Quand’ero ragazzo si diceva che la Messa, per il precetto festivo, era valida dal momento in cui il sacerdote scopriva il calice.
Allora il sacerdote, all’inizio della Messa, saliva all’altare portando il calice coperto dal “velo”. Forse si voleva insistere sul fatto che la Messa è essenzialmente il sacrificio di Gesù; quindi aveva valore
(quasi) soltanto la consacrazione. Però questo modo di dire dava poca importanza alle letture, che sono invece parte integrante e necessaria della Messa.
Oggi, giustamente, si è rivalutato molto la loro funzione e si chiamano nel loro insieme la “liturgia della Parola”. Sono proprio le letture che ci introducono, anzi, ci permettono di celebrare
la seconda parte: la consacrazione. Le due parti della Messa non possono essere staccate: non può esistere l’una senza l’altra. Eppure, mi chiedo, quanti fedeli “ascoltano” con la mente e poi con il cuore le letture che vengono proclamate nella celebrazione eucaristica?