Alla ricerca del tempo libero “perduto” Tra passato e futuro
14 I Luca Martines, ad di Rewoolution
16 I Simone Leo, ultramaratoneta
17 I Giuliano Pugolotti, l’ultrarunner dei deserti
Saucony: Xodus Iso 3
Mizuno: Wave Ibuki
Freelifenergy: “Fuel For Sport”
Noene:
gare ed eventi
ASICS Blackout Track
Milano Linate Night Run
CMP Trail
Salomon Running Milano
adidas Run for the Oceans
Brooks Run Happy Tour
Follow Your Passion
Campionato italiano OCR
Mezza maratona dell’Alpe di Siusi
Luca Martines ad di Rewoolution
Camilla Rosatella, testimonial di Karhu
Libertà di…
correre
Nell’antichità il concetto di tempo libero era esclusivo appannaggio delle classi più ricche e privilegiate. Con il passare del tempo si è poi evoluto venendo equiparato al concetto di festa, in cui si traduceva socialmente il bisogno di interrompere il trascorrere uniforme della vita quotidiana. Ma il significato moderno di tempo libero viene acquisito solo con la rivoluzione industriale. Da allora viene considerato in relazione con il tempo di lavoro e alternativo a esso, diventando un’attività di massa e creando svariate “industrie” specializzate. Una di queste è ovviamente quella dello sport.
A bbiamo colto l’occasione per questo breve excursus storico al fine di introdurre un’interessante analisi che vi proponiamo nel nostro consueto articolo “Dati & Statistiche”. Dove si parla proprio del tempo libero degli italiani. Con qualche sorpresa, sia negativa che positiva. Innanzitutto scopriamo che quasi 6 italiani su 10 non spendono più di 100 euro al mese per i propri hobby. Sia per mancanza di possibilità economiche, ma anche perché hanno pochissimo tempo libero. Insomma un paese che fatica a concedersi relax e svago (compreso lo sport). E per ben il 65% degli intervistati in realtà il tempo libero rappresenta principalmente un’occasione per rilassarsi e riposarsi.
D i buono c’è che al secondo posto nella lista delle attività preferite figura fare sport (29,1%). Prima di guardare la TV (28,8%), navigare su internet o usare i social media (24,7%). Risultato che non era poi così scontato. Tra le buone notizie anche il fatto che l’Osservatorio Findomestic, realizzato in collaborazione con Doxa, ha registrato, rispetto a un anno fa, una maggiore propensione all’acquisto di attrezzature e abbigliamento per lo sport.
Tra le altre note positive anche il fatto che tra le attività sportive preferite, dopo il fitness (25%) e il camminare (19%), figuri il running con il 15%. Certo, lo abbiamo sottolineato più volte, si tratta sicuramente di un dato al di sotto della media degli altri principali paesi. Ma, paradossalmente, questo dimostra che il mercato presenta ancora notevoli potenzialità di crescita e che c’è tantissimo da fare. Per rendere gli italiani sempre più appassionati e liberi… di correre.
Anno 7 - N.7/8 - 2018 - Periodico mensile - Registrazione al Trib. di Milano n.38 del 20 gennaio 2012. Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 - conv. in L. 46/2004 Art.1 Comma 1 - LO/MI. Una copia 1.00 euro. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati in suo possesso. Tali dati saranno utilizzati per la gestione degli abbonamenti e per l’invio di informazioni commerciali. In base all’Art. 13 della Legge n° 196/2003, i dati potranno essere rettificati o cancellati in qualsiasi momento scrivendo a: Sport Press S.r.l. Responsabile dati: Benedetto Sironi
Questo numero è stato chiuso in redazione il 30 luglio 2018
-top news-
HOKA ONE ONE APRE I SUOI DUE PRIMI RUNNING CAMP IN ITALIA
I l 15 e 16 luglio, in occasione degli Outdoor Business Days, abbiamo partecipato all’inaugurazione del primo Hoka Running Camp in Italia che ha come basi operative le sedi di Torbole e Riva del Garda di Segnana Watersports, la struttura multisport più attrezzata e conosciuta del nord ovest. S abato 28 luglio, invece, è stata inaugurata la seconda location in Val d’Aosta presso la Gressoney Running School, con sede nella Casa delle Guide Alpine di Gressoney Saint-Jean. I centri offrono ai runner la possibilità di provare i prodotti Hoka, effettuare allenamenti e uscite collettive e partecipare a corsi e stage di running, anche in presenza degli atleti del team internazionale.
ISPO DIGITIZE SUMMIT: UNO SGUARDO AL FUTURO
Quale sarà il futuro digitale dello sportbusiness e quale il destino del retail nel 2050? È vero che le macchine e i robot diventeranno sempre più importanti non solo nel processo di produzione ma anche in quello di acquisto? Ispo Digitize Summit, il primo vertice by Ispo sul tema, che si è svolto a fine giugno a Monaco e che si ripeterà anche nel 2019 (in data da definirsi, ma comunque immediatamente prima o a seguire di OutDoor by Ispo, che si svolgerà dal 30 giugno al 3 luglio), ha cercato di dare delle risposte concrete a questi quesiti, portando le testimonianze e le case history delle maggiori aziende del settore. Su 443 visitatori presenti, il 65% veniva dal panorama dell’industria sportiva mentre, il 35% era composto da retailers. Sempre sulla base dei 443 visitatori citati, il 20% era composto da un pubblico internazionale. Dato che ha fatto molto ben sperare, soprattutto trattandosi di una prima edizione. I feedback dei partecipanti circa l’evento sono stati molto positivi e hanno confermato il ruolo strategico (e pionieristico) di Ispo per quanto riguarda il futuro dell’industria e del mercato sportivo. Il summit si è distinto anche per la qualità dei relatori e dei casi specifici riportati, che sono stati vera fonte di illuminazione e ispirazione per il mercato sportivo del futuro.
-OPENING-
TECHNOGYM APRE
IL SUO SUMMER STORE IN COSTA SMERALDA
Ha aperto a Porto Cervo lo store Technogym, un nuovo spazio in cui vivere un’esperienza wellness e conoscere i più innovativi prodotti per il benessere a casa. È successo lo scorso 29 giugno, giorno in cui l’azienda italiana ha visto inaugurare lo spazio retail nell’ambito del prestigioso Waterfront Costa Smeralda che fino all’8 settembre ospiterà i più importanti marchi del lusso e del lifestyle. Un summer store dove sarà possibile provare soluzioni wellness assieme a personal trainer, ricevere un programma di allenamento personalizzato e partecipare a eventi e sessioni tematiche su allenamento, preparazione atletica, benessere e salute.
ATHENA HA UNA NUOVA SEDE PRODUTTIVA NEGLI USA
Una crescita globale sempre più grande per Athena che acquisisce degli assets di SCE Gaskets, storica azienda americana leader nella produzione di guarnizioni ad altissime prestazioni per il settore aftermarket automobilistico e primo impianto.
L’azienda vicentina in questo modo espande sempre più la propria presenza internazionale, legandosi all’azienda fondata nel 1991 dalla famiglia Hunter. In questo accordo, quattro suoi membri dirigeranno la newco Athena-SCE Inc. in Tennessee, stato prescelto per le indubbie opportunità che offre in termini di centralità rispetto al mercato, costi sostenibili ed esperienze tecnico/produttive facilmente accessibili. La nuova società, nata anche per soddisfare le esigenze di delocalizzazione produttiva per i clienti primo impianto Europei con sedi nell’area NAFTA, ha un piano di crescita estremamente ambizioso che prevede, nella sua prima fase, l’allineamento tecnologico e produttivo rispetto a quanto oggi praticato nell’headquarter di Alonte – Italia.
iL PROGRAMMA “Beyond Expectations” di 361°
Beyond Expectations“ è il programma ambassador di 361°. Provenienti da tutta Europa e ognuno con la propria storia e i propri obiettivi ed esperienze, agli ambassador viene chiesto di condividere l’amore per il running cercando sempre di spingersi oltre i loro limiti.
3 61europe.com/en/ambassador
2018 ANNO DI SVOLTA PER COMPEX
Il 2018 segnerà un anno di svolta per Compex che si appresta a rivelare la nuova identità attraverso un remake del logo e un sito del tutto rinnovato. Nel corso della sua storia trentennale, Compex ha sviluppato prodotti e innovazioni che l’hanno portato a essere un punto di riferimento nel campo dell’elettroterapia anche grazie alla collaborazione con atleti di fama internazionale. Come il campione di triathlon Alessandro Degasperi, fresco vincitore del Club La Santa Ironman Lanzarote 2018.
Il rinnovamento dell’immagine in corso si inserisce in un processo di trasformazione del brand verso una maggiore connessione con gli sportivi. Protagonista il nuovo logo dell’azienda, voluto per simboleggiare precisione e affidabilità delle proprie soluzioni. Un design che adotta un lettering moderno, lineare e che affianca, nel cerchio azzurro, il disegno stilizzato dell’onda quadra, la stessa che viene mandata dal cervello al sistema nervoso e che viene replicata dagli strumenti Compex.
NIKE: RISULTATI IN CRESCITA PER IL QUARTO TRIMESTRE 2018
Nike, a inizio luglio, ha comunicato i risultati per il quarto trimestre del 2018 e per l’intero anno. I dati delineano una situazione ben sopra le aspettative degli analisti per il brand di Beaverton, con una crescita delle vendite totali nel trimestre superiori del 13% a 9.8 miliardi di dollari, con particolare attenzione al retail digitale in crescita del 41%. Più dell’80% della crescita di Nike nel 2018 proviene da ciò che l’azienda descrive come “new innovaton“, ovvero la categoria di sneakers e abbigliamento legata a nuovi lanci e tecnologie. A detta del ceo Nike Mark Parker, la “new innovation” si sta rivelando una strategia vincente con i consumatori, che ha delineato un ritorno alla crescita nell’area nord americana (principale mercato per Nike) e in generale ottimi risultati a livello globale, definendo questo percorso e la trasformazione digitale dell’azienda come un progetto a lungo termine. Fonte: Hypebeast
VISTA DISMETTE I MARCHI EYEWEAR TRA CUI BOLLÉ E CÉBÉ
Il gruppo con sede nello Utah ha annunciato in data 9 luglio di aver raggiunto un accordo definitivo per vendere i suoi marchi eyewear Bollé, Cébé e Serengeti a Antelope Brands Bidco, società controllata da un importante fondo europeo di private equity. La vendita è parte del piano strategica di trasformazione già annunciata in precedenza dal gruppo, progettato per permettere all’azienda di concentrare le proprie risorse nel perseguire la crescita nella sue categorie prodotto core. I proventi lordi del disinvestimento sono attesi per circa 158 milioni di dollari. Il prezzo di acquisto rappresenta ben più dell’EBITDA pagato per Bollé, Cébé e Serengeti nell’acquisto di Bushnell del 2013. Vista Outdoor si aspetta di usare i proventi della vendita al netto delle tasse per far fronte al notevole indebitamento.
il team atleti di FREELIFENERGY
Freelifenergy ha ufficialmente un team di atleti che faranno da brand ambassador per divulgare al meglio le qualità e la varietà dei propri integratori. Ecco chi sono:
• Andrea Oriana, ex nuotatore olimpico (ha gareggiato ad Atlanta 1996), ora allenatore professionista; in agosto tenterà la traversata della Manica, 42km e 10 ore di tempo circa per nuotare da Dover a Calais
presenze in nazionale ultratrail
• Loris Mandelli, atleta che dai 1500 metri è passato alla maratona
Roberta Midali, sciatrice professionista; il 17 febbraio ha conquistato il suo primo podio in Coppa Europa
• Marco Zanchi, skyracer e ultratrailer con diverse
Filippo Salaris, ultramaratoneta e ultratrailer; nel 2013
è stato 4° assoluto alla Marathon Des Sables
• Daniela De Stefano, maratoneta e ultramaratoneta, campionessa italiana 100km Fidal 2018, ultramaratona e 6 ore Iuta nel 2017
• Dario Rognoni, atleta “evergreen’”, maratoneta con 2h23’01” fatto a Torino nel 2011 e 1h07’18” a Lugano nel 2017.
Marco Zanchi
diego BOLZONELLO, NUOVO ad DI SCARPA
S arà Diego Bolzonello a sostituire il dimissionario Andrea Parisotto in SCARPA . Diego Bolzonello, già ad di Geox e artefice del suo successo, ha collaborato in qualità di consulente strategico con numerose realtà importanti del territorio e del distretto dello SportSystem, ottenendo risultati lusinghieri. I l calzaturificio SCARPA S.p.A. ha chiuso il 2017 con ricavi consolidati a 96 milioni di euro, in aumento del 10% rispetto all’anno precedente, con un margine Ebitda che si conferma al 14% e una cassa positiva per ben 44 milioni.
KNUT ARE HØGBERG diventa CEO DI ODLO
O dlo ha un nuovo ceo: Knut Are Høgberg sostituisce il francese Christophe Bézu, che ha riportato l’azienda sulla strada del successo negli scorsi tre anni e continuerà a rimanere a disposizione dell’azienda.
Knut Are Høgberg aveva ricoperto in precedenza il ruolo di chief operating officer e deputy ceo. I suoi compiti saranno di rafforzare ulteriormente Odlo come parte del suo attuale orientamento strategico e di supportare la crescita dell’azienda attraverso l’aumento dell’efficienza e del valore aggiunto. Dopo quasi tre anni alla guida, Bézu come pianificato lascerà il ruolo di ceo e tornerà nel ruolo di membro del board dirigente, che ha occupato sin dal 2015. Nel settembre 2015, l’ex top manager di adidas in Asia era stato spostato dal board of director all’executive board come ceo per guidare il gruppo attraverso una fase di transizione e tornare così sulla strada della crescita, come è poi avvenuto sotto la sua leadership.
SCANU RITORNA IN DYNAFIT COME ATHLETES & EVENT MANAGER
Mario Scanu, dopo una breve esperienza in The North Face, torna in Dynafit dove aveva già lavorato per quasi 6 anni come agente. Lo fa però in una nuova veste, quella di responsabile internazionale del team atleti del brand italiano. Mario è molto conosciuto nell’ambiente come appassionato di trail running ed ex della nazionale di scialpinismo. Nella nuova posizione si occuperà di gestire il team di atleti, nei loro rispettivi appuntamenti della stagione e degli eventi più rilevanti dove Dynafit è presente come main sponsor.
CAMELBAK NOMINA greg WILLIAMSON PRESIDENTE
CamelBak ha annunciato di aver assunto Greg Williamson come nuovo presidente dell’azienda con effetto dal 16 luglio. Williamson porterà in azienda la sua ampia esperienza in prodotti di consumo e grandi brand globali, in particolare nella strategia e nello sviluppo nei prodotti, dei canali di marketing, della costruzione del brand e dei mercati internazionali, ha dichiarato l’azienda.
P rima di raggiungere CamelBak è stato chief marketing officer (cmo) per EagleRider Motorcycle Rentals and Tours e per Arctic Cat, Inc. Ha vent’anni di esperienza con aziende leader nell’attrezzatura, così come nel ruolo di presidente di Stanley Black & Decker – Pfister Faucets.
BV SPORT partner di “DONNA MODERNA NEGEV ADVENTURE”
Un progetto rivolto a tutte le donne che vogliono superare i propri limiti nella corsa. Un’iniziativa rivolta, non solo alle neofite, ma anche alle più preparate. Il progetto, in collaborazione con l’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo, porterà alla preparazione di gare impegnative come la 80 km nel deserto del Negev. BV Sport sarà partner del progetto, con capi realizzati in Sensil Innergy, per accompagnare le atlete e aiutarle ad affrontare al meglio questa nuova avventura. Inoltre, offrirà un percorso multipiattaforma su magazine, web e social completo di programmi di corsa e consigli alimentari e psicologici, allenamenti sul territorio in 3 città italiane e la possibilità di partecipare in prima persona, all’interno di un team di donne selezionate da Donna Moderna, alla corsa nel deserto israeliano insieme al direttore Annalisa Monfreda.
VIBRAM VINCE IL COMPASSO D’ORO CON LE FUROSHIKI
Nella scenografica cornice del Castello Sforzesco di Milano è stato consegnato a Vibram il premio più ambito nel mondo del design: il Compasso d’Oro ADI (Associazione Design Italiano) per l’anno 2018. L’azienda si è aggiudicata il premio per il prodotto Vibram Furoshiki The Wrapping Sole. Il Compasso d’Oro, giunto alla XXV edizione, è stato consegnato dal presidente dell’ADI, Luciano Galimberti, alla storica azienda di Albizzate, premiando il concept che è alla base dell’innovativo prodotto: una tomaia per avvolgere piedi di ogni morfologia in ogni loro condizione, garantendo un fit personalizzato e un comfort eccezionale. Ispirata all’arte giapponese del furoshiki, che permette di avvolgere in un unico tessuto qualsiasi tipo di oggetto, la calzatura Vibram Furoshiki The Wrapping Sole nasce da una suola in gomma Vibram XS City, che garantisce durabilità e grip su superfici urbane. Il tessuto selezionato dall’azienda per realizzare la tomaia è Sensitive Fabrics di Eurojersey.
PEGASO PUNTA AGLI OBIETTIVI
“SDG s ” PROMOSSI DALL’ONU
Pegaso, azienda con oltre 25 anni di specializzazione degli integratori alimentari e dei dispositivi medici, ha redatto per il quinto anno il proprio report di sostenibilità. Ha certificato così il proprio impegno nell’attuazione di politiche sostenibili a livello economico, sociale e ambientale confrontandosi con le tendenze internazionali dettate dagli SDGs - Sustainable Development Goals - e gli obiettivi condivisi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.
SOLO POLIESTERE RICICLATO PER ADIDAS DAL 2024
Il libro
“Let my people go surfing”
“ Let my people go surfing”, la storia dell’imprenditore ribelle Yvon Chouinard, fondatore e proprietario di Patagonia, è finalmente anche in lingua italiana, con una prefazione a cura dell’autrice e attivista Naomi Klein. I n questa nuova edizione, Chouinard passa in rassegna l’evoluzione delle pratiche commerciali e ambientali della sua azienda, in un decennio segnato sia dalla recessione globale che dai cambiamenti climatici, oltre che dal successo senza precedenti dei suoi affari. Dalla pubblicazione della prima edizione (12 anni fa) a oggi, l’azienda outdoor è in forte crescita e oggi registra un fatturato annuo di quasi un miliardo di dollari. Nonostante le crescite a due cifre, la mission aziendale rimane la stessa: realizzare il prodotto migliore, non provocare danni inutili, utilizzare il business per ispirare e implementare soluzioni per la crisi ambientale.
Sustainable week di Decathlon da RadiciGroup
Entro il 2024, adidas non userà più poliestere vergine, oggi pari al 50% del materiale utilizzato nei 920 milioni di articoli che il brand commercia. L’azienda tedesca si appresta a usare solo poliestere riciclato per la sua produzione di scarpe e apparel entro i prossimi sei anni. A spiegare questa spinta verso una maggiore sostenibilità, è stato lo stesso gruppo dello sportswear, che ha lanciato le prime scarpe da corsa in plastica riciclata nel 2016. Il poliestere riciclato costa oggi il 10-20% in più di quello “puro”, ma gli esperti del settore ritengono che il divario tra i prezzi dei materiali riciclati e quelli delle materie plastiche nuove si ridurrà nei prossimi anni, dal momento che sempre più aziende investono sulle risorse rinnovabili.
TURISMO RESPONSABILE con LIFEGATE
La filosofia di LifeGate sposa la sostenibilità in ogni settore e si riconferma anche in quello dei viaggi. L’azienda, infatti, in collaborazione con tour operator italiani leader nel settore, offre la possibilità di scegliere vacanze responsabili che valorizzino il territorio, la cultura e la popolazione del luogo di destinazione, senza danneggiarne in alcun modo le risorse. Ogni viaggio andrà inoltre a beneficio di progetti ambientali attivati da LifeGate in Italia e nel mondo, come Impatto Zero e Foreste in Piedi. Su viaggi.lifegate.it è possibile valutare diverse esperienze di viaggio tra quattro categorie di vacanza: trekking, itinerari culturali, weekend dedicati a work-shop fotografici, per essere ancora più a contatto con la natura, e cicloturismo per scoprire i paesi europei sulle due ruote.
Nell’incontro tra una sessantina di lavoratori di Decathlon provenienti da tutto il mondo e la realtà di RadiciGroup il tema della sostenibilità ha davvero rappresentato un punto centrale. Il team sostenibilità di Decathlon a luglio era in Italia per una “sustainable week” incentrata sui temi dell‘economia circolare, dell’eco-design, dei prodotti a basso impatto ambientale e delle energie rinnovabili. Si tratta del meeting annuale tra i colleghi che si occupano di questi temi per l’intera catena di negozi sportivi presente in tutto il mondo. Ogni anno la location cambia e quest’anno Decathlon ha scelto l’Italia per la formazione “sul campo” dei suoi collaboratori. In questo contesto la visita di RadiciGroup ha risposto alla necessità di confrontarsi con un produttore sostenibile di numerose materie prime destinate anche al settore dello sport: dalle fibre di nylon a quelle in poliestere, dai filati per l’erba sintetica ai tecnopolimeri utilizzati per realizzare vari accessori.
EUROJERSEY E il suo IMPEGNO PER UN MONDO PIÙ ECO
Nel 2007 nasceva il programma SensitivEcoSystem di Eurojersey che oggi fa un ulteriore passo avanti. Questo avviene attraverso i tessuti Sensitive Fabrics prodotti attraverso un modello industriale unico e virtuoso, che promuove valori di risparmio di risorse applicandoli a ogni azione. Attenta all’ambiente grazie a una filiera produttiva a ciclo totalmente verticalizzato, riesce a tenere sotto controllo l’intero processo produttivo, generando ricadute positive sull’economia locale e sull’ambiente. Prosegue con successo la partnership con WWF Italia attraverso una nuova collaborazione triennale sul tema dell’acqua come risorsa del nostro pianeta e declinato in molteplici attività quali il calcolo dell’impronta idrica sui tessuti Sensitive Fabrics, la problematica della plastica nelle acque marine e una campagna di sensibilizzazione sulla pesca sostenibile e la salvaguardia degli squali, indicatori del benessere dei nostri mari. Eurojersey ha inoltre attivato uno studio scientifico con il CNR - Consiglio Nazionale della Ricerca - di Biella svolgendo l’analisi comparativa tra i tessuti Sensitive Fabrics e quelli simili di mischie diverse, per rilevare eventuali rilasci da microplastiche dopo le fasi di lavaggio e asciugatura dei capi realizzati con tessuti da fibre sintetiche.
BUFF SPONSOR DELLA HUAWEI VENICEMARATHON
Buff accompagnerà come sponsor l’edizione numero 33 di una delle più celebri maratone d’Italia - la maratona di Veneziariconosciuta a livello mondiale dalla IAAF e certificata Bronze Label. Buff realizzerà per l’occasione una collezione Limited Edition Venicemarathon.
Red Bull K3: una coppia di svizzeri sul podio
O ltre 450 runner si sono dati appuntamento lo scorso 28 luglio a Susa per raggiungere la vetta del Rocciamelone. Stiamo parlando di Red Bull K3, il vertical con un dislivello positivo di 3.036 metri da affrontare in soli 9,7 chilometri, che fa parte del Vertical Kilometer World Circuit ed è organizzato in collaborazione con Nico Valsesia (direttore tecnico della gara) e patrocinato da Comune di Susa, Comune di Mompantero e Turismo Torino. Resistenza e forza fisica dei partecipanti sono stati portati al massimo della prestazione con due sbarramenti temporali. Il primo check-point, in località Trucco (1690
m), da superare entro 1 ora e 30 minuti. Il secondo, fissato a 2.850 metri al Rifugio Cà d’Asti, da completare entro 2 ore e 30 minuti per gli uomini e 2 ore e 55 minuti per le donne. Martin Anthamatten si è imposto tra tutti con 02:06:13 (non ha battuto il risultato dello scorso anno, 01:58:53). Alle sue spalle, lo sloveno Luka Kovačič (02:12:01) e Xavier Gachet che con 02:12:09 è salito sul terzo gradino del podio. Tra le donne si è aggiudicata la vittoria la svizzera Victoria Kreuzer, che ha tagliato il traguardo 18 minuti dopo il primo classificato tra gli uomini, suo compagno nella vita e nello sport. Dietro di lei, la campionessa europea di scialpinismo Axelle Mollaret (02:33:42) e l’italiana Camilla Magliano (02:38:46).
FISHERMAN’S FRIEND STRONGMANRUN
ANCORA con LA SPORTIVA
P resentata ufficialmente la maglia realizzata da La Sportiva, partner tecnico dell’evento per il secondo anno consecutivo.
La Fisherman’s Friend StrongmanRun The Original – 20k, in programma per il prossimo 22 settembre a Rovereto, avrà anche un ospite d’eccezione: l’ultratrailer Michele Evangelisti che nel 2017 ha attraversato l’Australia da nord a sud percorrendo 3.000 km in 45 giorni. L’atleta parteciperà insieme a un suo team e sarà sicuramente un punto di riferimento e un trascinatore per tutti i partecipanti.
ph: Daniele Molineris
ph: Daniele Molineris
-dati & statistiche-
Alla ricerca del tempo libero “perduto”
Quasi sei italiani su dieci non spendono più di 100 euro al mese per i propri hobby. Ma l’Osservatorio Findomestic, realizzato in collaborazione con Doxa, ha registrato, rispetto a un anno fa, una maggiore propensione all’acquisto di attrezzature e abbigliamento per lo sport _ di MANUELA BARBIERI
Quasi 6 italiani su 10, specie se donne, hanno pochissimo tempo libero. Quello che rimane lo dedicano prevalentemente alla famiglia (46%) e, quando praticano un hobby, non spendono più di 100 euro al mese (57%). Il ritratto di un Paese che fatica a concedersi svago e relax è delineato dall’Osservatorio di Findomestic, realizzato in collaborazione con Doxa.
PRIMA DI TUTTO RELAX Per il 65% degli intervistati da Findomestic, il tempo libero rappresenta principalmente un’occasione per rilassarsi e riposarsi. Dopo la famiglia, nella lista delle attività preferite figurano nell’ordine fare sport (29,1%), guardare la TV (28,8%), leggere (27,6%), navigare su internet o usare i social media (24,7%), stare con gli amici (24,7%), dedicarsi a attività manuali o lavori creativi (17,9%). Tra gli sportivi, il 24,6% va in palestra, il 18,5% ama camminare, il 14,6% si dedica alla corsa e il 12,3% alla bicicletta. Tra gli appassionati del fai-da-te, il 30,6% pratica il giardinaggio, il 21,9% lavora il legno e realizza piccoli interventi di muratura e il 19,6% si interessa al cucito e al lavoro a maglia.
Tra
gli sportivi il 14,6% corre e il 12,3% va in bicicletta
IL TEMPO LIBERO, QUESTIONE DI GENERE Il 26,8% delle donne riesce a ritagliarsi non più di due ore a settimana di tempo libero e il 7,3% non trova alcun momento per sé. Tra gli uomini, invece, solo il 3,3% afferma di non avere tempo libero a disposizione. Il sondaggio di Findomestic dimostra che le differenze di genere sono anche e soprattutto qualitative. Per esempio la lettura è prettamente femminile: le lettrici abituali sono il 36,9%, mentre gli uomini si fermano al 20,8%. Appannaggio delle donne è anche lo shopping (18,2% contro l’11,1% degli uomini), mentre sono targati al maschile lo sport (33% uomini e 23,8% donne) e il video-gaming (7,1% uomini e 0,9% donne).
I PIÙ INDAFFARATI HANNO TRA I 35 E I 44 ANNI _ Secondo il sondaggio della società di credito al consumo del Gruppo BNP Paribas una persona su quattro riesce a dedicarsi ai suoi hobby solo nel weekend. I più insoddisfatti sono i 35-44enni: ben il 62% dichiara di avere troppo poco tempo libero o di non averne affatto; nella fascia tra i 18-24 anni il 58% afferma invece di averne abbastanza o perfino molto.
HOBBY PER TUTTE LE ETÀ Se l’età è un fattore che non sembra influire in misura significativa sulla scelta degli hobby, nella fotografia scattata dall’Osservatorio Findomestic a sorprendere è un dato in particolare: sono soprattutto i 55-64enni a passare il proprio tempo libero su Internet e sui social network, ben il 31,6%, contro il 21,1% dei
FONTE: Doxa - Osservatorio Findomestic
IL RAFFRONTO NORD-SUD _ Analizzando gli hobby più diffusi, l’Osservatorio Findomestic rileva differenze – in alcuni casi profonde –tra le varie aree d’Italia. Il record di lettori spetta al nord-ovest con il 33,5%, mentre al sud gli habitué della lettura sono quasi la metà (19,5%). Al sud si registra il picco dei “maniaci” dei social network per svago (il 31,9% contro il 21,8% del nord-est), nelle isole vincono le attività manuali-creative (25,4% contro il 13% del sud), mentre le visite a mostre e musei sono più frequenti nel nord-ovest (12,5% a fronte del 7% nel sud).
LA SPESA PER IL TEMPO LIBERO _ Se quasi 6 italiani su 10 (57%) non spendono più di 100 euro al mese per i propri hobby, il 14% ne spende fino a 150 e il 10% anche oltre. Nell’ultimo Osservatorio, Findomestic ha registrato una maggiore propensione all’acquisto di attrezzature e abbigliamento per lo sport 28,8% (+ 4,3% rispetto a un anno fa) e per le attrezzature per il fai-da-te: 31% (+ 1,8% nell’ultimo anno).
25-34enni.
1 - COME PASSANO IL TEMPO LIBERO GLI ITALIANI?
2 - gli hobby degli italiani
Tra passato e futuro
Ci sono brand, come Karhu e Diadora, che hanno annunciato il loro ritorno nel tennis risalendo un po’ alle origini. E altri, come arena e Jaked, che sono invece usciti dall’acqua per lanciarsi in nuove discipline di manuela barbieri
Il viaggio di Karhu ha inizio nel 1916 in Finlandia. Un passato glorioso legato al mondo dello sport e in particolare a quello del running. Non tutti sanno però che Karhu vanta un percorso importante anche nel tennis. Oltre all’abbigliamento, produceva infatti telai e corde. Facendo un salto nel passato, oggi il brand finlandese è protagonista di un rilancio nel settore tennistico che parte dalla collaborazione con il celebre Tennis Club Ambrosiano di Milano che presto, tra l’altro, aprirà le porte anche al primo e unico museo del tennis in Italia. In occasione di Wimbledon, Karhu ha lanciato la nuova collezione tennis “Made in Italy”, di cui l’italiana Camilla Rosatello - reduce da un grande risultato agli Internazionali di Roma - è la testimonial. Disponibile solo in alcuni circoli selezionati, la linea è stata presentata in anteprima lo scorso giugno proprio al Tennis Club Ambrosiano durante il torneo internazionale under 16 Avvenire, manifestazione dal grande valore tecnico e storico che Karhu ha sponsorizzato. Sui campi dell’Avvenirevera fabbrica di talenti - sono passati, per intenderci, ragazzi e ragazze che poi hanno vinto major a ripetizione. Sono in molti a ricordare la straordinaria finale andata in scena sul campo centrale nel 2003 fra l’argentino Del Potro, che poi vinse, e il croato Cilic, così come le smorfie di un’adolescente Sharapova battuta nel 2000 dalla cinese Peng. D’altra parte l’Avvenire, come scrisse e disse il mitico giornalista Rino Tommasi, è “il torneo che non sbaglia mai un pronostico”.
M a Karhu non è l’unico brand di running che recentemente si è “ributtato” nel tennis. #weareback vale anche per Diadora che lo scorso 13 maggio, in occasione degli Internazionali d’Italia, ha invaso Roma con palle da tennis giganti. Una campagna di guerrilla marketing per annunciare il suo ritorno nello sport che l’ha resa grande, scrivendo, insieme ai più grandi tennisti del passato, come Bjorn Borg e Boris Becker, alcune delle più belle pagine della storia dello stile.
C ’è chi con nostalgia torna alle origini, e chi invece si lancia in discipline nuove. È il caso di arena, per esempio, che ha portato la sua expertise fuori dalla vasca per presentare la sua prima collezione sportswear composta da due linee di capi tecnici altamente performanti: arena Run e arena Gym. O Jaked che lo scorso 21 giugno, per celebrare la giornata mondiale dello yoga, ha presentato Teknocamou, una linea fitness che fonde tessuti tecnici e performanti con una moderna stampa camo. Sono sempre di più i runner, e gli atleti in generale, che affiancano le asana (le posizioni dello yoga) alla loro attività sportiva, per prevenire infortuni, ridurre la tensione e accelerare il recupero. Non a caso lo yoga è la disciplina attualmente più praticata al mondo, almeno secondo quanto riporta il Financial Times
A sinistra, la prima collezione sportswear di arena
A destra, la campagna di guerrilla marketing di Diadora
In alto, dall’archivio storico di Karhu, una delle prime campagne pubblicitarie dedicate al tennis.
A destra, Camilla Rosatello, testimonial della nuova collezione “Made in Italy”
_Oltre che nel running, Karhu vanta un percorso importante anche nel tennis
Sopra, Teknocamou, la linea fitness di Jaked
Ecco chi guida la “Rewoolution”
Parla Luca Martines, runner e amministratore delegato del brand sportivo lanciato nel 2011 dal gruppo Reda _ di manuela barbieri
ANNI 42
NATO A Venezia
vive a Milano
studi Laureato in Scienze politiche con specializzazione in tutela dei diritti umani fondamentali e organizzazione internazionale
hobby Oltre alla corsa, colleziona vinili ed è un grande appassionato di musica, anche se non suona nessuno strumento
esperienze Per 12 anni ha lavorato in Yoox Net-A-Porter, ricoprendo lavorative per 6 anni e mezzo il ruolo di responsabile del marketing online e del crm; alla fine del 2011 si è traferito a Hong Kong per lanciare Yoox in Cina, dove è rimasto per quasi 4 anni come general manager del gruppo dell’Asia Pacific; rientrato in Italia nel 2015, è stato nominato presidente di Yoox e, dopo la fusione col gruppo Net-A-Porter, ha preso anche la responsabilità di The Outnet, l’outlet di Net-A-Porter
Luca Martines, chief executive officer di Rewoolution, ma anche runner. Chi sei quando indossi le scarpe da corsa?
Sono un runner da lunghe distanze. Anche se negli ultimi 6/7 mesi, per una serie di circostanze, ho fatto più che altro allenamenti corti e veloci. Non diventerò certo un velocista, ma diciamo che ho guadagnato in velocità e ho perso in endurance.
Q uante volte ti alleni a settimana?
I n genere, mi alleno 3/4 volte a settimana. Durante i giorni lavorativi, la mattina corro una decina di chilometri, mentre il sabato o la domenica faccio un’uscita in montagna di 20/30 chilometri, in base al tempo che ho a disposizione. Corro anche in vacanza. Mi sveglio presto così, mentre i miei quattro figli dormono, ho il tempo di allenarmi per almeno un’oretta.
La massima distanza che hai corso?
Centosettanta chilometri in quattro giorni. La gara più bella che ho corso è stato l’ultratrail dell’Annapurna nel 2014: 72 km con più di 7.000 metri di dislivello. È stata la mia prima vera gara impegnativa, ce l’ho nel cuore. Prossime gare in calendario?
A settembre mi piacerebbe fare la quattro giorni del Monte Rosa. Io, tra l’altro, partecipo spesso a degli eventi sportivi organizzati da due associazioni, Action Asia e Global Limits. A fine settembre, ci sarebbe l’ultra nel Kazakistan e una gara di 220 km in sei giorni in Albania, entrambe self-sustained. Purtroppo però, coincidendo col periodo del rientro dalle vacanze, dubito di riuscire a partecipare.
Come e quando è avvenuto il tuo primo contatto con Reda?
Q uando sono uscito da Yoox, a metà del 2017, ho rincontrato Ercole e Francesco Botto Poala del gruppo Reda che conoscevo già da un po’ di tempo, ero stato anche al loro evento organizzato a Milano in occasione dei 150 anni del lanificio. Sono stati loro a propormi di lavorare alla crescita di Rewoolution, un brand promettente con un potenziale enorme.
Che ruolo ricopri e di cosa ti occupi nello specifico?
Sono l’amministratore delegato di Rewoolution, un brand sportivo che è stato lanciato nel 2011 dal gruppo Reda. Rewoolution si rivolge al cliente finale, all’interno di un’azienda che per 150 anni ha avuto un business
B2B. Reda è uno dei player mondiali più importanti per la produzione di lana merino e successivamente ha sviluppato una divisione che produce tessuti tecnici – Reda Active – di cui Rewoolution è uno dei principali clienti. Ricopro questo ruolo da quasi un anno, nel corso del quale ho assunto un nuovo designer veramente dotato - Alessandro Gallina - per 12 anni braccio destro di Bikkembergs. Oltre che sulla parte più stilistica, stiamo lavorando anche sulla comunicazione e il branding. È in corso un bellissimo progetto che si chiama “Rewoolution around the world”. Abbiamo un fotografo che sta portando i nostri capi in giro per il mondo per scattare fotografie in location rappresentative negli Stati Uniti, in Scozia, Islanda, e presto faremo delle puntate dedicate anche ai landscape urbani. Queste foto ci serviranno come storytelling, per raccontare cioè questi luoghi e dare dei “consigli di stile” ai runner che li visiteranno. Abbiamo cercato di contestualizzare, dando un respiro più internazionale, contemporaneo e dinamico.
_ Vendiamo all’incirca 60 mila capi all’anno
R eda è tra le aziende che ricercano costantemente soluzioni efficaci per ridurre l’impatto ambientale della propria attività produttiva. Quali sono le vostre “best practice” all’insegna della sostenibilità?
I nostri prodotti sono quasi tutti in 100% lana merino: sostenibile, tracciabile, etica e certificata dall’Associazione dei produttori della lana della Nuova Zelanda. La produciamo col più basso impatto ambientale. Il lanificio è certificato EMAS che significa che nel processo produttivo vengono utilizzate energie rinnovabili.
I l marchio esiste già da alcuni anni ma ha avuto diversi riposizionamenti. Qual è quello attuale? È definitivo o ancora in via di definizione?
I nostri prodotti, essendo fatti di tessuti nobili e con le caratteristiche sopracitate, hanno dei costi superiori rispetto a quelli sintetici derivati dal petrolio. Si posizionano quindi in una fascia più alta. Attualmente siamo riconosciuti come un brand premium, altamente performante, e inserito in un segmento alto del mondo sportivo-tecnico, legato in particolare alla montagna e al mondo outdoor: trail, trekking, hiking e sci. E sicuramente questo è il posizionamento che vogliamo mantenere. Un brand performante, naturale, sostenibile, etico. Per chi insomma ha già
ALESSANDRO GALLINA, Designer DI Rewoolution
Classe 1973. Dopo il diploma all’IPSS di Mantova, indirizzo fashion, inizia subito ad accumulare esperienze in diverse realtà, tra cui YSL tricot e Diadora Heritage. Appassionato di sportswear, outdoor e devoto alle sonorità psichedeliche fine ‘70, si crea un profilo eclettico che lo stilista belga Dirk Bikkembergs nota subito. La svolta avviene nel 2001, grazie a questa ultima collaborazione decennale con il brand, dove successivamente diventerà direttore creativo per 3 anni. Attualmente è fashion designer di Rewoolution, una nuova appassionata ‘’sfida’’ che rispecchia la personalità e i principi rigorosi del designer.
Luca Martines durante un ultratrail
tracciato un certo stile di vita, a partire dal cibo, fino all’auto elettrica, passando per l’abbigliamento. In linea con i propri principi etici.
In quali aree volete invece crescere?
Un segmento che stiamo cercando di sviluppare di più con l’arrivo del nuovo designer è quello dell’urban outdoor. Vogliamo applicare i canoni stilistici e di funzionalità propri del mondo outdoor a delle linee che possano essere utilizzate anche in altri contesti e occasioni. Rewoolution da sempre è riconosciuto anche per lo stile. Quando corro, penso sempre che anche se non sarò il runner più veloce, sarò sicuramente quello più stiloso.
In quali mercati è presente Rewoolution?
In più di 50 mercati tra l’Europa comunitaria, l’Asia e gli Stati Uniti.
In Italia con quale fatturato ha chiuso il 2017? Puoi indicarci in percentuale la crescita rispetto all’anno precedente? Qual è l’obiettivo per il 2018?
Noi vendiamo all’incirca 60 mila capi all’anno e, da quando siamo nati, ne abbiamo venduti più di 350mila. L’Italia rappresenta il 40% del fatturato e gli altri mercati sostanzialmente rilevanti sono Svizzera, Austria, Germania e Francia. Visti gli investimenti fatti quest’anno, per il 2018 prevediamo una crescita più o meno in linea con quella del 2017 che è stata del 30%. L’accelerazione arriverà a partire dal 2019. Diciamo che quello che stiamo seminando oggi, lo raccoglieremo domani.
Q uali strategie state attuando in Italia per far conoscere Rewoolution e far appassionare il consumatore al brand?
A marzo abbiamo rinnovato l’immagine del sito, maggiormente in linea con i canoni di usability e user experience. Stiamo rifacendo anche il packaging e, in generale, stiamo rivedendo le linee guida della comunicazione. Abbiamo ripreso abbastanza marcatamente anche gli investimenti in ambito digitale e stiamo cercando di lavorare di più sulla parte editoriale e di pr.
Sponsorizzerete qualche evento o supporterete qualche atleta?
Abbiamo diversi ambassador che sono o atleti di livello oppure semplici appassionati di sport che io prediligo. Quest’anno non sponsorizzeremo nessun evento, l’anno prossimo è molto probabile.
Che spazio ha il commercio online nella vostra strategia di crescita?
Oggi per noi il commercio online rappresenta circa il 20% del fatturato. Il retail rimarrà per noi sempre un canale fondamentale, ma da qui a cin -
que anni mi aspetto che dall’80/20% si passi a un 60/40%, o addirittura a un 50/50%.
Su cosa punterete nel 2019 in termini di prodotto? Come sarà strutturata la linea?
Già a partire dalla fall/winter 2018, abbiamo impostato la collezione su due linee principali: una è quella più performante e sportiva, che ha una componente di continuativo (first layer, per esempio) e una componente di stagionale; l’altra è quella più lifestyle con capi di abbigliamento che non presuppongono un uso durante la pratica sportiva. Nella spring/ summer e nella fall/winter 2019 ci saranno anche un po’ di polo e camicie.
Q uanto conta la storicità del marchio. Riuscite a beneficiare in qualche modo di questo heritage?
È una grandissima garanzia di know how e qualità per quello che riguarda il tessuto. Diciamo che è un po’ quello che avviene nel mondo del formale dove l’abito, fuori, ha il nome del brand o del sarto che lo ha disegnato, mentre all’interno è cucita un’etichetta con scritto chi ha prodotto il tessuto.
Come vorresti che fosse il 2018 per Rewoolution con tre aggettivi. Veloce, performante ed elegante. Direi di stile.
Alcuni capi firmati Rewoolution
-intervista-
Dal divano alla Badwater, passando per l’ASA
Parla Simone Leo, l’ultramaratoneta che odiava lo sport ma che ora vanta ben 101 gare sopra i 42 chilometri
_ di manuela barbieri
Simone Leo è tra i 100 partecipanti provenienti da tutto il mondo che, dal 23 al 25 luglio, hanno partecipato alla Badwater. Duecentodiciassette chilometri nella Valle della Morte con temperature decisamente proibitive. L’abbiamo intervistato a pochi giorni dalla sua partenza.
Quando e perché hai iniziato a correre?
H o cominciato a correre per dimagrire. Fino a 29 anni ero l’antisportivo per eccellenza. Quando andavo al mare con gli amici e portavano le scarpe da running, io mi arrabbiavo. Nel periodo peggiore, ero arrivato a pesare addirittura 96 chili. Poi è successo un episodio, il 7 luglio del 2007, data che ricordo bene: a un matrimonio mi hanno fatto una foto. Appena l’ho vista, mi è scattato qualcosa dentro. Quel volto stanco e quell’immagine ritratta in quello scatto, non mi piaceva più. Il lunedì successivo sono andato a comprare subito un paio di scarpe da running. Un amico mi aveva consigliato di sceglierle un po’ ammortizzate. Io ho scelto quelle con la scritta “running” sulla tomaia. Le scarpe sono rimaste parcheggiate nella scarpiera per tutta la settimana insieme ai miei buoni propositi. Venerdì 13 luglio 2007, complice una serie di situazioni, ho poi deciso di andare a correre, vestito con una maglia di cotone e un paio di pantaloncini da calcio. Ho corso circa 7 chilometri abbastanza in scioltezza e, quando ho finito, mi sono scontrato per la prima volta con le cosiddette endorfine. Dopo la doccia, quello stato di benessere si è amplificato. E da lì, di fatto, non mi sono più fermato. Per un anno e mezzo non sono stato molto costante, ma dal 2009 ho iniziato a fare le prime gare e lo stesso anno la mia prima maratona, quella di New York. Qual è stata la tua prima gara?
pre una rincorsa al limite. Al di là dell’impresa sportiva, a me piace l’esperienza. Ho girato posti al mondo che non avrei mai visto senza la corsa e ho conosciuto gente che non avrei mai incontrato. È questo l’aspetto che amo di più di questo sport. Dopo la maratona, volevo fare una 100 chilometri nel Sahara, ma l’hanno annullata a tre giorni dalla partenza e così mi sono ritrovato a dover “ripiegare” sulla 100 km del Passatore. Cerco sempre di andare oltre. Mi sono iscritto alla mia prima 100 chilometri che avevo fatto solo tre maratone, poi ne ho fatte altre due di allenamento. Dalle 100 sono passato alle 200, poi non mi bastava più e ho iniziato a fare le doppiette – la 200 con la 100 la settimana prima – fino ad arrivare a correre 492 chilometri.
Una 10,5 chilometri non competitiva in occasione della mezza maratona di Novara, alla quale mi ha iscritto un amico. Mi sono fatto coraggio solo perché sapevo che non sarei arrivato ultimo, visto che ormai correvo da un anno e mezzo. Mi è piaciuto molto il contesto, partire alla mattina, preparare la borsa, l’atmosfera della gara.
E la tua prima maratona?
È stata la maratona di New York che ho corso preparandomi un po’ “a caso”. Ho fatto un solo lungo di 27 chilometri ma, nonostante avessi anche la febbre, è stata un’esperienza incredibile. Ancora oggi è uno dei traguardi più emozionanti che io ricordi, nonostante ormai ne abbia tagliati davvero tanti.
Quante gare hai fatto tra maratone e ultra?
Centouno. La centesima è stata la Race Across Apulia di 106 chilometri del primo giugno. È stato un allenamento per testarmi in vista della Badwater perché la partenza era alle 10 della mattina col caldo. La Corsa della Corona del 30 giugno è stata invece la mia centunesima corsa, se consideriamo solamente quelle dai 42 chilometri in su. Una media di una ventina all’anno insomma. E ho fatto più ultra che maratone.
Questa passione per le ultra come è nata?
La verità è che la situazione mi è scappata un po’ di mano. Alla fine di ogni gara penso che sia l’ultima, ma poi non è mai così. È sem -
Di queste 101 gare di quale hai il ricordo più indelebile e quale invece è stata la più dura?
Tra le più emozionanti sicuramente metto la maratona di New York perché è stata la mia prima 42 chilometri ed è l’unica volta in cui ho pianto al traguardo. Non avrei mai pensato di farcela, anche perché a scuola in educazione fisica ero scarsissimo e i miei compagni mi prendevano in giro. Un’altra davvero emozionante è stata la Spartathlon che ho corso nel 2016, considerata un po’ “l’olimpiade dell’ultramaratona”. Quando partecipi, gareggi come team Italia, indossando la maglia azzurra proprio come un vero atleta olimpico. Era la gara che sognavo, la puntavo da 5 anni, avevo letto molte storie in merito e guardato tanti video. È addirittura soprannominata “La gara deli Dei”. Tant’è che poi ci ho messo 9 mesi per ritrovare la motivazione. Mi sono tolto questa ossessione della Grecia solo quando ho deciso di fare andata e ritorno. L’anno prima ho corso Atene-Sparta - 246 km - l’anno dopo, nel 2017, Atene-Sparta-Atene per un totale di 492 chilometri. E questa è stata in assoluto la più dura, un vero corso di sopravvivenza. Parliamo della Badwater, come ci sei arrivato?
La Badwater è una gara decisamente d’élite, perché è aperta solo a 100 atleti al mondo, ed era un mio sogno. Se la Spartathlon è considerata “l’olimpiade dell’ultramaratona”, la Badwater è il mondiale. Ci sono tutte le nazioni con atleti di un certo livello o comunque matti. Io appartengo alla categoria dei matti. Alla Badwater come sarà composta la tua crew?
Si può avere solo una macchina al seguito con un massimo di 4 persone che saranno: Anna Cordero, mio capocrew, che dirige la mia assistenza ormai da anni; l’ultramaratoneta Lucia Giordani con me anche alla ASA; Gianluca Moreschi e il mitico Giovanni Storti del trio comico “Aldo, Giovanni e Giacomo”. Gianluca e Giovanni, di base, hanno il compito di spruzzarmi l’acqua ogni chilometro e mezzo e, dal quarantesimo miglio in poi, hanno la possibilità di correre con me. Oltre a loro, ho altre tre persone che si occuperanno dei social: il mio socio Giacomo Lopopolo che mi cura la pagina Facebook; Giorgio Zangrando, che è stato con me anche lui in Grecia, e Giuseppe Cicogna che scrive i comunicati e mi fa un po’ da ufficio stampa. Ovviamente la presenza di Giovanni Storti ha aumentato l’interesse intorno a questa mia impresa che avrò il piacere di raccontarvi al mio ritorno.
Simone Leo, finisher alla AteneSparta-Atena
ph: Sparta Photography Club
-intervista-
L’ultrarunner dei deserti
Giuliano Pugolotti, autore del libro
“Correre nel nulla”.
Al Salone del Camper di Fiere di Parma dall’8 al 16 settembre
_ di manuela barbieri
La scelta di presentare il suo libro al Salone del Camper ha un significato. Il camper è libertà e possibilità di cambiare rotta e destinazione in qualsiasi momento. Un po’ come quando Giuliano corre nel deserto. Ecco la nostra intervista a “L’ultrarunner dei deserti”.
Da oltre 10 anni attraversi, di corsa, i luoghi più aridi e ostili del pianeta. Cosa ha spinto un pubblicitario, a un certo punto della propria vita, a dedicarsi a queste imprese?
N el 2005 vidi alla tv francese una corsa nel deserto, la Libya Challenge, e decisi di andare a sfidare me stesso in quei luoghi. Avevo 45 anni e non ero mai stato in un deserto neppure da turista. Non avevo mai corso più di una maratona, mai un trail, e mai dormito in un sacco a pelo. Niente di tutto questo. Eppure lì, senza saperlo, avevo intuito quello che è l’essenziale del deserto: sfidare il nulla e l’ignoto senza certezze. Questa è ciò che ho imparato poi negli anni successivi.
“
Il deserto non si lascia prendere e neanche conquistare. È lui che conquista te
Q uante volte hai attraversato il deserto e quale è stata la sfida più dura e impervia? Quali pericoli ti sei trovato ad affrontare? Hai mai avuto paura?
H o attraversato 22 volte i deserti della terra e ogni volta è una scommessa contro di me, prima che contro un avversario o un luogo. Non so mai se vincerò la sfida e questo probabilmente è il motore che mi spinge ad affrontarne di nuove. Tutte dure e difficili, con pericoli e paure che vivo come naturali ostacoli da superare. Nel deserto niente è scontato e nel niente c’è in realtà tutto quello che cerco.
Q uale è stata invece l’esperienza più incredibile e indelebile?
E sperienze ne ho avute tante e tutte indelebili. Dentro di me, in particolare, ne porto un paio. La prima, i 300 chilometri percorsi in tre giorni e mezzo attraversando il Wakhan Corridor, una striscia di aspro territorio montuoso del Pamir e del Karakorum afghani che separa il Tagikistan dall’Afghanistan e dal Pakistan. La parte desertica più alta al mondo. Non avevo mai corso in montagna e, quando ho pensato di farlo, sono andato di corsa senza nessuna esperienza sul tetto del mondo, partendo da 3.600 metri e sfiorando i 5.000 metri d’altitudine. La seconda, quando sono stato nel 2014 nel deserto più caldo della terra: il Dasht-e Lut, in Iran. Un deserto le cui condizioni climatiche si avvicinano a quelle dell’inferno, dove la Nasa ha rilevato la temperatura più alta (70,7° centigradi) mai registrata
sulla Terra. Talmente ostile da non ospitare alcuna forma di vita, nemmeno i serpenti e gli scorpioni.
Un tempo vivevi lo sport come competizione, ora lo sport è una sfida principalmente con te stesso. Cosa ti ha insegnato il deserto?
A quei luoghi e al deserto devo tantissimo. In ogni deserto che ho attraversato c’è una parte di me che è rimasta là per sempre. Dal deserto non torni mai completamente. Ed è così che ho imparato che il deserto non si lascia prendere e neanche conquistare. È lui che conquista te. Per sempre.
Come ti prepari a livello fisico e mentale? Mi alleno sette giorni su sette, da sempre. Corro lunghe distanze e lo faccio sempre da solo perché là nel nulla è così che mi muovo. L’aspetto mentale va di pari passo con quello fisico. Ricerco costantemente un equilibrio tra fisico e mente e, quando lo trovo, so che posso affrontare le mie sfide.
A l Salone del Camper, che si terrà a Parma dall’8 al 16 settembre, presenterai il tuo libro “Correre nel nulla”. Che assonanza hanno le tue imprese personali col concetto di “viaggiare in camper”? Sappiamo, tra l’altro, che qualche volta hai usato il camper come campo base per tuoi spostamenti.
Sì, il camper è libertà e possibilità di cambiare rotta e destinazione in qualsiasi momento. Un po’ come quando corro nel deserto. In questo modo di essere e di vivere c’è uno spirito che ci accomuna. Che rapporto hai col camper e con che frequenza lo usi?
I l mio rapporto con il camper risale a tantissimi anni fa. Ricordo la prima volta che sono andato in Svezia con Tiziana, la mia fidanzata di allora poi diventata la mia futura moglie. Erano gli Anni Ottanta e da allora, più o meno, ogni anno utilizzo il camper.
Q uale sarà la tua prossima impresa?
A l momento non ho ancora deciso, ma prometto che appena avrò le idee chiare ve lo comunicherò.
l’autore
Di professione pubblicitario, per passione ultrarunner. Ha 58 anni ed è sposato con Tiziana, dalla quale ha avuto la figlia Giulia. Vive a Barbiano di Felino, sulle colline parmensi, una piccola frazione di poco più di 80 abitanti, e ha iniziato a correre, per caso, nel 1992. Dal 2005 attraversa i deserti e l’ha fatto ber ben 22 volte. Il suo slogan è “Sudore, sabbia e cuore”
Presentazione del libro: sabato 15 settembre ore 15,30 al Salone del Camper salonedelcamper2018.it
A sinistra, Giuliano Pugolotti nel deserto del Karakum, sopra in Iran e sotto, di notte, nel deserto del Kizilkum
Xodus Iso 3: protezione e comfort al top
Aggressiva e accattivante. Il modello da trail di casa Saucony torna in una terza versione molto versatile _ DI cristina turini
Xodus Iso 3 tocca i vertici con questa nuova versione, completamente rivisitata: incorpora infatti importanti innovazioni tecnologiche per diventare una compagna di viaggio di grande comfort e protezione assoluta. L’intersuola composta interamente in Everun si unisce alla Topsole di 3 mm, donando alla calzatura una fluidità di movimento e un cushioning maggiore: questo si traduce in minor stress a carico delle articolazioni, per una performance più lunga e duratura. La suola è composta dal sistema Dual Compound, una gomma a doppia densità formata dal più aggressivo Powertrac e dal più resistente XT 900. Entrambi sono posizionati nei punti strategici per dare durevolezza, grip e per proteggere dalle asperità del terreno. La tomaia adotta la tecnologia Trail Specific Isofit Dynamic Upper, in grado di seguire il naturale movimento del piede, fasciandolo perfettamente senza creare fastidiosi punti di pressione. Il collare è stato alzato e chiuso per garantire il massimo comfort ed evitare l’intrusione di pietrisco durante la corsa. Il support frame posteriore dona una maggior stabilità al tallone e crea minor pressione sul tendine di Achille. Xodus Iso 3 è una scarpa adatta a ogni atleta/mountain runner e a ogni tipo di terreno, destinata ad hiking e gare, dalle brevi fino alle lunghe e lunghissime distanze.
caratteristiche
Uomo
Colori: BLACK/VIZIRED
Peso: 366g drop: 4 mm
Donna Colori: Green/Aqua Peso: 326g drop: 4 mm
Parla Thomas Lorenzi, responsabile atleti ed eventi e tecnico prodotto
“Rappresenta un’assoluta innovazione nel mondo trail”
Abbiamo lavorato per creare una calzatura in grado di sostenere l’attività endurance in ambiente naturale. Il movimento del trail running è in continua crescita, così come la costante nascita di gare dal tracciato sempre più lungo, che portano gli atleti al limite della sopportazione fisica: questi percorsi impongono a noi aziende, la concezione di modelli che riescano a supportare doverosamente queste condizioni. Il modello Xodus Iso 3 è stato sviluppato su tali premesse.
I nostri ingegneri hanno progettato questa calzatura da trail running accogliendo la sfida e realizzando una mescola ammortizzante, in grado di garantire un ritorno d’energia senza pari.
Indossando la terza versione della Xodus, si avverte come, a ogni passo, il piede sia sospinto in avanti e agevolato in fase di corsa. Tale aiuto accorre anche durante la camminata, dove
l’ottima distribuzione dei carichi, rende la scarpa estremamente fluida, con una transizione tacco punta, adatta a percorrere molti km. Grazie alla geometria dei tacchetti rivisitata, ora la suola scarica il fango molto bene e la doppia densità fornisce il giusto grado di grip e protezione. La combinazione di Powertrac e Xt 900, strategicamente posizionati, fornisce un’ottima protezione dalle asperità del terreno, senza far perdere sensibilità al piede: questo passaggio è necessario per un appoggio stabile e imprescindibile per la prevenzione degli infortuni. Grande attenzione è stata riservata alla vestibilità. Ora la calzata è ancora più avvolgente, precisa e stabile, oltre ad adattarsi ottimamente alla forma del piede.
La vedremo all’opera indossata da diversi atleti all’AVP 501, l’ultima “folle” competizione trail che si svolgerà dall’1 al 9 settembre, dove Saucony sarà orgogliosamente partner tecnico.
In foto la versione uomo Black/Vizired, sotto, quella femminile Green/Aqua
Stabilità e ammortizzazione off road
Il nuovo modello da trail Mizuno è ispirato dalla parola giapponese Ibuki: una tecnica di respirazione che serve a riprendere energia e a generare potenza
La Wave Ibuki per l’autunno-inverno 2018 è un modello di calzatura estremamente versatile, con suola adatta sia alla corsa su terreni compatti che alle prestazioni su strada. La suola è stata sviluppata con le più importanti tecnologie: grazie alla tecnologia X-lugs che la attraversa dal tacco alla punta, la scarpa offre massimo grip anche su super-
caratteristiche
• Disponibile in versione GTX
• ColorI: Turkish Tile / Silver / Cherry Tomato
• Peso: 325 g
• Drop 10 mm
fici irregolari. La tecnologia Mizuno Wave garantisce massima stabilità e ammortizzazione, prevedendo i movimenti critici delle anche. I nfine, il disegno della tomaia con finiture moderne e fresche dona alla Wave Ibuki un look d’impatto per tutti i runner alla ricerca di tecnicità, senza trascurare il fattore estetico. (c.t.)
INFO: Mizuno Italia srl - 011.3494811 - info@mizuno.it
Verso una qualità di vita migliore
Gli integratori Freelifenergy sono il frutto di una continua e costante ricerca finalizzata a creare prodotti all’avanguardia e di alta qualità. Grazie anche alla stretta collaborazione con allenatori e atleti di livello nazionale
Freelifenergy “Fuel For Sport” è un integratore studiato per gli agonisti e gli amatori. Concepito e ideato per tutte le esigenze e per tutti gli sport, dai più tecnici a quelli estremi: corsa su strada, trail, deserti, triathlon, ciclismo, nuoto, sci di fondo e sport endurance.
L’azienda di Lissone si impegna da oltre 10 anni a studiare e produrre integratori efficaci e sicuri, senza aggiunta di additivi chimici superflui, con una filosofia strettamente legata al concetto di salute e benessere. P er fare ciò lavora da sempre a stretto contatto con naturopati, nutrizionisti, dietisti, biologi che dalla fase di formulazione a quella di realizzazione del prodotto si impegnano, in linea con la mission aziendale, a migliorare la qualità della vita di chi utilizza i prodotti, della salute degli sportivi e delle loro performance.
Q uesto avviene anche grazie alla stretta collaborazione tra allenatori e atleti con esperti formulatori, per un costante sviluppo della ricerca, al fine di ottenere integratori sempre più efficaci e sicuri. (c.t.)
Barrette
Linea Energetika
Le barrette sono un alimento energetico studiatb o per uso sportivo, a base di frutta secca e cereali. I carboidrati che costituiscono la barretta sono ad assorbimento sequenziale e consentono perciò di ottenere energia distribuita nel tempo. Da assumere una barretta prima delle sedute di allenamento e una ogni ora circa durante le uscite.
Linea Proteika
È un alimento a elevato tenore proteico utilizzabile da tutti. Una soluzione ottima per rigenerare la massa muscolare dopo l’esercizio fisico e può anche essere utile come snack veloce o per completare un pasto o un’alimentazione carente di proteine.
Fiale
Ginseng Complex
È una preparazione naturale corroborante, tonico-energetica e adattogena. Prodotta in Italia a partire da materie prime selezionate e titolate: ginseng, eleuterococco e astragalo. Utile come sostegno fisico e tonico durante periodi di intenso carico sportivo o di stress psicofisico.
Super Energy
È un prodotto a base di glucosio, fruttosio, potassio citrato e magnesio citrato. Il composto è stato studiato per fornire energia rapidamente, onde favorire un veloce recupero delle forze quando si determina una situazione di affaticamento e stanchezza improvvisa. Da assumere circa ogni ora durante attività di media-lunga durata oppure al
È un integratore alimentare di creatina monoidrata in capsule con vitamina E. La creatina è un derivato degli aminoacidi ed è coinvolta nel mantenimento delle riserve energetiche cellulari. Si mostra utile per favorire il naturale incremento della forza e della massa muscolare, riducendo il fisiologico affaticamento e promuovendo il recupero dopo intense sedute di attività fisica. La vitamina E contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo.
Aminoram+
È un prodotto dietetico a base di aminoacidi ramificati con vitamina B6, indicato per soggetti che praticano sport. L‘integrazione con aminoacidi ramificati risulta utile nei soggetti sottoposti ad attività muscolare sia intensa che di lunga durata.
CARATTERISTICHE
TECNICHE
• Spessore: 2 mm
• Peso: 25 g
• Lavabili e riutilizzabili
• Taglie: dal n. 36 al n. 48
• Uomo / Donna
Le solette UNIVERSAL-NO2 di Noene
Comfort e protezione in ogni momento della giornata grazie alla Shock-absorbing Technology
Le solette UNIVERSAL-NO2 sono particolarmente indicate per un uso quotidiano, sia all’interno delle scarpe utilizzate per l’attività atletica che in quelle sportive per il tempo libero come le sneakers, così come in quelle antinfortunistiche.
S enza modificare le abitudini di appoggio del piede, le solette UNIVERSAL-NO2 offrono una protezione costante dagli stress articolari derivanti dall’attività sportiva quotidiana, ma anche sul lavoro o nella vita di tutti i giorni. Adatte a qualunque tipo di calzatura a pianta larga, possono essere inserite sia sopra che sotto la soletta originale, data la leggerezza e il ridotto ingombro. Se inserite sopra, è necessario rivolgere verso l’alto la parte rivestita in tessuto. È consigliato l’uso delle calze.
PROPRIETÀ DELLA TECNOLOGIA
Il materiale antivibrazione Noene ha una proprietà fondamentale con dei benefici sul corpo umano: assorbire e disperdere fino al 92% delle vibrazioni derivanti dalle energie negative (di ritorno) provocate dall’impatto piede-scarpa-suolo.
Bloccando tali vibrazioni, le solette high-tech Noene - riconosciute come Dispositivo Medico di Classe 1 dal Ministero della Salute - prevengono la formazione dei microtraumi che sono la causa dei dolori e delle infiammazioni a articolazioni, schiena e cervicale. Problemi di cui soffre la maggior parte della popolazione, proprio perché trascurati alla fonte.
le testimonianze
“ I ndosso le solette
Noene Universal NO2 quotidianamente, nelle scarpe da allenamento e da lavoro. Sono così sottili che non danno alcun fastidio e permettono tuttavia di percepirne il comfort
Giulia Vinco, ultra-trailer
“ D opo l’utilizzo delle solette
Noene ho notato una forte diminuzione dei fastidi al ginocchio, in particolare all’articolazione, problema che prima riscontravo soprattutto dopo gli allenamenti e le gare più lunghe
Giorgio Dell’Osta, Team Noene
“Shine your run” con Buff
Il brand spagnolo ha ideato una collezione per il running, Buff Run, con accessori multifunzionali e colorati che donano protezione e comfort. L’intera linea è stata concepita con un nuovo tessuto estremamente estensibile, morbido, protettivo e termico, il DryFlx (49% Polyestere, 47% Polyamide, 4% Elastane) che offre traspirabilità e ottima gestione dell’umidità durante l’attività fisica ad alta intensità, mantenendo tutte le caratteristiche di ottima vestibilità. La collezione in DryFlx per i runner si compone di headband, Buff multifunctional (tubolare), neckwarmer e cappellini, sempre abbinabili secondo il concetto Mix & Match. Come La nuova linea Tech Fleece della collezione Buff Run, che è progettata con una forma ergonomica per offrire ottima vestibilità sul viso e per proteggere dal freddo intenso. O i nuovi cap con visiera pensati per i runner: totalmente traspiranti e ad asciugatura rapida e assolutamente confortevoli perchè morbidi, elastici, avvolgenti e regolabili con uno strap a sua volta realizzato con elastane. Inoltre la collezione presenta elementi retroriflettenti a 360°, inseriti nella fantasia e non necessariamente visibili alla luce, che si accendono una volta colpiti dai raggi luminosi, per dare la miglior visibilità e sicurezza.
INFO: Nov.Ita - 011.6467743 - info@nov-ita.com
con bv sport
Running a doppia protezione
La Doubles di BV Sport è una calza doppia traspirante composta da due strati. Il primo aderisce al piede, il secondo aderisce alla scarpa. Questa tecnica di fabbricazione evita gli attriti e limita i surriscaldamenti che sono all’origine delle vesciche. Comoda e resistente, la calza è dotata di un bordo a costa larga senza cuciture per evitare le abrasioni da stringimento e l’effetto “laccio emostatico”. La punta e il tallone sono rinforzati con il sistema Friction Free. La composizione a base di Coolmax e la struttura super traspirante conferiscono un’ottima termoregolazione nonché una rapida fuoriuscita del sudore. L’interno della calza doppia è costituito partendo da microfibre Nilit Breeze che donano una piacevole sensazione di freschezza anche in presenza di alte temperature. Il sistema Airgon assicura una notevole ventilazione nella parte superiore del piede.
INFO: BV Sport Italia – 335.5927456 - bvsport.it
Crazy Idea lancia la collezione
“The Legend” per lo skyrunning
Ogni sport ha le proprie leggende. La leggenda nel lo skyrunning è italiana e si chiama Fabio Me raldi. Primo a infrangere record e tradizioni e a vantare vittorie come pochi altri. Basti citare le vittorie alla Everest marathon, al Trofeo Kima e alla Dolomity sky race, il record allo Shisha Pangma, al Monte Kenya, al Monte Rosa da Alagna e quello mitico da Courmayeur al Monte Bianco e ritorno, im battuto per oltre 20 anni. “The Legend”, questo è il nome scelto per la collezione di abbigliamen to a lui dedicata e che sarà disponibile solo in 20 selezionati negozi tecnici, i “20 guerrieri” che saranno al fianco degli skyrunning e dei trail runner. La linea è stata studiata a quattro mani con Valeria Colturi, titolare e stilista di Crazy Idea che, per prima, nel 1995 ha inventato una collezione apposta per lo sky e il trail. L’obbiettivo del progetto “The Legend” è quello di sensibilizzare la sicurezza e puntare al comfort. La collezione è un connubio di scelte tecniche di altissimo livello, partendo dai tessuti e passando attraverso le più dettagliate soluzioni. Come gli slip nei pantaloni da uomo, divisi internamente con il sistema Suspension Plus con sostegno extra e massima ventilazione per la prevenzione di varicocele. O come le tasche retinate, i dettagli rifrangenti e le zip invisibili. INFO: Crazy Idea - 0342.706371 - info@crazyidea.it
La nuova Spire 3 di 361°
Massimo comfort e ammortizzazione, supporto perfetto indipendentemente dalla distanza che si vuole correre. Sono queste le qualità che la nuova Spire di 361° promette. La scarpa dedicata ai runner che hanno appoggio neutro vede la tecnologia Qu!kfoam, propria del marchio, migliorata ulteriormente. La costruzione di questo modello prevede infatti una piattaforma più ampia e comoda, mediante un incremento del foam sotto i piedi, anche sotto il tallone, apportando maggior ammortizzazione e rendendo più confortevole l’impatto nella parte laterale. Nella parte mediale il Qu!kfoam è meno visibile rispetto allo strato in EVA, che garantisce maggiore stabilità. In aggiunta all’inserto in fibra di carbonio, che garantisce il controllo della torsione, è stata creata una base di appoggio stabile nella fase di massimo carico. Spostando il peso verso l’avampiede si sentirà maggior comfort così come massima flessibilità. Questo grazie al posizionamento del Qu!kfoam a diretto contatto con il battistrada. La tomaia della Spire 3 è stata finemente progettata. Minimalista nel look, ma funzionale, gli strati di supporto supplementari si trovano sotto l’engineered mesh. La tomaia, inoltre, presenta una struttura di supporto mediale così come dei rinforzi sul puntale per avere maggiore sensazione di stabilità. Per ultimo, ma non meno importante, la linguetta progettata anatomicamente in morbido synthetic suede per un comfort ancora maggiore.
La EVO Mafate, che prende il nome dalla celebre location di una delle 100 miglia più selvagge e dure del mondo è la scarpa performante per l’en durance trail di Hoka One One, oggi ancora più veloce nella nuova versione. Questa scarpa ultra tecnica è stata pensata per affrontare le montagne più dure e i terreni più difficili in velocità. È un’evoluzione leggera della scarpa da mountain running super-ammortizzata di Hoka. Conserva l’intersuola protettiva e il battistrada aggressivo della Mafate Speed, ma aggiunge una tomaia in Matryx realizzata con filati di Kevlar, ottenendo un insieme incredibilmente resiliente e leggero che permette ai runner di affrontare i sentieri più tecnici di montagna sulle lunghe distanze senza peso inutile. I tacchetti di gomma da 5 mm Vibram Megagrip sulla suola esterna sono l’ulteriore garanzia che quando i piedi toccano terra, sono davvero ben ancorati al suolo. Drop 4 mm, peso: 270 g. INFO: Artcrafts International - 055.68189 - info@artcrafts.it
cmp Kursa WP, per chi ama affrontare la natura correndo
La linea per il trail running di CMP è stata progettata pensando alle esigenze di coloro che amano affrontare la natura di corsa, risalire sentieri accidentati e lanciarsi in ripide discese, accontentando il desiderio di velocità senza rinunciare a comfort e sicurezza. Performance, agilità, protezione e leggerezza caratterizzano i modelli della collezione. Ne è un esempio Kursa WP, la scarpa ideale per i trail durante la stagione invernale, grazie alla membrana impermeabile ClimaProtect, capace di proteggere il piede e tenerlo asciutto e caldo con qualsiasi condizione climatica. La tomaia in mesh jacquard è costruita con tecnologia seamless, avvolgente e protettiva ma allo stesso tempo leggerissima. La suola Vibram S927 Fuga è flessibile e con un ottimo grip anche su terreni impegnativi grazie al rivoluzionario compound Megagrip. L’intersuola in EVA da 35 mm si estende anche sul tallone per il massimo cushioning. Drop 5 mm - peso 370 g. INFO: F.lli Campagnolo - 0424.515411 - campagnolo@campagnolo.it
La Sportiva Lycan GTX Woman
È la calzatura da trail running perfetta per correre in sicurezza nei mesi invernali anche su terreni ghiacciati o innevati grazie al battistrada chiodabile, adatta per corse su medie distanze, allenamenti e skyrunning. Comoda e confortevole è indicata per tutti gli amanti della corsa off-road. Con un volume ampio per il massimo comfort, la tomaia è in mesh traspirante con rinforzi in microfibra spalmata anti-abrasione per protezione e leggerezza con puntalino protettivo in TPU e fodera in Gore-Tex. L’allacciatura è rapida, la zeppa a iniezione assorbe gli impatti grazie anche alla particolare struttura esterna particolarmente ammortizzante.
INFO: La Sportiva - 0462.571800 – lasportiva.com
Appuntamento al buio con ASICS
In scena a Londra un particolare esperimento. Finalizzato a dimostrare quanto la mente vinca sul fisico e influisca sulla prestazione atletica. Dieci runner, provenienti da tutto il mondo, hanno provato il Blackout Track con ai piedi le nuove calzature del brand dalla nostra inviata _ cristina turini
Non lontano da Docklands, la zona a est di Londra che un tempo faceva parte di uno dei porti più importanti al mondo, è stata allestita una pista da corsa completamente buia, l’ASICS Blackout Track, un percorso personalizzato di 150 metri dove si corre nell’oscurità senza tecnologia, senza musica, senza scenari, senza comfort e senza una linea di un traguardo. L’ASICS Blackout Track è stato sviluppato in collaborazione con scienziati sportivi e top coach per rimuovere tutte le distrazioni e incoraggiare i corridori a concentrarsi veramente sulla sincronizzazione della mente e del corpo. Perché il buio? L’esercizio fisico diventa sinonimo di benessere soltanto se si impara ad allenare la testa insieme al corpo, che, lontana dalle mille distrazioni, può indirizzare la nostra attenzione sui muscoli e sui sensi, invece di focalizzarla sugli stimoli esterni e sulle preoccupazioni di ciò che sta per avvenire. In questo senso l’allenamento diventa un’opportunità di crescita e cambiamento e il movimento ritmico della corsa aiuta di per sé a concentrarsi sulle variazioni del respiro e del battito cardiaco, sul rumore che fanno i passi e sulla postura che, spesso, riflette il proprio stato d’animo interiore, come quando corriamo con i pugni stretti.
La mente crea il cambiamento della realtà. Correre dimostra che si sta già agendo in questa direzione
(Mindful Running) “
L’ESPERIMENTO / Nel Global Running Day, il 6 giugno scorso a Londra, ASICS ha dimostrato quanto il potere della mente possa cambiare la prestazione atletica. Il Blackout Track ha infatti ospitato un esperimento scientifico messo a punto da Samuele Marcora, Director of Research presso l’Univerity of Kent’s School, per dimostrare che la forza mentale è tanto importante per il successo atletico quanto la forma fisica. Dieci runner hanno corso prima per 5k in pista in condizioni normali
– luci accese, musica in sottofondo, folla che tifa – e successivamente 5k al buio, con rumori attutiti, nessuna motivazione, feedback o l’ausilio di tecnologia. Nello specifico gli atleti sono stati monitorati su tempo e su battito cardiaco e tramite il NASA Task Load Index, uno strumento che aiuta a valutare il carico di lavoro fisico e mentale percepito. La differenza nelle prestazioni è stata determinata da un passo più lento nella condizione “blackout”, anche per assenza di sprint finale e frequenza cardiaca significativamente più bassa negli ultimi giri. Infatti nella condizione “lights on”, i runner hanno iniziato con un passo più spedito e realizzato uno sprint finale, aumentando significativamente la velocità complessiva della prestazione negli ultimi tre giri. Rendendo le condizioni più dure, anche gli atleti con grande esperienza hanno visto un declino dei loro tempi sui 5 km con una media di 60 secondi, rendendo la differenza media maggiore (del 4,5% sulla performance) di quanto ASICS avesse ipotizzato.
“ Abbiamo voluto dimostrare il ruolo fondamentale che gioca la mente nella performance atletica. La differenza che abbiamo rilevato tra le condizioni sperimentate in un solo giorno è simile a quella visibile dopo un programma di allenamento intensivo di quattro settimane, quindi la mente non dovrebbe essere sottovalutata (prof. Samuele Marcora)
Gel-Kayano 25
A rappresentare l’Italia c’era Fabio Inka, preparatore atletico, creatore del programma “Impacto Training”, nonché ambassador del brand. Fabio ha corso poco più di 5 km completamente al buio affidandosi alle sue sensazioni e descrivendo poi tale esperienza come incredibile e unica. Senza la vista, gli altri sensi si acuiscono e la concentrazione aumenta. La connessione tra corpo e mente diventa quasi un tutt’uno, indispensabile per mandare via la paura dell’ignoto e prendere più fiducia. Ai piedi le nuove GEL-Kayano 25, lanciate ufficialmente da ASICS proprio durante l’esperienza londinese. La nuova versione della storica scarpa dedicata alle lunghe distanze (di cui vi avevamo già parlato nello scorso numero), già famosa per la sua stabilità unita all’ammortizzazione, è più reattiva, grazie alle innovative tecnologie dei materiali studiati e sviluppati interamente a Kobe. Viene infatti utilizzata nell’intersuola la mescola FlyteFoam Lyte combinata con il nuovo FlyteFoam Propel. Questi due elementi lavorano insieme garantendo maggior protezione e stabilità. Il FlyteFoam Lyte è ancora
più leggero, grazie all’utilizzo di microfibre minuscole, di dimensioni infinitesimali, che migliorano la connessione delle parti, la durata e la resistenza. Nella zona mediale il FlyteFoam Lyte presenta una zona più rigida e densa che supporta la pronazione, mentre nella parte posteriore in corrispondenza del tallone, si innesta l’inserto GEL per attutire l’impatto. Il FlyteFoam Propel che si estende per tutta la lunghezza della scarpa migliora del 50% la risposta elastica rispetto a un’EVA tradizionale. L’inserto in GEL è posizionato strategicamente sotto il primo metatarso, la zona dove si ha la maggior concentrazione di sovraccarico durante la corsa. Anche la suola è stata modificata con un aumento della superficie in corrispondenza della zona mediale. La linea longitudinale, (Fluid-Ride) controlla il movimento durante la spinta sull’avampiede. L’inserto centrale, il famoso Trusstic System, è stato ulteriormente perfezionato aumentando la rigidità nella zona che controlla la rotazione mediale durante la pronazione, rimanendo più flessibile verso l’esterno. Questa dualità permette “l’adattamento” della scarpa al piede nella fase di contatto.
Applausi
all’atterraggio
Grande successo per la prima edizione della Milano Linate Night Run. Grazie a un’organizzazione impeccabile e al fascino della location notturna poco convenzionale. Elementi che hanno trasformato una semplice gara in una corsa davvero speciale dalle nostre inviate _ cristina turini e manuela barbieri
Prendi un aeroporto cittadino che festeggia il suo settantesimo anniversario, mettici poi una notte di inizio estate dall’aria fresca e priva di zanzare, aggiungi anche un’organizzazione ineccepibile studiata nei minimi dettagli, e dai il tocco finale con l’entusiasmo di 2.000 runner. Ecco gli ingredienti perfetti di una corsa poco ortodossa, ma già molto amata da tutti fin dalla sua creazione. La prima edizione della Milano Night Run, svoltasi lo scorso 22 giugno presso l’aeroporto di Milano Linate, aveva infatti registrato il sold out già a poche settimane dall’apertura delle iscrizioni e a ragion veduta. Questo format, che prevede una corsa in notturna all’interno di un aeroporto, è il primo e unico in Europa, un’occasione davvero incredibile, un privilegio che i tanti runner appassionati non si sono lasciati sfuggire. La 10 km non competitiva, ideata e organizzata da RCS Sport, ha preso vita con tutte le procedure aeroportuali del decollo: il chekin di tutti i partecipanti a partire dalle 21.00, la carta di imbarco per accedere all’hangar, i controlli di sicurezza. Una volta arrivati in “pista” in prossimità della partenza, ad accogliere i runner gli speaker di Disco Radio e un’atmosfera elettrizzante.
Con il decollo dell’ultimo volo alle 23.30 e dopo i necessari interventi per allestire la pista per la corsa, alle ore 00.30 è partita ufficialmente la gara. Un percorso facile e scorrevole, con l’illuminazione notturna della pista a fare da sfondo che ha contributo a rendere il percorso unico e affascinante.
Molti i runner che si sono goduti il momento realizzando video e facendosi selfie con lo smartphone, mentre per i più allenati e per coloro che volevano realizzare il personal best, il clima e il percorso erano davvero ideali. Tante le facce soddisfatte all’arrivo, tra di loro c’erano anche quelle di Roberta Guaineri, assessore al Turismo, Sport e Qualità del Comune di Milano, Maurizio Lupi, ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti della Repubblica Italiana e la showgirl Juliana Moreira con il marito Edoardo Stoppa, noto reporter di Striscia la Notizia.
A lle tre del mattino l’aeroporto era già sgombero, grazie anche al lavoro dei tanti preziosi volontari che hanno supportato i partecipanti nelle questioni logistiche. Di questa notte d’inizio estate è rimasta una medaglia, una maglia nera e il ricordo di una gara spettacolare che ci auguriamo di poter ripetere il prossimo anno.
Siamo entusiasti di aver lanciato un altro format di gara divertente e innovativo. Milano Linate Night Run è la prima corsa in notturna organizzata all’interno di un aeroporto che si trova nel centro di una grande città. Ringraziamo SEA per la disponibilità e il grande supporto per un evento così sfidante e complesso, il successo e il sorriso che ho visto in questa gara ci ripaga di tutti gli sforzi
Andrea Trabuio, responsabile mass events RCS Active Team – RCS Sport
Le iscrizioni sono aperte, ecco il qr code per accedere direttamente al sito
Trail per tutti con CMP
Anche la terza edizione si propone di promuovere la disciplina, estendendo la partecipazione ai neofiti e ai più giovani. Con cinque format di gara alla portata non solo degli atleti più esperti, ma anche di chi vuole scoprire il territorio facendo attività fisica
_ DI cristina turini
Trail running come disciplina per tutti, è questa la volontà di CMP, brand di abbigliamento sportivo del gruppo F.lli Campagnolo, che con la terza edizione di Bassano del Grappa prevista per il prossimo 6-7 ottobre, propone diverse tipologie di percorso rendendo la manifestazione un evento sportivo di alto livello, oltre a essere anche un importante momento di aggregazione e condivisione a livello territoriale. Dopo il successo delle prime due edizioni, i colli di Bassano e Marostica sono pronti a ospitare nuovamente il popolo del trail running da ogni parte del mondo. La scorsa edizione ha accolto atleti da 10 nazioni diverse e quest’anno i runner arriveranno anche da oltre oceano (Stati Uniti).
A riceverli, troveranno una grande area espositiva dove i brand più importanti mostreranno le ultime novità e dove sarà anche possibile testare i prodotti. CMP Trail diventa ogni anno sempre più internazionale quindi, oltre a confermare una spiccata identità territoriale tale da essere inclusa nei 14 eventi ufficiali di “Bassano Città Europa dello Sport 2018”.
La terra degli alpini offre diversi percorsi e format di gara, per estendere la partecipazione a più persone e per fare in modo che CMP Trail diventi una manifestazione per runner di ogni livello ma anche per le famiglie.
A fare da apripista sarà la regina delle gare, il CMP Long Trail, con una distanza di 43 km e 2106 m di dislivello, lo scorso anno ha visto la partecipazione di ben 276 partecipanti con alcuni nomi di spicco nel panorama della disciplina. A seguire, il CMP Short Trail, con 18 km e un dislivello di 750 m, un percorso veloce alla portata di qualsiasi runner che, come lo scorso anno, anche per il 2018 vedrà alla partenza tanti neofiti e una buona percentuale di donne.
M a il fiore all’occhiello di questa manifestazione è il CMP Youth Trail dedicato ai più giovani che mette in palio 80 borse di studio grazie al supporto delle aziende sponsor. Nella scorsa edizione ha visto la partecipazione di oltre 300 ragazzi. In un percorso di 7 km e 200 m di dislivello, questo format ha l’obiettivo di promuovere i valori sportivi trasmettendo i principi e il codice etico che contraddistinguono il trail running: il rispetto della natura e dell’avversario.
E per i più piccoli, dai 4 ai 12 anni, è confermato anche il CMP Mini Trail, che potranno avvicinarsi al mondo della corsa attraversando per 2 km un percorso tra i vigneti di Villa Angarano. Inoltre sono previsti laboratori creativi e servizio di baby sitting per i genitori impegnati nelle gare.
I nfine una novità introdotta quest’anno: il Masters Nordic Walking dedicato non solo agli appassionati, ma anche a coloro che vogliono avvicinarsi per la prima volta a questa disciplina, con il supporto degli istruttori ANI e di Masters, azienda di Bassano produttrice di bastoni da sci e di trekking. Un tracciato di 7 km per immergersi nella natura e scoprire camminando il territorio circostante.
Sotto, il vincitore del CMP Trail Long 2017, Gil Pintarelli
I colli di Bassano e Marostica sono pronti a ospitare il popolo del trail running da ogni parte del mondo
Sopra, alcune suggestive immagini dalle scorse edizioni
Milano come non l’avete mai vista
La Salomon Running coniuga passaggi inediti all’interno della città insieme a un percorso che, in alcuni punti, mette alla prova anche gli atleti più esperti.
Questa combinazione è la formula vincente che ne fa una manifestazione in costante crescita _ DI cristina turini
Il 23 settembre torna per l’ottava volta la Salomon Running Milano e, per l’occasione, i podisti milanesi (e non solo) si allenano già da mesi ad affrontare i dislivelli che il giorno della gara metteranno alla prova gambe e fiato. Sono iniziati a marzo, infatti, gli incontri di preparazione che hanno riscosso anche per questa edizione un crescente successo. Partecipazione ed entusiasmo che, come sempre, hanno coinvolto un folto numero di runner donne. A loro è stato dedicato un allenamento speciale, con particolare attenzione alle principianti, grazie al coinvolgimento della personal trainer InformaconFede. Un appuntamento che, visto l’elevato numero di partecipanti, si ripeterà a settembre prima della gara. Ma per quest’edizione, porta anche un’importante novità. La manifestazione organizzata da A&C Consulting, infatti, è vicina al mondo del sociale fin dai suoi esordi e quest’anno ha strutturato un vero e proprio charity program dedicato. In particolare, verrà supportata Voci Sott’Acqua, una community che sostiene i malati di IPF (Fibrosi Polmonare Idiopatica) con “La Staffetta del Respiro”, per dare visibilità alla malattia e voce ai pazienti.
I percorsi / Le distanze delle tre gare rimangono consolidate con partenza dall’Arena Civica. L’Allianz Top Cup da 25 km sarà valida come Campionato Italiano di trail corto, confermata per il secondo anno dalla Fidal che l’ha selezionata per la sua qualità organizzativa, per l’originalità e l’innovazione che caratterizzano il percorso, e per il livello di soddisfazione dei partecipanti. Il tracciato si snoderà tra il centro storico di Milano, con i passaggi in Brera, piazza della Scala, Palazzo Reale, piazza Duomo fino al Castello Sforzesco con il suo fossato e all’Arco della Pace. Per poi proseguire verso il Montestella, il Parco del Portello, il parco City Life con l’attraversamento del City Life Shopping District e la scalata
fino al 23° piano della Torre Allianz con il Trofeo Allianz Tower, una gara nella gara: un vero e proprio vertical di 644 gradini e un dislivello di 100 metri. Nei tre anni precedenti, sono stati ben 4.000 i runner che hanno sfidato la salita del grattacielo più alto d’Italia. L’Allianz Fast Cup di 15 km è una gara non competitiva aperta a tutti. Dal parco Sempione all’Arco della Pace, fino al parco del Portello e il parco City Life per arrivare al Castello Sforzesco con il suo fossato. Un tracciato divertente da correre avendo alle spalle un po’ di allenamento, è un ottimo modo per mettersi alla prova e sfidare le proprie capacità.
I nfine il Trofeo “City Life Shopping District” di 9,9 km è una non competitiva alla portata di tutti o quasi e, anch’essa come le due gare sopra citate, avrà il passaggio all’interno della galleria City Life Shopping District.
Sponsor / Salomon ha abbracciato da subito la filosofia di questa gara. Il brand francese sostiene Salomon Running Milano come title sponsor dal 2010, con lo scopo di divulgare il “verbo” della corsa off-road. Un impegno che si completa con “how to trail run”: una serie di attività, su web come sul campo, con l’obiettivo di informare e coinvolgere coloro che intendono avvicinarsi al running in ambiente aperto. Anche Suunto, in qualità di sponsor tecnico e timekeeper ufficiale della gara, crea dispositivi da polso ad alte prestazioni per tutti gli appassionati outdoor e per gli atleti più esigenti, adatti ai percorsi più sfidanti. Infine, non poteva mancare Allianz che per il quarto anno consecutivo si affianca alla manifestazione come main sponsor e partner, aprendo la propria sede alla Allianz Top Cup. Il grattacielo, per la prima volta quest’anno, è stato protagonista della Allianz Vertical Run, competizione inserita nel Campionato Italiano Assoluto Vertical Sprint, con 437 atleti che hanno scalato 50 piani.
photo: Roberto Mandelli
photo: Roberto Mandelli
Dopo le tappe di Los Angeles, New York, Londra e Berlino, lo scorso 29 giugno anche a Milano si è corsa la “Run for the Oceans”, l’evento organizzato da adidas a sostegno di Parley for the Oceans, un’organizzazione che punta ad accendere i riflettori sulla fragilità degli oceani. adidas la supporta nei suoi programmi di comunicazione e sensibilizzazione e nell’ambito dell’Ocean Plastic Program, iniziativa finalizzata a contrastare l’inquinamento degli oceani.
“
Per educare le nuove generazioni di ‘guardiani degli oceani’
L’evento, a cui hanno partecipato oltre 1.000 persone, si è svolto alla presenza di Ian Thorpe, nuotatore australiano plurimedagliato olimpico. Ma ha visto coinvolti, oltre agli adidas runner, altri atleti e personaggi pubblici vicini al brand, come il cestista italiano Luigi Datome, ala del Fenerbahce e capitano della Nazionale Italiana.
La run prevedeva un percorso di 1,5 km all’interno del Parco Sempione da percorrere più volte con lo scopo di donare a Parley for the
Run for the Oceans
L’evento organizzato da adidas a sostegno di Parley. Dopo Los Angeles, New York, Londra e Berlino, anche Milano dalle nostre inviate _ manuela barbieri, cristina turini e sara canali
Oceans un dollaro per ogni chilometro, fino a un totale di un milione di chilometri. Le somme raccolte serviranno a finanziare l’iniziativa Parley Ocean School, pensata per educare le nuove generazioni di “guardiani degli oceani”.
Con l’obiettivo di sfruttare il potere dello sport per accendere i riflettori sui rischi provocati dall’inquinamento degli oceani, l’evento di Milano si inserisce all’interno del programma di manifestazioni che adidas e Parley hanno organizzato a livello globale per schierarsi dalla parte degli oceani, sempre più minacciati da problemi di origine umana come l’inquinamento e l’abbandono dei rifiuti.
I due partner collaborano dal 2015 per evitare che la plastica finisca negli oceani, trasformandola in prodotti sportivi ad alte prestazioni realizzati con Parley Ocean Plastic. Come le scarpe in edizione limitata UltraBOOST Parley nella nuova colorazione Deep Ocean Blue, che uniscono tecnologie orientate alle performance e innovazioni ecologiche all’avanguardia. Prodotti come questi, dove le prestazioni elevate si affiancano a un fine nobile, testimoniano l’impegno di adidas e Parley nell’affrontare la grave minaccia ambientale. Con un’intersuola Boost a ritorno di energia e una tomaia Primeknit realizzata al 95% in Parley Ocean Plastic (tessuto speciale che nasce dalla rilavorazione dei rifiuti plastici raccolti sulle spiagge), ogni paio di scarpe permette di recuperare circa 11 bottiglie di plastica che altrimenti rischierebbero di finire in mare.
Sopra, in edizione limitata, le UltraBOOST Parley nella nuova colorazione Deep Ocean Blue
A sinistra, il nuotatore australiano plurimedagliato olimpico Ian Thorpe
A destra, il cestista capitano della Nazionale Italiana Luigi Datome
Le nuove tappe del Run Happy Tour
L’8 settembre, a Torino, torna l’evento di Brooks in versione autunnale. Un modo divertente e poco convenzionale per far conoscere i prodotti dell’azienda alla running community italiana _ DI cristina turini
Correre è bello, in compagnia degli amici e della musica, e con un paio di scarpe nuove ai piedi, è meglio. Il tour, in puro stile Brooks, coinvolge alcune città italiane da nord a sud, ed è pensato per le persone che, oltre a voler correre ed essere attive, vogliono passare un momento in allegria e spensieratezza, proprio come recita il claim dell’azienda #RunHappy. Brooks, specializzata in scarpe e abbigliamento da running, con i suoi prodotti performanti attira da sempre un folto numero di atleti appassionati. Con il Run Happy Tour l’intento è quello di coinvolgere e farsi apprezzare anche dai podisti occasionali o pigri, quelli per cui non sempre infilare scarpe da running e uscire a correre è una gioia. Ecco perché dopo il successo di Milano, Padova e Firenze della scorsa primavera, ritorna questo evento arrivato in Italia per la prima volta nel 2018, con l’obiettivo di avvicinare la running community
italiana al mondo Brooks dando l’occasione a tutti di provare direttamente “sul campo” le ultimissime novità del marchio. Come?
Camminando o correndo per 5 km “non convenzionali”, a tempo di musica e divertimento, con tanto di happy hour finale rinfrescante, il #RunHappyHour. D opo l’appuntamento di Torino, toccherà poi a Milano, Bologna e Roma sempre a settembre, infine chiuderà il tour a ottobre Napoli. L’evento è gratuito e aperto a tutti. Basta registrarsi alla tappa sul sito dedicato, scegliere la scarpa running che si desidera testare e presentarsi nella location dell’evento con tanta voglia di divertirsi. Inoltre tutti i partecipanti potranno ritirare la maglietta ufficiale del tour presso i rivenditori aderenti all’iniziativa, entro 15 giorni dall’evento, consultando la lista completa degli “Happy Retailers” sempre sul sito. r unhappytour.it
calendario
TORINO 8 settembre
MILANO 15 settembre
Per le tappe di Bologna, Roma e Napoli consultare il sito internet
Follow Your Passion, sempre più coinvolgente
La nuova campagna rispecchia perfettamente lo spirito del circuito. Rivolgendosi ai runner più esperti e competitivi con le sue mezze veloci.
Aprendosi a un pubblico più allargato con format di gara più brevi
_ DI cristina turini
Iprossimi mesi saranno i più roventi dell’estate nel panorama podistico, con appuntamenti immancabili che si susseguiranno. Tra questi, non mancheranno certo quelli dedicati al running del circuito FollowYourPassion di MG Sport, già iniziati ad aprile con Chia21 Half Marathon, che proseguiranno le tappe di Monza e Bari, seguite dalla Milano21 Half Marathon prevista per il prossimo 25 novembre.
E proprio in occasione di questi importanti eventi, FollowYourPassion ha presentato una nuova campagna advertising per le gare a calendario, puntando sull’energia e sulla passione che animano le manifestazioni fatte di gare veloci con percorsi scorrevoli per chi punta al personal best, ma anche accessibili a tutti con i vari format proposti, a partire dall’appuntamento all’interno del prestigioso Autodromo il 16 settembre.
La rinomata Mezza di Monza, infatti, attira migliaia di podisti ogni anno per l’inedita cornice in cui si gareggia e anche per la presenza del percorso da 30 km, un “lungo” ideale per chi prepara le maratone autunnali.
Da quest’anno il nome ufficiale della gara è Monza21 Half Marathon, per allineare l’evento alle altre mezze del circuito. Sia la distanza più lunga sia la regina della gara, la 21 km, offrono ai runner un percorso vario sul quale misurarsi, con un’ampia porzione di gara all’interno del parco di Monza, tra viali alberati, ville e cascine. Invece le distanze più brevi, la 5 km e la 10 km, si percorrono totalmente all’interno dell’autodromo. Anche quest’anno come lo scorso, la manifestazione podistica verrà preceduta dalla Monza 12H Cycling Marathon, maratona ciclistica in previsione per sabato 15 settembre al tramonto, a completare un week end di sport e passione.
Tra le mezze maratone più partecipate c’è anche la Bari 21Half Marathon, che quest’anno si terrà il 28 ottobre con tre percorsi: 5, 10 e 21 km. Lo scorso anno l’evento è andato sold out con 3.100 runner alla partenza provenienti anche da diverse regioni del sud Italia. A dimostrazione che la manifestazione ricopre un ruolo sempre più strategico nel turismo sportivo, c’è anche la scelta del percorso che mira a valorizzare i luoghi più importanti del capoluogo, con i passaggi nelle vie principali della città, con la cattedrale, il centro storico, il lungomare e gli scorci più caratteristici che si mostrano in tutta la loro bellezza. La novità di quest’anno è la Bridgestone Bari Five. L’azienda, title sponsor della 5 km, sostiene da sempre lo sport come strumento di benessere fisico e psicologico attraverso la campagna “Insegui il tuo sogno, non fermarti mai”, incoraggiando persone di tutte le età e abilità a inseguire i propri sogni superando le difficoltà. Valeria Straneo sarà presente allo start come ambassador di questa iniziativa. Lei, insieme ad alcuni tra i principali top runner italiani, contribuirà ad animare questo prossimo autunno podistico tutto da correre.
Sopra, una partenza dal circuito di Monza
Qui a fianco, un appasionato arrivo di gruppo
Sotto, una partenza dalla città di Bari
Quando gli obiettivi sono più alti degli ostacoli
Quest’anno la FIOCR aggiunge una tappa al Campionato Italiano e introduce i Campionati Regionali per promuovere la disciplina a livello territoriale
_ DI cristina turini
Giunto alla sua quarta edizione e iniziato ad aprile, il Campionato Italiano OCR volge verso la fine con otto tappe già corse e due previste per metà settembre e ottobre, con l’appuntamento finale di Inferno in versione Mud, a Figline Valdarno. Sono dieci tappe totali, una in più rispetto allo scorso anno. I dati ancora parziali (vedi box in fondo alla pagina), mostrano come la crescita registrata negli anni precedenti si sia stabilizzata. Inoltre molti obstacle runner hanno aderito ai Campionati Regionali o Interregionali. Questi ultimi sono stati introdotti per la prima volta quest’anno dalla ASD FIOCR (Federazione Italiana Obstacle Course Race), per promuovere la disciplina a livello territoriale e incrementare la partecipazione degli atleti a gare più vicine alla loro zona, con conseguente risparmio economico per gli stessi. Sono sette gare sperimentali, che si svolgono con il coordinamento della Federazione Italiana OCR grazie all’impegno delle associazioni affiliate e organizzatrici di gare OCR in Italia, e qualificheranno i migliori atleti alla Coppa Italia in programma il 30 settembre ad Arborea (OR), in occasione della Horse Country Nature Race (vedi box).
_ Costruire ed evolvere, sono le parole d’ordine
della Federazione Italiana OCR
Il Campionato Italiano continua a svolgere il suo importante ruolo da più punti di vista. Questa realtà, riconosciuta dalla FIOCR, conferisce carattere di ufficialità alla disciplina, premiando ogni anno un campione, una campionessa, il miglior team e i campioni Age Group, qualificandoli agli OCR European Championships e regolamentando tutte le gare che ne fanno parte. Dallo scorso anno infatti è stato introdotto il sistema dei braccialetti, dove ogni atleta élite o competitivo corre con tre band al polso, corrispondenti al numero massimo di ostacoli fallibili in gara. Questo metodo di valutazione, che premia per la classifica finale chi termina con più braccialetti al polso (oltre al miglior tempo), equipara le gare del circuito a quelle europee. Un altro aspetto che aggiunge qualità è la presenza sui percorsi di giudici qualificati, che hanno partecipato al programma di formazione e qualificazioni della FIOCR diventando giudici ufficiali OCR e garantendo così il rispetto delle linee guida in tutte le gare del regolamento ufficiale. Ma il carattere internazionale al Campionato Italiano lo danno soprattutto la bravura dei partecipanti e la difficoltà degli ostacoli presenti in gara, che ogni anno vengono aggiunti, sostituiti o modificati, diventando sempre più sfidanti. Di conseguenza anche il livello degli atleti si evolve e lo dimostrano i risultati, che vedono i migliori arrivare al traguardo con tempi molto ravvicinati tra di loro. In questo senso la disciplina così regolamentata rientra pienamente nel contesto europeo delle OCR. Si punta quindi sulla qualità più che sulla quantità, motivo per cui sarebbe auspicabile che sempre più gare OCR si inseriscano nel circuito regionale, alzando così il livello organizzativo prima di tutto in ambito territoriale e attirando quindi sempre un maggior numero di atleti e di specializzati nel settore.
Dati a confronto
PRIMO SEMESTRE 2017
INFERNO - ORIGINAL GRAM VERONA FORCE RUN - FARM RUN
FINISHERS TOTALI
FINISHERS DONNA (29,3%)
PRIMO SEMESTRE 2018
gare 3.575 879
SHARDANA CHALLENGELA BESTIA - INFERNO CITY –X-WARRIORS X-TRAIL NATURAL
OBSTACLE RACE - VERONA FORCE RUN - FARM RUN
FINISHERS TOTALI
FINISHERS DONNA (24,6%) 4 gare 4.273 1.252
Campionati Regionali o Interregionali FIOCR 2018
LE 7 TAPPE
1. PIEMONTE-LOMBARDIA
2. TOSCANA-EMILIA ROMAGNA
3. LAZIO
4. UMBRIA-MARCHE
5. SICILIA
6. SARDEGNA
7. VENETO-TRENTINO ALTO ADIGE
Le corse devono presentare tracciati con una lunghezza variabile da un minimo di 1 km, con almeno 10 ostacoli, a un massimo di 15 km, con almeno un ostacolo per ciascun km, fino a un massimo di 40 ostacoli.
SI QUALIFICANO ALLA COPPA ITALIA:
I PRIMI 20 classificati della classifica regionale maschile
LE PRIME 20 classificate della classifica regionale femminile
I PRIMI 10 classificati di ogni Age Group (16-17 anni, 18-39 anni e Over 40), maschile e femminile, della classifica regionale
I PRIMI 10 classificati assoluti, maschili e femminili, in ogni singola tappa
I PRIMI 5 classificati di ogni Age Group (1617 anni, 18-39 anni e e Over 40), maschile e femminile, in ogni singola tappa
I PRIMI 3 team classificati in ogni Campionato Regionale per la classifica team
Il Running Park Alpe di Siusi è costituito da 27 tracciati circolari ben bilanciati e segnalati con distanze e difficoltà differenti con una lunghezza totale pari a 240 km. Otto di questi si trovano circondati da un magnifico panorama a un’altitudine tra i 1.800 e 2.300 m, mentre i restanti tra i 900 e i 1.100 m, attorno ai paesi di Castelrotto, Siusi e Fiè ai piedi dello Sciliar. L’altitudine ideale dell’Alpe di Siusi offre le condizioni ideali per mettere alla prova muscoli e abilità e migliorare la resistenza. Inoltre sono presenti una serie di strutture ricettive che fanno parte dell’Alpe di Siusi Running Accommodation, che rivolgono particolare attenzione alle esigenze dei podisti: colazione a partire dalle 6, vasta scelta di menù per gli sportivi e late check out il giorno di una gara. Sala per lo stretching e servizio di lavanderia e asciugatura per l’abbigliamento. seiseralm.it
Alpe di Siusi... al paradiso e ritorno
La sesta edizione della mezza maratona si è riconfermata spettacolare sotto diversi aspetti.
Primo tra tutti lo splendido scenario delle Dolomiti. Ma anche la cura e la promozione del territorio da parte dei partner che hanno contribuito a rendere quest’esperienza davvero unica
dalle nostre inviate _ cristina turini e manuela barbieri
La fatica non esiste, scrive Nico Valsesia
Diciamo che se la mente è distratta, la fatica viene mitigata. Ed è stato impossibile non lasciarsi sopraffare dallo spettacolo naturale che si è presentato davanti ai nostri occhi e di tutti coloro che domenica 1 luglio hanno partecipato alla mezza maratona dell’Alpe di Siusi. Il tracciato, con 600 m di dislivello, ha portato i 700 partecipanti a correre sull’altopiano più vasto d’Europa, nella splendida cornice delle Dolomiti. Uno spettacolo che ha reso questa gara davvero unica e riservata solo a chi è riuscito ad assicurarsi i pettorali disponibili, un numero chiuso necessario dettato dalla volontà dell’organizzazione di mantenere il livello di questa manifestazione qualitativamente alto, prestando anche attenzione al tema della sostenibilità ambientale. La gara infatti è stata certificata “Green Event”, poiché sono stati attuati tutti quegli accorgimenti che hanno ridotto significativamente l’impatto sul territorio: i mezzi di trasporto ecologici, la raccolta differenziata, la distribuzione e promozione di cibo a km zero e biologico, l’utilizzo accurato di acqua ed energia e la responsabilità sociale. B en 27 nazioni hanno partecipato alla mezza maratona organizzata dall’Alpe di Siusi Marketing con il supporto dell’IDM Sudtirol Alto Adige (Innovation Development Marketing). La gara si è snodata lungo verdi distese d’erba e sentieri che hanno portato fino a quota 2.400 m, da dove i runner hanno potuto godere di un panorama ineguagliabile, per poi ridiscendere a quota 1.800 m verso il Campaccio, luogo di arrivo e di partenza. La fatica per noi che abbiamo partecipato c’è stata, ma è stata abbondantemente ripagata dallo splendido scenario che si è rivelato davanti ai nostri occhi dall’inizio alla fine della gara. Un privilegio che speriamo di poter rivivere anche il prossimo anno.
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NOME Mezza Maratona Alpe di Siusi
CITTÀ Castelrotto / Compaccio (BZ)
Tipologia Mezza maratona su sterrato e strada I
Percorsi I
Organizzazione Alpe di Siusi Marketing (in collaborazione con LG Schlern)
Edizione VI
Iscritti totali 700 (numero massimo)
Crescita in % degli iscritti totali 0% - (700 anche nel 2017)
intervista a Carmen Seidner, Responsabile Marketing
Come è nata l’idea di questa gara?
Il comprensorio dell’Alpe di Siusi ha una lunga tradizione di camp e preparazione atletica di podisti professionisti, tanto che spesso i team degli atleti keniani di Gabriele Rosa soggiornavano per camp in quota. E così, dopo aver titolato e “tabellato” numerosi tracciati nell’area di Compaccio, abbiamo ritenuto fosse giunto il momento di passare a una fase 2 con l’organizzazione di un evento podistico che sancisse la nostra vocazione verso il mondo del running.
delle manifestazioni sportive altoatesine. Quali sono gli sponsor della gara? Per il 2019 ne cercate altri?
Attraverso quali modalità e iniziative abbinate l’evento ai progetti charity?
A ogni edizione proponiamo una staffetta simbolica con una decina e più di atleti, a volte semplici amatori ma abbiamo anche sportivi altoatesini che partecipano prestandosi per una causa che riteniamo al centro delle nostre attenzioni. Il binomio sport - beneficienza ha per noi un valore importante e lo sosterremo anche in futuro.
Collaborate con enti locali per promuovere la gara e il territorio?
Crediamo nel lavoro di squadra, e su questo non c’è dubbio. Ci crediamo sia in termini operativi con una forte partecipazione di volontari che iniziano a considerare la Mezza Maratona come una “loro” gara, ma notiamo che anche il tessuto economico ci è vicino. Infatti la collaborazione con IDM è una partnership che desideriamo consolidare perché riteniamo che la Mezza Maratona dell’Alpe di Siusi sia una eccellenza nel campo
Più che sponsor ci piace chiamarli partner, perché visto il numero chiuso di 700 partenti, non possiamo garantire una visibilità paragonabile a quella dei grandi eventi podistici come le maratone cittadine su strada; viceversa siamo in grado di poter offrire alle aziende un rapporto più personale con i nostri podisti, molti dei quali sono ormai degli aficionados che rinnovano la propria iscrizione di anno in anno. Un esempio è la partnership con Marlene, le mele dell’Alto Adige.
Quali sono i vostri punti di forza e quali, invece, gli aspetti da migliorare?
I nostri punti di forza sono, oltre al territorio dell’Alpe di Siusi, la semplicità della nostra organizzazione e la passione dei volontari, ma crediamo che siano i concorrenti a doverci giudicare. In futuro? C’è sempre da migliorare, magari partendo da alcuni aspetti tecnici, e di engagement con il mondo del trail running leggero.
Novità per il 2019 e progetti futuri? In una prossima riunione del comitato organizzatore, analizzeremo tutta la manifestazione e interverremo sugli aspetti migliorabili. Quella sarà anche l’occasione per studiare nuove evoluzioni, fermo restando che non riteniamo opportuno superare il numero di 700 iscritti, per poter garantire a tutti un buon livello di servizio erogato.
Scheda tecnica
photo: Armin Mayer
Belize: di corsa nella terra dei Maya
Immersi nella storia. Quella di un popolo tanto grandioso nella sua crescita, quanto rapido nella sua (sconosciuta) estinzione _ DI dino bonelli
Belize, terra a me sconosciuta, terra di lingua inglese incastonata in quell’America Latina ispanica fino al midollo. Belize, terra che fu dei Maya e che ora sembra una colonia della dirimpettaia Jamaica, con tutti i suoi rasta-man a vivacizzarne le vie, con la musica reggae a galleggiare nell’aria, con la marijuana legale e con quella illegale. Belize, cantato e decantato da Madonna con la sua San Pedro della “Isla Bonita”, isole caraibiche e terra ferma tropicale, spiagge colorate dalla modernità e rovine grigie del periodo precolombiano, agricoltura e turismo, dollari USA che s’intrecciano con quelli beliziani in una ricercata e fine forma di caos. Chiedi un prezzo e non sai mai in che moneta ti viene espresso e gli equivoci nascono e crescono a dismisura. Un paese variegato insomma, un bellissimo miscuglio da andare a visitare, e ovviamente, noi ci siamo andati di corsa. In tutti i sensi.
Correre è un po’ come volare / Premesso che chi scrive, tanto quanto chi legge, non sa volare, il paragone ci sta. Correre senza obiettivi di cronometro e di prestazione, ma solo per muoversi in silenzio e agilità, è un esercizio d’inaspettata leggerezza, fisica e mentale. Allora arrivi sul sito Maya messo a calendario e vaghi passando da una pietra all’altra. Percorri stradine e sentieri senza neanche accorgertene, con gli occhi che guardano e scoprono, con la mente che s’illumina al cospetto di cotanta storica bellezza, con le gambe che sembrano non toccare nemmeno la terra. Il sito archeologico potrebbe essere quello di Altun Ha, a una trentina di chilometri in direzione nord di Belize City, che con i suoi 70 mila abitanti è la città più grande del paese. Ma potrebbe anche essere quello di Xunantunich, a un’ora di bus a ovest di Belmopan, la capitale politica del Belize, o quello di Caracol, perso nella foresta tropicale del sud, oppure un altro ancora tra i tanti in offerta. Il luogo, una volta qui, non importa più tanto, quello che importa è immergersi nella storia, la storia Maya, un popolo che tanto fu grandioso nella sua crescita, quanto rapido nella sua sconosciuta estinzione (1000 d.C. circa). Si corre lievi sotto un sole infernale, bere tanto e di continuo sono le parole d’ordine per non perdere lucidità, e bagnarsi la testa rigenera.
Sul prossimo numero Andremo a esplorare le montagne del Pakistan, di corsa come al solito
tra le rovine maya e l’aria di mare / Le rovine Maya che resistendo al tempo si ergono granitiche e parzialmente restaurate, nelle loro forme piramidali sono semplicemente stupende. Templi di una religione di credenze politeiste (basate sul concetto di dualità: la vita e la morte, il giorno e la notte, il maschio e la femmina), fatti da scalini e sca-
loni che si alternano con ingiustificata precisione. Si corre leggeri e silenziosi per non disturbare gli spiriti guerrieri che tra queste mura riposano da secoli. Poi ci si muove, per lo più con mezzi locali, bus sgangherati e barconi rumorosi, e si cambia sito o addirittura aria. Sulle isole c’è ovviamente aria di mare, un mare bello, caraibico, ma non si può dire altrettanto delle spiagge che non sono dell’iconica sabbia bianca circondata da palme. Ma ci si accontenta e si gode. Caye Caulker, isola di relax, isola per giovani, isola base per gite di un giorno per andare a fare snorkeling o per andare a nuotare con i lamantini, grossi mammiferi in via d’estinzione. Isola per fare sport acquatici e vita notturna. Ci si rilassa e si corre, perché a noi piace correre, perché correre, come detto e ridetto, è il miglior modo per curiosare in giro. L’isola è piccola ma è piena di strade e stradine, tutte sterrate, e non ci sono macchine se non le golf-car elettriche che fungono da taxi. Poi tante bici, gente a piedi e qualche cane sonnecchiante. L’aria è pulitissima, il sole cocente consiglia corse mattutine o serali, noi ci adattiamo e, prima che il grande disco infuocato ci arroventi le spalle, scorrazziamo tra case variopinte, rigorosamente in legno, e locali commerciali ancora chiusi. Incontriamo diversi runner, quasi tutti di sesso femminile, quasi tutti nordamericani, quasi tutti senza cronometro e in modalità “me la godo”. Ma si corre anche di sera e si corre anche per perdersi, perché solo perdendosi si scoprono percorsi diversi e ricchi di cose nuove. Capita quindi di immettersi in una stradina circondata da casette fatiscenti che sembrano voler crollare da un momento all’altro, poi in fondo alla via una serie di barche dismesse intrappolate tra le mangrovie che si gettano in mare, e un pontile traballante che porta a quelle poche barchette ancora operative per i pescatori del quartiere. Appena oltre, tra una miriade di pali affioranti dall’acqua, una barca semi affondata s’irradia degli ultimi raggi di un sole rosso che sta per spegnersi lontano. Un quadretto idilliaco che solo perdendosi abbiamo trovato, un quadretto che suo malgrado riassume appieno il Belize, terra di tutti e di nessuno, terra di contrasti, terra da esplorare.
Una scarpa Unika per il mountain running
Ammortizzazione, ritorno di energia, comfort e made in Europe. Sono queste le caratteristiche salienti della nuova calzatura firmata La Sportiva _ DI dino bonelli
Il verde è quello classico e allegro del Trentino, in un’estate dove l’acqua non manca, l’azzurro è quello vivo delle giornate terse, dove il sole è un disco infuocato che resta piacevole solo se accompagnato da una lieve brezza alpina. Poi c’è il blue ocean, con inserti grigi e scritte gialle, che mi splende tra le mani. Giro e rigiro l’oggetto, ne guardo i dettagli e ne cerco un eventuale difetto. Non c’è. All’occhio m’incuriosisce la punta, al tatto, il tallone. Ma è l’ora delle spiegazioni e, in silenzio, ascolto chi sa cosa dice, chi l’oggetto l’ha pensato, disegnato e concepito, chi all’oggetto ha dato forma e nome. L’oggetto è un’innovatissima scarpa da trail running per medie e lunghe distanze. Il suo nome è Unika.
La Sportiva Media Day / Ziano di Fiemme, primo week end di luglio. Seduti nella nuova e magnifica sala presentazioni, conto una trentina tra giornalisti e influencer provenienti da tutta Europa. Una platea attenta fatta da sportivi della corsa, persone che già sanno e che più vogliono sapere, uomini e donne che bramano di conoscere i segreti di quest’ultima creatura made in La Sportiva.
risparmio di energia. Dettagli tecnici questi, che soddisfano i palati più sottili ed esigenti. Spiegazioni semplici e facilmente comprensibili che incuriosiscono noi pratici del gesto tecnico, che quindi fremiamo per andarle a testarle in prima persona.
LA NUOVA SCARPA / Unika è la prima calzatura da mountain running La Sportiva made in Europe. Pensata per utilizzi su medie, lunghe e lunghissime distanze, e per qualsiasi tipo di terreno. È unica anche nella tecnologia, grazie all’impiego dell’intersuola Infinitoo ad altissimo ritorno di energia e non soggetta a schiacciamento: evita la perdita della capacità ammortizzante e la deformazione nel tempo. Comfort e stabilità sono garantiti dalla tomaia super avvolgente realizzata in tecnologia Sock-Like, sistema di costruzione “a calza” senza sottopiede, di derivazione climbing, che riduce al minimo le cuciture e avvolge come un calzino. La struttura è data dal sistema di allacciatura a imbrago Lace-up Harness che integra strutturalmente la tomaia al sistema suola distribuendo la tensione dell’allacciatura lungo tutta la calzatura. Gli stabilizzatori progressivi Stability-Lugs, posti lateralmente all’intersuola, permettono alla calzatura di adattarsi in modo dinamico alle irregolarità del terreno, favorendone l’utilizzo nei traversi e sui terreni più tecnici, stabilizzando la corsa per massima precisione in appoggio. La suola La Sportiva FriXion White è super aderente, dal caratteristico design pensato per ridurre il peso al minimo, e garantire massime prestazioni e
_ Affidabile e performante anche sui terreni più tecnici
test prodotto / A ltra giornata di sole, con qualche nuvola a colorare il cielo e a ombreggiare i pascoli incastonati nelle lussureggianti pinete della Val di Fassa. Siamo saliti leggermente di quota, di mattina l’aria è frizzante, poi diventa semplicemente piacevole. Sulle cime rocciose c’è ancora qualche chiazza di neve, in cima alla nostra strada c’è un piazzale dove una grande quantità di amanti della montagna lascia i motori e incomincia a macinare chilometri e chilometri a piedi. Nelle grosse sacche nere adagiate in uno slargo erboso, s’intravedono scarpe ammucchiate per modello che creano macchie di colore, perché oltre a Unika, si possono provare anche le Mutant, le Lycan e le Bushido II. Io sono troppo incuriosito dall’oggetto innovativo spiegato nei dettagli il giorno prima. Non intendo distrarmi con le altre calzature che peraltro conosco e uso già da tempo. Le calzo e sento subito la loro morbidezza. Una stradina sterrata leggermente in salita per scaldare la gamba, poi un paio di single track più tecnici, un ruscello da passare a grandi balzi, ancora qualche stradina terrosa, una discesa non impegnativa ma comunque mista e un bel traverso nell’erba. Un po’ di tutto, insomma, per confermare la duttilità assoluta e il comfort incondizionato. Il mio è un giudizio da tester che corre sui talloni (tanto, anzi troppo), un runner lento e forse anche pesante (84 kg), ma proprio per questo ancora più affidabile nel giudicare le magnifiche prestazioni dell’intersuola Infinitoo. Unika, a questo punto, provata e riprovata, sembrerebbe veramente unica.
La passione per l’atletica di generazione in generazione
Un padre ex atleta professionista con due figli che frequentano il mondo del podismo e con l’esigenza di cambiare spesso le scarpe da running. Così nasce l’idea di aprire un negozio sportivo. Che propone, tra i migliori prodotti, anche un’ampia gamma di solette Noene _ di cristina turini
L’ idea di aprire il negozio Aretè Running nasce dal marito della titolare. Agostino Rutigliano ha iniziato l’attività agonistica come runner nel 1973. Dopo quasi 20 anni di competizioni e di allenamenti in tutta Italia, si dedica ad allenare un gruppo di mezzofondisti, fondisti e marciatori mettendo a frutto l’esperienza e le competenze acquisite sia sul campo che teoricamente con il corso per ottenere il tesserino da tecnico Fidal. In seguito la sua passione viene trasmessa ai figli, Gianlorenzo e Pierangelo, che dapprima si dedicano al calcio per poi scoprire l’atletica attraverso i giochi sportivi studenteschi. Proprio per questo motivo nel 2013 decide di aprire una ditta individuale itinerante per fornire sia le società d’atletica e gli atleti individuali che hanno bisogno di un continuo ricambio di calzature. Fino al luglio 2017, quando viene aperto il punto vendita di Bitetto.
scheda tecnica /
Nome negozio / Aretè Running
Indirizzo / Via Abbruzzese, 2 - 70020Bitetto (BA)
Telefono / 080.921793
cell / 392.8004656 – 349.5351382
Email / dissid@outlook.it info@areterunning.com
Sito / areterunning.com
Titolare / Maria Somma
Anno di nascita / 2013
Numero sedi / 1
Discipline trattate / Prevalentemente running, anche volley e calcio
Marchi attrezzatura / Sensori RunScribe
Marchi calzature / New Balance, Mizuno, Diadora, Hoka One One, Altra, 361°, Karhu
intervista a MARIA SOMMA
Come avete conosciuto i prodotti Noene?
Li abbiamo conosciuti cercando su internet solette per il running.
Per quali tipi di attività sono indicati e per quale motivo ritenete che una persona debba utilizzare plantari e solette con questa tecnologia?
Sono indicate per l’attività fisica e anche per la vita quotidiana, per chi ha un certo peso e anche per chi deve lavorare stando molte ore in piedi. Le consigliamo perché riducono lo stress da impatto e quindi diminuiscono il rischio d’infortuni.
Quali sono i modelli che vendete di più?
Vendiamo di più N02 e AC+. Il primo modello perchè si adatta all’uso quotidiano, il secondo è richiesto in quanto è studiato per l’uso durante l’attività fisica, nello specifico il running.
Qual è il vostro parere tecnico sul prodotto e quali invece i principali riscontri da parte dei clienti?
A nostro parere il prodotto aumenta l’efficienza muscolare riducendo lo shock e quindi il rischio d’infortuni. La maggior parte dei clienti è soddisfatta.
Ricevete molte richieste da parte della clientela, o è più frequente che siate voi a proporre l’acquisto?
Il prodotto è abbastanza conosciuto e perciò viene richiesto direttamente dai clienti, anche se noi lo consigliamo spesso.
Che tipo di crescita ha avuto, se l’ha avuta, nelle vendite?
La crescita delle vendite è costante.
Organizzate iniziative in partnership con l’azienda?
Lo scorso 15 maggio abbiamo organizzato il “Noene Day” con l’aiuto tecnico di Giuseppe Morelli, formazione e sviluppo Noene Italia. La giornata è stata molto utile per presentare i prodotti ai numerosi clienti arrivati in negozio. Abbiamo illustrato al meglio la tecnologia con l’ausilio del kit di prova, utile a mostrare e far capire il lavoro ‘’sporco’’ che i prodotti fanno.