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2017 06 IT

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LA RIVISTA DELLA CANNABIS DAL 1985

GRATIS Numero 6 - 2017

10 AMSTERDAM

Come riciclare i residui vegetali nel compost

21 Quando il fumo arriva all’ingresso di casa

30 Differenze nell’illuminazione a LED

18+ Solo per adulti. Soft Secrets viene pubblicato sei volte all’anno dalla Discover Publisher BV, Paesi Bassi

RIVOLUZIONE OLANDESE

di Giovanna Dark

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Il nuovo governo liberalpopolare dei Paesi Bassi, insediatosi a seguito delle elezioni dello scorso marzo, sta pianificando un esperimento per regolare la coltivazione di cannabis. L’intento è quello di testare il vecchio adagio antiproibizionista secondo cui rendere legale la coltivazione di cannabis comporterà una sconfitta per il crimine e un guadagno per la salute dei consumatori. Lo scorso 10 ottobre il parlamento olandese ha votato a favore della legge che ha ufficialmente depenalizzato la coltivazione di cannabis, anche con elevate percentuali di THC. L’intento è quello di porre fine al decennale paradosso che caratterizza la rilassata politica olandese in fatto di marijuana e hashish. L’acquisto di modiche quantità è tollerato da oltre 40 anni nei Paesi Bassi ma coltivare e vendere quella stessa erba offerta nei coffee shop è sempre rimasta un’attività illegale. Questo comunque non ha fermato il fiorire di coffee shop su tutto il territorio nazionale e di far diventare la capitale Amsterdam la meta per eccellenza del turismo cannabico in Europa. Una maggioranza risicata ha portato a casa il provvedimento nella camera bassa del Parlamento, ora tocca alla

camera alta finire il lavoro. Nel caso in cui l’esito fosse positivo, la proverbiale tolleranza verso la cannabis sarebbe estesa sia ai coltivatori che ai consumatori, permettendo il consumo in luoghi diversi dal coffee shop. Non è ancora chiaro se la Eerste Kamer riuscirà a far passare la nuova legge, la maggioranza nella camera alta potrebbe non riuscire a formarsi. Nonostante l’incertezza, tra i grower olandesi c’è parecchio ottimismo. “Nel caso in cui la legge dovesse passare sarebbe un enorme sospiro di sollievo per l’industria dei coffee shop – spiega Joachim Helms, sindacalista di punta della Coffee Shop Union – significherebbe eliminare quella zona grigia in cui nessuno di noi può organizzare il suo business in modo trasparente, o perlomeno normale”. Poco prima del voto nella Tweede Kamer, la camera bassa, Alexander

Pechtold, leader del partito che ha proposto la mozione, ha affermato che questo provvedimento permetterà di eseguire dei controlli di qualità sulle coltivazioni, di liberare la polizia dalle incombenze legate alle droghe ed infine rimpinguerà le casse dello stato grazie ad una tassazione non certo generosa. Di certo quello olandese è da considerarsi un esperimento rivoluzionario. Le municipalità dei Paesi Bassi hanno spesso chiesto a gran voce di regolare il mercato della coltivazione di cannabis ma I 4 maggiori partiti di governo hanno sempre preferito rimandare. Fino ad ora. Certo lo scenario è frammentato: i Democratici 66 sono sempre stati a favore di una totale legalizzazione ma sono in netta minoranza, mentre il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD), ora al governo, ne ha sempre parlato contro ufficialmente ma ha votato a favore nella camera bassa. I restanti 2 partiti, entrambi di matrice cristianodemocratica – il CDA e la Christen Unie – sono completamente contrari e affermano che il governo dovrebbe fare tutto ciò che è in suo potere per mantenere le droghe lontane dalla società. Ma per fortuna l’Olanda non è l’Italia.

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3 EDITORIAL

Come sarebbe stato se… Un altro anno è passato e per la cannabis in Italia si registra l’ennesimo nulla di fatto. Le ormai pochissime speranze riposte nella politica sono state disilluse dal naufragio del disegno di legge sulla legalizzazione e un futuro di canapa libera appare nuovamente un lontano miraggio.

Dopo molto tempo ed un lungo lavoro di selezione a partire da una base di Blueberry, Pyramid Seeds ha creato la varietà Blue Pyramid, ibrido dall’aspetto indico, molto compatto, con grandi bud impregnati di resina. Ha un sapore dolce con una nota di frutta esotica. Il suo effetto è intenso e rilassante, produce uno stato di benessere totale. Non raccomandabile alle alte temperature, in quanto varietà abbastanza delicata che si stressa facilmente. Per apprezzare i suoi toni bluastri bisogna ridurre la temperatura negli ultimi giorni di fioritura. Genetica: Fioritura all’interno: Altezza: Raccolta all’esterno: Resa per m²: Sapore/aromi: Effetto: Banca: Pyramid Seeds

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Ma cosa avrebbe significato per l’Italia approvare una legge del genere? Per la politica, per la società, per la rappresentanza istituzionale? Scrissi queste righe pochi giorni prima della discussione del ddl dell’Intergruppo in Parlamento nel luglio del 2016. Le scrissi come ad esorcizzare la paura di quello che sapevo sarebbe accaduto, una specie di rito superstizioso per provare a piegare gli eventi. Un esercizio di stile infantile ma che credo valga la pena riportare qui, come memorandum di quello che sarebbe potuto accadere se solo si fosse deciso di discutere seriamente di cannabis in Italia. “Quella che il parlamento italiano ha consegnato alla storia è una decisione che è scaturita da un contesto che da molto tempo non si vedeva nella politica nostrana. Un contesto di vero confronto democratico, non viziato dalle solite logiche di appartenenza partitica, in cui a contrapporsi non sono stati maggioranza e opposizione, e nemmeno chi è a favore o contro il governo. Finalmente, dopo lunghissimo tempo, a Montecitorio ci si è scannati su temi di legalità, di responsabilità civica e di libertà. Straordinario è stato già l'avvio di questa parabola legislativa: un intergruppo parlamentare che ha raccolto adesioni tra (quasi) tutti i partiti rappresentati e che ha stimolato a suo modo il confronto all'interno dei partiti stessi. Un coacervo di etiche e pratiche diverse che – anche grazie all'attenzione finalmente rivolta dai media alla questione – ha saputo incanalarsi in un discorso compatto, volto a mettere fine una volta e per sempre alla speculazione criminale, al sovraffollamento carcerario, alla discriminazione sociale. Dopo 20 anni di Berlusconi e un lustro di pseudo tecnocrati benedetti dalla BCE, l'Italia si era probabilmente disabituata a vedere discussi in parlamento temi che coniugano le libertà civili e l'autodeterminazione con il gettito fiscale e la lotta alle organizzazioni criminali. Con il ddl sulla legalizzazione della cannabis si sono toccati tutti questi punti in una sola volta e questo, una volta tanto, è un merito da accreditare alla nostra perculata politica. Perché se è vero che democrazia è partecipazione e inclusione, allora anche le lunghe audizioni in Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali sono state uno splendido esempio di come una legge dovrebbe essere partorita. Il passaggio conoscitivo grazie al quale comunità, associazioni, operatori sociali, giuristi ed economisti hanno avuto la possibilità di offrire il loro punto di vista sulla questione, è stato necessario a formare una prospettiva, e poco importa che l'operazione abbia richiesto un calvario di settimane o che molti degli interventi siano stati guidati dall'opinione più che da una vera e propria “expertise”. Dal concepimento in fase di scrittura, all'incubazione delle audizioni, fino ad arrivare alla discussione in aula, quello sulla legalizzazione della cannabis è stato senza dubbio il disegno di legge che meglio ha rispettato i canoni democratici su quello che dovrebbe essere il perfetto iter legislativo. Inclusivo, eterogeneo, regolato. Era dall'ottobre del 1979, quando il Partito Comunista appoggiò ufficialmente quello Radicale, che a Montecitorio non si vedevano soggetti politici diversi per idee e pratiche, appoggiare un'azione governativa che ribaltasse la concezione proibizionista che lo Stato ha sempre avuto della cannabis. Finalmente possiamo dire che stavolta il parlamento italiano, la società civile e in generale quello spaventoso e pantagruelico apparato chiamato democrazia istituzionale hanno funzionato a dovere”. Il sogno è finito, un altro anno di illegalità ci aspetta. C’è ancora molto da fare, da dire e da dimostrare affinché la cannabis possa tornare legalmente nella vita degli italiani. Rimbocchiamoci le maniche, perché quanto scritto sopra è davvero uno scenario possibile. di Giovanna Dark


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Ciao a tutti i lettori di Soft Secrets! Vi mando la foto della mia bella moglie in compagnia del mio futuro Bimbo e delle mie due Bambine attuali coltivate outdoor (una Buddha Purple Kush Auto di Buddha Seeds e una Ice Cool Auto di Sweet Seeds)! Questa foto è dedicata a tutti i papà che hanno ancora/sempre voglia di divertirsi e di dedicarsi alla nostra grande passione comune!! Grazie Soft Secrets! A presto! Francesco85 &RPSOLPHQWL SHU LO ȴJOLR LQ DUULYR 'L VLFXUR GLYHQWHU¢ XQ DFFDQLWR OHWWRUH R XQȇDFFDQLWD OHWWULFH GL 6RIW 6HFUHWV FRPH LO SDGUH /D 3XUSOH .XVK KD XQ RWWLPR DVSHWWR H DQFKH OD ΖFH &RRO %HQ IDWWR LQ HQWUDPEL L FDVL 8Q EDFLRQH DOOD PDPPD GD WXWWR OR VWD΍ GL 6RIW 6HFUHWV

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Ero indeciso nello sciegliere il primo piano.. ha vinto il lato B di mia moglie. Camera di asciugatura della più bella verde coltivata nei terreni dell'Umbria. Saluti, Carlo Che bel sedere! E nel caso non lo sapessi: devi sempre appendere le piante a essiccare in una stanza buia e fresca. La luce interrompe il THC nelle cime essiccate!

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Ciao a tutti della Soft Secrets Ho fatto questa pianta da un semino portato da Amsterdam. L’ho fatto outdoor piantata a metà maggio. Non ha portato un granché di quantità però ne sono contento di aver fatto la prima. Ditemi qualcosa di che varietà è questa bella bimba. Un saluto da Jack 2WWLPR DVSHWWR -DFN /H FLPH QRQ VRQR PROWR GHQVH PD SXRL FRPXQTXH IDUWL XQD bella fumata!

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SHOP REVIEW della città, si scopre molto verde. Se cerchi degli animali, puoi trovarli ad Amsterdam. Dopo la visita al Hunter’s puoi scegliere lo zoo Artis, nel mezzo della città. Si vocifera che girano degli elefanti rosa ma è una leggenda urbana.

HUNTER’S IS NOT FOR PUSSIES

La storia di Hunter’s iniziò nel 1985 nella famosa Warmoestraat. Non con le rose ma con un cane. Qui nel famoso luogo nelle Wallen (il quartiere a luci rosse) di Amsterdam, in mezzo a tutte le “pussycats”, un cane di nome Hunter’s segnò il suo territorio centrando la pipì sulla facciata. Il proprietario del cane decise che quello fosse il luogo ideale e nacque così il primo Hunter’s Coffeeshop. Nel frattempo il territorio di Hunter’s si è esteso e trovi il famoso logo con il cane in tutta Amsterdam

CACCIALI TUTTI

NON SOLO UNA NATURA VERAMENTE RILASSANTE L’Olanda non è famosa solo per i suoi stupendi ed impressionanti menticabile e per capire profondamente la natura. Infatti, offriacampi di tulipani: intorno Amsterdam cresce una realtà bellissima. mo dei succhi buonissimi naturali, delle bevande fantastiche e tutto il Per gli interessati e per chi ha tempo, si possono scoprire molte cose necessario per aumentare il livello tua visita nel nostro giardino nella speciale flora di Amsterdam. Per esempio il rilassante giardino della interno. Ti diamo anche la possibidi prendere un pezzettino della interno del Hunter’s Coffeeshop nella Papaverweg 2 ad Amsterdam. lità natura di Amsterdam così potrai quando vai via di tutto il Per i veri amanti del genere, abbiamo trovato più flower power del godere verde che offriamo. famoso Keukenhof. AMORE, PACE E FELICITÀ ERBE VERDI

Se guardi bene, Amsterdam è una delle città più verdi e fiorite al mondo. Non ci sono solo i bellissimi parchi, come per esempio il Vondelpark ma anche nelle strade e perfino sui marciapiedi trovi sempre del verde. Soprattutto nel quartiere del Hunter’s Coffeeshop. Il marciapiede ª FRSHUWR GL HUEH GL WXWWL L WLSL 5HVSLUD profondamente e ti troverai in mezzo alla natura quando cammini in questa città mondiale. Non per niente, si chiama Papaverweg (la strada dei papaveri) ...

GIARDINI RILASSANTI

A Amsterdam, non solo l’aspetto della strada è verde. Per chi ha tempo e guarda oltre le facciate delle case, c’è moltissimo da scoprire. Amsterdam

è anche la città dei giardini interni, piccoli paradisi verdi nel mezzo della città. Posti dove ti puoi nascondere e godere di un’atmosfera rilassante. Il medievale Begijnhof è per esempio, un posto speciale. E naturalmente il giardino interno del Hunter’s Coffeeshop. Per gli amanti è un vero eden, un giardino interno dove le erbe crescono tantissimo e il verde determina l’atmosfera rilassante. È il giardino di Amsterdam dove vai per il flower power.

CAPIRE PROFONDAMENTE LA NATURA

Da Hunter’s Coffeeshop trovi tutto quello che necessiti per godere in modo ottimale dell’atmosfera e esperienza del giardino interno, per rendere la tua permanenza indi-

Oltre al flower power. Da Hunter’s troverai love, peace and happiness (amore, pace e felicità). Oltre alle erbe, nel giardino interno crescono anche delle bellissime rose. Il fiore dell’amore, in una variante bianca della pace e un fiore che rende felici tantissime persone. Fu Shakespeare FKH LQ 5RPHR H *LXOLHWWD VFULVVH la famosa citazione. A rose by any other name would smell as sweet. (Ciò che chiamiamo una rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo). E per Hunter’s è molto importante, da noi ci sono dei fiori e piante che sono famosi con altri molti nomi.

ELEFANTE ROSA

Come noti, anche l’amante della natura ha molto da scoprire a Amsterdam. Perfino nello stress

Hai capito: non è solo l’impressionante natura e il rilassante giardino interno che rendono famoso il Hunter’s Coffeeshop. Ogni Hunter’s ha un’unica atmosfera e specialità. Ci sono ben otto filiali a e intorno a Amsterdam. Dalla famosa Warmoestraat nel centro fino all’autostrada a Amsterdam Nord, molto facile da raggiungere. C’è anche un Hunter’s Coffeeshop a Haarlem, così puoi visitare Hunter’s prima di andare in spiaggia. Anche a Amsterdam Beach puoi trovare un Hunter’s Coffeeshop. Completa la tua visita a Amsterdam e visita tutti i Hunter’s, o come si dice da noi: Hunt them all. Vuoi saperne di più su Hunter’s? Visita www.hunters-coffeeshop.com o segui Hunter’s su Facebook.

Hunter’s Coffeeshop

Stationsstraat 9-11, Zandvoort Amsterdam Beach

Hunter’s Coffeeshop

Waterlandplein 7, Amsterdam

Hunter’s Coffeeshop Papaverweg 2, Amsterdam

Hunter’s The Bar

Utrechtsestraat 16, Amsterdam

Hunter’s Coffeeshop

Utrechtsestraat 14, Amsterdam

Hunter’s Bar

Warmoesstraat 24, Amsterdam

Hunter’s Coffeeshop Schoterweg 66, Haarlem

Hunter’s Coffeeshop

Orteliusstraat 193, Amsterdam


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COLTIVARE CON ROBERT B.

COME RICICLARE I RESIDUI VEGETALI NEL COMPOST

UTILIZZARE LA LOMBRICOLTURA PER “VALORIZZARE” I RESIDUI DEL VOSTRO RACCOLTO

Un secchio da 20 litri, tre vasi da 11 litri, film per silaggio, nastro di riparazione

Tenere in mano il vaso, contrassegnarlo, tagliare l’intersezione

I cannabicoltori che coltivano le loro piante con sostrati di terriccio conoscono già il vermi-compost, perché viene spesso mescolato al sostrato di coltura. I lombrichi utilizzano i residui vegetali per produrre questo speciale compost, detto anche humus di lombrico. Il nostro intento è di sfruttare questo principio a nostro vantaggio. Testo: Robert B.

In realtà, acquistare vermi-compost è molto più facile rispetto a produrne in un allevamento di lombrichi. Tuttavia potrebbe giovare avere una propria lettiera di allevamento in quanto i residui organici per alimentarla non mancano al cannabicoltore: di fatti oltre ai normali ingredienti organici, i residui vegetali sono facilmente digeriti dai lombrichi. Molti non sanno che tutti questi residui possono essere smaltiti in questo modo con un rischio minimo. I lombrichi mangiano tutto e ci sono colture di lombrichi che non producono nessun rifiuto (che la lettiera di allevamento sia collocata in un qualsiasi spazio abitativo o piuttosto su un balcone). Le migliori worm farm, così si chiamano in inglese le colture di lombrichi, producono, oltre al compost, anche succo di lombrico. In questo caso le lettiere di allevamento presentano nella parte bassa una spina, per poter estrarre il succo di lombrico: questo liquido contiene molti sostanze nutrienti preziose non esclusivamente riservate alla coltivazione di piante di marijuana.

COME GESTIRE UN ALLEVAMENTO DI LOMBRICHI Nella fase iniziale, i principianti che intendono avviare un allevamento di lombrichi

devono selezionare un buon kit di allevamento. Successivamente, dopo aver accumulato un po’ di esperienza, possono dimensionare e personalizzare la worm farm in base al loro gusto personale. Oltre ‘cassette’ stesse, i kit contengono il mangime di base (detto starter), un mix di minerali e tappetini di fibra di cocco o canapa da usare come copertura. I lombrichi da compostaggio sono forniti insieme al kit ed è quindi possibile avviare e gestire in proprio un allevamento senza alcuna difficoltà. Per gestire una worm farm, non basta alimentarla con soli residui organici senza che i lombrichi non soffrano, in un secondo momento, di una carenza di minerali. Per questo motivo è indispensabile somministrare continuatamente dei minerali speciali per lombrichi, che a lungo andare saranno anche benefici per le piante. Quando si avvia una coltura di lombrichi, è anche importante che i lombrichi si acclimatino, per aumentare numericamente e sopravvivere alle fredde temperature invernali. Per questo motivo sarà necessario alimentarli con un alimento composito appropriato, trattandoli con la massima cura.

È visibile uno spaziatore sulla base del secchio, in alto sono sistemati due dischi di polistirolo combacianti e incastonati l’uno nell’altro

Per un clima nordico come quello della Germania, i lombrichi più “famelici”, e quindi anche più adatti alla produzione di compost, sono quelli appartenenti alla specie eisenia foetida. In Germania è possibile trovare in commercio altri tipi di lombrichi, in grado di sopravvivere a temperature da 0 a 30°C, che però diventano più proliferi a temperature da 15 a 25°C. Al di sotto di 10° C, i lombrichi da compostaggio tendono a mangiare meno e ad essere meno attivi. Se la temperatura è troppo bassa, o troppo alta, i lombrichi muoiono. I bozzoli, che vengono prodotti specialmente nella più fresca stagione autunnale, sopravvivono di solito a una temperatura da -2 a 38°C.

la cassetta va collocata in un luogo riparato. I tappeti di canapa usati come copertura prevengono l’asciugatura della superficie, oltre ad impedire la fuoriuscita dei lombrichi e l’infestazione dell’allevamento da parte di mosche della frutta. Un altro vantaggio di questi tappeti è quello di favorire l’areazione e l’isolamento dell’allevamento durante l’inverno. In estate, nelle giornate calde, i tappeti di canapa devono essere inumiditi per raffreddarne la temperatura ed impedire l’evaporazione. La canapa non si decompone direttamente: per questo motivo i tappeti di questo tipo risultano particolarmente indicati. In ogni caso è anche possibile coprire le cassette con fogli di giornale.

Pertanto non è possibile collocare le cassette di allevamento in un sala o spazio esterno in cui la temperatura supera i 30°C. In inverno

Alcuni kit sono provvisti anche di tappetini di canapa fatti su misura, da impilare l’uno su l’altro per rinfrescare o isolare la coltura.


11 Inoltre, durante l’inverno, è raccomandabile mescolare fondi di caffè con foglie d’insalata, o simili alimenti, che saranno poi mescolati nel compost; la loro decomposizione produrrà il calore necessario.

IL CONCETTO DI LOMBRICOLTURA Un allevamento di lombrichi viene realizzato con quattro elementi, tre dei quali sono identici. Bisogna inizialmente collocare un ripiano di base, praticamente dello stesso materiale rispetto a quello degli altri lati, ma non forato. Sul fondo del ripiano viene montata una spina, che permette di raccogliere il succo di lombrico. Il ripiano sarà usato per collocarvi sopra, ad esempio, vecchi vasi d’argilla di dimensione media. Si raccomanda di lasciare uno spazio libero con l’elemento successivo. Quest’ultimo elemento sarà perforato sul fondo, in diversi punti, con una punta da trapano di 8 mm, allo scopo di favorire la fuoriuscita di liquido e permettere ai lombrichi di raggiungere lo strato superiore. Inoltre, nella parte superiore delle pareti laterali si potranno praticare dei fori per favorire l’aerazione. Dal momento che l’azione dei lombrichi è coadiuvata da quella di microbatteri, è necessario che una quantità sufficiente d’ossigeno raggiunga almeno il livello superiore, che ospita la vita attiva. Sono necessarie tre cassette perforate. La prima di queste andrà collocata, come cassetta di base, al livello più basso. Successivamente sarà necessario formare una base di coltura con uno strato di cartone compresso, giornali, fogliame e fieno nella cassetta di base, opportunamente perforata. Tutta la superficie dovrà essere precedentemente inumidita e mantenuta umida, all’impasto si aggiungeranno i lombrichi; come minimo da 1000 a 2000. Su questa base, dopo due o massimo quattro giorni, si aggiungeranno residui organici adeguati. La superficie dovrà essere sempre coperta con un tappetino di canapa o con fogli di giornale. Una volta avviata la coltura, con una somministrazione giornaliera, o quasi giornaliera, di alimento, questo strato di biomassa dovrà misurare da 2 a 4 cm. Giornalmente gli eisenia foetida mangiano una quantità di residui organici pari al loro peso corporeo, altri lombrichi da compostaggio ne mangiano quantità leggermente inferiori. Tutti i lombrichi devono essere alimentati regolarmente, pur potendo sopravvivere una settimana senza alcuna somministrazione di alimento. L’utente che debba stare via per un periodo massimo di tre settimane potrà mescolare una razione settimanale di mangime inumidito con brandelli di giornale. Dopo la somministrazione dell’alimento, la cassetta dovrà essere coperta con un giornale. Ci vorranno da due a tre mesi perché la worm farm vada a regime. L’alimento dovrà essere somministrato regolarmente fino a riempire la prima cassetta perforata, quindi verrà collocata in cima una seconda cassetta per continuare ad alimentare la coltura. Attraverso i fori i lombrichi saliranno fino al livello superire. Quando sarà piena anche la seconda cassetta, se ne potrà collocare una terza. Al riempimento di quest’ultima si procederà rimuovendo e svuotando la prima e collocandola vuota sull’ultima cassetta. L’humus di lombrico rimosso verrà quindi passato al setaccio ed utilizzato direttamente o stoccato.

SUCCO E COMPOST DI LOMBRICO È necessario rimuovere regolarmente il succo di lombrico, per evitare che ristagni nella prima cassetta. Questo succo potrà essere diluito in proporzione di 1 a 10 ed utilizzato per l’irrigazione. Il compost di lombrico può essere mescolato con terra, ugualmente in proporzione di 1 a 10. Per colture di marijuana in interno, si raccomanda una miscela di terra, perlite e compost di lombrico in proporzione di 2:1:2, o anche 1:1:1. Quando le piante restano piantate per tanto tempo, questo compost potrà essere utilizzato superficialmente per arricchire il suolo. Oltre a minerali come azoto, fosforo e potassio, il compost contiene anche magnesio, calcio ed altri oligoelementi, nonché preziosi microbi, che sono particolarmente benefici per le piante.

Un vaso nel secchio con un’apertura di drenaggio, posto su una tavola con rotelle, i fori di drenaggio sono tappati da carta da cucina, sulla parte anteriore è visibile l’alimento e i lombrichi

Se, dopo il raccolto, il terreno risulta povero di nutrienti potrà essere arricchito diverse volte con l’humus di lombrico e riutilizzato. Per la crescita delle piante, tuttavia, è necessario anche un preparato enzimatico, che coadiuverà la decomposizione delle radici morte per rendere il terreno già utilizzato adatto alla crescita delle piante successive.

NUTRIMENTO Bisogna garantire un nutrimento costante dei lombrichi. Per questo motivo si procederà tagliuzzando giornali, cartone o anche fieno, fogliame, rifiuti di giardino e, ovviamente, residui di canapa. Più sono piccoli i frammenti di materiale e meglio è, giacché i lombrichi potranno digerire prima i residui organici. I lombrichi sono anche ghiotti di fondi di caffè o te e si nutrono anche di fibra di cocco. Se si somministra questa fibra, è importante lavare il sostrato abbondantemente, per eliminare le altre sostanze nutritive. Ciascun brandello non dovrà superare la dimensione di un polpastrello. Accertarsi che fra i brandelli di carta o cartone utilizzati nella worm farm non si trovino residui di punti metallici, carta patinata, etichette di spedizione o nastro adesivo. Una quantità di carta e cartone ottimale per i lombrichi è pari al 20% del sostrato totale; di questa almeno una parte dovrà essere mescolata ad elementi nutritivi, per assicurare ai lombrichi una dieta differenziata ed equilibrata. In autunno sarà anche possibile conservare una certa quantità di fogliame. Per l’allevamento è anche possibile utilizzare i residui derivanti dalla tosatura del prato, opportunamente essiccati al sole. Un’altra possibilità è l’utilizzo di gusci d’uovo, accuratamente lavati e frantumati con un mattarello. I lombrichi mangeranno volentieri gli avanzi di frutta e verdura o, occasionalmente, pane stantio. Alimenti eccessivamente essiccati dovranno essere inumiditi preventivamente. Se la cassetta è troppo umida, è possibile mescolarvi dei ritagli di carta. Se invece è troppo secca, l’impasto potrà essere inumidito con un nebulizzatore a pompa. Ovviamente, si dovrà evitare di somministrare agrumi, porro, carta patinata, gusci di noce, alimenti crudi, salati o marinati, prodotti chimici, plastica, cipolla, aglio, carne, formaggio, cibi eccessivamente grassi e simile materie organiche. Se una parte dell’alimento sviluppa muffe, queste potranno essere facilmente asportate superficialmente dal compost già

Terreno boschivo con fogliame, alimento inumidito e, sulla parte anteriore, i lombrichi

Non tutti i vermi da giardino sono quelli giusti

Alimento di base iniziale, i vermi sono ancora vitali


13 prodotto. In alternativa, gli alimenti ammuffiti andranno buttati via. I lombrichi sono anche utilizzati negli impianti di depurazione delle acque, per la decontaminazione dei fanghi. Tuttavia le colture di lombrichi non possono essere alimentate da alimenti palesemente tossici e inadeguati. Di conseguenza sono sconsigliati rifiuti come lettiere per gatti ed escrementi di cani. Tuttavia nella grandi worm farm, il letame di cavallo è usato frequentemente.

PER UN ESERCIZIO OTTIMALE Con il passar del tempo le colture di lombrichi sono soggette ad acidificazione. Questi piccoli vermi senza denti sono persino in grado di frantumare alimenti mescolati a sassolini e ghiaia fine nel loro stomaco. Per questo motivo è consigliabile somministrare sempre, oltre ai residui organici, piccoli residui di polvere di roccia, calce o una miscela di minerali adeguata. In una cassetta con 2000 lombrichi da compostaggio è sufficiente aggiungere un cucchiaio colmo di polvere di roccia ogni tre settimane (da spargere su tutta la superficie). Normalmente, se la coltura sprigiona un leggero odore, ciò significa che, probabilmente, il suo strato attivo non sta ricevendo abbastanza aria, o che è stato somministrato troppo nutrimento ed è in corso una decomposizione anaerobica. Per rimediarvi sarà necessario ridurre la somministrazione di alimenti, analizzando anche il valore di pH. Il miglior modo per farlo è prelevare campioni di terreno da quattro diversi punti. Si dovrà poi riempire con il terreno raccolto la metà di un bicchiere, mentre il resto andrà riempito di acqua distillata, si mescoleranno bene acqua e terra e si procederà con la misurazione del pH, per controllare se risulta compreso fra 5 e 7. Se il pH è inferiore a 5, si dovrà somministrare calce per aumentarlo. Dopo due o tre settimane, si capirà se questa aggiunta di calce è stata efficace. Bisognerà aver cura di non aumentare eccessivamente il valore di pH. Un pH basso, abbinato a un odore acido, indica un accumulo di ammoniaca, che a sua volta è indice di decomposizione anaerobica nella worm farm. Per rimediarvi basta favorire una migliore areazione: il compost di lombrico dovrà essere dissodato ed alimentato con frammenti di cartone per uova, cartone da imballo o giornali, fino all’eliminazione del problema. Una carenza d’aria è probabilmente dovuta all’elevata umidità, nel cui caso è opportuno aggiungere alla miscela di pezzi asciutti di cartone, giornale e fieno. Per un pH superiore a 7,5, bisogna assolutamente evitare di aggiungere frutta, controllando inoltre che gli alimenti usati non contengano tracce di frutta. Dal momento che giornali e imballi di cartone sono generalmente bagnati da alimenti, occorrerà controllare che l’acqua nella miscela abbia inizialmente un pH pari a 5,5 e che siano somministrate solo piccole quantità di residui di frutta. Se sono state somministrati residui di frutta in grande quantità, sarà necessario aggiungere un po’ più di miscela di minerali, polvere di roccia o calce per regolare l’acidità. Se la coltura è troppo secca, basterà aggiungere acqua. Per controllare se l’humus di lombrico è sufficientemente secco, prenderlo con le mani: spremendolo non dovrebbe rilasciare

acqua. Fare attenzione però che non sia nemmeno eccessivamente secco.

INFORMAZIONI GENERALI SUI LOMBRICHI DA COMPOSTAGGIO I lombrichi vivono in simbiosi con i microorganismi. Questi ultimi macerano gli alimenti e sono ingeriti dai lombrichi insieme a piccole parti di alimenti. I lombrichi da compostaggio vivono fino a 15 anni, respirano attraverso la pelle, hanno cinque cuori e, come ermafroditi, producono fino a 200 bozzoli all’anno. Nella stagione di riproduzione l’anello attorno ai lombrichi si stacca, viene fecondato e si trasforma in bozzolo. A temperature basse, la produzione di bozzoli aumenta; pertanto in primavera la popolazione aumenterà. Se lo spazio è ristretto, o il nutrimento scarseggia, o se la temperatura è troppo alta, la riproduzione diminuisce. I lombrichi temono la luce e sono in grado di rintanarsi rapidamente quando si rimuove la copertura, o il tappeto di canapa, dalla cassetta superiore.

scono ad ingerire abbastanza nutrimento, ciò significa che la temperatura è probabilmente troppo bassa o troppo alta. Una diminuzione del numero di lombrichi denota una probabile mancanza di oligoelementi. Si dovrà procedere con l’analisi del pH e la somministrazione di calce, polvere di roccia o miscela minerale. Potrebbe riscontrarsi una eccessiva aridità nella cassetta, tale da impedire una proliferazione dei lombrichi oppure, in casi più rari, ci potrebbe essere troppo azoto. In alcune parti, i lombrichi potrebbero sprigionare odore ed essere molto sottili. In tal caso si dovrà ridurre la concentrazione di azoto negli alimenti somministrati. Con l’esperienza si potrà capire quali sono le condizioni ambientali ottimali

per la coltura, così come normalmente si fa nella gestione di una grow room, e non si commetteranno più errori.

PRECISAZIONI SULLE FOTOGRAFIE DEL PRESENTE ARTICOLO Le fotografie mostrano un processo di upcycling, in cui si evita di danneggiare sia il secchio che i vasi ed il succo di lombrico viene fatto colare via dopo aver rimosso i vasi. In questo test, dopo due settimane si è notato che solo alcuni esemplari di vermi da giardino erano perfettamente vitali dopo circa due settimane. Alcune colture di lombrichi “fai da te” sono inadeguate. Solo col tempo si capirà se la worm farm è stata realizzata in modo corretto.

ALTRI COABITANTI Quando non si ha l’accortezza di coprire la coltura con un tappeto di canapa, se si somministrano residui di frutta la cassetta finirà con l’essere infestata da mosche per la frutta. In questo caso, in spazi chiusi si verificano diversi inconvenienti: si rischia infatti di favorire la presenza di infestanti come mosche e moscerini sia nel compost che nelle piante coltivate. Oltre a coprire al coltura, si potrebbe ovviare al problema riducendo la somministrazione di residui di frutta, o semplicemente avvolgendoli in un giornale e collocandoli ben sotto nel terreno. A scopo preventivo, si può realizzare facilmente una trappola per mosche della frutta mescolando una parte di succo di mela, due parti di aceto e due gocce di detersivo per piatti da versare sulla worm farm. Le mosche moriranno annegate. Se le mosche proliferano, basterà lasciarle “morire di fame” somministrando alla coltura esclusivamente cartone e una piccola quantità di polvere minerale, mentre i lombrichi sopravvivranno. Contro i moscerini è possibile usare i nematodi o gli acari predatori (hypoaspis aculeifer). Se si somministrano residui di frutta a una coltura che è eccessivamente secca, finirà per essere infestata anche dalle formiche. È possibile lasciare pure questi residui dolci e, se si presenta il problema, è possibile rimediarvi avvolgendo i residui in un giornale e sistemandoli sotto il compost. Assicurarsi che la superficie resti sempre umida, irrorandola di tanto in tanto con un nebulizzatore a pompa.

Buongiorno, città di Münster, dov’è l’immondizia?

In caso di muffa o quando si è fuori casa, con una protezione in fibra di cocco i lombrichi mantengono la loro vitalità dopo 5 giorni

Nelle colture di lombrichi proliferano anche dei vermi di colore bianco, lunghi da 5 a 30 mm, gli enchitreidi. Se questa popolazione supera numericamente quella dei lombrichi da compostaggio, ciò significa che il pH è troppo basso e sarà necessario aumentarlo. I collemboli, provvisti sei piedi e di lunghezza compresa fra 1 e 5 mm, sono anche alquanto frequenti. Molto più rari sono i più piccoli isopodi, di colore nero e con 14 piedi (questi ultimi possono essere facilmente presi con una mano). Questi tre tipi di ospiti contribuiscono alla decomposizione degli alimenti organici.

CONCLUSIONI Se in una cassetta è presente una quantità sufficiente di lombrichi, che tuttavia non rie-

Compost di lombrico pronto venduto sul mercato


HISTORY CANNABIS

15

CANNABIS E STIGMA SOCIALE

DOVE È NATO E COME STA MORENDO IL PREGIUDIZIO VERSO LA PIANTA DI CANAPA Che la cannabis sia ormai rientrata a pieno diritto nel mainstream e nel discorso pubblico è un dato di fatto. Ma per quali motivi ne sia uscita in precedenza e soprattutto come abbia guadagnato il pesante stigma sociale che la caratterizza, è spesso un tema tralasciato o dato per acquisito. Ma perché i consumatori di cannabis sono visti come membri meno accettabili della società? Cosa è successo durante il secolo breve del ‘900 per stravolgere così tanto il significato di una semplice pianta? di Giovanna Dark

sempre più chiaro che la genesi del proibizionismo contro la pianta – nato in America negli anni ’30 – è stata costruita soprattutto sugli stereotipi negativi che ne hanno voluto caratterizzare l’utilizzo. La letteratura sullo stigma sociale legato alla marijuana è piena zeppa di riferimenti alla violenza, alla follia e, quando generosa, a una non-produttività antagonista al mercato: denigrare i consumatori di cannabis sulla base del loro impatto sociale divenne la narrativa dominante nei discorsi politici di ordine interno, poco importa che le tesi a supporto delle affermazioni fossero estremamente imprecise e basate su dati scientificamente nulli.

dalla cannabis, più la sua reputazione migliora tra le persone informate. Un cambio nella percezione che la società ha della cannabis sta avvenendo non solo per la relativa facilità con cui si può dimostrare la completa innocuità della pianta, soprattutto se paragonata ad altre sostanze legali come l’alcool o il tabacco. L’altissimo costo che il proibizionismo ha imposto e continua ad imporre in termini finanziari e di potenziale umano, ha pure giocato un ruolo nella riabilitazione pubblica della cannabis. Solo negli ultimi 40 anni, la cannabis ha cominciato un lento ma costante processo di distanziamento dallo stigma sociale, provando di essere tutt’altra cosa rispetto alla fama di sostanza stupefacente la cui “pericolosa eradicazione” nel tessuto sociale è valsa una War on Drugs multimiliardaria. E dimostrando infine di essere capace di rivitalizzare economie agonizzanti, come appunto quella statunitense.

La cannabis è stata legale nel mondo per lunghissimo tempo. Come spesso abbiamo documentato su queste pagine, non era per nulla inusuale tenere prodotti a base di canapa nella propria abitazione fino ai primissimi anni del 1900. La cannabis è stata un ingrediente base per preparazioni e medicamenti che erano largamente distribuiti in tutto l’emisfero occidentale, e il suo utilizzo era visto in modo completamente neutro, se non assolutamente sicuro.

Come è potuto succedere? Come diavolo è possibile che l’atto del fumare cannabis abbia potuto essere associato a comportamenti devianti e fondamentalmente asociali, quando la realtà dei fatti ha sempre suggerito l’opposto? Lo stigma sociale legato al consumo di cannabis ha ammorbato per decenni la cosiddetta società occidentale dell’uomo bianco. Nonostante questa stigmatizzazione – intesa nel senso sociologico del termine, ovvero quel processo che attribuisce una connotazione negativa a un membro o a un gruppo della comunità in modo da declassarlo a un livello inferiore – sia basata su un’impressionante serie di inesattezze scientifiche, essa ha prodotto danni incalcolabili: impattando sulla vita di milioni di persone con criminalizzazioni e persecuzioni sociali. Sebbene la situazione sia decisamente migliorata, grazie al prezioso lavoro di informazione e divulgazione antiproibizionista e alla sempre più facile reperibilità del prodotto, il problema purtroppo persiste. La buona notizia è che, più impariamo

Mentre il processo di accettazione della cannabis accelera a livello internazionale, diventa infatti

Le cose presero decisamente un’altra piega tra gli anni ‘10 e ‘20 del ‘900, quando enormi masse di persone cominciarono a spostarsi da una parte all’altra del globo e il tema dell’immigrazione cominciò a farsi sentire per la primissima volta come problema di rilevanza sociale. Negli Stati Uniti, meta allora tra le preferite dai migranti, le autorità erano alla disperata ricerca di un modo per perquisire e/o arrestare e/o deportare immigrati e persone di colore: trovarono nella proibizione della cannabis uno degli strumenti più efficaci.

Harry Anslinger, l’uomo che più fortemente volle la proibizione della cannabis a livello federale, usava dire: "Ci sono circa 100,000 consumatori di marijuana negli Stati Uniti e la maggior parte di loro sono negri, ispanici, filippini, artistoidi o pervertiti. La loro musica satanica, il jazz e lo swing, non sono altro che il prodotto dell’uso di marijuana”. E ancora: “La marijuana è la causa per cui le nostre donne cercano relazioni sessuali con i negri e finiscono nella perversione”. Anche il nostro Franco Casalone ha documentato puntualmente, sulle pagine di SSIT4-2017, come il termine “marijuana” stesso non sia altro che uno spregiativo utilizzato in principio con intenti dichiaratamente razzisti e xenofobi. Nel suo fondamentale libro The Emperor Wears No Clothes, il leggendario attivista per la cannabis Jack Herer asserisce come il proibizionismo fosse legato a doppio filo agli interessi dei produttori di carta e degli inventori delle prime fibre sintetiche – William Randolph Hearst e la compagnia DuPont tra i primi ¬–, che effettivamente alimentarono una campagna di calunnie sulla canapa, mistificando le proprietà psicoattive della pianta, con lo scopo preciso di eliminarla dal mercato. La versione offerta da Jack Herer ha certamente il suo valore storico: sia Hearst (magnate della stampa) che i DuPont (leader nei prodotti petrolchimici) avevano ben più di un motivo per boicottare la canapa e renderla illegale negli Stati Uniti. William Randolph Hearst e le sue testate furono poi estremamente zelanti nel diffondere l’idea che la “marijuana” fosse l’erba del diavolo, ben diversa dalla canapa cui la gente era abituata e che quanti ne facessero uso non potevano


16 essere altro che individui socialmente pericolosi e di conseguenza inaccettabili. Profitto, controllo e repressione sociale: fu per la combinazione di questi fattori che la cannabis venne messa fuori legge non solo negli Stati Uniti ma anche in buona parte delle nazioni del globo. La pianta di cannabis venne ufficialmente dichiarata illegale a Ginevra nel 1925, durante la Convenzione Internazionale sul Controllo dei Narcotici, organizzata da quella che allora si chiamava Società delle Nazioni, ovvero la primissima organizzazione intergovernativa nata dalle macerie della prima guerra mondiale e che contava l’adesione di 42 stati, Stati Uniti e Germania esclusi. Sebbene l’intento della convenzione fosse soprattutto quello di regolare il mercato di oppio e cocaina, la cannabis venne aggiunta all’agenda su richiesta di Egitto e Turchia. Entrambi i Paesi avevano finora basato le loro convinzioni proibizioniste sull’interpretazione della legge islamica ed entrambi i Paesi avevano appena aperto alla secolarizzazione della società ma necessitavano di mantenere il controllo su una popolazione i cui costumi erano in procinto di cambiare. Il delegato egiziano denunciò ad esempio come il consumo di hashish fosse la causa del 30-60% delle malattie mentali registrate nel suo Paese. Queste ed altre affermazioni non vennero investigate dalla Società delle Nazioni fino a 10 anni dopo la messa al bando della canapa, nel 1935. Undici anni dopo, anche la Società delle Nazioni cadeva sotto il fallimento della Seconda Guerra Mondiale e nel mondo si instaurava quella polarizzazione che per altri 43 anni prese il nome di Guerra Fredda. Il resto è storia, ancora un po’ fumosa ma comunque identificabile in una fortissima influenza politica e culturale da parte di USA e URSS, nei confronti delle rispettive aree di influenza. Se i sovietici non hanno mai avuto ufficialmente nulla da ridire sulla canapa – la Russia era uno dei maggiori produttori di canapa tessile –, gli americani d’altro canto volevano continuare a servirsene per i propri scopi di controllo sociale. Nel 1961 le Nazioni Unite – la versione riveduta e corretta del primo esperimento post Guerra mondiale – organizzarono la Convenzione unica sugli stupefacenti, il cui scopo dichiarato era quello di aggiornare tutta la giurisprudenza in materia di droghe e di creare una classificazione degli stupefacenti in base alla loro (presunta) pericolosità. La cannabis finì nella stessa tabella degli oppiacei e della cocaina, in quanto “provoca immediata dipendenza” e di conseguenza rischiosa per la salute pubblica. Solo l’uso medico scientifico rimase in qualche modo permesso ma l’Organizzazione Mondiale per la Salute, su consiglio di Anslinger, si affrettò a dire che la cannabis non aveva alcun valore nella medicina moderna, facendola sprofondare allo livello degli intrugli di fattucchiere e ciarlatani. Nonostante tutto ciò, per la fine degli anni ’60 gruppi sempre più nutriti di cittadini cominciavano ad interrogarsi sui risultati o, sarebbe meglio dire, sulla mancanza di risultati del proibizionismo sulla cannabis. In quello stesso 1968 che vide montare proteste in tutto il mondo occidentale, Richard Nixon arrivò alla Casa Bianca: mr. President non era certo un fan dei movimenti e della cosiddetta “controcultura”, per questo mantenne saldo il sistema proibizionista, piegandolo spesso a mero strumento per il raggiungimento dei suoi fini politici. Come perfettamente sintetizzato da uno dei suoi

collaboratori più stretti, intervistato ai microfoni della CNN: “Ma quali comunisti? Allora la Casa Bianca aveva 2 nemici: i pacifisti e le persone di colore”. L’ex capo degli interni dell’amministrazione Nixon e figura di spicco nello scandalo Watergate, John Ehrlichman, ha candidamente affermato: “Sapevamo perfettamente di non poter rendere illegale essere contro la guerra o essere nato con la pelle più scura, ma di certo potevamo portare l’opinione pubblica ad associare gli hippie con la marijuana e i negri con l’eroina. Li abbiamo criminalizzati all’estremo, abbiamo distrutto comunità intere. Potevamo arrestare i loro leader, perquisire le loro case, interrompere i loro incontri e soprattutto calunniarli giorno dopo giorno ai telegiornali. Se sapevamo di mentire riguardo le droghe? Certo che si”. La proibizione sulla cannabis ha rappresentato per diverse decadi un utile strumento per indebolire membri della società che sono visti come ingovernabili o indesiderati. Questo stigma purtroppo permane: la società italiana, così come il

“progredito mondo occidentale” offrono tutt’oggi fulgidi esempi di intolleranza e pregiudizio verso la pianta e chi la utilizza. Ma forse c’è di che ben sperare. I cosiddetti “millenials”, da intendersi come quanti hanno ora tra i 20 e i 36 anni, sono diventati soggetti adulti in un’epoca di forte cambiamento sociale che, tra gli altri tabù, ha cominciato a normalizzare anche la cannabis e i suoi utilizzi. L’inarrestabile corsa all’oro verde degli Stati Uniti, assieme ad alcune sacche di resistenza europee come i Paesi Bassi e la Spagna, hanno presentato all’opinione pubblica una qualità dimenticata della cannabis: il potenziale economico. La combinazione di questi due fattori ¬– di nuovo sociale ed economico – hanno portato ad un lento ma costante cambiamento nell’atteggiamento verso la canapa, al punto che il numero milennials che apertamente supportano e utilizzano cannabis è raddoppiato solo negli ultimi 10 anni. E questo anche grazie al fatto che la narrativa che presenta la canapa sotto una luce stigmatizzante e proibizionista si è rivelata completamente falsa e tendenziosa. La popolazione

giovane del XXI° secolo non ha più paura della cannabis, quanto piuttosto dell’intrusione dello Stato nelle loro vite private. Ed è forse soprattutto per questa ragione che i millenials danno ancora risposte evasive sul reale utilizzo di cannabis: diverse scuole di pensiero pensano infatti che i numeri ufficiali sul consumo siano decisamente sottostimati. Nonostante lo stigma si regga ancora in piedi (anche se su una sola gamba), la casistica ha ampiamente dimostrato come l’uso ludico di cannabis non precluda di essere un membro della collettività comunque produttivo e funzionale. È il segreto di Pulcinella: lo sanno i fumatori e lo sanno quanti hanno a che fare con loro nella vita di tutti i giorni. L’allarmismo dei conservatori alla Giovanardi vede la normalizzazione della cannabis come il sintomo più evidente di una “catastrofe sociale” ma quanti hanno ancora un briciolo di attaccamento alla realtà sono incoraggiati a spernacchiare le uscite di questo tenore e a considerare la pianta di canapa come innocua. È questo tipo di pensiero arretrato, rappresentato

l’aria è spesso ammorbata da “fake news”, ovvero quegli assunti proibizionisti à la Serpelloni che sono stati testardamente riportati come scientificamente validi per decenni. Ciò significa che quanti di noi vogliono far parte del cambiamento positivo e si investono dell’aggettivo “antiproibizionista”, quando si tratta delle politiche che interessano la cannabis, hanno la precisa e solenne responsabilità di impegnarsi senza paura sulla verità. In primis quando uno dei vecchi e stanchi stigma sociali viene ancora trascinato per giustificare un divieto ingiustificato sull'erba. Quanti condannano l’uso della cannabis come inaccettabile sono sullo stesso identico piano di quanti la ritengono un vizietto che deve essere nascosto: entrambi attingono dallo stesso pozzo di pregiudizio e stigma sociale. I giudizi supini non aiutano certo nel prendere buone decisioni e questo tipo di pensiero doppiopesista è ancor più dannoso quando viene codificato in leggi che rovinano la vita delle persone e ne compromettono la sussistenza. Diciamolo forte e chiaro: la scienza così come la

da relitti come Giovanardi, ad essere è il primo nemico della cannabis, sono queste affermazioni pubbliche a minare pesantemente il paziente e capillare lavoro informativo che gli attivisti portano avanti da decenni. Questo tristemente diffuso e disinformato stigma sulla cannabis, supportato da evidenze scientifiche posticce e dichiarazioni allarmiste, è ancora il più grande ostacolo alla piena legalizzazione della sostanza nel nostro Paese: la disfatta istituzionale della proposta di legge voluta dall’Intergruppo parlamentare ne è solo il più recente esempio.

realtà dei fatti hanno largamente dimostrato che l'uso di cannabis da parte di adulti consenzienti non rappresenta un problema, né sanitario, né sociale. Nonostante la legge remi ancora contro, anche il belpaese sta cominciando ad abituarsi all’idea che un consumatore di cannabis non sia necessariamente un tossico che pesa sulla collettività e ne deve essere emarginato. Al giorno d’oggi, le persone con un minimo di istruzione credono sia ridicolo ragionare in questi termini.

Eppure basta una veloce ricerca online e un po’ di conoscenza del lessico medico per poter affermare con sicurezza che la cannabis è una sostanza particolarmente benigna ¬– soprattutto se comparata alle altre droghe in tabella – e per capire che i potenziali danni o pericoli derivanti dal suo utilizzo sono spesso sovrastimati in modo grossolano. A onor del vero, per quanti non conoscono direttamente la sostanza, è parecchio difficile avere un’opinione informata e consapevole sulla marijuana, soprattutto se si considera che

Stiamo finalmente cominciando a emergere dal lungo incubo nazionale di divieto e di stigmatizzazione di coloro che scelgono di includere questa erba innocua, anzi benefica, come parte della loro vita quotidiana. Perché la cannabis, ovviamente, non ha nulla a che vedere con l'intelligenza o la sua mancanza. Non ha nulla a che vedere con la presenza o l’assenza di buon carattere, con la motivazione e il valore etico, o con la capacità fondamentale di gestire la propria vita. Ed è proprio per questa grande verità che lo stigma sociale che circonda la cannabis sta lentamente iniziando a scomparire.


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FOSFORO (P) - MOBILE

Info: il fosforo è indispensabile per la fotosintesi. È la fonte di energia per le piante che trasferiscono l’energia generata in PS e durante la respirazione, dal rilascio dell’energia immagazzinata nei carboidrati. Il fosforo – uno dei componenti del DNA, molti dei quali sono enzimi e proteine - è legato al vigore generale, alla resina e alla produzione di semi. Il fosforo è estremamente importante per la salute delle piante giovani. Causa: quando si verifica carenza di fosforo, in generale il pH si è alzato troppo, oltre il 7.0, il che rende i macronutrienti non disponibili

all’assorbimento perché non sono disponibili, cambiando forma ionica. Le basse temperature [al di sotto dei 10°C] compromettono l’assunzione di fosforo. Le carenze sono aggravate dai terreni argillosi e umidi. Fra le altre cause figurano un substrato acido, un eccesso di ferro e zinco o un terreno in cui si sono fissati (legati chimicamente) fosfati. Ciononostante, è necessaria una determinata quantità di zinco per un utilizzo adeguato del fosforo. Si confonde con: carenza di zinco, basse temperature Soluzione: di rado in natura si presentano composti di fosfati accessibili alle radici. Il fosforo è

legato in alcuni composti organici e viene rilasciato attraverso la decomposizione sulla base della vita nel terreno. Il guano di pipistrello è una fonte di fosforo prontamente disponibile. La farina di ossa al vapore, il concime di fattori e il compost sono a seguire le fonti migliori. Miscelate nel mix organico da mettere nel terreno. Utilizzate sempre componenti organiche a grana fine che si spezzano e sono rapidamente disponibili. Prevenite le carenze miscelando un fertilizzante organico completo che contenga fosforo nel substrato prima di piantare. In outdoor, miscelate farina di ossa al vapore molto fine e fosfato di rocca in polvere nel terreno l’anno prima di piantare. Utilizzate l’acido fosforico per abbassare il pH fra 5.5 e 6.2 nelle colture idroponiche e riducete anche l’EC. Correggete il pH (6.0–7.0 per i terreni argillosi e 5.5–6.5 per i terreni da vaso) per agevolare la disponibilità di fosforo. Se il terreno

Eccesso / Carenza 3. La crescita verticale e laterale rallenta

FOSFORO

8b. Le foglie nuove sviluppano lamine fogliari sottili 8a. Le foglie nuove sviluppano clorosi fra le venature 8c. Le punte e il contorno delle foglie bruciano

6. La pianta debole è vulnerabile a malattie e insetti infestanti 2. I pezioli assumono un colore violaceo

1. Le foglie diventano verde bluastro

8d. Meno distanza internodale 8e. Raccolto minore 8. Carenza di micronutrienti di zinco e di ferro 9. Compaiono segni di carenza di calcio e magnesio 9a. Le foglie inferiori si piegano e si sviluppano alcune macchie 10. Le cime secche hanno un gusto “chimico” 9B. Le punte delle radici deperiscono

4. Compaiono macchie di color rame scuro o da viola a nero sulle foglie inferiori

5. Le foglie più colpite sviluppano un colore viola metallico con toni bronzo scuro e continuano ad arricciarsi, piegarsi, appassire e cadere

è troppo acido e c’è un eccesso di ferro e zinco, il fosforo non sarà disponibile. La cannabis assorbe i fosfati inorganici esclusivamente in forma ionica. Cercate nel punto vendita locale che fornisce materiale per l’idrocoltura delle miscele di nutrienti con una formulazione adeguata dal punto di vista del contenuto di fosforo. Utilizzate forme solubili di fosforo quando la temperatura del terreno scende al di sotto dei 10°C. Eccesso: relativamente diffuso, soprattutto durante la fioritura. In effetti, si favorisce un eccesso di fosforo per ingrossare le cime e aggiungere peso al raccolto finale. L’eccesso generalmente è provocato dall’aggiunta di fertilizzante con un contenuto troppo elevato di fosforo in forma disponibile. I segnali di tossicità derivante dal fosforo potrebbero metterci varie settimane prima di comparire, soprattutto se l’eccesso è ammortizzato da un pH stabile. I sintomi si manifestano sotto forma di carenza di macronutrienti a livello di zinco, la più diffusa, e di ferro. Inoltre, man mano che aumenta la disponibilità di fosforo, diminuisce la disponibilità di calcio e magnesio. Se sono presenti segni di carenza di zinco e di ferro, potrebbe esservi anche carenza di fosforo. Il fosforo a base chimica in eccesso presente nelle cime di cannabis durante la fioritura provoca un sapore “chimico” al momento di fumarla. Causa: numerose varietà di cannabis tollerano elevati livelli di fosforo. Il fosforo disponibile si accumula arrivando a livelli tossici se viene applicato intensamente e non risciacquato attraverso il terreno. Si confonde con: carenza di zinco, ferro, magnesio o calcio. Soluzione: aumentare il pH. Il fosforo non viene drenato facilmente dal terreno, quindi risciacquare il terreno non ha molto effetto. Cambia solo forma e può combinarsi con il calcio e formare composti insolubili.

POTASSIO (K) - MOBILE 7. La pianta debole è vulnerabile a malattie e insetti infestanti

Info: il potassio contribuisce a combinare zuccheri, amidi e carboidrati ed è fondamentale per la loro produzione e movimento. Il


19 Eccesso / Carenza potassio è essenziale per la crescita attraverso la divisione cellulare. Aumenta la clorofilla presente nel fogliame e contribuisce a regolare le aperture degli stomi in modo tale che la pianta utilizzi meglio luce e aria. È necessario produrre proteine che aumentino il contenuto in oli e migliorino il sapore delle piante di cannabis. Favorisce inoltre una solida crescita radicolare ed è legato alla resistenza alle malattie e all’apporto di acqua. La forma potassa dell’ossido di potassio è (K2O). I terreni che hanno elevati livelli di potassio aumentano la resistenza delle piante a batteri e muffe. Carenza: la carenza di potassio è diffusa nelle coltivazioni indoor, meno diffusa in serra e piuttosto comune in outdoor. La carenza di potassio provoca un aumento notevole della temperatura interna delle foglie. Oltre i 40°C le proteine cellulari bruciano e decadono. Per raffreddare le foglie, fate evaporare l’umidità. L’evaporazione di norma avviene maggiormente sui bordi delle foglie ed è in questa sede che si verifica la bruciatura. Fino al 70 percento dell’energia di una pianta viene “bruciata” per tenerla fredda. Il potassio in eccesso si muove inoltre in queste aree più esterne, arrivando alla parte finale delle venature e accumulandosi, il che provoca queste bruciature spesso confuse con fenomeni derivanti da sali, ma che in realtà non lo sono. Deve vedersi prima la clorosi e lo strato cuticolare della foglia sbiadito, su tutte le foglie vecchie. Le piante con minori carenze di potassio sembrano sane; le foglie sono un po’ troppo verdi e sembrano un po’ inerti. Gli steli sono sottili e la ramificazione potrebbe aumentare. I bordi e le punte delle foglie giovani perdono colore diventando marrone ruggine, disidratandosi e ripiegandosi su se stesse. Sempre più foglie vecchie (dapprima sulle punte e ai margini, poi su tutta la superficie) sviluppano un colore a macchie ruggine, diventano scure e muoiono. Gli steli spesso diventano deboli, esili e a volte fragili. Le piante con carenze sono molto esposte alle malattie e agli attacchi dei parassiti. La fioritura viene ritardata e si riduce notevolmente. Causa: il potassio in genere è presente ma si fissa o si lega nei terreni ricchi di humus e argillosi,

b /H IRJOLH SL» YHFFKLH LPSDOOLGLVFRQR e sono colpite da clorosi

POTASSIO 7b. Le nuove foglie sviluppano lamine fogliari sottili 7a. Le foglie nuove sviluppano clorosi fra le venature

2. I margini, le punte delle foglie diventano di color ruggine e “bruciano"

7c. Le punte e il contorno delle foglie sono bruciati 7d. La distanza internodale è inferiore

4. La ramificazione del gambo potrebbe aumentare

7. Provoca carenza di calcio, magnesio, zinco e ferro 7e. Le foglie inferiori si arricciano e si sviluppano delle macchie

5. La fioritura ritarda e diminuisce

6. La zona radicolare è acida

3. I gambi spesso s’indeboliscono, diventano sottili e a volte fragili

7f. Le punte delle radici avvizziscono

spesso bloccato dall’accumulo di fertilizzanti tossici (sale). Il sodio in eccesso nella fonte d’acqua che si accumula nel terreno, il calcio, il magnesio e il fosforo e le basse temperature compromettono l’assorbimento del potassio. Si confonde con: Edema (accumulo anormale di fluidi) o macchie causate da batteri o funghi. Viene inoltre rallentato l’assorbimento di magnesio, manganese e a volte zinco e ferro. I margini delle foglie bruciati sono inoltre causati dalla bassa umidità e dalla bruciatura generale da fertilizzante (sale). Soluzione: risciacquare il sale tossico dal terreno utilizzando abbondante acqua fresca. Applicare un fertilizzante N-P-K ben equilibrato con un elevato contenuto di potassio. I coltivatori organici aggiungono potassio ad azione rapida sotto forma di laminaria liquida o potassa. Il potassio viene

assorbito velocemente e i sintomi di carenza dovrebbero scomparire nel giro di pochi giorni. Aggiungete polvere di granito ad azione lenta e l’arenaria nelle buche dove pianterete outdoor. Eccesso: di tanto in tanto, troppo potassio può diventare un problema, ma è difficile diagnosticarlo perché si presenta con i sintomi di carenza di altri nutrienti. Un eccesso di potassio acidifica l’area radicolare, rallenta l’assorbimento di calcio, magnesio e a volte di zinco e ferro. Cercate i segnali di accumulo di potassio tossico quando si presentano carenze di calcio, magnesio, zinco e ferro. Causa: il potassio si è accumulato nel terreno e ce ne è troppo a disposizione delle radici. Si confonde con: carenza di calcio, magnesio e a volte di zinco e ferro o in generale con bruciature da

sale. Tuttavia, la fibra di cocco rilascia grosse quantità di potassio, che viene prontamente assorbito e blocca fuori calcio e magnesio. Il risultato sono alcuni sintomi di carenza di calcio e magnesio con bruciatura delle punte e poi dei margini delle foglie dovute all’accumulo di potassio in questi punti. Le vere bruciature da sale non derivano dalla presenza di troppi ioni nel tessuto, bensì dall’inversione del gradiente osmotico, che preleva acqua dalla pianta e non la sposta in essa. La soluzione per il cocco è aumentare l’EC, non aggiungere e percolare. Soluzione: risciacquare il substrato delle piante colpite con soluzione fertilizzante ad azione moderata e completa. I problemi più gravi richiedono risciacquo con maggiori quantità di acqua attraverso il VXEVWUDWR 5LVFLDFTXDWH FRQ XQ volume d’acqua minimo del triplo rispetto al volume del substrato.

Questo brano è stato tratto dal capitolo 21 “Nutrients” della Cannabis Encyclopedia (596 pagine, oltre 2.000 immagini a colori, formato A4) di Jorge Cervantes, disponibile in inglese. L’edizione spagnola è disponibile da gennaio 2017. Per maggiori informazioni, visitate il sito di Jorge, www.marijuanagrowing.com


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COLTIVA CON ROBERT B.

QUANDO IL FUMO ARRIVA ALL’INGRESSO DI CASA COME ESSICCARE E STOCCARE LA CANNABIS IN MODO SICURO I cannabicoltori che conservano le loro scorte in uno sgabuzzino e fumano in appartamento forse non sono in grado di percepire l’odore dell’erba. Ma potrebbero piombare a casa ospiti indesiderati e l’odore si sentirà facilmente all’ingresso. Per questo motivo, un processo di essicazione e stoccaggio sicuro sono dei requisiti imprescindibili. Non si tratta solo di rimuovere l’odore ma anche di ottenere e mantenere Text: Robert B. un buon livello di qualità in produzione. Con un processo di essiccazione rapida i fiori non hanno abbastanza tempo per maturare dopo essere stati recisi. In realtà, i fiori recisi non vanno essiccati in un forno domestico ad 80 gradi per 8 ore, bensì in uno sgabuzzino, dove verranno conservati per 8 giorni, a

L’aria aspirata emanerà odore

un’umidità relativa dell’aria di circa il 60% ed una temperatura di 20°C. Se l’ambiente è più freddo, caldo, secco o umido, il raccolto ne risentirà. Nella peggiore delle ipotesi la cannabis comincerà ad ammuffirsi. Per questo motivo si raccomanda vivamente di

aerare la camera di essiccazione, o di favorire almeno una circolazione d’aria al suo interno. Se un estrattore d’aria non basta a rimuovere l’odore, è necessario applicarvi davanti un idoneo filtro ai carboni attivi. Il problema dell’odore dell’erba comincia già con il raccolto. Quando le piante sono raccolte in ambienti chiusi diversi da una grow room, dove è installa-

raccoglitrici aspiranti permette di far circolare la massa d’aria. In una sala di stoccaggio del raccolto, l’aria dovrà essere estratta con l’uso di un filtro, o piuttosto forzata verso la grow room con un sistema di ventilazione a ciclo continuo munito di filtro. La qualità del raccolto dipende da un processo di essiccazione adeguato. I singoli fiori possono essere sistemati a

LA QUALITÀ DEL RACCOLTO DIPENDE DA UN PROCESSO DI ESSICCAZIONE ADEGUATO to un impianto d’estrazione dell’aria, è necessario evitare che l’odore si diffonda tutt’intorno. L’uso di macchine

Conservazione sotto vuoto

strati sottili su una barra di essicazione ed essere girati una volta al giorno. È possibile anche appendere interi rami


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Fiori recisi messi su una barra ad essiccare, prima del trasferimento in uno sgabuzzino oscuro

Un sacchetto finemente tagliuzzato

di fiori su uno stendibiancheria. Il successo può dipendere anche dal clima. All’atto di imbustare i singoli fiori, dopo l’essiccazione, si dovrà controllare, nello stesso giorno o in quello successivo, che questi non si siano appiccicati all’interno della busta di plastica sigillata. Se il livello d’umidità è basso, la

protetti dall’esposizione all’aria e dalle fonti di luce. Si deve inoltre scegliere un vano fresco per lo stoccaggio. I fiori di marijuana contengono sia cannabinoidi che terpeni, elementi essenziali per il gusto e l’effetto del prodotto finale. Molti terpeni, tuttavia, sono altamente volatili e, pertanto, evaporano a una temperatura superiore a 30°C. Molti cannabicoltori congelano il loro raccolto, operazione sicuramente raccomandabile. Durante lo scongelamento e l’apertura, tuttavia, bisogna controllare che non si sia accumulata umidità nell’involucro o nel contenitore usato.

Sigillatura di un sacchetto antiodore

busta può semplicemente essere lasciata aperta, per permettere all’umidità residua di evaporare. Un processo di essicazione lento e graduale è sempre vantaggioso ai fini della qualità. È per-

Durante il congelamento, invece, si dovrà controllare che il contenitore non resti aperto. Chi intende conservare una grande quantità di cannabis ottenuta in un singolo raccolto, che gli servirà come scorta per tutto l’anno, dovrà anche prevedere un’apposita area di stoccaggio sicura. Cantine, garage, capanni da giardino, un angoletto nel bosco o luoghi simili potranno essere utilizzati a tale scopo, per evitare odori in casa. Si dovrà poi fare in modo che l’umidità non penetri all’interno del contenitore. In altri termini, il luogo di stoccaggio dovrà essere sia inodore che stagno. Le buste salva-freschezza a chiusura rapida non sono al 100 % stagne, Le Noaks Bags, invece, sono molto meglio. Esistono anche buste antiodore sigillabili con un ferro da stiro per proteggerne il contenuto. Un’ulteriore alternativa

conservazione di alimenti sottovuoto, si tenga presente che questi non rendono il prodotto impercettibile ai cani antidroga. Il margine estremo di questi sacchetti viene sigillato. È possibile tagliarlo per aprire il sacchetto e trasferirne il contenuto in un altro sacchette o contenitore, dopo di che sarà possibile risigi-

sono più indicati. Si tenga presente che, in un ambiente chiuso, persino un singolo grammo può sprigionare un odore percepibile fino a diversi metri di distanza da un naso umano, pur non essendo l’olfatto umano altrettanto sensibile quanto quello di un cane. Chi viaggia portan-

I CONTENITORI TUPPERWARE DI BUONA QUALITÀ SONO PARTICOLARMENTE PRATICI llarlo. Infine, i contenitori Tupperware di buona qualità sono particolarmente pratici. Per il semplice stoccaggio, invece, un metodo vivamente consigliato è l’uso di film termoretraibile, mentre per il congelamento i contenitori sottovuoto

dosi dietro l’erba farebbe meglio ad evitare i sacchetti salva-freschezza a chiusura rapida, anche per un singolo grammo d’erba. Si dovrà piuttosto cercare di sistemarla in ‘nascondigli antiodore’.

Un sacchetto antiodore sigillato

UN PROCESSO DI ESSICAZIONE LENTO E GRADUALE È SEMPRE VANTAGGIOSO AI FINI DELLA QUALITÀ tanto opportuno far evaporare l’umidità residua in condizioni controllate.

UNO STOCCAGGIO ADEGUATO E SICURO Il THC si ossida con l’azione dell’ossigeno e della luce. Pertanto i fiori di marijuana essiccata, i panetti di hascisc o gli estratti devono essere

sono le buste per la conservazione di alimenti sottovuoto. Questi due tipi di buste hanno quindi la caratteristica di essere stagne. Per di più le buste antiodore sono a tenuta di luce, bisogna però far attenzione a non piegarle o spiegazzarle per non danneggiare il film interno antiodore. In quanto ai sacchetti per la

È importante tagliare in corrispondenza del margine estremo per poter risigillare lo stesso sacchetto


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SISTEMA A GOCCIA OUTDOOR

STEP DI CARRIERA

Come faccio a capire come irrigare mediante sistema a goccia controllato da timer? Sto pianificando di coltivare in un terreno rialzato profondo 7,5 cm e con un diametro di circa 18 cm. Voglio risparmiare acqua, ma non voglio irrigare troppo poco. Shep

Sono sempre stato interessato alla comunità della cannabis e ho sempre ammirato quello che fa la gente a livello nazionale per migliorare la vita dei pazienti con la cannabis. È il lavoro dei miei sogni. Da dove posso iniziare per riuscire a farmi strada in questo ambiente? Jude

Un modo per determinare quando e quanto irrigare è quello di utilizzare un dispositivo di misurazione dell’acqua. Questo dispositivo ha una sonda lunga per avere una lettura al di sotto della superficie del terreno. Si possono anche forare le pareti laterali per raccogliere dati sul terreno relativi ad altri punti del terreno rialzato.

Il primo passo per coltivare il tuo sogno probabilmente è traslocare in uno Stato dove la cannabis sia legale, in modo tale da non rischiare la tua libertà per aiutare gli altri. I tre Stati sulla costa degli Stati Uniti sono fra i più adatti da questo punto di vista e hanno il settore più sviluppato, oltre quindi al maggior numero di opportunità di lavoro in questo senso.

Controlla questo dispositivo con regolarità per vedere quanto ci mette il livello di umidità a scendere al di sotto del livello “verde”, 30 cm circa al di sotto della superficie. Misura poi il livello di umidità dopo aver irrigato. Se il livello di umidità è al di sopra del livello normale dopo aver irrigato, quanto ci mette a ritornare al verde? Dopo diversi giorni, potresti notare un modello comportamentale che ti guiderà nel programmare l’irrigazione. Utilizzare queste informazioni ti aiuterà a determinare quando irrigare e per quanto far gocciolare. I timer e le routine richiedono adeguamenti regolari per adattarsi alle variazioni meteorologiche che comportano cambiamenti di temperatura, umidità, pioggia e vento, ma anche dimensioni delle piante e fase della crescita delle stesse.

Se non conosci nessuno nel settore e pensi che ti potrebbe essere utile della formazione oltre a networking, frequenta una scuola della cannabis. Oltre a darti maggiori conoscenze, farà un po’ curriculum, dimostrando la tua serietà in questa direzione.

Piuttosto che irrigare per lungo tempo saturando eccessivamente il terreno, utilizza diversi fasi d’irrigazione più brevi. Un metodo più preciso per controllare l’irrigazione è quello di usare un sensore dell’acqua che controlla il flusso automaticamente. In questo modo non si ha più bisogno di capire quando irrigare matematicamente e questo sistema utilizza misurazioni affidabili. Nei giorni caldi, con le piante grandi, questo sistema rilascia piccole quantità alla volta per mantenere il livello di umidità piuttosto costante. L’irrigazione funziona meglio all’inizio della giornata e poi al bisogno, durante i periodi di stress quando il sole è allo zenit e le radici hanno maggior bisogno. Irrigare di sera in genere non è così efficace. Ci sono vari modi per distribuire l’acqua in tutta l’area del terreno rialzato. Fra questi ci sono gli anelli d’irrigazione che rilasciano l’acqua su di un’area circolare attraverso le aperture presenti nei tubi. Probabilmente tre cerchi concentrici bastano a coprire tutta l’area. I mininebulizzatori rilasciano uno spray molto fine su un’area del diametro di 30-60 centimetri. Se si posizionano questi dispositivi in modo strategico, si riuscirà a irrigare l’intera area. Se posizioni il terreno rialzato su una piattaforma solida e dreni, riuscirai a raccogliere l’acqua del drenaggio che potrai testare per valutarne i nutrienti e il pH e che potrai riutilizzare. Naturalmente, se l’acqua sta drenando, saprai che il terreno ha raggiunto il livello di saturazione. Un altro fattore da considerare: con 90 centimetri di mix di coltura c’è molto peso che schiaccia le particelle di terreno che si trovano sul fondo. Le particelle piccole vengono spinte l’una così vicino all’altra che non riescono più a trattenere l’aria di cui hanno bisogno le radici. Utilizzare un mix a grana più grossa negli ultimi 30 centimetri sul fondo può prevenire questa situazione poco sana. Per creare il mix aggiungete un 20% di corteccia o scaglie di cocco alla miscela che usate normalmente: una parte di scaglie su quattro parti di mix di coltura.

Da quando la marijuana per uso medico è stata legalizzata in California nel 1996, il settore cresce e si sta segmentando. In precedenza, i coltivatori e i rivenditori erano gli attori principali del settore. Orano sembrano aver acquisito la stessa importanza i lavorati, i prodotti commestibili e i concentrati. E poi c’è il commercio…

CLONI DA PIANTE IN FIORITURA Posso ottenere cloni da piante femmina in fioritura?

Jac

A volte. Dipende dalla varietà e dalla fase di fioritura. Quasi tutte le varietà possono essere riportate in fase vegetativa la prima settimana o le prime due settimane dopo aver forzato la fioritura. Alcune varietà, soprattutto a maturazione rapida, fra cui molte varietà a predominanza indica, continuano a produrre stigmi singoli o piccoli ciuffi di fiori quando vengono riportate indietro e crescono in modo vegetativo. Questo stato, la crescita vegetativa con i fiori, potrebbe continuare per generazioni di talee. Le talee delle fasi seguenti si radicano in modo un po’ più lento. Le varietà a predominanza sativa hanno maggiori probabilità di essere invertite e lo fanno più velocemente. Tieni la luce sempre accesa. Utilizza fluorescenti bianche fredde. Emettono molta luce dello spettro blu che promuove sia la crescita vegetativa sia la fioritura.

PIANTICELLE CHE SI ALLUNGANO Le pianticelle germogliano da una settimana. Gli steli sono alti circa 13 centimetri ma hanno solo quattro foglie. È normale? Charlie Queste pianticelle si trovano in condizioni ambientali inadeguate e ne soffrono. L’allungamento indica il fatto che non ricevano luce a sufficienza. Si allungano per cercare di raggiungerla. Allo stesso tempo, la temperatura probabilmente è un po’ troppo elevata e questo accentua l’allungamento. Aumenta l’intensità della luce utilizzando una fonte a più watt e posiziona un piccolo ventilatore sopra le piante per tenerle fresche.


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Sì. Aggiungere 1 cucchiaino di melassa ogni 4 litri di acqua d’irrigazione fa tre cose. Prima di tutto, stimola gli organismi benefici nella rizosfera, la parte del terreno dove si trovano le radici. Fra questi organismi, figurano i mangimi a base di micorrize e tricoderma sull’essudato radicolare come zuccheri e ormoni. Integrarne la dieta ne aumenta l’attività e il numero, incrementando la quantità di minerali e di altre sostanze trasferite alle radici. Questi organismi proteggono anche le radici dagli attacchi dei patogeni. Secondo, la melassa diminuisce la probabilità di attacco di vari tipi di marciume radicale e muffe, soprattutto nell’area

CONTROLLARE LA TEMPERATURA NEI SECCHI DI DEEP WATER CULTURE Ho problemi di temperatura nei secchi DWC (deep water culture, ossia coltivazione in acqua profonda). La temperatura continua a salire e quindi mi trovo costretto a buttare ghiaccio nel serbatoio. Cosa posso fare? Ken Esistono varie soluzioni. La più affidabile è quella di usare un dispositivo di raffreddamento dell’acqua (vedi

immagine). I dispositivi di raffreddamento fanno in modo che la temperatura non salga al di sopra di un determinato livello. Ci sono in versione sommergibile e a distanza. Oltre ai modelli destinati ai serbatoi d’idrocoltura, i dispositivi di raffreddamento dell’acqua vengono prodotti anche per mantenere costante la temperatura degli acquari. Stai già abbassando la temperatura usando il ghiaccio. Affinché possa essere più conveniente, potresti provare a usare i blocchi di ghiaccio da freezer o delle bottiglie di acqua congelata. Mentre l’acqua viene raffreddata mediante uno dei blocchi, quelli nel freezer si congelano per essere usati più tardi. Puntare la corrente verso la superficie dell’acqua di un serbatoio crea un sistema di raffreddamento evaporativo attivo. Il ventilatore può essere controllato mediante termostato di raffreddamento usato per acquari. La crescita radicolare è soddisfacente quando la temperatura viene mantenuta a 200C. A questa temperatura l’acqua trattiene facilmente una grossa quantità dell’Ossigeno (O) disciolto di cui ha bisogno. Con l’aumentare della temperatura, l’acqua trattiene meno O. Con ossigeno a sufficienza, la crescita radicolare e della pianta aumenta man mano che la temperatura arriva a 220C. Dato che la quantità di ossigeno che trattiene l’acqua a 220C è notevolmente più bassa, è meglio somministrare O utilizzando l’integrazione o una vigorosa aerazione. L’ossigeno può essere somministrato attraverso idrolisi o nel serbatoio.

della corona, dove il gambo incontra il terreno. Terzo, alcuni zuccheri vengono inoltre assorbiti direttamente dalle radici. Questi zuccheri aggiuntivi sono utilizzati per la crescita, quindi aumentano direttamente la resa. Utilizza circa un cucchiaino di melassa senza zolfo ogni quattro litri di acqua una volta la settimana. Prima irriga con acqua non trattata e poi aggiungi l’acqua di melassa (e fertilizzata). La melassa è usata anche nelle ricette del compost tea.

BANANE IMPAZZITE

ZUCCHERO E MELASSA PER LE PIANTE

Ho appena notato uno o due stami a banana per cima che si sono un po’ insinuate. Le piante hanno predisposizione genetica all’ermafroditismo. Ho usato gli ermafroditi per impollinare le piante femmina per avere semi femminizzati e queste piante sono il risultato. Le banane incideranno sui fiori delle altre piante femmina? Con che ritmo dovrei raccoglierle in modo che non influenzino le altre femmine? -H΍

Aggiungere zucchero o melassa è davvero benefico per le piante? lo zucchero viene assorbito attraverso le radici? Lulu

Gli stami a banana probabilmente non avranno molto effetto sulle cime delle altre piante femmina se non sono troppo vicine. I fiori si sono già aperti e probabilmente non hanno fatto danni,


Want to enjoy buds like this? Strain: White Satin by Mandala Seeds

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quindi non c’è fretta per il raccolto. Raccogliere prima porterebbe a semi immaturi che sono più difficili da separare dalle cime rispetto a quanto non accada con i semi maturi.

RACCOLTO PARZIALE Le punte sono molto belle e voglio raccoglierle. La parte inferiore della mia coltura indoor non ha ricevuto molta luce a causa dei vincoli di spazio e di altre variabili. Posso togliere le punte e lasciare crescere gli altri fiori un’altra settimana o due? Romanski Sì. Raccogli le cime mature e se è matura solo una parte della cima, raccogli solo quella. Sena le cime mature che bloccano la luce, le cime più in basso finalmente riceveranno luce diretta e si riempiranno un po’, ma, cosa più importante, matureranno.

QUANDO FAR FIORIRE Ho appena avviato una coltivazione outdoor medica legale a Maui. Mi è stato detto che per fare in modo che le piante non fioriscano, devono ricevere alcune ore in più di luce, quindi ho posizionato alcune fonti a LED sopra di esse. Irraggiano luce sulle piante. Anziché alcuni minuti di luce, le fonti a carica solare stanno accese un bel po’ di tempo di notte. Dopo una giornata di sole, non si spengono fino alle 3 di mattina. Le piante, sia in terra che in vaso, sembrano tutte sane. Qual è l’effetto di tutta questa luce LED? Come faccio a sapere quando spegnere le luci per ‘far cominciare la festa della fioritura’? Maui Jim La luce solare ha più uno scopo di regolazione che non di fornire energia per la fotosintesi. Dato che non fa partire la fioritura delle piante, funziona bene. Sta a te decidere quando far fiorire. La domanda vera è: quanto vuoi che diventino grandi le


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piante? Non appena toglie questa integrazione di luce, le piante staranno da 11 a 13 ore al buio e quindi inizieranno a fiorire.

delle mie piante come di piante di “pomodoro”, quindi non so se vale lo stesso. William

incidenza di tumori nelle aree geografiche in qui l’uso è diffuso. Vicino alle scuole e ai parchi giochi si raccomanda di non utilizzarlo.

USARE IL DACONIL

Il principio attivo del Daconil è il Chlorothalonil. Ha un meccanismo d’azione unico: stimola la risposta della pianta alle difficoltà come la presenza di patogeni, che viene definita in inglese SAR o systemic acquired resistance, ossia resistenza sistemica acquisita.

Probabilmente mangi verdura su cui è stato spruzzato ripetutamente. Tuttavia, i prodotti di degradazione del calore e della combustione sembrano essere notevolmente più pericolosi della sostanza chimica originaria.

Vivo nel Midwest degli Stati Uniti e ho sempre avuto una coltura indoor ben riuscita, ma ogni volta che mi cimento outdoor, la botrite e il marciume distruggono le piante. Ho provato Green Cure, Serenade e altri fungicidi, ma non sono serviti a nulla. La mia domanda è: va bene usare il Daconil? E se così fosse: in che modo va utilizzato? Ho chiamato i produttori e mi hanno detto che in due settimane dovrebbe essere andato, ma ho dovuto parlare

LO STUPEFACENTE

PRIMA IL DOVERE

È il terzo pesticida più utilizzato negli Stati Uniti e le principali colture su cui viene usato sono quelle di arachidi, patate e pomodori. È considerato rischioso somministrarlo, per possibile irritazione oculare, cutanea e altre reazioni.

Alcuni Stati in cui la marijuana è legale o legale per uso medico potrebbero aver vietato il suo utilizzo per la cannabis. Io non lo userei su una coltura di marijuana.

C’è un’associazione casuale fra il suo utilizzo e la maggiore

BENVENUTI A BBC NEWS, SONO JANE HILL… IL PRESIDENTE USA DONALD TRUMP HA DETTO CHE “TUTTE LE OPZIONI SONO STATE ESPLORATE” DOPO CHE LA COREA DEL NORD HA LANCIATO UN MISSILE BALISTICO SUL GIAPPONE E HA DICHIARATO DI AVERNE IN SERBO ALTRI. LE TENSIONI AUMENTANO. QUESTA SERA IN PROGRAMMA ANCHE…

OGGI IL SUPERCATTIVO DR BONG HA FATTO UN’A UDACE RAPINA ALLA LUCE DEL SOLE ALLA BANK OF ENGLAND. È STATO RILASCIATO LA SCORSA SETTIMANA DOPO AVER SCONTATO UNA PENA DI 15 ANNI DI DETENZIONE PER AVER AVVELENATO IL TABACCO CON DELLA ZOMBWEED, CHE NEL 2003 HA TRASFORMATO I FUMATORI IN ZOMBI AFFAMATI DI CARNE.

ALTRE NOTIZIE… INONDAZIONI, BLA BLA, TERREMOTI, TSUNAMI, GUERRA, BLA, CARESTIA, REATI DI ODIO IN AUMENTO, BLA BLA, FRACKING ILLEGALE IN LANCASHIRE. BLA BLA. UFFICIALE DI POLIZIA CADE DA UN ELICOTTERO. LA DOMANDA SULLA BOCCA DI TUTTI PERÒ È: DOVE È GANJAMAN?

Coltivazione del Mese

SCUSA MONDO, MA NON VIENE NULLA PRIMA DI ME E DELLA MIA M-GIRL.


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COLTIVA CON MR. JOSE

DIFFERENZE NELL’ILLUMINAZIONE A LED

Modulo LED COB raffreddato ad acqua

Negli ultimi anni la tecnologia LED si è diffusa fra numerosi coltivatori alle prime armi, ma anche professionisti. Questo ha portato all’avvento di molti nuovi produttori. Purtroppo, le differenze a livello qualitativo nell’illuminazione LED sono enormi. Vi darò qualche suggerimento e alcuni consigli che dovrebbero esservi d’aiuto nella scelta di un’illuminazione a LED affidabile ed efficace per le vostre piante.

quantità di luce emessa. La temperatura ottimale dovrebbe aggirarsi attorno ai 25°C per i diodi LED. Più è alta la temperatura, più sarà inferiore la resa della fonte luminosa, come anche la sua vita utile. I 50°C rappresentano la temperatura che porta a una notevole perdita in termini di potenza. Se non si raffreddano i diodi

dipende da due cose: il ventilatore scelto dal coltivatore e se si aggiunge anche un sistema di raffreddamento passivo. I ventilatori più cari sono più silenziosi, hanno una vita utile più lunga e maggior resistenza alla polvere e all’umidità, il che è assolutamente auspicabile in una stanza dove si coltiva. Molti moduli LED prodotti da principianti a basso prezzo devono essere raffreddati mediante ventilatore perché il design e la produzione di altri tipi di raffreddamento potrebbero essere troppo impegnativi, non solo per le conoscenze richieste, ma anche a livello di attrezzatura tecnica. Immaginate che avete deciso di produrre l’illuminazione a LED per la vostra coltivazione, ma non avete esperienza nella creazione di dispositivi di questo genere. Se conoscete lo spettro che dovrebbe avere la vostra fonte di luce, non dovrebbe essere molto difficile trovare i diodi adatti, con le caratteristiche luminose necessarie. Il caso più probabile è che non vogliate guadagnare dall’illuminazione a LED, quindi cercherete dei diodi, degli alimentatori, delle centraline, dei dispositivi di raffreddamento e delle scocche che non costino molto. Non appena cominciate a cercare, vi rendete conto che su internet ci sono moltissime soluzioni di questo tipo e che si possono ricevere in poco tempo. Non avendo esperienza nella produzione di fonti d’illuminazione, non vi porrete il problema del raffreddamento dell’eventuale sistema composto da questi pezzi, né della distribuzione omogenea della luce e della durata degli stessi. Vi interesserà semplicemente che le componenti abbiano le caratteristiche dimensionali adatte. Le descrizioni dei prodotti riporteranno ovviamente quanto siano i migliori sul mercato e vi prometteranno una garanza di cinque anni. Ciononostante, la società da cui acquisterete questi prodotti probabilmente avrà cambiato nome tre volte nell’arco di questi cinque anni a venire e

CON L’AUMENTO DELLA TEMPERATURA, LA RESA DELLE FONTI LED DIMINUISCE NOTEVOLMENTE, IL CHE PORTA I diodi a emissione luminosa hanno fatto la concorrenza punta spesso sui prezzi la loro comparsa nell’intero settore dell’il- e non sulla qualità. Personalmente ho A UN DECREMENTO DELLA LUCE EMESSA luminazione. Se ne vedono in strada, nei provato un paio di soluzioni a LED e mi centri commerciali, negli uffici, nelle case e nelle automobili. Questo tipo d’illuminazione offre molti vantaggi rispetto all’illuminazione tradizionale. Ecco alcuni vantaggi di notevole importanza: minori consumi energetici, minori emissioni di calore, maggiore vita utile e molte più applicazioni possibili nello spettro luminoso. Tutto ciò ha reso la tecnologia LED una scelta diffusa nella coltivazione. Il problema maggiore per numerosi coltivatori è che i prezzi sono ancora piuttosto elevati rispetto alle classiche lampadine a scarica al sodio e agli alogenuri. Data la crescente domanda d’illuminazione a LED, anche l’offerta sta crescendo molto rapidamente. Ciononostante,

sono accordo che ci sono notevoli differenze, perciò ho deciso di chiedere cosa faccia tale differenza a Pascal Evers, un esperto d’illuminazione. Dopo la nostra chiacchierata, mi sono reso conto che alcune questioni relative ai LED dovrebbero essere trattate in un libro a parte. Cercherò tuttavia di riassumere le cose più importanti in un paio di paragrafi e di spiegarvi gli aspetti più rilevanti.

Raffreddamento dei LED Anche se i moduli LED producono meno calore rispetto alle fonti a sodio o ad alogenuri, devono essere raffreddate, perché tutti i dispositivi elettronici producono calore. La resa diminuisce con l’aumento della temperatura, che abbassa inoltre la

a sufficienza, le temperature possono arrivare fino a 80°C, il che riduce la potenza del dieci percento e diminuisce notevolmente la vita utile del LED (la durata di queste fonti è il maggior vantaggio offerto da questa tecnologia). I moduli LED per la coltivazione sono raffreddati in modo attivo o passivo. I ventilatori, come nel raffreddamento dei computer, sono la soluzione più diffusa per il raffreddamento attivo. Questo metodo di raffreddamento è più facile da costruire e non pesa molto, pertanto si adatta a un’ampia gamma di sistemi d’illuminazione. L’efficacia e l’affidabilità di questo sistema di raffreddamento

non avrete nessuno a cui rivolgervi in caso di reclamo. Purtroppo, molti produttori di componenti LED si comportano proprio in questo modo. È sufficiente avere un cacciavite, un saldatore e una connessione internet e potete diventare i migliori produttori di LED, o almeno sentirvi tali. Ciononostante, con questo approccio e questa attrezzatura, probabilmente non riuscirete a produrre sistemi di raffreddamento affidabili e non riuscirete a misurare la temperatura dei chip quando le luci si trovano in ambienti diversi e per periodi di tempo diversi. Per non parlare della progettazione del raffreddamento passivo o ad acqua, o la dispendiosa misurazione della curva dello spettro a


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seconda della distanza fra le piante e la fonte di luce. Il sistema di raffreddamento a ventilazione potrebbe anche essere un’aspirapolvere che possa raffreddare i diodi a sufficienza perché funzionino, ma allo stesso tempo andrebbe a coprire i chip di polvere portando prima o poi alla loro rottura. Il valore IP vi dice molto sulla qualità di una fonte LED e questo valore dovrebbe essere almeno IP54. Più è elevato, meglio è. Se il produttore non conosce il valore IP del prodotto, meglio che guardiate altrove. I moduli LED possono essere raffreddati ad acqua in modo molto affidabile. Si trovano diversi dispositivi per la coltivazione in commercio, che possono essere collegati a un sistema di raffreddamento ad acqua e che funzionano molto bene per prevenire il surriscaldamento. Tuttavia, il sistema di raffreddamento ad acqua ha bisogno di elettricità per funzionare, il che va a ridurre il risparmio consentito dalla tecnologia LED. Ovviamente, anche i ventilatori che ho citato consumano elettricità, ma i dispositivi di raffreddamento ad acqua ne consumano di più. Lo svantaggio di un sistema di raffreddamento attivo è il rischio di rottura, che potrebbe portare al surriscaldamento del modulo LED, che potrebbe quindi smet-

Illuminazione a LED a chip singolo raffreddata passivamente

zare molto materiale specifico, il che incide sul prezzo finale. Costano molto anche perché vanno condotti numerosi test e calcoli per creare un sistema di raffreddamento passivo funzionale.

Tipi diversi di sistemi LED Ci sono due tipi diversi di diodi per la coltivazione: COB e a chip singolo. La tecnologia COB (Chip On Board) prevede più di un diodo sullo stesso chip, mentre la tecnologia a chip singolo ha bisogno di un chip per ogni diodo. Si possono

La tecnologia COB costa meno della tecnologia a chip singolo e permette d’inserire più diodi nello stesso spazio. Queste sono le due caratteristiche principali che attirano i produttori. Ma anche la tecnologia che utilizza un chip

Chip on board (COB)

tere di funzionare. Più sono “fragili” i pezzi che compongono il dispositivo, maggiori saranno le possibilità che si rompano. Pertanto, il modo ottimale per raffreddare i LED è quello di utilizzare un sistema di raffreddamento passivo. Non consuma elettricità e non produce rumore e se installato correttamente, garantisce la sicurezza delle componenti elettroniche, anche i diodi all’interno della fonte luminosa. Lo svantaggio principale di questi sistemi è che sono piuttosto pesanti. Bisogna utiliz-

so chip, potreste avere qualche problema. I diodi di colore diverso hanno bisogno di un voltaggio diverso. Ciononostante, potete mandare un solo voltaggio al chip contenente diversi diodi. In questo caso, avete tre possibilità. 1) Regolare il voltaggio a seconda del diodo che richiede il voltaggio minore. 2) Regolare il voltaggio a seconda dei diodi che richiedono il voltaggio più elevato. 3) Scegliere un voltaggio compreso fra i valori più bassi e i valori più alti richiesti dai diodi installati. Nel primo caso, non sfruttate appieno il potenziale di tutti i diodi sul chip, ma non andate neanche a sovraccaricare i diodi. Nel secondo e nel terzo caso, andate a sovraccaricare alcuni diodi portando a un’usura accelerata degli stessi (e aumentando anche il rischio di danno). Non appena si danneggia un diodo sul chip, continua a funzionare come resistore e continua a riscaldarsi. Conoscete già gli effetti del calore sui diodi. Molti produttori che utilizzano tecnologia COB sovraccaricano i diodi per mostrare a quale potenza luminosa possano arrivare i loro prodotti. A prima vista il risultato è eccezionale e quando li si misura, i risultati sono sorprendenti, ma potete ben immaginare per quanto tempo possa funzionare una soluzione del genere.

mettere diversi diodi nello stesso spazio mediante la tecnologia COB e quindi si può ottenere un’intensità luminosa superiore. Questa tecnologia funziona molto bene sia nell’illuminazione domestica che nell’illuminazione industriale di spazi residenziali, pubblici e di lavoro. In questi sistemi, vengono installati sullo stesso chip vari diodi aventi lo stesso spettro di luce e lo stesso voltaggio. Se volete usare diodi che emettono luce con diverse lunghezze d’onda sullo stes-

Un altro grosso vantaggio è che quanto un diodo si spegne, non incide sul resto del sistema. Utilizzare un chip per ogni diodo è una soluzione più affidabile che offre un maggiore spazio di manovra. Tuttavia, è una soluzione che costa un po’ di più al produttore.

Potenza variabile Uno dei vantaggi dei moduli LED è la possibilità di regolare con facilità la loro resa. Ogni modulo professionale per la coltivazione prevede questa possibilità. Si può regolare durante ogni fase della coltivazione. Le piante piccole non ha bisogno della massima intensità luminosa dall’inizio, mentre durante la fase intensiva di fioritura, ne serve il più possibile. Vi consiglio i LED con la possibilità di regolare facilmente la potenza.

Protezione dei diodi Le parti illuminanti dei diodi dovrebbero essere protette, altrimenti possono essere danneggiate o sporcarsi, il che ne comprometterebbe il funzionamento. Nonostante ciò, sul mercato si trovano molte fonti luminose senza protezione del diodo. Qualsiasi tipo di copertura assorbe parte della luce, il che riduce la potenza effettivamente utilizzabile del sistema d’illuminazione. Anche se il prodotto è nuovo, una protezione in plastica o in silicone riduce la resa del 6-8 percento. Oltre a questo, non è molto resistente dal punto di vista meccanico. È importante pulire la protezione di tanto in tanto nella stanza di coltivazione, ma il materiale morbido si riga facilmente ed è difficile da pulire. Anche i graffi e le strisciate riducono la

IL MODO OTTIMALE PER RAFFREDDARE LE FONTI LED È QUELLO DI UTILIZZARE UN SISTEMA DI RAFFREDDAMENTO PASSIVO per ogni diodo offre numerosi vantaggi, come permettere di distribuire in modo più omogeneo i diodi colorati sulla fonte luminosa. Allo stesso tempo, non si corre il rischio di voltaggio eccessivo o insufficiente per uno o più diodi.

quantità di luce. Il vetro sembra essere la soluzione migliore, in quanto non riflette la luce. È piuttosto caro, ma d’altro canto è di facile pulizia e resiste ai detergenti e ai prodotti usati comunemente nella coltivazione.


ESTRAZIONE

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FIORI ED ESTRAZIONI A METÀ FIORITURA GIÀ SI PUÒ PENSARE A CHE PRODOTTO SI VUOLE DALLE PROPRIE PIANTE Siamo nella fase di fioritura, quando le nostre piccole amiche verdi stanno producendo i fiori che tanto ci interessano. Ottobre è dietro l'angolo, in quel momento le varietà più precoci che avremo scelto di seminare saranno pronte al taglio. Significa che avranno infiorescenze ben formate, coperte da tanti tricomi ghiandolari (i peletti col pallino di resina in cima) ricchi della resina contenente i principi ddi CBG attivi che ci interessano (i cannabinoidi). Siamo nella fase di fioritura, quando le nostre piccole amiche verdi stanno producendo i fiori che tanto ci interessano. Ottobre è dietro l'angolo, in quel momento le varietà più precoci che avremo scelto di seminare saranno pronte al taglio. Significa che avranno infiorescenze ben formate, coperte da tanti tricomi ghiandolari (i peletti col pallino di resina in cima) ricchi della resina contenente i principi attivi che ci interessano (i cannabinoidi). Cosa farne del proprio raccolto è una questione da porsi con leggero anticipo affinché non si arrivi impreparati al momento più importante. Quando saranno mature andrà divisa sulla base di quanta andrà essiccata e quanta andrà nel secchio delle estrazioni, o nel congelatore nel caso di un fresh frozen. Su Google vi sono immagini bellissime di estratti fresh frozen da

piante congelate un giorno o due dopo il taglio. Un fumatore d'erba curerà molto più l'asciugatura e l'imbarattolamento avendo cura dell'ambiente dove riporrà a seccare le cime, che deve essere medio secco, buio, senza ristagni d’aria e soprattutto lontano da forti odori. Chi invece è cultore delle estrazioni avrà la stessa cura dei fumatori d'erba ma vorrà rapidità nell'essiccazione affinché possa estrarre e concentrare la resina senza che l'ossigeno atmosferico la rovini ossidandone i componenti. D'altronde dopo tutto lo sforzo impiegato per arrivare al raccolto, che sia indoor o outdoor significa molto tempo ed energie dedicate. Basti pensare a certi coltivatori di outdoor che raccolgono le loro piante tagliandone le singole cime, secondo il grado di maturità. Vi sono grafici con l'andamento della temperatura e dell'umidità dell'ambiente dove si vogliono seccare i nostri fiori, il metodo empirico da sempre utilizzato è una lenta essiccazione delle cime appese coperte eventualmente da qualche fogliolona prendisole per aiutare l'umidità a non scappare troppo velocemente dai fiori. Le foglie prendisole fanno da tappo dell'umidità e rallentano l'asciugatura, che non deve essere né troppo rapida né troppo lenta, io preferisco fumare da un minimo di due settimane fino a due mesi dal taglio, oltre i due mesi si va nella categoria aged o meglio in italiano "stagionate". Con la stagionatura di due mesi già si noteranno un gusto ed un effetto diversi rispetto alla medesima pianta più fresca. Al giorno d'oggi sono in corso studi per determinare cosa avviene dal taglio in poi nelle nostre infiorescenze e nei tricomi che le ricoprono. Una spiegazione è l'ossidazione del THC in CBN, da tetraidrocannabinolo a cannabinolo, che da luogo ad un aumento di complessità nella resina aggiungendo un cannabinoide al totale di quelli presenti. Questo fa si che l'effetto di quella erba cambi per via dell'effetto entourage modulato dal nuovo cannabinoide CBN, potente un quarto del THC da cui deriva ma comunque avvertibile al consumo. Una erba "aged" significa che è rimasta

chiusa in una atmosfera povera di ossigeno come un barattolino pieno, sigillato e al buio. Fino a sei mesi andrà affinandosi a seconda dello strain, ma tendenzialmente tenderà a perdere sapore e profumi in favore del classico

solvente sfrutta principi meccanici per allontanare e concentrare i bulbi dei tricomi dai residui vegetali. Un’estrazione con solvente invece utilizza una sostanza carrier per ottenere dalla pianta un liquido contenente la resina che

AL GIORNO D'OGGI SONO IN CORSO STUDI PER DETERMINARE COSA AVVIENE DAL TAGLIO IN POI NELLE NOSTRE INFIORESCENZE E NEI TRICOMI CHE LE RICOPRONO (adorabile) profumo di erba conciata che può divenire noioso e quasi coprente se ci si ritrova con troppa erba stagionata. Ovviamente un coltivatore che lo fa per estrazioni non concorderà con la stagionatura, vorrà arrivare il prima possibile nella lotta contro l'ossidazione alla sua panetta di estrazione ben chiusa in un contenitore ermetico. Perché anche l'hashish come tutte le estrazioni di canapa va mutando la propria composizione. Il fatto che sia un agglomerato di terpenoidi differenti a differente grandezza, la rende mutevole nel tempo proprio per la sua caratteristica composizione. Chi coltiva e vuole dedicare il suo raccolto alle estrazioni e chi invece fuma erba ed estrae concentrati dagli scarti di pulitura (il cosiddetto trim) possono dilettarsi in due principali vie o metodi di estrazione. Il primo è il metodo estrattivo senza solvente ed il secondo è con un solvente. La differenza è che una estrazione senza

interessa. Sarà poi una concentrazione ad avvenire nel momento di ripulire l'estratto dal solvente che ci ha aiutati ad ottenerlo. Le estrazioni meccaniche sono il classico battuto o dry hash o pollinator che danno un prodotto alla maniera degli hashish provenienti dal Marocco. L'ice-o-lator che è il metodo con acqua e ghiaccio. Il dry ice hash che è un ibrido dei primi due e si ottiene utilizzando il ghiaccio secco. Chiude la lista delle tecniche senza solvente il Rosin, una estrazione molto potente ottenuta pressando a caldo il materiale. Con un solvente invece le estrazioni vengono molto potenti come se fossero dei rosin e anche più. Il BHO è il rappresentante della categoria estrazioni con solvente perché divenne famoso prima dello shatter e dell'amber e del toffee e via dicendo. Ci tengo a chiarire che a seconda della tecnica scelta si possono compiere numerose varianti che poi sono le differenti estrazioni conosciute al giorno d'oggi.


WE CHOOSE NATURE

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GROWING

TIPS PER PRINCIPIANTI UTILI CONSIGLI PER CHI COMINCIA A COLTIVARE

Altrimenti si può decidere di coprire l’intera area con una o pochissime piante a formare una rete, un Scr.O.G. acronimo di Screen Of Green. Una pianta ad esempio ben legata a coprire lo spazio interessato, ma anche in questo caso i forum online sapranno aiutarmi nel delucidare le idee a chi non ha mai sentito parlare di ciò. Personalmente sconsiglio di perder tempo indoor con legature e Scr.O.G.

Diventare coltivatore è una bella passione. Chi dice che sia una scelta economica non ha tutti i torti, effettivamente un buon raccolto permette di risparmiare molti soldi che andrebbero in alternativa a finanziare le narcomafie, quelle stesse narcomafie ddi CBG che portano nelle strade la bassa qualità così diffusa. Per cominciare servono pochi euro e molta costanza, per cominciare bene servirebbe anche tanto amore ma la canapa è una pianta rustica e sa rallegrare anche chi amore non sa darle. Un bio filtro per acqua ad esempio costa un centinaio di euro, ma permette di risparmiarne migliaia in prodotto finito che altrimenti non si avrebbe e andrebbe acquistato. Prendendo un prezzo medio di strada è facile, facendo due conti, rendersi conto di che risparmio enorme si genera producendo da soli la cannabis. Anche un novellino con pochi soldi a disposizione troverà soddisfazione nell’autoproduzione. Purtroppo in Italia è illegale la coltivazione di cannabis: è proibito risparmiare, è obbligatorio comprare schifezze in situazioni pericolose e di degrado. In Italia si rischia il carcere per due piantine, nel belpaese i coltivatori autonomi sono criminali mentre in qualche città del mondo addirittura ci si cura il cancro. Due lati della stessa medaglia. Le mie armi sono una infinita pazienza e questi articoli che spero vengano letti da più persone, di modo che l’informazione cancelli dalla società le convinzioni proibizioniste. In un paese come l’Italia è ancora appannaggio di pochi ricchi poter coltivare e consumare senza incorrere in problemi giuridici, per noi che siamo il popolo esiste solo la speranza di passar pochi guai con poche piantine: dovendo coltivare, per autoconsumo, in un paese dove non è molto ben tollerato il nostro hobby, il compromesso da cui partire è il rischio (legale intendo) confrontato con la resa (il prodotto secco finito). L’autoproduzione in sintesi deve coniugare un basso rischio penale con una soddisfacente resa, sia in termini di quantità che di qualità. Mi dispiace quando mi raccontano di aver speso cifre folli per montare laboratori degni della NASA e poi, a fronte di consumi altissimi, raccolgono meno di mezzo grammo Watt. Solitamente il grower medio ragiona in base alla grandezza dello spazio o al numero di piante coltivate, ma se come risaputo non è il numero che conta, conviene concentrarsi su altri dettagli. Per me l’approccio migliore è quello focalizzato sul fattore limitante, ossia su quel parametro che impedisce una fioritura copiosa e di qualità. Niente di nuovo, ogni cosa rende al mas-

simo del suo fattore limitante, cioè quel parametro ambientale (chimico o fisico) la cui assenza o la cui presenza risulta determinante per lo sviluppo biologico della popolazione di un ecosistema. Un esempio per capirci facilmente potrebbe essere l’anidride carbonica nelle grow room: viene aggiunta per favorire una migliore fotosintesi, se però le piante non ricevono abbastanza energia luminosa non riusciranno ad utilizzare tutta la CO2 aggiunta. Il fattore limitante in questo caso è l’intensità luminosa che, essendo insufficiente, non permette lo sfruttamento dell’anidride carbonica. I fattori limitanti che più spesso riscontro tra i principianti sono: la disponibilità di luce, cioè quale lampada si usa, di quale potenza la si sceglie e di che tipologia di spettro. Lo spazio, se si coltiva in un case da computer difficilmente ci staranno trenta piante. Ed il tempo: sceglierei una indica se dovessi raccogliere entro due mesi, una sativa se invece posso prendermela comoda e darle anche 3 mesi di fioritura abbondanti. La luce è la sorgente di energia luminosa, va commisurata allo spazio in cui si desidera coltivare: servono tanti lumen per far fiorire questa pianta perciò sarà bene adeguare una giusta fonte luminosa al giusto spazio perché ricordo che i lumen sono correlati alla distanza dal bulbo sorgente. Una lampada da 250 Watt HPS copre adeguatamente e a giusta distanza dalle piante un’area di circa 60 per 60 centimetri. Una da 400 Watt è perfetta dagli 80 centimetri al metro per un metro mentre una 600 Watt si usa minimo dal metro ai 150 cm per 150. Ecco spiegato perché le grow boxes più vendute sono il modello medio 1m x 1 m o il large da 1,2m x 1,2m di lato. Personalmente le migliori rese le ottenni con una HPS da 600 Watt in uno spazio di 150x150 centimetri. Scegliete lo spazio in relazione alla giusta intensità luminosa che potete dare e viceversa scegliete la luce in base al vostro spazio. È inutile e decisamente uno spreco uscire dalle proporzioni consigliate, perciò se si dispone di un armadio o di una stanzetta o di un bugigattolo di dimensioni e forma strane sarà bene prendere in considerazione di comprare una grow box in tela

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smontabile così da ottimizzare la resa. Senza mai dimenticare che esistono in commercio degli strumenti particolari detti “cooltube”. Il cooltube è un riflettore chiuso da vetro pirex resistente alle alte temperature. Con uno di questi aggeggi collegato ad un estrattore è possibile raffreddare la temperatura nell’ambiente di coltivazione, anche di parecchi gradi centigradi, in quanto l’aria in transito porta il calore al di fuori dell’ambiente di lavoro e le piante, sebbene sotto una 600 Watt, non cuociono! Ho visto usare cooltube in armadi minuscoli con lampade da 250 Watt, che sono comunque bulbi HPS ad alto potere calorico ed ottenere risultati fantastici. Bisogna ricordarsi che una 250 Watt HPS in una grow box chiusa di 60x60 centimetri è una fonte troppo calda che obbliga ad allontanarla troppo dalle piante e soprattutto rischia di portare la temperatura interna oltre i 30 gradi e compromettere drasticamente la qualità della resina. Vista la sorgente luminosa corretta in relazione al corretto spazio si passa alla scelta del metodo di coltivazione che poi porterà alla scelta della genetica più adatta. L’approccio migliore è decidere come coltivare dopo aver preso lampada adatta allo spazio scelto. Poi si posso valutare i vari metodi, a parità di efficienza luminosa si possono mettere tante piante quante ce ne stanno, in vasetti piccoli ed adiacenti, magari dei cloni e si ottiene il Sea Of Green altrimenti conosciuto come S.O.G. e qui rimando agli scorsi numeri di Soft Secrets Italia dove ho ben descritto l’argomento.

La terza scelta è quella di fare una via di mezzo con piante da seme o cloni tagliati lunghi, ben distanziate, ma col risultato di coprire omogeneamente lo spazio illuminato: se son troppo fitte in uno spazio angusto c’è il grave pericolo che si sviluppino muffe, mentre se son troppo poche la resa non giustificherà lo sforzo. Non si mettono quattro piante a caso sotto una 400 Watt pensando di fare un buon lavoro; e tantomeno si dovrebbe confrontarsi con un solo amico esperto perché è meglio sentire sempre più pareri, soprattutto in un campo come la coltivazione indoor di cannabis che per le sue peculiari caratteristiche non è affatto concorde. Mi raccomando con tutti i growers o aspiranti tali di curare molto l’aria entrante, che dev’essere di buona qualità e quella uscente che dev’essere prontamente pulita da sgradevoli odori, raffreddata ed espulsa lontano dall’ambiente di coltivazione. Non si dovrebbe sottovalutare l’ausilio di un condizionatore di aria, per garantire temperatura ed umidità costanti senza doversi fermare in estate, che è decisamente un errore grave per un coltivatore che voglia definirsi esperto. Un buon macchinario dell’aria dovrebbe essere in grado di gestire temperatura ed umidità in maniera separata e dovrebbe avere un processore interno che gestisca il giorno e la notte con l’adeguata (se voluta) escursione termica. Sì, diventa sempre più costoso coltivare buona cannabis, ma se si sceglie di fare qualcosa è meglio farla bene o non cominciare affatto. La cannabis premia chiunque, è vigorosa e sempre buona ma vi sono dei piccoli accorgimenti che solo l’esperienza può dare che permettono di arrivare a livelli inauditi. Ancora ricordo il mio primo raccolto, erano i fiori più buoni di sempre perché comparati al livello medio del mercato nero. Al giorno d’oggi invece, dopo quasi 15 anni mi accorgo che solo negli ultimi mesi ho rivoluzionato il mio essere grower, ma perché in tutti questi anni non mi sono mai accontentato e ho inseguito e ricercato la perfezione nella cannabis, accorgendomi che non esiste la perfezione nemmeno quando si tratta della pianta con più utilizzi che il mondo conosca. Buone fioriture a tutti!


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ANTIPRO

LEGALIZED: ANTIPROIBIZIONISMO MILITANTE Se nel corso degli ultimi anni avete visitato Canapa in Mostra a Napoli ed Indica Sativa Trade a Bologna sicuramente li conoscete. I ragazzi di Legalized (growshop del centro storico di Napoli) non passano certo inosservati, con ottimismo e simpatia sono ormai 15 anni che propongono al pubblico partenopeo un’alternativa concreta alla criminalità organizzata: l’autoproduzione. di Fabrizio Dentini

Dentro il magazzino del negozio, a due passi da Piazza del Gesù, Adriano mi racconta come nasce questa avventura … «Ovviamente avevo passione e curiosità per la coltivazione di marijuana e per il suo consumo. Così ho cominciato in Olanda pulendo le piante. Nel 1996 ho iniziato a coltivare insieme agli olandesi imparando tutte le tecniche sul mercato, dall’idroponia, al cocco, alla terra con impianti da produzione industriale. Nel 2000 sono rientrato a Napoli portandomi dietro tutto il materiale avanzatomi e successivamente, nel giugno del 2002, ho deciso di aprire un negozio come quelli in Olanda». SSIT: Cosa significa lavorare nel nostro settore in una realtà come la vostra? «Avere un growshop a Napoli vuol dire essere antiproibizionista al 100% è una città nella quale la criminalità punta su tutto quello che è illegale e ovviamente la marijuana è la prima cosa. Il nostro lavoro punta a togliere la malaerba dalla strada, insegna la passione per la coltivazione, la sensibilità nella cura di una pianta, che poi diciamolo, da questa attenzione nasce anche la voglia di prendersi cura del prossimo. È un discorso di civiltà. La nostra battaglia si svolge su due fronti da un lato fra vita e politica e dall’altro fra vita e malavita. Il primo aspetto è quello della lotta alla politica per cambiare le idee: ogni ottobre, da 15 anni, per 3-4 mesi tutti i ragazzi che abbiamo fatto coltivare avranno raccolto un prodotto per il proprio consumo personale ed in 15 anni parliamo di migliaia di ragazzi. Questo è un dato di fatto che la politica non ci ha mai riconosciuto. Il secondo aspetto è quello fra vita e malavita: qui se vuoi fare il pusher o compri da loro o da loro compri la libertà di spacciare ed è facile dire che il growshop a Napoli venda sottobanco e che ti mettano in campi di appartenenza che non sono reali e le forze dell’ordine lo sanno. Noi non vendiamo semi sfusi, a me non interessa chi viene in negozio per comprarsi in una volta 20 mila semi, io punto su 20 mila persone che vengono a comprarsi un seme per volta».

L’AUTOPRODUZIONE È UN RISANAMENTO DELL’ECONOMIA INDIVIDUALE con esperienza tranquillamente arriva a produrre mezzo chilo. Quindi il costo è di 70 euro per mezzo chilo ed è questo il vero risparmio: l’autoproduzione è un risanamento dell’economia individuale, bisognerebbe attivare dei progetti in questa direzione, non bisogna sanare il debito pubblico, ma cominciare a sanare quelli individuali, pensa a chi si fuma diciamo 1 grammo al giorno che al mese spende 300 euro! Comunque se si vuole distruggere il narcotraffico è un discorso, se si vuole sanare il paese è un altro». SSIT: Come credi si debba organizzare la legalizzazione nel nostro paese? «Dal nostro punto di vista privilegiato, perché interno alle logiche di una città come la nostra, noi vogliamo la libertà di coltivazione, ma senza vendita perché questo significherebbe maggiori estorsioni, maggiori rapine, maggiori furti e maggiori possibilità di riciclaggio. Dall’altro lato questa lotta di civiltà si vince con sensibilità ed intelligenza, perché quando avremo il diritto di coltivare nessuno avrà più bisogno di comprare».

SSIT: Secondo te l’autoproduzione è anche economia virtuosa?

SSIT: Pensate che la criminalità organizzata potrebbe sfruttare un’eventuale legalizzazione?

«Ascolta, per fare una pianta in outdoor con investimento massimo servono 70 euro a pianta (seme, fertilizzante, terra, vaso e tanto sole). Un coltivatore

«Ormai la criminalità organizzata non è più quella del passato, oggi sono più istruiti ed intelligenti e non vedono l’ora che la vendita sia legalizzata per entra-

re nel mercato con corruzione e contrabbando, quindi ribadisco di essere contrario alla legalizzazione della vendita e totalmente per la libertà di autoproduzione e consumo personale. Siamo contrari alla vendita e favorevoli al baratto fra coltivatori, baratto che apre sempre la coscienza di chi produce, allo stesso tempo siamo contrari anche al modello spagnolo dei Cannabis Social Club perché è controllato male, perché quando sono club troppo grossi non riescono ad eliminare il traffico del quale hanno sempre bisogno come sostegno alla produzione. Un club dovrebbe essere un luogo dove i coltivatori per uso personale possono scambiarsi impressioni e barattare fra loro conoscenza e prodotti». SSIT: Che ne pensi dei nostri rappresentanti e delle nostre istituzioni in questo dibattito? «Al momento le istituzioni del nostro paese non sono pronte, non sono abbastanza istruite sono ancora allo “spinello”. C’è tanta ignoranza anche dal punto di vista medico e infatti ultimamente ho molti clienti che vengono qui per imparare e che con molto coraggio, loro si che sono i più coraggiosi, si producono direttamente la loro legalità. Sono arrivati al punto che non hanno niente da perdere e noi non siamo certo dottori, ma per quel che riguarda come si produce un prodotto di qualità siamo sicuramente degli ottimi interlocutori».


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GROWING

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L’IMPORTANZA DELLA FERTILIZZAZIONE

QUELLO CHE DIAMO ALLE PIANTE INFLUENZA IL RACCOLTO Le piante si nutrono di ciò che riescono ad assorbire grazie alle radici, quando vengono irrigate, e dalle foglie quando subiscono una fertilizzazione fogliare. Ciò che “mangiano” le piante influenza la loro velocità di sviluppo più propriamente detto metabolismo. Gli animali digeriscono scomponendo molecole grosse nei loro costituenti più semplici e quindi meglio assorbibili; le piante hanno bisogno di sostanze semplici per meglio poterle assorbire e traslare dove necessario. Noi animali possiamo masticare e digerire prima di assorbire, le piante hanno invece bisogno di un qualcosa in grado di rendere assimilabili i nutrienti da parte dei peli radicali che sono poi di CBG l’unico segmento della radice capace di ciò. Se si opta per una coltura in fuori suolo vien da sé la necessità di utilizzare dei fertilizzanti “semplici” quindi di pronta assimilazione. Se invece si sceglie una coltivazione più simile alla natura si dovranno quindi integrare nel suolo quei microrganismi capaci di scomporre le lunghe molecole organiche contenute nei fertilizzanti organici nei loro costituenti più semplici e facilmente assorbibili. Se si lavora in terra non si fertilizzano le piante bensì il suolo. Esattamente così si deve credere nella coltivazione. A meno che non si stia coltivando fuori-suolo, é sconsigliato l’utilizzo di fertilizzanti di pronta assimilazione per evitare fenomeni di impoverimento e sterilità del terreno.

di concimazione redatti generalmente sono mirati all’apporto prevalentemente di questi tre elementi perché nel terreno sono scarsamente presenti rispetto al fabbisogno di qualsiasi coltura produttiva e darebbero sicuramente carenze, che sarebbero poi causa di scarsa produttività. L’azoto ha una funzione di accrescere i vegetali: una pianta ricca di azoto presenta ampia superficie fogliare, steli turgidi con lunghi internodi grazie alla sintesi proteica efficiente e un colore verde scuro segnale di abbondanza di clorofilla nei tessuti. Al contrario una carenza di azoto determinerebbe un ritardo nell’accrescimento dovuto al suo ruolo nella sintesi di amminoacidi, i mattoncini delle proteine, e una generale pigrizia della pianta con maturazioni più precoci e scarsa produzione. Con maturazione

numerosi composti importantissimi. Il fosforo è componente del DNA, del RNA, del ATP e del ADP. E’ inoltre spesso presente in molecole riguardanti il metabolismo e in genere la biochimica delle cellule. Quando ben presente favorisce lo sviluppo e la maturazione dei frutti. In caso di carenza si avrebbero piante dalla crescita lenta e dallo sviluppo non uniforme generalmente stentato. Le foglie sarebbero verde pallido con i bordi rossastri tendenti al disseccamento. Il potassio espleta numerose funzioni nella pianta sia in come promotore del trasporto degli zuccheri nella pianta che come regolatore di processi tipo la fotosintesi. Il potassio di trova in tutte le parti della pianta. Una adeguata disponibilità di potassio determina uno stato ottimale di salute per tutti i

CIÒ CHE “MANGIANO” LE PIANTE INFLUENZA LA LORO VELOCITÀ DI SVILUPPO PIÙ PROPRIAMENTE DETTO METABOLISMO Gli elementi necessari alla crescita dei vegetali sono azoto, fosforo, potassio, calcio, magnesio e zolfo. I primi tre sono fondamentali in grandi quantità ed è per questo che sono riportati in etichetta su ogni fertilizzante e concime disponibile in commercio. Per convenzione sono riportate le percentuali in cui sono presenti: per esempio 2-152, che è il titolo di un guano di pipistrello di una nota marca, significa che contiene il 2% di azoto, il 15% di fosforo ed il 2% di potassio. I piani

precoce non si legga rapidità di fioritura. Sulle piante si assisterebbe all’ingiallimento delle foglie, a partire dalle più vecchie andrebbero incontro a ingiallimento per mancanza di clorofilla. Le foglie più giovani sarebbero le ultime ad ingiallire perciò in quanto sarebbero le ultime interessate da questo fenomeno. Il fosforo è un elemento molto interessante per i vegetali in quanto è un componente di

tessuti favorendo il completamento delle reazioni metaboliche in corso. Una carenza di potassio darebbe luogo a fenomeni di debolezza sulle piante, con foglie pendule dalle punte sempre più piegate e decolorate sino alla necrosi. Gli altri tre elementi il calcio, il magnesio e lo zolfo, sono scarsamente disponibili solo in determinate zone climatiche dove le frequenti alluvioni giungono a dilavarli (l’acqua se li porta via fin giù nelle


40 falde allontanandoli dallo strato di sottosuolo esplorato dalle radici). I microelementi, chiamati così a causa della modestissima quantità richiesta dalle piante, hanno una funzione chiave in molte reazioni biochimiche come enzimi o catalizzatori di reazioni e sono sempre ben presenti alla giusta concentrazione nel terreno. Questi nutrienti sono Molibdeno, Rame, Zinco, Boro, Manganese, Ferro, Cloro. Le carenze dovute ai microelementi sono rare, nessuno si spaventi.Le piante assorbono gli elementi nutritivi dalla soluzione circolante nel terreno tramite le radici. Gli elementi sono disciolti nell’acqua.

quantità in quanto deve annaffiare con acqua semplice, non deve comprare prodotti e non deve diluirli col terrore di esagerare. Ma purtroppo per questo ragazzo non si tratta di coltivazione in vaso vivo organica bensì’ di coltivazione minerale in vaso vivo, già meglio rispetto alla classica minerale ma ancora lontano dalla nutrizione organica. Voglio aggiungere che quando questo amico imparerà a coltivare abbandonerà il super soil a favore di una fertilizzazione puntuale migliore, ma su questo mi riservo di scrivere un articolo intero prossimamente.

Ai più non saranno sfuggiti né l’ossigeno né il carbonio, elementi coinvolti nella fotosintesi clorofilliana. Ebbene la nutrizione carbonica avviene tramite gli stomi che sono delle aperture nelle foglie atte allo scambio gassoso. In poche parole sono i buchi presenti sulle foglie che permettono alla pianta di scambiare ossigeno ed anidride carbonica con l’ambiente circostante. La pratica che bisogna adottare per forzare l’assorbimento di carbonio, poiché disponibile in (sovr)abbondanza sulla maggior parte del pianeta Terra, è attuabile solo in quelle coltivazioni dove si ha il controllo del microclima attorno alle piante; allora è consigliato innalzare la concentrazione di anidride carbonica artificialmente mediante l’ausilio di bombole ed elettrovalvole temporizzate. Si trovano facilmente le modalità di somministrazione e report sui forum online tramite la ricerca di Google. L’anidride carbonica diventa tossica per l’uomo quando è disciolta nell’atmosfera in ragione del 5%: sconsiglio vivamente di adoperarla. Vi sono varie scuole di pensiero sulle tipologie di somministrazione e soprattutto sulle derivazioni degli elementi sopra descritti. Il concetto di minerale e il concetto di biologico indicano la modalità e la forma in cui un elemento è arrivato alla sostanza circolante attorno ai peli radicali ed è stato assimilato. Gli agricoltori sanno che non esiste una soluzione a tutti i problemi, né esiste un modus operandi unico per tutte le soluzioni. Vi sono però, nel rispetto delle verità scientifiche, numerose scuole di pensiero.

LO STUPEFACENTE

L’A MERICA È ANCORA LEGATA ALLA DROGA DELLA SUPREMAZIA BIANCA.

L’A MERICA RIMANE BIANCA

TERRA DI ODIO E SANGUE

Molti coltivatori hanno un approccio semplicistico alla coltivazione, preparano un vaso riempito di un qualsiasi substrato inerte (il cocco o la perlite ad esempio) e tramite gocciolatori si prodigano in idroponie improvvisate con fertilizzanti a pronta assimilazione. Molti altri coltivatori invece preferiscono annaffiare a mano un substrato medio carico ed ottenere un prodotto decisamente superiore rispetto alle idroponiche, genericamente definite colture minerali. Tra gocciolatori, annaffiatoi e secchi d’acqua vi sono numerose possibilità di somministrare la soluzione alle piante. Ovviamente l’irrigazione può essere sola acqua in quanto sempre più numerosi growers si sono convertiti alla scuola di pensiero della coltivazione super soil. La coltivazione in vaso vivo è una maniera di coltivare le piante dando loro solamente acqua declorata a pH controllato facendo sì che il fabbisogno nutrizionale venga soddisfatto dalle sostanze aggiunte al terreno prima della semina. Un terreno vivo (contrario di inerte), con eventuali inoculi di attivatori, richiederà solo acqua per continuare a vivere e rendere disponibile alle radici i nutrienti in forma ionica che abbiamo miscelato al terriccio. Facciamo un esempio: per portare a fioritura i peperoncini genericamente della cultivar tipo Thai (quelli allungati, verdi alla raccolta, dal marcato sapore di peperone) ho bisogno di almeno 2 mesi

RIPRENDIAMOCI CIÒ CHE È NOSTRO

di fioritura perciò il mio terreno avrà una forte carica di alghe marine polverizzate e di ceneri di legna oppure sarà carico di polvere di pesci e guano di pipistrello per dare il giusto apporto di azoto, fosforo e potassio lungo i due mesi di

L’andamento della comunità grower sembra andare verso una maggior consapevolezza, né i prodotti “salati” stile Amsterdam anni novanta non sono più considerati genuini. Ora come non mai la semplicità è diventata un trend nella comunità internazionale dei growers. Non è un male la semplicità, ma non deve implicare scarsa conoscenza… Un altro interessante trend è quello dei prodotti per la fertilizzazione all-in-one, nati ai fini di introdurre una gamma di pubblico più ampia al mondo delle colture indoor e ai fini di semplificare il lavoro del coltivatore. Alcuni prodotti, specialmente i pellettati

SE SI SCEGLIE UNA COLTIVAZIONE PIÙ SIMILE ALLA NATURA SI DOVRANNO QUINDI INTEGRARE NEL SUOLO QUEI MICRORGANISMI CAPACI DI SCOMPORRE LE LUNGHE MOLECOLE ORGANICHE CONTENUTE NEI FERTILIZZANTI ORGANICI fioritura. In due mesi di fioritura la pedofauna agirà come un trasformatore di nutrienti da forma organica a ionica per assicurare la copertura del fabbisogno nutrizionale delle piante. Il problema ad un certo punto diventa calcolare la durata delle riserve nutritive che abbiamo preparato nel terreno. Per comodità un ragazzo della mia cittadina si reca al consorzio del capoluogo per comprare “pietre” a lento rilascio per non doversi preoccupare né di preparare la soluzione fertirrigua né di cambiare prodotto né di dover dosare le

IO SONO VERDE, HAI QUALCHE PROBLEMA?

organici da mescolare al substrato, sono molto interessanti in quanto trovano applicazione anche all’esterno e sebbene siano un all-in-one non legano ad una scuola di pensiero dalle intuizioni minerali. Altri prodotti all-in-one disponibili sul mercato sono le polveri da diluire in acqua e da utilizzare come nutrimento: semplice al punto che nemmeno un bambino può errare. Fortunatamente coltivare delle piante così rustiche dà buoni risultati a chiunque, però con l’esperienza si possono realmente raggiungere risultati superiori. Buone fioriture!

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BELPAESE

IN ITALIA SI PARLA MOLTO DI CANNABIS MA LA SI STUDIA BEN POCO Gli scorsi 27 e 28 settembre, alla Reggia di Venaria nei pressi di Torino si è svolto il G7 della Scienza. Sul tavolo, come da programma anche la cannabis. Ma a che punto è la ricerca scientifica sulla cannabis in Italia? Possiamo davvero chiamare la cannabis “farmaco” a tutti gli effetti in un paese che la tratta ancora come placebo? di Giovanna Dark Secondo la celeberrima Enciclopedia Treccani per “ricerca scientifica” s’intende “l’insieme delle attività destinate alla scoperta e utilizzazione delle conoscenze scientifiche. Essa comprende sia la ‘ricerca fondamentale’, lo studio sistematico della natura e delle sue leggi a fini puramente conoscitivi a prescindere da scopi immediatamente pratici, sia la ‘ricerca applicata’, volta invece a individuare e sperimentare le possibili applicazioni pratiche delle conoscenze acquisite, sia infine l’attività di sviluppo, legata alla produzione su scala industriale delle innovazioni tecnologiche”. Di origine più recente, legata all’intervento pubblico nel settore, è la “ricerca finalizzata” che indica un’attività di studio orientata “secondo determinate priorità senza essere immediatamente legata a scopi pratici”. Ed è proprio quest’ultima che nel 1961 portò le Nazioni unite, nel bel mezzo della Guerra Fredda, ad adottare la “Convenzione unica sugli Stupefacenti”. Il preambolo di uno dei primi documenti internazionali adottati in sede ONU segnala la preoccupazione degli Stati “per la salute fisica e morale dell’umanità” riconoscendo che “l’utilizzazione medicinale degli stupefacenti permane

indispensabile per alleviare il dolore”, stabilendo che “devono essere adottate [misure] per assicurare che gli stupefacenti siano disponibili a questo scopo” pur riconoscendo che la tossicomania rappresenti una “grande calamità per l’individuo” e costituisca un “danno economico e sociale per l’umanità”. Uno tra i primi documenti adottati dalle Nazioni Unite parla quindi chiaramente di benessere e salute dell’umanità, facendo un chiaro riferimento all’uso medico delle cosiddette “droghe” (che in inglese può voler dire “medicine” oltre che “stupefacenti”). Nell’affermare quanto da millenni comunque avveniva in tutto il mondo, l’ONU avocava a sé “la competenza in materia di controllo degli stupefacenti”, promuovendo “l’utilizzazione degli stupefacenti per scopi medicinali e scientifici” attraverso una “durevole cooperazione internazionale per realizzare questi principi e per raggiungere questi scopi”. Nel 1961 finiva il Piano Marshall, John Fitzgerald Kennedy dava il via libera all’invasione di Cuba e Yuri Gagarin VHJQDYD LO SULPR SXQWR SHU Oȇ8566 nella corsa allo spazio. Nel bel mezzo delle Guerra Fredda al Palazzo di Vetro si concordava che la presenza delle piante medicinali e dei loro

RICERCA CERCASI

derivati dovesse esser garantita a livello globale. Negli ultimi 56 anni, purtroppo, le cose per le “droghe”, la cannabis in primis hanno preso una brutta piega un po’ ovunque: gli stati membri dell’ONU, USA in primis, hanno privilegiato la parte della Convenzione che prevedeva che l’uso non medico-scientifico delle piante e loro derivati potesse esser

la sostanza attiva si ottiene dalle infiorescenze della cannabis coltivata dietro autorizzazione di un organismo. La possibilità di un uso medico delle sostanze “controllate” in realtà già prevista dal Testo Unico sulle droghe 309 del 1990 ma lo stigma associato alla “droga” ha fatto sì che nessuno in Italia si sia azzardato a proporre o tantomeno finanziare ricerche sperimentali sulle proprietà mediche della cannabis.

LO STIGMA ASSOCIATO ALLA “DROGA” HA FATTO SÌ CHE NESSUNO IN ITALIA SI SIA AZZARDATO A PROPORRE O TANTOMENO FINANZIARE RICERCHE SPERIMENTALI SULLE PROPRIETÀ MEDICHE DELLA CANNABIS ritenuto reato, lanciando una “guerra alla droga” che, col passare degli anni è diventata una vera e propria guerra contro le persone. Il diritto penale ha schiacciato la promozione della ricerca su papavero, canapa, foglia di coca e sostanze derivate, raffinate o prodotte chimicamente, riempiendo le carceri di tutto il mondo, aumentando rischi e danni connessi anche al semplice consumo e creando la categoria del “drogato” come figura socialmente deviante per eccellenza. Dal 2007 in Italia i medici possono prescrivere preparati contenenti sostanze attive vegetali a base di cannabis per uso medico che devono esser preparate da farmacisti in strutture preposte. Come previsto dalla convenzione del 1961,

Eppure, in quegli stessi anni ‘90, e per via popolare, nella patria della guerra alla droga si iniziava a legalizzare la cosiddetta marijuana medica per aiutare persone affette da glaucoma o in cura chemioterapica. Inizia la California nel 1996, seguono Alaska e Washington nel 1998; a novembre 2016, con le ultime tornate referendarie, sono 29 gli Stati USA che consentono la prescrizione medica di cannabis e suoi derivati. Anche se la marijuana, a differenza nostra, resta una pianta proibita a livello federale, milioni di ricette made in USA son state scritte negli ultimi 20 anni in virtù del I Emendamento della Costituzione – quello che onora la libertà di espressione, in questo caso del medico. In Italia, dal 2007, si possono impor-


43 tare legalmente: Bedrocan, Bediol, Bedrobinol, Bedica e Sativex – i primi dai Paesi bassi e l’ultimo dal 5HJQR XQLWR PHQWUH LQ YLUW» GL un accordo firmato tra i Ministeri di Salute e Difesa a settembre del 2014, le infiorescenze per le preparazioni galeniche possono esser prodotte su suolo patrio esclusivamente dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze dove, dopo una fase sperimentale di un paio d’anni, dall’inizio del 2017 sono stati raccolti circa 200 chili di una varietà di cannabis chiamata FM2. Come previsto dal Decreto Ministeriale del 9 novembre 2015, la prescrizione di cannabis a uso medico in Italia è limitata al suo impiego nel dolore cronico e in quello associato a sclerosi multipla oltre che a lesioni del midollo spinale; alla nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV; come stimolante dell’appetito per i pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa; l’effetto ipotensivo nel glaucoma; la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette. Non trattandosi però di farmaci riconosciuti, le prescrizioni si effettuano solo quando le terapie convenzionali risultano inefficaci. Il processo di registrazione dei farmaci in Italia è garantito dall’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) secondo le procedure previste dall’incrocio tra la normativa nazionale e quella europea garantendo tracciabilità che, tra altre cose, per statuto garantisce “unitarietà all’assistenza farmaceutica nel territorio nazionale” e “accesso ai farmaci innovativi e ai farmaci per le malattie rare”. L’AIFA, in collaborazione con la Commissione Tecnico Scientifica e gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità “attraverso valutazioni chimico farmaceutiche, biologiche, farmaco-tossicologiche e cliniche provvede ad assicurare i requisiti di qualità, sicurezza ed efficacia di tutti i medicinali”. Per registrare una medicina, oltre a quanto sopra ricordato, occorrono le prove che questa in effetti produca qualcosa in più dell’effetto placebo e le evidenze di “sperimentazioni cliniche” che consolidino l’ipotesi terapeutica. I trial devono essere portati avanti con tutti i crismi in termini di soggetti coinvolti, tempi e metodologie di sperimentazione per riuscire a dimostrare come l’impiego di determinate sostanze possa in effetti portare benefici per la salute individuale. Ma una sperimentazione clinica seria può arrivare a costare milioni di euro e l’Italia, si sa, ha le tasche cucite quando si tratta di ricerca.

basterebbe limitarsi per il momento alla predisposizione di studi e sperimentazioni pubbliche e private. Almeno quelli che potrebbero far diventare la “cannabis di stato” FM2 un farmaco a tutti gli effetti.

A corredo dei vari decreti che negli anni si sono succeduti nell’obiettivo, ormai pienamente raggiunto, di consentire la prescrivibilità dei cannabinoidi il Ministero della Salute ha sempre infatti allegato una letteratura scientifica internazionale. Esistono alcuni studi in italiano ma compilano quanto prodotto altrove, nella speranza che “chi di dovere” sappia leggere l’inglese. Per ovviare a questa situazione, durante il G7 della scienza che si è tenuto a fine settembre, tra le altre cose, si è voluto invitare le Ministre della 6DOXWH GHOOD 5LFHUFD H GHOOD 'LIHVD a promuovere e finanziare studi su quanto prodotto a Firenze, oltre che avviare dei trial clinici per ampliare la condizioni per cui i cannabinoidi possano essere prescritti. Occorre infatti colmare la lacuna che esiste tra le talee che a Firenze producono l’FM2 e la mancanza di studi che ne comprovino, in modo indipendente, l’efficacia – magari suggerendo la produzione di quantitativi maggiori. L’eccellenza della cannabis “made in Italy” non può limitarsi alla qualità del processo produttivo ma deve anche puntare sulla ricerca e sulla conoscenza della pianta e le sue proprietà. Bisogna analizzare quanto raccolto ed elaborato per avviare l’iter affinché (almeno) l’FM2 venga registrata come vero e proprio farmaco riconosciuto dall’AIFA. Per registrare un farmaco o classificarlo come inutile o dannoso, non occorrono atti di fede o petizioni di principio, serve fondamentalmente la ricerca empirica. Tutto sarebbe possibile già oggi, senza dover mettere nuovamente mano a un quadro normativo a cui in molti paiono interessarsi ma a cui pochi si dedicano con genuini slanci riformatori. Certo la normativa vigente merita interventi strutturali. Non si capisce perché debba esistere un monopolio pubblico in mano all’Esercito, né perché si multino le farmacie che fanno pubblicità dei prodotti a base di cannabis o si debbano tassare i cannabinoidi con

IVA al 22% piuttosto che al 10%. Se davvero si avessero a cuore le sorti dei pazienti italiani e il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione che sancisce il diritto alla salute,

Certo occorrono investimenti, come c’è bisogno di programmi per la formazione di tutti i soggetti e gli operatori coinvolti, oltre che una corretta informazione del pubblico. E anche per quanto riguarda la parte ludica della fruizione, non esistono veri effetti collaterali negativi alla ricerca scientifica sulla cannabis o a sperimentazioni cliniche che la utilizzano. Crediamo che studiare la cannabis per registrarla come medicina risolverebbe tutti i mali? Sicuramente no. Ma di certo crediamo i patimenti e le sofferenze di migliaia (forse milioni) di persone, così come i costi legati alle cure, potrebbero drasticamente diminuire.

OCCORRE COLMARE LA LACUNA CHE ESISTE TRA LE TALEE CHE A FIRENZE PRODUCONO L’FM2 E LA MANCANZA DI STUDI CHE NE COMPROVINO, IN MODO INDIPENDENTE, L’EFFICACIA


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LIVE ROSIN UN'ESTRAZIONE 100% SOLVENTLESS

di botanicaunderground@gmail.com COS'È IL ROSIN HASH Il Rosin hash è un tipo di concentrato di cannabis ottenuto mediante una tecnica di estrazione senza l'impiego di solventi. La marijuana o l'hashish, sottoposti ad una certa pressione e calore rilasciano un'oleoresina 100% pulita, priva di residui, ricchissima di cannabinoidi misto a terpeni. COS'È IL LIVE ROSIN Per Live Rosin si intende quel tipo di concentrato realizzato con la stessa tecnica del rosin hash ma utilizzando come materia prima per l'estrazione Fresh Frozen Shift, Fresh Frozen Ice o marijuana fresca e congelata. ROSIN PRESS Un'evoluzione della tecnica per estrarre il Rosin è l'utilizzo di una termopressa. Inizialmente, sono state adattate allo scopo delle presse a caldo per serigrafia. Oggigiorno, si trovano facilmente in commercio varie tipologie di presse specifiche per Rosin: idrauliche o meccaniche, automatiche o manuali e con temperatura e timer programmabili. La Rosin Press, grazie all'alta pressione che può esercitare, permette di eseguire il processo di estrazione con una temperatura di gran lunga inferiore a quella di una piastra per capelli. COME FARE IL ROSIN HASH Estrarre il Rosin hash è abbastanza semplice, inoltre è una tecnica di estrazione molto sicura e veloce. Il Rosin può essere prodotto, in maniera più casalinga, con una semplice piastra per capelli digitale oppure con l'ausilio di una Rosin

Press; sicuramente la piastra per capelli è uno strumento poco dispendioso e alla portata di tutti, mentre la pressa idraulica offre la possibilità di poter eseguire un lavoro più professionale, anche con maggiori quantità e con tempistiche abbastanza ridotte. Sia che si lavori con una piastra per capelli o con una Rosin press, il materiale necessario è il seguente: š FDUWD IRUQR š IRUELFL š JXDQWR UHVLVWHQWH DG DOWH WHPSHUDWXUH š GDEEHU G DFFLDLR DWWUH]]R GL UDFFROWD š VFUHHQ ƐP ILOWHU EDJ š PDWHULD SULPD KDVKLVK R PDULMXDQD La differenza nel lavorare con una piastra per capelli digitale o una pressa idraulica a caldo, è che con la prima saremo noi a dover esercitare la forza necessaria per portare a termine l'estrazione mentre con la pressa idraulica questo lavoro verrà svolto dalla stessa. È possibile estrarre del Rosin hash sia da marijuana che da hashish; il processo di estrazione sarà più efficace se la marijuana non è completamente disidrata. Ecco gli step necessari per produrre un buon Rosin utilizzando dei fiori di marijuana: 1. ritagliare un foglietto di carta forno di circa 10cm x 10cm 2. piegare a metà il foglietto di carta forno 3. posizionare la marijuana al centro del foglietto 4. programmare la piastra per capelli o la pressa a caldo alla

Rosin Press in funzione

temperatura desiderata FROORFDUH DO FHQWUR GHOOD SLDVWUD pressa il foglietto piegato con dentro la marijuana

di quelli preparatori: 1. ritagliare un foglietto di carta forno un poco più grande, di circa 20cm x 20cm

IL LIVE ROSIN SI PUÒ ESTRARRE DIRETTAMENTE DALLE CIME DI MARIJUANA FRESCA 6. pressare il foglietto con dentro la marijuana per circa 5 secondi WLUDUH IXRUL GDOOD SLDVWUD SUHVVD LO foglietto con dentro la marijuana 8. aprire il foglietto di carta forno e rimuovere il fiore di marijuana completamente appiattito 9. con il dabber d'acciaio raccogliere la resina rimasta attaccata sulla carta forno 10. il Rosin è pronto per essere consumato Per estrarre il Rosin utilizzando come materia prima dell'hashish, gli step sono molto simili ad eccezione

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2. sbriciolare l'hashish a pezzettini 3. inserire l'hashish all'interno della filter bag 4. piegare a metà il foglietto di carta forno 5. collocare la filter bag al centro del foglietto di carta forno SURJUDPPDUH OD SLDVWUD SUHVVD H passare alla fase di pressatura WLUDU IXRUL GDOOD SLDVWUD SUHVVD LO foglio di carta forno 8. la resina che si è depositata sulla carta forno attraversando la filter bag è pronta per essere raccolta Se si utilizza una piastra per capelli è

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46 necessario programmare la temperatura tra 150°C e 160°C e, con l'ausilio di un guanto resistente ad alte temperature, esercitare sulla piastra la maggior pressione possibile. Se invece si utilizza una pressa idraulica a caldo, la temperatura da impostare sarà tra i 90°C ed i 120°C. Le informazioni sono valide per entrambe le materie prime. PREPARAZIONE AL LIVE ROSIN Come già accennato, il Live Rosin si ottie-

COME SI FA IL LIVE ROSIN Se si dispone di una piastra per capelli è possibile processare solo piccole quantità per volta; il procedimento è identico a quello per estrarre il Rosin hash, unica differenza è la temperatura di lavorazione; la temperatura adeguata per lavorare in Live Rosin ha un range che va da 90°C a 120°C. Pressare fino ad un massimo di 10 secondi è sufficiente per estrarre tutta la resina contenuta.

CON UNA ROSIN PRESS SI POSSONO LAVORARE QUANTITÀ MAGGIORI CON ESTREMA FACILITÀ ne a partire dal Fresh Frozen Sift o Fresh Frozen Ice, due tipi di hashish che si ricavano dalla lavorazione di marijuana fresca appena raccolta. E' inoltre possibile estrarre il Live Rosin direttamente dalle cime di marijuana fresca. Quindi, per estrarre il Live Rosin è necessario uno dei tre componenti sopra citati: il Fresh Frozen Sift è molto semplice da ottenere, le cime di marijuana appena raccolta vengono congelate e successivamente battute con l'ausilio di un hash maker o dei dry sift screen; la resina che si ottiene da questa lavorazione è pronta per essere ulteriormente processata con la Rosin Press o con la piastra per capelli.

Con una pressa idraulica a caldo il gioco cambia abbastanza, infatti si possono lavorare quantità maggiori con estrema facilità. Produrre Live Rosin direttamente dalle cime di marijuana fresca è molto semplice, le cime di marijuana previamente preparate sono collocate al centro del foglietto di carta forno piegato a metà, successivamente vengono pressate dalla Rosin Press che deve essere previamente impostata. La temperatura di esercizio non supera i 110°C. Lavorare con Fresh Frozen Ice o Sift presenta

Il Fresh Frozen Ice si ricava dalla lavorazione di marijuana ancora fresca mediante la tecnica dell'ice o lator; la marijuana appena raccolta è posta ad essiccare al buio per 24 ore, giusto il tempo per farle perdere parte della clorofilla e successivamente è processata con la tecnica del ice o lator. La resina ottenuta, zuppa d'acqua, deve essere asciugata prima di utilizzarla per produrre il Live Rosin. Se il Live Rosin viene prodotto direttamente da cime di marijuana fresca, è necessario

che le piante di cannabis appena raccolte vengano poste ad essiccare per circa 48 - 72 ore; le cime non devono seccare completamente ma devono mantenersi morbide al tatto, ancora abbastanza idratate.

Live Rosin estratto da Fresh Frozen Ice di Love Triangle

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alcuni piccoli accorgimenti soprattutto se si vogliono processare quantità maggiori in un colpo solo. La filter bag, che contiene la materia prima, va posizionata al centro del foglio di carta forno, il foglio deve essere piegato in modo da avere tre lati chiusi ed uno aperto, come una busta delle lettere; in tal modo, quando il Fresh Frozen viene pressato la resina calda scivolerà fuori come un fiume scorrendo sul lembo aperto della busta di carta forno. La pressa va impostata ad una temperatura di circa 90°C. Il Fresh Frozen va schiacciato con una pressione massima di 200 psi, una pressione maggiore potrebbe scatenare un effetto eruzione; il Fresh Frozen contiene una bassa percentuale di acqua che sottoposta ad alta temperatura si trasforma in vapore acqueo, i due piatti della pressa trattengono imprigionato tra loro il vapore acqueo che sottoposto ad ulteriore pressione cercherà di fuoriuscire scatenando l'eruzione della resina ancora calda. Dalla quantità di Fresh Frozen che si processa per volta, dipende la durata della pressatura che può variare da 30 secondi a 1 minuto. Man mano che il Fresh Frozen viene pres-

sato, il Live Rosin continuerà a scorrere giù per la carta forno senza rimanere a contatto con i piatti riscaldati. Al termine del processo, aprire la pressa e tirar fuori il foglio di carta forno con dentro la filter bag. Con l'ausilio di uno strumento raccoglitore procedere con la raccolta del preziosissimo Live Rosin. CONSIGLI UTILI La qualità del Rosin hash e del Live Rosin dipende da alcuni fattori, come la temperatura, le filter bag utilizzate e la durata di pressatura. Una temperatura più alta garantisce maggiori quantità intaccando però l'aspetto qualitativo dell'estrazione. Al contrario, temperature inferiori aiutano a preservare le proprietà organolettiche dell'estratto finale ma con una resa inferiore. Anche la scelta sulle filter bag da utilizzare influisce sulla resa e qualità del Rosin. Quando si lavora con hashish fresco o secco che sia, è consigliabile utilizzare una filter bag da ƐP FKH JDUDQWLVFH XQ SURGRWWR SLĚ SXOLWR 8QD ILOWHU EDJ GD ƐP DVVLFXra maggiori quantità e un aspetto più ceroso, tipo wax. Ovviamente, anche la durata della pressatura influisce sulla resa e la qualità dell'estrazione, pressare più a lungo assicura una resa maggiore a svantaggio della qualità. Il Live Rosin, conservato in frigo mantiene più a lungo le sue proprietà qualitative. Per chi non dispone di una Rosin Press ma di grandi quantità da pressare, una morsa con leva a scatto semplificherà abbastanza il lavoro della piastra per capelli. Quando si lavora con una Rosin press, fare molta attenzione a non avvicinare troppo il viso ai piatti riscaldati, quando i piatti si aprono la resina potrebbe eruttare, una mascherina di protezione scongiura il pericolo. Foto per gentile concessione della crew Wextract!


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IL CANAPAIO

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PERCHÉ LA CANNABIS MEDICA A VOLTE NON FUNZIONA

Sulle proprietà della cannabis ci sono tante speculazioni e pochi studi mirati. Spesso si dice che la cannabis medica non funziona. Ma perché? di Franco Casalone Perché i medici, per paure legate a preconcetti proibizionisti, spesso prescrivono quantità ridicole; più spesso si rifiutano di prescriverla per mancanza di senso di responsabilità, rimandando il paziente dai loro colleghi… Perché i pazienti spesso non conoscono la cannabis, e, per gli stessi preconcetti, ne hanno paura ed un rifiuto psicologico che ne blocca gli effetti (o ne blocca il riconoscimento da parte del paziente)… Perché le varietà disponibili legalmente sono poche, di effetto limitato, e più spesso non ci sono e ci vuole troppo tempo per ottenerle…. Perché, sempre per paure e preconcetti, la legislazione prevede di usare prima altri farmaci, e se questi non funzionano, si può provare la cannabis. Ma spesso è troppo

tardi, e c’è stato un peggioramento irreversibile… Perché la procedura di estrazione consigliata a medici e farmacisti del concentrato dalla sostanza grezza è inefficiente: si presume un’estrazione in olio extravergine di oliva, ma l’olio di oliva non è molto affine ai cannabinoidi, l’efficacia dell’estrazione dipende da troppi fattori, la concentrazione ottenibile è troppo bassa. Tant’è che gli estratti così realizzati hanno differenze di anche di dieci volte più o meno concentrazione di cannabinoidi… (le estrazioni con solventi derivati dal petrolio sono tossiche, non importa la quantità di residui; quelle a CO2 sono da purificare prima di usarle perché’ ricche di sostanze indesiderate. Le migliori estrazioni x uso terapeutico rimangono quelle in alcol etilico: facili da eseguire, facili da analizzare, da dosare e da fare assumere)

Perché il primo modo di assunzione consigliato ai pazienti (tisana di cannabis bollita in acqua) è assurdo: i cannabinoidi non sono solubili in acqua. La loro concentrazione nella tisana dipende soprattutto dalla turbolenza dell’acqua in ebollizione, che, per effetto meccanico, stacca qualche pallina di resina. La

anche per lo stesso paziente. E qui, tocchiamo un tasto che alla maggioranza dei medici da fastidio: il riconoscere che ognuno è il miglior medico di se stesso, e che compito del medico è informare, consigliare collaborando con il paziente, se necessario provare le

UN FITOCOMPLESSO È QUASI SEMPRE PIÙ EFFICACE (E CON MENO EFFETTI COLLATERALI) DEI CANNABINOIDI SINGOLI loro assunzione è assolutamente imprevedibile: essendo insolubili in acqua, rimangono in sospensione nell’acqua di bollitura, e tendono ad appiccicarsi alle pareti del contenitore… Perché non si conoscono le dosi necessarie di ogni cannabinoide affinché facciano effetto per quella determinata malattia, e si va a tentativi… Perché per ogni diverso paziente, in diversi momenti, c’è bisogno di un mix particolare di cannabinoidi, che può essere diverso

terapie, con il consenso informato del paziente e il diritto di quest’ultimo di intervenire nella gestione della sua propria salute. Un’ulteriore considerazione. Finora i cannabinoidi studiati sono due: THC e CBD. Nella cannabis ci sono più di cento cannabinoidi conosciuti, più di centoventi terpeni e decine di flavonoidi. Abbiamo visto che un fitocomplesso è quasi sempre più efficace (e con meno effetti collaterali) dei cannabinoidi singoli. Studiare gli effetti delle sinergie fra centinaia di sostanze è


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50 molto difficile, ma usare varietà con fitocomplessi ricchi (non con solo uno o due cannabinoidi e uno o due terpeni, come sono la maggior parte delle varietà selezionate per questo o quel cannabinoide) non è impossibile, anzi: tutte le landraces (popolazioni) hanno una ricchezza di espressione che le renderebbe

binoidi e 32 fitocannabinoidi, di cui è conosciuta una qualche azione terapeutica. Considerando il fatto che i recettori si attivano soltanto con una certa dose di cannabinoidi e considerato che per ogni problema di salute c’è bisogno di quantità diverse, spesso le quantità necessarie da somministrare ai pazienti

adatte allo scopo. Non piante singole ma popolazioni che esprimono LQGLYLGXL GLYHUVL 5LFRQRVFLELOL GD altre popolazioni, con diversi profili di sostanze, e che messi assieme riescono ad avere la maggior quantità di diversi cannabinoidi, terpeni, e altre sostanze, così da coprire

sono più elevate di quanto si pensi.

una gamma di effetti che vanno a bilanciare le varie risposte dell’organismo di chi le assume. Gli studi ad oggi confermati hanno individuato in tutto 18 endocanna-

al paziente quella più adatta al problema, e rimanere aperti alla possibilità di usare, anche per lo stesso paziente, diverse varietà, magari in diversi momenti della giornata.

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Visto quanto sia complicato prescrivere ad ognuno la propria varietà e dose, penso che compito del medico sia indirizzare il paziente verso varietà più ricche di THC oppure più ricche di CBD, provare assieme

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GROW REPORT

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Dopo tre settimane di crescita le piante erano tutte sui 30cm ed ognuna aveva sviluppato 4 o 5 cime apicali senza molto altro sviluppo laterale, ed è in questa fase che sono state messe in fioritura. Come mi aspettavo, l'induzione in fioritura non ha determinato un imponente allungamento delle piante. La fioritura ha iniziato a manifestarsi rapidamente. Fin da subito, mi ha colpito la quantità sorprendente di resina che sviluppavano tutte le piante in egual misura, ricoprendo anche le foglie più grandi. Intorno alla quarta settimana di fioritura le piante hanno iniziato a sviluppare tonalità di colore incredibili: una completamente viola, le altre andavano dal viola, al rosa, all’arancione intenso, e tutte avevano più o meno un aroma che ricordava una marmellata di frutti di bosco, con “retronote” acidule e limonose, chiara reminiscenze dell'influenza haze nell’incrocio. Dopo qualche altra settimana di ingrossamento e due di risciacquo le piante erano pronte per il raccolto all’ottava settimana di fioritura. Dopo due settimane di essiccatura i fiori erano pronti per essere fumati. Il peso delle 5 piante oscillava intorno ai 40g l’una.

HAZEBERRY Ciao a tutti, vi racconterò la mia esperienza di coltivazione di 5 semi di Hazeberry della Royal Queen Seeds. By Resistenza Cannabica Conosciuta in Nord America come Blue Dream, è tra le varietà più famose e commerciali del momento. È un incrocio tra Blueberry ed una Shining Silver Haze, con produzione abbondante e tempi di fioritura che vanno dalle 8 alle 11 settimane in base al fenotipo. La germinazione è andata senza intoppi e dopo 3 giorni sono nate le 5 le piante. Dopo una settimana sono stati messi in vasi da 20 litri in terra riciclata e rigenerata, grazie

allo Humic Blast di Aptus (che permette di ripulire la terra da tossine ed allo stesso tempo di ripopolarlo con vita batterica) e messe sotto una lampada HPS da 600w insieme ad altre 13 piante di altre varietà. Dopo qualche giorno di adattamento le piantine hanno iniziato prontamente la fase di vegetativa con l'ausilio della linea completa di fertilizzanti Aptus. Da subito è apparso chiaro in tutti gli esemplari l’inclinazione indica nell’incrocio

(più tendente alla Blueberry che alla SSH), in quanto sviluppavano foglie enormi, tozze e di un verde intensissimo, quasi blu! Internodi cortissimi ed una struttura della pianta che, nonostante la piegatura, non ha sviluppato tantissimi rami laterali. La vegetativa è andata avanti in maniera decisa ma non propriamente esplosiva, proprio come si aspetterebbe da una varietà indica, ciò mi ha portato a decidere di prolungare la fase vegetativa di una settimana rispetto a quello che solitamente faccio. Le piante in ogni caso erano splendide, rigogliose e sanissime.

Infine lo “smoke report”. I fiori si presentano con uno strato di resina fuori dal comune, un odore molto deciso di dolci frutti di bosco fermentati con un retro-odore haze, stesso sapore in bocca quando si fuma. L'effetto è immediato. Inizialmente molto forte, stordente, poi dopo poco si va normalizzando in uno stato di assoluta serenità; ed è questa la caratteristica dello strain, lo stato di rilassamento che ti mette in pace con te stesso e con quello ciò ti circonda. Consigliata per un po’ di relax casalingo o magari per una fumata serale, è una varietà che va bene anche come fumata diurna. Semplicemente ti farà venir voglia di goderti un po’ di pace. Decisamente consigliato per fare estrazioni data la quantità stupefacente di resina. In conclusione, sono rimasto positivamente colpito dalla Haze Berry GHOOD 5R\DO 4XHHQ 6HHGV SHU LO VXR gusto, i suoi colori ed il suo effetto. Magari non sarà la varietà più produttiva che abbia mai cresciuto, ma in questi casi importa davvero poco.


MEDICAL CANNABIS

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CANAPA MEDICA, ITALIA ALL’AVANGUARDIA? I PAZIENTI NON LO SANNO

Quando a livello europeo si parla di cannabis terapeutica, l’Italia figura fra i paesi illuminati, all’avanguardia, o almeno così parrebbe essere sulla carta. Nel concreto però, la situazione vissuta dai malati italiani è davvero paradossale e ancora una volta aiuta a comprendere il primato della cultura sulla produzione legislativa. In poche parole, non serve a nulla scrivere leggi che poi nessuno ha volontà di applicare. Cosa sta succedendo allora nel nostro paese? Dopo tante parole, proclami ed annunci perché siamo ancora a poca distanza dal punto di partenza? Perché nei piani alti e sulle sedie che contano nessuno si vergogna di trattare persone malate con la stessa empatia con la quale si relazionerebbe ad uno sgabello dell’Ikea e tutto ciò solo perché questi pazienti si curano con la marijuana? di Carlos Rafael Esposito L’attuale legislazione prevede una produzione nazionale di cannabis medica e la possibilità di importare il farmaco dall’estero: queste sono l’ascissa e l’ordinata del sistema cannabis medica nostrano. Nonostante tale doppia fonte di approvvigionamento però, nei fatti, tale sistema risulta assolutamente insufficiente nel garantire ai pazienti italiani un accesso soddisfacente perché di qualità, perché a basso costo e soprattutto perché con disponibilità immediata.

Dal 2007 la cannabis è riconosciuta come farmaco in Italia e se prima i pazienti che si curavano con questa medicina dovevano farlo nella totale illegalità, da dieci anni a questa parte tale diritto viene loro accordato secondo normative di carattere nazionale e regionale. E allora? Allora per quel che riguarda l’importazione dall’estero il nostro Ministero della Salute ha completamente sottostimato l’effettivo fabbisogno del pubblico nazionale

e si è accordato con i produttori olandesi per una fornitura annuale di 200 kg di cannabis (altri 100 kg sono invece quelli prodotti a livello italiano). Comunque sia, 175 chilogrammi del farmaco olandese sono stati distribuiti in soltanto 3 mesi e la futura ed inevitabile rottura di stock è diventata evidente sin dai primi momenti. Siccome però questo è un farmaco totalmente naturale che segue quindi i ritmi di sviluppo di una pianta, in seguito alla rottura di stock, per i produttori olandesi è stato impossibile far fronte a tutte le richieste provenienti dalla nostra penisola.

Ed i politici italiani che hanno il resto della responsabilità? Non ci risulta nessuna presa di posizione del Ministro Lorenzin sotto questo punto di vista, nessuna comunicazione ufficiale ha sottolineato come il Ministero della Salute sia cosciente delle conseguenze nefaste delle proprie valutazioni. Pazienti in cura oncologica, con malattie neurodegenerative e con dolori cronici hanno dovuto abbandonare il solo farmaco che spesso induce loro il tanto agognato sollievo. Per quel che riguarda poi la produzione nazionale, le condizioni previste e realmente implementate dal

NESSUNA COMUNICAZIONE UFFICIALE HA SOTTOLINEATO COME IL MINISTERO DELLA SALUTE SIA COSCIENTE DELLE CONSEGUENZE NEFASTE DELLE PROPRIE VALUTAZIONI Non erano preparati. Gli stessi produttori olandesi quindi, che consci di quanto questa mancanza di farmaco possa pregiudicare le persone in trattamento e con un’umiltà sconosciuta ai nostri politici, si sono scusati, scusati per la loro parte di responsabilità ovviamente.

Ministero della Difesa in collaborazione col Ministero della Salute non hanno niente a che vedere con i proclami di presentazione del progetto e con una reale determinazione a lavorare per il benessere dei nostri cittadini. Nello Stabilimento chimico- farma-


54 ceutico militare di Firenze attualmente [Ndr. 9 ottobre 2017] sono in funzionamento 2 serre da 20 metri quadrati ciascuna. Ognuna di esse produce 10 chilogrammi di canapa ogni 3 mesi. Con il finanziamento di 1 milione di euro ricevuto dal Ministero della Difesa si è approntata anche un’ulteriore terza serra, pronta e con illuminazione a LED, che si prevede di cominciare a sfruttare verso fine ottobre e con una capacità produttiva di 15 chili. In totale quindi la cannabis made in Italy con le attuali strumentazioni e considerando 4 raccolti annuali potrebbe arrivare a fornire: 140 chilogrammi di marijuana all’anno. Un quantitativo ancora purtroppo esiguo, perché se si considera che nel 2017 le prescrizioni di cannabis sono aumentate esponenzialmente rispetto agli ultimi dieci anni, rischiamo di vedere ripetersi le medesime problematiche anche nel 2018. Bisogna credere in questo progetto nazionale e crederci con i soldi, non solo con le parole. Si proprio con i soldi, perché nonostante il Ministro della Salute abbia rivendicato l’importanza del lavoro dei militari a Firenze e nonostante abbia dichiarato alle televisioni nazionali di considerare la cannabis come ogni altra medicina, nemmeno un euro è uscito dal budget di questo Ministero per sostenere concretamente gli sviluppi di questo progetto storico. E tutto questo, risulta ancora più amaro constatarlo, senza che esista nel nostro paese un dibattito serio sulla possibilità di aprire il mercato della cannabis medicinale alla concorrenza ed agli investimenti dei privati. Il mercato è chiuso, blindato con un monopolio antistorico e chi sarebbe titolato ad investire non ha ancora messo una lira. Da fonti interne allo Stabilimento di Firenze ci viene spiegato di avere in disponibilità 10 serre pronte, ma ancora senza luci ed impianto di condizionamento che aspettano da 1 anno e mezzo un finanziamento della Salute che non arriva.

LO STUPEFACENTE

E cosa produce questa maniera di lavorare? Produce la frustrazione dei pazienti, ma anche degli stessi militari che non vedono l’ora di poter cominciare a fare sul serio e che invece continuamente devono far fronte ad una disponibilità di farmaco pronto alla distribuzione, sul quale pende inesorabile, a causa delle attuali strutture e risorse non adatte al bacino di utenza relativo, la spada di Damocle vergognosa della rottura di stock. Proprio mentre il progetto nazionale aveva come motivazione di base una distribuzione celere di un prodotto di qualità che potesse affrancare i pazienti italiani dalla dipendenza dal farmaco importato. Morale della favola entrambi: sia i produttori olandesi che gli italiani hanno finito la medicina. Gli olandesi dichiarano di averla finita a luglio, mentre i militari ad agosto avevano concluso la loro e solo a fine ottobre, hanno potuto rimettere sul mercato ulteriori 10 chilogrammi. Polverizzati con molta probabilità dalla richiesta di un mercato in espansione verticale. Per aumentare la produzione della canapa medica italiana comunque un’altra considerazione va fatta e ci SRUWD DO &5$ GL 5RYLJR D FKLDFFKLHrare con il ricercatore Giampaolo Grassi che attualmente rifornisce le talee poi sviluppate dai militari. Se per esempio si volesse aumentare la produzione dei militari a 500 chili ogni anno, la prima questione da affrontare sarebbe quella dell’aumento delle talee fornite per ogni ciclo dal ricercatore veneto. Se ipotizziamo 20 serre messe a regime, le talee dovrebbero essere 1500 per ogni ciclo, ma Grassi è pronto ad un tale incremento nelle forniture? Al telefono mi risponde in questa maniera: “Il personale tecnico è stato ridotto, 3 sono andati in pensione e 2 sono stati trasferiti, siamo rimasti due amministrativi e due ricercatori, ma solo io mi occupo di cannabis. Diciamo che ci stanno facendo morire di fame e che invece di aggiungere

G-MAN HA PORTATO SILVER SPLIFFER A BERE LA SUA PRIMA PINTA.

MI SCUSI! NON SI FUMA NEL BAR

PROBLEMI CON L’ALCOL USCIAMO

OSA DIRLO A CHI HA VAGATO PER L’UNIVERSO… È PER LEGGE!

VA BENE CONSUMARE L’A LCOL MA LA LEGGE NON PERMETTE DI FUMARE CANNABIS? SÌ, STUPIDO, NON È VERO?

LA LEGGE FA SCHIFO

e investire, ci tolgono. Il progetto di produzione nazionale non interessa a nessuno e siccome il Ministero dell’Agricoltura non è stato coinvolto dall’inizio, adesso ha meno interesse ad appoggiare il progetto. Fino

paese che ha molto da insegnare a noi italiani che ancora ci affidiamo al monopolio per la paura di sdoganare la produzione della cannabis come dall’altro lato dell’oceano. Una paura che è culturale e che non

IL MERCATO È CHIUSO, BLINDATO CON UN MONOPOLIO ANTISTORICO E CHI SAREBBE TITOLATO AD INVESTIRE NON HA ANCORA MESSO UNA LIRA ad oggi spediamo a Firenze mediamente 140 talee ogni mese o due. Con queste talee loro mettono in produzione una delle loro serre da 20 metri quadrati, ma per produrre 1500 talee ogni ciclo avremmo bisogno di almeno due persone a tempo pieno e di raddoppiare gli attuali spazi dedicati alla produzione. Il problema è che i politici italiani che hanno il potere di decidere sono persone che non hanno mai visto la canapa, i personaggi nelle posizioni chiave sono gli stessi che erano nelle stesse posizioni all’epoca della legge Fini- Giovanardi e che continuano a rifiutare l’idea che dalla canapa si possa tirare fuori qualcosa di buono”. Nel frattempo in Portogallo lo scorso settembre il governo lusitano ha accordato i permessi ad una ditta canadese specializzata in produzione di cannabis terapeutica, la Tilrlay, per cominciare i preparativi per produrre cannabis in Europa. Investimento previsto: 20 milioni di euro. La prima fase del progetto, previsto entro primavera 2018, comprende: laboratorio indoor, banca delle genetiche, 10.000 metri quadrati di serra e 1.500 metri di impianti di trasformazione. La seconda fase, entro il 2020, prevede di aggiungere altri 15.000 metri quadrati di serre e ancora 1.500 metri quadrati per la trasformazione della materia prima. La libera concorrenza, il soggetto privato che porta il know how sviluppato in un paese come il Canada,

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ha nessuna base empirica che non possa essere combattuta con un ragionamento logico e sereno. Ma attenzione, anche questo investimento privato non risolverà a priori il problema dell’accesso al farmaco perché ci sarà sempre, anche in Portogallo, chi non potrà permetterselo. Proprio per questo vale la pena ricordare il secondo punto sul quale Lisbona basa l’altra colonna normativa portante di un sistema cannabis medica compiuto e funzionante: la depenalizzazione dell’autocoltivazione. Perché senza accettare l’autoproduzione come nevralgica, manca il requisito minimo per cominciare a cambiare realmente la questione cannabis: comprendere che si tratta di una risorsa e non di una grana. Comprendere che il paziente che coltiva è una risorsa per se stesso, per la sua famiglia, per il prossimo e non un pericolo per la società. In fondo chi soffre non ha tempo che il Ministero della Salute trovi la voglia di pagare l’ampliamento delle serre di Firenze, che venga autorizzata l’importazione del farmaco dal Portogallo o che gli olandesi rimettano in commercio i loro prodotto: chi soffre cerca la sua strada a prescindere dalle parole di circostanza, a prescindere dalle convenienze politiche e spiana sentieri, anche per noi, che in futuro faremo bene a tenerlo a mente e a ringraziare del cammino percorso.

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GROWING

LA CONSOLIDA MAGGIORE UN'ALTERNATIVA SOSTENIBILE

Nei precedenti numeri di Soft Secrets abbiamo parlato di alcune piante benefiche e della loro relazione con la coltivazione di marijuana. L'intento di questa rubrica è di educare vecchi e giovani coltivatori a un utilizzo consapevole delle risorse che ci fornisce madre natura. L'uso di piante officinali come rimedio per l'uomo o la sua applicazione in agricoltura è noto fin dall'antichità. La Consolida Maggiore ricopre un ruolo molto importante tra le piante utili per di botanicaunderground@gmail.com coltivare marijuana. COS'È LA CONSOLIDA È una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Boraginaceae. Esistono dalle 10 alle 20 specie a seconda dei differenti sistemi di classificazione, oltre ad un cospicuo numero di ibridi. La consolida è una pianta utilizzata in vari settori, da quello farmaceutico, al culinario, la cosmesi e il settore agricolo. ETIMOLOGIA Il nome scientifico è Symphytum Officinale, il termine deriva dal greco Symphytum che significa saldare, mentre Officinale fa riferimento alle proprietà curative della pianta. Si suppone sia stato Plinio il Vecchio a coniare il nome Consolida che deriverebbe da consolidare, saldare. È conosciuta anche come Erba del cardinale o Erba di San Lorenzo. In inglese è indicata con il termine Comfrey. MORFOLOGIA E HABITAT L'altezza media di questa pianta è di 60 cm ma molte specie arrivano a misurare fino a 120 cm. Le radici sono secondarie da rizoma, penetrano profondamente nel suolo, garantendo alla pianta una ricca riserva di nutrienti che l'aiutano a superare le stagioni più fredde. Il fusto si divide in due parti, quella ipogea o sotterranea che è un grosso rizoma disposto quasi in orizzontale, la parte epigea o aerea è eretta con un aspetto zigzagante. Le foglie sono di due tipi, quelle basali che sono grandi e con la forma di ovale allungato e le cauline, foglie più piccole a disposizione alterna, forma lanceolata e sono senza picciolo. Le infiorescenze sono dei densi gruppi di fiori unilaterali che si sviluppano nella zona ascellare delle foglie superiori; i fiori sono ermafroditi, il colore varia dal bianco al giallo fino al rosa e viola purpureo. Il meccanismo di riproduzione è per impollinazione entomogama, cioè veicolata dalle api. Il frutto è un achenio cioè un frutto secco che contiene un solo seme.

La Consolida ha origine nell'area europeo-caucasica, ma è ampiamente diffusa anche in America, Australia e Asia. Esistono 6 specie che appartengono alla flora spontanea italiana. Cresce ovunque, dalla pianura alle zone di bassa montagna, predilige i canali d'acqua, i margini dei boschi e le zone paludose, si sviluppa bene in substrati sia calcarei che silicei e preferisce un alto tasso di umidità. LA CONSOLIDA IN MEDICINA I principi attivi e gli alcaloidi di questa pianta sono presenti soprattutto nelle radici e in quantità minime nelle foglie e sono i seguenti: alcaloidi pirrolizidinici, acido litospermico, caffeico, clorogenico, ascorbico e rosmarinico, mucillagine, tannino, allantoina, amido, inulina, niacina, amminoacidi, stigmasterolo e oli essenziali. In alcune aree del mondo la consolida è ancora molto diffusa dalla medicina popolare; è riconosciuta per le sue proprietà lenitive, analgesiche, espettoranti e decongestionati. I principi attivi contenuti nella

infiorescenza viola di Consolida

Consolida come l'allantoina che ha proprietà cicatrizzanti, le mucillagini con effetto antinfiammatorio ed espettorante, il tannino conosciuto per le proprietà astringenti, rendono questa

VARI UTILIZZI DELLA CONSOLIDA In ambito culinario, le foglie possono essere bollite e mangiate come verdura oppure utilizzate per produrre del tè, mentre le radici hanno

LA CONSOLIDA CONTIENE FINO AL 300% IN PIÙ DI POTASSIO RISPETTO AI CONCIMI DI ORIGINE ANIMALE pianta un ottimo rimedio naturale per ferite, bruciature, fratture ossee, infezioni dell'apparato respiratorio e per il trattamento del dolore.

un potere dolcificante. La Consolida viene impiegata anche nella produzione di diversi cosmetici per il trattamento della pelle. CONTROINDICAZIONI La pianta contiene degli alcaloidi pirrolizidinici che sono tossici per l'organismo umano; questi alcaloidi, presenti soprattutto nelle radici, sono sostanze epatotossiche che accumulandosi nel fegato generano alcune forme di epatite. La parte aerea della pianta contiene delle percentuali minime di sinfitina e consolidina, alcaloidi in grado di paralizzare il sistema nervoso. L'uso interno della pianta è controindicato, mentre da impiegare esternamente è consigliato non farne un uso prolungato. In Italia e USA ne è vietato l'impiego nel settore alimentare.

enormi foglie di Consolida

COLTIVARE LA CONSOLIDA La Consolida si propaga a partire dal seme ma risulta molto più semplice la propagazione con talee; da una pianta di Consolida è possibile asportare dei nuovi germogli oppure dei segmenti di


57 radice che andranno trapiantati a circa 5 cm di profondità. La consolida cresce bene anche in terreni poveri ma per via del suo vigore e dell'alta produzione di fogliame consuma molto azoto, perciò è consigliabile preparare il terreno con un concime ricco di azoto o con scarti di prato verde applicato come pacciamatura. Predilige un substrato con ph neutro e ben umido. Le talee vanno piantate ad una distanza di 60-90 cm, è una pianta molto vigorosa che raggiunge anche 1 metro di diametro. La semina o il trapianto vanno effettuati ad inizio primavera oppure in autunno. Generalmente durante il primo anno di vita le piante non vengono raccolte ma vengono eliminati solo i rami più deboli per rafforzare la struttura delle giovani piante. Quando la pianta raggiunge un'altezza di circa 60 cm è pronta per la raccolta che si effettua a partire da metà primavera, ogni 5 settimane, fino a quando le piante non fioriscono. È possibile realizzare fino a 5 raccolti per anno ma è consigliato non eseguire questa operazione in autunno, per permettere alla pianta di creare una riserva nutrizionale necessaria ad affrontare l'inverno. Durante la raccolta può essere tagliata completamente, lasciando solo 2 cm del fusto uscire dalla base del terreno. Foglie e fusti sono ricchi di peli che rilasciano una sostanza urticante quindi realizzare la raccolta con l'ausilio di guanti e protezioni. Fare molta attenzione se non ci si vuole ritrovare il giardino pieno di piante di Consolida; il sistema radicale in profondità e la sua capacità di riprodursi rendono la Consolida una pianta infestante e molto difficile da eradicare completamente. LA CONSOLIDA IN AGRICOLTURA La consolida può essere utilizzata in vari modi nel settore agricolo, vediamone alcuni nei dettagli: š FRPH ULJHQHUDWRUH GHO WHUUHQR OD pianta di consolida ha delle radici molto forti che penetrando in profondità provocano la rottura dei blocchi di terra aumentando il livello di areazione del substrato; š QHOOD SUDWLFD GHO VRYHVFLR OD FRQVRlida viene coltivata per poi essere interrata al momento del suo massimo sviluppo, apportando al substrato materia organica e tutti gli elementi nutritivi contenuti nelle foglie; š QHOOD SDFFLDPDWXUD OH IRJOLH GL FRQsolida vengono sparse intorno alle piante fino a creare uno strato di almeno 5 cm, svolgendo il ruolo di un fertilizzante a rilascio lento; š SHU DXPHQWDUH OD ELRGLYHUVLWÇ FROtivare consolida insieme ad altre piante aumenta la biodiversità di un giardino, i fiori di consolida attirano insetti pollinizzatori e predatori naturali rafforzando i sistemi di difesa; š FRPH DFFHOHUDWRUH GHO SURFHVVR GL compostaggio, il purin di consolida ne stimola l'attività microbica.

CONSOLIDA E MARIJUANA L'idea di coltivare delle piante con l'ausilio di altre piante è uno dei pilastri per una coltivazione ecosostenibile della marijuana. La Consolida maggiore è un ottimo alleato del coltivatore di cannabis medicinale. Come ho già accennato, la Consolida ha un sistema radicale molto forte in grado di penetrare nel terreno molto in profondità, da dove estrae numerose sostanze nutritive successivamente rese disponibili attraverso le foglie. Le foglie di Consolida sono ricche di azoto, fosforo e fino al 300% in più di potassio rispetto ai concimi di origine animale; contengono oligoelementi come Boro, Calcio, Magnesio, Rame, Ferro, Cromo, Manganese, Zolfo, Sodio e Zinco. Inoltre sono ricche di vitamina A, gruppo B, C ed E. La Consolida fornisce tutti gli elementi necessari per coltivare cannabis dal seme al raccolto finale. Il contenuto di vitamine, soprattutto del gruppo B, rende la Consolida perfetta per la germinazione di semi e come stimolatore radicale per talee. È l'unica fonte di origine vegetale che fornisce

LA CONSOLIDA NELLA COLTIVAZIONE DI MARIJUANA Dalle foglie di Consolida è possibile ottenere un fertilizzante liquido, sotto forma di tè o di concentrato. Per preparare il tè di Consolida sarà necessario riempire un secchio fino a metà della sua altezza con foglie fresche di Consolida e aggiungere acqua fino a coprire completamente il mucchio di foglie; chiudere il secchio con un coperchio e lasciare macerare il con-

porranno fino a rilasciare un liquido scuro. Il processo può durare da 4 a 6 settimane prima che il concentrato sia pronto. Il liquido ottenuto deve essere diluito prima di essere utilizzato, come spray fogliare va diluito con acqua nel rapporto di 20:1, mentre nel rapporto di 10:1 per irrigare le piante. Dalle foglie di Consolida si può ricavare anche un ottimo fertilizzante concentrato in polvere; le foglie vengono essiccate e successivamente polveriz-

COLTIVARE CANNABIS CON L'AUSILIO DI ALTRE PIANTE È UNO DEI PILASTRI PER UN GIARDINO ECOSOSTENIBILE tenuto per almeno due settimane. Al termine del processo di macerazione il tè ottenuto, una volta filtrato dal materiale vegetale, è pronto per l'uso. Può essere applicato come spray fogliare o per fertirrigazione.

zate. La farina ottenuta può essere utilizzata per la pacciamatura, ricoprendo la superficie del suolo intorno alla pianta, controlla l'evaporazione e allo stesso tempo agisce come concime.

Il concentrato di Consolida si ottiene con la sola fermentazione delle foglie senza l'aggiunta di acqua; la preparazione è abbastanza sempli-

BOCKING 14 Tra le varie specie di Consolida si distingue la Symphytum x uplandicum, un ibrido ottenuto dall'incrocio tra Symphytum Officinalis e Symphytum

ce, è necessario un contenitore tipo Bokashi, con griglia e valvola di scolo sul fondo. Riempire il contenitore con foglie fresche di Consolida, collocare in cima al cumulo di foglie un peso per mantenerle schiacciate e chiudere il contenitore per avviare il processo di fermentazione; dopo circa due settimane si possono aggiungere altre foglie per continuare il processo di fermentazione. Le foglie si decom-

Asperum. È conosciuta comunemente con il nome di Consolida Russa, è la più diffusa in agricoltura per via del suo vigore e del contenuto maggiore di sostanze nutrienti rispetto ad altre varietà della sua specie. In particolar modo è utilizzato il cultivar Bocking 14, una selezione della varietà russa sviluppata negli anni '50 da Lawrence D Hill, un orticoltore inglese pioniere dell'agricoltura organica.

piante fiorite di Consolida

notevoli quantità di potassio rendendola un ottimo stimolatore della fioritura e del processo di maturazione dei fiori. Nella preparazione del super soil può essere utilizzata anche come condizionatore del terreno per bilanciarne LO UDSSRUWR & 1 OH IRJOLH GL &RQVROLGD con un rapporto carbonio-azoto molto basso, accelerano il processo di mineralizzazione dell'azoto rendendolo disponibile per la pianta.


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QUIZ

59 7) Dove si trovano i batteri benefici se si coltiva cannabis? A) B) C) D)

All’interno del substrato attorno alle radici. Nascosti fra le foglie All’interno delle cime Non esistono i batteri benefici

8) Se si ha un’infiammazione, quale di questi cannabinoidi è meglio utilizzare? 1) Quale di queste varietà è un incrocio di Skunk? 1) 2) 3) 4)

Cheese Northern Lights Super Silver Haze Purple Orange

A) B) C) D)

CBN THC CBD THCVA

9) Quando le radici di una pianta sono aggrovigliate, cosa significa?

14) Quale ingrediente nei nutrienti della cannabis è responsabile dello spessore e dell’aspetto di color brunastro simile a sciroppo? A) B) C) D)

Guano di pipistrello Melassa Fave di soia È un vecchio trucchetto di marketing, aggiungono miele di scarsa qualità

15) Se si vuole coltivare una pianta con diverse punte, cosa si dovrebbe fare? A) Aggiungere dei supporti in modo tale che diventi il più alta possibile B) Stringere le piante in fase vegetativa C) Stringere le piante in tarda fioritura D) Acquistare un clone che è già cespuglioso

16) Cosa significa la sigla E.C.S.D.? 2) Perché le piante femminizzate a volte A) Le radici sono cresciute in tutto lo spazio all’interdiventano ermafrodite? A) East Coast Sour Diesel no del vaso e la pianta deve essere travasata A) B) C) D)

Per la cattiva genetica Succede e basta Anche fra le piante ci sono i lady boy A causa dello stress

3) Di che materiale è fatto Coco? A) B) C) D)

Muschio di torba Gusci di cocco Canapa Plastica riciclata

4) Le lumache e i lumaconi reagiscono male a contatto con quale di questi metalli? A) B) C) D)

Oro Argento Rame Acciaio

5) Da dove viene la parola Hashashin? A) B) C) D)

È stata inventata da Soft Secrets Erano assassini del mondo arabo È una parola usata nei coffee shop olandesi Significa ‘Hash as in’

B) La pianta è pronta per la fioritura C) La pianta può essere lasciata nello stesso vaso D) Non ne ho mai sentito parlare!

10) Quando su una pianta è stato fatto ‘lollypopping’, cosa significa? A) B) C) D)

È stato rotto il gambo È stata cimata È stata raccolta È stata eliminata la parte inferiore

B) East Californian Sour Diesel C) East Colorado Sour Dub D) Extreme Crop Sour Diesel

17) Royal AK di Royal Queen Seeds è la versione automatica di quale varietà originale? A) B) C) D)

Jack 47 Cinderella 99 Apollo 13 AK47

18) La melassa si ottiene pressando quale dei seguenti alimenti? 11) Perché la melassa è estremamente benefica se aggiunta al substrato? A) B) C) D)

Sono piene di minerali e carbonio per i microbi Hanno un elevatissimo contenuto di Azoto Non vanno somministrati altri nutrienti La melassa è una leggenda urbana

12) A quale di questi si consiglia di aggiungere coco in rapporto 50/50? A) B) C) D)

Sabbia Perlite Vermiculite Terra

A) B) C) D)

Olio di oliva Zucchero di canna Fave di soia Olio di pesce

19) Chi ha vinto il primo premio della Highlife Cup 2017 (sponsorizzato da Soft Secrets)? A) B) C) D)

Master Kush di Dutch Passion Mako Haze di Kiwi Seeds Dirty Rotten Shiite Skunk di Sick Fuck Seeds Purple Mist di Prana Medical Seeds

20) Di quale dei seguenti elementi hanno bisogno microbi e batteri per passare da milioni a miliardi?

6) Le piante di cannabis assorbono meglio 13) Quale di queste varietà è nota per l’aroma A) Acqua piovana l’acqua a quale temperatura? fruttato e la resa fantasmagorica? B) Acqua stagnante A) B) C) D)

29 gradi centigradi 15 gradi centigradi 10 gradi centigradi 21 gradi centigradi

A) B) C) D)

Sour Diesel White Widow Critical Super Silver Haze

C) Ossigeno e carboidrati D) Alcol

Finito ragazzi! Non avete idea? Controllate le risposte a pagina 70.


GROWING

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MUSICA MAESTRO LA MUSICA AIUTA LE PIANTE O IL GROWER? La musica dei grower è un titolo carico di significato in questi anni in cui l’agricoltura ha raggiunto livelli impensabili di sperimentazione. Al giorno d’oggi è riconosciuta la capacità delle piante di rispondere a degli stimoli esterni e adattarsi fino a fare tesoro delle esperienze pregresse. Quante volte si è sentito parlare della musica e della crescita delle piante? Sembra esserci ora una disciplina che si occupa di tutto ciò. Fino a pochi anni fa si parlava di neurobiologia vegetale quando ancora vi erano dati interessanti ma poche risposte, oggi sappiamo essere una branca dibattuta delle discipline scientifiche che studiano le piante.

di CBG

condannati all’immobilità possono però cambiare forma e reagire a innumerevoli stimoli esterni, come ad esempio reagire alla luce come fanno i nostri occhi o al tatto come le chiome dei pini marittimi che non s’intrecciano a l’un l’altra. Addirittura sono stati dimostrati comportamenti di comunicazione tra individui differenti volti a un migliore sfruttamento delle risorse disponibili. Tutte le piante sono delle parsimoniose creature capaci di adattarsi al loro intorno, adattandovisi al meglio possibile e trasmettendo alla prole l’informazione sui suddetti comportamenti. Una pianta

fungere da via di comunicazione, un dettaglio che complica ancor più le cose alla luce del fatto che le cellule vegetali emettono impulsi elettrici per comunicare le une con le altre. Una sorta di cervello ce l’hanno, anche se rete neuronale forse sarebbe più indicata come definizione. Il punto di vista neurobiologico vede le piante come organismi di elaborazione delle informazioni con processi piuttosto complessi di comunicazione che si verificano in tutto il singolo organismo vegetale. La neurobiologia delle piante studia come le informazioni ambientali vengano raccolte, elaborate, integrate e condivise per abilitare risposte adattative e coordinate; e come le percezioni e manifestazioni comportamentali vengano "ricordate" in modo da consentire previsioni di future attività sulla base delle esperienze passate. Detto questo, senza parlare di vibrazioni, onde soniche e via dicendo, voglio riportare l’attenzione sulla capacità delle piante di reagire alle onde sonore. Non esiste nessuno studio ancora sulla cannabis fiorita con differenti generi musicali però esistono i fiori coltivati da grandissimi coltivatori che hanno ascoltato ogni giorno musica con le loro piante. Forse la musica non ha influenzato direttamente le cime, ma di sicuro ha avuto effetti positivi sul coltivatore che l’ascolta e le piante questo lo sentono. In generale più si è presi bene e meglio stanno le piante, non si sa perché ma funziona.

Il dibattimento ovviamente è dovuto alla complessità e alla novità dell’argomento trattato. Ciò che interessa agli studiosi è la risposta agli stimoli ambientali da parte degli esseri viventi appartenenti al regno dei vegetali. Di certo si sa che una pianta non possiede nervi né cervello ma è altresì conosciuta la capacità di trasmettere segnali in reazione a stimoli esterni. Le piante non sono dei soggetti passivi sottomessi all’ambiente in cui hanno la fortuna o sfortuna di nascere né tantomeno sono degli automi in preda ad un atavico istinto. Le piante sono degli esseri viventi che sebbene

può apprendere e reagire differentemente al medesimo stimolo, come ad esempio la mimosa pudica ci ha dimostrato in uno dei primissimi esperimenti sugli stimoli e le piante: se trasportate su un carretto tendevano a chiudere le proprie foglie a causa degli stimoli fisici subiti, ma dopo poche ore i sobbalzi del carretto non erano più visti come stimoli a chiudersi e le foglie di mimosa pudica rimanevano aperte. Ultimamente sono state scoperte delle vie metaboliche in grado di

Quello che mi ha stupito è il genere di musica ascoltato dai migliori coltivatori. Premetto subito cosa significhi per me essere un bravo coltivatore: fertilizzazione biologica senza alterare il metabolismo delle piante con prodotti di sintesi, produzione 1 grammo su Watt riferito alla potenza della luce impiegata, cinque fioriture l’anno. Detto ciò voglio riportare l’esempio di che musica ascoltano i due grower più forti che conosco. Il primo è un genio della fertilizzazione e nei momenti in cui l’ho aiutato mi ha fatto ascoltare musica trap e musica neomelodica napoletana. Il secondo è un ex allievo del primo, quando l’allievo supera il maestro, ancor più capace di coltivare che quando ho il piacere di aiutarlo mi fa ascoltare la cumbia argentina remixata afro. La miglior erba non viene con la migliore musica. Quindi niente Mozart o simili, la musica non deve essere per forza la più sopraffina mai composta, dev’essere invece quella musica che fa stare bene il grower: di questo le piante se ne accorgono e reagiscono. Salute!


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SPECIALE VARIETÀ 2017

AUTO CRITICAL SOMA e spesse, il che dimostra che hanno conquistato tutto il AUTOFIORENTE DELL’ANNO 2017 bianche substrato. Con la comparsa delle prime due foglie, abbiamo aggiunto

L’autofiorente dell’anno 2017 è una meravigliosa autofiorente che unisce alla perfezione potenza e aroma. TricomaTeam (tricomateam@gmail.com) La Auto Critical Soma è una pianta di buone dimensioni e produzione. Le cime enormi e numerose, ricoperte di resina, riempiono la pianta da cima a fondo. La sua fragranza inebriante e squisita riempie il palato con sapori fruttati.

Bactomatik a sei delle dieci piante per verificare e quantificare la reale efficacia di questo prodotto. Bactomatik è una miscela di batteri che vivono in simbiosi con la radice e che fanno bene alla pianta attraverso diversi meccanismi che permettono di ottenere una crescita esplosiva e una produzione superiore. L’abbiamo applicato una volta durante la fase vegetativa. A partire dal secondo giorno, le piante che hanno avuto la fortuna di essere irrigate con questo prodotto hanno cominciato a distinguersi notevolmente dalle altre.

dobbiamo somministrare alle nostre piante tutta la luce possibile. Quando vediamo i primi pistilli facciamo un lavaggio delle radici e cambiamo l’alimentazione. La fioritura è iniziata. I rami si allungano mentre nascono gli ultimi germogli. Le cime si formano su tutta la pianta. Non sono soltanto grandi sulle punte, ma anche nella parte inferiore. La concentrazione di cristalli è molto elevata. Emana un forte odore sin dall’inizio e fino alla fine del ciclo, pertanto bisogna usare dei filtri. È una pianta molto facile da coltivare e non darà problemi. A poco a poco le foglie enormi ingialliscono e cadono facendo emergere ancora di più le dimensioni dei fiori. In questa fase abbiamo provato un altro prodotto di Agrobacterias, Bactobloom. Volevamo vedere i risultati se utilizzato con Bactomatik e Lo abbiamo applicato alle stesse sei piante a cui abbiamo applicato

Incrocio di Critical (Afghan x genetiche Skunk), Somango (incrocio di Jack Herer e Big Skunk Korean) e genetiche di indica autofiorente, la banca di semi Advanced Seeds ci regala un’altra varietà spettacolare. Autofiorente di quarta generazione con una statura medio-alta e rami abbondanti e lunghi. In indoor l’altezza raggiunge i 80-100 cm con una produzione sotto fonti di luce che arriva facilmente a circa 450 g/m2. In outdoor può arrivare a un metro e mezzo di altezza. Si raccoglie in circa 70-80 giorni dalla germinazione. Le cime sono abbondanti, grandi e molto resinose. Emana un aroma intenso di frutta tropicale dolce e l’odore di Somango si percepisce chiaramente. Quando la si degusta, l’intenso profumo conferma tutte queste sfumature fruttate di mango, pesca e banana. L’effetto è forte, molto intenso. Ha un’elevata percentuale di THC. Si nota l’influenza della Critical nella potenza, sia fisica che mentale. Produce una sensazione molto piacevole, rilassante e di tranquillità. Ideale da usare in compagnia. Per tutti questi motivi, la Auto Critical Soma riceve un premio meritato come quello di Autofiorente dell’anno 2017.

TEST DI COLTIVAZIONE BUONA, BUONA E DI SOSTANZA Abbiamo provato l’Autofiorente dell’anno 2017: ecco i risultati di questo test di coltivazione. Germinazione e crescita

I semi germogliano rapidamente. In meno di 48 ore, i 10 semi di Auto Critical, Soma, che abbiamo messo in panni umidi, hanno già bucato il rivestimento ed è visibile la radichetta. Prima coltivavamo autofiorenti in contenitori da 7, 11 e 18 litri senza notare quasi alcuna differenza. Attualmente questi esemplari hanno già dimensioni diverse e se vogliamo sfruttare appieno il loro potenziale, dobbiamo metterli in vasi da almeno 18 litri. È quello che abbiamo fatto in questo caso. Sotterrati a meno di 1 cm di profondità sotto una fonte da 400 w ad alogenuri metallici, in 24 ore hanno fatto capolino le prime foglie su alcune piante. Le prime due settimane abbiamo aggiunto un prodotto per il radicamento a tutte le piante. A partire dai 10-12 giorni, abbiamo aggiunto progressivamente concime di crescita. Nel giro di pochi giorni le dimensioni sono aumentate notevolmente. La formazione di rami è continua. Sono lunghi e grossi come anche il gambo. Le foglie sono enormi e di colore verde intenso. Le radici che fuoriescono dai fori nella parte inferiore del vaso sono

Alcune piante avevano già un’altezza superiore a un metro. Quando si lavora con le autofiorenti, ogni giorno è importante e non si può allungare il periodo di crescita se le cose non vanno alla perfezione. Queste varietà hanno un periodo limitato di vita e bisogna sfruttar lo al massimo.

Fase di fioritura

Dato che non ci metteranno molto tempo a cambiare fase e passare dunque alla fioritura, quando le piante hanno raggiunto i 15 giorni di crescita, abbiamo cambiato tutte le fonti da 400 w ad alogenuri metallici con delle lampadine al sodio da 600 w. Molto presto inizierà la produzione di frutti e

quest’altro prodotto. Bactobloom è un potente biostimolatore batterico che stimola la fioritura. Lo abbiamo applicato quando sono comparsi i primi pistilli. La crescita delle piante anche in questa fase è stata superiore nei casi in cui abbiamo utilizzato il prodotto, ma si sono formate anche cime migliori ed è aumentata la quantità di resina. Come con Bactomatik, tutte le piante trattate hanno dato un raccolto superiore.

Raccolto

Abbiamo raccolto circa la metà delle piante 75 giorni dopo l’inizio e l’altra metà in 85 giorni. A nostro parere, queste ultime sono state le migliori. Le cime erano più dense e grandi, la produzione un po’ superiore e il sapore e l’odore avevano più sfumature. Come nella maggior parte dei casi, è preferibile aspettare qualche giorno in più.

La degustazione

wQuesta è sempre la parte migliore e con questa varietà ancora di più. È una pianta notevole sotto molti punti di vista, ma in particolare per il suo aroma. Basta solo avvicinare il naso ai fiori e si può percepire immediatamente la sua fragranza penetrante e accattivante. Una volta in bocca, l’inebriante fumo lascia distinguere tutti i sapori tropicali che lo compongono. Sommerge il corpo e la mente in un viaggio allegro e rilassante.


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PUNTO LEGALE

AUTOCOLTIVAZIONE PER I MALATI?

ARRIVATI A FINE LEGISLATURA, ECCO L’ULTIMA PROPOSTA SULLA CANNABIS MEDICA

Il Parlamento torna a discutere di cannabis e in Senato approda la richiesta di adottare la procedura d'urgenza per il disegno di legge sulla cannabis con la proposta di modifiche al "testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope": in discussione norme che permettono il consumo della cannabis e dei suoi derivati per uso terapeutico. di Giovanna Dark Una proposta di legge che, in un solo articolo, vuole concedere ai malati di coltivare a casa un numero massimo di 4 piante di cannabis per uso terapeutico, senza incorrere in alcuna sanzione ed in relazione a patologie accertate con documentazione medica specialistica. A presentarla, in una conferenza stampa al Senato, i senatori M5S Lello Ciampolillo ed Enrico Cappelletti, annunciando la richiesta di calendarizzazione urgente del provvedimento

sulla quale l'Aula del Senato si dovrebbe pronunciare entro oggi. La proposta di legge, ha spiegato Ciampolillo, “parte da una constatazione di fatto: oggi i malati per i quali è consentito l'uso dei medicinali a base di Cannabis terapeutica devono spesso attendere anche mesi prima di poter ottenere il farmaco dalle farmacie, e questo perché la Cannabis terapeutica, fornita dalle importazio-

ni dall'Olanda e dall'Istituto chimico farmaceutico di Firenze, non è in quantità sufficiente e non riesce a soddisfare la domanda. Con la nostra proposta di legge, prevediamo la possibilità di coltivare a casa un massimo di 4 piante a malato, proprio per poter garantire la continuità terapeutica a pazienti che non possono aspettare e hanno invece bisogno di una disponibilità certa e immediata di tale prodotto”. Proprio a causa della scarsa disponibilità nelle farmacie, i malati sono costretti molte volte a rivolgersi al mercato nero, oppure coltivano comunque in proprio la cannabis, pur consapevoli di rientrare nell'illegalità. Da qui la proposta di legge del M5S che, contando un solo articolo, ha chiarito Ciampolillo, "può essere approvata in poche settimane ed arrivare all'approvazione finale entro l'anno. Penso ci siano i numeri per ciò”. Quanto al disegno di legge sulla cannabis dell’Intergruppo, il senatore ha spiegato che “si tratta di due provvedimenti diversi ed inoltre non credo ci siano i tempi per l'approvazione del ddl alla Camera, dato che siamo in fase finale di legislatura. Ad ogni modo, se fosse approvato e arrivasse al Senato, potrebbe avere un andamento congiunto con la nostra proposta. Se non ci sarà però il via libera alla nostra richiesta di urgenza - ha concluso - sarebbe un segnale politico grave della non intenzione di affrontare un tema che interessa tanti malati in Italia”. La proposta dei pentastellati ha raccolto il favore di Sinistra Italiana, la quale ha richiesto alla conferenza un anticipo sui tempi che vedevano la calendarizzazione prevista solo per il 28 ottobre.

Noi di Soft Secrets ovviamente facciamo il tifo per questa nuova proposta, consapevoli che il disegno di legge dell’intergruppo rischia di bloccarsi proprio sui numeri. Nemmeno una settimana dopo la presentazione della proposta del M5S, è stata depositata in Commissione Bilancio la relazione tecnica al provvedimento, già pesantemente stravolto nei suoi contenuti iniziali. Qui, all'articolo 6 in tema di produzione e trasformazione della cannabis, si evidenzia che a fronte dell'aumento del fabbisogno nazionale saranno necessari 12 milioni di euro per poter implementare la capacità produttiva da parte dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. L'articolo 6 apre poi alla possibilità, da parte del Ministero della Salute, di autorizzare altri enti o imprese alla produzione di cannabis qualora ciò risultasse necessario per richieste superiori rispetto ai livelli di produzione da parte dello Stabilimento di Firenze. Anche in questo caso, però, la relazione evidenzia “maggiori oneri” al momento “non quantificabili”. Questi i principali nodi da sciogliere per evitare una bocciatura da parte della Commissione Bilancio, dal momento che la legge non ha copertura finanziaria. Proprio l'articolo 6, ed in particolare le aperture alla possibile produzione al di fuori dello stabilimento militare sono state da subito osteggiate dal Ministero della Salute, la quale sempre non voler rinunciare all’idea del monopolio statale. Aperture a possibili modifiche sulle richieste avanzate dalla Difesa sembrano però essere giunte nelle ultime ore dalla ministra Roberta Pinotti che, interpellata sul punto dalla relatrice del provvedimento Anna Margherita Miotto (Pd), ha lasciato intendere la sua volontà di non essere la mandante di questo possibile blocco di un provvedimento nato per dare risposte a tanti malati. Ad ogni modo, in caso di bocciatura da parte della V Commissione, per

COLTIVARE A CASA UN MASSIMO DI 4 PIANTE A MALATO PER POTER GARANTIRE LA CONTINUITÀ TERAPEUTICA A PAZIENTI CHE HANNO BISOGNO DELLA DISPONIBILITÀ IMMEDIATA DELLA CANNABIS La conferenza dei capigruppo ha così deciso l'urgenza del provvedimento, che è stato discusso in aula il 17 ottobre, subito dopo la legge elettorale (N.d.a. Al momento in cui scriviamo la proposta non è ancora stata discussa e purtroppo non possiamo commentare il risultato).

non impedire l'approdo in Aula del testo già previsto per martedì 17 ottobre, la relatrice Miotto, come extrema ratio, potrebbe decidere di riportare il testo in Commissione Affari Sociali per eliminare l'articolo 6 oggetto del contendere. Incrociamo le dita…


CANNABUSINESS

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Photo Credit: http://420nurses.com

LE INFERMIERE DEL 420 VENIRE PAGATE PER FUMARE ED ESSERE BELLE? SI PUÒ FARE!

C’erano una volta le Suicide Girls. Ora che Mary Jane è la ragazza più popolare degli USA, ai tatuaggi si aggiungono dense di Giovanna Dark nuvole di fumo e big fat joints: conoscete ed innamoratevi delle infermiere della cannabis! C’è più di un modo per fare soldi in questo business che ormai chiamiamo a tutti gli effetti “industria della cannabis”. Se in Europa non andiamo purtroppo ancora oltre le figure classiche dell’agricoltore e del distributore, nei più permissivi Stati Uniti e nei loro dispensari sono nate professioni come il “budtender”, un sommelier della cannabis che aiuta nella scelta dello strain perfetto sia il consumatore ludico, che quello medico. Ma non solo. Come noi di Soft Secrets da tempo immemore sosteniamo, cannabis più belle ragazze è un connubio che funziona per definizione, se a questo aggiungiamo che il corpo femminile è da sempre la migliore arma per vendere un prodotto, ecco spiegate le 420 Nurses, un social network di modelle il cui unico scopo è promuovere prodotti a base di cannabis. Ma le infermiere non solo solo ragazze super sexy a cui piace fumare ganja: c’è molto di più dietro l’agenzia fondata nel 2009 in California. Prima di tutto il concept, che è stato ideato e tutt’ora viene gestito da sole donne: all guida abbiamo infatti la presidentessa Vanessa “ChaCha VaVoom” Sahagun e la sua vice Summer Pelletier. Lungi dal perpetrare la solita mercificazione del corpo femminile, le primissime infermiere volevano creare uno spazio sicuro dove le ragazze potessero esprimersi liberamente, senza incorrere nei rischi che il mestiere della “ragazza immagine” naturalmente comporta (leggasi molestie di vario genere e sorta e, pe gli stati

in cui la marijuana non è ancora legalizzata completamente, problemi giudiziari). Ora, a nemmeno di dieci anni di distanza, il sito web conta migliaia di donne che riescono a mettere assieme uno stipendio decente posando mentre fumano cannabis in abiti discinti.

della cannabis credono e spingono a raggiungere l’obiettivo attraverso la motivazione personale. Certo iscriversi è facile ma come ogni altro tipo di carriera, c’è un po’ di gavetta da fare prima di arrivare a vedere i risultati, soprattutto sul conto in banca. Quindi si, un po’ di sforzo è richiesto.

Certo questa definizione è riduttiva. Le 420 Nurses non sono le classiche bellezze da copertina e non lavorano esclusivamente come modelle, non sono pagate per vendere cime ma sono pensate per fornire un gradevole corollario scenografico al prodotto. Per gli imprenditori del cannabusiness le 420 Nurses non sono solo modelle ma valide rappresentanti del marchio per cui sono chiamate a testimoniare: non solo curve ma anche skills da vere e proprie “budtender”, consigliano agli avventori sullo strain migliore o su come ottenere un raccolto decente lavorando in indoor. La community delle infermierine della cannabis sta oltretutto assumendo nuovo personale e, infatti, accoglie nuove reclute su base giornaliera. Ok, gli Stati Uniti sono un po’ lontani ma per quante volessero tentare di vivere l’american dream oltreoceano, l’azienda di Los Angeles potrebbe rappresentare un’ottima soluzione. Le 420 Nurses non richiedono alcuna esperienza pregressa – certo l’inglese è un must – e soprattutto non cercano bellezze classiche: che tu voglia diventare una modella, una make up artist o una fotografa, le 420 Nurses possono aiutarti a crescere. O meglio, ti aiutano ad aiutarti da sola. Avendo il concetto di indipendenza come uno dei “core values” dell’azienda, le infermierine

La buona notizia è che non è necessario vivere in un Paese dove la cannabis è libera: le 420 Nurses arrivano da ogni angolo del mondo e non richiedono una fedina penale pulita. Tutto quello che serve per entrare a far parte del club è passione, dedizione e amore per la cannabis. Diventare un’infermiera della cannabis è possibile anche oggi, basta andare sul sito web ufficiale 420nurses.com e iscriversi utilizzando l’apposito form. C’è persino uno “starter kit” alla modica cifra di $79.99 per aiutare le nuove reclute a decollare nel business, il kit include 1000 biglietti da vista, 3 tank tops e un pass all access per eventi e sessioni fotografiche. Le infermierine del 420 spopolano soprattutto su Instagram, dove i loro account personali sono inondati di like e dove alcune hanno già raggiunto lo status di “influencer”. E, come l’italianissimo scandalo Ferragni-Fedez ha dimostrato, un post di un profilo da migliaia di follower rende un bel po’ in materia di pubblicità per questo o quel determinato brand. Insomma che lo facciate per le cime o per le curve, o per trovare un nuovo lavoro, un’occhiata al sito delle 420 Nurses è decisamente obbligatoria!


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Ci trovate a Cagliari in via Tigellio 60 Tel/fax 070/653170 Email: orto_biologico@hotmail.it Facebook: orto biologico grow shop cagliari Orari di apertura : Dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00 Il sabato solo mattina dalle 9:30 alle 13.00

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Via Empedocle Restivo 116b, 90144 Palermo Tel: 091 516678 E-mail: growgopalermo@gmail.com Orari di apertura dal lunedì al venerdì 10.30/13.30- 16.00/20.15 Sabato 16.00/20.15

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I Sentieri del Benessere Growshop Headshop Canapaio Via G. De Cesare 7 Taranto Sito Web: sentieridelbenessere.com Instagram: sentieritaranto Facebook: sentieri del benessere Tel. 099 / 9464913 Cell.+39 3472661540 Orari 9.00.13.00 16.30 . 20.30 Domenica chiusi

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CANNABIS WORLD

SPECIALE URUGUAY INTERVISTA CON IL RICERCATORE ANDREA BALICE In Uruguay prosegue con ritmi lenti e farraginosi lo sviluppo della canapa come risorsa industriale, medicinale e ricreativa dopo la storica decisione dell’ex Presidente Pepe Mujica di regolarne il mercato e la produzione. Pur senza fare dei miracoli, a parte quello di esser stato il primo paese sudamericano a legalizzare, l’Uruguay rimane un piccolo e coraggioso paese che, dopo esser stato per quasi un secolo dipendente dal benvolere dei suoi ingombranti vicini argentini e brasiliani, ha ora una politica di assoluta indipendenza, un vero e proprio primato sui diritti civili e politici ma anche tante contraddizioni come la politica estrattivista che condivide con gli altri paesi del Cono Sud.

Andrea Balice

Ma dopo alcuni anni si può già fare un primo bilancio dei risultati rispetto allo sviluppo dei progetti che riguardano la canapa medica, industriale e ricreativa. Di un possibile sviluppo sostenibile di questa risorsa e dello stato dell’arte della politica della pianta abbiamo parlato con il tecnico di laboratorio e ricercatore in campo sociale, l’italiano Andrea Balice che dal 2011 studia la fenomenologia delle droghe e la geopolitica della cannabis, e in particolare il processo socio politico, economico e culturale che ha portato il piccolo paese rio-platense a fiscalizzarne il mercato e la produzione. SSIT: Qual è lo stato dell’arte della legalizzazione della canapa per uso ricreativo e terapeutico? L’uso della cannabis non è reato in Uruguay fin dal 1974 con una legge che depenalizza l’uso di tutte le droghe, ma a livello locale dagli inizi del 2000 la quasi totalità dei consumatori aveva accesso ad un unico prodotto di scarsa qualità, in un mercato gestito dalle narcomafie che si chiama comunemente prensado, il pressato giacché si commercializza in mattoni ottenuti pressando in verde i rami con foglie, fiori, semi; provenienti dai campi del chaco paraguaiano.

SSIT: Una vera schifezza! Uno degli obiettivi della legge era contrastare questo mercato facendo in modo che le persone potessero accedere a prodotti di miglior qualità e a prezzi accessibili. Da qualche mese si è avviata la terza e ultima fase di sviluppo della legge che ha dato il via alla distribuzione della cannabis ricreativa prodotta sotto licenza dello Stato ad un prezzo di circa 1 euro (1,20 dollari) attraverso le farmacie abilitate. Secondo i dati ufficiali promulgati dal governo esistono 14.287 acquirenti, 7.236 coltivatori e 64 club registrati, mentre sono registrate per uso medico 9.163 persone. Un primo obiettivo lo stato uruguaiano lo ha raggiunto: captare quel mercato nell’intento di regolarne il funzionamento e deviare la direzione di quel flusso di capitali. Con questi numeri si ipotizza un volume di mercato di almeno mezzo milione di euro al mese. Con un raddoppio durante la stagione turistica. Facendo in modo che questi flussi possano essere controllati, regolati e fiscalizzati così da poter rappresentare una risorsa a disposizione dello Stato, anche se quest’ultima parte sta risultando più complessa dell’atteso. SSIT: Che genetiche sono offerte sul mercato statale? Attualmente sono disponibili due varietà: Alfa 1, prevalentemente indica (2%THC e 7%CBD) e Beta 1 prevalentemente sativa (2%THC e 6%CBD). Le due sono piacevoli sia al gusto che all’olfatto, anche se l’effetto dolce, date le basse concentrazioni di tetraidrocannabinolo ricorda gli effetti di un vaporizzatore rispetto all’inalazione del fumo di una sigaretta e personalmente ritengo inviti il consumatore

di Enrico Fletzer

a fumare più frequentemente. Senza dubbio le autorità governative hanno in programma nel prossimo futuro di lanciare altre due varietà con contenuti superiori di THC. Tuttavia il prodotto in vendita nelle farmacie non è arrivato a garantire standard qualitativi eccellenti ed il sistema di distribuzione non risulta totalmente efficiente, però il risultato complessivo e in particolare sul prodotto è convincente soprattutto per quelle persone che non avevano mai avuto occasione di provare la differenza del sapore e dell’effetto, rispetto al comune “pressato paraguaiano” che inondava il mercato locale, parliamo del’80% dei consumatori di cannabis a livello nazionale. SSIT: E con quale gradimento da parte dei consumatori? Un altro fattore importante da sottolineare è che nell’aprire il mercato della cannabis si è subito vista una chiara suddivisione delle fasce di mer-

questo settore di mercato cambierà i suoi abiti di consumo di forma più radicale rispetto a produttori domestici e soci dei club, comprando la produzione statale di quella che fino a poco tempo prima era una droga maleodorante gestita dal narcotraffico. Per questi invece, la cannabis di Stato rappresenta un cambio positivo a tutto tondo, gli evita di esporsi a pericoli inutili e li approvvigiona di un prodotto di qualità chiaramente superiore a quello a cui erano abituati precedentemente. Ulteriore fattore che mi sembra interessante citare è il turismo. Il flusso turistico in Uruguay riguarda un giro di oltre tre milioni di visitatori, tutti o quasi con un'immagine dell’Uruguay come una Amsterdam dell’America latina; una vera e propria domanda turistica che rappresenta una forte pressione sugli attori locali, un problema se pensiamo che la legge non ha considerato il turista nei suoi decreti attuativi e che la vendita ai turisti è ancora un reato.

UN PRIMO OBIETTIVO LO STATO URUGUAIANO LO HA RAGGIUNTO: CAPTARE IL MERCATO DELLA CANNABIS NELL’INTENTO DI REGOLARNE IL FUNZIONAMENTO E DEVIARNE IL FLUSSO DI CAPITALI cato. I coltivatori domestici ed i soci dei club cannabici si sono abituati a una enorme varietà di sapori, odori, effetti e colori diversi e non sono loro a cui appunta la distribuzione di cannabis nelle farmacie. D’altra parte, circa la metà degli iscritti ai registri usa quest’ultima fonte per acquistare la cannabis, cominciando a scoprirne effetti e sapori, c'è da immaginarsi che

SSIT: Che bolle in pentola, cosa succede quindi rispetto al turismo cannabico? Vorrei ricordare come inizialmente le stesse associazioni temessero l’ingresso di milioni di persone dai vicini Argentina e Brasile. Si, Enrico, rispondo a questa domanda riferendomi a quanto stavo spiegando poc’anzi.


69 Nei primi mesi di quest’anno ho condotto un piccolo studio, una approssimazione di ricerca che puntava a studiare la percezione del turista consumatore di cannabis che visita Montevideo, rispetto alla legge che ne regola il mercato e attualmente lo esclude da questo. É chiaro che il turista consumatore assiduo di cannabis cercherà di reperire fiori ovunque si trovi se è un'abitudine per lui. In Uruguay, come in Europa succede nei Paesi Bassi e in Catalogna, i turisti arrivano con un immaginario precostituito, con l'aspettativa di poter reperire facilmente il prodotto desiderato. Risulta che però nessuno può ufficialmente rifornire stranieri e che questi, sentendosi rispondere che questa legge vale solamente per i residenti, si “ritrovano” a dover accedere alla sostanza per vie traverse, generando quello che con un altro ricercatore uruguaiano, il giurista Pablo Galaín Palermo stiamo definendo “mercato grigio”, differente dal mercato nero in quanto la produzione della sostanza è avvenuta in un contesto di legalità, risultando contro la legge solamente la transazione. Un altro esempio di mercato grigio è rappresentato dalle sementi di cannabis che sono liberamente in commercio, entrate di contrabbando e quindi impossibili da controllare e fiscalizzare, però legalmente prodotte nel luogo d’origine. Nella legge si parla di varietà autorizzate dalle autorità competenti, ma attualmente non è in corso la produzione di sementi di cannabis certificate dall’IRCCA (l’Istituto di Regolazione e Controllo della Cannabis), quindi non esiste per ora un'alternativa valida. In questo senso stiamo portando avanti una serie di osservazioni e considerazioni che speriamo verranno prese in considerazione per migliorare la norma vigente e l’efficienza del processo. SSIT: Ho saputo anche che problematiche sono state sollevate dal sistema bancario rispetto al denaro proveniente dalla vendita

di cannabis psicoattivo delle farmacie coinvolte nella distribuzione. Parimenti a quanto fanno negli USA a causa delle leggi federali. Esatto, il sistema bancario si mantiene ai dettami dei trattati internazionali, che continuano a definire la cannabis come una droga pericolosa soggetta a limiti particolari. Risulta quindi impossibile per le banche accettare depositi provenienti dalla compravendita di quella che si considera una droga, e quindi dei proventi dal traffico di droga, impedendo nei fatti all’istituto di credito di accettare il deposito e obbligandolo a chiudere il conto. Questa situazione si somma alla difficile convivenza di una droga ricreativa in un negozio che dispensa medicine. Le farmacie hanno aderito a malincuore, mostrando forte disagio al momento di concretizzare la proposta. Anche per questo le autorità hanno deciso di riformulare il sistema di distribuzione, prevedendo anche altri centri di distribuzione specializzati. Dato il problema che suppone la impossibilità di usare il sistema bancario, voci di palazzo parlano di una valutazione a tutto campo, con possibili sistemi automatizzati di distribuzione e delle alternative all’uso della moneta corrente come le nuove “criptovalute”. Staremo a vedere. SSIT: Il progetto Carma Circolare, è frutto di una collaborazione tra

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giovani imprese italiane ed uruguaiane, si propone di impostare una economia regionalista e circolare della canapa che permetta ai piccoli produttori la costituzio-

ne sul campo di prodotti ad alto valore commerciale privilegiando la valorizzazione del territorio e una alternativa reale ai modelli di sviluppo lineari e intensivi. Di che cosa si tratta? Lo scorso mese di settembre ho lanciato il progetto Carma Circular Uruguay con la start up Alt3rlab

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riferisce anche al modello economico a cui aspiriamo, quello dell'economia circolare o trasformativa. Con l'Italia c’è un vincolo particolare, stiamo collaborando con diverse realtà, tra queste spiccano Kanésis e AssoCanapa, ma non sono le uniche. Sono tante le proposte innovative che arrivano dalla penisola nostrana.


70 VERO O FALSO? Di Stoney Tark

11. Falso 12. Vero 13. Falso 14. Falso 15. Vero 16. Falso 17. Vero 18. Falso 19. Falso 20. Falso

4. I pilucchi bianchi che si formano sulle piante femmina si chiamano stami. 5. Una pianta su cui è stato fatto supercropping è stata piegata e ora cresce diventando più forte. 6. Le piante di cannabis Indica crescono con brevi spazi internodali.

7. La White Widow ha preso il nome dal fatto che la pianta fosse così bianca e glassata. 8. I batteri benefici si attaccano alle radici e iniziano una relazione simbiotica. 9. La Durban Poison è nata in India. 10. H.P.S. sta per High Pressure Sodium. 11. Legare le piante verso il basso per promuovere la formazione di più punte si chiama fimming. 12. I cloni in un propagatore caldo a elevata umidità daranno segni di radicamento nel giro di 10 giorni. 13. La New York City Diesel è stata la Chemdog 93 originaria portata a New York City. 14. Creare un isolatore consiste nell’utilizzare butano per sciacquare le cime con il gas. 15. Le varietà haze di cannabis ci mettono 70 giorni o più per fiorire. 16. Il nome delle ghiandole di resina sulle cime è terpeni. 17. L’aerocoltura è quando si utilizza un fine nebbiolina da nebulizzare sulle radici in una stanza buia. 18. Se le cime sono violacee significa che la pianta dev’essere una Purple Haze.. 19. Le varietà autofiorenti hanno bisogno di 12 ore di buio e di 12 ore di luce per fiorire. 20. La varietà Tangerine Dream è stata coltivata originariamente con della buccia d’arancia nel substrato.

1. Vero 2. Vero 3. Falso 4. Falso 5. Vero 6. Vero 7. Vero 8. Vero 9. Falso 10. Vero

1. O.G. Kush sta per ‘Ocean Grown Kush‘. 2. Quando le radici entrano in contatto con l’aria, vengono tagliate e divise in 2. 3. Le varietà autofiorenti hanno un basso contenuto di THC.

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Colofon Soft Secrets Italia è pubblicato da: Discover Publisher BV P.O. Box 362, 5460 Veghel, Paesi Bassi Tel: 0031 - 73 54 98 112 e-mail: info@softsecrets.nl Sito internet: www.softsecrets.com Editore: Cliff Cremer

RISPOSTE DEL QUIZ: sulla coltivazione a pagina 59

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Collaboratori: Franco Casalone, Ed Rosenthal, Jorge Cervantes, Enrico Fletzer, Clod, Giovanna Dark, Carlos Rafael Esposito, J. Searcher, Mr. Jose, Robert B., Stoney Tark, Jim Stewart, e tanti altri. Traduzioni: Valefizz Indirizzo redazione: Soft Secrets Italia E-mail: italy@softsecrets.nl Pubblicità: Fabrizio E-mail: fabrizio@softsecrets.nl Tel: 0039 - 36 65 44 66 94 Soft Secrets è pubblicato nei Paesi seguenti: Paesi Bassi (Highlife Magazine), Germania, Austria,

Svizzera, Regno Unito, Francia, Spagna, Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Cile e Argentina Soft Secrets Italia non intende in alcun modo incentivare condotte vietate. Tutte le informazioni contenute sono da intendersi ai fini di una più ampia cultura generale. La redazione e i collaboratori non si assumono nessuna responsabilità per un uso imporprio delle informazioni contenute nella rivista. L’editore e i distributori non sono da intendersi implicitamente d’accordo con i contenuti pubblicati. Nessun contenuto di questa pubblicazione può essere copiato o riprodotto in alcun formato senza autorizzazione degli editori. L'editore ha fatto il possibile per contattare tutti i detentori di copyright del materiale fotografico. Chi pensasse ancora di possedere tali diritti è pregato di contattare l'editore.

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