Pubblicazione n. 21 / settembre 2017
L’assunto che nel nostro Paese fosse tornata la ragione nel campo dell’educazione sessuale si è però rivelato errato. La fondazione «Salute Sessuale Svizzera» (SSS) si è posta infatti l’obiettivo di introdurre anche in Svizzera il modello di educazione sessuale a partire dall’età prescolare propagato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Toni Bortoluzzi ex consigliere nazionale
Appello alla resistenza Gli sviluppi negativi nel settore dell’istruzione rimangono spesso incontrastati perché le richieste provenienti dagli esperti nel campo dell’insegnamento, dell’educazione e della salute sembrano benintenzionate e credibili. Accade così che dei cosiddetti «esperti» tentino ripetutamente di imporre nuovi concetti pedagogici vendendoli come moderni e indispensabili. Alcuni anni fa erano stati i rappresentanti dell’Alta scuola pedagogica di Lucerna a proporre dettagliate raccomandazioni per l’attuazione di una nuova forma di «educazione sessuale», da impartire già ai bambini delle scuole dell’infanzia. La più che giustificata ondata di indignazione suscitata nella popolazione ha poi portato al ritiro in tutto silenzio delle discutibili raccomandazioni.
Salute Sessuale Svizzera è una fondazione sovvenzionata dalla Confederazione a suon di milioni ed è ligia all’ideologia gender. Il modello di «educazione sessuale» a partire dalla nascita che persegue sessualizza i bambini e non è immune dal sospetto di influenze pedofile! Psichiatri dell’infanzia, psicologi e medici lanciano ora l’allarme per le conseguenze che questo fuorviante modello di educazione sessuale potrebbe avere sui bambini in tenera età. I genitori sono consapevoli della delicatezza del tema dell’educazione sessuale dei loro figli. È completamente sbagliato ritenere che questo argomento debba essere imposto ai bambini. Aiutateci a proteggere i nostri bambini da questa devastante «educazione sessuale». Abbiamo bisogno del vostro sostegno per opporci efficacemente all’indottrinamento sessuale imposto già in età prescolare e confezionato da organizzazioni equivoche.
Toni Bortoluzzi, ex consigliere nazionale
«Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare»
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Conseguenze devastanti dell’educazi 20 esperti mettono in guardia Il dottor Maurice Berger, psichiatra dell’infanzia e professore emerito dell’università di Lione, nel mese di giugno del 2017, in veste di portavoce di un gruppo di 20 professionisti in campo medico, ha rivolto alla società civile francese una petizione con un accorato appello1. In essa mette in guardia dalle conseguenze devastanti che avrebbe sui bambini in età prescolare il tipo di educazione sessuale proposto per loro dall’OMS e dall’IPPF2. Berger esorta la popolazione a opporsi. L’appello è rilevante anche per la Svizzera, visti i piani della fondazione bernese «Salute Sessuale Svizzera» (SSS) volti a introdurre anche in Svizzera gli standard per l’educazione sessuale dell’OMS. SSS si richiama pure alla controversa «Dichiarazione dei diritti sessuali» dell’IPPF. Ricordiamo che la fondazione SSS è sostenuta a suon di milioni dall’Ufficio federale della sanità pubblica.
Le direttive dell’OMS sono fortemente criticate in Francia dai promotori della petizione. Il gruppo, che si compone di medici, psichiatri, psicologi clinici e specialisti in traumatologia, mette esplicitamente in guardia dall’asserzione che i bambini piccoli siano dotati di una sessualità e che questa vada risvegliata fisicamente e psichicamente, debba per così dire essere attivata3 mediante una «educazione sessuale» impartita da adulti. I medici attirano l’attenzione sui gravi rischi che una «educazione sessuale» di questo tipo comporta e avvertono che i «diritti sessuali» postulati rischiano in realtà di traumatizzare i bambini. Con parole accorate, lo psichiatra dell’infanzia Dr. Maurice Berger spiega in un video4 le conseguenze nefaste sui bambini del prospettato cambio di paradigma nel campo dell’educazione sessuale. Gli adulti non dovrebbero in nessun caso «educare» ragazzi e ragazze sotto i 15 anni alla «sessualità» e al «piacere sessuale». Anche gli altri firmatari della petizione evidenziano che un adulto non dovrebbe parlare di sesso con un bambino se tale esigenza non è manifestata dal bambino stesso. Invadere la psiche del bambino assume infatti una dimensione incestuosa: il modo di concepire la sessualità dell’adulto non fa altro che generare confusione nel bambino e molto facilmente l’adulto passa dal ruolo di educatore a quello di seduttore5. È inoltre doveroso interrogarsi seriamente sui motivi che hanno indotto certi adulti e talune lobby a creare questi programmi e sull’origine dei supposti «diritti sessuali» e della «educazione sessuale»! L’accusa: pedofilia e totalitarismo! Ariane Bilheran è psicologa laureata ampiamente accreditata e autrice di libri specialistici. Nel suo libro «L’imbroglio dei diritti sessuali: ovvero la legge del pedofilo al servizio del totalitarismo mondiale»6 giunge alla conclusione che alla redazione degli standard dell’OMS e della «dichiarazione dei diritti sessuali» dell’IPPF abbiano partecipato reti di pedofili che possono contare su ottimi legami a livello internazionale. Afferma tra l’altro che la pedofilia consiste precisamente in questo: nella sessualizzazione del bambino, che questi programmi promuovono sistematicamente.
Il Prof. Maurice Berger, psichiatra dell’infanzia e professore emerito dell’università di Lione
La Bilheran nel suo libro (disponibile solo in francese) analizza minuziosamente, commentandoli, singoli passaggi
une vidéo, le Maurice Pubblicazione n.Dans 21 / settembre 2017 Berger dresse
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ione sessuale dell’OMS Ecco cosa vuole ottenere il Prof. Berger: La petizione: fermate la pericolosa frode dei «diritti sessuali» e della «Éducation à la sexualité». I firmatari della petizione formulano sette proposte: 1. Stop immediato di questo tipo di «educazione sessuale» nelle scuole dell’infanzia ed elementari. 2. Rinuncia immediata a qualsiasi dibattito sul gender. 3. A partire dai 14 anni, limitare l’informazione sulla sessualità alla prevenzione dei rischi, basandola su fatti appurati scientificamente. 4. Fondare dei comitati di vigilanza o regolatori a livello nazionale o regionale. 5. Rinuncia a concetti quali «diritti sessuali», «educazione sessuale» e a qualsiasi riferimento diretto o indiretto ai contenuti della «dichiarazione dei diritti sessuali» e agli standard OMS per l’Europa, nonché abbandono di qualsiasi riferimento a tali contenuti nei materiali didattici dello Stato.
Dr. Ariane Bilheran, professoressa in psicologia, psicologa clinica, dottoressa in psicopatologia
degli standard internazionali dell’OMS. Essa giunge alla conclusione che il loro scopo è di portare all’abolizione, nel futuro, delle disposizioni giuridiche volte a proteggere i minori.
6. Informare in modo trasparente i genitori sui programmi proposti.
Quanto proposto nulla avrebbe a che vedere con il preteso argomento della protezione dei bambini per il tramite dell’educazione sessuale e aggiunge: «al contrario, ciò che si fa è usare come pretesto l’argomento della prevenzione per diffondere ideologie e comportamenti pedofili». Rispondendo alle domande di Iniziativa di protezione - Attualità, la Bilheran deplora il fatto che gli standard OMS siano stati elaborati senza il concorso né di professionisti riconosciuti nel campo della medicina (ad esempio psichiatri e terapeuti dell’infanzia), né di esperti in diritto. Hanno invece avuto luogo accesi dibattiti condotti rigorosamente a porte chiuse con l’esclusione sistematica del pubblico. Un modo di procedere tipico di un sistema totalitario. L’attuazione degli standard OMS è un’azione concertata a livello internazionale. La Bilheran esorta esplicitamente «...a cogliere la dimensione totalitaria di quanto sta accadendo. Altrimenti si corre il rischio di non essere in grado di reagire in modo adeguato».
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L’allestimento, a livello nazionale, di un programma chiaro, preparato in collaborazione con psichiatri e psicologi dell’infanzia, atto a garantire la salute psichica dei bambini e a prevenire gli eccessi nelle scuole.
1 https://proscontreeducsex.wordpress.com/ 2 IPPF: International Planned Parenthood Federation 3 Vedi anche «I bambini non sono esseri sessuali!» nel numero 19 di Iniziativa di protezione - Attualità di marzo 2017 4 https://www.youtube.com/watch?v=FiSipSQ0qpI&feature=youtu.be 5 Si veda in proposito anche il video dello psichiatra Christian Spaemann: http://iniziativa-di-protezione.ch/il-simposio-la-pedagogia-sessuale-della diversita-critica-di-una-dottrina-imperante 6 «L’imposture des droits sexuels: Ou la loi du pedophile au service du
totalitarisme mondial», Ariane Bilheran, Kindle Edition, 23.3.2017,
Editore: www.amazon.de, disponibile in edizione economica o scaricabile
da www.amazon.de.
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Professore piega Google Come un fulmine a ciel sereno Google e Facebook bloccano il conto e il canale YouTube del professore di psicologia e critico del gender canadese Jordan Peterson. In risposta, centinaia di migliaia di persone ne prendono le difese e costringono Google alla retromarcia.
La notizia si diffonde a macchia d’olio sui social media, rimbalza su seguitissimi talk show e raggiunge milioni di fans. La vicenda diventa talmente scottante da costringere Google a riattivare i conti del professore.
Di Gabriele Kuby
Una piccola vittoria! Eppure, chi può garantire che un domani Google non decida nuovamente di chiudere i conti del professore? Google, Facebook e compagnia sono i nuovi padroni del mondo - nessuno li ha eletti, ma tutti ne hanno bisogno.
Il tutto ha inizio con una critica, espressa sul suo canale YouTube, a un disegno di legge volto a dichiarare i vocaboli gender un diritto dell’umanità e a parificare la loro negazione all’incitamento all’odio e quindi a un delitto. In un’intervista alla BBC spiega le ragioni della sua opposizione. I suoi studi sull’autoritarismo e i sistemi totalitari si sono protratti per 40 anni. L’imposizione di un sistema totalitario inizia sempre con il controllo del territorio ideologico e linguistico. «In nessun caso sono disposto ad usare vocaboli gender, inventati proprio dalle stesse persone che vogliono imporre un tale sistema.»
Un’ideologia che nega la realtà delle cose deve per forza di cose diventare totalitaria, perché la verità è più forte della menzogna e chi si oppone rischia di vedersi annientata l’esistenza. Jordan Peterson ha fatto sentire la sua voce. Quando lo ha fatto, non sapeva dove sarebbe andato a finire. Avrebbe potuto perdere il suo impiego all’università. La dinamica del totalitarismo è sempre la stessa: la maggioranza delle persone non vuole correre rischi e si limita a stringere i pugni in tasca. Eppure, tutti insieme possiamo fare molto per ottenere una svolta positiva. Anche per quel che riguarda l’ideologia gender
Sui media e nei social network il professore è investito da un’ondata di indignazione. Attivisti transgender lo definiscono «bigotto» e «transfobo». Il ricorso a una terminologia del genere non ha altro scopo che di vanificare qualsiasi forma di confronto con un avversario ritenuto „politicamente scorretto“ e di bollare la persona come insostenibile per la comunità. Anche l’università rivolge un avvertimento al professor Peterson, ricordandogli che non può ledere i diritti delle persone transgender. Per molte sue apparizioni in pubblico si rende persino necessaria la protezione della polizia. Il professor Jordan Peterson, per nulla intimorito, prosegue la sua battaglia contro i tentativi di imporre un cambiamento ideologico del linguaggio e la censura del diritto alla libertà di parola che ne consegue, illustrandone le conseguenze deleterie sia a livello sociale, sia a livello culturale. Risultato? Il numero di persone che seguono le notizie del professore sulla piattaforma online YouTube in breve tempo sale a 375’000. Sul suo conto Patreon (il conto Internet per il sostegno finanziario alle attività del professore) vengono versati mensilmente fino a 30’000 dollari in donazioni anche provenienti dalla Svizzera! Apparizioni in TV e interviste si susseguono a ritmo serrato. Inserendo il suo nome in Google si ottengono oltre 500’00 risultati. Ma cosa succede a questo punto? Come un fulmine a ciel sereno Google blocca i suoi conti internet (Google e YouTube), senza spiegazioni.
Il professore canadese Jordan Peterson
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Pubblicazione n. 21 / settembre 2017
Rapporto da Berna Identità con una X sul passaporto? In Svizzera nascono ogni anno oltre 85’000 bambini. Per una esigua parte di essi, si stima tra i 40 e gli 80, non è possibile determinare con chiarezza il sesso, ossia se il Sebastian Frehner, neonato è maschio o femmina. consigliere nazionale All’origine di questi cosiddetti UDC disturbi della differenziazione sessuale vi sono anomalie legate ai cromosomi sessuali, agli organi sessuali o agli ormoni sessuali. Fortunatamente l’intersessualità, è così che viene chiamata, è un fenomeno raro, che rappresenta tuttavia un grosso fardello per i genitori e i bambini coinvolti. La mia collega al Consiglio nazionale Sibel Arslan è ora riuscita a identificare, all’interno del gruppo degli intersessuali, un nuovo sottogruppo al quale estendere la già dilagante offerta di trattamenti preferenziali destinati alle presunte minoranze. Sull’esempio di quanto fatto in Canada e in Australia, paventa anch’essa l’introduzione nel passaporto rossocrociato di una terza categoria X, da apporre al posto dell’indicazione del sesso. Con la sua proposta, a quanto pare, non fa altro che sfondare una porta già aperta, come mostra un recente articolo di 20 Minuten: in effetti, presso il Dipartimento federale di giustizia e polizia è in elaborazione una proposta di legge che consentirebbe alle persone intersessuali e transessuali di richiedere la modifica del sesso riportato sul registro di stato civile, indica nell’articolo citato Eduard Jaun, l’incaricato per le relazioni pubbliche dell’«Ufficio federale per l’uguaglianza tra donna e uomo». Al più tardi in novembre le cerchie interessate potranno esprimersi sul tema in sede di consultazione.
Chi legge attentamente il testo di Eduard Jaun non può non riconoscere che la proposta travalica la questione del difetto congenito che porta alla nascita di un soggetto il cui sesso non è chiaramente identificabile: infatti, anche i cosiddetti transessuali dovrebbero avere la facoltà di poter scegliere liberamente il proprio sesso, in una prima fase perlomeno sul registro di stato civile. Solo che per loro il sesso è chiaro al momento della nascita. Il coro dei desideri di questi soggetti troverà espressione solo più tardi: infatti, la psicologia aveva finora sempre e correttamente parlato di un disturbo per questi soggetti. Un dato di fatto che l’organizzazione mondiale della sanità (OMS) intende tuttavia sovvertire, visto che punta a depatologizzare i transessuali e quindi a rovesciare i parametri di ciò che è normale. Ma qual è l’obiettivo che si cela in ultima analisi dietro alla parificazione delle persone svantaggiate, come lo sono in una certa misura gli intersessuali? A noi pare chiaro: la biologia va sostituita con un’identità di genere a libera scelta. È chiaro anche quanto un simile capovolgimento di vedute comporti: presto nelle nostre scuole l’insegnamento non sarà più basato su cognizioni biologiche scientificamente riconosciute, bensì su una pseudo-scienza asservita all’ideologia gender. «È tutto normale» sarà il messaggio. Un’evoluzione alla quale bisogna porre fine, per il bene dei nostri figli.
Dr. Sebastian Frehner, Consigliere nazionale
«Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare»
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La nuova educazione sessuale ticinese si basa sui controproducenti standard dell’OMS Sono inquietanti e hanno allarmato l’Associazione iniziativa di protezione le notizie di stampa in arrivo in questi giorni dal Canton Ticino, dove l’educazione sessuale è prevista già nelle scuole dell’infanzia. Il tema suscita forti perplessità. Sulla pagina Internet del Dipartimento di educazione, cultura e sport del Cantone si legge che l’insegnamento proposto si basa sugli standard dell’OMS. Ai più tuttavia non è noto quanto questi standard siano controproducenti. La pagina internet del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) fa sapere che per l’insegnamento sulla sessualità nelle scuole ci si orienta alle linee guida dell’OMS. Particolare risalto è dato ad una invero fumosa «salute sessuale». Si parla altresì di «diritti sessuali», peraltro inesistenti a livello giuridico. Esperti criticano con veemenza le basi di questa pedagogia sessuale, come riporta Iniziativa di protezione - Attualità alle pagine 2 e 3 di questo numero. Molti psichiatri dell’infanzia, scienziati e personale medico specializzato mettono in guardia esplicitamente e con toni drammatici dalle conseguenze di
questi standard internazionali, che considerano controproducenti per i bambini. Uno degli aspetti problematici è legato al fatto che è proprio l’educazione sessuale ad attivare nel bambino l’interesse per la sessualità. Ciò però favorisce la trasposizione di idee e immagini sulla sessualità proprie dell’adulto al bambino, col risultato di sessualizzarlo. L’argomento che funge da pretesto per legittimare l’invasione di campo della scuola nel territorio educativo dei genitori è sempre lo stesso ed è ripetuto anche dal direttore del DECS, il Consigliere di stato Manuele Bertoli: «Non tutti i genitori educano i loro figli riguardo al sesso, perciò deve farsene carico la scuola.» Invece di occuparsi dei genitori «manchevoli» aiutandoli nel compito di introdurre alla sessualità i loro figli, la scuola si permette di imporre a tutti i bambini un’educazione sessuale statale calata dall’alto, in perfetto stile socialista. Ma il lato scandaloso sta soprattutto nel fatto che questo tipo di educazione sessuale si basa sugli standard dell’OMS, che sono privi di basi scientifiche, sono stati allestiti da gruppi ideologizzati e non hanno una legittimazione democratica. L’Associazione iniziativa di protezione si occuperà più approfonditamente dell’educazione sessuale in Ticino e ne riferirà nei prossimi numeri.
Lugano
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