Skip to main content

SMARTBOOK CANTIERE, ACQUA, DURABILITÀ

Page 1

Smartbook

CANTIERE, ACQUA E DURABILITÀ


Smartbook TENUTA ALL’ARIA X-LAM o telaio, blockhaus o muratura, finestra, trave o solaio: ogni nodo ha il suo prodotto. Con questo Smartbook abbiamo tradotto anni di applicazioni reali in criteri di scelta e soluzioni verificate.

Smartbook AVVITATURA Teoria, pratica, campagne sperimentali: per mettere insieme tutto sulle viti servono anni di lezioni, laboratori e cantieri. Noi te lo mettiamo a disposizione in 70 pagine extra catalogo. Perché la nostra esperienza è nelle tue mani.

Scansiona il QR code per scaricare gli Smartbook rothoblaas.it


GUIDA ALLA PROGETTAZIONE

da pag. 5

Una progettazione rigorosa definisce schema strutturale, dettagli costruttivi e fissaggi, considerando anche la fase di cantiere. Ogni decisione presa in questa fase riduce le variabili critiche in cantiere. Non basta progettare la struttura e alcuni dettagli costruttivi: è necessario pianificare le fasi esecutive e le protezioni temporanee. Da queste scelte dipendono prestazioni e durabilità nel tempo.

CONNESSIONI

da pag. 17

Le connessioni sono tra i punti più sensibili della struttura. Umidità, ristagni, corrosione, dettagli costruttivi non corretti ed errori di installazione dei fissaggi possono compromettere durabilità e sicurezza. Per questo è fondamentale identificare le connessioni critiche, progettare correttamente il giunto e garantire una corretta installazione e ispezione dei sistemi di fissaggio.

MEMBRANE E NASTRI

da pag. 71

Una corretta progettazione dei sistemi di protezione e di tenuta all’aria, all’acqua e al vapore richiede la valutazione preliminare dell’elemento costruttivo e delle condizioni di esposizione. La scelta delle soluzioni non è casuale e incide direttamente su prestazioni, controllo dei flussi e durabilità dell’involucro.

DETTAGLI COSTRUTTIVI

da pag. 129

I principali nodi costruttivi, quali attacco a terra, serramenti, deflusso delle acque, ventilazione e passaggi impiantistici, richiedono una progettazione accurata. Ogni discontinuità rappresenta un potenziale punto critico. La qualità del dettaglio esecutivo determina l’efficacia complessiva del sistema.

PIANI ESECUTIVI

da pag. 173

Le fasi di trasporto, stoccaggio, montaggio e gestione dell’umidità sono definite da piani di attuazione e controllo che condividono criticità comuni: sicurezza, prestazioni, durabilità e qualità dell’opera. Il piano di gestione dell’umidità non si sovrappone agli altri ma li attraversa, condizionandone tempi, dettagli e controlli in ogni fase esecutiva.


GUIDA ALLA PROGETTAZIONE


GUIDA ALLA PROGETTAZIONE Una progettazione rigorosa definisce schema strutturale, dettagli costruttivi e fissaggi, considerando anche la fase di cantiere. Ogni decisione presa in questa fase riduce le variabili critiche in cantiere. Non basta progettare la struttura e alcuni dettagli costruttivi: è necessario pianificare le fasi esecutive e le protezioni temporanee. Da queste scelte dipendono prestazioni e durabilità nel tempo.

PROGETTAZIONE DELL’EDIFICIO

da pag. 6

PROGETTAZIONE PER LA FASE DI CANTIERE

da pag. 10

ESECUZIONE E DIREZIONE LAVORI

da pag. 13

GUIDA ALLA PROGETTAZIONE | 5


PROGETTAZIONE DELL’EDIFICIO

1

IDENTIFICA LO SCHEMA STATICO E IL PERCORSO GLOBALE DEI CARICHI Schema strutturale con ridondanze e percorsi alternativi: un guasto locale non provoca collasso globale. I vincoli e le connessioni sono progettati per redistribuire i carichi.

Schema isostatico o con pochi percorsi alternativi: le connessioni assumono un ruolo particolarmente importante nel comportamento globale della struttura. In questi casi è richiesta maggiore attenzione nella progettazione dei dettagli, nella gestione dell’umidità e nella scelta dei fissaggi. Vedi l’approfondimento a pag. 186

2

PROGETTA IL DETTAGLIO COSTRUTTIVO DELLA CONNESSIONE PER GESTIRE ACQUA E UMIDITÀ Giunto progettato per limitare infiltrazioni e ristagni: protezione e sigillatura continua dei punti critici, drenaggio dell’acqua e possibilità di ventilazione e asciugatura.

Giunto con gestione parziale o assente dell’acqua: protezioni discontinue, possibili infiltrazioni e ristagni localizzati, fino a geometrie che favoriscono accumuli d’acqua, assenza di drenaggio e asciugatura difficoltosa.

Vedi l’approfondimento a pag. 42

3

SCEGLI FISSAGGI ADEGUATI ALLA CORROSIVITÀ DI ESERCIZIO E DI CANTIERE Per connessioni critiche e/o ambienti umidi: acciaio inox o acciaio al carbonio con rivestimento avanzato (es. EVO). Specifiche chiare in capitolato e compatibilità verificata tra legno, fissaggi e metalli accoppiati per evitare corrosione galvanica.

Uso di elettrozincatura standard in condizioni non asciutte o in ambienti inquinati o vicino al mare: la resistenza alla corrosione può essere insufficiente. Specifiche in capitolato non chiare e possibili accoppiamenti galvanici.

Vedi l’approfondimento a pag. 18

6 | PROGETTAZIONE DELL’EDIFICIO | GUIDA ALLA PROGETTAZIONE


PROGETTA UN ADEGUATO ATTACCO A TERRA Dettaglio progettato con parete rialzata rispetto al terreno, impermeabilizzazione continua, sigillature corrette, pendenze adeguate, drenaggio efficiente e assenza di ponti termici. Connessioni protette dall’acqua alla base, rispetto delle distanze dai bordi, realizzazione di cordoli regolari, corretta disposizione dei fissaggi.

4

Parete al di sotto della quota del terreno o comunque esposta a umidità persistente, impermeabilizzazione assente o non correttamente realizzata, presenza di ponti termici, pendenze e drenaggi non efficaci con conseguenti ristagni. Connessioni al piede esposte a bagnatura prolungata, fori o piastre che trattengono acqua, contatto con calcestruzzo umido, accoppiamenti galvanici e mancato rispetto delle distanze minime.

F1

Vedi l’approfondimento a pag. 130

SCEGLI LA CORRETTA MEMBRANA PER IL CONTROLLO DEL VAPORE Membrana con valore Sd definito in coerenza con il progetto e le condizioni climatiche. Sd verificato mediante calcolo per garantire l’equilibrio igrometrico e la corretta gestione del vapore. Condizioni climatiche caratterizzate da cicli asciutti, contribuiscono a ridurre il rischio di condensa.

5

Membrana con valore Sd non adeguato o non verificato. Dettagli non progettati, non nastrati o non correttamente gestiti riducono la funzionalità della stratigrafia e aumentano il rischio di infiltrazioni e condensa. Condizioni climatiche estreme, posizionamento critico delle membrane all’interno del pacchetto e climi tropicali introducono ulteriori incertezze previsionali.

Vedi l’approfondimento a pag. 94

GARANTISCI LA TENUTA ALL’ARIA DELL’INVOLUCRO Sistema progettato e realizzato per garantire la continuità della barriera all’aria lungo tutta la stratigrafia. Giunzioni correttamente sigillate, raccordi tra elementi curati e assenza di interruzioni.

6

Giunzioni non sigillate, discontinuità nei raccordi e fori non trattati compromettono la continuità della barriera all’aria e aumentano il rischio di infiltrazioni, condensa interstiziale e perdita di efficienza energetica.

GUIDA ALLA PROGETTAZIONE | PROGETTAZIONE DELL’EDIFICIO | 7


7

DEFINISCI LO STRATO DI FINITURA DELL’INVOLUCRO Membrane certificate e testate per resistere agli agenti atmosferici garantiscono protezione e durata. Esposizione della membrana controllata e limitata, con riduzione dello stress sulle nastrature e maggiore stabilità del sistema.

Prodotti non certificati per l’uso previsto o di bassa qualità degradano rapidamente e offrono scarsa protezione. L’esposizione prolungata e il rischio di eventi meteorologici ripetuti accelerano il degrado della membrana e aumentano lo stress sulle nastrature.

Vedi l’approfondimento a pag. 106

8

EVITA LA PRESENZA DI PONTI TERMICI Dettagli progettati per garantire la continuità termica, attraverso isolamento continuo e sigillatura efficace, limitando dispersioni e formazione di condensa.

9

Presenza di ponti termici non analizzati o mal progettati, interruzioni dello strato coibente e inserimento di elementi che riducono la temperatura all’interno della stratigrafia favoriscono la formazione di condensa, con rischio di degrado dei materiali.

PROGETTA IL NODO SERRAMENTO-STRUTTURA Dettaglio progettato secondo la regola dei tre livelli di protezione. Continuità della tenuta all’acqua, all’aria e dell’isolamento termico e acustico a garanzia delle prestazioni del sistema. Presenza di drenaggio e pendenze corrette, in grado di gestire efficacemente l’acqua ed evitare accumuli di umidità. Davanzali e oscuranti già integrati nel dettaglio in fase progettuale, con continuità degli strati funzionali.

Nodo serramento–struttura privo di una chiara strategia dei tre livelli di protezione. Discontinuità nelle sigillature e nei raccordi che compromettono la tenuta all’aria e all’acqua. Assenza di drenaggio e di pendenze adeguate, con conseguente ristagno e accumulo di umidità. Davanzali e oscuranti non integrati nel dettaglio, generano punti critici.

Vedi l’approfondimento a pag. 140

8 | PROGETTAZIONE DELL’EDIFICIO | GUIDA ALLA PROGETTAZIONE


PREVEDI LA PROGETTAZIONE INTEGRATA Impianti idraulici ed elettrici progettati e integrati nella stratigrafia, con percorsi definiti e separati dagli elementi strutturali. Passaggi sigillati correttamente per garantire la continuità della barriera all’aria e all’acqua.

10

Impianti inseriti senza progettazione preventiva, con passaggi improvvisati che interrompono la continuità della barriera all’aria e all’acqua. Fori non sigillati e materiali non compatibili favoriscono infiltrazioni e degrado precoce.

Vedi l’approfondimento a pag. 166

PROGETTA IL DEFLUSSO DELLE ACQUE METEORICHE Sistema di drenaggio progettato per garantire il rapido deflusso dell’acqua, con pendenze corrette e scarichi dimensionati secondo le norme. Prevedere canali di troppo pieno ed evitare canali di gronda incassati. Garantire una corretta manutenzione per l’intero ciclo di vita dell’edificio.

11

Assenza di pendenze adeguate o scarichi sottodimensionati provocano ristagni e accumuli d’acqua. La mancata progettazione di dettagli critici come pluviali e canali di gronda integrati riduce la funzionalità del sistema.

Vedi l’approfondimento a pag. 156

PREVEDI STRATIGRAFIE VENTILATE

12

Una ventilazione efficace degli strati fa- L’assenza o la scarsa ventilazione provoca vorisce l’asciugatura e riduce il rischio di accumulo di umidità e degrado accelerato dei materiali. condensa.

Vedi l’approfondimento a pag. 150

GUIDA ALLA PROGETTAZIONE | PROGETTAZIONE DELL’EDIFICIO | 9


PROGETTAZIONE PER LA FASE DI CANTIERE

1

VALUTA IL TIPO DI ELEMENTO COSTRUTTIVO E I PUNTI CRITICI Valutare il rischio in funzione della geometria e l’inclinazione degli elementi e prevedere soluzioni di deviazione, deflusso, drenaggio e asciugatura, assicurando che il legno rimanga asciutto o possa asciugarsi rapidamente. Pianificare le attività di cantiere considerando le condizioni meteorologiche e la durata dell’esposizione all’acqua.

Ignorare l’esposizione agli agenti atmosferici e la permanenza dell’acqua sugli elementi. Superfici orizzontali, ambienti chiusi, nodi complessi, alloggiamenti e fresature per travi, base e testa delle pareti favoriscono ristagni, rallentano l’asciugatura e aumentano il rischio di degrado prematuro del legno.

Vedi l’approfondimento a pag. 72

HBS

P

X X

2 HBS

P

X X

X

HBS

P

X X

HBS

X X

X P

HBS

X X

X P

HBS

X

X X

HBS

X X

HBS

P

P

X X

XX

HBS

P

HBS

X X

XX

HBS

P

X X

HBS

X

HBS

P

X X

X

HBS

P

X X

HBS

X X

X P

HBS

X X

X P

HBS

X

X X

HBS

X X

HBS

P

P

X X

XX

HBS

P

HBS

X X

XX

HBS

P

X X

HBS

X

HBS

P

X X

X

HBS

P

X X

HBS

X X

X P

HBS

X X

X P

HBS

X

X X

HBS

X X

HBS

P

P

X X

XX

HBS

P

HBS

X X

XX

HBS

P

X X

HBS

X

HBS

P

X X

X

HBS

P

X X

HBS

X X

X P

HBS

X X

X P

HBS

X

X X

HBS

X X

HBS

P

P

X X

XX

HBS

P

HBS

X X

XX

HBS

P

X X

HBS

X

HBS

P

X X

X

HBS

P

X X

HBS

X X

X P

HBS

X X

X P

HBS

X

X X

HBS

X X

HBS

P

P

X X

XX

HBS

P

HBS

X X

XX

HBS

P

X X

HBS

X

HBS

P

X

X X

HBS

X X

X P

P

HBS

P

X X

X X X

P

X X

X X P

HBS

P

X X

P

X X

X XX P

HBS

P

X X

X P

P

X X

P

HBS

P

X X

X X X

P

X X

X

HBS

P

X

X X

P

X X

X X P

HBS

P

X X

X P

X X

P

HBS

P

X X

X XX

X X

P

X X

X X P

HBS

P

X X

IDENTIFICA LE CONNESSIONI CRITICHE Proteggere le connessioni con piastre in acciaio spesse evitando il contatto diretto con l’acqua e prevenendo ristagni prolungati. Applicare protezioni superiori e inferiori e curare i dettagli lungo il perimetro dell’edificio. Preferire configurazioni inclinate o verticali e adottare soluzioni drenanti, ispezionabili e separate dagli elementi in legno.

Realizzare connessioni con piastre in acciaio spesse non protette e poco drenanti, soprattutto sul perimetro dell’edificio. Prevedere risvolti di membrane privi di vie di deflusso, che favoriscono ristagni. Progettare balconi, aggetti e fissaggi per facciate continue con connessioni esposte, di grande dimensione e non adeguatamente protette dall’acqua.

Vedi l’approfondimento a pag. 34

10 | PROGETTAZIONE PER LA FASE DI CANTIERE | GUIDA ALLA PROGETTAZIONE

X


VALUTA I CARICHI DI CANTIERE SULLA CONNESSIONE

La connessione non viene caricata prima di applicare tutti i fissaggi che la compongono. Fissaggi installati e serrati correttamente. Nessun carico di stoccaggio o montaggio grava sulle viti; la zona resta protetta o l’edificio è chiuso. In caso si prevedano carichi (stoccaggio, trasporto, movimento degli operatori in cantiere) completare l’installazione della connessione prima dell’applicazione dei carichi.

3

Carico della connessione in fase di cantiere senza verifiche sufficienti: anche se i carichi sono inferiori al progetto, possono essere ripetuti o di natura diversa (puntellamenti, appoggi provvisori, stoccaggi). Se i carichi durante il cantiere non sono stati valutati o sono pari o superiori alle sollecitazioni di progetto, aumenta il rischio di sovraccarichi locali sulle viti. Connessioni parzialmente installate.

Vedi l’approfondimento a pag. 186

IDENTIFICA LA FINESTRA METEO E LA CORROSIVITÀ DELL’AMBIENTE DURANTE IL CANTIERE Bassa probabilità di pioggia o cantiere coperto, con esposizione breve e gestita. Asciugatura pianificata (ventilazione/ listellatura) e controllo umidità continuo e prima di chiudere i dettagli. Ambiente lontano dal mare o protetto; se l’ambiente è corrosivo o umido, protezioni e fissaggi/rivestimenti adeguati già previsti. Accoppiamenti galvanici in fase di cantiere non presenti o gestiti.

4

Piogge frequenti o finestre meteo non gestite: bagnature ripetute, asciugatura difficile e possibili ristagni. Ambiente corrosivo senza adeguamenti. Esposizione prolungata del legno a condizioni di elevata corrosività. Accoppiamenti galvanici presenti e non mitigati.

Vedi l’approfondimento a pag. 18

SCEGLI LA PROTEZIONE DI CANTIERE Protezione completa degli elementi costruttivi mediante membrane impermeabili installate correttamente. Sigillatura delle giunzioni e delle zone con rischio di infiltrazione. Eventuale utilizzo di legno trattato per aumentare il livello di protezione. Zone con precipitazioni moderate e cicli termici stabili riducono il rischio.

5

Assenza di sistemi di protezione o utilizzo di membrane non correttamente installate favoriscono infiltrazioni e ristagni. Dettagli che non proteggono gli elementi in legno o non ne permettono l’asciugatura e legno con elevata umidità iniziale aumentano il rischio. Piogge persistenti, neve, cicli gelo-disgelo frequenti e sbalzi termici giorno-notte che favoriscono la formazione di rugiada aumentano il rischio e offrono scarse possibilità di asciugatura.

Vedi l’approfondimento a pag. 82

GUIDA ALLA PROGETTAZIONE | PROGETTAZIONE PER LA FASE DI CANTIERE | 11


6

PROGETTA SISTEMI PROVVISORI DI DEFLUSSO DELL’ACQUA Prevedere sistemi di deviazione e deflusso provvisori, progettare giunti e connessioni adeguatamente sigillati, per evitare infiltrazioni e ristagni d’acqua, favorendo l’asciugatura delle stratigrafie.

Errata gestione delle acque, ristagni in aree prive di drenaggio, giunzioni non sigillate e pendenze inadeguate favoriscono l’accumulo d’acqua e aumentano il rischio di infiltrazioni.

Vedi l’approfondimento “VALUTAZIONE DELL’ELEMENTO COSTRUTTIVO E DEI PUNTI CRITICI” a pag. 72 Vedi l’approfondimento “DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE“a pag. 156

7

ELABORA I PIANI ESECUTIVI PER LA GESTIONE DEI MATERIALI IN CANTIERE Piani esecutivi definiti e coordinati per trasporto e sollevamento, stoccaggio, montaggio, gestione dell’umidità e sicurezza. Sono previsti ruoli, controlli, sequenze operative, protezioni temporanee, monitoraggio dell’umidità e criteri di verifica coerenti con tempi, dettagli costruttivi e condizioni di esposizione del cantiere.

Piani esecutivi assenti, incompleti o non coordinati, inclusi gli aspetti di sicurezza. Gestione dell’umidità, protezioni temporanee, controlli, sequenze di posa, azioni correttive o limiti di accettabilità non sono definiti in modo chiaro. La presenza di cantieri lunghi e complessi aumenta significativamente il rischio. Vedi l’approfondimento a pag. 175

8 8

GESTISCI PREINSTALLAZIONI E PREFABBRICAZIONE

Installazione del sistema di protezione in stabilimento, con temperatura controllata, sormonti corretti e ambiente pulito. Questo garantisce l’adesione degli elementi di sigillatura e la funzionalità del sistema. Il gesso e i materiali sensibili all’umidità, impiegati per protezione antincendio o finitura, devono essere installati dopo la copertura per ridurre il rischio.

L’installazione in cantiere con condizioni climatiche variabili (freddo, umidità, rischio pioggia) e dettagli non risolti riduce l’efficacia del sistema di protezione. La prefabbricazione di materiali sensibili all’umidità aumenta la necessità di protezione. Il contatto con materiali umidi o con diverso comportamento igrotermico favorisce la risalita capillare.

12 | PROGETTAZIONE PER LA FASE DI CANTIERE | GUIDA ALLA PROGETTAZIONE


ESECUZIONE E DIREZIONE LAVORI

SCEGLI INSTALLATORI CON ESPERIENZA Installatori con esperienza specifica nel montaggio di strutture in legno e conoscenza dei piani esecutivi di cantiere. Esperienza nell’applicazione delle procedure di installazione, delle protezioni temporanee, dei controlli e della gestione dell’umidità nelle diverse fasi operative.

Installatori senza esperienza specifica o mancata conoscenza dei piani esecutivi. Errori di movimentazione, installazione o protezione temporanea possono aumentare il rischio di bagnatura, danneggiamento dei dettagli costruttivi, corrosione o danneggiamento dei fissaggi e perdita di prestazioni durante il cantiere.

ESEGUI I PIANI ESECUTIVI PER LA GESTIONE DEI MATERIALI IN CANTIERE Piani esecutivi applicati correttamente da installatori esperti: movimentazione, stoccaggio, posa, protezioni temporanee e gestione dell’umidità eseguiti secondo le procedure previste. Connessioni e dettagli di tenuta realizzati correttamente, con controlli nelle diverse fasi operative.

1

2

Piani esecutivi non applicati o applicati in modo non controllato: errori di movimentazione, stoccaggio, sequenza di posa o installazione possono compromettere stabilità temporanea, qualità esecutiva e corretta realizzazione delle connessioni e dei dettagli costruttivi.

Vedi l’approfondimento a pag. 175

APPLICA CORRETTAMENTE LE SOLUZIONI PER LA PROTEZIONE IN CANTIERE Soluzioni di protezione applicate correttamente e coerenti con finestra meteo, durata del cantiere e livello di esposizione. Protezioni temporanee, drenaggi, sigillature e coperture mantenute efficienti durante le diverse fasi operative, con controlli e interventi tempestivi in caso di pioggia o danneggiamenti.

3

Soluzioni di protezione assenti, incomplete o non mantenute durante il cantiere. Mancata gestione della finestra meteo, protezioni discontinue o danneggiate, ristagni e infiltrazioni non intercettati aumentano il rischio di bagnatura prolungata, degrado dei materiali e corrosione delle connessioni.

Vedi l’approfondimento a pag. 118

GUIDA ALLA PROGETTAZIONE | ESECUZIONE E DIREZIONE LAVORI | 13


4

CONTROLLA LA QUALITÀ DELLA POSA DI NASTRI, MEMBRANE E SCHIUME Membrana posata con la giusta tensione, sormonti adeguati alla criticità del dettaglio e sigillatura continua (ogni foro nastrato, ogni angolo raccordato). Prodotto adesivo scelto in base alla funzione, al tipo di supporto, alla temperatura di applicazione. Nastri applicati con rullo su superfici asciutte, pulite e compatte. Utilizzo del primer dove il supporto è poroso, rugoso o difficile. Schiuma poliuretanica adeguata alla funzione.

Membrana troppo tesa o troppo lasca, con accumuli d’acqua e maggiore vulnerabilità al vento. Prodotto adesivo non compatibile con supporto, temperatura o condizioni di esercizio. Nastro applicato senza pressione, su superfici bagnate, polverose o fuori temperatura. Mancata gestione delle discontinuità create durante la posa. Schiuma non idonea alla funzione prevista.

Vedi l’approfondimento a pag. 118

5

INSTALLA CORRETTAMENTE I SISTEMI DI FISSAGGIO

Fissaggi installati secondo istruzioni e specifiche di progetto: corretta direzione di inserimento, avvitatori idonei, preforo o foro pilota dove necessario, controllo della coppia di installazione e sequenza di posa coerente per garantire una distribuzione uniforme delle sollecitazioni nelle connessioni.

Installazione non corretta dei fissaggi: vite deviate rispetto all’angolo d’installa­zione previsto, sovratorsione, avvitatori a impulsi, assenza di preforo dove necessario o sequenze di installazione non corrette possono introdurre sovraccarichi, danneggiamento del rivestimento e riduzione delle prestazioni della connessione.

Vedi l’approfondimento a pag. 46

14 | ESECUZIONE E DIREZIONE LAVORI | GUIDA ALLA PROGETTAZIONE


ibf | ft

N m

40 80

MONITORA, ISPEZIONA E GESTISCI IL CANTIERE Cantiere monitorato con ispezioni e controlli pianificati su umidità, protezioni temporanee, drenaggio e corretta installazione dei fissaggi. Eventuali infiltrazioni o anomalie vengono intercettate e gestite tempestivamente prima che compromettano connessioni e materiali.

6

Monitoraggio insufficiente o ispezioni inefficaci: infiltrazioni, danni alle protezioni, ristagni, fissaggi installati in modo non conforme o rotture precoci che, non individuate, favoriscono degrado e progressivo deterioramento delle connessioni.

Vedi l’approfondimento “INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO” a pag. 46 Vedi l’approfondimento “PIANI ESECUTIVI” a pag. 174

ESEGUI IL COLLAUDO IMPIANTI PRIMA DI CHIUDERE O INGLOBARE LE CONNESSIONI Impianti collaudati prima della chiusura delle connessioni, senza perdite o infiltrazioni, oppure con possibilità di intervento e ripristino senza danni significativi agli elementi costruttivi o alle connessioni.

Connessioni inglobate o chiuse senza verifica preventiva degli impianti: eventuali perdite o infiltrazioni possono rimanere non rilevate, causando umidità persistente e degrado precoce.

GESTISCI PASSAGGI E INTEGRAZIONI IMPIANTISTICHE

Passaggi impiantistici e integrazioni introdotte in fase esecutiva gestiti correttamente, con continuità degli strati, tenuta all’aria e all’acqua e prestazioni coerenti con il progetto.

7

8

Forature e integrazioni realizzate senza gestione del dettaglio compromettono la continuità degli strati, creando punti di ingresso per acqua e aria e favorendo il degrado.

Vedi l’approfondimento a pag. 168

GUIDA ALLA PROGETTAZIONE | ESECUZIONE E DIREZIONE LAVORI | 15


CONNESSIONI


CONNESSIONI Le connessioni sono tra i punti più sensibili della struttura. Umidità, ristagni, corrosione, dettagli costruttivi non corretti ed errori di installazione dei fissaggi possono compromettere durabilità e sicurezza. Per questo è fondamentale identificare le connessioni critiche, progettare correttamente il giunto e garantire una corretta installazione e ispezione dei sistemi di fissaggio.

CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE

da pag. 18

CONNESSIONI CRITICHE: IDENTIFICAZIONE E VERIFICA

da pag. 34

DETTAGLI COSTRUTTIVI DELLA CONNESSIONE PER GESTIRE ACQUA E UMIDITÀ

da pag. 42

INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO

da pag. 46

CONNESSIONI | 17


CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE Affrontare il tema della corrosività ambientale è fondamentale per preservare le prestazioni degli elementi metallici durante l’intera vita utile dell’edificio. Per questo è necessario valutare la corrosività su due scale, o “lenti di ingrandimento”, differenti sia per orizzonte temporale sia per condizioni considerate: la corrosività da progetto e la corrosività durante il cantiere.​

CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ DA PROGETTO Partendo dalla geolocalizzazione del progetto: • si determina la classe di corrosività atmosferica sovrapponendo il luogo del progetto con la zonificazione per corrosività del territorio in cui verrà costruito. La zonificazione può variare in funzione del tipo di metallo utilizzato (acciaio al carbonio zincato, vedi pag. 20, o acciaio inossidabile, vedi pag. 21); • successivamente, in funzione dell’esposizione della connessione (e quindi dell’umidità a cui sarà esposto il legno) e della specie legnosa utilizzata, si determina la classe di corrosività del legno; • infine, per le connessioni metallo-legno, si verifica la compatibilità dei materiali per prevenire o contenere la corrosione per accoppiamento galvanico.

ambienti interni bassa condensa

C1

> 10 km

da 10 a 3 km

da 3 a 0,25 km

< 0,25 km

dalla costa

dalla costa

dalla costa

dalla costa

C2

C3

C4

C5

Categorie di corrosività atmosferica secondo la norma Fpr EN 1995-1:2025, a partire da ISO 9223.

CLASSE DI SERVIZIO UMIDITÀ DEL LEGNO

pH DEL LEGNO E TRATTAMENTI CLASSE DI CORROSIVITÀ DEL LEGNO

( *)

SC1

≤ 10%

qualunque

T1

SC2

10% <

SC3

≤ 16%

qualunque

T2

16% <

SC3

≤ 20%

16% <

≤ 20%

pH > 4

pH ≤ 4

e senza trattamenti

o legni trattati

T3

T4

WET

SC4

> 20%

qualunque

T5

Categorie di corrosività del legno secondo la norma Fpr EN 1995-1:2025. ( *) La condizione di umidità WET è definita nelle norme NDS (USA) e CSA O86 (Canada) come contenuto di umidità del legno superiore al 19%.

Nelle connessioni per edifici comuni, è la corrosività da progetto a determinare il materiale da utilizzare. Tuttavia, la corrosività durante il cantiere può essere temporaneamente più severa e va valutata per capire se sia opportuno aumentare un margine di protezione aggiuntivo, soprattutto in presenza di cantieri lunghi o condizioni ambientali gravose.​ 18 | CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE | CONNESSIONI


Quanto ne sappiamo di viti? Teoria, pratica, campagne sperimentali: per mettere insieme tutto sulle viti servono anni di lezioni, laboratori e cantieri. Noi te lo mettiamo a disposizione in 70 pagine extra catalogo. Perché la nostra esperienza è nelle tue mani.

Scansiona il QR code per scaricare lo smartbook rothoblaas.it


ESEMPIO DI ZONIFICAZIONE Elementi metallici in acciaio al carbonio con rivestimento a base di zinco, esposti all’atmosfera. normativa di riferimento:

Fpr EN 1995-1:2025, a partire da ISO 9223

3k m

10

C2

Barcellona (Spagna)

km

Tibidabo

C3

Park Güell

25 0m

città: Mont

C4 luogo del progetto

0

1 km

3

Rivestimento di base zinco

minimo consigliato [CR ] 0m km 25

C2

10 µm

C3

55 µm

C5

C5

2 km

Classe di corrosività atmosferica [CE ]

C4

25 0m

3

Casa Milà

km

Sagrada Familia

Zn

ELECTRO PLATED

ORGANIC COATING

C4

110 µm

n.a.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA

EVO COATING

C5

C5

EVO COATING

ZINCATURA ELETTROLITICA Rivestimento costituito da uno strato da 5 a 12 µm di zincatura elettrolitica con passivazione Cr; standard per la maggioranza dei connettori. RIVESTIMENTO ANTICORROSIVO ORGANICO Rivestimento colorato a base organica che conferisce un’ottima resistenza agli agenti corrosivi atmosferici e legnosi in applicazioni all’esterno. RIVESTIMENTO ANTICORROSIVO C4 EVO Rivestimento multistrato a base inorganica con uno strato funzionale esterno di circa 15-20 μm a matrice epossidica con flakes di alluminio. Idoneità alla classe di corrosività atmosferica C4 comprovata dall’ente RISE. RIVESTIMENTO ANTICORROSIVO C5 EVO Rivestimento multistrato capace di resistere ad ambienti esterni classificati C5 secondo ISO 9223. Nebbia salina (SST) di durata superiore a 3000 h, condotto su viti previamente avvitate e svitate in abete di Douglas.

20 | CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE | CONNESSIONI


città:

1 km

ESEMPIO DI ZONIFICAZIONE Elementi metallici in acciaio inossidabile, esposti all’atmosfera. normativa di riferimento:

Tallinn (Estonia)

EN 1993-1-4:2024, Annex A

CRC III

1 km

Läänemeri

luogo del progetto

1 km

CRC II km

Ülemiste järv

10

0

2 km

Classe di Resistenza alla corrosione minima [CRC]

I

4 km

10

Tipo di acciaio inossidabile minimo consigliato

AISI 410

ROTHOBLAAS CONSIGLIA

410 AISI

A2

II

1.4301 A2 AISI 304/305

CRC I

km

AISI 304

ACCIAIO INOX AISI410 Acciaio inossidabile martensitico. Caratterizzato dalle elevate proprietà meccaniche. Idoneo alle applicazioni all’esterno (SC3). Degli acciai inox è quello che offre più elevate prestazioni meccaniche. ACCIAIO INOX A2 | AISI304 Acciaio inossidabile austenitico. È il più comune tra gli austenitici. Offre un ottimo livello di protezione dalla corrosione generalizzata.

AISI 305

ACCIAIO INOX A2 | AISI305 Acciaio inossidabile austenitico simile all’A2 | AISI304. La lega contiene leggermente più carbonio rispetto al 304, rendendolo più lavorabile in produzione.

A2

III

1.4401 A4 AISI 316

AISI 316

A4

ACCIAIO INOX A4 | AISI316 Acciaio inossidabile austenitico. La presenza di molibdeno conferisce un’elevata resistenza alla corrosione generalizzata e interstiziale.

IV

1.4439

-

-

CONNESSIONI | CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE | 21


LA CORROSIONE DURANTE IL PERIODO DI CANTIERE Più a lungo un cantiere rimane aperto ed esposto alle intemperie, più i metalli presenti nelle connessioni possono trovarsi in condizioni ambientali più aggressive rispetto a quelle previste in fase di progetto. I fissaggi sono infatti normalmente progettati per condizioni di esercizio definite (ad esempio classe di servizio 1 o 2 o dry conditions). Durante il cantiere, invece, connessioni ed elementi strutturali possono essere esposti direttamente a pioggia, umidità elevata e cicli ripetuti di bagnatura e asciugatura. Per questo motivo, la corrosività durante la fase di costruzione può essere temporaneamente più elevata di quella prevista dal progetto.

FINESTRA METEO E DURATA STIMATA DI CANTIERE Semplificando, i fattori principali sono due: • durata del cantiere aperto, che indica per quanto tempo gli elementi rimangono esposti alle condizioni ambientali; • finestra meteo, che indica il livello di umidità e di bagnatura a cui gli elementi possono essere esposti. La finestra meteo si ottiene sovrapponendo la durata prevista del cantiere con i dati climatici del periodo (pioggia, umidità, probabilità di eventi meteorologici). Questo permette di individuare i periodi più favorevoli per eseguire lavorazioni sensibili all’umidità e valutare le condizioni di corrosione effettive.

ASCIUTTO

BAGNATO

ASCIUTTO

100%

250 mm

90% 80%

200 mm

70%

2 jul 138 mm

60%

2 sep 129 mm

150 mm

50% 100 mm

40% 30% 20% 10%

PIOGGIA 50 mm

13 apr 13 mm

28 jan 8 mm

12 dic 3 mm 0 mm

0% jan

feb

mar

apr

may

jun

jul

aug

sep

oct

nov

dec

durata del cantiere aperto Condizioni meteorologiche di Città del Messico durante l’anno 2025. Meteoblue Weather Archive, 2026.

Per la valutazione della corrosività nel legno, i parametri principali da considerare sono: mm

quantità di pioggia (mm): indica la quantità di acqua potenzialmente presente sulle superfici e il rischio di ristagni; numero di giorni di pioggia: indica la frequenza dei cicli di bagnatura e la possibilità che gli elementi possano asciugarsi tra un evento e l’altro; umidità relativa dell’aria: fornisce un’indicazione della tendenza del legno a mantenere un contenuto di umidità elevato per periodi prolungati e quindi a rientrare in una determinata categoria di corrosività del legno.

In particolare, la finestra meteo indica il livello di umidità a cui legno e connessioni possono essere esposti durante il cantiere. Questo influisce sia sulla corrosività atmosferica, generalmente più nota e già considerata nella scelta dei materiali, sia, soprattutto, sulla corrosività del legno, cioè le condizioni di umidità nel materiale che possono accelerare la corrosione dei fissaggi al suo interno. 22 | CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE | CONNESSIONI


SCELTA DELLE MISURE DI PROTEZIONE IN CANTIERE La severità della combinazione tra finestra meteo e durata del cantiere può influenzare la scelta delle misure di protezione (vedi capitolo “PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA” a pag. 82). Nella pratica, per cantieri di piccole e medie dimensioni e con finestre meteo favorevoli, azioni localizzate sono spesso sufficienti. Le coperture temporanee di superficie stanno diventando sempre più diffuse perché offrono protezione e maggiore agilità durante le lavorazioni, mentre le coperture laterali risultano utili soprattutto in presenza di pioggia spinta dal vento. La copertura completa del cantiere (tenting) rappresenta lo scenario ideale, ma è spesso costosa e non sempre realizzabile per limiti di spazio o dimensioni dell’opera.

AZIONI LOCALIZZATE

AZIONI DI SUPERFICIE

• nastrare i giunti • fresare gli alloggiamenti delle connessioni per favorire il deflusso • coprire le sommità dei pannelli di parete per favorire il deflusso

• applicare coperture temporanee di sommità o laterali (in caso di piogge orizzontali da vento) • applicare membrane su pannelli interi

$ costo basso

AZIONI TOTALI • prevedere la copertura integrale del cantiere (tenting)

$$ rischio alto

costo medio

$$$ rischio medio

costo alto

rischio basso

COSTO RISCHIO

$

durata del cantiere e severità della finestra meteo

L’obiettivo non è indicare una soluzione unica, ma valutare il rischio e scegliere misure di protezione coerenti con durata del cantiere, le condizioni meteo e l’esposizione degli elementi. Spesso, la fase di valutazione conduce all’adozione di combinazioni differenti di misure di protezione, che possono variare nel corso del cantiere. La scelta della protezione in funzione della severità della finestra meteo non riguarda solo la corrosività, ma anche il possibile impatto del rigonfiamento del legno che in alcuni casi può generare carichi imprevisti significativi. CONNESSIONI | CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE | 23


T TE S

CORROSIONE IN CANTIERE: SCENARIO TIPICO Rothoblaas ha condotto una campagna di test per studiare l’evoluzione della corrosione dei fissaggi variando: • condizioni di esposizione (umidità), • specie legnose, • materiali e rivestimenti dei fissaggi. I campioni sono stati inseriti nel legno e lasciati nelle condizioni di esposizione stabilite per 12 mesi. Per ogni configurazione sono stati preparati 12 campioni; al termine di ogni mese ne veniva estratto uno, in modo da valutare l’evoluzione del fenomeno nel tempo con una cadenza mensile. La corrosione bianca interessa lo strato di zincatura. Indica che il rivestimento sta reagendo con l’ambiente e svolge la sua funzione di protezione sacrificale dell’acciaio. Anche se è visivamente evidente, non comporta una perdita significativa di prestazioni per la durata di progetto dell’edificio.

La corrosione rossa è invece costituita dai prodotti di corrosione dell’acciaio al carbonio. Indica che, in quel punto, lo strato di zinco si è completamente consumato e l’acciaio è esposto. Questo fenomeno è rilevante per la durabilità della connessione.

Fissaggi che presentano corrosione rossa durante il cantiere devono essere rimossi e sostituiti

La valutazione della corrosione è stata effettuata assumendo come criterio i primi segni di corrosione (rossa o bianca) visibili ad occhio nudo. È importante considerare che i tempi osservati per la comparsa dei fenomeni di corrosione dipendono dalle condizioni climatiche durante il test, in particolare dalle precipitazioni e dalla classe di corrosività dell’ambiente (nel caso specifico C2). I valori riportati sono quindi indicativi e riferiti a questo specifico scenario di prova.


S TE T

ESEMPIO CASO TIPICO condizioni di esposizione: SC1

SC2

SC3

SC4 esposto non protetto

T1

T2

T3

T4 abete

tipo di legno:

T5

corrosione bianca

corrosione rossa

presenza di segni biancastri, indicativi della reazione del rivestimento con l’ambiente e della sua funzione di protezione sacrificale dell’acciaio

presenza di segni rossastri, che evidenziano che lo strato di zinco in quel punto si è completamente consumato e l’acciaio è esposto

mese

1

2

Zn

-

-

C4

-

-

ELECTRO PLATED

EVO COATING

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

1 mese

Zn

ELECTRO PLATED

3 mesi

C4

EVO COATING

Zn

ELECTRO PLATED

11 mesi

C4

EVO COATING

Zn

ELECTRO PLATED

C4

EVO COATING

I test condotti su fissaggi in acciaio al carbonio elettrozincato inseriti in legno di abete, hanno mostrato: • assenza di segni di corrosione bianca per circa 2 mesi; • assenza di corrosione rossa per circa 10 mesi. I fissaggi con rivestimento EVO, invece, mostrano una durabilità significativamente superiore, aggiungendo quindi un importante margine di sicurezza in cantiere. È normale che un rivestimento come l’elettrozincatura, progettato per le classi di servizio 1 e 2, mostri segni di corrosione quando è completamente esposto agli agenti atmosferici, perché durante la fase di cantiere le condizioni ambientali possono essere più aggressive rispetto a quelle previste in esercizio. Questi risultati evidenziano l’importanza di: • proteggere il cantiere o le connessioni qualora le previsioni meteo prospettino un’esposizione prolungata agli agenti atmosferici; • scegliere materiali o rivestimenti più performanti quando la durata del cantiere può superare la durabilità prevista del rivestimento.

CONNESSIONI | CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE | 25


T TE S

CORROSIONE IN CANTIERE: SCENARI AD ALTA AGGRESSIVITÀ In questa serie di test sono stati analizzati diversi rivestimenti su acciaio al carbonio e acciaio inossidabile, in combinazione con specie legnose meno comuni ma comunque rilevanti. Tra queste rientra il legno acido, come il rovere, che rappresenta un caso piuttosto aggressivo e quindi utile come riferimento per altre specie acide. Sono stati inoltre testati legno termotrattato e legno acetilato. Come nei test precedenti, i campioni sono stati lasciati in esposizione per 12 mesi: è stata estratta una vite al mese per valutare l’evoluzione della corrosione nel tempo.

LEGNO ACIDO condizioni di esposizione: SC1 T1

tipo di legno:

T2

SC2

SC3

SC4 esposto non protetto

T3

T4

T5 rovere

corrosione bianca

corrosione rossa

presenza di segni biancastri, indicativi della reazione del rivestimento con l’ambiente e della sua funzione di protezione sacrificale dell’acciaio

presenza di segni rossastri, che evidenziano che lo strato di zinco in quel punto si è completamente consumato e l’acciaio è esposto

mese

1

Zn

-

ELECTRO PLATED

HOT DIP

2

-

-

410

-

-

AISI

4

5

6

7

8

9

10

11

12

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

C4

EVO COATING

3

I risultati evidenziano che, in condizioni di progetto completamente esposte (SC3 / Wet), i rivestimenti su acciaio al carbonio non sono generalmente idonei, mentre l’acciaio inossidabile AISI 410 non ha mostrato alcun segno di corrosione visibile durante l’intero periodo di prova. Durante la fase di cantiere si osserva un’evoluzione progressiva della corrosione nei diversi rivestimenti testati. Il rivestimento EVO risulta una soluzione adeguata per cantieri di media durata, con prestazioni superiori rispetto alla zincatura a caldo (HOT-DIP). Per approfondire i tipi di rivestimento, si rimanda allo SMARTBOOK AVVITATURA.

26 | CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE | CONNESSIONI


S TE T

1 mese

Zn

3 mesi

HOT DIP

ELECTRO PLATED

Zn

C4

EVO COATING

HOT DIP

ELECTRO PLATED

1 mese

11 mesi

Zn

3 mesi

410 AISI

C4

EVO COATING

HOT DIP

ELECTRO PLATED

11 mesi

410 AISI

C4

EVO COATING

410 AISI

CONNESSIONI | CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE | 27


T TE S LEGNO TERMOTRATTATO

condizioni di esposizione: SC1 T1

tipo di legno:

T2

SC2

SC3

SC4 esposto non protetto (viti inserite parzialmente nel legno)

T3

T4

T5 tulipifera termotrattato (tulipwood)

corrosione bianca

corrosione rossa

presenza di segni biancastri, indicativi della reazione del rivestimento con l’ambiente e della sua funzione di protezione sacrificale dell’acciaio

presenza di segni rossastri, che evidenziano che lo strato di zinco in quel punto si è completamente consumato e l’acciaio è esposto

mese

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

Zn

-

C4

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

ORGANIC COATING

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

410

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

ELECTRO PLATED

EVO COATING

AISI

1 mese

1 mese

Zn

ORGANIC COATING

C4

410

ELECTRO PLATED

AISI

EVO COATING

3 mesi

Zn

3 mesi

ORGANIC COATING

ELECTRO PLATED

C4

410

EVO COATING

AISI

11 mesi

Zn

ELECTRO PLATED

C4

EVO COATING

11 mesi ORGANIC COATING

410 AISI

Il legno termotrattato presenta una corrosività maggiore rispetto al legno non trattato. Nel caso dell’elettrozincato la corrosione rossa compare già dal 3° mese. Al contrario, EVO C4, organic coating e AISI 410 non hanno mostrato segni di corrosione durante i 12 mesi di test. 28 | CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE | CONNESSIONI


S TE T

LEGNO ACETILATO corrosione bianca

corrosione rossa

presenza di segni biancastri, indicativi della reazione del rivestimento con l’ambiente e della sua funzione di protezione sacrificale dell’acciaio

presenza di segni rossastri, che evidenziano che lo strato di zinco in quel punto si è completamente consumato e l’acciaio è esposto

condizioni di esposizione: SC1 T1

tipo di legno:

mese

1

T2

2

SC2

SC3

SC4 esposto non protetto

T3

T4

T5 trattato acetilato (Accoya)

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

11

12

Zn

ELECTRO PLATED

1 mese

3 mesi

condizioni di esposizione: SC1 T1

tipo di legno: mese

1

Zn

-

ELECTRO PLATED

1 mese

T2 2

11 mesi

SC2

SC3

SC4 esposto protetto

T3

T4

T5 trattato acetilato (Accoya)

3

4

5

6

3 mesi

7

8

9

10

11 mesi

Il legno acetilato è classificato in classe di corrosività T4 e, in condizioni di esercizio, richiede l’impiego di acciaio inossidabile. Il test è stato utile per evidenziare la differenza tra: • condizioni completamente esposte (SC3) • condizioni protette (SC3 non esposto), introdotte nel nuovo Eurocodice 5 La differenza è significativa: nelle condizioni completamente esposte la corrosione rossa compare già dal 3° mese, mentre nelle condizioni protette può non manifestarsi fino a 12 mesi.

CONNESSIONI | CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE | 29


T TE S

CORROSIONE IN CANTIERE: ACCOPPIAMENTO GALVANICO L’accoppiamento galvanico si verifica quando metalli diversi vengono messi a contatto in presenza di umidità. In queste condizioni la differenza di potenziale innesca una corrente galvanica che può causare corrosione localizzata. In ambienti interni (asciutti) il fenomeno è raramente critico, mentre in cantiere e in condizioni di esposizione agli agenti atmosferici può diventare un fattore rilevante per la durabilità della struttura. Per misurare e quantificare questo effetto, Rothoblaas ha eseguito una campagna di test in collaborazione con l’Università di Trento, utilizzando un potenziostato in modalità ZRA (Zero Resistance Ammeter) secondo la norma ASTM G71. Le prove hanno riguardato diverse combinazioni tra viti, rondelle, portapilastri e connettori LOCK, accoppiati con materiali e rivestimenti differenti.

TEST DI ACCOPPIAMENTO GALVANICO corrente galvanica vs differenza di potenziale con macro-accoppiamenti materiali MATERIALI TESTATI elettrozincatura con passivazione al cromo Fe/Zn

acciaio al carbonio rivestito

zincatura a caldo rivestimento EVO C4 rivestimento organico DAC COAT lega di alluminio EN AW-6082

alluminio

lega di alluminio EN AW-6005A lega di alluminio EN AW-6005A + verniciatura EVO acciaio inossidabile martensitico AISI 410

acciaio inossidabile

acciaio inossidabile austenitico A2 / AISI 304 acciaio inossidabile austenitico A4 / AISI 316 acciaio inossidabile superaustenitico HCR A8 / AL-6XN

Nel grafico: • l’asse orizzontale rappresenta la differenza di potenziale tra i due metalli e indica sia quanto siano elettrochimicamente diversi, sia quale dei due tende a corrodersi; • l’asse verticale rappresenta l’intensità della corrente galvanica. Valori più elevati corrispondono a una maggiore corrosione; ogni rettangolo colorato rappresenta l’insieme dei risultati relativi a uno specifico accoppiamento di materiali. Maggiore è il suo sviluppo lungo l’asse verticale, maggiore è l’effetto dimensionale osservato nelle prove, ottenuto testando gli stessi materiali con elementi di dimensioni diverse, da rondelle di circa 30 mm di diametro fino a basi di portapilastri di circa 200 cm2 .

Per maggiori informazioni il test report completo è disponibile sul sito www.rothoblaas.it

30 | CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE | CONNESSIONI


S TE T

600

maggiore velocità di corrosione

corrente galvanica [μA]

CORROSIONE SIGNIFICATIVA

400

A

200

B C 100

minore velocità di corrosione

soglia corrosione significativa

50

D E F

ZONA DI COMPATIBILITÀ

0 -1,0

0,0

-0,5

0,5

si corrode la piastra

1,0

si corrode la vite differenza di potenziale ΔE [V]

ACCOPPIAMENTI vite Zn / EVO + piastra INOX

A

vite Zn / EVO + piastra HDG

D

corrode la vite ΔE ≈ +0,9 V · 129–513 µA vite INOX + piastra Zn / EVO /HDG/Dac-coat

B

corrode la piastra ΔE ≈0,4−0,9 V · 61–447 µA

vite Zn / EVO + piastra Al

E

corrode l’alluminio ΔE ≈ −0,6 V · 110–122 µA

corrosione trascurabile su Zn

ΔE ≈ −0,3 V · 10-50 µA

vite INOX + piastra Al (LOCK)

C

compatibilità vicino alla soglia

ΔE ≈ −0,03 V · 10-60 µA

altri accoppiamenti tra materiali simili

F

EVO–Zn, INOX–INOX, EVO/Zn-Dac-coat

ΔE ≈ 0 V · I < 50 µA

Altezza rettangoli: variabilità dimensionale del catodo (rondella Ø ~30 mm Metodo: ZRA potenziostatico — ASTM G71

piastra ~200 cm2).

RISULTATI PRINCIPALI Le misure di corrente galvanica (ZRA) mostrano: • differenza di potenziale significativa tra rivestimenti a base zinco (elettrozincatura, EVO) e acciai inossidabili; • differenza di potenziale importante anche tra alluminio non rivestito (LOCK) e acciai inossidabili (AISI 410). Al contrario, le misure evidenziano: • differenza di potenziale quasi nulla tra rivestimenti a base zinco diversi (ad esempio EVO vs elettrozincatura); • differenza di potenziale quasi nulla anche tra acciai inox diversi (ad esempio AISI 410 e AISI 316); • negli accoppiamenti tra rivestimenti a base zinco (elettrozincatura o EVO) e alluminio o tra elettrozincatura e zincatura a caldo, i fenomeni corrosivi osservati non risultano tali da compromettere l’accoppiamento, che può essere considerato generalmente accettabile.

CONNESSIONI | CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE | 31


TABELLA DI COMPATIBILITÀ PRATICA LEGENDA accoppiamento possibile accoppiamento con corrosione limitata accoppiamento non possibile L’elemento anodico (zinco) subisce una corrosione significativa.

rondella/piastra

Zn

ELECTRO PLATED

C4

EVO COATING

HOT DIP

DAC COAT

alu

alu EVO

A2

AISI 304

A4

AISI 316

Zn

ELECTRO PLATED

vite

C4

EVO COATING

410

(*)

(*)

(*)

(*)

AISI

A2

AISI 304

A4

AISI 316

NOTA: Le indicazioni in tabella sono valide nel rispetto delle condizioni di esposizione previste per ogni materiale/rivestimento. Per approfondimenti, si rimanda allo SMARTBOOK AVVITATURA. (*) vedi paragrafo sotto “LEGNO E ACCOPPIAMENTO GALVANICO”.

LEGNO E ACCOPPIAMENTO GALVANICO Nel caso di connessioni collocate all’esterno ma inserite in giunti protetti e sigillati, tali da impedire il passaggio di acqua libera o il contatto con agenti atmosferici, il legno circostante può esercitare un effetto protettivo anche nei confronti della corrosione galvanica. In queste condizioni, è sufficiente che i materiali accoppiati siano compatibili con la corrosività del legno e con quella dell’atmosfera di esposizione. In tali contesti, l’impiego di accoppiamenti solitamente sconsigliati (es. alluminio con acciaio inox) può essere preso in considerazione previa valutazione tecnica supportata da Rothoblaas.

32 | CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE | CONNESSIONI


CORROSIONE IN CANTIERE: INFRAGILIMENTO DA IDROGENO In alcune condizioni, la corrosione può essere associata a un fenomeno più complesso, noto come infragilimento da idrogeno, che può portare alla formazione e propagazione di microcricche nell’acciaio fino alla rottura fragile del fissaggio sotto carico.

Perché il fenomeno possa innescarsi è generalmente necessario che si verifichino contemporaneamente alcune condizioni:

Presenza di umidità che attiva l’ambiente corrosivo nel legno e può favorire accoppiamenti galvanici tra materiali diversi.

Danneggiamenti o discontinuità del rivestimento che possono verificarsi durante l’installazione.

Presenza di tensioni nel fissaggio, dovute al carico o, più spesso, a condizioni di installazione non ottimali.

La prevenzione di questo fenomeno si basa sulla combinazione di più misure. Tra le più rilevanti:

C4

EVO COATING

Corretta installazione, che riduca il rischio di danneggiamento del rivestimento e di introduzione di tensioni indesiderate nel fissaggio.

Scelta di materiali o rivestimenti adeguati alla corrosione prevista per le condizioni di esercizio e di cantiere.

Protezione dall’umidità, attraverso una corretta gestione del cantiere e la protezione temporanea delle connessioni dall’acqua.

Per un approfondimento sul tema delle rotture premature e sul ruolo dell’infragilimento da idrogeno nei fissaggi per legno si rimanda al White Paper “Premature Failure in Timber Screws: Insights into Hydrogen Embrittlement and Stress-Driven Risk”.

CONNESSIONI | CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE | 33


CONNESSIONI CRITICHE: IDENTIFICAZIONE E VERIFICA

1

2

RISCHIO IN CANTIERE Potenziali rischi i cui effetti si possono manifestare direttamente in cantiere, mettendo a rischio la stabilità della struttura e di chi lavora al suo interno. RISCHIO PROGETTUALE A LUNGO TERMINE Potenziali rischi dovuti a scorretta progettazione, approfonditi nei vari capitoli di questo Smartbook. Le problematiche associate, se non adeguatamente gestite o mitigate, possono incidere sulla durabilità dell’opera nel lungo termine. 34 | CONNESSIONI CRITICHE: IDENTIFICAZIONE E VERIFICA | CONNESSIONI


4

5

3

CONNESSIONI | CONNESSIONI CRITICHE: IDENTIFICAZIONE E VERIFICA | 35


1. CONNESSIONI LEGNO ACCIAIO IN ZONE CON POSSIBILI RISTAGNI RISCHIO BASSO Connessione con piastra spessa, potenzialmente sensibile a errori di installazione delle viti. Condizione comunque caratterizzata da basso rischio di esposizione agli agenti atmosferici e assenza di ristagni d’acqua. RISCHIO MEDIO Connessione con piastra in acciaio potenzialmente esposta all’acqua durante il cantiere. La configurazione verticale favorisce il deflusso, ma non esclude pos‑ sibili ristagni nell’interfaccia parete-trave. RISCHIO ALTO Connessione con piastra in acciaio spessa in zona di accumulo e ristagno di acqua.

RISCHIO DI INFILTRAZIONE IN CANTIERE

Durante il cantiere, la pioggia può causare infiltrazioni d’acqua a contatto con le teste dei pannelli in X‑LAM.

In presenza di ristagni, il legno assorbe rapidamente l’acqua causando fenomeni di rigonfiamento del legno e corrosione degli elementi metallici.

L’utilizzo di materassini acustici sotto la parete separa il legno dall’acqua ed evita l’assorbimento eccessivo. Risalire 30 cm dalla quota del solaio e coprire gli elementi metallici e i giunti.

36 | CONNESSIONI CRITICHE: IDENTIFICAZIONE E VERIFICA | CONNESSIONI


2. ACCUMULO E RISTAGNO D’ACQUA IN CANTIERE

Connessione ad alto rischio: piastra in acciaio spessa in zona di accumulo e ristagno d’acqua.

Protezione temporanea di cantiere che sigilla le parti più sensibili.

Durante le fasi di cantiere, la membrana di protezione temporanea è spesso soggetta a forti sollecitazioni, come il trascinamento di pannelli o il calpestio accidentale di chiodi o viti. Le membrane sono progettate per resistere alle condizioni operative, ma nel tempo possono comunque danneggiarsi. Una volta impermeabilizzata la superficie del solaio, prevedere lo smaltimento dell’acqua, preferibilmente verso l’esterno e lontano dalle strutture in legno.

CONNESSIONI | CONNESSIONI CRITICHE: IDENTIFICAZIONE E VERIFICA | 37


3. CONNESSIONI LEGNO-ACCIAIO IN ZONE PERIMETRALI DELL’EDIFICIO RISCHIO BASSO Se la connessione è puntuale, l’acqua può defluire rapidamente. Se la connessione è continua, come nel caso del LOCK FLOOR, occorre prevedere dei punti di scolo mediante la separazione dei profili. RISCHIO ALTO Connessione con piastra in acciaio spessa in zona di accumulo e ristagno d’acqua. Le piastre di facciata, collocate sul perimetro dell’edificio, sono tra i punti più esposti all’acqua durante il cantiere.

Inserire una membrana tra la piastra e il legno. Rothoblaas consiglia DEFENCE ADHESIVE.

Copertura della piastra con un elemento impermeabile. La connessione è situata sul perimetro dell’edificio e richiede una protezione accurata.

Le camere di ventilazione possono creare effetto camino e, in caso di incendio, accelerare la propagazione delle fiamme. Per questo si consiglia l’utilizzo di prodotti con classe di reazione al fuoco superiore allo standard, in particolare prodotti in classe B-s1, d0 (EN 13501) o superiore.

Vedi l’approfondimento “VALUTAZIONE DELL’ELEMENTO COSTRUTTIVO E DEI PUNTI CRITICI“ a pag. 72

38 | CONNESSIONI CRITICHE: IDENTIFICAZIONE E VERIFICA | CONNESSIONI


4. CONNESSIONI LEGNO-ACCIAIO IN ZONE PERIMETRALI DELL’EDIFICIO RISCHIO MEDIO La connessione puntuale in verticale è meno sensibile a ristagni, l’acqua può evacuare velocemente e il legno asciugarsi. La piastra in acciaio spessa resta però una zona più esposta all’acqua e richiede adeguate misure di protezione.

Inserire una membrana tra la piastra e il legno.

Coprire il giunto superiore con un nastro per evitare l’infiltrazione dell’acqua.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA DEFENCE ADHESIVE

INVISI BAND

MEMBRANA AUTOADESIVA PROTETTIVA PER ELEMENTI COSTRUTTIVI

NASTRO MONOADESIVO TRASPARENTE SENZA LINER, RESISTENTE AGLI UV E ALLE ALTE TEMPERATURE

CONNESSIONI | CONNESSIONI CRITICHE: IDENTIFICAZIONE E VERIFICA | 39


5. RISCHI ASSOCIATI AI BALCONI IN STRUTTURE IN LEGNO Il nodo del balcone è un elemento critico che deve garantire sia stabilità sia durabilità nel tempo.

Quando il pannello in X-LAM è in continuità con il balcone, sul piano non sono presenti connessioni strutturali. Questa configurazione riduce i rischi legati a dettagli di connessione complessi, ma aumenta la vulnerabilità alle infiltrazioni d’acqua. In presenza di infiltrazioni, l’acqua può propagarsi dall’esterno verso l’interno dell’edificio, favorita dalla continuità strutturale tra le due zone. Eventuali fenomeni di degrado o marcescenza possono quindi compromettere non solo il balcone, ma anche il solaio interno. Per questo motivo, l’elemento ligneo deve essere progettato e realizzato con un livello di impermeabilizzazione equivalente a quello previsto per coperture piane e terrazze.

Quando il balcone non è in continuità con il solaio in X-LAM, è necessario valutare attentamente il materiale e la soluzione costruttiva adottata per la realizzazione dell’aggetto. L’inserimento dell’aggetto tramite incastro o connessione comporta l’impiego di elementi strutturali metallici, frequentemente caratterizzati da spessori rilevanti. Questi elementi costituiscono punti potenzialmente critici: posizionati sul perimetro esterno dell’edificio, sono esposti all’acqua. È necessario prevedere misure di protezione e trattamento specifiche per garantire la durabilità del sistema.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA BYTUM BASE 2500 MEMBRANA BITUMINOSA AUTOADESIVA

Vedi l’approfondimento “DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE” a pag. 156

40 | CONNESSIONI CRITICHE: IDENTIFICAZIONE E VERIFICA | CONNESSIONI


L’esposizione del legno all’umidità riduce significativamente la durabilità nel tempo. Per elementi esterni come i balconi, è opportuno prevedere sistemi costruttivi e connessioni che consentano uno smontaggio agevole in caso di infiltrazioni. È consigliato adottare strutture esterne sostituibili senza intervenire sulla struttura principale dell’edificio. Un esempio sono i ballatoi esterni supportati da pilastri indipendenti, che permettono la rimozione del balcone senza coinvolgere il solaio interno o altri elementi strutturali. Esistono diverse soluzioni per il fissaggio di strutture esterne facilmente smontabili. Tra queste, i parapetti laterali possono essere utilizzati come elementi strutturali, lavorando come travi incastrate alla facciata mediante angolari certificati, in grado di assorbire azioni di taglio e trazione. Si tratta di un impiego alternativo, ma conforme e certificato, dei nostri ANGOLARI o dei sistemi HOLD DOWN, che consente la realizzazione di strutture efficienti, reversibili e compatibili con i requisiti di durabilità e manutenibilità.

PENDENZA 1°

PENDENZA 1°

Esempio: angolare TITAN S con elevata resistenza a trazione. La combinazione di piastra sottile e vite di grande diametro riduce le forze dovute al rigonfiamento del legno. Soluzione facilmente smontabile.

La separazione tra la struttura del balcone e quella dell’edificio consente l’inserimento di uno strato di isolamento termico, riducendo il ponte termico. Questo distacco migliora anche la durabilità: in caso di infiltrazioni, l’acqua non raggiunge la struttura interna, limitando i danni agli elementi portanti.

CONNESSIONI | CONNESSIONI CRITICHE: IDENTIFICAZIONE E VERIFICA | 41


DETTAGLI COSTRUTTIVI DELLA CONNESSIONE PER GESTIRE ACQUA E UMIDITÀ Anche nei dettagli di connessione si applicano i principi di durabilità approfonditi nel capitolo “ATTACCO A TERRA: PROGETTAZIONE DEL NODO” (pag. 130). La gestione del rischio si basa su quattro aspetti fondamentali: • protezione superficiale degli elementi • protezione e sigillatura del giunto • corretta gestione del deflusso dell’acqua (evitare ristagni) • adeguata ventilazione VALUTAZIONE DEL RISCHIO

LIVELLO DI PROTEZIONE

EFFETTO

rischio molto basso

protezione completa con sigillatura dei fori e dei giunti, con gestione del drenaggio nei punti critici

elementi completamente protetti da infiltrazione e ristagno di acqua

rischio basso

elementi protetti nella maggior parte della loro superficie, con gestione del drenaggio nei punti critici

elementi protetti in prossimità dei soli punti critici, limitato rischio di infiltrazione

rischio medio

protezione parziale degli elementi in legno, connettori esposti senza gestione del drenaggio nei punti critici

elementi parzialmente protetti, con possibile infiltrazione di acqua

rischio alto

protezione assente

elementi non protetti

La valutazione del livello di rischio dipende anche da fattori quali la durata del cantiere, la posizione geografica, la prossimità ad ambienti aggressivi e il contenuto di umidità degli elementi in legno, in particolare in presenza di processi di stagionatura. L’accettabilità del rischio è demandata al progettista.

Vedi approfondimento “CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE” a pag. 18

42 | DETTAGLI COSTRUTTIVI DELLA CONNESSIONE PER GESTIRE ACQUA E UMIDITÀ | CONNESSIONI


GIUNTO A LAMA INTERNA Sebbene la presenza di una fresata passante favorisca il deflusso delle acque e il rivestimento della testa ne limiti l’assorbimento nel punto più critico, la connessione rimane parzialmente esposta, con rischio di innesco di fenomeni corrosivi a carico degli elementi metallici. È pratica comune coprire la trave lignea con una membrana protettiva; tuttavia, a seguito dell’assemblaggio trave-connessione, rimarranno dei fori di apertura sulla membrana: all’estradosso della trave e in corrispondenza dell’installazione degli spinotti.

La sigillatura completa tramite nastratura della porzione adiacente alla fresatura previene l’assorbimento di umidità da parte del legno, contribuendo alla durabilità della connessione. Inoltre, l’applicazione di una membrana a protezione della trave limita l’assorbimento d’acqua durante le fasi di trasporto e stoccaggio degli elementi strutturali lignei.

CONNESSIONI | DETTAGLI COSTRUTTIVI DELLA CONNESSIONE PER GESTIRE ACQUA E UMIDITÀ | 43


CONNESSIONE TRAVE IPE-ELEMENTO IN X-LAM L’utilizzo di nastrature e/o membrane riduce significativamente l’assorbimento dell’acqua. I giunti devono prevedere adeguata sovrapposizione, evitando stress puntuali sulla membrana.

È importante favorire il deflusso dell’acqua dai punti critici per evitare il ristagno in caso di infiltrazioni puntuali. Si possono, ad esempio, prevedere pendenze e spessoramenti per creare delle vie di deflusso, che funzionano anche come zone di ventilazione per l’asciugatura.

cuneo anti strappo

cuneo in legno o isolante deflusso e ventilazione

44 | DETTAGLI COSTRUTTIVI DELLA CONNESSIONE PER GESTIRE ACQUA E UMIDITÀ | CONNESSIONI


GIUNTI LINEARI

È necessario evitare ristagni d’acqua, in particolare nelle geometrie che ne favoriscono l’accumulo. L’esposizione della connessione comporta corrosione dei connettori metallici e rigonfiamento del legno, con riduzione della durabilità del giunto.

L’impiego delle sole membrane limita l’infiltrazione dell’acqua per capillarità, riduce il rischio di rigonfiamenti locali e migliora la durabilità degli elementi in legno. Rimangono, tuttavia, possibili fenomeni di ristagno e il rischio di perforazioni puntuali della membrana, che possono comprometterne l’efficacia.

≥ 30 mm

≥ 30 mm

≥ 30 mm

≥ 30 mm

L’impiego di membrane e/o nastrature per la sigillatura dei giunti riduce in modo significativo l’infiltrazione di acqua nelle fessure tra i pannelli accoppiati. Permangono, tuttavia, criticità legate all’esposizione, anche parziale, degli elementi e al rischio di forature puntuali delle membrane. La protezione locale dell’area di connessione limita il rischio di corrosione e gli effetti dovuti a rigonfiamenti locali, ma non elimina le problematiche di durabilità del legno, né gli effetti del rigonfiamento non uniforme su scala più ampia.

≥ 30 mm

≥ 30 mm

≥ 30 mm

≥ 30 mm

Membrane e nastrature, applicate agli elementi in legno e alle connessioni, garantiscono elevata protezione del giunto. La protezione deve essere continua e raccordata nei punti di connessione, con attenzione a ristagni d’acqua e forature localizzate dovute ai connettori.

CONNESSIONI | DETTAGLI COSTRUTTIVI DELLA CONNESSIONE PER GESTIRE ACQUA E UMIDITÀ | 45


INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO

COPPIA DI INSTALLAZIONE ADEGUATA In fase di installazione, la coppia deve essere regolata in modo da superare il momento di inserimento necessario alla penetrazione nel legno. L’installazione deve essere interrotta non appena la testa è a contatto con l’elemento metallico o completamente inserita nel legno. Un ulteriore incremento di serraggio non contribuisce alla sicurezza della connessione. Aumenta invece il rischio di danneggiamenti o rotture.

Mins,rec

ANGOLO DI INSERIMENTO CORRETTO Il connettore lavora correttamente solo se viene rispettato l’angolo di installazione previsto. Il controllo è particolarmente importante nelle connessioni con piastre metalliche.

DISTRIBUZIONE UNIFORME DELLE SOLLECITAZIONI Per evitare che alcune viti risultino più caricate di altre e per garantire il corretto “effetto di gruppo” previsto dai modelli di calcolo, le viti devono essere serrate con una coppia il più possibile uniforme e seguendo un’idonea sequenza di installazione

αrec

Mins


S TE T

SERRAGGIO MOMENTO DI INSERIMENTO CONSIGLIATO Il momento necessario all’installazione di una vite dipende dal tipo e dalle dimensioni del connettore e dalle caratteristiche del supporto. Per garantire una corretta installazione, la coppia adottata deve essere adeguata alle condizioni applicative e controllata mediante idonea attrezzatura.​ A parità di condizione di installazione, il momento richiesto per l’inserimento può variare. Si deve pertanto fare riferimento a un intervallo di coppia di installazione, all’interno del quale è garantita l’efficacia dell’avvitamento senza compromettere le prestazioni del collegamento. Il range di valori del momento di inserimento raccomandato dovrà essere valutato in funzione della reale lunghezza di inserimento (L ins).​

Andamento del momento di inserimento per differenti viti e differenti lunghezze di inserimento: 1,2 δL max = 1,00

δL max = 1,00

1,0

Mins / Mins,max [%]

δL min = 1,00

0,8 δL max = 0,66 δL min = 0,66

0,6

0,4

δL max = 0,33 δL min = 0,33

δL min = 0,33

0,2

0 0%

10%

20%

30%

40%

50%

60%

70%

80%

90%

100%

Lins / Lmax,ETA [%] δL max

vite a filetto totale con L ins / L max,ETA = 40%

δL min

vite a filetto totale con L ins / L max,ETA = 70% vite a filetto totale con L ins / L max,ETA = 100% vite a filetto parziale

Lins / Lmax,ETA

< 17%

17% - 33%

33% - 66%

> 66%

δL min δL max

0,33

0,33

0,66

1,00

0,33

0,66

1,00

1,00

Questa differenziazione è fondamentale per le viti a filetto totale; nel caso di viti a filetto parziale, si assume sempre δL = 1,00. CONNESSIONI | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | 47


COPPIA DI INSTALLAZIONE RACCOMANDATA (Mins, rec) Rothoblaas, produttore di fissaggi ad alte prestazioni, indica per ciascuna tipologia e diametro di vite e per ogni lunghezza di inserimento il range di coppia di installazione raccomandata (Mins,rec,min e Mins,rec,max). Si raccomanda di interrompere l’inserimento della vite non appena la testa entra in contatto con la piastra metallica nel caso di connessione acciaio–legno, oppure quando la superficie superiore della testa risulta complanare a quella dell’elemento ligneo (salvo specifiche esigenze geometriche, quale ad esempio l’incasso della testa nel legno). VITI IN ACCIAIO AL CARBONIO (elettrozincate e con rivestimento EVO) d

L

[mm]

[mm]

[Nm]

[Nm]

≤ 100

8

12

> 100

10

20

≤ 120

10

20

> 120

15

30

≤ 140

20

30

> 140

25

40

8

HBS PLATE

10 12

VGS PLATE LBS HARDWOOD (*)

11 5 7

7

9

VGS VGZ

11

13

VGZ HARDWOOD (*)

6 8

Mins,rec,min Mins,rec,max

≤ 160

12

25

> 160

20

30

≤ 120

3

5

≤ 100

4

10

> 100

8

12

< 160

4

10

160 - 280

8

12

d

L

[in]

[in]

[ft-lbs]

≤ 4''

5

8

> 4''

7

14

0.32 0.40 0.48 0.44 0.20 0.28

0.28

Mins,rec,min Mins,rec,max [ft-lbs]

≤ 4 3/4''

7

14

> 4 3/4''

11

22

≤ 5 1/2''

14

22

> 5 1/2''

18

29

≤ 6 1/4''

8

18

> 6 1/4''

14

22

≤ 4 3/4''

2

3

≤ 4''

2

7

> 4''

5

8

< 6 1/4''

2

7

6 1/4'' - 11''

5

8 8

> 280

12

12

> 11''

8

< 200

7

13

< 8''

5

9

200 - 360

10

20

8'' - 14 1/4''

7

14 14

0.36

> 360

20

20

> 14 1/4''

14

≤ 350

13

26

≤ 13 3/4''

9

19

350 - 600

26

40

19

29

> 600

40

40

> 23 5/8''

29

29

< 250

15

25

< 10''

11

18

250 - 500

20

35

10'' - 19 3/4''

14

25

500 - 1000

30

50

> 1000

50

50

≤ 220

4

8

> 220

8

12

≤ 280

7

13

> 280

10

20

0.44 13 3/4'' - 23 5/8''

0.52

0.24 0.32

19 3/4'' - 39 3/8''

22

36

> 39 3/8''

36

36

≤ 8 5/8''

2

5

> 8 5/8''

5

8

≤ 11''

5

9

> 11''

7

14 2

5

≤ 70

3

3

0.20

≤ 2 3/4''

2

7

≤ 100

10

10

0.28

≤ 4''

7

7

5

≤ 120

3

3

0.20

≤ 4 3/4''

2

2

HBS

6

≤ 400

6

6

0.24

≤ 15 3/4''

4

4

TBS

8

≤ 600

14

14

0.32

≤ 23 5/8''

10

10

HBSP

10

≤ 600

20

20

0.40

≤ 23 5/8''

14

14

12

≤ 1000

26

26

0.48

≤ 39 3/8''

19

19

6

≤ 160

12

12

0.24

≤ 6 1/4''

8

8

8

≤ 480

25

25

0.32

≤ 19''

18

18

LBS

HBS HARDWOOD (*)

48 | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | CONNESSIONI


VITI IN ACCIAIO INOSSIDABILE d

L

[mm]

[mm]

[Nm]

[Nm]

≤ 100

5

10

> 100

8

15

8

HBS PLATE A4

10 12 9

VGS A4

≤ 120

7

13

> 120

10

20

≤ 140

12

27

> 140

20

34

≤ 240

6

15

> 240

12

18

< 250

10

20

250 - 400

18

29

5

≤ 100

3

3

6

≤ 160

5

8

≤ 320

11

11

SCI A2

Mins,rec,min Mins,rec,max

d

L

[in]

[in]

[ft-lbs]

≤ 4''

3

7

> 4''

5

11

≤ 4 3/4''

5

9

> 4 3/4''

7

14

0.32 0.40 0.48 0.36

Mins,rec,min Mins,rec,max [ft-lbs]

≤ 5 1/2''

8

19

> 5 1/2''

14

25

≤ 9 1/2''

4

11

> 9 1/2''

8

13

< 10''

7

14

10'' - 19 3/4''

13

21

0.20

≤ 4''

2

2

5

0.24

≤ 6 1/4''

3

3

11

0.32

≤ 12 5/8''

8

8

0.44

I valori tabellati sono validi nel caso di inserimento di viti su legni di abete (densità massima 490 kg/m3 / SG < 0.47) senza preforo. Sono ricavati da test sperimentali sulla base di quanto riportato in ETA-11/0030 e nel rispetto della resistenza a torsione del connettore. ( *) Per installazione su hardwood è possibile incrementare i valori tabellati del 25%.

Per evitare sovraserraggio, si deve applicare la coppia minima di installazione (Mins,rec,min). Nel caso in cui non si riesca a inserire la vite, è possibile aumentare la coppia al valore massimo raccomandato (Mins,rec,max).

Nel caso di installazione su piastra metallica, si consiglia l’impiego di TORQUE LIMITER; in questa configurazione è possibile impostare Mins,rec,max.

CONTROLLO DEL SERRAGGIO Il controllo della coppia di installazione deve essere garantito mediante l’utilizzo di strumenti idonei, in grado di controllare e limitare il momento applicato durante l’installazione.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA TORQUE LIMITER

BEAR

LIMITATORE DI COPPIA

CHIAVE DINAMOMETRICA

CONNESSIONI | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | 49


T TE S SOVRASERRAGGIO: EFFETTI SUL CONNETTORE Per penetrare nel legno, una vite deve essere installata applicando un momento di inserimento sufficiente a superare la resistenza all’avvitamento del materiale. Quando la testa della vite entra in contatto con la piastra, questa agisce come un vincolo, impedendo un’ulteriore penetrazione della vite nel legno. Se si continua ad applicare coppia di avvitamento, nella vite si genera una forza di trazione parassita: la vite tende ad avanzare, ma il suo movimento è ostacolato dall’elemento metallico. La forza di trazione indotta nella vite è direttamente proporzionale alla coppia di sovraserraggio applicata.

Andamento della trazione parassita in funzione della coppia di sovraserraggio

trazione parassita sulla vite: Fpre-tens [kN]

20 15 10

5 0 0

10

20

30

40

50

60

coppia di sovraserraggio Mins - Mins,rec,max [Nm] dati sperimentali trend

Per analizzare e quantificare il rischio associato a questo fenomeno, Rothoblaas ha condotto prove sperimentali dedicate, utilizzando celle di carico e avvitando la vite su piastra metallica spessa con una coppia di installazione crescente in modo da generare sovraserraggio. Effetti del sovraserraggio 20000

vite:

18000

VGS Ø9 x 200 mm

16000

F [N]

14000

Mins = 60 Nm

12000 10000 8000 6000

Mins = 40 Nm

4000 2000

Mins

Mins = 20 Nm

0 0

2

4

6

8

10

12

14

F

tempo [h] inserimento a 60 Nm inserimento a 40 Nm inserimento a 20 Nm = Mins,rec,max A. Notari (2026) - Designing the Durability of Timber Joints: Hygroscopic Effects and Site Application

50 | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | CONNESSIONI


S TE T

SOVRASERRAGGIO: EFFETTI SUL LEGNO Se durante l’installazione viene applicata una coppia di installazione eccessiva (Mins > Mins,rec), si ha una condizione di sovraserraggio. Quando la testa della vite entra in contatto con la piastra, l’ulteriore penetrazione nel legno è impedita. Un serraggio eccessivo può causare lo sfilettamento della vite e provocare il danneggiamento delle fibre del legno e la riduzione della resistenza all’estrazione. In caso di installazione corretta senza sovraserraggio (overtorque OT), il fenomeno è generalmente limitato, soprattutto nel caso di piastre sottili che sono meno rigide, maggiormente deformabili ed oppongono minore resistenza all’avanzamento della vite. In presenza di OT e piastre spesse, dopo il contatto della testa con la piastra, il filetto incontra maggiore resistenza all’avanzamento e tende a deteriorare le fibre circostanti, accentuando lo sfilettamento. La condizione più critica si verifica con l’uso di avvitatori a impulsi senza controllo della coppia torcente, che amplificano ulteriormente il danneggiamento del legno.

piastra sottile

piastra spessa

SOVRASERRAGGIO OT

100%

resistenza a estrazione

75% (-25%)

resistenza a estrazione

25% (-75%)

resistenza a estrazione

Per viti corte, prove sperimentali (Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, CIRI Edilizia e Costruzioni) mostrano che un serraggio superiore al valore raccomandato riduce significativamente la resistenza all’estrazione: la vite sfiletta il legno, degradando le prestazioni dell’ancoraggio. FONTE: Bellini, A.; Morganti, A.; Conquista, F.; Savoia, M.; Pozza, L. (2025). Reuse of HBS PLATE screws on RAPTOR lifting hook: Definition of representative damage mechanism of screw during use and experimental characterization of RAPTOR lifting hook fastened with damaged screws. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, CIRI Edilizia e Costruzioni.

CONNESSIONI | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | 51


T TE S ISPEZIONE DELL’INSTALLAZIONE Per l’ispezione del serraggio si procede in modo inverso, utilizzando una chiave dinamometrica per misurare la coppia di allentamento della vite installata su piastra metallica; tale valore è correlato al grado di serraggio applicato in fase di installazione. In fase di ispezione si deve verificare che il rapporto fra la coppia di allentamento (M loos, insp) e il momento di serraggio raccomandato rientri nei limiti previsti dalla tabella sottostante.

Mloos,insp / Mins,rec,max

Mloos,insp / Mins,rec,max

Mloos,insp / Mins,rec,max

< 0,35

0,35 < x < 0,45

> 0,45

rischio basso

rischio medio

rischio alto

coppia di serraggio corretta

coppia di serraggio limite

coppia di serraggio eccessiva (OT)

2,6 2,4 2,2 2,0

Mins / Mins,rec,max

1,8 1,6 1,4 1,2 1,0 0,8 0,6 0,4 0,2 0 0,25

0,30

0,35

0,32

0,40

0,45

0,50

0,55

0,60

0,65

0,70

0,75

0,55 Mloos,insp / Mins,rec,max

Nel grafico sono rappresentati gli esempi di installazione della pagina successiva.

Il grafico ricavato dai test consente di ottenere una valutazione qualitativa del serraggio applicato in funzione della coppia di allentamento. Le curve rappresentano la coppia minima e massima applicate in fase di installazione.

Mloos,insp


ESEMPIO come eseguire una corretta installazione e verificarla tramite ispezione vite:

HBSPL Ø10 x 180 mm

supporto:

legno lamellare di abete (non preforato)

INSTALLAZIONE la coppia di installazione raccomandata dalla 1 Ricavare tabella in funzione del tipo di vite, del diametro e della

Mins,rec,min = 15 Nm Mins,rec,max = 30 Nm

lunghezza di inserimento:

il connettore impostando un controllo della coppia 2 Inserire a Mins,rec,min

Mins = Mins,rec,min = 15 Nm

Nel caso in cui non si riesca ad inserire la vite, è possibile

3 aumentare la coppia di serraggio fino a Mins,rec,max

Mins = Mins,rec,max = 30 Nm

di non superare il valore della coppia di installazione raccomandata durante 4 Assicurarsi l’inserimento

Mins = 20 Nm

coppia di installazione:

Mins = 40 Nm

coppia di installazione:

ISPEZIONE

1 Registra il momento di allentamento

Mloos,insp

con il momento di installazione massimo 2 Confrontalo raccomandato

coppia di allentamento:

Mloos,insp = 9,5 Nm

PARAMETRO DI CONTROLLO Mloos,insp / Mins,rec,max = 9,5 Nm/30 Nm =

0,32

rischio basso

Mloos,insp / Mins,rec,min

coppia di allentamento:

Mloos,insp = 16,5 Nm

PARAMETRO DI CONTROLLO Mloos,insp / Mins,rec,max = 16,5 Nm/30 Nm =

0,55

rischio alto

Si ipotizza che la coppia di installazione utilizzata possa essere compresa fra 0,55 e 0,80 volte la coppia massima raccomandata.​

Si ipotizza che la coppia di installazione utilizzata possa essere compresa fra 1,25 e 1,90 la coppia massima raccomandata.​

installazione corretta

sovraserraggio (OT)

CONNESSIONI | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | 53


DISTRIBUZIONE UNIFORME DELLE SOLLECITAZIONI È necessario definire una sequenza di installazione coerente per garantire una corretta e uniforme ripartizione dei carichi tra tutti i connettori. Nel caso di viti sollecitate assialmente, è sempre raccomandato l’impiego di viti di posizionamento, così da prevenire spostamenti improvvisi o indesiderati degli elementi da collegare, in particolare in presenza di piastre metalliche. È buona regola evitare sequenze di installazione asimmetriche o casuali (non ragionate); si consiglia invece di posizionare le viti secondo una sequenza ordinata, ad esempio procedendo da un lato all’altro del giunto oppure adottando uno schema a croce, sia per le viti di posizionamento sia per quelle strutturali. Questa modalità consente una distribuzione più uniforme delle sollecitazioni e una risposta strutturale complessivamente più equilibrata del collegamento.

2

4

6

8

1

3

5

7

3

6

8

2

1

5

7

4

ALUMEGA JVG

ALUMEGA JVG

opzione di serraggio 1

opzione di serraggio 2

Istruzioni di montaggio complete disponibili sul sito www.rothoblaas.it

54 | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | CONNESSIONI


Come installare correttamente una vite? Le istruzioni complete per la posa delle viti per legno sono disponibili su rothoblaas.it.

rothoblaas.it


ANGOLO DI INSERIMENTO Da norma [Eurocodice 5 – Parte 3 Execution: Fpr EN 1995:2025-3], in fase di installazione è ammesso uno scostamento (Δα) massimo di 5° tra l’angolo effettivo di installazione (α install) e quello di progetto (α rec), senza variazioni di resistenza o rigidezza della connessione:

angolo di inserimento corretto

angolo di inserimento limite

angolo di inserimento eccessivo

rischio basso

rischio medio

rischio alto

Δα < ± 3°

Δα ≤ ± 5°

Δα > ± 5°

αinstall -5° -3°

+3° +5°

-20°

installazione libera

+20°

installazione con dima

In funzione del tipo di installazione, si possono avere scostamenti più o meno ampi rispetto all’angolo raccomandato:

Δα = αinstall - αrec αrec


SENSIBILITÀ ALLA DEVIAZIONE RISPETTO ALLA GEOMETRIA DELLA TESTA In funzione del tipo di installazione e del supporto a contatto con la testa, la deviazione rispetto all’angolo raccomandato di inserimento può essere più o meno critica. Lo scostamento assume maggiore rilevanza quando la testa della vite entra in contatto con un materiale rigido e poco deformabile, come una piastra metallica. In questa condizione, eventuali deviazioni angolari non possono essere compensate dalla deformabilità del supporto e portano a una distribuzione non uniforme delle sollecitazioni di contatto. Al contrario, nel caso del legno, la maggiore deformabilità del materiale consente un parziale adattamento della zona di appoggio, riducendo gli effetti negativi di piccoli disallineamenti.

SENSIBILITÀ IN FUNZIONE DELLA DEFORMABILITÀ DEL MATERIALE A CONTATTO CON LA TESTA

dUK

piastra spessa in acciaio

dK

piastra spessa in alluminio

piastra metallica sottile

dK /dUK

LVL di faggio

legno duro

legno morbido

Rapporto di forma della testa La sensibilità della testa a momenti parassiti causati dalla deviazione dipende dal rapporto tra diametro della testa (dK) e quello del sottotesta (dUK).

Testa fissaggio piastre (HBS PLATE, LBS, VGS PLATE)

Testa svasata applicata su fori svasati (HBS, VGS)

Testa esagonale (KOP, KOS)

Testa larga (TBS, TBS MAX) si sconsiglia vivamente l’utilizzo di viti a testa larga in connessioni metallo-legno.

Testa cilindrica (VGZ, DGZ)

CONNESSIONI | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | 57


INSTALLAZIONE CON DIME FORO DI INVITO: PREFORO E FORO PILOTA Il preforo consente di inserire la vite con meno sforzo e minimizzare il danno nel legno, mentre i fori pilota o fori guida vengono utilizzati prevalentemente per dare la giusta direzione alla vite.

INSTALLAZIONE A 90°

INSTALLAZIONE A 45°

fori cilindrici a 90°

fori presagomati a 45°

giusta direzione alla punta e corretta direzione di inserimento

preforo o foro pilota con inclinazione e diametro corretti

Es. ALUMEGA, profili IPE forati

Es. ALUMEGA

JIG VGS

JIG VGS

JIGVGS9

JIGVGSH9

JIGVGS9

JIGVGSH9

dv = 5 mm

dv = 6 mm

dv = 5 mm

dv = 6 mm

HBS PLATE Ø8

HBS PLATE Ø10

VGS Ø9

VGSH Ø9

58 | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | CONNESSIONI


INSTALLAZIONE A 45° VGU (preposizionata)

VGU (piastre con foro asolato)

preforo o foro pilota con inclinazione e diametro corretti

preforo o foro pilota con inclinazione e diametro corretti

Es. SPIDER (con VGU saldate)

Es. VGU PLATE T

JIG VGU

JIG VGU TOTAL

JIGVGU945

JIGVGU1145

JIGVGU1345

JIGVGU945T

JIGVGU1145T

JIGVGU1345T

dv = 5 mm

dv = 6 mm

dv = 8 mm

dv = 5 mm

dv = 6 mm

dv = 8 mm

VGS Ø9

VGS Ø11

VGS Ø13

VGS Ø9

VGS Ø11

VGS Ø13

CONNESSIONI | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | 59


UTILIZZO DI DIME A PERDERE: FIT JIG GARANTIRE L’ANGOLO D’INSTALLAZIONE ROTHOBLAAS CONSIGLIA FIT JIG HP

FIT JIG VG

DIMA A PERDERE PER VITI HBS PLATE

DIMA A PERDERE PER VITI VGS

Le dime a perdere FIT JIG HP e FIT JIG VG, rappresentano un’evoluzione nell’applicazione delle viti. Permettono un angolo di inserimento preciso anche senza l’ausilio di un foro pilota nelle applicazioni standard. Non sostituiscono il preforo completo necessario per garantire una corretta installazione in caso di lunghezze importanti, installazione estremamente precisa o elementi in legno con densità elevate.

SIGNIFICATIVA RIDUZIONE DELLO STRESS DA INSTALLAZIONE Non solo allineamento. Realizzata in materiale polimerico deformabile, lavora come uno smorzatore: assorbe fino al 30% del picco di momento di inserimento dovuto al contatto testa–metallo, riducendo danni, sovraserraggi, sovraccarichi e concentrazioni di stress. Inoltre, evitando il contatto diretto tra vite e rondella, agisce come elemento di disaccoppiamento contro la corrosione galvanica.

60 | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | CONNESSIONI


INSTALLAZIONE DI VITI HBS PLATE A 90°

Inserire la dima nella vite finché fuoriesce la punta.

Collocare la vite con la dima nel foro.

Procedere con l’avvitamento finché la vite tocca la piastra.

Se necessario, rimuovere il residuo di dima attorno alla vite e smaltirlo.

INSTALLAZIONE DI VITI VGS A 45° CON VGU

Inserire la dima nel foro di installazione della vite.

Inserire la vite nella dima finché fuoriesce la punta.

Procedere con l’avvitamento finché la vite è a filo con la superficie esterna della FIT JIG.

CONNESSIONI | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | 61


DIREZIONE DI INSERIMENTO ERRATA: ROTTURA DELLE VITI Ogni vite può rompersi durante l’installazione se inserita con un angolo tale da generare un momento parassita. Questo induce uno sforzo combinato di taglio e trazione nella zona della testa, che può superare la resistenza della vite anche in assenza di umidità o fenomeni corrosivi.​ Nell’immagine a lato si mostra l’effetto dell’inserimento di viti HBSP su piastra sottile e legno morbido con angolo di inserimento variabile (45° - 50° - 60°) e in presenza di sovraserraggio (OT). L’angolo di riferimento corretto è pari a 90°.

Fonte immagini: Denz, C., Bestimmung möglicher Einflüsse auf die Tragfähigkeit von Stahlblech-Holz-Verbindungen mit Vollgewindeschrauben durch unsachgemäße Montage, Bachelorarbeit, KIT, 2023.

DIREZIONE DI INSERIMENTO ERRATA: SOLLECITAZIONI ADDIZIONALI INDOTTE

Superficie di contatto uniforme e ben distribuita.

Punti di contatto localizzati (non distribuiti) e concentrati negli spigoli. Possibili momenti parassiti.

DIREZIONE DI INSERIMENTO ERRATA: DANNEGGIAMENTO Oltre alla rottura immediata in fase di installazione, un angolo di inserimento errato può causare ulteriori problemi.

Danneggiamento del rivestimento: riduzione della resistenza alla corrosione e maggiore rischio di HI- SCC/EHE.

Danneggiamento o usura del filetto: riduzione della resistenza a estrazione.

Deformazione plastica a flessione: riduzione della resistenza a trazione e a flessione della vite. Formazione di microfessure.

Vedi l’approfondimento “CONDIZIONI DI CORROSIVITÀ IN CANTIERE” a pag. 18

62 | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | CONNESSIONI


ISPEZIONE: ANGOLO D’INSERIMENTO Si consiglia di svitare parzialmente una quantità minima significativa per connessione tipo, misurando l’angolo d’inserimento con un goniometro. È importante verificare che la vite estratta non abbia deformazioni plastiche evidenti, legate a un’installazione con sovraserraggio. angolo di inserimento corretto

angolo di inserimento limite

angolo di inserimento eccessivo

rischio basso

rischio medio

rischio alto

Δα < ± 3°

αrec= 45° αinsp = 45,95° Δα = 0,95°

Δα ≤ ± 5°

Δα > ± 5°

αrec = 90° αinsp = 79,45° Δα = 10,55°

Δα = αinsp - αrec αrec


INSTALLAZIONE CON SOVRASERRAGGIO È essenziale rispettare la coppia di installazione: solo così l’angolo di inserimento resta verificabile in fase di ispezione e si garantisce un fissaggio installato in sicurezza. In caso di sovraserraggio (OT), quando la testa va in battuta, la vite tende ad adattarsi alla geometria del foro, inducendo flessione e deformazioni lungo il gambo e rendendo l’errore di angolo molto meno evidente durante l’ispezione. La campagna di test svolta con KIT (Karlsruhe Institute of Technology) ha mostrato che il serraggio influisce in modo significativo sulla possibilità di individuare un angolo di inserimento errato durante l’installazione.

INSTALLAZIONE A 90° SE È STATO IMPIEGATO IL CONTROLLO DI COPPIA: LA DEVIAZIONE RESTA EVIDENTE E NON VIENE CORRETTA DURANTE IL SERRAGGIO.

5°

10°

15°

Installazione conforme: l’angolo e il posizionamento della testa risultano corretti e stabili.

La deviazione rispetto all’angolo raccomandato rimane visibile e non viene corretta durante il serraggio.

Installazione non conforme: l’angolo eccessivo è facilmente individuabile durante l’ispezione.

Testa fissaggio piastre HBS PLATE

SE NON È STATO UTILIZZATO IL CONTROLLO DI COPPIA: IL SOVRASERRAGGIO PUÒ MASCHERARE DEVIAZIONI RISPETTO ALL’ANGOLO RACCOMANDATO Testa fissaggio piastre HBS PLATE

5°

10°

15°

Anche con angolo corretto, l’assenza di controllo della coppia può generare deformazioni sul connettore.

Il sovraserraggio non consente di individuare una deviazione rispetto all’angolo raccomandato di installazione.

Installazione non conforme: il sovraserraggio può compensare un’errata inclinazione inducendo deformazioni locali e sovratensioni.

64 | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | CONNESSIONI


INSTALLAZIONE A 45°

< 40°

45°

> 50°

SE È STATO IMPIEGATO IL CONTROLLO DI COPPIA: LA DEVIAZIONE RESTA EVIDENTE E NON VIENE CORRETTA DURANTE IL SERRAGGIO.

< 40°

45°

Angolo di installazione errato visibile: possibile innalzamento della rondella o testa della vite non perfettamente a contatto.

Installazione conforme: l’angolo e il posizionamento della testa risultano corretti e stabili.

> 50° Testa della vite non perfettamente a contatto (nella parte inferiore).

SE NON È STATO UTILIZZATO IL CONTROLLO DI COPPIA: IL SOVRASERRAGGIO PUÒ MASCHERARE DEVIAZIONI RISPETTO ALL’ANGOLO RACCOMANDATO

> 50°

< 40°

45°

Potrebbe essere visibile un sollevamento della rondella, ma l’angolo reale non è chiaramente determinabile.

Anche con angolo corretto, l’assenza di controllo della coppia può indurre deformazioni locali e sovratensioni.

L’angolo effettivo non è individuabile visivamente: il sovraserraggio può nascondere un’errata inclinazione.

CONNESSIONI | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | 65


ISPEZIONE: VITI ROTTE Come visto nelle pagine precedenti, diversi fattori possono portare ad una rottura prematura dei fissaggi. Il grafico rappresenta, in modo indicativo, l’intervallo temporale in cui si manifestano le tipologie di rottura più comuni, dal momento dell’installazione (tempo t = 0) fino alla fine del cantiere, quando la connessione non è più esposta alle intemperie.

prime precipitazioni

chiusura alle intemperie

tensocorrosione da idrogeno/ infragilimento da idrogeno esterno (EHE / HI-SCC)

sovraccarico da installazione + rigonfiamento del legno Foverstress + Fsw infragilimento da idrogeno interno (IHE)

sovraccarico da installazione Foverstress

t=0 INSTALLAZIONE

15

giorni

2026

settimane

mesi

anni

In cantiere, l’osservazione dei campioni rotti, della superficie di rottura e dei segni presenti sul fissaggio può fornire prime indicazioni sulla causa del cedimento. Tuttavia, le rotture devono sempre essere valutate con il supporto di specialisti: nella maggior parte dei casi sono necessarie analisi di laboratorio per identificare con affidabilità il reale meccanismo di rottura. Di seguito sono riportati i principali segni da rilevare in cantiere per una corretta analisi e interpretazione del fenomeno.

SEGNI DI UMIDITÀ DEL LEGNO Indicano l’entità di esposizione alla pioggia e sono associati a corrosione del gambo della vite e a possibili sovraccarichi da rigonfiamento.

66 | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | CONNESSIONI


SEGNI DI CORROSIONE Corrosione (bianca o rossa) sulla superficie del gambo potrebbe indicare sovraesposizione a un ambiente aggressivo. La corrosione sulla superficie di rottura può formarsi in poche ore e non è quindi necessariamente indicativa della causa del cedimento.

SEGNI DI USURA O DANNEGGIAMENTO Segni sul rivestimento della vite o sul supporto possono indicare deviazioni dall’angolo di inserimento raccomandato o sovraccarichi d’installazione.

MORFOLOGIA DELLA SUPERFICIE DI ROTTURA Può fornire indicazioni utili sul meccanismo di cedimento. In generale: • pattern circolari indicano sovratorsione; • pattern lineari e lembi allungati indicano sovrattrazione; • pattern circolari e al contempo allungati indicano presenza combinata di sovratorsione e sovratensione; • la rottura della testa può essere associata ad un errato angolo di inserimento; • superfici prevalentemente piane con possibili segni di corrosione, possono indicare rotture fragili, anche legate a infragilimento da idrogeno in presenza di sovraccarichi.

CONNESSIONI | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | 67


ISPEZIONE NON SUPERATA: RIMEDI Non esiste una soluzione unica valida per tutti i casi. In presenza di viti rotte, sovratorsione, danneggiamento del controfiletto nel legno o corrosione rossa, la strategia di intervento deve essere valutata caso per caso. Nei casi più complessi è opportuno il supporto del servizio di consulenza tecnica Rothoblaas. Di seguito alcune strategie possibili:

MODIFICA DEL PATTERN DI CHIODATURA Se il connettore presenta fori liberi, è possibile rimuovere la vite non conforme e sostituirla con una nuova di pari dimensioni in uno dei fori liberi adiacenti. Caso tipico per piastre con pattern di fissaggio parziali (nastri forati, angolari, ecc.).

Lo stesso principio può essere applicato anche su piastre non standard. In questi casi generalmente non ci sono fori liberi/ disponibili; la modifica del pattern di fissaggio non è sempre possibile e spesso è necessario eseguire un nuovo foro nella piastra. In questi casi è importante prevedere di disporre i nuovi fori in posizione sfalsata rispetto ai fissaggi esistenti, sempre nel rispetto delle distanze minime. È buona prassi riempire i fori vuoti con resina epossidica per ripristinare le fibre danneggiate.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA XEPOX ADESIVO EPOSSIDICO BICOMPONENTE

68 | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | CONNESSIONI


SOSTITUIRE UNA VITE NON CONFORME CON UNA DI DIAMETRO MAGGIORE Quando non è possibile ricollocare il fissaggio in un foro alternativo, si può valutare la sostituzione con un fissaggio di diametro maggiore, previo allargamento del foro nella piastra. In generale, il reinserimento di una vite dello stesso tipo, diametro e lunghezza non è affidabile. La scelta tra sostituzione del solo fissaggio danneggiato e intervento più esteso deve essere valutata con attenzione.

SOSTITUZIONE CON VITI PIÙ GRANDI: diametro nominale vite da sostituire ≤ diametro preforo vite nuova vite da sostituire LBS Ø7

d1 = 7,0 mm

vite nuova VGS Ø13

≤

dV = 8,0 mm

SOSTITUZIONE CON BULLONI O BARRE FILETTATE PIÙ GRANDI: diametro nominale vite da sostituire ≤ diametro nominale bullone/barra nuovo vite da sostituire HBS PLATE Ø8

d1 = 8,0 mm

bullone nuovo KOS M10

≤

d = 10,0 mm

ATTENZIONE! In tutti i casi, la nuova soluzione deve essere verificata dal progettista in termini di capacità portante, rigidezza, duttilità, geometria, resistenza alla corrosione, distanze minime, ecc.

CONNESSIONI | INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO | 69


MEMBRANE E NASTRI


MEMBRANE E NASTRI Una corretta progettazione dei sistemi di protezione e di tenuta all’aria, all’acqua e al vapore richiede la valutazione preliminare dell’elemento costruttivo e delle condizioni di esposizione. La scelta delle soluzioni non è casuale e incide direttamente su prestazioni, controllo dei flussi e durabilità dell’involucro.

VALUTAZIONE DELL’ELEMENTO COSTRUTTIVO E DEI PUNTI CRITICI

da pag. 72

PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA

da pag. 82

MEMBRANE PER IL CONTROLLO DEL VAPORE

da pag. 94

MEMBRANE PER LA TENUTA AL VENTO

da pag. 106

POSA DI NASTRI, MEMBRANE E SCHIUME

da pag. 118

MEMBRANE E NASTRI | 71


VALUTAZIONE DELL’ELEMENTO COSTRUTTIVO E DEI PUNTI CRITICI


Questo capitolo propone l’analisi di un cantiere tipo, con l’obiettivo di individuare le aree maggiormente esposte a rischio e definire le azioni di mitigazione. I contenuti riprendono e sintetizzano i temi trattati in altri capitoli, evidenziando la necessità di contestualizzare le soluzioni. Non tutte le aree del cantiere presentano lo stesso livello di criticità: alcune richiedono maggiore attenzione e interventi più mirati. Nel dettaglio, il capitolo richiama e approfondisce i seguenti temi: • Connessioni critiche: identificazione e verifica (pag. 34) • Scelta della protezione di cantiere (pag. 82) • Scelta della membrana corretta (pag. 94) • Corretta posa di nastri, membrane e schiume (pag. 118) • Deflusso e deviazione delle acque meteoriche (pag. 156) Le immagini utilizzano un codice colore per facilitare la lettura e l’interpretazione delle soluzioni proposte: • Verde: nastrature generiche da applicare in cantiere; • Bianco: membrane di protezione temporanea di cantiere, comprensive dell’intero sistema (membrana, nastrature e sormonti); • Grigio: membrane definite dal progettista, per il controllo igrometrico, la tenuta all’aria e al vento che fungono anche da protezione temporanea. L’attacco a terra degli elementi non è rappresentato nelle schematizzazioni. Per un approfondimento specifico si rimanda al capitolo “ATTACCO A TERRA: PROGETTAZIONE DEL NODO” a pag. 130.

VALUTAZIONE DEL RISCHIO rischio basso

rischio medio

rischio alto

rischio molto alto


ANALISI DEL CANTIERE E GESTIONE DELLE AREE A RISCHIO MONTAGGIO DEL PRIMO PIANO DELLA STRUTTURA ​ Tutta la superficie in legno è esposta all’acqua. In caso di pioggia, gli elementi iniziano a bagnarsi. Le parti più sensibili nella fase iniziale sono le superfici con fibre del legno esposte, quali: • teste dei pilastri • vani delle finestre • teste delle pareti in X-LAM.​ Se presente, il vano ascensore tende ad accumulare acqua al suo interno, in una zona poco ventilata e a lenta asciugatura.

74 | VALUTAZIONE DELL’ELEMENTO COSTRUTTIVO E DEI PUNTI CRITICI | MEMBRANE E NASTRI


Se i pannelli in X-LAM arrivano in cantiere già impermeabilizzati, sono protetti dall’acqua. Le protezioni temporanee di cantiere non sono comunque sufficienti per la completa riduzione dei rischi, resta quindi importante asciugare in caso di pioggia e prevedere delle zone di scolo per il deflusso dell’acqua.

Vedi l’approfondimento ”PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA” a pag. 82

ROTHOBLAAS CONSIGLIA DEFENCE ADHESIVE REMOVABLE MEMBRANA AUTOADESIVA PROTETTIVA REMOVIBILE

MEMBRANE E NASTRI | VALUTAZIONE DELL’ELEMENTO COSTRUTTIVO E DEI PUNTI CRITICI | 75


MONTAGGIO DEL SECONDO PIANO DELLA STRUTTURA ​ L’installazione dei piani superiori copre e protegge i piani inferiori. Restano esposte le aree perimetrali e le zone in corrispondenza delle giunzioni tra pannelli. Il vano ascensore accumula acqua facendo da pozzo: l’acqua non può asciugarsi perché la zona rimane sempre in ombra e poco ventilata. Le teste dei pilastri sono particolarmente esposte all’acqua e gli ambienti chiusi si asciugano con difficoltà.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA DEFENCE ADHESIVE MEMBRANA AUTOADESIVA PROTETTIVA PER ELEMENTI COSTRUTTIVI

76 | VALUTAZIONE DELL’ELEMENTO COSTRUTTIVO E DEI PUNTI CRITICI | MEMBRANE E NASTRI


La struttura è protetta anche in presenza di acqua; è comunque fondamentale eliminarla una volta depositata.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA CAP TOP TELONE DI COPERTURA

MEMBRANE E NASTRI | VALUTAZIONE DELL’ELEMENTO COSTRUTTIVO E DEI PUNTI CRITICI | 77


MONTAGGIO DELLA COPERTURA A FALDE Una volta installata, la copertura protegge i piani sottostanti dagli agenti atmosferici. Restano comunque esposte le fasce perimetrali dell’edificio, aree a maggior rischio. ​ COMPORTAMENTO DELL’ACQUA NEI TETTI A FALDE Nei tetti a falde l’acqua meteorica tende a defluire naturalmente senza creare ristagni, condizione generalmente favorevole alla durabilità del sistema di copertura. Tuttavia, è necessario prestare attenzione alle zone di compluvio, nelle quali l’acqua può accumularsi, aumentando il rischio di infiltrazioni.​

78 | VALUTAZIONE DELL’ELEMENTO COSTRUTTIVO E DEI PUNTI CRITICI | MEMBRANE E NASTRI


ZONE DI COMPLUVIO: CRITICITÀ E PRESCRIZIONI I compluvi costituiscono aree critiche durante le fasi di cantiere. Sono frequentemente utilizzati come aree di passaggio e per lo stoccaggio temporaneo dei materiali di copertura, risultando soggetti a maggiori sollecitazioni meccaniche e a ridotta capacità di asciugatura. Per questi motivi, i compluvi devono essere adeguatamente protetti con più strati di protezione, per aumentare la resistenza meccanica del sistema e prevenire danni alle membrane impermeabili.

75

2

cm

1

75

50

cm

cm

3

MEMBRANE E NASTRI | VALUTAZIONE DELL’ELEMENTO COSTRUTTIVO E DEI PUNTI CRITICI | 79


MONTAGGIO DELLA COPERTURA PIANA Per le coperture piane è consigliabile prevedere la pendenza nella struttura portante, per evitare ristagni già in fase di cantiere. La realizzazione della pendenza strutturale riduce il rischio di accumuli, ma non è da sola sufficiente.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA SMART BAND NASTRO MONOADESIVO UNIVERSALE CON LINER DIVISIBILE

80 | VALUTAZIONE DELL’ELEMENTO COSTRUTTIVO E DEI PUNTI CRITICI | MEMBRANE E NASTRI


È indispensabile garantire rapidamente l’impermeabilità della struttura tramite l’applicazione di protezioni temporanee in fase di produzione dei pannelli o la posa tempestiva delle membrane di controllo del vapore in cantiere. A livello strutturale devono essere previste soluzioni per lo smaltimento delle acque meteoriche.

Vedi l’approfondimento ”DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE” a pag. 156

ROTHOBLAAS CONSIGLIA RAIN TUBE PLUVIALE PROVVISORIO PER FASI DI CANTIERE

MEMBRANE E NASTRI | VALUTAZIONE DELL’ELEMENTO COSTRUTTIVO E DEI PUNTI CRITICI | 81


PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA La scelta dei livelli di protezione di cantiere dipende dall’esposizione alle intemperie e dal grado di rischio accettabile.

MATRICE DEL RISCHIO

rischio molto basso

rischio basso

rischio medio

rischio alto

rischio da evitare

PROTEZIONE DI CANTIERE

LOCALE

DI SUPERFICIE

TOTALE

GRADI DI ESPOSIZIONE

esposizione di breve durata e clima poco piovoso

esposizione di lunga durata o clima molto piovoso e/o umido

esposizione di lunga durata e clima molto piovoso e/o umido

Un’accurata valutazione dei rischi consente di scegliere la soluzione più adatta, individuando il giusto compromesso tra costi di intervento e livello di protezione richiesto.

82 | PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA | MEMBRANE E NASTRI


PROTEZIONE DELLE SEZIONI DI TESTA E DEGLI ELEMENTI SENSIBILI

LOCALE

Il legno è esposto agli agenti atmosferici e vengono protette solo le parti più soggette all’assorbimento capillare. In caso di pioggia, rimuovere l’acqua dagli elementi lignei per evitare la formazione di ristagni sulle superfici e sulle teste dei pannelli.

© Domuslegno Srl

DI SUPERFICIE

PROTEZIONE DEGLI ELEMENTI IN LEGNO CON TELONI PROVVISORI O MEMBRANA ADESIVA Il legno è protetto, ma la membrana resta esposta agli eventi climatici. In caso di piogge intense, errori di posa o acqua stagnante, il legno potrebbe assorbire acqua. È quindi necessario rimuovere l’acqua dagli elementi lignei per evitare ristagni sulle superfici e sulle teste dei pannelli.

TOTALE

PROTEZIONE CON UNA STRUTTURA TEMPORANEA Il cantiere è isolato dagli agenti atmosferici durante tutte le fasi di montaggio. Anche in caso di piogge intense e/o fasi di cantiere prolungate, la struttura in legno rimane protetta da contatto diretto con l’acqua.

MEMBRANE E NASTRI | PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA | 83


PROTEZIONE LOCALE PROTEZIONE DELLE SEZIONI DI TESTA E DEGLI ELEMENTI SENSIBILI Il legno è esposto agli agenti atmosferici e vengono protette solo le parti più soggette ad assorbimento per effetto capillare. ZONE SENSIBILI ALLA RISALITA CAPILLARE: sezioni di testa Le sezioni di testa assorbono più acqua per effetto della capillarità e risultano quindi particolarmente vulnerabili.

FORI PER SERRAMENTI Le aperture per i serramenti aumentano il rischio di assorbimento d’acqua e possono favorire ristagni localizzati, rendendo queste zone particolarmente critiche.

MATERIALI SOGGETTI A MAGGIORE ASSORBIMENTO DI ACQUA: OSB Alcuni materiali, come l’OSB, assorbono più acqua rispetto al legno massiccio e, in presenza di umidità, possono rigonfiarsi e ridurre le proprie prestazioni meccaniche.

84 | PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA | MEMBRANE E NASTRI


ZONE SOGGETTE A RISTAGNO E CON POCA POSSIBILITÀ DI ASCIUGATURA: PICCOLE FESSURE Piccole fessure e intagli possono creare zone di ristagno dell’acqua difficili da asciugare.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA TITAN PLATE T PIASTRE PER LEGNO Riduzione delle lavorazioni complesse e maggiore semplicità di installazione Riduzione del rischio di ristagni d’acqua in corrispondenza delle giunzioni Realizzazione di solai con comportamento a diaframma e ripristino della continuità fra i diversi pannelli Versatilità applicativa e progettuale grazie alla possibilità di utilizzare chiodi LBA o viti LBS di diametro 5 o 7 mm, con schemi di fissaggio totali o parziali

LEGNO A CONTATTO CON MATERIALI UMIDI O RIVESTIMENTI SENSIBILI ALL’UMIDITÀ: massetti o lastre in cartongesso prefabbricate esposte agli agenti atmosferici I rivestimenti sensibili all’umidità possono assorbire acqua e trasferirla al legno adiacente, che tende a bagnarsi e a rimanere umido a lungo per la scarsa ventilazione e la difficoltà di asciugatura degli strati esterni.

LO SAPEVI CHE? I prodotti DEFENCE e INVISI BAND sono semi‑trasparenti per individuare subito eventuali infiltrazioni o anomalie in cantiere. DEFENCE ADHESIVE REMOVABLE può essere utilizzato anche per applicazioni provvisorie su elementi non a vista: la soluzione ideale per chi deve applicare colle o ancorarsi direttamente al legno nelle fasi successive del processo costruttivo.

MEMBRANE E NASTRI | PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA | 85


T TE S

PROTEZIONE CON MEMBRANE ADESIVE La scelta della membrana adesiva varia in base alle condizioni esterne e all’umidità del legno. Per definire la soluzione più adatta, sono stati testati tre tipi di membrana su legno in tre diverse classi di servizio, così da individuare la combinazione migliore per ogni scenario di cantiere.

CONDIZIONAMENTO DEL LEGNO

legno SC1 SC1 classe SC2di servizio SC3 1:SC4

SC2 classe SC3di servizio SC4 2:SC1

asciutto (umidità 10-12%)

SC2

legno umido (umidità 16-20%)

SC3 classe SC4di servizio 3:

legno bagnato (umidità > 20%)

I campioni di legno sono stati condizionati per simulare tre diversi stati iniziali di umidità e successivamente rivestiti con le varie membrane adesive.

SCENARIO 1: membrana applicata in stabilimento

SCENARIO 2: membrana applicata in cantiere in condizioni asciutte

SCENARIO 3: membrana applicata in cantiere in condizioni bagnate

condizioni di esposizione del legno:

SC1

condizioni di esposizione SC2 SC3 SC4 SC1 del legno:

SC2

condizioni di esposizione SC3 SC4 SC1 SC2 del legno:

SC3

umidità iniziale legno:

10%

umidità iniziale legno:

16%

umidità iniziale legno:

23%

BARRIER ALU NET ADHESIVE 300

BARRIER ALU NET ADHESIVE 300

DEFENCE ADHESIVE prodotti

BARRIER ALU NET ADHESIVE 300

DEFENCE ADHESIVE prodotti

DEFENCE ADHESIVE prodotti

DEFENCE ADHESIVE TRASPIR EVO

DEFENCE ADHESIVE TRASPIR EVO

DEFENCE ADHESIVE TRASPIR EVO

legno senza membrana

legno senza membrana

legno senza membrana

SIMULAZIONE DELLA FASE DI CANTIERE Tutti i campioni sono poi stati inseriti in camera climatica per riprodurre due condizioni ambientali differenti e valutarne il comportamento nel tempo.

CONDIZIONE DI CANTIERE SFAVOREVOLE (ambiente umido) condizioni di esposizione:

CONDIZIONE DI CANTIERE FAVOREVOLE (possibilità di asciugatura) condizioni di esposizione:

temperatura

20°C

temperatura

20°C

umidità relativa aria

75% UR

umidità relativa aria

50% UR

durata

17 giorni

durata

17 giorni

86 | PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA | MEMBRANE E NASTRI

SC4


S TE T

RISULTATI PRINCIPALI BARRIER ALU NET ADHESIVE 300 (barriera vapore)

DEFENCE ADHESIVE (freno vapore)

legno senza membrana

passaggio da condizione sfavorevole a favorevole

DEFENCE ADHESIVE TRASPIR EVO (traspirante)

SCENARIO 1: membrana applicata in stabilimento Quando la membrana viene applicata in stabilimento, con umidità del legno controllata e senza prevedere danneggiamenti durante la fase di cantiere, Rothoblaas consiglia l’impiego di DEFENCE ADHESIVE, che assicura una protezione efficace e mantiene il pannello asciutto.

contenuto di umidità (%)

23 21 19 17 15 13 11 9

0

5

10

15

20 giorni

25

30

SCENARIO 2: membrana applicata in cantiere in condizioni asciutte Per applicazioni in cantiere su pannelli asciutti, o in caso di piccole rotture accidentali, Rothoblaas raccomanda DEFENCE ADHESIVE TRASPIR EVO, che protegge il legno e consente la diffusione del vapore residuo, favorendo una corretta asciugatura del materiale.

contenuto di umidità (%)

23 21 19 17 15 13 11 9

0

5

10

20

15

25

30

giorni

SCENARIO 3: membrana applicata in cantiere in condizioni bagnate Se i pannelli sono bagnati, prevedere una fase di asciugatura prima di applicare la membrana. DEFENCE ADHESIVE TRASPIR EVO consente di proteggere il legno da successivi eventi atmosferici e di favorire lo smaltimento dell’umidità residua.

contenuto di umidità (%)

23 21 19 17 15 13 11 9

0

5

10

20

15

25

30

giorni N.B. L’umidità del legno è sempre stata determinata in peso e verificata mediante igrometro.

MEMBRANE E NASTRI | PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA | 87


T TE S CONCLUSIONI: MATRICE DI SCELTA DELLA MEMBRANA

rischio molto basso

rischio da evitare

SC1

rischio basso

rischio medio

rischio alto

classe di servizio 1: SC2 asciutto SC3 SC1 SC4 SC2 legno (umidità 10-12%)

classe di servizio 2: SC3 umido SC1SC4 SC2 legno (umidità 16-20%)

classe di servizio 3: SC4 bagnato legno (umidità > 20%)

SC3

CONDIZIONI DI CANTIERE

membrana applicata in stabilimento

SCENARIO

SC1

SC2

membrana applicata in cantiere in condizioni asciutte SC1

SC2

SC2

SC3

clima freddo e umido ma poco piovoso

clima umido mediamente piovoso

BARRIER ALU NET ADHESIVE 300

BARRIER ALU NET ADHESIVE 300

DEFENCE ADHESIVE TRASPIR EVO

DEFENCE ADHESIVE

DEFENCE ADHESIVE

DEFENCE ADHESIVE

DEFENCE ADHESIVE SC3 SC4 TRASPIR EVO

DEFENCE ADHESIVE TRASPIR EVO

BARRIER ALU NET ADHESIVE 300

DEFENCE ADHESIVE

DEFENCE ADHESIVE TRASPIR EVO

DEFENCE ADHESIVE TRASPIR EVO

DEFENCE ADHESIVE

DEFENCE ADHESIVE

DEFENCE ADHESIVE TRASPIR EVO

-

clima molto umido e molto piovoso

BARRIER ALU NET ADHESIVE 300

DEFENCE ADHESIVE TRASPIR EVO SC3 SC4

membrana applicata in cantiere in condizioni bagnate SC1

clima caldo e poco piovoso

DEFENCE ADHESIVE TRASPIR EVO SC4

TEST IN CAMERA CLIMATICA

Condizionamento del legno

Simulazione della fase di cantiere

88 | PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA | MEMBRANE E NASTRI

-


S TE T

MEMBRANA DANNEGGIATA DURANTE LA FASE DI CANTIERE Durante la fase di cantiere, le membrane di protezione possono subire danneggiamenti accidentali dovuti alla movimentazione dei materiali, al passaggio degli operatori o all’installazione di elementi di fissaggio.

CONDIZIONI DI PROVA È stato eseguito un test preliminare per ottenere indicazioni qualitative utili a valutare l’influenza delle diverse tipologie di danneggiamento.

CASO 1

CASO 2

CASO 3

Danneggiamento causato dall’in- Danneggiamento causato dall’ap- Danneggiamento derivante da serimento di 4 viti inclinate. plicazione di una piastra fissata abrasione superficiale, calpestio e con viti. piccole rotture accidentali.

SIMULAZIONE DELLA FASE DI CANTIERE I provini sono stati esposti agli agenti atmosferici per circa 35 giorni in condizioni climatiche alpine primaverili (aprile–giugno). Durante questo periodo hanno subito cicli giorno‑notte con significative variazioni termiche, precipitazioni e successivi tempi di asciugatura.

35 giorni

N.B. L’umidità del legno è sempre stata determinata in peso e verificata mediante igrometro.

MEMBRANE E NASTRI | PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA | 89


T TE S IMPLICAZIONI IN FUNZIONE DEL TIPO DI DANNEGGIAMENTO Il test preliminare mostra che DEFENCE ADHESIVE TRASPIR EVO, grazie alla sua traspirabilità, favorisce una migliore asciugatura del legno e limita i danni associati all’umidità. Le diverse tipologie di danneggiamento generano criticità specifiche: • CASO 1: condizione particolarmente sensibile alle infiltrazioni, di conseguenza sono stati svolti ulteriori test mirati a investigare le prestazioni di impermeabilità; • CASO 2: maggiori rischi legati al possibile rigonfiamento del legno; • CASO 3: comportamento altamente variabile e difficilmente riproducibile; per le infiltrazioni si rimanda al CASO 1.

DANNEGGIAMENTO DELLA MEMBRANA IN PRESENZA DI VITI Per valutare il comportamento della membrana in queste condizioni, sono stati eseguiti test con viti inserite, per simulare una possibile infiltrazione d’acqua al di sotto dello strato di protezione.

CONDIZIONI DI PROVA

umidità iniziale del legno tipo di inserimento vite

10% SENZA PREFORO CON PREFORO

SIMULAZIONE DELLA FASE DI CANTIERE La procedura di prova prevede l’inserimento di viti inclinate a 45°, che generano un foro di diametro maggiore e sollevano le fibre del legno sottostante, favorendo il potenziale percorso di infiltrazione. Successivamente viene applicata acqua colorata per simulare l’esposizione prolungata alla pioggia di cantiere. Dopo una settimana, l’acqua residua viene rimossa e si procede alla valutazione del livello di infiltrazione e dei tempi di asciugatura dell’elemento in legno.

N.B. L’umidità del legno è stata misurata in diversi punti mediante igrometro.

90 | PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA | MEMBRANE E NASTRI


S TE T

RISULTATI PRINCIPALI Mappatura dell’acqua infiltrata sotto la membrana. SENZA PREFORO

CON PREFORO

Le fibre del legno si rompono più facilmente, generan- Il passaggio della vite controllato riduce la sollecitado un foro irregolare e più soggetto a deformazioni. zione locale e limita la rottura delle fibre. CONCLUSIONI Valutazione delle modalità di asciugatura del provino in legno dopo aver rimosso l’acqua in superficie. LEGENDA:

contenuto di umidità (%)

40 35

inserimento con preforo

30

inserimento senza preforo

25

andamento asciugatura con viti inserite con preforo

20 15

andamento asciugatura con viti inserite senza preforo

10 5 0

giorni

La presenza del preforo limita la penetrazione dell’acqua al di sotto della membrana e permette una più rapida asciugatura. Il test evidenzia inoltre che, in caso di rotture accidentali, la presenza di acqua stagnante protratta nel tempo può portare il legno a valori di umidità superiori al 30%.

MEMBRANE E NASTRI | PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA | 91


PROTEZIONE CON TELONI Per cantieri di piccole/medie dimensioni o parti di strutture più grandi è possibile utilizzare teloni di copertura temporanei per garantire una protezione provvisoria durante la fase di costruzione.

Installazione rapida Posa veloce, anche solo temporanea (es. durante la notte), per protezione immediata da piogge improvvise.

Protezione dagli agenti atmosferici Il telo deve essere fissato correttamente per garantire stabilità anche in condizioni meteo avverse.

Occhielli di fissaggio Possibilità di fissare saldamente il telone sulla copertura.

Scelta del telone La scelta del telo dipende dalla durata di utilizzo, dalle dimensioni da coprire, dal rischio e dall’intensità del maltempo previsto, oltre che dal budget disponibile.

Riutilizzabili Utilizzabili anche in cantieri successivi.

Gancio per gru Nelle versioni più pesanti, il gancio facilita la posa e la rimozione nei cantieri più strutturati.

92 | PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA | MEMBRANE E NASTRI


ROTHOBLAAS CONSIGLIA

CAP TOP

TELONE DI COPERTURA

Ogni misura è dotata di un gancio di sollevamento rinforzato per una posa più semplice. Grazie agli occhielli metallici di fissaggio ogni metro, è possibile fissare il telone sulla copertura. L’elevata grammatura e il tipo di materiale garantiscono elevata resistenza meccanica e durabilità nel tempo. Fissando il telone al tetto è importante che tutti gli occhielli siano sempre ancorati in modo che il carico del vento venga ripartito su più occhielli possibili.

CAP PLUS

TELONE DI COPERTURA

Il telone di copertura per il cantiere CAP PLUS protegge coperture e aree di lavorazione dagli agenti atmosferici. Con una grammatura di 300 g/m2, presenta buone caratteristiche meccaniche di resistenza sia alla trazione, sia allo strappo. È disponibile in varie misure.

CAP ECO

TELONE DI COPERTURA

CAP ECO è il telone di copertura per il cantiere con una grammatura di 210 g/m2 . Disponibile in due misure, è particolarmente resistente ai raggi UV grazie al supporto interno nero. Si fissa alla copertura in modo semplice e veloce tramite occhielli metallici disposti ogni metro. CAP ECO, la soluzione semplice ed efficace per coprire il cantiere proteggendolo dagli agenti atmosferici.

MEMBRANE E NASTRI | PROTEZIONE DI CANTIERE: SCELTA DEL SISTEMA | 93


MEMBRANE PER IL CONTROLLO DEL VAPORE L'involucro edilizio è attraversato da flussi continui di calore, vapore, aria e vento che, se non controllati, compromettono le prestazioni dei componenti. Le proprietà delle membrane sono regolamentate dal protocollo di marcatura CE: EN 13984 per il controllo del vapore, EN 13859-1 per i sottostrati di coperture discontinue, EN 13859-2 per i sottostrati murari. La classificazione delle membrane in funzione del valore Sd non è univoca perché dipende dalle singole normative nazionali.

PROPRIETÀ Le membrane possono essere suddivise in tre grandi famiglie in base al loro comportamento igrometrico.

PROTEZIONE

0,0

BARRIER VAPOR

-0,5

protezione(1)

comportamento del materiale asciutto esposto ad ambiente umido

-1,0 -1,5

TRASPIR

-2,0 -2,5 -3,0 -3,5 0

2

4

6

8

10

12

14

16

giorni

ASCIUGATURA

TRASPIR

3,5 3,0

asciugatura(2)

comportamento del materiale umido in ambiente asciutto

2,5 2,0 1,5 1,0

VAPOR

0,5

BARRIER

0

0

2

4

6

8

10

giorni

I grafici si basano sui risultati della campagna sperimentale descritta a pag. 86. (1) Riduzione della protezione a causa dell’umidità assorbita dal pannello X-LAM. (2) Capacità di asciugatura del pannello X-LAM con membrana applicata.

94 | MEMBRANE PER IL CONTROLLO DEL VAPORE | MEMBRANE E NASTRI

12

14

16


passaggio vapore

impermeabilità

tenuta all’aria

tenuta al vento

BARRIER

VAPOR

TRASPIR

impedisce il passaggio dell’acqua

impedisce il passaggio dell’acqua

impedisce il passaggio dell’acqua

impedisce il passaggio del vapore

limita il passaggio del vapore

permette il passaggio del vapore

impedisce l’asciugatura

limita l’asciugatura

permette l’asciugatura

Le membrane BARRIER offrono elevata protezione al passaggio del vapore, ma non permettono l’asciugatura dei materiali in caso di pioggia durante la fase di cantiere o di errori di posa.

MEMBRANE E NASTRI | MEMBRANE PER IL CONTROLLO DEL VAPORE | 95


RISCHIO DI CONDENSA Per ridurre il rischio di condensa, posizionare le membrane per il controllo del vapore sul lato caldo, questo limita la migrazione dell’umidità attraverso l’elemento costruttivo. Sul lato freddo collocare gli strati isolanti e i materiali più traspiranti, che mantengono la stratigrafia a una temperatura più elevata e favoriscono la dispersione del vapore residuo.

LEGENDA: vapore

calore

LATO FREDDO

LATO CALDO materiale isolante

rivestimento interno

Sd λ

Sd rivestimento esterno

BARRIER VAPOR

TRASPIR

λ

struttura

ESTERNO TRASPIR

Sd λ

BARRIER VAPOR rivestimento esterno

rivestimento interno

materiale isolante Sd

INTERNO

96 | MEMBRANE PER IL CONTROLLO DEL VAPORE | MEMBRANE E NASTRI

λ


PUNTI FREDDI

ELEVATA UMIDITÀ

I ponti termici rappresentano discontinuità geometriche o materiche dell’involucro che alterano la distribuzione delle temperature all’interno dei componenti edilizi. Quando la temperatura superficiale scende al di sotto della temperatura di rugiada, aumenta il rischio di condensa superficiale e muffe; se il fenomeno avviene all’interno della stratigrafia, si produce condensa interstiziale che danneggia i materiali.

Quando l’umidità nei materiali o negli ambienti è molto elevata, il rischio di muffa e di degrado dei componenti aumenta sensibilmente. Le principali cause sono l’assenza di membrane che limitano l’accumulo di umidità nella stratigrafia, solai controterra o cantine che trasferiscono umidità ai piani superiori, risalita capillare, infiltrazioni, perdite dagli impianti e ventilazione insufficiente.

temperatura

25° C

14° C

25° C

25° C

umidità assoluta

11,5 g/m3

11,5 g/m3

11,5 g/m3

23 g/m3

umidità relativa

50%

100%

50%

100%

L’umidità assoluta dipende solo dalla quantità di vapore presente nell’aria, mentre l’umidità relativa dipende sia dalla quantità di vapore sia dalla temperatura. Quando la temperatura aumenta, l’aria può trattenere più vapore e l’umidità relativa diminuisce.

Dalla teoria alla posa Nel BLOG di Rothoblaas trovi articoli tecnici sull’impermeabilizzazione, che ti guidano nelle scelte di cantiere.

Qui trovi articoli tecnici, applicazioni concrete e casi studio rothoblaas.it

MEMBRANE E NASTRI | MEMBRANE PER IL CONTROLLO DEL VAPORE | 97


SCELTA DELLA MEMBRANA IN BASE ALL’AREA CLIMATICA La scelta della soluzione più idonea dipende da diversi fattori: le condizioni climatiche, il sistema costruttivo adottato, la tipologia di applicazione prevista. Per supportare questa fase progettuale, sul sito web di Rothoblaas è disponibile una funzionalità dedicata che consente di individuare in pochi passaggi la stratigrafia più adatta al singolo progetto.

ARCTIC CLIMATE (CLIMA ARTICO)

TEMPERATE WARM CLIMATE (CLIMA TEMPERATO CALDO)

COLD CLIMATE (CLIMA FREDDO)

WARM CLIMATE (CLIMA CALDO)

TEMPERATE COOL CLIMATE (CLIMA TEMPERATO FRESCO)

HOT CLIMATE (CLIMA TORRIDO)

HOT CLIMATE (CLIMA TORRIDO)

98 | MEMBRANE PER IL CONTROLLO DEL VAPORE | MEMBRANE E NASTRI


La membrana giusta per il tuo cantiere Scegli la membrana ideale in base alla regione climatica e al sistema costruttivo.

Segui i nostri consigli su: rothoblaas.it MEMBRANE E NASTRI | MEMBRANE PER IL CONTROLLO DEL VAPORE | 99


CONDIZIONI CLIMATICHE I comportamenti tipici degli elementi costruttivi variano in funzione del contesto climatico. Le informazioni riportate hanno valore orientativo: la scelta definitiva dei materiali e della loro disposizione deve sempre essere verificata tramite simulazioni termo‑igrometriche specifiche per il progetto.

LEGENDA: °C

°C

°C

°C

molto freddo e secco

temperatura ambiente

°C

°C

°C

°C

°C

°C

°C

°C

freddo e secco

caldo e umido

caldo

fresco e secco (climatizzato)

vapore

direzione del vapore

CLIMI FREDDI Alto rischio condensa interstiziale in inverno.

ESTERNO °C

°C

INTERNO °C

°C

PUNTO FREDDO: rischio condensa

L'elevata differenza di temperatura e umidità tra interno ed esterno, spinge il vapore a migrare attraverso l’elemento costruttivo verso le zone più fredde, dove può raggiungere il punto di rugiada e condensare.

ESTERNO °C

INTERNO °C

°C

TRASPIR tenuta al vento

°C

BARRIER VAPOR IN gestione vapore tenuta all’aria

Barriere e freni vapore sul lato caldo limitano il flusso di vapore, mentre la membrana traspirante sul lato esterno permette al vapore residuo di uscire senza condensare all’interno della stratigrafia.

In particolari climi freddi e umidi vicini alla costa o corsi d'acqua, è utile prevedere un freno vapore anche sul lato esterno.

100 | MEMBRANE PER IL CONTROLLO DEL VAPORE | MEMBRANE E NASTRI


CLIMI TEMPERATI Migrazione del vapore in inverno, possibilità di asciugatura in estate.

ESTERNO °C

INTERNO °C

°C

TRASPIR tenuta al vento

°C

ESTERNO °C

INTERNO

°C

VAPOR CLIMA CONTROL gestione vapore tenuta all’aria

°C

TRASPIR asciugatura tenuta al vento

Una minore differenza di temperatura tra interno ed esterno riduce il flusso di vapore attraverso l’elemento costruttivo. Per evitare fenomeni di condensa è sufficiente un freno vapore o una membrana a diffusione variabile.

°C

VAPOR CLIMA CONTROL tenuta all’aria

Eventuali accumuli di umidità nella stratigrafia possono asciugare durante la stagione estiva, grazie alle condizioni più calde e secche che favoriscono la migrazione del vapore.

CLIMI CALDI/TROPICALI Rischio condensa interstiziale in estate.

ESTERNO °C

INTERNO

°C

°C

°C

ESTERNO °C

INTERNO

°C

°C

TRASPIR ALU CLIMA CONTROL gestione vapore o temperatura tenuta al vento

PUNTO FREDDO: rischio condensa

Il flusso di vapore va dall’esterno caldo e umido verso l’interno fresco e climatizzato.

°C

TRASPIR CLIMA CONTROL tenuta all’aria

CLIMA CONTROL si adatta alle condizioni igrometriche dei materiali, garantendo protezione e favorendo l’asciugatura. TRASPIR ALU riflette il calore, riducendo la temperatura superficiale dei materiali.

L’affidabilità delle raccomandazioni dipende dal livello di climatizzazione degli ambienti e dalla differenza di temperatura tra interno ed esterno. Un marcato sbalzo termico giorno‑notte introduce ulteriori oscillazioni nei meccanismi di trasporto del vapore, aumentando l’incertezza sul comportamento termo‑igrometrico della stratigrafia.

MEMBRANE E NASTRI | MEMBRANE PER IL CONTROLLO DEL VAPORE | 101


TETTO PIANO RISCHIO CONDENSA ESTERNO °C

°C

°C

RISCHIO INFILTRAZIONI

°C

INTERNO

ESTERNO

membrana impermeabilizzante (barriera vapore)

°C

°C

PUNTO FREDDO in cui si accumula umidità

°C

°C

Ridotta pendenza e rischio acqua stagnante

INTERNO

BARRIER ESTERNO SISTEMA CHIUSO: °C °C protezione elevata, assenza di asciugatura. BARRIER sul lato interno: impedisce il passaggio del vapore ed evita la formazione di condensa. Questo caso può essere simulato in regime statico (metodo Glaser), per valutare la formazione di condensa in condizioni climatiche medie e costanti.

N.B. Tutte le perforazioni della membrana dovute ai fissaggi°C devono essere sigillate con nastri e sigillanti punto chiodo, per assicurare la continuità dello strato e la tenuta della barriera.

membrana impermeabilizzante (barriera vapore)

°C

BARRIER

INTERNO

ESTERNO °C

°C

°C

°C

INTERNO

ESTERNO °C

°C

°C

°C

INTERNO

ESTERNO punto di condensa

°C

°C

°C

°C

INTERNO

La pioggia in fase di cantiere rima- Errori di posa della barriera vapore Le infiltrazioni non risultano visibili e ne intrappolata. possono causare problemi di con- non possono asciugare. densa puntuali.

102 | MEMBRANE PER IL CONTROLLO DEL VAPORE | MEMBRANE E NASTRI


CLIMA CONTROL SISTEMA SMART: protezione media, asciugatura media. CLIMA CONTROL: limita il passaggio di vapore durante la fase invernale e favorisce l’asciugatura in estate. Questo caso deve essere simulato in regime dinamico, perché considera l’andamento reale e variabile di temperatura e umidità nel tempo e offre una valutazione più accurata, includendo anche i processi di asciugatura.

ESTERNO °C

°C

ESTERNO

°C

°C

°C

°C

°C

°C

freno vapore in inverno

traspirante in estate

INTERNO

INTERNO

ESTERNO

ESTERNO

°C

°C

°C

°C

°C

°C

°C

°C

INTERNO

INTERNO

Un isolante non traspirante non consente l’asciugatura.

Estati poco soleggiate non favoriscono i processi di asciugatura.

Vedi l’approfondimento “DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE” a pag. 156

LO SAPEVI CHE? Nelle coperture piane in legno è preferibile prevedere una struttura portante a vista con tavolato continuo, in quanto consente di limitare l’accumulo di umidità all’interno della struttura e di garantire condizioni favorevoli all’ispezione e all’asciugatura degli elementi lignei, evitando configurazioni chiuse e non verificabili.

Per approfondire i test su CLIMA CONTROL, consulta il catalogo “NASTRI, MEMBRANE, SIGILLANTI E PROTEZIONE AL FUOCO”, disponibile sul sito www.rothoblaas.it.

MEMBRANE E NASTRI | MEMBRANE PER IL CONTROLLO DEL VAPORE | 103


Membrana correttamente installata con sormonti Blower Door test eseguito in fase intermedia, prima adeguati e ben nastrati, in grado di garantire la conti- di impianti e finiture, per verificare la continuità dello nuità dello strato e la tenuta all’aria. strato di tenuta all’aria.

Barriera autoadesiva applicata in condizioni meteo idonee, con posa continua e sormonti correttamente eseguiti.

104 | MEMBRANE PER IL CONTROLLO DEL VAPORE | MEMBRANE E NASTRI


Barriera al vapore installata senza nastratura dei Barriera al vapore danneggiata in più punti da imgiunti e con possibile riduzione delle prestazioni di pianti e fissaggi non nastrati, senza ripristino della tenuta all’aria e controllo del vapore. continuità dello strato.

Per maggiori dettagli, consulta “CONSIGLI DI POSA: MEMBRANE INTERNE” Disponibile nella sezione cataloghi del sito www.rothoblaas.it.

Barriera al vapore molto danneggiata e riparata con interventi minimi e non continui che riducono l'efficacia dello strato.

MEMBRANE E NASTRI | MEMBRANE PER IL CONTROLLO DEL VAPORE | 105


MEMBRANE PER LA TENUTA AL VENTO

11 SCEGLI MEMBRANE DI QUALITÀ (MONOLITICHE) Membrane certificate e testate per resistere agli agenti atmosferici garantiscono protezione e durabilità. L’impiego di membrane monolitiche e grammature più elevate aumenta la durabilità e la resistenza all’abrasione riducendo il rischio di rottura.

Prodotti non certificati o economici degradano rapidamente e non garantiscono un’adeguata protezione.

2 PROGRAMMA IL CANTIERE PER LIMITARE L’ESPOSIZIONE AGLI AGENTI ATMOSFERICI Esposizione limitata per prevenire il degrado precoce della membrana e ridurre lo stress sulle nastrature. Riduzione del rischio legato a fenomeni meteorologici intensi e posa in condizioni asciutte, senza vento forte o pioggia per evitare umidità all’interno della stratigrafia.

Un’esposizione prolungata accelera il degrado della membrana, aumenta lo stress sulle nastrature e il rischio associato a eventi meteorologici ripetuti. Vento intenso, bombe d’acqua, temporali ed eventi atmosferici eccezionali durante la fase di cantiere aumentano il rischio di danneggiamento e infiltrazioni.

3 ASSICURA LA CONTINUITÀ DELLA MEMBRANA Continuità dello strato garantita da sormonti adeguati alla pendenza, nastrature correttamente realizzate e sigillatura di tutti i fori eseguiti sulla membrana, inclusi quelli dei fissaggi.

La mancata sigillatura dei fori e i sormonti non nastrati compromettono la continuità e la tenuta all’aria e all’acqua, favorendo infiltrazioni e degrado precoce.

4 REALIZZA SISTEMI VENTILATI ED EVITA IL SURRISCALDAMENTO Sistema di ventilazione efficiente per favorire lo smaltimento del calore e l’asciugatura rapida della stratigrafia.

Una ventilazione assente o insufficiente provoca surriscaldamento, degrado accelerato e ridotta capacità di asciugatura.

5 SCEGLI SUPPORTI COMPATIBILI 5

Supporto stabile e conforme (es. pannelli, superfici regolari, membrane, ecc.), privo di sostanze chimiche, oli, grassi e solventi.

Un supporto irregolare o non compatibile provoca pieghe, tensioni e perdite di tenuta. La presenza di sostanze chimiche, oli, grassi e solventi può compromettere il film funzionale.

106 | MEMBRANE PER LA TENUTA AL VENTO | MEMBRANE E NASTRI


FACCIATA VENTILATA FACCIATA GIUNTI APERTI: PROTEGGI DAI RAGGI UV

Membrana certificata per esposizione UV permanen- Una membrana non resistente ai raggi UV degrada te, stabile nel tempo. precocemente e perde prestazioni.

FACCIATA GIUNTI CHIUSI: PROTEGGI LO STRATO COIBENTE

Membrana traspirante che assicura protezione e durabilità di tutta la stratigrafia anche in caso di rotture accidentali e piccole infiltrazioni.

L’assenza di membrana espone la facciata a infiltrazioni e decadimento delle prestazioni dello strato coibente.

Vedi l’approfondimento “POSA DI NASTRI, MEMBRANE E SCHIUME“ a pag. 118

MEMBRANE E NASTRI | MEMBRANE PER LA TENUTA AL VENTO | 107


COPERTURA DISCONTINUA VALUTA LA LUNGHEZZA DELLA FALDA

L = > 10 m

L = < 10 m

Falde di lunghezza limitata (<10 m) facilitano la gestione in fase di posa e riducono le sollecitazioni sul sistema.

Falde lunghe (>10 m) aumentano il rischio di spanciamento e scivolamento della membrana e richiedono fissaggi rinforzati e attenzione alle nastrature.

ESAMINA LO STRATO IMPERMEABILE FINALE

Copertura nuova e conforme alle specifiche (es. tegole o metallo) per una protezione ottimale.

Copertura di recupero o con elementi non impermeabili (es. scandole) o pendenza inferiore rispetto a quella certificata, aumenta il rischio di infiltrazioni.

108 | MEMBRANE PER LA TENUTA AL VENTO | MEMBRANE E NASTRI


CONSIDERA LA PENDENZA DELLA COPERTURA

> 16,7° Pendenza > 30% (≈16,7°) favorisce il rapido deflusso delle acque. Con pendenze ridotte sono necessari membrane con grammatura superiore e l’aumento della zona di sormonto.

< 16,7° Pendenza <30% rallenta lo scorrimento dell’acqua e aumenta il rischio di infiltrazioni. Pendenze elevate e prestazioni meccaniche della membrana scadenti aumentano il rischio di rottura.

VERIFICA LA COMPLESSITÀ DELLA COPERTURA

Una geometria semplice e lineare facilita la posa e riduce il rischio di errori. Geometrie complesse (es. compluvi, angoli, raccordi) richiedono la definizione di dettagli che permettano di ridurre il rischio.

Una geometria complessa (es. compluvi, angoli, raccordi) non progettata aumenta il rischio di ristagni e difetti di posa.

EVITA GLI ACCUMILI DI NEVE

Assenza di depositi di neve significativi grazie a una copertura con adeguata pendenza e un drenaggio efficiente, che evitano l’accumulo e favoriscono il deflusso dell’acqua.

La neve depositata in copertura aumenta l’acqua trattenuta e rallenta il deflusso. Il rischio di infiltrazioni aumenta soprattutto con pendenze ridotte, dettagli complessi, mancata ventilazione o membrane non correttamente installate.

MEMBRANE E NASTRI | MEMBRANE PER LA TENUTA AL VENTO | 109


LIMITA L’ESPOSIZIONE AGLI AGENTI ATMOSFERICI E UTILIZZA MEMBRANE MONOLITICHE

PRESERVA LA MEMBRANA Durante la fase di cantiere le membrane sono esposte a molte sollecitazioni che possono comprometterne la funzionalità. Una corretta gestione in cantiere permette alla membrana di mantenere le prestazioni nel tempo e la durabilità del sistema costruttivo.

MEMBRANA NUOVA STOCCATA E TRASPORTATA CORRETTAMENTE(*)

MEMBRANA ESPOSTA AI RAGGI UV DURANTE LA FASE DI CANTIERE

ESPOSIZIONE AGLI AGENTI ATMOSFERICI BREVE

ESPOSIZIONE AGLI AGENTI ATMOSFERICI PROLUNGATA

VITA UTILE DELLA MEMBRANA

VITA UTILE DELLA MEMBRANA

membrana protetta, temperature costanti, senza sbalzi, assenza di sollecitazioni meccaniche.

cicli caldo-freddo, surriscaldamento della copertura, assenza di ventilazione sollecitazioni meccaniche dovute a vento, ecc.

membrana protetta, temperature costanti senza sbalzi, assenza di sollecitazioni meccaniche.

cicli caldo-freddo, surriscaldamento della copertura, assenza di ventilazione, sollecitazioni meccaniche dovute a vento, ecc.

(*) Alte temperature, stoccaggio esterno, forti sbalzi e lunghi periodi di stoccaggio possono compromettere la

funzionalità della membrana.

110 | MEMBRANE PER LA TENUTA AL VENTO | MEMBRANE E NASTRI


DURABILITÀ DELLE MEMBRANE Le membrane sono materiali plastici composti da polimeri, catene molecolari che ne determinano le proprietà di resistenza e flessibilità. Per garantire la durabilità della membrana nel tempo, è fondamentale limitare i fenomeni di degrado che possono verificarsi a causa dell’interazione con:

°C UV sostanze chimiche

stress meccanico

raggi uv

temperatura

SOSTANZE CHIMICHE Molti prodotti presenti quotidianamente in cantiere possono rilasciare tensioattivi che riducono la tensione superficiale dei liquidi e compromettere l’impermeabilità delle membrane.

MICROPOROSE

MONOLITICHE

Le sostanze contenenti tensioattivi riducono la tensione superficiale dei liquidi e penetrano più facilmente nei materiali, compromettendo l’impermeabilità dei film microporosi.

Le membrane monolitiche possiedono un film funzionale continuo: la loro traspirabilità è legata a un processo chimico e non a una struttura porosa. Per questo motivo, la presenza di tensioattivi non ne compromette l’impermeabilità.

TENSIOATTIVI • detergenti e sgrassatori • lubrificanti e prodotti per la manutenzione degli utensili • additivi per calcestruzzo • solventi e diluenti • vernici e primer

MEMBRANE E NASTRI | MEMBRANE PER LA TENUTA AL VENTO | 111


UV + STRESS MECCANICI I polimeri sono materiali sensibili alla radiazione UV, che può degradarne progressivamente la struttura molecolare. L’esposizione ai raggi ultravioletti altera i legami chimici delle catene polimeriche, causando perdita di resistenza meccanica, irrigidimento, fragilità e variazioni di colore. Per garantire durabilità, si utilizzano polimeri nobili con migliore resistenza ai raggi UV (acrilato e monolitici), stabilizzati con additivi che diffondono la radiazione solare.

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

C

C

C

C

C

C

C

C

C

C

C

C

C

C

C

C

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

H

MEMBRANE

MICROPOROSE

MONOLITICHE

Le membrane microporose, come le tradizionali mollette in plastica rigida, funzionano bene all’inizio ma tendono a irrigidirsi, microfessurarsi e rompersi quando restano esposte troppo a lungo al sole, perché hanno una struttura più sensibile ai raggi UV.

Le membrane monolitiche, paragonabili alle mollette morbide e più elastiche, rimangono flessibili nel tempo e resistono meglio all’esposizione solare. I polimeri utilizzati nelle membrane monolitiche, hanno migliore resistenza ai raggi UV, non vengono stressati durante la fase produttiva e mantengono elasticità e impermeabilità anche dopo esposizioni prolungate.

112 | MEMBRANE PER LA TENUTA AL VENTO | MEMBRANE E NASTRI


NASTRI Dopo l’invecchiamento UV, nei nastri con rete di rinforzo la forza massima rimane pressoché invariata rispetto al materiale non esposto. La differenza principale riguarda la deformazione: il carrier perde elasticità e l’allungamento massimo si riduce in modo significativo. Il nastro si rompe al raggiungimento della forza di picco, per la rottura della rete di rinforzo e la perdita di deformabilità del carrier.

NASTRO ESPOSTO AI RAGGI UV

100

100

-80

-80 force, F [N]

force, F [N]

NASTRO NON ESPOSTO AI RAGGI UV

-60 -40 -20

-60 -40 -20

0

0 0

20

40

60

80

100 120 140 160 180 200 220

0

nominal elongation, δ [mm]

20

40

60

80

100 120 140 160 180 200 220

nominal elongation, δ [mm]

Involucro edilizio Tenuta all’aria, al vento e protezione al fuoco per facciate e serramenti. Un involucro ben progettato riduce consumi energetici, migliora il comfort e aumenta la durabilità dei materiali.

Riduci i rischi e migliora la qualità costruttiva rothoblaas.it

MEMBRANE E NASTRI | MEMBRANE PER LA TENUTA AL VENTO | 113


ALTE TEMPERATURE + STRESS MECCANICI °C

I polimeri sono sensibili alle alte temperature perché l’aumento della mobilità delle catene molecolari ne riduce la stabilità e la resistenza meccanica. Il calore può favorire deformazioni e degrado con conseguente perdita della funzionalità.

MICROPOROSE

MONOLITICHE

Nel processo di produzione dei film microporosi, il materiale viene sottoposto a uno stiramento che orienta le catene polimeriche e induce tensioni residue, aumentando la rigidità della membrana. Quando la membrana è esposta ad alte temperature, tali tensioni possono rilassarsi e il polimero tende a recuperare parzialmente la configurazione iniziale. La maggiore sensibilità termica delle membrane microporose rispetto alle monolitiche le rende quindi meno stabili nel tempo.

Nel processo di produzione delle membrane monolitiche non si creano stress meccanici o termici. Inoltre i polimeri con cui vengono realizzati i nostri film monolitici hanno temperature di transizione vetrosa più alte, risultando più resistenti alle sollecitazioni termiche.

LO SAPEVI CHE? Durante la produzione delle membrane microporose, lo stiramento dei polimeri allinea le catene molecolari e rende il materiale più rigido. Con il calore, le catene tendono a tornare alla configurazione iniziale, causando il ritiro del materiale. Nelle membrane microporose questo movimento è impedito dai fissaggi, generando tensioni che possono portare alla rottura del film.

Per approfondire la tematica, consulta il paper WCTE sul sito www.rothoblaas.it

114 | MEMBRANE PER LA TENUTA AL VENTO | MEMBRANE E NASTRI


SCELTA IN FUNZIONE DELLE PRESTAZIONI In funzione delle condizioni climatiche e delle caratteristiche della costruzione, alcune normative nazionali forniscono indicazioni per la scelta della membrana in base alla tipologia, alle prestazioni meccaniche e alla grammatura. Di seguito sono riportati alcuni consigli pratici per scegliere la membrana più adatta al progetto, elaborati sulla base delle principali raccomandazioni nazionali. In condizioni di cantiere sfavorevoli, che richiedono un’elevata protezione dagli agenti atmosferici, TRASPIR WELD EVO 360 permette la realizzazione di uno strato continuo saldato estremamente impermeabile all’acqua. La scelta della membrana in funzione della pendenza è disciplinata da diverse normative nazionali. Queste raccomandazioni sono state scelte per semplificare l’applicazione e la scelta della membrana.

pendenze > 80% (38,6°)

Resistenza a trazione MD > 300 N/50 mm

pendenze < 30% (16,7°)

Grammatura ≥ 200 g/m2

Resistenza a lacerazione del chiodo > 225 N Nelle facciate, il criterio dominante di scelta non è rappresentato dalle prestazioni meccaniche, ma dalla stabilità ai raggi UV e dalla prestazione al fuoco, per limitare la propagazione della fiamma.

Per approfondire TRASPIR WELD EVO 360, consulta il catalogo “NASTRI, MEMBRANE, SIGILLANTI E PROTEZIONE AL FUOCO”, disponibile sul sito www.rothoblaas.it.

Le membrane Rothoblaas marcate CE secondo EN 13984 ed EN 13859 sono elementi impermeabili di tenuta all’aria e al vento, in grado di convogliare l’acqua meteorica in caso di rotture o spostamenti accidentali dello strato impermeabile superiore. Questa funzione ha carattere di sicurezza e mira a limitare i danni, senza sostituire lo strato impermeabile finale (tegole, elementi metallici, lastre), unico responsabile della tenuta all’acqua della copertura. Per questo motivo non esiste una pendenza minima specifica per le membrane: la pendenza da rispettare è quella prevista dal sistema di copertura adottato.

MEMBRANE E NASTRI | MEMBRANE PER LA TENUTA AL VENTO | 115


Membrana adesiva nastrata nei punti critici.

Membrana nastrata correttamente anche in corrispondenza del serramento.

Membrana installata correttamente a partire dal basso, con continuità dello strato assicurata mediante nastri e sigillatura del chiodo.

116 | MEMBRANE PER LA TENUTA AL VENTO | MEMBRANE E NASTRI


Membrana non nastrata e assenza di sigillatura al chiodo.

Giunti verticali allineati creano una linea preferenziale per infiltrazioni. Mancata nastratura alle estremità e in corrispondenza dei fissaggi.

Assenza di sigillatura al chiodo, soprattutto nelle zone a pendenza ridotta.

MEMBRANE E NASTRI | MEMBRANE PER LA TENUTA AL VENTO | 117


POSA DI NASTRI, MEMBRANE E SCHIUME La corretta posa di membrane e nastri, elementi per la tenuta all’aria, al vento e il controllo del vapore, è fondamentale per la longevità della stratigrafia e dell’edificio.

TENSIONE MONTAGGIO E SORMONTI

Effettuare un sormonto adeguato dimensionato in funzione del tipo di dettaglio: • 10 cm - parete, coperture molto inclinate • 20 cm - giunto esposto, raccordo parete solaio, coperture poco inclinate.

Assicurare la continuità della sigillatura: un solo foro non sigillato compromette la tenuta dell’intera membrana. Attenzione agli interventi successivi alla posa della membrana (es. impianti) che possono creare discontinuità nella sigillatura.

EASY TEAR LINER

Per l’attacco a terra, l’uso di nastri con il liner pretagliato o facilmente divisibile facilita l’installazione.

Membrane adesive: applicare pressione tramite rullo o scopa per ottenere una corretta adesione alla superficie.

Scarica “Consigli di posa: MEMBRANE INTERNE” per tutte le informazioni. Disponibile sul sito www.rothoblaas.it

118 | POSA DI NASTRI, MEMBRANE E SCHIUME | MEMBRANE E NASTRI


Tensione eccessiva: rischio di strappo in corrispondenza dei fissaggi per effetto delle dilatazioni termiche. Possibili criticità anche nell’adesione dei nastri di sigillatura.

Tensione insufficiente: formazione di avvallamenti, con accumuli d’acqua, sollecitazioni eccessive su nastri e punti chiodo e maggiore vulnerabilità al vento.

PROTEGGI LA MEMBRANA DURANTE E DOPO LA POSA Principali rischi per la membrana nella fase successiva alla posa, prima del completamento del pacchetto costruttivo:

agenti chimici aggressivi es. olio motore

prodotti a base solvente es. pennarelli o spray

danneggiamenti meccanici es. perforazioni o trucioli ad alte temperature

Linee guida per l’applicazione: un riferimento tecnico Scansiona il QR code per scaricare rothoblaas.it

MEMBRANE E NASTRI | POSA DI NASTRI, MEMBRANE E SCHIUME | 119


PUNTI CRITICI DI POSA Alcuni nodi sono soggetti a maggiori sollecitazioni meccaniche e a un elevato rischio di contatto con l’acqua. Prestare particolare attenzione in fase di posa.

3

2 1 2 1 3

1

Applicare sistemi ridondanti. Un nastro elastico e de- Utilizzare nastri sagomabili per dettagli ad angolo. formabile facilita la sigillatura dei punti critici.

Attenzione agli angoli: un nastro che non segue Usare un unico nastro di larghezza adeguata rispetcorrettamente l’angolo è più soggetto a danneggia- to a più nastri stretti affiancati. Le giunzioni tra nastri menti. rappresentano punti di potenziale debolezza.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA SMART BAND NASTRO MONOADESIVO UNIVERSALE CON LINER DIVISIBILE Nastro per la sigillatura di porte e finestre esterne, conforme ai requisiti di impiego in esterno. Idoneo anche in presenza di acqua stagnante, pioggia battente e perforazioni.

Proteggere le sezioni di testa e i fori per serramenti con prodotti adatti (es. FLASHING TAPE).

120 | POSA DI NASTRI, MEMBRANE E SCHIUME | MEMBRANE E NASTRI


NASTRI ESPANDENTI Verificare che il nastro possa espandersi e riempire correttamente anche i dettagli ad angolo.

Congiungere testa e coda del nastro con un taglio a 45° per permettere una corretta espansione e una sigillatura ottimale.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA

EXPAND BAND

WINDOW BAND

NASTRO SIGILLANTE AUTOESPANDENTE

NASTRO SIGILLANTE AUTOESPANDENTE PER SERRAMENTI

MEMBRANE E NASTRI | POSA DI NASTRI, MEMBRANE E SCHIUME | 121


SCELTA DEL PRODOTTO ADESIVO La scelta del prodotto adesivo dipende dalla funzione, dal supporto, dalla temperatura di applicazione ed esercizio e dal livello di esposizione agli agenti atmosferici e alle radiazioni UV. Il prodotto scelto deve essere applicato correttamente.

PSA — PRESSURE SENSITIVE ADHESIVE Per funzionare correttamente, i prodotti adesivi devono essere applicati esercitando pressione con un rullo o una spatola.

carrier

carrier

colla

colla

TIPOLOGIA DI ADESIVI Gli adesivi si distinguono in diverse famiglie, caratterizzate da proprietà e ambiti di utilizzo differenti. La scelta dipende da funzione, supporto, temperature di applicazione e di esercizio, esposizione agli agenti atmosferici.

ACRILICO

BUTILICO

BITUMINOSO

tack iniziale adesione massima resistenza all’acqua basse temperature compatibilità supporti

(1)

(1)

La prestazione varia in funzione dalla specifica formulazione della mescola adesiva. (1) Vedi tabella compatibilità completa sul catalogo “NASTRI, MEMBRANE, SIGILLANTI E PROTEZIONE AL FUOCO”

122 | POSA DI NASTRI, MEMBRANE E SCHIUME | MEMBRANE E NASTRI

(1)


PRIMER: QUANDO E COME USARLO Il primer uniforma la superficie e migliora l’adesione, soprattutto su supporti porosi, rugosi o difficili da pulire. TIPOLOGIA ADESIVO

TIPOLOGIA BASE

• Primer acrilici Compatibili con adesivi acrilici, poliuretanici, MS polimeri e butilici. • Primer bituminosi Per sistemi bituminosi e nastri o sigillanti butilici.

• Base solvente Asciugatura rapida e buona bagnabilità anche su superfici relativamente lisce. • Base acqua Asciugatura più lenta, indicata per supporti porosi e ambienti interni.

N.B. Applicare l’adesivo non appena il primer è asciutto: l’efficacia del trattamento diminuisce con il tempo.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA PRIMER

PRIMER SPRAY

SOTTOFONDO UNIVERSALE PER NASTRI ADESIVI ACRILICI

SOTTOFONDO UNIVERSALE SPRAY PER NASTRI ADESIVI ACRILICI

Compensa le irregolarità superficiali e migliora l’adesività di tutti i nastri e collanti.

Uniforma anche le superfici più rugose e fibrose prima dell’applicazione di nastrature o sigillanti.

BYTUM PRIMER

BYTUM SPRAY

SOTTOFONDO UNIVERSALE PER MEMBRANE E NASTRI BITUMINOSI

MEMBRANA BITUMINOSA SIGILLANTE SPRAY

Base acquosa Forma uno strato di ancoraggio tenace

Utilizzabile anche come primer Aderisce su qualsiasi materiale e forma, inclusi tetti, grondaie, terrazzi, lucernari e tubazioni di scarico in PVC o metallo.

Per maggiori informazioni, vedi l’approfondimento sul catalogo “NASTRI, MEMBRANE, SIGILLANTI E PROTEZIONE AL FUOCO” disponibile sul sito www.rothoblaas.it

MEMBRANE E NASTRI | POSA DI NASTRI, MEMBRANE E SCHIUME | 123


CONDIZIONI DELLE SUPERFICI SUPERFICIE COMPATTA Il nastro deve entrare in contatto con il substrato su tutta la superficie adesiva. Superfici friabili, polverose o irregolari riducono drasticamente la reale superficie di contatto.

carrier

colla

carrier

carrier

colla

molto compatto molto liscio

colla

abbastanza compatto irregolare

poco compatto irregolare

Quando le superfici sono poco coese o contaminate da residui come segatura, polvere o oli, l’adesivo tende a incollarsi alle particelle superficiali anziché al substrato stabile sottostante.

UMIDITÀ DEL SUPPORTO

Film d’acqua: il nastro galleggia sul- Acqua o umidità intrappolata: l’evalo strato d’acqua senza aderire alla porazione provoca il sollevamento superficie. del nastro o della membrana adesiva. Anche i prodotti traspiranti possono inizialmente risentire di questo fenomeno.

Esposizione prolungata a umidità elevata: possibile reidratazione delle colle a base acqua e perdita di adesione.

In caso di vento, l’asciugatura della colla acrilica accelera prima della presa e può stressare il nastro prima che l’adesione sia completa. In condizioni ventose, lavorare per tratti brevi e pressare immediatamente.

124 | POSA DI NASTRI, MEMBRANE E SCHIUME | MEMBRANE E NASTRI


TEMPERATURA APPLICAZIONE IN CANTIERE

Prima dell’applicazione, verificare che la temperatura dell’aria e del supporto rientrino nei range indicati dal produttore.

% adesione

100 75 50 25 0

-10

20

40

temperatura °C

°C

°C

Temperatura troppo elevata: il nastro si ammorbidisce, si ritira e può formare ondulazioni, distaccandosi dal supporto ed esponendo la colla.

°C

Temperatura troppo bassa: nastro e colla risultano rigidi, con adesione limitata e ridotta capacità di assecondare i movimenti del supporto. Elevata probabilità di distacco.

STOCCAGGIO Anche durante lo stoccaggio è necessario prestare attenzione alle condizioni climatiche e adottare specifici accorgimenti:

°C UV Mantenere alla temperatura prevista

Proteggere dall’esposizione ai raggi solari

Proteggere da umidità elevata

Conservare nell’imballo originale fino all’uso

N.B. Limitare il periodo di stoccaggio riduce il rischio di deterioramento e preserva l’efficacia del prodotto durante l’utilizzo.

Un’esposizione prolungata a temperature elevate presenta un rischio maggiore rispetto a un’esposizione a temperature basse.

MEMBRANE E NASTRI | POSA DI NASTRI, MEMBRANE E SCHIUME | 125


SCHIUME POLIURETANICHE La schiuma poliuretanica è un sigillante chimico che impermeabilizza, isola e sigilla. Viene usata nella posa dei serramenti, per riempire fessure e cavità, o per incollare elementi diversi evitando infiltrazioni e passaggi d’aria.

ALTA ESPANSIONE

ROTHOBLAAS CONSIGLIA Espansione volumetrica elevata (fino a 3x). Ideale per riempire cavità ampie e irregolari.

SMART FOAM SCHIUMA SIGILLANTE AD USO GENERICO

uso tipico: • fessure larghe e vuoti d’aria • riempimento cavità impiantistiche

ROTHOBLAAS CONSIGLIA

BASSA ESPANSIONE Espansione controllata e ridotta. Adatta dove le sollecitazioni meccaniche sui materiali devono essere minimizzate. uso tipico: • posa dei serramenti (giunto serramento-telaio) • fessure strette e passaggi impianti • zone dove l’espansione eccessiva potrebbe produrre deformazioni • migliore isolamento termo-acustico

FIRE FOAM SCHIUMA POLIURETANICA SIGILLANTE AD ALTA RESISTENZA AL FUOCO

HERMETIC FOAM SCHIUMA POLIURETANICA SIGILLANTE FONOISOLANTE

ADESIVE Le schiume adesive sono formulate specificamente per l’incollaggio, hanno espansione molto bassa e una composizione studiata per garantire elevata adesione e stabilità nel tempo. Non sono indicate quando è richiesta una sigillatura efficace, poiché riempiono meno gli spazi. Al contrario, le schiume sigillanti, anche a bassa espansione, sono progettate per espandersi e adattarsi alle cavità e non offrono prestazioni adeguate per l’incollaggio.

126 | POSA DI NASTRI, MEMBRANE E SCHIUME | MEMBRANE E NASTRI


CONSIGLI PER UNA CORRETTA APPLICAZIONE PRIMA DI APPLICARE

SMART FOAM

COLD WATER 18 - 20 °C

HOT WATER

portare la bomboletta nel range di utilizzo ideale

pulire la superficie

1 dL

FOAM SMART 15 - 20

agitare almeno 15 - 20 volte prima dell’uso

umidificare la superficie

Non riempire tutta la cavità: la schiuma espande fino a 3x il volume applicato. riempire circa due terzi della cavità.

DOPO L’APPLICAZIONE

CLE FOAM

ANER

CL FO AM

R NE

EA

EA N

CL

ER

AM FO

Pulire sia l’interno che l’esterno della pistola per evitare ostruzioni e permettere il riutilizzo della pistola.

Per maggiori informazioni, vedi l’approfondimento sul catalogo “NASTRI, MEMBRANE, SIGILLANTI E PROTEZIONE AL FUOCO” disponibile sul sito www.rothoblaas.it

MEMBRANE E NASTRI | POSA DI NASTRI, MEMBRANE E SCHIUME | 127


DETTAGLI COSTRUTTIVI


DETTAGLI COSTRUTTIVI I principali nodi costruttivi, quali attacco a terra, serramenti, deflusso delle acque, ventilazione e passaggi impiantistici, richiedono una progettazione accurata. Ogni discontinuità rappresenta un potenziale punto critico. La qualità del dettaglio esecutivo determina l’efficacia complessiva del sistema.

ATTACCO A TERRA: PROGETTAZIONE DEL NODO

da pag. 130

NODO SERRAMENTO-STRUTTURA

da pag. 140

VENTILAZIONE NELLE COPERTURE E NELLE FACCIATE

da pag. 150

DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE

da pag. 156

PROGETTAZIONE INTEGRATA

da pag. 166

PASSAGGIO IMPIANTI E FISSAGGIO ELEMENTI IN FACCIATA

da pag. 168

I dettagli costruttivi riportati in questo capitolo hanno l’obiettivo di evidenziare le principali criticità e proporre possibili soluzioni. Le indicazioni non sono esaustive e non sostituiscono la progettazione specifica. Ogni soluzione deve essere verificata in funzione delle normative nazionali applicabili, del sistema costruttivo adottato e delle condizioni climatiche e progettuali del caso.

DETTAGLI COSTRUTTIVI | 129


ATTACCO A TERRA: PROGETTAZIONE DEL NODO L’attacco a terra è una soluzione tecnica che richiede rigore sia in fase progettuale che esecutiva. Le varianti dipendono dalle esigenze architettoniche, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: isolare la struttura in legno dall’umidità del suolo.

EVITA LA RISALITA CAPILLARE ESTERNO

INTERNO CORDOLO COMPLANARE ALTIMETRICAMENTE: CONNECT BAND

PROTECT / GROUND BAND / PLASTER BAND OUT

CORDOLO NON COMPLANARE ALTIMETRICAMENTE: PROTECT o START BAND + malta fluida a ritiro compensato

membrana bugnata di protezione impermeabilizzazione fondazione

Inserire una barriera impermeabile tra legno e calcestruzzo, preferibilmente applicata sulla base cementizia per non compromettere la traspirabilità del piede della parete. Per platee a contatto con il terreno è necessaria un’impermeabilizzazione continua.

ESTERNO

INTERNO CORDOLO COMPLANARE ALTIMETRICAMENTE: CONNECT BAND

nastro Rothoblaas

impermeabilizzazione fondazione

CORDOLO NON COMPLANARE ALTIMETRICAMENTE: PROTECT o START BAND + malta fluida a ritiro compensato

Non solo le pareti perimetrali, ma anche le pareti interne devono essere separate dal calcestruzzo mediante una barriera impermeabile e essere adeguatamente rialzate, al fine di impedire la risalita capillare dell’umidità.

130 | ATTACCO A TERRA: PROGETTAZIONE DEL NODO | DETTAGLI COSTRUTTIVI


EVITA IL CONTATTO DIRETTO CON IL TERRENO ESTERNO

INTERNO

parete in legno rialzata rispetto a quota pavimento esterno e interno

cordolo in calcestruzzo prevedere dislivello adeguato(*)

quota pavimento finito

quota pavimento

terreno drenante per evitare ristagni

Il cordolo in calcestruzzo rialza l’appoggio della struttura in legno rispetto al pavimento finito esterno e interno, riducendo il rischio di ristagni d’acqua e umidità. Questa soluzione evita il contatto diretto con il terreno e limita i possibili danni dovuti a perdite impiantistiche o a bagnature accidentali degli ambienti interni. Per garantire una posa corretta della struttura in legno, il cordolo deve essere realizzato con superficie complanare. (*) Il valore del dislivello è da dimensionare in funzione del contesto progettuale e della normativa locale.

ESTERNO

rialzo parete con UP LIFT e getto del cordolo in cemento armato

ALU START

tessuto non tessuto a protezione del terreno drenante

prevedere dislivello adeguato(*) tubo drenante corrugato platea di fondazione

In assenza di cordolo, il dettaglio richiede una progettazione attenta perché la parete al di sotto del piano finito interno aumenta il rischio di bagnature accidentali. Il nodo costruttivo deve garantire distanza dal piano di scolo, pavimentazione esterna drenante e corretta impermeabilizzazione, al fine di mantenere l’acqua lontana dalla base della parete in legno. Per situazioni critiche si raccomandano piani di controllo periodici di sigillature, impermeabilizzazione e impianti.

DETTAGLI COSTRUTTIVI | ATTACCO A TERRA: PROGETTAZIONE DEL NODO | 131


EVITA LA CONDENSA INTERSTIZIALE ESTERNO

INTERNO

cappotto

PROTECT o GROUND BAND per impermeabilizzazione + tenuta al vento

nastro Rothoblaas per tenuta all’aria

quota pavimento finito

coibentazione continua al di sotto della parete in legno quota pavimento esterno passaggio impianti che non entra in contatto con la parete in legno e non interrompe la coibentazione e l’impermeabilizzazione del cordolo

All’impermeabilizzazione all’acqua, affiancare la tenuta d’aria con prodotti autoadesivi e interrompere i ponti termici assicurando la continuità dell’isolante sulla superficie esterna della fondazione per evitare la formazione di punti freddi.

ESTERNO

INTERNO

cappotto

CORDOLO COMPLANARE ALTIMETRICAMENTE:

PROTECT o GROUND BAND per impermeabilizzazione + tenuta al vento

CONNECT BAND

isolante sagomato per risvoltare l’impermeabilizzazione e evitare ristagno

PROTECT o START BAND + malta fluida a ritiro compensato

CORDOLO NON COMPLANARE ALTIMETRICAMENTE:

Se gli angolari o gli altri elementi di fissaggio forano la membrana per il controllo del vapore, è fondamentale ripristinare la continuità della tenuta all’aria e al vapore.

132 | ATTACCO A TERRA: PROGETTAZIONE DEL NODO | DETTAGLI COSTRUTTIVI


PROTEGGI DALLA PIOGGIA DI RIMBALZO E FACILITA IL DEFLUSSO ESTERNO

INTERNO

isolante con profilo gocciolatoio

PLASTER BAND OUT / MULTI BAND

quota adeguata(*)

quota pavimento finito 40 - 50 mm isolante resistente all’umidità

pendenza scolo acque > 2%

Proteggere la parete con impermeabilizzanti butilici o bituminosi; qualora la parete in legno sia sufficientemente rialzata rispetto alla quota del pavimento finito esterno è sufficiente un nastro adesivo, preferibilmente traspirante e intonacabile. È utile prevedere una fascia drenante perimetrale per evitare ristagni e schizzi, garantire un dislivello interno/esterno di 4–5 cm e realizzare una pavimentazione con pendenza minima del 2%, maggiore in corrispondenza dei bancali delle porte.

ESTERNO

INTERNO

tessuto non tessuto a protezione del terreno drenante

TRASPIR EVO quota adeguata(*)

PROTECT / GROUND BAND quota adeguata(*)

quota pavimento finito 40 - 50 mm pavimento drenante per evitare ristagni e spruzzi isolante resistente all’umidità

pendenza scolo acque > 2%

(*) Le quote sono da dimensionare in funzione del contesto progettuale e della normativa locale.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA PROTECT

START BAND

PLASTER BAND OUT

BANDA BUTILICA AUTOADESIVA INTONACABILE

PROFILO IMPERMEABILIZZANTE AD ELEVATA RESISTENZA MECCANICA

NASTRO SPECIALE AD ELEVATA ADESIONE ANCHE INTONACABILE

DETTAGLI COSTRUTTIVI | ATTACCO A TERRA: PROGETTAZIONE DEL NODO | 133


SCEGLI IL SISTEMA DI FISSAGGIO CORRETTO Per una corretta realizzazione del dettaglio costruttivo, è fondamentale considerare sin dalle fasi iniziali la scelta del sistema di fissaggio, in funzione della presenza del cordolo, dell’allineamento della parete e del rispetto delle distanze dai bordi previste per legno e calcestruzzo. ANGOLARI TRIDIMENSIONALI F1

F1

F3

F2

Le pareti in legno sono generalmente fissate a terra con hold down come WHT o WKR alle estremità per resistere alle forze di trazione. Gli angolari a taglio come TITAN o NINO sono disposti a interassi regolari ed essendo certificati per sollecitazioni in tutte le direzioni, possono sostituire gli hold-down. PIASTRE BIDIMENSIONALI F1

F3

F2

In alternativa utilizzare piastre bidimensionali come WHT PLATE C a trazione o TITAN PLATE C per il taglio. In questo caso, prestare particolare attenzione all’esecuzione del getto che deve essere correttamente allineato con la parete in legno.

GESTIONE DELLE TOLLERANZE ALTIMETRICHE

F1

F1

F4

F3

cordolo cemento armato

F5

gap

malta di allettamento

F2

Interporre una malta di livellamento fra parete e calcestruzzo per livellare il supporto. Gli schemi di fissaggio parziali certificati tramite ETA permettono di rialzare la posizione dei chiodi o delle viti, per gestire la presenza della malta. WHT e WKR possono essere posati con un gap per gestire la posa di pareti sopraelevate.

134 | ATTACCO A TERRA: PROGETTAZIONE DEL NODO | DETTAGLI COSTRUTTIVI


SISTEMI INTEGRATI PER L’ATTACCO A TERRA EDIFICIO NON RIALZATO

EDIFICIO RIALZATO IL CORDOLO VIENE ESEGUITO PRIMA DELLA POSA DELLE PARETI

IL CORDOLO VIENE ESEGUITO DOPO DELLA POSA DELLE PARETI

ALU START

TITAN DIVE

UP LIFT

In assenza di cordolo in cemento armato, Rothoblaas consiglia l’utilizzo di ALU START. I profili in alluminio permettono un preciso tracciamento planimetrico e altimetrico prima della posa delle pareti in legno. L’alluminio agisce anche da barriera per la risalita capillare dalla fondazione.

In presenza di cordolo in cemento armato, Rothoblaas consiglia TITAN DIVE. I tubi corrugati preinstallati nel cordolo permettono la posa degli angolari e delle pareti in legno con un’ampia tolleranza planimetrica e altimetrica. Tutti i fissaggi a terra vengono eseguiti senza la necessità di foratura in cantiere per la posa degli ancoranti.

In presenza di cordolo in cemento armato, Rothoblaas consiglia UP LIFT. I supporti in acciaio sostengono il peso dell’edificio durante la posa, mentre il cordolo in cemento armato viene realizzato successivamente, adattandosi alla posizione delle pareti, con la massima libertà di posa per il carpentiere. Anche in questo caso non sono necessarie forature in cantiere per gli ancoranti.

Un legame oltre il limite È con il metallo che entriamo nei cantieri delle costruzioni in legno, tradizionali e ibride, prefabbricabili e smontabili. Il catalogo PIASTRE E CONNETTORI PER LEGNO, CALCESTRUZZO e ACCIAIO è più aggiornato che mai. Prodotti per tutte le fasce di resistenza, tabelle di calcolo complete, soluzioni precise per sistemi costruttivi diversi.

Scarica il catalogo e inizia a progettare insieme a noi rothoblaas.it

DETTAGLI COSTRUTTIVI | ATTACCO A TERRA: PROGETTAZIONE DEL NODO | 135


RIABILITAZIONE STRUTTURALE In presenza di pareti ammalorate da infiltrazioni o umidità, è possibile utilizzare UP LIFT e sostituire la parte danneggiata con un cordolo in calcestruzzo.

supporto temporaneo

1

2

Rimuovere i rivestimenti esterni della parete per esporre la zona ammalorata e definire la quota di taglio.

Realizzare l’intervento procedendo per settori. Tagliare la parete sostenendola temporaneamente con puntellazione provvisoria per garantire la stabilità della struttura.

UP LIFT

PROTECT

3

4

Applicare PROTECT sulla parete in legno per impermeabilizzare ed evitare la risalita capillare.

Posizionare UP LIFT e compensare eventuali irregolarità altimetriche con gli SHIM. Realizzare l’armatura del cordolo e inserire le armature di ripresa tra il cordolo e la fondazione esistente.

5

6

Realizzare il cassero per il cordolo ed eseguire il getto con calcestruzzo a consistenza fluida e a ritiro compensato.

A lavoro concluso la parete appoggia sul nuovo cordolo in cemento armato ed è fissata a terra tramite i supporti UP LIFT. Le finiture esterne possono essere ripristinate.

136 | ATTACCO A TERRA: PROGETTAZIONE DEL NODO | DETTAGLI COSTRUTTIVI


Più comfort acustico nella tua casa in legno XYLOFON è il profilo resiliente ad altissime prestazioni che assicura comfort acustico nelle strutture e nelle case in legno. Realizzato in mescola poliuretanica, è disponibile in 6 versioni, in base al carico che deve sostenere. Testato e certificato per utilizzo come strato di desolidarizzazione e di interruzione meccanica tra materiali edili, riduce la trasmissione del rumore per via aerea e strutturale fino a oltre 15 dB. Affidati al profilo acustico più performante del mercato.

Scansiona il codice QR e scopri le caratteristiche tecniche di XYLOFON rothoblaas.it DETTAGLI COSTRUTTIVI | ATTACCO A TERRA: PROGETTAZIONE DEL NODO | 137


Struttura in legno rialzata mediante cordolo. Imperme- Pareti in legno perimetrali e interne rialzate, cordolo in abilizzazione applicata sulla base cementizia e parete calcestruzzo sagomato in corrispondenza delle porte. perfettamente allineata a filo interno.

Parete in legno rialzata mediante cordolo, uso di isolante resistente all’umidità nella parte inferiore.

138 | ATTACCO A TERRA: PROGETTAZIONE DEL NODO | DETTAGLI COSTRUTTIVI


Prodotto butilico a protezione della parete non conti- Parete in legno al di sotto del piano finito esterno, nuo e guaina bugnata forata con tassello. assenza di coibentazione al di sotto della parete in legno (rischio ponte termico) e sistema di impermeabilizzazione non adeguato.

Piastre di fissaggio installate non correttamente: mancato rispetto delle distanze dai bordi o presenza di un cordolo irregolare, che impedisce il corretto inserimento di viti e tasselli e può causare la deformazione della piastra di connessione.

DETTAGLI COSTRUTTIVI | ATTACCO A TERRA: PROGETTAZIONE DEL NODO | 139


NODO SERRAMENTO-STRUTTURA PROGETTA IL NODO SERRAMENTO Il nodo serramento-parete è uno dei punti più delicati dell’involucro edilizio. Qui si concentrano sollecitazioni atmosferiche, termo-igrometriche e meccaniche: acqua, aria e freddo tendono a trovare una via di ingresso e di uscita. Per garantire prestazioni costanti e durabilità del serramento, il dettaglio deve funzionare come un sistema unico e continuo, capace di drenare l’acqua, sigillare i giunti e mantenere la continuità dell’isolamento. LIVELLI DI PROTEZIONE tenuta al vento

isolamento termo-acustico

tenuta all’aria

ESTERNO

A COSA DEVE RESISTERE RAGGI UV

INTERNO

COSA DEVE GARANTIRE RISPARMIO ENERGETICO

PIOGGIA BATTENTE

COMPORTAMENTO TERMOIGROMETRICO

SBALZI TERMICI

COMFORT ABITATIVO

VENTO INQUINAMENTO ACUSTICO

RISPOSTA ELASTICA TENUTA ALL’ARIA

FUOCO

I dettagli mostrano come una corretta progettazione dei tre livelli di protezione eviti infiltrazioni e ristagni. ESTERNO

INTERNO

140 | NODO SERRAMENTO-STRUTTURA | DETTAGLI COSTRUTTIVI


DETTAGLI DA CONSIDERARE NELLA PROGETTAZIONE DEI SERRAMENTI

GIUNTO PRIMARIO Connette il vano al controtelaio o in assenza di questo al telaio fisso della finestra. Trasferisce le sollecitazioni e garantisce un supporto continuo: è l’elemento che assicura la stabilità dell’intero sistema finestra.

GIUNTO PRIMARIO

serramento

parete

GIUNTO SECONDARIO E CONTROTELAIO Il controtelaio consente un corretto allineamento e planarità del serramento, il rispetto delle tolleranze dimensionali e ne agevola la futura sostituzione. Il giunto secondario unisce controtelaio e serramento.

LEGNO-LEGNO

LEGNO-PVC

LEGNO-METALLO

Garantisce coerenza con il pacchetto isolante e riduce il rischio di ponti termici.

Offre buona prestazione grazie alla bassa conducibilità del PVC e facilita la continuità isolante.

Il metallo, avendo elevata conducibilità, genera ponti termici lineari e non è idoneo quando sono richieste prestazioni termo‑isolanti elevate.

DETTAGLI COSTRUTTIVI | NODO SERRAMENTO-STRUTTURA | 141


PROGETTA CORRETTAMENTE PER EVITARE I PONTI TERMICI I ponti termici del nodo finestra sono causati da raccordi discontinui fra serramento, struttura e isolamento. La corretta progettazione del serramento assicura la continuità dell’involucro, riduce le dispersioni di calore, previene fenomeni di condensa e garantisce prestazioni elevate dell’intero sistema finestra.

dispersione termica

dispersione termica

dispersione termica

SIMULAZIONI IN CONDIZIONI ESTREME CON METODO DI CALCOLO CERTIFICATO Nel nodo serramento–parete, i punti più critici dal punto di vista termico sono concentrati in corrispondenza del giunto, in condizioni di temperatura interna di +20 °C e temperatura esterna di −18 °C. Il mantenimento di una temperatura superficiale interna al bordo finestra ≥ 12,6 °C, in presenza di ventilazione meccanica controllata (VMC), consente di prevenire la formazione di condensa e muffa e di garantire condizioni igrotermiche corrette nel dettaglio costruttivo. Poiché i valori superficiali risultano prossimi alla soglia limite (≈ 12,8 °C), la progettazione del nodo diventa determinante e deve prevedere la continuità degli strati funzionali, inclusi nastri e strati sottili, per ridurre il rischio di ponti termici.

finitura esterna

-17.6 infisso -10.6

-3.6

controtelaio

12.8

θ

3.4 12.8

17.4

PUNTO CRITICO f(1)= 20°C θ(2)= 12,6°C Uw(3)= 0,19 W/m2K

finitura interna

LEGENDA: -18.0° -13.2° -8.3°

-3.5°

1.3°

6.1°

10.9°

15.8°

20.6° f= fattore di temperatura sulla superficie interna θ= temperatura rischio condensa superficiale Uw= trasmittanza termica della parete

142 | NODO SERRAMENTO-STRUTTURA | DETTAGLI COSTRUTTIVI


GESTISCI CORRETTAMENTE IL DAVANZALE Il davanzale è l’elemento più esposto del nodo inferiore del serramento: qui ogni discontinuità può trasformarsi in infiltrazioni, degrado della spalletta, passaggio d’aria o ponte termico. Per questo il dettaglio deve garantire continuità tra serramento e facciata, evitare ristagni, sigillare e isolare senza interruzioni.

40 mm

5°

1

2

nastro espandente MF1

3

pendenza minima 5° verso l’esterno

4

sporgenza ≥ 40 mm oltre filo facciata

davanzale con rompigoccia

struttura portante

EXPAND BAND WINDOW BAND PLASTER BAND OUT

PROTECT

EXPAND BAND WINDOW BAND

SMART BAND

EXPAND BAND

1 3

4

2


DAVANZALE IN PIETRA PLASTER BAND OUT MULTI BAND WINDOW BAND

30 cm

1

PROTECT TERRA BAND UV SMART BAND

2 EXPAND BAND WINDOW BAND

BG1

EXPAND BAND

MF1

WINDOW BAND

3

EXPAND BAND WINDOW BAND

NON corretta gestione del davanzale. L’utilizzo di più patch anziché di un unico nastro continuo genera discontinuità e punti deboli.

4

NON corretta nastratura del sottodavanzale e degli angoli del foro finestra.

Vedi approfondimento “POSA DI NASTRI, MEMBRANE E SCHIUME” a pag. 118

144 | NODO SERRAMENTO-STRUTTURA | DETTAGLI COSTRUTTIVI


DAVANZALE IN LAMIERA PLASTER BAND OUT MULTI BAND WINDOW BAND

EXPAND BAND WINDOW BAND

30 cm

1 PROTECT

2

3

EXPAND BAND WINDOW BAND

4

bandella laterale

La saldatura non corretta del lamierino, può diventare una via di ingresso per l’acqua se il sotto‑davanzale non è adeguatamente impermeabilizzato, con conseguenti infiltrazioni e danni nel tempo.

Corretta sigillatura lato interno: nastro applicato sul giunto serramento–davanzale per assicurare la tenuta all’aria.

DETTAGLI COSTRUTTIVI | NODO SERRAMENTO-STRUTTURA | 145


PROGETTA IL CASSONETTO DELL’OSCURANTE Il cassonetto dell’oscurante, altro punto critico del nodo serramento, deve essere progettato come parte integrante del sistema finestra-facciata. La continuità tra guida, spalletta e monoblocco è essenziale per la corretta integrazione dei 3 piani funzionali e per la riduzione di infiltrazioni e ponti termici. Un corretto raccordo ai materiali di facciata e la previsione di un drenaggio efficace in prossimità delle guide assicurano prestazioni durature e la piena efficienza dell’involucro edilizio.

LEGENDA: strato di tenuta al vento

strato di tenuta all’aria

WINDOW BAND EXPAND BAND

GESTIONE INVOLUCRO EDILIZIO

PUNTO CRITICO Interferenza strutturale e rischio ponte termico

sistema oscurante

PUNTO CRITICO Rischio di infiltrazioni e discontinuità dell’involucro edilizio

146 | NODO SERRAMENTO-STRUTTURA | DETTAGLI COSTRUTTIVI

NAIL BAND GEMINI

ventilazione


FINESTRA DA TETTO

PUNTO CRITICO! Rischio ponte termico, garantire i tre piani funzionali

Installazione della finestra da tetto in una fase successiva: la membrana viene tagliata per creare il foro, risultando interrotta e non raccordata al serramento. Questa modalità di posa non assicura la continuità delle membrane né la corretta tenuta del nodo.

Corretto utilizzo del nastro espandente per la sigillatura perimetrale del serramento: il materiale è posizionato in modo continuo lungo l’imbotte, garantendo l’adattamento alle irregolarità del supporto e una sigillatura efficace contro aria e acqua.

ROOF SKYLIGHT SEALING - MEMBRANE & TAPES Scansiona il QR e guarda il video. ISCRIVITI al nostro canale YOUTUBE e rimani sempre aggiornato sui prodotti e le novità Rothoblaas.

SUBSCRIBE

DETTAGLI COSTRUTTIVI | NODO SERRAMENTO-STRUTTURA | 147


Particolare attenzione va posta all’imbotte: isolamento e strati sottili devono girare in continuità fino alla parte superiore del foro, evitando il più possibile la formazione di ponti termici.

PUNTO CRITICO

SOLUZIONE PUNTO CRITICO

Rischio ponte termico

Barriera al vapore tagliata e non raccordata al serramento. Presenza di vuoti non correttamente sigillati tra telaio e struttura in legno, con potenziali criticità.

Dettaglio laterale del serramento: isolamento non continuo e collegamenti strutturali irregolari tra legno, isolante e supporto, con rischio di infiltrazioni d’aria e acqua e riduzione delle prestazioni termiche.

148 | NODO SERRAMENTO-STRUTTURA | DETTAGLI COSTRUTTIVI


ROTHOBLAAS CONSIGLIA PER L’ISOLAMENTO ACUSTICO DEL SERRAMENTO, CONSIDERA ANCHE LA PRESTAZIONE DEI GIUNTI.

WINDOW BAND NASTRO SIGILLANTE AUTOESPANDENTE PER SERRAMENTI

MF1

Isolamento acustico della fuga: 10 mm Rs,w(ift) (C;Ctr)=59 (-2;-3) dB

LO SAPEVI CHE? I nastri espandenti non hanno tutti le stesse prestazioni? uso previsto dalla norma

resistenza pioggia battente

esposizione permanente

BG1

-

esterno-tenuta al vento

≥ 600 Pa

sì

BG2

-

esterno-tenuta al vento

≥ 300 Pa

no

-

interno-tenuta all’aria

-

no

MF1

multifunzione-3 livelli

≥ 600 Pa

sì

MF2

multifunzione-3 livelli

≥ 300 Pa

no

BGR

-

HERMETIC FOAM SCHIUMA POLIURETANICA SIGILLANTE FONOISOLANTE Isolamento acustico della fuga: 10 mm Rs,w(ift) (C;Ctr)=63 (-1;-5) dB 20 mm Rs,w(ift) (C;Ctr)=62 (-1;-5) dB

MBS | MBZ VITE AUTOFILETTANTE PER MURATURA Testate da ift Rosenheim secondo MO-02/1 per estrazione, compressione, taglio puro e taglio eccentrico, su sottofondi calcarei tipo calcestruzzo e mattoni. Garantiscono fissaggi sicuri e duraturi nel giunto primario, anche in condizioni di sollecitazione elevata.

K088198

DETTAGLI COSTRUTTIVI | NODO SERRAMENTO-STRUTTURA | 149


VENTILAZIONE NELLE COPERTURE E NELLE FACCIATE Dopo la chiusura del cantiere, l’edificio presenta spesso elevati livelli di umidità e possibile acqua stagnante, dovuti alle lavorazioni che richiedono l’apporto di acqua o umidità in alcuni strati e materiali. È quindi fondamentale progettare l’edificio in modo da favorire lo smaltimento e l’asciugatura del carico igrometrico. La ventilazione contribuisce in modo determinante all’espulsione dell’umidità nel tempo, anche in caso di perdite o ristagni d’acqua dovuti ad altri fenomeni che possono verificarsi durante la vita utile dell’edificio.

PROGETTA UNA VENTILAZIONE CORRETTA

GESTIONE DELL’UMIDITÀ Una buona ventilazione favorisce l’asciugatura del vapore acqueo all’interno dell’involucro edilizio, evitando la formazione di condensa interstiziale su isolante e struttura. Contribuisce inoltre all’asciugatura di infiltrazioni e del vapore che attraversa gli strati; riduce il rischio di muffe e marcescenza.

ULTERIORE PROTEZIONE Lo strato di ventilazione offre un’ulteriore protezione in caso di infiltrazioni accidentali. Crea un secondo livello di scorrimento delle acque e ne evita il ristagno. La possibilità di asciugatura riduce il degrado biologico e la manutenzione, aumentando la durabilità della struttura e dei materiali.

Vedi approfondimento “DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE“ a pag. 156 Vedi approfondimento “MEMBRANE PER LA TENUTA AL VENTO“ a pag. 106

150 | VENTILAZIONE NELLE COPERTURE E NELLE FACCIATE | DETTAGLI COSTRUTTIVI


DURABILITÀ DEI MATERIALI La ventilazione favorisce lo smaltimento del calore accumulato sotto gli strati esposti all’irraggiamento solare e permette di abbassare le temperature di esercizio di isolanti, membrane, nastri e materiali edili in generale, limitandone l’invecchiamento dovuto allo stress termico.

IN INVERNO La ventilazione permette lo scioglimento uniforme della neve eventualmente accumulata in copertura.

IN ESTATE La ventilazione contribuisce a smaltire parte dell’energia termica accumulata nel sottomanto, migliorando il comfort abitativo. Il flusso d’aria riduce il calore accumulato dal rivestimento e permette allo strato isolante di lavorare con differenze di temperatura più contenute, riducendo il fabbisogno di raffrescamento.

MISURAZIONE IN CANTIERE 19,2°C

Temperatura ambiente esterno

21,0°C

Temperatura muro interno

27,0°C

Temperatura pannello HPL

DETTAGLI COSTRUTTIVI | VENTILAZIONE NELLE COPERTURE E NELLE FACCIATE | 151


DETTAGLIO VENTILAZIONE TETTO E FACCIATA

2 3 1

1

2 3 5 4

1

152 | VENTILAZIONE NELLE COPERTURE E NELLE FACCIATE | DETTAGLI COSTRUTTIVI

1


APERTURE DI VENTILAZIONE

1

Aperture di ventilazione libere e protette (reti anti-insetto, griglie). Per la manutenzione, prevedere l’ispezionabilità e la pulizia delle prese d’aria. In questo modo la ventilazione funziona in modo permanente, senza componenti attivi che richiedano attivazione o soggetti a deterioramento.

PERCORSO DELL’ARIA CONTINUO Evitare ostruzioni e interruzioni, anche in corrispondenza di davanzali, camini, serramenti, finestre in copertura e angoli, interrompendo i listelli o creando dei fori per il passaggio del flusso d’aria. In facciata, preferire una listellatura verticale.

2

STRATO DI TENUTA ALL’ARIA Strato di tenuta all’aria (membrane o intonaco, pannelli o nastrature) sigillato e integro per assicurare l’impermeabilità al vento e all’acqua e favorire lo scolo senza creare sacche o punti di ristagno per l’acqua.

3 CAMERA DI VENTILAZIONE

4

Progettare lo spessore della camera di ventilazione, in particolare in facciata e nei tetti piani. In genere lo spessore è dell’ordine di alcuni centimetri, in funzione della pendenza e della lunghezza della falda o della facciata. Coperture inclinate: 4–6 cm (anche di più per falde lunghe) Facciate ventilate: 2–5 cm (da verificare sempre eventuali normative di riferimento o requisiti speciali di progetto o performance termoigrometrica)

COMPATIBILITÀ E RESISTENZA TERMICA

5

Verificare la compatibilità dei materiali e la loro resistenza termica e ai raggi UV, in particolare quando il rivestimento non è perfettamente chiuso e presenta piccole discontinuità. La scelta dei prodotti adeguati è fondamentale per proteggere lo strato isolante e la struttura.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA

TENUTA ALL’ARIA E IMPERMEABILIZZAZIONE

PROTEZIONE PASSIVA AL FUOCO

SIGILLANTI, SCHIUME E MEMBRANE LIQUIDE

ELEMENTI PER TETTO E VENTILAZIONE

Per ulteriori approfondimenti consulta il catalogo NASTRI, MEMBRANE, SIGILLANTI E PROTEZIONE AL FUOCO.

DETTAGLI COSTRUTTIVI | VENTILAZIONE NELLE COPERTURE E NELLE FACCIATE | 153


Ostruzione della camera di ventilazione con schiume, nastri o isolante non protetto.

Prese d’aria senza continuità, con ingressi e uscite insufficienti o interrotti, ad esempio in corrispondenza di serramenti, angoli e camini.

Dettagli non drenanti che trattengono l’acqua, come davanzali e giunti orizzontali.

Camera di ventilazione pulita e non ostruita, per favorire il passaggio dell’aria.

Aperture di ventilazione continue, prive di detriti o residui.

Sistema di scolo delle acque in corrispondenza delle discontinuità della facciata.

Le camere di ventilazione possono creare effetto camino e, in caso di incendio, accelerare la propagazione delle fiamme. Per questo si consiglia l’utilizzo di prodotti con classe di reazione al fuoco superiore allo standard, in particolare prodotti in classe B-s1, d0 (EN 13501) o superiore.

Camere di ventilazione senza un’adeguata progettazione o una corretta realizzazione possono risultare dannose, generando masse d’aria calda soggette a condensazione.

154 | VENTILAZIONE NELLE COPERTURE E NELLE FACCIATE | DETTAGLI COSTRUTTIVI


TETTO PIANO

3

2

1

PRESE D’ARIA Prese d’aria orientate preferibilmente verso la direzione del vento dominante e disposte con piccole differenze di quota tra la presa d’entrata e quella d’uscita.

1

VENTILAZIONE E IMPERMEABILITÀ Utilizzare accessori specifici per la ventilazione di coperture piane e terrazze che assicurano la ventilazione e impermeabilità all’acqua.

2 IRRAGGIAMENTO

3

L’irraggiamento differenziato tra le diverse zone della copertura (es: edifici esistenti, alberature, coperture fotovoltaiche o solari) favorisce la ventilazione, poiché crea masse d’aria con temperature differenti nella camera ventilata, attivando un moto convettivo.

DETTAGLI COSTRUTTIVI | VENTILAZIONE NELLE COPERTURE E NELLE FACCIATE | 155


DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE EDIFICI STANDARD Durante la progettazione degli edifici in legno, il progettista deve prevedere il corretto deflusso dell’acqua lungo l’intera altezza dell’edificio, analizzandolo dal punto più alto fino all’attacco al piede. Non devono essere presenti zone o dettagli che possano causare ristagni d’acqua. Per la corretta gestione del deflusso dell’acqua piovana, si raccomanda di progettare edifici con coperture dotate di gronde sporgenti ed elementi e solai con pendenza a “uscire”. Sono da evitare configurazioni convergenti verso l’edificio.

coperture e solai con una pendenza a “uscire” e non convergenti verso l’edificio

CANALE DI GRONDA canale di gronda a vista edifici progettati con copertura dotata di gronda sporgente

PLUVIALI pluviali a vista

ATTACCO A TERRA vedi sezione dedicata a pag. 130

156 | DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE | DETTAGLI COSTRUTTIVI


EDIFICI COMPLESSI È sconsigliata la realizzazione di pluviali e canali di gronda incassati, perché non consente un’adeguata manutenzione e pulizia. Gli edifici con coperture piane, falde convergenti ed elementi lignei a vista richiedono dettagli specifici, approfonditi nei paragrafi dedicati.

IMPERMEABILIZZAZIONE terrazza e tetti piani

compluvio canale di gronda incassato

attacco al piede di piano terrazza e poggiolo

ATTACCO A TERRA DEI PILASTRI IN LEGNO

ATTACCO A TERRA vedi la sezione dedicata a pag. 130

DETTAGLI COSTRUTTIVI | DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE | 157


CANALE DI GRONDA È sconsigliata la realizzazione di gronde non sporgenti con canali di gronda e pluviali incassati. La gestione del deflusso delle acque piovane tramite sistemi incassati aumenta il rischio di fenomeni di marcescenza, soprattutto in caso di manutenzione insufficiente o di errori di progettazione e/o posa in cantiere. La stessa soluzione adottata per i canali incassati può essere applicata anche ai compluvi tra edifici, specchiando il dettaglio. CANALE DI GRONDA A VISTA Realizzare il canale di gronda in lamiera a vista, per facilitare le operazioni di manutenzione e l’individuazione di eventuali intasamenti.

rete parapassero

TELO TRASPIRANTE MONOLITICO struttura portante e coibentazione (variabili)

canale di gronda a vista Qualunque sia la tipologia di gronda scelta, è necessaria una manutenzione regolare. Sempre più spesso, anche a causa dei cambiamenti climatici e di eventi piovosi intensi, i canali di gronda risultano sottodimensionati, con conseguenti fenomeni di ammaloramento delle strutture in legno.

CANALE DI GRONDA A SCOMPARSA La realizzazione di un canale di gronda incassato richiede una progettazione specifica che consideri il corretto deflusso delle acque piovane e preveda soluzioni tecniche idonee a prevenire possibili intasamenti. rete parapassero scarico troppo pieno

TELO TRASPIRANTE MONOLITICO

vaschetta di deflusso acqua struttura portante e coibentazione (variabili)

la membrana impermeabilizzante deve superare di almeno 10 cm la quota massima dell’attica di contenimento

canale pendenziato di deflusso acqua

N.B. Non realizzare il bocchettone di uscita nella vaschetta con una semplice lamiera piegata e siliconata. Utilizzare pezzi speciali, come bocchettoni messicani a L, realizzati nel materiale della membrana impermeabilizzante e completi di troppo pieno. N.B. Qualora ci fosse il rischio di accumulo di neve, prevedere delle serpentine riscaldanti.

158 | DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE | DETTAGLI COSTRUTTIVI


PLUVIALI La quantità e la posizione dei pluviali devono essere definite in fase di progettazione, prima dell’avvio dei lavori in cantiere. Per il dimensionamento e la disposizione dei pluviali è possibile fare riferimento alla UNI 12056‑3.Le indicazioni della norma si applicano sia alle coperture a falda sia a tetti piani e terrazze.

La norma non impone un numero fisso di pluviali, ma prescrive di calcolare:

Q

Sf = 100m2

• superficie scolante Sf • intensità di pioggia di progetto • coefficiente di ruscellamento • portata da smaltire Q • diametro minimo in base alla velocità dell’acqua • verifica delle perdite di carico

In via indicativa, si considera un pluviale Ø10 ogni 70/100 m² di copertura, e 1 pluviale ogni 15/25 m di gronda. Per i tetti a falda, il canale di gronda viene normalmente realizzato con una pendenza dello 0,2–0,3%, mentre per i tetti piani e le terrazze il deflusso delle acque deve essere oggetto di una specifica progettazione.

Sempre più spesso, anche a causa dei cambiamenti climatici e di eventi piovosi intensi, i canali di gronda risultano sottodimensionati, con conseguenti fenomeni di ammaloramento delle strutture in legno.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA

RAIN TUBE PLUVIALE PROVVISORIO PER FASI DI CANTIERE

Protegge le facciate dell’edificio durante i lavori di costruzione o ristrutturazione Soluzione versatile dall’utilizzo semplice Utile fino al montaggio definitivo dei tubi di scolo

DETTAGLI COSTRUTTIVI | DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE | 159


IMPERMEABILIZZAZIONE PROVVISORIA DI CANTIERE PER TETTI PIANI E TERRAZZE L’impermeabilizzazione provvisoria garantisce la protezione temporanea degli strati di copertura durante le fasi di posa. Il sistema deve assicurare tenuta all’acqua, compatibilità con gli strati successivi e resistenza alle condizioni di cantiere fino alla posa dell’impermeabilizzazione definitiva.

B

A

dettaglio A

dettaglio B

quota pavimento finito

300 mm

BYTUM BASE 2500

DEFA 200 DEFA TRASPIR

bocchettone messicano da sigillare prima della fase di completamento del pacchetto

struttura portante e coibentazione (variabili progettuali)

L’esempio illustrato rappresenta volutamente il caso più critico, così da risultare efficace anche nelle situazioni meno gravose. Nelle coperture piane in legno è preferibile adottare una struttura portante con travetti e tavolato a vista, progettata con una pendenza minima del 2% per tutti gli strati funzionali, come indicato in alcune norme (ad es. ÖNORM B 3691), al fine di ridurre il rischio di ristagni e infiltrazioni anche in caso di posa non corretta del manto di copertura. In tali condizioni è possibile utilizzare BARRIER ALU NET ADHESIVE 300 sia come protezione provvisoria sia come barriera al vapore. Particolare attenzione deve essere riservata ai parapetti in CLT, elementi particolarmente sensibili al ristagno d’acqua, per i quali è essenziale curare con precisione i dettagli di impermeabilizzazione e smaltimento delle acque. Si raccomanda inoltre l’integrazione di sistemi di monitoraggio, quali sensori di umidità, per individuare tempestivamente eventuali infiltrazioni e prevenire danni strutturali.

160 | DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE | DETTAGLI COSTRUTTIVI


BYTUM BASE 2500

min. 20 cm

1 Prevedere la posa di una membrana bituminosa provvisoria (BYTUM BASE 2500 o GROUND BAND), disposta parallelamente al lato dell’edificio e risvoltata sulla parete per almeno 30 cm oltre il pavimento finito esterno. In corrispondenza di angoli retti prevedere sempre un cuneo in XPS o legno.

2 Per permettere lo scolo delle acque durante la fase di impermeabilizzazione provvisoria, prevedere bocchettoni messicani a L di scarico, realizzati nel materiale della guaina provvisoria.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA GROUND BAND MEMBRANA BITUMINOSA AUTOADESIVA

BYTUM BASE 2500 © Wolf House

MEMBRANA BITUMINOSA AUTOADESIVA

Impermeabilizzazione provvisoria di cantiere eseguita correttamente.

DETTAGLI COSTRUTTIVI | DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE | 161


IMPERMEABILIZZAZIONE DEFINITIVA PER TETTI PIANI E TERRAZZE L’impermeabilizzazione definitiva assicura la tenuta all’acqua della copertura nel lungo periodo. Il sistema deve garantire continuità, resistenza meccanica e durabilità, proteggendo gli strati sottostanti e assicurando il corretto deflusso delle acque meteoriche in conformità alle specifiche di progetto.

A B

dettaglio A

dettaglio B zoccolo in lamiera

100 mm

BYTUM BASE 2500+ BYTUM SLATE 3500

zoccolo in lamiera

vaschetta di deflusso acqua troppo pieno

BYTUM BASE 2500 DEFA 200 DEFA TRASPIR isolante pendenziato

struttura portante e coibentazione (variabili) pluviale a vista che permette la manutenzione

La progettazione del deflusso delle acque per tetti piani e terrazze segue la stessa metodologia. È necessario calcolare la superficie della copertura e individuare i punti idonei per l’installazione di pluviali, vaschette di raccolta e troppo‑pieni, garantendo un corretto smaltimento delle acque meteoriche secondo le specifiche di progetto.

162 | DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE | DETTAGLI COSTRUTTIVI


BYTUM SLATE 3500 BYTUM BASE 2500

3-4%

BYTUM SLATE 3500 MEMBRANA BITUMINOSA AUTOADESIVA ARDESIATA

BYTUM BASE 2500

1

2

Se necessario, prevedere un pacchetto isolante sopra la guaina provvisoria con isolanti presagomati a pendenza 3–4%.

Completare l’impermeabilizzazione con una guaina impermeabilizzante in bitume (BYTUM BASE 2500 + BYTUM SLATE 3500) o in EPDM o PVC.

MEMBRANA BITUMINOSA AUTOADESIVA

BYTUM SLATE 3500

BYTUM BASE 2500

1

ROTHOBLAAS CONSIGLIA

2

3

4

Completare gli scarichi con bocchettoni messicani a L, realizzati nel materiale della guaina e completi di troppo pieno. N.B. Non realizzare il bocchettone di uscita nella vaschetta con una semplice lamiera piegata e siliconata. Utilizzare pezzi speciali, come bocchettoni messicani a L, realizzati nel materiale della membrana impermeabilizzante e completi di troppo pieno. N.B. BYTUM BASE 2500 + BYTUM SLATE 3500 è una soluzione idonea per terrazze e coperture non calpestabili, oppure completate con pavimentazioni sopraelevate.

Realizzare i canali di deflusso dell’acqua liberi di ghiaia per permettere il corretto smaltimento delle acque meteoriche.

DETTAGLI COSTRUTTIVI | DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE | 163


ATTACCO AL PIEDE PILASTRO Gli elementi lignei quali pilastri, sia controterra che in terrazza, devono essere sempre rialzati di almeno 10 cm rispetto al pavimento finito esterno.

BYTUM BASE 2500+ BYTUM SLATE 3500

bocchettone messicano in bitume o nello stesso materiale della guaina

BLACK BAND

BYTUM BASE 2500

1

BYTUM BASE 2500 GROUND BAND

BLACK BAND

2

bocchettone messicano

3

DEFA 200 DEFA TRASPIR

BYTUM BASE 2500

BYTUM SLATE 3500

4

In caso di fissaggio sulla membrana impermeabiliz- È sconsigliato l’utilizzo di silicone al posto di boczante, è consigliato l’utilizzo di bocchettoni messica- chettoni messicani. ni dello stesso materiale della membrana per ripristinare lo strato di protezione.

164 | DEFLUSSO E DEVIAZIONE DELLE ACQUE METEORICHE | DETTAGLI COSTRUTTIVI


Attraversamenti antincendio nelle strutture in legno La scelta della migliore protezione passiva per attraversamenti di impianti dipende dal contesto di installazione.

Scarica la brochure completa rothoblaas.it


PROGETTAZIONE INTEGRATA La gestione dell’umidità incide direttamente sulla durabilità e sulle prestazioni delle strutture in legno. Un approccio integrato consente di proteggere la struttura e garantire durabilità e prestazioni nel tempo.

PROTEZIONE DELLE STRUTTURE IN LEGNO LEGENDA: zone critiche

300 mm

300 mm

• Attenzione alle zone maggiormente esposte all’umidità, come bagni, cucine, lavanderie e locali serviti da impianti idrici. • Individuazione delle aree critiche e utilizzo di guaine impermeabili. Possono essere impiegati sistemi completi o guaine liquide in abbinamento a collanti a base cementizia con adesivi plastici. • Realizzazione di un’impermeabilizzazione primaria non a vista tra bordo sanitario e rivestimento (membrana cementizia bicomponente elastica) e di un’impermeabilizzazione secondaria visibile mediante sigillanti idonei (stucco idrorepellente o silicone) in corrispondenza di sanitari e lavelli. • Uso di rivestimenti adeguati: evitare cartongesso standard e privilegiare fibrocemento o altri materiali resistenti a umidità e condensa. Per ulteriori indicazioni progettuali, si veda DIN 18534.

È buona regola realizzare un’impermeabilizzazione continua dell’intera parete retrostante i rivestimenti in piastrelle ceramiche. Evitare configurazioni con vasca utilizzata come doccia e soluzioni con piatto doccia a filo pavimento.

Gli impianti idrici devono essere posati in controparete, evitando il passaggio all’interno della struttura portante in legno. Se lo spazio risulta insufficiente, la controparete deve essere maggiorata, senza eseguire fresature nel legno e prevedendo il posizionamento dei tappi da costruzione oltre lo strato di finitura piastrellato. Si tratta di componenti provvisori, soggetti a movimento e non idonei a garantire la tenuta.

166 | PROGETTAZIONE INTEGRATA | DETTAGLI COSTRUTTIVI


GESTIONE DEGLI IMPIANTI

2

1

Raggruppamento in cavedi e/o passaggi ispezionabili per facilitare la manutenzione dell’intero sistema impiantistico e il controllo di tubazioni e condotte d’aria.

2

Posa in controparete o controsoffitto, evitando il passaggio nella struttura portante in legno.

3

1

3

Manutenzione regolare delle pilette di scarico per prevenire l’accumulo progressivo di residui (grassi, saponi, capelli, ecc.) che riducono la sezione utile delle tubazioni, compromettono la capacità di deflusso e aumentano il rischio di ristagni e ritorni d’acqua, con effetti negativi sulla durabilità dell’impianto e sulla frequenza di interventi d’urgenza.

Si raccomanda l’uso di componenti appartenenti a un sistema impiantistico omogeneo per assicurare compatibilità e corretto funzionamento.

Per evitare il rischio di condensa, le tubazioni dell’acqua fredda devono essere correttamente coibentate lungo l’intero tracciato, garantendo la continuità dell’isolamento. Durante le fasi di cantiere è necessario preservarne l’integrità, evitando danneggiamenti che ne compromettano le prestazioni.

DETTAGLI COSTRUTTIVI | PROGETTAZIONE INTEGRATA | 167


PASSAGGIO IMPIANTI E FISSAGGIO ELEMENTI IN FACCIATA

4 3 1 2

5 6

8

7 168 | PASSAGGIO IMPIANTI E FISSAGGIO ELEMENTI IN FACCIATA | DETTAGLI COSTRUTTIVI


Quando l’involucro di tenuta al vento e all’aria viene interrotto dal passaggio di impianti in copertura o in facciata, è necessario ripristinare la sigillatura con prodotti specifici. Le stesse modalità si applicano sia alla tenuta all’aria che alla tenuta al vento.

1

sigillatura tubi sfiati dei bagni MANICA FLEX + FLEXI BAND, MANICA PLASTER, WELDING PIPE

2

sigillatura tubo sfiato cappa MANICA FLEX + FLEXI BAND, MANICA PLASTER, WELDING PIPE

3

sigillatura tubo antenna sulla membrana MANICA PLASTER, FLEXI BAND, MANICA FLEX + FLEXI BAND, MANICA, WELDING PIPE

4

sigillatura tubo antenna sul manto di copertura

5

sigillatura tubi pannelli fotovoltaici:

6

MANICA POST, MANICA LEAD

MANICA PLASTER, MANICA FLEX + FLEXI BAND

sigillatura passaggio alimentazione oscuranti meccanici elettrici sul lato interno di tenuta all’aria: MANICA PLASTER, MANICA FLEX + FLEXI BAND, TUBE STOPPER, BLACK BAND

FISSAGGIO ELEMENTI LEGGERI IN FACCIATA

7

8

In fase di progettazione, inserire nel cappotto elementi isolanti non strutturali ad alta densità per evitare che il cappotto si deformi sotto carico. Utilizzare guarnizioni per la corretta sigillatura del foro.

FISSAGGIO ELEMENTI PESANTI E STRUTTURALI IN FACCIATA Inserire nello strato isolante del cappotto degli elementi isolanti strutturali ad alta densità. Per il fissaggio degli elementi esterni sul cappotto utilizzare connettori con guarnizioni per la corretta sigillatura del foro.

DETTAGLI COSTRUTTIVI | PASSAGGIO IMPIANTI E FISSAGGIO ELEMENTI IN FACCIATA | 169


ROTHOBLAAS CONSIGLIA

FLEXI BAND NASTRO MONOADESIVO UNIVERSALE AD ALTA ADESIVITÀ

1

2

3

Sigillatura chimica.

Sigillatura con aria calda.

Sigillatura con nastro.

1

2

3

MANICA FLEX MANICOTTO SIGILLANTE PER TUBI E CAVI PASSANTI

MANICA PLASTER MANICOTTO ADESIVO SIGILLANTE INTONACABILE

BLACK BAND NASTRO BUTILICO MONOADESIVO UNIVERSALE

1

2

WELDING PIPE MANICOTTO

Sigillatura chimica.

Sigillatura con aria calda.

170 | PASSAGGIO IMPIANTI E FISSAGGIO ELEMENTI IN FACCIATA | DETTAGLI COSTRUTTIVI


ROTHOBLAAS CONSIGLIA

MANICA POST

MANICA LEAD

MANICOTTO ADESIVO SIGILLANTE PER ESTERNO

PROFILO IN PIOMBO CON MANICOTTO IN EPDM

MANICA

TUBE STOPPER

MANICOTTO SIGILLANTE CON TUBO TERMORETRAIBILE E FASCETTA

TAPPI PER SIGILLATURA DI CAVI

Grazie alla collaborazione con università, centri di ricerca e aziende specializzate in tutto il mondo, i corsi Rothoblaas portano in aula relatori con esperienza pratica e competenze consolidate nella consulenza tecnica. L’offerta formativa unisce teoria e pratica ed è pensata per ingegneri, architetti, carpentieri, safety specialist e altri professionisti del settore delle costruzioni. ROTHOSCHOOL ON TOUR Portiamo la formazione direttamente sul territorio, con sessioni pratiche per i professionisti del settore.

Trova il corso che fa per te! rothoblaas.it

DETTAGLI COSTRUTTIVI | PASSAGGIO IMPIANTI E FISSAGGIO ELEMENTI IN FACCIATA | 171


PIANI ESECUTIVI


PIANI ESECUTIVI Le fasi di trasporto, stoccaggio, montaggio e gestione dell’umidità sono definite da piani di attuazione e controllo che condividono criticità comuni: sicurezza, prestazioni, durabilità e qualità dell’opera. Il piano di gestione dell’umidità non si sovrappone agli altri ma li attraversa, condizionandone tempi, dettagli e controlli in ogni fase esecutiva.

PIANI DI ESECUZIONE

da pag. 175

PIANO DI GESTIONE DELL’UMIDITÀ

da pag. 176

PIANO DI TRASPORTO E SOLLEVAMENTO

da pag. 180

PIANO DI STOCCAGGIO

da pag. 184

PIANO DI MONTAGGIO

da pag. 186

PIANO DI SICUREZZA

da pag. 192

PIANI ESECUTIVI | 173


PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE La gestione della logistica in cantiere nelle costruzioni in legno assume un ruolo determinante perché valorizza la rapidità di esecuzione. Grazie a consegne in sequenza, riduzione dello stoccaggio e limitazione delle movimentazioni intermedie, i tempi di cantiere e l’esposizione agli agenti esterni si riducono.

calcestruzzo armato

acciaio

legno

tempi di indurimento lunghi

velocità

velocità

°C

°C

resistente alle intemperie

sensibilità alle variazioni di temperatura

sensibilità all’umidità

alto impatto ambientale

alto impatto ambientale

basso impatto ambientale

Il primo riferimento di scala regionale con un ruolo normativo esplicito su questi aspetti è oggi l’Eurocodice 5 parte 3 (Fpr EN 1995-3:2025), collega progettazione ed esecuzione tramite la specifica di esecuzione. Il documento trasferisce all’esecutore i requisiti definiti in fase di progetto e fornisce indicazioni per supervisione e ispezione, introducendo requisiti minimi per fabbricazione, assemblaggio e montaggio, inclusi il controllo dell’umidità durante l’esecuzione, i dettagli di protezione, la qualità esecutiva e le deviazioni geometriche. Questo inquadramento normativo evidenzia il ruolo determinante della fase esecutiva per sicurezza, durabilità e qualità finale dell’opera.

174 | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | PIANI ESECUTIVI


PIANI DI ESECUZIONE PIANI DI ESECUZIONE

PIANO DI TRASPORTO E SOLLEVAMENTO

PIANO DI STOCCAGGIO

PIANO DI GESTIONE DELL’UMIDITÀ PIANO DI MONTAGGIO

Trasporto, stoccaggio, montaggio e gestione dell’umidità sono condizioni temporanee che incidono su sicurezza, prestazioni, durabilità, costi e qualità dell’edificio. L’acqua è un fattore trasversale, motivo per cui la gestione dell’umidità è integrata in tutti gli altri piani.

PIANI DI ESECUZIONE

INSTALLAZIONE

PIANO DI TRASPORTO E SOLLEVAMENTO ISPEZIONE PIANO DI STOCCAGGIO PIANO DI GESTIONE DELL’UMIDITÀ MONITORAGGIO

PIANO DI MONTAGGIO

Installazione, ispezione e monitoraggio sono attività trasversali a tutte le fasi di cantiere e risultano fondamentali per l’attuazione, la verifica e il controllo dell’efficacia dei diversi piani di esecuzione. Questi aspetti sono approfonditi a partire da pag. 46 “INSTALLAZIONE E ISPEZIONE DEI SISTEMI DI FISSAGGIO”.

PIANI ESECUTIVI | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | 175


PIANO DI GESTIONE DELL’UMIDITÀ Il piano di gestione dell’umidità serve a prevenire danni alla struttura dovuti alle variazioni di umidità lungo le fasi di fabbricazione, trasporto, stoccaggio, montaggio e asciugatura in opera.

PIANI DI ESECUZIONE

PIANO DI TRASPORTO E SOLLEVAMENTO

Non è un piano autonomo, ma trasversale, poiché condiziona tempi, dettagli e controlli di trasporto, stoccaggio e montaggio.

PIANO DI STOCCAGGIO PIANO DI GESTIONE DELL’UMIDITÀ PIANO DI MONTAGGIO

Il piano deve definire: • il contenuto di umidità limite, o l’intervallo di accettabilità, nelle diverse fasi • le condizioni necessarie per limitare rigonfiamenti, ritiri, deformazioni eccessive o deterioramento del legno e delle connessioni • le misure per limitare l’assorbimento di umidità non compatibile con le condizioni di esercizio • le modalità di controllo, monitoraggio e gestione degli scostamenti dai limiti stabiliti.

VALORI DI RIFERIMENTO DEL CONTENUTO DI UMIDITÀ PER TIPOLOGIA DI ELEMENTO PER TIPOLOGIA DI LEGNO in esercizio

in esercizio

tipologia

alla consegna in cantiere

legno massiccio tenero

< 20%

8 - 13%

legno lamellare (Glulam)

circa 12% ± 3%

6 - 10%

9 - 13%

LVL

circa 10% ± 2%

6 - 10%

10 - 16%

X-LAM

circa 12% ± 2 - 3%

6 - 12%

9 - 15%

SC1

SC2

SC3

SC1 SC4

SC2

8 - 13%

TRASVERSALI PER FASE condizione

valore di riferimento

legno al taglio

può superare 100%

legno essiccato per prodotti di legno ingegnerizzato

12% ± 3%

accettabile per chiusura / copertura

<15%

umidità di equilibrio in esercizio

6 - 8%

rischio di crescita fungina

26 - 60%

FONTE: elaborazione da 2025 International Mass Timber Report

176 | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | PIANI ESECUTIVI

SC3

SC4


OPERE TEMPORANEE DI SOSTEGNO Il piano stabilisce inoltre: chi misura, dove misura, come misura e come registra i risultati. Le ispezioni devono essere effettuate in punti rappresentativi e nelle aree a maggiore rischio, evitando misure eseguite su acqua libera o ristagni superficiali, che altererebbero il risultato. Il piano deve inoltre stabilire quali dati vanno registrati a ogni controllo, devono essere presenti almeno: • le condizioni meteo • lo stato dell’area di stoccaggio • l’efficacia delle protezioni temporanee • la presenza di acqua stagnante • le eventuali azioni correttive adottate Per ciascun elemento strutturale devono essere definiti i punti di misura e le modalità di lettura.

zona di misurazione

300 mm 300 mm

300 mm

300 mm

Zona critica di misurazione

Esempio di zona di misurazione per pannelli di parete in X-LAM.

zona di misurazione

Esempio di zona di misurazione per pannelli di solaio in X-LAM.

zona di misurazione

Esempio di zona di misurazione per travi e pilastri.

MISURARE L’UMIDITÀ DEL LEGNO Per la misurazione dell’umidità del legno, se si utilizzano igrometri elettrici, si raccomanda di seguire come riferimento la norma EN 13183-2:2022. Il metodo e la frequenza devono essere definiti e pianificati nei momenti più significativi del cantiere:

0,3 x larghezza dell’elemento

• alla consegna • durante lo stoccaggio • in fase di montaggio • e alla chiusura dell’opera.

300 mm dall’estremità 0,3 x spessore dell’elemento FONTE: The Swedish Forest Industries Federation, 2026.

PIANI ESECUTIVI | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | 177


FLUSSO OPERATIVO DEL PIANO DI GESTIONE DELL’UMIDITÀ

PIANIFICAZIONE STEP 1

STEP 2

STEP 3

DEFINIRE VALORI LIMITE E INTERVALLO DI ACCETTABILITÀ

IDENTIFICARE I RISCHI

MISURE, MONITORAGGIO, RUOLI E RESPONSABILITÀ

• contenuto umidità per fabbricazione, montaggio, esercizio • valori diversi per materiali o parti dell’opera • umidità ammessa all’installazione • umidità ammessa prima della chiusura • necessità di asciugatura controllata

• bagnatura • ristagni e accumuli d’acqua • rigonfiamenti, ritiri, deformazioni, deterioramento

• come, dove, quando misurare • come registrare e valutare i risultati • controllo della posa corretta di nastri, membrane e schiume • chi misura, chi controlla • chi autorizza il proseguimento • chi decide le azioni correttive

Vedi l’approfondimento a pag. 176

Vedi l’approfondimento a pag. 34

e a seguire

Vedi l’approfondimento a pag. 118

DEFINIRE LE PROTEZIONI

• durante il trasporto • durante lo stoccaggio • durante il montaggio

Vedi l’approfondimento a pag. 82

178 | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | PIANI ESECUTIVI


OPERATIVO STEP 4

STEP 5

STEP 6

MISURARE LE CONDIZIONI AMBIENTALI

DEFINIRE LE AZIONI CORRETTIVE

VERIFICARE PRIMA DI CHIUDERE

• quando rilevare temperatura e umidità relativa • come collegare queste misure a quelle del contenuto di umidità • quando integrare i dati di cantiere con i dati meteo locali

• sospensione lavorazioni • ripristino protezioni • drenaggio e rimozione acqua • asciugatura controllata • revisione sequenza o chiusura

• contenuto di umidità • assenza di acqua libera • efficacia protezioni e drenaggi • coerenza con i limiti del piano

Vedi l’approfondimento a pag. 18

Vedi l’approfondimento a pag. 156

Vedi l’approfondimento a pag. 176

definire per il progetto e per gli elementi critici

OUTPUT DEL PIANO

Valori limite di umidità e intervalli ammessi Rischi di bagnatura e ristagno Protezioni previste per ogni fase

Metodi, tempi e responsabilità delle misure Azioni correttive in caso di scostamento Verifiche pre chiusura

PIANI ESECUTIVI | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | 179


PIANO DI TRASPORTO E SOLLEVAMENTO Il piano di trasporto è il primo livello di controllo della fase esecutiva. Non riguarda solo l’arrivo in cantiere, ma la conservazione dell’integrità e delle prestazioni degli elementi. In questa fase è opportuno distinguere due aspetti correlati: il sollevamento, relativo ad aggancio, movimentazione e posizionamento, e il trasporto, relativo a vincolo, protezione e consegna fino al punto di posa.

SOLLEVAMENTO

Per gli elementi strutturali, il sollevamento richiede una valutazione specifica dei carichi temporanei e del sistema di presa. Un elemento correttamente progettato per la configurazione finale può danneggiarsi se viene sollevato in punti non appropriati, con dispositivi non coerenti con la geometria dell’elemento o con procedure non conformi alle istruzioni d’uso. Nel caso peggiore, l’errore può causare il danneggiamento dell’elemento e incidenti di cantiere legati alla perdita di stabilità o al distacco del carico. Vedi l’approfondimento a pag. 182.

TRASPORTO Il trasporto riguarda il vincolo e la protezione dell’elemento sul mezzo fino alla consegna. Evitare spostamenti, danni agli spigoli, danneggiamenti di membrane e dettagli già applicati, corrosione dei fissaggi preinstallati e, più in generale, condizioni che possono compromettere la qualità dell’elemento prima della posa.

trasporto terrestre (corta e media tratta)

© Copyright 2026 | Red Stag TimberLab

trasporto terrestre o marittimo (lunga tratta)

© REDFALLS Timber Co. 2026

Uso di cinghie per assicurare i pannelli al mezzo du- Protezione aggiuntiva dei pannelli in caso di viaggi rante il trasporto. lunghi o di possibile esposizione ad agenti corrosivi.

180 | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | PIANI ESECUTIVI


Il piano di trasporto deve garantire due risultati: la conservazione dei requisiti funzionali ed estetici dei materiali durante il trasferimento e il coordinamento della consegna con il montaggio, così da minimizzare lo stoccaggio in cantiere. Dove possibile, la soluzione più efficace è la consegna just-in-time, con installazione immediata o ravvicinata allo scarico.

8

77 44

CLIENT: XXX BUILDING SITE: XXX

NR.

7

88

55

99

CLT PANEL - 100 mm ( 20 + 20 +20 + 20 +20) 104.5 cm x 164.0 cm - NR.8 DATE: XXXXX

CLIENT: XXX BUILDING SITE: XXX

NR.

66

8

CLT PANEL - 100 mm ( 20 + 20 +20 + 20 +20) 104.5 cm x 164.0 cm - NR.8 DATE: XXXXX

CLIENT: XXX BUILDING SITE: XXX

NR.

9

CLT PANEL - 100 mm ( 20 + 20 +20 + 20 +20) 104.5 cm x 164.0 cm - NR.8 DATE: XXXXX

CLIENT: XXX BUILDING SITE: XXX

NR.

6

Organizzazione della disposizione dei pannelli durante il trasporto per facilitare il sollevamento e il montaggio dei pannelli. CLT PANEL - 100 mm ( 20 + 20 +20 + 20 +20) 104.5 cm x 164.0 cm - NR.8 DATE: XXXXX

I pannelli devono essere numerati in funzione della sequenza di posa e posizionati in fase di carico in modo da consentire lo scarico e l’installazione nell’ordine previsto.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA

RATTLE

PHYTHON

CINGHIA DI FISSAGGIO CON TENDITORE

CINGHIA DI ANCORAGGIO AD ANELLO

PIANI ESECUTIVI | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | 181


FLUSSO DEL PIANO DEL SOLLEVAMENTO

STEP 1

STEP 2

STEP 3

INPUT DI PROGETTO

ANALISI DEI CARICHI E PUNTI DI SOLLEVAMENTO

SCELTA DEL SISTEMA DI SOLLEVAMENTO

KG

in funzione di a partire dal progetto strutturale

Identificare ogni elemento da movimentare e definire:

• carico • geometria • modalità di presa • finitura architettonica • esigenze di trasporto e posa

• individuare il centro di gravità e i punti di ancoraggio • verificare la resistenza delle connessioni nelle fasi di sollevamento

• massa / carico da sollevare • geometria e ingombri • orientamento di sollevamento • facce a vista / facce non a vista • condizioni di posa

DISPOSITIVI AVVITATI / MECCANICAMENTE FISSATI

DISPOSITIVI A CINGHIA / TESSILI

WASP

DRAGON

RAPTOR MINI

OCTOPUS

RAPTOR

VIPER

RAPTOR MAXI

MANTIS

R’WLL RWLL

β

β

128

0k g

Per maggiori informazioni, vedi il catalogo “ATTREZZATURA PER COSTRUZIONI IN LEGNO”

182 | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | PIANI ESECUTIVI


STEP 4

STEP 5

DIMENSIONAMENTO DEL DISPOSITIVO DI SOLLEVAMENTO

INDICAZIONI PER L’USO

prima dell’uso

nei confronti della normativa di riferimento

INSTALLAZIONE DEL SISTEMA SECONDO I MANUALI

• verificare la portata di ogni dispositivo di sollevamento considerando tipo e numero di fissaggi angolo di sollevamento. • verificare la necessità di assi di bilanciamento per l’equilibrio del carico

• corretta posizione del dispositivo • corretta installazione dei fissaggi • coppia di serraggio richiesta • distanze minime dai bordi

dopo l’uso

INDICAZIONI DI SMALTIMENTO

INDICAZIONI DI RIUTILIZZO

R’WLL RWLL

β

R’WLL

β RWLL

β

β RWLL

OUTPUT DEL PIANO DI SOLLEVAMENTO

check finale

Codice / identificazione elemento Peso Punti di sollevamento Dispositivo scelto Categoria: avvitato / meccanico oppure tessile / cinghia Categoria: uso singolo / uso multiplo Verificare richieste Manuale di riferimento Note architettoniche Sequenza di sollevamento e posa

• DISPOSITIVO: verificare il manuale • FISSAGGIO: possibile solo in caso di impiego con VGS PLATE

GUIDA RIUTILIZZO VGS PLATE

La guida al riutilizzo è disponibili sul sito www.rothoblaas.it

PIANI ESECUTIVI | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | 183


PIANO DI STOCCAGGIO Il piano si attiva quando tra consegna e posa è previsto un intervallo di tempo. Ogni materiale ha dei requisiti particolari, ma, in generale, lo stoccaggio corretto si basa su due principi o forme di protezione: • dal basso: distacco da terra • dall’alto: protezione superiore

distacco da terra

protezione superiore

8

LEGNO E MATERIALI STRUTTURALI A BASE DI LEGNO Stoccare secondo la sequenza di montaggio, senza ostacolare scarico, movimentazione e posa.

FERRAMENTA E FISSAGGIO Stoccare al riparo da sali e agenti corrosivi, in particolare in ambienti soggetti ad aerosol marino.

ISOLANTI

NASTRI

Evitare schiacciamenti da accatastamento, soprattutto per gli isolanti morbidi.

Conservare nelle confezioni originali in luogo asciutto e coperto, con particolare attenzione ai nastri butilici. Proteggere dai raggi UV.

MEMBRANE

COLLE, RESINE, SIGILLANTI

Stoccare su pallet, evitando il contatto con il terreno, i raggi UV e le alte temperature, con particolare attenzione per membrane adesive e bituminose.

Stoccare in luogo asciutto e coperto, mantenendoli alla temperatura indicata nella scheda tecnica.

Per ogni prodotto, fare sempre riferimento alla scheda tecnica e, se disponibile, al manuale d’uso, per garantirne corretta conservazione, durabilità e prestazioni. Per ulteriori approfondimenti, consultare anche i cataloghi. Utilizzare un container chiudibile per proteggere attrezzi e macchinari da intemperie e furti.

184 | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | PIANI ESECUTIVI


FLUSSO DEL PIANO DI STOCCAGGIO Per ciascun materiale, il piano di stoccaggio deve definire:

STEP 1

STEP 2

STEP 3

POSIZIONE DI STOCCAGGIO

DISTACCO DA TERRA

PROTEZIONE SUPERIORE

Per garantire la protezione dal basso, da spruzzi e risalita capillare.

Per limitare l’esposizione alla pioggia e agli agenti atmosferici e garantire ventilazione.

In funzione della sequenza di montaggio e dei requisiti di temperatura.

CONTAINER

CAP ECO

DEPOSITO MOBILE PER IL CANTIERE

TELONE DI COPERTURA

CAP PLUS CONTAINER chiudibile a chiave per limitare l’accesso.

TELONE DI COPERTURA

RBBOX CONTENITORE Per ogni materiale, indicare

OUTPUT DEL PIANO DI STOCCAGGIO

Dove viene disposto, in funzione della sequenza di montaggio Come viene appoggiato, per garantire la protezione dal basso Come viene protetto dall’alto, contro acqua e agenti atmosferici

Quali condizioni specifiche richiede Quali controlli devono essere eseguiti prima della posa

PIANI ESECUTIVI | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | 185


PIANO DI MONTAGGIO Il piano di montaggio permette di passare da una sequenza di elementi a un sistema resistente ancora incompleto. Non basta che l’edificio finito sia corretto; è necessario che ogni fase intermedia resti controllata. Non solo per la durabilità dell’edificio finito, ma anche per la sicurezza in cantiere.

SEQUENZA DI MONTAGGIO La sequenza di montaggio deve essere coerente con il progetto strutturale, che governa l’intero processo esecutivo; le modalità di montaggio devono essere compatibili con le relative ipotesi. In questa fase si controllano i percorsi dei carichi e si verificano configurazioni temporanee, carichi provvisori e fasi intermedie di posa, evitando rischi per la struttura e per la sicurezza dei lavoratori in cantiere.

7 4

4

5

8

7

6

8

9

5

9 6

schema statico

ordine di montaggio

opere temporanee di sostegno

ROTHOBLAAS CONSIGLIA GIRAFFE SUPPORTO DI MONTAGGIO

186 | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | PIANI ESECUTIVI


OPERE TEMPORANEE DI SOSTEGNO Puntellazioni, controventi, sostegni provvisori e dispositivi di ritegno, compresi sistemi anticaduta e protezioni collettive, non sono accessori di cantiere, ma condizioni necessarie per il montaggio. Devono essere coerenti con il progetto strutturale, verificati per le condizioni reali d’impiego e costituiti da sistemi certificati. Senza opere temporanee adeguate e senza protezioni collettive non esistono le condizioni minime per un montaggio sicuro.

VERIFICA DEI SUPPORTI TEMPORANEI IN CANTIERE

1 Verifica del supporto con GIRAFFE CALCULATOR.

2

3

Collocamento della piastra di testa sul terzo superiore (come CONTROVENTO) o sull’intradosso del pannello (come PUNTELLO).

4

Verifica dell’angolo corretto e fissaggio della piastra di piede.

GIRAFFE come PUNTELLO.

Regolazione e messa in bolla con l’impugnatura.

5 Dopo il fissaggio della parete smontare le GIRAFFE e prepararle per il riutilizzo.

GIRAFFE come CONTROVENTO.

Usa il GIRAFFE CALCULATOR per la verifica del supporto di montaggio.

Trova il corso che fa per te! rothoblaas.it

PIANI ESECUTIVI | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | 187


FISSAGGI PARZIALI E INSTALLAZIONE I fissaggi parziali possono essere necessari nelle fasi iniziali di posa, ma non devono mai essere considerati sufficienti a trasferire carichi per i quali non sono stati previsti. Un collegamento temporaneo con pochi fissaggi può servire a mantenere l’elemento in posizione, non a sopportare condizioni di carico che richiedono il completamento del dettaglio strutturale. Per questo è fondamentale verificare che, in ogni fase del montaggio, nessun elemento sia affidato a un numero insufficiente di fissaggi o a configurazioni provvisorie incompatibili con i carichi.

LEGENDA

rischio molto basso

Connessioni compatibili con fissaggio parziale temporaneo in fase di montaggio.

rischio da evitare

Connessioni non compatibili con fissaggio parziale temporaneo: tutti i fissaggi devono essere installati prima dell’applicazione dei carichi per garantire la sicurezza strutturale.

Schema statico delle connessioni

188 | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | PIANI ESECUTIVI


Riduci la necessità di fissaggi temporanei e i rischi associati utilizzando connettori innovativi RING e RADIAL, preassemblati o installati direttamente in cantiere.

ROTHOBLAAS CONSIGLIA

RING

RADIAL

LBS HARDWOOD EVO

CONNETTORE SMONTABILE PER PANNELLI STRUTTURALI

CONNETTORI PER TRAVI IN LEGNO E PANNELLI

VITE A TESTA TONDA PER PIASTRE SU LEGNI DURI

PIANI ESECUTIVI | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | 189


FLUSSO DEL PIANO DI MONTAGGIO

STEP 1

STEP 2

STEP 3

ORDINE DI MONTAGGIO

DEFINIZIONE DELLE MISURE TEMPORANEE PER LA STABILITÀ E LA SICUREZZA DEL MONTAGGIO

PROTEZIONI DA APPLICARE SUBITO DOPO LA POSA

CLIENT: XXX BUILDING SITE: XXX

NR.

8

CLT PANEL - 100 mm ( 20 + 20 +20 + 20 +20) 104.5 cm x 164.0 cm - NR.8 DATE: XXXXX

CLIENT: XXX BUILDING SITE: XXX

NR.

7

CLT PANEL - 100 mm ( 20 + 20 +20 + 20 +20) 104.5 cm x 164.0 cm - NR.8 DATE: XXXXX

CLIENT: XXX BUILDING SITE: XXX

La sequenza di posa di elementi, sottosistemi e collegamenti, coerente con il progetto strutturale e con la progressiva stabilizzazione dell’opera.

Le opere provvisorie e i dispositivi necessari durante le fasi intermedie: • puntellazioni • controventi • sostegni

Misure da adottare immediatamente su: • giunti • bordi • attraversamenti e vani tecnici • dettagli esposti per limitare l’ingresso d’acqua e proteggere gli elementi fino alla fase successiva.

considerando

COORDINAMENTO TRA CONSEGNE E INSTALLAZIONE IN SEQUENZA

considerando

VERIFICHE DELLE CONFIGURAZIONI TEMPORANEE DI MONTAGGIO

L’ordine di arrivo, scarico, movimentazione e posa degli elementi che evita accumuli inutili, riduce lo stoccaggio intermedio e garantisce un montaggio continuo e controllato. • carichi provvisori • stoccaggi localizzati • fasi di posa sbilanciate • possibili effetti torsionali • percorsi di carico intermedi

Vedi l’approfondimento a pag. 46

Vedi l’approfondimento a pag. 82

190 | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | PIANI ESECUTIVI


STEP 4

STEP 5

STEP 6

CONTROLLI RICHIESTI PRIMA DELLA FASE SUCCESSIVA

COORDINAMENTO CON FACCIATA, MEMBRANE, DRENAGGIO E CHIUSURA DELL’INVOLUCRO

RUOLI E RESPONSABILITÀ OPERATIVE DELL’INVOLUCRO

Identificare le verifiche da eseguire prima di procedere, in particolare su corretto posizionamento degli elementi, sufficienza dei fissaggi, stabilità temporanea, tolleranze, continuità delle protezioni e assenza di condizioni critiche.

Garantire la continuità tra montaggio strutturale e lavorazioni successive, assicurando tempi compatibili tra protezioni, tenuta all’acqua, drenaggio e chiusura in relazione all’esposizione degli elementi.

• Chi autorizza l’avvio della fase • Chi controlla le condizioni temporanee • Chi installa le opere provvisorie • Chi verifica le protezioni • Chi autorizza il passaggio alla fase successiva

Vedi l’approfondimento a pag. 46

Vedi l’approfondimento a pag. 156

Per ogni elemento, indicare

OUTPUT DEL PIANO DI MONTAGGIO

Quando arriva Come viene movimentato In che ordine viene montato Quali carichi temporanei genera o riceve Quali opere provvisorie servono

Quali fissaggi sono ammessi nelle fasi intermedie Quali protezioni vanno applicate subito dopo la posa Quali controlli devono essere superati prima di procedere

PIANI ESECUTIVI | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | 191


PIANO DI SICUREZZA Il Piano di Sicurezza è il documento trasversale che governa gli altri piani esecutivi per gli aspetti legati alla prevenzione e alla protezione in cantiere. Definisce, per ogni fase operativa, le misure necessarie a garantire che lavorazioni, sequenze di montaggio, movimentazioni e opere temporanee si svolgano in condizioni di sicurezza. Devono essere rispettate le norme nazionali in vigore. Il cantiere deve essere dotato delle necessarie protezioni collettive. Ogni operatore deve essere protetto con i dispositivi di protezione individuali (DPI) adeguati all’attività svolta. Il responsabile della sicurezza deve vigilare sulla corretta applicazione delle misure previste e sulla loro coerenza con le diverse fasi operative.

CASCO

HERO

DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALI

CASCO PER LAVORI IN QUOTA, CANTIERE O AREE INDUSTRIALI

IMBRACATURA

SPARTA IMBRACATURA COMPLETA PROFESSIONALE PER SISTEMI ANTICADUTA, POSIZIONAMENTO, LAVORO IN ACCESSO SU FUNE

GUANTI

GLOVE MID GUANTO IN NYLON&SPANDEX RICICLATO/NITRILE SCHIUMATO

GILET AD ALTA VISIBILITÀ

VEST INDUMENTO AD ALTA VISIBILITÀ

PIANO DI SICUREZZA

PIANI DI ESECUZIONE

PIANO DI TRASPORTO E SOLLEVAMENTO

PIANO DI GESTIONE DELL’UMIDITÀ

PIANO DI STOCCAGGIO

PIANO DI MONTAGGIO


OPERE TEMPORANEE PER LA SICUREZZA

PARAPETTI

DISPOSITIVI DI PROTEZIONE COLLETTIVA

LINEE VITA TEMPORANEE

ANCORAGGI SINGOLI

BORDER

EDGE TEMP 1

PARAPETTI PERMANENTI E TEMPORANEI IN ALLUMINIO

PARAPETTO TEMPORANEO LATO COPERTURA

HOLD SYSTEM

TEMPORARY

DISPOSITIVO DI ANCORAGGIO ORIZZONTALE TEMPORANEO

LINEA VITA TEMPORANEA

WING

KITE

PUNTO DI ANCORAGGIO PER LAVORI IN SOSPENSIONE

PUNTO DI ANCORAGGIO

Usa i TOOLGRAB per prevenire la caduta dall’alto degli utensili in cantiere.

RETI ANTICADUTA

OVERNET

HORIZONTAL NET

SISTEMA DI PROTEZIONE ANTICADUTA PERMANENTE PER COPERTURE INDUSTRIALI

RETE PROTETTIVA ORIZZONTALE IN POLIPROPILENE

Usa il moschettone per il fissaggio delle reti protettive anticaduta.

PIANI ESECUTIVI | PIANI DI GESTIONE OPERATIVA DEI MATERIALI IN CANTIERE | 193


Il presente catalogo è proprietà esclusiva di Rotho Blaas e non può essere copiato, riprodotto o pubblicato, anche parzialmente, senza preventiva autorizzazione scritta. Ogni violazione è perseguita a norma di legge. La versione aggiornata della documentazione tecnica è quella disponibile sul sito web Rotho Blaas. Rotho Blaas non risponde per eventuali errori di stampa inerenti ai dati tecnici, disegni, riferimenti a pesi e misure e traduzioni di cui sui cataloghi. Rotho Blaas si riserva il diritto di modificare i prodotti di gamma, le caratteristiche degli stessi, le specifiche tecniche e relativa documentazione in qualsiasi momento e senza preavviso. Gli installatori, i progettisti, gli ingegneri, utilizzatori e acquirenti in generale, devono consultare il sito web all’indirizzo www. rothoblaas.it ad ogni utilizzo di un prodotto. Ogni prodotto è progettato per le capacità di carico e gli usi elencati nella documentazione tecnica, nel rispetto delle limitazioni e delle altre informazioni ivi riportate. Sebbene i prodotti siano progettati per un’ampia varietà di utilizzi, Rotho Blaas non si assume alcuna responsabilità per quanto riguarda la conferma dell’idoneità di un prodotto all’uso previsto, che resta in capo all’utilizzatore, così come la responsabilità per la posa in opera dello stesso. Ogni utilizzo previsto di un prodotto deve essere esaminato e approvato da professionisti qualificati. Rotho Blaas non fornisce alcuna garanzia sulla conformità legale o progettuale dei dati e dei calcoli. Gli strumenti di calcolo messi a disposizione sono indicativi e forniscono un mero supporto tecnico-commerciale all’attività di vendita. I valori derivanti da test sono basati sui risultati effettivi delle indagini sperimentali e validi esclusivamente per le condizioni di prova indicate. Rotho Blaas non garantisce e in nessun caso potrà essere ritenuta responsabile in merito a danni, perdite e costi o altre conseguenze, a qualsiasi titolo (garanzia per vizi, garanzia per malfunzionamento, responsabilità del prodotto o di legge, etc.) correlati all’utilizzo, all’impossibilità di utilizzo o all’uso non conforme dei prodotti. Le immagini hanno il solo scopo di raffigurare il prodotto, potrebbero non rispecchiare appieno le sue caratteristiche ed essere sviluppate con l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale. Gli accessori mostrati nelle immagini e nei render potrebbero non essere inclusi. Le quantità di imballo possono variare. Qualora si riscontrino discrepanze tra le versioni linguistiche del catalogo, il testo in italiano sarà considerato autorevole e prevarrà su tutte le altre traduzioni. Le condizioni generali di acquisto Rotho Blaas Srl sono reperibili sul sito www.rothoblaas.it. All rights reserved © 2026 ROTHO BLAAS SRL All renderings © ROTHO BLAAS SRL Data di pubblicazione - 09/2026


PROTEGGI IL SERRAMENTO Fissaggio, impermeabilizzazione e sigillatura determinano la qualità del foro finestra. Negli edifici ad alte prestazioni, nastri, sigillanti e fissaggi gestiscono la tenuta all’aria, la protezione dall’acqua e il corretto collegamento tra telaio e struttura.

Scegli i prodotti Rothoblaas rothoblaas.it


Questo Smartbook non è una guida né un catalogo. È un supporto operativo per riconoscere i rischi prima che diventino danni. Parte dai punti in cui l’acqua trova spazio in cantiere: mancato coordinamento tra le fasi di esecuzione, punti esposti più a lungo del previsto, dettagli corretti sulla carta che in cantiere si comportano diversamente. Non sostituisce il progetto. Aiuta a leggere le condizioni reali del cantiere, valutare le criticità e scegliere soluzioni applicabili prima che il problema diventi irreversibile.

Via dell‘Adige N.2/1 | 39040, Cortaccia (BZ) | Italia Tel: +39 0471 81 84 00 | Fax: +39 0471 81 84 84 info@rothoblaas.com | www.rothoblaas.com

COD

Rotho Blaas Srl

01SMARTCAN1IT

09|26

È uno strumento da portare in cantiere.


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
SMARTBOOK CANTIERE, ACQUA, DURABILITÀ by Rothoblaas - Issuu