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Iniziativa di protezione attualità – N. 57 / Marzo – Aprile 2026

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Uccisi da donna trans –genitori piangono i loro bambini

Donna transgender provoca strage: 8 morti!

Responsabile della strage di otto persone avvenuta in Canada non era una «donna», bensì un uomo intenzionato a cambiare sesso. Il caso solleva interrogativi sulla salute mentale e la propensione alla violenza delle persone transgender.

Il terribile fatto di sangue si è verificato il 10 febbraio scorso a Tumbler Ridge, nella provincia canadese della Columbia Britannica. Sono otto le persone che l’omicida ha ucciso, prima di togliersi egli stesso la vita. Tra queste la madre, il fratellastro, un insegnante e cinque adolescenti di età compresa tra i dodici e i tredici anni. 27 sono i feriti, secondo quanto riferito dalla polizia.

Particolare sconvolgente della vicenda, oltre all’entità della strage e alla giovane età dell’autore (appena 18 anni), è il fatto che i media avevano inizialmente attribuito il gesto a una donna. Alcuni ne riferiscono ancora oggi in questi termini o lasciano invariati i resoconti originali. È raro che una persona di sesso femminile commetta simili atti.

Problemi psichici e consumo di stupefacenti

La realtà è che nel caso dell’autore si tratta di una persona transgender, nata biologicamente uomo, ma che si identificava come donna. Secondo la polizia, era noto già da tempo per problemi di salute mentale. In precedenza, era stato arrestato a più riprese e sottoposto a visite mediche. Durante gli arresti erano anche state rinvenute armi. Nel frattempo, è emerso che l’autore facesse pure uso di droghe e avesse appiccato incendi in appartamenti. Sui social media aveva svelato l’intenzione di voler intraprendere un trattamento ormonale di transizione di genere.

Il caso solleva interrogativi sulla salute mentale e la propensione alla violenza delle persone transgender. Nel n. 44 di «Iniziativa di protezione - Attualità» avevamo già sottolineato che le persone transgender hanno una maggiore propensione alla violenza rispetto agli adolescenti eterosessuali. Uno studio canadese del 2022 aveva evidenziato che «gli adolescenti transgender o che

Associazione Iniziativa di protezione per

Al World Economic Forum (WEF) 2026 di Davos, a margine di un evento organizzato da «Human Change», l’Associazione Iniziativa di protezione si è intrattenuta con esperti del settore sul tema della digitalizzazione dell’infanzia. La preoccupazione, più che legittima, è che il sano sviluppo dei giovani sia sempre più minacciato da algoritmi che creano dipendenza. Al centro delle critiche l’accesso illimitato agli smartphone già dalla prima infanzia.

Secondo vari studi, in Svizzera circa la metà dei bambini tra i 6 e i 13 anni ha uno smartphone ed è regolarmente attivo sui social network. Nella fascia di età fra i 12 e i 13 anni, la percentuale raggiunge addirittura l’80%. Inoltre, i ragazzi di questa fascia di età trascorrono in media circa 4 ore al giorno davanti allo schermo, fra TikTok, Snapchat, Instagram & Co.

Studi scientifici hanno tuttavia già da tempo evidenziato che

l’accesso illimitato a Internet ha gravi conseguenze per la salute dei bambini!

Accanto a disturbi fisici quali obesità, iperattività e simili, l’accesso prematuro e illimitato a Internet e ai canali social può avere effetti drastici sulla psiche di un adolescente. Fra le conseguenze dirette e indirette vi sono solitudine, depressione e ansia, che possono portare anche al suicidio.

Ulteriori conseguenze sono i comportamenti antisociali indotti dal tempo trascorso sui social. In passato, le attività ricreative promuovevano lo spirito d’iniziativa, la creatività e la capacità di comunicare. Oggi però le big tech stanno plasmando una generazione di esibizionisti e comprimari isolati, timorosi e manipolabili, con una scarsa capacità di concentrazione, ridotta in media a 42 secondi, e una tolleranza alla frustrazione quasi nulla!

La ricerca di ammirazione, i tortuosi percorsi adolescenziali della ricerca d’identità e il fascino del proibito costituiscono una miscela esplosiva che alimenta la costante sessualizzazione dei nostri giovani su Internet. Se in passato il desiderio di omologazione di un ragazzo o una ragazza spronava il desiderio a dotarsi degli sneaker alla moda, oggi la popolarità si misura in like e commenti. La pressione a essere «bella e sexy» è enorme, soprattutto per le giovani ragazze. Mentre TikTok invita allieve delle elementari a simulare atti sessuali, OnlyFans vende loro la prostituzione digitale come atto emancipatorio con lucrative prospettive di carriera. E tutto ciò prima ancora di imparare a leggere, scrivere e far di conto.

Anche la pornografia è a portata di clic. Innumerevoli portali gratuiti offrono enormi quantità di materiali che sconfinano nella violenza, nel feticismo più degradante e in forme illegali di pornografia, anche con contenuti per il cui possesso e la cui trasmissione il Codice penale svizzero prevede pene detentive fino a 5 anni! Il dato preoccupante é che stando ai sondaggi, l’età alla quale un minore

Trovate ulteriori informazioni e consigli per i genitori, oltre alla possibilità di aderire a un patto digitale dei genitori, visitando la nuova sezione «Infanzia libera da smartphone» sulla nostra homepage: www.iniziativa-di-protezione.ch

Gli abissi di Internet come parco giochi per bambini.

per un’infanzia senza smartphone!

del materiale pornografico si situa attorno ai 12 anni, con tendenza a scendere!

A questo si aggiungono le richieste di contatto, sia lontane che vicine, avanzate da persone la cui vera identità e dubbie intenzioni rimangono perlopiù celate nell’oscurità.

Bastano uno o due clic per trasformare un pregiudicato criminale sessuale in un’innocente scolaretta delle elementari.

I sondaggi suggeriscono che in media circa un terzo dei minori riceve proposte sessuali indesiderate su

Un padre mette a letto suo figlio in una stanza piena di scatole con giornalini porno, un hacker russo e un troll che fa propaganda. Guardate il video di sensibilizzazione di «Smartphone Free Childhood US»

sono essere fatali su Internet, perché non tutte le immagini intime inviate vengono trattate in modo riservato.

Si pone pertanto imperativamente una domanda: qual è il senso di lezioni di educazione sessuale consone all’età impartite due volte l’anno a scuola, se i bambini durante tutto il resto dell’anno sono esposti a contenuti che nemmeno l’organizzazione «Salute Sessuale Svizzera» approverebbe? Probabilmente a ben poco! Ecco perché la protezione contro la sessualizzazione precoce non può più limitarsi alla sola educazione sessuale nell’era digitale.

Non lasciamo i nostri

figli soli ad affrontare i pericoli di Internet!

Definiamo delle regole sane per loro (ad esempio, niente smartphone prima dei 14 anni, divieto di accesso ai social prima dei 16 anni, ecc.); adoperiamoci per sviluppare, insieme, le competenze e per accompagnare attivamente i bambini e gli adolescenti nel loro percorso verso l’autonomia. Ciò comprende anche la partecipazione attiva nell’organizzazione di attività ricreative alternative (come le attività sportive o la vita associativa). Anche il legislatore deve essere coinvolto! L’Associazione Iniziativa di protezione è a favore di un divieto nazionale di utilizzo degli smartphone nelle scuole pubbliche e accoglie con favore il divieto dei social media per i giovani sotto i 16 anni.

In un comunicato ai media, l‘Associazione Iniziativa di protezione presenta le sue proposte politiche per la protezione dei minori nello spazio digitale: https://www.iniziativa-di-protezione.ch/ corrente/comunicati-stampa/

Scout costretti a retromarcia sull’educazione sessuale

Un approfondito rapporto d’indagine inerente a casi di abuso avvenuti nel movimento scoutistico tedesco mette in guardia dai rischi del concetto di «formazione sessuale» che persegue, che potrebbe essere sfruttato dai pedofili.

È stato divulgato al pubblico in Germania a gennaio 2026 il rapporto finale1 «Wissenschaftliche Aufarbeitung sexualisierter Gewalt im Verband Christlicher Pfadfinderinnen und Pfadfinder seit 1973» (Studio scientifico sulla violenza sessualizzata all’interno della Federazione delle sezioni scout cristiane dal 1973). È il risultato di un lavoro di ricerca durato oltre due anni. Degna di nota è la forte critica che gli autori muovono al concetto di «formazione sessuale» e alle linee guida adottate dalla Federazione «per un agire consapevole e attivo», che incoraggiano i capisezione a parlare delle proprie relazioni e della propria sessualità.

In sostanza, la guida per i capisezione scout promuove il cosiddetto grooming (l’avvicinare minori con l’intento di abusarne) ed è considerata invasiva e offensiva da esperti qualificati. Essi raccomandano pertanto «di eliminare dalla guida della federazione l’indicazione che gli adulti, a propria discrezione e non sollecitati, raccontino ai bambini e ai giovani loro affidati aspetti della propria sessualità e rielaborino pertanto il loro concetto di pedagogia sessuale.»

I Consiglieri di stato dei cantoni non intervengono contro la «formazione sessuale».

Il rapporto ritiene questa scelta «estremamente problematica». Manca, infatti, una spiegazione «sulla tutela dei confini personali dei bambini e degli adolescenti affidati e sui limiti da imporre a discorsi sessualizzanti, una mancanza che malintenzionati possono sfruttare per avvicinare i minori e sondare le possibilità di allacciare relazioni improprie.

Nel frattempo, il «concetto di formazione sessuale non dovrebbe essere utilizzato». Piuttosto, «andrebbero affrontati selettivamente con bambini e adolescenti più e meno giovani i temi legati all’amicizia, al senso di comunità, alla vicinanza, all’amore, all’intimità e alla sessualità».

L’Associazione Iniziativa di protezione accoglie con favore i suggerimenti di miglioramento contenuti nel rapporto di studio. Ritiene, tuttavia, che non si dovrebbe comunque parlare di intimità e sessualità a bambini di età inferiore ai 12 anni.

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Rapporto finale → Editore: Institut für Praxisforschung und Projektberatung (IPP) und Institut für Bildungsforschung (dissens)

Docu: un nuovo videodocumentario svela la verità

A inizio febbraio 2026, il canale televisivo 3sat, cofinanziato dalle emittenti ZDF, ORF e SRF, ha diffuso un videodocumentario sull’«abuso di minori finanziato dallo Stato». Secondo 3sat, ciò che sembrava un’astrusa cospirazione, è in realtà accaduto veramente. Una rete di pedofili è riuscita ad abusare di minori per oltre 30 anni, sotto gli occhi delle autorità!

Con l’intermediazione, l’approvazione e il finanziamento dell’Ufficio dei giovani, Helmut Kentler poté collocare ragazzi in modo mirato presso criminali pedosessuali. Kentler, nato nel 1928 e deceduto nel 2008, fu uno psicologo, sessuologo, autore di bestseller e professore di pedagogia sociale tedesco. In veste di sessuologo omosessuale progressista, era molto richiesto dai media. Perorava innocui «giochi del dottore» alle scuole dell’infanzia e l’introduzione di lezioni di

educazione sessuale. Le sue posizioni e azioni in materia di politica sessuale comprendevano la promozione attiva della pedosessualità e la costituzione di una rete pedosessuale.

Kentler non solo riuscì a collocare minori presso pedocriminali, ma adottò egli stesso minori, abusandone. Nel video «Das Kentler Experiment» (L’esperimento Kentler»:) finalmente (!) esperti e sodali si esprimono sul disastroso fallimento delle autorità.

L’esperimento Kentler: abuso di minori finanziato dallo Stato

Scandaloso, tuttavia, è il fatto che nel videodocumentario prenda la parola anche il controverso prof. Uwe Sielert, presentato persino sotto una buona luce. È lui, infatti, ad avere incorporato i principi fondamentali di pedagogia sessuale di Kentler inserendoli in concetti moderni quali quello della «formazione sessuale»!

«Das Kentler-Experiment»: www.3sat.de/gesellschaft/politik-und-gesellschaft/das-kentler-experiment-staatlich-finanzierter-kindesmissbrauch-100.html oppure www.zdf. de/play/dokus/das-kentler-experiment---staatlich-finanzierter-kindesmissbrauch-movie-100/das-kentler-experiment-staatlich-finanzierter-kindesmissbrauch-102#t=details

Rapporto da Berna

Consiglio d‘Europa

vuole divieto di parola per i genitori!

Lo scorso 29 gennaio 2026, con 71 voti a favore, 26 contrari e 2 astenuti, il Consiglio d’Europa ha adottato una risoluzione che vieta le cosiddette «terapie di conversione». Il Consiglio d’Europa, da non confondere con il Parlamento europeo, è un’organizzazione internazionale che tutela i diritti dell’uomo, la democrazia e lo stato di diritto. Ha sede a Strasburgo e conta 46 stati membri.

L’ex consigliere federale Alain Berset (PS) ricopre attualmente la carica di segretario generale del Consiglio, di cui la Svizzera è membro dal 1963 e a cui partecipa con dodici membri (sei rappresentanti e sei sostituti).

Con questa risoluzione, il Consiglio d’Europa vuole che gli Stati membri «vietino tutte le misure volte a modificare l’orientamento sessuale e l’identità di genere». Pertanto, le «terapie di conversione», che mirano a influenzare o a «invertire» l’«identità di genere» di una persona, andrebbero vietate.

tralmente opposto ai diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, quali il diritto alla libertà personale (art. 10), il diritto alla libertà di credo e di coscienza (art. 15) e il diritto alla libertà d’opinione e d’informazione (art. 16).

Significa che terapisti, pastori, sacerdoti e persino i genitori possono rendersi punibili a causa del concetto pseudo-scientifico di «terapia di conversione». Ciò è il caso se, ad esempio, dicono a una ragazza, turbata dall’ideologia transgender e la cui identità non è ancora consolidata, che non è un ragazzo. Conversazioni di questo tipo fra genitori, terapisti o guide spirituali e bambini potrebbero risultare contrarie alla legge e quindi punibili, e persino portare alla revoca dell’autorità parentale!

L‘ideologia transgender sta penetrando sempre più in profondità nelle strutture europee.

Il termine ideologico «terapia di conversione» è stato scelto consapevolmente in quanto genera confusione e ostacola una discussione oggettiva sul tema.

A monte del dibattito in seno al Consiglio d’Europa, la lobby LGBTIQ aveva esercitato una forte pressione spingendo per l’«autodeterminazione sessuale» e quindi il concetto puramente ideologico di «identità di genere». Il concetto di identità di genere dovrebbe sostituire il genere biologico, anche in Svizzera! Un divieto di tali «terapie di conversione» è diame-

Come hanno votato i cinque rappresentanti della delegazione svizzera presenti al Consiglio d’Europa?

Hanno votato a favore della risoluzione, e quindi contro la nostra Costituzione: Sibel Arslan (Verdi), Fabian Molina (PS), Valérie PillerCarrard (PS) e Nik Gugger (PEV).

L’unico rappresentante svizzero a votare contro la risoluzione è stato il Consigliere agli Stati Hannes Germann (UDC). Attendiamo ora con impazienza quando verrà lanciata nel parlamento svizzero la prossima mozione per vietare le «terapie di conversione»: è comunque già chiaro oggi che ci opporremo con determinazione a un tale «divieto di conversione».

Andreas Gafner, Consigliere nazionale, Oberwil im Simmental (BE) Presidente dell’Associazione Iniziativa di protezione

Andreas Gafner, Consigliere nazionale/BE

«Protezione dalla sessualizzazione dei bambini e degli adolescenti»

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si identificano in un genere alternativo» sono il gruppo che presentano il rischio più alto di radicalizzazione violenta. Inoltre, le persone con storia di transessualismo, dopo il cambiamento di sesso presentano un rischio significativamente più elevato di mortalità, suicidio e morbilità psichiatrica rispetto alla popolazione generale. Uno studio svedese aveva già mostrato anni fa che gli uomini trans, donne, quindi, che si identificano come uomini, hanno un rischio significativamente più elevato di incorrere in condanne penali dopo un intervento chirurgico di cambio del sesso rispetto al gruppo di controllo composto da donne. Ciò indica uno spostamento verso uno schema di comportamento maschile in fatto di criminalità. Aumenterebbe inoltre la tendenza a commettere crimini violenti.

Riferendosi al recente caso canadese, l’organizzazione Queer Nations, che si oppone dichiaratamente al mainstream nei circoli omosessuali, scrive che le convinzioni relative all’attivismo per i diritti delle persone trans vengono smascherate qui come una «menzogna esistenziale», specialmente quelle secondo le quali non vi sarebbe alcun collegamento fra persone transgender o affette da disforia di genere e disturbi mentali. Inoltre, le terapie ormonali potrebbero peggiorare la situazione psichicamente instabile di queste persone.

I rischi vengono minimizzati

L’articolo di Queer Nations intitolato «Strage in Canada: transessualità e salute mentale» ricorda che negli ultimi anni sono avvenute stragi, soprattutto negli Stati Uniti, causate in taluni casi da persone legate alla realtà transgender. Pure l’assassino di Charlie Kirk aveva un tale legame. Anche se non è possibile parlare di una «epidemia» di criminalità trans, colpisce la fre-

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quenza con cui persone con questo background risultano coinvolte in atti di questo tipo.

Nel caso dell’identità di genere, è fortemente criticato il principio di autodeterminazione, che non fa riferimento a criteri oggettivi, e la negazione di qualsiasi collegamento fra disforia di genere e disturbi mentali, di qualsiasi tipo essi siano.

In altre parole, l’auspicata depatologizzazione, già introdotta nella classificazione internazionale delle malattie della ICD1, è un vicolo cieco, che in casi estremi può finire funestamente, come dimostra l’esempio della furia omicida di Tumbler Ridge, amplificando oltretutto il rischio di occultare malattie mentali, ritardare trattamenti necessari e banalizzare i rischi degli interventi di riassegnazione di genere.

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ICD (International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems): sistema di classificazione standard riconosciuto a livello mondiale per le diagnosi mediche.

L’Associazione Iniziativa di protezione si oppone con forza a questa tendenza, sostiene i genitori coinvolti attraverso colloqui personali e si impegna facendo pressione sui responsabili politici affinché operino un radicale cambio di rotta. Aiutateci anche voi e segnalateci le irregolarità che avvengono presso la vostra scuola. Vi forniamo con piacere informazioni e su richiesta vi assistiamo nei contatti con i docenti di classe, la direzione scolastica o i responsabili dell’istruzione.

Abbiamobisognourgentemente del vostro aiuto ! Abbiamobisognourgentemente del aiuto !

Telefono per consulenze a genitori e persone preoccupate: 061 702 01 00 www.iniziativa-di-protezione.ch, info@iniziativa-di-protezione.ch

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Iniziativa di protezione – attualità è una pubblicazione trimestrale / Abbon.: CHF 10.– l’anno; gratuito per i benefattori / Editore e redazione: Associazione Iniziativa di protezione, Casella postale, 4142 Münchenstein / Tel. 061 702 01 00 / info@iniziativa-di-protezione.ch, www.iniziativa-di-protezione.ch, IBAN: CH67 0900 0000 7080 8080 1 / © Associazione Iniziativa di protezione / Fotografie: p.1: Keystone-SDA, p.2/3: istockphoto.com, p.4 in alto: istockphoto.com, p.5: istock photo.com montaggio di immagini / Stampa: jordibelp.ch

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