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IL SETTORE ITALIANO DEL CBD IN UN LIMBO GIURIDICO: INCERTEZZA, SFIDE LEGALI E RESISTENZA DAL CAMPO Secondo quanto riferito, il governo italiano si sarebbe “dimenticato” di notificare all’UE l’Articolo 18 del recente disegno di legge sulla sicurezza, che vieta i fiori di canapa. Questo potrebbe dare ai giudici italiani la possibilità di derogare al divieto. Le associazioni di categoria avevano già avviato diverse procedure giudiziarie per contestare l’Articolo 18, e la recente notizia potrebbe regalare maggiori speranze a un settore che si trova in difficoltà. Ciononostante, nulla è realmente cambiato e probabilmente nulla cambierà per molto tempo. Rachele Invernizzi, Vicepresidente di Federcanapa e membro del Consiglio di Amministrazione dell’EHIA, esprime profondo scetticismo. “Fino a quando non avremo qualcosa di concreto, non ci fidiamo di nulla. Al momento stiamo monitorando la situazione, ma non c’è nulla di certo”. La Invernizzi sottolinea che il decreto non solo è incostituzionale, è anche incompatibile con il diritto dell’Unione Europea. “Il team legale e gli esperti costituzionalisti sostengono che l’intero disegno di legge è incostituzionale. Il solo Articolo 18 viola direttamente il diritto UE”. Nonostante il settore speri che la legge possa essere abrogata o attenuata, la Invernizzi è cauta: “In molti sperano che non sia vero, ma la verità è che siamo bloccati. Ci troviamo esattamente allo stesso punto in cui ci trovavamo quando abbiamo sottolineato che l’Articolo 18 è in contrasto con la normativa europea. Resta tutto da vedere”. Mette in evidenza come il fatto che il governo italiano non abbia notificato la Commissione Europea non modifica lo stato delle cose e che sono sul punto di scoppiare diverse battaglie legali. L’avvocato Giacomo Bulleri mette in luce le

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implicazioni giuridiche di vasta portata di tutto ciò. “Da un punto di vista giuridico, questo decreto ha un impatto radicale sull’intera filiera. Di fatto vieta l’uso dei fiori di cannabis per qualsiasi scopo, il che comporta problemi immediati non solo per trasformatori, ma anche per i coltivatori, che si trovano ora a coltivare una pianta che dopo il raccolto diventa illegale”. Secondo Bulleri, il decreto va ben oltre il suo presunto scopo di contrastare il consumo attraverso i punti vendita di cannabis. “Se era questa l’intenzione, il governo ha agito nel peggior modo possibile. La formulazione blocca un’intera filiera industriale che non ha nulla a che vedere con le bustine di CBD vendute nei negozi. Rende inoltre impossibile la produzione di prodotti a base di estratti per l’esportazione, che costituiscono il 99% del mercato”. Vengono colpiti anche settori come quello della bioedilizia: “Fino ad ora, l’intera pianta poteva essere triturata e venduta come biomassa semilavorata. Anche questo diventa di fatto illegale. L’impatto è radicale, a prescindere da ciò che sostiene il dipartimento antidroga”. Bulleri sta attualmente gestendo i ricorsi legali per conto delle associazioni di categoria. Una delle argomentazioni principali è la mancata notifica alla Commissione Europea, lacuna procedurale che potrebbe giustificare la mancata applicazione del decreto. “La mancata notifica all’UE crea i presupposti per la mancata applicazione, non in modo automatico, ma se lo stabilisce un tribunale competente. Il decreto è inoltre in contrasto con il diritto UE in quanto la canapa viene classificata come prodotto agricolo con una propria organizzazione comune di mercato. Una norma come questa distorce il mercato europeo

e compromette la competitività della canapa italiana”. Bulleri aggiunge: “È paradossale che l’Europa continui a fornire sussidi agricoli per la canapa mentre l’Italia introduce norme che ne rendono inutile la coltivazione”. Finora nessun tribunale ha dichiarato la legge incostituzionale, ma si stanno avvicinando le prime udienze. “Il primo caso sarà discusso a Firenze. Seguiranno altre impugnazioni. Stiamo aspettando le prime sentenze, che dovrebbero arrivare nel giro di un mese”. Il senso di paralisi è condiviso da numerosi operatori del settore, fra cui Fabio De Santis, fondatore di Sacrapianta, società di distribuzione di CBD. A detta sua, la situazione ha avuto ripercussioni devastanti: “La notizia secondo cui il governo non aveva notificato la legge alla Commissione Europea mi ha dato qualche speranza. Ma non ho certezze. Con questo governo può succedere di tutto. Per ora attendo solo buone notizie, nella speranza di poter presto riaprire il negozio. Gli effetti sulla nostra attività sono stati catastrofici. Abbiamo il magazzino pieno di merce invendibile e tutti i giovani che lavoravano con noi sono ora a casa”. Fonte: mmjdaily.com


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