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La rivista della cannabis dal 1985

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IL GOVERNO ASSESTA UN COLPO DURISSIMO LA MIGLIOR COLLEZIONE DI ALLA FILIERA DELLA SEMI CANAPA ITALIANA QUALITÀ AFFIDABILE E STABILITÀ

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Con quello che definire “un passo indietro” sarebbe un eufemismo, il ministero della Salute ha ha revocato la sospensione del decreto del primo ottobre 2020, che inseriva le “composizioni per somministrazione ad uso orale di cannabidiolo (CBD) ottenuto da estratti di cannabis” nella tabella dei medicinali allegata al testo unico sugli stupefacenti. Una stretta proibizionista arrivata con un decreto a sorpresa e che va a colpire duro i commercianti di cannabis light, il cui settore è stato sempre nel mirino della destra. Favorite però le farmacie, dove questi prodotti potranno invece essere venduti normalmente.

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In base a una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 2020, i prodotti a base di Cbd non devono essere considerati come stupefacenti. Nonostante ciò, il governo Meloni è riuscito comunque a trovare una scappatoia per continuare la sua ideologica battaglia proibizionista contro la cannabis, al fine di attaccare il gruppo commerciale di riferimento, andando a considerare come sostanza stupefacente solo le “composizioni per somministrazione ad uso orale di cannabidiolo”. Ora, con l’eliminazione della sospensione, il decreto è entrato definitivamente in vigore il 20 settembre e l’Italia è diventata l’unico paese in Europa - e forse nel mondo - che considera le preprazioni ad uso orale di CBD come stupefacenti alla stregua degli oppiacei. La scelta ministeriale sembra quindi non tanto il frutto della volontà di tutelare la salute umana e veterinaria, quanto piuttosto un piano ben preciso per danneggiare chi verrà escluso dalla

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possibilità di poter vendere i prodotti a uso orale, ovvero i negozi di cannabis light. Se infatti, questi stessi negozi potranno comunque continuare a vendere cannabis a basso contenuto di THC e i suoi derivati, dovranno smaltire lo stoccaggio di tutto quello che è possibile assumere per bocca. Spariranno dunque gli oli di CBD in libera vendita, a meno che non siano preparati con CBD sintetico, che invece non rientra nel provvedimento. La mannaia del Governo Meloni non si abbatterà però solo sui piccoli commercianti, gli stessi che a favor di microfono dice di voler difendere. I danni economici colpiranno l’intera filiera che si occupa di produzione, trasformazione e commercializzazione di estratti di canapa a base di cannabidiolo, perché, al contrario di quanto raccomanda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la loro vendita richiederà di passare attraverso un rigoroso e

costoso sistema di registrazione come farmaco presso il ministero della Salute. Viene quindi spontaneo chiedersi quali siano gli interessi economici che il governo Meloni sta davvero cercando di avvantaggiare con questa mossa. A occhio, sembra si tratti di quelli delle lobbies farmaceutiche. Come ha osservato puntualmente Mario Catania su Cannabisterapeutica.info del 22/08/2023 “se il governo avesse voluto che altri oli potessero circolare in Italia, sarebbe bastato inserire delle soglie nel decreto e specificare che, ad esempio, sotto al 10% di concentrazione l’olio possa essere considerato come un integratore, e sopra, come un farmaco. Cosa che non è stata fatta”. di Giovanna Dark photo: Credits - Cristi Ursea, Unsplash


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