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PARTIAMO DALLA STORIA ED AGG 3 VOL SAGG ASS

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CON

VALERIO

CASTRONOVO E MASSIMILIANO GALLI

Ieriè oggi

Partire dalla STORIA per capire il PRESENTE

Dalla Prima guerra mondiale a oggi

HUB Scuola, il digitale a misura di studenti e docenti

HUB Scuola è la piattaforma Mondadori Education, Rizzoli Education e Deascuola che accompagna docenti, studentesse e studenti nel loro percorso educativo. Sempre più ricca di libri digitali, risorse e strumenti per una didattica efficace e coinvolgente, è l’alleata ideale per le sfide di ogni giorno.

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L’Intelligenza Artificiale conversa con HUB Scuola

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L’Intelligenza Artificiale Generativa, se usata adeguatamente e in un contesto protetto, dunque sicuro, diventa una valida alleata per lo studio. Inoltre, facilita la personalizzazione della didattica e la rende più inclusiva e coinvolgente.

Il Tutor AI del libro: l’alleato intelligente nello studio

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Il Tutor AI delle Aree Docenti: progettare lezioni in pochi passi

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Analisiguidata del’Infinito
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Indice

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Se ti può aiutare a comprendere meglio, puoi usare la funzione TRADUCI del tuo libro digitale per leggere e ascoltare i testi nella tua lingua.

Modulo 1 IL PRIMO CONFLITTO MONDIALE

DDI CONTENUTI DIGITALI

Video Il primo Novecento • Storie Il Novecento: Il Secolo breve tra bellezza e guerra • Linea del tempo interattiva •

Filmati d’epoca La mobilitazione degli eserciti; L’Italia nella Prima guerra mondiale; Il crollo di Wall Street; Il nuovo corso di Roosevelt

• HUB Maps Gli schieramenti in campo allo scoppio della guerra; Le alleanze nella Prima guerra mondiale; L’esercito austriaco a Caporetto

• Immagini interattive La guerra di trincea; Le difficoltà del dopoguerra • Itinerario Google Earth I luoghi della Prima guerra mondiale

DDI CONTENUTI DIGITALI

Video La Prima guerra mondiale

Itinerario Google Earth I luoghi della Prima guerra mondiale

Linea del tempo interattiva

Glossario in 7 lingue

Filmati d’epoca La mobilitazione degli eserciti • L’Italia nella Prima guerra mondiale

Carta animata Gli schieramenti della Prima guerra mondiale (1914-1918)

Immagini interattive Alla vigilia della Grande guerra • Il primo conflitto mondiale

Bacheche La guerra di trincea • Una civiltà sommersa: le donne in guerra

HUB Maps Le alleanze nella Prima guerra mondiale • L’esercito austriaco a Caporetto

DDI CONTENUTI DIGITALI

Video L’Europa degli anni Venti

Linea del tempo interattiva

Glossario in 7 lingue

Filmati d’epoca Il crollo di Wall Street • Il nuovo corso di Roosevelt

Immagine interattiva Le difficoltà del dopoguerra

Podcast Storied’altrogenere

Da Dorothea Lange a Gerda

Taro: le donne nella fotografia documentaria e di guerra

HUB Maps La Germania dopo la Grande guerra • L’Europa dopo la Grande guerra

ERI

Modulo 2 L’EPOCA DEI TOTALITARISMI

DDI CONTENUTI DIGITALI

Video Tra democrazia e totalitarismo • Storie I totalitarismi e la Seconda guerra mondiale • Linea del tempo interattiva • Video La rivoluzione russa • Filmato d’epoca Le tappe del conflitto • Carta animata La diffusione dello squadrismo in Italia • Immagine interattiva Le piazze dove si bruciarono i libri • Itinerario Google Earth I luoghi della Seconda guerra mondiale

CAPITOLO   3 La rivoluzione russa e lo stalinismo 66

1. La Russia: un impero in crisi 68

2. La rivoluzione russa 70

LA FONTE SCRITTA L’annuncio della rivoluzione bolscevica 73

Educazione civica STORIA DEI DIRITTI

La libertà economica e la proprietà privata 74

3. I bolscevichi al potere 76

LA FONTE VISIVA Due manifesti a confronto 76

LA FONTE VISIVA Nuove possibilità per le cittadine 79

4. La nascita dell’URSS 80

5. Stalin alla guida dell’URSS 83

DDI CONTENUTI DIGITALI

Video La rivoluzione russa

Linea del tempo interattiva Glossario in 7 lingue

Filmato d’epoca Il mito di Stalin

Videobiografia Josif Stalin

Bacheca La terra dei bolscevichi

HUB Maps L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche

IERI OGGI Il rapporto tra Ucraina e Russia 88

ERI O

6. Propaganda e terrore SCENARIO 89

partiamo da... UNA FONTE VISIVA 89

LA FONTE SCRITTA Un applauso interminabile 91

A MODO MIO La sintesi 92 ORGANIZZA ED ESPONI La mappa 94 Ora tocca a te! 96

CAPITOLO   4 L’Italia fascista

1. Il dopoguerra in Italia

2. L’ascesa del fascismo 102

3. La dittatura fascista 106

partiamo da... UNA FONTE ORALE 106

Educazione civica STORIA DEI DIRITTI

La tutela del cittadino 111

4. La società fascista SCENARIO 113

LA FONTE SCRITTA

Il fascismo spiegato ai bambini e alle bambine 113

RAGAZZE&RAGAZZI nella STORIA

Le organizzazioni fasciste per l’infanzia e la gioventù 114

5. L’economia fascista 118

6. L’espansionismo fascista 121 PUNTI DI VISTA L’uso di armi chimiche nella Guerra d’Etiopia 122

7. L’Italia razzista 124

LA FONTE SCRITTA Il fascismo a difesa della “razza italiana” 124

LA FONTE VISIVA Gli Ebrei esclusi dalla società

A MODO MIO La sintesi

ORGANIZZA ED ESPONI La mappa

Ora tocca a te! 130

DDI CONTENUTI DIGITALI

Video Il fascismo

Linea del tempo interattiva Glossario in 7 lingue

Videobiografia Benito Mussolini

Video Libertà e diritti • Istituto LUCE e Cinecittà • L’architettura fascista

Carta animata La diffusione dello squadrismo in Italia

Filmati d’epoca L’organizzazione del consenso • La guerra d’Etiopia

Immagine interattiva L’Italia fascista

Storia locale - Patrimonio L’architettura fascista

HUB Maps Il Biennio rosso e la marcia su Roma • La guerra d’Etiopia

CAPITOLO   5 La Germania nazista

1. La Repubblica di Weimar

2. Gli esordi del nazismo

LA FONTE SCRITTA

La gioventù secondo Hitler

3. Hitler al potere

partiamo da... I DATI STORICI

4. Il totalitarismo nazista

RAGAZZE&RAGAZZI nella STORIA

L’espulsione degli alunni ebrei dalle scuole italiane e tedesche

5. La guerra di Spagna e l’ascesa delle dittature

6. L’espansionismo tedesco, italiano e giapponese

A MODO MIO La sintesi

ORGANIZZA ED ESPONI La mappa

CAPITOLO   6 La Seconda guerra mondiale

1. Stalin e Hitler si spartiscono l’Europa orientale

LA FONTE VISIVA

L’incontro tra due nemici

2. L’avanzata di Hitler

3. La guerra parallela di Mussolini

partiamo da... UNA FONTE SCRITTA

4. L’Italia sotto le bombe SCENARIO

5. La svolta della guerra

LA FONTE SCRITTA

Una testimonianza dalla Russia

6. Il Nuovo Ordine hitleriano e la Shoah

7. L’Italia occupata e divisa

8. La Resistenza e la liberazione

Educazione civica STORIA DELLE ISTITUZIONI

L’Italia per la pace

9. Il trionfo degli Alleati

LA FONTE SCRITTA

Un ragazzo a Hiroshima

Ora tocca a te!

Il mio percorso con LA STORIA

La scuola: un progetto per il futuro

Video Il nazismo

Linea del tempo interattiva

Glossario in 7 lingue

Videobiografia Rosa Luxemburg; Adolf Hitler

Filmato d’epoca L’affermazione del regime nazista

Carta animata Democrazie e regimi autoritari nel mondo degli anni Trenta

ATTIVITÀ AI Prompt a confronto

Immagine interattiva Totalitarismi e democrazie negli anni Trenta

Bacheca Le persecuzioni naziste

HUB Maps I regimi politici in Europa nel 1938 • L’espansione giapponese

DDI CONTENUTI DIGITALI

Video La Seconda guerra mondiale

Carta animata La Seconda guerra mondiale

Itinerario Google Earth I luoghi della Seconda guerra mondiale

Linea del tempo interattiva

Glossario in 7 lingue

IERIeOGGI La Russia e i suoi vicini baltici

Filmato d’epoca Hiroshima

Immagine interattiva Il luogo dell’orrore, Auschwitz

Bacheche Le persecuzioni naziste • La Resistenza e le foibe istriane RAGAZZE & RAGAZZI nella STORIA La deportazione

Podcast Storie d’altro genere

Staffette e combattenti: la Liberazione delle donne

HUB Maps Le fasi iniziali della guerra (1939-1940) • Le alleanze durante la Seconda guerra mondiale • L’offensiva tedesca in URSS (1941-1942) • La controffensiva degli Alleati e la fine della Seconda guerra mondiale • I confini orientali dell’Italia dopo la guerra

Modulo 3 L’ETÀ DELLE DUE SUPERPOTENZE

DIGITALI

Video del Modulo Il secondo dopoguerra e il mondo d’oggi • Storie Tra Oriente e Occidente • Linea del tempo interattiva • Video Gli anni di piombo • Filmati d’epoca La Guerra fredda e la conquista dello spazio; Un muro nel cuore dell’Europa; La campagna elettorale del ‘48 • Carta animata La decolonizzazione di Asia e Africa • Itinerario Google Earth La decolonizzazione

CAPITOLO 7 Il dopoguerra e la Guerra fredda

1. Vendette e giustizia nel dopoguerra

LA FONTE SCRITTA La testimonianza di una superstite

Educazione civica STORIA DELLE ISTITUZIONI

I crimini contro l’umanità e la Corte penale internazionale

2. Le superpotenze dalla collaborazione alla Guerra fredda

partiamo da... UNA FONTE SCRITTA

3. L’Europa divisa in due blocchi

LA FONTE ORALE La cortina di ferro

4. La sfida nucleare

Educazione civica STORIA DELLE RISORSE L’energia nucleare

5. La Guerra fredda in Asia

MIO La sintesi

1. L’epoca del disgelo

2. Rivolte e repressione nell’Europa orientale

FONTE SCRITTA Il giorno in cui comparve il muro

3. Conflitti e riforme negli Stati Uniti

partiamo da… UNA FONTE VISIVA

FONTE ORALE «Io ho un sogno»

nella STORIA Il coraggio della piccola Ruby

4. Gli Stati Uniti e l’America Latina

MODO MIO La sintesi

ESPONI La mappa

1. Il tramonto degli imperi coloniali

2. La decolonizzazione in Asia

LA FONTE ORALE L’appello di Gandhi contro la violenza

3. Il Medio Oriente e il mondo arabo

PUNTI DI VISTA Il tragico destino dei profughi palestinesi

IERI OGGI Medio Oriente senza pace

Video La Guerra fredda

Carta animata La divisione del mondo in due blocchi

Linea del tempo interattiva

Glossario in 7 lingue

Educazione civica - Storia delle istituzioni L’ONU, Organizzazione delle Nazioni Unite

Video Le principali organizzazioni sovranazionali • Storia e ambienteL’energia nucleare

Bacheca Lo spionaggio e la Guerra fredda

IERIeOGGI Le due Cine

HUB Maps I due blocchi contrapposti • La Germania divisa

Video Il muro di Berlino

Linea del tempo interattiva

Glossario in 7 lingue

Videobiografia Rosa Parks

Filmati d’epoca La Guerra fredda e la conquista dello spazio • Un muro nel cuore dell’Europa

ATTIVITÀ AI Registrazione di un’audio-guida

HUB Maps La guerra del Vietnam

Video Lo scenario mondiale nel secondo Novecento

Itinerario Google Earth La decolonizzazione

Linea del tempo interattiva

Glossario in 7 lingue

DDI CONTENUTI DIGITALI
DDI CONTENUTI DIGITALI
DDI CONTENUTI DIGITALI

4. La decolonizzazione in Africa

partiamo da... UNA FONTE SCRITTA

5. La Cina dal Grande balzo a Deng

A MODO MIO La sintesi

ED ESPONI La mappa

CAPITOLO 10 Primo, Secondo e Terzo mondo

1. Il Primo mondo SCENARIO

Educazione civica STORIA DELLE RISORSE La plastica

2. Lo Stato sociale

partiamo da… I DATI STORICI

Educazione civica STORIA DEI DIRITTI Il welfare per l'uguaglianza reale

3. La contestazione giovanile SCENARIO

4. Il nuovo femminismo SCENARIO

5. Il rinnovamento della Chiesa

LA FONTE SCRITTA Un prete dalla parte dei poveri

6. Il Secondo mondo

7. Il Terzo mondo

A MODO MIO La sintesi

ED ESPONI La mappa

1. Gli anni della ricostruzione

RAGAZZE&RAGAZZI nella STORIA

Ragazzi e ragazze sui treni della felicità

2. La nascita della repubblica

3. La Democrazia cristiana alla guida dell’Italia

LA FONTE SCRITTA e LA FONTE VISIVA La

4. I primi passi dell’Unione Europea

LA FONTE ORALE Cooperazione contro la guerra

Educazione civica STORIA DELLE ISTITUZIONI

La cooperazione europea

5. Il miracolo economico SCENARIO

6. Riforme e proteste

7. Gli anni di piombo e la crisi economica

partiamo da… UNA FONTE VISIVA

Videobiografia Gandhi

Carta animata La decolonizzazione di Asia e Africa

Filmato d’epoca La decolonizzazione

HUB Maps L’indipendenza dell’India • Israele e Palestina • I Paesi non allineati • La decolonizzazione dell’Africa

DDI CONTENUTI DIGITALI

Linea del tempo interattiva Glossario in 7 lingue

Video Consumo e produzione responsabili - STEM • Ridurre le disuguaglianze - STEM

HUB Maps I fiumi del mondo più inquinati dalla plastica • Assistenza sanitaria nel mondo

Podcast Storie d’altro genere

Le donne nella rivoluzione del DNA

DDI CONTENUTI DIGITALI

Video L’Italia dal dopoguerra a oggi

Linea del tempo interattiva Glossario in 7 lingue

Podcast Storie d’altro genere Le Madri Costituenti nell’Italia della repubblica

Video La nascita della Repubblica • La Costituzione italiana • L’Unione Europea • Gli anni di piombo

Filmato d’epoca La campagna elettorale del ‘48

Bacheca Il boom economico in Italia

Storia locale - Patrimonio L’architettura del dopoguerra

Il mio percorso con LA STORIA Pensiero libero e influenze esterne

Laboratorio CLIL The economic boom

DDI CONTENUTI DIGITALI

Per tutti i capitoli del modulo: Audiosintesi • Sintesi in 7 lingue

Mappa personalizzabile

Organizzatore grafico • HUB Test • Tutor AI

Modulo 4 IL MONDO DI OGGI

DDI CONTENUTI DIGITALI

Le questioni ancora attuali • Linea del tempo interattiva • Video La questione balcanica; L’Europa unita; Le economie emergenti • Carte animate Le economie del mondo agli inizi degli anni 2000; L’Europa e gli Stati dell’ex-Unione sovietica • Immagini interattive La fine del bipolarismo USA-URSS; L’Italia del benessere economico e delle contraddizioni

CAPITOLO 12 L’Europa e l’Italia

il crollo del comunismo

1. La fine del comunismo in Europa

partiamo da... UNA FONTE ORALE

LA FONTE SCRITTA Che cosa significa perestrojka?

2. La dissoluzione della Iugoslavia

3. La nascita dell’Unione Europea

Educazione civica STORIA DEI DIRITTI

I diritti fondamentali nell’Unione Europea

4. L’Italia dalla Prima alla Seconda repubblica

LA FONTE ORALE Le parole di Falcone e Borsellino sulla mafia

A MODO MIO La sintesi

ED ESPONI La mappa

1. Gli Stati Uniti e il mondo arabo

2. Rivolte e conflitti nel Medio Oriente

partiamo da… UNA FONTE ORALE

3. La globalizzazione

Educazione civica STORIA DEI DIRITTI Il diritto di accesso alla Rete

4. Il mondo multipolare

Educazione civica STORIA DELLE RISORSE

Cobalto e tantalio: il lato oscuro dell’innovazione

5. Le sfide del mondo globale SCENARIO

Educazione civica STORIA DELLE RISORSE

Le fonti di energia rinnovabili

A MODO MIO La sintesi

ORGANIZZA ED ESPONI La mappa

Ora tocca a te!

Il mio percorso con LA STORIA

Restare umani, tra locale e globale

Studio la storia con il Reading Workshop

DDI CONTENUTI DIGITALI

DDI CONTENUTI DIGITALI

Carta animata L’Europa e gli Stati dell’ex Unione Sovietica

Linea del tempo interattiva

Glossario in 7 lingue

Video La questione balcanica • L’Europa unita • La lotta alle mafie

Carta animata Le mafie in Italia

Immagine interattiva La fine del bipolarismo USA-URSS

HUB Maps L’Europa alla fine degli anni Ottanta • Gli Stati membri dell’Unione Europea

Podcast Storie d’altro genere Donne contro: Lea Garofalo e le testimoni di giustizia

Carta animata Le economie del mondo agli inizi degli anni 2000

Linea del tempo interattiva Glossario in 7 lingue

Video Le economie emergenti • La questione energetica

Bacheca Il terrorismo di matrice islamica

HUB Maps La primavera araba

DDI CONTENUTI DIGITALI

IL PRIMO CONFLITTO

MONDIALE

L’EUROPA TRA CONFLITTI E CRISI PRIMA GUERRA MONDIAL

1915

1915

LA FINE DELL’IMPERO OTTOMANO

1912-1913

Guerre Balcaniche

L’ASCESA DEGLI STATI UNITI

L’EUROPA

IN GUERRA

Dopo un decennio di crescenti tensioni, le potenze europee si scontrano nella Prima guerra mondiale. Il conflitto nasce come uno scontro tra Impero austro-ungarico e Serbia, ma si estende presto ai loro alleati: Germania da una parte, Russia, Francia e Gran Bretagna dall’altra, cui si aggiunge nel 1915 l’Italia. Dopo quattro anni di conflitto, che provocano 9 milioni di morti, Germania e Austria vengono sconfitte e sono duramente punite nella Conferenza di pace, mentre l’intera Europa attraversa un periodo di grave crisi economica e sociale.

LA FINE DELL’IMPERO OTTOMANO

Dopo quasi cinque secoli, con la Prima guerra mondiale tramonta definitivamente l’Impero ottomano Già all’inizio del Novecento l’Impero aveva perso gran parte dei suoi domini europei, poi, dopo la sconfitta subita al fianco di Germania e Austria-Ungheria, viene privato anche dei suoi domini in Medio Oriente, che passano sotto il controllo di Francia e Gran Bretagna. Il sultano viene destituito e nasce la Repubblica turca, guidata da Mustafa Kemal.

1907 Triplice Intesa
Italia in guerra
1914 Scoppio della Prima guerra mondiale
Invasione austriaca della Bosnia 1908
Turchia in guerra

1917

Inquadra il codice QR e accedi ai contenuti digitali. Troverai:

• Video del Modulo Il primo Novecento

Storie Il Novecento: il Secolo breve tra bellezza e guerra

• Linea del tempo interattiva

• Filmati d’epoca L’Italia nella Prima guerra mondiale; Il nuovo corso di Roosevelt

• Hub Maps Gli schieramenti in campo allo scoppio della guerra

1918 Fine della Prima guerra mondiale

CRISI DEL DOPOGUERRA

1920 Conferenza di pace

1923

Fondazione della Repubblica turca

CRESCITA ECONOMICA

L’ASCESA DEGLI STATI UNITI

All’inizio del Novecento gli Stati Uniti sono una potenza industriale in rapida espansione e continuano a crescere anche durante il conflitto, offrendo armi e altre merci a Gran Bretagna, Francia e Russia e ai loro alleati. Dopo aver contribuito alla vittoria su Germania e Austria-Ungheria, gli Stati Uniti proseguono la propria ascesa economica, grazie alla crescita dei consumi, dell’industria e della finanza, finché nel 1929 il crollo della Borsa di Wall Street precipita l’economia americana in un lungo periodo di crisi.

• Immagini interattive La guerra di trincea

• Itinerario Google Earth I luoghi della Prima guerra mondiale

Dopo aver osservato la linea del tempo prova a rispondere alle domande.

1. Quale potenza europea approfitta della crisi dell’Impero ottomano?

2. Quali Stati entrano in guerra dopo l’inizio della Prima guerra mondiale?

3. Quale Paese trae beneficio economico dal conflitto?

1929
Crollo di Wall Street
Stati Uniti in guerra

LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Il capitolo in 3 mosse

Che cosa è già successo?

TOCCA A VOI A Completa la tabella, assegnando a ciascuna grande potenza europea dell’inizio del Novecento il suo capo di Stato e la sua capitale.

presidente

Kaiser

Regno Unito re Francia Parigi Germania impero ottomano

sultano

Londra

Berlino Vienna

Istanbul Russia San Pietroburgo impero austro-ungarico imperatore

TOCCA A VOI Suddividi le potenze europee nelle due alleanze presenti nel continente nel 1914. FRANCIA ITALIA AUSTRIA-UNGHERIA GERMANIA GER ANIA RUSSIA REGNO UNITO

Triplice Intesa: Triplice Alleanza:

Francia, Russia, Regno Unito Germania, Austria-Ungheria, Italia

Come e quando succede?

Costruiamo la linea del tempo

TOCCA A VOI Studiando il capitolo, sarai in grado di completare questa linea del tempo e otterrai così una SINTESI VISUALE degli eventi principali, che potrai consultare per lo studio e il ripasso.

L’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Guerra di movimento

Serbia

Russia, Germania, e Regno

Francia

Unito entrano in guerra.

L’Italia entra in guerra contro l’ .

Austria

Conflitto tra le potenze

Conflitto dell’Italia

• Guarda il video

• Esplora l’itinerario di Google Earth

• Esplora la linea del tempo

• Consulta il glossario in 7 lingue

Nel capitolo userete le strategie: Espandi la mappa • Ricava la visione del mondo

2

Che cosa scopriremo?

A causa delle alleanze che legano tra loro le potenze europee, lo scontro regionale tra Austria-Ungheria e Serbia si trasforma in pochi giorni in un conflitto globale: scoppia la Prima guerra mondiale.

Grazie ai progressi della Seconda rivoluzione industriale, i soldati hanno a disposizione armi sempre più letali, ma nessuno schieramento riesce a prevalere sull’altro: gli eserciti rimangono bloccati in una guerra di posizione.

Gli Italiani si dividono tra neutralisti e interventisti, ma il re e il governo premono per partecipare al conflitto e il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra contro l’Austria-Ungheria.

TOCCA A VOI Nella guerra di posizione gli eserciti combattono nelle trincee, come quella ritratta nell’immagine. Per quale motivo, secondo te?

Gli

entrano in guerra.

Resa della : la guerra finisce.

Gli Italiani sono sconfitti a . L’esercito italiano vince a .

Guerra di posizione
Italia in guerra
Stati Uniti
Caporetto
Vittorio Veneto
Germania

VERSO LA GUERRA

Le potenze europee sono in competizione

Nei primi anni del Novecento, durante la cosiddetta Belle Époque, le relazioni tra i Paesi occidentali furono più intense e aperte che mai. Lo sviluppo dei trasporti ferroviari e navali rese più facili e convenienti i viaggi e gli scambi commerciali. I progressi delle comunicazioni a distanza, con lo sviluppo di telegrafo e telefono, permisero di trasmettere in tempi rapidissimi informazioni e notizie. Mode, stili di vita, prodotti culturali, come libri, musica, cinema, circolavano liberamente da un Paese all’altro.

Al tempo stesso, tuttavia, il primo decennio del Novecento fu un periodo di crescente competizione internazionale. Le maggiori potenze europee erano infatti

impegnate in una costante sfida:

● economica, per proteggere la propria produzione dalla competizione straniera e conquistare nuovi mercati;

● coloniale, per l’occupazione di nuovi territori, in particolare in Africa e Asia.

La rivalità più accesa era quella che opponeva da un lato Gran Bretagna e Francia, che possedevano i due maggiori imperi coloniali, dall’altro la Germania, una potenza “giovane”, perché si era unificata solo nel 1871, ma in rapida crescita industriale, che aspirava ad avere un impero pari a quelli francese e britannico. Intorno a questi Paesi si erano formate due alleanze contrapposte: la Triplice Alleanza, composta da Germania, Austria-Ungheria (i cosiddetti Imperi Centrali, perché situati al centro dell’Europa) e Italia, e la Triplice Intesa, formata da Gran Bretagna, Francia e Russia.

Il nazionalismo si diffonde in Europa

Le grandi esposizioni universali, luogo di confronto e competizione

Tra gli eventi più seguiti della Belle Époque vi erano le grandi esposizioni universali che si tennero in città come Parigi, San Francisco, Barcellona, Milano. Qui ogni Paese partecipante aveva un proprio spazio, metteva in mostra con orgoglio la propria produzione industriale, scientifica e culturale, con uno spirito che era al tempo stesso di confronto e collaborazione con gli altri Stati ma anche di forte competizione. Nell’immagine, il manifesto per l’esposizione di Milano del 1906, nota anche come “Esposizione internazionale del Sempione” perché trasse ispirazione dal traforo del Sempione, inaugurato nel 1905.

I contrasti tra Stati erano esasperati dal successo in tutta Europa dei movimenti nazionalisti, che attraverso giornali e manifestazioni pubbliche insistevano perché i rispettivi governi difendessero gli interessi del proprio Paese. In particolare:

● i nazionalisti tedeschi invocavano una Germania che avesse un ruolo di primo piano nella politica mondiale;

● quelli britannici chiedevano ai governi di difendere il primato navale ed economico del loro Impero;

● quelli italiani chiedevano l’annessione delle terre irredente, cioè delle città di Trento e Trieste, che ancora facevano parte dell’Impero austro-ungarico;

● quelli francesi invocavano la riconquista dell’Alsazia e della Lorena, le due regioni perse dopo la guerra contro la Prussia del 1871;

● nell’Impero austro-ungarico e in quello russo le varie nazionalità, dai polacchi, ai boemi, chiedevano l’indipendenza

Le potenze europee si armano

Le crescenti rivalità in campo economico e coloniale e le pressioni dei nazionalisti spinsero i governi europei a investire sempre di più in armamenti. La Germania investì in particolare nell’espansione della propria flotta. Ciò provocò l’immediata reazione della Gran Bretagna, che per mantenere la propria superiorità realizzò una nuova tipologia di navi corazzate. Anche Francia e Italia costruirono nuove navi da guerra e tutti i Paesi aumentarono le spese militari e le dimensioni dei propri eserciti. La Francia, ad esempio, aumentò nel 1913 la durata del servizio militare da due a tre anni, per avere a disposizione più soldati in caso di guerra.

Mentre i governi si preparavano allo scontro, le voci di chi cercava di mantenere un clima di cooperazione e dialogo erano sempre più isolate. Al contrario, era sempre più diffusa tra i nazionalisti e negli ambienti militari l’idea che, dopo un lungo periodo di pace, fosse necessaria una guerra per risolvere definitivamente i contrasti tra i vari Paesi.

In questo clima di tensione e ostilità qualsiasi contrasto poteva produrre un conflitto armato, che rischiava poi di tramutarsi in una guerra di vaste dimensioni tra le grandi potenze. Sia la Triplice Alleanza sia la Triplice Intesa imponevano infatti agli Stati membri di intervenire in difesa dei Paesi amici.

Terre irredente: territori o popolazioni non ancora riuniti alla madrepatria e soggetti a dominio straniero. Per antonomasia, il Trentino-Alto Adoge, la Venezia Giulia, Fiume, la Dalmazia e le popolazioni rimaste soggette all’Austria dopo la Terza guerra d’indipendenza (1866).

studio con METODO

Espongo

1. In che modo il nazionalismo si manifesta nei diversi Paesi europei e perché ciò acuisce l’ostilità tra le potenze? Rispondi oralmente, aiutandoti anche con la carta presente a p. 10.

Identifico le informazioni

2. Perché all’inizio del Novecento una guerra tra le potenze europee era considerata da molti una dura ma necessaria soluzione alle tensioni internazionali?

All’interno degli stabilimenti Krupp di Essen, nel 1913 operai montano torrette e cannoni navali destinati alla flotta tedesca.

Le aziende Krupp fin dagli inizi del XIX secolo si erano specializzate nella produzione di acciaio e in quella di armi e munizioni.

Due imperi, molti nomi

Impero austro-ungarico è la denominazione assunta nel 1867 dai domini della famiglia Asburgo, che comprendevano, oltre ad Austria e Ungheria, buona parte dell’Europa centrale. Altri termini utilizzati sono: impero asburgico, dal nome della famiglia regnante, Austria-Ungheria o Austria. Allo stesso modo l’impero ottomano, che si estendeva tra la Penisola balcanica, il Medio Oriente e l’Africa settentrionale, viene chiamato anche impero turco o Turchia

LA FONTE VISIVA La partita a poker delle grandi potenze

La vignetta pubblicata nel 1909 dalla rivista americana

“Puck” mostra i rappresentanti delle maggiori potenze industriali impegnati in una partita di carte, in cui al posto del denaro o delle fiches si usano navi da guerra.

Al tavolo siedono Germania, Stati Uniti, Giappone, Francia e Gran Bretagna.

Analizzo la FONTE

1. Riconosci il personaggio con il sigaro in basso a destra? Quale Paese rappresenta?

2. Il personaggio in basso a sinistra è l’imperatore tedesco. Quale mezzo è pronto a mettere sul tavolo, oltre alle navi?

3. Come riassumeresti in una frase il significato della vignetta? Quale preoccupazione esprime?

La crisi dell’impero ottomano crea instabilità nei Balcani

La regione in cui si concentravano le maggiori tensioni era quella dei Balcani. Qui, nel corso dell’Ottocento, l’impero ottomano si era sempre più indebolito e i suoi domini si erano ridotti all’Albania, alla Bosnia, alla Macedonia e alla parte settentrionale della Grecia.

Nei territori via via perduti dall’impero ottomano si erano formati alcuni Stati medio-piccoli: Grecia, Romania, Serbia, Bulgaria, Montenegro.

Tra questi Paesi vi erano frequenti dispute sui confini e ciascuno di essi ospitava al proprio interno minoranze etniche e religiose, perciò il rischio che scoppiassero conflitti era molto elevato.

Su questi Stati cercavano di imporre la propria influenza le maggiori potenze europee e in particolare l’impero austro-ungarico, che voleva espandersi nella regione, e la Russia, che, in nome della comune origine linguistica e culturale, sosteneva l’indipendenza dei popoli slavi (Bulgari, Serbi, Croati, Sloveni, Bosniaci, Montenegrini, Macedoni). Grazie all’alleanza con questi popoli, la Russia sperava di poter avere un facile accesso al mar Mediterraneo, togliendo all’impero ottomano il controllo degli stretti che lo collegavano al mar Nero (→ carta, p. 10).

Austria e Serbia si espandono nei Balcani

Questo complicato intreccio di interessi, che era noto come questione d’Oriente, rischiò di trasformarsi in un conflitto di vaste dimensioni nel 1908

In quell’anno, nell’impero ottomano scoppiò la rivolta dei Giovani Turchi, un movimento politico nazionalista diffuso tra gli ufficiali dell’esercito, che chiedeva la modernizzazione dell’impero sul modello degli Stati europei. La ribellione ebbe successo, e i Giovani Turchi ottennero la Costituzione, la creazione di un Parlamento e, dopo le elezioni, il governo.

Nel frattempo, però, l’impero asburgico approfittò dell’instabilità dell’impero ottomano e occupò la Bosnia-Erzegovina. Russia e Serbia protestarono, ma l’Austria ebbe la meglio e annetté la regione ai suoi territori.

Quattro anni dopo, nel 1912, l’occupazione italiana della Libia mostrò ancora una volta la debolezza dell’Impero ottomano.

Serbia, Bulgaria, Grecia e Montenegro si allearono dunque per strappare ai Turchi anche i loro ultimi possedimenti in Europa e tra il 1912 e il 1913 sconfissero l’impero turco nella Prima guerra balcanica. Poi si scontrarono tra loro in un breve conflitto, la Seconda guerra balcanica, che si svolse nell’estate del 1913

Al termine delle due guerre, i possedimenti turchi si ridussero alla sola regione di Istanbul, all’estremità sud-orientale della Penisola balcanica, l’Albania ottenne l’indipendenza e la Serbia accrebbe di molto il suo territorio verso sud.

Immagine interattiva Allavigiliadella Grandeguerra

La battaglia di Kirk Kilisse in Turchia, anche detta battaglia di Lozengrad, combattuta tra il 22 e il 24 ottobre 1912 durante la Prima guerra balcanica.

studio con METODO

Identifico le informazioni

3. Perché impero austro-ungarico e Russia cercarono di imporre la propria influenza sui Balcani? In che modo lo fecero? Con quali risultati? Dividetevi in piccoli gruppi e rispondete alle domande. Poi confrontate le risposte con il resto della classe. Schematizzo

4. Quali erano le cause della crisi dell’impero ottomano? Servendoti anche della carta alla pagina seguente, schematizza i principali eventi sul quaderno per prepararti all’esposizione orale.

Imparo la strategia Espandi la mappa (p. 396)

5. Sul quaderno arricchisci la mappa sottostante usando la strategia. Poi serviti della mappa che hai disegnato per esporre oralmente il contenuto di questa lezione.

Le tensioni nell’area balcanica rimangono forti

Le due guerre balcaniche furono di breve durata e non coinvolsero direttamente le grandi potenze europee. Tuttavia il nuovo assetto della regione non risolse il punto principale della questione d’Oriente, cioè il contrasto tra l’Austria da una parte e la Russia e i popoli slavi dall’altra. Anzi, la situazione si era addirittura complicata. Dai due conflitti, infatti, era uscita vincitrice la principale alleata della Russia, la Serbia, che non aspirava soltanto a conservare la propria indipendenza dall’Austria, ma anche a espandersi. In particolare, i gruppi nazionalisti serbi puntavano ad aggregare in un unico Stato, esteso dalla Slovenia alla Macedonia, tutti i popoli slavi del Sud o Iugoslavi, compresi quelli che si trovavano sotto la dominazione austriaca (Bosniaci, Sloveni e Croati). Ciò, ovviamente, preoccupava l’impero austro-ungarico, ma anche la Germania, che era contraria a un aumento dell’influenza russa nei Balcani.

si affrontano

L’Europa alla vigilia della Prima guerra mondiale

La carta mostra la situazione dell’Europa nel 1913, dopo le due guerre balcaniche. Il continente è spezzato in due

A Trento e Trieste, territori dell’impero austro-ungarico, sono attivi movimenti irredentisti che chiedono l’annessione all’Italia.

Regno Unito

Londra

Atlantico

Parigi oceano

mare del Nord

Svezia Norvegia

Danimarca

Berlino Paesi Bassi

Belgio

Francia

Portogallo

Madrid

Lisbona Spagna

Marocco

Algeria

Paesi della Triplice Intesa

Paesi della Triplice Alleanza

Aree di tensione

Germania

Lorena

Alsazia

Svizzera

Varsavia

Polonia

Vienna Praga

Boemia

Trento Trieste

Italia

Roma

Tunisia

Budapest

Impero austro-ungarico

Istria Dalmazia

Sarajevo Belgrado

Bosnia Erzegovina

Montenegro

Serbia

Tirana

Albania

Grecia

Austria Russia

legata alla Triplice Alleanza

legata alla Triplice Intesa e alleata con la Serbia

alleanze contrapposte e le tensioni si concentrano soprattutto nella Penisola balcanica.

La Russia aspira ad assumere il controllo degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, passaggio obbligato per le merci russe provenienti dal mar Nero.

Mosca

Impero russo

Romania

Bucarest

Bulgaria

Sofia

mar Egeo

Atene

mar Nero

Bosforo

Istanbul

Dardanelli

Dodecaneso

La nascita dell’Albania e l’occupazione austriaca della Bosnia-Erzegovina precludono alla Serbia l’accesso al mare Adriatico.

Dopo l’occupazione della Bosnia-Erzegovina, gli ulteriori progetti di espansione dell’Austria verso sud sono ostacolati dalla Serbia e dalla Russia; la tensione con i due Paesi è di conseguenza altissima.

L’impero ottomano ha perso quasi tutti i suoi territori europei, ma conserva il controllo degli stretti che portano dal mar Nero al Mediterraneo.

Impero ottomano

Egitto

Lavora con la carta interattiva

NEI BALCANI
AGLI INIZI
DEL NOVECENTO

LE POTENZE EUROPEE IN GUERRA

L’erede al trono austriaco viene ucciso a Sarajevo

Nell’estate del 1914, meno di un anno dopo la fine della Seconda guerra balcanica, la tensione esplose di nuovo. La crisi ebbe origine a Sarajevo, capoluogo della Bosnia-Erzegovina, che nel 1908 era stata annessa all’impero austro-ungarico. Il 28 giugno del 1914 l’erede al trono dell’impero austriaco, l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, si recò in visita ufficiale a Sarajevo. Sei membri del movimento nazionalista “Giovane Serbia”, che si batteva per l’indipendenza e l’unità dei popoli slavi, si appostarono, armati di pistole e bombe a mano, lungo la via da cui doveva passare l’auto con l’arciduca e la moglie. Uno di loro, lo studente serbo-bosniaco Gavrilo Princip, di soli 19 anni, riuscì ad aprire il fuoco, uccidendo Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia e dando inizio a una rapidissima successione di eventi che, nel giro di un mese, avrebbe condotto gran parte del mondo alla guerra.

studio con METODO

Identifico le informazioni 1. Quali furono le ragioni per cui, secondo te, la Serbia decise di rifiutare l’ultimatum imposto dall’Austria?

L’attentato all’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo il 28 giugno del 1914 a Sarajevo. Illustrazione de Le Petit Journal

L’Austria dichiara guerra alla Serbia

La notizia dell’uccisione dell’erede al trono suscitò una fortissima emozione nell’impero austro-ungarico e nel resto d’Europa. Il governo austriaco cercò di sfruttare questa situazione per rafforzarsi nei Balcani ai danni della Serbia. Anzitutto attribuì l’attentato alla “Mano nera”, una società segreta che dalla Serbia promuoveva l’unità degli Slavi, e accusò alcuni membri del governo serbo di collaborare con questa organizzazione. Quindi inviò alla Serbia un ultimatum, con cui impose una serie di condizioni umilianti, tra cui l’autorizzazione ai funzionari austriaci di condurre in Serbia le indagini sull’attentato. Il governo di Belgrado rifiutò di accettare questa evidente intromissione nei suoi affari interni e il 28 luglio 1914 l’impero austro-ungarico dichiarò guerra alla Serbia.

Ultimatum: atto con il quale uno Stato pone a un altro alcune condizioni da soddisfare entro una data precisa, minacciando sanzioni economiche o un intervento militare nel caso le sue richieste non vengano accolte.

Identifico le informazioni

2. Perché l’attentato a Sarajevo si trasformò da evento circoscritto ai Balcani nella scintilla che fece esplodere la “Grande guerra”?

Filmato d’epoca

Lamobilitazione deglieserciti

Il conflitto si espande: scoppia la Prima guerra mondiale

Gli Austriaci speravano di risolvere la questione con un rapido attacco militare alla Serbia e contavano che le altre potenze si limitassero a protestare senza intervenire. Invece i governi dei grandi Stati europei si lasciarono trascinare nella guerra. Il 29 luglio la Russia mobilitò le proprie truppe in difesa della Serbia. La Germania, in nome del patto che la legava all’Austria, dichiarò guerra alla Russia (1° agosto) e alla Francia, alleata della Russia nella Triplice Intesa (3 agosto). Per far marciare le proprie armate su Parigi, i Tedeschi invasero il Belgio, un Paese neutrale, provocando il giorno stesso l’ingresso in guerra del Regno Unito (4 agosto). Nel giro di una settimana uno scontro regionale si era trasformato in un conflitto globale, che coinvolgeva, insieme alle potenze europee, i loro imperi coloniali.

Il 23 agosto entrò in guerra anche il Giappone, che si schierò con l’Intesa contro la Germania.

L’Italia, nonostante appartenesse alla Triplice Alleanza, non entrò in guerra (→ Lezione 5). Cominciò così la Prima guerra mondiale, una guerra molto più vasta e distruttiva di quelle che l’avevano preceduta, tanto da essere in seguito ribattezzata “Grande guerra”.

LA FONTE VISIVA Di chi è la colpa?

Questa vignetta, intitolata «Il delitto del secolo. Chi è il colpevole?», fu pubblicata nell’autunno del 1914 da un giornale americano. Il crimine cui si riferisce è lo scoppio della Prima guerra mondiale e i sospettati sono le potenze europee.

Analizzo la FONTE

1. Chi è la vittima del delitto del secolo?

2. Qual è l’atteggiamento dell’Italia?

3. Che interpretazione daresti alla vignetta?

DALLA GUERRA DI MOVIMENTO ALLA GUERRA DI POSIZIONE

Lo scoppio della guerra è accolto con entusiasmo

In tutti i Paesi coinvolti l’inizio delle ostilità fu accolto con enorme entusiasmo.

A Londra, Parigi, Vienna e Berlino la gente scese in strada a festeggiare, in un’ondata di nazionalismo che coinvolse tutte le classi sociali. Quando nei vari Parlamenti si trattò di approvare il finanziamento delle spese di guerra, persino i partiti socialisti votarono a favore, anche se in passato si erano sempre opposti al militarismo e al nazionalismo.

Moltissimi giovani si presentarono come volontari per partire per il fronte: a spingerli, oltre al senso del dovere nei confronti della propria patria, era anche un’idea romantica della guerra. Molti infatti la vedevano come una grande avventura, in cui avrebbero potuto dare prova di coraggio ed eroismo.

Il consenso popolare alla guerra era dovuto anche alla convinzione che il conflitto sarebbe stato breve. Questa fiducia si basava su diverse ragioni:

● le conquiste coloniali in Asia e Africa erano avvenute in maniera fulminea;

● anche le recenti guerre balcaniche erano durate pochi mesi;

● la diffusione di nuove tecnologie, sia negli armamenti sia nel trasporto di truppe e rifornimenti, rendeva gli eserciti più veloci ed efficienti.

In effetti, nelle prime settimane del conflitto, i generali tedeschi cercarono di ripetere il rapido successo ottenuto nel corso della Guerra franco-prussiana del 1870. Dopo aver invaso il Belgio, puntarono direttamente su Parigi attraverso la Francia settentrionale.

Espongo

1. Rifletti sul titolo del paragrafo e chiediti: quali furono le tre principali ragioni che portarono a un tale entusiasmo per l’inizio del conflitto? Scegli tre parolechiave per sintetizzarle ed esponile poi ad alta voce.

Espongo partendo da una fonte storica

2. In coppia, osservate e poi descrivete ad alta voce l’immagine in basso. Soffermatevi in primo luogo sul contesto, poi sulle persone e su ciò che stanno facendo. studio con METODO

La partenza dei soldati prussiani per la guerra nel 1914.

Espongo

3. Perché, secondo te, il conflitto si trasformò da guerra di posizione a guerra di movimento? Rispondi oralmente, elencando almeno tre fatti che ti aiutino a sostenere le tue ragioni.

Guerra di posizione e di movimento: il primo è un conflitto in cui gli eserciti si combattono rimanendo schierati uno di fronte all’altro, senza che nessuno riesca a prevalere. Si contrappone alla guerra di movimento, nella quale gli eserciti si spostano con manovre di attacco o ritirata.

I fronti alla fine del 1914

I Tedeschi non riescono a raggiungere Parigi

La corsa delle armate tedesche fu però rallentata prima dalla resistenza dell’esercito belga, poi dalle truppe francesi, in soccorso delle quali giunsero gli alleati britannici. Nei primi giorni di settembre del 1914, quando già il governo francese e migliaia di Parigini avevano abbandonato la capitale, gli eserciti alleati fermarono i Tedeschi in una violenta battaglia lungo il corso del fiume Marna (6-15 settembre). Intanto l’avanzata dei Russi da est costrinse l’esercito tedesco a distogliere uomini e risorse dai campi di battaglia francesi per trasferirli nelle pianure della Prussia, a difesa di Berlino. Francesi e Inglesi poterono così lanciare una controffensiva che obbligò le truppe tedesche ad arretrare, ma non bastò a ricacciarle oltre il confine.

Gli eserciti si schierano su due fronti: occidentale e orientale

A partire dall’autunno del 1914, le truppe tedesche e quelle anglo-francesi si assestarono lungo il fronte occidentale: una linea di quasi 800 chilometri che correva dal mare del Nord fino alle Alpi, attraverso il Belgio e la Francia orientale, lungo la quale gli eserciti si sarebbero contrapposti per tre anni.

Nel frattempo, sul fronte orientale, Austria e Germania respingevano i Russi, senza però riuscire a sfondare le loro linee difensive. Anche le truppe austriache che avevano attaccato la Serbia e occupato Belgrado furono respinte oltre la frontiera. In entrambi gli schieramenti svaniva l’illusione di poter condurre una guerra di movimento che portasse a una rapida vittoria. Iniziava un’estenuante guerra di posizione, con gli eserciti incapaci di superare le linee nemiche e costretti a trovare rifugio in fossati scavati nel terreno, le trincee.

Soldati francesi in attesa dell’assalto dietro un fossato, probabilmente durante la battaglia della Marna, nel settembre del 1914.

Stati dell’Intesa e loro

Fronti alla fine del

L’impero ottomano si schiera con gli Imperi Centrali

Nel novembre del 1914 si aprì un nuovo fronte: l’impero ottomano entrò in guerra al fianco di Germania e Austria. La partecipazione turca al conflitto mise in difficoltà soprattutto la Russia, poiché l’impero ottomano, nel cui territorio rientravano gli stretti che collegano il mar Mediterraneo al mar Nero, impedì il transito alle navi che rifornivano la Russia di armi e viveri.

Nella primavera del 1915 Gran Bretagna e Francia cercarono di sbloccare la situazione inviando una spedizione navale a Gallipoli, nella Turchia europea, nei pressi dello stretto dei Dardanelli. L’attacco fallì e, dopo quasi un anno e 200.000 morti, Inglesi e Francesi dovettero ritirarsi. Sul fronte del Caucaso (il Nord-Est dell’attuale Turchia) i Russi riuscirono a occupare alcune città lungo il confine, ma la loro avanzata si fermò e anche in quest’area iniziò una guerra di posizione.

I Turchi perseguitano la comunità armena

L’ingresso in guerra della Turchia riaprì la questione della minoranza armena, una popolazione di religione cristiano-ortodossa che viveva ai confini con la Russia e che già nei decenni precedenti aveva subito delle persecuzioni.

Il governo turco accusò l’intera comunità armena di essere alleata con le potenze rivali, e di essere quindi un nemico interno del Paese.

Più di un milione di Armeni furono deportati dalle zone in cui vivevano e condotti verso campi di prigionia in Siria. Durante la marcia attraverso le montagne dell’Anatolia e il deserto siriano, centinaia di migliaia di loro morirono. Altre decine di migliaia furono giustiziati da gruppi armati incaricati dalle autorità di eliminare sistematicamente la comunità armena, con l’obiettivo di creare una Turchia abitata esclusivamente da persone di etnia turca. Non si conoscono le dimensioni precise di questo massacro, ma molte storiche e molti storici ritengono che la persecuzione degli Armeni sia stata un vero e proprio genocidio

Esploro

4. Servendoti dell’atlante storico o di Google Earth, individua tutti i luoghi citati nel paragrafo per comprendere la scelta di Britannici e Francesi di sbarcare a Gallipoli. Perché questa località e l’area circostante erano strategiche?

5. Perché quello armeno può essere definito genocidio? Hai già sentito questa parola? A che proposito? Svolgi una ricerca sull’argomento e poi discutine in classe.

Genocidio: eliminazione intenzionale di un gruppo etnico o religioso.

Una donna e un bambino rifugiati armeni ricevono aiuti alimentari, 1915-1916 circa.

• Immagine interattiva Ilprimoconflittomondiale

• Bacheca Laguerraditrincea

LEZIONE 4

GUERRA IN TRINCEA E TECNOLOGIA

Gli eserciti trovano riparo nelle trincee

Quando la guerra di movimento si tramutò in guerra di posizione, gli eserciti furono costretti a cercare riparo scavando fossati nel terreno. Nacquero così, sul fronte occidentale e orientale, e in seguito anche su quello italiano, le trincee, che inizialmente furono concepite come rifugi provvisori, ma poi, con il passare dei mesi, divennero sempre più ampie e complesse e si svilupparono su più linee. La prima linea, quella più vicina al fronte, era formata da lunghi solchi paralleli profondi pochi metri e si sviluppava ai margini della cosiddetta “terra di nessuno”, lo spazio largo a volte poche decine di metri che separava gli eserciti. In prima linea le uniche protezioni erano il filo spinato e i sacchi di sabbia ammassati lungo il bordo, le pareti erano di terra (rette da travi di legno) e il pavimento era fatto di assi. Qui le condizioni di vita erano terribili

Tra sporcizia, fango, polvere, ratti e insetti, le malattie decimavano le truppe tanto quanto il fuoco dei nemici o i colpi di cannone. Nelle linee successive, più distanti dal fronte e dotate a volte di bunker sotterranei di cemento, stavano le truppe di appoggio, pronte a intervenire in caso di attacco nemico o a spostarsi in prima linea se era in programma un’offensiva. Vi erano poi le retrovie, dove si trovavano gli ospedali da campo, i depositi di cibo e armamenti e l’artiglieria.

Combattere in trincea

L’artista Richard Jack ritrae la resistenza dei soldati canadesi (alleati dell’Intesa) durante la Seconda battaglia di Ypres, combattuta nei mesi di aprile e maggio 1915 presso la cittadina belga di Ypres, sul fronte occidentale. L’opera fu commissionata dal Canadian War Memorials Fund. Oggi è esposta al Canada War Museum di Ottawa.

Terra di nessuno
Divise in verde militare
Fanti
Baionetta

Gli attacchi della fanteria si abbattono sulle difese nemiche

Le truppe schierate nelle trincee 1 ebbero nuovi equipaggiamenti, che riducevano i rischi di una guerra di posizione.

I colori sgargianti delle divise rosse, bianche o azzurre tipiche degli eserciti ottocenteschi furono sostituiti da tinte marroni, grigie o verde militare, che resero le tenute assai più adatte a confondersi col terreno e a rendere i soldati meno visibili. Allo stesso modo, i cappelli furono sostituiti da elmetti di metallo che proteggevano almeno in parte dagli urti e dai proiettili.

Per l’attacco alle linee nemiche furono introdotte nuove armi, frutto delle innovazioni in campo chimico e meccanico della Seconda rivoluzione industriale, come le bombe a mano lanciate durante l’attacco contro le postazioni di cecchini e mitraglieri, e i lanciafiamme, terribili strumenti con i quali si dava fuoco ai soldati nelle trincee. Gli attacchi venivano preparati con massicci bombardamenti alle linee nemiche, con mortai e cannoni sempre più potenti. Nonostante queste innovazioni, rimaneva un problema di fondo: l’attacco frontale alle linee nemiche esponeva i fanti, cioè i soldati appiedati, al fuoco di fucili, mortai e mitragliatrici 2.

L’immagine più caratteristica e tragica della Prima guerra mondiale è l’assalto in massa, in cui migliaia di persone armate di fucili e baionette si lanciavano di corsa nella terra di nessuno che separava i due schieramenti e cadevano ancora prima di attraversarla oppure restavano impigliate nei reticoli di filo spinato distesi nella terra di nessuno. I generali, infatti, non avevano predisposto tattiche innovative per aggirare le linee nemiche e gli eserciti non disponevano di mezzi di trasporto che consentissero di superare le difese avversarie.

Metto in relazione 1. Spiega oralmente quali espedienti vennero messi in atto sul campo di battaglia per ridurre i rischi della guerra di posizione.

2

Mitragliatori britannici

Vickers durante la battaglia di Passchendaele, in Belgio, nel 1917.

• empatia

Con un compagno o una compagna osserva con attenzione il dipinto: oltre al coraggio, quanti altri sentimenti ed emozioni riconoscete? Motivate la vostra risposta.

Assalto di massa
Sacchi di sabbia

studio con METODO

Lavoro a partire dall’immagine 2. Amplia la didascalia dell’immagine sottostante, servendoti delle informazioni presenti nel paragrafo.

Soldati della fanteria australiana a Zonnebeke, sul fronte occidentale, nel 1917

L’equipaggio di un sottomarino tedesco UC-1 sul ponte, 1915-1917 circa. Introdotti nel 1915, i sottomarini UC-1 erano impiegati principalmente per posare le mine che affondarono migliaia di navi alleate. 3 4

Vengono introdotte nuove tecnologie

Per superare lo stallo del conflitto, gli eserciti proseguirono l’innovazione tecnologica. Aumentò l’uso di mezzi di trasporto a motore, come camion e motociclette, che affiancarono carri, cavalli e muli. Fin dal 1914 si cominciarono a usare armi chimiche, come sostanze irritanti, lacrimogene o asfissianti che venivano lanciate all’interno dei proiettili. Il loro effetto fu però limitato, anche perché i soldati e anche gli animali presenti nelle trincee furono ben presto dotati di maschere antigas 3.

Per consentire alle truppe di muoversi e attaccare gli avversari senza essere investiti dal fuoco delle mitragliatrici, nel 1916 gli Inglesi introdussero un nuovo mezzo di trasporto: il carro armato. Questo veicolo era dotato di ruote cingolate per muoversi su terreni accidentati, di una corazza metallica per riparare i passeggeri dai proiettili e di una mitragliatrice o un cannone per sparare.

La Prima guerra mondiale fu anche il primo conflitto in cui si usarono in modo massiccio mezzi sommergibili, i sottomarini 4 e i mezzi aerei: dirigibili e, soprattutto, aeroplani. In pochi anni ne furono costruiti decine di migliaia, sia da ricognizione, per perlustrare le linee nemiche, sia da caccia, armati di mitragliatrici per combattere con altri aerei, sia da bombardamento, per scaricare bombe sulle città.

Le innovazioni non bastano a cambiare il conflitto

Tuttavia sia gli aeroplani sia i carri armati, che sarebbero diventati fondamentali nelle guerre successive, non ebbero un impatto decisivo sulla Prima guerra mondiale, che rimase un conflitto combattuto con massicci e il più delle volte inutili attacchi della fanteria e dell’artiglieria. Solo verso la fine del conflitto le strategie cambiarono. Furono create le truppe d’assalto, come le Stosstruppen tedesche e gli Arditi italiani, reparti speciali che si infiltravano dietro le linee nemiche e aprivano un varco nel quale si infilava il grosso dell’esercito, evitando così di attaccare lungo tutta la linea.

LA FONTE SCRITTA La vita in trincea

Anche sul fronte italiano si combatté nelle trincee, sulle montagne del Trentino, del Veneto e del Friuli. In lettere, resoconti e diari, i soldati italiani descrivono, spesso con un italiano incerto, la violenza dei combattimenti e la dura vita quotidiana, tra gelo, scarsa igiene, scomodità e pessimo cibo.

L’assalto

Giuseppe Garzoni, nato in provincia di Udine nel 1888, racconta la sua esperienza di combattimento in Friuli, dal maggio 1915. In questo brano descrive il suo ultimo assalto, al termine del quale viene fatto prigioniero.

La notte si uscì dalle trincee e avansiamo fino sotto i articolati [reticolati di filo spinato] che erano formidabili, di una larghezza di trenta metri […]. Verso le 4 circa il nemico getta dei raggi luminosi che li permise di vedere tutta la nostra manovra. Le prime pattulie con i tubbi di gelatina [tubi esplosivi] […] gettarono per aria unna parte dell’immenso groviglio spinato. Allora li ufficiali diedero l’ordine dell’asalto. Con un grido formidabile ci gettiamo per salire su. Ma appena arrivati a poche decine di metri dal nemico che fin allora non aveva dato segno dio vitta […] ci arivò adosso unna scarica tremenda di mitragliatrici obligandoci a rendersi [fermarci] e cercar riparo sotto a cuelle raffiche micidiali. Con le vanghette e con le unghie si procura di scavarsi delle bucche per ripararsi. Ma troppo in vista perché esendo scoperto tutto lì intorno unna estesa pianura le nostre trincee erano indietro di 5 a 10 metri inposibile era ragiungerle perché le mitragliatrici spasavano [spazzavano] il terreno.

La vita quotidiana

Nell’ottobre del 1916, Ettore Travostino, nato in provincia di Vercelli nel 1887, descrive in una lettera alla famiglia la vita in una trincea del Friuli in un periodo di scarsi combattimenti. Carissimi,

Forse non avete torto di rimproverarmi, perché scrivo poco; ma io non saprei come fare altrimenti. […]

Non vi ho forse già detto che sono in trincea, che dormo in ricoveri scavati nel terreno, sdraiato su tavole inchiodate a tronchi d’albero, sempre vestito, colle giberne addosso e carico di pidocchi? Che di notte monto di sentinella e di giorno lavoro a sistemare sentieri e camminamenti, a riattare trincee, oppure alla cucina per la provvista invernale? Che ogni settimana mi lavo la biancheria, che quasi ogni giorno mi attacco un bottone sul vestito, e sempre mi devo pulire la gavetta dopo il rancio? È questa la mia vita giornaliera. […] Tutti i giorni si rassomiglia.

Il rancio

Antonino Cella descrive nelle sue memorie il periodo trascorso nella primavera del 1916 sulle vette dell’Adamello, tra Lombardia e Trentino.

I nostri ricoveri […] erano quelli dell’orso bianco, e cioè, fatto un buco nel ghiaccio per ogni tre o quattro uomini, e la si stava certamente senza chiudere un occhio per il freddo, e anche volendo dormire era il rischio di rimanere gelati, avendo la sola coperta da campo e la mantellina. […] In questa rigida e scomoda posizione […] si viveva di scatolette di carne, formaggio e cioccolata, e la pagnotta (tutto questo era completamente gelato permanentemente) e non si poteva sgelare che tra le ginocchia per poter mangiare.

Da Quinto Antonelli, Storia intima della Grande guerra, Donzelli, Roma 2019

• empatia • consapevolezza di sé Immagina di essere un familiare di uno di questi soldati e di ricevere da lui le notizie che hai appena letto. Che cosa proveresti? Che cosa gli risponderesti?

Un soldato scrive a casa , in un momento di riposo insieme ai commilitoni. Monte Grappa (Veneto), 1917-1918.

L’ITALIA DALLA NEUTRALITÀ ALL’INTERVENTO

studio con METODO

Metto in relazione

1. Spiega perché l’Italia, benché facesse parte della Triplice Alleanza, scelse la neutralità. Identifico le informazioni

2. Con due colori diversi sottolinea nel testo chi, in Italia, scelse la linea dell’interventismo e chi quella del neutralismo.

Le divisioni dei socialisti

La vignetta mostra il Partito socialista italiano (PSI) diviso in due, tra una metà che vuole seguire la via della neutralità e una che vuole imboccare la via della guerra.

L’Italia non entra subito in guerra

Al momento dello scoppio del conflitto l’Italia, nonostante facesse parte della Triplice Alleanza, scelse di restare neutrale. Il patto che la legava ad Austria e Germania era infatti un accordo difensivo: impegnava cioè all’intervento solo nel caso in cui uno degli altri due Paesi fosse stato attaccato, ma non nel caso in cui fosse stato il primo a dichiarare guerra, come aveva fatto l’impero asburgico con la Serbia.

La stragrande maggioranza delle forze politiche approvò questa scelta. Un ingresso in guerra dell’Italia a fianco dell’impero asburgico sarebbe stato in contrasto sia con i sentimenti antiaustriaci ancora molto diffusi tra la popolazione, in ricordo delle guerre risorgimentali, sia con gli interessi stessi del Paese a proposito delle terre irredente, cioè Trentino, Istria e Venezia Giulia. Oltretutto l’Italia aveva appena affrontato un notevole sforzo per la conquista della Libia e non era pronta a sostenere un nuovo conflitto.

Il Paese si divide fra interventisti e neutralisti Tuttavia, già dopo qualche mese di guerra, quando l’avanzata tedesca si fermò, cominciò a diffondersi l’idea che per l’Italia sarebbe stato vantaggioso entrare in guerra a fianco della Triplice Intesa. Questa ipotesi era appoggiata anzitutto dal re e dal presidente del Consiglio Antonio Salandra, convinti che la guerra avrebbe rafforzato la monarchia e il patriottismo degli Italiani. Erano interventisti, cioè favorevoli all’ingresso in guerra, anche i movimenti politici di ispirazione risorgimentale, come i repubblicani, che volevano cogliere l’occasione di completare finalmente l’unità nazionale, e molti industriali, che speravano di accaparrarsi le commesse per la produzione di armamenti e mezzi militari.

A favore della guerra si schierarono anche tutti i gruppi che volevano un radicale cambiamento: da una parte i nazionalisti, che vedevano nella guerra un’opportunità per sbarazzarsi della classe dirigente liberale perché la consideravano vecchia e incapace di prendere decisioni, dall’altra i socialisti rivoluzionari, convinti che la guerra avrebbe favorito lo scoppio di una rivoluzione popolare di operai e contadini.

Restava invece neutralista, cioè contraria all’ingresso in guerra, la maggioranza dei parlamentari, in particolare gran parte dei socialisti, i cattolici e l’ampio gruppo di seguaci di Giolitti. Anche l’opinione pubblica, in generale, non vedeva di buon occhio la partecipazione al conflitto.

Il governo firma un accordo segreto con la Triplice Intesa

Intanto l’Italia cominciava a essere “corteggiata” da entrambi gli schieramenti, che offrivano concessioni territoriali in cambio dell’intervento militare, nella speranza che questo potesse far prevalere nel Paese le forze interventiste (→ La fonte visiva). Dopo aver trattato con entrambe le alleanze, il governo scelse di schierarsi con Francia, Russia e Gran Bretagna (la Triplice Intesa) e il 26 aprile 1915, all’insaputa del Parlamento, sottoscrisse il patto di Londra, un accordo segreto con cui l’Italia si impegnava a entrare in guerra entro un mese. In caso di vittoria avrebbe ottenuto il Trentino, il Tirolo meridionale fino al Brennero, la Venezia Giulia, l’Istria (tranne la città di Fiume), la Dalmazia, le isole del Dodecaneso, il protettorato sull’Albania e il bacino carbonifero di Adalia, in Asia Minore, nonché alcune colonie tedesche.

Prevalgono gli interventisti e l’Italia dichiara guerra all’Austria

Una volta raggiunto l’accordo con le potenze della Triplice Intesa, il governo doveva convincere il Parlamento a votare l’entrata in guerra. Perciò mise in atto un’astuta manovra politica. In primo luogo Salandra si dimise, quindi il re diede l’incarico di formare un nuovo governo a Giolitti.

Gli interventisti reagirono alla nomina di un politico neutralista con affollate manifestazioni di piazza. Protagonista delle proteste, ribattezzate in seguito “radiose giornate di maggio”, fu il poeta Gabriele D’Annunzio (1863-1938), che infiammò i manifestanti con discorsi in cui condannava la mediocrità dell’Italia contemporanea.

Di fronte a questa ondata di proteste e agitazioni, Giolitti rinunciò all’incarico di formare il governo e il re nominò nuovamente Salandra presidente del Consiglio. Il Parlamento, disorientato e intimorito dagli eventi, votò a larga maggioranza a favore dell’intervento a fianco della Triplice Intesa. Il 24 maggio 1915 l’Italia dichiarò quindi guerra all’impero asburgico

LA FONTE VISIVA L’Italia corteggiata

studio con METODO

Esploro

3. Individua su una carta dell’Europa (puoi cercarla su un atlante o su Internet) i territori promessi all’Italia con il patto di Londra.

Mi oriento nel tempo

4. Scrivi sulla linea del tempo, alla pagina precedente, gli eventi ai quali corrispondono le date riportate.

Filmato d’epoca L’ItalianellaPrima guerramondiale

In questa vignetta del 1914 i rappresentanti degli Imperi Centrali e della Triplice Intesa offrono all’Italia concessioni territoriali per convincerla a entrare in guerra.

Analizzo la FONTE

1. L’Italia viene raffigurata in procinto di annegare nel “Mare neutro”: come spieghi questa metafora?

2. Quali territori extraeuropei vengono offerti all’Italia? Ricordi a quali Stati appartenevano queste colonie?

3. Come interpreti la scritta “Nulla di tutto questo, solo ciò che è mio”?

L’INGRESSO IN GUERRA DI ITALIA E STATI UNITI, L’USCITA DELLA RUSSIA

Italia e Austria si fronteggiano in Friuli e Trentino

partiamo da... UNA FONTE SCRITTA

Il reticolato! Le ondate s’impigliarono in queste ragnatele di ferro, vi s’infransero come contro scogliere di granito. Le prime trincee furono conquistate, sì: anche le prime siepi di filo di ferro furono sfondate dall’impeto disperato mentre l’urlo dell’assalto era soverchiato dal freddo balbettamento delle mitragliatrici. La spinta si fermò sotto il Carso, difeso da trincee munite di ogni arma e protette di reticolati profondi, densi, solidi. Il terreno conquistato era stato coperto di morti; quasi tutti i reggimenti vennero pressoché annientati: non si poteva più andare oltre. Ma i comandi sembravano impazziti. Avanti! Non si può! Che importa? Avanti lo stesso. Ma ci sono i reticolati intatti! Che scusa! I reticolati si sfondano coi petti o coi denti o con le vanghette. Avanti!

Da Carlo Salsa, Trincee, BUR Rizzoli, Milano 2022

Il testo che hai appena letto è tratto da un diario di guerra intitolato Trincee e pubblicato nel 1921. Il suo autore, Carlo Salsa, era un soldato italiano che combatté durante la Prima guerra mondiale.

Chiediamo alla FONTE

1. Individua nel testo almeno tre dettagli che esprimono il dramma dei soldati intrappolati in una guerra di posizione.

2. La conclusione del brano sembra un dialogo a più voci. Quali posizioni emergono?

La testimonianza di Carlo Salsa, come quelle contenute in migliaia di lettere e diari scritti dai soldati al fronte, rende l’idea della situazione drammatica in cui si trovarono le truppe italiane dopo che il 24 maggio 1915 il Paese entrò in guerra. I comandi italiani, infatti, decisero di schierare le truppe italiane su due fronti, in Veneto e nel Friuli, e di premere sulle linee nemiche, con l’obiettivo di liberare le “terre irredente” di Trentino e Venezia Giulia. Inizialmente, il generale Luigi Cadorna, comandante supremo dell’esercito, ordinò di puntare soprattutto sul settore friulano, dove si susseguì una serie di massicci attacchi alle linee austriache lungo il fiume Isonzo. Nonostante lo sforzo italiano e le enormi perdite subite da entrambe le parti, i risultati furono piuttosto limitati: l’Italia alla fine del 1916, dopo un anno e mezzo di guerra, aveva conquistato la sola città di Gorizia. Intanto, nel maggio del 1916, gli Austriaci cercarono di approfittare dell’impegno italiano in Friuli per lanciare una possente offensiva sul fronte trentino. L’operazione fu denominata Strafexpedition, ovvero “missione punitiva”, perché i comandi austriaci intendevano vendicarsi contro l’ex alleato che aveva tradito la Triplice Alleanza. L’assalto, tuttavia, fu contenuto dalle difese italiane schierate sull’altopiano di Asiago, che, dopo settimane di violentissimi combattimenti con decine di migliaia di caduti, impedirono all’esercito nemico di dilagare nella pianura veneta.

Su tutti i fronti inizia una guerra di logoramento

Anche sugli altri fronti, il 1915 e il 1916 trascorsero senza avvenimenti decisivi eccetto l’occupazione della Serbia da parte di Austriaci e Bulgari. Una volta costruite le trincee, come abbiamo visto, per gli eserciti era molto difficile ottenere vittorie determinanti. Anche quando un assalto aveva successo, e i soldati riuscivano a superare i reticolati di filo spinato, i campi minati e il fuoco delle mitragliatrici e a impossessarsi della prima linea nemica, si poneva poi il problema di difendere la nuova posizione dall’immancabile controffensiva. Si susseguivano così inutili carneficine, in cui i comandi militari sacrificavano ogni giorno migliaia di uomini non tanto con la speranza di conquistare terreno, ma nell’intento di infliggere al nemico perdite ancora superiori e di avere infine la meglio per il logoramento dell’avversario.

Tra gli episodi più tragici vi fu la battaglia di Verdun, una città della Francia orientale sulla quale i Tedeschi concentrarono i propri attacchi tra febbraio e dicembre del 1916. I Francesi resistettero, ma a costo di perdite umane enormi. In quella che viene considerata la più sanguinosa battaglia della storia, restò sul campo un milione di caduti, in prevalenza francesi, ma l’esercito tedesco non riuscì a sfondare.

Esploro

1. Qual era la maggior difficoltà nella conquista delle linee nemiche? Come mai secondo te? In coppia, rispondete cercando su Internet un’immagine che mostri com’erano organizzate le trincee e immaginando un ipotetico attacco.

Lavoro con la carta

1. Osserva la carta: dagli schieramenti in campo, da che cosa capisci che la guerra era in stallo?

2. Secondo te, che cosa avrebbe potuto sbloccare la situazione?

Carta animata

GlischieramentidellaPrima guerramondiale(1914-1918)

Fronti alla fine del 1916
occupati dagli Imperi Centrali
I fronti alla fine del 1916

studio con METODO

Metto in relazione

2. Secondo te, che cosa vuole ottenere Cadorna con le crudeli imposizioni ai propri soldati? Che cosa accade, invece, nell’animo degli uomini in trincea?

Identifico le informazioni

3. In che modo Germania e Gran Bretagna si affrontano in mare? Quali danni avrebbero potuto arrecare l’una all’altra?

Dall’Africa e dall’Asia alle trincee d’Europa

Le colonie africane e asiatiche non fornirono solo materie prime e rifornimenti alle potenze dell’Intesa. Francia e Gran Bretagna, infatti, schierarono nelle trincee forze militari provenienti dalle colonie, come ad esempio le truppe dell’esercito coloniale indocinese (nella foto).

Le truppe si ribellano e vengono punite

La strategia di logoramento aveva conseguenze devastanti sul morale delle truppe. Di fronte alla terrificante realtà delle trincee, si moltiplicarono così episodi di insubordinazione, in cui i soldati si rifiutavano di obbedire agli ordini, di autolesionismo, in cui si infliggevano ferite per rimanere lontano dal fronte, e di diserzione, cioè di abbandono senza permesso del proprio reparto. Addirittura interi reggimenti abbandonarono il fronte rifiutandosi di combattere. La risposta dei comandi militari fu spietata. Chiunque lasciasse la propria posizione o disubbidisse a un ordine veniva fucilato.

Il generale italiano Cadorna si distinse per la propria crudeltà, imponendo agli ufficiali di applicare la pena assurda della decimazione. Se in un reggimento vi era un disertore, ogni dieci suoi commilitoni ne veniva scelto uno a caso e i malcapitati venivano giustiziati. Ma queste punizioni avevano solo l’effetto di deprimere ulteriormente le truppe e alimentare il risentimento verso gli ufficiali. Contro la guerra si fece sentire anche papa Benedetto XV (1854-1922), che nell’estate del 1917 si rivolse direttamente ai governi coinvolti con una lettera, chiedendo di risolvere pacificamente i loro contrasti e interrompere quella che definì un’“inutile strage”.

La Germania usa i sottomarini contro le navi inglesi

Più il conflitto si prolungava, più diventava fondamentale per tutti i Paesi coinvolti approvvigionarsi di materie prime e merci dagli altri continenti trasportandole via mare. In questo campo, i Paesi della Triplice Intesa furono nettamente avvantaggiati, sia perché potevano fare affidamento sui prodotti dei vastissimi imperi coloniali, sia perché la flotta inglese restava la più potente al mondo. La Gran Bretagna cercò di sfruttare questo fattore imponendo un blocco navale contro la Germania, cioè impedendo il passaggio nel mare del Nord alle imbarcazioni dirette verso i porti tedeschi. La Germania reagì al blocco navale mettendo in campo i sottomarini, che si muovevano in profondità e colpivano i propri obiettivi con i siluri

Gli Stati Uniti entrano in guerra con la Triplice Intesa

La tattica tedesca, che portò all’affondamento di navi militari e imbarcazioni commerciali, ma anche di transatlantici per il trasporto di passeggeri, mise in grave difficoltà gli Inglesi. Gli attacchi alle imbarcazioni ebbero però una conseguenza inattesa: l’intervento degli Stati Uniti d’America. Nel corso del conflitto gli Stati Uniti avevano sostenuto finanziariamente ed economicamente i Paesi dell’Intesa, ma si erano mantenuti neutrali. L’opinione pubblica americana era infatti ostile all’ingresso diretto in una guerra che era percepita come uno scontro tra Paesi europei.

Quando però, nella primavera del 1917, tre navi americane furono affondate dai Tedeschi, il presidente statunitense Woodrow Wilson decise, il 6 aprile, di dichiarare guerra alla Germania. Gli Stati Uniti motivarono il loro impegno in guerra con l’intento di salvare le democrazie europee dall’aggressione di Germania e Austria, monarchie autoritarie e nemiche della libertà, oltre che con la volontà di garantire la sicurezza degli scambi commerciali nell’Atlantico.

In Russia scoppia una rivoluzione

Negli stessi mesi in cui gli Stati Uniti entravano in guerra, si verificò un evento di grande importanza storica che sconvolse di nuovo gli equilibri in favore degli Imperi Centrali: la Rivoluzione russa (→ Capitolo 3).

La Russia era un Paese arretrato sul piano economico e tecnologico rispetto agli Imperi Centrali, e soprattutto alla Germania. Anche gli armamenti a disposizione delle sue truppe erano nettamente inferiori rispetto a quelli dei nemici. I comandi russi avevano cercato di rimediare a questa carenza schierando un esercito vastissimo, che arrivò a contare fino a 15 milioni di soldati. Questo grande impiego di uomini al fronte aveva però messo in grave crisi la produzione industriale e agricola e il sistema dei trasporti, creando grandi disagi.

La Russia si ritira dal conflitto

Nel marzo del 1917 una prima rivolta popolare portò all’abdicazione dello zar e alla formazione di un governo che si impegnò a continuare la guerra. Nel novembre di quello stesso anno, una nuova rivolta condusse al potere un governo socialista guidato da Vladimir Lenin, che un mese dopo firmò l’armistizio con Austria e Germania e il ritiro della Russia dalla Prima guerra mondiale.

NONOSTANTE

L’INGRESSO

DELL’ITALIA

NEL CONFLITTO

Manifesto in cui lo Zio Sam, che rappresenta gli Stati Uniti, invita i cittadini ad arruolarsi.

studio con METODO

Esploro

4. Quali conseguenze avrà, secondo te, il ritiro dalla guerra da parte della Russia negli equilibri fra gli schieramenti? Chi avrebbe potuto trarne maggior vantaggio e perché? Rispondi riferendoti alla carta a p. 23.

Armistizio: sospensione temporanea delle attività belliche in attesa di una pace definitiva.

con che provoca continua la guerra di logoramento proteste e punizione dei soldati

blocco navale

ritiro della Russia guerra sottomarina tedesca ingresso in guerra degli Stati Uniti

LEZIONE 7

LA GUERRA LONTANO DAL FRONTE

La guerra trasforma l’economia

La Grande guerra fu una guerra totale, ovvero un conflitto in cui non erano impegnati soltanto gli eserciti, ma in cui tutte le risorse di un Paese erano coinvolte nello sforzo per la vittoria. Ciò valse anzitutto per l’economia, che fu interamente messa al servizio della produzione bellica.

In molti Paesi, per ottimizzare l’afflusso degli approvvigionamenti vennero istituiti appositi ministeri che avevano il potere di distribuire le materie prime e di stabilire quanto, che cosa e quando si doveva produrre. Alle aziende chimiche, meccaniche e siderurgiche fu imposto di produrre a ritmo continuo armi, equipaggiamenti e mezzi di trasporto, e in cambio ottennero ingenti profitti e si espansero notevolmente. Anche altri settori produttivi, da quello tessile a quello alimentare, furono chiamati a rifornire l’esercito e nei momenti di crisi fu introdotto il razionamento delle merci, cioè furono posti dei limiti agli acquisti che i civili potevano effettuare, per non esaurire le scorte. A chi lavorava nelle fabbriche fu imposta una disciplina simile a quella dei soldati, che comportava pesanti punizioni in caso di insubordinazioni o assenze, e il diritto di sciopero venne limitato. I trasporti, a partire dalla rete ferroviaria, furono asserviti alle esigenze delle forze armate, per il trasporto di uomini ed equipaggiamenti verso il fronte.

«Non sprecare il pane!»

Questo manifesto di propaganda invitava la popolazione britannica a non sprecare il cibo. In questo modo avrebbero contribuito a sconfiggere gli U-Boat, i sottomarini tedeschi che nel 1917 avevano affondato centinaia di navi mercantili britanniche provocando una carenza di alimenti.

Gli Stati usano propaganda e censura

Per reggere un impegno collettivo così intenso era essenziale che il cosiddetto fronte interno, cioè l’intera società coinvolta nello sforzo bellico, comprendesse le ragioni del conflitto e fosse dunque disposto ad accettare duri sacrifici. A tale scopo tutti i Paesi misero in campo un’intensa propaganda 1. I mezzi di comunicazione – dalla radio ai manifesti pubblicitari, dal cinema ai giornali – furono mobilitati per celebrare il patriottismo e l’eroismo dei soldati e per screditare il nemico. Un altro obiettivo della propaganda era convincere i cittadini a sottoscrivere prestiti di guerra, cioè a dare allo Stato somme di denaro destinate a finanziare le spese militari, che in seguito sarebbero state restituite con gli interessi. Nello stesso tempo, le informazioni provenienti dal fronte erano sottoposte a una severa censura, che colpiva non solo le notizie riportate dai giornali ma a volte persino le lettere spedite dai soldati. Coloro che osavano mettere in dubbio la necessità della guerra o le possibilità di successo del proprio Paese venivano accusati di “disfattismo”, zittiti e in qualche caso processati e imprigionati.

Le donne prendono parte allo sforzo bellico

In questa guerra totale tutte le fasce della popolazione erano chiamate a fare la propria parte. Era necessario sostenere la produzione agricola e industriale per sfamare soldati e civili, per produrre armi e beni di prima necessità, per tenere viva l’economia e funzionanti i servizi. Gli uomini che non partivano per il fronte erano, quindi, impegnati a pieno ritmo nella coltivazione delle terre e nel lavoro in fabbrica. Accanto a loro, operava una schiera di donne. Per le contadine e le operaie, attive anche in tempo di pace, significava incrementare gli orari di lavoro e aggiungervi la fatica di badare a piccoli e anziani e la preoccupazione per gli uomini al fronte. Per molte altre la guerra segnò la prima esperienza professionale fuori casa 2. Tra le appartenenti alle classi più agiate, in molte entrarono a far parte della Croce rossa prestando servizio come infermiere, spesso nelle immediate retrovie. Curavano malati e feriti, ma fornivano anche sostegno morale, raccoglievano fondi e indumenti per i soldati. Le donne svolsero anche compiti di supporto diretto ai combattenti. È il caso, ad esempio, delle portatrici carniche. Donne giovani e meno giovani si inerpicavano per chilometri sui sentieri di montagna portando sulle spalle fino a trenta o quaranta chili di materiale bellico e viveri destinati ai soldati sul fronte alpino.

Si spingevano fino alle prime linee anche giornaliste e scrittrici impegnate a raccontare il proprio punto di vista sulla guerra e non mancarono neppure donne che impugnarono le armi e combatterono.

Se la piena assunzione di responsabilità delle donne nel corso del conflitto e la loro incrementata visibilità nello spazio pubblico furono segnali di una maggiore emancipazione, dall’altra parte la guerra mise temporaneamente fine alla lotta per il suffragio e indebolì il movimento femminista internazionale.

• pensiero critico

Leggi il testo relativo alla propaganda nella Prima guerra mondiale e osserva l’immagine collegata. Esistono ancora oggi forme di propaganda pubblica simili a quella raffigurata nel manifesto? Le hai mai viste e, se sì, a quali temi erano dedicate? Secondo te sono efficaci nel modificare i comportamenti delle persone?

PROTAGONISTE

Lavoratrici in tempo di guerra

Operaie al lavoro nella Royal Arsenal, una fabbrica di munizioni a Woolwich (Londra), durante la Prima guerra mondiale. Per sostituire o integrare la manodopera maschile, le donne furono impiegate nelle industrie che producevano munizioni o svolsero impieghi tradizionalmente considerati maschili. Guidavano i tram, distribuivano la posta, lavoravano negli uffici.

LA SCONFITTA DEGLI IMPERI CENTRALI

studio con METODO

Esploro

1. L’impatto della battaglia di Caporetto fu tale che il nome di questa località divenne proverbiale. Fai una breve ricerca sul significato figurato di Caporetto e su come esso viene usato ancora oggi.

Governo di unità nazionale: governo a cui partecipano tutti i gruppi politici; di solito viene formato in periodi di grave emergenza.

L’esercito italiano è sconfitto a Caporetto

L’uscita dal conflitto della Russia ebbe un effetto immediato soprattutto sul fronte italiano, dove l’equilibrio durato quasi due anni e mezzo fu spezzato dall’arrivo delle forze degli Imperi Centrali che non erano più impegnate sul fronte russo. Nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 1917 Austriaci e Tedeschi lanciarono un’offensiva nei pressi di Caporetto, un paese nella valle del fiume Isonzo, che oggi si trova in territorio sloveno. I soldati austriaci e tedeschi si divisero in piccoli gruppi con il compito di spezzare in vari punti la prima linea nemica, poi penetrarono nelle valli e attaccarono gli avversari alle spalle.

L’esercito italiano non seppe evitare l’accerchiamento: interi reggimenti caddero prigionieri mentre altri fuggirono verso le retrovie, senza che i loro comandanti riuscissero a organizzare una reazione. In poche ore l’intero fronte orientale italiano crollò e i soldati, stremati dai mesi trascorsi in trincea e convinti che la guerra fosse ormai persa e fosse giunta l’ora di tornare a casa, iniziarono una ritirata disordinata attraverso il Friuli e poi il Veneto.

Le difese italiane si attestano sul fiume Piave

Per affrontare il momento drammatico, il governo italiano decise un cambiamento al comando dell’esercito: Cadorna fu sostituito dal generale Armando Diaz. Intanto l’avanzata austriaca e tedesca si era fermata sul fiume Piave, dove ciò che restava dell’esercito italiano riorganizzò con efficacia la propria difesa. Per il momento, il generale Diaz rinunciò a contrattaccare e adottò una politica attenta alle esigenze dei soldati. Concesse più licenze e razioni alimentari più adeguate e riuscì così a ridare forza alle truppe e a risollevare il loro morale. Nel frattempo l’esercito decimato veniva rafforzato da contingenti di truppe molto giovani (i ragazzi del ’99, cioè diciottenni, nati appunto nel 1899), mentre il Paese univa le forze in un governo di unità nazionale.

lago di Garda

Il fronte italiano

Trento Bolzano

Verona Rovereto

Bassano del Grappa Belluno Pontebba Impero austro-ungarico

Vittorio Veneto

Venezia Regno dÕItalia

Gorizia Caporetto

Trieste Grado Carso

Fronte tra il 1915 e il 1917

La carta mostra gli spostamenti subiti dal fronte nell’Italia nord-orientale nel 1917-1918: il crollo del fronte e la ritirata italiana attraverso la pianura veneta, il nuovo fronte difensivo e la controffensiva finale che condusse alla vittoria italiana.

Lavoro con la carta

1. Quali Stati e regioni furono interessati dalla ritirata italiana? Per rispondere aiutati con una carta geografica attuale.

Lavora con la carta interattiva

Offensiva austriaca dopo Caporetto

Fronte del Piave

Controffensiva italiana

I Tedeschi tentano un ultimo attacco

Alla fine del 1917, Germania e Austria sembravano sul punto di vincere la guerra: la Russia si era ritirata dal conflitto, l’esercito francese era sull’orlo del tracollo, l’attacco a Caporetto aveva spostato il fronte di centinaia di chilometri all’interno del territorio italiano.

Tuttavia anche per gli Imperi Centrali non mancavano le difficoltà: l’economia tedesca soffriva il blocco navale inglese e in Austria le minoranze slave e ungheresi minacciavano di rivoltarsi contro l’impero. Lo stesso stava avvenendo nell’impero ottomano, dove le tribù arabe stanziate tra la Penisola araba, la Giordania e la Palestina si erano ribellate con il sostegno degli Inglesi e speravano di ottenere l’indipendenza grazie alla sconfitta dell’impero. Inoltre cominciava ad affluire in Europa l’esercito americano in sostegno della Triplice Intesa. Nel tentativo di dare una svolta definitiva alla guerra, nella primavera del 1918 i comandi tedeschi sferrarono una serie di possenti attacchi sul fronte francese. Di nuovo, come nei primi mesi del conflitto, i Tedeschi giunsero a pochi chilometri da Parigi, ma ancora una volta dovettero fermarsi.

Parte la controffensiva: la guerra si chiude con la vittoria dell’Intesa

Dopo che la spinta tedesca si fu esaurita, nell’agosto del 1918 Inglesi e Francesi, sostenuti da un milione di soldati statunitensi, lanciarono una controffensiva sul fronte occidentale e costrinsero i Tedeschi a lasciare la Francia orientale e il Belgio. Intanto l’esercito italiano era stato rafforzato dall’ingresso di nuove truppe, oltre che da Inglesi, Francesi e Americani. Dopo aver resistito agli attacchi austriaci sul Piave, sul Monte Grappa e sull’altopiano d’Asiago, nell’autunno 1918 l’Italia lanciò l’offensiva decisiva. Il 24 ottobre gli Italiani prevalsero nella battaglia di Vittorio Veneto; nei giorni successivi Trento e Trieste furono liberate e il 4 novembre fu proclamata la vittoria sull’Austria

Perso il suo più potente alleato, la Germania non era più in condizione di reggere il peso della guerra. Le truppe cominciarono a ribellarsi e anche nelle città la popolazione insorse. Il 9 novembre il Kaiser Guglielmo II lasciò il Paese e due giorni dopo la Germania firmò la resa.

La Prima guerra mondiale si era conclusa con lo spaventoso bilancio di oltre 9 milioni di soldati morti, più di 20 milioni di feriti e un cumulo enorme di devastazioni da un capo all’altro d’Europa.

La firma dell’armistizio tra l’impero tedesco e le potenze Alleate, 11 novembre 1918.

studio con METODO

Schematizzo

2. Disegna sul quaderno una tabella come quella qui riportata e scrivi i tre eventi più significativi avvenuti fra il 1917 e il 1918 che, secondo te, fanno comprendere la situazione in cui si trovava ciascuno schieramento prima della fine della guerra.

IMPERI CENTRALI INTESA

LA SINTESI A MODO MIO

LEGGI e individua nel testo le informazioni principali

LEZIONI 1-2

FORTE TENSIONE NEI BALCANI

giugno 1914: uccisione dell’erede al trono dell’impero austro-ungarico

luglio 1914: l’Austria dichiara guerra alla Serbia

PRIMA GUERRA MONDIALE

LEZIONI 3-4

Il conflitto mondiale si trasforma si combatte in trincee nessun esercito prevale sono usate nuove armi

GUERRA DI POSIZIONE

LEZIONE 5

ITALIA

firma del Patto di Londra

maggio 1915: dichiarazione di guerra all’Austria

ASCOLTA l’audiosintesi e prendi nota delle informazioni principali

Verso la guerra

Le potenze europee in guerra

VISUALIZZA le connessioni con l’aiuto degli schemi

In Europa all’inizio del Novecento c’è grande rivalità tra le maggiori potenze divise in Triplice Alleanza (Germania e Austria, gli Imperi Centrali, e Italia) e Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia e Russia). In particolare la tensione è forte nell’area dei Balcani L’impero ottomano è in crisi, l’Austria vuole conquistare nuovi territori nella regione, ma la Serbia, sostenuta dalla Russia, desidera restare indipendente e unire i popoli slavi.

Il 28 giugno 1914 l’erede al trono dell’impero austriaco viene ucciso a Sarajevo da un indipendentista serbo. Un mese dopo l’impero austroungarico dichiara guerra alla Serbia e le altre potenze si schierano: Russia, Francia, Gran Bretagna e Giappone con la Serbia (Intesa), la Germania al fianco dell’Austria (Imperi Centrali).

Inizia la Prima guerra mondiale, in seguito ribattezzata “Grande guerra”.

Dalla guerra di movimento alla guerra di posizione Guerra in trincea e tecnologia

Ben presto la guerra di movimento si trasforma in guerra di posizione lungo i fronti occidentale e orientale. La Turchia entra in guerra al fianco di Germania e Austria e provoca l’isolamento della Russia. A nulla servono i tentativi di Gran Bretagna e Francia per sbloccare la situazione. L’ingresso in guerra della Turchia riapre la questione della minoranza armena, che viene perseguitata e deportata. Quando la guerra diventa una guerra di posizione, gli eserciti cominciano a scavare le trincee per ripararsi dai colpi nemici. La guerra si svolge principalmente con attacchi della fanteria e dell’artiglieria. Vengono introdotte nuove armi, tra cui lanciafiamme, armi chimiche e carri armati, e vengono usati mezzi sottomarini e aerei

L’Italia dalla neutralità all’intervento

L’Italia all’inizio resta neutrale, ma per molti deve cambiare schieramento e combattere insieme all’Intesa. Il Paese si divide in interventisti (i repubblicani, molti industriali, i nazionalisti e i socialisti rivoluzionari) e neutralisti (gran parte dei socialisti, i cattolici e i seguaci di Giolitti). Il governo firma il patto di Londra con le potenze dell’Intesa, poi convince il Parlamento a votare a favore della guerra. Il 24 maggio 1915 l’Italia dichiara guerra all’Austria.

la Germania reagisce al blocco della Gran Bretagna

APRILE 1917: ENTRANO IN GUERRA GLI STATI UNITI

dicembre 1917:

Rivoluzione russa e ritiro del Paese dal conflitto

LONTANO DAL FRONTE

economia e società a servizio dello

sforzo bellico

uso di propaganda e censura

le donne hanno un ruolo determinante sul fronte interno

Sconfitta italiana a Caporetto

vittoria italiana sul Piave

la Germania si ritira

VITTORIA ITALIANA

A VITTORIO VENETO: FINISCE LA GUERRA

• Ascolta l’audiosintesi

• Scarica la sintesi in 7 lingue

L’ingresso in guerra di Italia e Stati Uniti,

l’uscita della Russia

Fino al 1917 la situazione è bloccata e nessun esercito prevale.

Per sconfiggere la Germania, la Gran Bretagna impone un blocco navale, che impedisce il passaggio alle navi dirette in Germania. I Tedeschi, per reagire, affondano con i sottomarini le navi dirette in Gran Bretagna; in questo modo provocano l’ingresso in guerra degli Stati Uniti nell’aprile del 1917.

In Russia una rivoluzione del popolo abbatte il governo dello zar e nel dicembre del 1917 il Paese si ritira dalla guerra, firmando un armistizio nel marzo del 1918.

La guerra lontano dal fronte

La Prima guerra mondiale è una guerra totale, in cui i Paesi devono usare tutte le proprie risorse per sostenere lo sforzo militare.

Perciò l’intera economia viene messa al servizio delle forze armate. Le fabbriche chimiche e meccaniche realizzano armi, quelle alimentari e tessili producono rifornimenti per le truppe, i trasporti muovono soldati ed equipaggiamenti. Per avere il sostegno della società civile, i governi usano la propaganda e la censura delle tragiche notizie che arrivano dal fronte.

Le donne hanno un ruolo determinante: svolgono i lavori che gli uomini hanno dovuto lasciare per partire per il fronte, supportano i combattenti con opere di cura e soccorso e raccontano in veste di giornaliste la vita dei soldati al fronte.

La sconfitta degli Imperi Centrali

Nell’ottobre del 1917 le truppe tedesche e austriache sfondano le linee italiane a Caporetto e avanzano fino al Piave, dove però vengono fermate dalle truppe italiane. Alla fine dell’anno, Germania e Austria sembrano sul punto di vincere la guerra. I Tedeschi lanciano un nuovo attacco verso la Francia, ma vengono fermati. Nell’agosto del 1918 Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti attaccano e costringono la Germania a ritirarsi. Nell’autunno di quello stesso anno, anche l’Italia passa all’attacco e, il 24 ottobre, vince la battaglia di Vittorio Veneto, liberando poi Trento e Trieste. L’11 novembre 1918 il conflitto finisce con la resa della Germania. La Prima guerra mondiale si conclude con oltre 9 milioni di morti. Tutta l’Europa è devastata.

LEZIONE 6
LEZIONE 7
LEZIONE 8

Scarica la mappa personalizzabile

Completa la mappa con le parole mancanti.

LA PRIMA GUERRA MONDIALE

è causata da in particolare nella

si combatte tra inizia come è una

tra le maggiori potenze

Imperi centrali guerra di movimento

si trasforma in

Penisola - Gran Bretagna- Russia

balcanica

- Germania - Impero ottomano

Austria Francia Italia

a cui si unisce

nel 1915

guerra di posizione totale

guerra

rivalità
Triplice Intesa

3. ESPONI

PREPARARSI ALL’INTERROGAZIONE

Con il supporto della mappa, componi una scaletta per ciascuno dei temi proposti. Poi utilizza le scalette realizzate per esercitarti nell’esposizione orale sugli argomenti chiave del capitolo.

4

1917 la sconfitta degli

Stati Uniti Imperi centrali

gli entrano in guerra a fianco dell’Intesa

subisce una svolta nel termina con perché e inoltre il bilancio è

la Russia si ritira dal conflitto

- milioni di morti - milioni di feriti

4. VALUTA il tuo percorso

a. Le cause della Prima guerra mondiale 1 Ricordati di distinguere chiaramente tra cause remote e cause immediate.

b. L’ingresso in guerra dell’Italia 2. Distingui le diverse opzioni disponibili all’Italia e collegale con le diverse posizioni presenti nel Paese.

c. I motivi per cui la Prima guerra mondiale fu una guerra totale 3. Parti da una definizione di guerra totale, quindi elenca i motivi per cui la Prima guerra mondiale rientra in quella definizione.

d. La svolta del 1917 4. Contrapponi gli eventi che favorirono gli Alleati e quelli che favorirono gli Imperi Centrali.

VERSO L’ESAME

IN COPPIA Individuate un possibile collegamento con un’altra disciplina. Cercate online le informazioni, organizzatele in una scaletta e preparate una breve esposizione per la classe.

Valuta il tuo percorso nello studio di questo capitolo e annota le tue considerazioni personali.

Ho capito tutti i contenuti?

Ho saputo individuare collegamenti tra diversi fenomeni?

Ho saputo esporre con chiarezza ed efficacia?

Ho collaborato bene con compagne e compagni?

ORA TOCCA A TE!

• Visualizza la carta dell’Europa

• Scarica l’organizzatore grafico

• Svolgi altri esercizi su HUB test

CONOSCO GLI EVENTI PRINCIPALI

1. Completa il testo, cancellando l’alternativa sbagliata.

Le tensioni che si erano concentrate nei Balcani / in Austria nel primo decennio del Novecento sfociarono in un attentato commesso da Gavrilo Princip / Francesco Ferdinando d’Asburgo ai danni di Gavrilo Princip / Francesco Ferdinando d’Asburgo e sua moglie Sofia. L’attentato di Sarajevo / Vienna condusse l’Austria a dichiarare guerra alla Russia / Serbia.

Lo scoppio della guerra inizialmente fu accolto con grande / scarso entusiasmo da parte dei Paesi coinvolti: i giovani la consideravano una grande tragedia / avventura e tutti pensavano che il conflitto sarebbe stato molto lungo / breve, contando sui / temendo i nuovi tipi di armamenti.

La Germania invase l’Austria / il Belgio con lo scopo di arrivare velocemente a Parigi, ma gli eserciti alleati fermarono le armate tedesche / britanniche nella violenta battaglia della Marna.

Sul fronte occidentale / orientale gli Imperi Centrali respinsero l’avanzata dei Russi / degli Austriaci, senza riuscire a sfondare le loro linee. L’Italia, invece, scelse di rimanere neutrale fino al maggio 1915 / maggio 1916.

Gli eserciti cominciarono a scavare le trincee e iniziò una lunga ed estenuante guerra di posizione / movimento

MI ORIENTO NEL TEMPO

2. Vai all’apertura di capitolo (pp. 4-5): se non lo hai ancora fatto, completa la linea del tempo con gli eventi principali. Usala poi per esporre oralmente la storia della Prima guerra mondiale, comprese le sue premesse.

METTO IN RELAZIONE

3. Collega i fatti elencati a sinistra alle cause che li hanno determinati elencate a destra.

FATTO

a. L’Italia nel 1914 poté dichiarare la sua neutralità...

b. L’Italia firmò il patto di Londra...

c. In tutti gli eserciti si verificarono episodi di ribellione e diserzione...

d. Gli Stati Uniti entrarono nel conflitto...

e. La Russia si ritirò dalla guerra...

f. Trento e Trieste furono liberate nell’autunno del 1918...

CAUSA

1. …perché i soldati erano logorati dalla vita in trincea e convinti dell’inutilità dei loro sacrifici.

2. …perché volevano difendere le democrazie europee e garantire gli scambi commerciali nell’Atlantico.

3. …perché la Triplice Alleanza era di natura difensiva ed era stata l’Austria ad attaccare la Serbia.

4. …perché l’esercito italiano aveva sconfitto gli Austriaci nella battaglia di Vittorio Veneto.

5. …perché vi erano state due rivoluzioni che avevano deposto lo zar e portato al potere un governo socialista.

6. …perché era stato promesso che in caso di vittoria avrebbe ottenuto le terre irredente e molti altri territori.

STRATEGIA RICAVA LA VISIONE DEL MONDO

(QR p. 396)

4. Leggi i brani, apparsi sui giornali dell’epoca, nei quali importanti personalità esprimono la loro opinione sulla Grande guerra. Poi schematizza quali valori, convinzioni e obiettivi sostengono la visione del mondo di ciascuno di loro.

Noi socialisti riconosciamo in questa conflagrazione europea l’ovvia conseguenza di quei movimenti di colonialismo e di militarismo che il nostro partito ha combattuto in tutti i parlamenti. Ecco perché noi siamo contro questa conflagrazione e sentiamo di non dovervi partecipare.

Claudio Treves (esponente del Partito socialista)

Compagni, non è più tempo di parlare, ma di fare. Se l’incitare alla violenza i cittadini è considerato come crimine, io mi vanterò di questo crimine. Ogni eccesso della forza è lecito, se vale a impedire che la Patria si perda.

Gabriele D’Annunzio

Io non considero la guerra come una fortuna, come i nazionalisti, ma come una disgrazia la quale si deve affrontare quando è necessario per l’onore e per i grandi interessi del Paese. Non credo sia lecito portare il Paese alla guerra per un sentimentalismo verso altri popoli. Credo, nelle attuali condizioni dell’Europa, potersi ottenere molto senza guerra.

Giovanni Giolitti

La guerra è un’operazione risanatrice. La guerra fa il vuoto perché si respiri meglio. Lascia meno bocche intorno alla stessa tavola. E leva di torno un’infinità di uomini che vivevano solo perché erano nati.

Giovanni Papini (scrittore, esponente del nazionalismo)

VALORI CONVINZIONI OBIETTIVI

Socialismo

TREVES

Nazionalismo

D’ANNUNZIO

Liberalismo

GIOLITTI

Nazionalismo

PAPINI

La guerra è conseguenza del colonialismo e del militarismo, a cui il socialismo è da sempre avverso

L’Italia deve entrare in guerra

Non partecipare alla guerra

L’Italia deve rimanere neutrale

Combattere una guerra patriottica

Usare la diplomazia, senza entrare in guerra

L’Italia deve entrare in guerra

Combattere una guerra “risanatrice” della società

2

IL PRIMO DOPOGUERRA

Il capitolo in 3 mosse

1

Che cosa è già successo?

TOCCA A VOI Scopri l’intruso all’interno dei seguenti gruppi e sottolinealo.

Paesi più industrializzati all’inizio del Novecento: Impero ottomano / Stati Uniti / Regno Unito / Germania

Paesi vincitori della Prima guerra mondiale: Serbia / Germania / Francia / Stati Uniti

Potenze sconfitte nella Prima guerra mondiale: Austria-Ungheria / Impero ottomano / Italia / Germania

TOCCA A VOI Colora con tinte diverse i tre imperi che prima della Grande guerra si spartivano l’Europa orientale.

AUSTRIA-UNGHERIA RUSSIA GERMANIA GER ANIA

3

Come e quando succede?

Costruiamo la linea del tempo

TOCCA A VOI Studiando il capitolo sarai in grado di completare questa linea del tempo e otterrai così una SINTESI VISUALE degli eventi principali, che potrai consultare per lo studio e il ripasso.

Conferenza di a Parigi. Epidemia di influenza

Nel Regno Unito le donne ottengono il diritto di

Il dopoguerra in Europa e Medio Oriente

Il dopoguerra negli Stati Uniti

• Guarda il video

• Esplora la linea del tempo

• Consulta il glossario in 7 lingue

2

Che cosa scopriremo?

Nel capitolo userete le strategie: Espandi la mappa • Salta fuori • Collega i titoli • Le 4 C

Alla Conferenza di pace si decide di applicare il principio dell’autodeterminazione: ogni popolo può scegliere il proprio governo. Questo principio però non viene applicato ai popoli soggetti agli imperi coloniali.

Indebolite dalla guerra, Francia, Germania e Regno Unito perdono il ruolo di massime potenze rispetto agli Stati Uniti: inizia il declino dell’Europa

Nel 1929, gli Stati Uniti sprofondano nella Grande depressione: ne escono quando il presidente Roosevelt vara il New Deal, un piano di investimenti statali per creare lavoro.

TOCCA A VOI A Questa donna americana, fotografata nel 1936, è una madre migrante, in cerca di lavoro. A che cosa è dovuta la povertà di milioni di Americani tra gli anni ’20 e gli anni ’30?

Mustafa Kemal è eletto presidente della Crisi del dopoguerra e disfacimento degli imperi

1923

ottobre 1929
Crollo della di Wall Street.
Roosevelt diventa degli USA. novembre 1932
Rapida economica Grande
Turchia
Borsa presidente crescita depressione

I TRATTATI DI PACE E LA SOCIETÀ DELLE NAZIONI

studio con METODO

Sintetizzo

1. Scrivi una sintesi del primo paragrafo, usando come traccia le seguenti domande:

• quando e dove si tenne la Conferenza di pace?

• qual era il suo obiettivo?

• quali Paesi vi parteciparono?

• perché la Russia non partecipò?

• quale ruolo ebbe l’Italia?

Identifico le informazioni

2. Nel secondo paragrafo, sottolinea con colori diversi i due orientamenti contrapposti che emersero alla Conferenza di pace.

Una pillola amara

In questa vignetta del 1919, la Germania è costretta a ingoiare una pillola amara, ossia le condizioni di pace che i capi di Stato di Gran Bretagna, Italia, Francia e Stati Uniti le propongono, mentre esclamano «Devi ingoiarla, che ti piaccia o no!».

A Versailles si tiene la Conferenza di pace

Il 18 gennaio 1919, due mesi dopo la fine della guerra, nella reggia di Versailles (nei pressi di Parigi) ebbe inizio la Conferenza di pace, che doveva ridisegnare i confini dell’Europa e del Medio Oriente dopo il crollo di quattro imperi: quelli tedesco, austriaco e ottomano caduti a causa della sconfitta nella guerra; quello russo abbattuto dalla rivoluzione (→ Capitolo 3).

Alla Conferenza parteciparono solo i Paesi vincitori, a eccezione della Russia che, pur avendo fatto parte dell’Intesa, si era ritirata. Il dibattito fu dominato da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, mentre l’Italia ebbe un ruolo marginale.

Alla Conferenza di pace si contrappongono due visioni

Alla Conferenza emersero due orientamenti contrapposti. Da una parte, Francia e Gran Bretagna miravano a punire gli sconfitti, e in particolare la Germania, che doveva essere resa inoffensiva, in modo da non rappresentare più un pericolo per il loro predominio economico e coloniale. Dall’altra, gli Stati Uniti volevano favorire una pace duratura. Secondo il programma esposto dal presidente Woodrow Wilson già all’inizio del 1918 in un discorso conosciuto con il nome di “14 punti”, bisognava cambiare radicalmente i rapporti tra gli Stati, fondandoli sulla collaborazione e la concordia e non sulla competizione militare, politica ed economica.

Inoltre, per definire i confini degli Stati dopo il crollo degli imperi, Wilson proponeva di basarsi sul principio di nazionalità e di autodeterminazione dei popoli, cioè sulla possibilità per ciascun popolo di decidere il proprio destino senza essere soggetto a una dominazione straniera.

La Conferenza di pace umilia i Tedeschi

Dalla Conferenza di pace e dai successivi trattati che i Paesi sconfitti dovettero firmare uscì una soluzione di compromesso tra i princìpi esposti da Wilson e la volontà di Francia e Gran Bretagna.

Nei confronti della Germania, che firmò il suo trattato nel febbraio del 1919, prevalse nettamente il desiderio di vendetta e di sicurezza di Francesi e Britannici.

Oltre a perdere tutte le colonie e molti territori lungo i propri confini, la Germania subì infatti una serie di pesanti condizioni che dovevano impedirle di attuare nuove aggressioni militari:

● l’azzeramento della flotta e dell’aeronautica militare, l’abolizione della leva obbligatoria, la riduzione degli armamenti;

● l’occupazione per quindici anni della regione mineraria della Saar da parte delle truppe francesi e la smilitarizzazione della Renania, cioè della regione attraversata dal fiume Reno, al confine con Belgio e Francia.

Inoltre la Germania fu dichiarata ufficialmente colpevole del conflitto e perciò le furono addebitati tutti i danni di guerra subiti dai vincitori: una somma enorme, fissata in 132 miliardi di marchi in oro, che andava restituita entro trent’anni e avrebbe reso difficile la ripresa economica del Paese.

Nel complesso, alla Germania furono imposte condizioni umilianti. Esse soddisfacevano il desiderio di rivincita dell’opinione pubblica inglese e francese, ma ferirono l’orgoglio dei Tedeschi e provocarono in loro un desiderio di rivalsa altrettanto acceso.

La Germania dopo il trattato di pace

Metto in relazione 3. Da quale impulso furono dettate le umilianti condizioni imposte alla Germania dalla Conferenza di pace? Quali reazioni suscitarono nei Tedeschi?

Smilitarizzazione: riduzione delle forze armate e delle attrezzature militari di uno Stato o di un determinato territorio.

• In rosa sono indicati i territori ceduti a Danimarca, Belgio, Francia, Cecoslovacchia, Polonia e Lituania. Le aree più vaste erano l’Alsazia e la Lorena, restituite alla Francia a mezzo secolo dalla conquista tedesca, avvenuta nel 1871, lo Schleswig, che passò alla Danimarca, e la Prussia occidentale, ceduta alla Polonia per garantirle l’accesso al mare attraverso il cosiddetto “corridoio di Danzica”, separando la Prussia orientale dal resto della Germania.

• La città di Danzica, che aveva una forte maggioranza tedesca, fu dichiarata “città libera”, anche se era circondata da territorio polacco.

• La regione della Saar, ricca di giacimenti di carbone, fu occupata da truppe francesi

• La Renania fu smilitarizzata per ridurre il rischio di attacchi ai Paesi vicini.

Lavora con la carta interattiva

Identifico le informazioni

4. Su quali due princìpi si basarono i trattati di pace?

Schematizzo

5. Sul quaderno, costruisci una tabella a due colonne: nella prima riporta i nomi dei nuovi Stati nati nell’Europa centroorientale in seguito ai trattati di pace, nella seconda indica a quali imperi erano appartenuti in precedenza.

Nell’Europa centro-orientale nascono nuovi Stati indipendenti

Nel resto d’Europa i trattati di pace si basarono sul principio di nazionalità e insieme sulla volontà di punire gli sconfitti – Austria, Ungheria e Bulgaria – privandoli di alcuni territori.

L’impero austro-ungarico fu smembrato in quattro Stati indipendenti, i cosiddetti Stati successori: Austria, Cecoslovacchia, che univa Boemia e Slovacchia, Iugoslavia, che comprendeva Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Montenegro, Kosovo e Macedonia, e Ungheria

Nell’Europa orientale ottennero l’indipendenza la Polonia, costituita da territori sottratti agli imperi russo, tedesco e austriaco, le repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania) e la Finlandia, che prima della guerra facevano parte dell’impero russo. La Romania ottenne dalla Russia la Bessarabia e dall’ex impero austro-ungarico la Transilvania, mentre la Bulgaria dovette cedere la Tracia alla Grecia.

Nella carta sono indicati in rosso gli Stati creati sulla base dei trattati di pace. Le aree colorate sono quelle cedute dai Paesi sconfitti, cioè: territori ceduti dalla Russia; territori ceduti dall’impero austro-ungarico; territori ceduti dalla Germania; territori ceduti dalla Bulgaria.

Lavora con la carta interattiva

Ruhr

Alsazia

L’Europa dopo la Conferenza di pace

Nel 1919 nasce la Società delle Nazioni

Il compito di garantire la pace fu affidato alla Società delle Nazioni, istituita nel 1919 su proposta di Wilson.

Si trattava di un organismo internazionale composto da un’Assemblea, a cui partecipavano tutti i Paesi aderenti, e da un Consiglio formato da nove membri, di cui cinque permanenti (Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Italia e Giappone, le principali potenze vincitrici della Prima guerra mondiale).

Il suo compito era quello di risolvere i contrasti tra gli Stati attraverso il dialogo e la mediazione diplomatica, allontanando il pericolo di nuove guerre.

La Società delle Nazioni ha molti limiti

La Società delle Nazioni, che aveva sede a Ginevra, in Svizzera, non era dotata di forze armate e poteva solo imporre sanzioni economiche o decretare l’espulsione dei Paesi che si rifiutavano di accettare le sue decisioni.

Un altro limite della Società delle Nazioni era che ciascun provvedimento doveva essere deciso all’unanimità dal Consiglio: bastava dunque che uno solo dei membri fosse contrario per bloccare qualsiasi iniziativa.

In più la Società subì i cambiamenti che si verificarono nella politica americana. Dopo Wilson, nel 1920 divenne presidente il repubblicano Warren G. Harding, che decise di ritirare l’adesione americana. Il nuovo governo, infatti, voleva concentrarsi sui problemi del Paese e limitare il suo impegno internazionale, un atteggiamento noto come isolazionismo

Una seduta della Conferenza sul disarmo della Società delle Nazioni a Ginevra nel 1924.

• pensiero critico

Sottolinea nel testo le caratteristiche della Società delle Nazioni, poi rifletti: in che modo queste caratteristiche limitano il potere d’azione dell’istituzione?

La volontà di vendetta di Francia e Gran Bretagna

I 14 punti di Wilson giungono a un compromesso

smembramento degli imperi in Europa

Società delle Nazioni

studio con METODO

Applico la strategia Espandi la mappa (p. 396)

6. Espandi la mappa relativa alle conseguenze dei trattati di pace e fai il punto sulla lezione che hai appena letto.

PUNIZIONE DELLA GERMANIA

IL MONDO DOPO LA GUERRA

studio con METODO

Metto in relazione

1. Quali conseguenze ebbe il netto rifiuto di Francia e Gran Bretagna di rinunciare ai propri vastissimi imperi coloniali? Rispondi descrivendo in particolare la situazione dell’India.

Esploro

2. Quali azioni non violente intraprese Gandhi contro i colonizzatori britannici? Fai una ricerca e arricchiscila con una riflessione su quali sono oggi le possibili forme non violente di protesta. Infine confrontati con la classe.

Un raduno, tenutosi nel 1922, del Congresso Nazionale Indiano (Indian National Congress), il partito politico fondato nel 1885, fautore della lotta contro l’imperialismo britannico e sostenitore dell’indipendenza dell’India.

I vincitori conservano i propri imperi coloniali

Al di fuori dell’Europa, il principio di nazionalità e di autodeterminazione dei popoli non venne applicato, nonostante Wilson avesse inserito tra i suoi 14 punti la richiesta di considerare gli interessi dei popoli colonizzati. Francia e Gran Bretagna, che erano scese in guerra per difendere il proprio ruolo di principali potenze europee dall’ascesa della Germania, non vollero assolutamente accettare che i loro vastissimi imperi venissero ridotti o smembrati. Perciò non concessero l’indipendenza a nessuna delle loro colonie. Anche le richieste di autonomia provenienti dai Paesi che durante il conflitto avevano contribuito con uomini e rifornimenti al successo della Triplice Intesa furono ignorate.

In India Gandhi guida il movimento indipendentista

Tra i Paesi che erano stati maggiormente impegnati nello sforzo bellico vi era l’India, la più grande colonia britannica. Durante la Prima guerra mondiale il movimento indiano per l’indipendenza aveva sospeso le proprie attività per non ostacolare lo sforzo bellico britannico e molti Indiani avevano combattuto nelle trincee europee. In cambio, una volta tornata la pace, gli indipendentisti indiani si aspettavano la concessione di una maggiore autonomia. Al contrario, le autorità britanniche ribadirono il proprio controllo sull’economia e respinsero ogni richiesta degli Indiani di poter amministrare i propri territori. Di conseguenza crebbero le proteste indipendentiste, che trovarono un leader carismatico in Mohandas Karamchand Gandhi, un avvocato che aveva studiato a Londra e che promosse la lotta non violenta contro la dominazione coloniale, attraverso la riscoperta delle produzioni tradizionali indiane, il boicottaggio dei prodotti importati dal Regno Unito e il rifiuto delle tasse imposte dai colonizzatori.

Le potenze vincitrici inglobano le colonie tedesche

Oltre a conservare le proprie colonie africane e asiatiche, le potenze vincitrici della Prima guerra mondiale poterono ampliare i propri imperi con la spartizione delle colonie tedesche. Questa nuova espansione coloniale avvenne anzitutto in Africa, che durante il conflitto era stata anche al centro di intensi combattimenti tra l’esercito tedesco e quelli francese e britannico. Dopo la firma dei trattati di pace, Ruanda e Burundi andarono al Belgio, Togo e Camerun furono suddivisi tra Francia e Gran Bretagna; a quest’ultima andarono anche Tanzania e Namibia. Al termine della guerra, la Società delle Nazioni assegnò alle potenze vincitrici anche i territori tedeschi in Oceania e nell’oceano Pacifico: la Nuova Guinea fu affidata all’Australia, le Isole Marianne, Marshall e Caroline al Giappone, le isole Samoa alla Nuova Zelanda.

Nel Medio Oriente inizia la dominazione britannica e francese

Francia e Regno Unito si espansero anche nei territori che avevano fatto parte dell’impero ottomano nel Medio Oriente, tra la costa orientale del Mediterraneo e il golfo Persico. Quest’area era abitata per lo più da popolazioni arabe che durante il conflitto avevano combattuto a fianco dell’esercito britannico contro i Turchi in cambio della promessa di ottenere l’indipendenza e di poter creare uno Stato unitario arabo.

In realtà, quando ancora la guerra era in corso, Francia e Regno Unito avevano firmato un patto segreto noto come Accordo Sykes-Picot, dal nome dei diplomatici che lo sottoscrissero, per spartirsi il Medio Oriente. Al termine della guerra, il loro piano fu approvato dalla Società delle Nazioni, che assegnò alla Francia il mandato su Libano e Siria, alla Gran Bretagna quello su Iraq, Transgiordania (l’attuale Giordania) e Palestina. Così i popoli arabi furono costretti a subire la sostituzione della dominazione turca con quella di Francia e Gran Bretagna.

LA

FONTE VISIVA Siria, la rivolta dei

Drusi

Schematizzo

3. Sul quaderno, costruisci una tabella a due colonne relativa alla spartizione delle colonie tedesche: in una colonna indica i territori persi dalla Germania, nell’altra gli Stati che li acquisirono. Metto in relazione

4. Quali conseguenze ebbe sul Medio Oriente l’Accordo SykesPicot, stipulato tra Francia e Regno Unito?

Mandato: incarico di amministrare un territorio che la Società delle Nazioni affidava a una potenza coloniale. Il suo scopo doveva essere quello di favorire lo sviluppo economico e sociale di popolazioni considerate troppo arretrate.

Questa illustrazione, pubblicata sul periodico francese Le Pelerin nel 1925, ritrae la repressione condotta dalle truppe francesi con aerei e carri armati a Damasco, in Siria, durante la rivolta dei Drusi, una popolazione mediorientale, contro il dominio francese.

Analizzo la FONTE

1. Come appaiono i rivoltosi? Che cosa hanno con sé?

Applico la strategia Salta fuori (QR p. 396)

2. Analizza l’immagine con gli occhi di chi l’ha realizzata, usando la strategia “Salta fuori”. Che cosa voleva comunicare l’autore dell’immagine? Quali emozioni e sentimenti voleva suscitare?

Movimento sionista: organizzazione nazionalista ebraica che nel proprio nome riprende quello del monte Sion, su cui sorge Gerusalemme. L’obiettivo dei sionisti era infatti quello di creare uno Stato ebraico a Gerusalemme e nel resto della Palestina, cioè nella terra da cui gli Ebrei erano emigrati quasi duemila anni prima.

Mustafa Kemal Atatürk.

La carta mostra i confini del Medio Oriente dopo la fondazione della Repubblica turca e la decisione della Società delle Nazioni di istituire i mandati francesi e britannici in Medio Oriente.

Le linee rosse mostrano i limiti dell’impero ottomano nel 1914.

Nascono i primi insediamenti ebraici in Palestina

Un ulteriore smacco per il mondo arabo venne dalla dichiarazione Balfour, con la quale nel 1917 il ministro degli Esteri britannico Arthur Balfour aveva dato il sostegno del Regno Unito all’insediamento di comunità ebraiche in Palestina. Quando, dopo la guerra, cominciò il mandato britannico, dall’Europa iniziarono ad affluire nella regione migliaia di Ebrei, che acquistavano la terra dai grandi proprietari terrieri arabi e edificavano case, scuole, ospedali e kibbutz, fattorie in cui la terra e i suoi prodotti erano suddivisi in modo paritario tra i membri della comunità. A organizzare l’immigrazione ebraica era il movimento sionista. Gli Arabi consideravano gli insediamenti ebraici nella regione una vera e propria invasione e da subito i rapporti tra le due comunità divennero tesi, con scontri violenti a Gerusalemme e in altre città.

Kemal Atatürk fonda la Repubblica turca

Per l’impero ottomano, i trattati di pace prevedevano inizialmente la perdita di tutti i territori europei, il controllo britannico sullo stretto dei Dardanelli e la cessione dell’Anatolia occidentale alla Grecia e dell’Anatolia orientale a due minoranze etniche, gli Armeni e i Curdi, che avrebbero creato propri Stati indipendenti. Contro queste condizioni si rivoltò una parte dei militari turchi, guidati da Mustafa Kemal, un ufficiale legato al movimento dei Giovani Turchi. Dopo aver ristabilito il controllo turco sull’intera Anatolia, Mustafa Kemal depose il sultano, abolì l’impero ottomano e fondò la Repubblica turca, di cui fu eletto presidente nel 1923. Nei quindici anni successivi, Mustafa Kemal, proclamato nel 1934 Atatürk, “padre dei Turchi”, governò in modo autoritario e puntò a una rapida modernizzazione del Paese.

Il Medio Oriente dopo il 1923

Istanbul
Grecia
Ankara
Smirne
Trebisonda
Alessandretta
Unione Sovietica
Persia
Baghdad Turchia
(G.B.) Cipro
Beirut Damasco
Siria (Mandato francese)
Iraq (Mandato britannico)
Arabia
Kuwait (Protettorato britannico)
Amman Gerusalemme
Libano
Palestina Transgiordania (Mandato francese) (Mandato britannico) (Mandato britannico)
Egitto
Il Cairo (Protettorato britannico)
mar Nero Tigri Eufrate
mar Mediterraneo
stretto del Bosforo
stretto dei Dardanelli

Il Medio Oriente diviso e instabile

Stati creati a tavolino

A poco più di un secolo di distanza dalla spartizione del Medio Oriente, le decisioni prese da Francia e Gran Bretagna e dalla Società delle Nazioni sono ancora alla base di molti dei conflitti che tormentano quella regione. La presenza dell’impero ottomano aveva infatti consentito a etnie e religioni di mescolarsi tra loro: musulmani sunniti, sciiti e alawiti, cristiani, ebrei, arabi e curdi. Ora invece le popolazioni si trovarono divise da confini tracciati unicamente secondo gli interessi delle potenze europee

Siria e Iraq, due Paesi instabili

Il caso più evidente è quello della linea diagonale che divise Siria e Iraq. Questo confine creato dal nulla separò i gruppi tribali sunniti che da sempre si muovevano liberamente in quella regione e li costrinse a convivere all’interno dei nuovi Stati con popolazioni diverse per etnia e religione. Ciò ha provocato conflitti etnici, rivolte, terrorismo e la nascita di regimi dittatoriali che controllano la popolazione con la forza. In Iraq la mino-

ranza musulmana sunnita ha dominato a lungo con la violenza sulla maggioranza sciita, in particolare durante la dittatura di Saddam Hussein, tra il 1979 e il 2003. Al contrario, in Siria la dittatura guidata dalla famiglia al-Asad, proveniente dalla minoranza musulmana alawita, ha represso per oltre cinquant’anni la maggioranza sunnita. Solo alla fine del 2024, Bashar al-Asad è stato destituito ed espulso dal Paese, al termine di una lunghissima guerra civile che è iniziata nel 2011 e ha provocato milioni di profughi.

I Curdi, un popolo senza Stato

Tra le vittime della spartizione vi furono i Curdi, una popolazione di origine indoeuropea, con una lingua simile al persiano, distante sia dall’arabo sia dal turco. Inizialmente, secondo la Conferenza di pace, i Curdi avrebbero dovuto avere uno Stato proprio ai confini tra Turchia, Siria, Iraq e Persia (oggi Iran). In realtà, quello Stato non nacque mai, e i Curdi si ritrovano ancora oggi divisi fra quattro Stati e vittime di persecuzioni e discriminazioni.

COMPITO DI REALTÀ – Realizzo un podcast

1. Documentati sulla storia dei Curdi, cercando in Internet immagini, interviste, brani di musica tradizionale e altre informazioni sulla loro cultura. Informati anche sulle vicende recenti, in particolare sul ruolo fondamentale che i Curdi hanno avuto nella lotta contro l’ISIS. Con le informazioni raccolte, realizza un podcast insieme alla tua classe. Per prima cosa scrivete dei testi preparatori, suddivisi per argomento. Poi con la guida dell’insegnante scegliete chi di voi presterà la voce per la lettura dei testi e, infine, registrate il podcast aiutandovi con un dispositivo digitale.

Un giovane sventola la bandiera curda nei territori iracheni.

LEZIONE 3

IL DOPOGUERRA IN EUROPA

studio con METODO

Applico la strategia Collega i titoli (QR p. 396)

1. In coppia, preparati ad affrontare questa lezione con la strategia “Collega i titoli” per fare il punto su ciò che stai per leggere.

Un’infermiera, munita di mascherina, si prende cura di un paziente al Walter Reed Hospital di Washington, durante la pandemia influenzale del 1918-1919.

Alle vittime della guerra si aggiungono quelle della febbre spagnola

Al di là delle conquiste o delle perdite territoriali, per la società europea la Prima guerra mondiale rappresentò un trauma terribile, che cancellò completamente l’ottimismo della Belle époque e la fiducia in un futuro di prosperità e sviluppo. Anzitutto l’Europa subì le conseguenze demografiche del conflitto. Un’intera generazione di uomini era stata coinvolta nei combattimenti, più di 9 milioni erano morti, altrettanti erano rimasti invalidi o mutilati. Durante la guerra era crollato il numero dei matrimoni e delle nascite e ci vollero diversi anni perché la popolazione riprendesse a crescere.

Ad aggravare la situazione si aggiunse una terribile epidemia globale portata in Europa dalle truppe statunitensi: la febbre spagnola 1. Si trattava di una forma influenzale molto violenta che colpiva i polmoni e che, in un’epoca in cui ancora non esistevano gli antibiotici, risultava spesso letale. Tra il 1918 e il 1919 uccise in tutto il mondo 20 milioni di persone, più della guerra stessa.

Gli Stati sono indebitati e privi di risorse

Dal punto di vista economico, la guerra aveva lasciato sia per i Paesi vincitori sia per quelli sconfitti un enorme debito pubblico . Gli Stati infatti avevano investito tutte le proprie risorse per affrontare le spese esorbitanti del conflitto e si erano indebitati sia con i propri cittadini, attraverso i prestiti di guerra, sia con altri Paesi, e ora dovevano restituire le somme ricevute con gli interessi. Alla necessità di ripagare i debiti, si aggiungeva quella di versare le pensioni di guerra dovute alle famiglie dei caduti e agli invalidi e i governi, quindi, non avevano denaro da investire per avviare la ricostruzione delle regioni devastate dai combattimenti e per favorire la ripresa delle normali attività economiche.

LE PAROLE DELL’ECONOMIA ›››› DEBITO PUBBLICO

ORIGINE La parola “debito” deriva dal latino debere, che significa essere obbligato, dovere. Quando è usata come nome indica quello che si deve restituire a qualcuno.

SIGNIFICATO Il debito pubblico è l’insieme del denaro che uno Stato deve ai propri cittadini, alle banche oppure a Paesi esteri. Si crea con la vendita di titoli pubblici, cioè di contratti con cui lo Stato riceve del denaro e si impegna a restituirlo entro un certo numero di anni aumentato dagli interessi.

Il debito pubblico serve a finanziare le spese dello Stato,

in aggiunta al denaro che lo Stato incassa dalle tasse e dalle imposte.

PUOI USARLA PER La parola “debito” indica una condizione che può riguardare uno Stato, una persona, una famiglia o un’impresa, per i quali indebitarsi può essere utile per affrontare spese impreviste o investimenti importanti (ad esempio l’acquisto di una casa). D’altra parte indebitarsi troppo comporta dei rischi.

→ Quali sono, secondo te? Quali domande bisognerebbe porsi prima di indebitarsi?

Le difficoltà di commerci e industrie creano disoccupazione

In particolare, la guerra aveva sconvolto i rapporti commerciali tra le nazioni. Gli scambi di prodotti tra i Paesi nemici, ad esempio tra Francia e Germania, erano stati interrotti e, nel clima ancora denso di ostilità e sfiducia reciproca, stentavano a riprendere. Molte terre erano state abbandonate o devastate dai combattimenti, quindi anche i prodotti agricoli scarseggiavano. Durante il conflitto, poi, in Europa si era sviluppata un’economia di emergenza e tutte le risorse erano state destinate a produrre armi, mezzi di trasporto e attrezzature militari. Adesso gli impianti industriali dovevano essere riconvertiti per realizzare nuovi prodotti. Questo processo, però, richiedeva tempo e grandi investimenti, e intanto le fabbriche chiudevano e migliaia di lavoratori si trovavano disoccupati .

LE PAROLE DELL’ECONOMIA ›››› OCCUPAZIONE/DISOCCUPAZIONE

ORIGINE Il termine “occupazione” e il suo contrario “disoccupazione” derivano dal verbo “occupare”, nel senso di dare un lavoro a qualcuno.

SIGNIFICATO In economia, l’occupazione è l’insieme dei lavoratori di un certo settore o di un Paese; la disoccupazione è la mancanza di lavoro retribuito, cioè pagato. Gli occupati sono dunque le persone che hanno un lavoro pagato, i disoccupati quelle che lo cercano ma non lo trovano. In base al numero di occupati e disoccupati in un Paese, si può calcolare il tasso di occupazione e di

Immagine interattiva Ledifficoltà deldopoguerra

disoccupazione, cioè la percentuale di chi ha un lavoro stipendiato e quella di chi cerca lavoro.

PUOI USARLA PER La parola “disoccupazione” indica una condizione negativa per chi la subisce personalmente, sia dal punto di vista economico, perché rende più poveri, sia dal punto di vista morale, perché impedisce di esprimere attraverso il lavoro le proprie capacità. Ma la disoccupazione è dannosa anche per la collettività. → Quali sono, secondo te, gli effetti negativi che la disoccupazione ha sull’economia?

I reduci di guerra faticano a reinserirsi nella società

Il disagio era particolarmente grave per i 60 milioni di reduci di guerra 2 Negli anni del conflitto, i vertici militari e politici avevano motivato i soldati promettendo loro che, finita la guerra, avrebbero avuto condizioni di vita migliori: un lavoro, una casa, stipendi più elevati, terre per i contadini. Invece i reduci dovettero affrontare la difficoltà di trovare un’occupazione, non solo per via della crisi, ma anche per la concorrenza di chi aveva lavorato al loro posto mentre erano al fronte. Dopo essere stati esposti alla terribile esperienza della guerra e delle trincee, i reduci si ritrovavano spesso poveri, disoccupati ed emarginati dalla società. Inevitabilmente guardavano con rabbia al successo di chi invece con la guerra si era arricchito, accumulando ingenti fortune con le commesse militari e il mercato nero.

Due reduci di guerra americani rimasti gravemente sfigurati indossano delle maschere per coprire le ferite.

Mercato nero: vendita clandestina, a prezzi maggiorati, dei prodotti diventati introvabili a causa di una difficile situazione economica.

Espongo

2. Spiega come reagirono le democrazie più stabili alle difficoltà del dopoguerra e come, invece, reagirono quelle più deboli.

Esploro

3. Svolgi una ricerca in Internet per scoprire in quale anno il diritto di voto fu esteso alle donne in almeno altri dieci Paesi d’Europa oltre a quelli citati nel testo. Che cosa hai scoperto a proposito dell’Italia?

Nelle democrazie più avanzate le proteste popolari

portano importanti riforme

Le difficili condizioni economiche colpivano soprattutto le classi popolari. I prezzi, che durante la guerra erano saliti vertiginosamente provocando anche rivolte nelle città, non accennavano a scendere, a causa della scarsità di prodotti agricoli e industriali e della crisi dei commerci. Gli stipendi dei lavoratori, invece, erano rimasti invariati, quindi, per impiegati e operai, sopravvivere era ogni giorno più difficile. Perciò guadagnarono consensi i partiti socialisti e socialdemocratici, che chiedevano riforme a favore delle classi popolari, e si moltiplicarono gli scioperi e le proteste sindacali

Nelle democrazie più stabili, come i Paesi del Nord Europa, la Francia e la Gran Bretagna, la situazione rimase sotto controllo, grazie anche ad alcune riforme, come la riduzione dell’orario di lavoro (portato a otto ore in Francia nel 1919) e l’aumento dei salari. Intanto ripresero anche le proteste delle donne per chiedere la partecipazione alla vita politica, che portarono all’estensione del diritto di voto 3 alle cittadine nel Regno Unito (1918), in Svezia (1919) e nei Paesi Bassi (1919).

In Italia le donne non acquisirono il voto ma, nel 1919, ottennero una grande conquista con l’abolizione dell’autorizzazione maritale. Nell’Ottocento, infatti, la donna non poteva prendere autonomamente decisioni che riguardassero il suo stesso patrimonio: una volta sposata, tutte le decisioni sui suoi beni venivano prese soltanto dal marito. Con la cancellazione di queste norme, le donne tornarono a tutti gli effetti proprietarie dei propri averi. Si trattò di un grande passo avanti, anche simbolicamente, verso la conquista della parità dei diritti.

14 dicembre 1918: una donna vota per la prima volta in occasione delle elezioni generali del Regno Unito. 3

Le donne rinunciano con fatica alla propria autonomia

Aldilà di queste riforme, per le donne il dopoguerra fu un momento assai complesso. Esse vedevano indubbiamente con gioia la fine della guerra e il ritorno degli uomini dal fronte, ma il conflitto aveva spesso lasciato tracce molto pesanti nel corpo e nella mente di padri, figli e mariti e la ritrovata vita in comune fu, in molti casi, carica di difficoltà. Inoltre, abituate durante gli anni di guerra a gestire il proprio salario e il proprio tempo e a prendere le decisioni in prima persona, molte faticarono a tornare a un ruolo subordinato alla volontà del capo famiglia.

La situazione si rivelò ancora più difficile nel mondo del lavoro 4, dove la fine della guerra portò a una nuova espulsione delle donne dalle industrie e da molte attività professionali. Infatti i reduci tornarono agli impieghi che avevano ricoperto prima della guerra e le donne dovettero rinunciare all’autonomia che derivava da un’occupazione fissa. Aumentò, inoltre, la pressione per contrastare il crollo demografico legato alle morti in guerra e all’epidemia di spagnola. Le donne furono, quindi, oggetto di una propaganda che le invitava a fare figli e a mettersi nuovamente al servizio della famiglia.

Nelle democrazie più deboli si contrappongono gruppi estremisti

Più difficile fu, sia per le le donne sia per gli uomini, la situazione nelle repubbliche sorte nell’Europa centro-orientale dopo i trattati di pace. Qui, le lotte sociali non portarono a riforme, ma degenerarono in scontri armati e violenze. Prevalsero infatti i movimenti operai più estremisti che puntavano a una rivoluzione socialista simile a quella che nel 1917 aveva portato all’uscita della Russia dalla Prima guerra mondiale (→ Capitolo 3). Gli operai cominciarono a occupare le aziende e a creare i consigli di fabbrica, assemblee di lavoratori che gestivano gli stabilimenti. Fra gli appartenenti alle classi abbienti e alla classe media si diffuse la paura che davvero i movimenti socialisti potessero prendere il potere. Ai gruppi di operai e contadini rivoluzionari si contrapposero perciò bande armate irregolari, composte per lo più da reduci di guerra, finanziate da industriali e proprietari terrieri e spesso sostenute dalle autorità.

Questi gruppi organizzavano attacchi contro le sedi di partiti e sindacati e contro le fabbriche occupate. Tra il 1919 e il 1920 in Germania, Austria, Ungheria il loro intervento riuscì a soffocare le lotte dei lavoratori e a respingere i tentativi di rivoluzione socialista, ma creò un clima di violenza politica diffusa.

Operaie a lavoro in un’officina meccanica in Francia nel 1919.

studio con METODO

Identifico le informazioni

4. Quali traguardi raggiunsero le donne durante la guerra e quali difficoltà si trovarono ad affrontare quando gli uomini fecero ritorno dal fronte?

• risolvere problemi

Pensando al mondo in cui vivi, quali potrebbero essere le conseguenze dell’uso della forza contro i gruppi estremisti? Esistono soluzioni alternative all’uso della forza che potrebbero essere più efficaci?

LEZIONE 4

IL DOPOGUERRA NEGLI STATI UNITI

studio con METODO

Esploro

1. Leggi i titoli dei paragrafi della lezione e formula delle ipotesi: il dopoguerra negli Stati Uniti fu un periodo positivo o negativo? Gli aspetti positivi riguardarono tutte le categorie sociali oppure alcune restarono escluse?

Acquisti rateali: modalità di acquisto in cui il compratore non versa l’intera somma al momento del ritiro della merce, ma paga attraverso rate, cioè quote di denaro da versare a scadenza periodica.

storia MUSICA &

Gli Stati Uniti escono rafforzati dal conflitto

Per gli Stati Uniti la Prima guerra mondiale non aveva rappresentato l’immane catastrofe che era stata per l’Europa. Il territorio americano non era stato toccato dai combattimenti e il numero di caduti e feriti statunitensi era risultato nettamente inferiore rispetto a quello delle vittime europee. In campo economico, gli Stati Uniti avevano ingenti crediti verso gli alleati, ai quali avevano prestato denaro durante il conflitto, e potevano contare su un apparato industriale solido. Superata una breve crisi nel biennio 1919-20, la produzione industriale aumentò costantemente, tanto che nel 1929 era cresciuta dell’80% rispetto al 1919, e il reddito nazionale era raddoppiato.

Si impone l’Americanwayoflife

L’aumento dei redditi si tradusse in un’ondata di consumi e ottimismo 1, che coinvolse le classi agiate e la classe media, composta da commercianti, impiegati, piccoli proprietari e professionisti. Alla classe media la pubblicità di giornali, riviste e della radio proponeva il cosiddetto American way of life, lo stile di vita americano, caratterizzato dal possesso di una serie di beni in precedenza riservati solo alle classi più abbienti, come automobili, elettrodomestici, telefoni, macchine fotografiche, grammofoni. Questi prodotti, che in gran parte già esistevano a inizio secolo, erano diventati più accessibili grazie alla riduzione dei prezzi garantita dalla lavorazione in serie. Si era inoltre diffuso il ricorso agli acquisti rateali, che consentivano di dilazionare la spesa su lunghi periodi.

1 Musiche e balli afroamericani dai ghetti alle metropoli

Gli anni ’20 furono l’epoca della musica jazz, nata nei quartieri neri del Sud degli Stati Uniti, poi approdata a Chicago e New York per intrattenere la sofisticata clientela bianca e infine resa popolare da radio e dischi. Il pubblico affollava i night club per ascoltare i grandi solisti, come Louis Armstrong, o le orchestre, come quella di Duke Ellington, oppure per ballare il charleston, un ballo dai movimenti frenetici che aveva anch’esso le sue radici nella cultura afroamericana.

Le automobili trasformano le città

L’oggetto più desiderato dai consumatori americani era l’automobile 2: nel 1929 già una persona su cinque ne possedeva una. La sua diffusione contribuì anche a rivoluzionare il paesaggio e le città. Potendosi spostare più facilmente, molti abitanti si trasferirono dai centri urbani ai sobborghi, cioè le aree periferiche, dove sorsero nuovi quartieri residenziali eleganti e dotati di tutti i servizi. Furono costruiti migliaia di chilometri di autostrade, lungo cui sorgevano i motel (motor-hotel), alberghi pensati per chi viaggiava.

Nelle città nacquero i drivein, enormi cinema all’aperto in cui si potevano guardare i film stando seduti nella propria automobile. Mentre la classe media si trasferiva in massa nei sobborghi, gli uffici si concentravano downtown, cioè nei centri cittadini, dove crescevano a centinaia i grattacieli 3, altro simbolo concreto dello sviluppo economico.

Le classi popolari sono escluse dal benessere economico

Dai benefici della crescita economica restarono escluse due categorie:

● i contadini e i braccianti agricoli, che guadagnavano troppo poco a causa dei bassi prezzi dei prodotti agricoli;

● gli operai, i cui stipendi non crebbero per tutto il decennio.

Nelle aree urbane si creò una netta spaccatura: mentre il ceto medio si trasferiva nei sobborghi residenziali, le persone povere e gli operai – in gran parte afroamericani o membri di comunità immigrate di recente, come gli Italiani o gli Ebrei dell’Europa orientale – continuavano a vivere in città, in quartieri fatiscenti, sovraffollati e privi di servizi.

Qui gli immigrati europei cominciarono a diffondere le idee socialiste, con le quali erano entrati in contatto nei loro Paesi d’origine. Nel 1919 nacque un Partito comunista americano, i movimenti sindacali videro aumentare i propri iscritti e in molte fabbriche vennero organizzati scioperi per ottenere migliori condizioni di lavoro.

Identifico il significato delle parole

2. Individua e sottolinea il significato di tutti i termini inglesi presenti in questa pagina.

Identifico le informazioni

3. Quali conseguenze politiche e sociali determinò la diffusione delle idee socialiste?

Operaio al lavoro durante la costruzione dell’Empire State Building a New York nel 1930. Manifesto pubblicitario di un’auto Chevrolet, 1928.

Schematizzo

4. Sul quaderno realizza uno schema relativo al paragrafo a lato. Usa e arricchisci le seguenti parole o espressioni: idee socialiste; RedScare; paura e pregiudizi; espulsione di socialisti e comunisti; leggi per limitare l’immigrazione; idee razziste.

Metto in relazione

5. Nel 1919 fu adottato il proibizionismo: quale obiettivo si poneva? Quali conseguenze ebbe invece?

Viene limitata l’immigrazione e si diffondono idee razziste

La diffusione delle idee socialiste provocò la reazione della classe media americana, timorosa che anche in America si verificasse una rivoluzione simile a quella avvenuta in Russia nel 1917 (→ Capitolo 3). Nacque così la cosiddetta Red Scare, “Paura rossa”, in cui si mescolavano la paura per i “rossi”, cioè i socialisti, e i pregiudizi razziali verso afroamericani e immigrati. Giornali ed esponenti politici accusavano i nuovi venuti, che giungevano dall’Europa meridionale e orientale ed erano in maggioranza cattolici, di contaminare la comunità bianca statunitense, protestante e anglosassone. Il governo assecondò questa ostilità e ordinò l’espulsione di migliaia di militanti socialisti e comunisti. Inoltre nel 1924 introdusse leggi che ridussero l’afflusso di nuovi immigrati e limitarono drasticamente quello di Italiani, Spagnoli, Slavi ed Ebrei. Anche i movimenti contro l’integrazione della popolazione di colore 4 conobbero un notevole successo.

4 Il Ku Klux Klan

Il Ku Klux Klan fu un gruppo razzista nato nel 1866 per opporsi alla fine della schiavitù negli Stati del Sud. Raggiunse nel 1925 milioni di aderenti e prese a colpire, oltre alle persone nere, anche militanti socialisti e comunisti, e tutte le minoranze etniche e religiose. Nella foto, una parata del Ku Klux Klan sulla Pennsylvania Avenue a Washington nel 1928.

Il proibizionismo favorisce la criminalità

In questo clima di ostilità e sospetto verso le minoranze e le classi popolari si inserì anche la campagna contro l’alcolismo, che era considerato da molti un vizio tipico delle persone nere e di quelle povere in generale. Oltre a essere fonte di violenza e malattie, il consumo eccessivo di alcol era ritenuto dannoso per l’economia in quanto rendeva le persone meno efficienti sul lavoro. Perciò, nel 1919, con un emendamento alla Costituzione, fu adottato il proibizionismo, cioè il divieto di produrre, smerciare e consumare alcolici.

Anziché ridurre il consumo di alcolici, questa norma favorì la nascita di un mercato clandestino, in gran parte controllato dalla malavita organizzata, che realizzò guadagni enormi. Le casse dello Stato, al contrario, si impoverirono, perché non poterono più riscuotere l’imposta sugli alcolici. Intanto la piaga dell’alcolismo si aggravò, perché sul mercato nero, al di fuori di ogni controllo sanitario, si trovavano liquori di scarsa qualità, spesso adulterati o addirittura tossici. Nel 1932, il proibizionismo venne abolito e il commercio di alcolici tornò a essere legale.

LA CRISI DEL ’29 E IL NEW DEAL

Gli Americani sperano di arricchirsi in Borsa

partiamo da... UNA FONTE SCRITTA

Stagnai, gelatai, macellai, panettieri, tutti con l’anelito di arricchire1 , riversavano su Wall Street le loro esigue sostanze2, spesso i risparmi di una vita. A volte il mercato vacillava, ma poi si scrollava di dosso le remore dei ribassisti3 e del buonsenso e riprendeva la sua ascesa implacabile. Di tanto in tanto, qualche veggente finanziario dava voce a cupi presagi, ammonendo che i prezzi erano fuori da ogni proporzione con i valori effettivi, e ricordando che tutto ciò che sale è destinato a scendere. Ma nessuno dava retta a questi insulsi posapiano4 e ai loro stolidi5 consigli di prudenza.

Da Groucho Marx, Groucho e io, Adelphi, Milano 1997

1. l’anelito di arricchire: il desiderio di arricchirsi

2. le loro esigue sostanze: il loro poco denaro

3. ribassisti: chi temeva un ribasso

4. posapiano: indecisi

5. stolidi: sciocchi

Questo brano è tratto dal libro Groucho e io, autobiografia del comico Groucho Marx, che con i suoi quattro fratelli compose il più celebre gruppo comico del cinema americano degli anni ’20 e ’30. L’attore ripercorre la sua avventura di investitore in Borsa.

Chiediamo alla FONTE

1. Quali categorie sociali si interessavano agli investimenti in Borsa?

2. Qual è il sentimento che spinge gli Americani a investire in Borsa?

3. In che modo gli investitori accolgono le raccomandazioni di prudenza degli esperti?

Il racconto di Groucho Marx rende bene l’idea dell’entusiasmo incontrollato che colse gli Stati Uniti sul finire degli anni ’20, quando un gran numero di americani cominciò a comprare azioni in Borsa. Dopo la fine della Prima guerra mondiale, le imprese e le banche americane accumularono grandi somme di denaro. Buona parte di queste ricchezze fu investita nell’acquisto di azioni alla Borsa di Wall Street, a New York, che diventò così il primo mercato mondiale

Ben presto il mercato delle azioni iniziò ad attrarre anche la gente comune, perché tutti si convinsero che il valore dei titoli fosse destinato a salire costantemente. In molti si indebitarono per acquistare titoli, per poterli rivendere in cambio di una cifra maggiore, ripagando i creditori e intascando la differenza.

LE PAROLE DELL’ECONOMIA

SIGNIFICATO In economia l’azione è la quota più piccola in cui è suddiviso il capitale, cioè il patrimonio di un’azienda. L’azione può essere comprata e venduta e ha un prezzo che cambia secondo il rapporto tra domanda e offerta: se le azioni di un’azienda sono molto richieste, il loro prezzo sale; se nessuno le vuole acquistare, il loro valore scende Chi compra le azioni spera che il loro prezzo salga, per poterle rivendere e incassare una cifra più alta.

ORIGINE La parola “azione” deriva dal verbo “agire”, cioè fare. Si chiama così perché dà a chi la possiede il diritto

Esploro

1. Negli anni ’20 la Borsa di Wall Street, a New York, divenne il primo mercato mondiale: detiene ancora oggi questo primato? Quali altre Borse ricoprono un ruolo cruciale? Svolgi una ricerca in Internet. studio con METODO

di agire, cioè di partecipare alle decisioni che riguardano l’azienda stessa.

PUOI USARLA PER Nella sua accezione di “quota di un capitale”, la parola “azione” è comunemente usata nel linguaggio economico-finanziario.

→ Secondo te, è più saggio comprare le azioni di un’azienda quando il loro valore sale o quando scende?

Valuta i vantaggi e i rischi delle due scelte, quindi confrontati con il resto della classe.

Metto in relazione

2. In che modo la produzione in serie di beni durevoli determinò prima una rapida crescita dell’economia statunitense e poi un calo della domanda?

Filmati d’epoca

• IlcrollodiWall Street

• Ilnuovocorso diRoosevelt

Le aziende americane producono più di quanto vendono

La rapida crescita dell’economia statunitense era però molto fragile. Essa infatti si basava soprattutto sulla produzione in serie di beni durevoli (automobili ed elettrodomestici), da vendere sul mercato interno. La caratteristica dei beni durevoli è quella, come dice il nome stesso, di durare a lungo e di non dover essere continuamente sostituiti: quindi, dopo una grande richiesta iniziale, che coincide con la fase di lancio di un prodotto, inevitabilmente il numero dei potenziali clienti si riduce. E così, quando gran parte delle famiglie della classe media aveva ormai comprato elettrodomestici e automobili, ci fu un calo della domanda e le fabbriche americane si ritrovarono a produrre più di quanto riuscissero a vendere

Il crollo della Borsa di Wall Street impoverisce la classe media

Ai primi segnali di difficoltà, i maggiori investitori di Wall Street cominciarono a vendere in blocco le azioni, provocando un crollo del mercato. Il 24 ottobre del 1929, passato alla storia come il giovedì nero, furono venduti 13 milioni di titoli; il 29 ottobre, noto come martedì nero, altri 16 milioni. Nel giro di una settimana si passò dall’euforia al panico. Tutti cercavano di liberarsi delle azioni, ma ormai non si trovava più nessuno disposto ad acquistarle, e così il loro valore continuò a scendere, fino a dimezzarsi.

I più penalizzati furono i piccoli risparmiatori, che si erano avventurati nel “gioco” di Borsa quando le quotazioni delle azioni erano ormai alte e che avevano cominciato a vendere quando già i prezzi avevano subito il primo crollo. Chi si era indebitato per investire si ritrovò nell’impossibilità di restituire il denaro, gli altri videro volatilizzarsi in pochi giorni i propri risparmi.

Con la crisi del ’29 inizia la Grande depressione

Il crollo della Borsa di Wall Street dell’ottobre 1929, noto come crisi del ’29, diede inizio a un periodo di gravissima difficoltà dell’economia statunitense che fu definito Grande depressione.

L’improvviso impoverimento della classe media provocò un calo degli acquisti in tutti i settori. Molti negozi furono costretti a chiudere, e i magazzini delle industrie si riempirono di merci invendute. Intanto moltissime banche si ritrovarono in difficoltà, sia perché avevano investito parte dei loro fondi in Borsa, sia perché avevano prestato denaro ad aziende e a cittadini che ora faticavano a restituirlo, sia perché vennero prese d’assalto dai clienti che volevano ritirare i propri depositi. Molti istituti fallirono; gli altri, per salvarsi, ridussero drasticamente i prestiti alle famiglie e alle imprese. Si aggravò così ulteriormente la crisi del commercio e dell’industria, a cui si sommò quella dell’edilizia.

Il panico dopo il crollo della Borsa a Wall Street il 29 ottobre 1929.

Disoccupazione e povertà colpiscono gli Stati Uniti

Le aziende chiusero oppure tagliarono la produzione e cominciarono a licenziare sia gli operai sia i dirigenti e gli impiegati. Anche chi non aveva investito in Borsa si ritrovò, così, travolto dalla crisi.

Nei primi anni ’30 i disoccupati raggiunsero i 15 milioni, circa un quarto della popolazione attiva, e molti erano i sottoccupati, cioè coloro che lavoravano solo poche ore a settimana, e percepivano dunque salari più bassi.

Visto il crollo dei consumi, i prezzi dei generi alimentari scesero talmente tanto che ormai non conveniva più raccogliere i prodotti dai campi e trasportarli verso le città, dove il cibo cominciò a scarseggiare. All’inizio degli anni ’30 gli Stati

Uniti, il Paese che per decenni aveva attirato milioni di persone offrendo a tutti il sogno del benessere e del successo, erano precipitati in una crisi profonda.

Il New Deal di Roosevelt fa ripartire l’America

Gli Stati Uniti cominciarono a risollevarsi nel novembre del 1932, quando fu eletto presidente Franklin Delano Roosevelt, che propose il NewDeal, un “nuovo patto” tra i cittadini, il governo e le imprese per unire le forze contro la crisi. Il presidente promise che lo Stato si sarebbe impegnato attivamente per far sì che il Paese risorgesse e che i benefici della ripresa economica andassero a tutta la popolazione. Lo Stato avviò un grande piano di opere pubbliche (costruzione di dighe, centrali elettriche e strade, interventi a tutela dell’ambiente), in cui furono impiegati milioni di persone. Le persone ripresero a spendere, il commercio si riattivò e le aziende ricominciarono a produrre e assumere personale. La rinascita fu lenta e per tutti gli anni ’30 la produzione industriale rimase al di sotto dei livelli del decennio precedente, mentre la disoccupazione restò elevata. Tuttavia le politiche di Roosevelt riuscirono a ridare fiducia all’America e a invertire una tendenza al declino che per alcuni anni era parsa inarrestabile.

Popolazione attiva: la parte di popolazione che per età è in grado di svolgere un’attività lavorativa e costituisce quindi la forza lavoro di uno Stato.

DaDorothea LangeaGerda Taro:ledonne nellafotografia documentaria ediguerra

PROTAGONISTE

La fotografia sociale di Dorothea Lange Questa fotografia è stata scattata dalla fotografa statunitense Dorothea Lange durante la Grande depressione. Lange, lavorava per conto di un’agenzia governativa per il sostegno alle attività agricole che raccolse centinaia di migliaia di immagini tra il 1936 e 1944. La campagna fotografica serviva a far conoscere agli Americani le condizioni di povertà in cui versava una parte del Paese e a sostenere le politiche di ripresa economica del governo Roosevelt.

STORIE D’ALTRO GENERE

LA SINTESI A MODO MIO

LEGGI e individua nel testo le informazioni principali

LEZIONI 1-2

IL DOPOGUERRA

1919: Conferenza di pace

principio di nazionalità e di autodeterminazione dei popoli

Società delle Nazioni

i vincitori estendono gli imperi coloniali

Francia e Gran Bretagna controllano il Medio Oriente

cade l’impero ottomano e nasce la Repubblica turca

LEZIONE 3

L’EUROPA DEL DOPOGUERRA epidemia di spagnola

molte vittime di guerra

crisi economica che provoca scioperi e proteste riforme nelle democrazie avanzate

gruppi estremisti nelle democrazie

ASCOLTA l’audiosintesi e prendi nota delle informazioni principali

VISUALIZZA le connessioni con l’aiuto degli schemi

I trattati di pace e la Società delle Nazioni

Il mondo dopo la guerra

Alla Conferenza di pace, che inizia il 18 gennaio 1919 a Versailles, si contrappongono le posizioni di Francia e Gran Bretagna, che desiderano punire la Germania, e degli Stati Uniti, che vogliono garantire una pace duratura e imporre il principio di autodeterminazione. Francia e Gran Bretagna ottengono condizioni durissime per la Germania e l’impero austriaco viene diviso in diversi Stati nazionali. La Germania è costretta a smilitarizzarsi e a pagare tutti i danni di guerra ai vincitori. Anche l’impero ottomano cessa di esistere.

Nel 1919 viene creata la Società delle Nazioni, che cerca di risolvere i conflitti tra gli Stati con il dialogo.

Al termine della Grande guerra, le potenze europee vincitrici mantengono i propri imperi coloniali e li espandono con la spartizione delle colonie tedesche in Africa e nell’oceano Pacifico. Francia e Regno Unito prendono il controllo del Medio Oriente con il sostegno della Società delle Nazioni e i Britannici approvano lo stanziamento di immigrati ebrei in Palestina. In Turchia, Kemal Atatürk rifiuta le condizioni del trattato di pace, depone il sultano e fonda la Repubblica turca, che si estende su tutta la penisola Anatolica.

Il dopoguerra in Europa

L’Europa esce indebolita dalla Prima guerra mondiale. Oltre ai morti e agli invalidi di guerra, tra il 1918 e il 1919, 20 milioni di persone muoiono a causa di un’epidemia di febbre spagnola portata dalle truppe americane. Gli Stati europei sono costretti a pagare i debiti per i prestiti di guerra e a pagare le pensioni agli invalidi e alle famiglie dei soldati caduti in guerra. Di conseguenza non possono intervenire per rilanciare l’economia; la crisi dei commerci, dell’agricoltura e dell’industria lascia milioni di persone disoccupate, in particolare i reduci di guerra. Aumentano gli scioperi e le proteste popolari e crescono i movimenti sindacali e i partiti socialisti. Nelle democrazie più avanzate le tensioni si risolvono con riforme, come la diminuzione dell’orario di lavoro. In alcuni Paesi le donne ottengono il diritto di voto, ma le loro possibilità in campo lavorativo tornano a essere limitate.

Nelle democrazie più deboli prevalgono i gruppi estremisti, sia tra gli operai, che vogliono una rivoluzione simile a quella russa, sia tra la borghesia, che sostiene e finanzia bande armate irregolari che agiscono contro le proteste operaie e contadine.

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LEZIONE 4

Il dopoguerra negli Stati Uniti

STATI UNITI

la produzione industriale aumenta

American way of life

adottato dalla classe media, ma non dalle classi popolari

si diffondono le idee socialiste tra operai e immigrati

nascono movimenti razzisti

LEZIONE 5

Lo sviluppo dell’economia favorisce

grandi investimenti nella Borsa di Wall Street

presto però la richiesta di beni durevoli crolla

1929: CROLLO DEI PREZZI

DELLE AZIONI

1932: Roosevelt è presidente

riparte la fiducia con il New Deal

Gli Stati Uniti escono rafforzati dalla Prima guerra mondiale. La produzione industriale aumenta velocemente fino al 1929, di conseguenza aumentano i redditi e i consumi della classe media, composta da commercianti, impiegati, piccoli proprietari terrieri e professionisti. Grazie alla crescita dei redditi, anche la classe media ha accesso all’American way of life, cioè lo stile di vita americano, caratterizzato dal benessere e dagli alti consumi. Restano escluse dal benessere le classi popolari di contadini e operai. Tra gli operai, che sono in gran parte immigrati e afroamericani, si diffondono le idee socialiste. Vengono perciò imposti limiti all’immigrazione dall’Europa e hanno molto seguito i movimenti razzisti come il Ku Klux Klan. Il proibizionismo cerca di estirpare l’alcolismo ma fallisce e viene abolito.

La crisi del ’29 e il New Deal

L’economia americana si sviluppa e, negli anni ’20, molti Americani investono nella Borsa di Wall Street.

Le azioni raggiungono quotazioni altissime e anche la classe media compra azioni che spera di rivendere a un prezzo più alto. L’economia americana però è fragile, perché si basa sulla produzione di beni durevoli e presto, esaurendosi la richiesta, i consumi rallentano e si verifica una crisi di sovrapproduzione. Nell’ottobre del 1929 i prezzi delle azioni crollano: tanti investitori perdono i propri risparmi, le banche falliscono, negozi e industrie chiudono e molti cittadini si ritrovano disoccupati e poveri. È la crisi del 1929 o Grande depressione.

La ripresa economica comincia solo dopo l’elezione del presidente Franklin Delano Roosevelt nel 1932 con il New Deal tra cittadini, governo e imprese. Lo Stato avvia un programma di grandi investimenti nella realizzazione di opere pubbliche, che danno lavoro ai disoccupati: in questo modo gli Americani riprendono a spendere e la produzione delle industrie riparte. Il New Deal riporta la fiducia e gli Stati Uniti escono lentamente dalla crisi.

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3

crisi

IL PRIMO DOPOGUERRA in Europa

crescita

crisi del 1929 è un periodo di

4

negli Stati Uniti

seguita dalla

provocano dove

scioperi e Roosevelt il economica le difficoltà economiche

presidente New Deal

affrontata dal con

Conferenza di pace

1

prodotti dalla

cambiamenti politici proteste

5

3. ESPONI

punisce

crea

la Repubblica

Germania turca

le Società delle Nazioni

che controllato da

l’impero austro-ungarico

dissolve tra

l’impero ottomano

Medio

Oriente

Francia

Gran Bretagna

PREPARARSI ALL’INTERROGAZIONE

IN COPPIA Simulate un’interrogazione sui temi del capitolo.

1. Aiutandovi con la sintesi delle lezioni e la mappa, formulate una serie di domande da rivolgervi reciprocamente: almeno una sui contenuti da memorizzare (i trattati di pace alla fine del conflitto mondiale 1; la Società delle Nazioni 2; la situazione economica e sociale in Europa dopo la guerra 3; gli Stati Uniti prima e dopo la crisi del 1929 4); almeno una sul lessico specifico del capitolo; almeno una su cause, effetti e collegamenti tra diversi temi; almeno una che coinvolga temi trattati in altri capitoli (per esempio, i rapporti tra gli Stati prima della guerra; tensioni sociali e richieste di riforme 5 alla fine dell’Ottocento; l’emancipazione femminile).

2. Una volta formulate le domande, ponetele al compagno o alla compagna.

3. Valutate insieme la qualità delle vostre risposte e considerate come migliorarle in vista dell’interrogazione in classe.

VERSO L’ESAME

IN COPPIA Individuate un collegamento con un’altra disciplina. Cercate online le informazioni, organizzatele in una scaletta e preparate una breve esposizione per la classe.

4. VALUTA il tuo percorso

Valuta il tuo percorso nello studio di questo capitolo e annota le tue considerazioni personali.

Ho capito tutti i contenuti?

Ho saputo individuare collegamenti tra diversi fenomeni?

Ho saputo esporre con chiarezza ed efficacia?

Ho collaborato bene con compagne e compagni?

ORA TOCCA A TE!

• Visualizza la carta dell’Europa

• Scarica l’organizzatore grafico

• Svolgi altri esercizi su HUB test

CONOSCO GLI EVENTI PRINCIPALI

1. Tra le seguenti affermazioni sottolinea quelle che si riferiscono alla Conferenza di pace del gennaio 1919.

a. Il dibattito fu dominato da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.

b. L’Italia ebbe un ruolo di primissimo piano nel dibattito.

c. Francia e Giappone volevano punire la Germania.

d. Il presidente degli Stati Uniti, W. Wilson, voleva che i trattati di pace si basassero sui princìpi di nazionalità e di autodeterminazione dei popoli

e. La Germania perse molti territori e fu condannata a pagare una somma enorme per i danni di

f. In Europa non nacquero nuovi Stati indipendenti.

g. Il compito di garantire la pace fu affidato alla Società delle Nazioni, appena costituita.

MI ORIENTO NEL TEMPO

2. Vai all’apertura di capitolo (pp. 36-37): se non lo hai ancora fatto, completa la linea del tempo con gli eventi principali. Usala poi per esporre oralmente la storia del primo dopoguerra fino alla crisi economica del ‘29.

USO IL LESSICO SPECIFICO

3. Collega i termini elencati nella colonna di sinistra alla loro corretta definizione della colonna di destra.

TERMINI

a. Mercato nero

b. Prestiti di guerra

c. Borsa

d NewDeal

METTO IN RELAZIONE

DEFINIZIONI

1. Debiti contratti dallo Stato per affrontare le altissime spese della Prima guerra mondiale.

2. Vendita illegale, a prezzi maggiorati, di prodotti introvabili in periodi di crisi economica.

3. Nuovo patto tra cittadini, governo, imprese per affrontare la crisi del ’29.

4. Luogo in cui non si vendono prodotti, ma azioni, cioè quote di proprietà di un’azienda.

4. Indica con una crocetta i motivi per cui nel dopoguerra gran parte della popolazione europea si ritrovò impoverita.

a. I prezzi crebbero a causa della crisi della produzione e dei commerci.

b. Gli Stati imposero un prestito obbligatorio per pagare le spese di guerra.

c. Molte persone si trovarono disoccupate.

d. Gli stipendi vennero drasticamente tagliati per aiutare la riconversione delle aziende.

e. Gli stipendi rimasero invariati nonostante la pesante inflazione. X X X

5. Completa lo schema che descrive la crisi del ’29 negli Stati Uniti.

Parte delle ricchezze accumulate nel primo fu investita in alla Borsa di Wall Street.

vendere

Ai primi segnali di difficoltà, alla Borsa cominciarono a le azioni delle aziende.

Molte persone della classe media si per acquistare azioni.

Crisi depressione dopoguerra azioni

STRATEGIA LE 4 C (QR

p. 396)

CONCETTI CHIAVE

indebitarono producevano

Borsa persero

Crollo della di Wall Street: le azioni persero valore e gli investitori tutto quello che avevano.

Le aziende più di quanto riuscivano a vendere: sovrapproduzione.

del 1929 e Grande

6. Fai il punto sul primo dopoguerra compilando l’organizzatore grafico delle “4 C”. Ricorda di motivare sempre le tue risposte e le tue scelte.

Quali parole e/o espressioni sceglieresti per definire il primo dopoguerra?

Quali termini ritieni più rappresentativi per parlarne?

Risposte possibili: in Europa, crisi economica e demografica del dopoguerra; negli Stati Uniti, straordinario sviluppo economico; epidemia globale di influenza.

CRITICITÀ

Quali sono gli aspetti più critici del primo dopoguerra a tuo parere?

Risposte possibili: in Europa, difficoltà di commerci e industrie, disoccupazione, difficoltà sociali per i reduci, tensioni etniche; negli Stati Uniti, le classi popolari sono escluse dal benessere.

IL PRIMO DOPOGUERRA

“LE 4 C”

Risposte possibili: dissoluzione dell'impero austro-ungarico e dell'impero ottomano; negli Stati Uniti si impone l'Americanwayoflife

Quali cambiamenti contraddistinguono il primo dopoguerra rispetto ai periodi precedenti? Come pensi che questo periodo influirà su quelli successivi? CAMBIAMENTI

Risposta soggettiva

Riesci a individuare delle analogie tra questo e altri periodi storici, incluso quello in cui vivi? CONNESSIONI

NEW MEDIA:

Il mio percorso con LA STORIA controllo o dipendenza?

Uno sguardo FUORI da me

MASS MEDIA E NEW MEDIA

1 1. Le tecnologie per la comunicazione sono diverse e ciascuna di loro ha una propria storia da raccontare: molte nascono con l’avvento della società di massa (riviste illustrate, manifesti pubblicitari cinema…), e vengono sfruttate dai Paesi coinvolti nella Prima guerra mondiale per celebrare il patriottismo e screditare il nemico; altre sono più recenti. Crea un piccolo gruppo con i tuoi compagni e le tue compagne, suddividetevi il lavoro e ricercate informazioni sulla nascita e lo sviluppo dei seguenti mezzi di comunicazione:

LA SCRITTURA � LA STAMPA � LA RADIO � LA FOTOGRAFIA � IL CINEMA E LA TELEVISIONE � INTERNET E IL WEB

Condividete con il resto della classe le informazioni raccolte, poi rispondete alle domande.

a. Quale differenza c’è tra “mass media” e “new media”?

b. Secondo voi, come cambia l’interazione tra persone nell’uso dei “mass media” e nell’uso dei “new media”?

Uno sguardo DENTRO me

IO E LE TECNOLOGIE DIGITALI

1. Tra il 1916 e il 1925 lo scrittore italiano Luigi Pirandello scrive Quaderni di Serafino Gubbio operatore, nel quale racconta le vicende di Serafino Gubbio, un cine-operatore che annota le sue riflessioni sul rapporto uomo-macchina. Leggi la riflessione del protagonista, poi rispondi alle domande.

La mia mano obbediva impassibile alla misura che io imponevo al movimento, più presto, più piano, pianissimo, come se la volontà mi fosse scesa — ferma, lucida, inflessibile — nel polso, e da qui governasse lei sola, lasciandomi libero il cervello di pensare, il cuore di sentire. Ah, che dovesse toccarmi di dare in pasto anche materialmente la vita d’un uomo a una delle tante macchine dall’uomo inventate per sua delizia, non avrei supposto. Voglio restare così. Il tempo è questo; la vita è questa; e nel senso che do alla mia professione, voglio seguitare così — solo, muto e impassibile — a far l’operatore.

a. Serafino Gubbio, secondo te, sta controllando la macchina da presa che impugna o è controllato da essa? Perché?

b. Il rapporto tra Serafino e la tecnologia, a tuo parere, genera benessere o malessere? Perché?

2 2. Indica i tre strumenti tecnologici che utilizzi di più nella tua quotidianità.

a. Quanto tempo al giorno?

b. Quanto tempo al giorno?

c. Quanto tempo al giorno?

3. Prova a valutare l’uso che le persone sono solite fare dello smartphone, indicando da 1 a 4 se sei d’accordo o meno con le affermazioni che seguono.

Lo smartphone è generalmente utilizzato per:

4. Le tecnologie possono essere utili per scegliere come progettare il proprio futuro. Sei d’accordo con questa affermazione?

SÌ NO NON SO

Perché?

5. Ricerca e, se già ne sei a conoscenza, scrivi di seguito alcuni siti, app, piattaforme web che possono servire per informarsi online, per risolvere questioni pratiche, per creare progetti, per vivere meglio. Condividi poi le informazioni con i compagni e le compagne.

SITO/APP/PIATTAFORMA 1 Nome:

Che cosa permette di fare?

SITO/APP/PIATTAFORMA 2 Nome:

Che cosa permette di fare?

SITO/APP/PIATTAFORMA 3 Nome:

Che cosa permette di fare?

PER NULLA MOLTO

L’EPOCA DEI TOTALITARISMI

1917 Rivoluzione d’ottobre Nascita dell’URSS 1923 Stalin al potere 1926

IL COMUNISMO IN UNIONE SOVIETICA

Crollo della Borsa 1929 di New York

CRESCITA, CRISI E RIPRESA NEGLI STATI UNITI

1922 Marcia su Roma Mussolini al potere

IL FASCISMO IN ITALIA

IL COMUNISMO IN UNIONE SOVIETICA

Nell’autunno del 1917, con la Rivoluzione d’ottobre guidata da Lenin, nasce il primo Paese socialista, che nel 1924 prende il nome di Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Dal 1926 al potere c’è Josif Stalin, che impone un regime totalitario basato sul culto della personalità e guida il Paese nella vittoria della Seconda guerra mondiale.

CRESCITA, CRISI E RIPRESA NEGLI STATI UNITI

Dopo la Prima guerra mondiale, gli Stati Uniti sono la maggiore potenza industriale, ma dopo il crollo della Borsa del 1929 precipitano in una grave crisi economica. Ne usciranno grazie alle politiche del presidente Roosevelt, che favorisce la ripresa con gli investimenti pubblici.

IL FASCISMO IN ITALIA

Mussolini approfitta della crisi seguita alla Prima guerra mondiale e della paura di una rivoluzione socialista per guadagnare consensi. Preso il potere, crea un regime dittatoriale, cancellando ogni opposizione, e promuove una politica militarista, che porta alla conquista dell’Etiopia e all’ingresso in guerra a fianco della Germania nazista.

Inquadra il codice QR e accedi ai contenuti digitali. Troverai:

• Video del Modulo Tra democrazia e totalitarismo

Storie I totalitarismi e la Seconda guerra mondiale

• Linea del tempo interattiva

• Video La rivoluzione russa

• Filmati d’epoca Le tappe del conflitto

• Carta animata La diffusione dello squadrismo in Italia

1° settembre 1939

scoppio della Seconda guerra mondiale

1932 Elezione del presidente Roosevelt

• Immagine interattiva Le piazze dove si bruciarono i libri

• Itinerario Google Earth

• STATI UNITI IN GUERRA

Conquista 1936 dell’Etiopia

Leggi 1938 razziali

Hitler al potere 1933

Annessione dell’Austria 1938

IL NAZISMO IN GERMANIA

IL NAZISMO IN GERMANIA

La crisi del 1929 colpisce gravemente l’economia tedesca e favorisce l’ascesa al potere del partito nazista, guidato da Adolf Hitler, che crea un regime antidemocratico e razzista e promuove l’espansione della Germania, fino a provocare la Seconda guerra mondiale

I luoghi della Seconda guerra mondiale

UNIONE SOVIETICA IN GUERRA

Attacco 1941 di Pearl Harbor

Atomica 6 agosto 1945 su Hiroshima

25 aprile 1945

Liberazione del Nord Italia

ITALIA IN GUERRA

30 aprile 1945

Morte di Hitler

GERMANIA IN GUERRA

MI ORIENTO NEL TEMPO

Dopo aver osservato la linea del tempo prova a rispondere alle domande.

1. Quali regimi non sopravvivono alla Seconda guerra mondiale?

2. Salì al potere prima il fascismo o il comunismo?

3. Quanti anni trascorsero tra l’ascesa di Mussolini e quella di Hitler?

Il capitolo in 3 mosse

Che cosa è già successo?

TOCCA A VOI Collega ciascun termine alla sua definizione.

Siberia

Ucraina

Mosca

San Pietroburgo

TOCCA A VOI Scegli l’opzione corretta tra le due proposte.

La Russia faceva parte della Triplice Alleanza / Intesa ed entrò nella Prima guerra mondiale per difendere la Serbia / Grecia, sua alleata. Schierò il suo esercito sul fronte orientale / occidentale, ma nel 1917 si ritirò a causa di una grave sconfitta / rivoluzione.

Come e quando succede?

Costruiamo la linea del tempo

TOCCA A VOI Studiando il capitolo, sarai in grado di completare questa linea del tempo e otterrai così una SINTESI VISUALE degli eventi principali, che potrai consultare per lo studio e il ripasso..

La Russia è sconfitta nella guerra con il Lo zar abdica dopo la rivoluzione di capitale dell’impero russo fondata nel Settecento vasta regione dell’Asia settentrionale colonizzata dai Russi a partire dal Cinquecento prima capitale dell’impero russo regione a nord del mar Nero conquistata dai Russi nel Settecento

Impero russo

Giappone febbraio

Politica e istituzioni

Economia e società

• Guarda il video

• Esplora la linea del tempo

• Consulta il glossario in 7 lingue

2 Che cosa scopriremo?

Nel capitolo userete le strategie: Un tempo - ora • Costruisci una mappa argomentativa • Inquadra la società

Nel 1917 Lenin porta i bolscevichi al potere con la rivoluzione d’ottobre e promette democrazia diretta, distribuzione delle terre e pace.

Nel 1922 con la fondazione dell’Unione Sovietica, nasce il primo Paese comunista della storia, in cui lo Stato ha il pieno controllo dell’economia.

Negli anni ’30 Stalin crea in Unione Sovietica un regime totalitario attraverso l’accentramento dei poteri, la propaganda e il terrore.

TOCCA A VOI A Osserva i personaggi e gli oggetti in questo manifesto che mostra gli obiettivi economici che l’URSS voleva raggiungere: quali categorie sociali sono protagoniste?

Guerra civile

Rivoluzione d’

È approvata la

Distribuzione delle ai contadini.

terre

Stalin sconfigge e sale al potere. Unione sovietica

Viene lanciato il primo quinquennale.

La collettivizzazione provoca una grave .

carestia

Stalin scatena il con le grandi purghe.

LA RUSSIA: UN IMPERO IN CRISI

studio con METODO

Applico la strategia Un tempo - ora (QR p. 396)

1. Metti a confronto la Russia del passato con quella attuale, usando la strategia “Un tempo - ora” e aiutandoti con il tuo manuale di geografia.

Contadini russi al lavoro nei campi fotografati nel 1909 da Sergej Michajlovič ProkudinGorskij.

L’impero russo è potente ma arretrato

All’inizio del Novecento, la Russia era una delle principali potenze europee. Era il Paese più popoloso del continente e il suo vastissimo territorio si estendeva dall’Europa all’Asia settentrionale e centrale. Nelle principali città, in particolare a Mosca e San Pietroburgo, erano nate le prime industrie e per rendere raggiungibili anche le sue regioni più remote era stata inaugurata nel 1903 la ferrovia transiberiana, la più lunga linea ferroviaria del pianeta, che si sviluppava per oltre 9000 chilometri lungo tutta la Siberia fino all’oceano Pacifico.

D’altra parte, dal punto di vista politico e sociale, il Paese era arretrato, perché:

● tutto il potere era nelle mani dello zar;

● i sudditi non avevano diritti politici, cioè non potevano votare, in quanto non esisteva un Parlamento eletto dai cittadini;

● vi era un’enorme disparità economica tra pochi e ricchissimi nobili proprietari terrieri e i contadini, che costituivano la maggioranza degli abitanti e vivevano nella miseria.

I movimenti socialisti si rivolgono a contadini e operai

Nonostante queste profonde ingiustizie, la popolazione contadina, in gran parte analfabeta, rimaneva fedele allo zar e devota alla Chiesa ortodossa. Dagli ultimi decenni dell’Ottocento, però, nelle città e nelle campagne cominciarono a diffondersi gruppi socialisti che cercavano di indurre le classi popolari a ribellarsi: il Partito socialista rivoluzionario si rivolgeva proprio ai contadini affermando che, se si fossero rivoltati, avrebbero potuto impossessarsi delle terre di proprietà dei nobili e coltivarle collettivamente, distribuendone i frutti tra tutta la comunità. Altri gruppi socialisti, come il Partito operaio socialdemocratico russo, si rivolgevano invece agli operai, perché erano convinti che un cambiamento del Paese potesse partire solo dalle lotte organizzate nelle fabbriche.

La “domenica di sangue” provoca scioperi e rivolte

Una prima esplosione di malcontento popolare verso le autorità fu provocata dai sacrifici imposti dalla guerra persa contro il Giappone nel 1904. Il 22 gennaio del 1905 un corteo pacifico si diresse verso la residenza dello zar, il Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo, per chiedere direttamente al sovrano la Costituzione e riforme economiche a favore delle classi popolari. I soldati schierati a difesa del palazzo reagirono aprendo il fuoco sui manifestanti. Fu una strage, nota come “domenica di sangue”, alla quale seguì un’ondata di scioperi nelle città e di rivolte nelle campagne. Operai e contadini iniziarono a invocare la rivoluzione socialista e a organizzare i soviet (un termine russo che significa “consiglio”), assemblee popolari nelle quali discutevano e prendevano decisioni sulle questioni che li riguardavano, esercitando così la democrazia diretta.

Lo zar conserva il potere assoluto

La sollevazione popolare, nota come “rivoluzione del 1905”, si diffuse in tutto il Paese, coinvolse operai, studenti e soldati e durò mesi. Per placarla lo zar Nicola II fu costretto a concedere la libertà di stampa e di associazione e l’elezione di un Parlamento, chiamato Duma.

Quando però, nel luglio del 1906, la Duma, appena formata e dominata dai partiti liberali, cercò di varare alcune riforme, lo zar la sciolse e impose una nuova legge elettorale che dava maggior peso ai voti dei nobili e delle classi agiate.

Grazie a questo stratagemma, alle successive elezioni fu eletto un Parlamento fedele al sovrano, che represse i gruppi di opposizione, con condanne a morte e deportazioni in centri di detenzione in Siberia.

In questo modo lo zar, pur avendo perso il sostegno di gran parte della popolazione, conservò il proprio potere assoluto.

Democrazia diretta: è quella in cui i cittadini propongono e approvano direttamente le leggi, a differenza di quanto avviene nella democrazia rappresentativa, in cui a decidere sono i rappresentanti eletti dai cittadini e riuniti nel Parlamento.

Lo zar Nicola II ritratto da Ernst Friedrich von Liphart nel 1900.

La fiducia tradita verso lo zar

I partecipanti alla manifestazione della “domenica di sangue”, organizzata da un sacerdote della Chiesa ortodossa, percorsero le vie della capitale cantando l’inno Dio salvi lo zar, convinti che Nicola II avrebbe accolto le loro richieste. La reazione violenta dell’esercito, raffigurata in questo quadro di Ivan Alexeyevich Vladimirov, incrinò la fiducia che il popolo russo ancora nutriva verso il sovrano.

LA RIVOLUZIONE RUSSA

studio con METODO

Metto in relazione

1. Sottolinea nel testo le cause dell’aumento di popolarità dello zar allo scoppio della Prima guerra mondiale.

2. Spiega a un compagno o una compagna in che modo la guerra colpì l’economia russa.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, cresce il sostegno per lo zar

Dopo le repressioni seguite alla rivoluzione del 1905, in Russia i partiti socialisti e i movimenti operai continuarono a operare clandestinamente e di tanto in tanto organizzarono scioperi e proteste. La situazione cambiò con lo scoppio della Prima guerra mondiale. Come avveniva negli altri Paesi coinvolti, l’inizio del conflitto provocò un’ondata di patriottismo e fece risollevare la popolarità dello zar. Molti uomini partirono volontari; nelle città la popolazione manifestò in sostegno della Serbia e degli altri popoli slavi e contro la dominazione tedesca e austriaca sull’Europa orientale. Fu perfino deciso di ribattezzare la capitale con il nome Pietrogrado, in cui compare la radice slava grad, sostituendo San Pietroburgo, formato con la parola tedesca burg

La guerra colpisce l’economia russa

Tuttavia ben presto l’entusiasmo svanì. Dopo qualche successo iniziale e una lunga fase di stallo, nel 1916 l’esercito russo non resse più gli attacchi nemici e i Tedeschi cominciarono ad avanzare, occupando la Polonia. Intanto il Paese era in una condizione economica disastrosa. Il numero enorme di soldati e mezzi impiegati nella guerra aveva spopolato le campagne e messo in crisi il sistema dei trasporti, mentre i blocchi navali imposti dalla Germania nel mar Baltico e dalla Turchia nel mar Nero rendevano difficile l’arrivo di aiuti dall’estero. Al fronte scarseggiavano viveri, medicinali, armi e munizioni, e tra i soldati erano numerose le diserzioni. Nelle città cominciavano a mancare i generi di prima necessità, il cibo e il combustibile per riscaldare, e la popolazione a sua volta minacciava di insorgere.

PROTAGONISTE

Anche nella Russia degli zar, le donne furono chiamate a partecipare allo sforzo bellico.

Questo manifesto del 1916 mostra un’operaia al lavoro in una fabbrica di munizioni durante la Prima guerra mondiale e invita i Russi a sottoscrivere un prestito allo Stato.

Donne operaie

La rivoluzione di febbraio rovescia il regime degli zar

La svolta definitiva giunse nel marzo 1917. Le truppe inviate a reprimere gli scioperi e i cortei di protesta che quotidianamente riempivano le strade di Pietrogrado si rifiutarono di sparare sulla folla e si unirono ai manifestanti. L’insurrezione, che è nota come “rivoluzione di febbraio” per la differenza di date dovuta al calendario ortodosso, si diffuse anche a Mosca, nel resto del Paese e al fronte. Lo zar Nicola II fu costretto ad abdicare e a cedere il potere a un governo provvisorio guidato dai partiti liberali. Nel governo entrarono anche i socialisti rivoluzionari, che rappresentavano soprattutto la popolazione contadina, e i menscevichi, la minoranza del Partito operaio socialdemocratico favorevole a una politica di riforme. Insieme, queste forze presero la decisione di proseguire la guerra.

Calendario ortodosso: o giuliano (perché introdotto da Giulio Cesare nel 46 a.C.), in uso in Russia fino al 1918, differiva di tredici giorni rispetto a quello gregoriano (che prende il nome da papa Gregorio XIII, il quale lo istituì nel 1582). Ecco perché gli avvenimenti del marzo 1917 furono definiti dai Russi la “rivoluzione di febbraio”.

I soldati di Pietrogrado si uniscono agli operai durante la rivoluzione di febbraio (1917).

I bolscevichi non entrano nel governo

Fuori dal governo rimase solo l’ala più radicale del Partito operaio socialdemocratico, i bolscevichi (“gruppo di maggioranza”), che voleva la fine della guerra, non intendeva collaborare con i partiti liberali, rifiutava le istituzioni democratiche e parlamentari e riteneva che tutto il potere dovesse andare agli operai e ai contadini riuniti nei soviet, le assemblee popolari che avevano ricominciato a operare in tutto il Paese, nelle fabbriche, nei villaggi contadini, nelle caserme dell’esercito. Nel clima di disordine seguito alla caduta del regime zarista, i soviet si dimostravano più efficaci degli stessi organi del governo: gestivano l’ordine pubblico, controllavano la produzione industriale e distribuivano le terre ai contadini. I bolscevichi si posero dunque l’obiettivo di ottenere il sostegno dei sovietper cercare di prendere il potere.

studio con METODO

Identifico il significato delle parole

3. Evidenzia nel testo i termini “menscevichi”, “bolscevichi” e “soviet” e le rispettive definizioni.

Metto in relazione

4. Per quali motivi nei giorni della rivoluzione di febbraio i soviet furono più efficaci del governo? Rispondi oralmente.

Lavoro con le immagini

5. Sul quaderno descrivi il dipinto presente in questa pagina e, a partire dall’immagine, racconta i fatti della rivoluzione d’ottobre.

I soldati danno alle fiamme il ritratto dello zar Nicola II, dopo la presa del Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo il 25 ottobre 1917. Disegno di Ivan Alexeyevich Vladimirov del 1917.

Lenin promette pace, terre ai contadini e potere ai soviet

A guidare il partito bolscevico era Vladimir Ulianov, detto Lenin, che aveva partecipato alla rivoluzione del 1905. Dopo alcuni anni di esilio tra Inghilterra, Francia e Svizzera, Lenin era rientrato avventurosamente in patria nell’aprile del 1917 su un treno messo a disposizione dalla Germania. I Tedeschi, infatti, vedevano in lui un alleato prezioso per indebolire il governo russo e indurre la Russia a ritirarsi dal conflitto.

Per ottenere il sostegno dei soviet, Lenin propose un programma di sicura presa sul popolo: pace immediata, terra ai contadini e tutto il potere ai soviet. Con queste parole d’ordine i bolscevichi ottennero l’appoggio delle due assemblee popolari più importanti del Paese, quelle di Mosca e di Pietrogrado.

I tempi erano maturi per lanciare l’assalto finale al potere. Lenin affidò a Lev DavidoviČ BronŠtein, detto Trockij, il compito di organizzare un’azione militare e convocò per l’8 novembre 1917 il Congresso dei soviet, un’assemblea di rappresentanti nominati direttamente dai soviet di tutto il Paese.

I bolscevichi scatenano la rivoluzione d’ottobre

Nella notte tra il 6 e il 7 novembre – tra il 24 e il 25 ottobre secondo il calendario ortodosso, da cui il nome di “rivoluzione d’ottobre” – migliaia di operai armati e di soldati rivoluzionari presero d’assalto il Palazzo d’Inverno di Pietrogrado. Il giorno dopo, il Congresso dei soviet confermò con il proprio voto la presa del potere da parte dei bolscevichi e approvò due risoluzioni con cui richiedeva una pace immediata e aboliva la grande proprietà terriera, affidando ai soviet locali l’incarico di distribuire la terra ai contadini.

Lenin prende il potere e firma la pace con la Germania

Le altre forze politiche preferirono non reagire, in attesa delle elezioni a suffragio universale per la creazione dell’Assemblea Costituente, in programma di lì a poche settimane. Il voto confermò che la maggioranza della popolazione sosteneva i moderati: il partito di Lenin ottenne solo il 24% delle preferenze. Ma per i bolscevichi il risultato delle elezioni non aveva alcun valore e contava soltanto la volontà espressa dal popolo attraverso i soviet. Forte di questa convinzione, dopo un solo giorno Lenin sciolse l’Assemblea Costituente e fondò la Repubblica dei sovietdei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini, affidando il governo del Paese al Consiglio dei commissari del popolo, da lui guidato e composto in maggioranza da bolscevichi. Intanto, nel dicembre del 1917, la Russia aveva firmato l’armistizio con la Germania e si era ritirata dalla Prima guerra mondiale. Nel marzo del 1918, per uscire definitivamente dal conflitto, il nuovo governo firmò il Trattato di Brest-Litovsk, che sanciva la pace separata con la Germania e la cessione di intere province lungo i confini occidentali: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia orientale, parte della Bielorussia e Ucraina.

Con la perdita dell’Ucraina, la Russia doveva rinunciare ai suoi porti sul mar Nero e a una parte significativa della sua produzione di grano e carbone.

Assemblea Costituente: è un Parlamento che viene eletto con il compito di scrivere la Costituzione, cioè le regole fondamentali dello Stato.

Il leader bolscevico Vladimir Lenin ritratto da Isaak Brodskij nei primi anni ’20.

LA FONTE SCRITTA L’annuncio della rivoluzione bolscevica

Il giornalista americano John Reed era a Pietrogrado nei giorni della rivoluzione d’ottobre e raccolse i suoi ricordi nel libro Dieci giorni che sconvolsero il mondo. In questo brano riporta il comunicato con cui, nella notte del 7 novembre 1917, il Congresso panrusso dei soviet, l’assemblea che riuniva a Pietrogrado i rappresentanti dei soviet di tutta la Russia, annunciò che l’insurrezione bolscevica era in corso e rivolse un appello al popolo russo perché sostenesse le forze rivoluzionarie.

Operai, soldati e contadini!

[…] Il governo provvisorio è deposto; la maggioranza dei membri del governo provvisorio è già stata arrestata. Il potere sovietico [dei soviet] proporrà una pace democratica immediata a tutte le nazioni ed un armistizio immediato su tutti i fronti. Esso procederà alla consegna dei beni degli agrari [proprietari terrieri], della corona e della Chiesa ai Comitati contadini. Difenderà i diritti dei soldati e realizzerà la completa democratizzazione dell’esercito. Stabilirà il controllo operaio sulla produzione, assicurerà la convocazione dell’Assemblea costituente alla data prefissata, prenderà tutti i provvedimenti necessari per approvvigionare le città di pane ed i villaggi delle derrate di prima necessità. Assicurerà a tutte le nazionalità viventi in Russia il diritto assoluto di disporre di se stesse.

Il Congresso decide che l’esercizio di tutto il potere nelle province è trasferito ai Soviet dei Deputati operai, contadini e soldati, che dovranno assicurare una disciplina perfetta. […] Soldati! Operai! Funzionari! Il destino della Rivoluzione e della pace democratica è nelle vostre mani! Viva la Rivoluzione!

Da John Reed, Dieci giorni che sconvolsero il mondo, Editori Riuniti, Roma 2017

Analizzo la FONTE

1. Quali sono le proposte immediate che i bolscevichi intendono attuare una volta al potere?

2. A chi apparteneva fino a quel momento il potere ora trasferito ai soviet?

Storia dei DIRITTI

LA LIBERTÀ ECONOMICA E LA PROPRIETÀ PRIVATA

Proprietà negata e proprietà inviolabile

Una delle caratteristiche dei regimi comunisti, come quello che Lenin fondò in Russia, è quella di negare il diritto alla proprietà privata dei mezzi di produzione, cioè di fabbriche, aziende, tenute agricole, miniere, e assegnare il monopolio di ogni attività economica allo Stato. Secondo questo principio, una persona può possedere ciò che riesce ad acquistare con il proprio lavoro (casa, oggetti, cibo eccetera), ma non può sfruttare il lavoro altrui, di operai, contadini o impiegati, per accumulare grandi ricchezze.

Questa visione della proprietà privata si scontra nettamente con quella più tradizionale, secondo cui la proprietà è un diritto assoluto che lo Stato deve riconoscere e tutelare. In base a questa visione ciascuno può possedere tutti i beni che riesce a procurarsi, può creare imprese e gestirle come vuole ed è autorizzato a utilizzare le proprie ricchezze come meglio crede.

Iniziativa privata e diritto alla proprietà...

Tra queste due scelte estreme, quella che affida allo Stato il totale controllo delle attività economiche e quella che garantisce a proprietari e imprenditori una libertà assoluta da ogni vincolo, la Costituzione italiana sceglie una via intermedia.

Essa infatti ribadisce negli articoli 41 e 42 tre concetti fondamentali:

l’«iniziativa economica privata è libera», cioè gli imprenditori e le imprenditrici sono liberi di creare e sviluppare imprese, industrie, società commerciali, agricole e quant’altro. Quest’idea si fonda sulla consapevolezza che, per il bene della società, allo Stato non conviene ostacolare l’intraprendenza e la creatività dei singoli individui. Dal desiderio di arricchirsi e dall’ambizione individuale possono derivare infatti benefici per l’intera comunità: prodotti e servizi più convenienti o di maggior qualità, posti di lavoro, tasse da investire per il bene comune;

la «proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge», cioè nessuno, nemmeno lo Stato, può appropriarsi dei beni posseduti da una persona o da una famiglia. In questo modo la Costituzione “rassicura” le persone sul possesso di ciò che hanno guadagnato, acquistato o ereditato.

In Italia il servizio di trasporto ferroviario è stato liberalizzato nel 2001, consentendo a società diverse di far circolare i loro veicoli sulla rete ferroviaria. Prima di allora il servizio di trasporto e le infrastrutture erano gestiti solo dallo Stato.

... con limiti ben precisi

Al riconoscimento di questi due diritti fondamentali seguono tuttavia delle precisazioni.

Nell’articolo 42 si dice: «L’iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». In nome della sicurezza, dunque, gli imprenditori e le imprenditrici sono tenuti a rispettare le norme sull’inquinamento, ad esempio depurando gli scarichi delle fabbriche, a evitare rischi di infortuni per i lavoratori, a realizzare prodotti che non danneggino gli utenti. Per quanto riguarda la libertà e la dignità umana, devono pagare in modo adeguato lavoratori e lavoratrici dipendenti, rispettare i loro diritti, non imporre orari

o condizioni di lavoro troppo gravosi e così via. Il loro desiderio di realizzare profitti per sé e per i propri soci deve dunque conciliarsi con le esigenze del resto della società.

Allo stesso modo, l’articolo 43 afferma che la legge deve assicurare la funzione sociale della proprietà privata e rendere la proprietà accessibile a tutti

Per funzione sociale di una proprietà si intende, ad esempio, il suo valore ambientale, storico o artistico. Se ad esempio una persona possiede un bosco non può decidere di abbatterlo ma deve sfruttarlo nel rispetto dell’ambiente.

Il concetto di proprietà accessibile a tutti riguarda inve-

ce il sostegno dello Stato a tutti i cittadini e le cittadine affinché possano essere proprietari di ciò di cui hanno bisogno, ad esempio attraverso gli aiuti a chi vuole acquistare una casa o avviare un’attività economica.

La proprietà, infine, può essere espropriata per motivi di interesse generale. Ciò significa che un bene può essere tolto dallo Stato ai suoi proprietari in cambio di un indennizzo, come avviene quando coloro che possiedono un terreno lungo una strada devono cederne una parte per consentire che la carreggiata venga allargata, o come avvenuto in passato quando i latifondi sono stati suddivisi per creare proprietà più piccole da assegnare alle famiglie contadine.

Le Acciaierie d'Italia sono una società di cui lo Stato italiano detiene una parte della quote di proprietà. Si tratta quindi di un'azienda privata partecipata dallo Stato.

ORIENTAMENTO

• prendere decisioni

Nella foto il complesso industriale di Taranto, al centro di inchieste giudiziarie legate al grave inquinamento provocato dai suoi impianti.

Ti presentiamo un interessante caso di cronaca avvenuto qualche anno fa.

A quanto riferisce il quotidiano londinese Daily Telegraph, l’imprenditore giapponese Ryoei Saito, proprietario di una delle più grandi imprese giapponesi nel settore cartario e accanito collezionista d’arte, vuole che i suoi due quadri preferiti, Il ritratto del dottor Gachet di Vincent Van Gogh e Ballo al Moulin de la Galette di Pierre Auguste Renoir, vengano sepolti con lui il giorno, più lontano possibile, in cui arriverà l’ultima chiamata. Le due tele, acquistate dal miliardario rispettivamente per 82,5 e 78,1 milioni di dollari. Scomparirebbero così dalla circolazione per sempre. Il destino delle due opere preoccupa non solo gli eredi del signor Saito, ma anche gli studiosi e gli appassionati d’arte, che invocano un ripensamento dell’anziano proprietario oppure un intervento delle autorità.

Immagina di essere un giudice e di dover applicare la Costituzione italiana a questo strano episodio. Concederesti all’estroso imprenditore il diritto di portarsi i quadri nella tomba oppure ordineresti un esproprio in nome del bene comune? Motiva la tua “sentenza” in base agli articoli 41 e 42 della Costituzione.

I BOLSCEVICHI AL POTERE

studio con METODO

Identifico le informazioni

1. Sottolinea nel testo chi erano i componenti delle armate bianche.

Metto in relazione

2. Perché Francia, Regno Unito, Giappone, Italia e altri Paesi aiutarono le armate bianche? Rispondi sul quaderno.

Bacheca

Laterradei bolscevichi

Armate bianche e truppe straniere scatenano una guerra civile

Una volta preso il potere, Lenin e i bolscevichi avevano il difficile compito di tenere sotto controllo un Paese vastissimo, in cui molte forze si opponevano al loro governo.

Fin dai giorni della rivoluzione d’ottobre, si formarono infatti le armate bianche, così chiamate dal colore delle loro divise. Si trattava di gruppi di militari russi guidati da ufficiali rimasti fedeli allo zar e sostenuti dalla Chiesa ortodossa russa, che scatenarono una guerra civile contro i bolscevichi e si impossessarono dell’Ucraina, di vaste regioni del Nord e della Siberia.

Alle armate bianche si unirono contingenti di soldati inviati da Francia, Regno Unito, Giappone, Italia, e da altri Paesi ex alleati della Russia nella Prima guerra mondiale, che consideravano la pace separata con la Germania un tradimento. Inoltre le potenze della Triplice Intesa volevano abbattere al più presto la repubblica bolscevica, perché temevano che le sue idee socialiste e rivoluzionarie potessero diffondersi nel resto del continente e ispirare rivolte popolari nel clima di difficoltà e sofferenza prodotto dalla lunga guerra.

LA FONTE VISIVA Due manifesti a confronto

Durante la guerra civile sia l’Armata rossa sia le armate bianche usarono i manifesti per ottenere il sostegno della popolazione e reclutare soldati. Il manifesto a sinistra è dell’Armata rossa e la scritta in alto dice «A cavallo, proletari!», quello a destra è delle armate bianche e in alto ha la scritta «Per una Russia unita».

Analizzo la FONTE

1. Confronta i due manifesti: quali elementi hanno in comune?

2. Concentrati sul modo in cui viene utilizzato il colore nei due manifesti. Dove troviamo il rosso nel primo manifesto? Che cosa rappresenta? Nel secondo manifesto, quale messaggio si vuole lanciare con l'uso dei colori, considerando i nomi dei due eserciti contrapposti, armate bianche e Armata rossa?

3. Riassumi con parole tue, il messaggio che i due manifesti vogliono trasmettere. Quale dei due ti sembra più elaborato? Quale più efficace? Perché?

La rivoluzione sotto assedio

Territori ceduti dalla Russia con il trattato di Brest-Litovsk

Territori controllati dai bolscevichi

Territori occupati dalle potenze straniere

Murmansk

Norvegia

Helsinki Svezia Estonia

Riga

Varsavia

Cecoslovacchia

Pietrogrado Finlandia

Arcangelo

Samara

Lituania

Kaunas

Bielorussia

Brest-Litovsk

Ucraina

Bessarabia

Attacchi delle armate bianche

Attacchi delle potenze straniere

L’Armata rossa prevale nella guerra civile

Lenin affidò l’incarico di gestire le operazioni militari a Trockij, il quale in pochi mesi costituì l’Armata rossa, un esercito di operai e contadini al quale fu imposta una rigorosa disciplina.

Le truppe guidate da Trockij, efficienti e motivate, sconfissero a una a una le armate bianche, che, pur essendo nel complesso più numerose e ben armate, erano spesso disorganizzate e non avevano un piano d’azione comune. Nel 1920 l’Armata rossa respinse anche l’ultima aggressione straniera, quella lanciata dalla Polonia (→ carta). La controffensiva russa si spinse fino alle porte di Varsavia, tanto che in molti Paesi europei si diffuse il timore che i Russi si apprestassero a esportare la loro rivoluzione con le armi. L’avanzata venne bloccata dall’esercito polacco, ma con il successivo trattato di pace i Russi recuperarono l’Ucraina, un territorio ricco di industrie, carbone e risorse agricole, fondamentali per la sopravvivenza del Paese.

Lenin cancella ogni forma di opposizione

Mentre l’Armata rossa era impegnata sui campi di battaglia, il Partito bolscevico, che dal 1918 assunse il nome di Partito comunista russo, procedette a eliminare gli oppositori politici.

Già nel dicembre del 1917 furono istituiti la Ceka, una polizia segreta che si occupava di reati politici, e il Tribunale rivoluzionario centrale, incaricati di ricercare e processare chi si opponeva alla rivoluzione. Nel 1918 gli altri partiti furono dichiarati illegali. Migliaia di oppositori, tra cui molti membri di gruppi socialisti, furono giustiziati o deportati nei campi di concentramento in Siberia, una pratica già utilizzata durante l’impero zarista per isolare le persone ostili al regime.

L'area delimitata dal tratto rosso è quella che nel 1919 era controllata dai bolscevichi.

La parte più occidentale del Paese era sottoposta alla pressione delle armate bianche, delle truppe straniere e dei Paesi da poco indipendenti, come la Polonia.

Campo di concentramento: è una prigione che viene creata in tempo di guerra per rinchiudere i nemici e in tempo di pace per rinchiudere chi si oppone allo Stato. mar Baltico mar

Contro il Natale

In questo manifesto bolscevico degli anni ’20, il Natale è rappresentato come uno spettacolo di burattini, messo in scena da monaci e preti ortodossi. Il messaggio è chiaro: la religione per i bolscevichi è un inganno; dietro incenso, oro e costumi si nascondono la malvagità e la violenza dei nemici della rivoluzione, alleati della Chiesa.

I bolscevichi sostituiscono alla fede cristiana la nuova fede socialista

Per i bolscevichi un altro nemico da eliminare era la Chiesa cristiana ortodossa. Da un lato essi temevano che le gerarchie ecclesiastiche, da sempre legate alla monarchia, potessero sostenere le armate bianche. Dall’altro, nella ideologia bolscevica non vi era alcuno spazio per la religione. La popolazione doveva concentrarsi sulla creazione della società socialista e doveva sostituire la fede cristiana con la nuova fede socialista. Pertanto il regime procedette alla scristianizzazione del Paese, cioè allo sradicamento della religione cristiana. Le croci e gli altri simboli religiosi furono eliminati e sostituiti dalle insegne del partito, la falce e il martello e la stella a cinque punte; le processioni ortodosse e le altre feste religiose furono vietate e al loro posto si promossero manifestazioni e festività legate alle ricorrenze della rivoluzione; i discorsi pubblici dei membri del partito subentrarono alle prediche dei sacerdoti. La scristianizzazione assunse anche forme violente, chiese e conventi furono rasi al suolo o spogliati delle icone e degli arredi sacri e molti monaci e membri del clero furono uccisi o deportati.

Lo Stato assume il controllo dell’economia

Per vincere la guerra contro le armate bianche fu anche necessario riorganizzare l’economia. Nei mesi immediatamente successivi alla rivoluzione era stata abolita la proprietà privata e i sovietdi operai e contadini si erano impossessati delle fabbriche e delle terre per gestirle autonomamente. Questo sistema, però, non garantiva i necessari approvvigionamenti all’Armata rossa e alla popolazione delle città. Dal giugno 1918 il governo bolscevico decise quindi di assumere il controllo dell’economia, con una serie di provvedimenti noti come comunismo di guerra:

● furono nazionalizzate le fabbriche, cioè rese di proprietà dello Stato, in modo che la produzione rispondesse alle esigenze dell’esercito;

● all’interno degli stabilimenti fu imposta una disciplina rigorosa e fu limitato il diritto di scioperare e di costituire sindacati;

● nelle campagne furono istituiti comitati che dovevano occuparsi di raccogliere i prodotti e trasferirli nelle città o all’esercito, imponendo ai contadini di consegnare tutto ciò che andava oltre lo stretto necessario per vivere.

Manifesto di propaganda bolscevica a sostegno della nazionalizzazione delle fabbriche, che incita le donne ad andare a lavorare nelle cooperative, 1918.

Le donne acquisiscono nuovi diritti

La volontà di rottura con il passato del nuovo regime fu radicale e coinvolse, fin da subito, tutti gli aspetti della società. Le donne, che avevano preso parte in diversi modi alla rivoluzione, acquisirono gli stessi diritti politici degli uomini e ottennero la riduzione della giornata di lavoro a otto ore insieme alla garanzia di non essere licenziate in caso di gravidanza. Anche i diritti dei bambini furono rafforzati, mettendo sullo stesso piano figli legittimi e illegittimi. Venne, inoltre, introdotto il divorzio e legalizzata l’interruzione volontaria di gravidanza. Il Codice di famiglia del 1918 ampliò ulteriormente i diritti di donne e bambini, rendendo la condizione di uomini e donne all’interno del nucleo familiare paritaria e i genitori ugualmente responsabili della crescita e dell’educazione dei figli. Le donne sovietiche si trovarono così a godere di maggiori diritti rispetto a quelli di tutte le altre donne europee.

LA FONTE VISIVA Nuove possibilità per le cittadine

• pensiero critico

Alla luce di quanto hai letto e delle tue conoscenze, quali credi siano i vantaggi e gli svantaggi di un sistema economico in cui lo Stato assume il totale controllo dell’economia? Discutine con la tua classe.

«Contadina, preparati a lasciare la vita vecchia per la nuova», proclama questo manifesto di propaganda bolscevica. Ai lati sono rappresentate le imposizioni subite dalle donne prima della rivoluzione, mentre al centro, sotto la stella simbolo del regime comunista, è raffigurata la donna nuova, libera e sorridente, con tutte le possibilità che ora ha a disposizione.

Analizzo la FONTE

1. Le due figure maschili in alto a destra e a sinistra sono un religioso e un ufficiale. Che cosa rappresentano? Che cosa hanno in mano, secondo te?

2. Come appaiono le donne ai lati del manifesto? Come appaiono invece le donne al centro?

3. Ritrova nelle scenette i seguenti temi: sottomissione alla religione, violenza domestica, accesso agli ospedali, partecipazione alla vita politica, superstizione, istruzione, asili per i bambini, imposizione dei lavori domestici.

4. Riassumi in una frase il messaggio del manifesto.

LA NASCITA DELL’URSS

studio con METODO

Metto in relazione

1. Individua nel testo le cause che portarono alle rivolte popolari contro il comunismo di guerra. Espongo

2. Spiega oralmente il significato dello slogan usato durante le rivolte di Kronstadt, facendo riferimento a ciò che hai già imparato sulla struttura del regime russo.

Famiglia russa affamata vicino alla sua tenda a Samara, durante la grande carestia del 1921-1922.

Operai, contadini e soldati si rivoltano contro il comunismo di guerra

Il comunismo di guerra permise ai bolscevichi di sfamare l’Armata rossa e le città. Tuttavia esso provocò enormi sofferenze, soprattutto nelle campagne, dove i sequestri di prodotti agricoli ordinati dal governo privarono i contadini anche dello stretto necessario. Ciò contribuì a provocare nel 1921 una terribile carestia che colpì la regione del fiume Volga e l’Ucraina causando la morte per fame di 3 milioni di persone.

Inoltre, con il comunismo di guerra Lenin aveva ridotto il potere dei soviet e affidato tutte le ricchezze del Paese alla gestione del partito. Queste scelte provocarono la reazione dei gruppi che avevano inizialmente sostenuto i bolscevichi e la rivoluzione. Gli operai indissero scioperi e manifestazioni contro la severa disciplina imposta dai funzionari di partito. Anche nelle campagne scoppiarono insurrezioni popolari contro i bolscevichi.

L’episodio più significativo di rivolta contro il comunismo di guerra si ebbe nel marzo 1921 nella base militare di Kronstadt, sul mar Baltico, che nel 1917 era stata una delle prime a istituire un soviet e a ribellarsi contro lo zar. Con lo slogan «Tutto il potere ai soviet, non ai partiti», i militari chiesero maggiori libertà, la fine delle persecuzioni contro gli oppositori e il diritto per contadini e artigiani di gestire in proprio il lavoro.

Lenin vara una nuova politica

economica

La rivolta di Kronstadt e le altre proteste furono rapidamente represse con la forza. Tuttavia i dirigenti bolscevichi capirono che le sofferenze provocate dalla guerra civile e dal comunismo di guerra rischiavano di causare una sollevazione generale contro il governo.

Lenin decise quindi di varare nel 1921 la Nuova politica economica, nota con la sigla russa di NEP.

Con la NEP lo Stato manteneva il controllo delle banche, del commercio con l’estero e delle grandi industrie, ma lasciava spazio all’attività privata nel commercio e in alcuni settori industriali, consentiva agli imprenditori stranieri di investire nel Paese sotto il controllo del governo e poneva fine alle requisizioni forzate nelle campagne, concedendo ai contadini la possibilità di vendere parte dei propri prodotti sul mercato locale.

La NEP favorisce l’economia e le relazioni con l’Occidente Questi provvedimenti favorirono la ripresa dell’agricoltura, in quanto l’opportunità di ricavare un profitto dalla vendita delle merci stimolò i contadini a produrre di più. La NEP ebbe anche l’effetto di migliorare le relazioni con il mondo occidentale, che non aveva mai riconosciuto ufficialmente il governo bolscevico, aveva sostenuto le armate bianche durante la guerra civile e aveva interrotto gli scambi economici con il Paese.

Il permesso di investire concesso agli imprenditori stranieri fu infatti accolto con favore nel resto d’Europa, perché la Russia poteva rappresentare una grande fonte di materie prime e prodotti agricoli. Diversi governi europei, tra cui quelli di Gran Bretagna, Germania e Italia, stipularono trattati commerciali con la Russia, che tornò a esportare merci e combustibili in cambio di risorse essenziali per la ricostruzione del Paese.

studio con METODO

Lavoro con le immagini

3. In che modo la NEP riuscì a risollevare l’economia della Russia? Rispondi integrando le tue riflessioni con l’osservazione del manifesto in basso.

Identifico le informazioni

4. Quali vantaggi colsero i Paesi occidentali nel varo della NEP in Russia? Che benefici reciproci comportava?

Scambio alla pari tra operai e contadini

Questo manifesto del 1924 propone una visione dell’ideale che il regime comunista intendeva raggiungere: dalle campagne giungono sui carri i prodotti agricoli, dalle fabbriche arrivano sui treni i prodotti industriali. L’azienda statale, raffigurata al centro, ridistribuisce le risorse a tutti secondo le loro necessità: l’operaio ottiene il cibo, il contadino l’aratro.

Identifico il significato delle parole

5. Evidenzia nel testo il significato della sigla URSS e delle parole che la compongono.

Identifico le informazioni

6. Evidenzia nel testo gli organi politicici che esercitavano il potere in URSS.

Federazione: unione di Stati o province che, pur mantenendo generalmente una certa autonomia, sono sottoposti a un governo centrale.

Lenin fonda l’Unione Sovietica, dominata dal Partito comunista

Una volta recuperato il pieno controllo sul Paese e avviata la ripresa economica, Lenin si preoccupò di definire i rapporti tra la Russia e le altre ex province dell’impero zarista, abitate da popolazioni di diverse nazionalità: Bielorussia, Ucraina, Armenia, Georgia, Azerbaigian. A tale scopo nel dicembre del 1922 venne fondata l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), la cui nuova

Costituzione fu approvata nel gennaio del 1924.

Il termine “unione” indicava che il nuovo Stato era una federazione, composta dalla Russia e dalle altre cinque repubbliche autonome. “Sovietiche”, invece, significava che il potere supremo era nelle mani dei soviet, che nominavano i loro rappresentanti in un Parlamento chiamato Congresso dei soviet. Tuttavia i candidati erano selezionati esclusivamente tra i comunisti e le decisioni venivano prese dal governo, il Consiglio dei commissari del popolo, anch’esso interamente composto da membri del Partito comunista. Il potere era dunque nelle mani dei massimi dirigenti del Partito comunista, riuniti nel Comitato centrale Anche l’autonomia delle repubbliche non fu mai reale e tutte le decisioni importanti continuarono a essere prese dal governo di Mosca, divenuta nel frattempo la capitale del Paese. Nasceva così il primo Stato socialista della storia, che nei settant’anni successivi avrebbe influito enormemente sulla politica mondiale, ispirato movimenti popolari e rivoluzioni e fatto da modello per decine di altri Paesi.

Le repubbliche dell’Unione Sovietica

Anno

Lavora con la carta interattiva

La carta mostra la suddivisione del territorio dell’Unione Sovietica a partire dal 1936. Tra parentesi sono indicate le date in cui le varie repubbliche vi entrarono a far parte.

Lavoro con la carta

1. Confronta la carta a fianco con una attuale: quali Paesi facevano parte dell’URSS e oggi sono Stati autonomi?

oceano Atlantico
Glaciale Artico
Confini dell’Unione Sovietica
di ingresso nell’Unione Sovietica (1924)

STALIN ALLA GUIDA DELL’URSS

Stalin prevale su Trockij e succede a Lenin

Nel gennaio del 1924, proprio mentre veniva approvata la nuova Costituzione, Lenin morì, a soli 53 anni. Il candidato più accreditato per succedergli era Josif Vissarionovic Dzugasvili, detto Stalin (1879-1953), che all’epoca era segretario generale del Partito bolscevico, un ruolo che gli dava una grande influenza sul governo e sull'amministrazione dello Stato sovietico.

Prima di avere il pieno controllo del Paese, però, Stalin dovette sbarazzarsi di un formidabile rivale: Lev Trockij, leggendario organizzatore dell’assalto al Palazzo d’Inverno e fondatore dell’Armata rossa. I due avevano visioni opposte del futuro della rivoluzione bolscevica e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Stalin proponeva la formula del socialismo in un solo Paese, secondo cui l’Unione Sovietica avrebbe dovuto rendersi autosufficiente in tutti i settori economici. Per ottenere questo risultato la società doveva essere profondamente modernizzata nel più breve tempo possibile. Al contrario, Trockij proponeva la rivoluzione permanente, cioè la diffusione del comunismo nei Paesi europei più avanzati, dai quali l’Unione Sovietica avrebbe potuto importare le merci che non era in grado di produrre. Nel 1926 prevalse definitivamente la tesi sostenuta da Stalin e tre anni dopo, nel 1929, Trockij fu costretto a lasciare il Paese e andare in esilio.

Stalin impone l’industrializzazione attraverso i piani quinquennali

Per realizzare la modernizzazione dell’Unione Sovietica, Stalin procedette a una rivoluzione dall’alto, cioè alla trasformazione del Paese gestita interamente dal partito. Questa svolta radicale si basava su una teoria che divenne nota come stalinismo e che in campo economico prevedeva:

● la rapida industrializzazione del Paese, per farne una grande potenza economica e militare in grado di competere con le maggiori potenze industriali;

● la centralizzazione dell’economia, che avrebbe permesso allo Stato di controllare tutte le risorse.

Per centralizzare l’economia fu anzitutto abolita la Nuova politica economica (NEP) introdotta da Lenin e, a partire dal 1928, furono varati i piani quinquennali, programmi economici che fissavano gli obiettivi da ottenere in tutti i settori nei cinque anni successivi. Questi piani venivano elaborati dal governo centrale di Mosca e imposti attraverso i funzionari del partito e le amministrazioni locali, che dovevano verificare la loro esecuzione.

Josif Stalin ritratto da Isaak Brodskij nel 1928.
Videobiografia
JosifStalin

Contro i kulaki

«Fuori i kulaki dai kolchoz», proclama questo manifesto del 1930. Il pugno rappresenta la forza della fattoria collettiva, raffigurata sullo sfondo. Il kulako è raffigurato come un uomo grasso e vestito con abiti sgargianti, per indicare la ricchezza e l’accumulo di tante risorse.

Lo Stato vara la collettivizzazione delle terre per gestire le risorse agricole

Per avviare l’industrializzazione era necessario prima di tutto che lo Stato gestisse direttamente le risorse agricole, in modo da dirottarle verso le città, dove avrebbero sfamato gli operai che lavoravano nelle nuove fabbriche. Lo strumento scelto per gestire la produzione agricola fu la collettivizzazione delle terre, cioè la creazione di grandi fattorie statali, i cosiddetti kolchoz, in cui i contadini avrebbero dovuto vivere e lavorare.

Con l’utilizzo di macchinari moderni forniti dallo Stato, secondo la speranza dei dirigenti sovietici, la coltivazione sarebbe stata più efficiente, i raccolti sarebbero aumentati e sarebbe servita meno manodopera, consentendo così di trasferire parte della popolazione rurale nelle città, per impiegarla nelle fabbriche create dal regime.

SIGNIFICATO In generale, la collettivizzazione è la trasformazione di una proprietà privata in una proprietà collettiva, cioè di una comunità.

La collettivizzazione può essere volontaria, quando un gruppo di persone si accordano per gestire in modo comunitario una proprietà, oppure forzata, come in Unione Sovietica, perché imposta dallo Stato.

ORIGINE Il termine deriva da "collettivizzare", cioè rendere collettivo. È nato nel mondo socialista.

PUOI USARLA PER Di solito il termine “collettivizzazione” si applica all’agricoltura, e dunque consiste nel mettere in comune le terre e dividersi il raccolto, con l’obiettivo di creare equità e annullare le ingiustizie nella distribuzione dell'impegno lavorativo e dei beni disponibili.

→ Secondo te, quali potrebbero essere gli aspetti negativi della collettivizzazione? Rifletti, per esempio, sul tema del rispetto della proprietà privata o su quello della motivazione individuale per impegnarsi nel lavoro. Confrontati poi con la classe.

LE PAROLE DELL'ECONOMIA ›››› COLLETTIVIZZAZIONE

I contadini benestanti vengono deportati nei Gulag

L’ostacolo principale alla collettivizzazione delle terre era costituito dai kulaki, i contadini che si erano relativamente arricchiti negli anni della NEP e che volevano continuare a produrre in proprio. Stalin si scagliò contro di loro nel dicembre del 1929, definendoli nemici della rivoluzione, una classe di parassiti che doveva essere eliminata.

Più di un milione di kulaki furono arrestati: molti finirono subito giustiziati, gli altri furono deportati nei campi di prigionia in Siberia che, dalla sigla dell’istituto che se ne occupava, presero il nome di Gulag. Nei Gulag i detenuti vivevano in condizioni durissime, tra sporcizia, insetti e freddo polare, ed erano costretti a svolgere lavori pesantissimi, tanto che molti di loro non sopravvivevano.

La collettivizzazione affama i contadini

Intanto, nelle campagne, la collettivizzazione si rivelò un disastro. Organizzare il lavoro nei kolchoz era molto complesso, anche perché i kulaki non c’erano più e i contadini rimasti non avevano alcun interesse a coltivare la terra per poi vedersi sottrarre i raccolti dallo Stato. Di conseguenza, per diversi anni, i raccolti rimasero al di sotto delle aspettative, almeno fino alla fine degli anni ’30. Nonostante gli scarsi raccolti, i funzionari requisivano comunque le quantità di cibo previste da trasferire nelle città. Nel 1931, dopo un raccolto particolarmente scarso, Stalin in persona ordinò di sottrarre ai contadini anche le scorte accantonate per l’inverno e la semina successiva. Negli anni successivi, milioni di persone morirono di fame, ma secondo Stalin la scelta fu necessaria per costringere i contadini ad accettare i sacrifici richiesti dall’industrializzazione del Paese.

Holodomor, la drammatica carestia dell’Ucraina

La regione più colpita dalla collettivizzazione fu l’Ucraina, dove la carestia del biennio 19321933 è nota come Holodomor, che in russo significa «infliggere la morte attraverso la fame». I contadini, privati del cibo, uccisero tutto il bestiame, poi cominciarono a vagare per i campi mangiando erba, infine si ridussero addirittura al cannibalismo. Le autorità non fecero nulla per salvarli, anzi rifiutarono gli aiuti offerti da associazioni internazionali e giunsero addirittura a vietare l’ingresso dei contadini nelle città, per evitare che chiedessero l’elemosina.

Nella foto, una famiglia di kulaki espropriati a Udachny nella regione di Donetsk, 1932-1933.

• pensiero critico

Ancora oggi usiamo l’aggettivo “stachanovista” per indicare una persona che lavora molto e in modo zelante. Secondo te, questa parola ha sempre valore positivo? Discutine con la tua classe.

Progresso e arretratezza

Questo manifesto, realizzato dall’artista Yuri Pimenov nel 1930, unisce due messaggi:

• esalta i successi dell’industrializzazione, affermando che il piano quinquennale è stato realizzato in soli quattro anni;

• attacca i nemici della rivoluzione (borghesi, religiosi, nobili, kulaki) che tentano invano con i loro cavi di intralciare il treno lanciato a grande velocità verso il progresso.

Anche lo stile cambia: a sinistra è molto moderno, creativo e dinamico, a destra è più semplice e tradizionale.

Cresce

l’industria pesante

In campo industriale, invece, gli obiettivi fissati dal piano quinquennale furono raggiunti con un anno d’anticipo, nel 1932: il numero di persone impiegate nelle fabbriche, cinque milioni, era doppio rispetto a quattro anni prima, e la produzione quadruplicò.

Anche nei successivi piani quinquennali l’industria mantenne tassi di crescita molto elevati. I progressi si concentrarono nell’industria pesante, nei settori siderurgico, metallurgico e degli armamenti, che il regime riteneva strategici per potenziare le forze armate. Molto più bassa fu la crescita nella produzione di beni di consumo, come vestiti, elettrodomestici, automobili, che rimasero un lusso riservato alla classe privilegiata, composta dai massimi dirigenti del partito e dai generali dell’esercito.

Nelle fabbriche vengono premiati gli operai più produttivi

Intanto, nelle fabbriche, le condizioni di lavoro peggiorarono. Gli operai erano sottoposti a una disciplina severissima e a un pesante sfruttamento, con turni massacranti e senza poter protestare o avanzare richieste di alcun genere, dato che i sindacati erano strettamente legati al partito.

Anche il principio dell’uguaglianza tra lavoratori fu messo da parte: per incrementare la produttività, infatti, fu stimolata la competizione tra operai. Il modello di lavoratore ideale proposto dalla propaganda era quello di Aleksej Stachanov, un minatore divenuto famoso negli anni ’30 per le eccezionali quantità di carbone che riusciva a estrarre.

Lo stachanovismo, cioè la celebrazione della figura di Stachanov attraverso libri, film, canzoni, articoli di giornale, servì a diffondere l’idea che, impegnandosi al massimo, i lavoratori non soltanto avrebbero contribuito al trionfo del socialismo, ma avrebbero anche ottenuto onori e riconoscimenti

I cittadini hanno accesso a istruzione, casa e salute

Per altri versi la vita della popolazione migliorò. Il regime promosse una battaglia contro l’analfabetismo. L’istruzione divenne obbligatoria e gratuita e furono create scuole anche per gli adulti. La percentuale di persone analfabete crollò così dal 67% del 1914 al 20% del 1939. Anche l’istruzione superiore progredì nettamente. Furono istituite centinaia di università, specializzate soprattutto nelle materie scientifiche e tecniche, e anche studenti e studentesse provenienti da famiglie povere vi ebbero accesso.

Nelle città furono costruiti quartieri popolari, che diedero alloggio a basso costo agli operai che dalle campagne si trasferirono nei centri urbani. Per le famiglie e per ragazzi e ragazze vi era poi la possibilità di trascorrere le vacanze nelle località balneari sul mar Nero in strutture pubbliche. Anziani, disabili e persone non in grado di lavorare ebbero diritto alla pensione e tutti i cittadini ebbero accesso alle cure mediche pagate dallo Stato.

Istruzione per tutti

Uomini e donne di varie età e appartenenti a diversi gruppi etnici sono raffigurati in questo manifesto sotto la scritta «Per l’alfabetizzazione universale». In basso, la citazione di Lenin dice: «È impossibile vincere con un popolo ignorante», dunque l’obiettivo è anche quello di portare avanti la sfida ai nemici della rivoluzione.

Le donne hanno meno potere

In questa fase, l’enorme importanza attribuita alla produzione industriale portò a un forte incremento nel numero di donne impiegate sia nell’industria sia nell’agricoltura, anche per i lavori più pesanti. Spesso, tuttavia, le donne rimasero relegate in ruoli poco qualificati, usate come semplice forza lavoro. Al tempo stesso, la visione della famiglia tornò a essere più tradizionale. Le donne furono incoraggiate a fare più figli e a rendere sereno per il marito l’ambiente domestico, pur senza abbandonare il lavoro fuori casa. Nel 1935 i padri tornarono a essere a capo della famiglia, l’aborto venne proibito se non in casi eccezionali e le procedure per il divorzio rese più difficili.

PROTAGONISTE

Donne e propaganda

Anche se nell'epoca stalinista vi fu un'effettiva limitazione dei diritti delle donne, il regime continuò a impiegarle in tutti i settori necessari all'espansione del Paese. Questo manifesto del 1931 incita le donne sovietiche a specializzarsi in ingegneria aeronautica.

Il rapporto tra Ucraina e Russia

L’autonomia dell’Ucraina

La storia della Russia e quella dell’Ucraina sono strettamente intrecciate. Lo Stato russo ebbe origine nel Medioevo nella regione di Kiev, la capitale ucraina. In seguito l’area orientale e meridionale dell’Ucraina fece a lungo parte dell’impero russo. Milioni di Russi si stabilirono in quest’area e popolarono città come Odessa, Mariupol o Zaporizhzhia, oggi tristemente note soprattutto a causa della guerra iniziata nel 2022.

Per tutti questi legami, molti Russi considerano l’Ucraina come una regione della Russia, tanto che la chiamano “Piccola Russia”.

D’altra parte, l’Ucraina possiede una propria tradizione culturale, religiosa e linguistica. Questa identità ucraina crebbe a partire dall’Ottocento, quando nacque il nazionalismo ucraino, cioè un movimento che voleva l’indi-

La popolazione russa in Ucraina

pendenza del Paese. L’occasione per realizzare questo progetto giunse negli anni della rivoluzione russa. Nel 1918 nacque infatti la Repubblica popolare ucraina Quello Stato fu però cancellato tre anni dopo dall’Armata rossa, che riportò l’Ucraina sotto il controllo russo. Quando si costituì l’Unione Sovietica, però, Lenin concesse agli Ucraini di mantenere lo stato di repubblica separata dalla Russia e i dirigenti ucraini usarono questa autonomia per promuovere lo studio della loro lingua e della loro cultura.

Stalin contro il nazionalismo ucraino

A partire dagli anni ’30, tuttavia, la tendenza all’autonomia entrò in contrasto con la centralizzazione voluta da Stalin, il quale non poteva assolutamente tollerare che gli Ucraini fossero più fedeli al proprio Paese che all’Unione Sovietica. Perciò vennero cancellati tutti i programmi di promozione della cultura ucraina e molti politici e intellettuali furono arrestati e deportati. Secondo molti studiosi e studiose, lo stesso Holodomor, cioè la carestia che uccise milioni di Ucraini tra il 1932 (→ p. 85) e il 1933, fu volutamente provocato da Stalin non solo per abbattere le resistenze dei contadini ucraini alla collettivizzazione, ma anche per cancellare l’identità nazionale ucraina. In seguito Stalin sostenne un processo di russificazione, che privilegiava l’uso del russo nelle scuole e negli uffici pubblici.

Popolazione russa

oltre il 40%

dal 30 al 40%

dal 20 al 30%

dal 10 al 20%

dal 5 al 10%

meno del 5%

Percentuale

• pensiero critico

Parte dell’identità di una nazione risiede nella lingua che si parla. Infatti, uno dei modi che Stalin ha usato per cancellare l’identità nazionale dei popoli non russi dell’URSS è stato quello di imporre la lingua russa. Fai una ricerca sulle lingue parlate oggi in Ucraina: qual è la lingua ufficiale? Quali minoranze linguistiche sono presenti? In quali regioni?

LEZIONE 6

PROPAGANDA E TERRORE

La propaganda celebra Stalin con il culto della personalità

partiamo da... UNA FONTE VISIVA

Siamo nel 1932. In questo manifesto realizzato dal fotografo lituano Gustav Klucis per celebrare i progressi della modernizzazione dell’URSS vengono accostate in un collage diverse immagini. In primo piano compaiono alcuni impianti industriali. Sullo sfondo una folla sterminata sembra festeggiare i successi dell’economia e l’unica traccia di colore è il rosso di una bandiera. Ma la figura dominante è quella di Stalin, che si staglia sopra la folla con lo sguardo rivolto all’infinito e indossando abiti semplici, senza simboli né mostrine militari. Accanto alla sua testa, come se fosse un fumetto che esprime il suo pensiero, si trova la scritta «La vittoria del socialismo nel nostro Paese è garantita».

Chiediamo alla FONTE

1. Osserva l’immagine e concentrati anzitutto sulle proporzioni: come appare Stalin rispetto alle altre figure?

2. Considera lo sguardo e l’espressione del suo volto: quali sentimenti comunica, secondo te?

Il manifesto ci mostra un’altra caratteristica dello stalinismo: il culto della personalità di Stalin, cioè il tentativo di trasformare il leader sovietico in una figura quasi divina, in modo che i suoi connazionali accettassero le sue scelte, nonostante tutti i sacrifici che queste comportavano. A tal fine, Stalin veniva celebrato sui giornali, nelle scuole, sui manifesti e nei libri come colui che aveva avviato l’Unione Sovietica allo sviluppo e l’aveva resa una grande potenza, padre della patria e suo difensore, guida infallibile del popolo e grande stratega. Il culto della personalità serviva anche a prevenire ogni dissenso e a coprire i crimini ordinati da Stalin e i danni prodotti dalla sua politica economica. In un Paese immenso, in cui ogni mezzo di comunicazione era controllato dal partito era difficile formarsi un’opinione diversa da quella ufficiale. Sotto l’influenza di una propaganda martellante chi non aveva visto con i propri occhi le tragedie provocate dalla collettivizzazione non poteva credere che il “piccolo padre”, come cominciò a essere soprannominato Stalin, avesse lasciato morire di fame o fatto deportare in Siberia milioni di contadini.

• pensiero creativo

Immagina di essere cittadino/a dell’URSS durante lo stalinismo. Scrivi una pagina di diario, documentando le tue esperienze quotidiane, i tuoi pensieri e le tue emozioni.

Filmato d'epoca IlmitodiStalin

Detenuti sfruttati come schiavi

Costruzione del canale mar Bianco-Baltico (Belomorkanal). Il canale fu costruito tra il 1931 e il 1933 grazie al lavoro forzato dei detenuti nei Gulag. Secondo i documenti ufficiali e i resoconti nelle opere dello scrittore russo

Aleksandr Solženicyn, detenuto per diversi anni in un campo di detenzione, tra 12.000 e 240.000 operai morirono durante la costruzione del canale.

studio con METODO

Identifico le informazioni

1. Stalin, per scatenare il terrore, sfruttava un sentimento diffuso tra la popolazione: quale?

Identifico il significato delle parole

2. Spiega oralmente in cosa consistettero le “grandi purghe”.

Stalin controlla la società servendosi del meccanismo del terrore

Il potere di Stalin non si fondava solo sul culto della personalità, ma anche, e soprattutto, sul terrore, cioè la violenza dello Stato contro i cittadini, usata per eliminare gli avversari e impaurire tutti gli altri. Per scatenare il terrore, Stalin faceva leva su un sentimento diffuso fin dagli anni della guerra civile: l’idea che l’Unione Sovietica fosse assediata da eserciti stranieri e da nemici interni che intendevano soffocare la rivoluzione. Una volta individuata una categoria di cittadini ritenuta pericolosa, la propaganda li denunciava come nemici del popolo al servizio delle potenze straniere. Quindi venivano attivati la polizia segreta e i tribunali speciali. Perché un cittadino venisse perseguitato non era necessario che contro di lui esistessero accuse specifiche. Bastava che appartenesse a una categoria presa di mira: i kulaki, accusati di sabotare la collettivizzazione, oppure la minoranza polacca, sospettata in blocco di spionaggio, o ancora le persone che avevano fatto parte di gruppi politici diversi da quello bolscevico. Gli accusati venivano prelevati dalle loro case, a volte torturati perché confessassero o denunciassero altre persone, poi erano sottoposti a un breve processo, al termine del quale venivano deportati nei Gulag 1 siberiani oppure giustiziati.

Le grandi purghe colpiscono polizia, esercito e partito Stalin non indirizzò il suo terrore solo contro i comuni cittadini, ma anche contro gli apparati dello Stato, per evitare che qualcuno potesse tramare contro di lui. Tra il 1934 e il 1938 furono organizzate le cosiddette grandi purghe, che colpirono la polizia segreta, l’esercito e il partito. Centinaia di migliaia di ufficiali, agenti e funzionari furono processati ed eliminati con l’accusa di preparare attentati, di essere spie straniere o di voler organizzare una controrivoluzione. Chiunque potesse rappresentare una minaccia al dominio di Stalin fu tolto di mezzo, compresi intellettuali, scienziati, artisti. In questo modo, nel giro di pochi anni, il dittatore si sbarazzò di gran parte della classe dirigente che gestiva lo Stato sovietico prima del suo avvento al potere, e promosse una nuova generazione che si era formata negli anni dello stalinismo e del culto della personalità di Stalin. Ovviamente i nuovi venuti, visto il destino toccato ai loro predecessori, erano disposti a tutto pur di non suscitare le ire e i sospetti del dittatore.

LA FONTE SCRITTA Un applauso interminabile

Il culto della personalità di Stalin, unito al terrore suscitato dal suo potere sterminato, dava luogo a manifestazioni grottesche di entusiasmo e devozione. In questo brano, lo scrittore premio Nobel Aleksandr Solženicyn (1918-2008) descrive la scena surreale di un applauso letteralmente interminabile. Solženicyn fu arrestato nel 1945 per aver criticato Stalin in una lettera privata a un amico e fu condannato a otto anni di campo di lavoro nei Gulag, poi al confino perpetuo.

Ecco una scenetta di quegli anni. Si sta svolgendo una conferenza regionale di partito. La dirige il nuovo segretario del comitato rionale, nominato al posto dell’altro, recentemente arrestato. Alla fine della conferenza viene approvato un messaggio di fedeltà a Stalin. Nella piccola sala è una burrasca di applausi che diventa ovazione. Tre minuti, quattro minuti, cinque minuti... Chi oserà smettere per primo? Lo potrebbe fare il segretario del comitato rionale, in piedi sul podio. Ma è stato nominato da poco, al posto d’un arrestato, ha paura! E gli applausi, in una piccola sala sperduta, all’insaputa del grande capo, continuano sei minuti! Sette minuti! Otto minuti! Non possono più fermarsi! All’undicesimo minuto il direttore della cartiera, uomo forte e indipendente, assume un’aria indaffarata e si siede

al suo posto al tavolo della presidenza. Oh miracolo! Dov’è andato a finire l’irrefrenabile entusiasmo? Tutti in una volta, con l’ultimo battito di mani, cessano e si mettono a sedere. La stessa notte il direttore della cartiera è arrestato. Gli appioppano senza difficoltà, per tutt’altro motivo, dieci anni. Ma dopo la sentenza il giudice gli rammenta: «e non smetta mai per primo di applaudire!».

Adatt. da Aleksandr Solženicyn, Arcipelago Gulag, Mondadori, Milano 1974

Analizzo la FONTE

1. Perché il segretario del comitato rionale non osa fermare l’applauso? Che cosa teme?

2. Quali riflessioni puoi fare sul rapporto tra potere e individuo in un regime totalitario?

I nemici di Stalin vengono processati e uccisi

Tra le vittime delle grandi purghe vi furono anche i capi delle forze armate e importanti esponenti del partito che erano stati al fianco di Lenin e che in passato si erano opposti a Stalin. Per queste figure furono organizzati processi pubblici, in cui tutti gli imputati, dopo essere stati torturati, finivano per confessare di aver tramato contro lo Stato in combutta con le potenze straniere o con Trockij, che ormai la propaganda aveva trasformato nel grande nemico dell’Unione Sovietica. Tutti gli accusati furono uccisi. La maggior parte fu condannata subito a morte, gli altri, internati nei Gulag, furono assassinati nel giro di qualche anno. Anche Trockij, che si trovava in esilio in Messico, fu eliminato nel 1940 da un sicario inviato da Stalin.

Propaganda e terrore rafforzano lo Stato totalitario

La centralizzazione dell’economia, la propaganda e il terrore contribuirono a fare dell’Unione Sovietica uno Stato totalitario, ovvero una forma di Stato in cui il partito dominante non solo aveva il potere politico, giudiziario e militare, ma voleva anche controllare ogni aspetto della vita dei cittadini. Per raggiungere questo risultato lo Stato totalitario usava gli strumenti messi a disposizione dalla società di massa: la propaganda attraverso i mezzi di comunicazione, la scuola pubblica, l’intrattenimento servivano per convincere e coinvolgere la popolazione; le istituzioni pubbliche, i tribunali, le forze di polizia erano utilizzati per eliminare gli oppositori.

studio con METODO

Imparo la strategia Costruisci una mappa argomentativa (p. 397)

3. Lavorando in gruppo, formula una tesi sulla politica di Stalin e sostienila usando la strategia.

LA SINTESI A MODO MIO

LEGGI e individua nel testo le informazioni principali

LEZIONI 1-2

RIVOLUZIONE DEL 1905

introduzione di un Parlamento

lo zar conserva il potere assoluto

partecipazione alla Prima guerra mondiale

rivoluzione di febbraio

rivoluzione d’ottobre

ASCOLTA l’audiosintesi e prendi nota delle informazioni principali

La Russia: un impero in crisi La rivoluzione russa

VISUALIZZA le connessioni con l’aiuto degli schemi

All’inizio del Novecento la Russia è un Paese arretrato:

� pochi proprietari possiedono gran parte delle terre;

� lo zar ha tutto il potere;

� i contadini e gli operai vivono in miseria e senza diritti.

Tra il popolo si diffondono le idee socialiste. Nel 1905 i soldati sparano su una manifestazione di protesta e scoppia una rivoluzione.

Lo zar deve concedere libertà di stampa e l’elezione di un Parlamento (Duma), ma poi ripristina il potere assoluto.

I Russi accolgono con entusiasmo lo scoppio della Prima guerra mondiale, ma presto l’esercito si trova in difficoltà e le condizioni di vita nelle città peggiorano. Nel marzo del 1917 una prima rivoluzione porta alla deposizione dello zar, a un governo liberale e alla prosecuzione della guerra. Nel novembre dello stesso anno, con la rivoluzione d’ottobre, prendono il potere i bolscevichi guidati da Lenin: la Russia esce dalla guerra e il potere passa a operai e contadini, organizzati nei soviet.

LEZIONE 3

PARTITO

COMUNISTA RUSSO

elimina gli oppositori

istituisce la Ceka e il tribunale rivoluzionario

abolisce gli altri partiti

avvia la scristianizzazione

I bolscevichi al potere

Gli Stati dell’Intesa considerano l’uscita dei Russi dalla guerra un tradimento e inviano truppe che si uniscono alle armate bianche nella guerra civile contro i bolscevichi. Dopo due anni di guerra, l’Armata rossa e i bolscevichi prendono il controllo di tutta la Russia e dell’Ucraina. Intanto il Partito bolscevico assume il nome di Partito comunista russo e comincia a eliminare gli oppositori politici: istituisce la Ceka (polizia politica) e il Tribunale rivoluzionario e abolisce gli altri partiti. Anche la Chiesa cristiana ortodossa è considerata nemica della rivoluzione, perciò i bolscevichi danno il via alla scristianizzazione

Per rifornire l’Armata rossa e la città durante la guerra civile, Lenin riorganizza l’economia con il comunismo di guerra:

� le fabbriche sono nazionalizzate e producono solo ciò che serve allo Stato;

� il diritto di sciopero nelle fabbriche è limitato;

� i contadini sono obbligati a trasportare nelle città o a consegnare all’esercito quasi tutti i prodotti delle campagne.

• Ascolta l’audiosintesi

• Scarica la sintesi in 7 lingue

LEZIONE 4

1921: Nuova politica economica (NEP)

dà spazio ai privati nel commercio, nell’agricoltura e nella piccola industria

La nascita dell'URSS

Nelle campagne e nelle fabbriche ci sono rivolte contro il comunismo di guerra. Perciò Lenin nel 1921 introduce la Nuova politica economica (NEP), che lascia spazio ai privati nel commercio, nell’agricoltura e nella piccola industria e consente gli investimenti stranieri. La NEP favorisce la ripresa dell'agricoltura e migliora le relazioni della Russia con gli altri Paesi d'Europa: grazie alla NEP, infatti, la Russia può esportare materie prime e prodotti agricoli.

è il primo Stato socialista

la Russia esercita tutto il potere politico

LEZIONI 5-6

1922: NASCE L’URSS

1922: NASCE L’URSS industrializzazione

Piani quinquennali: controllo totale dello Stato sull’economia culto della personalità e terrore

Per regolare i rapporti tra la Russia e le ex province dell’impero russo, nel 1922 viene istituita l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), il primo Stato socialista del mondo, formato dalla Russia e da altre cinque repubbliche. In realtà le altre repubbliche sovietiche non hanno potere e solo la Russia esercita tutto il potere politico, perché i rappresentanti dei soviet sono eletti tra i membri del Partito comunista russo.

Stalin alla guida dell’URSS

Propaganda e

terrore

Nel 1924 Lenin muore e il potere passa a Stalin, che prevale su Trockij, fondatore dell’Armata rossa. Stalin promuove la rapida modernizzazione del Paese per renderlo del tutto autosufficiente.

A partire dal 1928 Stalin impone l’industrializzazione e la centralizzazione, cioè il controllo del governo sull’economia attraverso i piani quinquennali.

Le terre vengono collettivizzate e vengono eliminati i kulaki, i contadini che si sono arricchiti con la NEP.

La collettivizzazione, però, fallisce e provoca gravi carestie. Al contrario l’industria cresce e la popolazione ha accesso ai servizi di base. Il culto della personalità porta a esaltare la figura di Stalin quasi come una divinità e nasconde i suoi crimini e i danni prodotti dalle sue scelte economiche.

1934-1938: “grandi purghe”

collettivizzazione Gulag

Inoltre Stalin usa il terrore, cioè la violenza dello Stato contro i cittadini, per impaurirli e indurli a obbedire. Il terrore colpisce sia la popolazione comune, sia i funzionari dello Stato, sia i massimi dirigenti di partito rivali di Stalin. Tra il 1934 e il 1938 Stalin organizza le cosiddette “grandi purghe”, con le quali centinaia di migliaia di agenti di polizia, ufficiali e funzionari sono processati e, con l’accusa di preparare attentati e di essere spie straniere, vengono eliminati o deportati nei Gulag. Il controllo totale di tutta la società trasforma l’Unione Sovietica in uno Stato totalitario.

Completa la mappa con le parole mancanti.

LA RIVOLUZIONE RUSSA

Scarica la mappa personalizzabile il controllo dell’economia le armate bianche la religione ortodossa

1

RIVOLUZIONE DI FEBBRAIO

bolscevichi inizia con la RIVOLUZIONE D’OTTOBRE

2

5

la nascita di un l’abdicazione dello

l’ tutti gli il che provoca e compiuta dai guidati da nel 1922 proclama seguita dalla eliminano combattono fondano che affida allo Stato attraverso poi sostituito dalla che sconfigge

3

governo provvisorio zar armata rossa oppositori politici comunismo di guerra

4

Lenin

7

Nep

6

NASCITA DELL’UNIONE SOVIETICA

Stalin

che è

il primo Stato socialista al mondo

dal 1924 guidata da terre

che attua crea

– centralizzazione dell’economia – industrializzazione – collettivizzazione delle

totalitario

uno stato fondato sul terrore

3. ESPONI

PREPARARSI ALL’INTERROGAZIONE

Con il supporto della mappa, componi una scaletta per ciascuno dei temi proposti. Poi utilizza le scalette per esercitarti nell’esposizione orale.

a. La Russia prima della rivoluzione. Evidenzia l’arretratezza dell’Impero russo e il bisogno di riforme e cambiamento della società russa.

b. La rivoluzione di febbraio 1. Soffermati sul legame tra gli effetti economici e sociali della guerra e lo scoppio della rivoluzione.

c. Lenin e la rivoluzione di ottobre 2. Soffermati sul rapporto tra le idee di Lenin e il modo in cui i bolscevichi prendono il potere.

d. I bolscevichi consolidano il loro potere 3. Cita il ruolo dell’Armata rossa 4 e i tentativi di mettere a tacere gli oppositori 5.

e. La politica economica di Lenin. Ricostruisci le tappe verso il controllo dell’economia da parte dello Stato 6 fino alla svolta con la NEP 7.

f. L’affermazione di Stalin dopo Lenin 8. Segui la scalata al potere di Stalin. Soffermati sulle sue scelte e sui piani quinquennali 9 e sull'uso della propaganda e del terrore 10.

VERSO L’ESAME

IN COPPIA Individuate un collegamento con un’altra disciplina. Cercate online le informazioni, organizzatele in una scaletta e preparate una breve esposizione per la classe. 8 9 10

4. VALUTA il tuo percorso

Valuta il tuo percorso nello studio di questo capitolo e annota le tue considerazioni personali.

Ho capito tutti i contenuti?

Ho saputo individuare collegamenti tra diversi fenomeni?

Ho saputo esporre con chiarezza ed efficacia?

Ho collaborato bene con compagne e compagni?

ORA TOCCA A TE!

• Visualizza la carta dell’Europa

• Scarica l’organizzatore grafico

• Svolgi altri esercizi su HUB test

CONOSCO GLI EVENTI PRINCIPALI

1. Completa il testo sulla rivoluzione del 1905, inserendo i termini appropriati. Agli inizi del Novecento la Russia era una grande europea, ma dal punto di vista politico e sociale era un Paese molto . Lo zar Nicola II deteneva un potere ; i suoi sudditi non avevano ed erano in gran parte . I proprietari terrieri, nobili, possedevano le ricchezze del Paese, mentre i vivevano nella miseria.

diritti zar

potenza

arretrato

assoluto

analfabeti

contadini

Costituzione

Nel gennaio 1905 un corteo, che chiedeva al sovrano la e riforme economiche, fu attaccato dai soldati dello . La sollevazione popolare che seguì fu chiamata del 1905.

rivoluzione

riforme

Lo zar fu costretto a concedere delle , ma con uno stratagemma riuscì a mantenere il assoluto.

potere

MI ORIENTO NEL TEMPO

2. Vai all’apertura di capitolo (pp. 66-67): se non lo hai ancora fatto, completa la linea del tempo con gli eventi principali. Usala poi per esporre oralmente la storia della rivoluzione russa e dello stalinismo.

USO IL LESSICO SPECIFICO

3. Completa le frasi con i termini corretti.

soviet

a. I erano assemblee popolari in cui operai e contadini discutevano e prendevano direttamente decisioni sulle questioni che li riguardavano, esercitando così la

democrazia diretta

b. Lo zar Nicola II fu costretto a concedere la libertà di stampa e l’elezione di un Parlamento, chiamato

bolscevichi

menscevichi

c. I costituivano l’ala più radicale del Partito operaio socialdemocratico, volevano la fine della guerra e rifiutavano la collaborazione con i partiti liberali, mentre i costituivano la minoranza dello stesso partito ed erano favorevoli a una politica di riforme.

d. Nel 1921 Lenin varò la , una politica economica che lasciava spazio all’attività privata in alcuni settori economici.

Duma NEP

METTO IN RELAZIONE

4. Collega i fatti elencati a sinistra alle cause che li hanno determinati elencate a destra.

FATTO

a. Lenin ottenne il sostegno dei sovietnell’aprile del 1917...

b. Dopo il Trattato di Brest-Litovsk Inglesi, Francesi, Giapponesi si allearono con l’armata bianca...

c. Nel giugno 1918 il governo nazionalizzò le fabbriche, limitò il diritto di sciopero e impose ai contadini di consegnare i loro prodotti alle città...

CAUSA

1. …perché avevano considerato la pace separata con la Germania un tradimento della Russia verso l’Intesa.

2. …perché non riusciva a garantire gli approvvigionamenti all’esercito e alle città.

3. …perché propose un programma in cui si chiedeva pace immediata, terra ai contadini, il potere ai soviet

STRATEGIA INQUADRA LA SOCIETÀ (QR p. 396)

5. Riproduci sul tuo quaderno l’organizzatore grafico. Utilizzando le informazioni presenti sul tuo libro di testo e analizzando immagini e fonti, raccogli le più importanti caratteristiche della Russia stalinista. Puoi aiutarti con i termini che ti vengono suggeriti, ma prova anche ad aggiungerne altri. persecuzione dei kulaki • collettivizzazione • piani quinquennali • stachanovismo • repubbliche socialiste • propaganda • quartieri popolari • purghe • competizione tra operai • kolchoz • istruzione obbligatoria e gratuita • culto della personalità

STRUTTURE DI POTERE

Chi comanda? C’è un sistema gerarchico?

Com’è organizzato?

Segretario generale del partito bolscevico, ufficiali e funzionari del partito, propaganda, culto della personalità

REGOLE. Quali regole segue questa società?

LIBERTÀ E DIRITTI. Tutti hanno gli stessi diritti o ci sono categorie di persone con meno libertà?

Persecuzione kulaki, purghe

Società sovietica

INQUADRA LA SOCIETÀ: Nome Estremi cronologici

Localizzazione

ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE

Dove vivono le persone? Come vivono?

Come occupano il territorio? Ci sono centri urbani?

Come sono collegati tra loro?

Repubbliche socialiste, quartieri popolari, kolchoz

Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS)

1917-1989

VALORI. Quali sono i valori prevalenti? Come influiscono sulla vita delle persone?

Stachanovismo, competizione tra operai

ECONOMIA. Quali sono i lavori più diffusi? Di cosa vivono le persone? Come sono organizzati gli scambi commerciali?

NEP, collettivizzazione, piani quinquennali

ARTE E CULTURA. Quali forme artistiche sono caratteristiche di quella società? Quali sono le più importanti espressioni culturali?

Istruzione obbligatoria e gratuita

Il capitolo in 3 mosse

Come e quando succede? 1 3

Che cosa è già successo?

TOCCA A VOI Collega ciascun termine alla sua definizione. promotore degli interessi del proprio Paese e del suo rafforzamento militare favorevole all’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale sostenitore dei diritti dei lavoratori e della parità tra le classi sociali contrario all’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale socialista nazionalista neutralista interventista

TOCCA A VOI Inserisci ciascuno dei gruppi e dei personaggi indicati nella giusta colonna.

GIOVANNI GIOLITTI SOCIALISTI CATTOLICI NAZIONALISTI GABRIELE D’ANNUNZIO VITTORIO EMANUELE III E ANUELE

Interventisti

Vittorio Emanuele III

Neutralisti

Giovanni Giolitti nazionalisti cattolici

Gabriele D’Annunzio socialisti

Costruiamo la linea del tempo

TOCCA A VOI Studiando il capitolo, sarai in grado di completare questa linea del tempo e otterrai così una SINTESI VISUALE degli eventi principali, che potrai consultare per lo studio e il ripasso.

Mussolini fonda i di combattimento.

Marcia su Delitto

Politica e istituzioni

Economia e società

Giolitti pone fine al rosso.

• Guarda il video

• Esplora la linea del tempo

• Consulta il glossario in 7 lingue

2 Che cosa scopriremo?

Nel capitolo userete le strategie: Collega i titoli • Inquadra la società • Metti a confronto due società • La tavola dei contenuti

Nel 1919, Benito Mussolini fonda il movimento fascista, che usa la violenza e l’illegalità per prendere il potere.

Negli anni ’20 Mussolini crea un regime dittatoriale: i fascisti controllano l’economia e le istituzioni e ogni opposizione viene repressa.

Attraverso la scuola e la propaganda la società italiana viene fascistizzata, cioè modellata secondo gli ideali fascisti: culto del leader, razzismo, militarismo.

TOCCA A VOI Secondo te, perché l’immagine di Mussolini è riprodotta dietro la macchina da presa? Che cosa significa lo slogan al centro della foto?

introdotte le leggi fascistissime.

conquista l’

Stato italiano e Chiesa cattolica firmano i Lateranensi.

Vengono
Regime fascista
Autarchia

IL DOPOGUERRA IN ITALIA

studio con METODO

Identifico le informazioni

1. Sottolinea nel testo le richieste di operai, contadini e ceto medio nel dopoguerra.

Schematizzo

2. Disegna sul quaderno una tabella ed elenca le richieste di operai, braccianti e contadini durante gli scioperi del Biennio rosso.

Gabriele

D’Annunzio in divisa, illustrazione di Tancredi Scarpelli

La crisi del dopoguerra colpisce anche l’Italia

Nel dopoguerra, l’Italia dovette affrontare i problemi economici comuni a tutta l’Europa: disoccupazione, inflazione, debito pubblico. Gli operai chiedevano un aumento dei salari e i contadini reclamavano la terra che il governo aveva loro promesso per incoraggiarli a continuare a combattere. Intanto gli appartenenti alle classi medie, il cosiddetto ceto medio, vedevano i loro stipendi e risparmi perdere valore a causa del continuo rincaro dei prezzi.

Oltre ai problemi economici, in Italia era diffusa la delusione per i risultati della Conferenza di pace, in cui il Paese dovette subire le imposizioni degli altri Stati. Gli Alleati, infatti, non riconobbero interamente il Patto di Londra (→ Capitolo 1, Lezione 5) e concessero all’Italia solo le “terre irredente” Trento e Trieste, ma non la Dalmazia (regione a maggioranza slava), né parte delle colonie tedesche.

Gabriele D’Annunzio guida l’impresa di Fiume

Di fronte all’esito deludente delle trattative di Versailles, in molti accusarono il governo di non aver saputo difendere gli interessi del Paese. Tra i protagonisti del dibattito emerse il poeta Gabriele D’Annunzio, che aveva già svolto un ruolo di primo piano nelle manifestazioni interventiste del 1915. Fu lui a coniare l’espressione “vittoria mutilata”, che divenne lo slogan delle proteste contro il governo. Nel settembre del 1919 D’Annunzio passò all’azione e, alla guida di circa 2600 volontari, marciò alla conquista di Fiume, una città dell’Istria con una consistente popolazione italiana. Il governo italiano non reagì prontamente e D’Annunzio poté proclamare la reggenza provvisoria della città e fondare una sorta di repubblica autonoma. Si trattava di un atto illegale, e le autorità italiane lo condannarono. Molti cittadini, tuttavia, si entusiasmarono per la sfida lanciata da D’Annunzio alle altre potenze vincitrici.

Scioperi e occupazioni caratterizzano il “Biennio rosso”

Negli stessi mesi in cui esplodeva la questione di Fiume, in tutto il Paese dilagavano le agitazioni delle classi popolari:

● nel Nord gli operai scioperavano, occupavano le fabbriche e reclamavano il diritto di gestirle sottraendole al controllo degli industriali;

● nella Pianura padana i braccianti agricoli chiedevano la collettivizzazione della terra, cioè la trasformazione della proprietà privata in proprietà collettiva;

● al Sud i contadini occupavano le terre lasciate incolte dai latifondisti chiedendo che lo Stato assegnasse a ciascuno un appezzamento da coltivare.

L’ondata di scioperi e occupazioni fu così vasta che i due anni immediatamente successivi alla fine della guerra, il 1919 e il 1920, furono definiti il Biennio rosso, dal colore che da sempre identificava i movimenti socialisti.

Alle elezioni si affermano cattolici e socialisti

In questo clima di tensione sociale, nel novembre del 1919 si tennero le prime elezioni politiche del dopoguerra, in cui si affermarono due forze politiche:

● il Partito socialista, che divenne il primo partito con il 32% dei voti;

● il Partito popolare, fondato pochi mesi prima dal sacerdote don Luigi Sturzo per dare una rappresentanza politica ai cattolici, che ottenne il 20%.

Nonostante fosse passato solo un anno dalla vittoria sull’Austria, i liberali, che avevano guidato il Paese durante il conflitto, subirono una pesante sconfitta e persero la maggioranza assoluta in Parlamento.

Giolitti placa le proteste operaie e affronta la questione di Fiume

Nel giugno del 1920 l’incarico di formare un nuovo governo fu affidato all’anziano Giovanni Giolitti. Grazie al sostegno di tutti i gruppi politici tranne i socialisti, il quinto e ultimo governo Giolitti riuscì a risolvere le due questioni più urgenti: le proteste popolari e l’occupazione di Fiume.

Nel settembre del 1920 Giolitti convinse la Confederazione Generale del Lavoro (CGdL), la principale organizzazione sindacale, a sospendere gli scioperi e le occupazioni delle fabbriche. In cambio gli operai ottennero importanti concessioni: aumenti salariali e il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione delle aziende.

Nel novembre del 1920 il governo italiano firmò con il Regno di Iugoslavia il Trattato di Rapallo, in base al quale Fiume diventava una città-Stato indipendente, e in cambio l’Italia riceveva la città dalmata di Zara (→ carta). L’esercito italiano intervenne quindi a Fiume e pose fine alla reggenza di D’Annunzio.

Metto in relazione

3. Secondo te, perché alle elezioni si affermarono socialisti e cattolici invece dei liberali?

Applico la strategia Collega i titoli (QR. p. 396)

4. Collega i titoli di questa lezione per creare uno schema riassuntivo sul quaderno. Espongo

5. Spiega le conseguenze del Trattato di Rapallo, aiutandoti con la carta di questa pagina.

Le acquisizioni dopo il Trattato di Rapallo

Territori acquisiti

Un consiglio di fabbrica negli stabilimenti della FIAT a Torino durante il Bienno rosso, 1920.
Trieste Austria
Iugoslavia
Istria Stato libero di Fiume
Zara (1920) (1920)
Adriatico
studio con METODO

• empatia

Individua e sottolinea le emozioni e le paure provate dai diversi gruppi all’interno della società italiana. Riassumi poi ciò che provavano attraverso un breve dialogo in cui un contadino, un operaio, un imprenditore e un impiegato ex combattente esprimono i propri sentimenti sulla situazione del Paese.

L’ASCESA DEL FASCISMO

Cresce la paura di una rivoluzione popolare

La fine degli scioperi del Biennio rosso e la soluzione della questione fiumana non bastarono a riportare la pace nel Paese, anche perché Giolitti non riuscì a portare avanti un piano di riforme che mettesse d’accordo liberali progressisti e socialisti moderati, come invece aveva fatto all’inizio del secolo. Nel Partito socialista, infatti, prevalsero gli elementi massimalisti, cioè quelli che, almeno a parole, si ponevano come obiettivo la rivoluzione e rifiutavano ogni trattativa con il governo. Inoltre, durante il congresso tenutosi a Livorno nel gennaio 1921, dal Partito socialista si staccarono i gruppi più estremisti, i quali fondarono il Partito comunista italiano, che aveva come modello la Russia bolscevica. Tra le classi benestanti i proclami rivoluzionari di socialisti e comunisti suscitavano un vero e proprio terrore. Gli industriali temevano una futura insurrezione operaia che li privasse delle loro aziende ed erano risentiti con il governo e Giolitti per le concessioni che avevano dovuto fare ai lavoratori. I proprietari terrieri erano pronti a reagire, anche con la violenza, contro i braccianti e le loro organizzazioni, che occupavano le terre.

Si diffondono i movimenti nazionalisti

Intanto, durante il Biennio rosso, erano proliferati i gruppi nazionalisti, eredi di quelli che qualche anno prima avevano promosso la guerra di Libia e l’interventismo. I loro sostenitori erano in gran parte ex combattenti appartenenti al ceto medio: impiegati, piccoli proprietari terrieri, professionisti e commercianti, accomunati dal disprezzo per la democrazia, dall’ammirazione per D’Annunzio e l’esperienza fiumana e dall’odio verso socialisti e comunisti. Dopo la guerra il loro tenore di vita era peggiorato a causa dell’inflazione, ed essi avevano assistito con rabbia alle proteste con cui operai e braccianti socialisti avevano ottenuto aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro. Inoltre condividevano il timore di una rivoluzione socialista, che avrebbe ancor più ridotto il benessere della classe media. Un ulteriore motivo di contrasto era il giudizio sulla Prima guerra mondiale: i nazionalisti erano orgogliosi per la vittoria, mentre i socialisti consideravano il conflitto solo come una fonte di lutti e sofferenze per il popolo.

Uno dei fondatori e dei più importanti dirigenti del Partito comunista italiano fu Antonio Gramsci, nato in Sardegna nel 1891. Studioso e giornalista, fondò nel 1924 il giornale del partito, L’Unità

Benito Mussolini fonda il movimento fascista

Fra i vari gruppi nazionalisti vi era anche il movimento creato a Milano il 23 marzo 1919 da Benito Mussolini, i Fasci di combattimento. Inizialmente i fascisti – come vennero ribattezzati i membri del gruppo – operarono soprattutto nelle città del Nord Italia, contrastando con azioni violente le occupazioni delle fabbriche e le manifestazioni socialiste.

Il movimento però non ebbe molto seguito e nelle elezioni del 1919 non ottenne nessun seggio in Parlamento. Mussolini allora cambiò strategia e spostò l’attività dei suoi seguaci nelle campagne della Pianura padana.

Qui, nel Sud della Lombardia e in Emilia Romagna, i socialisti erano a capo di gran parte delle amministrazioni locali e gestivano una fitta rete di cooperative e leghe rosse: Mussolini propose quindi il movimento fascista come strumento d’azione antisocialista, reclutò molti piccoli proprietari terrieri e ottenne finanziamenti dai possidenti locali.

La violenza fascista si scatena contro i socialisti

Il pretesto per dare avvio all’offensiva fascista nella Pianura padana furono i cosiddetti fatti di Palazzo Accursio. Il 21 novembre 1920, giorno dell’insediamento della nuova amministrazione comunale socialista di Bologna, centinaia di fascisti presero d’assalto la sede del Comune, Palazzo Accursio appunto, e i militanti socialisti reagirono sparando. Morirono dieci persone, fra cui tre fascisti. Nei giorni successivi, per vendicare i caduti fascisti, partirono le prime spedizioni punitive nella campagna bolognese, che si estesero poi a tutta la Pianura padana, all’Umbria, alla Toscana. Squadre di fascisti, i cosiddetti squadristi, armate di manganelli ferrati e con la camicia nera che avevano scelto come loro divisa, partivano la mattina presto dalle città a bordo di camion e raggiungevano i centri rurali, dove assalivano, saccheggiavano e incendiavano circoli socialisti, sedi di leghe o di sindacati, abitazioni di militanti e leader socialisti locali. Nel giro di pochi mesi, sotto la minaccia fascista, molte leghe si sciolsero, le amministrazioni socialiste si dimisero e i contadini furono convinti con la forza a iscriversi alle nuove associazioni create dai fascisti

Identifico il significato delle parole

1. Quale fenomeno politico e sociale indicava la parola “fascio” all’inizio del Novecento?

Espongo

2. Quale fu la reazione di Mussolini alla sconfitta elettorale del 1919?

3. Quali furono cause e conseguenze delle spedizioni punitive delle squadre fasciste?

animata Ladiffusione dellosquadrismo

Leghe rosse: associazioni di contadini che da un lato invocavano miglioramenti nei contratti di lavoro, dall’altro occupavano le terre incolte chiedendone la distribuzione, come era stato loro promesso durante la guerra.

Un gruppo di squadristi a Lucca nel 1922. Gli squadristi si fanno ritrarre in posa, con la tipica divisa composta da camicia nera, pantaloni alla zuava e cappello nero. Alcuni di loro hanno in mano il manganello, il bastone con cui colpivano le loro vittime.

Carta
inItalia

Identifico le informazioni

4. Chi sostenne le squadre fasciste e perché?

Metto in relazione

5. Quali conseguenze ebbe l’alleanza dei liberali con i fascisti?

Espongo

6. Spiega oralmente perché Mussolini non volle contrastare apertamente la violenza delle squadre fasciste.

Uno squadrista in uniforme

Le autorità dello Stato e i liberali favoriscono il successo del fascismo

Il successo delle azioni squadriste nelle campagne fu reso possibile dal sostegno dei proprietari locali, che andarono a costituire la base elettorale del fascismo, ma anche e soprattutto dalla tolleranza dimostrata nei loro confronti dalle autorità di polizia e dai tribunali. In molti, nelle forze dell’ordine e nella magistratura, pensavano che in quel momento le violenze fasciste fossero utili per indurre socialisti e comunisti a rinunciare alle loro aspirazioni rivoluzionarie.

Anche i liberali si illusero di potere usare il fascismo a proprio vantaggio. Perciò nelle elezioni del 1921 accolsero i candidati fascisti nelle proprie liste, i cosiddetti blocchi nazionali. In questo modo Giolitti e i suoi compagni di partito speravano:

● di recuperare la maggioranza in Parlamento grazie ai voti fascisti;

● di costituzionalizzare il movimento di Mussolini, cioè assorbirlo nello schieramento liberale e imporgli il rispetto delle leggi.

Alla fine, non ottennero nessuno dei due risultati: i liberali non raggiunsero la maggioranza e 35 fascisti, tra cui Mussolini, furono eletti deputati senza dover rinnegare le loro idee e i loro metodi violenti e antidemocratici che, anzi, avevano utilizzato anche in campagna elettorale.

Mussolini fonda un partito ma pratica ancora la violenza

Una volta entrato in Parlamento, Mussolini cercò di dare un’immagine più presentabile al suo movimento e lo trasformò in un vero e proprio partito, il Partito nazionale fascista. Intanto, però, lasciò che i capi locali del movimento, i cosiddetti ras, continuassero a scatenarsi in azioni sempre più ampie e clamorose, come le occupazioni armate di interi centri urbani. L’intento di Mussolini era, attraverso la violenza, di continuare a colpire il movimento operaio e di dimostrare la debolezza delle istituzioni liberali Al tempo stesso cercava di presentarsi come uomo politico ragionevole e affidabile, distinguendosi dalle frange più sovversive del fascismo. In questo modo poteva proporsi come l’unico in grado di arginare un fenomeno che lui stesso aveva creato e di porre fine alla situazione di instabilità che durava dalla fine della guerra.

Gli arresti dei membri del partito comunista e la perquisizione nella redazione del giornale socialista Lavoratore, Trieste 1923.

I fascisti marciano su Roma e Mussolini ottiene la presidenza del Consiglio

Il piano di Mussolini ebbe pieno successo. Quando, tra il 27 e il 28 ottobre 1922, le squadre fasciste organizzarono la Marcia su Roma, convergendo da tutta Italia sulla capitale e minacciando di occupare la città, lui si tenne alla larga dagli eventi, restando a Milano.

Il presidente del Consiglio, il liberale Luigi Facta, propose al re Vittorio Emanuele III di decretare lo stato d’assedio e di consentire così l’intervento dell’esercito, che avrebbe potuto facilmente disperdere i fascisti, male armati e poco organizzati. Il re, tuttavia, rifiutò di approvare la decisione, per evitare il rischio di una guerra civile ma anche perché nella corte e negli ambienti militari molti vedevano con favore l’ascesa del fascismo. Facta per protesta si dimise e i fascisti poterono entrare indisturbati nella capitale. Subito dopo il re propose la formazione di un nuovo governo a Mussolini, che dunque attraverso la minaccia di una rivoluzione violenta riuscì a ottenere l’incarico di presidente del Consiglio. Il 30 ottobre Mussolini presentò al re l’elenco dei propri ministri. Ne facevano parte cinque fascisti, oltre a esponenti del Partito popolare e dei liberali.

I due volti di Mussolini

Dopo la Marcia su Roma, Mussolini continuò a mostrare i suoi due volti: capo di un movimento violento e uomo politico rispettoso delle istituzioni. A destra lo vediamo in strada, circondato dai dirigenti che avevano guidato la marcia, con atteggiamento aggressivo; a sinistra, si inchina umile davanti al re Vittorio Emanuele III.

Videobiografia

BenitoMussolini

LA DITTATURA FASCISTA

Mussolini avvia la creazione di uno Stato autoritario

partiamo da... UNA FONTE ORALE

Queste frasi sono tratte dal discorso che Mussolini pronunciò alla Camera dei Deputati il 6 novembre 1922, il giorno in cui presentò il proprio governo per ottenere la fiducia del Parlamento.

Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non ti abbandona dopo la vittoria. Con trecentomila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine [pronti a obbedirmi religiosamente], io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il fascismo. Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli [un

studio con METODO

Applico la strategia Inquadra la società (QR. p. 396)

1. Raccogli le informazioni sulla società italiana sotto la dittatura fascista seguendo le indicazioni della strategia “Inquadra la società”.

Un manifesto elettorale a sostegno della Lista nazionale fascista.

accampamento di soldati]; potevo sprangare il Parlamento e costituire un governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.

Chiediamo alla FONTE

1. In poche righe Mussolini ripete un verbo per quattro volte. Individualo e spiega perché se ne serve.

2. Soffermati sull’ultima riga della fonte. Che cosa lasciano intendere le ultime parole del discorso di Mussolini?

Con le parole pronunciate alla Camera, Mussolini mostrava tutto il proprio disprezzo per la democrazia e le istituzioni dello Stato. Nonostante ciò il Parlamento diede il proprio sostegno al nuovo governo, con 306 voti favorevoli, in gran parte liberali e popolari, 116 contrari e 7 astenuti. Mussolini poté così avviare da subito il suo progetto di accentramento del potere. Nacquero il Gran Consiglio del fascismo, un organo composto unicamente da fascisti che aveva il compito di proporre le leggi azzerando il contributo dei partiti alleati, e la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, un corpo armato nel quale confluirono gli squadristi. Inoltre Mussolini modificò la legge elettorale in modo da assicurarsi il controllo del Parlamento. Con la cosiddetta legge Acerbo (dal nome del deputato che la scrisse) fu stabilito che la lista che otteneva più voti avrebbe avuto due terzi dei seggi alla Camera. Quindi Mussolini indisse nuove elezioni per l’aprile del 1924. Le opposizioni si presentarono divise tra comunisti, socialisti e popolari, mentre Mussolini propose il cosiddetto listone nazionale, nel quale, sotto il simbolo del Partito nazionale fascista, si presentarono anche molti esponenti liberali.

Il delitto Matteotti svela il vero volto del fascismo

Il voto fu preceduto da una nuova campagna di aggressioni ai partiti di opposizione, alle quali si aggiunsero le misure repressive ordinate dal governo: sequestro dei giornali di partito, scioglimento delle amministrazioni socialiste, arresto di esponenti socialisti e comunisti. Anche per questo il risultato fu una schiacciante vittoria del listone nazionale, che raccolse quasi il 65% dei voti.

Alla prima seduta del nuovo Parlamento, Giacomo Matteotti (1885-1924), giovane deputato socialista, denunciò le violenze fasciste e chiese che le elezioni venissero annullate. Il 10 giugno

Matteotti venne rapito da un gruppo di squadristi e ucciso a pugnalate; il suo cadavere fu ritrovato solo due mesi dopo, a pochi chilometri da Roma.

La scomparsa di Matteotti provocò un’ondata di sdegno in tutto il Paese. I mandanti rimasero ignoti, ma era evidente che il delitto era frutto della violenza che Mussolini aveva utilizzato per giungere al potere. Per qualche tempo, sembrò che il fascismo potesse perdere il sostegno dei liberali e che il governo di Mussolini fosse sul punto di cadere.

La secessione dell’Aventino consegna a Mussolini il Paese

Per contestare il governo, subito dopo il rapimento di Matteotti l’opposizione si ritirò dall’attività parlamentare e si riunì in un luogo diverso dall’aula del Parlamento, un gesto divenuto celebre come secessione dell’Aventino. La protesta non ebbe però gli effetti desiderati: il re, che avrebbe potuto sciogliere le Camere, non intervenne e Mussolini rimase al governo. Quando le polemiche sull’uccisione di Matteotti si placarono, Mussolini passò al contrattacco. Il 3 gennaio del 1925 si presentò in Parlamento e pronunciò un discorso in cui si assunse la responsabilità delle violenze politiche di quegli anni, sfidando i parlamentari a metterlo sotto processo. In questo modo egli poneva il Parlamento di fronte a una scelta drastica: condannare il fascismo oppure accettarne in blocco i metodi, anche violenti. Il Parlamento, composto in gran parte da fascisti, gli confermò la fiducia e così Mussolini si sentì autorizzato a procedere alla creazione di una dittatura, cioè di un governo dove una sola persona esercita tutti i poteri.

Benito Mussolini, accusato dell’omicidio del socialista Matteotti, ritratto in una vignetta satirica pubblicata sulla rivista Il becco giallo, 1924. La rivista, apertamente schierata contro il regime fascista, fu costretta a chiudere nel 1926 e continuò clandestinamente la sua attività fino al 1931.

L’onorevole Giacomo Matteotti esce da Montecitorio con alcuni compagni socialisti, pochi giorni prima di essere assassinato, 1924.

MEMO

SECESSIONE DELL’AVENTINO

L’episodio fu così definito in ricordo della secessione attuata dalla plebe nella Roma antica (V secolo a.C.). Come forma di protesta politica contro i patrizi, i plebei si ritirarono sul colle Aventino abbandonando i loro compiti civili e militari e mettendo così in difficoltà i patrizi, che furono costretti ad accogliere le loro richieste

studio con METODO

Metto in relazione 2. Che cosa fece Mussolini per imporre la dittatura ed eliminare gli oppositori?

Confino: obbligo, riservato a chi si opponeva al regime, di vivere nelle isole o in località sperdute sotto il controllo della polizia.

Mussolini reprime ed elimina le opposizioni

Per creare un regime dittatoriale, Mussolini anzitutto eliminò ogni possibilità di dissenso, attraverso una serie di decreti che stabilirono:

● il confino per gli oppositori al fascismo;

● lo scioglimento di ogni partito, associazione o sindacato non fascista, e dunque la trasformazione dell’Italia in un regime a partito unico, il Partito fascista;

● la soppressione di tutte le pubblicazioni contrarie al regime;

● l’espulsione dal Parlamento dei 122 deputati che avevano partecipato alla secessione dell’Aventino;

● la reintroduzione della pena di morte per i reati contro la sicurezza dello Stato;

● l’istituzione del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, che si occupava dei reati politici, della Polizia Politica, incaricata di indagare sugli oppositori del regime, e dell’Ovra, la polizia segreta che attraverso una rete di informatori raccoglieva notizie sui gruppi antifascisti.

Gruppo di democratici, fatti arrestare dal governo fascista, vengono avviati al confino (1927). Alla destra si riconosce Carlo Rosselli, che morirà in Francia insieme al fratello Nello, assassinato da sicari fascisti.

Gli antifascisti scelgono l’esilio o la clandestinità

Dopo lo scioglimento dei partiti di opposizione, gli antifascisti scelsero strade diverse.

Molti socialisti e alcuni esponenti dei popolari optarono per l’esilio e proseguirono all’estero la lotta al regime. È questo il caso del socialista Filippo Turati e del fondatore del Partito popolare don Luigi Sturzo, ma anche dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, esponenti del gruppo antifascista Giustizia e Libertà.

I comunisti decisero in gran parte di restare in Italia e di operare in clandestinità, diventando così le principali vittime delle dure condanne inflitte dal Tribunale speciale.

Intanto le violenze contro gli oppositori si facevano sempre più dure. Piero Gobetti, giornalista e politico liberale, che nei suoi scritti invocava la rivolta degli Italiani contro il fascismo, morì nel 1926, appena ventiquattrenne, a Parigi, in seguito alle percosse subite dagli squadristi. Lo stesso destino toccò a un altro politico liberale, Giovanni Amendola, che aveva guidato la secessione dell’Aventino e che morì nello stesso anno a Cannes.

Con le “leggi fascistissime” Mussolini ottiene pieni poteri

Oltre a eliminare l’opposizione, Mussolini tra il 1925 e il 1926 fece approvare una serie di leggi, le cosiddette leggi fascistissime, che attribuivano più potere al governo, togliendolo al Parlamento e alle amministrazioni locali.

Con le nuove norme, il capo del governo dovette rispondere dei suoi atti solo al re e poté emanare leggi senza l’approvazione del Parlamento. Inoltre il governo assunse il controllo delle amministrazioni locali. Nei Comuni i sindaci e i consigli comunali eletti dal popolo furono sostituiti dalla figura del podestà, nominato direttamente da Roma. In questo modo si evitava il rischio che a livello locale potesse emergere un’autorità autonoma, ostile al fascismo. Furono poi aumentati i poteri dei prefetti, nominati dal governo e incaricati di amministrare le Province.

Il fascismo diventa l’unico partito e il voto non è più segreto Infine, nel 1928 fu approvata la nuova legge elettorale. I cittadini non potevano più scegliere tra diversi partiti, ma dovevano solo decidere se approvare o respingere una lista di 400 candidati stilata dal Gran Consiglio del fascismo. Sulla base di questa legge, nelle elezioni del 1929 gli elettori che approvavano la lista nazionale dei candidati fascisti dovevano mettere nell’urna una scheda tricolore con un “SÌ”, coloro che la respingevano una scheda bianca con un “NO”.

In questo modo fu cancellata anche la segretezza del voto e i fascisti poterono riconoscere e sottoporre alle consuete violenze i pochi che ebbero il coraggio di esprimere il proprio dissenso. Il SÌ ottenne il 98% dei voti.

Identifico il significato delle parole

3. Alla luce di ciò che hai letto, chiarisci perché le leggi del 1925-1926 vennero definite “fascistissime”.

Espongo

4. Servendoti solo delle parole in grassetto, spiega oralmente in che modo Mussolini riuscì a ottenere i pieni poteri. Spiega anche quale tra le sue decisioni, secondo te, è la più significativa per l’instaurarsi della dittatura.

La facciata di Palazzo Braschi a Roma, sede della Federazione fascista, in occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche del 1929.

Metto in relazione

5. In che cosa consisteva la questione romana e perché Mussolini si adoperò per risolverla? Per rispondere alla domanda fai riferimento agli eventi riguardanti la terza guerra d’indipendenza italiana.

MEMO

LA QUESTIONE ROMANA

Nel 1870, con l’episodio della breccia di Porta Pia, l’esercito italiano era entrato a Roma annettendo la città al Regno d’Italia. Questo aveva segnato la fine dello Stato pontificio e del potere temporale dei papi.

Monarchia e Chiesa appoggiano il fascismo

Dopo l’introduzione delle leggi fascistissime, in Italia restavano ormai solo due istituzioni che sfuggivano al controllo del regime: la monarchia e la Chiesa cattolica. Nonostante il governo avesse accresciuto i propri poteri, infatti, il capo dello Stato restava pur sempre il re, che aveva il comando delle forze armate e il diritto di nominare e destituire il capo del governo. Tuttavia, come aveva già dimostrato in occasione della Marcia su Roma e dopo il delitto Matteotti, Vittorio Emanuele III non intendeva per il momento ostacolare l’azione di Mussolini. Quanto alla Chiesa, essa godeva in Italia di un enorme prestigio: la stragrande maggioranza della popolazione era cattolica, la pratica religiosa era molto diffusa e vi era una fitta rete di parrocchie, oratori e associazioni cattoliche. Per il regime l’appoggio di un’istituzione così influente era fondamentale. La Chiesa, da parte sua, apprezzava che il governo fascista avesse fermato l’avanzata dei partiti socialisti, che sostenevano l’ateismo. Tuttavia, soprattutto al di fuori delle più alte gerarchie ecclesiastiche, ci furono molti cattolici che denunciarono i soprusi fascisti, e molti sacerdoti subirono violenze e persecuzioni.

Con i Patti Lateranensi Stato e Chiesa risolvono la questione romana

L’intesa tra il governo fascista e il Vaticano fu sancita nel 1929 con i Patti Lateranensi, che regolavano i rapporti tra Stato e Chiesa e chiudevano definitivamente la questione romana, rimasta irrisolta per quasi sessant’anni. In cambio della firma di un trattato internazionale che riconosceva la sovranità dell’Italia su Roma e quella della Chiesa sulla Città del Vaticano, la Chiesa ottenne un risarcimento finanziario per la perdita dello Stato pontificio e un concordato che le garantiva una serie di privilegi. Il cattolicesimo fu riconosciuto come religione di Stato e, tra le altre cose, furono sanciti la validità civile del matrimonio religioso, il divieto di divorzio, l’esonero dei sacerdoti dal servizio militare e il ruolo dell’insegnamento della dottrina cattolica come base dell’istruzione pubblica. Per il fascismo era un successo: la Chiesa manteneva la sua autonomia, ma Mussolini poteva presentarsi come colui che aveva risolto un contrasto che nessun altro uomo di governo italiano era riuscito ad affrontare.

Il cardinale segretario di Stato Pietro Gasparri (ottavo da sinistra) e Benito Mussolini (al centro) con i prelati e i diplomatici che hanno partecipato alla firma dell’accordo tra il Regno d’Italia e la Santa Sede presso il Palazzo di San Giovanni in Laterano, 11 febbraio 1929.

Storia dei diritti

LA TUTELA DEL CITTADINO

Proteggere dagli abusi

Una delle conquiste più importanti delle democrazie moderne è la tutela dei cittadini e delle cittadine dai possibili abusi del potere: arresti ingiustificati, persecuzioni giudiziarie, violazione della privacy e della proprietà privata e così via. Questa esigenza di protezione dell’individuo era particolarmente sentita negli anni in cui fu scritta la nostra Costituzione, cioè quando l’Italia era appena uscita dalla guerra e dal ventennio fascista, durante il quale il governo aveva ampiamente abusato della propria forza per schiacciare ogni voce contraria al regime.

La prevaricazione delle dittature

sugli individui

Una volta saliti al potere grazie al voto, Mussolini e il Partito fascista si erano infatti autoproclamati rappresentanti unici del popolo italiano. Chi non si schierava con loro era automaticamente un nemico del Paese e dunque poteva essere incarcerato, messo sotto processo, esiliato, addirittura ucciso in modo del tutto legale

In queste condizioni, il singolo cittadino era completamente in balìa della volontà di chi lo governava.

Oltre a eliminare i diritti individuali, lo strapotere della dittatura rendeva inutile nella sostanza anche il diritto di voto. Dopo aver messo a tacere con la violenza ogni opposizione al regime, le elezioni si trasformavano in una farsa, in cui chi votava poteva solo confermare il proprio sostegno al governo in carica.

Diritti inviolabili a tutela dell’individuo

Per porre i cittadini e le cittadine al riparo da questi pericoli, la prima parte della Costituzione si apre elencando tre diritti che vengono definiti inviolabili, cioè che non possono essere tolti al singolo individuo nemmeno dal governo e dallo Stato:

ô la libertà personale (Articolo 13);

ô il domicilio (Articolo 14);

ô la libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione (Articolo 15).

Questi tre articoli hanno il compito di impedire i soprusi più comuni nei regimi dittatoriali: arresti immotivati, perquisizioni di persone e case, violenze e torture durante la detenzione, spionaggio sulle comunicazioni personali degli oppositori.

L’Articolo 16, invece, garantisce la libertà di muoversi sul territorio nazionale e di entrare e uscire dal Paese, e precisa che «nessuna restrizione può essere determinata da motivi politici», vietando così pratiche come il confino, usato dal regime fascista.

Articolo 13

La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria.

Articolo 14

Il domicilio è inviolabile.

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge.

Articolo 15

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

Articolo 16

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale.

La foto segnaletica dello scrittore Curzio Malaparte scattata nel carcere di Regina Coeli a Roma nel 1933.

Video Libertà ediritti

Più avanti la Costituzione aggiunge altre garanzie di tutela: ô nessuno può essere privato della cittadinanza, e dunque esiliato, né della possibilità di rivolgersi a un giudice o a un tribunale (Articolo 22); ô le persone accusate di un reato devono essere giudicate dal tribunale competente, e quindi non da tribunali speciali, come quelli istituiti dai regimi contro gli oppositori politici, e non possono essere imputate in base a una legge entrata in vigore dopo il presunto delitto, in modo da evitare che vengano create appositamente leggi per colpire una o più categorie (Articolo 25).

Grazie alla Costituzione, il potere ha dei limiti

Esplicitare tutti questi diritti dell’individuo nella Costituzione serve a evitare il rischio che il governo o altre autorità dello Stato possano abusare del proprio potere per ridurre le libertà dei cittadini e delle cittadine, e in particolare quelle di chi si oppone alla loro azione.

Estendere a dismisura il proprio potere è una tentazione naturale di qualunque governo, anche di quelli democratici. Qualsiasi governante, infatti, è convinto di rappresentare al meglio gli interessi del Paese, e dunque può essere spinto a vedere l’opposizione come un fastidioso ostacolo o come un danno agli interessi della collettività.

Grazie agli articoli costituzionali, però, il potere del governo ha dei limiti ben precisi che non possono in nessun caso essere superati.

Se un individuo subisce un abuso – se viene arrestato o detenuto senza mandato – può rivolgersi alle forze dell’ordine o a un tribunale. Inoltre, se il governo o il Parlamento emanano una legge che limita i diritti dei cittadini e delle cittadine, il presidente della Repubblica può bloccarla e la Corte costituzionale può intervenire e abolirla.

Articolo 22

Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

Articolo 25

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

COMPITO DI REALTÀ – Organizzo una campagna di sensibilizzazione

1. Insieme alla tua classe organizza una campagna di sensibilizzazione in favore della tutela dei diritti inviolabili.

• Scegliete il tema specifico su cui focalizzare la campagna e stabilite i vostri obiettivi (aumentare la consapevolezza, promuovere il dialogo, incoraggiare azioni concrete...).

• Definite il pubblico di destinazione (alunni e alunne della scuola, famiglie...).

• Decidete quali elaborati realizzare (slogan, poster, video, volantini, flash mob...).

• Realizzateglielaboraticonunlinguaggiochiaro,concisoeaccattivante,adeguatoalpubblicodidestinazione.

• Decidete il mezzo di diffusione dei materiali della campagna (bacheche scolastiche, social media, sito o giornalino della scuola...).

LEZIONE 4

LA SOCIETÀ FASCISTA

Mussolini vuole creare uno Stato totalitario

Con l’espressione regime totalitario si intende un sistema politico in cui un solo partito controlla tutte le istituzioni dello Stato e vuole modellare ogni aspetto della società e della vita dei cittadini e delle cittadine secondo la propria ideologia. Questa espressione fu utilizzata a partire dal 1923 dagli antifascisti italiani che accusavano il fascismo di voler assumere un controllo totale dello Stato. In seguito, lo stesso Mussolini e altri dirigenti fascisti ripresero il termine e rivendicarono la volontà totalitaria del fascismo, cioè il desiderio di “fascistizzare” lo Stato e l’intera società, con l’obiettivo di creare in Italia un’umanità nuova, fedele alle idee fasciste e a Mussolini. A tale scopo, il fascismo utilizzò tutti gli strumenti a sua disposizione, dalla scuola, alle associazioni culturali, ricreative e sportive gestite dal partito, ai mezzi di comunicazione di massa.

La scuola deve formare i nuovi fascisti

La costruzione del perfetto cittadino fascista cominciava fin dall’infanzia. Il modello inculcato ai bambini era quello del cittadino-soldato, forte, leale, coraggioso e rispettoso dei superiori. Alle bambine invece si proponeva l’immagine dell’operosa donna di casa, “angelo del focolare”, madre e moglie devota. Nella formazione del bravo fascista l’istruzione aveva dunque un’enorme importanza. Dal 1929 gli insegnanti furono tenuti a prestare giuramento di fedeltà al fascismo e nelle scuole furono imposti libri di testo in cui si celebravano il regime (→ La fonte scritta) e Mussolini stesso. In quello delle elementari, ad esempio, figuravano frasi come: «La lettera M significa Mussolini, ma vuol dire anche Mamma».

• Immagine interattiva L’Italiafascista

• Filmato d’epoca L’organizzazione delconsenso

• Video IstitutoLUCEeCinecittà

• Video L’architetturafascista

• Storia locale - Patrimonio L’architetturafascista

studio con METODO

Identifico il significato delle parole

1. Che cosa significa l’aggettivo “totalitario”? Da quale parola deriva?

Metto in relazione

2. Con quali scopi Mussolini prese il controllo del sistema educativo italiano?

Rispondi dopo averne discusso con la classe.

LA FONTE SCRITTA Il fascismo spiegato ai bambini e alle bambine

In un manuale scolastico del 1934 si spiegano le differenze tra democrazia e fascismo.

Nello Stato democratico solo alcuni partiti avevano il comando, sicché, invece di essere lo Stato il dominatore dei partiti, era il loro schiavo, mentre oggi vi è un solo partito, quello di tutti gli Italiani, che si chiama fascismo. C’era poi il Parlamento, [...] che era diverso da quello di oggi e rappresentava un’altra piaga della Nazione, perché a forza di lunghi discorsi, di litigi e di chiacchiere, impediva al Governo di fare buone leggi. Adesso invece le leggi le fa in maniera sbrigativa direttamente il Governo, cioè il Consi-

glio dei Ministri e il Gran Consiglio del Fascismo, senza bisogno del Parlamento, che ne viene informato in ultimo a cose fatte.

Da Il libro fascista del Balilla,1934

Analizzo la FONTE

1. Sottolinea con due colori diversi i termini che descrivono il funzionamento dello Stato democratico e quelli usati per indicare il fascismo: che cosa noti?

2. Qual è la critica che viene mossa allo Stato democratico?

RAGAZZE&RAGAZZI STORIA nella

Le organizzazioni fasciste per l’infanzia e la gioventù

La nuova generazione si esercita all’uso delle armi: un piccolo battaglione di Balilla, armato di moschetti, presenta le armi mentre l”ufficiale” esegue il saluto romano.

Per inculcare nelle nuove generazioni gli ideali fascisti fu creata nel 1926 l’Opera nazionale Balilla, che inquadrava i ragazzi tra i 6 e i 18 anni per classi d’età (Figli della Lupa, Balilla, Balilla moschettieri e Avanguardisti per i ragazzi; Figlie della Lupa, Piccole italiane e Giovani italiane per le ragazze) e organizzava competizioni sportive e culturali, parate, colonie estive e altre attività di intrattenimento. Per i maschi ogni attività era anzitutto una preparazione alla guerra. Perciò fin dai primi anni avevano armi finte e si esercitavano a combattere, sparare e marciare in camicia nera. Le femmine, che indossavano camicetta bianca e gonna scura, eseguivano esercizi ginnici e venivano istruite al ruolo di madre e moglie fascista, dedita alla casa e alla cura del marito e dei figli.

MUSICA &

Un’attività tipica nella formazione dei giovani era il canto corale, che serviva a inculcare i valori del fascismo in modo piacevole e coinvolgente. Ricerca in rete i testi dell’Inno dei Balilla e dell’Inno delle Giovani italiane e analizzali insieme al resto della classe e all’insegnante. Quale linguaggio usano? Quali modelli propongono a maschi e femmine?

Giovani italiane impegnate in esercizi ginnici, 1934.

Tempo libero e sport coinvolgono gli adulti

Per gestire il tempo libero degli adulti venne fondata nel 1925 l’Opera nazionale dopolavoro, che organizzava eventi sportivi e culturali, viaggi, corsi di formazione e offriva sconti per cinema, teatri, mezzi di trasporto. In particolare il fascismo promosse lo sport, visto come dimostrazione di forza e vigore da parte del popolo italiano e, per i più giovani, come preparazione ideale a future imprese militari. Per dare il buon esempio, i personaggi più in vista del regime, i cosiddetti gerarchi, si cimentavano in pubblico in esercizi in cui potevano dare prova di coraggio e buona forma fisica. Lo stesso Mussolini si fece ritrarre più volte a cavallo o mentre nuotava in mare, tirava di scherma o giocava a tennis.

storia

degli studi cinematografici

La propaganda usa i mass media...

Un altro strumento per coinvolgere cittadini e cittadine era la propaganda attraverso i mezzi di comunicazione di massa, di cui Mussolini, che in passato era stato giornalista, aveva ben chiara l’importanza. In questo campo, il regime non si limitava a censurare i contenuti sgraditi, ma impartiva precise disposizioni su ciò che i giornali dovevano scrivere, alle quali riviste e quotidiani si dovevano rigorosamente attenere. Anche per la radio 1, che cominciò a diffondersi in Italia soprattutto negli anni ’30 e i cui apparecchi furono installati in scuole, uffici e edifici pubblici per trasmettere i discorsi di Mussolini, furono date rigorose direttive su contenuti e forme dei programmi. Il cinema, in gran parte realizzato negli studi di Cinecittà 2, inaugurati a Roma nel 1937, proponeva film di contenuto storico e patriottico oppure vicende in cui la società italiana appariva serena e prospera. Prima di ogni spettacolo si proiettavano i cinegiornali, filmati di informazione prodotti da un ente statale, l’Istituto Luce, in cui si celebravano i successi del regime.

... e i muri delle case

Per diffondere le parole d’ordine del fascismo non venivano sfruttati solo giornali, radio e cinema. Nelle aule scolastiche, nelle sedi dei dopolavoro, nelle fabbriche, negli uffici o sui muri delle case, lungo le strade, c’erano scritte che riportavano le frasi più note attribuite a Mussolini: da «Libro e moschetto / fascista perfetto», adatto per le scuole, a «Qui si lavora e basta», per i luoghi di lavoro, fino al celebre «Credere, obbedire, combattere».

Metto in relazione

3. Perché Mussolini decise di usare i mezzi di comunicazione di massa per la sua propaganda? Quale aspetto importante aveva colto rispetto al loro uso? studio con METODO

Una radio molto diffusa durante gli anni del fascismo: la cosiddetta Radio Balilla.
L’inaugurazione
di Cinecittà a Roma nel 1937.

Imparo la strategia Metti a confronto due società (p. 398)

4. Segui le indicazioni dell’insegnante e impara a mettere a confronto due società. Esercitati confrontando la società fascista con quella stalinista.

3

Il fascismo promuove il culto di Mussolini e il modello dell’impero romano

Al centro della propaganda fascista vi era la figura di Mussolini 3, celebrato non solo come uomo politico, ma in tutti gli aspetti della sua personalità, dalla prestanza fisica alla dedizione al lavoro. Si cercava così di trasmettere l’idea che Mussolini fosse una sorta di essere sovrumano, artefice di tutti i successi del Paese. I suoi slogan a effetto erano diffusi da giornali, radio e cinegiornali, ed erano anche una presenza costante nei luoghi in cui la gente trascorreva le proprie giornate.

Uno dei principali obiettivi del regime fascista era fare dell’Italia una nazione guerriera, una potenza militare, in grado di espandersi e conquistare nuovi territori. Perciò a ogni occasione si faceva riferimento alla antica Roma, cioè all’epoca in cui l’Italia aveva dominato sull’Europa e sul Mediterraneo. Il fascio littorio 4, insegna dei magistrati romani, divenne il simbolo del regime e venne impresso ossessivamente su documenti, libri, cartoline, manifesti, giornali, francobolli. Il saluto romano 5, con il braccio teso di scatto verso l’alto, fu reso obbligatorio e sostituì la stretta di mano. Ai gerarchi del Partito fascista furono conferiti titoli come console o triumviro e lo stesso appellativo usato per indicare Mussolini, duce del fascismo, veniva dal termine latino dux, “guida”, “condottiero” 6.

4 5 6

Il regime sostiene la crescita demografica

All’obiettivo di creare un nuovo impero italiano era strettamente legato un altro obiettivo del regime: l’aumento della popolazione. Mussolini era infatti convinto che la potenza di un Paese si misurasse anzitutto con il numero dei suoi abitanti e che una nazione popolosa sarebbe stata più forte sul piano politico, economico e militare. Perciò il regime attuò una serie di provvedimenti che incentivavano la crescita demografica: istituì premi per le famiglie numerose 7, favorì la carriera lavorativa degli uomini che avevano molti figli, distribuì assegni famigliari e impose una tassa sui celibi per indurli a sposarsi.

Il regime attua strategie a supporto della maternità

Le strategie attuate dal regime per incrementare la popolazione inclusero il divieto di pubblicizzare i mezzi di controllo delle gravidanze e un’applicazione rigorosa della legislazione contro l’aborto. A queste azioni repressive, si unirono una serie di iniziative per sostenere madri e bambini. Già nel 1925 venne fondata l’Opera nazionale per la maternità e l’infanzia. I suoi compiti erano numerosi e avevano come fine quello di ridurre la mortalità infantile e assicurarsi che le future madri e i bambini potessero godere di aiuti pratici e di cure all’avanguardia per l’epoca.

Nonostante tutte le misure adottate e la forte pressione della propaganda, la campagna demografica fu fallimentare: il numero delle nascite continuò a calare.

L’accesso delle donne al lavoro e in politica viene reso sempre più difficoltoso

Parallelamente all’insistenza sul ruolo materno delle donne, il regime rese sempre più difficoltoso il loro accesso alle professioni, soprattutto quelle pubbliche. Le donne assunte durante la guerra e che erano riuscite a mantenere il proprio posto di lavoro dopo il ritorno dei reduci vennero licenziate. Dal 1926, inoltre, non ebbero più la possibilità di insegnare nei licei le materie considerate più prestigiose, per esempio italiano, latino, storia e filosofia.

In ambito politico, le donne avevano partecipato, anche se non particolarmente numerose, al periodo di nascita del movimento fascista. Abbastanza rapidamente, tuttavia, dopo l’affermazione del regime, vennero ricacciate ai margini. I Fasci femminili, gruppi di sole donne impegnate nel sostegno del Partito fascista, vennero presto posti sotto controllo maschile e le loro attività ristrette ai settori della propaganda e dell’assistenza sociale.

Una famiglia di contadini con dieci figli a Carpi (Modena), nel 1936. I bambini e le bambine indossano le divise dei Balilla e delle Piccole italiane.

studio con METODO

Metto in relazione

5. Quali furono gli scopi che Mussolini si prefisse con il supporto alla maternità? Secondo te, perché le sue strategie per l’aumento demografico fallirono? Identifico le informazioni

6. Con quali misure Mussolini impedì alle donne di avere un ruolo attivo nella società?

studio con METODO

Identifico il significato delle parole

1. Che cosa si intende per protezionismo? Perché le “battaglie” di regime rientrano in tale politica economica?

Discutine con la classe e l’insegnante.

Schematizzo

2. Sul quaderno, raccogli in una tabella gli aspetti positivi e quelli negativi della:

• battaglia della lira;

• battaglia del grano.

Mussolini a Sabaudia nel 1934 prende parte alla trebbiatura del grano davanti alle telecamere dell’Istituto Luce. Nella “battaglia del grano”, come in tutte le politiche del fascismo, il momento propagandistico, spesso legato alla presenza di Mussolini, assumeva un ruolo centrale.

L’ECONOMIA FASCISTA

La propaganda fascista promuove gli obiettivi economici del regime

Il controllo del fascismo sull’intera società italiana si estese anche all’economia, un settore in cui il regime promosse il protezionismo e il sostegno alle produzioni nazionali. Perciò fin dal 1925 sui giornali, alla radio e nei discorsi pubblici furono lanciate campagne propagandistiche, che venivano chiamate “battaglie”, usando il linguaggio militaresco che tanto piaceva a Mussolini.

La prima di queste campagne fu la cosiddetta battaglia del grano, con cui si sollecitavano le aziende agricole e i contadini ad aumentare la produzione di cereali, in modo da liberare l’Italia dalla “schiavitù del pane straniero”, e limitare al minimo le importazioni. Alla battaglia del grano si affiancò a partire dal 1926 la battaglia della lira, per riportare il cambio con la sterlina inglese, all’epoca la moneta più importante negli scambi internazionali, a quota 90 (90 lire per una sterlina), lo stesso valore che aveva nel 1914.

Le battaglie del grano e della lira producono effetti negativi La propaganda di regime promosse queste campagne facendo leva sul prestigio nazionale: l’orgoglio di avere una moneta forte, la capacità del Paese di produrre il cibo essenziale, la celebrazione del mondo rurale e della figura del contadino-soldato, che sfama la patria e la difende in guerra. Entrambe le campagne raggiunsero il loro obiettivo, ma produssero anche effetti negativi. Per aumentare la superficie coltivata a cereali, infatti, si dovettero sacrificare altre colture, in particolare quelle di frutta e verdura, che erano più redditizie e producevano anche per l’esportazione. Anche il ritorno a una lira forte danneggiò le esportazioni, rendendo i prodotti italiani meno convenienti. Infatti, se nel 1926 con una sterlina si compravano 150 lire di prodotti italiani, ora se ne acquistavano solo 90.

Dopo la crisi del 1929 lo Stato interviene

nell’economia

La presenza dello Stato nell’economia crebbe ancora di più dopo la crisi economica del 1929, che si propagò dagli Stati Uniti all’Europa e provocò un calo della produzione industriale (→ Capitolo 2, Lezione 5). Molte banche italiane si ritrovarono sull’orlo del fallimento perché le imprese non erano più in grado di restituire i loro debiti, la disoccupazione aumentò e il governo fu pertanto costretto a provvedimenti di emergenza.

Per fornire lavoro alle persone disoccupate, Mussolini diede un grande impulso alle opere pubbliche: strade, ferrovie, porti, edifici pubblici e ospedali. L’intervento più importante e pubblicizzato fu la bonifica dell’Agro Pontino, una vasta area paludosa a sud di Roma.

Per salvare le banche dal fallimento, nel 1931 fu creato l’Istituto per la ricostruzione industriale (IRI), un ente pubblico che divenne l’azionista di maggioranza delle tre maggiori banche italiane e assunse così il controllo di molte imprese pesantemente indebitate. Attraverso l’IRI lo Stato si trovò dunque a gestire direttamente importanti settori industriali, come quelli siderurgico, cantieristico, degli armamenti, telefonico e altri ancora.

Identifico le informazioni 3. Sottolinea nel testo i provvedimenti che Mussolini adottò per contrastare le conseguenze della crisi del ’29 in Italia.

Mussolini partecipa all’inaugurazione di alcuni insediamenti rurali nell’Agro Pontino; qui, tra il 1931 e il 1934 le terre furono prosciugate e rese coltivabili e vennero fondati nuovi centri urbani, tra cui Sabaudia e Littoria (oggi Latina), destinati a ospitare contadini provenienti dalle aree più povere del Paese, in particolare dal Veneto.

Le corporazioni sostituiscono i sindacati

Per quanto riguarda i rapporti tra lavoratori e imprese, il regime fascista varò un progetto molto ambizioso, il corporativismo. Esso prevedeva la creazione di corporazioni, una per ciascun settore economico, in cui i rappresentanti delle imprese e degli operai avrebbero dovuto agire insieme per risolvere le controversie di lavoro, sotto il controllo di un ministero delle Corporazioni. In realtà, almeno in una prima fase, il corporativismo portò soprattutto al controllo dello Stato sulle attività sindacali. Lo stesso sindacato fascista, riconosciuto come unico rappresentante dei lavoratori, fu sottoposto all’autorità dello Stato, che ne sceglieva i dirigenti e ne controllava i bilanci. Fu eliminato il diritto di sciopero e i sindacati liberi persero ogni possibilità di far valere le proprie richieste, finché nel 1927 cessarono di esistere.

Poster pubblicitario dell’auto

508 Balilla prodotta dalla F.I.A.T. (Fabbrica Italiana automobili Torino) a partire dal 1932. Questo modello era venduto a un prezzo base di sole 10.800 lire ed era quindi accessibile anche al nuovo ceto medio di impiegati e professionisti.

Mussolini visita le officine dell’Ansaldo a Cornigliano Campi nel 1938.

Le condizioni degli operai peggiorano e migliorano quelle del ceto medio

Privati della tutela di liberi sindacati, gli operai videro peggiorare le proprie condizioni di lavoro. A fronte dei nuovi servizi forniti dall’organizzazione del dopolavoro, infatti, gli stipendi erano calati, gli orari erano più duri e nelle fabbriche veniva imposta una rigorosa disciplina che impediva ai lavoratori di opporsi alle direttive dei superiori.

Migliore era la situazione del ceto medio di impiegati e professionisti che, grazie alla creazione di nuovi enti statali e alla crescita dell’apparato burocratico, aveva trovato nuove occasioni di impiego e carriera.

Dopo dieci anni di regime l’Italia resta un Paese arretrato

A metà degli anni ’30, dopo più di un decennio di regime fascista, l’Italia restava un Paese arretrato rispetto alle grandi potenze europee. Il reddito medio degli Italiani e i consumi erano nettamente inferiori a quelli del resto d’Europa. Gli Italiani guadagnavano in media la metà dei Francesi e un terzo degli Inglesi e spendevano gran parte del proprio stipendio per l’alimentazione. Di conseguenza avevano poche risorse da investire in beni voluttuari, cioè non strettamente necessari alla sopravvivenza. La spesa per il vestiario era la metà di quella di Francesi e Inglesi, e anche la diffusione nelle case di radio e telefoni era nettamente inferiore. Quanto alle automobili, in Italia ce n’era una ogni 100 abitanti, mentre in Inghilterra e Francia erano una ogni 20, cinque volte tanto. Negli anni successivi questo divario si sarebbe accentuato. Mussolini infatti, anziché promuovere lo sviluppo economico, volle lanciarsi in una politica estera di conquista che comportò spese enormi, diede scarsi profitti, isolò il Paese e lo avviò verso il disastro della Seconda guerra mondiale.

interviene nell’economia

controlla le attività sindacali

con le battaglie protezioniste

con i lavori pubblici

con le nazionalizzazioni

con il corporativismo

IL FASCISMO

LEZIONE

L’ESPANSIONISMO FASCISTA

L’Italia si espande in Libia e occupa l’Etiopia

Tra gli elementi cruciali della propaganda fascista vi erano il culto della guerra e la volontà di fondare un nuovo impero degno di quello dell’antica Roma (→ Lezione 4). Inizialmente gli sforzi si concentrarono sulla Libia, dove gli Italiani erano presenti dal 1912, ma controllavano solo i centri principali e le coste. Per sottomettere l’intero Paese e vincere la resistenza dei Libici, i militari italiani infierirono sui civili. Molti villaggi furono bombardati con armi chimiche; furono ordinate centinaia di esecuzioni e decine di migliaia di abitanti vennero deportate e morirono durante le marce attraverso il deserto o nei campi di prigionia. Solo dopo l’impiccagione del capo dei combattenti, Omar al-Mukhtar, avvenuta nel 1931, gli Italiani assunsero il pieno controllo del Paese.

Quattro anni dopo, nel 1935, Mussolini decise che era giunto il tempo di conquistare nuove colonie. Il duce individuò un primo obiettivo nell’Etiopia, che confinava con i domini italiani di Eritrea e Somalia. Il 2 ottobre 1935 le truppe italiane iniziarono la conquista, utilizzando anche gas asfissianti contro i nemici, spesso armati soltanto di lance e scudi.

La Società delle Nazioni interviene contro l’Italia

L’imperatore d’Etiopia Hailé Selassié chiese l’intervento della Società delle Nazioni, la quale, con il consenso di Francia e Gran Bretagna, condannò l’aggressione italiana e impose sanzioni economiche che limitarono gli scambi commerciali degli Stati membri con l’Italia.

In realtà le sanzioni non si rivelarono efficaci, anche perché non riguardavano le forniture essenziali per le operazioni militari, come petrolio e acciaio, e furono ignorate dai Paesi che non facevano parte della Società delle Nazioni, come Stati Uniti e Germania.

Così l’avanzata italiana proseguì e il 5 maggio 1936 Mussolini poté proclamare la vittoria, insignendo Vittorio Emanuele III del titolo di imperatore d’Etiopia.

La nuova colonia non fornisce ricchezze all’Italia

Nelle intenzioni del regime l’espansione coloniale, oltre ad accrescere il prestigio dell’Italia, avrebbe dovuto garantire al Paese nuove risorse. In realtà l’Etiopia si rivelò povera di materie prime e poco adatta alle coltivazioni; inoltre le spese necessarie per mantenere il controllo del Paese e per contrastare la resistenza delle popolazioni locali superarono i ricavi derivanti dallo sfruttamento delle scarse risorse presenti sul posto.

studio con METODO

Schematizzo

1. Sul quaderno, trascrivi le tappe dell’espansione coloniale italiana in una tabella che riporti anche l’anno di ciascuna tappa.

Metto in relazione

2. Perché l’intervento della Società delle Nazioni fallì? Che cosa deduci a proposito del ruolo di questa istituzione?

3. Perché la conquista dell’Etiopia si rivelò economicamente fallimentare?

• Filmato d’epoca Laguerrad’Etiopia

• HUB Maps Laguerrad’Etiopia

oceano
Indiano
canale di Suez
Mogadiscio
Addis Abeba Etiopia (Abissinia) Somalia italiana
Somalia (brit.)
Somalia (fr.)
Kenya
Uganda
Massaua
Eritrea Sudan angloegiziano
Tripoli
Bengasi Egitto
Libia
Dodecaneso
Tunisia
Roma
Italia
Colonie italiane nel 1935
Territori conquistati nel 1935-36
Le colonie italiane (1936)

L’uso di armi chimiche nella Guerra d’Etiopia

Gas mortale

Durante la guerra d’Etiopia, il disegnatore Enrico De Seta produsse una serie di cartoline satiriche dal contenuto estremamente razzista. In questa, intitolata Armamenti, si fa chiaramente riferimento all’uso di sostanze chimiche per uccidere gli Etiopi.

FONTE 1

Bombe dal cielo

In questa testimonianza il capo etiope ras Immirù Haile Sellase descrive il bombardamento chimico effettuato nel dicembre del 1935 dall’aviazione italiana nel Nord dell’Etiopia.

Fu uno spettacolo terrificante. Io stesso sfuggii per un caso alla morte. Era la mattina del 23 dicembre […] quando comparvero nel cielo alcuni aeroplani. Il fatto, però, non ci allarmò troppo, perché ormai ci eravamo abituati ai bombardamenti. Quel mattino, però, non lanciarono bombe, ma strani fusti che si rompevano appena toccavano il suolo o l’acqua del fiume, e proiettavano intorno un liquido incolore. Prima che mi potessi rendere conto di ciò che stava accadendo, alcune centinaia fra i miei uomini erano rimasti colpiti dal misterioso liquido e urlavano per il dolore, mentre i loro piedi nudi, le loro mani, i loro volti si coprivano di vesciche. Altri, che si erano dissetati al fiume, si contorcevano a terra in un’agonia che durò ore. Fra i colpiti c’erano anche dei contadini che avevano portato le mandrie al fiume, e gente dei villaggi vicini. I miei sottocapi, intanto, mi avevano circondato e mi chiedevano consiglio, ma io ero stordito, non sapevo che cosa rispondere, non sapevo come combattere questa pioggia che bruciava e uccideva.

Da Angelo Del Boca, Italiani, brava gente?, Neri Pozza editore, Vicenza 2005, rid.

• pensiero critico - empatia

• Osservalacartolina.Lostrumentoimpugnatodalsoldato serve a spruzzare insetticida. Qual è il significato implicito di questa immagine? Per rispondere considera anche le diverse dimensioni del soldato italiano e degli etiopi.

• Sottolinea nel brano “bombe dal cielo” tutte le parole che esprimono la reazione emotiva degli etiopi di fronte al bombardamento chimico. Qual è il sentimento prevalente?

FONTE 2

L’espansione coloniale rafforza il regime

La conquista dell’Etiopia rappresentò comunque un successo politico per il regime. La propaganda fascista dipinse le sanzioni come un complotto organizzato da Francia e Gran Bretagna, due nazioni che avevano vastissimi domini coloniali, ma che negavano all’Italia un “posto al sole”, cioè un proprio impero. Per finanziare le spese di guerra, nel 1935 il governo chiese alla popolazione di consegnare oro e oggetti preziosi allo Stato.

Dopo la vittoria il regime celebrò la capacità del duce di sfidare le democrazie occidentali e imporre loro i propri obiettivi e centinaia di migliaia di persone si radunarono nelle piazze per festeggiare la nascita dell’impero. Per Mussolini la conquista dell’Etiopia rappresentò il momento di massima popolarità

Mussolini promuove l’autarchia

Le sanzioni economiche imposte dalla Società delle Nazioni diedero anche al regime fascista l’occasione di rafforzare ancora di più il controllo sull’economia e promuovere l’autarchia, cioè l’indipendenza economica dell’Italia. Un’intensa campagna di propaganda cercò di convincere gli Italiani ad acquistare merci nazionali e celebrò la capacità di tecnici, imprenditori e scienziati di trovare nuove soluzioni per sostituire le materie prime di importazione con le risorse disponibili in Italia.

Sollecitati dal regime, i laboratori delle università e delle aziende produssero in effetti un gran numero di nuovi materiali utilizzando soprattutto materie prime vegetali o scarti di altre lavorazioni. In molti casi questi nuovi prodotti, noti come surrogati, cioè sostituti, facevano rimpiangere le merci d’importazione, come le bevande a base di cicoria e orzo usate per sostituire il caffè, oppure il lanital, un tessuto ricavato dai residui della lavorazione del latte, che puzzava e si deformava facilmente.

Altri surrogati, invece, si dimostrarono efficaci e diedero avvio a produzioni industriali di successo che sarebbero proseguite anche nei decenni seguenti, come ad esempio la gomma sintetica, che lo scienziato Giulio Natta ricavò dall’alcol prodotto dalle barbabietole, un’invenzione che rese superflua l’importazione di gomma naturale. Al di là dei singoli prodotti, anche l’autarchia contribuì alla popolarità del regime, perché stimolò l’orgoglio nazionale dei cittadini celebrando lo spirito d’iniziativa, la creatività e i sacrifici degli Italiani di fronte alle difficoltà.

Autarchia, una grande occasione per le aziende italiane

In questa pubblicità di una lametta da barba, la carta dell’Etiopia e la statua di Giulio Cesare, simboli dell’impero, affiancano lo slogan che invita gli Italiani a “fare da sé”, nel duplice senso di farsi la barba a casa, e non dal barbiere, e di usare prodotti italiani, e non stranieri.

Metto in relazione

4. Che impatto ebbe sulle masse la campagna coloniale fascista? Che immagine ne uscì del duce e del regime?

• pensiero critico

Le sanzioni economiche sono utilizzate ancora oggi per punire Paesi che violano le regole del diritto internazionale. Nel 2022, ad esempio, gli Stati Uniti e i loro alleati le hanno imposte alla Russia dopo che aveva invaso l’Ucraina. Quali sono stati gli effetti di queste sanzioni? Raccogli dati e informazioni al riguardo.

L’ITALIA RAZZISTA

studio con METODO

Esploro

1. Svolgi una ricerca sul concetto di razza e poi chiediti: il Manifestodegliscienziati razzistipoteva considerarsi scientificamente fondato? Perché, secondo te, gli studiosi vi aderirono?

Identifico le informazioni

2. Perché il regime, nonostante la comunità ebraica in Italia fosse ben integrata col resto della popolazione, promosse le leggi razziali? Quali furono le ragioni di tale scelta discriminatoria e razzista?

Le conquiste coloniali alimentano il razzismo

L’espansione in Libia e in Etiopia si basava anche su idee razziste secondo le quali gli Italiani, in quanto appartenenti a una razza superiore, avevano il diritto di sottomettere i Libici e conquistare l’Etiopia.

Nel 1938, la propaganda fascista decise di dare un fondamento pseudoscientifico al concetto di “italianità”, attraverso il Manifestodegliscienziatirazzisti, in cui medici e biologi fascisti sostenevano l’esistenza di una “razza italiana” e chiedevano di difendere la sua purezza dalla contaminazione di altri popoli considerati inferiori.

L’Italia fascista addita gli Ebrei come nemici interni

Oltre che contro le popolazioni delle colonie, dalla fine degli anni ’30 il razzismo fascista si scagliò anche contro la comunità ebraica. Un’intensa campagna di stampa cominciò a presentare gli Ebrei come nemici del popolo italiano in combutta con le potenze straniere ostili al regime. In realtà la comunità ebraica italiana era assai esigua (circa un cittadino ogni mille) e ben integrata, e molti Ebrei avevano aderito al fascismo. Tuttavia al regime faceva comodo additare gli Ebrei come una pericolosa minaccia in modo che i cittadini avessero un nemico interno contro cui sfogare le proprie frustrazioni e percepissero al contempo le imposizioni del regime come azioni di difesa dalle forze ostili al Paese. Inoltre in quegli anni il fascismo stava creando una forte alleanza con la Germania, dove era salito al potere il regime nazista, che fondava la propria ideologia proprio sull’odio verso gli Ebrei.

LA FONTE SCRITTA Il fascismo a difesa della “razza italiana”

Il 6 ottobre 1938, il Gran Consiglio del fascismo emise una Dichiarazione della razza, in cui riaffermava la necessità di difendere la “razza italiana” e stabiliva delle regole per limitare le coppie miste. Obiettivo di queste norme erano sia le persone di colore sia la comunità ebraica.

Il Gran Consiglio del Fascismo, in seguito alla conquista dell’Impero, dichiara l’attualità urgente dei problemi razziali e la necessità di una coscienza razziale. Ricorda che il Fascismo […] svolge un’attività positiva diretta al miglioramento quantitativo e qualitativo della razza italiana, miglioramento che potrebbe essere gravemente compromesso da incroci e imbastardimenti [la nascita di figli da coppie miste].

Il Gran Consiglio del Fascismo perciò stabilisce: a) il divieto di matrimoni di italiani e italiane con elementi appartenenti alle razze camita [neri], semita [arabi ed

ebrei] e altre razze non ariane [non bianche]; b) il divieto per i dipendenti dello Stato e di Enti pubblici […] di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza.

Analizzo la FONTE

1. Che cosa intende il Gran Consiglio del fascismo con l’espressione «coscienza razziale»?

2. Quali motivazioni fornisce il Gran Consiglio del fascismo al divieto di matrimoni misti?

3. A quali popolazioni o etnie fa riferimento il documento?

LA FONTE VISIVA Gli Ebrei esclusi dalla società

Le vignette pubblicate sul quindicinale La difesa della razza, una rivista fondata nel 1938 e dedicata alla propaganda razzista, illustrano le conseguenze delle leggi razziali approvate tra il 1938 e il 1939.

Analizzo la FONTE

1. Secondo te, qual era lo scopo di queste vignette? A chi erano destinate?

2. Quali ruoli sociali e professionali sono negati agli Ebrei in queste immagini?

3. In che modo le vignette utilizzano immagini e simboli per rappresentare le restrizioni imposte agli Ebrei?

Il regime emana le leggi razziali contro gli Ebrei

Le campagne di stampa contro gli Ebrei furono seguite da provvedimenti concreti. Fra il 1938 e il 1939 furono emanate le leggi razziali, che esclusero gli Ebrei dagli uffici pubblici, li espulsero dalle scuole e dalle università (anche come studenti), impedirono loro l’accesso ad alcune professioni e vietarono i matrimoni misti. Commercianti, professionisti e imprenditori ebrei furono costretti a cedere le proprie attività o a intestarle a prestanome “ariani”, con il rischio di essere truffati e non potersi in alcun modo rivalere. Quasi cento professori furono cacciati dall’università e si trasferirono all’estero, per lo più negli Stati Uniti, dove, insieme ai tanti studiosi in fuga dalla Germania nazista, contribuirono allo sviluppo medico, scientifico e tecnologico americano.

La popolazione italiana accetta le leggi razziali

La popolazione italiana non si ribellò alle leggi razziali e addirittura sulle vetrine di negozi, bar e ristoranti cominciarono a comparire cartelli che proclamavano: «In questo locale gli Ebrei non sono graditi». Non mancarono, anche all’interno del regime fascista, persone che in privato aiutarono amici e colleghi ebrei, ma le dichiarazioni pubbliche contro il razzismo del regime restarono poche e isolate. Per molti l’esclusione degli Ebrei dalla vita sociale era un vantaggio: consentiva di fare carriera subentrando a un superiore radiato, di veder scomparire un concorrente pericoloso o di rilevare a basso prezzo le attività costrette a chiudere.

Una commerciante romana appone un cartello antisemita sulla vetrina del suo negozio nei pressi del ghetto ebraico, 1938.

LA SINTESI A MODO MIO

LEGGI e individua nel testo le informazioni principali

LEZIONI 1-2

Crisi economica del dopoguerra

proteste e scioperi del “Biennio rosso” insoddisfazione per i trattati di pace

ASCOLTA l’audiosintesi e prendi nota delle informazioni principali

Il dopoguerra in Italia

L’ascesa del fascismo

VISUALIZZA le connessioni con l’aiuto degli schemi

Dopo la Prima guerra mondiale, l’Italia vive una grave crisi economica. Negli anni 1919-1920, il cosiddetto “Biennio rosso”, operai e contadini protestano, scioperano e occupano fabbriche e latifondi. Nel Paese inoltre c’è molta insoddisfazione perché i trattati di pace hanno assegnato all’Italia solo le “terre irredente” Trento e Trieste ma non la Dalmazia.

Per questo motivo D’Annunzio occupa con alcune migliaia di uomini armati la città di Fiume, in Istria.

FASCISMO

fondato da Mussolini nel 1919

entra in Parlamento con le elezioni del 1921

al potere con la Marcia su Roma nel 1922

nascita movimenti nazionalisti e antisocialisti eliminazione delle opposizioni Patti Lateranensi con la Chiesa nasce la dittatura

LEZIONE 3

Il fascismo vince le elezioni nel 1924

assassinio di Matteotti per mano di fascisti

1925-1926: LEGGI FASCISTISSIME

A causa delle numerose proteste sociali, imprenditori, proprietari terrieri e piccola borghesia hanno paura di socialisti e comunisti perché temono che vogliano fare una rivoluzione come in Russia. Nascono quindi i movimenti nazionalisti contro socialisti e comunisti.

Tra i movimenti nazionalisti c’è il fascismo, fondato nel 1919 da Benito Mussolini. I fascisti organizzano squadre che compiono violente spedizioni contro socialisti, sindacati e cooperative nelle campagne del Nord Italia. In questo modo guadagnano consensi, anche perché le autorità non li ostacolano.

Alle elezioni del 1921 i fascisti si alleano con i liberali di Giolitti ed entrano per la prima volta in Parlamento con 35 deputati. Nell’ottobre del 1922 i fascisti organizzano la Marcia su Roma e, per paura di una guerra civile, il re chiama Mussolini a formare un governo.

La dittatura fascista

Diventato presidente del Consiglio, Mussolini fa approvare una legge elettorale favorevole al fascismo e vince le elezioni nel 1924. Tuttavia, dopo l’assassinio di Matteotti, un deputato socialista ucciso dagli squadristi, il governo fascista rischia di indebolirsi. Le opposizioni si ritirano dal Parlamento, ma il re non interviene e Mussolini esce dalla crisi ancora più forte. A questo punto, Mussolini è pronto a creare una dittatura: tra il 1925 e il 1926 fa approvare una serie di leggi per contrastare i partiti di opposizione, poi, con le leggi fascistissime, aumenta il potere del governo rispetto al Parlamento. Molti antifascisti vengono uccisi, altri vanno in esilio oppure in clandestinità. Restano autonomi dal regime solo il re, che però sostiene Mussolini, e la Chiesa cattolica, che ottiene i Patti Lateranensi.

• Scarica la sintesi in 7 lingue

LEZIONE 4

La società fascista

STATO TOTALITARIO

controllo della società

scuola propaganda

organizzazioni per il tempo libero

LEZIONE 5

POLITICA

battaglia del grano battaglia della lira

non scongiurano la crisi del 1929

lo Stato interviene con l’Istituto per la Ricostruzione Industriale

LEZIONI 6-7

1936: CONQUISTA DELL’ETIOPIA

i popoli conquistati sono considerati inferiori

il fascismo abbraccia l’ideologia razzista

1938-1939: LEGGI RAZZIALI CONTRO GLI EBREI

Mussolini vuole creare uno Stato totalitario. A questo scopo utilizza anzitutto la scuola, per formare cittadine e cittadini fedeli al fascismo. Anche il tempo libero degli adulti viene gestito dalle organizzazioni del regime, che così ottiene il consenso delle classi popolari. I mass media (giornali, radio, cinema) trasmettono i messaggi del regime, che hanno al centro l’esaltazione di Mussolini e il mito dell’Italia guerriera e dell’impero romano. Per creare un esercito abbastanza forte, il regime promuove la crescita demografica e la maternità e limita i diritti delle donne

L’economia fascista

Dal 1925 il fascismo comincia a intervenire nell’economia per diminuire le importazioni dall’estero con iniziative chiamate “battaglie”. Con la battaglia del grano viene aumentata la produzione di cereali e con la battaglia della lira viene rafforzato il valore della moneta italiana. Entrambe le campagne hanno effetti negativi sulla coltivazione di prodotti più vantaggiosi e sulle esportazioni. Dopo la crisi del 1929 lo Stato interviene ancora di più nell’economia e, attraverso l’Istituto per la ricostruzione industriale (IRI), controlla le banche e molti settori dell’industria. Dopo dieci anni di regime fascista l’Italia è ancora un Paese arretrato e povero

L’espansionismo fascista

L’Italia razzista

Negli anni ’20 gli Italiani si espandono in Libia e si accaniscono sulla popolazione civile. Nel 1935, Mussolini inizia la conquista dell’Etiopia e l’imperatore etiope Selassié chiede l’intervento della Società delle Nazioni, che impone sanzioni economiche contro l’Italia. La conquista dell’Etiopia, completata nel maggio 1936, non migliora l’economia italiana, perché il Paese africano non offre risorse importanti, ma rafforza il regime, che avvia la politica economica dell’autarchia. Le conquiste coloniali si basano su idee razziste e il “Manifesto degli scienziati razzisti” sostiene l’esistenza di una “razza italiana” che deve essere protetta. Il razzismo non ha come obiettivo solo le popolazioni colonizzate ma anche gli Ebrei italiani, che Mussolini presenta come nemici del popolo italiano. Tra il 1938 e il 1939 vengono approvate le leggi razziali che impediscono agli Ebrei di insegnare e di frequentare scuole e università, possedere aziende e attività, comprare terreni, lavorare negli uffici pubblici.

2. ORGANIZZA LA MAPPA

Completa la mappa con le parole mancanti.

IL FASCISMO

si afferma a causa della

crisi del dopoguerra

dovuta a

– debito pubblico e inflazione – disoccupazione – scontento per la “vittoria mutilata” – proteste e scioperi del ” “ la del 1922

biennio rosso

è fondato nel da

che instaura

Scarica la mappa personalizzabile

che diventa

(capo del governo)

d o incaricato da 1919 una

marcia su Roma

un movimento politico nazionalista e antidemocratico è in realizza

re Vittorio Emanuele III

una politica coloniale aggressiva

Duce Etiaopia
Benito Mussolini dittatura

economia

autarchia con interviene su approva stipula vara reprime

opere pubbliche

3. ESPONI

VERSO L’ESAME

In GRUPPO Organizzate una presentazione supportata da materiali digitali (carte, grafici, immagini, filmati o testi) sul tema del regime fascista in Italia.

1. Un membro del gruppo introduce il tema generale riguardante il regime fascista in Italia.

2. Gli altri membri approfondiscono possibili collegamenti con altre discipline.

le opposizioni

le “leggi fascistissime”

Patti Lateranensi

impulso alle i con la Chiesa

leggi razziali

le contro gli Ebrei

Educazione civica La negazione dei diritti umani durante il regime fascista: la persecuzione degli oppositori politici 1; le leggi fascistissime 2, le leggi razziali 3 e i crimini commessi dall’Italia fascista. Scienze Il mito della razza 3 durante il fascismo e il confronto con le evidenze scientifiche che dimostrano l’inesistenza delle razze.

Letteratura La vita, il pensiero e le opere di Gabriele D’Annunzio, il suo rapporto con Mussolini e il fascismo. Arte e immagine Architettura e urbanistica negli anni del fascismo in Italia.

3. Insieme organizzate la presentazione in modo che i vari contenuti e le varie voci si alternino in modo armonioso, supportate da contenuti digitali adeguati.

4. Presentate l’esposizione al resto della classe. 1 2 3

4. VALUTA il tuo percorso

Valuta il tuo percorso nello studio di questo capitolo e annota le tue considerazioni personali.

Ho capito tutti i contenuti?

Ho saputo individuare collegamenti tra diversi fenomeni?

Ho saputo esporre con chiarezza ed efficacia?

Ho collaborato bene con compagne e compagni?

ORA TOCCA A TE!

• Visualizza la carta dell’Europa

• Scarica l’organizzatore grafico

• Svolgi altri esercizi su HUB test

CONOSCO GLI EVENTI PRINCIPALI

1. Indica con una crocetta se le seguenti affermazioni, relative al dopoguerra in Italia, sono vere o false.

a. L’opinione pubblica era entusiasta per ciò che era stato ottenuto alla Conferenza di pace.

b. La guerra aveva determinato gravi problemi economici: disoccupazione, inflazione, debito pubblico.

c. Gabriele D’Annunzio, contando sullo scontento per la “vittoria mutilata”, marciò alla conquista di Fiume.

d. Durante il Biennio rosso nel Paese dilagarono le proteste di operai e proprietari terrieri.

e. Nelle elezioni del 1919 si affermarono il Partito socialista e il Partito popolare.

f. Nel 1920 Giolitti affrontò le proteste popolari, ma non ottenne la sospensione degli scioperi.

g. Con il Trattato di Rapallo, Fiume diventò una città autonoma e l’Italia acquisì la città dalmata di Zara.

h. Mussolini volle conquistare l’Etiopia per accrescere il prestigio dell’Italia.

i. La conquista dell’Etiopia non fu un successo economico e perciò fece precipitare il sostegno popolare al regime.

MI ORIENTO NEL TEMPO

2. Vai all’apertura di capitolo (pp. 68-69): se non lo hai ancora fatto, completa la linea del tempo con gli eventi principali. Usala poi per esporre oralmente la storia dell’Italia fascista.

METTO IN RELAZIONE

3. Collega gli eventi elencati nella colonna di sinistra alle relative conseguenze della colonna di destra.

EVENTI

a. I fascisti organizzarono la Marcia su Roma.

b. Mussolini creò il Gran Consiglio del fascismo e la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale.

c. Furono emanate le leggi fascistissime.

d. I fascisti sottoponevano a violenze e omicidi coloro che esprimevano il proprio dissenso.

e. Dopo la crisi del 1929, molte banche e aziende fallirono e aumentò la disoccupazione.

CONSEGUENZE

1. Aumentarono i poteri del governo, a scapito del Parlamento.

2. Gli oppositori del regime dovettero scegliere fra l’esilio o la clandestinità.

3. Mussolini ottenne dal re l’incarico di presidente del Consiglio.

4. Fu creato l’Istituto per la ricostruzione industriale, che diede al regime il controllo su banche e grandi aziende.

5. Mussolini costituì un potere parallelo a quello dello Stato, controllato dal Partito fascista.

USO IL LESSICO SPECIFICO

4. Collega i termini elencati nella colonna di sinistra alla loro corretta definizione della colonna di destra.

TERMINI

a. Squadrista

b. Fasci di combattimento

c. Duce

d. Concordato

e. Corporazioni

DEFINIZIONI

1. Movimento nazionalista creato a Milano da Mussolini come strumento di azione antisocialista.

2. Accordo tra Stato e Chiesa che riconobbe il cattolicesimo come religione di Stato e introdusse l’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica.

3. Associazioni che riunivano lavoratori e datori di lavoro di ciascun settore economico.

4. Chi apparteneva alle squadre fasciste, armate di manganelli e vestite con la camicia nera.

5. Appellativo che indicava Mussolini e che veniva dalla parola latina dux, condottiero.

STRATEGIA LA TAVOLA DEI CONTENUTI (QR p. 396)

5. Realizza una tavola dei contenuti riguardante l’espansionismo fascista, seguendo le indicazioni.

• Per ciascun sotto-argomento indica tre concetti che devi assolutamente menzionare per poterlo affrontare in un’esposizione orale o scritta.

• Metti in luce il lessico specifico: scegli le parole e/o le espressioni che devi necessariamente usare parlando o scrivendo di quel sotto-argomento (se necessario, aiutati con le parole che il tuo libro evidenzia in neretto).

• Indica quale fonte, immagine, carta e/o grafico proposti dal tuo libro ti sono sembrati più efficaci per approfondire la tua conoscenza di quel particolare sotto-argomento.

ESPANSIONISMO FASCISTA

ITALIA IN LIBIA E IN ETIOPIA

TAVOLA DEI CONTENUTI

Risposte soggettive

1

LA GERMANIA NAZISTA

Il capitolo in 3 mosse

Che cosa è già successo?

TOCCA A VOI Collega ciascun termine alla sua definizione. impero tedesco

Kaiser

Cancelliere

Reich

imperatore tedesco capo del governo tedesco

TOCCA A VOI Completa il testo con i termini proposti.

LORENA COLONIE FORZE ARMATE AR ATE RIPARAZIONI POLONIA FRANCIA DANZICA

Francia

Lorena forze armate Polonia Danzica colonie riparazioni

Al termine della Prima guerra mondiale, la Germania dovette cedere alla l’Alsazia e la , e alla il corridoio di , pagare ingenti di guerra ai vincitori, rinunciare alle proprie in Africa e Asia e ridurre le proprie .

Come e quando succede?

Costruiamo la linea del tempo

Putsch di di Baviera. 3

Monaco

TOCCA A VOI Studiando il capitolo sarai in grado di completare questa linea del tempo e otterrai così una SINTESI VISUALE degli eventi principali, che potrai consultare per lo studio e il ripasso. novembre 1923 agosto 1919

Nuova : il Rentenmark.

Politica e istituzioni

Economia e società

moneta
Costituzione

• Guarda il video

• Esplora la linea del tempo

• Consulta il glossario in 7 lingue

2

Che cosa scopriremo?

Nel capitolo userete le strategie: Analizza il linguaggio • Cosa noto – Cosa penso –Cosa mi chiedo • Argomenta sulla visione del mondo • Collega testo e paratesto

Nel 1919 nasce in Germania la Repubblica di Weimar, che impone la democrazia ma è tormentata dalla crisi economica e dalla violenza politica.

Emerge il movimento nazista guidato da Adolf Hitler, che promuove razzismo, nazionalismo e militarismo.

Nel 1933 Adolf Hitler prende il potere: abbatte la democrazia, perseguita oppositori ed Ebrei, promuove un’aggressiva politica espansionista.

TOCCA A VOI Fin dalla sua nascita il partito di Hitler aveva un simbolo che, dopo la fondazione del Terzo Reich, avrebbe sostituito la bandiera nazionale tedesca. Sai come si chiama questo simbolo e quali sono le sue origini?

Germania colpita dalla del 1929.

Leggi di contro gli Ebrei.

Hitler viene nominato cancelliere.
Guerra civile in Hitler annette
Repubblica di Weimar
Terzo Reich

LA REPUBBLICA DI WEIMAR

studio con METODO

Esploro

1. Leggi i titoli dei paragrafi della lezione e formula delle ipotesi: qual era la situazione della Germania all’inizio degli anni ’20?

Identifico le informazioni

2. Sottolinea nel testo, con tre colori diversi, le difficoltà politiche, economiche e sociali che visse la Repubblica di Weimar.

Videobiografia

Rosa Luxemburg

Creatività e crisi

Gli anni della Repubblica di Weimar, grazie alla libertà concessa dalla Costituzione, furono anni di fioritura della cultura tedesca, all’insegna della creatività e della libertà di espressione. Berlino divenne uno dei più importanti crocevia dell’arte e dello spettacolo, con la nascita di gallerie, teatri, riviste, studi cinematografici e case editrici. Nelle opere degli artisti non mancavano i temi sociali e la riflessione sulle difficoltà del Paese, come in questo dipinto del pittore Georg Scholtz, che contrappone un uomo a bordo di un’auto di lusso a un padre e un figlio in abiti dimessi.

In Germania nasce la Repubblica di Weimar

In Germania, dopo la fine della Prima guerra mondiale e l’abdicazione del Kaiser Guglielmo II, era sorta una repubblica, che divenne nota come Repubblica di Weimar, dal nome della città dove si riunì l’assemblea che nell’agosto del 1919 approvò la Costituzione. Per la prima volta il Paese ebbe istituzioni pienamente democratiche, che garantirono il suffragio universale maschile e femminile per l’elezione del Parlamento e del presidente e una piena libertà di stampa e di associazione politica e sindacale.

La Repubblica di Weimar, però, durò solamente quindici anni, ed ebbe una vita molto tormentata. Tra i principali problemi vi era quello della violenza politica determinata dalla forte opposizione tra estremisti comunisti, che si ispiravano al modello dell’Unione Sovietica, e Freikorps, bande armate di reduci di guerra nazionalisti. Fu in questo clima che, nei primi giorni del 1919, il movimento operaio comunista Lega di Spartaco lanciò un tentativo di rivoluzione. La rivolta fu repressa dall’esercito con la collaborazione dei Freikorps, ma le violenze continuarono negli anni successivi.

Anche la situazione economica e sociale era drammatica; oltre alla disoccupazione e alla povertà, la Germania dovette far fronte a:

● centinaia di migliaia di profughi provenienti dai territori che il Trattato di Versailles aveva assegnato ad altri Paesi;

● ingenti riparazioni di guerra alle nazioni vincitrici, suddivise in rate annuali che ammontavano a un quarto della ricchezza prodotta dal Paese.

storia ARTE &

L’economia tedesca è travolta da una forte inflazione

La situazione si aggravò ulteriormente quando nel 1923, a causa del ritardato pagamento di una rata, Belgio e Francia invasero la Ruhr, una regione di confine lungo le rive del Reno in cui si concentrava gran parte delle miniere di carbone e delle industrie tedesche. L’occupazione provocò il tracollo finanziario della Germania. Il marco, la moneta tedesca, subì una rapida svalutazione, cioè perse in pochi mesi tutto il suo valore, tanto che nel novembre del 1923 per acquistare un dollaro servivano 4000 miliardi di marchi. La svalutazione causò un aumento rapido e incontrollabile dei prezzi, un fenomeno che viene definito iperinflazione . Il costo delle merci cresceva di giorno in giorno e chi percepiva una retribuzione fissa o aveva depositi in banca vide bruciarsi a ritmi estremamente sostenuti il valore dei propri soldi. Lo Stato fu costretto a stampare banconote di taglio sempre più elevato, fino a pezzi da 100 miliardi, ma i prezzi continuarono a salire. Per un chilo di pane si giunse a pagare 428 miliardi di marchi, per uno di burro 5700.

I prestiti americani e una nuova moneta aiutano la Germania

Di fronte a questa crisi inarrestabile, le potenze vincitrici si resero conto che per consentire alla Germania di saldare i propri debiti avrebbero dovuto darle la possibilità di risollevarsi. All’inizio del 1924 fu raggiunto un accordo grazie al quale la Germania ottenne di poter pagare le riparazioni di guerra in modo più graduale.

In seguito la Ruhr tornò sotto il controllo tedesco e fu varato un piano di prestiti a lunga scadenza a favore dello Stato tedesco da parte di banche americane, da destinare allo sviluppo dell’industria.

Nel frattempo, alla fine del 1923, era stata introdotta una nuova moneta, il Rentenmark, il cui cambio fu fissato a 4,2 marchi per un dollaro. Grazie agli aiuti americani e alla stabilizzazione della moneta, già verso la fine degli anni Venti la Germania tornò a essere una tra le maggiori potenze industriali del pianeta.

SIGNIFICATO L’inflazione è la crescita dei prezzi e viene in genere indicata con una percentuale. Può essere provocata da molti fattori, tra cui la carenza di merci. Se è molto elevata, si chiama iperinflazione, e provoca una forte svalutazione, cioè una perdita di valore, del denaro, con cui si può comprare sempre meno.

Esiste anche il suo opposto: la deflazione, cioè la diminuzione dei prezzi.

ORIGINE Il termine deriva dal verbo latino inflare, che significa “gonfiare”.

Schematizzo

3. Crea una mappa che presenti le conseguenze del mancato pagamento delle riparazioni di guerra da parte della Repubblica di Weimar, aiutandoti anche con le risposte che hai dato nell’esercizio precedente.

Alcuni bambini giocano con banconote tedesche senza valore durante la crisi finanziaria del 1923.

PUOI USARLA PER I termini “inflazione” e “deflazione” si usano correntemente nel linguaggio economico per descrivere due fenomeni opposti (crescita e diminuzione dei prezzi). Si tratta di fenomeni che possono avere conseguenze negative su categorie di persone diverse.

→ L’inflazione è più dannosa per lavoratori e pensionati che hanno uno stipendio fisso; la deflazione per imprese, professionisti e commercianti, che devono vendere servizi e merci. Perché, secondo te? LE

GLI ESORDI DEL NAZISMO

studio con METODO

Identifico il significato delle parole

1. Spiega il significato dei termini Sturm-Abteilung(SA) e putsch. Espongo

2. Dopo aver letto p. 137, elenca i punti principali del programma politico esposto nel Mein Kampf, prestando particolare attenzione all’idea della superiorità della razza ariana e, quindi, alle intenzioni nei confronti di Ebrei e Slavi.

Videobiografia

AdolfHitler

Il Partito nazionalsocialista è ostile alla repubblica

Fin dalla nascita della Repubblica di Weimar, una parte consistente della società tedesca aveva provato ostilità verso le nuove istituzioni democratiche. Si trattava soprattutto di ufficiali dell’esercito, funzionari pubblici, imprenditori e proprietari terrieri, reduci di guerra nazionalisti, che rimpiangevano l’ordine e la disciplina presenti in Germania all’epoca del Kaiser Guglielmo II e la potenza militare dell’impero tedesco.

Questi settori della popolazione erano rappresentati da gruppi politici che accusavano i partiti al potere nella Repubblica di Weimar di aver tramato per la caduta del Kaiser, di aver ceduto alle potenze straniere firmando i trattati di pace e di aver condannato la Germania alla decadenza.

Tra i numerosi gruppi politici ostili alla Repubblica di Weimar c’era anche il Partito nazionalsocialista, fondato nel 1920 e guidato da Adolf Hitler (1889-1945), un tedesco di origine austriaca, caporale dell’esercito nel corso della Prima guerra mondiale.

I nazisti usano la violenza e tentano un colpo di Stato

Inizialmente i nazionalsocialisti, o nazisti, come vennero ribattezzati abbreviando il nome originario, utilizzarono soprattutto metodi violenti, puntando a rovesciare con la forza la repubblica. A tale scopo furono costituite le Sturm-Abteilung(SA), cioè “reparti d’assalto”, noti anche come camicie brune, dal colore della divisa che indossavano. Come le camicie nere fasciste, le SA intimidivano con aggressioni e pestaggi i militanti delle forze politiche avversarie, in particolare socialdemocratici e comunisti.

Nel 1923, nel pieno della crisi provocata dall’iperinflazione, Hitler si pose alla testa di alcune migliaia di camicie brune e tentò un colpo di Stato, il cosiddetto putschdi Monaco, dal nome della città in cui partì l’azione dei suoi seguaci. I nazisti speravano di ricevere l’appoggio dell’esercito, il quale però rimase fedele alla repubblica. Il putsch fallì e Hitler fu arrestato e condannato a cinque anni di carcere.

Adolf Hitler a Monaco nel 1923. L’8 e il 9 novembre 1923, Hitler, appoggiato dal generale Erich Ludendorff, nel tentativo di abbattere il governo, organizzò a Monaco un colpo di Stato, che però fallì portando al suo arresto.

Hitler espone in un libro il proprio programma

Dal carcere, Hitler espose il proprio programma politico nel Mein Kampf (La mia battaglia), un libro che sarebbe diventato il manifesto del nazismo. In questo testo Hitler inseriva le rivendicazioni nazionaliste e antidemocratiche di chi si opponeva alla repubblica in una visione della storia e della società fondata sul razzismo. Hitler, infatti, credeva nell’esistenza di una razza superiore, la razza ariana, un popolo di guerrieri che nell’antichità avrebbe regnato sull’Asia. I discendenti di questa razza erano i Tedeschi, destinati per natura a dominare sugli altri popoli.

Per il nazismo gli Ebrei sono nemici della Germania

Per raggiungere tale obiettivo di dominio i Tedeschi dovevano sconfiggere i propri nemici, in primo luogo gli Ebrei. Hitler, infatti, attribuiva all’influenza ebraica i fenomeni che minavano l’unità dei Tedeschi e li distoglievano dalla loro missione di conquista: il socialismo, che contrapponeva le classi popolari a quelle abbienti, la democrazia, che portava alla divisione tra diversi partiti, il cosmopolitismo, che introduceva nella cultura del Paese elementi estranei. Per Hitler, una volta eliminati gli Ebrei, i Tedeschi, gli Austriaci e le altre comunità di origine germanica in Europa avrebbero ritrovato l’unità; insieme avrebbero respinto le imposizioni del Trattato di Versailles e creato un impero, assoggettando i popoli slavi, destinati nei piani di Hitler a fare da schiavi ai dominatori ariani. Nella seconda metà degli anni ’20, mentre la Germania si riprendeva rapidamente dalla crisi economica, le teorie razziste e guerrafondaie di Hitler non attrassero l’opinione pubblica e il Partito nazista rimase un gruppo marginale.

LA FONTE SCRITTA La gioventù secondo Hitler

Hitler era convinto che solo con l’uso della forza si potessero affermare i propri diritti, perciò si riprometteva di formare una gioventù tedesca spietata e abituata alla violenza, pronta a soggiogare gli altri popoli.

È mio dovere usare ogni mezzo per addestrare il popolo tedesco alla crudeltà e per prepararlo alla guerra. Una gioventù violentemente attiva, dominatrice, intrepida [coraggiosa] e vitale: ecco che cosa voglio. Così deve essere la gioventù. Essa deve essere indifferente alla sofferenza e avere negli occhi il lampo di orgoglio e d’indipendenza dell’animale da preda [dei predatori]. Il debole deve essere spazzato via. Nei centri del mio nuovo Ordine verrà allevata una gioventù che spaventerà il mondo. Io voglio una gioventù che compia grandi gesta, dominatrice, ardita, ter-

ribile. Gioventù deve essere tutto questo. L’animale rapace, libero e dominatore, deve brillare ancora dai suoi occhi. I giovani debbono imparare il senso del dominio. Debbono imparare a vincere nelle prove più difficili la paura della morte.

Da Adolf Hitler, Mein Kampf, Edizioni di Ar

Imparo la strategia Analizza il linguaggio (p. 396) Leggi questo estratto del Mein Kampf e analizza il linguaggio usato da Hitler: che cosa ti dicono di lui le parole che sceglie?

La copertina della prima edizione del Mein Kampf di Adolf Hitler, 1925.

HITLER AL POTERE

La crisi del ’29 fa esplodere la disoccupazione

partiamo da... I DATI STORICI

Disoccupazione in Germania 1928-1932 Voti del Partito nazionalsocialista

Il grafico di sinistra mostra l’andamento della disoccupazione in Germania, quello di destra mostra invece le percentuali di voti ottenute dal Partito nazista nelle elezioni per il Parlamento tedesco.

1928 2,100 milioni

1929 2,850 milioni

1930 3,218 milioni

1931 4,887 milioni

1932 6,042 milioni

studio con METODO

Metto in relazione

1. Spiega perché la crisi economica del 1929 negli Stati Uniti e la popolarità del nazismo in Germania sono due fenomeni correlati tra loro.

Chiediamo ai DATI

STORICI

1. Qual è l’arco di tempo coperto dai due grafici?

2. Quale somiglianza noti tra l’andamento dei due grafici?

Questi due grafici rappresentano due fenomeni che non sono solo contemporanei ma anche correlati tra loro, cioè legati da un rapporto di causa-effetto. Secondo gli storici e le storiche, infatti, nei primi anni ’30, la crescita della disoccupazione in Germania favorì la popolarità del nazismo. Fino al 1929, come vedi dal grafico a destra, il seguito elettorale dei nazisti era scarso.

La situazione cambiò radicalmente quando sulla Germania si abbatterono le conseguenze della crisi economica del 1929. Come abbiamo visto, la ripresa dell’industria tedesca si era basata in buona parte sul sostegno finanziario giunto dagli Stati Uniti. Dopo il crollo di Wall Street, le banche americane ritirarono i propri prestiti, le esportazioni verso l’America diminuirono drasticamente e molte aziende tedesche furono costrette a chiudere. Tra il 1929 e il 1932, nel giro di soli tre anni, la produzione industriale si dimezzò e i disoccupati raggiunsero la cifra di 6 milioni

Il nazismo guadagna voti grazie alla crisi e accusa gli Ebrei

La nuova crisi economica favorì i gruppi politici che contestavano la Repubblica di Weimar, tra cui il Partito nazista. Inoltre Hitler, basandosi sul fatto che alcuni grandi banchieri americani erano di origine ebraica, attribuì agli Ebrei la responsabilità della crisi economica. In realtà gli Ebrei tedeschi subivano come tutti gli altri cittadini le conseguenze della crisi, ma questo a Hitler non importava. Per lui contava soltanto avere un bersaglio contro il quale indirizzare la rabbia dei suoi connazionali.

Grazie a questi proclami, il nazismo guadagnò un seguito enorme: gli iscritti al partito aumentarono rapidamente e le SA superarono i 2 milioni di aderenti. Alle elezioni, i nazisti passarono dal 2,6% dei voti nel 1928, al 18,3% nel 1930 e al 37,4% nel 1932: una progressione impressionante che, come vedi dai grafici, procedeva in parallelo con l’aggravarsi della crisi economica e che li portò a diventare il primo partito del Paese.

Hitler prende il potere con il sostegno dei conservatori

Forte del crescente sostegno popolare, Hitler adottò una tattica simile a quella usata un decennio prima da Mussolini in Italia: continuò a sfruttare l’azione violenta delle camicie brune per intimidire gli avversari, ma al tempo stesso si presentò come un politico ragionevole e disposto a piegarsi alle regole della democrazia, puntando a conquistare il potere attraverso il sostegno del Parlamento. Di fronte a questo nuovo atteggiamento, e al successo elettorale dei nazisti, la classe dirigente conservatrice tedesca si illuse di poter tenere sotto controllo Hitler e si convinse che, per dare una guida stabile al Paese e al tempo stesso escludere i partiti di sinistra, fosse necessario coinvolgere i nazisti nel governo. Perciò nel gennaio del 1933 il presidente della Repubblica, Paul von Hindenburg, indicò Hitler come nuovo cancelliere, il titolo assegnato al primo ministro tedesco. Una volta ottenuto il potere Hitler lavorò per cancellare le istituzioni della repubblica e, in poco più di un anno, creò una dittatura personale incontrastata. Il rogo del Reichstagdà il pretesto per colpire le opposizioni

Una prima occasione per colpire chi ancora si opponeva al dominio nazista giunse a poche settimane dalla nomina di Hitler, quando, nella notte del 27 febbraio 1933, un incendio doloso distrusse il Reichstag, il Parlamento tedesco. Ancora oggi non è stato chiarito chi furono i veri autori del gesto, tuttavia la polizia accusò un militante comunista olandese. Hitler colse l’opportunità per scatenare una campagna contro tutti i movimenti di sinistra, accusandoli di tramare una rivoluzione. Il Partito comunista fu dichiarato fuori legge e migliaia di suoi militanti e dirigenti furono arrestati.

Metto in relazione

2. Sottolinea nel testo le analogie tra la presa del potere da parte di Hitler in Germania e quella di Mussolini in Italia (→ Capitolo 4, Lezione 2).

Esploro

3. Nel gennaio del 1933 Hitler fu nominato cancelliere: quale incarico, quindi, si trovò a ricoprire? Si tratta di un titolo che esiste ancora oggi in Germania? Approfondisci in Rete.

Filmato d’epoca L’affermazionedel regimenazista

Hitler e il presidente della Repubblica Hindenburg in un manifesto di propaganda elettorale del 1933.

Metto in relazione

4. Perché Hitler decise di indebolire le SA? Come ci riuscì?

Identifico il significato delle parole

5. Il Reichfondato da Hitler è definito “terzo” perché ci sono stati un primo e un secondo impero tedesco che hai già incontrato studiando la storia del Medioevo e del secondo Ottocento. Di quali imperi si tratta?

Il cancelliere Adolf Hitler tiene un discorso al Reichstag tedesco.

Hitler diventa capo dello Stato e fonda il Terzo Reich

In questo clima di emergenza, nel marzo del 1933 si tennero nuove elezioni, in cui i nazisti ottennero il 43,9% dei suffragi. Pochi giorni dopo fu votata una legge che conferiva al capo del governo la possibilità di promulgare leggi senza l’approvazione del Parlamento. Nei mesi successivi, tutti i partiti politici, tranne quello nazista, furono dichiarati illegali e i sindacati furono sciolti. Quando nell’agosto del 1934 il presidente Hindenburg morì, Hitler assunse la carica di capo dello Stato, oltre a quella di cancelliere. Anche l’ultimo possibile ostacolo al dominio nazista era stato rimosso e Hitler era pronto a fondare il Terzo Reich, il Terzo impero tedesco.

Hitler indebolisce le camicie brune

Intanto, nel giugno del 1934, Hitler si liberò anche di una potenziale minaccia proveniente dall’interno del movimento nazista: le SA. Dopo l’ascesa al potere del nazismo, le camicie brune operavano autonomamente come corpo di polizia e puntavano a diventare una sorta di nuovo esercito popolare, sostituendosi alle forze armate tedesche. Temendo che nel Paese si creasse un potere che sfuggiva al suo controllo, Hitler decise di renderle inoffensive. Il 30 giugno 1934, in quella che è passata alla storia come la Notte dei lunghi coltelli, centinaia di dirigenti delle SA furono arrestati e giustiziati. A eseguire l’ordine di eliminare lo stato maggiore delle camicie brune furono le SchutzStaffel(SS), cioè “squadre di sicurezza”, una milizia creata da Hitler nel 1925 come sua guardia del corpo personale. Le camicie brune continuarono a esistere, ma non furono più dotate di armi: i loro compiti si limitavano all’addestramento fisico della popolazione e all’organizzazione di parate e adunate di partito.

Per simboleggiare l’identità tra Germania e nazismo, l’insegna rossa con una svastica nera, che fino ad allora era stata simbolo del Partito nazista, divenne nel 1935 la bandiera dello Stato tedesco.

IL TOTALITARISMO NAZISTA

Il nazismo è un regime totalitario

La dittatura imposta da Hitler si caratterizzò fin da subito come un regime totalitario, che, come l’Unione Sovietica stalinista e l’Italia mussoliniana, procedette a riorganizzare ogni aspetto della vita di cittadini e cittadine. Il modello di società che il nazismo impose ai Tedeschi era quello di una comunità popolare fondata sull’appartenenza alla razza ariana, all’interno della quale non dovevano esistere divisioni di classe o di opinione politica. La comunità doveva seguire ciecamente le direttive del Führer (“guida”, in tedesco), il titolo con cui fu designato Hitler.

Gli oppositori sono rinchiusi nei campi di concentramento

Tutti coloro che si opponevano alla volontà di Hitler dovevano essere isolati e rieducati perché non ostacolassero gli interessi del popolo tedesco. Perciò decine di migliaia di Tedeschi, militanti dei partiti socialdemocratico e comunista ma anche religiosi o membri delle forze armate che contrastavano il nazismo, furono incarcerati nei campi di concentramento, i cosiddetti Lager, strutture sorte fin dal 1933. Ai Lager furono avviate anche altre categorie giudicate indesiderabili, come i testimoni di Geova e gli omosessuali. Nei campi di concentramento, gestiti direttamente dalle SS, le condizioni di vita erano durissime. I detenuti erano costretti ai lavori forzati con turni così massacranti che molti prigionieri morivano durante la detenzione.

Il regime di Hitler

emargina Zingari ed Ebrei

Dalla comunità fondata sull’appartenenza alla razza ariana restavano escluse le persone di origine straniera e le minoranze etniche, che, secondo la logica distorta dei nazisti, avrebbero potuto contaminare la purezza del popolo tedesco. In particolare, il regime nazista cercò con ogni mezzo di emarginare dalla società gli Zingari e gli Ebrei. I primi furono rinchiusi in speciali campi di concentramento, per impedire che si spostassero da una città all’altra. Contro i secondi furono messi in pratica i proclami antisemiti contenuti nel Mein Kampf.

Bacheca Lepersecuzioni naziste

studio con METODO

Identifico le informazioni

1. Sottolinea nel testo il principio alla base del modello di società imposto dal nazismo ai Tedeschi.

2. Che cos’erano i Lager? Quali categorie di persone vi furono deportate? Com’erano le condizioni di vita al loro interno?

Prigionieri politici condannati ai lavori forzati in un campo di concentramento tedesco negli anni ’30.

Applico la strategia Cosa noto –Cosa penso – Cosa mi chiedo (QR p. 396)

3. Osserva le immagini di queste due pagine e leggi le didascalie: cosa noti? Cosa pensi? Cosa ti chiedi? Confrontati con la classe.

Cittadinanza: statogiuridicocon cui una nazione riconosce a una persona il pieno possesso dei diritti civili e politici.

Le leggi del regime discriminano gli Ebrei

Già nell’aprile del 1933, Hitler esortò i Tedeschi a boicottare le attività economiche degli Ebrei, cioè a non comprare nei loro negozi e a non rivolgersi a professionisti ebrei. Poco dopo, il regime passò dagli appelli all’emanazione di leggi e, con una serie di decreti, fu impedito agli Ebrei di lavorare nell’amministrazione pubblica, nelle radio, nei giornali, nei tribunali, nelle scuole, nelle università, negli ospedali.

Infine, nel settembre del 1935, le cosiddette Leggi di Norimberga, che prendono il nome dalla città in cui furono approvate, privarono gli Ebrei della cittadinanza e vietarono i matrimoni misti: gli Ebrei, cioè, potevano sposarsi solo tra di loro e non con persone di “razza ariana”.

Le leggi discriminatorie servivano a ridurre al minimo le possibilità di contatto tra gli Ebrei e gli ariani e a trasformare quella che era stata una comunità integrata nella società tedesca in un corpo estraneo. Intanto la stampa continuava ad attaccare gli Ebrei e li definiva nemici del popolo tedesco.

La Notte dei cristalli: si scatena la violenza contro gli Ebrei Il passo successivo fu la violenza diretta contro la comunità ebraica, che si scatenò nella notte fra il 9 e il 10 novembre 1938, la cosiddetta Notte dei cristalli, quando il regime organizzò un assalto alle sinagoghe, alle case e ai negozi di proprietà di cittadini ebrei. In centinaia morirono, decine di migliaia furono arrestati e deportati nei campi di concentramento.

Adesivo antisemita tedesco degli anni ’30, con la frase: «Chi compra dagli Ebrei è un traditore del popolo». Il boicottaggio nazista del commercio ebraico iniziò nel 1933.

La Notte dei cristalli

Le violenze antisemite divampate nella Germania nazista tra il 9 e il 10 novembre 1938 sono passate alla storia come la Notte dei cristalli, perché migliaia di vetrine di negozi ebrei e i vetri delle sinagoghe furono infranti lasciando le strade ricoperte di schegge di vetro. Nella foto, i negozi degli Ebrei di Berlino andati distrutti.

In questi anni, circa 200.000 Ebrei tedeschi, sul mezzo milione che vivevano in Germania all’avvento di Hitler, decisero di lasciare il Paese. Gli altri, che non potevano permettersi di espatriare o speravano che l’ondata di antisemitismo si esaurisse, restarono prigionieri di uno Stato che ormai legittimava ogni genere di sopruso e discriminazione nei loro confronti.

RAGAZZE&RAGAZZI STORIA nella

L’espulsione degli alunni ebrei dalle scuole italiane e tedesche

La discriminazione ufficiale degli Ebrei in Germania cominciò con le Leggi di Norimberga del 1935. Nel novembre del 1938 si giunse all’espulsione di studenti, studentesse e insegnanti ebrei dalle scuole. Un provvedimento simile fu adottato pochi mesi prima dal regime fascista (→ Capitolo 4, Lezione 7) e vietò a ragazzi e ragazze della comunità ebraica italiana di frequentare la scuola pubblica.

Nedo Fiano, vietato l’ingresso agli Ebrei

Nelle sue memorie, Nedo Fiano racconta le sue impressioni di ragazzo tredicenne quando nel 1938 fu espulso dalla scuola in quanto ebreo e cominciò a vedere intorno a sé i segni delle persecuzioni razziali.

L’amarezza per la mia espulsione dalla scuola pubblica fu mitigata dall’apertura di un’altra piccola scuola da parte della Comunità ebraica. Mamma visse con soddisfazione il giorno in cui poté gettare nella spazzatura la mia uniforme da “balilla”: «Pensa che fortuna» disse felice «finalmente non dovrai più indossare questi ridicoli stracci!». Io non condividevo quella gioia, perché coi balilla mi ero divertito un mondo a giocare, a fare le gite, i campeggi, le sfilate. E soprattutto mi ero fatto degli amici, che purtroppo avevo perduto. Mi sentivo svuotato e non capivo perché nessuno dei compagni di scuola e dei balilla mi avesse detto una parola di solidarietà. Sulle scale del nostro palazzo e per strada qualcuno ci tolse il saluto. Molti amici di un tempo spesso cercavano di guardare da un’altra parte quando ci incontravano. Nei settimanali giovanili dell’epoca, soprattutto «Cino e Franco», «L’avventuroso», «Rin Tin Tin», gli ebrei venivano presentati spesso come i ladri e i vili nelle vicende di polizia. Nelle vetrine dei negozi apparivano duri cartelli contro di noi: «Vietato l’ingresso agli ebrei», «Negozio ariano» e «Vietato l’ingresso ai giudei e ai cani».

Da Nedo Fiano, A5405. Il coraggio di vivere, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2018

Fasi dell’attività AI

La cacciata degli studenti ebrei nella propaganda nazista Questa illustrazione, realizzata da Elvira Bauer, fu pubblicata in un libro per ragazzi del 1936, quindi due anni prima che gli Ebrei venissero ufficialmente allontanati dalle scuole. L’immagine mostra la gioia di ragazzi e ragazze “ariani” per l’espulsione di un insegnante e degli studenti ebrei.

LLGE RTF

Prompt a confronto

In questa attività potrai testare come le risposte fornite da un chatbot AI dipendono dal modo in cui scriviamo le nostre richieste e istruzioni (prompt). Per ottenere contenuti utili, è infatti importante spiegare in modo chiaro: il ruolo attribuito al chatbot, l’attività in cui intendiamo coinvolgerlo, le nostre aspettative (cioè gli obiettivi dell’attività). Scrivendo diversi prompt sullo stesso

argomento, imparerai quindi a formulare richieste più efficaci per ottenere le informazioni che cerchi. Inquadra il codice QR per conoscere le fasi di lavoro:

FASE 1: scrivi prompt diversi sul tema di questa scheda

FASE 2: sottoponi i prompt al chatbot AI

FASE 3: leggi e confronta le risposte ottenute

FASE 4: rifletti su come scrivere un prompt efficace

Metto in relazione

4. I nazisti intendevano preservare la purezza della razza ariana: quali iniziative misero in atto per cercare di raggiungere tali obiettivi?

Identifico le parole

5. Riferendoti opportunamente al testo, spiega il significato dell’espressione “campagna eugenetica” e del termine “superuomini”.

Un’immagine della perfetta famiglia ariana

I nazisti eliminano le persone affette da malattie genetiche

Agli occhi dei nazisti, le minacce alla razza ariana venivano anche da difetti genetici ereditari presenti nella popolazione tedesca. Pertanto il regime nazista promosse una campagna eugenetica, ovvero che mirava al miglioramento della razza, con lo scopo di eliminare dal Paese le malattie ereditarie. In un primo tempo, le persone affette da malattie fisiche o psichiche considerate di origine genetica furono sottoposte alla sterilizzazione forzata, in modo che non potessero avere figli. Successivamente fu lanciata l’operazione T4, con cui, in caso di nascita di un bambino affetto da malattie fisiche o psichiche, si inducevano i genitori ad affidarlo allo Stato, con la promessa che sarebbe stato adeguatamente curato. In realtà i neonati venivano soppressi.

Il progetto nazista per selezionare una razza ariana “pura”

Oltre a impedire la diffusione di caratteri ereditari considerati “difettosi”, il regime nazista intendeva selezionare e favorire la diffusione dei tratti considerati più “puri”.

Quest’idea fu messa in pratica nel Lebensborn Projekt, che in tedesco significa “Progetto Fonte di Vita”.

Il piano prevedeva che i membri delle SS avessero figli con donne appositamente scelte per i loro tratti tipicamente ariani. Una volta nati, i bambini venivano trasferiti in asili gestiti dalle SS, sparsi per tutto il Paese. Si trattava di un progetto disumano, che produceva individui destinati a crescere senza famiglia e senza genitori, educati dallo Stato per essere al servizio dell’ideologia nazista. Nel corso delle generazioni si sarebbero così prodotti milioni di superuomini, fisicamente e psicologicamente eccellenti, che avrebbero costituito la classe dirigente del futuro impero nazista

La propaganda nazista celebra la razza ariana

Per esaltare la razza ariana e promuovere l’ideologia nazista fu creato un massiccio apparato di propaganda. Sotto la guida di un apposito ministero, tutti gli strumenti di comunicazione, dal cinema alla radio, dai giornali alla produzione artistica, si sforzarono di celebrare la figura di Hitler e proporre ai cittadini un’immagine idealizzata del popolo tedesco e della Germania. In film, opere d’arte e manifesti comparivano schiere di uomini e donne belli, sani, atletici, con i tratti ritenuti tipici dei veri Tedeschi, i capelli biondi e gli occhi chiari. La loro vita si svolgeva in una campagna pura e ordinata, un paradiso abitato solo da Tedeschi. Ragazze e ragazzi, come avveniva negli altri regimi totalitari, furono inquadrati in un’organizzazione di regime, la Gioventù hitleriana, che promuoveva il culto di Hitler e i valori nazisti e in particolare quello dello sport e dell’attività fisica, come espressione della superiorità degli ariani.

Un altro strumento della propaganda nazista erano le grandi parate, in cui migliaia di militanti sfilavano con le insegne naziste tra spettacolari coreografie, canti e slogan scanditi in coro. A chiudere gli eventi più importanti era spesso Hitler in persona, che trascinava gli spettatori con i suoi discorsi trasmessi anche per radio, in cui celebrava la Germania e attaccava i suoi nemici, a partire dagli Ebrei.

La Germania si riarma e viola il Trattato di Versailles

Tra i temi preferiti di Hitler e della propaganda nazista vi era, come abbiamo già accennato, l’esaltazione dei Tedeschi come popolo di guerrieri, destinato a conquistare e dominare il pianeta. Perciò Hitler pose tra i suoi obiettivi quello di potenziare le forze armate tedesche, anche a costo di violare le condizioni poste dal Trattato di Versailles per ostacolare la ripresa economica e militare della Germania. Smise definitivamente di pagare le riparazioni di guerra, nel 1935 reintrodusse la leva militare obbligatoria e avviò il riarmo dell’esercito, dell’aviazione e della marina. Queste scelte erano una sfida alle potenze vincitrici della Prima guerra mondiale, Regno Unito, Francia e Italia, ma aumentarono la popolarità di Hitler in patria. La prospettiva di veder tornare il Paese al proprio ruolo di grande potenza militare inorgoglì i Tedeschi, in particolare quella parte della società che nutriva un desiderio di rivalsa contro le nazioni vincitrici della Prima guerra mondiale.

I Giochi olimpici di Berlino L’occasione più propizia per esaltare l’invincibile razza ariana fu rappresentata dai Giochi olimpici tenuti a Berlino nel 1936. I nazisti sfruttarono ogni mezzo per celebrare i successi degli atleti di casa, assoldando artisti, fotografi e registi, come la famosa Leni Riefenstahl. La festa nazista fu però rovinata da un velocista afroamericano, Jesse Owens, che vinse quattro medaglie d’oro, smentendo così nel modo più clamoroso tutte le teorie sulla superiorità fisica dei Tedeschi.

6. Utilizza il contenuto di questa lezione e di quelle precedenti per argomentare sulla visione del mondo nazista. studio con

Applico la strategia Argomenta sulla visione del mondo (QR p. 396)

storia EDUCAZIONE MOTORIA &

Metto in relazione

7. In che modo il riarmo dell’esercito tedesco contribuì al rilancio dell’economia del Paese, in particolare del settore industriale?

8. Il regime nazista ottenne il sostegno anche della maggioranza degli operai tedeschi: perché?

Adolf Hitler visita gli operai degli stabilimenti Krupp di Essen, 1940.

Il riarmo contribuisce al rilancio dell’industria

Il riarmo dell’esercito fu anche uno degli strumenti principali per il rilancio dell’economia, insieme al vasto programma di lavori pubblici attuato dal regime, in particolare per la costruzione di autostrade. Grazie agli investimenti dello Stato in questi campi, la produzione industriale risalì, tornando rapidamente ai livelli precedenti la crisi del ’29 e il numero dei disoccupati scese dai 6 milioni del 1932 a 500.000.

In cambio delle commesse offerte alle aziende, il governo impose che l’attività industriale fosse indirizzata verso i settori ritenuti fondamentali per lo sviluppo dell’apparato militare: la chimica, la metallurgia, la produzione di armi e combustibili.

Hitler ha il sostegno delle classi popolari

Gli operai subirono l’abolizione dei sindacati e l’imposizione nelle fabbriche di una disciplina assoluta. Nonostante ciò, in maggioranza sostennero il regime nazista, a cui attribuivano il merito di aver eliminato la disoccupazione e di aver garantito una serie di servizi sociali, come l’assistenza medica, le pensioni di anzianità, le attività di svago gratuite. Con l’appoggio di gran parte della popolazione tedesca, Hitler aveva dunque realizzato i primi punti del proprio programma: smantellare il sistema democratico, sottrarre la Germania alle imposizioni del Trattato di Versailles ed emarginare gli Ebrei. Ora, grazie al riarmo e alla crescita economica, era pronto a realizzare anche quelli successivi: unificare tutti i Tedeschi in un unico Stato, compresi quelli che si trovavano all’interno dei confini austriaci, cecoslovacchi e polacchi, e creare un impero tedesco nell’Europa orientale

LA GUERRA DI SPAGNA E L’ASCESA

DELLE DITTATURE

Dopo la guerra d’Etiopia nazismo e fascismo si avvicinano

I piani di Hitler per un’unificazione di tutti i popoli tedeschi nel Terzo Reich furono inizialmente contrastati con forza dalle potenze vincitrici della Prima guerra mondiale, Regno Unito, Francia e Italia. Nel luglio del 1934, quando la Germania minacciò di invadere l’Austria per annetterla al Reich, Mussolini fece schierare l’esercito lungo il confine del Brennero, e Hitler fu costretto a rinunciare per il momento al proprio progetto. La situazione cambiò dopo l’invasione italiana dell’Etiopia (→ Capitolo 4, Lezione 6). Le sanzioni imposte dalla Società delle Nazioni e lo scontro con Francia e Gran Bretagna avvicinarono Mussolini e Hitler, che cominciarono a condividere il desiderio di porre fine al predominio britannico e francese in Europa e nella politica internazionale.

Un primo attacco agli accordi stabiliti dopo la Prima guerra mondiale giunse all’inizio del 1936, mentre le truppe italiane occupavano l’Etiopia. Hitler inviò il proprio esercito in Renania, la regione lungo il confine con la Francia che, secondo quanto stabilito nei trattati di pace del 1919, doveva restare smilitarizzata. Parigi non reagì e la propaganda nazista poté così celebrare un primo, importante, successo.

Germania e Italia intervengono nella Guerra civile spagnola

L’occasione per sancire definitivamente l’amicizia tra nazismo e fascismo si presentò con la guerra civile scoppiata nel luglio del 1936 in Spagna, dove un gruppo di militari guidato da Francisco Franco insorse contro il governo socialista e repubblicano eletto pochi mesi prima. Si trattava dell’ennesimo scontro nella breve storia della Repubblica spagnola, in cui i partiti progressisti e le organizzazioni sindacali si contrapponevano a gruppi conservatori d’ispirazione fascista, sostenuti dalla Chiesa cattolica e dai grandi proprietari terrieri. Germania e Italia, con il pretesto di voler impedire la nascita in Spagna di un regime comunista simile all’Unione Sovietica, decisero di intervenire. Nell’ottobre del 1936, stipularono l’Asse Roma-Berlino, un patto in cui si impegnavano a sostenere gli insorti, e nei mesi successivi i due Paesi cominciarono a inviare truppe e mezzi navali e aerei a sostegno di Franco.

studio con METODO

Applico la strategia Collega testo e paratesto (QR p. 396) 1. Dopo aver letto il secondo paragrafo, descrivi il manifesto che lo affianca. Spiega poi in che modo Italia e Germania intervengono nella Guerra civile spagnola.

Manifesto di propaganda repubblicana della Junta Delegada de Defensa de Madrid durante la Guerra civile spagnola, 1936.

Metto in relazione

2. Perché la Guerra civile spagnola divenne un conflitto internazionale?

3. Quale aspetto contribuì alla vittoria di Franco?

Esploro

4. Come, secondo te, la vittoria di Franco potrà influenzare gli equilibri europei alla vigilia della Seconda guerra mondiale?

PROTAGONISTE

Le miliziane, combattenti per la repubblica

Le donne furono molto attive durante la guerra civile spagnola, soprattutto nello schieramento repubblicano, e alcune furono anche arruolate nell’esercito, come quelle ritratte nella foto, scattata nel 1937. Oltre a combattere contro il nazionalismo e l’autoritarismo, molte di loro avevano l’obiettivo di liberare le donne da una società dominata in ogni ambito dai maschi.

La Guerra civile spagnola diventa un conflitto internazionale

Con l’intervento di Italia e Germania, la guerra civile smise di essere uno scontro interno alla società e divenne un conflitto internazionale tra sostenitori della democrazia e delle istituzioni repubblicane e fautori di un regime autoritario. Decine di migliaia di antifascisti europei e americani confluirono in Spagna per combattere nelle Brigate internazionali, al fianco del Fronte popolare, che difendeva la repubblica. Tra loro vi erano anche alcuni celebri intellettuali, come il romanziere americano Ernest Hemingway e lo scrittore inglese George Orwell, e molti antifascisti italiani, convinti che una sconfitta delle forze fasciste in Spagna avrebbe favorito la caduta del regime in Italia. Al Fronte popolare, tuttavia, mancò il sostegno diretto delle potenze straniere. L’Unione Sovietica si limitò a inviare armamenti e forniture belliche; Francia e Gran Bretagna decisero invece di mantenersi neutrali e chiesero che nessun Paese straniero interferisse, una richiesta che Hitler e Mussolini ignorarono. Grazie agli aiuti provenienti da Italia e Germania, le truppe di Franco cominciarono a guadagnare terreno.

Il Fronte popolare si divide e Franco instaura una dittatura

Intanto il Fronte popolare si spaccò tra moderati, che volevano solo difendere le istituzioni democratiche dall’aggressione franchista, ed estremisti, che intendevano approfittare della guerra civile per dare vita a una rivoluzione popolare e scatenarono violenze contro il clero cattolico e le classi agiate.

Le divisioni interne, sfociate addirittura in scontri armati tra le diverse fazioni, indebolirono lo schieramento repubblicano.

Dopo tre anni di accesi scontri e oltre mezzo milione di vittime, la Guerra civile spagnola si concluse nel marzo 1939 con la vittoria di Franco, il quale instaurò una dittatura che sarebbe durata quasi quarant’anni, fino alla sua morte, avvenuta nel 1975, e scatenò una violenta repressione nei confronti delle opposizioni, che provocò la fuga all’estero di centinaia di migliaia di esuli politici.

MODULO 2 L’epoca dei totalitarismi

In Europa si diffondono i regimi autoritari

La salita al potere di Francisco Franco in Spagna fu soltanto l’ultimo di una lunga serie di casi in cui una democrazia liberale veniva sostituita da una dittatura, cioè da un regime autoritario in cui un solo partito e il suo leader prendevano il potere ed eliminavano ogni forma di opposizione. Tra gli anni ’20 e gli anni ’30, un percorso di questo genere fu seguito, oltre che dall’Italia e dalla Germania, anche da molti altri Paesi europei, soprattutto tra le fragili democrazie nate nell’Europa centro-orientale dopo la Prima guerra mondiale: Ungheria, Polonia, Portogallo, Austria, Bulgaria, Grecia, Romania diventarono dittature. Tutti questi regimi condividevano una serie di idee: il disprezzo della democrazia, un acceso nazionalismo, il militarismo, cioè l’esaltazione della guerra e della forza militare, e l’anticomunismo, cioè l’ostilità sia verso i movimenti operai socialisti e comunisti all’interno dei propri Paesi, sia per l’Unione Sovietica e la sua rivoluzione.

Democrazie e regimi in Europa negli anni ’30

Nell’Europa degli anni ’30 le democrazie, in cui vi sono libere elezioni tra più partiti politici, sono in netta minoranza rispetto ai regimi in cui un solo partito assume il potere ed elimina ogni opposizione.

Regimi totalitari

Regimi autoritari

Democrazie

Norvegia

Oslo

Stoccolma

Finlandia

Helsinki

Estonia

Metto in relazione 5. In che situazione politica si trovava l’Europa al termine della Guerra civile spagnola? Rispondi facendo riferimento anche alla carta. studio con METODO

Dublino

Irlanda

Francia e Inghilterra, pur tra grandi difficoltà, restano delle democrazie.

Lavora con la carta interattiva

Tra i regimi, si possono distinguere i regimi totalitari, in cui il partito al potere cerca di dominare ogni aspetto della vita sociale, e le dittature o regimi autoritari, in cui il partito al potere si limita a controllare il governo del Paese. Gran

Copenaghen

mar Ba lt i c o mare del Nord

Lettonia

Lituania

Prussia orientale

Londra

Paesi

Belgio

Lussemburgo

Svizzera

Germania

Praga

Cecoslovacchia

Budapest

Belgrado Bucarest

Iugoslavia

In Germania Hitler instaura un regime totalitario e rafforza il suo potere attraverso il controllo della popolazione.

Austria Bulgaria Polonia

G

Marocco (Fr.)

In Spagna nel 1939, dopo una guerra civile durata tre anni, il generale Franco impone una dittatura militare fascista.

Dopo la morte di Lenin, nel 1924, Stalin assume il controllo del partito e del Paese e impone un regime totalitario. Reprime ogni forma di dissenso e deporta gli oppositori nei Gulag

L’ESPANSIONISMO

TEDESCO,

ITALIANO E GIAPPONESE

studio con METODO

Identifico le informazioni

1. Per quale ragione Italia, Germania e Giappone strinsero un’alleanza?

Metto in relazione

2. Perché Mussolini nel 1938 non frenò, come in precedenza, il progetto di Hitler di invadere l’Austria? Come e perché erano cambiati i rapporti fra i due Paesi negli anni precedenti?

Plebiscito: votazione in cui gli elettori sono chiamati ad approvare un importante cambiamento, in molti casi dopo che esso è già avvenuto.

La propaganda a favore dell’Anschluss

L’immagine è tratta da un opuscolo diffuso dalla propaganda nazista nel periodo tra l’invasione tedesca dell’Austria e il plebiscito per l’annessione. La fotografia immortala il trionfale annuncio dell’occupazione al Reichstag di Berlino, il disegno in basso ritrae mani tese nel saluto nazista con la scritta «Il 10 aprile tutto il popolo vota sì», mentre la carta raffigura già l’Austria annessa alla Germania, con la scritta, «Un popolo, un Impero, un Führer».

• Immagine interattiva Totalitarismi edemocrazieneglianniTrenta

• Carta animata

Democrazieeregimiautoritari nelmondodeglianniTrenta

Germania, Giappone e Italia stipulano un patto contro il comunismo

L’opposizione al comunismo e il presunto pericolo di una sua diffusione in Europa e nel mondo era stata la ragione principale con cui Hitler e Mussolini avevano giustificato l’Asse Roma-Berlino e l’intervento in Spagna. Con le stesse motivazioni, i due dittatori, nel novembre del 1937, stipularono il Patto Anticomintern. Come indicato dal nome, l’accordo aveva infatti come obiettivo la lotta contro la Terza Internazionale, l’organizzazione che univa tutti i partiti comunisti del pianeta, fondata da Lenin nel 1919 e denominata, appunto, Comintern. Al Patto Anticomintern partecipava anche il Giappone, che era guidato da un governo nazionalista. Nasceva così, nel nome dell’ostilità al comunismo, l’alleanza tra Berlino, Roma e Tokyo, che di lì a poco avrebbero combattuto fianco a fianco nella Seconda guerra mondiale.

L’Austria viene annessa al Reich

Intanto, forte della rinnovata amicizia con Mussolini, Hitler riuscì a realizzare il piano di annessione dell’Austria, al quale solo quattro anni prima aveva dovuto rinunciare per l’intervento dell’Italia.

Nel marzo del 1938 il capo del Partito nazista austriaco, appena nominato cancelliere, invocò l’intervento dell’esercito tedesco per porre fine ai disordini politici che tormentavano il Paese, in gran parte fomentati dagli stessi nazisti per creare il caos. Hitler non si fece pregare e il giorno successivo le truppe del Reich occuparono l’Austria senza dover sparare nemmeno un colpo.

Un mese dopo, un plebiscito sancì l’Anschluss, cioè l’annessione, alla Germania, primo passo per unire tutti i Tedeschi nella Grande Germania.

Francia e Gran Bretagna non reagiscono all’annessione dell’Austria

Come era accaduto per l’occupazione della Renania, anche in occasione dell’annessione dell’Austria, Francia e Gran Bretagna non reagirono. L’atteggiamento remissivo dei due governi rifletteva l’orientamento pacifista di gran parte della loro opinione pubblica, che, a pochi anni dalla carneficina della Prima guerra mondiale, voleva a tutti i costi evitare un nuovo conflitto con la Germania. Inoltre i due Paesi si stavano ancora riprendendo dalle gravi conseguenze della crisi del ’29 e non si sentivano pronti a uno scontro militare con il Reich. Da parte sua, poi, il primo ministro inglese, il conservatore Arthur Neville Chamberlain, non era contrario all’idea di una Germania più forte, che avrebbe costituito un ostacolo contro un’eventuale espansione dell’Unione Sovietica verso occidente. Inoltre era convinto che, una volta accontentato sui punti più controversi del Trattato di Versailles, Hitler avrebbe assunto un atteggiamento meno aggressivo.

La politica accondiscendente delle potenze democratiche, divenuta celebre con il nome di appeasement (“riappacificazione, accordo”), spinse invece Hitler ad avanzare sempre nuove richieste, nella certezza che Francia e Gran Bretagna avrebbero ceduto.

Hitler annuncia di voler occupare anche i Sudeti

Il passo successivo nei piani di espansione nazisti fu la conquista dei Sudeti, la regione nord-occidentale della Cecoslovacchia, lungo i confini con la Germania, abitata in prevalenza da Tedeschi. Hitler accusò il governo cecoslovacco di opprimere la comunità tedesca e indusse il Partito dei Tedeschi dei Sudeti, un gruppo politico di ispirazione nazista, a richiedere maggiore autonomia dal governo di Praga e a manifestare in favore del “ritorno al Reich”. La Cecoslovacchia reagì mobilitando l’esercito in difesa della propria integrità.

A questo punto, Hitler comunicò ufficialmente che il 1° ottobre 1938 le forze armate tedesche avrebbero occupato i Sudeti.

L’espansione del Terzo Reich

• consapevolezza di sé

Assecondare le richieste di una persona prepotente non significa far sì che smetta di pretendere ciò che non gli spetta, e anzi spesso la induce a chiedere ancora di più. Come ti comporteresti se una persona prepotente agisse in questo modo con te?

Tra il 1936 e il 1939 Hitler infranse le disposizioni del Trattato di Versailles per ristabilire la presenza militare tedesca in Renania, annettere l’Austria alla Germania, occupare la regione dei Sudeti e imporre un protettorato tedesco su Boemia e Moravia. Restava un’importante questione irrisolta: il “corridoio di Danzica”, un territorio assegnato alla Polonia, che separava la Prussia orientale dal resto del Reich

Lavoro con la carta 1. Individua sulla carta la città di Danzica. Perché a tuo parere per la Polonia era importante controllare la fascia di territorio che conduceva da Varsavia a Danzica?

Cartolina propagandistica che celebra l’annessione dei Sudeti da parte della Germania: i Cecoslovacchi danno il benventuto a Hitler. La scritta in basso recita: «Ringraziamo il nostro Führer».

studio con METODO

Metto in relazione

3. Perché la Conferenza di Monaco può essere considerata come un fallimento della politica dell’appeasementseguita da Francia e Regno Unito?

Identifico il significato delle parole

4. Rifletti sulle parole di Winston Churchill all’indomani della Conferenza di Monaco: che cosa intendeva con la parola “disonore”? Quali conseguenze scorgeva all’orizzonte?

La Conferenza di Monaco accetta l’annessione tedesca dei Sudeti

Di fronte al rischio concreto di un conflitto che avrebbe coinvolto anche la Francia, legata alla Cecoslovacchia da un’alleanza militare, le diplomazie europee si mobilitarono. Tra il 29 e il 30 settembre del 1938 si tenne la Conferenza di Monaco, a cui parteciparono Hitler, Mussolini, Chamberlain e il primo ministro francese Édouard Daladier. La Cecoslovacchia non fu nemmeno invitata a discutere del proprio destino e non poté far altro che subire la decisione della Conferenza: concedere alla Germania l’annessione dei Sudeti.

Il 1° ottobre 1938 le truppe tedesche entrarono nella regione e la occuparono. Il dittatore tedesco aveva ottenuto ancora una volta ciò che desiderava senza dover neppure combattere e con l’approvazione delle altre potenze europee.

Hitler si espande ulteriormente in Cecoslovacchia

Dopo l’accordo, Daladier e Chamberlain furono trionfalmente accolti in patria come salvatori della pace.

Tra le poche voci critiche vi fu quella del politico conservatore inglese Winston Churchill il quale, con parole tragicamente profetiche, sentenziò: «Gran Bretagna e Francia dovevano scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore. Avranno la guerra».

La conferma di quanto la politica dell’appeasement nei confronti di Hitler fosse controproducente giunse già pochi mesi dopo la Conferenza di Monaco, quando ciò che restava della Cecoslovacchia venne smembrato: nel marzo del 1939, la Boemia e la Moravia furono occupate dall’esercito tedesco e trasformate in un protettorato del Reich, mentre in Slovacchia si affermò un governo autoritario alleato della Germania.

L’Italia occupa l’Albania e stringe con Hitler il Patto d’acciaio

Per non essere da meno di fronte al suo alleato, anche Mussolini si lanciò in una nuova conquista: il 7 aprile del 1939 le truppe italiane sbarcarono in Albania e in pochi giorni la occuparono.

Nei piani del regime, la conquista dell’Albania doveva rafforzare la presenza italiana nei Balcani, in vista di una futura espansione.

La mossa peggiorò ancora di più i rapporti tra l’Italia e i governi francese e inglese, già molto tesi fin dall’epoca dell’invasione dell’Etiopia e delle sanzioni (→ Capitolo 4, Lezione 6).

Per evitare di restare isolato, Mussolini decise dunque di legarsi ancora più saldamente alla Germania nazista. Nel maggio del 1939 fu firmato il Patto d’acciaio, che trasformava l’Asse Roma-Berlino in un’alleanza militare, impegnando i due contraenti ad aiutarsi reciprocamente in caso di conflitto.

Il Giappone aggredisce la Cina

Nel frattempo anche il terzo membro del Patto Anticomintern, il Giappone, aveva proseguito la sua politica espansionista in Estremo Oriente. Fin dai primi anni del Novecento, i Giapponesi occupavano la Manciuria, la regione più settentrionale della Cina.

Da qui, nel luglio 1937, attaccarono la Repubblica cinese, dando inizio alla guerra sino-giapponese. Nel giro di pochi mesi, l’esercito giapponese conquistò Pechino e gran parte della costa cinese fino a Shanghai, l’area più ricca e popolosa del Paese. Contro l’occupazione si scatenò però un’intensa guerriglia, condotta sia da militari nazionalisti cinesi ostili alla dominazione straniera sia da gruppi comunisti che volevano creare nel Paese un regime socialista simile a quello dell’Unione Sovietica. I Giapponesi usarono i bombardamenti aerei per sconfiggere i guerriglieri, ma nonostante i danni e le moltissime vittime non riuscirono a prendere il pieno controllo del Paese.

Identifico le informazioni 5. Da chi fu contrastata, in Cina, l’occupazione giapponese? Per quali ragioni? Sottolinea nel testo le informazioni utili a formulare la tua risposta.

L’espansione giapponese

CINA Port Arthur Shanghai Nanchino

mar del Giappone

Corea

Lavora con la carta interattiva

GIAPPONE

Tokyo

oceano Pacifico

Conquiste giapponesi fino al 1932

Conquiste nel 1937

Questa foto di propaganda mostra un gruppo di donne giapponesi impegnate in una danza patriottica a Osaka nel 1937, durante la guerra sino-giapponese.

Formosa (Taiwan)
Pechino Manciuria Changochun
RUSSIA

LA SINTESI A MODO MIO

LEGGI e individua nel testo le informazioni principali

LEZIONE 1

Germania dopo la Prima guerra mondiale

REPUBBLICA

DI WEIMAR

difficile dopoguerra violenti scontri politici

LEZIONI 2-3

PARTITO NAZISTA

guidato da Hitler

1923: tenta il colpo di Stato

1933: Hitler è cancelliere

si fa proclamare capo dello Stato

Terzo Reich

LEZIONE 4

TERZO REICH

Lager

Leggi di Norimberga contro gli Ebrei si fonda sul razzismo

riarma l’esercito

ASCOLTA l’audiosintesi e prendi nota delle informazioni principali

La Repubblica di Weimar

VISUALIZZA le connessioni con l’aiuto degli schemi

La Germania dopo la Prima guerra mondiale diventa una repubblica democratica nota come Repubblica di Weimar. La vita politica della repubblica è caratterizzata da un violento scontro tra estremisti comunisti e Freikorps, bande armate di reduci nazionalisti. Inoltre la repubblica deve affrontare i gravi problemi del dopoguerra: disoccupazione, occupazione della Ruhr da parte delle truppe straniere, iperinflazione, cioè rapidissima crescita dei prezzi.

Gli esordi del nazismo

Hitler al potere

Molti in Germania sono ostili alla Repubblica di Weimar. Tra questi c’è anche il Partito nazionalsocialista (nazista) di Adolf Hitler che, nel 1923, viene arrestato a causa di un tentato colpo di Stato. In prigione Hitler scrive il libro intitolato Mein Kampf, in cui esprime le sue idee fondate sul razzismo e sull’antisemitismo.

Dopo la crisi del 1929 negli Stati Uniti, Hitler e il nazismo cominciano a guadagnare consensi. Hitler usa la violenza dei suoi sostenitori per intimidire gli avversari politici e intanto continua a guadagnare voti nelle elezioni. Nel 1933 è nominato cancelliere, quindi mette fuori legge gli altri partiti e si fa proclamare capo dello Stato, che è ribattezzato Terzo Reich.

Il totalitarismo nazista

Il Terzo Reich si basa sull’esistenza di una razza superiore, la razza ariana, e sul volere che si affermi sulle altre.

Dalla società nazista sono esclusi gli oppositori politici, che vengono rieducati nei Lager, gli Zingari, che vengono imprigionati, e gli Ebrei. Gli Ebrei sono perseguitati prima con il boicottaggio delle loro attività economiche, poi con le Leggi di Norimberga, che tolgono loro la cittadinanza, infine con la violenza fisica. Hitler ha il sostegno di buona parte dei Tedeschi grazie ai successi ottenuti in politica estera e in economia.

In politica estera viola il Trattato di Versailles e rivendica i territori abitati da Tedeschi. Per l’economia investe nei lavori pubblici e stimola l’industria, soprattutto quella legata al riarmo dell’esercito.

• Ascolta l’audiosintesi

• Scarica la sintesi in 7 lingue

LEZIONE 5

La conquista

dell’Etiopia avvicina Mussolini e Hitler

Asse Roma-Berlino per sostenere il generale Franco

GUERRA CIVILE SPAGNOLA

Franco vince e instaura una dittatura

La guerra di Spagna e l’ascesa delle dittature

Durante la guerra d’Etiopia, l’Italia si scontra con Francia e Gran Bretagna e si avvicina alla Germania, che vuole espandersi. Intanto Hitler invia l’esercito in Renania, ma la Francia non reagisce perché non vuole una guerra.

L’amicizia tra nazismo e fascismo è sancita in occasione della Guerra civile spagnola tra i fedeli del generale Franco (i franchisti) e i sostenitori della repubblica (il Fronte popolare). Mussolini e Hitler firmano un patto, l’Asse RomaBerlino, e inviano truppe in aiuto del nazionalista Franco contro i repubblicani. Migliaia di volontari antifascisti arrivano per combattere in difesa del Fronte popolare, ma Franco vince la guerra nel 1939 e instaura una dittatura.

Anche in altri Paesi europei le democrazie liberali vengono sostituite da regimi autoritari

LEZIONE 6

1937: PATTO ANTICOMINTERN

1938: Hitler occupa l’Austria

Conferenza di Monaco: annessione tedesca dei Sudeti

Patto d’acciaio con l’Italia

L’espansionismo tedesco, italiano e giapponese

Nel 1937 Italia, Germania e Giappone firmano il Patto Anticomintern per contrastare la diffusione del comunismo (la Terza Internazionale, detta Comintern). Hitler procede nel suo progetto di unificare tutti i Tedeschi: nel 1938 occupa l’Austria, che dopo un referendum viene annessa alla Germania. Francia e Gran Bretagna, pur di non causare una guerra, non reagiscono.

Quando Hitler minaccia di occupare i Sudeti, viene convocata la Conferenza di Monaco con Italia, Francia e Gran Bretagna, che autorizzano l’annessione dei Sudeti. Poi Hitler occupa Boemia e Moravia, mentre l’Italia conquista l’Albania e stipula con la Germania il Patto d’acciaio e il Giappone aggredisce la Cina.

2. ORGANIZZA LA MAPPA

Scarica la mappa personalizzabile

Completa la mappa con le parole mancanti.

si afferma a causa di è fondato da che instaura di cui è definito

IL NAZISMO il capo o Führer

Adolf Hitler

–del 1929 – disoccupazione

che provocano

crisi economica Weimar

rappresentate dalla è che usa ha una visione vuole ottenere

ostilità verso le istituzioni democratiche un movimento e antidemocratico Repubblica di nella lotta politica

Ebrei nazionalista opposizione totalitario

metodi violenti popoli tedeschi

l’unificazione di tutti i razzista e antisemita il dominio dei tedeschi sugli altri popoli un regime

Terzo Reich

caratterizzato da

eliminazione dell’ persecuzione contro .............................., , Zingari e altre minoranze

si allea con

3. ESPONI

VERSO L’ESAME

IN GRUPPO Organizzate una presentazione supportata da materiali digitali (carte, grafici, immagini, filmati o testi) sul tema della guerra di Spagna.

1. Un membro del gruppo introduce il tema generale mettendo in evidenza lo scontro tra il totalitarismo e la democrazia che si affronta in Spagna.

2. Gli altri membri approfondiscono possibili collegamenti ad altre discipline. Geografia I luoghi in cui la guerra si è svolta e i Paesi coinvolti nel conflitto. Tecnologia L’uso di armi e tattiche militari nuove.

Letteratura Il racconto della guerra da parte di autori che ne sono stati testimoni, come George Orwell ed Ernest Hemingway. Arte e immagine Episodi e fatti della guerra nel cinema e nell’arte (per esempio Guernica di Pablo Picasso).

3. Insieme organizzate la presentazione in modo che i vari contenuti e le varie voci si alternino in modo armonioso, supportati da contenuti digitali adeguati.

4. Presentate l’esposizione al resto della classe. espansione

4. VALUTA il tuo percorso

Valuta il tuo percorso nello studio di questo capitolo e annota le tue considerazioni personali.

Ho capito tutti i contenuti?

Ho saputo individuare collegamenti tra diversi fenomeni?

Ho saputo esporre con chiarezza ed efficacia?

Ho collaborato bene con compagne e compagni?

ORA TOCCA A TE!

• Visualizza la carta dell’Europa

• Scarica l’organizzatore grafico

• Svolgi altri esercizi su HUB test

CONOSCO GLI EVENTI PRINCIPALI

1. Completa il testo inserendo i termini appropriati.

Germania

La Repubblica di Weimar nacque in e subito dovette affrontare sia i problemi comuni agli

Stati appena usciti dalla , sia l’arrivo di centinaia di migliaia di tedeschi, sia le ingenti somme da pagare come di guerra alle nazioni vincitrici.

Prima guerra mondiale riparazioni profughi

Belgio industria

Nel 1923, inoltre, e Francia occuparono la , regione di confine ricca di risorse importanti per l’

Tutto ciò provocò il tracollo dell’economia , con la del marco e un incontrollabile

svalutazione Ruhr tedesca aumento dei prezzi

Nel 1924 fu raggiunto un accordo con le nazioni vincitrici: fu concesso alla Germania di pagare i debiti in modo più graduale, la Ruhr tornò sotto il controllo e le banche americane concessero a lunga scadenza, da destinare allo sviluppo industriale tedesco.

Verso la fine degli anni ’20, la Germania tornò a essere una

di guerra tedesco potenza economica prestiti

MI ORIENTO NEL TEMPO

2. Vai all’apertura di capitolo (pp. 132-133): se non lo hai ancora fatto, completa la linea del tempo con gli eventi principali. Usala poi per esporre oralmente la storia della Germania nazista.

METTO IN RELAZIONE

3. Collega ciascun fatto relativo alla Guerra civile spagnola al completamento corretto.

FATTI

a. Poiché un gruppo di militari guidato da Francisco Franco insorse contro il governo repubblicano…

b. Con il pretesto di voler impedire la nascita in Spagna di un regime comunista simile all’Unione Sovietica…

c. Con l’intervento di Italia e Germania la Guerra civile spagnola…

d. Dopo tre anni di scontri e migliaia di vittime, la Guerra civile spagnola si concluse nel marzo del 1939…

COMPLETAMENTI

1. … la guerra divenne un conflitto internazionale tra sostenitori della democrazia e fautori di un regime autoritario.

2. … con la vittoria di Franco , che instaurò una dittatura che sarebbe durata fino al 1975.

3. … scoppiò una guerra civile in Spagna.

4. … Germania e Italia decisero di intervenire nella Guerra civile spagnola.

USO IL LESSICO SPECIFICO

4. Completa le frasi con i termini corretti, scegliendoli dall’elenco.

Notte dei cristalli • SS • Patto d’acciaio • Notte dei lunghi coltelli • Terza Internazionale • SA • Asse Roma-Berlino

a. Nella centinaia di dirigenti delle furono arrestati e giustiziati dalle

Notte dei lunghi coltelli

b. Nella in tutta la Germania furono devastate sinagoghe, case e negozi di proprietà degli Ebrei.

Notte dei cristalli

c. : patto con cui Germania e Italia si impegnarono a sostenere gli insorti nella Guerra civile spagnola.

Asse Roma-Berlino

d. : organizzazione che univa tutti i partiti comunisti del mondo, denominata Comintern.

Terza Internazionale

Patto d’acciaio

e. : patto che impegnava Germania e Italia a darsi aiuto reciproco in caso di conflitto.

STRATEGIA

COSA NOTO – COSA PENSO – COSA MI CHIEDO (QR p. 396)

5. Nel 1936 la nazista Elvira Bauer realizzò un libro per spiegare ai bambini e alle bambine chi fossero gli Ebrei e quanto fossero pericolosi per la Germania. Il messaggio antisemita del libro è veicolato attraverso numerose illustrazioni. Te ne presentiamo una: osservala e rifletti su di essa, usando la strategia “Cosa noto - Cosa penso - Cosa mi chiedo”. Scrivi le tue osservazioni sul quaderno, seguendo le domande proposte nell’organizzatore.

COSA NOTO

come venivano rappresentati Tedeschi e Ebrei nella propaganda nazista?

Risposta possibile: l’uomo tedesco è fiero e bello, è un lavoratore instancabile ed è capace di combattere. L’Ebreo invece ha caratteristiche opposte: non ha un corpo atletico, è curvo e grasso. Ha con sé una borsa perché non ha un luogo dove tornare, secondo lo stereotipo dell’Ebreo errante.

COSA PENSO

degli obiettivi di chi ha realizzato questa illustrazione? Che sentimenti voleva suscitare nelle persone a cui l’immagine era rivolta? Quali messaggi voleva inviare? Quali sentimenti provo di fronte a questa immagine?

Soluzione soggettiva

COSA MI CHIEDO

• della relazione tra propaganda e bambini/e?

• della reazione dei piccoli Tedeschi dell’epoca di fronte a questa immagine?

• sulle possibili relazioni tra passato e presente?

Soluzione soggettiva

LA SECONDA GUERRA

Il capitolo in 3 mosse

Che cosa è già successo?

TOCCA A VOI Indica se le seguenti affermazioni relative agli anni ’30 del Novecento sono vere o false quindi riscrivi quelle false correggendole.

Francia e Regno Unito contrastarono con forza l’espansionismo della Germania nazista.

Francia e Regno Unito assecondarono l’espansionismo della Germania per timore di una nuova guerra.

Gli Stati Uniti si risollevarono progressivamente da una grave crisi economica.

La Germania di Hitler violò molte delle norme imposte dai trattati di pace della Prima guerra mondiale.

L’Italia mantenne ottimi rapporti con Francia e Regno Unito, suoi alleati nella Prima guerra mondiale.

L’Italia si scontrò con Francia e Regno Unito a causa dell’invasione dell’Etiopia.

Italia e Germania si schierarono su fronti opposti nella Guerra civile di Spagna.

Italia e Germania intervennero insieme in favore dei nazionalisti, che vinsero la Guerra civile di Spagna.

L’Unione Sovietica era dominata dal regime totalitario guidato da Josif Stalin.

Costruiamo la linea del tempo

TOCCA A VOI Studiando il capitolo, sarai in grado di completare questa linea del tempo e otterrai così una SINTESI VISUALE degli eventi principali, che potrai consultare per lo studio e il ripasso.

La guerra tra Asse e Alleati

La guerra dell’Italia

• Guarda il video e la carta animata

• Esplora l’Itinerario Google Earth

• Esplora la linea del tempo

• Consulta il glossario in 7 lingue

Nel capitolo userete le strategie: Ancora e ancora • Cosa noto – cosa penso – cosa mi chiedo • Collega i titoli • Spiega il concetto • Periodo – Frase – Parola

2 Che cosa scopriremo?

Dopo aver sottoscritto un patto di non aggressione con l’Unione Sovietica, Hitler dà inizio alla Seconda guerra mondiale e occupa gran parte dell’Europa.

L’ingresso in guerra di Unione Sovietica e Stati Uniti cambia le sorti del conflitto: la Germania e il Giappone sono costretti ad arrendersi.

Mussolini decide di entrare in guerra a fianco della Germania: l’Italia è sconfitta, bombardata, invasa, lacerata da una guerra civile.

TOCCA A VOI L’immagine ritrae un gruppo di ragazzi su un carro armato britannico in una città italiana nelle fasi finali della Seconda guerra mondiale. Qual è l’atteggiamento dei ragazzi e dei soldati? Da cosa è motivato, secondo te?

degli Alleati

Battaglia di

Attacco di Harbor: Stati Uniti in guerra. Liberazione dell’Italia settentrionale.

Sconfitta italiana in orientale. Annuncio dell’ di Cassibile. Arresto di . Italia in guerra a fianco della Germania

divisa e guerra civile

Avanzata

STALIN E HITLER SI SPARTISCONO

L’EUROPA ORIENTALE

I confini della Polonia nel 1939

Corridoio di Danzica

Königsberg Danzica POLONIA

Prussia orientale

Varsavia

CECOSLOVACCHIA

Hitler minaccia la Polonia

Dopo aver annesso l’Austria e i Sudeti, a Hitler restava un ultimo passo da compiere per cancellare i confini stabiliti nel 1919 dal Trattato di Versailles: ricongiungere la Prussia orientale con il resto della Germania, eliminando il corridoio di Danzica (→ Capitolo 5, Lezione 6). Nel marzo del 1939 il Führer richiese alla Polonia di cedere alla Germania la città di Danzica e di autorizzare la costruzione di una ferrovia e un’autostrada in territorio polacco per collegare la città al resto del Reich. Di fronte al rifiuto del governo di Varsavia, Hitler minacciò l’invasione della Polonia. Questa volta, però, il primo ministro inglese Chamberlain affermò con forza che il Regno Unito e la Francia si sarebbero opposti alla prepotenza nazista e sarebbero stati pronti a scendere in guerra.

Stalin teme l’accerchiamento dell’Unione Sovietica

La minaccia di Hitler alla Polonia preoccupava anche Stalin. Il dittatore sovietico era da sempre ossessionato dall’idea che il suo Paese potesse essere circondato e aggredito da potenze ostili al comunismo. Con il Patto Anticomintern siglato nel 1937 da Germania, Italia e Giappone, e con la possibilità che le armate tedesche avanzassero in territorio polacco fino ai confini della Russia, il pericolo di un accerchiamento sembrava più che mai concreto e rischiava di riproporsi una situazione simile a quella che si era creata subito dopo la rivoluzione d’ottobre, quando Lenin e i bolscevichi avevano dovuto difendersi da un attacco su più fronti (→ Capitolo 3).

Inoltre, il fatto che pochi mesi prima Francia e Regno Unito avessero sacrificato l’indipendenza della Cecoslovacchia pur di evitare una guerra con Hitler aveva dato a Stalin la certezza che, nel caso di un’invasione nazista, le potenze occidentali non avrebbero fatto nulla per difendere l’Unione Sovietica, con la quale avevano pessimi rapporti fin dall’epoca della rivoluzione bolscevica.

La demonizzazione dell’Unione Sovietica

La propaganda nazista era da sempre ostile all’Unione Sovietica e al comunismo in generale. In questo manifesto del 1937, su cui campeggia la scritta «Bolscevismo senza maschera», l’Unione Sovietica è raffigurata come uno spettrale soldato pronto a conquistare il mondo. Il comunismo, rappresentato dalla falce e dal martello, è associato a quello che Hitler considerava il peggiore nemico dei Tedeschi, l’ebraismo, simboleggiato dalla stella di David.

MODULO

Germania e Unione Sovietica firmano un patto di non aggressione

Per allontanare il pericolo di un attacco congiunto di Giappone e Germania, nell’agosto del 1939 Stalin fece una mossa a sorpresa: accettò la proposta tedesca di un patto di non aggressione della durata di dieci anni, noto come Patto Molotov-von Ribbentrop, dal nome dei ministri degli Esteri sovietico e tedesco che lo firmarono. All’accordo era allegato un trattato segreto, in cui i due Paesi decidevano come spartirsi l’Europa orientale: l’Unione Sovietica avrebbe potuto occupare i Paesi baltici, la Finlandia e la parte orientale della Polonia, la Germania avrebbe potuto invadere la Polonia occidentale.

I perché di un accordo che stupisce l’Europa

L’accordo tra Mosca e Berlino stupì l’Europa. Nazisti e comunisti si proclamavano da sempre nemici irriducibili, tuttavia in quel momento il Patto Molotov-von Ribbentrop giovava a entrambi.

Hitler, convinto che i governi occidentali non si sarebbero impegnati per salvare la Polonia, poté pianificare l’attacco senza dover temere una reazione sovietica. Stalin, oltre a incassare l’assenso tedesco alla riconquista di tutti i territori che la Russia aveva dovuto cedere al termine della Prima guerra mondiale, lasciò alle democrazie occidentali il compito di affrontare Hitler e si apprestò ad assistere a un nuovo conflitto tra Paesi europei.

La firma del trattato di non aggressione fra Germania e URSS alla presenza di Stalin, del ministro degli Esteri tedesco von Ribbentrop e del ministro degli Esteri russo Molotov, il 23 agosto 1939.

Patto di non aggressione: accordo con cui due Stati stabiliscono di non attaccarsi militarmente l’un l’altro.

LA FONTE VISIVA

L’incontro tra due nemici

In questa vignetta del settembre 1939 realizzata dal disegnatore britannico David Low e intitolata Rendez-vous, cioè “appuntamento”, Hitler e Stalin si salutano con cappelli alzati, inchini e sorrisi, ma con parole non molto gentili. Uno dice all’altro: «La feccia della terra, se non sbaglio?»; l’altro risponde: «Il sanguinario assassino dei lavoratori, immagino?». Tra loro giace il corpo della Polonia, vittima dell’accordo tra i due dittatori.

Analizzo la FONTE

1. I gesti di Hitler e Stalin non corrispondono affatto alle loro parole. Che cosa vuole comunicare l’autore della vignetta attraverso questa evidente contraddizione?

L’AVANZATA DI HITLER

studio con METODO

Imparo la strategia Ancora e ancora (p. 399)

1. Nello studio della storia hai già incontrato una guerra che avrebbe dovuto essere combattuta rapidamente, con gli eserciti in movimento. Quale? Con la classe, confronta situazioni storiche con la strategia “Ancora e ancora”.

Ieri & Oggi

LaRussiaeisuoivicinibaltici

Hitler invade la Polonia: inizia la Seconda guerra mondiale

All’alba del 1° settembre 1939, poco più di una settimana dopo la firma del Patto Molotov-von Ribbentrop, le truppe naziste invasero la Polonia. A differenza di quanto era avvenuto dopo l’invasione della Cecoslovacchia, questa volta i governi francese e britannico reagirono e il 3 settembre dichiararono guerra alla Germania. Tra le maggiori potenze europee era scoppiato un nuovo conflitto, la Seconda guerra mondiale

Nonostante la reazione di Londra e Parigi, gli eserciti occidentali non ebbero il tempo di intervenire in difesa della Polonia. I Tedeschi infatti avanzarono rapidamente usando una nuova tecnica militare, il Blitzkrieg, “guerra lampo”, grazie alla quale sbaragliarono in un paio di settimane l’esercito polacco. Dopo un breve assedio si arrese anche Varsavia, la capitale, devastata dai bombardamenti aerei.

Stalin occupa i territori previsti dagli accordi segreti con la Germania

Non appena l’esercito nazista entrò in Polonia, Stalin si mosse per impossessarsi delle terre che gli spettavano in base al Patto Molotov-von Ribbentrop. Le truppe sovietiche occuparono la Polonia orientale già nel mese di settembre e Stalin giustificò l’azione come un tentativo di aiutare i Polacchi e fermare l’avanzata tedesca. In realtà si trattava di una conquista territoriale. L’amministrazione delle regioni occupate dai Sovietici fu affidata a esponenti comunisti polacchi fedeli a Mosca, mentre i membri di altri gruppi politici furono deportati in Siberia e gli ufficiali dell’esercito polacco uccisi in massa.

Nei mesi successivi Stalin lanciò un attacco contro la Finlandia e le sottrasse alcune regioni di confine. L’anno seguente occupò Lettonia, Lituania ed Estonia I governi occidentali non reagirono alla conquista delle tre piccole repubbliche baltiche: ora che erano sul punto di scontrarsi con la Germania nazista, non potevano certo inimicarsi anche Stalin.

La guerra lampo

I generali tedeschi adottarono la guerra lampo, basata sull’uso di carri armati per sfondare le linee nemiche, di furgoni e altri mezzi a motore per far avanzare rapidamente le proprie truppe e sul supporto dell’aviazione, per bombardare sia le truppe nemiche sia città e infrastrutture. Nella foto, i carri armati della Wehrmacht sfilano a Varsavia davanti a Hitler nel settembre del 1939.

L’esercito nazista invade l’Europa occidentale

Mentre sul fronte orientale Germania e Unione Sovietica si spartivano la Polonia, a occidente trascorsero sette mesi senza che venisse sparato un solo colpo. Gli eserciti francese e inglese rimasero barricati dietro la Linea Maginot, la possente rete di fortificazioni, bunker e trincee costruita lungo il confine tra Francia e Germania. Dal momento che l’attacco tedesco tardava ad arrivare, molti cominciarono a pensare che non si sarebbe giunti a uno scontro armato tra le grandi potenze europee.

All’improvviso, però, i Tedeschi diedero il via a una serie di rapidissime avanzate: nell’aprile 1940 attaccarono con successo Danimarca e Norvegia; il 10 maggio del 1940 aggredirono Olanda e Belgio, aggirando da nord le difese francesi e puntando verso la capitale francese, proprio come aveva fatto l’esercito del Kaiser nel 1914. Questa volta però l’avanzata tedesca fu inarrestabile e il 14 giugno Parigi venne occupata (→ carta).

La Francia si arrende e viene divisa in due Il 22 giugno, poco più di un mese dopo l’inizio dell’attacco tedesco, la Francia firmò la resa. I Tedeschi mantennero il controllo diretto della parte settentrionale del Paese, mentre il Sud e le colonie furono assegnate a un governo collaborazionista presieduto dal maresciallo Philippe Pétain, che aveva sede nella cittadina termale di Vichy e fu pertanto detto Repubblica di Vichy. Intanto dalla Gran Bretagna, dove era riuscito a fuggire, il generale Charles de Gaulle incitava i suoi connazionali a resistere all’occupazione tedesca e affermava in nome del popolo francese di voler continuare la guerra a fianco dei Britannici.

Le operazioni di guerra tra il 1939 e il 1940

La carta mostra le avanzate tedesche verso est, nord e ovest e l’espansione russa nell’Europa orientale e settentrionale.

Finlandia

Norvegia Svezia

Danimarca Oslo

Irlanda Paesi Bassi

Regno

Belgio

Danzica

Berlino

Germania

Svizzera

Estonia

Lettonia

Lituania

Varsavia

Polonia

Slovacchia

Romania

Iugoslavia

Albania

Grecia

Bulgaria

Istambul Bucarest

Turchia

Sofia Cipro

Stalingrado

Collaborazionista: termine utilizzato per indicare i governi o le persone che, in un Paese occupato da truppe straniere, scendono a patti e collaborano con l’invasore.

Lavora con le carte interattive

Lavoro con la carta 1. Ordina cronologicamente gli eventi di avvio della Seconda guerra mondiale: scrivi sulle frecce che indicano gli attacchi tedeschi e russi i numeri da 1 a 6.

Linea Maginot

Attacco tedesco

Attacco russo

Potenze europee dell’Asse e loro alleati

Conquiste tedesche

Alleati

Conquiste sovietiche

Territori della Repubblica di Vichy

Metto in relazione

2. Perché Hitler decise di invadere la Gran Bretagna? Che cosa pensi della posizione di Churchill? Discutine con una compagna o un compagno.

Applico la strategia Cosa noto – Cosa penso – Cosa mi chiedo (QR p. 396)

3. Che cosa noti e che cosa pensi osservando l’immagine in basso? Quali domande ti poni sull’evento rappresentato e sulla situazione storica? In che modo l’immagine ti ha aiutato a comprendere meglio il contenuto del paragrafo?

Un aereo da caccia britannico Spitfire

Hitler ordina l’invasione della Gran Bretagna

Dopo la sconfitta della Francia, la Germania aveva un solo rivale: la Gran Bretagna, il cui esercito, schierato al fianco di quello francese, era stato costretto a una drammatica ritirata e si era rifugiato al di là della Manica. Hitler cercò di avviare una trattativa per porre fine alle ostilità, proponendo ai Britannici di conservare intatto il loro impero e lasciare alla Germania il controllo dell’Europa. Winston Churchill, da poco nominato primo ministro inglese, rifiutò tuttavia di scendere a patti con i nazisti e ribadì la volontà di proseguire a oltranza la guerra. Hitler reagì allora ordinando l’invasione della Gran Bretagna

L’aviazione tedesca viene sconfitta

nella Battaglia d’Inghilterra

Il piano per la cosiddetta Battaglia d’Inghilterra prevedeva di indebolire il nemico e terrorizzare la popolazione con massicci bombardamenti aerei, per poi procedere allo sbarco navale dalla Francia e dalla Norvegia.

Inizialmente, tra l’estate e l’autunno del 1940, l’Inghilterra dovette subire i devastanti attacchi dell’aviazione tedesca, che colpirono anche centri abitati e impianti industriali. Tuttavia la popolazione non si perse d’animo e l’intera economia britannica fu mobilitata per sostenere la difesa. In pochi mesi furono prodotti migliaia di aerei caccia, i famosi Spitfire (in italiano “sputafuoco”), che ingaggiarono feroci scontri nei cieli della Manica con le squadriglie di bombardieri tedeschi. Alla fine del 1940 l’aviazione britannica, la RAF, ebbe la meglio su quella tedesca, la Luftwaffe, e Hitler, uscito sconfitto dalla prima grande battaglia aerea della storia, dovette accantonare il progetto di conquistare la Gran Bretagna.

La vita continua, nonostante le bombe

Fin dall’inizio della guerra, il governo britannico aveva coniato lo slogan, “Keep calm and carry on”, per invitare la cittadinanza a non farsi prendere dal panico e continuare a svolgere le proprie attività nonostante i disagi. Seguendo l’invito del governo, in questa foto scattata nel settembre del 1940, alcuni lettori consultano tranquillamente i libri della biblioteca di Holland House, una dimora nel centro di Londra che era stata gravemente danneggiata da un bombardamento tedesco.

LEZIONE

LA GUERRA PARALLELA DI MUSSOLINI

Inizialmente l’Italia sceglie la non belligeranza

partiamo da... UNA FONTE SCRITTA

Alla fine di agosto del 1939, pochi giorni prima di invadere la Polonia, Hitler chiese al suo alleato Mussolini di quali rifornimenti avesse bisogno l’Italia per entrare in guerra al più presto al fianco della Germania. Mussolini rispose con questo lungo elenco, che divenne famoso come “lista del molibdeno”, perché conteneva una richiesta di questo metallo superiore all’intera produzione mondiale. Per mandare i rifornimenti richiesti sarebbero occorsi 17.000 treni.

Führer, […] ecco il minimo che occorre alle Forze Armate italiane per sostenere una guerra di dodici mesi […]: carbone per il gas e la siderurgia 6000000 t; acciaio 2000000 t; petrolio 7000000 t; legno 1000000 t; rame 150000 t; nitrato di sodio 220000 t; sali potassici 70000 t; colofonia 25000 t; gomma 22000 t; toluolo 18000 t; essenza di trementina 6000 t; piombo 10000 t; stagno 7000 t; nikelio 5000 t; molibdeno 600 t; tungsteno 600 t; zirconio 20 t; titanio 400 t.

Chiediamo alla FONTE

1. Quali generi di prodotti richiede l’Italia alla Germania?

2. Per quali produzioni dovevano servire, secondo te?

3. Perché l’Italia chiede quantità così grandi di questi materiali?

La “lista del molibdeno” contiene quantità enormi, non solo di molibdeno ma anche di altre, preziose materie prime. Queste richieste esorbitanti furono il frutto di una precisa strategia di Mussolini, che voleva evitare l’ingresso in guerra dell’Italia senza però dare l’impressione di temere il conflitto. In base all’articolo 3 del Patto d’acciaio, firmato nel maggio del 1939, l’Italia sarebbe stata tenuta a combattere a fianco della Germania contro Francia e Gran Bretagna. Tuttavia le forze armate italiane erano state logorate dall’impegno in Etiopia (→ Capitolo 4, Lezione 6) e Spagna (→ Capitolo 5, Lezione 5) e non avevano risorse, uomini e armamenti per affrontare un nuovo conflitto.

Mussolini perciò disse di essere disposto a sostenere la Germania, a patto di ricevere i materiali inseriti nella “lista del molibdeno”, ben sapendo che i Tedeschi non avrebbero mai potuto soddisfare quelle richieste in tempi brevi. Hitler infatti fu costretto a comunicare a Mussolini che avrebbe rinunciato al suo appoggio. L’Italia poté dunque tenersi per il momento al di fuori del conflitto, scegliendo la non belligeranza.

Mussolini dichiara guerra a Francia e Gran Bretagna

Quando però le truppe tedesche invasero la Francia, Mussolini si convinse che la guerra si sarebbe presto conclusa e che l’Italia, con un minimo sforzo militare, avrebbe potuto vincere e ottenere importanti concessioni territoriali. Perciò il 10 giugno 1940 il duce dichiarò guerra a Francia e Gran Bretagna.

Identifico le informazioni

1. Sottolinea nel testo gli eventi che permisero all’Italia di optare per la non belligeranza. studio con METODO

Non belligeranza: rifiuto da parte di una nazione di impegnarsi in una guerra in cui siano coinvolti Stati a essa alleati. Si distingue perciò dalla neutralità, che implica una posizione equidistante rispetto ai due schieramenti.

2. Con l’aiuto della carta, fai una breve esposizione sulla guerra parallela dell’Italia, spiegandone:

• cause

• obiettivi

• principali avvenimenti

• conseguenze

L’esercito italiano non sfonda le linee

Dieci giorni dopo, quando già Parigi era caduta ed erano in corso le trattative per la resa francese alla Germania, le truppe italiane passarono all’offensiva sulle Alpi. Non riuscirono però a sfondare le linee nemiche, anzi pochi giorni dopo si assistette ai primi bombardamenti sulle città del Nord Italia. Con l’armistizio firmato tra Italia e Francia il 24 giugno, l’Italia ottenne solo una piccola striscia di territorio lungo il confine.

La guerra parallela di Mussolini porta soltanto sconfitte

Nei mesi successivi, la resistenza britannica pose fine alla speranza di una rapida soluzione del conflitto. Il duce decise allora di lanciarsi in un’ambiziosa guerra parallela, autonoma rispetto a quella tedesca, per la conquista di nuove colonie nell’Africa settentrionale e orientale e l’espansione nella Penisola balcanica. Nel settembre del 1940 l’esercito italiano aggredì dalla Libia l’Egitto, controllato dai Britannici, e il mese successivo tentò di invadere dall’Albania la Grecia, un Paese neutrale e retto da un governo autoritario che fino ad allora aveva avuto rapporti amichevoli con Italia e Germania. Entrambi gli attacchi furono respinti: i Greci penetrarono in territorio albanese, e in Africa settentrionale i Britannici contrattaccarono puntando verso la Cirenaica, la regione più orientale della Libia.

L’Italia perde le colonie in Africa orientale

Per evitare che l’esercito italiano cedesse altro terreno, nel marzo del 1941 Hitler inviò in Libia un corpo di spedizione che respinse l’offensiva inglese. Il mese successivo la Germania intervenne al fianco degli Italiani anche nella Penisola balcanica, conquistando rapidamente Grecia e Iugoslavia (→ carta). In cambio del proprio sostegno, Hitler pretese però che da quel momento le truppe italiane seguissero le direttive dei Tedeschi. Il piano di Mussolini di condurre una guerra autonoma era perciò fallito, un’umiliazione terribile per il regime fascista che fin dalla sua nascita si era prefisso di trasformare l’Italia in una grande potenza militare. Intanto in Africa orientale, l’unico fronte sul quale i Tedeschi non si schierarono, tutti i domini italiani (Eritrea, Somalia, Etiopia) furono conquistati dai Britannici, che, nel novembre del 1941, vinsero la resistenza dei soldati italiani grazie alla schiacciante superiorità dei loro armamenti. L’impero fascista, fondato cinque anni prima, si era già dissolto.

mar Mediterraneo
Gazala
Alamein Egitto Tripoli Creta Dodecaneso
Reich tedesco Slovacchia
La guerra in Africa e nei Balcani
Espongo

LEZIONE 4

L’ITALIA

SOTTO LE BOMBE

Le città sono colpite dai bombardamenti

Mentre i soldati italiani erano impegnati sui vari fronti, sulla penisola proseguivano i bombardamenti aerei inglesi. Dapprima gli obiettivi principali furono strutture militari, infrastrutture e fabbriche delle grandi città. In seguito fu adottata la tecnica del bombardamento a tappeto, che consisteva nello scaricare indiscriminatamente bombe con lo scopo di terrorizzare la popolazione. Furono allora creati sistemi di allarme antiaereo, con sirene che risuonavano in caso di attacco per spingere le persone a ripararsi in appositi rifugi sotterranei. Molte famiglie, però, preferirono lo sfollamento, cioè il trasferimento nelle campagne, dove il rischio di attacchi era inferiore.

Molti prodotti vengono razionati

Tra le ragioni per cui la gente lasciava le città vi era anche la carenza di prodotti alimentari. I danni alla rete di trasporto creati dai bombardamenti, la necessità di rifornire l’esercito e il calo della produzione e delle importazioni dovuto al conflitto resero infatti difficile fin dai primi mesi di guerra far giungere generi alimentari sufficienti nei centri abitati. Perciò il regime introdusse il sistema del razionamento dei beni di prima necessità 1 gestito da appositi uffici locali che stabilivano le quote di prodotti da assegnare alla popolazione e organizzavano la distribuzione. Ogni famiglia riceveva una tessera annonaria 2, su cui erano indicati i prodotti che poteva ritirare nei negozi: pane, pasta, carne, zucchero, burro, caffè e così via. Col passare dei mesi, però i quantitativi di merce si ridussero sempre più.

La penuria di cibo

A Roma la razione di pane giornaliera giunse a essere di soli 150 grammi, e spesso si trattava di pane nero, fatto con la crusca. Frutta, carne, pesce, formaggi erano rarità che venivano distribuite in quantità minime. Davanti ai negozi si creavano code lunghissime di persone in attesa e spesso solo i primi arrivati ricevevano la razione prevista. Nella foto, una coda per il pane a Roma nel 1941. 1

studio con METODO

Metto in relazione

1. Che cos’è il bombardamento a tappeto e quali erano i suoi scopi? Quali erano gli effetti dei bombardamenti sulla vita quotidiana delle persone?

Carta annonaria emessa dal Comune di Palma di Montechiaro, Agrigento, 1941.

2

Applico la strategia Collega i titoli (QR p. 396)

2. Sul quaderno, sintetizza in una mappa le condizioni di vita in Italia durante la guerra, collegando i titoli dei paragrafi della lezione.

PROTAGONISTE

Contadine improvvisate negli orti di guerra

Di fronte alla carenza di cibo, il regime fascista invitò a trasformare i giardini privati e pubblici in orti. L’iniziativa fu rivolta soprattutto a donne e ragazze e gestita dalle organizzazioni del partito.

In questa fotografia, alcune ragazze posano sorridenti con il raccolto di patate. In realtà, si tratta evidentemente di un’immagine di propaganda, anche perché abiti e scarpe appaiono poco adatti al lavoro dei campi.

Si diffonde il mercato nero

L’inefficienza del razionamento era solo in parte dovuta all’assenza di prodotti e alla difficoltà di trasportarli. La sua causa principale, infatti, era il fatto che ben presto, accanto al sistema di distribuzione ufficiale, si sviluppò un commercio parallelo clandestino, il cosiddetto mercato nero o borsa nera.

Anziché consegnare i raccolti alle autorità in cambio di compensi minimi, gli agricoltori preferivano venderli direttamente a un prezzo maggiore. Per coloro che si potevano permettere i prezzi elevati del mercato nero c’era il vantaggio di poter scegliere e di avere accesso a prodotti migliori; per tutti gli altri non restava che accontentarsi dei pochi prodotti che giungevano nei negozi autorizzati.

Nella maggior parte dei casi si trattava di commerci di piccola entità. Dai sobborghi contadine e contadini si recavano in città portando uova, formaggi, salumi, ortaggi e frutta nascosti nei sottofondi dei carri o tra cumuli di fieno o legname e li vendevano realizzando un piccolo profitto. Ma era molto diffusa anche l’attività inversa: molte donne che vivevano in città, spesso rimaste sole a badare ai bambini e agli anziani della famiglia, si recavano nelle campagne in cerca di cibo. Tutte quelle che avevano a disposizione un pezzetto di terra, inoltre, o anche solo un terrazzo, si ingegnavano a coltivare qualche verdura o ad allevare pollame o conigli 3

Le donne contribuiscono allo sforzo bellico

Come già accaduto durante la Prima guerra mondiale, le donne furono coinvolte nello sforzo bellico. Anzitutto furono chiamate a sostenere le attività produttive con il proprio lavoro, sostituendo gli uomini come operaie nelle fabbriche e in altre svariate occupazioni. D’altra parte, le donne parteciparono da protagoniste alle proteste contro i disagi provocati dal conflitto: in Italia, ad esempio, furono in prima fila nelle manifestazioni contro i razionamenti e nei grandi scioperi del 1943 e del 1944. In alcuni Paesi, anche se non in Italia, le donne contribuirono direttamente alle operazioni militari, arruolandosi nell’esercito.

MODULO 2 L’epoca dei totalitarismi

LA SVOLTA DELLA GUERRA

Hitler ordina l’invasione dell’Unione Sovietica

Nel 1941 l’unico ostacolo per una vittoria della Germania era la resistenza della Gran Bretagna. All’improvviso però Hitler fece una scelta inattesa, che cambiò completamente la situazione: infranse il Patto Molotov-von Ribbentrop e ordinò l’invasione dell’Unione Sovietica. L’attacco, che fu chiamato dai comandi tedeschi operazione Barbarossa, iniziò il 22 giugno 1941 e, nei piani di Hitler, avrebbe dovuto concludersi prima dell’inverno. Le truppe tedesche si mossero suddivise in tre armate: una puntò a nord, verso Leningrado, attraverso le Repubbliche baltiche; la seconda a est, verso Mosca, attraverso la Bielorussia; la terza a sud, verso Stalingrado, attraverso l’Ucraina. Furono impiegati oltre tre milioni di uomini, con il supporto degli eserciti alleati, tra cui quello italiano, che inviò i 230.000 soldati dell’ARMIR, Armata italiana in Russia.

L’invasione ha motivazioni strategiche e ideologiche

Hitler decise di aprire un nuovo fronte per motivazioni strategiche e ideologiche. Dal punto di vista strategico, non voleva che si ripetesse la situazione della Prima guerra mondiale, quando l’esercito tedesco era stato costretto ad arrendersi anche per la mancanza di rifornimenti. Con l’occupazione dell’Unione Sovietica, i Tedeschi si sarebbero impossessati delle risorse agricole ucraine e russe e dei giacimenti petroliferi del Caucaso, che gli avrebbero consentito di proseguire la lotta contro l’impero britannico.

Dal punto di vista ideologico, l’assalto all’Unione Sovietica consentiva di colpire i due massimi avversari del nazismo: il comunismo e gli Ebrei, numerosissimi in tutti i territori sovietici, dalla Russia, all’Ucraina, alla Polonia orientale e alle Repubbliche baltiche da poco annesse da Stalin.

studio con METODO

Identifico le informazioni

1. Sulla carta di pagina 237 individua le città russe verso cui puntarono le armate tedesche nel giugno 1941.

Schematizzo

2. Perché Hitler invase la Russia, con la quale aveva firmato il Patto Molotov-von Ribbentrop? Sul quaderno compila una tabella come la seguente.

INVASIONE DELL’UNIONE SOVIETICA Motivazioni strategiche Motivazioni ideologiche

Entrare in possesso di risorse agricole e petrolifere dell’URSS

Colpire il comunismo e gli Ebrei

Operazione Barbarossa: case date alle fiamme durante l’avanzata della Wehrmacht tedesca in Russia, 1941.

La fanteria tedesca protetta da un carro armato dopo aver preso d’assalto una città a nord di Mosca, ottobre 1941.

La guerra lampo non ha successo

Inizialmente l’avanzata delle armate naziste fu travolgente e in pochi mesi i Tedeschi si impossessarono di un territorio vastissimo. Tuttavia ben presto i Sovietici si riorganizzarono. Stalin ordinò di mobilitare tutte le risorse del Paese per una grande guerra patriottica contro l’invasore. Nelle terre già conquistate dai Tedeschi furono organizzate bande di combattenti incaricate di fare terra bruciata intorno ai nemici, cioè distruggere tutte le risorse in modo che non cadessero nelle loro mani. Intanto l’Armata rossa schierava centinaia di migliaia di reclute, oltre a nuovi equipaggiamenti e nuovi carri armati, prodotti a ritmo continuo nelle fabbriche di tutto il Paese

Nel novembre del 1941 l’avanzata tedesca si fermò a poche decine di chilometri da Mosca e un mese dopo i Russi lanciarono la loro prima controffensiva. La guerra lampo voluta da Hitler si trasformò così in una guerra di posizione, combattuta nel gelo dell’inverno russo, in mezzo a una popolazione decisa a resistere a ogni costo, a più di mille chilometri dalla Germania.

LA FONTE SCRITTA Una testimonianza dalla Russia

Uno dei tanti soldati italiani schierati sul fronte russo al fianco dei Tedeschi invia una lettera a un’amica.

Fronte russo, 24-10-1942

Carissima,

la vita militare insegna a non stupirsi di qualunque avvenimento anche imprevisto che possa accadere. L’altro ieri mattina il mio maggiore ancora ci assicurava che non ci saremmo mossi per il fronte almeno per tutto l’inverno, e invece ieri mattina alle sei la mia compagnia veniva trasportata in autocarro fin qui, a circa sette chilometri dalla linea e stasera andremo proprio sul posto a piedi. Hanno diviso la mia compagnia in tre gruppi e poco fa ho baciato i miei amici che sono partiti prima di me. Eravamo commossi, perché dopo quasi dieci mesi di vita in comune si stringono legami di amicizia non indifferenti. E ormai siamo in una zona un po’ pericolosa. Non bisogna esagerare questo pericolo però. È un tratto del fronte abbastanza tranquillo, anzi morto, come dicono qua. Senza contare che si attendono le divisioni che dovranno darci il cambio. Quindi non c’è da allarmarsi per niente. Tra una quindicina di giorni, bagaglio in mano, ritornerò nelle retrovie. Non ho scritto niente e non scriverò niente di tutto questo alla mamma: per lei devo essere sempre nel villaggio

che ho abbandonato ieri, a centotrenta chilometri da qui. È inutile spaventarla per così poco. È fin troppo bastata la lontananza per angustiarla. Qui il freddo si è fatto intensissimo: stanotte l’interno della tenda era coperto da uno strato di brina alto un dito e l’acqua nelle borracce era diventata di ghiaccio. Io ho dormito poco per il freddo ai piedi. Dormirò meglio stanotte. Intanto ho indossato tutti gli indumenti di lana della dotazione: per ora sto caldo. E tu carissima, come stai? Mi scrivi sempre? Sono sicuro di sì.

Ti bacio le mani, Dante

Analizzo la FONTE

1. Come riesce il soldato a gestire le difficoltà della vita al fronte? Quali sono le risorse interiori che lo aiutano a superare le prove?

2. Quali sentimenti legano il soldato ai suoi compagni? Secondo te, questi legami influiscono sulla sua percezione della guerra?

Il Giappone attacca la flotta statunitense a Pearl Harbor

Intanto in Estremo Oriente, le ambizioni del Giappone, alleato di Germania e Italia, provocarono l’ingresso nel conflitto di un’altra grande potenza: gli Stati

Uniti. Dalla Cina, che già aveva invaso negli anni precedenti, l’esercito giapponese avanzò infatti verso sud, occupando l’Indocina francese, l’odierno Vietnam. La sua avanzata preoccupò i governi britannico e americano, che imposero il blocco di tutte le esportazioni, in particolare quelle di petrolio americano, fondamentale per le forze armate giapponesi, e chiesero a Tokyo di ritirarsi dall’Indocina e dalla Cina

Posto di fronte alla scelta tra rinunciare a gran parte del proprio impero e proseguire il conflitto, il governo giapponese scelse di passare all’attacco contro gli Stati Uniti. Il 7 dicembre 1941 i caccia giapponesi bombardarono la base navale di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii, affondando gran parte della flotta militare americana.

Gli Stati Uniti entrano in guerra contro

Giappone e Germania

Nel 1939, quando i nazisti avevano invaso la Polonia, gli Stati Uniti scelsero di non intervenire direttamente nel conflitto. La maggior parte dell’opinione pubblica considerava infatti la guerra come un affare interno dei Paesi europei. Tuttavia il presidente Roosevelt, che guidava il Paese fin dall’epoca del New Deal, aveva fatto il possibile per sostenere la Gran Bretagna, e in seguito anche l’Unione Sovietica, assicurando prestiti finanziari e autorizzando la vendita di navi, aerei, carri armati e mezzi di trasporto. Dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, l’orientamento dell’opinione pubblica americana cambiò radicalmente. L’8 dicembre 1941 Roosevelt dichiarò guerra al Giappone e decise poi di intervenire nel conflitto a fianco della Gran Bretagna contro la Germania.

Sovietici e Americani ribaltano le sorti del conflitto

La reazione dell’Unione Sovietica e l’ingresso in guerra degli Stati Uniti causarono nel giro di pochi mesi un rovesciamento dei rapporti di forza tra i due schieramenti. Dall’estate del 1942, quando le potenze dell’Asse raggiunsero la loro massima espansione, gli Alleati, come venne definita la coalizione guidata da Stati Uniti, Unione Sovietica e Gran Bretagna, iniziarono a recuperare terreno su tutti i fronti:

● in Asia, a partire dalla battaglia delle isole Midway, nel giugno 1942, gli Americani cominciarono una lenta ma inesorabile riconquista del Pacifico;

● in Africa settentrionale, tra la battaglia di El Alamein del novembre del 1942 e il maggio del 1943, gli eserciti inglese e americano sconfissero definitivamente le truppe italiane e tedesche;

● in Russia, sempre nel novembre del 1942, le truppe sovietiche inflissero ai Tedeschi e ai loro alleati una gravissima sconfitta a Stalingrado e li costrinsero a iniziare una lenta ritirata.

Metto in relazione

3. In coppia, individuate cause e conseguenze dell’attacco giapponese a Pearl Harbor.

Schematizzo

4. Disegna una tabella ed elenca, per ciascuno dei tre scenari di guerra (Asia, Africa settentrionale, Russia):

• quali battaglie si sono combattute;

• quali sono state le loro conseguenze.

«Insieme strangoleremo l’hitlerismo»: manifesto di propaganda per promuovere la cooperazione tra gli Alleati.

Fronte russo

• Le forze dell’Asse raggiunsero Stalingrado dopo una nuova offensiva lanciata nell’estate del 1942.

• Per mesi i soldati sovietici resistettero all’assedio nemico, poi, nel novembre del 1942, lanciarono un’offensiva che aggirò le forze tedesche e le costrinse alla resa.

Fronte africano

• Nel novembre del 1942 a El Alamein, i Britannici, guidati dal generale Montgomery, respinsero un nuovo tentativo di Tedeschi e Italiani di invadere l’Egitto.

• Nel novembre 1942 gli Americani sbarcarono in Marocco e Algeria e li strapparono al controllo della Repubblica di Vichy.

• I Britannici inseguirono Italiani e Tedeschi nella lunga ritirata attraverso la Libia.

• Nel maggio del 1943, le truppe britanniche si ricongiunsero in Tunisia con quelle americane.

I tre fronti dopo il 1942

Fronte del Pacifico

• Dopo Pearl Harbor i Giapponesi avevano approfittato della momentanea debolezza americana per conquistare Filippine, Malesia, Birmania, Indonesia e Nuova Guinea

• L’esercito giapponese minacciava l’India e l’Australia, due delle principali colonie britanniche.

• Nella battaglia delle isole Midway, gli Americani inflissero una dura sconfitta alla flotta nipponica e cominciarono la riconquista.

Lavoro con la carta

1. Cerchia sulle carte i toponimi che hai incontrato nel corso di questa lezione.

2. Quali furono gli Stati più colpiti dai bombardamenti?

3. Come si sviluppò la guerra nel Pacifico? Fin dove riuscì ad avanzare il Giappone?

4. Con l’uso delle carte e la tabella che hai costruito nell’esercizio 4, alla pagina precedente, spiega oralmente la svolta che la Seconda guerra mondiale ebbe nel 1942.

HUB Maps L’offensiva tedescainURSS (1941-1942)

Giappone e territori sotto il controllo giapponese nel dicembre 1941

Conquiste fino all’agosto 1942

Direttrici dell’avanzata giapponese

Limite massimo dell’avanzata giapponesenell’agosto 1942

Battaglia decisiva

IL NUOVO ORDINE HITLERIANO E LA SHOAH

Hitler vuole creare una società fondata sul razzismo

Tra il 1941 e il 1942, quando la Germania nazista si lanciò alla conquista dell’Unione Sovietica, parevano ormai a portata di mano gli obiettivi dichiarati da Hitler fin dalle pagine del Mein Kampf:

● creare un impero tedesco nell’Europa orientale, in cui i coloni ariani avrebbero assoggettato le popolazioni slave affinché fornissero loro cibo in abbondanza e ogni genere di servizi;

● imporre in Europa un Nuovo Ordine fondato sul razzismo e sulla convinzione che l’umanità fosse divisa in tre grandi categorie: popoli superiori, destinati al comando, popoli inferiori, il cui compito era servire i primi, e infine popoli intrinsecamente malvagi, che meritavano di scomparire.

I provvedimenti presi in quei mesi nelle terre assoggettate dai Tedeschi ci danno l’idea di quale sarebbe stato il destino dell’Europa se il Führer avesse potuto realizzare fino in fondo i propri piani.

I popoli slavi sono discriminati e maltrattati

Il trattamento che i nazisti intendevano riservare ai popoli slavi nell’Europa orientale risultò evidente dalle norme che imposero nella Polonia occupata. Le università, i musei e le biblioteche furono chiusi e furono date disposizioni perché l’istruzione dei bambini polacchi si fermasse obbligatoriamente alla quarta elementare. Secondo i nazisti, infatti, i Polacchi, come tutti gli Slavi, erano adatti solo a svolgere lavori manuali al servizio degli ariani, e quindi era inutile che proseguissero negli studi.

Il disprezzo verso gli Slavi risultò evidente anche dal comportamento tenuto dai Tedeschi nei confronti dei prigionieri di guerra. Mentre Britannici e Americani, considerati ariani, furono trattati in modo relativamente umano, i prigionieri russi furono ammassati in condizioni di vita insostenibili nei campi di prigionia costruiti nei territori occupati dai Tedeschi.

Centinaia di migliaia di soldati sovietici morirono di fame e stenti.

Molti dei superstiti furono poi trasferiti in Germania per essere rinchiusi nei Lager, i campi di concentramento creati in Germania fin dagli anni ’30, e lavorare come schiavi nelle industrie del Reich, insieme ad altre categorie odiate dal regime nazista: Ebrei, oppositori politici, Zingari, omosessuali.

studio con METODO

Applico la strategia Spiega il concetto (QR p. 396)

1. Spiega il concetto di “Nuovo Ordine”, usando le informazioni del testo e le tue conoscenze.

Identifico le informazioni

2. A quale categoria di popoli, secondo Hitler, appartenevano le popolazioni slave?

1941: Ebrei al lavoro in una fabbrica di stoccaggio indumenti nel ghetto di Lodz, il secondo più grande in Europa, dopo quello di Varsavia.

Identifico il significato delle parole

3. Sottolinea nel testo il significato di “Shoah” e “soluzione finale”. Esploro

4. Svolgi una ricerca on line sul campo di raccolta di Fossoli. Approfondisci la sua storia e cerca informazioni sulla permanenza, al suo interno, dello scrittore Primo Levi.

Hitler decide lo sterminio degli Ebrei

La brutale mentalità razzista di Hitler e dei suoi seguaci si scatenò in modo ancora più tragico contro gli Ebrei, considerati nemici irriducibili del popolo tedesco. In tutti i territori assoggettati dai nazisti i cittadini ebrei furono perseguitati, come avveniva in Germania, e costretti a vivere ammassati nei ghetti, quartieri dai quali non potevano uscire, oppure rinchiusi nelle carceri o nei Lager. Poi, nei primi mesi del 1941, Hitler diede ordine di procedere alla cosiddetta soluzione finale: lo sterminio di tutti gli Ebrei europei

Si calcola che nel corso della Seconda guerra mondiale i nazisti uccisero tra i 5 e i 6 milioni di Ebrei, un genocidio che rappresenta un caso unico nella storia dell’umanità non solo per il numero di vittime ma anche, e soprattutto, per la spietata freddezza e l’efficienza con cui fu eseguito. Gli Ebrei definiscono questo sterminio Shoah, una parola che significa “distruzione”, “calamità”.

Lo sterminio inizia durante l’invasione dell’Unione Sovietica

L’eliminazione fisica degli Ebrei cominciò nei territori dell’Unione Sovietica, dove si trovava la più numerosa comunità ebraica d’Europa. Durante l’operazione Barbarossa le truppe regolari dell’esercito erano seguite da squadre guidate da fanatici nazisti, spesso composte da criminali e assassini, che avevano il compito di colpire gli Ebrei. Nelle città e nei villaggi occupati dai Tedeschi, i cittadini di origine ebraica, anziché essere rinchiusi nei ghetti o nei Lager come avveniva in altre regioni d’Europa, venivano convocati in piazza, trasportati in un luogo isolato, uccisi con un colpo di pistola e sepolti in fosse comuni. Tra gli episodi più tragici vi fu la strage della comunità di Vilnius, in Lituania, e l’eccidio di Babij Jar, in cui furono uccisi oltre 30.000 Ebrei ucraini.

I luoghi della Shoah

I campi di concentramento, dove i detenuti erano sfruttati per i lavori forzati, si trovavano soprattutto in Germania, i campi di sterminio sono quasi esclusivamente in Polonia, mentre gli eccidi avvennero nei territori dell’Unione Sovietica.

Lavoro con la carta

1. Quali erano in Italia i principali campi di raccolta e transito? In che regioni erano collocati?

2. Quali Stati erano attraversati dalle principali vie di deportazione?

Ulven

Grini

Berg

Campi di sterminio

Principali campi di concentramento

Principali città o villaggi con ghetto

Campi di raccolta e transito

Massacri di grande portata

Principali vie di deportazione

Westerbork

Amersfoort

Herzogenhosch

Breendonk Mechelen

Lager Sylt Compiègne

Drancy

Parigi

Pithiviers

Horserod

Ravensbrück

Neuengamme

BergenBelsen

Arbeitsdorf

Niederhagen

Breitenau

Hinzert

Natzweller-Strutho

Gurs Vernet

Vaivara

Rumbula

Kaiserwald

Vilnius

Kaunas

Stutthof

Soldau

Sachsenhausen Potulice Treblinka

Chelmno

Berlino

Mittelbau-Dora

Varsavia Lodz

Gross-Rosen

Buchenwald

Theresienstadt

Flossenbürg

Dachau

Lety

Ponary

Bialystok

Stati dell’Asse

Territori occupati o controllati dall’Asse

Alleati

Stati neutrali

Maly Trostenets

Lachva

Sobibor

Belzec Majdanek

Cracovia

Auschwitz Hodonin Novaky

Mauthausen

Bolzano

Asti

Fossoli

Roma

Plaszow

Vyhne Sered

Kistarcsa

Vienna

Ebensee

Lemberg

Babi Yar

Vinnitsa

Mohilev-Podolski

Transnistria

Czernowitz

Odessa Chisinau

Budapest Cluj

Jasenovac

San Sabba

Arbe

Servigliano

Schabatz Sajmiste

Topovske Supe

Crveni krst

Nish

Bitola

Skopje

Dupnitsa

Salonicco

Uomini e donne ebrei vengono divisi al loro arrivo al campo di concentramento di AuschwitzBirkenau nel giugno 1944. Tra il 2 maggio e il 9 luglio 1944, furono deportati ad Auschwitz oltre 430.000 Ebrei ungheresi.

I nazisti creano i campi di sterminio

Le fucilazioni di massa compiute in Unione Sovietica erano operazioni molto violente, che rischiavano di provocare allarme nella popolazione e di traumatizzare gli stessi militari coinvolti. I gerarchi nazisti incaricati di pianificare lo sterminio cercarono di trovare un metodo meno cruento e che lasciasse poche tracce. Nel gennaio del 1942 fu organizzata la Conferenza di Wannsee, una riunione di ufficiali delle SS e dell’esercito da cui emerse l’idea di creare una rete di campi di sterminio, ovvero dei Lager il cui scopo era quello di eliminare nel modo più rapido possibile il maggior numero di persone. Come sede dei campi di sterminio fu scelta la Polonia. Ogni campo fu dotato di camere a gas, stanze che avevano l’aspetto di locali con docce, ma che in realtà venivano riempite con un gas letale, e di forni crematori in cui bruciare i corpi delle vittime.

I nazisti uccidono milioni di persone nei campi di sterminio Lo sterminio pianificato dai nazisti iniziava con la deportazione. Le vittime venivano prelevate dai ghetti e dai campi di concentramento del Terzo Reich e dai Paesi occupati e caricate sui treni, stipate in vagoni per il trasporto del bestiame e lasciate per giorni senza cibo e senza possibilità di lavarsi, sotto il sole cocente d’estate o al gelo d’inverno. Alla fine del viaggio giungevano nei campi di sterminio. Il più grande era il campo di Auschwitz-Birkenau, che fungeva anche da campo di lavoro e di detenzione. All’arrivo i deportati venivano selezionati e, se in quel momento c’era bisogno di manodopera, alcuni venivano rinchiusi in baracche per essere sfruttati nelle fabbriche o ai lavori forzati. Tutti gli altri venivano invece condotti subito nelle camere a gas. Vi erano anche luoghi in cui le persone venivano portate unicamente per essere uccise, come il campo di sterminio di Treblinka, dove in meno di due anni morirono 800.000 Ebrei e i superstiti furono meno di 50.

• Bacheca

Lepersecuzioninaziste

• Immagine interattiva Illuogodell’orrore,Auschwitz

• Ragazzi e ragazze nella storia Ladeportazione

studio con METODO

Schematizzo

5. Compila la tabella per sintetizzare gli aspetti chiave della Conferenza di Wannsee. Anno

Partecipanti

Decisioni e obiettivi

ufficiali delle SS e dell’esercito tedesco creare una rete di campi di sterminio, per eliminare nel modo più rapido possibile il maggior numero di persone. gennaio 1942

CAPITOLO 6 La Seconda guerra mondiale

L’ITALIA OCCUPATA E DIVISA

studio con METODO

Identifico le informazioni

1. Utilizzando la carta di pagina seguente, individua le zone della Sicilia in cui sbarcarono gli Alleati il 10 luglio 1943.

Metto in relazione

2. Sottolinea nel testo cause e conseguenze della destituzione di Mussolini.

Gli Alleati sbarcano in Sicilia il 10 luglio 1943.

Gli Alleati sbarcano in Sicilia

Una volta ultimata la conquista del Nord Africa, Americani e Britannici furono pronti a varcare il Mediterraneo e a portare la guerra nell’Europa meridionale Il loro primo obiettivo fu l’invasione dell’Italia, dove il regime fascista appariva sempre più in difficoltà. Le numerose sconfitte subite su tutti i fronti di guerra e il peggioramento delle condizioni economiche avevano infatti provocato un crescente malcontento popolare. Anche tra i vertici dell’esercito e dello stesso Partito fascista c’era ormai sfiducia nei confronti di Mussolini. Il 10 luglio 1943 gli Alleati sbarcarono in Sicilia e nel giro di poche settimane si impossessarono dell’intera isola, incontrando solo una debole resistenza da parte delle truppe italiane e di quelle tedesche.

Vittorio Emanuele III fa arrestare Mussolini e affida il governo a Badoglio Di fronte alla prospettiva di una sconfitta certa, il re Vittorio Emanuele III, in accordo con gli elementi più moderati del fascismo, tentò di salvare la monarchia e di portare rapidamente il Paese fuori dal conflitto sbarazzandosi di Mussolini. Nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del fascismo, il massimo organo dirigente del regime, votò una risoluzione in cui chiedeva al re di riprendere il comando delle forze armate. Il giorno seguente Vittorio Emanuele III convocò il duce e lo fece arrestare. Dopo oltre vent’anni, Mussolini non era più il capo del governo italiano, sostituito dal maresciallo Pietro Badoglio. Alla notizia della caduta di Mussolini gli Italiani, convinti che la guerra stesse per finire, scesero in strada a festeggiare, prendendo d’assalto le sedi del Partito fascista e distruggendo i suoi simboli.

8 settembre: Badoglio annuncia l’armistizio con gli Alleati

I piani del re e l’illusione popolare di veder presto finire la guerra si scontravano però con la massiccia presenza in Italia di truppe tedesche. In caso di resa dell’Italia, l’ordine di Hitler era di occupare la penisola e arginare il più a lungo possibile l’avanzata degli Alleati. Per tranquillizzare i Tedeschi, Badoglio dichiarò che l’Italia avrebbe proseguito la guerra a fianco della Germania. Intanto, però, intavolò trattative segrete con gli Alleati per ottenere una pace separata. L’armistizio, che prevedeva l’uscita dell’Italia dal conflitto e la resa incondizionata agli Alleati, fu firmato il 3 settembre 1943 a Cassibile, una località in provincia di Siracusa, e annunciato via radio da Badoglio cinque giorni dopo, l’8 settembre

I Tedeschi occupano l’Italia centro-settentrionale

Il comunicato di Badoglio gettò l’Italia nel caos. Quel giorno stesso, il re e i membri del governo lasciarono Roma e si rifugiarono al Sud, per mettersi sotto la protezione degli Alleati. Intanto i Tedeschi procedettero a occupare il Centro-Nord, trattando gli ex alleati come nemici. I militari italiani, disorientati dal cambio di alleanza e privi di ordini chiari, cercarono di mettersi in salvo come potevano, abbandonando la divisa e dirigendosi verso casa. I pochi, eroici tentativi di opporsi all’occupazione nazista, come la difesa di Roma da parte di alcuni reparti o la resistenza di una divisione dell’esercito sull’isola greca di Cefalonia, furono stroncati senza pietà dai Tedeschi. Nelle settimane successive, i nazisti arrestarono 600.000 soldati e li deportarono nei campi di prigionia in Germania. L’esercito italiano cedette così, quasi senza combattere, gran parte del Paese alle truppe di Hitler. Da questo momento, e per più di un anno, l’Italia sarebbe diventata uno dei campi di battaglia nello scontro finale tra la Germania e gli Alleati.

L’Italia alla fine del 1943

Repubblica di Salò

Zone liberate dagli Alleati

Direttrici dell’avanzata alleata

Resa incondizionata: atto con cui un Paese in guerra si arrende al nemico senza porre alcuna condizione.

• consapevolezza

Da cittadino o cittadina italiana del 1943, quale sarebbe stata la tua reazione alla scelta del re e del governo di lasciare la capitale?

A Belpasso, vicino a Catania, i soldati dell’esercito britannico vengono accolti dalla popolazione civile in festa, agosto 1943.

Metto in relazione

3. Qual è stata la principale conseguenza della sudditanza della Repubblica di Salò al nazismo? Sottolinea la risposta nel secondo paragrafo.

Coscrizione: servizio nell’esercito, detto anche servizio di leva. Nella Repubblica di Salò era obbligatorio per i cittadini maschi a partire dai vent’anni.

Nasce

la Repubblica sociale italiana

Nell’Italia centro-settentrionale i nazisti, per controllare meglio la popolazione italiana e non doversi sobbarcare l’amministrazione dei territori che avevano appena occupato, decisero di creare un nuovo Stato fascista, formalmente autonomo.

Il 12 settembre 1943 un commando di paracadutisti tedeschi liberò Mussolini, tenuto in custodia dai carabinieri a Campo Imperatore, sul Gran Sasso. Pochi giorni dopo il duce proclamò la nascita della Repubblica sociale italiana (RSI), detta anche Repubblica di Salò dal nome della cittadina sul lago di Garda in cui fu stabilito il governo. Il nuovo Stato si autoproclamò unico rappresentante legittimo dell’Italia, accusò la monarchia di aver disonorato il Paese tradendo l’alleanza con la Germania e ribadì la volontà di proseguire il conflitto. In realtà nell’Italia centro-settentrionale il potere rimase saldamente nelle mani dei nazisti e ogni decisione del governo mussoliniano doveva essere sottoposta all’approvazione tedesca.

Anche diverse donne continuarono a restare fedeli al fascismo. Per organizzare le loro attività, vennero, così, costituiti i Gruppi fascisti repubblicani femminili, e il Servizio ausiliario femminile, pronto a difendere la RSI anche con le armi.

La RSI fa deportare migliaia di Ebrei e crea un nuovo esercito

La sudditanza al nazismo comportò anche il supporto della Repubblica sociale alla persecuzione degli Ebrei, con la deportazione di migliaia di cittadini italiani di origine ebraica verso i campi di sterminio polacchi.

Tra i primi atti del governo di Salò vi fu la creazione di un nuovo esercito, a cui aderirono migliaia di fedeli del regime, oltre a numerosi giovani, convinti di contribuire a tenere alto l’onore dell’Italia restando accanto alla Germania. Il tentativo di imporre la coscrizione obbligatoria si rivelò tuttavia un fallimento, perché moltissimi uomini si rifiutarono di indossare la divisa, nonostante ci fosse la minaccia della fucilazione per i disertori. Anche ai militari italiani rinchiusi nei campi di prigionia tedeschi fu offerta l’opportunità di entrare nel nuovo esercito fascista, ma solo il 2% di loro accettò, gli altri preferirono restare prigionieri in Germania piuttosto che tornare a combattere a fianco dei nazisti.

Manifesto per il reclutamento di soldati della Repubblica sociale italiana. Un soldato delle SS italiane con pollice, indice e medio della mano sinistra che alludono alle tre parole del motto: Onore, fedeltà, coraggio.

LA RESISTENZA E LA LIBERAZIONE

La Resistenza partigiana combatte l’occupazione tedesca Uno dei compiti affidati dai nazisti ai militari della Repubblica di Salò fu quello di reprimere il movimento della Resistenza, che si stava organizzando nell’Italia centro-settentrionale.

Fin dai giorni immediatamente successivi all’8 settembre, soprattutto sulle Alpi e nelle regioni montuose della Toscana, si erano costituiti gruppi di volontari armati, chiamati partigiani, decisi a lottare contro l’occupazione nazista. A essi si unirono militari fuoriusciti dall’esercito dopo l’armistizio, militanti antifascisti, sindacalisti e giovani che volevano evitare l’arruolamento obbligatorio a fianco dei nazisti. Presto i gruppi partigiani si organizzarono in formazioni divise per orientamento politico. Le più numerose furono le Brigate Garibaldi, composte da comunisti, e quelle di Giustizia e Libertà, di tendenza democratica-progressista; vi erano poi formazioni socialiste, liberali, monarchiche e cattoliche. L’attività dei partigiani consisteva in rapidi attacchi, sabotaggi e attentati contro le truppe tedesche e l’esercito della Repubblica di Salò. In alcuni casi, come avvenne in Val d’Ossola, nelle Langhe, in Piemonte, e nell’Oltrepò pavese, in Lombardia, essi riuscirono a liberare vaste aree e creare delle repubbliche democratiche, che però vennero cancellate nel giro di pochi mesi dalla controffensiva tedesca o fascista.

Le donne partecipano alla Resistenza

Un contributo fondamentale alla Resistenza fu dato dalle donne che si attivarono in vari modi fin dall’8 settembre, quando molte di loro offrirono abiti civili ai militari sbandati, abbandonati alla loro sorte dopo la dichiarazione dell’armistizio, e li nascosero. Altre collaborarono con i partigiani trasportando messaggi, volantini o armi; procurando loro cibo e abiti e anche, pur se in misura minore, partecipando ai sabotaggi e ai combattimenti armati. Nel novembre del 1943, per promuovere e coordinare la partecipazione femminile alla Resistenza, vennero costituiti i Gruppi di difesa della donna e per l’assistenza ai combattenti della libertà, composti da donne di diverse tendenze politiche. Le attività svolte dalle donne per la Resistenza erano preziosissime ma assai rischiose. Una volta scoperte e catturate, infatti, il loro genere non metteva le donne al riparo da violenze e torture e dalla morte.

studio con METODO

Sintetizzo

1. Una volta letta tutta la lezione, riassumila sul quaderno, usando come scaletta i titoli dei paragrafi. Nel riassunto, cerca di usare le parole e i concetti evidenziati in grassetto.

Staffettee combattenti:la Liberazionedelle

Partigiane e partigiani sfilano in piazza Garibaldi a Ravenna. La città fu liberata il 4 dicembre 1944 da una manovra congiunta di truppe britanniche e formazioni partigiane.

donne
STORIE D’ALTRO GENERE

• pensiero critico

Sottolinea nel testo l’obiettivo delle rappresaglie. Secondo te, queste azioni, quali conseguenze hanno sull’animo dei partigiani combattenti e sulle opinioni della popolazione civile che le subisce? Discutine con la tua classe.

Le Fosse Ardeatine

Tra le rappresaglie più sanguinose vi fu l’eccidio delle Fosse Ardeatine, avvenuto a Roma nel marzo del 1944: dopo che un attentato partigiano a una colonna di soldati tedeschi aveva fatto 33 vittime, i nazisti condussero 335 persone, tra prigionieri politici, criminali comuni ed Ebrei, nelle antiche cave lungo la via Ardeatina e le fucilarono. Nella foto, una commemorazione delle vittime tenutasi nel 1944.

Le rappresaglie colpiscono la popolazione

La Resistenza partigiana mise in gravi difficoltà i Tedeschi e i loro alleati della Repubblica sociale, i quali si trovarono a combattere contro un nemico sfuggente, che non indossava una divisa e che, dopo aver colpito, tornava a confondersi tra gli altri cittadini o si ritirava in luoghi impervi e isolati. Per arginarlo furono usate le rappresaglie contro i civili: quando subivano perdite, i nazisti si vendicavano giustiziando un gran numero di persone oppure saccheggiando interi villaggi e facendo strage degli abitanti; in questo modo speravano di sottrarre ai partigiani il sostegno popolare colpendo indiscriminatamente la popolazione delle regioni in cui essi operavano.

Bacheca LaResistenzae lefoibeistriane

Si ricostituiscono i partiti antifascisti

Mentre nelle regioni occupate dai Tedeschi i partigiani conducevano la lotta armata, nel Sud rinascevano i partiti politici eredi di quelli che, venti anni prima, erano stati disciolti o costretti alla clandestinità. Tra questi vi erano la Democrazia cristiana, che riprendeva la tradizione del Partito popolare, il Partito comunista, il Partito socialista, il Partito liberale e il Partito d’azione

Fin dal settembre del 1943 queste forze politiche si unirono nel Comitato di liberazione nazionale (CLN) che, oltre a sostenere la guerra partigiana, aveva lo scopo di accreditare i partiti antifascisti come unici rappresentanti del popolo italiano presso gli Alleati. I partiti antifascisti, infatti, non si riconoscevano nel governo Badoglio e in particolare nel re, che accusavano di aver sostenuto per troppi anni Mussolini. Americani e Britannici volevano tenere in vita la monarchia e sostenevano Badoglio, con il quale avevano firmato l’armistizio. Un compromesso fu raggiunto nella primavera del 1944: i partiti antifascisti entrarono in un nuovo governo di unità nazionale guidato da Badoglio e in cambio ottennero che il re abdicasse in favore del figlio Umberto

Gli Alleati risalgono la penisola

Intanto le truppe alleate proseguivano la loro avanzata verso nord. Nell’autunno del 1944, dopo aver risalito lentamente e a costo di enormi perdite l’Italia meridionale e aver liberato Roma nel giugno 1944, gli Alleati erano stati bloccati sulla Linea gotica, una serie di fortificazioni costruite dai Tedeschi sull’Appennino tosco-emiliano, dal Tirreno all’Adriatico.

Partigiani e Alleati liberano l’Italia e Mussolini viene ucciso

Soltanto nella primavera successiva Britannici e Americani riuscirono finalmente ad avere la meglio e dilagarono nella Pianura padana. Il 25 aprile 1945 il CLN proclamò l’insurrezione nazionale e i partigiani entrarono nelle maggiori città del Nord, precedendo gli Alleati, accolti come liberatori da una popolazione stremata dalla guerra e dall’occupazione tedesca. Mussolini, catturato da una formazione partigiana a Dongo, sul lago di Como, mentre cercava di fuggire verso la Svizzera, venne fucilato. Il suo cadavere, insieme a quelli della sua amante, Claretta Petacci, e di alcuni gerarchi fascisti che si trovavano con lui al momento della cattura, fu esposto alla folla, appeso per i piedi alla tettoia di un distributore di benzina in piazzale Loreto a Milano. Finiva così il ventennio fascista.

La lenta avanzata degli Alleati

5. Nell’aprile del 1945, i partigiani liberano le città del Nord e gli Alleati riescono a sfondare la linea nemica.

4. Con l’autunno gli Alleati sono bloccati da una nuova linea difensiva tedesca: la Linea gotica.

3. Nella primavera del 1944 l’avanzata alleata riprende: il 4 giugno viene liberata Roma e più tardi, il 6 agosto, Firenze.

2. Nel tentativo di spezzare la resistenza tedesca, gli Alleati sbarcano ad Anzio nel gennaio del 1944, ma sono di nuovo fermati dalla controffensiva nemica.

1. Nel novembre del 1943 le truppe alleate sono costrette a fermarsi per alcuni mesi lungo una linea difensiva organizzata dai Tedeschi, detta Gustav.

Milano

Torino

Cuneo

Genova

La Spezia

Pisa

Livorno

Corsica ott. 1943

Bolzano

Salò

Udine

Trieste

Un partigiano a Firenze nell’agosto del 1944.

Offensive alleate Zone della Resistenza Città insorte

Linea Gustav Linea gotica

Bologna

Rimini

Pesaro

Firenze

6-8-1944 Iugoslavia

Perugia

Terni

Ancona

9-9-1943

Storia delle ISTITUZIONI

L’ITALIA PER LA PACE

Da un regime nazionalista e guerrafondaio...

Fin dalle sue origini, il fascismo coltivò il nazionalismo e il culto della guerra. Gli slogan del regime recitavano «Credere, obbedire, combattere» e tra gli obiettivi di Mussolini vi era la creazione di un impero nel Mediterraneo degno dell’antica Roma. Questi atteggiamenti si tradussero poi in azioni concrete: l’invasione dell’Etiopia, l’alleanza militare con la Germania nazista, l’intervento nella guerra di Spagna, l’occupazione dell’Albania e infine l’ingresso nella Seconda guerra mondiale. Le scelte del regime fascista portarono prima alla condanna da parte della Società delle Nazioni, poi ai bombardamenti e all’invasione alleata, all’occupazione tedesca e alla guerra civile, che causarono centinaia di migliaia di morti e la rovina economica del Paese

... alla ricerca della pace e della cooperazione

Per evitare che i governi italiani commettano gli stessi errori, nella nostra Costituzione è stato inserito l’articolo 11, che dice:

Articolo 11 L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente […] alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Una bandiera della pace viene esposta durante la manifestazione per celebrare il 79° anniversario della Giornata della Liberazione, il 25 aprile 2024 a Milano.

DEBATE – Le azioni militari

• pensiero  critico • comunicazione efficace

Con questo articolo la Costituzione stabilisce due principi ben precisi:

ô la guerra non è uno strumento adeguato per risolvere eventuali controversie con altre nazioni;

ô l’Italia accetta di cedere una parte della propria sovranità alle organizzazioni internazionali che promuovono la pace e la giustizia, cioè accetta di sottostare alle loro decisioni e di partecipare alle loro attività.

Dunque non solo l’Italia deve evitare di entrare in conflitto con altri Stati, ma deve sforzarsi di sostenere la pace e la collaborazione tra i popoli, attraverso la cooperazione con altri Paesi.

1. Negli ultimi anni l’Italia ha partecipato ad azioni militari promosse dalle organizzazioni internazionali, ad esempio nella ex Iugoslavia, in Iraq, Libia, Afghanistan, e ha sostenuto con aiuti militari Paesi in guerra, come l’Ucraina. Secondo alcuni queste scelte sono una violazione dell’articolo 11, perché l’Italia non dovrebbe prendere parte ad alcun tipo di guerra. Secondo altri, l’articolo 11 vieta all’Italia di promuovere la guerra, ma non di intervenire in difesa di popolazioni o Stati che vengono aggrediti, se l’obiettivo è far rispettare le regole internazionali e riportare la pace. Dividetevi in due gruppi e documentatevi, al fine di organizzare in classe un’attività di debate.

LEZIONE

9 1946 1944 1945

IL TRIONFO DEGLI ALLEATI

Gli Alleati invadono la Francia

Mentre gli Alleati risalivano lentamente l’Italia, anche sugli altri fronti le forze dell’Asse retrocedevano senza però arrendersi. Per accelerare la caduta della Germania, gli Alleati decisero di aggredirla anche da occidente, lungo le coste francesi. Per l’inizio dell’operazione fu scelta la Normandia, una regione della Francia nord-occidentale: qui, nella notte tra il 5 e il 6 giugno 1944, sbarcarono più di 150.000 uomini, trasportati da oltre mille navi e da migliaia di mezzi anfibi, e protetti dal fuoco degli aerei da combattimento. Nelle prime ore dell’attacco, noto come lo sbarco in Normandia, migliaia di uomini caddero sotto i colpi provenienti dalle fortificazioni tedesche lungo la costa. Poi Americani, Canadesi e Britannici, aiutati anche dai maquis, i partigiani francesi, riuscirono a penetrare in territorio francese e a consentire l’arrivo del grosso delle truppe, più di un milione e mezzo di soldati. Il 25 agosto 1944 gli Alleati entrarono a Parigi e prima dell’autunno la Francia e il Belgio furono liberati. Intanto, a est, Romania, Bulgaria e Finlandia, ex alleate della Germania, si arrendevano e l’Armata rossa occupava la Polonia, mentre a sud i Britannici sbarcavano in Grecia e i partigiani locali cacciavano Tedeschi e Italiani dalla Iugoslavia.

Schematizzo

1. Raccogli nella seguente tabella le principali informazioni sullo sbarco alleato sulle coste francesi. studio con METODO

Luogo

Data

Scopo

Nazionalità coinvolte

Numero dei soldati partecipanti

Normandia/ Francia nord-occidentale

La Germania resiste

nonostante gli attacchi

Alla fine del 1944 l’impero europeo di Hitler era stato smantellato; mancava soltanto l’ultimo assalto alla Germania. Ma Hitler non intendeva arrendersi e la propaganda nazista si diceva certa di poter ribaltare ancora le sorti del conflitto. Le speranze di ripresa dei Tedeschi si affidarono in particolare a una nuova arma: i missili a lunga distanza V1 e V2, che a partire dall’estate del 1944 furono lanciati su Londra e su altre città nemiche. Per fiaccare le ultime resistenze dei Tedeschi, l’aviazione americana e inglese intensificò i bombardamenti a tappeto sulle città: in particolare Amburgo e Dresda furono ridotte a cumuli di macerie dalle bombe incendiarie, che causarono decine di migliaia di vittime.

HUB Maps

accelerare la caduta della Germania

Britannici, Americani, Francesi, Canadesi 5-6 giugno 1944 più di 150 000

La folla festeggia sull’Avenue des Champs-Élysées la liberazione di Parigi, 26 agosto 1944.

• LacontroffensivadegliAlleati elafinedellaSecondaguerra mondiale

• Iconfiniorientalidell’Italiadopo laguerra

• empatia

Secondo te, come è stata percepita dalla popolazione tedesca la scelta di arruolare dei sedicenni? In particolare, quali emozioni e sentimenti hanno provato le famiglie di questi ragazzi?

La nave da guerra statunitense LST-738 in fiamme dopo essere stata colpita da un kamikaze giapponese al largo delle spiagge di Mindoro, 15 dicembre 1944.

Con la resa tedesca finisce la guerra in Europa

Nelle città tedesche la popolazione si aggirava disperata tra file di palazzi distrutti, alla ricerca di cibo e riparo. Tuttavia Hitler, rinchiuso nel bunker che si era fatto costruire sotto il palazzo in cui aveva sede la Cancelleria del Reich, a Berlino, non era disposto ad arrendersi. Di fronte all’avanzata degli Alleati, ordinò di arruolare nell’esercito anche i ragazzi di sedici anni e di distruggere il poco che era rimasto in piedi, pur di non farlo cadere in mani nemiche.

Nel marzo del 1945 Britannici e Americani superarono il Reno ed entrarono in territorio tedesco, mentre i Russi varcavano il confine orientale. Il 30 aprile, quando le truppe sovietiche erano già per le strade di Berlino, Hitler si suicidò. Il nazismo finì con lui, lasciando dietro di sé solo morte e distruzione.

Sul fronte giapponese si continua a combattere

Come Hitler, anche i capi del governo giapponese erano decisi a continuare la guerra fino all’ultimo. Nel loro tentativo di resistere alla superiorità militare degli Stati Uniti utilizzarono anche i kamikaze, aviatori suicidi che si lanciavano in picchiata sulle navi americane con i loro apparecchi carichi di bombe e carburante. Si trattava di una tattica disperata, che esprimeva la volontà del Giappone di non arrendersi.

Per non dover impegnare l’esercito americano in una conquista isola per isola dell’intero arcipelago, che avrebbe provocato enormi perdite tra i soldati statunitensi, Harry Truman, divenuto presidente nell’aprile del 1945 dopo la morte di Roosevelt, decise di usare la bomba atomica. Si trattava di un’arma innovativa, capace di sprigionare una potenza mai vista prima. Era stata messa a punto a partire dal 1939 nel corso del Progetto Manhattan, una struttura di ricerca segreta diretta dal fisico Robert Oppenheimer e finanziata dal governo americano, cui avevano preso parte alcuni dei più grandi scienziati dell’epoca.

studio con METODO

Espongo

2. Facendo riferimento alla fotografia e alla sua didascalia, spiega chi erano i kamikaze, quali erano i loro obiettivi e perché rappresentavano una strategia disperata per il Giappone.

Gli Stati Uniti usano la bomba atomica contro il Giappone

Il 6 agosto 1945 un aereo americano sganciò un ordigno atomico sulla città giapponese di Hiroshima, e tre giorni dopo fu colpita Nagasaki. Più di 100.000 persone morirono all’istante nelle due esplosioni e altre centinaia di migliaia furono contaminate dalle radiazioni.

Di fronte alla prospettiva della distruzione totale del Paese, il 15 agosto 1945 l’imperatore giapponese Hirohito offrì agli Alleati la resa incondizionata. Si chiudeva così, dopo sei anni e oltre 55 milioni di morti, in maggioranza civili, la Seconda guerra mondiale.

Filmato d’epoca Hiroshima

LA FONTE SCRITTA Un ragazzo a Hiroshima

Le persone che sopravvissero alle esplosioni di Hiroshima e Nagasaki riportarono ferite gravissime e traumi psicologici profondi. Akihiro Takahashi, che all’epoca aveva 14 anni, ricorda la sua terribile esperienza di quel giorno d’agosto, in cui da un istante all’altro si trovò all’inferno.

Il calore era tremendo. Mi sentivo come se stessi bruciando ovunque. Per il mio corpo in fiamme l’acqua fredda del fiume fu preziosa come un tesoro. Poi lasciai il fiume e mi incamminai lungo i binari della ferrovia verso casa. Lungo la strada incontrai un mio amico, Tokujiro Hatta. Mi chiesi perché le piante dei suoi piedi fossero bruciate. Era impensabile bruciarsi lì. Ma era innegabile che le piante dei suoi piedi si stavano staccando e si vedeva il muscolo rosso. Anch’io avevo ustioni terribili, ma non potevo tornarmene a casa e ignorarlo. Lo feci gattonare sulle braccia e le ginocchia. Poi, lo feci camminare sui talloni e lo sostenni. Camminammo verso casa mia alternando questi due metodi. Mentre stavamo riposando perché eravamo esausti, vidi [...] il mio prozio

e la mia prozia, che venivano verso di noi. Fu una vera coincidenza. [...] Abbiamo un proverbio in Giappone sul fatto di incontrare Buddha all’Inferno. Il mio incontro con i miei parenti in quel momento fu proprio così. Mi sembrarono il Buddha che vagava in quell’inferno sulla terra.

Dal documentario Testimoni di Hiroshima, prodotto dal Museo della Pace di Hiroshima

Analizzo la FONTE

1. Descrivi in modo dettagliato le sensazioni fisiche provate dal testimone a seguito dell’esplosione. Quali sono le immagini più forti che emergono dal suo racconto?

2. Quali altre ferite, oltre a quelle fisiche, pensi che l’esplosione abbia provocato?

La città di Hiroshima rasa al suolo dopo il bombardamento nucleare del 6 agosto 1945.

LA SINTESI A MODO MIO

LEGGI e individua nel testo le informazioni principali

LEZIONI 1-2

1939: Hitler invade la Polonia

SECONDA GUERRA MONDIALE

la Germania occupa: Polonia, Danimarca, Norvegia, Olanda, Belgio e Francia

l’URSS occupa: Polonia orientale, Paesi Baltici e Finlandia

LEZIONI 3-4

L’Italia sceglie la non belligeranza con l’invasione tedesca della Francia

MUSSOLINI ENTRA IN GUERRA

LEZIONE 5

1941: OPERAZIONE BARBAROSSA

Hitler invade l’Unione Sovietica, ma fallisce

1941: il Giappone attacca Pearl Harbor

gli Stati Uniti entrano in guerra

ASCOLTA l’audiosintesi e prendi nota delle informazioni principali

VISUALIZZA le connessioni con l’aiuto degli schemi

Stalin e Hitler si spartiscono l’Europa orientale

L’avanzata di Hitler

Nel 1939 a Hitler resta solo un obiettivo: eliminare il corridoio di Danzica e riunire i territori del Reich. Così minaccia di invadere la Polonia e nell’agosto del 1939 stipula con l’Unione Sovietica il Patto Molotov-von Ribbentrop, con cui i due Paesi si accordano in segreto per dividersi la Polonia.

Nel 1939 Hitler invade la Polonia. Gran Bretagna e Francia dichiarano guerra alla Germania: inizia così la Seconda guerra mondiale. I Tedeschi conquistano la Polonia in poche settimane con la guerra lampo

Intanto, l’Unione Sovietica occupa la Polonia orientale, i Paesi baltici e la Finlandia. Nella primavera del 1940, Hitler invade anche Danimarca, Norvegia, Olanda, Belgio e Francia, che viene divisa in due parti. Nella Battaglia d’Inghilterra l’aviazione inglese batte quella tedesca.

La guerra parallela di Mussolini

L’Italia sotto le bombe

Nei primi mesi di guerra l’Italia sceglie la non belligeranza, cioè non combatte, perché non è pronta per il conflitto. Quando, però, le truppe tedesche invadono la Francia, Mussolini dichiara guerra a Francia e Gran Bretagna, il 10 giugno 1940. Mussolini avvia poi una guerra parallela in Grecia e Africa settentrionale dove viene sconfitto; accetta quindi l’aiuto militare dei Tedeschi e perde le colonie. Le città italiane, intanto, sono colpite dai bombardamenti aerei. Il regime impone il razionamento del cibo che porta allo sviluppo del mercato nero.

La svolta della guerra

Nel giugno del 1941 Hitler rompe il patto di non aggressione con Stalin e invade l’Unione Sovietica (operazione Barbarossa). Hitler vuole ottenere le risorse agricole ed energetiche russe e colpire il comunismo e i numerosi Ebrei russi. L’attacco non riesce e gli eserciti tedesco e italiano si trovano bloccati in Russia in una lunga guerra di posizione. Nel dicembre del 1941 il Giappone attacca la flotta americana a Pearl Harbor e gli Stati Uniti entrano in guerra. Pochi mesi dopo la situazione si ribalta in favore di Stati Uniti, Unione Sovietica e Gran Bretagna (gli Alleati).

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• Scarica la sintesi in 7 lingue

LEZIONE 6

GERMANIA: NUOVO

ORDINE DI HITLER

persecuzione di popoli slavi, degli Zingari e degli Ebrei

Shoah: genocidio degli Ebrei

LEZIONI 7-8

8 settembre 1943: armistizio

Italia del Sud: Alleati Italia del Centro-Nord: Repubblica sociale italiana

ITALIA CENTRO-NORD: RESISTENZA

nasce il Comitato di liberazione nazionale

25 aprile 1945: Liberazione dai nazisti

LEZIONE 9

GIUGNO 1944: SBARCO IN NORMANDIA

vengono liberati Francia e Belgio

1945: Germania e Giappone si arrendono

finisce la guerra

Il Nuovo Ordine hitleriano e la Shoah

Hitler vuole creare un Nuovo Ordine, un impero tedesco fondato sul razzismo, in cui i popoli ariani devono dominare sugli altri popoli considerati inferiori. Il razzismo nazista si scatena contro i popoli slavi, gli Zingari e, in particolare, gli Ebrei. I nazisti perseguitano gli Ebrei, rinchiudendoli prima nei ghetti, poi deportandoli nei Lager e sterminandoli.

La Shoah, cioè il genocidio degli Ebrei, provoca tra i 5 e i 6 milioni di vittime durante la Seconda guerra mondiale.

L’Italia

occupata e divisa

La Resistenza e la liberazione

Gli Alleati sbarcano in Sicilia nel luglio del 1943. Il regime fascista è in difficoltà, infatti gli Italiani hanno perso fiducia in Mussolini a causa delle sconfitte militari e del peggioramento delle condizioni di vita. Il re fa arrestare Mussolini e affida il governo al generale Badoglio che continua la guerra e in segreto firma l’armistizio con gli Alleati (reso noto l’8 settembre 1943). L’Italia si trova divisa in due: mentre gli Alleati occupano il Sud, i Tedeschi occupano il Centro-Nord, liberano Mussolini e fondano la Repubblica sociale italiana, guidata da Mussolini. Nell’Italia del Centro-Nord i partigiani organizzano la Resistenza contro l’occupazione tedesca e la Repubblica sociale. Nazisti e fascisti reagiscono con rappresaglie contro la popolazione. La Resistenza è sostenuta dal Comitato di liberazione nazionale e dai partiti antifascisti. L’azione congiunta di Alleati e partigiani libera l’Italia dai nazisti.

Il 25 aprile del 1945 il Comitato di liberazione nazionale proclama l’insurrezione nazionale e i partigiani entrano nelle maggiori città del Centro-Nord, che vengono liberate. Mussolini viene fucilato.

Il trionfo degli Alleati

Tra il 5 e il 6 giugno 1944 Americani e Britannici sbarcano in Normandia. Il 25 agosto gli Alleati entrano a Parigi e prima dell’autunno liberano Francia e Belgio. Alla fine del 1944 Hitler controlla solo la Germania, mentre gli Alleati aggrediscono la Germania da ovest e i Sovietici avanzano da est. In Europa la guerra finisce il 30 aprile 1945, quando Hitler si suicida. In Estremo Oriente la guerra prosegue fino ad agosto, quando il presidente americano Truman decide di attaccare il Giappone sganciando due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Il 15 agosto 1945 il Giappone si arrende

2. ORGANIZZA LA MAPPA

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Completa la mappa con le parole mancanti.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

l’invasione della

Polonia

Germania nazista

inizia con da parte della con a cui si unisce

M p t a

(1° settembre 1939) dominio nazista in Europa 1942-1943

sterminio degli

Asse Ebrei

– Germania – Giappone

subisce una svolta nel con

le vittorie degli Alleati: – nel – in Nord Africa – a Stalingrado

Pacifico

seguite da si combatte tra

Alleati

– Gran Bretagna – Francia

Italia

l’ (1940)

sconfitta in con a cui si uniscono nel 1941

Grecia, Africa settentrionale, Africa orientale

– Unione Sovietica – Stati Uniti

– sbarco degli Alleati in Italia – inizio della

Resistenza

si conclude con

sconfitta

dell’asse

sbarco alleato in Normandia e invasione della Germania dopo

sul Giappone (6 e 9 agosto 1945

3. ESPONI

VERSO L’ESAME

IN GRUPPO Organizzate una presentazione supportata da materiali digitali (carte, grafici, immagini, filmati o testi) sul tema della Resistenza in Italia.

1. Un membro del gruppo si occupa di introdurre il tema generale della Resistenza e della lotta di liberazione in Italia.

2. Gli altri membri approfondiscono possibili collegamenti con altre discipline. Geografia I luoghi più importanti della guerra di liberazione, indicando l’avanzata alleata e le località simbolo della Resistenza.

Letteratura Le opere sulla Resistenza (Italo Calvino, Beppe Fenoglio, Cesare Pavese, Renata Viganò, Salvatore Quasimodo) o le lettere dei partigiani prigionieri. Arte e immagine La Resistenza nel cinema e nella pittura (per esempio i film Roma città aperta e Paisà di Roberto Rossellini, le opere di Renato Guttuso).

Educazione civica Il ruolo delle donne nella lotta di liberazione; i valori della Resistenza e la Costituzione italiana.

Musica I canti della Resistenza italiana.

3. Insieme organizzate la presentazione in modo che i vari contenuti e le varie voci si alternino in modo armonioso, supportate da contenuti digitali adeguati.

4. Presentate l’esposizione al resto della classe.

4. VALUTA il tuo percorso

Valuta il tuo percorso nello studio di questo capitolo e annota le tue considerazioni personali.

Ho capito tutti i contenuti?

Ho saputo individuare collegamenti tra diversi fenomeni?

Ho saputo esporre con chiarezza ed efficacia?

Ho collaborato bene con compagne e compagni?

bombe atomiche

ORA TOCCA A TE!

• Visualizza la carta dell’Europa

• Scarica l’organizzatore grafico

• Svolgi altri esercizi su HUB test

CONOSCO GLI EVENTI PRINCIPALI

1. Indica con una crocetta se le seguenti affermazioni, relative alla Seconda guerra mondiale, sono vere o false. Sottolinea in rosso gli errori e riscrivi le affermazioni false.

a. Le mire hitleriane allarmarono Stalin.

b. La Russia firmò con la Gran Bretagna un patto di non aggressione.

c. La Finlandia fu aggredita dalla Germania.

d. Nel 1940 il Nord della Francia fu occupato dai Tedeschi, nel Sud si insediò la Repubblica di Vichy.

e. La guerra parallela di Mussolini fu un fallimento e l’Italia perse i domini nell’Africa orientale.

f. In Russia le truppe sovietiche inflissero ai Tedeschi e agli Italiani una grave sconfitta a Leningrado.

g. Il razzismo di Hitler si scatenò soprattutto contro gli Ebrei, considerati i nemici più pericolosi del popolo tedesco.

h. Nel corso della guerra i nazisti uccisero tra i 5 e 6 mila Ebrei.

i. I ghetti per gli Ebrei e i campi di sterminio furono costruiti nell’Europa occidentale.

j. Mussolini fu catturato dai partigiani mentre fuggiva verso la Svizzera, e venne fucilato.

k. La guerra si chiuse con la resa del Giappone, dopo sei anni di combattimenti e 55 milioni di morti.

MI ORIENTO NEL TEMPO

con la Germania

dall’Unione Sovietica

Stalingrado

2. Vai all’apertura di capitolo (pp. 160-161): se non lo hai ancora fatto, completa la linea del tempo con gli eventi principali. Usala poi per esporre oralmente la storia della Seconda guerra mondiale.

USO IL LESSICO SPECIFICO

3. Scrivi accanto a ogni definizione il termine corretto, scegliendolo dall’elenco.

partigiani • patto Molotov-von Ribbentrop • kamikaze• Resistenza • collaborazionista • Shoah• Lager

a. : governo o persona che, in un Paese occupato, collabora con l’invasore.

milioni di orientale collaborazionista

Shoah

b. : termine ebraico con il quale si indica lo sterminio degli Ebrei durante il secondo conflitto mondiale.

c. : patto di non aggressione stipulato fra Germania e Unione Sovietica.

d. : volontari armati che combattevano contro l’occupazione nazista con rapidi attacchi, sabotaggi, attentati.

Patto Molotov-von Ribbentrop partigiani

e. : campo di concentramento.

Lager

f. : lotta delle popolazioni europee contro i Tedeschi invasori.

g. : aviatori giapponesi suicidi che si lanciavano in picchiata con i loro aerei carichi di bombe sulle navi americane.

Resistenza kamikaze

METTO IN RELAZIONE

4. Completa lo schema, con le conseguenze dell’armistizio dell’Italia con gli Alleati.

settembre 1943

L’armistizio fu firmato il 3 dal re e comunicato l’8 settembre agli Italiani dal capo del governo

Vittorio Emanuele III

Badoglio

uscita dell’Italia dal

conflitto re governo

fuga da Roma del e del resa incondizionata agli

Alleati

esercito

costituzione di gruppi di sulle Alpi allo sbando

partigiani

STRATEGIA PERIODO – FRASE – PAROLA (QR p. 396)

nascita della

Repubblica sociale italiana

nell’Italia centrosettentrionale

5. Leggi il racconto della ritirata delle truppe italo-tedesche dalla Russia, durante la quale trovarono la morte moltissimi soldati, stremati dalla fame e dal freddo, poi rifletti su di esso attraverso la strategia “Periodo – Frase – Parola”.

Tutti i giorni, specialmente sull’imbrunire, molti soldati impazzivano. Altri, senza una parola, abbandonavano la colonna, curvi, fissando attentamente la neve, come se cercassero un oggetto smarrito. Si fermavano un istante, davano ancora un’occhiata alla interminabile processione, poi si afflosciavano sul margine della strada. Parevano disossati. Restavano lì, in una strana posizione, né seduti né sdraiati, né sul fianco, né sulla schiena, muti, vuoti, rassegnati alla terribile morte bianca. Non avevano più ricordi. La speranza sulle loro spalle era diventata un sacco di piombo. Qualcuno cercava di sottrarli alla loro sorte, incitandoli a proseguire, scuotendoli, tirandoli su. Facevano stancamente di no, con la testa. Fra le palpebre arrossate, appesantite, l’ultimo sguardo filtrava già duro, opaco, senza vedere, come quello dei morti.

Da Gian Carlo Fusco, La lunga marcia, Sellerio, Palermo 2004, rid. e adatt.

PERIODO - individua un paragrafo o una coppia di frasi che ti aiutano a comprendere le condizioni in cui avvenne la ritirata.

FRASE - individua la frase che secondo te mette meglio in evidenza sentimenti ed emozioni dei soldati che parteciparono alla ritirata.

PAROLA - scegli una parola (anche non presente nel testo della fonte) che sintetizzi l’impatto che questa lettura ha avuto su di te.

Risposta possibile: Abbandonavano la colonna [...] poi si afflosciavano sul margine della strada. Parevano disossati.

Risposta possibile: Restavano lì [...] rassegnati alla terribile morte bianca.

Risposta soggettiva

Il mio percorso con LA STORIA

LA SCUOLA:

un progetto per il futuro

Uno sguardo FUORI da me

LA SCUOLA DURANTE IL FASCISMO

1. Osserva queste due immagini che raccontano come funzionava la scuola durante il periodo fascista (capitolo 7).

Come ti immagini la scuola di quel tempo? Scegli tre parole che, secondo te, la rappresentano e confrontati con compagni e compagne. Provate a definire, insieme, alcune importanti differenze rispetto alla scuola di oggi.

Uno sguardo DENTRO me

SOGNANDO E PROGETTANDO LA SCUOLA DI OGGI

1 1. Sapresti descrivere com’è strutturato il percorso scolastico che hai già affrontato e che hai ancora davanti? Compila lo schema e, se non sai come procedere, prova a chiedere ai compagni o alle compagne oppure a documentarti.

TIPOLOGIA DI SCUOLA ETÀ CARATTERISTICHE PRINCIPALI

Servizi per la prima infanzia (asilo nido)0-3

Scuola dell’infanzia 3-6

Conoscenza di sé, sviluppo delle competenze nel rapporto con gli altri e con il mondo

TIPOLOGIA DI SCUOLA ETÀ CARATTERISTICHE PRINCIPALI

Scuola secondaria di 1° grado 11-14

Scuola secondaria di 2° grado 14-19

Scelta di diversi percorsi (Liceo, Istituto Tecnico, Istituto Professionale, Scuola di Formazione Professionale)

2. Rifletti sulla scuola che frequenti.

a. Quale aspetto della scuola secondaria di 1° grado (media) ti piace di più?

Perché?

b. Quale aspetto della scuola secondaria di 1° grado (media) proprio non sopporti?

Perché?

3. Se potessi progettare, come se non ci fosse mai stata, la tua scuola secondaria di 2° grado (superiore), come la vorresti? Prova a seguire la traccia che segue e stendi il progetto della “tua” scuola. Poi confronta il tuo progetto con quello di compagni e compagne.

ô Quanto tempo si sta a scuola? Quanto a casa?

ô Chi c’è a scuola? Chi può entrare?

ô Come sono gli spazi della scuola?

Disegna su un foglio la planimetria della tua scuola con gli spazi che desideri.

ô Che cosa si studia? Quali argomenti si approfondiscono?

Elenca le discipline e le tematiche.

ô Quali sono gli spazi e i momenti per interagire con gli altri?

ô Si viene valutati? E come?

L’ETÀ DELLE DUE SUPERPOTENZE

Inizio Guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica

PRIMO MONDO CAPITALISTA: CRESCITA ECONOMICA E BENESSERE

2-6-1946

Nascita della Repubblica

Indipendenza indiana 1947

L’UNIONE SOVIETICA E IL SECONDO MONDO COMUNISTA

1948 Vittoria della Democrazia cristiana, vicina agli Stati Uniti

L’ITALIA REPUBBLICANA E IL MIRACOLO ECONOMICO

1948 Nascita dello Stato di Israele

GLI STATI UNITI E IL MONDO CAPITALISTA

Nel secondo dopoguerra gli

Stati Uniti sono la nazione leader del mondo capitalista occidentale, il cosiddetto Primo mondo, che vive una fase di straordinario sviluppo economico e di diffusione del benessere. Questo periodo si chiude negli anni ‘70, quando lo sviluppo industriale subisce una brusca frenata e gli Stati Uniti sono turbati dalla sconfitta militare in Vietnam.

L’UNIONE SOVIETICA E IL MONDO COMUNISTA

L’Unione Sovietica è una grande potenza militare, industriale e scientifica, ma il suo modello sociale, che viene imposto in tutta l’Europa orientale, limita le libertà politiche e non garantisce i diritti civili Avvio della 1956 destalinizzazione

L’ITALIA REPUBBLICANA

Del mondo capitalista fa parte anche l’Italia, che diventa una repubblica, si dà una Costituzione democratica e si trasforma rapidamente da Paese contadino a potenza industriale. Anche in Italia però, gli anni ‘70 sono anni di crisi, segnati dal terrorismo politico

Inquadra il codice QR e accedi ai contenuti digitali. Troverai:

• Video del Modulo Il secondo dopoguerra e il mondo d’oggi

Storie Tra Oriente e Occidente

• Linea del tempo interattiva

Assassinio del 1963

presidente Kennedy

1961 Primo uomo nello spazio

1963 Costruzione del Muro di Berlino

• Video Gli anni di piombo

• Filmati d’epoca La Guerra fredda e la conquista dello spazio; Un muro nel cuore dell’Europa; La campagna elettorale del ‘48

• Carta animata La decolonizzazione di Asia e Africa

• Itinerario Google Earth La decolonizzazione

1969

Sconfitta americana 1975 in Vietnam

CRISI ECONOMICA

DEGLI ANNI ‘70

Indipendenza dell’Algeria 1964

Strage di piazza 1969 Fontana

1970 Referendum sul divorzio

TERRORISMO E CRISI ECONOMICA

1973 Colpo di Stato militare in Cile

DECOLONIZZAZIONE E NEOCOLONIALISMO

NEL TERZO MONDO

DECOLONIZZAZIONE E NEOCOLONIALISMO

NEL TERZO MONDO

In Asia e in Africa decine di Paesi ottengono l’indipendenza dopo la dissoluzione degli imperi coloniali europei.

Tuttavia i Paesi del Terzo mondo, di cui fa parte anche l’America meridionale, continuano a essere poveri e a subire il predominio politico delle superpotenze.

MI ORIENTO NEL TEMPO

Dopo aver osservato la linea del tempo, prova a rispondere alle domande.

1. Quali somiglianze noti tra le fasi di sviluppo e crisi degli Stati Uniti e dell’Italia?

2. Quali Paesi sono impegnati nella ricerca spaziale?

3. Quale evento che coinvolge gli Stati Uniti ha a che vedere con la decolonizzazione?

Sbarco sulla luna

E LA GUERRA FREDDA

Il capitolo in 3 mosse

Che cosa è già successo?

TOCCA A VOI Scrivi ciascuno dei seguenti Stati nella colonna delle forze alleate che lo occuparono al termine della Seconda guerra mondiale. Uno degli Stati va inserito in entrambe le colonne.

FRANCIA ITALIA POLONIA ROMANIA RO ANIA UNGHERIA GERMANIA GER ANIA GIAPPONE

Paesi occupati dagli Stati Uniti e dal Regno Unito

Paesi occupati dall’Unione Sovietica

Italia Polonia

Francia

Giappone

Germania

Costruiamo la linea del tempo

Studiando il capitolo, sarai in grado di completare questa linea del tempo e otterrai così una SINTESI VISUALE degli eventi principali, che potrai consultare per lo studio e il ripasso.

Romania

Ungheria

Germania

Dopoguerra in Europa

Dopoguerra in Asia

Stati Uniti

il Piano Marshall.

Fondazione delle Nazioni Unite.

Gli Americani impongono al una Costituzione democratica.

Giappone

Guerra civile in Cina

• Guarda il video e la carta animata

• Esplora la linea del tempo

• Consulta il glossario in 7 lingue

2 Che cosa scopriremo?

Nel capitolo userete le strategie: Aggancia il titolo • Spiega il concetto • Collega i titoli • Le 5 W

Nel 1945 per evitare nuovi conflitti, viene istituita l’Organizzazione delle Nazioni Unite

Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica sono le due superpotenze globali e rappresentano, rispettivamente, capitalismo e democrazia, comunismo e partito unico.

Americani e Sovietici si spartiscono l’Europa tra blocco occidentale e orientale, creano alleanze in Europa e Asia, competono nello sviluppo di armi nucleari: inizia la Guerra fredda.

TOCCA A VOI VOI Qual è il pericolo che viene prospettato nell’immagine? atlantico popolare

fredda: formazione di due blocchi, est e ovest 4 aprile

Fondazione del Patto (NATO). Nascita della Germania Ovest e della Germania Est. Blocco di Berlino

Fondazione della Repubblica cinese.

Armistizio tra Corea del Nord e Corea del Sud.

di Corea

Guerra
Guerra

VENDETTE E GIUSTIZIA NEL DOPOGUERRA

con METODO

Identifico le informazioni

1. Sottolinea nel testo che cos’è la guerra totale e individua nelle immagini i dettagli utili a spiegare il concetto.

Applico la strategia Aggancia il titolo (QR p. 396)

2. Partendo dal titolo del paragrafo, spiega quali furono le devastazioni lasciate dalla Seconda guerra mondiale.

La Seconda guerra mondiale lascia grandi devastazioni

L’8 maggio 1945 la popolazione dei Paesi vincitori accolse con manifestazioni di euforia l’annuncio ufficiale che la Seconda guerra mondiale era finita. A New York una grande parata percorse le vie del centro tra cascate di coriandoli colorati; a Londra la gente invase le piazze per ascoltare dagli altoparlanti la voce di Winston Churchill che proclamava la sconfitta della Germania. Tuttavia il sollievo per la fine del conflitto non poteva nascondere la devastazione di buona parte delle città europee e asiatiche. La Seconda guerra mondiale era stata infatti una guerra totale, in cui ciascun Paese non si era posto solo l’obiettivo di sconfiggere l’esercito avversario, ma anche quello di annientare l’economia e terrorizzare la popolazione per indurre il nemico alla resa.

Questa strategia, adottata dapprima dai Tedeschi ma praticata anche dagli Alleati, aveva causato la distruzione di intere città e l’abbattimento di strade, ferrovie, stazioni, fabbriche, uffici. Di conseguenza alla fine del conflitto l’economia dei Paesi più colpiti era bloccata: i trasporti non funzionavano, i commerci erano limitati, le aziende e gli uffici pubblici erano chiusi, cibo e altri prodotti di prima necessità scarseggiavano. Tra le macerie delle città si aggiravano donne, persone anziane, bambini e bambine affamati e vestiti di stracci, che vivevano di espedienti. A loro si unirono i reduci, i prigionieri di guerra o coloro che erano sopravvissuti ai campi di concentramento, che tornavano a casa e trovavano la propria abitazione distrutta e scoprivano di non avere più un lavoro.

La città di Norimberga, in Germania, distrutta dai bombardamenti.
Militari americani a Parigi celebrano la resa del Giappone e la fine della guerra, 15 agosto 1945. studio

Milioni di Tedeschi fuggono dall’Europa orientale

Nei Paesi che erano stati occupati da Tedeschi, Giapponesi e Italiani, alla tragica situazione economica si aggiungeva il clima di vendetta e violenza contro gli sconfitti e contro chi li aveva sostenuti.

In Europa le principali vittime furono i Tedeschi dell’Europa orientale, che da secoli abitavano, oltre che nella Prussia orientale, nei Paesi baltici, in Polonia, nei Sudeti, in Ucraina e in tutti i territori che avevano fatto parte dell’impero austro-ungarico, dove spesso costituivano l’aristocrazia e la classe dirigente locale.

Durante la guerra, alcuni avevano collaborato con le truppe naziste; altri invece erano stati estranei all’occupazione.

Ora però tutti vennero considerati nemici e subirono una violenta pulizia etnica condotta con il sostegno delle truppe sovietiche. In totale, circa 10 milioni di profughi si riversarono a ovest, nella parte di Germania occupata da Inglesi, Francesi e Americani.

Gli Italiani sono perseguitati in Istria e Dalmazia

Un’altra pulizia etnica colpì le popolazioni italiane che vivevano in Istria e Dalmazia, due regioni sulla costa orientale dell’Adriatico che oggi fanno parte della Slovenia e della Croazia. Si trattava di comunità italiane che convivevano con la popolazione slava fin dall’epoca in cui quei territori avevano fatto parte della Repubblica di Venezia.

In quelle zone, durante l’occupazione italiana e tedesca iniziata nel 1941, i fascisti si erano resi colpevoli di soprusi e violenze ai danni non solo dei guerriglieri che combattevano contro l’invasione ma anche dei civili, distruggendo interi villaggi e rinchiudendo la popolazione in campi di prigionia.

A conflitto concluso, i partigiani comunisti iugoslavi, che avevano liberato il Paese sotto la guida del maresciallo Tito, si vendicarono con uccisioni, violenze, arresti di massa, deportazioni in campi di detenzione in Slovenia e Croazia. Tra le vittime, insieme agli Slavi che avevano sostenuto l’occupazione nazista e fascista, vi furono anche le comunità italiane. In Istria, migliaia di Italiani furono sequestrati e gettati, morti o ancora vivi, nelle foibe, profonde cavità naturali tipiche della regione del Carso.

Per scampare a queste violenze, quasi 300.000 Dalmati e Istriani fuggirono dalle loro case e si riversarono in Italia. La persecuzione si estese anche alla zona di Gorizia e alla città di Trieste, occupate nella primavera del 1945 dalle truppe di Tito, finché quelle regioni non passarono sotto il controllo americano.

Pulizia etnica: rimozione forzata da un territorio di un’intera comunità attraverso violenze, deportazioni, uccisioni e migrazioni obbligatorie.

Rifugiati tedeschi in cerca di aiuto a Berlino nel 1945.

Metto in relazione

3. Quali furono le cause delle pulizie etniche messe in atto al termine della guerra? studio con METODO

LA FONTE SCRITTA La testimonianza di una superstite

Nel maggio del 1945, dopo essere stata catturata da un gruppo di partigiani comunisti iugoslavi, la giovane Mafalda Codan viene trascinata in piazza a Parenzo, in Istria, e subisce un processo sommario dai suoi compaesani. La sua drammatica testimonianza mostra come nella persecuzione contro gli Italiani di Istria e Dalmazia la lotta di liberazione dall’occupazione italiana si mescolò con l’ostilità etnica e con gli interessi economici.

Mi portano sulla piazza gremita di gente, partigiani, donne scalmanate, urlano, gesticolano, imprecano. Il comandante mi presenta come italiana, nemica del popolo slavo, figlia di uno sfruttatore dei poveri, tutti cominciano a insultarmi, a sputacchiarmi, a picchiarmi con lunghi bastoni. … Siamo arrivati davanti a casa mia […] Si raduna subito una folla scalmanata e urlante: il tribunale del popolo. Stoinich tira fuori un foglio e comincia a leggere le accuse: infondate, non vere, testimonianze false, imposte. Vedo i miei coloni e altre persone aiutate e mantenute gratis da mio padre. Non posso credere ai miei occhi, sono gli stessi che prima “veneravano” la mia famiglia e si conside-

ravano amici, ora sono qui per condannarmi e gridare “a morte”. Sono diventati un gregge di pecore, fanno ciò che è stato loro imposto di fare, ora seguono chi comanda, chi promette loro la spartizione delle terre dei padroni.

Da Raoul Pupo, Roberto Spazzali, Foibe, Bruno Mondadori, Milano 2003, rid.

Analizzo la FONTE

1. Di quali stereotipi si serve il comandante per presentare la donna alla folla?

2. Quali sono le possibili motivazioni economiche dietro alle azioni del “tribunale del popolo”?

Le vendette colpiscono i collaborazionisti e i fascisti nel Nord Italia

Un’altra ondata di vendette colpì i collaborazionisti. Dopo la guerra molti di loro vennero uccisi, spesso da gruppi armati che avevano fatto parte delle truppe partigiane e che ora volevano punirli per i loro crimini o per aver occupato posizioni importanti nell’amministrazione nazista. Questo fenomeno fu particolarmente intenso in Francia, dove si rivolse soprattutto contro i dirigenti della Repubblica di Vichy, lo Stato collaborazionista creato nel Sud del Paese dopo l’occupazione tedesca.

Anche in Italia, tra l’aprile e il luglio del 1945, circa 20.000 persone accusate di aver collaborato con i nazisti – membri della polizia, dell’esercito e del Partito fascista – furono giustiziate da gruppi di partigiani. La maggior parte dei casi si verificò in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte, regioni appena liberate e in cui era ancora fresco il ricordo delle violenze commesse dai Tedeschi e dalle truppe della Repubblica di Salò. Per porre fine alle uccisioni, le truppe inglesi e americane procedettero a disarmare i partigiani con il supporto delle autorità italiane.

L’umiliazione delle collaborazioniste

Anche le donne furono tra i bersagli della sete di vendetta che segnò la fine del conflitto. Le donne collaborazioniste, che avevano lavorato per i nazisti o avuto relazioni sentimentali con militari tedeschi, vennero trascinate in strada, rasate oppure cosparse di pece, ed esposte agli insulti della folla.

Nella foto, una ragazza viene punita per aver avuto rapporti personali con i Tedeschi; Montélimar, Francia, agosto 1944.

I leader tedeschi e giapponesi vengono processati a Norimberga e Tokyo

Negli stessi mesi in cui le violenze indiscriminate colpivano nazisti e fascisti, i Paesi vincitori si attivarono per risolvere i conti in sospeso con gli sconfitti in modo pacifico attraverso la giustizia.

Già nel corso del conflitto gli Alleati avevano deciso che i massimi responsabili giapponesi e tedeschi sarebbero stati giudicati da un Tribunale militare internazionale. A guerra conclusa si tenne dunque in Germania il processo di Norimberga, in cui ventiquattro tra i massimi esponenti del nazismo ancora in vita furono esaminati da una corte composta da giudici americani, russi, inglesi e francesi. Le sentenze furono emesse nell’ottobre del 1946: dodici imputati furono condannati a morte, tre vennero assolti e gli altri furono incarcerati. Un procedimento simile si tenne tra il 1946 e il 1948 in Giappone, il cosiddetto processo di Tokyo, in cui furono giudicati venticinque tra militari e politici.

I processi furono oggetto di molte critiche, in quanto rappresentavano la giustizia dei vincitori nei confronti dei vinti e non prendevano in esame alcuni episodi di massacri perpetrati dagli Alleati, che potevano ugualmente essere considerati crimini di guerra. Si trattò comunque di iniziative molto importanti in quanto affermarono il principio che i rapporti tra Stati non devono essere regolati dalla violenza di una nazione nei confronti di un’altra.

Identifico le informazioni

4. In quale Paese le vendette nei confronti dei collaborazionisti furono particolarmente intense? Tra le regioni italiane, quali furono maggiormente interessate dal medesimo fenomeno?

5. Quale importante principio affermarono i processi di Norimberga e di Tokyo?

Storia delle ISTITUZIONI

I CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ E LA CORTE

PENALE INTERNAZIONALE

Durante i processi di Norimberga e Tokyo, i politici e i militari che avevano guidato il Giappone e la Germania durante la Seconda guerra mondiale furono accusati di crimini contro la pace, per aver dato inizio alla guerra, aver violato i trattati internazionali e aver aggredito anche Paesi neutrali. Inoltre, i dirigenti tedeschi e giapponesi furono accusati di crimini di guerra, per il trattamento riservato ai prigionieri e le violenze sulla popolazione civile dei Paesi occupati. Per quanto riguarda lo sterminio degli Ebrei, il Tribunale di Norim-

berga decise di introdurre una nuova tipologia di delitti: i crimini contro l’umanità. In seguito, poi, è stata introdotta anche la definizione di genocidio, ovvero il tentativo di eliminare un intero popolo e distruggerne la cultura. Oggi questo genere di reati è perseguito dalla Corte penale internazionale, un tribunale istituito nel 2002 con sede all’Aja, nei Paesi Bassi, che ha il potere di processare e giudicare individui e Stati colpevoli di aggressioni e violenze contro la propria popolazione e quella di altri Stati.

Alcuni criminali di guerra nazisti durante una seduta del processo di Norimberga. Il primo a sinistra in prima fila è Hermann Göring, secondo di Hitler alla guida del Terzo Reich

LE SUPERPOTENZE DALLA COLLABORAZIONE ALLA GUERRA FREDDA 2

Nasce l’Organizzazione delle Nazioni Unite

partiamo da... UNA FONTE SCRITTA

Il 30 ottobre del 1943, quando ancora la Seconda guerra mondiale è in pieno corso, i rappresentanti di Cina, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Sovietica, le maggiori potenze alleate, si incontrano a Mosca e rilasciano una dichiarazione in cui sostengono, tra l’altro, che:

1. La loro azione unitaria, a cui si sono impegnati per proseguire la Guerra contro i rispettivi nemici, proseguirà per organizzare e mantenere la pace e la sicurezza. [...]

4. Riconoscono la necessità di istituire il prima possibile un’organizzazione generale internazionale, basata sul principio della sovranità e dell’uguaglianza di tutti i Paesi che desiderano la pace, e aperta alla partecipazione di tali

Educazione civica - Storia delle istituzioni L’ONU,Organizzazione delleNazioniUnite

Video Leprincipali organizzazionisovranazionali

Paesi, piccoli e grandi, per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.

Dalla Conferenza di Mosca, Dichiarazione comune delle quattro nazioni

Chiediamo alla FONTE

1. Quale impegno prendono gli Alleati durante la guerra?

2. Quali sono gli obiettivi di questo impegno?

Il principale sostenitore dell’idea di proseguire la cooperazione internazionale anche dopo la guerra e di creare a questo scopo istituzioni internazionali stabili era il presidente americano Franklin Delano Roosevelt. Come il suo predecessore Woodrow Wilson (→ Capitolo 2, Lezione 1), che aveva guidato gli Stati Uniti durante la Prima guerra mondiale, Roosevelt era infatti convinto che la collaborazione tra gli Stati, la libertà di autodeterminazione dei popoli, il rispetto delle regole internazionali e la libertà di scambio in campo economico e commerciale fossero gli strumenti ideali per creare una pace duratura e avviare una nuova fase di sviluppo economico.

Purtroppo Roosevelt non poté vedere il frutto del suo impegno, poiché morì il 12 aprile 1945. Due settimane dopo, il 25 aprile, nel giorno in cui in Italia finiva il conflitto mondiale, i rappresentanti di 50 Paesi alleati, tra cui l’Unione Sovietica, si riunirono a San Francisco. Dalle loro discussioni il 26 giugno 1945 nacque la Carta di San Francisco, l’atto di fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Come recitava l’articolo 1 della Carta, l’obiettivo dell’ONU era: «Conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale, culturale o umanitario, e nel promuovere e incoraggiare il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzioni di razza, di sesso, di lingua o di religione».

Un manifesto delle Nazioni Unite, 1945.

Stati Uniti e Unione Sovietica sono le due superpotenze

Il sogno di creare attraverso le Nazioni Unite un clima di pace e collaborazione internazionale si scontrò quasi subito con un grave ostacolo: la rivalità tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, i due Paesi che erano usciti maggiormente rafforzati dalla guerra e che perciò cominciarono a essere chiamati superpotenze. L’Unione Sovietica aveva guadagnato grande prestigio con la sua eroica resistenza a due anni di occupazione nazista ed era il Paese che aveva subito il maggior numero di vittime, circa 22 milioni tra civili e militari. Il suo esercito, l’Armata rossa, era il più numeroso d’Europa, era stato il primo a entrare a Berlino e ora occupava tutta la parte orientale del continente

D’altra parte gli Stati Uniti avevano dato un contributo decisivo per risolvere il conflitto e con le loro portaerei, i loro caccia militari, le loro truppe ben armate e rifornite avevano dimostrato forza economica, efficienza e superiorità tecnologica e scientifica. In più erano gli unici ad avere la bomba atomica, la terribile arma che avevano utilizzato contro il Giappone.

Le due superpotenze hanno sistemi politici diversi…

Nonostante fossero state per qualche anno alleate nella guerra contro il nazismo, le due superpotenze promuovevano due visioni del mondo radicalmente diverse e due sistemi politici ed economici opposti e inconciliabili fra loro. Da una parte vi era il modello politico americano, fondato sulla garanzia della libertà e dei diritti individuali e quindi sulla democrazia pluralista; dall’altra vi era il modello sovietico, che proponeva il partito unico e comportava il controllo dello Stato sui cittadini.

Identifico le informazioni

1. Sottolinea nel testo con due colori diversi l’obiettivo dell’ONU e quello che presto si rivelò essere il principale ostacolo al suo raggiungimento.

Identifico il significato delle parole

2. Ragiona sul termine “superpotenza”: fornisci una breve definizione, poi spiega perché Stati Uniti e Unione Sovietica possono essere definiti superpotenze.

Operaie al lavoro negli stabilimenti dell’industria aeronautica Douglas Aircraft Company in California, 19421945.

Democrazia pluralista: forma di democrazia in cui sono accettate idee politiche diverse e dunque sono presenti più partiti.

Schematizzo

3. In una tabella, sul quaderno, elenca le diverse caratteristiche delle due superpotenze. Applico la strategia Spiega il concetto (QR p. 396)

4. Spiega l’espressione “Guerra fredda”. Come nasce questo concetto? Perché questo stato di tensione viene definito così?

Bacheca Lospionaggioe laGuerrafredda

… e sistemi economici opposti

In campo economico, l’America sosteneva il capitalismo e l’economia di mercato. Al contrario, l’Unione Sovietica proponeva il comunismo e un’economia collettivista, gestita e controllata dallo Stato. Il primo modello esaltava l’iniziativa individuale e l’arricchimento come strumenti per il progresso dell’intera società. Il secondo aveva l’obiettivo di eliminare le diseguaglianze sociali e comportava la rinuncia dei cittadini ai propri interessi personali e la loro sottomissione alle direttive del Partito comunista.

Per gli Americani il comunismo era un sistema opprimente e autoritario, come il fascismo e il nazismo; per i Sovietici il capitalismo americano era ingiusto, perché assicurava benessere solo a poche persone.

Inizia la Guerra fredda

Dalla collaborazione tra Russi e Americani che aveva caratterizzato gli anni della guerra si passò dunque, nel giro di pochi mesi, a un clima di ostilità e diffidenza, che contrappose Stalin e i successori di Roosevelt, a partire dal presidente Harry Truman.

Questo stato di tensione, che sarebbe durato per oltre quarant’anni, dal 1945 al 1989, è noto come Guerra fredda, chiamata così in contrapposizione alla “guerra calda”, combattuta con le armi. Il confronto tra Sovietici e Statunitensi, infatti, non sfociò mai in uno scontro armato diretto, ma vide le due superpotenze confrontarsi in ogni ambito, dalla politica internazionale all’economia, alla cultura, all’innovazione tecnologica, allo sport, allo spionaggio e agli armamenti.

«Nessuno spazio per la disoccupazione con il socialismo!» recita lo slogan di questo manifesto russo del 1950, che raffigura un operaio russo accanto a un disoccupato statunitense.

L’EUROPA DIVISA IN DUE BLOCCHI

MEMO

PATTO MOLOTOV-VON RIBBENTROP

Il patto fu firmato nell’estate del 1939 tra Germania nazista e Unione Sovietica. Stabilì la non aggressione tra i due Paesi e la spartizione dell’Europa orientale.

Durante la guerra gli Alleati si spartiscono l’Europa Il primo terreno di scontro tra Sovietici e Americani fu l’Europa. Durante la guerra, i rappresentanti delle maggiori potenze alleate – Stalin, Roosevelt e Churchill –si incontrarono più volte, a Teheran (novembre 1943), a Mosca (ottobre 1944) e a Jalta, in Crimea (febbraio 1945), per discutere degli assetti futuri del pianeta Nell’ultimo di questi incontri, a Jalta, Stalin ottenne l’annessione all’Unione Sovietica di tutti i territori che gli erano stati attribuiti con il Patto Molotov-von Ribbentrop: la Polonia orientale, le repubbliche baltiche e alcune province ai confini con la Romania. Per il resto del continente, a eccezione della Germania, venne ripreso il principio di autodeterminazione. Fu stabilito cioè che ciascun popolo avrebbe avuto la possibilità di scegliere il proprio destino attraverso libere elezioni. Tuttavia i “tre grandi” si accordarono sulla divisione del continente in due aree di influenza: una anglo-americana, a ovest, l’altra sovietica, a est, sulla base delle zone liberate dai rispettivi eserciti.

L’Europa dopo la Seconda guerra mondiale

I trattati di pace successivi alla Seconda guerra mondiale furono firmati nel 1947, dopo una conferenza di pace tenuta a Parigi tra il luglio e l’ottobre del 1946. I cambiamenti territoriali, come vedi, riguardarono anche l’Italia, benché la delicata questione del confine orientale non fosse stata ancora risolta. L’annessione di Trieste e delle zone circostanti, infatti, sarebbe stata regolata successivamente (→ Capitolo 11, Lezione 1).

confini di territori acquisiti

B.R.D. (Repubblica federale tedesca)

D.D.R.

(Repubblica democratica tedesca) HUB Maps Idueblocchi contrapposti

Identifico le informazioni

1. Sottolinea nel testo i nomi delle repubbliche popolari imposte da Stalin nell’Europa orientale, poi rispondi: quali caratteristiche avevano? Perché Stalin ne pretese la creazione?

Quale principio fu violato per crearle?

2. Quali azioni intrapresero e quali strumenti adottarono gli Stati Uniti per impedire la diffusione del comunismo nei Paesi occidentali?

Il Piano Marshall

L’arrivo di un carico di zucchero a Londra nel febbraio 1949, secondo gli accordi del Piano Marshall.

Grazie a questo piano già all’inizio degli anni ’50 gli Stati dell’Europa occidentale tornarono ai livelli di produzione e benessere raggiunti prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale, i legami economici tra Stati Uniti ed Europa occidentale si rafforzarono e le industrie statunitensi poterono ricominciare a esportare i loro prodotti oltre l’Atlantico.

Stalin impone nell’Europa orientale le repubbliche popolari

Sulla base di questa divisione, Stalin pretese di avere governi amici nei Paesi che si trovavano lungo i confini occidentali dell’Unione Sovietica. Perciò violò apertamente il principio di autodeterminazione e, già durante l’avanzata dell’Armata rossa, nelle fasi finali della guerra, impose governi comunisti in Bulgaria, Romania e Polonia. In Ungheria e Cecoslovacchia, dove si tennero libere elezioni, i comunisti entrarono in governi di coalizione con altri partiti e si assicurarono i posti di maggior potere, come quello di primo ministro oppure di ministro degli Interni.

Quindi, dopo qualche tempo, procedettero ad arrestare o eliminare i principali esponenti degli altri gruppi politici e fondarono delle repubbliche popolari, in cui tutti i partiti, tranne quello comunista, vennero dichiarati illegali.

Nel giro di cinque anni, tra il 1944 e il 1949, l’intera Europa orientale finì così sotto il dominio di Stalin.

Gli Stati Uniti varano il Piano Marshall

Di fronte all’avanzata del comunismo in Europa orientale, il presidente Truman adottò la politica del contenimento, cioè non intervenne per contrastare Stalin, ma cercò di impedire che il comunismo si imponesse anche nei Paesi occidentali. Perciò nel 1947 gli Americani inviarono l’esercito in Grecia per bloccare la guerriglia comunista che tentava di prendere il potere.

Nel resto del continente, lo strumento scelto dagli Stati Uniti fu quello del sostegno economico per la ricostruzione.

Nel giugno del 1947 fu varato il Piano Marshall, così chiamato dal nome del segretario di Stato americano che lo ideò, e nell’Europa occidentale cominciarono ad affluire aiuti finanziari e beni di prima necessità (cibo, vestiti, medicinali ecc.).

Resta da risolvere la questione tedesca

Nell’Europa ormai divisa tra un Blocco occidentale, alleato degli Americani, e un Blocco orientale, alleato dei Sovietici, restava aperta la questione della Germania. Dopo la sconfitta di Hitler, il Paese era stato privato di tutti i suoi territori a est del fiume Oder, annessi in parte all’Unione Sovietica e in parte alla Polonia. Il territorio rimanente era stato spartito in quattro settori. La parte orientale era stata assegnata all’Unione Sovietica, quella occidentale era divisa tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

A sua volta la città di Berlino, che si trovava all’interno dell’area sovietica, era stata suddivisa in quattro parti, una per ciascuna delle quattro potenze. Il progetto iniziale era quello di riunificare i quattro settori e ricreare uno Stato tedesco indipendente. Tuttavia, nel clima di tensione della Guerra fredda, Stati Uniti e Unione Sovietica non riuscivano a trovare un accordo sulla forma da dare al nuovo Stato e, soprattutto, temevano che il Paese, una volta riunito, sarebbe finito sotto l’influenza della potenza rivale.

e Austria dopo la guerra

Amburgo Brema Hannover Paesi Bassi

Bonn Germania Berlino Potsdam Dresda

Francoforte

Polonia Danzica Prussia orientale

Espongo

3. Descrivi la situazione della Germania dalla sconfitta di Hitler alla nascita di due Stati separati, toccando i seguenti punti:

• territori persi;

• spartizione del Paese tra Sovietici, Americani, Britannici e Francesi;

• situazione di Berlino;

• blocco di Berlino da parte di Stalin;

• creazione delle due Germanie.

La Germania perse molti territori a oriente, in favore di Polonia e URSS. Oltre alla Germania, fu divisa tra le potenze vincitrici anche l’Austria, che fu riunita in un unico Stato nel 1955.

Confini della Germania e dell’Austria (1937)

Confine tra Blocco occidentale e Blocco orientale

Territori ceduti allaPolonia

Territori ceduti all’URSS

Territori occupati da: Sovietici Americani

Inglesi Francesi

Lavora con la carta interattiva

Stalin assedia Berlino Ovest

Dal momento che non riuscivano ad accordarsi con l’Unione Sovietica per creare una Germania unita, nel 1947 le potenze occidentali iniziarono a unificare le zone sotto il loro controllo: crearono un’amministrazione unica, introdussero una nuova moneta e fecero affluire gli aiuti del Piano Marshall. Stalin reagì bloccando tutti gli accessi a Berlino Ovest, la parte di città controllata da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, che, dal 24 giugno 1948, si ritrovò sotto assedio, priva di cibo ed elettricità.

Germania

Schematizzo

4. In coppia, disegnate uno schema che illustri cause e conseguenze del blocco di Berlino e che evidenzi come esso condusse alla nascita delle due Germanie.

La salvezza dal cielo

Il ponte aereo durò 462 giorni e fornì ai berlinesi tutto il necessario per sopravvivere in una città devastata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Nella foto, un gruppo di persone è salito su un cumulo di macerie per guardare un aereo americano atterrare all’aeroporto di Tempelhof, a Berlino, nel 1948.

Dopo il blocco di Berlino nascono due Germanie

Per superare il blocco centinaia di aerei cominciarono a fare la spola tra le basi alleate nella Germania occidentale e l’aeroporto di Tempelhof, nel cuore di Berlino, scaricando tonnellate di carbone, derrate alimentari e medicinali. Dopo undici mesi di ponte aereo, il 12 maggio 1949 Stalin fu costretto a cedere e a riaprire i collegamenti via terra. Da quel momento, e per i quarant’anni successivi, Berlino Ovest divenne una sorta di vetrina per i successi e il benessere dell’Occidente nel cuore del mondo comunista.

Il blocco di Berlino accelerò il processo di divisione per il resto della Germania. Nel 1949 furono fondati due Stati separati, a ovest la Repubblica federale tedesca, alleata degli Stati Uniti, a est la Repubblica democratica tedesca, alleata dell’Unione Sovietica.

LA FONTE ORALE La cortina di

ferro

In questo discorso, pronunciato negli Stati Uniti nel 1946, l’ex primo ministro inglese Winston Churchill espresse le sue preoccupazioni per il nuovo assetto dell’Europa orientale utilizzando un’espressione, «cortina di ferro», che entrò subito nel linguaggio comune per indicare la barriera che ormai separava Europa orientale e occidentale.

Da Stettino, sul Baltico, a Trieste, sull’Adriatico, una cortina di ferro è scesa sull’Europa. Dietro a essa si trovano tutte le capitali degli antichi Stati dell’Europa centrale e orientale. Varsavia, Berlino, Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest e Sofia. Tutte queste famose città e le popolazioni intorno a esse si trovano in quella che debbo chiamare la sfera sovietica, e tutte sono sottoposte, in una forma o nell’altra, non solo all’influenza sovietica, ma a un’altissima, e in molti modi crescente, misura di controllo da parte di Mosca. In Polonia sta avendo luogo in questo momento un’espulsione di massa di milioni di Tedeschi, su una scala atroce e mai sognata prima d’oggi. I partiti comunisti, ch’erano

assai piccoli in tutti gli Stati orientali d’Europa, sono stati innalzati a un predominio e a un potere di gran lunga sproporzionati al numero dei loro aderenti e stanno ora tentando dovunque di conquistare il dominio totalitario.

Analizzo la FONTE

1. Cosa intendeva Winston Churchill con l’espressione “cortina di ferro”? Nel fornire una spiegazione, soffermati sulle singole parole che la compongono. Secondo te, fa riferimento a una barriera fisica o a una divisione simbolica?

2. Quali città e territori Churchill include nella sfera sovietica? Quali elementi riporta a sostegno della sua opinione?

LA SFIDA NUCLEARE

Gli Stati Uniti e i loro alleati si uniscono nella NATO

Dopo l’assedio di Berlino, la tensione tra i due blocchi era altissima. Perciò i governi dell’Europa occidentale, che sapevano di non avere la forza per difendersi da un eventuale attacco sovietico, il 4 aprile 1949 sottoscrissero un’alleanza con gli Stati Uniti e il Canada: il Patto atlantico. Il punto cruciale dell’accordo era il concetto di difesa collettiva, in base al quale, se uno degli Stati firmatari fosse stato aggredito, gli altri sarebbero stati tenuti a intervenire per proteggerlo. In questo modo, i Paesi dell’Europa occidentale si posero sotto la protezione degli

Stati Uniti e del loro arsenale atomico. Dal Patto atlantico nacque la NATO (North Atlantic Treaty Organization), che ancora oggi si occupa di coordinare le attività militari degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Comecon e Patto di Varsavia legano l’Unione Sovietica e i Paesi dell’Est

Con il Piano Marshall e il Patto atlantico gli Stati Uniti avevano stretto un forte legame con i loro alleati europei sul piano economico e militare. L’Unione Sovietica rispose con iniziative analoghe. Nel 1949 fu creato il Comecon, per coordinare le economie dei Paesi membri in modo che l’area comunista fosse in grado di produrre tutto ciò di cui aveva bisogno. Come era avvenuto in Unione Sovietica all’inizio dell’epoca stalinista, in tutte le repubbliche popolari dell’Europa orientale le attività economiche furono sottoposte al controllo dello Stato, le terre furono collettivizzate e furono avviati piani pluriennali per lo sviluppo dell’industria pesante. Nel 1955 fu costituito anche il Patto di Varsavia, un’alleanza difensiva analoga al Patto atlantico.

studio con METODO

Applico la strategia Collega i titoli (QR p. 396)

1. Collega il titolo della lezione e quelli dei singoli paragrafi, poi formula delle ipotesi: quali potenze si resero protagoniste della “sfida nucleare”? Come reagì ciascuna alla situazione che si venne a creare? Quali sentimenti e stati d’animo caratterizzavano la vita delle persone a quel tempo?

Il presidente americano Truman firma il documento di attuazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO) nello Studio ovale della Casa Bianca a Washington, 29 agosto 1949.

studio con METODO

Metto in relazione

2. Perché la corsa agli armamenti divenne una garanzia contro lo scoppio di un conflitto atomico?

3. Chi negli Stati Uniti trasse un vantaggio economico dalla paura di un’aggressione nucleare? In che modo?

Un manuale per la sopravvivenza in caso di guerra atomica, 1955.

Anche

l’Unione Sovietica diventa una potenza nucleare

Inizialmente gli Stati Uniti e i loro alleati avevano il grande vantaggio di possedere la bomba atomica. Già nel 1949, tuttavia, l’Unione Sovietica annunciò di aver fabbricato il primo ordigno nucleare. Quando poi, nel 1952, gli Americani fecero esplodere la prima bomba a idrogeno, l’Unione Sovietica riuscì, in un solo anno, a realizzare un’arma simile. Cominciò così la corsa agli armamenti nucleari, che nei decenni successivi portò le due superpotenze ad accumulare enormi quantitativi di testate nucleari, in grado di distruggere l’intero pianeta.

Proprio la capacità distruttiva dei rispettivi arsenali divenne la migliore garanzia contro un conflitto atomico. Entrambi i contendenti, infatti, sapevano che se uno dei due avesse fatto scoppiare una guerra nucleare, l’esito finale sarebbe stato l’annientamento totale dell’umanità.

Gli Americani sono terrorizzati dalla bomba atomica

Dopo che i Sovietici annunciarono di possedere la bomba atomica, negli Stati Uniti si diffuse il terrore di un’aggressione nucleare comunista. La prospettiva di una nuova, disastrosa guerra si rivelò un grosso affare per chi realizzava rifugi antiatomici. Non solo gli edifici pubblici, ma anche centinaia di migliaia di case furono dotate di bunker a prova di bomba. Nelle scuole, negli uffici pubblici e nelle aziende erano previste esercitazioni collettive sui comportamenti da tenere in caso di un attacco nucleare. Lo slogan che veniva ripetuto ossessivamente era «Duck and cover», ovvero «mettersi al riparo e coprirsi» per evitare l’onda d’urto dell’esplosione e proteggersi dalle ustioni. In realtà seguire questi consigli sarebbe servito a ben poco, ma il fatto di avere istruzioni chiare su come reagire dava comunque alle persone un senso di sicurezza.

I rifugi antiatomici

I rifugi antiatomici erano locali sotterranei con spesse pareti di cemento, cui si accedeva da una botola che si poteva chiudere ermeticamente dall’interno. I rifugi erano progettati perché in caso di attacco una famiglia potesse sopravvivervi per almeno due settimane, finché le radiazioni si fossero ridotte.

I presunti comunisti vengono perseguitati

Alla paura di una guerra atomica si accompagnò il timore che i Sovietici avessero raccolto le conoscenze necessarie per realizzare la bomba grazie a una rete di spie infiltrate negli Stati Uniti.

La “paura rossa” (cioè dei comunisti) dilagò, e contro chiunque fosse sospettato di simpatie comuniste si scatenò una vera e propria persecuzione, che divenne nota come caccia alle streghe

Ne furono vittime funzionari del governo, intellettuali, scienziati, scrittori, personaggi dello spettacolo, che venivano interrogati, costretti a fare i nomi dei loro presunti complici, esclusi dal lavoro ed emarginati dalla società.

A guidare la lotta contro l’infiltrazione comunista fu il senatore Joseph McCarthy, che dal 1950 presiedette una commissione parlamentare creata appositamente.

Ben presto, però, l’opinione pubblica americana si rese conto che con la caccia alle streghe gli Stati Uniti si stavano pericolosamente avvicinando alle pratiche dei regimi autoritari: la delazione, la persecuzione di innocenti per le loro idee politiche, l’isolamento delle persone sospette. Il sostegno a McCarthy cominciò a diminuire e la commissione da lui guidata venne sciolta nel 1955.

Stalin fa eliminare gli oppositori

Mentre negli Stati Uniti era in corso la caccia alle streghe, i Paesi dell’Europa orientale furono colpiti da un’ondata di repressione molto più vasta e brutale. Nelle repubbliche popolari, i dirigenti comunisti che osavano seguire una linea autonoma da Mosca furono destituiti, sottoposti a processi pubblici e giustiziati. Molti dei dirigenti uccisi erano di origine ebraica, e anche in Unione Sovietica cominciò una campagna di stampa contro gli Ebrei. Non è chiaro se si stesse preparando una nuova fase di terrore su vasta scala, sta di fatto che il 5 marzo 1953 Stalin morì e la propaganda antisemita cessò.

Dopo la scomparsa del dittatore, molti si illusero che si potesse aprire una nuova fase, sia nei rapporti con l’Occidente sia nella politica interna dei Paesi comunisti. Nei decenni successivi questa speranza si avverò soltanto in parte.

In questo manifesto del 1950, un gigantesco operaio, rappresentante del popolo sovietico, regge una bandiera con la scritta “Vogliamo la pace!” e batte il pugno sul tavolo intorno al quale i politici occidentali preparano la guerra.

Esploro

4. In coppia, fate una ricerca sul fenomeno del “maccartismo”. Come venivano condotte le indagini della commissione di McCarthy? Che cosa accadeva alle persone indagate?

Delazione: denuncia segreta fatta per vendetta o per guadagno.

Storia delle RISORSE

L’ENERGIA NUCLEARE

Una nuova fonte di energia

Negli stessi anni in cui nel mondo si diffondeva il terrore di una guerra atomica, si cominciò a utilizzare la fissione nucleare, cioè la frammentazione degli atomi che era alla base della bomba atomica, per ottenere energia elettrica. All’interno di appositi reattori si attivava una reazione controllata che permetteva di ricavare grandi quantità di elettricità.

Politici e imprenditori presentavano al pubblico l’energia nucleare come una fonte a basso costo e pulita, che avrebbe prodotto elettricità in abbondanza senza richiedere l’uso di carbone e petrolio. Uranio e plutonio, i metalli utilizzati nelle centrali, erano infatti ampiamente disponibili e convenienti.

Le prime centrali furono realizzate negli anni ’50 in Unione Sovietica, negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Negli anni ’70, anche Francia, Giappone, Germania costruirono propri reattori.

TECNOLOGIA Le centrali atomiche

GEOGRAFIA La diffusione delle centrali atomiche

Video Storia eambienteL’energianucleare

acceleratore di particelle

Proteste e incidenti

L’entusiasmante prospettiva di un’energia conveniente e abbondante si scontrò però con gli aspetti negativi della tecnologia nucleare. La produzione di elettricità lasciava infatti scorie radioattive, che producevano onde estremamente dannose per l’ambiente e gli esseri viventi, e che perciò dovevano essere immagazzinate in apposite strutture. Inoltre vi era il rischio di incidenti e fughe di materiale radioattivo che potevano contaminare intere regioni. Questi pericoli ridussero notevolmente l’attrattiva dell’energia atomica. In Italia, la costruzione delle prime centrali fu bloccata nel 1987 da un referendum, cioè da una votazione popolare. Anche altri Paesi, come Austria e Germania, ridussero la produzione. Solo negli ultimi anni, con lo sviluppo di tecnologie più moderne, l’energia nucleare ha ripreso a crescere, anche perché non produce gas serra e dunque non contribuisce ai mutamenti climatici.

SCIENZE La radioattività

EDUCAZIONE CIVICA I referendum

COLLEGAMENTI INTERDISCIPLINARI – VERSO L’ESAME DI STATO

1. ITALIANO Scrivi un testo argomentativo sull’energia nucleare, in cui indichi gli aspetti positivi e negativi di questa tecnologia sulla base delle informazioni che puoi trarre dai manuali delle materie che ti abbiamo suggerito (tecnologia, geografia, scienze e educazione civica) ed eventualmente anche di spunti letterari, musicali o artistici legati a questo tema. Concludi il testo esprimendo la tua opinione sull’uso dell’energia nucleare.

La città di Pryp’yat, in Ucraina, abbandonata in seguito all’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl nel 1986.
Un
nel laboratorio nazionale di Brookhaven, New York (Stati Uniti), 1954.

LA GUERRA FREDDA IN ASIA

Il Giappone è alleato degli Stati Uniti

Oltre che in Europa, la Guerra fredda fu combattuta fin dalla fine degli anni ’40 anche in Estremo Oriente, dove Americani e Sovietici cercarono di estendere la propria sfera d’influenza. Fin dagli ultimi mesi del conflitto gli Stati Uniti presero il totale controllo del Giappone, dove la flotta americana era sbarcata dopo il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki e la resa giapponese. L’amministrazione fu affidata alle autorità militari americane, che decisero di mantenere al potere l’imperatore Hirohito, simbolo di unità del Paese e di continuità con il suo passato. Per il resto, però, il Paese fu trasformato: le forze armate vennero dissolte e nel 1946 fu imposta una Costituzione che trasformò il Giappone in una monarchia costituzionale e introdusse un sistema parlamentare di tipo occidentale.

Per garantirsi la fedeltà del Paese, nei decenni successivi, gli Stati Uniti appoggiarono i gruppi conservatori riuniti nel Partito liberale, che governò per i successivi sessant’anni. Inoltre, come avveniva nei Paesi dell’Europa occidentale, gli Americani sostennero con investimenti e accordi commerciali la ripresa economica giapponese. Nel giro di pochissimi anni, il Giappone passò così dalla devastazione della guerra a una crescita rapidissima, basata sull’esportazione di prodotti ad alta tecnologia verso l’Europa e gli Stati Uniti (dalle automobili ai prodotti elettronici).

studio con METODO

Metto in relazione

1. Perché in Giappone gli Americani, dopo aver assunto il controllo del Paese, mantennero al potere l’imperatore Hirohito?

2. Che cosa rese possibile la rapidissima crescita economica del Giappone dopo la Seconda guerra mondiale?

Il treno espresso ad alta velocità chiamato “Hikari” viaggia lungo i binari paralleli all’autostrada a Tokyo, 1955.

1° ottobre 1949: Mao Zedong annuncia la creazione della Repubblica popolare cinese dal balcone della Porta della Pace Celeste che sovrasta piazza Tiananmen a Pechino.

Ieri & Oggi LedueCine

studio con METODO

Sintetizzo

3. Riassumi sul quaderno il processo che in Cina portò dagli scontri tra nazionalisti e comunisti successivi alla Seconda guerra mondiale alla fondazione della Cina nazionalista e alla proclamazione della Repubblica popolare cinese.

Nasce la Repubblica popolare cinese Il sostegno degli Stati Uniti alla ripresa del Giappone era motivato anche dalla necessità di avere un forte alleato contro l’espansione del comunismo in Estremo Oriente. Nel frattempo, infatti, l’altro grande Paese della regione, la Cina, si era schierato sul fronte opposto, quello dei sostenitori dell’Unione Sovietica. Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, nel 1946, in Cina erano ripresi gli scontri militari tra i nazionalisti del Guomindang, guidati da Chiang Kai-Shek, e i comunisti guidati da Mao Zedong, dopo la tregua imposta dalla lotta contro l’invasione giapponese. Inizialmente prevalsero i nazionalisti, che dominavano lungo le coste e nelle aree urbane, avevano armamenti migliori e potevano contare sull’importante appoggio degli Stati Uniti. Tuttavia per l’esercito del Guomindang risultava difficile conquistare le campagne, dove le truppe erano esposte alla guerriglia comunista. Progressivamente le forze nazionaliste cominciarono a cedere e le armate maoiste ebbero la meglio grazie alla maggiore disciplina e alle motivazioni dei loro soldati, in gran parte contadini che vedevano nella vittoria dei comunisti una possibilità di riscatto per sé e per le proprie famiglie. Nel 1949 Mao lanciò l’offensiva decisiva, che costrinse Chiang Kai-Shek e i suoi seguaci a rifugiarsi sull’isola di Taiwan, a circa 130 chilometri dalle coste meridionali della Cina, dove fondarono la Cina nazionalista, riconosciuta come governo legittimo dagli Stati Uniti. Nella Cina continentale si giunse invece il 1° ottobre 1949 alla proclamazione della Repubblica popolare cinese, che avviò subito una serie di riforme economiche (distribuzione delle terre tra i contadini, nazionalizzazione di industrie e banche) e stipulò un trattato di amicizia e assistenza reciproca con l’Unione Sovietica.

I due blocchi si sfidano nella Guerra di Corea

Dopo che Cina e Giappone si erano schierati, rispettivamente, a fianco dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti, restava da decidere la collocazione del terzo Paese dell’Estremo Oriente: la Corea. Nel 1945, dopo la resa giapponese, Stati Uniti e Unione Sovietica avevano deciso di spartirsi il Paese e avevano posto la linea di confine lungo il 38° parallelo, che divideva in due la penisola. L’intenzione iniziale era di riunificare le due parti, poi però, come era avvenuto in Germania, l’avanzare della Guerra fredda portò alla nascita di due Stati separati: nel Nord la Repubblica popolare, con un regime comunista appoggiato dall’URSS, nel Sud la Repubblica di Corea, sostenuta dagli Americani.

Nel 1950 i Nordcoreani invasero il Sud e diedero inizio alla Guerra di Corea. Gli Stati Uniti reagirono inviando un contingente militare, che fermò l’avanzata nemica e a sua volta dilagò nel Nord. Molti temettero uno scontro diretto tra Sovietici e Americani, che avrebbe potuto portare a una guerra nucleare. Stalin, tuttavia, decise di non partecipare direttamente al conflitto. Anche la Cina maoista evitò di inviare il proprio esercito, ma schierò migliaia di volontari. Con il loro sostegno, la Corea comunista respinse nuovamente gli Americani e i loro alleati oltre il 38° parallelo. Nel 1953, un armistizio sancì il ritorno a una situazione molto simile a quella iniziale, con la divisione del Paese tra Corea del Nord e Corea del Sud, che sussiste ancora oggi.

studio con METODO

Metto in relazione

4. In che modo la Guerra di Corea rifletteva le dinamiche della Guerra fredda?

5. Secondo te, perché Stati Uniti e Unione Sovietica, pur avendo interessi opposti in Corea, decisero di non scontrarsi apertamente durante il conflitto?

mar del Giappone
mar Cinese Orientale
UNIONE SOVIETICA
CINA
Linea del fronte nel novembre 1950
COREA DEL NORD
Pyeongyang
Confine attuale (armistizio del 1953)
Seul
Fronte nel gennaio 1951 (Confine del 1950)
38¡ parallelo
Fronte nel settembre 1950
COREA DEL SUD
GIAPPONE
La Guerra di Corea
Una rifugiata in fuga con il figlio durante la Guerra di Corea nel 1951.

LA SINTESI A MODO MIO

LEGGI e individua nel testo le informazioni principali

LEZIONE 1

FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

distruzione di centri abitati e trasporti

pulizie etniche

a danno dei Tedeschi

a danno degli Italiani in Iugoslavia

Germania e Giappone: processi contro i capi politici e militari

ASCOLTA l’audiosintesi e prendi nota delle informazioni principali

VISUALIZZA le connessioni con l’aiuto degli schemi

Vendette e giustizia nel dopoguerra

Nei Paesi vincitori la fine della Seconda guerra mondiale è accolta con grande entusiasmo. Tuttavia nei Paesi coinvolti nel conflitto ci sono grandi distruzioni. Il conflitto, infatti, è stato una guerra totale, di conseguenza l’economia di molti Paesi è ferma. Alla fine della guerra si scatenano inoltre le vendette contro gli sconfitti

Milioni di Tedeschi sono espulsi dai Paesi dell’Europa orientale e i partigiani iugoslavi del maresciallo Tito si accaniscono contro la minoranza italiana che vive in Istria e Dalmazia, uccidendo migliaia di persone nelle foibe (profonde cavità nel terreno) e costringendo centinaia di migliaia di profughi a rifugiarsi in Italia. In Germania e Giappone, i leader politici e militari sono condannati da un tribunale internazionale nei processi di Norimberga e Tokyo.

LEZIONE 2

DUE SUPERPOTENZE NEMICHE

due sistemi diversi

Stati Uniti Unione Sovietica

democrazia e capitalismo dal 1945 al 1989: Guerra fredda

partito unico ed economia pianificata

Le superpotenze dalla collaborazione alla Guerra fredda

Al termine della Seconda guerra mondiale viene fondata l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), che ha lo scopo di garantire la pace e i diritti umani. Il sogno della pace mondiale è ostacolato dalla rivalità tra Stati Uniti e Unione Sovietica, le due superpotenze vincitrici della Seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti hanno forza economica, un esercito moderno e la bomba atomica; l’Unione Sovietica ha grande prestigio per la lotta contro il nazismo e occupa tutta l’Europa orientale.

I due Paesi rappresentano due sistemi diversi:

� gli Stati Uniti propongono democrazia e capitalismo;

� l’Unione Sovietica ha un regime a partito unico e un’economia pianificata.

Tra le due potenze, alleate durante la guerra, comincia una contrapposizione che dura dal 1945 al 1989 ed è nota come Guerra fredda

• Ascolta l’audiosintesi

• Scarica la sintesi in 7 lingue

LEZIONI 3-4

IN EUROPA: DUE BLOCCHI

a ovest: Inglesi e Americani

1947: Piano Marshall regimi comunisti nei Paesi del blocco a est: i Russi

1949: NATO

1949: COMECON; 1955: Patto di Varsavia

la Germania è divisa in due Stati

LEZIONE 5

GUERRA FREDDA IN ASIA

Giappone: sostegno degli Stati Uniti e rapida ripresa economica

Cina: guerra civile e nascita della Repubblica popolare cinese

spartizione della Corea tra USA e URSS

L’Europa divisa in due blocchi La sfida nucleare

Durante la Seconda guerra mondiale Unione Sovietica, Stati Uniti e Gran Bretagna si accordano per suddividere l’Europa in due zone di influenza, dette blocchi: a ovest Inglesi e Americani, a est i Russi. Stalin impone regimi comunisti nei Paesi della sua area (Polonia, Ungheria, Bulgaria, Romania, Cecoslovacchia). Nel giugno del 1947 gli Stati Uniti, per contenere l’espansione comunista, iniziano un programma di aiuti economici ai Paesi europei: il Piano Marshall. La Germania è divisa in due parti: a ovest la Repubblica federale tedesca, alleata degli Americani, a est la Repubblica democratica tedesca, alleata dei Sovietici.

Con la Guerra fredda l’Europa si ritrova divisa in due blocchi:

� a ovest i Paesi legati agli Stati Uniti, che nel 1949 creano il Patto atlantico (NATO), un’alleanza militare;

� a est i Paesi legati all’URSS, si uniscono nel Comecon (1949), un’alleanza economica, e nel Patto di Varsavia (1955), un’alleanza militare.

Nel 1949, anche l’Unione Sovietica realizza la bomba atomica e negli anni successivi gli arsenali nucleari delle due superpotenze crescono a dismisura. Negli Stati Uniti si diffonde l’odio verso i comunisti, mentre in Unione Sovietica e nell’Europa orientale riprende il terrore contro gli oppositori di Stalin, che si interrompe nel 1953, quando Stalin muore.

La Guerra fredda in Asia

Stati Uniti e Unione Sovietica si affrontano anche in Estremo Oriente. Gli Stati Uniti occupano il Giappone, dove impongono una nuova Costituzione, sostengono il Partito liberale e favoriscono una rapidissima ripresa economica. In Cina, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, riprende il conflitto tra nazionalisti, sostenuti dagli Stati Uniti, e comunisti. Alla fine prevalgono i comunisti e il loro leader Mao Zedong fonda nel 1949 la Repubblica popolare cinese, che si allea con l’Unione Sovietica. Americani e Sovietici si spartiscono la Corea, che dopo una guerra sarà divisa in due Stati: a nord la Corea comunista, a sud la Corea alleata degli Stati Uniti.

2. ORGANIZZA LA MAPPA

Scarica la mappa personalizzabile

Completa la mappa con le parole mancanti.

La fine della seconda guerra mondiale

è seguita dalla

GUERRA

suscita consente

vendette ed epurazioni

a gerarchi tedeschi e giapponesi

FREDDA 1 2 2 3

blocco occidentale

divide il mondo in

viene combattuta con la

nucleare

blocco orientale

g id da comprende

Stati Uniti

– Repubblica tedesca – Giappone

Unione Sovietica

tramite comprende g id da

tramite

NATO

Patto di Europa occidentale federale democratica Cina processi

Varsavia

– Europa orientale – Repubblica tedesca

sfida

si avvicina allo scontro diretto con

Guerra di (1950 - 1953)

3. ESPONI

VERSO L’ESAME

IN GRUPPO Organizzate una presentazione supportata da materiali digitali (carte, grafici, immagini, filmati o testi) sulla Guerra fredda.

1. Un membro del gruppo introduce il tema generale della Guerra fredda.

2. Gli altri membri approfondiscono possibili collegamenti ad altre discipline.

Educazione civica I crimini contro l’umanità e il ruolo della Corte internazionale di giustizia; la nascita dell’ONU: sede, organizzazione, scopi.

Arte e immagine La raffigurazione della Guerra fredda nei manifesti di propaganda; gli effetti della caccia alle streghe nel cinema hollywoodiano 1

Geografia La divisione dei due blocchi tra NATO e Patto di Varsavia 2; la guerra di Corea e gli effetti sui confini tra Corea del Nord e Corea del Sud 3. Lingua straniera Un mondo di spie con i romanzi di John Le Carré.

Tecnologia La sfida nucleare 4 e le conseguenze dell’atomica.

Letteratura Gli autori italiani che hanno rappresentato la realtà del dopoguerra tra paure e tensioni (Calvino, Pasolini).

3. Insieme organizzate la presentazione integrandola con contenuti digitali adeguati.

4. Presentate l’esposizione al resto della classe.

4. VALUTA il tuo percorso

Valuta il tuo percorso nello studio di questo capitolo e annota le tue considerazioni personali.

Ho capito tutti i contenuti?

Ho saputo individuare collegamenti tra diversi fenomeni?

Ho saputo esporre con chiarezza ed efficacia?

Ho collaborato bene con compagne e compagni?

ORA TOCCA A TE!

• Visualizza la carta dell’Europa

• Scarica l’organizzatore grafico

• Svolgi altri esercizi su HUB test

CONOSCO GLI EVENTI PRINCIPALI

1. Indica con una crocetta se le seguenti affermazioni sono vere o false.

a. Alla fine della guerra milioni di Tedeschi furono vittime di una pulizia etnica, soprattutto nei Paesi dell’Europa orientale.

b. In Iugoslavia i partigiani che avevano liberato il Paese dall’occupazione italiana e tedesca si vendicarono delle violenze subite uccidendo e gettando nelle foibe migliaia di Italiani e gli Slavi che avevano sostenuto i nazi-fascisti.

c. Il trattato di pace, firmato nel 1947, impose all’Italia di mantenere le colonie africane in cambio della cessione di Istria e Dalmazia.

d. Nel 1943 il presidente inglese Roosevelt e il presidente americano Churchill firmarono la Carta atlantica.

e. L’ONU venne creata con lo scopo di garantire la pace e i diritti umani.

f. La tensione tra Unione Sovietica e Stati Uniti portò alla Guerra fredda e alla corsa agli armamenti.

g. La Germania e la città di Berlino in un primo tempo furono divise in tre settori.

h. Dopo il blocco di Berlino, nacquero la Repubblica federale tedesca e la Repubblica democratica tedesca.

i. In seguito alla proclamazione della Repubblica popolare, la Cina stipulò un trattato di amicizia e assistenza reciproca con gli Stati Uniti.

j. Nel 1953 in Corea nacquero due Stati separati: nel Sud la Repubblica popolare, appoggiata dall’URSS, nel Nord la Repubblica di Corea, sostenuta dagli Americani.

MI ORIENTO NEL TEMPO

2 2. Vai all’apertura di capitolo (pp. 198-199): se non lo hai ancora fatto, completa la linea del tempo con gli eventi principali. Usala poi per esporre oralmente la storia del dopoguerra e della Guerra fredda.

USO IL LESSICO SPECIFICO

3. Per ogni definizione scrivi il termine o l’espressione corretta.

a. : combattente che torna in patria al termine di una guerra o di una prigionia.

Reduce

Pulizia etnica

b. : rimozione forzata da un territorio di un’intera comunità attraverso violenze, deportazioni, uccisioni e migrazioni obbligatorie.

c. : alleanza difensiva degli Stati dell’Europa occidentale con USA e Canada.

Patto atlantico

d. : alleanza difensiva degli Stati dell’Europa orientale con l’URSS.

Patto di Varsavia

Cortina di ferro

e. : espressione coniata da Churchill per indicare la linea di separazione tra l’Europa dell’Ovest e l’Europa dell’Est.

Guerra fredda

f. : conflitto tra Stati Uniti e Unione Sovietica che non era più risolvibile attraverso una guerra frontale tra le due superpotenze, dato il pericolo per la sopravvivenza dell’umanità rappresentato da un eventuale ricorso alle armi nucleari.

g. : la parte occidentale della Germania, alleata degli USA.

Repubblica federale tedesca

METTO IN RELAZIONE

4. Collega ciascun fatto relativo alla Guerra fredda alla causa che l’ha determinato.

FATTI

a. Rivalità tra USA e URSS.

b. Fu creato dagli Americani un ponte aereo per rifornire Berlino Ovest.

c. La capacità distruttiva degli arsenali nucleari di USA e URSS divenne la migliore garanzia contro una guerra atomica.

d. Negli USA si scatenò una caccia alle streghe contro i comunisti.

STRATEGIA LE 5W (QR p. 396)

CAUSE

1. USA e URSS sapevano che una guerra nucleare avrebbe distrutto l’intero pianeta.

2. Negli USA si diffuse il terrore che una rete di spie russe si fosse infiltrata in America.

3. Due sistemi politico-economici inconciliabili.

4. I Russi bloccarono tutti gli accessi a Berlino Ovest.

5. Preparati a esporre oralmente gli eventi principali della Guerra di Corea usando la strategia “Le 5 W”. Ricava alcune informazioni dalla carta storica e compila l’organizzatore, completando anche la casella HOW, nella quale potrai spiegare come, secondo te, gli eventi del passato si collegano al presente.

1950-1953

cosa accade

WHO WHEN WHY WHERE HOW

� Corea del Nord e suoi alleati (URSS e Cina)

� Corea del Sud e i suoi alleati (USA)

Asia orientale

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, USA e URSS si spartiscono la Corea: nascono la Corea del Nord e la Corea del Sud.

Nel 1950 la Corea del Nord invade la Corea del Sud per riunire il Paese. I Sudcoreani e i loro alleati respingono l’invasione e dilagano nel Nord. Successivamente i Nordcoreani spingono i Sudcoreani oltre il 38° parallelo. Nel 1953, alla fine della guerra, viene stabilito il nuovo confine tra i due Paesi.

come questi eventi si collegano con il presente

Risposta soggettiva

LA SFIDA TRA LE SUPERPOTENZE

Il capitolo in 3 mosse

1

Che cosa è già successo?

TOCCA A VOI Indica per ciascuna delle seguenti frasi se si riferisce agli Stati Uniti o all’Unione Sovietica. Due delle frasi si riferiscono a entrambi.

Ha vinto la Seconda guerra mondiale.

Ha riunito i suoi alleati nella NATO.

È un Paese capitalista.

Possiede armi nucleari.

È un Paese comunista.

Stati Uniti Unione Sovietica

Stati Uniti Unione Sovietica È a capo del Patto di Varsavia.

Stati Uniti Unione Sovietica

Stati Uniti Unione Sovietica

Stati Uniti Unione Sovietica

Stati Uniti Unione Sovietica

TOCCA A VOI Scegli l’opzione esatta tra le due proposte. Nel 1945, al termine della Prima / Seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica dominava sull’Europa occidentale / orientale, gli Stati Uniti sull’Europa occidentale / orientale e la Germania fu divisa tra la Repubblica federale / democratica, alleata degli Stati Uniti, e la Repubblica federale / democratica, alleata dell’Unione Sovietica.

Come e quando succede?

Costruiamo la linea del tempo

TOCCA A VOI Studiando il capitolo, sarai in grado di completare questa linea del tempo e otterrai così una SINTESI VISUALE degli eventi principali, che potrai consultare per lo studio e il ripasso.

Contestazione e crisi negli Stati Uniti

Unione Sovietica e Paesi dell’Europa dell’Est

America Latina

1950 1960

X X X X X X X X Ungheria

Movimento per i diritti civili

Rivolte popolari in Polonia e . Rivoluzione di Fidel Castro a 1956 1959

Cuba

• Guarda il video

• Esplora la linea del tempo

• Consulta il glossario in 7 lingue

Nel capitolo userete le strategie: Ricava i punti di vista • Espandi la mappa • Ricava la visione del mondo • Periodo – Frase – Parola

2 Che cosa scopriremo?

Dopo la morte di Stalin, si apre l’epoca del disgelo: le due superpotenze continuano a sfidarsi, ma si aprono spiragli di dialogo tra Est e Ovest.

L’Unione Sovietica mantiene con la forza il controllo dell’Europa dell’Est e con la costruzione del muro di Berlino blocca l’emigrazione dalla Germania Est.

Negli anni ’60 e ’70 la società americana è divisa: dalla lotta per i diritti civili degli Afroamericani, dalla contestazione studentesca, dalla guerra del Vietnam.

TOCCA A VOI Questa foto ritrae un cordiale colloquio tra il leader dell’Unione Sovietica Nikita Chruscev, salito al potere alla morte di Stalin, e il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. A quale fenomeno fa riferimento, secondo te?

Repressione sovietica nel blocco orientale

Muro di .

del Vietnam di Praga.

Colpo di Stato in Dittatura al potere in

Argentina

e dittature militari in America Latina

Comunismo
Guerra
Primavera
Cile
Berlino

L’EPOCA DEL DISGELO

studio con METODO

Identifico il significato delle parole

1. Spiega il significato del termine “destalinizzazione”. Espongo

2. Quali furono le ragioni del disgelo fra Stati Uniti e Unione Sovietica? Perché, secondo te, è stato scelto questo termine per descrivere i nuovi rapporti tra le due superpotenze?

Filmato d’epoca LaGuerrafredda elaconquista dellospazio

Chruscev condanna i crimini di Stalin

Dopo la morte di Stalin, nel 1953, in Unione Sovietica salì al potere Nikita Chruscev, che nel 1956 fu nominato segretario del Partito comunista, la carica più importante nel Paese. Una delle prime preoccupazioni di Chruscev fu quella di introdurre un netto cambiamento rispetto ai trent’anni di dominio assoluto di Stalin. Perciò, nel corso del XX Congresso del Partito comunista, Chruscev denunciò i crimini e gli errori commessi durante l’epoca staliniana, le purghe, il terrore, le deportazioni, il culto della personalità, e ne attribuì la colpa interamente a Stalin e alle sue scelte personali. In questo modo, evitò di mettere in discussione l’organizzazione dello Stato sovietico e il Partito comunista poté mantenere saldamente il potere politico ed economico. Inoltre il nuovo segretario fece approvare provvedimenti che puntavano alla destalinizzazione, cioè a cancellare gli aspetti più odiosi del precedente regime: molti detenuti per motivi politici furono liberati, i più stretti collaboratori di Stalin furono allontanati dal potere e il controllo opprimente dello Stato sulla cultura e sulla vita quotidiana fu ridotto.

Fra le due superpotenze inizia il disgelo

Dopo la nomina di Chruscev, anche tra Stati Uniti e Unione Sovietica iniziò un periodo noto come coesistenza pacifica o disgelo, in cui la contrapposizione tra le due superpotenze fu meno netta. Alla base di questo mutamento vi era il fatto che Sovietici e Statunitensi ormai si equivalevano dal punto di vista militare. Un’eventuale guerra, con l’uso di armi nucleari, sarebbe risultata disastrosa per entrambe le parti. Tanto valeva cercare di risolvere i contrasti attraverso la diplomazia e trasformare un possibile scontro militare in una competizione tra i due rispettivi sistemi politici ed economici, quello democratico pluralista e quello comunista.

L’incontro tra i leader delle superpotenze Il nuovo clima di distensione tra Stati Uniti e Russia portò i presidenti e i diplomatici dei rispettivi Paesi a incontrarsi più volte a partire dal 1956. Nella foto, un cordiale incontro tra Nikita Chruscev e il presidente americano John Fitzgerald Kennedy (→ Lezione 3). L’immagine è stata scattata nel 1961 a Vienna, città che sorgeva a pochi chilometri dalla “cortina di ferro” tra Est e Ovest ed era capitale di uno Stato neutrale tra le superpotenze.

Sovietici e Americani si sfidano nello spazio

La competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica si svolse in tutti i settori, dall’economia, allo sport, alla cultura. Ma la sfida che più appassionò l’opinione pubblica mondiale fu quella per la conquista dello spazio, in cui le due superpotenze davano prova dei loro progressi scientifici e tecnologici. I mass media di tutto il mondo seguivano spasmodicamente ogni missione, con dirette radiofoniche e televisive. Successi e fallimenti riempivano le pagine dei giornali e gli astronauti coinvolti divenivano celebrità, trattati come eroi, decorati con onorificenze militari e portati in parata per le città, come se avessero partecipato a una vera e propria guerra.

L’Unione Sovietica invia in orbita le prime persone

All’inizio fu l’Unione Sovietica a prevalere, mettendo in orbita i primi satelliti artificiali, gli Sputnik. Per gli Stati Uniti fu un vero trauma. Nel dopoguerra avevano assoldato i migliori tecnici per avviare la costruzione di razzi spaziali, in particolare gli ingegneri tedeschi che avevano guidato la ricerca missilistica nella Germania nazista. E invece furono i Sovietici a lanciare il primo veicolo al di fuori dell’atmosfera.

L’Unione Sovietica riuscì a precedere gli Stati Uniti anche nel lancio di navette con a bordo esseri viventi. Il primo animale a volare al di fuori dell’atmosfera fu la cagnetta Laika, partita nel 1957. La seguirono nel 1960 i due cani Strielka e Bielka, i primi a tornare vivi dallo spazio. A questi successi la NASA, l’ente spaziale statunitense, rispose nel 1961 inviando gli scimpanzé Ham ed Enos, che divennero celebri come chimpanauts.

Furono sovietici anche il primo uomo, Jurij Gagarin (giugno 1961), e la prima donna, Valentina Vladimirovna Tereškova (giugno 1963), a volare nello spazio e a tornare sani e salvi sulla Terra.

Esploro

3. Informati sulla missione che ebbe come protagonista la cagnetta Laika, primo essere vivente lanciato nello spazio e, lavorando in gruppo, prepara una breve presentazione da esporre in classe. studio con METODO

Manifesto di propaganda degli anni ’60 a sostegno del programma spaziale sovietico.

Il Programma Vostok fu il primo progetto sovietico di missioni spaziali che riuscì a portare un uomo nello spazio. Nella foto, lavori in corso sulla capsula Vostok 1 in preparazione al volo storico di Gagarin, 1961.

L’emblema della missione spaziale Apollo 11.

• empatia

Immagina di assistere in diretta televisiva all’”allunaggio”, cioè all’arrivo degli astronauti sulla Luna, e di sentire dalla viva voce di Armstrong la sua celebre frase. Che cosa proveresti di fronte a un fatto così straordinario?

Gli Americani sbarcano sulla Luna

Gli Americani si rifecero con la conquista della meta più ambita, lo sbarco sulla Luna. Con questo obiettivo, nel corso degli anni ’60, investirono enormi risorse nel programma Apollo, realizzando un’apposita navicella spaziale in grado non solo di uscire dall’atmosfera terrestre ma anche di percorrere lunghissime distanze nello spazio. La missione decisiva fu Apollo 11, che il 20 luglio 1969 raggiunse la Luna. L’impresa fu trasmessa in diretta televisiva in tutto il mondo occidentale e centinaia di milioni di persone udirono l’astronauta Neil Armstrong, il primo uomo a mettere piede sulla Luna, pronunciare la frase: «Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità». Le sue parole e le immagini della bandiera americana sul suolo lunare restituirono all’America il primato nella ricerca scientifica e tecnologica.

Identifico le informazioni

4. Perché Russia e Unione Sovietica non rinunciarono alla produzione di armi nucleari? studio con METODO

L’astronauta statunitense Buzz Aldrin sul suolo lunare, fotografato dall’astronauta Neil Armstrong durante la missione Apollo 11.

La

produzione

di armi nucleari continua

Il cosiddetto disgelo tra sistema sovietico e statunitense non significò però la fine della competizione nucleare. Per tenere sempre sotto tiro il territorio nemico, entrambe le superpotenze si dotarono di missili intercontinentali, in grado di colpire a migliaia di chilometri di distanza, e a dislocare missili nei Paesi alleati o su sottomarini e navi. Ogni volta che uno dei due rivali sperimentava una nuova arma o creava una nuova base missilistica, le superpotenze si scambiavano accuse reciproche di mettere in pericolo la sicurezza del pianeta e la pace globale, e la tensione tornava a salire.

Scoppia la crisi di Cuba

Il momento più drammatico, in cui il mondo sembrò sull’orlo di un conflitto nucleare, fu la crisi di Cuba, un’isola del mar dei Caraibi a poche centinaia di chilometri dalle coste meridionali degli Stati Uniti. Nel gennaio del 1959 a Cuba prese il potere il movimento rivoluzionario guidato da Fidel Castro. Inizialmente gli Stati Uniti non si opposero al nuovo governo, che si proclamava democratico e liberale. Quando però Castro annunciò una riforma agraria che avrebbe danneggiato le imprese statunitensi produttrici di canna da zucchero, il governo di Washington interruppe le relazioni economiche con Cuba. Castro decise allora di vendere lo zucchero all’Unione Sovietica, e da allora si legò a Mosca in modo sempre più stretto, instaurando sull’isola un regime comunista. Nell’ottobre del 1962 un aereo spia americano scoprì che l’Unione Sovietica si stava preparando a installare dei missili nucleari a Cuba. Le rampe erano già pronte e le testate nucleari erano in arrivo via mare. Data la posizione geografica dell’isola, i missili sarebbero stati in grado di raggiungere tutte le maggiori città nordamericane, un rischio che gli Stati

Uniti non potevano accettare.

Stati Uniti e Unione Sovietica avviano il disarmo

L’allora presidente americano John Fitzgerald Kennedy decise di inviare la marina militare per fermare tutte le navi sovietiche dirette sull’isola e i Sovietici risposero dichiarandosi pronti a forzare il blocco. Se si fosse giunti a un confronto diretto fra Russi e Americani, il mondo intero avrebbe rischiato la catastrofe. Alla fine Chruscev ordinò alle navi sovietiche di rientrare, ottenendo in cambio il ritiro dei missili nucleari americani installati in Turchia, geograficamente vicina all’URSS, e l’assicurazione che gli Stati Uniti non avrebbero invaso Cuba.

Dopo la crisi di Cuba, i due Paesi avviarono un dialogo che durò per tutti gli anni ’60 e ’70 e portò a una serie di trattati per limitare gli esperimenti nucleari e la produzione di testate atomiche.

Donne dell’associazione pacifista americana Women for Peace manifestano durante la crisi dei missili di Cuba nell’ottobre del 1962.

Metto in relazione

5. Perché la riforma agraria voluta da Castro innescò la crisi di Cuba con gli Stati Uniti? In che modo la Russia approfittò dell’alleanza con Cuba?

Identifico le informazioni

6. In che modo Kennedy e Chruscev riuscirono a evitare uno scontro fra le due superpotenze?

CANADA
STATI UNITI
MESSICO
EL SALVADOR

RIVOLTE E REPRESSIONE NELL’EUROPA ORIENTALE

studio con METODO

Identifico le informazioni

1. In che modo l’Unione Sovietica pose fine all’esodo verso la Repubblica federale tedesca?

Applico la strategia Ricava i punti di vista (QR p. 396)

2. Osserva l’immagine in basso e, usando le informazioni contenute nel testo, cerca di capire il punto di vista degli abitanti di Berlino Ovest e degli uomini in divisa a guardia del muro.

L’Unione Sovietica reprime la rivolta ungherese

Quando Chruscev avviò la destalinizzazione, nell’Europa orientale molti si illusero che il dominio sovietico si sarebbe allentato. Nel 1956 in Polonia e Ungheria scoppiarono così scioperi e manifestazioni per chiedere l’allontanamento delle truppe russe e riforme che riconoscessero maggiori diritti ai cittadini. Le due rivolte ebbero esiti molto diversi. In Polonia fu nominato un nuovo segretario del Partito comunista, che accolse alcune delle richieste dei manifestanti ma confermò la sua fedeltà a Mosca.

In Ungheria, invece, le proteste si trasformarono in un’insurrezione armata che portò al potere Imre Nagy, un ex dirigente comunista, il quale annunciò l’uscita del Paese dal Patto di Varsavia (→ Capitolo 7, Lezione 4) e il ritorno a un sistema politico con più partiti. La reazione di Mosca fu immediata. I carri armati sovietici invasero le strade di Budapest, la capitale ungherese: la rivolta popolare venne stroncata, Nagy fu arrestato e, due anni dopo, giustiziato.

La repressione della protesta mostrò che per l’Unione Sovietica la destalinizzazione non significava la rinuncia al controllo dell’Europa orientale.

Un muro divide in due Berlino

Un modo per cercare di sottrarsi ai regimi comunisti era la fuga individuale verso l’Europa occidentale. A Berlino, in particolare, dopo la spartizione della città bastava prendere la metropolitana per ritrovarsi nel settore occidentale: ogni anno centinaia di migliaia di persone varcavano il confine per poi raggiungere in aereo la Repubblica federale tedesca. Per porre fine a questo imbarazzante esodo, nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961 il governo comunista iniziò a far edificare, lungo tutto il perimetro di Berlino Ovest, un muro alto circa tre metri e lungo più di 150 chilometri, sovrastato da filo spinato e presidiato da guardie armate incaricate di sparare a chiunque cercasse di scavalcarlo. Negli anni seguenti, più di cento persone furono uccise mentre tentavano di raggiungere la zona ovest della città.

Il muro di Berlino, coperto sul lato occidentale da innumerevoli graffiti, su quello orientale grigio e spoglio, finì per diventare il simbolo più tangibile di un’Europa orientale prigioniera del dominio sovietico.

Agosto 1961: i residenti di Berlino Ovest osservano la costruzione del muro.

LA FONTE

ORALE

Il giorno in cui comparve il muro

Nel 2006, in occasione del quarantacinquesimo anniversario della costruzione del muro, la televisione pubblica tedesca Deutsche Welle raccolse le testimonianze di persone che assistettero a quell’evento. Ti presentiamo quella di Elke Kielber, che all’epoca aveva dodici anni.

Ero a casa. Come ogni domenica mia madre era andata a comprare il giornale in Bernauer Strasse. Tornò molto agitata e ci raccontò quello che stava succedendo, che le strade erano state bloccate con rotoli di filo spinato. Dopo colazione, andammo alla stazione dove avevamo appuntamento con mia zia, che viveva a Berlino Est e avrebbe dovuto venire a trovarci. Era in piedi dietro la barriera e noi eravamo sul lato occidentale e l’unica cosa che potemmo fare fu salutarci con la mano. Per noi fu uno choc tremendo. Mio cugino, che era cresciuto a est, era come un fratello per me, eravamo sempre insieme. Conoscevamo bene Berlino Est e ci andavamo regolarmente, per visitare

la tomba di famiglia al cimitero o per fare una passeggiata nel parco di Friedrichshain. Avremmo tanto voluto andarci ancora, ma non era più possibile.

Dal sito www.dw.com, The West Berliner: it was a horrible shock for us

Analizzo la FONTE

1. Quali emozioni prova la protagonista nel vedere la zia dietro la barriera?

2. A quali abitudini, d’improvviso, avrebbe dovuto rinunciare?

3. Rifletti: quali conseguenze possono avere le divisioni politiche sulla vita delle persone?

Anche le riforme in Cecoslovacchia vengono bloccate

Nel 1968 in Cecoslovacchia, dodici anni dopo la rivolta ungherese, il segretario del Partito comunista Alexander Dubcek annunciò una serie di riforme per garantire la libertà di stampa, la possibilità di costituire partiti politici e di viaggiare liberamente all’estero, mantenendo comunque in vita il sistema socialista. Nei mesi successivi, che divennero celebri come la primavera di Praga, la Cecoslovacchia visse in un’entusiasmante atmosfera di fermenti innovativi e di grandi speranze, in cui sembrò a portata di mano la possibilità di costruire un socialismo dal volto umano

Nemmeno in questo caso, però, l’Unione Sovietica accettò il cambiamento. Temendo che le riforme di Dubcek spingessero anche le popolazioni dei Paesi confinanti ad avanzare richieste simili, il leader russo Leonid Brežnev, successore di Chruscev, ordinò l’invasione della Cecoslovacchia. La popolazione si riversò nelle strade e, di fronte ai carri armati sovietici, manifestò pacificamente in favore di Dubcek; ma dopo pochi mesi il leader cecoslovacco venne sostituito da un uomo fedele a Mosca. Anche in questo caso l’Occidente non intervenne e l’apparato militare sovietico dimostrò di essere in grado di reprimere il desiderio di autonomia e libertà dell’Europa orientale.

Un carro armato sovietico si fa strada attraverso una barricata improvvisata a Praga nell’agosto 1968.

Filmato d’epoca Unmuronelcuore dell’Europa

CONFLITTI E RIFORME NEGLI STATI UNITI

Gli Afroamericani continuano a essere discriminati

partiamo da... UNA FONTE VISIVA

Siamo nelle campagne della Carolina del Sud, lungo la costa atlantica degli Stati Uniti. In una stazione di servizio, sono disponibili tre bagni: per le donne, per gli uomini e un terzo, separato, per i “colored”, cioè le persone afroamericane.

Segregazione razziale: separazione tra gruppi di cittadini e cittadine sulla base della loro etnia operata nei luoghi pubblici (scuole, università, mezzi di trasporto, locali pubblici, ospedali, luoghi di lavoro e così via).

Chiediamo alla FONTE

1. Perché, secondo te, era in vigore questa distinzione?

2. Che cosa ti fa pensare il fatto che per le persone di colore ci sia un solo bagno, per donne e uomini?

Questa immagine rivela una delle grandi questioni irrisolte degli Stati Uniti del dopoguerra: la condizione delle persone afroamericane, che continuavano a essere trattate come cittadini e cittadine di seconda categoria, nonostante la schiavitù fosse stata abolita da quasi un secolo e la Costituzione avesse riconosciuto la parità di diritti.

Negli Stati del Sud, come ad esempio la Carolina, dove è stata scattata questa foto, erano ancora in vigore leggi che vietavano i matrimoni misti, limitavano il diritto di voto delle persone nere, oltre a imporre la segregazione razziale, cioè la separazione tra individui bianchi e neri non solo nei bagni, ma anche in ospedali, scuole, mezzi di trasporto e altri spazi pubblici.

Anche al Nord, sebbene non ci fossero leggi di segregazione razziale, le persone afroamericane erano escluse dai posti di lavoro migliori, avevano salari più bassi di quelli delle persone bianche e vivevano nei quartieri più degradati.

Nasce il movimento pacifico per i diritti civili...

Le discriminazioni contro le persone nere sembravano ancora più ingiustificate e crudeli ai giovani Afroamericani che avevano combattuto al fianco dei loro coetanei bianchi nella Seconda guerra mondiale e si vedevano tuttavia emarginati in patria. La loro rabbia contribuì alla nascita a metà degli anni ’50 di un forte movimento per i diritti civili.

...

guidato da Martin Luther King

A guidare il movimento per i diritti civili fu Martin Luther King, un predicatore battista nato nel 1929 ad Atlanta. Usando metodi non violenti, come i presìdi davanti ai ristoranti che rifiutavano i clienti afroamericani e i boicottaggi delle linee di trasporto che facevano viaggiare separatamente persone bianche e nere, King conquistò il sostegno della maggior parte della popolazione statunitense, bianchi compresi. Nel Sud tuttavia la resistenza al cambiamento fu molto forte. Parecchi attivisti per i diritti civili furono uccisi, altri vennero licenziati, picchiati o minacciati e le norme discriminatorie rimasero in vigore.

PROTAGONISTE

Nel 1955 Rosa Parks (1913-2005) venne arrestata perché non aveva ceduto il posto sull’autobus a un passeggero bianco salito dopo di lei. Il suo coraggioso rifiuto diede il via al boicottaggio dei mezzi pubblici da parte della comunità afroamericana.

LA FONTE ORALE «Io ho un sogno»

Fra le tante manifestazioni organizzate da Martin Luther King la più famosa è la marcia che, partendo dagli Stati del Sud, portò una folla di attivisti per i diritti civili a Washington, davanti al monumento dedicato ad Abraham Lincoln, il presidente che nel 1863 aveva abolito la schiavitù. In quell’occasione, il 28 agosto 1963, pronunciò un discorso divenuto celebre in cui, iniziando con la frase I have a dream, descriveva il suo sogno di una società finalmente libera da qualsiasi discriminazione razziale.

Oggi sono felice di essere con voi in quella che sarà ricordata come la più grande manifestazione per la libertà nella storia del nostro Paese. Un secolo fa, un grande Americano, che oggi getta su di noi la sua ombra, firmò il Proclama dell’emancipazione. Si trattava di una legge epocale, che accese una grande speranza per milioni di schiavi neri. [...] Ma oggi, e sono passati cento anni, i neri non sono ancora liberi. [...] Non potremo mai essere soddisfatti, finché i nostri figli continueranno a essere derubati della dignità dai cartelli su cui sta scritto “Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti, finché i neri del Mississippi non potranno votare e i neri di New York crederanno di non avere niente per cui votare. [...] Ma oggi, amici miei, vi dico: anche se dobbiamo affrontare le difficoltà di oggi e di domani, io continuo ad avere un sogno. [...] Ho un sogno, che un giorno sulle rosse montagne della Ge-

Videobiografia RosaParks

orgia i figli degli ex schiavi e i figli degli ex padroni di schiavi potranno sedersi insieme alla tavola della fraternità. [...] Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per l’essenza della loro personalità. Questa è la nostra speranza. Questa è la fede che porterò con me tornando nel Sud.

Analizzo la FONTE

1. A chi si riferisce Martin Luther King con l’espressione “grande Americano”?

2. Sottolinea nel testo i motivi per cui, dopo un secolo dal Proclama dell’emancipazione, è ancora necessario lottare per i diritti dei neri.

3. Qual è il sogno di King?

Rosa Parks

Identifico il significato delle parole

1. Perché la frontiera evocata da Kennedy è “nuova” per gli Stati Uniti?

Identifico le informazioni

2. In che modo Johnson favorì l’ascesa sociale degli Afroamericani?

Le truppe della Guardia Nazionale degli Stati Uniti bloccano Beale Street a Memphis, in Tennessee, mentre i manifestanti per i diritti civili indossano cartelli con la scritta “I AM A MAN”, 29 marzo 1968.

Kennedy indica agli Americani una Nuova frontiera

Alla fine degli anni ’50, le tensioni intorno alla discriminazione razziale si sommarono all’ansia per il rischio di una guerra nucleare e al timore che gli Stati Uniti stessero perdendo la sfida militare e tecnologica con l’Unione Sovietica. Alle inquietudini degli Americani cercò di dare una risposta rassicurante John Fitzgerald Kennedy, un giovane senatore democratico che nel 1960 vinse le elezioni presidenziali.

Nel suo programma, Kennedy propose la conquista di una Nuova frontiera, dopo quella geografica, superata alla fine del XIX secolo con la conquista del Far West. Infrangere la Nuova frontiera significava:

● in politica interna, superare le discriminazioni e i pregiudizi razziali;

● in politica estera, aprire il dialogo con i Sovietici;

● in campo tecnologico, rilanciare la sfida spaziale, con l’obiettivo di raggiungere per primi la Luna.

Kennedy non ebbe però il tempo di completare i suoi progetti. Il 22 novembre del 1963, un anno dopo aver superato la crisi di Cuba, il presidente fu assassinato a Dallas, nel Texas, in un misterioso attentato di cui non si sono mai scoperti i mandanti, anche perché l’esecutore materiale, Lee Harvey Oswald, fu a sua volta ucciso pochi giorni dopo.

Johnson pone fine alla segregazione razziale

Parte del programma di Kennedy fu realizzata dal suo successore Lyndon Johnson, il quale riuscì a imporre leggi che non solo sancirono la fine della segregazione razziale (1964), ma favorirono anche l’ascesa sociale degli Afroamericani. Le grandi aziende dovettero riservare loro una quota dei posti dirigenziali e le università furono tenute ad ammettere un certo numero di studenti neri o provenienti da altre minoranze. Non tutte le richieste degli Afroamericani trovarono però risposta. Nel corso degli anni ’60 le loro lotte si intrecciarono con quelle di altri movimenti di contestazione: i movimenti studenteschi e quelli femministi (→ Capitolo 10, Lezione 4).

RAGAZZE&RAGAZZI STORIA nella

Il coraggio della piccola Ruby

Questo dipinto ritrae un fatto realmente accaduto a New Orleans, nel profondo Sud degli Stati Uniti. È il 1960 e, sebbene la segregazione razziale sia vietata dalla legge, la scuola pubblica W. Frantz non ha neppure uno studente afroamericano. La prima a iscriversi è la piccola Ruby Bridges, di sei anni. Il razzismo che ancora permea la città non le rende però la vita facile: per un intero anno Ruby deve essere scortata nel suo tragitto quotidiano verso la scuola, e sopportare gli insulti e le minacce di morte dei suoi concittadini bianchi. Una volta arrivata, Ruby è l’unica allieva in un edificio completamente deserto: tutti gli altri bambini infatti sono stati ritirati dai loro genitori e spostati in altri istituti. E lo stesso hanno fatto gli insegnanti. Tutti, tranne una maestra, che per un anno insegna alla sua piccola allieva come se si fosse trovata davanti a una classe completa.

LLGE RTF D

Registrazione di un’audio-guida

Immagina di essere un’esperta guida museale. Il Norman Rockwell Museum, nel Massachusetts (Stati Uniti), ti ha dato l’incarico di preparare un’audio-guida per le classi di studenti che visiteranno il museo. Oggi devi realizzare la parte più importante del lavoro: la descrizione, l’analisi e la contestualizzazione storica del quadro di Norman Rockwell, The Problem We All Live With (nell’immagine sopra). L’AI, come tutor digitale, ti darà

suggerimenti per la ricerca e l’organizzazione dei contenuti, e ti fornirà strategie per dare alla tua narrazione un tono coinvolgente ed empatico. Inquadra il codice QR per conoscere le fasi di lavoro: FASE 1: analizza l’opera d’arte

FASE 2: struttura la tua audio-guida

FASE 3: registra l’audio-guida

FASE 4: rifletti sull’esperienza

La guerra in Vietnam divide la società americana

Il Vietnam era una ex colonia francese e dopo aver ottenuto l’indipendenza era stato diviso in due parti: il Nord alleato dell’Unione Sovietica e il Sud sostenuto dagli Stati Uniti. Dalla fine degli anni ’50, nel Vietnam del Sud si era scatenata una guerriglia comunista, che chiedeva l’unificazione del Paese ed era sostenuta dal governo del Nord. Per stroncarla, Washington inviò dapprima dei consiglieri militari poi, a partire dal 1962, aerei, elicotteri e un esercito sempre più numeroso. In breve la lotta alla guerriglia si trasformò in un conflitto con il Vietnam del Nord.

Intanto negli Stati Uniti, di fronte alle immagini televisive che ogni giorno mostravano le vittime provocate dai bombardamenti americani, l’opinione pubblica si divise tra chi pensava che fosse necessario arginare la diffusione del comunismo e chi riteneva la guerra una intromissione ingiusta negli affari di un Paese lontano, oltretutto causa di costi enormi e ingenti perdite umane (alla fine del conflitto i morti americani furono quasi 57.000).

Maps Laguerra delVietnam

Norman Rockwell, The Problem We All Live With, 1964, Norman Rockwell Museum (Stockbridge, Massachusetts).
HUB

Bambini fuggono dalle loro case nel villaggio di Trang Bang dopo che gli aerei sudvietnamiti hanno accidentalmente sganciato una bomba al napalm (una miscela di sostanze chimiche con effetti esplosivi e incendiari) nel 1972.

studio con METODO

Sintetizzo

3. Riassumi gli eventi riguardanti la guerra del Vietnam, seguendo la scaletta:

• divisione del Vietnam in due Stati, secondo le zone di influenza di USA e URSS;

• scoppio della guerriglia comunista al Sud;

• intervento militare degli USA e suo scopo;

• conseguenze della guerra e firma dell’armistizio.

Gli Stati Uniti sono sconfitti in Vietnam

Molti giovani Americani si rifiutarono di partire per il Vietnam, alcuni si rifugiarono addirittura in Canada per evitare la chiamata alle armi, e in tutto il Paese si tennero manifestazioni contro il conflitto. Gli stessi reduci dal fronte denunciarono la violenza di una guerra in cui le truppe americane, impegnate a migliaia di chilometri da casa contro un nemico inafferrabile che tendeva loro agguati per poi nascondersi nella foresta o tra la popolazione, sfogavano la propria frustrazione accanendosi contro i civili. Per nove anni i governi americani si ostinarono a proseguire un conflitto sempre più dispendioso e impopolare. Alla fine, però, dovettero cedere. Nel 1973 a Parigi fu firmato l’armistizio fra Stati Uniti e Vietnam del Nord e due anni dopo le truppe nordvietnamite entrarono a Saigon, la capitale del Sud, mentre gli ultimi Americani lasciavano precipitosamente la città. Subito dopo, il Vietnam fu unificato in un unico Stato sotto il governo comunista del Nord.

Gli Stati Uniti sono tormentati da misteri e scandali

L’esito della guerra in Vietnam – la prima sconfitta nella storia dell’esercito americano – contribuì a creare nell’opinione pubblica una crescente sfiducia nei confronti della politica e del governo, che fu alimentata anche da delitti, misteri e scandali. All’omicidio del presidente Kennedy seguirono infatti altri assassinii di personalità importanti, come quello di suo fratello Robert, ucciso nel giugno del 1968, durante la campagna per le elezioni presidenziali, e quello di Martin Luther King, avvenuto due mesi prima.

In entrambi i casi, come era avvenuto per il presidente Kennedy, gli esecutori materiali furono individuati, ma restò il dubbio sui possibili mandanti e sull’esistenza di complicità anche all’interno dello Stato americano. La diffidenza nei confronti delle istituzioni fu ulteriormente rafforzata quando nel 1974 il presidente Richard Nixon, eletto nel 1968 e confermato nel 1972, dovette dimettersi a causa del cosiddetto scandalo Watergate, in cui venne accusato di aver spiato illegalmente i suoi avversari politici.

Negli anni ‘70 anche l’economia entra in crisi

La crescente sfiducia dell’opinione pubblica americana fu anche provocata da una grave crisi economica, dovuta all’aumento del prezzo del petrolio e alle difficoltà dell’industria. A causa della guerra del Kippur (→ Capitolo 9, Lezione 3), scoppiata nel 1973 in Medio Oriente, il costo del petrolio quadruplicò rispetto all’epoca precedente. Di conseguenza, i prezzi di molti prodotti crebbero improvvisamente e i consumi calarono. Inoltre, l’aumento dei costi mise in difficoltà i produttori americani, che non riuscivano più a reggere la concorrenza dei prodotti asiatici, in particolare giapponesi. Molte imprese fallirono, vi fu una crescita della disoccupazione e molti centri industriali, soprattutto negli Stati del Nord, iniziarono una rapida decadenza, tra povertà, degrado e criminalità. Fra i cittadini e le cittadine si diffuse l’ansia per un possibile declino politico ed economico, che fece degli anni ’70 un periodo molto cupo per gli Stati Uniti, in cui il Paese sembrava aver smarrito l’entusiasmo, l’ottimismo e la fiducia del dopoguerra.

Ebbe così fine l’età dell’oro, i tre decenni di sviluppo costante dell’economia occidentale seguiti alla Seconda guerra mondiale.

Negli Stati Uniti tra gli anni ’60 e ’70

LA DISCRIMINAZIONE

RAZZIALE

viene affrontata ma

contestazione giovanile

guerra del Vietnam

omicidi politici

difficoltà economiche

studio con METODO

Identifico le informazioni

4. Quale fu l’evento che rafforzò la diffidenza verso le istituzioni statunitensi? Sottolinea nel testo fatto, protagonista e data. Metto in relazione

5. Perché la crisi delle industrie statunitensi fu strettamente connesso all’aumento del prezzo del petrolio? Applico la strategia Espandi la mappa (p. 396)

6. Sul quaderno espandi la mappa in fondo alla pagina, per sintetizzare ed esporre i concetti chiave della lezione.

La chiusura delle pompe di benzina negli Stati Uniti durante la crisi petrolifera del 1973.

provocano una profonda crisi

GLI STATI UNITI E L’AMERICA LATINA

studio con METODO

Applico la strategia Ricava la visione del mondo (QR p. 396)

1. Rifletti sull’atteggiamento degli Stati Uniti verso l’America Latina: quali obiettivi avevano? Quale visione del mondo li guidava?

Metto in relazione

2. Quali conseguenze ebbe la rivoluzione cubana sul resto dell’America Latina?

Gli Stati Uniti sono la potenza dominante in America Latina Gli Stati Uniti si sforzarono di contrastare la diffusione del comunismo anche in America Latina, cioè l’America centrale e meridionale, un territorio a loro vicino, su cui volevano mantenere il proprio predominio economico e politico. Nei primi decenni dell’Ottocento, gli Stati Uniti avevano infatti sostenuto i movimenti di indipendenza dall’impero spagnolo e portoghese e in seguito avevano stabilito importanti interessi economici in tutto il continente. In accordo con i governi locali e con i grandi proprietari terrieri, le compagnie alimentari statunitensi avevano creato piantagioni di banane, tabacco, canna da zucchero e altri prodotti da rivendere in patria; le industrie del Nord avevano sfruttato le materie prime, come il rame delle Ande e il petrolio del Venezuela.

Nascono movimenti guerriglieri comunisti

Nel 1959, però, come abbiamo già accennato, la supremazia statunitense sull’America meridionale fu scalfita dalla rivoluzione a Cuba guidata da Fidel Castro (→ Lezione 1), che aveva stretto un forte legame con l’Unione Sovietica. L’esempio cubano favorì la diffusione sia di sindacati e partiti socialisti e comunisti, sia di movimenti di guerriglia comunista in molti Paesi, nelle città quanto nelle aree rurali, dove i combattenti promettevano ai contadini la distribuzione delle terre.

Per evitare che in America Latina si instaurassero altri governi socialisti, e dunque per tutelare i propri interessi economici e impedire all’Unione Sovietica di trovare nuovi alleati nella regione, nei decenni successivi gli Stati Uniti appoggiarono colpi di Stato militari e dittature, che repressero duramente sia l’opposizione pacifica di partiti e sindacati di sinistra, sia quella armata dei guerriglieri.

Ernesto “Che” Guevara

Tra i promotori dei movimenti guerriglieri vi fu Ernesto Guevara (a destra, nella foto), detto “Che”, un argentino che era stato al fianco di Fidel Castro nella rivoluzione cubana del 1959 e il cui volto divenne il simbolo di tutti i movimenti rivoluzionari di sinistra. I due, ritratti insieme in questa foto, ebbero destini molto diversi: Castro rimase al potere fino al 2005, quando lasciò il governo di Cuba al fratello Raúl. Che Guevara, invece, fu ucciso nel 1967 dalle forze armate boliviane con il sostegno di agenti segreti americani.

Un

regime dittatoriale prende il potere

in Cile

Nel 1973 agenti dei servizi segreti americani contribuirono a un colpo di Stato militare in Cile contro il presidente socialista Salvador Allende. Eletto nel 1970, Allende aveva promosso un piano di riforme per migliorare le condizioni delle classi più povere, che prevedeva l’abolizione del latifondo, la distribuzione delle terre ai contadini e la nazionalizzazione di alcune industrie private e delle miniere di rame, fino ad allora controllate da aziende statunitensi.

L’11 settembre 1973 i militari cileni diedero l’assalto al palazzo presidenziale e Allende morì nel corso dello scontro.

Al potere salì il generale Augusto Pinochet, che instaurò un feroce regime dittatoriale, durante il quale migliaia di oppositori furono arrestati, torturati e uccisi, e molti altri furono costretti all’esilio.

Le dittature dominano nell’America meridionale

Ancora più spietata fu la dittatura militare instauratasi nel marzo del 1976 in Argentina, dove migliaia di oppositori, i cosiddetti desaparecidos, “scomparsi”, furono sequestrati dalla polizia del regime, rinchiusi in prigioni segrete e poi gettati in mare, spesso ancora in vita, dagli aerei militari.

Anche altrove, dal Brasile, al Perù, alla Colombia, all’Uruguay per tutti gli anni ’70 si succedettero regimi dittatoriali e giunte militari, che facevano gli interessi delle classi dominanti e delle imprese americane e reprimevano ogni forma di opposizione.

La situazione cominciò a cambiare soltanto all’inizio degli anni ’80, quando i rischi di una diffusione del comunismo si ridussero. Gli Stati Uniti smisero di sostenere i regimi dittatoriali, che uno dopo l’altro lasciarono il posto a governi democratici. Il primo Paese in cui si tennero libere elezioni fu l’Ecuador nel 1979, cui seguirono l’Argentina, nel 1983, poi l’Uruguay, il Perù, la Bolivia, il Brasile, e infine il Paraguay e il Cile, dove il generale Pinochet fu deposto nel 1988.

Metto in relazione

3. Perché gli Stati Uniti favorirono il colpo di Stato in Cile?

Identifico il significato delle parole

4. Chi erano i desaparecidos?

PROTAGONISTE

La madri di Plaza de Mayo

Il 30 aprile del 1977 quattordici donne argentine si presentarono nella Plaza de Mayo, davanti alla sede del governo a Buenos Aires, per chiedere notizie sui loro figli desaparecidos nelle prigioni della dittatura. Stabilirono di incontrarsi nello stesso luogo ogni giovedì. Alcune di loro furono arrestate e uccise, ma la loro protesta si trasformò in un movimento popolare che rivelò al mondo la crudeltà del regime militare.

RIPASSA LA SINTESI A MODO MIO

LEGGI e individua nel testo le informazioni principali

LEZIONE 1

1953, URSS: MORTE DI STALIN

inizia il disgelo con gli USA

1962: crisi di Cuba

pericolo di una guerra nucleare

LEZIONE 2

RIVOLTE CONTRO IL DOMINIO SOVIETICO

Polonia: elezione di un segretario fedele all’Unione Sovietica

Ungheria: arresto di Nagy che vuole uscire dal Patto di Varsavia

Germania: viene costruito il muro di Berlino

Cecoslovacchia: primavera di Praga

ASCOLTA l’audiosintesi e prendi nota delle informazioni principali

L’epoca del disgelo

VISUALIZZA le connessioni con l’aiuto degli schemi

In Unione Sovietica, dopo la morte di Stalin nel 1953, il nuovo leader Nikita Chruscev avvia nel 1956 la destalinizzazione: denuncia i crimini di Stalin e libera molti detenuti politici. Nonostante la Guerra fredda, nei rapporti tra Unione Sovietica e Stati Uniti inizia l’epoca del disgelo. Le due superpotenze cercano di risolvere i contrasti attraverso la diplomazia, ma vogliono dimostrare di avere il migliore sistema politico ed economico. Il disgelo non mette fine al pericolo di una guerra nucleare. Nel 1962, gli Stati Uniti scoprono che l’Unione Sovietica sta per installare dei missili nucleari a Cuba. Si apre così una crisi in cui il mondo rischia una guerra nucleare e che rientra con un accordo tra Chruscev e Kennedy.

Rivolte e repressione nell’Europa orientale

La destalinizzazione non porta la fine del dominio sovietico nell’Europa orientale. Nel 1956, in Polonia viene nominato un nuovo segretario del Partito comunista che rimane fedele all’Unione Sovietica, ma che accoglie anche alcune richieste del popolo. Nello stesso anno l’esercito russo reprime una rivolta in Ungheria e arresta il suo leader Imre Nagy, che vuole uscire dal Patto di Varsavia.

Nel 1961, per impedire la fuga dei cittadini della Germania orientale, viene costruito il muro di Berlino, che circonda i quartieri occidentali della città. I soldati hanno l’ordine di uccidere chiunque provi a oltrepassarlo.

Nel 1968, in Cecoslovacchia, Dubcek, il segretario del Partito comunista, inaugura un periodo di riforme, la cosiddetta primavera di Praga: concede la libertà di stampa, la formazione di nuovi partiti e la possibilità di viaggiare all’estero. Ancora una volta l’Unione Sovietica reprime con la forza questo movimento invadendo il Paese e sostituendo Dubcek.

• Ascolta l’audiosintesi

• Scarica la sintesi in 7 lingue

LEZIONE 3

STATI UNITI NEGLI ANNI ’50

J.F. Kennedy presidente

sostiene il movimento per i diritti civili dei neri di M.L. King

1963: assassinio di Kennedy

Johnson pone fine alla segregazione razziale

guerra del Vietnam

periodo di crisi economica e politica

LEZIONE 4

AMERICA LATINA

regimi socialisti

gli Stati Uniti favoriscono di regimi dittatoriali

1973, Cile: dittatura di Pinochet

1976, Argentina: dittatura militare

Conflitti e riforme negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti negli anni ’50 nasce il movimento per i diritti civili dei neri, guidato da Martin Luther King. Le sue richieste vengono sostenute dal presidente John Fitzgerald Kennedy, che propone agli Americani il progetto di una Nuova frontiera:

� fine della segregazione razziale;

� dialogo con l’URSS;

� conquista del primato nelle imprese spaziali.

Kennedy viene ucciso nel 1963, ma il suo successore Lyndon Johnson impone la fine della segregazione. Intanto l’America è coinvolta nella guerra del Vietnam che divide l’opinione pubblica e finisce nel 1973 con il ritiro americano.

Gli anni ’70 sono per gli USA un periodo di grave crisi economica e politica.

Gli Stati Uniti e l’America Latina

Dopo la rivoluzione guidata da Fidel Castro a Cuba nel 1959, si diffondono in tutta l’America Latina partiti e movimenti guerriglieri socialisti e comunisti. Per impedire che nella regione nascano nuovi regimi amici dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti sostengono regimi dittatoriali e giunte militari. Nel 1973 in Cile un colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti abbatte il presidente socialista Salvador Allende e porta al potere il generale Augusto Pinochet. Negli anni successivi migliaia di oppositori socialisti vengono uccisi, perseguitati o costretti all’esilio. Negli anni ’70 quasi tutto il Sudamerica è dominato da regimi dittatoriali. La situazione cambia soltanto negli anni ’80, quando nella regione comincia a diffondersi la democrazia.

2. ORGANIZZA LA MAPPA

Scarica la mappa personalizzabile

Completa la mappa con le parole mancanti.

La morte di Stalin (1953) 1 2

L’EPOCA DEL DISGELO

rende possibile caratterizzata da tra

le rivolte in Europa orientale: – Polonia –– Cecoslovacchia coesistenza

Unione Sovietica

che reprime dove sale al potere

3

Ungheria pacifica

Stati Uniti

dove è eletto p id e

che avvia che affrontano

4

Kennedy

Guerra del John F. Nikita Chruscev

5

Vietnam

destanilizzazione

6

contestazione e rivolte di afroamericani e giovani

3. ESPONI

PREPARARSI ALL’INTERROGAZIONE IN COPPIA simulate un’interrogazione sui temi del capitolo.

la produzione di

armi

che provoca

nucleare

rischio di una guerra competizione in tutti i settori

la sfida nello spazio come ma anche

1. Aiutandovi con la sintesi delle lezioni e la mappa, formulate una serie di domande da rivolgervi reciprocamente: almeno una sui contenuti da memorizzare (le conseguenze della morte di Stalin 1; il disgelo tra Unione Sovietica e Stati Uniti 2; le rivolte contro l’Unione Sovietica 3; la politica di Kennedy 4; la guerra del Vietnam 5; la lotta per i diritti degli afroamericani 6); almeno una sul lessico specifico; almeno una su cause, effetti e collegamenti tra diversi temi; almeno una che coinvolga temi di altri capitoli (il ruolo di Unione Sovietica e Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale; la condizione degli afroamericani negli Stati Uniti; il disgelo e la Guerra fredda; la destalinizzazione).

2. Una volta formulate le domande, ponetele al compagno o alla compagna.

3. Valutate insieme la qualità delle vostre risposte e considerate come migliorarle in vista dell’interrogazione in classe.

VERSO L’ESAME

IN COPPIA Individuate un collegamento con un’altra disciplina. Cercate online le informazioni, organizzatele in una scaletta e preparate una breve esposizione per la classe.

4. VALUTA il tuo percorso

Valuta il tuo percorso nello studio di questo capitolo e annota le tue considerazioni personali.

Ho capito tutti i contenuti?

Ho saputo individuare collegamenti tra diversi fenomeni?

Ho saputo esporre con chiarezza ed efficacia?

Ho collaborato bene con compagne e compagni?

ORA TOCCA A TE!

• Visualizza la carta dell’Europa

• Scarica l’organizzatore grafico

• Svolgi altri esercizi su HUB test

CONOSCO GLI EVENTI PRINCIPALI

1. Indica con una crocetta se le seguenti affermazioni sono vere o false.

a. Nel 1956, in Polonia e Ungheria la popolazione chiese l’allontanamento dell’esercito russo e maggiori diritti.

b. L’insurrezione armata in Polonia fu stroncata dai carri armati sovietici.

c. Per evitare la fuga dall’Est verso l’Europa occidentale, fu costruito un muro intorno a Berlino Ovest.

d. Dubcek, in Cecoslovacchia, diede l’avvio alla primavera di Praga.

e. Martin Luther King era un bianco che guidò la protesta pacifica degli Afroamericani.

f. Il programma di J.F. Kennedy prevedeva il superamento delle discriminazioni razziali, il dialogo con i Sovietici e la sfida spaziale.

g. Nella guerra del Vietnam gli Americani erano alleati con il governo del Nord.

2. Completa la tabella con i nomi dei personaggi a cui si riferiscono le informazioni elencate e il Paese a cui appartenevano.

Lyndon Johnson

Denunciò i crimini di Stalin e affrontò la crisi di Cuba. Pose fine alla segregazione razziale.

Nikita Chruscev USA

Fidel Castro Cuba

Guidò la rivoluzione cubana stringendo un forte legame con l’Unione Sovietica.

Salvador Allende Cile

Presidente socialista che morì in un colpo di Stato sostenuto dai servizi segreti americani, dopo il quale iniziò la feroce dittatura di Augusto Pinochet.

MI ORIENTO NEL TEMPO

3. Vai all’apertura di capitolo (pp. 224-225): se non lo hai ancora fatto, completa la linea del tempo con gli eventi principali. Usala poi per esporre oralmente la storia della sfida tra le superpotenze.

USO IL LESSICO SPECIFICO

4. Per ogni definizione scrivi il termine o l’espressione corretta.

TERMINI DEFINIZIONI

Destalinizzazione

Primavera di Praga

Segregazione razziale

Discriminazione

Cancellazione degli aspetti più negativi del regime di Stalin.

Breve periodo in cui fu avviato un processo di democratizzazione e di riforme in Cecoslovacchia. Sistema per cui gruppi di etnie diverse vengono tenuti separati nei luoghi pubblici, per motivi razziali.

Disparità di trattamento, spesso per motivi razziali, in spregio a fondamentali principi di uguaglianza sociale e politica.

METTO IN RELAZIONE

5. Indica con una crocetta quali di questi eventi si riferiscono alla storia degli Stati Uniti (USA) e quali all’Unione Sovietica (URSS).

a. Proteste dei giovani e dei reduci contro la guerra nel Vietnam. USA URSS

b. Viene ridotta la censura e l’informazione diventa più libera. USA URSS

c. Avviarono per primi l’esplorazione spaziale, mettendo in orbita i primi satelliti artificiali, gli Sputnik. USA URSS

d. Esistono ancora la segregazione razziale e una forte discriminazione sociale delle persone nere. USA URSS

e. La vita degli individui è condizionata pesantemente dallo Stato e controllata dalla polizia segreta. USA URSS

STRATEGIA PERIODO – FRASE – PAROLA (QR p. 396)

6. Leggi attentamente il documento sulla primavera di Praga. Con l’aiuto dell’organizzatore, usa la strategia “Periodo –Frase – Parola” e rifletti sul testo.

Dappertutto ci sono banchi dove si raccolgono firme contro la censura e a favore della totale libertà di stampa. La gente è allegra, ci ferma e ci fa domande sull’Italia. Non sanno quasi niente di noi, salvo che un nostro sciatore di fondo [Franco Nones] ha vinto le Olimpiadi invernali.

Siamo stati in una fabbrica dove si producono i famosi “cristalli di Boemia”. Gli operai si sono dimostrati molto disponibili. Uno mi ha modellato all’istante una piccola volpe di cristallo e me l’ha messa in tasca dicendomi: «Portala in Italia, ma non farti vedere dal mio capo...». Era caldissima, appena uscita dalla fornace... Abbiamo comprato per le nostre famiglie vasi, candelabri e altra roba di cristallo. Qui costa tutto pochissimo.

Tutti vogliono parlare di tutto con noi: di politica, di religione, di calcio (perché a giugno abbiamo vinto i campionati europei!). Ci si arrangia con un po’ d’inglese, ma per fortuna un paio di noi sanno il tedesco, che molti Cechi conoscono. Nei negozi non vogliono la loro moneta [la corona] ma preferiscono le nostre lire. Oggi siamo a Karlovy Vary. Un corteo di macchine nere, le Tatra, è passato per la città: c’erano i pezzi grossi dei partiti comunisti dell’Est, soprattutto Ulbricht, capo del PC della Germania orientale. Verso mezzogiorno, vicino a un albergo, ho notato molta folla. Io e il mio amico abbiamo cominciato a urlare: «Press! Press!» («Stampa! Stampa!») e siamo arrivati in prima fila. È passato Dubcek, a un metro da me: l’ho fotografato, poi lui si è messo a parlare con le cameriere dell’hotel. Non è alto, ha una faccia da buono... Si dice che da ora in poi la Cecoslovacchia può stare tranquilla.

PERIODO - Individua un paragrafo o una coppia di frasi che ti aiutano a comprendere il clima che si generò in Cecoslovacchia con la primavera di Praga.

FRASE - Individua la frase che secondo te mette meglio in evidenza che cosa pensano i ragazzi italiani della situazione in Cecoslovacchia in quegli anni.

PAROLA - Scegli nella fonte una parola che ritieni fondamentale per parlare della primavera di Praga.

Risposta possibile: Dappertutto ci sono banchi dove si raccolgono firme contro la censura e a favore della totale libertà di stampa. [...] Tutti vogliono parlare di tutto con noi: di politica, di religione, di calcio.

Risposta soggettiva

Risposta soggettiva

Il capitolo in 3 mosse

1

Che cosa è già successo?

TOCCA A VOI VOI Completa il testo con i termini proposti.

EBREI BRITANNICI FRANCESI PALESTINA ARABI LIBANO GIORDANIA

Libano

Al termine della Prima guerra mondiale, Siria e divennero protettorati ; Palestina, Iraq e divennero protettorati . Il governo britannico autorizzò l’insediamento di immigrati in , contro la volontà degli abitanti .

francesi arabi Giordania britannici ebrei Palestina

TOCCA A VOI Collega ciascun Paese alla situazione in cui si trovava alla fine della Seconda guerra mondiale.

Cina

India Filippine Indocina

Congo

colonia francese

regime comunista alleato dell’Unione Sovietica

colonia britannica

colonia belga

colonia statunitense

Come e quando succede?

Costruiamo la linea del tempo

TOCCA A VOI Studiando il capitolo, sarai in grado di completare questa linea del tempo e otterrai così una SINTESI VISUALE degli eventi principali, che potrai consultare per lo studio e il ripasso.

Decolonizzazione

Israele e il mondo arabo

Repubblica popolare cinese

Decolonizzazione

Indipendenza e suddivisione dell’ .

1947

1948

Fondazione dello

Stato di

India Israele

in Asia

• Guarda il video ed esplora

l’Itinerario Google Earth

• Esplora la linea del tempo

• Consulta il glossario in 7 lingue

Nel capitolo userete le strategie: Analizza la visione del mondo • Salta fuori • Ricava la visione del mondo

2 Che cosa scopriremo?

Le potenze coloniali europee sono indebolite: si compie il processo di decolonizzazione, prima in Asia, poi in Africa.

Stati Uniti e Unione Sovietica appoggiano la decolonizzazione, ma cercano di imporre il proprio controllo sui nuovi Stati indipendenti. Al predominio delle potenze coloniali si sostituisce quello delle due superpotenze

La nascita dello Stato di Israele provoca la reazione dei popoli arabi e l’esilio dei Palestinesi: il Medio Oriente è attraversato da continui conflitti, che durano fino ai nostri giorni.

TOCCA A VOI Secondo te, per che cosa stanno festeggiando le persone ritratte nell’immagine?

in Algeria.

in Medio Oriente Conflitto fra Israele e mondo arabo francese

Rivoluzione islamica in Guerra del Kippur.

Fine della dominazione
Governo di Mao Zedong Decolonizzazione in Africa
Governo di Deng Xiaoping culturale
Rivoluzione

IL TRAMONTO DEGLI IMPERI COLONIALI

studio con METODO

Identifico il significato delle parole

1. Spiega il significato dei termini

• decolonizzazione

• autodeterminazione

Metto in relazione

2. Perché la Seconda guerra mondiale accelerò il processo di decolonizzazione?

Nel dopoguerra accelera la decolonizzazione

Si chiama “decolonizzazione” la dissoluzione degli imperi coloniali europei che nel corso del Novecento portò all’indipendenza di decine di Stati in Asia e Africa, uno degli eventi più importanti del secolo scorso.

La decolonizzazione iniziò negli anni ’20 e ’30 del Novecento, ma fu accelerata dalla Seconda guerra mondiale e dalle sue conseguenze. Gli Alleati, infatti, avevano combattuto la guerra anche in nome dei principi di libertà e di indipendenza dei popoli. Nell’agosto 1941, ancor prima che gli Stati Uniti entrassero nel conflitto, il presidente americano Franklin D. Roosevelt e il primo ministro britannico Winston Churchill avevano sottoscritto la Cartaatlantica, una breve dichiarazione nella quale erano elencati gli obiettivi comuni della lotta contro il nazismo e il fascismo. Tra i punti indicati nel documento, accanto alla pace, al disarmo mondiale e alla libertà economica e commerciale, compariva «il diritto dei popoli di scegliere la forma di governo sotto cui vivere». A guerra conclusa, i movimenti nazionalisti asiatici e africani nelle colonie britanniche, francesi, olandesi, portoghesi e belghe cominciarono a chiedere che questo ideale, noto come “principio dell’autodeterminazione dei popoli”, valesse anche per le nazioni soggette alla dominazione europea.

Asia e Africa nel 1970

La carta raffigura la ripartizione politica di Asia e Africa negli anni ’70. Se la confronti con una carta analoga dell’inizio del Novecento noterai un’impressionante esplosione di colori.

Laddove un tempo sei grandi imperi europei (britannico, francese e, in misura minore, olandese, portoghese, tedesco e belga) si spartivano territori immensi, ora si trovano decine di nuovi Stati indipendenti.

Lavoro con la carta

1. Confronta la carta con quella degli imperi coloniali all’inizio del secolo. Quale continente è stato maggiormente trasformato dalla decolonizzazione?

• Filmato d’epoca Ladecolonizzazione

• Carta animata LadecolonizzazionediAsiaeAfrica

USA e URSS sostengono l’indipendenza delle colonie

Le richieste di autodeterminazione delle colonie trovarono il sostegno degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, le nuove superpotenze mondiali.

Di fronte alla pressione di Sovietici e Americani, gli Stati europei dovettero arrendersi e concedere l’indipendenza a porzioni sempre più ampie dei loro imperi. Ormai, infatti, le vecchie potenze coloniali erano troppo deboli dal punto di vista economico e militare per poter controllare vasti domini oltreoceano e contrastare la guerriglia e le proteste degli indipendentisti. Si accelerò così il processo di decolonizzazione, che nel giro di pochi decenni, dal 1947 alla metà degli anni ’70, cambiò radicalmente il volto di Asia e Africa.

La spartizione in sfere di influenza tra USA e URSS si estende al mondo intero

Nonostante il sostegno delle due superpotenze, il processo di decolonizzazione non fu ovunque facile, né rapido. Le nazioni europee, in particolare la Francia e il Portogallo, opposero una forte resistenza e in molti casi si verificarono guerre che si trascinarono per decenni. Altrove invece, soprattutto nei territori che avevano fatto parte dell’impero britannico, il passaggio fu più rapido.

Anche gli esiti del processo di decolonizzazione furono assai diversi da Paese a Paese. Gli indipendentisti intendevano creare regimi democratici, ma i loro progetti furono ostacolati dalla Guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, che dall’Europa si estese ben presto all’intero pianeta. Sovietici e Americani cercarono di imporre in ciascun Paese un governo alleato, sostenendo militarmente ed economicamente i gruppi a loro fedeli. Nei Paesi in cui ebbero la meglio i gruppi appoggiati dai Sovietici, salirono al potere regimi comunisti simili a quelli dell’Europa orientale. Nei Paesi in cui prevalsero i gruppi sostenuti dagli Americani si imposero regimi dittatoriali e giunte militari. A differenza di quanto fecero nell’Europa occidentale e in Giappone, infatti, gli Stati Uniti non sostennero l’avvento della democrazia per evitare il rischio di veder prevalere in libere elezioni forze politiche vicine all’Unione Sovietica o comunque ostili all’Occidente.

Sacchi di cacao esportati all’estero ad Accra, Ghana, 1950 circa.

studio con METODO

Metto in relazione

3. In che modo la Guerra fredda incise sul processo di decolonizzazione? Identifico le informazioni

4. In quali imperi coloniali la decolonizzazione fu più difficoltosa? Perché?

Giunta militare: governo composto da membri delle forze armate.

LA DECOLONIZZAZIONE IN ASIA

studio con METODO

Espongo

1. Spiega il titolo del primo paragrafo rintracciando nel testo le due ragioni utili ad argomentare la tua risposta. Identifico le informazioni

2. Come nacque l’attuale Stato del Pakistan?

La decolonizzazione inizia in Asia e Medio Oriente

Lo smantellamento degli imperi coloniali iniziò dall’Asia meridionale e dal Medio Oriente, dove erano presenti civiltà millenarie, come quella islamica e quella indiana, che avevano resistito a secoli di dominazione occidentale e fornivano alla popolazione una forte identità comune intorno a cui unirsi per ottenere l’indipendenza e costruire nuove nazioni. Inoltre Asia e Medio Oriente erano più sviluppati dal punto di vista economico rispetto all’Africa e questo aveva favorito la nascita di una borghesia locale colta e benestante, spesso istruita nelle università occidentali ma orgogliosa delle proprie radici culturali, che guidò i movimenti indipendentisti.

L’India ottiene l’indipendenza

In India, come abbiamo visto, il movimento indipendentista era stato guidato fin dall’inizio del Novecento dal Partito del Congresso e dal suo leader spirituale, il carismatico Mohandas Karamchand Gandhi, un avvocato laureato soprannominato dai suoi connazionali Mahatma, «Grande anima», o Bapu, «Padre». Laureato in legge all’università inglese di Oxford, Gandhi aveva condotto la lotta contro l’imperialismo con la protesta non-violenta e il boicottaggio. Durante la Seconda guerra mondiale, i nazionalisti indiani riuscirono a strappare al primo ministro britannico Churchill la promessa dell’indipendenza, che finalmente ottennero il 15 agosto 1947.

Pakistan e India si separano

Nei mesi che precedettero l’indipendenza emerse un grave problema: la convivenza delle comunità islamica e induista. In India infatti esisteva da secoli una folta minoranza musulmana – circa un terzo della popolazione – presente in tutto il Paese ma concentrata soprattutto nelle regioni occidentali e orientali. A rappresentarla politicamente era la Lega musulmana, che si era schierata a fianco del Partito del Congresso nella lotta per l’indipendenza ma aveva chiesto la costituzione di uno Stato islamico separato. Dopo una lunga trattativa, in cui Gandhi aveva insistito per conservare l’unità del Paese, a prevalere fu l’ipotesi di creare due entità distinte: nacquero così l’Unione indiana, a maggioranza induista, e il Pakistan, a maggioranza musulmana e composto da due parti, l’odierno Pakistan, a ovest, e l’attuale Bangladesh, a est.

L’incontro tra Gandhi e i leader della comunità musulmana a Jahanabad, in India, nel marzo del 1947.

LA FONTE ORALE L’appello di Gandhi contro la violenza

Il 12 novembre 1947, pochi mesi dopo l’indipendenza, il Mahatma Gandhi pronunciò uno dei suoi ultimi discorsi, trasmesso via radio in tutta l’India. Era la festa di Diwali, il capodanno indù, e il Paese era sconvolto dalle violenze. Il Mahatma chiese la fine degli scontri fra i tre maggiori gruppi religiosi, induisti, musulmani e sikh. Le sue parole, però, rimasero inascoltate.

Oggi è Diwali e vi faccio gli auguri per questa ricorrenza. […] Grandi folle vanno a vedere gli spettacoli luminosi, ma ciò di cui abbiamo bisogno oggi è la luce dell’amore nei nostri cuori. […] Siete in grado, tutti voi, di mettervi una mano sul cuore e dire che ogni persona che soffra, che sia induista, sikh o musulmana, è vostro fratello o vostra sorella? Questa è la prova che dovete affrontare. […] È dovere di ognuno bandire l’odio e il sospetto dal suo cuore per ristabilire nel Paese la pace e la buona volontà. […]

Non si può festeggiare Diwali finché non rientreranno tutti i musulmani che sono fuggiti per paura. E anche il Pakistan non sopravviverà se non farà lo stesso con gli induisti e i sikh che sono fuggiti dal suo territorio.

Analizzo la FONTE

1. Quale messaggio vuole dare Gandhi con questo suo discorso?

2. Quale dovrebbe essere, secondo Gandhi, il rapporto tra le diverse comunità religiose presenti in India?

Subito dopo la spartizione del Paese, nel 1947, cominciò l’esodo di milioni di indù e musulmani, rispettivamente da e verso il Pakistan. Lo spostamento di enormi masse di popolazione si svolse nella più totale disorganizzazione e causò tensioni tra le due comunità, sfociate in aggressioni, scontri e saccheggi che provocarono centinaia di migliaia di morti. Tra le vittime delle violenze vi fu lo stesso Gandhi, ucciso da un estremista indù il 30 gennaio 1948.

La separazione di India e Pakistan (1947)

L’India britannica fu suddivisa in due Stati. Al centro l’India, con una popolazione in prevalenza induista. A est e a ovest il Pakistan, composto da territori a maggioranza musulmana. Nel 1971, la parte orientale del Pakistan dichiarò l’indipendenza, che ottenne l’anno successivo dopo una guerra in cui fu sostenuta anche dall’intervento dell’India.

Lavoro con la carta

1. Nella carta sono indicate numerose ondate migratorie di profughi dal Pakistan all’India e viceversa. Che cosa ha determinato questi flussi?

2. Osserva un planisfero attuale: a quale Stato corrisponde oggi il Pakistan orientale?

3. Quali sono i rapporti tra Pakistan e India oggi? Svolgi una breve ricerca.

Stato a maggioranza indù

Stato a maggioranza musulmana

Profughi musulmani (6 milioni)

Profughi indù (9 milioni)

Gange

• Videobiografia

Gandhi

• Lavora con la carta interattiva

golfo del Bengala
Lahore
Nuova Delhi

Sistema delle caste: tradizionale suddivisione della popolazione basata sulla religione induista. Prevedeva classi sociali molto rigide, le caste, che avevano ruoli e professioni definiti e non potevano mescolarsi tra loro.

Le tappe dell’indipendenza

In India nasce la più grande democrazia del mondo

Nonostante le divisioni tra gruppi religiosi (oltre a indù e musulmani, nel Paese sono presenti anche fedeli sikh, cristiani, buddhisti, giainisti ed ebrei) e le enormi disparità sociali ed economiche, l’India seppe conservare un’importante eredità della dominazione britannica, la democrazia parlamentare. A differenza di quanto avvenne in Pakistan, dove si impose un regime militare, continuarono infatti a tenersi libere elezioni, tanto che il Paese si guadagnò il titolo di “più grande democrazia del mondo”, almeno per numero di abitanti.

Negli anni successivi all’indipendenza, salirono al potere il Partito del Congresso e il suo leader Jawaharlal Nehru (1889-1964), che introdussero importanti riforme economiche e sociali, come la soppressione del sistema delle caste, il riconoscimento della parità fra i sessi, la riforma agraria e l’avvio dell’industrializzazione.

Stati Uniti e Unione Sovietica si spartiscono il Sud-Est asiatico

Anche nell’Asia sud-orientale i nuovi Stati indipendenti, nati dalla dissoluzione degli imperi coloniali, furono contesi tra movimenti vicini all’Unione Sovietica e gruppi alleati degli Stati Uniti.

In Birmania e Malesia, dopo l’indipendenza concessa dalla Gran Bretagna, prevalsero le forze conservatrici e i gruppi comunisti furono sconfitti. Gli Stati Uniti concessero la sovranità alle Filippine nel 1946, ma imposero un governo autoritario che durò fino agli anni ’80.

L’Indonesia, indipendente dal 1949, ebbe inizialmente un governo autonomo dalle due superpotenze, ma a partire dal 1965, con l’ascesa al potere del generale Suharto e la sanguinosa repressione di tutti i movimenti di sinistra, entrò nell’orbita statunitense.

I comunisti prevalsero invece nell’ex Indocina francese. Dopo quasi dieci anni di lotte tra i guerriglieri locali e le truppe inviate da Parigi, nel 1954 gli Accordi di Ginevra sancirono il ritiro francese dalla regione, l’indipendenza di Laos e Cambogia, guidati da governi comunisti, e la divisione del Vietnam in due Stati: uno comunista a nord del 17° parallelo e uno, appoggiato dagli Stati Uniti, a sud. Il Paese fu poi unificato sotto il governo comunista dopo una sanguinosa guerra in cui furono coinvolti anche gli Stati Uniti (→ Capitolo 8, Lezione 3).

Stati indipendenti prima del 1950 Dal 1950 al 1960

IL MEDIO ORIENTE E IL MONDO ARABO

I Paesi arabi ottengono l’indipendenza

Nel Medio Oriente, l’area che va dalle coste orientali del Mediterraneo al Golfo Persico, il sistema dei protettorati europei, creato dalla Società delle Nazioni dopo il primo conflitto mondiale (→ Capitolo 2, Lezione 1), si disgregò nel giro di pochi anni dopo la Seconda guerra mondiale.

La Francia garantì la piena indipendenza a Siria e Libano, mentre il Regno Unito concesse l’autonomia alla Transgiordania (l’attuale Giordania), dopo averla già concessa nel 1922 all’Egitto e nel 1932 all’Iraq. Questi Paesi, insieme a Yemen e Arabia Saudita, fondarono nel 1945 la Lega araba, da cui, secondo i progetti del panarabismo, sarebbe dovuto nascere uno Stato unitario arabo. Sui troni delle varie nazioni arabe sedettero per lo più regnanti vicini alle potenze occidentali, con cui anche gli Stati Uniti stabilirono importanti legami economici, soprattutto per sfruttare attraverso le proprie aziende i ricchissimi giacimenti petroliferi della regione.

La Palestina è divisa fra Arabi ed Ebrei

A turbare gli equilibri del Medio Oriente intervenne la questione ebraico-palestinese. Alla Gran Bretagna restava infatti il controllo della Palestina, la zona tra il Mediterraneo e il fiume Giordano, comprendente la città di Gerusalemme. In quest’area nel 1945 convivevano con enorme difficoltà una maggioranza araba (circa due terzi della popolazione) e una minoranza di Ebrei, in gran parte immigrati a partire dagli anni ’30 per sfuggire alle persecuzioni naziste in Europa, oppure superstiti della Shoah. Molti di loro aderivano al sionismo, un movimento politico che aspirava alla creazione di uno Stato ebraico nella regione, un progetto sostenuto dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica ma osteggiato con forza dalla Lega araba.

studio con METODO

Esploro 1. Fai una ricerca sul panarabismo e sulla Lega araba: quando nascono? Chi sono stati i loro leader?

Panarabismo: movimento politico che aveva come obiettivo l’unità di tutti i popoli arabi in un unico Stato.

In Palestina, di fronte al forte afflusso di Ebrei, le autorità britanniche cercarono di limitare l’immigrazione. Nella foto, risalente al 1947, un gruppo di profughi ebrei giunti nel porto di Haifa attende di essere trasferito a Cipro.

Tel

Be’er

Israele dopo la guerra del 1948

Occupazione giordana

della Cisgiordania

Campi profughi palestinesi

Israele vince la prima guerra contro gli Stati arabi

La tensione tra Arabi ed Ebrei sfociò in attentati, disordini e infine la Gran Bretagna decise di affidare la soluzione del problema all’ONU, che nel novembre del 1947 approvò la spartizione della Palestina tra due Stati indipendenti e l’amministrazione internazionale di Gerusalemme. La suddivisione territoriale fu accettata dalla parte ebraica ma respinta dalla Lega araba. Il 14 maggio 1948, le autorità ebraiche proclamarono a Tel Aviv la nascita dello Stato di Israele, che il giorno successivo fu invaso dagli eserciti di Siria, Egitto, Libano, Transgiordania e Iraq. Gli Israeliani riuscirono però a fermare l’offensiva e costrinsero le armate arabe ad arretrare, conquistando ampie porzioni dei territori inizialmente assegnati ai Palestinesi, tra cui la parte occidentale di Gerusalemme.

Lavora con la carta interattiva

PUNTI DI VISTA

Il tragico destino dei profughi palestinesi

Per gli Israeliani la Prima guerra arabo-israeliana è la Guerra di indipendenza, in cui finalmente gli Ebrei, dopo aver subito persecuzioni per millenni, seppero difendersi con le proprie forze; per i Palestinesi invece è la nakba, ossia catastrofe, un evento disastroso che li ha condannati a vivere senza un proprio Stato.

Profughi palestinesi cercano di raggiungere la Cisgiordania portando con loro le poche cose che sono riusciti riusciti a recuperare.

Nasce la questione palestinese

Nel 1949, dopo gli armistizi separati con i Paesi arabi, si concludeva la Prima guerra arabo-israeliana.

La guerra provocò l’esodo di circa 700.000 Palestinesi, che furono costretti a lasciare le proprie case dall’avanzata dell’esercito israeliano e si rifugiarono nei Paesi vicini o nelle aree che non erano state occupate dagli Israeliani. La loro fuga si intrecciò con quella di centinaia di migliaia di Ebrei, i membri delle comunità insediate da secoli nelle città del Medio Oriente e del Nord Africa, da Baghdad, al Cairo, a Casablanca, che vennero cacciati o fuggirono spontaneamente verso Israele. Al loro arrivo in Israele, gli Ebrei trovarono ad accoglierli uno Stato democratico, moderno e coeso.

I Palestinesi invece dovettero adattarsi a vivere nei campi profughi mentre ciò che rimaneva dei territori loro assegnati dalle Nazioni Unite, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, fu inglobato da Transgiordania ed Egitto. Per il Medio Oriente e il mondo intero si apriva così l’infinita questione palestinese, causa fino ai nostri giorni di guerre, violenze e rivolte.

Identifico le informazioni

2. Quale risoluzione elaborò l’ONU per risolvere il conflitto fra Arabi ed Ebrei in Palestina?

3. Come fu accolta la suddivisione territoriale della Palestina decisa dall’ONU?

Espongo

4. Che cosa si intende per “questione palestinese”? Ne hai già sentito parlare?

Una catastrofe dimenticata

A quasi settant’anni dalla guerra, l’anziano palestinese Abu Ya’qub ricorda i giorni in cui da bambino fu costretto a lasciare la sua casa insieme alla sua famiglia.

FONTE 1

Era il 13 luglio del 1948. [...] Prima evacuarono tutti i villaggi circostanti: quando giunsero a Lydda ormai eravamo rimasti soli. […] Quando arrivarono i soldati noi cristiani ci nascondemmo nella chiesa, i musulmani nella moschea di Dahmash, ma entrarono e ne uccisero tanti. Chi si salvò venne radunato nella piazza, insieme a noi. Ci dissero di metterci in cammino e così facemmo. Nessuno poteva immaginare che sarebbe stato per sempre: [...] non prendemmo niente con noi. […] Quando arrivammo a Ramallah restammo tre giorni e tre notti sotto un albero. Poi mio padre riuscì ad affittare una piccola stanza: ci vivevamo in venti. Sai qual è la cosa più incredibile? Che di questa catastrofe non parli mai nessuno, che non si trovi scritta da nessuna parte. Eppure noi l’abbiamo vissuta [...]. Non siamo mai più potuti tornare nella nostra città, alle nostre case. Riesce a immaginare di perdere tutto da un momento all’altro, senza neanche rendersene conto?

Da Cecilia Della Negra, Si chiamava Palestina, Storia di un popolo dalla Nakba a oggi, Aut Aut, Palermo 2018, pp. 266-268, rid.

• empatia

Immagina di dover evacuare casa all’improvviso: quali cinque oggetti salveresti? Condividi le tue scelte con la classe. Discutete insieme: che cosa è davvero importante in un’emergenza? Come cambiano le nostre priorità?

Il presidente egiziano Nasser, leader dell’anticolonialismo e del panarabismo.

studio con METODO

Applico la strategia Analizza la visione del mondo (QR p. 396)

5. Individua almeno due elementi che contraddistinguevano la visione del mondo di Gamal Abd el Nasser e analizzali: che impatto ebbero sul mondo arabo?

Nasser guida il rinnovamento del mondo arabo

Dopo la sconfitta nella guerra contro Israele, nel mondo arabo emersero nuovi leader che chiedevano un radicale cambiamento nella politica e nella società. Il primo e più importante fu Gamal Abd el Nasser (1918-1970), un militare che nel 1954 prese il potere in Egitto dopo un colpo di Stato. Nasser avviò una modernizzazione secondo un modello socialista, promuovendo il controllo pubblico su gran parte dell’economia e la distribuzione delle terre ai contadini.

Nel 1956 Nasser nazionalizzò il canale di Suez, che in precedenza era controllato da una società con capitali britannici e francesi. Francia e Gran Bretagna reagirono occupando, con il supporto di Israele, la regione del canale, ma l’intervento diplomatico di Stati Uniti e Unione Sovietica costrinse le due ex potenze coloniali a restituirla all’Egitto. Il successo ottenuto da Nasser favorì la presa del potere da parte di militari di tendenza socialista in molti Paesi arabi: la Siria, l’Iraq, lo Yemen e la Libia, dove il colonnello Muammar Gheddafi confiscò i beni delle aziende straniere e cacciò i circa 20.000 Italiani che ancora vivevano nel Paese.

Israele vince la guerra dei Sei giorni e viene attaccato nella guerra del Kippur

Uno degli obiettivi di Nasser e del panarabismo era la lotta contro Israele per la creazione di uno Stato palestinese. Nel 1967 l’Egitto, già alleato della Siria, siglò un accordo militare con la Giordania. Israele, temendo un’invasione lungo tutti i suoi confini, scatenò un attacco preventivo, la cosiddetta guerra dei Sei giorni, in cui sottrasse alla Siria le alture del Golan e all’Egitto la penisola del Sinai, e occupò i territori abitati dai Palestinesi, Gaza e la Cisgiordania. Questa disastrosa sconfitta segnò la fine delle aspirazioni panarabe di Nasser, che nel 1970 morì. Al suo posto salì al potere un altro militare, Anwar Sadat, che si pose l’obiettivo di recuperare i territori perduti dall’Egitto. Nel 1973, infatti, fu l’Egitto, insieme alla Siria, ad attaccare a sorpresa Israele nel giorno dello Yom Kippur, la più importante festività religiosa ebraica. In questo nuovo conflitto, noto come guerra del Kippur (1973), l’esercito israeliano, colto impreparato, subì gravi perdite, ma recuperò terreno, giungendo a entrare in territorio egiziano. A questo punto, gli Stati Uniti, da sempre alleati di Israele, chiesero al governo di Tel Aviv di fermare le ostilità.

Prigionieri siriani al confine israelo-siriano sulle alture del Golan durante la guerra del Kippur, 1973.

Egitto e Israele firmano gli accordi di Camp David

Dopo la guerra del Kippur fu evidente che Israele non poteva continuare a sopravvivere circondata da Paesi ostili e pronti in ogni momento ad attaccarlo. Gli

Stati Uniti promossero dunque un accordo tra Israele e l’Egitto sulla base della formula territori in cambio di pace: Israele avrebbe restituito il Sinai e il canale di Suez e in cambio l’Egitto avrebbe riconosciuto l’esistenza dello Stato ebraico e si sarebbe impegnato a non aggredirlo nuovamente.

L’accordo fu firmato nel 1978 a Camp David, negli Stati Uniti, e risultò vantaggioso per tutti e tre i Paesi coinvolti:

● Israele riuscì a rompere il fronte degli Stati arabi che avevano minacciato la sua esistenza fin dal giorno della sua fondazione;

● il presidente egiziano Sadat recuperò i territori perduti dopo la guerra dei Sei giorni e poté dunque tornare a presentarsi al suo popolo come un vincitore;

● gli Stati Uniti ebbero da allora nell’Egitto un nuovo, prezioso alleato nell’area mediorientale.

Resta irrisolta la questione palestinese

Con gli accordi di Camp David si aprì la speranza di una soluzione definitiva alle tensioni tra Israele e le nazioni confinanti. Tuttavia gli altri governi arabi non accettarono di seguire la strada di Sadat e anzi lo accusarono di tradimento. Ma soprattutto restava aperta la questione del popolo palestinese.

Israele continuava infatti a occupare i territori palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, dove favoriva l’insediamento di coloni ebrei.

All’occupazione israeliana si opponeva l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), guidata da Yasser Arafat, che agiva sia con la lotta armata e le azioni terroristiche contro Israele, sia con la lotta politica e la promozione della causa palestinese a livello internazionale.

Tra le azioni che ebbero un maggiore impatto vi fu l’intifada, la rivolta popolare nei territori occupati iniziata nel 1987 e condotta per lo più da adolescenti palestinesi che, armati solo di pietre, affrontavano l’esercito di Israele. La loro lotta incrinò il sostegno a Israele da parte dell’opinione pubblica occidentale, che fino ad allora aveva visto lo Stato ebraico come vittima dell’aggressione araba e ora invece cominciò a interessarsi maggiormente alla questione palestinese.

Yasser Arafat, presidente dal 1969 del Comitato esecutivo dell’OLP. Come sua abitudine, indossa abiti militari, a indicare il suo ruolo di combattente per la libertà del popolo palestinese, e porta in testa la kefiah, un copricapo tipico delle popolazioni arabe del Medio Oriente.

Identifico le informazioni

6. Che cosa prevedeva l’accordo fra Egitto e Israele secondo la formula “territori in cambio di pace”?

7. Chi era Arafat? In che modo sostenne la lotta per la liberazione della Palestina?

Identifico il significato delle parole

8. Fai una ricerca sull’origine della parola “intifada”. Che cosa significa? Perché è stata scelta per identificare le rivolte palestinesi del 1987?

Il leader religioso sciita Ruhollah Khomeini ritratto nel 1978 in Francia, dove visse a lungo in esilio e divenne la voce più autorevole dell’opposizione allo scià.

studio con METODO

Identifico le informazioni

9. Perché lo scià iraniano si inimicò i partiti politici e i movimenti islamici?

Identifico il significato delle parole

10. Che cosa si intende per fondamentalista islamico? Concentrati in particolare sul primo termine: da quale parola deriva?

La rivoluzione iraniana crea una teocrazia islamica

Sulla situazione del Medio Oriente influì anche un inatteso rivolgimento avvenuto nel 1979 in Iran, un Paese abitato da una popolazione non araba, di lingua persiana, ricchissimo di petrolio. Sull’Iran regnava dal 1941 lo scià, in persiano “imperatore”, Reza Pahlavi, sostenuto dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Durante il suo lungo regno, lo scià si inimicò sia i partiti liberali e democratici, perché governò in modo autoritario, sia i movimenti islamici, perché introdusse norme, come il divieto per le donne di indossare il velo, che andavano contro i precetti religiosi.

All’inizio del 1978, democratici e religiosi unirono le forze e organizzarono una lunga serie di manifestazioni che costrinsero lo scià a rifugiarsi all’estero. Dopo la fuga dello scià e il ritorno in patria dopo 14 anni di esilio di Ruhollah Khomeini (1902-1989), un leader islamico molto amato nel Paese, i religiosi presero il controllo della situazione e fondarono un regime teocratico basato sulla legge islamica. Negli anni successivi, gli oppositori del nuovo regime, non solo i fedeli dello scià, ma anche i democratici che avevano preso parte alla rivoluzione, furono perseguitati. Inoltre, furono interrotti i rapporti economici e diplomatici con Israele e gli Stati Uniti, definiti dal regime “Il Grande Satana”.

Nascono nuovi movimenti ostili a Israele

Il successo della rivoluzione iraniana portò a una rinascita in tutta la regione mediorientale dei movimenti fondamentalisti islamici, che volevano una applicazione rigorosa della legge islamica ed erano assolutamente contrari all’esistenza di Israele.

In Libano nacque, con il sostegno dell’Iran, un movimento fondamentalista armato di nome Hezbollah, particolarmente forte nelle regioni del Sud, ai confini con Israele. Nei territori palestinesi fu fondato nel 1987 il movimento fondamentalista Hamas, contrario a ogni trattativa con Israele. Queste nuove minacce contribuirono a mantenere alta anche nei decenni successivi la tensione tra lo Stato ebraico e i Paesi vicini e a ritardare la soluzione della questione palestinese.

Medio Oriente senza pace

Israele e i suoi vicini

A circa mezzo secolo dagli accordi di Camp David con l’Egitto, l’obiettivo della politica estera di Israele rimane simile: normalizzare i rapporti con i Paesi arabi disponibili a riconoscere la sua esistenza per garantirsi la sicurezza. Perciò nel corso degli anni i governi israeliani hanno stabilito legami economici, culturali e commerciali con Stati come la Giordania, il Marocco, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti.

In questo sforzo Israele è stato sostenuto dagli Stati Uniti, che sono da sempre suoi alleati.

Un nemico irriducibile: l’Iran

Assolutamente contrario a ogni rapporto con Israele è l’Iran, che anzi si propone di combattere lo Stato ebraico fino a eliminarlo

Questo obiettivo è condiviso da una serie di Stati e movimenti armati alleati dell’Iran e nemici non solo di Israele, ma anche degli Stati Uniti. Tra gli alleati dell’Iran, noti come “Asse della resistenza”, ci sono il gruppo libanese Hezbollah, quello palestinese Hamas, quello yemenita degli Houthi, che mantengono un atteggiamento minaccioso nei confronti di Israele.

L’irrisolta questione palestinese

L’ostacolo più grave alla convivenza pacifica tra Israele e il mondo arabo è tuttavia la condizione dei Palestinesi, che ancora non hanno un proprio Stato e vivono in campi profughi o in territori occupati da Israele. L’importanza della questione palestinese per la sicurezza di Israele e di tutta la regione è risultata evidente dopo che il 7 ottobre 2023 Hamas ha lanciato un vasto attacco terroristico con-

tro Israele, in cui sono morte oltre 1200 persone. Israele ha reagito bombardando e invadendo la Striscia di Gaza, il territorio amministrato da Hamas in cui vivono oltre due milioni di Palestinesi. L’operazione ha provocato decine di migliaia di morti e centinaia di migliaia di profughi. Questi tragici eventi hanno fatto di nuovo crescere la tensione in tutto il Medio Oriente e creato ostilità verso Israele non solo nel mondo arabo, ma anche negli Stati Uniti e nel resto del mondo occidentale, mostrando così che è impossibile giungere a una pace duratura nella regione senza prima dare una risposta alle esigenze dei Palestinesi.

Oggi i Palestinesi vivono nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Qui, a partire dal 2002, Israele ha costruito un alto muro che separa i suoi territori da quelli palestinesi.

1. Crea una mappa per affrontare il tema dei rapporti tra Israele e gli altri Paesi del Medio Oriente da un punto di vista interdisciplinare. Ti suggeriamo qualche spunto attraverso alcune domande.

GEOGRAFIA Localizza su una carta del Medio Oriente i Paesi alleati dell’Iran e le aree in cui sono attivi i gruppi suoi alleati. Dove si trovano queste aree rispetto a Israele?

MUSICA Quali artisti esprimono con la loro musica le difficoltà del popolo palestinese?

ITALIANO Esistono libri, film o fumetti che mettono a confronto l’esperienza di ragazze e ragazzi israeliani e palestinesi?

EDUCAZIONE FISICA Perché gli atleti e le squadre israeliane gareggiano nelle competizioni europee e non in quelle asiatiche?

COLLEGAMENTI

LA DECOLONIZZAZIONE IN AFRICA

partiamo da... UNA FONTE SCRITTA

Tutti gli Stati devono cooperare soprattutto attraverso le Nazioni Unite nel realizzare la riduzione degli armamenti e l’eliminazione delle armi atomiche, sotto un valido controllo internazionale. I popoli dell’Asia e dell’Africa hanno bisogno di progresso sociale e di un più elevato tenore di vita in un clima di maggior libertà. Ma libertà e pace sono interdipendenti. Tutti i popoli devono godere del diritto di autodecisione, e la libertà e l’indipendenza devono essere accordate senza indugio a tutti quei popoli che ancora ne sono privi.

Dal documento finale della conferenza di Bandung, 18-24 aprile 1955

HUB Maps IPaesinonallineati

Questo testo è tratto dal documento finale della conferenza di Bandung, in Indonesia, del 1955, un incontro tra Paesi in prevalenza asiatici e mediorientali, che non volevano schierarsi né con gli Stati Uniti né con l’Unione Sovietica e che intendevano difendere gli interessi delle ex colonie e dei popoli ancora soggetti alla colonizzazione.

1. A quale altra organizzazione internazionale fa riferimento il documento?

2. Se dovessi scegliere cinque parole chiave per riassumere il testo, quali sarebbero?

Il Movimento dei Paesi non allineati promuove gli interessi del Terzo Mondo

Dalla conferenza di Bandung ebbe origine il Movimento dei Paesi non allineati, un’organizzazione internazionale promossa inizialmente soprattutto da India, Egitto e Jugoslavia (unico Paese europeo partecipante) e così chiamata proprio perché i Paesi aderenti non intendevano aderire né al Blocco guidato dagli Stati Uniti né a quello guidato dall’Unione Sovietica. Come hai letto nel documento, tra gli obiettivi del Movimento vi erano il completamento della decolonizzazione, il disarmo nucleare e l’adozione di politiche economiche che favorissero lo sviluppo autonomo dei Paesi che avevano fatto parte degli imperi coloniali europei. In realtà, il Movimento dei Paesi non allineati non ottenne molti risultati concreti, anche per le divisioni al suo interno e per il fatto che molti dei Paesi che ne facevano parte erano in realtà schierati con gli Stati Uniti o con l’Unione Sovietica, e dunque ne subivano l’influenza. Tuttavia esso fu molto importante per far conoscere i problemi delle ex colonie e imporre il loro punto di vista all’attenzione dei governi e dell’opinione pubblica di tutto il pianeta.

I rappresentanti dei Paesi non allineati riuniti nella conferenza di Bandung.

I Paesi africani ottengono l’indipendenza

L’obiettivo del Movimento dei Paesi non allineati di completare il processo di decolonizzazione interessava soprattutto l’Africa, dove a metà degli anni Cinquanta gran parte dei Paesi era ancora soggetta alla dominazione europea. Nel giro di un solo decennio, la situazione cambiò radicalmente e quasi tutti i Paesi africani ottennero l’indipendenza, per lo più pacificamente. Nel 1960, ad esempio, fu dissolta l’Africa occidentale francese, da cui nacquero otto Stati indipendenti.

La decolonizzazione fu invece molto violenta in Algeria. Qui, a differenza delle altre colonie francesi del Nord Africa, Marocco e Tunisia, che avevano ottenuto pacificamente l’indipendenza nel 1956, le rivendicazioni della popolazione locale si scontravano con gli interessi di una folta comunità francese, presente nel Paese da generazioni. Gli Algerini portarono avanti, con il Fronte di liberazione nazionale, una dura lotta contro le truppe francesi, che risposero con una violenta repressione, ricorrendo anche alla tortura. Infine, di fronte alle proteste internazionali e di buona parte dell’opinione pubblica francese, nel 1962 il presidente francese Charles De Gaulle si decise a ritirare le truppe e a concedere l’indipendenza.

Un altro processo di decolonizzazione molto travagliato riguardò le colonie portoghesi, Mozambico, Angola e Guinea Bissau, che furono gli ultimi Paesi a ottenere l’indipendenza, nel 1974, dopo tredici anni di guerra.

La decolonizzazione dell’Africa

Sahara

Marocco

Algeria

Tunisia

Libia Egitto

Mauritania

Senegal Gambia

Guinea Bissau

Guinea

Sierra Leone

Liberia Costa d’Avorio Ghana Togo Benin Alto Volta

Mali Niger Ciad Sudan Gibuti

Nigeria Rep. Centrafricana Camerun

Uganda

Rep. Dem. del Congo Congo Gabon

Guinea Equat.

Etiopia Somalia

Kenya Ruanda Burundi

Tanzania

Identifico le informazioni

1. Quale principio univa i membri del Movimento dei Paesi non allineati?

Metto in relazione

2. Quali furono i limiti e i meriti del Movimento?

Espongo

3. Perché la decolonizzazione algerina fu molto violenta rispetto a quella degli altri Paesi africani?

Lavora con la carta interattiva

Stati diventati indipendenti dal 1947 al 1951

Mozambico

Namibia Rhodesia

Malawi Angola Zambia Botswana

Madagascar

Swaziland

Lesotho Rep. Sudafricana

Stati indipendenti nel 1960

Stati diventati indipendenti dal 1961 al 1974

Stati diventati indipendenti dopo il 1974

Guerra civile Guerriglia

La folla invade le strade di Algeri dopo la pubblicazione dei risultati del referendum del 7 marzo 1962 che sancisce l’indipendenza del Paese dalla Francia.

studio con METODO

Identifico le informazioni

4. Dopo la decolonizzazione, quale problema dovettero affrontare i Paesi dell’Africa subsahariana?

I nuovi Stati africani sono poco stabili

Anche se si dissolsero in modo piuttosto rapido, gli imperi coloniali europei lasciarono pesanti conseguenze in tutto il continente, e in particolare nell’Africa subsahariana, cioè a sud del deserto del Sahara. Dopo l’indipendenza, infatti, molti Paesi di quest’area mantennero i confini tracciati dagli Europei, i quali però, nello spartirsi il continente, non avevano badato alle divisioni etniche tra le popolazioni locali. Di conseguenza, in uno stesso Stato si trovarono a convivere più etnie, a volte in conflitto tra loro, e molti popoli furono spartiti tra diversi Paesi confinanti.

Ne nacquero sanguinose guerre civili a causa delle quali salirono spesso al potere militari che governavano in favore della propria etnia, a scapito delle altre. Ai conflitti etnici, si aggiungevano l’arretratezza economica e sociale, la corruzione, la mancanza di un’amministrazione efficiente, tutti fattori che portarono gli Stati africani ad avere governi deboli, spesso dipendenti dal sostegno dei Paesi europei o delle due superpotenze, che ne approfittavano per sfruttare le risorse locali. Un caso esemplare di tutti questi problemi è costituito dal Congo, la vastissima colonia belga nell’Africa equatoriale, popolata da numerose etnie diverse. Dopo l’indipendenza, il suo leader, Patrice Lumumba, cercò di avviare lo sviluppo unitario del Paese. Gli ex colonialisti belgi volevano però continuare a sfruttare i ricchissimi giacimenti minerari e perciò suscitarono una rivolta nella regione del Katanga. Ne nacque una guerra civile durante la quale Lumumba fu ucciso. Salì al potere il generale Mobutu, che governò in modo autoritario per trent’anni con il sostegno del Belgio e di altre potenze occidentali.

Patrice Lumumba, fondatore del Mouvement national congolais, fu il primo presidente del Consiglio della nuova repubblica del Congo nel 1960. Morì assassinato nel 1961.

I Boeri creano in Sudafrica un regime razzista

Un caso eccezionale nel processo di decolonizzazione fu costituito dal Sudafrica, l’unico Paese dell’Africa subsahariana in cui fosse presente da secoli un insediamento stabile di una popolazione europea, gli Afrikaner o Boeri, coloni di origine olandese che si erano trasferiti nella regione fin dal Seicento. Dopo la dissoluzione dell’impero britannico, che li aveva sottomessi alla fine dell’Ottocento, i coloni olandesi nel 1948 riacquistarono il controllo del Paese. Negli anni successivi attuarono una politica razzista nei confronti della maggioranza di colore, nota con il termine apartheid, che significa “separazione”. Furono vietati i matrimoni misti, limitato l’accesso dei neri all’istruzione, istituiti servizi pubblici separati per le diverse etnie. Nelle regioni più povere del Paese furono appositamente creati piccoli Stati, ufficialmente autonomi ma controllati dal Sudafrica, riservati ai neri, che così persero la cittadinanza sudafricana. In questo modo i neri non ebbero più la possibilità di reclamare il diritto di voto e dunque di sottrarre ai bianchi il potere politico ed economico.

Nel 1991 l’apartheid finisce

All’apartheid si oppose il movimento locale per i diritti civili, che ebbe tra i suoi leader Nelson Mandela, il quale fu rinchiuso in carcere, dove rimase per ventisette anni.

Nel 1974 le Nazioni Unite condannarono l’apartheid e in seguito furono imposte al Sudafrica sanzioni economiche che impedirono alle aziende locali di fare affari all’estero. Le sanzioni economiche e le proteste internazionali contro la detenzione di Mandela e di altri attivisti politici indebolirono il regime sudafricano, che dovette progressivamente riconoscere i diritti dei neri. Lo smantellamento definitivo dell’apartheid giunse nel 1991. Tre anni dopo Mandela divenne il primo presidente nero del Sudafrica

Identifico le informazioni

5. Che cosa fu l’apartheid? Come fu attuato da parte dei coloni olandesi?

Espongo

6. Che cosa rese possibile la fine dell’apartheidin Sudafrica? Rispondi oralmente a partire dalle parole in grassetto presenti nel testo.

Esploro

7. Guarda insieme alla tua classe il film Invictus. Conclusa la visione, riflettete sugli aspetti che non conoscevate della vita di Mandela e che vi hanno aiutato maggiormente a comprendere l’importanza del suo operato in Sudafrica.

Nelson Mandela saluta i suoi sostenitori prima di un comizio in vista delle elezioni del 1994, nelle quali ottenne la carica di presidente del Sudafrica.

LA CINA DAL GRANDE BALZO A DENG

studio con METODO

Metto in relazione

1. Quali furono le ragioni che allontanarono la Cina dall’Unione Sovietica?

2. Individua cause e conseguenze del fallimento del Grande balzo in avanti promosso da Mao.

Applico la strategia Salta fuori (QR p. 396)

3. Osserva il manifesto in fondo alla pagina con gli occhi di chi lo ha realizzato: quali messaggi, secondo te, doveva comunicare? Quali sentimenti voleva suscitare verso il governo cinese?

«Segui la strada della cooperazione!»: manifesto di propaganda del Partito comunista cinese a sostegno delle politiche economiche e sociali del Grande balzo in avanti, 1958-1961.

La Cina entra in contrasto con l’Unione Sovietica

Tra i promotori del Movimento dei Paesi non allineati vi fu anche la Cina, che, pur avendo un’economia comunista, si allontanò dall’Unione Sovietica. Il suo leader, Mao Zedong, non accettava infatti che la Cina avesse un ruolo subalterno rispetto all’URSS. Le divisioni si aggravarono dopo l’ascesa di Chruscev e l’avvio della destalinizzazione (→ Capitolo 11, Lezione 1). Mao, infatti, stava conducendo una politica analoga a quella di Stalin e condannò la svolta di Chruscev come un tradimento del comunismo. La spaccatura definitiva avvenne nel 1964, quando la Cina fece esplodere la sua prima bomba atomica, divenendo così la terza potenza nucleare del pianeta.

Il Grande balzo in avanti si risolve in un disastro Nel frattempo, Mao accelerò la trasformazione dell’economia cinese, promuovendo nel 1958 il cosiddetto Grande balzo in avanti, un piano che prevedeva di aumentare la produzione agricola e industriale. Furono creati nelle campagne grandi comuni popolari, che raccoglievano fino a decine di migliaia di persone e in cui tutto era condiviso, non solo il lavoro e la terra, ma anche la vita quotidiana e l’educazione dei figli. Inoltre, i contadini dovevano occuparsi direttamente anche della manutenzione di edifici e infrastrutture e della stessa produzione di macchinari agricoli.

I risultati di questa politica furono catastrofici. L’eccesso di lavoro affidato ai contadini, la mancanza di esperienza e organizzazione, la carenza di macchinari provocarono un crollo della produzione agricola e tra il 1959 e il 1960 decine di milioni di Cinesi morirono di fame e malattie.

Mao elimina i rivali con la Rivoluzione culturale

Dopo il fallimento del Grande balzo in avanti, in molti all’interno del partito cominciarono a criticare le idee di Mao. Per conservare il potere, Mao avviò allora la cosiddetta Rivoluzione culturale. A partire dal 1966, un’intensa campagna di propaganda denunciò che la rivoluzione comunista era in pericolo. Migliaia di giovani, le Guardie rosse, furono mobilitati per diffondere nel Paese i principi originari della rivoluzione e dell’uguaglianza assoluta tra i cittadini e per denunciare chiunque fosse sospettato di volersi differenziare, con la propria autorità o il proprio prestigio personale. Milioni di persone vennero sottoposte a processi sommari e inviate in campi di rieducazione. Tra loro vi erano gli uomini politici che si erano opposti a Mao, ma anche gran parte della classe dirigente cinese: professionisti, insegnanti, artisti, tecnici, scienziati, che spesso non sopravvissero alle torture fisiche e psicologiche delle Guardie rosse.

Deng Xiaoping introduce la libertà economica

Alla Rivoluzione culturale seguì un periodo di lotte all’interno del Partito comunista che si chiuse solo dopo la morte di Mao (1976) e l’ascesa al potere di Deng Xiaoping (1904-1997). Nel giro di pochi anni, Deng rovesciò completamente la precedente politica economica cinese concedendo maggiori libertà ai cittadini:

● sciolse le comuni agricole e distribuì la terra ai contadini consentendo loro di vendere i propri prodotti;

● reintrodusse le differenze di stipendio tra lavoratori, in modo da stimolare i migliori e i più preparati;

● incentivò gli scambi con l’estero;

● promosse la produzione di beni di consumo, da vendere in Europa e in America. In pochi anni i prodotti fabbricati in Cina conquistarono i mercati europei e americani grazie ai loro prezzi imbattibili e l’economia cinese crebbe a ritmi rapidissimi fino a diventare una delle maggiori del pianeta

Metto in relazione

4. Perché Mao attuò la cosiddetta Rivoluzione culturale? Quale legame c’era tra questa scelta e il fallimento del Grande balzo in avanti?

Identifico le informazioni

5. Quali benefici apportò alla Cina la politica economica varata da Xiaoping?

Scienza al servizio dello sviluppo

Nell’epoca di Deng Xiaoping, la propaganda ufficiale cinese puntò a stimolare l’ambizione dei giovani, perché dessero il loro contributo personale allo sviluppo tecnologico ed economico del Paese. In questo manifesto del 1980, intitolato «Ama la scienza, studia la scienza, usa la scienza» dietro una ragazza china a studiare sui libri sono raffigurate le innovazioni a cui potrà contribuire con il suo impegno: missili, aeroplani, treni modernissimi, nuove esplorazioni sotto l’insegna della bandiera rossa della Cina.

LA SINTESI A MODO MIO

LEGGI e individua nel testo le informazioni principali

LEZIONE 1

Dissoluzione degli imperi coloniali

DECOLONIZZAZIONE

Influenza di Stati Uniti e Unione Sovietica

LEZIONE 2

DECOLONIZZAZIONE IN ASIA

Sud-Est asiatico

India indipendente (1947) regimi sotto influenza USA governi comunisti sotto influenza URSS

LEZIONE 3

FORMAZIONE STATO D’ISRAELE

ostilità dei Paesi arabi

guerra dei Sei giorni (1967)

guerra del Kippur (1973)

questione ebraico-palestinese

ASCOLTA l’audiosintesi e prendi nota delle informazioni principali

Il tramonto degli imperi coloniali

VISUALIZZA le connessioni con l’aiuto degli schemi

Dopo la Seconda guerra mondiale accelera il fenomeno della decolonizzazione. Gli imperi coloniali europei si dissolvono e decine di Paesi in Asia e Africa ottengono l’indipendenza

La decolonizzazione si ispira al principio dell’autodeterminazione dei popoli ed è favorita dal sostegno di Stati Uniti e Unione Sovietica e dall’indebolimento delle potenze europee. Alla dominazione coloniale si sostituisce però in molti casi l’influenza delle due superpotenze, che impongono governi alleati.

La decolonizzazione in Asia

Nel subcontinente indiano le lotte condotte dal Partito del Congresso e dal Mahatma Gandhi portano nel 1947 all’indipendenza dell’India dal Regno Unito. Tuttavia i contrasti tra comunità religiose provocano la spartizione tra Unione indiana, a maggioranza indù, e Pakistan, a maggioranza musulmana, accompagnata da violenze e dalla fuga di milioni di profughi da un Paese all’altro.

In India sorge una democrazia guidata dal Partito del Congresso e si avvia un processo di modernizzazione economica e sociale.

Nel Sud-Est asiatico, si impongono regimi autoritari amici degli Stati Uniti in Birmania, Malesia, Indonesia e Filippine, governi comunisti in Cambogia e Laos, mentre il Vietnam viene diviso in due Stati, tra nord comunista e sud filoamericano.

Il Medio Oriente e il mondo arabo

Gli Stati mediorientali ottengono l’indipendenza da Francia e Regno Unito, ma l’immigrazione ebraica in Palestina provoca conflitti con la popolazione araba locale. L’ONU decide quindi di spartire la regione in due Stati. Gli Ebrei accettano la spartizione e fondano lo Stato d’Israele che nel 1948 respinge l’invasione degli Stati arabi confinanti ed estende il suo territorio espellendo molti Palestinesi. In Egitto sale al potere Gamal Abd el Nasser (1954) che sfida Israele, ma viene sconfitto nella guerra dei Sei giorni (1967). Dopo la guerra del Kippur (1973) Israele ed Egitto firmano gli accordi di Camp David. Israele continua a occupare i territori palestinesi e a contrastare l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), guidata da Yasser Arafat. Dopo il 1979, quando in Iran si impone una teocrazia islamica, in tutto il Medio Oriente si diffondono movimenti fondamentalisti islamici.

• Ascolta l’audiosintesi

• Scarica la sintesi in 7 lingue

LEZIONE 4

La decolonizzazione in Africa

DECOLONIZZAZIONE IN AFRICA

fenomeno per lo più pacifico Algeria (1956), ex colonia francese

Mozambico, Angola, Guinea Bissau (1974), ex colonie portoghesi guerre di liberazione

LEZIONE 5

governo di Mao Zedong

governo di Deng Xiaoping Rivoluzione culturale

rapida crescita economica

Il Movimento dei Paesi non allineati non vuole schierarsi con nessuna delle superpotenze, promuove il disarmo e chiede il completamento della decolonizzazione. Tra gli anni ’60 e ’70 la decolonizzazione si realizza in Africa, per lo più in modo rapido e pacifico, tranne che in Algeria e nelle colonie portoghesi, Mozambico, Angola e Guinea Bissau, dove si svolgono lunghe guerre di liberazione. Molti Paesi africani sono e continuano a essere vittime dello sfruttamento dei Paesi europei o delle superpotenze.

In Sudafrica i discendenti dei coloni olandesi fondano un regime basato sull’apartheid, una politica di segregazione razziale che viene smantellata soltanto negli anni ’90, quando sale al potere Nelson Mandela, leader del movimento per i diritti della maggioranza nera.

La Cina dal Grande balzo a Deng

Negli anni ’60 la Cina si allontana dall’Unione Sovietica e prosegue una politica economica ispirata alle idee di Stalin. Mao Zedong cerca di sviluppare l’agricoltura e l’industria con il piano del Grande balzo in avanti (1958). Il piano però fallisce e provoca una grave carestia e la morte di milioni di persone. Per mantenere il potere nel 1966 Mao lancia la Rivoluzione culturale, una campagna di propaganda per diffondere le idee di Mao e promuovere un’assoluta uguaglianza tra i cittadini. Chiunque non rispetti questi principi viene rinchiuso nei campi di rieducazione, dove subisce violenze. In questo modo, Mao riesce a eliminare gli uomini politici che si opponevano al suo potere, ma causa anche la scomparsa di gran parte della classe dirigente del Paese. Dopo la morte di Mao (1976), sale al potere Deng Xiaoping che liberalizza l’economia, favorisce gli investimenti stranieri in Cina e le esportazioni di beni di consumo. Grazie a queste riforme, nel giro di pochi decenni la Cina diventa una delle maggiori potenze industriali e commerciali del pianeta.

CINA

LA MAPPA

Scarica la mappa personalizzabile

Completa la mappa con le parole mancanti.

1

LA DECOLONIZZAZIONE

tra il dopoguerra e gli anni del Novecento

3

la dissoluzione degli imperi

Mandela coloniali

Sudafrica Asia meridionale

Africa

Medio Oriente Africa francese

la nascita dello Stato di (1948)

5

Sessanta India occidentale Algeria

8

7 Israele palestinese

2

Stati Uniti e Unione Sovietica processi pacifici guerre sanguinose

4

l’indipendenza dell’ e del Pakistan (1947)

l’inizio della questione –– Colonie portoghesi è in avviene come in come in dove si instaura che cade nel 1994 g i a con con e con il sostegno di dove si verificano un regime razzista un movimento guidato da Nelson

6

3. ESPONI

PREPARARSI ALL’INTERROGAZIONE

Con il supporto della mappa, componi una scaletta per ciascuno dei temi proposti. Poi utilizza le scalette realizzate per esercitarti nell’esposizione orale sugli argomenti chiave del capitolo.

a. La decolonizzazione 1 Spiega il significato del termine, collegalo al principio di autodeterminazione e indica il ruolo degli Stati e delle istituzioni che l’hanno promossa 2

b. Le tappe della decolonizzazione in Asia 3. Parti dalla proposta politica di Gandhi 4. Soffermati sulle caratteristiche dell’India dopo l’indipendenza e sulla spartizione del Sud-Est asiatico.

c. Il Medio Oriente e il mondo arabo. Affronta le tappe della storia di Israele 5 e la questione palestinese irrisolta 6, ma anche le idee della Lega araba e l’affermazione del fondamentalismo islamico.

d. La decolonizzazione in Africa 7. Distingui le diverse modalità con cui è stata raggiunta l’indipendenza, dando spazio soprattutto alla figura di Nelson Mandela in Sudafrica 8.

VERSO L’ESAME

IN COPPIA Individuate un collegamento con un’altra disciplina. Cercate online le informazioni, organizzatele in una scaletta e preparate una breve esposizione per la classe.

4. VALUTA il tuo percorso

Valuta il tuo percorso nello studio di questo capitolo e annota le tue considerazioni personali.

Ho capito tutti i contenuti?

Ho saputo individuare collegamenti tra diversi fenomeni?

Ho saputo esporre con chiarezza ed efficacia?

Ho collaborato bene con compagne e compagni?

ORA TOCCA A TE!

• Visualizza la carta dell’Europa

• Scarica l’organizzatore grafico

• Svolgi altri esercizi su HUB test

CONOSCO GLI EVENTI PRINCIPALI

1 1. Indica con una crocetta se le seguenti affermazioni sono vere o false.

a. Dopo la Seconda guerra mondiale, i movimenti indipendentisti delle colonie trovarono sostegno solo nell’Unione Sovietica.

b. La decolonizzazione non fu facile, ma fu portata a termine nel giro di pochi decenni.

c. Il progetto di creare regimi democratici da parte degli indipendentisti fu ostacolato dalla Guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica.

d. Le colonie portoghesi in Africa furono tra le prime a ottenere l’indipendenza.

e. Gandhi condusse la lotta contro l’imperialismo per sostenere l’indipendenza del Pakistan dall’impero britannico.

f. La spartizione dell’India causò l’esodo di milioni di persone indù e musulmane da e verso il Pakistan.

g. L’ONU approvò la spartizione della Palestina fra due Stati indipendenti.

h. In Iran, lo scià Reza Pahlavi si inimicò sia i partiti liberali e democratici, perché governò in modo autoritario, sia i movimenti islamici, perché introdusse norme che andavano contro i precetti religiosi.

i. I coloni olandesi, riacquistato il controllo del Sudafrica, attuarono una politica razzista nei confronti della maggioranza di colore.

j. In Cina, Mao avviò la cosiddetta Rivoluzione culturale per avvicinare il Paese al modello occidentale.

MI ORIENTO NEL TEMPO

2. Vai all’apertura di capitolo (pp. 246-247): se non lo hai ancora fatto, completa la linea del tempo con gli eventi principali. Usala poi per esporre oralmente la storia della decolonizzazione.

USO IL LESSICO SPECIFICO

3. Per ogni definizione scrivi il termine o l’espressione corretta.

a. Processo attraverso cui un territorio sottoposto a regime coloniale acquista l’indipendenza politica, economica e tecnologica dal Paese ex colonizzatore.

b. Diritto concesso a un popolo, sottoposto a dominazione straniera, di determinare il proprio destino.

c. Governo composto da membri delle forze armate.

d. Forma di governo in cui la gestione delle attività religiose e quelle governative laiche coincidono.

e. Termine che significa “separazione”, usato per indicare il sistema di segregazione razziale istituito dai coloni olandesi in Sudafrica nel 1948.

f. Coloni di origine olandese trasferitisi in Sudafrica fin dal Seicento.

g. Diritti di cui godono tutti i cittadini di uno Stato in quanto tali, ad esempio il diritto di opinione, di associazione, di parola.

Decolonizzazione

Autodeterminazione

Giunta militare

Regime teocratico

Apartheid Boeri

Diritti civili

METTO IN RELAZIONE

4. Collega ciascun fatto alla causa che l’ha determinato. FATTI

a. Nel giro di pochi anni il processo di decolonizzazione coinvolse Asia e Africa.

b. Gli Stati europei dovettero arrendersi e concedere l’indipendenza a porzioni sempre più vaste dei loro imperi.

c. Nel 1948 le autorità ebraiche proclamarono a Tel Aviv la nascita dello Stato di Israele, che il giorno successivo fu invaso dagli eserciti arabi di Siria, Egitto, Libano, Transgiordania e Iraq.

d. In uno stesso Stato si trovarono a convivere più etnie, a volte in conflitto tra loro, e molti popoli furono spartiti tra diversi Paesi confinanti.

CAUSE

1. Le vecchie potenze coloniali erano troppo deboli dal punto di vista economico e militare per contrastare le richieste degli indipendentisti.

2. A causa delle tensioni tra Arabi ed Ebrei in Palestina, l’ONU nel 1947 decise di spartire il territorio tra due Stati indipendenti, decisione che fu accettata dalla parte ebraica ma respinta dalla Lega araba.

3. Dopo l’indipendenza, molti Paesi africani mantennero i confini tracciati dagli Europei, i quali non avevano badato alle divisioni etniche tra le popolazioni locali.

4. Le richieste di autodeterminazione delle colonie trovarono il sostegno degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, le nuove superpotenze mondiali.

STRATEGIA RICAVA LA VISIONE DEL MONDO (QR p. 396)

5. A partire da ciò che hai studiato in questo capitolo, ricava la visione del mondo di Gandhi, il leader del movimento indipendentista indiano.

NOME

Gandhi

INQUADRAMENTO CRONOLOGICO

1869-1948

RUOLI RICOPERTI

Leader del Partito del Congresso e guida del movimento indipendentista indiano

LA SUA VISIONE DEL MONDO

VALORI

PERCHÉ È RICORDATO

La lotta per l’indipendenza dell’India deve essere combattuta mediante la non violenza e la disobbedienza civile.

CONVINZIONI OBIETTIVI

La non violenza, l’uguaglianza, la spiritualità. Gandhi è ricordato per essere il padre della nazione indiana, colui che ha portato l’India all’indipendenza con proteste pacifiche, ad esempio la celebre Marcia del sale del 1930

COSA APPROVI DEL SUO OPERATO

COSA CONTESTI DEL SUO OPERATO

L’indipendenza dell’India dal Regno Unito e la pacifica convivenza di indù e islamici. Risposta soggettiva Risposta soggettiva

SECONDO E TERZO MONDO

Il capitolo in 3 mosse

1

Che cosa è già successo?

TOCCA A VOI Collega ciascun termine alla sua definizione.

decolonizzazione

Guerra fredda

NATO

Patto di Varsavia

Blocco occidentale

Blocco orientale

femminismo

Movimento dei Paesi non allineati

organizzazione dei Paesi non schierati né con gli

Stati Uniti né con l’Unione Sovietica

alleanza militare guidata dagli Stati Uniti

dissoluzione degli imperi coloniali in Asia e Africa

alleanza militare guidata dall’Unione Sovietica

rivalità politica ed economica tra Stati Uniti e Unione Sovietica

movimento che promuove i diritti delle donne

insieme di Paesi alleati degli Stati Uniti

insieme di Paesi alleati dell’Unione Sovietica

Come e quando succede?

Costruiamo la linea del tempo

TOCCA A VOI Studiando il capitolo, sarai in grado di completare questa linea del tempo e otterrai così una SINTESI VISUALE degli eventi principali, che potrai consultare per lo studio e il ripasso. 3

Istituzione del servizio nazionale nel Regno Unito.

sanitario

1948

Sviluppo dell’industria e dei consumi, nascita del Welfare State

Primo mondo

Secondo mondo

Terzo mondo

• Esplora la linea del tempo

• Consulta il glossario in 7 lingue

2 Che cosa scopriremo?

Negli Stati Uniti e nei Paesi loro alleati si sviluppa la società del benessere, caratterizzata da una qualità della vita mai raggiunta prima.

Negli anni ’60 e ’70, donne, studenti e operai organizzano proteste per chiedere una società più equa: si diffonde il movimento del Sessantotto.

Il neocolonialismo è una nuova forma di sfruttamento economico da parte dei Paesi industrializzati nei confronti del Terzo mondo.

TOCCA A VOI VOI L’immagine ritrae due femministe scese in piazza a protestare. Qual è il loro obiettivo?

Nel capitolo userete le strategie: Spiega il concetto • Ricava la visione del mondo • Ancora e ancora • Inquadra la società 1960

LEZIONE 1

IL PRIMO MONDO

studio con METODO

Schematizzo

1. Sul quaderno, schematizza le caratteristiche di Primo, Secondo e Terzo mondo in una tabella, elencando di ciascuno:

• i Paesi che ne fanno parte;

• le caratteristiche economiche;

• le caratteristiche politiche.

Un pianeta diviso in tre

• Il Primo mondo comprendeva, oltre ai Paesi alleati degli Stati Uniti nella NATO, anche l’Australia e la Nuova Zelanda, il Giappone, e Paesi neutrali, come Svizzera e Finlandia.

• Nel Secondo mondo rientravano l’URSS e gli altri Paesi del Patto di Varsavia, ma anche Cuba, Cina e Vietnam.

• Il Terzo mondo si estendeva in particolare nella fascia meridionale del pianeta: America Latina, Africa, Asia del Sud.

Il pianeta è diviso tra Primo, Secondo e Terzo mondo

Nella seconda metà del Novecento, a causa della Guerra fredda tra le due superpotenze, il mondo si trovò suddiviso in tre parti nettamente distinte:

● il Primo mondo era costituito dagli Stati Uniti e dai loro alleati in Europa occidentale, America (Canada), Asia (Giappone) e Oceania (Australia e Nuova Zelanda), e da Paesi neutrali come Svizzera e Finlandia, ed era caratterizzato da economie capitaliste industrializzate e da istituzioni democratiche;

● il Secondo mondo era costituito dall’Unione Sovietica e dagli altri Paesi comunisti in Europa orientale e nel resto del mondo (Cuba, Cina e Vietnam), ed era caratterizzato da un sistema economico socialista e da regimi dominati dai partiti comunisti;

● il Terzo mondo era costituito dai Paesi non allineati, cioè non schierati con le due superpotenze: gli Stati asiatici, africani e sudamericani da poco liberati dal dominio coloniale europeo. Questi Paesi avevano economie poco industrializzate e ancora dipendenti dagli ex colonizzatori o dalle due superpotenze. Per la loro arretratezza economica venivano anche definiti Paesi in via di sviluppo; per la loro posizione geografica, Sud del mondo, in contrapposizione alle regioni industrializzate del Nord, divise tra l’Ovest capitalista e l’Est comunista

Primo mondo

Secondo mondo

Terzo mondo

La società del benessere nasce negli Stati Uniti

Nel Primo mondo – oggi solitamente chiamato Occidente, o mondo occidentale – gli anni tra il 1945 e il 1973 sono definiti i “gloriosi trenta” o l’“età dell’oro”.

In quegli anni, infatti, si sviluppò la cosiddetta società del benessere, in cui una quota crescente di persone ebbe la possibilità di raggiungere un livello di qualità della vita, possibilità economiche, libertà e democrazia mai raggiunto in precedenza.

Crescono gli scambi tra Paesi del Primo mondo

Nel secondo dopoguerra gli Stati Uniti sostennero la crescita dei loro alleati in Europa e in Asia: dopo aver favorito la ricostruzione con il Piano Marshall (→ Capitolo 7, Lezione 3), strinsero accordi con i Paesi europei e il Giappone per l’abbattimento dei dazi per promuovere gli scambi commerciali.

La crescita dei Paesi occidentali fu favorita anche da altre cause:

● il rapido aumento della popolazione mondiale, che passò dai 2,5 miliardi del 1950 ai 4 del 1975, portando con sé un incremento dei consumi;

● il basso costo delle materie prime, in particolare del petrolio;

● il basso costo del denaro ;

● la diffusione di tecnologie e materiali innovativi, come la plastica, il plexiglas, le fibre sintetiche (nylon, viscosa, acrilico), che consentirono di realizzare oggetti di consumo a prezzi accessibili 1.

Applico la strategia Spiega il concetto (QR p. 396)

2. Spiega il significato dell’espressione “età dell’oro” riferita al mondo occidentale nel secondo dopoguerra, partendo dal testo e dalle immagini presenti in questa lezione.

Identifico le informazioni

3. Quali fattori favorirono la crescita dei Paesi occidentali nel secondo dopoguerra?

Nuovi modelli di ricevitori televisivi vengono sottoposti ai test finali e all’ispezione sulla catena di montaggio presso lo stabilimento RCA Victor a Camden, negli Stati Uniti, nei primi anni ‘50.

LE PAROLE DELL’ECONOMIA

INTERESSE E COSTO DEL DENARO

SIGNIFICATO Quando un’azienda o una famiglia chiedono in prestito una somma di denaro la devono poi restituire in un tempo prestabilito, pagando un interesse, cioè una quota in più rispetto a quella che hanno ottenuto in prestito. Questa quota, espressa in percentuale, si chiama tasso di interesse ed è stabilita dalle autorità economiche dei vari Paesi. Più il tasso di interesse è basso, più le persone e le imprese sono stimolate a chiedere soldi alle banche per spenderli o investirli, quindi i consumi aumentano e l’economia cresce.

ORIGINE Il termine “interesse” deriva dal verbo latino interesse, che significa “essere in mezzo”, “partecipare”, “importare”. Da questa stessa parola deriva anche il verbo italiano “interessare”. Il suo significato economico è le-

gato al fatto che l’interesse serve a compensare il tempo trascorso, cioè che “sta in mezzo” tra il prestito e la sua restituzione.

PUOI USARLA PER Queste parole sono comunemente usate nell’ambito degli investimenti finanziari e dei prestiti di denaro. In particolare, un basso costo del denaro è un fatto positivo, perché persone e aziende riescono a ottenere prestiti convenienti e dunque possono investire e spendere. D’altra parte, se il denaro costa poco vuol dire anche che vale poco, cioè che con una stessa somma di denaro si possono comprare meno cose.

→ Perché possiamo affermare che un basso costo del denaro è un fattore positivo per persone e aziende?

ORIENTAMENTO

• consapevolezza di sé

Rifletti sul concetto di consumismo: hai mai comprato un prodotto per desiderio e non per bisogno? Che cosa hai provato dopo l’acquisto? Per quanto tempo è durata questa sensazione? La pubblicità ti ha condizionato? Confronta le tue esperienze con quelle di un compagno o una compagna.

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Nuovi consumi

Nell’Europa occidentale le automobili in circolazione passarono da 5 milioni nel 1948 a 44 milioni nel 1965; in Italia, nello stesso periodo, passarono da 200.000 a oltre 5 milioni.

Crescono produzione e occupazione

Grazie a questi fattori, tra il 1949 e il 1963 la produzione industriale europea triplicò. I Paesi che crebbero più rapidamente furono proprio le tre potenze uscite sconfitte dalla Seconda guerra mondiale – Italia, Germania e Giappone – per le quali, in quegli anni, si parlò di un vero e proprio miracolo economico. A sua volta l’espansione dell’economia portò alla piena occupazione, cioè alla disponibilità di lavoro per tutti, tanto che in media la percentuale di disoccupati scese all’1,5%. Molti Paesi europei dovettero importare manodopera, favorendo l’immigrazione (in Francia e Gran Bretagna dalle ex colonie asiatiche e africane; in Germania occidentale da Italia, Spagna, Grecia e Turchia). Mentre gli immigrati venivano impiegati soprattutto nelle fabbriche, i lavoratori locali trovavano impiego nei servizi, che divennero il settore economico più importante.

La popolazione può spendere di più

La maggiore disponibilità di denaro dovuta alla piena occupazione favorì la crescita dei consumi da parte di tutte le classi sociali, tanto che si cominciò a parlare di una società del benessere in cui tutti avevano una qualità della vita elevata. Crebbe la vendita di automobili 2, di elettrodomestici 3 e altri tipi di merci, dall’abbigliamento ai generi alimentari. Un numero crescente di persone poté concedersi spese voluttuarie, cioè che soddisfacevano non un bisogno ma un desiderio personale. In particolare crebbe il turismo, favorito anche dallo sviluppo dell’aviazione civile, che consentì di viaggiare con tempi e costi ridotti. La disponibilità di denaro fece nascere anche il consumismo, cioè la tendenza ad acquistare prodotti per stare al passo con le nuove mode o con le innovazioni tecnologiche. Questo atteggiamento, rafforzato anche dalla pubblicità, portò a un aumento degli sprechi e dei rifiuti, a causa del continuo ricambio di merci.

La diffusione degli elettrodomestici, come il frigorifero o la lavatrice, cambiò radicalmente la vita quotidiana, in particolare per le donne, che tradizionalmente si occupavano della cura della casa. L’immagine qui sotto è tratta da una pubblicità dell’azienda italiana Zoppas degli anni ’60.

3

2

LA PLASTICA

• Video Consumoe produzioneresponsabili -STEM

• Carta su HUB Maps Ifiumidelmondopiù inquinatidallaplastica

Una famiglia di materiali molto versatili

La plastica, o meglio le plastiche – perché si tratta di moltissimi materiali con caratteristiche diverse tra loro –, sono sostanze sintetiche, quindi non presenti in natura, che si prestano a essere modellate e dunque ad assumere forme diverse. Le prime sono state scoperte alla fine dell’Ottocento e il loro numero è aumentato nei decenni successivi, dalla celluloide (1869) usata tra l’altro per le pellicole cinematografiche, al cellophane (1913), con cui si creano fogli semitrasparenti, al nylon (1935), sfruttato per i paracadute dell’esercito americano e poi per produrre calze. Ma la diffusione massiccia della plastica avvenne negli anni ‘60, quando mobili, elettrodomestici, sacchetti, bottiglie, secchi e altri contenitori cominciarono a essere realizzati in plastica. Ciò consentì di sostituire in molti settori materiali come il legno, il vetro, lo zinco, la stoffa, creando oggetti colorati e dalle forme innovative, ma soprattutto molto resistenti, leggeri ed estremamente convenienti

COLLEGAMENTI INTERDISCIPLINARI –

VERSO L’ESAME DI STATO

Una

diffusione eccessiva

La ricerca di materie plastiche è continuata fino ai nostri giorni e ha consentito di creare materiali con caratteristiche molto varie, che si adattano a ogni genere di utilizzo, e che sono pertanto presenti in ogni tipo di oggetto, tanto che ogni anno se ne producono 430 milioni di tonnellate. Questa diffusione ha però un lato negativo. Le plastiche, infatti, hanno la caratteristica di impiegare centinaia di anni per degradarsi, cioè per ridursi in componenti che possono disperdersi in natura. Se non vengono riciclate o bruciate, restano dunque nell’ambiente, inquinando l’acqua e la terra. Particolarmente insidiose sono le microplastiche, minuscole particelle che si disperdono nell’acqua e vengono ingerite dagli animali, esseri umani compresi, e possono provocare danni alla salute.

1. SCIENZE/TECNOLOGIA Insieme ai tuoi insegnanti di scienze e tecnologia approfondisci le proprietà delle plastiche, il loro impatto ambientale e il loro processo di degrado.

2. GEOGRAFIA Scopri con una ricerca quali sono le aree del mondo più colpite dall’inquinamento da plastica, con particolare riferimento ai mari. Approfondisci anche le conseguenze dell’inquinamento su ecosistemi e popolazioni.

3. EDUCAZIONE CIVICA Realizza un manifesto per promuovere nella tua scuola comportamenti responsabili per contrastare l’inquinamento da plastica.

LO STATO SOCIALE

I progressi della medicina allungano la vita

partiamo da... I DATI STORICI

In questi due grafici che si riferiscono all’Italia nella seconda metà del Novecento vedi rappresentati due dati: nel grafico di sinistra la durata media della vita per uomini e donne;

nel grafico di destra il numero di morti e di nati registrati in ciascun anno.

Chiediamo ai DATI STORICI

1. Quale dei due sessi vive in media più a lungo, le donne o gli uomini?

2. Oggi in Italia sono più numerose le nascite o le morti?

STORIE

D’ALTRO GENERE

Ledonne nellarivoluzione delDNA

I grafici mostrano come il benessere della seconda metà del Novecento non si limitò soltanto all’aspetto economico, ma riguardò anche la qualità della vita e la salute delle persone.

In Italia, come negli altri Paesi del Primo mondo, ci fu un aumento delle nascite, grazie all’ottimismo generato dalla fine della guerra e alle migliori condizioni economiche di vita. Questo fenomeno fu però di breve durata e si esaurì già nel 1965, quando in tutte le società benestanti il numero di figli cominciò a diminuire. Molto più stabili nel tempo furono altri due cambiamenti: il crollo della mortalità, cioè del numero di morti, e, di conseguenza, l’aumento progressivo della durata della vita. Questi due fenomeni furono in parte dovuti alla fine della guerra e alle migliori condizioni economiche della popolazione, ma anche ai progressi della medicina, tra i quali vi furono:

● i trapianti di organi, reni (1954), fegato (1963), pancreas (1966) e cuore (1967);

● le cure contro i tumori e la loro prevenzione, dopo che fu individuato il legame tra il fumo e alcuni tipi di cancro;

● i nuovi vaccini, come quello contro la poliomielite (1952);

● la chirurgia cardiovascolare, con l’uso di valvole artificiali per ridurre il rischio di infarti;

● l’uso degli antibiotici per curare le infezioni, a partire dalla penicillina, scoperta nel 1928 dallo scienziato scozzese Alexander Fleming, ma diffusa solo a partire dalla Seconda guerra mondiale, quando era usata per i feriti in battaglia.

Anche lo Stato sociale contribuisce al benessere

Alla salute e al benessere generale contribuì anche l’introduzione in molti Paesi del Primo mondo del welfare, o Stato sociale, cioè l’insieme delle iniziative prese dallo Stato per garantire un buon tenore di vita a tutti i cittadini e le cittadine, e in particolare a chi si trova in condizione di disagio.

Tra i settori di intervento dello Stato sociale vi fu anzitutto la sanità, con lo scopo di garantire a tutti assistenza sanitaria gratuita, prevenzione delle malattie e farmaci a prezzo contenuto. Uno dei primi Paesi a intervenire in questo senso fu il Regno Unito, che nel 1948 istituì il servizio sanitario nazionale, imitato poi da molti altri Stati.

Altri obiettivi del welfare erano la riduzione della povertà e del disagio sociale, l’istruzione gratuita, la disponibilità di una casa per tutti. Tra gli strumenti del welfare, in parte nuovi, in parte ampliati rispetto al passato, vi erano, oltre al servizio sanitario nazionale, scuola e università pubbliche e gratuite, le pensioni di vecchiaia, le pensioni per invalidi e persone con disabilità, i sussidi di disoccupazione, i sussidi alle famiglie numerose e alle madri lavoratrici, i congedi parentali, la costruzione di case popolari e la regolamentazione del prezzo degli affitti.

Lo Stato sociale è più sviluppato nell’Europa settentrionale Il denaro necessario per finanziare il welfare giunse dalle tasse pagate da persone e imprese. Per stabilire quanto ciascuno doveva contribuire venne applicato il principio della tassazione progressiva dei redditi, in base alla quale chi guadagna di più deve contribuire in misura maggiore alle spese dello Stato, pagando una percentuale più alta di tasse. In questo modo lo Stato effettuava una ridistribuzione delle ricchezze: prelevava soldi dalla parte più benestante della popolazione per darli, sotto forma di servizi pubblici, alla parte più bisognosa.

L’applicazione dello Stato sociale, e di conseguenza la tassazione, variava molto da Paese a Paese. In generale, il welfare fu più esteso e generoso nei Paesi del Nord Europa, dove, secondo un’espressione in voga all’epoca, lo Stato accompagnava la vita dei cittadini e delle cittadine “dalla culla alla tomba”, cioè forniva servizi gratuiti per ogni esigenza e per ogni fase della vita, ma in cambio esigeva tasse molto elevate. Altrove, come negli Stati Uniti, il governo si limitava ai servizi essenziali e lasciava spazio alle imprese private in settori come i trasporti, le scuole, le pensioni, la sanità. Così poteva mantenere basse le tasse in modo che cittadini e cittadine avessero più soldi da spendere.

Identifico il significato delle parole

1. Spiega il significato dell’espressione “Stato sociale”. studio con METODO

Una piccola paziente si sottopone alle cure dentistiche presso il dipartimento di assistenza infantile della clinica dentale pubblica del Woodberry Down Health Centre a Londra, 1954.

Storia dei DIRITTI

IL WELFARE PER L’UGUAGLIANZA REALE

Garantire parità di condizioni

Lo sviluppo del welfare si basa sul principio per cui, in un Paese davvero democratico, lo Stato non si deve limitare a garantire a tutti pari diritti (ad esempio il diritto di votare o il diritto di esprimere le proprie opinioni o il diritto alla libertà) ma deve anche dare pari opportunità, cioè mettere tutti nelle condizioni di poter studiare, informarsi, lavorare e in generale avere un’esistenza dignitosa e contribuire con il proprio impegno allo sviluppo della società. Questo principio è espresso nell’Articolo 3 della Costituzione italiana laddove si dice: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Lo Stato sociale interviene proprio per «rimuovere gli ostacoli» e dare anche alle persone disagiate la possibilità di partecipare alla pari in ogni ambito della società.

Un beneficio per l’intera società

Al di là dei principi, gli interventi dello Stato sociale hanno anche un’utilità pratica per l’intera comunità, anche per chi non ne trae beneficio direttamente. Ad esempio, l’accesso alle scuole superiori e all’università di un maggior numero di ragazzi e ragazze, anche tra quelli provenienti dalle famiglie più povere, grazie a borse di studio o all’istruzione gratuita, non dà solo il vantaggio di garantire a più persone di raggiungere un alto livello di istruzione e cultura ma consente anche all’intero sistema economico e alle aziende di avere a disposizione una manodopera più qualificata

Se le persone hanno buone condizioni di salute, possono lavorare e produrre. Se gli anziani hanno avuto un reddito anche dopo essersi ritirati dal lavoro, non gravano più sulle famiglie e anzi contribuiscono allo sviluppo economico con i propri consumi, e lo stesso vale per gli invalidi o le persone diversamente abili. Insomma, una società che garantisce a tutti un buon tenore di vita è nel complesso più ricca.

L’ora del pranzo in una scuola materna a Milano.

Ridurre i conflitti sociali

Un altro aspetto positivo del welfare è quello di ridurre i motivi di conflitto sociale. Se infatti lo Stato interviene per ridistribuire le ricchezze e per garantire alle classi sociali disagiate il diritto a un buon livello di benessere, queste hanno meno ragioni di protestare e ribellarsi contro le istituzioni. Questo aspetto era particolarmente importante nei Paesi del Primo mondo all’epoca della Guerra fredda, quando si trovavano in competizione con i regimi comunisti. L’Unione Sovietica e gli altri Paesi comunisti, infatti, seguivano un modello in cui lo Stato forniva casa, sanità, istruzione gratuita e lavoro a tutti, ma in cambio controllava l’economia. Con lo Stato sociale, i Paesi capitalisti del Primo mondo garantivano a chi ne aveva bisogno servizi analoghi a quelli presenti nei Paesi comunisti, ma lasciavano a cittadine e cittadini la libertà di arricchirsi attraverso le imprese o altre attività economiche.

La crisi del welfare

Nonostante i principi su cui si fonda e i vantaggi concreti che offre all’intera società, negli ultimi decenni il welfare è stato molto ridotto in quasi tutti i Paesi occidentali. In parte ciò è dovuto a ragioni ideologiche: molti pensano che l’assistenza dello Stato ai cittadini e alle cittadine renda la

società e l’economia meno dinamiche e creative, perché toglie lo stimolo a migliorare le proprie condizioni di vita. Ad esempio, se ci sono sussidi di disoccupazione generosi, le persone non sentono il bisogno di cercare un lavoro. Ma il welfare è stato ridotto soprattutto per ragioni economiche. Da una parte, infatti, esso ha costi molto elevati, anche a causa del progressivo invecchiamento della popolazione, che ha portato a un aumento della spesa per le pensioni e per la sanità. Per mantenerlo gli Stati sono dunque costretti a indebitarsi oppure ad aumentare le tasse, danneggiando così le famiglie e le imprese.

Medici e infermieri durante uno sciopero nazionale contro i tagli del governo ai servizi sanitari pubblici, 2023.

DEBATE - Il welfare

• pensiero  critico • comunicazione efficace

1. Insieme alla tua classe e con l’aiuto dell’insegnante, rifletti sull’importanza del welfare, organizzando un debate.

• Dividetevi in due gruppi: il primo gruppo sosterrà i benefici del welfare, mentre il secondo argomenterà sulle sue criticità. Ogni gruppo sceglie un portavoce.

• Dopo avere letto il testo di queste pagine, ogni gruppo raccoglie le informazioni utili alla propria argomentazione e prepara un breve discorso, servendosi di esempi concreti per sostenere la propria posizione.

• I portavoce, a turno, presentano l’opinione del proprio gruppo.

• Aprite la discussione con una breve sessione di domande e risposte tra i due gruppi.

• Infine, riflettete: come potrebbe essere migliorato il welfare risolvendo le sue criticità e senza perderne i benefici?

Studenti assistono a una lezione in un’aula dell’Università degli Studi di Milano.

LEZIONE 3

LA CONTESTAZIONE GIOVANILE

Giovani, operai e donne chiedono più diritti

Nonostante i progressi, la società del benessere non fu priva di conflitti.

Anzi, i grandi cambiamenti economici e sociali di quegli anni e la libertà di manifestare garantita dalla democrazia spinsero molte categorie sociali, che tradizionalmente erano più deboli, a protestare per conquistare nuovi diritti e nuove opportunità. Negli Stati Uniti, come abbiamo visto, nacque il movimento per i diritti civili degli Afroamericani (→ Capitolo 8, Lezione 3), e più in generale in tutti i Paesi occidentali i giovani chiesero più libertà, gli operai più equità nel distribuire le ricchezze e le donne la parità tra i sessi.

I giovani cercano nuovi modi per esprimersi

Grazie al benessere e allo sviluppo dello Stato sociale, i giovani europei e americani nati nel dopoguerra ebbero opportunità impensabili per le generazioni precedenti. Fino alla Seconda guerra mondiale, infatti, solo una minoranza aveva la possibilità di frequentare le scuole superiori e l’università. Tutti gli altri lasciavano le scuole al termine dell’infanzia per lavorare. Il passaggio all’età adulta quindi era molto rapido, ci si sposava presto e si assumevano i comportamenti e le responsabilità dei “grandi”. Ora invece i ragazzi e le ragazze studiavano di più, e grazie ai maggiori guadagni delle famiglie avevano più soldi da spendere per divertirsi e coltivare le proprie passioni 1

Il disco Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band dei Beatles.

Una giovane coppia balla al ritmo travolgente del rock&roll.

1

I giovani e la musica

L’interesse dei giovani si rivolgeva anzitutto verso la musica, diffusa attraverso le radio, i jukebox e i dischi di vinile, lanciati sul mercato negli anni ’40. Nacquero, tra gli anni ’50 e ’60, il rock&roll, il pop, la musica psichedelica e artisti come Elvis Presley, i Beatles, i Rolling Stones, Bob Dylan raggiunsero una notorietà planetaria.

Un jukebox.

Ai vari stili musicali erano legate anche le mode nelle acconciature e nell’abbigliamento, che spesso ribaltavano i luoghi comuni tradizionali sull’immagine che maschi e femmine erano tenuti a mantenere. Si imposero dunque ciuffi elaborati, capelli lunghi o barbe fluenti per i ragazzi, i cosiddetti “capelloni”; tagli maschili, caschetti geometrici, oppure lunghe trecce decorate da fiori per le ragazze, che al posto delle tradizionali gonne cominciarono a portare sempre più spesso i pantaloni. In genere le mode giovanili nascevano nelle città americane o inglesi, venivano pubblicizzate dalle riviste e dal cinema, e poi si diffondevano in tutto l’Occidente, seguite da gruppi che avevano ciascuno il proprio stile, i propri marchi di riferimento e il proprio nome, le cosiddette tribù giovanili 2.

I giovani si ribellano alle convenzioni sociali

La volontà dei giovani di esprimersi liberamente si scontrava però con una società che aveva ancora regole di comportamento molto rigide, sia in famiglia sia nella scuola e sul lavoro. Tanti genitori non vedevano di buon occhio le libertà che si stavano diffondendo nei rapporti tra ragazzi e ragazze; insegnanti e datori di lavoro imponevano il rigoroso rispetto delle gerarchie, dei codici di comportamento e delle regole di abbigliamento. Alla fine degli anni ’60 l’insofferenza dei giovani verso le norme e il desiderio di una società più libera esplosero in una rivolta collettiva, nota come movimento del Sessantotto. Fu infatti in quell’anno, il 1968, che la ribellione giovanile raggiunse il suo apice, con l’occupazione di scuole e università in America e in Europa. Quotidianamente gli studenti e le studentesse si riunivano in assemblee e organizzavano cortei e manifestazioni per protestare contro ogni genere di autorità, quella dei genitori, degli insegnanti, dello Stato, e chiedere maggiore libertà e maggiore democrazia. Ovunque lo Stato reagì con forza, cercando di ristabilire l’ordine, ma i giovani non abbandonarono la protesta, arrivando a scontrarsi con la polizia in molte città statunitensi ed europee.

2

Le tribù giovanili

Rockers e mods, due tribù giovanili inglesi degli anni ‘60. I rockers vestivano in pelle e utilizzavano spille, mentre i mods erano soliti vestirsi elegantemente o con parka militari, come mostra questa foto. A queste due tribù ne seguirono tante altre, ad esempio i rockabillies e i beatniks. Le tribù giovanili creavano vere e proprie sottoculture, con un proprio linguaggio, propri luoghi di ritrovo, propri atteggiamenti e modi di divertirsi e propri gruppi musicali di riferimento.

studio con METODO

Applico la strategia Ricava la visione del mondo (QR p. 396) 1. Utilizzando le informazioni presenti in questa lezione, deduci e analizza la visione del mondo degli aderenti alla contestazione giovanile.

Identifico le informazioni

2. Quale esito inaspettato ebbe la repressione del movimento giovanile?

3. In quale modo la rivolta giovanile e operaia cambiò la società occidentale? Quali tracce ha lasciato il Sessantotto nel nostro presente?

Nasce una contestazione radicale della società occidentale La repressione non riuscì inizialmente a placare le manifestazioni 3, e anzi contribuì a far emergere all’interno del movimento giovanile idee più estreme. Quella che era nata come una rivolta studentesca contro le regole si trasformò dunque in una contestazione radicale di tutti i valori della società: la democrazia parlamentare; il lavoro, ritenuto una schiavitù che privava l’essere umano di tempo e libertà; il consumismo e la corsa all’arricchimento; la religione, percepita come una pratica esteriore e conformista. Furono riscoperte le filosofie e le religioni orientali, come il buddhismo e l’induismo, considerate un’alternativa radicale al pensiero occidentale.

Molti ragazzi e ragazze cominciarono a seguire stili di vita alternativi, come quello degli hippies, noti in Italia come “figli dei fiori”, che promuovevano la pace, l’amore, la libertà assoluta da ogni norma e la riscoperta del contatto con la natura, della meditazione, dell’alimentazione e delle medicine naturali e contestavano il lavoro stabile, preferendo una vita nomade e libera da vincoli 4. Tra le forme di sperimentazione vi fu anche l’uso delle droghe, il cui abuso portò poi, nei decenni successivi, a devastanti conseguenze sociali, sia per i danni fisici e psichici subiti dai consumatori sia per il traffico illegale che alimentò la criminalità.

La polizia armata affronta una folla di manifestanti durante le rivolte studentesche a Parigi nel maggio 1968.
Un gruppo di hippies in Inghilterra nel 1967.

Alle proteste degli studenti si uniscono quelle degli operai

In molti Paesi il movimento giovanile si intrecciò con le manifestazioni degli operai, che chiedevano una redistribuzione più equa delle ricchezze prodotte dal miracolo economico. Infatti, nonostante il grande sviluppo dell’economia occidentale avesse offerto quasi a tutti un lavoro e buone condizioni di vita, il reddito di chi lavorava nelle fabbriche non era cresciuto di pari passo con l’aumento dei guadagni realizzati dai proprietari delle imprese grazie alla maggiore produzione.

I lavoratori cominciarono a chiedere con forza salari migliori, orari di lavoro ridotti e norme a tutela della salute e della sicurezza. Nel mondo occidentale si moltiplicarono gli scioperi, le manifestazioni, le occupazioni delle fabbriche. In molti guardavano all’Unione Sovietica, ma soprattutto alla Cina comunista come un modello da seguire per superare la società capitalista. In alcuni Paesi, tra cui l’Italia (→ Capitolo 11, Lezione 7) e la Germania occidentale, nacquero movimenti terroristi che uccidevano o rapivano imprenditori, politici, magistrati e si proponevano come l’avanguardia di una insurrezione popolare. Cominciò a diffondersi tra la popolazione il timore di una rivoluzione. Tuttavia il sistema democratico resse. I sindacati e i partiti che rappresentavano gli operai, come i partiti comunisti francese e italiano, non appoggiarono la spinta a una rivolta violenta ma ottennero attraverso trattative pacifiche con i governi aumenti salariali e miglioramenti delle condizioni di lavoro.

Il Sessantotto cambia la società occidentale

Nei primi anni ’70 la rivolta giovanile e operaia si spense. Tuttavia era riuscita a trasformare la società occidentale per sempre. Il mondo della scuola e quello dell’università non tornarono mai più quelli che erano in precedenza. Le forme di disciplina più severe scomparvero e nei rapporti tra insegnanti e alunni, ma anche tra genitori e figli, si instaurò un atteggiamento meno rigido, più paritario. Più in generale, la società occidentale divenne più libera, aperta e tollerante.

Molti dei movimenti e degli stili di vita nati nel Sessantotto si spensero progressivamente. Altri aspetti rimasero invece vitali: la contestazione dei consumi e degli sprechi e la riscoperta del rapporto con la natura ispirarono la nascita di gruppi ecologisti ancora oggi attivi. Anche il movimento per i diritti delle comunità LGBT+ nacque in quegli anni, dalla ribellione di cittadine e cittadini trans e omosessuali contro i pregiudizi, le discriminazioni e i soprusi che da sempre subivano.

Gli studenti occupano il Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Milano nel febbraio 1968.

Uno dei manifesti che tra il 1968 e 1969 celebrarono la lotta comune di studenti e operai.

LEZIONE 4

IL NUOVO FEMMINISMO

• empatia • consapevolezza di sé

L’occupazione femminile fa un passo indietro

Gli anni ’50 e i primi anni ’60 avevano visto un nuovo irrigidimento delle norme che guidavano la vita di uomini e donne. Se da un lato l’abbondanza di posti di lavoro aveva favorito l’occupazione femminile, permettendo ad alcune di essere più indipendenti e di contribuire ai bilanci dei nuclei familiari, il generale aumento nelle retribuzioni aveva fatto sì che molte donne non avessero più bisogno di lavorare e restassero a casa, pienamente occupate nel lavoro di cura del marito, dei figli e dell’abitazione: era questo il nuovo simbolo del benessere raggiunto dalla famiglia.

Nel lavoro, inoltre, non era stata raggiunta la parità salariale 1 e le donne avevano maggiori difficoltà a fare carriera rispetto ai colleghi maschi. In molti Paesi mancavano politiche di sostegno alle lavoratrici, come l’istituzione degli asili nido e la tutela del posto di lavoro per le donne in gravidanza (in Italia, ad esempio, era normale che una donna venisse licenziata se aspettava un figlio, o addirittura appena si sposava).

Ha inizio una nuova ondata femminista

Una manifestazione a sostegno della parità di retribuzione per le donne a Westminster, Londra, nel 1952.

Immedesimati in una donna degli anni ’50, la cui condizione è descritta nel paragrafo a fianco: che cosa si prova a essere costretti a seguire norme sociali che limitano la tua libertà e la tua autonomia? Poi rifletti su di te: quali sono tre ambiti o attività della tua vita in cui puoi esprimerti in piena libertà e ai quali non potresti mai rinunciare? 1

I mutamenti sociali non erano riusciti a incidere sulla mentalità della popolazione: anche nei Paesi più sviluppati prevaleva una cultura maschilista che assegnava agli uomini un ruolo dominante. I giornali, la pubblicità, i programmi televisivi mostravano l’immagine di una donna sottomessa, devota e silenziosa, poco propensa a esprimere le proprie opinioni e pronta a seguire le direttive dei maschi più che a prendere l’iniziativa e a far valere il proprio punto di vista.

Per molte donne questa situazione divenne intollerabile e le spinse a partecipare pienamente al fermento che, con le proteste di studenti e operai, stava trasformando la società occidentale. Erano sempre di più, tra di loro, inoltre, le giovani che proseguivano gli studi ed entravano all’università, acquisendo nuovi strumenti e una nuova consapevolezza di sé.

Prese così il via una nuova fase del movimento femminista, noto come neofemminismo o femminismo della seconda ondata, per distinguerlo dalle proteste per il suffragio femminile tra Ottocento e Novecento.

Le donne scendono in piazza per i propri diritti

Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio del decennio successivo, molte donne di ogni età e di ogni estrazione sociale cominciarono a scendere in piazza a protestare 2. Le donne chiedevano la possibilità di realizzare le proprie ambizioni, esprimere pienamente se stesse e abbattere gli stereotipi creati da secoli di predominio maschile. Il femminismo si diffuse attraverso associazioni, circoli e giornali che, oltre a lottare per i diritti delle donne, promuovevano un’interpretazione diversa della storia, della società, della cultura, osservate dal punto di vista femminile.

In molti casi, non si trattava di rivendicare solamente maggiori spazi e maggiori diritti ma una nuova visione del mondo e del proprio ruolo. Le proteste contro il concorso di Miss America, scoppiate proprio nel 1968, ad esempio, mostrarono il rifiuto dell’ideale di bellezza femminile come principale metro di giudizio delle donne.

La riflessione sul corpo, e su chi avesse diritto a controllare quello delle donne, fu cruciale nello sviluppo di questa seconda ondata femminista. Le donne si ribellavano contro l’autorità della famiglia, prima del padre e poi del marito, ma anche della Chiesa e dei medici. Rivendicavano di poter decidere da sole in tutte le scelte personali, a partire da quelle legate alla maternità. Sottolineavano come le questioni apparentemente private fossero, in realtà, politiche, in quanto riguardavano le donne come categoria. Ad esempio, le femministe erano convinte che le tensioni e le frustrazioni che le donne sperimentavano all’interno delle relazioni familiari non dipendessero dalla singola situazione ma fossero comuni a tutte, proprio perché era la famiglia stessa, per com’era organizzata, a impedire la felicità delle donne. Le donne, quindi, non dovevano affrontare le difficoltà individualmente ma insieme, per risolvere il problema alla radice e per tutte.

Nuove strategie di lotta

Non solo i contenuti ma anche le strategie di lotta delle donne furono innovative. Anzitutto, le femministe rivendicarono l’importanza di confrontarsi tra loro, in piccoli gruppi, senza la presenza degli uomini (separatismo). Riscoprirono anche l’importanza degli scambi e dei legami internazionali tra donne. Infine idearono proteste pubbliche creative e spesso gioiose, con cori ironici, cartelli colorati, balli e girotondi. Questa vivacità di vita e di pensiero travolse tutti i settori della società e della cultura, cambiandoli per sempre. Nella foto, una manifestazione femminista a New York nel 1971.

studio con METODO

Espongo 1. Spiega il significato della seguente affermazione, sostenuta dal neofemminismo: le questioni apparentemente private delle donne sono, in realtà, questioni politiche.

IL RINNOVAMENTO DELLA CHIESA

studio con METODO

Identifico il significato delle parole

1. Spiega perché Giovanni XXIII venne soprannominato “il papa buono”.

Sintetizzo

2. Sul quaderno scrivi una sintesi relativa al Concilio Vaticano II seguendo questa scaletta:

• quando e da chi viene convocato;

• scopo e temi affrontati;

• quando si conclude;

• risultati ed esiti.

Papa Giovanni XXIII visita i malati nell’ospedale Santo Spirito a Roma il 25 dicembre 1958.

La Chiesa è sempre più distante dalla società

Fino alla fine degli anni ’50, nonostante i rapidi e radicali mutamenti avvenuti nel mondo occidentale, la Chiesa cattolica si era ostinata a rimanere uguale a se stessa, respingendo ogni cambiamento. Durante la celebrazione della messa si seguiva ancora il rituale introdotto dal Concilio di Trento nel lontano 1570, con il sacerdote che volgeva le spalle all’assemblea dei fedeli e pronunciava le formule in latino. Il papa, chiuso dentro le mura del Vaticano, appariva come una figura distante, più una divinità che un pastore per il suo popolo. In questo modo la Chiesa, ancorata alle sue tradizioni, rischiava di essere considerata un’istituzione del passato, incapace di dialogare con il mondo contemporaneo e di contrastare la secolarizzazione della società, cioè la tendenza della popolazione a disinteressarsi della religione, che era sempre più comune nei Paesi occidentali.

Giovanni XXIII avvia il rinnovamento della Chiesa

Di tutti questi problemi si fece carico, durante il suo breve pontificato (19581963), Giovanni XXIII. Il “papa buono” – come venne soprannominato – mostrò un volto della Chiesa più umano, capace di comunicare con i fedeli anche attraverso la televisione, attento ai problemi sociali, in particolare a quelli delle persone povere, e alle questioni politiche internazionali, tanto che il pontefice si impegnò personalmente per garantire la pace nei momenti più drammatici della Guerra fredda.

Nel 1962 Giovanni XXIII convocò il Concilio ecumenico Vaticano II, cioè l’assemblea di tutti i vescovi della Chiesa cattolica, per affrontare in modo nuovo e deciso le grandi questioni della società contemporanea: le tensioni tra le superpotenze, i rapporti tra le religioni, i temi della giustizia e del lavoro, il ruolo della Chiesa.

Il Concilio Vaticano II trasforma il cattolicesimo

Giovanni XXIII morì pochi mesi dopo l’apertura del Concilio, ma i lavori proseguirono durante il pontificato del suo successore, Paolo VI, e durarono fino al 1965. Attraverso il Concilio, la Chiesa iniziò un processo di rinnovamento e di dialogo con il mondo; ad esempio l’uso del latino nella liturgia fu sostituito dalle lingue nazionali dei vari Paesi, in modo che tutti potessero comprendere il messaggio cristiano, e i sacerdoti cominciarono a celebrare la messa con il viso rivolto verso i fedeli.

Al di là di questi aspetti formali, la Chiesa cattolica si aprì alla partecipazione dei fedeli nella gestione delle parrocchie, allo sviluppo di comunità e associazioni che affrontassero i problemi della società e fossero in grado di dialogare con i giovani. Anche l’immagine del papa cambiò radicalmente. I pontefici cominciarono da allora a viaggiare maggiormente in altri Paesi, a comunicare con i fedeli in modo più chiaro e diretto, a dialogare con i rappresentanti di altre religioni in nome della pace e della tolleranza reciproca.

LA FONTE SCRITTA Un prete dalla parte dei poveri

Il rinnovamento portato da Giovanni XXIII fece sì che nella Chiesa cattolica emergessero voci nuove, aperte anche alle richieste di chi contestava la società tradizionale. Tra le altre vi fu quella di don Milani, un sacerdote ed educatore toscano che diede voce alle esigenze delle persone più povere. In questo brano si rivolge alle autorità militari per difendere gli obiettori di coscienza, cioè i giovani che si rifiutavano di svolgere un anno di servizio militare obbligatorio nell’esercito.

Non discuterò qui l’idea di patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.

E se voi avete il diritto [...] di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi

approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.

Da Lorenzo Milani, L’obbedienza non è più una virtù, Chiarelettere, Milano 2020

Analizzo la FONTE

1. Per don Milani, chi rappresenta la patria e chi, invece, gli stranieri?

2. Don Milani propone lo sciopero e il voto come unici strumenti di lotta: perché pensa che questi siano i mezzi migliori? Chi può servirsene per “combattere” e a che scopo? Quali valori emergono da tale scelta?

La cerimonia di apertura del Concilio Vaticano II nella basilica di San Pietro, a Roma, l’11 ottobre 1962.
Don Milani con alcuni studenti.

IL SECONDO MONDO

studio con METODO

Identifico le informazioni

1. In che cosa consisteva la sfida proposta da Chruscev agli Stati Uniti? Quali obiettivi si poneva?

2. Sottolinea nel testo i risultati raggiunti negli anni ’60 dai regimi comunisti sul piano sociale.

Una classe impegnata nello studio delle lingue in una scuola secondaria di primo grado nel quartiere di Akademgorodok, a Novosibirsk, in Russia.

Chruscev sfida gli Stati Uniti

Nel 1959, durante un viaggio in America, il segretario del Partito comunista sovietico Chruscev propose una sfida agli Stati Uniti e ai loro alleati: anziché farsi la guerra, Russi e Americani si sarebbero impegnati, ciascuno con il proprio metodo, a garantire il benessere dei cittadini e delle cittadine. Di lì a qualche decennio, assicurò il leader sovietico, l’URSS e i Paesi dell’Europa orientale avrebbero raggiunto e superato i livelli di prosperità del mondo occidentale. A quel punto, secondo Chruscev, anche gli Stati Uniti avrebbero dovuto riconoscere la superiorità del sistema comunista e lo avrebbero adottato spontaneamente, senza bisogno di inutili conflitti militari.

I Paesi comunisti creano una società paritaria

In effetti, in quegli anni, il Secondo mondo poteva apparire una valida alternativa al Primo.

I regimi comunisti erano riusciti a raggiungere nel giro di pochi decenni molti degli obiettivi che si poneva il welfare occidentale e assicuravano a tutti un lavoro, un’abitazione, istruzione e assistenza sanitaria gratuite. Anche nel campo della parità fra i sessi il mondo comunista era più avanti di quello occidentale e aveva promosso la presenza femminile negli studi universitari, nella ricerca scientifica e nel lavoro. Sotto la direzione dei partiti comunisti, si era creata una società in cui ciascuno godeva dei benefici del progresso, senza gli squilibri e i conflitti che turbavano il mondo occidentale

L’economia dei Paesi comunisti è arretrata e poco dinamica

Tuttavia, nonostante questi successi, l’economia dei Paesi dell’Est era ancora arretrata. I regimi comunisti, infatti, non raggiunsero mai i livelli di ricchezza e i ritmi di crescita economica delle democrazie occidentali.

Il loro sviluppo fu limitato innanzitutto dalla gestione centralizzata delle attività economiche, che rendeva le decisioni lente e complesse. La burocrazia impiegava infatti mesi, se non anni, ad autorizzare un nuovo progetto o a stanziare i fondi e i materiali per realizzarlo.

Inoltre il fatto che i lavoratori avessero un posto e uno stipendio assicurati ma non potessero arricchirsi personalmente non stimolava le persone a impegnarsi a fondo nella propria professione. Di conseguenza, l’agricoltura e l’industria producevano poco e male, il sistema dei trasporti era inefficiente, e così, spesso, nei negozi le merci scarseggiavano e la gente doveva fare la coda anche per gli acquisti dei generi alimentari.

Le libertà personali sono molto limitate

Oltretutto nei Paesi socialisti la garanzia di un tenore di vita dignitoso comportava una rinuncia alle libertà personali.

Non solo mancavano la libertà politica, la libertà religiosa, la libertà di stampa e di opinione, ma anche le scelte di vita di ciascun individuo erano pesantemente condizionate dallo Stato.

Per cambiare lavoro, fare un viaggio all’estero o semplicemente traslocare bisognava ottenere un’autorizzazione ufficiale; mentre emigrare era vietato e considerato un vero e proprio tradimento.

Inoltre, anche se nessuno di essi raggiunse i livelli estremi dello stalinismo, tutti i regimi comunisti europei repressero ogni forma di opposizione politica e utilizzarono la polizia segreta per raccogliere informazioni su cittadini e cittadine e prevenire qualsiasi genere di dissenso. Con questi metodi riuscirono a restare al potere sino alla fine degli anni ’80, nonostante le difficoltà economiche e il malcontento popolare.

Metto in relazione

3. Quali erano i principali fattori che ostacolavano la crescita economica e lo sviluppo dei Paesi comunisti?

Identifico le informazioni

4. A quali libertà personali erano costretti a rinunciare i cittadini e le cittadine dei Paesi socialisti? Da chi erano condizionate le scelte di vita degli individui? studio con METODO

IL TERZO MONDO

studio con METODO

Applico la strategia Ancora e ancora (p. 399)

1. Confronta il colonialismo dell’inizio del Novecento con il neocolonialismo. Lavora con un compagno o una compagna.

Il neocolonialismo limita lo sviluppo del Sud del mondo

Tra i fattori che favorirono la crescita economica del Primo e del Secondo mondo vi era anche il basso costo delle materie prime, dal petrolio ai minerali, al legname, fino ai prodotti agricoli. Esso si fondava in buona parte sullo sfruttamento economico dei Paesi in via di sviluppo del Terzo mondo, concentrati soprattutto in Asia meridionale, Africa e America Latina.

Infatti, nonostante avessero raggiunto l’indipendenza dagli imperi coloniali e fossero in molti casi ricchi di risorse minerarie o agricole, i Paesi del Terzo mondo non avevano ancora le tecnologie per sfruttarle e per produrre merci da esportare verso i Paesi più ricchi.

Le loro classi dirigenti si limitavano dunque a cedere le risorse alle aziende straniere. In cambio ricevevano una parte dei profitti e il sostegno politico e militare degli Stati Uniti o dell’Unione Sovietica, oppure di un’ex potenza coloniale, come la Francia o il Regno Unito. Questo tipo di rapporto economico, che fu definito neocolonialismo e che esiste ancora oggi, limitò lo sviluppo del Sud del mondo e fece crescere il divario tra le aree più avanzate del pianeta e quelle più povere.

La crescita demografica aggrava la povertà della popolazione...

Mentre l’economia del Terzo mondo stentava a crescere, la sua popolazione aumentò a ritmi pari se non superiori a quelli del resto del pianeta. Grazie alla diffusione di vaccini e medicinali moderni si ridusse notevolmente la mortalità, soprattutto infantile.

La crescita degli abitanti non fu però accompagnata dal miglioramento altrettanto rapido dei servizi, dalle scuole alle abitazioni, ai trasporti, alle strutture sanitarie. In parte, ciò era dovuto anche al fatto che i governanti dei Paesi in via di sviluppo non utilizzavano le risorse ottenute dalla cessione delle materie prime per migliorare le condizioni di vita della popolazione, ma per arricchire se stessi e i propri sostenitori.

Di conseguenza in Africa, Asia e Sud America un numero sempre maggiore di persone si trovò a vivere in povertà e con una qualità della vita molto scarsa.

Un medico somministra il vaccino contro il colera a un bambino nel villaggio indiano di Tarapada, 1971.

... e gli Stati attuano politiche di controllo delle nascite

Per arginare questo problema, alcuni Paesi adottarono misure per il controllo delle nascite. In Cina dalla fine degli anni ’70 venne attuata la “politica del figlio unico”, in base alla quale le coppie che facevano più di un figlio venivano multate, mentre in India furono condotte campagne per la sterilizzazione, una procedura medica che impedisce di avere figli. Nonostante questi e altri provvedimenti, la popolazione di entrambi i Paesi continuò a crescere, superando in ciascuno il miliardo di abitanti.

La rivoluzione verde trasforma l’agricoltura

Per far fronte al bisogno di cibo di una popolazione in crescita, negli anni ’60 in molti Paesi dell’Asia e dell’America Latina venne attuata con il sostegno delle Nazioni Unite la cosiddetta rivoluzione verde. Furono introdotti sementi più resistenti, fertilizzanti e diserbanti, la produttività dei terreni crebbe e furono limitate le conseguenze delle carestie anche nelle annate più sfavorevoli. Altrove, soprattutto nell’Africa subsahariana, nei campi continuarono a essere usate tecniche arretrate, che non garantivano una produzione sufficiente. Ciclicamente, intere regioni continuarono a essere colpite da carestie, soprattutto nei Paesi a sud del deserto del Sahara, dove la carenza di piogge, ma anche la scarsa organizzazione statale e i frequenti conflitti militari, provocarono la morte per fame di milioni di persone.

Si sviluppano le megalopoli

Un’altra conseguenza della crescita demografica in tutto il Terzo mondo fu il fenomeno dell’urbanesimo, cioè lo spostamento di buona parte della popolazione verso le città, che portò la crescita di megalopoli come Città del Messico, San Paolo in Brasile, Manila, capitale delle Filippine, Il Cairo, Mumbai in India, Lagos in Nigeria.

In molti casi lo sviluppo di queste città avvenne in modo caotico, senza la predisposizione dei necessari servizi come scuole, strade, ospedali, reti fognarie. Nelle periferie, fuori dai centri storici e dalle aree in cui abitavano le classi benestanti, sorsero così le baraccopoli, vasti quartieri costruiti dai loro stessi abitanti con materiali di fortuna, dove la gente viveva, e spesso ancora oggi vive, in condizioni igieniche pessime.

Esploro

2. Fai una ricerca in Internet sul fenomeno delle baraccopoli oggi: in quali Paesi o regioni del mondo sono più diffuse? Quali città ospitano quelle più grandi? Quante persone vivono complessivamente nelle baraccopoli? Da quali problemi sono afflitte queste persone? Quali sono le previsioni future riguardo al fenomeno?

Megalopoli: centro urbano molto vasto che si estende fino ad assorbire tutta la campagna circostante e le città vicine.

I grattacieli di Mumbai, capitale finanziaria dell’India, sullo sfondo di una baraccopoli sorta ai confini della città.

LA SINTESI A MODO MIO

LEGGI e individua nel testo le informazioni principali

LEZIONE 1

DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Primo mondo: ha un’economia capitalista

1945-73: nasce la società del benessere

Secondo mondo: ha un’economia socialista

Terzo mondo: ha un’economia poco sviluppata

LEZIONE 2

STATO SOCIALE O WELFARE

nei Paesi del Primo mondo garantisce un buon tenore di vita a tutti

LEZIONE 3

DAL 1968: PROTESTE STUDENTESCHE

negli Stati Uniti e in Europa

cambiano le regole della società si uniscono a quelle operaie

ASCOLTA l’audiosintesi e prendi nota delle informazioni principali

Il Primo mondo

VISUALIZZA le connessioni con l’aiuto degli schemi

Dopo la Seconda guerra mondiale il mondo si divide in tre:

� il Primo mondo è formato dagli Stati Uniti e dagli alleati degli Stati Uniti nell’Europa dell’Ovest, dal Canada, dal Giappone e da Australia e Nuova Zelanda. Ha un’economia capitalista;

� il Secondo mondo è costituito dall’Unione Sovietica e dagli alleati dell’Europa dell’Est. Ha un’economia socialista;

� il Terzo mondo è formato dai Paesi non alleati con le due superpotenze, definiti anche Paesi in via di sviluppo. Sono per lo più le ex colonie europee la cui economia è poco sviluppata.

Nel Primo mondo, tra il 1945 e il 1973, nasce la società del benessere.

A partire dagli Stati Uniti crescono i consumi e la produzione industriale. Grazie agli accordi commerciali, lo sviluppo si estende all’Europa che in pochi anni si riprende dalla guerra e annulla la disoccupazione.

Lo Stato sociale

Gli Stati del Primo mondo intervengono con il welfare, o Stato sociale, per garantire a tutti i cittadini un buon tenore di vita. Gli strumenti del welfare sono la scuola e la sanità pubbliche, le pensioni ad anziani, invalidi e disabili, il sostegno alle famiglie povere o numerose, le case popolari.

Il welfare non è uguale in tutti i Paesi occidentali.

La contestazione giovanile

Grazie allo sviluppo economico che coinvolge tutti i Paesi del Primo mondo, i giovani del dopoguerra hanno maggiori possibilità di consumo e opportunità per proseguire gli studi universitari. Tuttavia, le regole della società continuano a essere molto rigide.

A partire dal 1968, negli Stati Uniti e in Europa, comincia nelle scuole e nelle università una rivolta giovanile che contesta l’intera società e porta maggiori libertà e tolleranza. In molti Paesi le proteste studentesche si uniscono a quelle operaie.

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• Scarica la sintesi in 7 lingue

LEZIONE 4

NEOFEMMINISMO

chiede la parità tra i sessi

critica la cultura maschilista

LEZIONE 5

Concilio Vaticano II rinnovamento della Chiesa cattolica

LEZIONE 6

SECONDO MONDO

grandi progressi in campo sociale

economia arretrata e libertà individuali limitate

LEZIONE 7

TERZO MONDO

neocolonialismo

la popolazione cresce più rapidamente della ricchezza

la rivoluzione verde permette di sfamare la popolazione

Il nuovo femminismo

Nella società del benessere la condizione delle donne migliora, ma nel lavoro gli uomini sono comunque favoriti e la società resta ancora maschilista. Perciò negli anni ’60 prende il via il neofemminismo, una nuova ondata di proteste femministe, il cui obiettivo è abbattere gli stereotipi sulle donne e promuovere una nuova visione del mondo dal punto di vista femminile.

Il rinnovamento della Chiesa

Durante il pontificato di Giovanni XXIII, la Chiesa cattolica si rinnova per comunicare in modo più moderno il proprio messaggio. Il papa si interessa ai problemi dei fedeli e dei poveri e interviene nelle grandi questioni della politica internazionale. Con il Concilio ecumenico Vaticano II, Giovanni XXIII affronta i problemi della società e avvia un processo di rinnovamento. Inoltre la messa non viene più celebrata in latino ma nelle lingue nazionali.

Il Secondo mondo

L’Unione Sovietica e i Paesi dell’Europa dell’Est, il cosiddetto Secondo mondo, ottengono grandi progressi in campo sociale: a tutti i cittadini vengono assicurati un lavoro, un’abitazione, istruzione e cure sanitarie gratuite. Inoltre, le donne hanno gli stessi diritti degli uomini e non ci sono i gravi conflitti sociali o i problemi economici del Primo mondo. Le economie, però, rimangono arretrate rispetto a quelle occidentali e le libertà dei cittadini sono limitate. Tuttavia i regimi socialisti restano al potere grazie al controllo che esercitano sulla popolazione.

Il Terzo mondo

Nel Terzo mondo, formato da Paesi non allineati con Stati Uniti e Unione Sovietica, la crescita economica viene impedita dal neocolonialismo: le potenze industriali sfruttano le risorse di cui sono ricchi i Paesi in via di sviluppo fornendo in cambio aiuto politico e militare.

Grazie al miglioramento delle condizioni igieniche e sanitarie, la popolazione del Terzo mondo cresce più rapidamente della ricchezza, ma non ha cibo a sufficienza. Negli anni ’60 i Paesi asiatici e dell’America Latina riescono a sfamare la popolazione solo grazie alla rivoluzione verde, che porta nuove tecniche agricole. Molte persone vanno a vivere nelle città, che crescono fino a diventare megalopoli.

PAPA GIOVANNI XXIII

2. ORGANIZZA LA MAPPA

Scarica la mappa personalizzabile

Completa la mappa con le parole mancanti.

La Guerra fredda – economia industrializzata – istituzioni democratiche in costituito da determina

caratterizzato da caratterizzato da la divisione del pianeta 1 2 2

costituito da

Stati Uniti e loro e altri Paesi comunisti – povertà – crescita

TERZO MONDO – economia socialista – regimi

costituito da caratterizzato da

6

Paesi non

Unione Sovietica demografica Asia capitalista

3

Rivoluzione verde in e in America Latina benessere e Stato sociale economia poco industrializzata

7 2 comunisti allineati alleati

PRIMO MONDO
SECONDO MONDO

contestazione giovanile e femminismo

– sviluppo limitato – società ma poca libertà

paritaria

3. ESPONI

PREPARATEVI ALL’INTERROGAZIONE

IN COPPIA Simulate un’interrogazione sui temi del capitolo.

1. Formulate una serie di domande da rivolgervi reciprocamente: almeno una sui contenuti (la divisione del mondo in tre zone 1; le caratteristiche dei Paesi che vi appartengono 2; il benessere diffuso 3; la crescita economica e le sue conseguenze; la contestazione giovanile e il femminismo 4; il rinnovamento della Chiesa; il sistema economico socialista 5; i Paesi non allineati 6; la rivoluzione verde 7); almeno una sul lessico specifico del capitolo; almeno una su cause, effetti e collegamenti tra diversi temi; almeno una che coinvolga temi trattati in altri capitoli (i legami tra le superpotenze e i loro alleati; il ruolo delle donne nella Seconda guerra mondiale; la decolonizzazione; l’evoluzione dell’Unione Sovietica).

2. Una volta formulate le domande, ponetele al compagno o alla compagna.

3. Valutate insieme la qualità delle vostre risposte e considerate come migliorarle in vista dell’interrogazione in classe.

VERSO L’ESAME

IN COPPIA Individuate un collegamento con un’altra disciplina. Cercate online le informazioni, organizzatele in una scaletta e preparate una breve esposizione per la classe.

4. VALUTA il tuo percorso

Valuta il tuo percorso nello studio di questo capitolo e annota le tue considerazioni personali.

Ho capito tutti i contenuti?

Ho saputo individuare collegamenti tra diversi fenomeni?

Ho saputo esporre con chiarezza ed efficacia?

Ho collaborato bene con compagne e compagni?

ORA TOCCA A TE!

• Visualizza la carta dell’Europa

• Scarica l’organizzatore grafico

• Svolgi altri esercizi su HUB test

CONOSCO GLI EVENTI PRINCIPALI

1. Indica con una crocetta se le seguenti affermazioni sono vere o false.

a. Il welfare si caratterizzò per lo sviluppo della scuola e della sanità private.

b. Ragazzi e ragazze contestarono la società occidentale nel Sessantotto.

c. Con il Sessantotto si sviluppò una nuova ondata di femminismo.

d. Papa Giovanni XXIII convocò il Concilio ecumenico Vaticano II e inaugurò un processo di rinnovamento nella Chiesa.

e. I Paesi socialisti garantivano i servizi sociali e le libertà individuali ai cittadini e alle cittadine.

f. Il neocolonialismo eliminò il divario economico tra Nord e Sud del mondo.

MI ORIENTO NEL TEMPO

2. Vai all’apertura di capitolo (pp. 272-273): se non lo hai ancora fatto, completa la linea del tempo con gli eventi principali. Usala poi per esporre oralmente la storia del Primo, Secondo e Terzo mondo.

METTO IN RELAZIONE

3. Osserva la carta politica del mondo e svolgi le seguenti attività.

a. Colora in rosso il Primo mondo e in blu il Secondo mondo.

b. Colora in giallo le aree geografiche che appartenevano interamente al Terzo mondo.

4. Collega ciascun evento alla conseguenza che ne è derivata.

EVENTI

a. L’agricoltura e l’industria producevano poco e male, il sistema dei trasporti era inefficiente e, spesso, nei negozi le merci scarseggiavano.

b. La società del dopoguerra aveva ancora regole di comportamento molto rigide, che limitavano le libertà dei giovani.

c. Negli anni ‘50 e ‘60 era forte il divario tra uomini e donne nel lavoro e nella società.

d. In tutto il Terzo mondo si verificò il fenomeno dell’urbanesimo.

STRATEGIA INQUADRA LA SOCIETÀ

5. Riproduci sul quaderno l’organizzatore grafico

“Inquadra la società” e usalo per annotare le caratteristiche della società del Primo mondo tra il 1950 e il 1960, che hai raccolto leggendo le lezioni 1, 2, 3, 4 di questo capitolo. Puoi aiutarti con i termini suggeriti, ma prova ad aggiungerne altri.

istituzioni democratiche • welfare • Australia • musica pop • movimenti per i diritti civili • regole rigide di comportamento • musica psichedelica • libertà • Stati Uniti • rock&roll • consumismo • Europa • cattolicesimo • miracolo economico • operai • stili di vita alternativi che promuovono pace, amore e libertà assoluta • mancata parità salariale tra uomini e donne • Concilio Vaticano II • Giappone

CONSEGUENZE

1. I regimi comunisti non raggiunsero mai i livelli di ricchezza e i ritmi di crescita economica delle democrazie occidentali.

2. Nel Sud del mondo si costituirono le megalopoli, nelle cui periferie sorsero delle fatiscenti baraccopoli.

3. Prese vita la seconda ondata del movimento femminista.

4. Nel Sessantotto esplose la ribellione giovanile.

(QR p. 396)

STRUTTURE DI POTERE Chi comanda? C’è un sistema gerarchico? Com’è organizzato?

Istituzioni democratiche, Concilio Vaticano II

REGOLE Quali regole segue questa società?

Regole rigide di comportamento

LIBERTÀ E DIRITTI. Tutti hanno gli stessi diritti o ci sono categorie di persone con meno libertà?

Società del benessere

INQUADRA LA SOCIETÀ Nome Estremi cronologici Localizzazione

Seconda metà del XX sec.

ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE

Dove vivono le persone? Come vivono? Come occupano il territorio? Ci sono centri urbani? Come sono collegati tra loro?

Risposta soggettiva

Australia, Giappone, Europa, Stati Uniti Welfare, movimenti per i diritti civili, libertà, mancata parità salariale tra uomini e donne

VALORI Quali sono i valori prevalenti? Come influiscono sulla vita delle persone?

Consumismo, cattolicesimo, stili di vita alternativi che promuovono pace, amore e libertà assoluta

ECONOMIA Quali sono i lavori più diffusi? Di cosa vivono le persone? Come sono organizzati gli scambi commerciali?

Welfare, consumismo, miracolo economico, operai Musica pop, musica psichedelica, rock&roll

ARTE E CULTURA Quali forme artistiche sono caratteristiche di quella società? Quali sono le più importanti espressioni culturali?

Il capitolo in 3 mosse

1

Che cosa è già successo?

TOCCA A VOI A Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.

Al termine della Seconda guerra mondiale l’Italia era tra i Paesi sconfitti. V F Dopo la guerra il mondo occidentale visse alcuni decenni di grave crisi economica. V F

Le proteste del nuovo femminismo si concentrarono sul diritto di voto per le donne. V F

TOCCA A VOI Collega ciascun termine alla sua definizione.

Sessantotto

welfare State

Piano Marshall 3

iniziativa americana per favorire la ripresa economica dell’Europa dopo la Seconda guerra mondiale movimento di contestazione giovanile che si diffuse in tutto il mondo occidentale intervento pubblico per garantire a tutti i cittadini l’accesso ai servizi essenziali (sanità, istruzione, pensioni)

Come e quando succede?

Costruiamo la linea del tempo

TOCCA A VOI Studiando il capitolo, sarai in grado di completare questa linea del tempo e otterrai così una SINTESI VISUALE degli eventi principali, che potrai consultare per lo studio e il ripasso.

1940

Referendum monarchiarepubblica ed elezioni a universale.

suffragio

Politica e istituzioni

Economia e società

• Guarda il video

• Esplora la linea del tempo

• Consulta il glossario in 7 lingue

Nel capitolo userete le strategie: Collega testo e paratesto • Metti a confronto due società • Argomenta sulla visione del mondo • La tavola dei contenuti

2 Che cosa scopriremo?

Nel dopoguerra, l’Italia diventa una repubblica democratica e sotto la guida della Democrazia cristiana si schiera nel Blocco occidentale alleato degli Stati Uniti.

L’Italia partecipa fin dall’inizio al processo di collaborazione tra Paesi europei, da cui nasce la Comunità economica europea.

La società italiana si modernizza, grazie al rapido sviluppo dell’industria e grazie ai movimenti di protesta di giovani, donne e operai.

TOCCA A VOI A quale evento fondamentale della storia italiana si riferisce il titolo del giornale che i ragazzi nella foto stanno osservando?

GLI ANNI DELLA RICOSTRUZIONE

studio con METODO

Identifico le informazioni

1. Evidenzia nel testo con due colori diversi le risposte alle seguenti domande:

a. quali furono le emergenze del secondo dopoguerra in Italia?

b. quali governi le affrontarono?

Da quali partiti erano costituiti?

Da chi erano guidati?

Per ricostruire l’Italia si formano i governi di unità nazionale

A partire dalla primavera del 1945 l’Italia si trovò alle prese con una difficile ricostruzione. Durante il conflitto i bombardamenti aerei e gli scontri armati avevano provocato la distruzione di strade, ferrovie, porti e nelle città moltissime abitazioni erano state abbattute. C’erano poi da risolvere gravissimi problemi economici e sociali, e, dopo vent’anni di dittatura, bisognava anche ricreare le istituzioni dello Stato

Le gravi emergenze del Paese furono affrontate da una serie di governi di unità nazionale costituiti dai partiti antifascisti che già avevano collaborato nel Comitato di liberazione nazionale e amministrato il Paese nell’ultimo anno di guerra (→ Capitolo 6, Lezione 8). Dal dicembre 1945 li guidò il leader della Democrazia cristiana (Dc), Alcide De Gasperi.

I governi affrontano inflazione e disoccupazione

In campo economico, il primo problema era l’inflazione. A causa delle distruzioni provocate dalla guerra, i commerci si erano molto ridotti. Le merci dunque scarseggiavano, soprattutto nelle città, e le poche disponibili venivano vendute a prezzi altissimi, mentre i salari erano rimasti uguali. Perciò per i lavoratori era difficile sopravvivere con il proprio stipendio.

Il Paese doveva anche fare i conti con una grave disoccupazione: nel 1945 la produzione industriale era infatti ridotta a meno di un terzo rispetto agli anni prima della guerra e, di conseguenza, molti erano senza lavoro. Ogni giorno scoppiavano manifestazioni di protesta dei disoccupati, cui si aggiungevano gli scioperi di operai e impiegati per ottenere aumenti salariali.

I provvedimenti del governo fermarono la crescita dei prezzi, ma la disoccupazione continuò ad aumentare. Si creò così una spaccatura all’interno del Paese tra chi aveva un lavoro stabile, e quindi vedeva la propria situazione economica migliorare, e un numero crescente di disoccupati, che vivevano in povertà ed erano costretti a contare sulla distribuzione di cibo e merci degli aiuti internazionali.

Una fruttivendola allestisce il suo banchetto tra le rovine di Firenze, distrutta dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, 1949.

RAGAZZE&RAGAZZI STORIA nella

Roma, 1946: bambini abbandonati o orfani vengono affidati alle cure di un istituto religioso.

Ragazzi e ragazze sui treni della felicità

Tra le vittime della povertà nell’Italia del dopoguerra vi furono anche ragazzi e ragazze, rimasti orfani o costretti dalla povertà delle loro famiglie a chiedere l’elemosina o a svolgere lavori di fortuna. Per far fronte a questa emergenza, intervennero sia la Chiesa cattolica sia associazioni laiche, come l’Unione donne italiane, un ’associazione femminile del Partito comunista che organizzò una rete di sostegno nota come “treni della felicità” Decine di migliaia di ragazzi e ragazze, provenienti soprattutto dal Sud, furono trasferiti in Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Liguria dove furono ospitati per mesi e a volte per anni da famiglie che offrirono loro vitto e alloggio. Ecco una testimonianza di quella esperienza A raccontare è Vincenzo Maione, originario di Napoli, che nel 1947 visse per alcuni mesi presso una famiglia di Sinalunga, in Toscana Così descrive la sua situazione e l’arrivo:

«Mi ricordo quell’anno, il 1947, come un inferno Mia madre vendeva per strada, su una bancarella, stracci, tessuti e vestiti usati dei prigionieri degli inglesi o degli americani Roba sporca, piena di pulci Io e mio fratello dovevamo pulirla, lavarla, strofinarla, per riuscire a venderla a quelli meno poveri di noi [ ] Io avevo nove anni Lavoravo dalla mattina alla sera » «Scendemmo, solo alcuni, dal treno Non capivamo né dove eravamo né cosa sarebbe successo lì [ ] Ricordo solo che si avvicinò una donna, c ’ era anche un signore con lei La signora mi dette la mano Io la seguii Poi la signora, si chiamava Maria Marangoni, mi accompagnò nella sua casa [ ] Entrammo, mi aprì una porta e disse che quella era la mia cameretta, dove c ’ erano due letti [ ] Non capivo davvero cos ’ era un letto, non ne avevo mai visto uno e mi avvicinai per toccarlo, spingendo giù le dita, che affondavano nel morbido Era una cosa nuova per me, e domandai cosa fosse.»

• pensiero critico

Nel corso della sua storia l’Italia ha risposto varie volte alle situazioni di emergenza che hanno visto protagonisti bambini e bambine, anche provenienti dall’estero: l’ultima occasione è stata lo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022. Informati su come i piccoli rifugiati ucraini hanno trovato accoglienza nel nostro Paese e su quali iniziative sono state intraprese per loro.

Una piccola orfana a Roma nel 1945.

L’Italia cede alcuni territori alla Iugoslavia

I confini orientali

Udine

ITALIA

Gorizia

IUGOSLAVIA

ZONA A

Trieste

Pirano

ZONA B

Istria

Fiume

Territorio libero di Trieste (Zona A)

Territori ceduti alla Iugoslavia

secondo il Trattato di Parigi (Zona B)

Confine prima della guerra

studio con METODO

Identifico le informazioni

2. Gli anni del secondo dopoguerra in Italia furono anche un periodo di ottimismo: quali cambiamenti positivi interessarono la vita politica, la cultura e gli svaghi?

Alla Conferenza di pace, che si tenne a Parigi nel 1946, le potenze vincitrici della guerra decisero di trattare l’Italia come un Paese nemico anche se dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 l’esercito del Regno del Sud aveva combattuto a fianco degli Alleati e i partigiani avevano lottato contro nazisti e fascisti. Il trattato di pace, firmato a Parigi nel febbraio del 1947, impose all’Italia di rinunciare alle sue colonie africane e ad alcuni territori lungo il confine francese, di pagare ingenti riparazioni di guerra ai Paesi che aveva invaso (Etiopia, Albania, Grecia, Iugoslavia e Unione Sovietica), di cedere alla Iugoslavia l’Istria e le regioni italiane della Dalmazia, dove si era verificata la tragedia delle foibe e dell’esodo degli Italiani (→ Capitolo 7, Lezione 1). Il trattato non risolse del tutto la questione dei confini orientali. Trieste e la regione circostante furono infatti divise in due parti: la Zona A, che comprendeva la città, posta sotto l’amministrazione di Inglesi e Americani; la Zona B, assegnata agli Iugoslavi. La situazione si sarebbe risolta solo nel 1954, con il ritorno della Zona A, e dunque della sola città di Trieste, sotto la sovranità italiana, in base a un accordo tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia e Iugoslavia.

Mafia e gruppi indipendentisti si alleano in Sicilia

Nel Meridione, già negli ultimi anni del conflitto, si risvegliò la criminalità organizzata, che era stata duramente repressa negli anni del fascismo. Il fenomeno fu particolarmente grave in Sicilia, dove gli Americani, dopo aver occupato l’isola, avevano affidato l’amministrazione a notabili locali a volte legati alla criminalità organizzata locale, la mafia. Per non correre il rischio di perdere il proprio potere dopo la riunificazione del Paese, malavitosi e notabili locali unirono le forze creando un movimento politico per l’indipendenza della Sicilia. All’interno del movimento indipendentista, venne costituito una sorta di esercito irregolare clandestino, che colpiva militari, magistrati, carabinieri e altri rappresentanti dello Stato e operava in collaborazione con gruppi malavitosi. Il gruppo armato più noto era quello capeggiato da Salvatore Giuliano, un bandito che raggiunse una notevole fama nell’isola e nel resto d’Italia, presentandosi come combattente per la libertà della Sicilia.

In risposta alla violenza indipendentista, il governo italiano intervenne in due direzioni:

● con una legge approvata nel 1948, concesse un’ampia autonomia alla Sicilia, in campo amministrativo, giuridico e legislativo, e in questo modo tolse forza alle richieste degli indipendentisti;

● inviò l’esercito e gruppi speciali dei Carabinieri per reprimere le bande mafiose;

Nel giro di pochi anni il movimento indipendentista perse consensi fino a scomparire, mentre la mafia continuò e continua ancora oggi a costituire un grave problema sociale e di ordine pubblico per l’isola e per il resto d’Italia.

La strage dei contadini

L’alleanza fra i notabili siciliani, in gran parte proprietari terrieri, e la mafia non era solo finalizzata a ottenere l’indipendenza dell’isola, ma anche a stroncare le proteste dei contadini che occupavano i latifondi per chiedere la distribuzione delle terre. L’episodio più grave delle lotte fra proprietari e contadini si verificò il 1° maggio del 1947, quando un gruppo di mafiosi guidati da Salvatore Giuliano aprì il fuoco su una manifestazione di contadini a Portella della Ginestra, in provincia di Palermo, provocando la morte di undici persone. Nella foto, un bracciante davanti alla lapide posta sul luogo della strage.

Gli Italiani riscoprono la vita politica

Nonostante questi gravi problemi, gli anni del dopoguerra furono anche un periodo di ottimismo. Dopo aver vissuto per due decenni sotto un regime a partito unico che reprimeva ogni opposizione, gli Italiani riscoprirono il gusto di manifestare ed esprimere liberamente le proprie idee. Nei bar, nelle piazze, sui luoghi di lavoro, le scelte del governo, le posizioni dei partiti, il nascente conflitto tra Unione Sovietica e Stati Uniti erano argomento di accese discussioni, in cui ci si divideva tra cattolici, socialisti e comunisti, sostenitori di Stalin o di Truman, di Palmiro Togliatti, segretario del Partito comunista, e De Gasperi. I partiti politici giunsero in pochi anni ad avere centinaia di migliaia di iscritti e crearono giornali e proprie sezioni in città e paesi, dove i sostenitori si riunivano. L’evento cruciale della vita politica erano i comizi elettorali tenuti dai leader politici davanti a grandi folle.

Rinascono la cultura e gli svaghi

Anche in campo culturale il dopoguerra fu un periodo di rinascita Già durante la guerra, man mano che gli Alleati risalivano la penisola, nelle città italiane riaprivano o venivano fondati giornali, riviste, case editrici, che finalmente potevano pubblicare i testi di autori vietati durante l’epoca fascista. Per dimenticare le ristrettezze quotidiane, ma anche per celebrare la ritrovata libertà, gli Italiani ricominciarono a frequentare in massa i luoghi di svago. Nell’estate del 1945, nelle numerose sale da ballo, le cosiddette balere, la danza più in voga era il boogie-woogie, un ballo che i giovani avevano imparato dai soldati americani. Un’altra forma di divertimento molto amata in cui si fece sentire l’influsso americano era il cinema, grazie ai moltissimi film importati dagli Stati Uniti.

La Vespa rimette in moto l’Italia

Il prodotto simbolo della rinascita italiana del dopoguerra fu la Vespa (nella foto), uno scooter realizzato dalla Piaggio e presentato nella primavera del 1946 La sua rapidissima diffusione, insieme a quella della Lambretta, portò alla prima motorizzazione di massa

LA NASCITA DELLA REPUBBLICA

Gli Italiani scelgono la repubblica

Referendum: votazione nella quale i cittadini vengono chiamati a decidere direttamente su temi specifici. In Italia la Costituzione prevede solo il referendum abrogativo, nel quale si sceglie se abrogare, cioè annullare, o meno una legge già in vigore.

L’Italia del dopoguerra doveva anche darsi nuove istituzioni che garantissero la libertà dei cittadini e il funzionamento dello Stato. Per avviare questo processo in modo democratico furono fissate per il 2 giugno 1946 due votazioni a suffragio universale, cui parteciparono per la prima volta anche le donne:

● il referendum per stabilire se l’Italia dovesse continuare a essere una monarchia o diventare una repubblica;

● l’elezione di un’Assemblea costituente che avrebbe dovuto scrivere una nuova Costituzione.

Si trattava delle prime elezioni libere dopo oltre vent’anni e il popolo italiano mostrò tutta la propria voglia di partecipare al rinnovamento del Paese. Si presentò infatti a votare quasi il 90% dei cittadini.

Nel referendum la monarchia fu sconfitta, nonostante il gran numero di voti favorevoli raccolti nel Sud. Pochi giorni dopo il re Umberto II lasciò il Paese e andò in esilio in Portogallo: l’Italia divenne così una repubblica.

Le donne partecipano

al voto

LeMadri

Costituentinell’Italia repubblicana

La novità principale di queste elezioni fu la partecipazione delle donne che, per la prima volta nella storia d’Italia, ebbero la possibilità di votare (elettorato attivo) ed essere votate (elettorato passivo) in una consultazione politica. Le elezioni del 1946 furono, quindi, le prime elezioni politiche a suffragio universale. In ambito amministrativo, le donne avevano già votato nel marzo precedente e due di loro, Ada Natali e Antonia Bartoli, erano state elette sindache

A dispetto di quanto aveva ripetuto la propaganda dei molti che erano ancora contrari al voto femminile, le donne parteciparono in massa e con entusiasmo alle votazioni. Ventuno di loro risultarono anche elette alla Costituente. Si trattava, certo, di una minoranza: tuttavia esse svolsero un ruolo fondamentale, sia a livello pratico, lasciando la propria impronta nella Costituzione, sia a livello simbolico, rappresentando il contributo delle donne al rinnovamento radicale dello Stato.

• Video Lanascita dellaRepubblica

• Video LaCostituzione italiana

Una donna legge le istruzioni per votare al referendum istituzionale il 2 giugno 1946 in un seggio elettorale a Milano.

STORIE D’ALTRO GENERE

I partiti di massa prevalgono nell’Assemblea costituente

Nel voto per l’Assemblea costituente trionfarono i tre grandi partiti di massa: Democrazia cristiana (35% dei voti), Partito socialista (20%) e Partito comunista (19%). Il loro successo fu favorito dal fatto che potevano contare su strutture solide e organizzate, sedi in ogni città, giornali e schiere di militanti disposti a partecipare alla campagna elettorale. Inoltre la Democrazia cristiana godeva anche del sostegno della Chiesa, mentre socialisti e comunisti facevano affidamento su sindacati e organizzazioni operaie

Grazie alla loro capacità organizzativa e alla propaganda capillare, questi tre partiti avrebbero dominato la politica italiana anche nei decenni successivi, fino all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso.

Furono invece penalizzati i partiti piccoli o quelli che non avevano un’organizzazione forte, come il Partito liberale, che era stato il principale raggruppamento politico italiano fino agli anni ’20.

Viene scritta e approvata la nuova Costituzione

Una volta eletta, l’Assemblea costituente si mise all’opera per la stesura della nuova Costituzione. Dopo vent’anni di dittatura fascista, la prima preoccupazione dell’Assemblea fu quella di ristabilire le libertà dei cittadini, riaffermando il diritto di esprimere le proprie opinioni, il diritto di associarsi in movimenti politici e sindacati, il diritto di manifestare e scioperare

Per evitare che tutto il potere si concentrasse nelle mani del governo, com’era avvenuto all’epoca di Mussolini, fu attribuito un ruolo centrale al Parlamento, da cui il governo doveva ricevere il sostegno per poter agire. Su alcuni punti più controversi, l’Assemblea costituente si sforzò di trovare soluzioni di compromesso, che conciliassero le posizioni dei diversi partiti. Sul tema dei rapporti fra Stato e religione, per esempio, la Costituzione stabilì la laicità dello Stato e garantì la libertà di culto, come volevano le sinistre e i liberali, ma, su richiesta della Democrazia cristiana, ribadì il legame privilegiato tra l’Italia e la Chiesa cattolica e confermò la validità del Concordato firmato nel 1929 da Mussolini (→ Capitolo 4, Lezione 3).

Dopo diciotto mesi di discussioni e trattative, la Costituzione fu approvata a larga maggioranza ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948.

Il 2 giugno 1946 il referendum

le elezioni dell’Assemblea costituente si tennero

Anche i bambini si affollano per leggere i titoli entusiasti sui giornali dei giorni successivi al referendum: la Repubblica è certa.

studio con METODO

Metto in relazione

1. Quali fattori influirono sul trionfo dei tre grandi partiti di massa nel voto per l’Assemblea costituente?

2. Perché, nella stesura della nuova Costituzione, l’Assemblea costituente attribuì un ruolo centrale al Parlamento?

in cui fu scelta la repubblica

in cui prevalsero democristiani, socialisti, comunisti

LA DEMOCRAZIA CRISTIANA

ALLA GUIDA DELL’ITALIA

studio con METODO

Metto in relazione

1. Spiega perché la campagna elettorale italiana del 1948 fu condizionata da eventi di politica internazionale.

Applica la strategia Collega testo e paratesto (QR p. 396)

2. Osserva l’immagine in basso e rifletti: quale degli schieramenti in campo per le elezioni del 1948 potrebbe averla prodotta? In base a quali informazioni presenti nel paragrafo hai formulato la tua risposta?

Filmato d’epoca Lacampagna elettoraledel’48

Democristiani e Fronte popolare si sfidano

nelle elezioni del 1948

Una volta approvata la Costituzione, la fase dei governi di unità nazionale si concluse. De Gasperi fondò un governo composto da ministri democristiani ed ebbe inizio la campagna elettorale per l’elezione del primo Parlamento, fissata per il 18 aprile 1948. In campo vi erano due schieramenti principali:

● i comunisti e i socialisti uniti nel Fronte democratico popolare;

● i moderati, guidati dalla Democrazia cristiana affiancata dal Partito liberale, da quello repubblicano e da quello socialdemocratico, un piccolo gruppo che si era staccato dal Partito socialista.

Fra i temi principali su cui si fronteggiavano i due schieramenti vi erano il rapporto con gli Stati Uniti e le strategie per risolvere i problemi economici e sociali del Paese.

● Per i moderati l’Italia doveva allearsi con gli Stati Uniti e avviare la ricostruzione economica seguendo il modello americano: favorire lo sviluppo delle aziende private, i commerci e i consumi.

● Al contrario, socialisti e comunisti rifiutavano un’alleanza con gli USA, anzi, intendevano respingere anche gli aiuti statunitensi del Piano Marshall. In campo economico, proponevano il modello delle democrazie popolari sorte nell’Europa orientale sotto la guida dell’Unione Sovietica, in cui la gestione dell’economia era affidata allo Stato e l’iniziativa privata era limitata.

“L’urna democristiana”: un’illustrazione satirica che mostra come i voti per la Dc siano raccolti direttamente nel cappello dello Zio Sam, simbolo degli Stati Uniti.

LA FONTE SCRITTA E LA FONTE VISIVA La propaganda democristiana

In questo appello diffuso attraverso giornali e volantini la Democrazia cristiana usò la paura per convincere l’elettorato, descrivendo con tratti terribili un’Italia dominata dai comunisti e soprattutto da Stalin.

Italiani! Il 18 aprile voi potete salvare o distruggere la vostra libertà: non soltanto la libertà del Parlamento e delle istituzioni democratiche, bensì tutte le elementari libertà dell’uomo: la libertà di pensare e di esprimere le proprie idee; la libertà di scegliere il proprio campo di

lavoro; la libertà di educare i figli secondo le proprie convinzioni; la libertà di professare la fede dei padri. La scelta è tra il totalitarismo bolscevico, che si nasconde dietro la maschera del Fronte cosiddetto popolare, e lo schieramento dei partiti sinceramente democratici.

Nel manifesto a lato, lo scudo simbolo della Democrazia cristiana protegge l’Italia, raffigurata come una donna turrita, cioè con una torre sulla testa, e i suoi valori fondamentali dall’assalto del Fronte popolare, rappresentato dai due simboli del comunismo (la falce e il martello), lanciati da una mano rossa che sembra quella di un diavolo.

Analizzo le FONTI

1. Secondo la Democrazia cristiana, quali libertà sarebbero a rischio in caso di vittoria del Fronte popolare?

2. Nel manifesto quali simboli e colori vengono usati per evocare una sensazione di pericolo? Quali simboli, invece, rappresentano i valori che la Democrazia cristiana cerca di difendere?

3. In che modo la propaganda democristiana cerca di influenzare l’elettorato? Supporta le tue considerazioni con esempi puntuali.

Vince la Democrazia cristiana

Nel clima di tensione della Guerra fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti lo scontro fra moderati e Fronte popolare fu molto acceso.

La Democrazia cristiana, la Chiesa e le organizzazioni cattoliche cercarono in ogni modo di sottolineare il legame tra i loro rivali e l’Unione Sovietica e di convincere gli Italiani che, se il Fronte popolare avesse prevalso, l’Italia sarebbe finita sotto il controllo di Stalin (→ La fonte scritta e la fonte visiva), gli USA avrebbero ritirato i loro aiuti e agli Italiani sarebbe stato imposto l’ateismo. Il Fronte popolare rispose presentando l’alleanza con gli Stati Uniti come una sottomissione a una potenza straniera e accusò la Democrazia cristiana di essere serva degli interessi americani. Per proporsi come i veri difensori dell’indipendenza del Paese, socialisti e comunisti scelsero come simbolo del loro raggruppamento il più celebre patriota italiano, Giuseppe Garibaldi. Alla fine prevalse la Democrazia cristiana, che migliorò il proprio risultato rispetto alle elezioni di due anni prima, ottenendo il 48,5% dei voti, e conquistò la maggioranza assoluta in Parlamento. Il Fronte popolare invece arretrò, ed ebbe solo il 31%, molto meno di quanto socialisti e comunisti avevano ottenuto partecipando separati alle precedenti elezioni.

Metto in relazione

3. Quali conseguenze ebbe l’attentato a Palmiro Togliatti?

In che modo si risolse la situazione?

4. Che cosa chiesero gli Stati

Uniti all’Italia e agli altri Paesi europei coinvolti, in cambio degli aiuti previsti dal Piano Marshall? studio con METODO

Dopo l’attentato a Togliatti l’Italia è sull’orlo di una rivoluzione

La tensione accumulata durante la campagna elettorale esplose pochi mesi dopo il voto, il 14 luglio 1948, quando uno studente di destra ferì gravemente con alcuni colpi di pistola il segretario del Partito comunista, Palmiro Togliatti. I militanti comunisti scesero in piazza in molte città e le armi usate dai partigiani comunisti durante la Resistenza furono prelevate dai nascondigli: per qualche ora parve che le proteste fossero sul punto di sfociare in una vera e propria rivoluzione. La sera stessa, però, dopo essere stato sottoposto a un intervento chirurgico, Togliatti chiese ai dirigenti del suo partito di fermare la rivolta e nel giro di pochi giorni la situazione tornò alla normalità.

Arrivano gli aiuti del Piano Marshall e l’Italia entra nella NATO

Grazie alla vittoria della Democrazia cristiana, l’Italia poté beneficiare dei nuovi aiuti previsti dal Piano Marshall, che cominciarono ad affluire nell’estate del 1948. Nell’aprile del 1949, in cambio, gli Stati Uniti chiesero all’Italia e agli altri Paesi europei di sottoscrivere il Patto atlantico ed entrare nella NATO. L’ingresso nella NATO fu approvato dal Parlamento, nonostante l’opposizione di comunisti e socialisti, e da allora l’alleanza militare con gli Stati Uniti è rimasta una costante della politica estera italiana.

Il governo combatte disoccupazione e povertà

Gli aiuti del Piano Marshall furono utilizzati per favorire la ripresa delle aziende e servirono a ridurre progressivamente la disoccupazione. Altri provvedimenti importanti sul piano sociale furono il Piano INA-casa (1949), per la costruzione di case popolari per i più poveri, e la riforma fiscale (1951) che introdusse la dichiarazione annuale dei redditi, per avere un calcolo più equo delle tasse e diminuire l’evasione fiscale. In questo modo lo Stato avrebbe tratto maggiori entrate e avrebbe finanziato interventi a favore delle classi meno abbienti.

Nuove case per gli Italiani

Nelle città italiane del dopoguerra era urgente ricostruire le case distrutte dai bombardamenti. Perciò nel 1949 fu avviato il cosiddetto “Piano INA-casa” finanziato in parte dallo Stato, in parte dalle trattenute sugli stipendi dei lavoratori e dai contributi degli imprenditori. Il piano coinvolse i migliori architetti e urbanisti dell’epoca, diede lavoro a oltre 40.000 persone e portò alla costruzione di 355.000 alloggi in 15 anni. Ogni nuovo quartiere doveva offrire tutti i servizi necessari: scuole, ambulatori, negozi, aree verdi.

Nella foto, un edificio residenziale INA-casa nel quartiere QT8 di Milano (1951).

Il governo fonda la Cassa del Mezzogiorno e vara la riforma agraria

Per creare lavoro nel Sud, il governo guidato da De Gasperi usò la politica degli interventi pubblici, che sarebbe proseguita nei decenni successivi. Nel 1950 fu fondata la Cassa del Mezzogiorno, un ente statale che realizzò numerosi progetti nel settore delle infrastrutture (strade, porti, acquedotti, dighe e così via), offrendo lavoro a migliaia di persone per la loro costruzione e migliorando notevolmente le condizioni di vita in molte zone del Meridione.

Fu inoltre varata la riforma agraria, che interessò anche alcune aree del Centro-Nord, ma fu concepita soprattutto per aiutare i contadini meridionali e porre così fine all’occupazione abusiva delle terre. In base a questa legge, i latifondi del Sud vennero espropriati e suddivisi in piccoli lotti, che furono assegnati ciascuno a una famiglia di braccianti, in modo che vi potesse avviare una azienda agricola.

Finisce l’epoca di De Gasperi

Dopo la riforma agraria la Democrazia cristiana perse il sostegno dei grandi proprietari terrieri. Questa fu una delle cause della sconfitta democristiana nelle elezioni del 1953, quando la Dc, pur restando il maggior partito italiano, perse un gran numero di voti. In seguito a questo mediocre risultato, De Gasperi si ritirò dall’attività politica. Un anno dopo, morì nella sua casa in provincia di Trento. La notizia della sua scomparsa fu accolta con grande commozione in tutto il Paese e anche i suoi avversari politici riconobbero in lui un grande statista, che negli otto anni in cui aveva guidato il governo aveva saputo affrontare le drammatiche emergenze del dopoguerra, collocare stabilmente l’Italia tra le democrazie occidentali e avviare il Paese sulla strada dello sviluppo economico e del benessere.

I braccianti manifestano a favore dell’occupazione delle terre incolte, 1949.

Dopo la vittoria della Dc nelle elezioni del 1948

i governi democristiani di De Gasperi portano

studio con METODO

Identifico le informazioni

5. Quali provvedimenti furono adottati dal governo italiano per far fronte ai problemi economici e sociali del Paese? Sottolineali nel testo.

Espropriare: privare qualcuno di un bene che gli appartiene, per fini di pubblica utilità.

ingresso nella NATO

riforme sociali

Cassa del Mezzogiorno

riforma agraria

I PRIMI PASSI DELL’UNIONE EUROPEA

studio con METODO

Identifico le informazioni

1. Che cosa affermava il Manifesto di Ventotene? In che cosa consisteva il progetto degli Stati Uniti d’Europa?

2. Sottolinea nel testo i nomi dei sei Stati europei che crearono la Comunità economica europea.

Nasce il progetto degli Stati Uniti d’Europa

Nel dopoguerra l’Italia fece un’altra importante scelta di politica estera: partecipò ai progetti di collaborazione tra Stati europei da cui ha avuto origine l’Unione Europea. La riflessione sul futuro dell’Europa e sui rapporti tra le varie nazioni del continente era cominciata proprio in Italia negli anni della guerra. Nel 1941 alcuni intellettuali italiani reclusi dal regime fascista sull’isola di Ventotene redassero un documento, noto appunto come il Manifesto di Ventotene, in cui affermavano che in futuro l’Europa, per evitare nuovi conflitti e trovare una pace duratura, avrebbe dovuto superare la divisione in Stati nazionali e creare gli Stati Uniti d’Europa, una federazione sul modello degli Stati Uniti d’America con istituzioni centrali che stabilissero leggi comuni e risolvessero eventuali contrasti tra i Paesi membri.

Nel dopoguerra quest’idea fu sostenuta da molti leader politici dell’Europa occidentale, tra cui De Gasperi, convinti che fosse necessario abbandonare il nazionalismo e la competizione accanita che avevano caratterizzato i primi decenni del Novecento, mettere da parte le rivalità e i desideri di vendetta e avviare un’epoca di collaborazione, che garantisse il benessere di tutti e si ponesse come obiettivo l’unità europea. Solo così l’Europa avrebbe recuperato benessere, forza e prestigio.

Sei Stati europei creano la Comunità europea del carbone e dell’acciaio...

Inizialmente i governi europei impegnati nel progetto di unificazione si concentrarono su obiettivi limitati, in campo economico e commerciale, più facili da raggiungere rispetto all’unione politica.

Il primo passo concreto verso l’integrazione delle economie europee fu la creazione della CECA, Comunità europea del carbone e dell’acciaio, che nacque nel 1952 come accordo tra Francia e Germania per gestire la produzione e il commercio di acciaio e carbone, e fu poi esteso l’anno successivo anche a Italia, Olanda, Belgio e Lussemburgo.

Si trattò di un atto importante dal punto di vista economico, ma anche da quello simbolico. Il controllo delle miniere di carbone del bacino della Ruhr era stato infatti uno dei motivi per cui Francia e Germania si erano ripetutamente fatte la guerra per più di un secolo, e l’acciaio era essenziale per la costruzione di armi.

Manifesto della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), istituita col Trattato di Parigi del 18 aprile 1951: fu il primo passo nel processo di integrazione europea.

... e istituiscono la Comunità economica europea

Cinque anni dopo, nel 1957, gli stessi Paesi che avevano costituito la CECA firmarono il Trattato di Roma, con cui fu istituita la Comunità economica europea (CEE), con l’obiettivo di incrementare gli scambi commerciali tra i Paesi europei, abbattere i dazi doganali, favorire la libera circolazione delle persone, delle merci e del denaro, elaborare politiche comuni per lo sviluppo agricolo e industriale.

La firma del Trattato di Roma il 25 marzo 1957, che istituì la Comunità economica europea (CEE).

LA FONTE ORALE Cooperazione contro la guerra

In un discorso pronunciato il 9 maggio 1950 a Parigi, il ministro degli Esteri francese Robert Schuman propose per la prima volta di mettere in comune la produzione e il commercio del carbone e dell’acciaio e spiegò lo scopo della sua iniziativa: rendere impossibile una nuova guerra tra Francia e Germania nel cuore dell’Europa.

L’Europa non si farà in una volta sola, né con una costruzione d’insieme, ma sulla base di realizzazioni concrete che dovranno creare, anzitutto, una solidarietà di fatto. L’unione delle nazioni europee esige l’eliminazione della contrapposizione secolare tra Francia e Germania. A tal fine, il governo francese propone di porre la produzione globale franco-tedesca di carbone e acciaio sotto un’Alta Autorità comune, in un’organizzazione aperta alla partecipazione degli altri Paesi europei. La messa in comune della produzione di carbone e acciaio assicurerà l’immediata creazione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni da tempo dedite alla produzione

di armi di cui sono state sempre le vittime. La solidarietà nella produzione, così realizzata, servirà a dimostrare che una guerra tra Francia e Germania non soltanto appare impensabile, ma materialmente impossibile.

Analizzo la FONTE

1. Quale deve essere per Schuman il primo passo per giungere all’unione delle nazioni europee?

2. Quale iniziativa bisogna prendere, secondo Schuman, per compiere questo primo passo?

3. Quali risultati si potranno ottenere in campo economico e nel campo della pace, secondo Schuman?

Storia delle ISTITUZIONI

LA COOPERAZIONE EUROPEA

Uno sviluppo progressivo

Dopo la creazione della Comunità economica europea, il progetto di unificazione dell’Europa è proseguito in modo progressivo, a partire da settori concreti, come l’economia e l’industria. Nel 1959 fu istituita l’Euratom, per coordinare lo sfruttamento dell’energia atomica per scopi civili. Nel 1968 si giunse all’unione doganale, che abolì definitivamente i dazi tra i diversi Paesi, e nel 1979 fu creato il Sistema monetario europeo, che doveva regolare i cambi tra le diverse monete nazionali (lira italiana, franco francese, marco tedesco ecc.) e portare alla creazione di una moneta unica, un progetto che si è realizzato nel 2002 con la diffusione dell’euro In campo politico, nel 1962 fu istituito il Parlamento europeo, che dal 1978 è eletto direttamente da cittadine e cittadini. Nel 1967 fu poi creata la Commissione europea, una sorta di governo dell’Europa, in cui ogni Paese ha un proprio rappresentante, che si occupa di un settore specifico, come i trasporti, la salute, l’ambiente. Nel tempo questi organismi hanno assunto sempre più potere, fino a giungere, come vedremo, all’Unione Europea, nel 1992.

Regolamenti e direttive

Per far applicare le proprie iniziative, la Commissione europea e il Parlamento utilizzano regolamenti e direttive I regolamenti hanno di solito un contenuto molto ampio e una volta approvati sono validi in tutti i Paesi membri. Le direttive invece riguardano un argomento più specifico e ogni Paese è tenuto entro un certo tempo a introdurre una legge che le applichi, altrimenti può subire una sanzione, cioè una punizione, da parte delle istituzioni europee.

Oltre a stabilire regole comuni per tutti i Paesi coinvolti, regolamenti e direttive hanno lo scopo di favorire lo sviluppo sostenibile. Perciò promuovono la protezione dell’ambiente e della biodiversità, la tutela della salute dei cittadini e delle cittadine, il rispetto dei diritti delle imprese e di lavoratori e lavoratrici.

COMPITO DI REALTÀ – Realizziamo un volantino per la giornata dell’Europa

1. Dividetevi in gruppi ed effettuate una ricerca sulla Giornata dell’Europa, una ricorrenza che si celebra ogni anno per promuovere i valori della cooperazione economica e politica in Europa. In quale giorno ricorre ogni anno? Che cosa ricorda? Qual è il suo significato? Dopo aver raccolto informazioni al riguardo, create un volantino per promuoverla: immaginate un’iniziativa pubblica, componete i testi, inserite un’immagine, quindi presentate il volantino alla classe. Tra i vari progetti, sceglierete insieme all’insegnante il più efficace.

La bandiera dell’Unione Europea.
La sede del Parlamento europeo a Strasburgo.

IL MIRACOLO ECONOMICO LEZIONE 5

L’Italia diventa una potenza industriale

Grazie anche alla partecipazione al processo di unificazione europea, a partire dagli anni ’50, l’Italia fu protagonista del cosiddetto miracolo economico. Fu infatti tra i Paesi che più si avvantaggiarono del boom economico e della crescita degli scambi che interessarono il mondo occidentale. In particolare, nel nostro Paese si verificò un rapido sviluppo dell’industria privata, che nel giro di un decennio, tra il 1955 e il 1965, raddoppiò la produzione, soprattutto nei settori tessile, chimico e meccanico. Tra le maggiori aziende dell’epoca, vi erano:

● l’azienda chimica Montecatini, che ampliò la propria attività dai fertilizzanti chimici ai materiali plastici;

● la FIAT (automobili) e la Pirelli (pneumatici), che crebbero grazie alla motorizzazione di massa;

● l’Italcementi, che produceva i materiali edilizi per la ricostruzione;

● la Snia, leader mondiale nella produzione di tessuti artificiali;

● le industrie alimentari (Buitoni, Alemagna, Motta, Barilla, Ferrero e molte altre);

● le aziende di elettrodomestici, che producevano sia per il mercato italiano sia per l’esportazione.

Anche le imprese pubbliche contribuiscono alla crescita

Nella crescita di quegli anni, ebbe grande importanza anche lo sviluppo delle imprese pubbliche, finanziate dallo Stato. Tra le principali vanno ricordate:

● l’Ente nazionale idrocarburi (ENI), fondato nel 1953 e diretto da Enrico Mattei, che iniziò sfruttando i giacimenti di metano della Pianura padana e in seguito importò petrolio da Africa e Medio Oriente attraverso gli oleodotti;

● l’ANAS, che si occupò di espandere la rete stradale, mentre le Ferrovie dello Stato migliorarono il trasporto su binari;

● le aziende dell’IRI (l’Istituto per la ricostruzione industriale, fondato in epoca fascista), tra cui Finsider, specializzata nella produzione di acciaio, la Società autostrade, che in pochi anni creò una rete di migliaia di chilometri, e la Fincantieri, per la realizzazione di navi;

● la SIP (oggi Telecom), creata nel 1964 per gestire la rete telefonica 1.

Alcuni passanti osservano incuriositi la prima cabina telefonica pubblica installata in Italia in piazza San Babila a Milano, 1952.

studio con METODO

Esploro

1. Leggi i titoli dei paragrafi della lezione e guarda le immagini, poi formula delle ipotesi: quali settori economici crebbero di più durante il miracolo economico? La crescita ebbe soltanto effetti positivi? L’aumento del benessere cambiò la vita delle persone? Se sì, in che modo?

• Bacheca Ilboom economicoinItalia

• Storia locale

- Patrimonio L’architettura deldopoguerra

1

Clientelismo: sistema per cui un politico offre favori personali ai propri sostenitori in cambio del loro voto.

Corruzione: pagamento di denaro a un politico o a un amministratore per ottenere in cambio un favore (ad esempio, un appalto).

L’emigrazione in Italia

L’intervento statale genera sviluppo ma anche sprechi

L’intervento dello Stato in molti settori favorì lo sviluppo delle industrie e delle infrastrutture. Senza gli investimenti pubblici, infatti, le imprese private italiane, per lo più di piccole dimensioni, non avrebbero avuto né i mezzi né le risorse sufficienti.

D’altra parte, l’intervento pubblico accrebbe notevolmente il potere dei partiti di governo, che controllavano attraverso esponenti di loro fiducia le principali banche e le aziende statali. Ciò comportò in alcuni casi spreco di denaro pubblico e facilitò il clientelismo e la corruzione. I partiti di governo, infatti, esercitavano la loro influenza sulle assunzioni del personale per garantirsi voti sicuri da parte di coloro a cui avevano trovato un lavoro.

Milioni di persone emigrano dal Sud al Nord

Lo sviluppo dell’industria, soprattutto di quella privata, non avvenne in maniera uniforme in tutto il Paese, ma si concentrò soprattutto nelle regioni del Nord-Ovest, e in particolare nelle aree di Milano, Torino e Genova (il “triangolo industriale”). Al Sud, invece, l’intervento dello Stato attraverso la Cassa del Mezzogiorno non bastò per favorire la crescita sul posto di piccole-medie imprese private. Inoltre, gli appezzamenti di terreno distribuiti con la riforma agraria introdotta da Alcide De Gasperi risultavano troppo piccoli per consentire la nascita di aziende agricole moderne.

Più di due milioni di meridionali si trasferirono perciò verso il Nord 2, dove c’era richiesta di manodopera nelle fabbriche, con la speranza di poter godere del miracolo economico.

Zone di immigrazione

Zone di emigrazione

Flussi migratori

Il Nord affronta i problemi di un’immigrazione di massa

Le città del Nord erano impreparate all’afflusso di un numero così elevato di nuovi abitanti. Molti dei nuovi arrivati furono costretti a vivere in appartamenti sovraffollati o addirittura in vere e proprie baraccopoli 3. Spesso furono accolti con insofferenza dai settentrionali, i quali si trovavano a dover condividere ospedali, mezzi di trasporto, uffici pubblici inadeguati con centinaia di migliaia di nuovi concittadini, per lo più poveri e bisognosi di assistenza, e oltretutto abituati a uno stile di vita completamente diverso. In un Paese in cui gran parte della popolazione parlava abitualmente il dialetto, le persone faticavano addirittura a capirsi l’un l’altra. Solo con gli anni, grazie soprattutto all’opera della scuola dell’obbligo, fu superato il muro di incomprensione e diffidenza che separava i nuovi arrivati dai cittadini del Nord.

centrosettentrionale
Italia meridionale Napoli
Sicilia
Sardegna

2

Le migrazioni al Nord

Ogni settimana decine di migliaia di calabresi, campani, lucani, pugliesi e siciliani giungevano in treno a Torino e Milano, la cui popolazione crebbe in pochi anni rispettivamente del 40 e del 25%. Anche Roma, dove c’era possibilità di impiego nell’amministrazione dello Stato e nelle società pubbliche, accolse migliaia di persone dalle regioni del Sud.

La società si trasforma

3

Le periferie delle grandi città

Con le baraccopoli le periferie delle grandi città del Nord crebbero enormemente (nella foto, una periferia di Milano negli anni ’50). Questi abitati furono ribattezzati coree, in riferimento ai campi profughi sorti in quegli anni in Corea a causa della guerra.

Il trasferimento di moltissimi meridionali verso le città del Centro-Nord si inseriva in un movimento migratorio ancora più ampio, che dalle campagne conduceva verso i centri urbani, dove milioni di Italiani e italiane trovarono lavoro come operai, ma anche come impiegati e dirigenti

Per la prima volta nella storia italiana il numero di persone occupate negli uffici e nelle fabbriche superò quello degli addetti all’agricoltura, che intanto si stava rapidamente trasformando, con l’introduzione di macchinari, trattori, fertilizzanti e concimi chimici. In pochi anni, la vita contadina tradizionale, che prevedeva l’impiego di intere famiglie nei campi, scomparve quasi del tutto. Con il passaggio dalla vita di campagna a quella cittadina, si diffuse un nuovo modello di famiglia: non più nuclei numerosi, con tanti figli che potevano aiutare i genitori nel lavoro dei campi, ma famiglie più piccole, di solito con uno o due bambini, anche perché in città le abitazioni avevano dimensioni ridotte, la vita costava di più e spesso anche le madri lavoravano. Le condizioni sanitarie migliorarono e si allungò così la vita media: iniziava quel processo di trasformazione che avrebbe portato la società italiana a essere composta sempre più da adulti e anziani, con una speranza di vita in costante aumento ma un tasso di fertilità sempre più basso.

Speranza di vita: numero di anni che un bambino nato in un determinato anno e in un determinato luogo può aspettarsi di vivere. Tasso di fertilità: il tasso di fertilità è calcolato sulla media di figli per donna in età fertile (tra i 15 e i 49 anni). Oggi il tasso di fertilità in Italia è intorno all’1,4.

studio con METODO

Applico la strategia Metti a confronto due società (p. 398)

2. Dopo aver inquadrato la società italiana del miracolo economico mettila a confronto con quella attuale. Che cosa è rimasto uguale? Che cosa è cambiato?

Lo stile di vita cambia

Nel giro di pochi anni, gli Italiani e le Italiane si ritrovarono ad avere più soldi e molte più opportunità di spenderli: crebbero quindi i consumi interni, soprattutto di beni durevoli, come gli elettrodomestici e le automobili.

Crescono i consumi

Un’altra conseguenza del boom economico fu l’aumento del reddito delle famiglie, cioè della ricchezza, che in media raddoppiò nel giro di un solo decennio, grazie al crollo della disoccupazione, scesa fino al 5%, all’impiego sempre più frequente delle donne e alla crescita degli stipendi di lavoratrici e lavoratori 4. Con l’aumento dell’occupazione, cambiò radicalmente anche il modo di procurarsi i prodotti di prima necessità. Sempre più spesso i vestiti non erano più tagliati e cuciti in casa e anche il cibo era acquistato già pronto e confezionato Per rispondere alle richieste del pubblico, si diffusero i primi supermercati sul modello americano

Tra le altre novità che investirono le famiglie italiane vi furono anche la televisione, che in Italia esordì nel 1954, e il turismo di massa. In agosto, con la chiusura delle fabbriche, milioni di lavoratori e lavoratrici raggiungevano le località di mare e di montagna in quello che divenne noto come esodo estivo.

Le automobili rimpiazzarono gli scooter come principale mezzo di trasporto a motore, grazie all’introduzione sul mercato delle prime utilitarie, mezzi di piccole dimensioni, che anche operai e impiegati potevano permettersi con un acquisto a rate.

Con la diffusione dei grandi elettrodomestici a incasso, la cucina acquistò importanza e diventò uno dei punti d’incontro della famiglia, facendosi sempre più colorata: il bianco lasciò il posto ad altre tinte più vivaci, grazie all’impiego di un nuovo materiale plastico, detto “fòrmica”.

Frullatori, tostapane, frigoriferi, lavatrici e aspirapolveri cominciarono a diffondersi e modificarono lo stile di vita, soprattutto delle donne, che in gran parte delle famiglie italiane si occupavano delle faccende domestiche come casalinghe.

LEZIONE

RIFORME E PROTESTE

Inizia l’epoca del centrosinistra

Mentre l’economia e la società italiana si trasformavano radicalmente, in campo politico la Democrazia cristiana continuò a mantenere il potere, con governi di coalizione formati insieme a partiti minori. Si trattava spesso di governi di breve durata, in media meno di un anno, a causa delle frequenti contese tra gruppi interni alla stessa Democrazia cristiana (le cosiddette correnti), oppure a contrasti tra la Dc e i partiti minori. In ogni caso il ruolo più importante, quello di presidente del Consiglio, fu sempre assegnato a esponenti democristiani. La novità di maggiore rilievo fu il progressivo coinvolgimento del Partito socialista, che a partire dal 1962 sostenne in Parlamento il governo guidato dalla Democrazia cristiana e nel 1963 entrò con i propri ministri in un nuovo governo definito perciò di centrosinistra. Si ruppe dunque l’alleanza tra socialisti e comunisti che aveva caratterizzato i primi anni della repubblica, e il Partito comunista restò isolato all’opposizione.

Il centrosinistra introduce alcune riforme

I governi di centrosinistra nacquero con un programma molto ambizioso, di espansione del welfare in favore delle categorie più bisognose, modernizzazione del Paese e maggiore distribuzione delle ricchezze in favore delle classi più povere, con l’aumento degli stipendi. Tuttavia l’opposizione di una parte della società, tra cui molti imprenditori, e i contrasti tra i partiti che componevano l’alleanza impedirono di realizzare molti dei progetti previsti. Tra i provvedimenti più importanti vi furono:

● nel 1962 la nazionalizzazione delle società elettriche con la creazione dell’ENEL, che permise di porre sotto il controllo del governo un settore molto importante per lo sviluppo, che in precedenza era gestito da un gran numero di società private che agivano ciascuna per i propri interessi;

● nel 1963 l’introduzione della scuola media unificata, che creò un corso di tre anni uguale per tutti i ragazzi e le ragazze, eliminando l’avviamento professionale, una scuola riservata a chi intendeva entrare nel mondo del lavoro, in cui gli argomenti di studio erano più limitati;

● nel 1970 l’istituzione delle regioni, che furono incaricate di svolgere alcune delle funzioni in precedenza affidate al governo.

studio con METODO

1. Sottolinea nel testo con due colori diversi:

• gli obiettivi del programma dei governi di centrosinistra;

• i provvedimenti più importanti che essi riuscirono effettivamente a adottare.

Una scuola di avviamento professionale per falegnami negli anni '50. Questo genere di scuola fu sostituita dalla scuola media unificata.

Espongo

2. Spiega il fenomeno dei movimenti di protesta che si diffusero in Italia a partire dalla metà degli anni ‘60, toccando i seguenti punti:

• principali cause;

• attori delle proteste e rispettivi richieste e obiettivi;

• fase dell’autunno caldo (1969);

• risultati ed esiti.

Un gruppo di femministe manifesta con cartelli a favore del divorzio a Milano, 1973.

I lavoratori italiani ottengono salari migliori e più diritti

L’incapacità del centrosinistra di introdurre riforme incisive fu una delle cause per cui in Italia si svilupparono intensi movimenti di protesta sia tra le nuove generazioni, che chiedevano una società più libera e una trasformazione dell’istruzione, soprattutto nelle università, sia tra operai e operaie, che chiedevano una società più giusta e migliori condizioni di lavoro.

Già a metà degli anni ’60 vi furono proteste studentesche e un forte aumento degli scioperi. Poi nel 1968, in concomitanza con quanto avveniva negli Stati Uniti e nel resto d’Europa (→ Capitolo 10, Lezione 3), alle manifestazioni di studenti e studentesse si affiancarono occupazioni, assemblee autogestite e cortei quotidiani. Ben presto la protesta dei giovani si unì a quella degli operai, che raggiunse il culmine nell’autunno del 1969, il cosiddetto autunno caldo. Decine di stabilimenti furono occupati e si verificò un’ondata di scioperi spontanei, durante i quali gli operai protestavano non solo contro i proprietari delle aziende, ma anche contro gli stessi sindacati, accusati di non difendere con sufficiente forza i lavoratori. Grazie a queste proteste, gli operai ottennero così cospicui aumenti salariali e la riduzione dell’orario di lavoro a 40 ore settimanali. Nel 1970 fu approvato dal Parlamento il nuovo Statuto dei lavoratori, che garantiva la partecipazione dei rappresentanti degli operai nella gestione delle aziende più grandi e tutelava la libertà e i diritti dei lavoratori.

Nuove

leggi consentono il divorzio…

Anche il movimento femminista cominciò a diffondersi in Italia verso la metà degli anni ’60 e si rafforzò negli anni successivi. Come avveniva nel resto del mondo occidentale, esso contribuì a far aggiornare le leggi in modo che si adattassero ai mutamenti sociali e dessero maggiori diritti e tutele alle donne:

● nel 1970 fu approvata la legge che consentiva il divorzio;

● nel 1971 fu approvata una legge per tutelare le lavoratrici madri.

Operai metalmeccanici marciano durante una manifestazione a Torino, 1969.

… riformano il diritto di famiglia e legalizzano l’aborto

Nel 1975 fu rivisto il diritto di famiglia, eliminando le norme che assegnavano al marito il ruolo di capofamiglia e introducendo la piena parità tra i coniugi nelle decisioni sulla coppia e sui figli.

Infine, nel 1978, fu concesso il diritto di aborto, cioè la possibilità di interrompere le gravidanze indesiderate negli ospedali pubblici, ponendo così fine al tragico fenomeno degli aborti clandestini, causa di morte e malattie per generazioni di donne.

La Chiesa cattolica e la Democrazia cristiana si opposero duramente sia alla legge sul divorzio sia a quella sull’aborto e promossero due referendum, rispettivamente nel 1974 e nel 1981, per abrogarle, ma in entrambi i casi la volontà popolare confermò le nuove norme. Al di là dei risultati concreti, il femminismo riuscì a cambiare la mentalità degli Italiani e soprattutto delle Italiane, dando a queste ultime la consapevolezza dei propri diritti e della possibilità di raggiungere posti di responsabilità in tutti gli ambiti della vita politica e sociale.

Le donne rivestono

importanti incarichi istituzionali

In questo clima di cambiamenti, due tappe fondamentali furono segnate dalle prime donne che rivestirono importanti incarichi istituzionali: Tina Anselmi, la prima donna a diventare ministra, e Nilde Iotti, la prima donna a ricoprire la carica di presidente della Camera, ruolo questo tra i più importanti nelle istituzioni italiane, insieme a quello di presidente del Senato. Gli incarichi di queste due donne furono, quindi, un segnale importante delle trasformazioni in atto nella società italiana.

Schematizzo

3. Sul quaderno disegna una tabella come quella sottostante, in cui elencare per ogni anno la legge o la riforma approvata.

1970

1971

1975

1978

PROTAGONISTE

Tina Anselmi e Nilde Iotti

Nel 1976 la democristiana Tina Anselmi (nella foto a sinistra), che durante la guerra aveva partecipato attivamente alla Resistenza, diventò ministra del Lavoro. Era la prima volta che una donna italiana ricopriva un incarico di governo. Tre anni dopo, nel 1979, fu la volta di Nilde Iotti (nella foto in alto). Membro del Partito comunista italiano, anch’essa attiva durante la Resistenza, diventò presidente della Camera dei deputati. Nilde Iotti inoltre era stata tra le ventuno costituenti elette nel 1946.

GLI ANNI DI PIOMBO E LA CRISI ECONOMICA

Nascono il “terrorismo nero” e il “terrorismo rosso”

Video Gliannidipiombo

L’immagine mostra la pagina di apertura del settimanale L’Espresso, pubblicato il 22 maggio 1977 con l’articolo «I guerriglieri» di Telesio Malaspina, sugli scontri a Milano e Roma fra le forze dell’ordine e il gruppo armato Autonomia operaia. La foto è considerata una delle immagini più rappresentative dell’Italia degli anni ’70. Ritrae un manifestante che, mentre fugge insieme ad altri due uomini, si volta a sparare verso le forze dell’ordine.

Chiediamo alla FONTE

1. Come sono vestiti i ragazzi nell’immagine?

2. Secondo te, il ragazzo con la pistola spara per spaventare o per colpire qualcuno?

L’immagine riportata dall’articolo rappresenta un aspetto importante della società italiana tra gli anni ’60 e ’70: il clima di intenso conflitto tra le istituzioni dello Stato e i movimenti studenteschi e operai che le contestavano. Per ristabilire l’ordine nelle fabbriche e nelle università spesso le forze dell’ordine ricorrevano ad arresti e sgomberi e anche tra chi protestava o scioperava si diffusero comportamenti violenti. Di questo clima di forte tensione cercarono di approfittare gruppi estremisti che speravano di abbattere lo Stato democratico attraverso il terrorismo e che appartenevano a due schieramenti opposti:

● da una parte nacquero gruppi armati neofascisti, il cosiddetto “terrorismo nero”, dal colore delle camicie nere fasciste;

● dall’altra vi erano gruppi armati comunisti, il cosiddetto “terrorismo rosso”, in riferimento al colore simbolo del movimento operaio e socialista.

I terroristi agirono per oltre un decennio con sparatorie, rapine, attentati, rapimenti, con una frequenza quasi quotidiana, tanto che gli anni ’70 divennero noti come “anni di piombo”.

partiamo da... UNA FONTE VISIVA

Il

terrorismo nero pratica la strategia della tensione

L’obiettivo del terrorismo nero era quello di creare in Italia un regime autoritario simile al fascismo, che reprimesse proteste di studenti e operai e cancellasse le conquiste ottenute negli anni ’60 dal movimento operaio. Per fare in modo che la popolazione accettasse questo cambiamento, i gruppi neofascisti intendevano suscitare la paura della parte più moderata e conservatrice della società italiana, che aveva subìto a malincuore i mutamenti sociali degli anni ’60 e temeva che la contestazione studentesca si trasformasse in rivoluzione popolare.

A tale scopo i terroristi neri attuarono la cosiddetta strategia della tensione

Organizzarono attentati dinamitardi in luoghi pubblici (uffici, stazioni, treni), quindi, con la complicità di una parte delle forze dell’ordine e dei servizi segreti (i cosiddetti servizi segreti deviati), ne attribuirono la colpa a gruppi di sinistra. Il primo atto della strategia della tensione fu la strage di piazza Fontana, a Milano, dove il 12 dicembre 1969 una bomba scoppiò all’interno di una banca provocando 17 morti. Altri attentati analoghi si verificarono nel 1974 a Brescia, in piazza della Loggia; nello stesso anno a bordo del treno Italicus, nei pressi di San Benedetto Val di Sambro, sull’Appennino emiliano; e nel 1980 alla stazione di Bologna. Questi attentati e le altre azioni armate dei terroristi neri suscitarono grande sgomento nell’opinione pubblica italiana. Tuttavia la strategia della tensione fallì e la prospettiva di un colpo di Stato autoritario non si concretizzò mai.

Identifico il significato delle parole

1. Riferendoti opportunamente al testo, spiega il significato delle seguenti espressioni:

• “anni di piombo”;

• “terrorismo nero”;

• “terrorismo rosso”.

I soccorritori tra le macerie della stazione ferroviaria di Bologna, dopo che una bomba è esplosa nella sala d’attesa di seconda classe, provocando 84 morti e centinaia di feriti. Bologna, 2 agosto 1980.

Roma, 3 maggio 1977: una cordiale stretta di mano tra il segretario del Partito comunista Enrico Berlinguer (a sinistra) e il leader democristiano Aldo Moro (a destra).

studio con METODO

Applico la strategia Argomenta sulla visione del mondo (QR p. 396)

2. Metti a fuoco la visione del mondo del terrorismo rosso (obiettivi; metodi, strategie messe in atto), poi rifletti: è giustificabile far ricorso alla violenza per rovesciare il potere e cambiare le cose? Argomenta la tua risposta. Identifico il significato della parole

3. Riferendoti opportunamente al testo, spiega il significato dell’espressione “compromesso storico”.

Il terrorismo rosso vuole provocare una rivoluzione

In contemporanea con il terrorismo nero, agirono a partire dal 1970 le bande armate del terrorismo rosso, come le Brigate rosse e Prima linea, che avevano l’obiettivo di suscitare una rivoluzione comunista. Si trattava di gruppi estremisti di dimensioni ridotte che pensavano di suscitare una rivoluzione comunista attraverso la lotta armata. A tale scopo colpivano con rapimenti e attentati magistrati, politici, giornalisti, sindacalisti, membri delle forze dell’ordine, che consideravano nemici delle classi popolari in quanto fedeli allo Stato. I membri di queste organizzazioni vivevano in clandestinità, ma rivendicavano le proprie azioni con comunicati in cui spiegavano i propri scopi. I loro piani non ebbero successo, anche perché i sindacati e i partiti di sinistra, a partire da quello comunista, condannarono ogni forma di terrorismo e di lotta armata.

Le Brigate rosse rapiscono e uccidono Aldo Moro

Per difendere lo Stato dall’assalto del terrorismo, nel 1978 il Partito comunista, guidato dal segretario Enrico Berlinguer, decise di collaborare con la Democrazia cristiana, il cui leader era Aldo Moro. Da questo accordo, che divenne noto come compromesso storico, nacque il cosiddetto governo di solidarietà nazionale, che era formato da ministri democristiani ma in Parlamento poteva contare anche sull’appoggio del Partito comunista. I terroristi reagirono all’alleanza tra comunisti e democristiani con un attacco allo Stato di una violenza senza precedenti. Il 16 marzo 1978, il giorno stesso in cui nasceva il nuovo governo, Aldo Moro fu rapito da un commando delle Brigate rosse che uccise i cinque uomini della sua scorta. Per 55 giorni le forze dell’ordine si affannarono invano a cercare il covo in cui Moro era tenuto prigioniero. Intanto partiti e opinione pubblica si dividevano sull’opportunità di aprire una trattativa con i terroristi. Infine, il 9 maggio, il cadavere di Moro venne fatto ritrovare nel bagagliaio di un’auto parcheggiata nel centro di Roma, a metà strada fra la sede della Democrazia cristiana e quella del Partito comunista.

La foto di Aldo Moro scattata dalle Brigate rosse e diffusa il 20 aprile 1978.

Lo Stato sconfigge il terrorismo

L’assassinio di Moro fu il momento più drammatico della storia della repubblica, ma anche quello in cui lo Stato trovò la forza di reagire. Il governo di solidarietà nazionale diede alla polizia e alla magistratura nuovi strumenti per la lotta al terrorismo. In particolare si rivelò fondamentale la legge sui pentiti, che consentiva a chi voleva uscire dalla lotta armata di ottenere una condanna più lieve se avesse collaborato con le forze dell’ordine. Grazie alle rivelazioni dei pentiti e alle indagini coordinate dal generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel giro di pochi anni il fenomeno del terrorismo fu quasi interamente eliminato.

La crisi economica provoca il declino della grande industria

Intanto anche in Italia, come nel resto dell’Occidente, l’età dell’oro del dopoguerra era finita. Con l’improvvisa crescita del prezzo del petrolio, ci fu un aumento generalizzato dei prezzi e si verificò un calo dei consumi. Di conseguenza, molte aziende entrarono in crisi e tornò la disoccupazione. Si ritrovarono in difficoltà soprattutto le grandi aziende private del settore automobilistico, particolarmente danneggiate dall’aumento del costo della benzina, e quelle del settore chimico, che utilizzavano petrolio in gran parte delle loro produzioni. Oltretutto, dopo i grandi successi ottenuti all’epoca del miracolo economico, le imprese italiane non si erano tenute al passo con le innovazioni introdotte in altri Paesi occidentali. All’arrivo della crisi furono dunque meno pronte a reagire. Molte si ridimensionarono e ridussero il personale, richiedendo il supporto economico dello Stato per mandare anticipatamente in pensione migliaia di operai e impiegati. La crisi penalizzò anche le imprese pubbliche, i cui bilanci in rosso dovettero essere ogni anno sanati dall’intervento dello Stato.

Metto in relazione

4. Perché la legge sui pentiti si rivelò fondamentale per debellare il terrorismo in Italia?

Schematizzo

5. Disegna sul quaderno uno schema per elencare la catena di cause e conseguenze che, a partire dall’improvvisa crescita del prezzo del petrolio, condussero alla crisi economica e al declino della grande industria in Italia. Lavora in coppia.

Le domeniche a piedi

Per ridurre i consumi di benzina, a partire dal dicembre 1973 il governo impose la cosiddetta “austerity”, limitando ad esempio le proiezioni serali nei cinema e l’illuminazione notturna delle strade. Furono introdotte anche le “domeniche a piedi” in cui era vietato circolare con veicoli a motore e dunque si ricorreva a mezzi alternativi, come biciclette, monopattini o addirittura calessi.

LA SINTESI A MODO MIO

LEGGI e individua nel testo le informazioni principali

LEZIONI 1-2

DOPOGUERRA

IN ITALIA

1945-1948: governi di unità nazionale guidati da De Gasperi (Dc)

2 giugno 1946: prime elezioni a suffragio universale

l’Italia diventa una repubblica e si elegge l’Assemblea costituente

vincono i partiti di massa

1° gennaio 1948: nuova

Costituzione

LEZIONE 3

ELEZIONI DEL 1948

vincono i moderati guidati dalla Democrazia cristiana

vogliono l’alleanza con gli USA e propongono il modello americano con l’attentato a Togliatti si rischia una rivoluzione popolare

De Gasperi resta al governo fino al 1953

ASCOLTA l’audiosintesi e prendi nota delle informazioni principali

Gli anni della ricostruzione

La nascita della repubblica

VISUALIZZA le connessioni con l’aiuto degli schemi

Nei primi anni del dopoguerra l’Italia è retta da governi di unità nazionale formati da tutti i partiti antifascisti e guidati dal democristiano Alcide De Gasperi. Questi governi affrontano la riduzione dell’inflazione e firmano il trattato di pace con il quale l’Italia cede le colonie, alcuni territori vicini al confine francese e l’Istria e paga le riparazioni di guerra ai Paesi che aveva invaso. In Sicilia l’indipendentismo si allea con la mafia ma è sconfitto, perché il governo concede alcune speciali autonomie e invia l’esercito a sedare le violenze. Nonostante la difficile ricostruzione, dopo vent’anni di dittatura fascista, rinascono il dibattito politico, la cultura e gli svaghi. Il 2 giugno 1946 si tengono due votazioni a suffragio universale, a cui partecipano per la prima volta le donne: � nel referendum si decide che l’Italia deve diventare una repubblica; � nelle elezioni per l’Assemblea costituente vincono i partiti di massa: Democrazia cristiana, Partito socialista, Partito comunista. La nuova Costituzione, in vigore dal 1˚ gennaio 1948, garantisce le libertà dei cittadini e delle cittadine e limita il potere del governo.

La Democrazia cristiana alla guida dell’Italia

Dopo l’entrata in vigore della Costituzione finisce l’epoca dei governi di unità nazionale e inizia la campagna elettorale per le elezioni del 18 aprile 1948. È uno scontro molto duro tra il Fronte democratico popolare, composto da comunisti e socialisti, e i moderati, guidati dalla Democrazia cristiana.

I moderati vogliono l’alleanza con gli Stati Uniti e propongono il modello americano, mentre il Fronte popolare rifiuta l’alleanza con gli USA e propone il modello delle repubbliche popolari dell’Europa orientale. Vincono i moderati; pochi mesi dopo, con l’attentato al leader comunista Togliatti, l’Italia rischia una rivoluzione popolare, che però si spegne subito. De Gasperi resta al governo fino al 1953, promuove l’arrivo degli aiuti del Piano Marshall, l’ingresso dell’Italia nella NATO, la ripresa dell’industria, le riforme sociali, la Cassa del Mezzogiorno e la riforma agraria.

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LEZIONE 4

NEL DOPOGUERRA SI REALIZZA L’IDEA DI UN’EUROPA UNITA

1952: Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA)

1957: Comunità economica europea (CEE)

LEZIONE 5

MIRACOLO ECONOMICO

forte crescita di industria, occupazione e benessere

milioni di persone emigrano nelle città industriali del Nord

LEZIONI 6-7

ANNI ’60: GOVERNI DI CENTROSINISTRA

ANNI ’70: RIFORME E TERRORISMO proteste studentesche, operaie e femministe (1968-1969)

riforme: statuto dei lavoratori, riforma del diritto di famiglia, divorzio, diritto all’aborto

anni di piombo:

� terrorismo di destra � terrorismo di sinistra

I primi passi dell’Unione Europea

Già durante la Seconda guerra mondiale alcuni intellettuali italiani imprigionati dal regime fascista sull’isola di Ventotene con il Manifesto di Ventotene (1941) propongono gli Stati Uniti d’Europa come soluzione per evitare nuovi conflitti. L’idea è ripresa nel dopoguerra dai governi dell’Europa occidentale per realizzare prima di tutto l’unità economica. Nel 1952 viene fondata la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), per condividere la produzione di carbone e acciaio. Nel 1957 il Trattato di Roma fonda la Comunità economica europea (CEE) per favorire gli scambi commerciali tra Paesi europei e per creare politiche comuni per lo sviluppo dell’agricoltura e dell’industria.

Il miracolo economico

Tra gli anni ’50 e gli anni ’60, l’Italia vive il miracolo economico, con una forte crescita dell’industria, dell’occupazione e del benessere. Hanno successo sia le aziende private sia quelle pubbliche (ENI, ENEL, SIP), che rinnovano le infrastrutture.

Dalle campagne molte persone si trasferiscono nelle città per lavorare e dal Sud milioni di persone emigrano verso le città del Nord e verso Roma. Spesso gli immigrati meridionali non sono accolti bene, si ritrovano a vivere in vere e proprie baraccopoli e hanno difficoltà a adattarsi.

Riforme e proteste

Gli anni di piombo e la crisi economica

La Democrazia cristiana, pur mantenendo il potere, apre all’alleanza con il Partito socialista (1962): nascono i governi di centrosinistra che realizzano importanti riforme seppur limitate (la nazionalizzazione della produzione elettrica, la scuola media, l’istituzione delle regioni). Contemporaneamente, il malcontento sociale esplode in proteste studentesche e operaie (1968-1969) che cambiano il Paese: gli operai ottengono nel 1970 la Statuto dei lavoratori; il movimento femminista ottiene l’introduzione del divorzio (1970) e del diritto all’aborto (1978). Dalla fine degli anni ’60, l’Italia è colpita dal terrorismo: i terroristi di estrema destra mettono in atto la “strategia della tensione”, con attentati sanguinari per favorire la creazione di un regime autoritario; i terroristi di estrema sinistra, invece, attaccano lo Stato per suscitare una rivoluzione popolare. Lo Stato reagisce e sconfigge il terrorismo, il Paese è però colpito da una forte crisi economica, che provoca l’aumento della disoccupazione.

Scarica la mappa personalizzabile

Completa la mappa con le parole mancanti.

l’ITALIA

una repubblica

1

è guidata da ch i e diventa con che vince sconfiggendo che promuove approva

2

una nuova (1° gennaio 1948)

costituzione

Democrazia Cristiana

la democrazia e i diritti dei cittadini e delle cittadine

referendum

il del 1946 le del 1948

3

– ricostruzione – riforme sociali – interventi nel Sud

che favoriscono

4

il miracolo

elezioni

Fronte popolare (comunisti e socialisti)

la nascita della comunità europea: – CECA (1952) – (1957)

5 CEE economico

accompagnato dalla

emigrazione

dal Sud al Nord Italia

importanti riforme: – scuola – divorzio – aborto – Statuto dei

3. ESPONI

coalizione di Centrosinistra

– Democrazia Cristiana – Partiti di centro – Partito composta da attua affronta

crisi economica

nero e rosso proteste studentesche e operaie

4. VALUTA il tuo percorso

ORGANIZZA L’ESPOSIZIONE ORALE

Con il supporto della mappa, componi una scaletta per ciascuno dei temi proposti. Poi utilizza le scalette realizzate per esercitarti nell’esposizione orale sugli argomenti chiave del capitolo.

a. La Repubblica italiana e la Costituzione. Rifletti sul dopoguerra considerando sia la fase della ricostruzione, sia la nascita della Repubblica 1 a cui si collega la nuova Costituzione 2.

b. La politica italiana tra riforme sociali, boom economico ed emigrazione dal Sud. Segui l’evoluzione dopo le elezioni del 1948 e l’avvento della Democrazia cristiana 3. Indica cause e conseguenze del miracolo economico 4

c. La nascita della Comunità europea. Soffermati sui passi compiuti verso la CEE 5.

d. Le riforme, le proteste studentesche e operaie. Parti dall’avvento del centrosinistra 6, indica le ragioni socio-culturali delle riforme 7 e delinea cause ed effetti della crisi economica 8

e. Gli anni del terrorismo. Indica forme e azioni dei gruppi terroristici 9. Segui come lo Stato ha affrontato il terrorismo.

VERSO L’ESAME

IN COPPIA Individuate un possibile collegamento con un’altra disciplina. Cercate online le informazioni, organizzatele in una scaletta e preparate una breve esposizione per la classe.

Valuta il tuo percorso nello studio di questo capitolo e annota le tue considerazioni personali.

Ho capito tutti i contenuti?

Ho saputo individuare collegamenti tra diversi fenomeni?

Ho saputo esporre con chiarezza ed efficacia?

Ho collaborato bene con compagne e compagni?

ORA TOCCA A TE!

CONOSCO GLI EVENTI PRINCIPALI

economici

unità nazionale antifascisti politici

Alcide De Gasperi

inflazione disoccupazione

la pace

• Visualizza la carta dell’Europa

• Scarica l’organizzatore grafico

• Svolgi altri esercizi su HUB test

ricostruzione

1. Completa il testo inserendo i termini appropriati. Alla fine della Seconda guerra mondiale, l’Italia dovette affrontare la : c’erano gravissimi problemi , sociali e . Le prime emergenze furono gestite da una serie di governi di , composti dai partiti , che dal dicembre 1945 furono guidati dal democristiano . Per prima cosa i governi dovettero occuparsi di una forte e di una grave che provocavano proteste e : riuscirono a fermare la crescita del costo della vita, ma non l’aumento della . Un altro impegno fu quello di siglare con gli Stati che avevano vinto la guerra, che decisero di trattare l’Italia come un .

disoccupazione

Paese nemico scioperi

2. Indica con una crocetta se le seguenti affermazioni sono vere o false.

a. Le elezioni italiane del 1946 si svolsero a suffragio universale maschile. V F

b. Con il referendum del 1946 gli Italiani decisero di passare dalla monarchia alla repubblica. V F

c. Nelle elezioni per l’Assemblea costituente primeggiarono i partiti di massa. V F

d. La Costituzione fu approvata a larga maggioranza ed entrò in vigore il 1° gennaio 1946. V F

e. Con gli scioperi dell’autunno caldo gli operai ottennero la riduzione dell’orario di lavoro a 40 ore settimanali. V F

f. Nel 1981 la Democrazia cristiana promosse un referendum per abrogare il femminismo. V F

MI ORIENTO NEL TEMPO

3. Vai all’apertura di capitolo (pp. 300-301): se non lo hai ancora fatto, completa la linea del tempo con gli eventi principali. Usala poi per esporre oralmente la storia dell’Italia repubblicana.

USO IL LESSICO SPECIFICO

4. Per ogni definizione scrivi il termine o l’espressione corretta, scegliendoli dall’elenco.

CECA • anni di piombo • Cassa del Mezzogiorno • Miracolo economico • Fronte popolare • clientelismo • CEE

Miracolo economico

a. : periodo in cui la produzione industriale italiana crebbe molto rapidamente.

b. : sistema per cui un politico offre favori personali ai propri sostenitori in cambio del loro voto.

Clientelismo

Anni di piombo

c. : periodo storico compreso tra la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ’80 caratterizzato da violenze di piazza, lotta armata e terrorismo.

d. : coalizione di partiti politici di sinistra che si presenta alle elezioni del 1948.

e. : ente pubblico italiano creato dal governo De Gasperi, per favorire lo sviluppo economico del Meridione.

f. : Comunità economica europea istituita con il Trattato di Roma.

g. : accordo tra Paesi europei per gestire la produzione e il commercio di acciaio e carbone.

Fronte popolare Cassa del Mezzogiorno CECA CEE

STRATEGIA LA TAVOLA DEI CONTENUTI (QR p. 396)

5. Realizza una tavola dei contenuti relativa agli anni di piombo, prendendo come modello l’organizzatore grafico che ti presentiamo sotto. Segui i passi elencati.

� Per ciascun sotto-argomento, indica tre concetti che devi assolutamente menzionare per poterlo affrontare in modo adeguato in un’esposizione orale o scritta.

� Metti in luce il lessico specifico: scegli le parole e/o le espressioni che devi necessariamente usare per parlare o scrivere di quel sotto-argomento (se necessario, aiutati con le parole che il tuo libro evidenzia in neretto).

� Indica quale fonte, immagine, carta e/o grafico proposti dal tuo libro ti sono sembrate più efficaci per approfondire la tua conoscenza di quel particolare sotto-argomento.

ANNI DI PIOMBO

Risposte soggettive

TERRORISMO ROSSO E NERO

STRATEGIA DELLA TENSIONE

BRIGATE ROSSE

RISPOSTE DELLO STATO

TAVOLA DEI CONTENUTI

con LA STORIA

PENSIERO LIBERO

Uno sguardo FUORI da me

LA BANALITÀ DEL MALE

1. Dopo la Seconda guerra mondiale alcuni importanti gerarchi nazisti sfuggono alla giustizia internazionale (capitolo 10), trovando rifugio in America Latina. Uno di questi è Adolf Eichmann, uno dei responsabili operativi della Shoah. Eichmann, però, viene scoperto, catturato e sottoposto a un processo tenutosi a Gerusalemme nel 1961. Su questo evento la filosofa Hannah Arendt, come inviata della rivista The New Yorker, scrive il saggio La banalità del male. Leggi le parole di Eichmann riportate nel testo di Hannah Arendt, poi rispondi alle domande.

«Hitler avrà anche sbagliato su tutta la linea; ma una cosa è certa: fu un uomo capace di farsi strada e salire dal grado di caporale dell’esercito tedesco al rango di Führer di una nazione di quasi ottanta milioni di persone. Il suo successo bastò da solo a dimostrarmi che dovevo sottostargli.»

a. È giusto sottostare al progetto politico e sociale di una persona solo perché questa dimostra di avere il carisma e le capacità per raggiungere il successo?

SÌ NO NON SO

Prova a spiegare la tua risposta:

b. Che cosa pensi della “cieca obbedienza” agli ordini? La coscienza di Eichmann era ancora autonoma?

SÌ NO NON SO

Prova a spiegare la tua risposta:

Uno sguardo DENTRO me

LA POSSIBILITÀ DI PENSARE

1. Hannah Arendt afferma che «nessuno che impari a pensare può tornare a obbedire come faceva prima, non per spirito ribelle, ma per l’abitudine ormai acquisita di mettere in dubbio ed esaminare ogni cosa.» (tratto da Alcune questioni di filosofia morale, 1965).

a. Nelle esperienze di tutti i giorni, metti in dubbio le idee e i comportamenti degli altri?

SEMPRE SPESSO A VOLTE POCO MAI

b. Quali sono le prime tre persone di cui ti fidi ciecamente?

� perché:

� perché:

� perché:

c. Ci sono, invece, persone di cui non ti fidi per nulla? Perché?

d. Rifletti sul mondo in cui vivi. C’è una situazione/condizione che ritieni essere il frutto di una visione “folle” dell’essere umano e del mondo?

e. Pensi che la gente si sia adeguata a questa situazione/condizione in maniera cieca, senza un pensiero critico?

SÌ NO NON SO

Perché?

2 2. Rifletti ora sul percorso di scelta della tua scuola futura.

a. Pensi che qualcuno ti stia influenzando? SÌ NO NON SO

Queste possibili influenze ti sembrano positive o negative?

POSITIVE NEGATIVE NON SO

b. I tuoi genitori ti stanno influenzando? SÌ NO NON SO

Come lo stanno facendo?

c. I tuoi amici ti stanno influenzando? SÌ NO NON SO

Come lo stanno facendo?

d. I tuoi professori ti stanno influenzando? SÌ NO NON SO

Come lo stanno facendo?

e. I tuoi pregiudizi sulla scuola ti stanno influenzando? SÌ NO NON SO

Come lo stanno facendo?

Confrontati con compagni e compagne sulle risposte che hai dato e sulle riflessioni riguardo all’influenza degli altri che sono emerse dentro di te. È giusta e buona l’influenza degli altri? A quali condizioni? Può aiutarci nel prendere le decisioni più adatte a noi oppure rischia di farci prendere strade sbagliate, che altrimenti non avremmo percorso?

Laboratorio CLIL

THE ECONOMIC BOOM

Activity 1

COMPLETE | WORK ALONE

Activity 2

VOCABULARY

Sales: vendite

Per le attività di ascolto (LISTENING), apri il tuo libro digitale, seleziona il testo e avvia la lettura in inglese.

What words come to your mind when you read the word “boom”? Complete the diagram and present it to the class.

Activity 3

TEST YOUR KNOWLEDGE | LISTEN | WORK ALONE

Underline the correct words to complete the sentence. Then listen the reader to verify your answer. The economic boom is a period when productivity increases / decreases significantly, sales increase / decrease, wages increase / decrease and demand rises / falls

TIMELINE | COMPLETE | WORK IN GROUPS

Complete the historical timeline of this period with the phrases below, writing the letters in the right boxes. Refer to your textbook if necessary.

a. The Italian Constitution comes into force.

b. The Referendum: Italy becomes a Republic.

c. Italy joins NATO and receives aid from the “Marshall Plan”.

d. The economic boom.

e. The Democrazia Cristiana wins the election.

f. The Second World War.

VOCABULARY

To come into force: entrare in vigore

BOOM

Activity 4

WRITE | DESCRIBE | WORK IN PAIRS

Look at the timeline in the previous activity and write short sentences to describe the following situations. Refer to your textbook if necessary.

1. What Italy was like at the end of the war:

VOCABULARY

Recovery: ripresa

Activity 5

VOCABULARY

Agricultural: agricolo

Leading: principale

Advances: sviluppi

Activity 6

2. The political situation:

Activity 7

3. The reconstruction of the country:

4. The economic recovery:

LISTEN | MEMORIZE | WORK IN PAIRS

Listen twice the following text and memorize the facts. After the difficult war years the Western world saw a rapid economic recovery, starting in the 1950s. In Italy, this period is known as the economic boom and it lasted from 1958 to 1963. Before the economic boom, Italy was a poor, agricultural country; after the economic boom, it became a leading industrial nation. In Italy, the greatest advances occurred in the textile, chemical and mechanical sectors. Some of the most important private industries at that time were Montecatini in the chemical sector, Fiat in car production, Pirelli in tyre manufacturing, Italcementi in the building sector, the SNIA in artificial textile fibres and Buitoni, Motta, Barilla, Alemagna and Ferrero in the food sector.

READ | SELECT INFORMATION | WORK ALONE

Read the text in the previous activity and underline the sectors of the economic recovery in Italy.

CLASSIFY | WORK IN PAIRS

Complete the columns with the information from the previous activities.

SECTOR

PRIVATE COMPANY

VOCABULARY

Household appliance: elettrodomestico

Activity 9

USE YOUR KNOWLEDGE | WORK IN PAIRS

Activity 8 More work, more money

Write the names of the household appliances and of the other popular products of that period. Work with a partner and use your dictionary.

VOCABULARY

Consumerism:

consumismo

Holidays: ferie

COMPLETE | WORK IN PAIRS

Complete the diagram below with the following words: shop holidays advertising women money televisions quiz shows

ECONOMIC BOOM

CONSUMERISM

Italians can travel more freely during their holidays televisions

Entertainment: quiz shows programmes: help people learn to read and to write. Advertising (Carosello): increases people’s desire to shop.

1. Washing machine
2. Car
3. Television
4. Scooter

Activity 10

SELECT INFORMATION | TEST YOUR KNOWLEDGE | WORK IN GROUPS

VOCABULARY

Rate: tasso Gap: divario, differenza

Underline the negative effects of the economic boom and compare your answers with those of your classmates. Cities with too many inhabitants High birth rate Gap between North and South The South is richer Unauthorized building Happy coexistence with immigrants Corruption

Activity 11

LISTEN | COMPLETE | WORK IN PAIRS

VOCABULARY

Emergence: comparsa, affermazione

Activity 12

Plan your main points before speaking

Use examples to make your explanation clearer

Don’t worry about perfect grammar - focus on communication!

Complete the following text listening the reader. Economic and industrial growth was not uniform across Italy, but was concentrated mainly in the north-western regions, in particular in the areas of Milan, Turin and Genoa. The southern regions, however, failed to create the conditions for the emergence of private businesses, either in industry or in agriculture . For this reason, many people migrated from the South of Italy to the North in search of a job .

SPEAK | WORK IN PAIRS

Choose one of the topics below and prepare a 2-minute presentation. Use the words from the word bank and present to your classmate.

TOPICS

a. Explain the Italian economic boom (1950s-1960s): What changed in Italy? How did people’s lives improve?

b. Compare consumerism then and now: How was consumer culture in the 1960s different from today? What are the similarities?

c. Describe work migration in Italy (past and present): Who moved? Where did they go? How is migration different today?

WORD BANK

Key vocabulary (use at least 5):

economic boom � industrialization � consumer goods � standard of living � mass production � advertising � migration � workforce � rural areas � urban centers � employment opportunities � social changes

ASSESSMENT Your classmate will listen and check:

Connectors (use at least 3):

ô First / Second / Finally

ô Because / So / Therefore

ô But / However / On the other hand

ô For example / Such as

ô In conclusion / To sum up

ô Similarly / In contrast

ô As a result

ô Did you use at least 5 key words? YES NOT

ô Did you use at least 3 connectors? ☐ YES NOT

ô Was your explanation clear and well-organized? YES NOT

ô Did you speak for about 2 minutes? ☐ YES NOT

ô Did you answer the main question of your topic? YES NOT

4 MODULO IL MONDO DI OGGI

1989

1989 Crollo del comunismo in Europa

11 settembre 2001

Attentati a New York e Washington

GLI STATI UNITI E IL MEDIO ORIENTE

2000 Vladimir Putin al potere in Russia

L’ASCESA DELLE NUOVE POTENZE GLOBALI

1992 Trattato di Maastricht

Introduzione dell’euro 2002

LA NASCITA DELL’UNIONE EUROPEA

1992 Inizio delle inchieste di Mani Pulite. Stragi di mafia

GLI STATI UNITI E IL MEDIO ORIENTE

Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno il ruolo di unica superpotenza e nell’epoca della globalizzazione espandono la loro influenza economica, politica e culturale. Tuttavia il loro predominio è messo in dubbio da una crisi finanziaria globale e dall’ostilità prodotta dall’intervento militare in Medio Oriente

L’ASCESA DELLE NUOVE POTENZE

Le difficoltà incontrate dagli Stati Uniti favoriscono l’ascesa di nuove potenze che contendono il primato politico, economico e culturale dell’America e dell’Occidente e che si riuniscono in un’organizzazione nota come BRICS dalle iniziali dei suoi fondatori: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica.

1992 Ingresso in politica di Silvio Berlusconi

Inquadra il codice QR e accedi ai contenuti digitali. Troverai:

• Storie Le questioni ancora a attuali

• Linea del tempo interattiva

• Video La questione balcanica; L’Europa Unita; Le economie emergenti

2009

2008 Inizio della crisi finanziaria globale

• Carte animate Le economie del mondo agli inizi degli anni 2000; L’Europa e gli Stati dell’ex-Unione Sovietica

• Immagini interattive La fine del bipolarismo USA-URSS; L’Italia del benessere economico e delle contraddizioni

2015

2011 Inizio delle primavere arabe

OCCUPAZIONE USA DELL’AFGHANISTAN

2019 2024

2009 Primo incontro ufficiale dei BRICS Invasione russa 2022 dell’Ucraina

2009 Crisi economica in Grecia

2012 Xi Jinping al potere in Cina

2016 Uscita del Regno Unito dalla UE

2011 Governo tecnico per affrontare la crisi economica

L’ITALIA DELLA SECONDA REPUBBLICA

LA NASCITA DELL’UNIONE EUROPEA

La fine della Guerra fredda in Europa dà nuovo impulso al progetto di cooperazione europea, portando alla nascita dell’Unione Europea, alla moneta unica e all’ingresso nell’UE dei Paesi ex-comunisti, ma il progetto di integrazione incontra forti resistenze, culminate nella Brexit, l’uscita del Regno Unito dalla UE.

L’ITALIA

DELLA SECONDA REPUBBLICA

Con la fine della contrapposizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica anche la politica italiana cambia. I partiti che hanno dominato la scena fin dal 1945, travolti dalle inchieste sulla corruzione, si dissolvono e nasce un nuovo sistema politico basato sulla contrapposizione tra due alleanze di centrodestra e centrosinistra che si alternano al potere.

MI ORIENTO NEL TEMPO

Dopo aver osservato la linea del tempo prova a rispondere alle domande.

1. Quali conseguenze ebbe in altri contesti la crisi economica iniziata nel 2008 negli Stati Uniti?

2. Quali legami potresti ipotizzare tra il ritiro americano dall’Afghanistan e l’invasione russa dell’Ucraina?

3. Qual è l’evento che mostra la sfiducia nei confronti dell’Unione Europea?

L’EUROPA E L’ITALIA DOPO IL CROLLO DEL COMUNISMO

Il capitolo in 3 mosse

1

Che cosa è già successo?

TOCCA A VOI A Collega ciascun Paese europeo alla definizione corrispondente.

Iugoslavia

Germania

Italia

Polonia

Era membro della Comunità economica europea e alleato degli Stati Uniti.

Era uno Stato socialista ma non era alleato dell’Unione Sovietica.

Era diviso in due Stati, uno alleato dell’Unione Sovietica, l’altro degli Stati Uniti.

Era membro del Patto di Varsavia e alleato dell’Unione Sovietica.

TOCCA A VOI A VOI Metti nel corretto ordine cronologico le fasi della storia politica e della storia economica dell’Italia del dopoguerra, inserendo un numero da 1 a 4 nella rispettiva casella. L’esercizio è avviato.

Politica: Governi di centrodestra 4 Compromesso storico Governi di unità nazionale

Governi di centrosinistra

Economia: Boom economico Ricostruzione Crisi dell’industria 3 Autunno caldo

Come e quando succede?

Costruiamo la linea del tempo

TOCCA A VOI Studiando il capitolo, sarai in grado di completare questa linea del tempo e otterrai così una SINTESI VISUALE degli eventi principali, che potrai consultare per lo studio e il ripasso.

1985

Riforme di Gorbačev in URSS

Sale al potere in Michail Gorbaˇcëv.

I cambiamenti in Europa

I cambiamenti in Italia

Cade il di Berlino. Guerre

Attentato a Giovanni . Inchiesta di Tangentopoli. 1992

Prima repubblica

iugoslave

• Guarda la carta animata

• Esplora la linea del tempo

• Consulta il glossario in 7 lingue

2 Che cosa scopriremo?

Nel capitolo userete le strategie: Ricava i punti di vista • Ancora e ancora • Aggancia il titolo • Periodo – Frase – Parola

Le difficoltà dell’Unione Sovietica portano nel 1989 alla dissoluzione del blocco comunista in Europa: la Guerra fredda finisce con la vittoria degli Stati Uniti.

La Germania si riunifica e nasce l’Unione Europea, che comprende anche l’Europa orientale.

In Italia si sciolgono i partiti della Prima repubblica; centrodestra e centrosinistra si alternano al potere.

TOCCA A VOI L’immagine scattata a Berlino nel 1989 si ricollega a due dei fenomeni qui citati: quali?

Europea.

Russia e altre repubbliche indipendenti Fondazione dell’
Seconda repubblica
Silvio Berlusconi entra in politica con Italia.
Forza

LA FINE DEL COMUNISMO IN EUROPA

La politica di Thatcher promuove il neoliberismo

partiamo da... UNA FONTE ORALE

I cittadini del Regno Unito credono, come noi, che il governo si è troppo espanso, che non ha le risposte a tutti i problemi, che ha sminuito gli individui ed esaltato lo Stato. Non pensiamo che limitare la quantità di cose fatte dal governo riduca la sua autorità. Al contrario, un governo che fa meno, e quindi lo fa meglio, rafforzerà la sua autorità. […] Quindi a chi mi chiede se il prossimo governo conservatore ridurrà i controlli e le regolamentazioni e limiterà al minimo l’interferenza delle istituzioni nella vita delle persone, la mia risposta è: «Sì, è esattamente questo che faremo».

Da Margaret Thatcher, Discorso al congresso del Partito conservatore, 14 ottobre 1977

Privatizzazione: vendita di una proprietà o di un’azienda pubblica ai privati.

Con queste parole, pronunciate nell’ottobre del 1977, la politica conservatrice Margareth Thatcher presentò al congresso del suo partito il suo piano per superare la crisi economica: meno Stato e più libertà per le imprese e i cittadini.

Chiediamo alla FONTE

1. A quali politiche tipiche del secondo dopoguerra si riferisce Thatcher quando dice che il governo «si è troppo espanso»?

2. Secondo te, che cosa vuol dire che il governo deve fare meno?

Due anni dopo questo discorso, nel 1979, Margaret Thatcher fu eletta prima ministra del Regno Unito, la prima donna a ricoprire questo ruolo, che mantenne fino al 1990. Ebbe dunque l’opportunità di affrontare la crisi che nel corso degli anni ’70 aveva colpito il Regno Unito e il resto del mondo occidentale. Contro questo declino economico Thatcher applicò le idee che aveva espresso durante il discorso che abbiamo citato: meno Stato e più spazio alle imprese private, in modo che potessero creare ricchezza e lavoro, secondo una teoria nota come neoliberismo

Perciò Thatcher decise la privatizzazione di molte aziende, tra cui la compagnia aerea britannica, la British Airways; decise la deregolamentazione, cioè la riduzione di controlli e regole, nel settore finanziario, per rilanciare la Borsa di Londra e il settore bancario e assicurativo; decise tagli al Welfare State e ai sussidi statali per le industrie in crisi, a partire dalle miniere di carbone, e perciò si scontrò con i sindacati.

L’economia cresce, ma aumenta il divario sociale

Programmi analoghi a quelli di Thatcher furono adottati anche negli Stati Uniti, quando nel 1980 fu eletto presidente il repubblicano Ronald Reagan, un ex attore, che seppe conquistarsi la fiducia dei cittadini americani con la sua capacità di comunicare e il suo atteggiamento da uomo qualunque, estraneo agli ambienti della politica.

Applicando le teorie neoliberiste, Reagan tagliò le tasse, per far sì

Margaret Thatcher.

che le imprese avessero più soldi da investire e i cittadini più soldi da spendere, ridusse il potere dei sindacati e diminuì gli investimenti statali, riducendo le spese pubbliche e lasciando spazio alle imprese private in settori come l’istruzione e la sanità.

Gli interventi di Thatcher nel Regno Unito e di Reagan negli Stati Uniti ebbero in parte successo: in entrambi gli Stati, infatti, l’economia riprese a crescere e calò la disoccupazione. Tuttavia aumentò il divario tra classi benestanti e classi disagiate, a causa dei minori investimenti nello Stato sociale. Non solo furono ridotti i sussidi alle persone più povere, ma chi non poteva permettersi di pagare una scuola o un ospedale privato si trovò ad avere servizi pubblici di qualità peggiore.

Reagan lancia la sfida dello scudo spaziale

Thatcher e Reagan erano convinti anticomunisti ed erano certi che i regimi dell’Europa orientale fossero destinati a crollare Per evidenziare l’arretratezza del sistema comunista e accelerarne la caduta, Reagan decise di lanciare una sfida tecnologica all’Unione Sovietica. Nel marzo del 1983 annunciò che gli Stati Uniti erano pronti a costruire uno scudo spaziale, un sistema di satelliti e raggi laser in grado di abbattere i missili diretti contro gli Stati Uniti e rendere quindi inoffensivo l’arsenale atomico sovietico.

Minatori britannici in lotta

Nel settembre del 1984 Thatcher ordinò la chiusura di venti miniere di carbone. I sindacati risposero con un lungo sciopero, che durò fino al marzo del 1985. Thatcher però non cedette, inviò la polizia per fermare le proteste e alla fine prevalse.

La terza rivoluzione industriale

Espongo

studio con METODO storia TECNOLOGIA &

Fra i settori che permisero la ripresa dell’economia americana ci furono l’informatica e l’elettronica. Già all’inizio degli anni ’70, l’invenzione dei microprocessori consentì la realizzazione di computer sempre più piccoli, ma fu solo alla fine del decennio che negli uffici comparvero i primi personal computer, le stampanti, gli scanner. Il cambiamento fu così significativo da dare vita a una nuova fase economica: la Terza rivoluzione industriale, che nei decenni successivi è proseguita con la creazione di Internet e la diffusione dei cellulari e dei computer portatili

1. Spiega che cosa sono le teorie economiche neoliberiste a partire dalle riforme che attuò Reagan negli Stati Uniti. Identifico le informazioni

2. Perché negli Stati Uniti e nel Regno Unito aumentò il divario sociale nonostante il rilancio economico dei due Paesi?

Un personal computer

Commodore modello 8032-SK del 1980

Metto in relazione

3. Perché l’economia sovietica era in difficoltà?

Espongo

4. Spiega oralmente i termini glasnoste perestrojka chiarendo quali effetti queste politiche avrebbero avuto in URSS.

Immagine interattiva Lafinedel bipolarismo USA-URSS

L’economia sovietica è in grave difficoltà

In realtà lo scudo spaziale non fu mai realizzato e in molti, anche negli Stati Uniti, sostennero che sarebbe comunque stato inefficace. Tuttavia bastò l’annuncio di Reagan per allarmare l’Unione Sovietica, che non aveva i mezzi per realizzare un sistema analogo. Infatti l’economia russa era in profonda crisi, tanto che il governo era costretto a importare grano dall’estero, perfino dagli Stati Uniti, per sfamare la popolazione.

Inoltre, molte risorse erano assorbite dalla guerra in Afghanistan, un Paese dell’Asia centrale. Qui i Sovietici erano intervenuti militarmente fin dal 1979 per sostenere il regime comunista al potere, impegnato in una guerra civile contro milizie locali note come mujaheddin. Costrette a combattere su un territorio molto ampio e impervio contro un nemico che si nascondeva tra la popolazione, le forze militari sovietiche subirono pesanti perdite, anche perché la guerriglia dei mujaheddin era sostenuta con denaro e armamenti sofisticati da diverse nazioni, tra cui gli Stati Uniti.

Gorbačëv cerca di riformare l’Unione Sovietica

Per affrontare le crescenti difficoltà, il nuovo leader sovietico Michail Gorbačëv, nominato nel 1985 alla guida del Partito comunista, propose riforme che miravano a rivitalizzare l’economia senza però rinnegare il sistema socialista. Il suo programma si riassunse in due parole d’ordine, che divennero subito note in tutto il mondo: glasnost, “trasparenza”, e perestrojka, “ristrutturazione”.

Con il termine glasnost si intendeva una maggiore libertà di discutere i problemi del Paese, e dunque una riduzione della censura, la scarcerazione di tutti i detenuti politici, un’informazione più libera.

La perestrojka invece fu il tentativo di ridurre il controllo della burocrazia sull’economia, consentire la creazione di imprese private nel settore dei servizi e del commercio, e favorire gli investimenti di aziende straniere

Il disastro di Černobil’

La dimostrazione più tragica della crisi irreversibile dell’Unione Sovietica giunse il 26 aprile 1986, quando a Černobil’, nell’Ucraina settentrionale, esplose un reattore di una centrale elettrica nucleare. 65 persone morirono nell’incidente, migliaia furono colpite da malattie letali, una vasta area dovette essere evacuata e in tutta l’Europa si diffuse il terrore di una nube radioattiva. Nella foto, la città di Pryp’yat, in Ucraina, abbandonata in seguito all’incidente.

storia SCIENZE &

LA FONTE SCRITTA Che cosa significa perestrojka?

Nel 1987 Michail Gorbačëv spiegò le sue idee sul futuro politico, economico e sociale dell’Unione Sovietica in un libro di cui ti presentiamo un breve estratto.

Perestrojka significa vincere il processo di stagnazione, spezzare il meccanismo frenante, creare al suo posto un meccanismo affidabile ed efficiente per accelerare il progresso sociale ed economico. […] Perestrojkasignifica sviluppo prioritario della sfera del sociale, mirante a soddisfare ancora meglio le richieste, da parte del popolo sovietico, di buone condizioni di vita e di lavoro, riposo e ricreazione, istruzione e assistenza sanitaria. Significa un interesse incessante per la ricchezza culturale e spirituale, per la cultura di ogni individuo e della società nel suo complesso. […] È così che oggi noi vediamo la perestrojka. È così che vediamo i nostri compiti e la sostanza e il contenuto del nostro lavoro per il prossimo periodo. Ora è difficile dire quanto lungo sarà tale periodo. Naturalmente

richiederà più di due o tre anni. Noi siamo pronti ad affrontare un lavoro impegnativo, strenuo e tedioso per fare in modo che il nostro Paese raggiunga nuovi vertici entro la fine del ventesimo secolo.

Da Michail Gorbačëv, Perestrojka, il nuovo pensiero per il nostro Paese e per il mondo, Mondadori, Milano, 1991, rid.

Analizzo la FONTE

1. Quali settori vengono definiti prioritari nel processo della perestrojka?

2. Che cosa intende, secondo te, Gorbačëv con «processo di stagnazione» e «meccanismo frenante»?

3. Quale visione del futuro emerge dalla frase finale del testo?

Le superpotenze riducono gli arsenali nucleari

Dal momento che l’Unione Sovietica non era più in grado di sostenere le spese militari necessarie per restare al passo con i rivali, Gorbačëv decise di trattare con gli Stati Uniti la progressiva riduzione degli arsenali nucleari. Per tre volte, fra il 1985 e il 1987, Gorbačëv e Reagan si incontrarono, prima a Ginevra, poi a Reykjavík e infine a Washington. Il frutto dei loro colloqui fu la distruzione dei missili installati in Europa dalle due superpotenze e una serie di decisioni comuni che avrebbe portato in seguito al dimezzamento degli ordigni in possesso di Stati Uniti e Unione Sovietica.

Cade il regime comunista polacco

Com’era già avvenuto all’epoca di Chruscev, le riforme di Gorbačëv suscitarono in tutta l’Europa la speranza che il dominio sovietico fosse ormai alla fine. Questa volta non si trattò solo di un’illusione: a una a una, in pochi mesi, le repubbliche popolari si trasformarono in democrazie e l’URSS non fece nulla per impedirlo.

Il primo Paese in cui le persone scesero in piazza per chiedere riforme e democrazia fu la Polonia: qui già da tempo era attivo un movimento politico e sindacale anticomunista, Solidarnos´c´, sostenuto dalla Chiesa cattolica e rafforzato dalla predicazione del pontefice polacco Karol Wojtyła, eletto papa nel 1978. Una serie di scioperi alla fine del 1988 costrinse le autorità comuniste ad aprire un dialogo con le opposizioni e a fissare per il giugno del 1989 le prime elezioni libere dopo più di quarant’anni. Solidarnos´c´ conquistò quasi tutti i seggi e l’anno successivo il suo leader, Lech Wałęsa, fu eletto presidente della Repubblica.

Il 29 maggio del 1988 Ronald Reagan e Michail Gorbačëv si incontrano a Mosca per ratificare il trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) che sancì la fine dell’uso di missili nucleari a medio raggio sul territorio europeo.

Metto in relazione

5. Quali furono le cause e le conseguenze dell’abbattimento del muro di Berlino in Germania?

Applico la strategia Ricava i punti di vista (QR p. 396)

6. Dopo aver letto il paragrafo sul crollo del muro di Berlino, osserva la fotografia e immedesimati nelle persone ritratte. Che cosa pensano? Che cosa provano? Qual è il loro punto di vista sull’evento a cui stanno assistendo?

Cittadini tedeschi dell’Ovest festeggiano l’unificazione di Berlino sulla cima del muro il 12 novembre 1989.

In tutta l’Europa dell’Est si impongono le democrazie

Altri Paesi seguirono l’esempio polacco, passando dai regimi comunisti alla democrazia in modo pacifico.

Nella Repubblica democratica tedesca, in Ungheria e in Cecoslovacchia alle manifestazioni di piazza seguirono il dialogo tra autorità e movimento di protesta e, infine, libere elezioni in cui trionfarono i partiti democratici. In Cecoslovacchia, tra i protagonisti della svolta vi fu anche l’anziano Alexander Dubcek, leader della primavera di Praga del 1968 (→ Capitolo 8, Lezione 2), che fu nominato presidente del Parlamento.

La Bulgaria fu l’unico Paese in cui il Partito comunista, ribattezzato Partito socialista democratico, rimase al potere anche dopo la transizione alla democrazia, vincendo le elezioni indette nel giugno del 1990.

Il 9 novembre 1989 crolla il muro di Berlino

L’evento più simbolico di tutto il processo di liberazione dell’Europa orientale dal comunismo si verificò a Berlino, la città che, con la costruzione del muro nel 1961, era stata al centro della Guerra fredda.

Il 9 novembre 1989 il governo comunista annunciò l’abolizione delle norme che impedivano ai cittadini dell’Est di viaggiare nella Germania occidentale. La sera stessa, migliaia di Berlinesi si accalcarono ai varchi che collegavano le due parti della città e per la prima volta, dopo ventotto anni, le guardie armate li lasciarono passare. Dall’altra parte trovarono altre migliaia di concittadini in festa, pronti ad abbattere a colpi di piccone il muro, che sarebbe stato distrutto completamente nel giro di poche settimane.

Nei mesi successivi si avviò il processo di riunificazione, che si concluse un anno dopo, il 3 ottobre 1990, con l’istituzione formale di una Germania unita, con capitale Berlino

In Romania il regime viene abbattuto tra le violenze

L’unico Paese dell’Europa orientale in cui il passaggio dal comunismo alla democrazia si svolse in modo violento fu la Romania. Il presidente Nicolae Ceauşescu, uno dei più spietati dittatori dell’Europa orientale, cercò infatti di reprimere le manifestazioni popolari scoppiate contro il regime nel dicembre del 1989 affidandosi alla polizia segreta, la Securitate, che non esitò a sparare sulla folla. Ma le manifestazioni, anziché placarsi, si intensificarono e quando, durante un discorso a Bucarest, Ceauşescu fu zittito dalle urla di protesta del pubblico, lui e la moglie decisero di fuggire, tentando di rifugiarsi all’estero. L’esercito, che nel frattempo era passato dalla parte degli insorti, li bloccò. Dopo un rapido processo, il 25 dicembre del 1989 furono condannati a morte e fucilati.

L’Unione Sovietica si scioglie

Intanto, in Unione Sovietica, Gorbačëv si trovava stretto tra i conservatori e i burocrati del Partito, che si rifiutavano di applicare anche le timide novità introdotte con la perestrojka, e gli elementi più radicali, che chiedevano l’apertura alla democrazia e la liberalizzazione dell’economia. Nell’agosto del 1991, mentre Gorbačëv si trovava in vacanza in Crimea, alcuni esponenti conservatori organizzarono un colpo di Stato. Il tentativo fallì sia per la reazione della popolazione di Mosca che, guidata dal presidente della Russia Boris Eltsin, scese in piazza in difesa del Parlamento, sia per il rifiuto dell’esercito di sparare sulla folla. Scongiurato il rischio di un ritorno al passato, in pochi mesi la situazione precipitò. Il Partito comunista fu messo al bando e una dopo l’altra le repubbliche che componevano l’Unione Sovietica si dichiararono indipendenti. Il 25 dicembre 1991 Gorbačëv, ormai presidente di uno Stato che non esisteva più, si dimise. Quello stesso giorno, la bandiera rossa con la falce e il martello, simbolo dell’URSS, fu ammainata dal Cremlino e sostituita con la bandiera russa.

Metto in relazione

7. Perché in Romania il passaggio alla democrazia fu violento? Rispondi usando queste tre parole: reprimere, manifestazioni, Securitate

Identifico le informazioni

8. Da chi fu organizzato il colpo di Stato in Russia e che esito ebbe?

9. Che cosa accadde il 25 dicembre 1991 in Russia? Perché fu un giorno fondamentale per la storia del Paese? studio con METODO

Carri armati di fronte al Palazzo reale di Bucarest, epicentro degli scontri tra insorti e sostenitori di Nicolae Ceaușescu.

LA DISSOLUZIONE DELLA IUGOSLAVIA

Identifico le informazioni

1. Sottolinea nel testo le ragioni e gli esiti dei conflitti in Croazia e Bosnia. studio con METODO

Video

Laquestione balcanica

La Serbia si oppone all’indipendenza delle altre repubbliche Il Paese europeo in cui il crollo del comunismo portò maggiori sconvolgimenti fu la Iugoslavia, la Federazione di repubbliche socialiste sorta dopo la Seconda guerra mondiale nella penisola balcanica e guidata dal maresciallo Tito. Alla fine degli anni ’80, dopo la morte di Tito, nel Paese riemersero le antiche rivalità tra i popoli e i gruppi religiosi che lo costituivano: i cattolici Croati e Sloveni, i musulmani Bosniaci e Kosovari, i cristiani ortodossi Serbi, Montenegrini e Macedoni. Nei governi delle varie repubbliche presero il sopravvento uomini politici nazionalisti, che volevano uscire dalla Federazione. E così, dopo aver indetto dei referendum popolari, tra il 1991 e il 1992 Slovenia, Macedonia, Croazia e Bosnia-Erzegovina proclamarono l’indipendenza. Alla loro decisione si oppose Slobodan Miloševic, il leader della Serbia, la repubblica più grande e popolosa, che voleva mantenere unita la federazione sotto il controllo serbo, anche per proteggere le minoranze serbe presenti nel resto del territorio iugoslavo.

Scoppia la guerra in Croazia

Slovenia e Macedonia, le due repubbliche dove la presenza serba era più limitata, riuscirono a lasciare la federazione in modo rapido e pressoché pacifico. Al contrario in Croazia e Bosnia si scatenarono sanguinose guerre civili, combattute casa per casa, con crimini e violenze contro i civili.

Dapprima la guerra scoppiò in Croazia, dove era presente una forte minoranza serba. Per mesi le città croate sulla costa adriatica furono bombardate dalle milizie serbe asserragliate nelle regioni interne, dove avevano fondato una propria repubblica autonoma

Nel 1992 venne firmato un armistizio, ma poco dopo la guerra riesplose con violenza ancora maggiore in Bosnia-Erzegovina, dove i Serbi e i Croati convivevano con una maggioranza musulmana. I tre gruppi si scontrarono brutalmente, mentre sia la Croazia sia la Serbia armavano i combattenti delle rispettive etnie.

L’assedio di Sarajevo

Sugli schermi delle televisioni di tutto il mondo comparivano costantemente le immagini della capitale Sarajevo, abitata in prevalenza da musulmani, assediata dalle milizie serbe, che dalle alture circostanti bombardavano la città, mentre nelle strade i cecchini sparavano ai civili inermi. Nella foto, la città distrutta dalla guerra.

ONU e NATO impongono l’indipendenza della Bosnia

Per soccorrere la popolazione musulmana, le Nazioni Unite schierarono un contingente di caschi blu, che crearono aree protette a Sarajevo e in altre città ma che non poterono nulla contro le incursioni serbe in Bosnia. Questa situazione indusse la NATO a intervenire nel conflitto, bombardando con i propri aerei le postazioni serbe. Nell’ottobre del 1995 si giunse finalmente a un accordo, che conservò l’indipendenza della Bosnia, ma la suddivise in due unità amministrative distinte, una a ovest controllata da musulmani e Croati, l’altra a est governata dai Serbi. Intanto la Croazia aveva definitivamente ottenuto l’indipendenza e nelle regioni del Paese abitate dai Serbi l’esercito attuò una violenta pulizia etnica, che portò all’esodo di decine di migliaia di persone.

Anche Kosovo e Montenegro proclamano l’indipendenza

Una situazione analoga a quella bosniaca si presentò nel 1996 in Kosovo, una regione della Serbia al confine con l’Albania, abitata in prevalenza da musulmani di origine albanese. Dopo aver proclamato l’indipendenza, le truppe separatiste kosovare cominciarono ad attaccare la minoranza serba e il presidente della Repubblica serba Miloševic reagì schierando il proprio esercito contro i ribelli. Anche in questo caso a porre fine alle ostilità fu l’intervento della NATO. Dopo mesi di bombardamenti aerei, che colpirono anche il territorio serbo e la capitale Belgrado, nel 1999 la Serbia si arrese e il Kosovo fu posto sotto l’amministrazione dell’ONU. Negli anni successivi, anche l’ultima repubblica rimasta fedele alla Serbia, il Montenegro, proclamò la propria indipendenza (2006), mentre i principali responsabili dei crimini contro le popolazioni civili, a partire dall’ex presidente serbo Miloševic, furono arrestati e processati presso il Tribunale internazionale dell’Aja, la corte delle Nazioni Unite che si occupa di crimini contro l’umanità.

Applico la strategia Ancora e ancora (p. 399)

2. Conosci altre situazioni in cui le istituzioni internazionali hanno imposto la divisione di un territorio conteso? Ripensa a quanto hai studiato nei capitoli precedenti. Quale esito ebbero quelle divisioni?

Caschi blu: truppe che vengono inviate dalle Nazioni Unite in aree di guerra per separare le parti in conflitto e mantenere la pace.

Gli Stati della ex Iugoslavia

Lubiana
Nella città bosniaca di Srebrenica, posta sotto il controllo dell’ONU, nel luglio del 1995 le milizie serbe massacrarono 8000 uomini musulmani. Nella foto, il memoriale delle vittime.

LA NASCITA DELL’UNIONE EUROPEA

studio con METODO

Identifico le informazioni

1. Quali novità introdusse in Europa il Trattato di Maastricht?

2. Che effetti ebbero gli accordi di Schengen sulla vita degli abitanti dei Paesi membri?

L’Europa prosegue il processo di unificazione

La fine della contrapposizione tra Unione Sovietica e Stati Uniti e dell’incubo di una nuova guerra mondiale diede nuovo impulso a un progetto che già dall’inizio degli anni ’50 coinvolgeva i Paesi dell’Europa occidentale: la creazione di un’Europa unita, in grado di proporsi come nuova potenza politica ed economica accanto agli Stati Uniti (→ Capitolo 11, Lezione 4).

A partire dagli anni ’60 al nucleo degli Stati fondatori che con il Trattato di Roma del 1957 avevano costituito la Comunità economica europea (CEE) si unirono Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Grecia, Spagna e Portogallo. Quindi i dodici Paesi membri si impegnarono ad andare oltre la collaborazione in campo economico e procedere verso la costituzione di una vera e propria federazione degli Stati europei.

Con il Trattato di Maastricht nasce l’Unione Europea

storia EDUCAZIONE CIVICA &

Per dare inizio a questo processo fu sottoscritto nel 1992 il Trattato di Maastricht, dal nome della cittadina olandese in cui avvenne la storica firma. Il trattato diede nuovi poteri alle istituzioni europee in materie importanti come la tutela dell’ambiente, lo sviluppo industriale, la ricerca scientifica, il commercio con l’estero. Inoltre stabilì le tappe per giungere alla moneta unica europea, l’euro, e creò la Banca Centrale Europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, incaricata di coordinare le operazioni delle varie banche centrali nazionali e di gestire la nuova moneta.

In ambito politico fu istituita l’Unione Europea (UE), che prese il posto della Comunità economica e puntò a non essere soltanto un’alleanza tra Stati indipendenti, ma una nuova entità politica, dotata di un potere autonomo e di propri simboli, la bandiera e l’inno europei. Da quel momento tutti i cittadini e le cittadine dei Paesi membri divennero automaticamente anche cittadini e cittadine dell’Unione Europea.

I primi frutti di questa novità si ebbero nel 1995, quando, con l’entrata in vigore degli accordi di Schengen, i cittadini e le cittadine dei Paesi membri ebbero la possibilità di circolare liberamente in tutto il territorio dell’Unione (a esclusione di Regno Unito e Irlanda, che non aderirono, ma con l’aggiunta di Norvegia, Svizzera e Islanda), senza controlli alle frontiere. Dal 1° gennaio del 2002, poi, fu introdotto l’euro che è oggi la moneta unica per circa 350 milioni di Europei.

La sede della Banca Centrale Europea a Francoforte.

L’Unione Europea coinvolge nuovi Paesi...

Dopo l’approvazione del Trattato di Maastricht, l’Unione Europea si ampliò rapidamente, dapprima verso nord, con l’ingresso nel 1995 di Finlandia, Svezia e Austria, poi verso est e sud, accogliendo tra il 2004 e il 2007 i Paesi ex comunisti dell’Europa orientale (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria), le ex repubbliche sovietiche di Estonia, Lettonia e Lituania, la Slovenia, Malta e Cipro. Con l’ingresso della Croazia, nel 2013, l’Unione Europea raggiunse la quota di 28 Stati.

... ma non riesce a darsi una Costituzione

Ai successi ottenuti con l’ingresso di nuovi membri e la creazione dell’euro e della Banca Centrale Europea non corrisposero passi avanti altrettanto rapidi per l’unità politica del continente. All’inizio del nuovo millennio fu lanciato il progetto di una Costituzione europea, destinata a mettere ordine tra i vari trattati che si erano succeduti nel corso dei decenni, a regolare in modo chiaro i rapporti tra le istituzioni europee e gli Stati nazionali e a semplificare le procedure decisionali. Dopo essere stata firmata dai governi europei a Roma nel 2007, la nuova carta fu bocciata dai referendum popolari tenuti in Francia e Olanda e dovette essere ritirata.

A questo inatteso fallimento gli Stati europei cercarono di porre rimedio nel 2009 con il Trattato di Lisbona, che, per quanto meno ambizioso della Costituzione europea, conteneva tuttavia novità importanti per il funzionamento dell’Unione.

La crisi economica colpisce i Paesi dell’Unione

Intanto, a partire dal 2008, una grave crisi economica si era diffusa dagli Stati Uniti all’Europa. In particolare ne vennero colpiti i Paesi dell’Europa meridionale – Grecia, Spagna, Italia, Portogallo – che avevano economie meno ricche e produttive rispetto a quelle del resto del continente e soprattutto avevano forti debiti pubblici che faticavano a restituire. Le loro difficoltà rischiavano di trascinare nella crisi anche altri Stati europei e di far perdere valore alla moneta unica.

Perciò le istituzioni europee richiesero ai governi dell’Europa meridionale, e in particolare alla Grecia, di ridurre il debito tagliando le spese pubbliche, come le pensioni e gli investimenti dello Stato. Cominciò così un periodo di gravi sacrifici, la cosiddetta austerità, che causò sofferenze alla popolazione e proteste sociali.

Una protesta contro l’austerità a Francoforte nel 2015.

Espongo

3. Descrivi l’ampliamento dell’Unione Europea fino al 2013, aiutandoti con la carta a pagina seguente.

Identifico le informazioni

4. In che cosa consistevano i piani di austerità imposti dall’Unione ai Paesi più colpiti dalla crisi del 2008?

Debito pubblico: debito di uno Stato nei confronti di altri Stati oppure di banche o aziende private.

Applico la strategia Aggancia il titolo (QR p. 396)

5. Riformula il titolo del primo paragrafo esplicitando lo strumento con cui cittadine e cittadini britannici hanno scelto la Brexit

Sovranista: chi vuole riportare sotto il controllo dei Paesi membri le competenze oggi affidate all’UE.

Il Regno Unito lascia l’Unione

Queste difficoltà, insieme ad altre questioni controverse, come l’apertura delle frontiere all’afflusso di immigrati europei ed extraeuropei, hanno provocato gravi tensioni all’interno dell’Unione e la crescita dei movimenti politici scettici nei confronti dell’Unione e sovranisti, che vogliono ridurre i poteri delle istituzioni europee o addirittura chiedono l’uscita del proprio Paese dall’euro o dall’Unione. Il più forte tra questi movimenti ostili all’UE è nato nel Regno Unito e ha portato nel giugno del 2016 a un referendum popolare in cui i cittadini e le cittadine hanno votato a favore della cosiddetta Brexit (da br[itish], britannico, ed exit, uscita), ovvero per il ritiro del Regno Unito dall’UE, che è diventato ufficiale il 31 gennaio 2020.

Dopo la pandemia, l’Europa punta sullo sviluppo sostenibile Con la Brexit per la prima volta un Paese lasciava la cosiddetta “casa comune europea”, un evento inedito che ha rafforzato in tutta Europa i partiti euroscettici e sovranisti. A questa sfida le istituzioni europee hanno reagito con la promessa di rilanciare nuovamente l’Unione e di creare una maggiore integrazione tra i Paesi europei. L’occasione per tenere fede a questa promessa è giunta nel 2020, quando l’intero pianeta è stato colpito dalla pandemia di Covid-19, che ha richiesto la chiusura di attività pubbliche e luoghi di lavoro, e dunque ha provocato una nuova crisi economica. Durante le fasi più acute della pandemia, l’Unione ha coordinato la diffusione dei vaccini e sostenuto le economie europee, quindi, con il progetto Next Generation EU, ha messo a disposizione 750 miliardi di euro di fondi comuni con cui finanziare i progetti proposti dai vari Paesi per il rilancio economico orientato allo sviluppo sostenibile, come ad esempio il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) presentato dall’Italia.

I Paesi dell’Unione Europea

La carta mostra la progressiva espansione dell’Unione Europea a partire dal nucleo dei Paesi fondatori. La fase di più rapida crescita fu quella dei primi anni Duemila, quando l’Unione Europea decise di aprirsi verso est. Il Regno Unito è l’unico ad aver lasciato l’Unione

Lavoro con la carta

1. Quali furono i Paesi fondatori dell’Unione Europea? Quali invece hanno fatto il loro ingresso più di recente?

2. Osservando la carta, che cosa puoi dire della diffusione della moneta unica?

Lavora con le carte interattive

Storia dei DIRITTI

I DIRITTI FONDAMENTALI NELL’UNIONE EUROPEA

Un documento a tutela di cittadine e cittadini europei

Tra i documenti approvati nel 2009 insieme al Trattato di Lisbona vi è anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, un testo in cui sono elencati i diritti che l’UE garantisce alle sue cittadine e ai suoi cittadini.

La carta è composta da:

ô un preambolo, cioè un’introduzione, in cui si ribadiscono i valori su cui si fonda l’Unione Europea – libertà, dignità umana, uguaglianza e solidarietà –, i suoi principi – democrazia e legalità – e i suoi obiettivi: istituire la cittadinanza europea e creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nel rispetto della diversità dei Paesi europei.

ô 54 articoli, in cui si elencano i diritti di cittadine e cittadini europei, suddivisi in sei parti: dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza, giustizia.

La conquista di nuovi diritti

Gran parte dei diritti elencati nella carta è già presente nelle Costituzioni dei Paesi membri, perché fa parte della tradizione di tutti gli Stati democratici: il diritto fondamentale alla vita, il diritto alla libertà personale, la libertà di espressione, di religione e di voto e così via. Nella carta però vi è una particolare attenzione ai nuovi diritti legati allo sviluppo tecnologico e sociale. Ad esempio nella sezione sulla dignità umana sono inseriti il divieto di eseguire esperimenti sugli esseri umani, il divieto di clonazione,

l’obbligo di rispettare l’integrità fisica, genetica e psichica del paziente. Riguardo alle tecnologie digitali, viene ribadito il diritto alla tutela dei dati personali. Dal punto di vista sociale, viene vietata ogni discriminazione legata alla disabilità o all’orientamento sessuale. Nel caso il loro Paese non riconosca ancora questi diritti, i cittadini e le cittadine europee possono appellarsi alla Carta fondamentale per fare in modo che siano rispettati.

I diritti europei

A questi diritti si aggiungono i diritti legati all’Unione Europea, e dunque il diritto di votare e candidarsi per il Parlamento europeo, il diritto di stabilirsi in un Paese membro diverso dal proprio, di partecipare alla vita economica del Paese in cui si risiede, lavorando o aprendo un’azienda, di usarne i servizi, come i tribunali e gli ospedali e così via. Un altro diritto relativo al rapporto con l’Unione è il diritto alla buona amministrazione, che impone a tutte le istituzioni europee di rispondere in modo rapido e preciso alle richieste dei suoi cittadini e cittadine.

DEBATE – UE: opportunità o limite per gli Stati membri?

• pensiero  critico • comunicazione efficace

Organizzate un debate: è giusto che l’Unione Europea prenda decisioni che condizionano quelle dei governi degli Stati membri?

Dividetevi in due gruppi, uno sosterrà la tesi:

• Sì, l’UE deve garantire uguali diritti e opportunità a tutti gli abitanti dei Paesi membri.

L’altro invece sosterrà la tesi:

• No, i governi di ogni singolo Paese devono rendere conto al proprio elettorato e non a un’istituzione sovranazionale.

Dopo aver preparato gli argomenti a sostegno della propria tesi, ogni gruppo ha 3 minuti di tempo per esporli.

Seguirà una fase di domande e risposte: per ogni domanda dell’avversario, il gruppo ha 1 minuto per rispondere.

Infine, ciascun gruppo espone in un discorso di 2 minuti i punti principali della propria argomentazione.

Una seduta del Parlamento europeo a Strasburgo.

L’ITALIA DALLA PRIMA ALLA SECONDA REPUBBLICA

studio con METODO

Identifico le informazioni

1. Come reagì l’Italia alla trasformazione economica degli anni ‘80?

Identifico il significato delle parole

2. Che cosa si intende per piccole e medie imprese? Rispondi facendo esempi concreti di realtà produttive italiane che conosci.

Con le piccole imprese l’economia italiana si trasforma Anche in Italia, come negli Stati Uniti e nel resto del mondo occidentale, gli anni ’80 furono un periodo di trasformazione dell’economia e ripresa rispetto alla crisi del decennio precedente. Molte grandi aziende, a partire dalla FIAT, il maggiore gruppo industriale italiano, ridussero il personale in Italia con il trasferimento di stabilimenti all’estero e l’automazione delle fabbriche, cioè l’uso di macchinari in grado di svolgere il lavoro da soli, senza il contributo degli operai. Altre imprese, soprattutto nel settore chimico e siderurgico, chiusero definitivamente.

La perdita di lavoro nelle grandi fabbriche fu compensata dallo sviluppo delle aziende medie e piccole, specializzate nella produzione di beni destinati in particolar modo all’esportazione, come vestiti, scarpe, mobili e prodotti alimentari tipici. In questi campi l’industria italiana ebbe successo grazie alla creatività di stilisti e designer e al dinamismo degli imprenditori, capaci di rispondere alle richieste del mercato con maggiore rapidità e a costi inferiori rispetto alle grandi aziende.

Oltre alla piccola e media impresa, crebbe il settore dei servizi, in particolare i servizi finanziari (banche, assicurazioni), il turismo e la grande distribuzione, che progressivamente, con la diffusione dei supermercati, soppiantò negozi e botteghe soprattutto nel commercio dei prodotti alimentari.

PROTAGONISTE

Donne tra creatività e imprenditorialità

Negli anni ’80 furono molte anche le donne che ebbero modo di esprimere la propria creatività, partecipando alle trasformazioni in corso in ogni settore.

Nel design, Cini Boeri progettò uno degli oggetti più iconici del periodo: una poltroncina prodotta da un unico foglio di vetro piegato e tagliato a laser.

Un altro nome di spicco è quello dell’architetta Gae Aulenti (nella foto); prima di lei ben poche donne si erano cimentate in questa attività, in un settore a lungo considerato come tipicamente maschile, da Plautilla Bricci, che nel Seicento si definì orgogliosamente “pittrice e architettrice”, passando per Elena Luzzatto, la prima donna a laurearsi in architettura nel 1925, a Lina Bo Bardi. Anche nella moda si fecero strada alcune personalità significative. Tra loro Rosita Missoni, che collaborò con l’azienda di famiglia prima di fondare, con il marito Ottavio, una delle più note case di moda internazionali, e Mariuccia Mandelli, detta Krizia, brillante imprenditrice e vera star della moda anni ’80.

Negli anni ’80 governa il pentapartito

In politica, si chiuse la fase del compromesso storico (→ Capitolo 11, Lezione 7) e il Partito comunista tornò stabilmente all’opposizione. Dal 1981 tornò la formula del centrosinistra, con un nuovo nome, pentapartito, dal greco penta, cinque, perché il governo era fondato dalla Democrazia cristiana e da quattro altri partiti: liberale, repubblicano, socialdemocratico e socialista. Benché la Dc continuasse a essere il partito più votato, la guida del governo andò per la prima volta anche a esponenti di altri partiti. Il più incisivo fu il segretario socialista Bettino Craxi, che fu presidente del Consiglio per quattro anni tra il 1983 e il 1987. Il suo governo agì con successo contro l’inflazione e la disoccupazione e promosse una riforma del sistema televisivo che aprì per la prima volta alle reti private e favorì così lo sviluppo dell’industria pubblicitaria. Al posto del monopolio Rai nacque però un duopolio, cioè il dominio di due aziende che controllavano ciascuna tre reti, la Rai e il gruppo privato Fininvest dell’imprenditore milanese Silvio Berlusconi.

Nasce la Seconda repubblica

Il sistema politico italiano, apparentemente stabile, entrò in crisi all’inizio degli anni ’90, momento in cui si colloca il passaggio dalla Prima alla Seconda repubblica caratterizzata da partiti interamente nuovi. Uno dei fattori che contribuirono a questa trasformazione radicale fu la fine del comunismo nell’Europa orientale, in seguito alla quale il Partito comunista italiano fu sciolto nel 1991. Sotto la guida dell’ultimo segretario del partito, Achille Occhetto, fu costituito il Partito democratico della sinistra (PDS), che rinnegava il modello socialista e si poneva l’obiettivo di riformare in modo democratico il sistema occidentale, per promuovere l’equità tra le classi sociali. Il crollo del comunismo influì anche sul resto del mondo politico. Durante la Prima repubblica, infatti, molti Italiani avevano sostenuto la Democrazia cristiana soprattutto per evitare che l’Italia lasciasse l’alleanza con gli Stati Uniti e si avvicinasse all’Unione Sovietica. Ora che questo rischio non esisteva più, gli elettori si sentirono più liberi di votare altri partiti. In Lombardia e Veneto molti consensi andarono così alla Lega Nord, un partito nato alla fine degli anni ’80 per chiedere meno tasse e maggiore autonomia per il Settentrione.

studio con METODO

Identifico le informazioni

3. A quali conseguenze condusse la riforma del sistema televisivo voluto dal governo di Craxi?

Esploro

4. Svolgi una breve ricerca sull’espressione “Seconda repubblica” e, aiutandoti con il testo, spiega perché si cominciò a usare tale espressione in Italia all’inizio degli anni ‘90.

Silvio Berlusconi, presidente del gruppo Fininvest.

Una manifestazione a Roma davanti alla sede del Parlamento contro la corruzione della classe dirigente, 1993.

studio con METODO

Esploro

5. Negli anni ’80 Falcone e Borsellino parteciparono al maxiprocesso contro la mafia. Svolgi una ricerca su quell’evento e prepara una breve presentazione da esporre in classe.

Le inchieste di Mani pulite travolgono il pentapartito Agli stravolgimenti prodotti dalla fine del comunismo si aggiunsero quelli creati dalle indagini giudiziarie. A partire dal 1992, infatti, i partiti che avevano guidato il Paese durante la Prima repubblica furono coinvolti in una serie di inchieste, note come inchieste di Mani pulite, avviate da un gruppo di magistrati, il pool di Milano. Indagando sugli affari tra pubblica amministrazione e aziende private, i magistrati smascherarono il sistema di corruzione diffuso nel mondo politico ed economico italiano (ribattezzato dalla stampa Tangentopoli) che consentiva ai partiti di finanziarsi riscuotendo somme di denaro, le tangenti, dai dirigenti di varie imprese, in cambio di appalti per lavori pagati dallo Stato. Per mesi si succedettero arresti e interrogatori dei politici e degli industriali più in vista del Paese. I partiti più colpiti furono quelli del cosiddetto pentapartito. Molti loro esponenti furono sottoposti a processo e lo stesso Bettino Craxi, per evitare l’arresto, decise nel 1994 di rifugiarsi in Tunisia. Nello stesso anno la Democrazia cristiana, il partito moderato protagonista della storia italiana del secondo dopoguerra, si sciolse.

Estorsione: reato commesso da chi costringe una o più persone a fare qualcosa con le minacce o l’uso della forza, traendone un ingiusto profitto.

La criminalità organizzata colpisce lo Stato

In questo clima di estrema sfiducia nella politica, lo Stato italiano subì l’attacco della criminalità organizzata, in particolare della mafia siciliana, un’organizzazione presente nell’isola da tempo, che a partire dagli anni ‘70 aveva realizzato enormi guadagni aggiungendo alle sue tradizionali attività criminali (contrabbando, gioco d’azzardo, estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori) il traffico dell’eroina. Nel maggio del 1992 in un attentato dinamitardo a Capaci, nei pressi di Palermo, fu ucciso il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie e agli uomini della scorta; due mesi dopo, un’altra bomba uccise a Palermo il suo collega e amico Paolo Borsellino, con la sua scorta.

Falcone e Borsellino erano stati due importanti magistrati del pool di Palermo che negli anni ‘80 aveva arrestato decine di capi mafiosi e sequestrato le loro ricchezze.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Lo Stato risponde all’attacco delle mafie

Vendicandosi in modo così clamoroso su di loro, la mafia voleva approfittare della debolezza dello Stato per ottenere un trattamento migliore e poter fare i propri affari indisturbata. L’anno seguente, nuove bombe esplosero a Roma, Firenze e Milano, uccidendo complessivamente dieci persone. Lo Stato non cedette al ricatto della criminalità. Negli anni successivi furono inasprite le pene contro i mafiosi, e i boss che avevano ordinato le stragi, in primo luogo Totò Riina e Bernardo

Provenzano, furono catturati dopo molti anni di latitanza. Tuttavia ancora oggi la mafia non è stata sradicata, mentre altre organizzazioni, come la ’ndrangheta calabrese e la camorra campana, si sono rafforzate anche nelle regioni del Nord.

Donnecontro: LeaGarofaloe letestimonidi giustizia STORIE D’ALTRO GENERE

Latitanza: l’atto di nascondersi o di sfuggire alle forze dell’ordine, sottraendosi a un processo o a un arresto.

LA FONTE ORALE Le parole di Falcone e Borsellino sulla mafia

Oltre a combattere la mafia con il loro lavoro di magistrati, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si impegnarono per diffondere l’idea che la sconfitta della mafia può giungere solo da un cambiamento della società e della cultura.

Durante un’intervista televisiva concessa il 30 agosto 1991, Falcone affermò: La mafia non è affatto invincibile. È un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha avuto un inizio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.

Analizzo la FONTE

Paolo Borsellino, in un discorso pronunciato il 20 giugno 1992 durante una veglia in onore di Falcone, disse: La lotta alla mafia (primo problema da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata) non deve essere soltanto un’opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, che coinvolga tutti, e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

1. Secondo Falcone, che cosa può davvero sostenere la lotta alla mafia?

2. Perché, secondo Borsellino, sono le giovani generazioni le più adatte a sostenere la lotta alla mafia?

Silvio Berlusconi fonda Forza Italia e vince le elezioni

Nel 1994, due anni dopo l’inizio dell’inchiesta di Mani pulite e le stragi di Capaci e Palermo, si tennero le elezioni per il nuovo Parlamento, il primo della Seconda repubblica. A queste elezioni fece il suo ingresso in politica l’imprenditore milanese Silvio Berlusconi, proprietario di un grande impero economico che comprendeva, oltre alle televisioni private, giornali, assicurazioni, edilizia e molto altro, tra cui la squadra di calcio del Milan.

Nel gennaio del 1994 Berlusconi fondò un nuovo partito moderato, Forza Italia, che nei mesi successivi, grazie a un’intensa campagna elettorale, raccolse gran parte dei voti che in precedenza andavano a democristiani e socialisti, tanto da risultare il primo partito alle elezioni del marzo 1994. Berlusconi fu nominato presidente del Consiglio e formò un governo con la Lega Nord e Alleanza nazionale, un partito nato dallo scioglimento del Movimento sociale italiano e che aveva ripudiato i propri legami con l’ideologia fascista.

• Video Lalottaalle mafie

• Carta animata LemafieinItalia

Identifico le informazioni

6. Quali furono i due principali schieramenti politici della Seconda repubblica? Che cosa si intende, a tal proposito, con “alternanza”?

Esploro

7. Che cosa è un governo tecnico e perché si differenzia da quelli politici? Svolgi una breve ricerca in merito.

Il premier uscente Silvio Berlusconi consegna la campanella con cui aprire le riunioni del Consiglio dei ministri al nuovo presidente del Consiglio Romano Prodi, Palazzo Chigi, Roma, 17 maggio 2006.

Centrodestra e centrosinistra si alternano al governo

Dal 1994 per quasi vent’anni la politica italiana è stata caratterizzata dalla sfida tra due schieramenti politici:

● il centrodestra composto da Forza Italia e dai suoi alleati;

● il centrosinistra guidato dal Partito democratico, in cui sono confluiti il PDS e alcuni esponenti della Democrazia cristiana.

Grazie alla nascita di due blocchi di partiti nettamente distinti che indicavano in campagna elettorale quale sarebbe stato il loro leader, l’elettorato ebbe la possibilità concreta di decidere con il voto chi sarebbe stato il futuro presidente del Consiglio e quali partiti avrebbero composto il governo.

Inoltre i governi divennero più stabili e, con il successo in due tornate elettorali dei partiti di centrosinistra (1996, 2006) e del loro candidato Romano Prodi, si realizzò l’alternanza al potere di forze politiche di orientamento diverso che era mancata durante la Prima repubblica.

L’Italia cresce poco

Purtroppo il passaggio dalla Prima alla Seconda repubblica non ha portato alla correzione dei difetti che avevano afflitto la democrazia italiana, come la corruzione politica, la criminalità, le inefficienze della pubblica amministrazione e uno scarso senso civico di molti cittadini e cittadine. Inoltre sono emersi nel nuovo millennio tutti i problemi dovuti alla scarsa crescita economica del Paese, che dura ormai dall’inizio degli anni ’90. Negli ultimi decenni, infatti, l’Italia è costantemente cresciuta meno degli altri Paesi occidentali e questo ha creato disoccupazione e disagio sociale e ha incrementato il debito pubblico, perché le casse dello Stato ottengono meno del previsto dalle tasse pagate dai contribuenti.

Il governo Monti risponde alla crisi globale

Le difficoltà dell’Italia si sono aggravate con la crisi economica globale iniziata nel 2008 tanto che nel novembre del 2011, per cercare un’adeguata soluzione ai problemi del Paese, l’allora presidente Giorgio Napolitano ha promosso un governo tecnico guidato dall’economista Mario Monti e sostenuto sia da Forza Italia sia dal Partito democratico. Con l’approvazione dell’Unione Europea, Monti ha condotto una politica di riduzione della spesa pubblica, in particolare con la riforma delle pensioni, che ha alzato l’età in cui le persone possono smettere di lavorare e ricevere una pensione. Le scelte del governo Monti hanno ricreato fiducia verso l’Italia e favorito l’avvio di una ripresa economica, ma hanno comportato anche malcontento nella popolazione a causa dei sacrifici imposti dalla riduzione delle spese.

Emergono nuove forze politiche

La netta suddivisione tra due schieramenti che aveva caratterizzato la Seconda repubblica è durata poco. Infatti una terza forza politica ha conquistato un grande seguito popolare, il Movimento 5 stelle, fondato dall’attore comico Beppe Grillo e da Gian Roberto Casaleggio, titolare di una società di sistemi informatici, e ispirato all’ambientalismo, all’ostilità verso i partiti tradizionali e all’idea di una democrazia diretta esercitata da cittadini e cittadine attraverso l’uso delle tecnologie digitali. La presenza di questo nuovo gruppo ha impedito sia al centrosinistra sia al centrodestra di conquistare una netta maggioranza in Parlamento. Anzi, nelle elezioni del marzo 2018 il partito più votato è stato proprio il Movimento 5 stelle, che ha formato un governo con la Lega Nord, guidato da Giuseppe Conte. L’alleanza si è tuttavia dimostrata fragile e nell’estate del 2019 il governo si è sciolto ed è stato sostituito da un secondo governo Conte, formato dal Movimento 5 stelle e dal Partito democratico. È stato questo governo ad affrontare la pandemia di Covid-19, esplosa a partire dal marzo del 2020, seguito poi da un governo di unità nazionale aperto a quasi tutti i partiti e guidato dall’ex presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. Infine, nelle elezioni del 2023, a prevalere è stato l’unico partito che era rimasto estraneo al governo Draghi, Fratelli d’Italia, erede di Alleanza nazionale. La sua segretaria, Giorgia Meloni, ha composto dunque un nuovo governo di centrodestra, diventando così la prima donna a rivestire il ruolo di presidente del Consiglio in Italia.

Schematizzo

8. Ricostruisci in uno schema sul quaderno l’alternarsi dei governi italiani dal 2018 fino a quello attuale, evidenziando quali schieramenti politici li sostenevano.

Mancanza di lavoro e cervelli in fuga

In Italia la crisi economica internazionale iniziata nel 2008 ha particolarmente colpito i giovani. Oltretutto, anche chi trova lavoro ha spesso impieghi meno pagati rispetto a quanto avviene all’estero, poco corrispondenti al proprio percorso di studi e precari, cioè non stabili. Ciò spinge decine di migliaia di giovani a emigrare all’estero in cerca di opportunità. Questa migrazione è nota come fuga dei cervelli

LA SINTESI A MODO MIO

LEGGI e individua nel testo le informazioni principali

LEZIONE 1

ANNI ’80

Reagan è presidente USA

neoliberismo

scudo spaziale

Gorbaˇcëv è il leader russo

glasnost perestrojka

1989: crollo dei regimi sovietici

LEZIONE 2

IUGOSLAVIA: MORTE DI TITO

le repubbliche chiedono l’indipendenza

la Serbia si oppone

Croazia, BosniaErzegovina e Kosovo si separano dopo guerre sanguinose Slovenia, Macedonia e Montenegro si separano pacificamente

ASCOLTA l’audiosintesi e prendi nota delle informazioni principali

La fine del comunismo in Europa

VISUALIZZA le connessioni con l’aiuto degli schemi

Margaret Tatcher, prima ministra del Regno Unito, e Ronald Reagan, presidente degli Stati Uniti, rilanciano l’economia dei loro Paesi con politiche neoliberiste: favoriscono le imprese private tagliando le tasse, ma riducono i servizi pubblici e ciò aumenta il divario tra ricchi e poveri.

In politica estera Reagan è anticomunista e sfida l’Unione Sovietica con l’annuncio dello scudo spaziale americano. L’Unione Sovietica è in grave difficoltà economica e il suo nuovo leader Michail Gorbaˇcëv, nominato nel 1985, decide di riformare il Paese con la glasnost (trasparenza) e la perestrojka (ristrutturazione) e di trattare con gli Stati Uniti la riduzione dei missili nucleari. Le riforme di Gorbaˇcëv favoriscono nel 1989 il crollo dei regimi comunisti dell’Europa orientale, che diventano democrazie e si liberano dal dominio sovietico. Il comunismo crolla anche in Unione Sovietica, che si discioglie nel 1991.

La dissoluzione della Iugoslavia

In Iugoslavia, dopo la morte di Tito, le varie repubbliche chiedono l’indipendenza a causa dei contrasti dovuti alle diverse religioni. In Iugoslavia convivono infatti musulmani, cristiani cattolici e cristiani ortodossi. Ogni popolo vuole uno Stato indipendente, mentre la Serbia, la repubblica più grande, vuole conservare l’unità. Croazia, Bosnia-Erzegovina e Kosovo riescono a separarsi dalla Serbia solo dopo guerre molto sanguinose in cui intervengono l’ONU e la NATO. Slovenia, Macedonia e Montenegro raggiungono l’indipendenza pacificamente.

LEZIONE 3

FINE DEL COMUNISMO IN EUROPA

1992: Unione Europea

accordi di Schengen: libera circolazione dei cittadini e dell’euro

espansione dell’UE nell’Europa orientale

2016: il Regno Unito lascia l’UE

LEZIONE 4

scioglimento del Partito comunista italiano (1989)

inchiesta Mani pulite sulla corruzione dei partiti (1992)

INIZIO DELLA

SECONDA REPUBBLICA

nascono la Lega Nord (1991) e Forza Italia (1994) alternanza di governi di centrodestra e centrosinistra (dal 1994)

nuova crisi del sistema politico (2013): ascesa del Movimento 5 stelle

• Ascolta l’audiosintesi

• Scarica la sintesi in 7 lingue

La nascita dell’Unione Europea

Nel 1992 nasce l’Unione Europea (UE), che dal 1995 accoglie i Paesi scandinavi, le Repubbliche baltiche e i Paesi dell’Europa orientale e balcanica.

Gli accordi di Schengen favoriscono la libera circolazione di cittadini e cittadine e l’euro diventa la moneta unica. L’Unione Europea accoglie nuovi membri, espandendosi verso nord, nel Mediterraneo e soprattutto verso l’Europa centrale e balcanica, grazie al crollo del comunismo europeo che consente di accogliere i Paesi ex socialisti. Tuttavia la Costituzione europea non viene approvata e la crisi economica mette in difficoltà il progetto europeo. Si diffondono movimenti politici antieuropei e il Regno Unito nel 2016 decide di lasciare l’Unione dopo un referendum.

L’Italia dalla Prima alla Seconda Repubblica

Negli anni ’80 l’economia italiana si riprende grazie allo sviluppo delle piccole e medie imprese. Questo sviluppo avviene nei settori tessile, alimentare e calzaturiero; crescono anche i servizi.

La politica negli anni ’80 è dominata dal pentapartito (composto da Democrazia cristiana e dai partiti socialista, socialdemocratico, repubblicano e liberale).

All’inizio degli anni ’90 il sistema politico si trasforma. In seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica il Partito comunista si scioglie nel 1991 e si forma il Partito democratico della sinistra (poi diventato Partito democratico).

La Democrazia cristiana si scioglie dopo le inchieste di Mani pulite sulla corruzione dei partiti. Lo scandalo coinvolge soprattutto il Partito socialista, che perde moltissimi voti. Intanto la mafia attacca lo Stato con gli attentati ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Con la fine dei partiti tradizionali, si formano nuove forze politiche, in particolare la Lega Nord e Forza Italia che, nel 1994, con Silvio Berlusconi vince le elezioni. Inizia così la Seconda repubblica in cui il centrodestra di Berlusconi si alterna al governo con il centrosinistra, guidato dal Partito democratico. Questo sistema entra in crisi nel 2013 con l’ascesa del Movimento 5 stelle, ostile ai partiti tradizionali e favorevole alla democrazia diretta.

2. ORGANIZZA LA MAPPA

Scarica la mappa personalizzabile

Completa la mappa con le parole mancanti.

In Michail Gorbacëv

riforme politiche ed economiche

il crollo del (1989)

1

scoppiano guerre nella penisola

Unione Sovietica euro

ITALIA

si apre l’inchiesta

introduce nel frattempo in con conseguenze in che provocano dove che porta alla nascita della che che causano

2

la dissoluzione della Iugoslavia

EUROPA repubblica

si sciolgono il Partito comunista e la Democrazia Cristiana nasce l’Unione Europea

3

4 Seconda comunismo mani pulite circolazione balcanica

stabilisce la libera dei cittadini e delle cittadine

introduce la moneta unica, l’ si espande nell’Europa centro-orientale

si formano nuovi che operano nella

si verifica uno scontro tra la e lo Stato

3. ESPONI

PREPARATEVI ALL’INTERROGAZIONE

In COPPIA Simulate un’interrogazione sui temi del capitolo.

1. Aiutandovi con la sintesi delle lezioni e la mappa, formulate una serie di domande da rivolgervi reciprocamente: almeno una sui contenuti da memorizzare (le conseguenze del crollo del comunismo in Europa 1; la dissoluzione della Iugoslavia 2; la nascita dell’Unione Europea 3; il passaggio dalla Prima alla Seconda repubblica in Italia 4); almeno una domanda sul lessico specifico del capitolo; almeno una su cause, effetti e collegamenti tra diversi temi; almeno una che coinvolga temi trattati in altri capitoli (per esempio, l’epoca del disgelo; l’Italia dopo il 1948; i primi passi verso la Comunità economica europea, la crisi degli anni Settanta in Italia).

2. Una volta formulate le domande, ponetele al compagno o alla compagna.

3. Valutate insieme la qualità delle vostre risposte e considerate come migliorarle in vista dell’interrogazione in classe.

VERSO L’ESAME

IN COPPIA Individuate un collegamento con un’altra disciplina. Cercate online le informazioni, organizzatele in una scaletta e preparate una breve esposizione per la classe.

4. VALUTA il tuo percorso

Valuta il tuo percorso nello studio di questo capitolo e annota le tue considerazioni personali. Ho capito tutti i contenuti?

Ho saputo individuare collegamenti tra diversi fenomeni?

Ho saputo esporre con chiarezza ed efficacia?

Ho collaborato bene con compagne e compagni?

ORA TOCCA A TE!

• Visualizza la carta dell’Europa

• Scarica l’organizzatore grafico

• Svolgi altri esercizi su HUB test

CONOSCO GLI EVENTI PRINCIPALI

1. Completa il testo inserendo i termini appropriati.

Trattato di Maastricht � euro � CEE � Schengen � libera circolazione � 1957 � 2016 � Brexit � Trattato di Roma

1957

Le fondamenta dell’Unione Europea sono state gettate nel con il che istituisce la Comunità economica europea ( ). Nel 1992 con il la Comunità europea diventa UE, dando vita a un’unione politica ed economica più stretta. Molti Paesi adottano l’ , la moneta unica, e si gettano le basi per una politica estera e di sicurezza comune. Nei decenni seguenti l’UE si allarga, accogliendo nuovi Stati. Dal 1995 sono in vigore gli accordi di , che eliminano i controlli alle frontiere interne, permettendo la di persone nel territorio dell’Unione. Nel , il Regno Unito lascia l’UE: questo evento è noto come .

Trattato di Roma

Trattato di Maastricht

euro

Schengen 2016 libera circolazione

2. Indica con una crocetta se le seguenti affermazioni sono vere o false.

a. Negli anni ’80 in Italia si chiuse la fase del compromesso storico e il Partito comunista tornò stabilmente all’opposizione.

b. Negli anni ’80 l’economia in Italia non subì trasformazioni.

c. Gli obiettivi originari della Lega Nord erano quelli di chiedere meno tasse e maggiore autonomia per il Meridione.

d. A partire dal 1992 le inchieste di Mani pulite colpirono i partiti del pentapartito.

e. I giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, del pool di Palermo, furono uccisi dalla mafia.

MI ORIENTO NEL TEMPO

3. Vai all’apertura di capitolo (pp. 340-341): se non lo hai ancora fatto, completa la linea del tempo con gli eventi principali. Usala poi per esporre oralmente la storia dell’Europa e dell’Italia dopo il crollo del comunismo.

USO IL LESSICO SPECIFICO

4. Per ogni definizione scrivi il termine o l’espressione corretta.

V F

V F

F

a. : sistema di corruzione diffuso in Italia negli ultimi anni della Prima repubblica.

Tangentopoli

Securitate

b. : polizia segreta utilizzata da Ceaușescu in Romania per reprimere le manifestazioni popolari.

Caschi blu Pulizia etnica

c. : truppe che vengono inviate dalle Nazioni Unite in aree di guerra per separare le parti in conflitto e mantenere la pace.

d. : crimine che consiste nel a rimuovere forzatamente da un territorio la popolazione di una minoranza etnico-culturale.

Perestrojka

e. : processo di riforme avviato da Gorbačëv e destinato a ridurre il controllo dello Stato sull’economia dell’Unione Sovietica.

METTO IN RELAZIONE

5. Inserisci nello schema le seguenti informazioni.

Divario tra pochi imprenditori arricchiti e maggioranza di poveri • Grave crisi economica sociale • Guerre in Croazia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo

Smembramento della Federazione Iugoslava

Guerre in Croazia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo

Crollo dell’Unione Sovietica

Grave crisi economica sociale Divario tra pochi imprenditori arricchiti e maggioranza di poveri

STRATEGIA PERIODO – FRASE – PAROLA (QR p. 396)

6. Leggi la pagina di diario di Zlata Filipović, una ragazza bosniaca che durante la guerra nella ex Iugoslavia aveva la tua età, poi rifletti sul testo attraverso la strategia “Periodo – Frase – Parola”.

Lunedì 28 dicembre 1992 Cara Mimmy, è un’eternità che mancano sia l’acqua sia la corrente. Quando esco e non ci sono i bombardamenti, è come se la guerra fosse finita, ma i problemi causati dalla mancanza d’acqua e dalla corrente, l’oscurità, l’inverno, la penuria di legna e di cibo, mi riportano alla realtà, e allora mi rendo conto che la guerra continua. Perché?

Mentre sono qui seduta e ti sto scrivendo, cara Mimmy, osservo la mamma e il papà. [...] Alla luce della lampada a petrolio mi sembrano ancora più tristi (non abbiamo più candele di cera, per cui prepariamo le lampade a petrolio). Guardo papà. Quanto è dimagrito! Secondo la bilancia ha perso 25 chili, ma guardandolo mi sembrano molti di più. Mi viene addirittura da pensare che ormai gli stiano grandi pure gli occhiali. Anche mamma è dimagrita. In qualche modo è come se fosse rimpicciolita, la guerra le ha fatto venire anche le rughe. Mio Dio, cosa sta facendo la guerra ai miei genitori? Non sembrano più mio padre e mia madre. Tutto questo finirà un giorno? Finiranno le nostre sofferenze così che i miei genitori possano tornare quelli di una volta: pieni di vita, sorridenti, eleganti? Questa stupida guerra sta distruggendo la mia infanzia, sta rovinando la vita dei miei genitori. PERCHÉ? FERMATE LA GUERRA! PACE! HO BISOGNO DI PACE!

Adesso mi metterò a giocare a carte con loro! Ti voglio bene, Zlata

PERIODO - Individua un paragrafo o una coppia di frasi che ti aiutano a comprendere le condizioni di vita a Sarajevo durante la guerra.

FRASE - Individua la frase che secondo te mette meglio in evidenza le emozioni e i sentimenti di Zlata verso i suoi genitori.

PAROLA - Quale parola utilizzeresti per descrivere l’indole di Zlata? Motiva la tua risposta.

Da Zlata Filipović, DiariodiZlata, Rizzoli, Milano 2013

Risposta possibile: Quando esco e non ci sono i bombardamenti, e come se la guerra fosse finita, Ma [...] l’oscurità, l’inverno, la penuria di legna e di cibo mi riportano alla realtà, e allora mi rendo conto che la guerra continua.

Risposta soggettiva

Risposta soggettiva

CROLLO DEL COMUNISMO

Il capitolo in 3 mosse

1

Che cosa è già successo?

TOCCA A VOI A Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false, quindi correggi quelle false.

Gli Stati Uniti sono usciti vincitori dalla Guerra fredda.

La Cina dagli anni ’80 ha iniziato una rapida crescita industriale.

L’Unione Sovietica si è rafforzata dopo la fine della Guerra fredda.

L’Unione Sovietica si è dissolta nel 1991.

Le guerre arabo-israeliane hanno portato al rafforzamento dello Stato di Palestina.

Le guerre arabo-israeliane hanno portato al rafforzamento dello Stato di Israele.

Il Medio Oriente è una regione molto strategica per l’estrazione del petrolio.

L’India dopo la Seconda guerra mondiale è diventata colonia britannica.

L’India dopo la Seconda guerra mondiale si è liberata dalla colonizzazione britannica.

3

Come e quando succede?

Costruiamo la linea del tempo. 1995

TOCCA A VOI Studiando il capitolo, sarai in grado di completare questa linea del tempo e otterrai così una SINTESI VISUALE degli eventi principali, che potrai consultare per lo studio e il ripasso.

Attentati a Washington e alle di New York.

Economia

Stati Uniti e Medio Oriente

Ascesa delle nuove potenze globali

Torri Gemelle

• Guarda la carta animata

• Esplora la linea del tempo

• Consulta il glossario in 7 lingue

Nel capitolo userete le strategie: Espandi la mappa • Periodo – Frase – Parola • La sfera storica d’influenza • Visioni del mondo a confronto

2 Che cosa scopriremo?

Dopo la fine della Guerra fredda gli Stati Uniti sono l’unica superpotenza, ma sono colpiti dal terrorismo internazionale e coinvolti in una lunga serie di guerre in Medio Oriente.

Grazie alla crescita degli scambi commerciali la globalizzazione unisce il pianeta in un unico grande mercato, che condivide cultura, stili di vita e consumi, ma anche problemi sociali, economici e ambientali.

Le potenze emergenti mettono in discussione il predominio degli Stati Uniti nell’economia e nella politica internazionale: sono note come BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica).

TOCCA A VOI A quale fenomeno è legato l’evento nell’immagine?

GLI STATI UNITI E IL MONDO ARABO

Identifico le informazioni

1. Come agirono gli Stati Uniti dopo essere diventati l’unica superpotenza globale? studio con METODO

Bacheca Ilterrorismo dimatriceislamica

Gli Stati Uniti restano l’unica superpotenza

All’inizio degli anni ’90, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti si ritrovarono a essere l’unica superpotenza mondiale e, approfittando della propria superiorità economica e militare, cercarono di imporre in tutto il mondo gli obiettivi della loro politica estera:

● la difesa degli interessi economici e strategici americani;

● la promozione di valori come la democrazia, il rispetto dei diritti umani, la libertà degli scambi economici.

Durante le presidenze di George H.W. Bush (dal 1989 al 1992) e di Bill Clinton (dal 1993 al 2000), gli Stati Uniti intervennero con le proprie forze armate in molte crisi internazionali – ad Haiti, in Somalia, nella ex Iugoslavia – e assunsero il ruolo di protettori dell’ordine mondiale.

Gli Stati Uniti guidano la liberazione del Kuwait

Una delle regioni in cui gli Stati Uniti intervennero più attivamente fu il Medio Oriente. Nel 1991, su incarico delle Nazioni Unite, gli Americani formarono un’ampia coalizione internazionale (di cui faceva parte anche l’Italia) per liberare il Kuwait, un piccolo emirato sulle rive del Golfo Persico, invaso l’anno prima dall’Iraq, che voleva impossessarsi delle sue ingenti riserve di petrolio. Nella Prima guerra del Golfo, che durò poche settimane, l’alleanza ebbe la meglio sull’esercito iracheno, attraverso massicci bombardamenti aerei e un’operazione terrestre denominata Tempesta nel deserto. Dopo aver liberato il Kuwait, gli Stati Uniti rinunciarono all’idea di abbattere il dittatore iracheno Saddam Hussein

Pozzi petroliferi in fiamme nel deserto del Kuwait, sabotati dall’esercito iracheno prima di ritirarsi durante la Prima guerra del Golfo, 1991.

La questione palestinese rimane irrisolta

Negli anni ’90 gli Stati Uniti si impegnarono per dare una soluzione definitiva alla questione palestinese. Nel 1993 il successo parve a portata di mano, quando il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin e il leader palestinese Yasser Arafat firmarono a Washington, alla presenza del presidente statunitense Bill Clinton, gli accordi raggiunti a Oslo per la nascita di uno Stato palestinese indipendente nei territori occupati dagli Israeliani fin dal 1967.

In seguito però, dopo che Rabin fu ucciso da un estremista israeliano contrario ai negoziati, in Israele si avvicendarono governi ostili a ogni trattativa, che hanno tollerato l’insediamento di comunità ebraiche nei territori palestinesi. Tra i Palestinesi, guadagnò invece consensi il movimento fondamentalista islamico Hamas, che si opponeva all’esistenza dello Stato ebraico e che dal 2005 prese il controllo della Striscia di Gaza, un’area a sud di Israele in cui vivevano circa due milioni di Palestinesi. La prospettiva della pace tornò così ad allontanarsi.

Osama bin Laden fonda il gruppo terroristico Al Qaeda

L’intervento degli Stati Uniti contro l’Iraq e il loro sostegno a Israele furono percepiti da una parte della popolazione araba come un’ingerenza negli affari della regione e un segno di ostilità. Su questi sentimenti fecero leva i gruppi terroristici islamisti per guadagnare consensi. In particolare, si impose per la ferocia dei suoi attacchi il gruppo di Al Qaeda (in arabo «il fondamento» o «la norma»), una rete internazionale che aveva la sua base in Afghanistan. Qui il gruppo terroristico godeva della protezione del regime dei talebani, guerriglieri integralisti musulmani andati al potere dopo aver partecipato alla lotta contro l’invasione sovietica. Il leader di Al Qaeda, il miliardario saudita Osama bin Laden, divenne celebre in tutto il mondo con i suoi messaggi trasmessi via Internet o per televisione, in cui esponeva gli obiettivi dell’organizzazione: rovesciare i regimi arabi alleati degli Stati Uniti; cacciare gli Americani dal Medio Oriente; eliminare Israele; unire tutto il mondo musulmano in uno Stato unitario islamico, simile a quello creato da Maometto e dai suoi successori nei primi secoli dopo la nascita dell’islam.

Yitzhak Rabin, Bill Clinton e Yasser Arafat durante la firma degli accordi di Oslo del 13 settembre 1993.

studio con METODO

Metto in relazione

2. Perché gli accordi di Oslo fallirono?

Espongo

3. Spiega quali obiettivi avevano i movimenti di Hamas e Al Qaeda. Durante la spiegazione, serviti di un atlante per individuare i luoghi citati nel testo.

Osama bin Laden, fondatore dell’organizzazione terroristica Al Qaeda.

Identifico le informazioni

4. In che modo Al Qaeda colpì gli Stati Uniti l’11 settembre 2001?

Schematizzo

5. Sul quaderno disegna uno schema per sintetizzare cause e conseguenze degli interventi militari degli Stati Uniti avviati nel 2001 e nel 2003.

L’attentato terroristico contro

le Torri Gemelle del World Trade Center a New York l’11 settembre 2001.

L’11 settembre 2001 Al-Qaeda colpisce gli Stati Uniti

L’azione più clamorosa di Al Qaeda fu compiuta l’11 settembre 2001, quando quattro aerei passeggeri decollati da aeroporti statunitensi furono dirottati da terroristi suicidi.

Uno dei velivoli, forse per la reazione dei passeggeri e dell’equipaggio contro i dirottatori, precipitò al suolo; gli altri tre si schiantarono invece contro gli obiettivi previsti: il Pentagono, sede del comando dell’esercito americano, e le due Torri Gemelle del World Trade Center, a New York, simbolo del potere economico e finanziario americano.

Il mondo intero assistette in diretta televisiva all’incendio e al crollo dei due grattacieli, che causarono la morte di quasi 3.000 persone.

Il presidente Bush dichiara guerra al terrorismo

Dall’inizio del 2001 negli Stati Uniti era presidente George W. Bush, successore di Clinton nonché figlio di quel Bush che aveva condotto nel 1991 la guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein. Pochi giorni dopo gli attacchi dell’11 settembre Bush annunciò la guerra al terrorismo, con l’obiettivo di:

● dare la caccia ai terroristi e abbattere i regimi che li ospitavano e finanziavano; ● esportare la democrazia nei Paesi liberati dai regimi sostenitori del terrorismo, con elezioni e Costituzioni democratiche.

Nell’ottobre del 2001 gli Stati Uniti, con l’approvazione delle Nazioni Unite e il sostegno di un’ampia coalizione internazionale, invasero l’Afghanistan, abbatterono il regime dei talebani e si misero alla caccia di Osama bin Laden e dei suoi seguaci. Nel 2003, poi, insieme alla Gran Bretagna, accusarono l’Iraq di sostenere il terrorismo e di possedere armi di distruzione di massa. Tali accuse si sarebbero poi rivelate infondate, ma sulla base di esse Americani e Inglesi decisero di scatenare, senza l’approvazione dell’ONU, un nuovo conflitto contro il regime di Saddam Hussein, la Seconda guerra del Golfo

Gli Stati Uniti occupano Afghanistan e Iraq

Il 1° maggio 2003 Bush dichiarò con orgoglio che la missione americana in Iraq era compiuta. In effetti l’esercito americano era riuscito in pochi mesi a sconfiggere Saddam Hussein, che era stato catturato e fu in seguito condannato e giustiziato. Tuttavia ben presto risultò chiaro che abbattere i regimi iracheno e afghano era stata solo la parte più facile dell’intervento americano. In Afghanistan i talebani ripresero la guerriglia, riconquistando intere regioni. In Iraq riemersero i contrasti tra la minoranza sunnita, che aveva governato il Paese ai tempi di Saddam, e la maggioranza sciita, con una spaventosa serie di attentati, rapimenti, aggressioni che causò decine di migliaia di morti e milioni di profughi. Inoltre i nuovi governi sostenuti dagli Americani si dimostrarono corrotti, inefficienti e incapaci di controllare il territorio. Gli Americani furono dunque costretti a mantenere il proprio esercito nei due Paesi e la guerra al terrorismo si rivelò sempre più gravosa, sia per il gran numero di vittime fra le truppe americane sia per le enormi spese militari. Inoltre la continua presenza di eserciti occidentali in Paesi islamici non faceva che accrescere l’ostilità di una parte della popolazione islamica verso l’Europa e gli Stati Uniti. L’idea di esportare la democrazia con le armi appariva sempre più fallimentare.

L’attentato di Nassiriya

Anche il contingente militare italiano, inviato nel Sud dell’Iraq dopo l’attacco americano per contribuire alla ricostruzione del Paese, fu vittima dell’ondata di violenza. L’episodio più grave avvenne il 12 novembre 2003, quando un camion carico di esplosivo fece strage all’interno della base militare di Nassiriya, provocando la morte di 19 tra militari e civili italiani e di 9 Iracheni.

studio con METODO

Metto in relazione

6. Perché l’intervento americano in Afghanistan si rivelò fallimentare?

Identifico le informazioni

7. Quali furono le conseguenze della continua occupazione statunitense in Afghanistan e Iraq? Sottolineale nel testo.

GLI USA IN

dichiarata da George H.W. Bush Prima guerra del Golfo condotte da Bill Clinton trattative di pace tra Israele e Palestina voluta da George W. Bush guerra al terrorismo intervengono con

dopo gli attentati dell’11 settembre

RIVOLTE E CONFLITTI NEL MEDIO ORIENTE

Nelle primavere arabe, i giovani chiedono democrazia

partiamo da... UNA FONTE ORALE

Gli Stati Uniti non hanno la presunzione di sapere che cosa è meglio per gli altri Paesi [...]. Ma io sono fermamente convinto che tutti i popoli desiderino determinate cose: la possibilità di esprimere le proprie opinioni e avere voce in capitolo sul modo in cui sono governati; la fiducia nella legalità e in un sistema giudiziario equo; un governo che sia trasparente e non rubi al suo stesso popolo; la libertà di vivere secondo le proprie scelte. Questi non sono soltanto principi americani, sono diritti umani. Ed è per questo che noi li sosterremo in ogni parte del mondo.

Queste parole furono pronunciate dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, eletto pochi mesi prima, durante un discorso tenuto il 4 giugno 2009 all’università del Cairo, in Egitto.

Chiediamo alla FONTE

1. A che cosa si riferisce Obama quando afferma che nessun sistema di governo deve essere imposto?

2. Quali valori vuole difendere Obama? Di quale tipo di regime politico sono caratteristici?

Barack Obama è stato il primo presidente afroamericano nella storia degli Stati Uniti, eletto nel 2008 per il primo mandato e confermato per il secondo nel 2012. Nel 2009 gli è stato assegnato il premio Nobel per la pace.

Con il suo discorso, il presidente Obama, che sarebbe rimasto al potere fino al 2016, volle segnare un netto cambiamento rispetto al suo predecessore, George W. Bush: non avrebbe più cercato di imporre con la forza la democrazia nel mondo arabo, ma avrebbe sostenuto gli sforzi per introdurla nella regione. Un anno dopo, le sue parole sembrarono potersi realizzare. Negli ultimi mesi del 2010, si diffusero proteste popolari contro i regimi autoritari della regione, che portarono in piazza soprattutto giovani. Tra le loro richieste vi erano democrazia, libertà ma anche lotta alla disoccupazione e alla povertà. Le manifestazioni, note come primavere arabe, scoppiarono dapprima in Tunisia, poi in Egitto, in Yemen, in Bahrein, in Libia e in Siria. Nel giro di pochi mesi, portarono alla cacciata del presidente tunisino Ben Ali (gennaio 2011) e di quello egiziano Hosni Mubarak (febbraio 2011), entrambi al potere da decenni. Sull’onda dell’entusiasmo per questi successi parve che in tutto il Medio Oriente e il Nord Africa potesse finalmente diffondersi la democrazia, non imposta dalle armi occidentali, ma dalla volontà dei popoli.

Il successo delle rivolte popolari non porta democrazie stabili

Negli anni successivi, però, le speranze suscitate delle primavere arabe non si sono attuate. In alcune monarchie alleate dell’Occidente, come in Marocco, Arabia Saudita e Giordania, i sovrani hanno introdotto qualche timida riforma.

In Egitto, nel 2012 fu eletto presidente Mohamed Morsi, il rappresentante dei

Fratelli musulmani – un movimento islamista diffuso in Medio Oriente che propone la costruzione di una società basata su valori musulmani e, quindi, di uno Stato islamico. Solo un anno dopo, però, una nuova rivolta popolare favorì l’ascesa al potere del generale Abd al-Fattah al-Sisi che, dopo aver costretto alle dimissioni Morsi e aver represso con estrema brutalità le proteste dei suoi sostenitori, ha ricondotto il Paese verso una dittatura militare

Anche in Tunisia il percorso verso una democrazia stabile si è interrotto con l’elezione a presidente di Kais Sayed, che ha accentrato nelle proprie mani il potere e represso le opposizioni.

In Libia, Yemen e Siria scoppiano guerre civili

La situazione più tragica si è tuttavia creata in Libia, Yemen e Siria, dove le rivolte popolari sono sfociate in violente guerre civili, in cui si mescolano motivazioni politiche ed economiche, rivalità etniche e religiose e interessi di Paesi stranieri. In Siria, in particolare, tra le fazioni sunnite in rivolta contro il governo sciita di Bashar al-Assad è emerso nel 2014 lo Stato islamico di Iraq e Siria (noto come ISIS, dalle iniziali inglesi del suo nome), un’organizzazione terroristica che ha conquistato un vasto territorio tra Siria e Iraq, con l’obiettivo di creare un califfato islamico

Le crisi del Medio Oriente

La carta mostra rivoluzioni, proteste e guerre civili scoppiate in Medio Oriente a partire dal 2010. Oltre alla Siria, i casi più gravi, colorati in rosso, sono:

• la Libia, dove le potenze occidentali, tra cui anche l’Italia, sono intervenute militarmente in favore dei ribelli, ma dopo la caduta del colonnello Muhammar Gheddafi, al

Identifico il significato delle parole

1. Che cosa si intende con l’espressione “primavere arabe”?

Identifico le informazioni

2. Quali effetti ebbero le rivolte delle primavere arabe nei vari Paesi che ne furono interessati?

potere da più di quarant’anni, il Paese è diviso tra fazioni tribali in costante conflitto;

• lo Yemen, dove la lotta contro il dittatore Ali Abd Allah Saleh – ucciso nel 2017 – si è trasformata in una guerra tra la minoranza sciita, sostenuta dall’Iran, e la maggioranza sunnita, sostenuta dall’Arabia Saudita, alleata degli Stati Uniti.

Guerra civile e intervento armato internazionale

Rivoluzioni che hanno portato alla fine di regimi

Proteste e scontri

Lavora con la carta interattiva

Metto in relazione

3. Perché gli attentatori dell’ISIS colpirono l’Europa?

4. In che modo le organizzazioni criminali libiche sono connesse agli sbarchi di migliaia di profughi sulle coste italiane?

• pensiero critico

A partire dal 2011 molte delle traversate del Mediterraneo tentate dai profughi sono finite in tragedia, come nel naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 oppure, più di recente, in quello di Cutro, del 25 febbraio 2023. In gruppo, fate una ricerca raccogliendo informazioni su questi due eventi, sulle conseguenti decisioni dei governi italiani e dell’Unione Europea.

L’ISIS colpisce in Europa

Le guerre in corso in Medio Oriente e Nord Africa hanno avuto gravi conseguenze anche in Europa. Anzitutto membri dello Stato islamico (ISIS → Carta p. 373) hanno realizzato una serie di sanguinosi attentati in vari Paesi europei, utilizzando armi da fuoco ed esplosivi, come a Parigi nel novembre 2015, oppure camion e furgoni lanciati sulla folla, come a Nizza (luglio 2016), Berlino (dicembre 2016) e Barcellona (agosto 2017). Gli attentatori erano spesso cittadini europei che avevano combattuto in Siria, oppure giovani convinti dalla propaganda dello Stato islamico a odiare l’Occidente e colpirlo con violenza. Le loro azioni, che avevano l’obiettivo di creare ostilità tra le comunità islamiche europee e il resto della popolazione, hanno diffuso un clima di paura e imposto nuove misure di sicurezza per proteggere la cittadinanza.

I profughi attraversano il Mediterraneo

Un’altra conseguenza dei conflitti in corso è l’afflusso di profughi. In particolare nell’estate del 2016 centinaia di migliaia di Siriani rifugiati in Turchia hanno attraversato il mare Egeo con mezzi di fortuna approdando sulle coste greche, da dove hanno cercato, attraverso i Balcani, di raggiungere l’Europa settentrionale.

Il loro arrivo in massa ha indotto vari Paesi dell’Europa centro-orientale (come l’Ungheria e la Polonia) a chiudere le proprie frontiere. Invece la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva deciso di accogliere un notevole numero di profughi in Germania; ma un accordo stipulato nel 2016 con la Turchia ha stabilito che i profughi dal Medio Oriente fossero fermati e ospitati in appositi campi vicino al confine con la Siria, in attesa di ricondurli in patria al termine della guerra. In Libia, invece, organizzazioni criminali locali sfruttano la situazione di anarchia per gestire il traffico di esseri umani, provenienti in gran parte dall’Africa subsahariana, verso le coste italiane, un flusso che l’Europa fatica a fronteggiare e che è causa di terribili sofferenze e di migliaia di morti nei naufragi di imbarcazioni nelle acque del Mediterraneo.

Rifugiati e migranti raggiungono l’isola greca di Lesbo dopo aver attraversato su un gommone il mar Egeo dalla Turchia, 2020.

Il Medio Oriente non trova pace

Nel 2019 l’avanzata dell’ISIS è stata definitivamente bloccata dall’impegno di diverse forze presenti nella regione: il governo siriano, sostenuto da Russia e Iran, la Turchia, gli Stati Uniti, l’Iraq, i Curdi – una popolazione stanziata tra Turchia, Iraq, Iran e Siria che aspira, per ora senza successo, a ottenere uno Stato autonomo. La vittoria sullo Stato islamico non ha però cancellato i problemi della regione. In Afghanistan, dopo il ritiro delle truppe americane completato nel 2021, sono tornati al potere i talebani, che hanno nuovamente imposto la loro interpretazione integralista dell’islam, limitando le libertà, soprattutto delle donne. Intanto permane la tensione tra gli Stati Uniti e i suoi alleati (Israele e vari regimi arabi tra cui l’Arabia Saudita) e l’Iran e i vari gruppi armati da esso sostenuti in Iraq, Siria, Yemen, Libano, Palestina. Queste tensioni sono esplose alla fine del 2023 intorno alla questione palestinese. Il 7 ottobre 2023 guerriglieri di Hamas hanno lanciato dalla Striscia di Gaza un attacco terrorista contro il Sud di Israele, uccidendo oltre mille persone, rapendone centinaia e compiendo violenze sui civili. Il governo di Israele, guidato da Benjamin Netanyahu, ha reagito con bombardamenti aerei seguiti dall’invasione della Striscia di Gaza, che hanno provocato decine di migliaia di morti, tra cui molti civili palestinesi. L’Iran e i suoi alleati si sono schierati dalla parte di Hamas, mentre gli Stati Uniti hanno dato il loro sostegno a Israele, anche se la violenza della risposta armata israeliana ha suscitato proteste sia nei Paesi arabi sia nell’opinione pubblica occidentale.

Le speranze delle

PRIMAVERE ARABE sono dissolte da

Soldati statunitensi impegnati nell’evacuazione dei cittadini stranieri e di alcuni afghani nel 2021, dopo il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan.

studio con METODO

Identifico le informazioni

5. Perché, nonostante la sconfitta dell’ISIS, l’Afghanistan è ancora in una situazione difficile? Applico la strategia Espandi la mappa (p. 396)

6. Usa le informazioni presenti nella lezione per ampliare, sul quaderno, la mappa dedicata alle primavere arabe.

nuove dittature

guerre civili

LA GLOBALIZZAZIONE

studio con METODO

Applico la strategia

Periodo – Frase – Parola

(QR p. 396)

1. Sottolinea la porzione di testo in cui si spiega che cosa si intende per globalizzazione e sintetizzala in una breve frase. Individua poi una parola chiave che ti aiuti a descrivere questo concetto.

Bambino al lavoro in un’industria tessile in Bangladesh.

Nasce un grande mercato globale

Dal punto di vista economico, culturale e sociale, il più importante cambiamento prodotto dal crollo dell’Unione Sovietica e dei regimi comunisti è la globalizzazione, cioè la progressiva trasformazione del mondo in un’unica grande area di scambio di denaro, merci, cultura e informazioni, in cui tutti i Paesi sono strettamente collegati tra loro. Oltre che dalla fine della Guerra fredda e della frattura politica ed economica che per decenni aveva diviso mondo occidentale e Paesi comunisti, la globalizzazione è stata favorita:

● dallo sviluppo dei trasporti che ha reso più conveniente e rapido il movimento delle merci e delle persone, favorendo i commerci, il turismo e le migrazioni;

● dalla nascita delle nuove reti di comunicazione (telefonia cellulare, televisioni satellitari, Internet), che hanno permesso di trasmettere informazioni in tempo reale da qualsiasi punto del pianeta, di accelerare la trasmissione di notizie, mode, novità culturali e di sviluppare l’economia digitale, basata sulla vendita di servizi attraverso la rete Internet;

● dagli accordi tra Stati promossi da organizzazioni internazionali come ad esempio la World Trade Organization (WTO), l’organizzazione che regola il commercio mondiale, impegnata soprattutto a ridurre i dazi sugli scambi, il G7, cioè il gruppo dei sette Paesi più industrializzati, e il G20, il gruppo delle maggiori economie mondiali, che si riuniscono regolarmente per discutere i problemi comuni in campo politico, ambientale ed economico.

Le imprese approfittano della globalizzazione

La globalizzazione ha avuto come proprio centro gli Stati Uniti, sia perché i governi americani videro nello sviluppo degli scambi economici e culturali un modo per creare legami di cooperazione politica con il resto del mondo, sia perché molte delle novità legate alla globalizzazione, a partire da Internet, provenivano dagli Stati Uniti. Di conseguenza, il dollaro americano ha aumentato la sua importanza come moneta di scambio globale, e l’inglese è diventata ancora più che in passato la lingua di comunicazione internazionale.

Delle opportunità offerte dalla globalizzazione hanno approfittato innanzitutto le grandi società, americane e non, tra cui:

● le multinazionali, imprese che hanno sedi e filiali in tutto il mondo e che hanno potuto trasferire le fabbriche in Paesi in via di sviluppo, dove la manodopera costa meno;

● le grandi catene di distribuzione, che commercializzano gli stessi prodotti nei punti vendita sparsi per tutto il pianeta;

● banche e società finanziarie, che hanno sfruttato la libera circolazione dei capitali per muovere somme di denaro da una parte all’altra del pianeta, investendo nei vari mercati, acquistando e rivendendo titoli, monete, azioni.

La globalizzazione ha effetti positivi e negativi

La globalizzazione ha avuto un impatto notevole sull’economia e sulla società, con effetti sia positivi sia negativi:

● le multinazionali hanno creato lavoro nei Paesi in via di sviluppo, ma sfruttano la manodopera e le risorse naturali ed economiche dei Paesi poveri, spesso senza alcun rispetto dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente; allo stesso tempo sottraggono risorse e lavoro ai Paesi sviluppati, chiudendo fabbriche e creando disoccupazione al solo scopo di ridurre i costi;

● la distribuzione planetaria consente a merci e prodotti culturali di raggiungere un pubblico molto più vasto. D’altra parte, vi è il rischio di un’uniformazione di gusti e stili di vita, perché ovunque si vendono e si acquistano gli stessi oggetti;

● lo sviluppo della finanza internazionale ha portato investimenti in tutto il pianeta, ma ha favorito le speculazioni finanziarie di società , ad esempio quelle di chi trasferisce capitali unicamente per non pagare le tasse nel proprio Paese. Ciò ha reso più difficile per gli Stati ridistribuire le ricchezze e ha aumentato in tutto il mondo il divario tra ricchi e poveri

Una crisi nata negli Stati Uniti danneggia l’intero pianeta

Tra le conseguenze della globalizzazione vi è anche il fatto che le economie dei vari Paesi sono strettamente interdipendenti, e dunque sia le fasi di crescita sia quelle di difficoltà si propagano più facilmente da un luogo all’altro. È quello che è accaduto a partire dal 2008, quando una gravissima crisi colpì il sistema finanziario statunitense. Negli anni precedenti, alcune banche avevano compiuto operazioni ad alto rischio nel settore dei mutui immobiliari, offrendo prestiti anche a clienti poco abbienti, nella speranza che la crescita economica consentisse loro di ripagare il debito. Al contrario, si moltiplicarono i mancati pagamenti e le banche cominciarono a trovarsi in difficoltà e fallire, a partire da Lehman Brothers, uno dei più grandi istituti di credito americani. Il fallimento delle banche provocò decine di migliaia di licenziamenti, il crollo della Borsa e una profonda recessione. Dagli Stati Uniti, la crisi si diffuse immediatamente nel resto del pianeta, anche in Europa (→ Capitolo 12).

A sinistra, un fast food di una catena statunitense di ristorazione in Arabia Saudita. A destra, operaie impiegate a Dacca, in Bangladesh, in una fabbrica dove si producono indumenti destinati alle multinazionali del fast fashion.

Recessione: diminuzione della ricchezza totale prodotta da un Paese.

Storia dei DIRITTI

IL DIRITTO DI ACCESSO ALLA RETE

Un mondo sempre più connesso

Come abbiamo visto, uno dei motori della globalizzazione è stato la nascita di Internet, la rete che collega miliardi di computer e apparecchi elettronici in tutto il pianeta. I dati più recenti ci dicono che l’utilizzo di Internet è in costante crescita nel mondo: nel 2024 gli utenti attivi nel web erano circa 5,4 miliardi, cioè oltre due terzi della popolazione mondiale. Negli ultimi anni si è registrato in particolare un boom degli accessi a Internet tramite smartphone: oggi circa il 92% degli utenti attivi su Internet utilizza anche la rete mobile per connettersi. Cresce inoltre la diffusione dei social network: più di 5 miliardi di persone, poco meno degli utenti totali della Rete, accedono in modo abbastanza regolare a uno o più social network.

Un divario dalle molte facce

Questi dati non devono però farci dimenticare l’esistenza del digital divide (“divario digitale”), cioè di profonde disuguaglianze nelle possibilità di accesso alla Rete e alle moltissime opportunità che essa offre in termini di informazione, comunicazione e lavoro. Questa disparità ha diversi aspetti. Uno riguarda il livello di sviluppo dei vari Paesi. L’accesso a Internet è quasi universale nei Paesi più avanzati, con in testa l’Islanda e altri Stati europei, mentre in molti Stati dell’Africa centrale e meridionale, a causa della mancanza di infrastrutture, meno di un quinto della popolazione è connessa. Esiste poi, all’interno di ogni Paese, una differenza tra le città, più connesse, e le campagne, dove spesso collegarsi è più difficile. Ciò è particolarmente vero in un grande Paese come l’India, dove

si passa da percentuali elevatissime di connessione nei centri urbani a tassi minimi nelle campagne. Ma il digital divide non ha solo a che vedere con lo sviluppo della Rete. È anche una questione di condizioni economiche personali, perché le persone povere non hanno la possibilità di comprare computer o smartphone, di età, perché le persone più anziane hanno meno dimestichezza con le nuove tecnologie, di livello di istruzione, che favorisce chi ha studiato più a lungo, di genere, perché l’accesso femminile (61%) rimane nettamente più basso rispetto a quello maschile (67%) a causa delle discriminazioni che le donne subiscono ancora oggi in molti Paesi. Per lottare contro il digital divide, già nel 2012 l’ONU ha definito il libero accesso a Internet un “diritto fondamentale” e oggi l’Unione Europea e molti Paesi hanno approvato leggi che tutelano il diritto di ciascuno a connettersi alla Rete.

COMPITO DI REALTÀ – Inchiesta sull’accesso a Internet

1. Divisi in gruppi, conducete un’inchiesta sulla diffusione e la qualità dell’accesso a Internet nella vostra città o nel vostro paese.

• Ogni gruppo intervisti almeno 10 persone (parenti o amici), chiedendo loro:

a. se utilizzano Internet;

b. se hanno una connessione a casa;

c. la qualità e velocità della loro connessione;

d. quali strumenti utilizzano per connettersi (pc, tablet, smartphone ecc.).

• Organizzate i dati raccolti in una tabella e metteteli a confronto in un articolo dal titolo: “L’accesso alla Rete nella mia città”, da pubblicare sul giornalino o sul sito della vostra scuola.

IL MONDO MULTIPOLARE

Emergono nuove potenze

Lo strapotere americano iniziato con la caduta del comunismo in Europa e lo scioglimento dell’Unione Sovietica è durato solo un paio di decenni, a cavallo del nuovo millennio. Oggi il predominio statunitense sul resto del pianeta si è ridotto. Si sono diffuse sempre più le critiche all’eccessivo potere degli Stati Uniti e dei suoi alleati occidentali e le richieste di passare dal dominio di una sola superpotenza al multipolarismo, cioè alla compresenza di più potenze che competano alla pari e collaborino per risolvere i problemi comuni. La richiesta di multipolarismo è giunta dai cosiddetti BRICS, un’organizzazione che prende nome dalle iniziali dei suoi membri fondatori: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica. Si tratta di Paesi in gran parte collocati nel cosiddetto Sud del mondo, con economie in espansione, che dal 2009 si riuniscono regolarmente. Il loro obiettivo è avere maggiore potere a livello internazionale e creare un sistema economico e politico alternativo. Particolarmente importanti all’interno dei BRICS sono:

● la Russia, ricca di risorse naturali e con un arsenale atomico;

● la Cina, con un’economia in forte crescita e l’ambizione di diventare una potenza planetaria;

● l’India, il Paese più popoloso al mondo, con un’economia in rapida espansione.

Nord e Sud del mondo

• Il Nord del mondo è composto dai Paesi che hanno raggiunto per primi un alto livello di sviluppo. È chiamato così perché questi Paesi si trovano per lo più nell’emisfero settentrionale, in Europa, Asia e America del Nord. Ne fanno parte le potenze del G7

Identifico il significato delle parole

1. Che cosa si intende per multipolarismo? studio con METODO

Video Leeconomie emergenti

• Il Sud del mondo comprende aree che sono state colonie europee e in seguito hanno costituito il Terzo mondo. Oggi ne fanno parte sia economie avanzate, sia Paesi in crescita, sia Stati ancora caratterizzati da forte arretratezza. Rientrano nel Sud del mondo la maggior parte dei BRICS

Lavoro con la carta 1. Qual è l’unico Paese membro dei BRICS che rientra nel Nord del mondo?

Linea di demarcazione

Nord/Sud del mondo

Membri del G7

Membri del BRICS 7G

Diritti umani violati

In questa immagine, frutto di un fotomontaggio, realizzato da Amnesty International, si vede Putin nei panni di uno studente a lezione di “diritti umani”.

In Russia, infatti, vengono represse le voci di dissenso nei confronti del governo con un controllo rigoroso della stampa e l’arresto degli oppositori.

Putin riporta la Russia tra le grandi potenze

Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la Russia attraversò una grave crisi economica e sociale. Pochi imprenditori si arricchirono enormemente acquistando a prezzi bassissimi parti del vecchio apparato industriale dello Stato, mentre la maggioranza della popolazione si ritrovò in povertà. Oltretutto il Paese subì un’umiliante sconfitta militare in Cecenia, una provincia a maggioranza musulmana nella regione del Caucaso che nel 1991 proclamò l’indipendenza. Tra il 1994 e il 1996, l’esercito russo invase la regione dando inizio alla Prima guerra cecena, che si chiuse con un trattato di pace con cui Mosca riconosceva l’indipendenza della regione. In questo clima di grave decadenza emerse la figura da Vladimir Putin, un ex membro dei servizi segreti divenuto presidente nel 2000 e rimasto da allora alla guida del Paese. Nel 2000, Putin diede inizio alla Seconda guerra cecena che si concluse nel 2009 con la vittoria russa e il rientro della Cecenia nella Federazione russa. In seguito, Putin ha risollevato l’economia nazionale grazie soprattutto alle entrate provenienti dall’esportazione di gas naturale e petrolio, di cui la Russia è uno dei massimi produttori. I successi di Putin si sono però accompagnati a una limitazione dei princìpi democratici. Egli infatti ha ridotto le libertà dei cittadini, censurando la stampa e imponendo vincoli ai partiti di opposizione, e riportato sotto il controllo dello Stato gran parte dell’economia, attraverso un ristretto numero di oligarchi legati allo stesso Putin.

La Russia si scontra con l’Occidente

In politica estera Putin ha cercato di ristabilire l’egemonia della Russia sui Paesi circostanti e di impedire che, dopo Estonia, Lettonia e Lituania, altre ex repubbliche sovietiche si alleassero con gli Stati Uniti ed entrassero nella NATO e nell’Unione Europea. A questo scopo la Russia ha condotto guerre di confine con la Georgia nel 2008 e con l’Ucraina nel 2014, a seguito della quale si è annessa la Crimea. Quindi nel 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina, con l’intento di imporre un governo amico. L’attacco è stato arginato dalle forze ucraine, sostenute dalla NATO, e si è tramutato in una lunga e sanguinosa guerra. Questi conflitti hanno provocato una forte tensione con l’Unione Europea e gli Stati Uniti, che hanno imposto sanzioni economiche sugli scambi con la Russia e interrotto l’importazione di gas, petrolio e altre materie prime russe.

5 marzo 2022: donne, anziani e bambini evacuati dalla città di Irpin durante le prime settimane della guerra in Ucraina.

Xi Jinping vuole fare della Cina una potenza globale

Nella sua competizione sempre più accesa con i Paesi occidentali, Putin ha trovato un importante alleato nella Cina, la seconda potenza economica globale. La crescita economica cinese risale agli anni ’80 (→ Capitolo 9, Lezione 5), ma nel corso dei decenni le sue caratteristiche sono cambiate. Inizialmente infatti la Cina ha avuto successo in campo industriale producendo merci a buon mercato in settori non particolarmente avanzati, come quello tessile. Oggi invece le aziende cinesi competono con quelle americane, giapponesi ed europee in tutti i settori, compresi quelli più avanzati, come la robotica, l’elettronica, la ricerca aerospaziale. Insieme alla produzione manifatturiera, si sono sviluppati il commercio e la finanza, garantendo a un numero crescente di Cinesi un tenore di vita in precedenza impensabile.

Sull’onda di questa impetuosa ascesa, il presidente della Cina Xi Jinping, in carica dal 2012, ha deciso di accrescere anche l’influenza del Paese nel resto del mondo, con il potenziamento delle forze armate, la creazione di basi commerciali per la flotta cinese, forti investimenti all’estero, in Asia e negli altri continenti, per creare alleanze politiche ed economiche. In questo modo la Cina ha sempre più il ruolo di potenza mondiale, in competizione con gli Stati Uniti.

L’India punta a essere una potenza economica e politica

Di fronte alla rapida crescita della Cina, gli Stati Uniti hanno reagito rafforzando i propri legami economici, politici e militari con i propri alleati nella regione dell’oceano Pacifico: Australia, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Filippine. In particolare hanno confermato il proprio sostegno a Taiwan, che la Cina rivendica come propria provincia e vorrebbe annettere (→ Capitolo 7, Ieri e oggi). Inoltre, gli Stati Uniti hanno cercato di ottenere il sostegno dell’India, il Paese più popoloso del mondo, rivale della Cina come principale potenza asiatica. L’India però negli ultimi anni, da quando è guidata dal politico nazionalista Narendra Modi, diventato primo ministro nel 2014, sta cercando di ottenere un ruolo autonomo. Perciò mantiene buone relazioni con gli Stati Uniti e i suoi alleati occidentali, ma al tempo stesso collabora con la Cina nei BRICS e non si è schierata contro la Russia di Putin dopo l’invasione dell’Ucraina.

Il presidente russo Vladimir Putin con il presidente cinese Xi Jinping durante una cerimonia di benvenuto a Pechino nel 2024.

studio con METODO

Schematizzo

2. Disegna sul quaderno uno schema con le principali tappe che hanno condotto la Cina a divenire dagli anni ’80 ad oggi una potenza economica globale.

Imparo la strategia La sfera storica d’influenza (p. 399)

3. Approfondisci la figura di Xi: con l’insegnante impara a mettere in relazione le azioni del personaggio con il contesto storico della sua epoca.

La presenza cinese in Africa

L’ampliamento del porto di Walvis Bay, in Namibia, realizzato della China Harbour Engineering Company Ltd (CHEC) tra il 2014 e il 2019. La Namibia per la sua posizione strategica, la sua situazione socio-politica stabile e le limitate restrizioni in campo di investimenti esteri, rappresenta per la Cina una porta di ingresso nella regione meridionale del continente africano.

L’Africa è contesa tra le grandi potenze

Uno dei principali luoghi di competizione tra i Paesi occidentali, la Cina e la Russia è l’Africa. Benché infatti sia ancora oggi il continente più povero, l’Africa ha straordinarie potenzialità di sviluppo. Da un lato, è ricca di materie prime agricole e minerarie, in particolare di metalli come il litio, il tantalio e il cobalto, fondamentali per lo sviluppo di strumenti elettronici e batterie elettriche (→ Storia delle risorse). Dall’altro, la sua popolazione giovane e in rapida crescita costituisce un vastissimo mercato per merci e servizi. Perciò la Cina ha cominciato a investire forti somme, soprattutto nel settore minerario. A loro volta gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali hanno reagito stringendo nuovi accordi economici e politici con i Paesi africani, a partire da Etiopia, Congo e Nigeria, i più popolosi. Ciò ha portato in molti Paesi africani un miglioramento delle condizioni economiche. Gli investimenti delle aziende e degli Stati stranieri hanno infatti creato maggiore occupazione e infrastrutture utili per la popolazione locale, come porti, ferrovie, ospedali. D’altra parte, l’influenza esterna ha portato nuova instabilità. In particolare nella regione del Sahel, immediatamente a sud del deserto del Sahara, si sono verificati diversi colpi di Stato, in Paesi come il Burkina Faso, il Mali, il Niger, al termine dei quali governi alleati dell’Occidente sono stati sostituiti da governi vicini alla Russia e alla Cina. Ciò rischia di avere serie conseguenze per il mondo occidentale, non solo perché sarà più difficile avere accesso alle risorse di quei Paesi, ma anche perché potrebbero venire meno la collaborazione tra l’Europa e le autorità locali nel controllo dell’immigrazione, in un’area cruciale per il transito dall’Africa subsahariana al Mediterraneo.

Storia delle RISORSE

COBALTO E TANTALIO: IL LATO OSCURO DELL’INNOVAZIONE

Il Congo, dalla gomma alle batterie

Il Congo è il più vasto Paese dell’Africa subsahariana, otto volte più esteso dell’Italia. Il suo territorio è ricchissimo di materie prime, che hanno attratto l’interesse di aziende e Stati stranieri. Nell’Ottocento i colonialisti belgi sfruttarono le sue foreste per ottenere legname e caucciù, usato per produrre gomma. Successivamente furono estratti diamanti, oro, petrolio, rame. Oggi a essere ricercati sono materiali meno noti ma preziosissimi: il cobalto, necessario per le batterie elettriche, e il tantalio, un metallo presente in tutti gli smartphone ed estratto dal coltan. Per accaparrarsi queste risorse sono attive in Congo le maggiori imprese minerarie del mondo, in particolare quelle cinesi, che hanno stretto accordi con il governo locale per aprire miniere e costruire in cambio infrastrutture.

GEOGRAFIA Il Congo

STORIA La colonizzazione belga dell’Africa

Tra sviluppo, diritti umani e rispetto dell’ambiente

I materiali estratti in Congo sono essenziali per permettere lo sviluppo del settore che più di ogni altro ha cambiato lo stile di vita dell’umanità nell’età della globalizzazione: quello dell’elettronica. Oggi miliardi di persone comunicano, si informano, si divertono grazie a smartphone, tablet e laptop sempre più innovativi. Ma questa innovazione è resa possibile anche dallo sfruttamento delle persone e dell’ambiente. La produzione di cobalto e coltan è causa in Congo di enormi problemi sociali e ambientali.

L’estrazione viene svolta in molti casi con metodi arretrati, da operai e operaie sottopagati, spesso giovanissimi, senza alcun rispetto delle norme di sicurezza. Interi tratti di foresta vengono abbattuti e contaminati dalle sostanze chimiche utilizzate per separare i metalli preziosi dalle rocce da cui sono estratti. Infine il controllo delle miniere è causa di continui conflitti, in cui si scontrano milizie locali che si arricchiscono a danno di chi lavora. Lo sviluppo di tecnologie moderne e pulite nasconde dunque in molti casi violenze, crimini e devastazioni.

SCIENZE Cause ed effetti del mutamento climatico

EDUCAZIONE CIVICA Il fenomeno del lavoro minorile

Un giovane minatore nella miniera di cobalto a Kamilombe, vicino alla città di Kolwezi, nella Repubblica Democratica del Congo.

COLLEGAMENTI INTERDISCIPLINARI – VERSO L’ESAME DI STATO

1. TECNOLOGIA Prepara una presentazione per descrivere il funzionamento del motore elettrico, un dispositivo che nei prossimi anni avrà un ruolo centrale nella transizione energetica dell’Europa.

2. SCIENZE/TECNOLOGIA Approfondisci la composizione chimica e le proprietà del coltan, da cui si ricava il tantalio, e del cobalto. Come vengono usati nella realizzazione degli smartphone e delle batterie ricaricabili? Raccogliete informazioni anche sugli effetti dell’estrazione di questi minerali sull’ambiente, come la deforestazione e l’inquinamento delle acque.

3. EDUCAZIONE CIVICA Fai una ricerca sull’impatto etico dei nostri consumi tecnologici: in che modo le decisioni d’acquisto possono influenzare le condizioni sociali ed economiche in altre parti del mondo?

LEZIONE 5

LE SFIDE DEL MONDO GLOBALE

Inquinamento e scarsità di risorse mettono a rischio lo sviluppo

Tra le conseguenze della globalizzazione vi è stata anche la rapida crescita di alcuni Paesi, come Cina, India, Brasile, Indonesia e altri, che sono riusciti a inserirsi con successo nei circuiti dell’economia mondiale.

Il loro sviluppo ha sottratto milioni di persone alla povertà, ma ha reso ancora più urgente la soluzione di due gravi problemi che interessano l’intero pianeta: l’inquinamento dell’ambiente e la scarsità delle risorse disponibili, come materie prime, petrolio, carbone per far funzionare le industrie e le altre attività umane; cibo e acqua per sostentare una popolazione in costante crescita (nel 2024 gli abitanti del pianeta hanno superato gli 8,2 miliardi).

I consumi delle nuove potenze economiche si sono infatti assommati a quelli dei Paesi più ricchi, che continuano ad assorbire la maggior parte delle risorse del pianeta. Di conseguenza è aumentata la richiesta delle materie prime e, con essa, il loro costo e i prezzi dei prodotti che si realizzano con quelle materie prime. Proseguendo di questo passo, c’è il rischio che si creino conflitti per accaparrarsi le risorse più preziose.

Un’area industriale della Cina con una centrale elettrica a carbone altamente inquinante.

Piogge torrenziali e inondazioni sono sempre più intense e frequenti: qui siamo a Dacca, in Bangladesh. 1 2

Il riscaldamento globale modifica l’ambiente...

Gli effetti dell’industrializzazione sempre più intensa del pianeta si stanno già facendo sentire. A causa dell’immissione nell’atmosfera di gas inquinanti (detti “ gas serra”) 1, derivati dall’uso dei combustibili fossili (carbone, gas naturale e petrolio), si è creata una cappa che trattiene i raggi solari, causando un rapido aumento delle temperature e dunque un mutamento climatico planetario, con conseguenze gravissime sia per l’ambiente sia per le comunità umane.

Nelle regioni più calde, il deserto sta avanzando e occupa aree sempre più vaste, mentre i ghiacci perenni in Artide e Antartide si stanno sciogliendo, con il rischio di un innalzamento degli oceani. Più in generale, i biomi terrestri stanno subendo cambiamenti che potrebbero provocare l’estinzione di molte specie vegetali e animali (oggi sono circa 45.000 le specie a rischio estinzione) e minacciare la biodiversità della Terra.

...e colpisce la popolazione umana

Oltre che sulla natura, i cambiamenti climatici potranno avere un impatto sulle attività umane. L’agricoltura, ad esempio, dovrà adattarsi al mutamento delle temperature e delle precipitazioni, tanto più che è soggetta a eventi estremi, come le inondazioni 2 e i sempre più frequenti periodi di siccità. Il rischio è più grave nelle aree soggette a desertificazione 3, ad esempio nelle regioni africane al confine con il Sahara, dove le persone non riescono più a coltivare il suolo, ormai troppo arido. In altre aree, potrebbe essere l’innalzamento dei mari a compromettere le coltivazioni e gli stessi insediamenti umani. Per questi fenomeni, già oggi, molti sono costretti a lasciare la loro terra. Sono i cosiddetti “profughi ambientali”, che in futuro, se non si argineranno i mutamenti climatici, potrebbero diventare decine se non centinaia di milioni.

Bioma: tipo di ambiente terrestre caratterizzato da una particolare vegetazione e da un particolare clima.

La siccità ha causato la perdita del 90% dell’acqua del lago Poyang in Cina.

Un Agenda per il futuro del pianeta

Per evitare che l’ambiente venga definitivamente compromesso, e garantire al tempo stesso che le popolazioni dei Paesi occidentali mantengano il loro attuale livello di vita e quelle dei Paesi più poveri migliorino il proprio, l’unica strada percorribile è quella dello sviluppo sostenibile, cioè di una crescita economica che consumi meno e inquini meno, e dunque lasci in eredità alle generazioni future un pianeta vivibile.

Per raggiungere questo traguardo è necessario un impegno globale e perciò le Nazioni Unite si sono assunte il compito di coordinare gli interventi. Nel 2000 sono stati definiti gli Obiettivi di sviluppo del millennio, che 193 Stati si sono impegnati a raggiungere entro il 2015. I risultati ottenuti hanno fatto registrare un miglioramento in alcuni campi, ma si è compreso che restava ancora molto da fare. Per questo motivo, nel 2015 gli stessi Stati hanno sottoscritto l’Agenda 2030 dell’ONU, un programma che fissa 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile 4 da raggiungere entro il 2030, che vanno dalla tutela dell’ambiente alla lotta alla fame, all’analfabetismo, alla guerra e così via. Un aspetto rilevante è che le azioni da intraprendere per raggiungere questi obiettivi riguardano non solo tutti gli Stati del mondo, ma anche tutti gli individui, nella consapevolezza che ognuno di noi può e deve dare un contributo. Inoltre l’Agenda 2030 dà molta importanza alla connessione tra i vari obiettivi: il raggiungimento di un obiettivo in un campo facilita il conseguimento degli altri. Per esempio, sappiamo che dove c’è povertà non c’è neppure rispetto per l’ambiente; nel contempo, è evidente che, se non si diffondono la pace e l’istruzione, non si potrà sconfiggere la povertà.

I 17 obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU.

LE FONTI DI ENERGIA RINNOVABILI

Dai combustibili fossili all’energia pulita Il settore economico più importante nella lotta contro i mutamenti climatici è quello della produzione di energia, usata per azionare macchinari di ogni genere, far viaggiare mezzi di trasporto, riscaldare o rinfrescare case e luoghi di lavoro e così via. Negli ultimi secoli, l’energia necessaria a tutte le attività umane è stata tratta in gran parte dai combustibili fossili: carbone, petrolio, gas naturale, ovvero i principali responsabili dell’accumulo di gas serra nell’atmosfera e dunque dell’aumento delle temperature. Perciò l’Accordo di Parigi, il più importante trattato internazionale sui cambiamenti climatici, promosso nel 2015 dalle Nazioni Unite e firmato da oltre 190 Paesi, ha stabilito che per contenere il riscaldamento globale entro limiti accettabili è necessaria entro il 2050 una transizione energetica globale, cioè un cambiamento delle fonti di energia, con il progressivo abbandono dei combustibili fossili in favore di fonti che non inquinano.

STORIA La Seconda rivoluzione industriale

Le fonti alternative possono sostituire i combustibili fossili

Oggi la speranza principale per ridurre l’utilizzo di combustibili fossili nella produzione di energia ed eventualmente sostituirli è rappresentata dalle energie solare, geotermica, eolica, idrica, che vengono definite energie rinnovabili, in quanto le fonti da cui provengono (il Sole, il calore che si sprigiona dalle profondità della Terra, il vento, il movimento dei fiumi e delle onde del mare) non sono destinate, a differenza del petrolio, a esaurirsi. Si tratta dunque di fonti sostenibili, perché saranno disponibili anche per le generazioni future. Ma la loro caratteristica più preziosa

Con il Green Plan 2030, Singapore punta a divenire un’eco-città, perseguendo gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Circa la metà del suo territorio è adibito a spazi verdi.

è che il loro utilizzo, anche se modifica il paesaggio con la costruzione di dighe e l’impianto di pannelli solari e pale eoliche, perlomeno non produce inquinamento. Negli ultimi anni, la produzione di energia da fonti rinnovabili è cresciuta più rapidamente di tutte le altre, soprattutto per la produzione di elettricità, in cui ormai rappresenta un terzo del totale. Nel settore dei trasporti, la transizione energetica si compie invece con la diffusione di auto e altri mezzi di trasporto elettrici. Un dato molto importante è che tra i Paesi che stanno investendo di più sulle fonti rinnovabili vi siano proprio le nuove potenze: Cina, India e Brasile, e ciò fa ben sperare per il futuro.

ITALIANO L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono

COLLEGAMENTI INTERDISCIPLINARI – VERSO L’ESAME DI STATO

1. GEOGRAFIA In Italia dove possono essere installati impianti per lo sfruttamento di energie rinnovabili? Raccogli informazioni e realizza una carta che mostra i luoghi che hai individuato.

2. EDUCAZIONE CIVICA Quali strategie ha messo in atto l’Unione Europea per la riduzione delle emissioni di CO2? Prepara una breve presentazione che illustri le politiche proposte dal cosiddetto Green Deal del 2019, spiegando perché oggi quelle politiche sono state in parte messe in discussione.

1. RIPASSA LA SINTESI A MODO MIO

LEGGI e individua nel testo le informazioni principali

LEZIONE 1

GLI STATI UNITI SONO L’UNICA SUPERPOTENZA

1991: Prima guerra del Golfo in Iraq

11 settembre 2001: attentato di Al Qaeda negli Stati Uniti

2003: Seconda guerra del Golfo

LEZIONE 2

le rivolte si trasformano in guerre civili

intervengono sia le potenze locali sia le superpotenze

ASCOLTA l’audiosintesi e prendi nota delle informazioni principali

Gli Stati Uniti e il mondo arabo

VISUALIZZA le connessioni con l’aiuto degli schemi

Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti sono l’unica superpotenza e intervengono nelle crisi internazionali, soprattutto in Medio Oriente. Il presidente statunitense George H.W. Bush libera il Kuwait, invaso dall’Iraq, con la Prima guerra del Golfo; in seguito il presidente Clinton favorisce i colloqui di pace tra Israeliani e Palestinesi, che però falliscono. La presenza americana in Medio Oriente favorisce la diffusione del terrorismo islamista di Al Qaeda che l’11 settembre 2001 colpisce New York e il Pentagono. George W. Bush lancia allora la guerra al terrorismo e invade Iraq e Afghanistan, governato dai talebani. Nel 2003 Stati Uniti e Gran Bretagna avviano la Seconda guerra del Golfo e, pur vincendola, faticano a controllare la situazione.

Rivolte e conflitti nel Medio Oriente

Il presidente statunitense Obama si impegna per la pace sostenendo le primavere arabe, le rivolte pacifiche delle popolazioni che dal 2010 in Tunisia, Egitto e in altri Paesi arabi chiedono la democrazia.

Le rivolte in Siria, Libia e Yemen si trasformano però in guerre civili, in cui intervengono sia le potenze locali (Iran e Arabia Saudita) sia la Russia e gli Stati Uniti. Tra Siria e Iraq si sviluppa lo Stato islamico, sconfitto nell’autunno del 2017.

2010: PRIMAVERE ARABE

• Ascolta l’audiosintesi

• Scarica la sintesi in 7 lingue

LEZIONE 3

La globalizzazione

GLOBALIZZAZIONE

crescita economica nei

Paesi in via di sviluppo e arricchimento di imprese multinazionali

sfruttamento di risorse naturali e manodopera a basso costo

diffusione mondiale delle crisi finanziarie

LEZIONE 4

DAL 2008: INDEBOLIMENTO

DEGLI STATI UNITI

la Russia di Putin

supera la crisi, ma nega le libertà la Cina diventa la prima potenza industriale del mondo

LEZIONE 5

UN MONDO GLOBALE

Il crollo dell’Unione Sovietica ha reso possibile la globalizzazione, cioè la trasformazione del pianeta in un unico mercato per merci, informazioni, cultura, favorita anche dallo sviluppo dei trasporti, delle reti di comunicazione e delle organizzazioni internazionali. La globalizzazione ha avuto come centro gli Stati uniti, è stata sfruttata dalle aziende multinazionali, ha portato crescita economica e lavoro nei Paesi in via di sviluppo ma anche sfruttamento delle persone e dell’ambiente. Grazie alla globalizzazione una grave crisi finanziaria si è diffusa nel 2008 dagli Stati Uniti in tutto il pianeta.

Il mondo multipolare

Le guerre in Medio Oriente, la lotta al terrorismo e la crisi economica iniziata nel 2008 indeboliscono gli Stati Uniti e fanno emergere nuove potenze, riunite nei BRICS, in particolare Russia, Cina e India. La Russia durante la presidenza di Vladimir Putin supera la crisi economica degli anni ’90, ma limita le libertà e si scontra con l’Occidente. Negli anni ’80 l’economia della Cina inizia a crescere fino a diventare la prima potenza industriale del mondo. Il presidente cinese Xi Jinping, in carica dal 2012, potenzia le forze armate e favorisce gli investimenti nei Paesi esteri, in particolare in Africa. Anche l’India è in forte crescita economica e dal 2014 è guidata da Narendra Modi, che mira a fare del suo Paese una potenza internazionale, autonoma dal mondo occidentale.

Le sfide del mondo globale

eccessivo sfruttamento delle risorse

riscaldamento e mutamento climatico globale

Lo sviluppo di nuove potenze economiche aggrava il problema dell’inquinamento e porta a un maggiore sfruttamento delle risorse energetiche. Le risorse disponibili, come il petrolio, e altre materie prime sono destinate a finire. L’industrializzazione sempre più intensa porta al riscaldamento globale e al mutamento climatico planetario che ha conseguenze gravi sull’ambiente e sulla vita umana, come dimostrano i sempre più frequenti eventi climatici catastrofici (alluvioni e siccità).

Per cercare di salvare il pianeta l’ONU ha promosso l’Agenda 2030 che ha 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile.

2. ORGANIZZA LA MAPPA

Scarica la mappa personalizzabile

Completa la mappa con le parole mancanti.

La dissoluzione dell’ (1991)

LA GLOBALIZZAZIONE

rende

1 2 3 4

– sviluppo dei – nascita delle nuove reti di – accordi economici tra Stati

GLI STATI UNITI UNICA SUPERPOTENZA MONDIALE

l’ordine mondiale

Medio Oriente

attacchi islamisti

crescita economica e lavoro nei Paesi

favorisce impongono come in suscitando subiscono la crescita delle causata da che comporta ma anche che rafforza le

5

Unione Sovietica terroristici in via di sviluppo ambiente emergenti trasporti comunicazione

6

sfruttamento delle persone e dell’ potenze (BRICS)

sono indeboliti dalla

si crea un

Membri

Membri

economica del 2008

3. ESPONI

ORGANIZZA L’ESPOSIZIONE ORALE

Con il supporto della mappa, componi una scaletta per ciascuno dei temi proposti. Poi utilizza le scalette realizzate per esercitarti nell’esposizione orale sugli argomenti chiave del capitolo.

a. Gli Stati Uniti e il mondo arabo. Metti in evidenza il fatto che gli Stati Uniti sono rimasti l’unica superpotenza 1. Passa in rassegna le modalità e le conseguenze degli interventi americani nel mondo arabo 2.

b. La globalizzazione. Individua la definizione di globalizzazione. Scopri le cause del fenomeno 3 e metti in evidenza gli effetti positivi 4 e negativi di questo fenomeno 5.

c. Le potenze emergenti e il mondo multipolare. Precisa quali sono i Paesi emergenti 6 senza trascurare che cosa li abbia rafforzati. Infine, concludi con il concetto di “mondo multipolare” 7, spiegando che cosa si intende con questa espressione.

VERSO L’ESAME

IN COPPIA Individuate un possibile collegamento con un’altra disciplina. Cercate online le informazioni, organizzatele in una scaletta e preparate una breve esposizione per la classe.

4. VALUTA il tuo percorso

Valuta il tuo percorso nello studio di questo capitolo e annota le tue considerazioni personali. Ho capito tutti i contenuti?

Ho saputo individuare collegamenti tra diversi fenomeni?

Ho saputo esporre con chiarezza ed efficacia?

Ho collaborato bene con compagne e compagni?

crisi

ORA TOCCA A TE!

• Visualizza la carta dell’Europa

• Scarica l’organizzatore grafico

• Svolgi altri esercizi su HUB test

CONOSCO GLI EVENTI PRINCIPALI

1. Indica con una crocetta se le seguenti affermazioni sono vere o false, poi correggi quelle false.

a. Nel 1993 il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin e il leader palestinese Yasser Arafat firmarono a Washington, alla presenza del presidente statunitense Bush, gli accordi raggiunti a Oslo. V F

Nel 1993 il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin e il leader palestinese Yasser Arafat firmarono a Washington, alla presenza del presidente statunitense Clinton, gli accordi raggiunti a Oslo.

b. L’obiettivo principale di Osama bin Laden era quello di unire tutto il mondo musulmano in uno Stato unitario islamico. V F

c. Nell’ottobre del 2001 gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Bush, invasero l’Afghanistan. V F

d. La presidenza Obama segnò un cambiamento rispetto a quella di Bush: cercò di imporre con la forza la democrazia nel mondo arabo.

La presidenza Obama segnò un cambiamento rispetto a quella di Bush: cercò di sostenere la costruzione della democrazia nel mondo arabo.

e. Lo Stato di Israele, guidato da Benjamin Netanyahu, ha bombardato e invaso la Striscia di Gaza in seguito all’attacco terrorista lanciato da Hamas il 7 ottobre 2023. V F

f. Il presidente della Cina Xi Jinping, in carica dal 2012, ha deciso di isolare il Paese dalla comunità internazionale sviluppando esclusivamente il mercato interno.

Il presidente della Cina Xi Jinping, in carica dal 2012, ha deciso di l’influenza del Paese nel resto del mondo creando alleanze politiche ed economiche.

MI ORIENTO NEL TEMPO

2. Vai all’apertura di capitolo (pp. 366-367): se non lo hai ancora fatto, completa la linea del tempo con gli eventi principali. Usala poi per esporre oralmente la storia dell’età della globalizzazione.

USO IL LESSICO SPECIFICO

3. Per ogni definizione scrivi il termine o l’espressione corretta.

a. : rete internazionale di terrorismo islamista con base in Afghanistan.

b. : organizzazione terroristica diffusa in Siria e Iraq che intendeva creare un califfato islamico.

c. : guerriglieri integralisti musulmani andati al potere in Afghanistan dopo aver partecipato alla lotta contro l’invasione sovietica.

Al Qaeda Primavere arabe ISIS Talebani

d. : rivoluzioni e proteste che hanno attraversato i regimi arabi nel corso del 2011 e le cui conseguenze hanno determinato un radicale cambiamento nel panorama mediorientale.

Globalizzazione

e. : progressiva trasformazione del mondo in un’unica grande area di scambio di denaro, merci, cultura e informazioni, in cui tutti i Paesi sono strettamente collegati tra loro.

METTO IN RELAZIONE

4. Inserisci nello schema le lettere corrispondenti alle informazioni fornite. L’esercizio è avviato.

a. per abbattere il regime dei talebani

b. Al Qaeda compie l’attacco terrorista alle Torri Gemelle e al Pentagono

c. per dare la caccia a Osama bin Laden

d. George Bush annuncia la guerra al terrorismo e invade l’Afghanistan

11 settembre 2001 d

STRATEGIA CONFRONTA LE VISIONI DEL MONDO (QR p. 396)

5. Facendo riferimento a quanto hai studiato nel capitolo ma anche alle tue conoscenze di attualità, fai il punto sui principali aspetti che caratterizzano la visione del mondo dei seguenti personaggi politici. Poi mettile a confronto: quali somiglianze o differenze noti? Quali visioni del mondo sono le più simili? Quali le più distanti?

VALORI

Forte nazionalismo.

Democrazia, pace.

CONVINZIONI

La Russia deve tornare a controllare economicamente e/o politicamente i Paesi che facevano parte dell’URSS.

Gli Stati Uniti non devono imporre la democrazia con la forza.

OBIETTIVI

Riportare la Russia tra le potenze mondiali. Sostenere la nascita di democrazie nel Medio Oriente.

Integralismo islamico.

Socialismo con caratteristiche cinesi.

L’imperialismo statunitense ha provocato crisi e guerre nel Medio Oriente.

I rapporti commerciali servono a espandere l’influenza della Cina nel mondo (ad esempio, in Africa).

Vendicarsi delle ingerenze statunitensi in Medio Oriente.

Accrescere l’influenza della Cina sul resto del mondo.

Il mio percorso con LA STORIA

RESTARE UMANI, tra locale e globale

Uno sguardo FUORI da me

LA GLOBALIZZAZIONE

1. Scrivi (senza alcuna ricerca su libri o siti web) che cosa è per te la “globalizzazione”.

2. Prova ora a fare una piccola indagine: come è cambiato il mondo negli ultimi decenni, grazie all’amplificarsi del fenomeno della globalizzazione? Intervista i tuoi genitori, nonni e/o altre persone anziane che conosci ponendo loro queste domande:

㔠 quali alimenti ci sono oggi in commercio e non c’erano invece quando tu avevi la mia età?

㔠 quali viaggi si fanno oggi e non si facevano invece quando tu avevi la mia età?

㔠 qual era il mezzo di trasporto più veloce che conoscevi?

㔠 tra le persone che conoscevi, chi abitava più lontano? Dove?

3. Rifletti su quanto la tua vita quotidiana sia “globalizzata” e in connessione con il mondo intero.

a. Da dove vengono:

㔠 i vestiti che indossi:

㔠 i dispositivi elettronici che utilizzi:

㔠 i mezzi di trasporto che utilizzi:

㔠 il cibo che mangi:

㔠 le persone con cui parli:

b. Confronta i tuoi dati con quelli di compagne e compagni e discuti con loro.

㔠 Rispetto a qualche decennio fa come sono cambiate le nostre “connessioni” con il mondo e con gli altri?

㔠 Quali sono gli aspetti positivi del processo di forte globalizzazione che stiamo vivendo?

㔠 Quali sono le criticità del fenomeno della globalizzazione?

㔠 Dobbiamo preoccuparci di qualcosa? Di cosa? Perché?

㔠 Come si può vivere “bene” nel mondo globalizzato? Che cosa fare? Che cosa evitare?

Uno sguardo DENTRO me

GLOBALIZZAZIONE E RESPONSABILITÀ INDIVIDUALE

1. In un mondo globalizzato, quanto conta la forza e la volontà di un individuo?

NULLA POCO MOLTO Perché?

2. Pensi di poter dare il tuo contributo al futuro positivo del mondo?

SÌ NO NON SO

Che cosa potresti fare, pensare, testimoniare?

3. Se potessi scegliere di eliminare un problema nel mondo, quale sceglieresti? Perché?

4. Che cosa pensi di poter fare, quando sarai più grande, per dare il tuo contributo alla soluzione di questo problema?

5. Stai scegliendo la strada per il tuo futuro: PENSANDO SOLAMENTE A TE STESSO PENSANDO PRINCIPALMENTE A TE STESSO, MA TENENDO CONTO ANCHE DEGLI ALTRI PENSANDO AL FUTURO TUO, DEGLI ALTRI E DEL MONDO

6. Immagina di essere diventato adulto e di aver realizzato tutti i tuoi sogni e i tuoi progetti per il futuro. Con compagni e compagne, prova a rispondere alle domande.

㔠 I miei progetti per il futuro erano dei buoni progetti? Hanno fatto “bene” al mondo?

㔠 Come sta andando il mondo? Come saranno i prossimi 100 anni della storia?

㔠 Che cosa non va? Cosa avremmo potuto evitare?

㔠 Che cosa è, invece, importante continuare a fare?

SCEGLI IL TUO CAPOLAVORO SCEGLI IL TUO

Ora che sei arrivato/a alla fine del tuo terzo anno della scuola secondaria di primo grado, pensa ai progressi e alle competenze che hai maturato durante questo anno e, insieme al tuo tutor, scegli il tuo prodotto capolavoro, cioè il lavoro (una ricerca, un video, un’intervista, un’opera artistica ecc.) che rappresenta meglio il percorso che hai fatto. Può essere un’attività che hai svolto a scuola, ma anche un’attività che hai fatto fuori dalla scuola, nello sport, nel volontariato, in ambito culturale, musicale, artistico. Inquadra il codice QR per saperne di più.

STUDIO LA STORIA CON

IL READINGWORKSHOP

STRATEGIA INDIVIDUA LE STORIE NASCOSTE

• Scarica le strategie dei volumi 1 e 2

• Scarica gli organizzatori grafici

Puoi utilizzare questa strategia per individuare le tante storie che si intersecano tra loro all’interno della storia e riflettere su di esse.

COSA FARE PASSO PASSO

• Mentre ti stai occupando di un processo storico o di un evento, identifica prima di tutto chi all’interno di esso ha rivestito un ruolo principale.

• Pensa poi alle altre persone coinvolte nell’evento e identifica le possibili storie secondarie. Per farlo chiediti: chi sono gli altri individui che hanno avuto un ruolo nella storia principale? Quali informazioni posso ricavare su di loro?

• Quindi rifletti: ci sono altri individui di cui si fa solo menzione o non si parla che potrebbero essere coinvolti?

• Infine ragiona: il processo storico o l’evento di cui mi sto occupando, che impatto potrebbe aver avuto sulla vita di coloro che hanno preso parte alle “storie nascoste”? Che ruolo potrebbero aver avuto queste persone nella vicenda?

Se necessario prendi appunti in una tabella come questa:

Evento:

STORIA PRINCIPALE PROTAGONISTI

STORIE SECONDARIE PROTAGONISTI

STORIE NASCOSTE PROTAGONISTI

RUOLO DEI PROTAGONISTI DELLA STORIA PRINCIPALE

RUOLO DEI PROTAGONISTI DELLE STORIE SECONDARIE

RUOLO DEI PROTAGONISTI DELLE STORIE NASCOSTE

STRATEGIA ESPANDI LA MAPPA

Puoi utilizzare questa strategia per realizzare una mappa concettuale a partire da quelle che il libro che stai studiando ti mette a disposizione.

COSA FARE PASSO PASSO

Dopo aver letto un paragrafo o un’intera lezione del libro di testo, e dopo aver osservato gli apparati che ne integrano il contenuto:

1. analizza la mappa che il libro ti mette a disposizione: quali sono i concetti principali che la mappa mette in luce? Quali relazioni collegano i diversi concetti? Ci sono parti della mappa che ti sembrano incomplete o che richiedono maggiori dettagli?

2. espandi la mappa integrandola con informazioni personalizzate

• Aggiungi nuovi concetti: se senti la necessità di mettere in evidenza informazioni rilevanti che non sono presenti nella mappa, aggiungile creando nuovi nodi e collegandoli ai concetti esistenti.

• Approfondisci i concetti chiave della mappa con esempi specifici, date, nomi di persone o luoghi.

• Collega nuovi concetti con quelli già presenti nella mappa, creandone una più completa e articolata.

• Aggiungi eventuali note esplicative accanto ai nodi per chiarire i concetti più complessi.

STRATEGIA COSTRUISCI UNA MAPPA ARGOMENTATIVA

Utilizza questa strategia per realizzare una semplice mappa argomentativa

COSA FARE PASSO PASSO

1. Una volta terminato lo studio di un argomento storico prova a esprimere una tesi (la tua opinione) sugli eventi e/o le scelte dei personaggi di cui ti sei occupato/a. Esprimila sotto forma di affermazione.

2. Sostieni la tua opinione (tesi) con almeno due valide motivazioni o argomentazioni.

3. Individua nel testo che hai studiato dati o fonti che potresti citare per supportare le motivazioni con cui vuoi sostenere il tuo punto di vista.

Raccogli le idee in una mappa simile a questa.

TESI

LO AFFERMO PERCHÉ...

Eventuali dati e/o fonti che possono essere citati

LO AFFERMO PERCHÉ...

Eventuali dati e/o fonti che possono essere citati

STRATEGIA METTI A CONFRONTO DUE SOCIETÀ

Puoi utilizzare questa strategia per mettere a confronto due società

COSA FARE PASSO PASSO

1. Inquadra ciascuna società prendendone in considerazione i seguenti aspetti.

Strutture di potere

Regole che organizzano la vita comune

Libertà e diritti

Organizzazione territoriale

Religione e valori

Economia

Arte e cultura

Chi detiene il comando in quella società? È presente un sistema gerarchico? Come è organizzato?

Sono state emanate regole o leggi scritte? Esistono usanze condivise? Quali sono le principali?

Tutti godono degli stessi diritti o ci sono categorie di persone con meno, o con nessuna, libertà?

Dove e come vivono le persone? Come occupano il territorio?

Qual è la religione prevalente? Quali valori o principi di quella religione influiscono sulla vita delle persone?

Quali sono i lavori più diffusi? Di cosa vivono le persone? Vengono effettuati scambi commerciali? Come sono organizzati?

Quali sono le forme artistiche più diffuse in quella società?

Quella società ha prodotto invenzioni artistiche o culturali?

2. Una volta individuati elementi comuni e diversi delle due società, ipotizza le cause (ad esempio, fattori storici, culturali, economici, politici) di queste somiglianze e differenze.

STRATEGIA ANALIZZA IL LINGUAGGIO

Puoi utilizzare questa strategia per analizzare il linguaggio utilizzato da un personaggio storico

COSA FARE PASSO PASSO

Ecco una panoramica degli aspetti da considerare per analizzare il linguaggio utilizzato da un personaggio storico nei suoi discorsi o scritti

PAROLE E STILE

Quali parole o espressioni risaltano o ricorrono?

Quali parole esprimono i suoi valori, le sue idee, le sue preoccupazioni?

Ci sono termini tecnici o specialistici che rivelano la sua formazione o la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale?

Utilizza figure retoriche? Metafore, similitudini, iperboli, ironia possono rendere il discorso più efficace e memorabile.

TONO ED INTENZIONE COMUNICATIVA

Quali sono le parole più cariche di emozione?

Quali sentimenti evocano le parole o le espressioni utilizzate da questo personaggio nel suo scritto/discorso?

Come le parole contribuiscono a costruire l’immagine che il personaggio vuole dare di sé? (Ad esempio, un’immagine autorevole, umile, vicina al popolo)

Il linguaggio è formale o informale?

Quale potrebbe essere il suo pubblico di riferimento?

A quale scopo il personaggio utilizza determinate parole o espressioni?

(Ad esempio, per persuadere, per impressionare, per nascondere, per rivelare)

STRATEGIA ANCORA E ANCORA

Puoi utilizzare questa strategia per mettere a confronto fatti/modelli/processi storici che ricorrono anche a distanza di tempo

COSA FARE PASSO PASSO

1. Individua un elemento che si ripete in momenti diversi nel tempo (scelte – strategie militari – sistemi politici organizzazioni sociali).

2. Fai il punto sulle sue caratteristiche nei diversi momenti.

3. Metti a fuoco somiglianze e differenze.

4. Chiediti: il primo evento ha influito sul secondo? Se sì, come?

STRATEGIA LA SFERA STORICA D’INFLUENZA

Puoi utilizzare questa strategia per riflettere sull’operato e sulle scelte di personaggi storici o di gruppi di persone che hanno avuto un forte impatto sul loro tempo.

COSA FARE PASSO PASSO

PASSAGGI DA SEGUIRE

Definizione del contesto storico di riferimento

Definizione del contesto geografico di riferimento

Individuazione delle ideologie dominanti e sistema di valori dell’epoca

Riflessione finale

ASPETTI DA CONSIDERARE

In quale periodo è vissuto il personaggio? Quali sono le principali caratteristiche politiche, sociali, economiche e culturali di quell’epoca? Quali sono gli eventi storici più importanti che hanno influenzato il personaggio e il suo tempo?

In quale regione o Paese ha operato? Quali sono le specificità del contesto geografico e culturale?

Quali sono le ideologie dominanti nel suo tempo?

Come il personaggio si relaziona con la sua sfera storica di influenza?

In che modo le sue scelte e/o le sue azioni sono determinate dal contesto storico a cui appartiene?

ISBN 978-88-302-3243-3

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Obiettivi di sviluppo sostenibile. Il contenuto di questo libro non è stato approvato dalle Nazioni Unite e quindi potrebbe non riflettere la posizione ufficiale di questa organizzazione, www.un.org/sustainabledevelopment.

Testi in formato accessibile. L’Editore promuove l’accessibilità e collabora con AID - Associazione Italiana Dislessia, Seleggo e con la Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita”. La conformità dei prodotti e dei servizi resta disciplinata dalla normativa vigente.

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L’editore ringrazia sin da ora chi vorrà segnalarli alle redazioni. Per segnalazioni o suggerimenti relativi al presente volume scrivere a: supporto@rizzolieducation.it

Per eventuali e comunque non volute omissioni e per gli aventi diritto tutelati dalla legge, l’editore dichiara la piena disponibilità.

Realizzazione editoriale

Ha curato la revisione del testo Luca Montanari

La didattica Studio con metodo, Life skills, Ora tocca a te! e le pagine Studio la storia con il Reading Workshop e, per il docente, Lezioni di Reading Workshop per leggere, comprendere, studiare la storia sono a cura di Silvia Pognante, Monica Morellini, Riccardo Abbadessa.

Per le Storie in apertura di Modulo realizzate da Chiara Barberini, MLOL Scuola è un prodotto di © Horizons Unlimited h.u. S.p.A.

Coordinamento redazionale Silvia Grilli, Stefania Meda, Vincenza Cazzaniga

Redazione Elena Sbrana; Edismart, Milano

Ricerca iconografica Martina Giorgi; Edismart, Milano

Progetto grafico Elastico, Milano

Elaborazione digitale testo e immagini e impaginazione Sara Keller; Edismart, Milano

Progetto grafico di copertina zampediverse; Studio Mizar, Bergamo

Declinazione layout di copertina Studio Mizar, Bergamo

In copertina: ullstein bild/Getty Images: Operai a lavoro alla catena di montaggio negli stabilimenti Ford a Detroit; adventtr/Getty Images: Bracci robotici al nastro trasportatore in un moderno stabilimento di produzione

Disegni Claudio Prati

Cartografia Studio Aguilar, Milano

Attività con l’Intelligenza artificiale Luca Montanari

Podcast Storie d’altro genere Massimiliano Galli

Il mio percorso con la storia Samuele Ferrarese

Il percorso mappe è a cura di Mariolina Diana

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Alcune integrazioni di storia delle donne (in particolare nei capitoli 3, 4, 5, 6, 7, 9, 13, 14, 15) sono a cura di Monica Di Barbora

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Prima edizione:gennaio2026

Ristampe: 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0

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Questo volume è stampato da: L.E.G.O. S.p.A., Lavis (TN) Stampato in Italia – Printed in Italy

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