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SAMARITANI La rivista della Federazione svizzera dei samaritani
Solidarietà in periodo di pandemia 12 BUONO A SAPERSI
Come i virus influenzano il nostro corpo
14 ATTUALITÀ
L’organizzazione samaritana nella modalità pandemia
30 INTERVISTA
Roman Burkart e la strategia per gli arresti cardiaci
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EDITORIALE
SIAMO QUI, QUANDO C’È BISOGNO DI NOI Care samaritane, cari samaritani, gli scorsi mesi e le ultime settimane sono stati una vera e grande sfida per tutti noi e, in questo frangente, non è ancora possibile prevedere come si evolverà la situazione. Ciò che è certo, però, è che insieme, come samaritani, diamo e daremo un importante contributo al superamento della pandemia. Come organizzazione di primo soccorso, sappiamo che chiunque può salvare delle vite. Attualmente lo stiamo facendo, aderendo alle direttive federali, attuando le misure comportamentali e igieniche e sostenendo il prossimo, le comunità e le autorità. Dobbiamo fungere da esempio, senza mai dimenticarci l’importanza dell’autoprotezione: perché è solo restando sani che possiamo davvero aiutare gli altri.
tà locali, sia che si tratti di sostenere organizzazioni partner. Altri, in modo sensibile e coraggioso, aiutano nell’ambito del loro vicinato. Inoltre, anche il contatto regolare al telefono, l’ascolto e la rassicurazione del prossimo possono fare una grande differenza in questo particolare periodo. Vi ringrazio molto e di cuore per tutte queste buone azioni prestate da voi samaritani!
Praticamente tutti noi samaritani abbiamo anche il livello 2 IAS e siamo quindi esperti di primi soccorsi, in vari modi. Alcuni di noi hanno persino frequentato il corso sulla pandemia e possono offrire un sostegno pratico e diretto.
Con il vostro agire, avete dimostrato chiaramente una cosa: si può contare sui samaritani. Anche in tempi difficili, ci siamo quando c’è bisogno di noi. Questa è vera e reale solidarietà. Con il nostro impegno comune possiamo dimostrare che, tutti assieme, siamo i samaritani della Svizzera. Assieme siamo forti. Come samaritana, sono particolarmente orgogliosa di essere la vostra presidente e di percorrere questa strada con voi, in questi tempi critici. E questo perché la causa samaritana è una questione di cuore, in ogni fase difficile della vita. Vi auguro di cuore tanto successo in quel che fate e soprattutto: rimanete in salute!
So che molti di voi hanno già dato un importante contributo e continuano a farlo. Sia che si tratti di missioni per istituzioni sanitarie, comuni e autori-
INGRID OEHEN Presidente della Federazione svizzera dei samaritani oggi samaritani 2/2020 3
6 MANI TESE CONTRO IL VIRUS 12 IL MONDO DEI VIRUS 14 IL COVID-19 STABILISCE TERMINI E SCADENZE 22 DAI FOCOLAI ALLA PANDEMIA 38 GLI EFFETTI DI SAPONE E MASCHERINE
15 ATTUALITÀ Nuove vie per la ricerca di fondi Partenariato forte per i primi soccorsi Maggior divertimento nel nuovo gioco sui primi soccorsi Grosso interesse per il corso introduttivo per nuovi membri di comitato 4 oggi samaritani 2/2020
20 SEZIONI E ASSOCIAZONI Svizzera tedesca, ecco la "Samaritana dell’anno" Brevi articoli dalle sezioni 26 DONAZIONE SANGUE Cercasi uomini giovani 29 TOCCA A VOI Cruciverba e Sudoku
30 DOMANDA E RISPOSTA Arresto cardiaco: perché occorre una strategia nazionale 32 NUOVA APP Sistema d’allarme «Made in Ticino» 34 BUONO A SAPERSI Incidenti con auto elettriche e soccorso: a cosa prestare subito attenzione
IMPRESSUM «oggi samaritani» 2/20 Data di pubblicazione: 13 maggio Editore Federazione svizzera dei samaritani FSS Martin-Disteli-Strasse 27 Casella postale, 4601 Olten Telefono 062 286 02 00 Telefax 062 286 02 02 redazione@samaritani.ch www.samaritani.ch Abbonamenti e cambiamenti d’indirizzo, per iscritto all’indirizzo sopra. Prezzo d’abbonamento Singolo abbonamento per terzi: fr. 33.– all’anno 4 numeri all’anno Tiratura: 22 600 copie Redazione Christoph Zehnder (cze) Matthias Zobrist (mzo) Stefanie Oehler (soe) Svizzera francese: Chantal Lienert (cli) Ticino e Moesano: Mara Zanetti Maestrani (m.z) Segretariato: Monika Nembrini Telefono 062 286 02 00 Telefax 062 286 02 02 redazione@samaritani.ch Indirizzo postale: Redazione «oggi samaritani» Casella postale, 4601 Olten
36 DALLO SHOP SAMARITANO Anche la farmacia dell’auto necessita di aggiornamento regolare 40 DALLA FAMIGLIA DELLA CRS Acqua potabile in Ghana grazie all’aiuto dalla Svizzera
Inserzioni Fachmedien Zürichsee Werbe AG Laubisrütistrasse 44, 8712 Stäfa Telefono 044 928 56 11 Telefax 044 928 56 00 samariter@fachmedien.ch www.fachmedien.ch Impaginazione, stampa, spedizione Stämpfli SA, 3001 Berna
43 INFO VARIE Opinioni e altro
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VENIAMO AL PUNTO SOLIDARIETÀ IN PERIODO DI PANDEMIA
IL CUORE DEL PENSIERO SAMARITANO La pandemia da coronavirus mette a dura prova il movimento samaritano. Al tempo stesso, tira fuori il meglio dalle samaritane e dai samaritani, che si mostrano solidali in svariati modi in un momento difficile. TESTO: Christoph Zehnder, Chantal Lienert e Mara Zanetti Maestrani FOTO: Remo Nägeli, p.g.c. 6 oggi samaritani 2/2020
mero dei casi nei paesi limitrofi, la situazione cambia rapidamente. A fine febbraio, viene confermato il primo caso di Covid-19 in Ticino. I provvedimenti e le raccomandazioni della Confederazione hanno un forte impatto sulla vita dei samaritani. Inizialmente vengono applicate delle nuove regole di comportamento per i corsi per la popolazione e per le aziende. Si rinuncia alle strette di mano, come anche alla respirazione artificiale praticata sul manichino di esercitazione. I partecipanti sono tenuti a seguire rigorosamente le misure igieniche e vengono esclusi dal corso in presenza di sintomi di malattia. Numerosi servizi medico-sanitari vengono meno a seguito del divieto di svolgere le grandi manifestazioni. Il 16 marzo, il Consiglio federale proclama infine la «situazione straordinaria» e inasprisce subito dopo il divieto di assembramento. Le lezioni in aula sono state già sospese in tutte le strutture didattiche. Così, da metà marzo, tutte le attività sama-
• «Chi presta un servizio del
genere, è davvero samaritano con anima e cuore.»
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ritane sono praticamente bloccate. Corsi, esercizi, formazioni continue, assemblee – tutto viene annullato o rinviato fino a nuovo avviso.
Soluzioni pragmatiche e spirito d’iniziativa Samaritana in servizio presso il Centro di test drive-in del coronavirus di Berna.
All’inizio di gennaio, ben poco fa supporre che il 2020 sarà un anno samaritano eccezionale. Nelle sezioni si svolgono i primi esercizi mensili, si pianificano le assemblee annuali e i prossimi servizi medico-sanitari e, dopo le festività, riprendono anche le iscrizioni ai corsi per la popolazione. In questo momento, il nuovo coronavirus non è altro che una notizia marginale. Con l’aumento del nu-
Gran parte della vita pubblica – e quindi anche della vita di sezione – si blocca nel giro di poco tempo. Continuano solo le azioni di donazione di sangue. Ma il coronavirus ha scombussolato le cose anche in questo ambito. Mentre in alcuni luoghi i donatori devono essere respinti per poter rispettare le misure di sicurezza, in altri posti mancano quelli di lunga data, perché rientrano in un gruppo a rischio. Per la stessa ragione, molte samaritane e samaritani non possono partecipare alle azioni di donazione di sangue o possono farlo solo in modo limitato. Per giunta, molte sedi di donazione non sono più disponibili. In situazioni del genere, sono necessarie soluzioni pragmatiche. «Abbiamo creato un pool cantonale, al quale si sono già iscritti all’incirca più di 30 samaritane e samaritani», replica Véronique Stoller, presidenoggi samaritani 2/2020 7
VENIAMO AL PUNTO SOLIDARIETÀ IN PERIODO DI PANDEMIA
te dell’associazione cantonale vodese. Intanto la sua collega ginevrina, Ariane Chassot, è preoccupata della situazione dei formatori. La sua associazione dispone di un team di formatori professionisti, che però ora non possono lavorare. La presidente ha dovuto quindi presentare domanda d’indennità per lavoro ridotto per otto persone.
• «La gente si sente più al sicuro con i samaritani.»
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Il Ticino, che come tutti ormai sanno, è il cantone più colpito dal Covid-19 in proporzione alla sua popolazione, sia per il numero di persone ricoverate in ospedale in cure intense e intubate, sia, purtroppo, per il numero di decessi. Lo «stato di necessità» ha obbligato le autorità politiche, con l’avallo del Consiglio federale, a prendere misure particolarmente restrittive, specialmente per gli over 65. Anche il movimento samaritano ne risente in modo significativo, dato che i membri delle sezioni ticinesi sono nella misura dell’80% anziani. Considerate le numerose restrizioni, l’associazione cantonale ticinese (ASSTM) ha cercato la collaborazione con il Centro trasfusionale per la donazione di sangue, esortando soprattutto le giovani samaritane e i giovani samaritani a impegnarsi in tal senso, ad esempio nell’accoglienza o nel trasporto, se necessario, dei donatori. Il tutto naturalmente sempre nel rispetto delle
Prova per uno striscio nel Centro di test drive-in di Berna; la protezione completa è obbligatoria.
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misure precauzionali vigenti. Diverse sezioni samaritane ticinesi hanno poi contattato di propria iniziativa le autorità locali: i loro soci, a titolo di volontariato, si mettono infatti a disposizione per effettuare commissioni e piccole spese per le persone particolarmente a rischio. Assieme ai samaritani, in Ticino sono molto attivi, e su vari fronti, i militi della Protezione civile. In tutta la Svizzera, sono molte le sezioni samaritane che si sono attivate nell’aiuto al prossimo, dimostrando di propria iniziativa solidarietà in un momento difficile e aiutando in modo semplice e affidabile, esattamente come aiuterebbero una persona ferita in caso d’emergenza.
Test del coronavirus, i samaritani aiutano Grazie alla loro formazione, i samaritani rappresentano un sostegno prezioso per la sanità pubblica. Lo sanno anche le autorità. Perciò, a vari livelli, si è cercata tempestivamente la collaborazione. In diversi cantoni i samaritani prestano servizio per sgravare il personale specializzato. L’Ospedale cantonale di Lucerna, ad esempio, è passato a metà marzo all’esercizio di emergenza, ampliando la sua capacità di trattamento dei pazienti Covid-19. I samaritani prestano un contributo importante a riguardo: «Fanno infatti i tamponi per i test rapidi, controllano i parametri vitali e si occupano delle prime cure. Di notte supportano inoltre le postazioni di degenza», spiega Claudia Schatzmann dell’associazione cantonale di Lucerna che coordina l’intervento e può ricorrere a un pool di circa 90 persone provenienti da ogni angolo del cantone. È stato possibile mettere in atto l’azione in brevissimo tempo grazie all’iniziativa della presidente centrale della FSS Ingrid Oehen, che dirige il settore Formazione presso l’Ospedale cantonale di Lucerna. Tutto si è svolto molto rapidamente. Nel frattempo, secondo Claudia Schatzamnn, la gestione si è ben assestata anche se, spesso, bisogna essere flessibili. Ad esempio quando ci sono dei fuoriprogramma a breve termine nel piano d’intervento. La samaritana esprime tutta la sua ammirazione per le sue colleghe e i suoi colleghi: «Ci vogliono al massimo due telefonate per trovare un sostituto. Sono tutti molto motivati.» Secondo Claudia Schatzmann, questa grande disponibilità ad aiutare è il cuore del movimento samaritano: «Tutti coloro che prestano un servizio del genere sono samaritani con anima e cuore.»
Samaritani e sanitari militari prestano servizio insieme.
All’inizio di aprile, i samaritani bernesi hanno assunto un compito simile a quello dei loro colleghi lucernesi presso il Centro di test drive-in di Berna. Qui è possibile effettuare fino a 1000 test al giorno, su appuntamento e senza essere mandati dal medico. I samaritani fanno i tamponi, registrano le generalità delle persone che si sottopongono al test e svolgono i compiti amministrativi. «Ad ogni turno, prestano servizio da cinque a sei persone. Un turno dura ogni volta quattro ore», spiega André Roggli dell’associazione cantonale delle sezioni samaritane bernesi. I turni sono programmati in modo da sovrapporsi e permettere un passaggio ordinato delle consegne. Oltre 100 persone appartenenti a diverse sezioni di tutto il cantone hanno risposto all’appello dell’associazione. Le condizioni di intervento, ad esempio lavorare indossando tute protettive integrali, richiedono inizialmente un po’ di tempo per abituarsi. Ma la protezione integrale è obbligatoria nella postazione del prelievo del tampone. «Se qualcuno preferisce non lavorare in questa postazione, non è un
problema», afferma André Roggli. In ogni caso, ci si assicura che gli ausiliari vengano sempre dislocati in postazioni diverse. Questo rende l’intervento anche più interessante. Il samaritano e formatore OC bernese ha contribuito a realizzare il progetto pilota all’interno del sito di BERNEXPO a Berna, su incarico della CRS. Al momento di andare in stampa, in svariati cantoni erano in corso chiarimenti per ulteriori centri di test sul modello bernese. Come per l’intervento di un soccorritore, la protezione personale è una priorità assoluta anche nei centri di test. Le misure di sicurezza sono rigorose. A Lucerna, le istruzioni occupano sei pagine intere. A Berna, ci si esercita nell’uso corretto del materiale di protezione, tra l’altro con l’ausilio di video di formazione, realizzati dalla polizia sanitaria specificamente per questo scopo. «Ricevono tutti un’introduzione approfondita prima di iniziare», dice André Roggli. Una preparazione completa, una buona assistenza e delle disposizioni chiare devono ridurre al minimo il rischio di infezione. Ma rafforzano anche il proprio senso di oggi samaritani 2/2020 9
VENIAMO AL PUNTO SOLIDARIETÀ IN PERIODO DI PANDEMIA
«mentalità del piccolo orticello». Tutto deve funzionare, ma bisogna poter contare gli uni sugli altri. L’intervento congiunto ha persino un effetto secondario positivo: le varie organizzazioni si conoscono meglio e si apprezzano. Laddove in altri periodi una certa competitività non è inconsueta, ora si lavora mano nella mano allo scopo di superare un problema comune e più grande.
I samaritani sgravano il personale dell’Ospedale cantonale di Lucerna. (Foto: p.g.c.)
sicurezza, che è particolarmente importante in questa situazione straordinaria. Claudia Schatzmann, responsabile del coordinamento, assegna quindi sempre i nuovi arrivati a una persona esperta per il loro primo intervento. Malgrado l’intera routine, dimostrano tutti rispetto nei confronti del virus, ma la paura sarebbe fuori luogo. «Se ci si attiene alle misure, le possibilità di contagio sono minori rispetto a quando si va a fare la spesa», afferma Claudia Schatzmann. E André Roggli aggiunge: «La sicurezza al 100% non esiste. Ma finché si lavora in modo pulito, in realtà non può succedere nulla. Viene prestata molta
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«Riscontriamo un grande apprezzamento.»
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attenzione a riguardo.» Al momento della nostra conversazione, né a Lucerna né a Berna si era a conoscenza di un contagio da SARS-CoV-2 nell’ambito della fase di test.
Un problema comune I samaritani non sono soli nei loro interventi. Agiscono sempre sotto la guida di personale infermieristico e specializzato, a cui possono rivolgersi anche in caso di incertezze. A Lucerna, gli ospedali ricevono inoltre il supporto dell’esercito, mentre a Berna i samaritani lavorano insieme ai membri della Società svizzera delle truppe sanitarie. In questa situazione non c’è spazio per la 10 oggi samaritani 2/2020
Anche l’opinione pubblica prende atto di questo impegno. Prime fra tutti, naturalmente, le persone che si sottopongono al test. «Riscontriamo un grande apprezzamento da parte della gente», conferma André Roggli. «Si rendono perfettamente conto che sono i samaritani a sottoporle al test e molte ne sono riconoscenti.» Esperienze analoghe si registrano anche a Lucerna: secondo quanto riferisce Claudia Schatzmann, infatti, i feedback del personale medico specializzato e delle autorità sono molto positivi. Le persone da sottoporre al test dimostrano inoltre una grande fiducia nei confronti dei soccorritori volontari: «La gente si sente più al sicuro con i samaritani», afferma Claudia Schatzmann. È convinta che l’intervento renderà ancora più uniti e solidali anche le samaritane e i samaritani stessi. Che sia in un ospedale, nel vicinato, nella donazione di sangue o tra di loro: i samaritani operando su più fronti durante la situazione pandemica, dimostrando a chiare lettere che la solidarietà – uno dei sette principi fondamentali della Croce Rossa – è per loro più di un motto. È il vero cuore del pensiero samaritano. La solidarietà è uno stile di vita, che si manifesta soprattutto nei momenti difficili.
CORONAVIRUS, COVID-19 E SARS-COV-2 I vari termini usati per descrivere il nuovo virus sono spesso causa di confusione. A livello pubblico, di frequente si parla semplicemente di coronavirus. Tecnicamente, si tratta della famiglia dei virus a cui appartiene anche quello che ha causato la pandemia. La denominazione scientifica è SARS-CoV-2. La sigla sta per «severe acute respiratory syndrome corona virus 2» (sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2). Covid-19 è il nome della malattia provocata dal virus ed è sempre una sigla che sta per «coronavirus disease 2019», ovvero «malattia da coronavirus 19». Il numero si riferisce al 2019, anno in cui si è registrato il primo caso.
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BUONO A SAPERSI
Il mondo dei virus I virus sono la causa di numerose malattie infettive. Ma come funzionano e perché sono così attivi? TESTO: Christopoh Zehnder I virus infettano gli esseri umani, gli animali, le piante, i funghi e i batteri, e sono quindi presenti pressoché ovunque. La loro struttura è relativamente semplice, i loro trucchi tanto più brillanti. Si pensa che siano vecchi come la vita stessa, ma in linea generale non vengono considerati degli esseri viventi. A volte ci fanno ammalare e a volte sono persino utili. Si possono vedere solo al microscopio elettronico. Siamo ben lontani dal conoscere ancora tutto sui virus. Ma una cosa è certa: i virus sono singolari.
Un programma di copia che evolve I virus esistono in forme e dimensioni diverse. Alcuni sono rotondi, altri a forma di bastoncino. La maggior parte delle specie studiate hanno un diametro compreso tra 20 e 300 nanometri. A titolo di confronto: un capello umano ha uno spessore di circa 60 000 nanometri. I virus sono molto più piccoli dei batteri. È possibile solo stimare il numero di virus esistenti. I soli mammiferi ospitano oltre 300 000 specie diverse. Ad oggi ne sono state identificate più o meno 3000. I virus sono costituiti dal loro materiale genetico sotto forma di acido nucleico e da una capsula proteica (capside). Si potrebbe dire che sono un programma di copia che evolve in un imballaggio. Alcuni sono dotati anche di un involucro esterno, proprio come i coronavirus. Le protuberanze presenti sul loro involucro ricordano una corona. I virus non hanno un proprio metabolismo e non sono in grado di moltiplicarsi da soli, cosa che li differenzia dai batteri. Per riprodursi, hanno bisogno delle cellule di altri organismi. Le particelle del virus al di fuori delle cellule vengono dette virioni. I virioni attaccano le cellule ospiti e fanno penetrare il loro patrimonio genetico all’interno. Ma per farlo, devono avere la chiave giusta. Ecco perché possono infettare solo determinate cellule. Se la chiave non entra nella serratura, non ha luogo alcuna infezione. Ma se il virus riesce a penetrare nella cellula, la programma per trasformarla in una fabbrica di virus. La cellula produce quindi 12 oggi samaritani 2/2020
le nuove particelle di virus, che infettano a loro volta nuove cellule. Questo circolo vizioso si ripete, così il virus si diffonde a una velocità incredibile. In genere, le cellule infette muoiono durante questo processo, ma il corpo si ammala.
Un intruso dalle mille risorse Appena il sistema immunitario dell’organismo ha identificato l’intruso, si mette in moto un meccanismo di difesa. Le cellule infettate vengono neutralizzate e la produzione di virus viene bloccata. Dopo un’infezione, il sistema immunitario ricorda l’agente patogeno. Il corpo diventa immune. Il problema è solo che i virus hanno una grande capacità di adattamento e mutano costantemente. Così, il virus dell’influenza, responsabile dell’omonima malattia, è molto attivo. Modificando la sua superficie, trova regolarmente una chiave giusta. Ecco perché bisogna produrre un nuovo vaccino anche a ogni ondata di influenza. La mutazione permette al virus di attraversare la barriera di specie. Può quindi accadere che un virus animale infetti improvvisamente anche gli esseri umani. Questo ri-
schio è maggiore nei luoghi dove gli uomini e gli animali vivono in stretta coabitazione. Anche per il nuovo coronavirus si sospetta che sia passato dal mondo animale all’uomo. Per passare da una persona all’altra, i virus viaggiano per vie diverse. Alcuni si diffondono attraverso infezione da goccioline: tossendo, starnutendo o anche parlando, vengono rilasciati nell’aria e penetrano così nell’organismo successivo. Il contagio per contatto con le persone infette o con degli oggetti contaminati viene chiamato infezione da contatto. Alcune specie di virus si insinuano attraverso le punture di insetti, mentre altre sono trasmissibili mediante lo scambio di fluidi corporei. Le conseguenze di un’infezione virale possono essere molto diverse. Molti virus causano una malattia grave. Altri provocano solo dei sintomi leggeri o nessun sintomo. L’herpes può restare nascosto e inattivo per lungo tempo prima di manifestarsi. Spesso compare quando il sistema immunitario è già indebolito. Altri virus – come ad esempio l’HIV – causano delle infezioni croniche. Oggi si sa anche che determinati virus possono favorire l’insorgenza di tumori, come ad esempio l’epatite B e C.
Una lotta laboriosa Spesso non è affatto facile stabilire se un’infezione sia dovuta a dei batteri o a dei virus. Ma questo è importante ai fini del trattamento. Gli antibiotici, ad esempio, sono inutili per combattere un’infezione virale (a meno che la situazione non si evolva in
un’infezione secondaria causata da batteri). Gli antivirali sono l’equivalente degli antibiotici. Questi farmaci agiscono sul metabolismo e possono attivare effetti collaterali molto pesanti. Inoltre, per via della loro grande capacità di adattamento, sussiste sempre la possibilità che i virus diventino resistenti. Esistono dei vaccini efficaci contro numerose malattie virali. Attraverso la vaccinazione, il sistema immunitario impara a combattere un virus «in caso di emergenza». Una vaccinazione mirata permette di eradicare un virus. Se non trova più un organismo all’interno del quale potersi moltiplicare, muore. Ha funzionato contro il vaiolo. Non è stato registrato più nessun caso dal 1977. Lo sviluppo dei vaccini è tuttavia costoso e laborioso. I virus dalle mille risorse non rendono il compito facile alla scienza. Ad esempio, sono ancora in corso ricerche su delle vaccinazioni efficaci contro l’HIV.
Virus per guarire I virus hanno comprensibilmente una cattiva reputazione. Ma hanno di certo anche i loro lati positivi. Nel mare, fanno in modo che le alghe non si riproducano all’infinito. Nel corpo, tengono a bada i batteri nocivi. La medicina ha appena cominciato a sfruttare le loro proprietà, per sviluppare dei nuovi metodi terapeutici. Quindi, oltre a tutte le sofferenze che causano, i virus hanno anche il potenziale per diventare degli strumenti efficaci nella lotta contro altre malattie. Virus al microscopio (da s. a d.): virus dell’influenza, del morbillo e coronavirus. (Foto: CDC/Wikimedia)
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ATTUALITÀ
La pandemia e le sue conseguenze Cosa comporta la situazione della pandemia per le attività dei samaritani e gli eventi in programma? Una panoramica delle domande e risposte più importanti. Quali attività di formazione/formazione continua sono toccate dalla pandemia? Tutti i corsi e le attività di formazione continua degli adulti e dei giovani, come pure le giornate di formazione continua previste sono state disdette fino a fine luglio 2020. Invece i lavori già svolti, come gli incarichi di preparazione, gli stage di pratica, la scelta del luogo non sono stati annullati. Cosa significa per le certificazioni? Con queste disdette – come pure con le disdette degli esercizi di sezione – si perdono ore di formazione continua. D’intesa con i servizi di certificazione, alle ricertificazioni si applicano le soluzioni seguenti: • SRC: il certificato viene prolungato di sei mesi oltre la scadenza attuale. • IAS: il certificato di livello viene prolungato di sei mesi oltre la scadenza attuale. Alle sezioni si consiglia di mantenere i corsi, con relativi partecipanti, e di modificare la loro data, non appena si dispone di un nuovo termine. • SGS: per il periodo dalla data di ricertificazione fino al 31.12.2020 la SGS rilascia ai monitori di corsi un certificato di competenza temporaneo. Si tratta di un prolungamento automatico, se la ricertificazione non è già stata richiesta per via ordinaria. In seguito sarà rilasciato un nuovo certificato ufficiale per il periodo rimanente. Ci sarà la Colletta dei samaritani? A causa della situazione di pandemia viene differita anche la Colletta dei samaritani. Invece del periodo previsto, dal 24 agosto al 5 settembre, probabilmente avrà luogo nelle settimane 39/40 dal 21 settembre al 3 ottobre 2020. Quali altri eventi sono interessati dalla pandemia? • La Conferenza dei presidenti, che avrebbe dovuto svolgersi il 21 e 22 marzo 2020, avrà luogo il 22 agosto 2020 a Nottwil. 14 oggi samaritani 2/2020
• Anche l’Assemblea dei delegati ha dovuto essere spostata. Presumibilmente i delegati si riuniranno il 21 novembre 2020 a Frauenfeld. • Anche per la Conferenza di autunno si è dovuta fissare un’altra data. Nuova data: 23 gennaio 2021. • Il campo dei giovani della FSS, che avrebbe dovuto svolgersi durante il fine settimana di Pentecoste nella Svizzera tedesca e francese, è stato disdetto. Il prossimo campo avrà luogo dal 22 al 24 maggio 2021. Quali sono le conseguenze della pandemia per il segretariato? Il segretariato si occupa di sbrigare prevalentemente i compiti che servono ad affrontare la pandemia. Ossia: sostegno alle associazioni cantonali, alle sezioni e ai samaritani nello svolgimento dei compiti supplementari, come pure informazione e comunicazione per la pandemia. Un altro compito di importanza fondamentale è il coordinamento della lotta alla pandemia con la Croce Rossa Svizzera (CRS), le organizzazioni della Croce Rossa (OCR) e le organizzazioni di salvataggio della Croce Rossa (OS-CR), come pure con le autorità (federali e cantonali). Fino a nuovo avviso le richieste, gli incarichi e i problemi che non sono in relazione con la lotta alla pandemia non saranno trattati con priorità. La direzione del segretariato e il Comitato centrale hanno inoltre costituito un team pandemia. Con le newsletter della pandemia le associazioni cantonali e le sezioni vengono informate a ritmo continuo sulla situazione del momento. Tutte le informazioni sono disponibili anche sull’extranet.
AVVERTENZA IMPORTANTE Le date e le informazioni riportate sono quelle disponibili al momento della chiusura della redazione e a causa della dinamicità della situazione possono cambiare a breve termine. Pertanto vi preghiamo di consultare le informazioni aggiornate sull’extranet.
ATTUALITÀ
NUOVA VIA PER LA RICERCA DI FONDI Lo scorso aprile è stata lanciata una raccolta fondi via e-mail indirizzata a circa due milioni di economie domestiche della svizzera tedesca e romanda. Il grande impegno dei samaritani nell’affrontare la pandemia rende particolarmente chiara l’importanza del nostro sistema di milizia per la popolazione svizzera. Troppo spesso, però, nella vita di tutti i giorni la gente dimentica i compiti importanti che la comunità samaritana si assume ogni giorno. Le premesse necessarie per questo sono l’instancabile impegno dei samaritani nei primi soccorsi, nella loro formazione (e della popolazione) e nelle esercitazioni necessarie per tali missioni. Gli esempi della gestione della pandemia ci ricordano l’importanza del movimento samaritano e che lo stesso movimento dipende a tutti i livelli dalle donazioni. E qui purtroppo l’attualità gioca un ruolo importante: la Colletta dei samaritani, a causa del tempo necessario per la preparazione, è stata posticipata. Le rigide misure di protezione decretate dal Consiglio federale renderebbero impossibili le normali attività di raccolta fondi messe in atto dalle sezioni. Così con la raccolta fondi via e-mail possono essere raggiunte anche altre persone. Una tale estensione dei potenziali futuri donatori può essere importante per il futuro dell’intero
movimento samaritano. Dall’inizio della pandemia, i samaritani si sono assunti compiti importanti e hanno contribuito ad alleggerire l’onere per le autorità e le istituzioni sanitarie coinvolte, oppure hanno sostenuto i privati in questo delicato periodo. Tuttavia, non tutti i membri della Federazione svizzera dei samaritani (FSS), delle associazioni e sezioni hanno stabilito accordi di servizio con i cantoni o i comuni; questo comporta anche un impatto sulla situazione finanziaria delle entità citate. Proprio per questi motivi e sulla base del feedback del processo di strategia, nonché in considerazione della situazione straordinaria, sono state scelte nuove modalità di raccolta fondi. Le donazioni andranno direttamente e indirettamente alle sezioni: direttamente, una parte delle donazioni viene distribuita alle associazioni cantonali che possono trasferire questi fondi alle loro sezioni. Indirettamente perché le donazioni sono destinate a migliorare la situazione finanziaria della FSS in modo tale che le associazioni e le sezioni debbano apportare meno fondi. (FSS)
PARTENARIATO TRA CRS E HELSANA La CRS e Helsana hanno stipulato un contratto di collaborazione. Ne trarranno profitto anche le sezioni samaritane e le associazioni cantonali Sia l’Helsana che la Croce Rossa svizzera si impegnano per la salute della popolazione. Con il motto «Due forti partner per la vita!» le due organizzazioni hanno firmato un partenariato di tre anni che comprende le tematiche «Primi soccorsi» e «Riduzione del carico di lavoro per i familiari che svolgono compiti assistenziali». La parte concernente i primi soccorsi viene attuata in stretta collaborazione con la Federazione svizzera dei samaritani; di ciò ne approfittano anche le associazioni cantonali e le sezioni samaritane: • clienti e collaboratori di Helsana vengono motivati a seguire un corso di primi soccorsi e ricevono uno sconto; quest’ultimo viene finanziato dal partenariato, così che le sezioni e associazioni non devono temere nessuna spesa; • attraverso una sensibilizzazione a livello svizzero sui primi soccorsi, questo tema guadagna visibilità e così anche il lavoro dei samaritani;
• il segretariato della Federazione svizzera dei samaritani si occuperà della comunicazione e della gestione degli sconti, onde ridurre l’onere di lavoro per le associazioni cantonali e le sezioni samaritane.
Sostegno ai samaritani per l’impegno durante la pandemia In virtù dei recenti avvenimenti, Helsana e la CRS danno anche un contributo congiunto a favore del superamento della pandemia di Covid-19 in Svizzera. Helsana dona alla CRS un milione di franchi che serviranno per finanziare le mascherine di protezione per il servizio di volontariato della CRS e i servizi di sostegno della CRS in Svizzera. (FSS)
INFORMAZIONI SU: redcross.ch/de/coronavirus/intervention oggi samaritani 2/2020 15
ATTUALITÀ
Più divertimento nel corso soccorritori Il gioco dei primi soccorsi della FSS è un elemento importante della parte di studio autonomo del corso soccorritori Blended Learning. Negli scorsi mesi, il gioco è stato oggetto di un’inten sa «cura di aggiornamento». TESTO: Matthias Zobrist / m.z Nel 2012, con il lancio del corso soccorritori Blended Learning, la FSS ha anche pubblicato un gioco dei primi soccorsi. Grazie a questo strumento, gli allievi possono acquisire le conoscenze sui primi soccorsi in modo autonomo e giocoso sia sul cellulare che sul tablet o PC di casa: con l’ausilio di piccoli giochi vengono descritte situazioni particolari e quesiti che aiutano a definire la vera emergenza, dove si nascondono i pericoli e come si deve allarmare i soccorsi. Per portare a termine l’intero percorso è richiesta – oltre alle conoscenze di base sulle emergenze – anche una certa dose di abilità. Ad esempio il giocatore deve recuperare un apparecchio defibrillatore ed eseguire un massaggio cardiaco su un paziente fino all’arrivo dell’ambulanza. In questo modo, il partecipante si fa un’idea del ritmo e della frequenza consigliati per la rianimazione. L’Ufficio federale delle strade USTRA ha testato e verificato gli obiettivi di apprendimento definiti e i contenuti del gioco che mirano al loro raggiungimento. Il gioco è pertanto riconosciuto ufficialmente come parte della formazione e l’offerta speciale di corsi è certificata come pacchetto completo dall’organismo di controllo Société Générale de Surveillance SA (SGS).
Feedback presi sul serio La prima versione del gioco presentava alcuni punti deboli. Ciò era scaturito in particolare da una valutazione effettuata dalla FSS nel 2018 tra i partecipanti al corso soccorritori nella versione di auto-apprendimento. Nel suo complesso, questa nuova proposta di corso aveva ottenuto buoni voti, 16 oggi samaritani 2/2020
mentre il gioco sui primi soccorsi aveva sollevato diverse critiche. Da una parte sono state evidenziate delle carenze tecniche: lo spazio di memoria richiesto dall’app era troppo grande e/o il funzionamento del gioco era macchinoso. Alcuni commenti avevano sottolineato come il gioco non contribuisse in modo chiaro all’apprendimento delle nozioni sui primi soccorsi. Dal canto loro, anche i monitori hanno dato i loro impulsi e consigli su come migliorare e correggere il gioco. Tutti questi feedback sono stati valutati e analizzati attentamente ed è stato elaborato un concetto per una revisione dell’app. In questa occasione, era chiaro che sia la grafica che le animazioni andavano completamente riviste: da più parti, infatti, ambedue sono state criticate e definite troppo infantili e poco moderne.
Miglioramenti su tutta la linea Da questa primavera, la nuova versione del gioco è disponibile in Google Play e nell’App S tore di Apple. Ovviamente la nuova grafica balza subito all’occhio. Tutte le illustrazioni e le animazioni sono state completamente rifatte. L’aspetto generale è ora adatto al gruppo target dei giovani. Si è investito molto anche nella facilità d’uso. Se prima l’esecuzione del gioco era in parte complicata o sconnessa, oggi si gioca senza problemi di sorta. Inoltre due situazioni di gioco sono state completamente ridisegnate, e la capacità generale di trasmettere le nozioni sui primi soccorsi è stata aumentata. E, non da ultimo, il gioco ha ora un nuovo nome: Percorso sul pronto soccorso, nome che meglio esprime il fatto che – attraverso il gioco
Una delle tappe del percorso, dove il personaggio di Alice è confrontato a una situazione di emergenza.
e la sua nuova configurazione – il giocatore deve imparare a padroneggiare i singoli passi in caso di emergenza: determinare l’urgenza o meno, riconoscere i pericoli, allarmare i soccorsi, valutare il paziente e aiutare. Nella progettazione e creazione della nuova versione, sono stati coinvolti anche i samaritani. Ad esempio, diversi monitori di corso hanno potuto esprimere la loro opinione sulla scelta delle illustrazioni o contribuire ai contenuti. Oltre a questa visione interna, l’USTRA è stato coinvolto in modo diretto nello sviluppo del concetto. In questo modo c’erano delle garanzie che la revisione integrale del gioco non si rivelasse improvvisamente un boomerang per quel che concerne la certificazione. Con la nuova app, il corso soccorritori Blended Learning diventa ancora più interessante. E forse, in futuro, oltre ai partecipanti dei corsi, anche un numero sempre maggiore di altri interessati scaricheranno il gioco – gratuito – e impareranno così come reagire correttamente in caso di emergenza.
Trasmissione delle conoscenze: come si fa un bendaggio emostatico.
Fatto! Tutte le postazioni del gioco sono state superate!
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ATTUALITÀ
AIUTO INIZIALE PER I NUOVI MEMBRI DI COMITATO TESTO: Matthias Zobrist / m.z
Chi ha fondato la Federazione svizzera dei samaritani (FSS)? Molti, a questa domanda, risponderebbero probabilmente Henry Dunant. In effetti, i membri e soci che si sono particolarmente distinti in ambito samaritano, ricevono una medaglia con il volto del fondatore del Comitato Internazionale della Croce Rossa. Ma all’origine del movimento samaritano svizzero c’è un uomo molto meno conosciuto e illustre: Ernst Möckli. Fu proprio lui, nel lontano 1884, ad organizzare il primo corso samaritano. E quattro anni dopo, grazie alla sua iniziativa, le prime 14 sezioni samaritane si sono unite per formare la FSS. Proprio da queste nozioni inizia il corso gratuito «Introduzione per i nuovi membri di comitato».
Dall’origine fino alle sfide attuali Ai fini del lavoro quotidiano dei samaritani, queste conoscenze possono anche non essere determinanti. Ma conoscere le origini e lo sviluppo della FSS può aiutare a promuovere la comprensione dell’attuale struttura federativa e – idealmente – contribuire a una comune identificazione. «Questo è un piacevole effetto collaterale del corso», affer-
Il fondatore del movimento samaritano in Svizzera Ernst Möckli.
ma il monitore di corso Roger Hayoz, «ma vedo il principale vantaggio per i partecipanti nel fatto che possono familiarizzare con l’attuale struttura della Federazione samaritana e con gli uffici della sede di Olten. E il corso è una buona opportunità per scambiare esperienze e mettersi in rete con altri samaritani.» I diversi servizi e le prestazioni di cui possono servirsi le sezioni, giungono in parte anche dalla sede amministrativa di Olten: per esempio il Printshop (stampa), o la piattaforma didattica o ancora l’extranet, dove si possono trovare molti modelli e molte informazioni interessanti per il lavoro e la gestione dei comitati di sezione. In un’ulteriore importante parte del corso, i partecipanti si chinano assieme su una sfida comune a molte sezioni, ossia come avvicinare e guadagnare nuovi soci e come accoglierli al meglio nella sezione. I partecipanti discutono in gruppo i vari processi e le strategie messe in atto dalle loro rispettive sezioni e, scambiandosi opinioni, ricevono preziose ispirazioni e spunti di riflessione.
Il corso suscita vivo interesse Il corso è stato organizzato per la prima volta nella versione «pilota» nel giugno del 2018. Successivamente se ne sono svolti altri tre. Un quarto corso, previsto per lo scorso mese di aprile, ha dovuto essere annullato a causa della pandemia da coronavirus. Tutti i corsi finora svolti sono stati molto ben frequentati, segno di apprezzamento da parte dei nuovi membri di comitati sezionali. Il corso è rivolto in prima linea ai presidenti di sezione, ma anche ai membri di comitato con altre funzioni possono parteciparvi. Con sorpresa, finora quasi un quarto dei 60 partecipanti complessivi erano samaritani con molte conoscenze ed esperienze, ossia in genere monitori samaritani e monitori di corso. Questo mix di persone con diverse esperienze rende il corso e gli scambi d'opinione, ancora più interessanti e preziosi. oggi samaritani 2/2020 19
SEZIONI E ASSOCIAZIONI
La samaritana dell’anno ha salvato un lottatore Ruth Bischofberger è stata insignita del titolo di Samaritana dell’anno dall’associazione cantona le dei samaritani di San Gallo e del Principato del Liechtenstein. Ha infatti salvato la vita di un lottatore e, da 43 anni, dedica il suo tempo libe ro all’attività samaritana. A causa della situazio ne legata al coronavirus, la cerimonia di premia zione si è svolta in un cerchia ridotta di invitati. TESTO E FOTO: Ralph Dietsche/m.z Lo scorso mese di marzo, l’associazione dei samaritani di San Gallo-Liechtenstein ha nuovamente conferito il titolo di Samaritano dell’anno. Il meritato riconoscimento è stato assegnato alla samaritana di lunga data Ruth Bischofberger di Oberriet. Da ben 21 anni è presidente di sezione, da oltre 40 anni è monitrice samaritana e, solo lo scorso anno, ha prestato circa 100 ore di servizio sanitario. E tutto questo a titolo di volontariato. Nella sua «laudatio», Mike Egger, consigliere nazionale del Canton San Gallo e rappresentante di Micarna, ha lodato i meriti di Ruth Bischofberger: «È una donna che si dedica anima e corpo all’attività samaritana. Per la giuria è stato decisivo il fatto che lei, assieme a due aiutanti, ha salvato la vita di un lottatore, giovane e ben allenato, nel corso di un evento sportivo. I samaritani si esercitano molte ore proprio per essere pronti in casi come questo. Tutto questo nella speranza di non dover mai applicare ciò che imparano. Ma, come ha ben dimostrato questo caso specifico, è davvero valsa la pena formarsi.» Oltre a Ruth Bischofberger, altri quattro samaritani erano nominati per l’ambìto titolo: Regina Krohn (Bronschhofen), Margrit Zürcher (Ebnat-Kappel), Daniel Beck (Triesenberg) e Roland Wetli (Au-Heerbrugg).
dell’anno. «La nomina mi ha davvero sorpresa ed ero felicissima. Non avrei mai pensato di vincere davvero il titolo», ha detto la donna visibilmente commossa. Allo stesso tempo afferma che avrebbe dato con piacere il titolo anche a tutti gli altri aspiranti o candidati: «Anche loro si sono molto impegnati per la causa samaritana.» Lo scopo principale di questo premio speciale è quello di mettere l’accento sulle attività dei samaritani. Ursula Forrer, presidente dell’associazione cantonale dei samaritani di San Gallo-Liechtenstein, sottolinea: «I samaritani sono per lo più aiutanti silenziosi, stanno dietro le quinte. Questo fatto rappresenta un ostacolo nei contatti e nelle relazioni pubbliche. Pertanto, eventi come questo sono una piattaforma ideale per presentare i servizi dei samaritani.»
Una festa sotto tono All’inizio, alla Micarna di Bazenheid, era prevista una celebrazione degna di nota con numerosi ospiti provenienti dagli ambienti della politica, della sanità, dell’economia e della società. Tuttavia a seguito dell’aggravarsi della situazione legata al coronavirus, per precauzione la festa pubblica è stata annullata. Il conferimento del premio è quindi avvenuto in una cerchia ristretta di persone. Tra queste, oltre agli altri candidati e al consigliere nazionale Egger, c’era anche Roman Habrik, sindaco di Kirchberg, che si è rallegrato che il «suo» comune è stato scelto quale sede per la consegna del premio e ha regalato alla samaritana un buono per una colazione sull’Hoher Kasten, una nota montagna della Svizzera orientale. (SV-SGFL)
Vincitrice fortunata Per Ruth Bischofberger il 2020 sembra essere un anno fortunato. Pochi giorni prima della consegna del premio – il 20 febbraio scorso per la precisione – la dinamica samaritana ha infatti sposato Peter Hutter, da lunghi anni suo compagno e collega di sezione, e ora il suo impegno per la causa samaritana è stato coronato con il premio di Samaritana 20 oggi samaritani 2/2020
Ruth Bischofberger si dedica anima e corpo ai samaritani.
SEZIONI E ASSOCIAZIONI
SEZIONI SAMARITANE CHE SI UNISCONO HERZNACH (AG) Lo scorso 24 gennaio si è svolta l’assemblea costitutiva della sezione samaritana di Staffeleggtal, nata dalla fusione delle tre sezioni di Densbüren, Herznach e Ueken. Negli ultimi due anni, i 40 soci attivi delle tre sezioni avevano potuto conoscersi meglio in occasione degli esercizi mensili svolti in comune. La fusione ha quindi suggellato con successo questo processo di avvicinamento. All’assemblea costitutiva hanno partecipato 37 soci attivi, 7 membri onorari e alcuni ospiti delle autorità politiche locali, dei vigili del fuoco e dell’Associazione cantonale. Monica Rubin è stata eletta alla carica di presidente della neonata sezione. Il programma annuale nella nuova sezione, preparato all’insegna del motto «Testa, mano e cuore», è stato approvato all’unanimità. Gli esercizi mensili continueranno a svolgersi alternativamente nelle tre comunità. Grazie all’aggregazione, ora la sezione dispone di quattro monitori di corso e può quindi continuare a svolgere corsi per la popolazione nella Staffeleggtal. (Monica Rubin)
Il comitato e i monitori della sezione Staffeleggtal.
I nuovi membri onorari e il comitato della sezione di Giswil.
ANNIVERSARIO PER LA SEZIONE DI GISWIL GISWIL (OW) Il mese di febbraio scorso, la sezione di Giswil ha festeggiato i 70 anni dalla fondazione. Alla festa commemorativa hanno partecipato in veste di ospiti il consigliere comunale di Giswil Peter Burch come pure Roland Zeidler, presidente dell’Associazione dei samaritani dell’Untervaldo. La decorazione del tavolo presidenziale – fatta a mano e consistente in navi a vela e un faro – ha già preannunciato il cambiamento in seno alla sezione. È infatti stato eletto un nuovo «capitano», nella persona di Bruno Abächerli, cui è stato affidato il compito di guidare la «nave sezione» in modo mirato verso il futuro. E, oltre a guardare al futuro, per i 70 anni si è colta l’occasione anche di ripercorrere la lunga e prestigiosa storia del sodalizio. Non da ultimo, sei membri di lunga data della sezione sono stati onorati per il loro incessante impegno a favore della società. Particolarmente degna di nota è stata l’onorificenza attribuita al socio fondatore Friede Lüthi, che da 70 anni è impegnato nella sezione di Giswil. (Renate Peter)
IL VOSTRO CONTRIBUTO Spedite il vostro articolo con foto (separatamente) a: redazione@samaritani.ch. Saranno presi in considerazione i contributi di al massimo 1000 caratteri, spazi inclusi. La redazione si riserva il diritto di accorciare o non pubblicare i contributi. oggi samaritani 2/2020 21
DIETRO LE QUINTE
Dai singoli focolai fino alla pandemia Da casi singoli e isolati a una vera pan demia globale, le cose possono essere molto rapide come dimostra il coronavi rus. Ma qual è la differenza tra epidemia e pandemia? Lo apprendiamo in questo articolo.
di insorgenze soprattutto in relazione a malattie trasmesse da acqua inquinata o derrate alimentari contaminate. In Svizzera, ad esempio, vari ceppi di salmonella o norovirus causano ripetutamente dei focolai di queste infezioni. Grazie al controllo e all’eliminazione della fonte della malattia, anche i focolai in genere sono presto spenti.
TESTO: Christoph Zehnder / m.z
Endemia, pericolo costante Le malattie infettive hanno da sempre afflitto l’umanità. Oggi, complice l’accresciuta mobilità, virus e batteri viaggiano con noi in tutto il mondo. Il pericolo di malattie sempre più diffuse è quindi una sfida costante. Epidemia e pandemia sono termini che vengono utilizzati più volte in questo contesto. Ma cosa distingue esattamente un’epidemia da una pandemia o da un’endemia? In caso di malattie infettive, per «focolaio» si intende l’improvviso aumento di casi di una determinata malattia all’interno di una comunità, una regione o una stagione circoscritte. Pure un singolo caso di una malattia trasmissibile che per lungo tempo non è insorta o non è mai stata riscontrata può rappresentare un focolaio. Si parla
In alcune regioni, certe malattie sono un problema permanente. Il numero di persone malate rimane costantemente elevato per un lungo periodo di tempo. In questo caso si parla di endemia. La malaria è spesso menzionata come un tipico esempio. Questa malattia causata da parassiti unicellulari, si verifica principalmente nelle regioni tropicali ed è trasmessa da zanzare native di queste regioni. La malaria è la malattia infettiva più comune al mondo; ogni anno si ammalano di malaria circa 200 milioni di persone. Endemico significa «tra il popolo» o – tradotto più liberamente – «indigeno». Oltre alle malattie, vengono definite con il termine «endemiche» anche le specie animali e vegetali che si trovano solo in un’area localmente limitata.
PANDEMIE ED EPIDEMIE LUNGO LA STORIA Peste antonina (165–180 d.C.) Diffusione: Impero Romano Morti: 7–10 milioni
Vaiolo (1519/1520) Diffusione: Messico Morti: 5–8 milioni
2 secolo 1346–1353
1519/1520 1918–1920
Peste (1346–1353) Diffusione: Europa Morti: 25 milioni
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Influenza asiatica (1957/1958) Diffusione: in tutto il mondo Morti: 1–2 milioni
1957/1958 1968–1970
Influenza spagnola (1918–1920) Diffusione: in tutto il mondo Morti: 25–50 milioni
AIDS (dal 1980) Diffusione: in tutto il mondo Morti: 39 milioni
dal 1980
Influenza di Hong Kong (1968–1970) Diffusione: in tutto il mondo Morti: 1 milione
2002/2003
Influenza suina (2009/2010) Diffusione: in tutto il mondo Morti: 18 449
2009/2010
SARS (2002/2003) Diffusione: in tutto il mondo Morti: 774
dal dic. 2019
COVID-19 (dal dicembre 2019) Diffusione: in tutto il mondo Morti: ???
Se non vengono prese contromisure, in caso di pandemia la malattia si diffonderà sempre di più su periodi lunghi e più continenti. (Immagine simbolica: Shutterstock)
Epidemia, aumento improvviso Come l’endemia, l’epidemia è limitata a una regione o a un gruppo specifico di popolazione. Tuttavia, il numero di casi di malattia e di nuovi casi aumenta rapidamente. Le epidemie si verificano, ad esempio, quando compare un agente patogeno nuovo o mutato. È quello che succede, nostro malgrado, quasi ogni inverno con i virus influenzali responsabili dell’influenza. E dal momento che questi virus cambiano continuamente, sorprendono sempre più il nostro sistema immunitario. Basti pensare che ogni anno, in Svizzera, l’influenza comporta dalle 112 000 alle 275 000 visite mediche. In passato, agenti patogeni «introdotti» hanno causato epidemie devastanti: ad esempio, le malattie dei coloni europei sono state fatali per i nativi americani.
Pandemia, oltre i confini Quando l’epidemia si diffonde sempre di più, attraversando Paesi e continenti, si parla di pandemia. La malattia non è più localizzata e limitata, ma raggiunge e tocca gran parte della popolazione mondiale. Fino a poco tempo fa, la pandemia più conosciuta era probabilmente l’influenza spagnola del 1918/1919. Anche l’Aids viene spesso definito come pandemia. Un’ondata «normale» di influenza, invece, non porta necessariamente a una pandemia nonostante la sua diffusione a livello mondiale, in quanto si verifica soprattutto stagionalmente. I termini «endemia», «epidemia» e «pandemia» si riferiscono di solito a malattie infettive, ma non sono necessariamente limitati a questo. Inoltre non di-
cono nulla sul pericolo di una malattia, ma solo sulla sua diffusione. È l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) a decidere quando un’epidemia diventa una pandemia. L’11 marzo scorso, il COVID-19 è stato definito pandemia. A quel punto, più di 120 000 persone in oltre 114 Paesi del mondo erano già state contagiate.
Il potere delle parole Ci sono buone ragioni per cui i più alti tutori della salute (l’OMS) erano inizialmente riluttanti ad usare questo termine. Quando, nel 2009, l’OMS ha dichiarato la pandemia di influenza suina (H1N1) si è infatti creato allarmismo ovunque e la stessa OMS fu criticata, a posteriori, per aver diffuso un inutile panico. Tutto questo non dovrebbe accadere un’altra volta. L’OMS è molto consapevole dell’effetto delle parole: «La parola ‹pandemia› non è da usare con leggerezza o con noncuranza», ha detto il segretario generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, quando ha annunciato il cambiamento di stato. Usata in modo scorretto, infatti, potrebbe portare a sofferenze inutili e alla morte. Secondo l’OMS, tuttavia, non esiste una distinzione precisa tra epidemia e pandemia. E l’Organizzazione mondiale della sanità non ha cambiato l’urgenza in vista delle malattie dilaganti. Semmai, la dichiarazione di una pandemia dovrebbe scuotere quei Paesi che agli occhi dell’OMS avevano fatto troppo poco per tenere il virus sotto controllo.
Fonti: Ufficio federale della sanità pubblica UFSP, Organizzazione mondiale della sanità OMS. oggi samaritani 2/2020 23
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DONAZIONE DI CELLULE STAMINALI DEL SANGUE: IL PAESE HA BISOGNO DI UOMINI GIOVANI Il 1º aprile il Registro svizzero dei donatori di cellule staminali del sangue ha modificato i suoi criteri di iscrizione. Si cercano soprattutto gli uomini giovani. TESTO e FOTO: Trasfusione CRS
Per le persone con la leucemia o un’altra grave malattia ematica un trapianto di cellule staminali del sangue è spesso l’unica possibilità di guarigione. Tenuto da Trasfusione CRS Svizzera, il registro svizzero dei donatori di cellule staminali del sangue consta di oltre 145 000 persone, di cui il 35 per cento uomini e il 65 per cento donne. Se determinate caratteristiche tissutali di una persona registrata sono compatibili con quelle di una paziente o di un paziente, essa viene considerata per la donazione e le sue cellule staminali del sangue possono essere trapiantate alla persona malata.
Cercasi uomini tra i 18 e i 25 anni Studi medici mostrano che i trapianti di cellule staminali del sangue di donatori giovani non apparentati possono aumentare le possibilità di sopravvivenza. Questa conoscenza ha indotto il registro 26 oggi samaritani 2/2020
«GIORNATA DELLA BUONA AZIONE», IL 19 SETTEMBRE 2020 La «Giornata della buona azione», ossia la giornata mondialmente dedicata alla donazione di cellule staminali, avrà luogo quest’anno per la settima volta. Trasfusione CRS Svizzera può contare ogni anno sull’aiuto e sull’impegno dei samaritani che contribuiscono in modo importante ad attirare l’attenzione sulla donazione. Nel prossimo numero di questa rivista vi comunicheremo cosa abbiamo pianificato per la prossima edizione. Riservate la data del 19 settembre 2020!
svizzero dei donatori di cellule staminali del sangue ad adeguare la sua strategia di reclutamento.
SITO INTERNET RIELABORATO
Anche altri registri nel mondo stanno adeguando di conseguenza i loro criteri. Si cercano soprattutto gli uomini giovani tra i 18 e i 25 anni. L’età massima per la registrazione è stata abbassata da 55 a 40 anni, tuttavia le persone continuano a rimanere iscritte nel registro fino al 60º compleanno. Questo non significa che le donne non possano o non debbano continuare a registrarsi: l’intenzione di Trasfusione CRS Svizzera è quella di aumentare la quota degli uomini registrati al 50 per cento.
Trasfusione CRS Svizzera ha un nuovo sito internet. La grafica e il contenuto sono stati rielaborati, il layout fresco e moderno rende il sito più chiaro. Dato che circa il 70 per cento degli utenti accede al sito internet dallo smartphone, si è proceduto in special modo a ottimizzare anche la versione mobile.
«League for Hope» per la donazione di cellule staminali del sangue A partire da questa primavera il registro svizzero si presenta pertanto in una nuova veste: la «League for Hope», un movimento congiunto e visibile di cui possono sentirsi parte le persone più diverse: da coloro che sono stati trapiantati di cellule staminali del sangue e i loro famigliari, alle persone che si sono registrate e sono disposte, se necessario, a donare le cellule staminali del sangue o ancora alle altre che sostengono finanziariamente l’ampliamento del registro. Tutti contribuiscono a trasmettere un’ondata di speranza in tutto il Paese. Trasfusione CRS Svizzera persegue così anche in futuro l’obiettivo di trovare per ogni paziente la donazione compatibile. Il cuore colorato della «League for Hope» manda così un segnale e aiuta ad attirare maggiormente l’attenzione sulla donazione di cellule staminali del sangue. Ulteriori informazioni: www.leagueforhope.ch
Per i samaritani sono particolarmente utili il barometro della donazione di sangue e il sistema di prenotazione delle donazioni di sangue. Queste novità permettono di semplificare maggiormente la ricerca di un centro trasfusionale. www.trasfusione.ch vanta del livello AA+ per il costante rispetto delle direttive per siti internet senza barriere.
devono essere coperti da fondi donati, Trasfusione CRS Svizzera propone ora, oltre alla classica donazione in denaro, anche un’offerta di sostegno. Ogni sostenitrice e ogni sostenitore paga ogni anno un contributo di sostegno per partecipare all’ampliamento del registro dei donatori di cellule staminali del sangue. Il contributo annuo ammonta a 45 franchi per gli adulti, 80 franchi per le coppie e 120 franchi per le famiglie. La nuova offerta di sostegno di Trasfusione CRS Svizzera prevede un sostegno finanziario anche per le sostenitrici e i sostenitori qualora si ammalassero e necessitassero di una donazione allogenica di cellule staminali del sangue, versando loro un aiuto immediato di 10 000 franchi.
Gli uomini giovani sono gli «eroi silenziosi» Sotto le spoglie di «League for Hope» Trasfusione CRS Svizzera, con la campagna social media «Silent Heroes», va alla ricerca di uomini giovani disposti a registrarsi. Come ambasciatori sono stati scelti 18 giovani che nel loro ambito specifico sono già degli «eroi»: ad esempio un poeta-slammer, un lottatore, un danzatore o un mountain biker. E, in quanto eroi silenziosi, sono convinti donatori di cellule staminali del sangue.
Aiuto finanziario come sostenitrici o sostenitori Ogni anno circa 12 000 persone si registrano come donatori di cellule staminali del sangue. Siccome ogni registrazione costa 140 franchi e questi costi
Chi sostiene attivamente League for Hope riceve un distintivo personale.
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I molti volti dei Primi soccorsi
Grazie mille per la vostra donazione e il vostro sostegno.
TOCCA A VOI
CRUCIVERBA CON PAROLA NASCOSTA
SUDOKU DIFFICOLTÀ MEDIA
DIFFICILE
Soluzione a pagina 43 oggi samaritani 2/2020 29
DOMANDA E RISPOSTA
«Per salvare le vite occorre un sistema» Grazie a una strategia nazionale si dovrebbe poter migliorare le possibilità di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco. Con Roman Burkart – uno dei promotori, e presidente dello Swiss Resuscitation Council (SRC) – parliamo degli obiettivi di questa strategia e di come raggiungerli. INTERVISTA: Christoph Zehnder/m.z di sopravvivenza è rivolta a tutta la popolazione. Per migliorare le possibilità di sopravvivenza occorre infatti l’aiuto di tutti. La strategia funge da linea guida per tutta la Svizzera e per tutti coloro che vogliono attenervisi.
Roman Burkart Presidente SRC e direttore IAS
Perché occorre una strategia di sopravvivenza a livello nazionale in caso di arresto cardiaco? Roman Burkart: Ogni anno in Svizzera muoiono circa 8000 persone a causa di un improvviso arresto cardiaco. Questo numero corrisponde circa alla quantità di spettatori di una partita di hockey. Anche l’età media delle persone colpite è relativamente bassa: 68 anni. Per questi motivi dobbiamo fare qualcosa per migliorare le chance di sopravvivenza, specialmente nel lasso di tempo tra l’evento e l’arrivo dei soccorritori professionisti.
A chi è rivolta questa strategia? Sono coinvolti tutti i principali attori dei servizi di emergenza. In linea di principio, però, la strategia
SWISS RESUSCITATION COUNCIL Il Consiglio svizzero di rianimazione (SRC) mira a migliorare la qualità della rianimazione in Svizzera e definisce le direttive nazionali in materia. I relativi contenuti dei corsi proposti dalla Federazione svizzera dei samaritani (FSS) sono certificati dal SRC. Roman Burkart è presidente del SRC e direttore dell’Interassociazione di salvataggio (IAS). https://www.resuscitation.ch/fr/ 30 oggi samaritani 2/2020
Qual è il ruolo, in questo ambito, dei soccorritori laici come i samaritani o delle reti di First Responder? Tra i soccorsi spontanei e quelli organizzati vien fatta una distinzione fondamentale. Tuttavia, in una prima fase, se il soccorso organizzato viene fatto da laici o da professionisti non è così impor-
• «I samaritani sono
importanti per noi.»
•
tante. È importante, invece, che il soccorso avvenga velocemente. Per questa ragione, per noi i samaritani hanno un’importanza rilevante. Da una parte poiché, in quanto normalmente presenti nella popolazione, sono rappresentati ovunque e, d’altra parte, dispongono delle conoscenze necessarie. Il fattore decisivo, tuttavia, è il fatto che i soccorritori laici formati, come i samaritani, possano essere allertati e chiamati anche in caso di emergenza.
Oggigiorno, quanto siamo ancora lontani dagli obiettivi individuali della Strategia nazionale di sopravvivenza e dove sono i maggiori bisogno d’azione? In ambito clinico, presto sapremo con maggiore precisione a che punto siamo. Al momento stiamo infatti analizzando i dati di Swissreca, il registro a lungo termine per gli arresti cardiaci preclinici. Il
nostro motto è: «Per salvare le vite, occorre un sistema.» E per migliorare il sistema, occorre sapere a che punto ci troviamo. Altri obiettivi, come una maggior conoscenza del numero d’emergenza 144, sono più complessi da verificare. Per far questo, occorre più tempo. Inoltre, con il coronavirus ora le priorità sanitarie sono decisamente cambiate.
Uno degli obiettivi è che il 90 % di chi si trova di fronte a un arresto cardiaco inizi la rianimazione entro 3 minuti. Un obiettivo ambizioso. Sì, è ambizioso, ma anche incentivante! In teoria è fattibile. Prendiamo l’esempio del Ticino dove, con il modello di First Responder, siamo già relativamente vicini a questo obiettivo. E questo perché, in effetti, in Ticino ci hanno pensato già tempo fa. Ecco perché oggi questo cantone ha un ruolo pionieristico che quasi tutti gli altri cantoni stanno seguendo.
nevra o Basilea, ad esempio, la situazione è completamente diversa rispetto a un cantone di montagna. Ma c’è certamente spazio per i concetti regionali. Tuttavia, per la formazione e per l’equipaggiamento dovrebbero essere applicati gli stessi standard minimi in tutta la Svizzera.
La strategia nazionale di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco è stata lanciata nell’autunno del 2019. Cosa succede ora? Abbiamo ricevuto molte reazioni positive. Molte si orientano già verso la strategia. Attualmente, l’attenzione si concentra sulla raccolta e sulla valutazione dei dati. Solo allora potremo fare paragoni e trarre le giuste conclusioni. Il prossimo autunno si svolgerà il 3º raduno di rianimazione. Fino ad allora, vogliamo dare la priorità alle misure di ottimizzazione del sistema e poi avviarle in qualità di promotori e coordinatori.
In materia di rianimazione da parte di laici, come si trova la Svizzera a livello interna- Ulteriori informazioni: www.resuscitation.ch zionale? In realtà molto bene, come hanno dimostrato precedenti studi. Tuttavia, solo singole parti della Svizzera sono rappresentate in questi studi. Bisogna quindi fare attenzione a non paragonare mele con pere. Inoltre per una valutazione significativa sono necessari ulteriori dati. Ad esempio, come sta il paziente una volta che ha lasciato l’ospedale? Per questa ragione abbiamo aggiunto due anelli alla catena di salvataggio «Preparedness & Readiness» e «After Care» (ossia qualcosa come «preparazione & disponibilità» e «post-cure», ndr.)
La strategia nazionale di sopravvivenza si basa su un concetto simile attuato in Scozia. Cosa distingue questo modello? Qualche anno fa abbiamo tenuto l’European Resucitation Academy in Ticino, un evento al quale hanno partecipato anche dei rappresentanti della Scozia. Gli scozzesi hanno imparato da noi e successivamente hanno sviluppato una strategia nazionale. Parecchi contenuti di questa strategia sono ora confluiti nel nostro progetto. Entrambe le strategie si basano sui 10 passi della Resuscitation Academy.
La struttura federale in Svizzera con i suoi sistemi sanitari cantonali è un ostacolo sulla via di una strategia nazionale? Ogni tanto si tratta piuttosto di una sfida. D’altra parte è però anche arricchente. Dopo tutto, ogni regione ha le proprie esigenze e altre risorse. A Gi-
STRATEGIA NAZIONALE DI SOPRAVVIVENZA IN CASO DI ARRESTO CARDIACO La strategia comprende 27 obiettivi strategici suddivisi nei seguenti otto settori. • Prevenire • Riconoscere • Rianimazione cardio-polmonare • Defibrillazione • Ulteriori misure di rianimazione • Assistenza post-rianimazione • Post-cura • Cultura e contesto Per ogni obiettivo sono elencate le possibili misure e il grado di realizzazione desiderato. Ad esempio: almeno il 50 % della popolazione dovrebbe essere formato alle misure BLS-AED. La strategia prevede possibili misure per raggiungere questo obiettivo, come ad esempio linee guida per la formazione, la promozione dei corsi o campagne informative. La strategia completa è disponibile online sul sito www.resuscitation.ch. oggi samaritani 2/2020 31
DIGITALE
FIRST RESPONDER OLTRE I CONFINI CANTONALI Grazie alla nuova app CH Responder realizzata dalla ditta ticinese DOS Group SA TESTO : Mara Zanetti Maestrani
Siete un soccorritore First Responder (FR) domiciliato nel Canton Berna e che, ogni giorno per lavoro, si reca a Olten nel Canton Soletta? Grazie alla nuova app CH Responder, potreste ricevere un allarme d’intervento anche quando siete nel Canton Soletta e contribuire attivamente ad aumentare le possibilità di pronto soccorso e, di conseguenza, quelle di sopravvivenza. A sviluppare questa nuova app (che è un’estensione dell’app cantonale Momentum già adottata da 13 cantoni tra cui in primis il Ticino grazie alla Fondazione Ticino Cuore) è la DOS Group SA, un’azienda con sede a Mendrisio e attiva anche nella creazione di applicazioni per smartphone ed eco-sistemi informatici. In pratica questa nuova app, già implementata negli scorsi mesi nei cantoni pilota di Soletta e di Berna, permette ai First Responder registrati e certificati BLS-DAE nei rispettivi cantoni di domicilio – e che già utilizzano Momentum – di essere reperibili anche fuori cantone. In altre parole, se il First Responder lo desidera, scaricando la nuova applicazione nazionale si rende disponibile al salvataggio di persone colpite da arresto cardiaco anche fuori dal suo cantone di domicilio. «Lo scopo dell’app CH Responder», ci spiega Roberto Rinaldi, responsabile marketing del team di Momentum, «è quella di aumentare le chance di sopravvivenza delle persone che subiscono un arresto cardiaco. Ogni anno in Svizzera si registrano 8000 casi di questo genere e per ora meno del 5% delle persone colpite sopravvive e poche vittime possono essere raggiunte tempestivamente dai soccorsi. L’app va dunque a colmare questa lacuna.»
Un’accoppiata vincente Nel Canton Ticino la lungimiranza della Fondazione Ticino Cuore e l’incontro quasi fortuito con Stefano Doninelli (titolare della DOS Group SA e 32 oggi samaritani 2/2020
Stefano Doninelli
lui stesso soccorritore nonché presidente del Soccorso Alpino SAS Ticino) hanno portato nel 2014 alla creazione della prima app Momentum che, da subito applicata con successo grazie alla fitta rete di FR presenti sul territorio, ha permesso di alzare la percentuale di persone salvate quasi al 60%. Il Ticino è così assurto agli onori della cronaca quale modello per tutta la Svizzera! «La Fondazione voleva sfruttare le nuove tecnologie in aiuto delle vittime da arresto cardiaco», ci racconta Stefano Doninelli. «In questo senso abbiamo unito il suo desiderio e la mia esperienza sia di informatico che di soccorritore attivo dal 1984 nella Colonna di soccorso del Sottoceneri e nel SATI Ticino.» Un solido background di conoscenze specialistiche che, unite alle competenze informatiche, hanno creato un’applicazione salvavita usata anche dai principali enti di soccorso tra cui i corpi di polizia e dei pompieri, gli ospedali e gli enti di soccorso. E il successo, poi esteso nei vari cantoni grazie all’adozione di Momentum, è stato notevole. L’ultimo, in ordine di tempo, è il semicantone di Basilea che ha implementato Momentum solo un anno fa e che, da allora, ha registrato un aumento dal 10 al 40% del tasso di sopravvivenza di persone colpite da arresto cardiaco.
Come funziona l’allarme L’intento è ora più ampio e mira a creare una «Community di First Responder» in Svizzera alla quale possono accedere i FR già attivi a livello cantonale. L’allarme, anche per la nuova app, avviene sempre attraverso le centrali del 144 che dispongono della banca dati dei FR attivi sul territorio
cantonale e che, al telefono, fanno il primo importante triage. L’app CH Responder è a disposizione non solo dei soccorritori FR volontari, tra cui i samaritani, ma anche del personale medico e paramedico. Più persone formate sono in grado di soccorrere, più aumentano le chance di salvare persone colpite da arresto cardiaco. Nei cantoni di Soletta e di Berna dove è stata attivata lo scorso 13 gennaio, l’app CH Responder è già entrata in funzione per quasi 300 interventi che hanno allarmato – di base – circa 1500 First Responder. Entro la fine dell’anno si aggiungeranno altri cantoni tra cui il Ticino e i due semicantoni di Basilea. Altri, come Vaud, Lucerna, Uri, Untervaldo e Argovia, hanno già dato la loro adesione.
E per l’immediato futuro? «Stiamo sviluppando sistemi di soccorso sempre più innovativi, con nuove funzionalità. Ad esempio Drive on Street: l’applicazione che, tramite un tablet montato a bordo delle autoambulanze, permette la gestione dei mezzi e delle missioni di soccorso con un semplice click. Inoltre, mediante l’utilizzo di tecnologie come la realtà virtuale, siamo in grado di simulare «interventi reali» e riprodurre esercizi per i soccorritori». Si tratta di un lavoro molto stimolante, facciamo notare al nostro
LA DOS GROUP SA DI MENDRISIO
L’app CH Responder è già entrata in funzione per quasi 300 interventi che hanno allarmato – di base – circa 1500 First Responder.
interlocutore: «Certo», continua Doninelli, «soprattutto perché facciamo qualcosa di molto utile per il prossimo. Anche a me è capitato di intervenire grazie alla… ‹mia› app! È stato un momento un po’ ‹strano› ma nel quale ho percepito la reale importanza del nostro lavoro.» Nello sviluppo di queste app sono stati molto importanti gli scambi di dati e informazioni tra le singole fondazioni cantonali e/o gli enti cantonali preposti alla salute pubblica (Dipartimenti cantonali della sanità, ecc.).
Attivi anche per contrastare il coronavirus Nella fase critica della pandemia da coronavirus, la DOS Group ha creato un gruppo ad hoc che permette alla fondazione di allertare solo i FR in grado di arrivare al caso di sospetto contagio equipaggiati con mascherine e tutto il necessario atto ad evitare ulteriori contagi. Anche questo nuovo gruppo è stato implementato grazie alla Fondazione Ticino Cuore. Nata nel settembre del 2001, la quasi ventenne azienda che ha creato l’app Momentum nel 2014 è attiva in quattro campi specifici: infrastrutture (assistenza per server, computer, aspetti informatici), tecnica elettrica (impianti di rete, impianti elettrici, ecc.), sviluppo di applicazioni e software e infine implementazione di applicativi per la realtà virtuale e la realtà aumentata. Il gruppo è formato da una quarantina di persone. Per informazioni di dettaglio: https://www.dos-group.com/it/
Dove scaricare l’app? Le indicazioni per scaricare l’app Momentum come pure, una volta che sarà applicata, l’app CH Responder, vengono fornite ai samaritani interessati al termine dei corsi di formazione BLS-A ED. Oppure basta chiedere informazoni in merito alla singole sezioni e alle associazioni cantonali. oggi samaritani 2/2020 33
BUONO A SAPERSI
Auto elettrica, fonte di pericolo? I soccorritori laici sono spesso i primi ad arrivare sul posto di un incidente stradale e a prestare i primi aiuti. Se nell’incidente sono coinvolte auto elettriche, ci sono alcune cose a cui bisogna prestare attenzione. TESTO: Matthias Zobrist / m.z Le auto con sistemi di alimentazione alternativi sono trendy. In particolare sono in forte crescita i veicoli ibridi e le auto elettriche. Nel 2019, più di un’auto su dieci acquistate in Svizzera era almeno parzialmente alimentata a corrente elettrica. E questa percentuale è destinata ad aumentare in modo significativo nei prossimi anni. Ma le auto elettriche sono sicure o è possibile che dopo un incidente l’intera carrozzeria sia sotto tensione? E che dire delle notizie date dai media sulla difficoltà di spegnere incendi di veicoli elettrici? Queste domande riguardano anche i soccorritori laici e non. È assolutamente utile, quindi, esaminare da vicino le peculiarità degli incidenti che coinvolgono auto elettriche.
La paura è fuori luogo Statisticamente parlando, le auto elettriche non sono più pericolose delle auto normali – né per gli occupanti e nemmeno per i soccorritori. Ci sono tuttavia un paio di differenze significative che meritano di essere considerate con attenzione. Il pericolo di elet-
In caso di incidenti stradali, i soccorritori devono sempre fare attenzione, indipendentemente dal tipo di veicoli coinvolti. (Foto: Shutterstock)
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trocuzione non rientra nella casistica, almeno non per i soccorritori. «Chiunque tocchi la carrozzeria di un veicolo elettrico coinvolto in un incidente non deve temere una scossa elettrica. Un tale scenario è altamente improbabile e non si è a conoscenza di nessun caso del genere in Svizzera o all’estero», rassicura Michael Derungs, esperto di sistemi moderni di alimentazione presso Schutz & Rettung di Zurigo. Una scossa elettrica, causata dal sistema ad alta tensione per l’alimentazione elettrica, sarebbe decisamente devastante. Questo perché, a differenza della normale elettronica di bordo per la ventilazione, per il sistema di navigazione o per i finestrini elettrici, un veicolo elettrico funziona non solo a 12 volt (anche i veicoli elettrici hanno una batteria di avviamento da 12 volt), ma possiede una batteria ad alta tensione che può arrivare fino a 800 volt. Ecco perché uno dei meccanismi di sicurezza più importanti in un’auto elettrica è il fatto che la rete ad alta tensione si spegne in poche frazioni di secondo non appena viene attivato l’airbag. Inoltre, nella maggior parte dei modelli elettrici, la batteria – che, quale accumulo di energia, è il cuore di un veicolo elettrico – è installata al centro dell’auto o nel sottoscocca ed è quindi protetta al meglio da eventuali urti e danni. Diventa però pericoloso quando un’auto prende fuoco e anche l’isolamento dei componenti ad alta tensione viene distrutto. Ma questo, in definitiva, non è più un caso per i soccorritori. Il pericolo per i soccorritori che per primi arrivano sul posto, è rappresentato dalle componenti ad alta tensione che giacciono a terra o si trovano in giro. Queste componenti sono riconoscibili, per la maggior parte dei veicoli elettrici, dal loro colore arancione; non devono mai essere portate via o toccate senza guanti protettivi adeguati. È comunque probabile che i soccorritori possano imbattersi in questo pericolo solo in caso di grave incidente strada-
le; in questi casi è richiesta la massima cautela. «Dopo un grosso e violento incidente, bisogna sempre avvicinarsi al veicolo con precauzione e solo se è realmente richiesto aiuto sul luogo. Anche un veicolo convenzionale potrebbe improvvisamente prendere fuoco a causa di liquidi infiammabili», precisa l’esperto Derungs, che è anche paramedico e pompiere professionista.
Il pericolo silenzioso C’è poi un aspetto tecnico in genere poco considerato, ma tanto più pericoloso, soprattutto negli incidenti minori; un aspetto poco appariscente e soprattutto silenzioso delle auto elettriche: i loro motori non fanno rumore, anche in funzione! Immaginate di voler salvare qualcuno da un’auto incidentata, e che la vittima dell’incidente prema il pedale dell’acceleratore dell’auto il cui motore funziona, senza far rumore! In questi casi, è assolutamente necessario tirare dapprima il freno a mano, girare la chiave di accensione o premere il pulsante on/off. Ovviamente questo vale anche per i tradizionali veicoli a benzina. Solo che, nei veicoli tradizionali, ci sono i rumori del motore che, in una situazione frenetica, possono essere un buon promemoria per la sicurezza. Altra domanda: come mai se le auto elettriche prendono fuoco si fa molta fatica a spegnere le fiamme? Un veicolo elettrico non prende fuoco più velocemente di un’auto a benzina. Se, tuttavia, ciò dovesse succedere, si applica una procedura diversa soprattutto per i vigili del fuoco. L’origine dell’incendio è solitamente la batteria. Quest’ultima, a dipendenza del modello, è composta da centinaia di singole celle. Se una di queste celle viene danneggiata, è possibile una reazione a catena sotto forma di corto circuito permanente – da una cella all’altra. E così il fuoco si riaccende sempre. Per questa ragione, spegnere un’auto elettrica è una vera sfida. Secondo il produttore, sono necessari circa 11 000 litri d’acqua per spegnere definitivamente una Tesla in fiamme. Tuttavia, in media, un veicolo antincendio trasporta circa solo tra i 2000 e i 3000 litri d’acqua. Poiché l’incendio nella batteria può riaccendersi ancora molte ore o addirittura giorni dopo l’incidente, questi veicoli devono essere evacuati e depositati in condizioni speciali. Tutte queste cose possono essere interessanti per i soccorritori, ma non li riguardano durante il soccorso. Un'auto in fiamme è sempre altamente pericolosa, indipendentemente dal loro intervento. Tuttavia con un veicolo elettrico non c’è il pericolo che le fiamme si propaghino improvvisamente e
rapidamente a causa di perdite di carburante. D’altra parte, però, la reazione di una batteria in fiamme può essere molto violenta, poiché molta energia viene rilasciata in modo rapido. Inoltre, prima che la batteria bruci, è possibile che si producano vapori che fuoriescono come fumo bianco. Questi gas sono combustibili e relativamente facili da incendiare. E in combinazione con liquidi come l’acqua antincendio – o le membrane mucose di una persona – si forma l’acido fluoridrico, una sostanza chimica altamente corrosiva e altamente tossica. Quindi, se dal veicolo elettrico fuoriesce del fumo bianco è necessario prestare molta attenzione.
Determinare il tipo di alimentazione, riconoscere i rischi In caso di incidente d’auto un soccorritore dovrebbe saper individuare le possibili fonti di pericolo. Se possibile, dovrebbe quindi determinare anche il tipo di alimentazione del veicolo incidentato. La fonte d’informazione più importate è spesso il conducente. Inoltre, sotto il parasole dovrebbe esserci la cosiddetta «scheda di soccorso», documento che permette di vedere di quale tipo di veicolo si tratta e dove si trovano i componenti rilevanti per i soccorritori. Se non fosse possibile determinare il tipo di alimentazione, la regola CARS – che i vigili del fuoco utilizzano nelle loro operazioni – può venire in aiuto. Michael Derungs è convinto però che non si dovrebbe perdere troppo tempo con la regola CARS: «Può essere un buon aiuto per i soccorritori, purché non sia al centro degli sforzi.» Se le informazioni sul tipo di auto coinvolta nell’incidente sono state ottenute dal conducente, o dalla scheda di soccorso o ancora dall’identificazione di caratteristiche specifiche, ciò è molto utile per i servizi di soccorso e questa informazione deve essere trasmessa subito quando viene dato l’allarme.
LA REGOLA CARS • Carburante: fuoriuscita di liquidi – sentire, annusare, vedere ad es. rumori sibilanti o odore di gas, vapori, nebbia • Adesivi: controllo visivo della carrozzeria ad es. nessuno scarico, etichette o marchi di identificazione, logo, adesivi, valvole di sovrapressione • Riserva: aprire il tappo del serbatoio ad es. trovare il codice QR, rilevare sistemi alternativi di rifornimento/ricarica, tappi di carburante multipli • Sottoscocca: sottoscocca, baule, cofano ad es. cercare serbatoi di gas o linee ad alta tensione arancioni oggi samaritani 2/2020 35
DALLO SHOP SAMARITANO
ANCHE LA FARMACIA PER L’AUTO È INDISPENSABILE Il kit di pronto soccorso deve essere in automobile così come devono esserlo il giubbotto luminoso e il triangolo di panne. Ma cosa deve contenere una farmacia per l’auto e a cosa deve prestare particolare attenzione il proprietario del veicolo?
TESTO: Christoph Zehnder /m.z
annuo come pure un rinnovo completo ogni 5 o 6 anni, a dipendenza del contenuto. Nello Shop della FSS è possibile acquistare una farmacia per auto conforme alla norma DIN 13164 e un set completo con pezzi di ricambio. È consigliabile sostituire l’intero contenuto e incollare il pratico adesivo allegato con la nuova data di scadenza sul retro.
Sicura e maneggevole
Ogni conducente dovrebbe essere pronto a fornire rapidamente i primi soccorsi in caso di incidente stradale. Questo implica anche il fatto di dotare il veicolo di un’apposita farmacia con i più importanti materiali di primo soccorso. Come minimo, dovrebbe contenere una coperta di salvataggio, del disinfettante, guanti monouso, forbici e, naturalmente, materiale di medicazione in vari modelli. La maggior parte delle farmacie per auto disponibili nel nostro Paese sono conformi alla norma di sicurezza DIN 13164 e includono questa dotazione di base.
Osservare la data di scadenza Chi non ha mai dovuto usare la farmacia della propria auto, può ritenersi fortunato. Ma, purtroppo, è spesso proprio per questa ragione che alla farmacia viene prestata poca attenzione, dimenticando che anche il materiale di primo soccorso non ha durata eterna. E ciò vale a maggior ragione in auto, dove si verificano grosse differenze di temperature che possono alterare il contenuto della farmacia. I cerotti adesivi e le bende, in particolare, perdono la loro capacità adesiva, i guanti monouso diventano fragili come pure gli imballaggi dei materiali di medicazione, il che significa che il loro contenuto non è più sterile. Chi utilizza materiale in queste condizioni, rischia di contrarre un’infezione. Medicinali e farmaci, invece, vanno messi nella farmacia dell’auto solo in via eccezionali e se sono destinati all’uso personale. Anche loro, comunque, reagiscono alle fluttuazioni di temperatura e perdono la loro efficacia in caso di calore estremo. E anche per queste medicine è importante prestare attenzione alla data di scadenza. Proprio come il vostro veicolo, anche la farmacia dell’auto necessita di manutenzione regolare. Materiale usato, difettoso o scaduto deve essere sostituito in modo che tutto sia pronto per l’uso in caso di emergenza. Gli esperti in materia consigliano un controllo 36 oggi samaritani 2/2020
La cassetta del pronto soccorso deve essere sempre pronta e subito reperibile a bordo del veicolo. In questo senso, il baule decisamente non è il posto migliore per depositare la farmacia per le urgenze, soprattutto se la stessa rischia di essere «sommersa» da montagne di bagagli. Inoltre, dopo un incidente o uno scontro, aprire il baule potrebbe essere impossibile. Se posizionata in alto nell’abitacolo, la farmacia rischia di diventare un pericoloso «proiettile» in caso di brusca frenata! Quindi è molto meglio riporre la farmacia, ad esempio, sotto il sedile o attaccata al retro dello schienale.
Altri Paesi, altre normative Così come il triangolo di panne e il giubbotto catarifrangente, anche la farmacia di pronto soccorso fa parte dell’equipaggiamento dell’auto anche se, in Svizzera, la legge richiede solo il triangolo di panne. In molti Paesi dell’UE, tuttavia, è obbligatorio avere nel proprio veicolo una farmacia e sono anche possibili controlli della polizia. Anche per le strade svizzere vige l’obbligo di prestare soccorso ai feriti, per quanto possibile. Il modo migliore per farlo è con la giusta formazione e una farmacia per auto ben attrezzata. La farmacia per auto, a norma DIN 13164, con giubbotto catarifrangente e triangolo di sicurezza è disponibile nello Shop della Federazione svizzera dei samaritani. Si può anche ordinare un pratico set con materiale di sostituzione per rinnovare la farmacia. Al momento dell’acquisto, i samaritani beneficiano di uno sconto per i soci. Ulteriori dettagli si trovano nell’annuncio sulla pagina accanto.
BUONO A SAPERSI • Farmacia per auto, triangolo di panne e giubbotto catarifrangente sono obbligatori in molti Paesi dell’UE. • Il contenuto della farmacia deve essere controllato e in caso sostituito regolarmente. • Il materiale di primo soccorso deve essere sempre raggiungibile in caso di incidente.
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STRUMENTI
Come agiscono sapone, mascherine e disinfettanti La protezione personale è una priorità assoluta per soccorritori e assistenti. Vi rientra anche la protezione dalle malattie infet tive. Lo sapevamo anche prima della comparsa del coronavirus. Ecco tre misure igieniche e di protezione e la loro azione. TESTO: Christoph Zehnder
Sapone Il segreto del sapone sta nella sua struttura. Le sue molecole sono dotate di un’estremità idrofila (la testa) e un’altra estremità idrofoba (la coda). In acqua si addensano in forma di piccole sfere, in grado di catturare le particelle di sporco. Quando ci si lava le mani, le molecole penetrano nella membrana esterna del virus e lo rompono, distruggendo di fatto le particelle infettive. Senza la sua membrana, il coronavirus non può attaccare la cellula ospite. Allo stesso tempo, il sapone disintegra i legami chimici che fanno aderire i microrganismi alla pelle. Quando il sapone viene risciacquato, i corpi estranei o isolati vengono eliminati. Un altro vantaggio: il sapone ha un effetto meno aggressivo sulla pelle rispetto, ad esempio, a molti disinfettanti a base alcolica. Infatti, se la pelle è troppo sollecitata, la funzione protettiva ne risente e compaiono delle minuscole lacerazioni, che rappresentano un invito per i microrganismi nocivi. Anche prima del coronavirus sapevamo che lavarsi le mani di frequente è importante per prevenire la diffusione di malattie. La situazione attuale ci ricorda che spesso dei mezzi estremamente semplici permettono di ottenere un ottimo risultato. Infatti, il buon vecchio sapone resta uno dei mezzi più efficaci contro gli agenti patogeni. Purché lo si usi spesso e bene.
Disinfettanti Dallo scoppio della pandemia da coronavirus, anche i disinfettanti vanno per la maggiore. Gli spray e i gel facili da utilizzare sono pratici, soprattutto quando non è possibile lavarsi le mani con acqua 38 oggi samaritani 2/2020
e sapone. La componente principale della maggior parte di questi prodotti è l’alcol, in una concentrazione compresa tra il 60 e l’80%. Le denominazioni come «antibatterico» trasmettono spesso l’idea di essere particolarmente detergenti. Tuttavia, non bisogna essere troppo parsimoniosi nell’uso, altrimenti questi disinfettanti servono a poco. È importante strofinare il prodotto su tutta la superficie delle mani fino a quando sono asciutte. Degli studi hanno mostrato che i disinfettanti per le mani sono uno strumento efficace contro la diffusione dei germi negli ospedali e negli studi medici. È vero che in questi luoghi le mani entrano in contatto con gli agenti patogeni, ma in genere non sono molto sporche. La situazione è diversa laddove le mani si sporcano parecchio, ad esempio in cucina, in giardino o praticando sport. Come degli studi hanno dimostrato, i disinfettanti sono meno efficaci quando le mani sono particolarmente sporche o grasse. Acqua e sapone sono quasi sempre la scelta migliore nel quotidiano.
Mascherine di protezione Fino a poco tempo fa, eravamo abituati all’immagine proveniente dalle metropoli asiatiche: le persone per strada che indossano una mascherina. Nel frattempo, questi articoli sono diventati molto preziosi anche da noi. Secondo quanto riportato dai media, le mascherine di protezione vengono acquistate, stoccate o persino rubate in massa, nella speranza di fare affari rapidamente. Tuttavia, gli esperti e le autorità sanitarie sono riservati per quanto riguarda le maschere per persone sane. Non da ultimo, perché trasmettono un falso senso di
sicurezza e inducono pertanto a trascurare importanti regole igieniche e di comportamento. Una mascherina igienica è opportuna soprattutto se una persona è già malata. Le minuscole goccioline vengono catturate al suo interno. L’importante è che la mascherina aderisca bene e venga sostituita prima che diventi lei stessa un ricettacolo di virus. Un vantaggio spesso sottovalutato della mascherina: ci impedisce di toccarci la bocca e il naso. In effetti, lo facciamo quasi ogni tre minuti, senza rendercene conto. Le mascherine di protezione vengono indossate anche nelle strutture di cura e di assistenza, dove il personale è esposto a un aumentato rischio di contagio. Nel caso specifico, si distingue tra diversi tipi di mascherine, con effetti protettivi differenti. Le mascherine naso-bocca multistrato offrono la protezione più basica e devono essere smaltite dopo averle utilizzate una volta. Le cosiddette mascherine FFP offrono una protezione migliore. L’abbreviazione sta per «Filtering Face Piece». Sono in grado di filtrare anche le piccole particelle rilasciate nell’aria, cosa che non fa una mascherina igienica. Alcuni modelli sono inoltre dotati di una valvola, che facilita la respirazione. Le mascherine di protezione FFP vengono suddivise in tre classi di protezione diverse: FFP1, FFP2 e FFP3. Più il numero è elevato, più il filtro è potente.
CONSIGLI UTILI Uso corretto della mascherina igienica 1. Prima di indossare la mascherina, lavarsi le mani con acqua e sapone o con una soluzione disinfettante. 2. Indossare accuratamente la mascherina igie nica, in modo da coprire la bocca e il naso e stringerla in modo che aderisca bene al viso. 3. Non toccare più la mascherina dopo averla indossata. Lavarsi sempre le mani con acqua e sapone o con una soluzione disinfettante dopo aver toccato una mascherina usata (ad es. dopo averla levata). 4. Le mascherine igieniche possono essere indossate da 2 a 4 ore (per un massimo di 8 ore), anche se umide. 5. Successivamente, sostituire la mascherina igienica con una nuova, pulita e asciutta. 6. Le mascherine igieniche monouso non devono essere riutilizzate. 7. Gettare la mascherina igienica monouso subito dopo averla levata. Fonte: Ufficio federale della sanità pubblica UFSP
L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) sottolinea sul suo sito web quanto segue: «Il fatto di vedere in giro qualcuno con la mascherina igienica, non significa che la persona in questione abbia contratto il nuovo coronavirus. Ci sono diversi motivi per indossarla. Trattiamo con gentilezza chi porta una mascherina igienica!»
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DALLE ORGANIZZAZIONI DELLA CROCE ROSSA
Emergenza nelle scuole Pur essendo uno dei Paesi più avanzati del continente africano, in Ghana le condizioni igieniche e il rifornimento di acqua sono ancora molto arretrati. La situazione è particolarmente grave nel nord-est del Paese, dove oltre il 90 per cento degli abitanti è costretto a soddisfare i propri bisogni all’aperto senza nemmeno la possibilità di lavarsi le mani. I servizi igienico-sanitari sono carenti anche in strutture pubbliche quali scuole e ospedali. TESTO: Franziska Bundi, CRS FOTO: Bernard van Dierendonck
Dopo mangiato Margaret, 16 anni, e le sue compagne di classe lavano i piatti appena usati al grande rubinetto della scuola. Altre centinaia di studenti e studentesse affluiscono da tutte le parti per fare lo stesso. Siamo alla Awe Senior High Technical School, un istituto scolastico situato in una regione rurale nel nord-est del Ghana e frequentato da circa 1700 giovani. Gran parte di loro vivono qui in collegio, ma non Margaret che, venendo solo per le lezioni, deve darsi da fare il doppio rispetto 40 oggi samaritani 2/2020
ai compagni. In quanto figlia maggiore, infatti, sono molti i compiti che le incombono in famiglia portandole via il tempo per studiare. Primo fra tutti quello di andare a prendere l’acqua, che in Ghana, come in tanti altri Paesi africani, spetta a donne e ragazze. Appena uscita da scuola, Margaret si dirige quindi verso il pozzo del villaggio attraversando i campi di miglio, mais, peperoncini e arachidi. Una volta riempito il grosso catino di latta con l’acqua che servirà alla sua famiglia per
bere, cucinare, lavarsi e pulire, si fa aiutare a sollevare il recipiente di 25 chili, lo posiziona in equilibrio sulla testa e si dirige spedita verso casa. A queste latitudini la notte cala presto e fa quasi sempre buio quando la ragazza arriva a casa per aiutare la mamma a cucinare e a badare ai fratelli minori. Niente però può frenare la sua voglia di imparare: «Ogni mattina mi alzo alle tre per dedicare un’ora allo studio», racconta.
• «Ogni mattina mi alzo alle tre
per dedicare un’ora allo studio»
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La studentessa Margaret, 16 anni, (2ª da sin.) conla zia (a sin.), i fratellini e i genitori. La famiglia vive lontana dal centro del villaggio in una casetta circondata dai campi.
Nel suo villaggio non c’è la corrente. Margaret studia alla luce di una lampada alimentata da un piccolo pannello solare che il padre ha installato sul tetto. «Sono stanca, certo, ma imparare è ciò che conta di più», rivela. E a incoraggiarla è anche il suo sogno nel cassetto: diventare insegnante per aiutare la sua comunità. Prima dell’alba Margaret va ancora una volta al pozzo per fare rifornimento di acqua e alle cinque è già in sella alla sua bici, che in un’ora la porterà a scuola. Come in molte altre famiglie della regione, nemmeno da lei si fa colazione perché il cibo va centellinato con molta attenzione.
Mancanza di acqua e servizi sanitari nelle scuole Nella scuola di Margaret non ci sono bagni funzionanti per le circa 2000 persone che frequentano l’istituto ogni giorno. L’unica specie di servizio igienico presente è una costruzione pericolante risalente al 1950, costituita da sei buche scavate per terra – tre per le femmine e tre per i maschi – e pervasa da un fetore insopportabile. Margaret e la sua amica Patience ridacchiano indicando dei cespugli: «Noi è lì dietro che andiamo.» E così fanno anche gli altri studenti, gli insegnanti e il personale della mensa. Tutti sono costretti a espletare i propri bisogni fisiologici all’aperto senza la possibilità di potersi lavare le mani con il sapone, evitando di venire a contatto con batteri e virus potenzialmente letali. La scuola ha difficoltà anche con il rifornimento d’acqua. Benché ora scorra abbondante dalla cisterna di 3000 litri collegata da un pozzo alla sor-
Margaret va a prendere l’acqua al pozzo per tutta la famiglia più volte al giorno riuscendo a trasportare in equilibrio sulla testa ben 25 litri alla volta.
Margaret è una ragazza diligente e volenterosa a cui piace studiare.
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DALLE ORGANIZZAZIONI DELLA CROCE ROSSA
Per Margaret il semplice pranzo servito nell’angusta e rovente mensa scolastica è il primo pasto della giornata.
gente che scorre a 20 metri di profondità, nei periodi di siccità la fonte si prosciuga e per più di tre mesi le distese verdeggianti si trasformano in un deserto secco e arido. La scuola deve allora acquistare l’acqua all’esterno, ma la quantità non è mai sufficiente per tutto e per tutti. Gli studenti che vivono nel collegio devono andare a lavarsi e a fare il bucato in una palude distante una quindicina di minuti a piedi.
Alto rischio di colera Nella cucina aperta della scuola il pranzo ribolle nelle grosse pentole sul fuoco. Nell’aria si respira l’odore di fumo e di un piatto tradizionale a base di riso. Il cibo è pronto da servire, ma sui piatti si posano indisturbate innumerevoli mosche, causa di un altro serio problema igienico. Volando dagli escrementi umani direttamente sul cibo questi insetti diventano portatori di gravi malattie. «Per via delle mosche in questa scuola il rischio che scoppi il colera è alto. Se così fosse le conseguenze per gli studenti potrebbero essere gravissime», spiega Princella Agesine, infermiera della Croce Rossa Ghanese.
Buoni condizioni igieniche in centri sanitari come questo sono fondamentali: qui le donne vengono a partorire assistite dalle levatrici.
un reparto maternità, nei quali l’igiene riveste quindi un’importanza cruciale. La Croce Rossa s’impegnerà in un totale di 20 comuni per garantire agli abitanti l’uso di acqua pulita e impianti sanitari e incoraggiarli a rispettare le nuove norme d’igiene. Davanti alla cisterna d’acqua della scuola, Thomas Okollah-Oyugi - coordinatore dei programmi della CRS in Ghana - conferma l’urgenza della situazione. Essendoci già i pozzi, dotare l’istituto di tubature e bagni non sarebbe poi così difficile, ma l’infrastruttura da sola non basta, come ricorda il delegato della CRS: «Bisogna anche sensibilizzare le persone per convincerle a utilizzare i nuovi impianti sanitari e ad adottare definitivamente le regole d’igiene.» Infine, con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte, Thomas Okollah-Oyugi aggiunge: «La Croce Rossa vuole dare il buon esempio e aiutare gli studenti di questa regione a migliorare le loro condizioni igieniche.» Grazie a ciò in futuro i giovani come Margaret sarebbero protetti meglio dalle malattie e avrebbero un problema in meno con cui fare i conti ogni giorno.
Verso una maggiore protezione
Altre informazioni:
Sostenuta dalla Croce Rossa Svizzera (CRS), la Croce Rossa Ghanese è attiva in tre scuole di distretti diversi per migliorare progressivamente i servizi igienico-sanitari, l’accesso all’acqua potabile e le abitudini igieniche. Saranno muniti di acqua corrente e bagni anche 15 centri sanitari dotati di
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