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Running Magazine #11/12-2023

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INTERVISTE

Tobias Gramajo, La Sportiva

INAUGURAZIONI

Centro Ricerche Diadora AREAS di Trerè Innovation

FOCUS SHOP Pro:Cursu di Ora/Auer (BZ)

RIBELLE RUN KALIBRA HT DIALED IN HERO.

RIBELLE RUN KALIBRA HT è la scarpa dal fit perfettamente avvolgente per i runner che ricercano la massima precisione e stabilità sui terreni rocciosi e sconnessi.

dati & statistiche

10 I I programmi di wellbeing che incentivano la pratica sportiva

fansometro

11 I Le performance social degli specializzati e dei multisport

INTERVISTE

12 I Tobias Gramajo, nuovo footwear product manager mountain running & hiking La Sportiva

14 I Nicola Faccinetto, sport innovation marketing specialist Vibram

15 I Riccardo Montani, nuovo ambassador Trailrunning Team Vibram

sotto la lente

16 I Quando i brand corrono più veloce degli atleti

scarpa del mese

18 I Novablast 4 di ASICS

INAUGURAZIONI

20 I Centro Ricerche Diadora

22 I AREAS di Trerè Innovation

focus PRODOTTO

25 I Phoenix, Meraki 6 e Lynx di 361°

26 I Maikoh e Honi di Ulysses

27 I Light Run Haute di BV Sport

27 I Ghost Max di Brooks

focus integrazione

28 I Argivit: parla l’ambassador Simone Leo

focus shop

30 I Pro:Cursu di Ora/Auer (BZ)

reportage

32 I La prima edizione dell’Epica dell’Acqua

run the worlD

34 I Indonesia

ANNO 12 - NUMERO 11/12 - 2023
Riccardo Montani
Tobias Gramajo
Simone Leo
Hansjörg Pichler

Un business più sano

Dal titolo potreste pensare che questo editoriale sia dedicato a come rendere più efficace, responsabile, sostenibile, etica e performante la propria attività lavorativa. Tutti temi decisamente importanti, dei quali abbiamo già parlato e sui quali senz’altro torneremo. Ma oggi il focus è sul termine “sano” nel suo senso puramente letterale. Che si lega a stretto giro a quello di benessere.

Spunto per mettere al centro della nostra e vostra attenzione questa tematica è l’analisi che vi proponiamo nell’articolo di pagina 10. Ogni anno in media la nostra vita si allunga di due mesi e mezzo. Viviamo di più, ma sempre meno in salute. Come mai? Perché aumentano gli anni di vecchiaia, abitiamo in un ambiente più inquinato, ma soprattutto abbiamo uno stile di vita poco equilibrato. Quest’ultimo elemento è quello però su cui possiamo agire con maggior efficacia. Secondo lo studio del Carle Illinois College of Medicine (Usa), presentato in occasione del Nutrition 2023 (il meeting annuale dell’American Society for Nutrition che si tiene a Boston), tra le abitudini che possono allungare la vita di quasi mezzo secolo l’attività fisica si piazza al primo posto, riducendo il rischio di morte di ben il 46%. Diminuire lo stress, seguire una buona dieta, non bere troppi alcolici e dormire bene lo abbassano invece di circa il 20%.

M a quali sono le modalità più efficaci e potenti per provare a migliorare gli stili di vita, che sono anche fenomeni sociali che si tramandano? Per cambiarli, spesso non basta agire solo sull’individuo, è necessario lavorare sulla comunità. Se ci pensiamo ogni azienda, grande, media o piccola che sia, è una vera e propria comunità. La quale può avere un ruolo decisamente importante in questo processo. Anche perché al lavoro passiamo in media un terzo del nostro tempo (chi più, chi meno) e queste ore condizionano inevitabilmente il nostro modo di vivere e di essere.

Un potente strumento a disposizione proprio delle aziende è il wellbeing, l’evoluzione del welfare. Mentre quest’ultimo si concentra su incentivi e benefit, il wellbeing ha l’obiettivo di promuovere nello specifico il benessere psicofisico. Come? Tramite attività in grado di migliorare lo stile (e quindi la qualità) di vita, portando le persone a stare bene, a lavorare meglio e a incrementare dunque la produttività. Nell’ultimo anno, queste iniziative sono più che raddoppiate e così anche le aziende ricettive e attive, le quali restano però ancora una minoranza.

Eppure questo approccio porta anche innegabili benefici in termini di attrattività e reputation dell’azienda. Secondo alcune ricerche, oltre il 50% delle persone ha un’assai migliore percezione dell’azienda che offre la possibilità di frequentare palestre e centri sportivi a prezzi agevolati e/o nelle vicinanze di casa o ufficio. Così come più del 30% degli inattivi trova proprio nel wellbeing societario l’occasione per incominciare a fare sport. E i vantaggi della pratica sportiva sono ormai scientificamente dimostrati. Quasi il 90% di chi inizia prova un maggiore benessere generale, il 55% sente una riduzione dello stress e quasi il 15% nota un miglioramento della propria performance lavorativa.

S e parliamo nello specifico della corsa? Beh, anche qui i dati non fanno che rafforzare quanto sopra. Come conferma il sondaggio commissionato da Brooks Running all’agenzia di ricerche di mercato EM Onderzoek su 5.500 intervistati nell’area EMEA, di cui 832 italiani, del quale vi avevamo parlato sul numero 9 – 2023 di Running Magazine. L’81% dei runner ama quella sensazione di euforia, rilassamento e benessere generale che prova in seguito all’attività. L’87% vorrebbe aumentarne la frequenza e il 65% pensa che la corsa sia più di un semplice sport. Dati che enfatizzano ancor più il ruolo di tutte le realtà imprenditoriali della running industry “a tempo pieno” (specie aziende e retailer) nel promuovere l’attività sportiva non solo verso i propri attuali o futuri clienti, ma anche verso i propri dipendenti e collaboratori.

benedetto sironi benedetto.sironi@mag-net.it

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Anno 12 - N. 11/12 - 2023 - Periodico mensile - Registrazione al Trib. di Milano n. 38 del 20 gennaio 2012. Iscrizione al ROC n. 16155 del 23 novembre 2007 Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 - conv. in L. 46/2004 Art.1 Comma 1 - LO/MI.

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Questo numero è stato chiuso il 7 novembre 2023

BROOKS: CRESCITA

A DOPPIA CIFRA PER IL 2024?

DECKERS BRANDS AUMENTA LA PREVISIONE ANNUALE GRAZIE A HOKA

Brooks ha affermato che fino a oggi, nel 2023, il marchio ha “raggiunto nuovi corridori, si è ripreso definitivamente dalle interruzioni della supply chain legate al Covid-19 e ha normalizzato i livelli di inventario. Il ritorno dell’intera gamma di prodotti insieme al lancio della nuova Ghost Max a fine settembre, ha guidato i guadagni e rafforzato la fiducia per una crescita a doppia cifra nel 2024″.

L’azienda ha inoltre riferito di detenere il primo posto nel mercato delle calzature da corsa nella vendita al dettaglio negli Stati Uniti per il settimo trimestre consecutivo, con una quota di mercato del 21,4% da inizio anno, secondo i dati POS di Circana da gennaio 2022 a settembre 2023. Negli Stati Uniti, i guadagni riportati da inizio anno sono stati guidati dall’e-commerce, che ha visto un aumento delle vendite del 25%. A livello internazionale, i ricavi dell’azienda sono aumentati in Francia e nel Regno Unito del 22% da inizio anno, con ulteriori guadagni di mercato in Cina nel terzo trimestre. In generale il marchio è cresciuto del 5% nei primi nove mesi del 2023, con un aumento del fatturato in Nord America del 7%.

PUMA, UTILI IN DISCESA NEL TERZO TRIMESTRE

Deckers Brands ha aumentato la guidance annuale dopo che i risultati del secondo trimestre fiscale, terminato lo scorso 30 settembre, sono stati sostenuti dalla robusta ripresa di Ugg e dallo slancio di HOKA, che non ha mostrato segni di rallentamento, tanto che il management dell’azienda ha dichiarato agli analisti che il marchio è diventato il principale venditore di calzature performance negli Stati Uniti. Powers ha affermato che i ricavi di HOKA nel semestre fiscale da inizio anno sono aumentati del 27%, supportati da “elevate vendite a prezzo pieno presso i nostri punti di distribuzione all’ingrosso”, ma guidati da una crescita direct-to-consumer del 54%. DTC ha rappresentato il 38% delle entrate nella prima metà fiscale, rispetto al 31% del periodo comparabile dell’anno precedente.

CAMELBAK ENTRA A FAR PARTE DELLA NUOVA SOCIETÀ REVELYST

Gli utili di Puma sono scesi del 9,6% a causa delle difficoltà valutarie, della debolezza del Nord America e dell’aumento delle spese. Tuttavia, ricavi superiori alle attese dovuti allo slancio in Europa, alla ripresa in Cina nonché a margini superiori alle attese hanno portato l’azienda tedesca a ribadire le proprie guidance per l’anno. Arne Freundt, ceo di Puma, ha dichiarato: “Mentre il mercato continua a sperimentare notevoli difficoltà macroeconomiche e il 2023 rimane un anno di transizione, abbiamo superato il momento con una crescita delle vendite al netto della valuta del 6%”.

In seguito a una pianificata separazione, il segmento dei prodotti outdoor di Vista Outdoor – l’azienda a cui CamelBak fa capo – prenderà il nome di Revelyst, Inc. e sarà quotata alla Borsa di New York con la label “Gear”. CamelBak è uno dei marchi di punta della nuova società, insieme a Giro, Bell e Fox. “Sfrutteremo le competenze operative, le risorse finanziarie condivise e la collaborazione trasversale per offrire prodotti e tecnologie che supportino i consumatori in un’ampia gamma di attività”, ha dichiarato Eric Nyman, ceo del segmento Outdoor Products di Vista e nuovo ceo di Revelyst. Sebastian Ohrmann, international marketing manager di CamelBak, ha invece commentato: “Il piano di Vista Outdoor di dividere l’azienda in entità separate, e la conseguente nascita di Revelyst, porterà più forza ed energia nella parte outdoor del business. Marchi come CamelBak, che sarà uno dei produttori chiave nel portafoglio della nuova società, beneficeranno sicuramente del nuovo corso, mettendo a frutto le sinergie e il know-how condiviso, con l’obiettivo di portare sul mercato prodotti che ridefiniscano ciò che è umanamente possibile fare outdoor”.

-POLTRONE-

KOICHIRO KODAMA È NUOVO PRESIDENTE E CEO DI ASICS NORD AMERICA

Con effetto immediato, Koichiro Kodama è diventato presidente e ceo di ASICS Nord America, sostituendo Richard Sullivan, in carica da gennaio 2022. Kodama, che rimane l’amministratore delegato presso la sede centrale del gruppo, supervisionerà tutti gli aspetti delle attività e delle operazioni dell’azienda nella regione che comprende Canada, Messico e Stati Uniti, per i segmenti running performance e sportswear. Kodama è entrato in ASICS nel 2016 ed è stato nominato amministratore delegato presso la sede di Kobe, in Giappone, nel gennaio 2021, supervisionando, tra le altre aree, la strategia geografica, la vendita al dettaglio, le filiali globali e la gestione delle crisi. In precedenza, da febbraio 2019 a dicembre 2020, è stato ceo di ASICS North America. “Non vedo l’ora di tornare in Nord America e di avere un impatto immediato con i nostri partner e clienti chiave”, ha dichiarato Kodama.

SAMANTHA TERRAL RESPONSABILE MERCHANDISING DI ALTRA RUNNING

Altra Running ha nominato Samantha Terral responsabile merchandising, con effetto immediato. Di recente, Terral era digital/e-commerce manager in Saucony. Prima ancora ha lavorato per cinque anni da JackRabbit, inizialmente come agente d’acquisto per la parte accessori, salvo poi essere promossa nel tempo fino a vicepresidente merchandising. Prima di JackRabbit, già Running Specialty Group, Terral ha assunto posizioni da buyer e training con Gilt.com, Neiman Marcus e Saks Fifth Avenue. Terral ha ottenuto un Bachelor of Science alla Cornell University con un focus in apparel e textile management con enfasi sul business.

NEW BALANCE NOMINA STEPHEN BUTCH GLOBAL APPAREL PLANNING

New Balance ha promosso Stephen Butch responsabile del settore global apparel planning con effetto immediato. Butch lavora con il marchio dal 1995, quando ha iniziato come addetto alle vendite nell’outlet di Boston. Dopo essere stato promosso store manager in diverse località, Butch nel 2001 è stato inserito in azienda come catalog operations manager per il business Retail DTC. Da quando è entrato nel team corporate, Butch è salito di posizioni e responsabilità lavorando nei segmenti operazioni, inventario e pianificazione. Recentemente ha ricoperto il ruolo di senior manager global apparel planning per New Balance. Il neo-promosso si è laureato in Sports Management e Business Management al Mount Ida College.

ANGELO MARINO È IL NUOVO CHIEF COMMUNICATIONS OFFICER DI MACRON

Novità ai vertici della comunicazione di Macron: da metà ottobre, Angelo Marino è il nuovo chief communications officer. Marino assume la guida strategica della comunicazione a livello globale con l’obiettivo di rafforzare le attività di comunicazione e marketing e contribuire alla prossima fase di crescita dell’azienda. Macron veste più di 90 club professionistici e nazionali con l’80% del fatturato all’estero e una rete vendita che può contare su oltre 170 Macron Sport Hub in oltre 30 Paesi. Angelo arriva in Macron da Ducati, dove è stato responsabile della comunicazione brand e corporate e in precedenza ha fatto parte del team che ha rilanciato globalmente il brand Scrambler Ducati.

A

MONTEBELLUNA

I VIBRAM CONNECTION DAYS

Dal 9 all’11 novembre, Vibram invita il pubblico all’edizione zero dei Vibram Connection Days, un vero e proprio festival di iniziative per celebrare gli oltre 80 anni di storia comune tra Vibram e Montebelluna, storico distretto dello sportsystem. La community outdoor e tutti gli appassionati potranno vivere tre giorni in stretta connessione con il marchio grazie a diverse iniziative – talk, una mostra dedicata alla montagna, test di prodotto, proiezioni di film ed experience insieme agli atleti del Team Vibram e a altri ospiti esclusivi – in diversi poli attrattivi a Montebelluna, dove dal 2018 è anche presente un workspace Vibram al servizio di partner e consumatori.

il NUOVO POSIZIONAMENTO di POLARTEC

Polartec, marchio Milliken e leader nella creazione di soluzioni tessili innovative e sostenibili, presenta il suo nuovo posizionamento. Il claim “Made To Go Beyond” rappresenta un’evoluzione per il marchio americano e costituirà la base di tutte le future comunicazioni di Polartec. Per il brand significa evolvere per rispondere al meglio alle esigenze, anche loro in continua evoluzione, dei consumatori. Ma non solo: si tratta di un vero e proprio adattamento alle tendenze del mercato, grazie alla capacità del brand di estendere la propria visione oltre l’immediato presente e verso un futuro più sostenibile. Alessandro Perseo, direttore marketing di Polartec e promotore della campagna, ha dichiarato: “Abbiamo collaborato con l’agenzia britannica Mynt per plasmare il futuro del marchio Polartec. Siamo partiti dalle solide fondamenta del nostro passato per creare una nuova identità del brand, che rifletta la sua continua innovazione e capacità di fornire soluzioni sempre più sostenibili per rispondere al meglio alle sfide odierne e del prossimo futuro”.

WINTER BUSINESS DAYS E SKIMOFESTIVAL 2024: SAVE THE DATE

Sinergie virtuose per progetti ambiziosi. Il gruppo MagNet si prepara alla stagione invernale con un doppio appuntamento: la seconda edizione dei Winter Business Days, sulla scia di un ottimo esordio nel gennaio 2023, e la prima edizione di Skimofestival. Due appuntamenti che rafforzano ancora di più il legame con il settore dell’outdoor e dei winter sport, coinvolgendo tutta la community: aziende, agenti, negozi, media e operatori in generale, oltre al pubblico finale.

I Winter Business Days si svolgeranno dal 28 al 30 gennaio 2024, nella località di Ponte di Legno – Tonale, tra Trentino e Lombardia. L’evento offrirà un programma ricchissimo e imperdibile, condensato in tre giorni e grazie alla presenza di due villaggi, uno indoor e uno outdoor, quest’anno aperti a orari complementari e differenziati.

Skimofestival avrà luogo invece a Santa Caterina Valfurva in Valtellina, dall’8 al 10 marzo. Sarà un’occasione unica per scialpinisti di ogni livello per provare i nuovi prodotti sul mercato, vivere le tendenze in atto, incontrare atleti e testimonial.

PRIME EDIZIONI

Debutta il Linzone Trail by Fly-Up Sport

La prima edizione del Linzone Trail andrà in scena il 7 aprile 2024. L’evento, siglato Fly-Up Sport, si pone come obiettivo quello di valorizzare i sentieri della montagna bergamasca. La gara si svilupperà su due distanze: Linzone Short Trail: 15 km 750 D+, e Linzone Long Trail: 28 km 1.600 D+. Il Monte Linzone è una delle prime montagne delle Prealpi Orobiche, la sua vetta offre un panorama molto vasto che spazia sul Resegone, sul Pizzo dei Tre Signori, sul Pizzo Arera e sul Canto Alto, oltre che sulle numerose altre vette della Valtellina, della Val Brembana e delle Orobie. Dall’imponente croce di vetta, nelle belle giornate terse, la vista si spinge fino agli Appennini e al massiccio del Monte Rosa. Per la gara lunga il GPM della montagna sarà assegnato al primo atleta che transiterà dalla croce di vetta, dopo 16 km e 1.300 m di dislivello positivo.

FINE STAGIONE

L’ultimo atto della

Golden Trail World Series

Dal 19 al 22 ottobre si è chiusa la stagione 2023 della Golden Trail World Series con l’attesissimo ultimo atto: il Golfo dell’Isola Trail Race. Per l’occasione, i migliori trail runner di livello mondiale hanno indossato il pettorale in un percorso che si snoda dal mare alla montagna lungo i pittoreschi sentieri del ponente ligure. Le gare hanno visto lo start e l’arrivo nel centro storico di Noli e gli atleti, applauditi da un pubblico entusiasta, hanno attraversato il borgo nel tratto conclusivo dei quattro giri previsti nella Finale passando attraverso una Fan Zone affollata nella Piazzetta Chiappella. Elhousine Elazzaoui (Holyfat, Marocco) si è aggiudicato la prova Golden Trail Series Grand Final, la gara di trail più competitiva finora, con un indice ITRA medio di 920,6 per i 10 migliori atleti sulla linea di partenza.

Ca’ del Poggio Run, nasce a Conegliano la gara benefica

Il prossimo 26 novembre, a Conegliano, debutta la Ca’ del Poggio Run, un evento podistico benefico nato dall’iniziativa di ben sette società sportive del territorio: Fuel to Run, E20Run, Cimavilla Running Team, G.P. La Piave, Running Team Conegliano, Scuola di Maratona Vittorio Veneto e Amici di Lutrano. La gara prevede due distanze, la 19 km e la 8 km. I due tracciati sono aperti a tutti: runner, camminatori, appassionati di fit walking e nordic walking, si svilupperanno tra i Comuni di Conegliano, Vittorio Veneto e San Pietro di Feletto, passando per strade pubbliche e proprietà private (ben 18), messe a disposizione dai proprietari. Parte del ricavato sarà destinato alla Fondazione Figli di Maria Antonietta Bernardi di Parè di Conegliano, che si occupa dell’educazione, assistenza e cura di minori che versano in situazioni di disagio sociale.

Arriva a maggio il primo Challenge Cesenatico

Si terrà sabato 11 e domenica 12 maggio 2024 la prima edizione di Challenge Cesenatico, il triathlon di media distanza facente parte del prestigioso circuito Challenge Family che ogni anno organizza più di 35 gare di media e lunga distanza in oltre 27 Paesi del mondo in tutti e cinque i continenti. La gara è stata fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale e Challenge Italy S.S.D. a R.L. che, col supporto dell’ASD Triathlon Duathlon Rimini, si sono impegnati per un triennio a riportare sul territorio una competizione di respiro internazionale e con un percorso completamente rinnovato. La frazione di nuoto di 1,9 km prenderà il via dalla spiaggia di Cesenatico; a seguire i 90 km della frazione ciclistica, attualmente in via di definizione, che prevederà un lungo tratto pianeggiante nelle parti iniziale e finale del percorso e una parte centrale che si snoderà per oltre 40 km nelle colline dell’entroterra, rendendo il tragitto piuttosto impegnativo per via dei circa 900 m di dislivello, ma di grande suggestione paesaggistica. E infine la frazione di corsa di 21 km sul lungomare di Cesenatico.

PARTNERSHIP

Joma insieme alla prossima

Bologna Marathon

Con un accordo pluriennale, Joma è diventato il nuovo sponsor tecnico della Bologna Marathon a partire dalla data in calendario della prossima edizione: 3 marzo 2024. Le gare in programma sono la distanza regina, la “30 Km dei Portici”, dedicata a uno dei simboli più caratteristici e importanti della città e l’edizione XX della UnipolMove Run Tune Up, storica mezza di Bologna. Joma, già sponsor tecnico di alcune delle più importanti manifestazioni sportive del Paese, oltre che della Federazione Italiana di Atletica Leggera, si unisce alla Bologna Marathon portando con sé una ricca tradizione di eccellenza e innovazione nel campo dell’abbigliamento tecnico e delle calzature per il running. La partnership promette di elevare l’esperienza dei partecipanti e offrire un supporto di alto livello per gli atleti che si preparano per questa sfida straordinaria.

HOKA diventa partner tecnico di Stramilano

HOKA sigla la partnership con Stramilano, lo storico evento podistico meneghino tra i più partecipati del capoluogo, che riunisce i runner di ogni età e livello lungo un percorso per le vie più caratteristiche della città. Il prossimo 24 marzo si correrà l’edizione numero 51. Fin del suo debutto nel 1972, migliaia di runner hanno preso parte alla manifestazione milanese. Nata come “passeggiata non competitiva” di 43 Km organizzata in notturna con amici e famigliari, la Stramilano ha visto un numero sempre maggiore di partecipanti. Oggi sono 50.000 gli appassionati che si ritrovano alla linea di partenza. Il brand sarà al fianco dell’evento con una partnership quinquennale. Anche quest’anno la manifestazione si declinerà su tre percorsi: Stramilano 10 km, Stramilanina 5 km e Stramilano Half Marathon 21 Km.

Anche le Pink Ambassador alla terza Donne in Corsa

Appuntamento per l’11 novembre presso Affari&Sport di Villasanta la terza edizione di Donne in Corsa, che ha visto, ancora una volta, la presenza delle Pink Ambassador di Monza e Brianza della Fondazione Umberto Veronesi. L’obiettivo raggiunto è stato quello di unire l’attività fisica in compagnia alla promozione del messaggio del benessere psico-fisico e della prevenzione, con un occhio puntato alle patologie oncologiche della sfera femminile. “Ho conosciuto Michele Cecotti perché partecipavo agli allenamenti del lunedì sera “Solo un passo dopo l’altro” e poi nel 2020 è stato partner per la realizzazione di un nostro calendario per la raccolta fondi, si è appassionato alla nostra causa e ci ha invitate alla 1^ Donne in Corsa”, ha dichiarato una delle Pink Ambassador Marta Casiraghi.

WE RUN FOR WOMEN: PER DIRE BASTA AI FEMMINICIDI

Il prossimo 19 novembre al Parco di Monza si correrà la seconda edizione della We Run For Women, un evento promosso dalla Questura di Monza in collaborazione con il Monza Marathon Team e in concomitanza con la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. All’interno della bellissima cornice del parco gli atleti disputeranno la 10 km competitiva, su percorso misurato e certificato Fidal, e la 10 km non competitiva. Ma si potrà correre o camminare anche su un percorso di 3 km accessibile a quanti vorranno impegnare la propria domenica insieme ad amici e familiari per far parte di una catena per dire basta ai femminicidi.

patagonia

E LO UNITED REPAIR CENTRE DI LONDRA

Lo United Repair Centre di Londra, il nuovo centro nato dalla collaborazione tra Patagonia e le aziende a impatto sociale United Repair Centre e Fashion-Enter, apre i suoi battenti nel quartiere di Haringey. Un luogo che impiegherà e formerà nel campo delle riparazioni di abbigliamento di alta qualità persone che, come i rifugiati, hanno difficoltà a trovare un’occupazione. L’obiettivo è trasformare in meglio l’industria d’abbigliamento, dando la possibilità anche ad altri marchi di unirsi a Patagonia.

L’IMPATTO SOCIALE E AMBIENTALE DEL MONDO DIGITALE

Lo scorso 9 ottobre, Green Media Lab Srl SB ha ospitato presso i suoi spazi un talk dal titolo “L’impatto invisibile del digitale”, un’iniziativa in linea con la mission della media relation & digital company milanese, che ha l’obiettivo di individuare come lo sviluppo tecnologico di questi ultimi anni abbia spinto ognuno di noi a condurre una quotidianità sempre più rivolta all’iperconnessione e alla cultura del “qui e ora”. Un mindset che ha reso complesso trovare un bilanciamento tra produttività e giusto riposo. Il talk, organizzato in occasione della Milano Digital Week 2023, ha visto l’intervento di esperti del mondo del digital wellbeing per studiare l’impatto sociale e ambientale del mondo del digitale.

CLIMATE

Lo scorso 5 novembre, al Parco CityLife di Milano, si è svolta la prima edizione della staffetta dedicata alle aziende: The Loop. L’evento, organizzato da MG Sport, si è svolto con un programma tutto sostenibile chiamato “closing the loop”, per favorire un approccio ecologico alla corsa e alle attività sportive, promuovendo una visione circolare, basata sulla condivisione, la riparazione, il riciclo e il riutilizzo. Un progetto reso possibile grazie anche alla collaborazione con Climate Partner nel ruolo di sustainability partner al fianco dell’organizzazione, che ha definito tutte le azioni necessarie per un evento più responsabile verso l’ambiente, misurando e riducendo le emissioni generate dalla logistica, all’energia utilizzata, al catering e agli sprechi, e rendicontandole in un report finale per comunicare in modo trasparente l’impegno per il clima.

Dappertutto, anche al lavoro

Attraverso programmi di wellbeing che incentivano la pratica sportiva, oggi le aziende possono giocare un ruolo strategico nel processo di educazione al “vivere sano”

_ di manuela barbieri

Ogni anno la nostra vita si allunga di due mesi e mezzo. Viviamo di più, ma sempre meno in salute. Come mai? Perché aumentano gli anni di vecchiaia, viviamo in un ambiente più inquinato, ma soprattutto abbiamo uno stile di vita poco equilibrato. Quest’ultimo elemento è quello però su cui possiamo agire con maggior efficacia. Secondo lo studio del Carle Illinois College of Medicine (Usa) presentato in occasione del Nutrition 2023 (il meeting annuale dell’American Society for Nutrition che si tiene a Boston), tra le abitudini che possono allungare la vita di quasi mezzo secolo l’attività fisica si piazza al primo posto, riducendo il rischio di morte di ben il 46%. Diminuire lo stress, seguire una buona dieta, non bere eccessivamente e dormire bene lo abbassano invece di circa il 20%.

Quanto costa la sedentarietà?

Oggi in Italia, 20 milioni di persone praticano sport: su un totale di 58 milioni, sono circa uno su tre. L’Osservatorio Valore Sport promosso da The European House – Ambrosetti, h a quantificato in 3,8 miliardi di euro il costo sanitario annuo della sedentarietà in Italia, inteso come somma di costi diretti e indiretti, con un’incidenza sul totale della spesa sanitaria pubblica e privata del Paese pari all’1,7%. Sempre secondo l’Osservatorio, se solo l’Italia si allineasse, in termini di pratica sportiva, alla media dei paesi Ocse (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) - ovvero due adulti europei su tre - potrebbero essere evitati costi sanitari per 900 milioni di euro ogni anno. La più potente delle medicine è quindi agire sulla volontà delle persone e stimolarla.

Il ruolo delle aziende: dal welfare al wellbeing

G li stili di vita sono anche fenomeni sociali che si tramandano. Per cambiarli è necessario quindi lavorare sulla comunità, non basta agire solo sull’individuo. E l’azienda, in quanto comunità, è assolutamente coinvolta in questo processo. Anche perché iè il luogo in cui passiamo un terzo del nostro tempo e queste ore condizionano inevitabilmente il nostro modo di vivere e di essere.

Un potente strumento a disposizione delle aziende è il wellbeing, l’evoluzione del welfare aziendale. Mentre quest’ultimo si limita a incentivi e benefit in busta paga, il wellbeing ha l’obiettivo di promuovere un benessere non solo finanziario, ma anche e soprattutto psicofisico. Come? Tramite attività in grado di migliorare lo stile (e quindi la qualità) di vita, portando le persone a stare bene, a lavorare meglio e a incrementare dunque la produttività dell’azienda. Nell’ultimo anno, queste iniziative sono più che raddoppiate e così anche le realtà ricettive e attive che restano però ancora una minoranza. Meno di un quarto delle aziende italiane, però, sembrerebbe avere una strategia chiara di wellbeing. Il motivo è la difficoltà di monitorare gli effetti di esso sulla salute delle persone e sui risultati aziendali. I dati tratti dall’indagine Corporate

Wellbeing in Italia 2023 di Radical HR ci dicono chiaramente che, in Italia, siamo all’anno zero del corporate wellbeing.

18,2% le aziende attive in Italia nell’ambito del corporate wellbeing

60% non misura i risultati delle proprie attività in termini di effetto sul benessere dei dipendenti

Eventi sportivi e spazi dedicati all’interno dell’azienda

Possono essere eventi sportivi che l’azienda organizza con l’obiettivo di diffondere i valori dello sport tra i dipendenti (ma anche di fare team building), portando effetti positivi sulla produttività e fedeltà dell’organico. O ancora, spazi aziendali dedicati allo sport, come piccole palestre (pratica in uso nelle multinazionali e nelle grandi aziende, ma quasi del tutto assente nelle pmi che sono la gran parte delle aziende italiane).

Ma come si misurano gli effetti del wellbeing?

Per un’azienda è molto facile decidere di pagare una campagna vaccinale anti-influenzale, dal momento che il ritorno sull’investimento è misurabile mettendo in relazione il costo del vaccino con quello dei giorni di malattia risparmiati per il calo della probabilità di ammalarsi. Non è possibile invece ridurre in un numero gli effetti del wellbeing. Proprio per cercare di misurare il benessere – sia nella dimensione aziendale che in quella individuale e sociale – dei lavoratori cui vengono offerti programmi di wellbeing è nato “Wellbeing & Corporate”, l’Osservatorio di Fitprime da cui si evince quanto riportato nella tabella sotto.

55,5% degli intervistati ha una migliore percezione dell’azienda che offre loro la possibilità di frequentare palestre e centri sportivi a prezzi agevolati e/o nelle vicinanze di casa o ufficio

31,3% delle persone inattive trova nel wellbeing aziendale l’occasione per incominciare a fare sport

86,1% di chi inizia a fare sport prova un maggiore benessere generale

56,1% sente una riduzione dello stress

13% nota un miglioramento della propria performance lavorativa

Fonte: indagine Corporate Wellbeing in Italia 2023 di Radical HR

Alto gradimento

Nello scorso numero abbiamo analizzato le performance social dei brand protagonisti del mercato running. Ora tocca agli specializzati e ai multisport (con una classifica a parte). La piattaforma di riferimento è Instagram, dove si tiene conto sia del numero di follower che del tasso di interazione _ di cristina turini

Da un’analisi dei contenuti, non sempre il modo in cui alcuni negozi specializzati si pongono al loro pubblico social è corretto o “ingaggiante”. Ma sarebbe sbagliato ridurre tutto in numeri. Bisogna ricordarsi che dietro a un account, in questo caso di un negozio, c’è, prima di tutto, una persona più che un brand. Quindi un’esperienza e un tone of voice che poco si discostano da quelli utilizzati alla presenza del cliente “fisico”. Ben venga quindi una professionalità più spontanea e genuina, ricordando però che anche sui social vale la stessa regola del mondo reale: se si vuole ottenere qualcosa, è necessaria più programmazione e meno improvvisazione. Munirsi di piano e

calendario editoriale, di contenuti di qualità e, perché no, di un professionista dedicato e specializzato in digital marketing, può essere una buona strategia per crescere, aumentare la propria visibilità e vendere. Oltre agli specializzati, abbiamo pensato a una classifica a parte per i multisport che trattano running. Di seguito riportiamo il ranking, dove il dato interessante non è tanto la quantità di follower (che comunque determina la classifica), ma il tasso di interazione (engagement rate, calcolato tramite Notjustanalytics.com) che il negozio ha con il proprio pubblico. Più questa percentuale è alta, più è indice di un buon utilizzo della piattaforma.

La classifica social dei top 20 negozi specializzati nel mercato

(dati al 30 ottobre 2023)

Nota 1: un buon engagement rate va dal 1 al 5%, ma le percentuali sono molto variabili, non sono le stesse per ogni social e dipende anche dal numero dei follower. Infatti più è alto questo valore, più sarà difficile raggiungere una percentuale alta.

Un sogno diventato realtà

Parla Tobias Gramajo, nuovo footwear product manager mountain running & hiking di La Sportiva _ di MANUELA

Portandosi in valigia tutta l’esperienza maturata prima in Mizuno e poi Brooks, nonché la sua grande passione per gli sport outdoor (in particolare, per l’ultra trail), Tobias Gramajo si è da poco trasferito nella bella Val di Fiemme per coronare il sogno professionale di lavorare con un brand dal “puro dna di montagna”. Del suo ruolo in La Sportiva in qualità di footwear product manager mountain running & hiking, ne abbiamo parlato in questa intervista esclusiva, dalla quale traspare tutto il suo entusiasmo per questa nuova avventura al cospetto delle Dolomiti.

Raccontaci un po’ della tua passione per la corsa e il mondo outdoor. Ti vediamo partecipare a quasi tutte le gare importanti di trail running… Il mio background, in realtà, è iniziato quando avevo 10 anni con il rugby, il secondo sport in Argentina dopo il calcio. L’amore per la corsa è “sbocciato” invece dopo i 20 anni: prima in pista praticando atletica leggera, poi in strada correndo qualche maratona, per infine approdare nel mondo del trail running. Un po’ per gioco, ma soprattutto per passione, ho poi allungato le distanze fino all’ultra trail, dove mi sono sentito subito “a casa”, sia per lo spirito di condivisione che per il grande amore e rispetto per la natura. Conoscendoti professionalmente, immaginiamo che di proposte lavorative ne avrai ricevute tante. Cosa ti ha spinto a scegliere La Sportiva? Non mi aspettavo di ricevere così tante “attenzioni” da parte del mercato. Mi ha fatto enormemente piacere, anche perché mi ha dato la possibilità di valutare con cura e attenzione le diverse opportunità lavorative. Ho scelto La Sportiva, in primis, perché è uno dei pochi brand con un puro dna di montagna e, poi, perché ho ritenuto questo progetto il più interessante per il mio percorso professionale. Essere nel cuore pulsante dell’azienda, dove si possono concepire i prodotti del futuro, è per me qualcosa di estremamente stimolante!

ottimi riscontri in termini di grip, trazione, comfort e, soprattutto, durata. Nei giorni di forte pioggia, ho provato Mutant che ha una costruzione speciale sia della tomaia che del battistrada. Si tratta di un vero carro armato con tacchetti di 5,5 mm che garantiscono trazione in condizioni “super estreme”. Ultimo “race test”, fatto durante la 34 km della UTLO, è stato quello della Jackal II BOA che mi ha permesso di correre veloce, con grande sicurezza e precisione nella calzata, grazie alla tecnologia BOA Fit System. Oggi però, sono proiettato maggiormente sui modelli in arrivo nella primavera/estate 2024: si tratta delle nuove Prodigio e Levante che saranno la vera novità della prossima stagione e che conto di iniziare a testare a brevissimo.

Il fatto che ti dovrai trasferire a Ziano di Fiemme in Trentino, tra le montagne che ami tanto, ha influenzato questa scelta?

No, la motivazione principale era il mio ruolo in La Sportiva. Anche se nei miei progetti familiari c’era da tempo la volontà di trovare la giusta combinazione tra lavoro, famiglia e vita in montagna. In realtà, dopo poche settimane in Val di Fiemme (ora abitiamo a Predazzo), posso dire che la scelta è stata perfetta. Il posto è favoloso sia per me che per la mia compagna ed è inoltre il luogo ideale dove far crescere nostra figlia che ha appena compiuto un anno. Ci basta aprire la finestra di casa e guardare fuori per renderci conto che abitiamo in paradiso!

Cosa prevede di preciso il tuo nuovo ruolo?

In qualità di product manager, sono responsabile di definire la strategia di sviluppo e presentazione al mercato dei prodotti per il mountain running e l’hiking, che in sintesi vuol dire: sviluppare tutti i nuovi progetti/ prodotti nel medio lungo termine tenendo conto dell’andamento e delle tendenze dei mercati, così come la definizione delle collezioni e il posizionamento dei singoli articoli all’interno dei settori di riferimento. Cosa ne pensi dei prodotti La Sportiva oggi sul mercato? Hai già testato qualche modello da mountain running? Se sì, quali in particolare?

L’attuale collezione mountain running di La Sportiva è una delle più ampie e complete che abbia mai visto: ci sono modelli per ogni tipo di attività in montagna e per provarle abbiamo la Val Di Fiemme che è il parco giochi naturale più bello che ci sia! Durante l’ultimo Tor Des Géants ho fatto un “long run test” con un paio di Akasha II con cui ho percorso 250 km, con

Ti occuperai anche di eventi e atleti?

Non direttamente, anche se, in qualità di product manager, ho assolutamente bisogno di toccare con mano gli eventi per poter essere sempre aggiornato sulle tendenze del mercato e ascoltare la voce del mondo dei trail runner. Stessa cosa per quanto riguarda gli atleti élite, da cui raccolgo feedback in ottica di sviluppo dei nuovi prodotti.

In che direzione vuole andare La Sportiva nel mondo mountain running e hiking e in che modo cercherà, con te, di raggiungere il suo obiettivo?

La direzione è molto chiara, essere il marchio tecnico di riferimento nei segmenti mountain running e hiking. La ricetta che vorremo portare avanti è quella di creare il perfetto mix tra il dna ultra-tecnico, la lavorazione artigianale dei prodotti e la profonda conoscenza dell’ambiente montagna, elementi che hanno da sempre caratterizzato La Sportiva. Il tutto senza smettere mai di innovare a livello tecnologico e interpretando in chiave “Laspo” tutte le evoluzioni e tendenze del mercato. L’obbiettivo finale è che mountain runner e hiker scelgano di correre e camminare con i nostri prodotti.

Quale valore aggiunto, secondo te, puoi apportare a La Sportiva?

Porto sempre con me tutta la mia passione per lo sport e per la montagna, ma soprattutto per i prodotti. Per me, poter sviluppare le calzature con cui tanti mountain runner (tra cui me) potranno correre è un sogno che diventa realtà.

Qual è stata la tua prima impressione con il team e chi sono le persone con cui lavorerai direttamente?

Ho trovato un ambiente molto familiare e una bellissima accoglienza, ma la sorpresa più grande è stata conoscere tante persone che vivono lavoro e sport con la mia stessa passione. Per i compiti più specifici che riguardano il mio ruolo, avrò a che fare con il team product marketing e poi con quello R&D per la parte di sviluppo prodotti. Visto che la mia funzione è comunque trasversale, mi interfaccerò sicuramente anche con i vari dipartimenti del marketing (events, athletes, trade marketing, communication) e sales.

Cosa porti con te dalle tue esperienze professionali passate e cosa ti aspetti/ti attrae di più di questa nuova avventura?

Credo che uno dei valori più importanti coltivati durante le mie esperienze passate sia il network, ossia essere riconosciuto professionalmente dai retailer piccoli e grandi, dai giornalisti, dagli atleti, dagli organizzatori di eventi e dai colleghi/competitor di ogni brand. L’obiettivo è chiaramente quello di continuare a far crescere questo network attraverso il mio lavoro in La Sportiva. Così come mi aspetto di portare sul mercato prodotti estremamente tecnici, innovativi, rivoluzionari, e, soprattutto, vincenti.

Verso il “Team Spirit”

Il Trailrunning Team Vibram si amplia con la presenza di Riccardo Montani. Il giovane atleta ha fatto il suo brillante esordio con un secondo posto alla scorsa UTLO, abbracciando i valori del brand con passione e dedizione _ di cristina turini

Classe 1992 e cresciuto sulle sponde del Lago di Orta, Riccardo ha affrontato la “sua” UTLO a metà ottobre come un’importante prova per dimostrare al nuovo team di avere i requisiti giusti per farne parte. Montani ha la genuinità e la passione di un giovane atleta innamorato della corsa a cui dedica gran parte della sua vita.

Requisiti a cui l’azienda di Albizzate (VA) tiene molto, che valorizza e che utilizza per portare alla luce i valori che tengono uniti e accomunano tutti gli atleti del Trailrunning Team Vibram. Ce lo raccontano Nicola Faccinetto, sport innovation marketing specialist del brand e Riccardo Montani, nelle interviste che seguono.

Riccardo Montani si unisce alle “eccellenze” del Trailrunning Team Vibram. Come è arrivato nella squadra?

R iccardo lo conosciamo da anni, ha spesso gareggiato all’UTLO e due anni fa ha vinto la nostra Maremontana. Sapevamo che è tra gli atleti più forti del panorama italiano. Così, poiché ogni anno cerchiamo di inserire uno o due trail runner per consolidare e ringiovanire la squadra, abbiamo subito pensato a lui. Un giovane italiano che si aggiunge a un team di eccellenza. Un commento sull’ultima UTLO, dove Riccardo è arrivato secondo. Com’è andato l’evento per il vostro team?

L’UTLO è andato molto bene. È un evento a cui siamo molto vicini, organizzato dalla nostra ex atleta Yulia Baykova e tra i più importanti del panorama italiano. Siamo davvero soddisfatti per il risultato di Riccardo, ma anche per gli altri atleti del team. Nella 55K sul podio ci sono due dei nostri: Riccardo Montani (secondo) e Garcia Terrones Sergi (terzo). Il Vertical è stato vinto da Vicent Loustau altro nostro membro del team. Ribadisco che siamo molto soddisfatti di Riccardo e siamo s icuri che in futuro possa portare ottimi risultati.

Oltre all’amore per la corsa in natura, quali requisiti deve avere un atleta per far parte del team?

L’obiettivo è raggiungere il cosiddetto “Team Spirit”. Siamo riconosciuti a livello internazionale per aver creato una famiglia. Non siamo quelli che strapagano gli atleti per poi metterli sotto pressione. Chi entra in squadra ha una visione allineata con quella della nostra azienda, apprezza il brand e i valori che condivide. Il nostro gruppo è composto da atleti provenienti da ogni parte d’Europa, ed è molto affiatato. Lo si vede con la presenza agli eventi, dove ci muoviamo in gruppo e si percepisce il nostro affiatamento.

Parlando di prodotto, quanto e come contribuiscono i vostri atleti nello sviluppo e messa a punto dei modelli di calzature e dell’attrezzatura?

G li atleti giocano un ruolo fondamentale perché sono i veri utilizzatori dei nostri prodotti. Il tester team collabora con il dipartimento di ricerca

e sviluppo. Vengono fatte continue prove in campo prima di immettere un modello sul mercato. Del resto i runner sono i tester più adatti e credibili per costruire un prodotto perfetto per loro. Spesso capita di sviluppare delle suole proprio partendo dalle necessità degli atleti. Gli ultimi quattro prodotti che abbiamo proposto agli eventi tramite il nostro Innovation Mobile Lab, sono stati sviluppati tutti partendo dalle richieste degli atleti del Trailrunning Team Vibram.

A livello di comunicazione invece, che contributo danno gli atleti nel veicolare i valori del brand alla community?

S cegliamo gli atleti che possano rappresentare al meglio il brand attraverso i valori, l’heritage, la performance. Una volta che ci sono questi requisiti, diventano automaticamente gli endorser perfetti. Sappiamo che oggi l’atleta moderno deve considerare la comunicazione e avere un minimo di conoscenza di utilizzo dei social, questo è fondamentale per essere non solo forte, ma anche riconosciuto. Noi come Vibram siamo strutturati per poterli sostenere anche in questo aspetto. Già solo il fatto di presenziare agli eventi di UTMB World Series, di cui siamo partner, li aiuta ad avere una visibilità maggiore. Se poi realizzano anche una buona performance, a livello di comunicazione ottengono sicuramente ottimi risultati.

Organizzate dei meeting annuali e dei team building per riunire gli atleti, e se si, come sono organizzati Cerchiamo di unire la presenza alle gare a momenti di team building. Quest’anno l’appuntamento è stato all’Istria 100 by UTMB, il prossimo anno ci riuniremo al Chianti Ultra Trail by UTMB. In queste occasioni ci raduniamo con tutto il team internazionale, anche con gli atleti americani e cinesi, per creare un momento unico. Sono occasioni p reziose per conoscersi, creare contenuti di valore, correre insieme. In genere affittiamo una casa, dove la condivisione degli spazi diventa un grande momento di confronto, per conoscersi meglio e condividere esperienze.

Riccardo Montani al traguardo della UTLO 2023

Riccardo Montani, nuovo ambassador Trailrunning Team Vibram

Come sei diventato un atleta di ultra trail?

Sono un atleta che proviene del mondo del calcio, ci ho giocato fino ai 20- 23 anni. Pian piano però la corsa ha prevalso. Poi un giorno mio zio mi ha fatto scoprire la bellezza di correre nei sentieri e non ho più smesso, fino a quando ho esordito alla mia prima UTLO nel 2012, la gara di casa. D a quella esperienza in poi ho iniziato a partecipare sempre di più finché, nel 2017, finita l’università, ho spinto sull’acceleratore. I risultati sono arrivati con diverse vittorie, come le Finestre di Pietra e poi il Bettelmatt Ultra Trail, il terzo posto al Sentiero 4 Luglio. Nel frattempo sono cresciuto, atleticamente parlando, fino ad arrivare secondo ai Campionati Italiani di Trail Long e ventesimo ai mondiali in Thailandia. Prima di approdare in Vibram per chi correvi?

Ho iniziato collaborando con Salomon per quattro anni, poi ho cambiato quando ho ricevuto la proposta del Dinamo Trail Running Team. Mi sembrava un progetto stimolante e inoltre i team manager erano anche i miei allenatori, motivi per cui ho deciso di abbandonare Salomon. Purtroppo però l’esperienza non è andata bene, dopo neanche un anno il progetto è stato liquidato da chi lo ha messo in piedi, per ragioni puramente economiche. Dal punto di vista della performance non c’erano problemi, gli atleti del team erano forti. Sembra invece che sia mancata la capacità di sfruttare al meglio la nostra immagine. Parliamo di un problema che per me era tranquillamente superabile, ma di base non c’è stata la volontà di andare avanti.

E in Vibram come ci sei arrivato? Cosa significa per te entrare in una squadra considerata l’eccellenza del trail running?

Conoscevo già Jerome, tramite la Maremontana, la loro

gara. A fine stagione mi è stato chiesto se fossi interessato a entrare nel loro team di atleti. Poi è arrivata la proposta di ingaggio e ho accettato. La prima competizione ufficiale che ho affrontato con la loro “divisa” è stata proprio la UTLO, la distanza principale di 55 km. Ero molto motivato a fare un buon risultato per ringraziarli, per aver riposto fiducia un me. Ed è andata benissimo, un secondo posto combattuto fino alla fine. Ne è scaturita una bagarre per il podio che ci ha portato a correre tutti forte. Sono molto soddisfatto di aver ritrovato i miei ritmi proprio all’esordio con il Trailrunning Team Vibram. Una squadra di portata internazionale è una novità per me. Mi consente di poter conoscere atleti di altre nazioni di tutto il mondo e di poter quindi avere un confronto che va al di là delle prestazioni atletiche. Inoltre mi consente di poter partecipare alle gare dell’UTMB World Series di cui Vibram è partner. Tutto questo per me è molto stimolante.

La corsa è il tuo lavoro a tempo pieno? Quanto dedichi all’allenamento nella giornata?

N o, sono un fisioterapista. Ma lavoro all’80% del full time e ho un giorno libero alla settimana che è il venerdì. Questo mi agevola soprattutto nei weekend delle gare, perché posso prepararmi al meglio. Inoltre, durante la mia giornata lavorativa normale smetto di lavorare alle 16:30. Così ho tempo per andare a correre, mentre la pausa pranzo la sfrutto per fare esercizi di rinforzo muscolare. In inverno, invece, corro sempre sei giorni su sette. Se i sentieri innevati sono bui, opto per la corsa su strada. Quali modelli di calzature hai già provato?

P er ora ho corso con Kailas e mi trovo molto bene con la Kjerag di Nnormal. Un altro vantaggio di lavorare in un’azienda che è leader nella progettazione e produzione di suole, è quella di poter scegliere più modelli di più brand. Accumunati tutti dalla tecnologia Megagrip, che sui terreni difficili e sul bagnato è sempre una grande sicurezza.

Progettiamo strategie a supporto delle imprese per sviluppare modelli di business più sostenibili e

• Valutazione ESG

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Riccardo Montani
Foto: ©ClaudioBellostaStudio

Atleta: Tigist Assefa

Record mondiale femminile: 2:11:53 maratona di Berlino

Scarpe: Adizero Adios Pro Evo 1

LAAtleta: Kelvin Kiptum

Record mondiale maschile: 2 :00:35 maratona di Chicago

Scarpe: Nike Alphafly 3

Quando i brand corrono più veloce degli atleti

Nel giro di due settimane, i record mondiali in maratona sono stati infranti sia in campo maschile che in quello femminile. Tuttavia, ciò che ha destato più clamore intorno ai risultati non sono gli atleti, ma le super scarpe con cui hanno corso _ di cristina turini

ei si chiama Tigist Assefa e lo scorso 24 settembre ha battuto il record mondiale femminile alla maratona di Berlino tagliando il traguardo in 2:11:53. Lui invece è il keniano Kelvin Kiptum ed è diventato l’uomo più veloce del globo sulla distanza due settimane dopo, l’8 ottobre, alla maratona di Chicago, concludendola in due ore e 35 secondi. E mettendo “un punto a capo” all’era Kipchoge. M a ora veniamo alle vere protagoniste di questi due risultati: As sefa, atleta adidas, ha corso indossando Adizero Adios Pro Evo 1, scarpa che racchiude le ultime super tecnologie del brand. Ma non ha fatto in tempo a essere consacrato come il modello più veloce di sempre, che subito due settimane dopo è arrivata la Alphafly 3 di Nike, che ha accompagnato Kiptum verso la gloria. P ossiamo quindi tranquillamente affermare che ormai i record riguardano direttamente i due più grandi colossi dell’abbigliamento sportivo, adidas e Nike, in competizione tanto quanto gli atleti per arrivare primi al traguardo.

Adizero Adios Pro Evo 1 - Pesa solo 138 g, ed è il 40% più leggera di qualsiasi altra super scarpa da corsa che il brand abbia mai creato, con un rocker sull’avampiede primo nel suo genere, posizionato al 60% della lunghezza della scarpa, per innescare lo slancio in avanti e migliorare l’economia della corsa. Viene commercializzata in edizione limitata alla cifra di 500 euro. A oggi la domanda del modello è abbondantemente superiore alla disponibilità dei pezzi che

il brand sta rilasciando; l’esclusività e il prezzo sono direttamente proporzionali al desiderio che hanno generato tra i runner. Viene, a questo punto, da domandarsi se il corridore medio sentirà davvero i vantaggi di queste ultra-super scarpe, progettate per la velocità ma non per la durevolezza, per essere indossate solo in una singola maratona.

Alphafly 3 di Nike - R appresentano l’aggiornamento delle Air Zoom Alphafly NEXT% 2 e sono state ratificate per l’uso in fase di sviluppo da World Athletics fino al 3 dicembre. Se nel regolamento le scarpe non potevano essere utilizzate a meno che non fossero state disponibili per “tutti gli atleti che partecipavano alle competizioni applicabili”, recentemente gli organi direttivi hanno cercato di tenere il passo con i progressi della tecnologia, aggiornando le direttive nel gennaio 2022. Il peso del modello pare non sia stato ufficializzato, ma il nome in codice “Dev 163” potrebbe proprio riferirsi ai grammi. È dotato di piastre o aste rigide incorporate nell’intersuola in carbonio, per aiutare la scarpa a mantenere la sua forma, con una geometria curva progettata per spingere gli atleti in avanti. Esattamente come per la sua rivale, la Adizero Adios Pro Evo 1, il design dell’Alphafly è estremo, con un pacchetto suola-intersuola che arriva a 40 mm, il massimo consentito. Anche il prezzo, come il peso, non è ancora ufficiale. Ma sappiamo che anche Nike farà leva sull’emotività dei runner lanciando modelli esclusivi e limitati dal 2024.

LA NOSTRA considerazione

l l’inizio di questo articolo abbiamo parlato delle scarpe come vere protagoniste dei record. Ma non lo pensiamo davvero, o almeno non del tutto. Nella foto emblema della vittoria di Assefa, si vede lei che solleva la scarpa e la bacia, come a darle tutto il merito dell’impresa. Chissà se la campionessa lo pensa davvero.

N el corso della storia di questo sport, i record mondiali sono sempre stati stabiliti con la migliore tecnologia disponibile all’epoca, e oggi non è diverso. L’innovazione è certamente importante, e un peso inferiore è scientificamente collegato a prestazioni più veloci (i runner correvano più velocemente dell’1% per ogni 100 grammi rimossi da una scarpa, in uno studio del 2016 dell’Università del Colorado Boulder).

E poi ci sono molti fattori che contribuiscono al costante miglioramento delle prestazioni atletiche, tra cui innovative tecniche di allenamento, più competi -

zioni e opportunità di sfidare i propri limiti, percorsi affinati che ottimizzano le condizioni di corsa, pace maker, nutrizione e integrazione accurate. Ma ci sono soprattutto loro, gli atleti stessi. Assefa, ex specialista degli 800 metri, ha fatto il suo debutto nella distanza regina nel marzo 2022, mentre Kiptum ha un’esperienza di sole due maratone alle spalle. Eppure, in questa ardua disciplina, non è da tutti correre così veloce da diventare il più veloce del pianeta. E quindi i due devono essere applauditi per la loro determinazione e per il duro lavoro svolto in allenamento. Perché un record mondiale non te lo regala nessuno. L’obiettivo futuro rimane quello di abbassare il tempo della maratona sotto le due ore, soprattutto con le Olimpiadi di Parigi 2024 all’orizzonte. Tutti vogliono essere quelli giusti per compiere questa impresa, sia gli atleti che i brand, e sicuramente a breve vedremo ancora quanta tecnologia e quanto talento servirà per quella spinta in più di ormai pochi secondi. Torneremo qui a parlarne.

MAX ammortizzazione. MAX protezione. La mescola

DNA LOFT v2 favorisce appoggi morbidi, mentre la tecnologia GlideRoll Rocker accompagna il piede nelle transizioni dal tallone alla punta. Il tutto contribuisce a una corsa super confortevole e fluida, che aiuta a ridurre l’impatto del corpo sul terreno ad ogni passo. Dai il benvenuto alla nuova Ghost MAX.

aSIcs

NOVABLAST 4

Novablast di ASICS arriva nella sua quarta versione con aggiornamenti dell’intersuola, del design e dei materiali, sviluppati per fornire ai runner una corsa ammortizzata ma reattiva

informazioni di base

DISCIPLINA

Road running

TARGET

Terreni per cui è necessaria leggerezza, reattività e slancio

per Uomo e donna collezione

SS 24 peso

M 260 g

W 225 g

DIFFERENZIALE

8 mm

MISURE

M 39 – 50.5 EU

W 35.5 – 44.5 EU

tre punti di forza

1 Slancio

2 Reattività/Energia

3 Ammortizzazione

prezzo

150 euro

INTERSUOLA / schiuma FF Blast Plus ECO leggera, reattiva e ammortizzata, realizzata con almeno il 20% di materiale a base biologica proveniente da fonti rinnovabili, come gli scarti della lavorazione della canna da zucchero

ALLACCIATURA-LINGUETTA / struttura a soffietto elasticizzato migliorata e ispirata al mondo delle corse, con un’imbottitura dimensionale in neoprene che favorisce il recupero grazie alla traspirabilità e alla sensazione di morbidezza

TOMAIA-FODERA / Engineered woven upper - un pezzo unico, leggero, altamente traspirante e resistente, con un’elasticità bilanciata per il massimo comfort. L’avampiede traforato e la striscia integrata offrono un look sostenibile e moderno

COLORI UOMO
Black/Graphite Grey
Illuminate Green/Lime Burst
Blue Expanse/Blue Teal
Light Blue/Light Navy

SUOLA / gomma AHAR resistente all’abrasione. Ispirata a un trampolino, aggiunge energia a ogni passo. Dotata di un grip aggiuntivo, Novablast 4 offre ai runner una migliore aderenza su varie superfici e una durata eccezionale

Comunicazione e Marketing /

La strategia trade prevede una comunicazione integrata tra vetrine, pannelli wall sia con focus sulle calzature per esaltare Novablast 4, che focus sulle immagini principali di campagna che trasmettono la filosofia Sound Mind, Sound Body.

Informazioni marketing generali / Sviluppata a partire dal grande successo del modello precedente, Novablast 4 presenta aggiornamenti per quanto riguarda schiuma, design e materiali per permettere ai runner di provare una corsa energizzante.

L’ammortizzazione dinamica FF Blast Plus ECO offre più reattività con un’impronta di carbonio ridotta. Infatti, la schiuma è realizzata con circa il 20% di materiali di origine biologica provenienti da fonti rinnovabili. Questa versione della Novablast sarà la prima a essere etichettata CO2e, fornendo trasparenza sul percorso e l’impegno di sostenibilità intrapreso da ASICS.

ALTRE

CARATTERISTICHE / il design geometrico accentua la tecnologia FF Blast Plus ECO che, insieme alla suola ispirata a un trampolino, offre la reattività e il ritorno di energia per cui la serie Novablast è nota

Descrizione attività di comunicazione / Il 30 ottobre è stata lanciato il comunicato stampa per presentare ufficialmente Novablast 4, dopo una fase di tease sui social di ASICS. Sono stati selezionati giornalisti, talent e tester per ricevere in anteprima la nuova Novablast 4, con l’intento di creare contenuti esclusivi e recensioni prodotto tramite social network (YouTube, Instagram) e media tradizionali (print e web). È stata, inoltre, realizzata una special box che esprime i concetti chiave di questo nuovo modello: ritorno di energia, reattività e slancio a ogni passo.

COLORI DONNA
Aggiungi energia a ogni passo
Oatmeal/Moonrock
Light Sapphire/Sapphire
Lilac Hint/Faded Ash Rock

Ritorno in pista

Lo scorso 24 ottobre abbiamo visitato l’headquarter di Diadora a Caerano di San Marco (TV), un’occasione in cui l’azienda ha presentato ufficialmente il CRD (Centro Ricerche Diadora) e il suo nuovo atleta, il velocista Samuele Ceccarelli

_ di cristina turini

Un vero e proprio polo scientifico per lo sviluppo del segmento performance, dove collaborano medici, bioingegneri e atleti. A introdurre l’innovativa struttura alla stampa, direttamente il presidente Enrico Moretti Polegato, il quale ha dichiarato: “Stiamo realizzando un sogno: riportare Diadora a essere l’eccellenza italiana dello sport. Per fare questo, è importante innovare al fine di avere un prodotto che aiuti gli sportivi a raggiungere performance sempre migliori. È stato quindi naturale per noi investire riaprendo il centro di ricerca. Abbiamo iniziato in sordina nel periodo della pandemia, ma oggi pensiamo di essere pronti per presentarvi ufficialmente ciò che abbiamo realizzato. Tutte le tecnologie innovative che studiamo ogni giorno nascono da qui. Un esempio è la Atomo, prima calzatura running performance prodotta in Italia dopo

30 anni”. Con la presentazione ufficiale del CRD è arrivato anche l’annuncio della sponsorizzazione del vel cista italiano Samuele Ceccarelli, campione europeo dei 60 metri piani indoor a Istanbul 2023, con tanto di creazione di una scarpa a lui dedicata, la Velocità Carbon. A introdurre l’atleta alla stampa è stato Gelindo Bordin, ex campione olimpionico di maratona a Seul nel 1988 e sport merchandising director del brand. Una partnership che sancisce in tutti i sensi il ritorno in pista del brand e la volontà di imporsi nel segmento performance. Ce lo racconta Moretti Polegato nell’intervista che segue.

Enrico Moretti Polegato, presidente diadora

Lifestyle, performance e work wear, tre segmenti che pesano un terzo ognuno sulle entrate dell’azienda. È un trend che volete consolidare o che vorreste cambiare?

V isti i ritmi di crescita, nel futuro potrebbe aumentare la percentuale del performance. Anche perché, se aumenta il volume degli Stati Uniti (che non ha il work wear per via delle diverse certificazioni) che per ora ha soltanto il performance running ma avrà anche il lifestyle in futuro, il cambio del peso geografico implicherà anche un cambio nei numeri delle categories dell’azienda, ovviamente a favore del performance.

Perché questa categoria funziona così tanto negli Stati Uniti? E in percentuale quanto pesa il fatturato di questo mercato sul totale?

Perché è stato apprezzato il messaggio che abbiamo dato attraverso la distribuzione ma anche con il prodotto: Diadora è vista come l’eccellenza nello sport italiano. I nostri sono prodotti di alta qualità con tecnologie che migliorano le prestazioni. Il design italiano e l’attenzione al dettaglio sono unici. Siamo visti come un’azienda fatta di persone che supportano la distribuzione, per far conoscere il marchio nel mondo. In percentuale il fatturato pesa poco più del 10%.

Oggi avete presentato il CRD, il fiore all’occhiello della vostra azienda, che vi permette di fregiarvi del made in Italy. Andrete sempre di più in questa direzione?

Tutta la parte di ricerca e sviluppo con lo studio delle nuove tecnologie avviene in Italia, perché qui lavorano i nostri ingegneri e i nostri ricercatori. Sicuramente il nostro progetto di reshoring e quindi di riportare in Italia parte della produzione, che nel passato era stata delocalizzata, continuerà nel futuro. E quindi un progetto come Atomo, la prima scarpa da running prodotta in Italia dopo 30 anni, avrà un seguito. Tuttavia il made in Italy, per avere il senso che ha per noi, cioè rappresentare l’artigianalità e il know-how italiano, deve rimanere un pinnacolo, perché richiede più tempo, più manualità, più investimento.

A livello di distribuzione, con gli specializzati running come presenziate il territorio italiano?

Il nostro è un percorso iniziato da poco, per arrivare al livello dei competitor dobbiamo continuare questo processo di alleanza con la distribuzione, perché in fondo tutti lavoriamo con lo stesso obiettivo, cioè sviluppare

_Vogliamo che il progetto Diadora non sia un successo solo per noi, ma anche per la nostra distribuzione

un prodotto italiano. Noi continueremo a proporre le nostre tecnologie fornendo assistenza e servizi, per fare in modo che il progetto Diadora non sia un successo solo per noi, ma anche per i nostri clienti. Nella categoria performance siete presenti anche nel calcio e nel tennis. Avete in programma di inglobare qualche altra disciplina, per esempio il padel?

È una decisione che può essere presa nel momento in cui non ci distragga dagli obiettivi principali. Perché è importante avere una strategia focalizzata, non tanto per non disperdersi nelle strategie, perché le persone con cui lavoro sono sufficientemente brave da fare anche due cose assieme, ma per avere un messaggio chiaro di cosa voglia dire acquistare un prodotto Diadora ed esibirne il marchio. Il padel lo teniamo in considerazione, in fondo è il cugino del tennis e non si discosta molto da quanto detto. Abbiamo già in collezione una scarpa dedicata.

Avete fatto una mossa importante a luglio: con il modello Equipe Sestriere siete entrati nel mondo del trail running. Come avete intenzione di consolidare la vostra presenza in questo segmento?

P roponendo sempre le nostre tecnologie avanzate, senza tuttavia trascurare la parte di design, perché è questo l’elemento che può distinguerci da altri prodotti analoghi di altri brand. Il fatto di aver aperto il nostro flagship store a Cortina d’Ampezzo, dimostra l’attenzione di Diadora verso il territorio e verso le nostre montagne. Se siamo presenti nelle Dolomiti, dobbiamo offrire prodotti dedicati, e dare la possibilità di fare trail running nel luogo più bello del mondo dove praticarlo. Nel 2026 Cortina sarà la capitale dello sport a livello mondiale. È importante esserci.

Da sinistra, Gelindo Bordin, Samuele Ceccarelli ed Enrico Moretti Polegato

Una spinta verso il futuro

Lo scorso 5 ottobre ad Asola (MN), Trerè Innovation ha ufficialmente inaugurato AREAS con un evento internazionale che ha coinvolto giornalisti da tutto il mondo. Una struttura di 3.500 mq che si estende su tre livelli, non solo un laboratorio ma un’accademia per studiosi e giovani talenti _ di cristina turini

Già lo scorso anno la nostra redazione ha avuto la possibilità di visitare questo pionieristico laboratorio, che però era ancora in fase di sviluppo. L’inaugurazione del centro, avvenuta a inizio ottobre, è un punto di svolta importante per UYN, brand italiano specializzato nell’abbigliamento funzionale ad alto contenuto tecnologico, e per tutto il gruppo Treré Innovation.

La stampa internazionale ha potuto esplorare il nuovo polo di ricerca e sviluppo in tutte le sue aree, visitando anche il reparto produttivo dell’azienda, all’interno della quale ha assistito a una vera e propria sfilata, dove il brand ha presentato la nuova collezione e linea di intimo Biotech, la prima realizzata con fibre bio-based ad alte performance e appena lanciata sul mercato.

L’evento è stato anche occasione per inaugurare ufficialmente il UYNNER Team con la presenza di una rappresentanza delle nazionali di sci di Italia, Austria, Repubblica Ceca, Gran Bretagna; il team di Freeski austriaco, di trail running tedesco Xc-Run.de, di Mountain bike Trinx Factory, gli ambassador Sebastian Foucan (fondatore del free running e attore in 007 Casino Royale), Kristian Ghedina (leggenda italiana dello sci), Amaurys Perez (campione del mondo di pallanuoto e vice campione olimpico), Vincent Candela (campione del mondo e d’Europa con la nazionale di calcio francese, ora star del padel), Paolo Venturini (ultra-runner che ha appena stabilito il record di corsa continuativa nel punto più alto del mondo, i 5.602 metri del passo Khardung La) e Federico Garibaldi (campione del mondo di

coastal rowing). Non sono mancate le sorprese: sul palco è salito Andrew Howe, entrato ufficialmente nella squadra, uno dei grandi protagonisti dell’atletica italiana degli ultimi anni. Anche Omar Di Felice ha dato testimonianza delle sue imprese presentando la nuova avventura invernale. L’ultra-ciclista italiano tornerà a sfidare l’Antartide e cercherà di portare a termine l’impresa da record iniziata lo scorso inverno.

AREAS – Academy for Research and Engineering in Apparel and Sport

Frutto di un investimento di oltre 2 milioni di euro, AREAS è un pionieristico laboratorio per la ricerca di bio-materiali e strutture tessili avanzate, per l’analisi delle performance dei prodotti e degli atleti attraverso strumenti scientifici all’avanguardia.

Brain Unit - È il cuore del laboratorio la camera climatica (a temperatura e umidità controllati) in cui si testano atleti e prodotti, si analizzano le performance e si raccolgono dati essenziali per nuovi sviluppi. La Brain Unit comprende una stazione per studiare le abilità di movimento e cognitive dell’atleta, i treadmill neuro-reattivi sviluppati dall’azienda italiana Reaxing, una stazione di bici TITICI (l’altro brand di proprietà di Trerè Innovation, insieme a UYN) con

piattaforme oscillanti e il manichino termico Hyper.

Hyper - È un umanoide in grado di riprodurre le reazioni fisiologiche del corpo umano grazie a 35 zone termiche indipendenti. Si surriscalda, si raffredda e suda come un atleta, misurando attraverso centinaia di sensori la traspirabilità e le proprietà isolanti dell’abbigliamento che indossa. Questo

La sfilata all’interno del reparto produttivo

rende possibile studiare le performance in maniera scientifica e disporre di dati oggettivi per raffronti. La metodologia dei test e l’analisi dei risultati viene svolta in collaborazione con il CeRiSM (Centro di Ricerca “Sport, Montagna e Salute”) dell’Università di Verona, quarto centro al mondo per la ricerca nello Sport Science (fonte: Global Shanghai Ranking).

Arctic & Monsoon Chambers - Al piano zero del laboratorio vengono svolti test in condizioni climatiche estreme. La Arctic Chamber permette di misurare le performance dell’abbigliamento a -20°C di temperatura e analizzare la distribuzione del calore del corpo umano attraverso una camera termica. La Monsoon Chamber viene utilizzata per testare l’impermeabilità dei capi sotto get-

UYNNER Team al gran completo
Headquarter
Andrew Howe sale a sorpresa sul palco

“Più del 90% del fatturato è all’estero, vogliamo espanderci anche negli Stati Uniti”

Ci sono opening in vista per l’azienda?

Abbiamo aperto in agosto uno store a Cambridge (UK) e abbiamo appena inaugurato un negozio a Salisburgo, mentre a Lione è ora attivo un temporary store. A Colonia, in Germania, stiamo ultimando un punto vendita di 150 metri quadrati. Queste sono le aperture che abbiamo già firmato, per il 2024 abbiamo un bel programma di opening in corso. La nostra strategia prevede 10 aperture in Germania. È stato inaugurato il primo negozio UYN a Pechino (Cina), a cui seguiranno nei mesi successivi altre due aperture. In Italia e in Francia dobbiamo impegnarci maggiormente, analizzando allo stesso tempo l’andamento economico mondiale. Abbiamo inaugurato in agosto il negozio di Peschiera del Garda all’interno dello storico Padiglione degli Ufficiali. Questo si aggiunge ai dieci aperti nel Paese negli ultimi due anni (Milano, Roma, Brescia, Trento, Salò, Torbole, Madonna di Campiglio, Viareggio, Asola, San Ginesio). Il nuovo obiettivo è un’apertura in Piemonte. Nel 2022 si è registrata una ripresa eccezionale che sta rallentando nel 2023. Quanti sono adesso i vostri clienti multibrand?

Solo per le scarpe outdoor più di un migliaio, per lo sport altri 350. In Austria ne avremo 250. In Svizzera inoltre abbiamo realizzato una nuova filiera e uno showroom a Zurigo. L’obiettivo è espanderci cercando di raggiungere oltre 100 milioni di fatturato. Nel mese di settembre abbiamo registrato circa 14 milioni e 950 mila euro (+11 milioni al 30 settembre rispetto allo scorso anno). È indispensabile vedere l’andamento dei prossimi mesi. Abbiamo un magazzino in cui i prodotti sono aumentati in modo esponenziale, ci vorranno due anni per smaltirli. Tutto dipende dalla velocità con cui si riprende l’economia e i tassi di interesse delle banche.

Le innovazioni come il tessuto con il fiore di loto o la tecnologia Biotech per la nazionale italiana di sci sono di questa stagione?

Biotech è un’innovazione a cui abbiamo iniziato a pensare lo scorso anno. Un nuovo progetto è la biomorfologia, ovvero seguire il corpo, che presenteremo a novembre dell’anno prossimo. Inoltre le scarpe da running avranno la calza integrata, una parte integrante della gamba stessa, una protesi del corpo, che corrisponde al nostro obiettivo. Presentiamo la scarpa con tre solette diverse in modo che il cliente possa provare tutte le densità in base al suo piede (realizzata esclusivamente in carta cotone). Inoltre abbiamo una categoria che lanceremo presto: una schiuma all’interno della scarpa tra una suola e l’altra, che funge da ammortizzatore dal tallone alle dita.

Quali sono per voi i mercati maggiormente influenti?

Più del 90% del fatturato

ti di acqua ad alta intensità.

Biotechnology Unit - È l’area del laboratorio attrezzata per la ricerca su nuovi bio-materiali, i test meccanici e chimici sui filati da implementare in produzione e i test sul prodotto finale (resistenza all’abrasione, solidità del colore, ph dei componenti, resistenza ai lavaggi).

Le analisi rigorose permettono di valutare in tempi rapidi

è all’estero. I mercati principali sono Germania, Austria, Svizzera e Francia. Stiamo creando una strategia per svilupparne altri. Il Covid ha rallentato tutto il processo e non siamo riusciti a presentare altri distributori. Vogliamo creare qualcosa di nuovo, un concept totalmente diverso, in modo che tutti i prodotti che produciamo abbiano la giusta visibilità. L’obiettivo è espanderci non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti.

AREAS nasce da un sogno, quello di fondare l’accademia di ricerca più avanzata al mondo nel settore dell’abbigliamento tecnico. Abbiamo voluto creare non solo un nuovo spazio fisico, ma un luogo ideale che permettesse la convergenza di molteplici saperi: dalla scienza al design, dalla comunicazione all’arte. Dall’incontro di questi saperi nasce una potente spinta verso l’innovazione. Questo permette ad AREAS di essere il laboratorio dove si costruisce il futuro, dove si progetta quello che ancora non esiste. Marco Redini, ceo

Tra abbigliamento e calzature in percentuale com’è suddiviso il fatturato?

I l 20% del fatturato è relativo alle calzature ed è un valore in crescita. L’anno scorso abbiamo realizzato circa 140.000 paia. Oggi abbiamo visto le innovazioni tecnologiche che sono presenti all’interno dell’azienda. Quanto riuscite a essere competitivi rispetto alle produzioni nel far-east?

I l costo maggiore di una produzione è legato alla ricerca e allo sviluppo. Un investimento necessario per portare un nuovo prodotto sul mercato, non a caso siamo i primi ad aver introdotto la biomorfologia o la biotecnologia. Siamo un’azienda verticale che si occupa a 360° di tutti i processi, anche quelli che seguono alla produzione. Non ci affidiamo ad agenzie esterne a svolgiamo tutto internamente. Siete un’azienda legata alla performance e con i progetti lifesyle vi state dirigendo verso il segmento fashion. Come vi proiettate verso il futuro?

Penso ci sia solo un prodotto lifestyle legato alla funzionalità e credo sia la scarpa. Abbiamo realizzato uno studio con l’Università di Milano su tutte le suole, diverse per i vari usi e necessità, che oggi comunichiamo. Offriamo un prodotto funzionale, utile per la quotidianità e che aiuta la gente ad alleviare anche problemi fisici. Vogliamo continuare a essere fedeli al nostro dna rimanendo concentrati nel segmento outdoor.

la conformità dei prodotti alle normative vigenti e garantire la massima qualità.

Hub creativo - AREAS ambisce a essere un punto di incontro per studiosi, scienziati, ingegneri, industrial designer, graphic designer, artisti, esperti di marketing e comunicazione, interessati a mettere in condivisione idee e visioni originali. Il grande open space al secon -

do piano (chiamato “Creativity”) è progettato proprio per favorire lo scambio e la generazione di idee con aree per il design dell’abbigliamento, della calzatura e dello storytelling di prodotto. Tramite l’accademia AREAS, Trerè Innovation attiva inoltre percorsi lavorativi ed educativi per giovani talenti e neo-laureati che intendano specializzarsi nel settore dell’abbigliamento tecnico.

AREAS un luogo aperto a tutti. Non solo operatori del settore e media specializzati, ma chiunque lo desideri può prenotare il proprio tour all’interno della struttura inquadrando il QR Code

Ribelle Run Kalibra G di SCARPA, affidabilità in condizioni estreme

È il modello da trail running per i terreni misti in condizioni estreme, quando fa freddo e neve o fango impongono maggior protezione ed elevata affidabilità. Da utilizzare per allenamenti e gare su medie distanze, anche in estate su terreni montani più morbidi e tecnici. L’innovazione principale di questa scarpa è il sistema di allacciatura Wrap360, sviluppato con BOA, che permette un avvolgimento completo del piede, sia nella zona anteriore che in quella del tallone.

Calzaturificio S.C.A.R.P.A. - 0423.5284 - info@scarpa.net

S/LAB Phantasm 2 di Salomon, ancora più propulsiva

Il brand ha aggiornato la sua scarpa con piastra top di gamma creando la S/LAB Phantasm 2, superleggera e supersonica. È dotata di piastra in carbonio su tutta la lunghezza con una nuova geometria della stessa per ottimizzare la propulsione. L’Energy Foam+, situato sopra e sotto la piastra, è ora una schiuma più leggera e reattiva che fornisce un’energia propulsiva quando si corre ad alta velocità. La tomaia è stata reingegnerizzata per essere più leggera, grazie a una struttura a maglia singola ottimizzata. La nuova schiuma e la nuova struttura della tomaia hanno permesso ai progettisti di ridurre di 10 grammi il peso della scarpa, per un totale di 220 grammi. Amer Sports - 0422.5291 - amersports-italy@amersports.com

Tempus di Saucony, per chi ama correre veloce

Destinata agli specializzati, Tempus di Saucony è una scarpa leggerissima ed estremamente versatile che introduce un nuovo concetto di stabilità grazie a un’intersuola a doppia mescola: morbida e molto ammortizzante all’interno, rigida all’esterno per guidare meglio il passo, che permette di massimizzare gli effetti di entrambi i materiali.

Il segreto sta tutto nel lavoro sinergico tra l’ammortizzazione in PWRRUN PB sull’intera lunghezza, la super schiuma che offre un rimbalzo incredibile, e il Support Frame in PWRRUN per sostenere il passo. La struttura sagomata sopra l’intersuola supporta l’atterraggio del piede mentre la forma curva e l’avampiede a contatto col terreno garantiscono una partenza scattante al via.

Scott Supertrac 3 Gore-tex, ancora più protezione

Unlimitech, la giacca da running ibrida di CMP

L’unione del leggero e protettivo tessuto light softshell e del confortevole pile Stretch Performance, dà vita a questa giacca, dotata di zip frontale impermeabile con inserto interno antivento e anti-sfregamento. Le due tasche laterali consentono di portare con sé piccoli oggetti da avere sempre a portata di mano, mentre il fondo maniche dispone di foro per l’alloggiamento del pollice. È ideale per tutti i runner che non vogliono rinunciare ai propri allenamenti invernali, e per tutti coloro che cercano un capo outdoor che protegga dal vento e che sia allo stesso poco ingombrante.

CMP - cmpsport.com

Massima protezione con la Summit Superior Futurelight di The North Face

Questa giacca protegge anche nelle condizioni più difficili. Il guscio con cuciture termosaldate in Futurelight offre i livelli più alti di protezione traspirante e impermeabile. L’orlo e il cappuccio sono interamente regolabili, mentre i dettagli riflettenti rendono visibili anche quando la luce è poca. Ogni strato della Summit Series lavora in sinergia per garantire ottime prestazioni in termini di traspirabilità, isolamento termico, resistenza agli agenti atmosferici e gestione dell’umidità.

The North Face Italia – 0423.683100 – thenorthface.it

La nuova collezione Breath Thermo di Mizuno anche con lana Merino

La linea Mizuno di intimo termico in grado di generare calore dal movimento corporeo torna nella nuova collezione per la stagione FW 23 con tecnologia DynamotionFit. Questa offre una maggiore vestibilità anatomica e libertà di movimento. Il 50% del filato è composto da fibre in poliestere riciclato, mentre i materiali di tintura sostenibili e a conservazione idrica consentono di risparmiare fino al 30% di acqua rispetto ai processi di tintura tradizionali. Per i capi della nuova collezione della linea heavy weight è stato introdotto l’utilizzo della lana Merino unita al tessuto Breath Thermo, mentre per la linea mid weight è stato utilizzato il nuovo tessuto Fabric.

Mizuno Italia Srl - 011.3494811 - info.it@eu.mizuno.com

saucony.com

Running Long Tech di TRS: freschezza nelle corse lunghe

Questo modello è pensato per i runner che preferiscono proteggere anche il polpaccio durante la corsa. Il 51% della composizione delle calze è realizzato in fibra Q-SKIN, in grado di garantire freschezza e traspirabilità anche nelle sessioni più lunghe. Gli ioni d’argento contenuti all’interno del filato, inoltre, aiutano a ridurre la flora batterica in eccesso e, di conseguenza, a contrastare il cattivo odore che normalmente si produce quando le molecole di sudore entrano in contatto con i tessuti. Nuova Calze Regia - 030.691859 - trs@calzeregia.it

Le scarpe da montagna più popolari del brand presentano il sistema All Terrain Traction, la configurazione strategica dei tacchetti che crea una trazione superiore in avanzamento e in frenata. Gli chevron orientati strategicamente su tutto l’avampiede offrono stabilità addizionale quando il corridore ne ha più bisogno, per affrontare tutti i terreni, dal fondovalle più fangoso alle creste rocciose di montagna. Il modello presenta una tomaia in nylon ripstop per aggiungere livelli più alti di durabilità mantenendo il piede all’asciutto grazie alla tecnologia Gore-Tex. La tecnologia AeroFoam si concentra su un’ammortizzazione stabile, fondamentale per le prestazioni su terreni tecnici in montagna.

Scott Italia - 035.756000 - marketing@scott-sports.it

Suunto Wing, le cuffie per chi vuole praticare sport in sicurezza

Le nuove cuffie con tecnologia a conduzione ossea, a differenza delle cuffie tradizionali, trasmettono le vibrazioni acustiche attraverso l’aria. La tecnologia Bone-Sound trasmette le vibrazioni direttamente all’orecchio interno attraverso gli zigomi, evitando il timpano. In questo modo gli atleti possono continuare a sentire i suoni che li circondano, come il rumore dei veicoli in avvicinamento o il campanello di una bicicletta, aumentando la sicurezza sia in ambiente urbano che in mezzo alla natura. Inoltre, le cuffie bone-sound non creano pressione nel condotto uditivo, rendendole più comode da indossare per lungo tempo. Tre pulsanti possono essere utilizzati per regolare il volume, passare alla canzone successiva o accettare una telefonata. Per rispondere e terminare le telefonate basta annuire o scuotere la testa e attivare il controllo musicale per passare alla canzone successiva.

Parola d’ordine: novità

Per la FW 24, 361° propone tre modelli completamente nuovi: la stabile Phoenix, dedicata al road running, la sesta versione della Meraki, modello neutro del tutto rinnovato, e la performante Lynx, per correre lungo i sentieri off-road

/

È il nuovo modello stabile di 361° che coniuga reattività, comfort e leggerezza. La costruzione dell’intersuola è realizzata con due strati di materiale espanso ottenuti con le nuove schiume Primo e Engage, tecnologie proprietarie del marchio. I bordi della piattaforma sono stati disegnati in modo tale che il piede sia più contenuto nell’incavo dell’intersuola rispetto alla costruzione tradizionale. Con la sua nuova geometria, la Phoenix è la scarpa stabile di 361°con maggior comfort e leggerezza.

tomaia / nuovo in mesh traspirante ad alte prestazioni riciclata al 35%

6 /

Tra i best seller del marchio, Meraki si aggiorna nella sesta edizione per offrire un’esperienza di corsa neutra e dinamica. Adatta a chi affronta un elevato chilometraggio, fornisce maggior comfort senza compromettere le prestazioni.

A nche questo modello, come Phoenix, presenta l’intersuola aggiornata con le due schiume Primo e Engage, per un’elevata sensazione di cushioning.

tomaia / nuovo in mesh traspirante ad alte prestazioni riciclata al 50%

Lynx /

È una scarpa leggera, ben ammortizzata, e progettata per il trail running ad alte prestazioni.

Q uesto nuovo modello si comporta agilmente lungo i percorsi tecnici. Con la nuova intersuola in schiuma Primo e la suola Vibram Litebase, la Lynx è una scarpa agile e veloce con un grip superiore.

lingua / costruzione a soffietto

tomaia / nuovo in mesh traspirante ad alte prestazioni riciclata al 25%

uomo size: 7-13,14 - peso: 290 g - stack: 30-35 mm – drop: 5 mm Donna

intersuola in due pezzi con schiuma aggiornata / Engage Foam: alta resilienza, ottimo rimbalzo, integrità strutturale, ecologica

Primo Foam: massima ammortizzazione e leggerezza, per un’esperienza premium e maggiore morbidezza

geometria / le pareti laterali dal design più alto fanno sì che il piede si trovi più in basso nella piattaforma, fornendo più supporto prezzo / 160 euro

intersuola in due pezzi con schiuma aggiornata / Engage Foam: alta resilienza, ottimo rimbalzo, integrità strutturale, ecologica

Primo Foam: massima ammortizzazione e leggerezza, per un’esperienza premium e maggior e morbidezza

stack e geometria / aggiornati con una nuova configurazione

prezzo / 150 euro

primo foam / massima ammortizzazione con il minimo peso

suola / La leggerezza è fondamentale per conservare l’energia e migliorare la performance.

Vibram Litebase riduce il peso complessivo della suola del 30% attraverso una riduzione dello spessore del 50%, pur mantenendo la qualità in termini di grip, trazione e durata

prezzo / 160 euro

Meraki
uomo
Phoenix
Uomo
Uomo
Donna

Dall’urban al wild

Nelle categorie dei modelli proposti da Ulysses, ci sono anche la Maikoh, dedicata al trail running e la Honi, scarpa adatta all’allenamento indoor. Accomunate dall’intersuola in EVA Supercritical, differiscono nella suola e nella tomaia. Vediamole nel dettaglio

Ulysses ha ricevuto un brevetto USA sul principio di funzionamento dell’intersuola che applica a tutti i modelli di calzature: il NARS, Natural Adaptive Running System (sistema adattivo di corsa naturale). Tramite la sua compressione progressiva, l’intersuola produce il supporto necessario per gli atleti con iperpronazione, pur

mantenendo la leggerezza e la vestibilità di una calzatura neutra per gli atleti non pronatori. È adattiva, ossia ha un funzionamento a domanda. L’idea alla base, semplice ma innovativa, parte dalla convinzione che i sistemi anti-pronazione tradizionali irrigidiscano la scarpa, causando minore ammortizzazione o persino squilibrio strutturale della stessa.

Maikoh / Honi /

INFO DI BASE

PESO / 318 g ± 2 (taglia 10 ½) drop / 6 mm

Ideale per la corsa fuoristrada, è realizzata con tomaia ripstop in nylon ad alta resistenza all’abrasione e antistrappo per garantire una lunga durata durante l’uso all’aperto. La suola in gomma presenta tacchetti direzionali su tutta la lunghezza, già predisposti per chiodi da ghiaccio, in modo da poter correre in qualsiasi condizione atmosferica. Anche questo modello è dotato di “Running Spirit”, l’area appena sotto la pianta del piede, più flessibile e ammortizzata con un maggior ritorno di energia per favorire falcate corrette, riducendo l’affaticamento del piede. Il sistema FIS corregge l’atterraggio durante la falcata, riportando il piede nella sua posizione naturale in minor tempo, limitando dunque gli urti e i relativi infortuni. La suola è realizzata con tecnologia Claw Grip, una mescola di gomma specificamente formulata per lavorare al meglio su terreni morbidi e sconnessi, in range di temperatura tipici dell’uso in fuoristrada, garantendo così un contatto stabile con il suolo.

GOLD LAST + Q uesta forma della tomaia è stata generata aumentando il volume dei contorni anatomici nei punti critici di adattamento in appoggio tra il 1° e il 5° metatarso.

INFO DI BASE PESO / 288 g ± 2 (taglia 10 ½) drop / 6 mm

È stata progettata per soddisfare le esigenze dell’uso urbano e dell’allenamento indoor su tipiche superfici gommate. La tomaia morbida in maglia elasticizzata, abbinata alla sua forma anatomica di volume medio, favorisce la circolazione sanguigna anche durante le sessioni più lunghe e può essere utilizzata anche come scarpa da recupero. L’area “Running Spirit”, appena sotto la pianta del piede, è stata progettata con la giusta quantità di flessibilità, ammortizzazione e ritorno di energia per favorire falcate corrette riducendo l’affaticamento del piede. Lo spoiler di primo appoggio, sulla porzione laterale posteriore del tallone corregge l’atterraggio durante la falcata, riportando il piede nella sua posizione naturale in minor tempo, limitando gli urti e i relativi traumi tipici della fascite plantare. La suola Formula è appositamente progettata per il tapis roulant e l’attività di corsa su superfici gommate. La mescola è formulata per garantire una presa adeguata e prestazioni di lunga durata.

Tecnologie comuni ai due modelli

ENSOLE

La soletta in EVA p arzialmente riciclata o ffre un ottimo compromesso tra ammortizzazione e ritorno di energia.

UNRHELL

I l contrafforte interno nella zona del tallone offre supporto laterale ed essendo smerlato sull’area del calcagno, riduce al minimo l’area di contatto. In combinazione con il rivestimento extra morbido aiuta a prevenire la tendinite di Achille.

DLT Tensione di allacciatura differenziata con doppio occhiello sul secondo laccio che permette una minore frizione sulla zona del secondo metatarso, favorendo la circolazione sanguigna anche durante le sessioni più lunghe.

INFO: Marco Rocca, marketing manager - 349.1674576 - mrocca@ulyssesrunning.com Pietro Zarlenga, sales manager - 342.7517196 - pzarlenga@ulyssesrunning.com

Una super alleata

Tra le scarpe più apprezzate della gamma, Brooks amplifica la sua proposta con l’arrivo di Ghost Max. Il nuovo modello è ideale per chiunque desideri una corsa o una camminata ammortizzata e protetta con impatti stabili sul terreno

Un modello pensato p er tutti i runner e i camminatori in cerca di massima protezione. Ghost Max combina un’elevata ammortizzazione con la tecnologia GlideRoll Rocker e un differenziale più basso. Tutte caratteristiche che consentono una riduzione dello stress su articolazioni, muscoli e tendini. Concepito seguendo l’approccio olistico

Run Signature, il GlideRoll Rocker aiuta le persone a correre restando nel proprio schema di movimento abituale, offrendo una maggiore ammortizzazione grazie al sistema DNA LOFT v2 con cui si integra. La tecnologia della scarpa può dare benefici alle persone che soffrono di fascite plantare, metatarsalgia e neuroma di Morton. Si adatta inoltre alle varie forme di piede e all’utilizzo

di plantari. La geometria particolare della suola e dell’intersuola garantisce una stabilità intrin seca offrendo una sensazione di massima sicurezza a ogni passo.

P er rendere Ghost Max a impatto zero il brand si propone di ridurre le emissioni di carbonio aumentando l’uso di materiali riciclati. Per azzerare le eventuali emissioni residue, sostiene programmi di compensazione mirati.

INFO: Brooks Italia – 050.8075084 – info@brooksrunning.it

Per volare alto

Ultra leggerezza è la caratteristica principale delle calze Light Run Haute di BV Sport. Per il giusto comfort anche nelle uscite più lunghe

Realizzata in Francia, Light Run Haute è una calza ultra leggera ed ecologica. Novità della collezione FW 24 e disponibile da gennaio, presenta una rete areata e una suola anatomica 3D che migliora il comfort e la propriocezione. Il modello è realizzato in microfibra ecologica Sensil EcoCare, per maggiore morbidezza e leggerezza. Questo tessuto è ricavato con un processo produttivo che minimizza gli sprechi, riduce il consumo di energia e preserva le risorse naturali, riducendo l’impatto sull’ambiente.

PLANTARE ANATOMICO 3D / maglia effetto 3D, ottimizza la propriocezione e migliora il comfort

SUPPORTO E STABILIZZAZIONE A 360°, DEL PIEDE E DELLA CAVIGLIA / grazie alla maglia a coste posizionata all’altezza dell’articolazione

RETE AERATA / ventilazione ottimale grazie a una rete più leggera sulla parte superiore del piede. Allontana il sudore

BORDO LARGO A COSTE / con tenuta ottimale

INFO: BV Sport - 335.5927456 - info@bvsport.it

differenziale

intersuola / 28 - 22

differenziale

scarpa / 39 - 33

DROP / 6 mm

peso / 283 g uomo 255 g donna

TESTATE DALL’ATLETA IN ANTEPRIMA

“Beneficio immediato”

Oliviero Alotto è un appassionato ultra-maratoneta che utilizza le sue esperienze sportive per sensibilizzare il pubblico sul tema del cambiamento climatico, incoraggiando azioni per la tutela dell’ambiente e della sostenibilità. Ha avuto l’opportunità di testare in anteprima le Light Run Haute. Ne parla nell’intervista che segue.

Come hai conosciuto BV Sport e che prodotti usi?

Ho conosciuto BV Sport per le calze da recupero, trovo siano le migliori perché il beneficio è immediato. La calza è uno di quegli accessori sottovalutati, mentre il piede deve essere assolutamente comodo durante le gare molto lunghe. Recentemente ho fatto la 100 miglia di Nizza e nella seconda parte di gara ho indossato i Booster Elite Evolution che sicuramente apportano un beneficio immediato e notevole. Trovo che ci sia una qualità della compressione per nulla invasiva ma molto funzionale. Hai testato in anteprima le Light Run Haute, come ti sei trovato?

Le Light Run Haute le trovo innanzitutto molto confortevoli. Io amo la calza leggera, in passato, sempre di BV Sport, ho provato anche calze più pesanti e le ho sempre trovate comode e durevoli. Sono le uniche calze che non rompo. Le Light sono le mie calze del cuore perché hanno una vestibilità incredibile. Anche perché durante le gare lunghe non le cambio mai, di conseguenza mi piace che il piede stia a suo agio per tutto il tempo. Questo modello fascia il piede ma al contempo l’estrema leggerezza la rende davvero un supporto prezioso per tutte le mie uscite, soprattutto le più lunghe.

A chi la consiglieresti?

La consiglio a chiunque, soprattutto a chi fa trail e vuole una calza resistente, ma anche per chi fa strada. È un prodotto davvero versatile. La comodità e la vestibilità la si apprezzano soprattutto quando si corre a lungo. Insieme a questa calza secondo me sono altri due i prodotti che un runner di endurance deve avere: il Booster Elite Evolution da indossare nelle gare e negli allenamenti più lunghi, e la calza da recupero da viaggio ProRecup Elite EVO, che sono davvero eccezionali e queste, in particolare, le consiglio a tutti coloro che devono affrontare lunghi spostamenti.

Il pieno di energia per correre più a lungo

Argivit è un importante alleato non solo per chi decide di affrontare centinaia di chilometri in condizioni climatiche estreme, come Simone Leo, ma anche per chi vuole migliorare progressivamente le distanze percorse

Un aiuto importante per affrontare la vita quotidiana e con essa anche l’attività fisica, soprattutto se praticata con costanza: Argivit è un valido integratore che contiene ben 10 componenti che agiscono in sinergia tra loro. I suoi ingredienti di standard qualitativi elevati lo rendono tra i migliori integratori sportivi, grazie anche all’importante certificazione “Play Sure Doping Free”, che permette agli atleti di qualsiasi livello di gareggiare in tranquillità. L’Arginina e la Carnitina ottimizzano l’utilizzo di ossigeno da parte delle cellule e l’impiego dei grassi come fonte energetica, predisponendo l’organismo a condizione ottimale per affrontare le competizioni e promuovendo la vasodilatazione per una buona circolazione sanguigna. La Creatina è uno dei depositi energetici muscolari, fonte per rigenerare ATP durante i primi secondi della contrazione muscolare.

La presenza in Argivit di Magnesio pidolato e Potassio citrato previene, inoltre, l’insorgenza di crampi durante l’attività e contrasta stanchezza e affaticamento. Una bustina di Argivit contiene ben 250 mg di Vitamina C, fondamentale per il mantenimento della normale funzione del sistema immunitario, durante e dopo un intenso eserci -

zio fisico e per contrastare lo stress ossidativo. Completano il “team” vincente dei componenti Argivit l’acido L-Aspartico, la Vitamina E, il Ferro e il Selenio. Argivit è disponibile nella confezione da 14 bustine (si trova in farmacia e parafarmacia). È gluten free, privo di lattosio e di aspartame e contiene vero succo di arancia. Grazie all’azione combinata dei suoi 10 componenti, Argivit esercita un effetto sinergico sul metabolismo energetico e sul ripristino dell’equilibrio elettrolitico, riducendo stanchezza e affaticamento, svolge un’azione antiossidante e favorisce il trasporto di ossigeno alla muscolatura e all’intero organismo: prima, durante e dopo lo sforzo fisico. Non solo attività fisica però. Le vitamine e i sali minerali di Argivit infatti supportano la salute psicologica, contribuiscono a preservare il sistema nervoso e ad arginare l’affaticamento mentale.

INFO: argivit.it - 030.3532013 - info@aesculapius.it

“L’energia per me è molto importante, non posso mai rimanere senza. Perché quando si spegne il motore, non si riaccende più”
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Essere un atleta di ultrarunning significa principalmente due cose: possedere una forte dedizione per affrontare allenamenti molto lunghi e avere una certa inclinazione alla fatica. Simone Leo si è sempre definito “un ultramaratoneta pigro” perché arriva da una situazione di forte sovrappeso. Un giorno, però, ha iniziato a correre e non si è più fermato, specializzandosi in gare over 200 chilometri non stop. Fino a 29 anni era l’anti sportivo per eccellenza, la sua vita si divideva tra lavoro, divano e apertivi. Ma un giorno, vedendo una foto che lo ritraeva in mezzo a due suoi amici, qualcosa dentro di lui è scattato e, per perdere peso, ha deciso di iniziare a correre. Dopo la sua prima uscita nel 2007, ha avuto “un incidente frontale” con le endorfine che lo ha fatto innamorare di questo sport. Nell’arco di due anni, dalle “garette di quartiere” è passato alle competizioni ufficiali: la Lago Maggiore Marathon è stata la sua prima mezza maratona, mentre per il suo debutto nella distanza regina ha scelto New York. Quando si è poi accorto che i 42 chilometri le sue gambe li reggevano bene, ha deciso di alzare ancora di più l’asticella, partecipando nel 2011 alla sua prima 100 chilometri, quella del Passatore. Un viaggio molto bello, ma, a suo parere, durato relativamente troppo poco. Motivo che l’ha spinto a cercare qualcosa di ancora più sfidante. Dal 2013 in poi, si è così dedicato alle 200 chi -

lometri, collezionando praticamente tutte le più importanti, come, per esempio, la Spartathlon in Grecia, considerata l’ultramaratona su strada più dura al mondo. Ma Simone Leo ha corso anche quella più calda – la Badwater - in California nella Death Valley, con temperature fino a 54 gradi; e la più fredda – l’Arrowhead Ultra 135, in Minnesota in pieno inverno, trascinando una slitta in totale autosufficienza con temperature fino a – 39 gradi. Attualmente la sua attenzione si è spostata sulle gare lunghissime, quelle di più giorni, sempre non stop, come, per esempio, la Barolo-Courmayeur.

_L’ultramaratona si può riassumere così: è la continua lotta tra il corpo che ti chiede di fermarti e la mente che ti dice di andare avanti. Quando il corpo dà segnali di cedimento, è la mente che deve percorrere gli ultimi chilometri. Chi vince tra queste due entità determina il successo o l’insuccesso nell’ultramaratona.

>> continua

parla Simone Leo, Ultramaratoneta E Ambassador Argivit
di MANUELA BARBIERI

>> segue

Quando e come è nata la tua collaborazione con Argivit?

La scorsa estate stavano cercando un ambassador per la corsa e mi hanno visto sui social. Da lì è nata una bella chiacchierata e poi abbiamo prodotto il video che si trova ora sul loro sito. Qual è stata la tua prima impressione quando lo hai provato?

La primissima impressione è stata il sapore, un buonissimo gusto che non guasta mai soprattutto dopo tante ore di allenamento, quando magari lo stomaco è sottosopra. E poi la sensazione di recupero dei sali persi, aspetto molto importante soprattutto d’estate. Ed era proprio estate quando li ho provati per la prima volta. L’ultramaratona è per il 95% testa e per il 5% gambe, la vera differenza la fa la forza mentale che ti spinge ad andare avanti. In che modo la sinergia dei componenti di Argivit supporta sia l’attività muscolare che quella mentale?

Q uella fisica è ovvia, integri ciò che perdi durante un allenamento. Quella mentale, nel mio caso, è data dal fatto che si ha proprio la sensazione di recupero, ti senti meglio e questo aiuta molto il morale.

_Se pensi all’ultramaratona come a un viaggio, diventa una perfetta metafora della vita: superi l’imprevisto e alla fine ti senti migliore di quando sei partito.

Il tuo allenamento dipende ovviamente dalle esigenze di gara. Nella fase di carico quando ti alleni sei giorni su sette o addirittura sette su sette con chilometraggi settimanali di 100/120 chilometri, qual è la tua routine di integrazione?

N ormalmente integro alla fine dell’allenamento quando quest’ultimo è “normale”. Se invece è una sessione di training molto lunga, cerco di portarmi dietro una bustina del prodotto e di mescolarla nell’acqua durante una pausa. La pausa non è mai troppo lunga, ma il tempo per integrare lo si trova sempre.

E in gara?

Dipende dalla gara. Se c’è la possibilità di avere assistenza, lascio gli integratori alla mia crew che mi segue normalmente in auto. Se non vi è questa possibilità, cerco di inventarmi qualche soluzione come, per esempio, lasciare qualche bustina nelle varie drop bag (borse che si lasciano in punti specifici dati dall’organizzazione per potersi cambiare).

Quale sarà la tua prossima avventura?

I l sogno, ambizioso, per il 2024 è il Tor des Géants. Riparto da zero perché nei trail sono un neofita, ma il bello è proprio questo.

Badwater
Arrowhead Ultra 135

Tutto per correre

Il negozio Pro:Cursu, poco distante da Bolzano, si inserisce in una zona lasciata senza un puro specializzato running e trail: quella del sud dell’Alto Adige. Terzo del suo genere in tutta la provincia, si distingue già dal nome e per l’approccio più moderno rispetto ai competitor

_ di BENEDETTA BRUNI

Sito nel piccolo borgo di Ora, nel sud dell’Alto Adige, a 20 km da Bolzano, Pro:Cursu è la perfetta via di mezzo che sa mettere d’accordo tutti. Il nome, in latino “Per correre”, lascia da parte qualsiasi scelta linguistica tra italiano, tedesco e inglese che avrebbe potuto scontentare le parti. E causa invece l’effetto opposto: curiosità, certo, ma anche un atteggiamento di totale comprensione. Che poi diventa il dolce sentimento di accoglienza che ha il titolare Hansjörg Pichler verso i suoi clienti. Non è quindi un caso che questi si facciano fino a 50 km per andarlo a trovare. Per ritrovare la relazione umana, anche in un negozio.

Quando hai fondato il negozio e da dove proviene il suo nome?

I l negozio è stato fondato nell’ottobre 2020 e il nome significa “per correre” in latino. Ho scelto di chiamarlo così perché non volevo scontentare la clientela italiana o quella tedesca utilizzando una di queste due lingue o l’inglese. Così ho optato per il latino. E si è rivelato efficace, perché resta anche più impresso in mente.

Da dove proviene l’intenzione di aprire il negozio? Quanto ha influito il tuo percorso professionale?

A prire un mio negozio era un sogno nel cassetto da almeno 10 anni, ma non ho mai avuto il coraggio di farlo fino a tre anni fa. Il mio percorso d’altra parte ha influito nella realizzazione: come dipendente del settore outdoor ho imparato molte cose legate al mondo sportivo, e ho visto che lavorando in una certa maniera era possibile vivere il proprio negozio più o meno serenamente. E poi, correre è il mio sport preferito: cosa volere di più se non vedere la propria passione diventare una professione?

Certamente la cosa più difficile per me è stato aver aperto proprio durante il periodo Covid. Di fatto, appena tre settimane dopo l’inaugurazione ho già dovuto chiudere. In compenso, non ho fatto fatica con la clientela. Ho avuto un buon riscontro sin da subito, tanto che ora sto lavorando sempre di più per passaparola. Sono molto attivo sui social e anche questo aiuta molto. Per esempio, i competitor – per quanto siano negozi storici – non sono molto attivi su questi canali, quindi il più visibile risulto essere io. D’altra parte, il mondo del running e del trail running in Alto Adige è piuttosto piccolo e partecipando a molte gare è facile conoscere gli sportivi che le frequentano, ed è quindi facile formare una propria “famiglia allargata”.

Quando ha influito per te il rapporto con il territorio di Bolzano nella fondazione del negozio e nella sua configurazione attuale? Partecipi o organizzi eventi con una community?

Alla luce anche della tua esperienza nel mondo sportivo, quanto ha influenzato la conoscenza dei brand che hai incontrato strada facendo nella definizione dell’offerta dello store?

Ho lavorato per molti anni per Dynafit, che mi sono poi portato anche in negozio. Questo è un rapporto speciale perché conosco bene le persone e la struttura aziendale, perciò era essenziale che fossero con me anche in questa nuova esperienza. Altri brand sono stati scelti perché mi sembravano un’ottima base di mercato che nel 2020 era importante avere. Con alcune di queste aziende però ho già interrotto i contatti e ne ho aggiunti di nuovi. Per me è importante avere un rapporto umano con i brand con cui collaboro, perché se neanche i rappresentanti sanno essere alla mano è difficile che poi si riesca a instaurare una buona relazione, o che sappiano trovare il modo di valorizzare bene il negozio.

Perché la scelta è ricaduta sul running e il trail running? Cosa ti convinceva di meno rispetto alle altre discipline che trattavi, come sci e mountainbike?

In A lto Adige il popolo è molto sportivo, ma ci sono solamente due negozi specializzati in running e trail running, e sono posizionati a est e ovest. Per questo, considerando che la bassa atesina era scoperta, ho selezionato Ora – un piccolo paese a circa 20 km da Bolzano – per aprire la mia attività, il terzo negozio dedicato a queste discipline della provincia. Ho voluto specializzarmi su un solo settore per poter essere sicuro di offrire un ampio assortimento, senza rischiare di avere troppa merce per troppe discipline diverse. Quali sono state le sfide di aprire un nuovo negozio nella tua zona? Come sei stato accolto dalla clientela?

Per me il rapporto con il territorio è molto importante, ma trovo che, anche se lo store si trova in un paesino piuttosto piccolo, riuscire a garantire un certo livello di qualità e di consulenza è la chiave per sopravvivere ovunque. E questo approccio per ora mi sta dando ragione: spesso i clienti si fanno fino a 50 km di strada per venire da me, perché conoscono il mio modo di lavorare e di offrire assistenza post-vendita. Per farmi conoscere di più in zona, comunque, sponsorizzo alcune piccole gare e tre persone con l’aiuto di due/tre aziende. Vesto interamente tutti e tre gli atleti, due trail runner e un podista, e loro in cambio mi danno visibilità sui social o corrono con una maglietta che reca “Pro Cursu”. Devo dire che questo metodo di pubblicità mi frutta molti più clienti di quanto mi aspettassi. Inoltre, il lunedì sera organizzo una corsa di gruppo che parte dal mio negozio, a cui pian piano sta partecipando sempre più gente.

Vivendo da “dentro” il mondo dello sport di montagna, trovi che il mercato sia in grado di riflettere le esigenze del cliente?

Sì, la gente del posto ormai non compra più le pedule da montagna, ma si vuole accaparrare le ultime scarpe da trail lanciate sul mercato. Anche solo per camminare. Questo settore ha accolto un bacino di montanari e il mercato ha subito recepito la direzione in cui si sta dirigendo la clientela. Tutte le aziende più grosse, se prima non avevano calzature off-road, le stanno inserendo in maniera sempre più consistente.

Parlaci dei tuoi obiettivi futuri.

Se continuo così bene spero di poter assumere una persona che mi aiuti in negozio… così posso tornare a correre anche io (ride, ndr).

scheda tecnica

Nome: Pro:Cursu

Indirizzo: piazza Principale 36, 39040 - Ora/Auer (BZ)

N. telefono: 0471.1650382

E-mail: info@procursu.run

Sito: procursu.run

Facebook: @ProCursu

Instagram: @procursurun

Gestione magazzino: Arcturus

Titolare: Hansjörg Pichler

Dipendenti: una (part-time)

Nascita dello shop: 2020

Vetrine: una di 15 mt

Mq totali: 120 (con magazzino)

Mq calzature: 20 (in store)

Mq abbigliamento: 30 (in store)

Discipline trattate: running, trailrunning, hiking

MARCHI RUNNING & TRAIL

Calzature: Altra, Brooks, Dynafit, HOKA, La Sportiva, Merrell, Saucony, Scott

Abbigliamento: Brooks, CMP, Craft, Dynafit, La Sportiva, Uyn

Hansjörg Pichler
Foto: ©TG
Castelfeder/Daniel_Mair_Livestyle

INFO: Sport Leader s.r.l. mail: info@sportleader.pro tel: 0171413175

Imparare a rallentare correndo

Dal 13 al 15 ottobre è andata in scena la prima edizione dell’Epica dell’Acqua, una corsa a tappe lungo il Delta del Po veneto, al ritmo della natura. Cinquanta i partecipanti al via, tra cui il leggendario Marco Olmo

_ dalle nostre inviate manuela barbieri e cristina turini

Molti sono stati attratti dall’esplorazione di un territorio incontaminato, altri affascinati dallo spirito di condivisione. Sono tante le storie giunte al traguardo dell’Epica dell’Acqua dopo aver percorso, da sud a nord per quasi 100 chilometri - correndo o camminando non importa –, il Delta del Po veneto. Il cui fascino ammaliatore ha saputo non solo ripagare la fatica, ma anche ridefinire il tradizionale concetto di gara podistica strettamente legato a cronometro e performance. All’Epica dell’Acqua non importa infatti quanto velocemente si taglia il traguardo, ma la connessione che si crea con la natura e con le persone che condividono con te quel meraviglioso viaggio. Parola dei 50 runner e camminatori di questa prima edizione - gli “Epici”, come amano chiamarli gli organizzatori, che con la propria impresa hanno emulato il lavoro straordinario svolto dall’acqua

3 tappe

33, 27, 29

effettivi)

50 partecipanti, tra cui metà donne e metà uomini

per non essere sopraffatta dalla terra. Il risultato è un paesaggio mutevole, caratterizzato da lingue di terra e banchi sabbiosi, dove l’uomo ha trovato un suo equilibrio delicato, anche se pur sempre in divenire. I l basso Polesine è la terra più giovane e la più vasta zona umida d’Italia, una fra le maggiori d’Europa, attraversata dal 45° Parallelo Nord, perfettamente a metà strada tra Polo Nord ed Equatore. In buona parte ancora sconosciuta, è da percorrere lentamente, al ritmo della natura, ascoltando il silenzio e, laddove il Po incontra il mare, lasciandosi accarezzare dalla brezza marina. D omenica 15 ottobre, alla partenza della terza e ultima tappa, c’eravamo anche noi di Running Magazine. Abbiamo percorso la via delle Valli, fino ad arrivare all’argine dell’Adige. Costeggiando il fiume verso la foce dal fascino selvaggio, abbiamo poi oltrepassato Rosolina Mare proseguendo la corsa prima nella pineta e, a

Alberto Marchesani, ideatore dell’Epica dell’Acqua

O rganizzata dall’ASD “Gli Epici” e realizzata con il contributo di Confartigianato Imprese Veneto e Confartigianato Polesine, in partnership con Isola di Albarella e il supporto del Parco Naturale Regionale Veneto del Delta del Po, l’Epica dell’Acqua è un’idea dell’ultrarunner ravennate Alberto Marchesani. Correndo in giro per il mondo, dalla Fire and Ice Ultra all’Oman Desert Marathon, fino alla Siberian Ice Half Marathon, ha percorso mentalmente i luoghi dell’infanzia trasformando il desiderio di ripercorrerli in un’avventura altrettanto immersiva. Così è nato l’evento.

Com’è nata l’idea di organizzare una corsa a tappe nel Delta del Po? È vero che il pensiero ti è venuto durante la Marathon des Sables?

H o vissuto varie follie, come la Fire and Ice Ultra, l’Oman Desert Marathon, la Siberian Ice Half Marathon. Durante la Marathon des Sables, però, ho cominciato a pensare all’Epica dell’Acqua. Ho sempre amato le corse in autosufficienza che mi hanno permesso di riportare a casa istantanee di paesaggi fuori dall’ordinario, indimenticabili. Con queste manifestazioni si diventa un tutt’uno con la natura, ci si deve adeguare al suo ritmo e si comprende quanto l’uomo sia piccolo di fronte alla sua potenza. Volevo portare questa filosofia, almeno in parte, in Italia e far sì che anche altre persone potessero vivere simili emozioni senza dover necessariamente lanciarsi in una competizione troppo dura, senza le difficoltà di climi estremi e con i comfort di un posto dove lavarsi, riposare e dormire. Attraversare il mondo per una gara, poi, quando vicino casa puoi catapultarti in un posto meraviglioso, non mi sembrava più sostenibile, soprattutto da un punto di vista ambientale. In seguito alla pandemia, gareggiare non è più stato il mio reale pensiero. Scegliere il Delta del Po mi ha, inoltre, riconnesso con la mia infanzia, essendoci cresciuto fino ai 18 anni grazie alle origini materne.

Epica dell’Acqua: il nome come l’hai scelto? Qual’ è il suo significato?

Correre nel Delta del Po significa attraversare canali, argini, strade bianche e pinete. Si tratta di un itinerario in simbiosi con il paesaggio dalla continua mutevolezza del basso Polesine. Questa esperienza ci è, quindi, subito sembrata emblematica delle stesse gesta epiche di coloro che hanno saputo strappare la terra all’acqua, ricavandone un luogo adatto alla vita umana. “Imparare a rallentare correndo”: è questa la filosofia dell’Epica dell’Acqua che si con -

5 persone staff

20 volontari

400 birre da 0,5 distribuite brandizzate l’Epica dell’Acqua

600 litri d’acqua

1 concerto dell’orchestra Strambi Forte

1 spettacolo teatrale su Marco Olmo

_ Volevamo che l’Epica fosse un’esplorazione priva delle ansie da prestazione che caratterizzano le canoniche competizioni. Ogni ‘Epico’, come ci piace chiamare i nostri runner, è stato portatore di una storia, ha imparato a rallentare correndo, per trovare nuove connessioni, come abbiamo fatto anche noi nel nostro piccolo con gli interlocutori locali, dagli amministratori ai produttori, l’anima di questo territorio dal potenziale immenso. Alberto Marchesani

trappone alla cultura dello sport ossessionata dalla performance. Cosa ne pensi? Volevamo spingere le persone a prendersi il proprio tempo, non per prevalere sugli altri ma per trovare nuove connessioni. Volevamo che l’Epica fosse un’esperienza più intimista e priva delle tipiche ansie da prestazione delle tradizionali competizioni. C’è chi ha partecipato perché, dopo un periodo difficile, ha voluto per la prima volta alzare l’asticella mettendosi alla prova sui 100 km, con il vantaggio di poterli gestire in tre tappe. Molti sono stati attratti dall’esplorazione di un territorio incontaminato, altri affascinati dallo spirito di avventura e di condivisione. Ogni ‘Epico’, come ci piace chiamare i nostri runner, è stato portatore di una propria storia e il sorriso con cui è giunto al traguardo ci ha fatto comprendere il forte valore simbolico della corsa e dell’Epica dell’Acqua. Non potevamo chiedere di più da un semplice progetto nato dalla passione di un gruppetto di amici, che sta crescendo con nostra stessa meraviglia.

La vera protagonista di questa competizione è una cornice naturale unica che abbraccia i runner in tutte le tre tappe per un totale di 100 chilometri. Il percorso come è stato studiato?

A ottobre 2022 abbiamo realizzato in sette persone un’edizione zero per testare il percorso e comprendere in prima persona se i tracciati rispecchiassero le nostre aspettative. L’area è relativamente vicina a tante città del nord Italia, ma ancora poco conosciuta. Offre paesaggi stupendi facilmente accessibili ma non risulta estrema. Inoltre ottobre è un buon momento per assistere alle migrazioni dei grandi volatili.

chilometri (si sta lavorando affinché nel 2024 siano 100 km
NUMERI “EPICI”
PARLA

seguire, sulla suggestiva spiaggia di Rosapineta. Tra la valle e il mare, abbiamo corso in compagnia degli uccelli migratori, come i cormorani e gli aironi che hanno scelto proprio il Delta del Po per il passaggio verso sud. La tre giorni si è conclusa, infine, al Giardino Botanico di Porto Caleri, un ecosistema in perfetta armonia dove trovano accoglienza cinque diversi habitat e 220 specie di vegetali. Insieme a noi, anche il leggendario Marco Olmo, neo 75enne con 42 anni di corsa sulle spalle, le cui gesta sono state celebrate, presso Villa Ca’ Tiepolo sull’Isola di Albarella, con l’anteprima dello spettacolo “OlmO, Io corro per vendetta” di Lady Godiva Teatro, scritto e diretto da Eugenio Sideri e con Enrico Caravita.

Su epicadellacqua.it sono aperte le iscrizioni per l’edizione 2024 dal 18 al 20 ottobre

Il limite a 50 partecipanti verrà mantenuto anche nelle prossime edizioni? Se sì, perché? Le iscrizioni per l’edizione 2024 sono già aperte. Alla formula “full experience” avete aggiunto anche soluzioni più semplici. Cosa vi ha spinto ad ampliare l’offerta?

Abbiamo leggermente ampliato l’offerta per consentire a un numero superiore di runner locali di prendere parte a questa avventura: alla formula full experience, che comprende il vitto e l’alloggio per la tre giorni, infatti, abbiamo aggiunto la soluzione ‘solo corsa’ e ‘solo terza tappa’. Avremo quindi un massimo di 80 partecipanti, per difendere l’esclusività dell’esperienza e continuare a rispettare un territorio che comunque presenta limiti ricettivi, specialmente nelle prime due tappe. In questa tipologia di eventi la logistica è di certo l’aspetto più complesso da gestire e organizzare. Chi sono i “risolutori di problemi complessi” e “gli abili distensori di situazioni tese” a cui ti sei affidato?

Una corsa a tappe è molto più complessa da organizzare di una ad anello. Ogni giorno, per tre giorni, tutto viene spostato: bagagli, attrezzature, computer. Un’enorme macchina organizzativa che è stata pensata e diretta da Mauro “Pash” Donà, che fin dalla prima edizione mi ha affiancato in questo progetto e ha messo in squadra Massimo “Minez” Minante e Davide “Baga” Bagatin. Ogni giorno però vanno riorganizzati anche i pernottamenti e i pasti e in questo l’assistenza fondamentale di una professionista del settore (nonché amica di infanzia) è stata di Federica Rubiero che, assistita da Cristiana Cobianco e altri volontari, ha provveduto a rendere comodo il soggiorno degli atleti. Infine il presidio dei checkpoint è stato organizzato da Cinzia Sivier e dalla sua squadra della Uisp di Rovigo, senza la quale non so come avremmo fatto.

L’Epica dell’Acqua non è solo una corsa, ma anche un’occasione per questo territorio dal potenziale immenso per farsi conoscere e promuoversi: in che modo le istituzioni e gli enti locali vi hanno supportati?

L’Epica nasce proprio per raccontare un territorio attraverso un viaggio di esplorazione per cui, sin dalle origini del progetto, abbiamo cercato sinergie con chi questo territorio lo vive ogni giorno, dagli amministratori ai produttori, e che ne rappresenta l’anima. Con Confartigianato Imprese Veneto e Confartigianato Polesine abbiamo avviato un sodalizio speciale: i pacchi gara sono stati vere e proprie cartoline enogastronomiche grazie alla presenza di prodotti d’eccellenza del basso Polesine. Il Parco Regionale Veneto del Delta del Po e l’Isola di Albarella ci hanno, poi, spalancato le porte, insieme alle partnership con i Comuni di Adria, Porto Viro, Porto Tolle, Taglio di Po e Rosolina. Cosa ha significato per te la presenza di Marco Olmo a questa prima edizione?

Come siete venuti in contatto?

_ Solitamente corro dove l’acqua sorge, lì ho corso dove l’acqua arriva. Quindi, dopo un percorso di 500 km, ho ritrovato in parte anche il Vermenagna che è il torrente di Robilante (C), il mio paese. Marco Olmo

Ho conosciuto Marco qualche anno fa, quando lo invitai in Romagna a presentare i suoi libri. Averlo avuto alla prima edizione dell’Epica dell’Acqua è stato un onore, per di più in occasione del suo 75esimo compleanno. Chi più di lui può essere definito “Epico” nel mondo dell’ultra trail running? L’idea di uno spettacolo che ne celebrasse le gesta è venuta, pertanto, naturale insieme agli amici di Lady Godiva Teatro. Così è nato “OlmO, Io corro per vendetta”, scritto e diretto da Eugenio Sideri e con Enrico Caravita, andato in scena la sera del sabato in anteprima per i partecipanti all’Epica dell’Acqua. Uno spettacolo che sarà ospitato in tutte le occasioni in cui si vorrà parlare della storia di un uomo che è in sé l’emblema della tenacia. I nostri feedback e quelli che abbiamo raccolto sono molto positivi. L’entusiasmo, alla fine della terza tappa, era palpabile. Sei soddisfatto di questa prima edizione? Quali aspetti, secondo te, vanno migliorati?

Siamo stati felicemente travolti dall’entusiasmo (e anche dalla commozione) dei nostri Epici. Speravamo di rendere felice chi ha condiviso questa avventura con noi e vedere che gli atleti hanno capito fin da subito lo spirito ci ha fatto creare questa corsa ci ha riempiti di orgoglio. Alcuni suggerimenti su cosa migliorare sono arrivati dagli Epici: alcuni hanno chiesto più punti acqua (durante l’edizione appena passata abbiamo toccato i 30 gradi) e stiamo pensando di variare la prima tappa, facendola terminare in un luogo diverso.

Siete alla ricerca di un main sponsor e di partner che sposino la vostra filosofia e i vostri valori?

Abbiamo dei partner locali generosi e collaborativi che ci hanno dato fiducia a scatola chiusa e noi siamo riconoscenti di questo. Ci rendiamo inoltre conto che i numeri di partecipazione non siano particolarmente attrattivi per eventuali sponsor e partner, ma siamo convinti che la forza del nostro messaggio possa dare vita a numerose opportunità. Sarebbe molto bello poter condividere questa esperienza con uno sponsor o un partner che sposi la nostra filosofia, grazie a cui promuoverla con ancora maggiore determinazione per rendere l’ambiente protagonista attraversandolo consapevolmente e in punta di piedi.

Per il prossimo anno ci sono delle novità che ci puoi già svelare?

Stiamo immaginando una prima tappa leggermente diversa soprattutto sull’arrivo, abbiamo aperto anche a chi vuol correre solo la terza tappa, che è la più varia dal punto di vista ambientale e a chi è autonomo sui pernottamenti (mi riferisco ai locali o ai camperisti). La formula però rimarrà questa: un numero ridotto di persone che condividono l’idea della corsa come un atto intimo e non siano ossessionati dai cronometri.

B“Un mondo verde che temevo non esistesse più”

A Tegallalang, un paesino dell’Indonesia famoso per le sue terrazze coltivate a riso, dove si respira ancora il silenzio di un tempo

ali è la più famosa delle quasi 17.000 isole che compongono l’Indonesia. Il suo successo planetario è legato quasi esclusivamente al turismo, che negli anni si è modificato radicalmente. Agli inizi degli Anni Settanta l’isola era frequentata quasi esclusivamente dai frichettoni, quelli veri, dai capelli lunghi, gilè con le frange e chitarra sulle spalle, e dai viaggiatori backpacker. Poi a questi, per anni, progressivamente, si aggiunsero i surfer provenienti da tutto il mondo, che trovarono nei vari differenti spot della costa meridionale la mecca delle onde. Kuta, il più famoso dei siti turistici dell’isola, allora era un paesone di case basse, silenzioso anche se molto festaiolo. Chi vi scrive visitò Bali per la prima volta a metà degli Anni Novanta, rimanendovi per due mesi a fare surf, e ricordava l’intera isola come un quieto paradiso che emanava un’energia positiva veramente speciale, un posto di cui innamorarsi. Di quel periodo, oggi, specie a Kuta e zone urbane limitrofe, non è rimasto nulla, nemmeno l’adorabile odore d’incenso emanato dalle tante offerte di devozione sparse in ogni dove. Bali è l’unica isola Induista dell’intera Indonesia. Dopo una cementificazione selvaggia, con lodge di lusso e locali turistici di ogni tipo, che hanno rubato il posto ai vecchi edifici tradizionali, e il conseguente aumento di gente e traffico, ora costantemente intenso, rumoroso e asfissiante, adesso a farla da padrone sembrerebbe essere il caos. La sera poi, sono le luci psichedeliche e il frastuono delle diverse chiassose tipologie di musica che esce dai locali a fare la voce grossa, creando un ambiente a dir poco imbarazzante che sembrerebbe andar bene solo a una massa di australiani costantemente ubriachi e a giovani spaesati convinti che questa sia la vita. No, questa non è vita e questa non è più la mia amata Kuta. Qui non ci voglio stare.

UBUD - Così con l’amico Federico Ferrero, rinomato chef, anche lui scandalizzato da questo girone infernale, dopo una prima agghiacciante giornata tra smog e cemento, decidiamo di muoverci subito verso l’interno dell’isola, sperando che lì il tempo si sia fermato un poco più indietro. Ubud, cittadina di 75.000 abitanti, immersa nelle risaie e cosparsa di templi, non è stata neppure lei immune alla disastrosa valanga turistica, ma almeno ha mantenuto un po’ del suo

dignitoso essere e del suo charme che l’ha sempre vista come luogo dalle potenti energie. Il traffico è anche qui intenso ma nei vicoli si respira ancora il silenzio di un tempo.

IN DIREZIONE TEGALLALANG - N onostante le previsioni diano pioggia, all’alba esco a correre in direzione Tegallalang, un paesino famoso per le sue terrazze coltivate a riso. Una decina di chilometri scarsi, tra stradine secondarie e, purtroppo, un pezzo della trafficata strada principale, poi, giù da una scalinata che immette negli stretti camminamenti tra le risaie. Il sito è molto turistico, ma in giro non c’è ancora nessuno e, pagato il biglietto d’ingresso, scorrazzo di qua e di là senza meta, finché trovo Federico, che mi aveva preceduto in taxi. Mentre lui cammina e mi immortala, dimostrandosi anche un buon fotografo, io continuo a corricchiare tra le sponde strette e viscide dei campi allagati. Ogni tanto passaggi più larghi e stabili o comunque in qualche modo lastricati, mi permettono di allungare la falcata, altrimenti il focus non è sulla spinta ma sul non perdere l’equilibrio. Finalmente siamo nel verde, i panorami sono fantastici, non piove e a tratti dal cielo grigio esce perfino qualche raggio di sole. Il silenzio incornicia un mondo verde, che temevo a Bali non esistesse più. Sono felice e me lo godo fino in fondo.

Sul prossimo numero andremo a correre in Libia

_ testo Dino Bonelli - foto Federico Ferrero e Dino Bonelli

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