LA RIVISTA DELLA CANNABIS DAL 1985
GRATIS Numero 6 - 2015
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27 Come scegliere e installare il giusto sistema di ventilazione
Sistemi passivi di coltivazione
46 Orange CBD, la selezione di una campionessa
56 Albania: il nuovo granaio dell’erba in Europa?
18+ Solo per adulti. Soft Secrets viene pubblicato sei volte all’anno dalla Discover Publisher BV, Paesi Bassi
Legalizzazione: cominciamo a discuterne seriamente di Giovanna Dark
AMSTERDAM
RRY SENSI-STAR DELAHAZE PANDORA BELLADONNA WAPPA ALL
La notizia risale a circa un mese fa ma vale la pena di riportarla in copertina: l'iter parlamentare sulla legalizzazione della cannabis comincerà già questo dicembre. Dopo essere stata ufficialmente presentata lo scorso luglio, la proposta dell'intergruppo parlamentare guidato da Benedetto Della Vedova e sottoscritta da più di 200 deputati di (quasi) tutti gli schieramenti, è stata calendarizzata ed entrerà in fase di discussione entro la fine del 2015. A deciderlo, lo scorso 1 ottobre, è stata la conferenza dei capigruppo dei partiti; decisione confermata dalla presidente della Camera Laura Boldrini. A chiederne l'accelerazione è stato il capogruppo di Sinistra e Libertà Arturo Scotto, firmatario anch'egli della proposta bipartisan, il quale aveva spronato la presidente Boldrini a far esaminare la proposta di legge già entro la fine di ottobre, ma i cattolici di Area popolare – il calderone post-elettorale in cui sono confluiti i defenestrati del Movimento 5 Stelle e di Scelta Civica, assieme al Nuovo Centrodestra di Alfano e all'Unione di Centro – si è messa di traverso. L'ex ministro Maurizio Lupi ha infatti replicato come non sia compito della presidenza della Camera sollecitare i presidenti delle commissioni, la cui autonomia (quando fa comodo, sic!) va rispettata. I parlamentari dell'intergruppo esultano ma in questo caso la prudenza è d'obbligo. L'iter legislativo della proposta presentata lo scorso luglio potrebbe essere lungo, ma soprattutto impervio. Il rischio – come da tradizione a Montecitorio – potrebbe essere l'accantonamento totale del testo o il suo completo
stravolgimento: sacrifici da sempre compiuti in nome di “imprescindibili alleanze politiche” che spesso vengono considerate dai nostri parlamentari come prioritarie rispetto al benessere e all'assetto del Paese. Non ci piace certo “gufare” ma il problema principale dell'attuale proposta di legge, nonostante questa iniziale vittoria, è che è ancora parecchio lontana da un'approvazione definitiva e il passaggio parlamentare potrebbe letteralmente annientarla. Già a luglio, quando fu presentato ufficialmente, il testo venne accompagnato da numerose polemiche e 220 firmatari, sebbene provenienti da quasi tutti gli schieramenti – potrebbero comunque non bastare: la maggioranza, tanto per cambiare, è spaccata e il Governo sembra avere cose più importanti a cui pensare. Nel momento in cui scriviamo, da Palazzo Chigi non è ancora arrivo nessun commento, anche se il Presidente del Consiglio Matteo Renzi non ha mai nascosto di essere contrario alla legalizzazione. Insomma, a livello matematico i numeri ci sono ma alle Camere un vero fronte comune per la legalizzazione della cannabis attualmente non esiste. La calendarizzazione della proposta di legge, curiosamente, è avvenuta però nello stesso giorno in cui nello Stato americano dell'Oregon – a migliaia di chilometri di distanza dalla mezzanotte è scatta la legalizzazione ad uso ricreativo della marijuana. Un segno dagli astri per gli speranzosi? Staremo a vedere.
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Anniversario
3 EDITORIALE
Una Germania irrazionale
di Giovanna Dark
La Killer Kush F1 FV è una versione femminizzata e non autofiorente di una delle varietà più conosciute della Costa Occidentale degli Stati Uniti, che si è sviluppata attorno al 1994 a Sunset Beach ed è diventata nota come Ocean Grow Kush, meglio conosciuta come OG Kush. Con un periodo di fioritura incredibilmente breve, la Killer Kush F1 FV è l’ibrido risultato dall’incrocio fra una linea genetica autofiorente di 3° generazione (che propende all’indica) e un clone d’elite di OG Kush. Il risultato è una pianta molto potente con un periodo di fioritura molto rapido. Questa varietà produce grandi cime aromatiche, tutte ricoperte di uno spesso strato di resina. L’aroma è dolce, agrumato e acido, con alcuni accenti esotici che ricordano gli aromi della Chem Dawg, della famiglia Diesel. Varietà: SWS52 Indica/Sativa: 80%/20% Resa indoor: 400-600 g/m2 Resa outdoor: 350-600 g/pianta Fioritura indoor: 7 settimane Raccolto outdoor: inizio settembre Breeder: Sweet Seeds
Killer Kush F1 Versione Fast
Con l'improvviso cambio di rotta di Angela Merkel sulla questione dei flüchtlingen (in Germania non li chiamano immigrati ma rifugiati) la Repubblica Federale Tedesca ha guadagnato le simpatie e gli apprezzamenti di molti; anche di quanti solo un mese prima la criticavano per il comportamento tenuto con la Grecia. I media tedeschi e internazionali hanno cominciato a dipingere una Germania dal cuore buono, assolutamente dimentica del passato nazionalsocialista, che accoglie a braccia aperte un popolo – quello siriano – in fuga da una guerra fratricida che ormai si trascina da anni. La cancelliera tedesca ha però subito smorzato gli animi più sentimentali e , posto che l'accoglienza è sempre cosa buona e giusta, ha spiegato la sua scelta come un semplece atto dovuto: i tedeschi non fanno più molti figli, i migranti invece si e saranno loro a sorreggere il peso del generoso welfare teutonico. Demografia, numeri, tipico razionalismo deutsch. Contestualmente, a Berlino, si parlava di ripulire l'arcinota zona di spaccio di Görlitzer Park aprendo un coffee-shop proprio all'interno del parco. Ci aveva pensato la sindaca verde del quartiere FriedrichshainKreuzberg e anche noi di Soft Secrets ve ne avevamo parlato, non senza entusiasmo, nel primo numero dello scorso anno. Sembrava una cosa fattibile: la particolare autonomia politica della Bundesrepublik poteva tecnicamente permettere un'operazione di questo tipo. I riflettori puntati sul caso sono stati molti e molti sono stati gli enti federali che si sono pronunciati sulla vicenda. Dopo quasi due anni di contrattazioni però, il progetto di Monika Herrmann e della sua giunta – il progetto pilota era stato votato alla quasi unanimità – è naufragato sotto il veto del Bundesinstitut für Arzneimittel und Medizinprodukte, l'istituto di controllo federale farmaceutico. “I consumatori della zona sono perlopiù minorenni, turisti o comunque non residenti all'interno del distretto”. Questa la motivazione ufficiale che ha abortito la straordinaria idea degli amministratori berlinesi. Monika Hermann e Horst-Dietrich Elvers, il coordinatore del progetto, speravano di potersi appigliare a un paragrafo della legge sui narcotici secondo cui il divieto di vendita per la cannabis può essere cancellato nel caso in cui sussistano fondati motivi scientifici, o un preciso interesse pubblico. Non sono dunque bastati i dati presentati dal municipio di Friedrichshain-Kreuzberg che ritraevano una situazione di illegalità ai limiti del ridicolo, con un esercito di dealers raggruppati dentro e nei dintorni del parco e una media di una retata a settimana, in cui vengono inutilmente impiegati decine di agenti di polizia. Insomma, a Berlino c'era la possibilità di fare una doppietta, di presentare anche sotto questo “progressivissimo” ambito una marcia in più e dare la solita lezione da primi della classe al resto d'Europa. Il progetto pilota era una meraviglia: un luogo immerso nel verde in cui poter acquistare sostanze controllate sia nella composizione che nella provenienza, con addirittura la presenza di operatori specializzati a fornire assistenza medica e psicologica ai clienti che ne avessero avuto necessità; nelle idee della sindaca Herrmann – appartenente al partito dei Verdi –, la cannabis venduta a Görlitzer Park doveva essere poi coltivata a livello locale, possibilmente a chilometro zero. Non è andata come logica imponeva. Per una volta l'infallibile Germania si è dimostrata irrazionale, poco attenta alle esternalità positive che un'operazione del genere – comunque limitata alla città-Land Berlino – avrebbe potuto portare all'economia dell'intero paese. Dalla nostra scalcagnatissima Italia però c'è – una volta tanto – possibilità di rivalsa. Ora che la proposta di legge sulla legalizzazione sta per varcare la soglia di Montecitorio, abbiamo la possibilità di fare vedere ai tedeschi cosa significa essere razionali ed efficienti in materia di droghe leggere. Perché, come recita il celeberrimo spot, discutere di legalizzazione è bene ma dare una lezione – di qualsiasi tipo – alla tracotante Germania, davvero non ha prezzo. Onorevoli pensateci su, quando dietro ai vostri scranni vi ritroverete finalmente a parlare di cannabis.
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VARIETÀ CLASSICHE
Hindu Kush L’Hindu Kush offre una delle poche fragranze moderne delle vecchie genetiche che i fumatori apprezzano ancora oggi. Sativa Diva Nome varietà: Hindu Kush Regione: Afghanistan/Pakistan Stato: Cultivar Genetica: indica pura Origini: vallate delle montagne dell’Hindu Kush Fioritura: GD D VHWWLPDQH Raccolto outdoor: da metà settembre a ottobre
di Kush, in quanto ha assicurato alla progenie F1 molte delle sue caratteristiche auspicabili. Molti sostengono di avere una vera Hindu Kush, ma è più probabile che
fragranza delle cime passa da dolce a speziata e poi a pungente, nel corso del processo di maturazione. Se si aggiunge l’effetto delicato, definito e rilassante con una buona e prevedibile durata e punto di partenza, e non l’effetto pugno in faccia che ha reso popolari gli ibridi 60/40 e 50/50, non ci sono dubbi sulla potenza di questa varietà. Le cime finite sono di color verde scuro, rivestite di argentee ghiandole di resina, alcune foglie nella parte superiore e un elevato volume dei calici con pistilli minimi: cimare è infatti molto semplice. Un’altra
Storia delle origini dell’Hindu Kush L’aroma unico di anice e la fragranza puntente che richiama l’incenso hanno fatto sì che l’Hindu Kush si riconfermasse una delle varietà top di cannabis di tutti i tempi e per alcuni, persino la migliore. L’effetto puro, rilassante, ma tipico di un’indica e la varietà di caratteristiche care ai selezionatori hanno contribuito ulteriormente a creare questo stato di leggenda per questo cultivar montano antico. La varietà di cannabis seminale che deriva e prende il nome da queste vette verdeggianti è apprezzata anche a livello spirituale. Inoltre, grazie alla progenie antidiluviana, l’Hindu Kush spesso viene chiamata la ‘nonna di tutte le varietà di Cannabis’ e la regione stessa viene consacrata da molti come la culla dell’erba. Negli Anni Sessanta e Settanta, un gruppo di selezionatori intrepidi ha selezionato a mano dei semi di antichi cultivar e dei cloni di varietà locali di tutto il mondo. Fra la metà e la fine degli anni Settanta, le genetiche Hindu Kush sono state fra le prime indiche a essere trasportate in Nord America, più o meno nello stesso momento della Mazar-i-Sharif e dell’Afghana #1. Tradizionalmente, il periodo di fioritura della sativa da ‘trip’ e delle varietà di haze si è dimostrato troppo lungo per molti climi e troppo tedioso per molti coltivatori appassionati. Le indiche sono state quindi coltivate o incrociate per ottenere queste genetiche tropicali, subtropicali ed equatoriali e l’ondata moderna di ibridi d’erba ha preso piede.
La Pot of Gold di Flying Dutchmen imita il periodo di fioritura della Hindu Kush e ne mantiene l’aroma unico
abbiano una sorta d’incrocio e non lo stock originale così onnipresente e abbondante.
Coltivazione, fenotipi ed effetto dell’Hindu Kush
L’Hindu Kush ha il sapore di Hindu Kush e di nient’altro. L’aroma speziato con tocchi di liquirizia delle autentiche cime di HK non solo è indimenticabile, ma non può neanche essere replicato o finto. Non è fiorito o fruttato, come le varietà a base di Skunk. La
caratteristica distintiva di una vera pianta di HK è che, se la pianta è sana, molte delle foglie superiori si arricceranno e si ripiegheranno in un modo che tradizionalmente significa che la pianta è bruciata a causa di nutrienti o calore o soffre di altre malattie. Mentre molti coltivatori preferiscono le indiche o gli ibridi per la presunta facilità di coltivazione, la coltura e il fabbisogno delle piante in ogni categoria (indica, sativa o haze) possono variare notevolmente, ecco
perché si fa di tutto e si è disposti a spendere per acquistare genetiche affidabili. Le vere varietà di indica sono generalmente classificate come più corte, più cespugliose e di solito di color verde più scuro delle sative, oltre ad avere ‘dita’ più large sulle foglie palmate e a maturare più rapidamente delle sative. Ciononostante, non tutte le indiche fioriscono in pochissimo tempo, sono facili da coltivare, danno raccolti enormi o un effetto stonante a chi ne fa uso. Un’autentica pianta di Hindu Kush sfida questi stereotipi, in quanto la genetica originale può variare per i coltivatori. Esigente a livello di nutrienti, le foglie di color verde scurissimo delle Kush richiedono molto più azoto, per esempio, delle altre indiche, ma bisogna stare attenti per evitare che le foglie brucino. Alcune Kush ci mettono dieci settimane o più a fiorire adeguatamente, il che non giustifica quindi il sacrificio dello spazio di coltura per chi preferisce le sative ma le evita per optare per le indiche presumibilmente più rapide. La breve distanza internodale della HK permette un buon passaggio d’aria ma, a causa della forte ibridazione, alcune versioni possono avere un periodo di fioritura più breve ed avere una distanza internodale maggiore, il che porta a piante più alte di quanto non si desideri. Ciononostante, si può scegliere fra l’ampia varietà di fenotipi per rispondere a requisiti specifici. Condizioni outdoor ottimali possono inoltre portare a piante molto alte, quindi i coltivatori di guerrilla o chi ha problemi di privacy è meglio che eliminino la cima centrale e favoriscano una ramificazione laterale (piuttosto che una ‘cima superiore’ ben sviluppata), il che aumenta la resa e permette di controllare e prevedere le dimensioni della pianta. I supporti sono un’altra possibilità, ma le foglie alla base devono essere tagliate per evitare che muffe e oidio attacchino le lussureggianti foglie di color verde scuro delle Kush.
Ibridi imparentati con la Hindu Kush
Sensi Seeds offre ancora semi convenzionali (♂/♀) di Kush che fioriscono in quarantacinque-cinquanta giorni. La Pot of Gold, prodotta da Flying Dutchmen, unisce due delle varietà più influenti nella loro forma più autentica: una madre HK e un padre Skunk #1, che mantengono il sapore di anice e accorciano il periodo di fioritura, oltre a consentire ai coltivatori di selezionare la F1 perfetta da usare come pianta madre. La Master Kush, nota originariamente come High-Rise, presenta un mix genetico simile ed è stata una delle favorite nei coffee shop olandesi per vari decenni. In America, la OG Kush è diffusa in dispensari e negozi del settore.
Le quattro varietà originali importate che hanno dato il via all’industria dei semi della cannabis in Europa, Original Haze, Afghana #1, Skunk #1 e Hindu Kush, sono state create in California prima di essere riportate nei Paesi Bassi all’inizio degli anni Ottanta, dove sono state preservate per generazioni. A differenza dell’ondata successiva di varietà basate solo su cloni femmina che ha invaso il settore nei Paesi Bassi, Hash Plant, Northern Lights, G-13 e Big Bud, la Hindu Kush e le altre erano state raccolte e condivise come semi relativamente stabili, che consentivano un’attenta selezione del polline maschio. È da questi semi del quartetto di geni originali che sono state create centinaia di nuove varietà per il settore della cannabis olandese, uno dei motivi per cui molte varietà diffuse in Europa Occidentale hanno sapore, odore o aspetto simili. Le Kush, per esempio, potrebbero essere diffuse sotto forma di pura HK, incrociate o ibridate in alcune delle varietà che sono ancora tanto agognate dagli appassionati
Le montagne dell’Hindu Kush [Fonte: LailaMahmood/ WikiMedia Commons]
WORLD CANNABIS
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UNGASS 2016 A NEW YORK
MOBILITAZIONE MONDIALE PER UN CAMBIAMENTO REALE
Come vi abbiamo anticipato nello scorso numero, ad aprile del prossimo anno si terrà a New York una sessione speciale delle Nazione Unite sul tema “droghe”. L'occasione parrebbe cruciale per ridisegnare le politiche proibizioniste che tutt'ora ammorbano la stragrande maggioranza dei Paesi ma, viste le premesse con cui questo “summit” è stato convocato, è più probabile che lo stato attuale delle cose venga mantedi Enrico Fletzer nuto, se non addirittura rafforzato. È infatti piuttosto arduo ritenere che l'ambito ristretto del meeting UNGASS di New York, a causa delle circostanze correnti e dell'obbligo al consenso che domina queste situazioni, possa essere il luogo in cui i delegati dei singoli paesi possano essere in grado di poter sviluppare un dibattito serio sulle politiche delle droghe. Anche perché la maggior parte dei delegati che frequentano queste conferenze hanno un chiaro mandato che consiste nel mantenimento dello status quo e vi si devono chiaramente uniformare. Le loro posizioni non sono basate su una analisi seria dell'impatto delle politiche sulle droghe nei loro rispettivi paesi. Anche per questi motivi inviare una delegazione della cosiddetta società civile potrebbe rappresentare una legittimazione di quella che all'ONU definiscono una “partecipazione comprensiva, strutturata e sensata della società civile nel passaggio verso e durante la UNGASS 2016 sulle droghe”, come ha dichiarato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Jan Eliasson, riferendosi alla Civil Society Task Force, utilizzata come collegamento ufficiale tra le Nazioni Unite e la società civile. Questa task force, composta da 26, elementi non é stata eletta da nessuno, bensì proposta alle Nazioni Unite dai cosiddetti comitati delle ONG di Vienna e New York – che fanno riferimento all'Ufficio delle Nazioni Unite Droghe e Crimine e che sono delle organizzazioni proibizioniste hard core come San Patrignano o i Templari, oppure organizzazioni di professionisti nella riduzione del danno o esponenti di centri di eccellenza. Tra questi 26 membri non ci sono rappresentanti di popolazioni coinvolte del Sud (consumatori o piccoli produttori) e non più di 1 o 2 gruppi del Nord. Ciò significa che la gran parte dei membri della “società civile” della CTSF non hanno troppe ragioni per sfidare lo status quo. Una cosa è sicura: la data e l'ora in cui si tiene l'UNGASS é un momento topico per milioni di amanti della cannabis in tutto il Nordamerica. In attesa che arrivi a New York una carovana dal Centro e Sudamerica e che gruppi ed individui di tutto il mondo organizzino dei light up meetings nel resto del pianeta. Da questo momento tutti verranno a sapere a livello planetario che alle 4.20 del 20 aprile non solo a New York ma anche nelle carceri, nelle prigioni, nelle scuole, nei giardini, nei boschi e persino nelle caserme di tutto il mondo, sarà il momento in cui si potrà esser liberi di pensare per un momento ad una cosa sola: la liberazione della cannabis. Dopo la lettera aperta alle ONG progressiste il vicepresidente di Leap ribatte: “Far combaciare il perno rotondo di un nuovo, sperimentale
programma sulle droghe o di riduzione del danno con il foro quadrato della inflessibilità rispetto alla proibizione delle droghe ricreative incorporato nei trattati delle Nazioni Unite – inflessibili – non costituisce più un progresso sufficiente”. E sperare magramente e modestamente in un documento finale che nomini una tavola di esperti di politiche delle droghe per parlare e raccomandare cambiamenti dei trattati non è sufficientemente buono o sufficientemente rapido. Una riforma ritardata tramite il processo di nomina di un gruppo di esperti evidenzia la debolezza insita nella melensa politica della CND, dove le Nazioni devono parlare con un'unica voce e le “decisioni consensuali” non sono mai messe ai voti. Il risultato è costituito da azioni snaturate, compromissorie e mediocri, volte a sfidare un progresso misurabile con una politica delle droghe basata sul consenso. Ritardare la riforma e favorire la piaggeria è inaccettabile. Anche perché le persone muoiono a causa delle overdose, dei trattamenti, dell'incarcerazione di massa, dell'AIDS e di altre malattie causate dal proibizionismo.
Sono i trattati delle Nazioni Unite sulle droghe che calpestano le dichiarazioni e le pratiche dei diritti umani proclamate dalle stesse a livello mondiale. Sempre secondo James Gierach: “L''UNGASS 2016 potrebbe accelerare drammaticamente con un documento finale di reale importanza, ovverosia un Trattato o dei Trattati emendati nel 2016. È questo il punto in cui i riformatori della politica delle droghe dovrebbero spostare la loro attenzione rispetto all'UNGASS”. Sullo sfondo i grandi passi in avanti compiuti dal movimento pro- cannabis, con la sua modernità impareggiabile, la sua quintessenza di bene comune e terreno di conquista e di scontro. La Statua di New York ci racconta di come la speranza di un mondo migliore sia sempre presente nell'immaginario collettivo e di come nel caso delle 4.20 del 20.4.2016 essa si paleserà in forma concreta. Occorrerà farsene una ragione riaccendendo di nuovo e a tutte le latitudini la fiaccola della libertà.
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IL CANAPAIO
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CANNABIS MEDICINALE: DALLE SOCIETÀ ANTICHE AGLI UTILIZZI CONTEMPORANEI
UNA STORIA MEDICA. PARTE III
di Franco Casalone
Una premessa a questa ultima parte sugli utilizzi storici della cannabis come aiuto prezioso per la salute: stando agli ultimi studi e alle ultime scoperte, il sistema immunitario e il sistema endocannabinoide sono la stessa cosa. Nel diciannovesimo secolo assistiamo ad una rinascita della cannabis come medicinale: dalle traduzioni di testi arabi dell’undicesimo e dodicesimo secolo del barone Sylvestre de Sacy, in cui l’hashish è usato anche per le sue proprietà terapeutiche; al trattato di William O’Shaughnessy “On the Preparations of Indian Hemp, or Gunjah” del 1839. O’Shaughnessy riporta l’efficacia degli estratti di cannabis su pazienti sofferenti di tetano, colera, rabbia e convulsioni infantili (ricordiamo che in India da sempre la cannabis è una delle piante più utilizzate nella medicina Ayurvedica).
Il problema in questo periodo era che i preparati erano spesso molto dissimili fra loro in quanto ad efficacia, ed anche un preparato simile, ma fatto con partite diverse, poteva essere molto diverso negli effetti.
da Calcutta il seme della ganja con la quale si preparavano gli estratti in Europa, lo coltiva vicino a Pavia e ricava litri di estratto per le sue farmacie. Raffaele Valieri, verso la fine del secolo, apre all’ospedale degli Incurabili di Napoli un “gabinetto di inalazione” dove agli asmatici, invece di somministrare i “sigaretti di canapa indiana” importati da Calcutta (che erano cari...), prova a usare la canapa locale, coltivata nelle tenute del conte Spinelli (si, è proprio il suo nome...). “Anche Suor Teresa si convinse della bontà del preparato... Le donne preferiscono la pipa...” C’è un bellissimo libro di Samorini, L’erba di Carlo Erba, che vi consiglio di leggere.
Nel 1937 ci fu la prima mossa per proibire la cannabis medicinale, con il “marijuana tax act” negli Stati Uniti: già dopo 4 anni, nel 1941, la cannabis era stata rimossa dalla farmacopea di quel paese. Nel 1961 (e gli anni successivi), con il primo trattato internazionale per far sparire questa pianta magica, praticamente in tutto il mondo si bloccò l’utilizzo di un medicamento prezioso, economico e facilmente disponibile a livello locale. Nel 2005, visto il grande e rinnovato interesse per questa medicina così importante,
NEGLI ANNI ’90 SI SCOPRE CHE ESISTONO RECETTORI PER I CANNAˎ BINOIDI, ED UN’INTERO SISTEMA ENDOCANNABINOIDE DEPUTATO A MANTENERE L’OMEOSTASI FRA I VARI SISTEMI DEL CORPO Nella metà del secolo in Francia lo psichiatra Moreau de Tours usa l’hashish nello studio della pazzia. Fa assumere ad un suo assistente 90 grammi di estratto: dopo 1 giorno di “fuorissimo” e due giorni di sonno l’assistente si riprende con una gran fame e nessun sintomo collaterale. De Tours conclude che di hashish “non si può morire”! Lo stesso trattamento lo riserva Carlo Erba ad un suo assistente, ed arriva alle stesse conclusioni. In Italia intorno al 1850 c’è un gran fermento in campo medico, e le più importanti personalità del momento utilizzano la cannabis: Longhi, Verga, Brugo, Mascherpa, Carlo Erba, Polli, Mantegazza, Lombroso, Giacosa, Valieri... Erba importa
Piero Arpino nel 1909 scrive un ricettario farmaceutico comprendente 48 malattie curabili con preparati a base di cannabis: Hashish, Cannabis Indica: notizie storiche,chimiche, fisiologiche, terapeutiche. Il suo approccio alla sostanza è bellissimo: “...potranno così gli appassionati di emozioni nuove, di ebbrezze fantastiche, e quelli specialmente cui natura fu avara di salute o prodiga di malanni, trovare nel buon uso di questa sostanza psichica una soddisfazione alla loro bramosia di piacere i primi; mitigazione o guarigione ai loro affanni gli altri...” In tutte le farmacie d’Italia (fino a intorno al 1950), ma anche d’Europa e del resto del mondo si vendevano estratti e tinture di cannabis, e gli erboristi usavano la radice, i semi e la parte contenente la resina in numerose preparazioni. Utilizzate per ridurre i dolori, le infiammazioni, per ridurre la sensibilità del sistema nervoso, contro gli spasmi e le convulsioni, contro il mal di testa, i dolori mestruali, l’ansia, l’asma, gli avvelenamenti. E ancora contro la perdita di peso, l’atrofia muscolare, la fatica, la debolezza, mal di denti, gastralgia, tumori cerebrali, erpes zoster... Nel 1899 l’inglese Walter Dixon scrive On the pharmacology of Cannabis Indica: “Nei casi dove si desidera un effetto immediato la sostanza dovrebbe essere fumata, il fumo inalato dovrebbe passare attraverso l’acqua”.
la corte suprema degli USA ha dichiarato l’uso terapeutico di cannabis illegale ad un livello federale, nonostante diversi stati ne consentano e regolarizzino il consumo. Sempre nel 2005 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) chiede agli Stati di cambiare le leggi sulla cannabis perché i medici possano tornare ad utilizzare un medicamento tanto importante. Dal 2007 medicamenti a base di cannabis possono essere prescritti da un medico anche in Italia, anche se ancora troppo pochi professionisti del settore sono coscienti (o non vogliono esserlo) della validità e dell’importanza di questo “dono degli Dei”. Nel 1964 Raphel Mechoulam isola il
12 Tetra-Idro-Cannabinolo, il principale costituente psicoattivo della cannabis (siamo proprio sicuri che sia il principale?). Nel 1975, dopo studi commissionati dalla DEA (Drug Enforcement Agency) al Medical College of Virginia, che avevano dimostrato come la cannabis sia efficace nel ridurre con successo diversi tipi di tumori, la DEA e il National Institute of Health ordinarono la sospensione di ogni finanziamento per successive ricerche e relazioni sull’utilizzo della canapa usata contro i tumori! Negli anni ’90 si scopre che esistono recettori per i cannabinoidi, ed un’intero sistema endocannabinoide deputato a mantenere l’omeostasi fra i vari sistemi del corpo. Le scoperte su questo sistema vanno in gran parte a ricercatori italiani: Di Marzio, Izzo, Russo, Piomelli, Bifulco, Appendino, De Petrocellis, Bisogno. Si fanno ricerche sui vari cannabinoidi: attualmente se ne sono individuati circa 120, più almeno altrettanti terpeni, anche loro molecole con attività farmacologica, più una quarantina di flavonoidi, potenti antiinfiammatori. Si sperimentano e si comparano le attività di cannabinoidi puri e di fitocomplessi (tutte le sostanze attive contenute in una varietà) e si realizza che il fitocomplesso ha più attività farmacologica, e che alcune sue componenti possono bilanciare e annullare o ridurre effetti collaterali spiacevoli che possono insorgere con molecole pure. Ad esempio il CBD è antipsicotico e ansiolitico, mentre il THC da solo può indurre psicosi o ansia: l’unione fra i due elimina gli effetti spiacevoli, prolunga l’effetto totale, elimina i picchi (gli alti e bassi nelle fasi dell’effetto) del THC e diventa più efficace in quanto ad effetti terapeutici. Oltre al THC e al CBD si stanno studiando gli effetti di diversi cannabinoidi “minori” e dei singoli terpeni, ma la sinergia fra le 400 e più sostanze attive contenute nella cannabis è qualcosa di molto difficile da comprendere appieno. Come dice il dott.
Grinspoon, “ognuno deve essere libero di sperimentare la varietà ed il modo di assunzione che è più utile e confacente ad ogni singolo individuo, ed ognuno così può trovare la combinazione (la varietà) che più è efficace nel singolo caso”Ogni cellula del nostro corpo può produrre endocannabinoidi, ed ogni sistema del nostro organismo è influenzato dalla presenza o meno di queste sostanze. L’unica fonte di sostanze che si legano e stimolano gli stessi recettori degli endocannabinoidi è la Cannabis. Ad oggi, si sono individuati 18 endocannabinoidi che si legano ad almeno 42 recettori. Abbiamo uno studio (Greenhouse Medical) che combina 18 endocannabinoidi, 32 fitocannabinoidi (quelli della pianta) e 42 recettori, e che ci mostra una rete di migliaia di possibili interazioni che mantengono il controllo sulle reazioni vitali di ogni organismo. Non dimentichiamoci del potere curativo e nutrizionale dei semi di canapa, ricchi di omega 3 e 6 in proporzione bilanciata e ottimale per il nostro organismo (solo i semi di canapa hanno una proporzione bilanciata di omega 3 e 6), contenenti tutti gli aminoacidi, anche quelli che il nostro corpo non riesce a sintetizzare, ricchi di proteine, principalmente edestina e albumina, facilmente digeribili anche da bambini e anziani. Stimolano la produzione di endocannabinoidi, hanno un’azione antiinfiammatoria generale, sono efficaci (con un uso costante) contro le malattie degenerative e autoimmuni, regolano il bilanciamento dei grassi nel corpo, abbassano il colesterolo cattivo e alza-
NON CAPITA TUTTI I GIORNI DI VEDERE UN SUPEREROE IN UN REPARTO DI SUPERMERCATO. MA NON E’ UN SEMPLICE CASO DI FAME IMPROVVISA.
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no quello buono, sono efficaci contro l’osteoporosi, le sindromi premestruali, il diabete, le malattie cardiovascolari e tutti i problemi dell’epidermide. Ci sono poche ricerche, e principalmente prove aneddotiche, ma sembra che la linfa della cannabis abbia potenti qualità terapeutiche. La metà circa dei cannabinoidi sono in circolazione nella pianta, in forma acida e non psicoattiva.
L’assunzione di un centrifugato di materiale fresco (non foglie grandi, le foglie primarie possono essere tossiche perché trattengono tutte le sostanze di rifiuto, non utilizzate, della pianta: quando ne sono sature ingialliscono e cadono) è ricco di cannabinoidi ma non provoca nessun effetto psicoattivo, quindi si possono assumere quantità di cannabinoidi decisamente più alte che in altre forme. Sembra che il centrifugato di infiorescenze fresche abbia potenti proprietà antiinfiammatorie e stimolanti del sistema immunitario. Da ricerche recenti, sembra che anche la canapa industriale, poco considerata finora come medicinale, abbia potenti qualità terapeutiche. Gli estratti e le preparazioni ricavati da queste varietà sono poveri di THC (l’unica sostanza vietata della cannabis) e ricchi di CBD (non psicoattivo). Alcune di queste varietà hanno anche uno spettro di terpeni molto interessante. Il CBD da solo non è molto efficace, se non a dosi molto alte. In fitocomplesso ne basta un decimo per avere la stessa azione. Per tanti anni, per colpa del proibizionismo, da una parte si sono cercate, selezionate e create varietà sempre più ricche di THC. Dall’altra si sono cercate, selezionate e create varietà sempre più povere di THC. Ci si è accaniti su una sola molecola, dimenticandosi di tutto il resto della pianta. Adesso che stiamo (ri)scoprendo le infinite possibilità di benessere che ci offre questo “dono degli Dei”, diamole tutto il rispetto che merita e lasciamo che si possa esprimere in tutto il suo potenziale. Lasciandola libera, in tutti i sensi!
E’ IL GUARDONE, UN ESSERE DI UN’ALTRA GALASSIA. LA SUA MISSIONE E’ QUELLA DI SPIARE GLI ESSERI UMANI E ASSICURARE LA SOPRAVVIVENZA DELLA VARIETA’ ORIGINALE DELLA CANNABIS, SEMINATA DAI CELEFUOCHISTI ALL’ALBA DEI TEMPI. COLORO CHE TORNERANNO UN GIORNO A RACCOGLIERE LE SACRE SCORTE. MA QUESTA E’ UN’ALTRA STORIA.
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VARIETÀ AUTOFIORENTI
Coltivazione avanzata di SLDQWH DXWRƋRUHQWL Soft Secrets ha sfruttato l’ospitalità di Dr. Kush e del suo team per seguire una tipica giornata d’impollinazione nelle stanze di coltura J. Searcher delle piante autofiorenti Dinafem. Test dei cannabinoidi
Abbiamo iniziato la giornata con una chiacchierata con uno dei maggiori esperti del team Dinafem che è entrato a far parte della Società nel 2012, il Dottor Ananda, un tecnico di laboratorio specializzato nella selezione delle piante con una lunga esperienza nella coltura della cannabis, che risale alla sua adolescenza. Grazie al suo aiuto, i selezionatori Dinafem possono attingere un ricco background d’informazioni per prendere decisioni in merito agli incroci. Va notato ancora una volta che queste stanze di coltura non sono mai aperte al pubblico Il laboratorio dove si effettuano i test
Si prelevano poi 500 μL della soluzione con i cannabinoidi priva di materia organica, per inserirli in una fiala di vetro e riscaldarla in una camera riscaldata a 120°C. Questo processo di decarbossilazione trasforma la forma acida (THCA) in forma attiva (THC) rimuovendo il gruppo carbossilico acido ( COOH) dalla molecola di THCA (acido tetraidrocannabinolico) (provocando così un effetto simile a quello prodotto dalla combustione o dalla vaporizzazione della cannabis). Dopo che la soluzione evapora, rimane un residuo resinoso sulle pareti della fiala, che viene poi disciolto in 1,5 ml di etanolo puro. Questa soluzione viene poi passata sul cromatografo a gas: il primo picco corrisponde alla soluzione di controllo e la macchina misura poi le altre aree comparando la loro superficie con quella dei vari picchi di cannabinoidi tracciati. Sebbene il tracciato del cromatografo è automatico, sono possibili piccoli errori, motivo per cui l’individuazione dei picchi viene fatta manualmente. Con un lavoro rigoroso che consiste nella preliminare introduzione dei campioni standard di cannabinoidi, il team di ingegneri Dinafem è in grado d’individuare tutti i cannabinoidi contenuti nel campione. Fiori maschio Selezione delle piante maschio pronti per Con i risultati di questi test, ci siamo poi i test trasferiti nella stanza in cui le piante maschio vengono tenute nelle tende di coltura. Vale la pena sottolineare tutte le precauzioni prese per evitare l’impollinazione incrociata. Il personale indossa tute bianche per evitare che il polline rimanga intrappolato nei vestiti. Oltre a ciò, viene estratta l’aria della stanza, mediante un sistema di filtraggio molto potente in modo tale che quando si apre la porta per entrare in una delle stanze, l’aria passerà dalla stessa e uscirà attraverso il ventilatore: in questo modo l’uscita del polline è praticamente impossibile. La stanza ha tende separate per ogni tipo di pianta maschio. Come se non fosse sufficiente tutto ciò, viene nebulizzata acqua nell’ambiente durante l’intero processo, per aumentare il livello di umidità e rimuovere ogni particella volatile di polline.
o ai visitatori e che solo a Soft Secrets è stata data la possibilità di vistarle, grazie alla fiducia riposta dal team Dinafem in noi. A riprova di ciò, anche se il Dottor Ananda non aveva mai ricevuto visitatori in laboratorio, ci ha accolti coi risultati dei test condotti sulle piante maschio e ha proseguito descrivendo il suo metodo di lavoro passo per passo. In questo caso, il test è stato progettato per la selezione delle piante maschio da utilizzare per la selezione delle piante. Il processo del test inizia con il taglio di alcuni campioni, che vengono essiccati a una temperatura minima di 50º per dodici ore. Vengono raccolti solo dei
All’interno delle tende, vengono soppesati tutti i fattori per cominciare a scartare alcune piante maschio: una struttura precaria della pianta, segni visibili di ermafroditismo e un contenuto basso di cannabinoidi figurano fra i fattori principali che vengono tenuti in considerazione in questo processo di selezione. Per quanto riguarda la struttura, le condizioni ottimali si presuppone vengano raggiunte quando le piane sono indoor, con abbondante fertilizzazione, luce e la temperatura corretta, che normalmente portano a una crescita lussureggiante della pianta e una lunga distanza internodale. Ciononostante, alcune piante di aspetto proporzionato in queste condizioni indoor potrebbero sembrare meno buone in un normale contesto outdoor. La maggior parte dei semi germinerebbe in ogni caso in condizioni di gran lunga peggiori e dunque quelle che crescono abbondantemente indoor, possono assumere una proporzione corretta in outdoor. Sono tenute in considerazione anche strutture diverse della pianta per i test di laboratorio e fra tutte le piante, quelle con proporzioni medie sono selezionate per effettuare delle comparazioni più oggettive possibile.
CON LE VARIETÀ AUTOFIORENTI, TENERE SOLO LE MADRI DELLE PIANTE SELEZIONATE È IMPOSSIBILE. DI CONSEGUENZA, È FONDAMENTALE SELEZIONARE ADEGUATAMENTE PER TRATTARE LA PIANTA ADEGUATAMENTE gruppi di fiori, mentre i gambi e le foglie non vengono toccate, cercando poi di rimuovere i filamenti che sostengono le sacche di polline (antere). Vengono poi pesati con bilancini ad alta precisione che arrivano fino a 4 decimali. Si mette del solvente in una fiala con un campione standard (ossia, di controllo) che viene utilizzato come riferimento per il cromatografo che analizzerà il contenuto di cannabinoidi. Si miscelano 20 ml di soluzione con 0,2 grammi di campione essiccato omogenizzato. La soluzione viene poi esposta agli ultrasuoni, per separare e diluire i pochi tricomi che crescono all’interno delle antere delle piante maschio e poi viene centrifugata in modo tale da separare la materia organica che rimane sul fondo dell’eppendorf, che potrebbe altrimenti danneggiare la colonna del cromatografo.
Inoltre, tutte le piante maschio con anche piccoli fiori femmina vengono scartate per eliminare tutti i segni di ermafroditismo dal pool genetico. Secondo il personale con cui abbiamo parlato, la presenza di ermafroditi è rara fra le piante femmina delle varietà autofiorenti, ma è infatti più diffusa fra le piante maschio. La quantità di polline rilasciata dalle piante maschio autofiorenti è incredibilmente elevata, il che richiede molta attenzione. Quando si taglia e si scarta una pianta maschio, la stessa viene posta in una borsa di plastica e si nebulizza abbondante acqua nell’ambiente per fermare il rilascio di polline.
15 Alla fine, solo tre piante maschio saranno lasciate in ogni tenda, tutte con una bella struttura ramificata e senza alcun rischio d’intersessualità. Il passo finale è la selezione dell’unica pianta maschio da lasciare. Per farlo, si controllerà il contenuto di THC, che deve essere
Si leggono i risultati dei test per selezionare le piante maschio
Impollinazione e conclusioni
Con la massima precauzione, la pianta maschio selezionata viene introdotta nella rispettiva tenda di piante femmine, che a sua volta viene posta in un’altra stanza vicina per evitare impollinazione random. La pianta maschio viene poi scossa sulle piante femmina e lasciata nella tenda per alcuni giorni. Quando
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Con le varietà autofiorenti, tenere solo le madri delle piante selezionate è impossibile. Di
Lavoro nelle tende delle piante maschio
alto e quello di CBD, che dovrà essere basso, dopo di che sarà ispezionata attentamente per verificare la totale assenza di caratteri ermafroditi.
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le sue sacche produrranno maggior polline, sarà usata nuovamente per impollinare ulteriormente.
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conseguenza, è fondamentale selezionare adeguatamente per trattare la pianta adeguatamente. In questo articolo, abbiamo illustrato alcuni dei fattori che vengono tenuti in maggior considerazione da Dinafem nei processi di selezione: una struttura corretta, una sessualità pura, un elevato contenuto di THC e un basso contenuto di CBD, che si ottengono mediante una selezione attenta delle piante maschio. Tutti contribuiscono a mantenere l’avanguardia di questa banca di semi, stagione dopo stagione. Questa esperienza è largamente apprezzata dal pubblico e da altri selezionatori per ottenere piante autofiorenti di primo livello.
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GROWING
Nel precedente numero di Soft Secrets, abbiamo menzionato il SOG, acronimo di Sea of Green, una tecnica che permette di ottimizzare tempi e spazi della coltivazione. Il SOG prevede la disposizione di un numero elevato di piante per mq, nel nostro caso 25. La superficie illuminata è completamente coperta da piante di dimensioni identiche che hanno bisogno di un periodo di crescita di 2L3bg breve, riducendo il tempo necessario per ogni raccolto. Quando le piante hanno raggiunto un'altezza di circa 30 cm, sono pronte a fiorire. Innanzitutto bisogna cambiare il fotoperiodo: la cannabis per fiorire ha bisogno di notti lunghe. Impostiamo il timer che comanda l'illuminazione a 12 ore di luce e 12 di buio e sostituiamo le lampade MH, con bulbi HPS più adatti alla fase di fioritura. Abbassiamo le lampade a 40 cm di distanza dalle piante, in modo che la luce penetri più a fondo. Ora prepariamo la soluzione nutritiva: partiamo da acqua osmotica con EC pari a 0 e aggiungiamo calcio e magnesio, quest'ultimo in misura ridotta, fino a raggiungere un valore EC di circa 0,35 μf/cm; nella fase di fioritura utilizziamo BioFlores, che è un fertilizzante specifico per fioritura, BioBOOST, un biostimolatore di fioritura che incrementa i processi metabolici della pianta, aumentando così la produzione di gemme, Carboload, una soluzione a base di carboidrati, Blossom Blaster di Grotek, un concentrato di fosforo e potassio che va somministrato solo durante le prime due settimane di fioritura e infine il silicato di potassio. Inoltre, durante le prime due settimane di fioritura continuiamo ad applicare lo stimolatore radicale Voodoo Juice. L'EC della soluzione nutriente deve risultare di 1,0 – 1,2 μf/cm e il valore del Ph deve essere pari a 6. Trascorsi 10 giorni dall'entrata in fioritura, polverizziamo le piante con una soluzione contenente DELTA9,
La stanza dei sogni. Parte III
e le infiorescenze più piccole. Con un bisturi tagliamo via le parti che riteniamo non prendano luce a sufficienza e lasciamo solo tre o quattro rami apicali. Se osserviamo il giardino dal basso, la zona corrispondente ai primi 20 cm a partire dalla base del tronco deve risultare libera; le infiorescenze si concentreranno sui rami principali. Ogni settimana incrementiamo il valore del Ph e dell'EC con dosi maggiori di fertilizzante, fino a portarlo intorno alla 5ª e 6ª settimana ad un valore di circa 1,7 μf/cm ed a 6.5 il valore del Ph. La temperatura ideale per la fase di fioritura è di 22°C e un tasso di umidità pari al 40%. Aumentare la ventilazione all'interno della growroom risulta molto utile. Nel caso il nostro giardino risulti contaminato da parassiti o malattie, consiglio l'applicazione di qualsiasi antiparassitario entro le prime 3 settimane, per non pregiudicare il risultato finale. Il pesticidi di derivazione chimica, spesso hanno termini di sicurezza di un mese prima della raccolta, mentre quelli di derivazione biologica, come il Neem, possono essere applicati fino a qualche giorno prima di raccogliere. Passato un mese dall'entrata in fioritura, le piante avranno accumulato grandi quantità di sali minerali, perciò procediamo con il risciacquo delle radici. Irrighiamo le piante con acqua osmotica mescolata ad acqua di rubinetto, in modo da ottenere una soluzione
COME PORTARE A FIORITURA UN SOG DA 25 In seguito irrighiamo le piante con la soluzione nutriente predefinita fino alla fine della 6ª settimana di fioritura. Nelle ultime due settimane alziamo le lampade ad una distanza
SE RACCOGLIAMO PREMATURAMENTE, L'EFFETTO SARÀ SIMILE AD UN HIGH RAPIDO MA DI SCARSA DURATA. SE LA RACCOLTA È TARDIVA, L'EFFETTO DELLA MARIJUANA SI FARÀ SENTIRE SEMPRE DI PIÙ CON IL PASˎ SARE DELLE ORE il biostimolatore metabolico. L'applicazione di questo prodotto va ripetuta il 30° e 45° giorno di fioritura, non spray, ma aggiungendolo alla soluzione nutritiva. Nelle prime tre settimane dall'entrata in fioritura, potiamo dalle piante i rami inferiori
con EC pari a 0,3 -0,4 μf/cm, fino a farla drenare dal fondo del vaso; misuriamo l'acqua drenata per sapere la quantità di sali minerali accumulati nel terreno e continuiamo ad irrigare fino a quando non riportiamo il valore entro i parametri desiderati, cioè di 1,0 – 1,5 μf/cm.
di almeno 60 cm, per preservare la resina formatasi sulle cime e incominciamo la fase di lavaggio o flush. Personalmente lo faccio con acqua di rubinetto con EC pari a 0,4 μf/ cm e Ph 7.0, per assicurare alla pianta elementi nutritivi altrimenti assenti nell'acqua osmotica e un valore di Ph alto, utile a scongiurare
l'apparizione di muffe. Il lavaggio serve ad eliminare gli eccessi di sali minerali che potrebbero alterare il gusto e sapore finale. Osservando le infiorescenze con una lente di ingrandimento saremo in grado di capire il grado di maturazione dei tricomi ghiandolari; da ciò dipendono alcuni effetti nel momento in cui fumiamo la marijuana. Ad esempio, se raccogliamo prematuramente, l'effetto sarà simile ad un high rapido ma di scarsa durata, mentre se la raccolta è tardiva, l'effetto della marijuana si farà sentire sempre di più con il passare delle ore. Il momento di massima maturazione corrisponde ad un colore dei tricomi ghiandolari bianco latte. Quando siamo pronti a raccogliere, tagliamo le piante alla base del tronco ed tiriamo via le foglie grandi prive di resina, mentre alle foglie più piccole diamo una sforbiciata alle punte, per facilitare la successiva potatura. Sistemiamo le piante in una stanza al buio, dal clima asciutto, con temperatura di circa r& H WDVVR GL XPLGLW¢ GHO 7UDVFRUVH un paio di settimane passiamo alla fase di cura o concia: stacchiamo i fiori dai rami, tagliamo le foglie rimaste che mettiamo da parte per estrazioni future e conserviamo le cime pronte per essere consumate in contenitori di vetro. Buona degustazione!
COLTIVA CON MR. JOSE
Il fondo di un vaso con una sostanza che garantisce l'umidità alle piante
I sistemi passivi di coltivazione non sono nuovi, ma stanno acquisendo sempre maggiore popolarità. Si tratta di sistemi che non necessitano di elettricità per funzionare, ma assicurano alle piante l'apporto di acqua necessario, oltre a essere silenziosi. Sono così perfetti come farebbe pensare questo elenco di fattori positivi? Analizziamo più da vicino i sistemi passivi. Mr. José (info@mrjose.eu) Ho letto di sistemi passivi per la prima volta molti anni fa in un libro sull'idroponica. Un'estremità di uno stoppino (sistema wick) è inserita nel vaso e l'altra estremità è immersa nell'acqua. Lo stoppino trasporta l'acqua che viene assorbita dal terreno da cui la pianta a sua volta prende la quantità necessaria. Semplicissimo. Il terreno assorbe solo l'acqua necessaria e non c'è pericolo di un'eccessiva irrigazione. In genere il serbatoio dell'acqua viene posizionato più in basso rispetto al contenitore con le piante, o al massimo allo stesso livello, e la distanza tra serbatoio e substrato non è molta. Se il serbatoio fosse più in alto, lo stoppino trasporterebbe più acqua del necessario. Quindi il solo prerequisito per un sistema correttamente funzionante sembra essere la scelta giusta dei materiali. Lo stoppino è stato inventato molto tempo fa, quin-
di il problema non si pone. Se però provate a sostituire lo stoppino con una semplice striscia di tessuto, dovete prepararvi a incontrare difficoltà che spesso fanno sì che il sistema non funzioni. Il sistema a stoppino viene tuttora utilizzato per tutti i tipi di vaso e piante. In qualsiasi negozio di hobbistica o garden center potrete acquistare un vaso di forma allungata, di quelli che si usano sui davanzali di casa per gerani, pelargoni e altre piante, dotati di sistemi a stoppino. Anche se i sistemi passivi esistevano molto prima della diffusione della coltivazione con illuminazione artificiale, non li troverete facilmente nelle stanze dei coltivatori. Tra i coltivatori indoor, il sistema a stoppino è l'eccezione, non la regola. Un altro tipo di sistema di irrigazione passivo è quello a gravità. Si posiziona un serbatoio di acqua
sopra le piante da irrigare e la gravità fa cadere l'acqua attraverso uno stretto tubo capillare. L'acqua deve gocciolare, non scorrere. È necessario essere molto attenti e controllare il sistema per garantire che non l'acqua che gocciola dai tubi non sia in quantità eccessiva. Se non avete un contenitore con un piccolo foro per l'aria sulla parte superiore, dal contenitore uscirà solo parte dell'acqua e il gocciolamento successivamente si interromperà. In questo modo è possibile predisporre un sistema che consenta ogni giorno la fuoriuscita parziale della soluzione di irrigazione. Tutto deve essere attentamente misurato e collaudato. Non solo la dimensione del foro per l'aria, anche quella del contenitore e la solidità delle pareti hanno un ruolo da svolgere. Per esempio, se usate una normale bottiglia da 5 litri in PET, la plastica potrebbe deformarsi in conseguenza del vuoto che si crea con la fuoriuscita dell'acqua. Il risultato potrebbe essere la fuoriuscita di una quantità maggiore del voluto di acqua, che strariperebbe dai vasi e dai sottovasi. Lo svantaggio di un sistema passivo a gravità fatto in casa, come è probabilmente evidente da quanto appena detto, è la difficoltà di stabilire la dose della soluzione di irrigazione. Il sistema a stoppino citato all'inizio risponde in modo più accurato alle esigenze delle piante. Questo significa che i livelli di umidità del mezzo di coltura saranno costanti, sia che la pianta necessiti di più acqua sia che necessiti di meno acqua. Se si coltivano diverse piante e si utilizza il sistema a stoppino, ogni pianta riceverà solo la quantità d'acqua di cui ha bisogno. Quindi due piante con esigenze idriche diverse riceveranno entrambe la quantità necessaria, anche se a una ne servono 100 ml al giorno e all'altra ne servono 500 ml al giorno. Un siste-
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ma di irrigazione a gravità amatoriale non riuscirà a ottenere questo effetto. Si dovrebbe realizzare una valvola collegata a un galleggiante. Forse qualcuno di voi lo sa fare, ma io non ne sono capace, purtroppo. Negli ultimi anni il desiderio dei coltivatori di risparmiare energia è cresciuto ed è diventato più evidente. I coltivatori cercano il risparmio per l'illuminazione, per la ventilazione e, naturalmente, anche per l'irrigazione. Questa tendenza ha fatto in modo che la vecchia tecnologia a stoppino venisse perfezionata. Se avete mai dato un'occhiata a una fiera orticola, certamente avrete notato sistemi passivi dall'aspetto moderno. Ma non avete necessariamente bisogno di andarci, perché nei negozi online e in Internet troverete di certo sezioni relativamente recenti dedicate ai sistemi di irrigazione passiva. Devo citare il nome di un produttore, perché penso che abbia risvegliato l'interesse per i sistemi di irrigazione passiva non solo nelle persone che ne ignoravano l'esistenza, ma anche in chi li considerava troppo complessi da installare nelle proprie stanze da coltivazione. Quest'uomo è Paul Cronk, ma forse voi conoscerete meglio il marchio AutoPot, che in molti paesi è sinonimo di sistema passivo. Che cosa ha fatto Paul di diverso per aumentare così tanto la popolarità dei sistemi passivi? Ha aggiunto allo stoppino e all'irrigazione a gravità una semplice valvola con un galleggiante, grazie alla quale è possibile collegare il sistema a una o a decine di piante per poi andarsene felicemente in vacanza, sapendo che le piante riceveranno esattamente la quantità d'acqua di cui hanno bisogno. Se i sistemi passivi hanno catturato
Piante in vasi da 25 litri.
Dettaglio di una valvola meccanica automatica
19 anche il vostro interesse, sul mercato troverete tipologie diverse di differenti produttori. Nella maggior parte, ruotano però attorno al sistema a stoppino abbinato alla gravità citato sopra. Questo modello è dotato della valvola descritta prima, che potete anche vedere nelle foto di questo articolo. Dovrete dotare il sistema di una vaschetta di qualsiasi dimensione contenente la soluzione nutritiva e potrete usarla per irrigare anche un numero elevato di piante, senza alcun costo per l'elettricità, naturalmente. I sistemi passivi, tuttavia, non sono solo da elogiare. Dobbiamo anche guardare l'altra faccia della medaglia e considerarne gli svantaggi. Il primo notevole svantaggio è il costo dei sistemi passivi. Un vaso con sistema dotato di valvola non vi costerà meno di 30 €, una somma che non tutti normalmente spenderebbero per un vaso. In generale, pensate che quei 30 € sono il costo per una singola unità di coltivazione, senza considerare il numero di piante che intendete coltivare. Paragonando questo sistema con quello di Atami Wilma, per esempio, in cui un vaso costa all'incirca 15 €, è facile capire che la differenza è
significativa. Molti di voi si staranno chiedendo: quanto ci vorrà per vedere un ritorno su un investimento così elevato per un sistema passivo? Certo, tutto dipende da quante piante intendete coltivare. Tuttavia non si può paragonare un sistema passivo con uno attivo esclusivamente sulla base dei costi di acquisto. Come già citato, un sistema passivo professionale fa qualcosa che un sistema attivo non può fare a prescindere dal prezzo: irriga le piante quando serve. Il risultato finale è quello di avere piante più sane e più grandi, che danno un raccolto più abbondante e che presto vi ripagheranno per la spesa più elevata. Il secondo svantaggio dei sistemi passivi è l'acqua stagnante. Lasciate che vi spieghi come funziona la valvola nei moderni sistemi passivi. La valvola è posizionata su una vaschetta utilizzata per l'irrigazione di uno o più vasi attraverso uno stoppino. La vaschetta viene rifornita di soluzione nutritiva da un tubo che collega un serbatoio principale alla valvola. La valvola si apre quando la vaschetta è piena, consentendo di erogare la quantità prefissata di soluzione. La
valvola si apre nuovamente quando è stata utilizzata tutta l'acqua della vaschetta. Nella vaschetta ci sarà sempre acqua, da quando inizia l'erogazione a quando l'acqua si esaurisce. Il tempo perché ciò accada può variare. La vaschetta non risulterà mai priva d'acqua, il che è un bene. D'altra parte, però, mi è capitato di osservare parassiti nella vaschetta. Umidità, calore e buio creano le condizioni ideali per la proliferazione di diversi organismi. Questo perché la vaschetta è bassa ed è più facile che vi si sviluppino parassiti rispetto al serbatoio di soluzione nutritiva, che è troppo profondo. Questo problema può essere evitato con regolari controlli preventivi della vaschetta. Non appena notate forme di vita sgradite, vuotate la vaschetta e pulitela a mano, magari con un po' di alcool, che evapora rapidamente. Al posto dell'alcol potete utilizzare un adeguato insetticida a base di ingredienti naturali. Per quanto possiamo tenere in considerazione vantaggi e svantaggi, non dovremmo mai dimenticarci dei sistemi passivi. Personalmente sono un sostenitore dell'irrigazione manuale, ma visto che non posso sempre stare
con le mie piante, uso un sistema di irrigazione e l'idroponica. Penso che il sistema passivo a stoppino sia l'equivalente più vicino all'irrigazione manuale e mi dà la libertà di spostarmi senza restare legato alle piante. I sistemi passivi non vengono usati solo nelle stanze da coltivazione indoor. Il vaso intelligente che si irriga autonomamente è adatto alle serre e alla coltivazione outdoor, oltre a consentire la coltivazione di piante piuttosto grandi. Se si trova all'esterno e piove, l'irrigazione del vaso non cambierà, perché l'acqua in eccesso dopo un acquazzone defluirà attraverso la valvola e l'impianto inizierà a prendere l'acqua dal serbatoio quando sarà necessario. Che cosa ne pensate allora dei sistemi passivi? Siete tentati di provarli? Potreste iniziare costruendovene uno con uno stoppino e poi condividere i risultati con noi. Anche se non li provate, non importa, l'importante è che sappiate che i sistemi passivi esistono. Forse vi saranno utili in futuro. Per ora è tutto. Potrete leggere e saperne di più la prossima volta sulla vostra rivista preferita Soft Secrets!
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BELAPESE
TELEFONATA AL COLONNELLO
I MILITARI DI FIRENZE E LA CANNABIS DI STATO Lo scorso 30 settembre ho avuto la possibilità di chiacchierare, per una buona mezz’ora, con il Colonnello Antonio Medica, direttore dello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. a cura di Fabrizio Dentini Sul piatto dell’intervista l’argomento era più che scontato, la produzione di cannabis per i pazienti italiani, la prima esperienza pilota di coltivazione in seno alle istituzioni statali. Un vero passo avanti per quel che riguarda la grande assente del panorama medico nostrano: la continuità terapeutica per chi si cura con la cannabis. Di seguito il resoconto dell’intervista telefonica nel corso della quale il Colonnello Medica ha raccontato a Soft Secrets come sono passati i mesi di produzione, quali difficoltà i militari hanno affrontato e quali sono i progetti per il prossimo futuro. SSIT: Buongiorno Colonnello Medica, per prima cosa una domanda a livello umano. Come ha vissuto il compito di dirigere un’unità di militari che di fatto ha compiuto un passo storico per il nostro paese? Per noi dello Stabilimento è stato un ritorno al passato. Infatti, già quando si trovava ancora a 7RULQR IUD LO H LO VLDPR VWDWL FRLQYROWL nella produzione del chinino di stato [NDR. Il chinino veniva prodotto per le sue qualità antipiretiche, antimalariche ed analgesiche] quindi tornare a coltivare una sostanza vegetale per fini
terapeutici è una grande soddisfazione. Fare un servizio per il paese ci rende felici anche perché c’è sempre stato un legame stretto fra lo Stabilimento e un servizio pubblico esteso a tutta la popolazione. Il dottor Giampaolo Grassi dell’CRA di Rovigo ci ha detto alla Fiera Indica Sativa di Bologna, lo scorso giugno, di avervi consegnato 80 talee. Quante sono arrivate a fioritura e di che varietà si tratta? Della prima mandata di talee quelle portate sino in fondo sono state 50. Al secondo giro sono arrivate altre 50 talee che al momento stiamo raccogliendo, sempre in via sperimentale, al fine di raccogliere i dati necessari per completare l’iter autorizzativo dell’AIFA [NDR. Agenzia Italiana Farmaco] e dell’Ufficio Centrale Stupefacenti. La varietà coltivata è l’analoga del Bediol olandese [NDR. importato attualmente dalla ditta Bedrocan] con una ratio circa 1:1 fra THC e CBD ( in particolare il 7+& ª DO H LO &%' DOOȢ Sono state coltivate in terra o in idroponica? Perché questa scelta? Le piante sono state prodotte in idroponica perché a differenza della produzione outdoor
in questo modo possiamo permetterci di controllare tutte le variabili che intervengono e quindi garantire la standardizzazione del prodotto finale vendibile come farmaceutico. Abbiamo impiegato in tutto il percorso, cioè da quando abbiamo messo a dimora le talee, sino al raggiungimento del massimo tempo balsamico, cioè allo sviluppo apicale del principio attivo, fra i 3 mesi e i 3 mesi e mezzo (circa 110 giorni). Quanta vegetativa hanno fatto? Quanto flushing avete fatto prima di raccogliere? Non le saprei dire, queste sono informazioni in possesso di chi ha seguito concretamente la produzione. Con che linea di fertilizzanti e con che schema di fertilizzazione sono state nutrite le piante? Queste sono informazioni confidenzali coperte dal segreto industriale. Avete avuto problemi di over fertilizzazione, di muffe o di umidità troppo alta? Nessun problema grazie alla collaborazione con il Dott. Grassi abbiamo visto che la pianta, essendo robusta, non presenta grossi problemi di coltivazione. Quanta materia finita avete prodotto per pianta? Siamo sopra i 50 grammi a pianta.
Potete descriverci la camera di coltura? Di che dimensioni era? Che lampade avete usato? Che estrattori? La serra è in tutto simile a quella di Rovigo del Dott. Grassi, è di circa 100 metri quadrati ed abbiamo utilizzato lampade gialle anche se al momento non ricordo di che wattaggio. Sono stati eseguiti degli esami per verificare la qualità? A livello di controlli, quali avete eseguito per garantire ai pazienti l’omogeneità nell’equilibrio di principi attivi? Sono state eseguite analisi chimiche e microbiologiche per confermare il contenuto di principio attivo e il loro vicendevole rapporto e per verificare che non fossero presenti microrganismi nocivi. I riscontri sono stati positivi sotto entrambi i profili. Come e per quanto tempo eseguite la seccatura? Quanto materiale vi resta dopo questa importante operazione? La seccatura dipende dai residui di umidità, le piante del primo ciclo sono state tagliate la prima settimana di giugno e al momento stanno seccando. Diciamo che fra primo e secondo ciclo, sottraendo il materiale che è stato sottoposto alle analisi, ci rimangono circa 3 chilogrammi di prodotto. Abbiamo letto in altre interviste da lei rilasciate che il prodotto finito sarà distribuito sbriciolato.
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Siccome non ci risulta che la Bedrocan olandese distribuisca le infiorescenze con queste modalità vorremmo sapere perché avete preso questa decisione.
Numero di autorizzazioni per singolo paziente e cumulative ( per più pazienti) rilasciate dal Ministero della Salute dal 2006 ad oggi alle ASL richiedenti ai sensi del DM 1997
È stato il Ministero della Salute a chiedere di macinarlo anche perché il Bediol, importato dall’Olanda, è un’infiorescenza macinata e quindi anche noi l’abbiamo lavorata in questo senso, anche per evitare un passaggio che sennò dovrebbero eseguire i farmacisti.
2006
Di quante persone si compone l’equipe dei responsabili della coltivazione? Con che competenze curricolari? Questo procedimento lungo e complesso dal lato chimico-farmaceutico, a quello più strettamente di coltivazione e successivamente di trasformazione, coinvolge tutto lo Stabilimento: 30 militari e 50 civili. Come sarà distribuito il prodotto essiccato? I nostri clienti finali saranno le farmacie e non i pazienti. Quanto avete speso per ottenere il primo raccolto? Siamo nell’ordine di qualche migliaia di euro, diciamo fra i 20 e i 30 mila euro. È stato inviato il dossier al Ministero della Salute? L’AIFA ha già effettuato il sopralluogo? Alla prima domanda la risposta è si. Per quel che riguarda l’AIFA, ha effettuato la sua ispezione nel mese di luglio. Adesso ci è arrivata l’autorizzazione alla produzione farmaceutica. Possiamo dire che abbiamo rispettato la tempistica che ci eravamo preposti: utilizzare il 2015 per la sperimentazione e diventare operativi concretamente a partire dal 2016. Credete di poter utilizzare l’autorizzazione ricevuta dall’AIFA anche retroattivamente? In modo e maniera da permettervi di non distruggere quanto prodotto a fine sperimentale? Considerando la scarsità di materiale terapeutico presente nel nostro paese pensiamo assolutamente di procedere in questo senso e quindi di poter distribuire i 3 chilogrammi rimasti. È possibile visionare il dossier di produzione inviato all’AIFA? Assolutamente no perché coperto da segreto industriale. Come pensate di procedere per i prossimi raccolti? L’anno prossimo preventiviamo di entrare in produzione sperimentale anche con un prodotto analogo al Bedrocan. Al momento siamo alla fase finale dell’iter burocratico autorizzativo e prudentemente prevediamo che per quel che riguarda il Bediol entro fine 2015, o massimo entro l’inizio del 2016, i primi quantitativi di prodotto saranno disponibili per i pazienti. Entro la fine del 2016, disponendo già dell’autorizzazione, prevediamo di poter distribuire anche il nostro Bedrocan. Il dossier di produzione del Bediol è stato già depositato all’AIFA. Lei ha dichiarato a Repubblica lo scorso giugno di
voler arrivare a produrre 100 Kg nel 2016. A che bacino di utenza pensate di dover far fronte? Dai dati fornitici dobbiamo garantire il principio attivo per circa 3000 pazienti con un consumo medio pro capite di 30 grammi annuali. Attualmente ogni anno l’Ufficio centrale stupefacenti importa 70 chilogrammi di cannabis per fini medici quindi tali dati sono stati recuperati incrociando i quantitativi importati dall’Olanda con il numero di prescrizioni. Le parole e la voce del Colonnello Medica dimostrano quanto i militari abbiano preso seriamente il compito del quale sono stati incaricati. Ricordiamoci però che i soldati restano comunque dei tecnici che eseguono disposizioni legislative e che è quindi nell’arena del dibattito politico che nuove e più contingenti indicazioni potranno favorire il reale accesso da parte di tutti a questa medicina. Se il problema principale rimane la pressoché totale mancanza di interesse della classe medica la conseguente mancanza di prescrizioni e la mancanza di coordinamento fra ASL, la proposta di legge del gruppo interparlamentare di Della Vedova prevede al meno la possibilità di coltivare 5 piante per ciascun cittadino che ne faccia richiesta. L’importante è quindi aver ben presente che il tempo di reazione dei medici è ben differente dal tempo di sopportazione dei pazienti, quindi l’iniziativa di Della Vedova va sicuramente nella direzione più pragmatica, ovviamente sperando che gli equilibri del Parlamento permettano nel breve termine una sua sana disanima. Vedremo al momento della distribuzione del farmaco finalmente made in Italy che tipo di risposta daranno i pazienti ai prodotti dello Stabilimento. Nel frattempo, di seguito, per inquadrare l’attuale bacino di utenza di questo farmaco, cioè tutti i pazienti che hanno ottenuto l’autorizzazione all’importazione in seguito alla prescrizione medica, i dati ricevuti dall’Ufficio Centrale Stupefacenti che descrivono l’evoluzione negli ultimi anni di questo rimedio alternativo alla cura di tante patologie. Sia chiaro ai nostri lettori: questo è il quadro ufficiale, quello reale è molto più ampio e per averne un’idea bisognerebbe effettuare una ricerca nelle Procure della Repubblica per tutti i pazienti pizzicati a produrre una medicina il quale utilizzo lo Stato, sino a poco tempo fa, non aveva nessuna intenzione di agevolare.
Consumo su base nazionale dal 2012 all’8 ottobre del 2015: Cannabis flos (Bedrocan, Bedica, Bediol) – Sativex J &DQQDELV IORV J GL FXL J GL &DQQDELV flos e 62.090 g di Sativex J GL FXL J GL &DQQDELV flos e 492.110 g di Sativex DO J GL FXL J GL &DQQDELV IORV H g di Sativex
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(24 di Cannabis flos e 6 di Sativex) 2007 92 (56 di Cannabis flos e 36 di Sativex) GL &DQQDELV IORV H GL Sativex) 2009 117 (57 di Cannabis flos e 60 di Sativex) GL &DQQDELV IORV H GL Sativex) 2011 241 (146 di Cannabis flos e 95 di Sativex) 2012 200 (126 di Cannabis flos e 74 di Sativex) 2013 202 (149 di Cannabis flos e 53 di Sativex) 2014 191 solo cannabis 2015 154 al 30 giugno 2015 solo cannabis Il Ministero della Salute non dispone del numero delle prescrizioni magistrali perché le stesse non vengono presentate presso il Ministero della Salute ma alle ASL che poi chiedono il permesso di importazione al Ministero.
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COLTIVA CON JORGE CERVANTES
Il breeding classico della cannabis Il breeding classico è un antico processo ciclico che i breeder di cannabis usano ancora oggi. Le decisioni si prendono in base all'osservazione di un gran numero di piante; il breeder non sa esattamente quali geni sono stati introdotti nelle nuove cultivar. Tutto ciò che il breeder può fare è scegliere le piante in base all'ispezione visiva, all'odore e al proprio istinto.
Il breeding classico della cannabis ha contribuito a consolidare caratteristiche distintive e desiderabili. T. H. Seeds ha seguito pratiche di breeding classico per produrre questa varietà "MK-Ultra". Il breeding classico della cannabis è semplice: si scelgono due varietà, un maschio e una femmina. Ogni genitore possiede caratteristiche ambite: fragranza, potenza, resistenza alle muffe e così via. Il polline maschile fertilizza il fiore femminile e i loro geni si combinano in un nuovo mix genetico contenuto nel seme. Il passo successivo è scegliere singole piante con i tratti desiderati di entrambi i genitori. Molte volte si è fortunati e la progenie possiede i geni e i tratti desiderati. I breeder di cannabis spesso prendono cloni di queste singole piante desiderate. Troppo spesso non conservano la pianta maschio e hanno una varietà "clone-only".
Quando un tratto desiderabile viene ottenuto con il breeding di una pianta, l'incrocio di altre piante con questo genitore rende le nuove piante simili a tale genitore. Ad esempio, per rendere la progenie resistente alla muffa polverosa il più possibile simile al genitore dall'alta resa, la progenie sarà reincrociata con tale genitore per diverse generazioni (vedere "Reincrocio" sotto). Questo processo rimuove la maggior parte del contributo genetico del genitore resistente alla muffa polverosa. Per selezionare la resistenza alla muffa, coltivate le piante in condizioni di muffa. Eliminate le piante che vengono attaccate facilmente dalla muffa. Tenete le piante che non vengono attaccate dalla muffa o vengono attaccate più tardi. Ottenete piante selezionate che non vengono attaccate dalla muffa.
È molto difficile isolare geni specifici che garantiscano qualità come l'alta resistenza agli attacchi di muffa polverosa, insetti e acari. Ci sono geni recessivi e geni dominanti controllati dagli alleli; è qui che il breeding si fa molto più complesso. Vedere "Influenza degli alleli" sotto. Altri tratti, quali la capacità di adattamento a un clima specifico, sono relativamente facili da ottenere perché vengono selezionate sempre le piante che crescono meglio nelle proprie condizioni ambientali. I coltivatori biologici coltivano in modo selettivo piante acclimatate a condizioni esterne e ottengono rese molto maggiori. Per questa ragione, nella California del Nord i coltivatori medici che utilizzano l'agricoltura biologica possono ottenere piante da 4,5 kg. Per selezionare la tolleranza del clima freddo, coltivate le piante in condizioni di freddo. Eliminate le piante che subiscono facilmente danni dovuti al freddo. Ottenete piante selezionate che tollerano le temperature fredde.
Cromatografia su strato sottile La cromatografia su strato sottile può essere utile per eseguire test e fare selezioni sulla base dei profili dei cannabinoidi. I profili dei cannabinoidi sono simili durante tutte le fasi della vita di una pianta e le decisioni di breeding possono basarsi su questi profili. Per esempio, è possibile testare il profilo dei cannabinoidi su piantine di due mesi. Si tengono le piante che mostrano i profili desiderabili e si eliminano quelle che hanno profili non desiderati.
Per una panoramica della selezione assistita da marcatori (MAS), vedere "Breeding moderno della cannabis" alla fine di questo capitolo. continua a pagina 24
24 li da ogni genitore. Questa eredità di alleli può essere omozigote (entrambi gli alleli sono uguali) o eterozigote (ogni allele è diverso). Inoltre, gli alleli recessivi non emergono completamente per diverse generazioni. L'influenza degli alleli rende impossibile usare la semplice probabilità matematica per prevedere quale sarà l'esito nella progenie.
"LA Confidential" di DNA Genetics è stata la prima varietà di Cannabis indica ad avere la mappatura del genoma. Nell'agosto del 2011, il dott. Kevin McKernan ha annunciato che la sua azienda aveva mappato correttamente i genomi (sequenziamento shotgun) di Cannabis sativa (varietà "Chemdawg") e in seguito C. indica ("LA Confidential"). Medicinal Genomics ha pubblicato quindi il proprio lavoro sulla C. sativa attraverso EC2 di Amazon, un servizio di cloud computing che dà accesso gratuito alla comunità scientifica. Per maggiori informazioni, cercare "Cannabis genoma EC2 cloud" su www.google.com.
Influenza degli alleli
I fenotipi osservati in un determinato individuo sono il risultato dell'interazione tra il genotipo della pianta e l'ambiente. Prendiamo ad esempio questi tre fenotipi: basso, medio e alto. Ricordate, il genotipo descrive la condizione genetica responsabile del fenotipo e per rappresentarlo nel seguito assegnamo dei simboli. Fenotipo
Genotipo
Basso
ss
Medio
Ss
Alto
SS
Ci sono sempre due versioni di ogni gene (allele). Per esempio, se ci sono due piante di "bassa statura" con "s" minuscola, la pianta sarà più bassa. Ma se la pianta ha la "S" maiuscola e possiede il gene "alto", il fenotipo è alto. Se vengono ereditati entrambi i geni, la pianta sarà di altezza media. Omozigote/eterozigote: Questi sono termini utilizzati per descrivere la condizione genotipica di una pianta, per quanto riguarda la simi-
larità degli alleli per un determinato tratto. Se una pianta è omozigote per un determinato tratto, ha due copie dello stesso allele. Se una pianta è eterozigote, ha due diversi alleli per un determinato tratto.
Questa "Peyote Purple" a dominanza di indica è stata sviluppata da Cannabiogen. La progenie eredita una serie di alle-
Tratti dominanti e recessivi
I tratti dominanti e recessivi sono dettati dagli alleli ereditati dai due genitori. Ma anche se il genoma della cannabis è stato decodificato, non è stata decifrata la specifica funzione dei geni. Di conseguenza, gli esempi sotto sono solo delle linee guida perché molti tratti sono promossi da una combinazione di geni. Dominante: Si tratta di un'interazione intra-allelica tale per cui la presenza di un allele di un genitore maschera la presenza di un allele dell'altra pianta genitore nell'espressione di un determinato tratto nella progenie. Nella prima generazione di discendenti si manifesta solo il tratto dominante. Della generazione F2, il 75% mostrerà la condizione dominante. Recessivo: Si tratta di un'interazione intra-allelica tale per cui un allele di un genitore è mascherato dalla presenza di un allele dell'altra pianta genitore nell'espressione di un determinato tratto nella progenie. Il tratto recessivo non si manifesta nella prima generazione di progenie (F1) ma ricomparirà se si incrociano due piante sorelle, e la progenie F2 darà il 25 percento di piante che mostrano la condizione recessiva. Possiamo dimostrare le leggi di Mendel con il quadrato di Punnett per prevedere il possibile esito di un tratto genetico (incrocio monoibrido). L'esempio che segue utilizza l'esperimento sulla pianta
di pisello condotto da Mendel. Aveva incrociato due piante di pisello giallo, che hanno prodotto tre quarti di piselli gialli e un quarto di piselli verdi. Il quadrato di Punnett mostra tutte le possibili combinazioni per un gene. Ognuno dei quattro riquadri del quadrato rappresenta una nuova progenie. Un incrocio monoibrido è l'incrocio genetico tra due genitori di cui un genitore ha due alleli dominanti per un gene specifico e l'altro due alleli recessivi per lo stesso gene. La progenie di incrocio monoibrido ha un allele dominante e uno recessivo per tale gene. Un incrocio tra due esemplari della stessa progenie dà un rapporto di 3:1 di fenotipi dominante:recessivo se proveniente dalla generazione successiva (F2).* *Questo esempio si basa sull'incrocio monoibrido di piante di piselli di Mendel. Sono scarse le informazioni disponibili al pubblico sugli specifici loci genici della cannabis. BiologyCorner.com offre un valido worksheet (www.biologycorner.com/ worksheets/pennygene_key.html). Il rapporto viene dimostrato nel quadrato di Punnet che segue.
Il rapporto dell'incrocio monoibrido viene dimostrato nel quadrato di Punnet.
Questo è un estratto dal capitolo 11, "Greenhouses" (Serre), del libro Cannabis Encyclopedia (594 pagine, oltre 2.000 immagini a colori, formato A4) di Jorge Cervantes, disponibile da aprile 2015. Per maggiori informazioni, visitate il sito web di Jorge, www.marijuanagrowing.com.
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COLTIVA CON MR. JOSE
COME SCEGLIERE E INSTALLARE IL GIUSTO SISTEMA DI VENTILAZIONE La scelta giusta e la corretta predisposizione di una stanza per la coltivazione indoor è uno dei primi passi sul cammino verso il successo della coltivazione. Le piante devono essere curate con un apporto regolare di una miscela di ossigeno e CO2, ed è necessario garantire le condizioni ideali di temperatura e umidità. In poche parole, la ventilazione ha una notevole influenza sul clima del vivaio. Continuando a leggere, scoprirete come ottenere le condizioni climatiche necessarie evitando Mr. José ( info@pestovat.cz ) al contempo gli errori. Scelta del sistema di ventilazione e relativa portata
m3 all'ora per un vivaio di 2 m3 e di 360 m3 all'ora per un vivaio di 9 m3. Personalmente ritengo che questo calcolo si adatti a stanze da coltivazione con illuminazione a LED, lampadine a basso consumo o a luce singola. Se
dotare di un estrattore con portata di 1 m3 all'ora per ogni watt di potenza installata. Quindi per una stanza da coltivazione con 2 lampade HID da 400 W, occorre XQ HVWUDWWRUH FRQ XQD SRUWDWD GL P DOO RUD ,Q generale non sbaglierete scegliendo un ventilatore più potente; ad esempio per una tenda di 2 m3 di volume illuminata con una lampadina da 400 W, si può scegliere un ventilatore con una portata di 400 m3 all'ora. Un ventilatore potente non deve necessariamente funzionare sempre a piena potenza e così sarà anche meno rumoroso. Non è sempre necessario un ventilatore di mandata per garantire l'apporto di aria, ma è sempre utile. Dovrebbe funzionare a metà della potenza dell'estrattore.
Esistono due tipi di sistemi di ventilazione per Non ho mai ricevuto consigli sull'uso di ventilatori vivaio: i circolatori e gli estrattori. Come implica da interni (indoor) per la circolazione dell'aria. È il nome, i circolatori promuovono la circolazione fondamentale che questo tipo di ventilatore assicuri dell'aria, mentre gli estrattori garantiscono il regolare ricambio dell'aria nel vivaio. Ogni stanza da coltivazione dovrebbe averli entrambi. La prima cosa da conoscere quando si pianifica il sistema di ventilazione è la grandezza del vivaio o, per essere precisi, il volume in metri cubi. Come forse già saprete, il volume di una stanza si calcola moltiplicando la larghezza per la lunghezza e l'altezza della stanza. Quindi se coltivate le piante in un tenda da 1 x 1 metri per 2 metri di altezza, sapete che il volume della stanza per la coltivazione è di 2 m3. Una stanza di dimensioni di 3 x 2 metri per 2,5 metri di altezza ha un volume di 15 m3. Questo semplice calcolo matematico servirà come aiuto iniziale nella scelta della portata dei sistemi di ventilazione che Unità di controllo automatico per uno o più sistemi di ventilazione garantiranno il ricambio dell'aria nella stanza da coltivazione. Un principio della coltivazione stabilisce che è necessario un estrattore con una portata minima di quaranta volte una stanza da coltivazione presenta un numero una circolazione dell'aria nella stanza da coltivazione il volume della stanza stessa. Questo significa che maggiore di lampade HID (sodio e alogenuri), è in modo che si mantenga il giusto livello di umidità OD SRUWDWD GHOO HVWUDWWRUH GRYU¢ HVVHUH GL DOPHQR meglio regolarsi in base alla potenza. Ci si dovrebbe e temperatura in tutto il vivaio. Per una stanza di
1 x 1 x 2 metri, sarà sufficiente un ventilatore a più velocità con diametro dell'elica fino a 30 cm. Spazi più ampi richiederanno un numero maggiore di ventilatori o eliche più grandi. I ventilatori da interni sono dotati della funzione di oscillazione, che consente all'elica di ruotare regolarmente da un lato all'altro. Vi consiglio di scegliere un ventilatore oscillante perché funziona meglio e crea condizioni più adatte alle piante.
Estrattori da condotto
Per la ventilazione e l'estrazione dell'aria all'interno della stanza per la coltivazione, l'ideale sono gli estrattori da condotto, che vengono connessi ad appositi condotti. L'estrattore può essere collegato a qualsiasi punto del condotto, il che è un grande vantaggio perché si potrà ridurre il rumore scegliendo il punto in cui posizionare al meglio la ventola. Nel scegliere la posizione dell'estrattore, occorre anche considerare che si avrà il miglior rendimento se l'estrattore immette aria verso la parte lunga del condotto mentre la parte corta è dietro, perché è più semplice per la ventola aspirare aria attraverso il condotto che non espellerla. Più lungo è il condotto e più numerose sono le curve lungo le quali dovrà passare l'aria, maggiore dovrà essere la portata dell'estrattore. Dato l'effetto della lunghezza del condotto e del numero di curve, vale la pena di evitare irregolarità del condotto se questo supera i 4/5 metri di lunghezza. Sono molti gli estrattori in commercio: non abbiate paura di chiedere consiglio in negozio su quale sia il più adatto alle vostre esigenze. Informate gli assistenti del negozio sulla portata necessaria e sulla lunghezza del condotto che intendete utilizzare, così potranno fornirvi la consulenza che vi serve. Nella scelta della portata, dovrete considerare anche se sarà necessario un filtro antiodore. Ci sono estrattori ideali per grandi vivai, più costosi e da installare in una apposita cassetta con flange, che
28 hanno il grande vantaggio di avere una portata elevata e un funzionamento silenzioso. Nella scelta dei condotti per l'estrattore, avrete la possibilità di optare per tipologie con controllo della portata, in modalità continua, da 0 a 100%, o graduata. Anche se i costi saranno più elevati, è un sistema molto utile e consentirà di regolare la portata in funzione delle reali necessità climatiche della stanza da coltivazione. Se intendete acquistare un sistema di regolazione climatica complesso, dotato di regolazione della ventilazione, non è necessario il controllo della portata sull'estrattore (nel qual caso dovrete accertarvi al momento dell'acquisto che sia realmente possibile regolarne la portata).
Riduzione del rumore
Qualsiasi sistema di ventilazione fa rumore quando è in funzione. Parte del rumore si deve all'aria che
Ventilatore rotante con clip, adatto ai vivai di dimensioni ridotte
e il sistema di ventilazione non deve essere isolato acusticamente. Ora tutto ciò che dovete fare è
l'eccezione che conferma la regola! La ventola di un sistema di riflettore raffreddato ad aria deve essere rivolta nella direzione del flusso verso le lampadine. Se la posizionate dietro, l'aria calda proveniente dalle lampadine potrebbe provocare danni irreparabili.
da coltivazione. I modelli migliori sono persino in grado di generare un leggero vuoto nella stanza da coltivazione, ma anche i modelli più economici sono utili. Credetemi, vedrete un rapido ritorno sull'investimento relativamente ridotto di denaro per un sistema di regolazione simile.
Ventilazione e aria condizionata
Molti coltivatori scelgono di impostare i propri sistemi di ventilazione con un timer. Questo approccio è chiaramente il più economico e consente anche il risparmio energetico. Tuttavia, è necessario prestare attenzione quando si imposta la frequenza e il tempo di funzionamento dei ventilatori. Potete iniziare mettendo in funzione i ventilatori per quindici minuti all'ora. È importante usare sempre un termometro per misurare la temperatura massima e minima raggiunta nella stanza da coltivazione al momento della regolazione del timer. Se la temperatura non rientra nell'intervallo desiderato, regolate la frequenza e la durata della ventilazione di conseguenza. Lo svantaggio di questo metodo è che si hanno maggiori fluttuazioni della temperatura, sia quando il sistema di ventilazione è in funzione sia quando non lo è. D'altra parte, non possiamo dimenticare che questo sistema di base è quello maggiormente utilizzato dai coltivatori domestici.
In molte stanze da coltivazione la ventilazione non serve solo a garantire che le piante ricevano sufficiente aria fresca, ma anche che la temperatura non sia troppo elevata. Potete usare un condizionatore d'aria a questo scopo, sia mobile che a parete. Se scegliete di utilizzare l'aria condizionata, potete integrarla con ventilatori a basso consumo per garantire un regolare ricambio di aria, ma non in modo continuo. Per calcolare la portata necessaria, usate il principio descritto all'inizio dell'articolo in funzione del volume della stanza.
SE COLTIVVATE LE VOSTRE PIAN NTE IN N INDDOOR E VOLLETE RISUULTATTI CO OSTAANTI,, DOVVRETTE PREESTARRE MOLTA ATTEN NZIONE ALLAA VEN NTILAAZION NE. passa nei condotti e parte si deve al motore, ma su entrambi i fattori si può agire almeno parzialmente. È possibile rendere più silenzioso l'estrattore insonorizzandolo. Per farlo, si può avvolgere il sistema con lana isolante, metodo semplice ed efficace ma esteticamente sgradevole.
Estrattori da condotto di tipo TD (TT) afȴGDELOL H potenti
Un'insonorizzazione migliore anche dal punto di vista estetico si ottiene creando un doppio involucro in plastica, metallo o legno e inserendo polistirene o lana isolante tra i due strati. Più
ridurre il rumore dell'aria che passa nei condotti. Per farlo, potete usare condotti insonorizzati. Esistono tre modelli di base di condotti in vendita nei negozi. Condotti in alluminio flessibile o plastica, di alluminio o film plastico su filo ritorto in una spirale; condotti in alluminio rigido, meno flessibili e che mantengono la forma prestabilita econdotti insonorizzati (Sonoflex), condotti flessibili ricoperti di uno strato di lana isolante e uno strato esterno di alluminio. Quest'ultimo tipo riduce in modo efficace il rumore del flusso d'aria nel condotto. Per ottenere il massimo della riduzione del rumore, potete utilizzare speciali sistemi costituiti da un condotto di alluminio rigido con spessi strati di schiuma o lana isolante.
Ventilatori per riflettori raffreddati ad aria
L'uso di riflettori con un sistema di raffreddamento attivo consente di evitare il surriscaldamento dell'aria in stanze da coltivazione illuminate da lampade HID. L'ideale a questo scopo sono i riflettori chiusi, in cui l'aria passa attorno alla
Quando deve essere in funzione il sistema di ventilazione?
Se non utilizzate un condizionatore d'aria e/o un erogatore di CO2, il sistema di ventilazione dovrebbe essere sempre in funzione a impostazione bassa. I sistemi di mandata dell'aria dovrebbero sempre essere impostati su una portata di aria più bassa rispetto agli estrattori. Creando un leggero vuoto nella stanza da coltivazione, l'aria non uscirà da altre aperture salvo quelle che avrete selezionato.
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Sono molti gli accessori da abbinare ai sistemi di ventilazione e condizionamento dell'aria che fanno parte del lavoro al vostro posto. Per il successo del raccolto, sono essenziali una temperatura stabile, il giusto grado di umidità e livelli ottimali di ossigeno e CO2. Vale la pena di investire in un'unità di controllo automatico. Con questo dispositivo, potrete impostare la temperatura desiderata e la velocità minima di ventilazione.
SE NON UTILLIZZAATE UN CO ONDIZION NATORRE D'AARIA E/O UN EROGATO ORE DI CO2, IL SIISTEM MA DI VEN NTILAAZIIONE DOVRREBBEE ESSEERE SEM MPRE IN N FUNZZIONEE A IM MPOSSTAZIO ONE BAASSA spessi saranno gli strati, migliore sarà l'isolamento acustico. La soluzione più elegante è un sistema di ventilazione insonorizzato con alloggiamento prodotto in modo professionale. Il grado di insonorizzazione è molto elevato.
lampadina in un circuito chiuso. Questo significa che l'aria viene soffiata sulle lampadine attraverso condotti dall'esterno della stanza da coltivazione e poi riportata fuori. Ho detto prima che è meglio aspirare l'aria che portarla all'interno; questa è
La ventilazione funzionerà sempre alla velocità minima impostata per garantire il necessario ricambio di aria. Se la temperatura supera il limite impostato, la velocità del sistema di ventilazione aumenterà riducendo la temperatura nella stanza
In conclusione
Se coltivate le vostre piante in indoor e volete risultati costanti, dovrete prestare molta attenzione alla ventilazione. Chiunque desideri ridurre al minimo le perdite e ottenere un prodotto di alta qualità scoprirà che un'unità di controllo automatico è parte integrante della stanza da coltivazione. Sono certo che molti di voi obietteranno che un'unità di controllo automatico non è economica e sì, questo è vero. D'altra parte, il suo contributo sarà evidente già dal primo raccolto. Devo ricordarvi una cosa molto importante, che molti di voi certamente sapranno già. L'aria che entra nella stanza da coltivazione deve arrivare a livello del suolo, ma l'estrazione dovrebbe avvenire a livello del soffitto. Questo perché si deve eliminare il calore, che sale e si raccoglie proprio sotto il soffitto. Il mio ultimo consiglio riguarda il ventilatore di mandata dell'aria. Non è sempre necessario installarne uno, ma la maggior parte dei vivai ha bisogno dell'apporto di aria. In genere è comunque sufficiente predisporre un foro a livello del suolo attraverso il quale potrà entrare l'aria. L'aria entrerà quando sarà in funzione l'estrattore.
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REPORT SULLA COLTIVAZIONE
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Pandora (auto) Di Stoney Tark
Substrato: Bio Bizz All Mix Soil Nutrienti: Hesi Root Complex, Hesi TNT, Hesi Bloom, Hesi Phosphorus Plus, Power Zyme, Hesi Boost e Super Vit Periodo di coltura: 68 giorni outdoor Resa: 454g essiccati da 6 piante femmina Ho sempre voluto coltivare questa varietà autofiorente di Paradise Seeds. È una varietà al 70% Indica, al 20% Sativa e al 10% Ruderalis. Chi ha coltivato questa varietà parla dell’effetto potente che dà, il che le ha procurato il nome. Paradise Seeds è nota per le ottime genetiche. Non vedevo quindi l’ora di provarla. Il THC dichiarato è 15%-19%, quindi c’è una buona probabilità che si tratti di un’altra varietà potente di Luc a Paradise Seeds. Si tratterà di un progetto outdoor, in cui avvierò le pianticelle indoor. Per avere il miglior inizio possibile, le terrò sotto una Budmaster 450 XD per una settimana. Le piante rispondono molto meglio ai LED e mi permettono d’iniziare nel modo migliore (a mio parere) e di ottenere le pianticelle più sane. Ho una bella zona dove ho scavato la terra vecchia, che ho poi sostituito con 5 dei 50 litri di Bio Bizz All Mix. Il terreno è ora composto di poco più di 250 litri di terra molto buona con consistenza molto ariosa. Per ora i miei 6 semi femminizzati stanno germinando in piccoli bicchieri di plastica. Quando vedo le radici delle piante che arrivano al fondo di questi bicchieri trasparenti, allora le travaso nel substrato outdoor. Somministro alle pianticelle Super Vit e Root Complex, miscelati con una piccola quantità di Power Zyme. I nutrienti che sto utilizzando sono molto
cosa che voglio è che le piante siano troppo vicine le une alle altre. Lascio a ogni pianta uno spazio di circa 76 cm quadrati e altro spazio per eventuali sostegni, se necessario. Ora le pianticelle sono al sole e nel terreno e non vedo l’ora di vedere come crescono. Dopo 14 giorni e aggiungendo Super Vit e Root Complex, le piante sono piccole ed esili. La fragranza delle foglie è piuttosto dolce ma speziata, simile a quella della White Rhino vecchia scuola. Per essere una pianta esile, ha prodotto molti piccoli germogli che iniziano a sembrare più fitti e simili a filo. La pianta è già alta circa 25 cm e il 21° giorno le cose vanno molto bene e la crescita procede. Somministro alle mie 6 signorine una miscela di Hesi TNT Complex, Root Complex ed Hesi Bloom Complex. Ciascuna in miscela di 3 ml per litro e il pH è di 5.5-5.6 a giudicare dalla tabella. Somministro nutrimento aggiuntivo e le piante fanno dei veri e propri balzi in altezza, arrivando a oltre 35 cm. Le signorine crescono esattamente da 4 settimane e i colori sono bellissimi. Le foglie più sottili di sativa crescono la pianticella esile continua a crescere in altezza giorno dopo giorno. Aggiungo Hesi Bloom Complex in miscela da 5ml per litro, oltre a Power Zyme ed Hesi Boost. Questa sarà l’ultima volta che le somministro fino alla fase di fioritura. Voglio mantenere il più possibile il sapore di terreno biologico, visto che, dopo tutto, questo è il motivo princi-
in poi somministrerò solo acqua che acquisto. Dopo 5 settimane, le signorine sono in rapida fioritura e producono già pepite dure e dense. Ci sono molte ramificazioni laterali e quelli che sono nati come germogli esili, si sono ormai trasformati in rami solidi. Il 40° giorno, aggiungo una dose di Hesi Phosphorus Plus ed Hesi Boost, in miscela di 5ml per litro e mantenendo un pH di 5.5-5.7. Faccio la stessa cosa il 49° giorno e le piante sono in ottime condizioni. L’ampiezza è incredibile e l’altezza ha superato i 76 cm. Le piante sono molto uniformi e stabili, nonché produttive come le altre.
personalmente preferisco aspettare finché i rami inferiori s’induriscono e hanno un aspetto più maturo, prima di tagliare le cime superiori. Durane quest’ultima fase di risciacquo, somministrerò acqua e poi nulla. L’idea è di lasciare che la pianta essicchi e sappia quindi che la stagione è finita! Arriva il 65° giorno e decido che è quasi ora di raccogliere. Le signorine, dopo 68 giorni, hanno lavorato molto e hanno prodotto cime grosse, compatte e ricoperte di resina. Raccolgo tutti i rami inferiori, prima di tutto, e poi le parti superiori. Sono sorpreso della resa, devo ammettere e non vedo segno di
Inizio a risciacquare le 6 piante aggiungendo 5 litri di acqua a ciascuna. Le cime stanno diventando appuntite con un calice molto alto. Si aggiungono una sull’altra e brillano per il colore bianco lucente dei tricomi. Un aroma molto
cime poco sviluppate. È tutto molto denso e pronto per il raccolto.
LE CIME STANNO DIVENTANDO APPUNTITE CON UN CALICE MOLTO ALTO. SI AGGIUNGONO UNA SULL’ALTRA E BRILLANO PER IL COLORE BIANCO LUCENTE DEI TRICOMI morbidi e la terra Bio Bizz è pesante e contiene tutti i nutrienti di cui ha bisogno la mia pianta. Dopo la prima settimana in cui ho tenuto i bicchierini indoor, sono felice di travasare le pianticelle in outdoor, nella loro nuova casa. Quando travaso le pianticelle, mi assicuro che abbiano tutto lo spazio di cui hanno bisogno. L’ultima
pale per cui fumo, pe sentire questo aroma delicato dei fiori. La fragranza delle piante è fruttato, come per la White Rhino, con una punta di speziato. I fiori si stanno formando per bene e sembrano fitti. Questa varietà produrrà fino al gambo, con pepite ben dure e appuntite. Ora la pianta ha raggiunto un’altezza di 65 cm circa e siamo al 35° giorno e d’ora
dolce, unito a quello speziato di pianticella di hashish, che si nasconde da qualche parte. Le cime sono estremamente appiccicose al tatto e lasciano resina nera sulle dita dopo aver schiacciato una delle pepite. Il 56° giorno aspetto di portare questa varietà ai 60-75 giorni indicati sulla confezione. I pistilli sono ancora bianchi in molte zone dei rami inferiori. Se posso,
Poto i fiori e li metto su un’ampia rete perché essicchino. Dopo 11 giorni, controllo le cime e posso dire che sono pronte per l’operazione seguente. Quando apro uno dei fiori, mi saluta una fragranza speziata con un tocco fruttato delicato. La cima incontra il grinder, mentre mi preparo a rollare la mia prima canna. La cima scricchiola mentre giro avidamente il grinder. La fragranza è molto terrosa e speziata, ma con un tocco fruttato e fragrante. Quando accendo la canna, l’aroma è muschiato e forte, mentre il sapore è molto terroso ma piacevole. Quando espiro, un sapore fruttato umido e aspro riveste le labbra. L’effetto è piuttosto immediate, molto rilassante e accomodante e posso solo chiedermi come diventerà più avanti. In totale, ho ottenuto una media di 75 g di cime essiccate da ogni pianta. Questa varietà ha davvero un effetto potente, che può essere un killer motivazionale. È quindi forse preferibile per chi ne fa uso medico o per fumare la sera.
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CANNABIS WORLD
33 di Davide Calabria
La politica della Ganja Secondo una ricerca pubblicata dell’associazione di consumatori Aduc, in Italia esiste una vera e propria emergenza sanitaria. Le famiglie italiane spendono mediamente il 14% del reddito per curarsi, quasi 2000 euro all’anno per la sanità essenziale, 2400 quando c’è un componente con un problema cronico. 4 italiani su 10 hanno difficoltà nel pagare visite e farmaci, e ciò viziosamente porta a un peggioramento dello stato di salute, che scaturisce in un maggior assenteismo sul lavoro. Sempre 4 italiani su 10, saltuariamente rinunciano a vacanze, tempo libero, a riscaldare bene la casa o a mangiare cibo di qualità,
vano fino a 10 mesi dalla richiesta, o addirittura possano risultare chiuse, il diritto alla salute è gravemente compromesso. L’articolo 32 della Costituzione recita infatti che: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Con le difficoltà economiche va quindi in crisi pure la salute e la morale dello Stato. Senza contare tutti gli alternativi che sono perseguitati dalla morale corrotta, e si curano illegalmente con la cannabis, senza poter detrarre le spese sanitarie. Anche perché, pur pre-
farmaceutica. Le regioni del Sud sono le più colpite da miseria e mala sanità, eppure sono pure quelle dove la ganja cresce più facilmente e con i migliori risultati. Creare cultura, insegnare fin dalle scuole l’esistenza nel corpo del Sistema Cannabinoide, non farebbe che ri-attecchire questa pianta dalle benevole divinità e mille virtù, donando respiro all’alternativa d’oro in quest’epoca di ferro. Addirittura si potrebbero prendere due piccioni con una fava e creare i presupposti per la rivincita degli ultimi. Agli indiani del Nord America, per esempio, è stata concessa, dal
GLI INDIANI, CHE GIÀ SECOLI FA L’APPREZZAVANO PER L’ARMONIA CHE DONA CON LA NATURA, SONO CONVINTI LA GANJA SARÀ LA GALLINA DALLE UOVA D’ORO DI QUESTO MILLENNIO. pure di concedersi le costose cure mediche. C’è poi il 13% degli italiani che richiede un prestito per curarsi ai propri famigliari o alle banche, di circa 3000 euro, mentre nemmeno assicurarsi privatamente sembra servire a qualcosa, visto che oltre al costo della polizza, le famiglie spendono comunque il 12% del proprio reddito per le spese mediche necessarie. Addirittura, le famiglie con un reddito inferiore ai 1550 euro non riescono a fronteggiare le cure sanitarie nel 61% dei casi, con punte del 73% nella regione Campania, del 69% in Calabria e del 64% nel Lazio. Considerando che pure le liste d’attesa per una visita medica arri-
ferendo la cura con l’erba si finisce con lo spendere una buona parte delle proprie entrate per la salute, all’incirca come comprando farmaci in pillole. Ciò, quando, uscendo da questa logica del “tutto e subito” e dell’immediato come urgenza, nel rispetto della pienezza della vita, la ganja dovrebbe esser coltivata come semplice diritto naturale, aiutando lo Stato a garantire ciò che è dichiarato nella Costituzione. Succede così che milioni d’Italiani siano in difficoltà non solo economiche ma pure di salute, quando la cannabis cura così tante malattie, da far impallidire qualsiasi casa
Dipartimento di Giustizia di Obama, la licenza per coltivare e vendere ganja nelle riserve, e alcune tribù stanno cercando di far fruttare i vantaggi di questa opportunità. I Sioux hanno ufficialmente annunciato l’intenzione d’aprire un resort deluxe, per spennare letteralmente gli americani adulti, facendoli fumare liberamente e godere del rilassamento completo e dei piaceri donati dalla ganja. Il resort, nel Sud Dakota, oltre alla fumata libera, offrirà tanto di discoteche, slot machine, ristoranti e musica dal vivo. La ganja come volano della comunità, quindi, così come la canapa era nel mondo e come tornerà a esserlo in questa rivoluzione
verde. Oltre a poter essere impiegata per la salute e salvare, per esempio, dalla piaga dell’alcol che spesso affligge le riserve indiane, la ganja può portare a miglioramenti economici. I Sioux hanno infatti calcolato come il loro progetto, unico del genere in Usa, potrebbe generare ricavi per 2 milioni di dollari al mese. Con buon senso, i Sioux hanno programmato d’investire i proventi dell’attività nella costruzione di ville serene per anziani, ospedali, centri sociali per giovani, programmi post scolastici e nel salario minimo per i disoccupati della tribù. Gli indiani, che già secoli fa l’apprezzavano per l’armonia che dona con la natura, sono convinti la ganja sarà la gallina dalle uova d’oro di questo millennio. Soprattuto ora che la cannabis è legale solo in pochi Stati degli States, le riserve indiane, con tutta la loro autonomia, possono diventare un luogo tranquillo anche per gli alternativi americani, dove poter coltivare e consumare la propria erba senza lo stress degli apparati repressori dello Stato. Morale della favola, tornando la canapa il capitalismo prende un volto naturale e riappare pure il socialismo, nel senso della politica per tutti, perché l’erba ammorbidisce i caratteri, permettendo l’interazione. Beati quindi gli ultimi, perché saranno i primi a beneficiarne, come nel caso degli indiani e della loro politica meritocratica-ugualitaria. Esattamente quel che servirebbe a questa disgregata Italia, per portare unità dalle vette delle Alpi a quella dell’Etna. Per la rinascita dei popoli legati alla terra.
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COLTIVA CON ED ROSENTHAL
L'EVOLUZIONE DEL RACCOLTO di Ed Rosenthal
Spesso i coltivatori passano molto tempo a pianificare il proprio giardino, definendo l'orario in cui prendersi cura delle piante e portarle al picco della maturità, per poi andare in panico al momento del raccolto, che non è stato pianificato e in particolare in caso di grandi rese inaspettate che sono il risultato della lettura dei miei libri e articoli sulla coltivazione. Anche le grandi operazioni commerciali non possono prescindere dalle attività che riguardano il raccolto e il periodo successivo. È l'ultima parte alla quale pensare ed è il compito che ha maggiori probabilità di riuscire male. Ma non deve necessariamente essere così, perché grazie a un'attenta preparazione, questo processo può scorrere senza problemi. Che lavoriate da soli o abbiate messo insieme un team, provate a suddividere
cm di una pianta sono maturi ma la parte al di sotto ha ancora bisogno di un po' di luce e tempo per maturare. Questa tecnica si può applicare sia a raccolti ridotti sia a grandi raccolti. Richiede più tempo per l'attività di raccolta ma riduce il tempo della manicure, perché si tagliano piccoli pezzi e si raccolgono solo le cime. È una tecnica utile in particolare per le piante folte. Le alte piante di sativa possono essere raccolte con un tagliasiepi. Per prima cosa, mettete un telo intorno alla pianta dove far cadere i rami. Partendo dall'alto, tagliate i rami su un lato dall'alto in basso lungo la pianta. I rami cadranno formando una pila ordinata. Poi fate lo stesso con i rami degli altri tre lati e tagliate una piccola parte della zona superiore. Può anche essere pratico raccogliere l'intera pianta e tagliarla in seguito. In passato era tradizione appendere le piante intere a essiccare, ma nella maggior parte dei casi oggi vengono tagliate prima. Per il taglio, usate gli strumenti giusti. Cesoie, tagliasiepi e motoseghe sono tutti strumenti potenzialmente utili in funzione dei metodi utilizzati e delle dimensioni delle piante.
le attività, in modo da ridurre gli ostacoli. Il flusso di attività può essere suddiviso in molti modi. Ad esempio, se è prevista un'area per conservare rami o cime ma le strutture per la manicure sono insufficienti, il principale sforzo all'inizio del raccolto sarà mettere a essiccare le cime eliminando le foglie, se ci sono abbastanza persone per farlo. Le cime possono essere messe a essiccare prima della manicure oppure tenute al fresco in modo da preservarle per la manicure umida. In questo modo è possibile eseguire la manicure per un periodo di tempo più lungo. Non importa quale sia la situazione, l'importante è pianificare per tempo e prepararsi all'arrivo del raccolto. Il raccolto si compone di diverse attività: Tagliare i rami dalla pianta Tagliare le cime dai rami Fare la manicure delle cime Fare essiccare le cime Fare stagionare le cime Accertatevi di essere preparati per ogni fase. Ho osservato che in molti casi, anche nelle grandi coltivazioni, non è cambiato molto con il passare degli anni. Esistono però nuove attrezzature che i coltivatori possono utilizzare per aumentare l'efficienza e ridurre la necessità di manodopera associata al raccolto. Guardiamo alcune foto.
ȏ 6YL]]HUD /H SLDQWH VRQR VWDWH FROWLYDWH LQ RXWGRRU LQ XQ 6HD 2I *UHHQ Sono state tagliate intere e trasportate immediatamente fino al luogo della manicure. ȏ 86$ 7DJOLR GHOO XOWLPD SLDQWD &RQ XQ WDJOLDVLHSL VRQR VWDWL WDJOLDWL L VLQJROL rami dell'ultima pianta della coltivazione. ȏ 86$ /H SLDQWH YHQJRQR LPSLODWH SULPD GL HVVHUH FDULFDWH VXO IXUJRQFLQR
TRASPORTARE IL RACCOLTO
In passato mi è capitato di andare nei boschi con i coltivatori che raccoglievano le piante dei loro giardini nascosti raggiungibili solo con lunghe camminate. Zaini e borse sulle spalle erano il principale mezzo di trasporto. Nelle grandi coltivazioni outdoor si usano di solito alcuni mezzi di trasporto meccanizzato per portare il raccolto nei centri di lavorazione. ȏ .KDQGZD 0DG\D 3UDGHVK ΖQGLD 3LDQWH FDULFDWH VX FDUUL WUDLQDWL GD bufali indiani sul campo e trasportati al centro di lavorazione. ȏ (QWURWHUUD DXVWUDOLDQR 3LDQWH LQWHUH FDULFDWH VXO SLDQDOH GHO FDPLRQ SHU LO viaggio dal campo al centro di lavorazione. ȏ 86$ 7DKRH &$ 9HLFROR HOHWWULFR XVDWR SHU WUDVSRUWDUH SHU P LO UDFFROto dal campo al centro di lavorazione.
ESEGUIRE IL RACCOLTO
Usate gli strumenti giusti per eseguire il raccolto. La cosa migliore è tagliare solo le cime o le parti delle cime che sono pronte. Sia sulle piante grandi sia su quelle piccole, tagliate le cime di tutta la pianta, a prescindere dalla loro posizione. Spesso i primi 10-20
Raccolto a Khandwa, India, 1981 Donne che tolgono tutte le foglie dalle piante a mani nude, creando una pila di circa 20 cm.
La pila viene lasciata a essiccare e fermentare al sole. Una persona addetta preleva quindi le cime essiccate dalle foglie secche. Il processo si ripete il giorno successivo. La fermentazione elimina i terpeni lasciando un odore più rustico quando si dissipa l'ammoniaca creata dai batteri anaerobici.
Chi ha eseguito il lavoro ha strofinato via la resina dalle dita. Il risultato è stato raccolto dalle autorità. L'ultima destinazione è stata l'aria.
35 MANICURE
La manicure manuale è la parte che richiede più manodopera dell'intero processo di coltivazione. Non importa dove viene eseguita, la manicure manuale è ancora "manuale". Gli intenditori sostengono che sia l'unico modo possibile, ma alcuni strumenti possono velocizzare il processo aiutando i coltivatori. Altri strumenti possono automatizzare questa attività, ma a scapito della qualità. La manicure può essere eseguita quando le foglie sono ancora fresche. Se il raccolto è molto grande perché la manicure di tutte le piante avvenga nello stesso momento, le piante devono essere messe a essiccare, lasciando la manicure per dopo.
chinare in avanti per posizionare le braccia nella zona di lavoro. Questa scomoda posizione rallenta la manicure manuale. Sedie e tavoli più confortevoli possono notevolmente aumentare la produttività della manicure. California - Le postazioni individuali per la manicure rappresentano un leggero miglioramento. La velocità di taglio dipende dal ritmo delle mani degli addetti. Si sta in piedi, con la scomodità e l'affaticamento che ne conseguono. California - Un tavolino da appoggiare sulle ginocchia come questo di Harvest More può aumentare la velocità delle mani e garantire una posizione più comoda in cui lavorare.
MANICURE MECCANIZZATA Svizzera, 1999 - Donne jugoslave rifugiate eseguono la manicure sulle ginocchia. Siedono su sedie che le spingono indietro, quindi si devono
La manicure manuale è un compito arduo che spesso si trasforma in un ostacolo per il successo del raccolto. Non deve
36 ESSICCAZIONE E STAGIONATURA
necessariamente essere così. Ecco alcuni strumenti in grado di velocizzare il processo. Cesoie Bonsai Hero - Hanno un manico da impugnare e un sistema di taglio formato da due lame fisse e una oscillante dotata di controllo di velocità. La lama consente un posizionamento accurato per un taglio nitido. Il sistema non stanca il braccio. Può essere utile mettere lo strumento in un contenitore e farci cadere dentro direttamente le cime. Spinner
Magic Trimmer è un sistema portatile composto da una sorta di bacchetta dotata di lama circolare rotante circondata da una protezione laterale. Il sistema consente il controllo durante tutto il processo di taglio. Il materiale tagliato cade impilandosi. Non c'è aspirazione e il tempo di taglio si riduce della metà/due terzi.
La freschezza della marijuana si basa su due fattori: il giusto grado di umidità che permetta la giusta flessibilità e, analogamente importante, il mantenimento dei terpeni che si trovano nei tricomi. I terpeni sono oli volatili che evaporano a temperature diverse, alcuni persino a 230C. Per questa ragione, non si deve mai alzare la temperatura oltre questo livello in nessun momento del processo di essiccazione e stagionatura nel tentativo di essiccare le cime più velocemente. Per i risultati migliori, durante i primi giorni dopo il raccolto, mantenete l'umidità intorno al 50-60% con una buona circolazione dell'aria. In questo modo si rendono possibili alcuni processi metabolici che come una leggera scomposizione della clorofilla. Dopo circa 4 giorni, riducete l'umidità. In questo modo si aumenterà la velocità di essiccazione. Tutti gli apparecchi che deumidificano l'aria emettono calore. Fate uscire il calore dallo spazio di essiccazione oppure aggiungete un condizionatore per ridurre le temperature. Il condizionatore consentirà anche di rimuovere parte dell'umidità. Piante intere e rami possono essere appese; le cime possono essere disposte su vassoi a rete o a griglia. Piante intere appese - Svizzera, 2000 - Il coltivatore ha lavorato un campo molto grande, ha eseguito il raccolto con la falce, ha messo le piante su un carrello e poi ha appeso le piante intere in un fienile aperto su due lati.
Wander Trimmer è sistema portatile ad aspirazione dotato di una piccola feritoia in cui le foglie vengono aspirate e tagliate dalla lama rotante.
Wander Trimmer è molto preciso e aumenta la produttività del 50% e oltre. EZ Trim velocizza il taglio ed è pratico perché consente di fare la manicure a più cime in una volta sola. Questo sistema ha una lama rotante sotto una griglia nella quale vengono aspirate le foglie. Non è così preciso come i sistemi portatili. Triminator è una macchina con una sorta di cestello rotante che attraverso un sistema di aspirazione aspira le foglie attraverso la griglia verso la lama sottostante. Esistono molti marchi che producono modelli con diverse caratteristiche. Queste macchine consentono di lavorare fino a 8 chili l'ora.
Piante intere appese - California del Nord, 2010
Rami appesi - Oregon, 2012- Rami appesi in un camion a essiccare. Sono stati posizionati grandi ventilatori fuori dal camion per garantire che entrasse aria fresca. Le cime si sono essiccate in modo uniforme.
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Le scaffalature di metallo con vassoi a griglia sono molto capienti grazie ai diversi livelli. C'è spazio sufficiente per il flusso d'aria. La circolazione dell'aria viene garantita dal ventilatore.
I sistemi di controllo della temperatura/umidità automatizzano il processo di essiccazione e stagionatura controllando i fattori ambientali.
TrimPal consente di gestire in sicurezza il materiale essiccato e riduce notevolmente il tempo del taglio. TrimPal in funzione.
Dai carri trainati da buoi ai golf cart, raccolta e taglio si sono evoluti diventando un'attività moderna. Alcune cose non cambiano: Pianificate per tempo. Studiate i possibili ostacoli e programmate di conseguenza. Buon divertimento!
TRUE CANNABIS
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Eins, zwei, Polizei!
STORIA DI UN VIAGGIO CHE DOVEVA ESSERE ROMANTICO MA SI È RIVELATO UN EPIC FAIL Con quest'ultimo numero del 2015, abbiamo il piacere e l'ardire di presentare una rubrica di puro intrattenimento e semplice prosa, che però vuole anche far ricordare e magari riflettere. True Cannabis vuole essere uno spazio dove raccogliere storie di vita vissuta che abbiano a che fare con la cannabis e la proibizione. Perché, anche se ormai si parla sempre di più di legalizzazione, la realtà delle cose è purtroppo ben diversa. Tutti noi stoners, prima o poi, abbiamo avuto a che fare con “la legge”: ad alcuni è andata bene, ad altri sfortunatamente no, altri ancora se la sono cavata con una storia che probabilmente racconteranno ai nipoti, certi ne stanno ancora pagando le conseguenze. Se anche voi credete di avere una storia di Giovanna Dark da raccontare, scrivete una mail a softsecrets.italia@gmail.com, vi contatteremo per un'eventuale pubblicazione. Questo è un esperimento. È il numero zero di una colonna che apre i battenti solo ora e che forse morirà in culla. Non avendo materiale a disposizione, tocca cominciare da me. Io, 31 anni e nemmeno mai fermata per un controllo stradale. Io, reporter della cannabis che mai aveva dovuto giustificare il suo vizio in più di 10 anni di “sana e onesta dipendenza”. Io, Giovanna Dark, ho avuto la mia primissima esperienza con le forze dell'ordine solo due mesi fa. È successo per 3 grammi scarsi di ganja, è successo in Germania. E avere a che fare con la Polizei non è mai bello. Ma andiamo per ordine. Da un paio d'ani vivo a Berlino. Me ne sono andata su due piedi, schifata da un'Italia – da una Bologna, in special modo – sempre più bigotta, cristallizzata nella sua autoreferenzialità e letale per qualsiasi idea o progetto di futuro. Ho sellato la mia berlina-mulo, ho raccolto il mio cane e dei vestiti pesanti (perché in Germania fa freddo) e sono partita alla volta del Brennero per attraversare in direzione nord il confine dell'Europa occidentale. Mi piace viaggiare in macchina. Scegli tu quando partire, dove fermarti, Medea (il mio cane) viaggia comoda e non ingabbiata e, last but not least, in Germania i limiti di velocità sono praticamente inesistenti in autostrada. Una figata insomma. In due anni avrò fatto questo viaggio, 1100 kilometri circa, non meno di una decina di volte: mai successo nulla. Tutto licio come l'olio, anche il fatto che dimentico puntualmente di pagare lo sticker per per attraversare l'Austria e ne esibisco uno che ha ancora la data al 2012... That's the italian way, bitch! Dicevo, mai fermata in 31 anni di vita e 13 di patente. Me ne vantavo pure.
“Io ho il potere dell'invisibilità con gli sbirri”. “Sono andata ad accarezzare il pastore tedesco della Finanza con 2 grammi in tasca e questo mi ha fatto le feste”. “Ho preso tre voli di seguito con un grammo di Amnesia dimenticato nella valigia e non è successo nulla”. Tutte storie vere. Tutti aneddoti che hanno contribuito ad gonfiare in modo smisurato il mio ego e ad abbassare proporzionalmente il livello di cautela che un consumatore di cannabis, a tutt'oggi, è ancora obbligato ad avere. Lo scorso settembre sono tornata in Italia, era il mio compleanno e volevo stare un po' coi miei. In più, il mio nuovo e scintillante boyfriend tedesco avrebbe dovuto trasferirsi da Stoccarda a Berlino: ȏ m$PRUH YDGR LQ ΖWDOLD H TXDQGR WRUQR VX FDULFR WH H OD WXD URED H WL SRUWR D Berlino, così la finiamo con sta storia a distanza, ché non la reggo più!» ȏ m-DZRKO} Mi sembrava una buona idea. Il classicissimo “due piccioni con una fava”. Dividiamo le spese e la guida, lui si fa un trasloco agevole e in meno di sei ore siamo a casa, finalmente nella stessa città. Mi sbagliavo. Di brutto. Partita da un paesello sperduto della bassa padana, sono arrivata fino a Stoccarda senza intoppi. Nella taschina del mio trolley avevo un paio di cime di ganja che la mia adolescente sorellina mi aveva generosamente donato come regalo di compleanno. Il packaging del dono: una busta di plastica per filtri. Come sempre, non avevo minimamente pensato di “imboscarla”.
40 L'avevo buttata assieme a spazzolino, dentifricio e le solite creme per il viso che compro ma non uso mai. Tra un po' manco mi ricordavo di averla. Carico Kevin, il boyfriend tedesco, e la sua roba e lo metto alla guida. Candido come la neve, mi comunica che anche lui ha un regalo per me: un paio di grammi di hashish di prima qualità e qualche extra per le serate techno à la Berlin. Lo JXDUGR H FRQ VRUULVR PDWHUQR JOL GLFR GL QRQ SUHRFFXSDUVL m&RQ TXHVWD PDFchina non mi hanno mai fermata, vai tranquillo...».
nel suo zaino. Cosa che fortunatamente accade. I Polizisten sgraffignano soddisfatti il pacchettino di plastica ma continuano nella perquisizione. Tirano giù tutto, guardano ovunque, non trovano più nulla. PolizeiZwei torna nella volante e
HO MALEDETTO PER LA PRIMA VOLTA LA GERMANIA. UN PAESE CHE TI ACCOGLIE E TI CULLA CON INDULGENZA MA ALLA FINE TI CHIEDE SEMPRE IL CONTO. Ora, per arrivare da Stoccarda a Berlino è impossibile evitare la Baviera. Puoi costeggiarla per un po' ma poi ti tocca andare verso Norimberga, se vuoi continuare a salire verso nord-est. Come saprete, la Germania è una repubblica federale pura: ogni Land – il corrispondente delle nostre regioni – è autonomo e legifera di conseguenza. Ho sempre saputo che la Baviera è uno dei Land più incazzati per quanto riguarda il tema droghe; me ne sono sempre preoccupata molto poco. Appena superata Norimberga, la natura e lo stomaco chiamano: ci fermiamo in una Rasthof sulla A9. Mentre scendo dalla macchina, caricata alla stracazzo di cane e stracolma di buste piene degli immancabili alimenti italiani DOC di vario genere e sorta, dico ridendo a Kevin che in questo momento è alla guida della classica macchina da immigrato italiano: vecchia, scassata e piena di cibo. Non avrei mai potuto credere che proprio la mia adorata macchina da immigrata italiana avrebbe di li a poco attirato l'attenzione di una volante di pattuglia sull'autostrada. Esco dalla Rasthof e me li trovo li, in due, con tanto di torcia a sbirciare dentro ai finestrini. Tento la mossa astuta di fermarmi con il cane nell'aiuola antistante, faccio la gnorri, sperando di prendere tempo e farli miracolosamente desistere. Il miracolo non succede: Kevin è già troppo avanti e i due Polzisten gli chiedono subito se la macchina sia sua. Lo vedo girarsi e penso: “Okay, stai tranquilla, è la tua prima volta ma magari non andrà così male. Sorridi, sii gentile. Sei di genere femminile. Devono per forza essere concilianti”. Mi avvio quindi verso la macchina e nel frattempo decido di giocare la carta della povera scema che non sa niente e che parla malissimo tedesco. Chiarito che la macchina è mia, PolizeiEins – un ometto tozzo e rubicondo, per nulla minaccioso – mi dice garbato che devono perquisire la macchina e che se stiamo trasportando qualcosa di illegale è meglio dichiararlo subito. Contestualmente PolizeiZwei – a differenza dell'altro, una copia di Schwarzenegger con un po' più di panza da birra – mi chiede se facciamo uso di droghe. Kevin, che fingeva di tradurre, dice subito di no. Io penso a quello che ha addosso, al mio aspetto da punkabbestia e alla perquisa che tra pochissimo avrà luogo e decido a malincuore di fare la “collaborazionista”. Rispondo FDQGLGD H LQ XQ WHGHVFR VWHQWDWR m6L LR IXPR PDULMXDQD 1H KR TXL XQ SR il regalo di compleanno che mi ha fatto mia sorella». E mi metto a smontare il tetris di roba che è il mio baule per consegnare alla giustizia teutonica le due cime d'erba che ho in valigia, sperando che la cosa finisca li e che il concentrare l'attenzione su di me dia il tempo al mio boyfriend di buttare quello che aveva
comincia a battere qualcosa sul portatile, PolizeiEins invece mi porta verso il bagagliaio per pesare il maltolto. Mi stupisco non poco quando invece che un bilancino da precisione, PolizeiEins mi tira fuori una bilancia elettronica da cucina: il mito della precisione tedesca crolla in un nanosecondo. Non potendo ovviamente pesare la tara, viene fuori che ganja e pacchetto pesano 4 grammi. Sono tranquilla: so per certo che per le leggi bavaresi la dose massima consentita entro cui si evita il penale è di 6 grammi. PolizeiEins mi rassicura ulteriormente, dice che scriverà nel rapporto che il peso è lordo e che probabilmente il peggio che mi può capitare è una multa. Aspetto che stampino le scartoffie che dovrò firmare, serena. Quasi compiaciuta per aver fatto la “cosa giusta”, per averli disarmati con il candore della verità e con la sicurezza di aver optato per l'opzione migliore, vista la situazione di partenza.
Risalgo in macchina, non dopo aver recuperato il malloppo sapientemente buttato da Kevin, e mi gongolo al pensiero di averla passata liscia. La sensazione dura poco. Il mio adorato boyfriend mi informa subito, infatti, che le multe previste per questo genere di cose sono salatissime: un suo amico, beccato a Stoccarda on 0,65 di fumo ha dovuto pagare 450 euro. Ora, fatte le dovute proporzioni, a me sta per arrivare una multa da quasi 3000 euro. Sono tornata a Berlino con l'angoscia. A scrivere si guadagna poco, a fare la barista nella Germania del salario minimo a 8,50 euro un po' di più ma non abbastanza. Ho maledetto me stessa, mia sorella che per una volta che mi fa un regalo mi mette nei casini e ho maledetto per la prima volta la Germania. Un Paese che ti accoglie e ti culla con indulgenza ma alla fine ti chiede sempre il conto. Lo sanno bene i greci. Ora lo so anch'io.
PUNTO LEGALE
Fatto sta che nell'anno del Signore 2015, in Italia, la legge che regola detenzione e spaccio di cannabis – una legge di 25 anni fa – continua ad intasare tribunali e ad affollare carceri già al collasso. Quella che riportiamo di seguito è una semplice lista di fatti di cronaca avvenuti solo durante la seconda e terza settimana di ottobre: notizie pubblicate nei meandri della cronache locali, che danno la misura di come ancora oggi la “war on drugs” sia attiva e dislocata lungo tutta la penisola. Abbiamo volutamente preso in considerazione un lasso di tempo breve e GHWHUPLQDWR ȟ FKH YD GDO DO GL RWWREUH ȟ SHU sottolineare la quantità di operazioni di polizia che vengono attivate sulla base di quelli che, come avrete modo di vedere, sono i pretesti più disparati. Dal Veneto alla Sicilia, dalla Toscana alla Puglia, basta una canna fumata per strada o un vicino di casa troppo zelante nei confronti della legge: per chi fuma o coltiva cannabis la strada è ancora quella buia e pericolosa dell'illegalità. Troppo drastico? Giudicate voi.
GROSSETO, 17/10 - Un sessantenne di Marina di Grosseto è stato arrestato dai carabinieri della locale stazione. Nella casa dell’uomo è stata trovata una coltivazione di marijuana. I carabinieri KDQQR VHTXHVWUDWR SLDQWH GL GLYHUVR JUDGR di crescita e 14 rami con infiorescenze pronte per l’essiccazione oltre a sostanza stupefacente pronta per essere venduta per 72 grammi. L’uomo è sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. PISTOIA, 1/10 - Scoperta dalla polizia una piantagione di cannabis realizzata in un'area boschiva impervia nel comune di Sambuca Pistoiese (Pistoia). Arrestato un 60enne: la polizia ha trovato una trentina di piante di cannabis e l''arrestato ha detto che le piante erano per solo uso personale. AGROPOLI (SA) 16/10 - Blitz antidroga da parte
dei carabinieri: sono stati sequestrati 6 piante di marijauana e un chilo di fogliame essiccato. Tre le persone che sono state arrestate. I carabinieri hanno sorpreso madre e figli a cltivare la droga in un container: in manette un uomo incensurato di 54 anni e i due figli di 22 e 26 anni.
CALTANISSETTA 18/10 - Uno studente
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Bollettino di guerra
ipotesi di reato di coltivazione di stupefacenti.
CROTONE 16/10 - Un donna 46enne di Crotone, C.S., è stata segnalata al prefetto di Crotone come consumatrice di sostanze stupefacenti. Intorno alle 10 del mattino giovedì 15 ottobre, agenti della squadra volanti e dell’Upgsp della Questura, con l’aiuto di una unità cinofila della Guardia di finanza, hanno eseguito una perquisizione domiciliare presso l’abitazione della donna, all’interno del centro storico della città pitagorica, ritrovando circa 0,7 grammi di marijuana. PISA 15/10 - Nella notte la Polizia di Stato di
SE AI PIANI ALTI SI PARLA DI LEGALIZZARE, TRA I COMUNI MORTALI IL PROIBIZIONISMO MIETE ANCORA TROPPE VITTIME Lo abbiamo accennato in copertina su questo numero e ne abbiamo parlato durante tutto il corso dell'anno: la proposta dell'intergruppo parlamentare capitanato da Benedetto Della Vedova sta per raggiungere Montecitorio ed essere finalmente discussa. In quest'Italia così tristemente fedele a se stessa nel ripetersi, prevedere come andrà a finire nel caso della legalizzazione è quantomai poco scontato. Per la società civile i tempi sono maturi da un pezzo – il primo e positivo referendum sulla depenalizzazione è del 1993 – eppure non è ancora chiaro quanto e come la politica sia disposta a negoziare sull'eventuale di Giovanna Dark sdoganamento della cannabis. sedicenne nascondeva hashish e marijuana nello zaino, ma, durate un controllo, i poliziotti lo perquisiscono. E così, il sedicenne è stato denunciato alla Procura della Repubblica per i Minorenni per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. “Ieri mattina – spiegano dalla Questura di Caltanissetta – gli agenti delle Volanti, durante un servizio di pattuglia appiedata presso la Stazione Ferroviaria, notano un gruppo di giovani riuniti nel retro dei bagni, appartati in un angolo. Alla vista dei poliziotti si allontanavano repentinamente, ma due sono stati raggiunti dagli agenti e sottoposti a controllo”. Nello zaino del sedicenne, studente incensurate di un istituto superiore del Capoluogo,
gli agenti trovano due stecchette di hashish del peso di 7,5 grammi, uno spinello e marijuana per un peso complessivo di 7,70 grammi.
PORTO VIRO (RO) 15/10 - Secondo la Guardia
di finanza, sezione operativa navale di Porto Levante, il nesso c'è: nel corso di una perquisizione a casa del 36enne di Porto Viro sarebbe stata trovata marijuana essiccata. Per gli investigatori abbastanza per legare un sequestro di 55 piante di marijuana avvenuto lunedì 12 ottobre in zona Porto Viro su un isolotto al 36enne, nella cui abitazione nella giornata di mercoledì 14 ottobre sarebbero state trovate parti di piante essiccate. A quel punto è scattato l'arresto, con la pesante
Pisa ha denunciato in stato di libertà un cittadino 20enne del Gambia, richiedente asilo, attualmente ospitato all'interno di un centro di accoglienza della provincia. L'accusa è di detenzione con finalità di spaccio di sostanza stupefacente. Intorno alle 2.30 il giovane si aggirava con fare furtivo in mezzo ad alcune auto parcheggiate in via Fermi. La pattuglia della Squadra Volante, in quel momento in perlustrazione nella zona, lo ha notato ed il gambiano alla vista delle forze dell'ordine ha tentato la fuga. Tempestivamente bloccato, gli agenti hanno poi proceduto alla perquisizione che ha permesso di rinvenire circa 17 grammi di marijuana nei pantaloni. Denunciato in stato di libertà, sarà attivata la procedura per la revoca dell'accoglienza.
ROMA 9/10 - È stata la fidanzata a raccontare
agli agenti della Polizia di Stato il “lavoro” svolto da un 24enne romano finito ieri in manette. La giovane si è presentata negli uffici del Commissariato Prenestino dove, esasperata, ha raccontato ai poliziotti che il suo fidanzato coltivava marijuana in casa. Dopo i primi accertamenti, volti a verificare l’attendibilità dell’informazione, gli investigatori hanno deciso di perquisire l’abitazione del giovane; all’interno della sua camera da letto c’erano in bella vista due contenitori contenenti circa 200 grammi di marijuana. In cantina, le forze dell'ordine hanno trovato una vera e propria struttura, con fori per arieggiare completa di tubi, filtri per l‘aria, una lampada, un termostato e un temporizzatore. Il tutto utilizzato per la coltivazione e la crescita delle piante di marijuana. R.A., queste le iniziali del 24enne, dopo essere stato accompagnato negli uffici di Polizia, è stato arrestato per
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detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
di 21, sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica di Forlì per coltivazione e detenzione di sostanza stupefacenti.
OSTUNI (BR) 12/10 - Coltivava nella sua abitazione due piantine di marijuana. E’ scattata la denuncia nei confronti del 51enne M.T., di Ostuni. L’uomo nella giornata di ieri (11 ottobre) ha ricevuto la visita dei carabinieri della locale
PRA (GE) 15/10 - Lampade, tredici vasi di marijuana, nove grammi di cannabis, bilancini e fertilizzanti. Tutto per ricreare in una casa di Pra' lo stesso clima di una serra, dalla temperatura
stazione, impegnati in un servizio contro il fenomeno dell’uso e dello spaccio di droga. Le piantine coltivate dall’ostunese avevano raggiunto ULVSHWWLYDPHQWH OȢDOWH]]D GL PHWUL H metri. Inoltre è stato trovato anche materiale per la coltivazione e un contenitore con all’interno 12 semi di marijuana. Nell’ambito dello stesso servizio, i militari hanno segnalato all’autorità
all'irrigazione costante. Un'attività scoperta dai carabinieri della stazione di Pra' durante un controllo poco lontano dalla caserma. Tutto nato da uno spinello preparato con cura che due uomini, un giovane di 26 anni e un amico di 43, entrambi già noti alle forze dell'ordine, avevano deciso di fumare in una via a pochi metri dalla pattuglia dei militari. Il più giovane, con in tasca un grammo di hashish,
UNA SEMPLICE LISTA DI FATTI DI CRONACA AVVENUTI NELL'ARCO TEMPORALE DI 10 GIORNI E PUBBLICATE NEI MEANDRI DELLA CRONACHE LOCALI amministrativa un 52enne di Ceglie Messapica, M.D., e un 47enne di Fasano, S.S., trovati rispettivamente in possesso di un grammo di hascisc e 0,5 grammi di marijuana. Il tutto è stato posto sotto sequestro.
CIVITANOVA MARCHE (MC) 13/10 - Aveva
in casa 330 grammi di marijuana, è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione D.C., ventunenne di Civitanova. Era stato arrestato dalla polizia dopo un blitz nella sua abitazione in cui il giovane si trovava insieme ad un altro ragazzo. Ieri per D.C., difeso dall'avvocato Roberto Meriggi, si è svolta l'udienza davanti al Gup Enrico Zampetti
FORLI' 9/10 - I finanzieri del Nucleo di Polizia
Tributaria di Forlì, nel corso di un’operazione tesa alla prevenzione e repressione del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti e/o psicotrope, hanno proceduto alla perquisizione di un’abitazione in uso a due giovani forlivesi, rinvenendo 6 piante di marijuana in diverse fasi vegetative, 50 grammi di marijuana già raccolta e pronta per il consumo e 50 grammi di hashish. I due giovani, un ragazzo di 24 anni e una ragazza
è stato subito arrestato e per lui si spalancano le porte del processo per direttissima mentre il 43enne è già stato portato in carcere a Marassi. "Di fronte a numeri come quelli appena visti - e senza alcun pregiudizio ideologico, proibizionista o anti-proibizionista che sia - si ha il dovere di evidenziare a chi di dovere, che, oggettivamente, e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell’azione repressiva". Non sono parole mie. Questo è quello che la Direzione Nazionale Antimafia ha dichiarato lo scorso 25 febbraio durante la sua relazione al Parlamento. Quello che avete appena letto, invece, questo vero e proprio bollettino di guerra, è solo un piccolo e limitato esempio di come girino ancora le cose in Italia, nonostante ci si riempia la bocca di begli slogan liberal. Se davvero alla nostra politica è rimasto almeno un barlume di quell'attenzione che dovrebbe avere per l'interesse della collettività, allora è davvero giunta l'ora di agire. Va bene anche quell'accozzaglia confusa di norme che è la proposta dell'intergruppo. Purché si faccia qualcosa.
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BANCHE DI SEMI
Orange CBD, la selezione di una campionessa UNA DELIZIOSA COLAZIONE La Purple Orange CBD ha vinto il secondo premio nella categoria varietà mediche della recente Highlife Cup 2015. Dinafem lavora a fondo per ottenere una varietà con un sapore squisito, che presenti anche un J. Searcher ottimo rapporto THC-CBD. Abbiamo visitato la sede di Dinafem, dove abbiamo incontrato il coordinatore dei selezionatori, Doctor Kush e il direttore del laboratorio, Doctor Ananda, entrambi intenti a scegliere i campioni che manderanno alla Coppa Expogrow Irún. Mentre provavamo una generosa serie di campioni, ci hanno spiegato la storia dello sviluppo della Orange CBD.
semi normali di Lemon Diesel, coltivati in substrato commerciale. Durante la selezione vengono scartati gli evidenti maschi ed ermafroditi, oltre a tenere in considerazione altri fattori quali l’evoluzione delle piante, le dimensioni o la produzione. Alla fine del processo vengono selezionate 60 femmine, che s’introducono in contenitori e si etichettano.
Origini
Si organizza il primo intenso pomeriggio di assaggi, in cui si riuniscono esperti di Dinafem, HSO e CSC, che ha fatto la prima selezione, tenendo in considerazione solo l’odore. In questo assaggio si scelgono una serie di campionesse, poi lo si fa con un altro team e si prende nota dei risultati. In un terzo assaggio, si tiene in considerazione l’odore emanato quando si schiaccia la cima. Si fa quindi una selezione dei numeri più ripetuti nei risultati dei test. Si organizza una quarta riunione di ripescaggio per le scartate, durante la quale se ne recupera una di eccellente qualità. In un’altra riunione si fa una selezione in base all’aspetto e un’altra basata sulla densità della cima. Varie persone fanno prove in cieco della varietà e danno il loro verdetto. Si visionano le piante dal vivo per esaminare quelle con punteggio più alto, in cui si osserva la produzione, la forza e la colorazione, perché molte di queste piante hanno bellissime tinte violacee. Vengono anche esaminate a fondo e si segnano quelle che presentano qualche piccola banana. Quando si lavora con linee regolari senza depurazione, la comparsa di piccoli segnali intersessuali è piuttosto abituale. Infine si analizzano THC e CBD, con grafici sulla media del gruppo e sui valori di ogni esemplare. Tenendo in considerazione tutte queste informazioni, si sceglie un gruppo di 12 finaliste, di cui si conservano 4 campionesse. Con queste varietà si realizza la seconda parte del processo, una viene scelta come maschio e la si inverte, per impollinare tutte le madri finaliste, scegliendo l’incrocio che dà i risultati migliori. Si fa una terza selezione a partire dalle piante regolari, in cui si sceglie un’altra madre, per cui si arriva a un totale di 6 madri campionesse, per conservare la ricchezza genetica della varietà.
È nota la collaborazione di Dinafem con gli amici della Humboldt Seeds Organization, a cui Dinafem offre le strutture per la coltivazione, la commercializzazione e la diffusione, mentre HSO garantisce le varietà più selezionate degli Stati Uniti. La genetica utilizzata come base per la Orange CBD arriva da uno dei lotti consegnati da HSO a Dinafem. Si trattava di una serie di 25 varietà tradizionali. Secondo le informazioni che riceve Dinafem, si tratta di un ibrido realizzato in California, fra la California Sour Diesel e la California Orange, detta Tangie. Il nome con cui arriva la varietà è Lemon Diesel. Ha un sapore che appartiene alla famiglia della famosa New York City Diesel, varietà di cui si presentarono nel 2004 esemplari con CBD, da cui si è sviluppato il ramo europeo del CBD. Sebbene nel nome compaia New York, sembra che anche l’origine di questa NYCD sia la California. Quando si lavora con la Lemon Diesel, si scopre che il CBD si presenta anche in questa varietà. Avendo la stessa origine, sapore e la presenza del CBD, Dinafem ritiene che le basi genetiche della Lemon Diesel siano simili a quelle della New York City Diesel.
Dalla Lemon Diesel alla Purple Orange CBD
Senza sapere che la Lemon Diesel conteneva CBD, Dinafem ha cominciato la selezione, un lavoro che si realizza con amici e collaboratori, per il gran numero di genetiche che si provano. L’incaricato della coltivazione di un CSC realizza la prima selezione. Sin dall’inizio dà grande attenzione alla Lemon Diesel, molto apprezzata, per il sapore agrumato e l’effetto equilibrato. Vengono fatti germinare 300 semi e si seleziona una madre, con uno spiccato sapore di cioccolato agrumato, che genera un leggero effetto ermafrodita alla fine della fioritura, senza arrivare però a emettere polline fertile che possa inseminare la pianta. Questo club analizza tutte le varietà prima di distribuirle ai soci. Nel testare la Lemon Diesel, hanno individuato una percentuale elevata di CBD. Quando presentano la selezione al pubblico, in poco tempo diventa la preferita di molti soci e di parte del Consiglio Direttivo. Negli estratti, il sapore resta molto intenso, con una buona conservazione dei terpeni durante il processo. Conoscendo il contenuto di CBD di questa varietà, si effettua la seconda selezione. Si parte da 500
Caratteristiche
L’obiettivo principale è stato quello di stabilizzare il grande sapore, che si distingue dagli altri a detta di tutti coloro che provano questa varietà. Altri criteri che si sono tenuti in considerazione nella selezione, sono stati odore, colore, produzione e presenza di CBD. Questa varietà presenta numerosi esemplari che si distinguono per il delizioso sapore, con accenti agrumati, arancio e cioccolato. È un ibrido di Indica/ Sativa, con foglie affilate di Sativa, di color porpora, internodi di media grandezza, una buona produzione e cime carnose, con una buona quantità di calici.
Buona produzione di resina. Effetto funzionale, equilibrato per la presenza di CBD, è un’erba che consente di rimanere attivi e lavorare senza perdere la concentrazione. Il colore porpora, lo squisito sapore agrumato, come anche la presenza di CBD, sono le basi che l’hanno battezzata Purple Orange CBD.Attualmente, è l’unica linea regolare con contenuto di CBD a essere arrivata in Europa, direttamente dalla California.
Analisi
Uno dei tratti che distinguono il lavoro di selezione di Dinafem è l’analisi della famiglia. Abbiamo parlato con il Dr Ananda, direttore del laboratorio, del suo intervento nella selezione della Purple Orange CBD e di altre varietà ricche di CBD.
Utilizzano estrema precisione e tutte le buone prassi di laboratorio nel raccogliere i campioni, per minimizzare il rischio di errore. Per esempio, tutti i tessuti vegetali vengono prelevati da zone simili, ogni pianta ha un numero d’identificazione e ogni campione viene inserito in un contenitore nuovo,
Fenotipo di Purple Orange CBD
Fenotipo di Purple Orange CBD
Dettaglio del laboratorio Dinafem
Dettaglio del laboratorio Dinafem
etichettato sia nella parte superiore, sia nella parte inferiore. Il Dr Ananda ha partecipato a tutti gli assaggi, per cui, inconsapevolmente, potrebbe aver trattato con Estrazioni di Purple Orange CBD
più attenzione i campioni che gli erano già piaciuti. Per evitare questa possibilità, ha rinumerato tutti i campioni, per effettuare un’analisi in cieco.
47 Come ci spiega il Dr Ananda, ci sono molte informazioni protette e brevettate, ogni tecnico custodisce i suoi trucchi. Per esempio, bisogna riservare una colonna specifica per il CBC, poiché questo cannabinoide può essere confuso con il CBD, portando a valori di CBD falsi. Dopo aver raccolto molte informazioni e dopo aver provato varie soluzioni, il Dr Ananda ha sviluppato le sue variazioni sul metodo di analisi da lui applicato. Attualmente applica modelli con 7 cannabinoidi diversi, analizza un campione in poco meno di dieci minuti e in un giorno può arrivare ad analizzare 100 campioni. Quando si effettua il processo di selezione e valutazione di una varietà ricca di CBD, di norma
si comincia con l’analisi durante la crescita, perché sebbene le quantità aumentino, il rapporto THCCBD è già indicativo, per cui si fa una selezione per chemotipo. Per esempio, in un’altra collaborazione preparata da Dinafem con Reggae Seeds, in una settimana sono stati analizzati 500 esemplari, campionando sia le femmine, sia i maschi, analisi che si ripete anche dopo il raccolto. En questo caso, il processo è stato diverso, come ci spiega il Dr Ananda. Il primo nome del progetto è stato Orange CBD, poiché la caratteristica fondamentale che si voleva conservare era lo squisito sapore agrumato, con toni più di arancio che di limone. Analizzando
un lotto di campioni del CSC, si realizza la prima selezione e appare un picco importante di CBD, che incuriosisce parecchio e si comunica subito con il CSC per tenere la madre di questo esemplare. A questo punto il coltivatore del CSC commenta che questo esemplare è già stato conservato, perché gli piace.
alcuni esemplari con un rapporto THC:CBD di 1:1, o addirittura di 1:2, anche se ci sono esemplari che contengono solo THC. Quando si scopre che molti degli esemplari selezionati per l’odore offrono anche un buon rapporto di CBD, decidono di stabilizzare il CBD di questa varietà.
Poiché Dinafem gestisce già altre linee con CBD, quando si effettua la seconda selezione, il criterio è quello di conservare il sapore, per questo non si effettuano analisi sulla crescita e ci si limita a testare le finaliste della seconda selezione. In questo secondo round di analisi, si scopre che la presenza di CBD in percentuale diversa è abituale nella varietà: ci sono
Selezione avanzata
Highlife Cup vinta dalla Purple Orange CBD
Fenotipo di Purple Orange CBD
Fenotipo di Purple Orange CBD
Dinafem sta applicando analisi di laboratorio a tutte le varietà, ma è utile soprattutto con alcune linee, come le autofiorenti o le varietà con CBD. Offrono già, in collaborazione con CBD Crew, tre varietà con CBD: Critical Mass CBD, Shark Shock CBD e Moby Dick CBD. Dopo aver provato queste varietà e altre con CBD, si rendono conto del grande potenziale, non solo per i malati, ma anche per uso ricreativo, dato che l’effetto è estremamente equilibrato, ideale per non perdere la concentrazione, per cui risultano eccellenti varietà di marijuana per uso quotidiano. In questo senso, il team Dinafem sta preparando vari progetti per la prossima stagione. Una di queste novità sarà la Purple Orange CBD, varietà che si distingue per il sapore agrumato e l’odore intenso, con una buona produzione e un effetto equilibrato, caratteristiche che le hanno già garantito un secondo posto nella Highlife Cannabis Cup, nella categoria per uso medico. Fino ad ora, la selezione è stata molto personale, in cui il selezionatore, con le sue intuizioni e criteri, ha creato, quasi fosse un artista. A questa selezione tradizionale, Dinafem aggiunge la raccolta sistematica di dati, sia a livello scientifico, con i dati relativi alla coltura, sia a livello di analisi di laboratorio, a cui si aggiungono assaggi in cieco. Una vera e propria Ricerca e Sviluppo della cannabis.
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CANNABIS + TEENAGER = ZERO UNA RICERCA STATUNITENSE SMENTISCE LA VECCHIA EQUAZIONE
“Se fumi da piccolo, ti si blocca la crescita”: quante volte ce lo siamo sentiti dire? Ci abbiamo sempre creduto poco – un po' come all'altro refrain di parrocchia “se ti tocchi, diventi cieco” – e per molti di noi stoners la prima canna è arrivata probabilmente molto prima della “prima volta”. Eppure si è sempre fatto un gran parlare di quanto la marijuana sia in realtà pericolosa se assunta nella cosiddetta età dello sviluppo. A suffragare questa tesi, pochi studi e molta retorica ma dagli Stati Uniti pare essere finalmente di Giovanna Dark arrivata una risposta definitiva. Fumare cannabis durante gli anni dell'adolescenza non provoca danni fisici quando si diventa adulti. Questo almeno è quanto sostiene una ricerca dell'università di Pittsburgh, pubblicata sulla rivista specializzata Psycology of addicted behaviors. Gli esperti hanno analizzato le
chi consumava cannabis fosse più esposto a malattie. «Quello che abbiamo trovato è sorprendente – ha spiegato Jordan Bechtold, psicologo e ricercatore al Medical center dell'ateneo di Pittsburgh – ed evidenzia come in realtà non ci siano differenze nelle condizioni fisiche o mentali fra persone che
studio aveva come obiettivo quello di verificare se la cannabis potesse portare nel tempo a disturbi psicotici come, ad esempio le allucinazioni, oppure a tumori, problemi respiratori e asma. Ma analizzando il campione non si sono riusciti a trovare collegamenti con queste patologie e neanche con stati di ansia, depressione, allergie, mal di testa e sbalzi di pressione. «Questa ricerca è una delle poche che ha esaminato l'effetto della marijuana nel lungo periodo», ha detto Bechtold. L'analisi è incominciata alla fine GHJOL DQQL TXDQGR L UDJD]]L VHJXLWL GDO SURJHWWR Pittsburgh youth study avevano 16 anni e per 12 anni sono stati sottoposti a controlli ogni 6 mesi. In seguito gli esami sono stati via via meno frequenti e infine i partecipanti sono stati convocati una volta compiuti 36 anni. Da questo significativo campione è stato poi possibile estrapolare un pattern
lo studio ha dimostrato che fumare cannabis nell'adolescenza non provoca particolari problemi se non in termini di rendimento scolastico. A onore del vero, bisogna anche far presente che nello studio illustrato in queste pagine fra i ragazzini che avevano fumato più spinelli si è registrata una dipendenza maggiore: il consumo è aumentato fino a raggiungere 200 giornate l’anno di fumo, anche se successivamente è diminuito. Solo pochissimi partecipanti allo studio hanno poi registrato episodi di disturbi psicotici ma non ci è dato sapere se questa percentuale avesse familiarità con questa patologia, ovvero se esistessero casi pregressi nelle cerchie familiari dei soggetti interessati dal disturbo. «Con il nostro studio vogliamo contribuire al dibattito sulla legalizzazione della marijuana. È un argomento delicato e un solo studio non può dare risposte», ha concluso il dottor Bechtold.
CON 20 ANNI DI RICERCA NO-STOP, QUESTO STUDIO È UNO DEI POCHI CHE HA ESAMINATO L'EFFETTO DELLA MARIJUANA NEL LUNGO PERIODO abitudini di un gruppo di 400 ragazzi dai i 16 e i 36 anni, concludendo che il consumo di marijuana non è collegato a malattie come, ad esempio, la depressione, l'asma o il tumore ai polmoni. Una ricerca durata 20 anni in cui sono stati seguiti FRPSRUWDPHQWL H OH FRQGL]LRQL GL VDOXWH GL giovani di sesso maschile scelti in modo casuale. L'obiettivo era registrare nel dettaglio cosa accadeva nell'arco di due decenni per capire se, col passare del tempo e con il possibile cronicizzarsi delle fumate,
hanno fumato cannabis da teenager e quelle che non lo hanno mai fatto». Lo spauracchio dei “danni permanenti”, agitato spesso e volentieri dai proibizionisti incalliti di fronte alla naturale curiosità dei giovani – o, più recentemente, di fronte alla volontà istituzionale di portare nel novero della legalità la pianta di canapa – ha sempre fatto affidamento su dati parziali o comunque obsoleti. All'Università di Pittsburgh però volevano prove concrete. In particolare, questo
comportamentale sulla fruizione della cannabis – perché, c'è da dire, non tutti quelli che la provano poi le rimangono affezionati. Sono infatti ben quattro i gruppi nei quali i partecipanti alla ricerca sono stati suddivisi: ragazzi che non fumavano o lo facevano solo sporadicamente (il 46%), i fumatori 'cronici' (22%), coloro che avevano consumavano marijuana solo da giovani (11%) e infine quelli che avevano cominciato alla fine dell'adolescenza e che non avevano mai smesso (21%). Confrontando i dati raccolti sui quattro gruppi,
Certo, una sola ricerca non può bastare a confutare mezzo secolo di allarmanti richiami e roboanti panzane alla Reefer Madness o – per gli affezionati e i nostalgici del nostro Carlone Giovanardi – alla DPA. Ma quello dell'Università di Pittsburgh rappresenta comunque un primo passo per provare a vederci chiaro, una volta per tutte e oltre i proclami proibizionisti, sugli effetti collaterali della cannabis. Perché, è sempre bene tenerlo a mente, “possenti sono le doti delle piante ma spesso la virtù genera vizio, quando male applicata”.
BANCA DI SEMI
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Fase di crescita
Psicodelicia
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SCATENERÀ LA VOSTRA ISPIRAZIONE
Una bella signorina dalle radici al germoglio centrale, la rapida crescita, la spettacolare fioritura, l’aroma intenso e un effetto estremamente cerebrale non vi lasceranno dubbi sul fatto che questa varietà diventerà una delle vostre preferite.
Inizio della fioritura
TricomaTeam (tricomateam@gmail.com) Psicodelicia® (varietà SWS07), della banca di semi Sweet Seeds, è una delle varietà più complete che esistano e si distingue per essere una sativa a fioritura breve che ingloba le caratteristiche di coltivazione dell’indica, una statura media, breve distanza internodale e un’elevata produttività con una grande quantità di resina, ma con l’effetto della sativa, esuberante e cerebralmente attivo, che si addice principalmente ad attività che richiedano immaginazione e creatività. È una pianta a fioritura “rapida”, se si tiene in considerazione la grande carica sativa, con una percentuale del 30% di indica e del 70% di sativa. ,QGRRU OD ILRULWXUD GXUD VROR VHWWLPDQH H VL raccoglie fra la fine di agosto e la metà di settembre in outdoor. Con un’elevatissima produzione che può raggiungere i 400-600 g/m2 indoor e i 450-700 grammi per pianta outdoor. Proviene da una talea originaria degli Stati Uniti, incrociata con una pianta nepalese. Questa varietà ha un sapore forte, speziato e intensamente torrefatto. Sebbene si adatti sia in indoor sia in outdoor, le dimensioni e la densità delle cime la rendono soggetta alla comparsa di muffa, ecco perché è sconsigliata la coltivazione di questa varietà in climi eccessivamente umidi.
COLTIVAZIONE
La prima confezione di semi di Psicodelicia® l’abbiamo comprata vari anni fa. Li abbiamo fatti germinare e abbiamo cominciato a tenere sotto controllo la coltura. Nell’osservare la velocità con cui hanno messo le radici e sono cresciuti e nel rimanere impressionati dalle enormi cime, abbiamo paragonato i risultati ottenuti nel raccolto e abbiamo
Abbiamo tenuto la Psicodelicia con le caratteristiche migliori per vari anni e i risultati indoor erano spettacolari, con cime enormi e di colore bianco per l’abbondante presenza di resina che richiedevano solo un costante controllo dell’umidità ambientale, come particolare attenzione per verificare la comparsa dei cosiddetti “bananini” alla fine della fioritura. In un gruppo di talee nella stanza di coltura abbiamo scoperto la presenza del ragno rosso e abbiamo deciso di portare outdoor questa serie di talee, portando la Psicodelicia® in una coltura sicura. Abbiamo sfruttato la situazione per studiare i risultati in outdoor per prepararci per coltivazioni future.
Fine della fioritura
L’attacco degli acari è stato scoperto all’inizio di giugno. Lo abbiamo trattato la prima volta indoor con Expelex, un potente insetticida vegetale estratto dai fiori secchi di crisantemo (piretrinas naturales), uniti a sapone di potassio. Due giorni dopo l’applicazione, abbiamo travasato le piante outdoor per evitare che l’infestazione si estendesse anche al resto delle stanze. La nostra Psicodelicia® si trova già nella sua nuova casa, circondata da verze, pomodori e altra fauna e flora in mezzo a cui passerà inosservata di fronte a chi oggi condanna qualcosa che un domani non saprà neanche spiegare perché ha condannato. La terra della coltura, lavorata gli anni precedenti, all’inizio ci ha fatti sentire tranquilli, poiché era stata preparata con drenaggio adeguato e disponibilità sufficiente di nutrienti, affinché la nostra pianta potesse dare tutto il potenziale che aveva. Abbiamo preparato una buca di circa 50 litri, nella quale si sono estese le radici fino
durante la prima settimana e abbiamo applicato solo due volte BioCannaVega come concime per la crescita, dato che la pianta non aveva bisogno di altro per diventare velocemente una pianta che supera i due metri di altezza. La nostra Psicodelicia® è mattiniera e cominciano presto a vedersi i primi pistilli, il che fa già
All’inizio di settembre, prima del raccolto, le cime erano già così grandi da temere un possibile attacco di muffe, poiché un trattamento preventivo con prodotti era ormai sconsigliato per la fase avanzata della fioritura. In questa occasione, le piogge scarse sono diventate abbondanti e come c’era da aspettarsi, la muffa ha fatto la sua comparsa. Abbiamo dovuto controllare ogni singolo ramo, quotidianamente,
LA BREVE DISTANZA INTERNODALE E UN’ELEVATA PRODUTTIVITÀ CON UNA GRANDE QUANTITÀ DI RESINA, MA CON L’EFFETTO DELLA SATIVA, ESUBERANTE E CEREBRALMENTE ATTIVO deciso di acquistare qualche altra confezione per selezionare una madre. Tutti i semi nelle confezioni erano molto simili e davano risultati paragonabili, tuttavia, abbiamo deciso di cercare piccole differenze a livello di distanza internodale, dimensioni, aroma, quantità e qualità dell’erba, per scegliere poi la migliore e tenerla come madre, portando nella nostra coltivazione talee vigorose che ci daranno molte soddisfazioni in ogni raccolto. Ogni talea produceva fra i 30 e i 45 grammi di cime essiccate con periodi di crescita brevi.
ad arrivare alla terra madre. La buca è stata poi riempita con una miscela di Bio Terra Plus e un quarto di humus di lombrico. Dopo sei giorni da quando abbiamo applicato per la prima volta Expelex, abbiamo nebulizzato un secondo trattamento per assicurarci di eliminare completamente l’infestazione di ragni. Non si è più verificata. Abbiamo irrigato una volta con Biorhizotonic
sognare un raccolto precoce che ci aiuti a evitare il più possibile le prime piogge autunnali. Durante la fioritura, abbiamo integrato l’irrigazione settimanale con BioCanna Flores come concime di fioritura e Bio Boost come stimolatore perché la pianta potesse assorbire tutti i nutrienti di cui aveva bisogno. La crescita dei pistilli e dei fiori è continua, poiché si formano velocemente “menhir” di dimensioni notevoli. I pistilli cominciano ad assumere una tonalità scura e iniziamo a contare i giorni che mancano al raccolto.
per cercare qualsiasi segnale dell’inizio della proliferazione delle spore. Le abbondanti piogge ci portano ogni mattina a scartare un gran numero di cime che devono essere strappate, a causa dell’infestazione della pianta. Alla fine, anche se abbiamo perso molte cime a causa della botrite, il risultato è stato un totale di 300 grammi di cime impressionanti e saporite. Possiamo quindi dire che è una delle piante più apprezzate e consigliate per la vostra coltivazione.
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Banca di semi: Pyramid Seeds
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GROWING
PICCOLI SPAZI PER GRANDI RISULTATI
Molti ogni giorno assaggiano e scoprono quale potenziale vi sia nella cannabis di alta qualità, un sapore differente, un effetto terapeutico e la genuinità che purtroppo le dinamiche del mercato nero impediscono arrivino al consumatore. Un quarantenne di oggi che nel 2000, a 25 anni, fumò la vincitrice della cannabis cup (Kalimist vincitrice tra le sative, n.d.r.) non può permettersi di perder tempo in mezzo ad un parco, col pusher di turno, cercando di spiegargli cosa sia la qualità.
d'uso, consiglio vivamente di utilizzare un fertilizzante organico liquido anziché un medesimo prodotto minerale. In teoria, se il terriccio è già un poco fertilizzato, si potrebbe evitare il prodotto per vegetativa, anche se è sempre meglio utilizzarlo per le prime tre settimane.
Mentre passano gli anni si alza sempre di più l'età media dei fumatori di cannabis moderna. Sono ancora in molti a cercare un prodotto simile a quello consumato negli anni settanta e ottanta ma la schiera di fumatori di varietà ad alto contenuto di cannabinoidi è in crescita, e a testimoniarlo è l'innal- A 12 ore di luce e 12 di di CBG buio da seme si avranno zamento della qualità media dei prodotti offerti dal mercato nero.
Spesso il rischio per approvvigionarsi è molto maggiore rispetto a una modestissima coltivazione hobbistica, basta farsi due conti e progettare un'eventuale piccola produzione casalinga senza troppo impegno che assicuri un rifornimento costante senza gli inconvenienti dell'illegale mercato nero. Molti fumatori chiedono una canna ogni sera, quindi 50 grammi possono coprire cento giorni di consumo. La produzione di cosi' pochi grammi non richiede nessun grande impegno, né investimento di denaro. Il valore g/W (grammi per Watt) è una misura dell'efficenza ma non deve interessare al nostro caso perché se con 125 Watt di lampada produciamo 50 grammi, abbiamo comunque coperto il fabbisogno teorico per 100 sere. Un buono spazio è un quadrato di 50 centimetri
di lato, meno di così si tratta di una tecnica di coltivazione particolare chiamata microgrowing. Il microgrowing è la coltivazione tecnica in spazi ridotti, ossia l'arte di coltivare in spazi piccolissimi canapa di alta qualità. Nel nostro caso stiamo cercando di coprire la nostra produzione imitando i coltivatori amatoriali. Come tutti gli esseri viventi, non mi stanco mai di ripeterlo, anche le piante hanno bisogno di respirare aria fresca, quindi servirà un estrattore con un filtro per gli odori. L'estrattore ed il filtro andranno comprati di minime dimensioni e quasi sicuramente cablati alla corrente tramite un potenziometro. La sorgente luminosa che consiglio è un bulbo del tipo a risparmio energetico dalla potenza di 125 o anche 200 Watt. Con una normale lampada a risparmio energetico da 125 Watt si può anche optare per uno spazio poco alto, mentre una equivalente da 200 richiederebbe
più altezza per disperdere il calore generato. Inoltre un bulbo a risparmio energetico non richiede l'utilizzo di un alimentatore, risultando più economico di un a equivalente HPS. All'interno troveranno posto quattro vasi disposti 2 per 2. La capienza dei vasi ideale è da 5 litri ma in uno spazio così vi entrano anche i vasi da 7 litri. Ovviamente. data l'alta densità di impianto, si dovrà porre in fioritura da seme, o appena sono radicati i cloni. Io consiglio di procedere a 12/12 da seme della medesima varietà, cambiando strain ogni ciclo, così da poter assaggiare di tutto. Se non si ha un amico fornitore allora si dovranno utilizzare i semi femminizzati di modo da non perdere spazio con piante maschio. Nei vasi sarebbe opportuno utilizzare un terriccio leggero di quelli conosciuti come terricci "light" di modo da poter integrare la nutrizione delle piante molto facilmente con dei fertilizzanti liquidi. Data la destinazione
fioriture dirette entro le prime due o tre settimane, piante piccole e la medesima qualità delle grandi coltivazioni. Il vino non richiede grandi appezzamenti di vigna per poter avere prodotti buonissimi, ugualmente la canapa non ha bisogno di grandi spazi, né di grandi quantità per essere di qualità suprema. Quando sono pronte le nostre cime si procederà al taglio e alla pulitura, destinando alla cucina cannabica (magic butter) i nostri pochi scarti di pulitura. Le infiorescenze, ben secche, andranno poste in vasetto e conservate al buio lontano dagli odori forti. Nel giro di 100 giorni o poco più si avrà il prodotto più buono di tutto il quartiere, da consumarsi pero' rigorosamente in casa: sarà così buono da non lasciare dubbi sulla provenienza. Anche un hobbista con poco tempo da dedicarvi ha la possibilità di coltivare in spazi piccoli e garantirsi un sostentamento continuo, rendendosi indipendente dal narcotraffico.
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TRAVEL Un hangar pieno di cime...
ALBANIA:
IL NUOVO GRANAIO DELL’ERBA IN EUROPA?
MENTRE IL PREZZO AL CHILO PIÙ DIFFUSO NEL 2013 ERA € 200 (ACQUISTATA DAL MEDIATORE GRECO) NEL 2015 IL PREZZO AL CHILO ERA SALITO A BEN € 2.000!
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Quest’estate si è verificato un incidente molto grave in un notorio paesino della marijuana, Lazarat, nell’Albania meridionale. In uno scontro fra coltivatori d’erba e forze di polizia speciale ‘incorruttibili’ di Tirana, un poliziotto è stato ferito mortalmente. Da quando le autorità albanesi, nel 2014, hanno cominciato a cercare di porre fine alla coltivazione su larga scala di piante di cannabis a Lazarat, le cose sono diventate molto accese nell’exCorea del Nord dell’Europa. I prezzi al chilo sono andati alle stelle e sempre più Albanesi sperano di poter integrare gli scarsi salari e pensioni con la coltivazione outdoor di cannabis. Charlie Stone di Soft Secrets è stato ospite a Lazarat in varie occasioni negli ultimi anni e ci parla di una nuova Guerra alla Droga, impoTesto e immagini: Charlie Stone sta dall’UE all’Albania. Estate 2013, Albania meridionale. Sulla strada verso la pittoresca cittadina di Gjirokaster, sede di una delle fortezze medioevali più grandi d’Europa, c’è una arteria laterale che porta al notorio paese dell’erba di Lazarat. Non ci sono indicazioni, non ci sono cartelli e nessuna mappa riporta questo paesino. Se non la si conoscesse, si penserebbe che questa strada assolutamente anonima sia strada chiusa e porti alle montagne. Ma poi succede. A 150 metri di altitudine, sono colpito letteralmente da una nuvola d’aria carica di odore di erba, nonostante la nostra Land Rover abbia i finestrini chiusi e l’aria condizionata. L’odore è potente e pervasivo e non c’è via di fuga. È sembrato come se una potente nuvola d’erba avesse improvvisamente avviluppato l’intera montagna. In quel momento, mi sono accorto improvvisamente delle prime casette: avevamo raggiunto la fine di Lazarat. Si notano subito le enormi piante di marijuana che popolano letteralmente ogni centimetro dei tetti, dei balconi e dei giardini delle casette. La gente coltivava erba come se non ci fosse un domani. Poi, dopo aver guidato circa 100 metri su strade in cemento dissestato (l’asfalto non è mai stato fatto mettere dallo Stato, le strade verso la montagna in cemento sono state costruite dagli abitanti del paesino), abbiamo raggiunto una sorta di checkpoint: un ragazzo di circa 18 anni con un grande Kalashnikov sulla spalla. Il ragazzo è un
Una coltivazione piena di Skunk XL!
abitante del posto e il suo lavoro è quello di respingere gli estranei che cerchino di arrivare a Lazarat. Turisti, giornalisti, viaggiatori e anche funzionari: nessun estraneo può entrare a Lazarat senza esservi stato invitato da uno dei residenti. Data la mia ampia esperienza nella coltivazione e la profonda conoscenza della genetica della cannabis, fortunatamente sono stato accolto come ospite gradito e ho viaggiato con alcuni abitanti del paesino. La sentinella sorridente ci ha invitati a entrare. I percorsi in cemento che abbiamo dovuto salire si sono fatti sempre più dissestati e la pendenza è peggiorata. Ci siamo ritrovati a fare manovre strane e a prendere curve sorprendenti oltre le file di casette. Anche qui, ovunque ci girassimo, c’erano gigantesche piante di marijuana che si crogiolavano al sole. Una grande pozza di sangue ci aspettava sulla strada, scendendo lentamente lungo la
I campi di Lazarat nel 2013
montagna… Fortunatamente, nessuno era stato ucciso. L’autista ci ha spiegato che una pecora era appena stata soppressa per celebrare il completamente di una nuova casa, un rituale locale. Ai tempi del pazzo dittatore comunista Enver Hoxha (che ha governato il Paese fra il 1944 e il 1985 come una sorta di Gulag stalinista paragonabile solo alla Corea del Nord), Lazarat aveva la reputazione di paese ‘ribelle’. Molti uomini e donne di Lazarat sono stati deportati in campi da cui non hanno mai fatto ritorno. Come punizione aggiuntiva, il dittatore ha deciso di tagliare Lazarat fuori dai servizi tradizionali, quali acqua ed elettricità. Dalla morte di Hoxha e da quando l’Albania si è lentamente
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Via Marchesa Tedeschi 33-35 Modica Sicilia Italia CAP: 97016 Tel: 0932-060641
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60 Chi mi fa fare un bel giro, ragazzi? svincolata dall’abisso dello stalinismo, la situazione non è migliorata molto. Gli abitanti devono ancora fare affidamento solo su se stessi per tutto ciò che abbia a che vedere con le opere pubbliche: il governo a Tirana non fa quasi nulla per questo paese. Non sorprende quindi che circa 10 anni fa, a Lazarat, a qualcuno sia venuta la brillante idea di coltivare cannabis per esportarla. Il clima dell’Albania è forse il più adatto alla coltivazione dell’erba in Europa; con una temperatura estiva media di 28 gradi e una piacevole umidità, sembra quasi che questo Paese sia stato creato per coltivare marijuana. La coltivazione è stata un grande successo e naturalmente gli altri abitanti hanno colto al volo la possibilità di avere una nuova fonte di reddito. Alcuni anni dopo, Lazarat è diventato il segreto più custodito d’Europa: il rifugio dell’erba che ha rifornito Grecia e Italia di erba coltivata outdoor di buona qualità. Ciononostante, i primi contraccolpi si sono verificati quando due turisti olandesi in motorino sono finiti per caso a Lazarat. I ragazzi hanno caricato su Youtube i video registrati e il ‘segreto’ di Lazarat non è più stato tale. Ci sono voluti anni perché il governo venisse coinvolto attivamente. Gli agenti e la polizia del posto prendevano infatti molto volentieri delle mazzette, il che rendeva il settore dell’erba a Lazarat un’industria da un miliardo di euro, ossia quasi un terzo del PNL. Questo è il motivo dell’improvvisa comparsa di Lamborghini e Maserati in questo paesino anonimo e della costruzione di molte nuove case ovunque. Non avevano infatti molta fretta di fare qualcosa contro i ‘banditi’ di Lazarat, dato che tutti si spartivano i profitti. Purtroppo, tutto ciò è cambiato quando l’Albania ha iniziato i negoziati con Bruxelles per diventare Stato Membro dell’UE in un futuro lontano. Una delle prime cose che sono state messe in chiaro è stata che il commercio di Marijuana
I pozzi fai da te contribuiscono all’irrigazione
a Lazarat e nei dintorni avrebbe dovuto scomparire completamente. È stato offerto aiuto agli Albanesi. Non avendo il Paese elicotteri, l’Italia li ha prontamente messi a disposizione. È successo quindi che gli abitanti di Lazarat hanno dovuto fare fuoco agli elicotteri italiani per tenerli lontani. Invano, ovviamente. L’estate del 2014 ha segnato l’arrivo della polizia e dell’esercito, ormai attesa da tempo, operazioni durante le quali tutta Lazarat è stata evacuata temporaneamente e centinaia di migliaia di piante di marijuana nel pieno del loro sviluppo sono state distrutte. Questo non è certo successo senza scontri, dato che l’operazione è stata preceduta da tre giorni di scontri a fuoco con gli abitanti di Lazarat, che si rifiutavano di farsi portare via la loro fonte di sostentamento senza lottare. Una volta scomparso il fumo, è sembrato che l’intera popolazione maschile di Lazarat sia fuggita sulle montagne. La polizia, le forze spe-
ciali di Tirana che non conoscevano la popolazione locale, hanno così cominciato le opere di distruzione. Abbiamo guidato oltre sulle montagne e ci siamo fermati a casa di uno dei miei compagni. Essendo uno dei pochi coltivatori di erba di Lazarat, quest’uomo è riuscito a fare qualcosa per le sue piante, sostenendole con canne di bambù, il che non è molto frequente. Ed è un peccato, perché le piante avevano raggiunto dimensioni mostruose, con cime simili a bottiglie di latte ricoperte da uno strato di cristalli di THC. Il clima eccellente garantisce un raccolto perfetto e una resa per pianta che supera il chilogrammo. Una stima conservativa del numero di piante esistenti a Lazarat nel 2013 è di 1,1 milione! Calcolate voi a quanto corrisponde questo. I profitti non hanno fatto che aumentare nel 2015. I prezzi sono saliti alle stelle a causa della repressione dello Stato. Mentre il prezzo al chilo più diffuso nel 2013 era € 200 (acquista-
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Per un attimo, sembra di essere in Afghanistan ta dal mediatore greco) nel 2015 il prezzo al chilo era salito a ben € 2.000!! Un aumento di dieci volte. Gli Albanesi di tutto il Paese hanno riempito il buco che Lazarat è stata costretta a lasciare. Da Tropoje, nel nord montagnoso, a Flores, sulla costa, ovunque la gente ha iniziato a coltivare. Per € 2.000 al
Un campo pieno di Special Queen
chilo, un numero piuttosto cospicuo di Albanesi è propenso a correre questo rischio. Per la maggior parte delle persone, in questo Paese altrimenti povero, € 2.000 corrispondono quasi a un anno di stipendio! Per alcuni giorni ho esaminato le piante a Lazarat e ho dato suggerimenti e consigli per ottenere un raccolto migliore. Ma cosa si può dire di piante che quasi si spezzano in due a causa del peso delle grosse cime? L’unico vero problema sono i bruchi, milioni dei quali sono andati a vivere sulle piante. Anche la terra è sorprendentemente fertile, sebbene sia necessaria abbondantissima acqua, quotidianamente, che viene fornita da un camion. La maggior parte dei coltivatori ha iniziato a scavare pozzi sulle montagne in cui immagazzina acqua per l’irrigazione delle piante. Le piante vengono coltivate su ogni centimetro di terra a disposizione e sono quindi molto vicine fra di loro, il che non sembra comunque danneggiarle. Il raccolto da loro offerto fa venire l’acquolina in bocca e sarebbe impensabile Ben impacchettata, ottenerlo nei Paesi Bassi. L’unica pronta per l’esportazione cosa che sbagliano i coltivatori di
Cime da acquolina in bocca... Lazarat è il processo di essiccatura. Dopo che si tolgono le foglie dalle piante, le cime vengono appese a essiccare… sotto la luce del sole! In pochi essiccano le cime al buio, perché spesso non hanno spazio a disposizione. In seguito ho visto una capanna delle dimensioni di un hangar per aerei letteralmente piena di cime essiccate, dal pavimento al soffitto! Non si parla più di chilogrammi, ma di tonnellate di erba essiccata! È difficile dire cosa succederà in futuro a Lazarat. L’estate del 2015 non ha portato grandi notizie. Sebbene alcuni residenti abbiano cercato di rimettere il tutto in moto, gli agenti della polizia hanno stroncato il tutto molto rapidamente. Si potrebbe dire che Lazarat sia il paese albanese nel mirino, perché gli agenti di Tirana si sono già trasferiti permanentemente nella grande stazione di polizia del posto. La coltivazione di cannabis si è ovviamente spostata nel resto dell’Albania, non più concentrata in alcune aree, ma diffusa nel Paese, il che probabilmente porterà grandi preoccupazioni ai Ministri dell’UE. E ancora una volta vediamo l’inutile e dispendiosa Guerra alla Droga prendere piede...
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BOOK REVIEW
CANNABIS: “ERBA” MEDICA
In Europa l'utilizzo terapeutico della cannabis è riemerso, dopo decenni di oblio, a partire dal 2004 con la reintroduzione della cannabis prodotta nei Paesi Bassi, il primo paese del mondo a rimetterla in circolazione con alti standard di igiene e di sicurezza. In Europa è di nuovo prescrivibile. Poco dopo anche l'Italia, la Finlandia e la Germania dove una sentenza della Corte federale ha ammesso la possibilità per pazienti a cui non è rimborsata di poterla coltivare. Anche qui con dei parametri estremamente rigidi che comprendono misure di sicurezza simili a quelle delle banche. In tutta Europa di Enrico Fletzer sono moltissimi gli ostacoli e le resistenze. Questo volume, pubblicato per la EDRA di Milano è stato composto da Fabio Firenzuolo (direttore del Centro di Riferimento in Fioteprapia della Regione Toscana), da Francesco Epifani (esperto di management sanitario) e della farmacista Idalba Loiacono. Ed è molto interessante perché pare rispecchiare le linee guida della regione Toscana sull'utilizzo della cannabis in medicina. Con il grande merito di rendere l'utilizzo dei cannabinoidi più accessibile a medici e farmacisti, anche se non mancano qua e là delle aporie ed imprecisioni dovute in parte dovute alla iperpoliticizzazione che grava sul tema. Quel che emerge con una certa prudenza è il fatto che la cannabis – il cui utilizzo attualmente anche in Toscana è piuttosto difficile – per le caratteristiche di somministrazione (spesso fumata, inalata o mangiata) pare contraddire la medicina convenzionale moderna. Per non parlare delle auto-diagnosi, ovvero del fatto che come ci comunicava il professor Lester Grispoon alla Fiera di Bologna, è il paziente e non l'autorità che decide di autonomamente di somministrare quanto gli serve per raggiungere il benessere. Dopo una introduzione di tipo psichedelico quasi a sdrammatizzare le vicende di una pianta ad altissimo tasso di politicizzazione, gli autori si cimentano in 14 capitoli sulla storia e tassonomia della cannanbis, oltre alla farmacologia e tossicologia dei cannabinoidi, passando alla ricerca fino alla produzione di farmaci. Il tema dell'approvvigionamento, prescrizione e preparazione per terminare con una disanima della evoluzione storica della proibizione e della necessità di una VFHOWD SROLWLFD 1HO VXR FRPSOHVVR VRQR SDJLQH di alto interesse che comprendono anche alcuni box riguardanti il codice di deontologia medica riguardante i farmaci, il controllo dei dolore, le prove di efficacia, gli studi clinici sulla cannabis in terapia. Alcune criticità da me riscontrate sono dovute alla dimensione ideologica che ha trasformato la canapa in un fiorente mercato. Mercato che, secondo la religione proibizionista, si deve svolgere in un non-luogo. Le analogie con mestieri in passato riservati a zingari ed ebrei sono piuttosto lampanti. Ora sono pochissimi gli operatori del settore che la prescrivono, inferiori di gran lunga al già ristretto settore dei medici non obbiettori rispetto alle interruzioni volontarie di gravidanza. Insomma, le droghe come la cannabis che, per ironia della sorte, sono peraltro poco considerate dai cosiddetti materialisti storici, determinano comunque degli effetti. A conferma di ciò le considerazioni del ministro greco Varoufakis, che considera come vizio
capitale delle sinistre il non considerare il tema della libertà e della razionalità: una affermazione che conferma le acute riflessioni dello stesso sull'Europa d'oggi. In tutta Europa, nonostante ci si attenda un miracolo calato dall'alto alla prossima conferenza ONU siamo tuttora all'anno zero perché, nonostante il decennio di riammissione della cannabis nella farmacopea italiana (da cui per altro non era mai del tutto svanita), l' ”erba” medica come la definiscono gli autori è ancora oggetto di un dibattito pesantemente viziato dal proibizionismo e dall'ipocrisia. Come nel caso delle vie di somministrazione: tra chi preferisce le tisane e chi le inalazioni, che sono generalmente un metodo più efficiente di assunzione rispetto al the.
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Colofon Soft Secrets Italia è pubblicato da: Discover Publisher BV P.O. Box 362, 5460 Veghel, Paesi Bassi Tel: 0031 - 73 54 98 112 Fax: 0031 - 73 54 79 732 e-mail: info@softsecrets.nl Editore: Cliff Cremer
Considerando che la cannabis, come riferito da Arno Hazelkamp nel suo Extracting the Medicine, era considerata da Nixon uno strumento dei comunisti e distribuita dagli ebrei per destabilizzare il mondo occidentale, la pianta è tuttora carica di forti significati simbolici. Proprio quando, ad esempio, la polizia arresta un operaio per due piantine si tratta evidentemente di una giustizia di classe oltre che di un meccanismo di controllo facilmente applicabile a tutta la popolazione. Dall'altro lato la scienza, che fin dalla scoperta della siringa ipodermica considera con estremo sospetto le medicine in autodosaggio. E qui cominciamo con il tema non considerato dall'opera della “self-titration”, ovverosia il principio recentemente ribadito dal dr. Lester Grinspoon della necessità per il paziente di provare a trattare la sintomatologia con la cannabis inalata o fumata per permettere una giusta posologia.
Collaboratori: Franco Casalone, Ed Rosenthal, Jorge Cervantes, Enrico Fletzer, Clod, Giovanna Dark, Davide Calabria, Hugo Madera, Carlos Rafael Esposito, Kali Mist, J. Searcher e tanti altri. Traduzioni: Valefizz Indirizzo redazione: Soft Secrets Italia E-mail: italy@softsecrets.nl Sito internet: www.softsecrets.nl Pubblicità: Fabrizio E-mail: fabrizio@softsecrets.nl Tel: 0039 - 36 65 44 66 94
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