ДЕТИ (BAMBINI)

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Le tecnologie producono disattenzione dovuta all’eccesso di connessione, all’eccesso di informazioni, all’eccesso di velocità della comunicazione. Dobbiamo sempre essere rintracciabili, disponibili, collegati. Siamo implacabilmente e continuamente bombar-dati da informazioni. La nostra vita è diventata molto più veloce. In una settimana accediamo ad una quantità di informazioni superiore a quelle che i nostri nonni hanno avuto nella loro intera vita.
Se al nostro cervello facciamo vivere esperienze di distrazione, abbiamo creato i presupposti per cui il nostro cervello non è più attento. Che ne è delle nostre performance? Ricordo che la prestazione dipende dal focus attentivo.
Stiamo invece inconsapevolmente sviluppando mindwondering, ossia la nostra mente va a zonzo. Ma andando a zonzo incocchiamo coi pensieri ansiogeni, coi pensieri negativi, coi pensieri stressogeni. La quantità di pensieri negativi causa disagio, ansia,
depressione. Se i pensieri negativi prevalgono, la persona si pone nella condizione di diventare nemica di se stessa, anziché alleata di se stessa. Per performare abbiamo bisogno di attenzione: riduciamo quindi le relazioni veloci, superficiali, insoddisfacenti, inconsistenti. Se io sviluppo attenzione sono molto più selettivo ed efficace nelle mie cose, sono più consapevole perché non mi faccio condizionare da un pensiero negativo o deviante. E sono più capace di relazionarmi con gli altri.
Fabrizio Favini
Il marchio del Magazine rivoluzionepositiva riporta 3 parole che sintetizzano i 3 stadi evolutivi del sapere.
Prima parola: INFORMAZIONE. Troppe persone ormai si ritengono soddisfatte nella loro ricerca del sapere quando la loro fonte del sapere è la Rete. Peccato che l’Informazione attendibile si sia ormai estinta
avendo lasciato il posto alle fakenews. Fermarsi a questo stadio significa essere disinformati, superficiali, manipolabili, marginali, inaffidabili.
Seconda parola: CONOSCENZA. Per sconfiggere le fakenews dobbiamo sviluppare un adeguato livello di conoscenza, che si costruisce con lettura profonda, ricerca,
confronto, verifica. Un grande salto di qualità rispetto a INFORMAZIONE, non vi è dubbio. Ma non basta. Ognuno di noi, con un passo ulteriore, può dare un personale contributo alla soluzione dei tanti problemi che stanno comprimendo la nostra esistenza.
Terza parola: SAGGEZZA. Significa saper essere consapevoli, ovvero dominare impulsi, emozioni, sentimenti negativi a favore
di una personale rivoluzionepositiva. Quindi adottare un comportamento responsabile, che discende dal latino res-pondus: farsi carico del peso delle cose!
Saper essere saggi, appunto, una saggezza che nulla ha a che fare con il logoro, millenario paradigma secondo il quale la saggezza apparteneva solo agli anziani del villaggio. Tutti noi possiamo/ dobbiamo tendere alla saggezza!
Il Saggio gioisce nel donareBuddha
Il Magazine rivoluzionepositiva da oltre 5 anni contribuisce con continuità e determinazione ad alimentare un importante stimolo: la consapevolezza che abbiamo sempre più bisogno di comportamenti positivi e responsabili da parte di tutti noi!
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INTESTATO A DELTAVALORE
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L’universo del comportamento umano è uno dei pochi settori in cui si continua ad operare sulla scorta di abitudini e di modelli culturali in buona parte obsoleti.
Veniamo educati a soffrire per conquistarci un posto nella vita; viceversa l’educazione al benessere interiore, all’autoconsapevolezza, alla percezione di sé e degli altri ce la dobbiamo costruire da soli.
E così noi molto spesso facciamo un uso sub-ottimale delle nostre risorse personali, influenzando in tal senso la vita di chi ci sta vicino: in famiglia, in società, sul lavoro. Spesso aderiamo alla cultura della negatività, della lamentela, della critica, del rinvio, dell’immobilismo.
Altrettanto spesso siamo vittime di comportamenti autolimitanti. Sovente l’esperienza, consolidando un pregiudizio, ci
limita nella capacità di interpretare con lucidità la realtà circostante. Siamo in balìa di alibi, conformismi, abitudini consolidate e di false convinzioni.
Per rimuovere emozioni ed atteggiamenti negativi aprendo la nostra esistenza alle opportunità della vita, dobbiamo sviluppare energie costruttive e positive e un diverso approccio con noi stessi e col mondo che ci circonda.
rivoluzionepositiva ha lo scopo di aiutare, chi è interessato, a realizzare questi obiettivi.
Il Comitato di Redazione:
Fabrizio Favini
Edoardo Boncinelli
Roberto Cingolani
Enrico Giovannini
Gianni Ferrario
18 06 14 10
Esperto di innovazione del comportamento
La tua Azienda è a prova di futuro?
Direttore Scientifico di IPSOS
Chairman della Swiss School of Management (SSM)
Una storia di successo
pg. 22 Autori
pg. 26 Manifesto
Professore di Fisica sperimentale all’Università di Trento
L’alfabeto della natura
Divisi e a rischio di tensioni - Il capitale sociale infragilito
Nessun rapporto umano ha subìto più profonde modifiche a causa della pandemia di quello tra Datori di lavoro e Collaboratori. (1)
La pandemia, la guerra, la sostenibilità sociale ed ambientale ci offrono 2 vie d’uscita: una consapevolezza aumentata – foriera di decisioni e comportamenti responsabili - oppure la pericolosa rimozione del problema dalle nostre menti.
Tutti dobbiamo iniziare a chiederci che impatto hanno le nostre decisioni e i nostri comportamenti sul futuro della nostra società.
È infatti fondamentale capire che nessun nostro gesto è neutro; oggi la
responsabilità è collettiva, interconnessa, globale, olistica.
E il nostro approccio alla complessità dei problemi non può che essere interfunzionale e multidisciplinare: la pandemia, ad esempio, ci ha insegnato la circolarità della nostra salute.
Dobbiamo quindi consapevolmente cambiare il comportamento del singolo, delle aziende, della politica; questo è l’unico modo per evitare l’effetto domino con conseguenze sempre più difficili da gestire.
In tutto il mondo i Collaboratori stanno chiedendo qualcosa di più ai loro Datori di lavoro, ad iniziare da una maggiore flessibilità e da mansioni più soddisfacenti. Sebbene l’allontanamento dalla pandemia per le aziende sia stata un’occasione di rigenerazione, i Top Manager si sono trovati davanti ad un paradigma radicalmente diverso da ciò a cui erano abituati:
1. la “normalità” prevedeva che i Collaboratori andassero in azienda 5 giorni alla settimana
2. raramente si parlava di benessere e di salute mentale sul luogo di lavoro
3. i salari a medio-basso reddito crescevano a malapena.
Quel mondo non esiste più.
Le aziende che non si adeguano a questa nuova realtà e non danno sèguito alle istanze dei Collaboratori lo fanno a loro rischio e pericolo.
La turbolenza che scuote il mondo del lavoro - great resignation e quiet quitting in particolare - fa aumentare i costi, abbassa la produttività, erode la cultura, disperde la memoria dell’Azienda.
Signori Top Manager, è ora che vi domandiate:
• ho a disposizione i talenti che servono per competere secondo le nuove regole?
• cosa stiamo facendo per consolidare il rapporto coi nostri Collaboratori?
Dato che le modalità di lavoro non torneranno più a essere quelle di prima, in che modo la cultura della vostra Azienda si sta adattando a questo nuovo scenario?
• come ci stiamo garantendo che i Collaboratori si sentano sufficientemente sereni da esprimere liberamente creatività, spirito di collaborazione, spirito di iniziativa, condivisione degli obiettivi?
• come ci stiamo assicurando che il nostro CdA adotti adeguata e continuativa attenzione su questi temi?
PERCHÈ L’INTELLIGENZA COLLETTIVA È
È proprio questo il nocciolo della questione: serve una nuova cultura aziendale che rimuova gran parte degli stereotipi stagnanti e limitanti che l’hanno caratterizzata per tanti, troppi anni della sua storia.
La nuova cultura deve promuovere una forma di sapere distribuito che determini un vero e proprio processo di emancipazione dato che pone ogni persona al servizio della Comunità aziendale, ossia al servizio di tutti.
Questo da una parte permette al singolo Collaboratore di esprimersi continuamente e liberamente, dall’altra offre la possibilità di fare ricorso alle risorse intellettuali e all’insieme delle qualità umane dell’Azienda.
L’intelligenza collettiva, dunque, espande la capacità produttiva dell’Azienda perché libera il singolo Collaboratore dalle limitazioni alle proprie facoltà e alle proprie conoscenze, consentendo alla Comunità di avvalersi di una gamma molto più vasta di competenze tecniche ma anche e soprattutto di competenze sociali ed emotive.
Infatti la gestione del Capitale Umano significa non più avere a che fare solo con la competenza tecnica ma anche con l’intelligenza emotiva, ossia con l’uso intelligente delle proprie emozioni.
È a questo punto che l’intelligenza collettiva diventa un vantaggio competitivo: ogni persona può attingere ad un bacino di risorse intellettuali che equivale alla somma delle conoscenze di tutti i componenti dell’Azienda e, allo stesso tempo, dare il suo contributo
all’arricchimento e all’evoluzione del sapere collettivo.
La capacità umana di risolvere problemi anche complessi si deve, infatti, alla somma degli sforzi di più persone e ad un apprendimento costante e sistematico che consolida le conoscenze facendo sì che ogni Collaboratore non debba ricominciare da capo nel cercare la soluzione, bensì che possa contare su una intelligenza collettiva e, auspicabilmente, alimentarla con il suo personale contributo.
Tutto ciò, evidentemente, richiede un diffuso livello di collaborazione e di condivisione degli obiettivi aziendali, ben diverso e molto più consistente di quello di oggi.
Ma per arrivare a questo clima operativo è indispensabile diffondere la consapevolezza sulla necessità del nuovo modo di agire, condizione primaria questa per lo sviluppo di quei comportamenti responsabili per un’Azienda a prova di futuro.
HO UN SOGNO: PROVIAMO A COSTRUIRE
INSIEME IL FUTURO –
Se penso al futuro vuol dire che torno a sognare:
1. creiamo nuove prospettive ed opportunità per l’essere umano
2. apriamoci al mondo sviluppando fiducia nel nostro futuro. La fiducia nel futuro serve ad avere coraggio, prendersi dei rischi, avere voglia di fare qualcosa di buono per sé ma anche per gli altri, a “vivere” i cambiamenti, non più subirli
3. viviamo - e aiutiamo gli altri a vivere - nel mondo di domani da persone più CONSAPEVOLI e, quindi, più RESPONSABILI
4. accostiamoci alla vita quotidiana in modo equilibrato ed armonioso, arginando sospetto, prevenzione, diffidenza, pregiudizio
5. sviluppiamo un antidoto al cinismo sociale che ci spinge a non credere più a nessuno, riducendo le distanze tra le persone: io sono io, ma con l’altro (2)
6. miglioriamo sia la cultura delle persone che la qualità e l’affidabilità delle informazioni che ciascuno di noi produce e diffonde
7. alimentiamo un clima di positività, dove sia possibile ricostruire il bene prezioso dell’entusiasmo e della fiducia nelle persone
8. lavoriamo ad una nuova organizzazione della vita sociale per sanare i limiti della cultura contemporanea, costruita sul pilastro dell’interesse particolare e individuale. Esiste un bene superiore che va al di là dell’interesse delle singole parti
9. ricostruiamo il senso della Comunità, prevalendo su disillusione, diffidenza, egoismo, isolamento
10. educhiamo alla sostenibilità e alla responsabilità, unica via per generare condivisione, collaborazione, solidarietà, benessere.
Fabrizio Favini
(1) La pandemia ha mutato profondamente le nostre organizzazioni e il nostro modo di lavorare. Solo in Italia, in meno di 18 mesi, lo smart working è passato da mezzo milione di persone a più di 8 milioni. Le cose sono tornate ad una situazione di maggior equilibrio con un ritorno in presenza ma, tra lo smart working e il work-life balance, molti durante la pandemia hanno iniziato a dare valore alla qualità della vita privata in contrapposizione a quella lavorativa.
(2) Non c’è vero progresso se non è per tutti. (Henry Ford)
Swiss School of Management è una business school d’eccellenza nata in Svizzera nel 1981, arrivata in Italia vent’anni fa con la prima sede a Roma, poi approdata a Brescia, per raggiungere nel 2023 l’ambita capitale dell’economia italiana: Milano.
Ad oggi conta in tutto 23 sedi nel mondo a marchio SSM e oltre 250 Università affiliate. Interamente in lingua inglese, adotta i metodi educativi delle migliori università del mondo, una formazione straniera rimanendo in Italia che abbina la Swiss Quality all’Italian Tradition. Un sistema all’avanguardia che vuole sovvertire la tendenza sempre più diffusa tra gli studenti di scuola superiore, quella cioè di considerare come sola opzione per lo studio universitario un ateneo all’estero.
A rendere completamente innovativo il metodo proposto da SSM è il Progetto Ulisse, un approccio unico nel suo genere che permette agli iscritti di frequentare più sedi del network: a tutti gli studenti, infatti, è data la possibilità di seguire i corsi cambiando tra le sedi di tutto il mondo ogni 3 mesi, senza costi aggiuntivi.
I programmi sono sincronizzati per cui uno studente, dopo un trimestre a Brescia, può tranquillamente seguire quello
successivo a Dubai, al Cairo, a Singapore, potenziando il proprio percorso di studi e magari proiettandosi già verso una meta di lavoro. Ma non solo. Per Swiss School of Management la cura di ogni singolo studente è prioritaria; sono infatti solo 15 gli studenti ammessi per sede e a ciascuno viene assegnato un tutor dedicato che lo seguirà per tutto il percorso di studi: ciò al fine di ritagliare un programma tailor made sia dal punto di vista formativo-educativo, che nelle proposte di incontri, approfondimenti e stage formativi.
Inoltre, nell’ottica di formare sempre più smart leader d’azienda della futura generazione, pronti a competere sui mercati mondiali e, pertanto, il più possibile aggiornati, il metodo non prevede l’utilizzo di una quantità spasmodica di libri di testo, proprio perché i temi e le materie trattatecome per esempio Mergers & Acquisitions - sono in costante evoluzione e mutamento e una volta apprese sul libro le nozioni di base si resta bloccati su concetti destinati ad essere superati. Ecco perché ci si focalizza su decine di casi di studio reali, che aiutano i giovani universitari a calarsi nella concretezza dell’economia moderna.
Nel panorama dell’istruzione, infatti, sempre più spesso l’illusione della conoscenza viene
confusa con la capacità di memorizzare una serie di informazioni, piuttosto che con la competenza nel loro utilizzo pratico. Ciò è purtroppo un retaggio ancora molto diffuso nei sistemi educativi tradizionali.
Per troppo tempo l’Università è stata prigioniera di un modello educativo che valorizza la capacità di ricordare dati piuttosto che la capacità di applicarli in contesti reali. In un mondo sempre più complesso e interconnesso ciò rappresenta un’arretratezza pedagogica che va superata. Swiss School of Management vuole colmare questo gap proponendo metodi di studio che privilegiano appunto un’attività pratica, di ragionamento concreto. Questo non significa trascurare l’importanza della conoscenza di base, ma piuttosto integrarla in un approccio che includa l’apprendimento esperienziale, la collaborazione e la pratica deliberata.
L’obiettivo non è solo quello di preparare gli studenti a superare un esame, ma di prepararli per affrontare sfide complesse e avere successo in un mondo in rapida evoluzione. Sono principalmente 3 gli
approcci che quotidianamente i nostri insegnanti applicano.
Il primo è il Learning By Doing, concetto che nasce dall’idea di due filosofi e pedagogisti, John Dewey e Edgar Dale: l’apprendimento viene visto come un’esperienza diretta e sociale che influenza la memoria e l’apprendimento stesso. Gli studenti sono coinvolti quindi in un apprendimento attivo che favorisce pensiero critico e riflessione. Memorizzano sì, ma poi riflettono, ripercorrono mentalmente e interiorizzano le azioni, aumentando così l’attenzione e colmando eventuali lacune.
Il secondo è il Cooperative Learning, una metodologia educativa strutturata che coinvolge gli studenti nell’apprendimento attraverso il lavoro collaborativo in gruppi, dove condividono responsabilità ed obiettivi. L’insegnante agisce come facilitatore, pianificando attività che favoriscono la collaborazione e il raggiungimento di goal comuni. Questo approccio, applicabile a tutti i livelli scolastici, promuove il dialogo, la cooperazione e lo sviluppo di competenze relazionali. Il rendimento individuale è legato al successo del gruppo, incoraggiando l’impegno e la partecipazione attiva.
Il terzo - che è alla base della nostra filosofia alla Swiss School Of Management - è il Project Based Learning, un approccio educativo che coinvolge gli studenti in progetti reali, aiutandoli a sviluppare competenze utili nella vita lavorativa quotidiana.
I suoi 7 elementi essenziali includono la definizione di un problema significativo, l’indagine rigorosa, l’autenticità del progetto, la voce e la scelta degli studenti, la riflessione, la critica e la revisione, e la presentazione pubblica del prodotto finito.
Il PBL enfatizza il lavoro di squadra, sviluppa il pensiero critico, facilita l’apprendimento
profondo e a lungo termine, infonde fiducia in se stessi, aumenta il coinvolgimento degli studenti, migliora le capacità decisionali, sviluppa competenze tecnologiche e favorisce l’apprendimento multidisciplinare.
In conclusione, è giunto il momento di una rivoluzione formativa nelle scuole e nelle università. Gli esami basati sulla memorizzazione possono fornire una misura superficiale del successo accademico, ma non riflettono necessariamente la capacità di un individuo di applicare le conoscenze in contesti reali. Dobbiamo liberare gli studenti dalla schiavitù mnemonica e prepararli ad essere cittadini impegnati e professionisti competenti in un mondo in rapida trasformazione. Solo attraverso un approccio educativo centrato sull’applicazione delle conoscenze possiamo garantire loro il successo e il benessere nella società del futuro.
Le nostre sedi di Milano e Brescia offrono agli studenti due tipologie di percorsi di studio: il BBA, Bachelor of Business Administration e l’MBA, Master in Business Administration.
Il BBA è un programma a tempo pieno, suddiviso in 3 anni ed è il corrispettivo di una laurea triennale in scienze economiche Il corso è strutturato in modo da fornire agli studenti alcune basi concrete con le quali affrontare il mercato del lavoro nei settori finanziari. Mira a dare agli studenti un’ampia conoscenza delle operazioni aziendali, sviluppando una mentalità cosmopolita e competenze specifiche in materia di finanza e mercati, politiche aziendali e relazioni con i clienti, comunicazione e settore IT.
L’MBA corrisponde a una laurea magistrale Con una durata di un anno, è il diretto prosieguo del BBA e ha la funzione di ampliare e approfondire le conoscenze
acquisite nei 3 anni precedenti. Nel corso del programma MBA, gli studenti innalzano le skills acquisite a un livello superiore studiando leadership, business, imprenditorialità e filosofie di gestione che possono essere applicate a qualsiasi ruolo manageriale in diversi settori. Il Master offre inoltre agli studenti un’esperienza pratica e applicabile nella conduzione di gruppi e nelle discussioni in classe. La componente di confronto con professionisti e realtà aziendali, infatti, è ancora più predominante.
Stefano Anzuinelli
APPROFONDISCI
La quantità di errori cognitivi che costellano le nostre giornate è proverbiale: dalle estremizzazioni, ai ragionamenti emotivi, dalle generalizzazioni, all’intolleranza, alla frustrazione, sono molti i meccanismi che spesso ci impediscono un pensiero razionale ed efficace.
Nel caso del cambiamento climatico si aggiungono almeno 2 ulteriori effetti: quello della lentezza del processo che ha portato all’aumento del 30% della CO2 presente nell’atmosfera - fenomeno sviluppatosi nel corso di almeno due secoli e di una decina di generazioni - e quello dell’ estensione globale degli effetti climatici.
Nel mio ultimo libro L’Alfabeto della Natura, porto molti esempi di quanto sia difficile resistere agli errori cognitivi, di quanto ne siamo tutti predisposti e quindi perseguitati da tempo immemore.
Di per se stesso questo non sarebbe un problema: da Galileo in poi, la scienza sperimentale è il potente strumento che abbiamo a disposizione, da soli 4 secoli, per capire le questioni antintuitive, i fenomeni fisici nascosti dietro a numeri molto piccoli o talmente evidenti da passare inosservati. La scienza e gli scienziati sono i nostri alleati per capire la realtà che ci circonda e affrontare i problemi che incombono.
Nel caso del clima, perfino gli scienziati hanno impiegato parecchio tempo per capire il rischio dell’effetto serra indotto dall’uomo: il primo scienziato ad accorgersi che certi gas in atmosfera, la CO2 ed il metano in primis, avevano la capacità di sviluppare un effetto serra fu il chimico-fisico svedese Svante Arrhenius che nel 1896 pubblicò il primo modello climatico dimostrando come un raddoppio della CO2 nell’aria avrebbe prodotto una crescita della temperatura di
circa 5-6°C. Ma questo studio, come altri, venne superficialmente criticato e passò inosservato.
Occorre arrivare agli anni ’70 del secolo scorso perchè iniziasse un serio dibattito scientifico sul riscaldamento globale e si mettessero le solide fondamenta di studio di quelli che oggi chiamiamo cambiamenti climatici.
Inoltre, vi è un altro aspetto che sfugge alla maggior parte di noi: lo straordinario equilibrio climatico di cui abbiamo beneficiato negli ultimi 10.000 anni, periodo in cui è nata l‘agricoltura, sono nate le città, si sono sviluppate tutte le civiltà di cui esiste traccia.
Ce lo siamo trovato questo equilibrio climatico e ne abbiamo beneficiato enormemente: grazie ad esso ci siamo talmente sviluppati
da essere oggi in condizioni di riuscire ad alterarlo senza riuscire a controllarlo.
Da un punto di vista strettamente scientifico la questione climatica è oggi un problema ben compreso e piuttosto semplice da descrivere. Le indicazioni su cosa fare per contenerlo e risolverlo sono patrimonio comune della comunità scientifica. Le esitazioni su cosa fare e quando fare derivano soprattutto da questioni politiche, dai costi degli interventi, da interessi contrapposti, dalla competizione economica.
Se non fosse un problema oggettivamente grave, che comporta costi sociali rapidamente crescenti, potremmo tranquillamente ammettere che non verrà risolto in tempi brevi. Ma siccome eventi climatici estremi e drammatici ci spingono ogni giorno che passa ad reagire con urgenza, penso che anche la politica, magari controvoglia, sarà obbligata ad intraprendere le azioni necessarie. Come diceva Feynman, non si può ingannare la Natura.
Questo non toglie però che esiste una parte della società che in un modo o nell’altro continua a negare l’emergenza climatica. Le motivazioni possono essere le più varie: interesse economico a che non cambino i fondamentali di una economia basata sui combustibili fossili, desiderio di protagonismo, scarsa fiducia nei confronti del pensiero critico e scientifico.
In questo contesto trovano terreno fertile il negazionismo e le fake news. È però opportuno non esagerare sul peso degli atteggiamenti negazionisti: abbiamo ricordato che il fenomeno climatico per coloro che non lo affrontano con strumenti scientifici è per sua natura difficile da intuire.
Rispetto ad alcuni secoli fa, la società contemporanea, per quanto poco possa essersi formata al pensiero critico e istruita alla conoscenza scientifica, dispone incomparabilmente di molti più stimoli e canali incrociati di informazioni. Di conseguenza le fake news e le posizioni negazioniste influenzano una parte limitata della popolazione.
L’obiettivo è certamente quello di limitarne quanto più possibile l’area di influenza, potenziando l’educazione scolastica e la divulgazione dei temi scientifici; ma se pensiamo ai secoli passati, per lunghissimi periodi il pensiero comune è stato impregnato di fake news molto più di quanto non sia oggi.
Carl Sagan sosteneva che il 95% degli americani fosse analfabeta scientifico. Si tratta di un problema che coinvolge tutte le società sviluppate: da una parte la nostra vita dipende da innumerevoli potenti tecnologie a portata di un pulsante. Dall’altra non sappiamo quasi nulla dei principi tecnicoscientifici alla base di queste tecnologie.
Si tratta di un paradosso moderno ma col quale ci dobbiamo fare i conti. Una società analfabeta sui temi scientifici e tecnologici è più facilmente influenzabile sia a livello politico, che a livello strategico, che culturale. Se il sonno della ragione genera mostri, il sonno del pensiero critico ci fa imboccare le strade sbagliate portandoci a scelte che possono risultare dannose o addirittura insostenibili per la società.
Esiste solo un modo per non essere analfabeti: imparare a leggere e a scrivere. Lo stesso vale per l’educazione scientifica a scuola, fondamentale palestra per la
formazione di menti educate ad affrontare il futuro. Occorre insegnare ai ragazzi a pensare bene: in questo senso non ci sono molte alternative ad una formazione in cui la componente scientifica abbia uno spazio importante e possa contribuire a sviluppare quella capacità critica così necessaria per orientarsi nel mondo di oggi. Ci possono essere vari metodi per formare il pensiero critico, ma il metodo scientifico galileiano rimane inarrivabile: la Natura è maestra non solo nel mostrarci l’infinita, meravigliosa complessità dell’universo, ma anche per l’onestà con cui risponde alle domande che le poniamo tramite il metodo sperimentale. Una Maestra operativa 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno: impariamo ad interrogarla, impariamo a leggere il linguaggio con cui è scritto il Libro della Natura; non ne resteremo delusi!
Roberto Battiston

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Il capitale sociale, come afferma il politologo americano Robert D. Putnam, si riferisce alle connessioni tra individui, alle reti sociali, alle norme di reciprocità e affidabilità che ne derivano. Esso è, secondo la definizione del sociologo francese Pierre Bourdieu, la somma delle risorse, reali o virtuali, che un individuo o un gruppo ottiene in virtù del possesso di una rete durevole di relazioni più o meno istituzionalizzate di conoscenza e riconoscimento reciproco.
Il capitale sociale in Italia purtroppo langue Sono fragili le risorse cui le persone possono attingere grazie alle qualità e quantità delle relazioni sociali e delle reti di connessioni
che possiedono. Una recente indagine di Ipsos Global Advisor, realizzata in 30 Paesi, consente di mettere a confronto la qualità percepita delle relazioni sociali e familiari degli italiani con quelle dei cittadini degli altri Paesi e permette di verificare lo stato di salute del capitale sociale presente nella nostra Penisola.
Un primo aspetto da analizzare sono le relazioni amicali. La soddisfazione per la qualità delle connessioni amicali colloca gli italiani al penultimo posto (63%), superati solo dai giapponesi (55). In testa ai livelli di appagamento per la qualità dell’amicizia troviamo i residenti in Perù e Indonesia
Se passiamo dalle relazioni amicali a quelle sentimentali e sessuali il quadro muta di poco. In Italia è soddisfatto il 52% delle persone. Un dato che colloca gli italiani al terzultimo posto insieme a Canada (52), Corea del Sud (45) e Giappone (37).
In testa alla classifica di appagamento delle relazioni sentimentali ci sono i cittadini di India e Messico (76%). Il primo Paese europeo è la Spagna (70), seguita da Olanda (64) e Gran Bretagna (63). La Francia è al 61, poco più sotto l’Irlanda (60), il Belgio e la Svezia (58). Livelli simili a quelli dell’Italia li troviamo in Germania (54) e Ungheria (53).
Non va meglio se analizziamo il compiacimento per i rapporti di coppia. L’Italia si colloca in terzultima posizione (72% di soddisfatti), superata da Corea del Sud (68) e dal Giappone (69). I più appagati dalle relazioni di coppia li troviamo in Thailandia (92%) e Olanda (91). Negli Stati Uniti il livello di appagamento coinvolge
/4 (85%), seguiti da Sud Africa e Thailandia (83). Al terzo posto si collocano olandesi e irlandesi (82). Più sotto: inglesi (81), spagnoli (79), polacchi (77), tedeschi e francesi (76), svedesi (75), belgi (71) e ungheresi (70).

l’87% delle persone, in Gran Bretagna l’86, in Germania l’85, in Spagna l’84, in Francia Polonia e Ungheria l’81.
Gli italiani salgono al quart’ultimo posto quando si parla di soddisfazione dei rapporti con genitori, fratelli e parenti (69%). Peggio vanno solo Turchia (68), Ungheria (67), Corea del Sud (81) e l’immancabile Giappone (55). I Paesi europei in cui l’appagamento per le relazioni parentali è maggiore sono Spagna e Olanda (81), seguite da Svezia (78), Irlanda e Gran Bretagna (77), Francia e Germania (72), Polonia (71).
Complessivamente gli italiani si sentono limitatamente amati (63% afferma di sentirsi amato) e poco apprezzati (58% afferma di sentirsi apprezzato).
Nel primo caso l’Italia si colloca al penultimo posto, nel secondo caso si piazza al quart’ultimo posto.
L’unico aspetto in cui gli italiani risalgono la piramide della soddisfazione è quello relativo alla soddisfazione del rapporto con i figli (81%). Un dato che comunque colloca il nostro Paese sempre nella parte bassa della classifica, ma non in fondo, superata da Turchia, Australia, Polonia, Corea del Sud, Ungheria, India e Giappone. Il livello di soddisfazione italiano è simile ai livelli registrati in Germania e Olanda (83), Gran Bretagna e Francia (84), Irlanda e Spagna (86). Solo la Svezia svetta con il suo 90%.
Il quadro che complessivamente emerge dalla ricerca mostra una sistemica e complessiva fragilità del capitale sociale degli italiani.
Le persone, sottolinea il sociologo Nan Lin della Colorado University, accumulano capitale sociale attraverso interazioni intenzionali con altri, costruendo così una reputazione di affidabilità che può essere
sfruttata per fornire benefici all’individuo e ai suoi alleati. Queste dinamiche appaiono decisamente più gracili nel nostro Paese e portano con sé numerose e perniciose conseguenze.
Bassi livelli di capitale sociale alimentano la frammentazione e l’isolamento degli individui e dei gruppi, riducendo i tassi di coesione sociale; indeboliscono il tessuto della fiducia tra le persone e la loro disponibilità a cooperare per il bene comune; riducono la partecipazione civica e politica; foraggiano l’aumento dell’individualismo e dell’egoismo.
Un basso capitale sociale può esacerbare le disuguaglianze esistenti poiché le persone con meno risorse e reti sociali hanno minori opportunità di mobilità sociale e di accesso ai benefici derivanti dalle relazioni. Non solo. Bassi livelli di reticolarità sociale incrementano la criminalità e i comportamenti antisociali.
Una comunità con un capitale sociale carente ha, infine, più difficoltà a far fronte e a riprendersi da eventi traumatici o situazioni di crisi a causa della mancanza di supporto reciproco e di risorse condivise. Minando la coesione, la fiducia e la capacità di una società di affrontare sfide comuni e perseguire obiettivi condivisi, si prepara un futuro di fragilità e si alimentano le fratture e le tensioni sociali.
E di tutto questo nel dibattito politico contemporaneo non c’è traccia.
Enzo Risso

Nel mondo del management consulting da 50 anni, è consulente esperto di innovazione del comportamento, facilitatore e formatore per lo sviluppo del talento in Azienda. Migliora il rendimento del capitale umano
favorendo la crescita di soddisfazione, motivazione, selfengagement, produttività.
Utilizza le neuroscienze per favorire l’acquisizione delle competenze sociali indispensabili
a modificare i comportamenti non più funzionali alla crescita sia dell’Individuo che dell’Azienda.
Oltre a numerosi articoli, ha pubblicato i seguenti libri: La Vendita di Relazione
(Sole 24ORE); La vendita fa per te (Sole 24ORE); Scuotiamo l’Italia (Franco Angeli); Comportamenti aziendali ad elevata produttività –Integrazione tra stili di management e neuroscienze (gueriniNext).
Editore di rivoluzionepositiva. com, Magazine On Line orientato al nuovo Umanesimo d’Impresa per la sostenibilità sociale, economica ed ambientale dell’Impresa stessa.

studiato negli USA e in Italia, lavorando
in diversi Paesi. È nato in una famiglia di educatori che da generazioni fornisce servizi formativi e di orientamento a giovani, studenti e genitori. Oltre che di motivazione e di crescita personale si occupa di scambi culturali all’estero
tramite una vasta rete di sedi, sia in Asia che in Europa. Nel 1996 assume la direzione dei Licei Paritari Isaac Newton; dal 2020 è Chairman della Swiss School of Management di Brescia e dal 2023 della sede a Milano.

È un fisico italiano. È stato presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) dal 2014 al 2018. Fisico sperimentale, specializzato nel campo della fisica fondamentale e
delle particelle elementari, è uno dei maggiori esperti di raggi cosmici. Ha coordinato assieme al premio Nobel Samuel C.C.Ting la realizzazione dello spettrometro
magnetico alfa, operante sulla Stazione Spaziale Internazionale dal 2011, dedicato alla ricerca dell’antimateria e della materia oscura. Ha pubblicato oltre
550 articoli scientifici sulle più importanti riviste internazionali. Editorialista de La Stampa, Corriere, Repubblica, Adige svolge anche una intensa attività come saggista e
divulgatore. Ha scritto: L’alfabeto della Natura (2022), La matematica del virus (2020), La prima alba del cosmo (2019), Fare Spazio (2019).

quotidiano Domani. Autore del manifesto
libri, realizzato per Libro 2022. Coordina con il prof. Andrea Segrè l’osservatorio internazionale sullo
spreco alimentate Waste Watcher. Ha pubblicato molteplici volumi di analisi sociale, politica e valoriale; solo per citare gli ultimi: “Il consumatore narratore si sé,
L’immaginario collettivo e il suo ruolo nelle scelte di consumo” (Guerini & associati, 2023); “Lo spreco alimentare in Italia e nel mondo. Quanto, cosa e perché. I rapporti
dell’Osservatorio Waste Watcher International 20222023” (con Andrea Segré, Castelvecchi 2023).



Perché Rivoluzione Positiva?
Un nuovo Magazine On Line: informazione, conoscenza, saggezza.
Con l’enorme disponibilità di informazioni, resa possibile dalla tecnologia, la nostra vita è diventata molto più veloce e molto più distratta. Abbiamo creato i presupposti per cui il nostro cervello è meno preciso, fatica di più a concentrarsi. Perdiamo il focus attentivo sui problemi, divaghiamo mentalmente, siamo intermittenti e discontinui nel nostro modo di pensare e,
quindi, nel nostro comportamento.
Siamo passanti frettolosi e distratti la cui soglia di attenzione dura 8 secondi; siamo meno concentrati dei pesci rossi che arrivano a 9, ci dicono gli esperti. Siamo diventati bulimici di informazioni, emozioni, immagini, collegamenti, suoni. Divoriamo il tutto in superficie senza gustare, approfondire, riflettere.
Oggi chi non si ferma a
guardare non vede; chi non si ferma a pensare non pensa.
Riscopriamo allora il piacere - o la necessitàdi riflettere, di pensare, di soffermarci per capire meglio dove stiamo andando per essere più consapevoli del nostro tempo, complesso e complicato, e del nostro ruolo, umano, sociale e professionale.
Se condividete queste nostre riflessioni, siete invitati a partecipare ad
una iniziativa virtuosa resa possibile dalla combinazione dei saperi e delle esperienze umane e professionali di un manipolo di Pensatori Positivi, profondi, competenti e sensibili interpreti del nostro tempo, che hanno deciso di contribuire a questo Progetto. Ad essi si uniscono autorevoli Testimoni Positivi. A tutti loro il nostro grazie! di cuore.
Fabrizio Favini
Edoardo Boncinelli
Roberto Cingolani
Enrico Giovannini
Gianni Ferrario

img: artlex.com

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