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Iniziativa di protezione attualità – N. 27 / Marzo 2019

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Pubblicazione n. 27/ marzo 2019

n le o c e r a z z ia p s n No mbini a b i e d ie g lo o e id are! r a p im i d i s o r e desid

intimidatori mirati e di stampo bullistico, poste in atto dalle direzioni scolastiche o dai dipartimenti dell’istruzione nei confronti del corpo docenti (posso citare personalmente degli esempi). Per la Svizzera si tratta di una novità, rivelatrice di una politica dell’educazione opaca e intrisa di ideologia. In fondo, però, sarebbe facile operare una de-ideologizzazione. di Gerhard Steiner, Prof. emerito Università di Basilea

Uno sguardo onesto e non ideologico sull’apprendimento Accanto a nuovi contenuti altamente discutibili che la scuola propone, come ad esempio l’educazione sessuale precoce, vi sono altre misure non meno peculiari che attirano l’attenzione: si tratta del piano di studi 21 con il suo corollario di amenità, tra le quali spiccano «l’apprendimento autonomo» e l’insegnamento «integrativo» impartito «a classi di età mista». Sono intendimenti che faticano enormemente a trovare chi li sostenga volontariamente. In molti luoghi, la loro introduzione avviene solo grazie alle forti pressioni esercitate dalle autorità. Sono pressioni spesso attuate con metodi

Basterebbe ricordarsi del vero significato della parola «imparare», un processo che per la precisione comprende tre passi: il primo è spiegare fino a quando l’allievo comprende (C), il secondo è fissare nella memoria (F) e il terzo è richiamare dalla memoria (R). C, F e R sono collegati fra loro: il successo dell’apprendimento è il prodotto di C x F x R. Se uno di questi tre fattori è zero, il prodotto sarà anch’esso zero. In concreto, se qualcosa non è stato compreso, perché è stato spiegato male o non è stato spiegato per nulla, C sarà = 0, e quindi il successo dell’apprendimento sarà = 0! Lo stesso accade se F = 0, ad esempio se chi impara non ha avuto il tempo o l’opportunità di fissare nella memoria quanto appreso, oppure se R = 0, cioè se non si è praticato il richiamo dalla memoria. continua a pagina 3


«Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare»

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Le ideologie nuocciono alla scuola p La formazione degli insegnanti non deve basarsi su dogmi e ideologie di parte, bensì su «un punto di vista corretto e fondato su basi scientifiche che ponga al centro il bambino e l’apprendimento». È la richiesta che avanza Judith Barben nel suo ultimo libro, nel quale si fa portavoce di una discussione responsabile e onesta sui compiti della scuola pubblica1. Riforme scolastiche discutibili Judith Barben mette in luce l’emergere, agli inizi degli anni ’90, di nuove teorie e metodi, fra i quali contenuti fuorvianti in tema di educazione sessuale, angolini delle coccole nelle scuole materne, giochi di natura psicologica e obiettivi didattici dall’effetto dirompente sul sistema dei valori. Parla di un’inondazione di «riforme scolastiche» avviate sotto forma di «esperimenti scolastici su base volontaria» e successivamente «dichiarate obbligatorie senza lo svolgimento di valutazione e discussione». Altre «riforme» sono parimenti state avviate in tutta la Svizzera, come l’abolizione delle note e dell’insegnamento frontale in classe a favore del lavoro in gruppo, l’abolizione di modelli di scuola consolidati, l’introduzione precoce dell’inglese, l’uso del computer fin dalle prime classi di scuola, e così via.

Approccio dittatoriale Nessuna di queste riforme è stata promossa dagli insegnanti, dai genitori o dai cittadini. «Sono state tutte imposte alla scuola dall’alto», afferma Barben. La sua opinione collima con quella dello psichiatra dell’infanzia francese Maurice Berger2, il quale sottolinea come la controversa riforma europea sull’educazione sessuale3 non sia stata avvalorata dalle istituzioni scientifiche. In Francia, inoltre, prosegue Maurice Berger, non sono stati consultati «né la Società francese di psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, né il Consiglio nazionale degli istituti superiori per la psicologia dell’infanzia». Lo schema preferito, a quanto pare, è: «confidare nel fatto che i media e i politici non hanno il tempo di controllare ciò che gli si racconta». E, aggiunge, Berger, «il metodo dei lobbisti è sempre lo stesso: imporsi passando per l’Europa». Evidentemente, anche in Francia le decisioni su quanto debba essere imposto, in base a discutibili ideologie, fino ai livelli inferiori della scuola, sono calate dall’alto. Le voci critiche sono ignorate, ridicolizzate o liquidate come provenienti da «circoli religiosi». Le critiche non vengono affrontate. Un modo di procedere tipico di uno Stato totalitario!


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pubblica e ai bambini La spinta al riformismo scolastico Judith Barben sottolinea che furono inizialmente esponenti di partiti della sinistra e dei verdi a promuovere queste «riforme scolastiche». L’allora consigliere cantonale dei verdi Thomas Büchi aveva a suo tempo elogiato il Dipartimento dell’istruzione di Zurigo «per il suo agire discreto»: «Se vogliamo smuovere le acque nel nostro sistema scolastico, bisogna agire nell’ombra. Il Dipartimento dell’istruzione ha perciò fatto bene ad adottare una tattica da guerriglia (...).»

«futuro sempre più complesso». Barben pone la provocatoria domanda se «anche i protettori che costringono le donne a prostituirsi» appartengano a questo futuro più complesso? Prosegue poi dicendo: «È giusto che il ’Piano di studi 21’ prepari gli allievi ad un mondo nel quale i valori positivi non hanno più ragione di esistere, dove non vigono più i limiti imposti dal pudore, dove vale la legge del più forte?»5.

Dr. phil. Judith Barben-Christoffel ha studiato psicologia e pedagogia e da 40 anni opera come insegnante di scuola elementare e in piccole classi e come pedagogista curativa, psicologa e psicoterapeuta. Lamenta il peggioramento del livello delle prestazioni della scuola pubblica, dovuto alle numerose «riforme scolastiche» che hanno avuto luogo a partire dagli anni ‹90. Barben descrive gli impatti negativi del Piano di studi 21 ed è dichiaratamente dell’opinione che «l’educazione sessuale debba essere bandita dalla scuola elementare». Il suo ultimo libro si intitola: «Kinder im Netz globaler Konzerne: Der Lehrplan 21 als Manipulationsinstrument» (I bambini nella rete delle multinazionali: il Piano di studi 21 come strumento di manipolazione), Eikos Verlag, ISBN 978-3-9524324-2-6

Barben sottolinea inoltre come persino lo «schema destra-sinistra» sul tema delle «riforme scolastiche» abbia iniziato a vacillare. Per ironia della sorte, fu proprio l’esponente PPD e professore di economia Ernst Buschor a far passare, tra il 1995 e il 2003, in veste di direttore del Dipartimento dell’istruzione, le «riforme scolastiche» più radicali. «Molte di queste (...) in modo strisciante e ignorando il popolo», come rileva Barben. Queste riforme sono state introdotte in modo analogo in tutta la Svizzera. Esperienze con il Piano di studi 21 - La parola ai genitori Judith Barben riferì in un articolo4 apparso in gennaio di una madre della Svizzera centrale, il cui figlio di nove anni era stato costretto a ballare davanti a tutti in classe al ritmo di un brano musicale osceno («Tacata»), e che perciò al rientro a casa scoppiò in lacrime per l’esperienza vissuta. «Tacata» è un’espressione che indica il rapporto sessuale, disse alla madre una signora spagnola. La madre si lamentò con l’insegnante e con la direttrice della sede scolastica. Quest’ultima assicurò per iscritto che si sarebbe posta attenzione al non ripetersi di episodi simili nella scuola. La madre di una ragazzina di undici anni, allieva in un’altra scuola, raccontò a Barben che sua figlia dovette leggere il libro «Alicia va in città», dell’autore di libri per bambini Klaus Kordon, e presentarne il contenuto in classe. Osservando più da vicino il libro, la madre in questione scoprì che conteneva storie squallide in cui i bambini si affrancavano dalla povertà non con il coraggio e l’ingegno, ma con l’omicidio e la prostituzione. La madre si lamentò con successo presso l’insegnante, che ammise di avere ordinato il libro senza averlo letto prima (!). Alla studentessa undicenne fu dato il permesso di scegliere un altro libro. Barben rileva come incidenti simili si siano moltiplicati dall’introduzione del Piano di studi 21 e in proposito cita una affermazione, riportata in un articolo di giornale, dei suoi responsabili, secondo i quali il Piano prepara i bambini ad un

1 Kinder im Netz globaler Konzerne, Der Lehrplan 21 als Manipulations­instru­

ment (I bambini nella rete delle multinazionali: il Piano di studi 21 come stru-

mento di manipolazione), Judith Barben, Eikos Verlag, disponibile solo in tedesco

2 Prof. Maurice Berger, vedi n. 21 e n. 22 di Iniziativa di protezione Attualità: https://schutzinitiative.ch/it/iniziativa-di-protezione-attualita// 3 Standard dell’OMS per l’educazione sessuale in Europa 4 Basel-Express.ch, 2/2019, termine di ricerca «Tacata» 5 Basel-Express.ch, 2/2019, termine di ricerca «Tacata»

continua da pagina 3: Parlando con studenti, genitori e inse-

gnanti, ci si rende presto conto con apprensione che sono proprio le misure scolastiche menzionate in entrata a fare sì che C, F o R, o una qualsiasi combinazione di questi fattori, tendano a zero, con tutto quanto ne consegue in termini di successo dell’apprendimento. E così che si presenta l’erosione strisciante in atto nel nostro sistema scolastico! Doppiamo opporci e abolire queste modalità d’insegnamento.

Gerhard Steiner, Professore emerito in psicologia dello sviluppo e dell’apprendimento all’Università di Basilea


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Rapporto da Berna Matrimonio per tutti? Matrimonio per nessuno! Il 14 febbraio di quest’anno, la Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale ha deciso di dar seguito all’iniziativa parlamentare «Matrimonio civile per tutti» promossa dalla Consigliera Sebastian Frehner, nazionale dei verdi liberali Kathrin consigliere nazionale Bertschy. Secondo il volere della UDC, Basilea-Città Commissione degli affari giuridici, in futuro dovrebbero potersi sposare anche le coppie omosessuali. Finora, le coppie omosessuali avevano la possibilità di contrarre un’unione registrata. L’unione registrata era stata accolta dall’elettorato svizzero nel 2007 con il 58% di voti favorevoli. In tal modo, le coppie omosessuali furono parificate alle coppie sposate in parecchi ambiti giuridici. Fino ad allora, infatti, il matrimonio era un istituto giuridico che assicurava dei vantaggi alle coppie formate da un uomo e una donna in ambiti come quello del diritto successorio, della previdenza sociale, o del diritto agli alimenti. Tuttavia, il matrimonio aveva, e ha tuttora, anche degli svantaggi, specialmente in campo tributario, dove le coppie sposate risultano penalizzate. Perché, allora, il matrimonio per tutti? Nelle aree giuridiche più importanti la parificazione è già stata perfezionata - ci troviamo forse di fronte a una forzatura? Io credo di sì, perché l’obiettivo dell’iniziativa parlamentare «matrimonio civile per tutti» è preparare il terreno per l’adozione di bambini da parte delle coppie omosessuali e permettere loro l’accesso alla medicina della procreazione. La Consigliera nazionale socialista Min Li Marti si era espressa in questi termini in una nota del suo partito: «Invitiamo ora tutti i partiti e le organizzazioni a riconoscere i segni dei tempi e a impegnarsi, in fase di consultazione del progetto di matrimonio civile per tutti, per garantire l’accesso alla medicina della procreazione anche alle coppie omosessuali».

Confrontati ad uno sviluppo - l’accesso al matrimonio per tutti - che in realtà altro non fa che indebolire l’istituzione stessa del matrimonio, sono del parere che sarebbe meglio percorrere una strada nuova: abolire del tutto il matrimonio «civile». Perché allo Stato, in fondo, non deve interessare con chi il singolo decide di condividere un tavolo e un letto. Così, potremmo istituire dei contratti tipo per regolare i termini di una convivenza, sulla cui base stipulare un contratto tra un uomo e una donna, tra un uomo e un uomo, o tra una donna e una donna. Così le discussioni sul «matrimonio civile per tutti», con il loro continuum di lamentele su presunte discriminazioni provenienti da ogni sorta di minoranza, apparterrebbero definitivamente al passato. Cosa dovrebbe succedere con coloro che continuano a volersi sposare? Continuerà ad essere possibile, ma solo in Chiesa, e non più davanti dell’ufficiale dello stato civile. Con l’abolizione del matrimonio civile, l’istituto del matrimonio sarebbe riservato esclusivamente alle Chiese. Che hanno il diritto di decidere «a chi dare la loro benedizione». È, in fondo, quanto afferma esplicitamente nel testo della sua proposta la promotrice dell’iniziativa «matrimonio civile per tutti»: «Con l’iniziativa parlamentare non s’intende prescrivere alle chiese e ad altre comunità religiose chi dei loro membri possa presentarsi “davanti all’altare”: questo continueranno a stabilirlo esse stesse.» Chissà, forse tornerebbero persino ad aumentare le persone che si sposano in Chiesa

Sebastian Frehner, Consigliere nazionale, Riehen (BS)


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In una scuola del Canton Friburgo: giovanotto ha il permesso di accedere alla toilette delle ragazze Un padre indignato ha contattato l’Associazione iniziativa di protezione riferendo di uno studente maschio al quale è stato ufficialmente permesso di usare il bagno delle ragazze e di fare ginnastica con le ragazze, perché sosteneva di sentirsi donna!

Il padre in questione, P.B., ha raccontato che la figlia e il figlio, all’epoca quindicenne la prima e tredicenne il secondo, frequentavano la scuola media di Murten (OSRM), quando all’inizio del 2018 l’insegnante di suo figlio comunicò a tutta la classe un messaggio del direttore della scuola. Un loro compagno di classe, di 13 anni, era «nato nel corpo sbagliato», era cioè un «transgender». E in futuro avrebbe perciò fatto ginnastica con le ragazze. Il ragazzo in questione disse al figlio di P.B. che in futuro voleva essere chiamato con un nome di donna, cosa che quest’ultimo e i suoi compagni trovavano «estremamente strano». Ma ancora più strano era per figlio di P.B. che a questo ragazzo fosse stato concesso di usare il bagno delle ragazze, quello cioè usato anche da sua sorella. Sua sorella notò, per parte sua, che il tredicenne in questione «improvvisamente comparse truccato, con i sandali e in abiti femminili, e aveva iniziato a usare il bagno delle ragazze». La sua classe, tuttavia, non fu informata in anticipo del «cambiamento». Per lei era particolarmente «disagiante e irritante» trovarsi un ragazzo nel bagno delle ragazze. Le ragazze attendevano perciò

La scuola-fabbrica di Murten/FR che fa esperimenti gender

sempre la sua uscita dalla zona d’ingresso con i lavandini e gli specchi, prima di mettere piede nel bagno. Anche quando si rinfrescava davanti agli specchi, la sua presenza era recepita come molto irritante. Il padre era deluso per il fatto che i genitori non fossero stati informati. A suo avviso, agendo in tal modo, il direttore della scuola e il Dipartimento di educazione, cultura e sport (EKSD) avrebbero ignorato ed aggirato la legge sulla scuola. Sarebbe inoltre stata lesa la sfera intima delle ragazze, nel pieno della pubertà. P.B. arrivò a chiedersi se alle donne biologiche non fossero addirittura stati negati dei diritti: si permetteva infatti a un ragazzo di ignorare bellamente regole oggettive di pacifica convivenza semplicemente sulla base del suo sentire soggettivo. Nel maggio 2018, il padre, con una lettera indirizzata al direttore della scuola, si oppose alla concessione di un permesso mutuato direttamente dall’ideologia gender. Il direttore rispose dicendo che la procedura era stata discussa con il servizio giuridico dello EKSD e con l’ospedale universitario di Berna. I reclami interposti presso l’Ispettorato scolastico, il Dipartimento di educazione, cultura e sport e altre istanze sono tutti stati dichiarati irricevibili.Per ragioni economiche, P.B. aveva rinunciato ad un patrocinio legale. L’Associazione iniziativa di protezione raccomanda a tutte le persone coinvolte in questioni simili, che si tratti di genitori o di allievi, di chiamare la segreteria dell’associazione (tel. 061 702 01 00, info@iniziativa-di-protezione.ch) in tempo utile, onde permettere accertamenti tempestivi, oggettivi e formalmente corretti della fattispecie.


«Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare»

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Conferenza con traduzione simultanea: «Ritorno alla ragionevolezza – In che modo e con quali obiettivi concretizzare l’impegno cristiano in politica e nel settore pubblico» L’Associazione iniziativa di protezione rivolge a tutti un cordiale invito: sabato 25 maggio 2019, alle 11:00, si terrà la conferenza della dott. iur. Gudrun Kugler, Consigliere nazionale austriaca, presso l’Hotel Arte, Riggenbachstrasse 10, 4600 a Olten. Seguirà all’evento un aperitivo. La dott. Gudrun Kugler è una relatrice internazionalmente nota e apprezzata. Ritiene che per una società migliore il coinvolgimento personale sia irrinunciabile. La sua azione politica è improntata alla promozione della libertà e della responsabilità personali basati sui valori cristiani. La dott. Gudrun Kugler opera in svariati ambiti: • • • •

è impegnata nella lotta contro la persecuzione dei cristiani (www.intoleranceagainstchristians.eu) è fondatrice dell’Alleanza mondiale della gioventù in Europa (www.wya.net) a Bruxelles è promotrice di varie interpellanze al parlamento austriaco tese a migliorare la protezione dei bambini e degli adolescenti dalla pornografia. dal 2001 opera in seno a vari organismi UE, ONU e OCSE

Vi preghiamo di volere annunciare la vostra presenza scrivendo a info@iniziativa-di-protezione.ch o telefonando allo 061 702 01 00.

Dott. iur. Gudrun Kugler

Un suggerimento: venite accompagnati da vostro figlio, vostra figlia o dai vostri nipoti ... Ne vale la pena!

Cerchiamo fondi: l’Associazione iniziativa di protezione intende commissionare materiali didattici per l’educazione sessuale. Molti materiali didattici di educazione sessuale presentano lacune gravose che rischiano di sovraccaricare emotivamente i bambini e ledere il diritto all’educazione dei genitori. In assenza di validi materiali, non stupisce che gli insegnanti deleghino l’educazione sessuale a «esperti esterni». L’Associazione iniziativa di protezione è fermamente convinta della necessità di rafforzare la competenza dei genitori affinché siano posti nelle condizioni di seguire i propri figli e di rispondere in modo adeguato alle domande che pongono sulla sessualità. Anche gli insegnanti andrebbero sostenuti e messi in grado di affrontare le domande sulla sessualità poste dai bambini in modo consono e mirato, evitando ogni forma di pressione.

Tutto ciò ha spinto l’Associazione iniziativa di protezione a lanciare un progetto per lo sviluppo di materiali didattici di educazione sessuale, da destinare ai genitori (parte 1) e alla scuola (parte 2). Lo produzione verrebbe affidata a professionisti del campo della didattica coadiuvati da esperti di varie discipline. Il materiale prodotto dovrà basarsi su conoscenze scientifiche ed escludere qualsiasi contenuto di natura ideologica. I costi previsti ammontano a 30’000 franchi. L’Associazione iniziativa di protezione è grata per ogni donazione devoluta a questo prezioso progetto (si prega di crociare la rispettiva casella sulla cedola di versamento rossa per indicare il sostegno al progetto). Le donazioni ricevute saranno immesse e gestite in un fondo dedicato.

Sostenete l’Associazione Iniziativa di protezione! Conto: CP 70−80 80 80−1 Impressum: Iniziativa di protezione – attualità è una pubblicazione trimestrale / Abbon.: CHF 10.– l’anno; gratuito per i benefattori / Editore e redazione: Associazione Iniziativa di protezione, Casella postale, 4142 Münchenstein / Tel. 061 702 01 00 / info@iniziativa-di-protezione.ch, www.iniziativa-di-protezione.ch, Conto postale: 70-80 80 80-1 / © Associazione Iniziativa di protezione / Fotografie: pag. 1: Adobe Stock; pag. 4: iStockphoto; le altre: m.a.d. / Grafica: WJP Werbeagentur AG, 4053 Basel / Stampa: Spühler Druck AG, Rüti.

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