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Dopo diversi anni caratterizzati da negozi illuminati al neon e una crescita esplosiva che ha catturato l'attenzione del mondo intero, il governo thailandese sta guidando il mercato della cannabis verso una nuova fase di stabilità e regolamentazione. In base a una recente direttiva, migliaia di attività hanno ora tre anni di tempo per convertirsi in cliniche mediche autorizzate: un passo decisivo verso un modello sanitario strutturato



Nonostante l’inasprimento dei controlli governativi, la cannabis rimane parte integrante del panorama thailandese. Residenti e turisti continuano a consumarla e la cultura legata alla pianta è tutt’altro che sparita. Tuttavia, ciò che sta cambiando radicalmente è la sua visibilità commerciale. Il settore si sta spostando dalla vendita al dettaglio occasionale verso servizi di benessere supervisionati.
In pratica: meno "atmosfera da festa" e più "prescrizione medica".
Nell'aprile 2026, il Ministero della Salute Pubblica thailandese ha confermato che le attività autorizzate avranno tre anni di tempo per trasformarsi in cliniche mediche se vorranno mantenere la propria licenza. Si tratta del decreto più significativo dalla depenalizzazione avvenuta nel 2022.
Al culmine dell’espansione, migliaia di dispensari sono sorti ovunque, dalle zone turistiche ai

quartieri residenziali. Questa crescita accelerata è stata possibile grazie a una legalizzazione avvenuta prima che fosse pronto un quadro normativo completo. Oggi, le autorità affermano che circa 11.000 attività commerciali devono evolversi in cliniche regolamentate, con la presenza di personale qualificato come medici o operatori di medicina alternativa certificati.
L'obiettivo dichiarato è garantire l'accesso alla pianta, ma sotto supervisione professionale anziché attraverso il libero commercio al dettaglio.
"Siamo entrati a pieno titolo nella fase in cui la cannabis viene utilizzata esclusivamente a

scopo medico", ha dichiarato il ministro della Salute Pattana Promphat in un comunicato riportato dal Bangkok Post. Per il consumatore, l'esperienza somiglierà sempre più a una consulenza per il benessere piuttosto che a una visita in una tabaccheria.
La politica thailandese si è evoluta rapidamente. Ecco i punti fondamentali per comprendere l'attuale quadro normativo:
Uso terapeutico vs ricreativo: I fiori di cannabis sono classificati come sostanza controllata. L'accesso è consentito legalmente solo per fini sanitari o terapeutici.
Supervisione medica: Le licenze future saranno concesse principalmente in ambito clinico. La vendita "libera" nelle farmacie al dettaglio è destinata a scomparire gradualmente.
Divieto di consumo pubblico: Fumare in strada, nei parchi o nei ristoranti è severamente vietato e può comportare multe salate per disturbo della quiete pubblica. Gli spazi privati rimangono l'unico ambiente sicuro.
Limiti di THC: I prodotti con basso contenuto di THC (meno dello 0,2%), come gli oli di CBD, rimangono i più accessibili secondo le attuali normative.
Divieto di import/export: È assolutamente vietato trasportare cannabis attraverso i confini internazionali, indipendentemente dalla legalità nel paese di origine o destinazione.
(Marco Ribechi)




















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Don Wirtschafter e il Cannabis Museum di Atene in Ohio

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Heady Glass Blowing Art, parte IV Tra arte in vetro e cultura underground
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Come avviare la vostra coltivazione di cannabis all’aperto


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Un ponte di troppo?
Come sfruttare l’interno cavo di un ponte per la coltivazione
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Coltivare sul balcone spendendo poco




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Di Maria Novella De Luca
Mentre il resto del mondo sperimenta la regolamentazione, l’Italia di Meloni inserisce la retromarcia. Con un emendamento al "Decreto Sicurezza", scompare la distinzione tra piccolo spaccio e narcotraffico se la condotta è "abituale". Risultato? Carceri piene e mercati neri floridi.
La svolta repressiva è stata formalizzata lo scorso giovedì 16 aprile 2026, quando il Senato ha approvato un emendamento, fortemente spinto da Fratelli d’Italia, che riscrive drasticamente le regole dell’articolo 73 del DPR 309/90 (il Testo Unico sugli stupefacenti).
La novità è un colpo di scure sulla cosiddetta "lieve entità": Una norma che elimina, di fatto, la distinzione tra piccolo spaccio e traffico organizzato.
Non importa se si parla di pochi grammi o di una rete di sussistenza tra amici: se lo fai "spesso", per lo Stato sei equiparabile a un trafficante di alto bordo. Questo criterio si fonda su termini generici come abitualità,


continuità, che lasciano spazio a interpretazioni punitive e, soprattutto, eliminano la discrezionalità del giudice nel valutare la reale portata offensiva del reato.
Quindi, ancora una volta, non stiamo parlando di colpire le mafie o i grandi traffici, ma di colpire gli ultimi, con una scorciatoia pericolosa: quella della “tolleranza zero”.
Tolleranza zero che non ha mai risolto nulla ma ha "effetti perversi" come spiega l’Unione delle Camere Penali Italiane, avvertendo che l’emendamento "introduce un automatismo" che sottrae al giudice ogni spazio di valutazione in concreto, precludendo una risposta sanzionatoria proporzionata al reale disvalore del fatto.
Fino ad oggi, infatti, il giudice poteva valutare se un episodio di spaccio fosse, appunto, di lieve entità basandosi su mezzi, modalità e circostanze. Ora entra in campo un automatismo pericoloso: se la condotta risulta posta in essere in modo " continuativo e abituale ", il fatto non può più essere considerato lieve.
Il primo effetto collaterale è matematico: un aumento vertiginoso del sovraffollamento carcerario. Stiamo parlando di reati che, per logica e buon senso, dovrebbero essere gestiti con pene alternative, percorsi di recupero o sanzioni amministrative. Invece, si sceglie la via delle sbarre.
Questa politica ignora sistematicamente che il carcere, per chi commette reati di lieve entità, non è un deterrente ma un acceleratore di marginalità sociale. Si punisce il piccolo per non voler, o non poter, colpire il grande.
Il duro affondo di Riccardo Magi
In aula, il segretario di +Europa, Riccardo Magi, non ha usato mezzi termini per descrivere l'emendamento, definendo la strategia del governo come una delle scelte più "stupide, antiscientifiche e antieconomiche" della storia recente.
"Paragonare i consumatori e i piccoli spacciatori ai narcotrafficanti, eliminando la fattispecie della lieve entità, dimostra tutto il furore ideologico che guida queste politiche. Quale sicurezza pensate di garantire ai sei milioni di consumatori di cannabis, obbligandoli a rivolgersi a un mercato nero gestito dai narcotrafficanti?"
Magi ha poi concluso con un monito che suona come una condanna storica: "Più proibite, più fallite". Una frase che trova riscontro nei dati di quei Paesi (dalla Germania agli USA) che hanno scelto la regolamentazione, togliendo ossigeno alle mafie e garantendo sicurezza vera ai cittadini.
Dietro la bandiera della "sicurezza" si nasconde una crociata morale contro la cannabis che non ha basi scientifiche. Trasformare il piccolo spaccio abituale in un reato grave non toglierà la droga dalle strade, ma sposterà semplicemente i "clienti" verso canali ancora più oscuri e pericolosi, intasando i tribunali con processi a carico di pesci piccoli, mentre i grandi squali del narcotraffico continuano a nuotare indisturbati.
L'alternativa politica, come sottolineato da Magi, deve ripartire dal coraggio di dire che il proibizionismo ha fallito. Ma per ora, l'Italia sembra decisa a sbattere la testa contro lo stesso muro. Ancora una volta.
Dal 1° aprile 2024, in Germania, gli adulti possono coltivare fino a tre piante di cannabis a casa propria. La decisione è stata presa nonostante sia ancora in vigore il divieto a livello nazionale stabilito dall’Unione Europea sulla vendita di cannabis a scopo ricreativo e mentre i programmi pilota tedeschi per la vendita agli adulti non sono ancora operativi. Per molti consumatori, la possibilità di coltivare cannabis a casa propria è un’opzione fondamentale.
Di recente, i semi di cannabis di Gutmut Saatgut sono stati messi in vendita in 255 punti vendita della catena di supermercati discount Netto a Berlino e nella Germania nord-orientale. Questo segna uno sviluppo importante per la crescente industria della cannabis in Germania, e l’Associazione tedesca delle imprese della cannabis (BvCW) ha celebrato questo traguardo. L’associazione ha reagito positivamente a questa notizia, in particolare alla luce delle recenti critiche rivolte al Commissario Federale per le Dipendenze e le Droghe, il Prof. Dr. Hendrik Streeck.
Perché la vendita di semi di cannabis nei punti vendita al dettaglio è importante?
Dirk Heitepriem, Presidente della BvCW, ha sottolineato come la vendita di questi semi rap-
presenti un passo importante verso la sicurezza dei consumatori e un mezzo per combattere il mercato nero non regolamentato. Ha sottolineato che la coltivazione domestica può tutelare i consumatori da additivi nocivi e contribuire alla salute e alla sicurezza generale.
Heitepriem ha dichiarato: “Dobbiamo passare da politiche dettate dalla paura a politiche incentrate sul controllo della qualità”. La disponibilità di semi nei supermercati Netto è vista come un passo avanti verso la normalizzazione dell’uso della cannabis, la riduzione dello stigma e la garanzia della qualità del prodotto. Anziché imporre restrizioni alle famiglie, egli sostiene normative basate su dati scientifici e chiede che si conduca maggior ricerca sulla distribuzione regolamentata della cannabis.

La BvCW ha inoltre sottolineato che l’accesso a semi di qualità nei punti vendita è fondamentale per promuovere una coltivazione domestica sicura e contrastare i mercati illegali. Ha espresso la speranza di una vendita regolamentata collegata a iniziative di ricerca scientifica.
Tuttavia, ha ammesso che raggiungere questo obiettivo presenta alcune sfide, poiché attualmente non esiste una maggioranza politica all’interno del governo di coalizione al potere a sostegno di tali cambiamenti.
La dogana olandese ha sequestrato 60.000 chili di cannabis nel 2025. Si tratta di una quantità più che quadrupla rispetto a quella sequestrata nel 2024, quando ne furono confiscati 14.500 chili. Come prevedibile, la maggior parte della cannabis proveniva da Stati Uniti, Canada e Thailandia.
Che un nuovo record fosse imminente non ha particolarmente sorpreso un cliente abituale di un coffeeshop. Dopotutto, l'offerta di cannabis importata è enorme. Ciò che è curioso, tuttavia, è che la dogana, nel suo comunicato stampa, sottolinei che "i paesi di origine sono perlopiù gli stessi: Stati Uniti, Canada e Thailandia". Il che non sorprende affatto, visto che la cannabis è legale (Canada, Thailandia) o parzialmente legale (Stati Uniti) proprio in questi
paesi. La maggior parte della cannabis di contrabbando è stata trovata nel porto di Rotterdam: circa 52.000 chilogrammi. Nel porto di Vlissingen, 1.000 chilogrammi sono stati sequestrati in quattro operazioni separate. All'aeroporto di Schiphol, quasi 6.000 chilogrammi di cannabis sono stati scoperti nel carico aereo e quasi 1.500 chilogrammi sono stati intercettati durante i controlli dei passeggeri. La dogana segnala anche un aumento significa-

tivo dei sequestri in Belgio, Germania e Spagna. La dogana aveva già segnalato diversi sequestri all'inizio dell'anno. Persino in un barattolo di burro d'arachidi (18 grammi!). Secondo quanto riportato dai funzionari doganali: "Mentre in passato la cannabis veniva nascosta in oggetti come i divani, ora i criminali spesso ne stipano enormi quantità sfuse in uno o più pallet o container". L'agente doganale Pascal fa un esempio. Lui e i suoi colleghi hanno recentemente scoperto oltre 600 chili di cannabis in un magazzino vicino all'aeroporto di Schiphol. "Stavamo effettuando un controllo di routine e ci siamo imbattuti in alcune grandi casse. Aprendole, abbiamo trovato immediatamente i pacchi di cannabis. Prima veniva ben nascosta, ad esempio, nei divani in acciaio. Ma ora non si preoccupano nemmeno più di nasconderla".
Nanette van Schelven, direttrice generale della dogana olandese, spiega che il contrabbando di cannabis sta assorbendo enormi risorse: “Non solo le nostre, ma anche quelle dei nostri partner investigativi. Dopotutto, un agente doganale può essere impiegato una sola volta. Il tempo che un agente doganale dedica al sequestro di cannabis è tempo non disponibile per altre attività. Insieme ai nostri partner investigativi, dobbiamo esaminare come affrontare questo grave problema”.
L'agente doganale Pascal conferma: “Le quantità sequestrate sono in costante aumento e semplicemente non abbiamo personale sufficiente per controllare tutto adeguatamente. E la cannabis proviene ormai da tutto il mondo. Ad esempio,
prima sapevamo che il Sud America era un'area ad alto rischio e potevamo monitorare la situazione più da vicino. Ma di recente, ad esempio, abbiamo ricevuto una spedizione dagli Stati Uniti, arrivata all'aeroporto di Schiphol via Germania, contenente cannabis. Non ho mai visto niente di simile. Siamo tutti vigili, ma la situazione sta semplicemente sfuggendo di mano!”.
Gli analisti del rischio olandesi sono ora in stretto contatto con i loro colleghi canadesi. Erin O'Gorman, presidente della CBSA (Agenzia canadese dei servizi di frontiera), ha dichiarato: "La dogana canadese sta collaborando strettamente con la dogana olandese e ha intercettato circa 14.000 chilogrammi di cannabis nei primi nove mesi del 2025, sospettati di essere stati contrabbandati dal Canada ai Paesi Bassi". L'anno scorso è stato raggiunto un accordo anche con la dogana statunitense. Un addetto doganale sarà di stanza a Washington, D.C., a febbraio 2026. Van Schelven ha aggiunto: "Vogliamo anche rafforzare la cooperazione con le autorità doganali europee. Partecipiamo ad azioni coordinate all'interno dell'UE per combattere il contrabbando di cannabis. Dato che all'interno dell'UE vige la libera circolazione delle merci, è necessario un approccio congiunto".
Quale approccio congiunto raccomandiamo? La piena legalizzazione della cannabis nell'UE e nel resto del mondo. In questo modo le dogane potranno concentrarsi su questioni più importanti.
Immagine: Douane NL

Di Fabrizio Dentini
Dall'Appennino tosco-romagnolo, passando per l'India, fino a giungere alla Corte d'Appello di Bologna. La storia di Giovanni Jawan Giri ha molto da insegnare sull'ordinamento democratico del nostro paese. Un paese che riconosce il diritto di consumare cannabis all'interno di un quadro ritual- religioso.
Ci racconti la vicenda che ti ha portato a quest'assoluzione?
Siamo nel 2022 e vivevo in un casolare con un altro ragazzo. Nel bosco stavamo coltivando trentadue piantine. Un escursionista ha pensato bene di chiamare i carabinieri e a mattina del 29 settembre, si sono presentati.
Quindi, se eravate a settembre, più che piantine erano dei bei piantoni.. In verità, sì. Era proprio belle pannocchie e dopo, nella caserma di questo paesino di montagna, c'era un odore...sembrava un coffee shop. I carabinieri sono stati comunque molto gentili, quasi dispiaciuti di doverci
“Shiva è colui che beve Bang e mangia datura”
disturbare. La nostra reazione è stata di collaborare e abbiamo subito consegnato tutto. Dal punto di vista penale c'è stato l'arresto, poi ci hanno messo subito ai domiciliari, ci hanno riportato a casa e, l'indomani mattina per direttissima, ci sarebbe stata l'udienza al tribunale di Forlì. L'avvocato mi ha detto: “ Ragazzi la cosa è molto chiara, vi hanno beccato e fine della fiera, patteggiamo.” Quando però gli ho mandato un po' di documenti e spiegato la mia situazione di baba in India, lui ha cambiato atteggiamento dicendo che non avremmo più patteggiato perché in questo
caso, visto che il governo indiano attestava la mia identità di sadhu, appunto di baba indiano, si trattava di un mio diritto costituzionale.
Cosa significa baba, cosa significa sadhu?
Baba è un appellativo generico, un nomignolo che si dà appunto ai sadhu, che è il vero nome ufficiale. Possiamo tradurre in italiano come monaco, asceta. Sono shivaita, la mia palestra si chiama Shree Panch Das Naam Juna Akadha. Le Akadha sono sette palestre, fondate da Adi Shankaracharya, che derivano da quegli ordini di monaci che in passato difendevano i templi e i luoghi di pellegrinaggio dai vari invasori ed è anche opera loro che l'induismo venga ancora praticato ai giorni nostri come lo era allora.
Quindi sei un monaco guerriero?
Si è rimasta la tradizione guerriera, la traduzione di Akhara è reggimento. Facciamo anche addestramenti con spade, lance e mazze. Tra i suoi vari nomi Shiva è conosciuto come Bangeshwar, signore del bang. Il bang è questa sostanza che viene preparata impastando le foglie dell'erba con varie spezie. Alla fie viene creata questa pasta idrosolubile che viene poi disciolta in acqua o nello yogurt.
Quale rapporto esiste in India fra religione e cannabis?
In India la canapa e la datura crescono come da noi l'ortica. Shiva appunto è descritto come colui che beve Bang e mangia datura, proprio come una dieta.
Nel tuo caso il consumo di cannabis rappresenta una pratica rituale con-

tingente alla tua fede, corretto?
Assolutamente si. L'utilizzo del cilum avviene alla mattina dopo le cerimonie, oppure la sera quando si è seduti attorno al fuoco, ricordando comunque la centralità del fuoco sacro che viene sempre mantenuto acceso in ogni luogo in cui risiede un sadhu. Praticamente ci sono dei momenti che assumono una loro ritualità, quando appunto si è finito di celebrare i vari riti, ci si fuma un cilum per aiutare il mantenimento della concentrazione ed anche della postura eretta quando sei seduto.
Quanto tempo rimani immobile durante la pratica meditativa?
Continuativamente possono essere anche ore. Devi stare lì dalla mattina presto alla sera e durante la notte in determinati periodi del fitto calendario delle festività indiane.
Si può dire che per una persona che segue il culto di Shiva il fatto di fumare ganja è un po' come per i cristiani prendere l'ostia?
Sì e no nel senso che non è una cosa così istituzionalizzata nella teologia, proprio perché nell'ostia la transustanzazione nel corpo è imprescindibile. I devoti di Shiva sono milioni e di questi solo una percentuale fa uso di marijuana. Le persone più anziane assumono bang invece che fumare cilum. Nella pratica nessun baba verrà mai arrestato perché sta fumando un cilum e, anzi, quando ti fermano a un posto di blocco sull'autostrada e vedono che siamo noi ci fanno il saluto e ci danno una donazione.
Quale argomentazione ha sfruttato il vostro avvocato per farvi assolvere? L'avvocato ha fatto leva sul diritto costituzionale che garantisce la pratica della religione. Non è che mi sono svegliato una mattina dicendo che Shiva fuma cannabis quindi lo faccio anche io. Al contrario ho potuto dimostrare che fin dai testi sacri più antichi sussisteva un legame chiaro e diretto tra la divinità e la pianta sacra ed essendo appunto un membro appartenente a quest'ordine monastico, l'avvocato è riuscito a dimostrare il mio diritto costituzionale e che quindi, nel mio caso, essere in possesso di quelle piante non costituisse reato anche perché, sin dalla prima perquisizione dei carabinieri, non avevano trovato bilancia né altri indizi che facessimo un utilizzo differente da quello religioso.


Botanica
@sudestfam
Il tarassaco è una specie erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Asteracee, una delle più diffuse e versatili nel regno vegetale. Non è un caso che proprio questa famiglia botanica sia spesso al centro dell’attenzione anche nella coltivazione della cannabis, infatti sono numerose le piante che ne fanno parte e che si rivelano preziose alleate per i growers che impiegano tecniche di agricoltura biologica.
Il tarassaco occupa un posto di rilievo grazie alle sue proprietà nutritive e alla capacità di migliorare la qualità del suolo. Comunemente considerato un’erbaccia infestante, in realtà presenta un grande potenziale come fertilizzante naturale, capace di sostenere una crescita sana e vigorosa delle piante di cannabis.

DESCRIZIONE BOTANICA
La pianta possiede una robusta radice a fittone, capace di penetrare in profondità nel terreno, mentre la parte aerea è caratterizzata da una rosetta basale, con foglie disposte a raggiera. Le foglie sono oblunghe e lanceolate, con margini dentati, da questa caratteristica deriva uno dei nomi comuni del tarassaco, dente di leone. Il fusto è privo di foglie e può raggiungere un’altezza massima di circa 70 centimetri; a volte presenta una colorazione violacea. All’apice si sviluppa il fiore, di colore giallo, che appare come un’unica struttura ma è in realtà composto da numerose piccole infiorescenze, peculiare della famiglia delle Asteracee. Dopo la fioritura si forma il tipico soffione, una sfera bianca molto riconoscibile. Anche in questo caso non si tratta di un unico elemento ma dell’insieme di numerosi frutti riuniti in una struttura sferica. Si tratta di acheni, ciascuno contenente un singolo seme, leggeri e
2000 metri di altitudine, pur prediligendo i climi temperati. Si adatta sia all’esposizione in pieno Sole sia alla mezz’ombra e preferisce terreni ricchi di nutrienti, spesso anche compatti. Per queste sue caratteristiche è considerata una specie cosmopolita.
ETIMOLOGIA
Sull’origine del termine tarassaco esistono diverse ipotesi, riconducibili principalmente al greco antico e all’arabo. La teoria più accreditata in ambito scientifico è quella greca, secondo cui il nome deriverebbe da tarakh ḗ , che significa scompiglio, e ákos, che significa rimedio.
Un’altra ipotesi fa invece riferimento alla lingua araba, dal termine tarakhshaqūn, che significa erba amara, probabilmente di origine persiana.
In botanica, il nome scientifico completo è Taraxacum officinale, dove il termine officinale indica le proprietà medicinali tradizionalmente attribuite alla pianta.
Grazie alla sua radice fittonante, il Tarassaco è in grado di penetrare in profondità nel suolo, rompendo anche gli strati più duri e compatti. Questo meccanismo non riguarda solo la sua sopravvivenza ma diventa molto interessante per gli effetti diretti che ha sulla struttura del suolo. Infatti crea dei microcanali che favoriscono l'areazione e il drenaggio del terreno, contribuendo a migliorare lo sviluppo dell'apparato radicale delle colture circostanti, compresa la cannabis.
È considerato un ottimo bioaccumulatore di nutrienti: li assorbe dagli strati più profondi del suolo e attraverso la decomposizione della biomassa aerea, li rende successivamente disponibili negli strati più superficiali, contribuendo alla fertilità del terreno, soprattutto nelle coltivazioni non intensive.
La sua presenza può contribuire alla biodiversità del suolo e stimolare l'attività microbiologica, due fattori fondamentali per la salute delle piante, in particolar modo nelle coltivazioni in living soil, riducendo la dipendenza da input esterni. Inoltre, in contesti outdoors,
possono attrarre insetti impollinatori e predatori naturali che contribuiscono all'equilibrio dell'ecosistema.
IL TARASSACO NELLA COLTIVAZIONE DELLA CANNABIS
Il tarassaco può rappresentare un valido alleato per i growers che adottano tecniche di coltivazione biologica, come il living soil. Come visto nel paragrafo precedente, si tratta di una pianta utile se consociata con la cannabis; tuttavia, è importante considerare la sua crescita rapida, che può renderla infestante se non gestita correttamente. Il limite principale è legato alla possibile competizione con le piante di cannabis, alle quali potrebbe sottrargli acqua e nutrienti. Per questo motivo, la sua consociazione deve essere valutata in base al tipo di coltivazione.
Nelle coltivazione indoor il suo utilizzo è piuttosto limitato, salvo nei casi in cui si adottino letti di terra e tecniche basate su suolo vivo mentre in outdoor il tarassaco riesce a esprimere pienamente il suo potenziale. Sicuramente uno dei metodi più efficaci è di utilizzare la pianta per la pacciamatura del terreno, la biomassa tagliata e lasciata sul terreno, viene
È
decomposta dai microrganismi, rilasciando gradualmente le sostanze nutritive nel substrato. Inoltre può essere impiegato come ingrediente per il compost.
Un altro metodo di utilizzo del tarassaco, valido sia in indoor sia in outdoor, è la preparazione di un fermentato, noto come FPJ. Strumento tipico della Korean Natural Farming, il succo di piante fermentate rappresenta uno
facilmente dispersi dal vento. Il soffione rappresenta probabilmente l’aspetto estetico più affascinante del tarassaco. I fiori sono ermafroditi e la pianta può riprodursi sia tramite impollinazione da parte degli insetti, sia attraverso un meccanismo di riproduzione asessuata detto apomissia, che consente lo sviluppo dell’embrione senza fecondazione esterna.
HABITAT
Il tarassaco è originario dell’Eurasia e si è successivamente diffuso in gran parte del pianeta grazie alle sue elevate capacità riproduttive e alla sua stretta relazione con l’uomo, che lo ha trasportato nel tempo come alimento e pianta medicinale.
Non richiede un habitat specifico per prosperare, infatti cresce in prati, terreni incolti, aree urbane, bordi stradali e può spingersi fino a circa


dei metodi più efficaci per estrarre i composti attivi dalla materia vegetale. A differenza del tè di compost ossigenato, che si limita a
solubilizzare le sostanze nutritive presenti, la fermentazione anaerobica che avviene durante la preparazione dell’FPJ permette
ai microrganismi di scomporre le sostanze organiche complesse in forme più semplici e facilmente assimilabili dalle piante. Il risultato
è un liquido ricco di nutrienti biodisponibili, in particolare azoto e potassio, oltre a quantità minori di calcio e ferro, insieme a enzimi e microrganismi benefici, utili per dare un forte stimolo alla crescita delle piante.
Per realizzare un fermented plant juice a base di tarassaco sono necessari pochi strumenti e materiali, facilmente reperibili: una compostiera bokashi, zucchero di canna e biomassa vegetale fresca. Per la sua preparazione si può utilizzare l’intera pianta, comprese le radici, inoltre è consigliabile impiegare solo zucchero
di canna non raffinato, come la panela, per una fermentazione più efficiente.
Innanzitutto bisogna sminuzzare le piante appena raccolte in piccoli pezzi. Una volta pesate, vanno inserite nella compostiera e ricoperte con la stessa quantità di zucchero, il rapporto corretto è 1:1 in peso, quindi a un chilogrammo di materiale vegetale corrisponde un chilogrammo di zucchero di canna. Il tutto va poi mescolato fino a ottenere una massa uniforme.
A questo punto si lascia riposare a una temperatura di circa 21°C, evitando di esporre la compostiera alla luce diretta del Sole. Dopo circa una settimana, il processo di fermentazione anaerobica produrrà un liquido dall’odore terroso con note simili al vino, che può essere raccolto tramite il rubinetto della compostiera.
Prima dell’utilizzo, l’FPJ deve essere diluito in acqua osmotica o decantata. Il rapporto di diluizione varia da 1:500, per una soluzione più concentrata, a 1:1000 per applicazioni più leggere. È consigliabile iniziare sempre con dosaggi più bassi, testandolo su un numero limitato di piante, poiché si tratta di un fertilizzante molto potente. L’FPJ può essere applicato sia tramite irrigazione sia per via fogliare.
Se volete approfondire l'argomento, potete consultare l'articolo Fermented Plant Juice, pubblicato sul sesto numero di Soft Secrets del 2024.


Mix di substrati di alta qualità che forniscono la base perfetta per ogni tipo di coltivazione in terreno, cocco o idroponica.
Hai mai utilizzato lampade di crescita per le tue piante? Se sì, probabilmente sarai rimas to colpito dall’effetto della luce sul loro sviluppo. Questo articolo approfondisce proprio questo tema. Come vedremo, lo sviluppo delle piante è qualcosa di diverso dalla semplice crescita. Spiegheremo i principi della luce e la sua interazione con le piante, offrendo anche alcuni consigli pratici. Scegliere la lampada giusta può fare una differenza enorme sia in termini di qualità che di quantità del raccolto.

Tutti sanno che le piante hanno bisogno della luce per crescere attraverso la fotosintesi, un processo che comporta la fissazione dell’energia e la produzione di zuccheri. Tuttavia, oltre a fornire energia, la luce svolge un ruolo chiave in molti altri processi vegetali, come la fotomorfogenesi e il fotoperiodismo. Tutti questi processi sono influenzati dallo spettro luminoso, ovvero la distribuzione della luce nello spettro elettromagnetico. Per comprendere le diverse risposte delle piante alla luce, dobbiamo prima considerare il fenomeno della luce stessa.
Principi della luce e del suo spettro
La luce è una forma di radiazione che si pre-

Figura 1 La luce, sotto forma di onde elettromagnetiche, è descritta dallo spettro elettromagnetico.
La caratteristica più importante della luce per le piante è la lunghezza d’onda, ovvero il contenuto energetico: più la lunghezza d’onda è corta, maggiore è l’energia.
La radiazione fotosinteticamente attiva (PAR), o densità di flusso fotonico fotosintetico (PPFD), rappresenta la gamma di luce utilizzabile dalle piante per la fotosintesi. Tuttavia, poiché il PPFD è la somma di tutti i fotoni tra 400 e 700 nm, due spettri molto diversi possono avere lo stesso valore PPFD. Questo significa che non esiste una relazione diretta tra PPFD e distribuzione spettrale. Per questo motivo, quando si confrontano fonti luminose, è necessario considerare sia il PPFD sia lo spettro.
Il PPFD si esprime in µmol/m²/s e indica quanti fotoni raggiungono una determinata superficie in un secondo. Per dare un riferimento: la maggior parte delle piante necessita di almeno
Come una pianta percepisce la luce Oltre a fornire energia, la luce rappresenta anche una fonte di informazione per le piante. Spettri diversi indicano condizioni ambientali differenti e guidano la pianta nel modo di adattarsi, crescere e riprodursi. La composizione della luce è quindi importante quanto la quantità totale. Lo spettro tra 300 e 800 nm induce risposte di sviluppo nella pianta. Anche la luce UV e infrarossa (IR) svolgono un ruolo nella morfogenesi. Le piante percepiscono la luce grazie a pigmenti specializzati chiamati fotorecettori, sensibili a diverse lunghezze d’onda. Esistono tre gruppi principali (vedi figura 2):
• Fototropine • Criptocromi
senta sotto forma di onde elettromagnetiche, capaci di propagarsi nell’aria o nel vuoto. Può quindi essere descritta tramite tre proprietà fisiche: intensità (o ampiezza), frequenza (o lunghezza d’onda) e direzione di vibrazione (polarizzazione). Tutte le forme di radiazione elettromagnetica possono essere rappresentate nello spettro elettromagnetico (vedi figura 1).
Quando descriviamo lo spettro luminoso, è più corretto parlare di lunghezza d’onda piuttosto che di colore. Questo perché la luce visibile per l’occhio umano rappresenta solo una piccola parte dello spettro, compresa tra 400 e 700 nanometri (nm). Come si può osservare, si tratta di meno dell’1% dello spettro totale.


Poiché la luce rosso lontano viene in gran parte riflessa dalla superficie delle foglie, una pianta ne riceve (relativamente) di più quando cresce in prossimità di altre piante. Per evitare l’ombra, sviluppa steli più lunghi così da catturare più luce.
Le fototropine e i criptocromi sono attivi nelle lunghezze d’onda più basse (UV-A e blu). Le fototropine regolano il movimento della pianta e dei cloroplasti, causando ad esempio l’inclinazione del fusto verso la luce e l’apertura degli stomi. I criptocromi influenzano l’allungamento del fusto, la sintesi dei pigmenti e il movimento delle foglie verso il sole.
I fitocromi, invece, rispondono alla luce rossa e
Luce blu (400–500 nm)
Una maggiore quantità di luce blu inibisce l’allungamento cellulare, producendo piante più compatte con foglie più spesse. Al contrario, una riduzione della luce blu porta a foglie più grandi e steli più lunghi. Molte piante necessitano di un minimo di luce blu, che varia da circa 5–30 µmol/m²/s (lattuga e peperoni) fino a circa 30 µmol/m²/s (soia).
rispetto alla luce blu ma è fondamentale per lo sviluppo delle piante. Il rapporto tra queste due componenti influenza direttamente i fitocromi. Le piante percepiscono l’ambiente attraverso il rapporto tra Pr e Pfr, definito stato fotostazionario del fitocromo (PSS). In ambienti densamente popolati, la luce rossa viene assorbita e quella rosso lontano riflessa, aumentando il Pr e stimolando l’allungamento del fusto: una
Influenza sulla fioritura
La fioritura è regolata dalla durata della predominanza del Pfr, che indica alla pianta la lunghezza della notte. Notti lunghe riducono il Pfr, inducendo la fioritura nelle piante a giorno corto.
Un basso rapporto tra luce rossa e rosso lontano all’inizio della notte è quindi fondamentale per la fioritura. Studi dimostrano che interruzioni con luce rossa riducono drasticamente la fioritura.
Effetto della luce verde (500–600 nm)
Contrariamente a quanto si pensa, anche la luce verde ha un ruolo. Sebbene venga in gran parte riflessa (da cui il colore verde delle piante), contribuisce alla fotosintesi.
Studi dimostrano che l’aggiunta di luce verde può aumentare la biomassa mantenendo lo stesso livello di PAR.
Luce ultravioletta (300–400 nm)
La luce UV induce crescita compatta con internodi corti e foglie spesse. Tuttavia, un eccesso è dannoso e può compromettere DNA e fotosintesi. Valori superiori a 4 kJ/m²/giorno risultano negativi.
Conclusione
La domanda “qual è il miglior spettro luminoso?” non ha una risposta universale, poiché dipende dalla specie e dal sistema di coltivazione. Tuttavia, alcune linee guida generali sono:
• Minimo 30–50 µmol/m²/s per la sopravvivenza
• Presenza minima di luce blu (5–30 µmol/m²/s)
• Maggiore quantità di luce rossa e rosso lontano rispetto al blu
• Rapporto rosso/rosso lontano inferiore a 2
• UV limitato (<4 kJ/m²/giorno)
Ricorda inoltre:
• Più luce blu = piante più compatte
• Troppa luce rosso lontano = piante allungate
• Basso rapporto rosso/rosso lontano favorisce la fioritura
• Il rosso lontano da solo non regola la fioritura
• La luce verde supporta la fotosintesi
Il passo successivo è adattare lo spettro alla tua situazione. Se la luce solare non è sufficiente, la scelta di una buona lampada è essenziale. L’avven-


Il colloquio
Di Fabrizio Dentini
Don Wirtschafter è un avvocato e imprenditore dell'Ohio, Stati Uniti, coinvolto nel movimento per la legalizzazione della cannabis da quasi 60 anni. Per molti anni, ha fatto parte di numerosi consigli d'amministrazione, tra cui quello di NORML [Ndr. National Organization for the Reform of Marijuana Laws] e della Hemp Industries Association. Don gestisce, inoltre, il Cannabis Museum al cui interno è presente una collezione di migliaia di pezzi unici a testimonianza dell'età d'oro della cannabis medica. Conosciuto a margine della fiera Indica Sativa di Bologna, abbiamo deciso di intervistarlo per condividere un punto di vista molto pertinente quando si affronta il tema dell'attivismo implicato alla regolamentazione della cannabis.

Come nasce il suo interesse per la cannabis?
Il mio interesse per la cannabis è nato al liceo. Un mio amico me l'ha fatta conoscere e mi ha cambiato la vita. A quei tempi non esistevano termini come ADHD o disturbo da deficit di attenzione/iperattività. Non c'erano termini per descrivere un ragazzo come me, così distratto da non riuscire a concentrarsi sui compiti o su qualsiasi altra cosa. Ricordo di aver fumato cannabis a scuola e di essere tornato a lezione di fisica, dove normalmente non riuscivo a prestare attenzione e dove, per la prima volta, all'improvviso capivo tutto quello che il professore diceva. Quel giorno, uscendo da lezione, ho capito che la cannabis poteva essere una cura per le persone, ma soprattutto per me stesso e così sono diventato attivista.
In quale maniera è proseguito il suo percorso?
Sono stato uno dei primi coltivatori di cannabis negli Stati Uniti ed ho finito per frequentare la facoltà di giurisprudenza per difendere gli amici che venivano arrestati di continuo. Nel 1973, siamo stati menzionati nel primo numero di High Times Magazine.
Quando abbiamo iniziato a fumare, la pena era di dieci anni di carcere per chi veniva trovato in possesso di una canna. L'Ohio è stato uno dei primi stati a depenalizzare la cannabis, riducendo la pena a 100 dollari di multa anziché dieci anni di carcere.
Com'è la situazione legale della cannabis in Ohio?
È una situazione molto complicata, resa ancora più complessa dall'invenzione della cannabis sintetica che sta causando molti problemi. Il governo, ad esempio, l'accomuna a quella naturale, ma le statistiche che mostrano un incremento di persone ricoverate per problemi legati alla cannabis si riferiscono tutte alla cannabis sintetica.
In Europa, dove a parte la Germania, non siamo abituati alla legalizzazione, diciamo sempre che il problema dei cannabinoidi sintetici scomparirà automaticamente non appena la cannabis naturale sarà legalizzata. A quanto risulta però negli Stati Uniti non è così... Vorrei fosse vero. Ma la mia esperienza è che queste sostanze sintetiche sono così
economiche che vengono diffuse a tal punto che stanno soppiantando il mercato originale della cannabis. E ora che la cannabis, o la cannabis sintetica, è disponibile nelle stazioni di servizio, nei negozi di alimentari e di ogni genere, l'Ohio ha fatto marcia indietro.
In che senso?
L'anno scorso i cittadini avevano votato per legalizzare completamente. Si trattava di un insieme di regolamenti piuttosto valido. Ma ora, ignorando il voto popolare, il legislatore ha ribaltato la situazione e sta iniziando a criminalizzare nuovamente la cannabis sensa fare distinzione tra quella sintetica e quella naturale. Comunque è importante capire che il test chimico non è in grado di distinguere la cannabis naturale da quella sintetica. Il problema, poi, non è tanto il contenuto di THC, quanto la presenza di sostanze chimiche minori prodotte durante la sintesi.
Ma qual è il quadro giuridico attuale per la cannabis? È possibile coltivarla e venderla?
In Ohio posso coltivare sei piante e un'altra persona in casa mia può coltivarne altre sei. Quindi, il limite massimo è di 12 piante per abitazione. E noi coltiviamo piante molto grandi.
Quindi, si può coltivare, ma si può andare in un negozio di cannabis e comprarla?
Posso andare a comprare dalle mafie che possiedono questi negozi di cannabis.
Le mafie?
Il mercato della cannabis legale è stato monopolizzato da potenti gruppi criminali, bande e cartelli che non hanno a cuore il benessere della gente. È un'attività che genera enormi profitti e non esitano a corrompere i politici o ad assumere lobbisti per milioni di dollari. E c'è anche lo zampino dell'industria degli alcolici che ha registrato un calo del 10% delle vendite da quando la cannabis è stata gradualmente legalizzata un anno e mezzo fa, quando i cittadini hanno votato alle elezioni e il 57% si è espresso a favore dell'allentamento di tutte le leggi sulla cannabis e della legalizzazione della coltivazione domestica. L'industria degli alcolici ha speso milioni di dollari in lobby e campagne per far sì che la cannabis diventasse illegale, perché minacciava seriamente le loro vendite. Ad esempio, oggi

esistono diversi marchi che vendono cannabis sintetica in lattina, con l'intento di imitare la birra. La gente l'adora ed invece di comprare una lattina di alcol, si compra una lattina di questa bevanda completamente legale.
Può raccontarci la storia del suo museo? Quando lo ha aperto? Perché? E che tipo di oggetti possiamo trovarvi? Beh, sono sempre stato un collezionista di cannabis. Nel 1968, quando ho iniziato a consumarla, ero già un grande collezionista e cercavo di acquistare pipe da tutto il mondo. Venticinque anni fa, provenienti da vecchie farmacie risalenti al periodo precedente al Proibizionismo, ho trovato i miei primi
contenitori erano illegali e si poteva essere arrestati per il solo possesso di un contenitore vuoto di cannabis. Dunque le uniche persone che conservavano questi oggetti, come reperti storici, erano un piccolo gruppo di collezionisti fra medici e farmacisti. Per fortuna sono riuscito a conoscere una persona che li conosceva tutti perché il suo lavoro consisteva nel visitare queste farmacie che stavano chiudendo per far posto alle grandi catene. Quando queste piccole farmacie a conduzione familiare furono chiuse, questa persona aveva una licenza per entrare nelle farmacie, prelevare tutti i farmaci di valore e rivenderli alle case farmaceutiche. Tutto il resto poteva tenerlo e venderlo a suo piacere. Negli ultimi
vecchio edificio di proprietà di una compagnia carbonifera. Sono riuscito a ristrutturarlo secondo gli standard moderni e a trasformarlo in un auditorium all'avanguardia. Con tutti i sistemi antincendio, gli allarmi antincendio e tutto ciò che era necessario per le normative statali. Così abbiamo aperto il museo nel luglio del 2022.
Qual è la missione del museo? Perché ha raccolto questo enorme archivio di oggetti legati alla cannabis? Cent'anni di proibizionismo hanno reso la cannabis marginale. Quasi impossibile parlarne nella società moderna. Il mio scopo era mostrare alla gente che cent'anni fa era

contenitori di cannabis. Poiché all'epoca stavo collaborando con un'azienda farmaceutica per cercare di legalizzare un prodotto a base di cannabis, ma mi veniva sempre ripetuto che non era mai stata accettata come medicinale, questi contenitori in cui la cannabis veniva venduta come medicinale erano molto importanti per la mia tesi. Così ho iniziato a cercare ognuno di questi contenitori nascosti in giro per il mondo.
Perché nascosti?
Dovevano essere nascosti perché, a partire dal Proibizionismo del 1937, persino i
20 anni, così, ha lavorato per me, tornando ripetutamente da questi collezionisti e aspettando che fossero pronti a vendere le loro collezioni. Grazie a questo lavoro, a eBay ed altre risorse, sono riuscito a trovare quasi un migliaio di contenitori che vendevano cannabis prima che venisse vietata nel 1937.
Quando ha aperto il museo?
Il museo è stato a casa mia e nel mio ufficio per molti anni.Quindi non era propriamente aperto al pubblico, ma la gente veniva da tutto il mondo per vederlo. Poi, nel pieno della pandemia di COVID, ho acquistato un
considerata e accettata come farmaco di uso comune, disponibile in ogni farmacia e parafarmacia in America e nel resto del mondo. Ogni medico dell'epoca era pronto a utilizzarla. E' stata solo la propaganda politica a far sì che il mondo si schierasse contro la cannabis. Non perché ci fossero effetti collaterali o problemi sociali. Si trattava di una strategia politica del "divide et impera" che ha funzionato per davvero. E la situazione è peggiorata con Nixon, che ha capito che attaccare i neri e gli hippy era un buon modo per dividere, conquistare e vincere le elezioni. E Reagan ha ripreso la strategia con la sua campagna "Just
Say No" (Dì di no). C'è stato un tentativo dopo l'altro di separare gli estimatori della cannabis dalla cultura dominante.
Grazie alla sua collezione di oggetti legati al mondo della cannabis, ha scoperto un momento particolare nella storia della cannabis che lei definisce l'età dell'oro della cannabis terapeutica. Di cosa si tratta?
Prima del 1830, le società occidentali conoscevano solo la Cannabis sativa, una varietà di cannabis meno psicoattiva di origine europea che conteneva prevalentemente CBD. Poi, intorno al 1830, iniziarono ad arrivare in Europa navi che trasportavano cannabis dall'India e dall'Oriente. La cannabis che portarono era molto diversa perché conteneva THC, non CBD. Quindi, in quell'epoca, esistevano la Cannabis sativa, il tipo europeo e la Cannabis indica, il tipo asiatico. Gli speziali e i medici si resero conto che avevano usi molto diversi. Ma fu così che l'epoca d'oro iniziò
“l'invenzione della cannabis sintetica che sta causando molti problemi”
a finire, perché queste due medicine, due varietà vegetali diverse, mentre i coltivatori persero le loro piante madri, s'incrociarono tra loro, ritrovandosi con ibridi di questi due materiali diversi che non producevano medicinali affidabili. Così la cannabis iniziò a perdere la sua reputazione di medicinale facile da prescrivere e affidabile. Ci furono quindi molti tentativi di recuperare le piante madri per ricreare la cannabis che esisteva tra il 1850 e il 1900. E intorno al 1900, iniziarono a formarsi le principali aziende farmaceutiche. Ognuna di esse produceva estratti di cannabis, antidolorifici a base di cannabis e prodotti topici a base di cannabis. Divenne un farmaco molto diffuso fino al 1937, quando negli Stati Uniti iniziò il proibizionismo e questi prodotti furono ritirati dagli scaffali delle farmacie.


Mr. José - info@pestovat.cz
A partire dal 2002, ogni primavera si aprono le porte di una delle fiere della cannabis più importanti al mondo: Spannabis. Quest’anno, tuttavia, c’è stato un cambiamento insolito: anziché a Barcellona, il clou dell’evento si è spostato a Bilbao. La redazione di Soft Secrets non poteva di certo perdersi questo evento leggendario.

Sebbene Bilbao e Barcellona distino poco più di un’ora in aereo, sono due mondi completamente diversi dal punto di vista culturale. La capitale catalana è letteralmente piena di social club, la vita notturna va a mille e il profumo di cannabis non è nulla d’insolito. D’altro canto, la basca Bilbao sembra essere un po’ diversa sotto questo aspetto, anche se il consumo di cannabis è estremamente popolare e diffuso. La gente del posto mi ha detto che nonostante a Bilbao il numero di social club ufficiali sia inferiore, ci sono comunque molti posti dove è possibile rollarsi comodamente una canna senza che nessuno batta ciglio.
L’edizione di quest’anno di Spannabis è stata la 23a, il che la rende probabilmente la fiera della cannabis più longeva in
Europa, se non oltre. Dal 2002 si tiene ogni primavera, con una sola interruzione dovuta al COVID – e la cancellazione in quel caso è avvenuta a un solo giorno di distanza dell’apertura prevista della fiera. Il trasferimento a Bilbao è stato ufficialmente motivato con la riqualificazione pianificata della sede della Fira de Cornellà, che era stata a lungo la casa di Spannabis. Ciononostante, per quanto ne sappia, la sede è ancora lì, dove si trovava, il che suggerisce come la demolizione sia stata probabilmente rinviata.
Nuova sede, nuova energia
A Bilbao, Spannabis si è tenuta al Bilbao Exhibition Centre, e devo dire che in termini di organizzazione e livello generale di professionalità, il cambiamento è stato estremamente positivo. Il padiglione

espositivo è spazioso, il che ha consentito ai visitatori di muoversi comodamente tra gli stand. Nella sede precedente, a volte bisognava letteralmente farsi strada tra la folla e a tratti la situazione si faceva un po’ opprimente. A Bilbao, grazie ai soffitti alti, anche la qualità dell’aria era di gran lunga migliore. Le condizioni erano semplicemente perfette per trascorrere un’intera giornata – o addirittura un intero weekend – in fiera.
Tutti gli espositori si trovavano in un unico padiglione, il che ha consentito di avere comodamente una panoramica rapida di chi c’era e dove. Ero un po’ preoccupato che il palco per gli eventi musicali – punto fermo di Spannabis – non venisse allestito correttamente nella nuova sede, ma è avvenuto il contrario. Dal padiglione, i

visitatori potevano uscire su due lati per accedere ad ampie aree all’aperto. Vi si trovavano zone chill-out, aree drink e moltissimi luoghi dove gustare un’ampia varietà di street food. Il tutto accompagnato dalla musica di DJ locali, rapper e altri artisti. A mio parere, non c’era possibilità di annoiarsi.
L’evento è stato completamente organizzato in modo estremamente professionale e, a mio avviso, la nuova sede lo ha portato a un livello superiore. E sebbene sia apparso evidente che l’industria europea della cannabis non sta attraversando il suo periodo migliore – alcuni espositori abituali hanno saltato l’edizione di quest’anno e si è percepito che in generale i budget erano più ristretti - l’atmosfera generale della fiera non è stata intaccata. Ancora una volta, Spannabis ha confermato la sua posizione d’importante evento globale dedicato alla cannabis e di eccellente punto d’incontro sia per i professionisti del settore che per gli appassionati. E penso si possa tranquillamente affermare che il trasferimento da Barcellona a Bilbao abbia superato ogni aspettativa. Non vedo l’ora che arrivi la prossima edizione.







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Lifestyle
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Dopo aver attraversato il panorama heady glass americano e quello europeo, a conclusione di uesto viaggio ci concentreremo su alcuni artisti che non potevano rimanere fuori dalle mappe e sugli eventi che stanno spingendo la scena europea tra ricerca, sperimentazione e connessioni reali.

Polte è un glassblower di origini finlandesi con un’elevata abilità tecnica, affinata anche attraverso esperienze di livello internazio -
avanzate a un forte immaginario narrativo, dando vita a pezzi che assomigliano più a universi dettagliati che a semplici dab rig. Tra le figure ricorrenti nelle sue opere emergono i teschi di drago, sculture organiche
Polte è un artista riconosciuto e rispettato all’interno della comunità e probabilmente risiede tra i più visionari della scena europea contemporanea.
SMURF GLASS ART
Thomas K. aka Smurf è un nome che emerge con forza nella scena e vanta numerose collaborazioni con artisti di livello internazionale, tra cui lo stesso Polte. Dal suo studio situato in Germania, Smurf sforna opere in borosilicato che spesso prendono ispirazione da figure iconiche della cultura pop e dei cartoni animati. Tra queste troviamo Slimer, uno dei fantasmi di Ghostbusters reinterpretato in diverse versioni, oppure il dab rig ispirato al Brucaliffo di Alice nel Paese delle Meraviglie e quello dedicato a Bender, protagonista della serie animata Futurama. I suoi pezzi sono caratterizzati da una forte componente scultorea, trasformando simpatici personaggi in oggetti complessi e tridimensionali. La figura più ricorrente nel suo lavoro resta però il polipo, immaginate di aspirare il fumo direttamente della sua testa
mentre i tentacoli si sviluppano come basi su cui si regge l'intero pezzo. Lo stile di Smurf si inserisce nella sculptural glass contemporanea, dove la componente narrativa e quella tecnica convivono in pezzi funzionali ma soprattutto scultorei che uniscono cultura pop e ironia a strutture complesse.
Mellow Glass è un artista soffiatore di origine britannica, conosciuto soprattutto per le sue opere ad alta funzionalità. Il suo lavoro si focalizza infatti più sul valore funzionale che su quello estetico. Nonostante ciò i suoi pezzi sono caratterizzati da un’estetica psichedelica in cui si possono facilmente apprezzare le sue abilità tecniche. Fa largo uso del reticello, un motivo a rete regolare di rombi, e del silver fuming, una tecnica che conferisce al pezzo colori cangianti che variano in base alla luce e all’utilizzo, aggiungendo un effetto particolarmente affascinante. I suoi dab rig e recycler sono ricercati soprattutto per l’elevata funzionalità che li caratterizza, con particolare attenzione all’air flow, ovvero la flui-
nale. Ha studiato con artisti americani del calibro di Banjo, un’influenza che si riflette chiaramente nei suoi lavori, che si presentano come vere e proprie narrazioni tridimensionali. Le sue opere sono caratterizzate da un’estetica scultorea e organica, in cui prendono forma micro-mondi arricchiti da centinaia di singoli elementi. Polte unisce tecniche
e asimmetriche che sembrano in continua trasformazione, come se appartenessero a una creatura in perpetua generazione.
Una delle opere più rappresentative delle sue capacità è The Molecule Manipulator, una figura ibrida tra macchina e divinità femminile, concepita come un chiaro omaggio a Banjo.


dità del tiraggio che risulta aperto e pulito senza che il fumo opponga resistenza. Attivo nella scena da diversi anni, Mellow Glass oltre a vantare numerose collaborazioni con altri glassblowers del calibro di Dok Glass, risulta essere uno dei protagonisti di contest ed eventi del settore.
Sofia Plana è una glassblower di Barcellona e fondatrice di Vidre24/7, uno spazio dove il vetro si impara sul serio, dal primo approccio fino al lavoro al cannello. Formata con Ferran Collado e Agustina Ros, porta avanti una produzione funzionale pulita ed elegante, con un’impronta ben definita. È una presenza costante nella scena heady europea, sempre attiva tra eventi e collaborazioni.
Ninibee non è propriamente una glassblower, ma il suo lavoro sul vetro parla da solo. La sua è arte incisiva, conosciuta come glass engraving, con risultati che sembrano usciti da una stampante digitale. Tra i temi più ricorrenti compaiono riferimenti all’arte tribale di popolazioni indigene, insieme a soggetti come astronauti e iconografie simboliche. Nel corso del tempo ha collaborato con artisti di alto livello della scena, tra cui Banjo e Mothership Glass. L'arte di Ninibee è davvero inconfondibile.
ITALIAN GLASSBLOWER
Fedex Glass attualmente rappresenta uno dei soffiatori italiani più attivi nella scena heady glass europea. Ha affinato le sue tecniche presso i laboratori di alcuni mastri vetrai muranesi, ma le sue esperienze non si fermano ai confini nazionali, arrivando fino al cuore della scena internazionale, gli Stati Uniti, dove ha preso parte a collaborazioni con artisti di rilievo. Sicuramente una delle collaborazioni più significative rimane quella realizzata con Elbo Glass durante un'edizione dell'European Flame Off di alcuni anni fa.
Il suo stile è molto pulito, minimale ma allo stesso tempo giocoso e simpatico. Un elemento ricorrente nei suoi pezzi sono degli occhi stilizzati, tipici degli stoners, realizzati con tecniche di stringer work implosion. Un linguaggio visivo che contribuisce a rendere il suo lavoro immediatamente riconoscibile all’interno della scena heady contemporanea.
L’European Functional Flame Off è una competizione nomade tra glassblowers europei fondata da Smokinggear, un negozio specializzato in heady glass situato in Danimarca. La prima edizione si è svolta nel 2014 proprio in territorio danese, per poi sbarcare in Spagna per tre anni consecutivi. Successivamente l’evento ha continuato a viaggiare attraverso il Vecchio Continente, passando per l’Inghilterra e arrivando fino a Berlino, dove si terrà la prossima edizione nel mese di settembre.
La competizione funziona in questo modo: gli artisti ricevono la stessa quantità di vetro colorato e hanno a disposizione lo stesso tempo per realizzare un pezzo, che viene poi giudicato in base a estetica, tecnica e funzionalità. La gara si svolge live, davanti al pubblico, e la giuria è spesso composta da artisti europei e americani della scena del vetro artistico.
Nel tempo l'EFFO è diventato uno dei principali appuntamenti della scena heady europea, dove tecnica e creatività vengono messe alla prova in condizioni uguali per tutti.
La città di Barcelona ha visto quest’anno la nascita di un nuovo festival, arrivato nel momento giusto, proprio mentre la Spannabis, una delle fiere più importanti del settore a livello globale, ha lasciato la città per trasferirsi altrove, aprendo spazio a nuove iniziative come il Barcelona Boro Fest. L'evento si è svolto nell'ultimo week end di marzo, all’interno di uno spazio sociale composto da grandi capannoni. Con il sole alto a illuminare il festival, si respirava un’atmosfera piacevole e rilassata e dall’esterno nulla lasciava immaginare che fosse in corso uno degli appuntamenti già diventato un punto di riferimento per la scena.
L’intenzione degli organizzatori, Bjorn Budder e Pauli Saturno, rispettivamente mente e braccio del progetto, era quella di creare un incontro tra appassionati e addetti ai lavori all’insegna di fiamme, vetro e arte. Per tre giorni consecutivi si sono esibiti in lavori scultorei alcuni dei glassblowers protagonisti della scena, tra i quali gli americani Alex Ubatuba, Calmbo e Sibelley, mentre tra gli europei figuravano Glashus, Heliox e Polte. Tra i presenti anche Ferran Collado, vera e propria istituzione del settore.
Mentre i soffiatori erano immersi nella loro alchimia, al piano superiore si svolgeva una dab session iniziata il venerdì e proseguita fino alla

domenica a colpi di rosin. Un altro capannone ospitava invece un mercatino con vari brand del settore, tra pezzi curiosi e accessori per la scena, dai filtri in vetro più psichedelici ai dab rig dal design ipnotico.
L’evento è stato accompagnato da esibizioni artistiche, street art e una mostra di biciclette low rider in pieno stile urbano, rivelandosi una prima edizione ben riuscita e affermandosi come punto di incontro per la scena heady.
FOR DABS AND GLASS CULTURE
Dabs Attacks è un evento organizzato dal social club barcellonese Harbey’s insieme a Chilean Glass Gallery. La prima edizione si è svolta a settembre 2025 dentro gli spazi dell’Harbey’s, trasformati per l’occasione in un vero punto di fuoco per la scena, tra torce accese e alcuni dei glassblowers più interessanti del panorama europeo.
Alla base del progetto c’è la diffusione della cultura del vetro, come recita anche il loro slogan. Accanto alle esibizioni dei soffiatori, l’evento ha visto la presenza di diversi hashmakers, tra cui Green Maze e PowerPuff, presenti per un meet & greet con il pubblico. In parallelo, la musica del DJ ha scandito il ritmo dell’intera giornata, mentre Rosin Around ha curato una lunga dab session molto partecipata. Oltre al mercatino dedicato a oggetti in vetro artistico, uno spazio era occupato da un collettivo di serigrafia impegnato nella stampa di tote bag con il logo dell’evento.
Harbey’s è un giovane social club nato nel
2024 che si sta rapidamente facendo spazio nella scena locale. Chilean Glass è uno shop-gallery connesso alla rete internazionale heady e tra le realtà più attive in Europa nel promuovere la cultura del vetro.
Un primo capitolo acceso e riuscito, che ha lasciato la sensazione chiara che questa sia solo la prima di molte.
Fondato nel 2018 da Westend Smoking Accessories, brand specializzato in dab rig e accessori per il fumo con base a Glasgow, è oggi uno dei principali raduni dedicati alla scena heady nel Regno Unito. Il festival si svolge ogni anno a luglio, immerso nella natura scozzese.
Caratterizzato da un’atmosfera intima rispetto ai grandi festival, si presenta come una vera e propria jam tra artisti del vetro, che si esibiscono in performance dal vivo al cannello. Accanto ad artisti di livello internazionale, trovano spazio anche nomi emergenti, soprattutto della scena UK.
Tra gli ospiti della prossima edizione figurano Dan Hoffman Glass, Boro Barto e Phil Siegel, conosciuto come The Wizard.
Tra competizioni, festival e incontri indipendenti, la scena europea del glassblowing continua a crescere e a definirsi, trovando proprio in questi momenti il suo spazio più autentico.


Di Stoney Tark
L’estate è alle porte ed è il periodo dell’anno preferito da tutti. Questo è il momento perfetto per preparare la vostra coltivazione di cannabis outdoor! Che siate coltivatori di basso profilo con poche piante o che vogliate riempire una serra da cima a fondo, questo articolo vi guiderà e aumenterà le vostre possibilità di successo.
In questo articolo parlerò di tutto ciò che dovete sapere in merito alle prime fasi della coltivazione di cannabis all’aperto. Parlerò di ciò che vi servirà, della scelta della genetica, delle dimensioni e del tipo di vaso, dei tempi d’irrigazione e concimazione, degli errori comuni da evitare e vi darò le mie migliori dritte. Alla fine di questo articolo, disporrete di tutte le informazioni necessarie per dare il via alla vostra coltivazione outdoor 2026 con il botto!

Perché conviene coltivare la cannabis outdoor?
C’è qualcosa di speciale e unico nella coltivazione della cannabis all’aperto. Ovviamente, tutti amiamo coltivare indoor perché possiamo regolare le condizioni ambientali e l’intensità della luce, ottenendo cime fenomenali, ricoperte di cristalli.
Tuttavia, le cime biologiche coltivate all’aperto sono uniche e quanto di più naturale si possa ottenere. Sappiamo tutti che i fiori coltivati all’aperto sono di qualità inferiore rispetto a quelli indoor di qualità elevata. Ciononostante, c’è molto da imparare sul ciclo di vita naturale della pianta che, a seconda della genetica, richiede 6-7 mesi.
• Non servono luci da coltivazione né bisogna pagare la bolletta!
• La coltivazione all’aperto è economica e facile da avviare
• Le piante sono esposte al vento e alla brezza
• L’aria esterna è ricca di anidride carbonica
• Il sole offre lo spettro perfetto
• Le piante sono esposte ai raggi UV, il che incrementa la produzione di resina
• Le piante coltivate all’aperto possono diventare enormi con il training
• La resa delle colture outdoor può variare da
500 g a 1000 g per pianta
Di cosa avrò bisogno per avviare la mia coltivazione outdoor?
A differenza di quanto possa servire per avviare un progetto indoor, per iniziare all’aperto occorre ben poco. È possibile attrezzarsi completamente per le prime 2-3 settimane con una spesa minima. Di seguito trovate un elenco di ciò che vi servirà per muovere i primi passi.
• Terriccio che abbia un buon drenaggio
• Inoculante di batteri e funghi benefici
• Uno o più vasi da 1 litro
• Flacone di concime liquido per la fase vegetativa
• Semi di cannabis
• Posizione soleggiata con esposizione a ovest
Quali sono le migliori varietà da coltivare outdoor e quali sono le mie possibilità?
Questo dipende da dove vivete e dal rispettivo clima. Non tutti i coltivatori outdoor ottengono gli stessi risultati e scegliere la varietà giusta per la stagione sarà vantaggioso.
• Europa settentrionale - varietà a fotoperiodo con fioritura di 7-8 settimane o autofiorenti
• Europa meridionale - varietà a fotoperiodo con fioritura di 9-12 settimane o autofiorenti
Di quanta luce e di quanti nutrienti hanno bisogno le piantine quando si coltiva outdoor?
Potreste rimanere piacevolmente sorpresi nello scoprire che le piantine di 2 settimane richiedono solo luce a bassa intensità e pochi nutrienti. All’inizio dovrete quindi esporre le vostre piante al più possibile alla luce solare diretta. Una volta superate le 2 settimane, la piantina entrerà nella fase vegetativa e inizierà a concentrare le proprie energie sulla crescita di foglie, rami, radici e nuovi nodi.
Guida all’acquisto di un buon terriccio
Il terriccio è ciò che consente alle piante di cannabis di crescere bene. È ricco di nutrienti organici a lento rilascio e di milioni di batteri benefici. Una visita al centro di giardinaggio vi permetterà di trovare un’ampia gamma di marche di terriccio disponibili in sacchi da 5 a 50 litri. Ci sono alcune regole da seguire prima di scegliere il terriccio da acquistare.
• Il terriccio dovrebbe avere un buon drenaggio e contenere perlite
• Il valore NPK sulla confezione dovrebbe essere basso
• Evitate qualsiasi terriccio che contenga additivi chimici con un valore 20-20-20
• Il terriccio da vaso è l’opzione migliore per le piantine
• Non acquistate terriccio economico con consistenza densa e polverosa
• Il terriccio dovrebbe avere un aroma fresco, terroso e morbido al tatto
• Il colore del terriccio dovrebbe essere nero lucido, composto da materiale marrone scuro
Posso preparare il mio terriccio da solo?
Se non volete rischiare di acquistare terriccio di bassa qualità per le vostre piantine, perché non prepararlo da soli? Io adoro creare le mie miscele personalizzate perché posso avere il pieno controllo su quanto sono arieggiate, leggere, in grado di trattenere l’acqua e ricche di nutrienti. Di seguito trovate un elenco delle mie miscele personalizzate per un vaso da 10 litri che funzionano incredibilmente bene per piantine e cloni.
• Fibra di cocco = 3 l
• Humus di lombrico = 2 l
• Compost = 3 l
• Perlite = 2 l
Autofiorenti o a fotoperiodo?
Se non siete a conoscenza delle differenze tra autofiorenti e piante a fotoperiodo, ve le illustro in modo tale che possiate capire quali fanno più al caso vostro. Di seguito trovate le caratteristiche e i tratti distintivi di ciascuna di esse.
Autofiorenti
• Piante di cannabis che iniziano a fiorire 28 giorni dopo la germinazione
• Le autofiorenti fioriscono a prescindere dal numero di ore di luce diurna
• Sono piante di medie dimensioni, robuste e affidabili
• Le autofiorenti producono una buona resa, soprattutto in configurazione Sea of Green
• Le piante autofiorenti si adattano bene ai climi più freddi
• La qualità delle cime prodotte dalle autofiorenti è estremamente elevata
• Possono essere raccolte in modo continuo ogni 10-12 settimane all’aperto
• Le autofiorenti sono piante che richiedono poca manutenzione, ideali per i coltivatori alle prime armi
• Le autofiorenti possono essere piantate più tardi nel corso dell’anno e si ottengono ottimi risultati
A fotoperiodo
• Le piante a fotoperiodo iniziano a fiorire solo verso la fine di luglio
• Possono crescere molto in altezza e diventare estremamente grandi
• Per l’intero ciclo, le piante a fotoperiodo possono impiegare 6-7 mesi
• È possibile ottenere un raccolto abbondante con il training e i nutrienti
• Ci vuole un vaso nettamente più grande per consentire la crescita delle radici
Devo usare semi di cannabis regolari o femminizzati?
Il passo successivo è quello di decidere se coltivare utilizzando semi di cannabis femminizzati o regolari. Ci sono pro e contro nell’uso

di entrambi, tuttavia, i semi femminizzati consentono di evitare di dover rimuovere le piante maschili, sfruttando al massimo la superficie di coltivazione e il numero finale di piante.
Quali sono i vasi migliori e quanto devono essere grandi?
Se il vostro obiettivo è quello di far germogliare alcuni semi e piantarli in vasi da tenere sul davanzale della finestra, sarà sufficiente un vaso piccolo da 0,5 - 1 L. Questo basterà per le prime 4 settimane, dopodiché dovrete rinvasare in un vaso da 3,5 - 5 L per favorire una massa radicale densa ed evitare che le radici s’infittiscano troppo.
Vasi in plastica
Il vantaggio principale dei vasi in plastica è che sono facili da trovare in zona, costano poco e possono essere lavati e riutilizzati. L’unico svantaggio dei vasi in plastica è che possono promuovere la formazione di una struttura radicale poco favorevole alla crescita delle radici. Se il vostro substrato è morbido, aerato e contiene molte sacche d’aria e se innaffiate frequentemente, i vasi in plastica funzionano benissimo.
Vasi in tessuto
A differenza dei vasi in plastica, il tessuto consente all’aria di passare attraverso il terreno o il substrato di coltivazione. Mentre le radici delle piante cercano umidità e aria, entreranno in contatto con l’aria e si poteranno da sole. Questa azione favorisce la formazione di un apparato radicale più fibroso e previene l’aggrovigliamento delle radici. I vasi in tessuto possono essere piuttosto cari, ma vale davvero la pena acquistarli perché poi vi renderete conto di come crescono bene le vostre piante al loro interno!
Trovare la posizione giusta
Non importa se avete il terreno migliore, le sostanze nutritive e le genetiche più recenti e di qualità: senza le condizioni ottimali, le vostre piante non cresceranno e non si svilupperanno in modo corretto. Trovare la posizione giusta
non significa necessariamente avere un luogo esposto a ovest dove il sole splende tutto il giorno. Sono molti i fattori da prendere in considerazione.
• L’area di coltivazione dovrebbe essere pulita, senza tracce di sporco
• Non piantate vicino ad altre piante in giardino
• Trovate un luogo discreto, lontano dalla vista dei vicini
• Tenete le piante al riparo da cani e gatti
• L’area dovrebbe essere facilmente accessibile
• Dovreste poter lavorare e muovervi comodamente
• Trovate un posto esposto alla luce diretta del sole fino a sera
Posso piantare la piantina direttamente nel terreno del mio giardino?
Potete farlo se siete certi che il terreno sia di buona qualità in termini di nutrienti, drenaggio e ritenzione idrica. Vi consiglio di preparare un infuso microbico e fungino aerato e d’innaffiare il terreno, per poi rivoltarlo. L’aggiunta di organismi benefici potenzierà il terreno e garantirà una crescita rigogliosa delle piante. Vi consiglio di rivoltare il terreno vecchio e persino di aggiungere del compost fresco o degli escrementi di lombrico come concime organico.
Frequenza d’irrigazione e programma di concimazione
Ricordate che durante le prime 2-3 settimane le vostre piante di cannabis svilupperanno l’apparato radicale in modo lento e si abitueranno all’ambiente esterno. Anche se potreste essere tentati di dare loro 5 ml per litro di ogni flacone di concime a portata di mano, pensate sempre che “meno è meglio”.
• Innaffiate i vasi solo quando il terriccio è quasi asciutto
• Il vaso dovrebbe essere leggero quando lo sollevate da terra prima d’innaffiare
• Versate l’acqua lentamente lungo il bordo del vaso
• Abituate le piante alla nebulizzazione con una
Acquistare del terriccio eccessivamente ricco di nutrienti
Anche a me è capitato in passato, senza rendermene conto. Ho comprato quello che pensavo fosse del compost biologico, ma si è rivelato contenere nutrienti chimici con un rapporto NPK 20-20-20. Le piante sono rimaste gravemente bruciate dagli elevati livelli di nutrienti, e questo ha compromesso seriamente il loro sviluppo e la loro salute, finché non le ho rinvasate nel mio terriccio personalizzato. Controllate sempre attentamente l’analisi dei nutrienti sulla confezione quando ispezionate il terriccio.
Coltivare in un ambiente sporco
Dovreste cercare di mantenere il vostro spazio outdoor il più pulito possibile. Questo significa che se coltivate su una terrazza, in un patio o anche su un balcone soleggiato, dovrete assicurarvi che non ci siano vecchi vasi, flaconi di concime vuoti o terriccio sul pavimento. Coltivare in un ambiente sporco non farà altro che attirare parassiti e ostacolerà sempre di più il vostro lavoro man mano che le piante crescono.
Tenere le piantine al riparo dal freddo
soluzione nutritiva organica delicata
• Usate lo stesso volume di acqua ogni volta che concimate
• In primavera innaffiate le vostre piantine nella fase più calda della giornata
• Un misurino vi consentirà di mantenere un programma di concimazione costante
• Usate un misuratore di pH per verificare che il livello di pH dell’acqua sia compreso tra 6,0 e 7,0
E per quanto riguarda il controllo dei parassiti?
Non c’è niente di peggio che cercare di avviare la coltivazione all’aperto e vedere che gli insetti divorano le vostre piantine. L’ambiente esterno attira ogni sorta di ospite indesiderato, tra cui afidi, tripidi, cavallette, formiche, lumache, chiocciole, uccelli e gatti randagi. È fondamentale proteggere bene le piantine durante la fase di maggiore vulnerabilità. Di seguito trovate un elenco dei modi migliori per proteggere le piante dai parassiti.
• Controllate le piante ogni giorno e ispezionatele per individuare eventuali segni di danni causati dagli insetti
• Posizionate un contenitore di plastica da 1 litro con delle piccole fessure nella parte superiore sulle piantine per proteggerle
• Durante la notte, portate le piantine in casa per tenerle lontane da lumache o chiocciole
• Gli uccelli possono strappare le piantine dal terreno e distruggere l’intero raccolto
• Potete acquistare insetti predatori in grado di combattere la popolazione di parassiti
• Saponi insetticidi biologici oppure olio di neem possono contribuire a scoraggiare gli insetti durante la fase di semina
Errori comuni da evitare durante la fase di semina
In quanto coltivatori domestici, dobbiamo essere particolarmente vigili e attenti durante la fase di semina se coltiviamo all’aperto.
Ci sono molti modi in cui un coltivatore alle prime armi può commettere un errore cruciale! Di seguito trovate gli errori più comuni da evitare.
Nel corso degli anni ho imparato che è meglio portare le piantine in casa di notte per proteggerle da parassiti, temperature rigide e piogge forti. L’ho imparato a mie spese nel corso degli anni, svegliandomi e scoprendo che le piantine erano state pesantemente rosicchiate e mangiate e, nella maggior parte dei casi, strappate dal terreno da un gatto selvatico o da un uccello. Ho persino avuto problemi con le formiche, che di notte rubavano i semi in germinazione direttamente dal terreno.
Le mie dritte principali
Dovete cercare di avviare i vostri semi nel miglior modo possibile. Di seguito trovate le mie dritte per assicurarvi 4 settimane senza stress e coltivare piantine giovani, sane e robuste.
Preparatevi in anticipo
Essere organizzati è sempre vantaggioso se si coltiva cannabis all’aperto. Dovreste preparare un elenco di tutto ciò che vi servirà per avviare la coltivazione, assicurarvi che l’area sia il più pulita possibile, informarvi su quali varietà sono più adatte al vostro clima, determinare di quali nutrienti avete bisogno e decidere quale terriccio acquistare. Avere tutto pronto in anticipo vi semplificherà la vita.
Informatevi sulle genetiche
Per quanto possa essere allettante acquistare le genetiche di una varietà che avete fumato ad Amsterdam, in un coffee shop o in un social club in Spagna, non tutte le varietà sono ideali in condizioni climatiche difficili. I coltivatori del Nord Europa devono essere estremamente selettivi riguardo ai tempi di fioritura. Dovrebbero optare per una varietà a fotoperiodo con una fase di fioritura di 7-8 settimane. Anche le autofiorenti sono una soluzione estremamente affidabile, ma consiglierei di piantarne 4-6 per ottenere i raccolti migliori.
I semi femminizzati sono una soluzione facile
Se acquistate semi femminizzati significa che non dovrete preoccuparvi di eliminare le piante maschili e che potrete decidere esattamente quante piante volete. Vi consiglio di acquistare semi femminizzati e non semi regolari, soprattutto se coltivate per la prima volta o siete coltivatori principianti. Potete piantare diverse varietà femminizzate allo stesso tempo e avere una scelta molto più ampia di gusti ed effetti.
Misurino in plastica
Somministrare alle piantine la stessa quantità d’acqua ogni volta che le innaffiate vi consentirà di seguire un programma costante che non provochi né un eccesso né una carenza d’acqua. Le piantine useranno l’acqua di cui hanno bisogno. Dato il fogliame minimo, si concentreranno maggiormente sullo sviluppo delle radici. Non lasciate che il terreno diventi fradicio, impregnato d’acqua, pesante e denso.
Le mie considerazioni finali
Coltivare all’aperto è un’esperienza che, a mio parere, ogni coltivatore indoor dovrebbe provare, perché può insegnare moltissimo sul ciclo di vita della pianta. Non dovrete preoccuparvi di eventuali interruzioni di corrente o di bollette della luce salate ogni pochi mesi.
Il mio consiglio finale è quello di lavorare in un ambiente pulito, utilizzare semi femminizzati, preparare il proprio mix di terriccio personalizzato usando humus di lombrico, compost, fibra di cocco e perlite, portare le piantine al riparo durante la notte o proteggerle con un contenitore di plastica da 1 litro.
Una volta che le piantine avranno superato la fase iniziale, potrete prepararvi in modo adeguato alla fase vegetativa. È qui che potrete coltivare piante enormi e cespugliose, in grado di regalarvi rese epiche nelle giuste condizioni. Buona fortuna con la vostra coltivazione outdoor 2026!



L’intero ciclo è stato portato avanti in terra, con un approccio semplice e ragionevole. La partenza direttamente nel substrato, un ciclo di luce 18/6, un ritmo tranquillo e pochi interventi superflui sono stati sufficienti perché Apricot Gorilla Auto si sviluppasse in modo uniforme e senza problemi.
Già dalle prime settimane si vedeva che si trattava di una genetica ben strutturata: la pianta cresceva sana, manteneva una struttura compatta e non causava difficoltà di gestione. Questa è una caratteristica molto importante, soprattutto per chi inizia la propria esperienza con l’home grow.
Apricot Gorilla Auto di Ganja Farmer è una varietà autofiorente che fin dall’inizio mostra il suo principale punto di forza: la pianta è stabile, prevedibile e facile da gestire. È una genetica che non richiede un setup complicato né una continua correzione degli errori per ottenere un risultato molto interessante. Questo Grow Report preparato da Jd1971 lo conferma pienamente.
Nella fase di fioritura, questa eccellente varietà di Ganja Farmer ha iniziato a mostrare tutto il suo potenziale. Intorno alla quinta settimana, il grower è passato a un semplice programma di fertilizzazione: Bloom 4 ml/l, Boost 2 ml/l e Magne-Cal+ 1 ml/l. Questo schema è stato applicato con costanza nelle settimane successive e ha dato chiaramente i suoi frutti. La pianta, come tipicamente accade con questa genetica, ha sviluppato massa floreale e le cime sono diventate sempre più dense, compatte e visibilmente più resinose. Nell’undicesima settimana Jd1971 ha applicato Flush Finish alla dose di 5 ml/l, preparando la pianta al raccolto. L’intero ciclo si è concluso in circa 79 giorni dalla semina, un dato che rientra molto bene nelle aspettative per un’autofiorente moderna.
L’argomento più forte, però, è il risultato finale.
Prima dell’essiccazione, il grower ha ottenuto circa 326 g di materiale fresco. Per una singola pianta autofiorente, coltivata senza training aggressivo, è un risultato davvero notevole. Non sembra un caso, ma piuttosto l’effetto di una genetica ben messa a punto. Ed è proprio per questo che Apricot Gorilla Auto riceve ottime valutazioni anche nelle opinioni di altri grower. I commenti più frequenti parlano di cime grandi, dense e ricoperte abbondantemente di resina, di un’elevata presenza di tricomi e di un aroma intenso che unisce dolcezza fruttata e marcate note gassose. I grower che hanno scelto questi semi di Ganja Farmer sottolineano che il profumo è tropicale, intenso e molto caratteristico, mentre i fiori sono appiccicosi, compatti e davvero molto attraenti dal punto di vista visivo.
Anche per quanto riguarda l’effetto e la qualità del prodotto essiccato, questa varietà si comporta meravigliosamente. Dalle opinioni emerge che Apricot Gorilla Auto è in grado di offrire una potenza davvero importante e allo stesso tempo un fumo morbido e piacevole, insieme a un profilo fruttato ben percepibile con uno sfondo di carburante. È una varietà che fa un’ottima impressione non solo nella grow box, ma anche dopo il raccolto, quando contano la qualità delle cime, l’intensità dell’aroma e la soddisfazione per il risultato finale.
La testimonianza di Jd1971 e le opinioni di altri grower confermano che Apricot Gorilla Auto di Ganja Farmer è un’ottima scelta per chiunque cerchi un’autofiorente stabile, facile da gestire e capace di offrire un prodotto finale resinoso e di qualità.






Di Guerrilla Daan
Il 18 febbraio 2026, la polizia olandese ha scoperto una piantagione di cannabis all’interno di un ponte che attraversa l’importante autostrada A2 (E25) nella provincia di Utrecht. Sono state sequestrate e distrutte circa 180 piante. La coltivazione è stata scoperta dopo che alcuni operai del Rijkswaterstaat (il Ministero delle Infrastrutture olandese) hanno notato che era stato tagliato il lucchetto del locale tecnico in un pilone del ponte. La scoperta ha anche motivato il picco riscontrato nel consumo energetico del sito. Un ponte non consuma così tanta energia. Era stato fatto un allacciamento elettrico illegale utilizzato per alimentare le luci. Di conseguenza, il consumo è aumentato notevolmente. Il Rijkswaterstaat aveva quindi involontariamente pagato anche la bolletta elettrica per i consumi legati alla piantagione di cannabis.
Soft Secrets non sarebbe Soft Secrets, ovviamente, se non condividesse i segreti su come utilizzare la struttura di un ponte per coltivare. Ecco perché abbiamo scavato nei nostri archivi e abbiamo trovato questo gioiellino, scritto molti anni fa dal coltivatore della guerrilla olandese Daan. Naturalmente, questo articolo ha scopi puramente didattici.

L’idea
Questa edizione riguarderà un ponte tristemente famoso. Questo luogo è salito alla ribalta nel 2008, quando è stato sventato il tentativo effettuato per allestire una coltivazione all’interno del ponte Willem Alexander nella città olandese di Echteld. L’audace piano è fallito a causa del corto circuito in un cavo elettrico ad alta tensione da cui era stata prelevata corrente. Quando i coltivatori hanno cercato di misurare la corrente da 10.000 volt che attraversava il cavo, il voltmetro che stavano utilizzando è esploso. Questo ha provocato un boato incredibilmente forte. La polizia ha inoltre dichiarato che una macchia di urina rinvenuta sulla scena proveniva da uno dei coltivatori, che si era letteralmente fatto la pipì addosso per la paura.
L’idea alla base di questo tentativo fallito era però ingegnosa; nelle costruzioni in cemento armato ci sono spesso spazi vuoti
assolutamente inutilizzati. Questi spazi sono volti a rendere la costruzione finita più leggera e consentono anche di risparmiare cemento. Per la costruzione del ponte Willem Alexander, sono stati utilizzati due spazi larghi circa 5 metri e lunghi almeno 1000 metri. Questo equivale a uno spazio vuoto di almeno 10.000 metri quadrati e un’altezza di circa 3 metri. Molti coltivatori devono accontentarsi di una frazione di tale spazio. Gli elementi più importanti per la coltivazione si trovavano già all’interno dello spazio del ponte, o potevano esservi facilmente trasportati: energia (luce), terra, acqua e aria. Diamo ora un’occhiata a come i coltivatori si sono procurati questi elementi.
Energia
Chi coltiva nei ponti sa che i ponti non vengono utilizzati solo per la circolazione, ma anche per far passare tubi e cavi al di sopra di un fiume. È ovviamente una soluzione più

economica e sicura rispetto a farli passare sotto il letto del fiume o al di sopra del fiume su cavi ad alta tensione. Chi coltiva in un ponte attinge all’energia presente nel ponte. E dato che queste persone si rendono benissimo conto che si tratta di un’operazione per cui potrebbero perdere la vita, tendono ad assumere un aiuto professionale. In genere si tratta di un buon contatto presso la compagnia elettrica o di un ingegnere elettrico con esperienza in alta tensione. Per evitare di provocare un’esplosione nell’impianto elettrico, la coltivazione è dotata di un trasformatore che abbassa la tensione. È noto che chi coltiva in un ponte ma ha poca esperienza, che non ha modo di contare su uno specialista in alta tensione tra i propri amici, si affida all’illuminazione stradale locale. In certi casi questa può rivelarsi perfino un’alternativa migliore. Il colti-
Dopotutto, chi coltiva in un ponte non sa mai quando un pescatore o un escursionista potrebbe notare le attività in corso sul ponte. Questo è anche il motivo per cui i coltivatori si preparano sempre una buona storia di copertura per spiegare cosa stanno facendo sul ponte.
Acqua
Le piante non riescono a sopravvivere senza acqua, e sotto il ponte ce n’è in abbondanza. I coltivatori nei ponti utilizzano una potente pompa per prelevare tutta l’acqua necessaria dal fiume. Fanno passare un tubo attraverso il cemento che entra nel fiume vicino ai piloni del ponte. In questo caso hanno scelto un tubo nero e l’hanno fissato al pilastro in modo professionale per ridurre al minimo i sospetti. Poiché la qualità dell’acqua del fiume non è la stessa di quella della rete idrica, i coltivatori ne
Dato che i coltivatori nei ponti si rendono benissimo conto che si tratta di un’operazione per cui potrebbero perdere la vita, tendono ad assumere un aiuto professionale.
vatore coraggioso usa un generatore, la scelta meno punibile ma anche molto scomoda.
Terriccio
Poiché i nostri coltivatori nei ponti preferiscono rimanere il più possibile inosservati mentre svolgono il loro lavoro, si travestono da elettricisti, muratori o professionisti simili. Per questo utilizzano un furgone per le consegne e abiti da lavoro di una nota impresa edile. In questo modo possono trasportare centinaia di chili di terriccio e altri materiali per la coltivazione nello spazio prescelto senza destare alcun sospetto.
controllano con regolarità i valori di pH ed EC e, se necessario, effettuano gli adeguamenti richiesti per portare l’acqua ai livelli corretti, conservandola in una vasca.
Aria
Se si coltiva all’interno di un ponte, molti dei problemi più diffusi nelle attività tradizionali semplicemente non si presentano. Non si sono praticamente fastidi legati agli odori grazie alla circolazione dell’aria nel ponte. Essendo il passaggio a velocità sostenuta, l’odore non è percepibile da chi usa il ponte, e in genere sono poche o addirittura inesistenti

le abitazioni nelle vicinanze. Inoltre, l’aria nello spazio del ponte è molto meno calda rispetto, per esempio, alla soffitta di una casa. I coltivatori hanno però problemi di umidità dell’aria. Poiché vogliono ridurre le possibilità di marciume delle cime, durante la fase di fioritura hanno deciso di aspirare aria solo se quella esterna era abbastanza secca. L’aria rimossa
veniva espulsa verso l’esterno attraverso una fessura nel cemento.
Visitatori
Oltre ai quattro elementi che devono essere presenti in una coltivazione, c’è un altro fattore da tenere in considerazione: i visitatori indesiderati. I coltivatori guerrilla fra di noi
sanno bene che a volte le persone spuntano inaspettatamente anche nei luoghi più isolati. Su un ponte potrebbe trattarsi di un vagabondo in cerca di un posto dove passare la notte o di un ispettore delle vie navigabili che effettua i suoi controlli. Nei Paesi Bassi, tutte le “costruzioni artificiali” come ponti e viadotti vengono ispezionate diverse volte l’anno.

Questo riguarda soprattutto il manto stradale e l’esterno della struttura. I coltivatori nei ponti fanno quindi tutto il possibile per tenere lontani i visitatori indesiderati dal luogo in cui coltivano. Hanno per esempio costruito una controparete aggiuntiva con una porta. Hanno installato anche un dispositivo elettronico di allarme che invia un messaggio via SMS se la porta viene aperta. Poiché l’allarme nel ponte non ha portata, l’antenna è posizionata all’esterno. In questo modo, i coltivatori sanno se è sicuro o meno tornare alla loro attività.
Conclusione
Non solo i ponti, ma qualsiasi grande struttura in cemento è una potenziale location per l’allestimento di una coltivazione al suo interno. In genere bisogna effettuare una lunga ricerca per trovare una struttura adatta in cui operare. Occorre inoltre fare molte ricerche per valutare la possibilità di essere scoperti e capire come raggiungere in sicurezza una fonte di energia, oltre ad acqua e luce. I coltivatori nei ponti tendono a essere persone pratiche, con un’indole estremamente concreta. Inoltre, devono essere pronti a effettuare un investimento notevole per avviare la coltivazione. Tale investimento verrà sicuramente ripagato, dato che la location sarà utilizzabile per lunghi periodi di tempo. Grazie alla controparete, la possibilità che la coltivazione venga scoperta è minima. La possibilità che, se scoperta, i coltivatori vengano presi è ancora più bassa, dato che, a parte le loro visite, non c’è nulla che li colleghi a quel luogo. Il coltivatore da ponte può aspettarsi una resa da 600 a 800 grammi per metro quadrato per ciclo di coltivazione. Quattro raccolti l’anno sono assolutamente fattibili.

Di Jorge Cervantes in collaborazione con Matthew Gates (Zenthanol Consulting)
Gli insetti e le muffe nella vostra coltivazione non stanno certo fermi ad aspettare. Si stanno adattando ai vostri spray, ai vostri prodotti per il controllo biologico e persino alle vostre varietà geneticamente resistenti, il tutto in maniera di gran lunga più rapida di quanto non pensi la maggior parte dei coltivatori. Ecco cosa c’è da sapere per essere sempre un passo avanti.

Il nemico che non dorme mai Coltivo cannabis da oltre quarant’anni e questo posso garantirvelo con assoluta certezza: ho perso più raccolti a causa dei parassiti di quanti non ne abbia mai persi a causa della polizia. Acari, marciume delle cime, afidi, bruchi: ogni coltivatore, dall’hobbista che coltiva in camera da letto all’operatore commerciale autorizzato, sa bene quanto faccia male scoprire che le proprie bellissime piante sono state invase.
La maggior parte di noi affronta i parassiti allo stesso modo: vediamo un problema, ci facciamo prendere dal panico, nebulizziamo qualcosa e speriamo che se ne vada. Ma secondo l’esperto IPM Matthew Gates – che ha dedicato 17 anni a combattere insetti e muffe su cannabis, rose, peperoni e tè in tre continenti diversi – questo tipo di approccio è destinato a fallire.
Matt chiama la sua filosofia “ Everswarm ”. L’idea è semplice ma inquietante: le
popolazioni di parassiti sono sempre in evoluzione, si adattano costantemente, trovano sempre nuovi modi per aggirare qualsiasi cosa gli si possa opporre. Il vostro spray ha funzionato l’ultima volta? Ottimo: i superstiti hanno appena dato vita una generazione resistente allo stesso. Non è paranoia. È biologia di base.
Cosa sta realmente attaccando le vostre piante?
Un’importante indagine statunitense condotta nel 2023 sui parassiti della cannabis ha tracciato un quadro chiaro. Le muffe sono il nemico numero uno. Negli Stati Uniti centro-settentrionali, l’83% degli agenti patogeni segnalati era di natura fungina. In cima all’elenco figuravano i soliti sospetti: il marciume delle cime (Botrytis) e l’oidio. Se coltivate cannabis, questi due sono sempre da tenere d’occhio.
Per quanto riguarda gli insetti, uno studio condotto in Florida nel 2024 ha documenta -
to oltre 100 specie di artropodi che si nutrono di cannabis. Quasi la metà appartiene a un unico gruppo: i succhiatori di linfa: afidi, mosche bianche, cocciniglie e cocciniglie farinose. Non solo sono fastidiosi, sono vettori di malattie. Le mosche bianche diffondono il virus della Clorosi della lattuga. Gli afidi trasmettono una serie di virus vegetali. Ogni insetto che perfora la vostra pianta è una minuscola siringa che potenzialmente inietta malattie.
Falene e bruchi sono la seconda minaccia maggiore e sono in aumento. La sola nottua del mais può distruggere un’intera cima scavandola e mangiandola dall’interno e lascia dietro di sé l’ambiente perfetto affinché il marciume delle cime prenda piede.
Vi presento il “Megaparassita” La nottua del mais (Helicoverpa zea) è già piuttosto dannosa di per sé. Vola fino a 1.240 miglia (2.000 km), si nutre di oltre 300 specie di piante e ogni femmina depone circa 1.000
uova. Ma gli scienziati hanno scoperto qualcosa di ben peggiore: si sta ibridando con la cugina afro-asiatica, la nottua del cotone, creando ciò che i ricercatori hanno definito ufficialmente un “megaparassita”.
Questo ibrido ha accumulato una serie allarmante di resistenze. Riesce a ignorare i piretroidi. Ha sviluppato resistenza al Bt — Bacillus thuringiensis, colonna portante del controllo biologico dei parassiti, e alcune popolazioni hanno una resistenza oltre 6.000 volte superiore. È persino in grado di sopravvivere a inverni rigidi grazie a un meccanismo di dormienza specializzato.
La lezione? Nessun prodotto da solo vi salverà. Non il Bt. Non il neem. Nessuna singola soluzione di per sé ce la farà. Serve una difesa a più livelli: zanzariere per tenere lontane le falene, vespe Trichogramma per parassitare le uova prima che si schiudano, il fungo Beauveria bassiana unito al Bt a rotazione e un controllo regolare dei vostri fiori durante la fase finale della fioritura.
Oidio: una guerra che non finisce mai Se i bruchi sono l’esercito invasore, l’oidio è l’assedio. La cannabis e l’oidio sono impegnati in una battaglia evolutiva da decine di milioni di anni. Il genoma dell’oidio è composto per il 60%–80% da fattori genetici mobili che gli consentono di mutare a una velocità straordinaria. Ogni generazione di spore è una versione leggermente diversa, ottimizzata per contrastare qualsiasi cosa abbiate usato l’ultima volta.
La storia ci insegna cosa accada quando ci si affida esclusivamente alla genetica resistente. Nella coltivazione dei meloni, i selezionatori hanno immesso sul mercato varietà resistenti all’oidio fin dagli anni ‘30 e la muffa le ha battute quasi tutte, talvolta nel giro di una sola stagione di coltivazione. La resistenza ai fungicidi può svilupparsi in un periodo che va da uno a tre anni.
C’è una buona notizia: i selezionatori sono riusciti a individuare tre loci di resistenza genetica nella cannabis (PM1, CsMLO1 e PM2). La selezione delle cultivar è estremamente importante, ma la lezione dei meloni è chiarissima: nessuna difesa dura per sempre Bisogna alternare i fungicidi, diversificare la genetica e non dare mai per scontato che le piante siano al sicuro solo perché la settimana scorsa sembravano a posto.
Le vostre armi segrete Il quadro non è del tutto cupo. Le vostre piante hanno alleati potenti: basta solo sapere come usarli.
Microbi benefici: Uno studio condotto nel 2024 ha scoperto che un singolo batterio isolato da semi di cannabis selvatica (Peribacillus


frigoritolerans) ha triplicato la biomassa delle piante, incrementato il diametro dello stelo del 96% e l’altezza del 43% nei test effettuati sul campo. Un microbioma del suolo sano non ha solo a che vedere con i nutrienti: fa parte del sistema immunitario della vostra pianta. I coltivatori outdoor e in serra con un terreno vivo hanno un vantaggio naturale in questo senso, ma anche i coltivatori indoor che utilizzano cocco o lana di roccia possono trarre beneficio dagli inoculanti microbici al momento del trapianto.
Le larve di coccinella mangiano 50–200 afidi al giorno. Le vespe parassitoidi uccidono le uova dei parassiti prima ancora che si schiudano. Il fungo Beauveria bassiana infetta i bruchi se vi entra in contatto. Si tratta di veri e propri strumenti comprovati da evidenze concrete a supporto, non rimedi popolari.
Giunge però una sorpresa dalla ricerca sui cannabinoidi: gli scienziati hanno scoperto che le piante di cannabis a elevato contenuto di CBDVA (acido cannabidivarinico) ospitavano 17 volte meno afidi rispetto alle piante a basso contenuto di CBDVA. È interessante notare come il CBD di per sé non abbia avuto alcun effetto anti-afidi. Questo spiana la strada alla selezione per la resistenza ai parassiti
mediante i profili dei cannabinoidi: il pesticida della natura.
Cinque mosse per essere un passo avanti agli invasori
1. Siate padroni del vostro ambiente
Quali sono i parassiti che dominano la vostra regione? Sono indoor oppure outdoor? Tratteggiate un profilo delle minacce prima d’iniziare, non dopo aver individuato un problema.
“I guerrieri vittoriosi prima vincono e poi vanno in guerra”.
2. Siate proattivi E reattivi
Prevenzione prima di ogni altra cosa: igiene, zanzariere, genetica smart, inoculazione microbica. Ma tenete pronti anche i vostri strumenti di reazione.
3. Alternate tutto quanto
Diversi ceppi di Bt, diversi biocontrolli, diverse sostanze chimiche da nebulizzare. I parassiti si adattano a qualsiasi cosa usiate con ripetitività.
4 Esplorate e prendete nota in modo onesto
Trappole adesive, ispezioni settimanali, appunti scritti. I dati raccolti in questa stagione vi faranno vincere la battaglia della prossima stagione.
5. Fidatevi, ma verificate
Un consiglio su un forum non equivale certo a uno studio sottoposto a revisione paritaria. Seguite i ricercatori che citano le loro fonti. Il canale YouTube Zenthanol di Matt (youtube.com/@zenthanol) è un ottimo punto di partenza.
Vincere prima di combattere
Matt ha concluso la sua presentazione su Everswarm con una citazione dal libro Arte della guerra di Sun Tzu: “I guerrieri vittoriosi prima vincono e poi vanno in guerra”. In termini di coltivazione: la miglior gestione dei parassiti si esegue prima ancora di vederli, quando si sceglie la genetica, s’installano le reti e si progetta una strategia che preveda l’adattamento del nemico.
Perché Everswarm non dorme mai. Ma se lo capite, potete essere sempre un passo avanti.
Coltivate liberi, coltivate bene.
Jorge Cervantes, Matthew Gates & Stefan Meyer
Jorge Cervantes è l’autore di The Cannabis Encyclopedia e We Grow Cannabis, entrambi disponibili gratuitamente su marijuanagrowing.com. I suoi libri e video sono stati pubblicati in 11 lingue diverse. Seguitelo su jorge-cervantes.com
Matthew Gates è esperto IPM e fondatore di Zenthanol Consulting (zenthanol.com). Il suo canale YouTube (youtube.com/@zenthanol) offre approfondimenti sui parassiti per i coltivatori di cannabis. Seguitelo su Instagram @Synchangel.
Bosterix
In questo articolo troverete una guida per riuscire ad avere una coltivazione di marijuana di qualità con un investimento economico minimo. Continuate a leggere per scoprire come riuscirci.

Coltivare marijuana per il consumo proprio è più economico rispetto a procurarsela sul mercato legale o illegale. Tuttavia, in tempi di crisi economica, o se state attraversando un periodo con spese elevate ed entrate scarse, può risultare complicato. Non preoccupatevi, siamo qui per aiutarvi!
Il primo passo è riconoscere i limiti di una coltivazione sul balcone per valutare l’investimento necessario Tenete presenti i limiti di una coltivazione sul balcone: temperature eccessive, spazio limitato, parassiti, pioggia, ecc. E non lasciatevi trasportare da sogni di gloria, né immaginate una coltivazione come quella indoor con tutti i parametri sotto controllo. Stiamo parlando di situazioni estreme, dove le piante non si troveranno nelle migliori condizioni e questo si ripercuoterà sulla qualità del raccolto.
Su un balcone avrete tutti i parametri contro, se piove, fa freddo o caldo, spesso non lo si potrà evitare, ma coraggio, ce la possiamo fare.

Scegliere il seme, il secondo passo Un seme prelevato da una cima in genere non è una grande scelta se si vuole risparmiare. Sebbene si possa riconoscere almeno uno dei progenitori, non si conoscerà l’altro, ammesso che ce ne sia uno, perché potrebbe trattarsi di un seme prodotto dall’ermafroditismo della pianta. Il problema nell’utilizzare questi semi sta nel fatto che non se ne conosceranno né il tempo approssimativo di fioritura né la qualità, non sapendo quale pianta maschio abbia impollinato la pianta madre che ha prodotto il seme. Il rischio è che la fioritura richieda troppo tempo e venga rovinata dalle piogge o dai parassiti autunnali, dall’ermafroditismo, ecc. Una coltivazione di piante a fioritura rapida o autofiorenti ha maggiori probabilità di successo rispetto alla fioritura lunga, sul balcone, di una pianta di cui non conosciamo la qualità. Sebbene il seme sia una parte importante del budget di una coltivazione all’aperto, non è saggio utilizzare un seme di provenienza sconosciuta.
Con i semi sfusi succede qualcosa di simile… Dobbiamo distinguere fra semi di qualità per avere una coltura economica e semi gratuiti di prova. Se ricerchiamo una coltivazione di qualità a basso costo non possiamo puntare su un seme di cui non conosciamo la provenienza. Provare semi senza conoscerne le origini va benissimo, se disponiamo già di un raccolto di qualità garantita e vogliamo provare altri semi, ma non è questo il nostro caso.
Un discorso a parte sono i semi commerciali in omaggio offerti dai negozi di coltivazione a fronte di alcuni acquisti. In questo caso conosciamo la provenienza, le origini e la qualità del
seme, possiamo fare un raffronto dei tempi di coltivazione e decidere sulla base di maggiori informazioni se convenga o meno coltivarli.
Una coltivazione richiede tempo, lavoro e investimenti, non ha quindi senso sprecarli per un seme di cui non conosciamo la qualità, quando sul mercato sono disponibili semi di qualità a un prezzo accessibile.
Il prezzo dei semi Acquistare semi di qualità è sempre un buon investimento, ma non confondete la qualità con i prezzi elevati. Sono vari i fattori che determinano il prezzo di un seme, uno dei quali, forse il più importante, è la sua destinazione d’uso.
Un seme da interni, commerciale e di tendenza, è orientato a una coltivazione in cui una pianta madre selezionata viene conservata e utilizzata tramite talee, per ottenere svariati raccolti per il consumo proprio; è quindi logico che il prezzo sia superiore a quello di una varietà orientata alla coltivazione domestica outdoor, con la quale da un seme otterremo una sola pianta.
I semi pensati per gli esterni hanno in genere un prezzo più accessibile e maggiore stabilità; questo significa che le piante che ne derivano sono tutte molto simili e hanno una data di raccolta outdoor più precoce e comprovata.
La maggior parte delle varietà da interni può essere coltivata all’aperto nel clima della penisola; in genere queste varietà saranno pronte nel mese di ottobre, ma tendono a essere più delicate e richiedono maggiori cure.
Nelle varietà pensate per gli esterni la data di coltivazione è definita in modo più preciso, anche se ci può essere una piccola variazione che dipende dalla latitudine in cui vengono coltivate, poiché più ci si avvicina all’equatore, più la raccolta avviene un po’ prima.
Le varietà autofiorenti, dette anche automatiche, sono ideali per la coltivazione all’aperto. Poiché non possono essere conservate come piante madri, hanno un prezzo più basso rispetto alle femminizzate non automatiche da interni. Le varietà rapide, frutto di un incrocio tra una varietà normale e un’automatica, vengono raccolte prima delle normali; essendo adatte anche alla coltivazione outdoor, hanno un prezzo più contenuto.
Che vogliate piante automatiche o fotodipendenti, scegliete sempre i semi femminizzati per risparmiare su substrato e fertilizzanti, oltre a sfruttare meglio lo spazio sul balcone.
Sono poche le occasioni in cui coltiverete per testare un seme. Se si tratta di una coltivazione per il consumo proprio non vale la pena fare scommesse, meglio essere certi che la varietà che coltiviamo si adatti ai nostri gusti e alle nostre esigenze.

Tenete presente che una pianta fra tante coltivate all’aperto, posta in un vaso che ne limita la crescita, non è paragonabile alla possibilità di selezionare una pianta madre e ottenerne raccolti per anni. Se per caso ne trovate una buona che vi dia un tot di grammi, avrete anche un sacco di piante di bassa qualità; all’aperto, sul balcone, è meglio puntare su varietà stabili che garantiscano un intero raccolto di qualità.
Un piano di concimazione efficiente ed economico
La scelta del concime è fondamentale per risparmiare. Una linea di concimi di base composta da un concime per la crescita, un concime per la fioritura e uno stimolante della fioritura è sufficiente per una coltivazione di successo sul balcone.
I coltivatori indoor in genere lavorano con piante madri selezionate da cui ricavano dei cloni, a cui danno una crescita rapida per poi farle passare in fioritura. In questi casi ridurre il tempo di crescita significa avere più raccolti ed è per questo che ricercano una crescita molto rapida.
In un ambiente ideale e con genetica identica in ogni vaso, la differenza dipenderà dal tipo di concime e dagli stimolanti che la pianta riceve per il suo sviluppo. In un ambiente ostile come un balcone in città, sarà più che adatto qualsiasi concime commerciale di qualità per la coltivazione della marijuana, come quelli che si trovano nei centri di giardinaggio. Poiché la coltivazione avrà maggiori complicazioni dovute alle condizioni e non ai nutrienti, investire di più in nutrienti non migliorerà le condizioni fisiche della coltura. Lavare l’auto e sostituire l’impianto elettrico non ne migliorerà la guida, se avete una gomma a terra.

In una coltivazione urbana all’aperto abbiamo molto tempo per lo sviluppo vegetativo, non è quindi urgente avere una crescita rapida; basta che le piante si sviluppino diventando vigorose e sane, dato che da maggio all’inizio di agosto ci sarà tempo in abbondanza. Un problema diffuso è che le radici possono arrivare a occupare tutto il vaso, costringendoci a trapiantare in un vaso più grande e rimanendo senza spazio sul balcone. In piena terra continuerebbe a crescere, ma su un balcone, in un vaso senza spazio a sufficienza per lo sviluppo radicale, la pianta va in stress.
Con le varietà autofiorenti i giorni di crescita vengono determinati dalla genetica e la fase di crescita dura circa tre settimane. Per concimare abbiamo due possibilità: la migliore è cercare un concime specifico per queste varietà, nel caso coltiviate solo piante autofiorenti. Se coltivate anche varietà non autofiorenti o fotodipendenti, vale la pena usare un concime per piante non autofiorenti, tenendo però conto di ogni fase della pianta.
Vasi, annaffiatoi, misuratori e altri accessori
Per acquistare i vasi, evitate i garden center o i grandi magazzini che vendono vasi di design, belli da vedere ma che, messi al sole, accumulano calore e sono molto costosi. Cercate le offerte nei negozi di coltivazione, dove troverete i prezzi migliori.
• Più trapianti richiedono più vasi, che rappresentano una spesa fissa da sostenere ogni tanto, a seconda di come li curate.

• Meno trapianti richiedono meno vasi, ma una maggiore spesa in concimi, calcolo che potete fare in base al numero di piante che coltivate e alla durata dei vasi.
Quando non usate i vasi, conservateli puliti e al coperto fino alla coltivazione seguente. Un’ottima soluzione sono i vasi in tessuto, poiché si possono lavare con facilità e riporre in un cassetto fino al raccolto seguente, occupando pochissimo spazio.
Prendersi cura di questi oggetti significa risparmiare: la coltivazione richiede già una spesa per i materiali di consumo, come semi, concimi, acqua, pertanto, quando non state coltivando, conviene che conserviate con cura i materiali che possono essere riutilizzati di coltivazione in coltivazione, come vasi, misuratori, reti ombreggianti, elementi d’isolamento del terreno, ecc. Lasciarli al sole ne ridurrà la durata e vi troverete quindi a dover spendere di nuovo per acquistarli, solo perché non avete dedicato qualche ora alla fine della coltivazione. È comprensibile, dato che fa caldo, abbiamo il nostro raccolto e ci stiamo già godendo qualche cima che abbiamo tagliato prima, ma tenete presente che questa disattenzione vi obbligherà a ricomprare il tutto.
Se usate un misuratore di pH, spendete qualche euro anche in una soluzione per conservarlo, così risparmierete per il fatto di non dover sostituire la sonda nella stagione successiva.
Per risparmiare sull’acquisto dei prodotti dovrete darvi da fare e cercare le offerte. Per esempio, se un irrigatore costa tra i 17 e i 20 euro su una piattaforma di e-commerce, in un grande magazzino potrete trovarlo a 8 euro e in un negozio di coltivazione ancora meno, oltre ad avere degli sconti.
Coltivare è anche un passatempo. Sebbene la funzione principale sia quella di procurarsi marijuana da coltivazione propria, molti coltivatori lo trasformano in un hobby. Se conoscete qualcuno che gioca a golf, va in barca o è un fotografo naturalista, sapete bene quanto denaro si possa spendere per un hobby; e anche in passatempi semplici come la chitarra o il ciclismo si può arrivare a investire ingenti somme di denaro. La coltivazione non fa eccezione, se la si considera un hobby. Tenetelo presente quando investite o spendete in prodotti per la coltivazione.
Prevenire è meglio che curare
Prevenire non solo è meglio che curare, è anche più economico. I prodotti per la prevenzione in genere non costano molto e vi faranno risparmiare il denaro e il lavoro richiesti per debellare un parassita. Dedicate del tempo all’osservazione delle piante, guardate la parte inferiore delle foglie per verificare se vi siano insetti nocivi annidati sulla pianta.
Substrati: riutilizzarli o no?
Un buon substrato è fondamentale per un corretto sviluppo della pianta, sceglietene dunque uno specifico per la coltivazione della marijuana. Nella scelta di un substrato, tenete conto delle condizioni della coltivazione all’aperto.
• Se fa caldo, è preferibile un substrato con
conviene farlo in base ai sacchi di terriccio che intendete utilizzare.
Per riutilizzare il substrato, il primo passo è ripulirlo da parassiti e agenti patogeni; a tal fine possiamo utilizzare:
• Un forno a 60 gradi per un’ora o a 85 gradi per mezz’ora.
• Un secchio o una grande tinozza per immergere il substrato in acqua bollente, lasciarlo in ammollo per un’ora e farlo asciuga al sole.
Il passo successivo è quello di applicare enzimi e integratori per riportarlo in condizioni ottimali.
Come vedete, il substrato può essere riutilizzato, ma prepararlo è estremamente laborioso, richiede spazio e non è alla portata di tutti i coltivatori. Se consumate poco terric-

ritenzione idrica per evitare l’evaporazione dell’acqua.
• Se coltivate in un clima freddo, scegliete un substrato aerato e con un buon drenaggio, poiché alle basse temperature il fabbisogno idrico della pianta è minore.
Il substrato può essere riutilizzato, ma prepararlo per il riutilizzo è la parte più laboriosa del risparmio; valutate se vi
cio, vi conviene sostituirlo e poco laborioso riutilizzarlo, ma se avete una coltivazione di grandi dimensioni, che può essere su una terrazza molto ampia o un attico, le quantità di substrato renderanno la preparazione estremamente pesante.
Ora che sapete come fare, non lasciate che una crisi economica vi impedisca di coltivare la vostra pianta preferita!

@sudestfam
Scegliere quale seme piantare, oggi più che mai, è diventato un processo complesso, siamo bombardati da un offerta in continua crescita, con migliaia di nomi disponibili sul mercato e strategie di marketing accattivanti che spesso generano confusione e poca trasparenza.
Quando ho iniziato a coltivare più di vent’anni fa, esistevano poche seed banks e quelle olandesi dominavano il mercato mondiale. Il numero di strains disponibili era limitato a poche centinaia e molti erano il risultato di anni di selezione e stabilizzazione. Gran parte delle genetiche di quell’epoca, così come molte di quelle attuali, derivano da linee sviluppate o stabilizzate da breeders pionieri come Sam the Skunkman e Neville Schoenmakers.

Il mercato attuale è molto diverso rispetto al passato. Una parte significativa dei semi in circolazione deriva da programmi di incrocio rapidi, semplicemente combinando le varietà più in voga e senza eseguire dei test approfonditi e ripetuti, al resto ci pensa il social marketing. Fortunatamente esistono ancora seed banks, consolidate ed emergenti, che lavorano in maniera professionale e con criteri di selezione accurati. Questo articolo offre una guida dettagliata per orientarsi nel mercato e scegliere i semi più adatti alle proprie esigenze.
SEMI REGOLARI VS FEMMINIZZATI
La cannabis in natura si riproduce per via sessuata: la pianta femmina viene impollinata da quella maschile, dando origine ai semi. I semi prodotti da piante di sesso differente sono detti regolari e si distinguono per la capacità di generare sia piante maschili che femminili, una caratteristica molto utile per i breeders e sviluppatori di nuovi incroci. Spesso
si associa alle piante nate da semi regolari, di generazione F1, un maggiore vigore ibrido dovuto alla combinazione di patrimoni genetici
adatti nelle coltivazioni destinate alla produzione, sebbene si prestano allo stesso modo per fare breeding e selezione. I semi femminizzati
I semi regolari rappresentano la scelta appropriata per growers e pheno hunters professionisti
differenti. Un ulteriore aspetto distintivo è l'elevata uniformità genetica, cioè la capacità di generare piante con caratteristiche simili tra loro. Generalmente i semi regolari rappresentano la scelta appropriata per growers e pheno hunters professionisti.
A differenza dei semi regolari, quelli femminizzati generano esclusivamente piante di sesso femminile. I semi femminizzati di generazione S1 garantiscono una notevole omogeneità tra le piante dello stesso strain e risultano più
sono la scelta preferita dalla maggior parte dei coltivatori di marijuana.
FOTOPERIODICI E AUTOFIORENTI
La differenza tra piante fotoperiodiche e autofiorenti risiede sopratutto nel meccanismo che innesca la fioritura: nel primo caso le piante iniziano a fiorire in risposta alla diminuzione delle ore di luce, ad esempio nelle coltivazioni indoor avviene impostando un ciclo di 12 ore di luce e 12
di buio, mentre le piante autofiorenti entrano in fase di fioritura in base all'età, indipendentemente dal ciclo di luce/buio a cui sono sottoposte. Questa caratteristica è ereditata da uno dei suoi genitori, discendenti della Cannabis ruderalis, una varietà originaria di alcune aree della Russia, adattatasi ai climi freddi e alle stagioni brevi. Le piante autofiorenti sono perfette per i coltivatori alla prime armi e permettono di eseguire facilmente più di un raccolto all'anno anche in outdoor.
Tradizionalmente la cannabis è considerata come un'unica varietà, la Cannabis sativa L., a sua volta suddivisa in tre gruppi: indica, sativa e ruderalis, quest'ultima già descritta nel precedente paragrafo. La suddivisione si basa sulle caratteristiche morfologiche e fisiologiche della pianta. Generalmente alle varietà indica si associa una struttura compatta, foglie grandi e tempi brevi di fioritura, mentre le varietà sativa sono caratterizzate da piante alte, con foglie lunghe e sottili e cicli di fioritura nettamente più lunghi. A queste sottospecie va aggiunta la categoria degli ibridi, ottenuti dall'incrocio tra diverse linee genetiche, rappresentano la maggior parte delle varietà oggi presenti sul mercato. Ad ogni gruppo viene associato un effetto psicoattivo specifico, alle varietà indica viene attribuito un profilo più fisico e rilassante, mentre a quelle sativa un effetto più creativo e stimolante, adatto alle attività diurne. Nonostante questa classificazione stia venendo progressivamente superata da sistemi di analisi più precisi, come la classificazione chemovar basata sul profilo chimico e genetico della pianta, i criteri tradizionali restano estremamente utili per orientarsi nella scelta del seme e trovano spesso riscontro nella realtà.
I growers che coltivano all'aperto devono tenere in considerazione il clima locale, ad esempio nelle zone fredde, umide o con giornate corte è consigliabile optare per varietà di cannabis con tempi brevi di fioritura per limitare il rischio che si sviluppino malattie come la botrytis e riuscire a raccogliere in tempo le piante completamente mature. Le piante che hanno una struttura aperta, con ampie distanze internodali, soffrono molto meno i problemi di muffe. Anche l'altezza è un fattore importante da considerare sia in outdoor che in indoor, alcune varietà possono raggiungere dimensioni notevoli, diventando un problema sia per questioni di visibilità dall'esterno e sia per la gestione dello spazio nelle coltivazioni indoor.
USO PER FIORI O ESTRAZIONI
Oggigiorno molte seed banks, nella loro offerta,
differenziano le varietà destinate alla produzione di fiori da quelle più adatte alla realizzazione di estratti. Le principali differenze riguardano le caratteristiche della pianta. Le varietà destinate alla produzione di fiori presentano generalmente cime dense e compatte, con poche foglioline di piccole dimensioni e un elevato rapporto calice/foglia, che facilita le operazioni di trimming e permette di ottenere un prodotto finale più pulito e con un buon bag appeal. Le varietà più adatte per realizzare estratti come dry sift e water hash vanno scelte in base alla loro propensione all'estrazione e il principale parametro da considerare è la tipologia di resina che la pianta è in grado di produrre. Generalmente queste varietà, denominate washer,
esperienza. Ad esempio alcuni strains, come quelli incrociati con Zkittlez, possono presentare esigenze nutritive più specifiche, una maggiore sensibilità agli sbalzi idrici e uno sviluppo più stentato, rendendo la coltivazione più impegnativa anche per i coltivatori più esperti.
vengono testate prima di essere immesse sul mercato e sono corredate dai dati relativi alla resa, in termini di percentuale di resina ottenibile. Le piante più indicate presentano una struttura più aperta, con infiorescenze meno compatte e ben arieggiate, completamente ricoperte di resina che le conferisce un aspetto biancastro, detto frosty. Le resine migliori sono quelle ricche di tricomi ghiandolari con teste grandi e steli sottilissimi o quasi assenti. Un altro aspetto fondamentale è la qualità della resina, le varietà più adatte sono quelle in cui i tricomi tendono a distaccarsi facilmente dalla materia vegetale e presentano una consistenza più granulosa o leggermente appiccicosa. Al contrario, resine più oleose al tatto risultano generalmente più difficili da lavorare nelle fasi di estrazione.
ABILITA' DEL COLTIVATORE
La scelta del seme passa anche attraverso l’esperienza personale del coltivatore. Per chi è alle prime armi è consigliabile orientarsi verso varietà più semplici da gestire, caratterizzate da vigore vegetativo, buona resistenza alle malattie, tempi di fioritura brevi ed esigenze nutrizionali ridotte. In generale è preferibile iniziare con genetiche affidabili e ben stabilizzate. Al contrario, alcune varietà risultano più complesse da coltivare e richiedono maggiore
Esistono diversi indicatori per valutare l’affidabilità di un banco semi ed evitare possibili scam. Il primo elemento da considerare è sicuramente la storia, alcuni sono attivi nel settore da diverse decadi e offrono cataloghi composti da varietà consolidate e stabilizzate. Altre seed banks più recenti si basano invece sull’esperienza di breeders pluripremiati e riconosciuti a livello internazionale. Oltre alla reputazione, è importante valutare anche la trasparenza delle informazioni fornite, i banchi semi più affidabili riportano in modo chiaro la discendenza delle varietà, la loro stabilità, i tempi di fioritura e le caratteristiche principali. Un altro aspetto da considerare è l'offerta del catalogo, infatti un numero elevato di varietà non rappresenta necessariamente un aspetto positivo se non è supportato da un reale lavoro di selezione e stabilizzazione. In questi casi è consigliabile procedere con cautela, poiché difficilmente è possibile testare in modo approfondito tutte le genetiche proposte.
Per verificare se i semi acquistati, o che si hanno a disposizione, sono di buona qualità è necessario osservare alcune caratteristiche, come colore, dimensione, durezza e comportamento in acqua. I semi maturi presentano generalmente una colorazione marrone con tonalità grigiastre e talvolta striature con pattern differenti. La dimensione può dare un’indicazione della maturità, ma non rappresenta un criterio sempre affidabile. Il guscio deve essere intatto, senza crepe e deve resistere sotto la pressione delle dita. I semi di colore verde o biancastro e che si rompono facilmente non sono generalmente di buona qualità e difficilmente germineranno. Un ulteriore indicatore è il comportamento in acqua, i semi che messi in ammollo tendono a galleggiare potrebbero

essere vuoti o non completamente sviluppati, mentre quelli che affondano sono generalmente ben formati al loro interno. Il test più affidabile rimane quello della germinazione, i semi di buona qualità presentano generalmente un tasso di germinazione superiore al 90%. Il tasso di germinazione può variare in base alle modalità di conservazione e all’età dei semi, poiché fattori come temperatura, umidità e tempo di stoccaggio incidono direttamente sulla loro vitalità.

lità del lavoro di selezione. Come sottolineato anche da Robert C. Clarke, la variabilità genetica rappresenta una risorsa fondamentale, ma può essere compromessa da programmi di breeding troppo rapidi o poco strutturati. La selezione basata esclusivamente su aroma e potenza rischia di trascurare elementi chiave come vigore ibrido, stabilità e resistenza agli stress ambientali. Un approccio al breeding più consapevole rimane quindi essenziale per preservare e valorizzare nel tempo il patrimonio genetico della specie, principio alla base della scelta informata del seme.
In conclusione, nel breeding della Cannabis uno degli aspetti più rilevanti riguarda la qua-

Coltivatori legali nei Paesi Bassi
Testo e immagini: Derrick Bergman
Holigram, coltivatore legale olandese, vanta radici profonde nel mondo della cannabis olandese. Collabora con coltivatori locali esperti e con Jetze de Raad, fondatore dell’azienda BioBizz, che produce concimi. L’unione delle loro forze ha dato vita a una struttura di coltivazione unica nel suo genere.
Jetze de Raad è un ex studente dell’Università di Wageningen degli anni ‘90 (una prestigiosa università agraria nei Paesi Bassi - ndr); ha lavorato presso Positronics, il leggendario grow shop di Wernard Bruining ad Amsterdam. Nel retro del negozio, ha sviluppato un concime organico per la cannabis. Dopo il fallimento di Positronics, De Raad ha fondato BioBizz a Groninga e l’ha trasformata in una multinazionale con un fatturato di milioni. Ora collabora con Holigram alla produzione di cannabis legale.
Lo stabilimento di Holigram si trova nell’estremo nord-est dei Paesi Bassi, a due passi dal confine tedesco, nel Comune di Nieuw Beerta. La sostenibilità è una priorità assoluta per l’azienda. Lo stabilimento non utilizza gas naturale, i tetti sono ricoperti di pannelli solari e anche l’illuminazione a LED e il riciclaggio dell’acqua contribuiscono a ridurne l’impronta ecologica.
La serra è unica sotto diversi punti di vista. Il Comune non ha concesso l’autorizzazione per costruire un edificio a forma di cubo, ma ha richiesto che la struttura avesse tetti a falda, in linea con le fattorie della regione. La struttura per la coltivazione è annessa a una bellissima fattoria e non stona affatto nel paesaggio. Altra particolarità: Holigram coltiva su due livelli per sfruttare al meglio lo spazio disponibile. Delle diciotto celle di coltivazione, ne stavano utilizzando dieci quando abbiamo visitato la struttura.
John, noto coltivatore locale che ora lavora esclusivamente per Holigram, ci fa da guida, insieme a uno dei mastri coltivatori italiani. Partiamo dalla sala di coltivazione dove viene raccolta la Sub Zero. Le piante hanno un aspetto spettacolare. I fiori compatti sono così ricchi di tricomi da apparire bianchi
e risaltano in modo grandioso sulle foglie scure e violacee. L’aroma intenso presenta note simili alla Tangie. John osserva orgoglioso i dipendenti che, vestiti con tute da lavoro rosse, tagliano le piante e le appendono sugli scaffali per il trasporto.
Trim bins
Holigram ha testato varie miscele di substrato e ha scelto la fibra di cocco per coltivare. L’erba viene tutta rifilata a mano. I rifilatori utilizzano i “Trim Bins”, contenitori in cui vengono raccolti i tricomi caduti. Questa polvere viene pressata in classici panetti di hashish nel reparto hashish. Holigram produce anche joint, ma non ancora prodotti commestibili. La priorità viene data all’ottimizzazione della coltivazione. Solo quando questa sarà completamente sotto controllo entreranno in gioco i prodotti commestibili.
Come tutti i coltivatori sperimentali di cannabis, Holigram ha notato come per la maggior parte dei consumatori la percentuale di THC sia il criterio più importante. Le varietà con meno del 20% di THC sono difficili da vendere, spiega Patrick, account manager sin dalle origini e veterano nel mondo della cannabis. “È un vero peccato, perché il THC da solo dice ben poco di una varietà. Il profilo terpenico è più importante. E l’Effetto Entourage, l’interazione tra cannabinoidi e terpeni, è il fattore decisivo”.
FOMO
Patrick sottolinea come i coffe shop coinvolti nell’esperimento soffrano di FOMO: Fear Of Missing Out. “Ecco perché acquistano ogni varietà su cui riescono a mettere le mani. Ma questo porta i clienti ad avere una scelta eccessiva e a ripiegare quindi sulle varietà che conoscono già. Anche se al momento è disponibile un sacco di roba fantastica. Non solo da noi, ma da tutti i coltivatori”.
















Info e dati di Holigram
Ubicazione: Nieuw Beerta
Numero dipendenti: 75
Superficie netta coltivata: 3.000 m2
Numero varietà di cannabis: 10 (65 varietà nella libreria)
Numero piante: circa 12.000
Substrato: cocco
Varietà note: Koolato, Wilson Zero, Chauffeur, OG Kush Breath 2.1


Di William Texier, cofondatore di Terra Aquatica
Praticamente tutti sanno che i nostri corpi sono organismi simbiotici che convivono con un gran numero di microrganismi; questi popolano il nostro intestino, la nostra pelle, la nostra bocca ecc… e sono alleati indispensabili per la nostra sopravvivenza. Meno persone sanno che lo stesso vale per le piante; tutte, dalle più piccole agli alberi immensi, hanno bisogno di questa collaborazione con gli abitanti del mondo sotterraneo per la loro sopravvivenza. Anche le loro parti aeree, foglie, steli ecc. sono abitate da un'intera fauna che stiamo solo iniziando a studiare. Potrei facilmente sostenere che la composizione della vita microbica nel suolo e la sua abbondanza sono importanti per la crescita delle piante tanto quanto le sue qualità fisiche e il suo contenuto di minerali. Quando aggiungete un buon fertilizzante al vostro substrato o alla vostra soluzione idroponica, notate un rapido miglioramento della crescita e della salute delle vostre piante. Lo stesso vale quando si introducono microrganismi benefici. In questo breve articolo non si tratta di approfondire l'argomento, ma piuttosto di fornirvi alcuni spunti su come possiamo migliorare le nostre colture introducendo alcuni di questi organismi.

Chi sono gli abitanti del suolo?
- Macrofauna (oltre 2 mm): lombrichi, insetti, larve di insetti.
- Mesofauna (da 0,2 a 2 mm): acari, collemboli. - Microfauna (meno di 0,2 mm): nematodi (alcuni benefici, altri parassiti delle radici che possono uccidere le piante), rotiferi e tardigradi che colonizzano le microgoccioline d’acqua nel suolo.
Tutti questi organismi svolgono un ruolo cruciale nel suolo, essenzialmente nella degradazione della materia organica, nel rimescolamento e nell’aerazione. Oltre a favorire la moltiplicazione dei lombrichi, c’è ben poco che il coltivatore possa fare per intervenire su queste tre categorie di fauna.
Quella che ci interessa è la quarta, -microrganismi (invisibili a occhio nudo): batteri (anche in questo caso benefici o tossici), funghi, alghe, actinomiceti (un'altra forma di batteri) e protozoi (organismi filamentosi ramificati). Sono le prime due categorie a esserci utili. Infatti, sono essenzialmente i batteri e i funghi che ci aiutano nelle nostre coltivazioni; sono i nostri alleati nel terreno; ci aiutano a prevenire le malattie, a nutrire meglio la pianta e a proteggerla da alcuni agenti patogeni. Sono facili da introdurre nel substrato; inoltre, possono essere utilizzati non solo nelle coltivazioni tradizionali
per rivitalizzare i terreni, ma anche nelle colture idroponiche a radice nuda o in substrati neutri come la fibra di cocco. Entriamo nel dettaglio:
I batteri:
Con dimensioni inferiori a 2 micron, costituiscono la popolazione più numerosa e diversificata del suolo (circa 1 miliardo per grammo di terreno sano). Svolgono un ruolo essenziale, adempiendo a numerose funzioni: degradazione della cellulosa, della pectina, mineralizzazione (rendere disponibili gli elementi minerali contenuti nella materia organica), fissazione dell’azoto, solubilizzazione del fosforo, ecc… Alcuni batteri, i più interessanti per noi, sviluppano una simbiosi con la pianta. In cambio dei loro servizi, si nutrono degli zuccheri essudati dalle radici che le circondano. Ci limiteremo qui a esaminare quelle che ci sono utili e che si possono trovare in commercio.
Fissatrici di azoto:
Rhizobium, Azotobacter, Azospirillum
Queste sono le tre principali famiglie di batteri azotofissatori. I rizobi agiscono esclusivamente nei noduli della zona radicale delle leguminose; sono loro a conferire a queste piante la ben nota capacità di fissare l’azoto atmosferico. Per noi sono di scarso interesse, poiché questi batteri si insediano automaticamente e sono attivi solo all'interno di questi noduli. Al contrario,
Azotobacter e Azospirillum sono rizobatteri che, come indica il loro nome, vivono liberamente nella rizosfera e possiedono la stessa proprietà di fissazione dell’azoto, non limitata alle sole leguminose, ma attiva con tutte le specie vegetali. Grazie a ciò, Azotobacter e Azospirillum sono preziosi alleati nelle nostre colture.
L'azoto è l'elemento più abbondante nelle piante e i terreni ne contengono raramente una quantità sufficiente. È spesso l'elemento che limita la crescita; è per ovviare a questo che gli agricoltori utilizzano così tanti fertilizzanti azotati nelle concimazioni. L'uso di questi batteri potrebbe consentire di ridurre notevolmente i prodotti chimici sparsi nei campi, che molto spesso finiscono nelle falde acquifere. Non ho esperienza con gli Azotobacter, ma numerosi test con diverse specie di Azospirillum mi hanno dimostrato quanto questi organismi siano efficaci. Ancora più sorprendente, ho ottenuto risultati molto positivi nelle mie colture idroponiche. Infatti, i fertilizzanti idroponici sono molto ricchi di azoto, in diverse forme, e ci si aspetterebbe di non notare alcuna differenza con l’aggiunta di batteri; con mia grande sorpresa, ho ottenuto rese superiori dell’ordine del 10% grazie all’aggiunta di Azospirillum.
Batteri solubilizzatori del fosforo: Il fosforo è uno di quegli elementi che, pur es-
sendo presente in quantità nel suolo, non è disponibile o lo è in misura minima per le piante. Infatti, spesso forma composti insolubili come il fosfato di calcio, solo per citarne uno. Fortunatamente, numerose famiglie di batteri ci aiutano a rendere disponibile questo fosforo. Appartengono ai generi Bacillus, Pseudomonas, Burkholderia, Micrococcus, Flavobacterium. Agiscono abbassando il pH del terreno e producendo acidi organici che mineralizzano (rendono disponibile) l’elemento P.
Senza di essi, tutte le nostre colture soffrirebbero di carenze croniche di fosforo, poiché gli apporti esterni tramite l’aggiunta di fertilizzanti vengono rapidamente complessati in molecole insolubili. Test condotti con batteri del genere Burkholderia ci hanno dimostrato che anche un terreno ricco può trarre beneficio dall’apporto di questi organismi. Il fosforo è l’elemento più difficile da mantenere disponibile in una soluzione nutritiva; avrei scommesso che l’aggiunta di batteri solubilizzanti avrebbe potuto risolvere questo problema… e avrei perso! Finora non abbiamo ottenuto alcun risultato soddisfacente in idroponica. La guerra chimica: batteri protettivi.
Numerose famiglie di batteri rilasciano metaboliti secondari nel loro ambiente (qualsiasi composto che non entra direttamente nel metabolismo della pianta). Tre famiglie, Actinobatteri, Actinomiceti e Lattobacilli, producono composti che inibiscono numerosi agenti patogeni. Questi batteri sono utili nel terreno e limitano notevolmente il rischio di attacchi fungini; un apporto supplementare è sempre utile, anche in un terreno sano.
Nell'idroponica utilizzo batteri del genere Streptomyces. Si tratta di batteri filamentosi che si nutrono degradando la materia organica. Ciò che ci interessa sono i composti che producono, dalle proprietà antifungine, antivirali e antibiotiche. Sono la fonte della ben nota streptomicina. È una vera e propria guerra chimica quella che conducono per eliminare la concorrenza. Forse non sono molto amati dai loro vicini, ma per le nostre soluzioni nutritive queste proprietà sono fondamentali. Questo modo di ripulire tutto ciò che potrebbe parassitare l'apparato radicale della pianta mi ha permesso di mantenere le piante sane a temperature che io stesso facevo fatica a credere; ho dovuto rendermi conto che a 42 °C le radici delle mie piante erano ancora di un bianco brillante. Ciò è tuttavia possibile solo in un sistema idroponico estremamente attivo, in cui l’ossigeno della soluzione viene costantemente rinnovato. In caso di rischio di calore, l’aggiunta di Streptomyces nella soluzione aiuterà notevolmente le vostre piante a sopravvivere a questo episodio.
I funghi
Un vasto argomento; non tutti concordano sulla data precisa della loro comparsa, ma sono presenti su questo pianeta da circa ottocento milioni di anni. Formano una simbiosi con tutte le piante, in particolare gli alberi, che non potrebbero vivere senza di loro.

Le micorrize
Si tratta di funghi che formano un’associazione simbiotica con le piante. Ne esistono circa 50.000 specie. L’immensa rete dei loro filamenti (ifidi) permette loro di fornire alla pianta sostanze nutritive a cui le sue radici non hanno accesso. Le micorrize coprono una superficie circa 10.000 volte superiore a quella della massa radicale, da cui deriva la loro enorme importanza. Come i batteri, in cambio delle sostanze nutritive che apportano alla pianta, essenzialmente azoto, ricevono zuccheri. Ciascuno di questi due organismi potrebbe vivere in modo indipendente, ma la loro associazione permette di moltiplicare per

Di Fabrizio Dentini

Il Canada è uno dei paesi più pragmatici a livello globale per quanto riguarda la regolamentazione della cannabis. Legale dal punto di vista terapeutico dagli inizi del XXI secolo e dal punto di vista esterno al quadro medico dallo scorso ottobre 2018, in Canada, per motivi di semplicità d'accesso e risparmio economico, è prevista la possibilità di coltivare cannabis per motivi medici per se stessi o, nel caso la persona che la necessiti
non sia in grado di coltivare, anche conto terzi. Quest'opportunità, riapprovata ufficialmente il 24 agosto 2016, ai sensi del Regolamento sull'accesso alla cannabis per scopi medici (ACMPR), permette anche a chi non hai i soldi per acquistare il proprio medicamento in un negozio autorizzato o tramite un produttore autorizzato [Ndr. LP Licensed Producer] di poter comunque disporre della propria terapia grazie alla coltivazione domestica.
Quella che era un'alternativa profondamente perseguita dai pazienti canadesi ultimanente, però, vede un'inversione di tendenza. Il numero di persone registrate per la produzione di cannabis a fini medici è diminuito di oltre il 75%, passando da 47.000 a settembre 2021 a circa 11.300 a marzo 2025. Ciò è in parte dovuto alle misure adottate da Health Canada per affrontare il rischio di abuso del programma di accesso alla cannabis a fini medici, garantendo al contempo un accesso ragionevole per i pazienti e gli operatori sanitari che ne fanno uso. Questo cambio di tendenza ci ha incuriosito enormemente e, per questo motivo, abbiamo contattato Health Canada, il Ministero della Salute
Poiché apportano soprattutto azoto, questi funghi hanno scarso interesse in idroponica, mentre sono un contributo prezioso nei terreni. Un terreno sano presenta una rete continua di micorrize, che ne occupano l’intero volume e « comunicano » tra loro. È anche attraverso di esse che le piante comunicano.
Oltre alle micorrize, molti altri funghi sono utili alle piante. Il più utilizzato come integratore è un fungo della famiglia delle Hypocreaceae, il Trichoderma, e in particolare la varietà harzianum. Svolge un ruolo fondamentale nel terreno e da solo vale un esercito. Si tratta di un fungo filamentoso che cresce sulla superficie delle radici. In questo modo, impedisce l'accesso a questo spazio agli organismi patogeni; accelera inoltre la crescita della pianta ed emette composti che aiutano a limitare i rischi di malattia. Nelle soluzioni idroponiche, svolge lo stesso ruolo, ma in più viene utilizzato per combattere il calore ed è indispensabile per poter praticare la bioponia (uso di una soluzione idroponica organica).
dieci la crescita di entrambi i partner.
Le micorrize si dividono in due famiglie, le endomicorrize e le ectomicorrize. Le prime, le più diffuse, si associano penetrando all'interno della radice. Le seconde non la penetrano, ma piuttosto la avvolgono con una rete di micelio.
canadese, per chiedere spiegazioni. Ecco quanto risposto dal porta parola Mark Johnson.
SSIT: Quando si parla del rischio di abuso per la cannabis prodotta in casa per motivi medici, quali dinamiche si vogliono indicare e perché i pazienti, spesso affetti da gravi patologie, dovrebbero immettere sul mercato illegale un prodotto essenziale per il loro benessere quotidiano? Il quadro normativo per l'accesso alla cannabis a scopo terapeutico ha lo scopo di garantire ai pazienti un accesso ragionevole alla cannabis di cui necessitano. Health Canada è consapevole che, in alcuni casi, questo quadro normativo viene utilizzato in modo improprio e la cannabis viene deviata verso il mercato illegale. L'uso improprio del quadro normativo per l'accesso alla cannabis a scopo terapeutico compromette l'integrità di un sistema su cui i pazienti fanno affidamento. Le attività criminali, inclusa la vendita illegale di cannabis, rientrano nella giurisdizione delle forze dell'ordine che Health Canada supporta fornendo un servizio dedicato, attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per verificare la quantità di cannabis che le persone indagate sono autorizzate a detenere o a produrre per scopi terapeutici.
Come fa Health Canada a verificare quali licenze per la coltivazione domestica vengono utilizzate per scopi non consentiti?
A seguito del rilascio di una registrazione per la produzione personale o conto terzi di cannabis a fini medici, Health Canada valuta se le persone registrate rispettino i requisiti del Cannabis Act e del Cannabis Regulations, nonché le condizioni della loro registrazione, attraverso una serie di attività di controllo, tra cui la promozione della conformità, il monitoraggio della conformità (incluse ispezioni proattive e per giusta causa) e azioni coercitive. Qualora venga
Ho avuto la fortuna (o la sfortuna) di iniziare le mie coltivazioni idroponiche con un ottimo fertilizzante (TriPart). Ottenevo ottimi risultati e per anni non ho cercato altrove. Poi ho scoperto che alcuni integratori (acido fulvico, estratto di alghe, ecc.) potevano migliorare ulteriormente i miei risultati, e quando pensavo di non poter fare di meglio, ho scoperto i microrganismi. Vi invito vivamente a provarli voi stessi; qualunque sia il vostro metodo di coltivazione, so che sarete soddisfatti e sorpresi dal risultato.
riscontrata una non conformità, Health Canada dispone di una serie di azioni coercitive.
Quali sarebbero?
Gli ispettori possono richiedere azioni correttive immediate durante un'ispezione per affrontare le carenze o le deviazioni, inclusa la distruzione o lo smaltimento volontario delle piante che superano la quantità autorizzata. Se l'individuo non intraprende azioni volontarie e vengono riscontrati problemi di salute pubblica e/o sicurezza pubblica, Health Canada ha l'autorità di sequestrare e distruggere le piante di cannabis in loco. Nei casi in cui gli ispettori abbiano fondati motivi per ritenere che vi sia un'attività illecita, segnaleranno il sito alle forze dell'ordine. Health Canada può rifiutare di rilasciare, rifiutare di rinnovare, modificare o revocare una registrazione. I fattori che possono essere presi in considerazione nel rifiuto o nella revoca di una registrazione includono, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, la quantità e la gravità delle non conformità riscontrate durante l'ispezione, la capacità dell'individuo di regolarizzare la propria posizione e il tempo rimanente prima della scadenza della registrazione. Le ispezioni e i successivi controlli dei siti di produzione personali e designati non vengono effettuati secondo un calendario fisso per una specifica registrazione.
Come viene stabilito quali cittadini ispezionare?
La priorità viene stabilita in base al rischio. I fattori di rischio considerati per dare priorità alle ispezioni sono i siti associati a reclami/segnalazioni ricevuti, ad esempio, da parte del pubblico/comuni/forze dell'ordine, l'elevato numero di piante di cannabis e/o l'elevata quantità giornaliera autorizzata di cannabis, le registrazioni multiple presso un singolo sito, la durata del periodo in cui un individuo ha posseduto una registrazione ed altri indicatori di rischio per la salute o la sicurezza pubblica, incluso il rischio che la cannabis venga deviata verso un mercato o un'attività illecita.
José T. Gállego


Lascio che il fotoperiodo faccia fiorire la mia marijuana in modo naturale o intervengo e forzo la fioritura quando mi pare? La fioritura naturale viene usata da millenni, mentre la fioritura forzata risale solo a pochi decenni fa. Vediamo i vantaggi e gli svantaggi di ciascuna delle due tecniche, in modo tale che possiate prendere la decisione più adatta alle vostre esigenze.
Coltivare la cannabis all’aperto è molto più facile ed economico che non farlo al chiuso. Piantate un seme, lo innaffiate e lo concimate e, a qualche mese di distanza, avete una pianta di marijuana traboccante di cime. Tra la fine di luglio e agosto le piante iniziano a fiorire e alla fine di settembre o ad ottobre sono mature e pronte per essere raccolte. L’unico problema della coltivazione all’aperto è che a volte il clima di settembre e ottobre non è il massimo. Se piove e fa freddo, le piante non hanno una buona fioritura, marciscono oppure le cime ammuffiscono e ci si ritrova senza raccolto.
Qualcuno ha scoperto che alterando il fotoperiodo cui è sottoposta la marijuana si può controllare l’inizio della fioritura. Questa tecnica, fondamentale nella coltivazione indoor, può essere utilizzata anche all’aperto. La fioritura forzata consiste semplicemente nell’allungare il tempo che le piante trascorrono
al buio ogni giorno fino a circa dodici ore per indurle a fiorire.
Vantaggi della fioritura forzata:
Potete decidere quando volete che le piante siano pronte e pianificare il raccolto in modo che si adatti al vostro calendario. Volete raccogliere a luglio, prima di andare in vacanza ad agosto? Nessun problema, forzate la fioritura a maggio e il gioco è fatto.
• Avete la possibilità di ottenere due raccolti nella stessa stagione. Il primo seminando ad aprile, forzando a maggio e raccogliendo a luglio. Il secondo seminando a luglio, lasciando che la fioritura avvenga naturalmente e raccogliendo a partire da settembre.
• Forzare la fioritura affinché le piante fioriscano in qualsiasi momento tra maggio e agosto assicura condizioni quasi perfette, con sole abbondante, pioggia quasi assente e clima secco.
• Nelle zone in cui rubano le piante, se si antici-

pa il raccolto è più facile che le piante passino inosservate e si evitino così i furti.
Svantaggi della fioritura forzata:
• È necessario spostare o coprire e scoprire le piante due volte al giorno, tutti i giorni, durante la fioritura. Il coltivatore deve avere costanza e disciplina, poiché i fotoperiodi irregolari stressano le piante e possono incidere sulla qualità delle cime.
• È necessario controllare attentamente l’umidità e la temperatura nella fase di buio, che in genere avviene in spazi chiusi, per evitare la comparsa di funghi. Se le piante vengono coperte con teli di plastica o strutture per interrompere la luce, è fondamentale garantire un’adeguata ventilazione per evitare problemi come la muffa.
La produzione per pianta è inferiore poiché le piante tendono a essere più piccole. Se vogliamo ottenere la stessa produzione totale, dobbiamo piantare più piante rispetto a quanto non facciamo con la fioritura naturale.
Vantaggi della fioritura naturale:
• Il coltivatore non deve fare nulla, il ciclo naturale del sole innescherà la fioritura al momento giusto e la porterà a termine in modo dolce, riducendo le ore di sole
di qualche minuto un giorno dopo l’altro. Consente un approccio più rilassato alla coltivazione, è il sistema che gli esseri umani hanno sempre utilizzato a partire dalla scoperta dell’agricoltura.
• Non richiede né lavoro né investimenti aggiuntivi, non è necessario né costruire strutture né spostare le piante. Qualsiasi pianta di Cannabis fiorirà da sola all’aperto anche se non si fa nulla.
• Le piante hanno più tempo per crescere, quindi si sviluppano di più e sono più produttive. Il peso per pianta è di gran lunga maggiore rispetto a quanto non accada con la fioritura forzata.
Svantaggi della fioritura naturale:
• Il clima a settembre e ottobre può essere umido e piovoso, il che favorisce la comparsa di funghi sulle cime, soprattutto la botrite. Se vivete in una regione umida, i funghi sono quasi garantiti e vivrete settembre e ottobre con ansia ogni volta che il cielo si annuvolerà.
• Chi ruba le piante in genere lo fa nel periodo in cui le piante maturano naturalmente e diventano sempre più rigogliose. Nessuno vuole rischiare che le piante vengano rubate quando sono pronte per il raccolto.
• Si ottiene un solo raccolto a stagione.
Di Marco Ribechi

C'è un filo invisibile che lega le vette dell'Himalaya alla cultura globale della cannabis. Per secoli, il Nepal non è stato solo un luogo geografico, ma un simbolo di libertà e di genetica pura, dove la pianta cresceva rigogliosa e spontanea lungo i sentieri d'alta quota. Oggi, dopo cinquant’anni di silenzio forzato dal proibizionismo, quel filo sta per riannodarsi: le province di Gandaki e Bagmati hanno rotto gli indugi, presentando bozze di legge che potrebbero riportare il Nepal al centro della mappa mondiale della canapa.
Il risveglio dopo cinquant'anni
Tutto si interruppe bruscamente nel 1976. Sotto le pesanti pressioni internazionali guidate dagli Stati Uniti, il Nepal fu costretto a dichiarare illegale quella pianta che era parte integrante della sua spiritualità e della sua economia rurale. Ma la storia, si sa, fa dei giri immensi. Oggi, di fronte a un deficit commerciale che morde l'economia nazionale, i governi locali hanno capito che la soluzione era sempre stata lì, tra le valli del Gandaki.
La nuova proposta di legge non è un semplice atto di ribellione, ma una strategia economica lucida. Il piano prevede un sistema di licenze rigoroso, dove lo Stato mantiene il controllo ma apre le porte agli investitori. C'è però una clauso-
la di "protezione identitaria" molto forte: qualsiasi azienda straniera voglia partecipare a questa rinascita deve garantire che almeno il 51% della proprietà resti in mani nepalesi. Il Nepal vuole i capitali, ma non vuole svendere la sua eredità.
Non solo hashish: la visione industriale
Quando pensiamo al Nepal, la mente corre subito alla resina pregiata, ma il progetto di Gandaki e Bagmati guarda molto oltre. L'obiettivo è creare una filiera completa. Si parla di uso terapeutico, certo, ma anche di rilanciare l'industria tessile e quella dell'olio di canapa. Immaginate i tessuti resistenti e naturali prodotti ai piedi delle montagne più alte del mondo: un prodotto che il mercato del lusso e dell'ecosostenibilità globale accoglierebbe a braccia aperte.
Il fascino delle tradizioni: dalle "Temple Ball" al mercato moderno
In questo scenario, citare il Nepal senza parlare della Temple Ball sarebbe impossibile. Questo leggendario hashish, lavorato a mano sfregando le resine dei fiori freschi fino a formare sfere lucide e potentissime, è stato per anni l'oggetto del desiderio di ogni viaggiatore della Hippie Trail. La nuova legalizzazione offre l'opportunità di proteggere e standardizzare queste tecniche millenarie.
Immaginate un futuro in cui la Temple Ball nepalese possa essere venduta con un marchio di denominazione d'origine protetta, garantendo ai contadini locali il giusto riconoscimento per un'arte che hanno tramandato clandestinamente per generazioni. Non si tratta solo di business, ma della tutela di varietà landrace che rischiavano di sparire.
Una nuova alba per i viaggiatori consapevoli
Ovviamente, il passaggio alla legalità porta con
sé regole moderne. Non sarà un "liberi tutti": la bozza di legge è categorica sul divieto ai minori di 18 anni e sulla creazione di zone di coltivazione monitorate. L'idea è quella di una "regolamentazione responsabile" che possa servire da modello per l'intero governo centrale di Kathmandu.
Per i lettori di Soft Secrets, questa notizia ha un sapore speciale. Il Nepal sta dimostrando che si può guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici. La pianta che per secoli ha sostenuto le comunità locali sta per tornare alla luce del sole, pronta a dimostrare che la via della legalizzazione è, prima di tutto, una via di buon senso ed evoluzione.
(Nota Legale: Sebbene il Nepal si stia muovendo verso la legalizzazione, ricordiamo ai lettori che in Italia la situazione normativa resta differente. Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non costituiscono consiglio medico o invito a compiere atti illeciti.)
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Author Marijuana Horticulture.
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Di Bon Vivant
Qualche anno fa, in un campo di cannabis, ho incontrato un appassionato rientrato da poco da Humboldt. Aveva in mano un bastone intagliato da una pianta di cannabis particolarmente vigorosa, che rivelava un legno insospettabile. Perché questa pianta viene così di rado considerata materiale per la fabbricazione di utensili? Al contrario, uno dei suoi cugini botanici poco noti viene da tempo utilizzato nella fabbricazione di utensili per la qualità del suo legno. Il bagolaro della Provenza, battezzato Celtis australis dal botanico svedese Carlo Linneo nel 1753, è una pianta decidua caratteristica del bacino mediterraneo. Può raggiungere i 30 metri di altezza e vivere fino a 600 anni. Il suo nome unisce radici latine e greche: australis, derivato da Auster (vento del sud), rimanda alla sua distribuzione meridionale. Il termine “bagolaro”, invece, deriva dal greco mikrokouli, ossia “piccola bacca”, in riferimento al suo frutto, una piccola drupa.

Anche se è stato a lungo classificato parte della famiglia delle Celtidaceae, il genere Celtis è stato ormai integrato nelle Cannabaceae a seguito di analisi filogenetiche molecolari (Sytsma et al., 2002; Yang et al., 2013; APG IV, 201). Questa riclassificazione ha modificato in modo profondo le conoscenze sull’evo -
luzione del gruppo, che ora comprende piante annuali come la Cannabis, liane come l’Humulus e alberi legnosi produttori di legno come il Celtis. Lo studio del Celtis australis consente quindi di coniugare ecologia, usi tradizionali e storia evolutiva attorno a un antenato comune.

Fin dall’antichità il bagolaro ha avuto una dimensione simbolica e sacra. Nel sud era legato ai Celti australi e piantato nei luoghi di culto. Questo significato simbolico, mantenuto in epoca cristiana grazie alla piantumazione dell’albero vicino alle chiese e lungo il cammino di Santiago di Compostela per scongiurare il male, ne ha tuttavia determinato l’abbattimento massiccio durante la Rivoluzione a causa del suo legame con il clero. In tutto il bacino mediterraneo francese, dalla Linguadoca orientale alla Provenza, e in particolare attorno a Nîmes, la specie è stata ampiamente piantata come albero da ombra e da viale. Questa presenza particolarmente densa nel sud-est della Francia spiega il motivo della denominazione “bagolaro della Provenza”.
Il bagolaro si riconosce per le sue foglie ovali, dentellate nella metà superiore. Un tempo utilizzate come foraggio, la loro superficie ruvida spiega il nome inglese “European nettle tree”. Il suo tronco grigio cenere presenta una corteccia relativamente liscia e regolare, che si screpola moderatamente con l’età, conservando un aspetto stabile e assicurando una maggiore resistenza ai parassiti rispetto a molte piante mediterranee. I suoi fiori, prevalentemente ermafroditi, vengono impollinati dal vento e dagli insetti. I frutti, maturi a settembre e persistenti fino all’inverno, somigliano a piccole ciliegie nere. La loro polpa veniva consumata fresca, sotto forma di marmellata o di liquore, mentre il nocciolo pressato produceva un olio dolce utilizzato per l’illuminazione. Si consumavano ampiamente anche le foglioline giovani e i germogli, dal sapore leggermente nocciolato.
Una particolarità è che il bagolaro è la pianta ospite della farfalla Libythea celtis, osservata nel sud della Francia, in particolare nel Var. I suoi frutti nutrono numerosi uccelli, che in cambio assicurano la dispersione dei semi. In quanto tale, questa pianta partecipa attivamente alla dinamica e alla rigenerazione degli ecosistemi locali. Resistente alla siccità, ai terreni calcarei e all’inquinamento urbano, il bagolaro è un’alternativa al platano, indebolito dal cancro colorato, e si configura come specie del futuro per i paesaggi mediterranei.
Il suo legno, chiaro e duraturo, così come i suoi rami flessibili per natura, hanno dato origine a numerosi usi artigianali. La corteccia, ricca di tannini, veniva usata nella tintura e nella concia. Il legno serviva per la fabbricazione di urne funerarie, utensili agricoli, parti di attrezzi da

traino animale, remi, nonché fruste e frustini. La sua caratteristica ramificazione agevolava in particolare la realizzazione di forche a tre rebbi. A Sauve, nel dipartimento del Gard, questa produzione specializzata ha segnato in modo duraturo l’economia locale e rimane oggi un elemento importante del patrimonio artigianale regionale.
Tuttavia, ridurre il bagolaro alle sue sole qualità morfologiche e ai suoi usi tradizionali sarebbe incompleto. Al di là del suo radicamento culturale e utilitaristico, fa parte di una storia evolutiva più ampia, che gli strumenti della biologia moderna hanno permesso di ricostruire con precisione.
Filogenesi e significato evolutivo
Prima della biologia molecolare, il Celtis era classificato fra le Ulmaceae sulla base di criteri morfologici. Le analisi del DNA condotte a partire dagli anni ‘90 hanno comportato una revisione di questa classificazione: le Cannabaceae raggruppano erbe annuali come la Cannabis, liane come l’Humulus e alberi come il Celtis, tutti discendenti da un antenato comune (Sytsma et al. 2002, Yang et al. 2013). Questa revisione colloca questi generi in una storia evolutiva antica e conferma un’intuizione formulata già nel XVI secolo dal botanico italiano Andrea Cesalpino, che aveva accomunato questi generi sulla base di somiglianze morfologiche. I dati molecolari contemporanei sostengono questa ipotesi derivata dall’osservazione.
Al di là della classificazione scientifica, questa sintesi ricorda come gli utilizzi e le rappresentazioni culturali possano nascondere profonde affinità biologiche. L’esempio del bagolaro mostra l’interesse di coniugare dati ecologici, etnobotanici e filogenetici per capire l’evoluzione delle piante da fiore e fare luce sulle sfide contemporanee della gestione sostenibile e della conservazione della biodiversità mediterranea.
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Di Hortizan
L’Hop latent viroid disease (HLVd) è diventata in pochi anni una delle principali sfide fitosanitarie nelle nostre colture. A differenza di un virus, il viroide non è una particella avvolta, ma semplice RNA circolare di dimensioni estremamente ridotte, privo di barriera protettiva (il capside). Dipende quindi interamente dall’apparato cellulare della pianta che va a infettare. Tale semplicità contribuisce alla sua discrezione: l’infezione può rimanere asintomatica per un lungo periodo, agevolandone la diffusione silenziosa, in particolare nei sistemi clonali intensivi.

HLV: A Hidden Threat to the Cannabis Industry, (2023), presenta l’HLVd come una grave minaccia emergente per il settore. Le perdite in termini di resa, la riduzione del vigore vegetativo e l’alterazione della qualità dei fiori sono conseguenze frequenti, ma variabili. Questa variabilità ha alimentato una domanda fondamentale: alcune cultivar potrebbero essere resistenti all’HLVd?
Gli studi sperimentali dimostrano come l’impatto dell’HLVd possa variare sensibilmente a seconda delle cultivar di cannabis. I lavori sperimentali più solidi provengono dalle ricerche condotte dal fitopatologo Zamir K. Punja. In uno studio pubblicato nel 2024 sul Canadian Journal of Plant Pathology, il suo team ha analizzato la relazione fra un’infezione confermata tramite RT-qPCR e le prestazioni agronomiche. I risultati mostrano un’evidente correlazione tra la presenza del viroide e perdite misurabili. Tuttavia, l’intensità di queste perdite varia sensibilmente a seconda dei genotipi in coltura. Alcune linee presentano una marcata riduzione della resa e un rapido degrado delle piante madre. Altre, sebbene risultino positive ai test, mantengono una produttività relativamente stabile e presentano solo sintomi discreti.
Questa eterogeneità costituisce un punto
fondamentale: la risposta all’HLVd non è uniforme a seconda dei fenotipi o dei genotipi! È tuttavia cruciale distinguere due concetti. La resistenza fa sì che la pianta impedisca l’insediamento o limiti fortemente la replicazione dell’agente patogeno. La tolleranza, invece, comporta l’effettiva presenza dell’infezione, ma l’impatto fisiologico resta limitato. I dati pubblicati sostengono chiaramente l’esistenza di una variabilità in termini di tolleranza. Al contrario, non è stata ancora fornita alcuna dimostrazione di una resistenza in senso stretto, in termini fitopatologici. I lavori integrativi pubblicati nel 2025 sulla rivista Plants confermano questa interpretazione. Dimostrano come la dinamica dell’infezione e la distribuzione tissutale del viroide possano variare a seconda del genotipo, il che rafforza l’idea di un’interazione ospite-patogeno che dipende dalla genetica.
La percezione di una resistenza varietale dipende fortemente dalle modalità di trasmissione e dal livello di pressione infettiva. L’HLVd si trasmette soprattutto per moltiplicazione clonale e per via meccanica. Gli strumenti da potatura, le ripetute manipolazioni e alcuni sistemi idroponici favoriscono la sua propagazione se i protocolli sanitari sono insufficienti. I lavori di Punja & co. sottolineano come il viroide, sebbene
relativamente stabile, rimanga sensibile a un’adeguata disinfezione.
L’uso di ipoclorito di sodio (candeggina) in dosaggi corretti consente di ridurre notevolmente la trasmissione tramite superfici e strumenti. In un ambiente in cui la pressione infettiva è controllata, una cultivar può apparire più stabile semplicemente perché è meno esposta o viene contaminata più tardi.
Approcci sperimentali comparativi hanno messo in evidenza differenze misurabili tra le cultivar di fronte all’HLVd. Un notevole progresso nell’analisi della variabilità genetica deriva da uno studio pubblicato nel 2025 su Plant Cell, Tissue and Organ Culture da Torres et al. I ricercatori hanno valutato l’eliminazione
e i suoi ospiti. Tuttavia, non dimostrano che una cultivar può impedire l’infezione iniziale in condizioni naturali. L’esperimento verte sulla capacità di eradicazione dopo un’infezione confermata, non sull’immunità preventiva.
I dati scientifici disponibili mostrano come la variabilità genetica nella risposta all’HLVd sia reale, il che ne precisa i limiti in materia di resistenza. Alcune cultivar sembrano mantenere meglio le loro prestazioni nonostante l’infezione, e ci sono differenze misurabili nella dinamica interna del viroide. Tuttavia, parlare di resistenza in senso stretto rimane prematuro. Nessuno studio pubblicato ha ancora dimostrato che una cultivar commerciale può impedire in modo sistematico l’insediamento o la replicazione

I ricercatori hanno valutato l’eliminazione dell’HLVd tramite termoterapia (tecnica di sanificazione mediante esposizione ad alta temperatura) e coltura di meristema.
dell’HLVd tramite termoterapia (tecnica di sanificazione mediante esposizione ad alta temperatura) e coltura di meristema su un panel di tredici cultivar distinte (vedi fig. 2). Il protocollo, che prevedeva trattamento termico, rigenerazione in vitro e monitoraggio molecolare, ha rivelato tassi di sanificazione variabili a seconda della cultivar. Alcuni genotipi presentavano un’eliminazione più frequente del viroide dopo il trattamento, mentre in altri permaneva una carica rilevabile anche a parità di condizioni. Lo studio includeva anche un’analisi trascrittomica (studio dell’insieme degli RNA), il che suggerisce come differenze nell’espressione genica potrebbero incidere sulla capacità della pianta di limitare la persistenza del viroide.
Questi risultati confermano l’esistenza di un’interazione biologica differenziata fra l’HLVd
dell’HLVd dopo un’esposizione controllata. Il termine più appropriato, in questa fase, è tolleranza differenziale. Questa sfumatura non è irrilevante. Implica una gestione dell’HLVd che si basa tanto su rigorose pratiche sanitarie quanto sulla selezione genetica. Man mano che si svilupperanno gli strumenti molecolari e gli approcci trascrittomici, sarà possibile identificare con maggiore precisione i meccanismi coinvolti e, forse, orientare la selezione verso profili più robusti.
Per il momento, la “resistenza varietale” è quindi più un’ipotesi in fase di elaborazione che un fatto accertato. La prudenza scientifica invita a riconoscere le differenze osservate, evitando però di avere troppa fretta nell’attribuire a determinate genetiche uno status che nessuna prova sperimentale definitiva è ancora in grado di confermare.




Verde Brillante
Verde Brillante: Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale è un libro che offre una visione rivoluzionaria delle piante, trattate come organismi intelligenti dotati di meccanismi complessi e forme avanzate di sensibilità e adattamento. Pagina dopo pagina vengono descritti questi meccanismi, come la capacità di percepire cosa avviene nell'ambiente attraverso numerosi stimoli, alcuni dei quali sono luce, gravità, campi magnetici e umidità oppure l'abilità di comunicare tra di loro attraverso una rete sotterranea, fatta di funghi e radici, in grado di mettere in connessione l'intero regno vegetale. Il tutto è scritto con parole facilmente comprensibili nonostante si tratti di un'opera di divulgazione scientifica. Uno dei punti centrali del libro è il concetto di intelligenza vegetale, con alla base l'idea che non dipenda da un cervello centrale, come nel caso degli animali, ma che sia distribuita per tutto l'organismo, prendendo decisioni attraverso un sistema decentralizzato. Verde Brillante è il primo libro di Stefano Mancuso, un neuroscienziato, saggista e professore di arboricoltura generale ed etologia vegetale all'Università di Firenze. Scritto in collaborazione con Alessandra Viola, il libro sottolinea l'importanza delle piante per la vita umana. Se le piante possono vivere anche senza gli uomini non si può affermare il contrario, la vita sul pianeta Terra dipende da loro. Leggere Verde Brillante invita a riconsiderare il ruolo delle piante nel mondo naturale e il rapporto dell’uomo con l’ambiente.



The Sunshine Makers è un docufilm che racconta una storia incredibile ma allo stesso tempo reale, di due chimici clandestini con un obiettivo ben preciso: produrre quantità straordinarie di LSD per aprire le porte della percezione dell'intero umanità così da scatenare un fortissimo cambiamento sociale. I protagonisti del documentario sono Nick Sand, un chimico autodidatta, e il suo amico Tim Scully, che a cavallo tra gli anni '60 e '70, all'apice della controcultura, realizzarono una delle migliori produzioni di LSD, conosciute nella storia della psichedelia. Il suo nome era Orange Sunshine ed ha aperto la mente di migliaia di giovani americani e non solo. Tra interviste e riprese originali dell'epoca, il documentario ricostruisce le vicende più oscure e segrete della scena psichedelica e il clima di forte repressione che si respirava in quegli anni. Sand e Scully credevano che l’LSD potesse ampliare la coscienza umana e favorire una nuova visione del mondo, ma la realtà si rivelò molto diversa, con conseguenze legali e sociali importanti. Infatti viene messo in evidenza il contrasto tra le intenzioni dei due chimichi, per loro una missione spirituale, e le reali implicazioni a livello legale. Uno degli elementi più interessanti del film è il modo in cui riesce a far emergere il fascino di quell’epoca, segnata dalla controcultura e dalla sperimentazione, senza però nascondere i rischi e i problemi legati alla diffusione delle droghe psichedeliche.
The Sunshine Makers è ben strutturato e molto coinvolgente, un documentario che non si limita a raccontare una storia qualunque
Rosetta Stoned
Ryan, un solitario fumatore di erba, accetta di aiutare il suo compagno di classe autistico Edward in cambio delle risposte ai suoi compiti. Edward vuole sballarsi per la prima volta. Tuttavia, Ryan scopre presto di cacciarsi in un guaio più grande del previsto quando Edward gli si avvicina per diventare veri amici.
Rosetta Stoned è un progetto a microbudget girato interamente ad Ann Arbor, Michigan, con un budget di circa 30.000 dollari. Ne vale la pena? Secondo questo recensore: "Rosetta Stoned è esattamente ciò che promette il titolo: una commedia liceale a tema marijuana nella sua forma più pura. Il tema centrale dell'amicizia e della creazione di un legame attraverso il fumo e la fiducia è ben rappresentato. I ruoli principali assicurano che gli spettatori apprezzeranno la dinamica crescente al centro del film e le battute che ne derivano. Come progetto dichiarato dalla regista e sceneggiatrice Benjamin Vomastek, è solo uno dei tanti segni di amore e ammirazione per la controcultura della marijuana."
Tone e Flip sono due spacciatori di cannabis alla ricerca di un nuovo fornitore, ma dopo aver ricevuto la droga dal nuovo spacciatore, la situazione sfugge di mano perché la partita si rivela maledetta. Un film horror a bassissimo budget (si parla di soli 10.000 dollari) che ripropone il tema, spesso abusato, della "marijuana maledetta". Il fatto che siano riusciti a realizzare 82 minuti con un budget così ridotto è davvero lodevole. Non è facile reperire questa produzione americana, ma i pochi che l'hanno vista ne sono rimasti soddisfatti: "Avevano una visione, una trama fantastica, e posso immaginare il potenziale che avrebbe avuto con un budget maggiore. Fortunatamente, le cose migliori si trovano nelle confezioni più piccole e questo film è delizioso, divertente, folle e coinvolgente."
Fatt Mc, aka James Bong, con l’album Struttura, ha realizzato un vero capolavoro del rap in pieno stile underground, in cui ogni singola traccia trova posto in un disegno ben preciso. Il beat che accompagna il ritmo dell’album è curato ed essenziale allo stesso tempo, con particolare attenzione al flow e alla metrica, lasciando ampio spazio alla voce e ai testi. Proprio i testi rappresentano uno degli elementi più interessanti, in cui Fatt Mc racconta il vissuto che lo circonda, storie di vita di quartiere metropolitano, come quelle della città in cui ha vissuto per molti anni, Milano. Il brano Struttura si distingue per un beat potente e incisivo, dall'energia forte e coinvolgente che lo rendono uno dei pezzi che più colpiscono al primo ascolto. Nel brano successivo viene proposta una versione rivisitata dello stesso testo, ottenuta rallentando la velocità di riproduzione, che modifica ritmo e atmosfera. Un pezzo che si distingue dal resto dell’album per la sua vibe più riflessiva è Per restare qui, dal tono più intimo e personale, che lascia spazio a una scrittura più introspettiva. Dal punto di vista musicale il brano si muove su sonorità più morbide. La casa di papel sicuramente è uno dei pezzi più forti dell'intero disco, dove rima su rima il rapper ti trasporta in un viaggio fatto di immagini e riferimenti che rendono il brano dinamico e coinvolgente. Dall'inizio alla fine, l'energia che sprigiona l'album rimane sempre alta.








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