Iniziativa di protezione attualità – N. 59 / Luglio - Agosto 2026
Raccomandazione: proteggete i vostri figli, anche chiamando la polizia, se necessario!
No all’indottrinamento LGBTIQ nelle scuole dell’infanzia vallesane
Il pretesto della prevenzione contro gli abusi serve ora a portare sulla strada «arcobaleno» persino i più piccoli. In una lettera aperta, l’Associazione Iniziativa di protezione chiede al Consiglio di Stato vallesano di porre fine al condizionamento ideologico dei bambini nelle scuole dell’infanzia.
Nel servizio di circa cinque minuti realizzato dalla rete televisiva locale Canal 9, l’educazione sessuale destinata alle scuole dell’infanzia sembra innocua e sensata. L’educatrice sessuale Viviane Probst dice di spiegare ai bambini che i loro corpi appartengono a loro, che hanno dei diritti, che agli adulti non è consentito guardare e men che meno toccare i loro genitali. Ai bambini si spiega che vi sono anche eccezioni, come quando si va dal dottore o hanno bisogno di aiuto per andare in bagno.
La rete televisiva si schiera dalla parte dell’educatrice sessuale, che si sposta con una «valigia arcobaleno» che sembra fatta apposta per pubblicizzarne gli ideali. «Insegnare alla scuola dell’infanzia con un approccio ludico garantisce una protezione più efficace dei più piccoli», dice una voce fuori campo, riassumendo il servizio. In fondo, chi è contrario a proteggere i bambini dagli abusi?
Cavallo di troia per l’ideologia transgender
Ma questa «educazione sessuale» per i piccoli in età prescolastica non è affatto oggettiva e neutrale come si vuole far credere. Al contrario, costituisce un’espediente per diffondere contenuti ideologici gender e transgender (LGBTIQ), come lo mostrano ricerche svolte dall’Associazione Iniziativa di protezione.
Tribunale ferma educatori sessuali grazie
Una lobbista di Aiuto Aids St. Gallo-Appenzello oltrepassa i limiti nell’educazione sessuale e un allievo denuncia il caso, dando avvio a una causa legale e ottenendo parzialmente ragione. Anche la politica si occupa della vicenda. Il caso mostra in modo esemplare cosa non funziona e come le vittime possono difendersi.
Scorrendo gli atti, si stenta a credere ai propri occhi: ciò che viene alla luce è un vero e proprio tutorial pornografico ad uso degli allievi delle scuole elementari. Una lobbista del centro specialistico per l’AIDS e le questioni sessuali, presentatasi in classe come omosessuale, aveva visitato una quinta elementare nel comune di BütschwilGanterschwil frequentata da bambini di dieci e undici anni. Nella lezione impartita ha oltrepassato i limiti, facendo scattare le lamentele di uno dei giovani allievi. La «specialista» aveva trattato temi quali la donazione di sperma e la maternità surrogata, quest’ultima proibita in Svizzera. I bambini sono inoltre stati invitati a disporre dei cartoncini che rappresentavano una coppia eterosessuale e una coppia lesbica, dal loro primo incontro fino al rapporto sessuale.
La lobbista, inoltre, aveva mostrato loro un pene in 3D e una vagina in stoffa e indossato un preservativo sul pene di fronte ai bambini – di dieci e undici anni – invitandoli poi a toccare il pene di stoffa. Ha inoltre affermato che guardare film pornografici sarebbe normale a partire da una certa età e indicato agli allievi un sito Internet dove potevano trovare «la dimensione giusta del preservativo per il loro pene», come risulta dagli atti.
Coinvolgimento in atti sessuali
L’esperienza ha comprensibilmente turbato i bambini, compromettendo in modo duraturo il loro sviluppo sessuale, proseguono gli atti.
I minori sono stati coinvolti, in aula, in atti a sfondo sessuale «né voluti né richiesti».
Simili abusi nei confronti di minorenni, miranti a imporre una sessualizzazione precoce e finalizzati all’indottrinamento ideologico gender, non sono purtroppo rari nelle scuole svizzere. Ciò che rende la vicenda particolare, in questo caso, è che uno degli allievi coinvolti e i suoi genitori si sono costituiti, con successo, parte civile.
Ciononostante, la procura del Canton San Gallo non ha dato seguito alla denuncia, chiudendo il procedimento a carico
della lobbista. Il ragazzo e i suoi genitori non si sono tuttavia dati per vinti e hanno inoltrato un reclamo alla camera dei ricorsi penali del Canton San Gallo. L’istanza di ricorso, con decisione del 28 maggio 2026, ha dato parzialmente ragione al giovane studente. Il caso ritorna ora all’istanza precedente per l’apertura di un procedimento giudiziario a carico della collaboratrice del centro specialistico. Parallelamente è in corso un reclamo all’autorità di vigilanza presso il Dipartimento dell’educazione.
Rilevanza penale
L’avvocata Nicole Burger, patrocinatrice dello studente delle elementari e dei suoi genitori, è soddisfatta della vittoria di tappa.
Che conferma quanto «l’impegno contro l’ipersessualizzazione sia utile.
Le scuole e le organizzazioni esterne, quest’ultime spesso incaricate di svolgere le lezioni di educazione sessuale, non possono trasmettere contenuti a piacimento senza supervisione».
La camera dei ricorsi penali ha affermato in modo inequivocabile che mostrare contenuti pornografici può «avere conseguenze sotto il profilo penale». La questione dovrà ora essere approfondita dal pubblico ministero.
Le scuole devono informare i genitori
La vicenda, riportata dalla Weltwoche e da altri media, è nel frattempo diventata un caso politico. I consiglieri
L’avvocata Nicole Burger: «Impegnarsi contro l’ipersessualizzazione è utile, proprie azioni, l‘esperienza insegna
grazie a efficace opposizione dei genitori
cantonali Heinz Herzog (UDF) ed Esther Granitzer (UDC) hanno presentato una mozione volta a garantire la presenza di un insegnante qualificato durante le lezioni di educazione sessuale, nonché il coinvolgimento e la piena informazione dei genitori prima delle lezioni previste. Alle organizzazioni esterne con un background ideologico o attivista non dovrebbe più essere concesso l’accesso alle scuole elementari, e nessun minore dovrebbe essere ostacolato nel proprio sviluppo personale da contenuti inappropriati.
Nella sua risposta del 19 maggio 2026, il Consiglio di Stato si limita ai formalismi. Osserva, tuttavia, che le scuole e gli insegnanti sono responsabili dei contenuti didattici trasmessi, anche quando le lezioni sono condotte da personale esterno. Inoltre, le scuole sono tenute a informare i genitori in anticipo, per iscritto o oralmente, sulla natura, sulle modalità di attuazione e sugli obiettivi delle lezioni di educazione sessuale.
Coinvolgere le direzioni scolastiche
L’avvocata Burger spera quindi che «la decisione della camera dei ricorsi penali, unitamente alla presa di posizione del Consiglio di Stato, contribuisca a fare in modo che in futuro le direzioni scolastiche informino in tempo utile i genitori sui contenuti e i materiali impiegati nelle lezioni». Ai genitori si consiglia di partecipare agli eventi o alle riunioni informative e porre domande critiche. Qualora vi siano elementi che facciano ritenere che i contenuti non poggino su basi scientifiche o non siano trasmessi tenendo conto dell’età dei destinatari, occorre intervenire senza indugio presso la direzione
Imperdonabile: Aiuto AIDS di San Gallo - Appenzello pubblicizza sulla sua homepage il controverso opuscolo porno «HEY YOU»
scolastica o il Consiglio comunale. Agli allievi deve essere comunicato chiaramente e in anticipo che sono liberi di lasciare l’aula se non si sentono a loro agio.
Ad ogni buon conto, «quando all’orizzonte si profila la possibilità di dover giustificare le proprie azioni, l’esperienza insegna che l’agire si fa più circospetto.»
Iniziativa di protezione come punto di contatto Il caso di Bütschwil mostra che vale la pena opporsi e far valere i propri diritti. Non si deve lasciare campo libero alle scuole e ai propagandisti di organizzazioni esterne.
Notiamo con un certo disappunto che il Consiglio di Stato sangallese evita completamente di esprimersi su questioni quali la conformità del piano didattico o l’adeguatezza all’età di contenuti quali la maternità surrogata, il consumo di materiale pornografico o le dimensioni di un preservativo a bambini dai dieci agli undici anni. In tal modo il Consiglio di Stato dà a intendere, da una parte, di non voler limitare l’autonomia decisionale della scuola, dall’altra, però, di trascurare il proprio dovere di diligenza nei confronti degli allievi.
Restiamo vigili e segnaliamo i contenuti inappropriati. L‘Associazione Iniziativa di protezione funge anche da punto di contatto offrendo aiuto alle persone coinvolte: Tel. 061 702 01 00, info@iniziativa-di-protezione.ch
Segue de pagina 1
Le lezioni sono svolte da cosiddetti centri di consulenza SIPE1, che prosperano grazie ad appalti pubblici e sovvenzioni milionarie elargite dal cantone. A livello nazionale, i centri SIPE sono membri di Salute Sessuale Svizzera. Sul piano internazionale, dicono di condividere «i valori della International Planned Parenthood Federation, che difende il diritto alla salute sessuale e riproduttiva di tutti». Si rifanno inoltre all’Organizzazione Mondiale della Sanità, che promuove i diritti sessuali a partire dalla nascita e chiede l’educazione sessuale a partire da 0 anni.
L’apparentemente neutrale educatrice sessuale Probst, ha scritto il suo lavoro di diploma «Libri per bambini e LGBTIQ*» presso la nota organizzazione lobbista Salute Sessuale Svizzera. Il suo lavoro di diploma intende «esemplificare come si possa trattare la tematica LGBTIQ nei libri».
In viaggio con la «valigia arcobaleno» Nel suo lavoro, Probst dichiara di considerare obiettivi deside rabili, per i bambini a partire da 0 anni, assurdità come il con siderarli esseri sessuali, educarli sessualmente (che e compito dei genitori) e instillare loro l’ideologia LGBTIQ. Del resto, ritiene la sua tesi «utile per approcciare le esigenze degli inse gnanti nell’affrontare temi LGBTIQ e offrire loro spunti concreti». Tutto questo ha portato a ciò che rappresenta il «prodotto finale del progetto»: la valigia arcobaleno.
Una prevenzione contro gli abusi, dunque, con uno stretto le game ideologico.
L’obiettivo, evidentemente, è quello di inculcare contenuti
LGBTIQ già ai più piccoli, senza considerare le possibili conseguenze: bambini sessualmente insicuri e con danni psicologici.
Richieste al Consiglio di Stato
Il Canton Vallese ignora o nasconde bellamente questi fatti quando caldeggia l’amministrazione di queste «lezioni di educazione sessuale anche ai più piccoli». La decisione finale
Poco dopo la sua introduzione e in seguito alle forti critiche sollevate, la sex box basilese (vedi «Sexbox», 2011) venne «edulcorata» nei suoi contenuti e non più impiegata nella forma inizialmente prevista. Ci pensa ora la nuova «valigia arcobaleno» a ripristinarla, magari in peggio?
viene demandata ai comuni. Lötschental, Goms, Brig e Naters già si avvalgono dell’offerta SIPE, e l’anno prossimo vuole farvi ricorso pure il comune di Visp.
L’Associazione Iniziativa di protezione vuole un cambiamento di rotta. In una lettera aperta al Consiglio di Stato vallesano richiamiamo questi discutibili retroscena e chiediamo ai responsabili politici di confermare per iscritto che le lezioni non sfruttino il pretesto della «prevenzione contro gli abusi» per trasmettere contenuti LGBTIQ.
Rapporto da Berna
Sventolerà presto al Tribunale federale di Losanna il vessillo europeo?
Chi crede che l’UDC sia la sola a muovere critiche ai Bilaterali III, in questo momento avrà di che sgranarsi gli occhi: lo studio «Bilaterali III: rapporto sugli effetti della ripresa dinamica del diritto UE sulla democrazia e sul federalismo in Svizzera» elaborato dall’istituto di ricerca liberal-progressista Zentrum für Demokratie Aarau (Centro per la democrazia Aarau), 2026, sta infatti facendo parlare di sé.
Secondo lo studio, la ripresa dinamica del diritto europeo indebolisce la democrazia e il federalismo. Bruxelles prima di Berna, insomma.
Chi ritiene che si tratti di una questione puramente giuridica sbaglia. La domanda fondamentale da porsi è chi deciderà, in futuro, quali saranno i valori alla base della nostra società. Suscita allarme soprattutto la situazione nell’ambito della politica dell’educazione. Oggi, sono i cantoni a stabilire le regole che valgono per la scuola. In futuro, però, i cantoni potrebbero subire pressioni crescenti per adeguarsi agli sviluppi europei in campo giuridico e politico.
Non dobbiamo rinunciare alla nostra democrazia alla leggera. Lo studio descrive il meccanismo che accresce l’influenza delle istituzioni europee. La conclusione che ne traggo personalmente, a livello politico, è chiara: laddove la Svizzera perde la propria sovranità, cresce il rischio che le agende sociopolitiche di Bruxelles impongano in modo sempre più marcato la loro linea, anche nell’ambito della scuola.
Non voglio che ciò che viene insegnato ai nostri figli alla scuola dell’infanzia e alle elementari sulla sessualità o sulla famiglia venga influenzato in modo strisciante da ideologie internazionali o europee. Spetta in ogni caso sempre ai genitori decidere. L’Associazione Iniziativa di protezione rappresenta molto più della sola protezione dei minori.
In molti paesi europei sono in corso da tempo tentativi di introdurre nell’insegnamento, sin dall’infanzia, concezioni di natura ideologica su genere, identità e sessualità. I genitori che chiedono un’educazione sessuale più moderata e consona all’età dei loro figli vengono sempre più marginalizzati. Nessuno, oggi, può garantire che, a fronte di legami giuridici sempre più stretti con la UE, non si presentino, presto o tardi, sviluppi analoghi anche in Svizzera.
Difendiamo, infatti, anche la nostra democrazia diretta, il nostro ordinamento federale e il diritto della Svizzera di determinare autonomamente i propri valori. Chi oggi volge lo sguardo altrove sulla questione degli accordi bilaterali III, potrebbe un domani scoprire che non è più Berna, bensì Bruxelles a stabilire quali modelli sociopolitici siano trasmessi ai nostri figli. Ecco perché c’è solo una risposta: un «no» a questi accordi bavaglio dell’Unione europea.
Ex CN Andrea Geissbühler, Granconsigliera Canton Berna, insegnante di scuola dell’infanzia, agente di polizia, presidente dell'Associazione Iniziativa di protezione, Bäriswil (BE)
Tribunale federale di Losanna: presto sentenze in base al diritto UE?
Andrea Geissbühler
Ex-Consigliera nazionale, Bäriswil (BE)
«Protezione dalla sessualizzazione dei bambini e degli adolescenti»
Iscrivetevi ora per festeggiare i 10 anni dell’Associazione Iniziative di protezione Sabato 22 agosto 2026, ore 11:00, Olten – con aperitivo a seguire!
Assemblea annuale con discorso ufficiale:
«La trasformazione ideologica della società: diversità, inclusione e diktat linguistici»
Relatore: Dr. med. Christian Spaemann, specialista in psichiatria e psicoterapia, Braunau am Inn / Austria. Figlio del noto filosofo tedesco Robert Spaemann (1927-2018).
Iscrizione via e-mail scrivendo a info@iniziativa-di-protezione.ch o telefonando allo 061 702 01 00
Cresce il numero di persone che ritengono sempre più sbilanciate le nostre società occidentali. L’abituale interazione tra la conoscenza della natura e le basi spirituali della nostra civiltà, tra la ricerca di un equilibrio degli interessi sociali e la saggezza, sembra essersi spezzata. La ragione non riesce più ad affermarsi. Ne consegue un vuoto, nel cuore della società, che viene occupato dalle ideologie.
Le ideologie che poggiano su fragili fondamenta d’argilla, tuttavia, abbisognano di una «rivoluzione permanente», come intesa da Karl Marx, per tenersi a galla. Per sopravvivere almeno temporaneamente, dipendono da manipolazioni mediatiche, controllo del discorso, nuovi nemici simbolici e diktat linguistici.
Nella conferenza verranno affrontati lo sviluppo storico e i retroscena intellettuali che hanno portato alla situazione attuale, offrendo al contempo una prospettiva incoraggiante per il futuro.
Rivolgiamo un caloroso invito a partecipare a questa avvincente conferenza e all’aperitivo che seguirà! Non dimenticate di farvi accompagnare da una vostra conoscenza!
Disponibile la traduzione simultanea dal tedesco al francese.
Fate una donazione:
Associazione Iniziativa di protezione
Casella Postale, 4142 Münchenstein
IBAN: CH67 0900 0000 7080 8080 1
Telefono per consulenze a genitori e persone preoccupate: 061 702 01 00 www.iniziativa-di-protezione.ch, info@iniziativa-di-protezione.ch