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N23

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Pubblicazione n. 23 / marzo 2018

Sempre più genitori si oppongono!

Verena Herzog Consigliera nazionale

Non rubare l’infanzia ai bambini! Il 27 gennaio 2018 si è tenuto a Parigi un incontro sulla sessualizzazione precoce organizzato dell’organizzazione di protezione di fanciulli e ragazzi REPPEA. Vi ho preso parte insieme ad un collega Consigliere nazionale. Personalmente sono convinta di questo: i bambini dovrebbero avere il diritto di rimanere bambini, crescere in famiglie con un padre e una madre ed essere preparati ad affrontare la vita in modo consono alla loro età. Non devono essere «strappati» da una fase così importante della loro fanciullezza da un modo di pensare adulto e intriso da un’ideologia gender. Già nel giugno del 2017 era stato lanciato in Francia un grido di allarme sotto forma di una petizione sottoscritta da psichiatri dell’infanzia, pediatri, psicologi e psicanalisti, che metteva in guardia dalle devastanti conseguenze del modello di educazione sessuale propagato nei testi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Un modello di educazione sessuale che deruba i bambini della loro fanciullezza e invade la loro sfera intima parlando di temi che andrebbero affrontati invece solamente con persone di fiducia. La scelta di un vocabolario adulto può confondere, irritare e offuscare tutto quanto. Le conseguenze possono essere disagio, insicurezza emotiva, iperattività, stati d’ansia, disturbi cognitivi che possono arrivare fino al disturbo post-traumatico! A causa dell’intromissione dello Stato, alcuni genitori si sentono, inoltre, privati dei loro diritti e senza voce in capitolo. Il loro diritto di educare e trasmettere ai propri figli norme morali nel campo della sessualità viene indebolito. Uno degli obiettivi del colloquio era mostrare possibili modalità di intervento. Anche in Svizzera il tema sta assumendo una rilevanza crescente. Tra l’altro anche perché istituzioni come «Salute Sessuale Svizzera» promuovono e sollecitano l’attuazione degli standard dell’OMS. Solo un’informazione circostanziata e la creazione di una rete di contatti fra genitori con le stesse idee, possono assicurare ai nostri figli, grandi e piccoli, uno sviluppo positivo nell’ottica della formazione di famiglie e di una società sane! È necessario opporsi con forza alle aberrazioni nel campo dell’educazione sessuale pubblica! Verena Herzog, Consigliera nazionale UDC, Turgovia Membro di comitato dell’Associazione iniziativa di protezione


«Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare»

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Che cosa ha detto veramente la Cor sulle lezioni di educazione sessuale Di lic.rer.publ. HSG Dominik Müggler-Schwager Il 18 gennaio 2018 la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha pubblicato la sua sentenza in merito al caso del ricorso di una madre della città di Basilea, che voleva esonerare la figlia, che frequentava la prima elementare, dalle lezioni attive obbligatorie di educazione sessuale. I giudici di Strasburgo hanno respinto il ricorso, fondando la loro sentenza sulla dichiarazione delle autorità scolastiche di Basilea, in base alla quale la lezione si sarebbe svolta solo in modalità «reattiva», sentenza a loro avviso confermata dal fatto che la figlia della ricorrente non era in grado di provare di aver partecipato a una lezione di educazione sessuale. Alcuni media hanno prematuramente definito la decisione della CEDU come un via libera all’educazione sessuale nelle scuole dell’infanzia. Ma da un esame più attento risulta che la sentenza non ammette in alcun modo lezioni programmate di educazione sessuale prima del nono anno di età e anche le lezioni reattive sono consentite solo entro limiti molto ristretti. La ricorrente ha pertanto ottenuto quasi tutto ciò che voleva ottenere, le è mancata solo la vittoria formale davanti alla Corte. Nel 2011 il Dipartimento dell’educazione di Basilea ha fatto notizia con l’annuncio di voler introdurre lezioni obbligatorie di educazione sessuale a partire dalla scuola dell’infanzia per l’anno scolastico 2011/12. A tale scopo erano stati predisposti una guida, un volantino e

circa 10 «sex-box» dal contenuto osceno. Subito 22 genitori presentarono una domanda di esonero per i loro figli. Tutte le domande furono respinte. Due genitori ricorsero alle vie legali, ma persero la causa. Infine, una madre presentò denuncia alla CEDU. Tre anni dopo la denuncia fu respinta. La CEDU, nella sua decisione, prende in considerazione la fascia di età interessata (dai 4 agli 8 anni) e la identifica come una fase molto delicata, nella quale il diritto all’educazione da parte dei genitori è di importanza fondamentale. Tuttavia fa poi espressamente riferimento alla dichiarazione dell’autorità scolastica di Basilea di svolgere la lezione solo in maniera «reattiva», ovvero, solo in risposta all’eventuale domanda del bambino. La Corte vede confermata questa intenzione dell’autorità scolastica nel fatto che la figlia della madre ricorrente non ha dovuto seguire alcuna lezione di educazione sessuale durante gli anni del procedimento. La CEDU, nelle sue riflessioni, ritiene che una lezione di educazione sessuale sistematica e attiva in questa fascia di età sia molto critica. I sette giudici della CEDU non omettono tuttavia di commentare che le autorità di Basilea hanno introdotto l’espressione «lezione reattiva» nella documentazione scolastica solo in seguito alla denuncia della madre. Questa infatti si è difesa solo contro la lezione obbligatoria programmata che prevedeva l’uso dell’osceno «sex-box» e contro gli obiettivi didattici fissati. Nel suo ricorso presso la CEDU ha addirittura espressamente sottolineato di non essere assolutamente contraria a una lezione reattiva finalizzata a rispondere in maniera adeguata all’età alle


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rte europea dei diritti dell’uomo e a Basilea domande poste dal bambino. Per questa ragione la Corte l’ha presa in parola, di fatto le ha dato ragione, respingendo il suo ricorso vista la mancata esecuzione della lezione. Un elemento interessante delle argomentazioni della CEDU è che la lezione reattiva non deve nemmeno avvenire in modo «ideologizzante». Questo potrebbe interessare in particolare quelle cerchie di persone che si sono prefissate di introdurre in tutta la Svizzera, a partire dalla scuola dell’infanzia, lezioni di educazione sessuale che tutelino la parità di genere.

Ecco i risultati dell’intervento dei genitori basilesi: • La prevista educazione sessuale per i bambini del

Canton Basilea nella fascia di età tra i 4 e gli 8

anni è stata ridotta da «attiva» e «programmata»

a «reattiva».

Questo impone grandi limiti alle lezioni di educazione sessuale nelle classi dalla prima alla terza elementare. Le autorità scolastiche fanno bene a continuare a non introdurre l’educazione sessuale ma a lasciare che a rispondere ad eventuali domande dei bambini sia del personale didattico ben formato, con la dovuta cautela e sensibilità.

• I «sex-box» di Basilea sono stati ridefiniti

Sarà cura dell’Associazione Iniziativa di protezione discutere eventuali dubbi con enti ufficiali e provvedere alla compilazione di una regolamentazione di comune accordo. I genitori interessati possono rivolgersi in qualsiasi momento gratuitamente alla segreteria dell’Associazione.

• A seguito delle proteste scatenatesi, il Centro di

«Materiale didattico per l’educazione sessuale» e

il loro contenuto è stato ridimensionato.

• È stata lanciata un’iniziativa popolare a livello

federale che ha portato alla fondazione

dell’Associazione Iniziativa di protezione.

competenza educazione sessuale e scuola di

Lucerna è stato chiuso.

• Nel Piano di studio 21 si è rinunciato a inserire

l’educazione sessuale nelle classi dalla prima alla

terza elementare.

• Ora la sentenza della CEDU conferma che le

lezioni di educazione sessuale nelle classi dalla

prima alla terza elementare devono avvenire solo

in modalità reattiva e con la dovuta cautela.

• In particolare, la CEDU respinge l’idea di lezioni di

educazione sessuale «ideologizzanti».

• Eventuali obiettivi didattici per l’educazione

sessuale nelle classi tra la prima e la terza

elementare addirittura non sono vincolanti

nemmeno secondo la sentenza della CEDU e

devono essere subordinati alla natura reattiva

della lezione.


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Rapporto da Berna Propaganda per la sessualizzazione precoce Membro di comitato inoltra interpellanza al Consiglio federale

Sebastian Frehner, consigliere nazionale UDC, Basilea-Città

«L’educazione sessuale inizia già nella prima infanzia, in tutte le sue sfaccettature, seguendo lo sviluppo del bambino e della sua sessualità.» È in questo modo che viene introdotto il tema dell’educazione sessuale in una pubblicazione della fondazione «Salute Sessuale Svizzera» (SSS).

«il Consiglio federale constata che la fondazione SALUTE SESSUALE Svizzera è un attore che contribuisce validamente a incoraggiare e sostenere l’educazione sessuale.» Il rapporto degli esperti presentato dimostrerebbe inoltre che le basi sulle quali poggia l’operato di SSS sono sorrette da «ricerche scientifiche» e sarebbero «ampiamente riconosciute dagli esperti del settore». Una cosa che, come è recentemente emerso, non corrisponde al vero: l’insegnante di scuola elementare e pedagoga sessuale Elisabeth Barmet, infatti, critica il fatto che all’interno del gruppo di esperti non vi sia stata alcuna discussione e che per di più gli «esperti» in realtà non erano affatto indipendenti. A causa di divergenze emerse, già nel dicembre del 2016 la Barmet aveva deciso di abbandonare il gruppo.

La fondazione ha uffici nella Svizzera tedesca, in Svizzera francese e in Ticino e in passato ha usufruito dei generosi contributi elargiti dall’Ufficio federale della sanità pubblica nell’ambito del programma nazionale di prevenzione dell’HIV e di altre malattie sessualmente trasmissibili (PNHI). Solo nel 2016, in relazione al progetto PNHI, sono confluiti nelle casse di SSS 1.25 milioni di franchi. Siccome non è chiaro se questo denaro sia stato utilizzato in passato o venga utilizzato ancora attualmente per favorire la propaganda di sessualizzazione precoce condotta da SSS, ho inoltrato nel corso della sessione primaverile un’interpellanza1 per sapere dal Consiglio federale quali mezzi vengano stanziati attualmente o siano stati stanziati in passato a «Salute Sessuale Svizzera» e per quale scopo.

Secondo il rapporto degli esperti, la critica della sessualizzazione precoce dei bambini evocata nel postulato riguarderebbe «contenuti specifici» e sarebbe espressa da «singoli gruppi e persone di ambienti conservatori». Ma basta semplicemente denigrare gli spiriti critici designandoli come «conservatori» quando in realtà le critiche mosse sono sostanziali e riguardano il fatto se sia giusto o meno insegnare l’educazione sessuale già a partire dalla più tenera età? Un esempio: in un’altra recente pubblicazione a cura di SSS, apparsa in inglese, si critica l’incoerenza degli approcci seguiti dai vari cantoni. Se, da una parte, nella Svizzera latina l’educazione sessuale sarebbe già ad uno stadio «avanzato», stando a SSS in altri cantoni i programmi non soddisferebbero gli «standard di qualità». SSS raccomanda perciò senza mezzi termini di fare in modo che tutti i bambini in Svizzera abbiano accesso ai programmi di educazione sessuale basati sugli standard dell’OMS. Francamente, sono davvero molto contento del fatto che alcuni cantoni «non soddisfino i cosiddetti standard di qualità».

Non è la prima volta che SSS finisce sotto la lente della politica. Il mio stimato collega Consigliere nazionale Fabio Regazzi, già nel 2014 aveva inoltrato al parlamento un postulato2 dal titolo: «Far valutare da una commissione indipendente le basi teoriche su cui poggiano le tesi della fondazione Salute sessuale Svizzera sullo sviluppo sessuale di bambini e adolescenti». Nel suo postulato, Regazzi chiedeva al Consiglio federale di sottoporre tali basi all’esame di una commissione di esperti composta da medici, psicologi dello sviluppo infantile e pedagoghi - indipendenti da SSS - e di riassumerne i risultati in un rapporto. Il rapporto è stato pubblicato dal Consiglio federale il 21 febbraio di quest’anno. A mio parere questo rapporto è inaccettabile. In esso il Consiglio federale assegna a SSS una sorta di certificato di irreprensibilità:

Dr. Sebastian Frehner, Consigliere nazionale 1 2

Interpellanza Frehner: 18.3075, parlament.ch Postulato Regazzi: 14.4115, parlament.ch


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Pubblicazione n. 23 / marzo 2018

‹Educazione sessuale› traumatizzante È con questo titolo che Verena Herzog, Consigliera nazionale turgoviese e membro di comitato dell’Associazione iniziativa di protezione, il 14 dicembre 2017 ha inoltrato un’interpellanza al Consiglio federale. L’interpellanza si prefigge di rendere attento il Consiglio federale sull’allarme lanciato in Francia da oltre 300 medici, ponendo allo stesso tempo precise domande. Dopo che i numeri di settembre (n. 21) e dicembre (n. 22) di «Iniziativa di protezione - Attualità» avevano dato notizia della petizione avviata in Francia dallo psichiatra dell’infanzia prof. Dr. Maurice Berger, nove Consiglieri nazionali hanno firmato e inoltrato l’interpellanza1 dal titolo «‹Educazione sessuale› traumatizzante a partire dalla primissima infanzia propagata dall’OMS e dall’IPPF2». Con l’interpellanza, esponenti del PPD, dell’UDC e della Lega dei Ticinesi volevano sapere dal Consiglio federale se fosse a conoscenza del fatto che un numero importante e crescente di esperti medici si opponessero agli standard OMS proposti per l’Europa intera. Nel frattempo, il Professor Berger fa sapere che in Francia 85 psichiatri, 170 medici, 25 pediatri e ca. 600 psicologi e psicoanalisti hanno già aderito alla petizione. Di recente all’asilo nido… Volevo solo insegnarli a masturbarsi… come dice l’OMS

Il Consiglio federale era altresì chiamato a pronunciarsi sull’opportunità che temi quali “masturbazione della prima infanzia” e “gioia e piacere nel toccare il proprio corpo” siano trattati con bambini di età compresa fra 0 e 4 anni (Standard OMS, pagina 38 e seguenti). Il 2 marzo 2018 il Consiglio federale ha esposto la sua posizione in merito, rispondendo semplicemente di essere «a conoscenza delle discussioni suscitate dagli Standard per l’educazione sessuale in Europa». Poi però, lapidariamente, rileva che «i medici non sono i professionisti consultati prioritariamente in materia di educazione sessuale» e chiude rimarcando: «Il Consiglio federale non vede quindi alcuna necessità di distanziarsene». Anche l’Associazione iniziativa di protezione s’impegna a fare in modo che con questa scandalosa risposta non sia detta l’ultima parola.

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Interpellanza Herzog: 17.4195, www.parlament.ch International Planned Parenthood Federation


«Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare»

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Uso sfrontato dei soldi dei contribuenti Due gigantesche ondate di protesta hanno colpito in un breve lasso di tempo istituzioni statali che hanno utilizzato i soldi dei contribuenti per produrre contenuti mediatici di natura offensiva nel campo dell’educazione sessuale. Il primo caso riguardava un programma per i giovani prodotto dalla Televisione svizzera (SRF), il secondo del materiale didattico destinato agli asili nido di Berlino e dintorni. Le proteste sembra stiano avendo effetto. Vari consiglieri nazionali si sono detti scioccati dei contenuti di in una trasmissione per i giovani proposta dalla Televisione svizzera. Il consigliere nazionale Alois Gmür (PPD/SZ) è dell’avviso che: «Non abbiamo bisogno di programmi per eccitare i giovani». La consigliera nazionale socialista Edith Graf-Litscher (TG) invece era a favore di questa trasmissione pornografica, ritenendo che sia compito della televisione pubblica fare opera di informazione e prevenzione in questo campo. Chi non fosse stato d’accordo avrebbe sempre potuto rivolgersi all’ombudsman della SSR. A quanto pare è ciò che hanno fatto più di 8000 persone aderendo ad una petizione via e-mail. L’ombudsman ha nel frattempo promesso ai fautori della protesta di occuparsi delle rimostranze redigendo un rapporto. La questione centrale è sapere se sia stato conferito alla SSR l’incarico di divulgare istruzioni sulla masturbazione ed altre pratiche sessuali con i soldi dei contribuenti. «Murat gioca a fare la principessa, Alex ha due madri, Sophie ora si chiama Ben» È così che si chiama l’opuscolo fresco di stampa destinato al personale degli asili nido di Berlino e dintorni. L’opuscolo di 140 pagine era stato sviluppato dal raggruppamento LGBT «Queer-Format» con il sostegno del Dipartimento per l’istruzione, la gioventù e la scienza del Senato di Berlino (Berliner Senatsverwaltung für Bildung, Jugend und Wissenschaft). L’obbiettivo: la diversità sessuale e di genere già nei primi anni

dell’infanzia. A pagina 74 dell’opuscolo, ad esempio, si legge: «È perciò sensato, ogni volta che si parla di un bambino ‹che dà nell’occhio›, porsi anche la domanda di come stia vivendo la sua identità di genere. (...) ...anche se il bambino, per lo spavento, rifiuta con veemenza di affrontare una tale domanda, ha comunque ricevuto l’importante segnale che un certo modo di sentirsi è plausibile ed è lecito parlarne.» Materiale didattico per gli asili nido di Berlino: «Libro sulla famiglia e il matrimonio che illustra l’equivalenza degli stili di vita omosessuali, prendendo spunto da una famiglia reale»

L’opuscolo contiene anche una minaccia rivolta ai genitori: «Se i genitori ... o gli/le psicoterapisti/e affrontano il comportamento non conforme ai ruoli di genere del bambino con il rifiuto, la negazione, correggendolo o ponendo altre restrizioni (...), la situazione dovrebbe essere considerata anche sotto il profilo del possibile danneggiamento del benessere del bambino» (pag. 75). Tutto ciò non rappresenta solo una grave invasione nella sovranità educativa dei genitori, ma addirittura una minaccia di revoca della loro autorità parentale. Questo opuscolo e gli inequivocabili contenuti della valigetta mediatica «Famiglie e molteplici stili di vita destinate agli asili nido», allestita sempre dagli stessi autori, mostrano il preoccupante atteggiamento totalitario che si cela dietro a questo indottrinamento statale. A seguito di una petizione di protesta rivolta ai politici di Berlino, organizzata online da CitizenGo e che ha raccolto oltre 50 000 firme (stato a inizio marzo), il capogruppo parlamentare della CDU Florian Graf ha presentato una mozione alla Camera dei deputati per fermare la distribuzione, la diffusione e l’utilizzo di questo materiale didattico indottrinante.

Fate una donazione: Sostenete l’Associazione Iniziativa di protezione! Conto: CP 70−80 80 80−1 Telefono per consulenza: 061 702 01 00 www.iniziativa-di-protezione.ch | info@iniziativa-di-protezione.ch Impressum: Iniziativa di protezione – attualità è una pubblicazione trimestrale / Abbon.: CHF 10.– l’anno; gratuito per i benefattori / Editore e redazione: Associazione Iniziativa di protezione, Casella postale, 4142 Münchenstein / Tel. 061 702 01 00, Fax 061 702 01 04 / info@iniziativa-di-protezione.ch, www.iniziativa-di-protezione.ch, Conto postale: 70-80 80 80-1 / © Associazione Iniziativa di protezione / Fotografie: pag. 1/5: iStockphoto; le altre: m.a.d. / Grafica: WJP Werbeagentur AG, 4053 Basel / Stampa: Spühler Druck AG, Rüti.


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