











EDITORIALE
DI DAVIDE L. BERTAGNA davide.bertagna@mag-net.it
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EDITORIALE
DI DAVIDE L. BERTAGNA davide.bertagna@mag-net.it
Ci sono momenti in cui un settore deve fermarsi e interrogarsi su ciò che sta diventando. Non per nostalgia del passato, ma per capire quali strade valga la pena percorrere in futuro. Oggi questa riflessione riguarda non soltanto i prodotti che il mercato propone, ma anche il modo in cui le persone scelgono di vivere la bicicletta. Ed è proprio osservando questi cambiamenti che emergono alcune delle dinamiche più interessanti del settore. Negli ultimi anni il gravel ha smesso di essere una semplice categoria tecnica. È diventato qualcosa di più: un linguaggio, un approccio, una diversa interpretazione della bicicletta. In un mercato che per lungo tempo ha inseguito la specializzazione estrema, il gravel ha riportato al centro un concetto elementare: la libertà.
Libertà di scegliere il percorso, di mescolare asfalto e sterrato, di pedalare senza schemi rigidi. In fondo, ciò che oggi definiamo gravel assomiglia a quello che per decenni è stato semplicemente andare in bici: partire senza etichette, spinti dalla curiosità più che dalla prestazione. Non sorprende che questa disciplina abbia conquistato un pubblico così ampio. Per la sua versatilità, per l’accessibilità rispetto ad altri segmenti e per la capacità di attrarre utenti da mondi diversi. Ma soprattutto perché ha intercettato un cambiamento culturale più profondo. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla performance, il gravel propone una relazione diversa con tempo, territorio ed esperienza. Invita a scegliere strade meno battute e a dare valore al viaggio oltre la destinazione. Lo stesso fenomeno si riflette nel cicloturismo. Sempre più persone scelgono la bicicletta per esplorare e vivere il territorio con ritmi differenti. E quando il cliente acquista un’esperienza anziché un prodotto, cambia anche il rapporto con il mercato.
Il cliente gravel raramente cerca solo una bicicletta. Cerca preparazione, rassicurazione, consigli, esperienze e luoghi da scoprire. Vuole sentirsi parte di una comunità che continua oltre l’acquisto. Non è un caso che molti “nuovi gravelisti” arrivino da mondi lontani dal ciclismo tradizionale, con aspettative e sensibilità diverse. C’è poi un altro aspetto: la sicurezza. Sempre più persone evitano le strade trafficate e scelgono percorsi secondari, sterrati e strade bianche. Forse il suo successo nasce dall’aver abbassato la soglia psicologica della prestazione, rendendo il ciclismo più umano e inclusivo. Una trasformazione che va oltre il prodotto e amplia la base dei praticanti.
Ed è qui che il gravel incrocia direttamente il mondo del retail. Perché mentre osserviamo l'affermazione di nuovi modi di vivere la bicicletta, il report della nostra inchiesta esclusiva “La Carica dei 101” (a pagina 10-11) ci restituisce il quadro reale in cui operano ogni
giorno i negozi italiani. Un settore fatto di passione e competenza, ma anche di margini sempre più compressi, consumatori più prudenti, concorrenza online aggressiva e difficoltà che, per molti operatori, stanno assumendo un carattere strutturale. Le 101 interviste raccolte sul territorio nazionale raccontano un settore che continua a cercare equilibrio in un contesto complesso. Per numerosi retailer specializzati il margine di manovra si è progressivamente ridotto. In molti casi è l'officina a rappresentare il vero pilastro della sostenibilità economica, mentre la vendita della bici da sola fatica sempre più a garantire redditività adeguata. Eppure, proprio nelle risposte raccolte emerge anche una possibile chiave di lettura per il futuro. I negozi che sembrano affrontare meglio questa fase non sono necessariamente quelli che vendono di più, ma quelli che riescono a costruire relazioni più solide con il proprio cliente. Realtà che affiancano alla competenza tecnica servizi, consulenza, attività sul territorio e occasioni di aggregazione.
In altre parole, ciò che il cliente gravel cerca oggi coincide sempre più con ciò che il negozio specializzato può offrire meglio di chiunque altro. Perché online qualcuno riuscirà sempre a vendere a un prezzo inferiore. Più difficile, invece, sarà replicare il valore di una comunità, di una ride ben organizzata o della fiducia costruita nel tempo attraverso la presenza e la competenza. Le richieste che i negozianti rivolgono ad aziende e distributori restano chiare: maggiore equilibrio nelle politiche di prezzo, più flessibilità negli ordini, una produzione più aderente alla domanda reale e una maggiore attenzione all'impatto delle strategie e-commerce sul canale specializzato. Sono istanze che meritano ascolto e alle quali aziende e distributori rispondono anche sulle pagine di questo numero (da 32 a 44), offrendo il proprio punto di vista sulle principali criticità del mercato.
Ma forse il messaggio più interessante che emerge dalla nostra inchiesta riguarda proprio la necessità di ridefinire il concetto stesso di valore. Perché se il prodotto rimane fondamentale, da solo non basta più. Il mercato premia chi riesce a costruire esperienze, relazioni e senso di appartenenza. Ecco allora che i due grandi temi di questo numero finiscono per convergere naturalmente. Da una parte il gravel e il cicloturismo, che stanno ridefinendo il modo in cui le persone vivono la bicicletta. Dall'altra i negozianti che ogni giorno cercano di trasformare questi cambiamenti in opportunità concrete e sostenibili. La sfida del settore, oggi, sembra essere tutta qui: coniugare passione e impresa, esperienza e redditività, comunità e mercato. Perché le strade da percorrere non mancano. Come accade nel gravel, spesso sono proprio quelle meno scontate a rivelarsi le più affascinanti.

Editore: MagNet Srl SB - Direttore responsabile: Angelo Frigerio - Direttore editoriale: Benedetto Sironi
Editor: Davide L. Bertagna, Alessandro Marra, Daniele Pansardi, Riccardo Penna, Gabriele Pezzaglia, Gabriele Vazzola
Art Director: Simone Comi
Redazioni: Corso della Resistenza, 23 - 20821 - Meda (MB) Via Tertulliano, 68 - 20137 - Milano - Tel. 02.87245180-1-2 - Fax 02.87245182 redazione@bike4trade.it - bikefortrade.it Anno 14 - Numero 4 - 2026 - Periodico bimestrale
Registrazione al Trib. di Milano n. 39 dell’8 febbraio 2013 Poste Italiane SpA Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 - Conv. in Legge 46/2004 - Art.1 Comma 1 LO/MI Iscrizione al ROC n.16155 del 23 Novembre 2007 Stampa: Ingraph - Seregno (MB) - Una copia 1,00 euro
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Chiuso in redazione il 16 giugno 2026

SBARCA

Il marchio cinese Pardus debutta ufficialmente in Europa. Pardus è l’unico brand ciclistico cinese ad aver stabilito una presenza societaria permanente nel continente europeo, con una struttura costruita appositamente per rispondere alle esigenze di utenti finali e rivenditori. Il marchio può contare sulla solidità industriale della casa madre, Taishan Sports Industry Group, fornitore di riferimento per eventi sportivi internazionali di massimo livello (inclusi i Giochi Olimpici) da oltre quarant’anni. Sebbene il gruppo operi in numerosi settori, dalla costruzione di impianti sportivi alle attrezzature professionali per ginnastica, judo e pugilato, Pardus rappresenta la divisione altamente specializzata nel ciclismo premium ed è inoltre bici ufficiale della Nazionale cinese di ciclismo. A differenza di molti competitor che si affidano a fornitori esterni per la produzione dei telai in carbonio, Pardus controlla internamente ogni fase del processo all’interno del proprio stabilimento da 100.000 m2
CICLEON DIVENTA DISTRIBUTORE DI BRN PER LA PENISOLA IBERICA

BRN ha annunciato che Cicleon è diventato il distributore ufficiale del marchio italiano per l’intera penisola iberica, ovvero Spagna, Portogallo e Andorra. Cicleon, marchio di proprietà diretta di Merida South West Europe, è uno dei principali distributori del mercato bike e gestisce un portafoglio di marchi premium tra cui Thule, Pirelli, Kask, KOO, Bryton, Elite e Stevens, solo per citarne alcuni. Eduardo Roldán, ceo di Cicleon, ha commentato: “BRN è un marchio con una forte identità e un’offerta completa e competitiva in diverse categorie chiave. Siamo certi che sarà accolto molto positivamente dai nostri clienti e partner”. Marco Bernardi, ceo di BRN, ha aggiunto: “La partnership rappresenta un’importante opportunità per rafforzare la nostra presenza nella penisola iberica. Grazie alla loro esperienza, struttura e conoscenza del mercato, siamo fiduciosi di poter costruire insieme un progetto solido e duraturo”.
ZWIFT ACQUISISCE ROUVY PER ACCELERARE LA CRESCITA DELL’INDOOR
Zwift ha annunciato di aver completato l’acquisizione di ROUVY. L’operazione mira ad accelerare la crescita del segmento indoor cycling attraverso una cooperazione strategica tra le due aziende, che continueranno comunque a operare in modo indipendente.

“Questo è un momento importante sia per Zwift sia per ROUVY. Abbiamo grande rispetto per ciò che ROUVY ha costruito, sviluppando un prodotto eccellente e una community globale, dimostrando che esiste una forte domanda per esperienze basate su video reali. Insieme possiamo essere più forti e sono entusiasta di vedere come questa operazione accelererà la nostra missione di rendere sempre più persone attive, più spesso”, ha dichiarato Eric Min, co-fondatore e ceo di Zwift. Entrambe le piattaforme continueranno a operare in modo indipendente, con roadmap e modelli di abbonamento distinti.
PORSCHE CHIUDE LA DIVISIONE EBIKE: IN ESUBERO CIRCA 360 DIPENDENTI
A quattro anni dall'inizio del progetto, Porsche ha deciso di chiudere la divisione eBike Performancec. "Porsche eBike Performance GmbH è stata fondata con l'obiettivo di sviluppare sistemi di trazione ad alte prestazioni e commercializzarli a livello mondiale", si legge nella nota aziendale. "A causa del radicale cambiamento delle condizioni di mercato relative ai sistemi per eBike, l'attività della joint venture verrà interrotta. Questa decisione è in linea con l'orientamento strategico di Porsche AG verso il proprio core business. La chiusura delle attività nelle sedi di Ottobrunn e Zagabria interessa circa 360 dipendenti". Porsche aveva anche acquisito per intero le quote di Fazua. Di conseguenza, ci si chiede come il marchio bavarese continuerà a operare visto il disinvestimento dell'azienda proprietaria. Come riportato da Bike Europe, oltre alla divisione dedicata alle eBike, Porsche intende chiudere anche la Cellforce Group GmbH, specializzata in batterie, e la società di ingegneria Cetitec GmbH. Queste misure avranno ripercussioni su oltre 500 posti di lavoro.
LYNSKEY PERFORMANCE PRODUCTS PRESENTA ISTANZA DI FALLIMENTO
Il marchio statunitense di bici in titanio Lynskey Performance Products ha presentato istanza di fallimento presso il tribunale federale americano con l’obiettivo di ristrutturare il debito e stabilizzare l’attività sotto supervisione giudiziaria. Secondo i documenti depositati presso il Tribunale Fallimentare per il Distretto Orientale del Tennessee, l’azienda ha attribuito le difficoltà all’aumento dei costi produttivi e operativi, alla riduzione del flusso di cassa e a problematiche legate all’evasione degli ordini. Tra le cause della crisi vengono inoltre citati i forti chargeback applicati dalla piattaforma e-commerce Shopify e le difficoltà finanziarie emerse dopo il passaggio a un modello di vendita direct-to-consumer. Dalla documentazione depositata emerge che la riduzione della liquidità ha impedito all’azienda di acquistare componenti necessari per completare gli ordini, causando ritardi nelle consegne e accumulo di debiti verso i fornitori. A influire negativamente sull’andamento dell’azienda anche il peggioramento della salute del cofondatore David Lynskey, morto nel giugno 2025.
SRAM: NUOVO POLO PRODUTTIVO A COIMBRA IN PORTOGALLO
SRAM ha annunciato la realizzazione di un nuovo stabilimento produttivo a Coimbra, in Portogallo, destinato alla produzione completa dei propri componenti. L’investimento rappresenta un passo strategico per ampliare la presenza industriale del gruppo in Europa, aumentare la capacità produttiva e rafforzare la resilienza della catena di fornitura. Il nuovo impianto si estenderà su una superficie di circa 25.000 metri quadrati e porterà per la prima volta in UE l’intera capacità manifatturiera di SRAM, comprendendo attività di assemblaggio, collaudo e controllo qualità. La struttura consentirà la produzione locale dell’intero portafoglio componenti dell’azienda, che comprende oltre 7.500 referenze, avvicinando la produzione ai principali partner OEM e aftermarket del continente. Attualmente il sito di Coimbra ospita già l’unico stabilimento SRAM al mondo dedicato alla produzione di catene per biciclette, con milioni di unità realizzate ogni anno. Nel campus sono inoltre presenti le attività produttive relative alle ruote Zipp e ai pedali TIME Sport, per un totale di oltre 300 dipendenti. L’iniziativa si inserisce nella più ampia strategia di “onshoring” del gruppo, con l’obiettivo di avvicinare la produzione ai mercati di riferimento. Secondo l’azienda, la riduzione dei trasporti a lunga distanza tra Taiwan ed Europa consentirà di abbattere le emissioni legate alla logistica, ridurre i tempi di consegna, semplificare le operazioni per i costruttori, migliorando la collaborazione con i partner industriali. L’avvio delle attività produttive nel nuovo impianto è previsto in modo graduale a partire dal 2028, con un incremento progressivo della capacità fino al 2032.




TENWAYS: VITTORIO
MANGANO SALES ACCOUNT EXECUTIVE PER L’ITALIA
Tenways ha nominato Vittorio Mangano nuovo sales account executive per il mercato italiano. Mangano, che aveva ricoperto sino a fine del 2025 il ruolo di agente esclusivo nazionale per Moustache, contribuirà allo sviluppo commerciale in uno dei mercati ciclistici più complessi e frammentati d’Europa, mettendo a frutto relazioni consolidate con la rete dei rivenditori e una profonda conoscenza delle dinamiche del mercato. Mangano ha dichiarato: “Tenways ha sviluppato una rete post-vendita strutturata e questo sta diventando un elemento distintivo rilevante. Il retail continua a essere centrale, soprattutto in un contesto in cui le aspettative legate al servizio sono in costante crescita. L’approccio commerciale dell’azienda garantisce ai rivenditori flessibilità negli acquisti e marginalità sostenibili, fattori cruciali nelle attuali condizioni di mercato”.

HEIKO MÜLLER SI RITIRA
DALLA DIREZIONE DI RIESE & MÜLLER
Dopo 33 anni, il co-fondatore Heiko Müller lascerà la direzione di Riese & Müller il 31 luglio 2026. Con la sua uscita e dopo il ritiro di Markus Riese dalla gestione, già avvenuto nel 2022, si conclude la responsabilità operativa della generazione dei fondatori. Heiko Müller ha affermato: “Per me, Riese & Müller è sempre stata molto più di una semplice azienda. È stata un’opportunità per lavorare insieme a persone fantastiche, dare vita a tante idee e contribuire a una mobilità più sostenibile. Per me adesso inizia una nuova era, con nuovi compiti. Come socio attivo, rimango strettamente legato al lavoro di una vita. Il mio obiettivo è lo sviluppo a lungo termine e quindi la salvaguardia della nostra azienda di famiglia in Germania”. Alla dott. ssa Sandra Wolf, nella funzione di ceo, spetta ora la responsabilità generale di Riese & Müller.
CHARLES RUSSELL DIVENTA PRESIDENTE DI KONA BICYCLES
Kona Bicycles ha nominato Charles Russell nuovo presidente e amministratore delegato. Russell succede al cofondatore Jake Heilbron, nell’ambito di una transizione orientata a garantire continuità e investimenti nel futuro dell’azienda. Russell è entrato in Kona nella primavera del 2025 come chief revenue officer. In questo ruolo ha lavorato a stretto contatto con i fondatori dell’azienda per sostenere lo sviluppo del business dopo il ritorno del marchio alla proprietà indipendente. Vanta una lunga esperienza nel settore ciclistico, maturata attraverso incarichi di responsabilità presso diverse organizzazioni del comparto. Nel maggio 2024, i cofondatori di Kona Dan Gerhard e Jake Heilbron hanno riacquisito il brand da Kent Outdoors. “L’ultimo anno è stato dedicato alla ricostruzione di Kona. L’azienda sta registrando una crescita tra le più significative del settore. Dan e Jake hanno creato le basi per un futuro solido e sono orgoglioso di assumere questo ruolo in un momento così importante”, ha dichiarato Russell.




Dopo oltre un decennio ai massimi livelli del downhill mondiale, Laurie Greenland apre un nuovo capitolo della sua carriera. Il rider britannico ha annunciato il suo ingresso in Forbidden,: un passo indietro dalle competizioni per ritrovare l’essenza più autentica della mtb. La decisione non nasce da un calo di prestazioni o motivazione, ma da una riflessione più profonda. Negli ultimi anni, Greenland ha dovuto gestire problemi di salute mantenendo comunque risultati di alto livello. Tuttavia, la pressione costante della competizione lo ha portato a interrogarsi su quanto questo ritmo potesse compromettere la sua passione per le due ruote. L’ingresso in Forbidden rappresenta per Greenland l’opportunità di vivere una stagione diversa: più tempo sui trail, maggiore libertà creativa e la possibilità di sviluppare progetti rimasti in sospeso.
VINCENZO NIBALI ENTRA NELLA FAMIGLIA ABUS COME AMBASSADOR

Abus ha annunciato Vincenzo Nibali come nuovo ambassador del brand. L’ingresso del campione siciliano nell'azienda tedesca rappresenta molto più di una collaborazione: è l’incontro tra esperienza reale e innovazione continua. Nel ruolo di ambassador, Nibali sarà coinvolto nelle attività di comunicazione e nello sviluppo dei prodotti, portando un contributo concreto basato su anni di esperienza nel ciclismo professionistico. “Collaborare con Abus significa lavorare con un marchio che mette la sicurezza al primo posto, senza compromessi", ha commentato Vincenzo Nibali. "Durante la mia carriera ho sempre cercato il massimo in ogni dettaglio, e ritrovo questo approccio anche nei prodotti Abus".
ALÉ: AL VIA LA COLLABORAZIONE
CON L’EX PRO NICOLAS ROCHE

Alé ha annunciato una nuova collaborazione con Nicolas Roche, ex professionista e oggi attivo nel mondo gravel. La collaborazione con il marchio italiano si sviluppa su più livelli e prevede la fornitura di capi tecnici per tutte le attività di Roche: dagli allenamenti quotidiani alle competizioni in calendario e, ovviamente, anche alla maglia personalizzata di Campione del Mondo Gravel in carica. Il rapporto di Alé con Roche si costruirà non solo sulla visibilità, ma anche sullo scambio diretto di feedback e know-how, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo dei prodotti. “Siamo entusiasti di questa partnership. La sua esperienza nel ciclismo professionistico e la sua attuale visione del gravel rappresentano un valore straordinario per noi. Questa collaborazione non è solo una sponsorship, ma un vero scambio: ascoltare atleti come Nicolas ci permette di continuare a migliorare i nostri prodotti e rispondere in modo sempre più preciso alle esigenze dei ciclisti”, ha commentato Alessia Piccolo, amministratore delegato di APG.
PON.BIKE ITALIA
BIANCHI ANNUNCIA UN ACCORDO CON LA STAR DELLA MOTOGP MARCO BEZZECCHI
Bianchi ha annunciato la star della MotoGP Marco Bezzecchi come nuovo global ambassador del brand. La partnership unisce due eccellenze dello sport italiano. La collaborazione prevede inoltre la presenza del logo Bianchi sulla sua tuta da gara del campione romagnolo. Per ufficializzare l'ingresso nella famiglia, il marchio italiano ha consegnato al rider una Impulso RC unica in occasione del Gran Premio di Spagna, dove il pilota ha ottenuto un solido secondo posto sul circuito di Jerez. Ubaldo Della Penna, chief commercial officer di Bianchi, ha dichiarato: “Siamo entusiasti di affiancare Marco, un pilota di grande talento capace di esprimere anche un forte spirito di squadra, qualità che contribuiscono alle sue prestazioni e nei cui valori Bianchi si riconosce pienamente”.

URSUS AMPLIA LA PRESENZA NEL MONDO OFF-ROAD CON IL TEAM KMC
Ursus rafforza la propria presenza nel mondo mtb con una nuova partnership internazionale. Per la stagione 2026, l’azienda di Rosà (Vicenza) fornirà le ruote al Team KMC. Non solo nelle gare di mountainbike, ma anche nel gravel e nel beach racing, sia a livello nazionale sia internazionale. Nella mountainbike, gli atleti olandesi pedaleranno su Lapierre XR equipaggiate con le ruote in carbonio Ursus Proxima M. “Sono molto lieto di aver trovato in Ursus un partner per il nostro team. Producono i propri mozzi a Rosà, in Italia, dove vengono assemblate anche le ruote. Da ingegnere meccanico, apprezzo profondamente le aziende manifatturiere con una reale competenza tecnica”, ha dichiarato Martin Schuttert, team manager di KMC.

CARIÀDE, FEEL THE GRAVEL: LOOK CYCLE SPONSOR DELL’EVENTO
Look sarà sponsor di Cariàde, Feel The Gravel, il nuovo evento tra le colline Patrimonio UNESCO del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG e le rive del fiume Piave, che debutterà il 27 e 28 giugno. Un appuntamento che nasce con l’obiettivo di unire sport, territorio e autenticità, celebrando l’anima più vera del gravel: fatica, scoperta, libertà e connessione con il paesaggio. Non a caso il nome “Cariàde” richiama la tradizione contadina locale e il significato di lasciare un segno, una traccia visibile del proprio passaggio. L’evento prenderà vita già da sabato 27 giugno con il Criterium al tramonto, una prova gravel di 1,7 km all’interno del Villaggio ospitato nella suggestiva tenuta Ca’ di Rajo, tra filari sospesi e tanti ospiti, tra cui ex professionisti come Federico Spinazzè e Sacha Modolo. Domenica 28 giugno sarà invece dedicata alla manifestazione principale, accompagnata da musica e momenti di incontro per tutta la community. Look premierà i primi classificati con l’iconico pedale off-road X-Track.
AL FIANCO DELL’APT VAL DI FASSA PER IL 2026
L’APT Val di Fassa e PON.Bike Italia hanno annunciato l’avvio di una collaborazione a partire da quest’anno, con l’obiettivo di accompagnare lo sviluppo dell’area come destinazione bike attraverso una visione condivisa e di lungo periodo. In questo percorso si inserisce la crescita del Val di Fassa Bike District, il progetto che unisce l’offerta ciclistica della valle sotto un’unica identità e ne guida l’evoluzione. Situata nel cuore delle Dolomiti, la Val di Fassa offre un’ampia varietà di esperienze: dai grandi passi iconici del ciclismo su strada, come Passo Sella, Passo Pordoi, Fedaia e Gardeccia fino a percorsi unici off-road. “Il recente The Family Day ci ha ricordato quanto sia importante per noi costruire relazioni vere attorno ai nostri brand, insieme ad ambassador, creator, collaboratori e atleti. Siamo felici di allargare questa famiglia anche alla Val di Fassa, una destinazione che sentiamo in piena sintonia con il nostro modo di vedere la bici: come esperienza, cultura e opportunità di sviluppo”, le parole di Giorgio Garofoli, ceo di Pon.Bike Italia.


EUROBIKE 2027 SI SPOSTA A SETTEMBRE RAFFORZANDO IL FOCUS B2B
Il nuovo advisory board di Eurobike ha annunciato le nuove date di Eurobike 2027, che si terrà dall’1 al 3 settembre. Sulla base dei feedback raccolti e delle discussioni interne all’advisory board, gli organizzatori puntano ora a una più marcata identità b2b e al ritorno dei principali brand del settore bike. Per l’edizione 2027, Eurobike si trasferirà inoltre nell’area est del quartiere fieristico di Francoforte, occupando i padiglioni 3, 4 e 5 attorno all’Agora, che grazie ai suoi spazi outdoor offrirà nuove opportunità per test track e demo area. Le nuove date collidono con la storica collocazione in calendario dell’International Bike Festival di Movestro, che a Bike Europe ha già confermato l’edizione 2027 e che non ci saranno riprogrammazioni. “Siamo rimasti piuttosto sorpresi dalla decisione dell’Eurobike”, ha dichiarato Elisa Galli di Movestro a Bike Europe. “Per un'organizzazione che ha plasmato l'industria del ciclismo, questa scelta sembra miope e ignora completamente le esigenze strategiche dei marchi. Le aziende non dovrebbero essere costrette a scegliere tra una piattaforma b2b e un evento di grande richiamo b2c”.


BIKEUP INAUGURA UNA NUOVA ERA CON DUE APPUNTAMENTI A PARMA
BikeUP apre una nuova fase della sua storia e si trasforma in un ecosistema di eventi dedicati alla mobilità sostenibile, all’outdoor e all’esperienza su due ruote. Grazie all’acquisizione da parte di Fiere di Parma, il progetto si arricchisce di nuove sinergie, format innovativi e opportunità pensate per coinvolgere un pubblico sempre più ampio di appassionati della vita all’aria aperta. Dal 12 al 20 settembre, all’interno del Salone del Camper, debutta BikeUP Travel Days, un’area esperienziale dedicata alle due ruote, con attenzione al turismo attivo: area espositiva, test ride con focus sull'inclusività, workshop, talk e momenti di approfondimento sul viaggio in bicicletta. Il 19 e 20 settembre BikeUP Festival approda invece al Parco della Cittadella di Parma, nuova casa della manifestazione. Due giornate dedicate alla mobilità lenta e sostenibile con area expo, percorsi test, attività per tutti e il nuovo focus BikeUP Cargo Days dedicato alla mobilità urbana e familiare.
GRAVEL GOURMET TORNA IL 3 E 4 OTTOBRE PER L'EDIZIONE 2026
L’appuntamento con Gravel Gourmet 2026 è fissato per il weekend di sabato 3 e domenica 4 ottobre. Tra Collecchio, Felino, Sala Baganza e Traversetolo, i partecipanti potranno pedalare immersi nei colori dell’autunno, scoprendo paesaggi suggestivi e le eccellenze gastronomiche del territorio grazie al format ideato e affinato negli anni dagli organizzatori. Come già nell’edizione 2025, i percorsi proposti domenica 4 ottobre saranno due (corto da 50 km e lungo da 80 km) ma accessibili a tutti, così da rendere l’esperienza partecipata e condivisa. Lungo i percorsi non mancheranno poi le attese merende a base dei prodotti tipici delle Valli di Parma: prosciutto crudo di Parma, salame di Felino, Parmigiano Reggiano, ma anche pasta, pomodoro, Malvasia, Lambrusco e altro ancora. Anche per il 2026 sarà inoltre proposto un itinerario Family, disegnato per chi desidera vivere l’atmosfera e l’esperienza di Gravel Gourmet con tutta la famiglia.
GIRO D’ITALIA 2026




Le difficoltà dei rivenditori nel settore bici sono diventate strutturali, tra potere d’acquisto in calo e prezzi al ribasso che cannibalizzano il mercato. Ecco i risultati della nostra inchiesta esclusiva
di Daniele Pansardi e Alessandro Marra
Per molti negozi specializzati, le difficoltà e le incertezze sembrano essere diventate strutturali. Il margine di manovra, sia economico sia operativo, in alcuni casi è piuttosto limitato. E senza l’indotto dell’officina tanti rivenditori sarebbero ben al di sotto della linea di galleggiamento. Il periodo storico e politico è oggettivamente sciagurato, più di quanto non lo fosse già nel 2024: il potere di acquisto di molti consumatori è stato progressivamente eroso da conflitti internazionali, inflazioni e rincari energetici, le dinamiche del mercato online lasciano ben poco respiro e le strategie commerciali delle aziende produttrici nell’ultimo lustro presentano ancora il conto nell’aver saturato il mercato. Il trade, insomma, si ritrova tra parecchie incudini e altrettanti martelli. Come si alleggerisce questa pressione costante? Una ricetta unica non c’è. I più piccoli possono ancora contare sull’assistenza e su competenze concrete, mentre i negozi medio-grandi (o con una visione più completa della propria attività) in genere riescono ad abbinare l’officina a un servizio vendita più efficace e a soluzioni creative che fidelizzino di più il cliente.
Le richieste dei negozianti, nel frattempo, continuano a ruotare attorno ad alcuni temi ben precisi: l’abbassamento dei prezzi dalle case produttrici; ridurre la produzione senza inseguire sempre le novità; maggiore flessibilità con gli ordini e più attenzione alle scelte fissate dagli e-commerce. Considerando la fase di contrazione che non accenna a fermarsi, il prezzo che cannibalizza tutto e i bilanci da far quadrare a fine anno, definire e mantenere una strategia che riesca a guardare oltre la prossima alta stagione diventa sempre più complicato. Anche per questo motivo, tra i 101 negozi intervistati nella nostra consueta indagine di mercato, la considerazione di Massimo Calcaterra, titolare di Doctorbike a Magenta (Milano), può essere un barlume di speranza e ispirazione per tutti: “In questo scenario, abbiamo scelto di non forzare il passo. Abbiamo preferito restare fedeli alla nostra identità, continuando a credere nella qualità, nella serietà e nel rispetto di chi vive la bici ogni giorno: dealer, partner e rider. Invece di inseguire l’ultimo sconto, abbiamo lavorato per costruire qualcosa che durasse nel tempo, rafforzando il nostro brand e la relazione con la nostra community. Perché il vero risultato non è arrivare primi a ogni semaforo, ma continuare a pedalare con coerenza, anche quando la strada si fa dura”.
Di seguito, riportiamo quanto emerso dalle nostre analisi e rielaborazione dei dati, frutto delle 101 interviste ai negozi presenti sul territorio italiano. Le singole risposte sono visionabili sui primi tre numeri di Bikefortrade pubblicati nel 2026, oppure sfogliando o scaricando il magazine sul portale di MagNet inquadrando il QR code.

QUALI SONO STATI I PROBLEMI MAGGIORI AFFRONTATI DAI NEGOZIANTI NEL 2025?
Sconti e prezzi al ribasso
Concorrenza online e GDO
Calo della domanda e del potere d’acquisto
Overstock
Marginalità ridotte
Problemi con fornitori
Prezzi troppo alti
Scarsa percezione della qualità del prodotto
Troppa offerta Costi
I negozi avevano la possibilità di indicare più voci
Il tema dominante è la pressione sui prezzi: scontistica, sottocosto e concorrenza online e della GDO (per la parte di entry level) ricorrono con grande frequenza e spesso sono citati insieme. Molti altri negozianti imputano i problemi a un generale calo della domanda e del potere d’acquisto. Dopo anni in cui i canali di vendita sono stati intasati da un eccessivo carico di offerta, l’overstock resta ancora un problema piuttosto rilevante.
I negozi avevano la possibilità di indicare più voci NEL
Stabilità e calo pesano quasi allo stesso modo, mentre le risposte in crescita rappresentano circa un quarto del campione. Il messaggio è chiaro: siamo ancora in fase di contrazione, come del resto aveva sottolineato anche il report di Ancma. Una situazione più complicata rispetto ad altri Paesi europei, entrati in una fase di stabilizzazione più marcata e che offre qualche segnale di maggiore ottimismo.
La spinta economica è nettamente la più forte: sommando prezzi, sconti, offerte e rapporto qualità-prezzo si arriva a 54 risposte su 101. La potenza del motore e la capacità della batteria sono invece le motivazioni tecniche più citate.
L’eBike è una categoria che, secondo i dati Ancma, ha rivisto ridursi del 7% il numero di unità vendute. Nel nostro sondaggio resta ancora la singola categoria più citata, trascinate dalle eMtb, ma il confronto rispetto al mondo muscolare restituisce una situazione complessa. Le mtb muscolari sono invece in grande difficoltà rispetto alla controparte elettrica. Completano il podio il gravel e la bici da corsa.



La fascia 2.000-3.000 euro è la più ricorrente. Un dato che può essere indicativo delle esigenze del pubblico ciclistico, e che dovrebbe essere un segnale chiaro per le aziende produttrici. Alcune scelte sembrano propendere in quella direzione, forse anche per la grande pressione che diversi marchi cinesi stanno cominciando a esercitare sui brand euroamericani.


















Al negoziante è stato chiesto di indicare fino a tre categorie
Nel corso della nostra inchiesta abbiamo chiesto ai negozianti di indicarci i tre marchi più venduti per bici muscolari, eBike, abbigliamento e accessori. Per realizzare le graduatorie, abbiamo applicato il seguente criterio: alla prima
scelta indicata dal retailer abbiamo assegnato un punteggio di 10 punti, alla seconda di 5 punti e alla terza di 1 punto. Qui trovate il podio per ciascuna categoria.
Ovvero un marchio che può aver stupito il pubblico per le sue nuove uscite, per i rapporti intrattenuti con il dealer o più semplicemente per un ritorno nelle vendite
inaspettato all’inizio dell’anno. In prima posizione si è classificata Amflow/Avinox, vera rivelazione di questi mesi nella eMtb, davanti a Bianchi e Cube.



Raicam combina oltre trenta elementi per creare la miglior mescola per le pastiglie Ceramic e Ceramic+. Siamo entrati nello stabilimento di Bruzolo, dove nasce la magia e dove abbiamo scoperto anche altre interessanti novità
di Gabriele Vazzola
Bruzolo non è una località tra le più conosciute nel panorama industriale italiano. Si trova all’inizio della Val di Susa e da qui è possibile vedere, guardando verso est, il landmark che ne segna l’inizio: l’affascinante complesso della Sacra di San Michele che svetta sulla cima del monte Pirchiriano. Proseguendo oltre Bruzolo si giunge invece a Salice d’Ulzio, da cui si raggiunge la Francia passando per il traforo del Frejus o il valico di Monginevro. Come spesso accade in Italia, le realtà in cui si costruisce la qualità e l’innovazione si trovano in luoghi a volte sorprendenti, anche se in questo caso non siamo distanti dalla motorvalley torinese. Sorge proprio in questo comune piemontese uno degli impianti produttivi di Raicam, realtà leader mondiale che sviluppa impianti frenanti completi per bike industry & automotive. Chi ci legge sa che questa azienda, con più sedi in Italia e nel mondo, da tempo oramai si è strutturata per entrare con tutto il suo know how tecnologico anche nel mondo bici. Non è un segreto certamente che sia in fase di sviluppo interno un motore che si prefigge di essere un game-changer nel settore delle eBike, e anche un impianto ABS è allo studio nei reparti R&D. In attesa di potervi parlare più approfonditamente delle novità future, ci concentriamo sul presente (e sul futuro prossimo), che vede la factory italiana posizionarsi sul mercato con una gamma di impianti frenanti completi e ora anche con le nuove pastiglie proprietarie dedicate proprio ai freni Raicam, più una line-up di pastiglie compatibili SRAM e Shimano. Sarà possibile quindi accedere alla tecnologia Made in Italy di Raicam anche per i possessori dei modelli più diffusi di freni a disco.
DENTRO LA FACTORY DI BRUZOLO
Proprio in occasione del lancio sul mercato delle nuove pastiglie freno, Raicam ha aperto le porte dell’impianto produttivo di Bruzolo mostrando ai media di settore come è avvenuta la progettazione, e come avviene la produzione, degli elementi di attrito, in una linea proprio a fianco di quelle in cui nascono le pastiglie per i freni delle più blasonate case automobilistiche europee e mondiali. Certo, le dimensioni del prodotto sono ben diverse, ma la cura al dettaglio e l’attenzione progettuale sono le stesse. Anzi, per certi versi, la miniaturizzazione e la necessità di ottenere un comfort sonoro e di marcia (eliminazione delle vibrazioni), perseguono standard più elevati per il mondo della bici che per quello delle auto dei brand premium.
Bruzolo è uno dei due impianti italiani dove avviene la produzione dei materiali di attrito, mentre l’altro si trova a Manopello Scalo in Abruzzo. È qui in Val di Susa però che il reparto R&D sviluppa le mescole per le pastiglie freno. Il processo per la creazione dei materiali di attrito è lungo e non lascia nulla al caso. Lo stesso team che lavora per il mondo automotive a tutti i livelli crea le mescole anche per i freni bici tramite un metodo implementato nei laboratori interni all’azienda. La progettazione è dedicata a ogni singolo prodotto per ogni specifico uso e finalità con la stessa meticolosa attenzione. Anche nella sicurezza sono stati applicati gli stessi teoremi. Ben 34 persone sono impiegate in questa fase, a pensare, progettare e testare diverse soluzioni fino a raggiungere l’optimum che passerà poi alla produzione. Ad oggi, ci dicono in azienda, Raicam è in grado di produrre oltre un milione di pastiglie bike all’anno (mentre ne produce quasi 15 milioni per le auto), con il progetto di arrivare fino a tre milioni. La creazione passa attraverso diverse fasi
che partono dalla miscela del mix di materie prime, che poi verranno pressate a caldo e applicate sul supporto metallico verniciato, tramite un incollaggio termico. Ogni singolo modello viene realizzato secondo specifiche “ricette” in cui i dosaggi sono un segreto industriale Raicam. Ci si avvale anche di microscopi digitali con i quali vengono analizzati i materiali utilizzati al fine di creare il miglior mix di parti organiche, inorganiche, carbonio, fibre ceramiche e lubrificanti. Ogni singola miscela è composta tra i 15 e i 30 differenti materiali, che vengono pressati e finiscono sui banchi prova in speciali “armadi” in cui avvengono le prove al banco dinamico che riproducono frenate secondo pattern o cicli, simulando diversi scenari reali. Questi sono decisi di volta in volta dai progettisti ai fini di misurare ogni parametro di funzionamento e analizzare il comportamento delle varie mescole. Un processo che avviene per molte volte, anche più di 100, fino a quando non si raggiunge il miglior risultato in termini di prestazione, comfort, sicurezza e durevolezza. Le prove al dinamometro prevedono vari test fisici di usura, affaticamento e rumorosità. Si passa poi al test sul campo delle migliori soluzioni, che passano sotto l’esigente mano di atleti professionisti nelle varie discipline. Essi validano la bontà del prodotto nel riding di più alto livello in svariate condizioni. E se sul campo le pastiglie non sono all’altezza delle esigenze e delle aspettative dei rider, semplicemente si torna indietro e si ripassa dal banco prova in laboratorio, per poi tornare sul campo. Questo fino a quando non si raggiunge il risultato cercato.
Una fase di sviluppo di questo tipo, che passa dalla progettazione in laboratorio, dai test sul banco, fino a quelli sul campo, dà la garanzia che nulla venga lasciato al caso e che le pastiglie soddisfino gli alti standard dei prodotti premium del settore bike. Raicam, ha pensato a due diverse tipologie di prodotto (Ceramic e Ceramic+) e si differenziano per la




mescola. Le prime hanno un coefficiente di attrito più progressivo per una frenata fluida e controllata e un elevato comfort acustico, le seconde puntano tutto sul mordente in ogni condizione e garantiscono stabilità di funzionamento anche alle alte temperature. Entrambe le opzioni condividono caratteristiche fondamentali: zero rame, polveri sottili ridotte e lunga durata. La matrice ceramica attenua le vibrazioni ad alta frequenza, riducendo rumori e fischi, mentre garantisce una resistenza al fading anche durante discese lunghe o condizioni estreme.
NUOVI DISCHI, ORA ANCHE CON ATTACCO CENTER LOCK
Insieme alle nuove pastiglie, i tecnici Raicam hanno progettato anche la gamma di dischi freno. È proprio Mattia Rossi, product manager, ad aggiornarci sulle proposte per il 2027. La gamma si divide in due diversi profili di pista frenante, uno specifico per il cross-country e l’altro per il mondo gravity. Questo perché alle due diverse discipline (e alle gamme freni RXC e RGR) sono associate diverse proprietà del disco, per meglio performare in ogni contesto. Mentre gli spessori vanno da 1,8 mm (per 140 mm di diametro) specifici per il mondo road, fino a 2,2 mm (per 220 mm di diametro) per gli usi più gravosi del gravity. Da quest'anno sono disponibili anche le versioni center lock monomateriale per garantire un minor peso. Per il massimo della versatilità nella progettazione del pattern di design della pista frenante, Raicam sceglie la strada più complessa (e anche la più costosa in produzione), ma che lascia maggiore libertà progettuale, producendo i dischi tramite taglio laser. Questo processo libera le mani ai progettisti sulla dimensione e forma dei fori, permettendo ai dischi Raicam di puntare tutto sul miglior coefficiente d'attrito e sulla possibilità di aumentare il numero dei fori diminuendone la dimensione. Ciò permette di mantenere alto il potere frenante senza





perdere in dispersione termica e raffreddamento del sistema tra una frenata e l’altra. La forza del freno viene generata dall’attrito più la spinta della pastiglia, che nel caso della bici sono piuttosto piccole e ciò genera molto calore, un rapporto corretto tra vuoti e pieni, con più microfori crea un effetto radiatore, migliorando le prestazioni generali di tutto l’impianto. Anche per i dischi il processo di sviluppo è gestito in modo da non lasciare nulla al caso. Il pattern migliore si definisce con l’analisi degli elementi finiti, da cui nascono le varie proposte di design e che si restituisce in mesh tridimensionali su un apposito software che simula i comportamenti termici e meccanici del disco, come se fosse montato su una bici. La simulazione riproduce la superficie di appoggio della pastiglia e le condizioni più gravose di utilizzo e ciò permette di valutare le condizioni di stress, l’area di contatto e le coppie torcenti che avvengono durante le fasi di frenata e permettono di raggiungere le migliori geometrie.
IMPIANTO RXC FACTORY:
LA PERFORMANCE È ORA PIÙ ACCESSIBILE
Last but not least, come si suole dire in queste occasioni, Raicam coglie l’occasione della visita alla factory di Bruzolo per presentare una novità inaspettata, ma che siamo sicuri farà la gioia di chi è alla ricerca di un prodotto distintivo e performante per equipaggiare il proprio mezzo da gara. Il nuovo freno RXC Factory è destinato agli amatori evoluti, che vogliono il massimo anche nel rapporto qualità prezzo. Si tratta infatti di un freno che ricalca le caratteristiche del top di gamma, ma a un prezzo inferiore. Raicam ha pensato infatti a tutti gli agonisti che cercano il meglio per le gare xc e marathon e adottando dei sistemi produttivi che hanno permesso di ridurre le lavorazioni (e i tempi di produzione) sui corpi pinza e corpi pompa. Sono state eliminate le microlavorazioni con le frese più piccole, si è eliminata la viteria in titanio e sostituita con elementi in acciaio e alluminio, per mantenere le stesse performance con solo qualche grammo in più. Altra differenza sta nel tubo che rispetto al top di gamma intrecciato in acciaio aeronautico, è il più standard R3. La leva resta però in composito di carbonio e il design, completato dal color argento, non ha nulla da invidiare a quello del fratello maggiore RXC Racing.


@ Patrick-Wasshuber
Tra il momento sfavorevole del mercato e il riassetto del panorama fieristico tedesco, FSA Bike Festival di Riva del Garda trova sempre l’affezione di un pubblico che ama l'evento e il suo territorio. Ma forse serve un nuovo sguardo più internazionale
di Gabriele Vazzola
Da oltre trent’anni, tra aprile e maggio, si manifesta quello che nel corso del tempo è diventato un rito collettivo. Un nuovo inizio per tutti gli appassionati di mountainbike, soprattutto per quelli di lingua tedesca, che si riversano in massa sulle sponde più a nord del lago di Garda. Parliamo ovviamente dell’FSA Bike Festival. L’evento nasce nel 1994 come “raduno” promosso dalla rivista tedesca Bike, e il suo successo lo trasforma in pochi anni in una kermesse che cresce di pari passo alla crescita di tutto il movimento mtb, ma anche degli sport outdoor in generale e dell’hospitality pensata per il turista attivo. Posizionato in un territorio che i Paesi DACH vedono come una loro exclave, l’evento continua anche oggi ad avere un fascino e un'atmosfera unici, capace di attirare anche quest’anno migliaia di persone che si sono riversate nel territorio del Garda Trentino e nel village. Muoversi tra la folla e districarsi tra gli stand, in alcuni momenti, è stato davvero complicato. Fortunatamente l’organizzazione ha pensato a un early access per la stampa il venerdì 1° maggio, e ciò ci ha permesso di scovare alcune novità e parlare più liberamente con gli addetti ai lavori.
C’è un ma. Mai come quest’anno c’è stato il sentore che nel collaudato ingranaggio del festival qualcosa si sia inceppato. Dal passaggio di organizzazione dal media tedesco Bike all’APT Garda Trentino, avvenuto nel 2024, i cambiamenti sono stati pochi; e dove si sono notati, sicuramente sono stati migliorativi. Par-

@ JanVolbracht
liamo di un'organizzazione più puntuale, dall’attenzione a certi temi sensibili (vedi i bicchieri riutilizzabili e l’acqua gratis per tutti), alla fruizione più coerente degli spazi. Tutto è sembrato meno improvvisato, più professionale. In sostanza, il nuovo corso ha portato con sé un approccio più centrato. Questo sforzo dell’organizzazione, tuttavia, non sembra essere bastato per garantire la presenza di alcuni grandi operatori, che sono mancati nell’edizione 2026. Sembra che alcuni top player teutonici, dopo alcune edizioni di assestamento e tentennamenti, abbiano deciso di includere la kermesse gardesana nelle loro politiche di spending review, rompendo di fatto un tabù e il cordone ombelicale che li legava alla precedente organizzazione. Si sono viste così meno aziende (o filiali) provenienti dalla Germania. Anche il tedesco non sembra essere più la lingua madre, contendendosi il primato con inglese e italiano. Questo modifica la posizione di Riva del Garda sullo scacchiere fieristico tedesco, ma apre la possibilità di puntare a un approccio davvero internazionale, sempre se l’organizzazione saprà sfruttare tale opportunità travestita da crisi. La diminuzione di espositori può essere interpretata secondo questa chiave di lettura. Resta il fatto, però, che una buona fetta degli appassionati a nord delle Alpi continua a vedere il Bike Festival come uno dei ‘propri’ eventi.
Ma se in Germania, come detto, sembra essere in atto una complicata dinamica di riassestamento del settore fieristico, in altri Paesi chiave dell’industry la situazione appare più consolidata. Per esempio: in Italia è palese il dominio dell’Italian Bike Festival (da quest’anno International Bike Festival), e negli USA la Sea Otter Classic sembra aver trovato un proprio equilibrio tra b2b e b2c, consolidando il suo successo come hub internazionale oltreoceano e riempiendo di fatto anche il vuoto mai colmato di Interbike. Parliamo di due mercati importanti, ma spesso più volubili e volendo meno consolidati di quello tedesco. Quest’ultimo, vista la sua potenza, sembra essere spinto dall’inerzia di un pesante volano, il cui spunto pare stia iniziando a esaurirsi. Ciò apre la strada a un riassetto in cui altri attori sono alla ricerca di spazi diversi. Proprio in quest’ottica può essere vista anche la crisi di Eurobike, che proprio di recente ha annunciato un inaspettato riposizionamento per l’edizione 2027, programmata dall’1 al 3 settembre in un periodo già ‘occupato’ negli ultimi anni da IBF. Come avevamo in parte predetto, inoltre, pare arriverà una nuova fiera; si parla già nel 2027 e voci dicono che verrà presentata quest’estate agli operatori. Anche l’FSA Bike Festival è impensierita da un altro evento tedesco: il Bike Festival di Friburgo. Stesso nome, stesse date, diversa città e diverso stato. Quale sarà il futuro del Bike Festival di Riva del Garda? E in generale cosa succederà al circuito delle fiere tedesco-centriche del settore? Ne sapremo di più nei prossimi mesi. Per ora sappiamo che sono confermate le date per il 2027 (30 aprile al 2 maggio) e pensiamo che, visto l'entusiasmo di questa edizione, il pubblico sarà quello delle grandi occasioni come lo è stato anche quest’anno.
di Gabriele Vazzola
I biker spesso hanno la testa fra le nuvole (o sulle montagne), per questo Thule ha presentato una novità a prova di distra zione. Parliamo di un portabici da gancio traino con due o tre posti, dotato di sensori di parcheggio posteriori. L'unità interna dell'auto fornisce avvisi audio e visivi, riducendo il rischio di incidenti. Il sistema a quattro sensori copre bici fino a 1350 mm di passo e ruote da 29" e ha un ampio campo visivo per proteggere sia il portabici che il carico.



FRIZZANTE 2.0
Sher è un marchio di Bolzano made in Italy che punta su prodotti che migliorano l’esperienza delle donne in bici. Frizzante è una salopette corta con fondello che offre il giusto supporto e le bretelle che seguono le linee del corpo femminile per la massima sensazione di libertà. Il fondello è il primo sul mercato in grado di prevenire infezioni e infiammazioni nella zona intima attraverso un tessuto che elimina il 99,9% di batteri e funghi. Sul retro, la cerniera con blocco automatico facilita le soste fisiologiche senza dover rimuovere gli strati superiori.
thule.com sheractive.com

Progettata per lunghe pedalate, il bikepacking, il gravel endurance e per i terreni più impegnativi. Una sella che combina prestazioni racing a un’anima adventure grazie anche al Supercomfort, l'imbottitura con spessore maggiorato e strato di Biofoam Plus a densità variabile per il massimo comfort durante la pedalata. Il foro centrale è massimizzato per garantire un ottimale sollievo della zona perineale e, allo stesso tempo, mantenere un’area di supporto adeguata. Adatta anche alle eBike, migliora la distribuzione della pressione e l’assorbimento delle vibrazioni, interagendo con il Bow Rail e gli ammortizzatori integrati nella scocca. Le selle Racing sono inoltre dotate di binari Xsilite, che combinano leggerezza ed elevata resistenza strutturale per le massime prestazioni in sella.
sellesanmarco.com


Lo storico brand italiano riparte dall’expertise nel mondo dell’off-road con una bici trail dal design distintivo e dalle prestazioni di primo piano. Il telaio è in carbonio e si ispira all’esperienza del modello light Rampage, ma con più escursione e un linkage con giunto horst coassiale e flip chip per la modifica delle geometrie. A spingere Sierra è il motore Bosch Performance Line CX Gen 5 con batteria Bosch PowerTube 800 Wh, una scelta che punta tutto sull’affidabilità anche post vendita.
fanticbikes.com
EXTREME X
Una scarpa pensata per il massimo delle prestazioni endurance off-road. Dalle gare di gravel alle marathon, passando per il crosscountry più aggressivo. Garantisce un grande trasferimento di potenza e tanta stabilità grazie alla suola in carbonio con supporto dell’arco plantare. La nuova suola Hyperlight HT in carbonio unidirezionale ha tacchetti in gomma/TPU sostituibili. Extreme X è dotata di sistema High Tail per l’utilizzo off-road. Una nuova forma del tallone, pensata per prestazioni, supporto e comfort.


northwave.com
Casco trail/enduro progettato per i ciclisti in cerca di protezione e praticità. Il suo innovativo design della visiera offre spazio per posizionare gli occhiali durante le salite, garantendo comfort e comodità. Terraform è certificato per eBike e S-Pedelec, e offre una sicurezza affidabile anche alle alte velocità ed è dotato di tecnologia TWICEME, che rende accessibili le informazioni mediche in caso di emergenza. Il casco ha superato con successo l'RP Rotational Impact Test, il protocollo proprietario di Rudy Project per la valutazione delle prestazioni in caso di impatto rotazionale.


rudyproject.com
/ TERRAFORM / GR-PRO
Dopo tanta attesa, sono disponibili anche per il pubblico i nuovi freni Brembo destinati al gravity mtb. Il pompante dispone di tre diverse regolazioni per la massima customizzazione racing. La regolazione dell’interasse su tre livelli permette di personalizzare la frenata e trovare il feeling ideale, le 40 posizioni di regolazione della distanza leva-manubrio garantiscono una ergonomia ottimale per qualsiasi mano e stile di guida. La corsa a vuoto, brevettata da Brembo, regolabile in sette posizioni, permette di personalizzare il punto di attacco della frenata.
bremboparts.com




Le bici del brand della galassia RMS nascono per l’utilizzo quotidiano, con soluzioni tecniche essenziali, affidabili e funzionali. Grande attenzione è dedicata ad autonomia e comfort di guida.
Completano l’offerta controlli rigorosi e configurazioni pensate per adattarsi alle differenti esigenze
Spostarsi in modo più responsabile e alternativo, una scelta che può essere facilitata se il mercato offre mezzi adatti per agevolare la mobilità leggera e sostenibile. Con questo presupposto è nata nel 2022 Myland, il marchio di RMS che crede fortemente nella bicicletta come principale mezzo di spostamento. La filosofia del brand si basa su un concetto semplice ma preciso: sviluppare biciclette moderne, innovative, qualitative e funzionali, progettate per accompagnare la nuova mobilità urbana senza eccessi tecnici o soluzioni fini a sé stesse. L’obiettivo è offrire bici per l’utilizzo reali con mezzi adatti al commuting quotidiano casa-lavoro, agli spostamenti urbani e alle commissioni di tutti i giorni, senza rinunciare alla possibilità di uscire dalla città per affrontare percorsi extraurbani o trekking leggeri nel weekend. Ne deriva una gamma equilibrata, solida e versatile: agile nel traffico urbano e affidabile quando il percorso si allunga e l’asfalto lascia spazio a strade più aperte.
IL CUORE DELLE BICI MYLAND Grande attenzione è stata dedicata in questi anni da Myland allo sviluppo delle powertrain, studiate per garantire prestazioni fluide, affidabili e coerenti con l’utilizzo quotidiano. La semplicità costruttiva rappresenta una precisa scelta tecnica: meno complessità significa maggiore affidabilità nel tempo e una gestione più razionale degli spostamenti urbani. Non si tratta di una rinuncia alla potenza, ma di una modalità intelligente di erogarla, sempre pronta quando necessario e senza sprechi. Anche la batteria è stata dimensionata per offrire un’autonomia concreta e realmente calibrata sui percorsi quotidiani. Il risultato è un equilibrio tra prestazioni, peso contenuto ed efficienza di ricarica, con ogni componente progettato per contribuire a un’esperienza di guida stabile, brillante e sicura.
ALLESTIMENTI ESSENZIALI E COMPLETI
mizzato in funzione dell’esperienza d’uso reale. I componenti vengono selezionati per garantire durata, comfort e affidabilità nell’impiego urbano quotidiano. Non trovano spazio elementi superflui: ogni scelta è orientata a migliorare concretamente la guida e a concentrare l’investimento sugli aspetti più importanti, come solidità costruttiva, efficienza e qualità percepita.

Per Myland il concetto di essenzialità non coincide con una riduzione della qualità. Ogni modello nasce infatti da una progettazione attenta, dove l’allestimento è otti-
EASY BIKE: LIBERTÀ DI SCELTA
Il concetto “Easy Bike” sviluppato dal brand non riguarda esclusivamente la semplicità tecnica, ma anche la libertà di scelta. Per ogni taglia, Myland propone infatti differenti soluzioni di telaio, con geometrie pensate per adattarsi a posture, stili di guida ed esigenze differenti. Non una piattaforma unica adattata a tutti, ma configurazioni specifiche che puntano a migliorare comfort, accessibilità e facilità di utilizzo. Una filosofia che parte da un presupposto chiaro: la bici giusta non è soltanto quella della misura corretta, ma quella che il ciclista sente davvero propria.
CONTROLLI RIGOROSI
Prima di lasciare la sede produttiva, ogni bicicletta Myland viene sottoposta a un processo di verifica accurato svolto da tecnici specializzati. Il protocollo Easy Bike prevede otto fasi di controllo dedicate ai modelli muscolari (comprese le versioni da 14”, 16” e 20”) alle quali si aggiungono ulteriori verifiche specifiche per le eBike e per l’intero sistema elettrico. I controlli coinvolgono ogni aspetto: dalla verifica di ruote, dischi freno, trasmissione e serraggi, fino ai test delle funzionalità elettriche come accensione, modalità walk assist e impianto luci. Completa il processo l’ispezione estetica finale, dedicata alla qualità della verniciatura e alla pulizia del telaio. Con Myland, RMS propone quindi una visione della mobilità contemporanea basata su concretezza, semplicità progettuale e funzionalità quotidiana, interpretando la bicicletta non come oggetto specialistico, ma come vero strumento di libertà urbana.
Myland Bike - 0362.27301 - info@myland-bike.com





Quella che oggi viene percepita come la disciplina ciclistica più recente affonda le sue radici nel passato. A chi si chiede: “Chi ha inventato il gravel?”, la risposta può essere una sola: “Nessuno. È sempre esistito ed è l’essenza stessa dell’andare in bici”
Parliamo di quella che è sicuramente la disciplina più chiacchierata degli ultimi anni nel mondo della bici. Un settore che a volte è difficile da comprendere dall’esterno per un profano o un neofita. Sono moltissime le sfaccettature e le tipologie di prodotto, e soprattutto gli usi che ogni persona può o vuole farne. Sempre più spesso però la risposta alla classica domanda dell’amico (o del cliente) indeciso: “Che bici mi consigli?”, è proprio: “Prendi una gravel!”. E le ragioni sono molte. Prima di tutto c’è sicuramente il fattore economico. Tralasciando le biciclette di poco valore senza un'identità precisa, che sono poco più che dei giocattoli destinati a prendere polvere nei garage, le gravel hanno prezzi d’accesso abbordabili. Spaventano meno chi si approccia alla bici, soprattutto chi proviene da altri mondi e altre discipline. Poi c’è sicuramente anche la versatilità.
L’indecisione del neofita non sta solo nel poter spendere una determinata cifra per un oggetto di cui spesso non comprende il valore, e che nemmeno sa come e quanto quell’oggetto verrà utilizzato. Pertanto la gravel lascia aperte molte porte, permette di adattarsi più facilmente alla drop bar e fare lunghi giri su asfalto, di sporcarsi le ruote su sentieri e mulattiere e di capire se l’off-road è ciò che cerca. Oppure no. Del resto poco importa. Permette anche di avere un approccio più “soft” alla guida sportiva della bici, grazie alle gomme di dimensioni più generose e alle geometrie più rilassate. Inoltre consente di utilizzare quella stessa bici anche per andare al lavoro o fare la spesa. Quindi, anche se poi si decidesse di passare a una road aerodinamica, oppure a una eBike da enduro, quella potrebbe sempre tornare utile in molte occasioni, o come "muletto".
La versatilità della bici gravel è proprio ciò che la distingue dagli altri mezzi che si sono via via sempre più specializzati, e questa caratteristica sta proprio nelle origini della disciplina, che poi sono le stesse dell’andare in bici. Infatti, più che il mezzo, a essere importati sono le motivazioni e lo spirito di fondo. Ciò che noi oggi chiamiamo gravel, e per cui si sono sviluppati prodotti specifici e specializzati, è quello che dagli albori si chiamava semplicemente andare in bicicletta. Condito però da anni di cultura, evoluzione tecnica e marketing.
SCRIVI GRAVEL, LEGGI LIBERTÀ
Spesso si fa risalire la nascita di questa disciplina a dei presunti pionieri statunitensi. Viaggiatori estremi che si radunavano per percorrere lunghe distanze nelle backroads dell’Arkansas, ma pensiamoci bene, forse ci troviamo di fronte a un abbaglio narrativo. Basti pensare che all’inizio del secolo scorso, per piacere ma soprattutto per necessità, in Italia il corpo dei Bersaglieri si muoveva in bici sulle strade in terra battuta della pianura padana e delle Alpi, arrivando a commissionare robusti mezzi che dovessero reggere carichi e chilometri. In quel caso una bici resistente e versatile poteva segnare la differenza tra la vita e la morte, tra la vittoria e la sconfitta.
Oppure ancora, spostando l’orizzonte temporale in là di pochi anni, pensiamo agli operai e alle operaie che si muovevano sulle strade vicinali (rigorosamente sterrate) delle nostre campagne, e che grazie a modelli sempre più moderni si conquistavano l’emancipazione, aprivano i propri orizzonti e le proprie possibilità. Che lo facessero per dovere, per piacere o per necessità, così facendo ampliavano anche il proprio personale raggio d’azione (che fino ad allora era stato di pochissimi chilometri) e venivano a contatto con persone e realtà sempre nuove. Persino i primi grandi epici giri si sono svolti per lo più su strade sterrate. Ogni singola tappa era una vera e propria randonnée in autonomia, e le epiche gesta di questi pionieri ancora si narrano nei cycling club di ogni dove. Tutti loro hanno sicuramente gettato le basi di un immaginario collettivo che ha permesso di associare, in una buona fetta di umanità, la parola bicicletta alla parola libertà e che ha trovato la perfetta sintesi nel movimento gravel. Libertà di muoversi su diversi fondi stradali, in diversi contesti, ma anche libertà di scegliere di non mettersi in competizione con nessuno, spesso nemmeno con sé stessi. Poco importa poi se ora si fa tanto parlare di gravel in ottica racing, ben vengano i Mondiali UCI, e ben vengano anche le polemiche dei “duri e puri” che li ripudiano, sostenendo che il gravel sia ben altra cosa. Del resto gli eventi più seguiti sono per l'appunto altri, vedi Unbound, vedi The Traka, che riprendono le lunghe distanze e lo spirito dei pionieri moderni di questo modo di andare in bici. Poco importa se alla fine queste gare sono poco televisive, perché (spoiler alert) di ciò che passa in tv non importa quasi più nulla a nessuno. Le dirty roads infatti dominano il mondo nuovo dei social e vivono ancora di immagini, momenti e racconti che riprendono lo spirito dei mitici resoconti radiofonici delle imprese dei primi ciclisti che portavano a termine i primi grandi giri. Così facendo, alimentano sempre di più le fantasie di viaggiatori e sportivi alla ricerca della fuga da una realtà sempre più complessa e incomprensibile, verso la sicurezza delle poche, ma buone, certezze che regala una giornata passata in sella.
Proprio in questo involontario o inconsapevole ritorno alle origini vanno ricercate infatti anche le ragioni del successo dei nuovi cycling club (o crew) urbani, capaci di radunare molte persone per una fuga dalla città post lavoro o durante i weekend. Ne abbiamo avuto l’esempio pedalando insieme alla crew milanese Wizard.cc, che organizza raduni in cui partecipano decine di persone, alla scoperta degli sterrati intorno una città, normalmente percepita ostica per il ciclismo, come di fatto è Milano. Altro esempio è anche il BAM!, un raduno di cicloviaggiatori, che sono invitati a raggiungere il luogo dell’evento in bici, pernottando in tenda, per passare alcuni giorni alla scoperta dei territori insieme ad altri appassionati alla ricerca famelica di nuove imprese e avventure. In ultimo, nell’intervista a seguire, parleremo anche di chi ha preso lo spunto dall'espansione del mondo gravel e dalla passione per i viaggi in bicicletta, per cambiare vita e seguire la propria vocazione di “emozionare le persone”.
Andy Serighelli co-fondatore epicdays.cc

DJ Andy Love, al secolo Andrea Serighelli, dopo anni a suonare nei migliori club del mondo e produrre musica, ha deciso di dedicarsi anima e corpo a quella che era la sua passione nemmeno troppo nascosta: la bici. Suo, e di altri due soci, è infatti il progetto epicdays.cc, che unisce avventura e libertà su due ruote. Partendo dal presupposto che ogni pedalata possa trasformarsi in un’avventura straordinaria, capace di lasciare un segno nella vita di chi vi partecipa. Nascono così pedalate notturne, randonnée e progetti che lo stesso Andy ci ha raccontato.
Parlaci un po’ di te e della tua vita precedente Dopo vent’anni a fare il dj e produttore musicale ho voluto fare una scommessa con me stesso e dedicarmi completamente al progetto epicdays.cc. In precedenza, grazie alla musica, ho girato il mondo e mi sono divertito. Sono arrivato lontano, ho fatto i festival più belli, le cose che per me erano importanti. Il tutto partendo dalla gavetta nei peggiori locali e organizzando feste. Poi, l'amore per la musica mi ha portato anche a volerla fare, iniziando con la mia passione per l'hip hop e la moombahton e collegando il mondo del latino con la musica elettronica. Sono stato un po' l'unico a suonare questo genere già nel 2010. Ho iniziato a viaggiare prima in tutta Italia, poi anche all'estero, fino a suonare alla Winter Music Conference di Miami. Ho fatto tante serate in giro, ho anche prodotto musica e avevo la mia etichetta discografica e il mio studio di registrazione.
Come sei passato dalla musica alla bicicletta?
All’alba dei 40 anni a un certo punto ho detto basta. La bicicletta è sempre stata la mia seconda passione, la mia via di fuga. Per me è sempre stato un contraltare naturale alla musica. Vivevo di notte, ma quando potevo di giorno mi piaceva andare in bici da solo. Per lavoro ero sempre in mezzo a tantissime persone, quindi nel tempo libero mi piaceva stare nella natura, nel silenzio totale, e viaggiavo in bici per i fatti miei. Inizialmente andavo in mtb, la gravel è arrivata dopo, perché ancora non esisteva per come la conosciamo adesso. Pedalavo tanto in solitaria, per me era un modo per divertirmi e per far viaggiare la mente. Quindi visto che andare in bici, organizzare cose e stare con la gente mi piace, ho deciso di mettere insieme questi mondi in un modo che mi fosse congeniale. Quando smisi con la musica avevo tanto tempo libero e lo usavo per andare in bici a modo mio. L’ambiente racing non mi è mai appartenuto, non ho mai corso e soprattutto non volevo quel tipo di stress. Viaggiavo e pubblicavo qualche foto, magari mandandole agli amici più cari. Loro si stupivano che certi luoghi potessero essere raggiunti in maniera relativamente facile in sella. Ho iniziato quindi a proporre loro di seguirmi in alcune di queste avventure e, anche facilitati dall’avvento delle eBike, alcuni mi diedero retta. Ricordo in particolar modo un giorno in cui portai un caro amico, vidi nei suoi occhi che in qualche modo era sorpreso da quello che aveva fatto. Capii che quello era ciò che volevo fare: mettere tutti nella possibilità di vivere “giornate epiche” e memorabili. Tra l'altro ciò rappresenta per me la chiusura del cerchio, perché il motivo per cui mi ero innamorato del suonare, del mettere musica, fu proprio perché a me piaceva vedere la gente ballare, godere ed emozionarsi.

Hai avuto esperienze anche nella bike industry?
Quando ho smesso di fare il dj e produttore, ho lavorato anche in una realtà nel mondo della bici. È stata una bella esperienza anche se è durata solo poco più di un anno. Andava tutto bene, ma io non mi ci ritrovavo. Però sono felice di averla fatta, perché mi ha dato una conoscenza approfondita e diretta del settore. Vedere come funziona un negozio di bici mi ha portato un know-how unico, stavo lì e vedevo, assimilavo, gestivo i meccanici, l’e-commerce. Mi ha avvicinato tanto a questo mondo, aiutandomi a comprenderlo anche da addetto ai lavori. Poi ho fatto un sacco di contatti.
Hai fatto tutto da solo?
Non proprio, siamo tre soci. Quando ho presentato il mio progetto, ho conosciuto quello che sarebbe stato il mio primo socio che a sua volta mi ha presentato il secondo. Non me lo sarei mai aspettato, ma queste due persone a oggi le reputo una ricchezza fondamentale, abbiamo un rapporto unico e sono un infinito supporto a livello di brainstorming anche se mi lasciano fare. Per me sarebbe difficile se non fosse così. Quando ho avuto l’idea degli epicdays.cc, doveva essere realizzata così come l’avevo in mente.
Cosa succede durante le tue esperienze epiche?
Il mio lavoro è quello di cercare località straordinarie e portarci le persone in bici, ma con un mood molto rilassato e inclusivo. Voglio che la gente scopra posti belli in Italia, magari proprio dietro casa. Per fortuna ne abbiamo infiniti. Ma il vero valore del biglietto di partecipazione ai nostri eventi passa anche da altro. Vivere l’esperienza, sentirsi parte della community, percepire le “vibe”. epicdays.cc ha lo scopo di far star bene le persone intorno a una passione, ai nostri eventi sono alla ricerca di un coinvolgimento totale di tutti sensi. Il vero valore è mentale, non è tanto quello che trovi nel pacchetto di partecipazione.
Come sono le ride che proponi durante gli epicdays.cc?
Spesso mi sembra che ci sia solo la ricerca del massacro fisico, pur di distinguersi. Noi perseguiamo uno scopo differente. Ero stufo di vedere o partecipare a tour gravel o mtb estremi, dove il rischio era molto alto, la fatica fine a sé stessa e magari si passava più tempo con la bici in spalla che pedalando. Le tracce che propongo sono tutte pedalabili e con dislivelli accessibili, perfette per le bici gravel, ma vorrei che chiunque potesse sentirsi libero di farle con il mezzo a pedali che più gli è congeniale. Una specie di ritorno alle origini del cross-country o del trekking in bici, quando da ragazzini si esploravano i trail dietro casa con le mtb da 26”. Il primo dei nostri eventi ufficiali è stata una notturna a Bergamo, quindi una semplice pedalata su una ciclabile da 80 chilometri per 500 metri di dislivello. Sembra una cosa piuttosto banale, però a un certo punto il sole tramonta, ti ritrovi al buio e cambia tutto. Un contesto a cui molti non sono abituati e ne restano affascinati. Quello è epicdays.cc, totalmente. Quest'anno abbiamo fatto tre notturne, c'è sempre anche una traccia corta da 40 km, mi rendo conto che c'è gente che va alla Decathlon, esce con una gravel, poi non sa dove andare, né come iniziare. Noi vogliamo portare più persone in bici, non fare la selezione al contrario che spesso viene fatta in alcuni ambienti del mondo bike.
Per chi cerca una sfida più impegnativa, ho pensato alla Randonnée du Mont Blanc, sulla scia del famoso UTMB di trail run. Il mio pensiero era che non ci fosse solo il giro alto del Monte Bianco, ma che se ne potesse fare uno, magari più in basso, ma tutto pedalabile. Ci sono dei paesi lì uno più bello dell'altro. Inoltre, si attraversano tre Stati: Italia, Francia e Svizzera. Dopo un anno intero di ricerche ho chiuso l’anello, e ora quel percorso è parte dei nostri eventi (nel 2026 si terrà a partire dal 25 luglio) con due tracce, una completa da 330 km e l’altra da 100.



Per Guerciotti il gravel non è mai stato una tendenza passeggera, ma la naturale evoluzione di una vocazione nata nel ciclocross. Grazie all’esperienza maturata in condizioni estreme, tra fango, sabbia e rilanci violenti, il brand italiano ha saputo interpretare con precisione le esigenze del gravel. Da questo know-how è nata Anima, una bici realizzata in fibra Mitsubishi T65 e costruita con tecnologia Expanded Polypropylene System, che garantisce una compressione ottimale del carbonio, eliminando microfori e resina in eccesso per ottenere massima rigidità, controllo degli spessori e un peso del telaio di 830 grammi. Da segnalare, oltre all’integrazione totale dei cavi, gli innovativi foderi posteriori asimmetrici, fissati in quattro punti, che migliorano trazione e controllo soprattutto nei tratti più tecnici. Inoltre, la scatola movimento centrale T47-86 conferisce una rigidità strutturale eccezionale, rendendo la bici pronta al rilancio e precisa.
SCHEDA TECNICA
Telaio: in carbonio fibra Mitsubishi T65
Forcella: in carbonio
Gruppo: SRAM Red AXS XPLR 1×13
Freni: a disco
Ruote: Vision SC48 Carbon TLR
Gomme: Challenge Gravel Grinder
CHALLENGE
S WORKS CRUX 5


Challenge è una all-road leggera e versatile, performante e allo stesso tempo piacevole da guidare sui terreni misti. Le linee del telaio in carbonio esprimono una forte personalità, anche se racchiudono geometrie non estreme, pensate per consentire agli amanti del fast gravel una pedalata confortevole anche sulle lunghe distanze. Il carro posteriore ospita il forcellino universale UDH, compatibile con i vari tipi di trasmissione. Ampi e funzionali i passaggi ruota scelti dai tecnici Olympia, che permettono di montare coperture fino a 45 mm (700x45c). Se equipaggiata con ruote da asfalto, Challenge è una bici che sa farsi apprezzare anche dagli stradisti più convinti per scorrevolezza e reattività. Dispone in oltre di agganci per il porta-borraccia sia sopra il tubo orizzontale sia sotto il tubo obliquo. Questi sono stati elegantemente integrati e possono essere coperti da un inserto in gomma se non vengono utilizzati, rispettando così le linee del telaio.
Cicli Olympia – 049.9703000 - info@olympiacicli.it
SCHEDA TECNICA
Telaio: in carbonio Toray T1000 – T800
Forcella: in carbonio
Gruppo: Shimano GRX 12v
Freni: a disco Shimano RX400 / RT10
Ruote: X-Feel Gravel
Gomme: Schwalbe G-one Bite TLE 45-622
TITANIO X

Specialized punta ad alzare l’asticella delle performance nel mondo gravel con la nuova S Works Crux 5. Alla base dello sviluppo c’è “Equation of Speed”, un modello che integra aerodinamica, peso, resistenza al rotolamento, caratteristiche del terreno e potenza del rider per calcolare il tempo finale su un percorso reale. Con un telaio da 789 grammi e bici completa a partire da 6,9 kg, Crux 5 è tra le gravel più leggere al mondo. Il merito è del Flow State Design, filosofia progettuale che ottimizza le forme del telaio per gestire i carichi, riducendo la necessità di materiale e migliorando al tempo stesso rigidità e comfort. Crux 5 nasce dalle competizioni grazie ai feedback raccolti dagli atleti su alcuni tra i tracciati più impegnativi al mondo, come l’Unbound Graveld, e si sviluppa grazie ai dati raccolti sul campo e a test estremi. Da segnalare infine lo spazio per pneumatici fino a 55 mm, per garantire versatilità e performance su ogni terreno.
Telaio: in carbonio
Guerciotti - 02.2826188 - info@guerciotti.it specialized.com
SCHEDA TECNICA
Forcella: S-Works FACT in carbonio
Gruppo: SRAM Red AXS E1
Freni: disco idraulico SRAM Red E1
Ruote: Roval Terra Aero CLX
Gomme: Pathfinder 700x45, tubeless ready
Titanio X è il nuovo progetto che mira a unire due anime di De Rosa (l’eredità stradale e l’attitudine off-road) in un equilibrio naturale, pensato per trasformare ogni percorso in piacere di guida. Il telaio in titanio, abbinato a forcella in carbonio, è in grado di assorbire le vibrazioni senza rinunciare a reattività e controllo. Le geometrie bilanciano stabilità e agilità, rendendo Titanio X efficace su asfalto e sicura su fondi misti. In particolare, De Rosa ha previsto angoli sterzo leggermente più aperti nelle taglie grandi e un carro posteriore compatto che mantiene l’agilità della bici anche su asfalto. Il reach è progressivo a seconda delle misure, in modo da offrire a ogni ciclista una posizione efficace senza estremizzazioni. Ogni telaio è realizzato a mano nel quartier generale di Cusano Milanino, con possibilità di personalizzazione completa su geometrie, finiture e dettagli. Titanio X è compatibile con i principali gruppi disponibili in commercio.
De Rosa - 02.6195171 - derosa@derosa.it
SCHEDA TECNICA
Telaio: Titanio Grado 9
Forcella: in carbonio
Gruppo: Campagnolo Super Record X 13 1x
Freni: a disco
Ruote: Campagnolo Bora Ultra WTO
Gomme: Vittoria Rubino
GRAVELX R ZENITH

La nuova BH eredita le linee dell'attuale GravelX, modello con cui il brand spagnolo ha fatto il proprio ingresso nel gravel ad alte prestazioni. Mentre nella GravelX prevale il comfort, grazie all'uso del sistema di micro-sospensione Smooth Riding System, nella GravelX R tutto ruota attorno alle prestazioni con la rinuncia al sistema SRS per ottenere un telaio più leggero e in grado di garantire massima rigidità. Nella costruzione dei telai in carbonio GravelX R utilizza il processo HCIM, che elimina qualsiasi imperfezione del frame. La forcella è stata progettata con il concetto denominato Air Bow che, oltre a essere un elemento chiave nell'aspetto estetico, è un importante nel filtraggio delle vibrazioni e nel miglioramento delle prestazioni. Da segnalare il sistema ICR di cablaggio interno che offre un look pulito e migliora l'aerodinamica. L’elemento principale dell'integrazione nella GravelX R è il Toolbox, uno scompartimento interno al telaio posto nella parte inferiore del tubo obliquo e facilmente accessibile.
BH - 335.6442523 - g.orsi@bhbikes.com
SCHEDA TECNICA
GRAVELX R 6.5
Telaio: in carbonio
Forcella: in carbonio
Gruppo: Shimano GRX 825 DI2 12v
Freni: a disco idraulico Shimano GRX
Ruote: Vision SC45
Gomme: Pirelli Cinturato Gravel 700x40
TERRA RACE

Progettata per offrire ottime performance su terreni imprevedibili, Terra Race combina un leggero telaio OMX in carbonio con un’aerodinamica raffinata. Grazie a fibre ad alto modulo, tagliate al laser e posizionate con precisione, offre massima rigidità dove serve e alleggerisce dove non è necessario. Il telaio è 300 g più leggero rispetto ai modelli precedenti e la forcella OMX abbinata, da soli 425 g, assicura precisione e agilità nei tratti tecnici. Le geometrie scelte dai tecnici Orbea sono quelle di derivazione gravel racing, con stack più basso, un reach più lungo e un’altezza del movimento centrale ottimizzata per garantire il massimo controllo sui tratti veloci. Ogni elemento è pensato per ridurre al minimo le resistenze (dal passaggio cavi completamente interno, fino all’elegante OC SH-RA10 Aero Cockpit). Infine, il passaggio ruota per copertoni fino a 45 mm consente di personalizzare scorrevolezza, grip e comfort in base alle esigenze di ogni gara.
SCHEDA TECNICA
Telaio: Orbea Terra carbon OMX
Forcella: Orbea Terra ICR, full carbon
Gruppo: SRAM Red XPLR AXS 13v
Freni: SRAM Red AXS

Zenith raccoglie l’eredità di Drali Milano e la proietta verso una nuova idea di avventura, una forma più raffinata di esplorazione, fatta di lunghe distanze e territori ancora da scoprire. Questo lo si vede sin da subito dalle linee del telaio in carbonio ad alto modulo che sono pulite, essenziali, prive di eccessi. Zenith mantiene una sensazione di efficienza che ricorda il mondo road, ma senza quella rigidità talvolta esasperata che caratterizza le piattaforme più orientate alla competizione. Il movimento centrale asimmetrico e i foderi progettati secondo la stessa filosofia non rappresentano semplicemente una soluzione ingegneristica, ma un modo per migliorare il dialogo tra ciclista e terreno. La trasmissione della potenza risulta efficace, mentre il controllo rimane costante anche nelle situazioni più impegnative. Il generoso passaggio ruota (fino a 47 mm) amplia ulteriormente le possibilità d'utilizzo. Il telaio integra un attacco UDH, così da garantire compatibilità totale con ogni gruppo trasmissione.
Drali Milano - 02.84892829 - info@ciclidralimilano.it
SCHEDA TECNICA
Telaio: in carbonio HM - T800
Forcella: Deda Gera Curvy
Gruppo: SRAM Red
Freni: a disco
Ruote: Fulcrum Sharq
Gomme: Vittoria Terreno
RASO GRAVEL

Come ogni Sarto, anche questa gravel è il frutto di un processo di progettazione e produzione interamente interno. Il nuovo modello eredita le prestazioni aerodinamiche del telaio Raso da strada. Con la forcella integrata nella parte anteriore dello sterzo, le linee pulite e le forme dei tubi progettate e ottimizzate per fendere al meglio i flussi d’aria, questa bici è stata sviluppata dal marchio veneto per viaggiare a una velocità sorprendente, offrendo un controllo preciso del cockpit. I pneumatici più larghi (si possono montare gomme fino a 48 mm o 55 mm) e le sfide del fuoristrada, hanno spinto i tecnici Sarto a sviluppare una nuova forcella, rigida e leggera. Sono state mantenute le linee equilibrate della silhouette da strada, “arricchite” con la resilienza e la flessibilità necessarie per affrontare le condizioni più impegnative off-road. orbea.com
Sarto Bikes - 041.5190563 - info@sartobikes.com
SCHEDA TECNICA
Ruote: Oquo Road Performance
RP50LTD
Gomme: Vittoria Terreno T30 Gravel
Endurance G2.0
Telaio: in carbonio, compatibile con UDH
Forcella: in carbonio
Gruppo: SRAM Red XPLR AXS 1x13
Freni: SRAM Red
Ruote: Campagnolo Levante
Gomme: Panaracer Gravelking
E-P3+ EVO2 rappresenta l’evoluzione della piattaforma E-P3+, con una nuova architettura elettronica, funzioni digitali avanzate e una gestione termica ottimizzata. Un aggiornamento pensato per offrire ai costruttori maggiore integrazione e aumentare il livello di personalizzazione per l’utente finale
di Davide L. Bertagna
Quando nel 2016 Polini Motori decise di entrare nel mercato delle eBike, il settore stava vivendo una fase di crescita importante ma anche di profonda trasformazione tecnologica. In un contesto dominato da grandi gruppi internazionali, l'azienda bergamasca ha scelto una strada diversa: sviluppare una piattaforma proprietaria, facendo leva sul know-how maturato in decenni di esperienza nella meccanica e nella progettazione motoristica. Una scelta che ha permesso al marchio lombardo di ritagliarsi uno spazio ben definito all'interno del mercato, grazie a una filosofia basata su sviluppo interno, produzione Made in Italy, assistenza diretta continua e costante evoluzione del prodotto. A dieci anni dall'ingresso nel settore eBike, questo percorso trova una nuova tappa con il lancio di E-P3+ EVO2, evoluzione della piattaforma E-P3+ sviluppata per offrire ai costruttori un sistema ancora più completo sotto il profilo tecnico, elettronico e digitale. Più che una rivoluzione, il nuovo motore rappresenta un aggiornamento sostanziale di un progetto già consolidato. Una scelta che guarda alle esigenze dei produttori di bici e degli utilizzatori finali, sempre più orientati verso sistemi affidabili, aggiornabili e capaci di garantire continuità nel tempo.
DESIGN RINNOVATO E MIGLIORE GESTIONE TERMICA
Tra le novità più evidenti del nuovo E-P3+ EVO2 troviamo il completo ridisegno dei carter laterali. L'intervento non ha soltanto una finalità estetica, ma contribuisce a migliorare la dissipazione del calore generato durante il funzionamento. Una gestione termica più efficiente consente infatti all'elettronica di lavorare in condizioni ottimali anche durante utilizzi intensivi e prolungati, garantendo costanza di rendimento e affidabilità nel tempo. Dal punto di vista estetico il nuovo motore introduce una finitura Grafite e una viteria Total Black in ergal che contribuiscono a definire un'identità più contemporanea e tecnica.
ELETTRONICA DI NUOVA GENERAZIONE
mantenere il motore costantemente aggiornato e pronto a recepire eventuali sviluppi futuri. Tra le innovazioni più significative figura la gestione della ruota fonica, che migliora la precisione nella rilevazione della velocità e contribuisce a rendere ancora più fluida l'erogazione dell'assistenza anche nelle situazioni di utilizzo più impegnative.
APP EVOLUTA E MAGGIORE PERSONALIZZAZIONE
L'evoluzione hardware procede di pari passo con quella software. L'app Polini amplia infatti il numero di funzioni disponibili, introducendo strumenti che migliorano sia l'esperienza d'uso sia le possibilità di personalizzazione. Tra le principali novità troviamo il lucchetto elettronico che protegge il motore da utilizzi non autorizzati, la registrazione dei percorsi con caricamento automatico su Strava e la gestione avanzata dei dati di utilizzo e delle performance. Particolarmente interessante è la possibilità di personalizzare le mappe motore, adattando la risposta dell'assistenza allo stile di guida e al tipo di percorso.

Il cuore dell'evoluzione è rappresentato dalla nuova piattaforma elettronica sviluppata da Polini. La scheda di controllo è stata progettata per offrire una maggiore capacità di elaborazione e una risposta ancora più rapida alle richieste del ciclista. Il sistema adotta un BIOS aggiornabile tramite applicazione dedicata, una soluzione che consente di

MECCANICA SEMPRE PIÙ EFFICIENTE
Pur mantenendo l'impostazione che ha caratterizzato il progetto originale, Polini ha introdotto una serie di affinamenti anche sul piano meccanico. L'interasse dei perni pedali è stato uniformato a 137 millimetri su tutta la gamma, aumentando la libertà progettuale nella scelta degli spider dedicati. Una soluzione che migliora l'integrazione del sistema senza compromettere efficienza e prestazioni.
PRODUZIONE CONTROLLATA E GARANZIA ESTESA
Per il 2026 Polini ha scelto di limitare la produzione di E-P3+ EVO2 a un massimo di 3.000 unità numerate. Una decisione che testimonia la volontà dell'azienda bergamasca di mantenere elevati standard qualitativi e un controllo rigoroso sull'intero processo produttivo. In linea con questa filosofia, la garanzia viene estesa a tre anni, confermando la fiducia del costruttore nell'affidabilità della piattaforma. A supporto del prodotto resta inoltre attiva la rete di assistenza tecnica diretta presente in tutta Europa, con la disponibilità dei ricambi anche oltre il periodo di copertura della garanzia. Un elemento sempre più importante in un mercato che guarda con crescente attenzione alla durabilità dei componenti e alla sostenibilità dell'intero ciclo di vita del prodotto.
Abbiamo avuto modo di testare E-P3+ EVO2 su una Cipollini Fybra e fin dai primi chilometri il motore ha evidenziato quella che, a nostro avviso, rappresenta la sua caratteristica più interessante: la naturalezza dell'assistenza. L'erogazione della potenza (sempre gestibile grazie al comando manubrio a due bottoni) risulta sempre fluida e progressiva, senza strappi o interventi bruschi, contribuendo a mantenere una sensazione di pedalata molto vicina a quella di una bici tradizionale. A questo si aggiunge una silenziosità notevole che rende l'esperienza di guida particolarmente piacevole sia nei tratti su asfalto sia nei segmenti off-road. Durante il test abbiamo utilizzato le tre modalità di assistenza disponibili (non abbiamo provato le due custom). Al termine della prova di circa quattro ore la batteria indicava ancora il 50% dell'autonomia residua, un dato che ci ha sorpreso positivamente e che conferma l'efficienza complessiva del sistema. La modalità Touring si è dimostrata ideale per chi cerca comfort, autonomia e una risposta sempre morbida e progressiva. Dynamic rappresenta probabilmente il miglior compromesso per l'utilizzo sportivo quotidiano, offrendo un supporto più deciso ma sempre naturale e facilmente gestibile. Race, infine, mostra il lato più performante del sistema: la risposta diventa immediata e particolarmente efficace nei rilanci e in salita. Durante il test abbiamo abbinato una fascia cardio direttamente al display, elemento che ci ha permesso di avere sempre sotto controllo la frequenza durante l’allenamento senza mai andare oltre la soglia. Molto interessante anche la connettività wireless: tramite l'interfaccia dedicata si riescono a gestire rapidamente i livelli di assistenza, selezionare le diverse mappe motore, controllare le luci e accedere alle principali informazioni di utilizzo in modo intuitivo. Dopo diverse ore in sella la sensazione è quella di un motore che punta su equilibrio e perfomance e che convince per naturalezza di funzionamento, silenziosità e gestione dell'autonomia.
polini.com



L’ampia gamma Look è pensata per soddisfare tutti i palati, dai prodotti racing oriented, fino a quelli destinati al viaggio in bici e che puntano su versatilità e praticità

X-ONE-G MAX
Questo modello prende il meglio del mondo road in termini di trasmissione della potenza e fluidità di funzionamento e lo coniuga con la versatilità dei pedali mountain compatibili SPD. Look crea un pro dotto dedicato espressamente al gravel più veloce pur permettendo di affrontare anche le sezioni di portage in gara, o la comodità in viaggio. Na sce per il mondo race, ma si adatta a tutti gli amanti dell'off-road migliorando la connes sione uomo-bici e rendendola un rapporto spe ciale come avviene sulle road bike più performanti, dove ogni Watt si trasforma in spinta e ogni pedalata in diretta espressione della potenza dell’atleta sempre alla ricerca della prestazione e della stabilità anche sui terreni più impegnativi e sulle salite più ripide.

SCHEDA TECNICA
Superficie d’appoggio: 650 mm²
Larghezza: 67 mm
Altezza d’appoggio: 16,8 mm
Peso: 145 grammi
Q Factor: 53 mm
• Compatibile con SPD
• Asse in acciaio
• Corpo in alluminio CNC riciclato
• Cuscinetti a sfera


X-VENTURE+

Libertà di movimento: 6° Q Factor: 53 mm
Destinato agli amanti dell’avventura in bici, offre controllo e stabilità su tutti i terreni, dalle strade gravel ai sentieri più impervi. Il suo profilo compatto si integra perfettamente nel design delle bici moderne e rappresenta quanto di meglio in termini sia prestazionali sia estetici da un pedale compatibile SPD (con regolazione della pressione di serraggio) da un lato e con piattaforma a pin stampati dall’altro. La superficie da 77 mm garantisce un appoggio preciso in fase di guida, una presa sicura su terreni instabili o scoscesi e per chi, in determinate situazioni, non ama sentirsi vincolato al pedale. La sua ampia superficie d’appoggio garantisce comfort e controllo ed è pensata espressamente per l’utilizzo con le moderne calzature ibride che permettono buona camminabilità e prestazione in fase di pedalata.
SCHEDA TECNICA
• Compatibile con SPD
• Asse in acciaio
• Corpo in alluminio
• Cuscinetti a sfera


Fizik rinnova la gamma off-road e introduce Ergolace 2 con mescola Vibram Megagrip. La versatilità è tutto per questa scarpa che nasce per il gravel adventure e il bikepacking, ma i cui limiti sono solo nei pedali di chi la usa
Ultimamente si parla tanto di gravel race e questo certamente non ci dispiace. Ci si dimentica però che l’anima vera della disciplina è un’altra, ovvero quella di avventure più scanzonate, ride informali alla ricerca di “quel trail”, viaggi in bikepacking alla scoperta dei territori, fuori dal traffico e dalle rotte comuni. Proprio per quest’ultimo modo di vedere il gravel “back to the roots” sembrano pensate le Fizik Ergolace 2, e in questi contesti le abbiamo testate, e poi ri-testate, e poi ancora; dimostrando, oltre a una grande versatilità, di essere la degna erede di un modello iconico, forse uno dei più amati di sempre dagli avventurieri in bici.
Ergolace 2 è una scarpa leggera, resistente, ad asciugatura rapida e confortevole, ma rigida il giusto, soprattutto in versione clip-in per i rider che sognano di

VIBRAM MEGAGRIP:
ADERENZA E TRAZIONE
La nuova suola di Ergolace 2 si avvale di un design esclusivo del battistrada e di Vibram Megagrip, la mescola Vibram che offre un’ottima aderenza su terreni asciutti e bagnati ed elevata resistenza all’usura. Vibram Megagrip dà sicurezza e controllo, mantenendo un equilibrio ottimale tra stabilità e flessibilità per l’adattamento alle varie superfici. Tornando all’evoluzione del disegno della suola, la parte centrale del piede ha tasselli più bassi e regolari per migliorare l’interazione con i pedali e la stabilità in camminata. Per una maggiore trazione nei tratti a piedi sono state sviluppate punta e tallone più aggressivi: i tasselli sono più alti in queste aree e con un ampio disegno per una migliore presa sul terreno. L’intersuola in Vibram LCS è studiata per

andare ben oltre l’asfalto. Il nuovo modello ha una forma più ampia, ingombri ridotti e una suola rivisitata che offre ancora più grip sui terreni sconnessi o irregolari. La tomaia utilizza un tessuto rip stop traspirante che elimina materiali superflui diminuendo i tempi di asciugatura e risultando più leggera. Le ampie zone laminate in PU aumentano la protezione del piede dagli impatti. La chiusura ha il sistema Speedlace a laccio, facile da bloccare e rilasciare anche in fase di pedalata. Mentre la costruzione avvolgente è ergonomica (asimmetrica per evitare di intralciare la trasmissione della bici) e in tessuto airprene, che rispetto alla linguetta tradizionale riduce le sovrapposizioni di materiale. Ergolace 2 di Fizik è disponibile con suola flat o clipless e in versione con inserto impermeabile in Gore-Tex, è pensata per il gravel, ma adatta anche a mtb trail, back country e ogni avventura in bici.
CRANKBROTHERS CANDY

Il test delle Ergolace 2 è avvenuto con pedali Crankbrothers Candy, una combo naturale, visto che rappresentano la scelta adventure del brand americano parte del medesimo gruppo di Fizik. In un’avventura gravel con Ergolace2 è importante il comfort, la pedalata efficiente, ma anche la possibilità di potersi attaccare e staccare senza pensarci e senza indecisioni. La pedalata risulta efficace e la stabilità in discesa migliorata anche grazie alla superficie maggiorata rispetto al celeberrimo modello Eggbeater, che ha reso famosa questa tecnologia di pedale clipless. La procedura di sgancio in combo con Fizik Ergolace2 è fluida e intuitiva. I pedali Candy clip-in sono disponibili in varie versioni, con gabbia esterna in composito, in lega o titanio, e in vari colori. Si avvale inoltre della tecnologia di aggancio proprietaria di Crankbrothers a quattro punti, per una maggiore facilità di ingaggio della tacchetta al pedale anche in caso di fango.





Schwalbe riorganizza la gamma Tour per semplificare il proprio catalogo. Marathon, Motion e Hybrid coprono i segmenti urban, trekking e SUV, con novità interessanti come l’introduzione della tecnologia radiale
La riorganizzazione della gamma Tour di Schwalbe non rappresenta un semplice aggiornamento di catalogo, bensì l’ulteriore passo all’interno di una visione strategica globale per ridefinire gli standard interni di efficienza operativa. Seguendo il precedente della linea mtb, che ha visto una semplificazione dell’offerta con una nuova classificazione più snella e di facile lettura per i rivenditori, il brand tedesco ha scelto di applicare una logica di razionalizzazione strutturale anche al segmento city e touring. Per il negoziante e il professionista del settore, questa "semplificazione" riduce la complessità di stock e ottimizza le rotazioni del magazzino, cercando di eliminare le ridondanze tra i prodotti e condensare le esigenze del mercato in tre pilastri chiari. L’obiettivo è offrire uno strumento utile per il cliente per orientarsi con facilità, riducendo gli attriti lungo la customer journey. Tanto i clienti b2b quanto il pubblico finale possono percepire così una proposta tecnica coerente con le proprie necessità d'uso. La nuova struttura si poggia su tre macro-famiglie distinte, ognuna progettata per occupare uno spazio specifico del mercato contemporaneo. In un panorama sempre più ibrido e dai confini sottili, specie quando si parla di utilizzo urbano, gite
Dell’Orto administrative & commercial manager
Per approfondire le novità dell’azienda tedesca e la riorganizzazione della linea Tour, abbiamo rivolto qualche domanda a Elisabetta Dell’Orto, responsabile Italia di Schwalbe.
A che esigenza risponde la scelta di suddividere la storica gamma Tour in tre famiglie ben definite?

Abbiamo voluto raggruppare i prodotti per il loro scopo di utilizzo, al fine di agevolare il consumatore e ovviamente anche il negoziante ad avere una indicazione chiara dei prodotti per trovare facilmente i copertoni adatti alle esigenze dell’utilizzatore. La famiglia Marathon raggruppa diversi modelli, ed essendo la nostra icona resta catalogata con il suo nome. Motion raggruppa tutti i nostri prodotti che l’utilizzatore
fuori porta e nella natura, la scelta di Schwalbe è stata quella di segmentare la propria offerta in tre categorie che coprono il pendolarismo e le SUV bike.
MARATHON
Si tratta della famiglia di pneumatici più rappresentativa di Schwalbe. Il primo Marathon, lanciato nel 1983, è stato un pioniere in termini di durata e protezione contro le forature. Sinonimo di massima qualità e tecnologia all’avanguardia, garantisce affidabilità in ogni situazione e un ricambio costante per tutti i negozi.
MOTION
Con Motion, Schwalbe si rivolge ai ciclisti che vogliono coniugare estetica e prestazioni e che guidano bici urban più sportive. Gli pneumatici di questa linea spaziano dai modelli per le cargo bike alle opzioni per le bici urbane sportive.
HYBRID
Gli pneumatici Hybrid sono particolarmente indicati per le SUV bike, un segmento sempre più interessante per il mercato europeo. Combina l‘utilizzo quotidiano e il comfort da cicloturismo con le capacità fuoristrada e un’affidabile protezione contro le forature. Offrono infatti ottime prestazioni sia sull‘asfalto che sui sentieri sterrati.
finale può scegliere per l’uso quotidiano, il bikepacking e il commuting. Hybrid per tutti i prodotti destinati alle SUV e ibride.
In che modo questa nuova categorizzazione aiuterà i negozianti a ottimizzare la gestione del magazzino e a guidare il cliente verso il prodotto corretto in fase di vendita?
Abbiamo ridotto del 30% i prodotti del segmento Tour. Questo faciliterà la scelta dello pneumatico giusto per i consumatori. Pertanto, chi vorrà un copertone per una SUV bike, si riferirà alla gamma Hybrid. I negozianti saranno facilitati nella scelta dei prodotti da tenere in negozio, proprio in base alla tipologia di consumatori ai quali si rivolgono.
Il nuovo Marathon Almotion viene definito come il Marathon più sportivo mai realizzato, e nella versione Pro vediamo l'introduzione di tecnologie d'alta gamma come la mescola ADDIX Race e la predisposizione tubeless ready. Quali sono le
Oltre alle nuove famiglie, Schwalbe sta anche aggiornando le categorie all‘interno della struttura esistente, aggiungendo il Marathon Almotion, il Motion Kojak, il Motion Land Cruiser (Plus) e Hybrid Johnny Watts (Plus).
LE NOVITÀ MARATHON
La linea Marathon continua a essere il cuore pulsante dell'offerta Schwalbe, e con il nuovo modello Almotion il brand si spinge anche verso parametri più sportivi. Questo pneumatico non spicca solo per efficienza e resistenza alle forature, ma vuole offrire anche un boost dal punto di vista della performance. Il Marathon Almotion è stato progettato con un battistrada che presenta un'area centrale continua per garantire maggiore efficienza e tasselli esterni ravvicinati per una tenuta sicura su strade bianche o fondi sconnessi. Per i ciclisti più esigenti, Schwalbe ha studiato anche la versione Marathon PRO Almotion: protezione antiforatura V-Guard e mescola ADDIX Race per una resistenza al rotolamento estremamente bassa e un grip eccellente, oltre che tubeless ready. Entrambe le versioni sono dotate della certificazione ECE-R75 per le S-pedelec e per mezzi con peso fino a 150 kg. Inoltre, presentano una striscia riflettente sul fianco per una maggiore visibilità.
LA VERSATILITÀ DELLA LINEA MOTION Schwalbe introduce soluzioni specifiche per l'ambiente metropolitano moderno e per il trekking, includendo una nicchia sempre più rilevante: quella delle cargo bike da trasporto leggero.
Motion Kojak: uno pneumatico sportivo, veloce e moderno per le city bike. Il disegno del battistrada è continuo e con una trama a squame. È omologato per le eBike fino a 25 km/h, presenta la mescola ADDIX Green di Schwalbe e la protezione integrata RaceGuard.

ragioni dietro questa scelta?
Motion Land Cruiser (e versione Plus): grazie al battistrada centrale stretto, scorre silenzioso e veloce sull'asfalto, mentre i tasselli aperti sulle spalle garantiscono trazione immediata su ghiaia e terreni sconnessi. Una soluzione ideale per bici da trekking e all-terrain. La versione Plus ha fianchi rinforzati in gomma e uno strato antiforatura da 3 mm, che riducono drasticamente la manutenzione e banali imprevisti.
HYBRID E TECNOLOGIA RADIALE
Uno degli aspetti più interessanti e notevoli delle novità di Schwalbe riguarda i modelli Hybrid. Per il modello Johnny Watts, infatti, l’azienda tedesca ha introdotto la tecnologia radiale, che aveva fatto il suo esordio nella mtb ottenendo subito grandi apprezzamenti. La carcassa radiale, i cui fili si incrociano con angoli differenti rispetto a quelli tradizionali, aumenta l’area di contatto e assorbe in maniera più efficace le irregolarità del terreno, migliorando il comfort generale. Nella versione Plus è presente una maggiore protezione antiforatura, che rende il Johnny Watts uno pneumatico ancor più all’avanguardia.




La versione Pro è nata inizialmente per il segmento mtb. I nostri product manager hanno voluto portare questa tecnologia per chi vuole il massimo delle performance da un copertone per un utilizzo quotidiano o touring.
Quali valutazioni vi hanno spinto ad allargare la tecnologia radiale anche al segmento delle SUV bike con il nuovo Hybrid Johnny Watts? Per offrire ai consumatori le stesse performance che si trovano nella mtb. Abbiamo voluto portare maggiore innovazione anche in questo segmento, che vede sempre più domanda.
Se doveste dare un consiglio a un negoziante che si trova davanti a un cliente indeciso, quali sono le due caratteristiche chiave del Johnny Watts radiale su cui fare leva per spiegare il valore di questo pneumatico rispetto a un modello standard?
La carcassa radiale offre maggiore grip, comfort e sicurezza grazie alla protezione
sotto al battistrada da fianco a fianco. Resta “incollato” al terreno e si deforma in modo selettivo, in base alle asperità del percorso. Inoltre, la versione pieghevole TLR può essere utilizzata con cerchi Hookless.
Con la linea Motion vi rivolgete a chi usa la bici in città per lavoro o tempo libero. Da un lato c'è il Kojak, con un battistrada leggermente tassellato e veloce; dall'altro il Land Cruiser Plus, super protetto e robusto. Guardando a come stanno cambiando le nostre città, quale di queste due filosofie sta crescendo maggiormente sul mercato? La scelta del prodotto non deve tenere conto solo di come cambiano le città, ma una serie di fattori come la tipologia di bicicletta, le performance che si vogliono ottenere, la sicurezza e affidabilità e anche il tipo di strade. Per questi motivi, la nostra decisione di avere differenziato i prodotti per scopo di utilizzo va incontro anche ai cambiamenti delle città in materia di sicurezza, stabilità e obiettivi personali. Ma, soprattutto, mette al centro il ciclista che ogni giorno può contare su prodotti che lo rappresentano e soddisfano le sue esigenze.
Il brand italiano aggiorna le mantelline impermeabili e compattabili Garibaldine ideali per chi desidera muoversi in città anche in condizioni di meteo avverse
Nel 2017 erano state tra le novità più interessanti presentate da Tucano Urbano a Eurobike: le Garibaldine avevano segnato il debutto ufficiale della linea urban cycling del brand italiano, conquistando l’attenzione di pubblico e operatori del settore grazie a un approccio originale alla protezione antipioggia in bici. Oggi, a distanza di otto anni, quelle mantelline tornano profondamente aggiornate, mantenendo intatta la filosofia originaria ma evolvendo nel fitting, nei colori e nella funzionalità. Pensate per chi sceglie la bici ogni giorno, anche sotto la pioggia, le nuove Garibaldine confermano l’approccio di Tucano Urbano verso una mobilità urbana pratica e sostenibile. Il concept resta quello che aveva decretato il successo del progetto: una mantellina ergonomica, super compattabile e progettata specificamente per l’utilizzo urbano su due ruote, compatibile con city bike e bici da commuting.
Alle spalle del progetto c’è tutto il know how sviluppato da Tucano Urbano nel settore della protezione antipioggia per moto e scooter, un’esperienza maturata in anni di prodotti dedicati alla mobilità urbana e trasferita nel mondo cycling attraverso soluzioni tecniche pensate per garantire impermeabilità, comfort e praticità anche nell’utilizzo quotidiano in bici. L’aggiornamento più evidente riguarda il nuovo fitting, studiato per migliorare comfort e libertà di movimento in sella. La vestibilità è stata rivista con linee moderne e funzionali, capaci di adattarsi meglio alla postura del cicli-



sta urbano e alle esigenze dell’utilizzo quotidiano. Si rinnova anche la gamma colori, oggi più contemporanea e in linea con le tendenze dell’urban outdoor.
GLI AGGIORNAMENTI TECNICI
Dal punto di vista tecnico, le Garibaldine mantengono tutte le caratteristiche che avevano reso il prodotto un riferimento nel segmento commuter. La costruzione in nylon ripstop antivento e impermeabile ad alta colonna d’acqua 10K, le cuciture nastrate e i dettagli progettati per proteggere efficacemente dalla pioggia restano elementi centrali del progetto. Non manca l’attenzione alla traspirabilità, grazie ai sistemi di ventilazione integrati, così come alla sicurezza, garantita dagli inserti rifrangenti e dai dettagli ad alta visibilità. Confermata anche la praticità d’uso: le mantelline si richiudono in una confezione compatta facilmente trasportabile o agganciabile alla bici e allo zaino, mentre il cappuccio ergonomico compatibile con il casco e gli accorgimenti antivento continuano a rendere il prodotto particolarmente adatto agli spostamenti urbani.
Con questo aggiornamento, Tucano Urbano rilancia uno dei prodotti più iconici della propria proposta cycling, reinterpretando in chiave contemporanea una mantellina che fin dal suo lancio aveva anticipato molte delle esigenze oggi centrali nel mondo della mobilità urbana: protezione, funzionalità e stile.




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June 24 – 27, 2026
Messe Frankfurt, Germany
EUROBIKE Festival: June 27
Con il Kit Pulizia, Svitol Bike propone una soluzione completa e pratica per chi vuole prendersi cura della propria bici con attenzione e prodotti specifici
C’è un momento, dopo ogni uscita, in cui la bici racconta davvero il percorso appena fatto: polvere sul telaio, fango tra i componenti, residui sulla trasmissione, segni di utilizzo che fanno parte dell’esperienza ma che, se trascurati, possono incidere nel tempo su estetica, funzionalità e performance. La manutenzione non è quindi solo una questione di pulizia, ma un gesto di cura che aiuta a preservare la bici e a mantenerla pronta per la prossima pedalata. Per rispondere a questa esigenza, Kit Pulizia di Svitol riunisce in un’unica soluzione prodotti e strumenti pensati per accompagnare le diverse fasi

pre a disposizione una soluzione efficace dopo ogni uscita. Dopo la pulizia, il Polish Lucidante da 500 ml completa il trattamento con un finish uniforme, che esalta quello originale della bici. Ma la vera forza di questo prodotto è la sua azione protettiva, antistatica e idrorepellente, che contribuisce a prolungare la durata della pulizia e a proteggere la bici dagli agenti esterni.

A rendere il kit ancora più completo è il set di accessori dedicati: un secchiello da 7 litri, utile anche per la diluizione del detergente, una spugna morbida per una pulizia efficace ma delicata, una spazzola grande per il telaio, una spazzola a doppia testa regolabile per raggi e cerchi, una spazzola 4 in 1 per lo sporco più ostinato e una spazzola lunga a pennello per raggiungere ingranaggi e punti meno accessibili. Completa la dotazione il Lubrificante Dry da 100 ml, pensato per la cura della trasmissione.

Choice è la prima sella da strada integrata e modulare. Brevettata da Prologo, è stata sviluppata in collaborazione con il team Visma | Lease a Bike e ha già vinto la Parigi-Roubaix grazie a Wout van Aert e il Giro d’Italia con Jonas Vingegaard
Il mondo del ciclismo, in continua evoluzione soprattutto in ottica racing, è caratterizzato sempre più da velocità elevate, con l’aerodinamica che riveste un'importanza fondamentale per raggiungere le vittorie. In questo contesto Prologo presenta la sua nuova sella Choice, che si pone all’avanguardia di un processo di integrazione totale, offrendo comfort e prestazioni. Un prodotto brevettato da Prologo che apre nuove prospettive nel settore della componentistica di alta gamma. Choice si distingue per il design elegante e minimale, che rivede il modello intercambiabile lanciato nel 2007 in chiave innovativa. Questa sella da corsa integrata è infatti progettata per ridurre al minimo i coefficienti di drag aerodinamico grazie all’uso di software di simulazione CFD e perfezionata in galleria del vento. Le forme avveniristiche, definite anche grazie ai test di pressione effettuati con il sistema Pressure Map MyOwn, si combinano con un foam di ultima generazione a densità variabile, assicurando il perfetto equilibrio tra comfort e performance. L’ergonomia è studiata per adattarsi alle alte velocità e alle nuove geometrie, consentendo di mantenere più a lungo una posizione aerodinamica. Le dimensioni compatte, la forma T-shape semitonda e il peso contenuto di 152 grammi rendono Choice ideale per chi ricerca innovazione
Dimensioni versione stretta: 240 × 140 mm
Dimensioni versione larga: 240 × 147 mm
Forma: semi-tonda, T-shape
Peso: 152 grammi
Diametro rail: Nack (7 × 9 mm)

e prestazioni. La sua elevata efficienza aerodinamica è strettamente legata al concetto d’integrazione del rail. La forchetta in Nack (nano carbon fiber) è nascosta dalle due side wings laterali, progettate per schermare il flusso d’aria frontale e convogliarlo verso la parte posteriore della sella. Il risultato è un prodotto estremamente leggero, aerodinamico e reattivo in ogni condizione. Grazie a uno stack ridotto e a un collegamento ottimizzato tra rail e base, la sella garantisce una maggiore rigidità strutturale, traducendosi in una trasmissione della potenza più efficiente e in una guida precisa e controllata. Elemento caratteristico di Choice è la sua modularità: attraverso due viti è infatti possibile separare il rail dalla scocca in carbonio, permettendo la sostituzione dei singoli componenti. Il modello è già disponibile nella versione con base in carbonio a fibra lunga e rail in Nack nei migliori negozi specializzati e sul sito prologo.it




La prossima generazione dei motori centrali
M7100 eCity motor
M7600 eMTB Motor M7200 eTrekking motor

Costruita su una piattaforma condivisa e ottimizzata per diverse esigenze di guida, la serie M7000 combina potenza di picco e coppia elevata, design compatto, funzionamento silenzioso e connettività intelligente in un’unica soluzione.
Le considerazioni emerse nella Carica dei 101 sono arrivate sul tavolo di produttori e operatori del settore. Come rispondono alle criticità su aumento dei prezzi, concorrenza con l’online e stagnazione del mercato?
di Davide L. Bertagna e Daniele Pansardi
Iprimi mesi dell’anno, come da tradizione, rappresentano per il nostro gruppo editoriale l’occasione per tracciare un bilancio con la rete di negozianti di tutta Italia. I retailer rappresentano l’anello fondamentale della filiera e proprio per questo è importante raccogliere il loro punto di vista, ascoltarne le richieste e considerarne i bisogni. La nostra indagine di mercato “La Carica dei 101” ha messo in luce le criticità di un lavoro complesso, e che negli ultimi anni presenta sempre più sfide, i nuovi trend, le possibili opportunità e tanti spunti di riflessione per cercare di rendere più armonico e collaborativo il rapporto con i rispettivi fornitori. La palla ora passa alle aziende e ai distributori. La seconda tappa della nostra indagine
(sempre molto letta, commentata e apprezzata) è dedicata quindi ai produttori e ai distributori, a cui abbiamo girato le considerazioni dei negozianti per avere un quadro completo della situazione. I temi sul tavolo sono gli aumenti dei prezzi, la concorrenza dell’online, il peso dei brand asiatici, un’eventuale rimodulazione dell’offerta tra luogo fisico e internet, ma non solo. Il questionario si è poi allargato anche alle tipologie di prodotti di maggior successo, alle motivazioni che spingono le aziende a scegliere una fiera piuttosto che un’altra, alle strategie future e a una riflessione sul ruolo delle istituzioni per un settore così importante come quello della bike industry, troppo spesso ingiustamente bistrattato e poco considerato.
1. Con un volume d'affari che tocca i 2,5 miliardi di euro, la bike industry italiana è una realtà economica di primo piano. Eppure, il suo peso politico e il coinvolgimento nei grandi progetti infrastrutturali appaiono ancora deboli. Quali strategie collettive bisognerebbe adottare per far sentire con più forza la voce del settore e “influenzare” le istituzioni?
2. I conflitti in Medio Oriente e l'incertezza energetica continuano a frenare l'economia mondiale, contraendo il potere d'acquisto dei consumatori. In che modo questa situazione sta influenzando le vostre strategie aziendali e di posizionamento sul mercato?
3. Nell'ultimo anno, il canale dei negozianti specializzati è stato quello che ha subito le contrazioni di vendita più marcate. Quali sono a vostro avviso le prospettive a medio termine per i retailer e come si sta evolvendo il vostro rapporto di partnership con loro?
4. Molti produttori asiatici sono passati dallo storico ruolo di terzisti (OEM) a quello di venditori diretti sul mercato europeo, spesso con un marketing e prezzi
1. Non c’è purtroppo una ricetta magica, A livello di infrastrutture molto si è fatto nell’ultimo decennio, soprattutto a livello locale, ma non è ancora sufficiente. Siamo un Paese meraviglioso, ma litighiamo sulle zone 30 e i ciclisti sono ancora visti male. Per non parlare della sicurezza. Ritengo che un paio d’ore al mese di educazione stradale nelle scuole potrebbero aiutare.

2. Questi sono fattori che stanno accentuando una situazione purtroppo già consolidata. In Trek continuiamo a sviluppare prodotti e servizi tenendo questo ben in mente.
3. Ho letto il dato ma penso che si stia semplicemente aumentando il divario tra aziende (negozi) che si evolvono e quelli restano immobili. Da sempre aiutiamo i nostri rivenditori ad essere “il miglior negozio di bici al mondo”, ogni autunno li aiutiamo a rivedere le loro strategie per la stagione successiva con i nostri incontri “Win the Season”. Quest’anno i principali focus sono stati sul controllo dei costi e dell’inventario.
4. Come in tutti i settori, questo è un passaggio che sta avvenendo molto velocemente. Avere nuovi competitor non ci spaventa, ma siamo consapevoli che non basta avere il “marchio” forte, quella è la punta di un iceberg le cui basi devono essere mantenute consistenti.
piuttosto aggressivi. Come valutate questa nuova concorrenza?
5. In un mercato che impone la massima efficienza dei costi, la gestione del budget marketing è cruciale. Come ripartite oggi le vostre risorse tra comunicazione, sponsorizzazioni e fiere in presenza?
6. Cosa rende una fiera davvero indispensabile nel 2026? Scegliete in base alla qualità dei contatti b2b, alle presenze b2c verticali, o alla capacità dell'evento di creare uno spettacolo per il pubblico?
7. Negli ultimi mesi si è iniziato a parlare con insistenza delle ruote da 32". A vostro avviso, si tratta di un'innovazione tecnica reale e studiata a livello industriale, o c'è il rischio che introduca ulteriore frammentazione e confusione (e quindi indecisione nel consumatore) in un mercato già saturo?
8. Quali sono stati i vostri tre prodotti più richiesti dai negozi nel corso del 2025?
9. Pensi che in Italia ci sia bisogno di una piattaforma condivisa esclusivamente dedicata al b2b, dove possano incontrarsi aziende, distributori, negozi e istituzioni?
5. Sicuramente negli ultimi anni c’è stato un cambio di tendenza con un budget destinato sempre più all’online che alle presenze fisiche agli eventi. Ma l’attenzione rimane costantemente vigile su ciò che accade nel nostro mercato e monitoriamo quali siano le scelte migliori da fare di anno in anno. Per quanto riguarda le sponsorizzazioni, abbiamo a livello internazionale un programma molto importante con team e atleti di ogni disciplina.
6. Per quest’anno non abbiamo intenzione di partecipare fisicamente a eventi per una serie di valutazioni interne e focus su altri obiettivi. Sicuramente in futuro tutte le caratteristiche menzionate sono da tenere in considerazione. C’è la necessità di fare investimenti che siano i più produttivi possibile su tutti i fronti.
7. Il ciclismo è uno sport in cui si cerca sempre la massima performance. Ricerca e sviluppo portano prodotti nuovi, alcuni rivoluzionari, altri meno. Rispetto al passato oggi c’è molta più scienza, sia a livello di sviluppo per confermare con i numeri gli incrementi di performance, che a livello industriale per l’affidabilità del prodotto.
8. Abbiamo un catalogo che spazia dalle bici da bambino a quelle da crono, risponderti è complicato, sicuramente la Madone è uno dei nostri best seller, ma siamo molto soddisfatti della linea gravel (Checkpoint, Checkmate e Checkout). Un prodotto di cui parliamo poco ma che a detta dei nostri rivenditori non ha rivali è la nostra mtb front Marlin.
9. Esiste già Ancma per i produttori/distributori che cerca di fare lavoro di lobby con le istituzioni e poi ci siete voi che fate un ottimo lavoro di divulgazione. Non credo che ci sia spazio per altro. Più che altro perché il nostro è un settore molto individualista, un po’ come lo è il ciclismo.
Marco Mattarolo
sales manager Italy & South-East Europe
1. In primis va creata una massa critica costruttiva. Manca la “cultura della bici” che negli anni è stata sviluppata nei Paesi nordeuropei consentendo di raggiungere risultati importanti. Manca una visione d’insieme, una lobby che rappresenti e tuteli gli interessi dell’industria e degli attori che la compongono.

2. L’aumento dei prezzi dei carburanti potrebbe essere una nuova opportunità per far capire alle persone che esistono anche mezzi alternativi all’auto per potersi spostare all’interno delle proprie città. Soluzioni efficaci e efficienti alla portata di tutti.
3. Il retailer a mio avviso rimarrà un punto fermo e fondamentale per il nostro mercato. Sono loro che hanno contatto diretto con il cliente svolgendo un ruolo di consulenza imprescindibile per l’acquisto di un prodotto complesso (penso soprattutto alle ebike). Noi continueremo a investire e a supportare la nostra rete retail.
Paolo Mauri
marketing manager Italia
1. Viviamo in un’epoca in cui si parla di “caro benzina” e di “rispetto dell’ambiente”. Le due ruote sono un ottimo strumento e una scelta consapevole per chi è sensibile a questi temi, ma, purtroppo, le associazioni di settore faticano a sensibilizzare i nostri amministratori sebbene i benefici della circolazione sulle due ruote sono molteplici:
• Migliorano le viabilità complessiva

• Generano benefici ambientali legati all’inquinamento
• Permettono un risparmio alla collettività riducendo costi sanitari
• Rendono le città più moderne ed attrattive al turismo
• Rendono il sistema di mobilità più efficiente e flessibile
Dobbiamo affidare il nostro futuro a una classe politica sensibile a questi temi, ogni cittadino dovrebbe fare delle scelte pensando anche a queste tematiche quando va al voto. Oggi, è brutto da dire, purtroppo chi ci governa è sordo rispetto a questi temi. Per creare un fronte unito dovremmo essere più forti nel “influenzare” gli amministratori unendo in un'unica voce filiera, stakeolder e associazioni portando ai nostri politici delle best practice dei Paesi europei dove, grazie a delle scelte concrete, hanno migliorato il benessere delle città e dei cittadini.
2. Le incertezze creano sempre dei deficit nel mondo del consumo, soprattutto su prodotti di non prima necessità. Specialized fortunatamente ha un DNA orientato alla media-alta gamma e al settore racing, dove le possibilità economiche e la passione sono meno influenzati da questi effetti storici.
3. Notiamo che i negozianti che offrono servizi di qualità, oltre alla vendita ed all’assortimento, soffrono meno, anzi stanno crescendo nei risultati. Specialized sta investendo sempre di più nella formazione dei nostri partner e nell’offrire servizi ai consumatori tramite i retailer. La competenza vince su tutto, soprattutto quando si vendono prodotti dove la tecnologia deve essere spiegata e i costi devono essere motivati.
4. L’ondata dei brand orientali è pericolosa in alcuni segmenti di mercato, dove c’è meno cultura legata allo sport e il mezzo è un puro strumento di viabilità e
4. C’era da aspettarselo, stiamo vivendo la stessa cosa nel mondo automotive. Non mi meraviglia la loro presenza. La concorrenza stimola e fa bene al mercato.
5. Il nostro focus per il mercato italiano è basato al supporto dei nostri dealer. Sono principalmente loro che decidiamo di supportare a livello di marketing.
6. Credo che sia importante arrivare a un pubblico più ampio possibile, cercando di attrarre nuovo pubblico e quindi nuova potenziale clientela.
7. È un’opzione in più a disposizione, sarà il mercato a decidere se sarà un’innovazione o meno.
8. Il mercato delle cargo long-tail per noi è quello che sta crescendo di più. Abbiamo diverse soluzioni per rispondere alle esigenze in primis delle famiglie con bimbi.
9. Sicuramente sarebbe uno strumento utile. Come dicevo, è necessario riuscire a dare una voce unica e forte a tutti i protagonisti dell’industria.
di trasporto. Se si parla di bici create per lo sport e per la competizione, non si possono “guadagnare” decenni di sviluppo e ricerca in pochi mesi-anni. Specialized investe da decenni nel mondo Racing e uno dei nostri motti è “innovate or die”. Abbiamo centinaia di atleti che, grazie al proprio feedback periodico e al confronto con i nostri ingegneri elevano continuamente la qualità delle bici. Non penso che i produttori asiatici possano e riescano a diventare competitivi senza un approccio di questo genere.
5. Gli investimenti sono in parte generati dal nostro HQ a livello Global, e in parte locali. La parte più corposa e importante del budget è rappresentata dal completo sostegno a cinque team: WT road, un Factory Team WT XC/XCM, un Factory Team WT Gravel, un Gravity Team WT ai quali si affiancano diverse collaborazioni a carattere nazionale.
Un’altra parte delle spese, che mi piace chiamare “investimenti”, è legata alla ristrutturazione e alla collaborazione nel restyling dei nostri retailer e delle aree espositive, e, per finire, gestiamo la relazione con i media-partner. Gli eventi sono stati ridotti, facciamo e faremo meno attivazioni selezionando solo quelle più qualitative.
6. Oggi ogni attività deve avere un ROI (return of investment). Ci focalizziamo e presenziamo a fiere-festival perché sono più attrattive verso i consumatori. Ovviamente l’aspetto “presenze” è importante per la generazione dei lead con cui continuare un dialogo nel tempo con il consumatore. Inoltre, è importante presenziare a eventi dove esiste un’area test, per noi fondamentale per far concretamente apprezzare le nostre bici.
7. Stiamo ovviamente attenzionando questo trend, è innegabile. Ma usciremo solo quando saremo certi che crei dei benefici tecnici e qualitativi con dei prodotti vincenti. Non seguiamo le mode né abbiamo fretta di seguirle. La direzione del nostro sviluppo è dettata dai nostri atleti e ingegneri, se le 32 in alcuni segmenti e categorie possono essere efficienti e vincenti, faranno sicuramente parte del nostro catalogo.
8. Levo G4-R, Tarmac SL8, Epic8 per le bici. Per gli accessori, in ordine di fatturato ruote Roval, scarpe e caschi.
9. Potrebbe essere utile e costruttiva per dare voce alla prima domanda del questionario.

1. Un settore da 2,5 miliardi di euro che ancora fatica a farsi sentire nelle “stanze dei bottoni” è, francamente, un'anomalia che non possiamo più permetterci. La risposta non può essere individuale: deve essere corale. Come industria dobbiamo innanzitutto parlare con una voce sola, rafforzando il ruolo di Ancma come interlocutore istituzionale credibile e strutturato, capace di portare dati, proposte e visione, non solo richieste. Dobbiamo poi costruire alleanze trasversali con il mondo del turismo, della salute pubblica, della mobilità sostenibile, perché la bicicletta non è solo un prodotto: è una soluzione a problemi che le istituzioni hanno già dichiarato prioritari a parole ma non seguito da fatti concreti. Ogni euro investito in infrastrutture ciclabili genera un ritorno documentabile in termini di salute, traffico, emissioni. Dobbiamo essere noi a portare questi dati ai tavoli giusti, non aspettare che qualcun altro lo faccia al posto nostro.
2. Lo scenario globale ci ha imposto una revisione profonda delle priorità. L'erosione del potere d'acquisto è reale e si sente. La nostra risposta è stata duplice: da un lato abbiamo lavorato sull'efficienza della catena di fornitura, diversificando i fornitori e riducendo l'esposizione a mercati volatili; dall'altro abbiamo scelto di non inseguire la fascia bassa di prezzo, perché in quel territorio la competizione è insostenibile. Puntiamo invece su un rapporto qualità-prezzo solido e su una narrativa di marca che faccia percepire Atala come una scelta intelligente e duratura. In tempi di incertezza, il consumatore vuole sentirsi al sicuro anche nell'acquisto: noi vogliamo essere quella certezza. Abbiamo investito pesantemente in nuovi prodotti con ottimo rapporto qualità/prezzo nei segmenti road, gravel e eMtb. Abbiamo segnali positivi dal mercato.
3. Il canale specializzato ha vissuto un anno molto difficile e sarebbe disonesto negarlo. La flessione è stata significativa, aggravata da scorte ereditate dal biennio postCovid e da una domanda che ha rallentato proprio quando i negozi erano più carichi di merce. Detto questo, sono convinto che il negozio specializzato abbia un futuro, a patto di evolvere. Il negoziante che sopravviverà è quello che saprà trasformarsi in un consulente di fiducia, non in un semplice punto vendita. Atala sta lavorando per essere un partner reale in questa transizione: accordi commerciali sostenibili, supporto postvendita, materiali di comunicazione, marginalità. Non possiamo lasciare soli i nostri retailer: la loro salute è la nostra salute. Dall’altro lato è comunque necessario un minimo di programmazione anche da parte dei dealer.
4. È una competizione che seguiamo con attenzione e rispetto, senza sottovalutarla. Alcuni operatori asiatici hanno fatto passi da gigante in termini di qualità del prodotto e sofisticazione del marketing. Il prezzo è spesso aggressivo perché le strutture di costo sono incomparabili e non dimentichiamoci che la Cina come Stato supporta le esportazioni con dosi importanti di “sovvenzioni”. Ma c'è una cosa che non riescono

1. Personalmente ritengo che per rafforzare il peso politico della bike industry italiana serva prima di tutto una visione collettiva capace di presentare la bicicletta non solo come prodotto sportivo o ricreativo, ma come asset strategico per mobilità, industria, salute pubblica, turismo e transizione energetica. Dal punto di vista di HEPHA, le priorità dovrebbero essere tre. La prima è costruire una rappresentanza di settore più coordinata e autorevole. Produttori, distributori, retailer, operatori turistici, associazioni sportive e realtà della mobilità urbana dovrebbero parlare con una voce comune, attraverso tavoli permanenti e documenti condivisi. Le istituzioni devono percepire la bike Industry come una filiera industriale matura, capace di generare occupazione, innovazione e valore economico. La seconda è portare dati concreti ai decisori pubblici.
ancora a replicare facilmente: la prossimità. La rete distributiva capillare, il servizio postvendita, la conoscenza del consumatore, la storia di un marchio come Atala che esiste dal 1908, questi sono asset che si costruiscono in decenni. La nostra risposta è il valore percepito, la fiducia, la continuità. Inoltre va verificato, caso per caso, la rispondenza dei prodotti asiatici non solo alle norme tecniche ma alle norme doganali e fiscali dell’UE.
5. Abbiamo ridisegnato le priorità negli ultimi due anni in modo significativo. La comunicazione digitale assorbe oggi una quota crescente delle risorse, perché ci permette di misurare il ritorno e di parlare direttamente a segmenti specifici di consumatori. Le sponsorizzazioni le valutiamo con molta selettività: preferiamo iniziative con forte radicamento territoriale e coerenza con i valori del marchio piuttosto che visibilità fine a se stessa. Le fiere rimangono, ma ne frequentiamo meno e con più intenzione.
6. Una fiera oggi deve guadagnarsi la presenza, non darla per scontata. Per noi il criterio principale è la qualità dei contatti, sia b2b che b2c. È importante avere i buyer giusti, i distributori internazionali, i decision maker ma anche gli utilizzatori che possano vedere e provare il prodotto. Detto questo, gli eventi che riescono a creare vera comunità (dove si incontra il settore, si discute, si costruiscono relazioni) hanno ancora un valore che il digitale non riesce a sostituire completamente.
7. Con franchezza: il rischio di frammentazione c'è e va preso sul serio. Il mercato ha già assorbito la transizione da 26" a 27,5" e poi a 29", con tutti i costi industriali e comunicativi che questo ha comportato. Prima di abbracciare un nuovo standard bisogna chiedersi: chi guadagna davvero da questa innovazione? Il ciclista o la filiera produttiva? Se c'è un beneficio tecnico reale e misurabile per specifiche categorie di utilizzo, ben venga. Ma se si tratta di una mossa per stimolare la sostituzione di componenti in un mercato saturo, il consumatore prima o poi se ne accorge e perde fiducia. Preferiamo innovare su ciò che fa davvero la differenza e nell'esperienza di guida.
8. Il segmento eBike da città e trekking ha continuato a trainare le richieste, con una preferenza crescente per geometrie accessibili e autonomie superiori. Le biciclette per bambini hanno tenuto bene, dimostrando che quella categoria regge anche nei momenti di contrazione generale. E le road e gravel hanno visto un interesse crescente da parte di negozi che cercano di allargare la propria clientela verso nuovi utilizzatori.
9. Sì, ne sentiamo il bisogno. Oggi il settore è frammentato anche a livello di comunicazione e di strumenti: ogni azienda costruisce i propri canali, ogni distributore usa i propri sistemi, e il risultato è inefficienza per tutti. Una piattaforma condivisa dove aziende, distributori, retailer e istituzioni possano dialogare, scambiare ordini, accedere a dati di mercato e costruire progettualità comuni sarebbe un salto di maturità per l'intera industria. La difficoltà sta nel trovare la governance giusta: chi la gestisce, chi la finanzia, chi ne garantisce la neutralità. Ma sono ostacoli superabili se c'è volontà collettiva. E io penso che ci sia, o almeno che stia crescendo.
Per influenzare realmente le politiche infrastrutturali non bastano dichiarazioni di principio: servono numeri su impatto economico, riduzione del traffico, benefici sanitari, turismo, sicurezza stradale e potenziale dell’eBike nella mobilità quotidiana. Un brand come HEPHA, che lavora sull’evoluzione tecnologica della bici elettrica, può contribuire dimostrando quanto l’eBike sia ormai una soluzione concreta per spostamenti urbani, commuting e mobilità sostenibile. La terza è entrare prima nei processi decisionali. Il settore non deve limitarsi a commentare progetti già definiti, ma partecipare alla fase di pianificazione di piste ciclabili, incentivi e programmi di mobilità urbana.
2. L’attuale contesto internazionale sta orientando i consumatori verso comportamenti d’acquisto più prudenti, selettivi e razionali. L’incertezza economica, l’incremento dei costi energetici e la contrazione del potere d’acquisto inducono gli utenti finali a valutare con maggiore attenzione ogni investimento, in particolare nel caso di beni di seconda necessità come le eBike. Per HEPHA, questo scenario non rappresenta esclusivamente una criticità, ma anche un’indicazione strategica su come consolidare ed evolvere il proprio posizionamento di mercato: proporre prodotti tec-
nologicamente avanzati, affidabili e competitivi in termini di rapporto qualità-prezzo. In questo contesto, il posizionamento chiaro e distintivo di HEPHA, quale brand innovativo capace di offrire un elevato valore percepito a un prezzo accessibile, consente di presentarsi al consumatore come una valida alternativa ai marchi più affermati e spesso più costosi. Un ulteriore elemento di vantaggio competitivo deriva dall’elevato grado di integrazione produttiva interna. La realizzazione in-house di una parte significativa dei componenti, sia nell’ambito elettronico sia in quello telaistico, ci consente di ridurre la dipendenza da fornitori esterni, ottimizzare i tempi di gestione e migliorare il controllo complessivo sulla qualità, sui costi e sulla continuità della supply chain.
3. Il canale dei rivenditori specializzati continua a rappresentare un asset fondamentale per il futuro dell’industry, nonostante nell’ultimo anno abbia registrato performance più deboli rispetto ad altri canali distributivi. La contrazione delle vendite non deve essere interpretata esclusivamente come un segnale negativo, ma anche come una fase di selezione, razionalizzazione e trasformazione del mercato. Nel medio termine, riteniamo che i retailer specializzati manterranno un ruolo centrale, in particolare nel segmento eBike. Il cliente che acquista una bici elettrica non ricerca soltanto un prodotto, ma un ecosistema di servizi: consulenza qualificata, possibilità di prova su strada, assistenza tecnica, garanzia, manutenzione e un rapporto di fiducia continuativo. Si tratta di elementi ad alto valore aggiunto che il canale online, da solo, difficilmente può sostituire in modo completo. Per HEPHA, il negoziante non rappresenta un semplice punto vendita, ma un partner strategico all’interno del percorso di crescita del brand. Il nostro obiettivo è costruire con i retailer una relazione più strutturata, basata su formazione tecnica, supporto commerciale, disponibilità di prodotto, materiali di comunicazione chiari e strumenti operativi che consentano al negozio di trasferire al cliente finale il valore reale della nostra offerta. Accanto al modello tradizionale di vendita attraverso rivenditori specializzati, HEPHA offre all’utente finale anche la possibilità di acquistare tramite il proprio canale ufficiale online, integrato con modalità click & collect. Questo approccio risulta interessante anche per il retailer, che mantiene un ruolo attivo nella gestione del cliente, nella consegna del prodotto e nei servizi post-vendita. In prospettiva, riteniamo che questo canale possa registrare un progressivo incremento, favorendo una maggiore integrazione tra vendita digitale e presenza fisica sul territorio.
4. La crescente presenza di produttori asiatici sul mercato europeo rappresenta un fenomeno da osservare con lucidità, evitando letture semplificate. È evidente che molti operatori nati come OEM abbiano progressivamente sviluppato competenze industriali, capacità produttiva e know-how tecnologico tali da consentire loro di creare brand proprietari e rivolgersi direttamente al consumatore finale. Per HEPHA questa evoluzione rientra nella naturale trasformazione del mercato. La concorrenza, anche quando particolarmente aggressiva sul piano del prezzo e della comunicazione, può contribuire ad alzare il livello complessivo dell’offerta. L’ingresso sul mercato europeo di produttori asiatici già affermati ha contribuito a modificare la percezione del consumatore finale, dimostrando come la qualità asiatica sia oggi pienamente comparabile a quella europea. Inoltre, è sempre più evidente come alcune delle principali innovazioni, soprattutto in ambito elettronico, software, batterie e sistemi di gestione intelligente, provengano proprio dall’ecosistema industriale asiatico. Tuttavia, riteniamo che nel mercato europeo non sia sufficiente competere esclusivamente sul prezzo. Il consumatore europeo attribuisce crescente importanza ad aspetti quali qualità reale del prodotto, sicurezza, conformità normativa, affidabilità nel tempo, assistenza post-vendita, disponibilità dei ricambi, garanzia e continuità del rapporto con il rivenditore. Questi elementi diventano determinanti soprattutto nel segmento eBike, dove motore, batteria, elettronica e software richiedono competenze tecniche specifiche e un supporto strutturato lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.
5. In un contesto di mercato sempre più selettivo, la gestione del budget marketing richiede un livello di focalizzazione superiore rispetto al passato. Per noi la priorità è orientare gli investimenti verso attività in grado di generare valore misurabile, rafforzare la riconoscibilità del brand e supportare concretamente la rete vendita. Attualmente, le nostre risorse sono concentrate principalmente su tre aree. La prima riguarda la comunicazione digitale e di prodotto. Si tratta dell’ambito su cui investiamo con maggiore continuità, poiché consente di trasferire in modo chiaro il posizionamento di HEPHA, le caratteristiche tecniche delle nostre eBike, i vantaggi del sistema motore-batteria e il valore d’uso per il cliente finale. La seconda area è rappresentata da sponsorizzazioni, eventi e partnership. Quest’anno abbiamo selezionato, oltre all’IBF, due eventi a forte connotazione territoriale orientati al testing di prodotto: Rosadira Bike Days e Bike Festa Südtirol. L’obiettivo è creare sinergie efficaci tra brand, evento e rivenditori partner, generando valore aggiunto e intercettando un pubblico realmente interessato a conoscere, provare e valutare l’offerta HEPHA. In parallelo, abbiamo avviato una collaborazione con Mario Presi, guida mtb
operativa in Liguria, territorio che rappresenta un contesto particolarmente adatto al testing delle eBike, sia per l’individuazione di possibili miglioramenti di prodotto, sia per lo sviluppo di visibilità mirata presso un target focalizzato sulle eMtb performance.
6. Nel 2026, una fiera può essere considerata realmente indispensabile solo se è in grado di generare valore concreto per tutti gli attori coinvolti. La semplice presenza espositiva non è più sufficiente. Le aziende devono poter misurare il ritorno dell’investimento in termini di contatti qualificati, relazioni commerciali, visibilità, posizionamento del brand e opportunità di far provare concretamente il prodotto. Per HEPHA, il primo criterio di valutazione resta la qualità del pubblico b2b. Una fiera deve rappresentare un contesto efficace in cui incontrare rivenditori, distributori, partner tecnici e stakeholder di settore con un reale potenziale di sviluppo. Il valore dell’evento non dipende soltanto dal numero dei contatti generati, ma soprattutto dalla loro qualità e pertinenza. In un mercato sempre più competitivo, è essenziale concentrare tempo e risorse sugli appuntamenti in grado di favorire la costruzione di partnership solide e durature. Il secondo elemento riguarda la presenza di un pubblico b2c verticale, profilato e realmente interessato. Nel segmento eBike, l’esperienza diretta di prodotto è un fattore determinante: autonomia, comfort, risposta del motore, qualità costruttiva e sensazione di guida non possono essere trasmesse esclusivamente attraverso una scheda tecnica o una comunicazione statica.
7. Le ruote da 32” rappresentano un tema interessante e meritano attenzione, ma devono essere valutate con equilibrio e in funzione del reale ambito di utilizzo. Dal punto di vista tecnico, un diametro maggiore può offrire alcuni vantaggi potenziali, soprattutto in contesti off-road: migliore capacità di superamento degli ostacoli, maggiore stabilità direzionale e una diversa percezione di scorrevolezza su determinate tipologie di terreno. Le 32” possono quindi trovare una logica applicativa in segmenti specifici e a prevalente vocazione sportiva, come XCO e gravel, dove efficienza di rotolamento, stabilità e capacità di mantenere velocità su fondi irregolari possono rappresentare elementi rilevanti. Al momento, tuttavia, non vedo un beneficio particolarmente significativo nel mercato eBike, se non per utenti di statura elevata o per applicazioni molto specifiche.
8. Nel corso del 2025 l’interesse dei negozi si è concentrato su tre aree della nostra gamma: mobilità quotidiana, trekking e utilizzo sportivo. Il prodotto più richiesto è stato il segmento trekking, in particolare le versioni ad alta autonomia come i modelli Trekking 7 Performance e Ultra. È una categoria molto apprezzata dai retailer perché intercetta un pubblico ampio: utenti urbani evoluti, cicloturisti, pendolari e clienti che cercano una eBike versatile, comoda e affidabile. Il secondo fronte di forte interesse è stato quello city. In un contesto in cui molti consumatori valutano alternative reali all’auto per gli spostamenti brevi e medi, le eUrban continuano ad avere un ruolo strategico. I negozi ci chiedono prodotti accessibili, ben equipaggiati, sicuri e semplici da utilizzare, come la nostra gamma City 7 Performance. Il terzo prodotto più richiesto è stato il segmento mountain/all mountain, soprattutto nelle configurazioni di rapporto qualità prezzo più aggressive. Qui l’interesse nasce dalla combinazione tra performance, motore proprietario, autonomia e qualità costruttiva. I modelli più richiesti sono stati All Mountain 7 Carbon LTD e Mountain 7 Performance.
9. Sì, riteniamo che in Italia ci sia spazio e probabilmente anche una reale necessità, per una piattaforma condivisa dedicata esclusivamente al b2b. Il settore ha ormai raggiunto una dimensione economica, industriale e tecnologica rilevante, ma resta ancora frammentato nella rappresentanza, nella circolazione delle informazioni e nella capacità di dialogare in modo strutturato con le istituzioni. Una piattaforma b2b efficace potrebbe diventare un punto di incontro stabile tra aziende, distributori, retailer, associazioni di categoria, operatori professionali ed enti pubblici. Non dovrebbe limitarsi a essere una semplice vetrina commerciale, ma configurarsi come uno strumento operativo in grado di favorire la condivisione di dati di mercato, esigenze della rete vendita, standard tecnici, opportunità infrastrutturali, programmi di formazione e iniziative comuni. Per HEPHA, il valore principale sarebbe la possibilità di creare connessioni qualificate all’interno di un ecosistema più ordinato, competente e professionale. La bike industry non può essere considerata esclusivamente un comparto commerciale, ma integrante delle politiche di mobilità, sostenibilità, turismo, sicurezza stradale e sviluppo urbano. Disporre di uno spazio b2b in cui il settore possa presentarsi in modo unitario permetterebbe di rafforzare il dialogo con Comuni, Regioni e Governo, favorendo una maggiore riconoscibilità industriale e strategica del comparto. In questa prospettiva, sarebbe utile anche la presenza di un ente capace di contribuire all’innalzamento degli standard lavorativi, qualitativi e professionali dell’intero settore.

1. Credo che il primo passo sia continuare a fare squadra. Il nostro settore è composto da molte realtà diverse e, se vogliamo essere ascoltati, dobbiamo presentarci con una posizione condivisa. Di recente Ancma ha fatto un importante lavoro di rappresentanza e il dialogo con le istituzioni non è mancato. Detto questo, ci aspettavamo una maggiore attenzione verso un comparto che genera valore economico, occupazione e benefici concreti per la mobilità e l'ambiente.
2. È indubbio che il contesto economico degli ultimi anni abbia reso i consumatori più prudenti negli acquisti, soprattutto per prodotti con uno scontrino medio elevato come le biciclette. In questo scenario, crediamo sia fondamentale continuare a investire nel valore del brand, e soprattutto nel supporto ai negozianti. Per questo stiamo investendo in iniziative che aiutino i retailer a vendere meglio, come la realizzazione di shop-in-shop premium, progettati su misura per ogni punto vendita per valorizzarne la visibilità e l'esperienza d'acquisto. Si tratta di investimenti sostenuti direttamente da Look, con l'obiettivo di supportare concretamente i nostri partner e rafforzare la presenza del brand sul territorio. Organizzazione di bike test e fornitura di bici test che permettano ai clienti di vivere il prodotto prima dell'acquisto. Operazioni che incentivino il sell out, che aiutino il negoziante a vendere meglio e il consumatore finale a percepire il vantaggio nell’acquisto.
3. Crediamo che i negozi specializzati continueranno a ricoprire un ruolo importante nel nostro settore. È vero che negli ultimi anni hanno affrontato un periodo complesso, dovuto sia all'eccesso di stock presente sul mercato sia a una generale contra-

1. La bike industry italiana deve smettere di parlarsi solo tra addetti ai lavori. Per pesare di più a livello istituzionale serve una voce comune, supportata da dati chiari su economia, mobilità, turismo, sicurezza e indotto. Il punto non è chiedere attenzione per il settore, ma dimostrare che la bici genera valore per città, territori, imprese e cittadini. Servono tavoli stabili tra aziende, associazioni, negozi e istituzioni, ma anche una comunicazione più compatta verso l’esterno.
2. L’incertezza economica rende il consumatore più attento e selettivo. Per noi significa lavorare ancora di più sul valore reale del prodotto: sicurezza, durata, affidabilità e servizio. Allo stesso tempo facciamo il possibile per non scaricare automaticamente le difficoltà su aumenti di prezzo o riduzioni dei margini per la rete vendita. La sfida è mantenere un posizionamento premium, ma sostenibile per il mercato.
3. Il negoziante specializzato resta centrale, ma deve evolvere sempre di più da semplice punto vendita a punto di riferimento per consulenza, servizio e community. Non può competere solo sul prezzo con l’online, ma può vincere sulla relazione, sulla fiducia e sulla capacità di accompagnare il cliente nella scelta. Per questo il nostro rapporto con i retailer si sta trasformando in una partnership più completa: formazione, supporto marketing, materiali punto vendita e strumenti che aiutino il negozio a valorizzare meglio il prodotto.
4. La concorrenza asiatica diretta è ormai parte del mercato e va presa sul serio: è veloce, aggressiva e spesso molto forte sul digitale. Detto questo, la produzione europea deve tornare a essere percepita come una forza, non solo come un costo. Per ABUS questo è un punto importante: stiamo costruendo il nuovo stabilimento dedicato ai caschi Made in Italy e i nostri lucchetti continuano a beneficiare del valore del Made in Germany. Brand, controllo qualità, certificazioni, continuità e assistenza sono elementi che il mercato deve imparare a leggere meglio.
5. Per me la gestione del budget marketing è stata anche un’occasione per mettere tutto sotto la lente d’ingrandimento. È chiaro che, in un contesto più selettivo, alcune
zione della domanda, ma restano un punto di contatto tra il brand e il cliente finale in cui crediamo molto. Da parte nostra, il rapporto con i rivenditori si sta evolvendo sempre di più verso una vera partnership. Crediamo nel lavoro che fanno e lavoriamo quotidianamente per offrire un servizio sempre più personalizzato.
4. È la naturale evoluzione del commercio. Sta a noi continuare a investire nella creazione di un rapporto sempre più di qualità con i nostri rivenditori senza mai dimenticare quali sono le esigenze del consumatore finale. La competizione non può basarsi esclusivamente sul prezzo, nel lungo periodo fanno la differenza la capacità di innovare, la qualità del prodotto, il valore del brand e il supporto offerto alla rete vendita e al consumatore finale. La presenza di nuovi attori rappresenta anche un'opportunità per i brand di nicchia come Look caratterizzato da una forte identità a distinguersi ulteriormente.
5. È estremamente cruciale, cerchiamo di capire quello che più strategicamente può aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi e affiniamo ogni strumento di comunicazione per renderlo il più efficiente possibile.
6. Tutte queste componenti ma il costo dell’investimento diventa cruciale.
8. La bici 795 Blade RS, il nuovo pedale Keo Vision e quello gravel X-Venture Plus oltre agli evergreen Keo Classic 3 e Keo 2 Max anche nella versione carbon.
9. Potrebbe essere molto interessante, a condizione che venga strutturata con obiettivi chiari e una gestione continuativa nel tempo. Il rischio, come accade spesso, è che parta con entusiasmo e grande interesse iniziale per poi perdere slancio dopo pochi mesi. Per generare un valore reale e duraturo, è fondamentale che sia supportata da un piano concreto, risorse dedicate e una visione di lungo periodo.
rinunce ci sono. Ma ridurre o scegliere meglio non significa necessariamente comunicare meno o peggio. Se si punta sulla qualità delle attività, sulla coerenza con il brand e su obiettivi chiari, anche un budget più controllato può generare valore reale. La domanda oggi non è solo “quanto spendiamo”, ma “perché lo facciamo e cosa porta davvero”.
6. Una fiera nel 2026 è indispensabile solo se crea qualcosa che online non si può replicare: relazione, esperienza prodotto e contatto diretto. Il pubblico b2c verticale è molto interessante, ma deve essere coerente con il brand. Per noi contano sia la qualità dei contatti b2b sia la capacità dell’evento di far provare e capire il prodotto. Lo spettacolo aiuta, ma non basta se non porta valore reale.
7. Non trattando direttamente biciclette, mi viene naturale fare un parallelo con il mondo dei caschi, in particolare con quelli crono e performance. L’evoluzione tecnica è continua e, se i dati dimostrano un reale vantaggio in termini di performance, non ha senso fermare il progresso. Allo stesso tempo bisogna essere corretti verso il consumatore: non si può far passare il messaggio che chi non ha l’ultima novità abbia automaticamente una mancanza. Per ogni esigenza esiste un prodotto corretto. Un casco top di gamma o appena lanciato non è per forza “il migliore” in assoluto: è il migliore per una specifica necessità. Allargare la gamma è positivo quando aiuta il consumatore a scegliere meglio, non quando crea confusione. La forza di un brand sta proprio nel saper offrire soluzioni diverse, mantenendo la fiducia del cliente, che si rivolge a te perché sa di trovare una risposta adatta prima ancora di confrontare tutti gli altri marchi.
8. Nel nostro caso i prodotti più richiesti dai negozi nel 2025 sono stati soprattutto legati al mondo performance e sicurezza: GameChanger 2.0, AirBreaker e le soluzioni antifurto della gamma Bordo. Sono prodotti diversi, ma accomunati da una cosa: il negoziante li propone quando sente di avere un argomento forte da raccontare, non solo un prezzo da esporre.
9. Sì, e mi ricollego alla prima domanda: se vogliamo che la bike industry italiana abbia più peso, serve anche uno strumento condiviso che aiuti aziende, distributori, negozi e istituzioni a dialogare meglio. Non dovrebbe essere una semplice piattaforma vetrina, ma uno spazio utile per dati di mercato, formazione, calendario eventi, iniziative comuni e confronto con le istituzioni. Il settore oggi è ancora troppo frammentato. Una piattaforma b2b ben costruita potrebbe aiutare a renderlo più coordinato, più credibile e quindi più influente.
Edoardo Girardi general manager

1. Per aumentare il proprio peso politico, la bike industry italiana dovrebbe agire in modo più coordinato e strategico su tre leve chiave. La produzione di report solidi che dimostrino l’impatto economico, occupazionale e ambientale del settore, così da rendersi imprescindibile per i decisori pubblici. Fare sistema con turismo, ambiente, sanità e urbanistica, posizionando la bici come soluzione a più problemi (clima, salute, sviluppo territoriale). Investire in comunicazione e campagne per aumentare il consenso sociale, trasformando la ciclabilità in una priorità percepita dagli elettori. In sintesi, più evidenze, più coalizioni e più consenso: è così che il settore può diventare davvero influente.
2. I conflitti in Medio Oriente e l’incertezza energetica stanno comprimendo il potere d’acquisto e aumentando la pressione sui costi lungo tutta la filiera. In questo contesto, la nostra strategia si concentra su un punto chiave: mantenere alta la competitività, soprattutto rispetto alla concorrenza proveniente dal Far East. I nostri clienti (i costruttori di bici) sono oggi estremamente sensibili al prezzo e richiedono soluzioni sempre più efficienti. Di conseguenza, stiamo lavorando per allineare la nostra offerta alle loro esigenze, intervenendo su: ottimizzazione dei costi produttivi, maggiore efficienza nella supply chain e flessibilità nelle soluzioni proposte. In uno scenario macroeconomico incerto, puntiamo a rimanere competitivi senza perdere qualità, adattando rapidamente la nostra offerta a un mercato che chiede sempre più equilibrio tra prestazioni e prezzo.
3. Nel breve termine, il canale dei negozianti specializzati continuerà probabilmente a vivere una fase di assestamento, ma a medio termine riteniamo che resterà centrale per il mercato, soprattutto per il valore di competenza, servizio e relazione con il cliente finale che è in grado di offrire. La nostra strategia commerciale, tuttavia, non prevede relazioni dirette con i rivenditori, se non per attività di supporto e assistenza tecnica. Il nostro interlocutore principale rimane il distributore, che consideriamo un anello chiave della filiera. In quest’ottica, lavoriamo per incentivare i distributori a costruire reti di clienti fidelizzati ai brand, solide e continuative; favorire un modello in cui i retailer possano beneficiare di condizioni commerciali più vantaggiose, legate alla qualità e alla continuità del rapporto e contribuire così a sostenere le marginalità del canale, oggi sotto forte pressione
4. Stiamo monitorando con grande attenzione questo fenomeno, che rappresenta senza dubbio un cambiamento strutturale rilevante nel mercato. La nostra risposta, però, non si limita alla leva del prezzo o del prodotto competitivo. Puntiamo piuttosto a elevare il valore del brand, investendo su elementi che riteniamo distintivi e difficilmente replicabili nel breve periodo come la qualità complessiva del prodotto, l’affidabilità e continuità delle forniture e il livello di servizio e assistenza post-vendita. Siamo convinti che questi aspetti, insieme a una relazione solida con i clienti, rappresentino un vantaggio competitivo che i player asiatici, pur molto aggressivi sul prezzo, non possono raggiungere in tempi rapidi.
5. In un contesto in cui l’efficienza dei costi è fondamentale, non adottiamo una ripartizione rigida del budget marketing, ma preferiamo allocare le risorse in modo flessibile, sulla base delle necessità e delle opportunità che si presentano di volta in volta. Le sponsorizzazioni giocano un ruolo centrale, non solo per rafforzare il rapporto con i costruttori di biciclette, ma soprattutto per l’impatto diretto sull’R&D: le partnership con i pro team non sono semplicemente una vetrina, ma rappresentano un vero e proprio campo prova per sviluppare nuove soluzioni e prodotti ad alte prestazioni. Allo stesso tempo, continuiamo a credere nel valore delle fiere, a patto che siano ben contestualizzate, con una forte attenzione al b2b e inserite in un timing favorevole per il settore.
6. Una fiera diventa davvero indispensabile oggi quando riesce a combinare più fattori chiave, ma in primo luogo direi che il 50% del successo è dettato dalla location: un luogo ben connesso, facilmente raggiungibile e con una buona offerta alberghiera fa già una grande differenza. Inoltre, è fondamentale che sia uno spazio adatto per poter provare concretamente le bici, perché l’esperienza diretta resta insostituibile. Detto questo, ciò che valutiamo davvero in maniera positiva è la capacità dell’evento di integrare in modo efficace b2b e b2c. Non si tratta di scegliere tra qualità dei contatti professionali o presenza di pubblico, ma di saper creare un equilibrio: da un lato occasioni reali di business e networking per gli operatori del settore, dall’altro un’offerta coinvolgente e accessibile che attragga anche gli appassionati.
7. C’è sicuramente ancora molta incertezza sul tema delle ruote da 32". Se ne parla ormai da circa un anno, ma l’offerta concreta fatica ad arrivare sul mercato in modo strutturato. Questo può indicare che, almeno per ora, non si tratti di una necessità reale per il settore, oppure che questa innovazione stia incontrando degli ostacoli. A fronte di alcuni potenziali vantaggi ci sono anche altrettanti svantaggi: cambiamenti nella geometria, compatibilità limitata e possibili complessità per produttori e consumatori. Proprio questo equilibrio ancora poco chiaro contribuisce a generare una certa indecisione. Ad ogni modo Il ruolo di FSA è quello di supportare l’innovazione, quindi siamo pronti anche noi con la nostra offerta. Ad oggi, però, è evidente che nessuno abbia ancora ben chiaro quale direzione prenderà realmente il 32", e questa situazione rischia di creare frammentazione e confusione in un mercato che è già molto articolato.
8. Nel corso del 2025, i tre prodotti più richiesti dai negozi sono stati abbastanza chiari e rappresentativi del nostro posizionamento. In primo luogo, il manubrio Vision Metron 3D continua a essere uno degli integrati più venduti. Un altro prodotto protagonista sono state le nuove ruote Vision Metron RS, il nostro top di gamma con i raggi in carbonio. Infine, si conferma molto forte la domanda per i ricambi eBike FSA, soprattutto per quanto riguarda le corone. Gli utenti tendono ad affidarsi sempre più a ricambi originali, oppure scelgono FSA per l’ampiezza dell’offerta e per la qualità riconosciuta dei nostri prodotti.
9. Potrebbe essere sicuramente una soluzione utile, soprattutto per favorire il dialogo e creare sinergie tra aziende, distributori, negozi e istituzioni. Tuttavia, nella pratica è di difficile realizzazione: ogni azienda ha infatti le proprie priorità, strategie e attenzioni commerciali, spesso diverse tra loro. Quest’eterogeneità rende complicato mantenere un focus comune e allineare gli interessi di tutti gli attori coinvolti. Proprio per questo, pur essendo un’idea interessante, la sua concreta applicazione risulta complessa nel contesto attuale.
1. Con un volume d'affari che tocca i 2,5 miliardi di euro, la bike industry italiana è una realtà economica di primo piano. Eppure, il suo peso politico e il coinvolgimento nei grandi progetti infrastrutturali appaiono ancora deboli. Quali strategie collettive bisognerebbe adottare per far sentire con più forza la voce del settore e “influenzare” le istituzioni?
2. I conflitti in Medio Oriente e l'incertezza energetica continuano a frenare l'economia mondiale, contraendo il potere d'acquisto dei consumatori. In che modo questa situazione sta influenzando le vostre strategie aziendali e di posizionamento sul mercato?
3. Nell'ultimo anno, il canale dei negozianti specializzati è stato quello che ha subito le contrazioni di vendita più marcate. Quali sono a vostro avviso le prospettive a medio termine per i retailer e come si sta evolvendo il vostro rapporto di partnership con loro?
4. Molti produttori asiatici sono passati dallo storico ruolo di terzisti (OEM) a quello di venditori diretti sul mercato europeo, spesso con un marketing e prezzi
piuttosto aggressivi. Come valutate questa nuova concorrenza?
5. In un mercato che impone la massima efficienza dei costi, la gestione del budget marketing è cruciale. Come ripartite oggi le vostre risorse tra comunicazione, sponsorizzazioni e fiere in presenza?
6. Cosa rende una fiera davvero indispensabile nel 2026? Scegliete in base alla qualità dei contatti b2b, alle presenze b2c verticali, o alla capacità dell'evento di creare uno spettacolo per il pubblico?
7. Negli ultimi mesi si è iniziato a parlare con insistenza delle ruote da 32". A vostro avviso, si tratta di un'innovazione tecnica reale e studiata a livello industriale, o c'è il rischio che introduca ulteriore frammentazione e confusione (e quindi indecisione nel consumatore) in un mercato già saturo?
8. Quali sono stati i vostri tre prodotti più richiesti dai negozi nel corso del 2025?
9. Pensi che in Italia ci sia bisogno di una piattaforma condivisa esclusivamente dedicata al b2b, dove possano incontrarsi aziende, distributori, negozi e istituzioni?

1. Le associazioni collettive nel settore esistono già, ma ciò che probabilmente manca oggi è una figura istituzionale realmente vicina e appassionata al mondo della bicicletta, capace di fare da trait d’union tra industria, territorio e politica. In parallelo, la bike industry italiana in questo momento deve cercare di coinvolgere il bacino di consumatori attraverso associazioni e community, perché una base ampia e consapevole (di elettori) può influenzare concretamente le scelte politiche su mobilità e sicurezza. Infine, il nostro settore deve continuare ad allargare le proprie alleanze verso turismo, trasporto pubblico e sistema di infrastrutture connesse a ciò: più il settore viene percepito come trasversale e strategico per l’economia e la qualità della vita, maggiore sarà il suo peso negoziale nei confronti delle istituzioni.
2. Negli ultimi anni, prima di questo periodo particolarmente complesso dal punto di vista geopolitico ed energetico, l’azienda aveva già intrapreso un importante percorso di investimento e ottimizzazione, ad esempio con l’installazione di un impianto fotovoltaico di ultima generazione da oltre 3.000 mq.
3. Dal punto di vista strategico e di posizionamento, nell’ultimo anno abbiamo deciso per esempio di non ritoccare i listini. È stata una scelta per restare vicini sia ai rivenditori sia ai clienti finali, mantenendo invariato il posizionamento del nostro marchio. Parallelamente, però, abbiamo continuato a investire sul prodotto: sono aumentati gli optional disponibili, si è ampliata l’offerta a catalogo e abbiamo introdotto numerose novità tecniche. Lasciamo al bacino di clienti la scelta dei prodotti d’acquistare in base ad esigenze, e perché no, disponibilità di portafoglio. La rete retail in Italia è molto eterogenea: si va dall’online retailer al bike fitter, fino al negozio tradizionale che basa una parte rilevante del proprio business sulle riparazioni e sull’assistenza. Riteniamo che tutti questi attori restino l’ingranaggio principale del settore vendite bici in Italia. Il nostro compito, come aziende, è metterli nelle condizioni migliori per lavorare, offrendo soluzioni adeguate alle diverse esigenze che arrivano dai loro clienti finali.
4. È una concorrenza molto forte e “aggressiva”, non lo nascondiamo. Ciò che in parte ancora manca a questi marchi in realtà è la costruzione di un vero posizionamento di brand. È proprio su questo terreno che noi marchi europei dobbiamo continuare a fare la differenza. Dobbiamo comunicare la nostra esclusività, la nostra attenzione al dettaglio e soprattutto la centralità del servizio al cliente. Su questi aspetti abbiamo ancora la possibilità (e la responsabilità) di distinguerci dai marchi asiatici.
5. In realtà il nostro investimento è pian piano cresciuto, mantenendo comunque sempre un’attenzione molto rigorosa al controllo del budget. In particolare, sono cresciute le partecipazioni alle fiere internazionali in presenza, perché riteniamo che il contatto umano,

1. È ora di parlare da industria. Il problema non è la dimensione del mercato, ma la sua estrema frammentazione. Altri settori hanno imparato da tempo che il lobbying istituzionale si costruisce con dati, coalizioni e presenza costante. La bici, nonostante numeri rilevanti, arriva ai tavoli ministeriali quasi sempre in ritardo e senza una narrativa economica convincente. Cioè è indispensabile un tavolo permanente che aggreghi tutte le filiere (manifattura, distribuzione, aftermarket, turismo in bici) con un unico mandato politico negoziato internamente. Oggi la bike industry si fa sentire in Parlamento quando c'è un'emergenza, un emendamento sfavorevole, un bando strutturato in modo inadeguato e in qualche modo le istituzioni tendono a interagire e attivarsi soprattutto in funzione di possibili impatti sanzionatori o di gettito per le casse dello Stato. Questo approccio reattivo è perdente. Sui grandi progetti infrastrutturali l’industry arriva troppo spesso quando le decisioni sono già prese, e si limita a chiedere correzioni. La strategia vincente è inserirsi nella fase di progettazione, portando competenza tecnica (standard di infrastruttura ciclabile, intermodalità, sicurezza) prima che i capitolati vengano chiusi.
2. Il contesto pesa. È palese che il vento contrario c'è, ma la bici ha già dimostrato di saper
sia in ambito b2b che b2c, resti fondamentale. Comunicare la nostra presenza diretta e la nostra organizzazione è centrale per rafforzare l’immagine del brand verso l’esterno. Per quanto riguarda la comunicazione e le sponsorizzazioni, gli investimenti sono rimasti sostanzialmente invariati. Nel nostro caso specifico, le sponsorizzazioni sono spesso legate ai nostri partner OEM, fornitori dei team professionistici. Guardando al 2026, con lo sbarco di Uno-X (con bici Ridley) nel World Tour e la collaborazione con la Decathlon CMA CGM (con bici Van Rysel), possiamo dire che la nostra presenza nella massima serie del ciclismo professionistico è di fatto raddoppiata.
6. Ogni fiera è diversa dall’altra e ha una propria identità. Sicuramente un fattore importante è la verticalità del pubblico nelle fiere b2c: il target deve essere mediamente qualificato e con una buona conoscenza di base. Lo stesso vale per il b2b, dove la qualità dei contatti è fondamentale: devono essere interlocutori con cui poter quantomeno intavolare una discussione per una potenziale collaborazione. La scelta dipende anche dal tipo di mercato in cui si svolge e dalla presenza più o meno forte dei nostri partner/distributori in quell’area.
7. I vantaggi tecnici della 32” su determinati terreni sono evidenti: basti pensare, ad esempio, alla recente vittoria di una bici con questa configurazione all’Unbound XL, una delle gare più rappresentative del settore. Questo segnala chiaramente come il “salto di specie” tra mtb e gravel sia ormai avvenuto, e come il passaggio successivo, dal gravel alla strada, possa risultare in prospettiva più naturale. Una parte di questa evoluzione risponde all’esigenza di introdurre novità sul mercato, anche se supportate da una logica tecnica reale. La 32” mostra vantaggi soprattutto su terreni pianeggianti e rettilinei, dove si possono mantenere e sviluppare alte velocità (vedi l’Unbound e le gare gravel negli Stati Uniti caratterizzate da lunghe sezioni veloci). Al contrario, su terreni più tecnici o variabili, i benefici diventano meno evidenti se non addirittura un limite. Per questo motivo il rischio di frammentazione e confusione per il consumatore in ogni caso esiste.
8. Si tratta di prodotti di upgrade, come il manubrio integrato Alanera RS, disponibile in 28 combinazioni di taglia nella versione per forcella 1”1/8 e in 14 combinazioni per la versione 1”1/4. A questo si aggiungono gli adattatori dedicati che ne consentono il montaggio su differenti modelli di bici, ampliandone ulteriormente la compatibilità. In parallelo, il “fratello minore” Superbox attacco manubrio, rappresenta una soluzione di integrazione più soft, mantenendo la possibilità di utilizzare sia manubri in carbonio sia in alluminio. Negli ultimi mesi si è registrata inoltre una forte crescita della domanda di estensioni e accessori correlati, trainata dalla nuova gamma introdotta nell’ultimo anno. In questo segmento stiamo progressivamente consolidando una quota di mercato sempre più interessante.
9. Le occasioni di incontro tra i player italiani del settore esistono già, sia attraverso eventi organizzati in Italia sia durante le principali fiere internazionali. Sicuramente, però, piattaforme condivise dedicate al b2b possono essere sempre utili per fare il punto della situazione del mercato, creare nuove sinergie e soprattutto trovare soluzioni comuni ascoltando le esigenze e le problematiche di tutti gli attori coinvolti: aziende, distributori, negozi e istituzioni.
pedalare anche, anzi soprattutto, in salita. La vera scommessa strategica è una sola: in un mercato nervoso, chi comunica valore batte chi comunica prezzo. E chi ha una rete di dealer preparata a spiegarlo vince due volte. Sul posizionamento, la parola chiave è diventata valore percepito, non prezzo. In un momento in cui il consumatore è più attento e selettivo, chi comunica solo sul prezzo perde a lungo termine. Chi riesce a raccontare perché quella bici vale costruisce una relazione che sopravvive alla congiuntura.
3. Chi si limita a esporre e vendere soffrirà ancora. Chi presidia assistenza tecnica, prova del prodotto e relazione con il cliente nel tempo diventa insostituibile. La verità scomoda è che una parte della contrazione se la sono costruita da soli: anni di scarsa formazione, vetrine polverose, personale che non conosce il prodotto, nessuna strategia di fidelizzazione. Il cliente oggi arriva in negozio già informato. Se il dealer non aggiunge nulla a quella conoscenza, perde la vendita. Se invece sa consigliare, personalizzare, assistere diventa insostituibile. Un altro punto fondamentare della strategia che stiamo attuando, è investire sulla formazione della rete commerciale: il dealer oggi deve saper giustificare il valore, non solo mostrare il listino. Inoltre, è proprio la nostra priorità nella ristrutturazione aziendale iniziata quasi un anno fa, far interagire e integrare la rete vendita nelle strategie commerciali aziendali, renderli i nostri diretti interlocutori per respirare il più direttamente possibile l’aria che appunto si respira a contatto con i pedalatori seriali, instaurando un'etica commerciale che forse non è mai esistita. Questo posso garantirvi, è l’operazione più complessa in assoluto perché, a mio parere, le aziende, anziché sensibilizzare, formare e integrare adeguatamente la propria rete di concessionari, hanno spesso adottato un ap-
proccio che li considera come entità esterne o addirittura concorrenti. La nostra risposta come azienda è chiara: meno dealer, ma più strutturati.
4. L'ingresso dei produttori asiatici sul mercato europeo non è una sorpresa. Chi ha costruito per anni le nostre bici ha accumulato capacità manifatturiera enorme e oggi ha le risorse per costruire un brand. Sopravvalutarli sarebbe un errore. Anche in questo ambito emerge una realtà scomoda, riconducibile in buona parte a carenze strutturali e organizzative: molte aziende hanno infatti investito in misura insufficiente sia nello sviluppo dei propri assetti interni, sia nella crescita professionale della propria rete commerciale. Il loro vantaggio è reale: prezzo, scala produttiva; chi prova a concorrere solo abbassando i prezzi si sta già condannando a una guerra di erosione che non può vincere. Il loro attuale limite è strutturale e identitario; noi vendiamo passione e il consumatore europeo, specie nel segmento medio-alto, non compra solo una bici: compra un’appartenenza, una storia, una garanzia, un interlocutore che c'è anche quando qualcosa va storto.
5. Il budget marketing non è una spesa da ottimizzare, ma una scommessa su dove vuoi essere fra tre anni. La pressione sui costi ha spinto molte aziende a tagliare il marketing come prima voce, ma è pur vero che il modo di allocare le risorse è cambiato profondamente. Le fiere in presenza restano strategiche anche se bisogna fara una drastica cernita di quelle effettivamente efficaci. Non sono più il luogo dove si fanno gli ordini ma dove si costruisce e si consolida la relazione con la rete: dealer, distributori, stampa, acquirenti finali soprattutto. Le sponsorizzazioni le valutiamo su un criterio solo: coerenza con l'identità del brand. La comunicazione digitale è straordinaria per la relazione continuativa con la comunità e per l'educazione al prodotto ma per costruire valore nel lungo periodo, rimane indispensabile la presenza editoriale.
6. Il mercato delle fiere di settore sta attraversando una fase di profonda trasformazione; in tale contesto, orienteremo sempre più le nostre scelte verso eventi interni, intesi come spazi autentici di relazione e condivisione. In queste occasioni, apriremo le porte del nostro operare quotidiano per rendere visibile ciò che normalmente resta dietro le quinte, offrendo ai nostri partner non solo informazioni, ma una comprensione più profonda della passione, dei valori e dell’impegno che animano ogni nostro progetto. Il criterio b2b resta il più solido per giustificare la presenza. Una fiera vale se in due o tre giorni riesci a vedere dealer, distributori, partner e stampa che altrimenti richiederebbero settimane di appuntamenti separati. La densità e qualità relazionale è il parametro chiave. Il criterio
1. Far sentire di più la voce del settore e muoversi insieme, non ognuno per conto suo. Un’associazione forte che faccia lobbying stabile, un manifesto comune con proposte concrete e qualche progettopilota sul territorio (piste ciclabili, bici-sharing turistico) per mostrare risultati reali. Bisogna allearsi con ambientalisti, turismo, sanità e scuole per avere più peso: più voci, più attenzione.

2. Stiamo diversificando fornitori, tenendo scorte strategiche, rivedendo i prezzi se serve e puntando su prodotti che il cliente percepisce come “che durano e valgono”. Investiamo anche in efficienza energetica in fabbrica perché abbassa i costi nel medio termine e piace al mercato.
3. I negozi che sopravviveranno saranno quelli specializzati e con servizio pre e post-vendita strutturato: consulenza, fitting, assistenza post-vendita, test ride. I produttori devono aiutarli con formazione, supporto marketing, strumenti digitali e modelli di stock più flessibili. Sicuramente lo scenario vedrà pochi negozi top e tanti piccoli che arrancano.
4. I produttori asiatici che vendono direttamente sono una sfida reale, visti i prezzi aggressivi e grande capacità produttiva. La risposta italiana è puntare su qualità, design, aftersales e “Made in Italy”. In certi casi conviene anche usare fornitori esterni per ottimizzare costi, ma senza perdere il controllo della distribuzione e del brand.
5. Circa il 40-50% riguarda il digitale e contenuti legati al brand e alla performance, mentre a sponsorizzazioni ed eventi mirati destiniamo il 20-30%. La stessa quota è per le fiere in presenza, in base al ritorno dell’investimento. Se una fiera non porta contatti concreti,
b2c verticale è comunque importantissimo ma solo negli eventi dove il pubblico finale è selezionato dalla passione per le due ruote, informato e curioso di conoscere le novità.
7. La ruota da 32 pollici, ma è emersa da un'esigenza concreta nel segmento gravel e bikepacking: più superficie di contatto, migliore assorbimento delle vibrazioni su fondi misti, comfort superiore su lunghe distanze ma è già entrata a gamba tesa nel segmento XC e si sta affacciando a quello all-mountain. Il problema non è il formato in sé. È il momento e il modo in cui viene introdotto. Il mercato ha già metabolizzato a fatica la coesistenza di 26", 27,5", 29" nel mondo mtb, di 700c e 650b nel gravel, di standard di asse e freni che cambiano ogni tre anni. Ogni volta che si introduce un nuovo formato senza un'adozione industriale coordinata il risultato è sempre lo stesso: entusiasmo iniziale, frustrazione nella distribuzione, confusione nel consumatore finale e mal di testa per il dealer che deve gestire la complessità dell'assortimento. Pertanto, il rischio concreto con il 32" è duplice: da un lato, che venga adottato in modo opportunistico da produttori senza investire nella maturità dell'ecosistema attorno; dall'altro, che il consumatore percepisca l'ennesima novità come un motivo per rimandare l'acquisto.
8. I nostri tre best seller 2025 non rappresentano una semplice classifica, bensì una chiara indicazione delle direttrici evolutive del mercato e del posizionamento che Olympia ha saputo consolidare nel tempo. La eBike Enduro conferma che il premium elettrico regge anche in mercati difficili. La eBike trekking-city e road segnala un mercato che si allarga verso nuovi pubblici. La piattaforma fully XC tradizionale rappresenta una chiara espressione dell’identità agonistica di Olympia: in un mercato fortemente orientato verso l’elettrico, la presenza tra i prodotti più richiesti di una full suspension analogica, leggera e reattiva costituisce una significativa validazione dell’esistenza di una comunità che continua a scegliere il brand per l’indole racing che da sempre lo contraddistingue.
9. In Italia manca una piattaforma b2b dedicata al ciclo. Serve un ecosistema dove dealer, produttori, distributori e istituzioni si incontrano in un unico ambiente condividendo strategie commerciali basate sulla formazione commerciale, finanziaria, imprenditoriale e tecnica di tutta la rete vendita e dove vengano esposte in modo chiaro le comunicazioni istituzionali di settore. Inutile pensare a una condivisione totale di dati, progetti, eventuali disponibilità prodotti. Al contrario, risulta imprescindibile una coesione strategica tra tutti i brand italiani del settore, finalizzata a contrastare l’avanzata della concorrenza asiatica facendo leva su, identità e un rinnovato senso di appartenenza nazionale.
meglio spostare sul digitale o su incontri b2b mirati.
6. Una fiera è davvero indispensabile se porta contatti b2b qualificati o pubblico appassionato che prova prodotti. Se permette test ride, eventi stampa o esperienza che il digitale non replica. Altrimenti si può risparmiare e puntare su appuntamenti one-to-one o digitale.
7. Potrebbero avere senso in alcuni segmenti (gravel, cross country) ma servono standard, test e comunicazione chiara. Non sono rivolte a tutti i rider e a tutti i modelli di biciclette, perché rischiano solo di aumentare la confusione e frenare l’acquisto. Meglio procedere con test e formazione per rivenditori prima di lanciarle a tutta forza.
8. Gli pneumatici gravel, perché è diventato il “tuttofare” della bici tra asfalto, sterrato leggero, sentieri. I consumatori cercano gomme versatili, tubeless ready, con profili medi e buone mescole. La linea G One è esattamente quello che chiedono. Nella mtb, gli pneumatici radiali e ad alte prestazioni sono molto richiesti perché sempre più biker vogliono gomme che offrano grip e comfort senza appesantire la bici; le costruzioni radiali migliorano la sicurezza e sensibilità sul terreno. La domanda è forte soprattutto per Trail/All Mountain e per chi cerca un buon compromesso tra controllo e velocità. È importante avere opzioni tubeless, mescole più morbide per grip e versioni rinforzate per eMtb. Anche gli pneumatici commuter con antiforatura sono tra i nostri best seller. I pendolari vogliono zero problemi: lunga durata, poca manutenzione e protezione contro le forature senza perdere scorrevolezza. I Marathon (e varianti più leggere o con strisce riflettenti) restano evergreen.
9. In Italia si è tentato tante volte di creare eventi per gli operatori del settore. Sicuramente di aiuto, ma fino a quando non sarà chiara e definita quale strada l’Italia voglia intraprendere per risollevare il settore, gli eventi e le fiere servono maggiormente per il b2c. Per il b2b dobbiamo essere maggiormente supportati dall’associazione di settore e dalle istituzioni.

1. L’industria della bicicletta paga ancora oggi lo scotto di essere un settore relativamente piccolo, soprattutto se confrontato con altre industrie dello sport e, ancora di più, con industrie quali l’automotive. Per questo motivo, il primo vero tema è la capacità di fare sistema: serve una maggiore cooperazione tra aziende e lungo tutta la filiera, per sviluppare progetti comuni che possano dare forza e continuità al settore. Inoltre, il nostro settore è perfettamente coerente con i grandi temi attuali: sostenibilità, benessere, qualità della vita e rispetto dell’ambiente. Ma deve essere più efficace nel tradurre questa coerenza in progettualità concreta e visibilità istituzionale. Un altro elemento fondamentale è l’investimento sulla cultura della bicicletta, non solo come mezzo sportivo ma come mezzo di trasporto quotidiano, come avviene già in altri Paesi europei. Questo richiede un lavoro lungo, culturale e strutturato, che deve partire dai giovani. Parallelamente, è indispensabile un dialogo più forte e continuo con le istituzioni, affinché alla crescita culturale corrisponda anche uno sviluppo infrastrutturale adeguato, soprattutto in Italia dove questo tema resta ancora critico.
2. I conflitti internazionali hanno contribuito a generare una forte pressione inflazionistica globale, che ha ridotto il potere d’acquisto dei consumatori. Oggi, a parità di budget, il consumatore ha sicuramente meno capacità di spesa, e questo impatta direttamente su tutti i settori, non solo sulla bicicletta. Nel nostro mercato emerge sempre più chiaramente la necessità di un miglior rapporto qualità-prezzo, più che una semplice riduzione del prezzo. Essendo posizionati in una fascia premium, questo scenario ci impatta in modo relativamente minore, perché in questo segmento tecnologia, innovazione e performance restano fattori prioritari rispetto al prezzo. Tuttavia, per le aziende che operano su grandi volumi, la sfida sarà significativa: dovranno riuscire a mantenere competitività in un contesto in cui i costi aumentano e il consumatore è più attento alla spesa.
3. Il lavoro sul canale retail è per noi centrale e da anni investiamo nella formazione e specializzazione dei negozianti. Attraverso progetti come l’Open House e la Beltrami TSA Academy, puntiamo a creare competenze sempre più elevate, perché crediamo che la specializzazione sia la vera leva competitiva contro le dinamiche di prezzo e la concorrenza mass market. Un negoziante competente, in grado di offrire servizi professionali e consulenza qualificata, ha maggiori possibilità di resistere alle turbolenze del mercato. Questo percorso, iniziato oltre dieci anni fa, continua oggi con convinzione, perché riteniamo che il futuro del retail passi attraverso conoscenza, competenza e capacità di offrire valore aggiunto al cliente finale.
4. Questo fenomeno è in atto da alcuni anni ed è legato a diversi fattori, tra cui la debolezza della domanda interna nei mercati asiatici e la necessità di trovare nuovi sbocchi commerciali. L’Europa rappresenta una quota molto importante del mercato globale, e quindi è naturale che diventi un’area strategica di espansione. Oggi il consumatore è anche più aperto verso brand asiatici, perché è venuto meno il pregiudizio sulla qualità: questi prodotti possono offrire buon livello tecnico e prezzi competitivi. Per quanto ci riguarda, la strategia resta chiara: focus sul segmento premium, con prodotti ad alto contenuto tecnologico, innovazione di design e performance. Non siamo interessati a competere sulla leva del prezzo, ma a rafforzare il posizionamento attraverso qualità, innovazione e competenza distributiva.
5. Il tema dei costi è da sempre centrale nella nostra industria, ma oggi lo è ancora di più. Il
Franchi general manager product manager

settore si caratterizza per margini non sempre adeguati rispetto al rischio d’impresa e per una forte pressione all’innovazione continua, che richiede investimenti costanti. Per chi opera nella distribuzione, il lavoro è complesso e spesso non pienamente proporzionato ai margini generati. Per questo motivo, l’analisi dei costi è imprescindibile: in un mercato ipercompetitivo e in uno scenario globale sempre più costoso, è fondamentale valutare con attenzione ogni scelta. Oggi però non basta analizzare: serve anche rapidità decisionale, perché il mercato è estremamente veloce. Sul marketing, lavoriamo su due livelli: da un lato l’allineamento con le attività dei brand che distribuiamo, dall’altro la relazione diretta con il canale retail. Negli ultimi anni abbiamo rimodulato il nostro piano eventi per adattarlo alle nuove dinamiche del mercato, come la crescita del gravel, e abbiamo rafforzato il contatto diretto con i rivenditori attraverso eventi dedicati. Resta però evidente la mancanza di un grande evento trade indipendente, che possa rappresentare un vero punto di incontro e confronto per tutto il settore.
6. La valutazione di una fiera deve partire innanzitutto da quale target l’evento intende raggiungere e quali obiettivi hanno le aziende partecipanti. Oggi esistono diversi eventi dedicati al mondo consumer, che negli ultimi anni sono cresciuti e si sono consolidati, mentre risultano ancora pochi eventi realmente strutturati per il mondo trade. Su questo fronte c’è sicuramente spazio di sviluppo: servono appuntamenti in grado di coinvolgere attivamente il retail, rendendolo parte integrante del progetto e facendogli percepire un valore concreto in termini di crescita professionale e supporto al lavoro quotidiano. Nel mondo consumer, invece, la leva principale è sempre più l’esperienza. Un evento oggi deve aggiungere qualcosa che non sia già disponibile online: la prova del prodotto, il contatto diretto, l’esperienza reale diventano elementi decisivi per accompagnare il consumatore verso la decisione d’acquisto, spesso già avviata attraverso i canali digitali. In sintesi, da un lato serve più qualità e continuità negli eventi trade, con l’obiettivo di creare cultura e collaborazione all’interno della filiera; dall’altro, nel consumer, il valore distintivo è sempre più legato all’esperienza diretta e alla possibilità di vivere il prodotto oltre la dimensione digitale.
7. Il progetto delle ruote da 32” è interessante dal punto di vista tecnico, ma oggi presenta ancora diversi punti di domanda. Uno dei limiti principali è la mancanza di un ecosistema completo di componenti in grado di supportare questa nuova standardizzazione. Resta inoltre aperta la questione delle taglie più piccole, dove questo tipo di ruota può creare criticità di geometria e compatibilità. Al di là degli aspetti tecnici, nella fase iniziale si tratterebbe probabilmente di un segmento di nicchia, più utile come novità e come stimolo narrativo che come innovazione di massa. In questo senso, potrebbe rappresentare un’occasione per rinnovare la comunicazione nel cross-country, un settore che oggi vive grosse difficoltà.
8. La nostra azienda distribuisce oltre 25 brand, quindi ogni anno è difficile identificare un unico prodotto dominante. Tuttavia, la Factor ONE ha rappresentato un riferimento assoluto, ridefinendo il concetto di bici aerodinamica e diventando un benchmark di mercato. Accanto a questo, hanno avuto grande successo anche il Hutchinson Caracal nel gravel e le soluzioni Ravemen, in particolare la famiglia FR, ormai molto consolidate tra i ciclisti.
9. In Italia esiste certamente un bisogno di maggiore confronto tra gli operatori del settore. La condizione fondamentale è che questo confronto sia continuo, sincero e orientato alla collaborazione. Siamo un Paese caratterizzato da grande creatività ma anche da forte individualismo: questo è un punto di forza, ma anche un limite. Per questo motivo, la possibilità di incontro tra aziende, distributori, negozi e istituzioni rappresenta una grande opportunità. Noi crediamo molto nel valore del dialogo e del confronto, perché siamo convinti che la crescita del settore passi necessariamente dalla collaborazione tra tutti gli attori della filiera.
1. Le strategie collettive dovrebbero essere guidate da un ente di categoria forte e realmente operativo, come Ancma, che oggi rappresenta il settore ma concretamente incide poco. La bike industry italiana vale 2,5 miliardi di euro, ma non riesce ancora a trasformare questo peso economico in forza politica. Servirebbe una lobby strutturata capace di dialogare con istituzioni e infrastrutture, fare sistema tra le aziende e promuovere la bici
come industria strategica per mobilità, economia e sostenibilità.
2. Sicuramente il potere d’acquisto dei consumatori è diminuito e il mercato sta vivendo una fase di contrazione, che impatta anche il settore bike. Allo stesso tempo, però, l’incertezza energetica e il rincaro delle bollette potrebbero trasformarsi in un’opportunità per la bike industry: l’aumento dei costi legati a carburanti ed energia può spingere sempre più persone a utilizzare la bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano, soprattutto in ambito urbano.
3. Probabilmente questa forte contrazione è dovuta anche al fatto che i negozi specializzati avevano investito molto su prodotti ad alto valore, come eBike e bici di alta
gamma. In una situazione di mercato che, negli ultimi mesi, ha visto i prezzi scendere drasticamente a causa dei grandi stock accumulati dai produttori, molti retailer si sono trovati in difficoltà. Vedere biciclette da 6.000 euro vendute a 3.000 euro ha creato inevitabilmente una situazione di forte “imbarazzo” commerciale e finanziario per chi aveva acquistato a condizioni completamente diverse. Questo ha generato un mercato drogato, dal quale servirà tempo per uscire e ristabilizzare prezzi, marginalità e fiducia. Nel medio termine credo che sopravvivranno soprattutto i retailer capaci di differenziarsi attraverso servizio, competenza e rapporto con il cliente, perché oggi non basta più semplicemente vendere il prodotto.
4. Sono e saranno sempre di più una minaccia competitiva. La mentalità del consumatore sta cambiando: quello che una volta veniva definito in modo dispregiativo “cinesata”, oggi viene percepito in maniera completamente diversa. Basta guardare il settore automotive con marchi come BYD: fino a pochi anni fa nessuno avrebbe pensato di acquistare un’auto cinese, mentre oggi sono una realtà consolidata. Lo stesso sta accadendo nel mondo delle moto, anche di grossa cilindrata, e inevitabilmente succederà sempre di più anche nel bike business. Inoltre, molti produttori asiatici stanno entrando direttamente nel mercato europeo, saltando passaggi come importatori e distributori. Questo permette loro di essere molto più aggressivi e competitivi, soprattutto sul prezzo, mettendo ulteriore pressione alle aziende europee tradizionali.
5. Oggi, in un mercato che impone la massima attenzione ai costi, anche il marketing deve essere gestito in modo molto più razionale rispetto al passato. Le risorse vengono distribuite cercando di mantenere un equilibrio tra comunicazione, presenza sul territorio e supporto commerciale. Sicuramente le fiere in presenza restano importanti, soprattutto per il contatto diretto con clienti e negozianti, ma devono offrire un reale valore aggiunto per giustificare gli investimenti. Parallelamente cresce il peso della comunicazione digitale e delle attività mirate, che permettono di raggiungere il pubblico in maniera più efficace e misurabile. Anche le sponsorizzazioni oggi vengono valutate con maggiore attenzione: non conta più solo la visibilità, ma il reale ritorno in termini di immagine, contatti e vendite.
6. Per quanto ci riguarda, una fiera diventa davvero indispensabile quando riesce a bilanciare sia l’aspetto b2b sia quello b2c. Però, realisticamente, oggi è soprattutto la

1. Per contare di più a livello politico, il settore dovrebbe smettere di presentarsi solo come produttore di oggetti fini a sé stessi e iniziare a promuoversi come un "sistema" economico integrato. È fondamentale comunicare alle istituzioni che la ciclabilità non è un costo, ma un investimento che genera turismo e riduce la spesa sanitaria. La strategia vincente consiste nel presentarsi compatti, fornendo dati certificati non solo sul fatturato, ma anche sui posti di lavoro e sul risparmio di CO2, chiedendo incentivi che vadano oltre l’acquisto, toccando anche manutenzione e sicurezza.
2. L’attuale instabilità ci ha spinto a spostare l’attenzione dalla quantità alla qualità, privilegiando il "valore" rispetto al "volume" di vendita. Invece di rincorrere i segmenti economici dove la competizione è basata solo sul prezzo, stiamo investendo in accessori ad alto contenuto tecnologico e di valore per un mercato premium.
3. I negozianti specializzati devono evolversi in veri e propri centri di servizi, offrendo officine qualificate e diventando punti di riferimento per la comunità, poiché la semplice vendita di prodotti non è più sufficiente per distinguersi. Da parte nostra, il rapporto sta diventando una consulenza attiva: non ci limitiamo a fornire merce, ma aiutiamo i negozi a gestire meglio il magazzino e a proteggere i margini di guadagno, evitando sconti eccessivi e offrendo un supporto tecnico costante.
4. La vendita diretta dei produttori asiatici rappresenta una sfida soprattutto nella fascia medio-bassa del mercato. La nostra risposta non è giocare al ribasso sui prezzi, ma puntare sulla forza dei brand delle aziende che rappresentiamo in Italia e sul miglioramento costante dei servizi post-vendita.
capacità di creare spettacolo ed emozione per il pubblico a fare la differenza. Viviamo in un mondo in cui, nel nostro settore, basta aprire un PC per trovare informazioni su bici e accessori senza muoversi da casa. Per questo il vero valore aggiunto di una fiera o di un evento è il lato emozionale: far vivere esperienze, creare coinvolgimento e trasmettere passione. È quel quid in più che rende un evento speciale e davvero attrattivo.
7. Se non sbaglio è un discorso già sentito più volte in passato: prima con le 27,5”, poi con le 29”. Si pensa sempre che non ci sia più nulla da inventare, ma alla fine qualcosa di nuovo salta sempre fuori. Sicuramente le ruote da 32” potrebbero creare inizialmente un po’ di incertezza e frammentazione, ma questo significa anche che c’è ancora interesse, ricerca e voglia di innovare nel settore. E personalmente non credo sia un male per il mercato.
8. Identificare tre prodotti specifici su una selezione di oltre 10.000 referenze non è semplice. Sicuramente, in termini numerici, i consumabili restano sempre i best seller: camere d’aria, copertoni e componenti di ricambio continuano ad avere una richiesta costante. Allo stesso tempo, nel 2025 abbiamo visto crescere molto anche accessori come borse, caschi e lucchetti, cioè tutti quei prodotti collegati all’utilizzo quotidiano della bicicletta. È il segnale che sempre più persone stanno iniziando a usare la bici come reale alternativa all’automobile, soprattutto negli spostamenti urbani.
9. Personalmente non credo che oggi il mercato italiano sia ancora pronto a creare vere sinergie di questo tipo tra competitor. Nel nostro settore esiste ancora una mentalità molto individualista, dove spesso ogni azienda tende a proteggere il proprio spazio più che a collaborare per obiettivi comuni. Una piattaforma b2b condivisa potrebbe sicuramente avere vantaggi importanti, come facilitare il dialogo tra aziende, distributori, negozi e istituzioni, ma per funzionare davvero servirebbero visione comune, fiducia reciproca e capacità di fare sistema. Ed è proprio questo che oggi manca. In altri settori o in altri Paesi si riesce a collaborare anche tra concorrenti quando c’è da difendere il mercato o sviluppare progetti strategici. Nel bike business italiano, invece, siamo ancora molto frammentati e spesso prevalgono interessi individuali rispetto a quelli collettivi.
5. Le nostre risorse si distribuiscono su tre assi principali. La parte più consistente va alle sponsorizzazioni sportive: sosteniamo numerosi team Elite, Under 23 e Juniores e siamo partner di moltissimi eventi ciclistici nazionali, dalla strada al mtb fino al gravel. Crediamo che il supporto al ciclismo, in ogni sua disciplina, sia il modo più autentico per costruire credibilità attorno ai brand che distribuiamo. Ne sono esempi concreti il Circuito Gravel Maxxis — ora alla seconda edizione — e il primo Circuito Gravel del Veneto, realizzato in collaborazione con Keepsporting. Sul fronte fieristico, la nostra presenza fissa è a IBF - International Bike Festival, punto di riferimento del settore in Italia e all'estero. Completano il quadro le attività di comunicazione, che gestiamo attraverso iniziative dedicate e collaborazioni con ambassador selezionati. A questo affianchiamo un monitoraggio costante di nuovi canali e format, convinti che la capacità di intercettarli in anticipo rappresenti oggi un vantaggio competitivo reale.
6. Una fiera oggi è utile solo se sa differenziare nettamente l'offerta: deve garantire momenti b2b di alto livello per i professionisti del settore e trasformarsi in un vero "show" o festival durante i giorni aperti al pubblico. Il vecchio modello della fiera "catalogo", dove ci si limita a esporre i prodotti, è ormai superato.
7. Esiste un forte rischio di ulteriore frammentazione del mercato. Introdurre un nuovo standard in questo momento, con i magazzini dei negozi ancora pieni di prodotti da 29", potrebbe confondere e paralizzare gli acquisti. Riteniamo che le ruote da 32" rimarranno un'innovazione confinata a una nicchia specifica, come rider molto alti o discipline estreme, almeno per il prossimo futuro.
9. Sì, riteniamo che una piattaforma comune sia necessaria per stabilizzare il mercato. Sarebbe lo strumento ideale per permettere alle aziende di dialogare con i negozi, confrontandosi a 360° su tutti i vari argomenti caldi. In questo modo si avrebbe a disposizione un mezzo utile per fare valutazioni del settore in tempo reale, aiutando i vari livelli decisionali a trovare le giuste strategie per il mercato.
Lisa Colombelli
1. Il settore dovrebbe presentarsi con una rappresentanza unitaria, dialogare in modo continuativo con le istituzioni e partecipare attivamente ai tavoli su mobilità, infrastrutture e sostenibilità per valorizzare il proprio impatto economico e sociale.

2. Questa instabilità ci impone di ottimizzare i costi produttivi e accorciare la supply chain per mitigare i rischi geopolitici. L'incertezza economica ci porta a privilegiare efficienza, controllo dei costi e una proposta di valore chiara, mantenendo al centro qualità, affidabilità e servizio al cliente.
3. I retailer specializzati restano fondamentali. Nel medio termine vediamo una maggiore selezione del mercato, con i negozi più competenti e orientati ai servizi destinati a rafforzarsi. La partnership si basa sempre più su formazione, supporto commerciale e attività tecniche condivise.
4. È una concorrenza da prendere seriamente in considerazione, ma crediamo che qualità del prodotto, assistenza, disponibilità e relazione con il mercato locale restino ele-
Marco Biollo sales manager ceo

1. Il problema non è legato al solo settore ciclo ma si espande a qualsiasi altro settore industriale ed è un problema culturale; l’attività lobbistica dovrebbe seguire il modello anglosassone e diventare una professione istituzionalizzata, regolata e protetta. In Italia abbiamo un’associazione di categoria che fa il massimo possibile ma spesso è inascoltata dagli organi legislativi. A meno di una “grande ondata emotiva” da parte dell’opinione pubblica che funga da stimolo, non vedo soluzioni a breve.
2. La nostra attenzione ai prezzi di mercato e al concetto di “Value for Money” trascende dalla situazione geopolitica internazionale. Essa rappresenta uno dei valori aziendali fondamentali sui quali si basa la nostra strategia, pertanto non vi sono cambiamenti in atto sulla base di questi accadimenti.
3. Le difficoltà dei negozianti sono evidenti, cosi come lo sono quelle che affliggono il settore in generale, sicuramente arriveranno tempi migliori e i negozianti sapranno far valere le loro competenze.

1. La cosa più importante sarebbe a nostro avviso costruire piste ciclabili tramite grandi progetti. Non piccole piste che vanno a finire nel nulla e che non servono a niente. A Bologna abbiamo speso più di 500 milioni di Euro, tra PNRR e soldi dello stato, per introdurre di nuovo i tram. Con cifre molto inferiori e tempi molto più rapidi, a quest’ora saremmo la Copenaghen del sud Europa. Con un incremento anche del cicloturismo che in Italia dovrebbe essere molto maggiore visto la bellezza del nostro Paese.
2. Cerchiamo di aiutare i clienti con prezzi calmierati e condizioni vantaggiose, senza spingere su ordini di quantità esagerate di materiale che poi farebbero fatica a vendere.
3. Come sopra. In più cerchiamo di alzare la qualità dei prodotti a discapito della quantità.
menti distintivi. La nostra strategia per contrastarli non è la guerra dei prezzi, ma la differenziazione: puntiamo sul valore del brand, sul prodotto made in Italy, sull'affidabilità della filiera dei componenti e, soprattutto, su una rete di assistenza post-vendita locale.
5. Oggi puntiamo su un mix equilibrato: comunicazione digitale e trade marketing hanno un peso crescente, mentre sponsorizzazioni e fiere vengono valutate in base al ritorno concreto sugli investimenti.
6. Una fiera è indispensabile quando genera contatti qualificati, favorisce relazioni commerciali concrete e offre occasioni di networking che non possono essere replicate online.
7. È ancora presto per esprimere un giudizio definitivo. L'innovazione è positiva se supportata da reali vantaggi tecnici; diversamente, il rischio è aumentare la complessità per consumatori e operatori.
8. Nel corso del 2025 per Raicam, la domanda si è concentrata principalmente su tre categorie: pastiglie freno, dischi freno e impianti frenanti ad alte prestazioni per mtb ed eBike.
9. Sì, una piattaforma b2b condivisa potrebbe favorire il dialogo tra aziende, distributori, negozi e istituzioni, migliorando collaborazione, visibilità e sviluppo di progetti comuni.
4. È il mercato che si evolve; laddove la concorrenza è leale va accettata e deve essere uno stimolo per tutti a fare meglio. Purtroppo non sempre dall’Asia operano in maniera trasparente, ma bisogna considerare che il prezzo in sé non è l’unica discriminante nella scelta dei prodotti.
5. Ci consideriamo un “distributore atipico” che alla vendita di articoli a marchi di terzi affianca prodotti sviluppati internamente con brand di proprietà, ed è per questo che la nostra voce di spesa “marketing” è particolarmente rilevante su tutti i fronti. In particolare consideriamo la presenza in fiera ancora strategica.
6. Il grado di presenza di operatori del settore è attualmente il nostro primo parametro di scelta.
7. Personalmente la vedo come una variante un po' forzata, ma non essendo direttamente coinvolto nel mercato delle bici più sportive non so dare un giudizio tecnico.
8. Il nostro catalogo bici Brera e altri prodotti correlati, il cui tema principale è la mobilità urbana, ci stanno sicuramente dando delle soddisfazioni.
9. Sarebbe interessante, ci sarebbe però da capire meglio come tramutare questo concetto in qualcosa di concreto ed efficace.
4. È un problema molto grande a nostro avviso. Ci sono shop online cinesi che vendono a prezzo di costo e con consegna gratuita. L’Europa deve porre freno a questa concorrenza sleale o chiuderanno molte piccole e medie attività italiane ed europee.
5. Purtroppo le fiere sono sempre meno interessanti, vedi Eurobike a Francoforte. Dopo più di 30 anni di fiere in Germania in varie città, quest’anno non esporremo né ci andremo. Andremo all’International Bike Festival di Misano perché è abbastanza interessante. Il resto lo investiamo in pubblicità su riviste e social.
6. Un po' tutte e tre le cose.
7. Secondo noi può essere interessante, ma di nicchia.
8. Per noi i prodotti best seller rimangono i lavacatena, i dosatori CO2, le mousse Anaconda e le camere TPU, ovvero tutto ciò che produciamo noi internamente nella nostra sede di Funo, a Bologna. La parte commerciale invece diventa sempre più difficile.
9. Sì, sarebbe l’ideale. Manca dalla fiera di Padova-Verona.
Matteo Lurati
Matteo Radin trade marketing manager sales director
1. Il punto cruciale è riuscire a dare al nostro settore il peso politico che merita e per fare questo dobbiamo unire l'intera filiera: dai produttori e distributori fino alla rete capillare dei negozianti e delle officine, che rappresentano il vero termometro del Paese. Crediamo che la strategia vincente sia creare una coalizione di filiera che dialoghi direttamente con gli enti locali e i pianificatori urbanistici. Le grandi infrastrutture si decidono a livello nazionale, ma si scaricano sui territori. Se dimostriamo alle istituzioni che la crescita della bike industry genera occupazione stabile il coinvolgimento nei progetti infrastrutturali diventerà una conseguenza naturale. Dobbiamo rivendicare il nostro status di industria manifatturiera e di servizio strategica per l'Italia.


marketing”. Come distributori i nostri piani di comunicazione non possono essere paragonati o associati a quelli di un brand, la nostra comunicazione deve necessariamente essere molto più mirata e quasi nascosta agli occhi del consumatore, a vantaggio di quella del brand con cui lavoriamo. In questo senso cerchiamo di ottimizzare le risorse a nostra disposizione insieme a quelle dei nostri partner (i brand), facendo fronte comune ove possibile e andando a investire in maniera congiunta di modo da avere maggiore forza. Le fiere, ad esempio, per noi rappresentano un grande valore, in particolare IBF, da anni nostra principale insieme ad Ammiraglia, che quest’anno affiancheremo anche a Sea Otter Girona e Pro Days a Parigi.
2 . Per affrontare l'instabilità globale abbiamo adottato una visione di scala. Le nostre strategie aziendali non si sono fermate davanti alla crisi, ma anzi hanno accelerato verso una dimensione sempre più internazionale ed europea preparandoci strutturalmente ad essere qualcosa di molto più che un distributore. La contrazione dei consumi si combatte offrendo un servizio impeccabile e un catalogo integrato che copre ogni esigenza. Non subiamo passivamente il contesto macroeconomico, ma lo governiamo focalizzandoci sull'efficienza operativa e sul supporto concreto alla rete di vendita, che oggi più che mai ha bisogno di partner industriali solidi e strutturati.
3. Inutile negare che l'ultimo anno sia stato sfidante per i negozianti, stretti tra il calo della domanda e l'esubero di stock accumulato in precedenza. Le prospettive a medio termine vedono una progressiva stabilizzazione del mercato, a patto di ritrovare l'efficienza finanziaria. Consapevoli di questo, abbiamo rimodulato il nostro rapporto di partnership puntando sulla massima flessibilità. RMS si propone oggi come il vero e proprio polmone logistico e finanziario del retailer. Grazie alla capillarità del nostro servizio, consentiamo al negoziante di comprare 'il giusto e quando serve', riducendo l'esposizione finanziaria e i costi di magazzino. La partnership oggi si misura sulla capacità di fare squadra per difendere la marginalità del punto vendita, garantendogli al contempo un accesso immediato a ricambi e accessori per non perdere neanche un cliente.
4. Valutiamo questa concorrenza con grande attenzione, ma anche con la consapevolezza della nostra forza industriale e distributiva. L’offerta asiatica riferita specialmente a determinate categorie merceologiche, ha dimostrato di poter avere un impatto veramente importante e una progressione veloce. La nostra risposta, a una prospettiva di offerta via via maggiore, è il consolidamento del nostro ecosistema: RMS non è un semplice intermediario, ma un partner strategico che seleziona, sviluppa e ottimizza l'offerta per il mercato europeo. Chi sceglie RMS sceglie l'affidabilità di un gruppo europeo, una stabilità finanziaria e una conoscenza profonda del mercato.
5. Noi siamo un distributore, da qui bisogna partire prima di parlare di “budget

1. Il limite principale che frena il nostro peso politico è l'assenza di una voce istituzionale dedicata esclusivamente alla bicicletta. Le sedi di rappresentanza odierne, per la loro natura e vocazione, si trovano spesso ad abbracciare mercati diversi dal nostro o a focalizzare il dialogo quasi unicamente sui costruttori, faticando a tutelare le esigenze specifiche di chi, come la distribuzione, fa da motore a questo mercato. La strategia collettiva vincente potrebbe essere la creazione di un ente istituzionale esclusivo per il mondo ciclo. Un soggetto unico
6. Gli aspetti da considerare sono moltissimi, sicuramente l’afflusso generale è già un primo dato importante per valutare il successo di un evento fieristico, ma da solo non basta, bisogna anche vedere la qualità delle persone che riesce ad attirare, le date che devono essere strategiche, la quantità di brand, negozianti e addetti ai lavori che partecipano nel nostro caso e non solo gli utenti finali. Tutti dati fondamentali da considerare.
7. Se ne parla e si sono visti anche parecchi prototipi, direi troppi per poter pensare a un esperimento destinato a sparire nel breve periodo. Noi stessi con il nostro marchio SYNT abbiamo presentato una ruota 32’, un po’ per scherzo, ma che ha suscitato da subito grande interesse e richieste. Ci vorrebbe la sfera di cristallo, la verità è che a seconda di quello che faranno i produttori potremmo essere di fronte ad una nuova rivoluzione, perché dopo le ruote e le coperture, tutto il resto della componentistica dovrebbe adeguarsi ai nuovi standard.
8. È complesso rispondere a questa domanda per un’azienda come la nostra che tratta prodotti così trasversali e dai prezzi così differenti. Un impianto frenante, un filo del cambio, una bici completa, una vite…qual è il parametro per cui definire cosa è più richiesto? Volumi o importo? Possiamo parlare di categorie merceologiche, con la gomma, le camere e le catene che rimangono trainanti, oppure di brand, ad esempio con il nostro marchio WAG stiamo crescendo in modo veramente importante, o ancora di biciclette, con Myland che sta portando risultati eccellenti. Temo che rappresentiamo una realtà troppo complessa ed eterogenea per dare una risposta precisa e chiara alla domanda.
9. Guardiamo sempre con favore alle iniziative che mirano a unire il settore, ma dob biamo essere molto pragmatici. Il mercato b2b oggi si muove su dinamiche di estrema rapidità, specializzazione e personalizzazione del servizio. Come RMS, crediamo che il rapporto tra distributore e negoziante sia unico e richieda canali dedicati. Una piattaforma generalista e condivisa rischierebbe di standardizzare un mercato che invece vive di diversificazione e di partnership strategiche su misura. Ben venga invece un ecosistema condiviso se strettamente limitato al dialogo con le istituzioni e alla semplificazione burocratica o normativa del nostro comparto.
e ufficialmente riconosciuto che dia pari voce a tutta la filiera.
2. Inizialmente abbiamo fatto il possibile per assorbire l'aumento dei costi e non pesare sul mercato, ma il prolungarsi della situazione ci ha costretti a procedere con dei necessari adeguamenti. Purtroppo, dinamiche simili finiscono sempre per gravare in modo sproporzionato sui soggetti intermedi della filiera come il nostro. Nonostante queste pressioni, la nostra priorità assoluta resta il cliente: stiamo valutando e implementando tutte le opzioni possibili per ottimizzare i processi e mantenere inalterato l'elevato livello di servizio che ci contraddistingue.
3. Le prospettive migliori sono per quei negozianti che riescono a evolversi, affiancando alla semplice vendita servizi complementari di alto valore aggiunto, come
la consulenza tecnica specializzata e un'officina efficiente. L'aggiornamento continuo è oggi l'unica vera chiave per restare competitivi. Di conseguenza, la nostra partnership con loro si sta evolvendo verso un supporto sempre più integrato: condividiamo costantemente informazioni e strumenti per assisterli al meglio nelle loro attività quotidiane. Il nostro obiettivo è semplificare e velocizzare le operazioni di routine, come il riordino degli articoli, permettendo al negoziante di recuperare tempo prezioso da dedicare interamente al cliente finale.
4. È una concorrenza innegabilmente temibile. Il loro enorme potere commerciale e la disponibilità di margini elevati permettono a questi player investimenti di marketing sempre più imponenti e aggressivi sul mercato europeo. Anche in questo campo, un ente dedicato potrebbe aiutare non poco a tutelare il nostro mercato. Per i distributori tradizionali al momento questa pressione si combatte solo alzando l'asticella del servizio, offrendo consulenza, capillarità e una selezione di marchi di qualità che la sola vendita diretta asiatica non può replicare.
5. Stiamo concentrando gran parte delle risorse sulla comunicazione strategica, sia diretta che indiretta, per raggiungere i nostri interlocutori in modo mirato e continuativo. Sul fronte degli eventi fisici, applichiamo una selezione molto rigorosa e puntando su un marketing territoriale. Scegliamo accuratamente le manifestazioni a cui presenziare valutandone il reale ritorno di business, consapevoli che le occasioni più proficue per noi non coincidono necessariamente con le fiere tradizionalmente considerate le 'più importanti' del settore.

1. Credo che il settore debba prima di tutto essere più unito e sviluppare una visione condivisa del ruolo della bicicletta. Oggi tendiamo a concentrarci su pochi segmenti consolidati, limitando la diffusione della cultura della bici e, di conseguenza, il suo peso politico. Faccio un esempio concreto: come distributore faccio ancora fatica a far percepire ai rivenditori il potenziale dei modelli touring, che potrebbero far avvicinare alla bici una fascia enorme di utenti. In molti Paesi europei il cicloturismo genera economia, aumenta il numero di utilizzatori e contribuisce a giustificare investimenti pubblici in infrastrutture. Spesso diciamo che servono più infrastrutture per diffondere l'uso della bicicletta. Io credo sia vero anche il contrario: serve una massa critica maggiore di utilizzatori perché la bicicletta diventi una priorità politica. Per questo il settore dovrebbe guardare oltre il prodotto e oltre lo sport, promuovendo maggiormente la bici come strumento di mobilità e turismo, a partire da noi operatori.
2. Certamente la situazione geopolitica ed economica internazionale ha un impatto rilevante, soprattutto in termini di incertezza. Oggi è più difficile prevedere la domanda, pianificare gli acquisti e gestire i costi. Per questo cerchiamo di acquistare con maggiore coscienza, di condividere il più possibile le informazioni con i nostri partner e di garantire flessibilità operativa alla nostra rete vendita. Crediamo che in questa fase sia più importante prendere decisioni corrette che inseguire a tutti i costi la crescita. Prudenza, velocità di adattamento e solidità finanziaria sono diventati elementi centrali della nostra strategia.
3. Come distributori di prodotti premium abbiamo affrontato una selezione dei partner. In un contesto sempre più competitivo abbiamo bisogno di rivenditori che sappiano vendere il valore del prodotto, il servizio e la competenza, non semplicemente il prezzo. Per questo continuiamo a credere nel negozio specializzato e a investire nelle relazioni con chi lavora in modo professionale e costruisce valore per il cliente, indipendentemente dalle dimensioni. Il nostro obiettivo è costruire partnership solide e durature, perché le sfide del mercato sono troppo complesse per essere affrontate da soli per entrambi gli attori.
4. Sicuramente è una concorrenza che impone attenzione e che rende il mercato ancora più competitivo. Tuttavia, per quanto riguarda i marchi premium che rappresentiamo, non la consideriamo un concorrente diretto nella maggior parte dei casi. Il prezzo è certamente un elemento importante, ma nel segmento premium entrano in gioco anche progettazione, innovazione, assistenza, valore del brand
6. Se parliamo di “indispensabile”, a livello di concretezza commerciale sono la profilazione dei contatti e la possibilità di avviare o consolidare partnership commerciali dirette e strategiche a giustificare l'investimento e la presenza fisica.
7. Il mercato è fisiologicamente alla ricerca continua di novità, pertanto guardiamo con interesse a chi cerca di stimolare questa esigenza presentando nuove soluzioni. Tuttavia, è prematuro stabilire se le ruote da 32" rappresentino un'evoluzione tecnica strutturale: la vera bontà e sostenibilità di queste innovazioni si misurano esclusivamente nel lungo termine, alla prova dei fatti e dell'accoglienza del mercato finale.
8. Da sempre il nostro core business è nel mondo delle coperture e delle camere, ci siamo auto-definiti i “tyre specialists”. A fianco a questi va sempre forte la ricambistica essenziale, motore di tutte le officine specializzate.
9. Sulla carta è un'idea sicuramente vincente e che porterebbe grande valore. Tuttavia, conoscendo bene le dinamiche e i player storici del nostro settore, la realizzazione di un progetto così trasversale e condiviso si è sempre scontrata con forti complicazioni pratiche e storiche resistenze. Sarebbe un passo avanti importante per fare davvero "sistema" in Italia: resta solo da capire se oggi il mercato, di fronte alle nuove sfide globali, abbia finalmente raggiunto la maturità necessaria per essere pronto a una collaborazione di questo tipo.
e qualità dell'esperienza offerta al cliente. Sono aspetti che richiedono tempo e investimenti per essere costruiti. Detto questo, l'arrivo di nuovi player può avere anche effetti positivi. Aumenta la competizione, stimola l'innovazione e probabilmente contribuirà a riportare alcuni prezzi a livelli più coerenti con il valore reale dei prodotti. Alla fine sarà il mercato a premiare chi saprà offrire il miglior equilibrio tra qualità, servizio e prezzo.
5. Stiamo tornando alle origini con un marketing votato al cliente finale e sul campo. Supportiamo atleti, ambassador, team agonistici. Oganizziamo giornate demo e abbiamo di recente siglato un accordo di partnership con il Bike Park Paganella con il nostro marchio storico Transition. L’unica fiera ufficiale a cui saremo presenti è l’IBF e rappresenta una piccola fetta del nostro budget generale.
6. Nel nostro caso possiamo dire che è una partecipazione di carattere istituzionale da un lato e una ottima occasione di incontro con clienti b2b, operatori, colleghi e clienti finali dall’altro.
7. La nostra estrazione prevalentemente fuoristrada ci porta ad osservare questo fenomeno con curiosità ma senza pregiudizi. Non dimentichiamo che anche l'arrivo delle 29" fu accolto con molto scetticismo e oggi rappresenta lo standard di riferimento in gran parte del mercato. Al momento non ho un'opinione forte. Sembra che le 32" possano offrire vantaggi reali in alcune applicazioni specifiche. Resta però da capire se questi benefici saranno sufficienti a giustificare un nuovo standard su larga scala. Il rischio di creare ulteriore complessità per consumatori e operatori esiste, ma l'innovazione non va mai giudicata troppo presto.
8. Le eMtb con motorizzazione DJI, le gravel-road endurance, ma anche crossover elettrico con grande capacità di batteria.
9. Non saprei cosa rispondere, o meglio so che come tutte le iniziative, se fosse davvero finalizzata a una gestione più sana e pensata del canale di vendita avrebbe sicuramente un buon motivo di esistere. D’altro canto però, penso anche che sia di difficile attuazione. In linea di principio una piattaforma di questo tipo avrebbe sicuramente valore se aiutasse a rendere il canale più sano, efficiente e orientato al lungo periodo. Allo stesso tempo la vedo di difficile realizzazione. Il nostro è un mercato relativamente piccolo e molto competitivo, dove aziende e distributori si contendono spesso gli stessi rivenditori e, a monte, gli stessi marchi. In alcune aree geografiche i punti vendita realmente strategici sono pochi, se non addirittura unici. Per questo credo sia molto complicato andare oltre il naturale spirito di sopravvivenza delle singole aziende e ragionare come una vera squadra. Se però si riuscisse a lavorare su alcuni obiettivi comuni, potrebbe rappresentare un'opportunità interessante per tutto il settore.

Un concept store dal lusso discreto e raffinato, con Alba e le Langhe sullo sfondo. KOM Cycling Boutique è il punto d’incontro tra passione e modernità
di Daniele Pansardi
Nel nome KOM Cycling Boutique, la parola chiave è l’ultima. Boutique: sinonimo di intimità e cura nei dettagli, di atmosfere caratteristiche e offerte di alto profilo, e di esperienze d’acquisto personalizzate. KOM Cycling Boutique nasce come concept store dalle idee e dalla passione per il ciclismo di Ricardo Pichetta, ex professionista e co-fondatore di Officine Mattio, e Marta Giordano, esponente di una storica famiglia impegnata nella produzione vinicola. Al centro di tutto, la bicicletta: non come semplice mezzo, ma come oggetto di bellezza, passione e performance,

Il negozio è aperto da aprile 2025: qual è il bilancio di questo primo anno di attività? È stato un anno di tante nuove scoperte. Come socio e co-fondatore di Officine Mattio mi occupo soprattutto della parte commerciale, in mercati come quello americano, sudamericano o arabo, ma la vendita b2b è molto diversa da quella diretta al consumatore finale. Abbiamo voluto sviluppare un concetto diverso di negozio, che potesse integrarsi al meglio nella città. KOM non vuole essere solo un rivenditore di bici e prodotti per il ciclismo, ma uno spazio lifestyle a tutto tondo. Abbiamo voluto creare un ambiente di alto livello, con un’estetica studiata e ricercata. Debora si occupa di organizzazione, vendita, abbigliamento e accessori, mentre Alberto dell’officina.
Cosa proponete oltre al ciclismo?
che sa esprimere anche stile ed eleganza, come dimostra la proposta di abbigliamento e accessori moderna e di classe. Alba e le Langhe fanno da sfondo ideale a una Boutique di questo genere: lontano dalla frenesia delle grandi città, a stretto contatto con le colline e i dolci pendii di un territorio irresistibile per la bicicletta. Il negozio vuole essere un naturale punto di ritrovo per tutti gli appassionati, che sia una semplice social ride, un tour organizzato o per assistere insieme a una tappa del Giro d’Italia. Dell’identità di KOM Cycling Boutique abbiamo parlato proprio con Ricardo Pichetta.


Il nostro obiettivo è coinvolgere anche i runner della città, ragion per cui abbiamo inserito un corner con le scarpe di Karhu. Proponiamo anche Born, marchio di abbigliamento fitness e yoga, ma non vogliamo fermarci qui. L’idea di è aumentare l’offerta con altri brand e altri settori sportivi, adatti a chi ricerca il massimo benessere fisico e mentale.
Com'è nata l'idea di questo spazio e qual è la filosofia commerciale che vi differenzia dai punti vendita tradizionali?
Nel 2018, con Giovanni Monge Roffarello (co-fondatore di Officine Mattio) ragionavamo su vari business plan in ottica futura. Tra le varie possibilità, c’era anche l’apertura di un concept store di Officine Mattio e di una serie di franchising, progetto che poi abbiamo scartato. Quell’idea però mi affascinava, per cui nel corso degli ultimi anni
abbiamo iniziato a concepire questo atelier per accogliere il ciclista e creare un’esperienza il più personalizzata possibile, valorizzando i prodotti e i brand. Non abbiamo tralasciato nulla, dai materiali scelti con cura attingendo dal territorio all’accoglienza per chi entra in negozio.
Cosa significa per Officine Mattio avere una "vetrina proprietaria" di questo livello?
Per l’azienda è valore aggiunto. Poter ricevere i clienti all’interno di questo negozio rende tutto più speciale, perché possiamo mostrare l’intera linea a un gran numero di persone. Ci consente anche di promuovere al meglio il nostro tour operator OM Cycling Tours, con cui organizziamo viaggi ed esperienze in bicicletta. Tutto è studiato per offrire un servizio premium.
Oltre alle biciclette di alta gamma, un ruolo fondamentale nella vostra boutique è affidato all'abbigliamento tecnico e agli accessori ricercati. Con quali criteri selezionate i marchi da inserire in negozio per mantenere intatta questa identità così esclusiva?
I brand sono stati scelti sia in base a gusti personali sia rispettando lo stile delle nostre bici. Abbiamo puntato sul made in Italy con Nimbl, Kask e KOO e Pissei, ma anche sullo spagnolo Endless di cui ci fidiamo.
Dal punto di vista strategico e di business, KOM può essere replicabile o pensato specificamente per celebrare e presidiare il territorio cuneese e le Langhe?
Credo sia fattibile anche altrove. Ci sono altri esempi del genere, perché si riesce a offrire un’esperienza di alto livello senza fare magazzino. Da parte nostra l’ambizione di espanderci c’è, quello che è difficile oggi è trovare i collaboratori che possano dare continuità all’attività in negozio.
Alba e le Langhe sono mete internazionali per il ciclismo di alto livello (strada e gravel). Quanto è importante la vostra boutique per sviluppare il vostro progetto di cicloturismo?
Molto. Di recente abbiamo avuto un gruppo di 27 norvegesi, invitati qui da un nostro distributore, che sono stati nel cuneese per quattro giorni. L’area delle Langhe si presta molto a queste attività. Mettiamo a disposizione anche il noleggio delle bici da strada, servizio molto apprezzato perché alleggeriamo le vacanze dei ciclisti che possono evitare di portare con sé il proprio mezzo.
Quali eventi collaterali organizzate sfruttando la posizione del negozio?
È un punto di riferimento per le nostre social ride del giovedì e del sabato. Ricollegandomi al nostro progetto di coinvolgere anche i corridori, stiamo organizzando anche degli eventi con i running club e Karhu. Per noi può essere una leva strategica di vendita.
Quali sono i vostri obiettivi nel breve e lungo termine?
L’obiettivo sarebbe quello di raddoppiare il risultato del primo anno. Mi interessa soprattutto che il negozio funzioni bene e che sempre più gente lo frequenti non solo per comprare, ma per viverlo come un punto d’incontro e di ritrovo per vivere la propria passione.


Indirizzo: Corso Europa, 12 B, 12051 Alba (CN)
Telefono: 3759409642
Mail: info@komcyclingboutique. com
Dipendenti: 3
Instagram: @kom_cycling_ boutique Marchi bici: Officine Mattio Marchi abbigliamento e accessori: Born, Endless, Kask, KOO, Nimbl Servizi: officina
1. PASTI LIOFILIZZATI
2. CERTIFICATI BIOLOGICI
3. INGREDIENTI ITALIANI
4. SENZA CONSERVANTI
5. RICETTE REGIONALI
6. 550 KCAL A PORZIONE
7. 20 G CA. DI PROTEINE
ISTRUZIONI:



Da 55 edizioni la Nove Colli è un evento che coinvolge diciotto comuni, genera migliaia di presenze e racconta al mondo l'identità bike della regione. Tra passione e accoglienza, Cesenatico continua a essere la porta d'accesso a una delle destinazioni cicloturistiche più importanti d'Europa
di Gabriele Pezzaglia
I NUMERI DELLA NOVE COLLI 2026
7.000+ 43 55 2009 1943
Partecipanti totali Nazioni rappresentate Edizioni
Un successo significativo l’edizione numero 55 della Granfondo Nove Colli, il tradizionale appuntamento ciclistico amatoriale che si svolge a Cesenatico, con numeri in aumento rispetto agli ultimi anni. “Abbiano superato quota 7000 iscritti, ci stiamo mettendo alle spalle definitivamente il periodo della pandemia e dell’alluvione dove c’è stato un calo di adesioni. Nelle ultime due edizioni siamo cresciuti di circa 650 atleti”, ha dichiarato il presidente di ASD Fausto Coppi - Gruppo cicloturistico Cesenatico Giunio Bonoli. La rassegna romagnola è un appuntamento sentito particolarmente dal territorio, che insieme agli organizzatori cura in ogni dettaglio la manifestazione. Consistente l’impatto sulle presenze nelle strutture turistiche, tanto che gli albergatori hanno scritto una lettera ufficiale alla ASD Fausto Coppi per sottolineare l’importanza strategica della Granfondo e del percorso intrapreso nel condividere idee, spunti, linee.
“Nove Colli è il primo atto della stagione estiva, il coinvolgimento di tutti è la nostra forza, il nostro biglietto da visita per chi corre ma non solo. La Nove Colli è la Granfondo non esclusivamente di Cesenatico, ma della Romagna. Il lavoro e il coinvolgimento dei diciotto comuni che attraversiamo con la corsa è determinante”, ancora Bonoli. Coinvolgimento e partecipazione sono le parole chiave. E la sicurezza uno dei punti fermi:
Classe dell'iscritto più giovane
Classe dell'iscritto più esperto
600 sono i volontari, 500 sul percorso e circa 100 tra polizia, croce rossa e scorte tecniche. E noi ci siamo cimentati nel percorso tradizionale con le nove ascese, tracciato che è tornato nella sua forma originale con l’innesto del severo e discontinuo Gorolo come ultima asperità. 200 chilometri con 3.800 metri di dislivello: un percorso esigente, una prova pazzesca di endurance, un appuntamento da preparare con costanza, metodo e con quella grande passione che anima chi lo preferisce al secondo percorso, comunque non assolutamente banale, che si sviluppa su 130 chilometri e quattro salite. Iconica la Nove Colli, mai ripetitiva nelle guest star in griglia, negli spunti, nelle proposte.
Un esempio su tutti è stata la presenza di Isaac Del Toro, il giovane fuoriclasse della UAE che ha pedalato nel percorso lungo di 200 km. Da segnalare anche il villaggio sempre ricco di aziende espositrici di primo piano con una gamma di prodotti sempre all’avanguardia, ma anche l’idea di offrire uno sconto del 10% a chi ha corso più di cinque edizioni. Insomma, una manifestazione in evoluzione, che ha ospitato addirittura atleti rappresentativi di 43 nazioni. E poi l’eccezionalità del percorso: un “viaggio bestiale” che si snoda sui colli romagnoli, una battaglia di 200 chilometri che rappresenta uno degli appuntamenti imperdibili del movimento. Impensabile non averla mai corsa.
PERCORSI UFFICIALI 2026 LUNGO
Gabriele Pezzaglia con 3814 metri di dislivello con 1872 metri di dislivello con 1798 metri di dislivello 200
Gabriele Pezzaglia si occupa da più di vent’anni di sport invernali e di ciclismo. La bicicletta è la sua grande passione e da almeno un decennio si cimenta in diverse Granfondo su strada. Ha pedalato il percorso lungo della Nove Colli di Cesenatico in forza allo Swatt Club.


Oltre 400 chilometri e 6.000 metri di dislivello per il nuovo viaggio di Plastic Free Ride. Un’esperienza vissuta insieme a Bergamont tra inclusione, scoperta e solidarietà, dove lo sport si conferma strumento capace di abbattere ogni limite culturale
Dalla neve delle Atlas alle dune del Sahara, Sara Mazzanella e Raffaele Fanini hanno trasformato un viaggio in qualcosa di molto più grande di una semplice avventura in bicicletta. I ragazzi di Plastic Free Ride, ambassador di Bergamont, hanno attraversato quest’anno il Marocco in sella alle loro Grandurance, condividendo chilometro dopo chilometro un’esperienza fatta di fatica, inclusione, scoperta e umanità. Oltre 400 chilometri e più di 6.000 metri di dislivello: numeri che raccontano solo in parte la portata di un viaggio vissuto insieme a Paolo Marzadro, Eleonora Delnevo, Danilo de Faveri e Francesco Stucchi. Un percorso straordinario che li ha portati dai 2.950 metri innevati delle Atlas fino alla sabbia rossa di Zagora, la porta d’accesso al famigerato e temuto Sahara. Ma ciò che ha davvero reso unico questo viaggio non è stata soltanto la varietà dei paesaggi o la sfida sportiva affrontata. È stata l’energia delle persone incontrate lungo la strada. In ogni villaggio, in ogni sosta, il gruppo ha trovato sorrisi, curiosità e una disponibilità spontanea ad aiutare, soprattutto quando si trattava di trovare soluzioni accessibili per le handbike di Lola e Paul.
Il Marocco si è rivelato così un luogo capace di abbattere ogni barriera culturale attraverso la semplicità dell’accoglienza. Un viaggio che ha dimostrato come lo sport possa diventare un linguaggio universale, capace di unire mondi diversi e creare connessioni autentiche. E poi ci sono stati loro: i bambini. Gli occhi spalancati, gli sguardi increduli e pieni d’entusiasmo al passaggio delle handbike resteranno tra i ricordi più intensi di questa esperienza. Per molti di loro era qualcosa di mai visto prima: alieni, robot o forse un’immagine arrivata direttamente dal futuro. Nel dubbio, sceglievano di rincorrere il gruppo tra risate e stupore, fino a restare senza fiato. Con questo viaggio Sara e Raffaele confermano ancora una volta lo spirito del progetto Plastic Free Ride: pedalare non solo per esplorare il mondo, ma per viverlo in modo più consapevole, sostenibile e inclusivo. Un’avventura che lascia segni profondi, non soltanto sulle mappe percorse, ma soprattutto nelle persone incontrate lungo il cammino.




Plastic Free Ride è nato nel 2019 da un’iniziativa di Raffaele Fanini e Sara Mazzarella con un unico grande obiettivo: liberare le strade dai rifiuti. Un progetto che ha avuto origine dall’amore per gli ambienti naturali e per le due ruote, e che vuole ricordarci quanto diamo per scontato il mondo in cui viviamo. Armati di bici e pinza telescopica, Raffaele e Sara hanno intrapreso una personale missione per sensibilizzare su questo tema che riguarda il nostro pianeta, e da cui distogliamo lo sguardo troppo spesso con facilità. Il messaggio da recapitare è che con gesti concreti, riflettendo sulle conseguenze delle nostre azioni, è possibile per tutti fare la propria parte nella difesa della natura. SCOPRI DI PIÙ

Gravel e cicloturismo stanno trasformando il mercato bike: non più semplice vendita di prodotto, ma un ecosistema fatto di esperienze, relazioni e servizi. Test ride ed eventi diventano strumenti strategici per creare marginalità ricorrente
di Riccardo Penna
In questi ultimi anni il gravel ha avuto il merito di rompere gli schemi troppo rigidi tra bici da corsa e mountainbike. È diventato il simbolo di una nuova idea di ciclismo: una bici che permette al cliente di rallentare, esplorare, fermarsi in un borgo, vivere il territorio e ritrovare una connessione diversa con il tempo e con sé stesso. Il cicloturismo sta amplificando ulteriormente questo fenomeno. Sempre più persone scelgono vacanze attive, micro-avventure, esperienze outdoor di uno o più giorni. E quando il cliente acquista emozioni, cambia completamente il suo rapporto con la spesa: è disposto a investire di più, ritorna più spesso nel punto vendita, richiede servizi continui e soprattutto vuole relazione. Per i bike store questo significa una cosa molto chiara: il fatturato non può più dipendere esclusivamente dalla vendita della bicicletta. Occorre costruire un ecosistema di esperienze attorno al cliente. Chi continuerà a ragionare soltanto in termini di listini, disponibilità e sconti rischia lentamente di diventare invisibile, perché online qualcuno venderà sempre a meno. Ma nessun e-commerce potrà mai replicare un’uscita gravel organizzata bene, un mini-tour condiviso o semplicemente il senso d’appartenenza che nasce dopo un caffè bevuto insieme al termine di un giro su strade bianche.
UNA SOLA BICI TUTTO L’ANNO
Il cliente gravel cerca preparazione, rassicurazione, storytelling, esperienza. Vuole sentirsi parte di qualcosa. Non a caso molti “nuovi gravelisti” arrivano da mondi completamente diversi dal ciclismo tradizionale. Senza dimenticare un altro aspetto sempre più importante: la sicurezza. Molti clienti desiderano stare meno possibile sulle strade trafficate condivise con auto e moto, preferendo percorsi sterrati, strade bianche e itinerari secondari. Il gravel inoltre ha abbassato la soglia psicologica della prestazione estrema e ha reso il ciclismo più umano, accessibile e meno giudicante per ogni fascia d’età. Ma soprattutto ha introdotto un concetto destinato a cambiare molte logiche future del mercato: la possibilità di utilizzare una sola bici praticamente tutto l’anno. Ed è qui che i limiti tecnici stanno progressivamente scomparendo. Le nuove gravel sono sempre più versatili: veloci su asfalto, efficienti sullo sterrato, confortevoli nelle lunghe distanze e capaci di affrontare anche percorsi più impegnativi. Una bici utilizzata dodici mesi all’anno richiede un approccio molto più evoluto nell’assistenza, nella manutenzione e nella messa a punto. Il cliente gravel moderno non vuole semplicemente acquistare una bici: vuole mantenerla sempre efficiente, affidabile e pronta all’utilizzo in qualsiasi periodo dell’anno. Ecco perché il post-vendita diventa ancora più strategico, perché serve accompagnare il cliente nel tempo.
L’ERRORE STRATEGICO DA EVITARE
Tuttavia, è proprio nella vendita della gravel che molti negozi continuano a commettere un errore strategico importante. Si limitano a elencare caratte -
ristiche tecniche, ma la vera differenza nasce quando si comprende chi si ha davanti. Perché non esiste “il cliente gravel”. Esistono mondi gravel completamente differenti: l’utente da performance, il cliente adventure e il cicloturista. Tre clienti diversi richiedono tre approcci commerciali differenti. Ed è qui che nasce una figura nuova e sempre più necessaria per gli store moderni: lo specialista gravel, capace di ascoltare, interpretare e tradurre bisogni spesso non dichiarati. Il cliente molto spesso non sa realmente quale gravel gli serva. Racconta un sogno, un’idea di libertà, un’immagine mentale. Sta al professionista capire se quella persona desidera sentirsi veloce, avventurosa, libera o semplicemente vuole staccare dalla quotidianità. La gravel oggi non si vende spiegando soltanto “che bici è”. Si vende facendo immaginare “che vita puoi vivere con quella bici”.
LA MARGINALITÀ NON NASCE DALLA BICI
Ecco perché il test ride assume un ruolo centrale. Non basta più provare una bici nel parcheggio davanti al negozio, ma occorre creare esperienze reali. Anche l’abbigliamento e l’accessoristica stanno seguendo logiche diverse rispetto al ciclismo tradizionale. Difficilmente si vede un ciclista vestito “gravel” utilizzare lo stesso approccio della bici da corsa tradizionale. L’abbigliamento gravel racconta identità, appartenenza e stile di vita. Anche in questo caso il cliente non acquista un prodotto, ma una trasformazione personale. Vuole sentirsi parte di quel mondo. E questo apre enormi opportunità economiche per i bike store, perché l’appassionato gravel acquista mediamente molto di più rispetto al cliente tradizionale: borse tecniche, giacche specifiche, GPS, scarpe dedicate, caschi adventure, luci, prodotti bikepacking, accessori da viaggio e abbigliamento multifunzione. La marginalità reale, quindi, spesso non nasce dalla bici stessa, ma da tutto ciò che ruota attorno all’esperienza gravel e cicloturistica. Ed è qui che la specializzazione fa la differenza. Chi vende gravel improvvisando rischia di sembrare poco credibile, perché il cliente di oggi è informato, digitale, curioso e molto sensibile all’autenticità. Vuole trovare davanti qualcuno che quel settore lo vive davvero. In un mondo sempre più veloce, gravel e cicloturismo stanno diventando una forma di equilibrio mentale oltre che sportivo. E chi saprà raccontare questo valore nei propri store avrà un vantaggio competitivo enorme. Il vero punto non è quanti clienti entrano oggi nel negozio, ma quanti desiderano ritornarci spontaneamente anche quando non devono acquistare nulla. Concetto ancora difficile da far comprendere ai vecchi titolari dei bike store, troppo abituati alla logica del “mordi, vendi e fuggi”. Oggi invece bisogna investire nel ciclo di vita del cliente, accompagnandolo nel tempo. È lì che nasce il business più forte ed è esattamente lì che gravel e cicloturismo stanno portando il mercato.
è un executive business & sport coach con 45+ anni di esperienza in vendite e marketing nei settori della mobilità (auto, moto, bike). Ex responsabile della Formazione Commerciale Worldwide per Alfa Romeo in FCA, specializzato in Digital Transformation. Offre check-up strategici gratuiti per potenziare brand e retailer. Docente in master e atleta-manager, è il partner ideale per eccellere nel mercato della mobilità.



