolarci per lo scatto irresistibile e micidiale con cui Lorenzo Finn, il più giovane atleta in gara negli Under 23, ha vinto la sua categoria. Una maglia iridata che segue quella vinta l’anno passato tra gli juniores. Poi ancora ad applaudire la giovane Federica Venturelli, bronzo nella cronometro Under 23, e una stupenda Chantal Pegolo, argento nella prova in linea Juniores. Deludente invece il comportamento tattico di Elisa Longo Borghini, tra le favorite al titolo tra le É lite donne, che, per sua stessa ammissione, nonostante avesse ottime gambe e belle sensazioni, ha fatto una delle peggiori gare della sua vita. Ottimo anche Giulio Ciccone, sesto la domenica, nella gara delle gare. “Una delle giornate più dure in bici. Una sofferenza immane fin dall’inizio. Credo di aver perso 15 anni di vita, sono arrivato sfinito”, dirà poi alla fine.

Una corsa, quella regina, che noi, gravellisti all’avventura sulle strade africane, abbiamo vissuto un po' su tutto il percorso. Come unici “mzungu” sul muro di Kigali, immersi in una marea umana di gente del posto festante, che ha inondato ogni angolo occupabile ai bordi della salita, rendendo quest’ascesa epica, per il godere visivo dei tantissimi fotografi accreditati accorsi da tutto il mondo. Poi, con un rapido spostamento in moto-taxi, abbiamo vissuto le fasi salienti, per più giri, sulla massacrante Cote de Kimihurura, dove la manifesta superiorità di Pogačar ha inginocchiato tutti gli avversari, di cui uno sfortunatissimo Evenepoel che, per problemi tecnici legati alla sella, negli ultimi giri ha dovuto cambiare per ben due volte la bici.

L’arrivo solitario quindi, dello sloveno, che abbiamo vissuto ammassati l’uno sull’altro a 90 metri dal traguardo, tra migliaia di braccia tese come a voler toccare un Dio, quello della bicicletta, che fino a oggi, in Africa, più che uno sport, era un mezzo di trasporto. Due ruote su cui trasportare merci, animali e persone, due pedali dove dover spingere e faticare solo per vivere, ma che da oggi, forse, grazie alla scelta certamente azzardata ma vincente dell’UCI, potrebbero trasformarsi in qualcosa di più. Vedremo, solo il tempo potrà darci risposte certe, intanto complimenti agli organizzatori e a tutti quelli che in questo difficile sogno africano hanno creduto fin da subito.

Il campione olimpico Remco Evenepoel in azione
Roberto Cravero affianca Ben Healy durante la ricognizione di gara

IL FUTURO DEL NEGOZIO È EMOZIONE

Dal concept "Pescheria Golden" di Golden Goose ai bike shop europei più innovativi, qualche spunto per trasformare lo store in uno spazio esperienziale. Non serve rifare tutto, ma reinterpretare quello che c’è con visione e coerenza, per creare ambienti capaci di generare valore e fidelizzazione di Riccardo Penna

AForte dei Marmi, Golden Goose ha lanciato il suo concept estivo Pescheria Golden, trasformando lo store in una vivace pescheria italiana: tende a righe, cassette in legno, piastrelle dipinte a mano, un banco del pesce al centro che espone sneaker tra ghiaccio, pesci in ceramica e cartellini da mercato. Questa ambientazione non è solo scenografia: è un manifesto. Vuole comunicare che il retail di oggi non è più solo merce ben esposta, ordinata, efficiente. Vuole far sentire che chi entra è catapultato in un’esperienza, riconosce un universo, si emoziona e forse ricorderà quel negozio più per l’atmosfera che per il prezzo! Questo format non è solo creatività di brand, ma un segnale chiaro: il retail deve cambiare, o resterà schiacciato nella comodità del già fatto.

IL LIMITE DEL “NEGOZIO TRADIZIONALE”

Molti bike store rimangono saldamente ancorati alla logica del prodotto al centro e della disposizione statica. Bici allineate, ruote in vista, accessori ordinati, illuminazione funzionale, officina quasi separata; vetrine curate, certo, ma spesso solo come esposizione statica. Poco spazio per la sorpresa, la scoperta, l’identificazione emotiva con il brand o lo store. Questo modello continua a funzionare per chi punta solo alla “vendita” ed è indifferente alla fidelizzazione. Ma nel contesto attuale, con l’e-commerce sempre più competitivo e con clienti che cercano emozioni, non basta. Per aiutare i retailer a vedere cosa è possibile fare, ecco due casi europei che mostrano format evoluti, già operativi, da cui prendere elementi utili.

1. Pinarello – La Bottega di Zurigo

Pinarello ha aperto uno showroom/flagship che va oltre il mero punto vendita: biciclette storiche, oggetti di valore narrativo, memorabilia legate a gare famose. L’esperienza non è solo “guarda, scegli, compra”, ma “entri nel mito”. Chi viene non solo vede un telaio, ma percepisce la storia del brand, la sua tradizione, il suo lifestyle.

2. MAAP – LaB Amsterdam

Non solo shop, ma spazio culturale. Eventi, incontri, collaborazioni artistiche, design curato, identità visiva forte. Lo store è pensato per chi pedala in città, ma vuole qualcosa di più del prodotto: vuole riconoscersi in un contesto sociale, culturale, estetico.

RIPENSARE I PROPRI SPAZI

Rendere l’officina visibile in un bike store è sinonimo verso il cliente di trasparenza, fiducia, insegnamento. È importante creare zone che vengano percepite dall’utente come “esperienziali” (corner test, display scenografici, materiali che parlano). Inoltre, è fondamentale definire il manifesto dello store: che tipo di ciclista si vuole attrarre? Race, touring, gravel, urbano? Per questo è importante che ogni dettaglio (colori, arredamento, merchandising) comunichi quel manifesto.

OFFRIRE UN’OCCASIONE DI VERO INCONTRO

Se un cliente entra in uno spazio curato, dove ci sono atmosfere, racconto, si sentirà giustificato a pagare di più per un accessorio o per un servizio. L’utente finale sempre più cerca esperienze, non solo prodotti. Le mode cambiano, le collezioni passano, l’atmosfera e la relazione restano. L’e-commerce può vincere sul prezzo e sulla convenienza, ma fatica a replicare l’identità, il racconto, la sorpresa immediata che offre uno spazio fisico curato. Un cliente che si sente parte di una community ritorna, parla bene dello store, diventa ambasciatore. Questo ha un valore che spesso non è immediatamente misurabile, ma è duraturo. Sono le esperienze integrate dentro lo store che definiscono le azioni di profitto per l’imprenditore. Oggi la differenza la fa la brand experience: non solo l’oggetto acquistato, ma l’insieme delle sensazioni che il cliente vive entrando nello store, interagendo con il personale, partecipando ad attività, uscendo con una storia da raccontare. Organizzare workshop, test bike, incontri con ciclisti e community ride è fondamentale per generare relazione anche fuori dal negozio. Ma è dentro lo store che queste esperienze devono trovare una regia chiara, trasformandosi in azioni di profitto. Il negozio diventa così il luogo della narrazione del brand: spazi, oggetti e gesti quotidiani devono parlare di identità e valori. Un corner per la personalizzazione, un’area dove mostrare telai storici, un videowall che racconta percorsi o testimonianze dei clienti: tutti strumenti che trasformano l’esperienza in ricordo e il ricordo in fidelizzazione. Attenzione: questo non è un esercizio di fai-da-te. Serve il supporto di professionisti (architetti, interior designer ed esperti di retail experience) capaci d’interpretare le esigenze del negozio e tradurle in soluzioni concrete. Questo vale nello sperduto paesino come nel centro di una metropoli. Solo con questo approccio si passa da belle idee a risultati misurabili per l’imprenditore. Chiariamoci bene: non stiamo dicendo di rifare da zero il negozio. L’obiettivo non è la ristrutturazione totale, ma l’interpretazione degli spazi già esistenti con una logica nuova, capace di dare coerenza, atmosfera e valore commerciale.

LA PROVOCAZIONE CHE SERVE AI RETAILER

Il concept “Pescheria Golden” non è un capriccio estivo. È una mappa su dove va il retail: spazi che evocano, storie che coinvolgono, estetica che sorprende, identità che affascina. Per un bike store, queste non sono fantasie: possono essere direzioni operative. È il momento di chiedersi: “Il mio negozio oggi parla solo di prodotto o anche di esperienza, racconto, comunità? Se la risposta resta ancorata al prodotto, il rischio è diventare un “magazzino con vetrina”: utile, ma facilmente sostituibile da un clic online. Al contrario, chi investe in esperienza e identità costruisce memoria e riconoscimento: due leve che nessun e-commerce può replicare. Non serve stravolgere tutto, ma saper interpretare lo spazio con intelligenza e visione. Non si tratta di rifare il negozio, ma di renderlo narrativo, capace di trasferire valori, creare appartenenza e generare profitto. Certo, il cambiamento richiede tempo, investimento e mentalità aperta. Significa fidarsi di professionisti capaci, abbandonare la logica del “si è sempre fatto così” e accettare che il retail oggi è un teatro dove il cliente vuole essere spettatore, attore e protagonista. Restare uguali, invece, significa correre un rischio silenzioso: quello di diventare invisibili in un mercato che non premia la neutralità, ma riconosce chi osa differenziarsi. Il salto non è da poco, ma il premio è enorme: trasformarsi da semplice punto vendita a punto di riferimento. Un luogo in cui non si vendono solo bici, ma si costruiscono relazioni, comunità e storie che i clienti porteranno con sé ben oltre l’acquisto.

RICCARDO PENNA è un executive business & sport coach con 45+ anni di esperienza in vendite e marketing nei settori della mobilità (auto, moto, bike). Ex responsabile della Formazione Commerciale Worldwide per Alfa Romeo in FCA, specializzato in Digital Transformation. Offre check-up strategici gratuiti per potenziare brand e retailer. Docente in master e atleta-manager, è il partner ideale per eccellere nel mercato della mobilità.

La Bottega di Zurigo di Pinarello
Pescheria Golden, il pop-up dell’estate 2025 di Golden Goose

“UN NEGOZIO DI GIOCATTOLI

PER BAMBINI ADULTI”

Leo Mordeglia, con il suo Speed Wheel, stimola la fantasia e l’amore di tanti ciclisti da oltre vent’anni. Una storia che nasce e affonda le proprie radici anche in quella di Giuseppe "Gepin" Olmo di Daniele Pansardi

Alcune si sviluppano tra compagni di scuola, amici e colleghi; altre per la voglia di emulare qualcuno. In molte occasioni, invece, le passioni di una vita semplicemente si ereditano dalla famiglia e restano addosso per sempre, scorrendo lungo l’albero genealogico per generazioni. Nel caso della famiglia Mordeglia, il primo colpo di pedale è stato dato da Giuseppe Olmo, detto Gepin, che dopo una brillante carriera da ciclista diede vita al marchio Olmo. In quella fabbrica ha lavorato per tanti anni suo nipote, Gerolamo “Gigi” Mordeglia, che ha poi tirato la volata ai figli Leonardo e Anita. Cresciuti in una famiglia che respirava ciclismo, i due fratelli nel 2002 hanno aperto Speed Wheel, un negozio diventato negli anni praticamente un’istituzione per Savona e dintorni. Oggi lo store è gestito solo da Leo Mordeglia: cavalcando ancora quella passione ancestrale, Leo è un punto di riferimento dei tanti ciclisti che si rivolgono a lui perché sanno di trovare chi parla la loro stessa lingua.

L'intervista

Leonardo Mordeglia, fondatore

Qual è la storia di Speed Wheel?

Il negozio ha una storia di quasi 23 anni, perché è nato il 7 dicembre 2002. Nella mia famiglia si è sempre respirato ciclismo: la mia nonna paterna era la sorella di ‘Gepin’ Olmo, che vinse due Milano-Sanremo (1935 e 1938) e venti tappe al Giro d'Italia, e che fu poi fondatore della storica Olmo. Sono sempre stato invogliato a lavorare nel settore della bici e lo facevo già prima di aprire il negozio come rappresentante. La passione per le due ruote vive da sempre. L’obiettivo era creare un negozio di giocattoli per bambini adulti: quando lo dico, tutti si mettono a ridere, sarà anche una “belinata”, ma poi i clienti mi chiedono le foto da mettere sui social quando comprano una bici nuova.

Com’è cambiato il negozio durante questi venti anni di attività?

All’inizio avevo solo Kuota. Siamo stati tra i primi a commercializzare telai in carbonio, grazie anche a Coppi e Opera, quest’ultima una costola di Pinarello che all’epoca non lavorava ancora il carbonio. Opera aveva un telaio in carbonio chiamato Leonardo e uno in titanio che si chiamava Palladio: ne ho venduti veramente un sacco. Nel corso degli anni ho poi avuto l’opportunità di lavorare con BMC grazie a Orso Francardo, e ho contribuito a far conoscere un marchio che in Italia era ancora poco conosciuto. Abbiamo avuto ottimi risultati per 18 anni. Poi è subentrato il gruppo Pon.Bike, con cui mi trovo bene per Cervélo, Focus e Santa Cruz, e Beltrami TSA con Factor, che propone bici di altissima qualità.

Quali sono state le principali trasformazioni del settore vissute in questi anni? Già molti anni fa i telai erano prodotti con un carbonio di altissimo livello, ma oggi vediamo una tipologia ancora più leggera e super resistente. Prima non c’era l’ossessione leggerezza, ora invece in negozio sono direttamente i clienti a pesare la bici.

Come si divide il fatturato del tuo negozio tra bici da corsa e mtb?

L’80% è legato a bici da corsa di alta o altissima fascia, mentre il restante si divide tra mtb muscolare ed elettrica. Ritiro anche l’usato per coprire la bassa e media gamma, soprattutto per chi non è un ciclista molto esperto.

Quali sono i vostri clienti di riferimento? E che territorio coprite?

Prevalentemente persone dai 40 anni in su, altospendentI e disposte a comprare bici molto costose perché vogliono la bici che hanno visto in televisione. Peraltro non vendo solo bici complete, ma facciamo scegliere anche l’allestimento personalizzato sui telai. La clientela non si limita solo alla zona di Savona e dintorni, ma arriva anche dal Piemonte.

Negli ultimi complicati anni di mercato, come avete reagito alle difficoltà che si sono presentate?

Innanzitutto abbiamo rivisto i programmi con le aziende, perché non si possono più fare pre-ordini sostanziosi da 150 mila o 200 mila euro. Allo stesso tempo, bisogna cercare di avere tutto con buona disponibilità. A proposito delle difficoltà, va segnalato anche che i primi mesi del 2025 sono stati veramente complicati anche per via del meteo, e questo blocca tutto: sia le vendite sia l’officina.

Oltre alla vendita e all’assistenza, in quali altre attività siete impegnati?

Ho provato con il noleggio in passato, ma era troppo impegnativo. Con i clienti, invece, organizzo delle trasferte all’estero per andare a vedere le Classiche del Nord come Giro delle Fiandre, Amstel Gold Race e Liegi-Bastogne-Liegi. Nel 2014, per esempio, eravamo in 32 a vedere il Fiandre. Sono esperienze molto appaganti e, soprattutto, permettono di fidelizzare al meglio la clientela.

Quiliano Bike è la squadra juniores sponsorizzata da Speed Wheel

La corsa più bella vista dal vivo?

Il Fiandre è l'evento più bello in assoluto.

Sei attivo anche nel mondo delle sponsorizzazioni e delle corse amatoriali?

Sponsorizzo da quest’anno una squadra juniores, Quiliano Bike, sia per la strada sia per la mtb. Avevo anche una squadra locale amatoriale con cui partecipavo alle Granfondo: abbiamo disputato nove volte la Maratona dles Dolomites.

Qual è il tuo giudizio sulle fiere di settore?

Per anni sono andato a Friedrichshafen, poi ho smesso. Ho trovato molto interessante l’Italian Bike Festival a Misano, perché si possono anche testare le bici. A livello tecnologico, i telai si somigliano un po’ tutti, credo che le differenze sostanziali siano nelle curve dei manubri.

Come si evolverà secondo te il mercato delle bici nei prossimi anni?

Nei prossimi mesi tutti si muoveranno ancora con i piedi di piombo. Mi auguro soprattutto che i prezzi vengano abbassati, perché non è normale dover spendere tutti quei soldi per una bicicletta.

Hai dei progetti per il futuro?

Nessuno in particolare. Sono già impegnato su più fronti, ma la passione è ancora il motore di tutto e che mi fa ancora andare avanti.

SCHEDA NEGOZIO Speed Wheel

Sede: 1

Indirizzo: corso Vittorio Veneto 17, Savona - 01710

Telefono: 019.813375

Mail: info@speedwheelsavona.com

Instagram: @speedwheel_savona

Facebook: SpeedWheelSavona Numero titolari: 1 Numero dipendenti: 2

A BUON INTENDITOR...

Superficie negozio: 220 mq

Superficie officina: 40 mq

Marchi bici: Cervélo, Factor, Focus, Santa Cruz Marchi abbigliamento e accessori: Parentini, GSG, BRN, DMT, Abus

Servizi: vendita, officina, ritiro usato

UN VIAGGIO TRA MARE, COLLINE E SAPORI

Pedalare non è soltanto fatica. Può trasformarsi in un modo per scoprire luoghi, incontrare persone e respirare tradizioni. Con questo spirito Michele Evangelisti, atleta di endurance e guida di media montagna, sta dando vita a dei training camp nei posti più magici d'Italia e non solo

Itraining camp guidati da Michele Evangelisti, atleta, coach di endurance e guida escursionistica, sono esperienze che uniscono ciclismo, corsa, cammino e natura, pensate per chi vuole vivere l’outdoor in modo autentico. Non solo allenamento e tecniche di running, ma un viaggio fatto di panorami, cultura locale e convivialità. Ogni percorso è studiato per adattarsi alle esigenze dei partecipanti, con momenti di apprendimento, scoperta e condivisione. Un’occasione per migliorarsi, divertirsi e portare a casa ricordi che restano ben oltre i chilometri percorsi.

IN GRAVEL DA CECINA A LIVORNO

La bicicletta gravel è diventata negli ultimi anni sinonimo di libertà. Libertà di uscire dall’asfalto, di esplorare strade bianche dimenticate, di unire la fatica sportiva alla scoperta del territorio. In Toscana, terra che già di suo è una palestra naturale a cielo aperto, ogni percorso diventa un’occasione per unire storia, cultura e sapori. E così parte da Cecina un viaggio che non è solo ciclistico, ma un’esperienza totale: un anello di 100 km verso Livorno e ritorno, con il mare sempre vicino e il gusto come compagno di strada. A guidare il gruppo è Michele Evangelisti, che conosce questi territori come le sue tasche e sa raccontarli con la stessa passione con cui pedala.

I primi chilometri scorrono veloci lungo la costa fino alle celebri Spiagge Bianche di Rosignano, un luogo che colpisce subito per il contrasto cromatico: l’azzurro intenso del mare e la sabbia chiara che richiama scenari caraibici. È la prima vera sosta fotografica, uno scorcio unico che racconta un tratto di litorale ormai simbolo di questa zona. Da qui la pedalata si sposta verso Castiglioncello, elegante località balneare che fu rifugio di artisti, attori e intellettuali negli anni ’60. Qui la memoria corre alle estati della “Dolce Vita al mare”, ai film girati sulla costa e ai pomeriggi spensierati delle famiglie che hanno reso questo borgo un’icona. Fermarsi a guardare il promontorio che si tuffa nel mare significa respirare un pezzo di storia culturale e cinematografica italiana.

Il gruppo poi punta verso il cuore del giro: Livorno. Prima, però, c’è la deviazione verso il Santuario della Madonna di Montenero, patrona della Toscana. La salita non è lunga, ma abbastanza per aumentare i battiti e mettere le gambe alla prova. In cima, lo sguardo spazia dall’Arcipelago Toscano alla Corsica nelle giornate più limpide: un panorama che vale da solo la fatica. Subito dopo, una breve deviazione porta al Monumento a Costanzo Ciano, imponente e controversa testimonianza del Novecento, che si staglia a picco sul mare e regala un colpo d’occhio suggestivo sulla costa. Poi si entra a Livorno. In bicicletta si sfiora prima la scenografica Piazza Mascagni, con il suo pavimento a scacchiera bianco e nero che sembra sospeso sull’orizzonte marino. Si costeggiano i Cantieri Orlando, cuore industriale e marittimo della città, per arrivare alla Fortezza Vecchia, bastione mediceo che domina il porto e racconta secoli di storia. Prima della meritata sosta gastronomica, non può mancare un giro al Mercato Coperto delle Vettovaglie: un’esplosione di profumi, colori e voci, dove il vero spirito popolare livornese si mostra senza filtri.

Ed ecco il momento tanto atteso: fermata da Gagarin, tempio del celebre “5 e 5”. Una focaccia fragrante farcita con cecina, accompagnata dalla classica spuma bionda, che racchiude la semplicità e l’autenticità della tradizione. A completare l’immersione arriva il rito del ponce alla livornese, miscela di caffè, rum e zucchero che scalda lo stomaco e racconta l’anima verace dei livornesi. Gustarlo tra battute e racconti in un bar del centro significa entrare davvero nello spirito della città.

Lasciata Livorno, il gruppo costeggia uno dei tratti più spettacolari della costa: Il Romito. Una scogliera a picco sul mare, diventata celebre non solo per i panorami mozzafiato, ma anche come set cinematografico. Qui furono girate scene memorabili di film e spot pubblicitari, da Il Sorpasso di Dino Risi alle pubblicità che hanno portato questo luogo in tutto il mondo. Pedalare sul Romito significa vivere una cartolina che appartiene alla memoria collettiva italiana. La discesa porta poi alla Baia di Quercianella, piccolo gioiello dove la sosta diventa un rituale: casco e scarpe si abbandonano per un tuffo rigenerante in acque limpide e cristalline. Un bagno che rimette in equilibrio corpo e mente, e che prepara all’ultimo tratto di strada. L’anello si chiude a Cecina, da dove tutto è partito. Qui l’esperienza trova la sua degna conclusione: una tavola fronte mare, un cacciucco fumante nel piatto, pane tostato e un bicchiere di vino rosso locale. Piatto povero nelle origini ma ricco nei sapori, il cacciucco racconta più di mille parole il legame di questa terra con il mare e la sua gente.

Questo giro in gravel non è soltanto sport: è cultura, incontro, tradizione, condivisione. È la dimostrazione che la bici può essere molto più di un mezzo di allenamento: è un filo che unisce luoghi, persone e storie. In fondo, pedalare qui significa vivere la Toscana in una delle sue forme più autentiche: sudata e sorridente, semplice e sorprendente. Con il vento che asciuga la fronte, il sale del mare sulla pelle e la consapevolezza che, ogni volta che si riparte, non si torna mai davvero gli stessi.

Michele Evangelisti

LA BUSSOLA DEL MERCATO ELETTRICO

Il Libro Bianco di Motus-E offre un’analisi approfondita della crescita del mercato BEV in Italia, ancora in ritardo rispetto alla media europea. Le infrastrutture di ricarica aumentano rapidamente, con una distribuzione però disomogenea, mentre il segmento delle due ruote fatica a decollare di Davide L. Bertagna

Il Libro Bianco sulla mobilità elettrica, realizzato da Motus-E (associazione nata nel 2018 su impulso di operatori industriali e del mondo accademico) rappresenta un punto di riferimento fondamentale per comprendere i grandi cambiamenti in atto nel settore dell’eMobility. Grazie a collaborazioni con Università e centri di ricerca d’eccellenza, Motus-E produce studi e guide che forniscono informazioni dettagliate su infrastrutture di ricarica, mercato e impatti ambientali della transizione. Il Libro Bianco offre così una visione a 360 gradi, permettendo di cogliere appieno le opportunità derivanti dall’evoluzione della mobilità. In un periodo storico in cui il settore automotive sta vivendo una delle trasformazioni più profonde della sua storia, la transizione dai motori termici a quelli elettrici non è solo una svolta tecnologica, ma una sfida industriale, ambientale e strategica su scala globale. A guidare questa evoluzione è l’elettrificazione del parco veicoli, accompagnata da innovazioni nell’infrastruttura di ricarica e nei modelli di business. In questo scenario in rapido cambiamento, l’Italia si trova davanti a un bivio: accelerare per non restare indietro o rischiare di perdere competitività rispetto ai principali mercati internazionali. I dati aggiornati al primo trimestre 2025 mostrano segnali incoraggianti, ma anche nodi strutturali da affrontare. Ecco una fotografia sintetica del momento attuale.

MERCATO BEV IN ITALIA: RIPRESA SOLIDA, MA LENTA

Nel primo trimestre del 2025, l’Italia ha registrato un incremento significativo nelle vendite di auto elettriche BEV: +75% rispetto a marzo 2024 e +40% rispetto al 2023, miglior anno finora. Il circolante totale ha così raggiunto quota 300.000 unità, con una crescita dell’830% negli ultimi cinque anni. Nonostante un mercato auto in calo generale (-1,6% rispetto al Q1 2024), il comparto elettrico è in netta controtendenza. Nel dettaglio, il canale delle immatricolazioni e Km 0 ha registrato un balzo del +146%. Forte crescita anche per il noleggio a lungo termine (+89,6%), oggi secondo canale BEV in Italia con una quota del 30%, superato solo dai privati (43%).

ITALIA FANALINO DI CODA

In Europa, i veicoli elettrici hanno raggiunto una quota del 15,2% nelle immatricolazioni del Q1 2025, contro il 5,2% italiano. Il mercato tedesco è in forte ripresa (17% di share), mentre la Francia si mantiene stabile al 18%. Ottime performance anche nei Paesi del Benelux, Portogallo e nel Regno Unito (20%). L’intero continente ha oggi 8,8 milioni di veicoli elettrici circolanti, con una crescita del +480% in cinque anni. L’Italia in questo quadro è ancora indietro, ma mostra segnali di consolidamento.

MERCATO GLOBALE: +90% IN TRE ANNI

È innegabile come a livello mondiale, la crescita delle auto a trazione elettrica sia

stata costante in questo ultimo lustro. Le immatricolazioni BEV sono passate da 1,44 milioni nel Q1 2022 a oltre 2,74 milioni nel Q1 2025. La quota di mercato è salita dal 8,4% al 13,8% nello stesso periodo. Un dato ancor più rilevante se si considera che il primo trimestre è solitamente il meno performante. Il 2025 potrebbe chiudersi con una BEV ogni cinque auto vendute nel mondo. Un traguardo che riflette la combinazione tra nuove normative, incentivi e maggiore varietà di modelli sul mercato. Interessante in questo senso come negli ultimi dieci anni, l’autonomia media delle auto elettriche vendute in Italia sia triplicata (superando i 500 km).

INFRASTRUTTURA DI RICARICA: CRESCITA RAPIDA, MA NON OMOGENEA Al 31 marzo 2025, in Italia sono stati installati 65.992 punti di ricarica pubblici, di cui 55.549 attivi (+217% rispetto al 2021). Tuttavia, il 16% dei punti è ancora in attesa di connessione alla rete, rallentando il pieno utilizzo delle infrastrutture. La crescita è trainata soprattutto dal Sud e dalle Isole (+25% in un anno), anche se il Nord continua a concentrarne il 57%. La potenza dei punti cresce: oggi il 77% è in AC e il 23% in DC. I punti fast (50–149 kW) sono 10.831 (+77% in un anno), mentre quelli ultra-fast (oltre 150 kW) sono 4.230, in crescita del 40%. In rapporto al circolante, l’Italia è tra i Paesi più virtuosi in Europa per disponibilità di colonnine DC, ma resta indietro nella densità per abitante.

GEOPOLITICA E CONCORRENZA CINESE

In questo contesto il ruolo del grande protagonista è quello della Cina. Nel 2021, i veicoli prodotti nel Paese asiatico hanno raggiunto il 17% del mercato europeo, stabilizzandosi attorno al 20% negli anni successivi, con una sostituzione progressiva dei modelli importati dagli Stati Uniti. La strategia degli OEM cinesi è cambiata rapidamente in risposta ai dazi UE, spostando l’attenzione verso veicoli ibridi o endotermici per il mercato europeo.

MOTO E SCOOTER: CHE FATICA!

In controtendenza con tutto ciò che abbiamo raccontato il mercato delle due ruote elettriche che in Italia continua a essere difficile. Nonostante a settembre si sia registrata una crescita degli scooter elettrici dell’8,5% (484 unità vendute) che ha temporaneamente interrotto una serie di mesi negativi, il bilancio cumulato annuo resta pesantemente in calo, con un -14,6% e poco meno di 7.000 mezzi immatricolati. Anche le moto elettriche mostrano segnali di stagnazione, con vendite ancora molto contenute. Il settore soffre ancora una forte dipendenza dagli incentivi statali, che rappresentano spesso l’unico vero motore della domanda. Senza un sostegno più strutturato e duraturo, il mercato fatica a decollare e a consolidarsi.

Ripartizione per canale di mercato in Italia 1

RIPARTIZIONE PER CANALE DI MERCATO DEI VEICOLI ELETTRICI IN ITALIA

Il mercato dei veicoli elettrici non è solo in crescita di vendite, ma anche ridefinizione dell'intero paradigma tecnologico del settore. L’auto elettrica rappresenta oggi un vero e proprio laboratorio di innovazione, spingendo i confini della tecnologia su più fronti: dall’autonomia delle batterie all’intelligenza artificiale a bordo, passando per la gestione intelligente della ricarica e l’integrazione con le reti elettriche. Negli ultimi dieci anni in Italia,

e di aumentare la partecipazione dei diversi soggetti coinvolti nel processo. Questo risultato porta ad un rapporto tra BEV circolanti in Italia e punti di ricarica pubblici attivi a 5,38. Se si considera anche la ricarica privata, che risulta la principale modalità di ricarica per gli EV drivers italiani, si può giungere alla conclusione che la disponibilità dei punti di ricarica non rappresenta di fatto un ostacolo all’elettrificazione della mobilità.

l’autonomia media omologata dei modelli a listino è più che triplicata, arrivando ad una media di oltre i 500 km. Nello stesso periodo, la capacità media della batteria di trazione è quasi raddoppiata. Come mostra il grafico, la crescita dell’autonomia è stata più marcata e dinamica rispetto a quella della capacità, che ha seguito un andamento più costante e lineare, segno questo di un processo di miglioramento della densità energetica delle batterie e della gestione dell’elettronica di potenza, che ha reso l’autovettura elettrica ancora più efficiente.

del noleggio a lungo termine, che registra un +89,6% e si posiziona come secondo canale di mercato 2025 (30%) dopo il canale privato (43%) in virtù degli effetti derivanti dalla modifica della disciplina sui fringe benefit per le auto aziendali, presente nell’ultima legge di bilancio. Tale dato, raggiunto nonostante l’assenza di incentivi alla domanda, è certamente conseguenza dell’uscita

EVOLUZIONE AUTONOMIA E CAPACITÀ DEI VECOLI BEV

Ripartizione del mercato italiano BEV per segmento 2

L'EVOLUZIONE DELL INFRASTRUTTURE DI RICARICA

Anche in Europa, dove si sono raggiunti 8,8 milioni di veicoli circolanti (segnando una crescita del 480% negli ultimi 5 anni), si può notare un fenomeno simile dove l’interno mercato è sceso di circa 2 punti percentuali, mentre la quota di veicoli elettrici è passata dal 12,3% al 15,2%, grazie in particolare ad alcuni paesi che stanno tornando sui volumi precedenti ai cali visti nel 2024. Si nota infatti che la Germania, principale mercato europeo, ha immatricolato circa 113.000 veicoli portandosi al 17% di market share, superando non solo i

Punti di ricarica ogni 10.000 abitanti 1

di nuovi modelli con prezzo di listino intorno ai 25.000 € che risultano prodotti maggiormente

PUNTI DI RICARICA OGNI 10.000 ABITANTI

quali segmenti di mercato è stata riscontrata la notiamo un aumento del 142% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente veicoli di segmento sul totale dei veicoli BEV venduti e un

Punti di ricarica rispetto alle strade 2

1st 2nd 3rd 1st 2nd 3rd

numeri del 2024 ma anche quelli del 2023 e 2022 dove erano presenti incentivi diretti all’acquisto. La Francia mantiene la strada tracciata già lo scorso anno (MS 18%) mentre crescono in maniera netta i paesi dell’area del Benelux, grazie in particolare alle politiche a sostegno delle flotte aziendali. Particolare menzione va fatta al Regno Unito, che grazie alle politiche chiare della nuova amministrazione, è tra le grandi economie dell’Europa quella che ha mostrato il maggior aumento in termini di volumi (+36.000 unità) raggiungendo il 20% di market share.

Libro
Fonte
Libro Bianco sulla Mobilità Elettrica
Trend di Mercato
Evoluzione autonomia e capacità veicoli BEV 1
Fonte dati: 1 Quattroruote
Fonte dati: 1 elaborazioni Motus-E
Fonte dati: 1 2 European Alternative Fuels Observatory; EV Volumes; Elaborazioni Motus-E,U.S. Alternative Fuels Data Center
ANDAMENTO MERCATO MEZZI ELETTRICI A DUE RUOTE IN ITALIA
Fonte: dati Ancma

BRERA CICLI: USCIRE DAGLI SCHEMI

Kombo e Kaddy sono le due nuove eBike con pneumatici extralarge del marchio italiano. La prima è una eCargo versatile per carichi leggeri, mentre la seconda è compatta e agile nel traffico cittadino. Completano la gamma Karghò e Velora, soluzioni ideali per ogni esigenza di mobilità urbana

La mia bici è differente. È il caso di usare questa espressione per definire sia Kombo sia Kaddy, le nuove eBike all’insegna dell’innovazione che Brera Cicli, brand del gruppo Mandelli, propone a partire dal prossimo mese di dicembre. “Abbiamo deciso di lanciare due nuovi modelli pioneristici per rendere più facile e comoda la vita di chi usa la bici in città e quotidianamente si imbatte in buche, tombini, rotaie, cordoli. Per superare tutti questi ostacoli, non può che esserci un’unica soluzione: semplicemente, la ruota grossa”, ha spiegato Marcello Fusi, brand manager della divisione ciclo del gruppo brianzolo. Kombo e Kaddy sono entrambe dotate di pneumatici extralarge dal diametro e dalla larghezza fuori dagli standard delle eBike, ma senza

KOMBO L’ e CARGO TRASVERSALE

Kombo è una eCargo versatile, perfetta per la mobilità urbana ma anche per utilizzi leisure o di trasporto leggero. È in grado di trasportare qualsiasi carico come la spesa settimanale o una tavola da surf. Sarà disponibile da dicembre in verde opaco, al prezzo di 1.890 euro.

SCHEDA TECNICA

Ruote: in alluminio

Telaio: in alluminio

Forcella: in alluminio ammortizzata lockout

Freni: disco idraulici MT200 160 mm

Gruppo: Shimano Essa 8V

Gomme: 24x4.0

Motore: Vinka RH70 65 Nm

Batteria: integrata 720 Wh, celle 21700 Samsung

KARGHÒ LA LONGTAIL PER LE FAMIGLIE

Già disponibile a catalogo, Karghò rappresenta la risposta di Brera alla crescente domanda di eCargo a lungo raggio. La configurazione longtail e il motore posteriore la rendono adatta a sostituire un secondo veicolo nelle attività quotidiane. Disponibile in colorazione blu petrolio opaco al prezzo di 2.495 euro.

Telaio: in alluminio

Forcella: in alluminio

Freni: disco idraulici 160 mm

Gruppo: Shimano Altus 8V

SCHEDA TECNICA

Ruote: in alluminio

Gomme: 27.5” (ant), 20” (post)

Motore: Vinka RH40C 45 Nm

Batteria: integrata

il limite della pesantezza, grazie alla scelta del potente motore Vinka RH70 (36V al mozzo posteriore con una coppia di 65 Nm), che rende la pedalata facile e confortevole. “La nostra ricerca ha puntato all’innovazione non solo sul fronte tecnico ma anche estetico. Da qui il design originale che le contraddistingue, pur rispettando i canoni urbani”, ha aggiunto Fusi. Accanto alle novità Kombo e Kaddy, Karghò e Velora rappresentano i due modelli di riferimento nella gamma di Brera. Con queste quattro proposte, Il marchio italiano costruisce un’offerta completa e coerente per la mobilità urbana, coprendo tutte le esigenze: dalla compattezza alla capacità di carico, dal commuting leggero al trasporto famigliare.

KADDY COMPATTA, LEGGERA, URBANA

Con un ingombro ridotto e una geometria ottimizzata per l’uso cittadino, Kaddy si presenta rispetto a Kombo come la proposta più compatta, comoda e agile della gamma elettrica di Brera. Offerta in nero opaco e giallo lucido, sarà proposta a 1.790 euro.

SCHEDA TECNICA

Ruote: in alluminio

Telaio: in alluminio

Forcella: in alluminio ammortizzata lockout

Freni: disco idraulici MT200 160 mm

Gruppo: Shimano TY21 8V

Gomme: 20x4.0

Motore: Vinka RH70 65 Nm

Batteria: integrata 720 Wh, celle 21700 Samsung

VELORA IL RITORNO ALL’ e URBAN TRADIZIONALE

Completando la gamma, Velora è il nuovo modello eUrban di Brera, previsto per la primavera 2026. Linee pulite, guida fluida e componentistica bilanciata per un utilizzo urbano a tutto tondo, su qualsiasi fondo stradale.

Disponibile in doppia colorazione (rosato lucido e verde opaco) al prezzo di 1.990 euro.

SCHEDA TECNICA

Ruote: in alluminio

Telaio: in alluminio

Forcella: in alluminio ammortizzata

Freni: disco idraulici MT200 160 mm

Gruppo: Shimano Essa 7V

Gomme: 700x45 Vredestein

Motore: Vinka V20 75 Nm

Batteria: integrata 540Wh, celle 21700 Samsung

IL POLO DI RIFERIMENTO AL SERVIZIO DEI RETAILER

Grazie a un team esperto e processi ottimizzati, il Centro Tecnico RMS fornisce supporto su componenti complessi come sospensioni e sistemi elettrici, riducendo al minimo i tempi di fermo per i rivenditori. Dal 2026 gestirà anche le garanzie ufficiali DT Swiss, ampliando ulteriormente l’offerta

Il Centro Tecnico di RMS è un hub specializzato che nasce dall’esigenza di rispondere alle necessità più complesse dei negozianti. L’obiettivo è quello di fornire un supporto qualificato e puntuale sugli interventi ad alta specializzazione tecnica, in particolare su componenti che non sempre possono essere gestiti internamente dai punti vendita e ciclofficine. Il servizio è affidato a un team di tecnici altamente competenti, con la missione di coniugare qualità degli interventi e rapidità di esecuzione. L’intero processo, dal ritiro del prodotto alla lavorazione, fino alla riconsegna, è strutturato per alleggerire il lavoro dei professionisti, riducendo al minimo i tempi di fermo. Insomma, un servizio a 360° che libera i negozianti da ogni preoccupazione e permette loro di dare ai propri clienti un servizio completo su componenti che non gestiscono loro internamente. Grazie al b2b di RMS è inoltre possibile aprire ticket d’assistenza e monitorare in tempo reale lo stato di avanzamento delle lavorazioni, a garanzia di trasparenza ed efficienza.

I SERVIZI

Il Centro Tecnico propone un ventaglio d’interventi specializzati, con un focus mirato sulle componenti che richiedono un know-how avanzato: Forcelle, ammortizzatori e reggisella telescopici

• Le garanzie: SR Suntour e Canecreek

• Le assistenze ufficiali: Ohlins, Marzocchi, Formula e Fox

• Altri brand: RockShox, DVO, Specialized Brain, Magura e XFusion Sistemi eBike (batterie, motori, sensori, display, cavi e cablaggi)

• Le garanzie: TQ, SR Suntour e Hyena (a partire dal 01/01/2026) Altre componenti

• Freni: garanzia ufficiale Promax

• Ruote: servizio presto disponibile

NUOVE PROSPETTIVE

A partire da gennaio 2026, il Centro Tecnico diventerà Centro Ufficiale Garanzia

Italia per DT Swiss. Si tratta di un passo strategico che amplia ulteriormente l’ambito d’intervento includendo anche le ruote. Per quanto riguarda invece l’ormai consolidata assistenza sulle sospensioni, DT Swiss si andrà ad aggiungere ai brand già in gestione, rendendo la gamma dei marchi trattati ancora più completa. Diventare un centro ufficiale DT Swiss e rappresentare un brand così rinomato è senza dubbio un riconoscimento che consolida il ruolo del Centro come punto di riferimento per il mercato, garantendo un servizio sempre più completo ai professionisti della bike industry.

NON SOLO ASSISTENZA

L’esperienza maturata quotidianamente attraverso le attività d’assistenza si riflette anche in ambito formativo. I tecnici del Centro collaborano infatti con la Bicycle & Business Academy (la scuola di alta formazione di RMS) trasferendo competenze e metodologie direttamente ai professionisti del settore. Un approccio che consente di elevare il livello di preparazione tecnica e di contribuire alla crescita qualitativa dell’intera filiera. I corsi (già disponibili sul sito bbacademy.it) vedranno i tecnici del centro prestare il loro sapere tecnico nei tre settori a seguire.

Mondo delle sospensioni

• Corso tecnico di sospensioni base - manutenzione lato aria

• Corso tecnico di sospensioni avanzato - manutenzione lato idraulico

• Corso ufficiale brand: Canecreek official point

• Corso ufficiale brand: SR Suntour official point

Mondo delle ruote

• Riparazione, manutenzione e tecniche di assemblaggio

Mondo delle eBike

• Corso tecnico: sistemi eBike, motori e batterie

• Corso ufficiale brand: TQ official dealer

Accanto a questi percorsi, l’offerta formativa comprende corsi di meccanica generale e avanzata, arricchiti da interventi tecnici realizzati in collaborazione con noti brand di settore. Un approccio che consente di elevare il livello di preparazione e di fornire agli operatori strumenti concreti per affrontare le sfide quotidiane della bike industry.

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