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N17

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Pubblicazione n. 17 / settembre 2016

ce «Ciò che ci unis è la protezione dell’integrità dei bambini.pa»g. 4) (cfr.

Prof. Dr. Jakob Pastötter, ricercatore nel campo della sessualità

Rispettare i bambini parlando di sessualità! Non ci si dovrebbe allontanare dalla scienza quando si tratta di introdurre nuovi concetti di pedagogia sessuale nelle istituzioni statali. Ecco perché chi difende la strada attualmente imboccata nella pedagogia sessuale si sforza anche di dimostrarne la fondatezza scientifica. L’educazione sessuale precoce si dice che avrebbe effetti positivi sulla felicità sessuale durante l’intero arco della vita, impedirebbe o permetterebbe perlomeno di facilitare la scoperta dei casi di abuso sessuale e promuoverebbe la non discriminazione delle minoranze sessuali. Tutto ciò pare plausibile, ma quale tipo di educazione sessuale s’intende?

Non vi sono studi scientifici che possano rispondere a questa domanda e può quindi sorgere l’impressione che la moderna pedagogia sessuale sia al servizio di interessi ideologici. Ecco perché la cautela dovrebbe essere la prima regola da seguire nell’introdurre novità nell’educazione sessuale istituzionalizzata, dal momento che osservazioni fatte su bambini in famiglia e negli asili nido e nelle scuole elementari mostrano come il parlare di sessualità spesso vada oltre l’interesse spontaneo dei bambini e venga vissuto, in questa fascia di età, come bizzarro, prevaricante e fonte di insicurezza. Genitori ed educatori sensibili ne tengono conto.

Prof. Dr. Jakob Pastötter, Presidente della Società tedesca delle scienze sociali nel campo delle ricerche sulla sessualità, Düsseldorf


«Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare»

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L’UE vuole imporsi alla S campo dell’educazione s L’Unione Europea mira all’integrazione istituzionale della Svizzera mediante un accordo quadro a complemento dei bilaterali. In base a tale accordo, la Svizzera in futuro riprenderebbe automaticamente le decisioni e le leggi emanate dall’UE, pena l’applicazione di sanzioni. Nel campo dell’educazione sessuale, già esistono dei piani che ne prevedono l’obbligatorietà sin dalla prima elementare. Per la Svizzera un tale accordo quadro si rivelerebbe un cavallo di Troia che aprirebbe le porte alla rivoluzione sessuale nelle scuole pubbliche.

di competenza giuridica in materia e non vi è trasparenza su come raggiungerla2. Già oggi la Commissione europea, attraverso il processo di Bologna3, esercita una forte spinta verso l’uniformazione dei sistemi educativi, non solo dei

L’Unione europea esige dalla Svizzera l’«integrazione istituzionale» nelle strutture della UE e il Consiglio federale è intenzionato a prestare aiuto attraverso l’«adattamento» degli accordi bilaterali. I pilastri del cosiddetto «accordo quadro» sono già noti al pubblico: 1. La Svizzera riprende automaticamente decisioni e leggi antecedenti e future che riguardano gli accordi bilaterali. 2. In caso di disaccordo, a decidere è la Corte di giustizia europea (CGE). 3. La Svizzera deve accettare sanzioni qualora non voglia accettare le decisioni della Corte di giustizia europea (ad esempio, nel caso di una decisione contraria del popolo). Già oggi gli organi dell’UE influenzano in modo decisivo le decisioni prese in Svizzera. Ne è un esempio il sistema educativo: nonostante la Svizzera non sia membro dell’Unione europea e la formazione spetti ai singoli Stati membri, l’UE esercita un’influenza crescente sui sistemi educativi di tutti i paesi membri dell’Unione. Kerstin Odendahl, professoressa di diritto pubblico a Kiel, in Germania1, dice che ciò condurrebbe all’uniformazione, economizzazione ed europeizzazione dei sistemi educativi in tutta Europa. Il problema: non esiste, ad oggi, alcuna base

27 Stati membri, ma di quasi 50 paesi europei, Svizzera compresa. Odendahl mette in guardia dai rischi di un’uniformazione radicale dei sistemi educativi: «Ciò che ha senso in un paese, in un altro non è realizzabile o può avere conseguenze disastrose». La Corte costituzionale federale tedesca di Karlsruhe ha confermato in una sentenza del 2009 che l’organizza-


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Svizzera, anche nel sessuale zione della famiglia e del sistema educativo non rientrano nel campo delle competenze normative della UE, alla quale mancherebbe la «comprensione delle premesse culturali», che in questo ambito rivestono un ruolo chiave. Eppure, già solo nei due anni appena trascorsi, deputati UE hanno inoltrato con regolarità relazioni alla Commissione europea che incidono profondamente nella famiglia e nell’istruzione, intaccando la competenza degli Stati membri. Oggetto di questi rapporti sono, tra le altre cose, anche la richiesta di parità di genere e la promozione dei diritti sessuali e riproduttivi. Con il corollario dell’ideologia gender e dell’introduzione di un’educazione sessuale obbligatoria e di stampo ideologico già all’inizio della frequentazione scolastica. Il 9 settembre 2015 il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza la controversa «Relazione sull’emancipazione delle ragazze attraverso l’istruzione nell’Unione europea»4 della relatrice e deputata socialista portoghese Liliana Rodrigues. Il rapporto prevede anche l’educazione sessuale e di genere obbligatoria a partire dalla 1a classe. Il forum Internet «Queer.de» qualifica il rapporto come amico della LGBT5. Quest’iniziativa dell’europarlamento in favore della rieducazione ideologica nelle scuole non è (ancora)

Liliana Rodrigues, deputata UE & femminista, lotta per l’introduzione dell’educazione «gender».

vincolante, né per gli Stati membri dell’UE, né per la Svizzera, Stato non-membro. Tuttavia mette in luce come le istituzioni dell’UE esercitino una crescente pressione per l’attuazione dell’ideologia gender. Qualora la Svizzera, quale Stato non membro dell’Unione europea, dovesse cedere alle richieste di integrazione istituzionale della UE con la conseguente ripresa automatica della legislazione europea, presto o tardi cederebbe a Bruxelles la sovranità nel campo dell’istruzione. Si aprirebbe uno spiraglio per un cavallo di Troia che porterebbe con sé la rivoluzione sessuale nelle nostre scuole pubbliche.

1) Prof. Dr. Kerstin Odendahl, ex decana della facoltà di legge dell’Università di San Gallo, oggi professoressa presso l’università Christian-Albrecht di Kiel, in Germania, specializzata in diritto internazionale e diritto europeo. 2) Zeit für ein Umdenken – Die Europäisierung der Bildungssysteme (n.d.t. Tempo di cambiare – L’europeizzazione dei sistemi educativi), Kerstin Odendahl http://www.forschung-und-lehre.de/wordpress/?p=11915 3) È chiamata processo di Bologna la riforma transnazionale delle università e alte scuole che si pone come obiettivo di armonizzare a livello europeo i programmi e i titoli di studio e di favorire la mobilità internazionale degli studenti. 4) Estrela: respinta, Tarabella: accettata, Noichl: accettata, Rodrigues: accettata. 5) LGBT: Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender


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Panama-City: decine di migliaia di dimostranti contro l’indottrinamento sessuale nelle scuole Il 13 luglio 2016, decine di migliaia di uomini, donne e bambini sono sfilati per le vie di Panama City per dimostrare contro una legge che renderebbe obbligatoria un’educazione sessuale di chiaro stampo ideologico. Il nuovo disegno di legge (legge 61) aprirebbe le porte all’indottrinamento sessuale nelle scuole. Colpite sarebbero anche le scuole private. «Questa legge è un tentativo di colonizzazione! È stata elaborata del Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite UNFPA ed imposta a Panama, ma non rispetta la volontà del legislatore» avverte Juan Francisco de la Guardia, presidente dell’Alleanza panamense per la Vita e la Famiglia. Tatiana Álvarez, membro della stessa organizzazione, osserva che il disegno di legge obbliga anche le scuole private ad introdurre una «educazione sessuale completa (CSE)1» e viola il diritto all’educazione dei genitori. Aggiunge la Álvarez: «ciò che ci unisce in questo momento è la difesa dell’integrità dei nostri figli».

In italiano: la Marcia per la famiglia a Panama contro l’introduzione della legge per la salute sessuale e riproduttiva.

Il disegno di legge n. 61, presentato dal deputato del Partito Democratico Rivoluzionario Crispiano Adames, si basa in effetti sui principi della «Educazione sessuale completa (CSE)».

Contrariamente ai dettami dell’educazione sessuale tradizionale, l’«educazione sessuale completa» contiene materiali didattici lesivi del pudore, che promuovono la promiscuità e l’attività sessuale. Oltre all’ideologia gender, vengono propagati anche i cosiddetti «diritti sessuali» e la «salute sessuale» a partire dalla prima infanzia. Gli scolari andrebbero incoraggiati alla sperimentazione sessuale e a interrogarsi criticamente sui rapporti sociali. I temi principali rimangono in ogni caso l’identità e l’appagamento sessuale.

Dimostrazione nelle strade di Panama-City.

1) CSE: Comprehensive Sexuality Education, definizione secondo IPPF, UNESCO, OMS, vedi gli «Standard per l’Educazione Sessuale in Europa» dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS, promossi in Svizzera della controversa fondazione «Salute Sessuale Svizzera».


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L’insegnamento per l’accettazione della «diversità sessuale» è anticostituzionale In una perizia giuridica dell’agosto 2016, il giudice costituzionale di Amburgo Prof. Dr. Christian Winterhoff1 giunge alla conclusione che l’insegnamento agli allievi nelle scuole volto all’accettazione di qualsiasi tipo di comportamento sessuale è anticostituzionale. Secondo l’esperto di diritto, essendo il concetto di educazione sessuale anticostituzionale, i genitori hanno la facoltà di dispensare i loro figli dal seguire un tale insegnamento. Il trasmettere agli allievi nelle suole l’accettazione di comportamenti sessuali alternativi va contro il divieto d’indottrinamento e non è compatibile con i principi di neutralità e non ingerenza dello Stato. È inoltre incostituzionale incaricare lobby come la LGBT dell’allestimento di unità didattiche senza il coinvolgi- I bambini e i giovani meritano rispetto e sensibilità. mento del corpo insegnante e che per di più sia loro data la possibilità di divulgare i loro orientamenti sessuali senza la contemporanea presenza di un rappresentante con orientamento morale opposto sul sesso, a cui sia consentito di diffondere la propria immagine della ed istituzioni che famiglia (ad esempio un prete cattolico).

In Svizzera le organizzazioni

L’evento che ha portato all’allestimento della perizia giuridica è stato un contenzioso sorto sul nuovo materiale didattico dello Schleswig-Holstein, pure ritenuto anticostituzionale dal giudice. La ministra degli Affari Sociali del Governo del Land aveva incaricato la locale federazione delle lesbiche e degli omosessuali LSVD dell’allestimento dei materiali didattici sulla «diversità sessuale» per le scuole elementari.

sostengono questa forma anticostituzionale d’insegnamento volto all’accettazione della diversità sessuale sono:

• Salute Sessuale Svizzera • Protezione dell’infanzia Svizzera

Nella prima versione del «Methodenschatz» (n.d.t. il cofanetto dei metodi), nell’opuscolo sono riportati allievi che dicono come la loro madre «abbia ricevuto spermatozoi da un signore gentile», loro padre ora sia una donna e che tutti quanti insieme siano una famiglia davvero cool2.

• Pro Familia svizzera

I materiali erano stati rielaborati già una volta sulla base di giustificate critiche. Ciononostante, il costituzionalista rileva che il materiale violi il divieto d’indottrinamento.

• Dipartimento dell’istruzione del Canton Zurigo

1) Prof. Dr. Christian Winterhoff, professore incaricato all’Università di Göttingen, «Verfassungs- und Gesetzmässigkeit der Erziehung von Schulkindern an öffentlichen Schulen in Schleswig-Hostein zur Akzeptanz sexueller Vielfalt» (Costituzionalità e legittimità dell’educazione degli studenti all’accettazione della diversità sessuale nelle scuole pubbliche dello Schleswig-Hostein ), 100 pagine, su incarico dell’associazione «Echte Toleranz e.V.», Germania, fonte: https://demofueralle.wordpress.com 2) Contenzioso a Kiel sull’educazione sessuale nelle scuole elementari, www.welt.de

• Dipartimento dell’istruzione del Cantone di Basilea Città

• Institut für Sexualpädagogik und Sexualtherapie Uster • Aiuto Aids Svizzero • Pink Cross


«Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare»

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Come ho spiegato il sesso ai miei figli! Come fanno concretamente i genitori a educare i propri figli sul sesso? Iniziativa di protezione – attualità lo ha chiesto a Helene Koch-Schmutz, madre di sei bambini e consigliere comunale di Niederdorf/BL. Leggete qui la sua esperienza.

siano prese sul serio. Se non voglio che sia la scuola a «istruire», allora devo assumermene io la responsabilità e spiegare ai miei bambini come nasce un bambino, in base ai miei propri valori!

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Come infermiera diplomata ho colto con gioia il momento in cui i miei primi due figli, all’età di 5 e 3 anni e mezzo, hanno voluto sapere, quando ero incinta, come vengono al mondo i bambini. Alla nascita del nostro primo figlio avevamo ricevuto il bellissimo libro di Lennart Nilsson “Un bambino è nato». Con una mia scelta di immagini, dello spermatozoo che feconda l’ovulo della donna o del bambino nell’utero, ho potuto mostrare come cresceva la loro sorellina e come era la sua «casa». L’atto sessuale l’ho spiegato usando due pezzi di un puzzle, che Dio ha creato in modo meraviglioso, perché si adattano perfettamente l’uno all’altro.

I nostri bambini erano contenti e la loro curiosità soddisfatta. Per finire, il nostro primogenito prese in braccio la sua sorellina di 15 mesi dicendole che un giorno anche lui le avrebbe dato dei «semini». ☺ Ups! Superata la prima sfida, abbiamo superato anche la seconda. Nel frattempo ho istruito sul sesso altri quattro figli e mi sono resa conto che ognuno è diverso e vuole che le sue domande

«Fallo prima che ci pensino gli altri!» come scrive Regula Lehmann nel suo libro «Educazione sessuale? Un affare di famiglia!» Dal mio punto di vista, un libro molto utile per gli adulti che vogliono educare sul sesso i propri figli.

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La famiglia di Helene Koch-Schmutz

Helene Koch-Schmutz Casalinga, consigliere comunale

Come ha spiegato il sesso ai suoi figli? Ci scriva. Pubblichiamo volentieri esperienze di genitori che possono essere di aiuto.

Sosteneteci: L’Associazione Iniziativa di protezione presta il suo appoggio contro la sessualizzazione dei bambini nella scuola pubblica. Grazie di sostenere il nostro impegno. Conto: CP 70–80 80 80–1 Impressum: Iniziativa di protezione – attualità è una pubblicazione trimestrale / Abbon.: CHF 10.– l’anno; gratuito per i benefattori / Editore e redazione: Associazione Iniziativa di protezione, Casella postale, 4142 Münchenstein / Tel. 061 702 01 00, Fax 061 702 01 04 / info@iniziativa-di-protezione.ch, www.iniziativa-di-protezionie.ch, Conto postale: 70-80 80 80-1 / © Associazione Iniziativa di protezione / Fotografie: pag. 1, in alto: iStockphoto; pag. 2: gettyimages; pag. 3: European Parliament, News; pag. 4: Screenshots/Internet; pag. 5: iStockphoto; le altre: m.a.d. / Grafica: GOAL AG für Werbung und Public Relations, 8450 Andelfingen / Stampa: Spühler Druck AG, Rüti.


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