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LA THAILANDIA INVERTE LA LEGALIZZAZIONE DELLA MARIJUANA
IL PAESE STA NUOVAMENTE INASPRENDO LE LEGGI SULL’USO DELLA MARIJUANA
Il 10 gennaio, il governo thailandese ha annunciato l’inversione delle sue politiche progressiste nei confronti della cannabis, a distanza di soli 18 mesi da quando il Paese era stato il primo del Sud-Est asiatico a legalizzare questa sostanza. Il nuovo governo, guidato dal Primo Ministro Srettha Thavisin, intende limitare l’uso della cannabis a scopi strettamente medici, come indicato in una recente proposta di legge. Dopo l’insediamento dello scorso anno, Srettha ha promesso che avrebbe “rettificato” le legislazione sulla cannabis nel giro di sei mesi, facendo seguito ai timori secondo cui la liberalizzazione avrebbe comportato un incremento del consumo di droga a scopo ricreativo. La proposta di legge, redatta dal Ministero della Sanità, non solo limita l’uso della cannabis a scopi medici, reintroduce inoltre pene severe sia per la detenzione che per l’uso della stessa, ivi incluse multe salate e pene detentive che possono arrivare fino a un anno. Il nuovo Ministro della Sanità Cholnan Srikaew ha annunciato che gli estratti di cannabis contenenti più dello 0,2% del principio attivo tetraidrocannabinolo, o THC, saranno classificati come narcotici. Dichiara che lo scopo della legge è quello di rettificare ciò che il governo percepisce come “un uso errato della cannabis”. La mossa di Srettha segna un netto cambiamento rispetto alla posizione pionieristica assunta dal governo del Primo Ministro Prayut Chan-o-cha, che aveva tolto la cannabis dal registro delle sostanze stupefacenti illegali del Paese, consentendo la coltivazione, il commercio e l’uso legale di marijuana e canapa. Quasi da un giorno all’altro, il risultato è stato un boom di attività commerciali legate alla canna-
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bis, come dispensari, cafè dedicati e spa della canapa. Città come Chiang Mai e Bangkok hanno abbracciato questa tendenza, ospitando festival dell’erba che hanno attirato turisti e alimentato ulteriormente la crescita dell’industria della cannabis. Nelle interviste rilasciate ai media, Srettha ha espresso timore per l’abuso di droghe. “La politica sulla cannabis consisterà nella cannabis per uso medico”, ha dichiarato in un’intervista poco dopo il suo insediamento. “Non sono d’accordo sull’uso ricreativo”. Nel frattempo, Anutin Charnvirakul, ex ministro della Sanità che è stato il principale fautore della legalizzazione, ha chiarito che l’obiettivo non è mai stato quello di consentire il consumo pubblico di cannabis a scopo ricreativo. L’intenzione era invece quella di promuovere le politiche sulla cannabis per scopi medici, che a loro volta avrebbero creato opportunità economiche per i coltivatori. La brusca inversione di rotta ha deluso i sostenitori della legislazione, suscitando preoccupazioni per il suo impatto sull’economia e sulle numerose imprese del settore della cannabis. Gruppi di advocacy come Future Cannabis Network sostengono come il cambiamento di posizione del governo
sia una reazione impulsiva, e suggeriscono che è troppo tardi per riclassificare la cannabis come narcotico illegale. Kitty Chopaka, sostenitrice della cannabis, ha detto a Voice of America che sperava che il governo si fermasse di fronte a un divieto generalizzato. “Spero che l’intenzione fosse quella di sbarazzarsi di tutti quei luoghi che non hanno licenze o di tutta la cannabis illegale”, ha affermato, esprimendo il timore che una nuova penalizzazione possa avere un impatto pesante sui poveri. Se le ramificazioni economiche sono un punto focale in questo senso, l’inversione di politica potrebbe avere anche implicazioni legali. Il passaggio da un contesto di cannabis depenalizzata a uno restrittivo presenta potenziali sfide dal punto di vista giuridico. Gli attuali imprenditori dell’industria tailandese della cannabis potrebbero avere difficoltà ad adattarsi alle nuove normative. Il cambiamento introduce potenziali sfide in ambiti quali i contratti, che potrebbero portare a controversie. Gruppi come Future Cannabis Network potrebbero esplorare vie legali per esprimere timori e contestare le azioni del governo in tribunale. Il brusco ritorno della Thailandia alla penalizzazione sottolinea i diversi atteggiamenti e approcci adottati dalle nazioni in questo ambito e riflette la complessa interazione di fattori culturali, politici e sociali che modellano le politiche sulle droghe in tutto il mondo. Fonte: thediplomat.com