LA RIVISTA DELLA CANNABIS DAL 1985
GRATIS Numero 3 - 2017
24 AMSTERDAM
L’arte perduta delle Temple Ball
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18+ Solo per adulti. Soft Secrets viene pubblicato sei volte all’anno dalla Discover Publisher BV, Paesi Bassi
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PIANTIAMOLA! Siamo al giro di boa. Il disegno di legge sulla legalizzazione cannabis, anche se probabilmente riveduto e corretto dalla commissione ristretta, sta per essere riproposto in Parlamento e l’attenzione di tutti è nuovamente sulla nostra amata piantina. C’è chi si scanna sull’attribuzione dell’aggettivo “antiproibizionista”, chi si descrive come malato “e non come drogato” e chi purtroppo si uccide durante una perquisizione. Questo a dimostrazione che nel nostro paese di confusione in materia ce n’è ancora tanta, nonostante non ci sia nulla di più semplice di una pianta. A Torino, lo scorso 7 aprile ci ha pensato una ragazza di 32 anni a riportare l’attenzione sull’essenziale. La foto la ritrae sorridente, sotto gli occhiali da sole, mentre pianta un germoglio di cannabis in uno dei più famosi parchi pubblici del capoluogo piemontese. "Seminiamo dissenso, raccogliamo libertà" recita il cartello davanti al quale è immortalata sul suo profilo Facebook. La ragazza in questione non è una grower o un attivista ma è la consigliera comunale del Movimento 5 Stelle Maura Paoli. L'occasione per questo gesto di disobbedienza pubblica è stata l'annuale festa della semina, organizzata dal centro sociale occupato autogestito Gabrio in vista della Cannabis Parade torinese del 29 aprile. "Grazie ai ragazzi del Gabrio - scrive sul social network la pentastellata - ho avuto l'opportunità di mettere a dimora una piantina di canapa. Una provocazione che ridicolizza il proibizionismo che ancora regola il
nostro Paese e che ingrassa le mafie. Se una persona fuma erba è illegale, se cento persone fumano erba la legge è da cambiare". E di persone che fumano erba in Italia pare ce ne siano almeno 6 milioni, almeno stando a quanto affermato dall’ultima relazione sulle tossicodipendenze presentata dal Dipartimento per le Politiche antidroga al Parlamento. Lungi dal voler appoggiare questo o quel partito, non possiamo che giudicare come lodevole l’azione della consigliera torinese Maura Paoli e indicarla quindi ad esempio. Se nel nostro piccolo avessimo la possibilità di chiamare tutti i nostri lettori ad un’azione collettiva senza condannarli all’azione legale (come purtroppo accade molto spesso), vi chiederemmo certamente di spargere semi di cannabis per tutto il territorio italiano.
anche grazie a gesti di sensibilizzazione come quello di Torino che il nostro paese potrà forse ripensare l’approccio alla pianta, prima ancora che alla sostanza. Quello che ci auguriamo, è che l’autocoltivazione non venga tolta dal tavolo delle contrattazioni. Giovanna Dark
Perché non c’è niente di più semplice e allo stesso tempo più rivoluzionario di piantare un germoglio: un gesto vecchio come il mondo che simboleggia perfettamente il ciclo vitale e ci ricorda la bellezza nonché l’innocenza delle cannabacee, piante infestanti che solo l’uomo moderno è riuscito ad aggettivare come “pericolose”. Coltivare cannabis non può e non deve rimanere un reato ed è
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3 EDITORIALE
17a Million Marijuana March: contro il monopolio Il prossimo 27 maggio si terrà a Roma la 17a edizione della Million Marijuana March, l'evento antiproibizionista più famoso e partecipato del globo, con edizioni gemelle sparse in tutti i continenti. Da 17 anni migliaia di attivisti e semplici fruitori si incontrano nella capitale, portando ogni volta in piazza istanze che reclamano la fine delle persecuzioni, il diritto di scelta di cura con la cannabis per i pazienti e il diritto a coltivare una pianta (la cannabis) che è un pezzo del patrimonio botanico del pianeta. Un bene comune ora privatizzato o affidato alle mafie grazie al proibizionismo e che, nella versione “2.0”, continuerebbe a essere sottratto all’umanità con l’instaurazione di una nuova forma di monopolio, ancora più dura di quella prospettata attualmente. “Ancora in piazza a maggio, il 27 maggio a Roma, e ancora per difendere i diritti di tutti e tutte e ciò è possibile solo riconsegnando la pianta della cannabis alla umanità e non certo creando un nuovo monopolio che, senza risolvere il problema della persecuzione sociale (anzi aggravandolo), renderebbe solo cospicui profitti per i suoi gestori”. Così comincia il comunicato che campeggia sul sito ufficiale della MMM, una lunga riflessione sulla canapa come bene comune: un bene da tutelare soprattutto ora che la depenalizzazione diffusa apre scenari di sfruttamento intensivo e monopolistico. Un timore fondato dagli ingenti investimenti che le multinazionali (soprattutto quelle del farmaco) stanno facendo sul nuovo cannabusiness, e che trova conferma nelle indiscrezioni trapelate su quella che sarà la versione riveduta e corretta del testo presentato dall’intergruppo.
Genetica: Blueberry x (Gorilla Glue x OG Kush). Tempo di fioritura: 8 settimane.
Altezza della pianta: media, circa 1,25 metri all’interno. 2+ metri all’esterno in buone condizioni. Resa all’interno: molto sopra la media. 250+ g. in condizioni ottimali. Resa all’esterno: 500+ g. Gusto/Aroma: gusto fresco, con note fruttate di mirtillo. Se ben maturi i suoi bud emanano un aroma di pino/fuel, da vera skunk… bud resinosi che, se schiacciati, sprigionano uno spiccato odore tropicale. Vischiosa ed invitante solo a vederla in busta! Occasionalmente i bud si presentano anche con sfumature blu. Effetto: erba eccellente, ti siedi e viaggi. Potente, una botta mentale anti-ansietà, un high che ti farà sentire alla grande. Adatta al fumo serale più di ogni altra pianta, effetto da sballo – se esagerate non sarà facile tornare lucidi. THC oltre il 20%, facilità di coltivazione interna superiore alla media. Seed bank: Dutch Passion
Glueberry O.G.
Mese di raccolto: ottobre nell’emisfero nord o aprile nell’emisfero sud.
Ormai da tre anni gli organizzatori spingono infatti su questo messaggio. Se lo scorso anno la parola d’ordine è stata “Agroresistenza”, quest’anno il mantra della marcia sarà: “Antimonopolismo cannabico”. L’umore che serpeggia tra i consumatori italiani è infatti allarmato e la paura è che, dopo decenni di letterale persecuzione, oltre al danno si subisca anche la beffa; ovvero, assistere al passaggio della produzione e distribuzione della canapa dal monopolio delle mafie a quello delle aziende o dello Stato, mentre i cittadini che coltivano le proprie piante continuano a finire in galera. Quello che la marcia chiede e rivendica da 17 anni è infatti il diritto all'autoproduzione e all'autogestione: avendo individuato prima nelle narcomafie ed ora nella speculazione il totem da abbattere, l'antiproibizionismo rappresentato dalla MMM si è sempre schierato con i grower, i piccoli produttori, le reti locali e i Gruppi d'Acquisto. Anche per questo, tra le istanze portate avanti dalla manifestazione del prossimo 27 maggio c'è il richiamo alle istituzioni in visione della discussione parlamentare della proposta di legge che uscirà dal comitato ristretto voluto dalle Commissioni riunite Affari Sociali e Giustizia. “Con il monopolio – spiegano gli organizzatori sul loro sito web – mai vedremmo riconosciuto il nostro diritto di auto-coltivare le piante personali e verremmo puniti non solo per la pessima 309/90 come ora, ma anche per violazione del monopolio regolato dal Regio Decreto 907 del 17 luglio 1942. Disposti a tutto e senza nessuna etica, questi autentici servi sciocchi pensano di essere furbacchioni, tanto che provano a spacciarci per legalizzazione il monopolio totale che è il suo esatto contrario!”. Il rischio che questa nuova apertura mondiale – e italiana in particolare – verso la canapa sfoci esclusivamente in un business a beneficio dei soliti pochi noti c'è, sarebbe stupido non riconoscerlo; e dal momento che le legislazioni che se ne stanno occupando sono ancora ad un livello embrionale, è necessario fare pressione affinché il tema cannabis venga gestito sul serio nei termini del bene collettivo. L'appuntamento di Roma è quindi una tappa obbligata per chi ha a cuore non solo la marijuana ma anche l'ambiente e la sua salvaguardia. Perché magari il proibizionismo starà esalando i suoi ultimi respiri, ma la canapa ha purtroppo ancora molti, troppi nemici. Giovanna Dark
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LETTERE DAI LETTORI / ITALY@SOFTSECRETS.NL
Attenzione lettori italiani! Volete vincere semi FEMMINIZZATI di 6:((7 6(('6" 0DQGDWHFL XQD IRWRJUDȴD della vostra stanza di coltura o della vostra miglior pianta di cannabis, dove si veda chiaramente una copia di Soft Secrets. SWEET SEEDS vi manderà una confezione GD VHPL IHPPLQL]]DWL 6H QHOOD IRWRJUDȴD GRYHVVHUR ȴJXUDUH DQFKH OD YRVWUD EHOlissima moglie o ragazza che indossano un micro bikini sexy o dell’intimo molto allettante, riceverete una confezione 2 x GL VHPL IHPPLQL]]DWL /D IRWRJUDȴD GHO mese riceverà una confezione 3 x 3 di semi femminizzati di prima qualità! Il tutto è un omaggio di Soft Secrets Europa e SWEET SEEDS!
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Bella pianta, speriamo che tua moglie stia indossando una maschera e che non sia davvero così nella vita reale.
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Ciao a tutta la redazione. La mia Tangerine Dream nella recovery room 5 minuti prima del taglio. Complimenti per l'opera divulgativa che compiete! Andrea Bella pianta Andrea. Stai utilizzando luci a LED e a giudicare dalla pianta, hai una fonte luminosa con uno spettro corretto (che è sempre un punto di domanda quando si acquistano luci a LED per la coltivazione).
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GreenBox offre agli operatori della coltivazione indoor un nuovo strumento, applicabile ad ogni serra in commercio, per il monitoraggio continuo e la gestione dei parametri ambientali mediante strumenti mobile (laptop, tablet, smartphone). GreenBox per mezzo di quattro prese schuko consente di alimentare i dispositivi di gestione della serra (luci, irrigatore, introduttore/estrattore aria, umidificatore/deumidificatore, erogatore CO2). La rilevazione dei parametri è effettuata dal sensore di temperatura/umidità (incluso) e da quelli opzionali di luminosità, umidità terreno e CO2 mentre i valori desiderati sono impostabili in locale dal display oppure da remoto accedendo via Internet al portale dedicato. Il prodotto supera le limitazioni offerte dagli strumenti di controllo attualmente in commercio (growbox domotiche e centraline offline). Le sue componenti tecnologiche rappresentano lo stato dell’arte nel controllo domotico della coltivazione indoor. GreenBox ha un prezzo di acquisto che include il costante aggiornamento evolutivo ed il servizio dedicato di helpdesk telefonico. info@indoorline.com
VitaLink è una gamma inglese di nutrienti vegetali, additivi e substrati per la coltivazione professionale. Questa gamma di fertilizzanti è adatta per ogni tipologia di coltura come la fibra di cocco, la terra e l’acqua. Questi prodotti sono progettati con “il coltivatore in mente” per migliorare la crescita e la fioritura delle piante in modo da ottenere la massima resa naturale delle piante. La gamma di prodotti contiene additivi speciali come gli integratori di calcio e magnesio, additivi di raffreddamento e idratazione per i periodi di stress idrico. C’è anche una vasta gamma di nutrienti e substrati per seguire le piante dalla germinazione alla fioritura. Più informazioni su: www.idroponica.it
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Twister T4 Trimming noioso? Non è necessario. Il Twister T4 trasforma il trim in un gioco utilizzando avanzate tecnologie di taglio. Rende la vita più facile ai coltivatori e le tasche più pesanti. Queste macchine sono progettate per lavorare con un flusso continuo impressionante, riducendo al minimo lo sforzo umano. Grazie alla nuova tecnologia Soft Tumble è possibile tagliare prodotti secchi o completamente umidi senza perdere un colpo. Il taglio è preciso e permettere di ottenere prodotti perfetti in poco tempo. E ricorda: le macchine non hanno bisogno del pranzo.
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NUOVA VARIETÀ DI BUDDHA SEEDS
CALAMITY JANE: THC CONCENTRATO Calamity Jane di Buddha Seeds è una delle novità di quest’anno. Calamity Jane è una banca di semi che si distingue per le varietà autofiorenti. Negli ultimi 10 anni ha dimostrato che possono essere paragonate alle varietà che dipendono dalla luce. La nuova Calamity Jane è una varietà automatica a elevata resa. È frutto dell’incrocio della miglior Magnum con un ibrido di Brothers Grim Seeds, la banca di semi americana che ha sviluppato i leggendari semi fra il 1990 e il 2000. Le sue origini danno un tocco di distinzione ed esotismo che renderanno questi semi autofiorenti unici nel loro genere. La Calamity Jane è a predominanza sativa. L’influenza della Haze di Magnum si unisce al lascito del lavoro dei Grimm Brothers per ottenere piante con crescita rapida,
che raggiungono dimensioni notevoli e un aspetto molto ramificato. La Calamity Jane può essere coltivata in qualsiasi stagione, ma si ottengono i risultati migliori facendola germinare nelle giornate più lunghe e più assolate, ossia in primavera o all’inizio dell’estate. La fioritura è incredibile. I fiori crescono giorno dopo giorno e verranno ricoperte di un abbondante strato di resina. Saranno sufficienti 75 giorni per ottenere fra 100 e 250 grammi per pianta. La Calamity Jane è perfetta per la coltura outdoor, dove la priorità è la discrezione, come in terrazza, balcone o piccoli orti e cortili. È senz’altro utile per la coltivazione guerrilla, gli orti o le colture indoor, caso in cui è perfetta nella coltivazione SOG. Riempite l’area di coltura con vasi
da 5-7 litri e somministrate un fotoperiodo costante di 18/6 o 20/4, così da ottenere raccolti di 550-600 grammi per metro quadrato, in soli due mesi e mezza dalla germinazione. Ha una fragranza molto intensa e penetrante. In realtà, con le piante indoor, se avete vicini a poca distanza dalle vostre piante, si consiglia di utilizzare filtri al carbone o altri sistemi simili. Il sapore è molto dolce con un accento definito di agrume e una fragranza di limone che si contraddistingue, oltre ad alcune note di Skunk/Haze. Data la quantità di resina, si tratta di una varietà perfettamente adatta alle estrazioni. Grazie all’elevato contenuto di THC, il 20% circa dell’effetto è potente e sostenuto, con un inizio euforico duraturo che poi cala, il che la rende perfetta per essere costantemente positivi.
Bruno (lamarihuana.com)
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Cellmax Rootbooster
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Cellmax Rootbooster è un potentissimo stimolatore per lo sviluppo delle radici. Aumenta la resistenza e riduce il rischio di malattie per le piante. In caso di travaso o potatura, la resistenza della pianta si riduce sensibilmente. Durante queste fasi Cellmax Rootbooster mantiene il livello di resistenza alto e protegge la pianta, consentendole, quindi, di continuare a crescere senza fatica. Inoltre è ricco di oligo-elementi naturali e vitamine estratti dalle piante stesse, ed ha un effetto rinvigorente sulle piante. Consente alle radici di continuare a crescere ed a svilupparsi in maniera sana e vigorosa. Completamente vegetale, è adatto per qualsiasi suolo di coltivazione nonché in coltivazione idroponica.
CannaBe CBD Oil è un supplemento alimentare di altissima qualità, prodotto in Italia con Olio Extra Vergine d’Oliva proveniente dalla regione Umbria.
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Annabis Annabis è un’azienda medica e cosmetica sita nella Repubblica Ceca. Si occupa della ricerca, dello sviluppo, della produzione e della vendita di prodotti derivanti dalla canapa e dei suoi supplementi nell’ambito dell’alimentazione. I prodotti Annabis sono il risultato di molti anni di ricerca, durante i quali, esperti in campo cosmetico e medico, hanno preso in esame i molteplici effetti della canapa. L’obiettivo è portare sul mercato prodotti di canapa altamente pregiati, allo scopo di migliorare la qualità di vita delle persone. Parte integrante del comportamento imprenditoriale è il forte orientamento alla sostenibilità, alla minimizzazione dell’impatto ambientale, alle politiche di risparmio energetico e trattamento dei rifiuti nel rispetto dell’ambiente.
Questo straordinario olio naturale è ottenuto per decarbossilazione e contiene il 3% di CBD puro estratto da piante di canapa coltivate all’interno dell’Unione Europea, senza l’uso di pesticidi o erbicidi, al fine di ottenere un prodotto sicuro e di qualità. Contiene anche diversi terpeni come il Mircene, Limonene, Alpha & Beta -pinene, Linalolo, B-cariofillene e Fitolo.
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UPGRADE E RINNOVO DEL SITO WWW.SOFTSECRETS.COM
CANAPA INDUSTRIALE: Novità: tante notizie ed editoriali extra ogni giorno LEGGENDE E REALTÀ È NECESSARIO FARE UN PO’ DI CHIAREZZA, SE NO SI RISCHIA DI FARE “La canapa cresce facilmente ovunque: basta DEI DANNI… Negli ultimi anni mi sono occupato di canapa industriale a tempo pieno, e mi rendo conto che c’è tanta impreparazione, e che si credono e si affermano cose sulla canapa troppo spesso errate. È necessario fare un po’ di chiarezza, se no si rischia di fare dei danni. buttare i semi nel terreno”: falso. La canapa ha bisogno di un terreno preparato con cura e per tempo, di buona fertilità, senza ristagni e con un buono sgrondo delle acque. Il letto di semina deve essere pulito e affinato, se necessario più volte prima della semina. La semina deve essere fatta nei tempi giusti rispetto alla latitudine, al clima e alla varietà utilizzata. “La canapa soffoca tutte le infestanti”: vero se si rispetta quanto detto prima. Se seminata in mezzo alle erbacce, difficilmente riuscirà a essere vincente.
Iscriviti alla sezione coltivatori domestici Dopo l’eccezionale restyling che ha visto impegnato il nostro team negli ultimi mesi, il nostro sito www.softsecrets.com risulta completamente rinnovato. Tutto è stato riorganizzato in modo ottimale e le funzioni sono più riconoscibili. Sono stati reclutati nuovi editorialisti e moltiplicati i post giornalieri, per garantire ai lettori il massimo livello di aggiornamento. Ogni giorno cerchiamo di fare del nostro meglio per rendere un servizio utile ai nostri lettori internazionali, grazie anche al nostro fantastico sito web, dove è possibile leggere gratuitamente notizie aggiornate sulla cannabicoltura in diverse lingue. Abbiamo investito ingenti risorse per arricchire la redazione Soft Secrets di ulteriori corrispondenti e collaboratori, che ora aggiungono i loro post con maggiore frequenza rispetto al passato, talvolta anche più volte al giorno. Dopo tutto il mondo della cannabis è in continua evoluzione; per questo è indispensabile informare il lettore con la massima rapidità e in diverse lingue: inglese, spagnolo, tedesco, francese, italiano, polacco, ceco, olandese, etc.
Contenuto
Il sito web è ben organizzato e riporta le ultimissime notizie sulla cannabis. Sono sinteticamente descritte le varie edizioni (tutte consultabili o scaricabili gratuitamente) e si è dedicata particolare attenzione alle sezioni di grande richiamo come “LE MOGLI DEI LETTORI”. Sono anche state aggiunte nuove sezioni, ad esempio una dedicata all’intrattenimento, con servizi che seguono da vicino il rapporto fra cannabis e mondo dello spettacolo. Altrettanto dicasi per le sezioni Tech e Lifestyle, perché la rete internet, tutto ciò che ruota attorno al web e il nostro stile di vita presentano vari aspetti connessi alla cannabis. Il futuro è verde, il futuro è cannabis.
Sezione medica
Ti raccomandiamo di leggere con attenzione la nostra sezione medica, in cui troverai notizie ed informazioni sulla cannabis ad uso medico. Qui dedicheremo spazio alle ultime ricerche, alle esperienze dei pazienti, nonché a varie esperienze individuali di coltivazione di specie ricche di proprietà
Il futuro è verde, il futuro è cannabis. ed effetti benefici sui pazienti. Il mondo della cannabis medica cambia giorno dopo giorno. Sono sempre più numerosi i pazienti che possono ora accedere legalmente a un prodotto farmaceutico che si presta a molteplici straordinarie applicazioni. Segui le ultime notizie sul nostro sito web.
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Stiamo cercando coltivatori domestici che desiderino scrivere un articolo sulla loro esperienza di cannabicoltori. Se vuoi raccontarci la tua esperienza, potrai vederla pubblicata sul nostro sito. Non dovrai fare altro che mandarci il tuo articolo e, se sarà ritenuto idoneo, entrerai a far parte della nostra schiera di testimonial online. E allora, vuoi diventare nostro reporter d’eccezione??? Mandaci un articolo di 500 parole, completo di foto, a: info@softsecrets.nl
“La canapa non ha nemici naturali”: falso. Fino agli anni ’50 la piralide (e la grafolita linneiana, simile alla piralide) era nella canapa. Poi, smettendo di coltivare la canapa, è passata nel mais. E ora, tornando la canapa, sta tornando nel suo ospite di prima. Quest’anno proveremo trattamenti con le vespe tricogramma, che depongono le loro uova dentro le uova della piralide e poi afidi, acari, cimici, nottue, muffe, erbivori, esseri umani. “Non è più necessaria l’autorizzazione per seminare canapa”: per seminare qualunque varietà ammesse nel registro UE non c’è mai voluta nessuna autorizzazione. “Non bisogna più fare la dichiarazione di semina”: falso, la dichiarazione di semina deve essere fatta alla Guardia Forestale, da quest’anno accorpata con i carabinieri. “Si può riseminare il seme nato da canapa certificata”: falso, è una deroga della legge fatta per istituti di ricerca, il privato incorrerebbe in sanzioni di legge. Il solo seme seminabile legalmente è contenuto in sacchi accompagnati da un cartellino con numeri identificativi della varietà del lotto e della certificazione valida per l’UE. I cartellini devono essere conservati ed esibiti in caso di controlli. In caso non si semini tutto il seme comprato, il cartellino è valido anche per l’anno successivo. (Poi il seme perde di germinabilità). “La canapa industriale non contiene THC”: falso, la maggior parte delle canape industriali contiene THC, seppure in livelli molto bassi. Attenzione: l’analisi del THC sulle piante industriali è fatta poco dopo l’inizio della fioritura, sulla parte superiore (foglie, rami e semi compresi) di un campione di una cinquantina di piante tagliate a caso. Sulle piante “ludico-medicinali” viene fatta sulla cima senza semi più bella della pianta migliore, al massimo della maturazione…
“La canapa industriale non ha valore medicinale”: falso, e l’evidenza lo sta comprovando. Molti pazienti si rivolgono alla canapa industriale e trovano spesso maggiori benefici di quella ufficialmente riconosciuta dal sistema sanitario, con molti meno effetti spiacevoli. Da analisi fatte assieme al mio amico Franco Loja (ciao Franco, il mondo cannabico ti onora e ti rimpiange) abbiamo visto che la maggior parte delle varietà di cannabis “moderne” (e dei loro preparati) hanno uno o due cannabinoidi e uno o due terpeni. Soltanto le varietà Himalayane (landraces) e le nostre varietà industriali italiane (landraces anche loro, tutte derivate o incrociate dalla “Pedemontana Gigante”, diventata poi “Carmagnola”, base per gli incroci italiani, europei e nordamericani) si sono mostrate avere uno spettro completo di cannabinoidi e di terpeni. “Con la canapa industriale posso fare estratti e commercializzarli”: purtroppo no. Non ancora almeno, però, se lo fate per voi stessi, nessuno può vietarvelo. Attenzione: una gran parte degli estratti di CBD che trovate su internet non contiene nulla, e dei restanti veramente pochi sono onesti sul contenuto. “Se mangio alimenti di canapa mi posso stonare”: falso, gli alimenti che contengono canapa, in genere contengono semi, o parte dei semi (la farina di canapa è ciò che rimane del seme dopo la spremitura dell’olio). I semi non contengono cannabinoidi, e le parti per milione che si possono riscontrare nell’analisi degli alimenti sono dovute ad una possibile imperfezione nella pulizia del seme. Parti per milione non possono assolutamente essere psicoattive. Con le foglie giovani e fresche io mi preparo numerosi cibi, dal pesto (da provare, con i semi decorticati al posto dei pinoli) a salse crude, a tutti gli usi come gli spinaci. Nella pianta fresca, i cannabinoidi sono in forma acida, non psicoattivi ma con buone proprietà antiinfiammatorie generali e stimolanti del sistema endocannabinoide. “La canapa industriale non ha resina” falso in parte: numerose piante, anche della stessa varietà non contengono che poca resina, probabilmente per una selezione fatta con molta superficialità e poca conoscenza della pianta per avere piante a basso contenuto di THC. Ma numerose altre piante, anche della stessa varietà, hanno una buona percentuale di resina sulle brattee e un poco anche sulle altre parti della pianta, resina che serve a proteggere il seme, e che è decisamente più ricca di CBD che di THC. E per ora mi fermo qui…
BANCHE DI SEMI
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30 anni di Dutch Passion
bis, Dutch Passion ha dato anche altri contributi fondamentali alla community della cannabis. t (FOFUJDB PVUEPPS 4FMF[JPOBOEP MF WBSJFtà outdoor in Olanda, Dutch Passion ha creato una famiglia di varietà outdoor resistenti che possono crescere nel Nord Europa e in Nord America, anche in climi rigidi. Queste varietà, come Durban Poison, Frisian Dew, Hollands Hope e Passion #1, sono diventati i blocchi di partenza per molte delle varietà outdoor attuali. t (FOFUJDB BE BMUP DPOUFOVUP EJ $#% Mentre le genetiche ad alto contenuto di CBD non siano la prassi per i coltivatori di cannabis per uso ricreazionale, sono fra le varietà più apprezzate dai coltivatori di cannabis per uso medico. Dutch Passion ha collaborato con ‘The CBD Crew’, un gruppo di selezionatori specializzati, per contribuire alla creazione delle prime varietà commerciali ad alto contenuto di CBD. Dutch Passion sta anche collaborando alla creazione di una futura varietà ad alto contenuto di $#( DBOOBCJHFSPMP
Dutch Passion nel 2017 celebra il suo 30° anniversario, che non molte società sono riuscite a raggiungere nella loro attività. È quindi il momento ideale per ripercorrere alcuni dei momenti topici di questi ‘Maestri all’opera’. Umili inizi Dutch Passion è stata istituita ufficialmente nel 1987, ma le prime genetiche sono state raccolte negli Anni Settanta, quando Henk van Dalen studiava Biologia all’Università di Amsterdam. In quel periodo la cannabis veniva importata ad Amsterdam da tutto il mondo. Henk ha iniziato a raccogliere semi dai vari lotti di cannabis provenienti da diverse fonti. Nei primi coffee shop di Amsterdam arrivava cannabis da Nigeria, Sudafrica, Brasile, Filippine, Tailandia e California. Queste varietà erano spesso piuttosto diverse a livello di effetto e qualità. I semi sono stati raccolti e hanno gettato le fondamenta del processo di selezione di Dutch Passion. In quel periodo, le tecniche di coltivazione indoor e la strumentazione utilizzata erano piuttosto elementari, ma Henk è riuscito a coltivare i semi e sono state poi scelte le piante migliori per selezione ed eventuali incroci. Dopo poco è apparso evidente che la cannabis coltivata ad Amsterdam era di qualità superiore rispetto a quella importata. Il panorama della coltivazione indoor degli anni Settanta era limitato, ma i primi pionieri dei semi si stavano già dando da fare e avevano una buona selezione di genetiche della cannabis provenienti da tutto il mondo. Oggi Dutch Passion opera ancora fuori da Amsterdam ed è rimasta fedele all’obiettivo originario, ossia concentrarsi esclusivamente sul raggiungimento della miglior qualità per i semi di cannabis.
Semi femminizzati di cannabis La coltivazione indoor di cannabis ha cominciato a decollare negli anni Ottanta e Novanta, grazie alla maggior diffusione
delle varietà indoor di buona qualità. Allo stesso tempo, la disponibilità e la qualità di buone fonti di luce e strumentazione per la coltura indoor hanno cominciato a migliorare. La cannabis veniva ora coltivata indoor e outdoor in Europa, Nordamerica e altrove. Ora che era possibile coltivare la propria cannabis, l’attenzione si sposta sulla coltivazione alla massima convenienza e qualità. I piccoli coltivatori non erano soddisfatti e persino un po’ paranoici, al pensiero di dover far germinare e crescere piante maschio. Chiedevano sempre più a gran voce semi di cannabis femminizzati e dal momento che erano già disponibili sul mercato i semi vegetali femminizzati, volevano quelli di cannabis. Dopo aver effettuato numerosi test e provato diverse tecniche, Dutch Passion ha trovato un modo per produrre i primi semi femminizzati di cannabis negli anni Novanta. Può darsi che Dutch Passion abbia inventato i semi femminizzati di cannabis, ma tutti gli altri hanno seguito il suo esempio. Oggi i semi
femminizzati di cannabis costituiscono più del 95% dei semi di cannabis venduti.
Una ricerca instancabile della qualità Il team Dutch Passion è attivo in Europa, Russia, Sudamerica e Canada con dipendenti in diversi Paesi. Dutch Passion ha ancora alcuni dei genetisti e selezionatori originari, ma anche nuovi selezionatori giovani e con voglia di fare. Il team Dutch Passion ha anche legami con alcuni dei migliori grower ufficiali a livello mondiale, negli Stati Uniti, in Canada e in Sudamerica. Questo garantisce un accesso costante alle migliori genetiche emergenti a livello mondiale. Dutch Passion è ora un’organizzazione internazionale, il cui sito è tradotto in 10 lingue e i cui semi sono forniti ai coltivatori di tutte le dimensioni, a partire dal piccolo coltivatore autosufficiente che vuole coltivare per uso personale, ai grandi coltivatori legalmente riconosciuti che producono migliaia di piante di cannabis: tutti i coltivatori, di qualsiasi tipo e dimensione, si rivolgono a Dutch Passion per i semi di cannabis. I 30 anni di successi di Dutch Passion provengono dai molti anni di attività ininterrotta con migliaia di coltivatori che chiedono la miglior qualità e ripetibilità. Molti dei clienti, rivenditori, titolari di grow shop e distributori originari di Dutch Passion sono ancora fedeli all’azienda dopo 30 anni di attività grazie alla sua filosofia: offrire i semi di cannabis della migliore qualità e innovare ed esplorare costantemente nuove linee genetiche.
Genetica, genetica, genetica. Sebbene sia ricordata per aver offerto al mondo i semi femminizzati di canna-
t $BOOBCJT BVUPGJPSFOUF (SB[JF BMMB TUSFUta collaborazione con ‘The Joint Doctor’, che ha contribuito alla creazione di genetiche autofiorenti, Dutch Passion si è guadagnata una forte posizione di pioniera nello sviluppo di cannabis autofiorente negli ultimi 10 anni. Oggi le varietà autofiorenti sono l’ennesimo sviluppo di cannabis mainstream che in pochi avevano previsto. Si può coltivare passando dai semi al raccolto con 20 ore di luce al giorno in 10-11 settimane, ottenendo la stessa potenza delle varietà tradizionali. Per molti piccoli coltivatori, le autofiorenti sono facili e convenienti indoor e outdoor. t ( FOFUJDIF USBEJ[JPOBMJ B GPUPQFSJPdo. Molti coltivatori conoscono le famose varietà di Dutch Passion ad alto contenuto di THC, come Orange Bud, Mazar, Blueberry, White Widow, Master Kush e altre. Possiamo ringraziare Dutch Passion per alcune linee genetiche consolidate utilizzate dalla community della cannabis negli ultimi trent’anni o più. t %VUDI 1BTTJPO Ò M VOJDB CBODB EJ TFNJ con varietà ‘Duck’ outdoor e autofiorenti a fotoperiodo stabile. Sviluppano GPHMJF EJ DBOOBCJT QBMNBUF EJ GPSNB simile alle impronte lasciate dalle anaUSF DIF PGGSPOP EJTDSF[JPOF OBUVSBMF F sono difficilmente identificabili come foglie di cannabis.
Attenzione costante a qualità e convenienza. Dopo 30 anni al top e con una reputazione consolidata d’innovazione, auguriamo al team Dutch Passion altri 30 anni di successo. Si è già espansa al settore delle luci LED da coltura con la società collegata ‘Crazy LEDs & More’ e si dice che stia pianificando nuovi progetti di rilievo. Non vediamo l’ora di scoprire il nuovo capitolo dell’avventura di Dutch Passion…
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CANNABIS FAIR
TUTTI A BOLOGNA PER LA Vª EDIZIONE DELL’INDICA SATIVA TRADE!
Foto di Maria Novella De Luca
Per il quinto anno consecutivo la fiera Indica Sativa Trade torna a far attrezzata e sorvegliata da animatori, in Cosa ne pensate della situazione che espositori e visitatori che italiana alla luce dei cambiaparlare di sé con lo staff di Soft Secrets sempre al suo fianco. Dopo gli maniera hanno al seguito i propri piccoli possano menti internazionali in merito al esordi in terra marchigiana gli organizzatori hanno preso la decisione di tranquillamente visitare la fiera mentre i tema cannabis? Sicuramente i cambiamenti avvenuti spostarsi a Bologna dove, per motivi logistici e per l’affluenza del pub- loro bambini si divertono. a livello internazionale smuoveranno blico, l’evento si è consolidato diventando uno dei principali avvenimenti Quali saranno gli ospiti nei tre la situazione anche in paesi come l’Italia, dove i pregiudizi sulla dell’industria della cannabis nostrana. Soft Secrets per il quinto anno giorni di conferenze? "E PHHJ GJOF NBS[P OPO TJBNP JO HSBEP cannabis sono molto radicati. Sembra torna a sponsorizzare questa tre giorni ed insieme a Yuri e Sandro vi di annunciare l’elenco definitivo degli manchi veramente poco per arrivare di Carlos Rafael Esposito ospiti delle conferenze. Il programma ad una legge che regolamenti annuncia cosa bolle in pentola…. SSIT: Ragazzi siamo al quinto giro di boa: che interesse riscontrate, chi viene alla fiera e cosa possiamo prevedere? La fiera della canapa riscuote crescente interesse degli espositori e del pubblico. Per i primi è il luogo dove incontrarsi, concludere accordi, presentare nuovi prodotti-progetti e promuovere la propria attività. C’è molto interesse da parte dei grandi marchi del grow e delle principali banche semi che in fiera riescono contemporaneamente ad incontrare i propri distributori, i rivenditori e gli utenti finali. Poi ci sono le realtà nascenti, oppure marchi già affermati in altre nazioni che cercano visibilità nel mercato italiano. Discorso a parte va fatto per il settore industriale: per molti operatori, soprattutto quelli legati al drink & food, la fiera oltre che promozione del proprio marchio/ prodotto rappresenta un’occasione di fare business. Le fiere della canapa attraggono sempre più un pubblico numeroso ed eterogeneo, dal grower professionista che viene in fiera per fare acquisti o per vedere le ultime novità, fino al curioso che vuol sapere di cosa si tratta. I visitatori sono persone di ogni età, estrazione sociale, sesso.
Come avete visto evolversi il nostro mondo? In questi anni il mercato italiano è cresciuto tanto ed abbiamo assistito
alla comparsa di nuove figure: sono nati nuovi distributori, giornali, negozi, produttori ecc. Alla prima edizione, a Fermo, abbiamo conosciuto visitatori che si avvicinavano per la prima volta a questo mondo ed oggi ce li ritroviamo espositori a Indica Sativa. La fiera è stata stimolo, testimone e vetrina della loro crescita. Anche fiere e manifestazioni varie legate alla canapa stanno proliferando. Quando organizzammo la prima edizione di Indica Sativa, in Italia c’era l’esigenza di riportare una manifestazione in grado di dare visibilità a tutto il settore. Oggi la situazione è molto cambiata.
delle iniziative è ancora un cantiere aperto, ci saranno presentazioni di libri, corsi, conferenze e dibattiti. Stiamo lavorando con l’associazione Ascia e Cip per organizzare, anche quest’anno, l’oramai tradizionale incontro con J QPMJUJDJ QBSMBNFOUBSJ F OPO DIF stanno portando avanti le proposte di legge sulla regolamentazione della coltivazione e consumo della canapa in maniera da fare il punto sulla situazione. Hanno già confermato la propria partecipazione Rita Bernardini,
l’autoproduzione e il consumo ma in Italia non è la prima volta che si ha la sensazione di essere molto vicini e poi di colpo si fa un gran balzo indietro. Molto probabilmente le proposte di legge attualmente in discussione per essere approvate avranno bisogno di essere “edulcorate”. La speranza è che il lavoro dei tanti attivisti che da anni si battono per una “seria” regolamentazione della produzione e del consumo della cannabis possa dare a breve i suoi frutti.
Cosa preparate per quest'anno? Innanzitutto abbiamo riconfermato la location: l’Unipol Arena, sede dei principali eventi indoor italiani. La struttura è stata ammodernata lo scorso autunno e quest’anno presenta nuovi spazi interni ed esterni. Questo ci ha consentito di creare una nuova area musica all’esterno, molto più comoda perché permette di alzare il volume e la quantità dei liveset senza disturbare l’area espositiva. A tal proposito ricordiamo che sabato pomeriggio è previsto un live-set con la speciale partecipazione di Mama Marjas. Altra novità è la creazione di uno spazio dedicato a tutti coloro che visiteranno la fiera con al seguito bambini piccoli: abbiamo deciso di destinare spazio e budget per l’allestimento di un’area giochi,
Foto di Maria Novella De Luca
i Senatori Airola e Della Vedova e gli Onorevoli Ferraresi, Farina e Zaccagnini. Tutte le anticipazioni e in seguito il programma definitivo delle iniziative sul sito www.indicasativatrade.com e sulla pagina Facebook dell’evento.
Lettori di Soft Secrets adunata ed appuntamento a Bologna i prossimi 12, 13 e 14 Maggio!
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COLTIVAZIONE OUTDOOR grande quantità di banche di semi e i loro ampi cataloghi e offerte ci permettono di trovare quasi sempre la varietà che vogliamo piantare a un prezzo accessibile.
Selezione di semi per attici e balconi SCEGLIETE I VOSTRI SEMI CON TRANQUILLITÀ ED EVITATE I PROBLEMI NELLA COLTIVAZIONE. Alberto pianta varietà automatiche
Da una cosa così semplice come scegliere alcuni semi dipende il successo della nostra coltura e l’approvvigionamento per la stagione seguente. Esplorare le caratteristiche, i sapori e gli effetti e scegliere quelli che si adattano meglio alle nostre condizioni di coltura contribuisce ampiamente al successo di Bosterix un raccolto outdoor.
anticipo, ci aiuterà ad arrivare alla fine della coltura nelle condizioni migliori. Quando si selezionano le varietà da piantare sul balcone, bisogna tenere in considerazione diversi fattori: Lo spazio fisico è il fattore principale da tenere in considerazione, poiché non può essere modificato. Si potrà sfruttare meglio o peggio ma lo spazio di cui disponiamo per piantare sul balcone o sull’attico, è un elemento fisso che determinerà la scelta futura. L’area disponibile per la coltura
dall’esterno o la presenza di lampioni la cui luce finisca direttamente sulle piante modificandone il fotoperiodo. I vicini fastidiosi possono essere annoverati fra questi fattori. Il tempo che abbiamo a disposizione per le piante, non solo a livello di minuti, ma anche in quale parte della giornata, mattina, pomeriggio o sera, come anche la disponibilità per l’intera stagione, sono tutti fattori da tenere in considerazione, nel decidere gli orari d’irrigazione, se le piante verranno nascoste per far avanzare la fioritura
Da oltre un decennio, tutti gli anni fanno la loro comparsa banche di semi nuove e nuove varietà delle banche esistenti, il che moltiplica le opzioni per i nostri balconi e i nostri attici. Molte volte una decisione affrettata complica le cose in una coltivazione e ostacola l’approvvigionamento di marijuana di qualità per la stagione seguente. Se durante le settimane prima dell’inizio della coltivazione ci dedichiamo a programmare con pazienza le varietà che pianteremo, avremo molte più possibilità d’individuare tutti gli ostacoli e di arrivare alla fine della coltura con una buona quantità di marijuana di qualità. Aspettare fino alla fine e prendere decisioni sulle varietà che il grow shop ha in questo momento, a seconda delle capacità d’immagazzinamento del punto vendita, ci può rendere le cose più difficili durante la coltivazione. Dedicare del tempo in questi mesi di preparazione e scegliere con tranquillità i semi che rispondono meglio alle nostre esigenze, rilassarsi fumando una canna e leggendo un catalogo su internet, per poi decidere tranquillamente e richiederle al punto vendita di fiducia con abbondante
Un fattore ovvio, in quanto è quello che si tiene in considerazione più facilmente degli altri quando si scelgono i semi, sono i gusti personali (effetti, sapori, aspetto). Bisogna tenere presente che oltre alle sative, alle indiche e agli ibridi, negli ultimi anni si sono aggiunte le varietà autofiorenti e le varietà a fioritura rapida. Riassumendo: Indiche: si tratta in genere di piante dall’altezza contenuta, dalla distanza internodale corta, le foglie ampie e l’effetto narcotico rilassante. Sative: si tratta di piante più alte, che ci mettono più tempo a fiorire, che hanno una distanza internodale ampia, tante ramificazioni, si allungano abbastanza durante la fase di crescita e fioritura, con foglie lunghe e sottili. L’effetto è chiaro ed energico. Ibridi di indica/sativa: hanno tempi di fioritura ed effetti diversi. Accorciano il tempo di fioritura delle sative, rendono più produttive e ramificate le indiche, per ottenere una combinazione di caratteristiche ed effetti. Femminizzate: le varietà femminizzate, ossia ottenute attraverso reversione del sesso delle piante madre, hanno comportato un grande passo in avanti per chi coltiva sul balcone, con poco spazio a disposizione, e un grosso risparmio a livello di substrato e concime. Le varietà autofiorenti: si tratta delle varietà incrociate con la cannabis Ruderalis per fare in modo che fioriscano a prescindere dal fotoperiodo, che hanno risolto i problemi di chi aveva poco spazio a disposizione o chi coltivava in zone con inquinamento luminoso. Le varietà di marijuana in versione rapida, sono incroci con la Ruderalis che, senza arrivare a renderle piante automatiche, portano a una fioritura di circa 40 giorni, che in outdoor avviene un paio di settimane prima delle varietà originarie. Queste varietà consentono di ottenere un raccolto prima della stagione delle piogge in autunno. Hanno fatto poi la loro comparsa le varietà ad alto contenuto di CBD Cannabidiolo, un composto attivo della cannabis dalle molteplici applicazioni mediche.
Ana pianta varietà ad alto contenuto di CBD
determina il tipo di piante e di varietà che si adattano meglio a questo spazio. Uno spazio di coltura piccolo ci limita e possiamo optare per varietà poco ramificate e dall’altezza contenuta, dato che le varietà con struttura a colonna, come per esempio le Kush o le varietà autofiorenti, sono quelle che si adattano meglio alla mancanza di spazio. Ci sono fattori che vanno al di là dello spazio fisico, come la visibilità della coltivazione
o eventuali limiti al periodo di fioritura. Decidere all’inizio della coltivazione quante ore potremo dedicare alle piante ci aiuterà a scoprire quali piante si adattano meglio al nostro tempo, per esempio, le varietà con genetica Skunk sopportano meglio eventuali errori e dimenticanze nelle nostre colture. Il budget a disposizione per la nostra coltivazione è un altro fattore determinante nel selezionare i semi. Fortunatamente, la
Per capire meglio come si collegano fra di loro questi fattori che ci permettono di determinare quali varietà di marijuana ci conviene piantare, passiamo in rassegna questi esempi reali di persone che coltivano cannabis sul balcone o sull’attico, che arrivano con successo al raccolto e riescono ad approvvigionarsi di marijuana di qualità tutti gli anni. Alberto deve traslocare sulla costa per lavoro da luglio a fine anno. Questa situazione costituisce un problema, perché se non coltiva e va a lavorare, spenderà il poco che gli avanza, comprando marijuana nel suo club di consumatori. Alberto ha risolto questo problema piantando sul balcone varietà autofiorenti che germinano ad aprile e si raccolgono a giugno, potendo così tornare a
15 lavorare felicemente a luglio e con la borsa piena. Nel corso degli anni ha scoperto le varietà che si adattano meglio agli effetti e ai sapori che gli piacciono. All’inizio faceva fatica a trovare sapori simili a quelli delle varietà abituali, ma racconta con emozione che le banche hanno migliorato le varietà automatiche e che ottiene effetti e sapori simili alle varietà convenzionali. Carlos è un fumatore abituale da anni, coltiva su un attico e fa in modo che la sua coltivazione gli basti fino al raccolto seguente. Seleziona varietà automatiche per fumare fino a giungo. Pianta anche varietà a fioritura rapida, varietà precoci e un paio di piante più tardive ma che gli piacciono molto. In questo modo, raccoglie in modo graduale a giugno e luglio le varietà automatiche, alla fine di agosto quelle a fioritura rapida, a settembre quelle a fioritura precoce e lascia per ottobre quelle più tardive. Non si verifica così overbooking nella stanza che usa per essiccare le piante. E ha da fumare fino a giugno. Ana è una paziente che fa uso di cannabis per scopi medici da anni. Su consiglio di un’altra paziente, ha parlato con il suo medico di base che l’ha spinta a provare. All’inizio chiedeva le cime che fumava a coltivatori per uso ricreazionale che la compativano per la sua situazione, ma ha capito che stavano correndo rischi per lei e che l’erba che le serviva per il trattamento non era delle stesse varietà che coltivavano i suoi amici. È stato così che, anziché chiedere cime agli amici coltivatori, ha cominciato a chiedere consigli sulla coltivazione. Avendo bisogno di piante ad alto contenuto di CBD Cannabidiolo e basso o medio contenuto di THC, ha deciso di optare per varietà considerate medicinali. All’inizio ha provato con piante fotodipendenti ma le colture di vari mesi richiedono più cure, travasi, risciacquo dei sali dal substrato e con il trattamento della sua malattia le cure sono diventate più complicate. Adesso cerca piante automatiche a elevato contenuto di CBD, rapide e molto facili da coltivare per ottenere la sua medicina. A differenza di altri pazienti che hanno bisogno di cannabis con maggior contenuto di THC, per trattare per esempio il glaucoma o di varietà indiche narcotiche per conciliare il sonno e rilassarsi, Ana cerca varietà ad alto contenuto di
Cataloghi
CBD e basso contenuto di THC, che siano molto semplici da coltivare.
semi con sufficiente anticipo ci libererà da più di un grattacapo e dallo stress dell’ultimo minuto!
Juan è fanatico delle sative a lunga fioritura, ma gli risulta difficile coltivarle sul balcone a causa del clima della sua città e dell’altezza delle sative. In alcune stagioni gli tocca fare il lavoro di nascondere le piante in casa per ottenere cicli di 12 ore di luce e 12 ore di buio, a partire dall’estate, e per anticipare la fioritura. Per altre stagioni seleziona per il balcone varietà sative dalla fioritura rapida e ibridi a predominanza sativa, con un effetto chiaro e stimolante, ma che si possono raccogliere in ottobre.
Compro sempre il 10% in più di semi rispetto a quelli che mi servono. Che mi faccia trasportare dalla voglia di coltivare varietà diverse? Sì, bisogna ammetterlo, ma anche per precauzione nel caso in cui non funzionino, ossia lo stesso motivo per cui in generale faccio germinare qualche seme in più. Questo mi serve per non perdere tempo per la crescita, a prescindere dal fatto che voglia o meno riportare i semi non germinati alla banca, andare al negozio o altro, ma faccio sempre germinare qualche seme in più e pianto qualche seme in più, in modo da essere coperto nel caso in cui alcuni di questi semi non germinino o alcune pianticelle sono deboli, deformi, poco vigorose o vengono mangiate da un uccello e le sostituisco al momento, senza perdere tempo. È preferibile investire in 2 semi in più o sfruttare i semi che ci regalano al grow shop, alla fiera della cannabis o alla banca di semi e fare in modo che la coltivazione non s’interrompa in nessun caso. Tenete in considerazione che, fra andare e tornare, reclamare e tornare a germinare potremmo perdere in totale un mese di crescita. Assicurandoci il successo con un paio di semi in più, possiamo continuare senza perdite di tempo, il che significa ottenere piante più grandi, più sane e con una maggiore produzione finale.
Tutte queste persone hanno adattato la propria coltura allo spazio disponibile, alle ore che potevano dedicare alle piante, oltre alle preferenze e alle esigenze personali, per ottenere un raccolto di successo. Il passaggio seguente è… Mettersi al lavoro!
Prenotare i semi
Chiedete i semi in anticipo al vostro grow shop di fiducia, almeno un mese prima del giorno in cui decidete di farli germinare. In questo modo darete tempo al negozio di trovare i semi e se per caso la rispettiva banca li avrà terminati, potrete scegliere un’altra varietà con caratteristiche simili. È meglio tenere i semi in casa, aspettando un mese, piuttosto che disperarsi all’ultimo momento e finire con il coltivare qualcosa che non si sia scelto, o ancora peggio, posticipando la coltivazione fino all’arrivo dei semi. Prenotare i
Conservate in frigorifero i semi in eccedenza per la prossima stagione. Conservateli nella confezione
originale per poterli identificare o in un sacchetto con chiusura a zip con il nome della varietà e la data di acquisto. Metteteli in un barattolo a chiusura ermetica per evitare l’umidità, in modo da poterli conservare fino all’anno seguente, in modo efficiente e certi che germineranno. Nei grow shop, nei negozi e nelle banche di semi, spesso, quando si comprano confezioni di semi, ci regalano altri semi da provare. Non perdete la testa per i semi in regalo. Molte volte per piantare i semi che ci regalano, abbiamo una coltura complicata da gestire o che non si adatta alle nostre possibilità. Stabilite uno schema di coltivazione come quello che vi abbiamo consigliato e cercate di adattare i semi in regalo al vostro schema di coltura, senza cambiare lo schema per alcuni semi in regalo e assicuratevi così il raccolto. Sfruttate questi mesi d’interruzione della coltura per mettere a punto il balcone o l’attico, buttate tutti i resti della coltivazione precedente e pulite bene, prestando particolare attenzione ai luoghi in cui possono vivere i parassiti da una stagione all’altra, come legno, piante ospite, ecc. È anche il momento ideale per mettere a punto tutti gli adeguamenti dell’attico o del balcone in modo che sia pronto per la stagione futura. Ricordate che una buona selezione di semi, che si adattino alle nostre condizioni, esigenze e gusti, è un primo passo fondamentale per ottenere l’agognato raccolto con successo.
In principio erano semi
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CANNABIS STORIES
UNO STRANIERO
IN VIAGGIO IL NOSTRO VERDE PAESE VISTO DA UNO STRANIERO
In questo numero avremo la fortuna di leggere le belle parole di un ragazzo statunitense innamorato della nostra penisola e della nostra cultura. Ha avuto il piacere di studiare in Italia molti tempo fa ed è pure appassionato e attivista cannabico. Nei forum di appassionati di cannabis in lingua inglese è un veterano ormai. Quando mi ha raccontato tanto entusiasta del suo periodo di Erasmus passato in Italia e di quanto si sia divertito a fumare con degli italiani ho deciso di di CBG proporgli un articolo. Questo è, l'Italia cannabica vista da terzi. “Sono straniero ma adoro le canne e l'Italia, dove fumano tutti. Forse non tutti sono consumatori ma son pochi coloro che non ne riconoscerebbero il profumo. Ho studiato a Bologna, una città universitaria dove non ho avuto problemi ad ambientarmi e dove ho conosciuto bellissime persone che mi hanno fatto innamorare dell'Italia e degli italiani. I miei coinquilini provenivano
soprattutto nelle grandi città del nord Italia. Al sud sono meno e credo giustamente per sicurezza non si espongono andando ai raduni o incontrando altri utenti dei forum. Ogni volta che devo viaggiare chiedo ad amici o amici di amici se conoscono qualcuno dove sto andando perché la qualità delle piazze è in mano alla criminalità organizzata. Le narcomafie smazzano qualità
poster o tenere i semi e dove ogni cliente viene radiografato dal commesso che si chiede se sei uno sbirro in cerca di arresti o un appassionato bisognoso di fertilizzanti. Fortunatamente dopo le prime occhiate ci si rendeva conto di che tipo di persona fossi e ho conosciuto bellissime persone dietro al bancone di un growshop. Diciamo che è un lavoro per gente con la mentalità aperta e più flessibile rispetto alla media, questo fa sì che spesso dentro ad un growshop vi sia una persona interessante. Devo anche aggiungere che non son mai riuscito a comprare erba in un growshop, al massimo ho scambiato due canne o me ne hanno fatte fumare un paio in compagnia. Che risate, una volta tanti anni fa a Torino stavamo fumando davanti ad un growshop senza saperlo e il proprietario uscì incazzatissimo a cacciarci. Quel pomeriggio lo passammo aspettando l'orario di chiusura quando poi il proprietario ci fece entrare e fumammo
HO STUDIAATO A BO OLO OGNAA, UNAA CITTTÀ UN NIVERRSITARIA DO OVE NON N HO AVVUTO PRO OBLEM MI AD AMBIIENTAARMI E DOVVE MII SONO NNAM MORAATO DELL'ITTALIA E DEG GLI ITTALIAN NI IN da tutta Italia: da Milano, da Reggio Calabria e a rotazione da ovunque. Con la fantastica Panda a metano siamo andati in vacanza due volte in Puglia, nel Salento. Ovviamente in vacanza abbiamo fumato dal primo autogrill all'arrivo senza nessun problema, eravamo giovani ed era estate. Se non con loro, i miei amici, ho fumato praticamente ovunque: sono un attivista e frequento molto i forum online di appassionati del genere. Ho amici ovunque e se non conosco nessuno esco di casa a mandare una canna al primo che vedo fumare e attacco bottone. Ora non più perché mi prenderebbero per un molestatore seriale, ma le migliori serate le ho trascorse con perfetti sconosciuti fumando fuori da discoteche a caso in serate a caso. Una sera mi feci una ragazza fuori da un centro sociale e tutto cominciò chiedendole una cartina, aveva voglia di fumare e per fortuna avevo abbastanza erba. Non ricordo ne cosa fosse ne dove l'avessi presa. Probabilmente un omaggio di un appassionato o più facile uno scambio. D'altronde ho sempre dovuto coltivare la mia erba perché la qualità media nelle piazze era bassissima, e continua ad esserlo. Devo dire ho incontrato growers ovunque ma
infima tagliata con i più disparati tagli tipo hashish mescolato con paraffina o cere più o meno vegetali a seconda dei gusti e del prezzo del prodotto finale che si è disposti a pagare. Ad esempio le cere come la paraffina che avvelenano, i solventi come l'acetone dall'indubbio effetto intossicante, l'hennè che sembrerebbe il male minore e via dicendo.
assieme fino a tarda notte. Ricordo ancora perchè fossi finito a Torino, una serata jungle mi aveva portato a visitare dei coltivatori che mi ospitarono, vennero alla serata con me e fumammo una marea di Ice-o-lator. Con me l'inseparabile Alverman, un ciloom preso in Montagnola a Bologna un pomeriggio dei miei primi giorni in città su consiglio di un amico grower, e da allora sempre nella sua custodia nel mio zaino con me.
Se dovessi tracciare una linea di confine OFUUB TBSFCCF BMMhBMUF[[B EJ (SPTTFUP %B (SPTTFUP JO HJá MhPGGFSUB OFMMF QJB[[F Ò tutta di provenienza malavitosa, la qualità è pessima e se non si conoscono growers: è NFHMJP MhBTUJOFO[B " OPSE (SPTTFUP JODMVTB si fuma mediamente meglio ma a prezzi ben più cari. La qualità, dicono da quelle parti, "se uno la vuole la paga". Dico mediamente perché appena si esce dalle grandi città comunque si nota un abbassamento della qualità via via che ci si allontana.
Non sapevo cosa significasse un ciloom dritto e ben lavorato finche' non mi fecero un corso intensivo i miei amici, facendomi notare come fosse dritto e liscio il mio nuovo amico.
Qualche volta provai anche a visitare i growshop, preso dall'entusiasmo giovanile di un negozio di semi e accessori per noi growers, con la remota speranza di conoscere un grower in più. Molto spesso l'ambiente che incontravo era molto freddo, capibile in un paese dove i growshop non possono appendere un
Voi italiani ne sapete una più del diavolo. Ho fumato ciloom artigianali in India, ma con un ciloom italiano ben fatto in mano non ci sono storie. Nelle grandi città e in generale nel nord dell'Italia ho fumato ciloom, bong e canne, mentre al sud e nelle province ho incontrato moltissimi più fumatori di canne che fumatori di strumenti. Credo perché gli hippy per primi portarono indietro dall'India l'uso del ciloom: le pipe di terracotta per consumare cannabis e derivati e da questo fenomeno credo si sia evoluta la cultura di fumare il ciloom. Probabilmente vi erano più viaggiatori al nord che al sud ed ecco spiegato perché al sud vi siano meno fumatori di ciloom. Il bong invece va un poco alla sua maniera. Da almeno 10
anni vedo in tutta Italia fumare i bong ma sempre più di vetro e ben lavorati, piuttosto che il classico colorato di plastica con la cannuccia in metallo. Alla ultima Spannabis ho conosciuto anche il rappresentante dei bong di Murano, l'inventiva italiana non si ferma mai! Parlando di fiere devo dire che ho vissuto sempre male le fiere italiane, non tanto per organizzazione o la location, quanto per il clima di illegalità in cui si è tenuti dalla legislazione italiana. Fa paura: all'entrata non c'è tanta gente e spesso una volante parcheggiata davanti fa scemare la coda di appassionati perché han tutti paura di venir segnalati. Chi può permettersi il rischio di viaggiare sino ad una fiera per mettere la parola fine alla propria passione? Tantomeno chi viene dalle immediate vicinanze della fiera avrà molta voglia di venir fotografato e riconosciuto dalle forze dell'ordine. A Bologna feci in tempo ad andare ad una delle ultime CTF, la fiera Cannabis Tipo Forte. La location del Palanord non era malaccio, il problema era quella pattuglia ferma a far niente davanti all'entrata che fece far dietrofront a numerosi amici appassionati vogliosi di condividere tra noi i frutti della nostra passione comune. Mi divertii lo stesso, chi era entrato ricorderà ancora una Mendocino Madness per Sour Wonder biologica e buonissima coltivata da un'eminenza della cannabis community italiana. Evidentemente non si possono comparare le fiere italiane con la Spannabis, la fiera più importante d'Europa che si svolge a Barcellona ogni marzo. Però la speranza è che nei prossimi anni si ammorbidisca la situazione legale e trovino spazio per esistere anche le realtà italiane, perché in Italia sulla cannabis c'è ancora molto da dire. I centri sociali dove sono stato mi hanno lasciato un ottimo ricordo, anche se nessuno mi ha mai regalato della cannabis così per gioia però ho sempre trovato luoghi pacifici dove consumare i miei prodotti in compagnia senza incorrere nel rischio di sanzioni amministrative o penali. Se c'è una cosa che rimpiango quando vado ai concerti è la possibilità che avevo nei centri sociali d'Italia di fumare le mie cannette ascoltando i musicisti che mi piacciono senza sentirmi un criminale. Ora si respira aria di cambiamento anche fuori da questi luoghi, perché credo stiano cambiando le generazioni e quindi le persone crescono e portano innovazione nella società. Ad esempio ci sono rappers mariuanosi molto più che prima, non che significhi molto, ma è indice di un interesse sempre maggiore da parte del pubblico.Un giorno come si augura CBG ci si accorgerà di che buona l'erba dell'appennino, che buona quella della Sila, che buona l'outdoor coltivata sui laghi... I tempi sembra stiano per cambiare, quel che manca all'Italia è proprio una bella canna mentre godi delle tradizioni, della storia e della cultura di cui è intriso l'intero stivale. L'Italia cannabica mi è piaciuta e mi piace ancora, ci sono grandi coltivatori con genetiche buonissime e c'è tanto palato per degustare appieno ed intendere i prodotti che può darci la cannabis. Non voglio dire dove tornerei a fumare per non fare un torto a nessuno, ma un ciloom in Montagnola andrei subito a fumarlo. Boom”. Queste belle parole nascondono un'esortazione a destarci perché veramente ci manca poco per essere i più sereni. Buone fioriture!
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70 giorni dalla 60º N 80 giorni dalla germinazione 60º S germinazione
150 cm Fruttato 125 g/pianta Dolce 125 cm 450 g/m2
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60% Sativa + 10% Ruderalis
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60 giorni dalla 60º N 70 giorni dalla germinazione 60º S germinazione
125 cm 75 g/pianta 110 cm 400 g/m2
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80% Indica + 10% Ruderalis
15-19%
63 giorni dalla 60º N 65 giorni dalla germinazione 60º S germinazione
90 cmdi bosco Frutti 75 g/pianta Dolce. Pungente 75 cm 350 g/m2
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70% Indica + 10% Ruderalis
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65 giorni dalla 60º N 75 giorni dalla germinazione 60º S germinazione
125 cm Speziato 100 g/pianta Dolce 110 cm 400 g/m2
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Perfetta per i principianti, questa pianta produce grandi e grosse cime e un gusto skunk old school per un mix knock out di qualità e quantità abbondante
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60 giorni dalla 60º N 70 giorni dalla germinazione 60º S germinazione
125 cm 75 g/pianta 110 cm 500 g/m2
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COMIC
LE AVVENTURE DI GIOVANNI FUMA Buongiorno …!
Grazie a tutti di essere venuti! Dopo gli sforzi, arriva la ricompensa! Stasera offro io, deve finire tutto! Ditemi cosa ne pensate
Come stai?
Buongiorno a tutti! Benvenuti allo SMOKE TEST!!
Ti av viso che sono molto critico! Sono andato almeno 25 volte in Olanda e ho fumato l’erba migliore
Io no, ma ti dirò cosa ne penso…
Non sarò molto obiettiva, visto che a me non fa niente
Io ti dico già che la tua Sativa mi farà fare un bel viaggio!
19 Io sono a posto, quando c’è da fumare e da mangiare…
Sì, scusa, sono un po’ spaccato. Deve essere per la maratona dell’altro giorno…
E tu Paulo, come stai?
Ne ero certo!
Cazzo, sono completamente sfatto!!
Cosa fa? Sta ridendo da sola…
Un attacco di risa… Non ti succede mai?
Volevo chieder vi… a voi cosa fa?
Fame chimica!
Mi fa rilassare!
Fa andare fuori di testa!!
E anche se a volte sembra rendere stupidi, sinceramente…
Mi fa ridere!!
È sempre " SOFT "…
E a volte dormire…
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COLTIVA CON JORGE CERVANTES
COSTRUZIONE DELLA SERRA La serra indipendente offre estrema flessibilità dimensionale e di posizionamento. Può essere costruita per sfruttare appieno il sole, ma non trattiene il calore correttamente e può essere oneroso mantenerla calda. Si possono prendere vari provvedimenti per minimizzare i costi di riscaldamento e raffrescamento e l’impatto ambientale della manutenzione. Molti tipi di telai e coperture sono disponibili in kit o materiali. Le coperture possono essere aperte con facilità per creare ventilazione. Vengono montati diversi archi, che sono collegati ai singoli pezzi in PVC per l’irrigazione mediante nastro adesivo. Un lungo paletto da recinzione in acciaio garantisce maggiore stabilità. La hoop house è coperta con della plastica in primavera. All’arrivo del caldo estivo, la plastica viene sostituita con della rete a graticolato.
All’inizio del capitolo vengono elencati anche diversi siti validi da visitare per capire quale sia la soluzione più adatta a ciascuno. Per maggiori informazioni sui tipi e prezzi disponibili, visitate i siti come www.hoophouse.com. Le hoop house hanno prezzi contenuti, sono pratiche e di facile montaggio. Possono essere finalizzate a coprire aiuole rialzate o su terreni piani. Consistono in una serie di parti in PVC o tubi in acciaio più duraturi paralleli su due punti di ancoraggio. Gli archi sono collegati in alto con un puntello per assicurare meglio
la struttura. Sugli archi viene posto un rivestimento in plastica con del nastro adesivo o dei morsetti amovibili. Le estremità possono essere chiuse o lasciate aperte di notte per garantire ventilazione.
Le serre hoop con copertura in plastica amovibile sono ideali quando si coltivano piante medio-grandi. La plastica viene rimossa quando
hoop house, le rispettive strutture diventano tralicci che contribuiscono a sostenere il peso delle piante in fioritura.
Il rivestimento esterno può essere rimosso manualmente durante il caldo estivo e riposizionato durante le notti più fredde. Una volta che le piante crescono oltre il rivestimento in plastica, viene rimosso. Viene sostituito da una rete in plastica da 15 cm che sostiene e funge da traliccio per le piante durante la crescita.
Ogni pomeriggio, la plastica nera viene messa sul telaio dei tubi in PVC per l’irrigazione della serra per lasciare le piante 12 ore al buio e indurre così la fioritura
Le hoop house hanno prezzi contenuti e sono di facile e rapida installazione. Le piante possono essere messe al loro interno prima o dopo il montaggio delle hoop house. Una volta che le piante diventano più grandi delle hoop house, queste strutture diventano tralicci in grado di sostenere il peso delle piante in fioritura.
fa caldo d’estate e viene sostituita con una rete in plastica da 15 cm che funge da traliccio per evitare che i rami si spezzino sotto il peso delle cime. Le hoop house hanno prezzi contenuti e sono di rapido e facile montaggio. Le piante possono essere messe all’interno prima o dopo il montaggio della hoop house. Una volta che le piante crescono oltre la
COSTRUZIONE DELLA SERRA
Sia le serre grandi che quelle piccole costano denaro, tempo e spazio. Le serre con fondamenta sono anche più permanenti. A prescindere dal tipo di serra che si costruisce, lo si dovrebbe fare su terreno piano e avere facile accesso Questa sezione del capitolo sulle serre tratta diverse opzioni di costru-
22 zione, che riguardano diversi elementi importanti. Tuttavia, le istruzioni di montaggio con i rispettivi schemi non sono fornite nel libro. Per informazioni più specifiche, inserite in un motore di ricerca la dicitura “progettare una serra”. Dimensioni della serra L’area totale della serra viene determinata dal numero di piante che s’intende coltivare e dal periodo che trascorreranno nel terreno o nei vasi. Più crescono le piante, più ci sarà bisogno di spazio e maggiore sarà la probabilità di problemi. Inducete le piante a fiorire quando sono alte 90 cm e lasciate un minimo di 0,8 m2 alle varietà a predominanza indica e fino al doppio alle varietà a predominanza sativa. La circolazione d’aria fra le piante può essere un problema se le piante s’ingrossano troppo. Le piante grandi che vengono piantate all’inizio della stagione spesso crescono oltre la serra, il che richiede la rimozione del rivestimento esterno della serra in modo tale che la crescita non venga ostacolato. È necessario lasciare abbondante spazio per l’aria nelle serre. Almeno la metà dello spazio nelle serre dovrebbe essere destinato al cambio e alla
Fate passare un tubo da irrigazione in PVC da 1,9 mm schedule 40 lungo 6,1 metri su 2 tondini opposti da 3 metri affinché formi un arco.
spazio della serra e l’aria lo 0,50-0,66 percento. Questo rapporto consente un’adeguata circolazione d’aria. Telaio Il telaio può essere in legno,
tutte le strutture utilizzando dimensioni standard per il vetro intelaiato, i pannelli in plastica e gli strati necessari per sfruttare al massimo il materiale a disposizione e fare in modo che funzioni al meglio. Per esempio, una serra da 2,4 metri può essere costruita con due pannelli in lana di vetro larghi 120 cm. Altezza centrale dipende dal livello degli aggetti. Le piante che rimangono basse possono avere un aggetto di 1,5 metri, mentre per quelle alte può arrivare a 3-4,3 metri Lo spazio di passaggio nelle serre è importante per avere accesso alle stesse. Troppi coltivatori si stupiscono quando si trasformano in “stanze dove ci si muove solo striscian do”! Il fogliame che cresce eccessivamente nelle serre piccole o grandi riduce notevolmente la circolazione d’aria e favorisce lo sviluppo delle malattie e degli attacchi di parassiti, nonché la rottura delle foglie. È particolarmente importante lasciare spazio in una serra grande per il passaggio della carriola, se le piante crescono oltre lo spazio destinato.
Un raccolto alto fra 30,5 e 61 cm di cloni o pianticelle piantate il 1° maggio può giungere a raccolto a metà luglio in una serra che rimane al buio 12 ore al giorno.
circolazione d’aria e alla ventilazione. Le muffe, gli acari e gli insetti diventano un problema nelle serre in cui non c’è spazio a sufficienza per l’aria. In generale, le piante dovrebberooccupare circa lo 0,33-0,50 percento dello
bambù, metallo o plastica. I telai di dimensioni e strutture specifiche con struttura premontata offrono il vantaggio della rapida installazione e del facile smontaggio per lo stoccaggio invernale. Costruite
La pavimentazione della serra può essere coperta con panno antierbe, ghiaia, mattoni o cemento. Posizionate una coperta termica sotto la copertura della pavimentazione per isolarla dal terreno freddo. Una base in Styrofoam nelle serre piccole evita che i contenitori e la serra si raffreddino a causa del terreno freddo. Si possono creare aiuole rialzate, piane o infossate nella pavi-
mentazione della serra. Le pavimentazioni sporche possono diventare fangose ed è difficile tenerle “pulite”. Coprire la pavimentazione fangosa con segatura o paglia. Una base di legno, mattoni o cemento attorno alla serra aggiunge stabilità alla struttura. Piantare nel terreno della serra consente di utilizzare metodi organici. Le piante non possono essere spostate facilmente, ma diventano più grandi e richiedono meno manutenzione rispetto a quelle coltivate in vaso. Senza i contenitori, le piante hanno un profilo più basso, ma mi piacciono comunque le aiuole rialzate. Coltivare nella Madre Terra è sempre meglio che piantare in vaso quando si coltivano piante grandi. La maggior parte dei principi che riguardano la coltivazione outdoor valgono anche per la coltura in serra. Banchi Una serra dotata di panche permette di curare le piante molto meglio. Possono essere creati anche bacini idrici per riciclare la soluzione di nutrienti. Mi piacciono le serre con le tavole perché quando le piante sono fuori dal terreno, rimangono più calde e sono accessibili più facilmente. Lo spazio per l’aria fra i banchi serve come area di stoccaggio per i contenitori e i serbatoi per l’acqua.Disponete le tavole per tutta la lunghezza della serra per sfruttare al meglio lo spazio disponibile. Lasciate almeno 91,4 cm fra le tavole e le pareti della serra per la crescita delle piante e per a ccedervi con comodità.
Questo è un brano tratto dal capitolo 11 “Greenhouses” della Cannabis Encyclopedia (596 pagine, oltre 2.000 immagini a colori in formato A4) di Jorge Cervantes, disponibile in inglese.L’edizione in spagnolo sarà disponibile a gennaio 2017. Per maggiori informazioni visitate il sito di Jorge, www.marijuanagrowing.com
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L’ARTE PERDUTA DELLE TEMPLE BALL
UN MAESTRO DELL’HASHISH E IL SUO STUDENTE ESPLORANO LA CONSERVAZIONE DELLA RESINA
Di Frenchy Cannoli e The Dank Duchess
Il charas, o resina rollata a mano, è il concentrato originale. Invitante e aromatico, il charas è nato dal primo contatto fra l’umanità e la pianta di cannabis, come stratificazione di questa sostanza appiccicosa ad alto contenuto di THC, è inevitabile quando si maneggia la marijuana. Le innovazioni nei concentrati di cannabis, che utilizzano metodi di estrazione più recenti come BHO e CO2, trasformeranno presto la medicina moderna. Ciononostante, il movimento delicato per strofinare le cime di cannabis rimarrà il metodo più facile e più efficace per raccogliere resina fresca delle piante in natura che hanno raggiunto il picco del loro ciclo di vita e creazioni come le Temple Ball continueranno a sublimare ciò che nasce come semplice raccolta in una vera opera di artigianato.
più praticato diffusamente, questo metodo rimane l’unico per raccogliere la resina nei Paesi tropicali con climi umidi, come il Bhutan, il Nepal e l’India settentrionale. Per raccogliere la resina, togliete le foglie della chioma e strofinate delicatamente i fiori fra i palmi delle mani utilizzando movimenti leggeri avanti e indietro. Eliminate con cura i residui di foglie rimasti sulle mani dopo aver strofinato ogni cima e ricominciate finché non si accumula uno strato di resina sui vostri palmi e sulle vostre dita. Staccate poi la sostanza dalle mani e voilà! Avete creato resina pressata a mano.
La procedura di raccolta della resina nel palmo della mano è semplice nella sua metodologia, ma è difficile a livello d’implementazione. Anche se non è
Si creano un’intimità e una vicinanza indescrivibili da questo tipo di sinergia, una condivisione che va al di là della pianta e che crea un collegamento
La resina che si accumula lentamente, pianta dopo pianta, è una sensazione unica e un’esperienza olfattiva incredibile.
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con il terreno che ha fatto nascere questa magia. Ma la relazione fra un maestro raccoglitore e la resina va molto al di là della raccolta. Nei Paesi tropicali, la conservazione e l’invecchiamento sono fondamentali per la qualità e la longevità. A questo scopo, la Royal Nepalese Temple Ball è stata la manifestazione ultima dell’ottimizzazione e della conservazione della resina. Le origini questa procedura all’avanguardia nell’imballaggio e nella conservazione a lungo termine potrebbero non essere mai scoperte, ma l’arte non deve andare persa. Le Royal Nepalese Temple Ball facevano parte della leggenda già alla fine degli anni Settanta e all’inizio degli anni Ottanta, una favola per molti e il Santo Graal dei concentrati per alcuni. Immaginate una sfera di resina pressata a mano con una superficie assolutamente prima di difetti, di colore scuro e dura, lucidata fino ad avere l’aspetto di una superficie specchiante, una pallina che somiglia più a una pietra lucida o a del marmo nero e non a della resina. Immaginate uno strato protettivo esterno di resina fuso in una crosta così perfetta che può resistere al passaggio del tempo e alimentare l’evoluzione dell’invecchiamento al suo interno. Immaginate di
aprire una sfera di resina di 10 anni come fareste con un grosso uovo, con il centro che lentamente rivela la sua meravigliosa cremosità. Pensate a un cocktail tropicale fruttato con delicati accenti terrosi che sopraffanno il vostro senso olfattivo mano a mano che la resina si apre e fa timidamente vedere la consistenza simile a caviale di colore rosso scuro, i lunghi aromi contenuti che emanano con forza esplosiva. Immaginate di creare una tale meraviglia!
LA PROCEDURA DI RACCOLTA DELLA RESINA NEL PALMO DELLA MANO È SEMPLICE NELLA SUA METODOLOGIA, MA È DIFFICILE A LIVELLO D’IMPLEMENTAZIONE.
UN’INTERPRETAZIONE MODERNA DELLE TEMPLE BALL Di The Dank Duchess
Gli occhi di Frenchy brillano quando mi racconta alcuni aneddoti sull’hashish nel mondo e si fa prendere dalla nostalgia mentre riferisce le sue ricche esperienze di Malana Cream e Temple Ball nepalesi. Dato che le autentiche Temple Ball nepalesi non si trovano più da nessuna parte, possono solo immaginare la bontà cremosa interna di cui ha parlato con tanto affetto. Forse posso creare qualcosa che riuscirà ad apprezzare allo stesso livello. Inizio dalla resina Jah Goo ben essiccata, nota per la sua potenza e la sua fragranza intensa. Metto una bottiglia in vetro spesso piena di acqua bollente sulla resina, che è stata messa in una confezione in plastica per il sottovuoto. Comincia a sciogliersi quasi subito. Vedo il colore giallastro della resina che si scurisce man mano che si fonde, come se incorporasse sempre più vita. Viene la tentazione di accelerare il processo, ma la resina procede al suo ritmo. Tengo la bottiglia in vetro come guida, la faccio rotolare in avanti e giro la resina, facendo rotolare delicatamente la bottiglia più lontana. Quando la gira, vedo che la resina ha
cominciato a fondersi sull’altro lato, dato che il calore è penetrato facilmente. La raccolgo e la schiaccio delicatamente attraverso la plastica. Sembra essere completamente fusa. Con un veloce movimento del polso, apro la plastica e l’aroma di queste bacche selvatiche, mature, piene comincia a emanare. Il colore biondo scuro della resina Jah Goo è diventato ambra dorato. La resina risplende di olio e grandi attese. La superficie satinata riflette come uno specchio. Ripiegando a metà la resina, apro un lato della platica e poi l’altro, prendendo la resina allo
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27 stesso tempo. La ripiego nuovamente e note che l’interno della resina ha mantenuto il colore che aveva prima della fusione e anziché rimanere compatta, si sbriciola come la pasta di pane non impastata correttamente. Metto la resina nella plastica e inizio a far rotolare la bottiglia nuovamente. Questa volta la resina reagisce ancora più velocemente, allargandosi lungo la plastica come se scappasse dal calore. Inizio a dare forma all’hashish di Jah Goo quando la resina si ammorbidisce come marshmallow morbidi. Togliendola dalla plastica, ripiego la resina due volte nella mano e sento il calore sprigionarsi dal palmo e mi godo i profumi fruttati e speziati che solleticano le narici. Utilizzo le prime due dita e il pollice e comincio a dare la forma di cubo alla resina. La schiaccio più volte, prima di farla ruotare e ripeto il ciclo fino a che non ci sono grinze sulla superficie. Schiacciandola ho eliminato le sacche d’aria, il che lascia un blocco denso con lati infossati. Inizio a premere leggermente gli angoli, massaggiando l’hashish fino a farlo diventare una specie di
raviolo succoso. Premo un palmo contro l’altro e li strofino avanti e indietro. Dopo aver preso il ritmo mi fermo ogni 10 secondi per vedere i progressi della sfera di hashish. È diventata liscia come un uovo e ha una forma ovale simile. Mi piace toccare la resina, ma non bisogna maneggiare eccessivamente l’hashish. L’hashish è quasi pronto e man mano che si raffredda nella mia mano la faccio rotolare più rapidamente con movimenti circolari più piccoli. Diventa infine una sfera luccicante di hashish Jah Goo. È diventata come marmo ben teso e scintillante alla luce. Tradizionalmente, le Temple Ball venivano fatte rotolare su una placca di ceramica creando una crosta impenetrabile. Oggigiorno viene spesso fatto in modo diverso. Posiziono la Temple Ball su un foglio di carta forno. L’olio continua a vedersi maggiormente e si appiattisce sul fondo sotto il peso della sfera. È bellissimo e ha il profumo della felicità pura. Non è la Temple Ball perfetta di Frenchy, ma spero che con un po’ d’invecchiamento, il mio regalo gli arriverà al core ancora di più.
CONCENTRATI DI CANNABIS – RINASCIMENTO DELLA RESINA DA ESTRAZIONE IL TANTO PARLARE DEL DABBING HA ALIMENTATO UNA NUOVA ERA DI POTENTI CONCENTRATI DI MARIJUANA
Di Greg Zeman
Secoli dopo esserci fatti l’ultima canna, quando gli storici dell’hashish del futuro delineeranno l’evoluzione di qualsiasi fantastico estratto staranno utilizzando, suddivideranno tutto nelle due ere a.D. e d.D.: avanti dabbing e dopo dabbing. Il fermento sociale attorno al dabbing ha fatto ben più che sollevare nuovo interesse nella vecchia idea di estrarre e concentrare i composti della cannabis. Il rinascimento della cannabis ha creato un nuovo contesto sociale per la categorizzazione e il consumo dei concentrati. Gli effetti terrosi, speziati ed equilibrati dell’hashish ben preparato “a pieno spettro” non passeranno mai di moda. Ma se non avete guadato le acque ghiacciate e poco profonde dei concentrati estratti ad acqua fredda, c’è un immenso oceano di sapori esotici e sensazioni ultraterrene che vi aspetta, affinché vi ci tuffiate e lo esploriate. La mia “fissa” è quella d’inseguire gli aspetti più all’avanguardia della rivoluzione tecnologica e culturale dell’estrazione di cannabis. Spero di riuscire ad assaggiare i concentrati più potenti del pianeta nel farlo. Di conseguenza, ho costantemente la possibilità di parlare (e fare dab) con alcuni dei cervelli più sopraffini del settore, persone che stanno cambiando il modo in cui il mondo approccia il consumo di cannabis. Dagli schivi esperti di chimica che si dedicano anima e corpo al perfezionamento dell’isolamento molecolare dei terpeni liquidi e dei cristalli di THCA, alla piccola cerchia degli artigiani autodidatti che padroneggiano l’arte di ottenere dolci sapori di frutta e un aspetto di vetro chiaro dorato. La California è inondata in più estratti adatti a dabbing di quanto possa mai sperare di provare in una vita, ma questo non mi ferma certo nel mio intento. Ma non è andata sempre così. La prima volta che ho provato un concentrato che non fosse bubble hash o olio di hashish di stile tradizionale è stata all’inizio degli Anni Duemila, quando la Vapor Room di San Francisco ha cominciato a vendere cera CO2. In quel periodo fumavo hashish con il caffè del mattino, quindi uno dei miei amici Della VR mi ha consigliato la cera il giorno in cui è arrivata. Mi ha avvisato di andarci piano quando l’ho provata la prima volta, quindi l’unica scusa per ciò che è successo più tardi è stata la mia giovinezza. Il mio piano, secondo quanto facevo in quel periodo, era quello di provare prodotti cari a base di cera, andare in moto al Red Vic e vedere un film. Avido di provare l’effetto completo, ho schiacciato un blocco grosso come un acino di uva in cima a un contenitore di cime l’ho acceso, facendo il pieno, come sempre e ignorando il consiglio perfettamente ragionevole di quel signore gentile. L’esplosivo attacco di tosse che è seguito è durato circa cinque minuti, ma i tra-
volgenti effetti fisici e psicologici sono durati ore e mi sono sembrati anni. Quella notte (che ho trascorso da solo, sfiorando i confini della piena allucinazione) non è stata del tutto spiacevole, ma va detto che non sono mai arrivato al cinema. Questa travolgente esperienza non ha certo placato il mio animo, ma al contrario, ha aumentato la mia curiosità. Ho iniziato ad acquistare
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cera e non hashish, ma sentivo che non lo stavo sfruttando per il pieno potenziale che aveva da offrire. Ho iniziato a sperimentare con alcune prime versioni delle “penne a cera”, comode da utilizzare, ma che non mi hanno mai conquistato. Caricarle era uno sbattimento, avevano sempre problemi di batteria e, con il senno di poi, erano troppo impegnative per quello che erano. E poi mi sono ricordato di come fumavamo hashish alla scuola superiore: tagliandolo a caldo. Scaldavamo le lame dei coltelli con una stufa elettrica e premevamo un pezzo di hashish fra le lame dei coltelli, catturando il fumo derivante con un imbuto fatto in carta o metà bottiglia in plastica da due litri. Ho chiesto ad alcuni del taglio a caldo della cera e mi hanno parlato del dabbing. Sono andato in un negozio del luogo e il responsabile è stato felice di vendermi un rig per dabbing con un ricarico del 500% sul prezzo, dotato di parte in titanio e di una torcia butano scadente, anch’essi a un prezzo esagerato.
Quindi lo steso materiale che può essere lavorato in un forno a vuoto per ottenere shatter, può anche essere messo sul calore per ottenere cera. Ma il metodo di estrazione rimane lo stesso. Alcuni adorano quello che percepiscono come più carico di terpeni nella cera, mentre altri sono affascinati dal colore oro e dalla stabilità tipici delle caramelle dure che si ritrovano in un ottimo shatter. Molte di queste differenze sono superficiali e sono questione di preferenze, ma a prescindere da come vengano prodotti i concentrati, i dab fanno parte del futuro della cannabis. Chi di noi ha provato e sentito il potere incomparabile di un buon dab, sa che non esistono sostituti.
Quella notte ho provato il mio primo dab in stile classico, usando un nail in titanio rosso fuoco. Passiamo velocemente al 2015. Sto facendo un dabbing a bassa temperatura di THCA cristallino puro al 99,9% rollato all’interno di uno shatter color oro chiaro. Passo il carb cap sul banger in vetro di quarzo finché non sono soddisfatto delle dimensioni e soffio una nuvola in movimento di vapore verso lo schermo del computer mentre i miei polmoni tirano un sospiro di sollievo: cavolo come sono cambiati i tempi. Quindi, qual è la differenza fra lo shatter e la cera? E crumble e sugar? Mettendo da parte rosin ed estrazione a CO2 per il momento, quasi tutti i tipi di cera, crumble, shatter e altro in commercio nei dispensari negli Stati Uniti vengono ottenuti usando solventi come il butano. Un termine utilizzato da molti per definire questi estratti a base di solventi è “BHO,” che significa butane hash oil. E mentre questo termine è impreciso, è utile spiegare come possano essere così simili chimicamente la cera e lo shatter, sebbene abbiano caratteristiche fisiche così diverse. Un modo semplice per chiarire molti dei punti di confusione sui vari tipi di estratti “non-hashish” è quello di pensare ai concentrati come a caramelle. La maggior parte delle caramelle iniziano come semplice miscela di sciroppi zuccherini. La differenza fra un leccalecca e un pezzo di toffee dipende ampiamente dalla temperatura di cottura. Allo stesso modo, il risultato immediato dei solventi attraverso la cannabis è una sorta di miscela liquefatta di estratto e solvente ed è quello che viene dopo a definire il suo stato finale.
Questi brani sono stati tratti dall’ultimo libro di Ed Rosenthal, This Bud’s for You. Disponibile nelle migliori librerie online e anche su edrosenthal.com
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QUIZ QUIZ SULLA COLTIVAZIONE DI SOFT SECRETS
Stoney Tark
1) Per che tipo di effetto sono note le varietà di Sativa? A) Energia e felicità B) Stanchezza e pesantezza C) Elevato contenuto di CBD D) Le varietà di Sativa non danno effetti 2) Quando si prelevano cloni, perché si consiglia di tagliare le foglie rimanenti? A) Il clone ne farà crescere di nuove in ogni caso B) Il clone deve concentrarsi sulla crescita di nuove radici e non sulla fotosintesi C) È meglio lasciarle perché la pianta le userà D) I cloni non dovrebbero mai avere foglie 3) Quando una cima viene fatta essiccare, quanto peso va perso?
A) 80% del peso B) 50% del peso C) Il peso rimane lo stesso D) Le cime pesano di più dopo l’essiccatura 4) Cosa significa landrace originale? A) La landrace non esiste B) Significa che viene dall’Africa C) Questa varietà può crescere in natura e appartiene a quell’area geografica D) È una varietà autofiorente di cannabis 5) Qual è il nome del primo coffe shop olandese? A) The Grasshopper B) Sensi Café C) The Bulldog D) Mellow Yellow 6) Da dove prende il nome la varietà New York City Diesel?
A) Veniva spacciata a New York in taniche contenenti diesel B) Un fan degli New York Yankees ha creato questa varietà C) Il selezionatore è nato a New York City D) I fiori hanno l’odore e il sapore del diesel 7) A cosa servono le palline di argilla utilizzate nei sistemi idroponici?
A) Come substrato inerte per l’acqua e i nutrienti per permettere il gocciolamento nel sistema radicolare B) Sono piene di nutrienti che useranno le radici della pianta C) Il colore arancione tiene gli insetti lontani dalle radici D) Sono usate solamente per i paesaggi e non nell’idrocoltura.
31 8) Quando le piante cominciano ad afflosciarsi in genere cosa significa? A) È solo un carattere genetico e si dovrebbe ignorare B) Le piante devono essere annaffiate e questo è uno dei segnali C) Si dovrebbe risciacquare il substrato e sperare che crescano normalmente D) Non è nulla di grave e non c’è nulla di cui preoccuparsi
14) Quando si sessano le piante, quali sono i primi segnali che manifesta una pianta di cannabis femmina? A) Fra il nodo e il germoglio si forma un piccolo pistillo che è il primo fiore B) La pianta diventa viola C) Non c’è modo di controllare finché la pianta non produce cime D) Si può vedere nella prima settimana di crescita della pianticella se è maschio o femmina
9) Quali nutrienti utilizzano le piante di cannabis per le radici? A) Calcio e magnesio B) Non usano nutrienti per le radici C) Fosforo D) Azoto
15) Per che tipo di effetto sono note le varietà di Indica? A) Un effetto leggero ma piacevole B) Energia e socialità C) Narcotico e pesante D) Effetto cerebrale spinto
10) Quale di queste varietà ha un aroma
16) Se una pianta di cannabis ha carenza cal/mag, quali nutrienti scarseggiano? A) Azoto e fosforo B) Calcio e azoto C) Magnesio e zinco D) Calcio e magnesio
forte e pungente?
A) UK Cheese B) Silver Haze C) Lavender D) Strawberry Cough 11) Perché è sconsigliabile nebulizzare spray sulle foglie nella stanza di coltivazione in tarda fioritura prima di spegnere le luci? A) Nebulizzare le foglie va bene e lo si può fare fino al raccolto
B) Si può nebulizzare ma solo con acqua non trattata
C) Si dovrebbero nebulizzare le foglie solo in fase vegetativa D) Può causare problemi di muffa se c’è troppa acqua nella stanza di coltivazione 12) Quali di queste varietà di cannabis si allungano di più quando le piante vengono messe in fioritura? A) Autofiorenti B) Sativa C) Indica D) Kush
13) Perché i coltivatori somministrano melassa nera alle piante? A) Somministrare melassa nera uccide la muffa nelle radici B) È ricca di carboidrati di cui si alimentano i microbi nel terreno C) Si dovrebbe somministrare melassa nera solo durante la fase vegetativa D) La melassa nera sostituisce il fosforo come nutriente
17) Perché la White Widow è stata chiamata così dai selezionatori olandesi? A) La produzione di resina era così alta che la pianta era di colore bianco B) È il cognome del selezionatore che l’ha creata C) È il nome del coffee shop White Widow D) Il selezionatore era una donna che è rimasta vedova in quel periodo 18) Quando si coltiva la cannabis, cosa significa ermafrodita? A) Significa che la pianta è maschio B) La pianta mostra fiori sia maschio che femmina C) Significa che è stata coltivata usando un clone D) Non esistono ermafrodite nella cannabis 19) Si può far radicare un clone in una tazza d’acqua? A) No, perché ha bisogno di un jiffy o di lana di roccia per radicarsi B) Sì e ci possono volere fino a 14 giorni perché dia i primi segni di radicamento C) Se l’acqua contiene nutrienti, si può, ma è 50/50 D) I cloni devono essere posti in un propagatore quando si radicano, quindi è falsa 20) Quale di queste varietà è la più simile a una varietà di cannabis Sativa?
A) Auto Skunk B) Auto Northern Lights C) Auto Kush D) Auto Amnesia XXL
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COLTIVAZIONE
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RACCOLTO OUTDOOR CON OSCURAMENTO INDOTTO Nei paragrafi seguenti spiegheremo come effettuare l’oscuramento indotto con le nostre piante outdoor e come, grazie a questo, ottenere due raccolti di buona qualità nello stesso periodo di tempo Huguillo necessario per averne uno in ogni stagione. Per indurre l’oscuramento della nostra coltura outdoor, si può utilizzare una serra o un balcone.
DOPPIO RACCOLTO
Con la tecnica dell’oscuramento indotto, ci proponiamo di ottenere una parte del raccolto in tempi più brevi di quanto non avvenga normalmente. Per questo, andiamo a giocare con le ore di luce e di buio a cui sono sottoposte le piante ogni giorno, fino ad arrivare a indurre una parte delle piante a comincia-
passaggio della luce all’interno per 12 ore al giorno, nonché una lampada per somministrare alle piante tre o quattro ore circa di luce in più al giorno, il che eviterà che comincino a fiorire.
PREDISPOSIZIONE DELL’AREA DI OSCURAMENTO INDOTTO
Seguire le istruzioni relative alla serra. Calcolare i metri di telo in plastica nera (deve essere completamente nero e non consentire il
CON L’OSCURAMENTO INDOTTO CI ASSICURIAMO UN RACCOLTO EXTRA RISPETTO A QUELLO CHE CI DÀ LA NATURA.´´ re a fiorire prima. Nel frattempo, altre piante continueranno a crescere fuori dall’area di oscuramento. Potremo così ottenere due raccolti di buona qualità. Conviene coltivare le piante sottoposte a oscuramento alla fine di marzo e le altre un po’ più tardi. Se usate una serra, mettete un telo di plastica nera che non consenta il
passaggio della luce o di spiragli) necessari a coprire le pareti laterali e il soffitto della serra o di una parte di essa, in funzione del numero di piante che dobbiamo disporre nello spazio a disposizione. Dovremo spostare il telo un paio di volte al giorno di qualche centimetro, pertanto è necessario lasciarlo in modo che si possa muovere. È sufficientemente pratico sfruttare la struttura metallica della serra per installare il telo in plastica nella parte interna in modo comodo, a mo’ di tenda, per esempio. Una volta installato il telo in plastica nera che permette isolare le piante dalla luce, il passaggio seguente sarà installare una o due fonti di luce all’interno della serra (in funzione delle piante e dello spazio). Possono essere ad alogenuri metallici o al sodio ad alta pressione. Va utilizzato un timer affinché le piante ricevano alcune ore aggiuntive di luce che eviteranno la fioritura. Tre o quattro ore aggiuntive di luce dovrebbero essere sufficienti.
Una bellissima cima principale che comincia a delinearsi e a ingrossarsi.
Il motivo per cui diamo questo margine di un’ora in più o in meno è che con il passare del tempo, le ore di luce del sole aumentano.
Quando vediamo infatti che le ore di luce del sole cominciano ad allungarsi, dobbiamo ridurre da quattro a tre ore la luce aggiuntiva al giorno che ricevono le nostre piante senza che per questo motivo manifestino sintomi che indicano una sorta di risposta avversa. Quando si somministrano alle piante ore aggiuntive di luce, bisogna sempre chiudere la serra con il telo nero, affinché la fonte di luce non venga vista da altre persone. Una volta terminata la preparazione della serra e installata la lampada, dobbiamo verificare che non siano rimaste aree non coperte dal telo e che non passi luce del sole, oltre a osservare se con la lampada accesa, la luce filtra verso l’esterno. È molto importante assicurarsi che la luce non passi quando si pratica l’oscuramento indotto con le piante,
Critical Mass da talea che segna la crescita dei fiori futuri in una serra con oscuramento indotto.
perché altrimenti questa tecnica non funzionerà correttamente. Il lavoro richiesto per portare a termine il montaggio di un sistema con queste caratteristiche non è oneroso o impegnativo, ma dobbiamo tenerlo in considerazione quando valutiamo se valga o meno la pena provarlo. Una volta terminato, ci servirà per i futuri raccolti con oscuramento indotto, poiché da stagione a stagione dovremo solo controllare i teli per verificare che non ci siano danni. Inoltre, fra le varietà da coltivare
GK Forza della Natura! Fertilizzante naturale dagli pipistrelli
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te situazioni ed essere un passo avanti, evitando che si verifichino. Per questo, vale la pena utilizzare trattamenti biologici preventivi. A livello di alimentazione o nutrizione delle piante che coltiveremo con oscuramento indotto, non ci sono esigenze speciali. Basterà utilizzare i concimi o i nutrienti abituali per stimolare le radici nel travaso e nelle prime irrigazioni, per la crescita e per la fioritura e anche alcuni stimolanti o potenziatori della fioritura. Con l’oscuramento indotto, ci assicuriamo un raccolto extra rispet-
Pianta in crescita, appena potata nella parte interna e inferiore, dopo averla sottoposta a oscuramento indotto affinché cominci a fiorire.
mediante questa tecnica, opterei per quelle precoci, che consentono di ottenere un raccolto in poco tempo e anche alcune varietà ibride che contengono una percentuale maggiore di Indica rispetto alla Sativa. È molto importante avere un terreno ben preparato e di buona qualità per riempire i buchi dove andranno le piante. Una volta selezionate le piante e piantate nei rispettivi buchi, manterremo le ore di luce extra (ricordandoci di tendere bene il telo quando accendiamo la lampada) per una ventina di giorni, accendendo la lampada al sodio per qualche ora in più (conviene usare un timer per agevolare questa operazione), per promuovere la crescita delle stesse. Trascorsi i venti giorni, cominceremo a interrompere la somministrazione delle ore di luce aggiuntive e a indurre l’oscuramento mediante il telo in plastica nera che abbiamo
installato, semplicemente chiudendolo dodici ore al giorno, dall’inizio della fioritura al momento del raccolto. In questo modo, grazie al sostegno della plastica nera, assicureremo alle nostre piante un fotoperiodo di fioritura adatto al suo sviluppo ottimale, ma dovremo fare in modo che le ore di buio a cui sono sottoposte le piante siano tutti i giorni alla stessa ora dall’inizio alla fine del fotoperiodo di buio. Se effettuiamo tutte le operazioni correttamente, il nostro raccolto outdoor con oscuramento indotto dovrebbe essere pronto a patire dalla fine di giugno, data in cui in genere cominciano a diminuire le ore di luce del sole e comincia la fase di fioritura abituale. Quando a giugno raccogliamo le piante coltivate con oscuramento indotto, le piante coltivate in un’area non destinata a oscuramento faranno crescere i primi fiori precoci o avranno lo sviluppo finale che definirà la struttura dei rami, dove
Come si vede, questa tecnica, se effettuata correttamente, offre risultati eccellenti.
si formeranno le cime che dalla fine di settembre cominceremo a raccogliere. Attorno alla fine di luglio o all’inizio di agosto il raccolto delle piante sottoposte a oscuramento indotto dovrebbe essere pronto per la degustazione.
SERRA E BALCONE
Coltivare in serra o su un balcone le piante outdoor mediante la tecnica di oscuramento indotto varia solo a livello di luogo prescelto, poiché la tecnica e i materiali sono gli stessi (telo in plastica nera per isolare dalla luce, una lampada ad alogenuri metallici o al sodio ad alta pressione). Ciononostante, un balcone fornisce una serie di comodità e vantaggi per lo sviluppo di questa pratica che una serra non offre, oltre a consentirci di controllare meglio i parametri di temperatura e umidità. Può verificarsi che le temperature siano molto basse di notte e in alcuni casi anche di giorno. In questo caso, vale la pena usare un dispositivo di riscaldamento per mantenere una temperatura confortevole per le piante durante i momenti freddi. Come abbiamo già fatto con la lampada, anche il dispositivo di riscaldamento può essere comandato e programmato mediante un altro timer o anche con un termostato. Fintantoché le piante non cominciano a dare segni di formazione dei germogli, le tratteremo con prodotti biologici preventivi che assicurino che le piante non abbiano problemi di parassiti, anche se il clima non dovesse favorire ancora la comparsa di ragni rossi o acari, trip, afidi, ecc. La strategia migliore è quella di prevenire determina-
Pianta in una serra con oscuramento indotto che comincia a produrre fiori.
to a quello che ci dà la natura, ma dobbiamo anche assicurarci di non far mancare le ore di luce necessarie alla crescita delle piante non sottoposte a oscuramento indotto. A seconda delle zone o delle regioni, ci possono essere periodi con poca luce solare o con molti giorni nuvolosi che privano le piante della luce necessaria per le loro funzioni vitali. Sarà solo necessario utilizzare la stessa lampada per somministrare alcune ore aggiuntive di luce ogni giorno, fino a che non ci sembrerà che si siano sviluppate e che siano cresciute raggiungendo le dimensioni e la struttura sufficiente per fiorire e produrre in buone condizioni, senza rimanere piccole. Dal mio punto di vista, sono tutti vantaggi in cambio di un po’ di lavoro in più di quello richiesto di solito, ma che ci assicureranno una più che soddisfacente ricompensa ed esperienza.
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BANCHE DI SEMI
Tutto ciò che dovreste sapere sulla nuova Cristal Candy Auto® Recentemente Sweet Seeds® ha celebrato il suo 11º anniversario di presenza sulla scena cannabica e, come l’anno precedente, vi saranno molte sorprese su Facebook, Twitter ed Instagram e nei forum specializzati, dove la banca ha un’area tematica riservata. Non mancate di visitare ogni giorno la bacheca Sweet Seeds®: qui troverete concorsi e molte news, condivise direttamente dal suo nuovo blog. Resta valida la promozione dei pacchetti da 3 semi +1 gratis e 5 semi + 2 gratis. Fra breve, inoltre, saranno introdotte Jaypp nuove varietà, alcune ricche di CBD. tantissime novità che ha in serbo per questo 2017. È giunto il momento di presentare la nuova e fiammeggiante Crystal Candy Auto® (SWS61).
Un dolce colpo di fulmine
Quando ci si imbatte in una nuova varietà con risposta colturale così soddisfacente ed un sapore ed effetto così ben equilibrato, è impossibile non raccomandarla agli amici. Vi dico questo mentre assaporo una buona vaporizzazione di Crystal Candy Auto®, che ho raccolto poco meno di un mese fa… e posso dire che mi piace sempre più ogni giorno che passa. È una di quelle specie che si sfruttano al 100%, tanto in coltivazione che nel consumo. Questa nuova autofiorente trae origine da un incrocio dell’ultima varietà fotoperiodo presentata da Sweet Seeds® nel 2016, la Crystal Candy® (SWS58), con un’autofiorente dai toni aromatici molto somiglianti, la Sweet Special Auto (SWS35). La mescolanza delle due genetiche ha prodotto una pianta molto aromatica, di taglia grande e struttura compatta, con fiori densi e carichi di tricomi. L’effetto è molto lucido, tendente all’ibrido di Sativa. È una varietà che si raccoglie ad 8 settimane dalla germinazione, con crescita molto vigorosa ed accelerata, caratterizzata da molteplici rami laterali e un gran germoglio centrale. L’aroma ed il sapore eccellenti sono apprezzati da tutti quelli che amano le note fruttate, dolci ed esotiche. È insomma una pianta di cui innamorarsi. A mio giudizio, Sweet Seeds® ha creato, anche in questo, una varietà autofiorente con carattere proprio, sapore esuberante e rese abbondanti, che farà molto parlare di sé. A giudicare dai risultati ottenuti nel mio caso, credo che saranno in molti a pensarla come me.
In tutti questi anni Sweet Seeds® ha svolto un intenso lavoro di selezione e test di piante per creare un catalogo variegato di prodotti, grazie al quale ciascun cannabicoltore potrà scegliere le sue specie preferite di marijuana. Essendo annoverata fra le più importanti banche dei semi a livello mondiale, ogni nuovo lancio è ormai una sfida che il team I+D+I di Sweet Seeds® vuole vincere. Come molti di Voi potranno immaginare, molti parametri entrano in gioco nella valutazione di una nuova genetica e della relativa idoneità alla distribuzione. Solo dopo si prendono in esame i gusti e le preferenze individuali ma, in linea generale, ciò che un buon breeder è in grado di apportare a una nuova varietà risulta da un equilibro fra tutti questi parametri.
Perché una pianta sia semplice da coltivare, presenti un indice elevato di germinazione, sia vigorosa, raggiunga una taglia moderata (al tempo stesso adatta alla coltivazione interna ed esterna), produca raccolti abbondanti nonché effetti e sapori eccellenti, Sweet Seeds® si avvale di una grande squadra di esperti in materia di selezione e miglioramento genetico, affinché i coltivatori possano ottenere i migliori risultati possibili. non è un caso che oggi Sweet Seeds® sia la banca numero uno per numero di coppe vinte. In concomitanza con questo anniversario e come piatto forte del presente reportage, la banca annuncia e immette sul mercato una fra le
Coltivazione all’interno
Mi occupo dei diari di vari forum sulla cannabis, cui dedico tutto il mio impegno per descrivere, con particolare meticolosità, i miei metodi di coltivazione, per permettere a tutti di confrontare i risultati ottenuti. Ebbene quando mi occupo di un reportage faccio esattamente la stessa cosa: da quando apro il pacchetto di semi dedico particolare attenzione al modus operandi, affinché sia il più chiaro possibile, pur rispettando le piante, che meritano di avere una vita dignitosa e piacevole. Tutto l’amore che date alle piante vi sarà poi reso con gli interessi! Nel mio caso, però, l’inizio non è stato tutto rose e fiori con i 6 semi di Crystal Candy Auto® che avevo messo a mollo; il caso ha voluto che la
germinazione coincidesse con una mancanza di coordinamento con un amico che avrebbe dovuto portarmi il terriccio da casa sua. Sono restato ben 10 giorni senza ricevere un solo vaso di terra. Come molti di voi, avidi coltivatori, sapete, il ritardato trapianto di un seme autofiorente appena germinato finisce sempre per avere conseguenze negative, soprattutto sulla taglia finale della piante e, quindi, sulla produzione. Questo lasso di tempo è cruciale perché, intorno alla 4ª settimana di vita, le autofiorenti rallentano molto la loro crescita e cominciano a fiorire. Per fortuna i 6 semi erano ancora in vita dopo il ritorno del mio amico e mi affrettai a sistemarli su un buon sostrato, all’interno di un vaso adatto al ciclo di luce ed alla potenza luminosa che avrebbero ricevuto: in questo caso 600W con lampada al sodio, per un ciclo di 20 ore di luce e 4 di oscurità, dalla germinazione al raccolto. L’armadio era munito di un sistema a ciclo continuo di estrazione ed immissione d’aria, con due ventilatori posti al centro e una stufa con termoventilatore abbinato ad un termostato, che lo accendeva quando la temperatura scendeva sotto i 18ºC. Raccomando a tutti di mantenere una temperatura ambiente stabile fra 18ºC e 28ºC, con umidità moderata compresa fra il 40% e l’80%, in modo da assicurare, in qualsiasi momento, le condizioni ideali per l’alimentazione e la crescita delle piante. Dal momento che la coltivazione coincideva con le piogge autunnali, non è stato necessario aumentare l’umidità, che si è potuta così mantenere a un livello stabile. La misura dei vasi Airpot era di 20 e 10 litri. Usando due misure riesco infatti a valutare quali sono le differenze e posso poi decidere quale vaso continuerò ad usare in futuro, posto comunque che quasi sempre preferisco quelli da 20 litri perché mi facilitano abbastanza il compito. Inoltre, trattandosi di vasi provvisti di fori laterali, il sostrato si secca molto prima, mentre con i vasi più piccoli sono richiesti cicli irrigui più frequenti. L’aumentata frequenza di irrigazione è comunque positiva, perché permette di ottenere raccolti abbondati. Per quanto mi riguarda, però, preferisco optare per vasi più grandi, che facilitano la coltivazione anche al costo di perdere un po’ di resa. Nelle autofiorenti, rispetto a qualsiasi altra varietà di cannabis, uso sempre lo stesso terriccio per il sostrato, in modo da assicurare un apporto di nutrienti per le prime quattro o cinque settimane. È importante integrare con un bio-stimolatore per favorire la crescita delle radici e dei fiori. Usare un root booster permette infatti di potenziare la crescita radicolare nella pianta, che a sua volta risulta funzionale ad un miglior assorbimento dei nutrienti e, soprattutto, consente alla pianta di conservare un buono stato di salute in tutte le sue parti. Il bio-stimolatore di fioritura deve invece essere usato quando la pianta è già cresciuta a una certa altezza e
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spuntano i primi pistilli, segno dell’inizio della fioritura. Nella mia coltivazione ho cominciato ad usare questo prodotto il ventottesimo giorno, quando i primi fiori cominciavano a germogliare. In quel momento le piante avevano raggiunto 35 cm: considerato il ritardo iniziale, non potevo proprio lamentarmi. Tutti gli esemplari erano molto sani e non era necessario aggiungere ulteriori fertilizzanti all’irrigazione, oltre al bio-stimolatore di fioritura somministrato nelle 2 settimane successive. Questo è l’unico prodotto fondamentale da me usato perché quasi tutti gli altri nutrienti necessari alle Crystal Candy Auto® erano già presenti nel terriccio stesso. Il momento più critico si è verificato fra le sesta e la settima settimana: alcune piante richiedevano maggior nutrimento, specialmente quelle più alte, che già superavano 60 cm. Inoltre, essendo piantate nei vasi più piccoli, avevano già consumato i nutrienti disponibili. Se riscontrate questo problema, aggiungete altro fertilizzante per la fioritura. In questa fase di crescita le piante hanno normalmente bisogno anche di un po’ di calcio e magnesio, ma nel mio caso non è stato necessario; mi sono limitato a 2 soli cicli con stimolatore di fioritura, perché le piante hanno sempre mantenuto un buon stato di salute, con foglie brillanti e un’abbondante formazione di fiori. Aggiungere ulteriore nutrimento quando una pianta non lo richiede causa l’accumulo di sali, impedendole di assorbire correttamente tutti i nutrienti. Date un’occhiata alle foto: vedrete
che le piante non hanno subito carenza di alimentazione, con una straordinaria crescita dei bud. Il prodotto usato per stimolarne la fioritura era al 100% biologico. Crystal Candy Auto® produce grandi bud centrali e laterali. Una volta cominciata la fioritura, la pianta merita di essere apprezzata in tutta la sua bellezza, con una produzione estrema di pistilli e cristalli, e tutte le foglie che circondano il bud cariche di tricomi. Impossibile resistere alla tentazione di annusarli, risollevandosi poi col naso un po’ appiccicoso. Alla 7ª settimana, le piante avevano raggiunto la loro altezza definitiva, con una media di 60 cm fra tutti e 6 gli esemplari. Le piante cresciute nei vasi da 20 litri erano più robuste e presentavano rami laterali molto carichi. Ad ogni modo quelle piantate in vasi da 10 litri avevano raggiunto un’altezza superiore, alcune avevano persino superato i 70 cm. Con ciascun ciclo d’irrigazione, la differenza nella formazione dei fiori era più che visibile in entrambi i gruppi dimensionali. Il biostimolatore di fioritura, usato alla dose massima, in perfetto connubio con il vigore della Crystal Candy Auto® ha permesso ai bud di esplodere producendo svariati pistilli. Evitando di saturare il sostrato con vari tipi di fertilizzanti, le piante sono cresciute, fino alla fase finale, in un ottimo stato di salute e senza macchie. Forse una settimana in più di crescita sarebbe stata opportuna, però non mi posso lamentare dei risultati. Dopo tutto, in una coltivazione interna con 600 W, la luce
effettiva permette di raggiungere circa 60 cm di altezza, misurata dalla punta delle piante, una misura che può considerarsi perfetta. A giudicare dalla sua crescita, ritengo che questa varietà possa essere decisamente in grado di modulare la forma dei suoi rami mentre cresce. Provate il Low Stress Training (LST) o qualche altro tipo di tecnica non aggressiva sulla pianta, in modo da aiutarla ad equilibrare i suoi rami laterali con il germoglio principale, probabilmente i risultati vi sorprenderanno. La racconta è stata fatta a 60 giorni. Ho comunque voluto girare un video e ritrarre tutti questi esemplari in una sessione fotografica che vedrete pubblicata online prossimamente, insieme alle foto presenti in questo reportage. Non ho potuto effettuare la pesatura del raccolto, ma credo si sia avvicinato, molto verosimilmente, al grammo per watt. I bud hanno una fragranza selvaggia, sciropposa e con molte note di frutta matura, un po’ acidule, tendenti al melone o alla fragola. Un aroma di quelli che ti fanno restare col naso appiccicato a un bud per poterlo “decifrare”. Potrete facilmente immaginare il sapore che acquistano questi bud dopo un certo periodo di maturazione. Sono insomma un buon “chorizo iberico”, come chiamano i miei colleghi la buona marijuana. Per questo reportage ho lasciato maturare bene un paio di bud, di quelli buoni. Dopo averne messo uno nel vaporizzatore, ho potuto
assaporare la freschezza di Crystal Candy Auto®, piena e potentissima in bocca. Presenta spiccate note di frutta matura, a metà strada fra acida e dolce. Dopo pochissimo tempo, si avverte un effetto molto creativo e lucido. L’altro bud l’ho poi avvolto in una canna, che ho appena terminato di fumare. Come potete immaginare, non c’è nulla che possa eguagliare il sapore puro del vapore. Io però fumo da diversi anni e per me il modo migliore di valutare un’erba è sotto forma di spinello. In questo modo posso confrontarla meglio con le altre varietà da me provate. Il cannabis vaporizzato è di solito sempre molto fresco e ricco in bocca, ma non tutte le erbe sono ugualmente buone quando le arrotoli in una cartina e le accendi. Questa specie, invece, è eccellente e molto ricca di note aromatiche, riempie i polmoni ed ha un retro-odore molto complesso. Spero che questa pianta vi piaccia così come piace a me e che nella vostra prossima coltivazione ci facciate un pensierino: riservate pure un posto a questo capolavoro di Sweet Seeds®!
Crystal Candy Auto®
Varietà SWS61 Resa all’interno: 400-600 g/m2 Resa all’esterno: 50-300 g/pianta Raccolta all’interno e all’esterno: 8 settimane dalla germinazione Altezza: 70-130 cm Un sentito grazie a voi lettori e… dolci raccolti!
CANNABIS KITCHEN
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È PRONTO IN TAVOLA! LA CANAPA SEMPRE PIÙ IN CUCINA La cucina cannabica è un lato del nostro mondo che mi è sempre piaciuto. Vedere su Instagram dei muffin al cioccolato con rosin di Sour Diesel mi fa venir l'acquolina in bocca, soprattutto se ricoperti di granella di nocciole, altro cioccolato e semi di canapa decorticati. Sarà forse la perenne fame chimica con cui convivo a farmi gioire e godere dei prodotti della di CBG cucina cannabica disponibili nel mondo…. Sono un fanatico della buona cucina e mi piace molto la cannabis, motivo per cui il mio dolce preferito sono i biscotti al burro con semi di canapa decorticati. È una ricetta semplice e li consiglio anche sostituendo il burro "normale" con del magic butter. Il magic butter è del burro con cannabinoidi, ottenuto lasciandovi in infusione delle cime o del trim e poi filtrato e risolidificato. Con quest'aggiunta i vostri biscotti avranno un sapore decisamente differente e l'effetto collaterale di alleggerirvi la giornata. Parlando di cucina cannabica ad un cuoco sorgono dei dubbi su quale proprietà della cannabis sfruttare in cucina. Si perché l'utilizzo della canapa come ingrediente in cucina permette di mangiare un alimento definito al giorno d'oggi super-food. Sono tre le caratteristiche principali della cannabis in cucina. La prima è che ha un alto valore nutritivo grazie all'alto e correttamente bilanciato rapporto di acidi grassi essenziali contenuti nell'olio di spremitura a freddo dei semi. L'acido linoleico e l'alfa-linoleico sono i principali acidi grassi incontrati nell'olio di semi di canapa. L'olio utilizzato a crudo per condire gli alimenti ha un sapore tra la nocciolina e l'arachide ed e' utilizzato da sempre nelle infermità di origine infiammatoria. La seconda caratteristica che pre-
senta la canapa in cucina è la resina di cui sono ricoperti i fiori e quasi tutte le altre parti aeree della pianta, come le foglie ad esempio. Tutte le parti aeree della canapa possono presentare ghiandole resinifere meglio dette tricomi ghiandolari capaci di produrre i cannabinoidi, che sono i principi attivi responsabili dell'effetto dell'erba. Va anche detto che cucinare la cannabis per godere dell'effetto psicoattivo è sempre esistito in forme differenti nella storia dei popoli con differenti significati, dal ludico al terapeutico all'uso spirituale. Io sono un discreto consumatore e regolarmente mi prendo pause dal fumare per poter mangiare un piatto con cannabinoidi e sentirne appieno l'effetto. Direi mi viene ogni anno la tentazione di cucinare una torta magica per il mio compleanno; garantisco sono tanti quelli che vogliono provare la sacher magica con doppia glassa di cioccolato. La tentazione di mangiare erba l'abbiamo avuta tutti, come i biscotti magici con effetto stordente sono un must per qualsiasi diciottenne in vacanza ad Amsterdam. Vi sono anche consumatori terapeutici che assumono cannabis per ingestione e sono coloro a cui è rivolto il grande dell'industria
della cucina cannabica. Costoro sono gli utilizzatori più esigenti, richiedono procedure di lavorazione della cannabis sterili e un controllo ed analisi rigoroso su tutta la filiera per garantire un prodotto di qualità medicinale. È giusto definirlo un prodotto dalle qualità medicinali perché la resina della cannabis può contenere oltre un centinaio di differenti cannabinoi-
loro preparazioni siano preventivamente decarbossilati. La decarbossilazione è un processo chimico in cui la molecola di THC passa da una forma inattiva o acida alla forma attiva, cioè diviene biodisponibile. Tramite la decarbossilazione la maggioranza del THC potrà esser assorbito dall'organismo che potrà godere appieno degli effetti. La terza caratteristica della canapa in cucina è il piacere di mangiare e sentire il sapore delle estrazioni più buone senza aver nessun effetto. Certamente è la proprietà meno nobile se comparata alle prime due ma ha comunque la sua importanza. Ad esempio a me piace molto la Sour Diesel e riproverei subito lo sciroppo e le caramelline agli
L'UTILIZZO DELLA CANAPA COME INGREDIENTE IN CUCINA PERMETTE DI MANGIARE UN ALIMENTO DEFINITO AL *,2512 ' 2**, 683(5ˎ)22' di, suddivisi nelle diverse classi (i THC, i CBD, etc.etc.), i terpenoidi presenti in numero di circa 150 differenti e molte altre sostanze di interesse secondario ma tuttavia responsabili anch'essi dell'effetto entourage della cannabis. Spesso i pazienti terapeutici chiedono che i cannabinoidi presenti nelle
olii essenziali di Sour Diesel che ho provato all'ultima Spannabis a Barcellona. Oggigiorno è possibile separare i cannabinoidi responsabili dell'effetto psicoattivo dal resto delle molecole contenute nei fiori, così da poterli utilizzare per aggiungere sapore e profumo a qualsiasi preparazione. Se si
LO STUPEFACENTE QUARTIERE.
IL GUARDIANO
40 dispone di un estratto di soli terpeni aromatici si può aggiungerlo a una marmellata e conferirle un aroma nuovo. Le Lemon Haze e le varie Amnesia Lemon danno un aroma pungente di lime con note di limone e pino che ben si sposa con una marmellata di lamponi o con un risotto al pollo e lime.
canapa. Anche nella panificazione dà buoni risultati, sempre però come taglio per la farina in ragione del 10% se non ricordo male come suggeriva un amico del centro Italia. La pizza con farina di canapa è molto buona ed ha un sapore molto particolare consigliato agli amanti dell'integrale.
In casa è difficile ottenere delle estrazioni isolando i cannabinoidi dato che sono tra i maggiori costituenti della resina estratta dalla canapa. Un mio amico, ma è una lunga storia, utilizza infiorescenze scelte di canapa da granella, così è sicuro di non avere effetti psicoattivi nelle sue preparazioni. Purtroppo non ha ancora trovato una varietà con un sapore marcato come quelli che piacciono a noi consumatori di canapa moderna, la strada è lunga ma lui sta andando nella direzione giusta.
Isemi di cannabis sono fantastici sia cotti che non, io li preferisco decorticati perché non sono fasti-
Ovviamente si possono combinare le tre caratteristiche sopraelencate a seconda della destinazione d'utilizzo ed offrire delle gustose caramelline gommose con alto contenuto di CBD a chi soffre di patologie che interessano l'apparato nervoso e motorio per esempio. Io sono un consumatore ludico e raramente terapeutico e devo confessare ho ritrovato un grande interesse nel provare i deliziosi manicaretti che si trovano in giro perchè sempre più si presta attenzione al sapore: fino a non poco tempo fa mangiare un biscotto alla ganja significava sapore di erba tostata e nulla più, ora si sente il gusto OG o il gusto haze nettamente diversi tra loro. La canapa in cucina è un preziosissimo ingrediente dalle proprietà interessanti come abbiamo visto poco fa. L'olio viene spremuto dai semi e ciò che ne rimane viene macinato per farne una farina ricca di fibre e sali minerali ottima per tagliare un impasto di semola di grano duro e tirare della pasta alla farina di
un effetto più completo e forte se mescolate ad una varietà "normale" ad alto contenuto di THC come quelle che si trovano nei coffee shop olandesi. Delle varietà ultrastagionate ben mescolate con una autoproduzione ad alto contenuto di THC ci darà una torta dall'effetto più completo e duraturo: sicuramente diverso rispetto a una torta con un solo tipo di cannabis. La canapa in cucina è una grande
LA CANAPA IN CUCINA È UNA GRANDE PRESENZA, MA ATTENZIONE A SAPERLA DOSARE: NON VANNO SUPERATE LE DOSI DI 0,2 GRAMMI A TESTA PER CHI NON FUMA E 0,4 GRAMMI A UN FUMATORE ESPERTO diosi tra i denti quando li si mastica. Le foglie e i fiori possono venir utilizzati in svariate maniere dalle insalate, basta tagliarli fini come se fosse cavolo crudo, al loro utilizzo come ingrediente nelle salse. A tal proposito mi viene in mente un buonissimo pesto con foglie di canapa e basilico fatto sostituendo metà delle foglie di basilico con altrettante di canapa. Le foglie aggiungono un sapore tra la salvia e il prezzemolo con predominanza di salvia: gustosissime passate nel mortaio con gli altri ingredienti. Quel giorno si aveva poco basilico e la soluzione si rivelò altrettanto gustosa che l'originale. I puristi storceranno il naso, ma noi da non genovesi facciamo anche queste cose.
che consiste in un bicchiere di latte caldo e miele con delle gocce di tintura cannabica aggiunte.
Una cara amica da anni propone tisane con infiorescenze di cannabis ed altre erbe ai suoi ospiti. Il suo trucco, mi ripete, è lasciare in
E, attenzione, aggiungo all'effetto entourage, una marijuana molto invecchiata o una varietà con alto contenuto di CBD possono darvi
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infusione la canapa quando l'acqua bolle ancora e dopo qualche minuto spegnere il fuoco e aggiungervi le altre erbe. Al raffreddarsi potrà venir consumata nelle ore notturne prima di coricarsi e all'evenienza durante il giorno se ci si sente agitati. Nella zona d'influenza indiana consumano una bevanda a base di latte e cannabis infusa al suo interno chiamata bhanglassié. Chi volesse provarlo troverà più gustosa la variante europea
Cucinare ed assumere via orale la cannabis per il suo effetto è un aiuto a chi vuole diminuire il consumo di cannabis fumata. L'effetto è pressoché simile, molto più narcotico quando assunta per via orale rispetto a quando viene inalata. La differenza nell'effetto è imputabile alla digestione effettuata dal fegato della metà circa del principio attivo ingerito che da THC viene metabolizzato in un altro metabolita fino a 4 volte più psicoattivo. Ecco perché quando viene ingerita presenta un effetto maggiore rispetto a quando viene inalata, a parità di dose assunta.
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presenza, ma attenzione a saperla dosare. Non vanno superate le dosi di 0,2 grammi a testa per chi non fuma e 0,4 grammi a un fumatore esperto per permettergli di raddoppiare la dose se necessario. Superando di molto queste dosi si va incontro agli effetti quasi psichedelici delle alte intossicazioni da cannabis. Con 10 grammi a testa mangiati in meno di 30 minuti si arriva alle visioni e quasi alla spersonalizzazione. Quindi attenzione alle dosi e attenzione alla provenienza del cibo che vi accingete a consumare: che qualità e quali impurità sono presenti sul nostro ingrediente scelto, come è stato preparato e disinfettato l'ingrediente, dove è stato cucinato... Ci vuole un poco di attenzione e di testa, in cambio si potrà godere della cannabis in una maniera un poco più salutare rispetto al classico fumarla. Buone fioriture!
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PUNTO LEGALE
LA SPIRALE PARLAMENTARE RIPRENDONO I LAVORI DELLA CAMERA SUL DDL PER LA LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS
Quella del disegno di legge dell’Intergruppo è ormai la storia infinita. Annunciato nel 2013, redatto nel 2014, presentato nel 2015 ed infine obliterato da 1700 emendamenti nel 2016, langue ora negli archivi delle Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali alla Camera. In tanti gli avevano già dato l’estrema unzione ma il testo di Della Vedova e degli oltre 200 firmatari pare avere una nuova chance. A patto che la politica, stavolta, acconsenta a discuterne seriamente e non ne faccia di Giovanna Dark una questione di voti. Sono già passati 4 anni da quando l’onorevole Benedetto Dalla Vedova ha riunito più di 200 tra parlamentari e senatori attorno ad una proposta di legge per la legalizzazione della cannabis in Italia. E di acqua sotto i ponti né passata molta. La Fini-Giovanardi è stata cassata come incostituzionale, la Turco-Napolitano del 1990 ha preso il suo posto ed ora, a produrre (sic!) la cannabis medica per i malati italiani ci sono i soldati dell’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, le infiorescenze in barattolo si trovano nelle farmacie (pochine in realtà) e, teoricamente, non si finisce più in carcere per pochi grammi di fumo.
dello stivale è dunque ancora oggi una realtà, nonostante a livello pubblico si pontifichi di marijuana e derivati anche sulla striscia pomeridiana di Rete4 e il livello di stigma sociale nei confronti della sostanza sia sceso ai minimi storici. Ad essere proibizioniste in Italia sono infatti le istituzioni o, per meglio dire, la politica. Certo il disegno di legge nasce da un gruppo bipartisan ma, una volta tornati nella propria ala dell’emiciclo, i deputati hanno spesso ceduto alla linea del partito, piuttosto che votare secondo coscienza. L'iter in
ra di iniziare l'esame delle proposte di modifica e ha costretto i relatori a tornare in Commissioni riunite. Infatti, è stato soprattutto lo scoglio politico a ostacolare il percorso della proposta di legge per la legalizzazione della cannabis. Il partito di Alfano si è schierato compatto contro il provvedimento, facendo scendere in campo gli stessi ministri e minacciando di far cadere il governo Renzi prima ancora della batosta referendaria: per Alternativa Popolare non esiste neanche la lontana ipotesi di votare a favore della legalizzazione della cannabis. Anche nel Pd, però, c'è una fronda che si oppone alla legge: la cosiddetta area cattodem non vede di buon occhio le proposte à la Civati e, come si è visto, il partito ha ben altre beghe su cui accapigliarsi per fare della legalizzazione una questione di principio. Fermi nelle loro convinzioni proibizioniste, si sono poi schierati la Lega di Salvini e i Fratelli d'Italia di
IL NUOVO DISEGNO DI LEGGE, CHE ANDRÀ PRESUMIBILMENTE ALLA CAMERA VERSO LA FINE DI GIUGNO, VERRÀ REDATTO DA GRUPPO DI 34 PARLAMENTARI Eppure l’aria in Italia non è cambiata affatto: i pazienti di canapa medica faticano a sopperire al loro fabbisogno e a farsi prescrivere le infiorescenze e i consumatori ludici sono costantemente braccati dalle forze dell’ordine – che organizzano perquisizioni pure sulle piste da sci, come hanno riportato le cronache lo scorso marzo. L’impronta proibizionista
commissione è stato travagliato e ostacolato dall'ostruzionismo degli ex NCD –oggi Alternativa Popolare – con la presentazione di circa 1.300 emendamenti, a cui se ne sono aggiunti molti altri, anche da parte di “tiratori franchi”, in occasione dell'avvio dell'esame in Aula, raggiungendo quota 2.000 emendamenti. Una mole enorme che ha impedito alle commissioni addirittu-
Giorgia Meloni. Forza Italia invece è divisa: una parte degli azzurri è più possibilista ed è probabilmente ancora incazzata a morte con Fini. Favorevoli invece, oltre la maggioranza dei deputati Pd, anche i 5 Stelle e Sinistra italiana.Era ancora vivo quando sono giunti i primi soccorsi, quindi viene chiamato l’elicottero per un trasporto urgente al San Martino di Genova. La
Finanza carica in auto i genitori e si dirige al pronto soccorso. Quando l’ambulanza arriva all’appuntamento con l’elicottero, il sedicenne è già morto a causa delle numerose lesioni interne. Dunque, calcolatrice alla mano, la proposta di legge alla Camera non dovrebbe avere problemi. Tutto dipenderà da quanto il primo partito di maggioranza sarà disposto a sacrificare in termini di compattezza e di equilibri di governo pur di arrivare a far tagliare alla legge il primo traguardo. Ma già si torna a parlare nel Pd, come successo anche la scorsa estate, di una soluzione di compromesso, ovvero il possibile stralcio delle norme sull'uso personale, per portare a buon fine almeno la parte relativa all'uso terapeutico. Una parte che in realtà è già normata, soprattutto a livello regionale, anche se necessita indubbiamente di miglioramenti. Un breve ripasso su cosa prevede il testo della proposta dell'Intergruppo:
Ű Coltivazione della cannabis: è consentita la coltivazione personale di cannabis, fino 5 piante di sesso femminile, previo invio di una comunicazione all'ufficio regionale dei monopoli di Stato territorialmente competente. Viene anche consentita la coltivazione della cannabis in forma associata (non più di 50 persone per un massimo di 250 piantine). Ű Uso personale: cannabis: è consentito l'uso personale di cannabis, ovvero alle persone maggiorenni è consentita la detenzione di una piccola quantità di cannabis - 5 grammi lordi, innalzabili a 15 per la detenzione in privato domicilio - non subordinata ad alcun regime autorizzatorio. I limiti possono essere superati nel caso di fina-
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lità terapeutiche ma è necessaria la prescrizione medica. Ű Pene Previste: la legge prevede la non punibilità della cessione gratuita a terzi di piccoli quantitativi di cannabis per consumo personale (5 grammi lordi), mentre introduce pene più gravi per le droghe pesanti (reclusione da 1 a 6 anni e multa da euro 2.064 a euro 13.000) e meno gravi per quelle leggere (reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da euro 1.032 a euro 6.500). Ű Pene Previste: la coltivazione, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita sono soggetti a monopolio di Stato in tutto il territorio della Repubblica. Ű Monopolio di Stato: la coltivazione, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita sono soggetti a monopolio di Stato in tutto il territorio della Repubblica. Ű Vendita in luoghi pubblici: l'Agenzia delle dogane e dei monopoli può autorizzare all'interno del territorio nazionale la coltivazione della cannabis e la preparazione dei prodotti da essa derivati nonché la vendita al dettaglio a persone maggiorenni, in esercizi commerciali destinati esclusivamente a tale attività. Ű Colti vazione per scopi scienti fici e uso terapeutico: è consentito a enti, persone giuridiche private, istituti universitari e laboratori pubblici coltivare piante di cannabis per scopi scientifici, sperimentali, didattici e terapeutici o commerciali finalizzati alla produzione farmacologica. Spetta al ministero della Salute, di intesa con l'Agenzia italiana del farmaco, la promozione della conoscenza e diffusione di informazioni sull'impiego appropriato dei farmaci contenenti principi naturali o
sintetici della pianta di cannabis. La prescrizione riguarda cure non superiori a sei mesi. Ű Risorse: le risorse derivanti dalle sanzioni sono destinate agli interventi nel settore scolastico e ad interventi preventivi, curativi e riabilitativi. Le risorse derivanti dal monopolio statale sulla commercializzazione della cannabis vanno destinate al Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga.
done l’immediata scarcerazione e la conseguente estinzione della pena.
All’esame della medesima Commissione Giustizia e Affari Costituzionali c’è anche la proposta di legge di iniziativa popolare, depositaria di 60.000 firme, promossa dai Radicali italiani e l'Associazione Luca Coscioni, assieme ad una lunga lista di associazioni. La proposta è simile a quella formulata dall'Intergruppo, seppur con lievi differenze. Le differenze che intercorrono tra quest’ultima e il testo del disegno di legge consistono in una diversa regolamentazione dell’autocoltivazione, che si vorrebbe subordinare ad una comunicazione solo dalla sesta pianta in poi. Inoltre, sarebbe prevista la
Il nuovo disegno di legge, che andrà presumibilmente alla Camera verso la fine di giugno, verrà quindi redatto da un gruppo di 34 parlamentari, bypassando nuovamente le associazioni e gli esperti in materia. Un iter purtroppo prevedibile, che significherà probabilmente un netto ridimensionamento dei punti focali della legge, soprattutto a discapito dell’uso ludico e dell’autocoltivazione.
Ora, dopo mesi di silenzio, le Commissioni Affari Sociali e Giustizia della Camera dei Deputati hanno deciso di creare un comitato ristretto per predisporre un nuovo testo unico per la legalizzazione della cannabis, nel tentativo di mediare tra le due proposte e soprattutto di integrare la valanga di emendamenti piovuta sulla proposta al primo vaglio.
Stando agli attendibili calcoli pubblicati dall’associazione FreeWeed – che ha analizzato la lista completa dei nomi (tra cui Meloni e Binetti)
situazione è molto più equilibrata e si pronostica un’impasse, con 8 favorevoli e 8 contrari. I numeri quindi non ci sarebbero e il rischio è che il nuovo testo finisca per essere una semplice integrazione alle attuali norme che regolano l’utilizzo e la produzione di cannabis medica. Se infatti eliminiamo da entrambi i testi in esame la parte relativa all’uso ludico e alla conseguente possibilità di autoprodurre, restano ben poche novità sul piatto. Se in fase di discussione si dovesse rinunciare a prendere in considerazione anche quanti utilizzano la cannabis per scopi altri da quelli medici, la possibile legge sulla legalizzazione si trasformerebbe nella semplice creazione di un monopolio di stato sulla marijuana medicale. Insomma il pessimismo è di nuovo obbligatorio. Anche perché, visti gli due ultimi decreti approvati in ordine di tempo – sicurezza urbana e immigrazione – maggioranza e governo vanno in senso diametralmente opposto allo spirito del disegno di legge, imponendo nuovamente una gestione securi-
UN ITER CHE SIGNIFICHERÀ PROBABILMENTE UN NETTO RIDIMENSIONAMENTO DEI PUNTI FOCALI DELLA LEGGE, SOPRATTUTTO A DISCAPITO DELL’USO LUDICO E DELL’AUTOCOLTIVAZIONE creazione di cannabis social club senza fini di lucro, raggiungendo un massimo di 100 componenti, per un totale di 500 piante comuni. Infine, è richiesta una pseudo amnistia per tutti coloro che abbiano subito sanzioni penali per l’uso personale o la detenzione di cannabis, preveden-
che andranno a formare il comitato ristretto – possiamo infatti vedere 4 rappresentanti favorevoli alla coltivazione personale e alla destinazione ludica nella Commissione Affari Sociali, contro 13 rappresentati contrari alla condotta; nella Commissione Giustizia invece la
taria della cosa pubblica. Di sicuro vale la pena provarci e portare di nuovo l’istanza in aula, ci auguriamo solo che, durante la discussione, si tenga conto di quei 6 milioni di italiani che ancora oggi vedono la loro libertà individuale minacciata dall’azione legale.
GROWING
In questo articolo abbiamo un panorama di quelle che sono tra le tecniche più avanzate per produrre grandi raccolti di marijuana di qualità, suggerite dai coltivatori più esperti provenienti da tutto il mondo. Alcune di queste tecniche sono utili non solo per ottenere una resa maggiore ma anche dove gli spazi a disposizione per coltivare sono limitati di botanicaunderground@gmail.com La manipolazione delle piante permette di coltivare dove ad esempio non si dispone di altezza sufficiente, oppure per moltiplicare la resa del vostro giardino senza ricorrere all'utilizzo di prodotti costosi. Aumentare la resa di un giardino indoor significa anche risparmiare sulla bolletta della luce e contribuire allo stesso tempo alla salvaguardia del pianeta. Qui di seguito un elenco dettagliato dei metodi di coltivazione avanzati più diffusi. SOG: acronimo di SEA OF GREEN, tradotto in mare verde, è un metodo di coltivazione che prevede la disposizione di un alto numero di piante sotto una lampada, tali da formare una superficie totalmente omogenea come un mare di colore verde. Il SOG generalmente è composto da piante della stessa genetica. Il numero di piante varia in base alla dimensione e forma dei vasi utilizzati; i vasi più diffusi sono quelli quadrati da 7 litri, cui ne entrano fino a 25 per mq. Questa tecnica prevede una fase di crescita abbastanza breve, poiché l'alto numero di piante ha bisogno di meno tempo per riempire lo spazio a disposizione, riducendo drasticamente la durata dell'intero ciclo vitale. Molti coltivatori che adottano il SOG, crescono piante con sola cima apicale centrale e una coppia di rami, elimi-
TECNICHE AVANZATE DI COLTIVAZIONE UN PANORAMA DEI METODI DI COLTIVAZIONE PIÙ DIFFUSI una rete posizionata in piano in cima alla pianta stessa. Il numero di piante per lampada varia in base alla dimensione del vaso utilizzato ed al periodo di crescita previsto. Generalmente vengono disposte da 1 a 6 piante per lampada; una rete di circa 1 x 1 metro a maglie medio larghe viene installata in piano a 30 cm di distanza dal vaso. La pianta può crescere con un solo apicale fino a raggiungere la rete prima di essere piegata attraverso le maglie della rete stessa, oppure sin dall'ini-
SCROG: lo SCREEN OF GREEN è un sistema che prevede il passaggio di tutti i rami della pianta attraverso
GIANT PLANT: letteralmente piante giganti, questa denominazione
fase di crescita e tempi di maturazione prolungati. GIARDINO VERTICALE: questo sistema permette di sfruttare al massimo lo spazio a disposizione. Una o più lampade sono installate, al centro della stanza o box, in posizione verticale; le piante sono disposte a più livelli, con un’angolazione di 30-45°, intorno alla lampada. Ogni lampada può illuminare oltre 100 piante per volta. Il sistema prevede delle piante di piccole dimensioni, perciò sarà caratterizzato da una fase vegetativa molto breve. Il giardino verticale è vantaggioso per via del poco spazio necessario, incrementando la resa e riducendo il tempo per ogni ciclo colturale, incidendo considerevolmente sulla fattura finale dell'elettricità. D'altro canto, l'investimento iniziale è più dispendioso, inoltre per ogni ciclo sono necessari molti semi o cloni; un ulteriore svantaggio può essere rappresentato dal controllo del clima che potrebbe constare molto sforzo. Attualmente in commercio esistono varie tipologie di giardini verticali, spesso equipaggiati da sistemi idroponici che semplificano le operazioni di mantenimento.
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zio della fase vegetativa si consiglia di eliminare il meristema apicale della pianta in modo che cresca moltiplicando i suoi rami. Ogni ramo una volta spuntato sopra la rete,
LE GIANT PLANT SONO PIANTE GIGANTICOLTIVATE NEL TRIANGOLO DELLO SMERALDO nando le parti inferiori della pianta che non ricevono luce a sufficienza.
rete stessa. Quotidianamente, con pazienza e movimenti molto delicati bisogna piegare i rami attraverso le maglie, per riempire completamente la rete tale da formare uno schermo verde. L'intero ciclo è portato a termine con tempi più lunghi rispetto ad altre tecniche, con una buona resa di sole cime apicali. Lo SCROG è una tecnica sconsigliata nelle coltivazioni di tipo intensivo.
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viene piegato facendolo correre orizzontalmente attraverso una o più maglie. La distribuzione dei rami è soggettiva, nonostante ciò è consigliato partire dal centro della rete dirigendosi verso il perimetro della
è nata soprattutto in riferimento alle gigantesche piante di cannabis coltivate nel triangolo dello smeraldo. Questa tecnica prevede poche piante per lampada in contenitori di grandi dimensioni. Ad esempio, utilizzando vasi rotondi da 35 litri, è possibile posizionare sino a 9 piante per mq. È necessario potare le piante più volte per ottenere un maggior numero di rami e darle la forma desiderata. L'impiego di questa tecnica, riduce notevolmente il lavoro del coltivatore, meno piante da curare, pochi interventi durante l'intero ciclo fino alla fase finale di raccolta semplificata da cime di dimensioni maggiori. Il ciclo vitale ha una durata medio lunga, fattore sommario di una
POTARE Vs NON POTARE: esistono diverse scuole di pensiero sul potare o non potare affatto una pianta, molti coltivatori esperti ad esempio sono convinti che si debba lasciare alla natura fare il proprio corso. Potare è un intervento invasivo, che altera gli equilibri ormonali di una pianta; a seconda del tipo di potatura effettuata, il coltivatore si propone di dare risalto ad alcune parti della pianta piuttosto che ad altre. Potare è una operazione molto più drastica del piegare. Infatti, piegare un ramo provoca un'alterazione ormonale minima rispetto a potarlo. Non potare una pianta, innanzitutto può significare evitare di fare errori senza ritorno; inoltre, si lascia inalterato l'equilibrio ormonale della pianta. Riguardo le foglie della pianta, anche qui esistono varie correnti di pensiero, alcuni coltivatori sostengono di non dover eliminare nessuna foglia fatta eccezione per quelle marce o appassite, al contrario di coltivatori anche molto esperti che intervengono drasticamente. Per potare le piante utilizzare un bisturi o un cutter accuratamente sterilizzato ed è molto importante effettuare ogni taglio con un'angolazione di 45°. L.S.T.: low stress training è un metodo di coltivazione a basso impatto; prevede interventi sulla
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Supercropping
Topping e F.I.M.
pianta poco invasivi, come la piegatura dei rami. Durante la fase vegetativa, i rami della pianta vanno piegati e ancorati al vaso, promuovendo la formazione di nuove gemme e allo stesso tempo dando risalto ai germogli già esistenti. Inoltre la luce penetra facilmente illuminando l'intera pianta. Quando le piante sono alte circa 30 cm, si può iniziare a piegare i rami verso il basso, cercando di metterli in posizione semi-orizzontale; la parte centrale dei rami va agganciata con un filo di ferro al bordo del vaso. Se una pianta è formata da un solo fusto centrale, allora sarà quest'ultimo ad essere piegato; la base del tronco va ancorata al perimetro del vaso per non rischiare che fuoriescano le radici, successivamente lo stelo viene piegato e la sua parte cen-
trale agganciata al bordo del vaso. Queste operazioni devono essere compiute con molto delicatezza; per capire come e quanto piegare un ramo è necessario percepire la tensione a cui è sottoposto.
ra, le piante con predominanza sativa rispondono molto meglio a questo metodo, rispetto ad una pianta con predominanza indica che impiegherebbe molto tempo a rispondere positivamente.
POTARE UNA PIANTA È UN'OPERAZIONE PIÙ DRASTICA DEL PIEGARE TOPPING: è un metodo di potatura che prevede l'eliminazione completa del meristema apicale di una pianta per stimolare la formazione di nuove gemme e rami. Tagliare il meristema centrale, provoca uno spostamento delle auxine, ormoni regolatori della crescita, verso i rami inferiori della pianta promuovendone la crescita.
Giant plant
In questo caso, la pianta non avrà una struttura con dominanza apicale, ma si svilupperà seguendo la forma di un cono capovolto; la formazione di più infiorescenze si traduce in una resa finale maggiore. Per risultare efficace il topping è un'operazione da effettuare durante la fase vegetativa fino al limite della prima settimana di fioritu-
F.I.M.: è una tecnica di potatura che induce la formazione multipla di rami. La potatura F.I.M. prevede un taglio concavo a forma di U, dove il meristema apicale viene asportato solo in parte lasciandone circa il 20%, rispetto al topping che prevede l'eliminazione completa del meristema centrale. La potatura F.I.M. va effettuata durante la fase di crescita, quando la pianta è alta circa 15-20 cm. La leggenda vuole che sia stato un coltivatore della Carolina del Sud a introdurre questa tecnica, il quale si accorse di non aver toppato completamente una pianta ma di averne asportato solo una parte, quando esclamò: “Fuck I missed!” così nacque l'acronimo F.I.M. SUPERCROPPING: questo metodo consiste nel piegare fino a rompere uno o più rami di una pianta per stimolarne una ricostruzione più forte e resistente. Il supercropping permette di controllare la forma della pianta e allo stesso tempo di aumentarne la resa. Quando una pianta è alta almeno 40 cm è pronta per essere croppata. Prendere una ramo tra il dito indice e pollice, all'altezza che si desidera croppare, iniziare a premere lo stelo e contemporaneamente ruotarlo verso il
basso fino a quando i tessuti interni al fusto collasseranno sotto la pressione delle dita. I rami vanno piegati con molta delicatezza seguendone l'orientamento. Terminata l'operazione, i rami potrebbero puntare verso il basso, formando nel punto di rottura un angolo di 90° o maggiore. Entro pochi giorni i rami croppati si riprenderanno; la pianta ricostruisce i tessuti vascolari danneggiati in maniera più resistente, dando luogo a rami più grossi e forti che potranno sostenere un peso maggiore. Il supercropping va effettuato a partire dalla terza settimana della fase vegetativa fino alla seconda settimana della fase di fioritura. LAI: sigla di Leaf Area Index o Indice di Area Fogliare, è la misura della superficie fogliare in rapporto con la superficie del suolo. Durante la fase vegetativa l'indice di area fogliare deve essere alto, mentre durante la fase di fioritura deve risultare più basso, perché diminuendo le ore di luce si riduce anche la necessità di traspirazione della pianta. L'indice adeguato durante la fase di fioritura è di 3 strati di foglie per mq; in altre parole, ad ogni infiorescenza principale vanno lasciate solo tre coppie di foglie a partire dalla cima. Questa operazione va effettuata solo tra la terza e la quinta settimana della fase di fioritura, periodo in cui si ha un aumento smisurato del LAI; sfoltire le piante prima di questo periodo potrebbe causare loro un allungamento smisurato come conseguenza di una ritenzione idrica eccessiva. Quando si adopera una nuova tecnica, è consigliato testarla innanzitutto su pochi esemplari per capire quale si adatta meglio alle proprie esigenze.
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INTERVIEW
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Del dubbering altre storie
L’IMPORTANZA DELL’EQUILIBRIO FRA THC E CBD Quando a metà marzo, Fabio mi ha contattato proponendomi di approfondire un argomento importante, ho cercato di comprendere meglio cosa volesse raccontarmi e sono volato a trovarlo. Di fronte a un pranzo di squisiti prodotti ittici la conversazione si è svolta genuinamente e già prima dell’antipasto siamo arrivati al dunque: che ruolo riveste l’equilibrio dei cannabinoidi portati a corredo dalla pianta di cannabis nel produrre un effetto proporzionato e piacevolmente soddisfacente? La relazione fra i principali cannabinoidi -THC e CBD- potrebbe giocare un ruolo nella qualità dei derivati prodotti dalla marijuana? In altre parole quanto è importante una pianta con un buon equilibrio di cannabinoidi per ottenere una resina di qualità? Questo ragazzo discreto e appassionato, si è accorto che l’attuale disequilibrio fra THC e CBD che va per la maggiore nelle piante offerte in gran quantità dal mercato, non corrisponde alle proporzioni espresse dalle piante di un tempo e che questo sviluppo comporta delle conseguenze sulla qualità del fumo e derivati in generale. di Carlos Rafael Esposito Lo spunto è interessante e abbiamo deciso di coglierlo e condividerlo con la nostra comunità di lettori, perché il consumo, per essere pienamente appagante, deve essere responsabile ed informato.
i superpollini marocchini, il polline turco, il Manali ed il Kashmir. Da quel primo viaggio è stato un susseguirsi di eventi prodotti dalla mia curiosità su come si potessero produrre queste stimate primizie.
SSIT: Buongiorno Fabio raccontaci innanzitutto dei tuoi viaggi...
E quando il primo viaggio extra-europeo?
Tutto comincia con il primo viaggio ad Amsterdam. Avevo sedici anni e avevo detto ai miei che sarei andato alle Tremiti e invece ho preso la direzione dell’Olanda.
Come ti ha accolto la città? Cosa hai sperimentato?
A quei tempi, nel 1992, non vi erano tutte le varietà che si possono trovare oggi: c’erano più fumi che erba e la qualità complessiva era superiore all’attuale. Mi ricordo di aver provato fumi importati come
All’eta di 18 anni, il mio primo viaggio in Marocco risale al 1994. Siamo andati nelle montagne del Rif, nel Ketama per imparare il processo di estrazione della resina, l’hashish. Grazie ad un contatto locale, siamo restati ospiti un mese in una fattoria dove si producevano sia cannabis che fumo. Ricordo che in una cantina stavano seccando circa 4 quintali di piante dell’anno precedente, la stanza ne era stracolma. Il concetto è che il fumo per essere buono deve provenire da un’erba curata almeno fra i sei mesi e l’anno, in maniera
che la materia prima perda l’odore di weed è acquisti quello proprio dell’hash. Una volta tagliate le piante le lasciavano circa due settimane sotto il sole, poi le trasferivano al buio, dopo di che, passato il giusto tempo, si procedeva al setaccio: si mettevano le cime sopra un pentolo smaltato sul quale applicavano un panno di seta bello teso e poi, dopo aver avvolto il tutto nella plastica per non perdere nulla, le si sbatteva con dei bastoni. A seconda della forza e della velocità con cui si svolgeva quest’operazione la resina veniva più o meno pulita. A questa prima battitura, di miglior qualità, si susseguivano fino a 3-4 battiture successive. Il fumo prodotto in questa maniera era morbido e profumatissimo con un effetto pulito e duraturo, ricordo che il fumo più buono aveva un sapore alpino balsamico.
sche appena tagliate, un metodo laborioso perché per fare dai 10 ai 20 grammi di crema, essendone capaci, serviva un giorno di lavoro. Le piante dalle quali si ottiene la charas, che certo non ha bisogno di presentazioni, erano Sative di montagna molto fruttate e tropicali. La crema si staccava dalle mani esclusivamente a strappo, come una ceretta, mentre la charas veniva via meglio sotto forma di rotolini, sfregando le mani tra di loro. Gli effetti di questa pianta erano particolari, ti tenevano veramente su, ti aprivano gli occhi, i colori diventavano più vivi, era un fumare energetico. Ricordo di aver fumato le più buone mentre mi trovavo a 3.000 metri sopra il livello del mare
Che tipo di piante hai trovato in quella zona del mondo?
Le piante autoctone erano di due qualità: la Jungli e la Begj, la prima dava un fumo duro e asciutto, tipo libanese o marocchino, mentre le seconde producevano un fumo grasso e nero tipo afghano. Ricordo che la resina prodotta da queste piante diventava giallo ambrata e poi rossa, in poche parole, maturava a dovere.
Che tipo di piante hai trovato in quella zona del mondo?
Le piante autoctone erano di due qualità: la Jungli e la Begj, la prima dava un fumo duro e asciutto, tipo libanese o marocchino, mentre le seconde producevano un fumo grasso e nero tipo afghano. Ricordo che la resina prodotta da queste piante diventava giallo ambrata e poi rossa, in poche parole, maturava a dovere.
Dopo aver fatto queste esperienze hai continuato a sperimentare anche in Europa?
Certamente, da allora sono passati ventidue anni durante i quali ho
L’ATTUALE DISEQUILIBRIO FRA THC E CBD NON CORRISPONDE ALLE PROPORZIONI ESPRESSE DALLE PIANTE DI UN TEMPO Dopo il nord Africa dove hai proseguito il tuo studio sulle tecniche di preparazione del fumo?
A 20 anni, dopo 1 anno di stop a causa dell’obbligo militare, sono rimasto per 6 mesi in India e prevalentemente nella valle del Parvati per imparare a fare il fumo con questa tecnica asiatica. A differenza dei marocchini, in India si lavorava sfregando le mani sulle cime fre-
perfezionato le tecniche apprese ed ho sperimentato le nuove tecniche d’ estrazione come water hash, dry ice, BHO, alcol etilico, alcol isopropilico, cloruro d’etile, dme, con piante fresche, secche e curate.
E finalmente arriviamo al motivo per il quale ci hai contattati...
Esatto, a partire dal 2000 ho iniziato a coltivare varietà olandesi e california-
50 a mio parere, implica che il tricoma ghiandolare non maturi e di conseguenza il fumo non si leghi. La presenza del CBD nelle vecchie razze si può riconoscere dal colore giallo delle ghiandole di resina che a maturazione diventa marrone, nelle nuove razze invece, essendo povere di CBD, il colore delle ghiandole è bianco o trasparente e non cambia, come se il processo di maturazione si bloccasse.
ne e mi sono accorto che il fumo aveva dei problemi di consistenza, quando lo pressavi si sfaldava, un fenomeno che non avevo mai riscontrato prima. In pratica ho riscontrato che le resine non legavano più come una volta, non si riusciva più ad ottenere un ottimo hashish compatto ed elastico (crema di charas) o duro e friabile (super polline marocchino): questo fenomeno, conosciuto con il nome di “buddering” o “budderizzazione” purtroppo al giorno d’oggi è molto diffuso.
Cosa indica questo cambiamento?
Quindi immagino ti sia scervellato per capire cosa fosse successo, se stessi commettendo degli errori...
Certo, ho cercato di documentarmi e confrontarmi con altri hashmaker per riuscire a capire e a risolvere questo problema, ma la maggior parte delle informazioni che ho raccolto sosteneva che la budderizzazione fosse dovuta all’umidità, al trasporto e ai terpeni variabili, spiegazioni che a me non convincevano, perché in passato non sono mai state determinanti per la buona riuscita dell’hashish. Francamente ho sempre pensato che fosse un errore mio, ma confrontandomi con altri appassionati capivo che non ero il solo a riscontrare tale fenomeno, per la maggiore però, come ti dicevo, lo
attribuivano alla presenza di umidità. La cosa che mi ha fatto riflettere profondamente è stata che questa problematica si sia verificata in alcune parti del Marocco dove non sono state utilizzate le piante autoctone, poco produttive, ma piante con altre caratteristiche genetiche che garantivano maggiore produttività. Ecco, al momento per tenere insieme il fumo anche in Marocco sembra siano costretti a mantenerlo a bassissime temperature e lo esportano dentro celle frigorifiche come ci hanno confermato alcuni CSC spagnoli.
E come sei arrivato alle tue conclusioni?
Quando ho visto che tale manifestazione si ripercuoteva anche nel Nord Africa ho focalizzato la mia attenzione sulle caratteristiche delle varie piante e nello specifico sui cannabinoidi in esse contenuti. Sono andato a rivedere le tabelle pubblicate nel libro Hashish di Robert C. Clarke dove sono riportati i valori di CBD e THC contenuti nei vari tipi di erbe ed hashish dei vari paesi produttori dal 1969 al 1995. La cosa che mi è saltata all’occhio è che la percentuale e la proporzione dei cannabinoidi di quegli anni è completamente diversa da quelle delle piante di oggi. Prima la proporzione tra CBD e THC era di 1:1 o il CBD era maggiore del THC, adesso invece le proporzioni sono totalmente cambiate e il THC spesso ha un valore sproporzionatamente maggiore rispetto al CBD ( es. 20 THC: 1 CBD). Considerato che lo stato fisico del CBD è un cristallo e del THC un olio liquido, la loro presenza deve essere equilibrata per permettere il loro legame. Questa mancanza di equilibrio fra i principali cannabinoidi,
Secondo me l’eccessiva selezione di piante con alta percentuale di THC non ha elevato la qualità delle piante, perché senza l’adeguata presenza di CBD gli effetti sono cambiati, soprattutto la durata dell’effetto non è più la stessa. Questa mancanza di equilibrio modifica quello che prima era un’esperienza più equilibrata e piacevole per l’effetto modulatore del CBD che garantiva un viaggio più duraturo e più naturale, mentre al giorno d’oggi fumando qualità con una ratio ad esempio di 20:1 fra THC e CBD si ottiene l’esperienza di un effetto high più potente però fasullo perché con una durata molto minore che può causare tachicardia o attacchi di panico perché il CBD non regola l’effetto. Io ho iniziato a fare i miei primi viaggi in Marocco ed in India dove ho potuto conoscere e apprendere le antiche tecniche di estrazione e lavorazione della resina della cannabis, parliamo di tradizioni millenarie che sono a grossissimo rischio di estinzione o di sofisticazione del prodotto perché le resine non si comportano più come in passato. Quindi credo sia quantomeno doveroso interrogarsi su questo cambiamento e pensare anche a compiere un passo indietro per riscoprire le vecchie genetiche e ritrovare l’ottima qualità e riuscire a fare un hashish come Dio comanda.
CANNABUSINESS
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NUTRACEUTICA: LA NUOVA ELDORADO NON SOLO MEDICA, IL BUSINESS ORA PUNTA SULLA CANNABIS COMMESTIBILE
Si mangiano ma non si limitano a riempire la pancia. I semi di canapa e i prodotti derivati stanno avendo sempre più attenzione per la capacità sorprendenti di proteggere il nostro corpo.Sia i semi, sia l’olio che si ricava spremendoli a freddo, sono infatti considerati un “vaccino nutrizionale”. Se assunti con continuità fortificano contro gli stimoli aggressivi che possono arrivare dall’esterno. Contengono oltre il 25% di proteine composte da amminoacidi essenziali, ottimi quantitativi di vitamine (A, E, B1, B2, C, PP…) e minerali (ferro, calcio, magnesio, potassio, fosforo). Ma non solo: i semi di canapa sono un vero e proprio contenitore vegetale di lipidi buoni come gli acidi grassi essenziali omega 3 e omega 6 contenuti in rapporto 3 a 1, ritenuto ideale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. di Giovanna Dark In Europa, o almeno nella maggior parte dei Paesi dell’Unione, la cannabis rimane ancora tristemente illegale, e se il mercato della medical pare già essere saturo di compagnie che si sono aggiudicate questo o quel brevetto, la nuova Eldorado per il cannabusiness è di certo l’industria della nutraceutica. Stando al neologismo coniato dal Dr. Stephen DeFelice nel 1989, la nutraceutica è quella branca che si impegna a salvaguardare le proprietà farmacologiche del cibo: se infatti è vero che gli elementi nutraceutici si trovano in natura, è altrettanto vero che la trasformazione industriale tende ad azzerarne tutte le proprietà. Il mercato degli alimenti derivati dalla cannabis è stato fino ad oggi un settore ancora poco esplorato dai grandi nomi dell’industria ma, almeno stando ai bollettini finanziari, più di un colosso sta per entrare in campo. Lo scorso marzo, infatti, due delle più importanti case farmaceutiche hanno stretto un accordo per cominciare a conquistare il mer-
cato europeo: l’australiana Creso Pharma e la svizzera Domaco collaborano ora alla realizzazione di due integratori, uno per aiutare a gestire l’ansia e lo stress e l’altro contro l’osteoporosi e l’artrosi. Secondo l’accordo, a Domaco spetterà l’attività di produzione e confezionamento dei prodotti, mentre Creso Pharma ne manterrà i diritti di proprietà intellettuale e pagherà a Domaco un corrispettivo per i prodotti venduti. Creso Pharma, specializzata nello sviluppo di prodotti a base di CBD per umani e animali, è uno dei colossi emersi dalla capitalizzazione della marijuana medicale, approvata nel sesto continente poco più di un anno fa con una legge federale. Domaco invece è un’azienda fondata nell’aerea di Zurigo, che non si occupa esclusivamente di farmaceutica ma lavora (anche per Danone e Bayer) alla produzione e distribuzione di prodotti per la somministrazione orale. Questo “matrimonio” è nato per dare del filo da torcere alle grandi compagnie farmaceutiche e
ha l’ambizione di aprire al mercato della nutraceutica le aree australiane, europee e dell’America Latina. Come accennato, l’accordo tra le due aziende implica la creazione di due integratori a base di cannabidiolo (CBD) per trattare disturbi dello stress e artopatie. Gli integratori saranno in buona sostanza delle pillole per uso orale, il cui principio attivo non verrà assorbito nello stomaco ma già in bocca, tramite i capillari presenti nella mucosa. Creso Pharma assicura che l’innovazione del prodotto sta proprio nella sua forma di metabolizzazione: con alte capacità di assorbimento, questo tipo di integratore promette di bypassare in toto gli effetti collaterali dovuti allo stress delle mucose gastriche, solitamente molto colpite dagli anseolitici tradizionali. In più, data la totale naturalità del prodotto, l’integratore di Creso Pharma promette di eliminare gli annosi problemi di dipendenza solitamente legati a questo tipo di medicamento. Al centro di strategia clinica di Creso Pharma è stato infatti lo sviluppo di un nutraceutico che modula l'asse ipotalamo-ipofisisurrene (HPA), un sistema neuroendocrino importante che controlla le reazioni allo stress e regola molti processi del corpo tra cui l'ansia. Per quanto riguarda invece le osteopatie, gli attuali trattamenti inclu-
dono la chirurgia e / o farmaci antiinfiammatori che spesso hanno effetti collaterali come ulcere dello stomaco, problemi cardiaci e portano spesso il rischio di innescare coaguli di sangue. Domaco ritiene che i suoi prodotti possono fornire un'alternativa terapeutica innovativa che evita gli effetti collaterali di terapie tradizionali. Diamo infine un po’ di numeri. Stando alle stime riportate dai massimi esperti del settore analisi finanziaria, il mercato globale dei nutraceutici ha superato i 190 miliardi di euro (205 miliardi di dollari) nel 2016. Se guardiamo invece alla fetta di mercato che spetta ai prodotti che si propongono di trattare ansia e stress, nel 2015 questa era valutata attorno ai 3 miliardi e mezzo di euro. Il comparto che invece interessa i malati di osteoporosi è previsto raggiunga i 13 miliardi e mezzo di euro entro il 2021, mentre quello legato all’artrite ha sfiorato i 5 miliardi nel 2015 ed è previsto crescere fino a 7 miliardi entro il 2022. Passando invece alla veterinaria, si stima che la domanda raggiunga già oggi i 37 miliardi di euro. Cifre da capogiro che ben spiegano la fretta di Creso Pharma nel concludere l’affare con la ditta svizzera. Ci auguriamo gestiscano il mercato con lo stesso spirito di equità che possiamo leggere nella loro mission…
HE HE! UNA CANNA AL GIORNO LEVA IL MEDICO DI TORNO.
SEI TU CHE HAI BISOGNO DI UN DOTTORE. STAI BRUCIANDO.
SECONDO PARERE
IL DOTTORE TI DISFERA’ ADESSO! MORIRAI OGGI. TESTA DI ERBA.
HE HE! UNA CANNA AL GIORNO LEVA IL MEDICO DI TORNO.
BELPAESE
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Martire del proibizionismo COSA CI INSEGNA LA TRAGEDIA DEL RAGAZZO SUICIDA A LAVAGNA Morire a 16 anni per nemmeno 10 grammi di fumo. Questa non è la classica storia di malavita, né un caso di cronaca nera: quella del ragazzo di Lavagna è una parabola proibizionista, con attori e trama degni di una tragedia greca. La notizia ci è piombata addosso mentre stavamo ultimando le bozze dello scorso numero. Ne abbiamo fatto cenno nell’editoriale ma la vicenda di Carlo – ironico nome di fantasia appiccicato dalla stampa al sedicenne morto suicida – merita sicuramente più parole, approfondimento e soprattutto riflessione. Affinché quello che sia successo, non capiti mai più. di Giovanna Dark Carlo è un ragazzo come moltissimi altri suoi coetanei: il calcio, i voti a scuola non propriamente eccelsi, una famiglia unita e amorevole. Lo scorso 13 febbraio, come purtroppo è accaduto a tanti altri suoi coetanei, Carlo riceve la visita della Finanza nella sua scuola: cani che annusano tra i banchi e sbirri che frugano negli zaini. Carlo, il cui vero nome è Giovanni, non sa che a chiamarli è stata sua madre e che sarà proprio lui uno tra quelli che i finanzieri beccheranno con qualcosa addosso. Non è ancora chiaro quanto hashish il ragazzo possedesse effettivamente: alcune ricostruzioni dicono che ne avesse 10 grammi a scuola e altri a casa (sarebbe stato il ragazzo stesso ad autodenunciarsi una volta perquisito). Altre versioni dicono che a scuola ne avesse ancora meno, e i 10 grammi sarebbero stati trovati a casa sua. In ogni caso si tratta di un valore compreso probabilmente tra i cinquanta e i cento euro, a seconda della qualità dell’hashish: una quantità compatibile con il consumo personale e non di certo con lo spaccio. Eppure i finanzieri della compagnia di Chiavari decidono lo stesso di continuare la perquisizione a casa: procedura prevista senza l’autorizzazione di un magistrato, visto che la legge tuttora presume che ogni possessore sia anche un potenziale
spacciatore. Nonostante la prassi indichi un atteggiamento decisamente discrezionale (e le cronache lo hanno più volte dimostrato), le forze dell’ordine decidono comunque di esporre un ragazzo di 16 anni al giudizio inclemente di un paese di 12.000 anime e, con tanto di volante a lampeggiante acceso, si dirigono verso l’appartamento di famiglia. Nonostante rischiasse in fondo solo una sanzione amministrativa, Carlo ha pensato che tutta quella situazione fosse troppo per lui e mentre gli agenti parlavano in un’altra stanza con i genitori, si è lanciato dal terzo piano, abbracciando la morte piuttosto che le conseguenze di una perquisizione. Era ancora vivo quando sono giunti i primi soccorsi, quindi viene chiamato l’elicottero per un trasporto urgente al San Martino di Genova.
perché aveva sentore del fatto che girasse la droga davanti a scuola. «Si è rivolta a noi perché dopo innumerevoli tentativi di convincere il figlio di smettere di farsi di spinelli non sapeva più cosa fare – ha raccontato all’ANSA il generale Renzo Nisi, comandante provinciale della Guardia di Finanza - noi abbiamo organizzato un servizio e siamo andati lì Sarebbe troppo facile stigmatizzare questa donna e chiamarla moderna Medea. Troppo facile puntare il dito e addossarle la colpa della morte del suo stesso figlio. Se la signora è colpevole di qualcosa, lo è purtroppo di ignoranza. Per quanto snervante, dobbiamo infatti tentare di comprendere il senso del suo comportamento. Cosa può spingere un genitore a denunciare il proprio figlio perché “si fa le canne”? E cosa può spingere un operatore di polizia che riceve tale denuncia a perquisire la stanza di un ragazzo di 16 anni incensurato, dopo aver trovato nelle sue tasche qualche grammo di hashish, come se fosse uno spacciatore? L’unica risposta
COSA PUÒ INDURRE UN GENITORE A DENUNCIARE IL PROPRIO FIGLIO PERCHÉ “SI FA LE CANNE”? La Finanza carica in auto i genitori e si dirige al pronto soccorso. Quando l’ambulanza arriva all’appuntamento con l’elicottero, il sedicenne è già morto a causa delle numerose lesioni interne. Personalmente sono stata profondamente turbata dalla vicenda di Lavagna, soprattutto dal comportamento di una madre che denuncia il proprio figlio adolescente per affrontare quello che lei riteneva un insormontabile problema: il consumo di marijuana. Il comportamento di questo genitore può, ovviamente, essere giudicato in tanti modi, dipende dai criteri che adottiamo. Per quanto mi riguarda, ho provato a concentrarmi sul momento del funerale. «Grazie per aver ascoltato l'urlo di disperazione di una madre che non poteva accettare di vedere suo figlio perdersi». Queste le parole da lei usate sul pulpito della chiesa, di fronte al feretro di un figlio che ora è davvero perduto. E queste le parole che mi hanno convinto a non giudicare questa donna se non come il prodotto perfetto di anni di propaganda proibizionista. Come già accennato, era stata lei il mattino di quel 13 febbraio ad andare a parlare con i finanzieri
possibile è: una mentalità ed un modus operandi proibizionista, una concezione mutuata da notizie false ed elementi non scientifici. Adottando un simile approccio, le droghe illegali sono tutte uguali, senza distinzioni: la cannabis è pericolosa come qualsiasi altra droga e i consumatori di droghe illegali, nessuno escluso, sono visti come soggetti impotenti, in totale balia del potere farmacologico della sostanza. Attraverso le lenti del proibizionismo, erroneamente, una correlazione tra fenomeni diventa una spiegazione e, di conseguenza, la cannabis diventa una “droga di passaggio”: poiché la maggior parte dei consumatori di eroina ha incominciato la sua carriera di consumo con la cannabis, allora la cannabis è pericolosa. Ovviamente, come la maggior parte di noi, le prime sostanze che gli eroinomani hanno utilizzato nella propria adolescenza sono legali (alcol e tabacco), ma gli occhiali del proibizionismo questo fenomeno non lo vedono. E non importa se la quasi totalità dei consumatori di cannabis non diventerà mai un consumatore di eroina
o di cocaina, i proibizionisti questa evidenza empirica non riescono proprio a vederla. Allora, se ci mettiamo nei panni di una madre, a cui vengono proposti questi occhiali come gli unici strumenti per osservare il consumo di droghe, la sua preoccupazione e la sua reazione di fronte alla scoperta del consumo di cannabis del proprio figlio non ci appaiono più così incomprensibili. La sua reazione è il prodotto di una specifica cornice culturale attraverso cui osserviamo il consumo di droghe: quella distorta del proibizionismo. Eppure è difficile non tenere a mente le parole della madre sempre nel corso della funzione. Così attente, così precise, così consapevoli. Così programmatiche. Quasi una lezione ai coetanei, più che un addio al proprio figlio: «C’è qualcuno che vuole soffocarvi, facendovi credere che sia normale fumare una canna, normale farlo fino a sballarsi, normale andare sempre oltre» ha detto. Per aggiungere un invito: «Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Nonostante rischiasse in fondo solo una sanzione amministrativa, Carlo ha pensato che tutta quella situazione fosse troppo per lui e mentre gli agenti parlavano in un’altra stanza con i genitori, si è lanciato dal terzo piano, abbracciando la morte piuttosto che le conseguenze di una perquisizione. Era ancora vivo quando sono giunti i primi soccorsi, quindi viene chiamato l’elicottero per un trasporto urgente al San Martino di Genova. La Finanza carica in auto i genitori e si dirige al pronto soccorso. Quando l’ambulanza arriva all’appuntamento con l’elicottero, il sedicenne è già morto a causa delle numerose lesioni interne. Personalmente sono stata profondamente turbata dalla vicenda di Lavagna, soprattutto dal comportamento di una madre che denuncia il proprio figlio adolescente per affrontare quello che lei riteneva un insormontabile problema: il consumo di marijuana. Il comportamento di questo genitore può, ovviamente, essere giudicato in tanti modi, dipende dai criteri che adottiamo. Per quanto mi riguarda, ho provato a concentrarmi sul momento del funerale. «Grazie per aver ascoltato l'urlo di disperazione di una madre che non poteva accettare di vedere suo figlio perdersi». Queste le parole da lei usate sul pulpito della chiesa, di fronte al feretro di un figlio che ora è davvero perduto. E queste le parole che mi hanno convinto a non giudicare questa donna se non come il prodotto perfetto di anni di propaganda proibizionista. Come già accennato, era stata lei il mattino di quel 13 febbraio ad andare a parlare con i finanzieri perché aveva sentore del fatto che girasse la droga davanti a scuola. «Si è rivolta a noi perché
54 dopo innumerevoli tentativi di convincere il figlio di smettere di farsi di spinelli non sapeva più cosa fare – ha raccontato all’ANSA il generale Renzo Nisi, comandante provinciale della Guardia di Finanza - noi abbiamo organizzato un servizio e siamo andati lì» Sarebbe troppo facile stigmatizzare questa donna e chiamarla moderna Medea. Troppo facile puntare il dito e addossarle la colpa della morte del suo stesso figlio. Se la signora è colpevole di qualcosa, lo è purtroppo di ignoranza. Per quanto snervante, dobbiamo infatti tentare di comprendere il senso del suo comportamento. Cosa può spingere un genitore a denunciare il proprio figlio perché “si fa le canne”? E cosa può spingere un operatore di polizia che riceve tale denuncia a perquisire la stanza di un ragazzo di 16 anni incensurato, dopo aver trovato nelle sue tasche qualche grammo di hashish, come se fosse uno spacciatore? L’unica risposta possibile è: una mentalità ed un modus operandi proibizionista, una concezione mutuata da notizie false ed elementi non scientifici. Adottando un simile approccio, le droghe illegali sono tutte uguali, senza distinzioni: la cannabis è pericolosa come qualsiasi altra droga e i consumatori di droghe illegali, nessuno escluso, sono visti come soggetti impotenti, in totale balia del potere farmacologico della sostanza.
E non importa se la quasi totalità dei consumatori di cannabis non diventerà mai un consumatore di eroina o di cocaina, i proibizionisti questa evidenza empirica non riescono proprio a vederla. Allora, se ci mettiamo nei panni di una madre, a cui vengono proposti questi occhiali come gli unici strumenti per osservare il consumo di droghe, la sua preoccupazione e la sua reazione di fronte alla scoperta del consumo di cannabis del proprio figlio non ci appaiono più così incomprensibili. La sua reazione è il prodotto di una specifica cornice culturale attraverso cui osserviamo il consumo di droghe: quella distorta del proibizionismo. Eppure è difficile non tenere a mente le parole della madre sempre nel corso della funzione. Così attente, così precise, così consapevoli. Così programmatiche. Quasi una lezione ai coetanei, più che un addio al proprio figlio: «C’è qualcuno che vuole soffocarvi, facendovi credere che sia normale fumare una canna, normale farlo fino a sballarsi, normale andare sempre oltre» ha detto. Per aggiungere un invito: «Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi. Invece di mandarvi faccine su Whatsapp, straordinario è avere il coraggio di dire alla ragazza sei bella invece
silenzio: uniamoci, facciamo rete» Tutto questo si poteva forse evitare. Le tracce per poter trarre una conclusione sono ovviamente pochissime e giudicare una famiglia non è mai semplice. Eppure non riesco a non percepire, nella base che tiene in piedi queste parole, un surplus di ideologia, una struttura che probabilmente ha imboccato anzitempo la soluzione “poliziesca” prima di provarne altre, indubbiamente più sensate se si pensa che il soggetto è
IL CORAGGIO VERO SAREBBE STATO QUELLO DI PARLARE CON QUESTO RAGAZZO DI CERCARE DI CAPIRE PERCHÉ UTILIZZASSE CANNABIS E COSA LO SPINGEVA A FARLO Attraverso le lenti del proibizionismo, erroneamente, una correlazione tra fenomeni diventa una spiegazione e, di conseguenza, la cannabis diventa una “droga di passaggio”: poiché la maggior parte dei consumatori di eroina ha incominciato la sua carriera di consumo con la cannabis, allora la cannabis è pericolosa. Ovviamente, come la maggior parte di noi, le prime sostanze che gli eroinomani hanno utilizzato nella propria adolescenza sono legali (alcol e tabacco), ma gli occhiali del proibizionismo questo fenomeno non lo vedono.
di nascondersi dietro a frasi preconfezionate. Straordinario è chiedersi aiuto proprio quando ci sembra che non ci sia via di uscita. Straordinario è avere il coraggio di dire ciò che sapete. Per mio figlio è troppo tardi ma potrebbe non esserlo per molti di voi, fatelo». Alla fine, prima dell’addio al figlio, si è rivolta alla comunità dei genitori: «La sfida educativa non si vince da soli nell’intimità delle nostre famiglie, soprattutto quando questa diventa una confidenza per difendere una facciata, non c’è vergogna se non nel
comunque un adolescente incensurato. Altro non si può dire, se non che forse tutta quella consapevolezza poteva essere spesa altrimenti. Magari puntando sulla fiducia, soprattutto quella che un figlio solitamente ripone nella propria madre. I miei buoni propositi di sospensione del giudizio si infrangono perciò davanti alla totale mancanza di fiducia che questa madre ha dimostrato nei confronti non solo di suo figlio, ma del suo stesso ruolo genitoriale. Davanti alla tragedia di Lavagna non ho potuto far altro che chiedermi: può una
madre permettersi il lusso di chiedere aiuto, per fare la madre, a qualcuno che ha solo il compito di reprimere e punire? Per quanto frustrante possa essere crescere un adolescente, com’è possibile che un genitore preferisca la via della repressione piuttosto che quella del dialogo? Alcuni l’hanno chiamata “madre coraggio” ma alla mamma di Carlo il coraggio è probabilmente quello che più è mancato. Il coraggio vero sarebbe stato quello di parlare con questo ragazzo, di cercare di capire perché utilizzasse cannabis e cosa lo spingeva a farlo. Se lo avesse fatto, la signora avrebbe avuto probabilmente una nuova e più completa visione della sostanza e della vita sicuramente normalissima che suo figlio conduceva, e forse non avrebbe sentito l’esigenza di rivolgersi alla Finanza. Ma del senno di poi ce ne si fa sempre ben poco. Di fronte al suicidio di questo adolescente, farsi delle domande e rimettere in discussione tutto è un dovere, prima ancora che un esercizio di retorica. Soprattutto se, come ribadito più volte dalla Guardia di Finanza, l’obiettivo è quello di tutelare i minori. La punizione e il divieto rappresentano ancora oggi due delle pietre pesantissime sulle quali si costruisce lo stigma e la condanna sociale. E, come la storia di Carlo/Giovanni ci insegna, con le quali si producono vittime. La normalizzazionedella cannabis non è più derogabile. Il ddl dell’intergruppo sta per tornare nel frattempo in Parlamento, ci auguriamo di cuore che l’aula tenga conto di quanto successo a Lavagna.
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“Le nostre magnifiche sette”
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COLTIVAZIONE INDOOR
ILLUMINAZIONE: OTTIMIZZATELA AL MASSIMO Possiamo ottenere il massimo potenziale dalle nostre piante se tuti gli elementi coinvolti nel loro sviluppo sono adeguati. Uno dei fattori più importanti da tenere in considerazione quando si coltiva la cannabis è l’illuminazione. La luce è un fattore chiave affinché le piante svolgano in modo adeguato le loro funzioni vitali. Con un sistema d’illuminazione corretto, si eviteranno molti problemi e si otterranno racTricomaTeam (tricomateam@gmail.com). colti più abbondanti e di qualità superiore Talee sotto fonti HM da 250w.
In linea teorica, tranne per alcune tasse locali, la luce del sole è gratis. Ovviamente, non succede lo stesso in indoor e i costi economici derivanti dalla coltivazione della marijuana in una stanza sono piuttosto elevati. Per creare le condizioni adeguate per lo sviluppo della cannabis, dobbiamo installare una serie di dispositivi elettrici che portano a un aumento significativo della bolletta dell’elettricità. Fra questi, i dispositivi utilizzati per l’illuminazione sono quelli che consumano di più. Per questo motivo, dobbiamo conoscere perfettamente i diversi elementi che compongono il sistema d’illuminazione, poiché possono aiutarci a sfruttare qualsiasi raggio di luce e mettere a profitto i consumi. Ci concentreremo sugli aspetti che danno maggiore risparmio dal punto di vista economico e che consentono di sfruttare
LO STUPEFACENTE
al massimo l’energia. Si può coltivare marijuana di buona qualità con una sola lampadina mista per crescita e fioritura, un semplice ballast, un riflettore normale, senza nessun tipo di materiale riflettente sulle pareti e senza spostare mai le piante, neanche un giorno, ma a breve termine, con investimenti contenuti si risparmia molto denaro e si ottengono raccolti doppi.
zionano perfettamente senza dare problemi, ma con il tempo perdono efficacia e producono molto più rumore e calore. Dopo aver provato quelli elettronici, non ho alcun dubbio sul fatto che siano migliori.
LAMPADINE
Scegliere lo spettro e l’intensità della luce adeguata a ogni fase è una delle strategie migliori per risparmiare sui consumi. Utilizzare fonti incandescenti non dà alcun risultato, poiché non hanno le caratteristiche adatte. Sono sufficienti alcune fluorescenti per far radicare le talee e far crescere i semi i primi giorni. A partire da questo momento, l’ideale per metro quadrato è avere fonti ad alogenuri metallici, una da 250 watt per la prima settimana dopo il radicamento, un’altra da 400 watt per il resto della fase vegetativa e per la fioritura, una lampadina al sodio
BALLAST ELETTRONICI
Acquistate ballast elettronici. Sono un po’ più cari, come quasi tutti i prodotti che descriveremo in questo articolo, ma alla lunga, il risparmio e la redditività sono superiori. Quando si accendono, raggiungono in meno tempo il pieno regime, non producono quasi calore o rumore ed è possibile regolarne la potenza adattandola alla fase in cui si trovano le piante. Per anni ho usato ballast elettromagnetici che fun-
TUT TI CHIACCHIERANO DI SURREALISMO, CUBISMO, NUDISMO
DUALISMO,
LET TISMO, SCOPISMO,
ad alta pressione da 600 watt specifica per questa fase. Non ho ancora provato con la lampada al plasma, ma tutto fa pensare che sia la scelta migliore per illuminare le pianate in questo momento. Il difetto di questi dispositivi è che hanno costi davvero elevati per quasi tutti i coltivatori.
RIFLETTORI
Sono il secondo elemento fondamentale quando si vuole sfruttare al massimo un sistema d’illuminazione, dopo le lampadine. La metà della luce emessa dalla lampadina è diretta verso l’alto, pertanto dobbiamo rifletterne la maggior parte in modo più omogeneo possibile. Per fare rimbalzare questa energia in modo efficace e rimandarla verso le piante, utilizzeremo un riflettore di qualità. I cosiddetti esemplari
GURUISMO,
L’ERBA DEVE RESISTERE.
DATE UNA POSSIBILITA’ ALLA GANJA.
CHE LA GENTE COLTIVI. GENTE IN FAVORE DELLA GANJA
FERMATE LA GUERRA ALLA GANJA
AMICISMO,
VOLGARISMO
AVVENTURISMO,
CE
GANJAISMO
U NS
RI
SM
O
CAPEZZOLISMO
PELISMO,
PL AGIARISMO, BORSISMO, QUEST-ISMO, QUELL-ISMO. MA CIO’ CHE GANJAMAN CERCA DI DIRE È…
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UTILIZZEREMO ANCHE UN DEFLETTORE PER AVVICINARE ULTERIORMENTELA LAMPADINA ALLE PIANTE ED ELIMINARE I PUNTI CALDI a gabbiano sono fra i migliori in commercio. Utilizzeremo anche un deflettore per avvicinare ulteriormente la lampadina alle piante ed eliminare i punti caldi che possono prodursi. Con questi due strumenti fondamentali possiamo avvicinare le lampade a 30 cm dalle piante e aumentare notevolmente l’area di coltura.
POSIZIONAMENTO E MOVIMENTAZIONE DELLE PIANTE
Posizionare le piante ben separate le une dalle altre è importante sia indoor che outdoor. Bisogna lasciare spazio a sufficienza fra una e l’altra. Se sono attaccate le une alle
altre si sovrappongono, la luce non arriva in modo uniforme e si può ottenere erba di qualità solo dalle parti illuminate correttamente. Dobbiamo misurare anche la distanza dalla fonte di luce e posizionare le piante alla giusta altezza in base all’illuminazione utilizzata. Alternare la posizione delle piante contribuirà inoltre a rendere più uniforme lo sviluppo. I sistemi di coltura con ruote agevolano molto questa operazione. Esistono anche dispositivi d’illuminazione mobile che permettono di spostare le lampade, di ridurre il numero delle fonti di luce e di non spostare i vasi da un luogo all’altro.
Riflettente Mylar.
LA LUCE NON ARRIVA IN MODO UNIFORME E SI PUÒ OTTENERE ERBA DI QUALITÀ SOLO DALLE PARTI ILLUMINATE CORRETTAMENTE”
Ballast elettronico.
Wilma’s Lawn & Garden®
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B U S I N E S S .W I L M A S L A W N A N D G A R D E N . C O M / I T
HISTORY CANNABIS
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DOVE NACQUE
IL GHIACCIO I CILOOM DI OGGI SONO PIENI DI UN PRODOTTO RELATIVAMENTE NUOVO
Nei primi anni ottanta un attivista cannabico californiano di nome Sadu Sam inventò una tecnica di estrazione allora innovativa. Siamo agli albori delle estrazioni da indoor e tale Sadu Sam diede il nome ad una tecnica ormai in disuso chiamata "il segreto di Sadu Sam" che possiamo dire essere il primo Ice-o-lator della storia. È affascinante conoscerla per capire l'Ice-o-lator che di CBG forma aveva prima dell'avvento degli ormai famosi setacci. Nei primi anni ottanta un attivista cannabico californiano di nome Sadu Sam inventò una tecnica di estrazione allora innovativa. Siamo agli albori delle estrazioni da indoor e tale Sadu Sam diede il nome ad una tecnica ormai in disuso chiamata "il segreto di Sadu Sam" che possiamo dire essere il primo Iceo-lator della storia. È affascinante conoscerla per capire l'Ice-o-lator che forma aveva prima
Materiali d’uso ȩ XQ VHWDFFLR SXOLWR FRPH XQD ]DQ]DULHUD SHU finestre ad esempio ȩ VYDULDWL EDUDWWROL GDOOD ERFFD ODUJD ȩ DFTXD IUHGGD ȩ FXFFKLDLR H ILOWUL GD FDIIª Procedimento Senza eccessivamente scaldare il materiale, seccarlo
il più possibile prima di farlo a pezzettini. Triturarlo e quindi passarlo attraverso il setaccio pulito e asciutto, avendo cura soprattutto di raccogliere bene tutta la polvere e le briciole che cadono. Riempire un quarto del barattolo col materiale triturato e riempirlo con acqua fredda. Avvitare il tappo saldamente e se non è possibile mescolare energicamente il tutto per circa una trentina di secondi. Lasciare riposare il contenitore per 5 o 10 minuti e poi rimuovere le particelle vegetali che galleggiano sulla superficie. Versare il liquido in un altro barattolo e ripetere l'operazione. Dopo aver lasciato decantare per 5 o 10 minuti rimuovere tutta l'acqua a parte gli ultimi pochi centimetri. Versare il liquido rimasto in un filtro da caffè aperto e aspettare che scoli.
COLL TEEMPO O POII ARRRIVARO ONO I DIFFFEREN NTI SETACCCI DI DIFFFERRENTTI MISSUREE, CALCCOLATTE SEECONDO LAA GRAANDEZZZA MEDDIAA DEI TRICOMII MATUURI DI CAN NNABIS dell'avvento degli ormai famosi setacci. Sostanzialmente la tecnica di Sadu Sam si basa sulla separazione per densità delle ghiandole mature da quelle immature e dai residui vegetali della pianta. A vederla con gli occhi del giorno d'oggi sembra un poco un incrocio tra Dry Sift e ce-o-lator perché filtra la parte vegetale a secco e poi purifica in acqua il filtrato. Secondo la ricetta si introducono in un contenitore alto dell'acqua molto fredda e della cannabis precedentemente triturata. Si agita o mescola e infine si lascia riposare il tutto avendo cura di rimuovere le parti vegetali che affiorano a pelo d'acqua e andando a filtrare per conservare tutto ciò che si deposita sul fondo del contenitore. Ai giorni nostri, 35 anni dopo, vi sono estrattori che neanche fumerebbero un prodotto del genere talmente grezzo perché ora si arriva a gradi di purezza mai raggiunti prima. La ricetta, tradotta dall'inglese, è la seguente:
Dopo che tutta l'acqua è scolata dal filtro, usare un cucchiaio per concentrare la resina nel filtro da caffè. La resina deve avere la consistenza della sabbia bagnata. Senza forzarlo, strizzare il filtro per permettere all'acqua di uscire dalla palla di resina raccolta. Utilizzare se serve una t-shirt o un panno per assorbire l'umidità in eccesso mentre si strizza il filtro ed evitare che si rompa per la pressione. Se non si vuole strizzare la resina si può comunque lasciarla asciugare una notte intera in un posto fresco ed asciutto. Riaprire attentamente il filtro e rimuovere la resina andando a pressarla tra i palmi sino a formarne un solo pezzetto. Con un pezzetto nel palmo della mano, usare il pollice dell'altra mano e ripetutamente pressare e smanacciare il pezzetto di resina sul palmo applicando una grande pressione. Ripiegare su se stesso più volte il pezzetto, nel palmo della mano. La resina umida ha la consistenza di una cicca ben masticata, quando è molto collosa può impiastrare i palmi delle mani facilmente. Riscaldando la resina con una fiammella leggera si può velocizzare il processo di essiccatura, però attenzione che quando inizia a odorare significa che la fiamma è troppo vicina e sta bruciando la resina. L'Ice-o-lator moderno è più o meno la stessa cosa: sfruttando la medesima caratteristica fisica riesce a separare meglio i tricomi maturi grazie all'affinamento che questa tecnica ha subito da parte di Mila e di altri grandi appassionati delle estrazioni cannabiche. Il difetto principale del segreto di Sadu Sam è che richiede delle infiorescenze molto secche per poter venir estratte con sufficiente resa, l'evoluzione è stata mettere le infiorescenze già triturate a bagno nell'acqua fredda e agitarle e poi andare a filtrare quell'acqua. Così facendo si è andati verso rese maggiori. Col tempo poi arrivarono i differenti setacci di differenti misure, calcolate secondo la grandezza media dei tricomi maturi di cannabis. Ultimamente sto rivalutando le estrazioni in acqua full spectrum, ossia gli Ice-o-lator con tutte le maglie da 160 a 45 mischiate, perché ritengo sia un'estrazione molto piacevole e al contempo completa. Da questa vecchia ricetta scritta su carta siamo arrivati alle stupende estrazioni che si vedono su Instagram, in soli 35 anni. Chissà cosa fumeremo fra altri 35!
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BREEDING
Le piante del Guru
La nostrana situazione di proibizionismo antistorico ha contribuito allo sviluppo di un fenomeno abbastanza recente: italiani che scappano in Spagna per poter consumare e produrre cannabis. I nostri emigranti una volta lasciavano l’Italia per necessità vitali soprattutto per fame e futuro, oggi invece lasciano il paese sempre per migliorare il proprio orizzonte, ma anche per perseguire una passione irriducibile al contesto legislativo vigente.
Durante la scorsa Spannabis, abbiamo incontrato un amico, soprannominato in tempi non sospetti “il Guru”, ex gestore di un grow shop del nord Italia e paladino della ricerca cannabica. L’intervista che segue vuole offrire il punto di vista di un ragazzo appassionato della natura grazie agli insegnamenti del nonno, un uomo che condivide con noi l’appagamento di lavorare in mezzo alle nostre predilette, ma anche le difficoltà che in un paese tollerante come la Spagna ci si deve preparare ad affrontare quando si decide di lavorare con la cannabis.
SSIT: Allora mio caro Guru da quando ti sei mosso in Spagna? Ormai sono quattro anni.
Come hai cominciato a sviluppare le tue genetiche?
Dopo essere stato breeder per altre banche di semi, conoscendo il settore e dopo anni di fiere in giro per il mondo, ho conosciuto
dei personaggi della vecchia scuola americana, oggi sessantenni, originari di Denver, Colorado, ma anche del Montana e dell’Oregon e grazie alla simpatia reciproca mi hanno affidato le loro genetiche originarie di queste zone. In questi lunghi anni di sacrificio ho proseguito il lavoro di incrocio e selezione degli americani lavorando con le piante fino a 14 ore al giorno. Dopo una durissima selezione e quando dico durissima intendo che negli ultimi 4 anni ogni due mesi sceglievo le piante migliori su 4 mila piante, quindi circa su 40 mila piante su base annuale, abbiamo ottenuto quello che cercavamo.
Parlaci della tua maniera di lavorare, della tua passione insomma...
Guarda le nostre creature sono coltivate con amore e appunto molta passione, principali coordinate filosofiche della nostra banca di semi. Lavoriamo in idrocoltura-bioponia e solo con prodotti organici-biologici: io da anni lavoro con GHE, per il rapporto di simpatia che mi lega ai proprietari Noucetta e William e per la versatilità ed alta qualità dei loro prodotti come il Biobloom, il BioRoots ed il Bio Protect. Anche il procedimento dell’ermafroditismo (per il recupero del polline) viene eseguito con una tecnica che sfrutta prodotti altrettanto organici. Siamo un team di appassionati, pochi ma buoni che anche grazie all’alto grado di automazione degli impianti riu-
sciamo a gestire una grande quantità di piante con un ristretto numero di persone.
Cosa significa fare il tuo mestiere, il breeder?
Molto sacrificio, l’anonimato, il vivere in zone poco popolate come un eremita. Tanti mi dicono che sono come il nonno di Heidi, sei solo, ma in ottima compagnia e con lo scopo di migliorare le migliaia di piante che sono la mia vita. Per fare questo mestiere bisogna essere in grado di sapere fare un po’ di tutto, dall’allestire il cultivo in sé, considerando che ognuno presenta situazioni differenti, al sapere di elettricità, muratura ed idraulica, o sapere lavorare il ferro per costruire le strutture su misura e poi ovviamente almeno “qualche” nozione di botanica certamente ti aiuta. Il mio è un mestiere molto particolare per il quale serve vera determinazione.
Cosa intendi?
Nel 2015 a causa di una serie di sfortunate coincidenze la polizia spagnola ha trovato una delle mie installazioni e così mi ha sequestrato 4.500 piante in fase di impollinazione. Visto che gli ho fatti entrare ed ho collaborato durante l’ispezione e visto che ho potuto dimostrare tramite documentazione e varie fatture di produrre semi e non marijuana, il giudice sta ancora investigando e sono in attesa di sentenza. Il mio avvocato dice che andrà a finire con una bella multa, ma senza carcere, quindi speriamo…
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Torniamo all’aspetto tecnico del tuo lavoro, come organizzi la produzione?
Io lavoro in tre tipi di coltivazioni: quelle extra-large sino a 4.000 piante, quelle medie dalle 700 alle 1.000 piante e quelle più piccole, diciamo sulle 300 piante. Nei coltivi più piccoli facciamo le selezioni e sperimentiamo i nuovi incroci, incomincio sempre con semenze regolari e poi scremiamo le piante, selezionando le più belle e facendo le talee per poi portarle in fioritura. Una volta pronte facciamo testare il prodotto finale agli esperti della scena iberica. Nei cultivi intermedi sviluppo le autofiorenti, mentre in quelli grandi facciamo semi per altre banche o per grosse coltivazioni.
Sappiamo che hai sviluppato anche delle genetiche per uso medico, cosa ci puoi raccontare a riguardo?
Per quel che riguarda la linea medica collaboro con una equipe di medici di Madrid ai quali invio i miei semi ed essi con i loro specialisti di coltivazione analizzano il prodotto fornendomi i valori emersi per aiutarmi a indirizzare il lavoro. Al momento nella linea medica abbiamo inserito 3 genetiche: la Energy, dall’aroma dolce e con effetto stimolante, la Equilibrium CBD, dall’aroma speziato e con un ottimo bilanciamento tra effetto fisico e mentale e la Relax CBD con un forte potere rilassante che aiuta a distendere gli spasmi muscolari. di Carlos Rafael Esposito
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CANNABIS FAIR
CANAPA MUNDI 2017 Il maggior punto di forza della rassegna parte dalle persone che la animano: una comunità di persone entusiaste ed altamente professionali cresciute nella comune frequentazione di San Lorenzo, il quartiere di Roma dove nel corso degli ultimi decenni si sono evolute forme originali di vita e di produzione, ma anche di lotte e di conflitti e dove è nata anche l’esperienza dei primi canapai. Da questo humus non poteva che nascere qualcosa di costruttivo che si è espresso in tre giorni di interventi scientifici e politici intorno alla coltura e cultura della canapa, annunciati da un poster di sicuro effetto ideato all’artista statunitense italo-svizzero Ivan Art che è intervenuto durante i tre giorni tempestando di ritratti i visitatori che si sono generalmente deliziati della sua incredibile presenza. Quello di Ivan è un mondo meraviglioso ed è possibile costruirlo ma dobbiamo conquistarcelo, anche a spinta. Quest’anno a Canapa Mundi abbiamo assistito anche ad una crescente professionalizzazione: 32 ricercatori, 11 Università e 4 centri di ricerca hanno assicurato la loro presenza, con contenuti di alta qualità politica e scientifica convenuti per la prima conferenza annuale sulla canapa. Gli incontri erano suddivisi tra una prima giornata coordinata da Mario Rosato, giornalista di Agronotizie – testata interamente indirizzata alla canapa industriale – che vede il nostro paese ai primi posti in Europa con Paolo Casoria, Paolo Guarnaccia, Giovanna Battelli, Nicoletta Ravasio, Giorgio Testa, Emiliano Stefanini, Patrizia Aversa e
Stefano Amaducci. Sabato 18 febbraio la mattinata coordinata da Fabrizio Dentini è stata dedicata ai cannabinoidi in medicina mentre nel pomeriggio Marco Rossi dell’Università La Sapienza ha moderato interventi legati alla tutela legale dei grower. Last but not least la sezione domenicale “Canapa nel mondo” con il giornalista Daniele Barbieri, considerato uno dei maggiori esperti italiani di fantascienza. Per finire la discussione si è fatta più politica: tra gli scenari ambivalenti della Spagna di Alessandro Oria, fondatore di Assonabis, la Jamaica con Carla di Gullotta, gli orrori del Messico con Fabrizio Lorusso. Infine, con le esperienze newyorchesi di Dana Beal ed il sottoscritto intorno alle mobilitazioni durante l'UNGASS 2016 con il movimento antiproibizionista mondiale il cerchio si è chiuso. Anche quest’anno tutto è andato bene a dimostrazione di come la tenacia, l’amore e lo sforzo di tanta gente sia un elemento quasi invincibile del movimento pro-canapa. Forse anche a cementare l’impressione di forte equilibrio e di una sovranità non osteggiata da tutta la crew anche rispetto ai media che hanno accolto con molto favore la manifestazione. A cui va il massimo rispetto. Tra gli elementi estremamente innovativi del made in Italy una novità veneziana, un bong artistico 420 in vetro di Murano, una iniziativa di Davide Viganò e amici, ideando con i mastri vetrai un pezzo unico veramente cult e di altissima qualità.
A conferma del sottotitolo -la Fiera che non ti aspetti- si sono in effetti incrociati personaggi incredibili come Dana la sempre splendida stilista bolognese con il vecchio militante Dana Beal, l'immarcescibile grande vecchio della Million Marijuana March, attivo da oltre quarant’anni nella battaglia per la cannabis e fautore di progetti terapeutici con l’iboga, un’altra pianta di cura pesantemente discriminata dal Ministro Lorenzin. Sono stati tre giorni di passione tra seminari, dibattiti ma anche per i bambini che hanno trovato una mini palestra in cui divertirsi con delle bravissime animatrici che li hanno intrattenuti tra colori e disegni con giochi psicomotori, giocoleria e magia interattiva e una postazione di face painting. Sono stati insegnati ai bimbi l'idea del riciclo e del riuso con la canapa dando nuova vita a materiali altrimenti destinati alla spazzatura. L’Isola che non c’è, questo spazio dedicato ai più piccoli, è stata veramente un’altra incredibile risorsa della fiera. Non poteva mancare un omaggio fotografico a Franco Loja, lo storico seed hunter scomparso recentemente durante un viaggio in Africa agli inizi di gennaio. Creatore di varie genetiche per la Green House, il suo ricordo vive nel cuore di tutti noi. Mentre la fotografa Maria Novella ci ha ricordato con le sue toccanti immagini della quotidianità delle persone che convivono con la malattia grazie alla cannabis e che chiedono molto semplicemente di condurre una vita migliore.
QUEST’ANNO A CANAPA MUNDI ABBIAMO ASSISTITO ANCHE AD UNA CRESCENTE PROFESSIONALIZZAZIONE: 32 RICERCATORI, 11 UNIVERSITÀ E 4 CENTRI DI RICERCA HANNO ASSICURATO LA LORO PRESENZA Mentre fin dal 1977 gli immancabili gemelli Domenico e Settimo Bernardini rivisitano con il loro museo itinerante sorto inizialmente a Pisignano, nei pressi di Roma, il grande passato della canapa in Italia e in Europa di cui la fiera dimostra il grande ritorno. Un grande grazie va a Gennaro e Giulia, a Daniele Barbieri per il suo appassionato intervento su droghe e fantascienza, ad Alessandro Oria per il suo report sulla cannabis in Spagna, a Marco Rossi che ha ricercato con perizia gli effetti benefici della tassazione della cannabis e ai simpaticissimi e ai bravissimi avvocati Lorenzo Simonetti, Claudio Miglio e Christian Blasi che ci hanno ricordato come, nonostante i segni altalenanti che ci arrivano dai tribunali, occorre essere oltremodo impeccabili nel tutelarsi rispetto a detenzione, coltivazione, difendendo e diffondendo stili di vita sani e piacevoli.
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ANTIPRO
CANAPA DANUBIANA
LA COMMISSIONE DROGHE NARCOTICHE NON HA VOLUTO RECEPIRE NEPPURE QUANTO EMERSO POCHI Ma anche dal lato riformista sem- ria in plenaria la Cnd non ha voluto selezionatissime in mostra perbra calata la frenesia che aveva recepire neppure quanto emerso manente nella Esterhazygasse 34 MESI PRIMA ALL’UNGASS preceduto l’UNGASS di New York pochi mesi prima all’UNGASS di con la partecipazione delle migliori del 19-21 aprile 2016, che aveva New York. compagnie del mondo. Una mostra DI NEW YORK
Si è conclusa con tante domande la 60ma Commissione Droghe Narcotiche delle Nazioni unite che si è riunita dal 13 al 17 marzo a Vienna. Com’è universalmente noto molti paesi sono ora tentati dalla legalizzazione (o addirittura costretti come sta succedendo in Sudafrica) oppure da una riedizione e continuazione della guerra alle droghe. Lo slogan verso una società senza droghe è ormai di Enrico Fletzer appannaggio della Svezia.z
contagiato anche la diplomazia italiana, arrivata addirittura a parlare di decriminalizzazione della coltivazione di cannabis. Ma a parte qualche leggero cambiamento di accenti, nessuno ha potuto affrontare tematiche invise da nazioni potenti come Russia, Giappone, Cina ma anche da Svezia e Norvegia. Basti pensare che il termine riduzione del danno è ancora aborrito e che non si riesce a bandire la pena di morte e neppure le punizioni corporali per droghe e alcool. Per non parlare della regolazione della cannabis. O ancora meno della riforma radicale dei trattati. In mezzo, la questione dei diritti umani e della salute che proprio il proibizionismo rende inconciliabili con la missione stessa delle Nazioni Unite con l’ulteriormente complicazione dettata dall’ipocrisia. Così facendo gli organismi internazionali si rendono sempre più avulsi dalla realtà mentre di plena-
Che fare? Una crescente minoranza di paesi vorrebbe liberarsi dei vincoli che ostacolano politiche giuste ed efficaci come la regolazione legale della cannabis. A cui potrebbe aggiungersi il Sudafrica dopo la clamorosa sentenza che ha dichiarato anticostituzionale la legge che proibisce la dagga. Lo stallo è evidente, anche perché all’UNGASS i singoli stati avevano dichiarato “di esser d’accordo sul non esser d’accordo” mentre paesi come l’Italia pare evitano di considerare soluzioni alternative
E che dire del fronte progressista che insiste sulle frasi spesso svuotate di mordente come la difesa dei diritti umani o della salute ? Una volta fuori dal VIC il senso di frustrazione tende a relativizzarsi. A pochi kilometri ci si può deliziare gli occhi alla Hemp Embassy, uno show room di piante di genetiche
permanente destinata a chi abbia superato i sedici anni di età e voglia deliziare lo spirito. A tutti e non solo ai consumatori di cannabis, la Commissione Droghe delle Nazioni Unite appare a questo punto come un vero e proprio spreco di risorse pubbliche se non un crimine. Anche perché ormai nessuno mette in dubbio come le attuali politiche siano costituzionalmente in contrasto con il diritto alla salute e alla libertà, alla faccia di chi non fa altro che ripetere anno dopo anno la stanca litania di essere “a favore dello sviluppo alternativo per la lotta alla produzione illegale di droga” come ha affermato anche in questa occasione l’ ambasciatrice italiana Maria Assunta Accili. Nonostante la muffa, la sessantesima CND è stata una tappa importante per chi voglia capire dove potrebbe dirigersi il mondo e con chi occorre fare dei pezzi di strada come con una persona delizio-
sa, quale l’ex presidente nonché ministro degli Interni elvetico Ruth Dreifuss, presidente della Global Commission on Drugs che insiste sulla decriminalizzazione totale. Ma anche un poliziotto belga, Peter Muyshondt ha dimostrato un forte impegno civile quasi superiore per qualità al suo addestramento di agente scelto e che rimpiange di esser stato poco d’aiuto al suo fratello morto per overdose. Chiamando addirittura all'azione diretta. Il suo è un riconoscimento esplicito della totale inutilità della repressione. E nonostante l’inerzia denunciata da Jindrich Voboril, coordinatore nazionale ceco sulle droghe, le possibilità di cambiamenti reali provenienti da questi consessi sono legate a quel vasto mondo di operatori ed attivisti che cercano di federare le situazioni suscettibili di miglioramento. È il caso dei Forum Legali proposti da alcuni attivisti legati alla rete di Encod riguardanti le politiche locali tra Praga e la Catalogna, possibili alleati di un fronte progressista locale o regionale, un possibile nucleo di città e regioni che si federano e che possibilmente si ribellano al proibizionismo con prospettive assolutamente pratiche come la regolamentazione del mercato della cannabis, le stanze del consumo e un atteggiamento maturo. Con tanti militanti antiproibizionisti che hanno partecipato a pieno titolo alle discussioni invadendo con successo le casematte della reazione. Posizioni ancora minoritarie alla CND dove continua a valere il principio, come ci ricorda lo scrittore Antonio Escohotado, secondo cui “le droghe pericolose sono le droghe proibite”. Secondo questo input è la proibizione che determina la natura farmacologica di qualcosa, invece di essere questa natura il fattore che determina la sua proibizione. Pretendere il contrario, durante sessanta anni, è stato un modo di preparare la società affinché accettasse l’inevitabile crescita della amministrazione pubblica.
BELPAESE
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UN’EQUAZIONE SBAGLIATA IL MONDO ANTIPROIBIZIONISTA ITALIANO DI FRONTE ALL’IPOTESI LEGALIZZAZIONE Chi sono gli antiproibizionisti? Una domanda apparentemente elementare che però nel nostro paese non riesce ad avere una risposta univoca. Personalmente ho sempre creduto che questo termine calzasse quanti si battevano per la legalizzazione a 360° di una determinata sostanza – la cannabis, nel nostro caso – e si adoperavano per portare le loro istanze a livello istituzionale. Questo almeno quanto l’etimologia della parola suggerisce. Eppure nel nostro bello stivale, si sa, tutto si risolve (o riduce) facilmente in opinione e così anche il termine “antiproibizionista” è di Giovanna Dark diventato opinabile. Ora che la discussione sulla legalizzazione della cannabis è entrata nel vivo dei
di tutto un’erba medicinale e non una droga che porta automaticamente alla tossicodipendenza. In Italia il concetto lo abbiamo interiorizzato prima di altri in Europa e, con il decreto ministeriale n.98 del 28 aprile 2007 a firma dell’allora Ministro della Sanità Livia Turco, abbiamo riconosciuto l’uso medico della sostanza e segnato le linee guida con cui negli anni seguenti le regioni (11 ad oggi) avrebbero regolato la distribuzione e la copertura sanitaria. La legge FiniGiovanardi e la pesante cappa ideologica che le ha fatto da corollario ne hanno purtroppo vanificato i risultati ma è un dato di fatto che nel nostro paese, il concetto di cannabis medici-
cializzazione della canapa e spingono affinché si bypassi il mercato e si depenalizzi finalmente la coltivazione a scopo personale. D’altra parte, come dargli torto? Se si ha la possibilità di decidere le regole del nuovo gioco, perché stralciare di netto quelle potrebbero favorire le tasche del singolo cittadino e scalfire la grande industria? Una domanda che dovrebbe avere una risposta politica ma a cui spesso si risponde appunto con la diversificazione tra cannabis medica e ludica, o meglio, sminuendo il fattore ludico. Si risponde che la cannabis è un farmaco e che la standardizzazione dei suoi principi attivi è necessaria a garantire la tutela del
POSSONO DAVVERO CHIAMARSI ANTIPROIBIZIONISTI QUANTI TRASCURANO L’USO LUDICO DELLA CANNABIS E LA PRESENTANO SOLO COME FARMACO? lavori parlamentari e che la società civile ha rimosso il tabù legato allo spettro dello “stupefacente”, l’Italia ha davanti a sé la possibilità di riabilitare finalmente la pianta ma tra i soggetti che più attivamente si sono mobilitati per arrivare a questo punto, paradossalmente, non c’è accordo su come proseguire. Il punto fondamentalmente è uno ed è squisitamente dicotomico: marijuana terapeutica VS marijuana ricreativa. Ovvero, l’annosa questione pazienti contro consumatori ludici. È infatti innegabile che vi sia una differenza reale tra chi consuma cannabis per diletto e chi la consuma per necessità, che un malato di sclerosi multipla che fuma uno spinello venga visto in modo diverso da un liceale che compie lo stesso gesto. Ma ai fini del dibattito, distinguere tra pazienti e “fattoni” rappresenta spesso un auto-
gol ed è qui che la nostra querelle va a parare. Se negli Stati Uniti e più in generale nel dibattito pubblico è avvenuto il cosiddetto “shift” che ha permesso lo sdoganamento della sostanza, lo si deve infatti soprattutto ai malati, che con la loro voce hanno ricordato al mondo come la cannabis sia prima
nale è istituzionalmente accettato e regolamentato da un decennio. E qui arriviamo al nodo della questione che sta dividendo il mondo antiproibizionista italiano: se la cannabis medica è ad oggi una voce già presente in Gazzetta Ufficiale, possono davvero chiamarsi antiproibizionisti quanti trascurano l’uso ludico della cannabis e la presentano solo come farmaco? Una questione di forma che però non prescinde la sostanza: se l’approvvigionamento medico è già garantito – seppure con i suoi moltissimi limiti –, perché ha poco senso battersi per l’autoproduzione? Il testo che giace in attesa di essere discusso a Montecitorio è al momento l’unico proiettile in canna e, nel mondo cannabico, molti temono che la conditio sine qua non per l’approvazione della legge sia tranciare di netto il paragrafo relativo all’ammissibilità dell’autoproduzione fino a 5 piante e della coltivazione in forma associata. In tanti nel mondo antiproibizionista storcono il naso di fronte all’eccessivo entusiasmo mostrato nei confronti delle potenzialità di commer-
paziente. Si risponde che la cannabis è comunque una sostanza da tenere controllata e che il fai da te non è consigliabile anche se l’erba non serve a curarti. L’idea che si trae dagli interventi delle associazioni che hanno partecipato alla stesura dell’attuale proposta di legge è che l’aspetto ludico del consumo sia naturalmente subordinabile a quello medico e che, se si vuole arrivare alla legalizzazione, sia necessario lasciare che siano il mercato e la politica a regolarne i termini, a partire dall’utilizzo medico. Un’equazione sbagliata alla radice, perché dimentica in primo luogo che la cannabis è una pianta e che in quanto tale non può essere aggettivata, né tantomeno ristretta a coltivazioni autorizzate. Un’equazione sbagliata nella misura in cui considera intrinsecamente alcuni fruitori diversi da altri e li esclude da un raggio di azione che dovrebbe interessare, arrivati al 2017, soprattutto le libertà civili. Davvero un peccato che queste frizioni tra gli antiproibizionisti italiani non riescano a risolversi ora, perché l’unica equazione di cui tutti conosciamo la positiva soluzione è che, in fondo, l’unione fa la forza.
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INTERVIEW
SCEGLIERE DI SEGUIRE UNA PASSIONE E CAMBIARE VITA
INSEGUENDO I SOGNI “HO LASCIATO LA MIA VITA E IL MIO LAVORO IN UN NEGOZIO DI UNA In Spagna vige l'arte di arrangiarsi, SSIT: Presentati ai nostri lettori. energie e capacità, potremmo occu- bisogna saper montare quadri come un GRANDE CITTÀ PER Sono un ragazzo giovane. Ho lasciato la parci di più del nostro ambiente e gua- elettricista esperto, rubinetti come gli mia vita e il mio lavoro in un negozio di dagnare una vita più interessante, più idraulici professionali e via dicendo. Devi VENIRE IN SPAGNA AD una grande città per venire in Spagna stimolante e più piena. saper fare un po’ di tutto, come cablaad occuparmi della coltivazione della re l'aria condizionata e altre rotture di OCCUPARMI DELLA cannabis che è una mia passione. Ho ricercato uno stile di vita che mi scatole, non si può abbassare la guardia permettesse di dedicare tempo a ciò un attimo che la pace finisce subito. La COLTIVAZIONE DELLA Dire che ti occupi di cannabis cosa che più mi piace quindi l'erba, la mia mia fortuna è stata incontrare persone significa? Sei un coltivatore? casetta, i miei hobby personali, la che hanno lavorato per anni nei cantie- CANNABIS CHE È UNA Si, sono un coltivatore. Coltivo in casa mia fidanzata... Credo che la mari- ri. Ho imparato tutta l'impiantistica da mia per me e per un social club di un juana sia sbagliato che sia illegale, persone che hanno lavorato per anni in MIA PASSIONE.” In questo numero intervisterò l'ennesimo ragazzo che ha ad operare e quindi coniugando teoria pratica nel minor tempo possibile e lasciato il suo paese per inseguire un sogno. Ciò che colpisce è enella maniera più intelligente. lo stato d'animo di ogni persona che ho intervistato: sono tutti Cosa significa nella maniera più di CBG felici e molto meno stressati. intelligente?
mio amico. Ho cinque lampade e da solo riesco a gestirle senza problemi. Questa è adesso la mia vita.
la vorrei e con un mercato libero più professionale come esiste negli Stati Uniti d'America.
Avresti mai pensato a questa tua situazione qualche anno fa? Cosa ti ha spinto a cambiare vita?
Come hai iniziato nel mondo della coltivazione? Sei venuto all'estero subito?
Pensando alla vecchia vita è chiaro che ti mancano gli amici e il tuo piccolo mondo. Quando sei ragazzino ti crei delle connessioni che è molto difficile abbandonare ma con una buona dose di coraggio si può riuscire a cambiare la propria vita. Piuttosto che stare male sono dell'opinione che sia meglio andarsene.
Prima sono andato ad Amsterdam ma la situazione non era così buona perché le leggi andavano cambiando verso un inasprimento delle pene verso i coltivatori. Quindi sono andato a Barcellona perché avevo dei contatti e in Spagna le leggi sono più permissive per chi come me ha voglia di perseguire il proprio hobby casalingo. Non sono un coltivatore seriale, non sarebbe permesso nemmeno qui. Per me è importante non andare in galera perché non mi sento un criminale, faccio la marijuana onestamente pagando le bollette dell'elettricità e dell'acqua che consumo.
Le motivazioni che mi hanno spinto sono che sostanzialmente non stavo bene dove stavo. Lavoravo ogni giorno otto ore per sei giorni alla settimana senza sapere dove sarei finito e cosa avrei fatto nel futuro. Meditandoci sopra ho preso la decisione di andarmene e seguire una mia passione: la coltivazione della marijuana.
Quando hai deciso di cambiare vita cosa sei andato cercando? L'ambiente che ci circonda è importantissimo perché se uno si droga come una merda e si butta via è perché sta male li. Visto che noi tutti abbiamo
Che consigli ti senti di dare a chi vorrebbe saperne di più? Il primo approccio alla coltivazione è secondo me il raffrontare le nozioni che si hanno, o che comunque si possono acquisire leggendole su internet o su una guida, rapportandole allo spazi che si ha, al contesto dove ci si trova
altri campi che non siano la marijuana. In giro per le case di conoscenti ho visto impianti da far paura, con una marea di problemi e tanti problemi.
Cosa speri in un futuro possa migliorare la situazione di limbo legale che esiste in Spagna? Manca tutela legale per noi che vogliamo lavorare, abbiamo poche lampade e non siamo trafficanti. Se mi chiedessero di pagare le tasse sulla produzione sarei felice di farlo.
Come coltivi? Coltivo tutto biologico, vorrei dire 100% ma in realtà è organo minerale, perché oltre ai miei macerati di ortica e canapa autoprodotti, utilizzo anche del PK minerale per ingrossare un poco le infiorescenze. Credo la mano della chimica sia indispensabile per la buona riuscita di una fioritura.
Grazie per la tua testimonianza, vuoi lasciare i nostri lettori con delle tue parole? Certo! Fatevi coraggio ragazzi non abbandonatevi alla routine e non fate gli stronzi, impegnatevi per voi stessi. Viaggiate, andate in giro, non fate la muffa, non accontentatevi.
BANCHE DI SEMI
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DINAMED: ARRIVANO LE CBD DOMINANTI Dinamed è una varietà attesa da tanto tempo sulla scena della cannabis ad uso medico. Tutta la sua discendenza è CBD dominante, con un tasso CBD:THC minimo pari a 10:1, al quale va ad aggiungersi l’alta qualità organolettica del prodotto finale. Dinafem avrebbe potuto tenersela per sé, evitando così i plagi, ma ha deciso di condividerla con l’umanità, per permetterne l’uso a tutti pazienti che ne hanno bisogno. L’avventura comincia con la germinazione e coltivazione di un elevato numero di regolari di Dancehall. Il breeder principale di Dinafem, il professor OG, aveva acquistato questi semi direttamente da Jimi di Reggae Seeds, in una visita di cui abbiamo parlato in precedenti articoli. Sono state effettuate analisi su tutte le piante: uno sforzo titanico in cui il reparto analisi di Dinafem ha operato giorno e notte per un’intera settimana. Nella maggior parte dei maschi è stato rilevato un tenore di circa il 2% di CBD, con un picco del 5% in un esemplare. Questo supermaschio è stato impiegato nell’impollinazione di una delle femmine selezionate con rapporto CBD:THC di 20:1, con CBD superiore al 19,5% e THC inferiore allo 0,85%. Questa femmina
H. Madera
si distingueva anch’essa per taglia ed odore. Dall’incrocio è stato poi ottenuto un lotto di semi che la banca ha destinato al miglioramento genetico vegetale.
Selezione in fase di coltura per la produzione di estratti Per questa stagione due membri del team Dinafem, Capitan Ozone e Mr. A, hanno realizzato una coltura per la produzione in proprio di estratti ad uso medico, con finalità benevole. La cura e la fertilizzazione delle piante sono state gestite in funzione di questo obiettivo medico: in particolare sono stati impiegati concimi ecologici, si è proceduto al lavaggio della terra, etc. Come base genetica hanno impiegato l’ibrido CBD dominante da loro appena ottenuto. Poiché la coltura non aveva finalità di miglioramento genetico
I bud secchi di Dinamed hanno un aspetto eccellente
vegetale, si è evitato di applicare alle piante il protocollo di analisi intensiva. In ogni caso il team si è reso subito conto della presenza di esemplari di altissima qualità e non ha resistito alla tentazione di conservare quelli più interessanti, facendo molta attenzione a scartare i tratti di ermafroditismo. Le caratteristiche in comune delle piante selezionate sono: un sapore degno di nota, una moderata necessità di cure e la preferenza per una fertilizzazione misurata. Le piante sono cresciute con un unico germoglio centrale e ramificazioni laterali scarse, caratteristiche che sono tutte state trasmesse alla loro discendenza. Dall’analisi del gruppo è stato poi confermato che si tratta di CBD dominanti. In merito alla coltura, Mr. A spiega: “L’intenzione originaria era di realizzare una coltura di piante medicinali. Non abbiamo mai pensato al miglioramento genetico, però i risultati eccellenti delle analisi non potevano non saltarci agli occhi. Alcuni esemplari erano davvero eccezionali. Siamo stati presi dal rimorso di averle ‘processate’ tutte, per questo motivo siamo andati nelle sale di coltura ed abbiamo scelto le nostre favorite con un criterio puramente intuitivo: le abbiamo giudicate soprattutto in base ad aspetto, odore, resina e produzione. Ricordo che erano begli esemplari, con tonalità violacea e di buona taglia. Le analisi hanno rivelato la presenza di livelli di THC bassissimi, con percentuali medie di CBD comprese fra il 10 e il 12% e rapporti variabili di CBD:THC (10:1, 15:1 fino ad arrivare a 20:1)”
I progetti di Dinamed
Olio per uso medico estratto da Dinamed
Sin dalla prima visita a Reggae Seeds, il professor OG mi ha sempre confessato la sua intenzione di ottenere una varietà CBD pura per i pazienti che ne hanno bisogno. Il problema di vendere una varietà CBD pura risiede nel fatto che è immediatamente esposta a plagi. Ad esempio, diverse stagioni fa Dinafem ha introdotto importanti migliorie nelle sue autofiorenti; nell’arco di alcuni mesi queste innovazioni sono state copiate. La concorrenza ha infatti creato nuove specie usando direttamente i pacchetti di semi Dinafem venduti al pubblico. Per risolvere questo problema di concorrenza, il professore ha creato una varietà CBD dominante con contenuti medi di CBD più vicini al 10% che al 20%. Ciò consente ad altre banche dei semi di utilizzarla per selezionare una CBD dominante, ma non un ibrido 1/1 di qualità, giacché per ottenere tale
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70 risultato si dovrebbe usare una varietà THC dominante, incrociata con un’altra CBD dominante di simile livello. In altri termini, una pianta CBD dominante intorno a un valore del 10% dovrebbe essere incrociata con un’altra con THC sempre di valore pari a circa il 10%, affinché il tenore medio di cannabinoidi non sia molto alto.
medicinali grazie alla cannabis. Noi abbiamo guadagnato bei soldi con i nostri semi. Abbiamo ora un mercato terapeutico che si sta aprendo, ma sappiamo che i semi in commercio sono inadeguati. Pur non rappresentando per noi un’iniziativa di lucro, abbiamo l’obbligo morale di introdurre questi semi di CBD puro, di modo che possano essere utilizzati in modo sicuro.”
All’atto di prendere questa decisione, il professor OG si è però trovato di fronte a un problema: fino a quel momento, tutte le madri CBD dominanti conservate dai selezionatori sono state destinate alla generazione di ibridi 1/1 con il massimo contenuto di cannabinoidi. In particolare il livello del CBD era pari a circa il 20% e per la realizzazione del progetto sarebbe stata necessaria un’altra ampia selezione che avrebbe comportato alcuni mesi di lavoro. Nel parlarne con il proprio team, Capitan Ozone e Mr. A si sono però ricordati di alcune madri con livelli di CBD medi da loro conservate. Sono state queste a costituire la base genetica utilizzata nella selezione Dinamed.
Dinamed è, soprattutto, una scommessa per dotare la neonata industria del CBD di una corretta base genetica. Come ci spiega il professor OG: “Negli ultimi anni la cannabis medica, il lato più apprezzato dell’industria della cannabis, ha conosciuto un forte sviluppo. In tutto il mondo ci sono pazienti che hanno bisogno del CBD, ma l’Epidiolex non è la soluzione; si tratta infatti di una terapia molto cara ed inaccessibile per molti pazienti. In quanto agli oli di CBD presenti sul mercato, molti sono di scarsa qualità, presentano concentrazioni insufficienti e anche residui di solventi ed altri contaminanti. Il CBD aiuterà molti destinatari sotto vari aspetti, dall’ambito medico a quello farmaceutico, fino ad arrivare alla cosmesi o all’uso ricreativo. Esiste un’industria del CBD che continua a crescere ed a svilupparsi; le ultime stime parlano di un valore che si aggira su alcuni miliardi di euro. Al tempo stesso sussiste il grande paradosso che la disponibilità di semi di qualità CBD dominante è molto scarsa, ma il seme costituisce la base primaria dell’industria della cannabis.”
Nei cloni i livelli di CBD sono superiori al 10%, potendo arrivare fino al 14% negli esemplari coltivati a partire dai semi, mentre il THC rilevato si colloca attorno allo 0,5%, o fino all’1% in alcuni casi. Per questo motivo è stato dichiarato un rapporto minimo CBD:THC di 10/1.
Dinamed e la responsabilità sociale Nel’immettere Dinamed sul mercato, la banca si limita ad offrire un’altra varietà o ad introdurre un ibrido innovativo ma va molto più in là: intende soprattutto aiutare pazienti, anche al costo di subire plagi da parte di altre banche di semi. Come ci spiega il professor OG: “Le case farmaceutiche che utilizzano cannabis desiderano ottenerne il monopolio. Il loro criterio principale è monetizzare al massimo, anche passando sopra alle sofferenze della gente o all’obiettivo di favorire il miglioramento genetico della cannabis. Dagli anni 80 del secolo scorso, grazie alle ricerche di Mechoulam, sappiamo che le varietà CBD dominanti possono giovare a pazienti che soffrono di patologie gravi, come ad esempio l’epilessia infantile, ma i progressi realizzati nel miglioramento della qualità della vita di questi pazienti sono scarsi. Quando il lavoro di un’impresa può essere utile al prossimo questa impresa ha una responsabilità sociale. Non mi sentirei con la coscienza a posto se, nel mio lavoro di selezionatore, pur potendo aiutare dei bambini, evitassi di farlo per massimizzare i miei profitti. Siamo consapevoli che la concorrenza ci copierà, ma poco importa rispetto alla gratificazione che otterremmo aiutando questi bambini ed orientando la produzione della cannabis verso un percorso che riteniamo virtuoso. Abbiamo una vocazione per aiutare il prossimo: questo è il primo passo importante che facciamo, ma ce ne saranno altri.” In questo desiderio di aiutare i malati il professore ha ricevuto ampio supporto da parte del team
Dinamed tende a formare un bel germoglio centrale
di Dinafem. Uno dei fondatori della società, Pablo, spiega: “20 anni fa, quando abbiamo mossi i primi passi nell’industria della cannabis, il segmento dei prodotti ad uso medico era per me un obiettivo lontano. Ogni qual volta un cliente mi raccontava che utilizzava la cannabis in terapie mediche non riuscivo a capirlo. Poi ho sentito tante altre storie simili, che hanno finito per convincermi in merito all’utilità della cannabis come pianta medicinale. Ad esempio, quando il professor OG ha Struttura di Dinamed
deciso di selezionare ed introdurre sul mercato una CBD dominante, io avevo appena conosciuto un uomo che aveva un figlio affetto dalla sindrome di Dravet: mi raccontava che suo figlio aveva ogni giorno svariati attacchi ed era consapevole che ogni crisi poteva essere l’ultima occasione di vederlo in vita. Ho un figlio della stessa età e questo racconto mi ha colpito profondamente. Ho anche conosciuto in una fiera un canadese di 27 anni che soffriva di epilessia e non prendeva più
Conclusioni La comparsa di Dinamed sul mercato comporterà una grande svolta nella cannabis ad uso medico; in quanto a rapporto CBD:THC la banca offre una proporzione dominante di CBD pari a circa 10:1, pur mantenendo valori eccellenti in tutti gli altri parametri. Chiunque necessiti di una varietà con predominanza di CBD può già coltivarla, senza dover effettuare ulteriori analisi, perché il tratto si è stabilizzato in tutta la discendenza. Questa caratteristica permetterà ai pazienti di accedere a CBD di prima qualità e realizzarne estratti, con i quali otterranno risultati sicuramente migliori rispetto agli oli di CBD estratti dalla canapa industriale e meno efficaci. È un prodotto che si presta anche ad applicazioni ricreative; ad esempio in Svizzera si registra un’esplosione nelle vendite di fiori ricchi di CBD, di sapore gradevole e con effetto attenuato, che alcuni preferiscono a quello del THC. Il professor OG è di solito molto umile e non indulge in autocelebrazioni, ma su Dinamed si mostra molto sicuro: “Ti posso garantire che è la migliore opzione per un malato che necessita di una varietà CBD dominante e non ha né il tempo né i mezzi per condurre analisi. Inoltre è una pianta di buona qualità sotto ogni altro aspetto, in quanto la selezione delle progenitrici è stata fatta a partire da fattori quale odore, sapore ed aspetto.”
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COLTIVA CON STONEY TARK
DALLA A ALLA Z DELLA VECCHIA E NUOVA SCUOLA SSIT ha parlato di un elenco di 26 varietà che rappresentano la genetica di vecchia scuola e gli ibridi moderni. Con migliaia di varietà fra cui scegliere e con così tante società che sostengono di avere le genetiche originarie, abbiamo redatto un elenco generico delle caratteristiche e della storia delle varietà per dare un’idea migliore di come sono legate le une con le altre.
è stata utilizzata come la versione locale del meglio del meglio. La varietà originaria esiste ancora e molte delle nuove varietà Kush con un contenuto di THC del 25% o più contengono della Sour Diesel. Il motivo per cui la varietà è diventata una Sour Diesel è che la domanda era così elevata che avrebbe rovinato delle amicizie ed è stata chiamata Sour Diesel da chi ne coltiva i fiori.
FIREBALL O.G. Immagine di GBI
Immagine di Dutch Passion
di oggi e apprezzata dal cultore della vecchia scuola e dal fumatore moderno.
ICE
Per chi ama l’intensità e i sapori terrosi della vecchia scuola, la Ice è un incrocio di Skunk, Afgana e Northern Lights che diventa completamente bianca e ha un aroma di skunk con tocchi di benzina. Immagine di cccp
Fenotipo della San Fernando Valley O.G. che si è fatto strada nelle mani dei selezionatori americani. La Fireball O.G. prende il nome dai pistilli che diventano di colore rosso scuro, il che conferisce alla varietà un aspetto fiammeggiante. Originariamente era una varietà derivante solo da cloni e ne sono stati fatti semi femminizzati. Con un contenuto del 23% quando testata, è considerata un fenotipo molto potente e se incrociata con The White, si ottiene la White Fire O.G..
GIRL SCOUT COOKIES
AK-47
Uno dei nomi più famosi nella coltivazione domestica della cannabis. La AK-47 di vecchia scuola nata ad Amsterdam è un incrocio delle genetiche Colombiana, Messicana, Tailandese e Afgana. Una varietà a predominanza sativa che continua a offrire un effetto potente che ti incolla al divano. La AK-47 di vecchia scuola era nota per il sapore di prugna e la resa tipica della varietà a predominanza sativa. Creata nel 1992 da Serious Seeds, questa varietà ha vinto molti riconoscimenti ad Amsterdam per l’elevato contenuto di THC.
Non sono certo le cime più forti che possano essere fumate e hanno un contenuto di THC di circa il 12%. Questa varietà è ideale per un progetto di selezione o per i fumatori che ricercano un effetto chiaro. Nota localmente come Cali O e C.O.B, questa varietà si è fatta strada verso Amsterdam ed è stata trattata da Dutch Passion. Disponibile nei menù dei coffee shop come Orange Bud, si è diffusa notevolmente a livello locale e fra i turisti.
HINDU KUSH
Ottenuta originariamente dai semi nella regione dell’Hindu Kush sulle montagne del Pakistan, Sensi Seeds ha messo questa varietà a catalogo oltre 20 anni fa. La landrace Hindu Kush è una varietà più piccola, appiccicosa e decisa che può avere una certa dolcezza nei fiori. Il periodo di fioritura dovrebbe essere attorno ai 50 giorni e la resa è incredibile, in considerazione del fatto che le genetiche sono di indica pura. Parte integrante di tutte le Kush Immagine di Sensi Seeds
DURBAN POISON
Sativa pura del Sudafrica, incrociata con la Florida O.G. per creare la Girl Scout Cookies. Nota per il potente effetto cerebrale, questa varietà è simile alla Power Plant nel senso della landrace. Varietà molto dolce che diventa viola mentre fiorisce e per cui sono necessarie 9 settimane per arrivare al raccolto.
CALIFORNIA ORANGE
Il nome di questa varietà nasce in California ed è nota come miscela complessa di genetiche di indica e sativa. La California Orange è diventata famosa e si è diffusa sulla costa orientale per il fumo fruttato e di buccia di limone con un effetto chiaro ed equilibrato.
SOUR DIESEL DELLA COSTA ORIENTALE Senza dubbio, è la varietà più cercata su Google a livello mondiale, ma sussiste ancora molto mistero attorno a essa. Per fare le cose in modo semplice, la Sour Diesel è stata portata sulla costa orientale ed
Vincitrice della Cannabis Cup e varietà molto affidabile e solida, la Ice rappresenta il meglio della vecchia scuola in un’unica pianta uniforme. Nirvana ha selezionato i fenotipi vincenti da incrociare con migliaia di piante per perfezionare questo ibrido tripartito. Si chiama Ice perché sembra ricoperta di ghiaccio con il suo colore bianco, perché quasi tutta la pianta è ricoperta di tricomi e resina.
JACK HERER
Immagine di Dutch Passion
BLUE DREAM
Questa verità è incredibilmente diffusa in America e la richiesta è davvero schizzata alle stelle. Ci sono numerosi motivi per cui i coltivatori amano questo incrocio di Blueberry x Silver Haze, poiché le piante crescono con molta facilità, diventano molto grandi e producono grosse cime simili a haze con una struttura Blueberry. Il sapore è molto simile a quello di una buona UK Blueberry con un retrogusto molto profondo. Considerata una varietà molto facile da coltivare e con rese abbondanti, capirete perché è diventata questo colosso negli Stati Uniti. Se amate un’autentica UK Blueberry, provate questa varietà e vi innamorerete anche di questa.
Altro nome importante in America e l’ascesa delle Cookies ha portato alla creazione di un grande marchio. La Girl Scout Cookies è un incrocio di Florida O.G. x Durban Poison F1 e ha fatto un grande ingresso sulla scena della cannabis grazie a Berner di SF. La Cookies ha un aroma di kush e skunk che ti colpisce in pieno volto quando si apre un contenitore di queste cime scintillanti di colore viola e verde. La Cookies ha una resa elevata per essere una varietà Kush e sta diventando la varietà preferita di tutti coloro che la provano. Gli ibridi della Cookies sono la Cherry Pie e la Chem Cookies. Questa varietà è stata testata e ha un contenuto del 28% di THC e sta vendendo alla grande in America.
Leggenda e pioniera di una delle varietà più famose di sempre. Jack Herer ha incrociato Haze, Northern Lights e Skunk a metà degli anni Novanta per creare un ibrido speziato con sapore di mango e pino che ha vinto numerosi riconoscimenti. È una varietà a predominanza sativa è perfetta per chi voglia avere un effetto creativo ed energico. Jack ha lavorato su questa varietà e negli anni Novanta ha creato un fenotipo considerato ibrido di indica al 55%. Quando si coltiva questa varietà, ci si possono aspettare fenotipi diversi che normalmente tendono verso la Immagine di Sensi Seeds
74 haze, ma ad ogni modo, è una cannabis di elevato livello, per un vero conoscitore.
quando si strofina l’ortica e può quindi far prudere le dita quando a contatto con cime che contengono genetica Northern Lights.
KOSHER KUSH
Vincitrice della Indica Cup nel 2010 e nel 2011, DNA Genetics ha creato questa Kush, nota per il fantastico retrogusto fruttato e l’incredibile effetto. Quando si coltiva questa varietà, la pianta è estremamente aromatica ed esprimerà l’autentica genetica di Los Angeles, con un contenuto di THC del 29%: l’effetto sarà potente anche per il fumatore più navigato. Si può trovare una buona Kosher Kush nel menù dei coffee shop a un prezzo di circa 15 euro al grammo. È senz’altro una delle Kush più aromatiche in circolazione, quindi state pronti se coltivate questa varietà.
LARRY O.G.
Ibrido di Kush della San Fernando Valley e O.G. Kush, del selezionatore Swerve di Cali Connection. Questa Kush ha un autentico aroma e sapore di limone ed è stata anche chiamata Lemon Larry. La Larry O.G. è una varietà forte ma non potente quanto gli altri incroci di O.G. Kush, il che rende la varietà un’ottima scelta per fumare di giorno senza avere gli effetti soporiferi tipici di una Kush.
O.G. KUSH
O.G. sta per Ocean Grown, il che significa che è stata selezionata in qualche zona della California. I semi della landrace originaria sono stati riportati negli Stati Uniti e sono stati trattati come se fossero ad Amsterdam. Durante numerosi incroci e la selezione fenotipica, un fenotipo è stato considerato il vero e l’unico e quindi è stato conservato e ha cominciato a circolare lungo la costa occidentale della California. La storia secondo cui la O.G. Kush fosse la Chem Dog 91 è vera, ma il fenotipo che è stato selezionato e tenuto in vita sarà sempre conosciuto come O.G. Kush o semplicemente come Kush. L’odore di un’autentica O.G. Kush dovrebbe essere fantasmagorico e avere accenti di buccia di limone marcio.
POWER PLANT
Landrace sativa sudafricana nota per la resa enorme, ma anche forte produttrice indoor. Power Plant l’ha chiamata così per le sue dimensioni e la sua
varietà si può trovare nei menù dei coffee shop di Amsterdam ed è stata persino trovata nei dispensari in America. Incrocio di Sour Diesel e Silver Haze che arriva a maturazione in 77 giorni e produce cime lunghe e spesse che hanno una resa migliore della Diesel, un effetto potente e che aumenta a livelli altissimi, che può essere un po’ eccessivo per i fumatori alle prime armi.
VIOLATOR KUSH
Incrocio di Pakistana e Hindu Kush di Barney’s Farm, pianta piccola dal sapore muschiato terroso con un’ottima resa e un’elevata produzione di resina. Retrogusto dolce e pungente ed effetto potente che possono attaccarvi al divano per ore. Cresceranno piccole cime dense di Kush ma in grande abbondanza, quindi si tratta di una varietà ideale per chi voglia un ibrido produttivo di Kush.
TRAINWRECK
Sono circolate strane leggende sulle origini della Trainwreck e del suo nome. La più diffusa è quella secondo cui un coltivatore ha salvato una pianta da un disastro dopo che un treno era deragliato ed era caduto nell’area dove questa pianta cresceva in natura. È difficile da credere e quando si coltiva questa varietà, si capisce perché viene chiamata Trainwreck, ossia treno deragliato, dopo che le piante sono ricoperte
WHITE RUSSIAN
Una delle varietà di White più famose e quella che si ritiene abbia la potenza che mancava alle altre varietà di White. Creata da Serious Seeds, questa varietà è una grande produttrice e può essere coltivata in qualsiasi ambiente. Le cime hanno un aroma più dolce delle altre varietà di White e un sapore terroso, seguito da un effetto cerebrale da
Immagine di GBI
Immagine di Dutch Passion
MASTER KUSH
Altra varietà disponibile da Sensi Seeds negli anni Novanta. Questo ibrido di Kush rappresenta il meglio delle montagne dell’Hindu Kush, perciò c’è da aspettarsi un sapore di charas e un aroma terroso con questa landrace della vecchia scuola. Il breve periodo di fioritura e la qualità di questa varietà selezionata ad Amsterdam, la rendono disponibile da tempo. Questi semi sono fra i più economici di Sensi Seeds ma sono di una genetica di qualità della vecchia scuola. Non troverete il sapore deciso di limone con questa linea di Kush, ma piuttosto un profondo sapore di hashish terroso con un po’ di dolcezza.
NORTHERN LIGHTS
Una delle varietà originarie con cui hanno familiarità molti fumatori più navigati. Questa indica pura è nota per la sua affidabilità, la buona resa e l’effetto potente. Questo incrocio di landrace afgana e tailandese la rende una pianta perfetta per chi non ha molto spazio. La Northern Lights era considerata una delle varietà pioniere che hanno permesso la creazione e l’incrocio con pool genetici solidi e affidabili di così tante altre varietà. I piccoli grower coltivavano la Northern Lights in SOG dato Immagine di Sensi Seeds
produzione e ha un sapore pepato terroso e un effetto cerebrale intenso. Pianta molto resistente che dà ottimi risultati outdoor e grandi ricompense indoor. Non è la cannabis dal miglior sapore in circolazione, ma è ottima da utilizzare per migliorare il sapore e mantenere la resa abbondante.
QUERKLE
Incrocio di Purple Urkle e Space Queen, un forte odore di uva e un aroma di bacche dolci di TGA Genetics. Ibrido fortemente ricoperto di resina che fiorisce con cime spesse ricoperte di tonalità violacee. Quando la si fuma, questa varietà può dare un effetto molto euforico e trasognante, ma c’è anche una parte energica che garantisce l’equilibrio per il fumatore. Ideale per rilassare la mente e il corpo e quindi per chi non fuma tutti i giorni.
ROMULAN
che questa varietà rimaneva bassa ed era facile da gestire. Va ricordato che la varietà Northern Lights può provocare irritazione cutanea quando la si gestisce o la si strofina. Sulla base della mia esperienza personale, la sensazione quando si tocca una vera Northern Lights è simile a quella provata
Originaria della British Columbia in Canada, questa varietà è una pianta a predominanza indica con un effetto narcotico estremamente forte. È nota per le proprietà terapeutiche ed è ricercata nei dispensari locali in America. Romulan è un incrocio di un’Indica e di una White Rhino e rimane piccola e tozza, producendo cime dure e spesse simili a quelle della White Rhino. Famosa per il trattamento dei danni neurali, questa varietà può essere considerata a elevato contenuto di CBD ed è cannabis ad alto valore medico.
SUPER SILVER SOUR DIESEL HAZE
Si tratta di una varietà selezionata da J.D. di Connoisseur Genetics ed è nota per il vigore ibrido. Chiamata SSSDH per brevità, questa
di fiori. Il calice della Trainwreck è enorme rispetto alla cannabis media e per molto tempo la Trainwreck ha smosso le acque. Il coffee shop Green House vende anche questa varietà nel proprio menù a un prezzo ragionevole e ha sempre un buon effetto.
urlo e un forte effetto fisico. Incrocio di una White Widow e di una AK47, che risulta avere un contenuto di oltre il 22% di THC. Pioniera per una delle varietà originarie più forti in circolazione.
YODA O.G. UNDERDOG O.G.
La Underdog O.G. è una varietà risultante solo da clone dei selezionatori di Loompa Farms. È nota anche come Candy Kush per il suo intenso aroma e sapore. Ottima per gli effetti medici e come analgesico, lascia anche un piacevole effetto cerebrale quando fumata. Kush dal sapore meraviglioso utilizzata in molti degli incroci più prestigiosi di Kush negli ultimi anni.
Altro fenotipo di O.G. Kush incrociato per diventare una pianta dal sapore di limone super potente. Famosa negli Stati Uniti e disponibile solo sotto forma di clone, ha cime massicce ricoperte di bianco con lunghi pilucchi di color arancione. Il sapore è noto come umido e di pino e agrume, il che la rende ottima la sera e un’altra autentica varietà di cannabis per uso medico.
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COLTIVA CON STONEY TARK
COLTIVARE NEL SUD EUROPA
PREPARARE I SEMI PER LA PRIMAVERA Come e quando far germinare i semi
Siete all’inizio della vostra nuova coltura e se coltivate semi regolari, femminizzati, autofiorenti o normali, dovrete cominciare nel modo giusto. I nuovi coltivatori dovrebbero fare molta coltivazione quando fanno germinare i semi e i 2 modi per farlo sono quelli di metterli in un bicchiere d’acqua a temperatura ambiente e lasciarli al buio, oppure di metterli fra due fogli di carta da cucina inumidita. Il metodo della carta inumidita è molto semplice e in questo modo creerete una base per i semi, che vi rimarranno fino a quando non iniziano a dividersi e compare la piccola radice bianca. Il modo più facile per applicare questo metodo è quello di utilizzare due piatti e creare una sorta di contenitore per la carta inumidita. Assicuratevi però che la carta non sia inzuppata perché i semi faranno fatica a germinare. Il secondo metodo è quello di mantenere i semi costantemente inumiditi e al buio, il che consente agli
stessi di germinare sul fondo di un bicchier d’acqua. Le pianticelle in questa fase non hanno bisogno di nutrienti, quindi va bene utilizzare acqua del rubinetto o in bottiglia. La parte buona di questo metodo è che i semi non buoni galleggeranno sulla superficie dell’acqua e non si depositeranno sul fondo dopo 24 ore. Vivere nel Sud Europa significa avere 12 ore di luce del sole che diventeranno 15 nei prossimi 3 mesi. Le temperature di giorno sono di 22-25 gradi e di notte di circa 15-20 gradi, a seconda della distanza dalla costa. È il momento perfetto per piantare i semi e metterli outdoor direttamente al sole.
In quale substrato dovrei coltivare e di che dimensioni dovrebbero essere i vasi?
Coltivare pianticelle in un substrato ricco di nutrienti, organico e ad alta carica microbica è fondamentale per farle partire nel modo migliore. È una buona idea consentire alle piante di raggiungere una determinata dimensione, per poi trapiantarle in un substrato
progettato per la fase di crescita e fioritura.
necessario, ma in piccole quantità, perché agisca con il Calcio.
Piantare in un vaso da 5 litri è ideale perché consentirà alle piante di stabilirsi correttamente e dà la possibilità di spostare la pianta a seconda di dove si trova il sole. Il mio mix outdoor preferito contiene perlite, terra diatomacea, guano di pipistrello, humus di lombrico e cocco. Questa combinazione offre alle radici abbondanti nutrienti di base, ma anche micro e macro nutrienti e mantiene un’ottima conta microbica.
Quando si alimentano delle pianticelle, conviene creare una soluzione nutriente più moderata, non forte. Le radici devono cercare i nutrienti e allungarsi fra una somministrazione e l’altra. È inoltre importante consentire al substrato di asciugare prima della somministrazione dall’alto o dal basso a seconda di quale si preferisca.
Cosa somministro per alimentarle?
Durante la fase iniziale e di crescita, le piante avranno bisogno di Azoto, Fosforo e Potassio per funzionare correttamente, ma i nutrienti fondamentali sono Azoto e Fosforo. Le radici avranno bisogno di Fosforo per creare nuove strutture e per sviluppare la ramificazione man mano che cresce la pianta. L’Azoto è necessario affinché le foglie diventino verdi e per promuovere una crescita lussureggiante. Anche il Potassio è
Ubicazione e varietà
Trapiantate le piante in crescita più tardi e tenete in considerazione alcuni aspetti. Quanta luce del sole riceveranno durante i prossimi mesi? Se siete anche in una posizione privilegiata, a causa di problemi strutturali, la luce non raggiunge le piante. Potreste per esempio avere un’ampia terrazza aperta dove arriva il sole fino agli ultimi minuti della sera. Questi fattori vi consentiranno di selezionare una varietà che diventerà molto forte dato il vostro spazio outdoor. Le varietà di indica danno cime piccole e dure come sassi con ramifi-
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cazione laterale omogenea, quindi, se avete la fortuna di avere uno spazio outdoor, le varietà di Kush e Indica renderanno fino a 1.000 grammi o più senza dover sostenerle. Le varietà di Sativa e Haze nell’Europa del Sud possono esplodere per 12 settimane abbondanti di fioritura e produrre 2.000 grammi o più per pianta. La varietà che attualmente va per la maggiore in Europa è la Critical che è molto apprezzata per il breve periodo di fioritura e densa struttura delle cime, ciononostante, l’unico difetto è che la potenza di questa varietà
particolare non è eccezionale. Un suggerimento quando si coltivano le pianticelle outdoor è proteggerle da giovani. Una buona idea è quella di mettere un grosso contenitore di plastica con dei fori sopra le piante per coprire le pianticelle delicate, perché così migliorerete le possibilità di sopravvivenza proteggendole da insetti, animali, vento forte e pioggia. Buona fortuna nel far crescere le vostre piccole! Pace e bene
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RISPOSTE DEL QUIZ: sulla coltivazione a pagina 31
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Collaboratori: Franco Casalone, Ed Rosenthal, Jorge Cervantes, Enrico Fletzer, Clod, Giovanna Dark, Hugo Madera, Huguito, Carlos Rafael Esposito, J. Searcher, Mr. Jose, Robert B., Stoney Tark, Jim Stewart e tanti altri. Traduzioni: Valefizz Indirizzo redazione: Soft Secrets Italia E-mail: italy@softsecrets.nl Pubblicità: Fabrizio E-mail: fabrizio@softsecrets.nl Tel: 0039 - 36 65 44 66 94 Soft Secrets è pubblicato nei Paesi seguenti: Paesi Bassi (Highlife Magazine), Germania, Austria, Svizzera,
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