Skip to main content

Iniziativa di protezione attualità – N. 34 / Dicembre 2020

Page 1

Pubblicazione n. 34 / dicembre 2020 – febbraio 2021

nti a t e i u q n i i t u n e t Con ini – b m a b i r e p i s o l e perico ! a casa e a scuola

Netflix: un lupo travestito da agnello! Si fanno sempre più spudorati i tentativi che alcune cerchie ideologiche mettono in atto per attirare i bambini in un bizzarro mondo di sessualità adulta. Si tratta di attacchi che avvengono perlopiù quando i genitori non sono presenti. Così i bambini sono esposti a contenuti disgustosi e riprovevoli, non solo a scuola, ma anche a casa. Vogliamo attirare l’attenzione su un lupo travestito da agnello: la piattaforma di streaming video Netflix. Netflix fa pubblicità con spassosi film per bambini. Ma se poi si guarda il palinsesto delle proposte, l’abbonato si rende conto che qualche contenuto destinato a tutta la famiglia per 24 ore al giorno e 365 giorni l’anno è decisamente inquietante. Ad esempio, con il pretesto di attirare l’attenzione sui «problemi di ipersessualizzazione di ragazzine adolescenti», è stato inserito un film in cui ragazze di 11 anni «ballano» davanti ad adulti in abiti succinti e con movimenti osceni. Critici di peso hanno messo in guardia Netflix sul fatto che siffatti contenuti pornografici stuzzicherebbero l’appetito dei pedofili, incoraggerebbero gli abusi su giovani adolescenti e veicolerebbero l’idea di una normalità della sessualizzazione dei bambini nei media. Continua a pagina 6

Sommario:

Il pericolo di una dittatura identitaria pagine 2 – 3

Anche in Svizzera romanda: educazione sessuale pedofila pagina 5


«Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare»

2

Il pericolo di una dittatura identitaria Nei paesi occidentali, la libertà di espressione è sempre più ostaggio di limitazioni, tanto che non possono più essere citati nemmeno fatti incontestabili. Ci sono nazioni nelle quali non è più permesso affermare pubblicamente che uomini e donne sono anatomicamente diversi senza essere attaccati da estremisti LGBT. In questi casi, solitamente ciò che accade è che la persona attaccata debba mostrare pubblicamente immediato pentimento e distanziarsi completamente dalle sue affermazioni. Uno strumento importante per reprimere la verità, e quindi la libertà di opinione, è la politica dell’identità.1

Nella filosofia antica, identità stava per uguaglianza. Ma per la nuova sinistra, identità ora fa rima con disuguaglianza. Tutte le persone vengono suddivise in gruppi. Precisamente vengono assegnate o al gruppo dei colpevoli, o al gruppo delle vittime. Le persone cessano di esistere in quanto individui. Diventano portatori di un’identità, quella di colpevole, o quella di vittima – a vita! Ecco alcuni esempi di gruppi di colpevoli e delle loro vittime:

Perth, Australia

• • • • • • • • •

eterosessuali contro omosessuali (omofobia, transfobia) uomini contro donne (sessismo) bianchi contro neri (razzismo) capitalisti contro salariati (sfruttamento) borghesia contro proletariato (oppressione) residenti contro migranti (xenofobia) discendenti delle potenze coloniali contro discendenti delle ex colonie (colonialismo) cristiani contro altre comunità religiose (oppressione) paesi occidentali contro resto del mondo (imperialismo) ecc.

Uno svizzero, bianco, maschio ed eterosessuale fa quindi automaticamente parte di diversi gruppi di colpevoli ed è perciò ritenuto corresponsabile di xenofobia, razzismo, sessismo e omofobia. In quanto membro di un gruppo di colpevoli, gli ideologi di sinistra gli negano il diritto morale di esprimersi in modo critico e discordante rispetto alle posizioni che esprimono i gruppi di vittime. In altre parole, può in ogni momento essere citato in giudizio per «discriminazione» o «incitamento all’odio». All’inizio di novembre del 2020, una folla LGBT ha attaccato Basil Zempilas, sindaco di Perth, in Australia. Il suo «crimine»: si era soffermato alla radio sulle differenze anatomiche fra uomini e donne. Sui media si è scatenata una tempesta di indignazione e


Pubblicazione n. 34 / dicembre 2020 – febbraio 2021

3

a Zempilas è stato accusato di transfobia. Una petizione che ha raccolto oltre 10’000 firme ne ha chiesto le dimissioni ed è stata organizzata una manifestazione. E come se non bastasse, la casa di Zempilas, padre di tre figli, è stata imbrattata. Il sindaco ha ceduto e ammesso pubblicamente la sua «colpevolezza» distanziandosi dalle sue affermazioni. Giorni dopo, una foto su Instagram ritraeva Zempilas insieme ad una donna transgender. Zempilas e sua moglie la ringraziavano esplicitamente per la disponibilità a condividere con loro la sua storia. La comunità LGBT aveva ottenuto una grande vittoria, a scapito naturalmente della verità. Chiunque citi fatti o esponga opinioni contrarie all’agenda identitaria sinistroide promossa dalla lobby LGBT, rischia di essere pesantemente attaccato e messo alla berlina con l’accusa di omofobia o transfobia, e di essere tacciato di persona dal basso profilo morale. Tutto ciò per disciplinare ed escludere i «colpevoli» e terzi da futuri dibattiti pubblici. Sotto l’egida dell’«antidiscriminazione» e dei «diritti umani», raggruppamenti ideologici mettono autoritariamente a tacere persone dalle opinioni dissenzienti derubando la società nel suo insieme della libertà.

Basil Zempilas, sindaco di Perth, Australia, deve «rammaricarsi» e ringrazia la transgender2 Jess Grayson. Fonte: Instagram

Purtroppo, questa visione identitaria e di sinistra del mondo si è da tempo fatta strada nei media, nei parlamenti, nelle grandi aziende, nelle Chiese, nelle istituzioni culturali e in quelle della formazione di cantoni e scuole. Gli autoproclamatisi gruppi di vittime si servono di queste istituzioni per attuare senza restrizioni la loro agenda. Ma diventa ancora più pericoloso quando è lo Stato stesso ad adottare la politica dell’identità quale punto di partenza della sua azione politica e stabilire chi favorire – le presunte «vittime» – e chi svantaggiare – i presunti «colpevoli». A questo clima di repressione della libertà d’opinione non contribuiscono solo le note lobby, bensì anche governi, parlamenti, rappresentanti ecclesiastici, responsabili dell’istruzione e le stesse autorità scolastiche. È tragico che tali «gruppi di vittime», galvanizzati dai media, facciano leva guarda caso proprio sull’antidiscriminazione per discriminare coloro che la pensano diversamente e distruggere così in modo mirato la loro esistenza professionale e privata. Quando si sveglieranno i funzionari nello Stato e nelle Chiese per opporsi a questa pericolosa ideologia? 1 https://www.welt.de/politik/ausland/article218977990/Politische-Korrektheit Es-geht-darum-der-Gesellschaft-ein-identitaeres-Weltbild-aufzuzwingen.html La dott. Sandra Kostner, sociologa e ricercatrice nel campo della migrazione, dell’alta scuola pedagogica Schwäbisch Gmünd, in Germania, vede nella politica dell’identità una grande minaccia per la libertà: «Come per tutti gli ideologi, la privazione della libertà altrui è, a loro avviso, un sacrificio necessario per plasmare lo Stato e la società secondo le loro visioni». 2 Una persona biologicamente di sesso maschile che non si identifica con il sesso con cui è nata.


4

Rapporto da Berna Ecco perché popolo e cantoni non possono votare sul «matrimonio per tutti» Come il Consiglio nazionale, anche la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati si è nel frattempo pronunciata a favore del «matrimonio per tutti». A stupire non è Sebastian Frehner, tanto l’accettazione del disegno di Ex Consigliere legge in sé da parte della Commisnazionale, Basilea-Città sione, quanto piuttosto il fatto che essa ritiene sufficiente, per la sua introduzione, una semplice modifica legislativa, senza mettere mano alla costituzione. La decisione in commissione è passata sul filo di lana: 7 membri si sono espressi a favore di una revisione legislativa, 6 per una riforma costituzionale.1 Dove sta la differenza? Per una modifica costituzionale devono pronunciarsi popolo e cantoni, mentre per una modifica legislativa basta che siano favorevoli il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati (sempre che 50’000 cittadini non lancino un referendum). Stando ad una perizia dell’Ufficio federale di giustizia, una modifica legislativa dovrebbe bastare; una contro-perizia commissionata dal «Comitato contro l’introduzione anticostituzionale del matrimonio per tutti» giunge invece alla conclusione che è d’obbligo una modifica costituzionale. Il punto è: la costituzione federale riconosce il diritto al matrimonio. Sull’interpretazione del termine «matrimonio», però, le opinioni dei giuristi divergono. Se si parte dall’intendimento del termine al momento dell’introduzione dell’articolo costituzionale, il matrimonio va chiaramente inteso come l’unione di una coppia eterosessuale. Se si rivolgesse oggi la stessa domanda alla popolazione, la risposta potrebbe anche essere più sfumata. La ragione che spinge i sostenitori del «matrimonio per tutti» a chiedere una modifica legislativa non è legata tanto a motivazioni giuridiche, quanto piuttosto a un calcolo politico: secondo un sondaggio della società GFS di Zurigo, il «matrimonio per tutti» godrebbe della maggioranza fra la popolazione. A prescindere da quanto sia effettivamente significativo il sondaggio, è tuttavia dubbio che la proposta

incontri anche i favori della maggioranza dei Cantoni. È per questo motivo che i sostenitori del «matrimonio per tutti» vogliono a tutti i costi evitare un voto costituzionale.2 Poiché in Svizzera non esiste una Corte costituzionale (non è possibile statuire la compatibilità di una legge federale con la costituzione federale), il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati non corrono il rischio di essere «tenuti a freno» se violano la costituzione. Dal punto di vista dello stato di diritto, la scelta operata in parlamento dai sostenitori del «matrimonio per tutti» è decisamente discutibile: sebbene esistano validi argomenti per una modifica costituzionale, preferiscono evitare questa strada per non mettere a repentaglio la proposta. Nel dubbio sarebbe invece opportuno privilegiare la via, più incerta perché i requisiti sono maggiori, della modifica costituzionale (che richiede la doppia maggioranza di popolo e cantoni). Se il legislatore non lo fa, si arroga (illegittimamente) il diritto di stabilire leggi costituzionali, un diritto che spetta invece esclusivamente a popolo e cantoni. Sarebbe decisamente sorprendente se per ragioni tattiche il Consiglio degli Stati decidesse di aggirare la maggioranza dei Cantoni (protezione dei cantoni piccoli). Ci auguriamo che il Consiglio degli Stati nella sua sessione invernale tenga fede allo stato di diritto e revochi la decisione presa di strettissima misura dalla sua Commissione degli affari giuridici. Se ciò non accade, l’unica opzione che rimane sarà la raccolta delle 50’000 firme necessarie per lanciare il referendum (facoltativo). Così a questo punto sarà il popolo a decidere.

Sebastian Frehner, Ex Consigliere nazionale, Riehen (BS) 1 Schweiz am Wochenende del 14.11.2020, pagina 10. 2 Vedi Blick online del 13.11.2020.


5

Pubblicazione n. 34 / dicembre 2020 – febbraio 2021

Educazione sessuale pedofila ora anche nella Svizzera romanda! Nel numero 9/2020 della rivista «Educateur», con il dossier «Education sexuelle: où en sommes-nous?»1 il sindacato degli insegnanti romandi SER propaga un tipo di pedagogia sessuale estremamente pericolosa contaminata da ideologie sessuali pedofile. Essa si basa sulle controverse raccomandazioni divulgate dalla fondazione bernese «Salute sessuale Svizzera», che, con i soldi dei contribuenti, vuole imporre a tutti i bambini, ora anche nella Svizzera francese, un’educazione sessuale dai contenuti pedofili!

Questi ultimi, però, non dispongono in nessun modo della maturità cognitiva e psico-affettiva necessaria per poter dare un simile consenso. Una mossa che annullerebbe il divieto assoluto di compiere attività sessuali con minori e che aprirebbe la porta alla quasi impunità degli abusi sessuali.

Come nel Canton San Gallo e nel Canton Turgovia, ora anche nel sistema educativo della Svizzera romanda sta prendendo piede un’ideologia sessuale pericolosa. A tirare i fili è, di nuovo, la ONG «Salute sessuale Svizzera», le cui raccomandazioni si basano sugli ideologici documenti programmatici dell’OMS e dell’IPPF (International Planned Parenthood Federation). Standard dell’OMS, pagina 38 (f): «Da 0 a 4 anni ... Informare il bambino» sul «piacere di toccare il proprio corpo», sulla «masturbazione» e sulla «piacevole esperienza del contatto fisico». Non è la prima volta che viene usato il cavallo di Troia dell’educazione sessuale e dei diritti umani per giustificare la necessità di una sessualizzazione precoce dei bambini. Con una educazione sessuale cosiddetta «globale» o «olistica»2, basata su «diritti sessuali» da stabilire ex novo, si raggiungerebbe l’obiettivo della cosiddetta «salute sessuale» per tutti. In concreto, ciò significa spiegare a bambini di età compresa tra 0 e 4 anni cose come la «masturbazione» e il «provare sensazioni di piacere». Sindacato degli insegnanti romandi Da tempo REPPEA3, un’organizzazione di specialisti francese impegnata nella protezione dei bambini, alla quale aderiscono numerosi psichiatri, mette in guardia dalle pericolose teorie dell’OMS e dell’IPPF (International Planned Parenthood Federation). A destare forte preoccupazione sono i testi dell’IPPF sui presunti «diritti sessuali», il cui obiettivo è strappare il consenso perdiattività sessuali anche a bambini in tenera età. La cattedrale Santo Stefano a Vienna

Associazioni cantonali membri del sindacato degli insegnanti romandi (SER)

Ai responsabili dell’istruzione e ai genitori nella Svizzera romanda si raccomanda di non acconsentire in alcun modo a una simile forma di «educazione sessuale» destinata a bambini di età inferiore ai 12 anni – eccetto la prevenzione degli abusi sessuali. Non è ancora troppo tardi! Dott. Maurice Berger, psichiatra dell’infanzia e professore emerito dell’Università di Lione Berger è coautore del libro ««Dangers de l’éducation à la sexualité pour les enfants et les adolescents» (Pericoli dell’educazione alla sessualità per i bambini e gli adolescenti; disponibile solo in francese su amazon.fr). Il testo spiega come gruppi ideologici e militanti abbiano pesantemente contaminato con contenuti pedofili gli standard per l’educazione sessuale dell’OMS e i nuovi «diritti sessuali» che l’IPPF vorrebbe istituire, aprendo in tal modo le porte alla legalizzazione della pedofilia. Il tutto prende l’avvio dalla sessualizzazione precoce dei bambini sin dalla nascita, che vengono incoraggiati a scoprire il «piacere sessuale». 1 Italiano: «Educazione sessuale: a che punto siamo?»; ottobre 2020, www.revue-educateur.ch; SER: Syndicat des Enseignants Romands 2 Completo o olistico; in inglese: CSE (Comprehensive Sexuality Education) 3 REPPEA: Réseau de professionnels pour la protection de l’enfance et l’adolescence


«Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare»

Segue da pagina 1: Altrettanto inquietante è un film proposto su Netflix, dai contorni pornografici, che mette in scena su più puntate il rapimento e lo stupro di una donna: più misogino di così non si può!

6

Nonostante le numerose petizioni di protesta, Netflix non intende togliere dal suo palinsesto questi film irrispettosi della natura umana. L’unica scelta che possono fare dei genitori responsabili è quindi rescindere l’abbonamento a Netflix – per proteggere l’intera famiglia!

Grande successo con centinaia di cartoline risposta! I lettori della rivista dell’associazione «Iniziativa di protezione – attualità» hanno ricevuto, allegata all’ultimo numero, una cartolina risposta su cui esprimere la loro opinione. Con oltre mille risposte ricevute, l’azione ha indubbiamente riscosso un grande successo.

Sono state rispedite oltre 1000 cartoline risposta! Il termine d’inoltro è la fine dell’anno.

Molto lavoro per la redazione. Al sondaggio hanno partecipato oltre mille lettori che, assegnando un voto medio di 5,4, hanno nel complesso espresso un giudizio molto buono della redazione. La valutazione è ancora in pieno svolgimento, poiché ogni giorno arrivano nuove cartoline risposta. Le cartoline possono essere spedite fino alla fine dell’anno. Dalle risposte ricevute sinora abbiamo capito che la maggior parte degli intervistati legge tutti i contributi, considera adeguata la lunghezza dei testi e ritiene i resoconti attendibili. Benvenuti sono stati anche i commenti critici (invero pochi) e le proposte di miglioramento. Insieme alle risposte sono giunte anche 220 richieste di adesione all’Associazione Iniziativa di protezione! Un fatto questo molto gratificante e che consideriamo un attestato di fiducia nel nostro operato.

Commento su una cartolina risposta: «Continuate così, ci vogliono persone che difendono i bambini. Grazie!» Sig.ra E.H. di N.

La redazione desidera ringraziare di cuore tutte le lettrici e i lettori e augurare loro Buon Natale e un Buon Anno Nuovo, e naturalmente di rimanere in buona salute!

Fate una donazione: Sostenete l’Associazione Iniziativa di protezione con una donazione. Altrimenti abbiamo le armi spuntate! Conto: CP 70−80 80 80−1 Telefono per consulenze gratuite a genitori e persone preoccupate: 061 702 01 00 www.iniziativa-di-protezione.ch, info@iniziativa-di-protezione.ch Impressum: Iniziativa di protezione – attualità è una pubblicazione trimestrale / Abbon.: CHF 10.– l’anno; gratuito per i benefattori / Editore e redazione: Associazione Iniziativa di protezione, Casella postale, 4142 Münchenstein / Tel. 061 702 01 00 / info@iniziativa-di-protezione.ch, www.iniziativa-di-protezione.ch, Conto postale: 70-80 80 80-1 / © Associazione Iniziativa di protezione / Fotografie: pag. 1/2/3: Shutterstock; le altre: m.a.d. / Grafica: WJP Werbeagentur, 4053 Basel / Stampa: Bruhin Spühler AG, Rüti.


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Iniziativa di protezione attualità – N. 34 / Dicembre 2020 by Schutzinitiative aktuell - Issuu