ДЕТИ (BAMBINI)
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Le macchine intelligenti faranno il lavoro che facciamo noi? No, o meglio, solo in parte. Le macchine non sono in grado di creare un rapporto di fiducia come fa l’essere umano. Ciò dipende dalla relazione fisica ed emotiva che ognuno di noi intrattiene con l’altro. Per metterci in una situazione di fiducia noi dobbiamo fidarci. E ciò non è sostenibile da parte di un robot. Oltre al fatto che anche il contatto oculare è fondamentale per generare
la relazione interpersonale, quindi la fiducia. Noi, invece di cercare di competere con le macchine, dobbiamo specializzarci in competenze che sono profondamente ed esclusivamente umane! Noi possiamo fare la differenza tra competenze e qualità del rapporto grazie alle caratteristiche tipicamente umane legate alla relazione interpersonale: capacità di essere consapevoli e quindi responsabili; capacità di essere
empatici, ossia attenti all’altra persona.
Questi sono ingredienti indispensabili per ogni lavoro basato sulla fiducia e, quindi, sulla relazione umana Per concludere, riporto il pensiero di Daniel Lumera:” Più l’intelligenza artificiale entrerà nella nostra vita quotidiana, più saranno necessari valori ed integrità. Sarà fondamentale educare la mente a ritrovare lo stupore per la Natura e per la vita. Per mettere l’umano al primo posto, partiamo da questa Meraviglia. E’ così che nascono rispetto, responsabilità, coerenza ed empatia”.
Fabrizio Favini
Il marchio del Magazine rivoluzionepositiva riporta 3 parole che sintetizzano i 3 stadi evolutivi del sapere.
Prima parola: INFORMAZIONE. Troppe persone ormai si ritengono soddisfatte nella loro ricerca del sapere quando la loro fonte del sapere è la Rete. Peccato che l’Informazione attendibile si sia ormai estinta
avendo lasciato il posto alle fakenews. Fermarsi a questo stadio significa essere disinformati, superficiali, manipolabili, marginali, inaffidabili.
Seconda parola: CONOSCENZA. Per sconfiggere le fakenews dobbiamo sviluppare un adeguato livello di conoscenza, che si costruisce con lettura profonda, ricerca,
confronto, verifica. Un grande salto di qualità rispetto a INFORMAZIONE, non vi è dubbio. Ma non basta. Ognuno di noi, con un passo ulteriore, può dare un personale contributo alla soluzione dei tanti problemi che stanno comprimendo la nostra esistenza.
Terza parola: SAGGEZZA. Significa saper essere consapevoli, ovvero dominare impulsi, emozioni, sentimenti negativi a favore
di una personale rivoluzionepositiva. Quindi adottare un comportamento responsabile, che discende dal latino res-pondus: farsi carico del peso delle cose!
Saper essere saggi, appunto, una saggezza che nulla ha a che fare con il logoro, millenario paradigma secondo il quale la saggezza apparteneva solo agli anziani del villaggio. Tutti noi possiamo/ dobbiamo tendere alla saggezza!
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Il Magazine rivoluzionepositiva da oltre 5 anni contribuisce con continuità e determinazione ad alimentare un importante stimolo: la consapevolezza che abbiamo sempre più bisogno di comportamenti positivi e responsabili da parte di tutti noi!
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L’universo del comportamento umano è uno dei pochi settori in cui si continua ad operare sulla scorta di abitudini e di modelli culturali in buona parte obsoleti.
Veniamo educati a soffrire per conquistarci un posto nella vita; viceversa l’educazione al benessere interiore, all’autoconsapevolezza, alla percezione di sé e degli altri ce la dobbiamo costruire da soli.
E così noi molto spesso facciamo un uso sub-ottimale delle nostre risorse personali, influenzando in tal senso la vita di chi ci sta vicino: in famiglia, in società, sul lavoro. Spesso aderiamo alla cultura della negatività, della lamentela, della critica, del rinvio, dell’immobilismo.
Altrettanto spesso siamo vittime di comportamenti autolimitanti. Sovente l’esperienza, consolidando un pregiudizio, ci
limita nella capacità di interpretare con lucidità la realtà circostante. Siamo in balìa di alibi, conformismi, abitudini consolidate e di false convinzioni.
Per rimuovere emozioni ed atteggiamenti negativi aprendo la nostra esistenza alle opportunità della vita, dobbiamo sviluppare energie costruttive e positive e un diverso approccio con noi stessi e col mondo che ci circonda.
rivoluzionepositiva ha lo scopo di aiutare, chi è interessato, a realizzare questi obiettivi.
Il Comitato di Redazione:
Fabrizio Favini
Edoardo Boncinelli
Roberto Cingolani
Enrico Giovannini
Gianni Ferrario
BENVENUTI A BORDO!18 06 14 10
Esperto di innovazione del comportamento
Intelligenza Emotiva per acquisire un vantaggio competitivo e il benessere dei Collaboratori –10a e utima parte
Giornalista professionista e saggista
Finchè chip non ci separi
pg. 22
Autori
pg. 26 Manifesto
Esperto in ricerche sociali
Benessere: il ruolo dell’Impresa
Direttore Scientifico IPSOS
Tra pratici e sognatori: come si vedono gli italiani nell’era dell’incertezza
Nelle 9 puntate precedenti abbiamo visto come ora più che mai dobbiamo dotarcisenza ulteriori esitazioni – di una nuova cultura, la cultura dello Sviluppo Umano e della gestione strategica del Capitale Relazionale
Abbiamo parlato di scienza del benessere e di biologia della gentilezza, ossia di una importante innovazione comportamentale che ci permetta di affrontare la nostra vita relazionale con soddisfazione, consapevolezza, motivazione, responsabilità, successo.
E abbiamo visto come questa innovazione comportamentale possiamo acquisirla solo tramite uno specifico Piano di Apprendimento che non ha nulla a che vedere con l’intelligenza cognitiva, bensì con lo sviluppo della nostra Intelligenza Emotiva
Sempre riferendoci allo specifico Modello Comportamentale e al set di Tecniche per il Comportamento Aumentato, abbiamo sinteticamente visto:
• Manuale di Benessere Mentale
• Cervello Emotivo VS Cervello Razionale
• Come gestire l’Egocentrismo
• Come sviluppare Percezione e Pensiero
• Come gestire le Trappole della nostra mente
• Come gestire Stress ed Ansia
• Come gestire Comunicazione e Feed-back
Terminiamo ora la nostra incursione nel mondo dell’Intelligenza Emotiva con qualche riflessione su un altro fondamentale argomento:
« Il compito fondamentale del Leader è di innescare sentimenti positivi nelle persone che gestisce. Se ci sentiamo spontaneamente attratti da persone emotivamente positive è perché esse ci fanno sentire bene».
Daniel Goleman
Con il veloce modificarsi del mondo del lavoro cambiano anche le caratteristiche che ci servono non solo per sopravvivere quanto per eccellere.
Il nostro mondo, non solo aziendale, sta attraversando una profonda trasformazione che richiede una nuova leadership.
Inoltre l’aumento della pressione competitiva dà nuovo valore agli individui capaci di automotivarsi, dimostrare iniziativa, dotati
di energia interiore sapendo così gestire inconvenienti ed insuccessi.
L’esigenza sempre più stringente di servire al meglio il Cliente - esterno ma anche e soprattutto interno - e di lavorare in modo fluido e creativo con un ventaglio sempre più ampio di persone rende sempre più preziose le nostre competenze sociali.
Ne deriva che la leadership non è più uno status, un titolo, una mera funzione organizzativa bensì una energia che muove e che emoziona.
ERGO: Il Leader è prima di tutto la guida emotiva del gruppo.
Il Leader non è a cavallo della piramide gerarchica – non dimentichiamo che la piramide esemplifica una tomba – bensì è davanti, all’avanguardia.
Il Leader è a proprio agio con l’incertezza, e la governa.
Il Leader è un imprenditore, un creativo, una persona dinamica. Il suo potere è quello di far accadere gli eventi.
Il Leader è libero da condizionamenti - «abbiamo sempre fatto così» -, da illusioni, da gabbie mentali, dall’EGO.
Il Leader è un trascinatore, mette in moto gli altri. Infonde entusiasmo ed energia.
Il Leader è un costruttore di consenso, uno stratega della persuasione.
Il Leader è in grado di lavorare con stili diversi e con persone appartenenti a tutti i livelli dell’organizzazione.
Quello che dobbiamo sempre tener presente è che le Persone cercano un senso nelle cose che fanno. I Leader devono quindi essere consapevoli che i Collaboratori aspirano ad una vita che dia loro soddisfazione invece di trascinare un’esistenza priva di motivazione.
Il Gruppo, quando è gestito in modo efficace, è lo strumento più potente e produttivo per gestire il lavoro.
Ricordiamoci poi che la maggior parte delle persone di talento desidera lavorare al fianco di altre persone di talento L’eccellenza attira altra eccellenza!
Ora alcune considerazioni di fondo:
• Ricordiamoci sempre che le persone vengono prima delle strategie
• sviluppate il rapporto coi componenti del Gruppo: imparate ad ascoltare, alimentate il clima di aperto interscambio, tenete sempre conto di indizi emotivi e stati d’animo
• approcciate i problemi in modo esperienziale. Noi impariamo osservando gli altri
• valorizzate le differenze individuali: idee, prospettive, contributi, opinioni apportano valore aggiunto
obiettivi
• guardatevi dentro. I componenti di un Gruppo passano più tempo ad osservare il proprio Leader che chiunque altro. Date l’esempio!
• rispettate i valori del Gruppo se volete mobilitare le sue energie
• trasformate la visione ideale in azione!
NB 1 I Leader hanno più difficoltà di chiunque altro a ricevere un feed- back obiettivo, soprattutto quando la valutazione riguarda il loro operato in quanto leader (sindrome della reticenza).
NB 2 Sovente l’effetto prodotto dai piani di Formazione convenzionale si esaurisce nel breve. Anche il Leader riprende a comportarsi
• fornite e sollecitate costantemente il feed-back
• indagate costantemente esigenze ed aspettative del Gruppo
• alimentate l’auto-autoconsapevolezza. Trasformerete l’esigenza di cambiamento aziendale in volontà di cambiamento personale
• curate una buona relazione col singolo componente del Gruppo
• siate sensibili ed efficaci comunicatori
• coinvolgete con approccio bottom-up. È il Gruppo in grado di scatenare sia entusiasmo che adesione a progetti ed
A ottobre 2023, sotto la presidenza di turno spagnola, l’Italia ha firmato la Dichiarazione di Leòn, il primo documento europeo sulla promozione di un ecosistema human-friendly per le neurotecnologie. Porta in nuce lo stesso peso dell’AI Act, il regolamento sull’Intelligenza Artificiale. Eppure, ancora oggi, è assente dal dibattito mediatico – non, per fortuna, da quello più ristretto delle cancellerie – nonostante sia un manifesto delle sfide comunitarie che ci attendono a livello di evoluzione industriale, scientifica, geopolitica e, soprattutto, etica. Ecco perché.
Negli ultimi anni gli investimenti in neurotech - le tecnologie che interferiscono con il funzionamento del sistema nervoso e del cervello - sono aumentati a dismisura, spinti dalla ricerca sull’Intelligenza Artificiale. Ciò è accaduto perché gli algoritmi, abili nell’individuare modelli e schemi ripetitivi, aiutano a riconoscere quelli elettrici che accompagnano i processi umani, in tal caso cognitivi ed espressivi. Il settore è diventato di enorme interesse per i Governi dei Paesi più industrializzati, dal momento che poter leggere il cervello abilita alla conquista di vantaggi competitivi in ambiti davvero trasversali.
Quello sanitario, in primis. Per curare i circa 300.000 malati di Parkinson, ad esempio, l’Italia spende 2-3 miliardi di euro l’anno, gli Stati Uniti 51,9 miliardi di dollari; la neurotecnologia potrà aiutare a contenere sia gli effetti nefasti di patologie debilitanti sia il peso economico della spesa per l’assistenza. Inoltre, dobbiamo considerare il numero impressionante di individui refrattari ai farmaci, insensibili alle cure tradizionali: nel mondo sono circa 2 miliardi.
Manipolare il sistema nervoso - ovvero modificare a livello fisiologico le condizioni umane, anche di persone sane, affinché
I fattori abilitanti di questa transizione neurale sono le BCI (Brain- Computer Interfaces, interfacce cervello-computer). È bene sottolineare che la ricerca di settore è avanzata a un ritmo tale che oggi è possibile attingere al potenziamento umano anche senza ricorrere all’impianto di chip (un esempio è AlterEgo, sviluppato da MIT Lab, un cerchietto che con il pensiero permette di comandare device, monitor e altri strumenti elettronici).
Sul mercato globale sono venduti online circa 30 dispositivi per il potenziamento cognitivo fai-da-te, come rilevato dalla prima ricerca al mondo di questo tipo, condotta ad aprile da The Neurorights Foundation
Appare cristallino come estendendo lo sguardo ad altri ambiti il potenziamento umano possa significare potenziamento militare. Già nel 2015 DARPA (l’Agenzia di ricerca militare USA per lo sviluppo di tecnologie militari d’avanguardia) ha fatto pilotare con il pensiero un F35 a una donna paralizzata; è stata poi sperimentata BrainNet, rete di cervelli connessi con intelligenza artificiale, capaci di comunicare in silenzio; del 2020 è INeuraLS, per l’apprendimento potenziato dei piloti,
1 https://spanish-presidency.consilium.europa.eu/en/news/leon-declaracion-european-neurotechnology-human-rights/ siano meglio predisposte all’apprendimento e allo sviluppo di nuove capacità - apre però scenari inediti in altri mondi, come quelli dell’istruzione e del lavoro. La Dichiarazione di Leòn1, infatti, afferma che «le applicazioni non invasive e non mediche di questa tecnologia rappresentano una nuova opportunità per trasformare l’istruzione, il benessere o l’intrattenimento attraverso la neurostimolazione o la modulazione e stimolazione cerebrale, tra gli altri. Potrebbero consentire alle aziende di innovare, offrendo un’istruzione più efficiente e completa e un’esperienza di intrattenimento coinvolgente».
conseguibile attraverso la stimolazione delle onde cerebrali. Le possibili applicazioni militari sono infinite: rimozione psicologica dei traumi, controllo mentale di protesi robotiche e di armi, spionaggio invisibile in teatri di guerra,...
Il cervello è già diventato un asset geopolitico e i chip si apprestano a ricoprire lo stesso ruolo di cui è stata investita l’auto elettrica nella lunga rotta della transizione green. Secondo Margaret E.Kosal, studiosa e consulente scientifica del Segretario della Difesa USA, nessun Paese, oggi, può permettersi di non avere una propria brain initiative, un progetto di ricerca ad ampio spettro sul funzionamento cerebrale. E, guardando gli investimenti internazionali, se ne ha conferma. In cima svettano gli USA, con i 6 miliardi di dollari stanziati a favore della DARPA e della IARPA (Intelligence Advanced Research Projects Activity, il corrispettivo di DARPA nel settore dell’intelligence).
Il progetto di maggior valore oggi è The Brain Initiative, una partnership tra soggetti federali e non federali che ha lo scopo di creare neurotecnologie applicabili in molti
settori, il primo dei quali è la salute. L’obiettivo è contrastare 63 disturbi neurologici, le dipendenze, l’invecchiamento cognitivo, le malattie dell’infanzia e sostenere la diffusione della medicina personalizzata.
Segue il Canada con 2,5 miliardi per Canadian Brain Research Strategy ; al terzo posto troviamo la UE con 1,2 miliardi impegnati nell’European Union Human Brain Project e in EBRAINS, un’infrastruttura aperta per la ricerca.
Vale la pena sottolineare i progetti di due Paesi: la Spagna, che ha speso 40 milioni di euro dei fondi Next Generation EU per creare un avveniristico centro di ricerca, e la Germania, che ha finanziato con l’agenzia nazionale di cybersecurity la startup Zender Laboratories. Scorrendo ancora la classifica degli investimenti, al quarto posto si posiziona la Cina, con un miliardo riversato sul China Brain Project. Nel 2006, il Paese ha gettato le basi per un programma scientifico di lungo periodo incentrato sulle neuroscienze. Nel 2018 sono stati creati l’Istituto cinese per la scienza del cervello, a Pechino, e il Centro scientifico di frontiera per le neuroscienze presso l’Università Fudan, a Shanghai. A differenza degli altri progetti internazionali, il China Brain Project è pensato e strutturato come «un corpo con due ali»: da un lato si propone lo sviluppo di cure per i disturbi cognitivi, dall’altro il lancio di una «nuova generazione di intelligenza artificiale». Un’evidenza che allarma non poco gli USA e che ci riporta all’apprensione, oltre che all’ambiguità, con cui vengono lette le cronache sulla cosiddetta Sindrome dell’Avana, che ha colpito diversi diplomatici: strani episodi di nausea, vertigini, malesseri improvvisi. Nell’Annual Threat Assessment of the U.S. Intelligence Community, documento annuale sulle principali minacce agli USA, si ipotizza un’arma neurotecnologica usata da un blocco di potere ostile (è citata la
Russia). A supporto di questa tesi, riferiamo la recente inchiesta di Der Spiegel con le testate The Insider e CBS.
La rivoluzione neurale avanza silenziosa. Prova ne è anche il fatto che occupa spazi prestigiosi dello sport professionistico. Nella finale di Champions League del 2022, il Liverpool ha schierato in campo calciatori in versione ‘dopata’: nei giorni precedenti erano stati allenati con caschi cerebrali dell’azienda neuro11. La sua tecnologia, neuropriming, legge i segnali elettrici del cervello e sviluppa piani di allenamento personalizzato e di rilassamento extra, in vista di partite importanti.
Il neuropriming aiuta gli atleti in due modi: a continuare ad incrementare le proprie prestazioni dopo anni di allenamenti e a tenere a bada l’affaticamento cognitivo, che compromette le performance fisiche e i tempi di risposta. Quando si è stanchi, si riduce la velocità con cui i neuroni inviano i segnali ai muscoli e, se si riesce ad aumentare la potenza dei segnali usati dal cervello per reclutare le fibre muscolari, si può ottenere un aumento della forza fisica. A oggi non esistono dispositivi neurotecnologici così potenti da far diventare chiunque un grande sportivo con poco allenamento; eppure, per
i professionisti, l’uso di queste tecniche può fare la differenza.
Alla rivoluzione neurale ho dedicato il mio ultimo saggio, pubblicato ad aprile 2024 e intitolato Finché chip non ci separi. Dall’Intelligenza Artificiale a quella Aumentata.
Traccia una panoramica delle più recenti conquiste neurotecnologiche e affronta il tema più sfidante per il legislatore, la regolamentazione. Ad esempio il Cile ha inserito la tutela dei neurodiritti in Costituzione nel 2021; sono poi seguiti il Colorado, lo Stato di Rio Grande Do Sul (Brasile), la California (lo scorso maggio). Dobbiamo occuparci del fatto che l’Uomo, per la prima volta nella storia, non sta usando il cervello per inventare nuove tecnologie ma sta usando le tecnologie per manipolarlo. Con la conseguenza che il nostro spazio mentale sta per diventare un luogo accessibile a terzi – alla scienza, mossa da scopi pregevoli – ma anche alle aziende e, in potenza, ai Governi.
Nicoletta F. Prandi
Una constatazione, che sempre più frequentemente viene fatta, è che alle Imprese non viene più di tanto richiesto di fare meglio il proprio lavoro: i prodotti/ servizi messi a disposizione del mercato, nella grande maggioranza dei casi vengono giudicati di buona qualità. Non vi sono quindi attese per sostanziali miglioramenti.
Alle Imprese si ritiene invece di poter fare altre richieste: la più importante – stante la complessità sociale del periodo che stiamo attraversando - ha a che fare con una maggiore attenzione alla Sostenibilità e alla Responsabilità Sociale.
All’interno delle varie aree di Sostenibilità e Responsabilità Sociale, la più richiesta riguarda un maggior impegno nell’investire sui propri Collaboratori in una logica di work-life balance; in altri termini, il target è sempre investire sulla loro professionalità
ben sapendo che ora l’obiettivo è anche il loro benessere
La constatazione oggettiva che viene fatta è che, nei limiti in cui l’Impresa investe sul benessere dei Collaboratori, ciò genera un significativo ritorno sul fronte del loro massimo impegno professionale. Di fatto, quindi, è un investimento che promette ottimi ritorni per l’Impresa.
E non parliamo semplicemente di employee satisfaction, ma di Benessere dei Collaboratori in ciascuno degli ambiti della propria esistenza. L’employee satisfaction verrebbe anche rilevata, ma sarebbe solo un ingrediente dell’analisi.
Stante questa grande importanza, l’impegno prioritario di una Impresa che vuole sviluppare una politica di questo tipo, vincente nel medio-lungo periodo,
è quello di fare la diagnosi del livello di benessere attuale dei propri Collaboratori in tutte le principali aree della propria esistenza, per poi progettare gli interventi di ottimalizzazione.
Nei tre paragrafi che seguono, riprendiamo questi 3 temi: le difficoltà di vita, il ruolo dell’ Impresa, come procedere.
Il percepirsi in stato di benessere è fondamentale per tutti noi. Abbiamo solo questa vita e l’obiettivo primario è viverla bene, da tutti i punti di vista. Tutto il resto è “metodo”. Come già accennato, anche la professione ed il denaro sono metodi. Ribadiamo: l’obiettivo vero è vivere bene la vita nella sua complessità, percependosi in stato di benessere.
I risultati delle ricerche sociali mostrano che purtroppo raggiungere questo obiettivo è sempre più difficile, non solo perché il contesto sociale in cui si vive è sempre più complesso e teso, ma anche perché con l’andare del tempo gli individui aumentano la propria capacità critica - è un’evoluzione naturale - e le attese su ciò che si vorrebbe ottenere diventano sempre più elevate.
Un po’ tutti i segmenti ne sono coinvolti, non solo quelli tradizionali. Non si tratta infatti solo di un problema economico: ci sono tensioni sociali di varia natura che coinvolgono la generalità degli individui.
Le persone hanno bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione, e spesso hanno anche bisogno di aiuto che, fino a qualche tempo fa, c’era la speranza di poterlo ottenere dal Sistema Pubblico. Ma questo Sistema
non ha mai del tutto inteso i problemi: ha adottato soluzioni parziali, di breve periodo e di modesta entità, destinate unicamente a segmenti di popolazione in stato di palese difficoltà economica.
In realtà i bisogni di vicinanza e di aiuto sono molto più articolati, e coinvolgono segmenti ben più ampi di popolazione, ben diversi da quelli in stato di critica carenza di denaro.
Dato che il Sistema Pubblico – per vari motivi, non solo per carenza di risorse –non risponde, le attenzioni delle persone si stanno sempre più rivolgendo verso il Sistema Economico. In tal senso le Imprese hanno sempre avuto maggiorecredibilità: peraltro ci hanno sempre consentito di vivere, fornendoci beni/ prodotti/ servizi/ lavoro/ denaro.
In questi ultimi anni le attese di aiuto dalle Imprese sono considerevolmente lievitate: si chiede loro non solo di continuare a fare bene il loro classico mestiere – di proporre prodotti e servizi di buona qualità ad un prezzo corretto - ma anche di aiutare le persone, assumendosi Responsabilità Sociale (ESG).
Ed uno dei temi più importanti delle richieste in ambito ESG è sempre più quello di investire sui lavoratori, anche perché sta sempre più evolvendo verso una nuova direzione: come già anticipato, non si tratta solo della richiesta di un investimento professionale, ma appartiene alla logica del work-life balance. L’obiettivo di chi lavora è vivere bene percependo uno stato di benessere e la professione è una strada determinante per raggiungere questo obiettivo.
In realtà la persona pensa alla propria esistenza nella sua globalità e, stante il fatto che dedica tutto il suo tempo vitale all’Impresa per la quale lavora, la forte aspettativa è che l’Impresa debba pensare ad investire non solo sulla sua professionalità, ma anche sul suo benessere extraprofessionale.
È certo che investimenti di questo tipo hanno i migliori ritorni in gratitudine, traducendosi in un impegno professionale ad alte prestazioni
COME PROCEDERE: È NECESSARIA UNA DIAGNOSI PRELIMINARE
Ribadiamo: agire in questa direzione –“benessere extraprofessionale” - è ciò che ci si aspetta maggiormente, ed è l’investimento che promette i ritorni più interessanti per l’Impresa.
Quindi il processo di azione deve essere scrupolosamente curato. Per agire in questa direzione, il primo passo è quello di condurre una corretta diagnosi dell’attuale percezione del proprio benessere da parte dei Collaboratori dell’Impresa considerando che le modalità lavorative sono solo uno degli ingredienti del benessere dell’individuo. L’obiettivo centrale non deve quindi essere la relazione ImpresaIndividuo, bensì la diagnosi del benessere dell’Individuo in tutte le manifestazioni del vivere, indipendentemente anche dall’Impresa.
Stante questo obiettivo, l’analisi deve poi porre massima attenzione all’individuazione e alla comprensione delle variabili causali, cioè di quelle che sono percepite – dalla mente dell’individuo – come determinanti per il proprio benessere e per il proprio modo di vivere.
Per individuare queste variabili causali, e poi agire, abbiamo a disposizione tecniche particolarmente efficaci.
Remo Lucchi
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Come si sentono e si descrivono gli Italiani? Gli ultimi quattro anni sono stati complessi, con il susseguirsi di eventi che hanno coinvolto e generato significativi mutamenti nella vita quotidiana. La pandemia prima, poi lo scatto inflattivo, l’aumento dei mutui, il caro bollette, le guerre, il quadro economico stagnante, il susseguirsi di sconvolgimenti climatici sono tutti fenomeni che hanno amplificato i sentimenti di incertezza e hanno inciso sul modo di essere e di rappresentarsi delle persone.
Utilizzando la scala dello psicologo Andrew L. Comrey possiamo individuare una mappa dei diversi modi di essere e di raffigurarsi da parte delle persone. Nella Top 5
dell’auto-rappresentazione troviamo il sentirsi pratici (34%), cordiali (31) e tranquilli (31), equilibrati (29), sognatori (24) e romantici (20). Una cartolina tranquillizzante che lascia in fondo alla classifica elementi come la freddezza (3%), l’essere rivoluzionario (4), il definirsi una persona incerta (7) e il considerarsi un conservatore (8).
Però, come ogni cartolina non porta alla luce i tratti della complessità contemporanea; infatti scavando più a fondo, troviamo ben altra fotografia. La media nazionale nasconde profonde differenze, specie se guardiamo il dato per età, genere e classe sociale. Le ragazze e i ragazzi della Generazione Z si avvertono come meno
pratici della media (19% contro 34), ma anche meno equilibrati (20 contro 29), meno fiduciosi (11 contro 17), meno rilassati (9 contro 14) e molto più lunatici (16 contro 8).
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I giovani della Generazione Z sono molto competitivi; a loro piace vincere facile, molto di più rispetto alla media nazionale (21% contro 12), sono anche più romantici (27 contro 20) e sognatori (28 contro 24).
Le donne, rispetto agli uomini, si descrivono come più cordiali (35% contro 28), più romantiche (25 contro 15), più sognatrici (27 contro 21) e più pratiche (36 contro 33).
Gli uomini, invece, si ritengono più competitivi (15% contro 9), più pigri (11 contro 6), ma anche più tranquilli (33 contro 29) e amano stare più da soli (21 contro 17).
Ampie sono le differenze tra il ceto medio e il ceto popolare. Il ceto medio, in ragione della sua forza economica, si sente più cordiale (37% contro 21), tranquillo (34 contro 23), equilibrato (32 contro 21), ma anche più fiducioso (21 contro 13), rilassato (16 contro
12) e intraprendente (16 contro 11). Il ceto medio, rispetto a quanti si collocano nei ceti popolari, è molto più competitivo e ama vincere (13% contro 7) ed è più avventuroso (12 contro 7).
Il ceto popolare nostrano si avverte, rispetto al ceto medio, più sognatore (27% contro 19), romantico (22 contro 19) e solitario (22 contro 17). Il peso della condizione sociale e della dimensione quotidiana, nel ceto popolare, si fa sentire immediatamente osservando i fattori più esistenziali. Le persone di questa classe sociale si autodescrivono come più sospettose (16% contro 5), nervose (14 contro 5), pigre (12 contro 7) ed incerte (12 contro 4).
Altre differenze significative, nella pancia del nostro Paese, le troviamo sulla voglia di partecipare. Un tratto che mantiene il suo colore giovanile (17% nella Generazione Z rispetto all’8 dei Babyboomers) e il suo tono sociale: più forte nel ceto popolare rispetto al ceto medio (15 contro 12).
Nel nostro Paese, infine, il 43% delle persone pensa di aver ricevuto dalla Società meno degli altri. Si sentono in deficit il ceto popolare (65%), le donne (45), i giovani della Generazione Z (46), nonché le persone che vivono al Sud (48) e nelle Isole (50).
Il quadro complessivo mostra un Paese che, in questi decenni, ha investito poco sui giovani, ha alimentato un egocentrico individualismo e una dimensione competitiva fondata sulla voglia di vincere e non su quella dell’impegno a dare il meglio di sé. Un Paese che ha abbandonato a se stesse intere fasce sociali deboli, con un ceto medio che si è ripiegato a difesa delle proprie prerogative divenute incerte e ondivaghe.
La natura complessa e imprecisa degli eventi ha alimentato il senso di distanza
dalla felicità agognata, generando nuove fragilità e perplessità esistenziali.
La concatenazione degli eventi ha messo a dura prova il processo decisionale delle persone facendole sprofondare in un senso di spaesamento e in un limbo di conoscenza che hanno alimentato la difficoltà nel fare scelte e nell’agire.
All’accrescersi delle forme di incertezza e di rischio ha corrisposto, inoltre, l’inaridimento e la riduzione delle politiche di welfare. Come ci ricorda il sociologo Robert Castel, i sistemi di welfare sono stati dei riduttori dell’incertezza e hanno consentito che il destino individuale fosse inserito all’interno di collettivi di protezione. Ogni individuo aveva la possibilità di sentirsi tra gli inclusi, supportato da un insieme di sostegni sanciti dal diritto al lavoro e dalla protezione sociale.
Oggi parliamo di successo, di ricchezza, di voglia di vincere, ma non abbiamo aggiornato più i paracadute, gli strumenti per includere le persone.
Non siamo solo più cinici, siamo soprattutto più ciechi.
Enzo Risso
Nel mondo del management consulting da 50 anni, è consulente esperto di innovazione del comportamento, facilitatore e formatore per lo sviluppo del talento in Azienda. Migliora il rendimento del capitale umano
favorendo la crescita di soddisfazione, motivazione, selfengagement, produttività.
Utilizza le neuroscienze per favorire l’acquisizione delle competenze sociali indispensabili
a modificare i comportamenti non più funzionali alla crescita sia dell’Individuo che dell’Azienda.
Oltre a numerosi articoli, ha pubblicato i seguenti libri: La Vendita di Relazione
(Sole 24ORE); La vendita fa per te (Sole 24ORE); Scuotiamo l’Italia (Franco Angeli); Comportamenti aziendali ad elevata produttività –Integrazione tra stili di management e neuroscienze (gueriniNext).
Editore di rivoluzionepositiva. com, Magazine On Line orientato al nuovo Umanesimo d’Impresa per la sostenibilità sociale, economica ed ambientale dell’Impresa stessa.
Giornalista professionista e saggista, è specializzata nella divulgazione dei temi legati all’impatto sociale dell’innovazione. Ne scrive sul quotidiano
La Ragione e firma per Senza Filtro il podcast Non avrai altro Dio, su algoritmi e lavoro. Conduce un talk politico quotidiano su Radio Lombardia e interviene nella
Rassegna Stampa di RaiNews24. Formatrice per grandi aziende internazionali, è stata Direttore di Nuova Sicurezza e ha realizzato programmi di business matching
nel mercato tecnologico. Pubblicazioni: Immuni alla verità. Quello che (non) dobbiamo sapere sul potere digitale (2022, ed. Guerini; Effetto Atlantide. Come
salvarci dal naufragio digitale (2023, ed. Leucotea); Finché chip non ci separi. Dall’Intelligenza Artificiale a quella Aumentata (2024, ed. Leucotea).
Dal novembre
2015 è presidente dell’advisory board di Eumetra, Istituto di nuova concezione per lo studio della discontinuità e
dei nuovi eventi sociali alimentati dai nuovi approcci della Sostenibilità. È stato cofondatore, Direttore della ricerca,
Amministratore Delegato e Presidente di GFK Eurisko. Dal 1978 in poi Docente in ricerche sociali e di mercato in
varie università. Ha personalmente sviluppato la principale ricerca sociale in Italia, punto di riferimento per l’analisi
dell’evoluzione sociale e per la definizione delle strategie media.
realizzato per Ivrea
con il prof. Andrea Segrè l’osservatorio internazionale sullo spreco alimentate
Waste Watcher. Ha pubblicato molteplici
volumi di analisi sociale, politica e valoriale; solo per citare gli ultimi: “Il consumatore narratore si sé, L’immaginario collettivo e il suo ruolo nelle scelte di consumo” (Guerini & associati, 2023); “Lo
spreco alimentare in Italia e nel mondo. Quanto, cosa e perché. I rapporti dell’Osservatorio
Waste Watcher International 20222023 ” (con Andrea Segré, Castelvecchi 2023); “Elezioni e partiti nell’Italia
Repubblicana” (con P. Ignazi e S. Wellhofer, Il Mulino 2022); “Oltre il Rancore. Viaggio nel ceto medio” (Rubbettino 2021).
Perché Rivoluzione Positiva?
Un nuovo Magazine On Line: informazione, conoscenza, saggezza.
Con l’enorme disponibilità di informazioni, resa possibile dalla tecnologia, la nostra vita è diventata molto più veloce e molto più distratta. Abbiamo creato i presupposti per cui il nostro cervello è meno preciso, fatica di più a concentrarsi. Perdiamo il focus attentivo sui problemi, divaghiamo mentalmente, siamo intermittenti e discontinui nel nostro modo di pensare e,
quindi, nel nostro comportamento.
Siamo passanti frettolosi e distratti la cui soglia di attenzione dura 8 secondi; siamo meno concentrati dei pesci rossi che arrivano a 9, ci dicono gli esperti. Siamo diventati bulimici di informazioni, emozioni, immagini, collegamenti, suoni. Divoriamo il tutto in superficie senza gustare, approfondire, riflettere.
Oggi chi non si ferma a
guardare non vede; chi non si ferma a pensare non pensa.
Riscopriamo allora il piacere - o la necessitàdi riflettere, di pensare, di soffermarci per capire meglio dove stiamo andando per essere più consapevoli del nostro tempo, complesso e complicato, e del nostro ruolo, umano, sociale e professionale.
Se condividete queste nostre riflessioni, siete invitati a partecipare ad
una iniziativa virtuosa resa possibile dalla combinazione dei saperi e delle esperienze umane e professionali di un manipolo di Pensatori Positivi, profondi, competenti e sensibili interpreti del nostro tempo, che hanno deciso di contribuire a questo Progetto. Ad essi si uniscono autorevoli Testimoni Positivi. A tutti loro il nostro grazie! di cuore.
Fabrizio Favini
Edoardo Boncinelli
Roberto Cingolani
Enrico Giovannini
Gianni Ferrario
img: pinterest.com
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