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STORIA MIITARE DEL PIEMONTE - EPOCA TERZA CARTE E PIANI

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DEL PIEMONTE IN CONTINUAZIONE DI QUELLA DEL SALUZZO CIOÈ

DALLA PACE D'AQUISGRANA SINO AI DÌ NOSTRI con Carte e Plant DI

FERDINANDO A. PINELLI maggiort in ritiro

Epoca terza

-

Dal 1831 al 1850.

VOLUME TERZO

Prezzo d'ogni volume isolato

Ln .

d'associazione, ogni volume dell'Opera intera, compreso un volume di supplemento

7 3

► 20

TORINO 1838 PRESSO T. DEGIORGIS , LIBRAIO - EDITORE Via Nuova , N. 17 .

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D


STORIA MILITARE

DEL PIEMONTE IN CONTINUAZIONE DI QUELLA DEL SALUZZO CIOÈ

DALLA PACE D'AQUISGRANA SINO AI DÌ NOSTRI CON CARTE E PIANI

DI

FERDINANDO A. PINELLI maggiore in ritire

EPOCA TERZA

DAL 1831 AL 1850 .

VOLUME TERZO

TORINO 1838

PRESSO T. DEGIORGIS , LIBRAIO - EDITORE Via Nuova , nº 17 .


DG618 ,5

P5 v. 3

TORINO – Stamperia dell'UNIONE TIPOGRAFICO -EDITRICE TORINESE Via Madonna degli Angeli , casa l'omba, n . 2 .


PREFAZIONE

Ho nascosto molti noini, non alcun fatto :

forse quel silenzio non basta a coprire i personaggi che il lettore trova dipinti nelle

azioni. È questa la sorte degli uomini pub blici: il pubblico ha diritto di giudicarli, ed essi pagano a questo prezzo la loro grandezza e la nostra venerazione.

PIETRO COLLETTA ,

Dopo aver descritto nei due primi volumi della presente storia gli avvenimenti militari accaduti nella patria nostra dalla pace di Aquisgrana sino all'avvenimento al trono di re Carlo Alberto, io mi accingo a narrare quelli che ebbero luogo nel suo regno, e specialmente in questi ultimi anni, in cui Italia, svegliatasi dal lungo suo letargo, scuotendo le gravi sue catene, mandò un primo ruggito degno del leone di San Marco e della lupa romana . Fu detto , non senza ragione in vero, essere ardua e pe

rigliosa cosa lo scrivere la storia contemporanea, nè certa mente io sarei stato temerario abbastanza per osar lanciare nell'immondo circo ove lottano tuttora tante sozze passioni,

il giudizio della povera mia mente senza corredarlo prima di quel documento che solo vale a rendere proficua la storia , l'imparzialità dir voglio ; e se invece di bandire il vero, io avessi avuto in pensiero di esaltare o deprimere questo o

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PREFAZIONE .

quest'altro partito politico: ma avendo io certezza che nel portar sentenza sugli scorsi eventi, io intenderò l'animo sol tanto a porre nella vera loro luce i fatti e trarne quelle con seguenze che tutti, ove giudicar vogliano senza preconcetta

passione, sentono essere le sole vere, io non esito a por fine al propostomi scopo di narrare gli avvenimenti militari del Piemonte sino ai di nostri.

Questa mia imparzialità non salverammi certo dall'astio

dei potenti smascherati, dal biasimo dei dappoco, nè dall'ira dei settarii : onde, oltre ai non lievi sacrifizii pecuniarii cau

satimi da questo mio lavoro, io avrommi per soprassello ini micizie e forse contumelie . Ma io risponderò a quei latrali

col contegno di chi a nulla aspirando , nulla ormai più spe rando, sente di aver diritto di giudicare i patrii eventi, di porre in evidenza il vero valore, il merito reale, e di denudare

la storia dalle tante menzogne di cui la oscurarono i varii partiti. Poco occupandomi degli individui, io dirò ciò nulla di meno la condotta tenuta da ognuno nel disimpegno dei proprii

doveri; e chi crederassi leso, legga le parole di Colletta da me scelte ad epigrafe, e dica a se stesso, che quando si co prono cariche elevate ed alti ufficii, convien pure nobilmente esercirne le attribuzioni o tollerare la critica.

Nel ribattere le accuse degli scrittori esteri e nostrani io ſeci uso di quella moderazione che si addice allo storico, ed

allo storico di una guerra magnanima, in cui molti furono gli errori, molte le sciagure, e degni fors'anco di biasimo i modi tenuti , ma incontrastabile il diritto che ci

pose le

armi in mano : ed appunto perchè per noi pugnava il sacro diritto della nazionalità , a me parsa sarebbe ignobil cosa e


PREFAZIONE .

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non degna di tanta causa imitare chi non sa parlare degli stranieri senza scendere a vituperii : lasciam quest'arma alle donnicciuole ; noi, sangue latino, impariamo alfine a gridar meno, ad oprar meglio.

In questa prefazione mi giova porre eziandio in avver tenza il lettore sul motivo che mi indusse a parlar talvolta di me : non occorre che io dica che ciò non feci per vana

gloria ; la sola lettura dei fatti allegati prova che essi non ridondano per nulla a mio onore : ma io ciò feci perchè il lettore veda che nel portar giudizio dello spirito dell'esercito nelle varie epoche , io mi attenni a dati di cui posso guaren tire l'autenticità.

Nella narrazione delle varie operazioni di guerra io mi applicai sopra tutto a porre in evidenza quando i due eserciti avversarii agirono dietro i buoni dettami della scienza, e quando contro, senza far differenza dall'uno all'altro, poichè in tal modo, e non a stregua delle passioni, va scritta e studiata la storia militare, se fruttar deve. Discorrendo poi delle varie fazioni guerresche , notai con lode i forti e con biasimo i pusilli ,

senza investigare se chiudessero in cuore affetti repubblicani o dinastici, se più le libere forme di governo o le assolute prediligessero : erano Italiani, cui dover di soldato od amore di patria poste avevano le armi in pugno contro lo straniero ; e quelli che virilmente adempirono al debito loro hanno per questo solo fatto diritto innegabile alla riconoscenza dei loro connazionali. Lodai pertanto con egual metro i regii di Goito e di Custoza, i repubblicani di Venezia e di Roma, chè tutti

difendevano la nazionalità italiana retta da quelle forme che ad ognuno sembravan più perfette, ignorando essi , ahi sven


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PREPAZIONE .

tura ! che prima condizione era di esistere come nazione , poco importando la forma di governo, avvegnachè tutte siano buone quando forti ed oneste , pessime tutte e spregievoli ove ligie all'estera pressione , ed all'interno di corruzione maestre .

Quello che io vorrei notato dal lettore si è, che mentre gli eventi narrati nelle altre epoche di questa storia versano sempre sopra guerre dinastiche o di conquista, e solo nel 1824

appare un debole barlume di nazionalità, l'ultima nostra guerra invece veste il nobile e sublime carattere di nazionale ; unica guerra che un governo onesto possa e debba legalmente

intraprendere. E questa è, a parer mio, una gran cosa, un progresso maggiore di numerose vittorie: poichè, quand'an che avvengano e dieci e cento disgraziate campagne , oh vivaddio ! se i nostri nipoti avranno al paro di noi e più di noi caldo il sangue, l'idea dell'indipendenza nostra più non sarà per perire, ed ogni sconfitta, lungi dall'invilire i popoli italiani, rendendo per lo contrario sempre più grave, epperciò più detestato ed intollerabile, il giogo straniero, li renderà pure più saldi nel proposito di torselo dal collo.

La nazione italiana avrà fatto altro passo gigantesco e sarà vicina a cogliere i frutti dei dolorosi suoi sacrifizii quando

tutte le maggiori città avranno, al paro di Milano, di Bre scia, di Venezia e di Roma , ricevuto il battesimo di sangue :

lo straniero allora , sebben vincitore , comprenderà che egli

riposa sopra un vulcano, e solo si disporrà a sgombrare il bel paese quando vedrà che non più gli abitatori di questa

o di quest'altra terra , ma gli Italiani tutti dall'uno all'altro capo sanno e vogliono morir combattendo .


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PREFAZIONE .

Veduta sotto questo aspetto, la lotta nostra coll'Austriaco

assume un carattere cosi augusto, che a fronte di esso gli individui scompaiono: essi più non sono che i fragili e ciechi strumenti di quel destino che vuole Italia riposta nel sublime loco già da essa tenuto fra le nazioni: noi , attuali abitatori del suolo italico, più non siamo che i rozzi materiali delle

primissime fondamenta del patrio risorgimento : fra poco alla generazione presente succederà una seconda, a questa una terza, quindi una quarta ed una quinta, chiamate forse, al paro di noi , ad esser sacrifizio e non corona alla santa im

presa: ma il di dell'itala vittoria sorgerà, nè per essere pro tratta sarà dessa men fulgida e gloriosa ; ed allora quei pronipoti nostri serbati a fruirne, scevri dagli odierni pre giudizii, dimostrandosi verso noi più equi di noi medesimi, ci tributeranno la loro riconoscenza, e diranno che se com

mettemmo gravissimi errori, perchè nuovi nelle lotte politiche e militari, ebbimo pur sempre il grande, l'incontrastabile me rito di essere stati primi ad iniziare una santa guerra , a minare il dominio dello straniero nella patria comune.

L'opera mia è compita : più elegante penna descriverà forse fra breve le azioni dei Piemontesi in un'altra guerra ;

spero che la condotta loro sarà tale da essere non solo glo riosa sequela , ma splendida corona alle gesta proprie e degli avi; ma giammai le armi piemontesi riscenderanno in campo per causa più bella , più santa di quella che impresero a difendere nella passata guerra ; la redenzione diquesta Italia nostra . L'AUTORE.


AVVERTENZE.

Era intenzione dell'Autore far precedere il terzo vo lume da un'appendice contenente alcune rettificazioni ed aggiunte al primo e secondo volume; ma la materia riuscendo già soverchia pel terzo volume, ed il numero dei fogli di stampa di esso molto maggiore a quello pro messo dal programma , eyli venne nella risoluzione di stampare un volumetto di supplemento, che i signori As sociati all'opera potranno, volendolo, procurarsi al tenue prezzo di lire 1. 50.


AUTORI CONSULTATI PER LA TERZA EPOCA DI QUESTA STORIA .

VicoveDE BIANCHI ANGELO BROFFERIO

I Ducati Estensi dal 1815 al 1850 .

Storia del Piemonte .

SOLARO Della MARGARITA

Memorandum .

GUALTERIO --- Gli ultimi rivolgimenti italiani. RAMORINO

Précis des derniers événements de Saroje.

RAVICCHIO DI PERETSDORF Notice sur le camp d'instruc tion des troupes sardes en 1838 .

Henry GIUSTINIANI - Statistique militaire des États sardes . Louis BLANC

Histoire de dix ans.

ALPHONSE DE LAMARTINE

Histoire de la dernière réro

lution .

CARLO MARIANI - Storia politico -militare della rivoluzione italiana .

Luigi CARLO FARINI

Lo Stato romano dall'anno 1815 al

4850 .

Memorie ed osserrazioni sulla guerra dell'indipendenza d'Italia nel 1848 , da un ufficiale piemontese . Archivio triennale delle cose d'Italia.

Campagnes du feld -maréchal comte Radetzky en Italie 1848

et 1849 , par un ancien officier supérieur des Gardes Impériales russes.

Memorie della guerra d'Italia degli anni 1848-49, di un ve terano austriaco .

La campagna d'Italia del 1848, esposta e giudicata dal mag. gior generale prussiano Willisen . Eclaircissements sur les derniers événements révolutionnaires d'Allemagne et d'Italie en 1848-49 .

MOELLER


12 EDOUARD LUBIENSCKI

Guerres et révolutions d'Italie en

1848-49 .

DUC-DE -Dino

Souvenirs de la guerre de Lombardie pen

dant les années 1848-49.

Fatti del regno di Piemonte negli anni 1848-49 . ALEXANDRE MASSON

Custoza .

Id . Id .

Novare. Venise.

Schiarimenti sulla condotta del generale Durando . Correspondence respecting the affairs of Italy .

Événements de la guerre faite en Italie par l'armée autri chienne du 7 mai au 9 août du 1848 .

FERRERO -- Journal d'un officier de la brigade de Savoie . Documenti della guerra santa d'Italia . Della difesa di Venezia 1848-49 . EMILIO DANDOLO — I volontarii ed i bersaglieri lombardi.

Autori diversi .

FRANCESCO CARRANO Carlo PISACANE

GUILLAUME PEPE

Guerra combattuta in Italia 1848-49 . Histoire des révolutions et des guerres

d'Italie 1847-48-49 .

Campagnes d'Italie 1848-49, par un lieutenant d'état-major piémontais.

Considerazioni sopra gli avvenimenti militari del marzo 1849, scritte da un ufficiale piemontese .

Relazione officiale del maresciallo Radetzky sull'ultima cam pagna d'Italia . FEDERICO TORRE

Memorie storiche sull'intervento fran

cese in Roma nel 1849 .

PIETRO Roselli

Memorie relative alla spedizione di Vel

letri nel 1849 . HoffstETTER Giornale sulle cose italiane del 1849 e sul

l'assedio di Roma.

Oltre ad un numero infinito di opuscoli , biografie e giornali .


CAPITOLO I. Dall'anno 1831 al 1840.

.

SOMMARIO .

Inquietudini e spe ranze - Savii provvedimenti del nuovo monarca — Nuovo ordi namento dell'esercito – Continue e frivole innovazioni in esso - Cambio di ministri Pessima amministrazione del Villa marina – Congiure e supplizii — Campi d'istruzione — Folle spedizione dei fuorusciti in Savoia Gli Italiani in Portogallo

Avvenimento al trono di re Carlo Alberto

ed in Ispagna – Ulteriori e poco buoni provvedimenti per l'esercito - Politica antiliberale di Carlo Alberto

Fortifica

zioni – Depressione morale dell'esercito - Rumori di guerra per la questione d'Oriente Nobile indipendenza del re Cenni statistici sull'esercito .

Appena ebbe Carlo Felice chiusi gli occhi all'eterno 1834 sonno, la guernigione di Torino venne frettolosamente

ragunata in piazza d'armi a prestar giuramento di fedeltà al nuovo sovrano, alla presenza del cavaliere Thaon di Revel , maresciallo e governatore della divisione . Le vaghe voci che correvano sopra i disegni austro-modenesi per rapire la corona a Carlo Alberto , diedero a questa fun zione uno straordinario carattere di solennità ; l'ansia

era dipinta sul volto di tutti ; e la popolazione torinese , che al primo sentore della morte del predecessore erasi

affollata sulla piazza Castello, udito il suon dei tamburi , rifluiva verso la piazza San Secondo , avida di conoscere


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quanto di vero vi fosse nelle sparse dicerie, e nella cre

denza che colà passar si dovesse qualche strano evento . I capi stessi dei corpi militari parevano temere di qualche complotto ; ed io , che, nominato sottotenente pochi di prima, andai per la prima volta sotto le armi

in ta? giorno , ramiento come il nostro colonnello ca valiere Lanzone, prima di permettere agli ufficiali di

ándàrsi a porre acapodelle proprie compagnie, radu natili in una sala terrena del quartiere di San Daniele , esigesse da loro con energiche parole e colle spade sguai nate il giuramento di fedeltà al nuovo re : e venni ac

certato che tale cosa erasi praticata parimenti negli altri corpi ; ed era cosi generale la persuasione dell'esistenza di una congiura a danno del principe di Carignano, che

i soldati , correndo a dar di piglio alle armi, gridavano : Andiamo alla guerra ! Andiamo a combattere i nemici di Carlo Alberto . Ed io rammento pure che, mentre un

comandante di corpo , sul quale, non so con qual fon damento, pesavano alcuni sospetti , leggeva la formola del giuramento ai suoi soldati , regnava sulla vasta piazza di San Secondo un silenzio tale che la piuttosto fioca voce di quel generale , già innoltrato negli anni, poteva di stintamente udirsi dalle truppe collocate all'ala opposta della lunga linea di battaglia da esse formata . Corse voce eziandio che il governatore di Genova , conte Trincheri di Venanzone, sospetto esso pure di esser partigiano del duca di Modena, sotto frivoli pretesti in tendesse protrarre la prestazione del giuramento delle truppe di quel presidio, ma che andassero rotti i suoi progetti dal conte Demaistre , generale divisionario , il

quale, recatosi da lui in compagnia del conte Sanfront, colonnello delle Guardie , e del cavaliere Galvagni , co


CAPITOLO I.

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lonnello di Aosta , dichiaravagli , che se ancor procrasti

!

nava , eglino avrebbero raccolte le truppe e fatto loro prestare giuramento immediato di fedeltà a Carlo Al berfo : onde fu forza al governatore di recarsi sulla spia

nala del Bisagno , ove ebbe luogo la cerimonia . È poi certo che poco tempo dopo il Venanzone venne prov

veduto a riposo, sebbene generalmente ciò si sia in al lora attribuito alle instanze fatte da Luigi Filippo , che si volle offeso delle officiose premure di quel generale verso la duchessa di Berry che soggiornò alcuni mesi in Sestri di Levante , grosso borgo a 50 kilometri da Genova . La nazione frattanto, che all'infingardo Carlo Felice vedeva succedere un principe sul fior degli anni, in fama di esser già stato fautore di libere forme, celebrato per dimostrato valore e di prestante aspetto, abbagliata da

queste splendide doti , generosamente obbliando le colpe dell'inesperto giovinetto del 1821 , schiudeva il cuore alla speranza, lusingandosi che l'uomo adulto riparato avrebbe coi benefizii presenti ai falli antichi, medicando

le profonde piaghe che un ignobile regno di dieci anni generate aveva nel paese ; perlocchè, quando il re , nel nono giorno di maggio, seguito dalla regina coi teneri figli in aurato cocchio , portossi a cavallo sulla piazza San Secondo a passare a rassegna le truppe del presidio ,

a cui aggiunte si erano quelle d'artiglieria e di caval leria stanziate alla Venaria Reale , il cuore di tutti i To

rinesi si unificò in un solo grido d'amore, e confon dendosi con quello sorto dalle file dell'esercito, diede il

commovente spettacolo di un'intera popolazione fidente e sperante in un sol uomo .

Si nell'andata che nel ritorno vide il monarca coprirsi la via da lui percorsa di fiori che su di lui facevan pio


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

vere le spose e le madri subalpine, le quali in tal guisa lo scongiuravano ad esser duce glorioso ai forti, padre affettuoso ai deboli . Ma in mezzo a tanto giubilo fu no tato che mai un raggio di gioia apparve sulla fronte dell'uomo segno a tanto amore ! Cavalcando un ma

gnifico e nitido destriero andaluso, che in memoria delle guerriere gesta del cavaliero in Spagna nomato era Trocadero, aggiravasi Carlo Alberto fra quella festante

moltitudine con ciglio severo, col pallore sul volto : fu commozione, o convinzione di non meritar quei plausi? Dio solo gli lesse in cuore .

Era stata espettazione generale che, appena salito al soglio , avrebbe amnistiato il re i coinpromessi per i politici avvenimenti del 1821 : ma circolando sorde voci, forse sparse ad arte , che i gabinetti di Vienna e di Pie

troburgo energicamente protestato avessero di non voler tollerare un simile atto , l'opinione pubblica , sempre

indulgente e piena di fiducia nel nuovo signore, acque tossi, pazientemente attendendo che il re potesse senza pericolo eseguire ciò che tutti pensavano fosse il più ardente desiderio del cuor suo . Chi avesse però posto mente allo stato dell'Europa, da quest'atto di debolezza

del re sardo, seppure non fu atto di deliberata e propria volontà , avrebbe potuto arguir di leggieri che la con dotta di quel sovrano non sarebbe stata mai propizia ai liberali , sebben scevra da estere pressioni: poichè, se egli non osava farla da padrone, ora che la recente ri voluzione francese teneva in freno la burbanza setten

trionale , non si vede veramente quando avrebbe ardite sfidare l'ira dei due imperatori: ond'è che io credo ap pormi più al vero dicendo che Carlo Alberto venne trat tenuto dall'amnistiare gli antichi suoi complici più dal


CAPITOLO I.

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moto rivoluzionario scoppiato negli ultimi giorni del

precedente regno in varie italiane provincie , che dal timore di Austria e Russia (1 ) .

Nè si può veramente niegare che i tempi fossero pro cellosi oltre ogni dire : perchè la rivoluzione francese di luglio, terminata coll'incoronazione del duca di Or léans, era lungi dall'aver soddisfatto o domato il partito repubblicano in quel regno , e la febbre democratica sordamente agitava Francia ed Italia , e la setta della Giovine Italia, che più palesemente manifestossi due anni

dopo, dava però già immensi indizii della sua esistenza e di un'operosità attivissima nel cercar proseliti . Non si può dunque troppo severamente biasimare il Carignano, se , reso cauto dalle patite sventure , non volle in quei pri

mordii del suo regnare, pubblicando un indulto, incorag giare le speranze di un partito che, troppo debole per salvare l'Italia , avrebbe dato certamente appiglio al l'Austria di balzar lui dal trono .

Ciò nulla di meno Carlo Alberto , mentre non aderiva

all'abolizione di quelle anteriori determinazioni che chiudevan la patria a tanti infelici, dimostravasi solle cito di migliorare le patrie leggi . Io non descriverò qui minutamente tutte le importanti riforme da lui mandate

a compimento nel breve giro di diciotto mesi dopo il suo avvenimento al trono ; i principi non mancarono mai di encomiatori, e Carlo Alberto in ispecie, in questi (1) In una biografia di Carlo Alberto che venne in luce in questi ultimi anni, trovo queste parole che spiegano sino ad un certo punto la sua condotta verso i Carbonari del 1821 al suo arrivo al irono : il redoutait et haïssait à la fois le carbonarisme comme par un secret pressentiment. Ma i Balbo , i Lisio, i Collegno eran, Carbonari ? mai no ! Vol. III - 2

PINELLI , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ultimi anni, ne ebbe a dovizia ; ma per debito di scrit tore veridico ed imparziale notar deggio come l'aboli zione dell'atroce supplizio della ruota e delle tanaglie ; la creazione di un Consiglio di Stato , imperfetto , se

Tuolsi, ma pur sempre simbolo di deferenza all'opi nione dei sudditi ; l'indulto segreto accordato agli im

plicati nell'ultima congiura del 1831 ; la fondazione del l'Ordine del Merito civile per premiare gli uomini insigni nelle scienze ; e finalmente la riforma della legislazione patria affidata ad una Commissione presieduta dal chiaro conte Barbaroux, uomo universalmente stimato e chia

mato da lui all'alta carica di guardasigilli ; sieno atti tutti che comprovano come il giovane re intendesse governare assolutamente bensi , ma temperando la potestà arbi traria con leggi più umane e maggiormente ai tempi consentanee : ond'è che anche gli uomini moderati ed oculati mirando da un lalo deluse le speranze di poli tiche amnistie, e conservati al potere ed in favore La Tour e Revel, e ponendo mente dall'altra parte alla scelta di alcuni uomini buoni per le più alte cariche , ed a queste indubitatamente buone riforme introdotte, mera

vigliati e dubbiosi chiedevano a se stessi : È questo un re riformatore ? od è egli l'erede del più pretto dispo tismo ? Ma il vero era che Carlo Alberto dava sin d'al

lora principio a quel funesto sistema di continua osci tanza e di profonda dissimulazione che regoló sempre ogni atto del lungo suo regno . L'esercito eziandio attrasse le cure del re : se non che

queste furono più apparenti che reali , più nuove che illuminate ; ed io credo di non andare errato asseve

rando che Carlo Alberto ignorò sempre i primissimi rudimenti della scienza militare , nè mai conobbe la ben


CAPITOLO I.

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che più elementare evoluzione militare ; prode della per sona , egli aveva sortito dalla natura un istintivo amore

per le armi e per la guerra ; con tutto ciò , a parer mio , niun uomo fu più di lui deficiente delle doti richieste

per capitanare un'armata : tuttavia pare che già sin d'al lora egli nutrisse il disegno di farsi ei stesso condot tiero dell'esercito in guerra ; ed uno dei primi atti del suo regno fu di abolire, con decreto delli 6 agosto, la carica di ispellore generale d'armata , che risguardato veniva come il capo eventuale dell'esercito in caso di guerra. L'abolizione di tal carica fu da molti conside rata come un mezzo di punire la soverchia albagia del marchese Paolucci , che esercita l'aveva con poteri am plissimi e con modi cosi aspri che attirata gli avevano la malevolenza di molti ; ed in vero la di lui colloca

zione in disponibilità , avvenuta li 4 agosto , con facoltà di goder dell'annuo stipendio di lire 12,000 all'estero , sembra venir in appoggio di tal credenza ; né il governo

datogli un anno dopo della piccola divisione di Novara , parve degno impiego ad un uomo che coperto aveva si alto ufficio : ma qualunque sia stato il motivo del re in ciò lare, è però certo che ſu misura sommamente prudente e politica la sua di rimuovere da quel posto un generale notoriamente ligio ad esteri potentati (1 ) . Aveva il re conservato al ministero di guerra il vec chio cavaliere Matteo Desgeneys, che coperta aveva quella

carica pendente tutto il regno di Carlo Felice ; ma ve ( 1 ) La voce pubblica lo voleva anche partigiano del duca di Modena, e ciò per esser egli nato suo suddilo : del che però non esistono altre prove , ed anzi , secondo Gualterio , Paolucci nel 1823 circa si sarebbe adoperato a favore di Carlo Alberto e contro Carlo di Este presso l'imperatore di Russia.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nuto poscia a morte quel ministro nel giorno 30 giu gno , Carlo Alberto nominava primo segretario (come allora intitolavansi i capi dei ministeri) per gli affari della guerra e della marina il conte Carlo San Martino

di Agliè e di Valprato , uomo non estraneo al mestier delle armi, e che dopo aver militato in Austria ed in Inghilterra, era stato per molti anni capo di stato-mag giore a Genova , e copriva allora la carica di aiutante di campo del re : ma che in Austria , in Inghilterra, in Genova ed in Piemonte si era sempre dimostrato un buon uomo e nulla più ; e tale dimostrossi al ministero eziandio , laonde , dopo nove mesi di inettissima ammi nistrazione , quel buon servidore ritornò ad assumere le inutilissime funzioni di aiutante di campo , e venne po

scia spedito ministro a Berlino, altra carica adattata allo scarso suo ingegno .

La storia notar deve, ad onore del ministro Desgeneys, che uno degli ultimi suoi atti ſu di secondare la solle citudine del re per l'esercito, collo stabilire , li 9 giugno ,

le norme per le pensioni di ritiro pei militari : non fu invero un diritto che essi acquistarono, essendo espres samente detto nel decreto essere a beneplacito del re di accordare tal pensione, ma ciò non ostante ſu misura paterna quella di provvedere al sostentamento di coloro che invecchiati erano nelle file dell'esercito nazionale .

Uno dei primi atti del nuovo ministro fu di ragunare

una commissione, che sotto la presidenza del cav . Ri yhini, generale comandante la divisione di Torino , ar

recasse al regolamento per le evoluzioni di fanteria quelle modificazioni che parse sarebbero opportune.

Videro la luce, colla regia sanzione, queste innovazioni il giorno 23 agosto, e furono conosciute sotto il titolo

1

1


CAPITOLO I.

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di Appendice al regolamento; se non che quest'appen

dice non adempi lo scopo, poichè, non correggendo le inutili lungaggini del vecchio regolamento, surrogava invece a movimenti facili e dedotti dalle regole generali, lasciate in vigore , altre mosse di più intricata e difficile esecuzione , quale, a cagion d'esempio , quella prescritta per accorciare di poche file il fronte delle sezioni .

Sin dal 15 aprile una regia disposizione aveva sciolto il corpo del Treno, e riunitene le attribuzioni ed il per sonale all'artiglieria : volendo ora il re dare nuova e più precisa forma a questo corpo principalissimo , con altro decreto delli 23 agosto prescriveva che l'artiglieria fosse divisa in due rami , detti del materiale e del per

sonale, i quali , sottoposti amendue al superiore comando del gran mastro e dell'ispettore generale dell'arma , erano poi specialmente comandati da un maggior generale. Il personale di quel corpo venne allora a constare di due reggimenti di 14 compagnie, distribuite su tre batta glioni ; fu la sua forza di 2,186 uomini sul piede di pace , e di 4,760 su quel di guerra , non compreso in tal novero lo stato -maggiore. Si disse , e forse non senza ragione , che lo scopo principale di questo nuovo ordi namento dato all'artiglieria fosse quello di far progre dire nella carriera i molti nobili che militavano in quel l'arma , e certo non mancarono i generali e gli ufficiali superiori : tuttavia è giustizia riconoscere che da quel

l'epoca l'istruzione di quell'importante corpo andò sem pre migliorando .

Con altro decreto poi delli 29 dello stesso mese , i reggimenti di cavalleria furono ridotti da 8 squadroni a 6, annoverando in pace 800 uomini e 643 cavalli: sul piede di guerra 919 uomini e 793 cavalli, non com


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

preso il deposito da ordinarsi in tal evenienza . Contem poraneamente gli stendardi , che prima erano tanti quanti

gli squadroni , vennero limitati ad un solo per tutto il reggimento . Per non diminuire però la forza della ca valleria , cosa molto increscevole ai nobili, che quasi esclusivamente ne formavano l'ufficialità, e che volevano velocemente pervenire ai gradi elevati , nel successivo

novembre si formò un nuovo reggimento , che ebbe nome Aosta cavalleria .

In tanta febbre di riforme non poteva passare illesa la fanteria ; e diſfatti li 25 ottobre usci un decreto che aboliva l'organizzazione posta in vigore sul finire del1830 ,

ed ordinava che a cominciare dal 1 ° gennaio del venturo anno andasse in esecuzione la nuova , le mille volte peg giore dell'abolita . Le brigate vennero divise in due reg gimenti , che comandati ciascuno da un colonnello , e riuniti da un generale di brigata , assunsero in ognuna di esse il numero 1 ° e 2°; numerazione questa che destó mille stupide gelosie , niuno amando far parte del se condo reggimento, che per erronea opinione era repu tato da meno del primo (1 ) ; e ſu notato che per molti

anni fra i capi e l'ufficialità tutta dei due reggimenti di una medesima brigata non regnò mai il buon accordo . Ma non qui si arrestarono le funeste provvidenze del

l'incapace ministro : i battaglioni cacciatori, i migliori, ( 1 ) A dir vero , alcuni generali di brigata , non curando le rice vute istruzioni che prescrivevano di collocare alternativamente gli ufficiali nei due reggimenti secondo l'anzianità loro , si per misero di far scelte, rilegando nel secondo i più attempati , o pro venienti dalla categoria dei bassi ufficiali, o valetudinarii , e ser

bando pel primo i migliori ufficiali, i titolati , o ricchi , o dotati di una bella presenza


CAPITOLO I.

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senza dubbio, dell'esercito, perchè constanti di uomini tutti di ordinanza , vennero sciolti e fusi nei reggimenti di linea, adducendosi la ridicola ed antimilitare ragione che ogni battaglione di quei reggimenti fornito essendo d'una compagnia di cacciatori propria , non erano più necessarii battaglioni isolati di cacciatori ; di modo che

quest'arma importantissima in Italia (1 ) rimase allora limitata ai cacciatori franchi ed ai cacciatori sardi, che

formar dovettero il secondo reggimento della brigala Guardie, di cui i granatieri formarono il primo. Furono i battaglioni di linea 2 in tempo di pace , 3 in

guerra: ognuno di 6 compagnie , delle quali 1 grana tieri, 1 cacciatori e 4 fucilieri. Le brigate, forti di 2,199

uomini in pace , erano portate in tempo di guerra a 5,539 uomini , per via della chiamata dei provinciali . Cessò per questi il servizio alternativo di quattro mesi : ogni nuova classe dovette soffermarsi sotto le armi per due anni continuati ; dopo i quali passavano in con

gedo illimitato per quattordici anni ; nei primi otto ap partenevano alle brigate attive , quindi facevano tran

sito alla riserva , la quale non mai organizzata , priva ili quadri , altro non era che un nome vano . Oltre a ciò, il quadro del terzo battaglione , che formar dove vasi in tempo di guerra , composto essendo di ufficiali e sott'ufficiali provinciali , ognuno vede qual istruzione potesse avere . Era insomma un ritorno verso l'antica

organizzazione, in cui i reggimenti provinciali consta ( 1) A provare l'imprevidenza ministeriale basti dire che mentre si distruggevano i battaglioni cacciatori, usciva una circolare in

cui , ammettendosi la necessità di truppe leggiere nel terreno intersecato del Piemonte , si emanavano ordini per attivare quel l'istruzione .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

vano di un battaglione . Ecco intanto qual fu il destino dei soppressi battaglioni cacciatori . Quei di Nizza en trarono nelle brigate Cuneo e Savona : quei di Savoia in Casale , in Pinerolo ed in Acqui : i Cacciatori Pie inontesi furono versati in Piemonte e Pinerolo : quelli della Regina nella brigata di tal nome ed in quelle di Savona e di Acqui; e quelli d'Aosta andarono la mag gior parte in quella brigata , ed un quinto in quella d'Acqui. Quanto ai graduati fecero passaggio colla qua lità loro nei corpi di linea, ed i soldati delle compagnie carabinieri versati vennero nelle compagnie granatieri .

La brigata Guardie ebbe un parziale e diverso ordi namento : essa più non formò che un reggimento di granatieri forte in pace di 1,105 uomini distribuiti in

2 battaglioni di 6 compagnie , delle quali 5 di grana tieri ed 1 di scelti: in tempo di guerra constava di 4 battaglioni, ed era forte di 2,965 uomini . Formavano poi brigata coi granatieri i cacciatori sardi su 2 batta glioni della forza costante di 1,100 uomini tutti di or dinanza, numero a cui mai non pervennero . I vantaggi di questa organizzazione sono ancor da scoprirsi, a meno che per vantaggio calcolato si sia la creazione di

dieci generali di brigata , vere sinecure, creazione che accrebbe verità alle parole già dette in Francia , che in

Piemonte ogni soldalo aveva il suo generale particolare. Ma Carlo Alberto , con passione veramente fanciullesca, amava vedersi attorno un numeroso stato-maggiore , credevasi un potente sovrano ed un gran condot tiere quando miravasi circuito da una turba di ufficiali gallonati.

L'ultima congiura, a cui preso avevano parte varie guardie del corpo, inspirarono al diffidente Carlo Al


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berto grandissima avversione per quella milizia sedi cente cappata , ma che in sostanza altro non era che un'aggregazione di spensierati giovinastri privi di ogni disciplina e di ogni istruzione : non accontentandosi esso adunque dell'adottata misura ministeriale di sce verare dagli altri tutti i giovani che avessero, non dirò

partecipato alla congiura, ma mantenuto semplici rap porti di amicizia coi compromessi, venne nella deter minazione di sciogliere quel corpo collocando nei reggi menti si di cavalleria che di fanteria le semplici guardie

come cadetti, gli altri col loro grado . Parendogli poi che uomini invecchiati nelle file dell'esercito presentas

sero maggiori garanzie di fedeltà al trono ed alla per sona del sovrano, istitui una Guardia del corpo pedestre composta di bassi ufficiali celibi e che annoverassero

quindici anni almeno di servizio ; nominandoli sottote nenti coll'annuo stipendio di 1,200 franchi oltre ad al cuni altri vantaggi. Furono le semplici guardie 54 in numero senza i brigadieri ed ufficiali. Accennerò ora sommariamente alcune altre provvi- 1832

denze risguardanti l'esercito emanate nell'anno seguente prima del cambio del ministro della guerra avvenuto li

5 aprile. In gennaio alcuni corpi di cavalleria subirono mutazioni nell'uniforme e nella denominazione : i ca

valleggieri di Piemonte divennero Nizza cavalleria : quei di Savoia, furono intitolati Savoia cavalleria : i dragoni del Genevese , Genova cavalleria , e quei di Piemonte,

Novara cavalleria ; scomparvero perciò i caschetti di ca valleggieri , e lutta la cavalleria coprissi coll'elmo. In febbraio venne prescritta una sola bandiera invece delle diverse addette ai varii battaglioni o squadroni, e fu la

croce bianca in campo rosso. Contemporaneamente si


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

confezionò un equipaggio di ponti , apparecchio utilis simo di guerra, di cui ancor difettava l'artiglieria . Nello stesso mese poi e nel seguente emanaronsi varie prov videnze , colle quali si pretese di aver organizzata la riserva, destinata a non far parte mai dell'armata at

tiva, ma impiegata solo ai presidii delle piazze forti e ad altre operazioni guerresche di minor importanza ; ma in effetto la riserva rimase senza ordinamento come

per lo addietro . In marzo vennero formati i cavalleg gieri di Sardegna in rimpiazzamento delle due divisioni di carabinieri ritirate dall'isola ; dovevano essere col

tempo 6 squadroni di cavalleggieri, di cui 2 risieduto avrebbero in terraferma : ma intanto non si attivarono

che i 4 stabiliti nell'isola , che numerarono 633 uomini e 505 cavalli . Finalmente , con decreto delli 29 marzo ,

i zappatori del genio vennero ordinati sopra

7

compa

gnie che presentavano in pace la forza complessiva di 718 uumini, e di 1,007 in guerra. Avrå potuto notare il lettore che in questa mia storia io poco o nulla dissi dell'uniforme delle truppe, e ciò

feci non già per negligenza , ma di deliberato proposito, avvegnachè a me sembri che i colori e la foggia degli abiti indossati dai soldati di un esercito poco interessar

debbano alla storia : e chi si proponesse di descrivere per filo e per segno le innumerevoli e perenni varia zioni arrecate alla montura delle truppe subalpine, tes

serebbe pagine per nulla istruttive e per sopraccarico stucchevoli molto ; tanto più durante il regno di Carlo Alberto , poiché quel monarca , pari ai ragazzi che si piacciono a variamente abbigliare i loro fantocci, pi gliavasi lo spasso di far continui cambiamenti nelle as sise militari, non senza grave incomodo pecuniario dei

ดี !


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poveri ufficiali già greltamente pagati (1 ) . Ora erano pantaloni larghi şurrogati ai stretti , ora con bande ed ora senza : or bigi ed or turchini : le rivolte or gialle , or rosse : gli spallini e bolloni or bianchi , or dorati ; ora erano shakots francesi ed ora pignatte, che vedute di profilo presentavan la figura di una falcata luna , e che il povero genio italiano imbastardito era andato a snidare in Prussia ; ora erano shakots rovesciati , ora cappelli all’Ernani . Carabinieri trasmutati in corazzieri che parevano guardie del sepolcro : cacciatori armati di certi coltellacci da beccai : or cappotti larghi ed or stol tamente stretti al corpo , e tante altre simili stramberie ; ma in tutti questi cambiamenti tu non vedevi mai con discernimento migliorato e reso più comodo, più ac

concio alle militari occupazioni il vestire del soldato , inai perfezionate le armi (2) . Insomma era una vera commedia , che dando luogo ad infinite ridicolaggini , ridondava ad eterno danno degli ufficiali e dell'erario , ed a solo utile dei provveditori . Sarebbe però ingiusto farne accusa al San Martino, perchè questa smania di mutamento tutta regia non ebbe termine, anzi crebbe forse pendente la gestione del cavaliere di Villamarina , di cui è ormai tempo che io imprenda a ragionare . Venne Villamarina al ministero con una colossale ri

putazione d'ingegno e di uomo liberale , riputazione di cui egli andava debitore molto più alla credulità pub ( 1) Nelle paghe eziandio avvennero aumenti cosi leggieri che il decoro non permelle ad una storia di occuparsene : basti dire che al sottotenente vennero accresciuti fr. 2, 50 al mese .

(2) Solo nel 1843 venne adottato per tutta la fanteria il fucile a percussione : le modificazioni antecedenti furono di piuna utilità riconosciuta .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

blica che ai reali suoi meriti . Qual fosse il suo libera

lismo il lettore già conosce : nel breve suo ministero del 1821 egli , pretestando motivi di salute, non diede quasi mai mano agli affari, ed appena intese disappro

vato da Carlo Felice l'operato del reggente, fu il primo a dismettersi dall'ufficio, abbandonando per egoismo in

balia di uomini inesperti un giovine principe, che ben diretto avrebbe forse potuto condursi più lodevolmente e risparmiare al paese l'onta ed il danno di una occu pazione straniera ; quanto ad ingegno, egli è indubitato che era uomo di numeri , ma i suoi mezzi consistevano

più in modi piacevoli , in raffinata e profondissima astuzia, anzichè in solidi talenti militari; ed il tempo e gli avvenimenti hanno dimostrato quanto fatale sia stata all'esercito la sua amministrazione (1 ) . Tuttavia la nomina di un uomo notoriamente inviso all'Austria ebbe

un gran significato politico, e la sua entrata al potere segna l'epoca in cui la politica estera e reazionaria ebbe nel seno stesso del ministero un oppositore , ed i mem bri del gabinetlo si divisero in due distinte fazioni ( 2). Pochi mesi dopo il suo avvenimento al trono aveva Carlo Alberto dato lo scambio al ministro delle finanze Raggi , ( 1 ) Mi sia permesso far notare che io non aspettai gli eventi a giudicar improvvida l'amministrazione del Villamarina . Nel 1844

ragionando con un antico amico mio, ufficiale superiore nella Regia Marina , sui vizii della nostra armata , ed in ispecie del l'arma di fanteria in cui servivo , ebbi a manifestar l'intima mia

convinzione che i nostri provinciali avrebbero potuto al più al più venir adoprati in una guerra difensiva in patria , ma che erano affatto disadatti a sostenere le fatiche di una campagna fuori del regno.

(2) A comprovare la diffidenza del re verso gli stessi ministri, unisco qui la formola di giuramento da lui alterata ed imposta ai ministri all'atto che entravano in carica (V. Documento no 1) .


CAPITOLO 1 .

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genovese, generalmente poco stimato , col conte Caccia di Romentino, uomo di probitá incorrotta e versato nelle

pratiche amministrative : ma questa nomina , che in contrò l'approvazione generale, non valse tuttavia a di struggere la cattiva impressione prodotta da quella av venuta due giorni prima di ministro degli interni del conte della Scarena in luogo del savoiardo Falquet. Era questo La Scarena lo stesso a cui nel 1821 Santarosa

rifiutò cedere il portafoglio della guerra . Guerriero in nocuo , generale oscuro , egli sol distinguevasi per un amore a tutto ciò che fosse contrario al nazionale de

coro . Aderente al conte Latour, e da lui forse portato al ministero, egli , oltre all'austriaca influenza, subiva ancora quella dei Gesuiti , di cui era caldissimo fautore,

ed uno dei membri più fervorosi e degli strumenti più ciechi della setta della Cattolica , selta che dominato già aveva in corte sotto il morto re , e che dopo essere stata alquanto incerta sulle tendenze del successore , rialzava ora rigogliosa e balda la cervice .

E n'ebbero le prime prove i poveri Savoiardi, i quali , perchè non vollero sentir le lamentazioni e le psalmodie di alcuni missionarii in tempo carnevalesco , nè tollerare il mercimonio da essi fatto di immagini e di reliquie, ebbero a subire vessazioni , arresti , ed a vedere la nobile assisa del soldato piemontese trasmulata in quella di alguazil della Santa Hermandad , segnalandosi in tal circostanza , pel fanatico loro zelo , un Morra , generale

della brigata Pinerolo, ed un Delaunay, colonnello di Savoia cavalleria : ed incontrando invece la disgrazia del re il governatore d'Oncieux , che da uomo assennato,

non scorgendo in quel moto che lo sprezzo meritato dai nuovi farisei, non credette dover impiegare la forza per


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sostener le assurde pretese dei chiercuti trafficanti; opi nione che gli valse la sua collocazione a riposo .

Villamarina intanto applicandosi a guadagnare l'animo del sovrano prima di svelarsi apertamente ostile agli altri ministri, secondava la regia smania per le innovazioni militari : non puossi tuttavia negare che le primissime

sue provvidenze furono buone anzi che no : per suo consiglio venne abolita , con editto delli 14 aprile, la ri dicola funzione dell'annuo giuramento, come se il rin novamento della data fede valesse a raffermar in essa

chi fosse capace di romperla. Dieci giorni dopo usciva il decreto di formazione del Treno di Provianda ; istitu

zione che mentre accelerava il trasporto degli oggetti mi litari , aboliva o restringeva almeno per allora il vizioso

e dispendioso sistema dei carri precettati . Constó dap prima questo corpo utilissimo di due divisioni , caduna delle quali annover) 24 carri a quattro ruote ed a quat tro cavalli , il che diede un totale di 192 cavalli da tiro , più 18 da sella ; gli uomini, compresi gli ufficiali, asce sero a 135. Esisteva ancora in Sardegna un residuo del l'antica divisione leggiera ; il nuovo ministro ne procurò lo scioglimento in giugno, compartendo la bassa forza di essa nei cacciatori sardi, nei cacciatori franchi e nei

cavalleggieri di Sardegna. Ma a queste provvide misure ne succedetlero altre

due pessime ; la prima ſu quella che limitava la già so verchiamente breve permanenza di due anni sotto le armi dei provinciali a qualtordici mesi ; misura che di strusse ogni istruzione nei corpi di fanteria ; la seconda fu la creazione dei battaglioni di deposito (1 ), la quale , 1) I battaglioni di deposito , sebben formati in allora , non si staccarono dagli attivi per portarsi alle rispettive dimore che


CAPITOLO I.

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desautorando i colonnelli , per quanto riguardava la parte amministrativa , che venne quasi totalmente affidata ai Consigli principali di amministrazione , apri ampia

palestra ai broglioni e speculatori di ogni illecito gua dagno . Sorse in breve una corrispondenza cosi diffusa ed interrotta fra i battaglioni attivi e quelli di deposito,

che le operazioni contabili diventando ogni giorno più lunghe ed intricate , assorbirono tutte le cure dei capi

di corpo , i quali più poco o nulla attesero a quelle

principalissime riflettenti la disciplina e l'istruzione del personale. Il poco tempo loro lasciato era poi anche oc cupato dalla voluminosa corrispondenza col ministero ,

la quale prese allora proporzioni veramente favolose, e la sola enumerazione delle circolari emanate da quello scarabocchiatore ministro somministrerebbe materia a

più volumi ; e lo stile impiegato in esse era di una lam biccatura tale da far perdere il cervello ai poveri capi

di corpo, i quali, poco istrutti per la maggior parte, e più pratici dell'idioma francese, ed avvezzi alla concisa

e militare brevità in cui eran concepiti gli ordini di quell'esercito , in cui cominciato avevano a militare, sentivano propriamente ad arricciarsi i peli a dover di ciferare quelle pedantesche circonlocuzioni che infiora vano gli scritti ministeriali : onde ne avveniva che i

colonnelli, dopo inutili conati , eran astretti a rimelter sene ai loro segretarii , i quali , generalmente poco più dotti , ma più pazienti o scaltri , ed usufruttuando a pro prio utile l'ignoranza dei capi , venivano cosi ad avere

nelle proprie mani la direzione dei reggimenti. nell'ottobre del 1833 , ed ebbero la forza di 272 nomini tutto compreso .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

E siccome per altra parte il ministro, nello scopo di secondare le viste economiche del sovrano, dando una

gesuitica interpretazione alle parole del regolamento

sulle pensioni di ritiro , niegava accordarle , portando cosi ai sommi gradi uomini già gravi d'anni e privi per ciò dell'energia necessaria per ben comandare i corpi e facili ad essere abbindolati , ne avvenne che in pochi anni in massima parte i reggimenti furono in effetto comandati o dal segretario del colonnello, o dall’aiutante

maggiore, meno quelli che, per maggiore edificazione delle anime buone, erano diretti dal cappellano ! Nel mese di giugno ebbe luogo l'istituzione dei sol dati distinti, destinati nel pensiero del ministro a rim piazzare la categoria dei cadetti stabilita da Carlo Felice nel 1825. Privi questi soldati , che per derisione veni vano dai soldati anziani denominati soldati dipinti, di

alcun distintivo che li distinguesse dai comuni , potean solo far uso di un abito di panno più fino. Non avevano affidamento alcuno di conseguire il grado di ufficiale ,

ma solo una probabile speranza di divenirlo, ove, dopo esser passati pei gradi di caporale e di sergente, ad una buona condotta unissero la capacità voluta, e sostenes sero con buon successo un esame sulle matematiche

elementari, sui regolamenti in vigore, sulla fortifica zione passeggiera , e sulle lingue francese ed italiana. Meno considerati dei cadetti , essi , generalmente par lando , diedero anche all'esercito ufficiali men buoni . 1833

Nel principio dell'anno seguente l'artiglieria subi una

nuova trasformazione, per cui continuando il corpo ad | essere diviso nei due rami di materiale e personale , questo venne a constare di 28 compagnie , delle quali

12 di piazza, 8 di battaglia, 2 di posizione, 2 a cavallo,


CAPITOLO I.

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i della maestranza , 1 di artificieri, 1 di pontonieri, ed 1 di artisti in Sardegna: formarono esse non più due reggimenti, ma otto brigate ; denominazione viziosa ed atta a generar confusione nella nomenclatura militare, in cui, secondo Jomini e Marmont, uno stesso vocabolo

non deve aver mai diverso significato, nè rappresentar frazioni di truppa di diversa forza. Di queste brigate , due furono dette di piazza , qualtro campali , una di ar

tisti, ed una di Sardegna . Compresero uomini di ordi nanza e provinciali, e questi ultimi , dopo esser rimasti tre anni sotto le armi, rimanevano per altri dieci a casa ;

pendente i primi sei , se chiamati sotto le armi, appar tenevano all'armata attiva ; per gli altri quattro , alla riserva. Ascese cosi la forza del corpo reale d'artiglieria

sul piede di pace a 3,059 uomini e 548 cavalli , su quel di guerra a 5,935 uomini e 2,604 cavalli, più 20 muli per i pezzi di montagna . Difettava ancora l'esercito di un regolamento per le

truppe in campagna ; fu pertanto lodevole divisamento quello del Villamarina di farne elaborare uno che, ap provato dal re, vide la luce li 19 gennaio : se non che,

invece di restringere in poche e chiare pagine le norme di questo servizio, che dovendo essere famigliarissimo a tutti i gradi dell'esercito, voleva venir redatto in modo facile, si compilò un volume , in cui il vero servizio di

avamposto, cosi essenziale alla guerra , era trattato di volo, ed abbondavano invece , oltre alle ridicole e pe dantesche fioriture di stile, mille minuti dettagli sulle distribuzioni dei viveri e dei foraggi, sulle competenze delle truppe in campagna, sulla formazione dei batta glioni , reggimenti e brigate composti, sulla celebrazione della messa militare, sui diritti é prerogative dei gene VOL. III. – 3

PINELLI, Storia ecc.


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rali, sugli onori da rendere a Sua Maestà e reali prin cipi, e simili altre sciempiaggini od inutili , od a cui si sarebbe potuto almeno provvedere con altro regolamento , redigendo intanto una ben intesa e semplice istruzione

dei varii servizii di campagna e di avamposto per ammae strare le truppe in quell'importantissimo ramo di guerra. Pochi giorni dopo venne alla luce una nuova teoria

per le evoluzioni della cavalleria , redatta da una com missione di ufficiali superiori o generali dell'arma, ap positamente convocata d'ordine ministeriale. A quest'epoca un insulto fatto da un ufficiale tunisino ad un capitano mercantile genovese parve promettere alla sarda marineria un'occasione simile a quella di Tri poli , di segnalare il suo ardimento. Un tal Figallo , pa drone di una tartana, recatosi a pescar coralli nelle vi

cinanze di Porto-Farina , di pertinenza della signoria di Tunisi , non so sotto quali sognati pretesti , era fatto bastonare dal governatore di quel luogo e sequestrato il suo legno . Fu pronto a protestare il console sardo

contro tal brutale infrazione dei patti in vigore, ma in vano ; allora il governo, stretta alleanza colla corte di

Napoli, la quale pure avea a dolersi di simili soprusi, spediva a quella volta il cavaliere Federico Montiglio, maggior generale nelle regie armate, console generale

alle Smirne (1 ) , uomo avvedulo e geloso dell'onor na (1 ) Federico Montiglio, di nobile famiglia del Monferrato , aveva servito in cavalleria ; mandato dopo l'affare di Tunisi a Costan tinopoli qual rappresentante di Sardegna , vi ottenne l'estimazione generale , e venuto ivi a morte , ebbe tomba nella chiesa di

Santa Maria in Pera , ove una lapide ricorda le sue virtù ed il luogo ove riposano le sue ossa. Egli era fratello di quel Monti glio che vidimo combattere valorosamente nel 1799 sotto Serru


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zionale, con alcuni legni da guerra a chiedere solenne

riparazione dell'offesa ed indennizzazione dei danni verso il Figallo. Comandava la regia squadra il cavaliere De Viry, il quale avea seco alcuni legni da guerra napole tani, e sebbene questa potenza riuscita fosse a comporre in soddisfacente modo le sue differenze col Dej, tuttavia la squadra mista, in vigore della stretta alleanza , giunta dinanzi alla Goletta e schieratasi tutta in linea di bal

taglia , mostrossi pronta a dar principio alle ostilità , dando avviso ai sudditi delle due potenze alleale di sgombrare dagli Stati tunisini per non esser soggetti a rappresaglia, Questo vigoroso contegno del De-Viry bastò a far incli nare il turco potentato agli accordi ; e Montiglio, abboc catosi coll'inviato tunisino, otteneva che il Dej manderebbe

il capitano della sua guardia a disapprovare ufficialmente

l'operato del governatore di Porto-Farina, il quale do veva esser punito insieme a'suoi subordinati e complici ;

che il padrone Figallo sarebbe largamente risarcito dei danni, e che, in prova della riverenza della Signoria per la sarda monarchia, la bandiera di questa sarebbe sa lutata con ventun colpi di cannone dalle batterie della Goletta .

Cosi ebbe termine questa differenza , nella quale il

governo del re fece mostra di quella nobile indipen denza che a libero sovrano si addice , e che la storia notò essere stata costantemente spiegata dal re Carlo Alberto nei suoi rapporti internazionali . Avendo posto mente il re come eccessivamente rare rier, che comandò il reggimento Saluzzo del 1818 sotto il principe di Carignano ; fu maggior generale ispettore di fanteria verso il 1826 e quindi vicerè di Sardegna.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fossero le azioni valorose che dar potevano titolo ai mi litari di venire insigniti dell'Ordine di Savoia , ei volle

creare una nuova decorazione che conseguir si potesse con difficoltà minore . Fondata sulle medesime basi ad

un dipresso della medaglia stabilita a tal fine nel 1793 da re Vittorio Amedeo III, essa fu di oro o di argento ;

larga poco meno di uno scudo da cinque franchi; porta per impronta sopra una delle faccie lo stemma di casa Savoia col motto attorno Al valor militare : sull'altra faccia lasciata bianca doveva incidersi il nome del de

corato ed il fatto che aveva dato luogo al guiderdone . Erano annessi all'aurea 100 franchi annui, ed all'ar

gentea 50; somme trasmissibili alla vedova od alla prole cumulativamente sinchè il più giovane di essa raggiunta avesse l’età d'anni 15. Ove avvenisse che il militare già decorato di due medaglie si rendesse meritevole di una

terza, era detto che ciò poteva dargli , non diritto , ma titolo d'essere preferito nella promozione a grado maggiore. I meno meritevoli potevano venir compensati con una menzione onorevole. Il decreto di questa crea zione, la quale non conferiva titolo di nobiltà , porta la data delli 26 marzo: istituita con ottimo pensiero , questa decorazione venne fra poco prodigata con tanta facilità

per atti che, sebbene lodevoli, vestivano più il carattere di filantropia e di coraggio civile che di valor militare, che dessa scadde molto nell'opinione dell'esercito . Mentre il re , sognando guerre più o meno prossime, cercava di dare all'armata quelle ordinanze che il senno

poco militare di lui e quello mercantile del Villamarina andavan ravvisando migliori , la fazione repubblicana cupamente agitavası , e ponendo a suo capo un uomo che, per sventura d'Italia , doveva far prova di rara per


CAPITOLO I.

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tinacia nei proprii disegni , tentava di rovesciare il soglio

sabaudo, sul quale da soli due anni siedeva quel prin cipe che un giorno aveva attratto a sè gli sguardi e le speranze di tutti i liberali italiani .

Al Carbonarismo , suicidatosi coi proprii errori, era succeduta una nuova setta , la quale, in apparenza al meno, circondavasi di una maggior aura di moralità,

poichè mentre i Carbonari affettavano il scetticismo, la Giovine Italia parlava sempre a nome della religione del Cristo e del vero Vangelo . Il titolo stesso assunto dalla nascente setta comprovava come i membri di essa volessero abiurare più di un errore degli antichi Car bonari e ringiovanire la propria fazione con nuovi po

litici proponimenti, e fra i divarii sorti fra le due sêtte , notavasi nei seguaci della Giovine Italia un odio più intenso per le teste coronate . Tuttavia l'avvenimento di

Carlo Alberto al trono aveva ravvivato per poco le spe

ranze , tanto degli aderenti alla nuova setta , quanto dei Carbonari ; e questi forse non poterono a meno di sen tirsi lusingati nel loro orgoglio vedendo cingersi il capo

col regio serto un principe che, indirettamente almeno , annoverato avevano un giorno fra i loro proseliti; è poi notorio come il capo dell'altra setta , Mazzini dir voglio, che allora appunto cominciava a levarsi in fama, scritto avesse da Marsiglia una lettera al nuovo rege, offren

dogli alleanza o guerra accanita : ma vennero a törre presto dal dubbio gli uni e gli altri le sevizie contro i Savoiardi e l'appoggio dato ai missionarii ; atto che fece palese quanto già in segreto nolavasi da molti, come cioè nel cuore di Carlo Alberto operato si fosse un grave cambiamento .

Questo principe, troppo severamente giudicato nel 1821 ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

erasi in quell'epoca fortunosa dimostrato non sordo a nobili e generosi sentimenti , poichè anche quando si era deciso ad abbandonare la causa dei costituzionali,

cercato aveva , per quanto era in lui , di alleviare i torti

de' suoi complici è tutelarne l'avvenire contro l'ira di Carlo Felice ; del che fanno fede l'offerta amnistia prima di partire per Novara , e varie lettere da lui scritte ad alcuni capi appena si fu ridotto ai fianchi del Latour, e segnatamente una che mi venne dato di leggere di retta a Ciravegna , in cui , dopo avergli detto la risolu zione da lui presa di far atto di obbedienza al re , lo eccita a farne altrettanto ; consiglio che, se seguito non valse a schermire quel vecchio soldato dallo sdegno reale , riusci però a risparmiargli pena più severa . Tutti gli uomini temperati del Piemonte adunque am

mettevan d'accordo che in quell'epoca malaugurata il principe erasi diportato debolmente, se vuolsi , ma af fettuosamente verso i compromessi ; ma essi non pote vano eziandio fare a meno di riconoscere come d'allora

in poi l'animo altero del principe , offeso forse dalle orribili accuse lanciate contro di lui dagli esagerati dei

due partiti estremi, fosse notevolmente cangiato, e ri piegandosi sopra se stesso, e ponendo in giuoco tutta la dissimulazione in cui giả dissi esser maestro, facesse studio di nascondere sempre più i suoi pensieri agli occhi altrui . A queste tendenze ad una generale diffi denza venivano ad aggiungersi poi certe ubbie religiose che, dando al suo carattere un non so che di ascetico,

, lo rendevano sempre più estraneo alle relazioni ami

chevoli, ed accessibile solo agli scaltri ed ipocriti settarii della Cattolica che andavano ogni di guadagnando ter

reno nel suo spirito. Frutti di questi suoi religiosi fer


CAPITOLO ) .

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vori erano state le intolleranze di Savoia , e già spunta vano i giorni in cui questo mal inteso suo spirito cristiano, usufruttuato da uomini iniqui , doveva trascinarlo ad alli più feroci. Non era abbisognato molto tempo per far accorti Maz zini e consocii quanto fallaci fossero le speranze conce pite di oltenere libere forme di governo da un tal prin cipe; e ben rammentando come un antico amico divenuto ostile, sia il nemico più da temersi , ſecero disegno di

rapirgli il trono proclamando ne'suoi Stati la repubblica . Dalle sovra esposte cose è facile scorgere qual immenso divario corresse fra le intenzioni dei congiurati militari del 1821 e quelli del 1833. Queste congiure , ordite amendue da sette segrete che più o men tendevano alla repubblica, differenziarono tra loro in ciò, che il Carbo narismo, autore della prima , ebbe cooperatori nell'eser cito molti ufficiali i quali , chiari per nascita e per va lore, si gettarono nella trama per ambizione eziandio ,

se vuolsi , ma per magnanima ambizione che a loro, già agiati, faceva porre a repentaglio i beni e gradi pos seduti per accrescere lustro e decoro alla patria, per temperare le leggi che la reggevano, c francarla dallo

straniero allargando i dominii di una nazional dinastia . Integerrimi di animo, più tardi, e per un nobile disin teresse che fece loro sacrificare le proprie convinzioni

politiche a quelle dei Carbonari, le quali presentavano maggior probabilità di successo , essi divennero il zim

bello di quella setta che di loro servivasi per creare un'effimera monarchia , o per meglio dire una repub

blica ; ma sta sempre che i principali cospiratori mili tari del 1821 rappresentavano, generalmente parlando, la parte più eletta dell'esercito.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Non cosi nel 1833. Gli ufficiali congiurati di quell'epoca

furono pochissimi e di niuna rinomanza . Liguri per la maggior parte, essi erano aderenti di Mazzini, c come

lui partigiani delle forme repubblicane, che retto ave vano per

secoli la patria loro ; oltre a ciò, salve pochis sime eccezioni , essi erano giovani di perduti costumi , amanti dell’ozio , in cui poltrito avevano per molti anni nelle Guardie del corpo , oberati da debiti ; uomini in somma , che sotto il fastoso titolo di liberalori d'Italia cercavano ad erigere la propria fortuna. Queste cose notar volli diffusamente, perchè io penso che il massimo torto che la posterità arrecar potrebbe alla memoria dei venerati nomi di Giacinto Collegno, di Santorre Santarosa e dei loro collega , quello sarebbe di porli a fascio coi congiurati del 1831 e 33 ; ma qui

pure la pubblica opinione ha già fatto giustizia, poiché mentre essa paga ai primi tributo di lode e di vene

razione, non ebbe mai per i secondi che commisera zione . Nè il riflesso che fra i congiurati del 1833 e 34 vi fossero alcuni degli uomini del 1821 può ragionevol mente condurre a conchiudere che simili fossero le mire

delle due congiure . Pochi uomini, rispettabili per le loro virtů private, irritati dal patito esiglio e dalle sof ferenze tutte che ne sono indivisibili compagne, delusi

nelle loro speranze di amnistia dall'antico loro capo , si accostarono invero alle imprese tramate in quei due anni, ma essi risguardar si debbono come eccezioni soltanto .

Questi ufficiali cospiranti fraltanto, pallida parodia dei federali del 1821 , si rivolsero essi pure di soppiatto

ai sotto ufficiali e riuscirono a corromperne parecchi , facendo lor credere però che si trattasse, come allora ,


CAPITOLO J.

41

di una costituzione e di portare Carlo Alberto al trono d'Italia lutta unita (1 ) ; tramavasi ad Alessandria ed a

Torino , tramavasi a Genova , tramavasi a Chambéry ; ed un tristissimo uomo , Pianavia , ligure , sottotenente nel reggimento Aosta, sotto colore di raccogliere abbuonati ad un'opera militare, andava inducendo i suoi compagni ad apporre la loro firma sopra una nota che fece poscia stromento infame di propria salvezza, e nella quale con

sfacciata impudenza egli di proprio pugno inscritto aveva alcuni nomi rispettabili . Mentre costui andava fra le bi sche ed i postriboli in cerca di questi repubblicani di nuovo conio , un Guillet, savoiardo di nascita , e generale francese in riliro , contaminava la lunga e non inglo riosa sua carriera militare facendosi subornatore delle

regie truppe in Charobéry. Convenivano a casa sua un Isola , genovese , tenente nella brigata Regina ed addetto allo stato -maggiore del governatore, uomo di non co mudi talenti, elegante tradutlore di Byron , e di fervida e poetica fantasia ; Ardoino e Vacarezza , altri liguri uf ficiali nella brigata di Pinerolo , ed alcuni altri, i quali pervennero a sedurre non solo pochi sotto ufficiali, ma eziandio parecchi ufficiali, fra i quali Effisio Tola e Fis sore, distintissimo capitano aiutante maggiore. A Genova poi capo complotto era un Gavotto, maestro di scherma, che ottenendo, pella sua professione, facile entrata nella caserma delle Guardie , aveva altiralo a sè un Pietramel lara , modenese, sottotenente, ed alcuni sotto ufficiali.

Ma la trama ordita fra le prostitute ed i boccali venne a svelarsi in modo analogo . Allemandi e Sacco, sergenti 1) La verità di queste parole emerge chiaramente dalle depo sizioni fiscali di rarii sott'ufficiali compromessi che ebbi modo di leggere .


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

amendue delle Guardie , venuti fra loro a contesa per una tale Maddalena Bellando , sgualdrina che accattivava

gli ardori di questi due rigeneratori della povera Italia , passarono fra breve alle busse ed ai ferimenti; e nel

l'ira l'Allemandi lasciò sfuggire alcune espressioni ac cusanti il Sacco di subornazione , le quali avvalorate

dalle parole seguenti sfuggite al sergente Poggio tentato esso pure dal Sacco : Se gli riusciva avrebbe rovinato anche me, diedero i primi indizii al marchese Valentino

Pallavicini , colonnello del reggimento, il quale , sotto posto l'Allemandi a severo interrogatorio, venne a sco prire come il Sacco fosse emissario di una società di

borghesi che tentavano di subornare letruppe del presidio . Informato della cosa il cavaliere di Castelborgo , go vernatore della divisione di Genova (1 ) , datone imme diato avviso al governo, faceva intanto eseguire nume rosi arresti che diedero ben tosto il filo della congiura , essendosi primariamente il Sacco e parecchi altri dopo fatti vilissimi delatori ; ed è questo un altro instintivo carattere della differenza che corre fra il tentativo del 1821

e quello del 1833 : in allora, per quanto io mi sappia almeno, fra i congiurati niuno scese al ruolo infame di

spia ; ora invece abbondarono, il che , a parer mio, assai

dice che se i primi , appartenendo all'eletta dell'esercito , oprarono per politica convinzione , i secondi invece , scelti fra la feccia di esso , agirono per fini pecuniarii e vili .

Vennesi intanto a conoscere essere disegno dei con (1) Questo Castelborgo è lo stesso che fece la bella difesa di Pietradegna nel 1796 , e che era comandante di Torino nel 1821 ; uomo mite per quanto la natura e gli ordini del governo lo con sentivano .


CAPITOLO I.

13

giurati di cogliere contemporaneamente a Genova ed a

Torino il momento che le truppe recavansi senz'armi ad udire la santa messa (1 ) per impadronirsi delle ca serme e delle entrostanti armi e munizioni da guerra, e dar principio cosi ad un moto rivoluzionario che pro pagar dovevasi per tutto il regno . Si fecero correre al

lora voci di progetti atroci per parte dei congiurati : gli ufficiali presenti ai teatri dovevano, ad un dato segno, esser tutti pugnalati ; scannati egualmente nelle proprie dimore tutti coloro che per nascita, per alto ufficio o

per politiche convinzioni sospettavansi avversi all'ideato sso alcuni movimento : si parlò pure di veleni trovati pre presso ra capi della congiu . Non so quanto vi fosse di vero in simili dicerie , e quanto di esagerato o di falso ; ma so bene che infami davvero furono i mezzi posti in opera

dal governo per scoprire i complici e soffocare nel san gue la ordita trama. Tribunali eccezionali e militari ven nero creati , e tanto gli addetti all'esercito , che i cittadini

vennero giudicati da quelli : commessa ai più tristi uo mini l'istruttoria dei processi ; non libera la scelta dei

difensori : impiegati i mezzi tutti per sorprendere i se greti dei sciagurati prigionieri . Viddero i reazionarii i frutti che ricavar potevano da questa mal concertata congiura , e l'animo diffidente del re , già per natura propria proclive al rigore, venne in tal circostanza con arte infernale irritato da chi vi avea

interesse, ed un conte Cimié, presidente della Giunta (2), ( 1) Si è d'allora in poi che nell'esercito sardo si adottò di andare alla messa con armi e bagaglio. (2) Tacchini nel 1821 e Cimie di Cimella nel 1833 macchia rono la loga del magistrato con azioni degne di un Seiano e di un

Jeffreys; possa pertanto pari infamia esser relaggio del nome loro . :


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

parlando in Torino del re ad uno da lui non molto

dissimile, usciva in queste parole : Il faut lui faire táter du sang : sans cela il nous échappe ! Detto orribile che svela ad un tempo stesso la costante titubanza del l'animo regio , ed il continuo timore dei reazionarii e dei partigiani dell’Austria di vederlo far ritorno a libe rali principii . Non soddisfatti dessi delle armi trattate contro i costituzionali dal Carignano in Spagna , senti rono essere necessario innalzare fra il principe liberale del 1821 ed i novatori una barriera di sangue , e circon

dando colle perfide arti loro il debole monarca , lo spin sero a punir di morte questi oscuri congiurati che avrebbe bastato radiare dai ruoli d'un esercito onorato

e condannare al bando della patria . Profonde ed infernali adunque furono senza dubbio

le arti adoprate dagli austrizzanti e gesuitanti per spin gere il sovrano alle carnificine, ma non perciò deve la storia chiamarne meno in colpa Carlo Alberto : e coloro che vollero trovare la causa degli ultimi rovesci nostri nelle mene e nei raggiri del partito repubblicano, gel

tino lo sguardo sul sangue così freddamente e spieta tamente sparso in quest'epoca , e dicano se tanto infon data era la repulsione provata da molti Italiani nel 1848 per il re sanguinario del 1833 ! No ! il campione della redenzione di un popolo presentar non si deve all’opra eccelsa colle mani stillanti sangue cittadino, poichè solo meritano di patrocinare la causa dei popoli coloro che

onorar li ponno colla virtù propria e dirsi puri da delitto . Le illegali condanne cominciate in aprile durarono fino a tutto il settembre, ed innanzi a quel tribunale di

sangue, non i giovani , non gli inesperti, non gli igno ranti, mai solidelatori trovarono grazia : fucilossi a Cham


CAPITOLO I.

45

béry, fucilossi ad Alessandria (1 ) , a Genova , a Villafranca di mare ; e quando le iene furono satolle di sangue, la Gazzetta ufficiale nel suo no 109, facendo precedere la nota dei ciondoli e premii accordati ai più zelanti fra i regii sicarii (2) , decantava poscia la clemenza regia, la quale sopra 67 arrestati e 32 condannati a morte, erasi benignamente accontentata del sangue di 12 vittime ,

commutando la pena a 9 congiurati , attesi li importanti rivelamenti da loro fatti ; condannandone 2 a prigionia perpetua, 28 altri a cattività più o meno lunga , ed as solvendone 5 ( 3 ), e terminava con queste parole che io qui trascrivo ad edificazione dei partigiani della monar chia assoluta e dei tribunali eccezionali . « Non ebbero

( ascolto rivelazioni disgiunte da irrefragabili prove : « chè la calunnia non trovò adito e nemmeno i mal

« « « « « (

fondati sospetti , essendosi ricusate le rivelazioni di quei colpevoli che non intendevano di sostenere la verità in confronto degli altri rei . I giudicati si pro nunciarono da tribunali competenti a termine del regio Editto delli 22 agosto 1822 (emanato da Carlo Feroce) e la condanna dei delinquenti ebbe luogo dopo che i

« motivi di difesa, presentati colla più manifesta indi 4 pendenza , uscirono inammessibili a petto della pie « nezza ed evidenza delle prove che stavano a loro ca ( 1 ) Non tutti i giudici furono iniqui : Malabaila , colonnello del

15° di fanteria , nobilissimo e partigiano zelantissimo dell'assolu tismo, ebbe tuttavia il coraggio di dire che piuttosto di dar voto di morte preferiva perdere il grado ; poco dopo , sotto scusa di malversazione non commessa , ma tollerata, fu posto in ritiro !

(2) Ad una persona che poneva in dubbio la solidità di cervello di un regio governatore, fanatico persecutore di congiure , Carlo Alberto rispondeva : c'est un fou, mais c'est un fou utile . 3) Gli altri undici erano contumaci .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

o rico. L'Autorità sta compiendo i procedimenti, e vigila ( e continua nelle indagini acciò si purghi affatto il « paese dal debole avanzo di una sorta di uomini con « traria e nemica alla religione, al trono ad alla patria ,

e disposta a rapine, incendii e ad ogni pubblica rovina ( per mandar ad effetto i suoi scellerati disegni » .

Dove trovare, domando io, un governo più clemente ed al tempo stesso più sollecito del pubblico bene ? I lodatori di Carlo Alberto ravvisarono opportuno di ta cere questi fasti del suo regno, ma essi stanno scritti in lettere di sangue nella storia dell'italiana penisola; ond'io

invece di seguire il loro codardo esempio, mi appigliai animosamente al partito di farne veridica esposizione ; risoluzione che mi parve più consentanea all'ufficio dello storico , facendo però nel tempo stesso osservare , ad onore di quel principe, che forse il rimorso dei delilti

commessi nei primordii del regno ebbe grandissima parte nello spingerlo alla bella impresa di tentare il ri scatto della patria negli ultimi anni del viver suo .

Luttuosi eventi son questi che io vado esponendo, ma pur dover di storico m'impone che io qui ricordi ancora le turpi mercedi e le svergognate lodi date a delatori e spioni , i quali poichè s'ebbero in quel tempo le une le altre , e videro il nome loro pubblicato sulla gazzetta ufficiale come benemeriti, or vuol giustizia che in questi mutati tempi , le parole stesse che allora mercarono loro le lodi dei tristi, qui ripetute valgano a tramandare ai posteri esecrata la memoria loro . Nel no 75 adunque della Gazzetta piemontese e sotto la data delli 25 giu gno leggesi : « La fedeltà distinta di alcuni sott'ufficiali « che ebbero occasione di darne evidenti prove fu da « S. M. premiata , non si presto le ſu pienamente nota ,


CAPITOLO I.

47

« col promuoverli al grado di sottotenenti , ed eccone oli nomi :

« Perrier Luigi , sergente-furiere nel 2° reggimento della (

brigata Savoia, nominato sottotenente nello stesso corpo . « Dumas Giuseppe , furiere nel 1º, id . , id .

« Seguré Cesare, furiere della brigata Cuneo, nomi « nato sottotenente nel 2º reggimento Piemonte . « Passera Adamo , cadetto nel 1 ° della brigata Cuneo , « promosso sottotenente nello stesso .

« Allemandi Gerolamo, sergente nel reggimento gra « natieri Guardie , nominato ad aiutante con grado di « sottotenente nella piazza di Domodossola . « Martinaz Domenico , sergente furiere nel 1 ° reggi « mento brigata Pinerolo , nominato sottotenente nello « stesso ) .

E come se l'inserzione di questi infami nomi non fosse sufficiente sozzura per le servili pagine del foglio ufficiale , la notificanza della nomina del Martinaz era

seguita da queste poche linee :

« La promozione di quest'ultimo , dimostrando quanto « abbia il Sovrano apprezzata l'epurazione che da se « stessa fece la brigata Pinerolo di ogni colpevole che « potè in essa rinvenire , battendo ognuno con calore la ( via e le ben intese direzioni che con indefessa cura

« segnate le venivano dal proprio maggior generale co

« mandante, cavaliere Morra di Lavriano, fu cosi giu « livamente ricevuta dal corpo che, il nobile esempio

« seguendo dato pel primo dal governatore della divi * sione (1 ) , a gara andarono gli ufficiali tutti nel volere (1 ) Per non furar alcuno della sua parte di gloria, osservero

che il governatore che dava cosi nobile esempio era l'es -austriaco conte Casazza di Valmonte .


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STORIA MILITARE DEL PIEHONTE

per turno il Martinaz a loro commensale e nel fornirlo

« sul proprio loro soldo di quanto occorrevagli pel dí « lui corredo nel nuovo suo grado » . Cosi i collega del povero Tola, dopo aver mirato ad occhi asciutti il di lui scempio, festosi accoglievano a mensa il giuda che venduto lo aveva , ed a tali generosi sensi educavansi sotto il regno di Carlo Alberto gli uf ficiali di un esercito che pugnar doveva un giorno per l'indipendenza italiana ! Non mancavano certo nelle file di esso molti uomini generosi che altamente riprova vano simili infamie ; ma la lingua loro era inceppata dalla ferrea disciplina e dal timore di vedersi tronca la carriera ad ogni benchè menomo segno di commisera zione ; a provare il che basti questo aneddoto accaduto in allora nel reggimento di Savoia cavalleria . Era in esso , qual ufficiale subalterno , un Federici ,

sarzanese, il quale ebbe l'imprudenza di palesare il suo dolore nel vedere esigliati alcuni suoi compaesani e già commilitoni nelle Guardie del corpo ; riferite le pietose sue parole al barone Delaunay , suo colonnello , veniva

quell'ufficiale da questi chiamato ed interpellato sul senso delle sue espressioni: rispondeva Federici , esser esse dettate da un sentimento di amicizia che portavalo a deplorare la sventura degli amici senza menomamente approvarne la condotta ; ma non valsero queste ragioni a persuadere il colonnello , il quale ruvidamente osser vando, che chi era stato stretto in amicizia con tradi tori , non poteva essere buon servitore del re, intimava

all'ufficiale di chiedere egli stesso le dimessioni, sotto pena di vedersi vergognosamente destituito, di modo che fu forza al Federici di abbandonare una carriera a cui

lo chiamava la naturale sua inclinazione .


CAPITOLO I.

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Adunque in quel tempo, sotto il regno di Carlo Al berto, la delazione era virtù, la semplice pietà pei col

pevoli era delitto ? Qual meraviglia , se surta l'aurora della libertà italiana, se proclamata la costituzione, molti furono i tiepidi , molti gli increduli? Affogato nel sangue lo stupido tentativo della setta repubblicana , rivolgeva nuovamente il re l'animo alle predilette sue parate, e per poterle eseguire sopra più ampia scala , divisò in quest'anno di ragunare per la prima volta alcuni corpi delle varie armi sulle incolte lande che , stendendosi fra i torrenti Fisca e Malone, ed intersecate da varii altri rivi e da profondi burroni , pre sentano un terreno oltre modo acconcio a simulate fa

zioni di guerra . Giace questa svariata regione a 20 kilo metri a maestro di Torino, e simile in tutto per la natura

del suolo alle lande di Leiny e di Volpiano, ove avevano avuto luogo le antiche esercitazioni delle truppe piemon tesi prima della rivoluzione, le sorpassa però infinita mente in estensione , occupando essa non meno di 12 kilometri da ponente a levante , e 3 1/2 da mezzodi a tramontana . Poco adatta all'agricoltura, questa pianura è ricoperta di forre e di macchie che , rendendo in molte parti di essa malagevole l'impiego della cavalleria ed

artiglieria, la fanno però eminentemente atta ad eserci tare la fanteria ne'combattimenti in ordine sparpagliato, e nelle marcie in terreni difficili ed impediti.

A scanso di stucchevoli ripetizioni , dirò che sette furono i campi d'istruzione tenuti in questa località nel periodo di anni scorso dall' avvenimento al trono di

Carlo Alberto alla guerra d'Indipendenza : tutti i corpi dell'esercito ne fecero interpolatamente e ripetutamente parte : ne' due primi anni , 1833-34, le truppe ivi ra VOL . III.-4

PINELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gunate non oltrepassarono di molto gli 11,000 uo mini; ma essendosi poscia posto mente , come questo ampio terreno si prestasse per le chiamate straordinarie delle classi , utilissime per mantenere vive nei soldati provinciali la disciplina e l'istruzione militare , negli

anni posteriori furono convocate quando due, quando quattro, e quando tutte le classi lemporarie delle bri gale ivi raccolte , a segno che negli ultimi due campi , eseguiti nel 1844 e 46, la cifra dei soldati ivi adunati ascese a 20,000 .

Il re, che nei due primi anni riserbalo si era il co

mando nominale delle truppe , tanto in quelli che nei successivi campi , ne lasciò di fatto il pieno esercizio al cavaliere Annibale Saluzzo quartier-mastro generale dell'esercito, lo stesso di cui ebbi a fare onorata men

zione nelle guerre napoleoniche; ed appena i principi ebbero toccata un'età che li rendesse atti a sostenere

le fatiche militari, essi presero sempre parte a quelle esercitazioni, disimpegnando funzioni più o meno ele vate e corrispondenti ai gradi di cui erano fregiati. Il difetto di attrezzi di accampamento fece si che da prima quasi tutte le truppe furono accantonate nei vil laggi viciniori e nelle molte cascine sparse sulla cosi delta Vauda di San Maurizio; ma cresciuto gradatamente poi il numero delle tende e baracche , la sola cavalle ria venne mantenuta sul piede di accantonamento, ed eccettuati pochi battaglioni stanziati nei villaggi di San Maurizio, di Ciriè e di Nole, ove stavano i quartieri ge nerali delle varie divisioni, la fanteria tutta venne at

trabaccata od attendata . In principio le baracche furono costrutte della capacità di 8 o 16 uomini soltanto, ma posteriormente se ne eressero delle altre capaci di 150


CAPITOLO 1 .

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soldati caduna, lunghe 24 metri e 64 c . , e larghe metà,

e che, divise per la loro lunghezza da un corridoio largo 2 metri, contenevano a destra ed a sinistra di questo i letti da campo pei soldati , più due camerini in fondo destinali per l'ufficiale subalterno di servizio e pel furiere.

È innegabile che questi campi d'istruzione riuscirono oltre modo vantaggiosi all'esercito piemontese, ed ac conci sopratutto per familiarizzare il soldato alla vita dei campi ; e fu notato come nelle marcie che ebbero luogo

immediatamente dopo per i cambii di guernigione , pochi o nessuni fossero gl'individui rimanenti addietro dal grosso dei rispettivi loro corpi per causa di fatica ; tanta era l'assuefazione contratta dai soldati di aver ognor sulla

persona lo zaino ed il completo armamento di guerra . È fuori di dubbio eziandio che i generali poterono ac

quistare pratica maggiore nel maneggio delle forti inasse, e farsi un'idea più chiara dell'impiego delle tre armi; ma se questi campi giovarono ai semplici comuni

ed ai primi duci, fallirono poi onninamente allo scopo di ammaestrare la bassa forza ed i minori ufficiali nel

l'importantissimo servizio di campagna e nell'arte di

valersi delle disuguaglianze e ripieghi del terreno ; co noscenza oltremodo vantaggiosa alla guerra , special mente nel variatissimo suolo italiano, in cui l'impiego

delle forti masse è assai raro, e riesce quindi indispen sabile che ogni ufficiale praticamente conosca il miglior modo di valersi della frazione di truppa a lui soggetta .

Invece poi di consumare i primi giorni di perma nenza al campo in istruzioni di dettaglio riflettenti le scuole di pelottone e battaglione, avrebbero le truppe più profieuamente potuto impiegarsi in lavori campali


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di campagna e di assedio : aprironsi bensi nel senso di lunghezza del campo un canale ed una strada ; ma tali

lavori furono eseguiti per opera dei soli zappatori del Genio, i quali eziandio condussero a termine la ridotta fatta pendente il campo del 1844 . Negli ultimi anni poi , in cui quasi tutte le classi dei reggimenti destinati al campo vennero convocate sotto le armi , era facile accorgersi come le compagnie fossero soverchiamente numerose e di impossibile comando per parte di tre soli ufficiali; ma queste cose passarono inosservate ai reggitori di quelle turbe, i quali intesero solo l'animo a soddisfare la futile predilezione del re

per le lunghe linee di battaglia, per le fragorose fuci late e cannonate, per le simulate cariche di cavalleria, per le grandi parate e sfilamenti, insomma per tutto

ciò che, appartenendo più all'apparenza che alla realtà della guerra, produce migliore ottico effetto ; nè cura ronsi di investigare i difetti esistenti nell'organamento dell'esercito , e trascurando le vere considerazioni di

guerra, si attennero ad un ridicolo pedantismo, ripo nendo tutta l'importanza del comando nel vegliare ac chè neanche un fuscello di paglia apparisse nelle vie maestre e nei viottoli dei diversi campi , non un soldato

deponesse la divisa nell'interno di essi, e simili altre stupide pedanterie, le quali fecero si che i campi invece di riuscire utili e dilettevoli scuole della vita guerriera, trasmutati vennero in ridicole e stucchevoli ripetizioni di vane parate; ed a completare la commedia vi si ag

giunsero certe canzoni dette nazionali , le quali altro non erano che un complesso d'insulse smargiassate. Nè il ministro di guerra era uomo da perdere un'oc casione cosi bella di far pompa della sua magniloquenza;


CAPITOLO I.

53

equesto brano di un ordine del giorno dato nel 1833, nel quale si lodava la solerzia dei provinciali ad accorrere sotto le armi, è troppo prezioso perchè io voglia frau darne i posteri ; eccolo in tutta la sua purezza : « Soldati !

« « « « « «

« Mentre il primo biondeggiar de' campi, l'occhio ed i pensieri lieti vi portava sulla falce di messe, da cui teneri ed affettuosi rivolgendosi alle famiglie vostre, dolce in cuore vi riconduceva la speme che felici negli agricoli lavori, comodamente supplir potreste ad ogni lor bisogno - improvvisa suonovvi all'orecchio la voce sovrana che , per imperiose circostanze dello Stato,

« vi chiamava alle armi !

il suggello di collaudazione « voi apponeste al piemontese militare sistema » . Visitarono queste militari adunanze varii ufficiali esteri , e tutti convennero sul perfetto contegno militare tenuto dalle truppe sotto le armi, ed anche i meno fa

vorevolmente disposti, volenti o no, riconoscere dovet tero le eccellenti disposizioni della gioventù subalpina per le fatiche militari : con tutto ciò io dubito molto

che tutti gli stranieri dividessero l'opinione del generale Ravicchio sui generali piemontesi ; il quale, visitato avendo il campo del 1838, scrisse un opuscolo su tal

argomento, in cui , dopo aver dato i dovuti elogi alle truppe d'ogni sorta e specialmente a quelle d'arliglie ria, arma in cui egli stesso servito aveva a lungo in varii eserciti , usciva in queste parole : Il s'est fait un grand changement dans l'armée sarde depuis huit ans ; les hauts grades ne sont plus le partage exclusif des

vieux officiers sans expérience; peu à peu le roi actuel


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a écarté ses anciens serviteurs pour les remplacer par des militaires expérimentés. In queste parole appare più la benigna natura del vecchio guerriero, che la verità sto

rica od una profonda conoscenza dei generali piemon tesi : se per vecchi servitori il Ravicchio intendeva le

reliquie antirivoluzionarie tratte fuori nel 1814 , dello scomparire loro ei doveva farne merito non al re, ma al tempo, che tutto dissolve e rinnova : ma che i loro successori fossero di molto ad essi superiori in militare pe rizia,'mi sia concesso di porlo in dubbio ; e l'immensa

maggioranza dei militari piemontesi , che ne videro non pochi alla prova nella guerra dell'italiana indipendenza , sarà probabilmente del mio avviso : non mancavano cer tamente fra i comandanti delle truppe accolte quell'anno al campo alcuni uomini di merito ; ed oltre al Saluzzo , tali senza dubbio erano il capo di stato -maggiore Fran

| zini , i generali Lamanta , Ettore De-Sonnaz , Eusebio 1

Bava ed Angelo Olivieri, uomini usciti tutti dalla scuola

napoleonica , e che trovandosi allora in età ancor verde , sebbene non usi a comandare grosse masse alla guerra , che falta avevano come ufficiali subalterni, dando in

essa non dubbie prove di valore personale e d'intelli genza , tuttavia avrebbero lodevolmente adempiuto al loro ufficio : ma oltrecchè questi erano i migliori (es

sendo cura del re di scegliere quelli pel comando delle truppe accampate) , essi erano poi anche soverchia mente pochi, onde , generalmente parlando , é assai difficile sostenere che a capo dei varii corpi dell'eser cito sardo esistessero uomini esperti . Lungi poi dal l'essere eliminati i vecchi servitori dalle file dell'eser

cito , essi , all'epoca appunto di cui discorre il Ravicchio , abbondavano invece a causa del gretto sistema del Vil


CAPITOLO I.

lamarina di niegare il ritiro a chi annoverava trenta e

più anni di servizio e talora non pochi acciacchi; e la nobiltà conservato avendo per lo addietro tutti gli smo dati suoi privilegi , ne conseguiva fosse assai frequente il caso di vedere nobilotti senza esperienza nei sublimi gradi ove più occorre ampio corredo di militari cogni zioni , e per lo contrario uomini cadenti per età nei gradi di capitano o di ufficiale subalterno, ove ad una

più ristretta perizia va imprescindibilmente unita la vigoria del corpo per sostenere le lunghe marcie ed i disagi tutti che attendono di consuelo le truppe accam pate . Ciò nulladimeno, e malgrado questi difetti del per

sonale graduato , le truppe piemontesi fecero bella mostra di sè agli occhi degli ufficiali stranieri , ed al

cune fazioni campali , eseguite con troppa pedanteria se vuolsi , ma con un certo assieme e con franchezza dai soldati tanto equestri che pedestri, valsero a con fermare la riputazione dell'esercito subalpino presso le altre armate europee .

Le barbare esecuzioni del 1833 , lungi dall'intimidire i settari della Giovine Italia, ne avevano invece esasperata

la ſeroce natura, la quale or trasmodando e consigliando di vendicare il sangue col sangue , fece loro risguardare

come equo ed indispensabile l'assassinio di quei prin cipi italiani reputati più avversi alla causa della libertà . Tre erano le vittime designate : Carlo Alberto , France

sco di Modena e Ferdinando di Napoli . Fra i numerosi suoi seiddi, strenui di lingua e fiacchi di braccio, faceva scelta Mazzini di tre tenuti per uomini risoluti , e desti navali ad essere i novelli Bruti ; ma pel bene dell'uma nità e per isprezzo di essi ch'ebbero solo il cuore ne ſando, tulti tre vennero meno all'opra. Quello prescelto


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a trafiggere Ferdinando di Napoli non diede più alcuna contezza di sé : G ..... che uccider doveva Francesco di

Modena , dopo averne seguito per lungo tempo le trac cie , tanto in città che alla villeggiatura ducale del Cat tai , caduto in sospetto della polizia, venne arrestato, e

solo dopo alcuni mesi fu restituito a libertà, non es sendosi trovato indizio alcuno del suo feroce intendi

mento : Carlo Alberto doveva cadere sotto i colpi di un tale Gg..... piemontese imbastardito, il quale vantato

C.F. Gallenqa si era di liberare la patria dal tiranno. Dopo una dimora II , Mbo .

di alcuni mesi in Torino, ebbe Gg.... il destro di acco

stare il principe ; ma allora solo s'accorse che altro era farla da Bruto nelle conventicole e lontano dai pericoli , ed altro disporsi ad esser fatto a brani immediatamente dopo perpetrato il delitto : perlocchè, convinto fra sé e sé d'esser furfante solo d'intenzione e vigliacco d'animo , scrisse a Mazzini , confessando il suo peccalo: ma intanto temendo l'ira del beffato capo-parte, pensò bene andar sene fra gli Egizii , di dove ritornar dovea in Europa molto più tardi e quando i pericoli per la guerra ita liana erano terminati , a farla da saccentone e da sputa

sentenze in cose di stato prima in riva al Tamigi , quindi su quelle dell’Eridano . Deluso nelle atroci sue speranze, il partito della Gio vine Italia mandava in Torino un altro sicario , un tal Angelini, nalivo della Garfagnana (1 ) , che era in fama di uomo intrepido e risoluto ; ma questi pure falli al l'espettazione dei congiurati , perchè dopo aver dimorato a lungo in una casa sita in via di Porta Nuova , dalle cui finestre intendeva colpire con archibugio il re , solito ( 1 ) Mori poi a Parigi di tisi polmonare .


CAPITOLO I.

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a recarsi ogni giovedi ad assistere alle manovre delle truppe di presidio in piazza di San Secondo, addatosi un

giorno che i carabinieri salivan su perle scale,e cre- fmagguni dendosi, sebbene colà andassero per tutt'altro, d'essere

II

da loro ricercato sopra qualche sospetto, colto il mo mento in cui essi stavano nel piano superiore a quello

da lui abitato , prese le gambe in spalla , nè più arre stossi sino a che si trovò fuor di confine.

Accadevano questi inutilmente atroci disegni nell'au- 1834 lunno del 1833, pendente il quale dai fuorusciti e dai comitati di Marsiglia e di Parigi davasi opera eziandio a preparare un'invasione a mano armata nella Savoia ; ma poco essendo d'accordo i capi- setta fra loro, e non ancor unanimi sulla scelta del capo , le cose tirarono a

lungo sino al gennaio dell'anno successivo, in cui il ge nerale Ramorino, già salito in Polonia in fama di valo roso bensi, ma di mal certa fede, destinato, malgrado l'opposizione di Mazzini e compagni , a capitanare l'im presa, venne di sua persona sul Ginevrino . Le vere forze del partito erano più che deboli , e l'oc

chio vigile della polizia francese impediva loro eziandio di congregarsi collettivamente. Alla debolezza numerica

poi aggiungere si deve la morale risultante dalla com posizione stessa del personale, che altro non era che un miscuglio di emigrali di tutte le nazioni . Tuttavia i capi più esaltati, sperando di trovar sostegno presso gli abi tatori della Savoia , volevano ad ogni costo por mano

all'impresa. Ma Ramorino era troppo pratico delle po litiche cose per credere che una monarchia saldamente assisa, qual era la sabauda, sull'affetto tradizionale dei popoli verso la dinastia , avesse a crollare al solo appa rire di pochi e sconosciuti avventurieri : i suoi nemici

343


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dissero e lasciarono scritto che egli tradisse sin da prin cipio, ed avesse egli stesso dato segreto avviso a Soult, ministro di guerra in Francia , del tentativo ideato , e che questi ne facesse avverlito il governo sardo : la con dotta tenuta da Ramorino pochi giorni dopo ed il suo operato nel 1849 danno un certo grado di verosimi glianza alla cosa , ed è certo che fra gli stessi suoi se guaci eravi chi lo teneva per traditore , e già pensava al modo di disfarsene appena inaugurata avesse l'impresa , e le popolazioni savoiarde, secondo l'illusione accredi tata, fraternizzato avessero con gl’invasori. Che che ne sia di tutto ciò, Ramorino, traditore o no , andava , ora sotto un pretesto , ed ora sotto un altro , schermendosi dal dar principio alla spedizione : ma le gato alla fin fine dalla sua parola e da 40,000 franchi che aveva ricevuti dal comitato centrale per attivare i preparativi , s'indusse al fine di recarsi in compagnia

del polacco Grabscki e di due altri seguaci , li 30 gennaio , a Rolle , luogo sito sulla riva nord-ovest del lago Le mano e distante 30 kilometri circa da Ginevra, ove te nevasi da qualche tempo Mazzini con Bianco di St-Jorioz, l'emigrato del 1821 , col polacco Soltiky e coll'italiano , anzi piemontese Antonini , reduce esso pure dalla guerra

di Polonia , e che in allora aveva preso il predicato di Eckmann .

Arresosi alle istanze loro ed acclamato generalis simo, Ramorino recavasi all'indomani , 31 , nei dintorni

di Ginevra per aver con essi un secondo abboccamento ; dopo il quale , maggiormente convinto della deficienza di forze, insisteva per rimandare a tempo migliore la spedizione , offrendo di restituire 10,000 franchi sui 40,000 ricevuli : ma Mazzini non voleva udir parola di


CAPITOLO 1 .

59

dilazione, e l'opinion sua era divisa da Bianco e dagli altri fuorusciti presenti alla conferenza ; i quali rappre sentavano come il governo ginevrino , insospettitosi delli continui assembramenti e palesando idee ostili, andasse convocando sotto le armi le milizie per respingere i con giurati nel caso che disegnassero attraversare il suo ter

ritorio : e come pertanto, a loro avviso , ogni momento

perduto fosse esiziale all'impresa . Piegavasi allora Ra morino all'opinione generale e dava le disposizioni op portune per dar iniziamento alla cosa nel di 2 febbraio. Quattro erano i punti da aggredirsi simultaneamente .

Una piccola colonna , con cui stava il marchese milanese Rosalez e lo spagnuolo Valdés, assalir doveva all'estrema destra verso Laissaud, luogo di confine, 7 kilometri a li beccio di Mommelianc, ed al punto ove il torrente Breda getlasi nell'Isero . Un'altra colonna , di forza ad un di

presso eguale, tentar doveva il passo des Echelles, gui data da Arduino , ex -ufficiale di Pinerolo , fuoruscito

dell'anno antecedente , e da Allemandi (1 ) . Una terza sotto gli ordini dello svizzero Sachmann , già ufficiale della guardia svizzera di Carlo X di Francia (2), doveva far sforzo al punto di Seyssel ; e finalmente la quarta colonna più poderosa di tutte e suddivisa in due frazioni ( 1 ) Quest'Allemandi era figlio di Benedetto , nativo di Verzuolo, provincia di Saluzzo , il quale aveva servilo solio l'Impero, e di

messo nel 1821 dal grado di luogotenente dei Carabinieri Reali , erasi condotto in Francia colla famiglia.

( 2) La scelta di costui a comandante di una colonna prova come

fra i fuorusciti vi fosse più d'uno che agognava a far fortuna ; poichè se questo Sachmann era liberale , come mai aveva potuto servire Carlo X , e chi vietavagli di stare in patria , retta repub

blicanamente , o di militare nelle file dell'esercito costituzionale francese ?


60

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dirette da Ramorino in persona, doveva marciare sopra San Giuliano .

Le forze sulle quali contavano i repubblicani erano le seguenti: 300 nativi di Carouge, del cantone di Vaud e dei luoghi finittimi alla sarda provincia del Genevese ; 200 Polacchi , un centinaio di ſuorusciti italiani, e 150 altri scioperati Tedeschi del ducato di Baden , espulsi dal loro paese ; tulta gente che da più mesi abitava in Gi nevra e nelle vicinanze , e nei cantoni di Berna e di

Vaud , ove per ingannare la polizia svizzera sul vero momento fissato per agire , andavano eseguendo ogni giorno assembramenti che risolvevansi poi in fumo, spe rando cosi di pervenire ad addormentare la vigilanza di quella e del sardo governo . Formar dovevano questi 750 uomini due colonne : le altre tre non sommavano

a guari più di 50 uomini caduna , quasi tutti Italiani , ai quali aggregati s'erano alcuni Francesi vagabondi e

maggior numero di Savoiardi tratti da quella classe assai numerosa che recasi in Francia per ivi attendere ai ser vigi domestici e di fatica. Aggiungendo adunque tutte queste bande secondarie a quella di Ramorino, erano

al più al più 1,200 uomini di varie nazioni , non agguer riti , coi quali quei settarii osavano affrontare una po lenza solidamente stabilita , padrona di un disciplinato esercito , e che edotta dei loro disegni , preparavasi a ributtarli, tenendo d'occhio ogni ben che leggiero loro

movimento ; e per soprapiù essi sceglievano per punto d'invasione la provincia la più affetta alla dinastia , la meno propensa alle forme repubblicane, e per la stessa sua origine estranea affatto alla causa italiana ! Ramorino intanto che doveva effettuare l'attacco prin

cipale , dava le seguenti disposizioni : i Polacchi riuniti


CAPITOLO I.

61

a Nion, villaggio sulle rive del lago e posto fra Rolle e Ginevra, dalla quale città dista 20 kilometri circa, ab bandonato quel luogo al 10 febbraio , dovevano venire sotto gli ordini di Grabscki a traghettare il Rodano alle

chiatte poste ad Arvilly ed a Chassy, e portarsi al Plan des Ouattes, piccola pianura sul Ginevrino e discosta quattro

kilometri al più da San Giuliano, luogo del confine sardo. Contemporaneamente egli, Ramorino, cogli altri 550 che dovean ragunarsi a Carouge e dintorni, accompagnato da Bianco, che capitanava gl’Italiani, doveva giungere direttamente al Plan des Ouattes, ove al suo apparire, a detta di certi cervelli balzani nativi di quei luoghi, tutti gli abitatori di $ l-Julien , di la Roche e di Bonne ville , città savoiarde , e quelli di Chêne sul Ginevrino, dovevano accorrere come un sol uomo a schierarsi sotto

l'antica bandiera cisalpina ch'egli di inalberar propo nevasi.

Se non che questi preparativi non avevano potuto es ser recati a compimento in modo cosi segreto che non ne giungesse più d'un indizio ai governi dei due cantoni

di Vaud e di Ginevra . Non furono mai invero quei due governi amici troppo sinceri della stirpe savoiarda, e prova ne sia il ricetto dato a questi cospiranti, dei quali da lungo tempo non erano più dubbie le intenzioni d'in. sultare la sarda frontiera : tuttavia vedendo che dessi

ora si accingevano a passar daddovero dalle parole ai fatti, sentirono i rettori svizzeri l'obbligo che loro in

cumbeva di salvare le apparenze almeno di una neutra lità imparziale, a ciò indotti forse non tanto dal timore del risentimento del governo sardo, come dalle minaccie di Francia ed Austria .

Ragunate pertanto le proprie milizie , il governo di


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STORIA MILITARE DEL PJEMONTE

Vaud primo si oppose alla progettata marcia dei Po-,

lacchi verso il Rodano, i quali vidersi perciò forzati a mutar piano, ed imbarcatisi a Nion , fecero divisamento

di venire ad approdare alla costa meridionale del lago appartenente alla provincia savoiarda del Chiablese : ma anche questo secondo disegno venne loro guasto dai

venti contrarii e dalla notizia che la guarnigione di Tho non, capoluogo di quella provincia , rafforzata, vigilava lungo il littorale per ributtarli ; risolvettero allora Grab

scky ed Antonini di pigliar terra sul Ginevrino presso al castello di Bellerive ed alla Belotte , luoghi sorgenti sulla costa orientale del seno ivi formato dal lago che s'innoltra verso Ginevra e distanti pochi chilometri da essa . Ma anche qui venne loro interceltata la via dalle

milizie ginevrine ivi a tal fine da quel governo raccolte ,

le quali li costrinsero a rimbarcarsi sequestrando loro in pari tempo una grossa barca carica d'armi e di altri

oggetti militari con cui intendevano di armare gli in sorgenti della Savoia ; e sebbene queste armi venissero prontamente loro restituite , per evitare una sommossa fra i Ginevrini , che avversi a Sardegna, vollero scorgere

in quel sequestro un atto ostile ai fuorusciti ; tuttavia

da quel momento il distaccamento di Grabscky, costretto a veleggiare nuovamente alla volta di Nion, non potè più prestare cooperazione alcuna alla colonna di Ramorino . Questo generale frattanto , portatosi di sua persona pedestremente e seguito da quattro soli ufficiali , ed in abito borghese, per deludere le ricerche della polizia ginevrina, al Plan des Ouattes, venne a sapere che , in vece degli insorgenti , stava colå un colonnello svizzero, il quale , sotto colore di istruire il suo contingente ivi raccolto, aveva in realtà ordine dal suo governo di im


CAPITOLO 1 .

63

pedire qualunque adunanza di gente armata sul terri lorio del cantone . Retrocedeva allora Ramorino sino a

Carouge, ove , con pochi Tedeschi e Polacchi, stava la legione italica forte di 100 uomini formata da Bianco, il quale intendeva di cominciare con essa la guerra per

bande, sulla quale appositamente scritto aveva un trat tatello assai mediocre durante la sua dimora all'estero ;

a Carouge pure venne Ramorino a conoscere gl'intoppi incontrati dai Polacchi e come la guernigione sarda di San Giuliano , rinforzata da un battaglione del secondo reggimento Acqui e da uno squadrone di Genova caval

leria , giunti da Annecy sotto gli ordini del tenente-co lonnello Trotti , togliesse ai Savoiardi malcontenti ogni possibilità di manifestarsi e di operare la lor congiun zione coi fuorusciti .

In tali frangenti il miglior consiglio era di sciogliere la debole colonna , che già diminuita dalle molte defe zioni , ascendeva a mala pena a 100 uomini ; e tale era il parere di Ramorino ; ma Mazzini , insospettitosi vie

maggiormente, aveagli posto ai fianchi un giovane mo danese onde spiarne gli andamenti ; oltre a ciò , un con giurato savoiardo giurava per tutti i santi, che appena il piccolo drappello giunto fosse sulla frontiera del Faus

signy buon numero d'insorti raggiunto lo avrebbero ; laonde Ramorino, prode della persona, abborrendo dal l'apparire meno ardito di quei declamatori , risolvevasi a persistere nell'intrapreso tentativo. Riconoscendo però assurdo un colpo sopra San Giu liano , come consigliava Mazzini, ora che la guernigione sommava ad oltre 600 uomini , mandava il generale ordine a Grabscki di simulare di far vela verso Nion , e piegando quindi invece a scirocco , di venire ad appro


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dare alla foce del torrente Hermance per marciare quindi per Crepy e Veigy alla volta dell'Arve, sulle sponde del quale egli stesso intendeva portarsi cogli Italiani di Bianco per Bossey ed Etrembières. Ma accadde ciò che avviene ognora delle imprese a cui concorrer deb

bono distaccamenti partiti da punti molto fra loro di scosti ; i Polacchi , tenuti a bada dagli Svizzeri , non poterono accorrere al dato convegno, ed i molti insor genti elvetici o savoiardi che, a detta dei settarii, rag

giungere dovevano alla frontiera del Faussigny, non ap parvero ; di modo che Ramorino, giunto alle 11 di sera

a Bossey , videsi seguito soltanto dal suo debole drap pello, che, ingrossato da qualche sfaccendato del contado, ascendeva bensi a 230 uomini , ma privo di bestie da soma era costretto a trascinare a braccia d'uomo i carri

su cui posavano le armi e gli altri oggetti militari de stinati ad equipaggiare gl'insorgenti .

Alla sorpresa manifestata dal generale nel mirare l'a patia degli abitatori di Bossey e di Vejrier, per cui pas sato era , si risponde che soltanto ad Annemasse troverà i Savoiardi insorti; laonde egli , partito dopo la mezza notte da Bossey, riponevasi in via a quella volta, e giunto co' suoi al ponte di Etrembières sull'Arve , vi fugava una

ventina di doganieri e carabinieri, i quali , dopo scam biati alcuni colpi di fucile, gli lasciavano libero il varco . Entravano adunque i fuorusciti verso le tre mattutine in Annemasse, ove il duce loro, poste immantinenti le

mani nella cassa dell'esattoria, vi predava 800 franchi che, per buona ventura, soli vi si trovavano : spiegato quindi il vessillo repubblicano , pubblicava un assai co

mico proclama segnato Mazzini , Melegari , Ruffini e Rubin , col quale , premesso che ove regnava il dispo


CAPITOLO I.

65

tismo, l'insurrezione era il più santo dei doveri , veniva ordinato che al grido di viva la repubblica il nuovo stendardo venisse inalberato invece dell'antico ; che le

campane suonassero a stormo in ogni comune per in vitare le popolazioni ad insorgere, raccomandando però, per via di correttivo, di scansare, per quanto fosse pos sibile, qualunque collisione colle regie truppe. Di tutte le prescrizioni emanate dai quadrumviri ,

questa sola ultima venne fedelmente osservata , poichè neppure un Savoiardo si mosse per raggiungere i mazzi niani, e molti di loro anzi che appartenevano alle classi provinciali della brigata Savoia in congedo illimitato fe cero le viste di levarsi contro questi nè chiamati nė desiderati liberatori, e non pochi andarono a porsi sotto

gli ordini dei regii comandanti ; le campane poi o tac quero , o diedero il consueto e pacifico segno delle sacre funzioni, di modo che i magnanimi redentori d'Italia vedutisi cosi freddamente accolti dai Savoiardi , ed in formati che la cavalleria piemontese (1 ) partita da Ru milly avanzava di trotto , pensarono di evacuare pron tamente Annemasse e tirarsi addietro sul Ginevrino, ove

al favore dei vigneti potevano meglio difendersi da qua lunque eventuale attacco di cavalleria e dar la mano ai Polacchi che essi tuttor lusingavansi di veder apparire da un momento all'altro sulla destra sponda dell'Arve. Quivi passarono la notte dal 1 ° al 2 febbraio, durante la quale due falsi allarme portarono lo spavento e lo scoraggiamento fra quella accozzaglia d'uomini ad un punto tale che molti se la svignarono . Secondo Ramo ripo la diserzione era divenuta generale , ed egli ab (1) Questa notizia era però inesatta , e la cavalleria , tolto lo squadrone che era con Trotti, non si era mossa . VOL. II. - 5

PINELLI, Storia ecc .


66

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

bandonato avrebbe la colonna quando ormai più non aveva alcuna consistenza . Secondo altri Ramorino fu il

primo a rifugiarsi a Puplinge, terra svizzera , lontana 13 kilometri da Annemasse ; ed anzi Mazzini , in una sua lettera scritta ad un suo confidente, dice che Ra morino seminava la demoralizzazione a lenti gradi: qualunque sia poi stato il primo a fuggire , fatto è che

fuggirono, ed il generale di questa comica armata , per seguito in quel villaggio , e ricercato di morte dai suoi seguaci che si dicevano da lui traditi , ebbe a gran ven tura di ricoverarsi presso il sindaco di quel luogo, di dove riusci per una finestra a porsi in salvo col danaro . Lui partito, l'impresa andò ſallita ; poichè i pochi fuor usciti che ancor stavano insieme collegati , vedutisi senza condottiero, cedute le armi alle autorità svizzere , si rassegnarono ad essere internati nel paese ; e Mazzini , che dicendosi ammalato , già da più ore tenevasi in letto, allontanossi egli pure con Bianco ed Antonini , e

rimandò a tempo migliore la rigenerazione italiana , la quale allora solo potrà avere effetto quando sarà tentata con forze pari all'alto concetto e diretta da uomini di nota virtù e militar perizia . E di questa verità dovrebbe pure convincersi quell'uomo straordinario , quel grande

agitatore il quale è pure lo stesso che scriveva nel 1839 nel Morning Chronicle : Le jour où l'on verra paraître,

le jour où le hasard ou leurs actes placeront à la tête de l'insurrection des hommes qui comprennent l'Italie, l'Italie sera libre. La nation en Italie n'a jamais paru dans la lice.

In questa spedizione ( che muoverebbe al riso se di severo biasimo degno non fosse qualunque tentativo che , non avendo alcuna probabilità di buon successo, costi


CAPITOLO

I.

67

la vita ad un sol uomo) due cose sono fatte per destare meraviglia : l'audacia di Ramorino e l'inazione dei regii

condottieri. Quanto al primo, non si comprende davvero come un uomo di innegabile perizia militare potesse lusingarsi di condurre a buon fine un'impresa tentata con mezzi cosi esigui; e questa considerazione, ravva lorata dalla condotta da lui tenuta nel 1849, dà molto peso alle accuse di cui fu fatto segno in allora dagli stessi suoi socii. Quanto ai regii , la loro condotta è ve ramente incomprensibile; da ogni parte accorrevano rinforzi alla frontiera; a Thonon stavano due compagnie di fanti; i 200 cavalli di Rumilly potevano in breve esser

portati sul confine; Trotti poi aveva seco un grosso bat taglione ed una cinquantina di dragoni a San Giuliano ; dietro lui ad Annecy stava il rimanente del 18° reggi mento . Come mai adunque con tante forze si lasciarono sfuggire 150 o 300 sciagurati al più , semiscalzi , privi

di munizioni da guerra e da bocca, e che, nuovi affatto agli stenti della vita militare, errarono, senza scopo de finito, senza piano concertato per ben tre giorni lungo il confine, e che ben lontani dall'essere secondati dagli abitanti, come s'erano illusi ; erano per lo contrario mi nacciati di vedersi circuiti dai provinciali della brigata Savoia che non aspettavano che un segnale per dar loro addosso colle armi rurali ?

Pare però che la colpa di questa inazione imputar si debba principalmente al generale di brigata Fossati , il quale spedi ordine perentorio a Trotti , che s'era spinto sopra Cruseilles con tre compagnie, di ritornare a San Giuliano ove lasciato aveva le altre ; ma ciò malgrado , se Trotti invece di stare in contemplazione dinanzi al confine svizzero avesse assalito immantinenti i fuor


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

usciti appena si presentarono al Plan des Oualtes , o se

non volendo violare la frontiera neutrale, seguiti li avesse in coda , quando mossero ad assalire il ponte di Etrembières, ne avrebbe ottenuto facile vittoria ; e ad

ogni modo non sopra Cruseilles, che trovasi quasi equi distante fra Saint-Julien ed Annecy ed alle falde occi dentali de' monti Salève, ma per Archamps, Collonge e Bossey marciar egli doveva sopra Annemasse : quante all'ordine di Fossati era imperfetto , ma però non vo

lendo assalire Ramorino, era mille volte meglio tenersi concentrato a San Giuliano anziché dividere le forze fra

quel luogo e Cruseilles. Il colonnello piemontese, invece di agire e di marciare sul Faussigny, ricevuto l'ordine

del generale, perdette tempo a ragunare un consiglio di guerra come se trattato si fosse di un caso molto arduo, ed egli avesse bisogno di essere autorizzato dai

suoi subordinati per non eseguire un ordine che gl'im pediva di ributtare 150 facinorosi, i quali a mano ar mata assalivano la frontiera ! Se egli agito avesse riso lutamente e d'accordo colle due compagnie di presidio a Thonon (1 ) , avrebbe senza fallo circondata la banda di Ramorino ; laddove invece egli esitando lasciò al nemico il tempo di predare le casse, violare il territorio ed effettuare quindi pacificamente la sua ritirata . E l'au strizzante Casazza partito da Chambéry con ragguar devoli forze, che cosa faceva egli mai ? ( 1 ) Le mosse e le deboli forze di Ramorino erano note ai regii, poichè il carabiniere Gandino Carlo, imbattutosi nella banda ne

mica, mentre avanzava da Bossey, coraggiosamente sprezzando le minaccie fattegli se non s'arrestava , dato di sprone al cavallo riusciva incolume , attraverso ad una grandine di palle , a portar l'avviso dell'avvicinarsi del nemico . 1


CAPITOLO I.

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Mentre Ramorino colla sua schiera vagava in tal modo lungo il sardo confine, le altre colonne eransi esse pure portate innanzi , meno quella di Sachmann , la quale, avuto vento della cattiva riuscita della principale , non si mosse

altrimenti da Seyssel; quella guidata da Arduino e da Allemandi, partita da Vorreppe nella notte dalli 2 alli 3, ed ingrossatasi cammin facendo di alcuni sfaccendati francesi , venuta per St-Laurent du Pont sopra Les Echelles con bandiera tricolore spiegata e gridando viva l'Italia , ivi passava il confine verso le 6 di sera , e por fatași direttamente alla caserma dei carabinieri, ne im

prigionava due, mentre il terzo, Bobbio per nome,

slan

ciandosi animosamente dal balcone , corso difilato alla posta dei cavalli, e salito in sella , volava a Ponte Bel vicino annunziatore dell'invasione.

Era comandante di quel luogo un D'Onier , tenente colonnello , il quale prontamente ragunata la compa

gnia cacciatori del 2º reggimento Savona , che ivi stava a presidio , rafforzata prima la guardia del Ponte per provvedere a qualunque inaspettato assalto da quella parte, coi restanti 45 fanti e pochi carabinieri accorreva verso Les Echelles; ma premendogli intanto che la ne mica banda non facesse maggiori progressi, spediva il carabiniere Scappaccino con lettera al sindaco di Les

Echelles prescrivendogli di tener a bada i fuorusciti, ed avvertendolo che verso la mezzanotte egli sarebbe giunto

colla piccola colonna a sua riscossa. Se non che ebbero gl'invasori avviso da un loro aderente del messaggio

affidato allo Scappaccino, di modo che quando questi giunse a Echelles si vide in un attimo circondato da

un branco di furiosi che , minacciandolo di morte , gli

chiesero il dispaccio, intimandogli in pari tempo di gri


70 STORIA MILITARE DEL PIEMONTE l'Italia : resisteva il fido soldato, ed innalzato , dare viva

nel cieco suo zelo, il grido di viva il re, faceva le viste di por mano alle pistole che teneva nelle fonde della sella : funesto movimento che gli costava la vita, perchè

colpito in petto da due palle aveva appena il tempo di porre piede a terra prima di spirare . Avvertiti dalla lettura del dispaccio di quanto a loro

danno macchinavasi dal D'Onier, risolsero i fuorusciti di evacuar la terra e di andarsi ad accampare sovra un

poggio sorgente fra la strada maestra e la Grotta , spin gendo innanzi alcune vedette per dar avviso dell'arrivo dei Piemontesi; ma tali erano il freddo e la fame patiti da quei meschini, che sebbene certi di essere incessan temente assaliti , essi , buttatisi per terra sulla neve, a stento sorgere volevano per dar di piglio alle armi : di modo che fu facile vittoria quella di D'Onier , il quale mentre tentava di riuscire co' fanti sopra un'altura che

sta a sopracapo del poggio occupato dai fuorusciti, aveva ordinato al tenente Viano di irrompere coi pochi suoi carabinieri sulla strada maestra appena udite avesse

le prime schioppettate . Assaliti adunque i seguaci di Arduino , semispenti dal freddo e dalla fame, non fecero che sparare a caso poche moschettate , e quindi gittate le armi, si ridussero in salvo su quel di Francia. Due dei loro rimasero uccisi sul campo, alcuni furono più leggermente offesi, e due altri , Borel e Volontieri , ca

duti in mano dei regii e condotti a Chambéry, furono poi fucilati il di 17. Dei Sardi , oltre allo Scappaccino, mori

un caporale di Savona , ed un soldato riportò piccola ferita .

L'altra banda di soli 50 uomini , partita da Pont-Char

rat, presentavasi alla dogana di Laissaud li 3 a sera, e


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CAPITOLO I.

71

vi catturava due guardie di finanza ; ma informata che Paccot, brigadiere in esse, si faceva lor contro con al

cune altre guardie, la diedero a gambe . Che razza di congiurati erano costoro che, volendo rigenerare la no bile Italia , volgevan le terga ad una dozzina di doga nieri ? Rientrati in Francia ed in Svizzera gl’individui

appartenenti alle varie colonne, vennero disarmati e spe diti all'interno dalla polizia di quei due governi; e tal fine ebbe una delle tante assurde imprese che un mal inteso amor patrio fa intraprendere a chi potrebbe usu fruttuare in modo più proficuo alla causa della libertà

il sangue di tanti generosi sempre pronti a versarlo per la redenzione della patria. Il re, che ebbe nel tempo stesso avviso del principio e del termine di questo sconsigliato tentativo d'invasione, volle venisse accordata alla memoria del fedel Scappac cino la medaglia d'oro , il cui soprasoldo dovette perce pirsi da' suoi genitori per tutta la vita loro . Nel secondo giorno poi del successivo marzo il governatore della Savoia , il quale sin dal 28 febbraio aveva fatto dare il

cambio alla compagnia cacciatori , ragunata in piazza d'armi la guarnigione di Chambéry, composta della bri gata Savona , di due squadroni di Genova cavalleria, di una batteria di cavalleria e di un ragguardevole distac camento di carabinieri, dopo apposite parole e d'ordine sovrano, fregiava della medaglia d'oro il tenente-colon nello D'Onier, di quella d'argento Majno di Capriglio ca pitano, Raspi furiere, Beghinetti caporale e Massone sem plice comune , tutti della compagnia cacciatori di Savona , e Gandino e Bobbio carabinieri. Al luogotenente Leo tardi, che la voce pubblica, raramente fallace, designava

pel più meritevole, venne accordata una più che modica


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

pensione , sinchè raggiunto avesse il grado di capitano ; strana ricompensa che quel generoso accettò a malin cuore, e per sola deferenza verso il donatore : il sotto

tenente Garbarini ebbe semplici elogi . Dirò ora brevemente le azioni valorose di varii Ita

liani, che costretti ad esulare per la mala riuscita di

questo tentativo e di tutti quelli fatti dal 1830 in poi nella infelice patria loro , seguendo l'esempio dei pro scritti del 1821 , andarono in cerca di pericoli e di gloria nei regni di Portogallo e di Spagna ove infieriva la guerra civile .

Nel 1832, don Pedro, tentar volendo di ritogliere al fratello don Miguel il mal rapito trono , poneva mano ad ingaggiar soldati nel regno di Francia . Fra i primi ad accorrere al bellicoso invito fu Borso di Carminati, genovese, già ufficiale in Piemonte nel reggimento Sa luzzo , il quale dopo avere emigrato e militato con Pac chiarotti in Spagna , sotto Milans nella guerra prece denle, costretto poscia ad abbandonar quel regno, erasi ridotto a Parigi, nella quale città diede prove di valore nelle tre celebri giornate di luglio del 1830, meritando anzi di venir decorato . Venuto ora adunque al servizio

1

di don Pedro in Portogallo , egli trovossi il giorno 29

1

settembre ad Oporto e vi ricevette gravissima ferita nel capo , che lo pose in forse della vita ; ma risanalo era traslocato col grado di maggiore nel 2º reggimento dei fanti leggieri della regina donna Maria da Gloria ; corpo in cui servivano qual ufficiale superiore Cassana , pie montese, ex -ufficiale del 1821 , e quali capitani i due fra telli Durando reduci dal Belgio, ove amendue, ma più Giovanni, procacciata si eran bella fama; e con grado in feriore molti altri, dei più chiari dei quali qui reco i

1


CAPITOLO I.

73

nomi, e furono : Carrel, Piaggio, Oliveri e Ghione, pie montesi; Cucchiari, Cialdini , Fabri, Vecchi e Lamberti , modenesi; Dazzo , parmigiano ; Zuppi , Apice, Ghiamas e Curci, napoletani; Lironi (1 ) , Tibaldi , Pizzi , Rezia , Osio , lombardi; Cavalleri, veneto ; Nuschi e Fabri ro magnoli. Questo reggimento di fanti leggieri prese onorata parte a molte fazioni di guerra, meritando il sopranome d'invincibile e valorosa la compagnia d'Italiani che ne faceva parte : ed il 23 luglio 1833, nell'assalto dato dal traditore Bourmont alla ridotta detta la Quinta Venzel lera presso Oporto, Borso alla testa del suo reggimento e di un solo squadrone di lancieri respinse tutti gli

sforzi dei miguelisti. Oltre a questi già nominati , mi litavano solto don Pedro, Ribotti di Molière, nizzardo,

lo stesso che vidimo arrestato a Nizza pei fogli smarriti sul colle di Tenda ; egli era ufficiale in un battaglione

di cacciatori portoghesi, il quale difese sempre cosi vi rilmente , durante il lungo assedio di Oporto , il luogo detto la Serra, che gli altri corpi gli diedero il predi cato di Polacos de la Sierra . Tedeschi poi , nativo di

Alessandria, e Franceschini veneto servivano in un reg gimento di volontarii francesi, ed in un piccolo corpo irregolare, detto la compagnia sacra , il quale in varie occasioni diede esimie prove di valore , militava Mas simo di Montezemolo , attualmente senatore del regno.

Terminata la guerra di Portogallo colla peggio di don Miguel, il 20 reggimento leggiero venne riformato e

fuso in un corpo detto Caçadores de Oporto, che sul (1) Lironi a straordinario valore accoppiava solide qualità mi litari che sollevato lo avrebbero ai primi gradi se la morte del soldato non lo avesse colto all'assedio di Oporto.

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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

finire del 1835 passò al servizio del governo costitu zionale spagnuolo sotto gli ordini di Borso . Entrarono in quel corpo quasi tutti gl’Italiani già da me nominati, e ad essi se ne aggiunsero varii altri espatriati posterior mente dall'Italia , fra i quali noterò Grillo , Chiesa ed

Arduino ( 1 ) , genovesi ; Derolando e Clerico piemontesi ; Fanti , Beaufort, Merli, Castelli e Fabbrizi modenesi ; Gherardi lucchese; Delmastro e Belli parmigiani ; Ar cioni , Medici ed Anzani lombardi. Battagliarono i caca dores di Oporto per cinque anni nelle montagnose pro vincie di Catalogna, Aragona e Valenza contro i Carlisti, ed in quelle fierissime lotte 29 ufficiali e 672 comuni trovarono la morte per ferro nemico; mentre le malattie talmente assottigliarono l'intrepida falange, che dai 2,000 cui sommava , si ridusse a soli 500 ; onde il governo della regina Isabella ricompensar volendo tanto valore , innalzò al grado di generale divisionario Borso di Car

DO

minati, elevando proporzionatamente in grado i due

ur

Durando, Cialdini , Cucchiari , Fanti ed alcuni altri più distinti.

Continuarono questi prodi a militare onoratamente in Spagna , sinchè la voce della patria amata li ricon dusse sull'italo suolo ad affrontare l'abborrito Tedesco

nella guerra dell'indipendenza , in cui mi verrà fatto di

nominarne più d'uno ; ma il chiaro lor duce Borso a quell'epoca già più non era : poichè spinto da personale

inimicizia, essendosi lasciato avvolgere nel 1841 in una trama ordita contro il possenle Espartero, abbandonato poscia da coloro stessi che, adulandone le passioni, con

dotto lo aveano a quel passo , cadde in mano del par (1) Lo stesso che preso aveva parte al tentativo mazziniano nel 1834 .

TE


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tito che allora avea il polere , e condotto a Saragozza

venne da un consiglio di guerra condannato alla fuci lazione ; miserando fine e non degno di un uomo il quale, se avesse saputo imperare a se stesso, era forse serbato a cogliere più eccelsi allori nella guerra italiana

surta pochi anni dopo . Tale miglior destino era serbato ad un altro Italiano che allora appunto cominciava a salire in fama nelle terre americane . Era questi Giuseppe Garibaldi, nativo di Nizza di mare ; uomo onesto e prode, ma selvaggio ed avveduto , e dotato dalla natura di quelle qualità

tutte che più si addicono ad un capo partigiano che ad un perfetto generale. Compromesso negli eventi politici degli anni 1833 e 34, emigrava Garibaldi in America, dove entrava in una legione italiana condottasi al ser

vizio della repubblica di Montevideo , allora in guerra col dittatore Rosas ; legione che dopo aver date esimie prove di valore , ne porgeva una non men rara di dis interesse rifiutando i terreni che quella repubblica as segnati le avea in guiderdone . In essa sollevossi Gari baldi prontamente alle prime cariche, nelle quali diede

luminose prove di coraggio non solo , ma di equità e di senno tali da attirarsi gli elogi di varii funzionarii francesi che ebbero a trattare con lui rilevantissimi af fari. Acclamato poscia dal voto universale dei legionarii loro capitano supremo , egli trovò modo di continuare a segnalarsi in più occasioni e segnatamente nel com battimento accaduto li 8 febbraio 1846 nei campi di

Sant'Antonio, che mi piace di qui brevemente riferire. Stava Garibaldi colla legione a difesa del forte luogo del Salto, ed avuto sentore come il generale Anacleto,

che ivi seco lui congiunger dovevasi con 280 uomini di


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rinforzo, non osasse procedere oltre per tema di Ser vando Gomez generale avversario , il quale con nume roso stuolo di cavalli batteva la circostante campagna ,

Garibaldi , presi seco 170 dei più risoluti suoi legionarii, usciva al piano per dar la mano al collega : se non che , camminando con la consuela e spensierala sua audacia , ei venne a cadere in un aggualo tesogli in quelle forre da Gomez alla testa di 1,200 cavalieri: avvedutosi Ga

ribaldi di esser mal capitato, pensò a rimediare con altrettanto ardire alla sconsideratezza primitiva, e get

1 1

tatosi co' suoi in una casipula ivi esistente, ed asserra gliatane alla meglio l'entrata , cominciò da colà a lem pestar cosi orribilmente coi moschetti sui cavalieri di Gomez, che questi , dopo aver dati varii ed infruttuosi assalti , vedendo vicina la notte , desistette dalle offese accontentandosi di far circuire da' suoi la casa , certo di

1 .

8 21

avere all'indomani il feroce drappello per fame. Ma a quest'estremo non volle lasciarsi ridurre Gari baldi , il quale, come vide alta e buia la notte, postosi alla testa de' suoi , e gettatosi a capo chino sui sonnec chianti nemici, aprissi una via , e sebben menomato di 30 compagni morti e di 53 altri più o men gravemente offesi, rientrò all'aurora nel Salto con gran giubilo dei

suoi, che, saputolo circuito da forze cosi superiori, pianto lo avean per morto, e già parlavano di arrendersi e di

cedere quella ridotta ad una schiera nemica portatasi ad assalirla nel di precedente , se a rincuorarli sorto

non fosse un altro Italiano, il milanese Anzani, il quale dopo avere lungamente militato in Grecia , in Porto gallo, in Spagna , condottosi in America era entrato esso pure nella legione ed era luogotenente di Garibaldi ,

che non aveva potulo seguire nell'escursione del giorno 8

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a causa di grave ferita che lo trattenne : ma appena ebbe inteso l'approssimarsi del nemico ed i progetti di resa, sollevato quel generoso l'egro fianco dal suo gia ciglio, tanto opró, tanto disse, che i difensori del Salto, smesso il pensiero di arrendersi, virilmente combat tendo, respinsero felicemente il nemico . La repubblica di Montevideo intanto, attestar volendo la sua riconoscenza all'invilta legione italica , decretava venissero sulla sua bandiera inscritte queste parole : Gesta delli 8 febbraio 1846 operate dalla legione ita

liana agli ordini di Giuseppe Garibaldi : e premiar volendone il capo, lo nominava generale : ma Garibaldi, altrettanto modesto e semplice quanto prode, e geloso forse di conservare la sua popolarità, rifiutava quel grado , dicendo volerne solo ricevere dalla libera ele

zione dei compagni. Un uomo dotato di tanto valore e di tali doti non

poteva a meno di attrarre l'attenzione degli Italiani in un'epoca in cui la pace universale europea impediva ad

altri di porre in evidenza il proprio valore : ben com prese la cosa Mazzini , e ben vide quanto utile ridondar ne potrebbe alla sua setta : laonde, dato di piglio alla penna , e' si pose a magnificare il fatto di Sant'Antonio (che in sostanza non fu che un'audace e fortunata di fesa di 170 fanti risoluti contro una turba di cavalleria

irregolare) come una vittoria dell'era napoleonica ; e da quel punto Garibaldi , che altro non era e non sarà

mai che un intrepido partigiano degno di grandissima lode, ma non di riputazione di gran capitano, fu l'uomo sopra cui il partito repubblicano concentrò tutte le sue speranze ; ed infatti, appena scoppiò la guerra dell'indi pendenza, Garibaldi , da loro chiamato, accorse in Italia


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

co' suoi compagni e col prode Anzani , il quale pero , aftranto da molte ferite e da lungo malore, esaló l'anima

li 5 luglio 1848 in Genova . Vedremo a suo tempo qual parte abbia rappresentato Garibaldi in Italia , e sino a qual punto l'onesto animo

suo siasi prestato ai progetti dei mazziniani ; ma è co stante che quest'uomo, tanto fuori che in patria, diede

prove di esimio valore ; e se i suoi rapporti con quella setta non avessero ispirata soverchia diffidenza a Carlo

Alberto, è lecito credere che l'opera sua sarebbe tor nata molto più proficua alla causa comune . E bastino

questi brevi cenni sopra di lui e sopra coloro che nei lunghi anni di sonno di questa patria nostra ne resero 4834

chiaro il nome in lontane regioni . Non avean tregua fraltanto le militari innovazioni in Piemonte . Nel gennaio erasi già data nuova forma al reggimento Guardie , per la quale anche il 30 battaglione venne attivato in tempo di pace , e la forza del corpo

portata a 1,413, ed a 4,241 in tempo di guerra . In aprile poi emanava il re una legge, che mentre ledeva i diritti tutti di giustizia , trascurata o delusa , dava origine a molti e gravissimi sconci ; intendo ragionare della legge sul matrimonio degli ufficiali, mediante la quale veniva disposto che niun ufficiale potesse con

,, trarre matrimonio senza aver fallo previamente con stare che la sposa possedesse un capitale di 24,000 lire. Non havvi ragione alcuna che giustificar possa una mi sura cosi arbitraria ; adunque perchè un uomo si de dicava alla difesa della patria , o meglio del trono e della

dinastia , come allora dire doveasi , perdeva egli il di ritto che ha ogni cittadino di contrarre legittime nozze ? Al militare adunque , già costretto a sopportare tante


CAPITOLO I.

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amarezze , tanti gravami , indir si volevano ancora le dolcezze della famiglia ? condannarlo si voleva ad un eterno celibato od a costanti immorali abitudini ? Questa

legge, che offendeva ad un tempo la giustizia , la morale

ed i precetti religiosi, ridondava poi anche a danno di un altro ceto di persone , delle figlie dei militari, le quali essendo raramente munite di cosi larga dote , ve

devansi private della possibilità di contrarre sponsali con ufficiali dell'esercito, che erano quei matrimonii che per lo addietro accadevano più frequentemente, essendo na turale che il guerriero scelga a compagna de' suoi giorni la figlia di un guerriero ; locchè veniva eziandio a di struggere quei legami che per molti individui conver tivano il reggimento in una famiglia , e rendeva poi oltre modo difficile un onesto collocamento alle figlie

di onorati ufficiali, essendo poco probabile che uomini estranei alla milizia scegliessero a spose donzelle gene ralmente poco doviziose.

E quali le ragioni addotte per giustificare questa bar bara legge ? Allegavasi che con essa lo Stato mirava a disonerarsi delle pensioni da dare alle vedove ed alla prole che altrimenti al decesso del militare rimaste sa rebbero prive di mezzi di sussistenza , e citavasi l'esempio di simili provvedimenti già in vigore presso qualche po tenza germanica. Qual legger peso avessero queste ra gioni non è chi nol veda ; dalle estere armate imitar si deve il buono , e non il molto che , nelle settentrionali

in ispecie , lede la giustizia e conduce all'arbitrario : quanto all'altra ragione dirò che era indecoroso che un

re cercasse modo di non venir a sollievo della vedova e dei figli di chi dato avea la vita a sostegno e difesa della sua corona , ma che seppure volevasi chiudere il cuore


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a questo sacrosanto obbligo, non si aveva perciò il di ritto di impedire ai militari il libero esercizio di un atto raccomandato dalla morale e dalla religione, per lo specioso motivo di non veder famiglie nell'indigenza . Aggiungasi ora che questa legge generò appunlo gli inconvenienti a cui ovviar si voleva ; poichè molti uffi ciali cominciarono a convivere con concubine , le quali divenute madri ricorrevano prima alle moine, quindi agli ecclesiastici che con minaccie assediavano l'amante per indurlo a sposare segretamente la donna, e se l'uf ficiale cercava di schermirsi dal ciò eseguire, allegando la legge proibitiva , non mancava mai qualche grasso prelato o vescovo che, valendosi dell'ascendente che il

suo carattere gli dava sull'animo del re sempre più

impastoiato in insulse pratiche religiose, sapeva estor quere dalla meticolosa sua coscienza il permesso di con trarre il matrimonio, permesso che, per una gesuitica interprelazione della legge succitata, veniva intitolato , con patente sprezzo d'ogni moralità : licenza di conve vere; intendendo con questa riserva il governo di con siderarsi esonerato da qualunque debito di pietosa sov venzione in caso di premorte del marito. In tal modo

stranamente minavasi la disciplina , ed in pochi anni ogni corpo d'ufficialità annoverò nel suo seno uomini che invece di essere legati a spose legittime povere ma

oneste, convivevano con note sgualdrine; e questo fu il bel parto del senno del tanto celebrato ministro !

Ma ciò che passa ogni limite e che, sebbene appar tenga a' tempi attuali, non deve tuttavia andar taciuto , si è che una legge cosi immorale , nociva ed ingiusta vige tuttora sotto il sistema costituzionale, e dopo che il Parlamento nazionale ha con apposita legge provve


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duto alla sussistenza delle vedove e della prole dei mi litari; e mentre questa iniqua legge si eseguisce pei regnicoli, gli estranei poi , ammogliati o no , vennero accettati nelle file dell'esercito ad occhi chiusi senza

neppur constatare la moralità delle donne , la validità od esistenza dei nodi , i mezzi di sostentamento . Ma

troppo io mi dilungherei dal mio proposito se qui citar volessi i casi tutti comprovanti la poca sollecitudine dei rappresentanti della nazione per l'esercito nazionale ab bandonato al cieco arbitrio di un sol uomo , e le prove

tutte che patentemente dimostrano come per l'armata lo Statuto altro non sia che una parola vuota di senso . Proseguendo pertanto l'enumerazione delle provvi

denze albertine risguardanti l'esercito, dirò come io sia lieto di aver ad annoverare fra quelle emanate nel 1834

l'inaugurazione del Collegio di Racconigi , fondato dalla munificenza sovrana sin dall'anno precedente , ma aperto

nel settembre di quest'anno e destinato a ricevere al meno 250 allievi , figli di militari o di impiegati addetti agli eserciti di terra e di mare , e preferibilmente i figli di quelli morti in guerra ; generoso pensiero che fece innalzare dal cuore dei riconoscenti genitori benedette parole al nome di quel sovrano cosi sollecito dell'avve

nire della loro prole maschile, ed assennato in un tempo stesso , poichè quell'istituto (se qui pure il gesuitismo venuto non fosse a guastare l'ottimo concetto) esser dovea un semenzaio , da cui l'esercito trarrebbe giovani ed istrutti sott'ufficiali, che, per le apprese discipline, potevano in pochi anni fornire buoni e pratici ufficiali. La pensione da pagarsi dagli alunni venne fissata nella modica somina di 360 franchi annui , ed ancora pei 250

convittori essa venne ridotta a questi termini: 100 VOL. III.

6

PINELLI, Storia ecc .


8 )

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

piazze furono gratuite , 100 a metà e 50 a due terzi , di modo che la pensione intera fu ristretta a quei pochi che potessero venire ammessi in sopra più del numero suddetto. Dovevano i giovani avere 8 anni compiti e

non oltrepassare i 12 : ai 18 anni uscivano semplici sol dati nei varii corpi dell'esercito , nè era facoltativo ai capi di essi di promuoverli al grado di caporale prima di un anno almeno di servizio ; il che era forse sover chio , e venne poscia modificato. Ogni alunno entrando nello stabilimento contraeva l'obbligo di servire per anni 16 nelle regie armate, calcolati dal giorno di uscita dal collegio : quelli che coll’andar degli anni riconosciuti fossero inabili alle militari fatiche venivano ammaestrati

in qualche arte che porgesse loro più tardi i mezzi di onesto sostentamento : gli altri venivano istruiti negli esercizii e regolamenti militari, nella scherma, nel nuoto , nella ginnastica , nelle matematiche elementari , nella calligrafia e lingua patria . Con particolari istruzioni

venne quindi fissato il modo di ammessione per i figli 18:33

dei militari di ogni corpo a questo benefico istitulo . Spuntava intanto il 1835 , nel febbraio del quale es sendo venuto a morte il conte di Revel, maresciallo e governatore di Torino, il re, innalzando a quelle alle cariche il barone Latour, chiamava in sua vece a reg

gere le faccende estere il conte Solaro Della Margarita. L'entrata di lui agli affari ſu un nuovo trionfo della Cattolica che andava visibilmente ognor guadagnando

terreno : e la scissura fra i membri del gabinetto di venne sempre più manifesta . Stavano in un campo Solaro e La-Scarena: nell'altro Villamarina quasi solo perchè Bar baroux timidamente a lui aderiva ; e Pralormo, succeduto nelle finanze a Caccia , morto sul finire del 1834 , con


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servavasi neutrale. A queste due e direi quasi tre fazioni, sovrastava per la regia autorità Carlo Alberto, il quale, nella presuntuosa e diffidente sua natura , erasi posto in mente di dominarli pure coll'ingegno e dirigerli, non volenti ma uniti , alle occulte sue mire ; e non s'accor

geva invece che egli stesso era lo strumento ora di uno, ora di un altro de' suoi consiglieri , e che questo alter nato loro predominio dava al suo governo la sembianza di un'altalena ; sistema nocivo allo Stato ed indecoroso pel sovrano . Se non che il men destro fra i ministri, il conte La

Scarena, venne colla sua precipitata petulanza a farsi

maestro della propria rovina , dando cosi un momentaneo vantaggio al partito avverso. Io non svilupperò questo intrigo di cui ragionarono a lungo i lodatori di Carlo Alberto menando gran scalpore della fermezza da lui

dimostrata nel togliere il portafoglio al conte ; io credo invece degno di biasimo il re per aver innalzato a tanta carica un uomo notissimo per le austriache sue ten denze , e trovo che non merita alcuna lode per essersi

disfatto di lui : a detta di quegli stessi storici , l'inso lente vegliardo aveva spinta la tracotanza sino a tener

propositi ingiuriosi contro lo stesso sovrano ; qual me raviglia adunque se quello lo rimosse dall'ufficio ? Non affermerò che egli abbia ciò fatto per solo orgoglio of ſeso, ma che questo suo atto meriti di essere levato a cielo come una forte azione, io veramente nol vedo.

Quanto al conte La-Scarena , io penso che fosse un te nace e rimbambito vegliardo assai tristo di natura per certo, ma abbindolato dalle arti del Pacca , molto di lui

più tristo, suo primo ufficiale , il quale fecegli credere

da senno esistere una cospirazione di Carbonari a cui


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

non ebbe vergogna di asserire che partecipavano uomini purissimi e fra gli altri l'intemerato Cesare Saluzzo , go vernatore dei principi reali ; ma l'enormità stessa di questa assurda accusa prova che La -Scarena era un im becille nel ripeterla al re . Allontanato quel ministro, vennero gli affari interni affidati al Pralormo, in luogo del quale assunse la ge stione delle finanze l'avvocato Gallina , uomo di molti

numeri, grandemente accetto al re che, secondo alcuni , già prima d'allora aveva voluto innalzarlo a quell'uffi cio . Aveva il Gallina fama di liberale ed anzi di aver

parteggiato negli anni suoi giovanili per gli autori della trama del 1821 ; laonde la sua venuta al potere fu sen tita con soddisfazione da tutti gli uomini amanti di un

più temperato governo : sopra tutti poi seppe avvantag giarsene Villamarina , il quale , acquistando ognor più imperio sull'animo fiacco del re , da quel punto , sotto la maschera di promotore del progresso , con rapacità immensamente superiore a quella di La-Scarena, attese ad ammassare ricchezze ; nè veramente si scorge in qual modo la sortita di La-Scarena dal ministero abbia volte in meglio le cose : il gesuitismo continuò ad es

sere onnipossente come per lo addietro : si rubò più di prima , ed anche la benemerita famiglia Saluzzo, scam pata da’ lacci poco accortamente a lei tesi dallo stupido La - Scarena, venne ben tosto avviluppata in quelli del l'astuto Villamarina, e quindi sacrificata all'invida sua natura .

Restringerò in poche linee le provvidenze militari di questo e del seguente anno . Con decreto del 7 marzo la cavalleria venne disposta in brigate , delle quali la

prima contenne i reggimenti Nizza , Savoia e Novara ;


CAPITOLO I.

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la seconda Piemonte Reale, Genova ed Aosta : mistura che non servi ad altro che ad accrescere di due le si

necure dei generali di brigata . Con decreto delli 10 marzo vennero se non abolite , ristrette almeno le prero gative di cui godevano i paggi del re e della regina (1 ) . La forza dei reggimenti di fanteria di linea sul piede di pace fu dal decreto delli 13 aprile fissata a 1,100 uomini, ed a 1,363 quella del reggimento granatieri; falto pertanto divieto ai capi di corpo di oltrepassare quelle cifre per via di arruolamenti volontarii . Nello

scopo poi di distribuire su tutta la superficie del regno le armi occorrenti ad un repentino armamento di tutte le classi provinciali , un decreto delli 19 maggio stabili

dlepositi di 10,000 fucili nelle cinque località di Les seillon , Torino , Alessandria , Genova e Nizza di mare. Con circolare delli 13 giugno venne raccomandata la frequente istruzione delle fanterie nell'esercizio di cac ciatori, e finalmente con altra delli 23 novembre mi gliorati i giacigli dei soldati , surrogando i letti in ferro ad una sola piazza ai sucidi pagliaricci su cui i soldati dormivano due e talvolta tre insieme .

Ma a queste misure generalmente buone ne succe- 1836 ( 1 ) A porre in chiaro gli sconci a cui davano luogo queste stolte preferenze, basti il seguente aneddoto : L'allievo T.... , di nobilis

sima famiglia e di notoria imbecillità , era dopo l'esame dichiarato inabile al grado di soltotenente , e costretto perciò a ripetere l'anno : nel quale essendosi resa vacante la piazza di primo paggio, egli la conseguiva , epperciò veniva l'anno seguente nominato capitano di cavalleria ; convien dunque conchiudere che lui , riconosciuto

inabile ad esser sottotenente , pel solo contatlo della coda del regal

manto avesse acquistate tulle le cognizioni necessarie ad un ca pitano ! Qual meraviglia se gli ufficiali superiori sardi erano poco istrutti ?


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dette una tristissima ed ingiustissima, poichè cor so

vrano decreto delli 9 gennaio venne autorizzato l'arruo tamento forzato pel corpo -franco di tutti quei giovani che senza essere rei di crimine o delitto fossero ricono sciuti vagabondi o proclivi al mar fare: venivano essi addetti alle compagnie di rigore, che furono allora por tate a tre, e potevano esservi tenuti per quel numero d'anni che fosse all'autorità beneviso ; e questa arbi traria legge , chiamata disposizione economica di polizia, che imponeva l'onorata assisa del soldato sul dorso al mal vivente , e violava in si brutal modo la libertà in dividuale , era promossa da un ministro sedicente pro tettore dell'incivilimento , e sancita da colui che rappre sentar si vorrebbe come prototipo del sovrano benefico ! Vide quest'anno nuove e buone riforme nei reggi menti di cavalleria conservati in sei squadroni bensi ,

ma quattro dei quali armati di sciabola, il 5° di lancia , ed il 6° detto di deposito : i provinciali furono astretti ad un servizio sotto le armi di tre anni consecutivi , ed

a dieci in congedo illimitato : fissata la forza dei reggi menti sul piede di pace in 39 ufficiali e 594 individui

di bassa forza montati , più 5 ufficiali e 141 di bassa forza a piedi ; totali 779 : il numero dei cavalli fu di 39 (1 ) per gli ufficiali e di 633 di bassa forza . In tempo

di guerra 47 furono gli ufficiali ed 822 gli individui di 1

bassa forza montati , oltre a 2 ufficiali e 130 dragoni a piedi: totale 1,001 .

La fanteria eziandio avvantaggiossi in quest'anno della creazione di un nuovo corpo superiore ad ogni elogio ; (1 ) Negli stati gli ufficiali erano calcolati ad un solo catallo . ma era inteso che dovevano averne due o tro secondo il grado .


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i Bersaglieri, dir voglio , stabiliti da principio in due

sole compagnie sommanti, insieme allo stato -maggiore, a 261 in pace ed a 458 in guerra. Questo corpo, dovuto alle incessanti cure del cavaliere Alessandro La Mar

mora , nato malgrado mille opposizioni , crebbe in breve in maestria e destrezza al punto da essere forse supe riore e non certamente secondo a qualunque corpo eu ropeo di truppa leggiera : formossi di soldati d'ordinanza e di provinciali , ma ragionevolmente i primi furono in maggior numero che nelle compagnie di fanteria ordi naria , ed i secondi astretti ad una maggior permanenza al corpo ; gli uni e gli altri poi scelti fra uomini dotati dei requisiti fisici necessarii pel faticoso servizio a cui erano chiamati .

Nel volgere di questi due anni alcune differenze in sorte fra la corte di Torino e quella di Lisbona fecero travedere più volte probabile una spedizione marittima . Dopo la cacciata dal Portogallo di don Miguel erano rimaste interrolte le relazioni diplomatiche fra le due corti , ed il cavaliere Rodriguez, già rappresentante por toghese presso Sardegna , ritiratosi a Genova , vi traeva

vita quasi privata , dando solo passo alle transazioni commerciali ; ma venuta la duchessa di Beira in Pie monte , ed accolta con grande cordialità da Carlo Al berto , l'ex-diplomatico portoghese , apparentemente ,

dietro istruzione segreta del suo governo, posesi in capo dispiarne la condotta; la qual cosa grandemente spiacque al re , il quale diede ordine di licenziare il Rodriguez dai regii Stati . Conosciutasi questa espulsione a Lisbona , quel governo lolse l'exequatur ai consoli sardi ed inter disse l'entrata ne' suoi porti alle navi sarde mercantili ; ed essendosi da noi usato di rappresaglia, ne segui una


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rottura aperta fra i due governi; e già pareva immi nente una dichiarazione di guerra , quando i buoni uf ficii del gabinetto inglese pervennero a ravvivare le amichevoli relazioni.

18:37-38 Se non che fra non molto lo stesso governo mediatore ebbe a lagnarsi dell'inesplicabile condotta del re sardo ,

il quale più non ponendo alcun freno alla sua simpatia pel dispossessato principe spagnuolo don Carlos, nė con tentandosi di ospitarne la sorella ed i figli e di acco gliere con particolare benevolenza i partigiani tutti di quel principe , venne nella strana risoluzione di dargli

eziandio occulto appoggio negli sforzi da lui fatti per ricuperare il regno . Già da lungo tempo erano fra Sar degna e Spagna costituzionale interrotti i rapporti ami chevoli, niegandosi dal governo sardo non solo l'exe

quatur ai consoli di quella nazione, ma vietandosi ben anco ai legni mercantili spagnuoli di inalberare la pro pria bandiera nei porti della monarchia . Un procedere cosi sconsigliato non poteva a meno di produrre an gherie al commercio sardo per parte del governo della

regina Isabella con danno infinito dei negozianti liguri : ma quando poi il re spinse la follia al punto di spedir sussidii al pretendente spagnuolo , e di accreditare presso lui al suo quartier generale di Biscaglia , quasi qual com inissario , il cavaliere Cerruti , l'Inghilterra , da secoli pro pizia a Sardegna , credette dover fare rimostranze essa pure ; e vedendo tornar vane le sue parole e trattato anzi con alteri propositi il suo inviato ( 1) (propositi ri ( 1 ) Carlo Alberto , falto chiamare a sè sir Foster , inviato inglese ,

chiesegli se per avventura lord Palmerston, ministro in allora del Foreign office , iplendesse dirigere il gabinetto sardo ed imporre al re per ministri uomini di suo gradimento. A questa smargias


CAPITOLO 1 .

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dicoli, per non dire indecorosi , in bocca dell'erede di una dinastia che in ogni critica emergenza ebbe sempre

ricorso alla protezione brilannica ), diede ordine a' suoi vascelli di scrupolosamente visitare i legni sardi mer cantili, e di impedire tanto ad essi come ai legni della regia, marina di sbarcare sul litorale spagnuolo armi ed altre munizioni da guerra ad uso della fazione carlista .

Non si può certamente niegare che l'Inghilterra, cosi oprando , non abusasse della sua forza, poichè se tanto essa quanto la Francia favorivano di soppiatto la causa dei costituzionali, non si vede con qual diritto vietar volessero a Sardegna di sovvenire ai legittimisti ; tuttavia dal momento che le corti settentrionali opinavano di doversi astenere dal palesemente favorire don Carlos , non si scorge veramente qual interesse nè qual utile ricavar potesse la monarchia piemontese da questa po litica di Carlo Alberto, il quale, oltre a sprecare i tesori

della nazione per una causa antipopolare, perchè anti liberale, veniva poi eziandio in tal modo ad alienare da sé le due potenze occidentali . Avvegnachè non migliori erano le sue relazioni con

Francia. Il governo di Luigi Filippo, già indisposto fin dal 1832, pel favore dato a quell'epoca ai maneggi della duchessa di Berry , lagnavasi ora della cortese acco glienza fatta a corte a quanti legittimisti vi si presenta vano (alcuni de' quali erano anzi stati accolti nelle file dell'esercito ) , e del divieto falto agli antichi soldati

napoleonici di fregiarsi della decorazione della Legione

d'onore. Ma queste rappresentanze, sporte dal francese sata rispose l'inglese, che questa certo non era l'intenzione del suo governo , ma intanto poco dopo ne segui l'ordine di cui è qui fatta menzione .


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ambasciatore marchese di Rumigny, facevano poco frutto , perchè Carlo Alberto , spiegando un'alterigia più con

veniente ad un gran monarca che al piccolo re sardo, niegava far ragione a queste querele : e se egli in quel tempo circa venne a decoroso e pacifico accomodamento col governo della regina spagnuola , ciò attribuir si deve più al tradimento di Maroto che gettò in fondo la causa di don Carlos , anzi che al timore di straniere intimazioni . Ora io non verrò certamente biasimando il re di avere

in più circostanze fatto atto di nobile indipendenza , che

anzi egli merita plauso per questo ; poiché hanno i go verni tutti sacro dovere di tutelare i diritti del proprio Slato, e male ne incoglie a quella nazione i cui reggi tori , abdicando alla dignità propria , lasciansi guidare

da estere pressioni ; ma pei governi piccoli la vera sa viezza sta ben più nel non gettarsi spontanei in false

posizioni , anzichè porsi nella dura alternativa , seguendo una politica avventata , o di piegare la fronte alle esi genze dei potenti, o di seco loro inimicarsi od alterare almeno le buone relazioni prima esistenti ; ed io porto opinione che le molteplici prove di simpatia date da Carlo Alberto per la causa dei despola portoghese e spa gnuolo, e la poca cura da lui posta nel conservarsi le buone grazie delle due grandi potenze occidentali, ma lamente concordar possano con la riputazione di politico oculato che taluni vorrebbero impartire a quel principe : e vorrei in vero che coloro i quali si affannano a dipin gercelo come tenero amatore della indipendenza italiana sin dai primordii del suo regno , mi spiegassero questa sua condotta per nulla consona col progetto di affran care l'Italia dall'influenza della casa imperiale di Abs burgo, verso la quale poi egli, immemore dell'esempio


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datogli dai suoi predecessori, e segnatamente dal primo Vittorio Emmanuele, non sdegnava di far atto di osse quio recandosi a Pavia, il giorno 15 ottobre del 1838, per inchinarvi il nuovo imperalore Ferdinando nella escursione da lui fatta attraverso agli italici suoi do minii ( 1 ). ( 1) A quest'epoca i rapporti fra Carlo Alberto e l'Austria erano intimi più che mai ; già da alcuni anni egli era stato nominato

colonnello di un reggimento usseri , dei quali Radetzky accon sentiva ad essere colonnello solo in secondo. La simpatia reci

proca però fra gli ufficiali austriaci e piemontesi era lontana dall'essere cosi forte come vorrebbe far credere il veterano au

striaco nell'opera, pregievole per molti titoli sotto l'aspetto mili tare , da lui scrilla sulle campagne del 1848-49 ; e gli stessi ufficiali degli usseri amavano poco Carlo Alberto, del che eccone una prova .

Nel dicembre del 1838 io recavami in Milano con due collega C ..... e L ....., ufficiali subalterni al pari di me nell’llº reggi mento brigata Casale. Ero apportatore di una lettera ad una gen tile signora ligure maritata all'ufficiale pagatore del reggimento usseri suddetto, lombardo e cugino di un mio camerata : fummo

ricevuti cordialmente ed invitati ad un pranzo a cui intervenne anche l'aiutante maggiore degli usseri , tedesco di purissimo

sangue , il quale, violando ogni convenienza , si pose a sparlare di Carlo Alberto alla presenza nostra , lagnandosi che mai non fosse andato a dar rassegna agli usseri , e supponendo che non

conoscesse il mestiere , nè fosse capace di tenersi a cavallo : ri battemmo quelle stolte accuse dicendo che forse l'ignoranza della

lingua tedesca aveva trattenulo il re nostro dal passare a rivista i cavalieri tedeschi ; ma la cosa non terminò lì , perchè quello sfac ciato usci fuori dicendo aver Carlo Alberto fatto dono agli ufficiali

del suo reggimento di sciabole d'onore che spezzavansi come retro , e beffardamente chiedendo se tutte le spade italiane erano

di tal tempra ? A tal insullo io, perdendo la flemma, gli dissi esser pronto a provargli esser esse ottimamente temprate , e che forse un giorno l'armata tedesca tutta ne avrebbe sentito il taglio. Si


92

c

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

E per fermo la cura costantemente posta dal re sa voiardo in questi anni nel raddoppiare le fortificazioni che chiudono i passi delle Alpi, e finalmente il matri

monio dell'erededel trono con una principessa austriaca , pel quale in quest'epoca appunto si iniziarono le prime pratiche e che segui pochi anni dopo , sono prove tutte che nel primo decennio del suo regno la politica di Carlo

!. Alberto fu molto più assoluta ed austriaca , che francese e liberale , ed un altro indizio della propensione di Carlo Alberto per l'Austria trovasi nel trattato segnato in que st'anno appunto con quella potenza per l'estradizione dei disertori , mentre con Francia nulla esisteva di con

simile ; ond'è che non senza plausibile fondamento La

marline, discorrendo diquesto principe , chiamollo : Allie solidaire, presque vassal de la politique autrichienne . Ben so che i lodatori di Carlo Alberto lasciarono scritto

e pretenderebbero farci credere che egli ciò facesse per trarre in inganno quella potenza ; ma oltrechè troppo

ripugna supporre che, per ingannare una potenza ne mica , quel sovrano non rifuggisse dallo spargimento del sangue, i milioni poi spesi in accrescere le già esistenti fortezze e nello edificarne delle nuove , troppo palese mente additano come da Francia esso temesse pur sem interposero gli altri ufficiali tedeschi , e specialmente un giovane

che ci si disse essere un principe olandese ricchissimo; biasima rono le parole dell'aiutante maggiore , e la cosa non ebbe più

seguito ; ma questo prova qual simpatia avessero gli ufficiali te deschi per Carlo Alberto e per i suoi ufficiali. Alla sera da un tal marchese B ..... , milanese ed ufficiale in quell'istesso corpo , sep

pimo poi che la bile di quell'energumeno tedesco proveniva da ciò, che essendo egli aiutante maggiore in primo, sperava che

Carlo Alberto dando la rivista al corpo lo avrebbe decorato di qualche ordine, e di qui il suo furore contro quel principe.


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pre di vedersi turbato il regno, e ciò non perchè egli supponesse velleità guerriere nel paciſico Luigi Filippo , chè troppo era nota la predilezione di quel re per la

pace, ma perchè agli occhi suoi quel paese era il fomite di ogni moto rivoluzionario . E ragguardevoli invero furono i lavori eseguiti nel

decorso di questi anni dal genio militare . Le fortifica zioni d'Alessandria, ridotte alla semplice fortezza, rice vettero notevole sviluppo dalla parte di porta Valenza . A Fenestrelle , ad oggetto di chiudere la via di Francia , che lambendo il torrente Chiusone corre al piede degli spalti , venne eretto il basso forte che dal sovrano re gnante ebbe nome, e demolito in pari tempo l'antico

forte Mutino , il quale, inutile ormai per la difesa, po teva, cadendo in mano degli assedianti , offrir loro un

ricovero dai proiettili dei forti collocati sulla riva sini stra . Ad Exilles, oltre ad un basso forte costrutto pari menti sulla riva sinistra della Dora , si pose mano a for tificare l'attiguo ed importante punto di Serre la garde,

erigendo su quel poggio una ridotta che dal luogo de sunse nome, e fu costrutta dietro il disegno ed a dili

genza del cavaliere Verani , distinto ufficiale superiore del Genio , aggiungendovi poi eziandio una tagliata protetta da un blockaus nella valle giacente fra il forte

principale ed il poggio sopra cui si estolle il villaggio di San Colombano .

A Lesseillon furono fatte importantissime aggiunte ai forti Vittorio Emmanuele e Carlo Felice, aperta la strada militare e tracciato un campo trincierato , che venne

munito con opere transitorie, quali sono il fortino Carlo Alberto e la linea dei trincieramenti. A Bard poi i lavori

ricevettero un impulso tale che in fine del 1838 questo

lis


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

bel forle potė dirsi ultimato . Nel 1833 erasi approvalo. il progetto di un forte a Vinadio, a cui si pose mano nel successivo anno, e che era destinato a rimpiazzare il demolito forte di Demonte . Finalmente anche i lavori

della cittadella di Ventimiglia , già decretata sin dal mag. gio del 1830, vennero spinti con alacrità , ed erano ap pena ultimati che nel 1841 e 42 si pose mano ad armare di tutto punto questa cittadella, evidentemente destinata 1

a chiudere ai Francesi la così detta strada della Cornice .

L'edificazione di questa nuova fortezza ebbe luogo ad instanza dell'Austria, la quale con inquietudine vedeva libero quel passo ai Francesi per una calata in Italia ; poichè nel 1815 era stato convenuto fra i commissarii

imperiali e sardi che lo stradale lungo la riviera di po nente non sarebbe stato protratto al di là di Savona , punto da cui era utile che esistesse per una lunga e ben intesa difesa di Genova . Ma Carlo Felice , il quale anzi tutto voleva i suoi comodi, annoiato di una malagevole traversia, a cui era andato soggetto recandosi alla sua prediletta Nizza sulla fregata Maria Teresa, sollecitato anche dai Nizzardi e dagli abitatori delle altre città po ste lungo il litorale, ragionevolmente vogliosi di avere una strada di comunicazione fra loro , decretò il riatla

mento dell'antica strada francese, decisione che motivo le lagnanze austriache; perlocchè strettisi nuovamente a consiglio i commissarii dei due governi convennero che invece dell'antico castello di Ventimiglia avesse ad erigersi una cittadella regolare. Furono incaricati in allora dei relativi studii il conte Malaussena , colonnello,

ed il cavaliere Podestà , tenente-colonnello , i quali sin dal 1827 presentarono un sistema di fortificazioni ten dente al triplice scopo di battere i vicini paraggi , di


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chiudere la via della riviera e di servire di punto estremo di sinistra della linea militare della Roia .

Oltre a queste opere di fortificazione eretle o perfe zionate nei varii luoghi suindicati, vennero eziandio in quest'epoca, d'ordine regio, edificati due quartieri per le truppe di cavalleria , uno nella capitale e l'altro in Vercelli , e sebben difettosi l'uno e l'altro nell'esegui mento , furono eccellenti nello scopo di provvedere di ampie abitazioni uomini e cavalli . Ritornando ora a discorrere di cose riflettenti il per

sonale dell'esercito, dirò come nel campo tenuto nel 1838 i principi , fatti più adulti, esercissero già ragguardevoli comandi , e come vi intervenisse pure quello scapestrato di Carlo Borbone di Lucca , che indossava, o per dir me glio , disgradava colle infami sue azioni l'onorata divisa

dell'ufficiale piemontese. Nato da una figlia di Vittorio Emmanuele I , trovò sempre quel principe in Carlo Al berto un parente affettuoso ed un tolleratore troppo in dulgente delle molte e colpevoli stravaganze che quel mascalzone, abusando della nascita principesca e dell

reale benevolenza , andava commettendo . Incapace di co mando , mal destro cavaliero , altiero ed ignobile nel tempo stesso nel suo convivere cogli ufficiali, egli , dopo avere colla sua brutalità cagionata la morte di un povero padre di faniiglia, il quale altro torto non ebbe fuorchè di non aderire alle sue scrocconerie in materia

di foraggi, lasciò nell'esercito tristissima memoria di sè ; e dopo aver dato le più solenni prove d'ingratitudinc

verso il suo benefattore, succeduto al padre , andò ad inferocire contro i poveri Parmigiani, sino a che un di loro, perduta la pazienza , lo accoppò come un cane . Durante il campo di quest'anno sperimenlossi dalla


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fanteria la nuova teoria sulle evoluzioni messa in vigore con decreto delli 28 aprile , la quale riassumendo in un sol volume il regolamento del 1817 e l'appendice

del 1831 , facilitò ai graduati tutti la piena ed esalta co noscenza de'proprii doveri nelle singole manovre. Quanto al merito del lavoro, basti dire che esso era una presso che letterale traduzione dell'ordinanza francese elabo

rata dai più chiari ingegni di quell'esercito a tal uopo ragunati dal vecchio maresciallo Soult , il quale non sdegno di porre talvolta ei stesso mano al lavoro ; ed a mio senno , dopo tal riflesso , ogni altro elogio è su perfluo. Per buona sorte dell'esercito subalpino non era ancor suonata l'ora in cui le sane massime di guerra avessero a cedere il luogo alle stramberie di chi , straniero al l'arma di fanteria, od in essa novizzo, volle distruggere quei solidi principii per surrogarvi certi movimenti ostro goti , i quali, per quanto io mi sappia , altro merito non hanno se non che di disavvezzare il soldato dallo stretto

adempimento de'suoi doveri solto le armi . Non è qui il luogo di entrare in una didattica discussione, ma è lecito osservare di volo , che se certe manovre tendenti

ad ispirar scioltezza al soldato possono riuscir buone ed adalte per le tozze e stupide popolazioni settentrio nali , generano invece disordine e distruzione d'ogni salda ordinanza presso la svegliata gioventù nostra, già per propria natura soverchiamente inchinevole ad un rilas sato militar contegno . Altra buona cosa della nuova teoria posta in vigore in quell'anno , fu che mutando essa sostanzialmente soltanto nelle evoluzioni di linea

ed in ispecie nelle formazioni centrali e nelle difese contro la cavalleria, conservava ad un dipresso li stessi


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comandi , per cui venne con tutta facilità appresa dai militari di ogni grado: ed io porto opinione che omet tendo alcuni comandi ed altre inutili lungaggini che in essa notavansi, essa offra tuttora il sistema più perfetto di evoluzioni militari .

Il personale frattanto dell'esercito andava sempre più deteriorando: le scuole reggimentali di lettura e scrit tura non stabilite in massima , ma autorizzate soltanto, o non vennero attuate , o neglette affatto non furono

mai in caso di dare soggetti atti a disimpegnare neanche le facili incumbenze degli ultimi gradi . Un gretto spi

rito di economia acquistando ognora maggior prepon deranza , i quadri erano quasi sempre incompleti , e mantenuti in essi inoltre uomini stravecchi o valetudi

narii ; non surrogati i veterani che uscivano dalle file, donde riduzione grandissima nella categoria d'ordinanza .

Scala agli avanzamenti poi ed alle cariche speciali non già il merito constatato , nė, manco male, l'esclusiva an

zianità , ma le protezioni, la nobiltà del casalo, l'esser nativo di provincie predilette, l'adulazione, l'ipocrisia, lo spionaggio, e sopra tutto le donnesche relazioni, poichè il vecchio ministro, sebben già rattratto dalla podagra e curvo sulla tomba , che ingoiar lo doveva varii anni

dopo nell'atto che abbandonavasi a brutte lascivie, presto sempre facile orecchio alle preghiere e raccomandazioni sporte da rosee labbra (1 ) . (1 ) Le protezioni femminili giunsero a tanto, che in occasione dei cambii di guernigione eravi sempre per ogni reggimento tre o quattro ufficiali facienti transito ne' corpi destinati a rimpiazzar

i partenti, rimanendo cosi ai fianchi della bella ; e potrei nominare un colonnello che per continuare una sua tresca con una nobile genovese lasciò il comando di un reggimento per diri VOL . III . - 7

PIRELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Questi turpi amorazzi però non impedivano al Villa marina di accarezzare con ipocrile finzioni le ubbie re

ligiose del re, presso il quale premendogli di comparire qual zelante osservatore delle pratiche cristiane, aveva a tal fine preso opportuni concerti con un famiglio reale , per cui quando l'astuto ministro prevedeva di dover essere ricercato dal sovrano per qualche faccenda, an dava sollecito ad accovacciarsi in San Lorenzo , dove era cura del famiglio di informare il re di averlo trovato fervorosamente orando; ed è fama che non di rado, dopo aver spesa la notte colle più sozze donne , usasse an darne colla più sfacciata impudenza a raccontare al suo signore certe visioni celesti, che con quello spirito di cui era largamente fornito , riusciva a lui facile d'improv visare e far trangugiare al credulo principe . L'esempio di questi ipocriti maneggi diramandosi nel l'esercito , tu vedevi uomini sporchi delle più nefande colpe, uomini che avevano venduto il fratello negli av venimenti politici del 1821 , 31 e 33, far pompa di pra tiche divote , e perdersi in genuflessioni ed adirarsi contro quei subordinati loro , i quali , tutto che rispet tando la religione , non sapevan piegarsi a far mostra di devozione in pubblico ; ed un tale , che travedendo la probabilità d'esser ministro democratico nel 1849, ebbe per breve tempo , od almeno simulò il ticchio di

liberalone , dopo essere stato potentissimo strumento della condanna di Effisio Tola , cercando d'indisporre a gere quello destinato in tale città ; di modo che l'esercito pie montese versava oramai in condizioni analoghe al portoghese nel 1809, del quale discorrendo lord Wellington diceva che gli uffi ciali erano fissi nelle città loro native , ed i soldati andavano a

raggiungerli mutando cosi di capi ad ogni biennio !


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suo danno con privati eccitamenti i suoi giudici (1 ), nell'epoca di cui sto discorrendo, esigeva dagli ufficiali del

reggimento, di cui era colonnello , il biglietto pasquale . L'ascetico governatore di Nizza poi , mentre se la go deva voluttuosamente con una bellissima creola , faceva

far tridui , ed io serbo un prezioso libricciuolo portante per titolo : Maria Vergine santissima , santa Filomena e san Venceslao , i tre protettori della brigata Casale ; la quale intera brigata era costretta ad intervenire mat tina e sera a certe prediche fatte da un goffo e sconcio

padre gesuita , il quale narrava come san Venceslao , trovatosi assediato da 10,000 diavoli nella sua monastica

cella , riuscisse a liberarsene ed a cacciare tutta quella infernale falange per lo spiraglio della serratura sem

plicemente recitando certo oremus che il frate intanto andava borbottando e distribuendo ai soldati , fra i quali i più credenzoni inarcavano le ciglia , ed i più accorti ridevano di soppiatto per non essere posti a pane ed acqua !

Nė più rispettata era la probità ; che anzi il ministro , accusato lui stesso di illeciti guadagni , dava facile ri cetto fra gl'impiegati ministeriali a quelli ufficiali che, o per firme carpite, o per malversazione di fondi, erano stati cacciati dalle file dell'esercito. Questi egli preferiva

agli altri ed adoprava nella contabilità militare, suolendo dire che essendo ladri essi sapevano impedire o scoprire le ruberie degli amministratori reggimentali. Tale era la moralità del sistema del liberale Villamarina , e queste

cose io narrai non pel vano piacere di biasimare la con dotta sua e di altri alti funzionarii, ma acciò il lettore (1) Soleva dire ai collega del Tola : pongano mente che volendo far bene a lui, faranno male a se, medesimi.


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veda quale era la piega data alle intellettuali facoltà dei

militari, ed a qual uso impiegato venisse il loro tempo : insomma per progredire bisognava lasciar Vegezio e leg gere Thomas a Kempis. 4839

Le incessanti modificazioni militari continuavano frat

tanto con furia non interrotta . Nel maggio i reggimenti a vece di essere annoverati per brigata , conservando le denominazioni di brigata Piemonte, brigata Cuneo, ecc . , assunsero però un numero progressivo, constando la brigata Savoia del 1 ° e 2° reggimento di linea , quella di Piemonte del 3º e 4º, e cosi via via sino a quella di Acqui che comprese il 17º e 18º reggimenti. I batta glioni che erano tre di sei compagnie, dei quali due al

livi , furono portati a quattro di quattro compagnie ; nei due primi si ebbe una compagnia granatieri e tre fuci lieri, il terzo constò tutto di cacciatori; ed il quarto , detto di deposito , ſu tutto di fucilieri . La ferma dei soldati subi anche qualche variazione;

quella dell'ordinanza continuò ad essere di otto anni ; le classi temporarie furono astrette ad un servizio di sedici anni ; pendente i primi quattordici mesi stavan sotto le armi ; quindi andavano alle case loro apparte nendo all’armata attiva sino a che compito avessero

l'ottavo anno di servizio ; dopo ciò facevano transito per altri otto anni alla riserva. Con provvidenza veramente

improvvida venne statuito che in caso di chiamata di questa riserva , ogni compagnia del battaglione deposito servir dovesse di nucleo a due di queste classi ; laonde

ogni compagnia trasmutavasi in uno sterminato batta glione sprovveduto di quadri , di soldati d'ordinanza, e senza alcuna consistenza . Vennero però limitati gli uf ficiali provinciali a quattro per ogni reggimento , due


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capitani cioè e due tenenti, i quali disposti alternativa mente nelle quattro compagnie.unitamento a dụe ca

pitani e due tenenti d'ordiranza, formarono il quadro d'ufficiali del quarto battaglione. La brigata Guardie continuò ad essere risguardata fuori linea, epperciò non venne numerata , e volendo il ministro favorire le classi dei nobili e dei suoi conna

zionali, fece portare il primo reggimento, composto tutto di granatieri , a cinque battaglioni di quattro compa gnie , dei quali il quinto fu di deposito ; aumento che motivó la nomina di un colonnello in secondo e di molti

nobilotti a capitani . Pei Cacciatori sardi la cosa andò ancor peggio pel pubblico erario . Non essendovi la le vata militare in Sardegna , quel corpo componevasi per

intero di volontarii d'ordinanza, ma pochi essendo fra gli isolani i giovani amanti la carriera militare, era assai difficile formare due battaglioni che avessero una certa consistenza ; ciò non impedi però il ministro dal por tare il numero dei battaglioni di quel reggimento a

quattro, dei quali tre attivi ed uno di deposito . Due at tivi dovettero risiedere sempre in terraferma , gli altri due nell'isola; ma attesa la già accennata mancanza di volontarii , la cosa si ridusse ad avere in terraferma due

battaglioni di forza molto tenue, ed in Sardegna i quadri di due altri senza i soldati; ma ciò non premeva al mi nistro, al quale bastava poter collocare molti de' suoi connazionali quali ufficiali nell'esercito a spese dello

Stato, di modo che se agli ufficiali dei Cacciatori sardi si aggiungano i moltissimi sparsi nei varii reggimenti , si vedrà che la Sardegna dava più ufficiali che soldati . Il battaglione del Genio eziandio subi modificazioni

venendo a constare, per decreto delli 8 giugno, di una


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

compagnia di tanatori che furono i scelti del batta

-glione, e di tre compagnie di zappatori ; ogni compagnia

ricevette quindici provinciali cappati fra gli operai ca duti nella leva annuale, ed i quali dopo aver consumato tre anni sotto le armi, rimanevano a casa a disposizione del governo per dieci anni . Le compagnie acquistarono

cosi la forza di 99 uomini in tempo di pace e 179 in guerra. Con altro decreto dello stesso giorno venne for mata la terza compagnia Bersaglieri consimile in tutto alle due già esistenti .

Per rimunerare i lunghi servizii dei vecchi militari, Carlo Alberto , con decreto delli 10 luglio, instituiva la medaglia mauriziana pel merito militare di dieci lustri. Portava quest' aurea medaglia sculta sopra una delle facce l'effigie di san Maurizio, protettore speciale della

stirpe ed armi sabaude ; sull'altra leggevansi le parole : Al cavaliere mauriziano (seguiva il nome) per dieci lu stri nella carriera militare benemerito . Azzurro era il

nastro ; niun correspettivo annesso, ma la medaglia ri maneva proprietà dei parenti qual pegno dei ſedeli ser vizii dell'antenalo.

Giunsero nella state di quell'anno poco favorevoli no velle del viaggio intrapreso dalla regia fregata la Regina,

a bordo di cui stava il principe Eugenio di Carignano, il quale, sotto la direzione del cavaliere Albini , intra presa aveva , per volere del re , quella lunga e perico

losa navigazione. Ebbe la Regina propizie dapprima le sorti, e visitati varii porti europei , ricevette ovunque lu

singhieri elogi tanto per l'elegante struttura del legno, che per la bella tenuta, la salda disciplina e l'istruzione

dell'equipaggio ; ma sciolte poscia le vele verso l'Atlan tico, ebbe a sperimentare nel maggio i venti cosi avversi ,


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che sormontar non potendo il Capo Horn , si vide co stretta ad approdare al Brasile, e venuta nel porto Rio Janeiro vi si arrestò lungo tempo per riparare alle gravi

avarie sopportate; pendente il qual soggiorno il principe savoiardo fu accolto con grande ospitalità e distinzione da quell'imperatore. In Torino invece furono grandi fesle per l'arrivo in quella città del principe ereditario di tutte le Russie . Alcuni ridicoli pettegolezzi di corte, nati da certi orna menti donneschi che l'ambasciatrice russa voleva o non

voleva indossare , avevano fatto temere un raffredda

mento della buona armonia regnante fra le corti di Pie

troburgo e di Torino ; ma l'imperatore dimostrato es sendosi superiore a questi stupidi puntigli , la cosa non ebbe alcun seguito , e grazie al suo senno il capriccio di una pellegola non ridondò a danno delle relazioni commerciali dei sudditi delle due potenze ; ed essendosi anzi il granduca Alessandro, l'attuale imperatore, quasi a prova di buona amicizia , recato a visitare il re nella

sua capitale, questi onorar volendo un si gran principe con qualche straordinario spettacolo, aggradi l'idea sug geritagli di un torneo che ricordasse gli usi e la pro dezza degli antichi cavalieri italiani. Ed io volli di ciò far cenno in questa mia storia in quanto che tali mar ziali esperimenti furono con singolar roaestria ed ele gante destrezza adempiuti da un'eletta schiera di gen tiluomini appartenenti tutti all'esercilo subalpino, i quali

rivestiti di maglia e di usbergo ritrassero al vero i ludi guerrieri dei tempi andati . Sullo scorcio dell'anno ebbe luogo un nuovo ordina

mento del personale della marina . Il Corpo reale degli equipaggi venne ripartito in 10 compagnie, delle quali


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

una fu di deposito . Compresero le compagnie 1 capi tano in primo, 1 in secondo, 1 luogotenente ed un sotto tenente , 1 secondo piloto adempi le veci di furiere; 4

secondi nocchieri o timonieri furono i sergenti ; 1 al lievo di pilotaggio tenne luogo di caporal furiere ; e 16 marinai di prima classe, scelti fra quelli concorrenti a subire l'esame di timoniere, disimpegnarono le attri

buzioni dei caporali . I marinai di prima classe furono 13; 18 quei di seconda ; 10 di terza, 6 i mozzi , 1 il capo rale-prevosto ; totale d'ordinanza pertanto, compresi gli 1840

ufficiali, 68 ; forza che per mezzo della chiamata sotto le armi dei marinai temporanei veniva portata a 110. Nel successivo marzo poi altri ministeriali provvedi menti sciolsero le quattro compagnie di cannonieri di marina , la cui bassa forza venne transitata in altri corpi

conservando l'alta paga di cui godeva sino a fin di ferma, e perdendola in caso di nuovo ingaggiamento. La ma rina reale in allora venne a constare di un sol corpo , chiamato Corpo Real Marina, il quale si suddivise in sette altri corpi speciali . Il primo fu lo Stato Maggiore, cui venne affidata la direzione superiore si del personale che del materiale , e del servizio militare dei tre dipartimenti ; il secondo comprese il Corpo Reale Equipaggi , che ebbe stato-mag giore in proprio, otto compagnie attive ed una di depo sito . La forza delle compagnie fu la seguente :

Capitano in 10 comandante Id .

No

in 20

1 1

Luogolenenti Da riportarsi No

4


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Riporto No

4

>

2

Sotto -tenenti

Furiere

1

. >

1 5

>

23

>>

23

Sotto - furiere

Sergenti Caporali

.

8

Marinai di 1a classe 2a classe Id . 3a classe Id . Id . Mozzi

46 10

.

4a classe >>

5

Totale No 128

Ogni compagnia dividevasi in 2 squadre di 4 sezioni

di 32 individui : la compagnia deposito ebbe una forza totale di 68 uomini .

Il terzo corpo fu del Genio Marittimo. Il quarto del battaglione Real Navi di otto compagnie, tutti uomini d'ordinanza , e della seguente formazione e forza :

Colonnello o tenente -colonnello comand . No > Maggiore . > Capitano anziano ni Capita Luogotenenti .

Sotto - tenenti

1 . 1

1 7

8 8 28

>> Stato-maggiore, gradi diversi Otto comp . a 113 uomini cad. di bassa forza. » 904

Totale No 958


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Il quinto corpo comprese il Corpo reale d'artiglieria di cosla, poco numeroso e destinato a dar ricetto ai ve terani di marina . Il sesto conslò della Scuola Militare di Marina .

Finalmente il settimo comprese il Corpo Sanitario. Contemporaneamente fu tolta alle guardie-marina di prima classe la facoltà di far uso degli spallini, che fu rono rimpiazzati da un fiorone sovrapposto alla spalla , conservando esse però il grado di sotto-tenente nella fanteria a cui erano per lo addietro equiparate .

Fu parimenti quest'anno notato per la riforma fatta di varii militari regolamenti , i quali , per dir vero, altro pregio non ebbero fuor quello della novità . Li 21 luglio

usci il regolamento di contabilità che venne stabilito sopra basi cosi intralciate, cosi intricate, che, di appli cazione già difficilissima in tempo di pace, fu poi rico nosciuto all'atto pratico ineseguibile in campagna . Al cuni giorni dopo vide la luce il codice penale militare, posto in vigore soltanto al 1 ° gennaio 1841 ; lavoro im perfetto, pur migliore del precedente . Li 18 agosto si emanarono i due regolamenti di disciplina per la ca valleria e fanteria ; e con altro decreto del giorno stesso il corpo di Provianda ricevette notevole incremento, es sendo portato a 4 divisioni in tempo di pace della forza di 316 uomini, 310 cavalli , di cui 256 da tiro e 54 da sella : i carri furono 68 ; 60 da bagaglio ed 8 di riserva. In guerra la forza del corpo ascendeva a 1,531 uomini , a 314 cavalli da sella ed a 1,920 da tiro, con un nu

mero proporzionato di carri. Dall'Oriente intanto destavasi una tempesta che mi

nacciava avvolgere Europa tutta in sanguinosa lotta. Mahmoud sultano, riformatore poco sagace, mentre ini

ase ‫דול‬

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ti

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P

p


CAPITOLO I.

107

micavasi il partito nazionale e religioso, abbandonandosi

ad ignobili crapule , mal sapeva tener a freno l'ambi zioso Mehemet Aly , bascià d'Egitto , il quale , giunto ormai all'ultima vecchiezza, fidente nel braccio del figlio Ibraim , già chiaro per la vittoria di Koniah, sembrava volere, prima di scendere nel sepolcro, trasmettere alla

sua stirpe, indipendente e sciolto da qualunque legame di sudditanza verso la Porta ottomana , il dominio delle

egizie contrade. Turbavano queste ambiziose sue mire la quiete dei sovrani d'Europa , i quali intenti tutti ad affogare nel sangue le nazionalità che gemendo dibattevansi nei

ceppi da cui giacevano avvinte, mal comportavano che altri venisse a sturbare il tanto vantato equilibrio eu ropeo. Non è di questa storia delineare in quanto fos sero d'accordo le potenze cristiane , ed in quanto dissen

tissero fra loro sulla celebre questione d'Oriente ; basti qui rammentare che mentre Inghilterra, Russia , Austria e Prussia stavano pel morente Sultano ( 1), Francia in vece, in apparenza almeno, sembrava favorire il vecchio

pascià egizio, laonde quando il figlio di quello, Ibraim pascià, ebbe prostrate, li 24 giugno del 1839, nelle pia nure di Nezib , le forze ottomane capitanate da Hafiz pascià , il ministro francese Thiers , offeso a buon di

ritto dalla sprezzante indifferenza con cui le quattro succitate potenze , segnando in Londra li 15 luglio 1840 il trattato della quadrupla alleanza, intendevano con ciò imporre la pace a Mehemet senza curarsi dell'avviso

della Francia, parve voler incendiare l'Europa tutta ap poggiando la causa delle nazionalità , ed assumendo guer ( 1) Mahmoud , consunto dagli abusi del sesso e del vino, nioriva

il lº luglio del 1839, mentre più ferveva la lotta .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

riera attitudine, costrinse le potenze limitrofe a prepa rativi di guerra ; ma furono passeggiere velleità belliche ; poichè dietro Thiers , volente o simulante di volere la guerra universale, stava il re mercante, il re della bor ghesia, il quale aveva già lasciato scannare Polacchi ed

Italiani piuttosto che compromettere la paix à tout prix, di modo che dopo pochi mesi il bellicoso ministro cadde e la Francia umiliata dall'abbietta politica del suo mo narca vide impassibile le altre potenze dar sesto alla questione orientale come meglio lor piacque .

Tuttavia in quei bollori , in quella lotta che sembrava imminente fra Francia ed Austria, il re di Sardegna non aveva potuto starsene disarmato colle mani alla cintola ,

avendo da secoli insegnato la storia che in tutte le con tese surte fra Francia ed Austria, il Piemonte, e l'Italia superiore in genere , furono mai sempre i campi sui quali si decisero le sorti di quei due imperi . Sul finire del 1840 pertanto emanossi decreto dapprima di sospen dere i congedi detti semestrali durante la stagione d'in verno ai militari tutti tanto di servizio attivo , che se

dentario, non che agli ufficiali dei corpi sanitarii ed altri : quindi, con circolare delli 10 ottobre, vennero convo cate sotto le armi le classi 1811-12 e 13 del corpo reale d'artiglieria; e con altra delli 21 vi si aggiunsero quelle del 1814-15 e 16, e per le brigate di fanteria le due classi del 1813 e 14 con tutti gli ufficiali provinciali . 1841

Portato con tali mezzi l'effettivo dell'esercito da 30 a

! 40,000 uomini, e ricevuti ai corpi gl'individui apparte nenti alle dette classi , si spese tutto l'inverno, che fu rigido quant'altri mai , nel riaddestrarle alle scuole del

soldato di pelottone e di battaglione , nelle rispettive guarnigioni, ed all'importante scuola del bersaglio , assai


CAPITOLO I.

109

male regolata in allora . Si fecero eziandio ragguarde voli compre di cavalli per l'artiglieria , la quale , posta sul piede di guerra , fu passata a rivista dal re a Porta Nuova ; ma giunta poscia la primavera del seguente anno

e dileguatisi i timori di guerra , cominciaronsi ad accor dare , nella prima quindicina di marzo, piccole licenze,

quindi in aprile emanò l'ordine di rimandare a casa i provinciali . Principal motivo alla chiamata delle suddette classi fu, come già ebbi a notare, il ragionato timore del re di vedere i suoi Stati fatti teatro della lotta fra i due

potenti suoi vicini : ma due cose meritano di essere

qui osservate, e sono l'indipendenza consueta di cui in questa circostanza eziandio fece prova Carlo Alberto dalle due potenze limitrofe, e la perſetta neutralità che serbó verso amendue , di modo che senza ammettere , come vogliono i lodatori di lui , che in tal contingenza egli

abbia lasciato trapelare il suo mal animo verso l'Austria e l'intenzione di unirsi con Francia a suo danno , si può

tuttavia con verità asserire che egli colse il destro per far sentire all’inviato austriaco come per nulla egli si considerasse legato a seguire in ogni tempo la politica del suo governo .

Le transazioni occorse fra il sardo governo e gl’in viati delle due emule potenze , vengono variamente nar rate ed esagerate dagli uomini appartenenti al partito sedicente liberale , ovvero a quello che parteggiava per Austria ; ed i primi, usi allora a considerare il Villama

rina come loro antesignano , gli fanno merito di nobili risposte date allo Schwarzenberg , inviato austriaco a Torino, che secondo essi alteramente chiedeva la citta della d'Alessandria ed un'alleanza ; io dubito molto che


110

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

simile dimanda sia stata fatta officialmente, ed il mini stro degli esteri di quell'epoca, del quale certamente io non divido le opinioni politiche, ma alle cui asserzioni credo come a quelle di uomo onesto, in un suo libro troppo celebre nega ricisamente la cosa ; perlocchè io penso che lo Schwarzenberg abbia benissimo potuto esplorare le intenzioni del re, accennando alla necessità

di spedire un corpo austriaco alleato che occupasse le vallate del Po e del Tanaro, e si concentrasse sui punti

eminentemente strategici di Valenza ed Alessandria, ma che egli officialmente richiedesse quella fortezza m'in duco difficilmente a crederlo.

La dimanda di quella cittadella per parte dell'Austria fu il continuo spauracchio di cui si servirono e si ser

vono tutti i partiti, e più di loro i varii ministeri per attutare l'opinione pubblica ogni qual volta si pro nuncia contraria ai loro disegni ; ma che l’Austria abbia veramente formulato in epoche diverse tale richiesta, io non saprei acconciarmi a crederlo : sa abbastanza quella potenza che il Piemonte, possessore di un'armata pro pria , mai acconsentirebbe ad una misura cosi lesiva del

suo decoro, onde io mi piegherei piuttosto a supporla capace, con esempio non nuovo ne' suoi annali , nè in quelli di Francia, di tentare di sorprenderla in caso di assoluta necessità , dichiarando poscia di ritenerla a solo titolo di pegno , anzi che svegliare l'attenzione dei go verni sardo e francese con una dimanda che verrebbe senza dubbio rifiutata.

Anche dalla parte della Francia vennero con destrezza subodorate le intenzioni del gabinetto sardo ; ed il si gnor Thiers favellandone col conte Trotti, segretario dell'ambasciola sarda a Parigi, fece presentire possibili


CAPITOLO J.

111

certe permute di territorio proficue a Sardegna; ma quel diplomatico , regolandosi dietro le ricevute istru zioni, lasciando poca speranza di vedere simili propo sizioni bene accolte a Torino , le cose ebbero termine

cosi; ed avendo poscia Carlo Alberto fatto dichiarare che egli risguardava la contesa orientale come affatto estranea agli interessi de' suoi Stati, e di essersi armato

solo nel disegno di proteggere l'integrità ed inviolabilità

de' proprii Stati, questa prudente e decorosa sua attitu dine (che dovrebbe in contingenze consimili esser sem pre imitata dai reggitori del Piemonte) bastò a por fine a tutti i maneggi diplomatici presso la sua corte , ed

essendosi fra poco composte le cose pacificamente, con poca dignità della corona di Francia , il Piemonte rientro

nella pristina quiete (1 ) . Mentre non erano ancor svanite le probabilità lutte

di guerra, emanò il ministro alcune provvidenze ris guardanti la cavalleria , la quale venne formata , con decreto delli 16 gennaio, in una sola divisione , al cui comando ſu preposto il maggiore generale Angelo Oli vieri che aveva carico di curarne l'istruzione, il perso nale si di uomini che di cavalli , e doveva invigilare ogni ramo di servizio, escluso quello della contabilità

che rimaneva a piena responsabilità dei capi di corpo soggetti , come gli altri , al controllo dell'ispettore ge ( 1 ) Lodando la prudenza del re io non intendo inferirne che in una guerra attiva fra Francia ed Austria il Piemonte possa serbarsi neutrale ; volli solo provare come sia in sua facoltà, con un contegno fermo e prudente , di protrarre il momento in cui possa con utile maggiore stringer alleanza coll'una o coll'altra ,

e come sia politica avventata quella che consiglia di parteci pare a lotte estranee affatto agli interessi del paese .


112

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nerale di contabilità per tutlo l'esercito , cavaliere Bri cherasio colonnello di cavalleria. Volendo quindi sup plire alla deficienza di cavalleria leggiera, nel successivo marzo ordinossi che al reggimento di Novara cavalleria venissero aggiudicati uomini e cavalli di minore altezza ; gli uomini furono scelti fra gli inscritti che non oltre passassero le 39 oncie, nè fossero al dissotto delle 38

e mezzo : i cavalli vennero comprati nelle Romagne , e sebbene di men bella apparenza e di difficile addestra mento , vennero riconosciuti però, col tempo, utilissimi , di minor costo ed idonei al servizio di truppa leggiera.

L'ordinamento poi dell'artiglieria sul piede di guerra accaduto nell'inverno , avendo consigliato alcune modi

ficazioni, li 8 giugno usci un regio rescritto, col quale sul piede di pace il corpo reale d'artiglieria venne a constare di 178 ufficiali, 543 sott'ufficiali, 1,666 arti

glieri d'ordinanza , e 975 provinciali sotto le armi ap partenenti a tre classi : totale 3,362 , non compresi in tal novero 3,250 provinciali divisi in sette classi e che erano in congedo illimitato . I cavalli da tiro furono 608; 228 da sella ; i muli 20. Sul piede armato gli ufficiali furono parimenti 178 ; 567 i bassi ufficiali; 1,776 gli uomini d'ordinanza ; i provinciali 2,925 , ripartiti in nove classi : totale sotto le armi 5,446 ; a casa 1,300 in qualtro classi . I cavalli sommavano allora a 1,386 da tiro e 294 da sella ed a 20 muli (1 ) . Sul piede di guerra gli ufficiali ascendevano a 203 , i bassi ufficiali a 642 ; i cannonieri d'ordinanza 1,874 ; i provinciali dell'arti (1 ) L'artiglieria dicevasi sul piede armato quando aveva varie classi sotto le armi ed un numero di batterie allestite in guerra

più o meno grande , e proporzionato alla forza dell'esercito mo bilizzato .


CAPITOLO I.

113

glieria attiva e di riserva a 4,225 con tutte le tredici

classi sotto le armi : totale 6,944 (1 ) . I cavalli da tiro erano 2,236 compresi i muli , e da sella 324 : totale 2,560 , La pianta organica poi del corpo consisteva di 31 com pagnie, delle quali 1 di maestranza , 1 di pontieri, 1 di polveristi, 1 di armaiuoli, 1 di artisti di Sardegna , 12

di artiglieria di piazza , 2 di artiglieria a cavallo , 8 di artiglieria di battaglia , 2 di posizione ed 1 di deposito .

Gli avvenimenti si politici che interni accaduti nel 1842 periodo scorso da quest'anno sino al 1846 compendiar si possono in poche linee , non offrendo essi alcuna im portanza storica . Le nozze dell'erede della corona con l'arciduchessa d'Austria avvenute nella primavera del 1842, sebbene festeggiate con grande esultanza dai Pie montesi che , tradizionalmente affezionati alla dinastia , colsero sempre ogni occasione di palesare ad essa il loro

amore , politicamente parlando, altro non erano che un nuovo altestato della predilezione del re per casa d'Au stria : nė le ristrette grazie accordate ad alcuni ditenuti per gli ultimi sconvolgimenti furono tali da far credere mutata la politica del governo : poichè essi più che alla

clemenza regia attribuir si potessero all'influenza di private e non sempre disinteressate e probe persone ( 2). ( 1 ) In tal novero non era tenuto conto delle perdite che le va rie classi potevano subire tanto a casa che sotto le armi , le quali però venivano compensate con arruolamenti volontarii , ed in caso di necessità assoluta con leve supplettive , e ritenendo sotto le armi gli uomini che avevano terminata la ferma e la classe di riserva che avrebbe dovuto passare in congedo assoluto.

(2) Il signor M .... languiva nel forte di Fenestrelle dal 1833 in poi , nè aveva alcuna speranza di veder rallentati i suoi ceppi , quando un bel dì ecco apparire nella sua cella la moglie di un alto funzionario , donna di perduti costumi , ed in quell'epoca VOL. III . - 8

PINELLI, Storia ecc .


114

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

La beltà della giovinetta sposa , la sua origine quasi ita liana , per essere la madre di lei sorella a Carlo Alberto, la fecero però accogliere con giubilo in Piemonte, e molte e splendide furono le feste celebrate, fra le quali la più magnifica senza dubbio fu un secondo torneo in cui,

come nel primo, poterono i cavalieri piemontesi far mostra di ardire e di equestre maestria. Il recente ed

universal dolore poi cagionalo dalla morte di quell'ot tima regal donna è la maggior prova dell'affetto che le sue virtù avevano inspirato a tutti i Piemontesi.

Nè migliore era la politica estera del governo in que st'epoca , e non certamente tale da preannunciare le na zionali tendenze spiegate da Carlo Alberto nell'êra ri generatrice che già veniva a gran passi accostandosi , ed in cui egli aver dovea si gran parte : poichè in allora

appunto, venuti essendo a Torino (1844) il conte Mau rizio Decourten ed il generale Kalbermatten , capi del partito sonderbundista svizzero , erano da lui affettuo samente accolti ed ampiamente accomodati di armi e di danaro con cui potessero più energicamente pro muovere la guerra che il partito retrivo e gesuitico slava preparando contro il liberale . I luttuosi eventi di quella guerra civile sono , la Dio mercè , estranei alla storia

italiana, già troppo riboccante di fraterni litigi ; ond’io asterrommi dal qui farne parola ; noterò solo che il ministro sardo a Losanna , conte Trotti , zelante inter una delle ganze del ministro della guerra . Dopo lunghe nenie e

piagnistei sui patimenti del ditenuto , la scaltra donna venne a proporgli la liberazione mediante la somma di 12,000 fr. Non pa rendo vero al meschino di riavere la libertà , sebbene a caro

prezzo , il patto fu tosto conchiuso , la somma sborsata alla mini sterial meretrice , e le catene caddero infrante.


CAPITOLO I.

115

prete delle intenzioni del suo governo e del conte So laro , era fra i più caldi fautori del Sonderbund : e questo basti per provare che alla vigilia stessa della lotta con Austria , le politiche tendenze di Carlo Alberto non furono mai liberali , come i suoi piaggiatori anda rono a piena gola celebrando . Riepilogando ora i militari provvedimenti emanati in 1842 questo periodo di anni , noterò nel 1842 un'istruzione

pel buon governo delle armi a percussione, che erano allora in via d'esperimento ; il cambio della copertura del capo per la fanteria , la quale a vece del sakot ebbe da quel punto a far uso del keppi francese di fel tro ; finalmente la 4a compagnia bersaglieri formata nel dicembre, mediante la quale quell’arma preziosissima venne a constare di un giusto battaglione . Ripetute esperienze avendo irrefragabilmente consta- 1843 tato la superiorità del fucile a percussione sopra quello a selice, nel luglio usci un decreto, in vigore del quale i corpi tutti del regio esercito furono muniti di armi a percussione; miglioramento non mai abbastanza en comiato .

Nel doppio scopo poi di accrescere le economie ed il 1844 numero della cavalleria leggiera , venne nel seguente anno decretato che al reggimento Aosta cavalleria ezian

dio venissero applicate le norme già emanate nel 1841 per Novara cavalleria riguardo tanto agli uomini che

ai cavalli : e pochi mesi dopo il numero degli squadroni armati di lancia fu portato a due per reggimento , e designati a tal fine quei d’ala , il 1 ° cioè ed il 6º ; ar mando poco dopo tutta la cavalleria indistintamente del pistolone a percussione . A soddisfare alcuni nobilotti , che avidi di progredire 1845


116

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

celeremente, non potevano più a lungo rimanersi nel non spregevole grado di capitano , usci nel gennaio di quest'anno una frivola decisione che fissava il numero

delle brigate campali d'artiglieria non più a 4, ma a 6 , limitando la forza di ognuna a 2 batterie in vece di 3 ; e l'opinione di armar di lancia i dragoni acquistando ogni giorno nuovi partigiani , quell'arma venne , con decreto delli 17 maggio , estesa alla cavalleria tutta in distintamente . 1846

Chiuderò la storia degli avvenimenti accaduti dall'ac cesso al trono di Carlo Alberto fino al 1846 dando un

succinto quadro statistico di quell'esercito si terrestre che marittimo (V. Quadri no 1 e 2) , che la volontà del re

sardo, forzala dal progressivo incremento dell'idea na zionale , chiamava fra poco in campo a combattere la più

bella , la più santa delle guerre, contro una delle più formidabili armate europee . Quanto al costo di quelle forze terrestri e navali trovo che nell'anno seguente, in cui non erano ancor accaduti aumenti importanti, il bi lancio della guerra ascese a 30,040,000 : alla qual cifra aggiungendo 3,500,000 circa per la marina, avremo una spesa totale di 33 milioni e mezzo sopra un'entrata riconosciuta in quell'anno stesso di 82,181,113 franchi, vale a dire eccedente i due quinti del reddito dello Stato !


117

CAPITOLO I.

(QUADRO N° 1

STATO delle forze di terra degli Stati sardi. PIEDE DI GUERRA

PIEDE DI PACE

DESIGNAZIONE DEI CORPI uomini cavalli uomini cavalli

FORZE ATTIVE

( Compresi i contingenti di riserra disponibili sul piede di guerra ) Ufficiali generali impiegati presso le truppe. lofanleria (Guardie, linea, corpi leggieri e di disciplina ) .

31

31

24,110

74,712

Contingente di riserva della fanteria (comprese le Guardie ed i Bersaglieri ) Cavalleria

4,950

3.804

55,536 6,768

5,760

3,360

836

6,944

2,560

Artiglieria dicampagna, di piazza e brigata di operai ( 1 contingenti di riserva di questo corpo sono compresi nel suo effettivo di guerra )

Corpo Reale e truppe del Genio . Corpo Reale dello stato -maggiore generale Stato -maggiore delle divisioni

2,258

Corpo dei Carabinieri Reali

933 35 40

583 35 40

Reggimento dei Cavalleggieri di Sardegna . Corpo del Treno

667 321

Totale

36,355

695 452 310

667

695 452

1,531

2,234

2,258

6,097149,455) 11,701

CORPI SEDENTARII

Compagnia delle Guardie del Corpo Guardie del Palazzo , Alabardieri di Sardegna Compagnia dei dragoni guarda -caccia Stato -maggiore delle piazze Corpo dei Veteranied Invalidi Invalidi di Sardegna

Veterani Carabinieri,Cannonieri e Zappatori Totale

83 152 78 427

14

83 152 78 427

2,947

2,917

271 266

271 266

4,224

4,224

MILIZIE DELL'ISOLA DI SARDEGNA

Stato -maggiore Dodici battaglioni

Milizia urbana di Capraia . Totale

5

5

9,420

9,420

45

45

9,470

9,470

14


118

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

(QUADRO N° 2)

STATO delle forze di mare degli Stati sardi. PIEDE

DESIGNAZIONE DEI CORPI

PIEDE DI

DI

PACE GUERRA

FORZE ATTIVE

Stato -maggiore generale Corpo Reale equipaggi Genio marittimo . Battaglione Real Navi Totale

52

59

1,586

4,357

8

8

958

958

2,604

5,382

205 52

205 52

257

257

CORPI SEDENTARII

Corpo reale dell'artiglieria di costa Slato -maggiore dei porti e spiagge Totale

Ricapitolazione delle forze di terra e di mare. PIEDE

PIEDE DI PACE

DI GCERRA

uomini cavalli uomini cavalli

FORZE ATTIVE

{

di terra

36,355

6,097 149,455

di mare

2,604

5,382

38,959

6,097 | 154,837 11,701

Totale

CORPI SEDENTARII

di terra

4,224

i di mare

257

257

4,481

4,481

Totale

.

Milizie dell'isola di Sardegna e di Capraia, i cui quadri sono permanenti tanto in tempo di pace , quanto in tempo di guerra .

Totale generale

14

4,224

9,470

9,470

52,910

6,111 | 168,788

11,701

14

11,729


CAPITOLO I.

119

Nel 1846 la squadra sarda si componeva di: 1 fregata di 1a classe di 60 cannoni . id . di 2a classe di 52 di 3a classe di 44 id . a 1 corvett di 1a classe di 20

1

1

id .

1

id .

id . id . id .

di 8 cannoni (gabarra) . con batteria coperta (in cantiere ).

2 bricks di 18 cannoni .

Brigs

2 bricks- golette da 12 a 14 pezzi . armato in gabarra . id .

1

10 barche cannoniere.

BARQUES

1 goletta . 2 avvisi .

1 paquebot della forza di 180 cavalli . 2

id . id .

1

id .

1

30

id . id . id .

di 160 di 100

id . id .

di 130

id .

(in costruzione ).


mercio

or lo ac

* 2012),


CAPITOLO II . Anni 1846–47, e principio del 1848 .

SOMMARIO .

Questione dei sali - Elezione di Pio IX - Occupazione di Fer rara - Offerte di Carlo Alberto alla Santa Sede — Sdegno del l'Austria

-

Riforme in Roma ed in Toscana

dena parteggia pei Tedeschi

Il duca di Mo

Sue differenze col gran duca

Leopoldo – Moderazione del partito repubblicano di Carlo Alberto

-

Accorda le riforme

Titubanze

Importanza di esse

Cambio di ministri — Prime provvidenze del ministro Bro glia — Affari di Svizzera e rovina del Sonderbund - Prime carnificine di Milano

Sommosse , quindi Costituzione nel re

gno di Napoli — Carlo Alberto largisce lo Statuto – Come ac Preparativi di guerra La repubblica colto dall'esercito

proclamata a Parigi - Crescono i dissapori fra Torino e Vienna Il primo Ministero costituzionale – Costituzioni in Toscana ed in Romagna

Sollevazione di Milano imitata dalle altre

Decreta un campo di città – Indugi fatali di Carlo Alberto osservazione Sue pratiche a Londra ed a Parigi – Gelosia

degli altri principi italiani – L'esercito piemontese passa il Ticino .

I primi dissapori fra l'Austria ed il Piemonte vengono 1841 generalmente attribuiti alla vertenza insorta per il com mercio dei sali colla Svizzera ; ed è certo che se già per lo addietro covavano mali umori fra i due governi,

se anzi , dirò meglio, altissima era sempre stata , sebben dissimulala , la diffidenza reciproca fra Carlo Alberto e


122

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gli imperiali ministri , a quest'occasione solo si fecero

palesi i dissidii e cominciarono a vestire il carattere di una differenza internazionale , quantunque dal 1843 al 1846 essa venisse ristretta a pure pratiche diplomatiche . Ebbe origine la questione dal trattato segnato in To rino sin dall'11 marzo 1751 fra Piemonte ed Austria ,

in forza del quale l'imperatore permetteva a favore degli Stati sardi il transito attraverso alle sue provincie lom barde dei sali provenienti dagli Stati della Repubblica veneta : ed in contracambio il Piemonte obbligavasi a desistere da ogni commercio di sali coi Cantoni svizzeri , ed in ispecie col Cantone Ticino confinante. Questa

convenzione , sebben richiamata in pieno vigore nel trattato del 1815 , dopo il ritorno dei reali di Savoia , potevasi però risguardare come distrutta dal fatto in quanto che, dopo l'addizione della Liguria agli Stati sardi ,

questi più non usavano tirare il sale dal Veneto , tro vando maggior convenienza a ricavarlo dalle proprie saline di Sardegna. Tuttavia la convenzione non essendo stata disdetta , i diritti dell'Austria erano cosi patenti che Carlo Alberto, dietro le rimostranze di tal potenza , niegava di dare esecuzione al trattato conchiuso colla

Svizzera nel 1843, col quale la Sardegna obbligavasi a fornire per quattro anni il sale necessario alle popola zioni di quelle contrade . Siccome però il trattato del 1751 non conteneva clau sola alcuna che vietasse il transito dei sali attraverso il

Piemonte per la Svizzera , i ministri sardi credettero di poter stipulare la libertà di passaggio del sale di cui i Cantoni svizzeri facevano per conto proprio incetta nei porti-franchi di Genova e di Marsiglia ; ma tali distin

zioni non intendeva di fare la corte viennese , la quale


CAPITOLO II .

vedendo il governo del re poco disposto a far diritto alle lagnanze da essa a tal fine inoltrate , credendosi fondata ad esercire il diritto di rappresaglia, risolvette di aumentare la tassa d'introduzione dei vini piemontesi in Lombardia, tassa che ledeva gl'interessi più vitali di quelle vinicole provincie ; e l'aumento fu cosi immode rato che equivaleva quasi ad una esclusione ; la qual cosa riusciva a gran nocumento non solo dei sudditi sardi, ma ancor più dei lombardi , molti dei quali pos

sedevano ragguardevoli latifondi nel territorio piemon tese , mentre molti altri facevano dei vini di quel reame commercio sopra larga scala per tutto l'interno del

Lombardo- Venelo, di modo che quest'ingiusta misura , oltre ad essere nociva tanto ai Lombardi che ai Pie

montesi , mirabilmente serviva ad irritare gli animi dei

primi contro il governo che li opprimeva . Per lo contrario il governo del re di Sardegna venne a guadagnar molto nell'opinione pubblica , poichè Carlo Alberto , fatto conscio di questa improvvida imperial misura , spiegando nuovamente quella nobile indipen denza di cui aveva già dato prove in più occasioni , fa ceva inserire nella gazzelta ufficiale del regno , sotto la

data delli 2 maggio, un articolo in cui veniva esposta in brevi parole e con grande moderazione la questione ; facendo in tal modo tacito appello all'opinione dei pro

prii sudditi e delle altre potenze europee . Questa savia condotta governativa fu compresa ; le potenze estere manifestarono la loro simpatia pel governo del re ; le

popolazioni poi , e specialmente quelle sulle quali , a cagione della natura del suolo, cadeva il maggior danno, si affrettarono di mandare per mezzo dei Consigli pro

vinciali , già previamente istituiti da Carlo Alberto , a


124

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

significare la loro gioia , protestandosi pronte a mag

giori sacrifizii per conservare illeso l'onor nazionale . Nè a ciò limitandosi le dimostrazioni di giubilo dei sudditi verso il loro sovrano , già erasi progettato di cogliere il momento in cui il re , nel mattino delli 7 maggio, che cadeva in giovedi , giorno in cui Carlo Al berto suoleva ogni setlimana recarsi alla piazza d'armi

per assistere alle manovre delle truppe del presidio , attraversava la via Nuova , per salutarlo con lieti evviva e spargere mazzi di fiori sopra i suoi passi : se non che, penetrato avendo egli come alle altre grida frammi

schiar da certuni si volesse quello di re d'Italia, dopo avere tergiversato a lungo , decideva di non esporsi ad ovazioni che avrebbero potuto dare alla vertenza sui

sali un colore di politica ostile che, per allora almeno, egli non era ancor deciso ad assumere . Ciò nulla di

meno dar volendo una nobile risposta alle minaccie im periali , egli stringeva con Francia nuovi legami che favorivano il commercio di varii generi fra i sudditi

delle due potenze ; quindi nello scopo di serbare almeno le apparenze di buoni rapporti col gabinetto austriaco, egli , sebbene avesse proposto di sottoporre la questione

vertente all'arbitrato dell'Inghilterra , piegavasi tuttavia ad accettare quello della Russia proposto dall'Austria . Niegava il russo imperatore di pronunciare il suo lodo, offrendo però di intromettersi qual mediatore amiche vole fra le due parti ; ma la sua offerta, a causa degli avvenimenti incalzanti , non potè avere effetto alcuno . Questo dissidio fraltanto, cosi improvvidamente destato dal governo austriaco, diede mirabile sviluppo allo spi rito antiaustriaco, che dopo aver sonnecchiato a lungo in Piemonte , erasi ridestato in quelli ultimi anni alla

4


CAPITOLO II .

125

lettura degli scritti di Vincenzo Gioberti, di Cesare Balbo

e di Massimo d'Azeglio, spiranti tutti amor patrio ; ed andava ogni di acquistando nuova gagliardia nel vedere il proprio sovrano rendere notorio colla pubblicità di questi suoi atti politici l'intero suo affrancamento dal l’Austria , vivamente da tutti desiderato per lo addietro, sperato da alcuni, ma creduto da pochi , perché avver sato dal clero potentissimo e da parte della nobiltà , a capo della quale stavano parecchi di coloro che avevano in

inano la somma delle cose e parevano iniziati alla con fidenza del re .

Venne a dare incremento a questa generale espetta zione di mutata politica la morte di papa Capellari, ac caduta il 1 ° giugno . Respirarono le romagnole popo lazioni all'udire che quell'efferato vecchio era finalmente chiamato al cospetto di Dio a dar conto del crudel modo

in cui egli , quasi a dileggio del Divin Salvatore, di cui dicevasi vicario , governato aveva circa tre milioni di cristiani , contaminando la terra di sangue innocente . Respiravano e schiudevano il cuore alla gioia quando il cardinale Giovanni Maria Mastai-Ferretti, proclamato sovrano pontefice il 15 giugno, dopo tre soli giorni di conclave, coi primi suoi atti lasciò travedere l'aurora di un'èra di felicità pe' suoi sudditi, per l'Italia e per la cristianità tutta ; èra che salutata nel suo nascere dai popoli colla più profonda, colla più sentita letizia , doveva, quasi luce fallace, tramontare dopo breve corso per far luogo al più amaro disinganno, ad inenarrabile dolore ! Cedendo al fascino universale, Carlo Alberto eziandio

credette da quel punto di non essere più solo fra i prin cipi italiani nella generosa impresa di redimere la patria dal giogo straniero : e l'ascetica sua natura e la pro


126

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fonda sua riverenza pel vicario di Cristo dando nuovo incentivo all'odio suo verso Austria , ed al desio di at

teggiarsi qual campione della libertà italiana, da quel di egli segui una linea politica più francamente nazionale . Gli scritti avversi al dominio austriaco , se non ebbero

licenza di essere pubblicamente venduti , poterono al meno agevolmente circolare pei regii Stati ; le dimo strazioni ostili date in Genova in occasione del cente

nario della cacciata dei Tedeschi da quella città, furono, se non approvate , nè biasimate , nè represse dalle au

torità governative; nelle sue conſidenze infine, ne'suoi privati carteggi , Carlo Alberto lasciava frantendere di

essere pronto ad intraprendere anche solo una guerra contro l'Austria . 1847

Ma quando le violenze austriache, già preparate e mi nacciate nel giugno , vennero tradotte in atto alli 17 luglio dell'anno seguente coll'occupazione di Ferrara , ogni titubanza ebbe termine nel cuore del re sardo , che nel suo religioso fanatismo figurandosi di essere pre scelto da Dio a difensore del sommo pontefice e della

religione, fece immediatamente dal marchese Pareto , suo inviato a Roma, dire al cardinale Ferretti, ministro

di Pio IX, quanto fosse grato della propensione mani festata dal governo pontificio di ricorrere per aiuti alla corona di Sardegna , ed offri di mandare i piroscafi della regia marineria a far crociera sulle coste del mar Tirreno per esser pronti a qualunque evento, ed uno di

essi fu da quel di quasi continuamente di stazione nel porto di Civitavecchia a piena disposizione del papa (1 ) . ( 1 ) Vogliono alcuni che Carlo Alberto scrivesse di proprio pugno a Pio IX profferendosegli qual difensore e dicendo minacciata col l'occupazione di Ferrara l'indipendenza di tutti i principi italiani.


CAPITOLO II .

127

Spiacquero altamente queste offerte a Vienna ; ma il

principe di Metternich, pienamente comprendendo quanto disdicevole sarebbe apparso agli occhi dei potentati tutti d'Europa qualunque richiamo ufficiale sulla risoluzione

presa da un re cattolico di sostenere il capo della fede contro una potenza violatrice dei trattati del 1815 , i quali autorizzavano bensi l'Austria (sebben Roma anche contro ciò avesse sempre protestato invano) a tenere presidio nella cittadella di Ferrara , ma non nella città ;

Metternich, dico , prese il mezzo termine di ordinar al l'inviato austriaco a Torino , conte De -Boul Schawen

stein, di rendere ostensibile a Carlo Alberto una risposta del gabinetto imperiale ad alcuni quesiti fattigli dal

gran duca di Toscana : in quella lettera era scrupolo samente evitato di far parola del Piemonte e del suo re , ma Metternich facendo sentire essere disegno dei novatori di rovesciare la podestà dei principi in Italia , veniva poscia affettatamente ad osservare che quand'an che i cospiratori , per accrescer forza ai loro disegni , fingessero di parteggiare per qualche dinastia , questa certo non sarebbe quella di Toscana , perchè legata

Troppo da vicino colla famiglia imperiale , e neppure quella di Napoli , perchè affine dei reali di Francia : ac certava poi il duca che l'Austria vegliato avrebbe con ogni cura per soffocare qualunque fomite di una rivo

luzione che specialmente mirava a dispossessarla delle sue italiane provincie , e terminava dicendo che se il

gran duca si permettesse di istituire una guardia civica ne' suoi dominii , questi verrebbero immantinenti occu pati da truppe austriache; e soggiungeva che in tutti i

piccoli Stati italiani avverrebbe, in simili circostanze , la stessa occupazione militare austriaca . Era insomma


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

una lontana minaccia ſatta al re savoiardo in caso vo lesse direttamente od indirettamente attraversare i pro

getti dell'Austria sulle Romagne , palliati da essa sotto il pretesto di combattere lo spirito rivoluzionario ten dente , a sua detta, a scalzare non solo il suo dominio ,

ma quello eziandio di tutti i principi italiani, il potere temporale del papa e la stessa religione cattolica.

Risentissi il re di questa sconvenevolissima comuni cazione, e dopo aver fatto rispondere essere i suoi Stati tranquilli, non ammettere egli ad alcuna potenza il di ritto di intervenire in casa sua ; essere re indipendente, e voler serbarsi tale ad ogni costo, informò di ogni cosa il gabinetto di Londra (1 ) , il solo che sembrasse ap provare la nobil posa presa da Carlo Alberto in queste

circostanze, poichè il ministro francese Guizot invece , per mezzo del signor Bourgoing, trasmetteva un di spaccio in cui era esplicitamente detto che le speranze degli Italiani non potendo realizzarsi senza una ricom

posizione territoriale ed una conflagrazione europea , la Francia non vi avrebbe dato appoggio . Pio IX frattanto, dimostrando in quei primordii del ( 1) In risposta a questa comunicazione lord Palmerston , sotto la data delli 18 settembre scriveva a lord Minto , allora a Torino , si

gnificasse al re , quanto il governo britanno approvasse la sua con dotta verso l'Austria e le sue generose offerte al papa . offerte, che altamente onorano S. M. e come principe generoso e come potentato italiano. Questa risposta di lord Palmerston era poi anche provo cata dalle informazioni a lui date da sir Ralph Abercromby , il quale scrivendo li 25 agosto al visconte così esprimevasi : l'atti

tudine or assunta dal governo sardo è tale , che priva di ogni esa gerazione, dimostra al tempo stesso la ferma determinazione di mantenere l'indipendenza propria e di rispettare e sostenere quella della nazionalità italiana.


CAPITOLO II .

129

suo pontificato di sentire il proprio decoro , degnamente rispondeva all'insulto croato , armando in fin di luglio la guardia nazionale, già instituita con decreto delli 5 dello stesso mese , mandando il capitano d'artiglieria Lopez a far incetta d'armi in Francia , e decretando , dopo la coraggiosa protesta del cardinale Ciacchi per le nuove violenze austriache a Ferrara , l'assembramento

di un corpo di milizia a Forli. Ma mentre Piemonte e Roma con dignitosa alterezza

rifiutavano piegar il capo ai voleri di Vienna , gli altri principi italiani facevano invece atto di servilità verso quella potenza . Maria Luigia di Parma imponeva alla polizia di reprimere qualunque dimostrazione pubblica di simpatia pel nuovo pontefice, ed in Piacenza e Parina eseguivansi numerosi arresti . Francesco V di Modena , succeduto al padre da poco, seguendone la politica e pre vedendo imminenti sommosse popolari in Italia , per maggiormente accattivarsi l'Austria , aveale , sin dalli 10

maggio , fatta cessione di due isolotti che sorgono sul Po, quasi rimpetto a Cå Tona, sulla riva sinistra ed a poca distanza dalla torre Massimiliana, e dagli altri forti costrutti sulla riva destra presso Brescello, i quali , resi

più perfetti dal genitore, potevano eziandio , per con venzione secreta da quello stipulata , venir presidiati all'uopo dai Tedeschi , i quali diſfatti nel successivo agosto occuparono due fortini, raccogliendo nel tempo stesso in faccia a Brescello da 10 o 12 battaglioni , e

lutti gli attrezzi necessarii per gettare prontamente ed in poche ore un ponte di barche sul fiume. Nè fu in grata Austria a questa arrendevolezza del principe estense,

che anzi parve disposta a sostenerlo contro lo stesso gran VOL . III. - 9

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

duca di Toscana in una questione insorta fra loro due, e che verrò ora brevemente narrando .

Sino dal maggio il granduca Leopoldo, spinto dalle rispettose , ma energiche rimostranze di molti valenti

uomini di gran credito , fra cui primeggiava il venera bile Gino-Capponi, aveva allargato i confini della stampa :

ed immediatamente varii giornali , ma più di tutti l'Alba, evocando gli antichi nomi di Pier Capponi, di Ferruc cio , del tribuno romano Cola da Rienzo , fecero cosi ga gliardo appello all'opinione pubblica, che in seltembre

il granduca , dopo aver litubato a lungo fra due paure , quella cioè di Austria prepotente, e l'altra , meno terri bile, ma più impetuosa e vicina , d'una sommossa popo lare ; la seconda soverchiando la prima, e rinfrancandosi alquanto udendo l'inglese Minto parlare di patronato , annui all'istituzione della guardia civica . A tal novella i Lucchesi insorgono , e strappate a forza all'ignobil lor duca eguali concessioni , lo costringono ben tosto, in un col figlio, vero scioperato da trivii, ad uscire dall'effi mera signoria che, a tenore del trattato di Vienna , ri

cader dovendo alla Toscana all'epoca della traslazione dei principi di Lucca sul soglio parmense, venne anti cipatamente acquistata da Leopoldo, mediante una co spicua somma corrisposta a Ludovico di Borbone, che,

sempre brullo di danari e temente maggiori danni , di buon grado accondiscese . Ma se i Lucchesi esultavano di venir liberati dal semi

eretico e furibondo Ludovico , e dal bestial duchino peg giore del padre , addoloravansene invece le popolazioni di Pontremoli e di Fivizzano destinate , in vigore dei trattati del 1815 e dei concerti presi posteriormente nel 1844 fra le corti di Toscana , Modena e Lucca , a


CAPITOLO II .

131

passare sotto la dominazione estense (1 ) all'epoca in cui lo Stato di Lucca venisse annesso alla Toscana.

Avrebbe di buon grado acconsentito il mite Leopoldo ai loro desiderii, offrendo anche compensi pecuniarii al mo. denese ; ma nè questi voleva , nè permesso glielo avrebbe Austria sua più padrona che consigliera ed assoluta regolatrice di ogni suo atto , la quale non avendo potuto

far gradire i suoi disegni di reversibilità di quel distretto a se stessa , nel caso previsto dal trattato di Vienna che il Piacentino venisse in potere di Sardegna , pretendeva almeno che quel punto essenzialissimo rimanesse sem

pre in potere dei duca di Modena o di Parma, a lei più ligii e sommessi , anzichè al granduca di Toscana, non certamente a lei avverso , ma più indipendente per causa della protezione inglese che venir gli puote dal mare, e

che, per le accordate riforme, già dimostravasi più dis posto a staccarsi dalla politica viennese . Ringalluzzito pertanto da questa certezza degli aiuti austriaci il duca di Modena, lungi dal piegarsi alle oneste e pacifiche proposizioni del governo toscano , decideva di impossessarsi per forza di Pontremoli, Fivizzano ed altre terre annesse ; e faceva difatti occupare il luogo di Gal licano dalle sue truppe guidate da un conte Azzo , mentre

un'altra schiera sotto il conte Guerra impossessavasi di

Fivizzano, ove, per far pregustare a quelle popolazioni le dolcezze del nuovo dominio , cominciava coll'infierire

contro gl’inermi , col taglieggiare i pacifici cittadini e ( 1) Per via di questi ultimi accordi Pontremoli, toscano sino

allora , era riversibile al duca di Lucca , quando divenisse duca di Parma : ma riuscendo a lui malagevole di amministrare quella parte di Stato segregata dal rimanente, egli era venuto nel pro posito di cederla al duca di Modena , mentre quei cittadini ago gnavano a continuare sotto il dominio del granduca .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

col commettere ogni sopruso . Parve commoversi a simili enormezze Leopoldo, e decidersi a secondare lo slancio della gioventù toscana che correr voleva in sostegno di quelli oppressi ; e fatte energiche rimostranze al governo estense , avviava alla frontiera alcuni manipoli di truppe ; ma Francesco , reso protervo dall'appoggio degli impe riali, non avendo voluto recedere , cadde l'animo al

fiacco Leopoldo, il quale dovette accontentarsi della ri parazione offerta da Carlo Alberto e dal pontefice, scelti ad arbitri , e che consistette in ciò che le truppe estensi ritirate si sarebbero dai paesi occupati , ma che immedia tamente dopo un commissario toscano ne avrebbe rifatta

la consegna in tutta forma al duca di Modena ; il quale appena ripristinato nel dominio , crescendo ognor più in petulanza , diceva ai suoi sudditi : Sappiano che oltre alle mie forze, io ho una riserva di 200,000 uomini al di là del Po ; perciò vedono che per ora non possono farmi paura . Fece bene quel signorotto di dire per ora , poichè non era lontano il giorno in cui questa rodo montata dovea tornargli in gola , ed esser egli costretto a far fagotto più che in fretta. Nel reame di Napoli eziandio eranvi state turbolenze, ma gli sforzi degli abitatori di Reggio, di Calabria e di

Messina essendo stati parziali e non ben diretti , fu facil cosa alle truppe ferdinandee di soffocarli, ed il Bor bone , aizzato dallo spirito infernale del ministro Del Carretto, diè nuova bisogna al carnefice. Mentre Parma, Modena e Napoli ostavano al risorgi mento dello spirito italiano, e Leopoldo di Toscana, non volonteroso ma timido , pareva accostarsi al minacciato pontefice e secondarne le riformatrici tendenze , qual era il contegno di Carlo Alberto ?


CAPITOLO II :

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Al primo annunzio dei soprusi fatti dall'austriaco go verno a danno del papa, egli avea altamente manifestata la sua risoluzione di farsene sostenitore e scudo ; ma avendo poscia Pio IX acconsentito a trattare la cosa di

plomaticamente col gabinetto imperiale, e tutto facendo presagire che, per allora almeno , gl'Italiani non avreb bero ancor ricorso alle armi per sciogliere la gran lite

del proprio riscatto, Carlo Alberto aveva ripreso il suo sistema di altalena. Le riforme di Roma e di Toscana

non erano passate inosservate ai popoli subalpini , e già in occasione dei comizii di Casale ed in varie escursioni

fatte dal re nelle città secondarie del regno , cittadini onorandi, rendendosi interpreti della pubblica opinione, avevano inoltrate petizioni più o meno energiche, ma rispettose tutte, in cui i bisogni del popolo erano viva mente espressi, esternato il desiderio di una milizia cit tadina, portato a cielo il gran pontefice rigeneratore

d'Italia , e se non chiaramente , in modo più che intel ligibile però, manifestata l'avversione generale degli Ita liani contro l'Austria , ed offerto velatamente il consiglio al re di brandir l'armi per iscacciarlo dalla penisola. Solleticavano dolcemente la vanità di Carlo Alberto que

gli argomenti tutti che tendevano a rappresentarlo come campione di Dio e d'Italia , e sempre maggiore in lui facevasi il prurito di assumere l'aspetto di re guerriero, e di raccogliere il guanto di sfida che da mille anni e con mille spregi la razza germanica lanciava ad ogni momento alla latina, ed in certe sue lettere egli scriveva anelare al momenlo in cui gli sarebbe dato , nuovo Scia

mil , di stringere la spada contro i barbari dell'Occidente : ma erano desiderii fugaci, poichè l'animo suo, ricadendo in breve in quello stato di titubanza che eragli naturale,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rappresentavagli pericolosa troppo l'impresa , ond'ei mal sapeva decidersi a porre a repentaglio la propria corona in una guerra da solo contro si formidabil nemico . Tur

bavangli poi ancora i sonni i maneggi del partito maz ziniano , il quale, troppo accorto per non avvedersi che

si maturavano per l'italiana penisola importantissimi eventi, raddoppiava l'usata solerzia ed andava cercando proseliti in tutte le provincie ed in tutti i regni. Or per quel debito che a veridico storico corre , e ch'io mi sono

sopra ogni altra cosa imposto , imprendendo a ragionare delle mene mazziniane, che cosi fatali riuscirono all'ita liano risorgimento, io non verrò certamente facendone

l'apologia , ma accennerò bensi come in quel primo ri destarsi del sentimento nazionale sia giusto il dire che quella setta per nulla venne ad attraversare i disegni del partito costituzionale ; e questo volentieri io noto , perchè, andata a male l'impresa, i partiti costituzionale ed assolutista, i quali pure ebbero gravissimi torti , vol Jero sul repubblicano riversare tutta la colpa dei nostri rovesci.

Una circolare, datata dal 1 ° agosto 1847 da Londra e firmata Mazzini , Ghiglioli e Gallenga , nella quale trat lavasi di erigere un fondo nazionale da adoprarsi a pro della santa causa della redenzione italiana, aveva prin cipio con queste notevoli parole : « Qualunque sia l'opi « nione d'ogni individuo italiano intorno ai modi ed alla « forma dei progressi futuri nella patria comune , è « chiaro oggimai che fra noi e quei progressi sta l'Au « stria ostile , invadente e pronta ad invadere. — Che « nessun grado di libertà , comunque temperata , prò con

« quistarsi in Italia per opera sia di principi, sia di po & polo , senza provocare opposizione aperta dall'Austria


CAPITOLO II .

135

a temente pei possedimenti usurpati lombardo-veneti .

Che nessun miglioramento reale può riescir per « manente in qualsivoglia parte d'Italia, se non appog « giato e fatto securo dalle forze dell'intera nazione .

« Che quindi la lotta fra l'Austria e noi è un fatto ine

« vitabile, prossimo, e che bisogna prepararsi , ecc. » E più tardi, nel gennaio del seguente anno, in una lettera agli intimi suoi , a coloro che diviso avevano seco lui le speranze ed i pericoli della spedizione del 1834,

e coi quali pertanto egli aprir poteva tutto l'animo suo, Mazzini stesso scriveva queste parole degne di atten zione : « Qui non si tratta di forme politiche ; non si « tratta di repubblica o monarchia ; l'Italia sarà quello « che Dio e il popolo italiano vorranno . E ciò in gran « parte dipenderà dalla condotta de' suoi principi in a faccia al nemico . Ma ci convien pur mettere come « ipotesi che i principi non facciano il loro dovere ; << vorrà farlo il popolo o non farlo ? è questione di vita « e di morte . Ponete anche che i principi pendano dav « vero al bene . Credete che essi non avranno bisogno ,

a a decidersi , d’udire sulla bocca dei loro popoli il con « voi o senza voi ? Credete che non avranno bisogno, per

« decidersi a capitanarvi , di conoscervi decisi a difen « dervi e ad assalire s'anche v'abbandonassero ? » Or io non asserirò certo che chi così scrivea avesse

saldo proponimento di essere sempre coerente a' suoi scritti e facesse assoluta abnegazione d'ogni preconcetto disegno di usufruttuare un giorno gli sforzi dei principi per la causa repubblicana : una tale asserzione sarebbe più che temeraria , ed i fatti posteriori danno fondato motivo a pensare che nell'intimo del loro animo tanto il capo quanto i settarii tutti mirassero a promuovere


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

non solo la repubblica italiana, ma eziandio la univer sale , come ne fanno fede i comitati consocii esistenti

allora della Giovine Polonia, della Giovine Ungheria e via via : ed una lettera di Mazzini stampata in fronte di una seconda edizione della famosa epistola da lui diretta a Carlo Alberto nel 1831 ; poichè in questa seconda let tera, che ha la data del 27 aprile 1847 e che serve di

prefazione all'antica, apparisce chiaramente come egli non credesse poter la libertà venire all'Italia da un re , nė da un papa. Tuttavia il cuore dell'uomo è aperto a Dio soltanto, e fra i principi stessi che si facevano in quei giorni duci del risorgimento, vi furono dei fedi fraghi; e se fortuna arriso avesse alla sperata fonda zione di un regno italico, tutti forse preferito avrebbero il sistema assoluto al rappresentativo ; ma è anche lecito

credere, che se nella sorte propizia i principi serbati si fossero fedeli al giuramento loro, Mazzini e compagni, vista eziandio la debolezza del proprio partito, accon ciati si sarebbero allo Statuto, come vi si acconciarono

tanti altri che prima dividevano le opinioni loro, ed in ispecie uno dei segnatarii della sovraccennata circolare repubblicana. Ed invero in varii articoli di Mazzini , che videro la

luce nel giornale inglese il Morning Chronicle, e che ven nero tradotti poi ed inseriti nella Revue Brilannique dell'anno 1839 , trovo , fra molte altre , queste parole , che fino ad un certo punto spiegano la condotta poste

riore di lui e vengono pertanto in appoggio alla mia opinione : « Lorsqu'un peuple se lève » , cosi scriveva egli , « les hommes qui viennent se mettre à sa tête ac « ceptent implicitement l'idée pour laquelle et par la « quelle ce peuple s'est levé. Il existe entre eux et la


CAPITOLO II .

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masse, dont nul ne les a obligés à prendre la direc tion , un contract synallagmatique tacite dans lequel « le peuple leur dit : Je me suis levé pour ceci: ceci est « ce que je veux . J'ai du courage et des bras , vous <<

«« avez des têtes et de la science : montrez-nous par

« quelle voie nous pouvons atteindre notre but : et ils « répondent: bien ! nous vous le montrerons: suivez « nous et défendez -nous. C'est un contract solennel et

( sacré, le plus sacré que je sache, où les actions rem « « ( « «

placent les conditions , et où le salut du peuple est au bout de chaque acte. S'il n'en est pas ainsi, je ne sais plus ce que c'est la moralité politique ; car alors toute déception est justifiable, toute trahison légitime. S'il y a infraction au contract , si la direction prise

( par les chefs est en opposition directe à ce qu'exi « « « «

geaient la nature et l'objet réel de la révolution , la révolution échouera : elle périra comme une fleur tout à coup transplantée dans une terre et sous un ciel étrangers, comme enfin tout ce que l'on cherche à

« développer d'une manière contraire à la loi de son « existence : et, dans ce cas, à qui s'en prendre ? Sera -ce « à la fleur ou plutôt à la main imprudente qui l'a « tuée ? »

Ora io dico, lo scopo a cui tendevano le popolazioni

italiane nei primissimi conati fatti per risorgere, era senza dubbio lo stato costituzionale , ed il provano i caldi ed affettuosi indirizzi ai varii principi italiani, dai

quali soli speravano libertà e redenzione dal giogo stra niero; e questo sentimento era troppo universale, troppo patente, perchè sfuggir potesse ad un uomo dotato di

ingegno pari a quello di Mazzini. Non è dunque sup ponibile che fin d'allora egli intendesse opporsi a questo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

affratellamento fra popolo e principi a cui accennano le sue parole sopra citate ; più tardi, dopo le defezioni di

Pio IX e di Ferdinando di Napoli, dopo i disastri della prima campagna, dopo le litubanze del ministero pie montese, parve a Mazzini, il cui animo diffidente cer tamente scordato non avea la condotta di Carlo Alberto

nel 1821 e nel 1833 , di veder compromesso lo scopo

della rivoluzione ; e per fermo compromesso era , poiché niuno mi negherà che a tal epoca l’espulsione degli Austriaci dal Lombardo - Veneto non fosse divenuta molto

problematica, e riputata anzi ormai impossibile ; si fu allora che egli, volendo scorgere nell'ineluttabile forza degli eventi un'infrazione al tacito accordo fra principi e popoli di francar la patria dal giogo straniero , ripi glio gl'interrotti maneggi per accrescere forza e vigore al partito repubblicano . Io non lo lodo ; ma noto solo che egli apertamente avversò il partito costituzionale allora soltanto che lo credette in diretta opposizione colla redenzione della patria italiana . Errò pertanto , ma errò per eccesso di patrio amore ; errò perchè quel

forte animo disperar non seppe : mentre i costituzionali, forse più prudenti, ma certamente più fiacchi, dismessa ogni speranza di patrio risorgimento, ricaddero in quel l'apatia che, senza essere errore men grave, è certamente meno magnanimo.

Ripigliando ora l'esposizione degli avvenimenti del l'autunno del 1847, dirò che queste mene , questi rag giri dell'attivo partito repubblicano non sfuggivano a Carlo Alberto , ii quale riversato aveva sulla Giovine Italia , molto più avversa ai principi che lo stesso Car bonarismo , quell'odio e quel timore che nutriva per l'antica setta . Questi due sentimenti pertanto concor


CAPITOLO II .

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rendo in lui per avversare qualunque indizio che colore avesse di volontà popolare , egli tentò reprimere mai

sempre qualunque dimostrazione delle popolazioni : e diffatti verso il mezzo settembre un avviso segnato Laz

zari, ispetlore generale di polizia, avvertiva il pubblico : a essere precisa intenzione di S. M. che in ogni occa a sione in cui le popolazioni volessero significare l'af fetto e la devozione loro verso l'augusto padre e so € vrano, dovessero far uso della sola bandiera e coccarda i

« nazionale » . E contemporaneamente il governatore di Genova , ove più ardenti erano le ovazioni a Pio IX , i

cui colori campeggiavano sopra ogni altro, sebbene non di rado vi figurassero anche i tre nazionali , pubblicava :

« È proibito ai sudditi di S. M. di fregiarsi dicoccarda « che non sia quella dello Stato, come pure ne è vietato a lo smercio

(1 ) .

Ma al già traboccante odio italiano per l'austriaca

dominazione venne a dar l'ultima spinta la barbara car nificina delli 9 settembre a Milano in occasione del pos sesso preso di quella sede arcivescovile dall'italiano Ro milli ; odio che prontamente comunicato dai Lombardi

fuggitivi alle ardenti popolazioni subalpine, minacciava d'erompere . Ed invero a mala pena i guerrieri apparati dal governo adottati riuscivano a contenere le popo ( 1) Queste proibizioni della polizia sarda fecero scrivere a Gio berti da Parigi ad un suo amico : Il re si collega con Roma ; la

polizia fa all'amore col tedesco. Poco dopo però e quasi a rap presaglia, Pio IX non dimostrossi più benigno verso i colori di

casa Savoia , ed uno stuolo di Piemontesi, che presenti a Roma divisato avevano di accompagnarlo al Quirinale nella festa del 15 novembre portando bandiera azzurra , ne vennero impediti dalla polizia pontificia ligia ai desiderii dell'inviato austriaco .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

lazioni nelle ancor pacifiche ma imponenti ed ognor più energiche manifestazioni di spirito nazionale , le quali trovavano passeggiero sfogo in patriottici canti, in not turni assembramenti . Il soldato stesso pareva prestarsi a malincuore all'ufficio di moderatore di queste inno centi ma inebbrianti dimostrazioni: il 22 ottobre la

cavalleria incaricata di dissipare l'attruppamento del popolo, erasi condotta con molta moderazione, e la sim patia dei fanti era ancor più visibile (1 ) ; laonde il re , memore forse dell'affratellamento accaduto nel 1821 fra

le popolazioni e la miglior parte dell'esercito , vedendo il desiderio universale di politiche innovazioni farsi ormai prepotente e gigante, eccitato eziandio dal legato pon tificio Corboli-Bussi e da lord Minto, interprete e man 1

datario di lord Palmerston, pensò savia cosa soddisfare all'espettazione dei sudditi col largire alcune riforme, le quali, poca cosa essendo per se stesse , parvero però acconcie ad acquietare l'effervescenza degli animi ed atte ad inspirar fiducia ai sudditi nel monarca per la speranza che lasciavano di maggiori concessioni (2) . Con regio rescritto delli 29 ottobre adunque S. M.

emanava determinazioni aventi per iscopo di rendere più semplice e regolare l'organizzazione giudiziaria col (1) Il giorno 8 settembre in Genova vi fu grande assembramento, e la moltitudine passando in piazza S. Domenico dinanzi alla bri gata Savoia, stata posta sotto le armi dal governatore, fece echeg giare le grida di viva Savoia, viva l'armata sarda , viva la linea , ed i soldati commossi strinsero la mano ai popolani.

( 2) Dalla lettera scritta li 8 ottobre a lord Palmerston da lord Minto, nella quale gli rende conto dell'abboccamento avuto con Carlo Alberto il giorno 6, appare come questo monarca fosse per suaso della necessità di alcune concessioni a schivar mali mag

giori , e come deciso a resistere alle austriache rimostranze .


CAPITOLO II .

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l'abolire i tribunali eccezionali e col creare una Corte

di cassazione; di meglio stabilire l'ordine contenzioso amministrativo, instituendo i consigli d'intendenza ; di ampliare e garantire i privilegi dei municipii classifi cando i varii elettori per la nomina dei consiglieri co munali; di allargare i confini alla stampa libera ; di

togliere infine, a datare dal 1 ° gennaio 1848, la polizia ai comandanti militari affidandola agli intendenti . Appena le largite riforme furono rese di pubblica ra

gione, l'intero Piemonte , lo Stato tutto sorse come un sol uomo per tributare la sua riconoscenza al re . In Torino, la sera delli 31 ottobre e quella del 3 novembre,

vigilia del giorno onomastico del sovrano , furono am mirabili per limpida gioia , per amore entusiastico, per ordine perfetto: e Carlo Alberto aggirandosi per le ampie e popolate vie della bella sua capitale senza guardie e coi soli suoi figli al fianco, potè toccar con mano quanto sia facile ai potenti della terra di farsi adorare , e qual tesoro d'affetto chiudessero per lui in seno le subalpine

popolazioni . Avendo egli poi disposto di recarsi , come era suo uso, il di 4 novembre a Genova , le ovazioni lo

seguirono ovunque ; ogni città , ogni terra più umile posta sul suo itinerario , ammantandosi della più dolce, della più santa gioia, spingeva tutti gli abitatori suoi ed i mille accorsi dai circostanti paeselli a salutare il re riformatore , l'uomo che finalmente dimostrato si era

padre de' suoi sudditi. Ed invero le riforme, già importanti per se stesse , acquistavano nuovo peso ove si ponesse mente all'epoca in cui erano accordate ; epoca nella quale qualunque leggiera politica innovazione era una mula abnegazione della passata servilità alla politica austriaca ed una no


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

bile protesta di simpatia per i Lombardi gementi, per i Romagnoli ed i Toscani speranti. Venendo ora a tener parola della riforma che ha più diretto rapporto coll'esercito, è da notarsi che sebbene in sostanza essa fosse la meno importante, pure suono la più gradita al popolo : tanto erano bestiali gli uomini cui per lo passato affidavasi la polizia di intere provincie ! Io non mi dilungherò a qui narrare tutte le stupide vessazioni, tutte le asinerie commesse dai comandanti militari : piuttosto, per spiegare come avvenisse che mi litari onorati , appena incaricati di un comando terri

toriale , si trasmutassero in brutali poliziotti, sordi alle leggi tutte del buon senso e dell'onestà , e per onore dell'esercito da cui erano tratti ( 1 ) , dirò come fosse cura del sedicente liberale Villamarina di nominare a

tali cariche tutti coloro che avevan fama di tristo o di

dappoco (salve alcune onorate eccezioni , delle quali non hassi a far merito al ministro , ciò accadendo per vo lontà espressa del re , il quale , volendo talvolta rimu nerare qualche vecchio e fedel servitore, destinavalo di moto proprio in qualche buona città) : dimodochè io non temo d'andar errato asseverando che molti dei coman

danti militari peccavano più per ignoranza che per ma

Tizia (2) . Nè poteva essere altrimenti, poichè come mai ( 1 ) Le cariche di comandante e maggiore di piazza eran cadute cosi basso dell'estimazione dell'esercito , che nei reggimenti,

quando volevasi qualificare un ufficiale per inetto , solevasi dire che era buono a fare il maggiore od il comandante di piazza. ( 2) Fra i comandanti che seppero guadagnarsi la pubblica stima sono da annoverarsi Bruno di Cussano a Torino, Ruffini, onorato

avanzo delle guerre napoleoniche nelle quali perduto aveva un braccio, nativo d'Ovada e comandante di Savona ; Michaud niz

zardo , anch'esso ufficiale della gendarmeria imperiale, che fu co


11

CAPITOLO II .

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cra possibile che uomini riconosciuti incapaci , dopo 25 0 30 anni di tirocinio militare , a comandare un batta glione od un reggimento potessero degnamente adem piere alle incumbenze di reggitori di una vasta provincia , carica per cui richiedevasi conoscenza almeno elemen tare del diritto comune , del codice civile e dei doveri

dei municipii ? Ma i peggiori erano gli aiutanti di piazza , i quali ,

sulla generalità, prescieglievansi fra quei sott'ufficiali, che pendente la loro dimora nei corpi erano stati im piegati allo spionaggio organizzato sopra ampia scala per tutto l'esercito dal liberalissimo Villamarina ed ac

cresciuto ancora dai capi di corpo , i quali oltre agli spioni ministeriali, non pochi dei quali collocati in co spicuo grado ed affatto indipendenti , sempre ignoti e talora ostili ai colonnelli volevano avere i loro proprii ,

che con veri o falsi rapporti dovevano, a loro credere, illuminare la torpida loro intelligenza , ma che di spesso invece la fuorviavano facendoli cadere in abbagli , in in giustizie, e non di rado in ridicoli errori. Non presenziò più il naufragio de' suoi favoriti il Vil lamarina, al quale, perchè liberale da scena e despota davvero, era già caduta la maschera, e sin dal 9 ottobre era stato da S. M. provveduto a riposo insieme al suo antagonista, non certamente più liberale , ma almeno

non venale , non ipocrita , il conte Solaro della Marga rita . Corse voce in allora che le dimissioni del Villa

marina cagionale fossero da una lunga risposta da lui mandante a Nizza ed a Chambéry. Questi tre ed alcuni altri seppero sempre disimpegnare i spinosi doveri della loro carica senza dis

gradare l'onorato carattere militare con inutili ed odiose ves sazioni .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fatta al marchese Doria, capo di una deputazione ligure venuta per ottenere l'assoluta libertà della stampa e la Guardia nazionale . Si pretese in allora che avendo il ministro esternalo in quella lettera , a nome del re , sen timenti contrarii a quelli che Carlo Alberto nutriva dise

gno di palesare, ne ricevesse da questo amari rimproveri: ed avendo perciò Villamarina chieste le sue dimissioni da ministro di polizia (1 ) , rinnovando la tante volte ripe tuta commedia di minaccia di ritirarsi ad ogni ben che menoma controversia , questa volta il re non solo ac cettò, ma dopo poche ore gli ritirò eziandio il portafo glio della guerra . Diede apparenza di verità a questa versione un editto del re delli 8, pel quale la polizia era di bel nuovo ag gregata al ministero degli interni : mentre invece le di missioni date al Villamarina da ministro di guerra recano

la data del giorno 9 , in cui il re , quasi a dimostrare al partito reazionario che per esso pure era terminata qualunque influenza , invitava il conte Solaro a ritirarsi: ed essendo caduto in capo a quel signore di fare il recalci trante, modestamente allegando il bisogno che lo Stato aveva di lui , e la sua sconfinata devozione al re, questi stimò bene troncare tali raggiri con una dimissione in tutta regola . Succedette al Solaro il conte Ermolao Asinari

di San Marzano, inviato allora presso la corte di Napoli , ed al Villamarina il conte Rufinotto Broglia di Casal borgone , maggior-generale della brigata Savoia ; nomine che manifestarono il desiderio regio di innoltrarsi molto

a rilento nella via del progresso ; e non certo al Broglia (1 ) Villamarina per maggiormente dominare aveva fatto riu nire alla guerra il ministero di polizia prima dipendente dagli interni.


CAPITOLO II .

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si deve se , pochi giorni dopo , Carlo Alberto accordò le riforme, giacchè per avere un'idea del liberalismo di quel gentiluomo basta consultare le istruzioni ai Con

sigli di promozione da lui emanate li 28 dicembre , nelle quali , in mezzo a molte prescrizioni ineseguibili in pratica e ridicole, é falto sfuggio di certe massime ge suitiehe atte per eccellenza a disseminare la diffidenza e la discordia fra gli ufficiali dello stesso corpo. Furono precedute queste istruzioni da un decreto delli 7 dicembre, col quale veniva alterata la massima tenuta sino allora di effettuare le promozioni per semplice turno

di anzianità , ammettendo per la prima volta nell'esercito piemontese il principio di promozione per merito . Dovea il ministro per questa scelta degli individui meritevoli va lersi delle proposizioni fatte dai Consigli di promozione, appositamente istituiti in ogni corpo pei candidati sino al

grado di maggiore, ed in ogni capo-luogo di Divisione pei gradi superiori. Non perfetto e lasciando ancora troppo arbitrio alla potestà regia e ministeriale, questo regola mento però posava sopra basi che mentre accertavano abbastanza una celere via al vero merito , ponevano al tempo stesso in sodo i diritti incontrastabili dell'anzia

nità , diritti che , ove non vi sia incapacità o demerito nell'individuo che ne è investito , niuno può ledere senza violazione di ogni giustizia , senza scalzare dalle sue fondamenta quella morale certezza che forma la più solida base d'ogni esercito . Se tollerabile adunque era il regolamento ministeriale sulle promozioni, le istru zioni però date ai Consigli di promozione col già accen nato dispaccio delli 28 dicembre posavano sopra mas sime di virtù cosi rigide, che avresti detto si fosse trattato di far scelta di anacoreti da servir di esempio a religiose Vol . III – 10

PINELLT , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

corporazioni , e non di uomini arditi da preporre a fra zioni più o meno ragguardevoli di soldati. Con altro decreto delli 8 dicembre portò il ministro Broglia qualche leggiero aumento nelle paghe degli uf ficiali subalterni , istiluendo eziandio tre categorie di

capitani ; distinzione viziosa , avvegnachè tutti i capitani avendo risponsabilità e doveri eguali , vuol giustizia che egualmente essi sieno retribuiti . Nè vale addurre l'an zianità od il merito : la prima trova degno compenso nelle pensioni di ritiro accordate al vecchio soldato ; il secondo in un progredire più accelerato nella carriera: poichè il merito non si paga, ma si premia . In tali mo dificazioni gli ufficiali delle Guardie continuarono ad

aver paga più pingue , né invero era da credersi che quest'assurdo fosse cancellato da un ministro che aveva

percorsa quasi tutta la sua carriera in quel corpo. In com plesso però non si deve tacere che se il nuovo ministro .

volle gesuiticamente dirigere il morale dell'esercito, egli tuttavia dimostrossi più sollecito del predecessore del bene materiale de' suoi amministrati.

Pareva intanto che il destino si pigliasse cura di fran

care il re di Sardegna dalle antiche pastoie antiliberali e spingerlo suo malgrado nella via del progresso : poi che allo stesso modo che la diserzione di Maroto aveva

fatto naufragare la causa di don Carlos , e dispensato cosi il re sardo dall'inviare ulteriori soccorsi a quel

principe, ora la perizia dello svizzero Dufour lo disone rava dai legami che lo stringevano alla causa del Sonder bund . Costanti erano stati i sussidii dati da Carlo Alberto

a quei partigiani del gesuitismo: ma ora Dufour poslosi a capo dei federali, dopo aver battuto li 13 novembre i

Friburghesi, ed ottenuta a patti all'indomani la città


CAPITOLO II .

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loro , sceso a battaglia regolare contro Salis-Soglio , con dottiero dei sonderbundisti, li 23 sulle rive dell'Emmen

lo fugava, e costrettolo a ritirarsi verso Edikon , occu pava Lucerna ; viltoria questa che, mandando in fondo la causa della Lega , fece che Carlo Alberto, già inchi nevole a liberali tendenze (sebbene in quello stesso anno inviato avesse aiuti ai cattolici), da quel punto desistette da ogni tentativo a favor loro , nè più volle intromettersi negli affari della Svizzera . Andavano intanto i potentati italiani ognor più scin dendosi nei due partiti nazionale ed austriaco : poiché mentre Sardegna, Toscana e Roma segnavano , li 3 no vembre, in Torino, una lega doganale, che servir do vera di base ad una politica ; Modena invece c Parma, venuta in poter di Carlo di Borbone per la morte av venuta di Maria Luisa li 17 dicembre, accostavansi ognor

più alla corte imperiale : ed il nuovo signore degli Stati parmensi, con suo proclama delli 27, dopo aver tribu tato elogii alla memoria della estinta , la cui vita era degna invero di edificare un Carlo di Borbone, affret tavasi ad assicurare i proprii sudditi e l'intera Europa

che egli sarebbe stato umile cagnotto dell'Austria al paro. della defunta .

Cosi veniva a termine l'anno 1847 fra la generale

inquietudine ed il presentimento di grandissimi eventi, poichè sebbene la vertenza austro-pontificia sembrasse accomodata per via d'un temperamento che , lasciando intatti i diritti delle due parti, rimetteva le cose ad un di presso sul piede antico ; pure era ormai palese che la guerra rendevasi inevitabile fra le due razze italica

e germanica, ed il fermento che regnava nelle provincie italiane soggette all'Impero era oramai giunto a tale che


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1848

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

niuna forza d'uomo, niun senno politico impedir pote vagli di prorompere. Malgrado ciò il nuovo anno sorgeva , come annun ziava il foglio ufficiale del Piemonte, fra inni e fra can

tici, circondando di vivida luce e di rose l'azzurro ci miero dei reali di Savoia , la tiara del sommo Gerarca

ed il serto ducale di Leopoldo uniti in santa concordia : ma la concordia era infinta (1 ) , le rose bentosto con vertir si dovevano in funerei cipressi , e la splendida

luce in teda sepolcrale! Pur il popolo italiano, che nulla prevedeva, che nulla veder voleva che turbasse la sua

gioia , invece di prepararsi alla tremenda lotta a cui provocato aveva il formidabile suo nemico , abbandonan dosi alla propria poetica natura , faceva co'suoi canti echeggiar i monti e le valli , e sulle rive del Po come su quelle dell'Arno e del Tevere intuonava inni di gloria ai tre principi riformatori. I popoli della Lombardia e del Veneto frattanto , non ancor abbastanza edotti dal passato e tuttor serbando quella speranza che è pur l'ultimo conforto degli infe lici , avevano tentato di far giungere al trono le lagnanze per i gravami che li opprimevano , invocando in pari tempo, per mezzo delle congregazioni centrali , l'adem pimento della promessa fatta nel 1815, all'epoca della riunione del regno italico all'impero austriaco, di un'am ministrazione separata. Ma queste rimostranze, sporte ( 1) È ormai notorio come Pio IX , spaventato dai continui as sembramenti del popolo romano, sin dall'autunno del 1847 tenesse pratiche a Vienna per ottenere l'intervento austriaco : cosi il

principe italiano era già scomparso e rimaneva solo il pontefice cosmopolita , l'eterno nemico della libertà romana ! Di ciò fanno fede le corrispondenze dell'inviato inglese col suo governo.


CAPITOLO II .

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con riverenza , furono respinte come non abbastanza

sommesse, e vi si rispose intanto ingrossando le squadre alemanne nel regno. Simile procedere altro non fece che accrescere il malcontento delle itale popolazioni ; ma l'Austria , acciecata dall'ira e sbuffante di rabbia

nel mirare il rapido e progressivo sviluppo del sen timento nazionale , nella stolta sua burbanza, altro non cercava che un pretesto per impiegare la forza brutale per reprimerlo, e decisa a cominciare dallo strazio dei proprii sudditi , più vedeva l'opinione pubblica farsi ru

bella al suo impero e più stringeva il freno . Gli abitatori del regno italico allora , impotenti ad apertamente resistere alle preponderanti forze imperiali ,

immaginarono un'opposizione inerte , che doveva però riuscire nociva oltre ogni dire alla detestata padrona , comecchè la privasse delle grasse entrate che ricavava dalle provincie italiane . Ragunatasi adunque la gioventù

milanese in private congreghe , decideva che , a comin ciare dal 1 ° gennaio , alcun Milanese più non avesse a far consumo di tabacco da ſumo, e tutti usar dovessero, nel vestire, stofle nazionali . Questa risoluzione, frivola in apparenza , ma mantenuta con lodevole tenacità , aveva non solo per iscopo di danneggiare le finanze imperiali, ma era stata dai guidatori del movimento

lombardo immaginata eziandio per far esperimento della costanza della gioventù , e per dimostrare nel tempo stesso alla comune nemica quanta fosse l'unione esi stente fra tutte le classi della popolazione e quanto in

tenso l'odio che nutrivano per il giogo germanico . La polizia austriaca, la quale se non riusciva ad im padronirsi delle fila della trama , non ne ignorava però l'esistenza , appena si accorse dei presi concerti , desi


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derosa di un appiglio per impiegar la forza contro questi congiurati di nuovo conio, risolvette farli provo care mandando poliziotti e soldati muniti di sigari (1 ) a

percorrere in ogni senso le vie le più frequentate della città . Questa provocazione non partori il suo effetto nei primi due giorni dell'anno , ma più crescendo il nu mero dei provocatori , e le pattuglie solcando la città ad ogni momento ed in tutte le direzioni, il giorno 3 nacque finalmente un tafferuglio a cui pare dessero ori gine alcune pietre lanciate dagli operai irritati sopra i soldati : i quali, fedeli agli ordini avuti, ed aizzati ap positamente contro i cittadini che loro si dipingevano qual causa delle fatiche straordinarie a cui andavano

soggetti, spiegando la feroce loro natura, nè perdonan dola a sesso nè ad età , menando le mani a diritto ed a

rovescio ferirono più di 60 creature, delle quali 6 eb bero a morirne .

Innoltrava il podestà cogli assessori municipali ener giche querele per l'inumano procedere presso il mare sciallo Radetzky, il quale , serrandosi nelle spalle , ri spondeva che i soldati essendo stati oltraggiati , difficile riusciva il contenerli : che egli però tenuti li avrebbe consegnati alle caserme per otto giorni , ma che al po stutto la calamità pubblica forse riuscita sarebbe van taggiosa , poiché tre giorni di sangue dato avrebbero

trent'anni di pace alla Lombardia ! Poco lieti per tali parole, presentavansi i signori del municipio al viceré

Ranieri, il quale dando loro buone parole , lasciava ( 1 ) Il Veterano austriaco ' slesso ammette che i regolamenti mi litari austriaci vietavano di fumare per le vie, ma che fu allora

ciò appositamente ordinato : dunque vi fu intenzione di provocare il popolo .


CAPITOLO II .

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traspirare che fra poco giunte sarebbero da Vienna le

sospirale riſorme: ma bentosto invece un imperiale re scritto imponevagli di far noto ai Lombardi aver già S. M. I. oprato pel bene de' suoi sudditi italiani quel

tanto che ravvisava opportuno ; non dover essi adunque osare d'impetrare maggiori concessioni : piegassero la fronte o temessero tutto il rigore dell'imperiale suo sdegno.

La notificanza di questa sovrana decisione dissipò ogni lieve speranza nei miseri oppressi, e da quel di le popolazioni italiane compresero alfine che fra esse ed il tiranno ogni pacifico componimento era ormai divenulo impossibile , e solo rimaneva loro di ricorrere alle armi ; ed i studenti di Pavia , avendo nella fervida loro immagi nazione tentato altre ostili dimostrazioni , nuove stragi ebbero luogo in quella città il giorno 9, le quali avendo maggiormente concilalo gli animi, divenne patente che era imminente l'ora di una conflagrazione generale . Mentre la brutalità delle teutone schiere contaminava

di sangue cittadino le vie di Milano e di Pavia , altre

città di un altro regno italiano rialzavano minacciose la

fronte. Io non narrerò per disteso la lotta impegnatasi fra i popoli del regno napoletano ed il Borbone , lotta che ebbe fine colla costituzione non accordata , ma strap

pata dal popolo al principe. Una simile narrativa estra nea essendo al mio assunto , io noterò solamente di

volo come i primi ad insorgere nuovamente fossero i Siciliani , e come i valorosi Palermitani , dopo un osti nato combattere, costringessero i 6,000 uomini del ge nerale Desauget ad evacuar l'isola . Da quella capitale

l'incendio rapidamente propagossi a Messina, a Catania , a Trapani ed alle altre terre di maggior riguardo del


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

l'isola ; perlocchè i Napolitani, i quali tranquillamente avevano atteso il 12 gennaio, giorno onomastico del re, e pel quale aveva promesso loro le riforme largite dagli altri principi italiani , mal soddisfatti delle sterili e tar dive concessioni fatte nei giorni 18 e 19, sullo scorcio del mese levaronsi con molo cosi unanime e minaccioso ,

che i ministri, strettisi a consesso attorno al re , altro partito sicuro più non seppero consigliare al monarca

fuorchè di promettere la costituzione : il che egli fece il di 29 , mutando intanto i consiglieri , mandando in bando i vecchi ministri, e scegliendo i nuovi fra gli uo

mini più popolari e benevisi ; sceso poi in piazza , ed aggirandosi fra il suo buon popolo , egli andava strin

gendo la mano ai lazzaroni , e con infinte lagrime chie dendo perdono , dicendo essere stato tradito, ingannato dai ministri, ringraziando chi finalmente illuminato lo area, e rinnovando insomma gli artifizii tutti del padre

e dell'avo, deciso ad essere al par di loro spergiuro : ma creduto intanto e festeggiato dal popolo che circon dandolo faceva echeggiare l'aria dalle grida di viva Ferdinando ! Oh ! era maggiore la perfidia di lui, o la stolta fidanza dei sudditi ?

Appena giunse in Piemonte la notizia della costitu

zione napoletana , il fermento divenne generale . In Ge nova ed in Torino ebbero luogo subitanee e sfarzose il

luminazioni: nella capitale il palazzo della legazione napoletana fu circondato da folla immensa , la musica accorsa sciolse lieti concenti, a cui mille voci s'unirono per celebrare Ferdinando , il re costituzionale ! e tanto era il desiderio di costituzione nel cuore dei sudditi

piemontesi che, omai immemori delle riforme accor date dal proprio sovrano, tutto l'affetto loro sembravan


CAPITOLO II .

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rivolgere verso quel principe italiano che primo largite aveva le forme rappresentative a' suoi popoli; e le ul time carnificine di Milano e di Pavia, narrate dall'elo quente penna di Massimo d'Azeglio nel suo opuscolo intitolato I lutti di Lombardia , vennero ad infiammare gli animi tutti dei Piemontesi-Liguri di odio fierissimo contro l'Austria .

Non erano certamente sfuggiti allo sguardo scrutatore del sardo rege questi rapidi progressi dello spirito pub

blico verso le costituzionali teorie; ma agitato egli da contrarii affetti, dal desiderio cioè di guerreggiare l'Au stria, e dal timore costante delle sette anarchiche, ancor titubava a concedere la costituzione ; quando lord Aber cromby , ambasciatore britannico, recatosi dal ministro San Marzano il giorno 3 , rappresentavagli, a nome del

proprio governo , l'opportunità di accordare le forme costituzionali per appagare la universale effervescenza. Due giorni dopo veniva parimenti riferito al re come il corpo decurionale della città di Torino, ragunatosi il giorno 5, avesse, alla maggioranza di 36 voti sopra 12, approvata la proposta del conte Pietro di Santa Rosa ,

cugino dell'immortale Santorre , di supplicare il re ad accordare a ' suoi popoli una costituzione. Or io giunsi a quel punto del mio dire in cui mi è

forza cozzare contro un'opinione erronea , ma general mente invalsa , perchè avvalorata dai detti di coloro che pur sanno quanto essa sia lontana dal vero . Alludo alla

pubblica credenza che Carlo Alberto di piena e spon tanea volontà sua largito abbia a' suoi popoli lo Sta tuto : non uso a detrarre al bene operato da altri , io non verrò negando che a lui sia dovuto il merito prin

cipale di si gran benefizio : solo dirò ch'ei vi fu spinto


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dalla necessità dei tempi procellosi e dal timore di mag giori danni anzi che da generoso impulso del cuore . Il detto del gran peregrino di Jersey: le roi ne lâche que quand le peuple arrache , sarà per lungo tempo ancora una verità inconcussa : ed io, colla scorta delle testimonianze di persone altamente onorande, non temo di asserire come pochi giorni prima che noti fossero i napoletani sconvolgimenti , Carlo Alberto fosse alieno

più che mai dall'accordar a' suoi popoli le forme rap presentative, e come trattenendosi egli a tal epoca sopra quest'argomento con persona che ancor ora siede in cospicua carica , egli uscisse in queste parole : je ne veur point entendre parler de constitution . Tuttavia la volontà popolare facendosi omai prepo

tente, a misura che i consigli inglesi e le risoluzioni decurionali trapelavano nel pubblico , Carlo Alberto , turbato da questi sintomi , ragunava il giorno 7 a con siglio tutti i ministri sedenti in carica, che erano : Bo relli, San Marzano , Avet, Revel , Broglia, Alfieri-Sostegno e Desambrois, e varii altri eminenti personaggi, dei quali qui trascrivo il nome ; e furono : Latour mare

sciallo , Pralormo, Gallina , Raggi , Peyretti, Collegno, mi nistri di Stato, Coller e Gromo presidenti della Corte di cassazione , Sclopis avvocato generale , Quarelli procu rator generale, e Radicati qual segretario . Durò l'alto consesso dalle 8 mattutine alle 5 pome

ridiane ; e la voce essendosene sparsa per Torino , dal mezzodi alle 3 numerosa era la folla nella vasta piazza

Castello : nella quale ora correndo voce come il re, già proclive a concessioni atte a soddisfare il pub blico desiderio , non volesse essere incalzato, la moltitu

dine si disperse, ed in un attimo la piazza fu deserta :


CAPITOLO II .

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ma scioltosi il Consiglio, e andandosi bucinando che il re non intendesse promulgar una costituzione ma solo allargare alquanto le già accordate riforme, crebbe nuovamente la commozione : onde il corpo decurionale ,

presago dei disordini che da quel popolare fermento nascere potevano , ad istigazione del re stesso secondo taluni , di propria deliberazione secondo altri , decideva deputare al re , colla domanda di una costituzione , i due suoi sindaci marchese Colli-Ricci e Nigra Giovanni

banchiere, aggiungendovi i consiglieri Sineo, Galvagno,

Buoncompagni e Ponte . Introdotti al real cospetto alle 7 di sera erano freddamente ma benignamente accolti e licenziati colla promessa che il re provvederebbe. Ragunatisi intanto nuovamente a consiglio nell'in terno della reggia i ministri spendevano la notte in tera in discussioni ( 1): quando , verso l'albeggiare , giungeva da Genova premuroso dispaccio di quel go

vernatore, il quale riferiva come, quella popolazione al tamente tumultuando , fosse necessario accordar la co

stituzione , o proclamar la città in istato di assedio ; questa novella troncò gli indugi : ed il re , dopo aver riunito nelle sue stanze la consorte ed i figli ed essersi

seco loro consigliato , decideva, nel mattino degli 8 , di accordar lo Statuto . Questa sua risoluzione non essendo ancor notoria , il popolo già nuovamente cominciava ad affollarsi, quando il ministro Avet, reduce dal consiglio, detto avendo ad alcuni cittadini di maggior credito con ( 1) Venni accerlato da persona d'alto affare che fra i consi glianti la costituzione vi fu il vecchio maresciallo, il quale disse al re che egli accordate nou avrebbe le riforme, ma che ora l'u

nico mezzo per evitare la guerra civile era di promulgare lo Statuto .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sigliassero il popolo a star queto, atteso che fra poche ore i suoi desiderii sarebbero stati pienamente appa

gati , queste sue parole , prontamente divulgate, basta rono ad acquetar gli animi ; e da qualche impiegato subalterno delle officine della stamperia reale trapelato

essendo in pari tempo come già stesse componendosi l'editto promulgatore d'una costituzione, i buoni Tori

nesi pieni di fiducia nel loro sovrano, senza darsi ulte rior pensiero , lieti e tranquilli attesero il gran benefizio . Finalmente alle 4 del pomeriggio sulle cantonate della

città leggevasi l'editto che sanciva ai popoli lo Statuto ! Qual sia stato il giubilo dei cittadini alla fausta no tizia non havvi lingua che il possa dire , non penna che valga a descriverlo ! Furono istanti di ineffabile gioia , di santa ebbrezza ; e malgrado i susseguiti rovesci che troppo celeri vennero ad ottenebrare quel gaudio uni versale , il gran dono rimane inconcusso , e le popola zioni subalpine, giustamente obbliando le oscitanze del monarca , formularono al largitore delle libertà loro, al magnanimo Carlo Alberto, un voto di perenne ricono scenza , che diffusosi per tutta la penisola italiana , pas serà non periluro alle più tarde generazioni : poichè egli eresse su questa classica terra un baluardo di libertà

che nè la malvagità dei tempi , nè le insane discordie nostre sinora non valsero ad abbattere : egli accese un faro a cui eternamente rivolgerannosi gli occhi degli Italiani tutti , e che se potrà talora , per la trista od in

fida gestione di incapaci ministri , momentaneamente impallidire, ritornerà tosto a risplendere di diuturna e fulgida luce . Quale effetto produssero sulla generalità dell'esercito le largite costituzionali franchigie? Nei capitoli prece


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denti io cercai di porre in evidenza con quali massime fosse stata retta l'armata sarda , e di dimostrare come

dal 1821 in poi fosse stata cura costante del governo di reprimere in essa ogni moto generoso, insinuandovi in vece con ogni mezzo la diffidenza , la servilità , l'ipocrisia , lo spionaggio . Questi mali semi avevano tuttavia portato più copiosa messe nei corpi di fanteria (1 ) , ove le for tune più ristrette, le umili condizioni di nascita degli ufficiali tratti dalla categoria dei solto ufficiali rendeva

gli animi di molti più ligii e pavidi dinanzi alla auto rità governativa , che nell'artiglieria e cavalleria , ov'è giustizia dire , che s'era quasi ricoverato l'antico spirito bellicoso del Piemonte . Ciò nullameno , se in questi corpi le arti subdole del governo avevano meno evirato

gli animi , altri motivi, meno biasimevoli se vuoi , con correvano a rendere poco accetto agli ufficiali un si stema di governo che stabiliva l'eguaglianza di tutti in

faccia alla legge ; poichè dessi appartenendo quasi tutti alla casta patrizia , per invalsa abitudine, per ricevuta

educazione, per timore di perdere i posseduti privilegi , erano usi a riguardarsi , e come ufficiali e come citla

dini, da più del rimanente della nazione . Quest'avversione quasi generale dell'esercito alle po litiche innovazioni acquistava forza però in ragione in

versa dell'elevatezza del grado, laonde se fra i giovani surti o dalla buona borghesia od anche dalla nobiltà decaduta non era raro trovare partigiani entusiasta della ( 1) L'ipocrisia però aveva posto la principal sua sede nella bri gata Guardie, ove era difficile trovar un ufficiale giunto al grado

di luogotenente o capitano, che non fosse membro più o meno zelante della società Cattolica .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

causa italiana , fra gli attempati invece numerosissimi erano i fautori dell'assolutismo. +

Arroge che durante il tempo scorso tra le riforme e lo Statuto l'azione governativa aveva sempre mirabilmente concorso a gettare dubbiezza e sospetto nello spirito dei militari ; poichè già sin dal 15 novembre dello scorso anno il ministro Broglia emanava una circolare colla quale era fatto rigoroso divieto ai militari tutti di pren dere parte a qualunque politica dimostrazione , di in tervenire ai banchetti o feste qualunque che in ogni terra alquanto cospicua avevano luogo in onore del principe riformatore : ed alcuni ufficiali e sott'ufficiali che osarono infrangere l'ordine ricevuto, ebbero ad es serne severamente puniti . Queste misure adunque, che trovano la giustificazione loro nella necessità di man tener salda la disciplina militare principalmente in tempi di turbolenze, interpretate dai malevoli come indizii di inganni per parte del governo , e commentate ed esa gerate agli occhi degli ignoranti, generavano negli animi inquietudine e sgomento. Nè mancavano fra i capi di corpo coloro che da senno credessero che il governo non volesse con lealtà entrare nella nuova via politica ; a prova del che basti ricordare come un colonnello di un reggimento, di stanza a Ciamberi, inculcasse a'suoi ufficiali di continuare ad aggirarsi pei

caffè e luoghi pubblici, ma notando quelli fra i ciltadini che si mostrassero alle nuove riſorme propensi , per po

terli segnalar poi all'uopo al governo : cosi quell'uomo ab bietto , nell'intima convinzione che il nuovo sistema non dovesse durar a lungo , intendeva convertire l'onorato

ufficiale piemontese in vil poliziotto: ed a provare le liberali tendenze del nuovo ministro di guerra , noter,


CAPITOLO II .

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come un ufficiale, creduto a torto autore di un artico

letto in cui era esposta la turpe condotta del colonnello, per essersene scolpato ed aver rifiutato di svelare il vero

autore, che volevasi a lui noto, sotto il capzioso titolo di insubordinato, non venne compreso nelle promozioni

accadute poco dopoed a cui l'anzianità sua davagli diritto . Tuttavia i preparativi di guerra che il governo andava da qualche tempo facendo, e dei quali terrò parola fra poco , avevano predisposto gli animi di molti a favore

di un sistema che prometteva prossime occasioni di di stinguersi; e la gioventù tulla militare invocava arden temente una guerra contro gli Austriaci : solo molti, ed erano i più, la desideravano regia e di conquista ; altri nazionale la volevano . Gli attempati invece e gli ufficiali superiori e generali non dividevano questo ardore ; e sebbene l'immensa maggioranza di essi combattuto ab

bia prodemente della persona, pure è costante che mol tissimi preferivano la quiete delle guernigioni, pochissimi per timore, alcuni per quell'irresolutezza ed avversione ai disagi che sono proprie dell’età avanzata ; molti poi per l'intima convinzione di essere sprovveduti delle co

gnizioni appropriate al loro grado, e per una erronea persuasione della superiorità delle truppe austriache sulle nostre.

Non pochi poi erano coloro che , rammentando gli avvenimenti del 1821 e la rovina di que' loro collega che aderito avevano al partito costituzionale , confidando nello stesso uomo che allora eziandio erasene fatto capo ,

temevano di veder rinnovati gli antichi inganni , nè sa

pevan persuadersi del mutato pensiero regio (1 ) , e trae ( 1) A tal epoca io mi trovava a Tortona qual capitano, ed udito a luonare il cannone d'Alessandria ed un'ora dopo giungere il ve- :


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

vano da ciò argomento per dimostrarsi, se non ostili , tiepidi almeno verso il nuovo ordine delle cose . Fra coloro però che più avversavano lo Statuto, non mancarono anime di fango che appena lo seppero pro mulgato dal sovrano , se ne mostrarono caldissimi fau

all

tori : ed a me basta far cenno , fra tanti , di un colon nello, allora di guernigione a Torino , e che ora siede in alto loco, il quale nel giorno 7 trattenendosi con al cuni altri ufficiali superiori, non ebbe vergogna di dire : La commedia è abbastanza lunga , se S. M. mi lascia uscire col mio reggimento e colle armi cariche, mi vanto di ristabilire in mezz'ora la quiete: atroce proposito che

non impedillo però all'indomani , appena seppe le lar gizioni reali , di affacciarsi in via di Po al balcone , gri dando a tutta gola viva lo Statuto, e plaudendo ai cit

tadini che , pieni d'esultanza , percorrevano le vie con bandiere e portando alle stelle il nome dell'adorato monarca !

Il governo intanto con grande solerzia spingeva i pre locifero colla bandiera tricolore ed apportatore del proclama re

gio che promulgava lo Stalulo, mi unii a molti Tortonesi nel sa lutare il nuovo vessillo e nel far evviva al magnanimo datore . Pochi istanti dopo il tenente colonnello che comandava quel bal taglione di deposito , vecchio venerabile che, sebbene settuage nario e padre di numerosa prole, non rifiutossi pochi mesi dopo

ad assumere il comando del battaglione che sarebbe toccato ad altri che seppe sgravarsene , mi faceva confidenzialmente chiamare e quasi piangendo e con affelto veramente paterno andava di cendomi esser io giovine troppo ed inconsiderato ; esser quella la ripetizione della commedia del 1821 , ed a me che gli additavo il

manifesto stampato a Torino , ripeteva sempre : è apocrifo ! é apo crifo! Buon vecchio ! e questo io narrar volli non a suo disdoro , ma a comprovare che molti erano i sospettosi .


CAPITOLO II .

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parativi di guerra : sin dall'11 gennaio aveva sollecitato l'arrivo de' nuovi inscritti della classe del 1827 solto le

armi , trattenendo intanto alle bandiere quella del 1826 che avrebbe dovuto passare in congedo illimitato, e ri chiamando quella precedente del 1825, che da un anno già vi si trovava (1 ) . Ciò per le brigate di fanteria . I corpi

di Artiglieria, del Genio e dei Bersaglieri che ancor avevano sotto le armi gl'individui appartenenti alla classe del 1825, perchè costretti a maggior permanenza al corpo, ven nero aumentati mediante la chiamata delle classi 1823 e 24. E qui è pregio della storia notare come fra i provinciali, moltissimi dei quali erano sposi ed anche

padri di numerosa prole , pochissimi abbiano mancalo all'appello loro fatto dal governo , e come volonterosi accorsi siano sotlo le bandiere in un'epoca in cui tutto spirava guerra : della quale lodevole condotta il governo faceva i dovuti encomii in un articolo inserto nella gaz

zetta ufficiale del regno, sollo la data delli 3 febbraio ;

falto questo il quale prova non solo l'affello del popolo per la dinastia, ma eziandio quanto sia popolare in Pie monte una guerra contro l'Austria.

Onore ai piemontesi soldati ! mentre fra i cortigiani po tente era il partito che avversava la guerra , questi uomini rozzi , non compartecipi dei favori regali, ignari di politica, al primo appello della patria, all'udire che trattavasi di ( 1 ) A detta dei più distinti ufficiali di fanteria la classe del 1825 fu quella che fece prova di spiriti migliori durante la guerra , il che si spiega ove si rifleita che gl'individui ad essa appartenenti ritornati da poco tempo ne'patrii focolari, avevano ancora viva la militare istruzione, pochi avevan contratto nodi matrimoniali, ed

erano poi nel fior dell'età , essendo entrati allora appena nel venti quattresimo anno dell'elà loro. Vol . III. -11

PINELLI , Storia ecc.

1


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

accorrere in aiuto degli oppressi fratelli lombardi, di scac ciare dall'Italia l'abborrito Teutono (quell'Italia il cui nome rammentare pochi mesi prima quasi era delitto) , gettata la marra , giulivi accorrevano attorno al noto ves

sillo , e superbi davan di mano allo schioppo. Ed io che m'aggirai fra loro , che mi trovai ad accoglierli, scri vendo ora nell'abbandono della solitaria mia cella , non posso senza emozione rammentare lo slancio di quei rozzi ma generosi uomini. No ! invano la tenebrosa po lizia affaticata s'era per lustri e lustri a cancellare dal loro cuore la memoria della cara patria; poco istrutti, ad arte tenuti nell'ignoranza, essi credevano il Piemonte

una provincia confinante soltanto colla penisola, e pre saghi di dover varcare il Ticino , essi dicevano che an davano in Italia ; si , è vero : ma questo loro errore, che fece spuntar un maligno sorriso sul labbro dei molti declamatori dell'Italia centrale, che, pur sapendo d'esser | italiani, non certo pugnarono col valor del contadino piemontese che mal sapeva di esserlo , questo loro er rore ridonda invece a maggior gloria loro : essi dice vansi Piemontesi e non Italiani; ma sapevan che l'avo , il genitore, il fratello pugnato avevano nell'esercito di Italia e nel regno d'Italia contro il detestato Alemanno : ricordavano le storie raccontate al domestico focolare

dal vecchio parente che additava loro il brando irrug ginito che ancor pendeva dall'umile parete, e senza so fisticare sul nome di quella patria di cui niuno mai aveva loro tenuto parola , essi sentivano per istinto che la razza germanica era loro nemica , che il bollente loro

sangue li chiamava a combattere sugli stessi campi quelle stesse schiere contro cui pugnato avevano i padri loro . Piemontesi e Savoiardi levaronsi alla voce del loro


CAPITOLO II .

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re , e senza voler sapere se si trattasse dell'onore di Piemonte o di Italia , sol comprendendo che si trattava

dell'onore delle armi , pugnarono da forti , ed alla prova ebbero cuore e braccio italiano : ma voi, nativi di ita

lianissime provincie , voi gementi sotto la bacchetta croala , come secondaste questo primo slancio dei fra telli subalpini , come uniste ai loro i vostri sforzi ? Voi , popolazioni del paese chiuso fra l'Adige ed il Mincio ,

come accoglieste questi sposi , questi padri che abban donavano le desolate famiglie per redimervi? I nostri cuori già lo dissero , or lo dirà la storia !

Questi preparativi di guerra però valsero a porre in tutta evidenza le malversazioni del passato ministero :

poichè i magazzeni si trovarono vuoti (1 ) , deficienti non tanto per numero quanto per qualità le armi, dis

armate le fortezze , pochi e più che mediocri i cavalli si da sella che da tiro, ignoranti e valetudinarii i quadri; ma il pubblico, che raramenle nel primo impeto sa di mostrarsi giusto , di questa incuria ne faceva colpa al nuovo ministro, il quale invece spiegato aveva lodevole energia , e sebbene avverso ai principii progressivi, era

però uomo incapace di cercar e neanche di tener mano ad illeciti guadagni. Ma già precipitavano gli eventi, poichè il popolo pa ( 1 ) Corse voce in allora che gli scaffali del magazzino delle merci di Torino , creduti da tutti pieni di panno, non ne contenes sero che una sola pezza caduno, e che la profondità d'essi fosse

riempita con rotoli di legno ricoperti di panno ; io non voglio asse verare la verità assoluta di tal cosa, che mi venne accertata però da persona allo locala nell'amministrazione militare e perciò in posizione di conoscere il vero ; ma è certo che la depredazione era grandissima fra gli impiegati , e che nel personale ammini strativo regnava la più sfrontata venalità .


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STORIA MILITARE DEL PJEMONTE

rigino , pari al leone numidico quando squassando la

chioma fa col tremendo suo ruggito echeggiare i de serti affricani, levatosi dal suo torpore, con uno di quei terribili slanci non rari nella sua storia , rovesciava, il

di 24 febbraio, il soglio dell'ignobile Orleanese che aveva lasciato più volte trascinar nel fango dalla diplomazia europea i gloriosi colori nazionali . Potente ne fu il con traccolpo in tutta l'Europa : in Piemonte però , se la notizia della repubblica proclamata in Francia turbó la regale quiete, fu per lo contrario salutata dall'immensa maggioranza della nazione come arra che in caso di una guerra, ravvisata ormai da tutti inevitabile, fra Sar degna ed Austria , la prima trovato avrebbe più cordiale. ed efficace appoggio nel governo repubblicano novella mente surto , anzichè nei ministri del caduto monarca .

Giunse la notizia del meraviglioso evento il di 27 , stato designato per una festa nazionale , nella quale le

provincie tutte del regno concorrer dovevano, per mezzo di deputazioni, in un unanime attestato di gratitudine al re per l'accordato Statuto : festa la più lieta, la più

simpatica , la più popolare che veduto avesse mai To rino dacchè era la capitale dei savoiardi dominii , e che, dal portentoso numero di bandiere in essa dispiegate , passerà alla posterità sotto il titolo di festa delle ban diere, ed il Piemonte mai certo non vide spettacolo più imponente e più nazionale al tempo stesso . Mentre le varie corporazioni e deputazioni sfilavano

nella spaziosa piazza Castello dinanzi al re , collocato all'angolo destro del palazzo di Madama , era facile leg. gere sul volto della moltitudine affollata l'ansia che gli ultimi avvenimenti di Francia e le ognor crescenti fred

dezze coll’austriaco governo destavano nel cuore di tutti,


CAPITOLO II .

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e che trapelava dallo sguardo; il solo Carlo Alberto tentava serbarsi impassibile ; ma al volto squallido più del consueto , allo sguardo febbrile degli occhi , all'altero

sembiante era facile scorgere che nel cuore del soldato di Trocadero forte parlava il grido di guerra , e che a quell'uomo, non sempre sincero, ma valoroso sempre , l'amor di gloria e l'odio verso l'Austriaco susurravano : è giunta l'ora solenne ; e quando un drappello di gentil uomini milanesi emigrali vestiti a bruno , passando a lui dinanzi supplichevoli, invocarono l'aiuto della sua spada per redimere i gementi fratelli, quando migliaia de ' suoi sudditi cogli occhi pregni di pietose e sdegnose lagrime alle preci di quei tapini le loro unirono , un fugace rossore gli tinse le gote , ed il corpo fremente maggiormente strinse il focoso destriero, che egli pure sembrava chieder battaglia !

Re infelice ! molti e gravissimi furo i tuoi falli: ma molto eziandio ti debbono gli Italiani , poichè tu pur molto soffristi, e nobilmente riparasti ai primi errori : e quel momento in cui migliaia di uomini si strinsero a te dintorno riconoscenti, ed in te solo fidenti da te sperarono la politica e nazional loro esistenza , oh quel momento fu dei pochi bellissimi che la tempestosa tua stella accordò al tuo cuore !

Il ripristinamento intanto delle forme repubblicane in Francia essendo avvenimento di gravità tale da ren dere ognor più verosimile una guerra europea, ed in grossando già in smisurato modo le schiere austriache

nel Lombardo -Veneto , e gli ampollosi proclami del maresciallo Radetzky a'suoi soldati e l'insolente lin

guaggio della Gazzetta d'Augusta , giornale più che semi ufficiale dell'impero ed interprete fedele delle inten


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

zioni dell'austriaco gabinetto , facendo ravvisare possibile una violazione della frontiera sarda per parte delle truppe tedesche ; Carlo Alberto con decreto del 1 ° marzo or dinava venissero chiamate sotto le armi le tre classi del

1822 , 23 e 24 dei corpi tutti di fanteria di linea , di cavalleria e della Provianda, quelli del 1820 , 21 e 22 per l’Artiglieria e Genio, e quelli del 1821 , 22 e 23 per i Bersaglieri. In pari tempo spingevansi con sorpren dente alacrita yli apparecchi di guerra nel regio arse

nale , precettando a tal fine a giornata meglio di 500 operai carradori, falegnami, fabbri-ferrai, calafati e si

mili : dimodochè alle due batterie complete sul piede di guerra, spedite sin dal 7 febbraio in rinforzo sull'im

portante punto di Alessandria , se ne poterono ben tosto aggiungere alcune altre ; a provvedere poi tanto l’Arti glieria che il Treno di Provianda del numero necessario

di cavalli , spedivasi il capitano Chiesa di Cervignasco in Svizzera a far incetta di 1,200 cavalli .

Vennero frattanto al potere il di 16 marzo i primi 1: 1 , ministri costituzionali, essendosi gli antichi volonta riamente dismessi appena promulgato lo Statuto , per offrir cosi agio al re di formar un nuovo gabinetto che

più dell'attuale godesse dell'aura popolare, fra i membri del quale il Broglia era il più impopolare perchè giu dicato retrivo, e perché, come già superiormente ac cennai , a torto a lui si imputava lo stato di depaupera mento in cui trovavansi i magazzeni militari, che doveva invece attribuirsi in tutto alla lunga e disonesta gestione del Villamarina. Era il nuovo ministero composto a questo modo :

Conte Cesare Balbo presidente del Consiglio dei mi nistri , senza portafoglio ;


CAPITOLO II .

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Marchese Vincenzo Ricci , agli interni ; Marchese Lorenzo Pareto , agli esteri ; Conte Ottavio Thaon di Revel , alle finanze ;

Cavaliere Luigi Desambrois, ai lavori pubblici ; Conte Federico Selopis , grazia e giustizia ; Conte Antonio Franzini, guerra e marina ;

Conte Carlo Buoncompagni, istruzione pubblica . Erano i nuovi ministri uomini tutti di singolare in

gegno e noti per liberali tendenze , e varii fra loro , o per aver già fatto parte di altri ministeri, come Revel e Desambrois, o per lungo tirocinio negli affari, come Sclopis e Franzini , potevansi dire pratici della parte speciale a loro commessa : la larga parte poi fatta ai Genovesi nel chiamar due loro connazionali nel Consi

glio della corona , affidando loro due dei ministeri più importanti, era equa e saggia misura acconcia a rassodar vieppiù l'aſſetto fraterno che in quei primi ardori pa reva aver invaso i Liguri per i Piemontesi e per la di nastia savoiarda : e se nella susseguita guerra la vittoria non avesse cosi rapidamente abbandonato le insegne caroline, è da credere che quegli uomini allora chiamati

al potere avrebbero fatto più lunga e miglior prova : ma erano fra loro gravi discrepanze di carattere e po litiche screziature che non permettevano quell'unione tanto necessaria al buon andamento della cosa pubblica in mezzo ai tempi fortunosi che si preparavano ed alle

varie fazioni e sette , che, riserbate in quei primordii , non tardarono a levare audacemente il capo appena sorsero i di della sventura .

Quanto al nuovo ministro della guerra , la sua no

mina fu generalmente sentita con piacere dall'esercito : poichè è vero che le sue tendenze politiche erano più


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

che problematiche, ed il suo liberalismo aveva una data molto recente ; ma i militari, forse a torto , sogliono attaccare alle convinzioni politiche del loro capo una

importanza affatto secondaria ; e perciò poco curandosi come la pensasse il generale Franzini qual cittadino , vedevano con piacere posto alla direzione delle cose della guerra un uomo di incontrastabile capacità , che

aveva militato con distinzione nelle armate francesi, e che, sebbene riputato soverchiamente severo , pareva chiamato colla sua energia a dar potente impulso allo spirito militare della nazione . Mentre in Piemonte tutto spirava guerra , la pacifica Toscana eziandio sembrava atteggiarsi a battaglia. Colà pure la costituzioné napoletana aveva talmente solle vato le menti, che Leopoldo , sebbene già minacciato dall'Austria per le accordate riforme , mal sapendo re sistere , più per fiacchezza che per bontà d'animo , al desiderio de' suoi sudditi, largiva loro, li 15 febbraio, l'invocata costituzione. Questo suo alto rendendo però più che probabile l'intervento austriaco, la nazione lutla , invasa da bellico ardore, abbandonate le molli abitudini

e dato di piglio alle armi, pretese prepararsi a respin gere l'invasore : ma siccome poco guerrieri per lo ad dietro erano sempre stati e governo e popolo toscani , cosi difettavano uomini pratici dei primissimi rudimenti militari : nè il chiaro Giacinto Collegno , accorso da alcun tempo a Firenze ove aveva posto mano all'ordinamento della guardia civica , per la quale anzi dettava un opu scolo in cui si racchiudono buone massime di piccola guerra , ed ove occupato s'era di porre in istato di di fesa la frontiera contro un' repentino assalto , un tanto uomo, dico, non era bastante a supplire al sentito bi


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sogno di ufficiali pratici dei dettagli di fanteria troppo al disotto delle elevate sue cognizioni . Pensò pertanto il granduca di fare richiesta di alcuni ufficiali a Carlo Alberto, il quale acconsentiva a che il cavaliere Campia ,

già colonnello de ' Cacciatori franchi , ed i signori Be raudi e Camminata , capitano il primo e luogotenente aiutante maggiore il secondo nella brigata Pinerolo , accettassero servizio presso il granduca , innalzando anzi

al grado di maggiore il Beraudi ed a quello di capitano il Camminata . Coadiuvato allora Collegno da questi tre

esperti militari, ed efficacemente secondato dal governo, che faceva continui acquisti d'armi nel regno di Napoli, iusci ad organizzare alcuni corpi che troveremo dar buon conto di sé in faccia al nemico .

A Roma eziandio gli eventi pigliavano un guerriero aspetto . A contenere gli animi che imperiosamente chie

devano le forme costituzionali più non valendo li accorti maneggi tradizionali della prelatura romana , il governo faceva simulati apparecchi di guerra (1 ) . Li 20 febbraio papa Pio passava a rassegna la guardia civica , decre tando l’armamento di quella di riserva : ma venuta la notizia del gran francese sconvolgimento, più non ba starono queste parodie militari di un pontefice che dava rassegna ad armate squadre a frenare la prepotente smania di costituzione, che infiammando tutti i sudditi

papalini minacciava erompere in aperta sommossa .

Piegò il capo alla necessità il sin allora venerando ge rarca , e convocato un nuovo ministero misto di laici e

(1) Risulta dalla corrispondenza dell'ambasciatore inglese col suo ministero che ben lungi dal voler guerreggiare l'Austria , la corte romana già prima d'allora aveva iniziato pratiche per un intervento austriaco .


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di clericali , promulgò alfine esso pure uno Statuto il di 14 marzo .

Se non che, appena sedata la prima tempesta, ne sor

geva un'altra . A stornar la quale non bastarono le mi sure dei nuovi ministri di ammettere nel Consiglio il piemontese Durando, di fare incetta di armi nel reame di Napoli e di ornar la papalina bandiera de’ nastri tri colori : poichè avutasi voce in Roma dei primi moti

germanici di Vienna e di Berlino, i feroci popolani dei sobborghi, a cui capo erasi posto il famoso Ciceruac chio, aizzati dai più turbolenti fra i liberali , cominciarono a scorrazzare la città santa imprecando all'Austriaco; e venuti poscia dinanzi all'antico palazzo di Venezia , ove, quasi a dileggio , risiedeva l'austriaca ambascieria, ne abbaltevan le insegne : dal che argomentando i mi nistri come ormai inevitabili fossero le ostilità con quella

potenza , sibbene per dignità governativa pensassero dover biasimare quegli eccessi , tuttavia diedero opera ad ala cremente adunare armi ed armati , decretarono la for mazione d'un campo di osservazione presso Pesaro ,

composto di 4 reggimenti di fanteria romagnuola, di 2 di Svizzeri, di 2 reggimenti di cavalli , di 3 batterie di cannoni e di poche compagnie di zappatori : commi sero inoltre al generale Ferrari d'Arco (1 ) di organizzare i nurnerosi volontarii che accorrevano ad iscriversi, e

nominarono generale supremo dell'armata pontificia Gio vanni Durando , col quale stavano Massimo D'Azeglio (non so s'io lo chiami più guerriero valoroso che scrit (1 ) Ferrari d'Arco, romagnolo di nascita , aveva fatto con distin zione le campagne di Spagna a pro della costituzione, e passato poscia nella legione straniera francese in Africa vi acquistava fama di valoroso ed intelligenle ufficiale.


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tore valente) , ed il conte Alessandro Casanova, giovane ed animoso patrizio vercellese, già ufficiale di cavalleria

nell'armata piemontese che abbandonata aveva da pochi anni per accudire al ricco patrimonio eredato dal padre, ma che caldo di veri sensi italiani , appena ebbe udito

lo squillo di guerra, accorse ad offrire la sua spada a quel sommo pontefice che tutti ammiravano. La sofferenza dei Lombardi intanto era stata spinta

dai loro oppressori a quel punto in cui traboccar do veva in tremenda e giusta vendetta. Il governo austriaco

scorgendo crescere ognor più il mal animo delle popola zioni verso di lui, aveva portato l'esercito d'Italia a 70,000 uomini , dando voce che fra breve avrebbe raggiunto

i 100,000. Presago poi quasi dell'imminente rivoluzione francese, ed indotto dalle dimostrazioni sempre più ener giche dei Milanesi e dalle sanguinose collisioni accadute li 8 febbraio a Pavia ed a Padova fra i studenti e la

soldatesca , aveva promulgata li 12 la legge stataria ; mi sura che, lungi dall'intimorire i Milanesi, ne esacerbó invece sempre più lo spirito e li predispose ad una aperta rivolta. Da quel momento la gioventù , già un di si vaya di teatri e di sollazzi , solo intese a rendersi fa

miliare l'uso delle armi : e ragunandosi in congreghe segrete , spendeva le ore nell'addestrarsi al maneggio di

quelle ; finalmente essendo trapelato nella sera delli 17 marzo nel pubblico il dispaccio governativo telegra

fico (1 ) che annunziava la rivoluzione compita quel ( 1 ) I disordini erano cominciati a Vienna il 15, del che i capi del moto lombardo erano stati avvertiti da quelli del moto vien nese, coi quali da qualche tempo erano in corrispondenza, senza che per ciò indurre se ne debba , come fa Carlo Schönals, autore del Veterano austriaco, che il moto italiano nel 1848 sia stato ca


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

giorno stesso a Vienna , i più ardenti fra i cospiratori, ragunatisi nella notte , concertarono che all'indomani,

alla grande dimostrazione che doveva farsi nella corsia dei Servi in onore di Pio IX , la gioventù recasse armi clandestine ond'essere capace diresistere alla soldatesca in caso di violenza .

Io non farommi a diffusamente raccontare la gran

lotta audacemente impegnata ed eroicamente sostenuta dalla popolazione milanese in quei giorni , a buon di

ritto intitolata Le cinque gloriose giornate, nè i combat timenti parziali per cui un pugno di giovani inermi od

armati di semplici schioppi da caccia si resero grada tamente padroni di una città difesa da 11,000 fanti e 1,000 cavalli con 6 batterie (1 ) . Fu uno di quei ma gionato dalla setta mazziniana : Mazzini ed i suoi vi erano affatto estranei ; il moto dei Lombardi fu generato dal sentimento nazio nale esasperato : era , per dirlo colle parole di Carlo Botta, era la contesa fra chi voleva opprimere e chi non voleva esser oppresso,

come se fosse obbligo di chi meno può il lasciarsi andar preda di chi può, e la difesa contro i prepotenti fosse delitto. Che il Tedesco cerchi dilener schiavo l'Italiano , nulla di più consentaneo alla prava umana natura ; ma che per giustificar l'oppressione s'abbia a fal sare la storia , questo non è equo nè addicentesi alla lealtà mili tare : lo stesso si dica delle basse contumelie che quello scrittore

getta alle donne vicentine che preferivan l'esiglio al supplizio di

sopportare la vista di chi aveva loro ucciso un fratello , uno sposo, un figlio : tali pagine sembrano scritte non da un valente guer riero , ma da un monello da trivii ; ma Schönais e consorti appar

tengono a quella razza d’uomini di cui il già citato autore disse : rapir volevano le sostanze altrui, ma che il rapito ne facesse risen

timento non volevano ; e perciò non san comprendere che un popolo inschiavilo cerchi a romper le proprie catene stategli im poste dalla frode e non dall'armi .

(1 ) Rivaira , piemontese, comandava la gendarmeria del regno lombardo-veneto col grado di tenente -maresciallo . Nel giorno 18


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gnanimi slanci , non rari nella storia italiana , in cui un popolo, spinto all'eccesso dalla barbara insolenza del

l'oppressore , dà con disperato furore di piglio alle armi e vendica col sangue del tiranno l'onta del patito ser vaggio. Cinque inleri giorni durò senza interruzione la lotta fra le truppe di:Radetzky ed i prodi ;Milanesi; ed i punti più contrastati furono il palazzo del Genio mi litare , ove trovò morte un Anfossi, nizzardo ed uno

dei più intrepidi difensori di Milano , e le porte Tosa e Comasina , le quali, dopo accanito combattere , e mercè gli aiuti dei contadini venuti dalle terre circo

stanti, caddero in potere dei sollevati nella sera delli 22 . Ridotto allora il maresciallo al solo Castello, e minac

ciato d'essere ivi pure forzato, vide non esser più tempo di stare a bada ; e dopo un vivo cannoneggiamento , riuscito però poco nocivo alla città , cominciò nella notte dalli 22 alli 23 la sua ritirata verso il Lambro, debol

mente inseguito dagli insorti (1 ) , incendiando la terra egli , valendosi di un ordine stato carpilo dai rivoltosi al vice -go vernatore O'Donnel, caduto prigioniero nelle loro mani, tentò di

porre sotto gli ordini del municipio la gendarineria, eletta schiera di soldati quasi tutti italiani: ma Radetzky, informato della cosa , gli fece intimar di ritirare l'ordine dato , minacciando di farlo fu

cilare . Cadulo in sospetto dopo quest'atto , il Rivaira venne prov veduto a riposo .

(1) Il solo Luciano Manara, giovine eroe improvvisato dal sacro fuoco di carità patria , usci con 150 volontarii a balestrare il lug

gente nemico ; ma sebbene la sua colonna acquistasse ben tosto la forza di 500 uomini, tuttavia questo numero era troppo esiguo

per potere seriamente inquietare il maresciallo nel suo movi -mento retrogrado, e per altra parte Manara ricevette ben tosto dal

governo provvisorio l'ordine di sostare a Treviglio per attendervi la colonna Arcioni, colla quale si riuniron poco dopo quella di Piemontesi guidata da Torres , e l'altra di abitatori delle rivedel Verbano guidati da Simonetta .


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di Melegnano , che fece le viste di volergli sbarrare il passo .

La gloriosa Milano adunque, la seconda città d'Italia , l'antica sede dei re longobardi , la capitale del non ancor dimenticato regno d'Italia , era libera ; e libera per opera de' proprii figli , che, levatisi con possente sforzo, debel lato avevano quasi senz'armi una ragguardevole parle di uno dei più disciplinati eserciti europei guidata da un vecchio ed esperimentato capitano circondato da varii luogotenenti peritissimi dei luoghi ed usi alle guerriere fazioni: Milano era libera, e dalle magnifiche sue guglie la bandiera tricolore ridestava in cuore agli Italiani tutti le speranze di libertà ed incitava gli abi tatori delle mille altre città italiane ad insorgere e seco

lei unirsi per scuotere l'odiato giogo straniero ! Bella , nobilissima vittoria pertanto fu quella dei suoi cittadini ; ed in quei giorni i Milanesi scrissero col pro prio sangue una delle più gloriose pagine che ricordi la storia dell'italiana penisola non solo, ma dell'orbe in tero ; vittoria resa ancor più nobile dalla moderazione di cui fecero prova verso i vinti, ricambiando cosi con ge nerosità rara l'immane ferocia degli Austriaci , che in tali giorni bruttarono la militare divisa con atti degni del popolo il più barbaro . Amor di verità vuol però che si dica come a fianco dei Milanesi pugnassero varii nativi del Canton ticinese che trovavansi in Milano quali operai, ed i quali furono fra i più valorosi combattenti : e la storia deve pur os servare che senza il timore, pur troppo per lui avvera tosi , di un'invasione della Lombardia per parte dell'eser cito sardo, già condensatosi sulla frontiera, difficilmente Radetzky indotto si sarebbe ad abbandonar la città che


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non regolarmente fortificata e col Castello in man del

nemico avrebbe alla fin fine pur dovuto cedere alla pre potente azione delle grosse artiglierie : od almeno è cer tamente lecito credere che ove il vecchio maresciallo fosse

stato accertato di non venire dai Piemontesi assalito,

non avrebbe indugiato molto a ricomparire sotto Mi lano con forze così imponenti, da trionfare in breve di qualunque valorosa difesa dei suoi cittadini. Ma nell’eb brezza di un trionfo ottenuto a cosi caro prezzo non po

sero mente a ciò i buoni Milanesi , e tutto aprendo il cuore alla gioia, non diedero mano a condurre a ter mine l'opera iniziala con tanto patriottico valore . Intanto l'insurrezione dei Milanesi trovò eco nel

cuore degli abitanti di molte ragguardevoli città del regno lombardo -veneto. I Comaschi, levatisi a rumore

nel giorno 18, dopo aver conservato per tre giorni una specie di armistizio col presidio tedesco , provocati da questo, lo circondarono e costrinsero a deporre le armi il di 21 in numero di 1,200 uomini ; ed armati cogli schioppi tolti al nemico altrettanti giovani, si avviarono con due cannoni e sotto il comando d'un tal Arcioni a

soccorso dei Milanesi ( 1 ). Quei di Lecco parimenti, disarmati 200 Tedeschi ivi distaccati e raccolto per via un battaglione italiano stanziato a Monza, vennero sopra Milano . Brescia scacciò (1 ) Buona parte dei seguaci di Arcioni appartenevano al can

tone Ticinese , ed una squadra ancor più ragguardevole di Sviz zeri e di abitatori delle rive del lago Maggiore, scelto a loro capo l'ingegnere Simonetta ed impossessatisi di varii battelli sul lago, vennero sulla riva austriaca a battagliare con le brigate Maurer e

Strassoldo, vivamente inseguendole nel loro movimento di ritirata sopra Milano .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

la guernigione austriaca : Bergamo confinò nella ca serma di S. Agostino 800 Croati che la presidiavano. Due battaglioni del reggimento italiano Arciduca Alberto ed uno del reggimenlo Ceccopieri , che erano di stanza a Cremona, fraternizzarono col popolo coadiuvandolo ad impossessarsi dei cannoni che ivi si trovavano : perloc chè il maggior-generale Giorgio Schönals, vedendosi

ridotto a tre soli squadroni di Ulani del reggimento Imperatore ed al suo stato -maggiore, scese a patti cogli ammutinati, e convenne di abbandonar loro i cannonied alcune armi esistenti; rimanendo libero lui con 70 circa

ufficiali e la cavalleria di raggiungere il quartier generale del maresciallo : convenzione che, vergognosamente in franta dai Bresciani, non fu sufficiente a salvar lui e gli

altri ufficiali dalla prigionia . I molti soprusi degli Au striaci in Italia ed i barbari omicidii da loro commessi

durante la pugna di Milano possono sino ad un certo punto scusare quest'arresto ; e certamente gl’Italiani in

tutta questa guerra si dimostrarono molto più umani e generosi dei loro oppressori : tuttavia l'infrazione di una convenzione regolare a danno di alcuni ufficiali che, affidati alle promesse dei Cremonesi , tranquillamente ri tiravansi al quartier generale , è tal fatto da dover essere da ogni onesto riprovato; sempre che non sia vero quanto allegarono gl'insorti , che Schönals e compagni ,

giunti a Cicagnolo, variassero cammino e tentassero re carsi a Mantova , e solo ne fossero impediti dagl'insorti che abbarrarono il ponte di Canneto ; poichè in tal caso i primi a violar l'accordo sarebbero stati i Tedeschi . Pavia eziandio veniva evacuata dal colonnello Bene

deck alla testa di due battaglioni del reggimento Giulay , una divisione di Ussari Radetzky e due batterie : non


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avrebbe certamente questo feroce ma intrepido soldato abbandonata quella città senza difendersi valorosamente e far scorrer molto sangue ; ma gli giunsero ordini pe

rentorii del maresciallo di ritirarsi sopra Pizzighettone, ove raggiunto dalla guernigione di Piacenza , ritirossi con essa sopra Mantova . Anche questa città erasi sol

levata : ma la fermezza del generale Gorzkowsky, le arti del vescovo, austrizzante , e l'indolenza dei generali

piemontesi , come dimostrer ) fra poco , diedero agio al generale Wohlgemuth di giungere in aiuto del collega

ed impedire cosi che quel baluardo principalissimo ca desse in mano degl'Italiani . Ma la perdita maggiore e più vivamente sentita dal l'austriaco condottiero fu quella di Venezia . Quest'an tica regina dell'Adriatico erasi sollevata per la prima sin dal di 17 , in cui la notizia della ribellione viennese

era colå pervenuta : i suoi cittadini , sagacemente diretti da Manin e da Tommaseo, profittando della debolezza

della guernigione, composta in gran parte di Italiani , della predisposizione alla rivolta dei marinai, quasi tutti Veneti , e dell'irresoluto carattere del comandante conte

Zichy, indussero questo generale a segnare li 23 una ca pitolazione in forza della quale il comando si di terra che di mare veniva rimesso al governo provvisorio : le truppe italiane e l'immenso materiale di guerra ceduti agli in sorti , ritirandosi solo cogli onori della guerra il reggi

mento tedesco Kinsky ed i Croati . In tal modo con poco spargimento di sangue venne in mano dei liberali una fortissima città , a riacquistar la quale gli Austriaci eb hero più tardi a consumare varii mesi , molti milioni e 20,000 fioriti soldati . Dovunque pertanto la vittoria sorrideva ai Lombardo VOL . III . – 12

PINELLI , Sloria ecc.


178

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Veneti ; poichè, nel tempo stesso che il maresciallo era costretto ad accostarsi frettolosamente al Mincio ed al

l'Adige l'esercito piemontese varcava il Ticino. Vedemmo come ognor più potente si facesse nel cuore

di Carlo Alberto la smania di scendere a battaglia col

l’Austriaco : turbato tuttavia dal moto repubblicano di Francia , conscio della forza dell'impero germanico ,

privo di veri motivi che giustificar potessero, non dirò al cospetto de' suoi sudditi e degli Italiani, ma della diplomazia europea un'aggressione della frontiera au

striaca , egli a malincuore conteneva l'ardore guerriero che gli infiammava il petto , e la sete di ambizione che lo spronava a farsi duce di una guerra nazionale , a stendere la mano alla corona ferrea dei re longobardi fondando il regno d'Italia : ma ora la rivoluzione di Mi lano venendo a troncar le sue tergiversazioni , egli de cise afferrare l'occasione propizia che gli si offeriva di realizzare quei progetti che careggiati aveva sin dalla prima adolescenza . Fu scritto da alcuni che Carlo Alberto da lungo tempo

si maneggiasse per suscitar torbidi nelle provincie ila liane soggette all'Austriaco ; e fra gli austrizzanti non

mancò chi pretese sapere che l'oro albertino non fosse interamente estraneo alla rivolta della stessa Vienna :

ma siccome questa sentenza non viene da alcuna prova avvalorata , cosi essa riputar si deve calunniosa , e posta innanzi da quel partito che vorrebbe rappresentare brutto di qualunque colpa il magnanimo fondatore delle

libertà piemontesi , la cui avversione per i moti popolari ed il continuo sospetto di repubblica sono anche indu zioni contrarie ad ammettere quella credenza : tuttavia

è indubitato che da alcuni anni uomini pregievoli e


CAPITOLO II .

179

popolari nell'Italia mediana e nelle Romagne si sfor zavano di guadagnar gli animi degli abitatori di quelle provincie (1 ) alla dinastia savoiarda ; e per tacere di molti meno notevoli , il chiaro Massimo d'Azeglio, aggi randosi sin dal 1845 nel centro d'Italia , raccomandava

ai desiderosi di novità di frenare l'impazienza , di tem poreggiare serbando il generoso sangue alle occasioni propizie al nazional riscatto, confortandoli a mirare in

tanto al Piemonte ove stava un re di principii italiani e padrone di disciplinato esercito . Fra i patrizii lom

bardi poi molti possedevano vasti poderi in Piemonte , e recandosi in Torino alcuni di essi avevano colloquio col re, del quale erano fautori . Ora che l'Azeglio e gli altri queste cose dicessero , a pro di Carlo Alberto si

adoperassero senza esserne da lui incaricati o per lo meno senza esserne autorizzati, pare per lo meno di difficile ammessione (2) . Nel Piacentino il partito alber

lino era potentissimo, e giunta l'epoca delle riforme, ogni cittadino , ogni villico canticchiava l'inno di Ber toldi in onore di Carlo Alberto , e dovunque più non parlavasi che di affrettare l'epoca in cui , a tenore del

trattato d'Aquisgrana, il ducato di Piacenza revertir doveva alla stirpe savoiarda . In Carrara poi la polizia ( 1 ) Per rendersi sempre più popolare Carlo Alberto , lo stesso giorno che scoppiava la rivoluzione in Milano , accordava piena amnistia a tutti i compromessi per delitti politici . (2 ) Nel 1847 Carlo Alberto ad uno dei principali nobili milanesi

che rappresentavagli le speranze che il risoluto suo contegno verso l'Austria nella quistione dei sali aveva svegliato nel cuor dei Lombardi di vedersi ben tosto da lui liberati dai barbari loro

oppressori, rispondeva, che nè egli nè le sue truppe sarebbero ri

masti impassibili al primo grido d'aiuto che il dolore avesse fatto gettare ai Lombardi.

!


180

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

era sempre turbata pei continui evviva all'Italia , all'in dipendenza , a Carlo Alberto . La mutua simpatia adunque fra le provincie limitrofe al Piemonte ed il sovrano di esso , non era più un se greto per alcuno : ed i potentati più vicini, quali Au stria, Parma e Modena, stavano naturalmente in maggior sospelto . Egli però , coll'usata dissimulazione , velava questi suoi disegni, e sebbene oramai deciso a farsi cavaliero dell'italo riscatto , pur non seppe neppur in quel momento dipartirsi dall'abitudine contratta di lem poreggiare ( 1 ); ed è certo che se egli invece di varcar il Ticino il di 25 avesse gettato sulle traccie dell’Au striaco un nerbo di cavalleria e di fanti spediti, ed in viato alcuni reggimenti in aiuto dei Milanesi , i vantaggi di questa risoluzione sarebbero stati immensi, tanto

solto il rapporto militare che politico : diſfatti se questi aiuti giunti fossero sotto Milano a porta Ticinese il giorno 20 al momento in cui i Milanesi versavano in grandissime angustie , a segno che alcuni fra i mem bri più influenti del municipio inclinavano ad accettare l'armistizio proposto dal maresciallo ( 2) , ed avessero per tal modo cooperato alla scacciata del Tedesco dalla

capitale della Lombardia , il partito avverso a Savoia non avrebbe più potuto dire , come disse , che i batta C

glioni piemontesi erano giunti quando la vittoria già stava in mano dei Milanesi ; e la riconoscenza dei Lom ( 1 ) In quel torno di tempo vide la luce una spiritosa canzone portante per titolo : Il re tentenna che dipingeva al naturale la condotta oscillante del re sardo .

(2) Per l'accettazione dell'armistizio più di tutti instava Teodoro Lecchi generale, ma come volle Iddio , la maschia e patriottica voce di Carlo Cattaneo ebbe il dissopra .


CAPITOLO II .

181

bardi- Veneti sarebbe stata illimitata verso l'esercito li

beratore. Sotto l'aspetto militare poi pochi reggimenti avrebbero bastato per dar animo alle popolazioni tutte del contado a sollevarsi ed a chiudere il passo all'eser

cito retrocedente , il quale, invaso come era dal terrore, forse si sarebbe onninamente disciolto od almeno sce

mato di molto, ed è cosa indubitata poi che i numerosi distaccamenti provenienti da Pavia, da Piacenza ed altri luoghi sarebbero stati tagliati fuori ; e rompendo i ponti sull'Adda si sarebbe forse eziandio potuto impedire a

Radetzky di ridursi nel famoso quadrilatero fra l'Adige ed il Mincio .

Oltre a ciò prudenza governativa consigliava di de nunciare immediatamente la guerra ; poichè appena si seppe che i Milanesi erano alle prese colla straniera soldatesca, che l'entusiasmo fra i Piemontesi e Liguri sali a tal segno che era chiaro non essere più in facoltà del governo di trattenerli : verità questa di cui era pe

netrato lo stesso principe di Metternich , il quale già sin dal 4 marzo scrivendone al conte Dietrichstein , di

plomatico austriaco a Londra , diceva essere sua opi

nione che le gouvernement du roi n'avait plus la force nécessaire pour résister au flot qui l'entraîne. Poichè dunque una rottura era inevitabile , tanto valeva co gliere il momento propizio per dichiarare la guerra , tanto più che gli aiuti di armi dati ai Milanesi da varii

sudditi regii , molti dei quali avevano anche varcata la frontiera formando un corpo di volontarii , di cui l'av vocato Torrero, sedicente Torres, assunto aveva il co

mando, vi avevano già dato principio di fatto, e che questa loro condotta era tale da far ritenere per certo che nel caso che l'Austria riuscita fosse a domare i


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sudditi a lei ribellatisi, non avrebbe mancato di chie dere severo conto al governo sardo di questa infrazione dei rapporti pacifici esistenti fra le due potenze . Ben è vero che per rompere la guerra sarebbe oc corso che il re non avesse atteso li 19 ad ordinare il

campo di osservazione (1) , ma egli poteva ed anzi do veva ciò fare contro l'aspetto minaccioso dell'Austria , che da parecchi mesi aumentava le sue forze in Italia ed alloggiava battaglioni e squadroni nelle terre tutte poste lungo il Ticino ; e poichè Carlo Alberto per mezzo del ministro San Marzano mandava li 2 marzo istruzioni

al suo ambasciatore a Londra , Adriano di Revel , nelle quali spiegava i motivi de' suoi armamenti ed invocava anzi all'uopo l'appoggio di quella potenza (V. Documento

no 2), egli doveva sin d'allora raccogliere quelle forze in un solo campo in modo che potessero all'uopo respin gere la temuta invasione . Questo concentramento di

forze poi era anche raccomandato dai sani principii dell'arte militare, la quale vuole che prima di entrare

in campagna si portino al completo i varii corpi , e si stabilisca o si ravvivi , se già esiste in parte , come era il caso per l'esercito piemontese, la confidenza reciproca fra soldati ed ufficiali, e fra questi ed i maggiori capi : ma Carlo Alberto, che sempre sognava di moti repub blicani , preferiva avere le sue forze disseminate su tutto

il regno, per poter più facilmente reprimere qualunque sollevazione che accader potesse in questa od in que ( 1 ) Malgrado ciò fra Novara , Vercelli, Vigevano e Casale esiste vano alcune migliaia di fanti e di cavalli che avrebbero potuto passar li 19 ed esser li 20 a Milano; e queste deboli squadre avreb bero bastato per l'effetto morale alıneno.


CAPITOLO 1 .

183

st'altra città (1 ) . Questi suoi timori però erano infon dati , poichè nell'interno , e principalmente allora ,

il

partito repubblicano era nullo, ed all'estero niuno pen sava ad inceppargli la via verso la redenzione italiana : il che è tanto vero , che li 5 marzo 250 emigrati ita liani convenivano insieme a Parigi per costituire un'ns

sociazione nazionale senza iniziativa politica, e solo per corroborare alla guerra di indipendenza ; e sebbene si

mile congrega eleggesse a suo presidente Mazzini , nel suo programma però dessa dichiarava che gli Italiani

all'estero non hanno diritto di prendere l'iniziativa ; quindi non si costituiscono che per adiuvare quello che

verrà inaugurato dagli Italiani in patria. Poscia nella sua prima seduta l'associazione per organo del suo pre sidente notificava : essere prorogata ogni questione di

forma governativa : non prefiggere essa a' suoi sforzi il trionfo predeterminato d'una o d'altra forma governa tiva : e riassumendosi, formolava i suoi disegni in questi concetti : « Nazionalità una , libera , indipendente « guerra allo straniero

affratellamento colle libere

« nazioni e coi popoli che oggi combattono per divenir « tali. — Su questi tre sommi capi si concentrerà l’at « tività dell'associazione nazionale italiana. Ogni allo

« suo sarà pubblico ; ogni sua parola suonerà pacifica, « temperata e concorde all'andamento progressivo del « moto italiano , come la necessità dei tempi e le tra ‫ܕ‬

« dizioni e i voti del popolo di che essa fa parte , an « dranno via via sviluppandolo » . Ora senza dubbio che ciò pubblicando , la nuova associazione non intendeva (1 ) Difatti un reggimento della brigata Piemonte che aveva or dine di partir il 15 da Genova per Mortara , ricevette un con trordine .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

legarsi alla monarchia, nè cooperare ad un aumento di territorio a pro della dinastia di Savoia : no certo ; e l'espressione tradizioni appositamente inserta in corsivo evidentemente alludeva alle provincie venete e liguri , e fors'anco alle romane tradizionalmente devote alle forme

repubblicane : tuttavia questa pubblica dichiarazione basta , a mio senno , a comprovare come anche dopo

inaugurata la rivoluzione in Francia il partito ultra-de mocratico non dissentisse dal riconoscere il voto del

popolo (1): che se poi mi si dicesse non esser sincera questa apparente abnegazione di quei settarii agli an

tichi loro principii , risponderò che nel novero erano probabilmente veridici e non veridici, convinti e con vertiti e cedenti solo alla forza degli eventi ; e che al

postutto la storia registrar deve le parole e gli atti degli uomini, e lasciar a Dio a scrutinar le intenzioni ; e ri

peterò quanto altrove già dissi , che forse principe e repubblicani fingevano egualmente , e che infine se i

secondi poco fidavansi del primo dopo lo scempio fatto dei loro compagni nel 1833 e 34, non era questa diffi

denza da apporsi loro a colpa , ma anzi da riputarsi saggia cautela . ( 1 ) È error comune a molti di confondere Mazzini col partilo repubblicano : senza voler qui portare giudizio di quell'uomo, dirò che a mio avviso corre fra l'uno

l'altro gran divario : fra

i repubblicani hannovi uomini integri che rifuggono dall'adottar le massime avventale di quel capo-setta e che desiderando in cuor loro l'attuazione del sistema repubblicano come il più consentaneo

alla giustizia , domandansi ragione delle difficoltà di esso in pratica e pazientemente attendono che l'Italia sia degna di esso : a questi tali hanno specialmente tratto le mie parole , ed è giusto dire che

essi nel 1848 per nulla incagliarono il progresso delle costituzio nali teorie .


CAPITOLO II .

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Finalmente il re, il quale, malgrado gli avvisi ricevuli da Milano che prima del termine di marzo , volere o non volere, la disperazione del popolo partorito avrebbe qual che terribile caso , pareva credere fossero queste sem

plici millanterie e che giammai i Milanesi avrebbero

osato insorgere contro la numerosa guernigione , avuta notizia dei primi disordini, e ricevuto un secondo di spaccio in cui eragli ricisamente detto : o passate o re pubblica ; convocati a consiglio i ministri nel di 19 , venne nel tardo divisamento di ragunare un corpo di osservazione sulla frontiera orientale del regno, di cui, op portuno, diede intanto la direzione all'ex- ministro ge nerale Broglia . Contemporaneamente , a secondare lo slancio guerriero della gioventù che imperiosamente chiedeva d'esser guidata contro gli Austriaci , venne de

cretata la formazione di 3 altri battaglioni di bersaglieri volontarii, per modo che ogni compagnia del vecchio battaglione servir dovesse di testa di colonna a' nuovi , i quali organizzar dovevansi a Chivasso , a Casale , a

Novi . Spiccava ordini immediati il generale Franzini , ed in poche ore da tutte le città del regno battaglioni,

squadroni e batterie affluivano verso il Ticino concen trandosi alla Cava , a Mortara , a Novara . Nella notte frattanto dal 19 al 20 giungeva in Torino il conte Arese , ed ammesso nel mattino presso i mia nistri , richiedeva il regio governo d'aiuto : ma infrut luose rimanevano queste sue prime richieste; e sebbene alcuni asseriscano che egli vedesse il re in casa del conte Castagneto , mentre altri ciò negano , è però certo che gli aiuti sulle prime vennero rifiutati od almeno so spesi sin che il governo provvisorio non ne avesse fatta

!!


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

official dimanda al re : perlocchè fu forza all'Arese di

ripartirsi per Milano . Mentre però questo gentiluomo riceveva tal evasiva risposta, in Milano un uomo, che ora colla recente sua

politica apostasia chiaramente dimostrossi quel spre gievole uomo che fu mai sempre , il conte Martini dir voglio, dicendosi inviato di Carlo Alberto , partito li 19

da Torino e giunto li 21 a Milano, insisteva nanti il go verno provvisorio ed il comitalo di guerra perchè Mi lano si donasse spontaneamente al re sardo , il quale allora , a detta sua , avrebbe immediatamente passato il fiume colle bellicose sue squadre. Ora il Martini chia rissi poi nel seguito cosi abbietto , che non vi sarebbe

da far le meraviglie ch'egli ciò immaginasse da solo : e soggiornato avendo alcun tempo a Torino nell'inverno , è presumibile che , frequentando le persone più vicine al re, avesse avuto comodo di esplorarne le mire, ed acquistata la credenza che questa dedizione fosse il mi glior modo per spingere quel monarca alla guerra contro l'Austria. Ad ogni modo questa sua proposizione trovato avendo sin d'allora fortissimi oppositori , cui capo era Carlo Cattaneo , il Martini richiedeva questi di porre il suo pensiero per iscritto ; al che annuito avendo Cat taneo, hassi luogo a credere che le laconiche osserva zioni sue, nelle quali chiaramente si accennava al bisogno di prendere pronta parte alla guerra per allontanare

ogni inaugurazione di repubblica (V. Documento no 3), prontamente spedite dal messaggiero albertino a To

rino, abbiano potentemente contribuito a decidere Carlo Alberto ad entrare in Lombardia per togliersi quel gran spauracchio della repubblica. Ma neppure in quelli estremi momenti volle Carlo


CAPITOLO II .

187

Alberto lealmente agire verso la corte austriaca : ed è fama che mentre già decisa era la guerra e già stam pavasi il celebre proclama ai popoli lombardo -veneti,

il ministro degli esteri , Lorenzo Pareto , assicurasse il conte Buol che mai le armi sabaude prestato avrebbero

aita ai ribelli lombardi : il giorno 22 però il governo del re disdiceva all'ambasciatore austriaco la continua zione del trattato del 1828 concernente l'estradizione dei disertori, ed il di 23 i Torinesi levatisi a rumore in

sultato avendo allo stemma imperiale , il Buol, reputando indecorosa e pericolosa ogni sua ulterior dimora negli stati sardi , già stava preparandosi alla partenza, e già divisava toglier congedo , quando ad un tempo stesso vennegli significata l'intima di guerra all'impero per parte del re sardo ed il proclama di esso ai popoli ita

liani soggetti all'Austria (V. Documento no 4) . Il re diffatti aveva ragunato in quel giorno stesso il Con siglio, ed ivi agitata la questione se dichiarare si dovesse la guerra o no : instavano per il si Ricci e Pareto e lo stesso sovrano : oppugnavano questa sentenza gli altri, e specialmente Buoncompagni e Cesare Balbo : quando Ricci, vedendo uscir vani i suoi sforzi , presentò primo le sue dimissioni, soggiungendo in pari tempo come

nella sua qualità di ministro di polizia egli si credesse tenuto a palesare che se la guerra non era dichiarata , la vita stessa del principe correva pericolo . Scossi a tal

nuova i riluttanti , il partito per la guerra ebbe il so pravvento, ed il Revel essendosi primo accostato a Ricci ed a Pareto , ed essendo in tal modo più equiparati i voti , Carlo Alberto, troncando gli indugi (1 ) , mandò de ( l ; In tal giorno 23 giunsero alle 5 e 112 da Milano Martini ed il conte Vimercati latori della dimanda ufficiale di soccorso per


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nunziare la guerra all'ambasciatore austriaco , il quale

abbandonò immediatamente la capitale del Piemonte ; e da quel punto le armate austriaca e piemontese furono

chiamate officialmente a prender parte alla guerra che di fatto era già incominciata fra le razze italiana e ger manica .

Intimata la guerra , cercò Carlo Alberto di giustificarla presso i due governi occidentali . La causa di un po polo che insorge contro lo straniero oppressore è cosi santa che non abbisogna invero di apologia : e questo era il vero carattere della guerra che stava per intra prendersi . L'Austria, in premio dei servigi prestati alla coalizione cogli ultimi suoi tradimenti verso il grande

conquistatore, era stata posta in possesso della miglior parte d'Italia , possesso che dessa aveva avuto cura di far sanzionar dagli iniqui trattati dettati dai despota ai

popoli nelle conferenze di Vienna : questo giogo per tanto imposto dalla forza brutale e reso ancor più greve dalla violazione delle promesse fatte ai Lombardo -Veneti di un'amministrazione separata delle cose del regno italico, dalla sola forza eziandio poteva essere spezzato .

Oltre a ciò l'Austria, prevalendosi della sua posizione di potenza italiana , pretendeva dominare sull'intera peni sola ed inceppare ogni civile progresso dei singoli stati di essa ; e gli esempi di invasioni e di prepotenze non erano nè pochi nè lontani. Proclamare adunque alta

mente che principi e popoli italiani davan di piglio alle armi in forza di quell'imprescindibile diritto che hanno le nazioni tutte di rivendicarsi in libertà, era parte del governo provvisorio; e la loro venuta contribui non poco a precipitar la risoluzione sovrapa .


CAPITOLO II .

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l'unico motivo che il decoro permettesse loro di alle gare a propria difesa : ma Carlo Alberto era re , e per

i sovrani l'equo , l'onesto è sempre subordinato alle politiche convenienze , in opposizione quasi costante di quei principii. Carlo Alberto era re , e come tale disco noscere non poteva i diritti sanciti all'Austria dai trattati

del 1815, in forza dei quali egli stesso era stato chia mato a succedere ai reali del ramo savoiardo primo genilo , usurpatori essi stessi delle provincie liguri . Agli occhi suoi pertanto , come a quelli d'ogn'altro sovrano, il diritto di una nazione di scacciare il proprio oppres sore era nullo : ed altri motivi perciò allegar dovevansi ai governi francese ed inglese per impetrarne l'appoggio presso le potenze solidarie dei trattati che stabilivano il

famoso equilibrio europeo ; nè perfeitamente identici potevano essere gli argomenti che soddisfar potessero le due potenze suddette .

Per queste ragioni pertanto mentre i ministri regii a Parigi, ridivenuta da brevi giorni repubblicana, invo cavano i diritti delle nazionalità conculcate, in Inghil

terra invece il sardo ambasciatore significava come a malincuore il suo sovrano fosse stato costretto a bandir

guerra all'Austria , dandone per motivo il fondato ti more di veder insorgere ne' proprii stati la fazione re pubblicana. La repubblica a Parigi , diceva l'inviato sardo agli inglesi ministri , la repubblica a Parigi vuol

dire la repubblica a Milano, e la repubblica a Milano significa repubblica a Torino : non tratto adunque da personale ambizione , non dall'antico odio contro l'Au striaco , ma sibbene dalla necessilà di difendere la pro pria corona, per imbrigliar soltanto l'idra rivoluzionaria scendeva in campo Carlo Alberto, non conquistatore , ma

!


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

alleato di un popolo a cui per comunanza di origine non aveva potuto niegare l'invocato aiuto . Queste ragioni, in cui altro di vero non era senonché il timore di Carlo Alberto di vedere inaugurata la re pubblica in Italia , non ingannavano certo nè gli oculati ministri britannici ne i rettori di Francia sul vero motore

della politica savoiarda ; tuttavia , per diverse cagioni esse trovarono accoglimento favorevole tanto a Londra che a Parigi : poichè gli uomini che sedevano al governo degli affari in Francia , sebbene avversi quanto altri

mai , come in breve lo provarono i fatti, al risorgi mento della nazionalità italiana, non potevano tuttavia rinnegare i principii enunciati pochi giorni prima da Lamartine nel suo proclama all'Europa , ove il principio delle nazionalità era altamente riconosciuto ; oltre a ciò

Francia repubblicana non era dispiacente di vedere as salita nelle proprie sue possessioni quella potenza che

rappresentato aveva sempre il principio del più pretto dispotismo, e che per antiche e nuove reminiscenze era la più invisa al popolo francese . Inghilterra poi , propizia sempre a Piemonte che avrebbe voluto più potente e costituzionale nel 1814, patrona più apparente che vera delle libertà europee e delle nazionalità, mal certa della piega che preso avreb

bero i portentosi sconvolgimenti succeduti in Europa tutta , era lungi dall'avversare i moti italiani , ai quali anzi essa aveva presa parle indiretta per via di lord Minto dacchè teneva il broncio coll'antica e fedele sua

alleata l'Austria per l'appoggio dalo da questa agli in trighi di Luigi Filippo per il matrimonio del duca di

Montpensier in Spagna ; e sostenitrice per politica tra dizione dei governi costituzionali , faceva buon viso a


CAPITOLO II .

191

quei principi italiani che adottale avevano quelle forme governative, e con piacere avrebbe veduto anche qualche aumento di territorio a favore della stirpe sabauda . Le due maggiori potenze occidentali non erano adun que per lo meno avverse alla guerra mossa da Carlo

Alberto all'impero . Ma gli Italiani , non correggendosi mai dal vecchio errore di confidare negli aiuti stranieri, scambiavano queste benevole disposizioni in appoggio efficace , e già parlavano di armate francesi scendenti dall'Alpi e di naviglio inglese solcante le acque dell'A driatico . Non credeva nè desiderava Carlo Alberto questa

cooperazione, ma tranquillo d'esser diplomaticamente protetto dai due gabinetti di Londra e di Parigi non si diede altrimenti pensiero di quanto pensar potessero quelli di Berlino e di Pietroburgo , poichè coll'ultimo già erano rotte le diplomatiche relazioni , e la Prussia agi tata essa pure dalla febbre costituzionale e già ingolfata nella questione riflettente l’Holstein , era avversario poco temibile. Limitandosi adunque a significare la presa ri

soluzione alle polenze nordiche senza giustificarla, Carlo Alberto rivolgeva le mire ad attrarre nella lega gli altri potentati italiani : ma qui la sua politica fu poco destra

e soverchiamente avventata : poichè sebbene egli enun ciasse l'idea di rimettere a guerra finita la decisione

dell'avvenire delle provincie italiane divenute libere, le sue mire ambiziose non tenne però così celate che chia ramente non apparisse come la guerra mossa all’Au stria avesse a ridondare quasi ad esclusivo suo profitto . Sino allora il solo gran duca di Toscana aveva aggiunto ai proprii dominii qualche lieve acquisto: ma appena i

suoi emissarii vollero scandagliare gli animi dei già sud diti dei fuggiti duchi di Modena e Parma , che i maneggi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dei fautori di Casa Savoia e la propensione di quei po poli per essa si fecero palesi ; e nelle stesse Legazioni,

che più di tutte le provincie pontificie detestato sempre avevano il giogo pretino , il partito albertino era assai

considerevole; dimodochè tanto Leopoldo che Pio IX pri missima causa , in apparenza almeno, di cotesta guerra , sebbene accedessero alla lega ed inviassero le loro truppe verso i confini austro- italici , nell'intimo del cuore però desideravano un'occasione propizia per astenersi dal far guerra all’Austria , nella protezione della quale confidato sempre avevano per lo addietro i loro predecessori . Che diremo di Ferdinando di Napoli? vile ed astuto , ambizioso al paro di Carlo Alberto, ma più di lui rotto alle menzogne ed al delitto , il re delle Due Sicilie im potente al momento a resistere alla piena rivoluzio

naria , in pericolo di perdere la ferace isola siciliana , dopo essersi lasciato strappare pel primo la costituzione da' suoi popoli , non aveva potuto impedire che un si

mulacro di esercito partisse sotto Pepe alla volta del Po, e che la flotta napoletana ne andasse nelle acque dell'Adriatico : ma pieno il cuore di odio verso i sudditi e di livore verso Carlo Alberto , a cui solo utile ben

prevedeva che a terminar andrebbe la contesa coll'Au stria se felice, egli aveva ritenuto presso sé la maggiore e miglior parte dell'esercito , ed ansioso attendeva il momento in cui, rinnovando la slealtà avita , potesse

togliersi la maschera e soffocare nel sangue de' sudditi ogni traccia di libertà popolare . Di Modena e di Parma parlar non occorre , dacchè

già accennai come al primo ruggito nazionale quei due proconsoli austriaci sottratti si fossero colla fuga all'ira popolare .


CAPITOLO II .

193

In tale disposizione d'animo pertanto dei potentati italiani , i principii di sana politica consigliavano a Carlo Alberto di fare ad essi larga parte nelle future con quiste. Non è da celarsi che l'autorità temporale del papa è ostacolo tale ad una ricostituzione politica del l'Italia, che non sparirà affatto sinchè il senno europeo ed il popolo italiano con nuovo e più felice insorgere non vi avranno posto termine; tuttavia è lecito credere che ove al re di Napoli fosse stata fatta promessa di aumento di territorio in Dalmazia , in Sardegna od in

altre parti; ove al papa guarentiti si fossero gli antichi stati se non aumentati, ed al gran duca di Toscana as segnati gli stati modenesi, forse alcuni di quei tre prin cipi più volonterosi cooperato avrebbero all'italiano riscatto : questo almeno era quanto il buon senso con sigliava di tentare ; la condotta invece di Carlo Alberto fu tutta contraria : poichè la rinunzia fatta dal duca di Genova all'offerta dei Siciliani fu concepita in modo da lasciar sospetti nell'animo di Ferdinando, che se rinno vata in altri tempi sarebbe forse accettata , e le mene albertine nei due ducati e nel Lombardo -Veneto assun sero fra breve un'attività tale , che ben fecero scorgere

ai tre principi suddetti come all'espulso imperatore au striaco fosse disegno surrogare un re dell'Alta Italia , il quale per vastità di stato , per poderoso ed agguerrito

esercito, per geografica giacitura de' proprii dominii in breve sarebbe stato il vero padrone dell'intera penisola . Da queste considerazioni credetti dover far precedere

l'esposizione della guerra dell'indipendenza, acciò il lel tore possa persuadersi come una guerra la quale , nei

suoi primordii almeno, vestiva in apparenza il carattere di una guerra confederativa di tutti i potentati italiani Vol . III . – 13

PINELLI , Storia ecc.


194

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rimasti in seggio contro il comune nemico, in sostanza altro non fosse che una guerra fra il potente germanico impero ed il piccolo Piemonte ; e diffatti erano scorsi appena pochi mesi che le truppe napoletane, toscane e romagnuole, dopo lievi sforzi ritirandosi gradatamente dalla lotta , lasciavano l'esercito piemontese mal orga nizzato e debolmente aiutato dagl'insorti lombardi, e

peggio guidato, quasi solo alle prese colle poderose fa langi austriache .


CAPITOLO III .

Primo periodo della campagna del 1848 .

SOMMARIO .

Considerazioni sui due opposti eserciti – Colpo d'occhio geogra fico sul teatro della guerra

-

- Piano di campagna da seguirsi

Errori del governo provvisorio di Lombardia Ritirata degli Austriaci al di là del Mincio Trapezio strategico -- I Piemontesi in Lombardia Sorpresa di Marcaria Primi falti d'arme sul Mincio · Catastrofe di Castelnuovo - Sforzi Escursione inutili sotto Peschiera Spedizione del Tirolo Politica degli altri principi di Carlo Alberto sotto Mantova Nugent col corpo italiani - Rinforzi all'esercito della lega

di riserva — Fazioni nelle regioni alpine - Altre fra il Mincio e l'Adige L'esercito regio passa il Mincio - Battaglia di Battaglia 'astrengo — Errori dei due generalissimi in essa di Santa Lucia

Riflessi analoghi – Scontri sulle rive del

Mincio - Assedio di Peschiera — Avvisaglie in Tirolo - Flotta italiana e fiacca guerra navale — Fazioni oltr'Adige fra Nugent e Ferrari

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Inazione di Durando

Infruttuosi assalti degli

Congiunzione dei due eserciti imperiali in Verona - Considerazioni politico -militari. Austriaci sotto Treviso e Vicenza

Prima di narrare gli eventi della campagna del 1848 non sembra intempestivo di dar un colpo d'occhio ai due eserciti che stavano per azzuffarsi ed al terreno sul quale succedere doveva lo scontro .

Dell'esercito piemontese già ragionai a lungo , e fu mio studio di renderlo, dirò così , famigliare al lettore


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dall'epoca della sua ricostituzione appena ristaurata la monarchia sino al giorno in cui fu chiamato a difen dere la più bella , la più santa delle cause : ciò nulladi meno alcuni ulteriori cenni non saranno ſuor di pro

posito, sia per distruggere alcuni dei pregiudizii che da quel di invalsero presso il maggior numero degli Ita liani , e sia per servir di paragone coll'esercito che ora stavagli a fronte . Il Piemontese fu sempre di spiriti

marziali, e lo provano i fasti antichi ed i recenti che

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andai mano mano esponendo in queste pagine : tuttavia il lungo periodo di anni pacifici aveva diradato dalle file dell'armata piemontese gli uomini che fatto avessero la guerra, a segno che puossi dire che da capitano in giù essa era cosa nuova per tutti ; i pochi che rima nevano od erano dall'età resi ad essa poco idonei , o

giunti ai gradi più eccelsi non erano più abbastanza in contatto coi loro subordinati per farli approfittare della

loro esperienza (1 ) . I gradi intermedii poi fra i generalie le masse , vale a dire gli ufficiali superiori dei corpi e

quelli dello stato -maggiore generale, fatte pochissime eccezioni, erano molto al disoito della loro posizione. Gli ufficiali di stato-maggiore, privi di nozioni stra

tegiche e , quasi direi, di tattiche , erano poi affatto ignari del paese : oltre a ciò non usi a convivere con le ( 1 ) Ciò si sarebbe potuto ottenere se i generali divisionarii e di brigata tenuto avessero cogli ufficiali superiori alcune confe renze in cui trattato si fosse dell'arte della guerra , e che questi

a loro turno fatto avessero lo stesso cogli ufficiali di minor grade: ma simil cosa non solo si fece mai nel nostro esercito, ma neppur

venne immaginata, e chi avesse voluto praticarla, passalo sarebbe per pazzo o per pedante ; poichè esisteva nell'armata sarda la strana idea che lo studio a nulla valesse ad apprendere l'arte della guerra , ed il solo coraggio bastar dovesse !


CAPITOLO III .

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truppe, ne ignoravano persino l'ordinamento (1 ) , e stra nieri alle loro abitudini non seppero provvedere ai bi sogni loro, e non induriti alla fatica, alle privazioni , le detestavano e fuggivano , e durante tutta la campagna ebbero sempre una cura estrema del loro individuo .

Gli ufficiali superiori dei reggimenti di fanti erano, sulla pluralità, uomini che per aver languito molti anni nei gradi subalterni , giungevano a quel grado sover

chiamente attempati, poco destri cavalieri , privi di qua lunque nozione sull'impiego delle tre armi riunite . Era difficile che un maggiore contasse meno di cinquan t'anni , e disperando quasi , se borghese, di venir al co mando di un corpo, tutti i suoi desiderii limitavansi ad afferrare dopo alcuni anni una piazza di comandante di un battaglione di deposito , e taluni di una provincia .

1

Negligevano pertanto di abilitarsi alla guerra che molti più non credevano possibile (2) , che intrapreso avevano ( 1 ) Durante il campo d'istruzione dell'anno 1812 il signor C .....,

maggiore dello stato -maggiore, rimproverò il maggiore del mio battaglione perchè si trovasse sul luogo designatogli per una

fazione con sole quattro compagnie e non con sei; ignorava quel rimbrottante che sin dal 1839 i battaglioni di fanteria constavano

di sole quattro compagnie! Eppure egli fu capo di stato -maggiore di un corpo d'armata nella guerra ; ed ora comanda una brigata ! 1 ( 2) Quest’incredulità della guerra non abbandonò alcuni che dopo i primi scontri. Il colonnello del 16° reggimento, certo R ..... ,

che vantava sempre i suoi servigii napoleonici, giunto a Novara li 30 marzo ed accortosi che i soldati affilavano sciabole e baio nelle (poichè i reggimenti erano partiti colle armi che avevano in pace e che erano poco servibili in guerra ), fatio battere l'ordine

degli ufficiali, rimbrottava amaramente perciò i capitani dichia rando loro che ove al prossimo licenziamento delle classi la comnis sione d'artiglieria avesse rifiutato di ricevere quelle armi cosi alte rale , la spesa emergente sarebbe caduta a carico dei comandanti


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a malincuore ed a cui non avrebbero partecipato se l'onore militare avesse loro concesso di ritirarsi all’en

trare in campagna; ond'io non esito a dire che all'aprirsi della campagna i gradi che fossero meno decorosamente rappresentati erano quelli di comandante di reggimento e di battaglione. Fra i capitani ed ufficiali subalterni la cosa andava diversamente, poichè i più altempati essendo stati co ) locati ai battaglioni di deposito, il personale era molto migliore; e l'avidità di pervenire a grado elevato , l'ar

ditezza propria della gioventù rendeva quegli ufficiali più volonterosi di guerra; ma l'ignoranza era la stessa , poichè in trentatre anni di pace il governo invece di incoraggiare e promuovere lo studio , avversava invece

gli ufficiali vogliosi di istruirsi (1 ) ; e quando un capi tano sapeva comandare la sua compagnia in piazza d'armi, abilità non comune a tutti , un tenente ed un sotto-tenente il suo pelottone , essi avevano toccato l'a di compagnia ! e questo suo timore era diviso da molti capitani, i quali seriamente si occuparono ad impedir i soldati di apprestar le loro armi per combattere ! Non mancavano poi , e potrei no

minare i signori D ..... e N ..... , capitani , coloro che andassero dicendo ai soldati che tullo era finzione , che i Tedeschi erano nostri buoni amici, e che Carlo Alberto infingevasi ora come

1

I

nel 1821 , ina che fra poco i partigiani della costituzione sareb bero stati destituiti.

(1 ) Gli ufficiali studiosi, oltre ad esser quasi scherniti dai com pagni che ironicamente denominavanli gli eruditi , erano poi anche invisi al governo : a segno che un ufficiale di molto in gegno incontrato avendo ostacoli inaudili per ottener la licenza di dar alla luce una sua opera di tattica e strategia , fu costretto a

farla stampare a Parigi , ove ottenne gli elogi di tutti i conosci tori ; ma egli aveva addosso il peccato originale : era in allora ufficiale di linea .

1


CAPITOLO UI .

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pice del sapere ; mai un ufficiale veniva esercitato nelle funzioni del grado superiore : la fortificazione transi

toria , li principii della piccola guerra , l'amministrazione stessa erano superflue; rispondevasi che per la prima suppliva il Genio , alla seconda lo stato -maggiore, alla terza gli ufficiali contabili ; onde entrati in campagna, e trovatisi in un terreno intersecato qual è quello della

Lombardia, gli ufficiali di fanteria piemontese non sa pevano eseguir altro che marcie in battaglia , cambia

menti di fronte, manovre di inversione, passi di stretlo teatrali, e non mai discorrevasi di conoscenza di ter reno , di ricognizioni militari, di collocamento d'avam

posti. Lo slato -maggiore, che avrebbe dovuto supplirvi, nė voleva nè sapeva farlo ; ed in tutta la campagna , nella divisione in cui io militavo , non mai mi accadde

di veder un ufficiale di stato -maggiore collocare gli

avamposti, neppure quando si giungeva in terreno affatto nuovo , nè accennare tampoco da qual parte stesse il nemico .

I sotto ufficiali pochi, ignoranti, illetterati alcuni , e

se non vecchi, logori dall'uso delle bevande spiritose ed incapaci di quel sentimento di dignità che fa apprezzare qualunque grado militare, quantunque uinile, perchè i

superiori tratlati sempre li avevano come gente rozza e senza alcun riguardo : molti di essi poi erano rim piazzanti, o come allora dicevasi , riassoldati di favore, gente che sapevano che il pregiudizio volgare li consi derava come venduti , e che poca o niuna speranza

avendo di portar gli spallini un giorno , aspiravano a passare aiutanti di piazza . Quanto ai soldati, quello di fanteria era per la mas sima parte novizzo non solo alla guerra ma anche al

I


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mestiere delle armi, li otto decimi di essi non contando

I

al di là di quattordici mesi di permanenza sotto le armi , e gli altri due decimi che appartenevano all'ordinanza erano nella stessa condizione dei sott'ufficiali ; tuttavia , bellicosi per natura, piuttosto bene armati , mediocre mente equipaggiati (dalle giberne in fuori troppo pic cole, e dal zaino che non riparava alla lunga gli oggetti

dalla pioggia) , se fossero stati capitanati a dovere da uſliciali pratici ed intelligenti , e se ben nudriti avreb bero continuato a lottare con le stupide fanterie tede sche con quello stesso vantaggio con cui lo fecero al

principio della campagna ; e se fra breve l'indisciplina si introdusse, fu colpa non de soldati , ma dei superiori , che, troppo benigni , non seppero energicamente repri mere i primi abusi, o poco amanti delle fatiche, diedero i primi l'esempio di intolleranza , od avversi per con vinzione alla guerra, tennero alla presenza dei subordi

nati discorsi atti ad ispirare lo spregio verso icapi e ad infondere il sospetto negli animi delle masse ( 1). L'e

goismo degli abitanti del paese fra il Mincio e l'Adige, e la mancanza dei viveri fecero il resto ; ma da principio lo spirito di corpo esisteva ed in molti si mantenne, e

conservato si sarebbe in tutti se gli ufficiali curato lo avessero. Le compagnie smisurate ; poco noti gli uffi ( 1 ) Mentre si era a Valeggio il maggiore del mio battaglione , eccellente soldato però ed anche ufficiale distinto , trovandosi a

tavola col colonnello , con me , capitano in allora , e con alcuni altri ufficiali, fra i quali alcuni tenenti e sottotenenti , usci a dire che la guerra era ingiusta e che un caporale tedesco ne sapeva

più dei nostri generali : ed essendomi io sollevato contro lali espressioni, il colonnello invece di rimproverar lui, impose si lenzio a me ! Ma convien ricordarsi che quel colonnello era il ne mico delle daghe affilale !


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ciali e sott'ufficiali ai soldati, e nulla questi a quelli,, la chiamata delle classi avendo avuto luogo troppo preci pitatamente. La fanteria leggiera era migliore di poco , eccezione fatta delle quattro antiche compagnie di ber saglieri e del battaglione di Real Navi , composto lutto di ordinanza . Tale la fanteria : vediamo ora la cavalleria .

Il partito aristocratico volle portare i meriti di essa alle stelle : essa fu buona, ma gli elogii che se ne fecero furono esagerati di molto, poiché nel terreno intersecato in cui si guerreggiòquell'anno, ebbe ad agire poco o nulla . Come nella fanteria istruzione negli ufficiali nessuna , poca negli uomini; nessuna conoscenza del servizio, cosi importante per la cavalleria leggiera , di esploratori e di ricognizioni militari ; ciò nulladimeno i reggimenti an noverando quattro ufficiali superiori sopra sette capi lani , ne conseguiva che in quell'arma gli ufficiali per venivano ai gradi superiori in età relativamente più

fresca di quelli di fanteria ; onde maggior vigore in essi : i quali appartenendo quasi tutti all'aristocrazia, eran poi quasi sicuri di giungere al grado di colonnello

o di generale e perciò maggior stimolo. Li squadroni molto più piccoli delle compagnie e quindi più maneg gievoli ; più gagliardi i sott'ufficiali perchè più giovani ; migliori i soldati perchè scelti per costituzione fisica; in maggior numero quei d'ordinanza ; più agguerriti e disciplinati per la maggior permanenza sotto le armi i

provinciali ; raramente al bivacco, pativano molto meno i disagi e la fame. Buoni erano i zappatori del Genio, ma insufficienti

per

numero e per pratica nella costruzione dei lavori di cam

pagna . Non abbastanza numerosa l'artiglieria , ma eccel lente si per materiale che per personale; ufficiali corag


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giosi , istrutti , giovani , pieni di onoratezza e di desio di segnalarsi ; cosi pure i sotto ufficiali e cannonieri scelti sopra lutto l'esercito , ed i migliori dei quali apparte nevano alle bellicose provincie savoiarde. Mancante af fatto il corpo delle guide, e non organizzato il servizio

indispensabile di spionaggio . Soverchiamente poca la provianda , e mal sussidiata dai conducenti borghesi

precettati per la guerra. Non sufficiente il corpo sani tario, poco istrutto, non sorvegliato , e per cui i feriti mancarono sovente di assistenza ; non munito di buoni

utensili, e costretto a ricorrere ai pochi chirurghi lom bardi , i quali , con slancio veramente lodevolissimo, si dedicarono alla cura dei soldati piemontesi. Il corpo amministrativo peggiore di tutti : inetto, pigro, vigliacco e rapace , esso fu la vera causa dei patimenti dei soldati italiani : eppur non uno venne punito! La forza dell'esercito avendo subito continue varia

zioni, sembra inutile farne qui l'enumerazione , ed il

lettore potrà paragonare le forze avversarie consultando le analoghe tabelle (V. Tabella nº 3 ). Dirò ora brevemente alcun che sugli uomini investiti dei maggiori carichi con quella franchezza che l'indi pendenza e l'amore di verità mi impongono.

L'esercito piemontese non annoverava uomini vera mente atti a comandare un esercito, essendo stato detto

con molta verità da un insigne scrittore : essere destino della tirannide, educando gli uomini a servitù , di non trovarne all'uopo capaci di comando ; due soli generali avevano comandato forze ragguardevoli in faccia al ne mico, uno era Latour e l'altro Paolucci; le campagne del primo erano note , ed egli aveva senza dubbio diritto all'estimazione dei militari : l'altro , meno conosciuto


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sotto l'aspetto di generale, aveva esercito comandi più vasti in Persia , e qual capo di stato-maggiore nelle ar mate russe dato non dubbie prove di militare perizia ; in verità erano vecchi entrambi, e Paolucci specialmente

travagliato da acciacchi che mal consentito gli avreb bero la vita dei campi: ma Radetzky eziandio era vec chio , eppur vedemmo che seppe capitanare i suoi soldati , e con virtù senile perdurando , riportar finalmente vit toria sui generali piemontesi , i quali , a dirlo di pas

saggio, non fecero certo prova di vigore nė di ardir giovanile nelle operazioni loro : l'età dunque fu scusa per non ricorrere all'esperienza di quei due ; le vere cause furono la riputazione che avevano presso l'opi nione pubblica di opponenti allenuove forme governative , e la presunzione di Carlo Alberto, che volendo coman dare in persona , tolleralo non avrebbe i loro consigli,

ed essi forse poi anche scusati si sarebbero dall'accettare la direzione d'una guerra combattuta contro le loro convinzioni e contro eserciti in cui militato avevano ;

ciò non toglie che non sia stato immenso errore non approfittare dei lumi loro , ed i precedenti di Latour sono tali da dimostrare che , se accettato avesse il difficile incarico , fedelmente ed oporatamente guidati avrebbe i soldati del suo sovrano .

Ma il debole Carlo Alberto non aveva coraggio di lottare di fronte colla pubblica opinione ; che anzi secondandone le folli passioni, aveva già collocati in riposo quei due esperti guerrieri, e deciso di farsi egli duce dell'esercito bellige

rante . Spingevanlo a tal risoluzione considerazioni poli tiche non disprezzabili ; ed invero il miglior modo per rendersi popolare in Italia era di apparire in campo a redi mere la patria comune colla spada e colsenno; l'aureola di


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gloria militare essendo la più atta a soggiogare le menti, ed anche sotto il punto di vista militare immensi essendo i vantaggi di un re capace di guidare in persona i proprii eserciti : ma sventuratamente tale non era Carlo Alberto .

Questo sovrano, promotore e duce di tanta guerra , si era sempre creduto, non se ne vede troppo la ragione,

per un gran capitano; prode della persona , egli non era però dotato di quel coraggio che elettrizza le masse Carlo Alberto e le strascina ad opere magnanime : pallido e smunto, egli assisteva ad una battaglia con quel raccoglimento stesso con cui udiva la santa messa ; impassibile al pe ricolo , ma incapace di emanare il ben che menomo provvedimento per stornarlo, nè di profittare degli er

rori del nemico, che pur furono molti. Inetto pertanto sul campo, egli mostravasi ognora titubante ed incerto

nel consiglio, e perduta al momento d'agire la baldanza che manda a compimento arditi concetti , e diffidando tanto di se stesso come di tutti i suoi generali , appi gliavasi non di rado a mezze misure, alle a non altro

che a sconcertare quel tanto di buono contenuto nei piani de' suoi luogotenenti , e ad alterarne il buon anda mento e l'esito felice.

Pugnavano al suo fianco i due suoi figli, principi va

lorosi al paro del padre , che curato non ne aveva ab bastanza l'educazione, ma perché nel brio della gioventù , più del padre capaci di entusiasmar le truppe con l'e sempio ; e vedremo diffatli che ad essi si debbono molti

dei più arditi assalti mossi dai soldati piemontesi. Co mandava il primo , duca di Savoia in allora , la divi sione di riserva col grado di tenente -generale; aveva il duca di Genova il comando superiore dell'artiglieria di tutto l'esercito .


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Fra i luogotenenti del re presenti all'esercito primeg giava senza dubbio sopra tutti il generale Eusebio Bava, comandante del primo corpo ; e poichè non volevansi nè Paolucci nè Latour, questo era l'unico uomo a cui il re

avrebbe potuto affidarl'esercito,standosene egli aTo Java , rino : freddo ed imperturbabile nel pericolo Bava era per avventura troppo sistematico e prudente, ma a fronte

dei prudentissimi generali austriaci non avrebbe tar dato a prendere ardire, ed alcuni pareri da lui dati al re durante la campagna , e che verrò esponendo , e la ben condotta fazione di Governolo ne fanno ampia fede. Cortesemente severo ,egliera amato da tutto l'esercito, meno dei cortigiani , che non sapevan perdonargli di

essere figlio d'un orefice e di essersi coi proprii talenti sollevato a quel grado , a cui essi pervenivano solo in grazia dei nobili natali e della ignobile servilità ; e queste nimicizie sapeva quel valentuomo, e troppo forse le temeva , a segno che ne rimase impedito dal fare tutto quel bene di cui i suoi talenti lo rendevan ca pace ; e malgrado la venerazione che la memoria delle

virtù di Eusebio Bava mi inspirano, la verità vuole ch'io dica come quest'uomo, commendevole per vasta militar dottrina , conscio dell'odio altrui e del torto imputatogli di essere nato popolano, peccasse poi di coraggio civile nel francamente ed energicamente sostenere la sua opi

nione, avvegnachè ei pure nei lunghi anni passati sotto il dispotismo appreso avesse le facili piacenterie dei cor tigiani ; ed anzichè rinunziare al comando quando ve deva non accetta la sua opinione ed adottata un'altra erronea , ebbe il torto di conservare un'autorità che, circoscritta ed impedita nel libero suo esercizio, non

ponevalo in caso di adoperarla con lustro proprio e con


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utile dell'esercito . Superiore a tutti per militare perizia, ei vide per lungo tempo impassibile ambizioni pigmee agitarsi contro lui ; ma dopo i disastri della prima cam pagna , mosso dall'effetto di errori non suoi , e con

vinto di aver salvato colla propria fermezza l'esercito nella disastrosa ritirata che vi pose fine , egli senti il

dovere che aveva verso il paese di squarciare il velo, e dando alfin sfogo alla giusta ira sua , scrisse un opu scolo in cui, con troppa veemenza forse, ei pose al nudo

la verità tutta, ed allora gli improvvidi consiglieri della corona , invidiosi di quel grande, avidamente colsero il destro di torgli il comando, privando cosi l'esercito del miglior suo condottiero . Cosi volle l'avverso destino delle

armi subalpine; ma se Bava spiegalo avesse in consiglio, e con maggiore opportunità , quella sincerità di cui fece

prova nel succennato opuscolo durante la prima campa gna, molti errori succeduti non sarebbero; esso avrebbe probabilmente conservato il comando nella seconda (sep pure questa avrebbe avuto luogo contrariamente al suo avviso) , ed il comando supremo non sarebbe venuto in balia di chi, privo della necessaria esperienza e poco curante della gloria italiana , perchè straniero, la pose a repentaglio in una disastrosa campagna di cinque giorni , con vergogna e danno immenso delle armi su balpine. A capo del secondo corpo d'armala " stava il tenente

generale Ettore De Sonnaz . Chiaro per nascita e pel valore dimostrato negli anni giovanili, egli lo era ancor più per le belle doti del cuore e per un'affabilità, ec cessiva forse , che lo rendeva caro a tutto l'esercito . Alcuni lo dissero invido di Bava ; emulo suo da molti

anni , poteva , a parer mio , De Sonnaz provare un nobile


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desio di gareggiare seco lui ; ma egli era troppo leale per esser capace di un basso sentimento di invidia . Non deve tacersi però che se a lui va dovuta la vittoria di Pastrengo , sul finire della prima campagna egli com

mise gravissimi falli, per alcuni dei quali vi può essere scusa , ma non per altri . Il comando superiore del Genio era affidato al ge nerale Chiodo, ingegnere insigne che diresse bene l'as sedio di Peschiera , ma al quale si può a buon diritto

rimproverare di non aver abbastanza provveduto al caso di un rovescio col munire a dovere la linea di ritirata

dell'esercito . Capo dello stato maggiore generale dell'e sercito era Salasco; suddito fedele , egli sacrificava tutto

alle convenienze di corte , e come uomo di guerra era

completamente nullo . Presso il re stava pure all'aprirsi della campagna il ministro della guerra Franzini : do tato di ampio corredo di militari cognizioni , egli diede talvolta salutari consigli; ma irascibile per natura , egli

nelle sue divergenze d'opinioni con Bava fece prova di un'ostinazione che sovente ridondò a danno dell'esercito .

Fra i divisionarii il Broglia e Ferrere erano buoni tattici ; freddo, intelligente e previdente il primo, seb bene non brillasse per valore personale, suppli suffi

cientemente al dover suo , ma duro ed orgoglioso non seppe accattivarsi l'affetto de' suoi subordinati ; il se condo, rodomonte in pace, fu dappoco in guerra. Federici

fu sempre nullo in pace ed in guerra . Fra i maggiori generali Rossi d'artiglieria , D'Avier noz , Passalacqua , D'Arvillars, Bės , Trotti , comandanti le brigate di fanteria, Olivieri di cavalleria , Robillant

e De Forax ajutanti di campo del re, diedero talora prove di valore , ed alcuni di intelligenza eziandio ; ma

Franzini


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in generale erano per cognizioni militari al disotto del l'elevato lor grado .

L'importante carica poi di capi di stato-maggiore delle divisioni era affidata ad uomini dei quali non erano più comici al mondo , che di mestiere non sapevano un'acca, e che mai non riconobbero in persona una po sizione nemica, ed il cui unico studio era di dividere

la mensa del rispettivo loro generale (1). Con capi tali era difficile che sortissero buon esito le operazioni della campagna ; ma a ciò limitaronsi i torti dei condottieri

piemontesi ; e le voci di tradimento sparse dai sedicenti liberali furono calunnie infami accreditate dagli emis ( 1 ) Onde non esser tacciato di invenzioni malevoli mi giova

qui riportare un aneddolo . Alli 7 luglio io venni comandato colla mia compagnia (la fucilieri 16° di linea) di scorta alla cassa mi

litare presso il quartier generale del secondo corpo d'armata si tuato a Sandrà : nel dopo pranzo il generale De Sonnaz mi fece chiamare per dirmi che all'indomani alle 3 sarei stato rimpiaz

zato da una compagnia bersaglieri, e partirei quindi per raggiun gere il mio reggimento a Pastrengo . Alle 2 e 112 antimeridiane pertanto la compagnia era in rango ; ma giungon le 3, le 4 , le 5

ed i miei posti non sono rilevati : mi rivolgo ad un ufficiale ber sagliere , il quale mi dice non aver alcun ordine in proposito . Aspetto le 6, corro quindi al quartier generale ; tutti dormivano ! Introdotto dal capo di stato-maggiore L ..... lo trovo a letto , e sba digliando mi dice che non ha ordini , e che mi rivolgessi al ge nerale , poichè il vino di questi era così dozzinale che egli ne

provava ancora una forte emicrania e non poteva occuparsi di affari! vado dal cameriere del generale, il quale avvertito del caso

manda a chiamar il sottocapo di stato-maggiore capitano F..... , che sorgendo dai placidi sonni, alle 7 alfine mi pose in caso di partire costretto a viaggiare coi miei uomini sotto la sferza di un

sol di luglio ! Pochi giorni dopo questo stesso capitano venuto a Palazzuolo a cavallo con un altro ufficiale di stato maggiore,pre gavami d'indicargli la strada che conducera a Lazise !


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sarii austriaci o da repubblicani incauti , cui la passione faceva velo all'intelletto , e che incapaci di esporre il sozzo lor cuoio alle palle nemiche, straziarono col vele noso dente tutti coloro che per imperizia propria o per sventurate circostanze parvero dar appiglio alla maldi cenza .

Alcuni leggendo queste mie pagine biasimeranno le mie

parole come tendenti a disapprezzare l'esercito piemon tese , e diranno che certe bruiture era meglio tacerle : a me non cale dei loro giudizii , poichè ben mi dice la coscienza che ciò facendo io ebbi invece in mente di

provare che l'imperizia e dappocaggine dei capi soltanto diedero vinta la causa al Tedesco, e che il soldato ita

liano ben capitanato varrà sempre a tener fronte ad un numero doppio di Austriaci : ma la verità, perchè giovi, va detta tutta ed intera ; e segnalare il pigro ed il vile è debito di buon cittadino, ed è prova che non si te mono i tristi .

A fronte del re savoiardo stava qual comandante su

premo delle austriache forze il conte Giuseppe Radetzky, feld -maresciallo, nato in Trebnitz nella Boemia nel 1766; egli annoverava pertanto 82 anni, 68 dei quali consu

mati nella carriera militare ; dimodochè , togliendo an che da questo novero i 33 anni scorsi nella profonda pace che succedette alla caduta di Napoleone ed altri 10 nei primordii della sua carriera ed in alcune brevi in terruzioni , egli contava 25 anni di guerra ; diſfatti dopo aver guerreggiato nella prima adolescenza sotto gli ordini del principe di Sạxe-Cobourg contro i Turchi, ed aver preso parte alla conquista fatta di Belgrado dal feld -maresciallo Laudon nel 1789 , Radetzky aveva fatte tutte le campagne della rivoluzione e dell'Impero , pas Vol. III . – 14

Piselli, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sando successivamente per tutti i gradi. Entrato come cadetto nel 1781 nel reggimenlo corazzieri di Franz ,

egli era promosso capitano in quell' arma nel 1794 sotto Clayrfait nelle Fiandre . Passato maggiore due anni dopo nel corpo dei pionieri, egli nel 1799 era tenente-colonnello dello stato -maggiore di Melas, che militava ai fianchi di Suwarow in Italia , e già sin d'allora notato per intrepidezza e colpo d'occhio mi kitare ; ripassato poscia colonnello nell'arma dei co razzieri , egli assisteva in tal qualità alla battaglia di Marengo ; nel 1801 fu decorato , e nel 1805 nominato generale di brigala di cavalleria in Italia . Segnalatosi nuovamente ad Essling ed a Wagram , fu promosso nel l'intervallo scorso fra queste due sanguinose giornate a luogotenente -maresciallo ; e finalmente durante le cam pagne del 1813 , 1814 e 1815 , cosi riboccanti di me

morabili baltaglie , egli copri sempre l'importante carica di capo di stato -maggiore di Schwartzenberg; e sebbene alla battaglia di Dresda ( 1) venga generalmente a lui attribuito il movimento dell'ala sinistra nel giorno 27 agosto attraverso lo stretto di Tharandt, movimento che

isolando quell'ala dal resto dell'esercito coalizzato co strinse i 10,000 Austriaci , che sotto il generale Metzko formavano l'estrema sinistra , a deporre le armi; lut tavia è indubitato che la sua esperienza di guerra era

di gran lunga superiore a quella di tutti i generali pie montesi : sebbene egli non meriti certo gli elogi sper ticati che i suoi adulatori gli prodigarono dopo le due

ultime campagne, avendo egli commesso in esse molti (1) Jonini fa dire a Napoleone, a proposito di questo capo di stato-maggiore a quell'epoca : Le général Radetzky était un bon lieutenant-général, mais n'avait l'expérience d'une pareille charge .

1 1 1

1


CAPITOLO III .

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e gravi errori , ed è da credersi che se Radetzky si fosse trovato a capo di un esercito per lui nuovo ed in tér reno non cosi a lui noto , egli non sarebbe uscito mai dal novero dei generali mediocri; ma la felice sua stella

volle appunto ch'egli fosse chiamato negli ultimi suoi anni a capitanare l'esercito con queste condizioni che diedero a lui una superiorità immensa : poichè dopo essere stato nominato generale di cavalleria e coman dante in secondo in Ungheria, e quindi ad Olmütz, tras locato nel 1831 al supremo comando dell’armata di Italia , egli più non se ne era mosso ; rendendosi cosi in 17 anni di dimora famigliare ai generali ed ufficiali

tutti di quell'esercito, avendo campo di apprezzare al giusto le doti di tutti i suoi luogotenenti, e di seco loro studiare palmo a palmo il terreno sopra di cui potevano da un momento all'altro esser chiamati a difendere la

corona del loro monarca : cosa a cui si era applicato indefessamente , lottando di continuo contro la gretta economia dell' aulico governo che nulla voleva spen dere , ed ottenendo, a forza di insistenza , il migliora mento ed aumento delle fortificazioni di Verona , che

mercè le sue cure era stata convertita in un vasto campo trincierato .

E non solo ai sommi capi era famigliare il teatro della guerra, avvegnachè Radetzky sagacemente valen dosi delle lezioni della storia , la quale ci insegna che il destino dell'Italia superiore ſu sempre deciso nella fascia di terreno chiuso fra l'Adige ed il Mincio, aveva da più anni fatto eseguire dalle sue truppe molte si mulate fazioni di guerra in quei terreni, facendone ri

cavare poi minutissimi ed esattissimi piani dal proprio stato-maggiore .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

A questi pregi militari egli accoppiava un'affabilità di gnitosa che lo rendeva venerato ai soldati , per accattivarsi i quali permetteva anche vessazioni a danno degli abi

tanti ; ed un'attività ed acume d'ingegno sorprendenti all'età a cui pervenuto era, ed in cui, presso il comune degli uomini , queste doti sono già da lungo lempo sul declinare .

D'Aspre, Wratislaw, Thurn, Welden , Nugent , Gorz kowsky suoi luogotenenti, erano tutti uomini che ave vano fatto la guerra col grado di maggior -generale o di ufficiale superiore almeno e già usi perciò al comando di ragguardevoli corpi in faccia al nemico ; gli ufficiali di stato -maggiore molto dotti , e , come già notai, peri tissimi del terreno ; gli ufficiali delle altre armi molto

più istrutti dei nostri; i soldati più agguerriti per lunga permanenza sotto le armi , e rotti alla militar disciplina

più severa e più osservata nell'esercito austriaco che nel sardo ; la cavalleria però montata di ottimi cavalli , al paragone dimostrossi minore della fama di cui go

deva ed inferiore alla piemontese, quantunque buona parte di essa armata alla leggiera fosse più adattata della nostra al terreno intersecato sopra cui era chia mata ad agire ; l'artiglieria eziandio fu sempre da meno

della peritissima piemontese , ed il calibro minore dei pezzi era anche per essa svantaggioso ; le ballerie poi tanto celebrate dei razzi erano veri trastulli da ragazzo, buone tutto al più a gettar lo scompiglio in qualche

truppa collettizia od in qualche squadrone di cavalli , ma inefficace del tutto contro un ben nudrito fuoco di

moschetteria. Fu notato però che sul finire della prima campagna e nella seconda l'artiglieria austriaca era mi gliorata di molto , il che farebbe credere che dalla Ger


CAPITOLO NI.

213

mania fossero giunte alcune compagnie di cannonieri . La fanteria in generale era migliore della piemontese

e sopra tutto più indurita alle fatiche ; ma neppure i tanto celebrati Tirolesi alla prova si chiarirono dappiù dei vecchi bersaglieri creati da Lamarmora.

Il paese sul quale andava ad impegnarsi la più santa delle guerre , quella d’un popolo oppresso che tenta spezzare le proprie catene , è sotto l'aspetto militare il più nolo dell'Europa tutta ; pochi cenni basteranno per

tanto per mettere il lettore in caso di apprezzare gli errori commessi dai condottieri dei due eserciti ; e non

uso io a giudicare dopo gli eventi nè a ciecamente ar rendermi all'opinione altrui, paleserò le mie idee, la sciando al lettore a far di esse quell'estimazione che

la propria esperienza e le sue riflessioni saranno per suggerirgli . lo dico pertanto che la storia delle guerre passate ci

insegna come l'Italia superiore solo si difenda e solo si conquisti o nelle pianure occidentali del vasto bacino giacente fra le Alpi , gli Apennini e la sponda destra del Po , ovvero nella zona di terreno posta al nord-est fra il Mincio e l'Adige (1 ) . Per uno degli eserciti pertanto la base primissima d'operazione sta nel triangolo iso

scele ( presa Piacenza qual vertice ) formato dalle tre piazze di Alessandria , Piacenza e Genova (2) ; mentre (1 ) La semplice conoscenza della storia avrebbe dovuto far ac corti i Milanesi del vero motivo della ritirala di Radetzky dalla

capitale. Milano ſu sempre evacuata dai suoi possessori quando un esercito mosse dall'est o dall'ovest a quella volta : il solo ca stello , quand'era capace di sostener un assedio, ricevette presidio

e capitolò dopo : le campagne di Bonaparte e di Moreau non erano tanto antiche !

(2) Le recenti fortificazioni di Casale prolungano favorevol


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

per l'altro sta nel quadrilatero irregolare compreso fra Peschiera, Verona , Legnago e Mantova : più vasto il primo meglio si adatta alle ardite concezioni dell'offen

siva ; più ristretto , ma per ciò appunto più forte , il se condo meglio si accomoda ad una speculata difensiva . Il Po , che qual immensa arteria irriga tutta l'Italia

superiore , è la linea naturale d'operazione che conduce da una base nemica all'altra . Nato alle falde settentrio

nali del Monviso, al punto in cui quell'altissimo monte forma un piccolo pianoro detto Piano del Re, questo fiume, dopo aver bagnato a sinistra le provincie sarde di Saluzzo, di Torino, di Casalmonferrato , ed a destra

quelle d'Alessandria, di Tortona e di Voghera, entra nel Piacentino, e già considerevolmente ingrossato dal Ti cino che in lui si versa non lungi da Pavia, volge mae stoso per le ricche pianure lombarde del Cremonese e del Mantovano alla volta dell'Adriatico ove giunge dopo un corso di circa 260 miriametri, in aspetto che fece dire al poeta Sorrentino : Con più corna Adria respinge, e pare Che guerra porti e non tributo al mare .

Principali suoi affluenti, per tener niun conto di una infinità di torrenti o fiumicelli che in lui si perdono, sono a sinistra le due Dore , Riparia e Baltea , la Slura detta di Lanzo , la Sesia , il Ticino , il Lambro, l'Adda ,

l'Oglio ed il Mincio : a destra metlono foce in Po il Ta naro già arricchito dalle acque dell'Ellero , del Gesso ,

della Stura superiore e delle due Bormide ; la Scrivia , mente la base di tal triangolo dominando anche il corso del Po superiore ; e sotto quest'aspetto son da lodarsi , sebben incom

plete; ma Piacenza io man dei Tedeschi toglie loro molt'efficacia .


CAPITOLO III .

215

la Stafora , la Trebbia, la Nura , il Taro , l'Enza , la Sec chia , il Panaro , il Reno ; ma se il Ticino, l'Adda, l'Oglio

sulla sponda destra ; il Tanaro fra Alessandria e Bassi gnana , la Trebbia presso Parma, ed il Panaro nello spazio compreso fra Modena e Bondeno sul sinistro lab

bro, difesi da poderoso esercito e da fiorente artiglieria, presentar potrebbero un momentaneo ostacolo tattico ad un irrompente nemico, niuno di questi fiumi, tolto il Mincio , offre una buona linea strategica capace di lunga difesa , dimodochè chi signoreggia il corso del Po è necessariamente padrone di manovrare, come più gli

aggrada e conviene, sulle due rive e di sciegliere per linea di operazione quella che meglio gli sembra op portuna.

Questo dominio del fiume, già per se stesso impor tantissimo, acquista poi un valore assai maggiore per quell'esercilo che dall’occidente muova a levante od a tramontana , potendo convertire il corso del Po in

un'ottima via acquea per far discendere le sue impedi menta, vantaggio di cui rimane privo l'esercito che da levanle innoltrar si voglia verso la Lombardia od il Pie monte , avvegnachè il rapido corso del fiume difficile repda di rimontarlo a ritroso . Oltre a ciò quell'esercito

che si faccia a percorrere la destra sponda del fiume sin presso Ferrara , riesce naturalmente ad evitare il varco di tutti gli affluenti di sinistra , dei quali il più

orientale, il Mincio, melte capo in Po al dissotto di Man tova : circostanza di non lieve momento, poiché se quei fiumi arrestar non ponno a lungo un'armata, attardar ne possono però grandemente la marcia .

Da Belvedere, punto in cui il Ticino sbocca in Po , sino a Ferrara, corre una distanza di 30 miriametri al


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

più , e lungo questo tratto a Piacenza solo esiste un ponte militare munito di doppie teste e ben fortificato

sulle due sponde; ma a Cremona , a Brescello, a Bor goforte, ad Occhiobello, a Lagoscuro esistono ponti vo lanti che un'armata fornita dei necessarii equipaggi di ponti può facilmente ristabilire per traghettare il fiume tenendosi cosi padrone delle due rive. Un generale per tanto che sboccar possa a suo talento da Piacenza , da Cremona e da Borgoforte sulla sinistra del Po, e che per

maggior cautela si tenga in possesso di Pizzighettone sull'Adda , può con tutta sicurezza avventurarsi sul basso Po, poichè sinchè i luoghi sopraccennati saranno in sua balia , niun oculato avversario oserà spingersi oltre l'Oglio presentando il sinistro fianco al nemico. A queste strategiche considerazioni altre politiche con correvano per consigliar all'esercito invaditore quella via .

Radetzky, colle schiere assottigliate dalla diserzione di 15,000 Italiani , dai distaccamenti tagliati fuori dai ri voltosi, e colle residue forze atterrite dai tremendi casi di Milano , non mai osato avrebbe innoltrarsi fra una

popolazione ostile prima d'aver ristaurato lo spirito dei suoi soldati, lasciandosi intanto il fiorito esercito pie

montese sul fianco ed alle spalle . In secondo luogo la freddezza degli altri potentati italiani per questa guerra era , se non palese , chiara però abbastanza perchè Carlo Alberto sentir dovesse tutta l'importanza d'avvicinarsi a loro con un potente nerbo d'armati onde rincorare i timidi come Leopoldo e Pio IX, e costringere l'avverso Ferdinando minacciandolo d'una rivoluzione ne' suoi

proprii stati . Doloroso a dirlo dopo i patiti danni ! la Provvidenza stessa pareva aver disposto le cose lutte in modo che


CAPITOLO III .

217

bastasse il senno d'un fanciullo per comprendere il da farsi onde condurre a buon fine la guerra iniziata dal popolo lombardo : poichè il sollevamento di esso era

slato cosi repentino ed universale che tutte quelle città , il cui possesso era cosi essenziale al buon esito dell'im

presa , erano o potevano venire con tutta agevolezza in mano dei nazionali . Già vedemmo come Piacenza e Cre

mona fossero in loro balia : Pizzighettone eziandio era stato dai Tedeschi abbandonato, e la stessa Manlova fu

per quattro giorni quasi in potere dei cittadini , i quali con deboli sacrifizii avrebbero potuto corrompere la

guernigione consistente in due battaglioni del reggi mento Haugwitz , tutti italiani, e nei quali da ultimo erano state incorporate le reclute della provincia di Bre scia : in un battaglione di veterani , specie di corpo franco dell'armata d'Italia , uomini facili ad esser indotti per poco danaro a disertare: in 200 circa artiglieri, ed in due squadroni di cavalleggieri di Windischgratz ; ma mancò l'energia ai signori del comitalo , i quali facil mente polevano porre in arresto il governatore Gorz

kowsky , e movendo quindi colla civica , di cui otte nuto avevano l'armamento, impadronirsi della cittadella ove fra gli stessi artiglieri eranvi fautori della causa

italiana . E se i 3,000 Cremonesi , già liberi del pre sidio tedesco e rinforzati dai soldati disertori del reg gimento Ceccopieri , invece di starsene colle mani alla cintola , marciato avessero sopra Mantova , quel princi palissimo baluardo dell'austriaca dominazione in Italia venuto sarebbe in mano del popolo , e la sua caduta avrebbe deciso forse della sorte di tutta la campagna :

i signori del comitato per lo contrario , abbindolati dalle arti del vescovo Conti austrizzante , limitaronsi ad inu


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tili negoziati col governatore , il quale destramente seppe tenerli a bada sinchè giunsegli dapprima in rinforzo il reggimento Duca d'Este reduce da Modena sotto al pro prio colonnello Castellitz : quindi tutta la brigata Wohl gemuth , spedita in tutta fretta a quella volta dal mare sciallo . Ciò malgrado questa brigata giunta non essendo in Mantova che il giorno 31 ; se i Piemontesi , che li 27 erano già a Treviglio, e li 28 e 29 a Lodi ed a Pavia, celeremente spinti si fossero sopra Piacenza , e saliti ivi sopra barche , disceso avessero il Po sino all'im boccatura del Mincio , data la mano ai Cremonesi e

Mantovani , impadroniti si sarebbero della fortezza od almeno impedito a Radetzky di rifornirla di uomini e di munizioni da guerra e da bocca , di cui grandemente difettava .

Finalmente la stessa origine della contesa pareva ad

ditare su qual punto accorrer dovessero i soldati pie montesi , poichè qual partito più decoroso che correre

sopra Ferrara, la cui occupazione era stata la primis sima causa delle freddezze fra Carlo Alberto e la corte

di Vienna , scacciarne il prepotente austriaco e dichia rarsi difensore e scudo dell'apostolica sede ? Ma era scritto che tante favorevoli contingenze avessero da an

dare per la povera Italia miseramente perdute ! Passare pertanto con l'esercito tutto sulla sponda de stra del Po (1 ) , gettando una brigata in Pizzighettone (1 ) Qui mi sia nuovamente concesso dichiarare come io non abbia atteso gli eventi per esternare queste inie idee : trovavami

io sul fin di marzo in Tortona addetto al deposito e col cuore an gustiato dal timore di non esser destinato a prender parte alla campagoa , quando , venuto in Alessandria ed abboccatomi con

un mio amico, ufficiale addetto allo stalo -maggiore della prima


CAPITOLO III .

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e lasciando alcuni corpi leggieri soltanto sulla sponda

sinistra per esser padroni dei passi : migliorare il vasto campo trincieralo già quasi esistente a Piacenza , con

vertire questa piazza importante in emporio dell'eser cito, farne il punto di partenza e correr difilato a Man tova , quindi cinger d'assedio Ferrara invece di Peschiera, rannodando a sė il corpo napoletano di Pepe e l'eser cito pontificio di Durando, ecco quanto le nozioni più elementari dell'arte della guerra indicavano al re sa

voiardo. I Lombardi, apparentemente abbandonati a loro stessi , temendo un ritorno di Radetzky, addormentati non si sarebbero sui freschi allori di Milano, ed al po

stutto alcuni battaglioni di deposito piemontesi comple tati colle classi di riserva ed accampati sulla linea del l’Adda che, appoggiandosi a Cassano ed a Pizzighettone, poteva rendersi rispettabile , erano ostacoli sufficienti per frenare l'esercito imperiale, poichè alla sinistra già stava

Brescia risoluta a combattere, e la gran copia d'armi da caccia che la poco accorta polizia tedesca aveva lasciato venir nelle mani delle popolazioni , aggiunta al ragguar devole numero di fucili tolti ai soldati austriaci disertati

o caduti prigionieri, permetteva di armare numerose bande che, tenendosi nelle gole del Tonale, delle valli Sabbia , Trompia e Camonica , potevan essere pronte a piombare sul fianco destro degli Austriaci , mentre l'eser

cito alleato ne minacciava il sinistro e le spalle; circo stanze tutte che dissuaso avrebbero ed anche posto Ra detzky nell'impossibilità di ricacciarsi in Lombardia . divisione , che meritamente godeva riputazione di istrutto e che

or siede in alto grado, io ebbi a mauiſestargli questa mia idea : ma trovatolo partigiano dell'opinione opposta che voleva seguir la sinistra del Po , io mi ristetti da ulteriori riflessi.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Presa Ferrara , che assediata regolarmente a mala

pena resistito avrebbe quindici giorni , e postala in istato di difesa con una salda testa di ponte a Lagoscuro, e munite città e fortilizii con quelle truppe che inspiras sero maggior confidenza nella ſede loro, l'esercito al leato eseguendo una conversione a sinistra , di cui Man

tova rimanesse perno, veniva ad occupare un secondo fronte d'operazione fortissimo e ristrettissimo di 50 chi

lometri al più , facile ad esser reso inespugnabile di fronte per mezzo di opere transitorie ed anche con un

giudizioso impiego delle acque dei molti canali ivi csi stenti , e dei torrenti Tione , Tartaro e Menago, il quale appoggiandosi a sinistra a Mantova, permesso avrebbe d'investir colla destra Porto Legnago, piazza poco for midabile e che, attaccata sulle due rive dell'Adige, pre sentar non poteva gran resistenza (1 ) . ( 1 ) Questa mossa strategica sulla sinistra dell'Adige è consigliata

anche dal prussiano Willisen , il quale però cadendo d'accordo sul l'importanza di Ferrara , vorrebbe che i Piemontesi, dopo di esser sene impadronili, tentassero varcar l'Adige verso Albaredo, e ma scherato Legnago con un corpo , marciassero sopra Rovigo per

minacciare le communicazioni del maresciallo : questo piano cra certamente più strategico , e se felice più decisivo ed il solo poi che adottar possa un'armata che abbia le prime sue basi d'operazione nell'Italia meridionale , come , a cagion d'esempio, un esercilo

pontificio o napolitano, pel quale Bologna sarebbe ciò che è Pia cenza pei Piemontesi; ma nel caso nostro in cui l'esercito sardo era il perbo, a parer mio , un simile operato costringeva i gene rali italiani ad allontanarsi troppo dalla loro base primitiva d'ope razione, e perciò era pericoloso colle sole forze di cui disporre

potevano, tanto più che l'autore prussiano non suppone Mantova caduta in loro polere per un ardito colpo di mano come ſeci io . Tuttavia , anche nel caso contemplato dal Willisen , i Piemontesi

avendo sempre una ritirata sicura sopra Venezia , il suo piano era


CAPITOLO III .

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Caduto Legnago , locchè avrebbe , secondo i calcoli

di probabilità, avuto luogo prima del termine d'aprile, era il caso di bloccar Verona , vero punto obbiettivo della guerra pei Piemontesi, come abbastanza lo indi

cavan le cure del maresciallo per porre quel luogo in ottimo stato di difesa . A quell'epoca il maresciallo, già

affievolito dalle guernigioni di Mantova e di Legnago che capitolato avrebbero , a stento ragunar poteva 35,000 uomini, mentre Carlo Alberto cogli alleati Veneti , To scani , Romagnoli e Napoletani, ne annoverava più del

doppio senza calcolare i corpi franchi che, ben diretti, bastato avrebbero a precludere la via del Tirolo . Accam pare pertanto con uno dei corpi di armata e colla riserva

fra Verona e Peschiera , facendo osservar dalla flottiglia sul lago e da alcuni deboli corpi quest'ultima fortezza, che, priva di viveri , mancato non avrebbe di cadere presa Verona : gettarsi arditamente coll'altro corpo pie montese , rafforzato dai Pontificii e dagli altri alleati , al di là dell'Adige cingendo Verona da ogni parle e chiu

dendo la via a Nugent, che sin verso il fine di maggio non fu nel Vicentino, era il miglior piano di campagna. Radetzky, privo di soccorsi, deficiente di munizioni , ragionevole e mille volte migliore di quello adottato da Carlo Alberto, il quale in sostanza non ne aveva alcuno e solo regola

vasi all'azzardo e secondo l'impulso momentaneo : s'io non mi inganno , l'opinione del Willisen è più consentanea , in massima ,

alle regole generali della guerra , e da preferirsi nel caso che tutte le forze italiane perfettamente d'accordo concorrano alla cacciala dello straniero : la mia invece meglio si adatta al caso particolare del 1848 , in cui potendosi far poco fondamento sugli aiuti ro mani e pontificii, niuno sui napoletani, la vera forza della lega stava nell'esercito sardo, il quale perciò non doveva lasciarsi ta gliare fuori dalle naturali sue communicazioni.

1


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

cogli abitanti pronti a tumultuare , inquieto per le notizie di Vienna , come vedremo pessime, privo di linea di ri tirata , sarebbe stato costretto o ad abbracciare il dispe rato partito d’aprirsi la via di Germania a viva forza contro un nemico superiore, od a segnare il completo sgombramento dal regno lombardo-venelo (1 ) . Nella difficile ipotesi di non riuscita d'un simile piano , di una baltaglia perduta dagli alleati sotto Verona , essi

nulla rischiavano. Radetzky era troppo debole per in seguirli , ed in ogni evento , ritirandosi essi sopra Man tova , avevano la scelta o di ripiegarsi sul basso Po e su Ferrara , o per Cremona nel campo trincierato di Pia cenza . I condottieri alleati sventuratamente seguirono un sistema affatto opposto ; senza scopo definito da prin cipio, essi perderono un tempo prezioso, scielsero linee

esteriori , ed operando separatamente, prepararono quella sequela di mali che tutti sanno . Ritorniamo intanto al l'epoca del principio delle ostilità e seguiamo fil per filo le mosse dei due eserciti belligeranti . Dichiarata la guerra , Carlo Alberto si accinse a pas sar la frontiera : i suoi reggimenti erano ancor sparpa ( 1 ) Quando l'esercito piemontese entrò in campagna, corse voce che il generale Ettore De Sonnaz avesse presentato un piano consimile di campagna e che venisse rigettato ; ed anzi molti vol

lero così spiegare l'apparente freddezza tenuta da quel generale nelle operazioni lungo la campagna : se veramente egli manifesto quest'opinione, ne abbia i dovuti elogi . Bava , per lo contrario , nei suoi scritti stessi si mostra avverso a quest'idea , del che i

suoi critici gli fan gran colpa: ma essi dovrebbero por mente che mancato essendo il colpo di mano sopra Mantova , e Ferrara ri manendo tuttora in balia degli imperiali, la cosa mutava d'aspetto ,

e gettarsi al di là dell'Adige con quelle due fortezze nemiche alle spalle era movimento arrischiato molto.


CAPITOLO III .

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gliati su tutta la superficie del regno , ma molti di essi essendo già in marcia per recarsi al decretato campo

d'osservazione, fu cosa facile congregare in breve forze rispettabili sul confine. Prima di varcarlo mandava il re a Milano, in missione straordinaria, il marchese Pas salacqua , promosso in allora maggior.generale, a fer mare i patti dell'alleanza col governo provvisorio : giunto colà il generale il di 24, venne convenuto che le paghe della soldatesca contingerebbero ad essere a carico del

governo sardo, mentre quel di Milano supplito avrebbe alle vettovaglie . Dell'avvenire delle provincie lombarde fu deciso si tratterebbe a guerra finita . Appena strelto questo patto, il generale piemontese spediva una staffetta per affrettare l'entrala dei reggi

menti più prossimi al confine. Furono essi il 4º, brigata Piemonte, il 140, brigala Pinerolo, Piemonte Reale ca valleria ed una batteria di battaglia, i quali varcati gli antichi limiti il giorno 25 senza alcun ostacolo , entra

vano all'indomani all'una del pomeriggio nell'eroica Mi lano . Accolti con entusiasmo dall'immensa maggioranza della popolazione, non mancarono però alcuni dema goghi che, sognando d'aver già sconfitto il nemico ,

perchè questi , prudentemente operando , sgombrato aveva la capitale, con beffardo sogghigno sulle labbra andavan chiedendo : Cosa vengono a fare i Piemontesi? e fuvvi chi soggiunse : Abbiam cacciato i Croati, eccone degli altri ! Laonde il generale Bės, duce di quella van guardia , con provvido consiglio spingevasi oltre, por tandosi cosi in sostegno dei corpi franchi che gettati si erano sulle traccia del nemico .

Varii in vero erano questi corpi franchi, ed animati da principio da ottimo spirito, sicchè guidati da capi ri


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

soluti, esperti ed intelligenti, avrebbero poluto , in quel primo disordine introdottosi nelle schiere allemanne , cagionar loro gravissimi danni ; ma capi e soldati erano da meno dell'ufficio loro ; avvegnachè vada grandemente errato chi pensi che a ben eseguire la guerra guerriata

bastino bande indisciplinale ed inesperte ; in una sol levazione in massa un popolo può opprimere un'ar mata regolare , facendo man bassa su quanti si trovano nelle città e distruggendo gli sbrancati pel contadu ; ma se una porzione più o meno ragguardevole dell'esercito

riesce a guadagnare il largo , per precludergli la riti rata , per infestarlo durante la marcia ed occupare i paesi è necessario un piano generale in cui tutte le

mosse parziali siano coordinate ad uno scopo determi nato ; e per ciò fare, conveniva che l'insurrezione non

fosse stata repentina , ma da lunga mano preparata e subitanea su tutti i punti, e che uomini periti concer tato avessero fra loro delle mosse da eseguirsi imme diatamente dopo i primi successi ; di ciò nulla esisteva , poichè è bensi vero che le precipue città lombarde , fre menti sotto l'austriaco giogo, appena seppero insorta Milano , levarono esse pure lo stendardo della rivolta , ma tulle però limitaronsi a scacciare il Tedesco dalle proprie mura, e solo piccoli drappelli accorsero in aiuto dei Milanesi .

Combattere poi una guerra di partigiani non è cosa, facile; non basta la conoscenza dei luoghi , la quale nel caso nostro era , se non maggiore presso i Tedeschi, uguale

almeno fra le due parti , ma ci vuol robustezza , sveltezza ed abitudine alle faticose escursioni di montagna negli uomini ; intrepidezza, attività , mente fredda e grande ascendente morale sugli individui nel capo ; ed io non


CAPITOLO III .

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esiterei a dire che non solo uomini inesperti di guerra, ma anche buone truppe di linea ed istrutti ufficiali,

trasportati improvvisamente sopra un simile teatro di guerra , si troverebbero seriamente impacciati ; pen siamo cosa potevan fare i corpi volontarii composti di giovani fuori appena dall'adolescenza , senza vesti e senza buone armi, e guidati da capi , alcuni dei quali affatto nuovi alla guerra, non tutti onesti e vogliosi di gloria , intolleranti poi tutti di superior comando e di controllo,

e per soprassello invidiosi gli uni degli altri e mai opranti d'accordo !

Questi miei riflessi mi conducono di lor natura a bre

vemente esaminare le forze colle quali la Lombardia , più di tutte interessata alla cacciata dello straniero , poichè in sostanza essa sola gemeva in schiavitù stra niera , concorse in questa guerra intrapresa dalla na zionalità italiana.

Come ognora accade nel naufragio di una causa ,

i

partiti si lacerarono a vicenda , e molte accuse lanciale vennero dai Piemontesi sul governo provvisorio e sui

Lombardi, dal governo provvisorio sulla popolazione, e da questa sui rettori si proprii che regii . È ormai tempo che la storia , rappresentando le cose sotto il vero aspetto loro, dia ad ognuno quel biasimo e quella lode che merita ; ed io , non ligio più a questo che a quell'altro partito , ma a quello solo della italiana indipendenza ed alla verità, sforzerommi a porre in evidenza il vero , om mettendo tutte quelle piccole circostanze che null'altro provando che le personali gare , indegne mi sembrano d'una storia grave . Mentre ferveva la lotta fra Austriaci e Milanesi erasi

organizzato un comitato di guerra, presieduto da Carlo Vol. III.

15

PINELLI , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Cattaneo e composto da Enrico Cernuschi, da Terzaghi e da Clerici ; un altro comitato di pubblica difesa era

presieduto da Riccardo Ceroni, già ufficiale nelle truppe austriache ; l'organizzazione della Guardia civica era stata affidata ad Antonio Lissoni , avanzo della cavalleria napoleonica , ed elegante scrittore ; tutte le forze attive erano state sottoposte ad Augusto Anfossi (1 ) , e lui

morto, provvisoriamente a Francesco Lorenzini , ex -uf ficiale austriaco ; Carnevali , antico ufficiale d'artiglieria , coadiuvava a Ceroni ; Luigi Torelli dirigeva le ronde e pattuglie, ed alcuni altri esercivano minori ufficii. I summentovati erano quasi tutti uomini intrepidi che animati da amor patrio , in quel primo frangente sup plirono alla meglio all'avuto incarico ; ma partito il ne mico, conoscendosi la necessità di dar più sodo ordina mento alle cose militari , il governo provvisorio nominò a ministro di guerra Pompeo Litta , nome caro alle let tere e già noto per le campagne fatte sotto l'Impero qual ufficiale di artiglieria, affidando di pari tempo al generale Teodoro Lecchi il comando di tutte le forze

lombarde. Subordinatamente a questi due e con varii gradi impiegati vennero Jacopetti , Ferretti, Cima ed alcuni altri già chiari per le fatte campagne. Queste nomine accolte allora con soddisfazione dal. (1 ) Augusto Anfossi, nativo di Nizza , aveva militato pochi mes

nell'artiglieria sarda qual volontario, ed era quindi entrato nel l'esercito francese, ove pervenne al grado di maresciallo d'allog gio. Portatosi quindi in Egitto, piacque a quel pascià ; ed essend uomo ardito ed intelligente , distintosi nella guerra contro i Tur chi , sollevossi al grado di colonnello : reduce in Italia , trovava:

a Milano ai di della lotta , alla quale prese onorata parte , sinch una palla nemica lo spense mentre qual duce valoroso precedev i suoi all'assalto della casa del Genio. !


CAPITOLO III .

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l'opinione pubblica , perchè le migliori che in quella pressa far si potessero , vennero dopo gli eventi ama ramente censurate . Non uso ad adular alcuno e tanto

meno quei poveri vecchi, dirò veramente che niuno di essi fece cosa degna dell'antica lor fama, ma tuttavia non vedo a quali più degne mani avrebbe il governo

provvisorio potuto affidare la direzione delle guerresche cose . Si disse : doveva chiedere ufficiali al Piemonte ; rispondo : in quei primi momenti potevasi aspettare il concedimento e l'arrivo di quelli ? e poi il Piemonte che doveva passar in un subito dal piede di pace a quel di guerra era in istato di darne dei buoni ? ed i buoni

amavano lasciare un ben ordinato esercito per porsi ad organizzare turbe collettizie ? l'esperienza l'ha provato. Chi andò al servizio di Lombardia ? uomini cui la con

dotta anteriore chiudea le file dell'esercito , ovvero inetti

ambiziosi che, lungi dalle baionette austriache, andarono a mercar facili gradi ; e se alcune onorale eccezioni , come Giacinto Collegno, Ettore Perrone, Manfredi Fanti vennero dall'estero a prestar l'opera loro, essi giunsero quando la campagna già era innoltrata e poco più po tevano giovare i lumi loro . Non volendosi pertanto ricorrere ai vecchi uſficiali

dell'antica armata di Italia , bisognava rivolgersi a quei giovani arditi che s'erano fatti condottieri dei cittadini

1

nelle cinque giornate ; e ciò in parte si fece : ma i buoni s'eran gettati con pochi seguaci sulle traccia dell'Au striaco, e perciò, oltrechè eran privi della dottrina ne cessaria per organizzar eserciti , eran lungi da Milano ; i

rimasti poi erano giovinastri che avevano adoprato più lo scilinguagnolo che le mani durante la lotta , e che ora amavano pavoneggiarsi dei gradi trovati senza darsi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

altro pensiero dell'avvenire . Rimanevano gli ufficiali ita liani che abbandonato avevano le austriache bandiere .

Molto venne biasimato il governo provvisorio per non aver prontamente riorganizzato ufficiali e soldati ex-te deschi, offrendo cosi a Carlo Alberto una ben istrutta

ed agguerrita falange di 15,000 uomini ; tuttavia io

porto opinione che la questione fosse abbastanza grave per meritare di essere seriamente ponderata . Era senno governativo , domando io , lasciare soldati simili sotto gli antichi loro capi, porre a fianco dei com battenti piemontesi ufficiali e soldati che lungamente

servito avevano sotto l'Austriaco ? Era poi ben consta tato che questi uomini , i quali , se presi prigionieri , sa rebbero stati trattati (come diffatti lo furono molti) quali disertori , anelassero di combattere contro gli antichi collega ? non era da credere che molti di essi disertati fossero più per sottrarsi ad un servizio odioso ed ai pericoli della guerra , come pur troppo fecero tanti sol dati piemontesi , che per patrio amore ? Coloro che tanto

biasimarono il governo provvisorio per non aver ab bracciato tal provvedimento, completamente dimentica rono che pendente le cinque giornate di Milano i più arrabbiati contro i cittadini furono i granatieri del bat taglione Schneider, quasi tutti Cremonesi , Mantovani e Veronesi ; che il palazzo dei poliziotti, la cui presa costo tanto sangue, era difeso da italiani ; e che posterior mente quelli che più ferocemente incrudelirono a Ca stelnuovo contro i volontari di Manara furono i soldati

italiani delle due compagnie Haugwitz comandate dal capitano Mauler. Scordarono che in quell'anno stesso nell'esercito ungarico numerosissime furono le defe zioni, e tante le segrete intelligenze fra gli ufficiali un


CAPITOLO III .

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gari già imperiali passati al servizio della Dieta ed i generali tedeschi, che questa si vide costretta a desti tuirne un gran numero ; scordarono infine questi critici che la truppa modenese venuta in sembianza di alleata dopo il fatto di Santa Lucia , passò quasi tutta dalla parte del nemico ; chi ha lungamente servito il tiranno difficilmente smette la natura di birro !

Che dirò io poi degli ufficiali ? Poichè, valga il vero , se una rigorosa legge di leva costringeva il giovane lombardo povero a militare sotto le austriache bandiere , qual necessità poi spingeva il giovane agiato ad entrare in quell'esercito mentre tante altre carriere a lui rima nevano aperte ? E seppure ei si sentiva tratto da irre sistibile desio di percorrere la vita militare, perchè non entrare nell'esercito subalpino ad imitazione di quanto fecero tanti Parmigiani , tanti Modenesi ed anche alcuni Lombardi ?

E qui sebbene le mie parole abbian a suonare acerbe a più d'uno , pur io non ristarommi dal dire quanto incauto sia stato il governo sardo nel così fa cilmente ammettere alla pace questi ex-austrizzanti nelle file dell'esercito : e vedi contraddizione ! mentre

senza riguardi si accettarono questi tali , i prodi diſen sori di Venezia che diedero incontrastate prove di ca pacità non solo , ma di amore alla causa italiana , e che sono poi talmente compromessi con Austria da non po tersi mai più con essa ricomporre , ancor ora aspettano onorato collocamento , mentre invece coloro che, ab

bandonato l'imperial vessillo, neghittosi se ne stettero nelle opulenti città lombarde mentre ferveva la pugna , ritrovarono nell'esercito piemontese la loro condizione antica e per molti migliorata. Ma chiedo io : se pur vo


230

STORIA MILITARE DEL PJEMONTE

lete farci credere, signori ex-austrizzanti, che l'assopito amor di patria ridestato si sia ne' petti vostri alla chia mata fatta dalla nazione ai suoi figli ( 1 ) , perchè, invece di pigramente attendere l'ora della pace , non deste mano ad uno schioppo, ed animosamente entrando quai semplici comuni , voi già pratici dell'arte militare, nelle file dell'esercito alleato, non dar prova in faccia al ne mico d'intelligenza e d'intrepidezza ? Le doti vostre sa rebbero state presto riconosciute : la nobile abnegazione vostra ben presto v'avrebbe ridonato quel grado a cui generosamente abdicato avreste , ed in tal modo, belli delle opere vostre, carchi forse d'una onorata cicatrice, avreste potuto dire : Anch'io pugnai per la madre co mune! Voi preferiste invece disertare al momento che

spiegavasi in guerra quella bandiera che, ben lungi dal l'inspirarvi ribrezzo negli anni pacifici, eravate usi a ri verire : e non vi sovvenne che disertare al di della pugna fu e sarà sempre vigliacca azione ? e come volete che ( 1 ) Handovi certamente delle eccezioni, e qui mi piace cilarne una ad esempio di tante altre forse da me ignorate. Il signor Cam

piglio , ottimo e distinto capitano altuale di un reggimento pie montese, trovavasi di guernigione in Boemia quando scoppiò la rivoluzione italiana : unito alla figlia d'un generale tedesco , pa rente del principe Metternich , egli godeva di gran favore ed

aveva la prospettiva di un brillante avvenire : non perciò ei si ristette dal chiedere le dimissioni allegando di non voler servire sotto un governo nemico della sua patria : pregato e lusingato di grado maggiore se rimaneva al servigio , insistelle ed ottenne il suo congedo: ma accortosi d'esser invigilato dalla polizia , egli si

infinse per ben tre mesi , scorsi i quali chiese un passaporto pel Belgio , e di là per Francia si ridusse in Italia : cosi operano i

valentuomini : ma per lo contrario un tal B ..... non aveva rossore di narrare d'aver combattuto contro poi a Santa Lucia , e di esser

poi disertato mentre Radetzky marciava sopra Vicenza .


CAPITOLO Ill .

231

uomini assennati ed onesti possan aver fede in voi, già traditori una volta ?

Queste cose io scrivo non per astio verso alcuno, ma perchè in analogo caso vorrei vedere nei rettori italiani

maggior senno politico , maggior cautela contro le arti austriache, che ragion di stato e di guerra consigliano di tenersi in guardia contro i tradimenti .

Non io pertanto chiamerò in colpa il governo prov visorio per non aver accolti quei disertori , che a parer

mio anzi internar si dovevano negli stati sardi , impie gandoli a custodir la Savoia , o meglio ancor la Sarde gna , dando facoltà cosi al governo sardo di disporre delle truppe colà lasciate a quell'uopo : dirò tuttavia che sarebbesi potuto utilizzare alcuni di questi individui come istruttori , ma in luogbi diversi e lontani dal ne mico ; come, a cagion d'esempio, nelle forre di Somma presso il Ticino , ove gli Austriaci praticar suolevano i loro campi d'istruzione .

E queslo era il vero modo di usufruttuare la gioventù lombarda , e non di frammischiarla , come scrisse taluno,

nei reggimenti piemontesi, perchè già troppo numerosi

e perchè in campagna non si ha tempo a dirozzare le reclute. Bisognava innanzi tutto allontanare i nuovi in

scritti dalle città grosse, ove le facili lascivie, le baldorie ben tosto attutivano nei petti giovanili , già per natura variabili ed a quei vizii inchinevoli , l'ardor guerriero :

formare tre campi , uno nelle pianure di Montechiari, uno a Somma ed un altro a Piacenza pei Parmigiani e Modenesi , mandarvi ivi istruttori capaci e provetti mi

litari per dirigere le operazioni : poi mano a mano che le reclute erano instrutte, versarle nei quadri dei quarti battaglioni dei reggimenti provvisorii che andaronsi for


232

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

mando in Piemonte nella state del 1848. Cosi operando si sarebbe forse proceduto più lentamente, ma più so damente : giunta l'epoca dei rovesci , l'armata attiva avrebbe trovato una seconda linea fortificata dietro

l'Adda ed a Piacenza come già si disse , la quale intanto avrebbe potuto impedire la numerosa diserzione di quei soldati piemontesi che sbrancati riducevansi in patria ; ma porre in linea queste truppe collettizie , come si fece sul finir della campagna , con quadri incapaci, sospetti , con generali non conosciuti e non conoscenti i loro sol

dati , era lo stesso che adunare plebaglia per esporla ad essere decimata dal cannone nemico .

Di tutto questo il governo provvisorio nulla o poco e tardi eseguiva ; onde gli uomini che lo componevano non possono certo difendersi dall'accusa lor fatta d'aver

mancato di energia . Difficile certo era l'ordinamento di una poderosa forza militare in un paese sprovveduto di armi , di attrezzi militari , di buoni quadri; ma impos sibile no , chè le officine delle vicine Svizzera e Francia

offrivan commodo per le armi; e le fabbriche piemon tesi e lombarde per cuoi , per panni , per tele : e se gli uomini che avevan le redini in mano non si sentivan da tanto , avrebber dovuto imitare il Litta, che ricono

sciutosi non atto all'alto officio, volontario se ne dimise . Altri scrittori poi , in ciò imitati dagli autori russi ed alemanni (1 ) , si sono scatenati contro la pretesa av versione della gioventù lombarda al mestiere delle armi ed alla militare disciplina ; io non loderò certo la mol (1) Il russo Troubetzkoi e l'austriaco Schönals dicono che il lombardo non ama la vita del soldato ; si comprende che il ba

stone austriaco e gli austriaci colori non vadano loro troppo a genio , ed io spero che l'avversione andrà ognor aumentando.


CAPITOLO III .

233

lezza con cui i Lombardi , dopo la fuga di Radetzky da

Milano, si ristettero dall'inseguirlo e dal sollevarsi in massa per vietargli il ritorno : e concederò ancora che tanti anni di straniera dominazione e l'arte raffinata

posta in opera per incoraggiare la crapula , il vagabon daggio, l'amor dei sollazzi abbian snervata la gioventù lombarda e resala schiva delle fatiche : ma se il governo avesse saputo mantener vivo l'entusiasmo nei difensori

di Milano , nei Comaschi , nei Bresciani , tutto porta a credere che volonterosi accorsi sarebbero sotto le patrie insegne: ne fan fede i non pochi che sotto Arcioni, sotto Manara , sotto Griffini volarono sulle traccia dell'odiato

straniero : ne fan fede le posteriori difese di Belluno, di Treviso , di Vicenza , di Brescia, e dell'eroica Venezia ; non dunque il valore del soldato , ma il senno dei capi in Lombardia come in Piemonte venne meno .

Altri di questo cattivo ordinamento delle forze lom barde vollero farne appunto a Carlo Alberto, dicendo che egli sovrano doveva dare al paese una militare or ganizzazione trattandolo come contrada conquistata : ma i partigiani di questa sentenza dimenticavan che Carlo Alberto era sceso in Lombardia come alleato, e che per

ciò trattare come paese di conquista una contrada che si era fatta libera da sè e senza neppur essersi azzuffato col nemico comune , sarebbe stato , a parer mio , atto

altrettanto disleale che impolitico : era questo il vero modo di rendersi odioso a tutta la popolazione e di dar

appiglio a coloro che più tardi gridarono senza alcun motivo al tradimento : dopo la fusione forse avrebbe il re dovuto e potuto ciò fare, ma allora era tardi.

Invece di seguire il metodo da me sopra indicato , il governo provvisorio in quei primi trambusti autoriz


234

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

zava qualunque sconosciuto a farsi capo di una banda 0 , come chiamavanle, di una colonna . In pochi giorni oltre alla colonna Arcioni (1 ) , composta quasi per in tero di Ticinesi , ottimamente armati di carabine sviz

zere, ed alla piemontese di Torres (2) , si videro nascere

la colonna Manara (3) , quella di Trotti e quella di Noaro (4) , la colonna Thannberg (5) , quella di Seda bondi , quella di Simonetta e di Vicari, quella di Ti baldi (6) , quella di Longhena ed altre minori e peggiori . Gli uomini che le componevano , varii fra loro di na

scita e di social condizione , presentavano la più bizzarra accozzaglia ; là a fianco del Ligure tu vedevi il Polacco , del Piacentino lo Svizzero , del Lombardo il Francese : al (1 ) Ardito partigiano , lo stesso già da me nominato nel capitolo secondo, e dotato di qualche esperienza acquistata in Spagna , ma caparbio ed intollerante di autorità superiore. (2) Torrero , nativo di Monticelli , umile terricciuola delle Langhe , era stato in Spagna e Portogallo , ove avendo assistito a qualche baruffa in quelle guerre civili , facevasi pomposamente denomi nare il generale Torres : prode della persona , egli era un cervel

balzano e , quel che è peggio , promotore o certo sostenitore al meno dei disordini della sua banda : e lo seppe la povera Crema da lui e dai suoi sottoposta a contribuzione. (3) Manara era un giovane e facoltoso milanese : improvvisato

duce pendente le cinque giornale , spiegò immaptivente molta . attitudine militare , e lo vedremo in varie circostanze far buona

prova ed incontrar finalmente la morte degli eroi .

(4) Noaro era furiere nella brigata Aosta : disperando di venir ufficiale, da alcuni mesi tolto aveva il congedo ; le deboli sue no zioni militari lo resero qualche utilità .

(5) Thannberg era belga : avendo militato colà ed in Africa egli era un eccellente capo di partigiani , e diede in più circostanze prove d'intrepidezza e di sagacia .

(6) Tibaldi pure ritornava di Spagna e non era ignaro della guerra guerriata .


CAPITOLO III .

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generoso giovanetto sorto nelle cinque giornate a difesa della patria , e che abbandonando ora gli agi della vita andava a cercar nuovi pericoli nelle giogaie alpine , tu vedevi frammisto il disertore austriaco, il barabba mi lanese , il vagabondo della città , lo scioperato del con

tado, il ladro fuggito dal carcere ; niun accordo di lin gua , di età , di armi , di vestito : chi indossava l'abito italiano di velluto , chi la rozza giubba del contrabban diere , chi un elegante paletot, chi un incompleto uni forme austriaco ; la maggior parte con ampio cappello all'Ernani od un berretto militare ; non zaino, non cal

zature di ricambio , non giberne , non foderi di sciabola,

di baionella ; le cartuccie eran recate in scarsella , le armi pendevano dall'occhiello dell'abito . Chi aveva un leggiero schioppo da caccia , chi una buona carabina svizzera, chi uno stutzen tedesco, chi un fucile di mu

nizione, chi pistola , chi spada , chi un gran sciabolone, quasi tutti coltello o pugnale. A tante cause di dissoluzione e d'indisciplina aggiun gevansi l'immoralità di molti gregarii non solo , ma di alcuni dei capi ; la loro insofferenza di controllo, l'inca pacità loro , la folle ambizione, la sete di comando che faceva si che dopo d'essersi decorati del fastoso titolo di

generale (1 ) , agognando ad ingrossar la propria schiera ( 1 ) Manara . da principio assunto aveva il titolo di generale di divisione , Arcioni e Torres di brigata : l'ultimo comandava 200

uomini al più , ed il primo 500 , Arcioni ne ebbe sino a 1,200. È

pur giusto dire che Manara pel primo, riconoscendo la ridicolag gine del suo generalato, discese volontario a maggiore , ed Ar cioni eziandio non parlò più del suo grado : quanto a Torres , volendo ad ogni modo restar generalissimo , prese altra via colla sua banda .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

accettavano con soverchia indulgenza chiunque si pre sentava senza ricercare se colà lo guidassero amor di patria e di pericoli , od ingorda brama di rapina e di ladroneccio ; per cui in breve alcune bande , anzi che dannose al nemico , erano oggetto di terrore e spavento

agli abitatori dei luoghi per cui passavano . Alcuni di questi capi di colonna poi preferivano stare nelle città grosse , e taluni vennero persino in sospetto di essere partigiani del partito repubblicano che già cominciava ad agitarsi . Tentò bensi il generale Lecchi di rimediare al male, mandando, d'accordo col quartier generale del re, que ste indisciplinate bande a guerreggiare nel Tirolo ita liano, ove gli abitatori parevan disposti a sollevarsi a favore dell'italiana indipendenza ; savia risoluzione che avrebbe potuto partorire effetti ottimi , se l'esecuzione ne fosse stata affidata ad un uorno capace ; ma vedremo fra poco che, causa all'inettezza del capo, essa ebbe uno sterile ed anzi funesto risultato .

Oltre a queste bande irregolari , altre se ne formarono si di Piemontesi che di Lombardi e di altre provincie

italiane (1 ) : ma queste , generalmente delle altre mi gliori , rimaste essendo attaccate sempre a qualche divi sione di linea , aspetterò a farne parola a misura che i fatti a cui presero parte lo richiederanno . Dal sin qui detto si vede che l'aiuto dato dalla Lom bardia alle armi regie fu poco efficace, poichè la stessa divisione Perrone , giunta più tardi in linea , ebbe poca o niuna parte ai combattimenti della prima campagna : (1 ) Fra le altre non deve tacersi di quella detta Simonetta

Vicari , di cui ebbi già a far cenno nel secondo capitolo e che vedremo prender bella parte all'assedio di Peschiera .


CAPITOLO III .

237

ma , malgrado la lentezza dei Lombardi nell'ordinarsi a

guerra , le sole forze condotte dal re erano talmente su periori a quelle che l'austriaco maresciallo aveva attorno a sė , che questi dovette risolversi a tirarsi velocemente addietro .

Aveva egli , in quei primi momenti , 20,000 uo- Marzo mini al più , coi quali era venuto il di 24 ad accam parsi dietro l'Adda , ove non ancor certo delle ostilità incominciate da Carlo Alberto , avrebbe volontieri so stato alcuni giorni per procacciarsi notizie su quanto accadeva nelle provincie ; conoscere l'estensione della sollevazione e dar tempo alle guernigioni di Pavia , di Piacenza , di Crema e di Cremona di venirlo a rag giungere come ricevuto ne avevan ordine ; ma infor

mato in tal giorno dell'entrata delle truppe sarde nel regno e della capitolazione del tenente-maresciallo Zichy in Venezia , egli , rinunziando alla difesa della linea dell’Adda , si pose in via li 25 per Crema , e tra ghettato l'Oglio il giorno 26, dopo una faticosa marcia

di cinque giorni sotto una pioggia continua , giungeva li 29 a Manerbio sul fiume Mella ; e saputo ivi come la

fortissima Mantova, per cui stava in ansietà grande, an cora si tenesse per l'impero , distaccava immantinente

a quella volta la brigata Wohlgemuth , ed egli, lasciati forti avamposti di cavalleria a Ghedi e vicinanze , ridu ceva il grosso delle schiere a Montechiari dietro il Chiese, facendo le viste di volervisi saldamente stabilire . In quel

giorno le sue forze, aumentate dalle guernigioni di Crema e dagli avanzi di quelle di Brescia e di Cremona, ma diminuite dal distaccamento mandato a Mantova ,

sommavano a 24,000 fanti, 1,500 cavalli e 24 pezzi di artiglieria . Questa sua debolezza tornò a gran vantaggio


238

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dei Piemontesi, i quali, violando le primissime regole dell'arte, avanzavansi sopra due linee di operazione fra loro distanti più di 50 kilometri , poichè mentre il re col grosso dell'esercito seguiva la sinistra del Po ed

agognando a spuntar Radetzky sul Mincio era appena sul finir di tal giorno a Casal Pusterlengo , Bès con 5,000 regolari al più e 2 o 3,000 collettizii avventura

vasi sopra Brescia , ove la sua cavalleria giungeva li 31 ; dimodochè se il maresciallo fosse stato quel grand’uomo

di guerra che i suoi adulatori pur vorrebbero farci cre dere , avrebbe con tutta facilità potuto opprimere quel corpo staccato , rilevando con questo fatto il valore dei depressi suoi soldati ed incutendo per lo contrario gran spavento nelle truppe alleate non ancor use alla guerra .

Diffatti al giorno 30 gli avamposti austriaci erano a Villa -Buffalora che dista soli 6 kilometri da Brescia , ove Bès colle fanterie non giunse che il 1 ° aprile : era dun que facile a Radetzky gettarsi su quella città che, mal fortificata e difesa solo dai citladini , da 1,000 volontarii di Arcioni , di Simonetta , di Manara e da 500 cavalli piemontesi, difficilmente resistito avrebbe a 24,000 uo mini regolari ; e quand'anche Bės giunto fosse coi suoi 5,000, le sue forze non erano sufficienti per tener testa alle austriache (1 ) : il corpo del re poi, che solo li 31 spinse la sua vanguardia a Crema , non poteva certo giun gere sul Mincio prima del maresciallo ; ma anche in tale

lontana ipotesi , questi avrebbe sempre avuto agio di ri (1) Durante la notte dal 1 ° al 2 aprile diffatti vi fu un allarme in Brescia : i Piemontesi occuparono la cinta ed i varii corpi di volontarii presero posizione fuori della città ; ma si venne poi a conoscere che non erano che piccole pattuglie di ussari mandate a scorrazzare quella volta.


Comandante in capo, Maresciallo RADETZKY — Addetto ad latus Comandante generale dell'Artiglier Tenente maresciallo WRATISLAW .

1° Corpo

}

Capo di Stato Maggiore , colonnello NAGY .

1 Divisioni

Brigate

ARMI DIVERSE

U'


!


>

CAPITOLO III .

239

dursi a Peschiera per la via di Lonato e per quella del lago, di cui allora ancor aveva il dominio . Invece di eseguire questa ardita mossa , il generale

cesareo , distrutti con mine i ponti di San Marco e di Mocasina sul Chiese, preferi di varcare il Mincio il dì 31 lasciando una debole retroguardia a Lonato ; risoluzione

prudente se consigliata da fondati timori di perdere per sommossa popolare l'importante città di Verona , o dallo stato di sgomento in cui cadute erano le truppe impe

riali , ma che ad un tempo vale a dimostrarci quanto erroneo sia l'asserto di un autore tedesco che vorrebbe

farci credere inconcusso e saldo lo stato morale di quel l'esercito . Ad ogni modo non ſu merito dei generali pie montesi se sul primo esordire della campagna essi non toccarono una solenne disfatta .

A questamorale prostrazione delle sue genti par ezian dio che attribuir si debba la risoluzione presa dal ma resciallo di non difendere vigorosamente la linea del

Mincio, assai forte per se stessa e resa ancora più for midabile se chi ne sta a difesa sia padrone dei due punti estremi , Mantova e Peschiera . A quell'epoca il tenente maresciallo d'Aspre, il più ardito ed intelligente fra i luogotenenti radetzkiani , facendo prova di sagacia e di militar perizia, abbandonate Padova , Vicenza e tutte le altre città secondarie, erasi ripiegato col secondo corpo , di cui aveva il comando, sopra Verona ; dimodochè il maresciallo trovavasi , per confessione stessa de' suoi lo datori , alla testa di 57,000 uomini ( V. Quadro no 3 ) ,

dai quali togliendo 17,000 per un distaccamento fatto nel Tirolo, e pel presidio delle fortezze, al qual scopo far concorrere poteva i corpi non combattenti compresi in quel novero, gli rimanevano 40,000 uomini che col


240

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

locati metà in riserva a Villafranca, metà sulle migliori posizioni lungo il fiume, e coadiuvati nella difesa di esso

dai presidii di Mantova e Peschiera , potevano far costar caro il passo del fiume al nemico, minacciandolo anche di sortite alle spalle . Lo spazio compreso fra Peschiera e Mantova non ec cede li 30 kilometri : le acque del fiume, sempre rag guardevoli e rapidissime , possono venir in breve aumen tate per mezzo di dighe al punto che , rotti i ponti di

Goito e di Borghetto, il passarle a guado riesca quasi impossibile ; ma quand'anche i Piemontesi , che tutto al più ascendevano a 50,000, riusciti fossero a sormon tare tanti ostacoli, Radetzky, per mezzo delle alture che

da Valeggio corrono sino a Pastrengo e che offrono un eccellente terreno per fare una lenta ritirata , poteva

sempre riguadagnare il campo trincierato di Verona (1 ) . Ma Radetzky, poco fidando nel valore delle sgominate

sue schiere , inquieto per le proprie communicazioni colla Germania, ove succedevano fierissimi eventi e dalla ( 1 ) Il generale austriaco Carlo Schönals , aiutante di ala di Ra

detzky , e riputato da tutti per autore dell'opuscolo intitolato il Veterano austriaco, pretende che il fiume non è largo e profondo

abbastanza per potersi considerare come un impedimento stra tegico : io , appoggiato all'opinione di Jomini, penso il contrario : ecco quanto dice quel chiaro uomo di guerra: « Bien que le Mincio

a soit une petite rivière en proportion de l'immense lac de Garda a dont il sort, il n'est jamais guéable pour une armée quand on « ferme le canal de Salionze : lors même qu'il reste ouvert, les « gués dans les plus basses eaux se trouvent en petit nombre et

« sont tous à l'avantage de la rive gauche qui domine constam « ment la droite excepté aux rentrans de Monzambano et Mo a lino près Pozzuolo, lesquels ont sur la gauche un commandement « décidé . »


CAPITOLO IIJ .

241

quale aspettava il corpo di riserva che Nugent stava adu nando sulle rive dell'Isonzo, paventando di vedersi re cisa l'altra linea di ritirata per la valle dell'Adige dai

volontarii che già romoreggiavano lungo le rive del lago di Garda, risolvette di lasciar a difesa del fiume il solo

tenente-maresciallo Wratislaw col primo corpo, ingiun

gendogli , ove venisse assalito da forze superiori, di ripie garsi sopra Verona ove egli intanto recavasi il giorno ?

aprile per porre in completo stato di difesa quella piazza in cui intendeva rinchiudersi nel doppio scopo di ripri stinare il morale de'suoi soldati e di attendere il corpo di riserva (1 ). Nei primi giorni d'aprile pertanto tutte le truppe au- Aprile striache di cui poteva al momento disporre il mare

sciallo, ad eccezione del presidio di Ferrara , erano riu nite nel terreno frapposto all'Adige ed al Mincio, il quale - lia la forma di un trapezio irregolare , ai cui quattro angoli giacciono altrettante fortezze , due delle quali ragguardevolissime , dal che ne risulta uno dei teatri di guerra più formidabili che si conoscano in Europa. Chiuso a ponente dal Mincio, egli vien limitato a levante dall'Adige , che pigliando origine nelle Alpi Carniche presso il monte Brennero, scende rettamente al sud fra

orride balze lungo i fianchi del monte Baldo , e sboc cando al piano alquanto al dissopra di Verona, inclina a scirocco sino a Castelbaldo al dissolto di Legnago, ove volgendo rellamente ad oriente va con corso paral ( 1 ) Il Velerano austriaco, cominciando forse a rimbambire, poco assen nalamente dice che il maresciallo , che riceveva funeste

nuove di quanto accadeva a Vienna , era privo di nozioni sullo stato dell'esercito di riserva : dunquc fioccavan dal cielo le no tizie di Vienna ? Vol. III . - 16

PINELLI , Storia mir .


242

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

lelo a quello del Po a metter foce esso pure nell'Adria tico . A tramontana questo campo di guerra è confinato dal lago di Carda e dalle gole del Tirolo italiano, ed a mezzodì dal Po e dalle basse terre comprese fra il Po e l'Adige, note sotto il nome di Valli Veronesi, ed irrigate dal Tartaro , dal Castagnaro e da un numero infinito di canali più o meno considerevoli . A sinistra di chi vien di Lombardia al punto in cui il Mincio sgorga dal lago di Garda presentasi Peschiera, antico baluardo dei Ve neziani .

Questa fortezza che isolata a sè non potrebbe aver grande importanza , l'acquista ove venga considerata , come è diffatti, qual parte di un intero sistema di for tificazione. Di piccola capacità, Peschiera offrir non po

trebbe commodo ricetto ad una poderosa armata , ma

collocata sulla riva del lago, servir potrebbe di anello con Verona ad un esercito possessore di numerosa flottiglia nel caso che il nemico si fosse impossessato , come av venne ai Piemontesi in quella campagna , dell'altipiano posto fra i due fiumi; colla communicazione libera da parte del lago essa potrebbe venir sempre supplita di

armi o di vettovaglie, ed in caso disperato il suo pre sidio potrebbe sempre trasportarsi sulla sponda acci dentale del lago ed operare la sua ritirata per la valle

del Chiese e dell'Adige superiore : ma nel 1848 gli im periali avendo perduti i due vapori che tenevano sul lago, eran privi di questo mezzo , ed a questa circo stanza , che impedi loro di vettovagliar la fortezza , at tribuir si deve in massima parte la caduta di essa . Mantova siede all'altra estremità del Mincio, il quale altro non essendo che un emissario del lago di Garda, ivi giunto , deposto il carattere di fiume , smisurata


CAPITOLO III .

273

mente allargando il proprio letto, ritorna lago che , di

viso in tre e separato da ponti e da dighe, assume il titolo di lago superiore, lago di mezzo e lago interiore, estendendosi verso il sud-est sino al punto ove rinchiuso di nuovo in angusto letto riassume la forma di fiume lasciandosi a destra il forte Pietole per andarsi a pre cipitar poco lungi nel Po oltre Governolo . Mantova giuocò sempre un ruolo maggiore , nelle

guerre d'assedio ed ognor cadde per capitolazione, per assalto non mai ; tuttavia la sua forza fu forse sempre

esagerata , e la relazione del francese Latour-Foissac, per iscusare la resa da lui fattane nel 1795 alle armi im

periali, sebbene evidentemente scritta nello scopo di attenuarne la forza , dimostra ciò nullameno che l'im

portanza di quella fortezza ſu sempre magnificata : vero ė che da quel tempo le opere furono accresciute, ma non per questo erano esse in buon stato ; che anzi un autore austriaco ammelte che la grettezza del suo go

verno avevale lasciate cadere quasi in isfasciamento : oltre a ciò debole ne era il presidio, poche e scavalcate

le artiglierie, le truppe mal disposte a difendersi e sim patizzanti quasi cogli abitanti già lumultuanti e biso gnosi solo di sprone per fieramente insorgere ; di modo che se i Piemontesi, accorrendo celeri, piantato avessero le loro batterie sulle sponde dei laghi di mezzo ed in feriore che erano in loro potere , e distrutto coi loro proiettili l'argine Molino che lega la città colla citta della , ed il ponte che separando il lago di mezzo dal l'inferiore unisce la lunetta San Giorgio alla città , la guarnigione priva delle munizioni da bocca e da guerra, che trovavansi in città , e che non aveva potuto pronta

mente trasferire in cittadella per mancanza dei mezzi


244

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di trasporto, insufficiente per numero a difendere quel vasto agglomeramento di fortilizii che, tenuto conto delle molte malattie cagionate dal clima malefico, per esser convenientemente difeso esige non meno di 20,000 uo

mini , non avrebbe potuto far una resistenza molto pro tratta .

Porto Legnago altro non è che una doppia testa di ponte sull'Adige, capace di 2,000 uomini al più ; esso è diviso dal fiume in due parti ineguali : la maggiore , detta propriamente Legnago, giace sulla destra del fiume; Porto, che è la minore, trovasi sulla sinistra ; ambidue son cinte da solido muro che prende la forma d'un esa gono . Per Radetzky , padrone di Verona e perciò delle

due sponde del fiume, Legnago era di un'importanza affatto secondaria ; non cosi pei Piemontesi, i quali do

vevano tentar d'impadronirsene per avere una commu nicazione costante cogli insorti della Venezia . Verona , fortezza molto meno regolare di Mantova ed incapace a resistere come quella ad un lungo assedio, ove il nemico riesca ad accamparsi sullc allure che le giacciono alle spalle , Verona aveva però per l'esercito austriaco un'importanza mollo maggiore delle altre tre piazze summentovate . La sua giacitura a cavallo di un

grosso fiume , ed allo sbocco della valle dell'Adige e di quelle secondarie di Arsa , Pantena e Sugana, ne fa il punto naturale di ritirata di un esercito che venga costretto dagli eventi di guerra ad evacuar la Lombar dia ; giacchè se Peschiera e Mantova molto apposita

mente considerar si ponno come i bastioni della cortina formata dalla linea del Mincio convenientemente munita ,

Verona diviene il maschio di questo vasto e fortificalo scacchiere, ove , perdute le opere esterne , un esercito


CAPITOLO III .

245)

ridursi possa- per rinnovare valida resistenza . Isolata mente poi Verona possiede uno sviluppo tale di fortilizii che la converte in un campo trincierato capace di me glio di 60,000 uomini; e le sue opere essendo perma nenti , se non autorizzano ad annoverare quella città fra

le piazze regolarmente fortificate, la rendono però molto più formidabile di un semplice campo trincierato con opere

transitorie. Essa comanda una gran sfera d'azione

.

che difficilmente permetterebbe al nemico di gettar ponti in prossimità de' suoi fuochi ; ed i quattro esistenti e che legano Verona con Veronetta sono talmente circon dati dall'abitato, che per varcarli convien prima impa dronirsi della maggior parte della città . Sulla sponda sinistra del fiume la parte della città , Veronetta propriamente detta, è circondata da un an lico muro che innoltrandosi verso i colli forma un an

golo molto acuto , al cui vertice sorge il castello di San Felice . Molte opere staccate furono dalle guerre na poleoniche ed eugeniane in poi aggiunte a questa cinta bastionata ; consistono esse nel forte Scholl , posto al nord-est della città e che batte la strada che porta a San Bonifacio , ed in varie torri dette massimiliane, di

costruzione assai difettosa e di un'utilità più che secon daria ; ma la natura del suolo e dei colli che siedono a

spalle di Verona rendono malagevoli le opere di assedio da quella parte . Sulla destra del fiume poi le difficoltà sono forse mag

giori; poichè il vecchio muro eretto dai Veneziani che da quel lato cinge la città e che già esisteva ai tempi delle guerre della rivoluzione, era stato dagli Austriaci in questi Junghi anni di pace potentemente rafforzalo

con terrapieni molto larghi, con solidi bastioni e cava


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

lieri : dinnanzi poi ad esso erasi innalzato un secondo muro a secco che, percorrendo la periferia dell'intero lato, formava una cinta esteriore con feritoie e numerosi

sportelli muniti di cannoni , e fra la nuova e l'antica cinta esisteva un largo fosso in cui per via di poterne laterali le truppe d'ogni arma potevano venirsi a schie rar a battaglia ed uscire ordinate al piano, offrendo in pari tempo un ottimo ricetto in caso di ricevuta ri pulsa : il qual fosso poi poteva all'uopo per via di dighe venire riempito colle acque del fiume. Dietro questa doppia cinta, lå dove l'Adige descrivendo una curva

molto pronunziata divide la città in due punti, varii solidi fabbricati , come il Castelvecchio , le caserme e l'anfiteatro, formavano lungo la corda di quell'arco una terza linea molto più ristretta delle due precedenti, e finalmente il fiume presentava all'invasore un quarto ostacolo . Esteriormente all'angolo sud -ovest della cinta , dinnanzi al vecchio bastione di Spagna , sorge il forte San Procolo , che incrociando i suoi fuochi con quelli del bastione di tal nome e di quel di San Zeno , domina

completamente la gran strada che da Verona per Croce Bianca tende a Peschiera.

Oltre a queste artificiali difese agglomerate sulla riva d'estra del fiume, la natura stessa cinse Verona di una corona di alture , che un giorno forse chiudevano l'alveo del fiume, e che cominciando a ponente a Chievo e cor rendo alla distanza media da Verona di 1,300 metri in

semicircolo verso levante vanno a terminare presso Tom betta , al punto ove l'Adige forma un gomito collo spor gente rivolto a libeccio , lasciando quivi una pianura ehe da Santa Lucia si protrae verso la Porta Nuova della eittà , ed a dominar la quale dovevasi erigere un forte


CAPITOLO III .

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staccalo , il quale però in allora ancor non esisteva . Tuttavia se questa cinta riesce di gran giovamento per una difesa passiva , può esser d'incaglio per le sortite del presidio , ed , ove cada in man del nemico, offrirgli un'ottima linea di circonvallazione, di dove potrà con grosse artiglierie considerevolmente danneggiare la cinta esteriore ed efficacemente respingere qualunque offen siva dell'assediato .

Dal sin qui detto appare che assediar Verona era cosa seria tanto da un lato del fiume che dall'altro ; e che a

bloccarla si richiedevano forze di gran lunga maggiori a quelle degli alleati . Oltre a queste quattro fortezze il maresciallo austriaco, usufruttuando la solida costru zione delle case italiane, aveva convertito in passeggiere ridotte varie cascine , abbarrate le vie e trincierato al

cuni dei villaggi posti sul terreno che gli alleati , avan zando dalle rive del Mincio, percorrer dovevano per re

carsi a quelle dell'Adige . Tale era l'intralciato teatro guerriero sopra cui il vecchio Radetzky attendeva l'ine sperto suo avversario .

L'esercito piemontese intanto a gran passi procedeva verso il Mincio : ma se pronte erano le sue marcie, non per questo vestivano esse quel carattere militare di cui dovrebbero sempre essere improntate . I condottieri dei soldati regii , condividendo l'erronea opinione generale

che l'esercito austriaco fosse in piena dissoluzione, eche ormai più non si trattasse che di andare a piantar la bandiera tricolore sulle vette del Brennero , non altri menti curavansi di ordinare e far eseguire quelle pre cauzioni che i dettami della guerra impongono a qua lunque ben ordinato esercito. I Piemontesi, generalmente

ben accolti nelle provincie lombarde, spensieratamente


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

innoltravansi: il soldato , ben nudrito, bene alloggiato, credendo che le cose avessero a continuare su questo andare , lieto chiamavasi del nuovo suo stato (1 ) , e schia mazzando e canterellando a piena gola certe insulse canzoni dell'epoca riboccanti di mille abbietti impro perii a Radetzky ed ai suoi soldati , faceva sacramento di farne aspro governo, seppure raggiungere li poteva (questo era il timore ! ) prima che rivalicassero le Alpi : i capi poi se non spingevano a tal segno le stolte spe ranze , opinavan però generalmente che la linea del Min cio sarebbe stata varcata senza contrasto, che Peschiera

e Mantova ceduto avrebbero alla prima intimata , e che tutto al più , secondo tutte le apparenze , sotto le mura di Verona si sarebbe combattuta una battaglia campale , che, vinta senza dubbio dai Piemontesi sopra gli atterriti Tedeschi, deciso avrebbe della sorte dell'intera penisola in favore della causa nazionale. Non avevano in vero alcuni divisionarii omesso di

prescrivere certe precauzioni ; ed il generale Broglia, a cagion d'esempio , ordinato aveva di scegliere in ogni

batlaglione 60 individui destinati a far il servizio di per lustratori e fiancheggiatori delle colonne : ma oltrechè questo servizio , che avrebbe dovuto essere disimpegnato dalla cavalleria , era poco conveniente agli ufficiali e sol dati di linea , i capi di corpo inoltre non vi davano al

cuna importanza (2) . Quest'imprevidenza costò cara alle (1) Il soldato di fanteria, regalato di vivande e soprattutto di vino dagli abitanti , riceveva i viveri in danaro e toccava una svanziga al giorno . ( 2) Nel mio reggimento io venni destinato ad assumere il co mando dei 180 soldati incaricati di assicurare i fianchi ai tre bat

laglioni : partito da Castel Goffredo li 8 aprile per andare a Ca


CAPITOLO III .

249

truppe del primo corpo d'armata , ed avrebbe potuto cagionare danni gravissimi : ecco come andò la cosa . Il re partito da Pavia e spintosi colle truppe della prima

divisione per Codogno a Cremona , ivi fissava il suo quar tier generale il di 3 aprile, e convocava all'indomani un

consiglio di guerra, in cui lungamente si discusse sulla via da tenersi : finalmente la celebrità , di cui immerita mente godeva la cavalleria imperiale, consigliando al primo corpo , che non aveva ancor seco che il solo reg gimento di Genova cavalleria , di evitare le pianure di Ghedi e di Montechiari , si pensò di costeggiare la riva sinistra del Po ; ed essendosi allora solo destata l'idea tardiva di un colpo di mano sopra Mantova , ove mal grado i rinforzi già spediti dal maresciallo ancor face

vasi fondamento sopra una sommossa popolare , dopo aver perduto tutto il giorno 4 in inutili discussioni, venne deciso di marciar a quella volta ; perlocchè, mentre vriana , io chiedevo mi venisse permesso di far caricar le armi ai miei uomini: ma il colonnello me ne facea formale divieto :

avendo io però insistito presso il maggiore del mio battaglione dimostrandogli a quali terribili conseguenze ci esponessimo ar venturandoci in un paese che dicevasi infestato dalla cavalleria nemica con le armi scariche, egli , dotato di maggior tatto militare, concordava meco , ma dicevami tuttavia di non osare di ordinar

melo, e lasciar pertanto la cosa pienamente sulla mia risponsabi lità ! Il lettore può ben comprendere che delle due risponsabilità scelsi la meno grave e che i fucili furono caricati. Alcuni giorni

dopo per lo contrario quel benedetto uomo di colonnello, sebbene ci trovassimo al Borghetto in seconda linea , poichè a Valeggio stavan dinnanzi noi 5 o 6,000 uomini , non voleva più che i sol

dati scaricassero i fucili pieni di ruggine per cinque giorni di pioggia costante; ed anche allora fu forza ai capitani di pigliar sela sopra sè , facendo scaricare e ricaricar i fucili ai soldati pochi alla volta .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

il re trasportava il giorno 5 il suo quartier generalc a Bozzolo , Bava partendo da Cà de Stefani e passando per Piadena , Bozzolo e San Martino dell'Argine , giungeva a sera innoltrata sulle rive dell'Oglio : trovato il ponte semidistrutto e custodito dalla parte degli alleati dalla compagnia Griffini e da alcuni volontarii del contado

cremonese, Bava , fattolo riparare alla meglio, collocava nel borgo di Margaria , posto sulla sinistra del fiume,

un baltaglione del 5° reggimento di fanteria, una com pagnia di bersaglieri ed una mezza batteria , spingendo un pelottone di 20 cavalli ed uno di 40 ſanti 400 metri circa innanzi in avamposto sullo stradale che tende a Mantova : i dụe altri batlaglioni del 50 coll'altra mezza

batteria bivaccarono sulla destra dell'Oglio, ed il rima nente della divisione pernottò a San Martino dell'Argine . Eransi i fanti di vanguardia collocati a sinistra dello stradale sorvegliando malamente la destra , ove un pro fondo fosso pareva rendere difficili le sorprese , e la sciando alla cavalleria la vigilanza dello stradale. Il te nente M..... , comandante di quei 20 cavalieri , aveva bensi spinto due vedette più innanzi , ma ridotlosi poscia col rimanente sotto una tettoia al coperto, non si diede più cura di far pattugliare durante la notte ; locchè diede agio a Benedeck, che giunto da Pavia a Mantova intrapreso aveva quella notte una ricognizione, di far penetrare alcuni Tirolesi fra le paludi che circondavano la destra, alle spalle delle vedette : giunti essi inosser vati verso l'una dopo la mezzanotte a poca distanza dalla tettoia , vi eseguirono contro una repentina scarica , la quale portò lo scompiglio fra cavalli e dragoni , che uscendo alla rinfusa dal loro ricovero , portarono lo spa

vento nelle altre truppe : il piccolo posto di fanteria che


CAPITOLO NI.

251

stava sulla sinistra della strada ritirossi frettolosamente

per alcuni violtoli ; i bersaglieri ed il battaglione allog giato nel borgo , prese le armi, steltero in attesa di essere assaliti da forze considerevoli , ed un colpo di cannone

sparato contro un nemico immaginario portato avendo l'allarme sino a Bozzolo, le truppe stanziate a San Mar tino mandarono grosse pattuglie verso il fiume , due delle quali, procedendo senz'ordine , scontratesi di notte si fucilarono a vicenda . Si gran fracasso però spaventò tanto i Piemontesi che i Tedeschi, i quali appena udito il rombo del cannone , celeremente ripiegavansi sopra Mantova , traendo seco 9 dragoni ed 8 cavalli stati in quel primo momento di terrore catturati da 40 ulani

gettatisi animosi sopra i fuggiaschi . Questo tafferuglio, in sè poco importante, invece di

insegnare ai duci dei regii di inculcare maggior vigi lanza ai piccoli posti curandone essi stessi il buon col locamento , non ebbe altro risultato fuorchè d'inspirare

ai non per anco agguerriti soldati piemontesi una tal timidezza quando erano in avamposto , per cui i falsi allarmi divennero da allora in poi frequentissimi; ed

in quella notte stessa successero casi gravi di pusillani mità e d'indisciplina , poichè alcuni soldati che fuggiti erano sino a Bozzolo , trovatene chiuse le porte, osarono far fuoco contro l'abitato ; dismettere adunque con se verità salutare il poco vigile ufficiale di cavalleria , e far fucilare quei ribaldi ammottinati era quanto il bisogno di raffermar la disciplina all'esordire di una campagna potentemente consigliava; ma il re , già avendo adottato quel sistema fatale di indulgenza che riuscir doveva cosi nocivo alle armi italiane, l'inetto ed i facinorosi anda

rono impuniti.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Appena albeggio, fece Bava eseguire una ricognizione, che pose in chiaro come l'attività del governatore di Mantova ed i rinforzi da lui ricevuti avessero fatto sva

nire ogni speranza d'impadronirsi per sorpresa di quella piazza . Decise allora il re di portare tutte le sue forze sulla linea del Mincio per darvi battaglia se il nemico avesse osato di ivi aspettarlo . In conseguenza le truppe abbandonarono il giorno 7 i loro alloggiamenti ; la prima divisione per Redondesco venne su Gazzoldo sul far della noite , ma Bava , non volendo avventurarsi pendente l'o scurità in terreno ignoto , ivi ne trattenne il grosso , oc cupando colla vanguardia Cà Bozzelli ; il corpo di riserva, partito parimenti il di 7 da Piadena , da Gazzuolo e dintorni , passato l'Oglio a Canneto , segui la prima di visione a breve distanza ; e la brigata Acqui , facente parte della seconda divisione del primo corpo d'armata , ab bandonar doveva Asola li 8 al far del giorno ed avan zare anch'essa in tal direzione , mentre il secondo corpo

d'armata , passando per Asola , Castelgoffredo e Cavriana, portavasi esso pure superiormente sul fiume. Wratislaw , incaricato di difendere col primo corpo austriaco una linea di 30 kilometri , aveva appostata una brigata a Monzambano , una a Valeggio , e quella del generale Wohlgemuth a Goito, mentre egli tenevasi col rimanente a Villafranca, punto ad un dipresso cen trale e distante 8 kilometri dal fiume , sulle rive del quale sorgono i tre villaggi suddetti . Siede Goito sulla destra del Mincio al punto ove i stradali di Gazzoldo e di Mar mirolo formano tra loro un angolo relto. La terra è circondata da un vecchio muro dietro cui gli Austriaci si erano collocati, praticandovi feritoie e servendosene come di una testa del ponte in pietra che dà accesso alla strada


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ma che appena rota la guerra avevacambiatopome.

( 2) Buona parte di questo battaglione era stata trattenuta a Ge nova per salir sulla flotta che stava allestendosi , e dove adempier doveva al servigio speciale per cui era creato .


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mirolo normano tra loro un angolo reuo . La vena circondata da un vecchio muro dietro cui gli Austriaci si erano collocati, praticandovi feritoie e servendosene come di una testa del ponte in pietra che dà accesso alla strada


CAPITOLO III .

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di Mantova , lontana da Goito un kilometro e mezzo . Un

autore tedesco dice che gli Austriaci avevano tentato di far saltare il ponte sin dal giorno prima, ma che ne erano stati impediti dalla dirotta pioggia ; pare impos sibile che non trovassero modo di ottenere l'intento in

tutta la giornata, ond’io credo piuttosto che difender lo volessero ; ad ogni modo fatto è che quando i Piemon tesi vi si presentarono esso era ancora in piedi . Stava a difesa di quel borgo sulla destra del fiume una com pagnia del 40 battaglione di cacciatori tirolesi, detti dell'Imperatore, forte di 160 uomini ; le altre tre com pagnie, sommanti insieme a 520 uomini , tenevansi al di

là del fiume con un baltaglione di linea del reggimento Oguliner 1,200 uomini, due squadroni di usseri Ra detzky ( 1), 230 uomini , e quattro pezzi di artiglieria , mentre un altro battaglione di fanti gradiscani trovavasi

a Pozzuolo , terra posta a 5 kilometri superiormente a Goito e sulla riva sinistra .

Fredda e piovosa era stata la notte ; ma a mattino innoltralo , surto essendo un vivido sole , Bava partiva da Cà Bozzelli, e giungeva verso le 10 mattutine sulle

alture che si innalzano a ponente di Goito con 300 uo mini del battaglione Real Navi (2) , con 150 della seconda compagnia Bersaglieri, coi volontarii di Griffini ed i Genovesi di Ferrari, sommanti assieme a 180 uomini ,

con tutta la brigata Regina , forte di 4,000 uomini, una compagnia di zappatori del Genio , di 138 uomini , un (1) Questo era il reggimento di cui Carlo Alberto era titolare , ma che appena rotta la guerra aveva cambiato nome.

( 2) Buona parte di questo battaglione era stala trattenuta a Ge nova per salir sulla flotta che stava allestendosi , e dove adempier doveva al servigio speciale per cui era creato .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

pelottone di 25 dragoni di Nizza cavalleria e la 6a ed 8a batteria di battaglia ; questa vanguardia era seguita a breve distanza da 4,000 fanti della brigata Aosta e da 1,000 cavalli dei reggimenti Nizza e Genova cavalleria . Fugate le sentinelle tirolesi che stavano sull'erta , i Pie montesi, preceduti da una forte catena di bersaglieri, venivano in colonna giù per la china ; quando Bava , vedendo che il cannone austriaco cominciava a bersa

gliarne la testa , faceva spiegar a battaglia due batta glioni del 9o reggimento a destra ed a sinistra della strada, tenendo gli altri quattro della brigata in seconda linea piegati in colonna , e spingendo in pari tempo le Real Navi in colonna serrata sullo stradale, seguile da

una sezione di artiglieria . Innoltratisi in tal ordine, i Piemontesi venivano ac colti da un vivo fuoco di moschetteria partito dal vec

chio muro , dalla caserma , dal palazzo Somenzari e da quello dell'artiglieria collocata sulla sinistra del fiume: ma pesava sul cuore dei Piemontesi il tedio di trentatre anni di pace ; ed il maggiore Jaillet rispondendo effica cemente con una batteria collocata sul colle più prossimo alla città al ſuoco nemico, i Bersaglieri animati dal prode loro colonnello Alessandro Lamarmora , mal tollerando ogni indugio , risoluti spingevansi verso la porta del vil laggio, seguiti dalle Real Navi e sostenuti dai 25 dragoni

guidati dal tenente Franchelli. Colå giunti , mentre una parte di essi davano la scalata al muro e scavalcavano le barricate erette dietro la porta che tentavasi d'atter rare , un'altra squadra , col suo valoroso colonnello in

testa, volgendo a destra indirizzavasi verso il ponte : e sebbene in tal momento Alessandro Lamarmora, colpito da palla di fucile nella mandibola , costretto fosse a ri


CAPITOLO III .

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tirarsi , non perciò arrestavansi gli animosi Bersaglieri; il che vedendo i Tirolesi , abbandonati i ripari, preci

pitavansi alla volta del ponte ; perlocche Bava velocemente spediva a sostegno di quei pochi bersaglieri un batla glione del 9o, sotto gli ordini del generale divisionario

D'Arvillars, mentre la compagnia Griffini, sprolungan dosi lungo la destra del fiume, scambiava fucilate coi Tirolesi collocati sulla sinistra . Contemporaneamente

Trotti penetrava con un altro battaglione e con una se zione di artiglieria nel villaggio vicino , sgombro di ne mici ; e facendo sagacemente collocare quei due pezzi , imprendeva a bersagliar di sbieco i cannoni austriaci al di là del Mincio .

Scendeva frattanto al piano il 5° reggimento Aosta , mentre il 6° reggimento, Nizza cavalleria e la batteria,

che aveva prima dall'alto aperto il fuoco sul nemico e che ora dall'avanzare dei nostri era costretta a desi

stere, d'ordine di Bava prendevano posizione non lungi dal punto ove la strada di Gazzoldo si congiunge al gran stradale di Mantova per impedire che la guerni gione di quella fortezza, operando una sortita, venisse per Rivalta e Rodigo ad assalirli alle spalle . Wohlgemuth , notato l'ardore dei Piemontesi e la loro superiorità numerica, rinunziando a difendere ulterior mente il ponte , dava ordine di farlo saltare , concen trando la difesa nelle case poste sulla sinistra del fiume. Saltava il ponte con orribile fracasso, ma i pilastri resi stito avendo all'esplosione , i Bersaglieri, seguiti da al cuni soldati delle Real Navi e della Regina , gettavansi per quella perigliosa via tentando di pervenire sull'op posta sponda ; mentre alcuni altri invano cercavano di guadare inferiormente il fiume per tagliar la ritirata al


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nemico. Questi, impedito dall'abbattere il parapetto dai liri dei volontarii di Griffini e di una compagnia di cac ciatori Aosta giunta in rinforzo, e grandemente tribolato dai tiri delle nostre artiglierie che sfasciavano le case ove ricoverati s'erano i Tirolesi , paventando di veder ormai traghettare il fiume dal nemico in forza ragguar devole per quell'angusto sentiero , si decise allora alla ritirata , abbandonando un cannone stato smontato dai

tiri dei cannonieri piemontesi , un centinaio di prigio nieri e 60 circa fra morti e feriti. Trovaronsi fra i morti

un capitano Knezich , colpito da un bersagliere mentre dal balcone dell'albergo della Giraffa, adempiendo più all'obbligo di soldato che d'uffiziale, era intento a far fuoco sui Piemontesi , e due giovinotti Hofer, uno sotto ienente e l'altro cadetto, e nipoti entrambi del celebre Hofer l'eroe tirolese, posto a morte quegli da atroce ti ranno per aver pugnato in sostegno della libertà patria ,

caduti questi per essere strumento dell'oppressione di un altro popolo . I prigionieri in gran parte apparte nevano alla compagnia incaricata della difesa del vil laggio ; non potendo essi più attraversare il fiume sul

distrutto ponte , molti riuscirono a ripiegarsi sopra Bor ghetto , ma varii furono costretti a cedere le armi. Dei

Piemontesi perirono 6 soldati e 2 ufficiali, Galli di Man tica tenente dei Bersaglieri, e Wright delle Real Navi ,

oriundo inglese, figlio secondogenito di quel colonnello che era venuto nel 1814 al servizio della sarda mari

neria : colpito in fronte mentre animava i suoi , il forte giovane spirò sull'istante prima vittima di questa santa ed infelice guerra. I feriti furono 41 , fra i quali Ales sandro Lamarmora , Alli di Maccarani , maggiore co mandante delle Real Navi , gravemente colpito in pelto,


CAPITOLO III .

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Bellegarde primo capitano che ebbe il pugno fracassato

da palla di moschetto mentre accingevasi a rimpiazzare il maggiore, e Roggero capitano aiutante maggiore del 100 reggimento, colpito nel braccio sinistro mentre ag giravasi fra le sezioni della colonna . Nè tacerò il funesto

destino del prode Domenico Berta, cacciatore del 9º reg gimento, il quale privo d'una gamba mentre fra i pri

missimi correva sulle pile del distrutto ponte sulle traccia del fuggente nemico , volle che un compagno gli tagliasse le carni penzolanti , e condotto quindi all'ambulanza spirò sotto i ferri chirurgici , gridando viva il re ! Questo felice combattimento grandemente esaltò l'a nimo dei Piemontesi, i quali forse lo magnificarono al di là della ragione; ma tutti sanno di quanta impor tanza sia in guerra il successo primo , ed oltrecchè fu sempre uso di guerra di esagerar le proprie vittorie , non s'addiceva poi certo agli scrittori tedeschi , che tanto chiasso fatto avevano per un posto sorpreso a Marcaria, di criticare il tronfio bollettino con cui Carlo Alberto ne diede notizia all'esercito ; lo stesso Napoleone , uso a guadagnar tante giuste battaglie campali, e l'Austria sel sa , suoleva rappresentare come luminose vittorie le più semplici avvisaglie . Durò il fatto di Goito tre ore , ed appena i Piemontesi furono in possesso del ponte, Bava affrettavasi a farlo ristabilire dalla compagnia Ferrero del genio ; tuttavia il ritardo inevitabile e la mancanza

od ignoranza di un guado in prossimità impedirono di disturbare la ritirata fatta da Wohlgemuth per Marengo, Roverbella e Mozzecane sopra Villafranca . Al primo annunzio dell'attacco di Goito Radetzky era

uscito dalla piazza con 15,000 uomini, pronto a soste nere il suo luogotenente , ove i Piemontesi, varcando in Vol . III – 17

PISELLI , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

forza il fiume, tentato avessero di seriamente inquie tarne la ritirata ; e veramente ciò si sarebbe dal canto loro potulo operare, e forse una battaglia campale verso Villafranca contro truppe sfiduciate avrebbe dato im mensi risultati e posto anche fine alla campagna dando Verona in mano degli alleati ; ma per ciò fare sarebbe occorso che la seconda divisione del primo corpo ed il secondo corpo d'armata del generale De Sonnaz , non che la riserva del duca di Savoia , fossero già in misura di assalir Monzambano lo stesso giorno 8, e di togliere

agli Austriaci il passo di Borghetto per dove avrebbero potuto voltarsi alle spalle degli assalitori e scinderli in

due parti, mentre il primo corpo innoltrato si sarebbe al piano sulle traccia di Wohlgemuth ; ma vedemmo

invece che le forze piemontesi erano ancor sparpagliate , incompleta la seconda divisione, mancante ancora della brigata Casale che veniva dalla Savoia , ed il secondo corpo giunse sul fiume solo li 9 ; di modo che , quan d'anche Bava avesse riunito a sè la riserva e la brigala Acqui, avrebbe ciò nulladimeno agito temerariamente

avventurandosi sopra Villafranca , e ponendosi nella ne cessità di venire a battaglia contro forze superiori, e fresche e pratiche dei luoghi, ed alle spalle un gran fiume ed una piazza ſorte munita di ragguardevole presidio . Il vigile generalissimo imperiale nel giorno stesso in cui avanzavasi per raccogliere all'uopo le schiere di

Wratislaw , inquieto sempre per le proprie communi cazioni e volendo vietare agl'insorti veneti di porger la

mano all'esercito regio, faceva eseguire dal generale maggiore Federico Liechtenstein una forte ricognizione dalla parte del Vicentino . Spintosi quel generale sino a


CAPITOLO III .

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San Bonifacio, venne a sapere come a Sorio 1,000 volon larii delle città venete comandati da Sanfermo , antico

avanzo delle schiere napoleoniche , si fossero ivi trin cierati ; immantinenti egli , prendendo colla propria bri gata , forte di 2,400 uomini, con 200 ussari e 6 cannoni, la via che guida direttamente a Sorio, mandava il mag giore Martini con due compagnie del reggimento Haug witz sulla via di Montebello, cercando cosi a circuire il nemico . Sanfermo aveva fatto abbarrare le strade di

Sorio, onde giunta la colonna Liechtenstein si vide cal damente accolta dalla moschetteria dei sollevati; ma il

capo loro avendo debolmente munito il ponte sul tor rente Chiampo, distante appena un kilometro da Mon tebello, fu facile a Martini forzarlo , ed impadronitosi di 2 cannoncini ivi disposti, entrare nella terra che ab

bandonava crudelmente al saccheggio per punirne gli abitatori, alcuni dei quali avevano dalle finestre fatto fuoco sui suoi soldati ; e qui pure , amaro a dirsi, fu rono mani italiane che le sostanze rapirono ed il sangue sparsero dei loro fratelli! I volontarii di Sanfermo, che sino ad allora avevano virilmente sostenuto l'urto di

Liechtenstein, udita la fucilata alle proprie spalle, pen sarono ad eseguire una ordinata ritirata , lasciando sul campo 60 dei loro morti o disperatamente ſeriti, ed altrettanti coi 2 cannoni in poter del nemico . Sanfermo,

caduto in discredito per non aver in miglior modo prov veduto alla difesa del ponte, si vide costretto a dismet tersi dal comando .

Nel giorno seguente De-Sonnaz, giunto esso pure sulle rive del Mincio, si accinse a sloggiare i Tedeschi dalle posizioni che occupavano. All'approssimarsi di Broglia a Monzambano, il nemico , abbandonato quel villaggio

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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

posto sulla destra del fiume e fattone saltare il ponte, si ridusse nelle case sile sull'altra riva , limitandosi a can

noneggiare le teste delle nemiche colonne ; ma a quell'al tezza la sponda destra ha un comando cosi spiegato sulla sinistra, che la nostra artiglieria , diretta dal maggiore Filippa, ebbe bentosto trovata una posizione da cui co stringere la tedesca ad allontanarsi; ed i zappatori del Genio diretti dai capitani Rocci e Morand e coadiuvati

dalla terza compagnia del primo battaglione del 16°; avendo bentosto ristabilito solto il fuoco nemico il ponte, il primo reggimento Savoia , preceduto da' suoi bersa glieri e seguito da un battaglione del 16º, formatosi in colonna e condotto dal proprio colonnello Boyl (1 ), ri

solutamente gettavasi sulla sinistra sponda : il che ve dendo Strassoldo, che ivi comandava ai Tedeschi , ab

bandonato il promontorio di Brentino ove raccolto si era , diè opera a ritirarsi celeremente , di modo che alle

5 pomeridiane i Piemontesi erano padroni di quelle lo calità non avendo sopportato in tal fatto che il lieve danno di un soldato morto e di tre feriti, uno dei quali , sebbene leggermente , fu il piacentino Marazzani, capi

tano dello stato-maggiore. La perdita dei nemici deve esser stata minima , non avendo dessi presentata alcuna resistenza nè combattuto allo scoperto . Quasi simultaneamente Mollard , colonnello del secondo

reggimento Savoia , assaliva , d'ordine di De-Sonnaz, il villaggio di Borghetto diſeso dalla brigata Rath . Giun

gevano i Savoiardi rimpetto a quel luogo verso le 2 pomeridiane , e trovandolo sgombro dal nemico che ( 1) Attualmente maggior-generale e figlio di quell'ufliciale d'ar tiglieria che s'era distinto nella campagna del 1794.


CAPITOLO III .

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aveva distrutto il ponte ed erasi accampato dall'altra parte del fiume , sulle alture ove sorgono gli avanzi del vecchio castello di Valeggio, posero mano a rialtare il ponte; già quasi terminato era il lavoro , e già un pe lottone di granatieri, comandato dal tenente Pélissier, stava per afferrare la sinistra sponda , quando un ne mico proiettile veniva a nuovamente sconquassare il ponte; per modo che il Pélissier , il sergente Blanc ed il granatiere Gerdil , i quali già erano balzati a terra, rimasero isolati; per buona sorte alcune case sorgenti lungo il fiume ed il terreno che s'erge a picco celati avendoli agli occhi del nemico collocato sull'alto , essi

appiattandosi in una cascina poterono aspettar la notte ; venuta la quale , postisi in debole palischermo , riusci rono a riguadagnar la sponda amica .

Continuava frattanto l'artiglieria austriaca a tuonare ed a rendere impossibile un secondo stabilimento del ponte : la notte era imminente ; laonde Mollard ritrasse le sue genti sul monte della Fratta, che sorge a tergo di Borghetto ed in prospelto delle alture occupate dal nemico , ed ivi passò la notte ; all'indomani gli Austriaci

avendo ritirate le artiglierie e non lasciato più che una debole guardia , l'arma del Genio potè riattare il ponte per dar passo alle artiglierie (1 ) ; il giorno 11 il secondo

reggimento prese possesso di Valeggio , sgombrato ap pieno dal nemico, che dopo essersi concentrato attorno a Villafranca , erasi li 11 ripiegato sopra Verona , non lasciando per battere la campagna e per scortare i ba (1 ) In tal lavoro un animoso zappatore del Genio geltossi vo lontario a nuoto per andar a legare una fune dalla parte opposta, ma travolto dalle acque del fiume, ivi impetuosissime , mori vit tima del suo zelo .


262

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gagli che alcune frotle di cavalleggieri , una delle quali cadde in mano dei regii mentre scortava un convoglio

di biade . La divisione Broglia stabilissi allora solida

mente nei punti importanti di Monzambano e Valeggio, collocando i suoi avamposti al di là di quei borghi, sulle vie che tendono a Castelnuovo , a Custoza ed a Villafranca .

In questi tre combattimenti , che altro invero non fu rono che scontri parziali fra le due nemiche vanguardie, i Piemontesi mostraronsi valorosi e da non ordinario

ardire animati ; ad accrescere il quale opinò il re che

il miglior modo fosse quello di accordar con profusione ricompense, dal che ne consegui che molli, i quali in quelle giornale nulla fatto avevano più del proprio do vere, vidersi decorati . All'aprirsi d'una campagna, con

truppe non rotte ai rischii della guerra, era certamente preferibil consiglio largheggiare in premii che esserne soverchiamente avaro : ma eravi modo di ciò fare senza

gettare in disistima le decorazioni a tal uopo instituite ; ora invece si segui un modo affatto sconveniente : le medaglie, anzichè alle azioni di personal valore, date vennero al grado superiore od alla maggior anzianità , e l'intrigo avendovi la sua parte, si videro in breve de

corati tutti quelli ufficiali che più accostavano i capi, e molti dei quali corso non avevano alcun pericolo; e la cosa andò col tempo al punto che furono decorati per alcuni fatti uomini che assistito non vi avevan tampoco ;

mentre, per lo contrario, varii comandanti di piccoli drappelli che mandati in ricognizione fecero veramente

cose degne di guiderdone, ne andarono privi solo perchè ebbero modestia bastante per non tessere il proprio

elogio nei loro rapporti. Questa smania di decorazioni ebbe poi anche quest'altro gravissimo inconveniente , e


CAPITOLO III .

263

fu che mentre un numero stragrande di ufficiali venne decorato , pochi sott'ufficiali e soldati invece consegui rono quel premio che pel soprassoldo che vi era annesso (e che in quell'epoca fu per legge del Parlamento por

tato al doppio) pareva più adattato per loro , ai quali arrecava non lieve vantaggio pecuniario , anzi che agli ufficiali, per cui un semplice attestato di benemerenza pare debba esser reputato sufficiente. Da quanto io venni ora dicendo non deve però il let tore inferirne che tutti coloro i quali ottennero una o

più medaglie, meritate non le abbiano : mai no , che per lo contrario molti eran degni di premio anche mag giore ; ma certamente le ricompense furono prodigate, e senza discernimento accordate; perlocchè io, differen ziando da quanto praticai nella narrazione delle antiche

campagne dell'esercito piemontese , nelle quali mi feci studio di citare quanti mi venne fatto di riconoscere decorati , nelle due invece combattute in quest'ultima epoca asterrommi dal dar l'elenco dei decorati pei varii fatti, e ciò tanto per scansare una tediosa nomenclatura, quanto per non esser costretto a nomar tali che certo

non meritano d'esser segnalati dalla storia , limitandomi a citar soltanto quei fatti che per la prestanza ed im portanza loro maggiormente ridondano a decoro delle armi italiane .

L'ordine degli eventi vuol ora ch'io dica delle ope razioni secondarie eseguite dai corpi volontarii nel Ti rolo . Vedemmo come varie bande irregolari, partite da Milano negli ultimi di marzo , venissero su quel di Bre scia , gli uni a far guerra al Tedesco , gli altri a gri

darla solo . Le angherie per cui questi ultimi si resero in breve gravosi agli abitatori indussero il governo prov


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

visorio ad assoggettare tutti i corpi dei volontarii ad un solo comando . Era giunto in Milano il di 28 marzo Michele Allemandi, lo stesso che guidalo aveva una delle deboli colonne che tentavano nel 1834 l'invasione

della Savoia . Spacciavasi egli per emigrato politico del 1821 , quando invece in quell'epoca egli altro non era che un adolescente costretto a seguire il padre, oscuro congiurato stato destituito in quell'epoca .

Avendo Allemandi preso parte alle campagne del ge nerale Dufour contro il Sonderbund , era riuscito in quella guerra, assai sterile di fatti d'arme, a conseguire

il grado di colonnello federale ; e presentatosi in tal qualità al governo provvisorio , che allora appunto te neva pratiche colla Svizzera per averne soldati , in quella furiosa distribuzione di gradi venne nominato generale, poichè parve a quei barbassori che niun uomo potesse esser più idoneo a ben condurre la guerra per bande a cui destinavansi i corpi volontarii, che costui, il quale già aveva battagliato qual colonnello nelle svariatissime regioni elvetiche ; onde eccolo isso fatto eletto coman dante generale di tutti i corpi volontarii. Portatosi l'Allemandi a Brescia e fattosi, non senza difficoltà , riconoscere nella nuova sua qualità dai capi delle varie colonne ( 1), venne a sapere come alcuni di essi già spinti si fossero coi loro uomini verso il lago sulle traccie del nemico, come Manara entrato fosse a Salò li 3 aprile, e come i due vapori austriaci il Benaco ed il Ranieri, che solevano solcar le acque del lago, ca duti fossero con alcune altre barcaccie in mano degli (1) Torres , sdegnando assoggettarsi ai suoi comandi, partiva con pochi seguaci alla volta di Mantova , e bentosto più non udissi parlar nè di lui, nè del suo esercito.


CAPITOLO III .

265

Italiani. Comprese Allemandi che il più premuroso da farsi era di raffazzonare alquanto quelle bande indisci plinate ; e convocati pertanto presso sė in Montechiari i capi colonna li 6 aprile, venne deciso che queste sa rebbero ridotte a quattro , designando per comandarle Arcioni, Manara, Longhena e Thannberg . Oltre a questi ,

la colonna Simonetta - Vicari, composta in gran parte di Ticinesi che avevan preso le armi solo per difendere i

Milanesi , ed a cui gl'interessi domestici non consenti vano di star lungamente assenti dalla patria, ottenne di rimanere sotto Peschiera col generale Bės ; annoverava essa circa 300, di cui la metà armati di ottime carabine svizzere .

Dovevano questi corpi, organizzati cosi alla meglio, por mano alla progettata spedizione del Tirolo meri dionale , degli abitatori del quale forse esageravansi le italiane tendenze, ma ove era indubitato che il governo

provvisorio aveva numerosi aderenti ; ma siccome era stato ingiunto dal general Lecchi all'Allemandi di con certare le sue mosse col quartier generale di Carlo Al berto , cosi egli , quantunque le sue forze fossero già scemate dalle colonne Longhena ed Arcioni , che pre correndolo e rimontando la val del Chiese , venuti sul

lago d'Idro, di cui quel fiume è l'emissario, impadro niti si erano di Condino ; tuttavia credette dover ottem perare all'invito fattogli dal capo di stato -maggiore del re , general Salasco , di cooperare ad un tentativo che

eseguir volevasi sopra Peschiera . Signore della linea del Mincio, risoluto aveva Carlo Alberto di conquistar Peschiera ; ma ancor privo delle

grosse artiglierie d'assedio , che più tardi solo giunsero dal Piemonte, egli limitavasi ad inquietar la piazza dalla


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sponda destra del fiume colle artiglierie di campagna, facendo occupare dalla divisione Federici i luoghi di

Ponti , di Pozzolengo , e sprolungandosi sino a Rivoltella sulla gran strada che da Peschiera tende a Brescia , te

nendo in pari tempo due battaglioni in riserva a Lo nato : ma sembrando opportuno di restringer la piazza anche sulla sinistra del fiume, quest'incarico venne dato ai volontarii. Il giorno 9 pertanto Noaro, che qual mag giore era entrato nella colonna Manara , veniva da Al

lemandi spedito sopra un vapore a Lazise, grosso borgo sulla riva orientale del lago e distante 17 kilometri da Peschiera : presa terra, veniva a sapere Noaro come lon tano due sole miglia esistesse un magazzeno di polvere da guerra custodilo solo da un piccolo posto di Croati , e risoluto muoveva ad assalirlo : fu breve la lotta , e dopo

alcune fucilate il capitano dei volontarii, Rossi, con 40 uomini riusciva ad imprigionare la guardia nemica e ad impadronirsi di 500 barili di polvere; preziosa preda , ma che attesa la deficienza di carri riusciva di difficile

trasporto , ricorrer dovendosi alle braccia dei contadini.

Credette allora Noaro di dover prender posizione a Ca stelnuovo, grosso borgo poco distante, di dove parevagli di poter meglio proteggere l'operazione, dandone con temporaneo avviso a Manara , che spedito col rimanente

della legione a Lazise stava pattugliando verso Peschiera per far credere al comandante di essa che forze impo nenti stessero sulla sinistra del fiume.

Ma mentre i volontarii di Noaro, esaltati dalla presa

fatta e dal fragor del cannone piemontese che tuo nando contro i baluardi di Peschiera ne faceva credere

imminente la resa , spensierati abbandonavansi a ban

chettare, il maresciallo, informato di questo loro colpo


CAPITOLO III .

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di mano in tanta vicinanza , mandava da Verona a rin tuzzar il loro ardire il generale Taxis con due batta glioni , uno squadrone ed una batteria con ordine di riprendere Castelnuovo. Giungeva Taxis verso le 2 po meridiane del giorno 11 sopra quel villaggio , e cheta mente circondatolo, imprendeva a ſulminarlo colle arti glierie . I giovani volontarii , abbandonati alle sole loro forze, ed avvertiti dell'approssimarsi del nemico quando questi già soprastava , dato animosamente di piglio alle armi , tentarono un'ultima resistenza : ma troppo disuguali erano le forze; ed in breve il Tedesco , irrom pendo da ogni parte, sfogó sui miseri cittadini l'ira sua per colpe non loro : donne , fanciulli, vecchi, tutti cad dero vittima del furor soldatesco, e qui pure prime per barbarie furon due compagnie italiane del reggimento

Haugwitz, guidate da un capitano Mauler : la chiesa stessa non offre scampo a cittadini inermi , la casa di Dio è scena di carnificina e di stupri , ed una statua della stessa Vergine è fatta segno all'insana ferocia del nemico (1 ); in pochi istanti dai tetti incendiati dai razzi , sorge una colonna di fumo , e fra breve Castelnuovo

non sarà più che un mucchio di macerie : e mentre i suoi abitanti muoiono soffocati dal fumo o sgozzati dal

nemico ferro, mentre le fiamme salgono al cielo, a Mon zambano ed a Valeggio, ad una distanza media insom (1) Pochi giorni dopo vidi io stesso quella statua denudata dei panni che la vestivano , sconciamente imbrattata , monca d'un braccio e con una mammella traforata da palla di moschetto : e questi erano i soldati del religioso maresciallo , come lo chiama l'autore del Veterano austriaco, il quale soggiunge che più per

versa bordaglia dei volontarii italiani non profanò mai la croce che portaran sul petto !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ma di 8 kilometri, stavano 10,000 fanti piemontesi e 1,000 cavalli : nota era la debol forza nemica , impa zienti i Piemontesi di correre in sollievo di quella misera terra : ma indifferenti i generali, ed il coman dante della terza divisione, eccitato a correre in aiuto, diceva non aver ordini !

I volontarii , uscili con perdita di 17 dei loro dalla terra, presero la via di Lazise, e con ammirabile san

gue freddo correndo alla polveriera, impossessatisi per consiglio di un di loro , Bozzi da Milano, dei pochi ba rili di polvere non ancora asportati, traevanli seco, e dando poi loro partitamente fuoco, riuscirono a frenare l'inseguimento di quella codarda ciurma ardita solo contro le donne e gl’inermi; mentre Manara , non osando

di accorrere, col debole stuolo di cui disponeva , in aiuto dei collega, dava opera ad abbarrare il villaggio

di Lazise , e dopo scambiate alcune fucilate con una pattuglia nemica apparsa in quella direzione sul far della notte, salito il di seguente sui due baltelli a va pore , andava coi suoi a raggiungere Allemandi a Salò . Continuava frattanto l'esercito piemontese a bersa gliare Peschiera dalla destra del fiume con alcuni pezzi da 16 e cogli obici tratti dalle batterie ; ma sebbene i carabinieri di Simonetta coi loro ben aggiustati tiri uc cidessero molti cannonieri nelle opere esteriori, e nel

solo giorno 10 ne colpissero 25, però i proiettili pie montesi soverchiamente piccoli , poco frutto facevano contro le opere della fortezza . Peschiera ha forma di un pentagono piuttosto irrego Jare , comecchè il lato che guarda a tramontana abbia una estensione maggiore degli altri. Essa è munita di larghi fossi facili ad esser riempiti colle acque del lago di Garda


CAPITOLO III .

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che la circonda da ponente . Oltre alla cinta della piazza, sulla sinistra del fiume e sul colle detto di Mandella sorge

un'opera staccata , composta di due lunette legate fra loro da una controguardia, delle quali una batte la strada che viene da Lazise , e l'altra quella che tende da Peschiera a Cavalcaselle : sulla destra poi e nella direzione di sud -est, sul poggio detto di Monteferro, sorgono le due lunette Salvi , che chiuse alla gola con semplici traverse battono la strada che viene da Ponti, ed incrociando i loro fuochi

con una batteria esterna attigua alla piazza , costrulta fra il lago e la gran strada che conduce a Brescia, la dominano lungo tratto . Il lato più debole è forse l'orien tale, ma le facilità che ha l'assediato di far repentina

mente salire il livello delle acque del Mincio rende difficili anche da quella parte le opere d'assedio : i pezzi da 32 poi, che munivano tanto il corpo della piazza che

le suddette opere staccale , erano di gran lunga supe riori a quelli dei Piemontesi ; tuttavia tanta fu la valen tia dei cannonieri regii, che nelle lunette Salvi, prese principalmente di mira nel giorno 13 aprile, più d'un

pezzo nemico venne da loro scavalcato, e più d'un can noniere venne anche abbattuto dai carabinieri svizzeri ; circostanze queste che resero molto meno intenso il

fuoco degli Austriaci .

Il re, partitosi da Volta, ove fissato aveva il suo quar tier generale, erasi condotto in tal giorno sotto la piazza, e prestando credulo orecchio ad alcuni Milanesi resi denti al suo alloggiamento, i quali rappresentavangli il

presidio composto in gran parte d’Italiani e tumul tuante, decrepito e scorato il comandante e disposto a capitolare , era venuto in pensiero di far dare l'assalto

alla piazza dalla brigata Pinerolo e dalle compagnie


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Studenti (1 ) , Griffini e Simonetta : ma esaminate me

glio le fortificazioni pendente il rallentato fuoco nemico, si dovette convenire che pigliarla d'assalto era follia : consigliavano alcuni di tentar la scalata delle lunette Salvi , molto danneggiate dal fuoco dei Piemontesi, e ( 1 ) La compagnia Studenti, giunta all'armata da pochi giorni, prese poca o niuna parte a quel tentativo d'assalto , e solo all'ip domani fu destinata di scorta ad una batteria ; ma poichè mi

venne or fatto di nominarla per la prima volta , giustizia vuol che io dica dell'origine di questa compagnia composta di generosi giovani che al primo clamor di guerra , lasciati i pacifici studii , andarono sui campi di Lombardia a far prova come la coltura

dello spirito sia valido sprone a quell'amor per la patria che fa trovar bella la morte . Erano adunque 100 giovani circa , che ap pena seppero dei casi di Milano accorsero a chieder licenza di volare in aiuto dei fratelli : ma ciò essendo loro niegato ed esi

gendosi che si arruolassero , essi li 22 partirono da Torino a suon

di tamburo per Chivasso, luogo destinato alla formazione di un battaglione di bersaglieri : sottoposti ivi al tenente Cassinis dei

bersaglieri , essi vi si fermarono addestrandosi negli esercizii mi litari sino alli 2 aprile , giorno in cui , saliti sopra alcune navi , vennero scendendo il Po sino a Mezzanacorte, e venuti poi a

Pavia nella sera ed accolti con entusiasmo da quei cittadini , spe diti procedevano pedestramente, sebbene nuovi alle guerriere fatiche , verso il Mincio : giunti li 7 ad Azola , si fermavano in

quelle vicinanze, perfezionandosi nei militari esercizii e riscuo tendo gli elogi del duca di Savoia che voleva vederli a mano vrare , sino alli 13 , in cui erano spediti a Ponti, di dove assistevano

al cannoneggiamento delli 13 ; distaccati li 14 , come accennai, essi parteciparono poscia alla maggior parte dei combattimenti della campagna, facendo sempre prova d'intrepido valore ; ond'io, vo lonteroso di tramandare ai posteri il nome di quei generosi gio vani, farommi grata premura di nominare quelli che caddero vittiina del loro amor patrio , o che con azioni di segnalato va

lore o colio spargimento del sangue hanno diritto alla ricono scenza dei loro concittadini.


CAPITOLO III .

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forse essa sarebbe stata coronata da buon esito ; ma il

re osservando che dopo averle prese , i suoi soldati dif ficilmente avrebbero potuto mantenervisi per essere desse malamente chiuse e dominate dal fuoco della

piazza , respinse quel consiglio: indotto però dal fuoco poco energico della piazza a prestar fede alle dicerie sulla irresolutezza del comandante, mandava in parla mentario il capitano di stato maggiore La Flèche ad intimar la resa : ma il vecchio Rath , rispondendo come ad onorato guerriero si conviene, disse aver ordine di custodir la piazza , e volerlo fare sinchè i suoi mezzi

gliel consentivano . Tal termine ebbe questo temerario assalto che costò all'esercito regio 15 feriti, perché Carlo Alberto , che sempre tenuto si era esposto al fuoco nemico, vedendo respinte le intempestive sue proposte di resa , ritornò al quartier generale , lasciando al gene rale Bès la cura di tenere colla sua brigata bloccala quella fortezza (1 ) . I volontarii intanto accingevansi a portar la guerra in Tirolo. Eransi le forze di Allemandi accresciute di

due nuove bande : una era il primo battaglione bre

sciano di linea , composto quasi per intero di disertori dal reggimento Haugwitz , uomini tutti avvezzi all'au stera disciplina tedesca, ottimamente armati , e che co ( 1 ) A quest'epoca i seguaci di Simonetta vedendo protrarsi in

lungo l'assedio di Peschiera, nè bramando di prender parte aila spedizione del Tirolo con compagni poco disciplinati e solto un capo inesperto qual era Allemandi , chiesero ed ottennero di far ritorno a Milano: ivi giunti , gli Svizzeri e Luganesi rimpatriarono: e 75 dei più costanti, fatta incetta di carabine dai partenti, for

marono una compagnia di carabinieri che, istrutta e guidata dal capitano svizzero Rozat , andò a raggiungere Manara nel Tirolo.


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STORIA MILITARE DEL PJEMONTE

mandati da Beretta, già capitano piemontese del quarto di linea , formavano un corpo senza dubbio superiore agli altri per solidità ed istruzione . L'altro era la Le gione della Morte, stata formata da Francesco Anfossi, fratello di Augusto morto in Milano , e già sottotenente

nel 6° reggimento di fanteria piemontese . Organizzato in fretta, e quando i migliori già stavano sulle traccia

dei Tedeschi, questo corpo non conteneva che un'ac cozzaglia di scioperati avidi più di bottino che di peri coli , e la tremenda denominazione da essi assunta altro

non era che una smargiassata del suo capo , il quale trasformato in un subito da sottotenente a colonnello ,

privo di tutte le qualità necessarie per esercire un vasto comando , andava vantandosi di voler vendicare il fra

tello ; non so se egli fosse complice dei disordini dei suoi , come ne venne accusato , o solo incapace di fre narne la mala natura , ma certo è che fra poco la Le

gione della Morte fu molto più terribile ai poveri abita tori, a danno dei quali eserciva le più sfrontate ruberie, che ai Tedeschi , che non vide mai da vicino . Ancora

prima che questi aiuti raggiunti lo avessero, aveva Al lemandi stabilito un simulacro di magazzeno a Vestone, grosso borgo sulla riva del Chiese in Val di Sabbia, tras portandovi il suo quartier generale il giorno 15 aprile . Sembra fosse intenzione del generale di ragunare in

quelle vicinanze i varii corpi volontarii , e preso pos sesso di Rocca d'Anfo , luogo forte sulla riva occidentale

del lago d'Idro, e caduto in mano de' sollevati nei primi di dell'insurrezione, fare ivi massa de'suoi volontarii, dar la mano ai varii corpi che erano andati formandosi

nelle valli Trompia e Camonica, e quindi spingersi con queste forze riunite nel Tirolo meridionale. Aveva an


CAPITOLO III .

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che sperato lo Allemandi di ottenere dal re piemontese alcuni battaglioni regolari e pochi pezzi d'artiglieria , le quali forze formato avrebbero il nerbo delle sue genti : ma altro non avendo avuto mai che promesse vaghe , ei videsi indotto ad intraprendere la spedizione colle sole colonne dei volontarii , alcuni capi delle quali poco rispettavano l'autorità sua , come Longhena ed Arcioni , i quali senza aspettare i di lui ordini s'erano smisuratamente innoltrati , ed occupati tutti i passi di Val di Ledro, erano giunti a Stenico , grossa terra posta a 20 kilometri da Trento e sulla gran via che da Brescia conduce a Bolzano , legandosi a sinistra coi volontarii delle valli Camonica e Trompia , i quali valicato il gran monte del Tonale erano scesi sopra Clès, dimodochè da

quel borgo sino alla punta settentrionale del lago di Garda gl'insorti occupavano una lunga linea sottilissima, che per essere convenientemente custodita avrebbe ri

chiesto forze superiori di gran lunga in numero e disciplina .

Allemandi , incapace di richiamare all'ordine capi tur bolenti , erasi accontentato di scaglionare le colonne di

Manara , di Tannhberg, di Beretta e di Anfossi, sui quali eserciva maggior comando, da Condino a Tione, luogo posto al confluente dei due torrenti Varza ed Arno , e

distante da Stenico 12 kilometri, sperando d'esser cosi in misura di sostenere all'evenienza Arcioni e Longhena :

poco accorta risoluzione, poichè era evidente che una linea cosi sterminata , sarebbe al primo attacco sfon data dal nemico . Se Allemandi non poteva piegare alle sue voglie Arcioni e Longhena , ed impedirli di av

venturarsi soli in quella gola, meglio valeva spingersi innanzi colle altre bande sino a Trento , convertire VOL . III .

18

PINELLI , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

questa città in fomite della rivolta ponendosi in re lazione coi molti partigiani della causa italiana che in essa albergavano , profittare delle sue vecchie mura

per porsi al riparo da una sorpresa , ed utilizzare il tempo introducendo ordine nelle sue truppe col for

nirle di panni , di calzatura e di tulti gli altri oggetti

di cui l'imprevidenza e l'imperizia del governo prov visorio lasciavale difettare . Concentrando sotto il suo

comando tulle quelle orde indisciplinate , egli avrebbe impedito loro di alienarsi con angherie lo spirito degli abitanti della contrada , assai favorevolmente disposti

verso gl'Italiani, e si sarebbe posto in caso di far testa al nemico .

Ma ad ogni modo, prima di innoltrarsi colle sue genti

per quelle gole, tutte le regole di guerra prescrivevano di non lasciarsi alle spalle alcun posto nemico : Alle

mandi invece, dopo aver fatto li 18 aprile eseguire un debole tentativo sopra Riva da 400 volontarii calali per Balino e Brenno sopra quel borgo, vedendo respinti i suoi da due compagnie austriache che preso aveano posizione sul torrente Varrone, lasciò il nemico in tran quillo possesso di quel borgo ; e, ridottosi egli stesso

colle riserve in Rocca d’Anfo, più non si diede pensiero delle schiere avventurate fra i passi superiori . Stavano nel Tirolo settentrionale e nel Vorarlberg un 8,000 Austriaci solto Welden, incaricato di vigilare i liberali svizzeri vincitori del Sonderbund , dei quali l'austriaco gabinetto temeva l'alleanza con Carlo Alberto o più ve rosimilmente col governo provvisorio ; cosa che ( per

dirlo qui di passo) forse avvenuta sarebbe se negli anni scorsi Carlo Alberto colla sua intempestiva propensione verso i Sonderbundista non si fosse alienato lo spirito


CAPITOLO III .

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della Dieta elvetica (1 ) . Ad ogni modo Welden , fidando che niun prossimo pericolo minacciava gli stati cesarei da quel lato, lasciati colà alcuni battaglioni, italiani in gran parte, i quali condur non osava a combattere contro i loro connazionali, e fatto appello ai volontarii del Ti rolo tedesco, preso seco il reggimento di fanteria di linea di Baden, il 90 battaglione cacciatori , alcuni squa droni di cavalleggieri e due batterie di razzi, scendeva nel Tirolo italiano, e corso difilato sopra Trento, incusso timore ai mal affetti a Casa d'Austria , ne rinvigoriva i

partigiani , e convertita quella città in piazza forte, si accingeva ad assumere l'offensiva contro le sparse bande di Allemandi .

Rinforzato pertanto il presidio di Riva ed ingiuntogli anzi di simulare un tentativo di sbarco al Ponale, ove

stava la compagnia napoletana (2) , per distrarre l'atten zione degli Italiani sulle sue mosse superiori, egli , di vise le sue genti in due colonne, ne mandava una sotto

il maggiore Scharingen per Condino ad assalire Arcioni collocato a Stenico, e l'altra per Mezzo-Lombardo a slog

giare i volontarii di val Camonica che sotto un tal Scotti tenevansi a Clès.

Aveva avuto Arcioni sin dal giorno 18 sentore del

l'approssimarsi del nemico, e con ripetuti avvisi scon (1) Tale almeno era l'opinione prevalente in allora ; per verità

io credo che la Svizzera non si sarebbe peritata a pronunziarsi contro l'Austria anche per tema della Francia : ma se le relazioni fra la Dieta e Carlo Alberto fossero state amichevoli , sarebbe stato

facile ottenere leve svizzere in favore dei Lombardi . (2) Questa era una compagnia di 250 giovani napoletani, venuti dal regno al seguito della celebre contessa Belgioioso : coman davala un certo Filippini ; ed assalita in tal giorno diede buon saggio di sè respingendo il nemico .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

giurava Manara, collocato a Tione, di accorrere in suo

aiuto : giungeva questi diffatti unitamente alla legione cremonese di Tibaldi nella notte del 19 al 20 in Ste

nico : ma i tre capi , invece di porsi d'accordo sul modo di respingere il nemico , vennero invece a contesa per dendo in vane dispute sul diritto di comando un tempo prezioso : al mattino seguente però Manara e Tibaldi avuta voce come il nemico minacciasse il villaggio di Sclemo, posto 3 kilometri e mezzo più verso Trento , prese le armi avviavansi coi loro a quella volta . In tanta prossimità del nemico prudenza voleva di procedere cautamente e con tutte le regole prescritte dalla guerra: ma i volontarii , prodi talora sino alla temerità, igno ravano o trascuravano le prime prescrizioni dell'arte , dimodochè dopo esser giunti a Sclemo sotto una dirotta pioggia , appena oltrepassato il villaggio si videro ac colti da repentina scarica fatta dai cacciatori che il mag giore Scharingen appiattati aveva in una strada incas

sata presso cui passar dovevano i volontarii . Sorpresi da quel fuoco aperto su di loro a bruciapelo e muniti di fucile a selice , resi dall'acqua inservibili , la maggior parte di essi, data repentina volta, corsero sino a Ste

nico e quindi a Condino : ma la compagnia carabinieri di Manara ed una del Tibaldi , incoraggiate dall'esempio di quei duci animosi , sostennero l'urto nemico, e solo dopo accanito combattere si ridussero esse pure a Ste

nico, che trovarono già abbandonato dalla colonna Ar cioni che pur aveva promesso di diſender quel luogo (1 ) . (1) Arcioni era valoroso soldato , ma la sua banda , lasciata sprov 1

veduta di tutto pell'incuria del governo milanese , erasi ammotti nata e più non voleva combattere , e par anzi che egli stesso la

riguardasse già come disciolta .


CAPITOLO III .

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Sostati ivi per poco , al cader della notte Manara e Ti baldi si ritrassero a Tione .

Miglior sorte non ebbero i seguaci dello Scotti , giacche assaliti dal colonnello Melczer con 1,000 uomini e 2 pezzi , dopo essersi ritirati a Malé ove stava un'altra mano di volontarii, ed aver ivi fatta onorata difesa, fu rono dal soverchiante nemico costretti a cedere e riti

rarsi sopra Dimaro. Ivi giunti si divisero in due parti :

una , seguendo le sorgenti del Chiese per Baldino e Tione, venne a Condino : l'altra invece, rimontando il torrente

Noce , rivalicato il Tonale nella notte , si condusse al l'indomani a Ponte di Legno presso le scaturigini del l'Oglio . Caddero in questi scontri in mano dei Tedeschi 21 prigionieri, 17 dei quali essendo stati riconosciuti disertori dei reggimenti italiani Haugwitz e Geppert, di cui quei malaccorti ancor indossavano la divisa , ven nero dal nemico passati per le armi . Welden , soddisfatto di aver sfondata quella ragna tela di posti nemici, e per tal modo assicurate le spalle all'esercito del maresciallo , non volle avventu rarsi in quelle selvaggie gole sulle orme dei volontarii , ed accontentossi di occupare con forza Trento , Rove

redo e Riva , dimodochè quando il 21 i Napoletani di Filippini con tarda risoluzione si mossero pel lago dal Ponale per assalire il presidio di Riva , caldamente ac colti e trovata la terra saldamente munita, dopo inutili e valorosi sforzi costretti furono a retrocedere . Alli 28

ebbe luogo un'altra avvisaglia verso Storo, ove stavano i legionarii della Morte, i quali in tal circostanza dimo strarono poca volontà di uccidere e tanto meno di mo

rire , e la cosa fini con pochissimo sangue , essendosi Anfossi ritirato al ponte del Caſſaro dinnanzi alle forze


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

superiori austriache, guidate dal tenente -colonnello Si gnorini, altro nome italiano ! Questo termine ebbe la spedizione del Tirolo, che se ben condotta e sorretta da un nerbo di truppe regolari con alcuni pezzi avrebbe potuto dare immensi risultati . Era diffatti facile a Carlo Alberto di mandare una bri

gata sotto gli ordini d’un uomo accorto a Trento, a sol levar gli animi di quella popolazione già pronta ad in sorgere : questo corpo d'esercito , gettandosi sulla riva

sinistra dell'Adige ed occupando e fortificando i passi di Ala , di Castel San Pietro, di Pian di Fugasse, avrebbe chiuso al nemico la val d'Arsa , che era la vera sua linea

di communicazione col Tirolo, e legandosi cogli insorti della valle di Brenta e della Pieve di Cadore che, come

vedremo fra poco , acremente disputarono quei passi al corpo di Nugent, essi uniti all'esercito pontificio, al veneto ed alla divisione piemontese che, come già dissi

sopra, avrebbe dovuto tenersi a cavallo dell'Adige, pre cluso avrebbero senza fallo la via a qualunque aiuto : ma per ciò fare conveniva spingere il corpo di Durando Giovanni celeremente sulla linea della Piave, ed affidare

il comando dei volontarii ad un uomo di maggiori talenti che Allemandi non fosse, e forse Giacomo Durando , scelto

dopo a comandar quei corpi, per la circostanza d'esser fratello del generale pontificio , col quale avrebbe do vuto agir d'accordo , e perchè bel parlatore, capace di sollevare le popolazioni del Tirolo italiano, era l'uomo

acconcio a tal impresa : mentre l'Allemandi, privo del l'energia necessaria per ricondurre al dovere i riluttanti capi-colonna, e per dirigere le operazioni, compromise ad un tempo l'impresa e la propria riputazione . I vo lontarii, irritati di veder inutilmente sprecati i tanti loro


CAPITOLO III .

279

patimenti , lo accusarono che mentre essi languivano privi di tutto sulle sterili pendici delle alpi Retiche e vedevano le loro file diradate dalla diserzione, dalle malattie e dal ferro nemico , egli si tenesse al sicuro in

Rocca d'Anfo, e l'animadversione giunse à tanto che il governo provvisorio credette dovergli togliere un co mando di cui, se abbiamo a credere quanto lasciò scritto l'Allemandi , aveva egli stesso sin dal 17 aprile chiesto di essere esonerato .

Veniva allora nominato a surrogarlo Giacomo Durando, ma siccome la necessità di un nuovo ordinamento dei

corpi franchi facevasi ogni giorno più sentire , cosi venne prescritto al nuovo generale di tener custoditi con poche truppe i passi di cui ancora erano gli Italiani in pos sesso in val di Chiese, e di dar esecuzione all'ordine già prima emanato di concentrar tutti i corpi irregolari a Bergamo ed a Brescia ove dovevano venir versati nella

divisione lombarda che stava organizzandosi per cura del conte Ettore Perrone , nominato ispettor generale delle truppe lombarde, lo stesso che ebbi già più volte ad encomiare discorrendo delle guerre napoleoniche e dei politici sconvolgimenti del Piemonte nel 1821 . Carlo Alberto frattanto, per nulla scoraggiato dal mal

esito del tentativo sopra Peschiera e sempre fidando soverchiamente nelle dicerie dei Lombardi presenti al suo quartier generale che andavan rappresentandogli la conquista del Lombardo-Veneto come una marcia trion fale, e l'esercito austriaco sfiduciato , stremo di forze e disposto ad insorgere contro i suoi capi , e ad abban donar le fortezze, Carlo Alberto venne nel proposito di far una ricognizione sopra Mantova ; al che contribui rono pure certe erronee informazioni che da Modena


280

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

spediva al quartier generale il capitano del genio pie montese Menabrea, il quale sosteneva che si sarebbero

poluti trovare in Brescello e condurre con poca diffi coltà sotto Mantova alcuni cannoni di grosso calibro per battere in breccia la piazza , prezioso acquisto senza dubbio se fosse stato reale, per un esercito ancor privo del parco d'assedio . Ora mi conviene smentire le assurde esagerazioni di alcuni autori settentrionali che andarono asserendo come

Carlo Alberto credesse di venir in possesso di una piazza di tanto riguardo in quel giorno stesso , ed attribuir vor rebbero a queste folli speranze la ricognizione fatta il 19 aprile : non è impossibile che il re sardo , indotto dalle false informazioni dei sollevati , nutrisse fiducia di veder scoppiare un moto rivoluzionario in Manlova (1 ) al suo appressarsi alle mura della piazza : ma anche senza questa circostanza , non havvi motivo di far le me

raviglie se un esercito che intende intraprendere l'as sedio d'una fortezza prima ne faccia una ricognizione :

la quale nel caso particolare poi , di cui è qui tenuta parola , offriva il destro di tagliar fuori dalla piazza i numerosi partiti che, con immenso danno degli abita tori del contado, scorrevano la campagna taglieggiando,

o di sorprendere qualche posto nemico avventurato troppo lungi , ed aveva sempre il vantaggio di agguerrire con parziali combattimenti i soldati piemontesi ancor nuovi alla guerra .

Mantova è assisa in mezzo alle acque, per cui le sue (1) Che questa lusinga del re non fosse tanto ridicola ce lo pro

vano le parole stesse del già citato Veterano austriaco, ove dice che il governatore della fortezza fece distruggere i preparativi

religiosi fatti dai Mantovani per accogliere il re italiano .


1

CAPITOLO III .

281

communicazioni col continente han luogo per via di dighe piuttosto anguste , le quali inoltre sono difese alle spalle dalla vecchia cinta della città , ed in capo da opere di fortificazione permanente : diffatti la cittadella , altri menti detta la Favorita, che sorge al nord nord-est di Mantova , è una fortezza in tutta regola che convien con

quistare prima di giungere alla diga Molina che la con giunge con la città . A sua destra , cioè a levante , sta il forte San Giorgio che copre il ponte di tal nome , per cui si communica con Mantova ; vien quindi al mezzodi la diga che, lambendo a sinistra il campo trincierato del Migliarelto, conduce al forte Pietole , opera di recente ed oltima struttura : la quarta è quella che, uscita da porta Cerese corre al sud-ovest e legando il palazzo del T , le opere del Migliaretto ed il gran campo trincie

rato tra loro e tra il corpo della piazza, attraversando quindi le paludi della valle detta di Paiolo, dà accesso

allo stradale che per Borgoforle conduce al Po e quindi su quel di Modena . La quinta diga infine volta a po nente , è quella che per porta Pradella mette nel forte · di tal nome e quindi nella lunetta di Belfiore, la quale batte la strada che per Castellucchio e Marcaria porta a Cremona .

Questa semplice enumerazione dei fortilizii che cin gono Mantova d'ogni parte , basta per dimostrare quanto sia assurdo il dire che Carlo Alberto mirasse ad im

possarsene e non tendesse invece soltanto ad avvilup

pare qualche distaccamento od avamposto nemico , e questo è il vero carattere della ricognizione fatta dai Piemontesi sotto Mantova nel 19 aprile , e non quello che imprestar gli vorrebbero gli scrittori dell'avverso partito .


282

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Senonchè anche una semplice ricognizione solto una si formidabile fortezza volendo essere intrapresa con ragguardevoli forze , Carlo Alberto e Bava stabilirono

che una forte colonna di cavalleria , composta dei due reggimenti Nizza ed Aosta , sostenuti dal batiaglione cacciatori dell'11 ° reggimento e da una mezza batteria

a cavallo sotto gli ordini del maggior generale Olivieri , avesse per Sarginesco e Castellucchio a portarsi a Mon tanara , di dove piegando a sinistra marciar doveva sopra Curtalone; scopo di tal mossa era : 1 ° di pigliar alle spalle i posti che i Tedeschi tenevano alle Grazie al l'estremità ovest del lago superiore ed a Rivalta a 2 ki lometri più in su sul Mincio : in faccia dei quali invece sboccata sarebbe la colonna piemontese se seguito avesse la gran strada che da Castellucchio conduce a Curtatone, lasciandosi sulla sinistra il borgo delle Grazie ; 20 as

salire di fianco quelle forze nemiche che per avventura trovar si potessero sull'argine dell'Osone , grosso torrente

che , sgorgando presso Medole e correndo quasi sempre parallelo prima al Chiese e quindi all'Oglio , dopo aver desunto le denominazioni di Osone vecchio e nuovo

va a scaricarsi in Po a ponente di Borgoforte. La bri gata d'Aosta , condotta dal suo maggior-generale Som mariva e rinforzata da una mezza batteria , da una com

pagnia bersaglieri e dai volontarii genovesi , partendo da Sacca doveva assalir Rivalta di fronte , concorrere al

l'uopo con Olivieri per sloggiare il nemico dalle sponde dell'Osone e marciar quindi unite sopra Mantova , ten

tando nel suo progredire di avviluppare tutti i piccoli posti collocati al di qua della lunetta Belfiore. Una terza e più forte colonna partita da Ceresara e guidata dal tenente-generale De Ferrere , procedendo per Rodigo è


CAPITOLO JII .

283

Borghetto (1 ) doveva formare la seconda linea di Som

mariva, ed appoggiare all'occorrenza l'assalto dato da Olivieri alle Grazie. Componevasi essa degli altri cinque

battaglioni della brigala Casale, di mezza batteria e dei volontarii di Griffini. Finalmente la brigata Cuneo con

una balleria di posizione doveva portarsi sino a Castel lucchio ed Ospedaletlo, ed ivi tenersi in riserva inter cettando all'evenienza la ritirata ai piccoli drappelli di nemica cavalleria che suolevano scorrazzare la campagna .

Questo piano elaborato a cui concorrer dovevano di

ciotto battaglioni, tre compagnie di bersaglieri, una in tera brigata di cavalleria e tre batterie , già difettoso per l'impiego di tanta cavalleria in terreno intersecato

da molti canali e niente acconcio all'ufficio di quella , venne poi anche mandato a vuoto dalla vigilanza del

nemico : poiché Gorzkowsky, reso avvertito da qualche abitante fautore della causa austriaca dell'avvicinarsi dei

Piemontesi , fece ripiegare tutti i suoi posti esterni sotto il cannone della piazza , collocando in una solida casa, posta presso il casolare degli Angeli , due compagnie di

cacciatori, i quali appena videro i bersaglieri e volon tarii nemici giungere all'altezza di quel luogo aprirono contro di essi un fuoco cosi violento di moschetteria,

che li costrinse a retrocedere . In questo frattempo il

grosso della colonna di Olivieri, colla quale marciava Bava, giunta essendo a tiro della lunetta Belfiore, ove

tenevasi il governatore austriaco, cominciava a fulmi narla coi suoi proietlili, sebbene per la gran distanza (1) Non confondasi questo Borghetto col villaggio di egual nome

che siede sulla destra del Mincio, rimpelto a Valeggio: questa è umile terricciuola sulla sinistra dell'Osone vecchio e posta fra Rodigo e Sarginesco.


284

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

poco danno le cagionasse ; mentre per lo contrario le grosse artiglierie murali del nemico potendo fare mag gior strage fra i nostri , il generale Bava fece ritrarre

alquanto indietro la cavalleria di impossibile impiego in quei terreni, spiegare il battaglione di Casale e re trocedere alquanto la linea dei bersaglieri ; movimento questo che indusse il nemico a far una sortita dal forte

Pradella con 400 fanti e 2 cannoni : ma queste forze furono cosi caldamente accolte dall'artiglieria italiana ,

che precipitosamente retrocedettero ; ed essendo intanto

arrivato il re colla brigata Aosta , gli Austriaci più non osando presentarsi in forza , il combattimento , dopo aver languidamente degenerato in uno scambio di fu cilate fra i bersaglieri delle due parti opposte , venne

a termine, perchè il re , veduto andar vana ogni lusinga di avviluppar qualche posto nemico, ordinò alle truppe di ritirarsi, lasciando la sola brigata Casale ad invigilare la via che da Montanara conduce a Curtatone.

Questo fatto , in cui le due parti non ebbero a lamen tare che alcuni feriti, lasciò a Carlo Alberto ed ai suoi

generali agio di osservare meglio la piazza e di convin cersi ognora più che le nuove opere aggiunte alle an

1

tiche facevano di Mantova una piazza forte di primo ordine , per prender la quale era necessario un lungo e faticoso assedio od un blocco rigoroso.

Mentre il re savoiardo con audace politica , ma con mal certe mosse andava in cerca del nemico sulle rive

del Mincio , le truppe degli altri potentati italiani innol travansi esse pure gradatamente sulle sponde dell’Eri dano . Primi a muoversi furono i Pontificii. Non voleva

Pio IX dichiarar guerra ad Austria , allegando non es ser addicevole al padre della cristianità , ora che la ver

1


CAPITOLO III .

285

tenza per l'ingiusta occupazione di Ferrara dir si poteva

accomodata, rivolger le armi contro un imperatore cri stiano ; come se atto degno di un sovrano cristiano quello si fosse di opprimere una cristiana nazione , e come se il Vangelo imponesse ai popoli di sopportare impassibili e lieti la dominazione straniera : ma più degli scrupoli

religiosi da cui dicevasi angustiato il supremo gerarca avevano impero sull'animo del re-pontefice il timore di contribuire , osteggiando l’Austria , all'ingrandimento della dinastia savoiarda e la già presa risoluzione di arrestarsi nella intrapresa via delle riſorme. Cosi sin dai primordii della guerra nazionale il levita scettrato , soffocando in petto ogni carità patria, ad altro non in lendeva l'animo che a consolidar sul suo capo la regal corona , poco curando se ciò avvenisse per opera di armi italiane o straniere : tanto è vero il detto di Montanelli,

che il papa non è principe italico, ma cosmopolita . Senonchè nei suoi stati , divenuti sin dal 14 marzo

costituzionali, la sua autorità era ristretta in angusti confini, ed il ministero parteggiando sino ad un certo punto per la causa nazionale, il di 23 marzo le truppe romane, solto pretesto di vegliare all'integrità del ter ritorio, si avviavano nelle Legazioni ; e li 24 Durando , gridato generalissimo delle armi pontificie, abbandonata Roma con Massimo d'Azeglio , con Alessandro Casanova

ed alcuni altri , ponevasi in via per Ferrara , ove già eran giunti 1,000 Bolognesi , che sotto Mattei e Zambeccari aiutar volevano i Ferraresi a ricuperar la fortezza dalla mano degli Austriaci : mentre alcune centinaia di Ra

vennati , guidati dall'ingegnere Montanari, corsi sopra Comacchio inducevano quel presidio a capitolare. Con-, temporaneamente un generale Ferrari , napoletano , an


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tico ed esperto ufficiale, attendeva all'ordinamento di numerosi volontarii che accorsi erano ad inscriversi ( 1). Ma i Romagnuoli non ebbero sotto Ferrara la for tuna propizia come a Comacchio, avvegnachè il tenente colonnello Kuehn , comandante austriaco , all'intimata fattagli di cedere la fortezza, alteramente rispondesse che al primo atto ostile dei sollevati contro i suoi soldati avrebbe gettato i tetti in capo ai cittadini . Questa mi naccia, sebbene assai difficile a mantenersi da parte sua nello stato di inopia in cui trovavasi la fortezza, fu più che sufficiente a forzare i Romagnuoli privi di artiglierie

ad attendere l'arrivo del generalissimo , occupando in tanto militarmente la città .

Giungeva Durando alli 30 seguito da un polso di mi lizia regolare e da alcuni pezzi da sei appartenenti al l'artiglieria svizzera , e rinnovava l'intimata al Tedesco ,

ma questi stando sul duro , il generale papalino, privo di grosse artiglierie, dovette limitarsi a bloccar la piazza . Questa deficienza di pezzi di grosso calibro però non basla a mondar Durando dal biasimo di non aver ri

dotto per forza quella cittadella, la quale posta al basso, presidiata da 1,200 uomini soltanto , e quel che più

monta, priva di viveri e di munizioni da guerra ed ignara della sorte dell'esercito austriaco di Lombardia , non

avrebbe certamente resistito a lungo, se egli , collocando in barbetta alcune grosse artiglierie condottegli da Co (1) I Ferrari erano tre : questi nativo di Napoli aveva con onore comandata la legione straniera al soldo francese nelle guerre africane ed erasi ora condotto al servizio di Pio IX . Costante Fer.

rari d'Imola era colonnello d'un battaglione cacciatori ; e Ferrari d'Arco, toscano, comando le milizie di quel paese nel principio della guerra .


CAPITOLO III .

287

macchio dagli irregolari e le minute sull'antico castello del duca , solido edifizio da cui si domina la fortezza ,

impreso avesse a batterla vigorosamente . Nè a scusarlo vale il dire che Durando , posto sotto gli ordini del re sardo, abbia dovuto ottemperare agli ordini di quello che lo volevano ad Ostiglia, poichè quell'ordine spiccato

li 22 da Volta non pervenne al generale pontificio che li 23 o forse li 24, ed in quell'intervallo di tempo egli

aveva tutta l'agevolezza di sottoporre Ferrara. Nė mag giormente serve l'argomento che egli comandasse a truppe indisciplinate , poichè i reggimenti svizzeri che egli aveva seco , e che erano eccellenti , bastavano ad impedire le sortite agli Austriaci , e qui trattavasi , non di combattere in ordine perfetto, ma di fulminar la piazza con le artiglierie.

La cagione pertanto dell'inerzia del Durando rimpetto a Ferrara , più che ai motivi militari , cercarsi debbono

nelle politiche convenienze. Ed invero il marchese Al dobrandini , ministro delle armi , come a Roma lo chia mano , ingiunto avevagli di star sulle difese bensi , ma di non esser primo ad offendere; ed il cardinale Ciac chi , legato pontificio, ben sapendo come il papa a ma lincuore si lasciasse trarre ad osteggiare l'imperatore, sotto colore di risparmiare le bombe a'suoi Ferraresi , affrettato si era a conchiudere col Kuehn una conven

zione , per cui i Tedeschi , astenendosi da qualunque atto ostile, lasciati sarebbero non solo nel pacifico pos sesso della cittadella, ma verrebbero giornalmente sup pliti dal municipio di viveri . Per tal modo Ferrara , che aveva un'importanza vitale per la causa italiana, tanto sotto l'aspetto politico che militare , andò perduta per

gli alleati , e vettovagliata e fornila poscia di presidio


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dagli Austriaci , ad onta della capitolazione, rimase in poter loro sino a che la fatale convenzione di Vicenza venne a porre termine alla lotta fra Austriaci e papalini ; evento deplorabile invero , ma per nulla maraviglioso ove si ponga menle che Ciacchi era prete, e perciò mae stro di astuzia .

I Romagnuoli, vedendo che il generale pontificio non osava infrangere i vergognosi palti che il brutto tiro del legato aveva loro imposti, non vollero acquetarsi

cosi alla buona ; e poichè di ricuperar Ferrara più non era questione , cominciarono ad altamente lagnarsi di essere tenuti inoperosi sulla destra del fiume, mentre e Lombardi e Veneti e Piemontesi la battagliavano nelle regioni poste sulla sinistra sponda , ed i più ardenti,

poco pratici di cose militari, prontamente passando dalle parole agli atti valicarono il fiume ; Zambeccari co' suoi Bolognesi, postosi in via li 2 per Francolino, dirigevasi verso Legnago, ove lo attendeva cercata sciagura. Co stante Ferrari , colonnello, seguivalo valicando il Po li 8 coi Cacciatori del Reno , scelta coorle formata tutta di nativi delle terre finittime al Modenese ; e li 17 era imitato dal conte Mosti di Ferrara , che a capo dei Ber

saglieri del Po , altra schiera di animosi giovani , por tavasi esso pure al di là del fiume. " Durando , vedendo frazionarsi in tal modo le truppe a lui soggette, almeno di nome , nè più valendo a fre nare l'ardore di quelle che ancor stavano con lui e che clamorosamente chiedevano d'esser condotte a con

dividere la sorte dei compagni , scrisse a Roma per aver

licenza di oltrepassare il fiume, ed il ministro Aldobran dini avendogli finalmente concessa li 18 la facoltà di operare quanto credesse opportuno per la tranquillità


CAPITOLO III . 1

1

289

ed il bene dello stato pontificio, egli, bandito un ardito proclama ove erano poste in evidenza le teutone esor bitanze ed ingiunto a tutti i suoi soldati di fregiarsi il petto della croce tricolore , rompeva guerra in nome

del papa al persecutore della libertà e della religione di Cristo ; ed apprestavasi a portarsi nell'oltrepò con 17,000 uomini , dei quali 4 o 5,000 già l'avevan prece duto ; la metà sola della sua gente era di truppa rego lare , vale a dire 9 battaglioni italiani , 4 svizzeri con una batteria, e 700 tra dragoni e carabinieri ottima mente armati , disciplinati ed istrutti. Era intendimento di Durando di recarsi con queste

forze sul Padovano, di dove poteva o tendere la mano a quella parte di papalini che accorsi erano in sostegno dei Veneti, tementi la calata di nuove genti di Lamagna ,

ovvero riunirsi sotto Verona all'esercito regio ; a tal fine appena varcato il fiume li 21 egli spediva a Carlo Al berto , da cui dipendeva , il colonnello Massimo d'Azeglio ,

significandogli come il generale Ferrari con parte delle sue forze procedesse verso il Friuli minacciato, e come egli colle migliori truppe trovato si sarebbe in Osti glia , grosso borgo lontano 30 kilometri da Mantova e !

collocato sulla sinistra del Po rimpetto a Revere, e chie dendo o la regia autorizzazione, ovvero istruzioni per diversamente agire. Vediamo ora quali fossero le forze venete a cui Du rando ambiva congiungersi.

Venezia , subito dopo la cacciata di Zichy e de' suoi tedeschi, proclamata aveva la repubblica, ed il governo, in cui siedevano Manin , Tommaseo , Solera ed altri valentuomini , decretava che i 3,000 soldati italiani , rimasti in città in forza della capitolazione , formato VOL . III . -

19

PIRELLI, Storia ecc .


290

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

avrebbero il nucleo del nuovo esercito che intendevasi

portare a forza ragguardevole per mezzo di arruolati volontarii che armar dovevansi coi fucili trovati dai sol

levati negli arsenali di quella vasta città , ove impos sessati si erano di un immenso materiale di guerra e

di marineria. Ma qui pure come a Milano si procedetle con soverchia pacatezza nella formazione dell'esercito , e con maggior errore poi si omise di assicurarsi della flotta , prezioso acquisto per quell'antica dominatrice dei mari e facile ad ottenersi, sendochè gli equipaggi

delle navi imperiali constassero quasi esclusivamente di Veneti e Dalmati che potevansi agevolmente indurre a seguire la causa italiana.

Quando l'insurrezione scoppiò a Venezia non era nelle lagune alcun grosso legno da guerra armato, eccezione fatta di alcune lancie cannoniere , penici ed altre bar caccie destinate alla sorveglianza del littorale ; nell'ar

senale trovavansi bensi alcune corvette e brigantini che caddero in mano del popolo ; ma la flotta austriaca stava a Pola, vasto porto sulla costa dalmata : la prima cosa da farsi pertanto era di mandar a significare di rettamente al comandante di essa la convenzione sti

pulata con Zichy e l'ordine di condurre le navi a Ve . nezia ; si ebbe invece la dabbenaggine di aſlidare questo incarico allo stesso battello a vapore che doveva deporre

a Trieste Zichy e le altre autorità imperiali decadute : come era facile supporre, quel legno venne dal coman dante di Trieste traltenuto , ed intercettato l'ordine alla squadra , la quale venne poscia posta a disposizione del maresciallo .

In terraferma intanto l'insurrezione erasi prontamente

dilatata nelle ciltà di maggior riguardo e nella provincia


CAPITOLO III .

291

lulta , ed è giusto dire che i Veneti dimostraronsi più dei Lombardi volenterosi di scuotere il giogo austriaco. I comandanti di Treviso, di Udine, di Vicenza, di Osopo, seguendo l'esempio di Zichy, capitolato avevano; Padova e Rovigo erano già state evacuate, e Palmanova veniva con facilità in potere dei sollevati, che aperta la pri gione in cui da 17 anni languiva il general Zucchi, lo proclamavano loro duce ; accettava l'arduo incarico l'an tico soldato , e nuovamente impugnata la gloriosa sua spada , organizzava in breve un corpo di 9,000 uo mini circa, dei quali il terzo era di soldati defezionati dal servizio austriaco e gli altri di milizie cittadine. Gettatosi con 4,000 uomini in Palmanova faceva egli dal rimanente rovinar le strade , abbattere i ponti che trovavansi verso il confine germanico ; penuriando però di cannonieri pel servizio delle molte bocche da fuoco

della fortezza , rivolgevasi Zucchi a Carlo Alberto , il

quale immantinente spedivagliene una compagnia, che solto gli ordini del capitano Cuggia giungeva colà li 13

aprile . In pari tempo mandava il re ai reggitori di Ve nezia il generale Alberto Lamarmora perchè li giovasse di consigli e di opera nell'ordinamento delle truppe; e questo attivo generale giunto li 4 in quella città , raccoz zando gli avanzi dei volontarii di Sanfermo ed aggiun gendovene dei nuovi , ebbe in poco tempo posti in piede alcuni battaglioni di collettizij. Erano adunque fra pontificii e veneti 30,000 uomini circa da aggiungere alle forze regie , le quali in allora ricevuto avevano altro incremento da una divisione di

7,000 fra Toscani e Napoletani . Il gran duca Leopoido ed il re di Napoli miravano

amendue con occhio invido la popolarità di Carlo Al


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

berto, e con giubilo vedevano questo sovrano procra stinare con poca prudenza politica a mandar deputati a Roma ove concertar si doveva la lega italica : e co gliendo quel pretesto temporeggiavano a dichiarar guerra all'Austria, e stavano ansiosi attendendo gli eventi. Leo

poldo però, più prossimo al luogo ove davansi le busse, non aveva potuto impedire a'suoi sudditi, volonterosi di azzuffarsi col Tedesco , di correre a raggiungere l'eser. cito albertino ; non cosi Ferdinando , il quale , se per melteva ai volontarii della Belgioioso di partire pel campo, e se posteriormente mandava con legni proprii il bat

taglione de' volontarii di Rossaroll ed il 10 ° reggimento di linea a Livorno , destramente valendosi tuttavia della

riluttanza spiegata da Pio IX a concedere il passo alle sue genti , trovava modo di protrarre sino alli 26 aprile la partenza di 15,000 uomini sotto il generale Guglielmo

Pepe, veterano delle libertà italiane , il qual corpo do veva essere bentosto seguito da altri 25,000 per com

pletare i 40,000 uomini, coi quali Ferdinando , nel ti more di maggiori torbidi, promesso aveva a'suoi sudditi di contribuire alla cacciata dello straniero dalla penisola . Siccome però nell'animo ambizioso al pari che per

fido di quel re non eransi attutate appieno le velleità di conquistar le Marche , egli commetteva al suo am miraglio Decosa di trasportar Pepe con 4,000 soldati su quattro fregate a vapore ad Ancona e di soffermarsi in quel porto da lungo tempo da lui vagheggiato.

Se non che gli altri 25,000 non si mossero mai , e li stessi 15,000 niuna parte presero alla campagna , laonde tutto porta a credere che quando il re napoletano man dava quella prima divisione sotto Pepe nell'Adriatico ,

ciò facesse per arte, e che già avendo ferma nell'animo


CAPITOLO III .

293

la perpetrazione dell'orrendo misfalto consumato li 15 maggio , volentieri vedesse allontanarsi dal regno sotto gli ordini di un generale inviso, perchè popolare, quella parte del proprio esercito in cui riponeva minor fidanza,

ritenendo in pari tempo presso di sè i reggimenti sviz zeri e quelli della Guardia, migliori senza dubbio e pie namente ligii alla volontà sua . Intanto la debole schiera partita da Napoli giungeva li 7 a Livorno, e , congiuntasi ivi coi Toscani , venne a formare una divisione di 7,000 uomini , che sotto il co

mando del generale toscano Ferrari d’Arco perveniva li 21 aprile al campo di Carlo Alberto , il quale, dopo averla passata in rivista, destinavala a Montanara ed a

Curtatone a sorvegliare il presidio di Mantova . Consiste vano questi 7,000 in un battaglione di granatieri, uno di cacciatori e tre di truppe collettizie , 4,500 fanti in tutto ; più 230 cavalleggieri o cacciatori a cavallo, ed in

260 artiglieri con una batteria da 8. I Napoletani erapo 800 uomini del 10 di linea , 400 circa del battaglione di Rossaroll, e 250 volontarii guidati da un tal Raffaele Scala , al quale il traditor di Napoli commesso aveva di rassicurare i Lombardi che egli accorso sarebbe col l'ultimo suo granatiere a combattere seco loro gli Au striaci . Oltre a queste forze regolari o regolarizzate, 3,000 volontarii toscani erano scesi in Lombardia, per

la maggior parte studenti, e segnalatamente quelli di Pisa , che formavano un bel battaglione universitario

comandato dal chiaro professore Montanelli. Parma e Modena eziandio mandato avevano il loro

contingente : i Parmigiani erano 1,100 fanti con una batteria di 4 pezzi da 8 ed un manipolo di cavalli : i Mo denesi erano altrettanti , ed avevano uno squadrone di


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dragoni ottimamente equipaggiati e montati ; ma mentre i Parmigiani, buoni soldati istrutti ed armati alla te desca, con gioia abbracciarono i Piemontesi, i Modenesi

per lo contrario piangevano sempre il loro duchino, e quando poterono disertarono al nemico . I primi , coman dati dal maggior Pettinati (1 ) , vennero riuniti al 160 reggimento, formando cosi una giusta brigata; i secondi furono aggiunti ai Toscani sotto Mantova . In quel frattempo erano arrivati eziandio dall'interno del Piemonte le classi temporarie che non aveano an cor raggiunto le bandiere all'epoca della partenza , di

modo che l'esercito regio sul finir di aprile, o sui primi di maggio venne a constare di 61 battaglioni di fanti

gravi e leggieri , di 36 squadroni di linea e 3 di cara binieri addetti alla scorta reale e di 88 cannoni da cam

pagna ( V. Quadro no 4) . Esso avrebbe annoverati tre battaglioni di più, che erano quelli del 150 reggimento brigata Savona , se uno spiacevole avvenimento , che verrò ora brevemente esponendo, trattenuto non avesse quel reggimento nell'interno del regno . La repubblica restaurata in Francia facendo temere qualche torbido nelle provincie finittime del regno sardo, al momento di condurre i suoi soldati nei piani lom bardi, Carlo Alberto aveva disposto che il 150 reggi mento rimanesse di stanza in Savoia a custodia di quella ducea : ma in seguito gli uomini che assunto avevano la direzione delle cose in Francia porgendo qualche

guarentigia che l'ordine pubblico non sarebbe cosi tosto rovesciato in quel paese, il governo del re aveva (1 ) Quest'ufficiale superiore essendosi pochi giorni dopo frat turata una gamba , il capitano Bozzoli assunse il comando del bat

taglione e lo ritenne pendente tutta la campagna ,


!

reito

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9.1

1.)-capo, colonnello Cossato quell5? Maggiore, maggiore MICHELLINI PIANI

cav . El

Divis, Terse

Armi diverse.

. mp .Co

colonippe addette al Quartier Generale . . Squadr

3

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Uomini

7

1

1 1


1 1


CAPITOLO III .

295

ordinato a quel reggimento di portarsi a raggiugnere gli altri ; affidando in pari tempo la quiete dell'interno alla guardia nazionale . Intanto sul confine di Francia erasi collegata una masnada di facinorosi, i quali, cre dendo di spaventar con turpe e stupida denominazione, facevansi appellare les Voraces: eran la schiuma di tutta la francese bordaglia, che non avendo potuto involgere nell'anarchia la patria loro , tentavano ora di sovvertire

gli stati limitrofi. Appena essi seppero, per via d'alcuni corrispondenti che avevano fra i nazionali , che la Sa voia era priva di truppe regolari , si prepararono ad invaderla, e 2,000 dei loro, passalo il Rodano presso d’Yenne li 2 aprile, vennero repentinamente sopra que slo borgo , e , racimolando le tenui somme deposte nelle casse comunali e regie , pervennero ad imposses sarsi di una somma totale di 3,254 franchi, e cala ronsi poscia sopra Chambéry, ponendo a ruba ed a sacco i luoghi circostanti .

All'avviso dell'approssimarsi dei Voraces alla capitale

del ducato , sprovveduta affatto di soldatesca , le autorità si politiche che militari , invase da subitaneo terrore , vigliaccamente abbandonarono la città e i suoi abitatori,

i quali , attoniti e privi di direzione, sulle prime lascia rono penetrare quell'orda frenetica nelle loro mura, la quale urlando viva la repubblica , già credeasi padrona dell'intero paese : ma breve fu il trionfo di quei mal nati : poiché le malversazioni loro avendo convinto i

cittadini che la repubblica per quei . ladroni suonava rapina ed anarchia , ridestatasi in essi l'antica virtù, e dato di mano chi ad uno schioppo, chi ad una randa , chi ad un bastone o mazza , collegatisi il giorno 4 di buon mattino in alcuni punti designati, non furono


296

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tardi a piombare sui Voraces, che, vili quanto rapaci , non si tosto videro il popolo sorgere in armi , si die

dero a repentina fuga; tuttavia non pochi vennero accoppati dai cittadini , molti più furono arrestati e consegnati alle autorità giudiziarie che contro di loro

procedettero, ed in poche ore i prodi abitatori di Cham béry s’ebbero levato di dosso quel turpe giogo, e la città loro ritornò queta come se nulla fosse stato . Ciò nulla di meno quest'improvvisa invasione dimostrando

quanto sconsigliato fosse di lasciar quella frontiera sguer nita , il 150 reggimento, che postosi in via già era per

venuto a Lanslebourg, venne fatto retrocedere, nė più prese parte alla prima campagna . E siccome all'epoca di cui sto discorrendo non erano ancor entrati in linea nè i cacciatori del Corpo franco, nė varie compagnie di bersaglieri che stavano allora appunto formandosi, l'esercito piemontese eccedeva di

poco i 45,000 uomini , ai quali però aggiungendo i 30,000 Pontificii e Veneti , 12,000 fra Toscani , Napole tani, Parmensi e Modenesi , ed i 4,000 Lombardi di Giacomo Durando, vedremo che a quell'epoca, com prese le guarnigioni di Palmanova e Venezia , erano non meno di 90,000 Italiani che stavano in armi sulla

sinistra del Po ; e se a loro prontamente uniti si fossero

i 40,000 Napoletani ed i 30,000 Lombardi , che senza l'inopportuna ignavia il governo provvisorio s'avrebbe potuto con tutta facilità porre in piedi, al termine d'a prile, e quando Radetzky, non ancor raggiunto da Nu gent, annoverava soli 57,000 Tedeschi , erano 150,000 Italiani che avrebbero potuto scagliarsi sul nemico e farla finita una volta colla dominazione straniera (Vedi Quadro no 5) .


CAPITOLO II .

297

Mentre i nuovi governi provvisori e gli antichi prin cipi in Italia, pieni di diffidenza tra loro e di reciproca invidia, concordar non potevano per torsi dal collo l’austriaca stretta , le forze imperiali venivano esse pure ingrossandosi . Ancor prima dell'insurrezione lombarda aveva il ga binetto di Vienna decretato che nell'Illiria s'avesse , per

cura del vecchio feld -maresciallo Nugent (1 ) , a ragu

nare un corpo di riserva : ma la trascuranza governa tiva e li sopraggiunti gravissimi eventi di Vienna ave vano sempre incagliata l'attuazione di tal corpo, in cui stavano ormai riposte le speranze tutte del maresciallo Radetzky. Tuttavia Nugent, essendo riuscito a porre in

sieme nella prima quindicina di aprile alcuni battaglioni in Gorizia , penetrato troppo dell'importanza di condurre speditamente aiuto al maresciallo , non attese la costi tuzione definitiva del corpo di riserva, che lo portò poscia a 22,000 uomini con 15 batterie, tre delle quali

di racchette ; ma presi seco i 13,000 già allestiti, vali cava li 16 l'Isonzo , ed avviandosi col grosso di essi sopra Udine , distaccava a sinistra sopra Palmanova il

generale Felice Schwartzenberg colla sua brigata . (1) Il conte Laval-Nugent, originario irlandese, contava 53 anni di servizio ; egli aveva fatto tutte le campagne dal 1793 al 1814. Conosceva poi l'Italia a mena dito ; poichè nel 1809 era capo di stato-maggiore dell'arciduca Giovanni , e nel 1814 vi comandava in capo un esercito : quindi alla Ristorazione era stato ceduto dall'Austria al re di Napoli per organizzare quell'esercito, e co prì la carica di ministro di guerra dal 1816 sino al 1820, indis

ponendo colle sue ingiustizie i vecchi soldati napoleonici contro il governo , e preparando cosi la sollevazione del 1820 : nel 1848 inoltre la tarda età ne aveva alquanto affievolito l'energia , e poi esso pure era della vecchia scuola .


298

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Stava in Palmanova Zucchi con 4,000 soldati , i quali

appena ebbero lingua dell'avvicinarsi del nemico, con

cosi calde preci instarono presso il vecchio lor duce per essere condotti al nemico, che egli, cedendo alla volontà loro , esegui una sortita verso Visco , terra gia cente 3 kilometri a scirocco della fortezza e dove gli

Austriaci collocati avevano i loro avamposti . Respinte le ultime sentinelle, gettaronsi i volontarii veneti ani mosamente nella terra , ed ivi trovati 300 Croatiche forti.

ficati si erano nella chiesa e nel cimitero, audacemente attaccavanli, e dopo un accanito combattere li costrin gevano a sloggiare di là , lasciando 25 dei loro in mano dei Veneti e 15 altri uccisi ; allontanatosi Schwartzenberg co' suoi Croati , credeva Zucchi finita la pugna , e queto

ripassava per Visco onde ricondursi a Palmanova : quan d'ecco dai balconi dell'abitato partir fucilate sopra i suoi ; giustamente irritati allora i soldati italiani a veder tanta perfidia in connazionali loro , cominciarono a far man bassa sugli abitanti ferendone non pochi, ed in quel tafferuglio parte del villaggio venne consumato dal fuoco ; ignorasi se appiccato dal croato nell'atto di riti

rarsi o da qualche volontario desideroso di punire la nazionalità tradita da quei terrazzani. Nugent frattanto, giunto li 19 a Cusignacco, piccola terra a mezzodi ed a breve distanza di Udine , mandava ad intimar la resa alla città ; ma gli Udinesi, sperando di veder giugnere i rinforzi da loro chiesti a Venezia ,

animati dalla presenza di 1,000 uomini di truppa re golare lor conceduti da Zucchi , sorgendo in armi, dis

sersi parati alle difese ; respingendo eziandio a colpi di moschetto , più per ignoranza degli usi di guerra che

per perfidia, i parlamentarii loro spediti da Nugent,


CAPITOLO III .

299

per cui il colonnello Smola ebbe a perderne un piede, e due minori ufficiali rimasero uccisi ( 1). Dovette adun que Nugent ricorrere alla forza , e posto mano alle bombe ed ai razzi, imprese a bombardar la città ; fecero

da principio salda prova i cittadini , eseguendo anche due sortite e respingendo gli Austriaci ; ma gli sperati aiuti non comparivano , crescea la tempesta croata e mi

nacciava di distruggere Udine ; ed il vescovo deprecando pace, i cittadini alfine si piegarono a mandarlo qual

mediatore presso il feld -maresciallo (2) , il quale bra moso di accelerar la marcia concedeva loro larghi patti;

ricadde adunque Udine li 23 nell'antico servaggio ; ma i 1,000 regolari , temendo di venir decimati in puni zione della loro defezione, stare non vollero ai patti , e presi seco loro tre cannoni , si posero sulla via che conduce ad Osopo , e sebbene inseguiti da un batta

glione e da uno squadrone nemici, ripararono sani e salvi in quel forte . ( 1 ) Io m'attenni fedelmente in ciò a quanto scrisse il Veterano,

austriaco, il quale eziandio accusa l'imperizia degli Udinesi per quest'infrazione delle leggi militari ; ma ove si ponga mente che. molti erano gli ufficiali parlamentarii spediti collettivamente , nasce dubbio che con tal sotterfugio Nugent ottener volesse esatte informazioni sulle opere di difesa erette dai cittadini : nel qual caso l'infrazione delle regole militari sarebbe sua , e gli Udi

nesi avrebbero fatto ottimamente bene a respingere a moschet-, late quel gruppo di parlamentarii ; e questo sospetto acquista maggior fondamento ove si rifletta che fra i difensori erano 1,000

regolari, a capo dei quali stavan senza dubbio ufficiali che ignorar. non potevano gli usi di guerra . ( 2) Comandava in Udine un tal Canti , sedicente colonnello, il

quale, sebbene non fosse complice della resa , venne dai 1,000 regolari deposto dal comando per incapacità , e rimpiazzato da un Zannini , uomo risoluto .


300

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

È Osopo piccola fortezza, ma non priva di importanza, poichè sorgendo sulla sinistra del Tagliamento essa sta a cavallo della gran strada che lambendo il fiume ed

attraversando la valle di Ferro, e seguendo poi or sul l'una riva ed or sull'altra il corso del Fella mette al

passo di Ponteba , da cui pel monte Tarvis porta sopra Villach , città principalissima della Carinzia . Non ave

vano gli insorti trasandato di occupare le gole poste a monte di Osopo e che chiudono la via di Lamagna ; ed una mano di loro , rotti i ponti e barricate le strade e postisi alla Ponteba, respingevano i primi assalti degli Austriaci , guidati dal generale Culoz, riportando anche in tali scontri gravissima ferita il colonnello di stato

maggior-generale Gorrizzutti (1 ) ; ma finalmente Culoz, riuscito essendo a far sollevare su quei picchi alcuni

pezzi da montagna , i nazionali , privi di artiglieria , sgombrarono il passo li 23 , lasciando libere cosi da

quella parte le communicazioni fra il corpo di riserva e l'interno dell'impero . Ciò nulladimeno non erano ancor a termine gli in

cagli frapposti dalla natura del suolo e dagli sforzi di quei generosi alpigiani allo spedito progredire di Nu

gent, poichè giunto egli sulle rive del Tagliamento vide come i nazionali non solo ne avessero rovinato il ponte detto delle Delizie , lungo 1,080 metri , ma incendiatone

ben anco i materiali ; dovette pertanto arrestare Nugent le sue squadre , poichè ivi il fiume, gonfio dalle ricevute

acque del Fella, corre impetuoso , e spagliando le sue acque sopra vasta superficie , formasi un rapido e lar (1 ) È non lieve dolore il trovar nomi italiani fra i primissimi condottieri dell'oppressore : misera Italia , i tuoi stessi figli aguz. zano l'ingegno per ribadir le lue catene !


CAPITOLO III .

301

ghissimo alveo da non esser attraversato che sopra so lido ponte ; convenne pertanto attendere i pontoni , i

quali giunti non essendo che li 25, solo nel dì 27 poté il generale Schulzig trasportarsi colla vanguardia a San Vito sull'opposta sponda ; non avendo però il ne mico fatta resistenza alcuna , Nugent giunse li 30 colle truppe a Pordenone spingendo la vanguardia sino a Sa lice . Tuttavia le difficoltà non lievi del terreno e queste

parziali resistenze , dapprima fortunate , provano quanti sagrifizii costato avrebbero a Nugent, e qual ritardo frapposto alla sua congiunzione con Radetzky, se fossero state convenientemente dirette e sostenute . Se ferocemente combattevasi ai monti , combattevasi

pure al piano , ove frequenti erano le scaramuccie e di vario evento, sebbene con maggior danno degli Italiani ,

comecchè le compagnie franche , intolleranti delle au torità dei capi e regolandosi ognuna a posta loro , des sero maggior presa al nemico . Già narrai il pietoso caso di Castelnuovo e la sorpresa di Sorio : ora dirò come consimile sciagura toccasse alla banda bolognese del Zambeccari . Spronata da sconsiderato ardire questa pic cola schiera , che poeticamente intitolavasi colonna del

riscallo, spiccatasi prima dalla riva destra del Po era venuta sino alla Badia , grossa terra posta là ove un braccio dell'Adige, staccandosi a destra del fiume e cor rendo al sud-est forma un naviglio , denominato Adi

getto . Fortunata sino allora l'audace ma imprevidente colonna erasi cacciate dinnanzi le scolte austriache e

catturato eziandio qualche sbrancato ; accecati da tali effimeri successi pensarono Zambeccari ed i suoi Bolo gnesi di attraversare l'Adige e di andarsi a posare al castello di Bevilacqua, sontuosa possessione della fami


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

glia patrizia bresciana di lal nome, e che sorge sul canale, ovvero fossa detta della Fralla , a tergo e ad

8 kilometri dalle fortificazioni di Legnago . Fidenti nella fortezza del sito , sebbene in luogo tanto avventurato

ed in tanta prossimità del nemico, facevano i Bolo gnesi poco vigile guardia; quando al mattino del 21 ecco

apparire il colonnello Heingel, mandato da Radetzky, col reggimento arciduca Sigismondo, alcune racchette e due pezzi a snidare quelli incauti dal castello . Repen

tinamente assaliti da forze più che doppie e da nu merosa artiglieria , di cui essi erano privi, i 500 seguaci di Zambeccari, dopo scambiate poche fucilate, ebbero a somma ventura di poter rivalicar l'Adige e ripiegarsi sul Po , notevolmente menomati. Intanto Heingel, per vendicarsi dell'aſſetto della famiglia Bevilacqua alla causa italiana, a favore della quale mentre un membro di essa doveva fra poco cader vittima onorata , la madre, veneranda matrona, prodigava sostanze e curava i feriti ; barbaro esecutore di ordine barbaro , derubate prima

le suppellettili ed asportate le munizioni, dava quel castello alle fiamme; ed io , valendomi della testimo

nianza del Veterano austriaco solo per constatare l'in cendio e la rapina, e non volendo contaminare la mia

penna colle basse contumelie colle quali non teme dis onorarsi quel canulo e guerriero scrittore ( 1), lasciero giudice il lettore , di qualunquc nazione si sia , chi dai seguaci del colonnello Heingel, o da quelli del conte ( 1) Le sconcic e triviali parole, le vigliacche accuse verso Carlo Alberto e gli Italiani di cui è pieno e zeppo quel libro, indur rebbero a crederne autore nou un onoralo ufficiale, ma qualche Tersite moderno.


CAPITOLO III .

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Zambeccari abbiano maggior diritto al titolo di ladroni, di cui l'austriaco generale onora i Bolognesi . Altre avvisaglie, ma colla peggio dei Tedeschi, acca devano intanto li 23 e 24 nelle vicinanze di Mantova .

Il toscano generale Ferrari d'Arco, incumbenzato di bloc care da lungi quella fortezza sulla riva destra , dopo aver asserragliato il luogo di Governolo, ed accresciutane la forza con inondazioni, avea gettate alcune compagnie di volontarii mantovani e modenesi al di là del Mincio,

spingendole sino a Castelbelforte e Castellaro, due vil laggi posti , il primo a 9 kilometri da Mantova ed a si nistra dello stradale che da essa tende a Legnago ;

l'altro invece a destra , cioè più accosto al Mincio, ma lontano da Mantova 15 kilometri almeno : distavano

poi amendue questi luoghi soverchiamente, e Castel

belforte in ispecie, da Governolo per poter essere all'eve nienza le compagnie colà stanziate convenientemente sostenute dalle truppe collocate a Governolo . Era inten

zione di Ferrari, cosi operando, d'intercettare al nemico le communicazioni fra Mantova e Legnago : ma ciò non faceva il tornaconto di Gorzkowsky, il quale a tal effetto spediva li 23 il maggiore Martinitz con due compagnie

di cacciatori dell'Imperatore e tre del reggimento Ruka wina, uno squadrone di cavalleggieri e due pezzi d'arti glieria ad assalire Castellaro, ben calcolando che preso tal luogo, i difensori di Castelbelforte sarebbersi trovati

forzatamente avviluppati e segregati dalle truppe di Fer rari. Stavano a Castellaro 130 Modenesi; a Castelbelforte

era Longoni ( 1 ) con 200 Mantovani. Aveva questi avuto ( 1 ) Longoni , ufficiale istrutto e di svegliato ingegno, militava da

molti anni nell'esercito piemontese , ma avendo avuto all'esordir della guerra alcuna contrarictà , era andato a porsi alla testa di


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sentore come gli Austriaci al far del di suolessero spe dire pattuglie sulla strada di Legnago, ed avido di cat

lurarne alcuna , erasi mosso la notte delli 22 , e po stosi in agguato : venne diffatto la pattuglia , e visti i Mantovani, arretravasi inseguita alacremente : quando giungeva a Longoni il rombo del cannone : fatto accorto da ciò che verso Castellaro ferveva maggior cimento , e conscio come i Modenesi fossero in numero soverchia

mente debole per sostenersi , egli con sagace risolu zione piegava a quella volta , e giungeva al momento in cui gli Austriaci, incendiata la prima barricata e le case attigue , disponevansi a dar l'assalto alla terra ; il suo arrivo rinfranca il valore dei Modenesi , e la pugna si riaccende con nuovo furore ; ma gl’Italiani, prudenti quanto valorosi , ben vedendo di non poter contrastare a lungo contro forze doppie, evacuato Castellaro , ordi natamente e per vie campestri si riducono a Governolo. Prudenza e valore pertanto salvarono Longoni ed i suoi

compagni dal cattivo passo in cui posti li avea l'ine sperto Ferrari d'Arco.

Gorzkowsky allora scacciar volendo gli alleati anche da Governolo, commetteva all'indomani al colonnello Ca

stellitz di andarne con selte compagnie del suo reggimento Ferdinando d'Este, due di cacciatori, mezzo squadrone di ulani ed una batteria all'assalto di quel luogo : ma

qui le cose mutarono aspetto , perchè oltre ai 200 Man tovani ed ai 130 Modenesi, stava a Governolo il mag

giore Fontana , giovane prode e già uſficiale al servizio 200 animosi giovani quasi tutti Mantovani , sebbene fra loro si

annoverassero alcuni sudditi sardi ; instrutta ed organizzata da lui , ed animata poi dal suo esempio, questa compagnia fece ot tima prova durante la guerra .


CAPITOLO JII .

305

del duca di Modena, il quale avea seco 800 suoi con nazionali , e 3 cannoni , con cui cominciò a fulminare il nemico appena lo vide apparire all'aurora del di 24 ,

Castellitz tentò rispondere colle artiglierie , ma l'inon dazione dei terreni circostanti costringendolo a collo care i suoi pezzi sull'argine, essi venivano infilati dai proiettili degli Italiani, i quali riuscirono a smontare un obice nemico. Volle allora Castellitz venirne all'assalto

due volte coi suoi Ungheresi, ma due volte si vide dai volontarii respinto ; mirando infine malconci molti dei suoi , e non sufficienti ad espugnar la terra , falto suo nare a raccolta , ripiegossi il duce austriaco sulla for lezza , lasciando in man del nemico l'obice scavalcato, un cassone di munizioni da guerra, e quei feriti che trasportar non potevansi . Perderono in questi due fatti gli Austriaci 30 uomini , e n'ebbero un ufficiale e 18 soldati feriti : la perdita degli Italiani fu di 2 morti e 4 feriti. Fecero buona prova i volontarii mantovani e modenesi , e diedero prove d'intelligenza e valore tanto Longoni che Fontana ( 1). Tuttavia se lo scopo del go vernatore di Mantova andò fallito sopra Governolo , egli

ottenne di riaprir le proprie communicazioni con Le gnago.

In pari tempo dal regolare esercito piemontese im prendevansi varie ricognizioni che colà eziandio davano luogo a scaramuccie, nelle quali i soldati regii ebbero ( 1 ) Nel suo rapporto Fontana , oltre al Longoni, nomina parti colarmente Pira , Bellettini , Araldi , attualmente ufficiale nel Genio

piemontese , Menotti , figlio dell'infelice e venerando Ciro, uffi ciale esso pure nei Bersaglieri piemontesi , e Ferdinando Ruffini ,

esperto soldalo che dopo aver emigrato per cause politiche, ser vito aveva in Inghilterra. tou

III

20

PiSELLI, Storia ece.


306

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

occasione di dar prove d'intrepidezza . Essendo pervenuto a conoscenza del comandante del secondo corpo, gene rale De Sonnaz, come all'albeggiare gli Austriaci soventi spingessero alcune scolte di cavalleria sopra Villafranca, egli dava carico al conte Maffei, maggiore in Genova cavalleria , di portarsi in quella direzione il giorno 20 per rintuzzare l'ardito nemico . Andatovi il conte, im

battevasi appunto in uno squadrone di dragoni austriaci , e già apprestavasi a caricarli, quando essi, volta la groppa dei cavalli , s'involarono a tutta carriera , la sciando in mano dei Piemontesi due cavalieri colle loro

monture ed uno scavalcato .

Il paese che giace fra il Mincio e l'Adige presenta a ponente una sequela di colline, col favor delle quali due . eserciti avversarii accampati su que'fiumi possono a vicenda innoltrarsi quasi inosservati per sorprendere gli avamposti dell'altro . Importando adunque di cono

scere quali posizioni occupassero gli Austriaci, venne dai condottieri regii determinato di eseguire vaste per lustrazioni con forze imponenti , prima di trasportar

l'esercito sulla sinistra sponda del Mincio . Ebbe luogo la prima il di 23 , in cui il generale De Sonnaz portossi in persona con dodici baltaglioni , una brigata di caval léria e due batterie campali a riconoscere tutto il paese che da Monzambano e Valeggio si estende verso Verona . La sinistra di queste truppe preceduta dai bersaglieri, rimontando la sinistra riva del fiume, innoltrossi verso Salionze e sin sotto le mura stesse di Peschiera ; il cen

tro marciò sopra Custoza , e la destra composta quasi esclusivamente di cavalleria e di artiglieria avanzò per la gran strada sino a Villafranca. Dopo aver accurata mente investigata ogni piega di terreno ed occupato le


CAPITOLO III .

307

allure di Oliosi e di Montevento, essendo patente come quel tratto di paese fosse affatto sgombro di nemici, le truppe rientrarono nei loro alloggiamenti: ed una se

conda perlustrazione eseguita li 25 dal duca di Savoia con egual forza tratta dalla divisione di riserva , ma a levante nei luoghi di Grezzano, Castiglione Mantovano, Rezzoli e Marmirolo , posti tutti in linea quasi diago nale fra Goito e Villafranca , dato avendo i medesimi ri

sultati , il re, che assistito aveva a quelle due operazioni, ebbe a convincersi vieppiù essere intenzione di Radelzky di evitare una giornata campale, e di tenersi rimpial tato nel suo campo trincierato di Verona sino all'arrivo dei rinforzi che attendeva dalla Germania .

Consigliatosi in allora il re coi primarii suoi duci , opinò fosse il momento di stringer più efficacemente Peschiera e di tener bloccata Mantova trasportando a

tal fine il nerbo del proprio esercito sulla sinistra del

Mincio. Il giorno 26 adunque le truppe diedero prin cipio al movimento passando il fiume sopra i tre ponti stabili di Monzambano , Borghetto e Goito , e sopra uno erello coll’equipaggio da ponte presso Volta ; ed in tal giorno la terza divisione spinto avendo in avanguardia il maggiore Saxel con un battaglione del 1 ° reggimento

Savoia, uno squadrone di Novara cavalleria e la com pagnia di volontarii parmensi ; egli, giunto presso Vil lafranca, incontrò un grosso distaccamento di fanti e

cavalli nemici , col quale gli esploratori savoiardi ,

CO

mandati da un Richard tenente, non tardarono ad im

pegnar la zuffa : ma il sopraggiunto squadrone piemon tese caricò gli Austriaci con ardor tale , che in breve essi si diedero alla fuga lasciando 4 dei loro morti sul luogo e 34 prigionieri. Il sottotenente di Novara cavalleria ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Brianzone, ebbe in tal circostanza il cavallo ucciso sotto . Il di 27 continuossi il movimento senza essere dal ne

mico in alcun modo inquietati : all'indomani invece il secondo corpo, che aveva ricevuto ordine di occupare tutti i villaggi posti fra Sona ed il lago di Garda, do vette scaramucciare col nemico che occupava tulle le alture circostanti. La terza divisione avanzandosi sopra Sandrà , ebbe a sostenervi un combattimento di bersa

glicri , in cui rimasero feriti 2 soldati del 16° ed ucciso un tedesco ; poche ore dopo verso monte Romaldolo si impegnò una breve cannonata che per la soverchia di stanza riuscì innocua , avendo due squadroni di usseri volto le spalle dinnanzi al maggiore d'artiglieria Lamar mora che con alcuni dragoni ed un pelottone del 16

erasi avanzato per riconoscere la posizione nemica ; ma a sinistra il generale Bès, colla propria brigata Piemonte ed una batleria , ebbe a sostenere un urto gagliardo ed a combattere ostinatamente contro il nemico collocato a

Colà ed a Pacengo. Durava da due ore il combattimento , quando Bės, rinforzato dalla compagnia volontarii par mensi , da due squadroni e da un'altra batteria , sforzo finalmente gli Austriaci alla ritirata , catturando loro 30 soldati e la vettura in cui stava (perchè forse ferito) il maggiore del genio Platzer, il quale ebbe appena il tempo di salvarsi salendo in groppa ad un ussero. Ebbe Ja brigata Piemonte 29 uomini fuor di combattimento,

4 dei quali soggiacquero poscia alle loro ferite ; gli Au striaci ebbero 53 uomini fra morti e feriti , e fra i primi un ufficiale.

Sloggiato il nemico da ogni punto , il secondo corpo

lasciando la brigala Pinerolo a stringere Peschiera sulla riva destra , ne copri l'assedio sulla sinistra estenden


CAPITOLO III .

09

dosi in semicerchio da Pacengo per Colà, Sandrà, Pa lazzuolo e Santa Giustina sino a Castelnuovo, luoghi tutti compresi fra il lago di Garda e lo stradale che da Bre scia tende a Verona, e legandosi per l'osteria del Bosco , luogo situato a cavallo della gran strada ed ove i Pie monlesi eressero un fronte trincierato, col primo corpo,

il quale appoggiando la sinistra a Sona , protendevasi per Sommacampagna e Custoza sino a Villafranca , terra che essendo cinta di un vecchio muro e dotata di vie larghe, venne dai Piemontesi convenientemente fortificata , ri

manendovi a presidio il general Passalacqua col 12° reg gimento di linea , facente parte della seconda divisione , la quale fu anche incaricata di custodire il ponte di Goito, posto esso pure in buon stato di difesa.

La divisione di riserva prese posto a Guastalla , Oliosi e San Giorgio, menomata , momentaneamente però , della brigata Guardie , la quale circondò il re che da Valeggio trasportato aveva il suo quartier generale a Somma campagna , grossa terra seduta sull'ultimo lembo delle

alture verso Verona ed equidistante di 10 kilometri da quella città e dalle rive del Mincio . Da questa magnifica

posizione , forse alquanto arrischiata se vuolsi per la piccola distanza dal nemico , il re generalissimo poteva scoprire la più piccola mossa degli Austriaci , i quali per giungere ad essa attraversar dovevano una pianura molto coperta d'alberi invero e di coltivazione assai

varia , ma cionulladimeno pienamente dominata da quel colle . Dietro la destra continuava ad osservar Mantova la

divisione tosco -napolitana, occupando le località delle Grazie , di Curtatone e di Montanara ottimamente trin cierate .

Le nuove posizioni dell'esercito piemontese restrin


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gendo sempre più Peschiera che era pure bloccata dalla parte del lago dai due piroscafi e parecchie lancie, su

cui erano saliti alcuni pelottoni del battaglione Real Navi retti dal capitano Grassi, il generalissimo cesareo , che non aveva ancor rinunziato a soccorrere quella for

tezza, fece divisamento di occupare più fortemente Pa strengo, posizione eminentemente acconcia a tener aperte le communicazioni tra Verona tanto col Tirolo, per mezzo

della vallata dell'Adige , quanto con Peschiera , il cui presidio , operando sortite, potuto avrebbe dar la mano a quei convogli di viveri che da quel luogo gli fossero spediti . A tal fine la brigata Wohlgemuth , che dopo aver perduto Pacengo e Colà erasi ritirata a Pastrengo, venne ivi raggiunta dalla brigata dell'arciduca Sigi smondo, che, collocata sulla sinistra dell'Adige, dovelte

attraversar il fiume sopra un ponte appositamente eretto a Ponton ; e la brigata Latour-Taxis collocata venne a Bussolengo , grosso villaggio posto a 4 kilometri da Pastrengo e sulla via che seguendo la riva destra del

l'Adige va a Verona , da cui dista 13 kilometri . Falte queste disposizioni , il tenente -maresciallo Wo

cher , portatosi ad assumere il comando di queste tre brigate, volle nel mattino del 29 tentar di sloggiare le truppe piemontesi collocate a Sandrà , punto sporgente della sinistra nemica , facendolo aggredire di fronte dal

generale Taxis, mentre Wohlgemuth con un'altra bri gata , avanzando sul declivio del monte Romaldolo , cer cava a spuntarne la destra . Ma accadde che il re avendo

intendimento di far proseguire in quel giorno stesso il suo movimento innanzi dalla sua ala sinistra , l'avesse rin

forzata con la brigata Cuneo ; dimodochè, quando Taxis e Wohlgemuth presentaronsi alle 8 del mattino per as


CAPITOLO III .

311

salir i Piemontesi, trovarono sul monte Romaldolo una filla catena di cacciatori , sostenuta da alcuni baltaglioni di Savoia in colonna , e l'altro reggimento schierato a battaglia nei vigneti dinnanzi a Sandrà col 160 reggi mento sulla destra, e la brigata Cuneo ed i Parmensi in seconda linea pronti a sostenere la prima . Non tardo ad impegnarsi il fuoco fra le due catene nemiche verso

le 9, ed avendovi in breve preso parte anche l'artiglieria , durò piuttosto languidamente sino alle 3 e 1/2,

Ja pugna

momento in cui Wocher, vedendo andar vani i suoi sforzi

tanto al piano che al monte, fatto far una carica animata da alcuni battaglioni croati stesi in bersaglieri , effettu ) al favore di essa la sua ritirata sopra Pastrengo, debol

mente inquietato dai cacciatori piemontesi . La giornata terminò senza un risultato decisivo . Perderono gli Au

striaci in tal fatto 1 ufficiale e 17 morti, quasi tutti Croati : i feriti devono essere stati assai più : i Piemon

tesi ebbero 7 feriti fra i Savoiardi , che furono quelli che in tal giorno inseguirono più da vicino il nemico .

Era però evidente che all'indomani il combattimento avrebbe ricominciato da capo, giacchè le due armate. non potevano rimanere in tanta vicinanza senza venirne alle mani, ed il tentativo del nemico dimostrava chia ramente che per aver posa bisognava snidarlo dalia im

portante posizione di Pastrengo . I soldati piemontesi per tanto pernottarono sul campo di battaglia , ed ambidue le parti posero a profitto la notte per rinforzare le pro

prie schiere. Il re dando la direzione della battaglia al generale De Sonnaz volle porre sotto ai suoi ordini , oltre a tutto il secondo corpo ( eccezione falta della brigata

Pinerolo che continuò a stringer Peschiera) , la divisione di riserva del duca di Savoia , la brigata Regina del primo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

corpo , più varie compagnie di bersaglieri e volontarii ; in tutto 24,000 uomini , dei quali 1,800 di cavalleria ,

il cui concorso in quel montuoso campo di battaglia po teva essere poco efficace : le bocche da fuoco erano 34 . Radetzky eziandio, sia che volesse ritentare la prova del giorno antecedente , sia che penetrato avesse le inten

zioni dell'avversario, ai 7,000 di Wocher aggiunto aveva le brigate Rath , Schaffgotsche e Liechtenstein ; laonde erano 11,000 Tedeschi che stavano a custodia di quelle posizioni già per natura fortissime. Le disposizioni date da De Sonnaz per l'assalto furono le seguenti : Broglia scendendo colla terza divisione dalle colline di Santa Giustina , doveva tentar di circuire la si nistra del nemico sopra l'astrengo; a suo sostegno mar ciava la brigata Guardie preceduta da due compagnie di bersaglieri. Il centro sotto il duca di Savoia e for mato dalle brigate Cuneo e Regina , doveva per Sandrà avanzar direttamente sopra Pastrengo, e Federici colla

brigata Piemonte ed i volontarii parmensi, spiccandosi da Colà, assalir doveva la destra degli Austriaci : la bri gata di cavalleria del generale Sala , composta di Genova e Savoia cavalleria, tener si doveva sul gran stradale di Brescia per coprir il fianco destro da qualunque sortita da Verona.

Queste ottime disposizioni partorito avrebbero mag giori frutti se i Piemontesi assalito avessero per tempo ;

ma era di di domenica, ed il re religiosissimo avendo voluto che le truppe udissero prima la santa messa , l'attacco non ebbe luogo che alle 11 ore. Primo a sca gliarsi sul nemico fu Bès coi suoi cacciatori piemontesi , i quali , avanzando animosi per Cà del Bosco e Cà Nuova , e scacciato il nemico dai colli di Costiera , Casetta e Fra


CAPITOLO UI.

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telli, giunsero in breve ai piedi dell'altura su cui siede

Pastrengo, cacciandosi dinnanzi gli sgominati Tedeschi, e dando prove d'esimio valore il capitano Boccabadati ed i tenenti Chiabrera e Luchinat che guidavano i cac ciatori del 4° fanteria : ma non secondati abbastanza

energicamente sulla loro destra dalla brigata Cuneo che assalir doveva di fronte, fu loro forza sostare sotto un

vivo fuoco della brigata Wohlgemuth che occupava il villaggio ; a tal vista il re, che volendo assistere a quella battaglia recato si era sulla Mirandola , casolare posto su di un colle che si erge fra Sandrà e Pastrengo, man dava iterati ordini al duca di Savoia di avanzare ; ma

vedendo finalmente che le missive facevano poco frutto ,

perduta la pazienza e sceso il colle, portavasi ove stava la brigata e veniva a conoscere essere essa arrestata nella sua marcia dal melmoso letto di un di quei tor rentelli che formano alquanto più basso il fiumicello

Tione (1 ) ; fu dunque necessità rallentare ivi pure la marcia sotto il fuoco dei Tirolesi ; finalmente essendo

questi dissipati dai tiri di una batteria egregiamente diretta dal maggiore Alfonso Lamarmora, i soldati, elet trizzati dalla presenza del re e del duca, che impavidi tenevansi sotto il grandinar delle pale nemiche, riusci rono ad oltrepassare quell'ostacolo e giunsero al punto in cui la via di Lazise viene a far capo in quella di Pa strengo ; ma in quel frattempo il re aveva versato in grandissimo pericolo, poichè , intollerante di indugio, avendo precorso le fanterie colla semplice sua scorta , ( 1 ) Con un buono stato- maggiore ciò avrebbe dovuto esser pre

visto , tanto più che nel dì prima i nostri esploratori erano giunti sino a quel punto : ma lo stato -maggiore piemontese nè sapeva nè agiva .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

lutto ad un tratto un drappello di Tirolesi posti in agguato da Wohlgemuth per ritardar la marcia del nemico, fece una scarica a bruciapelo contro il manipolo di carabi nieri che precedevano il re : sorpresi questi e non usi a combattere in stretta ordinanza , diedero repentina mente volta ai cavalli : ed il re , vedutosi quasi a petto

i Tirolesi, arrestato senza scomporsi il destriero e tratta la spada , già stava per scagliarsi su di loro, rinnovando le valorose prove del Trocadero : senonchè non fu tardo a gettarsi dinnanzi a lui il prode colonnello Sanfront coi

squadroni di carabinieri della scorta, i quali vigorosa mente caricando il nemico, fecero ampia ammenda della debolezza di quei pochi loro compagni : in pari tempo

una compagnia cacciatori dell'8° gettavasi alla corsa ed a baionetta spianata sul nemico , un battaglione di Pie monte saliva dalla sinistra il colle, ed il maggior La

marmora , giunto con una sezione d'artiglieria a cavallo scortata da uno squadrone di Piemonte Reale, coman dato dal capitano Sigala , entrato con esso nel borgo, caricava alla rinfusa usseri e fanti nemici . Succedeva

nelle vie un sanguinoso scontro, nel quale il marchese

Bevilacqua da Verona, generoso figlio di generosissima madre, e giunto il giorno prima al quartier generale , dove Carlo Alberto nominato lo aveva sottotenente in

Piemonte Reale , gloriosamente spirava traforato il petto da palla nemica . Mentre i regii, con propizio evento , pugnavano al centro ed a sinistra , Broglia , meno felice a destra , era stato

da principio respinto da Wocher, potentemente aiutato da due pezzi collocati su di un risvolto della strada , e

che spazzavano le alture che da Santa Giustina si pro lendono sino a Pastrengo ; ma gli intrepidi Savoiardi


CAPITOLO III .

315

non erano uomini da arretrarsi per cosi poco , e for

matisi in colonna , e mandate avanti le loro compagnie di cacciatori , risolutamente avanzarono su quei colli, seguiti dalla brigata Guardie e fiancheggiati da una

compagnia bersaglieri e dai volontarii Pavesi : fu aspra la lotta , poichè il nemico difese palmo a palmo quel variatissimo terreno ; ma finalmente alle 3 e mezzo an

che i primi feritori di Broglia erano sotto il villaggio , sul quale 12 pezzi di artiglieria , collocati sulla sinistra da Federici, facevano un fuoco tremendo . Al primo annunzio dell'attacco dei Piemontesi, il ca nuto Radetzky erasi trasportato a Bussolengo , e spe rando di fare una salutare diversione, aveva spedito le

due brigate Liechtenstein e Taxis ad assalire Sona e Som macampagna, facendo le viste di voler prendere a ridosso la linea nemica : ma queste due sue colonne fecero poco buona prova : quella diretta su Sona fu respinta dalla cavalleria del generale Sala , coadiuvata dalla batteria del capitano Paolo Riccardi, collocata all'osteria del Bosco e sostenuta da una compagnia di cacciatori di Aosta, ivi spedita dal generale D'Arvillars (1 ) ; quella che

erasi avanzata sopra Sommacampagna fu caldamente accolta dalle batterie ivi disposte e dal generale Som mariva, accorso con alcuni battaglioni della sua brigata .

Il maresciallo allora, notata la superiorità numerica del nemico, diede ordine alle truppe di evacuare Pastrengo e le posizioni attigue , ritirandosi parte sopra Verona per Santa Lucia e parte sulla sinistra dell'Adige per (1 ) In tal circostanza quel capitano artigliere fece gran prova di sangue freddo lasciando giungere la colonna austriaca a 200

metri e poi fulminandola a mitraglia in modo da scompaginarla affatto .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ponton . Quelle che seguirono la destra del fiume non ebbero che a scambiare poche fucilate coi corridori delle Guardie , che condotti dal tenente Riccardi , ani

moso guerriero , penetrarono sino a Bussolengo ; ma quelli che scender dovevano al fiume, incalzati a sini stra da Lamarmora coi cacciatori di Piemonte e coi dra

goni verso Piovezzano, e inseguiti da Pastrengo giù per la china che porta al fiume dai Savoiardi colle baionette nelle reni , fulminati dall'artiglieria collocata sulle alture

che stanno a sinistra di quel villaggio, ebbero a patire gravi perdite, ed i bersaglieri ed i cacciatori di Pie monte e di Savoia , giunti insieme a loro al ponte di Ponton , seguiti li avrebbero sulla sinistra sponda se un'intempestiva moderazione non avesse allora appunto fatto pronunziare al re le troppo celebri parole : Pour

aujourd'hui il y en a assez. Arrestaronsi i persecutori pertanto, ma gli Austriaci , che non potevano credere a tanta dabbenaggine, ruppero il ponte con una precipi tazione tale, che 200 fanti del reggimento Piret, che va

t

lorosamente combattendo ultimi avevano evacuata la

terra , trovatisi rotto il passo, dovettero rendersi prigio nieri . Alle 4 pomeridiane il re entrava in Pastrengo . Carlo Alberto adunque, coraggioso sempre , ma sem pre irresoluto , fu cagione che in quel giorno gli alleati non ponessero saldo piede sulla sinistra sponda dell’A dige, poiché è bensi vero che il colonnello Zobel , man

dato da Welden , al fragor del cannone era calato da Val d'Adige con un battaglione e due pezzi , e s'era at telato al di là del fiume, ma giunto lardi con poca gente , ed affranta dalla lunga marcia , esso non avrebbe resi stilo a lungo ; oltrecchè i Piemontesi, attaccando quattro ore prima, sarebbero stati padroni di Pastrengo a mez


CAPITOLO III .

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zodi, e giunti al fiume prima di Zobel avrebbero potuto inseguire il nemico assai demoralizzato sulla sinistra dell'Adige, ed occupare con 10,000 uomini San Pietro Incariano, che siede a 4 kilometri a tramontana di Verona , sui colli che sopraggiudicano quella città e tutto quell'alti piano che da Ponton per Belvedere e Sabbione corre sino a Pescantina , grossa terra posta rimpetto a Bussolengo, e punto importante, comecchè dall'alto suo campanile

gli Austriaci potessero scoprire tutte le nostre mosse . Questo collocamento delle truppe piemontesi , come dimostrerò nel seguito, poteva avere risultati immensi , ma seppure non volevasi gettare una divisione oltre il

fiume, bisognava allora pensare per tempo a rovinare colle artiglierie il ponte di Ponton ; cosa agevole , es sendo dalle 2 padroni delle alture a sinistra di Pastrengo; due o tre pilastri del ponte demoliti bastavano per ren dere disastrosissima la ritirata al nemico . I

Tre furono pertanto i principali errori commessi dai duci piemontesi in tal giornata : il primo fu di attaccare troppo tardi ; il secondo di arrestarsi nel successo ; il terzo di non pensare a tagliare la via di ritirata al ne mico : di quest'ultimo se ne può forse incolpare De Son naz , sebbene egli allegar potrebbe che , ignorando il re arrestar volesse l'inseguimento , doveva conservare il ponte per far passare i suoi sull'opposta sponda ; gli

altri due sono affatto imputabili al solo Carlo Alberlo : poichè se per una convinzione da rispettare in un prin

cipe cristiano, principalmente in un giorno di battaglia, egli desiderava che le sue truppe udissero la messa nella domenica, egli doveva farla celebrare al far del giorno; ma ritardare l'attacco delle posizioni nemiche per udir messa, è da frate e non da generale ; nel vietare poi aj


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

suoi di inseguire il nemico, egli dimostrò di ignorare la

massima napoleonica : il ne suffit pas de vaincre, il faut savoir profiter de la victoire. Il maresciallo austriaco può, a ragione , venir accu sato di aver disseminate forze troppo tenui sopra po sizioni troppo estese ; egli doveva od evacuare Pastrengo dopo la scaramuccia delli 29, od occuparlo con maggiori forze ; la sua linea di ritirata per Ponton era difettosa, e già accennai ai danni che avrebbe soflerti, se i Piemontesi pensato avessero a distruggere il ponte colle artiglierie;

tuttavia , circa al primo appunto , non bisogna perder di vista che Radetzky non ambiva impegnar una batta glia campale con truppe minori in numero ed ancora

sgominate dai casi di Lombardia e dai primi scontri infelici col nemico . Le stesse ragioni pare l'abbiano dis suaso dall'assalir Sommacampagna con forza, ed un suo

panegirista vorrebbe scusarnelo dicendo che temeva i

battaglioni che trovavansi dietro Grenoble, sotto il titolo di armata delle Alpi; ed ingenuamente soggiunge : non voleva saperne di battaglie ; quanto erronea sia questa tema dei soccorsi francesi ce lo prova lo stesso Vete rano austriaco , che dice che Radetzky sapeva troppo bene che la repubblica francese assalito non lo avrebbe; ed invero le parole degli uomini che sedevano al po tere erano tali da non spaventare il duce cesareo : ma

quand'anche vi fosse apparenza d'aiuto francese , era ancor più necessario di battere gli Italiani prima , ed è invero copiar male Napoleone lasciarsi cadere due eser citi riuniti sulle braccia ; pare piuttosto che il vecchio maresciallo copiasse Wurmser e Beaulieu , e che per nulla rassomigliando a Bonaparte, non ne volesse pro prio sapere di battaglie.


CAPITOLO UI.

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Le truppe delle due nazioni dimostrarono in tal gior nata raro valore , poichè se al termine di essa gli Au striaci , demoralizzati , abbandonarono formidabili posi zioni, è però giusto dire che essi le difesero valorosamente per cinque ore contro forze doppie : siccome però essi nel ritirarsi andavano rinserrandosi in masse confuse,

l'artiglieria piemontese ſece soffrir loro perdite più gravi assai di quelle dei regii , che avendo sempre combat tuto in ordine sparpagliato, soffriron pochissimo . La dif ſerenza è cosi immensa , che dessa invero tiene del fa

voloso , poichè mentre anche gli scrittori più parziali ammettono 600 uomini almeno fuor di combattimento

nelle file austriache, è poi certo che la perdita dei Pie montesi ascese solo a 14 morti e 27 feriti; onde è che

io credo non andar errato arguendo da questa disparità, che, mentre i Piemontesi erano animati dalla coscienza

della superiorità loro numerica e dalle fortunate sca ramuccie sostenute ne' giorni precedenti , gli Austriaci invece, profondamente scossi dalle sventure , avessero perduto quel dominio su loro stessi , che ogni pratico riconosce indispensabile per ottener tiri efficaci dalle truppe, tanto più quando stese in ordine sparpagliato. Fra i feriti, dei Tedeschi annoverossi il colonnello

Pergen, ed alcuni ufficiali subalterni rimasero uccisi ; i regii lamentarono solo fra gli ufficiali morti il mar chese Bevilacqua , ma i feriti furono vari ., e fra essi i luogotenenti Peirone e Saettone, della brigata Piemonte. Oltre ai già nominati poi nel corso della narrativa , trovo

rammentati per azioni valorose delle Guardie un La Ro vere , capitano , un Cartesio ed un Haubourg , furiere, un Arnaud sergente ; dei Bersaglieri un Debiller, capi

lano, Durio e Borio sergenti ; di Piemonte un Boccabadati,


1

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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

capitano, Chiabrera e Luchinat, tenenti , Ceresole sotto tenente, Beli e Deprevide, sergenti, ed un tal Rossi , sol dato (1 ) ; di Piemonte Reale un Annibaldi , tenente ; e di

Savoia , che fu senza dubbio la brigata che in quel giorno più si distinse (come lo provarono gli elogi del re, del duca e quelli , ancor più imparziali , dei reggimenti , che vedendo quei forti figli delle nevose Alpi ritornare carichi di polvere e di sudore , innalzavano frenctiche

grida di viva Savoia ), il capitano Delavenay, che entrato in Pastrengo a baionetta incrociata, vi catturava un'intera compagnia tedesca ; un Parpillat, suo tenente, Charbon neau e Perier, capitani, Cocatrix sottotenente , e Balzo sergente. Ma dopo aver nominato tanti valorosi, non fia ch'io passi sotto silenzio il generoso sagrifizio del co mune Perrier Benedetto di tal brigata, il quale, vedendo il suo ufficiale Cocatrix sul punto di entrare primo in una casipola ove nascosti s'erano alcuni Tedeschi, get tasi risoluto dinnanzi a lui , ed esala l'anima traforato da palla nemica esclamando : Je suis content d'avoir sauvé la vie à mon officier ! Con soldati simili e con duci

capaci di guidarli , qual armata resister puote ? Termi nerò il grato ufficio di scrivere il nome di forti uomini , ricordando come a fianco del re in quel giorno, e du rante tutta la pugna , si lenessero costantemente Cesare (1 ) Questo Rossi gettossi solo innanzi per riconoscere se una colonna che vedevasi lentamente avanzare sul fianco dei bersa

glieri era nemica , ovvero di Parmigiani; segnu a mille colpi , egli

attraversò imperterrito lo stradale , e riconosciuta nemica la co lonna , ritornò a darre avviso al capitano Boccabadati, che con una opportuna mossa parò al pericolo : per tal segnalato fatto niuna

ricompensa s'ebbe il povero Rossi . Ond'io , riparando all'error non mio, volli almeno far menzione di quel valoroso in queste pagine.


CAPITOLO III .

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Balbo, presidente dei ministri , venuto al campo, e Balbi Piovera, patrizio genovese e senatore del regno. I prigionieri tedeschi furono 500 e più , perchè oltre ai 200 del reggimento Piret , a quelli catturati in Pa

strengo dal Delavenay, ancora al giorno dopo più di 60 vennero arrestati nelle cascine ove cercato avevano ri

fugio .

Anche la guernigione di Peschiera ebbe in tal giorno a soffrire gravi danni , poichè il vecchio Rath , udendo luonar il cannone , tentata aveva una sortita ; ma ri cevuto vigorosamente da Manno , ebbe a rientrare nella

piazza dopo aver perduto, secondo un autore degno di fede, 117 uomini ; numero che io ritengo però per esa gerato di grosso . Il re , sempre vago di riviste, visitò quel giorno tutte le conquistate posizioni , e scorse dinnanzi al fronte delle truppe meritamente accollo con grida di gioia ; dopo del che si condusse a pernottare a Santa Giustina . Questa fu la giornata di Pastrengo , i cui risultati furono dalla volontà regia isteriliti , ma di cui si deve merito al generale De Sonnaz , il quale , colla previdente misura di far coprire il fianco destro dalla brigata di cavalleria del generale Sala , mandò deluse le speranze di Radetzky di richiamarci addietro simulando un at tacco sopra Sona e Sommacampagna . Rientrate le truppe degli altri corpi nei loro alloggia menti, la terza divisione passò la notte sulle alture di Pa . strengo; ma appena albeggiò , Broglia, spinti i suoi esplora tori verso Bussolengo e trovatolo sgombro di nemici, vi alloggiò la brigata Savoia , e premunir volendosi da una sor presa , fece abbarrare le vie ed appuntare i cannoni allo sbocco di esse verso Verona ; mentre 150 uomini del 160 Vol. III.

21

Piselli, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

vennero distesi a levante di Pastrengo , lungo l'Adige, per sorvegliarne il corso da Pol a Casa dei Torlei . Gli Austriaci , visto apparire quella catena di posti, ſecero un gran spreco di razzi senza oflendere alcuno ; a quel frastuono , i pezzi della settima batteria sarda , collocati

sui colli che legano Pastrengo con Piovezzano, rispon devano alcuni colpi a palla, ma riconosciuta la distanza soverchia, desistettero dal tiro. Sparsasi intanto la voce che il nemico tentasse gettare un ponte di barche a Ponton per venire ad inquielare il sinistro fianco del l'esercito, il re spediva a quella volta il generale Robil lant colla brigata di cavalleria Nizza e Piemonte Reale , ma venne riconosciuta falsa quella notizia , tenendosi gli Austriaci sulla sinistra del fiume , lungo il quale dispo nevano i loro avamposti. Carlo Alberto intanto, non di rado imprudente, rara

mente e non mai opportunamente audace , trasportava il suo alloggio a Bussolengo , e circondandosi dei fidi Savoiardi , passò la notte dal 1 ° al 2 maggio sotto il can none austriaco , collocato a Pescantina ; nè prima del

giorno , cedendo alle rimostranze de' suoi aiutanti di campo , che rappresentavangli come gli Austriaci , volen dolo , avrebbero potuto ridurre in cenere quel villaggio,

volle far ritorno a Sommacampagna : bravata inutile ; valeva molto più proseguire il corso della vittoria il di prima, che esporre ora sè e quel villaggio a quasi certa ruina .

Maggio I primi giorni di maggio passarono senza notevoli eventi ; gli avamposti nemici , divisi dal fiume , scam

biavano spesso alcune fucilate, per cui il di 4 il se condo battaglione del 16°, distaccato a tal servizio, ebbe 7 feriti e 3 morti ; ed amendue gli eserciti, mandando


CAPITOLO III .

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drappelli più o meno forti ad esplorare le posizioni ne miche, ne nacquero alcune avvisaglie, la più importante delle quali fu quella accaduta il di 5 sulle rive del tor rente Tasso, e che gli scrittori austriaci vorrebbero rap presentare come un tentativo da parte nostra per insigno rirsi della celebre posizione di Rivoli; fu una semplice

perlustrazione , ma siccome essa spinger dovevasi più oltre dell'usato , venne perciò eseguita con forze rag

guardevoli e diretta dal generale Bès, che partito da Lazise colla propria brigata , con mezza batteria ed al cune compagnie di volontarii, venne verso Affi e Cavaion,

mentre alcune altre compagnie franche, sbarcate a Salo, si avanzarono per la costa occidentale del lago , e che il capo di stato -maggiore della terza divisione , colon nello Somis , portossi con un battaglione del 16° verso Piovezzano . Bės, trovati gli avamposti nemici e postili agevolmente in fuga, veniva colla propria colonna sino ad Affi; e posta una riserva sul piazzale di Cavaion , innoltrava i bersaglieri verso Rivoli : appiccossi un ani mato scontro sulle rive del Tasso ; ma gli Austriaci , avendo rinforzato i cacciatori del colonnello Zobel , che

stavano a difesa di quei luoghi , colle intere brigate Schwartzenberg e Baden , Bès , ottenuto il suo scopo , retrocedette dopo una perdita di non più di 2 uomini uccisi e 13 feriti ; gli Austriaci pure ebbero a lamen tare alcuni morti . In quello stesso giorno la piemontese

artiglieria fulminò cosi potentemente dalle alture i pezzi che il nemico collocato aveva a Ponton , che questi si vide costretto a ritirarli.

Ma da alcuni giorni il re stava ponderando un'im presa di molto maggior momento , essendosi fitto in

capo di sfidar a battaglia campale il maresciallo. Indu


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

cevanlo a tal risoluzione parecchi riflessi; i Lombardi, tenendosi neghillosi nelle opulenti città loro , gridavano contro l'inazione dell'esercito piemontese, e tanto il go verno provvisorio quanlo il ministero piemontese, quasi avessero le traveggole e dividessero essi pure la gros

solana credenza del volgo che bastasse presentarsi din nanzi alle fortezze austriache coi tre colori e cantando inni per ridurle in propria possa , eccitavano di continuo

il re a prendere Verona o Mantova ; alle quali im porlune insistenze venivano a dar peso altre considera

zioni politiche di maggior rilievo : poichè se l'Inghil terra , sempre propizia alla dinastia savoiarda , non la vedeva di mal occhio aggiungere a'suoi dominii la Lom

bardia, non desiderando poi di vederla estendersi sulle rive dell'Adriatico , e tanto meno disposta ad un'Italia unita , cominciava a parlar di mediazione ed a consi

gliare di affrettar la conquista : nè più favorevole alla costituzione di un forte stato italiano, e forse contraria

assai più Francia repubblicana ; ed il papa , smesso ormai . ogni generoso proposito , tormentato dal timore d'uno scisma in Allemagna, e temente per la potestà sua tem porale, cominciava a pronunziare dal Vaticano parole di biasimo verso chi combatteva la santa guerra d’in dipendenza .

Tutte queste ragioni, frivole in parte ed in parte gravi assai, fecero chiaramente scorgere al re come fosse ne cessaria una pronta soluzione alla gran lite e un po tente sforzo per rigettar lo straniero al di là dei con fini italiani ; ed ai già allegati motivi aggiungendosi le solite infondate speranze d'insurrezione per parte delle popolazioni , Carlo Alberto , chiamato a sè nel giorno 3 il generale Bava, commettevagli di compilare il pro


CAPITOLO III .

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getto d'una gran mossa offensiva contro Verona . Pre

sentava all'indomani il generale il suo piano, ed il re approvato avendolo , venne fissata l'ora terza dopo il mezzodi del di seguente per l'adunanza dei generali di

visionarii presso il quartier generale onde ricevere le analoghe e parziali istruzioni per l'eseguimento del mo

vimento, che venne determinato pel giorno 6. Ma qui venne fuori l'antica pecca del monarca , il quale ognor titubante , communicato avendo il piano al ministro Franzini , ed udendo da lui come fosse deficiente di al cuni dettagli rispetto all'ordine di marcia delle truppe , lo incaricava di modificarlo in quelle parti che ripu tasse conveniente . Non aveva Bava omesso di pensare ai dettagli dell'operazione, ma contentandosi di presentare al re l'insieme del movimento , giungeva ora al quar

tier generale all'ora prefissa colle istruzioni secondarie: non poco meravigliato rimase ei pertanto al veder altri incaricato di introdurre modificazioni al suo progetto ,

ma sebbene vivamente indispettito limitossi ad insistere acció , attesa l'ora tarda e la necessità di ben concertare

le mosse coi capi dei singoli corpi , si ritardasse di un giorno l'impresa ; ma il re persistette nel volerne l'ese cuzione nel giorno prestabilito, e questa sua ostinazione riputar si deve per la prima causa della cattiva riuscita :

poichè quanto alle introdotte modificazioni al piano pri mitivo esse erano di poca entità , tendendo amendue i

piani a concentrar le forze sul ciglio delle leggieri on dulazioni di terreno che da Feniletto , Cabuelta e Feni

lone vanno sperdendosi verso Moreschi e Palazzo-Ma

donna : e perciò per nulla nuocere potevano all'insieme dell'attacco, ove tutti i capi di corpo ricevuto avessero

per tempo le opportune istruzioni, quando per lo con


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

trario esse non pervennero a taluno che alle 7 mattu

tine del giorno dopo , al momento cioè in cui già do vevano dar principio al movimento .

Il modo dai piemontesi generali prescelto per l'at tacco di quelle formidabili posizioni era questo . Il duca di Genova colla divisione Federici doveva star sotto Pe

schiera, e tutelar il sinistro fianco dell'esercito da un movimento delle truppe nemiche collocate oltre l'Adige . La divisione tosco-napoletana doveva contener la guer

nigione di Mantova . Tutti gli altri corpi , lasciate deboli guardie a custodia degli alloggiamenti , concorrer dove vano all'impresa . Le brigate proceder dovevano a sca glioni di mille passi distanti l'uno dall'altro . La brigata

Regina , destinata ad esser di vanguardia colla brigata di cavalleria della riserva e con tutte le compagnie ber saglieri addette al primo corpo , una batteria campale ed una a cavallo , partendo da Mancalacqua e da Zivol lara , marciar doveva per Lugagnano sopra San Mas simo : la brigata Aosta proceder doveva per la strada

che da Sommacampagna per i cascinali di Caselle d'Erbe e di Maccarona conduce sulla posizione di Santa Lucia : e la brigata Cuneo, partendo da Sona , mantener dove vasi sulla sinistra ed alla stessa altezza della brigata

Aosta , servendo cosi di seconda linea alla vanguardia , da cui distava di mille passi . Ad egual distanza e dietro

Aosta e sulla sua destra la brigata Casale spiccar do vevasi da Gonfardine, ed avanzar essa pure per Calzoni

sopra Santa Lucia , e scaglionata mille passi più indietro

la brigata Acqui formar doveva l'estrema destra mar ciando per la gran strada di Villafranca, preceduta so pra

di essa dalla brigata di cavalleria del primo corpo,

che con mezza batteria a cavallo doveva tener mondo


CAPITOLO III .

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dai partiti nemici il fianco destro dell'esercito . La bri gata Guardie percorrer doveva la stessa strada fatta da

quella d'Aosta , tenendosi a mille passi di distanza . Sulla sinistra dell'esercito il 1° reggimento di Savoia, partendo da Santa Giustina , seguir doveva la sinistra di Cuneo a mille passi , mentre il 20 reggimento e la bri gata composta dal 16° e dai Parmensi portar dovevansi

sopra Bussolengo , fiancheggiati a sinistra dalla propria cavalleria e da mezza batteria a cavallo : occupato quel

villaggio e lasciatevi a custodia alcune compagnie, que ste truppe dovevano esse pure marciar sopra Verona te nendo la via che da Bussolengo conduce a Croce Bianca . Seguendo in quest'ordine le strade che convergono

lutte verso Verona , le truppe attingere dovevano quel rialzo di terreno che coprendo i casolari di Feniletto e

Cabuetta , e girando a tergo di Fenilone, va declinando sino a Moreschi e Palazzo - Madonna. Colà giunta, la ca

valleria di riserva , stata temporariamente addetta alla vanguardia , ripassar doveva in terza linea ; la brigata Aosta portar si doveva al fianco destro della Regina , e le Guardie , sottentrando ad Aosta , formar con Cuneo la >

seconda linea . In tal posizione , mentre il centro e l'ala sinistra appoggiavansi ai colli di Palazzina e di Feni letto, la seconda divisione che formava la destra, soste

nuta da molta artiglieria e dalla cavalleria del primo corpo, che doveva aver terminata la sua perlustrazione a destra, doveva tenersi scaglionata addietro da More schi alla Madonna .

Quando i diversi corpi fossero a posto , la Regina , procedendo per Speziale e Fusaro , doveva esser la prima ad assalir San Massimo, mentre un reggimento di ca valleria , sostenuto dall'artiglieria , doveva per Cioletta


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

internarsi nel saliente formato dalle alture fra Croce

Bianca e San Massimo, per eseguire cariche di fianco sulle truppe nemiche che all'evenienza sbucar potes

sero da quelle posizioni . Per secondar quest'attacco la divisione Broglia, spiccatasi da Palazzina e Feniletto , assalir doveva Croce Bianca , mentre l'ala destra assali rebbe Santa Lucia e cercherebbe ad intercettar la riti

rata sopra Verona alle truppe austriache collocate a Tomba e Tombetta . La riserva seguir doveva ad equa

distanza, e fatta occupare dalle proprie compagnie cac ciatori e bersaglieri la corona di alture testė abbando nate dalla linea di battaglia , stabilirvisi fortemente .

Altrove già dissi quali fossero le posizioni di Croce Bianca , San Massimo e Santa Lucia , e come quest'ul

tima fosse il punto più debole di quel semicerchio che circonda Verona : ne consegue pertanto che le disposi zioni del quartier generale piemontese erano contrarie

al buon senso, comechè prescrivessero di far il maggior sforzo sopra San Massimo , posizione già di per sè for tissima , e che per esser centrale aveva ancora la facilità di poter essere rinforzata a tempo ; pure , come dimo strerò fra breve, la sorte, quasi volesse convertire a favor della causa italiana gli errori stessi de' suoi propugna tori, fece in modo che l'attacco principale avesse luogo a Santa Lucia ; e se i Piemontesi agito avessero colla voluta risoluzione, tutto induce a credere che la fazione del giorno 6 arrecato avrebbe loro grandi vantaggi e certamente terminata sarebbe con loro onore . Vediamo

intanto le disposizioni fatte da Radetzky per respingere gli aggressori (V. Figura no 1 ) . Da esse apparirebbe che i generali austriaci non si attendessero ad un attacco formale , ma opinassero si


1


!

1


CAPITOLO III .

329

trattasse solo di una forte ricognizione : ovvero conver rebbe dire che , temendo essi davvero una sommossa po

polare , non osassero sguernir troppo la città : fatto è che a difesa della posizione di Santa Lucia e vicinanze non stava che il primo corpo comandato da Wratislaw, il quale menomato dalle brigate Wohlgemuth ed arci duca Sigismondo, tutte stanziate al di là dell'Adige , non saliva a più di 6,000 uomini . Clam , colla sua brigata

di tre battaglioni, due squadroni e sei cannoni , occu pava Tombetta . Strassoldo , con due battaglioni , due squadroni e sei pezzi, presidiava Santa Lucia . Sei altri pezzi da dodici , sei obici e mezza batteria di racchette stavano in riserva . D’Aspre, con l'intero secondo corpo , difendeva San Massimo , Croce Bianca e Chievo . Tre bat

taglioni di Giulay, due squadroni e sei pezzi custodi vano San Massimo; D’Aspre tenevasi alla Croce Bianca con tutta la brigata Liechtenstein, un battaglione di con

finarii, tre squadroni e diciotto pezzi: e la brigata Taxis, forte di tre battaglioni , due squadroni e sei pezzi, pro tendevasi a destra fino a Chievo . Una riserva di caval

leria di cinque squadroni e sei pezzi, sottoposta a Simb schen , tenevasi fra quelle posizioni e lo spalto della piazza. Erano le truppe D'Aspre 10,000, e l'intera forza preposta da Radetzky alla difesa di quelle posizioni este riori sommava a 16,000, sebbene ricevesse poi , durante l'azione, considerevole aumento . Ma la forza reale degli Austriaci non stava negli uo mini , bensi nelle difese murali e nelle difficoltà non tenui che presenta il suolo all'aggrediente . I Piemon tesi , abbandonando le belle posizioni di Santa Giustina , Sona e Sommacampagna, venivano a cercar battaglia sopra un terreno, in cui innumerevoli piante di gelsi e


330

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

l'uso del paese di palare le viti, rendeva impossibile al soldato l'esecuzione ed ai capi la direzione d'ogni tat tico movimento : ad ogni tratto poi il suolo, diviso da

profondi fossi, era anche diviso da muri a secco che formavano quasi una gradinata ascendente verso Ve rona , dimodochè ai cavalli niun'altra via restava che la gran strada , ed i fanti costretti erano ad inerpicarsi

carponi colle mani su per quei muri onde giungere al nemico : e queste macerie , che cosi malagevole rende

vano la via all'assalitore, mirabilmente per lo contrario giovavano ai difensori che se ne servivano di parapetti ;

alle quali naturali difese aggiunte avevano poi eziandio le artifiziali , merlando le case dei villaggi e quelle iso late che riuscivan sul fianco degli aggressori. Oltre a ciò gli Austriaci , in qualunque peggiore evento, erano certi di trovar protezione sotto il cannone della piazza munita , come già dissi superiormente , di ottimi ba stioni alla Carnot che offrivano sicuro rifugio alle truppe.

In tali circostanze locali pertanto e trattandosi di una

ricognizione, dopo la quale le truppe rientrar dovevano ai loro alloggiamenti, avuto riguardo al suolo difficilis simo su cui marciar dovevano le fanterie , era il caso

di mandarle alla pugna senza lo zaino: principio con trario alle regole generali di guerra invero ed alla mas sima di Napoleone , il quale dice : Qu'on réduise son sac

au moindre volume possible, si on le juge nécessaire, mais que le soldat l'aic toujours avec lui; ma convien ricordarsi che lo stesso maestro disse più volte : il n'y a rien d'absolu à la guerre : e se mai vi fu circostanza in cui dipartirsi convenisse da questo principio generale, certo era quella in cui volevansi conquistar posizioni for

midabili per una battaglia di mano : quanto più spiccie


CAPITOLO III .

331

slate sarebbero le truppe nei loro movimenti , e quanto minor danno risultato ne sarebbe nella ritirata ! (1 ) Pre

scrivere poi l'attacco di posizioni consimili di fronte ed in ordine parallelo, era violare gratuitamente tutte le primissime regole dell'arte . A questi ostacoli locali se ne aggiunsero altri ancora ,

originati dalla dilazione frapposta a communicar gli or dini alle varie brigate , i cui capi non erano perfetta mente edotti di quanto eseguir dovevano . L'ora fissata

per la partenza dei corpi dai varii punti era le 7 e 1/2, ed erasi calcolato che essi dovevano trovarsi tutti sul

mentovato ciglione di Fenilone verso le 11 ; ma alle

10 e 1/2 la divisione Broglia non era ancora che a Cå de Capri : la divisione Ferrere giunse solo al mezzodi ,

e non completa , a Moreschi, e la brigata Regina , trat tenuta e quindi fuorviata , non entrò mai in linea . Questa brigata , partita tardi dai suoi alloggiamenti , erasi innoltrata sotto gli ordini di D'Arvillars sulla strada di Sona , quando giunta a Caselle delle Erbe alle 9

imbattevasi nella vanguardia nemica , composta di fanti leggieri, di lancieri e di alcuni pezzi : impegnavasi un combattimento assai vivo , in cui trovava morte il mar

chese Colli tenente d'artiglieria (2) , e rilevava grave ferita (1) In tutte le piccole operazioni di guerra gli Austriaci, pendente la prima campagna, usavano andarne senza zaino ; vero è che la

posizione loro velle fortezze li autorizzava maggiormente a tal

misura , però nei gran calori pare che anche i capi piemontesi avrebbero potuto sollevare i loro uomini prescrivendo lo stesso metodo .

( 2) Questo Colli era piccolo figlio del famoso generale di cui è

discorso a lungo del primo e secondo volume di quest'opera ; e figlio del marchese Colli attual senatore del regno , mutilato esso pure sul campo di Wagram , mentre , seguendo l'esempio del


332

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Testa tenente de' bersaglieri : e sebbene il nemico , fatto accorto dell'avvicinarsi della brigata Aosta sulla destra ,

prendesse il partito di ripiegare sopra Verona, tuttavia questo contrattempo fece perder molto tempo alla Re gina , che in quel mentre trovossi oltrepassata dalla bri

gata Aosta, la quale per seguir il re, sempre primo ai rischi, accelerato avendo intanto troppo di soverchio il passo, trovossi sola di fronte alla nemica posizione di Santa Lucia , seguita solo a grandissima distanza dalla brigata Guardie . Avevano gli Austriaci guernito di Tirolesi il campa

nile e le case più elevate ; e dal cimitero, che sta alquanto dinnanzi e sulla destra del villaggio, munito di feriloie e presidiato da due compagnie dei cacciatori del colon nello Kopal, partiva un fuoco micidiale . Star inoperosi sotto quella tempesta era il massimo degli errori : il

valoroso generale Sommariva secondando l'ardore dei suoi soldati, energicamente chiedeva di assalire il villag gio ; Bava, che ivi trovavasi e che aveva commesso l'er rore di non frenare la marcia troppo celere di quella brigata per dar tempo alla Regina (1 ) di giungere, non padre , valorosamente pugnava qual tenente di cavalleria nelle file dell'armata napoleonica . Rientrato nella vita cittadina , il mar

chese Colli ſu decurione e sindaco della città di Torino , e sempre adoperossi in tali cariche a pro della patria , e durante la guerra d'indipendenza ad essa offri la sua esperienza e parecchi suoi

figli; uno qui cadde pugnando, gli altri continuano a militar con distinzione nell'esercito piemontese : sono dunque tre genera zioni di quella nobile prosapia che spargono il loro sangue per la gloria delle armi piemontesi. (1) Questo errore fu tanto più grave in quanto che era impos

sibile non aver udito sulla sinistra il rimbombo del cannone nella mischia di D'Arvillars con la vanguardia nemica , e prudenza vo

leva pertanto di informarsi del risultato prima di procedere.


CAPITOLO III .

333

osando con ragione far eseguire una marcia retrograda che forse scoraggiato avrebbe quelle truppe ardenti ma non use ai sinistri delle battaglie , fatto aprire il fuoco

dall'artiglieria contro il campanile (1 ) , e sloggiatone prontamente i feritori tedeschi , lusingandosi che la sola folta coltura gli impedisse di veder la Regina che ormai

doveva esser vicina , imponeva a Sommariva di as salir Santa Lucia , mandando in pari tempo ordine al generale D'Arvillars della brigata Regina di obbliquar a destra per legarsi con Aosta : ordine che, mal riferito o mal interpretato , fu causa che quella brigata , smar rita la via in quell'intralciato terreno e soverchiamente obbliquando a destra , venisse a collocarsi a Fenilone dielro la brigata Guardie , nè più effettuasse l'assalto sopra San Massimo, come eragli stato dapprima imposto . Slanciavasi Sommariva coi suoi all'assalto , e nasceva

sotto le mura stesse del villaggio un aspro conflitto , in

cui trovava morte il prode colonnello del 5º, cavaliere Caccia , mentre animoso guidava i suoi alla pugna, ed il tenente di cavalleria Berton-Balbis a fianco del gene

rale Sommariva, di cui era aiutante di campo ; pochi

istanti dopo il colonnello del 6°, Manassero, riceveva grave ferita nella coscia , per cui ebbe poi a lasciar il servizio dopo aver languito per varii mesi , e Gandolfo sottotenente era freddato da un colpo di spingarda : ma queste morti, lungi dallo scoraggiare i valorosi Valdo stani , inspirando loro invece generoso desio di vendi (1 ) Veoni accertato che il re non voleva si tirasse sul campanile,

parendogli cosa profana, e che ci volle gran fatica a fargli com prendere che se i Tirolesi se ne valevan per uccider cristiani , non

v'era peccato neppur veniale ad abbatterlo colle artiglierie ! Era un conquistatore di nuovo genere !


334

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

care i caduti , li faceva più risoluti perdurar nella pu gna , dando e ricevendo cosi le due nemiche schiere molte e molte morti .

La brigata Guardie frattanto , ansiosa di condividere i pericoli di Aosta , al fragor del cannone accelerato aveva il passo e giungeva essa pure sotto Santa Lucia : Bava allora, valendosi di questo rinforzo, guidava in persona il battaglione dei cacciatori Sardi , comandato dal maggiore Cappai , contro la Cà Pellegrina , collocata sul fianco sinistro d'Aosta , e di dove due compagnie di Tirolesi con grave danno dei nostri mantenevano un ani mato fuoco di moschetteria .

Slanciavansi imperterriti sul merlato muro gli agili figli dell'isola sarda, e sprezzando i colpi nemici apportatori

di quasi certa morte, animati dalla presenza del gene rale Bava e dall'esempio del loro maggiore, conquista vano quel baluardo , dando morte od imprigionando quei Tirolesi che per tempo non eransi posti in salvo :

fra i prigionieri annoverossi un loro capitano Brandt, ferito . In pari tempo i granatieri , gettatisi in aiuto della brigata Aosta , rinfrancavano la pugna ; e sebbene in aiuto di Strassoldo accorresse Clam con due dei suoi

battaglioni, pure i Piemontesi acquistando ogni mo mento terreno e scacciando gli Austriaci successiva

mente dalle prime case , penetrarono nell'interno della terra ; cessò allora l'ufficio dei moschetti, e cominciò il combattimento all'arma bianca : perchè avanzatosi il battaglione di granatieri italiani d'Anthon , collocato in riserva dietro il villaggio, veniva ferocemente a dar di cozzo contro i granatieri Guardie, che contro loro

s'avventavano a baionetta spianata. Or ecco adunque, doloroso a dirlo, virtù italiana qui pugnare contro ita


CAPITOLO III .

335

liano furore ! ma per questa fiata almeno volle arrider vittoria a chi sotto colori italiani versava il sangue per

la libertà patria , perchè Bava vedendo giungere in buon punto, sulla sua destra, a dar l'assalto alla terra il ge

nerale Passalacqua con l'11° reggimento, spingeva un battaglione, che sempre tenuto aveva in riserva, in rin forzo dei suoi , che ripigliando nuova lena costrinsero gli austriaci granatieri, minacciosi ed ordinati, ma san guinosi e grandemente menomati in numero, ad ab bandonare il tanto contrastato punto di Santa Lucia : in cui entrarono nel tempo stesso Aosta e Guardie di fronte, e Casale da tergo .

Formava l'11 ° reggimento il primo scaglione della seconda divisione , che condotta assai lentamente al fuoco dal suo divisionario , non prima di un'ora era giunta sul luogo del combattimento : Passalacqua , udendo tuonare fortemente il cannone , erasi con un

solo reggimento della sua brigata spinto animoso in

nanzi ; e sebbene la fitta coltura dei poderi circostanti gli celasse il luogo della mischia , pure accorrendo al rimbombo era giunto , costeggiando lo stradale a de stra , in vista del campanile di Santa Lucia, e già stava per ispiegare alcuni pelottoni in cacciatori prima di innoltrarsi maggiormente , quando si vide salutalo da una scarica a mitraglia, quindi da un violento fuoco di moschetteria , partiti da un cascinale detto la Colom bara ( 1), che trovavasi dall'altra parte della gran strada , ( 1 ) Nelle vicinanze di Verona esistono molte cascine denomi

nate Colombara, forse perchè munite tutte di una torre con ter razzina ; questa di cui è caso ora , sorge sulla destra di chi da Villafranca volge i passi a Santa Lucia , e rimane pertanto a le vante di quel luogo.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

in prossimità molta , e convertita dal nemico in formi dabile ridotto . A quella scarica inaspettata oscillano i soldati di Casale ; ma non è tardo a rinfrancarli col ma

gnanimo esempio Passalacqua , il quale sceso da ca vallo con cui mal poteva adoprarsi in quel terreno tutto ingombrato di pali e di alberi , per ristabilire l'ordine nei suoi, impugnato un fucile ed ascesa risolutamente l’erta riva che fiancheggiava la strada , impavido si caccia verso il cascinale ; a tal vista ufficiali e soldati vanno a

gara a seguirlo, ed i granatieri , guidati dal loro capitano Cavalli e da Fornacca Ottavio e Malaspina, ufficiali, giun

gono primi sul nemico , il quale, vedendo tanto ardire , ritirato il pezzo con cui andava mitragliando la colonna , si limita solo a difendere la cinta colla moschetteria :

succede un'accanita zuffa : Oberto Malaspina , nobile e giovane guerriero , cade trafitto nella coscia mentre in coraggia i suoi alla pugna : egual sorte tocca al sotto

tenente Garmagnano : ma Brunetta ed Alberti capitani , e Zani tenente spingonsi innanzi coi cacciatori, e la bar ricata assalita da tante parti già cede ai loro sforzi, ed

il nemico, incapace a resistere a tanta foga, abbandona quel punto . Entrano i granatieri ed i cacciatori , mentre le altre compagnie , scalando la cinta di alcuni giardini che ivi si prolungano a levante della terra e scaccian done i difensori, penetrano nell'interno del villaggio.

Santa Lucia adunque era in mano dei regii : ed i ne mici ammirati per tanto valore , sgominati ritraevansi sotto il cannone della piazza : trincerarsi pertanto forte mente nella conquistata terra e farne il punto d'appoggio per un attacco sulle posizioni attigue di Tomba e Tom

betta era quanto l'esempio di mille battaglie ed i militari principii consigliavano : e se vi era un istante in cui la


CAPITOLO III .

337

speranza piuttosto presuntuosa esternata nel piano d'at

tacco, di tagliar da Verona corpi che avevano su quella città diretta e brevissima ritirata , potesse realizzarsi , cer

tamente era quello ; e pare che simile timore concepis sero invero il battaglione ed i due squadroni lasciati da Clam a difesa di Tombetta ; poichè appena viddero

Santa Lucia in mano dei regii , frettolosamente si ritras sero al cosi detto Rondel, opera posta esteriormente alla Porta Nuova della città . Ma di ciò nulla si fece ; la caval

leria del generale Olivieri , che per lo stradale di Villa franca poteva agevolmente moversi, e che se non avesse inlercettata la via ai difensori di Tomba e Tombetta , non poteva mancare di far almeno varii prigioni , non si mosse : Ferrere divisionario e Villafalletti brigadiere tennero immobile la brigata Acqui , ed il re dando nuo

vamente un di quegli esempi di inutile valore, andavasi a collocare al di là del villaggio di Santa Lucia sullo

stradale di Verona aspettando invano il sospirato segnale

della sommossa popolare, ed esponendosi intanto a farsi avviluppare da qualche manipolo di cavalleria nemica; locchè forse accaduto sarebbe se il tenente Bellezza non

avesse con due pezzi carichi a mitraglia dissipato uno squadrone nemico che già stava avvicinandosi. Ma perduto s'era il tempo utile , perchè Radetzky,

deciso a non lasciare quell'importantissimo punto di Santa Lucia in mano de' regii , spediva il reggimento Geppert ed un battaglione di quel di Prohaska in rin forzo di Strassoldo , già invano rinforzato da Clam :

e contemporaneamente, invece del segnale impaziente mente atteso da Verona, veniva l'infausta notizia dell'in

felice attacco di Croce Bianca , di cui terrò ora parola . Il generale Broglia , oltrepassato colla propria divi Vol . III. – 22

PINELLI, Storia ecc.


338

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sione Bussolengo e posta in fuga con un colpo di can

noneuna piccola guardia austriaca appostata a Cà di Capri , era giunto verso le 11 e 1/2 al di là di Feniletto verso Croce Bianca, a buona portata dei cannoni nemici, e collocate le sue truppe in colonna a destra ed a sinistra dello

stradale di Brescia , ivi le tenne lungo tempo inoperose; e sebbene i proiettili nemici inoffensivi giungessero sino alle file (1 ) , quell'inutile sosta ed il pessimo esempio del generale che in un col suo capo di stato-maggiore buttavasi

nel fosso ogni qualvolta vedevasi la colonna del fumo dei cannoni tedeschi , cominciarono a grandemente scuotere il morale di truppe nuove alla guerra. Dopo un'attesa di tre quarti d'ora almeno, le colonne venivano ripor tate innanzi un 400 metri ancora , e qualche battaglione

era trasportato più a sinistra : dopo del che il generale , che tenevasi a piedi sull'orlo del fosso annunziando ch'egli andava a fare il déjeûner alla cascina di Pontara, luogo a lui designato pendente l'azione , dava l'ordine di assalire all'una pomeridiana : nuova posa più presso l'artiglieria nemica a noi invisibile, la quale però con

centrando tutto il suo fuoco sopra quella de' Piemontesi , ( 1 ) A comprovare la gran distanza e perciò la soverchia cautela di chi , standosi ancor cinquanta passi dietro le colonne, appiat tavasi nel fossalo ad ogni colpo nemico, basti il seguente aned doto di cui fui testimonio oculare . Un granatiere della prima compagnia del 16° veniva colpito in petto da una palla da can none che , sormontando la riva assai elevata di un arginello dietro

cui tenevasi il battaglione , lo geltava a terra ; in un attimo fummo attorno al tapino , quand'eccolo sorger in piedi pallido come un

pannolino, ma per nulla offeso, e meravigliato al paro di noi dal strano caso , ripigliar lo schioppo ! Il calibro del proiettile però e la sua innocuità indurrebbero a credere che provenisse dalla cinta esteriore della piazza .


CAPITOLO III .

339

lasciò le colonné tranquille forse perchè coperte alla sua vista dal terreno che andava elevandosi quasi a picco . Qui successe un fatto miserando invero : aveva il ge

nerale piemontese fatto collocare una sezione della 7a batteria sullo stradale , la cui bianchezza spiccando in mezzo al bruno delle terre coltive, serviva d'ottimo

bersaglio agli Austriaci , i quali , avendo inoltre pezzi di calibro superiore, offendevano molto senza poter venir grandemente danneggiati dal tiro dei Sardi : già eran

caduti tre o quattro artiglieri, e già un pelottone della prima fucilieri del 160 di linea , comandato di scorta , contava parecchi morti : la qual cosa vedendo il mar chese Del Carretto, tenente d'artiglieria e comandante della sezione , mandava dicendo al generale gli per mettesse di torsi da quella pericolosa posizione , e di

spingersi in luogo più coperlo e più prossimo al ne mico , da cui offeso rioffender potesse : ma il generale rispondeva che continuasse da quel punto a distrug gere le trincere nemiche , appianando cosi la via alla fanteria , che fra breve le avrebbe assalite. Pochi istanti

dopo il misero giovane cadeva colpito nell'anguina glia da palla nemica , che in pari tempo sfracellava una gamba ad un artigliere : questo colpo intimorito

avendo scorta ed artiglieri , già stavano per abbando nar i pezzi , quando l'agonizzante Del Carretto, raccolte le fuggenti sue forze ed additando i pezzi a chi lo soc correva, con fioca voce dava il comando, rimettete gli avantreni, e quindi pregava d'esser condotto ad un'at tigua cappella per render l'anima a Dio, ove morente

lo accolse il buon prete Viberti cappellano del 16°, she in quel giorno malaugurato non cessò mai di prestar

l'opera sua ai moribondi sotto il sibilo delle palle nemiche.


340

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

I cannonieri intanto , obbedienti all'ultimo comando

del prediletto lor uffiziale, ritraevano i pezzi, ma questa ritirata e lo spettacolo di tante morti avevano scosso l'animo dei soldati delle due colonne , che collocati a destra ed a sinistra dello stradale, ne erano stati testi

monii ; dimodochè, quando scoccò l'ora destinata all'as salto, essi avanzarono in colonna serrata e preceduti dai proprii cacciatori , ma taciturni e presaghi di nuove sciagure . Nè s'ingannarono, poichè mentre procedevano per quell'arduo terreno, ove ad ogni piè sospinto aveasi

da sormontare un muricciuolo di pietre secche che sfa sciavasi sotto i piedi , una tremenda scarica a mitraglia di una batteria lontana non più di 200 metri e tenuta sino allora mascherata dal nemico , veniva a solcare

nella loro profondità le colonne: quelle più prossime allo stradale , due di Savona cioè, ed una di Savoia fu rono le più maltrattate ; le compagnie collocate in testa letteralmente annientate , e solo in quella del primo bal taglione del 16 ° i morti furono 33 ; il disordine fu in

descrivibile : basti il dire che la sesta compagnia for mante coda della seconda colonna del 160 fece fuoco

di compagnia ; in un attimo le colonne si sciolsero , e ‫ܕ‬

volgendo lo sguardo attorno, tu più non vedevi che gli ufficiali, i quali , rivestiti dei fulgidi loro spallini, saldi ed imperterrili stavano al loro poslo , a segno che tu

avresti potuto, da quei campioni , riconoscere l'ordine ed il numero dei rispettivi pelotloni; immobili, col dolore nel cuore , serratisi attorno alla bandiera che il

sottotenente Carisio, sebben ferito al capo , abbandonar non volle ad altri , stavan quei forti aspettando di lavare col loro sangue la codardia dei loro duci e soldati : duci

e soldati dissi, poichè è pur tempo che la storia scriva


CAPITOLO IU .

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questa pagina d'infamia : lungi ed al sicuro il divisio

nario ; lungi ed a piedi dietro robuste piante brigadiere e colonnello ; niun ufficiale di stato -maggiore a guidar

le colonne, a piedi i maggiori condottieri di esse (1 ) ; vigliacchi e tremanti ancor prima del fuoco nemico i soldati, quasi tutti genovesi , primi agli schiamazzi , ul timi alla pugna ! Passato il primo stupore, varii ufficiali , raggranellati

qua e là alcuni sott'ufficiali e soldati , spingevansi nuo vamente innanzi; ma la mitraglia nemica , sfrondando gli

alberi e squassando gli arbusti, orrendamente fischiava , e dissolveva decimandoli quei pelottoni d'altronde troppo

deboli per tentare qualunque efficace impresa ; rivol gevano allora gli sguardi gli ufficiali alla seconda linea , composta del battaglione cacciatori e dei Parmensi : vana speranza ! essa era disciolta ; solo a terra, non fe rito , ma travolto dai fuggiaschi stava il brigadiere , e cento passi più addietro l'indegno colonnello, dietro un gelso immenso , e che incapace di guidare i suoi alla pu

gna , or simile a vil donnicciuola piangendo esclamava : Povero il mio reggimento ! Fra tanti codardi però non mancarono i prodi: già dissi del Carisio : dirò ora come un giovane soldato , un

tal Follia, della prima fucilieri, nativo del Carro, pro vincia di Sarzana, udendo fischiar la mitraglia, lieta

mente animasse i compagni, gridando : Avanti, figliuoli; i Tedeschi ci credono principi, che ci salutano col can none ! avanti ! Colpito l'animoso nella rolola , mori varii ( 1 ) Ad onor del vero debbo aggiungere che il maggiore del

primo battaglione, soldato impavido , pose piede a terra solo al momento che era impossibile progredir oltre col cavallo , chie dendo la testimonianza di me suo capitano .


342

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

giorni dopo a Valeggio per imperizia del chirurgo, che non volle amputarlo a tempo ; ma io che l’ebbi ai fianchi in quel punto, e che già ammirato ne aveva il coraggio

alcuni giorni prima, volli inscrivere in queste pagine il suo nome , perchè il suo valore abbia almeno questa debol mercede . Nè tacerò del granatiere Bocca , il quale , vedendo il suo capitano Riccio , che essendosi slogato un piede pochi di prima, ed avendo ciò nondimeno

voluto venire a combattere, mal reggevasi in piedi in quel scabro terreno, lo assicurava che in caso di disa stro caricato se lo sarebbe sulle spalle : ma mal avrebbe

potuto mantenere il generoso proposito quel meschino, poichè collo propriamente in bocca da palla nemica mentre animava i compagni, mori sul momento ; molti altri semplici soldati diedero prove di coraggio : ma , come non di rado avviene, i migliori soccombettero, ed

i codardi posti s'ebbero in salvo . Scena non molto dissimile , sebbene con più militar contegno , accadeva sulla destra dello stradale, al fianco del quale stava il battaglione cacciatori del secondo di Savoia , che orrendamente tribolato dalla nemica mi traglia , ebbe esso pure a sciogliersi, ed il suo mag giore . ma pace agli estinti! ei riparò al fallo

morendo da forte a Volta . La paura intanto accrescendo a mille doppii il pericolo , già vociferavasi imminente un assalto dei dragoni austriaci, dei quali, per dir vero,, vedevasi il luccicar degli elmetti , ma la natura del tér reno li impedi certamente dal ciò fare ; e la seconda linea di Savoia avendo conservate salde le ordinanze ,

ed alcune compagnie del 16° essendo state intanto rac cozzate in un solo battaglione, la ritirata si operò con sufficiente ordine , asportando prima gran parte dei feriti


CAPITOLO III .

343

che erano stati ammucchiati al Feniletto, e se le truppe di quella divisione erano troppo scoraggiate per ritentare, con probabilità di successo, un assalto , esse erano però sufficienti per lener in scacco i difensori di Croce Bianca e San Massimo nel caso che il centro e la destra aves

sero saputo trarre partito dalla conquista fatta di Santa Lucia .

Il corso della battaglia adunque era andato in modo che se i Piemontesi fossero stati guidati da un capo in telligente ed energico , non potevano mancare di adot tare , quasi forzatamente , quell'ordine d'attacco che la

prudenza avrebbe dovuto consigliare sin da principio . I precetti della scienza diffalto prescrivevano che in vece di attacchi quasi simultanei su tutta la linea ne mica, si fossero simulati falsi assalti sulle posizioni fortissime di San Massimo e Croce Bianca , tenendo in tanto rafforzata e fuori di tiro la destra, per spingerla poi , appena il vero attacco sopra Santa Lucia fosse riu scito, sopra la parte debole della posizione nemica, che era verso Tomba e Tombetta : di dove, in caso propizio,

avrebbe forse potuto tentare un ardito colpo di mano sopra la stessa Verona. E questo , ripeto , si sarebbe ancor potuto eseguire dopo la presa di Santa Lucia e dopo la mala riuscita della Croce Bianca : la terza di visione contenuto avrebbe D'Aspre se avesse voluto da San Massimo soccorrere Wratislaw nel ricuperare Santa Lucia ; ed i Piemontesi trincierati in questo punto , ap poggiato avrebbero la seconda divisione che agir doveva sopra Tomba e Tombetta . Era certamente difficile che senza la sollevazione interna una cillà cosi forte come

Verona venisse in mano dei Piemontesi per un colpo di mano ; ma l'insurrezione era probabile , perchè lo


344

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

stesso Schönals ammette che si fu costretti a far pat

tugliare le truppe per dissipare i gruppi che già anda vano formando i cittadini ; e la città poi era priva di

soldatesca , poichè vedremo che Radetzky fu costrello allora appunto a mandare le ultime sue riserve a Wra tislaw .

Ad ogni modo, quand'anche Verona caduta non fosse in mano di Carlo Alberto , questo monarca non rinun ziando cosi presto, come fece , al possesso di Santa Lu cia , avrebbe , senza fallo , ottenuto lo scopo di quella mossa sopra Verona , che riusci invece inutile , e che tanto sangue costò all'esercito piemontese : poichè di queste due cose una accadeva senza fallo : od i Piemon

tesi si impadronivano della terra , ed allora una lumi

nosa vittoria poneva fine alla campagna : od essi erano respinti , ed allora , mantenendosi in Santa Lucia col l'estremna destra , ed occupando obbliquamente una li

nea , che partendo da quel villaggio, si protendesse per Fenilone e Cabuelta al Feniletto ed alla Palazzina, essi

potevano ivi tranquillamente accendere i fuochi del bi vacco , far ristorare le truppe , che dalle 6 mattutine più mangiato non avevano , e pernottarvi senza timore che Radetzky osasse venirli a sturbare con un esercito battuto sopra varii punti e minore in numero . Ove poi

fatto lo avesse era ottenuto lo scopo del re di attrarre il nemico al piano ad una fazione decisiva . E ciò era quanto , senza fallo, accaduto sarebbe all'indomani, il che si rileva dall'insistenza posta dal vecchio maresciallo nel ricuperare Santa Lucia . Verso le 3 diffatti Wratislaw rinforzato , come già dissi,

dal reggimento Geppert, mosse all'assalto ; ma ricevuto caldamente dalle Guardie , da Aosta e dal battaglione


CAPITOLO III .

345

Real Navi , ed inquietato dal fuoco di numerosi bersa

glieri piemontesi allogati nelle case, dopo un'ostinata zuffa era costretto a suonar a raccolta , avendo anche

in tal circostanza il reggimento Geppert dalo prove di poca fermezza malgrado gli sforzi degli ufficiali loro , e specialmente del generale Salis e del proprio tenente colonnello Leutzendorf, i quali vi trovarono la morte ; pure tanta era l'importanza data dal maresciallo al pos sesso di Santa Lucia , che risoluto a far l'ultimo sforzo, appigliossi al disperato partito di mandare in aiuto a Wratislaw l’ultimo battaglione che ancor rimanevagli

presso , che fu quello de' granatieri Weiler , più uno della brigata arciduca Sigismondo, che era stato costretto a far ritornare in città dalla posizione di Parona sulla sinistra del fiume ove era stazionata .

Questo secondo assalto degli Austriaci ebbe più felice risultato , non per il loro valore, ma perchè allora ap punto Carlo Alberto , informato dei disastri della divi sione Broglia, dato aveva ordine alle Guardie ed Aosta di evacuar Santa Lucia ; il nemico pertanto , incalzando le truppe che si ritiravano , venne nella terra, e già cre

devasene padrone , quando a torlo d'inganno giunse il valoroso duca di Savoia, che avendo avuto incarico di

sostenere la ritirata colla brigata Cuneo, la quale ancor combattuto non aveva , appena vide gli Austriaci incalzar

troppo da vicino i corpi piemontesi che ritiravansi , spintosi coll' 80 animosamente avanti , prontamente li

sloggiava dal villaggio , ſugando appieno il battaglione Sigismondo che fece poco buona prova ; e trasporlato dal suo magnanimo ardore già rincacciava il generoso

principe il nemico sin solto il cannone di Verona , quando rammentando esser suo ufficio non più di offen


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dere ma di tutelare la ritirata de' suoi , frenato il guer

riero suo istinto, raccoglieva le schiere, ed imperterrito e minaccioso piegava verso Sommacampagna , respin gendo tutti gli sforzi fatti dal nemico per inseguir le colonne, ed imponendo rispetto ad una colonna che D’Aspre aveva fatto uscire da San Massimo per assalirlo di fianco ; mercè questa sua fermezza la ritirata del centro , protetta dalla brigala Cuneo in prima linea e da quella della Regina in seconda, operossi assai ordi natamente ; ed il re , venuto al Fenilone , ebbe tempo di compiere pria al pio ufficio di dar sepoltura ai ca daveri di alcuni ufficiali ivi stati trasportati, e di ri dursi quindi alle sue stanze in Sommacampagna. Ma non cosi avvenne alla seconda divisione, perchè alcuni bersaglieri nemici riusciti essendo a spuntarla sull'e strema destra ed a gettarsi sul suo fianco repentina

mente , il loro apparire generò disordine gravissimo in quelle truppe , i cui capi qui , come già prima, fecero

prova di pochissima fermezza e previdenza ; per buona sorte se il timore toglieva loro il lume dell'intelletto , non oscillava la virtù in petto al prode Salino , tenente d'artiglieria , il quale , posti prestamente in batteria due pezzi carichi a mitraglia e sostenuto dai volontarii della compagnia Griffini, facilmente dissipava quel partito nemico .

Dal sovra esposto adunque chiaramente emergono queste due verità , che cioè i Piemontesi impiegando a difendere Santa Lucia le due brigate Cuneo e Regina , che ancor combattuto non avevano , avrebbero con tutta

agevolezza mandato a vuoto un attacco, a respingere il quale bastò il duca con pochi baltaglioni, e che se essi mantenuti vi si fossero tutta la notte , Radetzky, che non


CAPITOLO III .

347

poteva tollerarli cosi vicini a Verona e che tanta perti nacia dimostrata aveva nello sloggiarneli, ritornato sa rebbe all'assalto all'indomani , ed allora avrebbe avuto

luogo la battaglia in campo aperto, tanto agognata dal re , il quale , in caso poco probabile di una sconfitta , avrebbe sempre potuto ripiegarsi sulle fortissime alture di Sommacampagna , Sona e Santa Giustina , che for mavano la seconda sua linea di battaglia . Ma Carlo Al

berto faceva sempre le cose a metà : incapace di apprez

zare i vantaggi ottenuti, egli che con soverchia fidanza esposto s'era sotto formidabili posizioni appoggiate ad una piazza di primo ordine , perduta poi in un subito la baldanza, rinunziò al possesso di Santa Lucia quando appunto l'occupazione di quel punto condur lo doveva

a veder appagati i suoi desiderii (1 ) . Ond'è che ben a ragione scrisse il già citato autore tedesco : che la bat taglia di Santa Lucia non è mai stata apprezzata come merita , se non che egli nell'apprezzarla porta a cielo la virtù tedesca e ad essa vorrebbe attribuire la disfatta

dei Piemontesi, quando invece io , senza togliere il me rito di un'ostinata difesa ad alcuni corpi nemici, dirò però che tanto in un esercito come nell'altro vi furono dei corpi che si condussero prodemente e di quelli che non soddisfecero al debito loro : che a Santa Lucia i Pie

montesi trionfarono dei battaglioni tedeschi trincierati ed a loro forse superiori in numero, perchè dei Piemon

tesi non presero parte al combattimento su quel punto (1 ) Qui Bava con ragione osserva che la mancanza dei viveri

obbligava a far rientrar le truppe ai loro alloggiamenti: ma l'or dine del giorno parlava di un rinfresco da darsi alle truppe alle 4 . Era dunque il caso di distribuirlo dopo la pugna e far intanto venir i viveri dal campo ; tanto più che parte della truppa non

prima della mezzanotte potè avergli negli stessi villaggi.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

che le due brigate Aosta e Guardie ed il battaglione Real Navi, e poscia la brigata Cuneo sola ; mentre Strassoldo fu rinforzato colla brigata Clam prima, poi dal reggi mento Geppert e dai granatieri D'Anthon e Weiler, e dai

battaglioni Prohaska e Sigismondo ; il che porta il numero delle truppe austriache impegnate in quel punto a 10,000, e che a Croce Bianca non fu pugna d'uomini contro uo mini , ma di carne umana contro ferro e piombo , poi chè ivi i petti dei Piemontesi furono squarciati dalle batterie nemiche , contro cui , violando tutte le regole dell'arte , l'inetto condottiero della terza divisione li spinse di fronte. Venendo ora alla direzione data dai capi alle truppe, dirò che i generali austriaci compierono con zelo al l'incarico assai facile di respingere un attacco in or

dine parallelo ; e che i capi piemontesi si dimostrarono incapaci ed ignari affatto del modo con cui intra prendere si debba l'attacco di posizioni militari. Molti vollero darne colpa al Bava : a parer mio , egli può trovar scusa vedendosi destinato a porre in esecu zione un piano elaborato da altri e non abbastanza a lui noto : ei non poteva prevedere che gli ordini del quartier generale non sarebbero stati fedelmente ese guiti , ed inoltre il terreno ove si passò l'azione era di una natura tale che togliendo la vista alla distanza di

cento passi rendeva impossibile al generale supremo di regolare le mosse parziali delle colonne, e rendeva indi spensabile che ogni divisionario si regolasse a sua posta e secondo gli eventi ; finalmente se Bava errò , ciò fu , come già feci altrove notare , per non osare contraddire al suo sovrano , ed almeno egli adempiè valorosamente e sagacemente all'ufficio di generale divisionario , ed al


CAPITOLO III .

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punto ove egli si tenne durante l'azione la vittoria arrise al tricolore vessillo : non imitaronlo certo né in consi

glio nè in valore alcuni altri divisionarii, e là si pati danno e vergogna .

Il vero colpevole poi fu ancora , qui pure come a Pa strengo, il re : il quale cominciò a spingere intempesti vamente ed isolata sotto il cannone nemico la brigata Aosta , ed ordinò poi la ritirala quando la fortuna gli offriva il destro d'una vittoria, scordando queste parole di Napoleone : les retrailes coûtent beaucoup plus d'hom mes et de matériel, que les affaires les plus sanglantes :

avec celle différence que dans une bataille l'ennemi perd à peu près uulant que vous , tandis que , dans une re traile , vous perdez sans qu'il perde : e se la fiacchezza

dell'inseguimento nemico e la bella resistenza del prin cipe Vittorio resero la perdita del materiale poco grave, ciò prova sempre più la convenienza di rinnovar l'as salto , poichè la vera perdita falta dall'esercito regio in quel giorno fu quella a cui accenna con quest'altre parole il gran maestro di guerra : La gloire et l'hon neur des armes est le premier devoir qu'un général qui livre bataille doit considérer : le salut et la conservation

des hommes n'est que secondaire..... c'est pourquoi il ne faut jamais désespérer tant qu'il reste des braves aux drapeaux : par cette conduite on obtient et on mérite d'obtenir la victoire. Poichè, l'onore delle armi avea sin’allora appartenuto ai Piemontesi nei loro scontri col nemico, e solo dopo il disastro di Santa Lucia venne

meno la confidenza del soldato nei capi e nel proprio valore ; l'esempio poi di mille baltaglie doveva svelar a Carlo Alberto l'importanza di Santa Lucia : a Marengo Napoleone sarebbe stato vinto se abbandonato avesse


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Castelceriolo : senza la bella difesa degli Italiani di Beauharnais a Borodino forse era perduta la battaglia della Mosckowa, nè Wellington vinto avrebbe a Water loo se evacuato avesse il monte di San Giovanni : mille

sono adunque le battaglie in cui il possesso d’un umile villaggio decise della vittoria . E senza dubbio è vero quanto dice l'austriaco scrit tore, che da quel giorno la supremazia morale, che prima era pei Piemontesi , passò agli Austriaci , i quali

animali dalla presenza di quattro arciduchi, fra i quali l'attuale imperatore, ripresero conſidenza ; mentre per lo contrario presso i Piemontesi l'entusiasmo e la bal

danza vennero da meno assai : e veramente dopo Santa Lucia può dirsi che la campagna se non materialmente era moralmente perduta per gli alleati : poichè il sol dato vide l'incapacità dei duci, i valorosi sfiduciali pian sero su tanto sangue inutilmente sparso , e fremettero

vedendo mal ricompensato il valore e la viltà impunita : alcuni maggiori colpevoli furono invero dimissionati , fra i quali il generale della brigata Acqui (1 ) , il colon nello ed il maggiore del terzo battaglione del 16° reg . gimento , ed il colonnello dell'11 ° che , tenutosi na scosto durante la pugna , ritornato insolente e brutale dopo il pericolo verso i suoi soldati , fu da uno di questi talmente insultato che dovette ritirarsi ; ma con tutto

ciò la clemenza del re , che qui appellar si potrebbe

dabbenaggine , fu soverchia : poichè i divisionarii inetti andavano dismessi , gli ufficiali vigliacchi fucilati, ed i corpi che sbandati s'erano , decimati: cosi si fa la guerra . (1 ) Mentre ancor ferveva la pugna , questo nobilissimo signore ,

presa seco una compagnia per scorta , rientrava verso le 2 e 112 tranquillamente ai suoi alloggiamenti a Villafranca !


CAPITOLO IIJ .

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La perdita fu grave d’ambe le parti : quella dei Tedeschi ascese a 900 uomini fuori di combattimento : fra i morti

vi furono il generale Salis , il tenente colonnello Leut zendorf, il suo aiutante maggiore Batistig, il capitano Zergoller, i tenenti Nadherni , Baranvall, Bognar, Mari novitck . Furono gravemente feriti il colonnello Pottor

nay , i capitani Brandt e Petgold, morto poi in seguito alle ferite ricevute : i tenenti Noyer, Drusenberger ,Wolf,

Dessage e Kodwell . I prigionieri fatti dai Piemontesi nella prima presa di Santa Lucia furono 80, fra i quali , oltre al Brandt, un altro ufficiale subalterno . Il bollet tino ufficiale stampato dal quartier generale piemontese fece ascendere i morti a 98 ed i feriti a 659 : ma havvi

luogo di credere che la perdita fu molto maggiore, poi chè nei soli ufficiali feriti, parecchi appartenenti alla terza divisione non furono neppur nominati : un cen tinaio di fanti cadde nelle mani del nemico : ma la per

dita maggiore fu quella dei disertori, giacchè il solo 160 trovò mancanti all'appello più di 350 uomini , dei quali calcolandone 150 fra i morti e feriti, rimangono 200, di

cui alcuni fuggiti fino in patria, ivi arrestati e con dotti all'esercito , videro andar impunita cotanta co dardia . Tenendo calcolo di tutte queste circostanze io credo non andar errato di grosso asserendo che la bat taglia di Santa Lucia affievoli l'esercito regio di 1500 uomini . Oltre ai quattro ufficiali morti ed ai feriti già da me nominati nella narrazione, in tal giorno furono fe riti eziandio i maggiori Gozzani delle Guardie ed Aitelli

del 170, Dellavalle capitano d'artiglieria che perdette un piede, Righini capitano di stato-maggiore , Molinari ca pitano del 170 , Marchetti tenente delle Guardie, Sigga e Palombello del 5° (morto quest'ultimo in seguito a


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ferita al capo) , Guibert capitano , Galateri, Ceresa e For mento subalterni: gravemente Reggio sottotenente delle Guardie, e leggermente tre altri dello stesso corpo; mor talmente Pinna dei Cacciatori Sardi , morto poi a Bre scia , come pure il capitano Barrandier del 1 ° di Savoia ; e della stessa brigata il capitano D’Yvoley, che legger mente ferito dapprima, non volle ritrarsi sin che una nuova percossa sorvenne a sfracellargli una gamba ; De coucy e Faverges, capitani essi pure, ed Orsier tenente. Discorrendo ora di chi più si distinse , nominerò fra i corpi , le brigate Aosta e Guardie ; fra i generali, il duca , Bava , Passalacqua e Sommariva ; fra gli uffiziali

d'artiglieria, tanti quanti eran presenti all'azione ; molti uffiziali di varii corpi che troppo lungo sarebbe enu merare : fra la bassa forza, i furieri Bonifacio e Gron

dona , d'Aosta il primo, delle Guardie il secondo , che

primi entrarono nel villaggio di Santa Lucia , riportando gravissima ferita il Grondona mentre scalava il muro del cimitero; ed il sergente Varenzano del 170, che nel tafferuglio accaduto all’ala destra nella ritirata , veduto ferito un compagno, lo difese contro tre nemici ucci dendo un ufficiale , ferendone un altro ed asportando l'amico al reggimento : e dell'artiglieria il cannoniere a cavallo Deschamps, il quale , benchè mutilato di due dita , continuò sino all'ultimo a servir il pezzo . I bersa

glieri studenti fecero essi pure in lal giorno buon esperi mento, e Bosio, uno di loro, che sebbene ammalalo volle intervenir alla pugna, vi riportò una ferita . A sei ore il cannone taceva nei sanguinosi dintorni

di Verona, e su quei sterili campi il silenzio della notte era solo interrotto dal gemito di qualche morente ! Le truppe piemontesi rientrarono taciturne e frementi alle


CAPITOLO III .

353

loro posizioni, e temendosi che il nemico impossessato si fosse di Bussolengo, le truppe stanziate a Pastrengo dovettero andare a far un lungo giro per Santa Giustina ,

e non prima delle undici di sera rientrarono nei proprii accantonamenti .

Veracemente , lungamente e dettagliatamente io de scrissi questo fatto d'armi, che fu il più sanguinoso di tutta la guerra , e che tanto colpi le immaginazioni del l'esercito e del popolo italiano e diede luogo a tante assurde dicerie : dando a tutti quella lode e quel biasimo che dalle molte relazioni da me lette e dalla mia pre

senza sui luoghi mi parve loro competere : mi rimar rebbe a dir delle fole inventate dall'autore del Veterano

austriaco : ma per verità leggendo quel libro io ebbi a convincermi che esso è un tessuto di gofle e bugiarde

storielle , atte a ricreare le serate dello stupido soldalo croato che tutto crede, e sotto tal aspetto l'invenzione

dei prigionieri che credevano perder gli occhi e delle maschere trovate nel zaino dei soldati piemontesi pos sono essere annoverate fra le favole se non spiritose , nuove almeno ,

Non voglio passare però sotto silenzio la grossolana ingiuria, per dir la quale egli commelte un ridicolo er rore storico; egli dice : eravamo sicuri che il regio eser cilo non ci avrebbe forzati, perocchè Carlo Alberto non era un Suwarow , ed i Piemontesi non erano Russi : ora per quanto io abbia cercalo non mi venne fatto di scor

gere che Suwarow abbia presa Verona : quánto al pa ragone poi , dirò che Carlo Alberto non era Suwarow , ma Radetzky nemmeno era Macdonald o Joubert e tanto meno Massena o Moreau che lottarono contro il russo

maresciallo : i Piemontesi poi non erano Russi ; ma eran Vol . III .

23

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quelli che , militando sotto la bandiera francese, ributtato avevano i Russi a Verderio ed a Novi , e molti eran figli di coloro che alla battaglia della Moskowa batterono questi terribili Russi , senza tener calcolo che non eravi

forse neppur uno dei cinquantamila Piemontesi presenti al campo che non contasse un antenato che non avesse unto il cuoio a più d'un Tedesco nelle guerre dell'Im pero : vero è che fra Tedeschi e Russi passa un gran divario in valentia , e l'ultima campagna d'Ungheria lo ha posto in chiaro . Pare poi che il Veterano Austriaco si intenda più di maschere e fanfalucche, che di storia militare .

Radetzky intanto, portando miglior giudizio di quei

scarabocchiatori sul coraggio piemontese, ed avvedutosi come senza l'errore dei capi , quelle valorose truppe sarebbero senza dubbio venute in possesso non solo delle posizioni di Croce Bianca e San Massimo , ma forse eziandio della stessa Verona , pose mano ad accrescere le opere di fortificazione transitoria attorno a quei vil laggi , merlando ogni casa , traforando ogni muro : e facendo inoltre costrurre sette ridotle fra quella cinta esteriore e la città , alle quali diede il nome dei gene rali che preso avevano parte al fatto delli 6 , permet tendo , poichè non aveva altro trofeo , che la maggior ridotta eretta a San Massimo da lui desumesse nome .

Cosi trincerato , egli confidò di poter respingere ogni nemico assalto, sinchè il corpo di riserva , dell'avvici cinarsi del quale già aveva notizia , raggiunto lo avesse . Per non interrompere la narrazione delle principali

operazioni dei grossi eserciti, procrastinai sin ora a te ner parola di alcune avvisaglie accadute in riva al Mincio fra la divisione tosco -napoletana e la guernigione di Man


CAPITOLO III .

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tova . Erasi questa divisione fortemente trincierata nelle località di Curtatone e di Montanara protendendosi sino

al ponte di Goito, custodito da parte del 10° reggimento napoletano. Questo collocamento di forze assai tenui sopra una linea soverchiamente estesa fecero concepire a Gorzkowsky la speranza di sfondarle su qualche punto . Ma il generale toscano aveva cercato di supplire alla debolezza numerica delle sue genti , accrescendo con

opere di fortificazione la già naturale fortezza del sito. Curtatone è un gruppo di case che sorge ad un'ora dalle ultime fortificazioni occidentali di Mantova sulle

rive dell'Osone Nuovo che qui ha forma di canale , e che uscito dal Mincio , corre nella direzione del mezzodi

verso Montanara , che dista da Curtatone 3 kilometri ap pena : il suolo tutto all'intorno è palustre e facile ad essere inondato : non avevano mancato i Toscani di Irar

partito di queste circostanze, tagliando inoltre le strade e convertendo a ridotte le molte cascine che trovansi

fra Curtatone, Montanara e San Silvestro , altro piccolo borgo a mezzodi da Montanara e distante 3 kilometri e mezzo da Mantova, in quel raggio di terreno com preso fra la porta Pradella e la porta Cerese . Queste cascine , cinte quasi tutte di muri e di massiccia costru zione , erano state accuratamente fortificate dagli Ita liani , i quali dinnanzi al principale accesso di quasi tutte avevan fabbricato un dente, a cui il corpo della

cascina coll'ampio cortile e col muro munito di feritoie serviva di ridotto .

1] 3 maggio vennero gli Austriaci sopra San Silvestro: stavano ivi a difesa due deboli battaglioni , uno di civici .

livornesi comandato dal maggiore Belluomini, e l'altro del 100 napoletano sotto il maggiore Spiligati , più il


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

piemontese Torres vi si trovava ei pure con una cin quantina di volontarii : tuttavia queste truppe fecero un fuoco cosi vivo dai loro trincieramenti , che gli Au

striaci , riconosciutisi troppo deboli per sforzare quel punto , si ritirarono lasciando morti sul terreno 7 dei

loro, 1 prigioniero e molti più o meno gravemente fe riti : fra i difensori vi furono feriti un Pratesi, tenente

di artiglieria , che comandava ai due pezzi colå collo cati , due civici livornesi ed un tal Fontana torinese ,

sedicente aiutante di campo di Torres : morti nessuno . Alcuni giorni dopo, cioè il di 10, Benedeck , preso il comando di forze maggiori , volle dare maggior sviluppo all'assalto marciando contemporaneamente sopra Cur tatone , Montanara e San Silvestro : in quest'ultimo luogo gli Austriaci , aiutati da alcuni abitanti delle campagne,

impiegarono uno strattagemma , a cui ricorsero più di una volta nel corso della campagna . Mentendo essi ban diera e vesti , vennero in colonna gridando: Viva Italia

a rincontro dei Napoletani che fidenti lor tendevano le braccia ; quand'ecco aprirsi la colonna e dal suo seno un cannone carico a mitraglia vomitar la morte ; tra sognati diedersi sulle prime alla fuga i poveri Napole

tani , dei quali 6 rimasero uccisi : ma riavutisi pronta mente i più ardimentosi , corrono a baionetla spianata sui traditori e ben tosto li costringono a retrocedere . Le altre due colonne, venute verso le 7 mattutine per

Castelnuovo verso Curtatone e per la Misericordia sopra Montanara , furono anche vigorosamente respinte per opera specialmente del maggiore toscano Ferdinando Landucci , riportando egli però grave ferita che pochi

giorni dopo lo trasse a morte: dimodochè quando giunse Ferrari con i rinforzi, il nemico era già in piena ritirata


CAPITOLO III .

357

avendo perduto 17 uomini e trasportatone via molti gra vemente feriti: con tutto ciò Ferrari , ripulando troppo avventurate le truppe collocate a San Silvestro, ordinava di evacuare quel posto e trasportava poscia il suo quar tier generale da Castellucchio alle Grazie , punto più centrale .

Fu alquanto più seria la fazione delli 13, nella quale 3,000 Austriaci con 4 pezzi nuovamente mossero ad as salir Curtatone e Montanara . Qui comandava Laugier,

che aveva seco il colonnello Giovanetti , toscano , ed il

maggiore piemontese Beraudi , i quali con alcune com pagnie di cacciatori tennero coraggiosamente testa al nemico : a Curtatone eranvi gli altri due piemontesi

Campia e Camminata con un battaglione toscano , co mandato da questo, ed i Napoletani, e sebbene gli Au

striaci per inquietarne i fianchi mandassero alcune com pagnie di cacciatori sopra parecchie lancie sul lago fingendo uno sbarco alle spalle , pure anche sopra di questo punto riuscirono inefficaci i loro sforzi, poiché l'artiglieria italiana diretta da Araldi (1 ) e da Mosell , e mirabilmente servita li costrinse ad abbandonar la lotta

dopo aver perduto 31 uomini fra morti e prigionieri. La divisione tosco-napoletana sostenne pure perdite eguali ad un di presso , poiché 12 furono i prigionieri fatti dal nemico e 35 i posti fuori dal combattimento , fra i quali si annoverarono Enrico Poerio e Cesare Ros

saroll, chiari uomini napoletani , distinti per ingegno e per valore , i quali rilevarono gravi ferite . In tutti questi assalti che dalla parte degli Austriaci altro non erano che un'esalta ricognizione delle posi (1) Fratello di quello che militava con Fontana verso Governolo.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

zioni nemiche per poi servirsi fra breve delle acqui

state nozioni per un'impresa di maggior rilievo , le truppe tosco -napoletane fecero prova di intrepidezza, ma il generale Ferrari d'Arco invece spiegò una mol lezza ed ineltezza tale, che venuto essendo in uggia alle

truppe , Corsini , ministro di guerra toscano , che por tatosi al quartier generale in quei giorni, presenziato aveva il combattimento delli 13, credelte doverlo ri .

muovere dal comando , eleggendo poscia in sua vece, d'accordo col re Carlo Alberto , il colonnello Laugier, antico soldato napoleonico che fatto aveva la campagna di Russia ( di cui vuolsi abbia lasciato una relazione sotto il titolo : Gli Italiani in Russia ), e che era già stato nominato sin dal 2 maggior-generale onorario . Prima cura del nuovo comandante fu di far costrurre,

per cura dell'ingegnere toscano capitano Castinelli, un ponte sull’Osone nella località della Rocca, ove quel ca nale volgendo a ponente forma un angolo retto, ren

dendo cosi più pronta e facile la communicazione fra il suo quartier delle Grazie ed i posti collocati a Mon tanara .

Due giorni dopo il malaugurato tentativo sopra Ve rona il parco d'assedio venuto per acqua da Alessandria sino a Cremona giungeva a Ponti : erano 45 pezzi fra cannoni da 32 , obici e mortai . I zappatori del genio posero allora immediatamente mano alla costruzione delle batterie che, malgrado l'avviso di alcuno, vennero costrutte sopra ambo le rive, poichè se le ragioni ge nerali di guerra consigliavano di erigerle tutte sulla riva destra, ove il fiume le poneva al coperto da un colpo di mano, quelle locali , per lo contrario , sugge rivano di battere principalmente la piazza per quella


CAPITOLO III .

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faccia che sta rivolta al nord nord-est, là dove il lago

immelte nel fiume, perchè ivi il bastione privo essendo di controscarpa, poteva venir battuto in breccia da lon tano e dispensava poi anche dal coronamento del cam min coperto e dalla discesa nel fosso. La direzione del l'assedio venne affidata al duca di Genova , generale

supremo dell'artiglieria dell'esercito , il quale ebbe sotto di sè i generali Chiodo del genio e Rossi dell'artiglie ria , chiari amendue per militar dottrina . Le truppe de stinate ai lavori d'assedio ed a cingere la piazza furono le due brigale della quarta divisione , Piemonte e Pine

rolo (1 ) , con Federici divisionario, Bės e Manno briga dieri : il battaglione del genio comandato dal tenente

colonnello Dealberti, tre compagnie di piazza , capitani Mattei , Filippi e Quaglia , ed una di posizione, capitano Avogadro : oltre a ciò il ballaglione Real Navi , posto a bordo dei due piroscafi, era particolarmente incaricato

del blocco dalla parte del lago . Riconosciuta accuratamente la piazza , venne deciso di conquistar prima l'opera staccala Mandella tirando nel tempo stesso di infilata sul corpo della piazza . A tal fine furono costrutte quattro batterie : quella del capitano Filippi composta di 6 pezzi da 32 venne eretta in faccia

al colle Mandella : più addietro ed alquanto verso le vante fu costrutta quella di obici e di mortai di Mattei, e più a sinistra una al di là dello stradale che da Pe (1 ) Un ardito soldalo di questa brigata per nome Gianoglio , e nativo di Fossano, sorpreso e quasi circondato di notte da una pattuglia di Croati mentre era in fazione nei primi giorni del blocco, senza smarrirsi d'animo eseguisce il suo colpo di fucile, quindi fingendo di parlare ai suoi collega , grida : Avanti com pagni al passo di carica ! ed i spaventati Croati volgon le spalle !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

schiera conduce a Cavalcaselle. La batteria di posizione del capitano Avogadro andò a collocarsi rimpetto al forte Salvi sulla riva destra , nel luogo detto la cascina del Serraglio. Non cessò mai il nemico dall'inquietar i la vori col suo fuoco , ed una notte una palla colpito avendo un cavallo ed un carro di provianda , i lavoratori spa ventati si diedero alla fuga : il che vedendo l'intrepido duca di Genova , che stava di continuo esposto al fuoco ,

facevali richiamar addietro , e per insegnar loro come

si sfidi la morte in campo, salito sulla porzione di pa rapelto già costrutta , impavido vi si mantenne a lungo malgrado il tempestar del nemico .

Condotti a fine i parapetti ed altri lavori in terra, si addivenne all'armamento delle batterie , ma nei giorni

16 e 17 piovette cosi a dirotto che il terreno tulto am mollato all'intorno rese impossibile a traino di cavalli il trasporto dei pezzi che affondavano nella melma: ſu d'uopo pertanto ricorrere alle braccia degli uomini, per cui comandate vennero numerose corvées della brigala Cuneo posta in riserva a Monzambano : trasportati per tanto dopo mille stenti in tal modo i pezzi, poterono le balterie aprire il loro fuoco, infilando quella di Fi lippi il fronte di attacco , mentre quella di Mattei la

prendeva di rovescio . Rispondeva il nemico , ma seb bene danneggiasse gravemente le opere, pochissimi fu rono tuttavia i ferili.

Il re, che trasportato aveva provvisoriamente il suo quartier generale a Monzambano, assisteva giornalmente ai lavori d'assedio, ed un giorno , in cui era salito sul monte di San Lorenzino o di Paradiso , come altri lo chiamano, e che siede a levante ed a brevissima distanza

dalla fortezza, essendo stato riconosciuto dagli artiglieri


CAPITOLO III .

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nemici , fu da lor salutato con una intera salve che, mandando in aria tutt'attorno ghiaia e zolle , tutto lo

ricopri di polvere : ma egli impassibile notò solo come da due giorni i poco esperti cannonieri austriaci acqui stato avessero maggior perizia . Oh se pari in lui fosse stato al valore l'ingegno , a quest'ora , Italia mia, più non saresti serva !

Il fuoco dei Piemontesi , sospeso li 19 a causa del l'orrido lempo , fu ripreso con nuova furia li 20 sulle due rive del fiume, ed il giorno 21 esso divenne cosi intenso che i pezzi tutti dell'opera Mandella , meno uno, ne furono scavalcati , ed un piccolo magazzeno a pol vere salto in aria : il nemico però rispondeva ardita mente ed anzi in tal giorno ci uccise un uomo e feri il tenente Ricotti e tre soldati : li 22 però il suo danno fu molto maggiore, avendo la batteria di mortai , collocata nel luogo propriamente detto Molino Rossi , lanciate varie bombe in ciltà , le quali destaronvi un incendio : ed il fuoco nemico essendosi simultaneamente rallentato di

molto, nella sera di tal giorno si pose mano a scavar la trincea verso porta Verona ed alla distanza di 600 melri : continuava frattanto il fuoco delle batterie , al quale il nemico rispondendo sempre più rimessamente ed avendo anzi i due forti esteriori, Salvi e Mandella ,

cessato affatto dagli spari il di 26, il re in tal giorno mandava in parlainentario il maggiore Lamarmora ad offrir patti onorati : ma Rath , sebbene all'estremo di viveri e costretto a nudrir la guernigione con poco grano turco , cercava a guadagnar tempo coi negoziati spe rando sempre negli aiuti del maresciallo , col quale chie deva di aver corrispondenza: la qual strana dimanda rifiutata essendogli , dopo un armistizio di ventiquattro


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ore gli assedianti ripresero il fuoco con nuova violenza e nel giorno 28 posero mano all'erezione delle batterie di breccia , le quali vennero incominciate sulle due rive là ove il lago , restringendosi , si trasforma in fiume. Udiva il fiero rimbombo del cannone italiano il mare sciallo austriaco dalla sua sicura Verona, ma fatto esperto

dalle disgrazie stesse toccate il giorno 6 ai Piemontesi del disperato valore di essi , egli non osando recarsi in aiuto della pericolante Peschiera , poichè gli sarebbe stato forza rasentare le alture di Sommacampagna , Sona e Santa Giustina, fortemente occupate dall'esercito regio

e munite di numerosa artiglieria , limilavasi ad affret tare coi voli e coi messaggi l'arrivo del corpo di riserva . Nella val Sabbia il generale Giacomo Durando era sot

tentrato all'Allemandi , ed occupava con i varii corpi lombardi , organizzati alla meglio, la linea del torrente Caffaro, il quale, dopo aver irrigata la valletta detta del Freg , viene a gettarsi nel Chiese presso l'imboccatura

di questo fiume nel lago d'Idro . Spingevano gli Italiani i loro avamposti sino a Lodrone al di là del torrente , e dando la sinistra a Bagolino, protendevansi colla destra sino verso Bondone , grossa terra sulla sinistra del Chiese ; in prima linea stavano il reggimento della Morte ed il

battaglione Beretta legandosi per Sant'Antonio e San Gia como col grosso dei volontarii che occupava le giogaie che serrano da occidente il fianco al lago d'Idro (1 ) e la ( 1 ) Alcuni opuscoli che trattano deivolontarii parlano del monte Suelo ; nè sulle carte , nè in alcun trattato geografico o corogra fico mi venne fatto di trovar tal denominazione: forse intendono

il monte Censo ; o forse tal nome è dato da quei alpigiani ai gioghi che soprastanno da sinistra alla strada che da Anfo corre verso Bagolino .


CAPITOLO III .

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Rocca d'Anfo , mentre Durando col quartier generale

stava a Lavenone, villaggio presso la punta meridionale del suddetto lago.

Li 11 maggio il nemico, che tenevasi verso Dorso e Storo, calatosi per la sinistra del Chiese veniva a far

prova di riedificar su quel fiume il ponte di Bondone stato distrutto dal nemico, mirando cosi a tagliar fuori gli Italiani collocati al di là del Caffaro : ma accortisi

questi delle sue intenzioni e portatisi sui luoghi all'in dorr.ani con due cannoncini da montagna ne delusero i tentativi e lo costrinsero a ripiegarsi . Venne egli allora sulla sinistra verso Bagolino : ma benchè da principio si introducesse qualche disordine fra li uomini di Beretta, pure rinforzato questi dal reggimento di Anfossi riusci

al fine a far retrocedere gli Austriaci , pensiero dei quali non era mai stato di appiccar un serio conflitto , ma

solo di verificar le posizioni e le forze degli Italiani , e rincacciarli al di là del Caffaro .

Nel qual proposito rinnovarono gli sforzi il giorno 22 con maggiori forze : assalendo tanto da Bagolino che da Bondone . Non ressero i volontarii a questo doppio as salto, e dandosi a repentina fuga vennero a collocarsi sui monti al di qua del torrente: i legionarii della Morte però, facendosi nuovamente vedere più vogliosi di ra pina che di pericoli, prima di abbandonare Lodrone e Ricco Massimo commisero ogni specie di ruberie e di

nefandità, delle quali se ne volle poi dar colpa ad An fossi: il quale però, secondo quanto lasciò scritto , tro vavasi a quell'epoca a Milano, ove era andato per sol lecitar l'invio di armi e di oggetti di vestiario , di cui la sua banda grandemente abbisognava ; dimodochè il biasimo di tali eccessi cader dovrebbe sul maggiore


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Vela (1 ) che lo rimpiazzava nel comando : se non che ai poveri abitatori poco importava il nome del capo di quei masnadieri , i quali, dopo aver tolto il meglio, cedettero

il luogo ai Tedeschi che , compiendo l'opera, converti rono quei due villaggi ed il castello in un mucchio di ro vine. Rotte poscia le barricate che chiudevano il ponte Ranieri sul Caffaro ed attraversato quel torrente , accin gevansi essi a salir il monte , ma Durando che da La

venone accorso era sui luoghi col suo capo di stato -mag giore Alessandro Monti , avendo fatto appostare alcune artiglierie sul dorso dell'altura in luogo di dove spaz zavan colla mitraglia tutto lo stradale che conduce al

ponte , gli Austriaci, già mezzi avvinazzali , pensaron miglior partito ripassare il torrente . Ritornarono li 27

ad insultar gli avamposti , ma trovatili vigili e pronti a combattere si ritirarono . Tuttavia Durando , riputando

troppo esposte ad una sorpresa le guardie poste al di là del Caffaro , richiamò le sue genti sulla riva destra, e gli Austriaci non avendo per parte loro più oltrepas

salo il Chiese, il terreno frapposto fra i due corsi d'acqua rimase un'arena in cui quasi ogni giorno le pattuglie nemiche avevano lievi scontri non meritevoli d'esser qui ricordati.

Erano giunte frattanto nelle acque dell'Adriatico le due squadre , sarda e napoletana , in rinforzo della ve neta , la quale riducendosi, per la già notata negligenza dei capi di quel governo, a due corvette, la Lombardia e la Civica , a due brigantini , il Crociato ed il San

Marco, e parecchie lancie, buone tutt'al più alla difesa (1) Questo Vela ha nulla a che fare con Vincenzo Vela , l'egregio

scultore , che in quel tempo militava come semplice volontario nella compagnia Vicari-Simonetta.


CAPITOLO III .

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della laguna , non osando avventurarsi in alto mare , stavasene rimpiattata in Malamocco. La squadra napoletana , per lo contrario , era molto

più forte. Venuta ad Ancona li 5, e posti a terra 5,000 soldati , aveva fatto vela per Venezia, ove giunse li 16 : ma convien dire che Decosa , contrammiraglio e co

mandante di essa , avesse ordine dal suo re di non impe gnar azione con la flotta austriaca, poichè, sebben oltre a cinque bellissime fregate a vapore , il Carlo III , il

Roberto, il Ruggiero, il Guiscardo ed il Sannito, le quali contavano , in media, 200 uomini caduna d'equipaggio, egli avesse ancora sotto i suoi ordini la Regina, fregata di 60 cannoni, l'Isabella di 44, ed un brigantino di 20

cannoni ; egli non osó assalire la squadra nemica che numerava solo 3 fregate, 2 corvette, 5 brigantini , 2 go

lette ed un grosso piroscafo, e la quale pareva cosi certa di non venir aggredita , che invece di riparare

sotto il cannone di Trieste, sen stette tranquillamente bordeggiando fra la foce del Tagliamento e quella della Piave sinchè non ebbe avviso dell'arrivo della flotta

sarda , la quale tardò ancora lungo lungo , perchè a Genova erasi proceduto molto lentamente nell'allestire il naviglio di guerra ; ai fiacchi ordini del ministero

avendo tenuto dietro esecuzione più fiacca ancora ; solo li 27 aprile adunque poterono tre fregate con due legni minori abbandonar quel porlo : nè accompagnati essendo da alcun battello a vapore, dovettero impiegar molto tempo per recarsi ad Ancona, ed ivi giunti fu rono costretti a sostare in attesa dei due piroscafi Mal fatano e Tripoli e della corvetla l'Aquila, i quali legni non prima delli 17 maggio presero fondo in quel porto. E certo il primo errore marinaresco fatto dal governo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sardo ſu di non aggregare alla squadra di spedizione tutti i battelli a vapore di cui era in possesso la regia marina , i quali erano cinque , di cui tre , l'Icnusa, cioè, la Gulnara ed il Tripoli, vennero trattenuti per la cor rispondenza colla Sardegna . Il secondo errore poi fu di non munire la squadra di un trasporto carico di car

bone per poterne supplire ai piroscafi, senza costrin gerli ad andar essi a riſornirsi in qualche porto amico . Tuttavia Albini , vice ammiraglio , vedendosi a capo di tre fregate, il San Michele di 60, da lui montata , il Desgeneys ed il Beroldo da 48, della corvella l'Aquila da 20, del brigantino Daino da 14, della Staffella da 12 e dei due piroscafi , pensò portarsi a Venezia a raggiun gere le amiche navi ; ed apparso egli essendo li 22 al l'orizzonte di Trieste in vista delle navi italiane ancorale

in rada dinnanzi al porto di Piave- Vecchia, un piroscafo napoletano, spiccatosi da esse , venne a riconoscerlo, e vista sventolare al vento la bandiera italiana , informa

valo della presenza della debole squadra austriaca sul lido veneto ; abboccatosi allora immediatamente Albini

con Bua e Decosa , ed assunto il supremo comando del l'italo naviglio , cadeva seco loro d'accordo d'andare senza indugio in cerca del nemico . Pare però che in

tanla pressa negligesse la prescrizione dei segnali e di quelle altre misure che, opportune sempre ad una squa dra che abbia a navigar di conserva , riescono indispen sabili poi quand'essa si compone di legni di diversi stati , e perciò non usi ad agir uniti . Non comprendesi

poi veramente come in tal circostanza l'ammiraglio sardo lasciasse in Ancona i due piroscafi Malfatano e Tripoli,

poichè in vece di esservi di tali legni abbondanza , essi anzi penuriavano già di soverchio .


CAPITOLO III .

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Spirava un maestrale assai gagliardo che permetteva all'itala armata di navigar con vento aperto , e spiegati i scopamare far diligenza verso il nemico , di cui non tardossi diffalto a scoprire le traccie, e si riconobbe ch'ei veleggiava alla volta di Trieste ; si accinse allora Albini a dargli la caccia , ma mancando in un subito il vento, cominciossi a sentir la deficienza dei piroscafi e l'errore commesso di non concertar segnali ; poiché quantunque Albini pregasse Decosa di accomodarlo delle sue fregate a vapore , vuoi tardanza nel comprendere i segnali , vuoi che le istruzioni sue particolari vietassero all'am

miraglio napoletano di prontamente assentire a tal ri chiesta , fatto è che tanto indugiossi a dar il rimorchio alle navi , che a sera fatta le sole fregate Regina, napo letana , e San Michele, sarda, trovavansi a lungo tiro di cannone dal nemico : slanciaronsi bensi allora i cinque

vapori napoletani , simili a rabbiosi veltri , sulle traccia dell’Austriaco , ma oltrecchè giunsero tardi , privi poi eziandio di istruzioni , non poterono prontamente agire , e l'avversario accortosi frattanto dell'imminente peri colo , chiamati a sè i piroscafi lutti della società del

Lloyd, ponevasi pendente la notte al sicuro nel porto di Trieste .

L'errore di Albini fu , a parer nostro , di non aver

posto il capo verso la costa dalmata ; cosi oprando tutto porta a credere che egli riuscito sarebbe ad impedire all'ammiraglio austriaco l'entrata nel porto di Trieste . Perdutasi per tal modo l'occasione propizia di tagliar fuori da quel securo lor covo le navi nemiche, la flotta alleata apparve all'indomani dinnanzi Trieste , e calate le ancore in rada , stava Albini ponderando se avesse

ad aggredire l'Austriaco nel porto stesso , quando ven


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nero al suo bordo i consoli delle principali potenze, non

escluse Francia ed Inghilterra che pur sembravano a noi propizie, a protestare contro il bombardamento della cillà, lasciandone all'ammiraglio la risponsabilità tutta . Fecero queste loro proteste star sopra pensiero il co mandante della lega , ma più lo dissuasero dall’assalire tre batterie di gran portata , che molto appositamente Giulay , governatore di Trieste , stava costruendo e le quali, incrociando il loro fuoco dinnanzi alla bocca del porto , riuscir dovevano invero formidabili quando terminate fossero ; però nello stalo in cui erano poco danno recato avrebbero, tanto più che ove Albini inse guita avesse prontamente la squadra austriaca , esse non potevano coi loro proiettili infestare i legni italiani senza danneggiare al tempo stesso il proprio naviglio . Non volendo tuttavia cimentarsi a questa da lui cre

duta troppo arrischiata impresa ( 1 ) , l'ammiraglio ita liano, sciolte nuovamente le vele, andò ad ancorare nel

porto di Pirano sulla costa d'Istria , e da quel luogo , posto a libeccio e non più lontano di 23 kilometri da Trieste , egli stelte in attesa degli eventi , pronto a piom bare sull'austriaco naviglio ove osasse rimettersi in mare ,

lasciando anche, per indurlo a ciò fare, il capitano Vil larey colla fregata il Beroldo e coi due piroscafi ad in crociare dinnanzi a Trieste : ma Kudriafsky , capilano di vascello e capo della squadra austriaca, non lasciossi

prendere all'amo , nè più si mosse dal suo nido. Per tal modo, tanto sui campi lombardi come nelle acque ( 1 ) La titubanza dell'ammiraglio italiano proveniva eziandio

dagli ordini poco precisi ricevuti dal proprio governo , come fard meglio vedere quando ritornerò a ragionare delle operazioni della squadra dinnanzi a Trieste nel seguente mese di giugno.


CAPITOLO III .

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adriache , la poca attività dei supremi duci defraudó le armi italiane di quella vitloria che lor parve offrir fortuna !

Ed or accadde a danno d'Italia nostra ciò che la storia

va tuttora insegnando, che le armate alleate cioè rara

mente vincono guerre , od allor solo in cui la superio rità delle loro forze stia nella proporzione dell'olto al l'uno ad un dipresso , come fu il caso della coalizione negli anni 1813 e 1814 contro il primo Napoleonide : l'unità di comando essendo condizione troppo essenziale alla guerra per ottenere vittoria ; ed al momento stesso in cui scrivo, i patimenti e le perdite dell'esercito anglo franco - turco nel malaugurato assedio di Sebastopoli sono una nuova e dolorosa prova di questa verità che ormai ritener puossi come assioma . L'ordine storico ora esige che io ripigli la narrativa delle fazioni di guerra accadute nelle Venezie fra le truppe pontificie di Durando spalleggiato dalle venete ed il corpo di riserva sceso con Nugent in Italia . Non si tosto questo generale cominciò a rumoreg giare colle sue genti sulle rive dell'Isonzo , Zucchi , edotto dalla vecchia sua esperienza a valutare di quanta

importanza fosse di impedire la congiunzione di esso col maresciallo, ne dava avviso a Carlo Alberto , richie

dendolo in pari tempo di rinforzi che lo ponessero in grado di altraversare la via alle nuove nemiche squadre.

Furono le sue islanze appoggiate al quartier generale del re da Paleocapa , deputato dal governo veneto a quel principe per indurlo a mandar soccorsi alle minacciate venete provincie : ed il re , cedendo a queste calde e ri petute dirnande, mandava li 25 ordine a Durando, che

in forza delle anteriori istruzioni regie sostato era ad Vol. III -

24

PINELLI , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ostiglia , di spedire pronto aiuto a Zucchi, e di avviarsi quindi egli stesso con tutte le sue forze a difesa delle città venete . Non ſrappose indugio il condottiero pon tificio, ed abbandonata Ostiglia li 27, sagacemente va lendosi della via ferrata fra Rovigo e Padova , oltrepassate

quelle città e perdurando nella celere marcia, giungeva con tutto il materiale da guerra e con 10,000 uomini li 29 a Treviso .

Stavano già nel Veneto superiore 5 o 6,000 soldati pontificii solto il generale Ferrari , al quale riunito si era il generale piemontese Alberto Lamarmora con pa recchi battaglioni veneti : dimodochè erano circa 8,000 uomini , che uniti ai 10,000 di Durando, in gran parte Svizzeri ed agguerriti , ed alle forze di Zucchi, avrebbero

presentato un eflettivo di 25,000 uomini almeno, più che sufficienti per tener testa alli 22,000 che Nugent

ai primi di maggio soltanto avrebbe potuto raggranel lare. Ma i due terzi di tal novero erano truppe collet tizie e nuove al fuoco, disuniti i capi, non ben definita l'autorità dell’uno sull'altro , e quindi non concertate le

mosse : per la qual cosa , sebbene avessero a fronte un avversario , che invece di agire colla celerità richiesta dalla condizione delle cose austriache, andava a rilento, essi gli diedero tutto l'agio di raggiungere la sua meta.

Non può diſfatti ridondar ad elogio di Nugent se i

generali italiani non seppero approfittare della lentezza sua , che , dopo avergli fatto impiegare tre giorni a per correre i 20 kilometri che separano Pordenone dalle sponde del Tagliamento , lo trattenne a Salice sino alli 3

maggio , perconcentrarsi insieme e presentarsi con 18,000 uomini a contrastargli il passo della Livenza e della Piave mediana ; movimento evidentemente indicato dalle


CAPITOLO III .

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circostanze, poichè era ovvio che il punto obbiettivo di Nugent esser doveva Verona ; nè occorreva occuparsi a difendere Venezia nė Treviso, poichè la prima , per la natural sua posizione , era capace di resistere a forze ben più imponenti di quelle del ſeld -maresciallo , e la seconda non aveva poi un'importanza tale da supporre che Nugent, per impossessarsene, volesse eseguire una mossa che gli faceva esporre il fianco al nemico e lo

allontanava di molte marcie dal suo generalissimo , da cui sapevasi impazientemente atteso . Ed invero tutto porta a credere che le dilazioni di

Nugent provenissero dal timore che egli risentiva di avventurarsi al piano lasciandosi alle spalle e sul destro fianco le tumultuanti popolazioni della Pieve di Ca dore e della valle del Brenta ; e preferisse aspettare che Welden ridotte le avesse al dovere, come incaricato si era : se non che quei robusti montanari aiutati da una compagnia di volontarii Bellunesi che condotta si era a

Longarone, e collocatisi alla Chiusa, passo importante , 8 kilometri da Cadore e dove sia un ponte sul Boite , torrente che dopo aver bagnata la valle d'Ampezzo im melte in Brenta , rintuzzarono invece Welden quando

venne il 10 maggio ad assalirli con 1,200 uomini in

quelle sterili gole a lor note : sicchè dopo un aspro con flitto dovette ritirarsi sino ad Aquabona , al di là dei termini d'Italia .

Deluso Nugent nella concepita speranza di esser so

stenuto da Welden, procedette con prudenza veramente germanica, ed arrischiossi sino alle rive della Livenza ,

e vedutele prive di difensori la varcava , ed entrava li 3 a Conegliano senza un trar di schioppo : ma saputo che Durando tenevasi tra la Piave ed il Sile, non desiderando


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di cimentarsi, e privo eziandio di un equipaggio suffi ciente per gettar un ponte sulla Piave, risolvette di ri montarla sino a Belluno , ove sta un solido ponte in

pietra : ad impadronirsi del quale spedito aveva due

piccole colonne , che erano però state respinte da 400 uomini, che venuti con 4 pezzi d'artiglieria e sollo gli ordini d'un tal Paladini ad appostarsi al lago morto, che giace sulla via che da Conegliano per Ceneda e Capo di Ponte conduce a tramontana di Belluno , da cui dista 11 kilometri, valendosi della forlezza del sito, le pone vano in fuga: ma il generale Culoz sovraggiunto essendo con due battaglioni ed una batteria, quei gagliardi si dispersero, ed i Bellunesi, vedendo come dietro lui mar ciasse l'intero corpo di Nugent, gli aprirono le porte

della città loro li 5 maggio. Padrone di quell'impor tante passo , Nugent lasciato a Susigana, sulla Piave,

Schulzig con una brigata a custodire i bagagli e ad at tendere il tenente -maresciallo Schaffgotsche, destinato ad assumere il comando di quelle truppe e della brigata croata del principe Edmondo Schwartzenberg che seco lui marciava , postosi in via li 6, dopo faticosa marcia va licava il giorno 7 la Piave a Belluno . L'operosità spiegata da Giovanni Durando nel recarsi da Ostiglia a Treviso raſfrontala con la sua lentezza ed inconcepibile inazione posteriore, offre uno di quei con trasti che l'arte militare mal saprebbe spiegare, ed i cui motivi forse cercar si debbono più in ragioni politiche che nelle tattiche e strategiche. Nè a distruggere questa mia credenza bastano li ragionamenti addotti dal Du

rando in un suo scritto : poichè se dessi sino ad un

certo grado spiegano la sua mossa sopra Bassano, non lo giustificano però dall'aver lasciato senza sostegno


CAPITOLO III .

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Ferrari a Cornuda , né dal non aver ingiunto a quel ge nerale di venirlo a raggiungere antecedentemente : av

vegnachè bisognerebbe ritenere il Durando digiuno di ogni scienza militare per menargli buona la ragione da lui addotta di voler difendere la linea del Piave frazio

nando, come fece , in tre corpi un esercito già debole e non agguerrito ; convien pertanto conchiudere che ei non volle aver seco Ferrari, poco curandosi di porre i suoi Svizzeri a contatto con le falangi del Ferrari più repubblicane che papaline, dalle quali forse le istru

zioni del governo pontificio gli ingiungevano di tenersi lontano.

Giunto Durando , come già notai , li 29 a Treviso , parve dapprima deciso a trasportarsi sulla sinistra della Piave , e passandola a Vidor , portarsi ad Oderzo, ma

dissuaso o forse impedito dalla privazione di equipaggio di ponti dal varcare un si largo fiume (1 ) , egli varcato

il Sile non oltrepasso San Biagio, ed invece di usufrut luare quei preziosi giorni a concentrare almeno le sue forze sopra Treviso, li consumò in vane riviste ai Veneti di Lamarmora : finalmente il di 4 , affidata la custodia

di Treviso a quel generale, a cui bentosto riunir si do veva Ferrari, egli mosse per Montebelluno con 5,000

Svizzeri, oltima posizione centrale, da cui solo poteva impedir il varco del Piave, ed ove avrebbe dovuto far massa di tutte le sue forze : ed il giorno 6, calcolando che all'indomani Ferrari sarebbe senza dubbio a Tre

viso , pensò innoltrarsi sino a Feltre . Percorsi i due terzi ( 1 ) Nel suo opuscolo Durando dice che quando ei giunse a Tre viso il nemico era già a Conegliano: è invece notorio che egli

giunse a Treviso li 29 aprile , e Nugent li 3 maggio solo occupò Conegliano.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE 1

circa del cammino e giunto a Quero, ei venne a sapere come l'austriaco Culoz colla vangurdia occupato avesse Feltre , e già mandasse i suoi scorridori sino a San Vit

tore ; inquieto allora Durando per la valle del Brenta , ed informato come il principe Felice Schwartzenberg , reduce dall'infruttuoso tentativo sopra Palmanova, muo-. vesse sopra Serravalle rinforzato dalla brigata Suppli catz , accennando cosi a varcar il Piave a Nervesa, egli fece risoluzione di retrocedere sino a Bassano , ove per venne li 8 .

Ragionevolmente non puossi biasimare Durando per essersi gettato sopra Bassano fra Nugent ed il suo punto obbiettivo che evidentemente era Verona ; ma bensi di

non aver rannodato a sė Ferrari (1 ) . Consigliavano que sta misura tanto la marcia di Schwartzenberg che pas sando il fiume a Nervesa intromesso si sarebbe fra le

due divisioni italiane, quanto la sicurezza stessa di Du rando e la necessità assoluta di attraversare la strada

di Verona a Nugent . Ferrari poi , il quale in quel frat tempo molto opportunamente, come dice lo stesso Du rando , era venuto con tutte le sue forze a Montebel

luno e che li 7 si abboccava col suo capo o collega che fosse nel luogo di Pederobba , poteva con tutta agevo lezza venirsi secolui a congiungere a Bassano prima dell'arrivo di Nugent ; poichè da Montebelluno a Bas sano calcolansi 23 kilometri , mentre il nemico per portarsi da Feltre, ove non era ancora che la sua van guardia , sia che scegliesse la via di Crespano che quella di Cornuda , aveva a percorrere una distanza molto mag (1) Lamarmora , riputando indispensabile la sua presenza a Ve

nezia per adempiervi le politiche istruzioni del suo sovrano, aveva ceduto il comando delle truppe veneto -romane a Ferrari.


CAPITOLO III .

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giore. Durando invece , lodando Ferrari della sua mossa

sopra Montebelluno e rinforzando ancor le sue genti collettizie di un battaglione , di uno squadrone e di mezza

balteria , portando cosi le forze del collega a 10,000 uomini almeno , riducevasi a Bassano con 4,000 soli uomini , dai quali distaccava ancora sotto il colonnello Casanova un battaglione e 250 carabinieri verso Primo lano sulla sinistra del Brenta in sostegno dei volontarii

di quelle valli già alle prese coi primi feritori di Culoz. Cosa intendesse di fare egli con forze cosi esigue con tro i 16,000 di Nugent: come potesse credere , secondo quanto detto, di esser capace di chiudere con 4,000 uo mini al suo avversario la via di Verona , è cosa che ve ramente non si comprende, e pare che meglio avrebbe adempiuto al suo scopo richiamando a sè i 10,000 di Ferrari , il che era certamente meglio , o portandosi a raggiungerlo verso Montebelluno. So bene che fu detto non voler egli lasciar Treviso

indifeso , e veramente il timore municipale (mi sia con cessa la frase) in quella ed in altre varie città del Ve neto era tale da indurle a volere che l'esercito , lasciando libero ogni varco al nemico, si limitasse a difender questa o quest'altra città : ma difender Treviso e vielar ad un

tempo il passo a Nugent sopra Verona era cosa , se non impossibile, difficile molto, e forse solo ottenibile o con centrando le forze tutte a Montebelluno aspettando il ne mico di fronte su quell'altipiano che, circondato da tre

lati da profondi burroni e canali, forma un'ottima posi zione militare difensiva, o meglio collocandole a Bassano, poichè giammai Nugent osato avrebbe spingersi sopra Treviso lasciandosi un corpo di 15,000 uomini sul fianco

destro e sulle vie per dove egli operar doveva la sua


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

congiunzione col maresciallo ( 1 ) . Sembra poi che Du rando si sia dato troppo pensiero dei corpi leggeri get lati dal nemico in val di Brenta, i quali non erano che semplici pattuglie ; ma quand’anche essi constato aves sero di due o tre migliaia , non era il caso di occupar sene, poichè non certo un distaccamento cosi tenue, ma bensi tullo il corpo di riserva era necessario per far

acquistar a Radetzky preponderanza sull'esercito italiano accampato fra l'Adige ed il Mincio . Culoz frattanto scendeva al piano , e giunto a Quero li 7 , appena un'ora dopo che Durando l’ebbe abbando nato , spingevasi all'indomani sino ad Onigo , e trovata

questa terra vuota di nemici , nè reputandola luogo ac concio a prender posizione , passava oltre alla volta di Cornuda : ma la sua vanguardia pervenuta alle 7 e 1/2 di sera sulle sponde del rivo Nassone s'imbalteva nella compagnia Ferrarese del conte Mosti , la quale , collo

cata sulle pendici che in quel punto sopraggiudicano la strada , la accoglieva con un vivo fuoco di moschetteria.

Constava la vanguardia tedesca di due compagnie del reggimento Arciduca Carlo, di un pelottone di ulani e di mezza batteria di racchelte : con tutto ciò i 120 ber

saglieri ferraresi, ai quali congiunti s'erano 40 o 50 volontarii bellunesi, sebbene privi d'artiglieria avreb

bero loro vietalo più a lungo il passo, se l'attivo Culoz, appena udita la fucilata, non fosse frettoloso accorso con quattro compagnie di Croati : all'apparir loro il tenente colonnello De Handel, duce della vanguardia ,

imprese a salire il monte per riuscir di fianco agli Ita ( 1 ) Scordò Durando che strategicamente meglio si copre un

punto occupando una posizione laterale , che abbarrandolo di fronte .


CAPITOLO III .

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liani , mentre Culoz in persona si avanzava colla schiera maggiore per la gran strada. Vide allora Mosti inop portuna ogni ulterior resistenza, avendo egli omai rag giunto lo scopo di far avvisato col suo fuoco dell'avvici

narsi del nemico il generale Ferrari, che difatti era ac corso a Cornuda . La bella resistenza di Mosti prova tuttavia che se Durando coi suoi 5,000 Svizzeri , invece

di ripiegarsi cosi precipitosamente verso Bassano, tem poreggiato avesse solo due ore a Quero, avrebbe ivi battuta la vanguardia di Nugent forte al più al più , se condo i documenti prodotti dallo stesso Durando, di 2,000 uomini. Nella stessa sera delli 8 Ferrari, appena ebbe sentore

della zuffa appiccata da Mosti con Culoz, venne a rac coglierlo con 3,000 uomini, lasciando il rimanente a

Montebelluno e mandando contemporaneo avviso del l'apparizione del nemico a Durando , il quale, incapace

a procacciarsi esatte informazioni sulla direzione tenuta dal nemico in mezzo ad un paese in cui tutti si solleva vano a favore della causa italiana, appigliossi al partito di recarsi colla debole sua divisione a Crespano, nella

speranza di raccogliere ivi nozioni più precise che gli additassero quanto aveva da fare . A Crespano riceveva nuovo messaggio da Ferrari , col quale dicevagli aver egli assalito gli Austriaci in Cornuda li 9 ; pensasse pertanto a venirlo a sostenere : rispondea Durando che sarebbe venuto correndo, e rimettevasi di fatto in via per Pos sagno gettando verso Pederobba un reggimento svizzero

sotto il proprio colonnello Latour : ma non aveva ancor percorsa gran strada quando pervenivagli erroneo av viso che Casanova si trovava circondato a Primolano da

3,000 Austriaci con 6 cannoni : egli allora , standogli


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

più a cuore di soccorrere gli Svizzeri prezzolati del pontefice, che gli Italiani ma repubblicani di Ferrari , ritorcendo cammino ritorna a Bassano, ove trova Ca

sanova che informalo come quella chimerica colonna assalitrice mai non fosse secolui venuta alle mani , e

come solo alcuni drappelli nemici con 4 racchette, dopo essersi mostrati sulla sommità dei monti , retrocessi fossero . Prescriveva allora Durando a Ferrari di tener

fermo a Montebelluno, annunziandogli che egli quivi giunto sarebbe a suo sostegno nell'indomani . Ma era tardi, perché, mentre Durando girovagava pei monti ed annunziava la sua venuta , Culoz e Nugent eransi calali al basso davvero , e Ferrari co'suoi era stato da loro sconfitto .

Questo generale, sapendo poco numerosa la colonna di Culoz , fece risoluzione di affrontarlo prima dell'ar rivo del grosso nemico , e vedemmo come sin dall'8 a sera si recasse a Cornuda , e giungesse appunto quando

lo stuolo di Mosti più abbisognava d'aiuto : spiegati in bersaglieri alcuni pelottoni della seconda legione ro mana , frenava Ferrari l'incalzante nemico, e soprag

giunta poscia la notte , i due corpi serenarono l'uno rim petto all'altro ; ma appena albeggiò , primi gli Italiani riappiccarono il conflitto , e 50 dragoni romani risoluti

avanzarono per caricar il nemico, quando alcuni razzi venendo a cadere nel mezzo dello squadrone , lo ponevano alquanto in disordine, e costringevano a ritirarsi per dar luogo alle fanterie; le quali impegnavano allora cogli Austriaci un vivo fuoco di moschetti . Durò il combatti

mento con esito incerto dall'aurora sino alle tre pome

ridiane; ed anzi Culoz, il quale da principio non aveva seco che il reggimento Arciduca Carlo e mezzo battaglione


CAPITOLO III .

379

di Croati, l'altra metà avendola lasciata con sei pezzi verso Pederobba per tutelarsi il lato destro da un even tuale attacco, vedendo un suo battaglione , San Georger,

orrendamente tribulato dall'artiglieria nemica già in procinto di rompersi, lo aveva richiamato , e già slava per seguitar il movimento relrogrado colle altre squa dre : il che fatto avrebbe senza fallo se Durando, che nel

corso della mattinata doveva esser fra Crespano e Pos sagno , percorrendo i 12 kilometri che lo dividevano da

Cornuda per Asolo , fosse venuto a colpirlo di fianco : ma invece di Durando giungeva sul campo alle 3 po meridiane la brigata Felice Schwartzenberg, seguita a

breve distanza dall'intero corpo di Nugent : quest'arrivo scemando il coraggio degli Italiani di quanto accresceva la baldanza dei Tedeschi, Ferrari che , qual vecchio mi litare , sapeva come le truppe novizze , quanto audaci nella prospera , altrettanto facili siano a disanimarsi nell'av

versa fortuna, riputò doversi trarre addietro nella for tissima posizione di Montebelluno, ove confidava potersi mantenere sino al sospirato arrivo di Durando. Verso le 4 adunque egli effettuava la sua mossa di ritirata, conservando i suoi giovani baltaglioni saldi gli

ordini a fronte dell'irrompente nemico : ma i dragoni pontificii, incaricati di formare l'ultimo retroguardo , impacciali nelle forre, nei fossi e nei canali che ivi in ogni senso attraversano il suolo, spuntati sui fianchi dai leggieri fanti tedeschi , vennero in buon numero in poter del nemico, facendo salire cosi il danno degli Italiani nei due giorni 8 e 9 a meglio di 200 uomini fuori di combat timento, mentre Culoz non ebbe fra morti e feriti più di

70 uomini . Con tutto ciò Ferrari, che ancor capitanava 7,000 uomini, sarebbe forse riuscito a mantenersi a 1


380

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Montebelluno sino al mattino del 10 ; ma sul suo fianco

destro una viva cannonata avendoyli fatto concepir ti more che un'altra schiera nemica venisse a precludergli la via sopra Treviso , egli , come annotló , varcato ta citamente il monte, imprese a ritirarsi su quella città , ove giunto nel mattino vi trovava il generale Guidotti, duce di un'altra legione romana composta di Bolognesi

e Trivigiani , colla quale aveva avulo carico di difendere il passo della Piave ; missione che, compiuta da lui e dai suoi con poca energia, gli attrasse acerbi rimbrotti da Ferrari, il quale non erasi ingannato nel temer un

assalto sul suo lato destro : poichè il rimbombo del can none da lui udito proveniva appunto dal combattimento accaduto sulla Piave fra lo stuolo di Guidotti, preposto a custodia del fiume a Ponte Priula, ed il tenente ma resciallo Schafſgotsche, che dissi lasciato da Nugent a

Susigana ; il quale dopo aver facilmente fugati i poco risoluti diſensori, perdendo però nel combattimento Karg, tenente -colonnello del reggimento Kinski , riedificato il ponte e munitolo di numerosa artiglieria, avanzava per Spreziano e Visnadello sopra Treviso . Necessario ed av veduto era stato pertanto il movimento retrogrado di Ferrari; ma esso aveva , come solitamente accade, por

tata la demoralizzazione nei giovani suoi soldati ad un punto , che in una sola nolle più di 2,000 volontarii, dando fede a voci artatamente sparse di tradimento , ab bandonarono le insegne . Malgrado ciò, Ferrari sperando ancora di battere Schaff gotsche prima che congiunto si fosse con la vanguardia di Nugent da cui era tutta divisa dal torrente Brentella,

divisava di operar una sortila nel di 11 ; e presi seco un ballaglione di granatieri , due di cacciatori , uno squa


CAPITOLO III .

381

drone di dragoni e mezza batteria , che erano le mi

gliori sue truppe e le sole che sembrassero disposte a nuovamente affrontare l'Austriaco in campo aperto, venne a Cà Strelle ad assalir Schulzig, che formando

colla sua brigata la vanguardia di Schaffgotsche, erasi avventurato un po 'troppo avanti , e distava dal suo capo di due buone ore di marcia . Inesatte informazioni

aveano fatto credere a Ferrari che quella brigata sprov veduta fosse di artiglierie, onde fidenti avanzavano i

Romani sopra una sola e profonda colonna colla caval leria in testa per la strada maestra : quand'ecco le file nemiche aprirsi ad un tratto , e lasciar libero il campo di tiro a due pezzi , che traendo a scaglia , orrenda mente squarciarono la colonna romana , la quale im pacciata sopra una strada fiancheggiata da ambo i lati da profondo fesso , ebbe a patire danno gravissimo: e per soprassello giunto essendo in rinforzo di Schulzig

il principe Edmondo Schwartzenberg con 2,000 Croati, altissimo fu il disordine introdotlosi nelle file degli Ita liani : i dragoni, trovando ingombro l'angusto passo dai cadaveri e dagli agonizzanti , ebbero nuovamente ad ar rendersi quasi tulti al nemico , il quale conquistò inoltre un cannone , e cagionò agli Italiani una perdita non

minore di 300 uomini posti fuori di combattimento ; Ferrari allora , veduto lo sgomento dei suoi , ed infor malo come Nugent, varcata la Brentella a Postioma , cer

casse di spuntarlo sul sinistro fianco, tagliandolo cosi fuori da Treviso, disperando di poter più oltre contra stare in campo aperto, ritrasse le sconquassate in città .

Mentre il prode ma infelice Ferrari toccava tali ripe tute rolte , Durando giunto nel maltino ad Altivole ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

grosso villaggio posto a due terzi di strada fra Bassano e Montebelluno , ed avuto ivi notizia della sconfitta di

Cornuda, invece di proseguire sopra Treviso , retro cedeva ancora una volta , e presa la via di Castelfranco recavasi a Cittadella , e raccolti ivi il distaccamento fatto sopra Primolano , ed il materiale di guerra lasciato sotto debole scorta a Bassano, riducevasi li 13 a Piazzuola sulla

destra del Brenta , perdurando nella credenza di poter impedire la congiunzione fra Radetzky e Nugent, rincu lando continuamente a fronte di quest'ultimo . Ma manco male se egli risolulo si fosse ad aspettar il nemico a Piazzuola ove dato avea mano a saldamente trincierarsi, deciso in apparenza a contrastare agli Austriaci il ponte di Fontaniva : ma no : fra poco lo vedremo abbando nare le rive del Brenta per correre sulla laguna dando voce di voler difendere Treviso, e quindi abbandonare quella direzione per portarsi per mezzo della via ferrata a Padova in prima, e poscia a Vicenza . Decisamente, regolandosi dietro le istruzioni ricevute , Durando per sollazzo impiegava il tempo a scorrazzare il Veneto . Treviso non è piazza di guerra : ma un vecchio muro rafforzato da bastioni costrulto dai Veneziani nel 1500,

e che la cinge tutto attorno dando alla città la forma di un rettangolo : e le sue porte munite di cavalieri, e

specialmente quella detta Altilia , regolarmente fortifi cata , e che difende il ponte sul Sile : e questo fiume che, sebben ristretto, per le sue rive inſide e per la ra pidità sua riesce di difficile varco , e che rigonfiato ivi dal torrente Botteniga attraversando la città , porge age volezza di riempirne i fossi con acqua : sono mezzi tutti che pongono Treviso al coperto da un colpo di mano .

Ben sel sapeva Nugent , ma schierando egli ormai in


CAPITOLO III .

383

linea 19,000 buoni soldati (senza tener calcolo dei corpi rimasti addietro , de' quali ragionerò fra breve) , e cre dendo scorali i difensori più di quel che non fossero,

nutri speranza di aver quella città cospicua per capito lazione . Ragunate pertanto le sue forze tutte fuori del cannone della piazza, egli li 11 a sera offriva mode

rati patti di reddizione ai Trevigiani. Muovevanlo a questo passo due considerazioni; la prima era il desi derio di rivendicare alla corona dell'impero le ribella tesi città venete , come eragli stato dal suo governo im posto ; l'altra era la speme, minacciando Treviso, di attrarre a sua difesa Durando, che collocato a Piazzuola davagli soggezione per proseguire il suo cammino alla volta di Verona , che era il vero e precipuo suo punto obbiettivo .

Erano in Treviso gli animi divisi assai : di dodici rettori , che tanti ne aveva la terra , formanti il comitato,

chi inclinava a tener il campo aperto , chi a concentrar le forze tutte nella città , chi per ridurle di molto, at tesa la difficoltà di provvedere al sostentamento di tanta

gente : ma ad onore de ' Trevigiani dee notar la storia come niuno parlasse di resa , e come l'intima di Nugent ricevesse negativa ed altera risposta. A cui tenne dietro ben tosto animoso operare ; poichè avendo l'austriaco generale tentato un attacco nel mattino seguente verso la porta San Tommaso stata munita di barricate e di ta

gliate sulla strada, ei venne valorosamente respinto dai difensori, i quali non limitandosi ad una passiva difesa , usciti alla campagna sotto gli ordini di Guidotti e di

un tal Decapilani , inseguirono per lungo tratto gli Au striaci che malconci si trassero addietro menomati di

una cinquantina de’loro fra morti e feriti.


384

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Fra gli Italiani accadde allora una pietosa e gene

rosa morte. Dissi superiormente come Ferrari acre mente rimbrottato avesse Guidotti per la poco valida difesa fatta a Ponte Priula . Era Guidotti un antico uffi

ciale napoleonico, e se la sua condotta sulla Piave poco fu degna di un soldato di tanta scuola , ciò attribuir si

doveva piuttosto alli seguaci suoi , gente racimolata nelle terre circonvicine, e per nulla agguerrita, anzichè a fiacchezza d'animo del duce . Punto adunque al vivo il vecchio guerriero, e desideroso di cancellare con un fatto eroico o colla morte la taccia forse troppo leg

giermente a lui data di pusillo , fu tra i più ardenti ad inseguire il nemico , e dato di mano ad uno schioppo, risoluto a compiere più l'ufficio di soldato che di duce, tant'oltre si spinse gridando ai suoi di seguirlo , che trovatosi alline isolato , venne circondato da alcuni Ulani, nè volendo arrendersi e continuando, sebben ferito, a

ferocemente baltagliare , venne da loro traforalo di molti

colpi di lancia , e lasciato per morto all'avvicinarsi dei compagni, raccolto da loro, esaló fra brevi istanti l'ul timo sospiro. Allontanatosi il nemico , riunironsi i capitani trevi giani per decidere sul da farsi per provvedere ad ulte

riore difesa, e rimessi sul tappeto i tre già sopraccen nati partiti, vinse l'ultimo, quello cioè di diminuire il presidio ; poichè quanto al primo, di fronteggiar cioè

il nemico all'aperta campagna , Ferrari allegando con ragione lo sfiduciamento de' suoi e l'esperienza de' fatti di Cornuda, dimostrò l'impossibilità di porlo felice mente in esecuzione : e le scarse provvigioni rendevano

poi nociva più che utile la presenza di si numeroso stuolo. Per la qual cosa affidata la custodia di Treviso


CAPITOLO III .

385

ai corpi volontarii , e prepostovi a capo il colonnello e duca Lante di Montefeltro, ricco e possente patrizio romano discendente da antica e guerriera prosapia , Ferrari decise condurre le disordinate sue squadre a

Mestre, di dove, dopo averle alquanto riorganizzate, sperava

di poter ritornare insieme ai Napoletani di Pepe

che dicevansi non lontani , e cogli Svizzeri di Durando a sbloccare Treviso , che rinforzata dai cittadini con

opere transitorie, ed armata di 16 pezzi di grosso ca libro, avrebbe intanto potuto mantenersi contro l'oste nemica .

Non piacque questa risoluzione del Ferrari ai signori del governo provvisorio di Venezia, i quali biasimata la sua venuta a Mestre, lo eccitarono a ritornare a Treviso, e siccome Ferrari lagnavasi dell'abbandono di Durando, e rappresentava come senza un nerbo di truppe rego lari troppo arrischiato partito fosse di cimentar nuo vamente il nemico con le spaurite colonne irregolari , Manin presidente, ed Armandi ministro di guerra scris sero li 14 a Durando scongiurandolo ad accorrere in difesa di Treviso , e lasciando a lui la risponsabilità della sua caduta . Queste energiche parole parvero scuotere l'animo del generalissimo pontificio, ond'ei ponendo in non cale le ragioni che indotto lo avevano a collo carsi a Piazzuola , abbandonava quel punto per ricomin ciare le sue escursioni recandosi a Mogliano , da dove pare volesse marciare sopra Quinto, valicarvi il Sile , e

quindi portarsi ad assalire gli Austriaci sotto Treviso . Ciò era quanto voleva Nugent, il quale sebbene agi tato avesse in consiglio di guerra da lui adunato la questione se riassalir dovevasi , e questa volta seria mente , Treviso, iinpadronirsene e domar quindi le altre VOL. III. - 25 .

Pirelli , Storia, ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

città del Veneto , e sembrasse anzi piegare lui personal mente per questa sentenza , non aveva però ommesso di notificare ai membri del consesso le recentissime e

vivissime istanze di Radetzky di tentar ogni via per

prontamente seco congiungersi : a facilitare adunque questa mossa , ottima era la partenza di Durando da

Piazzuola . Tuttavia Nugent, gravemente infermo, e forse per tal motivo, esitava ancora a rinunciare al possesso di Treviso : ma nel giorno 17 il suo male aggravandosi a segno da costringerlo a cedere il comando al tenente maresciallo Thurn, questi, risoluto ad ottemperare in teramente agli ordini del maresciallo , lasciata la cura di custodire il ponte ed il corso della Piave al suo col lega Sturmer che già stava adunando un secondo corpo di riserva a Gorizia , ed ordinato al colonnello Stillfield

di tenere in freno la provincia bellunese per aver libero ad ogni evenienza il passo per la valle Sugana nel Ti rolo , ragunati 22,000 uomini e 15 batterie, prontamente avviavasi li 18 verso il Brenta , lasciando dinnanzi a

Treviso per mascherare il suo movimento poche com pagnie croate ed uno squadrone di Ulani con ordine di scaramucciare sino al di 20 col presidio per acereditar

la sua presenza in que' dintorni , ma poscia di ridursi a Ponte Priula a raggiungere la vanguardia di Sturmer ivi stanziata : ed egli intanto , giunto li 19 a Castelfranco,

spingevasi arditamente e colla massima celerità a Fon taniva , e fatti assalire e porre in fuga da due squadroni di Ulani e 112 batteria a cavallo i pochi volontarii la sciati a difesa di quel ponte, accampávasi li 20 sulle rive della Brenta .

Durando intanto non erasi per nulla accostato a Tre viso, come aveva dato voce di voler fare, poichè giunto


CAPITOLO III .

387

a Mogliano , piegando a destra erasi per Mirano con dotto a Mestre, ove giungeva li 16 : altra mossa inespli cabile, se la si vuol giustificare con strategiche ragioni :

e che non può dirsi cagionata dall'avvicinarsi di Thurn alle rive della Brenta , poichè ciò non ebbe luogo che , alli 18. A Mestre Durando trovò ogni cosa in disordine . Ferrari caduto in sospetto di tradimento pell'abban

dono di Treviso, e perchè disgraziato e venuto in uggia a molti che lo gridavano causa del miserando fine di Guidotti, minacciato nella vita tanto a Treviso che a Mestre, sotto colore di andar a sollecitare l'arrivo di

Pepe e dei Napoletani , erasi ridotto ad Ancona , nè più venne all'esercito : e molti de' suoi, disertando la ban diera pontificia venuta loro ' a nausea dopo l'allocu zione del pontefice del 29 aprile, in cui disapprovava la guerra , eransene ritornati alle case loro , ovvero pas sati al soldo del governo provvisorio di Venezia , i cui emissarii erano attivi molto nell'iscrivere soldati , sia per

provvedere alla propria difesa contro l'Austriaco, e sia per acquistar credito al proprio partito allora grande mente avversato dai fautori della dinastia savoiarda , che volevano indurre l'antica dominatrice dell'Adriatico

a riconoscere la sovranità di quella stirpe . Durando tuttavia , secondato dai migliori ufficiali a lui

devoti , e dagli uomini sinceramente addetti alla causa ita liana , trovò modo di trattenere sotto le bandiere la mag

giore e miglior parte di quelle squadre : questa forza riu nita alla soldatesca regolare che , sebbene malcontenta per .

quelle continue marcie e contromarcie, e per quel co stante scansare il nemico mormorasse alquanto , tuttavia mantenuta s'era fedele alle insegne pontificie, fece ascen dere il numero delle truppe romane a 12,000. Egli


388

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

intanto sollecitato ad accorrere in aiuto di Treviso, dava

buone parole aftermando di aver preso gli opportuni concerti con Lante per la difesa di quella città ; quando repentina giunse la novella della mossa di Thurn sopra Castelfranco . Comprese allora Durando di essere stato

deluso dal cesareo condottiero , e che il vero punto a cui quegli tendeva non era altrimenti Treviso, ma bensi Verona . Temendo allora che gli Austriaci rinnovassero

a danno della cospicua città di Vicenza i tentativi di conquista fatti sopra Treviso, spediva a quella volta per la strada ferrata la legione romana di Gallieno, attivo

ufficiale, giovane affalto, e divenuto guerriero solo dal

di dell'ilaliano risorgimento. Opportuno invero giunse quest'aiuto ai Vicentini , giacchè lo stesso giorno alle 3 pomeridiane il generale Felice Schwartzenberg, seguito dalla propria brigata e da proporzionato numero di obici e di racchette , avanzossi verso la città , mentre Thurn col nerbo delle forze prendeva posizione a Lisiera , terra distante 5 kilometri e mezzo da Vicenza , e sullo

stradale che da essa porta a Cittadella . Vicenza al paro di Treviso non è città regolarmente fortificata, ma come Treviso è capace di valida difesa contro un nemico che conquistar la voglia per batta glia di mano . Siede questa città alle falde ed a greco dei monti Berici, ed è attraversata da due fiumi, il

Bacchiglione ed il Retrone , che nell'interno stesso di essa si congiungono, e sui quali numerosi ponti danno .facile accesso da una sponda all'altra : il vecchio muro che cinge solo la città propriamente detta è in istato di deterioramento , ma i Vicentini rafforzalo lo avevano con terrapieni abbarrando poi le porte e trincierando i sobborghi di San Felice e di Santa Lucia posti fuori


CAPITOLO III .

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della cinta , e traforando con feritoie il muro del cimi

tero : molta artiglieria stava poi sul monte Berico e sul colle del Santuario della Madonna, che erano le posi

zioni veramente dominanti la città : insomma gli abi tanti , diretti da alcuni ingegneri e dal colonnello ro mano Belluzzi , investito del comando della piazza , ave vano prese ottime disposizioni di difesa. Il presidio poi sommava a varie centinaia di milizie cittadine , ad al

cune compagnie di crociati veneti , ad una di milanesi , a 250 pontificii retti da Zambeccari, ed alla legione Gallieno, forte di 1,200 uomini : tali forze avrebbero tuttavia difficilmente resistito ad un assalto in tutta re

gola dato da tutto l'esercito di Thurn di copiosa arti glieria fornito : ma questo generale , ansioso di effet

tuare la sua congiunzione con Radetzky, non volea per dere tempo sotto la città , nel timore anche di vedersi assalito alle spalle da Durando : laonde intimata inutil mente la resa , e fatto quindi invano tentare da Schwart zenberg il lato trincerato della terra , assalendo le porte di San Vito , di Santa Lucia , di San Bortolo e di Padova :

e vedendo che l'incendio di alcune case dei sobborghi cagionato dai suoi obici non smuoveva gli abitanti , dopo aver avuto 60 uomini uccisi, e altrettanti feriti, ſece por fine al combattimento, vivamente inseguito da Zambeccari, Gallieno e Belluzzi alla testa di 600 dei

più animosi difensori: i quali ebbero in tutto 12 morti

e 70 feriti : e ritirossi senza neppure rovinare il cam mino ferrato che lega Vicenza con Padova, negligenza che ebbe pochi giorni dopo a costar cara a lui stesso ed alle sue squadre.

Ed or qui narrare io voglio la bella morte del gio

vinetto conte Federico Zichy, che per essere nemico ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

non ha minor diritto alla stima dei valorosi . Era egli

parente prossimo del fiacco governatore di Venezia , e tenente nei lancieri dell'arciduca Carlo : fremente il ge

neroso giovane per la taccia impressa all'onorata sua prosapia , e parendogli mal poterla cancellare altrimenti

che col sagrifizio della propria vita , trovandosi allora per la prima volta a fronte de' nemici , balzato di sella e dato di piglio al moschetto, tanto si avventurò contro la barricata detta del Seminario nuovo , che alla fine una

palla italiana , colpitolo in fronte, spense un'esistenza che un esagerato punto d'onore avevagli omai resa odiosa . Zichy tedesco adunque sotto Vicenza , e Gui ‫ܕ‬

dotti italiano sotto Treviso , cercarono e trovarono morte

onorata , mille volte più felici di quelli che con codarde fughe , con ignobili opere seppero salvare l'infingarda vita . Questo rabbuffo dato dai prodi Vicentini ai suoi Croati, fece avvertito Thurn che quella città non era pasto pe' suoi denti , tanto più che Durando , venuto a

Padova il di prima colle artiglierie e le residue squadre, fra le quali non ultima per valore era quella del gene rale Antonini , giungeva in Vicenza li 21. Decise allora l’austriaco generale di proseguire il suo cammino, e fa

cendo un ampio giro attorno ai bastioni italiani, da Li siera , ove pernottato aveva , per Polegge, Cresolo , Ca selle , Creazzo ed Olmo venne sulla gran strada che per Tavernelle e Montebello trae a San Bonifacio , quindi a Verona .

Ma siccome il suo corpo conduceva seco una quantità stragrande di vettovaglie e di bestiame che mirabil mente supplir dovevano alle strettezze delle genti ra detzchiane, costrette da due mesi a vivere nelle sterili campagne di Verona , cosi la sua marcia era assai lenta


---

CAPITOLO III .

391

e sinisuratamente sprolungate le sue colonne . Notò tal cosa Antonini coi seguaci , gente d'ogni paese (1 ) , ed avvezza alle guerre di partito e che da gran tempo agognava di misurarsi cogli Austriaci ; ed in un ba leno, duce e soldati furono pronti ad assalire quel con voglio : niegava di acconsentire Durando, alieno dal l'impegnare azione seria e dallo sprecar inutilmente vite di soldati per cosa di importanza secondaria : ma quelli sbuffavano e dicevano di voler combattere ad ogni costo :

laonde il generale , per secondarli, faceva uscir a loro sostegno le compagnie volteggiatori dei reggimenti svizzeri con una batteria . Corre Antonini coi suoi verso

Birone , e tratto dal suo ardore , regolandosi senza niuna delle arti di guerra prescritte pe' combattimenti

in ordine sparpagliato , salito con una squadriglia sulla strada maestra che ivi s'innalza sul piano della sotto posta campagna , cominciava a vivamente inquietar il retroguardo austriaco, che , incaricato della scorta di

una mandra di 200 buoi , non poteva affreltare il passo, inseguendolo sino all'Olmo : ma quivi ebbe fine l'in cauta caccia , perchè Culoz che, sempre primo alle of ( 1 ) Antonini, nativo di Varallo, aveva servito negli ultimi anni dell'Impero ed aveva quindi militato con ſama di valoroso nella guerra di Polonia . Egli guidava allora 450 sedicenti emigrati ita

liani , ma appartenenti ail ogni nazione e specialmente a Francia e Polonia . Sbarcato con essi a Genova li 24 aprile , erasi condotto

a Pavia , e risalito ivi sopra navi , venne sul Veneto nei primi di maggio rinforzato da 21 giovani ingegneri lombardi. che il governo provvisorio mandava ai Veneti per aiutarli nelle opere di difesa. Eletto comandante di Venezia , vi stelle sinchè la minacciata Vi cenza tentò il suo valore : vi accorse con la sua squadra cresciuta a 700 uomini, e vi riportò la bella ferita. Risanato , riprese il co mando di Venezia, e venne poscia in Piemonte , ove mori nel 1854 decorato del grado di maggior-generale in ritiro .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fese, or stava ultimo al periglioso posto del retroguardo, aveva fatto appuntare ivi due cannoni che, infilando la strada e traendo a scaglia ed a breve distanza su quei avventati , ne atterrò buon numero , rimanendo ofteso

in un braccio, per cui subir dovette poi l'amputazione, lo stesso Antonini , che, sempre uguale a se stesso, in quello stesso momento in cui rimase colpito, gridava imperterrito animando i suoi all'inseguimento : vadu

pure il braccio, purchè trionfi Italia : generosi detti, propriamente degni di quell'uomo invitto , il quale però avrebbe potuto con maggior utile di quell'Italia , di cui si dimostrava in quel punto tanto sviscerato amatore,

spender il proprio e l'altrui sangue, conducendosi se condo i dettami di guerra che non vogliono esposti mai i tiratori, essendo poi anche gravissimo fallo in un duce

di prodigar senza necessità la vita de' suoi soldati ( 1). Questa cercata ma non meritata sciagura pose fine

all'avvisaglia : gli Italo -Svizzeri rientrarono in Vicenza , e Thurn , proseguendo indisturbato il suo cammino, dopo aver fatta pernottar la sua gente li 21 a Taver nelle , giungea li 22 a San Bonifacio, ove tendeva la mano

agli avamposti di Radetzky, operando cosi la tanto de siata congiunzione coll'csercito d'Italia .

L'avvenimento adunque da cui dipendeva l'esito de finitivo della campagna , la concentrazione , intendo dire, dei due eserciti imperiali, avea avuto luogo, causa

al disaccordo ed all'incapacità dei generali alleati . Carlo Alberto con gli errori suoi strategici e con un di

fettoso piano di campagna , Durando con le continue (1 ) A questa scaramuccia furono presenti Manin e Tommaseo venuti da Venezia , dimostrando cosi come in essi all'ingegno e dottrina fosse pari il valore.


CAPITOLO JII .

393

sue tergiversazioni, Ferdinando di Napoli col dilazionar in prima la partenza delle truppe e col posterior tra dimento aveano tutti contribuito a questo fatale evento . E poiché mi cadde dalla penna questa parola di tradi mento, cosi a dritto ed a torto adoprata da noi Italiani , e di cui si fece in quest'ultima guerra tant’uso ed abuso , è bene ch'io dica sino a qual punto e per volontà di chi vi sia stato tradimento, e quali governi , senza es sere totalmente perfidi, peccando però di lealtà, con corso abbiano allo sfacelo dell'edifizio nazionale . E dirò

dapprima dei Pontificii, poiché, dopo aver biasimato le

operazioni militari del generalissimo loro, ragione e giustizia vogliono ch'io ponga in chiaro i motivi della sua condotta , quando agi per volontà propria e quando altro non fece che uniformarsi alle ricevute istruzioni.

Io scrivo in tempi troppo prossimi agli eventi di cui tengo discorso, perchè il velo che copre tanti misteri possa esser da me totalmente squarciato, non perché, s'io il potessi , nol facessi ( che se le vere cause note mi

fossero, non sarei uomo a tacerle), ma perchè queste sono a me ignote o per lo meno non rivelate . Onde solo da logiche induzioni e da alcuni dati potranno scrittore

e lettore subodorar qual sia la verità . Per compiere a questo mio debito, mi sarà forza addentrarmi nella

politica più di quanto io desideri e di quanto si addica ad una storia prettamente militare: ma guerra e poli tica sono talmente insieme avvinte, che mal si può ra

gionar d'una tacendo affatto dell'altra, sendo che la guerra considerar si debba come l'effetto di cui la po litica è la causa : procurerò tutlavia d'esser quanto po trò breve nelle politiche mie indagini : sarò breve, ma parlerò colla convinzione del cuore .


394

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Già dissi , alcune pagine sopra , come Pio IX , dopo aver dato il primo incitamento allo spirito italiano, spa ventatosi delle pretese dei proprii sudditi, delle oltra montane minaccie di scisma , quasi pentito del bene operato, tentasse arrestarsi sulla china , e non accon sentisse a dichiarare guerra all'Austria : del che fanno patente prova tanto la dimora dell'ambasciadoré cesareo Lutzow in Roma , protratta sino a che il ministero Ma miani non congedollo verso la metà di maggio, quanto la legazione di monsignor Morichini a Vienna . L'allo cuzione poi letla li 29 aprile in concistoro segreto dal

è il programma della politica che intendea seguire quel prete sovrano , poichè la sua lettera del 1 ° maggio papa ,

all'imperatore , anzichè un efficace tentativo per ottenere da quel monarca il termine della guerra mediante la cessione delle provincie italiche , risguardar si deve più

come una vana concessione fatta ai desiderii del popolo italiano (1 ) , dimostrando simpatia per la sua indipen denza : chè il pontefice non era certo cosi semplice per credere che ad una sua pia esortazione, e solo per compiacerlo, l'Austria , cosi tenace delle sue possessioni , fosse disposta ad abbandonare le provincie più fertili del vasto suo impero , riconoscendosi anche in tal modo ( 1 ) Sotto tale aspetto ditfatti risguardava le proposte papaline

Wessemberg , ministro imperiale per gli affari esteri , il quale scrivendo a Dietrichstein , ambasciator cesareo a Londra , ragio nando della missione di monsignor Morichini , diceva : Cette mis

sion n'est , à ce qu'il parait, qu'une démonstration qui a été im

posée au Saint-Père par le parti dominant à Rome: e quindi risguardo alle proposte del cardinale di evacuar il Lombardo

Veneto , aggiunge : Une pareille démarche a le caractère de la dérision .


CAPITOLO III .

395

tacitamente incapace a ricuperarle da chi le aveva a mano armata invase.

Da questa ripugnanza del supremo gerarca ad osteg giar l'Austria ne conseguiva che le sue truppe non ave vano da lui legale autorizzazione di dar principio alle ostilità : ma se questa mancanza di ordini positivi influir poteva a trattenere in dubbio il condottiero dell'esercito

regolare, essa era poi inefficace con i corpi di volon tarii, i quali già per propria essenza proclivi all'indi sciplina , malcontenti inoltre della condotta politica del governo pontificio , consideravansi come sciolti dalla sudditanza verso il papa e parteggiavano per il governo

provvisorio di Venezia , ove vedevano inaugurate le forme repubblicane che erano, e saranno sempre, checchè di cano ed a marcio dispetto dei monarchici, le aspirazioni

delle popolazioni venete e romane , alle quali , la Dio mercè , un servaggio più o meno lungo non ha ancor cancellato le reminiscenze delle antiche glorie di Venezia e di Roma .

Erano adunque, propriamente parlando, due gli eser citi romani : uno pontificio guidato dal Durando , l'altro repubblicano, più veneto che papalino , guidato da Fer

rari : di qui il poco accordo, per non dire l'astio, re gnante fra i due generali romani , dei quali il primo in vero era poi più Albertino che Piano , e mentre in ap

parenza obbediva al papa , da cui aveva soldo e grado, in sostanza poi regolavasi secondo i desiderii di Carlo

Alberto , a cui era per originaria sudditanza devoto, e che inoltre posto gli aveva ai fianchi creature tutte sue : mentre al campo presso al re il governo romano era rappresentato da un cotale legato da molto tempo ed in modo molto intrinseco con Massimo d'Azeglio , che


396

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

era l'anima ed il consigliero del Durando . Ora pongasi mente agli sforzi fatti a quest'epoca appunto dagli al bertisti a Venezia per promuoverne la fusione col Pie

monte , leggasi il dispaccio del generale Franzini a Guglielmo Pepe sotto la data delli 25 maggio da Som macampagna , col quale è detto che mentre Ferrari obbedir doveva al generale napoletano , Durando invece doveva accostarsi al regio esercito (1 ) , vi si aggiungano la lettera di Farini al generale Durando (2) , lettera che

Jo stesso Farini ci narra esser stata disapprovata poi dal conte Marchetti, ministro romano per le cose estere, e l'ordine del giorno di Durando, allora appunto che le truppe di Nugent già apparivano sotto le città venete , si ponga mente per ultimo all’auge di favore di cui go dettero e godono tuttora presso il governo sardo questi personaggi tutti : si raffrontino queste date e questi fatti, e si avrà il filo della matassa e si comprenderà allora come Durando schivasse ogni scontro con gli Austriaci, non certo per pusillanimità, chè della virtù contraria

aveva quel forte dato in pria e diede poi stupende prove, ma per compiacere ad un tempo istesso al papa conser

vandogli intatti i reggimenti svizzeri, unico nerbo di truppa , sulla cui fede egli conlar potesse per ridurre all'uopo al dovere i suoi sudditi tumultuanti, ed al re sabaudo, il quale, con poco senno politico e credendosi

più possente di gran lunga di quanto il fosse , deside rava veder ridotti alle strette i repubblicani, acciò nella depressa loro fortuna a lui ricorressero per aiuto ed a lui si assoggettassero . (1 ) V. Documento nº 5 . (2) V. Documento no 6.


CAPITOLO III .

397

Ad evilar poi una collisione fra Svizzeri ed Allemanni mirabilmente contribuiva eziandio la simpatia delle due razze ed il desiderio del gabinelto austriaco di non di struggere quel corpo mercenario , che alla prima ri chiesta dei cardinali fautori dell'Austria ed anche contro

le intenzioni del papa, del resto assai inchinevole alla reazione, avrebbero fatlo man bassa sul partito repub blicano .

Ora io non dirò che tutte queste mene costituiscano un vero tradimento, ma bensi che la condotta tanto di

Carlo Alberto che di Pio IX era reciprocamente e verso la nazione italiana ad un tempo stesso poco leale e non certo degna di teste coronate, e che prestare il suo nome a questa coramedia militare era cosa poco decorosa per

un onorato guerriero qual era Durando, poichè è vero che egli seguiva le proprie istruzioni , ma conveniva por mente che mentre egli evoluzionava nel Veneto, le truppe di Ferrari si battevano ed eran pertanto centinaia di vite italiane che cadevan mietute dal ferro teutono , mentre

la sua cooperazione o risparmiate le avrebbe od almeno ,

dividendone i perigli , affrontati si sarebbero con maggior probabilità di successo e di gloria dalle armi italiane . Nė degni di maggior encomio sembranmi coloro che rilevando grado ed ufficio dal pontefice, di sottomano favorivano le ambiziose viste del re sardo : potevano essi

credere , e forse con ragione, più utile, anzi solo utile al risorgimento italiano il trionfo del partito albertino, e

palesemente favorirlo e sostenerlo : ma agir di soppiatto ed abbandonar intanto al nemico tanti generosi Italiani sorti in armi per la comun causa , sembra a me troppo orribil cosa . Manco male se avversando essi cosi poten temente la volontà delle venete e romane provincie ,


398

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fossero almeno stati da tanto da francarle dal giogo straniero : ma se immensa era la sete di dominio in

Carlo Alberto e di vasta ambizione di chi sotto lui agi tandosi sognava per se stesso onorificenze ed alti ufficii,

nell'uno poi come negli altri piccin di soverchio era il cervello per modo che le meschine lor gare e le stupide lor mene ad altro non riuscirono che a dar vinta la

causa ai generali tedeschi . Al qual risultato cooperarono eziandio gli uomini del

governo provvisorio di Milano, i quali in tutto quel tratto di tempo decorso dall'epoca della memoranda rivoluzione , non eran stati capaci di porre in piedi un giusto eser cito : la verità vuol poi si dica che mancavano i quadri, e che le popolazioni del contado si dimostrarono poco calde ad armarsi : nė valse che la gioventù delle città maggiori accorressero in numero ragguardevole a mi litare nelle compagnie franche e che qualche dozzina

di alunni di seminario , coperta la chierica col cappello all’Ernani e scambiata la sottana in breve giubba , seco

loro si congiungessero ; sta sempre che la popolazione maschile della campagna ( la vera nata per la vita mi litare , perché da lunga consuetudine già avvezza agli strapazzi e più idonea pertanto alle fatiche militari del delicato abitatore delle città , e specialmente delle lom barde, ove l'effeminatezza per tant'anni fu pregio ) di mostrossi se non ostile , almen indifferente alla cacciata dell'austriaco , e basta rivolger un occhio sulle statisti

che della guerra per vedere che delle provincie italiane (escluso Piemonte che diede un giusto esercito, ed il

regno di Napoli , i cui abitatori furon impediti dal pro prio sovrano a partecipar alla guerra ) quelle che die dero minor numero di soldati furono le lombarde, poichè


CAPITOLO III .

399

la fortissima Brescia, che tanti ed ottimi ne diede, geo graficamente e storicamente appartenne sempre al Ve neto , e solo per ragioni amministrative (1 ) fu aggregata dal governo imperiale al Milanese : molti e buoni ne diedero Piacenza , Parma , Modena e Reggio : molti Ve nezia ed il Veneto tutto , molti Toscana , moltissimi poi le Legazioni e la Romagna , ma la Lombardia fece sforzi poco adeguati in vero al poter suo : ond'è che alla fiac chezza governativa corrispondendo a capello la tiepi dezza delle popolazioni , queste ricche e popolose pro vincie solo dopo il mezzo giugno poterono far entrare

in linea una divisione di 10,000 uomini al più , assai male in arnese , e che destinata al blocco di Mantova, prese poca ed ingloriosa parte alla guerra . Con tutto ciò è chiaro che neppure in Lombardia vi fu tradimento, ma la soverchia fidanza in prima , poscia la disunione penetrata negli uomini più influenti per i raggiri delle fazioni repubblicana ed albertina , dando tempo al primitivo slancio di attutarsi , contribuirono indirettamente anche alla cattiva riuscita dell'impresa. Ed altro cooperatore ai danni italiani fu senza dubbio il partito repubblicano, il quale seminando la diffidenza verso il re savojardo , attiepidi l'ardore di molti che in quella dubbiezza sulla sorte definitiva della patria loro temendo di vedere sottentrare ad un desposta austriaco

un despota savoiardo, si astennero dal correre alle armi : incauti se vuolsi che non ponderarono come primissimo scopo degli Italiani in allora esser dovesse la cacciata dell'Austriaco e l'esistenza di un'Italia come nazione, (1 ) In varie circostanze, e segnatamente nella calata dell'impe ratore Ferdinando in Italia nel 1838 , i Bresciani supplicarono per essere aggregati al Veneto .


400

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

non importava se retla dispoticamente o con forme co

stituzionali o repubblicane: che a tanti tirannetti ed all'estero dominio era pur sempre preferibile un solo signore fosse anco, un Cesare Borgia , come diceva il gran Fiorentino : tuttavia è naturale che non sapendo per qual causa , nè per chi combattessero, molti si sian astenuti dall'andare al campo .

Oltrecchè è giusto dire che più combatterono, nelle provincie non suddite regie, i parteggianti per la repub blica che gli albertisti , i quali più intrigarono che non pugnarono : e Manin , Cattaneo, Tommaseo , Montanelli

e lo stesso Mazzini , molto più oprarono in pro d'Italia, molto più attivi si dimostrarono nell'eccitar i loro con citladini alle armi , che non i fiacchi fautori della dina

stia savoiarda : le forze allestite dai repubblicani certa mente tendevano a fini diversi che non quello d'ampliare il regno a Carlo Alberto , ma eran pur sempre armi ita liane aggiunte alle piemontesi per cacciar il Tedesco :

molto più efficaci sarebbero riuscite se oprato avessero d'accordo, e certo fu male non fare cosi : ma pur opra rono, e se stolti pregiudizii non avessero indotto il re ed i regii a far mal viso al prode Garibaldi quando venne ad offrire i suoi servigi, certo l'opera sua , che poscia riusci cosi nociva ai Francesi , cagionato avrebbe molto

più grave danno agli Austriaci . L'ira di parte, potente veicolo in ogni luogo, potentissimo poi in Italia , chiamò a vicenda queste diverse tendenze coll'odioso nome di tradimento ; ma tradimento non era , chè tutti in fondo

al cuore nutrivan l'odio per lo straniero, tutti avrebber data la vita per veder la patria libera ; era politica ine sperienza che faceva intender gli animi a secondarie cure , a provvedere al lontano avvenire e trascurare in


CAPITOLO III .

401

tanto il bisogno del momento, quello cioè d'unirsi tutti per trionfare di un potentissimo nemico . Tuttavia un nero , un atroce tradimento non mancó alla povera Italia , e venne dal mezzodi , ove re Bor bone , cogliendo , per compiere i perfidi ed a lungo nudriti suoi disegni , il destro offertogli dall'avventata

condotta dei deputati napoletani , mentre faceva dagli Svizzeri mitragliare la popolazione di Napoli , spediva ordine perentorio a Pepe di retrocedere. Oltre alla de bole schiera sbarcata a Livorno e venuta coi Toscani al

campo regio, la squadra napoletana posto aveva a terra

sei batlaglioni di fanterie regolari , uno di volontarii ed una compagnia di zappatori e minatori , alle quali forze essendo venuti poi a congiungersi per la via degli

Abruzzi cinque altri battaglioni , alcune batterie e due bellissimi reggimenti di cavalleria , di lancieri l'uno, di dragoni l'altro ; Pepe venuto sopra una corvetta del suo re in Ancona verso la metà di maggio potè raccogliere in quella città ed in Ferrara una magnifica divisione di 14,000 uomini , coi quali accingevasi a varcare il Po per correre nel Veneto ad opporsi a Nugent , quando lo rag giunse l'ordine regio di far ritorno nel regno . A tal crudel notizia il generoso vegliardo, nel primo impeto di sdegno, rinunziava al comando di un esercito destinato senza fallo a lordarsi del sangue dei suoi con nazionali , e lo rimetteva al tenente generale Statella , riso

luto in quanto a sè di andarne qual volontario al campo del re ad offrirgli la vecchia sua spada : ma considerando poscia di quale immenso danno agli alleati sarebbe ca gione la partenza dell'esercito napoletano allora appunto che il nemico più ingrossava a fronte loro, confidando

nel buon volere dei soldati e nella propria popolarità , VOL . III . – 26 .

PINELLI, Storia , ecc .


402

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ripreso il comando e reietti gli ordini regii , risolveva di perdurare nella guerra nazionale. Se non che, se de

voto era alla patria il generalissimo, ligii per lo con trario al re erano gli altri generali e la maggior parte dei soldati ; perlocchè, scorsi appena pochi giorni , Pepe trovossi senza esercito, e compromesso troppo grave

mente per la disobbedienza sua verso il truce suo si gnore, prese il parlito di ritirarsi coi pochi che seguir lo vollero a Venezia , ove lo vedremo dar poi mirabili prove di valore.

Cosi dileguossi in fumo l'aiuto che Carlo Alberto ri

promettevasi dalle armi napoletane ; e non havvi dubbio che questa iniqua defezione sia stata causa precipua dei

rovesci susseguenti; ciò nulladimeno anche prima del l'arrivo delle forze napoletane, ed indipendentemente pertanto dall'abbandono fatto da re Ferdinando della

causa della lega, i generali di essa eransi lasciata sſug gir di mano l'offensiva, la quale dal momento della con giunzione di Thurn col maresciallo era di fatto passata in facoltà degli Austriaci, i quali inoltre trovavansi in

possesso di un'ottima strada militare per le loro comu nicazioni con l'impero, da cui ancor attendevano e ri cevettero ulteriori rinforzi.

Era questa la strada che da Schio per Costa-Piana , Pian delle Fugazze e Valmorbia conduce a Roveredo e quindi a Trento , strada costrutta dall'imperial governo

dal 1814 in poi , e la quale diminuiva di molto l'impor tanza del passo di Rivoli, pel quale solo, sullo scorcio del passato secolo, si aveva varco attraverso ai monti da Ve

rona a Trento . Sarebbe stato facile agli alleati di abbar rar quella strada quando Nugent ancor slava sull'Isonzo

collegando per val di Brenta le compagnie volontarie


CAPITOLO III .

403

che sotto Giacomo Durando tuttor tenevansi nel Tirolo

italiano con le bande di Belluno, di Bassano e della

Pieve di Cadore , gente ardita ed ostile agli Austriaci ,

e render inaccessibili a qualunque esercito quelle valli fortificando i passi principali , quali sono Castel-Pietra e Caliano sulla sinistra , Nomi e la Corona sulla destra dell'Adige; Piano delle Fugazze in val dei Signori; Pri molano in val di Brenta ; Ampezzo sul Tagliamento superiore ; la Ponteba in val di Ferro. Ma per ciò otte nere conveniva dare a Giacomo Durando una buona

brigata di linea con alcune compagnie di bersaglieri ed alcuni pezzi da montagna , acciò potesse negli ultimi di aprile scacciar Welden e Zobel da Roveredo e da Trento ; affidare la difesa delle valli Sugana, d’Agordo e del Ferro alle bande native rinforzate dai volontarii veneti e ro

magnoli , sottoponendole tutte ad un capo attivo ed in telligente , e soprattutto pratico delle località : e riunir

invece Giovanni Durando colle truppe regolari al vecchio Zucchi, che cosi rinforzato con gli ottimi reggimenti svizzeri , uscendo da Palmanova avrebbe senza dubbio

contrastato il passo del Tagliamento a Nugent. Allora l'esercito regio , dando per Legnago la mano alle insorte città venete , poteva osservar Mantova e bloccar da lon

tano Peschiera e Verona, che, prive cosi di speranze di sussidio d'armi e di vettovaglie , avrebber pur dovuto alla lunga capitolare . E quand'anche Nugent , contro ogni probabilità , riuscito fosse a battere Zucchi e Du rando, colla laguna aperta e padroni del mare , su

periori per forze navali , qual pericolo correvano mai gli alleati ? Fra quindici giorni quelle forze, rimon tando la riva destra del Po , ricomparivano sotto Man tova ! E questo era il parere di Zucchi, che , edotto


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dalla antica esperienza , non troppo volentieri s'era as

sunto l'impegno di guerreggiare l'Austriaco con truppe collettizie , ed il quale sin dagli ultimi giorni di marzo, appena cioè ebbe preso il comando, scriveva : Si vous n'envoyez pas sur l'Isonzo un corps de 12 à 15,000 hommes de troupes régulières avant quinze jours, les Au

trichiens, dans peu de semaines, seront maîtres de toute la terreferme! I preziosi consigli di un tant'uomo, che militato aveva a lungo e con somma gloria in quelle stesse regioni ove s'aggirava la guerra , vennero disde gnati , ed invece di chiamarlo ai fianchi del re , ed in vestirlo del supremo comando , lo si lasciò senza i soccorsi convenevoli nelle mura di Palmanova , che un

altro meno di lui valente avrebbe potuto difendere, ed ove dovette poscia capitolare. Ma oltrecchè la presun tuosa natura del re s'adontava di qualunque celebrità guerriera, volendo esser lui il supremo regolatore, Zuc chi poi anche non era suddito sardo , non dedito per tanto corpo ed anima alla dinastia savoiarda , e per ciò

non gradito e sospetto forse. Queste cose tutte si pote van farę nel mese di aprile o nella prima metà di mag gio senza la cooperazione dei Napoletani , solo che a dirigere tanta impresa presieduto avesse un'unica e vigorosa mente : ma questa mente mancando, e re gnando invece disaccordo e gelosie mutue fra i capi degli alleati, essi lasciarono trascorrere il tempo utile, ed all'epoca in cui son ora giunto colla mia narrazione,

le probabilità di successo eran già tutte per le armi imperiali .

E qui credetti dover por fine al presente capitolo, sembrandomi che la campagna del 1848 possa dividersi

in due periodi, il primo dei quali comprende dal prin

1


CAPITOLO III .

405

cipio della guerra sino al momento in cui l'austriaco maresciallo assunse l'offensiva : riserbandomi a dimo

strare nel secondo periodo come il coraggio del soldato

piemontese suppli sovente all'imperizia dei capi, e pa ralizzò sino ad un certo punto la superiorità strate gica dei duci nemici ; ma siccome alla perfine valore solo non basta contro numero , senno e valore uniti , cosi le armi subalpine, dopo aspra contesa, dovettero cedere il campo alle fortunate austriache insegne.


CAPITOLO IV . Secondo periodo della campagna del 1848.

SOMMARIO .

Radetzky assume l'offensiva

Vano tentativo sopra Vicenza

-

Resa di Peschiera Con i Toscani oppressi a Curtatone Battaglia di Goito siderazioni sovr'essa - Inazione dei due eserciti Proposte pacifiche - Disegni radetzkiani Resa di Vicenza Ca Fazioni di Bardolino e di Calmasino -

pitolazione dell'esercito pontificio

Riflessi su quell'evento Tardiva mossa dei regii sopra Verona Tregua alle grandi operazioni — Fatti della Corona e dello Stelvio La Confederazione germanica si oppone al blocco di Partenza della squadra napoletana Trieste Adesione al -

-

Fazione di Rivoli

-

Piemonte della Lombardia e di quattro provincie venete — In testine discordie - Scarsi sussidii di armati — Welden e Zucchi

Venezia — Avvisaglie I repubblicani — Tristi condizioni dei regii Blocco progettato di Mantova procrastinato , e

perchè - Garibaldi — Fazioni militari dei Veneti e loro ma Politica di Carlo Alberto — Principio gnanima risoluzione del blocco di Mantova Radetzky riassume l'offensiva — Vit Assalto delle posi toria di Governolo Vittoria di Rivoli Eroico valore dei sol zioni di Sona e di Sommacampagna -

-

dati ed errori dei generali piemontesi nei giorni 23, 24 e 25 Fazione di Volta - Demoraliz - Tarda ritirata sopra Goito zazione dell'esercito - Armistizio non conchiuso - Ritirata Scontri di retroguardia sopra Cremona Nuovi errori Risoluzione fatale --- Vergogne italiane Armistizio di Milano


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Piacenza evacuata

Ritirata dei varii corpi volontarii --

1

Garibaldi nel Varesotto

1

Bombardamento e resa di Peschiera -

- Welden a Bologna

-

1

Tregua generale.

Scorsi erano appena due mesi dacchè il canuto Ra detzky era stato costretto ad allontanarsi col fremito nel cuore dall'insorta Milano, quando mirando egli raffor zate le proprie schiere, fece proposito di abbandonar la difensiva, a cui era stato astretto dalle sovraesposte ragioni a limitarsi sin allora, per assumere l'offensiva . Eccitavalo grandemente a questo partito il tenente ma resciallo Hess, uomo di grande perizia militare, giunto li 12 maggio in Verona , ed a lui noto da lungo tempo per averlo già avuto in Italia qual colonnello di stato

Maggio

maggiore, e spedito ora appositamente da Vienna per coprir l'importante ufficio di quartier-mastro generale dell'esercito .

Le condizioni dell'esercito imperiale erano diffatti mi

glioratemolto materialmente e moralmente : la battaglia di Santa Lucia avendo mirabilmente servito a ristaurar

gli oppressi spiriti dell’austriaca soldatesca , e gli aiuti giunti di Lamagna tanto in uomini che in oggetti di vestiario ed in viveri , ad arrecare un sensibile sollievo ai

patimenti ed alle privazioni a cui erano andate soggette, ed a cancellare dalla mente degli atterriti soldati la re miniscenza delle sconfitte toccate nel passato aprile. Ol tre a ciò Radetzky, che s'era sempre veduto in rischio d'esser tagliato dalla sua base naturale , sapendo nra

come Welden tenesse occupate con forze ragguardevoli le vie del Tirolo , poleva con maggior fiducia misurarsi col suo avversario, di cui omai conosciuto aveva il me

ticoloso modo di guerreggiare, certo di potere, in qua


CAPITOLO IV .

409

lunque.caso di rovescio, effettuar sempre la sua ritirata per val Sugana. Epperò l'importanza di tenersi aperta questa via per l'Alemagna era cosi massima agli occhi del maresciallo,

che appena ei seppe giunte a San Bonifacio le prime scolte del generale Thurn , ed ebbe udito come Vicenza fosse tuttora in armi ed in potere degli Italiani , senza

neppur dar tregua a quel corpo d'esercito che soppor tate aveva gravissime fatiche, ordinava a Thurn di re trocedere e di far nuovo sforzo contro quella città , troppo premendogli di non lasciarsi sul fianco della sua linea di ritirata quel punto importante in mano del ne mico, il quale per tal modo, mentre continuamente ne minacciava le communicazioni, vietavagli poi eziandio di trarre dall’ubertoso Vicentino quelle provvigioni che ognor più scarseggiavano nelle sterili regioni veronesi .

Lusingandosi però di essere ancor in tempo a soccor rere Peschiera , ed abbisognando a tal fine di aver tulte le sue forze concentrate , il maresciallo imponeva a

Thurn di tentare speditamente la presa di Vicenza , e di essere fra 48 ore di ritorno in Verona : decisione que sta non certamente saggia (1 ) , poichè come mai creder potevasi che i Vicentini , i quali aiutati dalla sola legione Gallieno e da deboli drappelli di volontarii erano stati

in caso di respingere Schwartzenberg a segno che Thurn non aveva giudicato dover rinnovar la prova , ceduto avrebbero ora che stavano nelle lor mura 7,000 rego lari di Durando e molti altri corpi seco lui venuti da Mestre e da Padova ?

Durando diffatti, che or disponeva di 12,000 soldati (1) Basti dire che anche il Veterano austriaco la biasima !!


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

e di un infinito numero di cittadini armati, collocando sul monte Berico un battaglione del 2o reggimento sviz

zero con una batteria di 8 pezzi , diretta dal valente ca

pitano Lentulus, formando colle altre truppe regolari nu merose riserve, ed occupando con parte di esse il monte del Santuario e tutti i punti più importanti , aveva poi

guernito tutt'attorno di Vicenza , per un raggio di quasi 2 kilometri, tutti i casolari con volontarii, i quali , men tre il nemico tentasse progredire verso la città , inquie tarlo dovessero ai fianchi, ritirandosi poscia gradata mente verso le porte di Vicenza , ottimamente munite di

palizzate e barricate : dimodochè, quando Thurn giunse a Ponte Alto, 2 kilometri dalla città , ove scorre il lor rente Dioma , ne trovò il ponte rovinato , e gli fu forza ricostrurlo sotto al fuoco dei bersaglieri nemici . Tuttavia Thurn , a cui premeva adempiere agli ordini

di Radetzky, superata questa difficoltà, ed a malgrado di una dirotta pioggia che da 24 ore flagellava i suoi soldati , spingevasi contro la piazza. La vanguardia , com posta di 2 battaglioni Arciduca Carlo, del 9º battaglione di Cacciatori e di una batteria di racchette e guidata dal colonnello Thurn , dovette assalire il monte Berico ,

mentre la brigata Supplicatz doveva far impeto contro il sobborgo di San Felice, e quella di Schulzig contro il campo santo : Schwartzenberg rimaner doveva colla

propria in riserva per accorrere poi ove fosse parso più

opportuno. Questi attacchi furono fatti precedere da un bombardamento che , cominciato alla mezzanotte

delli 23 , si prolung ) sino alle 2 ; ma cadendo la pioggia a torrenti e molto oscura la notte , il fuoco nemico ca

gionò poco danno , grazie eziandio alle ottime precau zioni prese in città per impedire o prontamente estin


CAPITOLO IV .

411

guere gli incendii, ed alla solida costruzione delle case

italiane poco suscettibili di venire incendiate . Il fuoco sospeso venne con nuova ferocia ripreso al ri schiarar del giorno ; ed allora Supplicatz, dopo aspra con tesa e malgrado la bella difesa fatta dagli Italiani appostati con 2 cannoni sull'altipiano detto il Bassanello, si impos sessava del sobborgo San Felice ; ma per lo contrario Thurn vedeva andar vani tutti i suoi sforzi per isloggiare gli Svizzeri dal monte, poichè non potendo egli per la scabra

natura del terreno opporre altro che razzi alli cannoni svizzeri da 8 , quelli non reggevano al paragone , tanto

più che il prode Lentulus manovrando con grande at tività e perizia i suoi pezzi collocati sul pianoro , ful minava con essi tutte le teste di colonne che atten tavansi di salire l'erto fianco del monte . Tento allora

il generale Thyrn di penetrare in città dalla pianura,

rinforzando Supplicatz e Schulzig con Schwartzenberg; ma qui trovò ostacolo di specie affatto contraria , l'alla gamento cioè delle campagne circostanti operato dagli Italiani innalzando il livello del torrente Retrone; per

modo che gli Austriaci , impigliati in quel terreno tutto intersecato da scoli e da canali, ora coperti dalle acque, inciampando ad ogni passo in profonde fosse, misera mente vi affogavano. Già durava la pugna da ben sette ore quando Thurn ,

fulminato dai monti ed inondato al piano, venuto fuor di speranza d'impossessarsi di Vicenza, fatto suonare a raccolta e disposta una forte retroguardia alla Dioma per contenere il nemico , ritornavasene scemato e pesto

a San Bonifacio, e quindi li 25 a Verona , ove però il nostro rimbambito Veterano Austriaco ci narra che Ra

detzky lo raccolse colla letizia nello sguardo ! Ora gli


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Italiani in questo fatto, in cui risplendette il valor di Belluzzi e di Lentulus , non ebbero a dolersi d'altra perdita fuorchè di quella di 30 mortie 100 feriti; mentre

gli Austriaci piansero 800 uomini circa, dei quali la mag gior parte morta annegata, e 154 comuni con 2 ufficiali venuti in potere del nemico: aveva dunque veramente di che essere lieto il generalissimo austriaco vedendo le masse di Thurn, sconfitte e menomate di 800 uomini almeno, reduci da un'impresa andata a male per sola sua colpa ! Poichè furono i suoi ordini perentorii che

astrinsero Thurn a non persistere contro Vicenza li 21 , quando essa era debolmente presidiata; e furono ancora i suoi ordini che mandarono 19,000 uomini affranti da

improbe fatiche ad urtare contro i 12,000 di Durando, spalleggiati da 10,000 militi cittadini e trincierati in

ottima posizione : errore questo che, oltre alla perdita di uomini , impedillo di assumere l'offensiva in tempo utile, e di ovviare alla caduta di Peschiera , che vedremo

astretta fra poco a capitolare per fame. Le prime mosse aggressive di Radetzky adunque non furono guari fortunate; nè miglior successo incontrar dovevano quelle ch'ei s'accingeva ad eseguire sul Mincio . Aveva il quartier-generale austriaco sentita la necessità di fare uno sforzo per soccorrere Peschiera , e dopo lungo ventilare deciso si era ad assalire a rovescio la linea degli alleati sotto Mantova , rimontare la destra

sponda del Mincio, distruggere i loro magazzeni di vi veri collocati a Gazzoldo ed a Monzambano , e facendo

quindi una punta verso Peschiera, rifornirla di viveri e

dell'occorrente per prolungare la difesa . Per render poi

più sicuro questo scopo, che era il principale, il colon nello Zobel doveva secondare il movimento del corpo


CAPITOLO IV .

413

principale, sboccando con alcune migliaia d'uomini dalla val d'Adige e simulando un attacco sull'estrema sinistra

piemontese : ed ove i generali italiani sguernita aves sero la sinistra del fiume per contrastare a Radetzky sulla destra , Zobel , spingendosi celeremente sotto la forlezza assediata , doveva introdurvi un convoglio di viveri , per secondar la quale impresa dal capitano Moli nari del Genio eransi costrulle alcune barche armate di

cannoncini e cariche di viveri, le quali radendo il lido ed appoggiate dalle colonne terrestri , tentar dovevano d'imboccar il Mincio sotto la fortezza .

Piacque a taluno di biasimar questi disegni del quar tier- generale austriaco, allegando che esso poteva più facilmente ottenere l'intento di rifornir di viveri Pe schiera marciando direttamente e sfondando la nostra

sinistra : e giunsero a dire che il falso attacco di Zobel era uno di quegli strattagemma di guerra stravecchi

che non ingannan più alcuno : obbliarono questi critici in primo luogo le parole del gran maestro di guerra , il quale portò sentenza : en guerre les ruses plus con nues sont celles qui réussissent presque ! oujours : secon dariamente essi non avvertirono che per pervenire a

Peschiera da Verona era forza a Radetzky di lasciarsi alle spalle Pastrengo occupato dai regii , e di assalir le loro linee nel punto più forte, quali erano le allure di Sommacampagna e di Santa Giustina, e che inoltre, se i Piemontesi riusciti fossero a spuntare la sua ala sini stra , lo avrebber addossato al lago, ove gli sarebbe stato forza di capitolare.

Con più ragione biasimar si potrebbe Radetzky di non aver indirizzato immediatamente sopra Mantova il corpo di Thurn , che avrebbe forse potuto sorprendere


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

i Toscani a Montanara e collocarsi inosservato alle spalle degli alleati : nè si dica che quel corpo, stanco per la lunga sua marcia , aveva d'uopo di riposo, avvegnachè si richiedesse maggior vigore per rifar la strada verso Vicenza, ed assalirvi un esercito ragguardevole e forte

mente trincierato, che per proseguir sino a Mantova piegando a sinistra e venendo per Lonigo e Cologna a Legnago, ove , varcato l'Adige, raggiunger poteva Man

tova per Sanguinetto . Giunte a Mantova, le truppe di Thurn, se troppo affaticate, potevano dare lo scambio al presidio, che avrebbe potuto allora venir tutto im

piegato nell'operazione contro la linea nemica . Ad ogni modo il piano di Radetzky, o di Hess, come vogliono alcuni , era consentaneo alle sode regole dell'arte; e se desso andò fallito, lo si deve in primo luogo all'ostinata resistenza opposta nel dì 29 dai Toscani , quindi al va lor dei Piemontesi ed al colpo d'occhio di Bava , che seppe deludere le nemiche mosse . Per mandar a compimento il fatto disegno, Radetzky, confidata la custodia di Verona alla maggior parte delle truppe di Thurn, divise il rimanente delle sue forze in

duc corpi ed una riserva . Il primo corpo , sotto Wra

tislaw, comprendeva 15 battaglioni , 8 squadroni e 36 pezzi d'artiglieria. Il secondo , comandato da D’Aspre , contava egual numero di cavalli e di cannoni , e due battaglioni di più di fanteria. Il terzo della riserva , af fidato a Wocher, era formato di 11 soli battaglioni di fanti, ma annoverava 28 squadroni di cavalli, 79 pezzi di artiglieria ed un equipaggio da ponte . Partivano queste a sera avanzata del 27 maggio da Verona , ed il primo corpo , seguendo la strada di Tomba , Vigazio e Trevenzuolo, venne a Castelbelforte, ove fece il rancio e


CAPITOLO IV .

415

pernottó : e ripartito all'indomani prima del di per Cå Rossi, Cà Pastori e Borghetto , giunse alla porta San Gior gio di Mantova alle 2 e 1/2 pomeridiane. Ed essendo questa la colonna che marciar doveva in maggior vici nanza del nemico , ogni brigata ebbe ordine di farsi fiancheggiare da una compagnia di volteggiatori e da un pelottone di ussari , i quali percorrer dovevano la strada che per Battaglia , Rizza , Isola Alta , Nogarole e

Bagnol corre quasi parallela ed a destra della prima . L'intera seconda colonna , seguita a breve distanza

dalle fanterie e dall'equipaggio da ponte della riserva, venne per la gran strada sino ad Isola della Scala , ove giunta , piegando a destra per Erbe e Sorga , andò a rag giungere a Castellaro la gran strada che da Mantova tende a Legnago , e dopo aver pernottato e fatto il ran cio parte a Sorga e parte a Castellaro, giunsero queste truppe a Mantova alle 7 di sera del di 28. La terza co lonna , composta tutta di cavalleria e di artiglieria mon tata , progrediva per la strada postale che per Pozzo , Bovolone e Nogara condụce su quella di Legnago , e dopo aver spesa la notte a Castellaro, venne sopra Man tova , ove , a causa del largo giro fatto, non giunse che

li 29 alle 2 dopo la mezzanotte . Alla qual ora ad un di presso giungeva pure la brigata Schulzig, la quale dopo d'essersi mantenuta gran parte del di 28 sugli spalti della cittadella fra porta San Zeno e Porta Nuova per mascherare la marcia delle altre colonne e sostenere

gli avamposti in caso di nemico assalto, postasi in via verso sera , formó la retroguardia . Minutamente descrissi questa marcia del nemico, per

chè pare a me che la previdenza da esso spiegata possa. esser insegnamento raffrontata colla negligenza dei det


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tagli che ordinariamente regnava nelle disposizioni date dai capi degli Italiani . Ed in vero non eran superflue

le precauzioni prese dai capi tedeschi , poichè essi in questa marcia presentavan il fianco al nemico; incon veniente a cui ovviato si sarebbe, se si fossero fatte sfi lare le truppe di Thurn direttamente sopra Mantova come già dissi , potendosi allora trasandare di far mar ciare la colonna Wratislaw per Tomba e Trevenzuolo : e ſu diſfatti questa la colonna che, scoperta dai Piemon tesi , diede loro sospetto della mossa radetzkiana : tut tavia le precauzioni erano cosi ben prese ed i volteg giatori gettati a si gran distanza sulla destra , che in caso d'improvviso attacco la prima linea avrebbe avuto tempo , con un semplice a destra in battaglia , di disporsi a ricevere il nemico : e questa è buona tattica . Al po stutto l'esercito austriaco , avendo un'estremità appog giata a Verona e l'altra a Mantova, aveva sempre aperta la via di ritirata , mentre che il terreno di fronte, inter secato quanto mai , poco era acconcio ad un assalto dei

1

1

Piemontesi .

Mentre il corpo spedizionario tacitamente avviavasi

sopra Mantova , il colonnello Zobel, in esecuzione degli ordini ricevuti , muoveva da Rivoli ; e lasciato il grosso

delle sue forze a Cavaion , venne con sei compagnie di fanti, delle quali quattro erano di Tirolesi , e due caval

1

letti di razzi sopra Garda, e trovato quel luogo sgombro

di difensori, proseguiva verso Bardolino, ove giunto alle . 7 di sera ed inteso come i volontarii pavesi occupas

sero il cimitero, fece le viste di assalirlo ; ma ricevuto 1

caldamente e l'esaminate difese facendogli temere di dover sacrificar troppe vite per impossessarsene , con tentossi di gettarvi alcuni razzi che non servirono, come


CAPITOLO IV .

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di consueto, che di trastullo ; all'indomani però, raffor zate le schiere e dispostele su varie colonne, marciò si multaneamente pel lido sopra Bardolino, a sinistra sopra

Cisamo, terra posta dietro la prima , facendo le viste di circuir i difensori di Bardolino, e più a sinistra ancora sopra Calmasino, grosso borgo che siede a cavallo delle allure che legano Pastrengo col lago di Garda . Dirigeva

gli sforzi sopra Bardolino il maggiore Burlo, quelli sopra Calmasino lo stesso Zobel . I volontarii pavesi , collocati in Bardolino , ricevettero di bel nuovo gagliardamente gli aggressori; ma osservandone la mossa sopra Cisamo, temeltero , a ragione, di venir circuiti e ritiraronsi sopra questo punto (1 ) . Alla cui difesa stava un battaglione di Piemonte, il maggiore del quale, perdutosi d'animo al vedersi a fronte forze più che doppie, dava l'ordine di ballere la ritirata : quando ciò udendo i due capitani Nuvoli e Moris, strettasi la mano ed assumendo la ri

sponsabilità tutta dell'atto , gridarono ai lamburi di

battere invece la carica : a quel gradito suono i prodi cacciatori piemontesi slanciansi come leoni sui nemici , che esterreſatti piegan dapprima sopra Bardolino ; ma inseguiti dappresso dai cacciatori di Piemonte e dai vo lontarii pavesi , coi quali era l'attual deputato Valvassori, ( 1 ) Notisi la contraddizione degli autori tedeschi . Il reterano austriaco, cioè Carlo Schönals, ci narra che gli abitanti di Bar dolino opposeró un'ostinata resistenza : l'autore invece dell'opera

tedesca volia in francese, ed intitolata : Événements de la guerre faite en Italie par l'armée autrichienne du 7 mai au 9 acúl 1848 , opera che si vuole dettata dal generale Iless , dice : Zobel ſut

reçu à Bardolino par de grandes acclamations et au son des clo ches : che il rimbambilo Veterano abbia preso il suon delle cain

pape per schioppeltale ? Vol . III .

-27

PIRELLI , Slorio ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

uomo animoso , evacuata la terra , si ridussero nuova mente a Cavaion .

Non toccò miglior sorte alla colonna condotta da Zo bel . Sperava egli di riuscire a conquistar Calmasino, di mantenervisi sino a che le forze piemontesi , accorrendo verso Goito , gli dessero il destro di cacciar in Peschiera

i sussidii: ma ingannossi a gran partito , perchè qui appunto fu dove ebbe a patire i maggiori danni : le sue

truppe, le quali speravano di sorprendere i Piemontesi col favore della folta selva che veste i monti Pilla e Ger

vasoni che chiudono la terra dą tergo , giunte all'una pomeridiana a mezzo tiro di fucile, furono accolte con

fuoco cosi micidiale dalla compagnia degli studenti pie montesi e da una compagnia cacciatori di Piemonte , ap piattate fra quelle piante , che doveltero subitamente sostare : rattestatesi però e rinforzata coi sostegni la propria catena, esse spinsersi avanti in colonna soste nute da quattro pezzi e minacciando di circuire i ber saglieri piemontesi , i quali abbandonando allora le falde dei monti e la selva , si ridussero in alcune case per

supplir coi ripari murali al soverchiante nemico , ed ivi perdurarono acremente combattendo, sino a che giunse un intero battaglione del 30 che , al primo suon delle

fucilate, avviato aveva a quella volta il generale Bès, il quale accorso essendo poi con un altro battaglione ed una sezione d'artiglieria , retta dal capitano Dellavalle,

rinfrancava col suo arrivo talmente l'animo dei difensori, che sbucando essi dai loro ricettacoli, audacemente get

tavansi sull'Austriaco, che, sebbene doppio per numero, a quella foga cedendo , nuovamente attraversata la selva

ed il monte Pilla , ripiegavasi sopra Cavaion inseguito colla baionetta nelle reni dai prodi bersaglieri.


CAPITOLO IV .

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In questi due fatti di Bardolino e Calmasino rivaliz

zarono in valore gli studenti pavesi,e piemontesi (1 ) , i cacciatori di Piemonte e gli artiglieri col prode lor ca pitano, i quali sostennero per ben 9 ore l'urto di forze superiori, non avendo a lamentare che 2 morti e 14

feriti : mentre lo stesso stato-maggiore austriaco accusò una perdita di 20 morti , fra i quali i due capitani Moser e Leimel, 4 ufficiali e 52 soldati feriti e 16 prigionieri; e questa spedizione , invece di giovare a Peschiera , ne ca

gionò la caduta , perchè Rath ignorando, a quanto pare, la marcia di Radetzky, e credendo andato a vuoto ogni tentativo per sollevarlo dalle strettezze , vedendosi al mo mento d'esser battuto in breccia dai Piemontesi , alzata

li 30 alle 4 pomeridiane bandiera bianca, chiese di ve nire agli accordi ; i quali furono : uscisse il presidio cogli onori della guerra ; deponesse poscia le armi , che gli sarebbero rese ad Ancona, ove dovea venir scortato per

imbarcarsi, ed ove però 30 usseri facienti parte del

pre

sidio cedere dovevano i loro cavalli .

Occuparono la stessa sera del giorno 30 i Piemontesi il forte Mandella , ed alle 7 del mattino seguente 1,725

Croati (2) , condotti dal loro maggiore Ettinghausen, che era stato il più intrepido fra i difensori, e che versava irose lagrime al vedersi astretto a cedere, partirono verso Ancona : mentre il barone Rath rimase nella for (1 ) Uno di questi, certo Federico Della Chiesa , colpito nel brac cio ed esortato a ritirarsi , sollevava col braccio tutto grondante

sangue il fucile, volendo provare cosi di aver ancora forze ba stanti per servirsene . ( 2) La presa di Peschiera dimostrò quanto bugiarde fossero le relazioni lombarde , che dicevano munite tolte le fortezze di di ſensori italiani : in Peschiera non ve n'era neppur uno !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tezza sino alli 2 giugno con qualche uſficiale e 140 can nonieri per altendere le ratifiche. Vennero in potere dei Sardi 150 bocche da fuoco, fra le quali notaronsene alcune nostre già conquistate dai Francesi nella guerra del 1794, e che ivi da loro condotte, cadute erano poscia in man dei Tedeschi nel 1814. Trovarono inoltre i regii

immensa quantità di attrezzi , di legnami e di polvere : da guerra : e poterono con orgoglio mirare le mura or rendamente sfasciate dai valenti loro artiglieri; orgoglio ben scusabile ove si rifletta che Peschiera nel 1800 , seb

bene non ancor sostenula dalle opere avanzate Salvi e

Mandella , resistito aveva più d'un mese all'assedio po stole dai Francesi e diretto dall'illustre generale del

genio Chasseloup, il quale non ne ebbe il possesso al trimenti che in forza dell'armistizio segnato in allora a

Treviso fra le due armate belligeranti . Vero è che ora il presidio grandemente difettava di viveri, senza di che la difesa protratta si sarebbe senza dubbio più a lungo, il che appare chiaramente dal non essersi nemmanco aperte la breccia nel corpo di piazza. Or mi tocca narrare l'eroica difesa ed i dolorosi danni

sostenuti dai prodi ed infelici Toscani . Stavano dessi. tuttora a Curtatone e Montanara , luoghi notevolmente cresciuti di forza invero attese le solerti cure del Lauá

gier, che , secondato da Castinelli e da altri ingegneri to scani di minor grido, nulla aveva ommesso per renderli

formidabili ; ma su questo punto ora cadeva il pondo di tutto l'esercito radetzkiano, che nel suo disegno di at

torniar la destra alleata , veniva qui a fare il primo impeto . Laugier , con la sua divisione losco-napoletana forte di 7,000 uomini, occupava una linea di 16 kilometri, da Goito a Montanara , ed attraverso alla quale le commu-..


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nicazioni, sebben agevolate con ponti , non erano nè fa cili , nè pronte : la natura del terreno poi rendeva quasi

inutili i 130 cavalleggieri ; ed un grosso battaglione del 100 di linea stanziato a Goito , e che era forse la truppa

meglio istrutta della divisione, non prese parte alcuna alla difesa, come neppure due compagnie lucchesi ad esso aggiunte, ed un altro battaglione suddiviso a Sacca ,

Rivalta e Castellucchio ; dimodochè la vera forza posta in linea il di 29 ascese a 5,000 al più : contro questa debole schiera, Radetzky, rafforzate ancora le genti con dotte da Verona con alcune migliaia di uomini tratti

dalla guernigione di Mantova , conduceva 35,000 ag guerriti soldati .

Bava , da cui dipendeva la divisione Laugier, aveva avuto avviso da Passalacqua , collocato a Villafranca , che verso Trevenzuolo s'era scoperta una colonna tedesca

avviata sopra Mantova : ma non credendola molto po derosa , e pensando fossero truppe destinate a dare lo

scambio al presidio ( locchè erasi ad arte simulato ed eseguito più volte in questi ultimi giorni da Radetzky), limitavasi ad informarne Laugier li 28 da Custoza av verlendolo di stare all'erta e dicendogli quindi con un secondo foglio che dopo vigorosa resistenza avesse a ri piegarsi sopra Goito , ove egli stesso recato si sarebbe con truppe a suo sostegno . Ma avvertite poscia che il nemico recava seco un equipaggio da ponte e venuto quindi in sospetto che volesse varcar il Mincio a Sacca per prendere a rovescio le truppe di Laugier, dava or

dine a questi, in caso di sconfitta , di ripiegarsi sopra Gazzoldo per evitare di esser preso fra due fuochi, dando contemporaneamente avviso a Rodriguez , colonnello del

10° napoletano a Goito, di vegliare sul nemico : final


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

mente informato del concentramento delle forze au striache a Mantova , Bava la mattina delli 29 ne avvertiva

nuovamente Laugier prescrivendogli di scaglionare in dietro le sue truppe da Curtatone a Volta , dove egli stesso Bava sarebbe accorso con un buon nerbo di truppe.

Da quanto lasciò scritto Laugier pare che quest'ul timo dispaccio non gli pervenisse che quando già era appiccata la zuffa, ed egli pertanto non credendosi au torizzato dai tre primi ad abbandonare le importanti

posizioni occupate dalla sua divisione, sebbene sapesse stargli a fronte masse stragrandi di nemici , apparec chiossi animoso ad ostinata difesa , affidando quella di

Curtatone al piemontese Campia e quella di Montanara a Giovannetti, tenente-colonnello toscano, suo amico ed

al paro di lui onorata reliquia dei dragoni Napoleone. Suddiviso poscia il battaglione Fortini in tre parti, e collocatane una a Sacca ed un'altra a Rivalta con ordine

d'impedire il getto del ponte, e la terza a Castellucchio

che faceva abbarrare per aver quivi un punto di riti rata , confidente nei prossimi ausilii di Bava , imperter rilo attese gli Austriaci. Vennero dessi su tre colonne: Felice Schwartzenberg ,

colla brigata Benedeck in prima linea , è quella di Wohl gemuth in seconda , andò per Castelnuovo sopra Curta tone . Carlo Schwartzenberg, colla brigata Clam e quella di Strassoldo in riserva , portavasi ad assalir Montanara . Il principe Federico Liechtenstein colla propria brigata

formava la terza colonna, la quale uscita al paro delle due altre dal forte Belfiore, piegando più a sinistra per la strada che conduce a San Silvestro ed a Buscoldo ,

doveva appoggiare l'attacco sopra Montanara e tener libero il varco dell'Osone . Finalmente la brigata Simb


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schen , uscita dal forte Pietole , collocandosi sulla via di

San Benedetto , doveva vietare a Fontana e Longoni di accorrere da Governolo in sostegno dei Toscani .

Primo ad aggredire , verso le 9 e 1/2 mattutine, fu

il colonnello Benedeck , che poste in bersaglieri a destra ed a sinistra della strada quattro compagnie di caccia tori, cominciò ad inquietare i difensori del fortino co strutto dinnanzi al villaggio , mentre i pionieri con ta volati e ponticelli agevolavano , in quell'intersecatissimo terreno, l'arrivo di due pezzi da 12, di una batteria di obici ed una di racchette, le quali dopo non lungo inter vallo impresero a tempestare orribilmente ; ma con poco frutto, attesa la solida costruzione del parapetto : mentre per lo contrario i due cannoncini toscani , maestrevol mente diretti dal tenente Niccolini , facevano al nemico

grave danno : vennero allora agli assalti i soldati di Be nedeck, ma infruttuosamente; perchè i Tosco-Napoletani

incoraggiati dalla presenza del generale e guidati da Campia e da Corradino Chigi ( lo stesso che vidimo co prirsi di bella gloria a Tripoli qual ufficiale della sarda

marineria ), tenente-colonnello di stalo-maggiore,. ribut tarono ogni altacco : instavano però con gran pertinacia Benedeck a sinistra, e Doll, colonnello di Paumgartenn, a destra fra lo stradale ed il lago ; e riuscito essendo Doll ad alloggiare un suo battaglione in alcune case a quello adiacenti, da esse percuoteva nell'interno i difensori del trincieramento, nell'angusto spazio del quale un nemico razzo communicato avendo il fuoco ad un cassone di

polvere , molte furono le morti da quell'esplosione ca gionate (1 ) e molto il disordine ; non perdevansi però (1 ) Il cannoniere Elbano Gasperi, arsegli le vesti e la persona dall'esplosione , continuò imperterrito e seminudo a caricare i


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

d'animo i prodi Toscani , e sovvenuti d'aiulo dal bat

taglione universitario e dalle due compagnie guarda coste, tenute sino allora in riserva , rinnovano la pugna alle cosi dette Case del Molino presso al lago : si com batte ivi ferocemente, ed ivi trova morte il chiaro Pilla

napoletano , professore e duce degli studenti: ma dopo lui cadeva ucciso Ghelardini, ufficiale di stato-maggiore, e Niccolini , offeso da mitraglia , è costretto a cedere la direzione dei cannoni: rallentasi allora il fuoco di essi,

cd il nemico, rinforzato dalla brigata Wohlgemuth, ben tosto appare sul ciglio del parapello: i difensori di esso allora vedute inutili le artiglierie le inchiodano, ed ab bassata la baionetta risoluti si scagliano sul Tedesco di

fronte , mentre Contri, capitano delle due compagnie guardia-cosle , lo assale sul sinistro fianco .

Piegano gli Austriaci al tremendo cozzo ; ma è valor vano, perchè Felice Schwartzenberg ( 1), voglioso di por fine a quel conflitto che già dura da cinque ore, e di al tirarsi gli encomii del maresciallo che dal forte Belfiore sovrastava al combattimento , sceso di sella e formate

colle ultime riserve due colonne , colla spada alla mano

le guida contro il fortino. Gli affaticati Toscani si pre parano a ributtare questo nuovo assallo : ma lungi ė Laugier, accorso a Montanara ove feroce eziandio ferve la pugna ; abbandonano il campo gravemente feriti Cam pia nell'inguine , Chigi nella mano sinistra: la difesa , pezzi . Clemente Arotti caporale di artiglieria , già decorato pel

valore dimostrato li 14 maggio, sebben ſerilo, non volle ritirarsi , e continuò a servire i pezzi sino alla fine.

(1) Tre erano i principi Schwartzenberg presenti all'armata e tutti tre generali: questo fu poi il presidente del consiglio dei ministri.


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mancando chi la dirige, si fa men ordinata, ed in breve i soldati di Doll inondano il trincieramento : lo sgom

brano allora i difensori , e dopo aver protratta ancora

alquanto la difesa nelle Case del Molino , ove era gra vemente ferito Montanelli, altro professore degli stu

denti , abbandonando Curtatone agli Austriaci , disordi nali si ritraggono verso le Grazie e verso Goito . Carlo Schwartzenberg aveva assalito poco dopo Mon tanara : ove il combattimento ebbe principio fra gli esploratori tedeschi e quelli che Beraudi, mandato da Giovannetti con due compagnie napoletane e con quella di bersaglieri fiorentini da lui formata ed istrutta ,

aveva appiattati fra le piante che coprono il terreno là dove le vie di Castelnuovo e di Mantova si dividono :

più d'un'ora sostenne l'impeto nemico Beraudi; ma co stretto al fine a retrocedere dinnanzi alle ognor crescenti

colonne austriache che ormai giunte erano sotto il tiro del cannone di Montanara, egli ripiegavasi verso questo

luogo : se non che il terreno essendo ivi stato apposi tamente denudato d'alberi per lasciar libero il giuoco alle toscane artiglierie , i suoi bersaglieri ebbero a pa tirvi grave danno dai tiri di quelli del nemico , i quali

invece, riparati dalle piante, ebbero lievi perdite : tut tavia già stava per raggiungere Beraudi le trinciere , quando, colpito in pelto da palla nemica , cadde mortal mente ferito , ed abbandonato dai suoi venne in mano

dei Tedeschi , che lo trasportarono in Mantova , ove spirò il giorno dopo (1 ) . Ai suoi fianchi fu ferito eziandio il tenente Pecori, comandante dei bersaglieri toscani . ( 1 ) Tommaso Beraudi era nativo di Boves; un suo fratello, già ulficiale in Saluzzo e compromessosi nel 1821 , reduce allora , mili

tava come capitano nelle truppe lombarde : un altro era capitano


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Il fuoco delle artiglierie intanlo succeduto era a quello dei bersaglieri ; e sebbene qui pure i Toscani non aves sero che due cannoni da opporre ai molti dei nemici , pure con questi i due tenenti Araldi e Mosell opposero valida resistenza, respingendo qui pure un battaglione del reggimento Gradiskaner che slanciato si era all'as salto : per lo contrario un altro battaglione dello stesso reggimento , secondato da uno del reggimento Prohaska , assalito avendo la Cå Spagnuola ed il Cimitero, edifizii

posti all'estrema destra italiana , se ne rendevano pa droni . Tuttavia dubbia perdurava la mischia , perchè Giovannetti , adoprandosi con grande animo, riusciva a contenere col battaglione napoletano il reggimento Ho henlohe che Strassoldo guidava in aiutò di Clam : quan d'ecco fatalmente apparire sul fianco destro , ed anzi alle spalle dei difensori di Montanara , la colonna Liechten stein .

Erasi questo generale portato sopra San Silvestro, e trovatolo sgombro di nemici, spinto si era sino a Bu scoldo, poi varcato l'Osonè senza alcun contrasto avvia vasi sul luogo delto la Santa . Aveva appostato a difesa di quel punto Laugier un battaglione per guarentire i fianchi a Giovannetti : ma questi vedendo crescergli i ne

mici di fronte e non pensando d'esser di colà aggredito, richiamato lo aveva a Montanara : fatal pensiero , che cagionò la perdita della posizione ; poichè all'apparire di Liechtenstein i difensori di Montanara, che sin allora

saldi respinto avevano li assalitori, perdutisi d'animo abbandonarono il trincieramento . Un ballaglione napó nel 4º di linea sotto Peschiera ; e questi, che era il più giovane, cadde qui combattendo valorosamente , e gli Austriaci resero i dovuti onori alla sua salma .


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lelano , che credendo Curtalone ancor nelle mani degli Italiani erasi avviato a quella volta , circuito da due com pagnie di ſanti leggieri ed assalito di fronte dal capi tano Asbahs, venuto con uno squadrone di ulani da Cur

tatone, ebbe a darsi prigioniero : gli altri , in numero di 500, rannodalisi atlorno all'imprevidente, ma valoroso Giovannetti , aprironsi seco lui il varco attraverso al ne

mico ed andarono a posarsi a Marcaria sull'Oglio . Tentò ancora Laugier di proteggere la ritirata colla cavalleria squadronandola sulla via che da Curtatone tende alle Grazie : ma i cavalleggieri non uguagliarono in valore i ſanti toscani, perchè presi da panico lerrore ad una falsa notizia dell'avvicinarsi del nemico, si sban darono travolgendo anche col proprio cavallo il De Lau gier che tentava arrestarli , e che fu tutto malconcio nella persona ; dimodochė ſu gran ventura se Caminati , coll'aiuto di 30 o 40 uomini, potè a braccia d'uomo porre in salvo al di là del ponte dell'Osone parte delle arti glierie.

Dopo sei ore pertanto di accanito combattere, l'estremo punto di destra della linea alleata era venuto in mano degli Austriaci, i quali non l'ebbero però senza molto sangue , posciachè essi stessi confessarono 8 ufficiali, 85 soldati e 3 cavalli morti (1 ) : 28 ufficiali e 491 soldati feriti e 63 assenti : totale di 675, che certamente riputar si deve inferiore al vero . Toccarono gli Italiani però perdite

molto più dolorose : i morti furono 166 : 518 i feriti e 1,186 gli sbandati , dei quali appena 200 eran diser tori ; gli altri tutti in poter del nemico , come pure 3 ( 1 ) Gli ufficiali furono Danischach , capitano , Mareschal , Po povich , Spinette , Hoffmann , Schestack , Zaremba e Schönan , tenenti.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

pezzi e 5 cassoni . Fra gli ufficiali, oltre ai già menzio nati , furono morti un Neri-Ballati capitano, un Baroni, un Ginnasi , un Billi , un Fonseca , tenenti. I feriti fu

rono 16, e tra loro Spilogati maggior napoletano, Sa racini e Pescetti tenenti-colonnelli e Baldini maggiore, toscani : 59 poi rimasero prigionieri. Molti furono in fine gli studenti che spesero l'incipiente lor vita in difesa della cara patria , ed il valoroso colonnello Chigi ebbe a rimaner monco della mano sinistra . Della catastrofe di Curtatone e Montanara vollero al .

cuni dar colpa a Laugier, altri a Bava . A parer mio niuno ebbe torti gravi. Laugieri avrebbe certamente oprato con maggior perizia evacuando Montanara ed oc cupando una linea obliqua che tendesse da Curtatone

a-Castellucchio, posizione che permettevagli pure di op porsi al nemico in caso avesse varcato il fiume a Sacca, come creder faceva l'ultimo dispaccio da lui ricevuto prima della battaglia ; ma egli , confidando nella fortezza

del sito e nei pronti aiuti del Bava, volle da buon sol dato difendere la sua posizione ; e di ciò gli si deve non biasimo, ma lode . Bava poi avrebbe certamente mo strato maggior risoluzione inviando prontamente aiuti a Laugier ; ma oltrecchè ei non credette dapprima ad un attacco serio, egli non era comandante supremo, e, come già feci avvertire, non era uomo da esporsi alla disapprovazione reale, dislocando le truppe senza es

serne autorizzato: il che prova sempre più l'errore di non essere ben definiti i comandi : egli credette dover accorrere in persona a Sommacampagna dal re , e cosi,

perdutosi in vane deliberazioni un tempo utile, gli aiuti di cavalleria , di artiglieria montata e di bersaglieri, che giunger avrebber poluto con una brigata di fanteria


CAPITOLO IV .

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nella sera delli 29, arrivaron invece a Goito solo quando i miseri Toscani già erano stati oppressi . Con tutto ciò questi aiuti non avrebbero variato molto la cosa , per ché ove Radetzky accorto si fosse di aver a fronte forze

più ragguardevoli avrebbe impiegato a batterle 25 o 30,000 uomini, invece che ne adopró 19,000 soltanto . Soccombettero adunque i Toscani , ma soccombettero

con gloria ; e la vigorosa resistenza loro preparò la vit toria riportata all'indomani dalle truppe piemontesi;

ond'è che essi hanno acquistato nei cruenti campi di Curtatone e Montanara diritto all'eterna riconoscenza d'Italia . Per lo contrario, seguendo l'inveteralo uso di

noi Italiani , Piemontesi e Toscani posero mano ad ac cusarsi a vicenda : dissero i primi, che i difensori di Curtatone e di Montanara erano giunti a Goito in sem bianza di fuggitivi, e li sprezzarono : i Toscani invece si dissero lasciati ad arte soli contro tutto l'esercito

cesareo : invano il re, per rimediare al dissenso, accordo

numero stragrande di onorificenze ai prodi difensori di quei luoghi: la prodigalità con cui eransi esse già precedentemente accordate avevane menomato il valore ; ed i Toscani riunili a Brescia , malcontenti e scordando in breve fra le ovazioni dei Bresciani il dover loro di

pugnare sino all'ultimo , più poca parte presero alla guerra ': onde, oltre ai napoletani , anche i sussidii to scani divennero nulli .

Appena spedito a Laugier il quarto dispaccio con cui consigliavagli la ritirata su Volta , Bava erasi recato

all'alba del 29 presso il re a Sommacampagna, insi stendo perchè si partisse per Goito : ma perdutosi in vani dibattimenti tutto il giorno, solo alla mezzanotte egli era di ritorno a Custoza , di dove fatto partir per


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Valeggio all'albeggiar il generale Ferrere con cinque battaglioni ed una batteria , e dato egualmente ordine a Nizza cavalleria stanziata a Quaderni di colà portarsi,

egli accompagnato dalla sola sua scorta ordinaria sen venne attraverso a scorciatoi in Goito, ove giunse a mezzodi, cioè mentre più fervea la pugna sull'Osone . Raggiunto colà da Nizza cavalleria con una batteria a

cavallo ed una compagnia bersaglieri, egli , disposte ivi quelle poche genti in modo da poter raccogliere i To scani, e dette parole di conforto ai Napoletani difensori di Goito, retrocedendo portavasi a Volta , ove giungeva verso le 3 pomeridiane, quasi contemporaneamente col

re , il quale era seguito da cinque baltaglioni della se conda divisione, a cui in breve si aggiunsero due bat

taglioni di Cuneo condotti dal generale D'Aviernoz : ma mentre ponderavano il re e Bava il partito a cui appigliar dovevansi , pervenuta loro essendo certa no tizia della totale sconfitta dei Toscani , non sembrando

loro prudente avventurarsi a notte cadente con poche e stanche squadre contro un nemico reso baldo da recente vittoria , decisero di pernottare sulle allure sorgenti fra Volta e Goito, portandosi il re a Valeggio. Pendente la notte intanto l'esercito regio essendosi rafforzato per l'arrivo del duca di Savoia con due altri battaglioni di Guneo, due batterie ed i reggimenti Savoia e Genova cavalleria , Bava , di consenso del re, già reduce a Volta , portossi con tutte le truppe a Goito, tenendo colla mag gior parte di esse la strada vecchia molto più breve, ed ove la cavalleria avrebbe trovato, in caso di repen tino nemico assalto , terreno acconcio per spiegarsi. Giunto colå alle 8 del mattino il generale, per provve

dere ad un altacco eventuale, disponeva le poche sue


CAPITOLO IV .

431

truppe sopra una linea che , poggiando la sinistra a Goilo , protendevasi indietro obbliquamente verso il punto in cui le vie che tendono a Vasto, Volta e Brescia , formano un trivio . Stavano in prima linea, le due bat terie Priè e Cuggia Effisio coperte dai bersaglieri: ve nivan quindi dietro loro e sulla destra i quattro batta glioni di Cuneo , i quali avevano in seconda linea i due

battaglioni del 17° reggimento. A sinistra , e sul rialto su cui s'innalza il sontuoso palazzo Somenzari, collocò Bava i tre battaglioni dell'11 ° reggimento , dietro cui tenne in riserva i tre reggimenti di cavalleria Savoia , Genova e Nizza con numerosa artiglieria . All'estrema sinistra , dietro i trincieramenti innalzati a Segrada ed a Goito, erano 800 circa fra Napoletani e Lucchesi. Dinnanzi all'ala destra Aosta cavalleria era incaricata di

sorvegliare lo stradale di Solarolo e Ceresara , per dove il nemico poteva portarsi ad assalire l'ala destra . La quale era invero il punto vulnerabile della linea , non essendo coperta , ed ancora imperfettamente, che dallo scolo Caldone, ostacolo troppo debole per arre star le colonne nemiche : ed è certo che se Radetzky as-,

salito avesse nel mattino , facilmente avrebbe potuto attor niare da quella parte i Piemontesi : fortunatamente egli

dilazionò sino al pomeriggio ; e Bava intanto, fatto certo dagli spediti esploratori che nella notte il nemico oltre passato non aveva Sacca e Cagliara , attese con minor ansietà le rimanenti truppe, ed appena al mezzodi la brigata Aosta entrò in linea , la condusse a surrogare i due.batlaglioni d'Acqui, che furono da lui stesso col locati invece dietro l'110 sul poggio Somenzari : final mente essendo giunta alle due la bella brigata Guardie ,

Bava , tenuto un reggimento di essa in riserva , dispo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

neva l'altro a destra in terza linea scaglionato addietro

per colonne di battaglioni, per modo che in un attimo potesse, formandosi in battaglia, dare alla linea la forma

di martello rientrante per guarentir con essa le spalle all'esercito ( V. Figura no 2 ) . Radetzky intanto stava molto perplesso sul da farsi; e vogliono taluni ch'ei propendesse a rinunciar all'im

presa ideata , e che solo le istanze del suo capo di stato maggiore Hess lo inducessero a perdurare in essa . Qua lunque sia la verità, certo è che il suo scopo di risalire

la destra del Mincio per distruggere i magazzeni dei Sardi e soccorrere Peschiera era andalo in dileguo, essendo ormai patente che tutto l'esercito albertino stava sull'avvisato, ed impossibile pertanto qualunque

sorpresa, tanto più dacchè s'era perduta l'intera matti nata e dato tempo cosi a Bava di concentrar le masse sopra Goito . Bisognava pertanto decidersi o ad arri schiare una battaglia campale in quelle pianure , la quale, se perduta, poteva lagliarlo fuori da Verona, o

rinunziare al fatto disegno . Nel primo caso conveniva concentrar le forze più di quanto si fece, e nel secondo caso ogni avvisaglia era inutile, anzi nociva , perchè dal momento che non si voleva combattere in giusta gior

nata , era meglio operar il movimento retrogrado men tre il nemico, in attesa di esser assalito, inquielato non

lo avrebbe, risparmiando pure in tal modo il sangue dei soldati . I capi partito medio, che Piemontesi, assaliti debolito le proprie

austriaci invece abbracciarono un trova cattiva scusa nel dire che i verso Goito, avrebbero talmente in forze sulla sinistra del fiume e solto

Peschiera , che Zobel riuscito sarebbe con 4 o 5,000

uomini al più a vellovagliare quella fortezza .


CAPITOLO IV .

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Dopo la battaglia del 29 le truppe austriache, bivac

cando parte sul campo di battaglia e parte sugli spalti della cittadella , avevano occupate le seguenti posizioni :

la brigala Benedeck collocossi in avanguardia a Rivalta ; dietro gli stava a Panicella la brigata Giulay; Clam e Strassoldo posaronsi in seconda linea alle Crocette, ed a loro sinistra stavano Liechtenstein ad Ospidaletto, e Taxis a Gabbiano ; nel qual luogo giunse pure, durante la notte , la brigata Simbschen da San Benedetto. Le brigale Rath e Maurer vennero collocate indietro alle Grazie, e la brigata Schulzig in un colla cavalleria ed

artiglieria di riserva pernottarono in Mantova. All'indomani però, 30, deciso Radetzky a proseguire la sua mossa offensiva, poneva in marcia le sue truppe a giorno fatto su due colonne ,' e prescrivendo loro di

convergere a destra , indirizzava Wratislaw col primo corpo sopra Goito per la via di Rivalta , Settefrati e Sacca, e D'Aspre col secondo corpo per Castellaro e Rodigo sopra Ceresara , mentre Wocher con la riserva ebbe

ordine, appena giunto a Rivalta , di ivi sostare in attesa

di ordini ulteriori. Non bene edotti i generali tedeschi del numero di truppe che stesse loro a fronte, marcia vano con gran cautela ; ed il maresciallo , dar volendo

al secondo corpo , che aveva da percorrere maggior

spazio, il tempo di raggiunger Ceresara, non prima di un'ora pomeridiana faceva abbandonar Sacca dal Wra tislaw ; di modo che solo alle 2 pomeridiane al luogo tenente Tecco, collocato in vedetta molto appositamente

dal generale Sommariva sul campanile di Goito , venne fallo di segnalare l'approssimarsi del nemico (1 ) . A tale ( 1 ) Oni non posso a meno di notare una ridicola contraddi zione dell'opuscolo del generale Bava , scrillo di suo ordine da Vol. III .

28

PINELLI , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

annunzio Bava spediva il colonnello Castelborgo , il quale, spintosi animosamente innanzi con due squadroni del suo reggimento Aosta cavalleria , venne a confermare la cosa : alla quale però non volendosi prestar ſede , il generale spedi ancora il suo capo di stato -maggiore a far nuove indagini , il quale, sia che smarrisse la strada o che non si spingesse abbastanza oltre , ritornò asseverando non esservi ombra di colonna nemica in

vista : meravigliava Castelborgo , e risalito in sella e spintosi con maggiore audacia dell'altro ufficiale verso il Caldone , gli venne falto di chiaramente distinguere le nemiche schiere , dimodochè celeremente ritornato

al quartier generale riconfermava il già detto ; ma sventuratamente i tanti e grossolani errori della mas

sima parte degli ufficiali del nostro stato-maggiore non avevano ancor insegnato ai generali di accettare colla debita riserva i loro rapporti : ed il re , ritenendo che un capo di stalo- maggiore dovesse aver occhi migliori di un capo di corpo , persuaso che per quel giorno il nemico più non pensasse ad assalirlo , ordinò a Bava di richiamar le riserve , ed egli stesso si accinse a far ri torno per Volta a Valeggio, ove intendeva di passar la nolle : ma non erano ancor' scoccate le 3 e 1/2 che il rimbombo del cannone venne a decidere chi dei due

colonnelli avesse le traveggole. Primo pensiero di Radetzky era stato di contenere un medico : egli dice che la vedetta , per una felice ispirazione

del generale marchese D'Air , crasi collocata sul campanile di Goito : l'ispirazione del generale , se non nuova in guerra, anzi

consentanea ai primissimi elementi dell'arte ed al semplice buon senso, era però buona ; ma a cosa servi se non si volle credere alle ripetute asserzioni dell'avvicinarsi del nemico ?


CAPITOLO IV .

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con semplici dimostrazioni la sinistra dei Piemontesi , che sapeva fortissima per arte e per sito , e di far im peto contro la loro destra, priva di punto d'appoggio e collocata , come si suol dire , alquanto in aria. Per l'a dempimento de' suoi disegni egli calcolava però sull’a

zione del secondo corpo (1 ) , e sapendo pertanto che D'A spre aveva da varcare il Birbes e da fare un ampio giro per Vasto e Paioletta per portarsi sopra l'ala nemica ,

egli procedeva lentamente colle riserve e col corpo di Wratislaw : e siccome la brigala di Benedeck , che for mava la vanguardia , non aveva segnalato che alcune pattuglie di cavalleria assai lontane e che eransi pron tamente ritirate, e le quali altro non erano ehe i per lustralori guidati da Castelborgo, cosi gli Austriaci avan zavano con fidanza altraverso quel terreno assai coltivo, e già avevan oltrepassata di quasi 1 kilometro Casa Fra schini, grossa cascina sulla strada maestra, quando tutto

ad un tratto gli usseri che precedevano Benedeck tro varonsi a pochi passi dai dragoni piemontesi. Far fuoco gli uni e gli altri, arrestarsi gli usseri e dar volta al de striero i dragoni per recar l'avviso, fu l'istante di un momento . ;

Trovatosi il nemico cosi inaspettatamente a fronte ,

(1 ) Totti gli scrittori settentrionali vorrebbero far credere che Radetzky non volesse in tal giorno venire a giusta ballaglia , ed adducono in prova la posizione troppo lontana data al secondo corpo : questo fu certamente un errore ; ma che il maresciallo calcolasse sull'arrivo di D'Aspre ce lo dice il Veterano : questo buon vecchio , reso ingenuo dalla canizie, ci narra d'un attacco

di podagra che impedi a D'Aspre di muoversi, il quale, non vo

ſendo che il suo corpo pugnasse senza lui, lasciò battere il suo maresciallo ! Se ciò è , cosa diranno gli stupidi ammiratori della disciplina tedesca ?


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

posero opera i generali austriaci a spiegare immediata mente le loro colonne : Benedeck gettossi fra lo stradale ed il fiume, avendo in seconda linea Clom ; Wohlgemuth

spiegavasi a sinistra dello stradale , e Strassoldo più a sinistra ancora , pronti a coadiuvare l'assalto di D'Aspre, che si supponeva imminente . Ma la folta coltura di quelle regioni non permettendo alle masse austriache

di svilupparsi prontamente , i capitani Priè ed Effisio Cuggia , i quali trovavansi con Castelborgo all'avanguar dia , e che dividendo la sua opinione di un prossimo nemico attacco erano stati sull'avvisato , cominciarono ad orrendamente fulminare il nemico con i loro 16

pezzi collocati dietro un risvolto della strada che ne aveva tolta la vista al nemico .

Ma se l'antiveggenza di Castelborgo e dei due capitani artiglieri risparmiò all'esercito gran parte dei danni di una sorpresa , le fanterie però non erano parale a so stenere il cozzo del nemico : perchè Bava , nella persua sione che per quel giorno più non vi fosse scontro , aveva inviato verso Volta le riserve , e segnatamente la brigata Guardie; ed i soldati d'Aosta collocati in seconda linea , deposte le armi al fascio ed i zaini a terra, pre

paravansi più a cucinar le vivande che a combattere ; laonde non rimanevano in prima linea che i quattro battaglioni di Cuneo ed una compagnia di bersaglieri . Il nemico intanlo , posti in batteria 12 pezzi da 6 ed una batteria di racchette , coi quali tentava di rispone dere al fuoco dei Piemontesi, era finalmente riuscito a

spiegare a battaglia le tre brigate, e gellate in tiragliatori 6 compagnie cacciatori, arditamente avanzava contro i bersaglieri, i quali , vedutisi in punto d'esser circon dati, eseguirono una marcia in ritirala cosi disordinata


CAPITOLO IV .

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e precipitosa , che un battaglione dell'80 , scambiando quella mossa per una fuga, preso da timor panico, vol geva le spalle . Fu pronto a profittare dell'errore il ne

mico, il quale, cacciandosi per quel vuoto e subitamente convergendo a destra ed a sinistra , correva addosso agli altri battaglioni della brigata Cuneo, che , cosi presi di fianco, danno essi pure disordinatamente addietro. In vano il duca di Savoia , accorso cogli ufficiali superiori

della brigata per arrestar quei fuggiaschi , aggiravasi nel più fitto della battaglia tentando di ripristinar l'ordine; egli si espose indarno: una palla di nemico schioppo venne a sfiorargli la coscia , ma tutti i suoi sforzi furono inutili ; e fu gran ventura se le due batterie , retroce dendo velocemente, si sollrassero ai cacciatori nemici

irrompenti da ogni lato . Il momento era crilico e poteya

divenir fatale, perchè la brigata Aosta , riprese frettolo samente le armi, era bensi entrata in linea , ma con

dotta, per la soverchia fretta, alquanto disordinatamente verso il nemico , cominciava essa pure a piegare , e le

artiglierie piemontesi, impegnate in quelle basse rive e melmose bassure, stentavano a trovar luogo per riporsi in balteria e ribattere il fuoco dei pezzi nemici che or rendamente tuonavano .

Ma venne allora il senno di Bava a far mutar faccia

alle cose . Al primo colpo di cannone il re , che in quel punto entrava in Volta col generale, rivolto il destriero, portavasi di volo sul poggio Somenzari, di dove sor vegliar poteva tutto l'andamento del conflitto ; e Bava , scorto di là come lo sforzo del nemico principalmente si portasse sul suo destro corno, ordinava ai pezzi col locati' sull'altipiano di Somenzari di trarre di fianco sulle brigate Wohlgemuth e Strassoldo , che erano le più


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

innoltrate e che più premeva di contenere . Presi poi seco due battaglioni dell'11 °, spingevali contro la colonna di Benedeck , mentre mandava il terzo con mezza bat

teria toscana , e sotto gli ordini del maggiore di stato maggiore De Falicon , per Goito sulla sponda sinistra del

fiume, ordinandogli di prendere di infilata la destra ne mica . Queste sagaci mosse prontamente arrestarono gli Austriaci, che tremendamente fulminati di fronte e di

fianco , cominciarono a tentennare : e la superiorità dei nostri artiglieri incusse loro spavento tale , che i can nonieri di una delle batterie addelte alla vanguardia, spaventati , l'abbandonarono completamente, onde essa sarebbe senza fallo venuta in mano dei Piemontesi, se

si fosse trovato a portata qualche ardito ufficiale supe riore che fatta l'avesse circondar dal suo battaglione.

La titubanza della brigata Benedeck communicossi prontamente a quella di Wohlgemuth che le stava a si nistra, e che, sebben in minor grado, tuttavia rilevalo

aveva anch'essa danni non lievi dalle batterie piemon tesi , che traendo d'infilata e di lancio colpivano alla massima distanza : laonde Wohlgemuth e Strassoldo , che intanto avevan respinta l'ala sinistra degli Italiani sino

oltre Gobbi, pensarono porre al coperto in quei casolari le loro truppe , continuando di là a bersagliare i soldati di Aosta, che a mala pena resistito avevano sino allora ai loro cacciatori ; questo momento di indecisione non sfuggi però all'intrepido Mollard , maggiore del 50 di fanteria, il quale, afferrando l'idea esternata dal giovine conte Sambuy, tenente d'artiglieria , schierato il suo

battaglione a battaglia lo condusse intrepido contro i Croati , i quali lo accoglievano con un vivo fuoco di mo schetteria : ma non si smarrisce Mollard , e fatto eseguire


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ai suoi un fuoco di battaglione, fa battere la carica e risoluto si slancia a baionella calata sopra il nemico, il.

quale a tal vista sgominato volge le spalle . Lo secondano allora gli altri battaglioni di Aosta , ed il maggiore Jaillet d'artiglieria avendo fallo appostare in luogo acconcio la batteria Bocca , imprese con essa a tempestar talmente

le case Gobbi, che i Croati che vi si erano alloggiati dovettero abbandonarle .

Mentre le cose sembravano piegar a meglio pei regii, un falso rapporto fece credere a Bava che i nemoici len- ' tassero gettare un ponte superiormente a Goito : la cosa sernbrava poco probabile, e difatti il marchese Spinola, ufficiale addello allo stato -maggiore di Bava , andalo colà

di suo ordine, venne tosto a riferire che non eravi alcun

che di vero in tal notizia . Tranquillo il generale allora pel suo fianco sinistro, portò tutta l'attenzione sua sulla destra , ed essendo allora entrata in linea la brava bri

gata Guardie , giunta quasi alla corsa da Volta , egli

la spingeva sulla costiera tuttor occupata da Wohlge muth e Strassoldo , mentre il duca di Savoia , che seb bene ferito non era tampoco sceso di sella , con alcune compagnie del 70, che era giunto finalmente a raggra nellare , veniva in loro sostegno : nel tempo stesso le batterie Priè e Cuggia, che riuscite erano a trovar ter reno acconcio , ricominciavano ad infestare il nemico di fianco .

In un attimo tutto mutò d'aspetto : prima a cedere ſu la brigata Benedeck a destra , la quale , veduto cadere offeso nel destro piede il Doll , colonnello, e nel sinistro Freysauff, tenente-colonnello del reggimento Paumgar tenn , uccisi 2 capitani , feriti varii altri e lo stesso prin cipe Federico Schwartzenberg , cominciò a sbandarsi ;


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ricondotta in seconda linea venne rimpiazzata della bri

gata Clam , ma quesla pure , travagliata orrendamente, dalle balterie poste sul poggio Somenzari e da quelle di Goito e dai pezzi collocati sulla sinistra del Mincio, non tenne salde le ordinanze . A destra eziandio Wohl

gemuth e Strassoldo , vigorosamente assaliti dai grana tieri Guardie, da Aosta e da Cuneo , reggevano a mala

pena ; laonde Radetzky ( 1 ) disperato di veder comparire D'Aspre (che in tal giorno commise lo stesso errore di Grouchy a Waterloo de ne point accourir au bruit du canon ), diede il segnale della ritirata . Appena i granalieri Guardie, che più da vicino incalza

vano il nemico, s'accorsero delle sue disposizioni di riti rata , aggiungendo ardore ad ardore non gli diedero più posa : stesi in bersaglieri slanciaronsi sul nemico retro

guardo, il quale facendo tuttavia buon viso , ne nacquero varii combattimenti parziali, in cui perdevano la vita i marchesi Roveredo e Cavour ed il cavaliere Laiolo, gio vani adolescenti , che nell'esordir della vita davano spe ranze di raro valor militare: poco lungi da essi il cavaliere Balbiano riceveva grave ferita , ed una più leggiera il prode cavaliere Ernesto Riccardi, che inseguito avendo il nemico con soverchia foga, ed avvertito dai suoi sol

dati d'esser circondati , gridò: e noi c'apriremo la via colle baionette : e detto fatto , venutogli alle mani uno

schioppo scarico lo avventa a mo' di giavellotto contro un croato che già stava per prostrarlo , e conficcatagli la baionelta nel petto, lo stende al suolo cadavere; indi, sebbene ferilo nella mano, ſerocemente e tuttor batta (1 ) Il Veterano dice esplicitamente che si era sempre speraio

di veder giungere D'Aspre , ma che allora vende avviso che le truppe sue erano troppo stanche per poter marciare.


CAPITOLO IV .

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gliando, s'apre la via coi suoi granatieri attraverso agli attoniti nemici .

Venne allora il turno di Nizza ed Aosta cavalleria , li

quali reggimenti guidati dal generale Olivieri , malgrado la natura del terreno poco propizio all'azione loro, tro varono modo di cagionar grave danno al nemico : fermo

l'inseguimento la sopravvegnente nolle .

Erano le 7 di sera , quando Bava , certo ormai della vitloria , lielo accorreva ad annunziarla al re , che le nuto s'era impassibile tutto il tempo della pugna sul

poggio Somenzari, fatto segno ai proiettili nemici, uno dei quali cadendo dinnanzi alle zampe anteriori del destriero , con una scheggia leggermente offese il real cavaliero nell'orecchio . Alla fausta notizia il re , abbrac

ciato il valoroso suo luogotenente, e nominatolo capi tano generale , rispondevagli con non men fausta novella,

ed era questa la resa di Peschiera, notificatagli in tal punto da un messaggiero spedito da Valeggio dal duca di Genova . Sparsasi in un baleno la notizia del doppio trionfo, i sanguinosi campi di Goito echeggiarono della voce di mille guerrieri che alle grida di viva il re, viva Italia, viva Carlo Alberto re d'Italia , colle vesti

annerite e col viso grondante sudore e polvere chiede vano ad alta voce d'esser guidati a nuove pugne ! Ma cosi non la pensarono Carlo Alberto e Bava, del che furono allora e poi acerbamente e senza troppo discernimento biasimati : poiché se è cosa indubitata

che i generali piemontesi polevano trarre maggiore utile dalla vittoria , egli è poi anche fuori di dubbio che il maggiore errore che potesse commellere Bava era di gettarsi a notte fatta con 19,000 uomini, stanchi e di

giuni, sulle traccia di un nemico quasi doppio per nu


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

mero , e che a 10 kilometri aveva un sicuro rifugio sotto

il cannone di una fortezza di primo ordine, lasciandosi alle spalle il corpo di D’Aspre, ed esponendosi cosi ad esser colto fra due fuochi dagli Austriaci, i quali in tal caso non avrebbero mancato di asserire che la loro ri

tirata non era già il tremendo effetto dell'artiglieria nemica, ma una finta fuga , una grossolana pania in cui dato avevano pienamente Carlo Alberto e Bava . La vera mossa da eseguirsi dai Piemontesi era una marcia -manovra sul fianco dell'esercito avversario, tra ghellando sulla sinistra del Mincio e recandosi sulla sua linea di ritirata sopra Verona . E per eseguir questo bellissimo piano , ora che Peschiera era caduta , bastava portar celeremente le truppe che avevano combattuto a Goito in una posizione media fra Mantova e Verona , non troppo discosta da Villafranca, trasmutata dai regii in piazza da guerra e fortemente presidiata , come, a cagion d'esempio, Povegliano o meglio Castel d'Azzano , far

quindi tentare dal secondo corpo d'armata una baltaglia di mano sopra Verona , a cui tutela stava Thurn con poche truppe : quand'anche quel colpo non riuscisse, il

secondo corpo d'armata ripiegandosi per Dossobono ed Alpo sopra Castel d'Azzano, veniva a formar un totale di 35,000 uomini almeno, che potevano impedire a Ra detzky di rientrare in Verona o sforzarlo ad una bat taglia campale . Le ragioni poi addotte da Bava del nembo procelloso e delle strade affondate per scusare l'inazione dei giorni sus seguenti , le quali hanno già poco valore per scusarlo del non aver incalzato il nemico verso Mantova (avvegnachè

io non vedo come il fango e gli acquazzoni che impe dirono ai Piemontesi di agire , riusciti non sarebbero


CAPITOLO IV.

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pure d'incaglio agli Austriaci), si fanno poi nell'ipotesi

di questa mossa da me accennata affatto insussistenti , giacchè il pessimo stato del terreno melmoso e paludoso dei dintorni di Goito e di Mantova fosse una ragione di più per tragheltare sul Veronese , ove il suolo essendo più sterile e sassoso ed in molti luoghi sparso di colli

nelle , il soldato piemontese vi sarebbe camminato é bivaccato all'asciutto , mentre gli Austriaci sarebbero

stati costrelli a marciare ed all'uopo combattere nelle sottoposte bassure. La battaglia di Goito fu senza dubbio uno dei fatti

d'arme di maggior importanza avvenuti nella campagna del 1848 : invano gli scriltori prussiani, austriaci e russi vorrebbero rappresentarlo come una semplice avvisaglia od uno scontro di poca entità fra la vanguardia austriaca

e l'esercito regio. Radetzky aveva certamente il diritto di lagnarsi dell'inoperosità del suo luogotenente D'A spre, ma ciò non toglie a Bava il merito della vittoria .

Inesatto del pari è il calcolo dei suaccennati autori, che fanno combattere 23,000 Piemontesi contro appena

12,000 Austriaci. Il primo corpo d'armala e la riserva ascendevano unili a 22,000, e se i 14,000 di D’Aspre non presero parte atliva alla battaglia, essi ebbero però

per risultato di paralizzare l'inseguimento del nemico e di costringerlo quasi sempre ad una quasi assoluta difensiva per tema d'esser preso alle spalle; per altra parte, neppure tutte le truppe piemontesi agirono nel

combattimento : i due battaglioni di Acqui, iNapoletani ed i Toscani non trassero nè anche un colpo di schioppo, nė Genova e Savoia cavalleria incrociarono tampoco le

lancie . Furono pertanto ad un dipresso 16,000 uomini e 36 cannoni per parte che sostennero la prova : il fallo


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

vero poi è che la battaglia di Goito fu una di quelle in cui l'artiglieria giuocò il ruolo massimo, e se si eccel tuano poche cariche di alcune compagnie di Aosta e delle Guardie , ebbe a sostenervi quasi esclusivamente il combattimento ; e mai in niun'altra fazione venne

in maggior evidenza la superiorità dell'artiglieria ita liana sulla tedesca .

Nello stesso intento di invilire il merito di questa vit toria, i bollettini austriaci hanno ridicolamente dimi

nuito il proprio danno, annunziando d'aver perduto soli 620 uomini in tutlo, quando i soli prigionieri, che dessi va lutano a 200, si trovarono all'indomani esser più del dop pio : il terreno poi era coperto di cadaveri , specialmente dei reggimenti Paumgartenn e Strassoldo, fra i quali quelli dei due tenenti Meczery e Wurgelich : oltre ai

feriti già nominati , dei quali il tenente -colonnello Frey sauff ebbe a morire poco dopo, annoveravansi pure Toth e Korber capitani , e 14 ufficiali subalterni , ed il prin

cipe Bentheim , maggiore dei fanti Hohenlohe, ferito in un piede, venne in potere dei regii: onde , senza tema d'andar errati , si può calcolare che la perdita totale degli Austriaci tocco i 1,200 . L'esercito regio lamentó 46 morti e 260 feriti, fra i quali oltre al re ed al duca ebbero ad annoverarsi il tenente di Aosta cavalleria

Bisio , morto poi in seguito a ferita d'araia da fuoco ricevuta nella rotola, Cappai e Marmorito (1 ) maggiori, Balbiano, Riccardi Ernesto, Garruccio e Ballero lenenti, tulti della brigata Guardie ; Mollard maggiore, Bava capitano, e Condio soltotenente del 50 fanteria ; Bog

(1 ) Questo Radicati di Marmorito è pronipote di quello che volle e trovò bella morte nel di 28 aprile 1794 sulle allure di Praga .


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getto, Bossi e Griva tenenti del 70, e Manassero capi tano dell'8o.

La maggior parte dei corpi spiegarono in tal giornata esimio valore, e più di tutti l'Artiglieria e le Guardie : e fra gli ufficiali di quell'arma degni di particolar men zione, la storia ricorda Jaillet e Giacosa maggiori, Priò e Cuggia Effisio capitani , Sambuy, Mondolo e Bonelli luogotenenti . Fra le Guardie , Riccardi e Balbiano ; di Cuneo , Degrossi e Bronzet tenenti, Bellino, Riva e Torre sottotenenti : questi furono fra i più zelanti a ricom porre le file di quella brigata , e nell'inseguire il nemico venne notato per valore il cavaliere De Vartz , capitano di Nizza cavalleria . Inoltre molti bassi ufficiali e soldati , speciálmente dell'Artiglieria, furono decorati pel coraggio dimostrato .

La battaglia di Goito fu l'ultimo sorriso della vittoria

alle armi sabaude, poichè le fazioni di Governolo e di Rivoli , tuttochè sommamente onorevoli alle armi pie montesi , furono fatti parziali che niuna influenza ebbero nè potevano avere sul risultato della campagna : la bat

taglia di Goito adunque segna l'apogeo della fortuna Jelle armi italiane , e da quel giorno le sorti loro an darono sempre decrescendo ; e quella volubile dea, quasi offesa dell'inettezza del re a profittare de' suoi favori,

abbandonò d'allora in poi le sue tricolorale insegne . Radetzky intanto, non ancor pienamente persuaso di aver a fare ad un antagonista cosi incapace di utiliz zare i proprii successi, e temendo , malgrado la dirotta pioggia che cadde tutto il di 31 , di venir assalito da un

momento all'altro, usufruttuò le ore notturne per cin gersi di trincieramenti , munendo tutte le cascine dei dintorni di Sacca e di Cagliara di feritoie, di abbattute,


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di barricate : e falta occupare la linea degli avamposti dalla brigata Maurer della riserva , che poca o niuna

parte preso aveva alla pugna, raccolse il primo corpo tutto lacero dietro il Birbes prolungandosi diagonal menle in dietro a Settefrati : quindi , fatto esperto del l'errore commesso il giorno precedente, al primo albore

riavvicinò a sė tutto il secondo corpo, collocandone gli avamposti a Caigole ed il grosso a Cà del Gallo : e Iras portato il quartier generale coll'artiglieria di riserva e l'equipaggio da ponte a Rivalta , stelle ivi in attesa di quanto saprebbero operare i condottieri dei regii sino a tutto il terzo giorno di giugno ; meticolosa risoluzione che vale però a dimostrare quanlo facile sarebbe stato ai Piemontesi di guadagnare una o due marcie sull'eser cito del maresciallo .

Ma se l'animo del vecchio duce cesareo versava in

mille dubbiezze , non meno perplesso stavasi il re, il quale ,comebenissimo osserva Masson nella sua opera di Custoza : le roi, avec une armée brave et pleine d'ardeur,

ne paraissait jamais plus embarrassé qu'après un succès, et à Goito comme à Pastrengo il ne sut rien faire. Fi nalmente, dopo aver speso inutilmente in Volta tutto il giorno 31 , Carlo Alberto all'indomani, non sapendo cosa far di meglio , ovvero spinto dalle sue due passioni pre dominanti , l'amor delle parate e le ubbie religiose, andò a far cantare un Tedeum in Peschiera, passando quindi a rivista la quarta divisione , tutto lieto in animo di potersi mostrare in sembianza di conquistatore agli abi tatori di una cillå forte nemica . Napoleone eziandio pas sava nelle file dei suoi dopo la battaglia , ma ciò era per confortar i feriti , premiar i valorosi ed animar lutti con brevi ed acconcie parole a perdurare in valore : ma


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Carlo Alberto passava le riviste senza scopo, e talvolta sprecava in esse il tempo opportuno per l'attacco ; in tutto il corso della guerra poi non seppe trovar mai

una parola di conforto ai patimenti del soldato : pallido e smunto, invece di incoraggiar le schiere, ne faceva rab brividir l'animo, sembrando con quel suo cadaverico sembiante, foriero di danni e di sciagure (1 ) .

Le due armate passarono pertanto tre giorni l'una rim - Giugno petto all'altra , immerse nel fango ed inzuppate d'acqua: solo nel giorno 2 giugno 500 cavalleggieri austriaci, scorrazzando alle spalle dell'esercito regio , andarono a far le tolte a Castelgoffredo, Azola , Medole, riempiendo di spavento la stessa Brescia : ed all'albeggiare del di seguente spinsero le loro scorrerie verso Cerlungo quasi a tentar i regii; ma accorso ivi il generale Olivieri con un reggimento di cavalli ed un ballaglione di Casale , essi ripiegarono immediatamente. Tuttavia Bava , in quieto per queste dimostrazioni dietro la sua ala de stra , faceva nello stesso di , 3 giugno, eseguire una forte riconoscenza sopra Ceresara dal luogotenente-generale Ferrere colla maggior parte della sua divisione : innol tratosi questo divisonario sino a Vasto attraverso ad un terreno lutto coperto di fango, ebbe a riferire come il

secondo corpo conservasse con numerosa cavalleria ad (1 ) Quando si entrava in Lombardia e quando tutti gli animi erano riboccanti di entusiasmo, mentre la terza divisione porta vasi li 7 aprile a Castelgoffredo, venne verso Azola schierata a battaglia per dar passo e render gli onori al re che accompa gnato da tutto il suo codazzo passava per di là : al suo apparire

l'aura echeggiò di grida festose di viva il re : ma esso invece di sorridere alle truppe e lar loro un cenno di approvazione , di con tento , involossi a spron balluto, pallido in viso come un colpevole

e più in sembianza di fuggitivo che di re guerriero !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

un dipresso le stesse posizioni fra Ceresara e Solarolo , e come il generale D'Aspre tenesse il suo quartier ge nerale a Cå Bozzelli . Quest'immobilità del nemico fece

credere allora a Bava ed al re che egli intendesse rin novar gli assalti , perlocchè decisero di concentrare at torno alle alture di Volta 40,000 uomini e 48 pezzi di artiglieria per poter offrire od accettare batlaglia , le nendosi colla sinistra fortemente appoggiati a Goito , onde avere in ogni peggior evento un sicuro passo sulla sinistra del fiume.

Dietro gli ordini emanati , alla sera delli 3 giugno tro varonsi raccolte sulla pianura posta fra Goito e Volta la prima e la seconda divisione, quella di riserva e la bri gata di Savoia , staccata momentaneamente dalla terza divisione, ed un proporzionato numero di cavalleria ed

artiglieria . Deciso allora Bava a conservar il vantaggio dell'offensiva, proponeva al re , e questi annuiva, di as salire il centro nemico nelle proprie sue posizioni, se gregare così il corpo di D'Aspre dal maresciallo e co stringerlo a ripiegarsi sul basso Oglio , ove speravasi di fargli deporre le armi. A tal fine Bava , incaricato dal re della direzione di questa mossa , divise le sue truppe in due corpi , dei quali uno , composto delle brigate Aosta , Cuneo, Casale e quattro battaglioni di Acqui , di

molta artiglieria , di Savoia cavalleria, e di qualtro squa droni di ciascuno dei tre reggimenti Aosta , Nizza e Genova , doveva , sotto gli ordini dei tenenti - generali d'Arvillars e Ferrere, mantenersi sino ad ulteriori dis

posizioni nelle proprie posizioni per occupare di fronte il primo corpo nemico: l'altro invece , di cui assunto aveva il comando in tal giorno il duca di Savoia , doveva marciare al nemico sopra quattro colonne nell'ordine


CAPITOLO IV .

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seguente : la prima colonna , formata dalla brigata Guar

die , dalla 3a batteria di posizione , da metà della 3a a cavallo, dalla compagnia bersaglieri De Biller, e da uno squadrone di Aosta cavalleria , doveva per Motella , Lon ghino e Niccolina marciare sino a Santa Maria sul Cal done . La seconda , composta della brigata Savoia , della compagnia bersaglieri Lions, di mezza batteria della

2 a cavallo , e di uno squadrone di Aosta , proseguendo lo stradale che da Goito tende a Ceresara , doveva por tarsi a Solarolo per Rezenasco , Bardelletto e Bertac . La terza colonna , che comprendeva la brigata Regina , la compagnia Griffini, l'altra metà della 2e batteria a cavallo ed uno squadrone di Nizza , partita da Cerlungo per Cattapane e Corte di Vasto marciar doveva sopra

Ceresara procurando di esservi giunta alle 10 mattutine del giorno 4. La quarta , che comprendeva due soli bat taglioni del 18', metà della 3a batteria a cavallo e due

squadroni di Genova cavalleria , partita da Guidizzolo sin dalla sera delli 3, doveva essa pure essere a Ceresara alle ore 10 .

Speravasi con tal movimento di tagliar fuori tutte le truppe nemiche collocate a destra dello stradale che da

Goito conduce a Gazzoldo, e nell'ipotesi che il corpo di

D’Aspre rincacciato sull'Oglio ed incapace di attraversar il fiume tentasse rimontare la sponda sinistra del Chiese, erasi collocato a Castiglione delle Stiviere, a Solferino,

a Cavriana la brigata ed il reggimento di cavalleria Pie monte , con una batteria.

Queste disposizioni , assai buone in complesso , pecca vano in quest'ultima parte , poichè ora che Peschiera

era dei regii , non era da supporsi che il nemico si an drebbe a gittare volontario ed in piccol numero in mezzo Vou . III . – 29

Pinelli, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ai corpi nemici ed alle popolazioni insorte ; quando tutti i passi di Marcaria , di Canneto , di Asola erano indifesi dai Piemontesi : e valeva molto meglio attrarre a sė

quei due ottimi reggimenti tenendoli tutt'al più in ul tima riserva verso Volta dietro l'ala destra, e non vio

lando cosi quel principio di guerra predicato anche da Napoleone , di non far mai distaccamenti alla vigilia di una giornata campale : se lo scontro avesse avuto

luogo , Bava , sebbene sopra scala minore , e perciò men nocivo, rinnovava l'errore fatto da Radetzky nel giorno 30

di tener soverchiamente lontano il corpo di D'Aspre. Al postutto queste disposizioni riuscirono affatto inu tili , avvegnachè vuoi che Radetzky fosse stato informato dei rinforzi giunti a Volta , locchè dalle cupole di Man tova poteva assai facilmente riconoscersi , o vuoi che avesse ormai deciso di ritirarsi ; quando i Piemontesi giunsero sulle rive del Caldone e del Gorgolino s'avvi dero che il nemico nella notte dalli 3 alli 4, evacuate

interamente le posizioni tutte poste sull'Osone e varcato quel torrente, erasi ritirato sotto il cannone di Mantova . Inseguirono i regii il fuggente nemico sino all'argine dell'Osone Nuovo , ammirando, via facendo, il numero

prodigioso di piante e le molte opere transitorie di di fesa che egli aveva in si breve tempo intraprese : ma non venne lor fatto di raggiungerlo, e solo raccolsero qualche sbandato o qualche italiano defezionante . Rac colsero inoltre i regii a Rivalta , ove stabilito erasi il quartier generale austriaco , alcune carte riflettenti le

disposizioni progettate da Radetzky per il riparto delle forze austriache nelle varie città e fortezze prima che

scoppiasse la rivoluzione, alcune istruzioni analoghe nel caso già prevedulo di sommossa , e varie situazioni della


CAPITOLO IV .

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forza dell'esercito d'Italia ; carte lutle state dimenticate nella pressa di ritirarsi , il che prova che la ritirata fu

precipitosa : ciò che risulta pure dal seguente aneddoto . Il re che erasi innoltrato sino al villaggio delle Grazie, venne preso da vaghezza di visitarne il santuario, che nella sua vasta erudizione religiosa sapeva contenere

statue rappresentanti alcuni fatti storici risguardanti la già sovrana famiglia Gonzaga : ma per quante indagini fossero fatte non vi fu modo di trovar le chiavi di quella chiesa : nè volendo il re che se ne abbattessero le porte,

dovette andarsene col desiderio (non pago : senonchè dopo si venne a sapere come in quel santuario stessero racchiusi meglio di 100 feriti che gli Austriaci, nella

precipitosa loro ritirata , non avevano tempo di traspor tare, e che furono poi da loro raccolti dopo la partenza dei regii . Questo fatto, insignificante in sé , oltre a con

fermare la frettolosa ritirata , prova eziandio quanto fosse il terrore incusso dagli Austriaci in quelle popola zioni , e quanto falsa fosse l'idea che i Lombardi tutti

simpatizzassero per i Piemontesi. So che il nemico non avrebbe tardato a trarre atroce vendetta su quella terra

per lo svelato ricovero di quei feriti; ma se ogni terra , se ogni individuo non vuol porre a repentaglio nè pro prietà, nè vita a prò della causa nazionale, oh quando mai potrà l'Italia spezzare le proprie catene ? Ciò valga intanto per prova di coloro che di buona fede sosten nero che i Lombardi ci attendevano a braccia aperte , e per insegnamento per l'avvenire a non fidar troppo in quelle solite promesse di levata in massa : e ciò dico a chi veramente desidera e vuole conoscere il vero per

farne suo prò in avvenire ; a coloro che tuttora si illu dono , ed ai mendaci che niegano i fatti io non parlo.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Gravi motivi avevano indotto il maresciallo ad evitar con tanta cura un secondo scontro che in un terreno

cosi diligentemente reso forte, con Mantova alle spalle in seconda linea e 40,000 uomini di buone truppe non

poteva riuscire a lui molto nocivo . Ma sin dalli 2 egli era stato informato della caduta di Peschiera, ed a questo

disastro, che rendeva illusorio lo scopo precipuo della sua mossa , venne il di seguente ad aggiungersene un altro ancor più grave , e questo era il fiero annunzio della rivoluzione accaduta in Vienna li 26 maggio , in seguito alla quale il ministero , ceduta l'autorità ad un comitato provvisorio, abbandonava la capitale . Quest'av venimento mutava aflatto la posizione del maresciallo, il quale ben senti come mancata una regolar ammini strazione nella sede del governo , egli avesse a porre riguardo non solo alle condizioni militari , ma eziandio

politiche del suo paese . Chi assicuravalo diffatti che quell'esercito stesso che sin allora era stato consacrato

al solo scopo di ricuperar provincie lontane, non fosse necessario fra breve per soffocare la rivolta destatasi nel cuore stesso dell'impero ? Chi poi accertavalo che fra poco sarebbe stato raggiunto dai rinforzi che egli chiesto aveva e che Welden già stava adunando nel Tirolo ?

Troppo io mi dilungherei dal mio assunto se qui nar rar volessi fil per filo le lunghe ed infruttuose pratiche per un pacifico assestamento intavolate in quel turno

di tempo : a chiaramente esporre però la stessa parte strategica dei due eserciti ed a dare i motivi delle ri

spettive loro mosse è necessario ch'io rammenti di volo come alle proposte di accomodamento fatte sin dai primi di maggio ai ribellatisi Lombardi dal governo imperiale


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per mezzo del barone Hartig , succedute fossero le di

mande di mediazione sporte da quello stesso governo al gabinetto di Londra per organo del barone di Hum

melauer colå appositamente spedito . Non importa alla storia nostra riferire come Inghilterra niegasse prima di assumere l'ufficio , senza l'immediata evacuazione di

tutte le provincie italiche, come in principio Austria vo lesse della Lombardia far uno stato indipendente solto un arciduca , ed accondiscendesse poscia a lasciarla li

bera di reggersi da sola o di darsi a qualche potentato italiano ; come l'Inghilterra insistesse poscia presso il governo sardo perché accettasse la linea dell'Adige qual confine , e come questo ultimo rifiutasse là proposta ; a me basta notar due cose : il motivo potentissimo cioè, che indusse re Carlo Alberto al gran rifiuto, e l'influenza che queste trattative ebbero sulle operazioni del mare. sciallo austriaco .

Circa al primo punto dirò adunque che quella avven tata , se vuolsi , ma generosa reiezione delle proposte di

pace che or viene quasi universalmente censurata, era allora per lo contrario da tutti lodata e portata a cielo, e più da coloro che or più la biasimano, essendo nel l'umana nalura che chi più ti adula potenle, più ti sprezzi caduto : ma senza tener calcolo di questi immondi ret tili che solo sanno strisciare ai piedi di chi può , dirò

che non solo le popolazioni delle provincie venete, ma quelle d'Italia intera , e con esse l'esercito ( eccezione fatta di quei tali che sotto il militare usbergo chiudevan cuor di coniglio , e che, se non eran molti , abbonda

vano però più in quella sfera in cui amor di gloria più regnar dovrebbe) fremevano alla sola idea che il re sa voiardo potesse scendere a patti collo straniero lasciando


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

parte dei fratelli sotto l'iniquo suo giogo. Cosi la pen savano cittadini, soldati , deputati e ministri (1 ), e sir

Ralph Abercromby , ambasciatore britanno a Torino, era talmente penetrato di questo universal pensiero , che

scrivendo su tal proposito a lord Palmerston li 30 giu gno , usciva in queste parole che testualmente qui tra scrivo : I believe that any italian government attempting

to negotiate with Austria upon other terms ( fuor quelli d'un intero sgombramento delle itale provincie) would be looked upon and treated by the rest of Italy as trai tors to the cause (2) .

Ed io che, la Dio mercè , non son di quei colali che vorrebbero tacere e dimenticare i proprii errori, rin negando ad ogni mutar di vento le antiche credenze ,

dichiarerò come nutrissi pure tal opinione assai gene rale fra i soldati volonterosi di guerra ; e questo io con fesso non perchè la mia opinione avesse allora ed aver possa attualmente alcun peso politico , ma per dimo strare che ad essa aderivano i nove decimi dell'esercito ,

e che la guerra , a quell'epoca in cui la resa di Peschiera ed il trionfo di Goito avevan obliterato la reminiscenza

del disastro di Santa Lucia , era ancor popolare nell'eser cito , nel quale però se ristorati si erano gli animi, ras sodata più non s'era la disciplina , primo elemento di vittoria , e la quale prontamente crolla, ma lentamente

poi ed incompletamente sempre si riedifica . Ed io avrò ( 1 ) Vedi nella Gazzetta ufficiale del tempo le interpellanze del deputato Buffa a tale proposito e le risposte del ministro Pareto . (2) « lo credo che qualunque governo italiano che tentasse di negoziare con Austria sopra altre basi fuor quella di un intero

sgombramento delle itale provincie , sarebbe risguardato e tenuto dagli altri partiti italiani come traditore della causa » .


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pure l'ardire di sostenere ancor ora , malgrado le tante mutate opinioni, che quelle larghe austriache offerte che tanto or si magnificano , erano da rigettarsi come lo furono, poichè, ove accettate, esse invece di arrecar utile al Piemonte, portato gli avrebbero vergogna e danni : vergogna pel vile abbandono dei Veneti ; danno perchè la guerra non avrebbe fatto che cambiar di na tura , divenendo da nobil contesa nazionale contro l'op pressore, orrenda guerra civile , di cui approfittando il comune nemico avrebbe in breve afferrato il destro per ritoglierci quanto era stato costretto dalla difficoltà dei tempi a concederci, seppure un'altra limitrofa potenza più temibile ancora , perchè più capziosa e mendace , affrettata non si fosse ad invadere il Piemonte colle sue insolentissime masnade .

Passando ora ad esaminar quanta influenza questi

pacifici negoziati possano aver esercito sulle risoluzioni

del generalissimo dell'impero, mi giova notare in primo luogo come li 5 giugno, allora appunto in cui Radetzky ritornava da Mantova , l'arciduca Francesco Giuseppe, attualmente imperatore, il quale stava coll'esercito di

Italia , ricevesse premurosa istanza di recarsi in Boemia ; come sospese fossero le marcie dei rinforzi avviati a

Radetzky; come gli stessi austriaci scrittori ammettano ch'egli ricevesse ordine di offrire un armistizio a Carlo

Alberto , locchè chiaramente si vede dalla lettera scritta li 9 giugno da lord Ponsomby a lord Palmerston, in cui diceva che l'arciduca Giovanni , vicario allora del

l'impero, avevagli dichiarato essere pronti gli Austriaci ad evacuare le posizioni al di qua dell'Adige e tenersi in assoluta difensiva aspettando li risultati del proposto armistizio : e da una seconda, di cui qui reco un brano


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voltandolo in volgare , dal quale appaiono tanto l'in carico dato al maresciallo stesso di trattare di pace , quanto le obiezioni da lui presentate . « Io ebbi ad in « formare la Signoria Vostra , scriveva Ponsomby , or sono « alcuni giorni , che il barone Wessenberg mi disse di « aver mandati pieni poteri al maresciallo Radetzky per « fare un armistizio . Il barone avrebbe dovuto dire che

« aveva mandali ordini al maresciallo di proporre un ( armistizio . Il maresciallo fece rimostranze contro tal

« modo di procedere, dicendo che la sua posizione era « inespugnabile , e che il tempo avrebbe grandemente « e prontamente operato in favor della pace , a causa del

« grave dispendio sopportato dagli Italiani (1 ) , e che è « già causa di molto scontento e di mormorazioni » . Il Veterano austriaco ci narra diffatti come il canuto

guerriero spedisse al suo sovrano il principe Felice Schwartzenberg a supplicare venissero sospese lutte le trattative di pace, od almeno venisse dalo ad altri l'inca rico di offrire i palti di armistizio . Collegando tutti questi fatti insieme, ed avvalorandoli ancora della circostanza notata dai difensori di Vicenza ,

dopo la resa , come l'esercito austriaco non avesse altri mente l'aspetto di un corpo spedizionario privo di ogni superfluo impedimento, come ragion vuole , ma bensi d'un'armata conducente seco tutti i bagagli , e persin le famiglie dei soldati ; mi sembra doverne dedurre che il

movimento di Radetzky sopra Vicenza non fu una sa piente mossa strategica , come ci vorrebbero far credere (1) I dissidii politici e non le gravi spese eran causa di mali umori fra gli Italiani : ma forse il maresciallo intendeva parlare

delle popolazioni del contado veronese più favorevoli ad Austria, e già stanche dei mali cagionati dallo stato di guerra .


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i suoi ammiratori , ma bensi un principio di ritirata non volontaria di lui , ma forzata dagli ordini di Vienna , ed havvi pertanto tutto luogo a credere che ove Du rando riuscito fosse a respingere gli assalti , e Carlo Al berto, sagacemente oprando, corso fosse sopra Verona,

o traghettando l'Adige a Legnago posto si fosse fra il maresciallo e quella piazza , il generalissimo austriaco

ripiegandosi sopra la Brenta ed operando la sua con giunzione con Welden, abbandonato avrebbe Verona al proprio destino . Molteplici senza dubbio erano gli scopi che in tante spinose congiunture erasi il maresciallo proposti , ned egli era uomo ad abbandonar l'Italia al suo avversario senza avventurar ancora una battaglia fra l’Adige ed il Brenta ; ma tanto come duce supremo , quanto come suddito, egli doveva innanzi tutto rendersi certa la via

di ritirata verso Lamagna , ove l'opera sua poteva venir richiesta e rendersi indispensabile per sostenere il crol lante soglio della stirpe di Absburgo : e per esser per tanto in grado di poter accorrere prontamente ed ognor quando lo credesse opportuno , egli doveva anzi tutto

impadronirsi di Vicenza , di dove gli Italiani potevano sempre tagliargli la sua linea di ritirata che ora cor reva per Schio e val Sugana verso Trento ed il Tirolo

settentrionale . Mentre pertanto egli attendeva la risposta

alle proposte sue di sospendere i pacifici negoziati, egli decise di tentar l'occupazione del Vicentino , salvo a ri condursi dopo a Verona se accettato veniva il suo con siglio , od a ripiegarsi sopra Welden se eragli ricisa mente imposto di accorrere all'interno . Gli scrittori settentrionali invece vorrebbero ravvisare

nella condotta del maresciallo una di quelle operazioni

1


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di cui i soli genii superiori e della levatura di Federico II e di Bonaparte sono capaci : essi vorrebbero farci cre dere che il maresciallo di proposito deliberato spic

cossi da Mantova per opprimere Durando a Vicenza , per gettarsi quindi , con una di quelle mosse che rammen tano i prodigii di Castiglione , di Rivoli , di Arcole , sopra Carlo Alberto per opprimerlo a suo turno : ma oltrechè

nulla di tutto ciò appare nella condotta del loro eroe, poichè egli appena ebbe Vicenza , non difesa forse con

sufficiente energia , lungi dal venir a traghettare l'Adige a Legnago e gettarsi da oriente sui Piemontesi, che cre dendolo iinpegnato sotto Vicenza , stavan attendendo la sollevazione di Verona, tagliandoli cosi dalla loro base di operazione o confinandoli almeno sollo Peschiera : egli quatto qualto ritornò a rintanarsi nel suo campo trincierato ad aspettare i rinforzi di Welden , senza i quali non osava misurarsi con un nemico per nulla a lui superiore ; oltre di questo , dico , dalla corrispondenza sua coll'arciduca Giovanni, di cui se, ne trova un brano

in una lettera del signor Magenis, addetto alla legazione britanna a Vienna, col visconte Palmerston, e che qui tradotto trascrivo , si vede chiaramente come scopo pre

cipuo del maresciallo fosse di accostarsi a Verona per cui seriamente temeva , ed a Welden in cui potente

mente sperava ; quanto grandi fossero i suoi timori di esser assalito dai Piemontesi durante la sua mossa , e

come infine il tentativo di Vicenza fosse per lui d'im portanza affatto secondaria . Perché nella lettera scritta

dal signor Magenis a lord Palmerston li 12, leggo che

il maresciallo Radetzky , scrivendo li 5 da Sanguinetto, diceva all'arciduca Giovanni esser lui deciso di ritirarsi

sopra Verona, « essendo convinto che il suo movimento


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« alle spaļle ed ai fianchi del nemico per Mantova non « potesse più produrre l'oggetto che egli desiava . Sic

« come però la via diretta per Verona non era senza « pericolo , il maresciallo aveva determinato di varcar

« l'Adige a Legnago, e durante questo movimento di ( attaccare allo stesso tempo Vicenza , pel qual mezzo « egli avrebbe riunito la sua armata colla riserva sot « toposta agli ordini di Welden » . I timori di Radetzky poi di venir assalito di fianco dai regii sono dimostrati

dalla precauzione da lui presa di far marciare parte della riserva per Isola Scala , Bovolone e Villafontana direttamente sopra Verona ; mossa non intesa , come scrisse un autore austriaco , per rinforzare quel presidio, poichè vedremo invece che esso ne trasse ancora 5,500 uomini sotto Culoz per cooperare contro Vicenza , ma bensi per far credere a Carlo Alberto che egli con tutto l'esercito seguisse quella via , quando invece ne teneva una ben lontana , ed affrettavasi a porre fra se ed i Pie montesi il grosso fiume Adige . Le quali cose io dico non per sminuire il merito del maresciallo, che fu invece grandissimo, avendo egli

provvisto da prudente capitano a tutti i casi possibili, e non avendo voluto arrischiare nulla quando tutto po teva aspettare dal tempo , ma solo per dare alla sua operazione sopra Vicenza quel vero carattere suo pro

prio. Che se poi consideriamo la condotta di Radetzky sotto l'aspetlo politico, egli merita lodi ancor maggiori

per aver soprasseduto ad eseguire gli ordini di offrire armistizio : condotta che gli dava diritto a quegli stessi ringraziamenti già votati un giorno dai padri coscritti dell'antica Roma a Terenzio Varrone dopo la disastrosa battaglia di Canne per non aver disperato della patria .


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Oltre a ciò egli è indubitato che l'energia da lui spiegata in tal circostanza ebbe per immediata conseguenza di ritornare sotto il dominio imperiale le città tutte della Venezia , se ne togli la metropoli , e di rendere pronto e sicuro il vettovagliamento delle sue schiere. E questi meriti di uomo sagace e politico sono i veri a cui abbia diritto il maresciallo per la condotta da lui costante mente tenuta in tutto il corso della guerra ; ma volerne fare un capitano a concezioni vaste ed ardite è voler per bassa adulazione sfigurare affatto il suo carattere pru dente si , ma costante e freddo nei rovesci ; locchè è cer

tamente pregio altissimo in un condottiero di eserciti . Checchè sia di tutto questo, Radetzky, deciso ad ap

prossimarsi alle proprie communicazioni, levato tacita mente il campo sull'Osone , concentrava prima le sue truppe nell'interno e nei dintorni di Mantova , di dove nel giorno 5 ponevale in via per Vicenza sopra tre co lonne .

Il primo corpo per Castelbelforte , Erbe e Salizzole venne a Bovolone, ove pernottò . Il secondo corpo, che aveva già serenato la notte precedente sulle rive del tor rente Derbasco che attraversa la strada postale da Le

gnago a Mantova presso il villaggio di Stradella, partilone li 5, avviossi coll'equipaggio da ponte per Sanguinetto verso l'Adige . Sulla stessa strada, a conveniente distanza seguivalo il corpo di riserva, che partito da Mantova li 5 csso pure , con la cavalleria in testa , le artiglierie al centro e le fanterie in coda , venne in tal giorno a pernottare a Nogara , mentre il quartier generale an dossi a posare a Sanguinetto . Li 6 Wratislaw , venuto

col primo corpo per Malvicina e San Pietro di Morubio sulle rive dell'Adige , tentava gettare un ponte quasi


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rimpetto a Bonavigo, ove sta un isolotto , per portarsi

di là a Cologna : ma impeditone dal fiume grosso per le stemperate pioggie dei giorni addietro , ebbe a pie gare a destra , e traghettato l’Adige a Legnago , andò a pernottare a Bevilacqua . Il secondo corpo invece, con la maggior parte delle riserve e col quartier generale , varcalo esso pure il fiume a Legnago , dovette procedere sino a Montagnana . Riposarono le truppe per tụtto il

giorno 7 nelle rispettive loro posizioni, meno una parte della riserva, che prendendo per Bovolone e Villafontana, avviossi sopra Verona facendosi fiancheggiare da nu- . merosi esploratori che tennero la via di Isola della Scala , Cà di Davide e Tomba . Giungeva questa truppa in quella

ciltà alle 3 pomeridiane dello stesso giorno. Il giorno 8 le truppe del maresciallo parte per Po jana e parte per Noventa vennero a Barbarano : li 9 il primo corpo, posatosi a Longara , spingeva gli avam posti a Santa Croce; ed il secondo corpo e la riserva , gettati due ponti sul Bacchiglione , uno a Montegaldello e l'altro a Longara , trasferissi sulla sinistra del fiume ed andò a posarsi a Torre di Quartesolo , fortificando

quella terra e coprendosi col torrente Tessina, affluente di sinistra del Bacchiglione: mentre un corpo volante diretto dai due ufficiali del Genio Molinari e Steffanelli

(essi pure Italiani ), andava a rovinare il ponte sul Ce resone, altro affluente di sinistra del Bacchiglione e che taglia a 16 kilometri da Vicenza la strada ferrata che

unisce quella città a Padova . Alla sera del giorno 9 adunque gli avamposti dell'intero esercito austriaco erano a 4 kilometri al più da Vicenza , e dietro loro i varii corpi stavano disposti in quest'ordine : all'estrema sinistra la divisione Culoz forte di 5,000 fanti,

.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

2 squadroni, 1 batteria pedestre ed 1 di razzi , tratta , come sopraccennai , dal presidio di Verona , erasi per Brendola condotta ad Arcugnano , di dove , seguendo le alture , doveva venir ad assalire i monti Berici . Al

centro il primo corpo , cogli avamposti a Santa Croce, teneva in prima linea la brigata Strassoldo a Debba ; in seconda linea quella di Wohlgemuth sulla sinistra del

Bacchiglione a Secula , e quella di Clam a Longara sulla destra : doveva questo corpo legarsi a manca con Culoz e progredir d'accordo all'attacco dei monti Berici, ed a

destra la brigata Wohlgemuth , rimontando il fiume, doveva secondare D'Aspre , incaricato di assalire col se

condo corpo la porta Padova ed i sobborghi di San Vito e di Santa Lucia ; due brigate di fanti ed una di cavalli formavano le riserve .

Con questo avveduto modo di assalti intendeya il ma resciallo di far conquistare le alture che sopraggiudicano

Vicenza dal primo corpo , mentre il secondo avrebbe tolta ai difensori la ritirata sopra Padova ed il Brenta, vietando loro cosi di congiungersi tanto coll'esercito

regio che coi Veneti , e costringendoli a prendere la via malagevole delle montagne, ove non avrebbero tardato a trovarsi di fronte il secondo corpo di riserva col quale Welden già rumoreggiava verso Montebelluno . L'ora fissata pel generale assalto era quella delle 10 antime ridiane del di seguente .

Qual sia Vicenza già da me fu detto in queste pagine :

or sol giova aggiungere come gl'Italiani avessero per fezionale le opere erette a difesa : i cannoni non man cavano, perchè oltre ai proprii della divisione, da Ve nezia erano giunte 22 grosse artiglierie murali : ma scarseggiavano le cariche. Ebbe Durando avviso sino


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dalli 6 che il nemico trovavasi in forza a Montagnana,

ma egli lusingossi che scopo di Radetzky fosse di sten dere la mano al corpo di Welden, e che tutt'al più gli Austriaci fatto avrebbero sopra Vicenza un tentativo come al di 24 maggio ; tentativo ch'egli , calcolando le

truppe di Radetzky a 20,000 uomini solo, sperava di respingere come fatto aveva con Thurn . Ma troppo mu tate erano le cose , perché con Radetzky marciavano 31,500 uomini e 131 cannoni, e questa volta il mare sciallo era deciso a farla finita con quell'ostacolo di Vi

cenza sui fianchi , che impedivagli ogni sua ulterior operazione ; ed alla sera delli 9 una riconoscenza fatta dallo svizzero colonnello Latour, d'ordine di Durando, sui monti Berici , venne ad accertar questo generale che la giornata delli 10 avrebbe deciso del destino di Vicenza .

Comandava Durando 10,000 circa fra regolari e vo

lontarii , ai quali aggiunger si deve la milizia vicentina che calcolar potevasi in 6,000 circa , che male armata

e poco istrutta , sebben animata da ottimo spirito, sem brava dover essere un debole aiuto, ma che vedremo pugnar virilmente . Certo ormai dell'assalto, divise Du rando in tal modo le sue genti . Sul monte Berico, punto essenziale della difesa , sta vano 2 battaglioni svizzeri con 7 pezzi, la terza legione romana , forte di 1,300 uomini e comandata da Gal

lieno ; il battaglione universitario, retto dal maggiore Luigi Ceccarini ; il battaglione civico di Faenza , coman dato dal tenente - colonnello Pasi , ed una scelta schiera di volontarii vicentini.

Queste truppe erano tutte sotto gli ordini del colon nello d'Azeglio , il quale aveva seco il colonnello Cial- ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dini , modenese , chiaro per le prove di intelligenza e valore date in Spagna , legato con Durando da antica amicizia nata fra l'armi, e giunto da due soli giorni presso il suo antico compagno di guerra. Dovettero Azeglio e

Cialdini far occupare dalle lor genti tutte le alture che da Santa Margherita, punto più prossimo ad Arcugnano, da dove vennero i Tedeschi, corrono per Villa Rom baldo, Bellavista e Barricocoli sino al monte su cui siede

il Santuario : punti tutti la cui natural fortezza era stata dall'arte addoppiata. A Santa Margherita stava il mag giore Gentiloni con un battaglione della legione Gal lieno , mentre gli altri punti suaccennati custoditi erano dal residuo della legione suddetta, dai volontarii vicen

tini e dallo svizzero reggimento di Remy : gli univer sitarij ed i Faentini furono invece collocati sulla sini stra , ove il monte declina verso la via che conduce da

Vicenza a Longara , là dove sorge il magnifico edifizio della Rotonda , capo lavoro del Palladio. Stavano in essa le quattro compagnie romane degli universitarii , mentre la quinta , composta di Padovani , stava a Valmarana , punto intermedio sulla via che seguendo il tortuoso dorso del monte lega la Rotonda col Santuario : alquanto più addietro stava Pasi coi Faentini . Questi erano i difensori dei monti . Al piano , o , per

dir meglio, alla tutela dei sobborghi e dell'interno della città , stavano sotto Belluzzi queste altre schiere : la le gione romana del colonnello Delgrande colla propria artiglieria e coi Ferraresi di Mosti era preposta alla

difesa di Porta Padova ; il baltaglione dei Cacciatori del Basso Reno , comandato dal tenente - colonnello Rossi , era a Porta Santa Lucia ed al cimitero ; il sesto batta

glione di fucilieri custodiva le porte di San Bortolo e

i


CAPITOLO IV .

465

di Santa Croce , e 2 battaglioni di cacciatori la porta Castello . I volontarii bolognesi e numeroso sluolo di milizia vicentina difendeva le porte Lupia e di Monte , il sobborgo San Felice ed il campo santo , luoghi tutti men seriamente minacciati e già protetti dalle opere erette sui monti Berici . Il reggimento svizzero di Latour,

i carabinieri e dragoni pontificii e le artiglierie leggiere formavano la riserva. Una compagnia di zappatori era

suddivisa in piccoli drappelli che portavansi ovunque occorreva l'opera loro pel ristauro dei trincieramenti : 16 artiglierie da campo e 22 da bastioni completavano le forze di cui disporre poteva Durando. Dietro gli ordini del maresciallo l'attacco incominciar

doveva solo alle 10 ore ; ma Culoz avendo falto partire durante la notte il colonnello Hahne con sei compagnie, di cui due di Tirolesi, per andar ad occupare il poggio di Santa Margherita ; queste truppe, giunte colå al primo albeggiare, erano accolte dai legionarii di Gentiloni con vivo fuoco di moschelteria e con colpi di cannone da due pezzi di ferro collocati sulla cresta del monte : non

sgominaronsi però gli Austriaci , e ricolmate sotto il fuoco nemico le numerose tagliate operate dai difensori sulla strada, svelte le palificate , rotte le barricate , vennero risoluti sul poggio . Resisteltero dapprima gli Italiani , ma veduto poi morto da palla di cannone il loro maggiore Gentiloni, giovane che dimostrato avendo sempre gran valore godeva di credilo altissimo , spau rironsi alquanto , ed evacuata Santa Margherita si ri dussero alla villa Rombaldo ed a Bella Vista , ove eretto avevano un blockaus , ed avendoli seguiti i Tedeschi,

nacque attorno a quella villeggiatura un'accanita mi schia , dopo la quale però villa Rombaldo rimase agli VOL. III.

- 30

PINELLI , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Austriaci, ritirandosi i legionarii a Barricocoli , buona

posizione , divisa dalla villa Rombaldo da un profondo avvallamento , ed ove stavan d'Azeglio e Cialdini colle altre truppe .

In quel punto ebbe tregua il combattere , perchè il maresciallo , non volendo impegnare parzialmente le sue forze, mandò dicendo a Culoz di non spingersi più oltre

prima che le altre divisioni entrate fossero in linea, e si limitasse a conservare le posizioni conquistate, man dandogli a tal fine in rinforzo il reggimento Hohenlohe, una batteria da 12 ed una di racchette .

Verso le 10 e 1/2 l'attacco venne ripreso sopra tutta la linea che formava attorno a Vicenza un semicerchio :

le centrenta artiglierie che il maresciallo traeva seco

aprirono sulla misera ciltà un fuoco orrendo, al quale vigorosamente rispondevano le artiglierie italiane sa pientemente rette dallo svizzero Lentulus in capo , e solto lui da Torre, romano ; ma soverchiamente poche erano esse, poichè alla Rotonda , su cui faceva impeto la di visione Clamı , alle nemiche colubrine i difensori altro

non avevano per rispondere che le proprie carabine , colle quali però fecero mordere la polvere a più d'un artigliere tedesco. Ciò malgrado mantenevasi viva la pugna , e sul monte le due schiere contrarie, divise dal burrone esistente fra Barricocoli e villa Rombaldo, com

battevano solo coi cannoni : quando Cialdini fece ese guire da un battaglione svizzero una carica sopra gli assalitori : calata la baionetta fecero invero piegare i forti figli di Elvezia i Tirolesi condotti dal prode co lonnello Kopal ; ma accolti essi poi da una grandine di scaglia nemica , erano costretti a retrocedere , mentre Cialdini , mente direttrice d'ogni mossa , e che dall'allura


CAPITOLO IV .

467

sopraintendeva ai fianchi di Azeglio all'andamento della pugna , colpito da palla di schioppo che gli trapassava il ventre, era costretto ad abbandonare il campo di bat taglia .

In questo frattempo D’Aspre marciato aveva sopra i

sobborghi, ove trovava però ostinata difesa . La brigata Liechtenstein , che avanzava sopra due colonne contro porta Padova , vide tornar vano ogni suo sforzo, perchè una , retta dal colonnello Torock , non potè giunger mai ai trincieramenti : e l'altra, guidata dallo stesso Liech tenstein , dopo aver perduto lungo tempo a sloggiare gli Italiani da una casa collocata al bivio delle strade di

Bertesina e di Padova, da essi convertita in opera avan

zata , venne ad infrangersi solto i trincieramenti cin genti la città stessa , e che proletti da fosso profondo e da larghi parapetti presentarono un ostacolo insormon tabile . Il maresciallo allora, che giunto era in persona

sul campo , volendo risparmiare il sangue de' suoi sol dati , fece stabilire , con inaudito esempio nella storia delle guerre , una balteria di mortai in campo aperto senza alcun riparo contro il tiro retto del nemico : questo lavoro, eseguito con gran costanza dai cannonieri au

striaci e con attività straordinaria, non diede però quei frutti che se ne aspettavano a causa della folta coltura della campagna e del terreno fangoso su cui cadevano le bombe. Ricorsero allora nuovamente gli Austriaci agli assalti , con poco frutto però : avvegnachè il valo roso colonnello Kavanagh , spintosi co' suoi contro le nemiche trinciere , venuto sull'orlo del fosso , era ivi accolto dai Ferraresi di Mosti con un fuoco cosi mici diale, che caduto morto lui ed il destriero e due uffi

ciali di minor grado, i suoi piegarono addietro . !

i


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Esito pari aveva l'attacco fatto sull'estrema destra con tro la porta Santa Lucia dal principe Taxis. Giunti i suoi soldati dinnanzi ad un trincieramento munito di due

pezzi che difendeva gli approcci della porta, erano cosi caldamente accolti dai difensori, che dopo breve spazio di tempo indietreggiavano : e sebbene l'intrepido capi

tano dei Tirolesi , Hartung, riuscisse ad alloggiarsi colla propria compagnia nelle case altigue alla porla ed a mantenervisi , sostenuto dal colonnello Pergen con un

battaglione di Haugwitz, tuttavia non venne mai fatto agli Austriaci di penetrare in città; ed il principe Taxis, che con raro valore guidava i suoi all'assalto del cimi tero merlato dagli Italiani e difeso dal Rossi , non solo

venne sempre respinto , ma colpito lui stesso in petto da palla nemica , ebbe il giorno dopo a morirne . Se non che, mentre gli irregolari mantenevano viril mente la pugna alla pianura , le sorti cominciavano a

piegar avverse agli Italiani sulle allure, ove sempre più ingrossavano le nemiche turbe. Avevano Pasi coi Faen

tini e Ceccarini cogli universitarii resistito a lungo nella Rotonda a Clam ; ma ora a questi s'era aggiunto Wohl gemuth , che già invadeva il cammino ferrato : man dando in pari tempo un ballaglione ad assalir Valma rana ; contemporaneamente a sinistra Strassoldo veniva

a sostegno di Culoz , i cui Tirolesi allora , guidati dal prode lor colonnello Kopal , cominciarono a risalire che tamente il monte che coi tortuosi suoi fianchi celava le

loro mosse agli Svizzeri ; non avvedutosi del loro pro gredire Azeglio , nè di alcuni pezzi collocati da Culoz dietro un ripiego di terreno , avendo in quel punto ri cevuto da Durando due compagnie di rinforzo del reg gimento Latour, condotlegli dal tenente - colonnello We


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ber, e pensando di aver a fare solo colle stanche genti di Culoz , risolvelte eseguire una seconda carica alla baionetta . Gettaronsi risolutamente gli Svizzeri giù per

la china , ma giunti appena cinquanta passi dai velati austriaci cannoni furono accolti con una grandine tale di mitraglia, che attoniti doveltero sostare : balzarono

allora subitamente in piedi i Tirolesi di Kopal che sin allora tenuti s'eran carponi, e gettandosi colla baionetta

sopra quelle già scompaginate schiere, le volsero in fuga : e tanto incalzante fu il loro inseguimento, che i canno nieri svizzeri che manovravano due pezzi appostati da Lentulus dietro una trinciera per sostenere l'attacco dei fanti, non osarono sparare sui Tirolesi per tema di

colpir i proprii connazionali : di modo che amici e ne mici , imperiali e pontificii, giunsero alla rinfusa sulle

palizzate, e si fu allora che il valoroso Kopal , che avan zavasi fra'primi, ricevette nel braccio grave ferita per cui ebbe poi a morirne ; ma seguivalo Hahne , il quale, sebbene ferito esso pure e privo del destriero mortogli solto , combattendo pedestremente incitava i suoi a non dar tregua agli Svizzeri : i quali , riavutisi dal primo

sgomento , da prodi soldati quali erano , riformate le file impresero a ritirarsi ordinatamente verso il porti cato che congiunge il Santuario alla città , asportando i

proprii feriti . Durando allora tentar volendo un ultimo sforzo, tolte

seco le altre dieci compagnie di Latour , alcune arti glierie , rette dal prode Calandrelli , e la cavalleria pon

tificia, uscito per le porte Lupia e di Monte , fece le viste di minacciar il nemico di fianco, sperando di procac ciare in tal modo qualche respitto ai difensori del Monte :

ma Culoz, che aveva forze soprabbondanti da opporre a


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

questa nuova colonna , non rallentò per nulla il suo at

tacco sulle alture : e Wohlgemuth essendosi ormai reso padrone delle case vicine alla porta Lupia , e Clam pe netrato essendo alfine nella Rotonda , Durando diede or

dine agli Svizzeri , che dalla galleria facevano un fuoco micidiale sul nemico , ed agli studenti che ancor resi stevano verso Valmarana , di ridursi in città ; facendone proteggere la ritirata a destra da Lentulus ed a sinistra

da Calandrelli colle artiglierie e dalle due compagnie svizzere di Weber .

Erano le 9 di sera , e gli Austriaci padroni delle al ture, copertele prontamente di numerosissima artiglie ria , facevano cadere sulla sottoposta Vicenza un diluvio

di proiettili , ai quali i cannoni italiani posti al basso colle cariche scarseggianti e coi servienti o morti o resi dall'improba fatica sostenuta in dieci ore di combatti mento inabili all'ufficio loro , mal potevano rispondere. I difensori dei sobborghi avevano ributtato invero tutti i nemici assalti : ma anche là difettavano ormai le car

tuccie, ed era chiaro che nel di seguente Vicenza non avrebbe più potuto resistere . Parve pertanto a Durando che protrarre maggior mente la resistenza altro non fosse che condannare una

città nobilissima agli orrori tutti delle terre prese d'as

salto : e persuaso di aver largamente soddisfatto a quanto da lui richiedeva l'onor militare , mandava apportatori di patti di resa al generale Wratislaw il colonnello Ca sanova ed il maggiore degli Svizzeri Belletta ; al gene rale D'Aspre il marchese Ruspoli, patrizio romano, ed

il signor Alberi commissario pontificio. Giunsero essi al campo imperiale verso la mezzanotte ; ed il mare sciallo , a cui premeva guadagnar tempo per accorrere


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a sostegno di Verona , acconsentito avendo a trattare , cessò il fuoco , ed alle 6 del mattino seguente nel luogo

di casa Balbi , presso Vicenza , firmossi fra Hess capo di stato-maggiore austriaco , ed Albini tenente-colonnello italiano , una convenzione , i cui patti furono : che Du rando con tutte le truppe si regolari che irregolari uscir dovesse alle 11 del mattino con tutti gli onori della

guerra e con le proprie artiglierie da Vicenza , e presa la strada di Barbarano, Este e Rovigo dovesse varcare il Po , con promessa di non più combattere per tre mesi contro Austria ; rimanessero liberi i Vicentini di seguirlo o di restare , promettendo il maresciallo di trattare la città selon les lois bienveillantes de son gouvernement !

Quando la resa di Vicenza fu fatta palese ai cittadini, generale fu lo sdegno ; e Bonollo, capo del comitato di governo , generoso interprete del pensiero di generosi

uomini, altamente protestava non volervi aderire: ma che mai far potevano, senza le schiere di Durando, al cune migliaia di ciltadini inesperti di guerresche cose e privi di capo, contro un fiorito esercito di 30,000 uo mini con 130 cannoni e guidato da generali peritissimi? fu forza piegar il capo , e per ultimo sollievo a tanto infortunio, disporsi , i più compromessi o più abborrenti

da straniero giogo, a seguire le genti pontificie. E qui dovrò io rispondere alle brutali ed insane parole colle quali si fa giuoco un austriaco scrittore militare del do lore delle donne vicentine, che mal comportar potendo la vista di coloro che , dopo aver funeslata la cara lor patria , orbate le avevan fors'anco di un fratello, di un

padre , di uno sposo , prefersero l'esiglio ? no che la mia penna sdegna rispondere all'indegno soldato che insulta in tal modo a donne infelici ed inermi !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Il fatto di Vicenza onorò egualmente assalitori e di fensori : gli uni e gli altri spiegarono valore non ordi

nario, e fra i secondi gli irregolari gareggiarono cogli Svizzeri e coi regolari : poichè le posizioni dei monti , sebbene fortissime, furono conquistate a viva forza sugli Svizzeri , mentre i sobborghi e la città , a cui difesa non stavano che truppe collettizie, vennero in balia del Te desco solo per convenziune ; e ciò sia detto in risposta di quanto erroneamente o maliziosamente scrisse il te

desco autore dell'opuscolo intitolato : Avvenimenti mi lilari in Italia nel 1848, il quale dice che sopra ogni

punto eravi qualche compagnia di Svizzeri , i quali soli, eccezione fatta , secondo lui, dei Ferraresi di Mosti, si

balterono valorosamente , gli altri Italiani avendo fiac camente adempito al dover loro ; è notorio invece che gli Svizzeri non erano che al Monte , ed in riserva con

Durando : e che alle porte Padova e Santa Lucia furono

gli Italiani che respinsero tutti gli sforzi del nemico : pugnarono adunque con egual valore tanto i Faentini di Pasi, come gli universitarii di Ceccarini ed i legio

narii di Gallieno e di Delgrande, e gli stessi militi Vi centini , ed i cacciatori del Rossi , il quale ne ebbe chiaro attestato dagli stessi nemici . Perderono gl’Italiani in quel combattimento meglio di 800 uomini , dei quali molti erano Svizzeri che rimasero

quasi tutti uccisi dalle nemiche artiglierie nella carica fatta nel pomeriggio . Morirono varii ufficiali, e dei su periori, oltre a Gentiloni , il colonnello Delgrande colpito da un razzo mentre animava i suoi alla difesa di porta

Padova ; ed il maggiore Morelli dei cacciatori del Basso Reno rimase ferito. Minghetti poi , Mariliani, Carandini, capitani, Beaufort e Bandini tenenti, addetti a Durando


CAPITOLO IV .

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od agli altri capi , diedero prove indubitate di zelo e di

intrepidezza . Gli Austriaci nei proprii bollettini confes sarono di aver avuto morti 1 generale , 2 colonnelli ,

7 ufficiali di minor grado, fra i quali il principe Ro dolfo Liechtenstein ufficiale d'ordinanza del generale

D'Aspre , e 132 individui di bassa forza ; fra i feriti fu

rono 3 ufficiali superiori, 28 minori e 500 comuni ; perdita totale 674. Questo era però lieve prezzo per

una conquista cosi preziosa qual era Vicenza pel ma resciallo , il quale , scrivendo li 11 ad Ionspruck, potė questa volta dire con verità : Il giorno di ieri fu giorno di gloria per le nostre armi. Aveva egli sperato poter dir questo li 30 maggio, giorno onomastico del suo im peratore , ma allora invece il valor subalpino aveva con vertito tal giorno per lui in lutto , quasi che il destino che in quei giorni appunto poneva l'imperial corona a due dita dalla sua perdita, si compiacesse pure di mo strarsi avverso alle armi sue in Italia ! hannovi talora nella storia strane coincidenze ! All'indomani alle ore 11 antimeridiane Durando ab

bandonava colle truppe Vicenza , e condottele per Este e Rovigo a Ferrara , ivi l'esercito pontificio venne di sciolto ; gli Svizzeri ed i regolari andarono parte a Bo

logna e parte nell'interno della Romagna, ed i corpi irregolari sbandaronsi ; la maggior parte rientrarono alle proprie case, e parecchi, sdegnando una capitola zione loro imposta , andarono ad arruolarsi nelle truppe dei governi provvisorii di Milano e di Venezia ; e per tal modo la causa italiana venne a patire il diſfalco di

15,000 uomini allora appunto in cui più abbisognava di difensori .

La resa della nobile Vicenza portò al colmo l'impo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

polarità del generale Durando in Italia . Dopo due mesi di continue ambagi , dicevasi , dopo ripetute mosse che ad altro non riuscirono che a fargli accuratamente evi are il nemico , egli alla testa di 15,000 risoluti com

battenti, dopo un combattimento di poche ore aveva ab bandonato al nemico una città disposta a difendersi sino all'estremo : se difender non la voleva energicamente,

perchè allora non ritirarsi sopra Padova , ove la facilità di allagar la campagna gli avrebbe sporto il destro di

prolungare la difesa o di ritirarsi in ogni peggior evento nella secura Venezia ?

Queste accuse se non erano del tutto infondale, erano

per lo meno esagerate : ebbi già luogo di notare come, a parer mio, Durando avesse il torto non lieve per un

onorato italiano guerriero di ritenere un comando non ben definito, di stare al soldo di un governo non sin cero amatore della causa dell'indipendenza , secondando in pari tempo le viste di un altro potentato. In questa difficile posizione era impossibile che non facesse tosto o tardi naufragio la sua riputazione di uomo leale e di perilo duce . Tuttavia nella malaugurata catastrofe di Vicenza , a mio avviso , è dove i torti di Durando sem

brano più lievi.

Il regio ministro Franzini scrivevagli da Valeggio addi 7, prima che Sua Maestà non avendo cuore di ri fiutarsi alle preghiere del deputato vicentino, acconsen tiva a che egli , Durando, rimanesse a difesa di Vicenza, e poche ore dopo con altro messaggio avverticalo del l'avvicinarsi del nemico con forze poderose senza pre

scrivergli di abbandonar Vicenza (V. Documento no 7) . Poteva pertanto Durando , senza incorrere nella taccia di disobbediente e di vile , sgombrare una città sopra


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cui marciava il nemico per ridursi sopra Padova ? ed in questo caso i Vicentini, che lo gridarono traditore per aver difeso per un sol giorno la patria loro , non avrebbero con ancor maggior veemenza proclamato il tradimento ?

Quanto al non aver prolungata la difesa , una sola cosa può dirsi ; o Durando attendevasi a veder apparire in suo aiuto i Piemontesi, del che però non aveva nè avviso , nè indizio di sorta, ed allora era certamente suo dovere di resistere sino all'ultimo soldato per dar tempo

al re ad effelluare i suoi disegni ; ovvero egli non aveva simile speranza , ed allora una protratta difesa avrebbe fruttato maggior gloria certo al nome suo ed alle armi italiane, ma costato eziandio maggior sangue e giovato per nulla alla causa italiana . Ora è dovere bensi di un

capo di tutelare l'onore delle armi e di sacrificare se ed i suoi all'occorrenza , ma a lui incumbe eziandio di non sprecar inutilmente le vite .

( regii lo accusarono di aver promesso di difendere

Vicenza per otto giorni almeno, e di essersi poscia ar reso dopo una difesa di solo dodici ore : ma oltrecche

la durata della difesa di una piazza è sempre in pro porzione dei mezzi di ossidione impiegati dall'inimico e che non potevano a lui esser noti prima dell'evento , pare poi anche che non il marchese Rosalez , da Durando spedito al re , facesse questa avventata promessa , ma

bensi un certo dottor Canella , guerriero improvvisato, il quale mandato al campo da Bonollo, capo del comi tato vicentino , qual latore di due dispacci del generale, esagerò in tal modo le cose ; e per vero le terapeutiche nozioni non troppo tornano acconcie per giudicare del grado di resistenza d'una piazza da guerra : ed il buon


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

medico, che da poco tempo dato aveva congedo ad Ip pocrate per seguir Vegezio , ignorava esser fatto gra vissimo in un ufficiale di dar per certo quanto conosce solo per approssimazione. La vera colpa della reddizione di Vicenza cade sui

capi regii : essi sin dal giorno 7 sapevano che Radetzky marciava con gran parte dell'esercito sopra Vicenza per

Legnago : perchè dunque se ne slettero colle mani alla cintola ? dissero d'aver prestato ſede alle parole del Ca nella : ma come mai esperti generali affidavansi ai rap porti verbali di un novizzo ? E se non entrava nei loro

piani di sovvenire a Durando , perchè non imporgli di ritrarsi a Padova , di dove avrebbe sempre potuto gua

dagnar Venezia , o traghettando il Po e rimontandone poi la riva destra venirsi a congiungere all'esercito re gio? Gli ordini militari debbono sempre aver la mas sima chiarezza , e quando si vuol esercir comando sopra corpi staccati bisogna dare ai comandanti parziali di

essi o dettagliate istruzioni che prevedano ogni cosa , o lasciar loro un certo grado di latitudine perchè possan regolarsi a seconda degli eventi . Senza dubbio Durando

avrebbe operato con maggior sapienza abbandonando Vicenza e ripiegandosi sopra Padova : cosi facendo ei costringeva Radetzky ad allontanarsi di soverchio da Verona per inseguirlo ; e se, come è da supporsi, il ge nerale austriaco non lo inseguiva , egli poteva sempre da Padova minacciare i suoi fianchi, ed al poslutto

avrebbe almeno conservalo all'esercito della lega 15,000 combattenti ; ma oltrecchè i suoi ordini nol consentivano,

convien poi anche ricordarsi di due circostanze : la prima era il ponte sul Ceresone fatto rovinare da Radetzky, in terrompendo in tal modo il cammin ferrato , e l'altra


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erano le voci poco favorevoli che correvano sul conto di Durando per quel suo continuo indietreggiare all'appa rir del nemico . Strano destino invero di quest'uomo , che accusato quando evitava l'Austriaco , ſu con ancor maggiore violenza censurato quando volle tenergli fronte! Ma anche fra i generali vi sono uomini a cui tutto sor ride nelle loro operazioni , e per contrario di quelli a

cui tutto va a rovescio. Resta però posto in sodo che Durando abbracciò il partito più onorevole, e che il bia simo maggiore della rovina della nobile Vicenza cade sul re savoiardo, che abbandonò al suo destino una città generosissima che respinto aveva per due volte l'au striaco , che eroicamente si difese contro forze sover

chianti , e che una delle prime aveva fatto adesione al progetto di ſusione delle provincie venete col Piemonte. Ma Carlo Alberto, all'immenso ed irreparabile fallo di non assalire il maresciallo durante la sua marcia da

Mantova alle rive dell'Adige , aggiunse a quell'epoca quello più grossolano di operare sopra una linea diver gente portandosi ad assalire le posizioni di Rivoli . JI possesso di questo punto non era privo d'importanza per i Piemontesi, poichè se gli Austriaci avevano per communicare colla Carniola e colla Carinzia la strada del

Friuli e della Ponteba, e quella secondaria per Schio, Val Sugana e Vall’Arsa sopra Trento ed il Tirolo, non è men vero che queste due communicazioni li costringe vano ad ampii giri e non erano poi neanche sicure contro i continui sforzi di sollevarsi fatti dagli abitatori dei passi alpini . Dillatli , il colonnello Melczer, che con due mila uomini d'ogni arma ed una batteria di racchette aveva il di 7 voluto aprire coll'opera dei pionieri una commu nicazione costante e facile fra Schio e Roveredo, assa


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

lito dalle bande armate dei luoghi a Pietra la Favella , aveva dovuto ritirarsi senza esser capace di rimuovere

gli ostacoli ammucchiati dagli abitanti , nè ripristinare

i ponti rovinati nella valle dei Signori presso Costapiana , e Pian delle Fugazze ; nè aveva tampoco poluto pro

cacciarsi notizie del corpo del general Welden . L'operazione sopra Rivoli non era dunque in se stessa

biasimevole , come quella che privava il nemico della sua più pronta e diretta communicazione col Tirolo, ma solo intempestivo il porvi mano al momento in cui l'as senza di Radetzky offriva il destro di tentar impresa di molto maggior rilievo sopra Verona, ed in cui la con servazione di Vicenza richiedeva un'efficace ed energica cooperazione sulle rive dell'Adige . Ma il re, risoluto di

conquistare quella posizione, la cui celebrità napoleo nica ne esagerava molto agli occhi suoi l'importanza , ordinò al generale De Sonnaz di impadronirsene col secondo corpo .

Stava sempre a difesa di quei luoghi il colonnello Zobel con 4,000 uomini circa , il quale, dopo la cattiva riuscita dell'assalto dato a Calmasino, tenuto s'era quielo e concentrato in Rivoli per modo che , quando la van

guardia dei Piemontesi , formata dalla compagnia degli studenti, giunse li 9 a Cavaion, trovò quel luogo sgombro dai nemici, e si spinse fino a Costermann , ove pernolló ad un'ora di distanza dagli avamposti nemici . Procedettero all'indomani sopra due colonne : una, comandata dal duca di Genova (1 ) , composta delle due ( 1 ) In quel frattempo erano accadute alcune variazioni nel co

mando dei corpi: al generale Federici , stato nominato governa tore di Peschiera , era succeduto nel comando della quarta divi sione , col grado di tenente- generale, il duca di Genova ; d'Usillon ,


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brigate Piemonte e Pinerolo, delle compagnie studenti, volontarii pavesi e piacentini , e di due batterie, venne per Costermann, Boi e Caprino sopra San Martino , ac cennando in tal modo a circuir la posizione di Rivoli per la sinistra ed a tagliare la ritirata al nemico ; l'al tra , partita da Pastrengo e composta di tutta la di

visione Broglia , per la strada dei Ronchi e di Affi venne rimontando la valle del Tasso, trattenuta ad ogni momento dalle tagliate ed abbattute praticate dal ne mico lungo la strada per ritardarne la marcia: di modo che, quando questa divisione giunse sopra Rivoli , lo trovò sgombro, perchè Zobel non aveva atteso forze cosi superiori alle sue , ed appena si era accorto che i cac ciatori della brigata Piemonte minacciavano spuntarlo per San Martino, egli , abbandonato Rivoli , si era ripie gato per Incanale sino a Preabocco, ponendo al retro

guardo due scelte compagnie di Tirolesi, le quali scam biarono sino alle 6 di sera alcuni colpi di carabine coi bersaglieri studenti e coi cacciatori del 4º reggimento, ma con pochissinio danno d'ambe le parti. Il re allora che seguito aveva la colonna del duca sino a Gazzoli , fatto occupar Rivoli da un reggimento, andò a pernol tare a Garda .

Giunto a Preabocco Zobel, occupata fortemente la Co rona, punto importante sul suo destro fianco, e le Groare, luogo che stavagli di fronte , mandò per Brentino alcune

compagnie di volontarii viennesi sulla sinistra dell'Adige verso Ceredello, e quivi sperò di mantenersi: ma fatto generale della brigala Savoia, ritiratosi per motivi di salute , era

stato surrogato da D'Aviernoz , già comandante della brigata Cuneo ; e Boyl colonnello del lº reggimento lo aveva rimpiazzato come generale di brigata .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

assalire allo spuntar del giorno dal duca di Genova, il quale mandava il 40 reggimento sopra la Corona per San Martino ed il 3 ° per Incanale sopra Dolce, il colon nello austriaco dopo una debole difesa ritornò ad Avio ed alla Madonna della Neve, luoghi posti oltre i confini italiani . Impegnossi quindi verso Dolce una fragorosa , ma inutile cannonata fra le due artiglierie avversarie che traevano dalle due sponde , essendo essa riuscita affatto innocua ad ambo gli eserciti . Presidiavano allora i Pie montesi con un battaglione l'importante punto della Co rona , e posto un reggimento a Rivoli , rientravano nelle loro posizioni di Calmasino e di Pastrengo. Padrone di Rivoli , venne il re nella tarda risoluzione

di tentare un colpo sopra Verona , che dal conquistato poggio gli era apparsa debolmente munita di difensori. Questa volta eziandio pare che egli facesse fondamento sopra segrete intelligenze coi ciltadini : è però certo al meno che un tale presentavasi al quartiere generale as severando di avere in Verona 700 compagni pronti ad insorgere sempre quando imponenti forze piemontesi si accostassero alle mura : soggiungeva che il momento concertato era l'ora decima antimeridiana del giorno 10, in cui egli da Villafranca dalo avrebbe con una fumata il segno convenuto coi suoi connazionali .

Il re, sempre credulo nè ancor fatto accorto dai pas sati disinganni , lasciandosi nuovamente abbindolare da

queste ciarle, le quali ſorse erano figlie del tradimento, ma certamente della più sfacciata ed ignorante impu denza , diede bonariamente ordine di raginar celere mente la miglior parte dell'esercito a Villafranca per

quindi proceder sopra Verona al giorno concertalo . Per tal modo quel principe, ignorando o dimenticando quanto


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preziosa merce sia il tempo in guerra , per prestar fede a vane ciancie, perdeva due giorni intieri e con essi l'ul tima occasione che la fortuna gli oſfrisse di trar partito dagli errori del suo avversario . Ed invero sin dall'11 era Carlo Alberto informato della

strettezza in cui versava Vicenza : due vie pertanto a lui

offrivansi per calare in suo aiuto. Egli poteva far tra ghettare l'Adige al secondo corpo reduce da Rivoli al ponte di Ponton , debolmente difeso dalla menomata guerni gione di Verona , e facendo in pari tempo passare il fiume al primo corpo ed alla riserva a Zevio o ad Albaredo egli poleva aver collegate , li 12 a mattina, tulle le sue forze, le quali, alloggiate a Roverbella, a Villafranca e Som macampagna, non avevano in media più di 10 kilome tri a percorrere per portarsi sulle rive dell'Adige, ed in vestir con esse Verona dai due lati . Se poi la necessità di giltar due ponti e di porre fra le due parti dell'eser cito un grosso fiume a lui sembrava operazione arri schiata troppo , ei poteva sempre ad egual modo con centrare le sue forze nello stesso giorno 11 solto Verona verso Fenilone o Dossobono, e rinnovare l'assalto con tro Santa Lucia e Tomba . Ma il vero movimento era di

traghettare prontamente il fiume, sopra uno o due punti non importa, e venirsi a collocare ardilamente fra il ma

resciallo e la città . Con questa audace mossa egli non avrebbe certamente salvato Vicenza , poichè s'era per duto il tempo utile nello scopo secondario di conquistar Rivoli , e quella città li 11 a mattina era già in potere del maresciallo ; ma Carlo Alberlo , collocandosi con

40,000 uomini nelle magnifiche e celebrate posizioni di

Caldiero ( le quali, fortificando i monti Rocca e San Mat tia che stanno a cavaliere e dominano intieramente la Vol . III . - 31

PINELLI , Storia ecc ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

strada di San Bonifacio, ed i poggi su cui siedono i vil laggi di Colognola e di San Pietro ed il colle di San Vit

tore, che offre ottimi fuochi di fianco, sono forse più terribili per chi da Vicenza muove alla volta di Verona,, che per chi , venendo in opposto senso, abbia ad espu gnarle) , avrebbe costretto il maresciallo a venire a gior nata campale per rientrare nella sua Verona. Arrogi che, ove i generali regii agito avessero con prontezza e se gretezza , avrebbero senza fallo oppresso le truppe ne miche che vedremo far ritorno in Verona non compatte

e riunite, ma per divisioni staccate. Invece di regolarsi in questo energico ed avveduto modo, Carlo Alberto , lasciati cinque battaglioni della brigata Casale col corpo franco giunto da poco in linea sulla riva destra del Mincio , alcuni altri battaglioni a

custodire Goito, Valeggio , Villafranca e Peschiera , e l'in tiera brigata Pinerolo a Rivoli ed alla Corona , solo nel

giorno 13 concentrava 35,000 uomini , l'equipaggio di ponte e 56 cannoni a Villafranca , e perdute ivi cinque ore nelle consuete ed inutili reviste ed a far sfilare

tanta moltitudine fra le intricate vie di quella città , con

vertita in una immensa ridotta , giungeva finalmente

alle 3 pomeridiane ad Alpo colla prima divisione e con parte della seconda . Poco dopo la divisione Broglia, ac cresciuta da parte della quarta divisione , giungeva verso Dossobono ; ma la riserva , trattenuta per via da un or rendo acquazzone , non giunse che assai tardi verso Tomba che assalir doveva . Bava allora , incaricato dal re della direzione dell'impresa, rappresentandogli come pericoloso fosse maggiormente innoltrarsi in terreno sconosciuto , ove il nemico tender poteva agguati nel

l'oscurità della notte , ottenne da lui ordine di far sere


CAPITOLO IV .

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nare le truppe nelle rispettive loro posizioni in attesa del nuovo giorno .

I capi regii, fatti accorti dal rovescio patito il giorno

6 maggio sotto Verona , avevano questa volta con miglior discernimento dato le disposizioni per un attacco contro Verona ; e solo è da lamentarsi che essi non si accin

gessero all'esegnimento quarantott'ore prima. Secondo le istruzioni compartite ai diversi capi di corpo il di 13

da Dosdega dal generale Bava , la riserva doveva nel mattino seguente mantenersi a Tomba , e marciar sopra Tombetta solo quando la prima divisione , incaricata di assalir Santa Lucia, partendo da Rizza al far del giorno , pervenuta fosse ad Orge , di dove cominciando ad in quietare i diſensori di Santa Lucia col fuoco dei bersa

glieri e delle artiglierie, doveva procedere sino a Ro veggia e Chiodo. La riserva allora doveva spingersi a Tombetta , sloggiarne gli Austriaci ivi appostati con cinque pezzi , e concentrare quindi tutto il suo fuoco sulla Porta Nuova della città , e perchè potesse pron tamente acquistare superiorità sul nemico eragli stata annessa numerosa artiglieria . Contemporaneamente la

terza divisione , marciando sulla gran strada di Dosso bono , doveva assalir Santa Lucia di fronte , mentre la

quarta , non completa, partendo da Calzoni e portandosi a Moreschi e Fenilone, doveva guarentire il fianco si nistro contro una sortita del nemico da San Massimo.

Tre battaglioni d'Acqui, muovendo da Alpo , dovevan venire a Martinelli e formar ivi la riserva della prima divisione, mentre la cavalleria, mantenendosi a destra ed a sinistra della strada postale ed all'altezza di Dos sobono , doveva formar la riserva generale e tenersi pronta a volare ovunque l'opera sua potesse riuscir ne


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

cessaria ed efficace. L'equipaggio da ponie , partendo in quel giorno 14 da Villafranca sotto la scorta di due

compagnie di quel presidio , doveva procedere sino a Sommacampagna per essere alla mano all'evenienza . Era raccomandato alle divisioni tutte di tenersi colle

gate per via di fiancheggiatori ben ordinati sopra due linee , e di abbattere nel loro avanzarsi colle artiglierie qualunque casa ove il nemico avesse potuto celare qual che drappello. Queste disposizioni , faite note alla sera a tutti i corpi , cagionarono la più sentita gioia ; massimo era l'ardore delle truppe, ed i soldati , sebbene privi di vitto sin dal mattino e costretti a cibarsi col solo pane di munizione inzuppato dalla pioggia del pomeriggio, tuttavia accon ciavansi tutti bagnati alla meglio sotto i gelsi e sul ter reno coltivo tullo molle d'acqua, allietati dalla speranza che il giorno seguente li avrebbe veduti entrare trion fanti nella tanto sospirata Verona : quand'ecco verso la mezzanotle giungere ordine di dar principio alla riti

rata . Cagione di tal cangiamento erano state le notizie pervenute al re ad Alpo, ove posto aveva i suoi quar tieri: perchè da un lato , il sedicente agitatore di Verona presentatosi al generale Bava ed informatolo come il colonnello comandante in Villafranca non avesse voluto

lasciargli dare il segnale convenuto ai suoi socii , di chiarava non doversi più far calcolo sul movimento in terno ( 1 ) : dall'altro poi, il che era molto più grave, ( 1 ) Ignoro se questa fosse verità o menzogna : ma cerlo se l'im

previdente slato -maggiore piemontese trascurato aveva di dar le istruzioni opportune a quel colonnello , questi ſece ollimamente a non permettere segnali che esser potevano proficui al nemico ; senonchè non si scorge troppo a che servisse quel segnale, poichè


CAPITOLO IV .

485

perveniva notizia al re della resa di Vicenza e del ri torno di Radetzky nelle mura di Verona . Carlo Alberto allora , caduto di speranza di conquistare quella città , diede ordine di incominciare incontanente la ritirata .

Prima a retrocedere fu la divisione di riserva , la quale come più innoltrata trovavasi maggiormente esposta ; essa piegando per Cadavide, Cà de Robbi, Castel d'Az zano, Forelta ed Isola Alta, venne a Roverbella : le fan

terie del primo corpo e le artiglierie gravi guadagna rono , per Alpo e Povegliano , Villafranca . Il secondo

corpo dovelte per Calzoni e Sommacampagna ritornare a Palazzuolo e Santa Giustina , e la divisione di cavalle ria incaricata di proteggere la ritirata, tenne col grosso la via maestra che per Dossobono tende a Villafranca ; gettando a destra ed a sinistra alcuni manipoli di fian cheggiatori. Al far del giorno il nemico, appena s'avvide del nostro movimento retrogrado, mandò fuori un nembo di ussari ed ulani ad infestare il retroguardo ed a rac cogliere gli sbandati: essi furono facilmente contenuti dai bersaglieri e lancieri della riserva che cagionarono

loro alcune perdite : ma non cosi al centro , ove il co mandante la brigata di cavalleria incaricata di proteg gere la marcia del secondo corpo , governandosi con somma imperizia di guerra , invece di frapporre alle dalle torri di Verona era facile aver scoverti i battaglioni pie montesi , ed il miglior segnale poi era il cannone nel momento dell'allacco ; al poslullo , siccome Bava ci dice che l'ora concer

tala erano le 10 mattutine, aveasi tutto il tempo alla mezzanotte

del giorno precedente di mandar ordine al comandante di Villa franca di non frapporre Ostacoli : pare impossibile che uomini

serii e militari abbian potuto scrivere simili inellezze ; il verò è che in quell'opuscolo come nella catastrofe di Vicenza ebbe troppa parle la medicina !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fanterie ed ai primi squadroni le proprie ambulanze ed i cavalli di ricambio degli ufficiali, permise che seguissero ultimi e sul fianco esterno verso il nemico : avvenne per

tanto che un capitano di ulani , avendo notato questa negligenza , risoluto a trarne partito, gettatosi col pro prio squadrone su quelli inermi , si impadroniva dei carri

e di alcuni cavalli, mentre gli altri fuggendo' a briglia sciolta vennero a portar lo scompiglio ed il terrore nel corpo della colonna, che si credette tutto ad un tratto assalita dall'intero esercito radetzkiano .

Il momento era critico invero , perchè le fanterie, con dotle con poca buona regola di guerra in tanta vici nanza del nemico, per evitare i fangosi campi ed i vi

gneti , marciavano per fila sopra l'angusta ed incassata stradicciuola che da Calzoni conduce a Sommacam

pagna ; e con grande difficoltà adunque schierarsi pote vano a battaglia : mentre le artigliere, che in quel ter reno ammollato affondavano ad ogni passo, mal potevano sormontare l'erta riva che costeggia la via per porsi in batteria : felicemente però , a parare ai danni dell'im previdenza, accorse il distinto valore del conte Maffei

di Boglio , colonnello di Novara Cavalleria, il quale, se guito da pochi altri audaci , slanciatosi sugli mici, riusci a trattenerne la foga : ed in quel due de' suoi squadroni pervenuti essendo a in battaglia , caricarono cosi vigorosamente

ulani ne frattempo schierarsi gli ulani,

che questi dovettero non solo abbandonare i predati carri e cavalli , ma benanco due dei loro uomini stati

più gravemente offesi, mentre varii altri ſeriti più leg germente riuscirono ad evadersi . Costò questo rimbecco dato al nemico un solo lanciere rimasto morto , e tre

feriti , fra i quali il prode colonnello che ricevette cin


CAPITOLO IV .

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que colpi fortunatamente non gravi . Lui pertanto , a cui era dovuto il merito principale d'aver respinto gli Austriaci , rimunerava poscia il re colla medaglia d'oro, accordando quella d'argento al tenente Piola, animoso giovane che coi bravi dragoni di Novara aveva potente mente secondato il suo colonnello nel fugare gli ulani . Espugnata Vicenza , aveva dunque prontamente ri volto le sue cure Radetzky alla minacciata Verona; e qui amor del vero mi costringe a dire ch'egli oprò con attività grande, la quale acquista nuovo pregio ove com parata venga all ' inoperosità del generalissimo della lega . Alla stessa sera del di 11 che lo vide entrare nella

domata Vicenza egli frettolosamente spediva alla volta di Verona Culoz co' suoi 5,000 , il quale vi giungeva nella notte dalli 12 alli 13 ; ed al mattino seguente lo

stesso maresciallo, postosi in via con 8,000 uomini del primo corpo, rientrava in Verona verso il meriggio del giorno 13 , mentre ad un dipresso all'ora stessa D’Aspre entrava in Padova .

Questo generale incaricato di presidiare con parte del

secondo corpo Vicenza , e di riaprire coll'altra le com municazioni con Zobel e di ritornare all' obbedienza

Padova , era felicemente riuscito in ogni impresa. 11

generale Simbschen, partito li 12 colla propria brigata da Vicenza , spingevasi verso Schio, ed entratovi senza ostacoli, percorrendo tutte le valli circostanti , e mon dandole d'ogni partito nemico, giungeva li 15 a Rove redo, ove prendeva con Zobel i concerti opportuni per una pronta e durevole communicazione con Verona . Pa

rimenti D'Aspre portatosi in persona sopra Padova colla brigata Liechtenstein , vi penetrava senza trar di schiop

po, impossessandosi anzi di alcuni bagagli è cannoni


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

abbandonati dal debole presidio di quella città nella sua precipitosa ritirata sopra Venezia . Il maresciallo intanto rientrato in Verona , dopo aver

fallo debolmente inseguire l'esercito regio nel suo mo vimento retrogrado, concedette alle affaticale sue schiere

quel riposo cui le marcie sostenute e le perdite sofferte nelle sanguinose azioni di Curtatone, di Goito e di Vi cenza davan loro ampio dirilto. E qui viene il destro di notare che se valorosamente agirono i soldati au striaci , il maresciallo però pose più fiate a repentaglio

le proprie communicazioni, le quali senza fallo cadute sarebbero in potere di un avversario intraprendente ; raffrontinsi infatti le date , e dicasi se anche dopo per duta la magnifica occasione di battere il inaresciallo di fianco mentre marciava sopra Vicenza , se anche dopo l'oppugnazione di questa città e l'intempestiva spedi zione di Rivoli , Carlo Alberto gettandosi oltr' Adige quando Culoz e Wratislaw crano separati da una buona marcia e D'Aspre aveva suddiviso il proprio corpo fra

Simbschen sopra Schio , Schaaffgotsche a Vicenza e Liechtenstein a Padova , non sarebbe riuscito ad oppri

mere isolatamente questi varii corpi . Ma non perciò biasimare si può di soverchio ardire Radetzky, poichè egli oramai conosceva con chi aveva a fare, ed il carat tere indeciso del suo avversario eragli noto : e cono scere e sapere apprezzare le doti del generale contrario , e regolarsi in conseguenza , è pure uno dei rari pregi dei buoni condottieri d'esercito.

La tardiva marcia sopra Verona fu l'ultima mossa

offensiva di Carlo Alberlo , il quale cominciando , ed a ragione, a diffidare delle cognizioni strategiche proprie e de' suoi consiglieri , si limitò ad una difensiva asso


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luta : ed il maresciallo per altra parte essendo troppo cauto per avventurarsi al piano prima di aver rannodato a sé i rinforzi che gli guidava Welden ; ebbero pertanto

tregua per qualche tempo le grosse fazioni di guerra fra i due corpi principali , e solo accaddero alcuni scon tri parziali nelle regioni alpine, che io verrò ora ordi natamente accennando.

Il collocamento dei Piemontesi a Rivoli non era però

evento tale da passar inosservato agli occhi del vecchio maresciallo, il quale, mentre dava mano a rifocillar le schiere ed a migliorarne gli arredi, e specialmente la calzatura, grandemente danneggiata dalle lunghe e ra

pide marcie sostenute in terreni fangosi, agognava pure a scacciare gl’Italiani dalle gole del Tirolo . A tal effetto appena rientrato in Verona egli spediva il tenente-ma resciallo Thurn ad assumere il comando di tutte le

truppe stanziate nelle valli superiori, le quali , dacchè Welden recato si era ad organizzare il secondo corpo

di riserva, rimaste erano senza capo. Sommavano desse a due brigale e ad alcuni irregolari del Tirolo , 9,000 in tutto : i quali trovavansi però disseminati sopra una lunghissima linea . Il generale Lichnowschy faceva occupare dal colon nello Alleman le gole d'onde nasce il Chiese , di dove

mentre minacciava a destra il passo del Tonale legavasi per Stenico , Tione , Lardaro e val di Ledro col colon

nello Favancourt, il quale presidiava co'suoi Riva , Po nale e gli altri luoghi giacenti sulle rive superiori del Benaco, continuamente solcato dai piroscafi italiani che tenevano d'occhio l'armatetta austriaca incrociando verso

Malcesine . Il generale Matiss poi , tenendo il grosso della sua brigata ad Ala e Sabionara verso Roveredo , mant


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dava il colonnello Melczer a Brentorino ed alla Madonna

della Neve ad invigilare i passi del Montebaldo : mentre Zobel spingeva i suoi leggieri sino alla Ferrara, a Ri valta ed a Dolce a custodire il varco dell'Adige. Commu nicavano queste truppe dall'una all'altra sponda con ponte volante, e legavansi dapprima all'esercito del ma

resciallo per via della brigata Simbschen, che vedemmo risalir le valli Sugana ed Arsa ed innoltrarsi sino a Ro veredo ; ma poscia Radetzky, vedendo che Carlo Alberto non manifestava intenzione alcuna di maggiormente ad dentrarsi in Tirolo , e che pareva anzi concentrare la massa delle truppe verso Mantova, prescritto a Thurn di far occupare con deboli distaccamenti i punti più acconci a mantenere libera la communicazione fra Ro

veredo e Verona , riuniva Simbschen al grosso dell'eser cito ; in pari tempo però, credendo le forze dei regii in quelle località inferiori ancora di quanto erano vera mente, ordinava a Thurn di far assalire il punto di Spiazzi ossia della Corona.

Custodiva quel passo il valoroso maggiore San Vitale col battaglione cacciatori del 140 fanteria , colla compa

gnia dei bersaglieri studenti , 900 uomini al più con 2 pezzi da qualtro. Contro cosi debole schiera vennero nel di 18 ben 2,500 Tedeschi : Zobel, mossosi da Avio

con olto compagnie di cacciatori e tre apparecchi da razzi , venne a riunirsi sul monte della Madonna della

Neve a Melczer , ivi accorso da Brentonico con altre quattro compagnie e due cavalletti per racchetle . Spesa insieme la notte dal 17 alli 18, non ancor suonale erano

le 3 mattutine che Zobel, procedendo primo, affacciavasi agli avamposti dei Piemontesi. Stava a lor direzione il

luogotenente Menada , che accortosi dell'approssimarsi


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del nemico , ne dava pronto avviso a San Vitale, dispo nendosi intanto a sostenerne il primo impeto ; e tanto

valorosamente il fece, che la colonna austriaca progredir non potendo sotto il ben nudrito fuoco di quei pochi gagliardi, San Vitale ebbe tempo a disporre in catena sui gioghi circostanti buona parte de' suoi cacciatori e gli animosi studenti : in un attimo il fuoco si protrasse

su tutti i punti, e quelle cupe valli echeggiarono d'ogni parte ; gli Austriaci , mal scernendo fra i tanti ripieghi di terreno il breve numero dei Piemontesi , attoniti a

veder avanzare arditamente contr'essi quella linea di fuoco che già li accerchiava, credettero che le nemiche catene sostenute fossero da numerose riserve, e temendo

omai d'esser spuntati sul destro fianco dagli studenti che celeremente innoltravansi verso la Ferrara, pensa rono retrocedere sopra quel punto : ma qui neppure ebber quiete , poiché il capitano De Rolland ed il te nente Bessone, raccolte le catene ai sostegnied alle ri serve , audacemente gettavansi sopra loro alla baionetta : non ressero à quel cozzo i Tirolesi di Zobel , e volte le terga andarono a raccozzarsi al Pian di Cenere, la sciando morti sul terreno 28 dei loro, fra cui il mag

giore Scharingen ed il capitano Stiber (1 ) , distinti uffi ciali tirolesi, ed annoverando inoltre 2 ufficiali e varii

soldati feriti ed 80 prigionieri . Rimase la Ferrara in mano dei Piemontesi , ma San Vitale non volendo so

verchiamente sparpagliare le deboli sue forze, la fece evacuare , contentandosi di collocare alla Ferrara l'aiu

( 1 ) Il valore dimostrato da quest'ultimo meravigliò altamente i

Piemontesi , i quali datagli sepoltura sul luogo, vi posero una la pide che ne ricordasse il nome e la virtù : cosi si onora il valore , quand'anche nemico.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tante maggiore Torella con 100 uomini per invigilare le falde settentrionali del Montebaldo .

Fu questo uno dei più bei fatti della guerra, avendo 900 Piemontesi sbaragliato meglio di 2,000 Tedeschi ; ne ebbero principale elogio e guiderdone San Vitale e De Roiland .Ebbero i Piemontesi 15 feriti, cinquedei quali, cioè Androet sergente, Virando , Ferraris - Trecale , Oli

veri 2° e Barbavara (1 ) , appartenevano alla prode com pagnia degli Studenti, la quale ebbe inoltre a piangere la morte di tre de' suoi : i cui nomi io qui trascrivo perchè sia noto che gli animosi adolescenti Rocciapane , Longoni e Succhieri ( 2 ), ai dolci ozii delle città subal

pine, ai queti studii prefersero le fatiche del campo, e. schivi di dimostrar amor patrio con sterili concioni, con stolti schiamazzi , per questa bella Italia che lor fu ma dre spesero il generoso sangue. Attendeva Rocciapane alle religiose dottrine , alle mediche gli altri due : ma udita la gran voce della madre antica , essi , posto in non cale i pacifici studii , andarono ad incontrar morle sulle ultime pendici alpine. Posano le loro ossa a Pozzani , e la bianca neve, che quasi simbolo dell'innocenza loro li ricopre, possa guarentirle dalle ingiurie del tempo ,

e la memoria loro esser sprone alla gioventù italiana ( 1 ) Barbavara era già uſficiale nell'esercito : costretto a lasciar il servizio peralcune giovanili improntitudini, era rientrato come

volontario , facendo col suo valore obliare le scappalelle di gio ventù .

(2) Oltimamente nella regia Università di Torino fu posta una lapide ad onore degli studenti morti nella santa guerra ; sovr'essa non figura Succhieri o Schieri , come altri scrissero : ma egli mori certamente in quel fatto , e pare che fosse studente di Nizza di

mare , onde io qui lo annoverai per non furare la sua memoria del degno premio .


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ad imitarne il nobile esempio ognor quando la patria chiami nuovamente all'armi i suoi figli ! Contemporaneamente al colpo tentato sopra la Co rona , Thurn faceva eseguire dal colonnello Alleman alcune dimostrazioni contro i volontarii che custodivano

passo dello Stelvio in Valtellina e del Tonale in val Trompia. Comandava in que' luoghi il napoletano D'A pice , venuto in Jlalia col grado di colonnello , da lui il

acquistato nelle guerre di Portogallo, e nominato poscia generale dal governo provvisorio. Vennero i Tedeschi al passo di Santa Maria , che sta ove Adda ha scaturi

gine : 700 eran dessi e su tre colonne, una delle quali scendeva il vallone a destra , l'altra saliva il monte Stel

vio, e la terza seguiva la gran strada che da Sondrio porta a Glurns . D'Apice non aveva seco che 400 uomini e 2 cannoni di montagna , ed ancora la necessità di sorvegliar tutti i passi aveva voluto che quel debole drappello fosse in molti minori suddiviso : pur avuta contezza dell'approssimarsi degli Austriaci da una pat tuglia rientrata al far del giorno, egli con singolare

attività adoprandosi e collocando i suoi esperti tiratori nei passi più scoscesi , di dove offender potevano senza esser offesi, si gagliardamente seppe opporsi ad ogni assalto, che verso il mezzodi, dopo un infruttuoso combattere di cinque ore, gli Austriaci ebbero a ritirarsi sino a Trofoi, luogo 7 kilometri lontano dalla vetta dello Stelvio . Succedeva questo assalto li 15 giugno, e gli Austriaci

avendolo ripetuto con forze maggiori di un terzo , e nuovamente invano nel di 27 , desistettero per allora da

quelle dimostrazioni, le quali, in sostanza , altro scopo non avevano che di far credere ad una scesa di un corpo

d'armata alle spalle dell'esercito regio , speranza assai


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fallace , ben sapendosi che niun esercito austriaco tro vavasi per allora in quelle regioni alpine . Mentre la guerra terrestre limitavasi ad azioni secon darie che nulla influir potevano sul finale suo risulta mento, ancor più rimessamente combattevasi sui flutti

adriaci , perché Albini legalo dalle sue istruzioni nulla osava intraprendere. Sin dal principio della guerra ,

Carlo Alberto , per uno di quei stanci intempestivi di umanità , aveva espresso il desiderio che le ostilità si limitassero alle armate terrestri, risparmiando per tal modo al commercio tutti quei mali che dalla guerra a suo danno conseguono : senonchè l’Austria avendo cre

duto di esser in diritto di offendere dal litorale le pro vincie venete e di porre anzi un simulacro di blocco a

quel porto, il governo piemontese, con suo dispaccio delli 18 aprile, aveva fatto dichiarare alla corte di Vienna come le sue navi , astenendosi dall'infestare i legni mer

cantili , avessero però ordine di agir ostilmente contro i legni da guerra od armati in guerra : dichiarazione

questa che diè luogo ad una corrispondenza attivissima, pretendendo dapprima gli Austriaci ministri che i pi roscafi della compagnia del Lloyd, da loro impiegati a pro della squadra, risguardar si dovessero come legni mercantili , e potessero pertanto liberamente solcare il mare Adriatico : pretesa assai strana ed assurda , alla

quale però il governo del re, per desiderio di compia cere all'Inghilterra che non voleva veder interrotte le corse che quei battelli facevano fra le isole Jonie, Malta, le Indie ed il porto di Trieste , si affrettò di aderire , mandando ordine al suo ammiraglio ( 1) che libera (1 ) Tutto quanto riflette questa vertenza e gli ordini assai sin

golari spediti all'ammiraglio sono chiaramente provati dalla cor


CAPITOLO IV ,

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mente lasciasse circolare quei piroscafi, purché non ar mati in guerra né latori di guerresche munizioni; ma appianata questa difficoltà ne sorse una maggiore, su scitata dalla Confederazione Germanica , la quale alle gando essere il porto di Trieste parte , ed anzi scalo

principalissimo del commercio di essa Confederazione, pretese vedere in ogni operazione intrapresa a danno di quella città un atto ostile della corona sabauda contro la Dieta .

Insussistenți aflatto erano queste pretese della Diela , poichè dal momento che il commercio non riceveva dal

navigliv italiano alcun incaglio, non v'era ragione per cui la città di Trieste , fortificata e convertita dagli Austriaci in principal sede dei loro approvvigionamenti, consi derar non si dovesse come piazza nemica , tanto più che dai legni austriaci commettevansi continue scorrerie sul lido veneziano , con ragguardevole nocumento di quelle popolazioni : pur tanto guardingo era il governo del re, che mandava severi ordini al suo ammiraglio di dichia rare che l'unico scopo della presenza della flotta ita liana in quelle acque era di venir a battaglia colla ne mica ove si avventurasse in alto mare, e d'impedire i

danni che i legni austriaci da guerra od i forti lungo la costa arrecar potessero al veneto commercio : e ve demmo diffatti come Albini giunto dinnanzi Trieste, re golandosi secondo le proprie istruzioni e cedendo alle rimostranze del corpo consolare recatosi al suo bordo, si

ritraesse in fin di maggio nel porto di Pirano, lasciando alcuni legni ad incrociare in quei paraggi . Continue rispondenza del ministro Pareto e di Albini colle autorità inglesi

e col governatore di Trieste , stata pubblicala d'ordine del governo inglese , e che per brevità si omette di riprodurre .


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però essendo le molestie arrecate dai forti imperiali alle feluche venete che di capo in capo andavano trafficando lungo il litorale, Albini commetteva a Villarey, coman dante del Beroldo , di andarne con la fregata , dodici penici enete e due vapori , il Tripoli sardo, ed il Roma

papalino (il solo legno pontificio che raggiunto avesse la

flotta alleata , ed a bordo del quale stavano 200 soldati), verso lo sbocco della Livenza , sulle cui sponde sorgono

due forti, quel di Caorle a sinistra e quel di Santa Mar gherila a destra.

Appena apparve il 3 giugno la bandiera tricolore in quei flutti, cominciarono le due batterie a furiosamente trarre sulle navi italiane, ed anzi il Tripoli , che più s'era innoltrato, ebbe a ricevere di rimbalzo tre palle ; allora Villarey , allegando essere il mare troppo fortu noso , non volle arrischiarsi fra quei marosi , e rivolte le prore rientrava in Pirano..

Ma se la troppa prudenza ed il tempestoso mare in pedito avevano a Villarey di ribattere le offese, non fu tardo a comparir in quei luoghi chi più audace venne a sostenere l'onore dell'itala bandiera. Mandato Persano,

comandante del Daino, ad incrociar in quelle acque dal l'ammiraglio, stava utilizzando il tempo nell'addestrare

l'equipaggio al tiro del bersaglio col cannone, quando nel di 12 le bordate conducendolo alla volta di Caorle, parve

a lui, ed a ragione, che niun miglior bersaglio offrir si potesse a cannonieri italiani di un forte austriaco . Ac

costatosi pertanto a 600 metri al più dalle batterie , dava fondo in 20 piedi d'acqua, ed abbozzatosi ed inal berata la bandiera tricolore, cominciava a rispondere al fuoco che al suo primo apparire le batterie nemiche avevano sopra lui diretto. Durò la lotta quaranta mi


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nuti circa , pendente i quali meglio di cinquanta palle furono dai cannonieri italiani poste nei bastioni nemici , ma non senza alcun proprio danno , perché il Daino ebbe a ricevere esso pure quindici colpi , dei quali due soli di qualche entità e gli altri di rimbalzo : ma quello ricevuto nella linea di galleggiamento cagionato avendo una via d'acqua più che mediocre , fu forza al legno sardo di allontanarsi per non esser inutile bersaglio al nemico mentre si procedeva al riattamento . Sfilati per tanto gli ormeggi, Persano, senza neppur un uomo of feso al suo bordo, allargavasi in mare ; e prontamente riparate le avarie e fatti raccogliere nella notte gli or meggi dagli schelmi comandati dal sottotenente Saint Bon, che con intelligenza e zelo adempiva alla avuta

missione , ricompariva alle 3 mattutine del giorno 13 Persano nelle acque di Caorle per attaccare quel forte di conserva con alcune lancie cannoniere venete uscite

il di prima da Malamocco . Presi li opportuni concerti , ricominciava l'armatetta italiana il combattimento verso

le 9, ma essendosi dopo. breve tempo appiccato il fuoco alla santa Barbara della cannoniera La Furiosa , essa ebbe a saltar in aria con morte di lullo il suo equipag gio , meno il capitano , raccolto poi dai compagni ; e quest'avvenimento scoraggiato avendo le altre quattro lancie, esse, cessato il fuoco, si avviarono a Malamocco, onde il comandante del Daino, rimasto solo contro le

batterie del litorale, abbracciò esso pure il partito di rimettersi in alto mare , pago di aver dimostrato col l'audace assalto dato ad un fortissimo baluardo come non

fosse spento il valore della sarda marineria, e come se gli ordini proibilivi non erano , anche sui flutti gli Italiani sapessero sostenere l'onore della loro bandiera. VOL . III .

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PINELLI, Storia ecc .

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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Albini frattanto erasi con tutta la flotta ricondotto il

giorno 6 dinnanzi Trieste , nella cui rada sprofondava

l'ancora a lungo tiro dal porto, patentemente dimo strando cosi come suo disegno fosse di tener solo in esso bloccato il naviglio imperiale, ma non di danneggiare la città : ciò malgrado , le batterie di terra poste ora in ottimo stato da Giulay, non esitarono ad incominciare

il fuoco ; circostanza che se per la gran distanza riusci poco o nulla dannosa alle navi italiane , non essendo

pervenuti che alcuni proiettili di rimbalzo al San Mi chele più degli allri innoltrato, bastava tuttavia a pro vare come il timore di compromettere gli interessi della Confederazione Germanica nulla valesse ad astenere i comandanti austriaci dall'offendere le navi alleate . Per

la qual cosa Albini , sentito il parère dei collega veneto e napoletano, non esitava a pubblicare un indirizzo in cui, esponendo la condotta delle autorità imperiali , cre devasi autorizzato a dichiarare e dichiarava il porto di Trieste in istato di blocco a datare dal giorno 15 del venturo mese di luglio ( V. Documento nº 8) . Ma in quel frattempo l'iniquo abbandono della causa italiana per parte del re di Napoli arrecò i suoi frutti, poichè allo stesso modo che le sue truppe terrestri ri cevuto avevano ordine di rivalicare il Tronto , la sua squadra riceveva ora comando di abbandonare le acque di Venezia e di ricondursi ad Ancona e quindi nei porti del regno . Latore del funesto messaggio fu l'aiutante Cavalcante, giunto col piroscafo mercantile il Vesuvio . Scoppiava il cuore al vecchio Decosa ed ai suoi di abbandonare in tal modo i fratelli sardi e veneti , e di sertare la causa comune ; ma l'ordine era perentorio e

non ammetteva dilazioni ; onde l'ammiraglio napole


CAPITOLO IV .

499

tano , piegando il capo ai voleri dell'indegno signore , sciolte le vele allontanavasi li 12 a sera da quei luoghi. Ridotto allora Albini alle sole navi venete e sarde, cre dette dover evitare uno scontro col nemico , allora supe

riore in numero, e salpata l’áncora fece ritorno dinnanzi

a Pirano , di dove premurosamente e replicatamente in sistette perchè da Genova venissero alfin spediti gli altri bastimenti .

Se poco propizii correvan gli eventi militari tanto su terra che su mare pel savoiardo vessillo , quelli politici per lo contrario arridevano al partito albertista , che non risparmiava sforzo alcuno per sottoporre l'alta Italia alla corona di Sardegna. Già Piacenza primissima , quindi Parma e Modena , e l'inclita Brescia riconosciuto ave

vano a lor signore re Carlo Alberto . Lo spoglio poi della votazione delli 29 maggio delle popolazioni lom barde dato avendo, malgrado, i torbidi eccitati da alcuni intriganti più austricanti che repubblicani, e fra i quali

primeggiavano un Urbino , ligure , un Bresciannino ed un Romani, lombardi, un risultato di 561,000 voti per l'adesione immediata col Piemonte , contro 681 contra

rii , il governo provvisorio, con suo proclama delli 8 giugno, dichiarava solennemente riunite alla corona di Sardegna le provincie lombarde: atto che veniva poscia accettato dal re il di 11 al quartier generale di Valeggio . Allora le quattro provincie venete di Treviso, Vicenza , Padova e Rovigo, non ancor riacquistate dagli Austriaci , fecero vive istanze presso il governo di San Marco , per chè anche il Veneto aderisse a Piemonte : ma la fazione

repubblicana , avendo naturalmente il sopravvento in Venezia per le antiche e gloriose reminiscenze, i duum viri , Manin e Tommaseo, dilazionar vollero sino alli 18


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

giugno a congregar l'assemblea nazionale che a nome

della nazione tutta pronunziar doveva sulle sue sorti:

laonde le quattro summentovate provincie mandavano deputati al Parlamento nazionale di Torino , i quali ap punto al momento in cui quelle generose città ricade

vano sotto l'abborrito giogo straniero , dichiaravano voler esse far parte del regno dell'Alta Italia .

Quest'incremento dato alla monarchia subalpina e la decretata unione delle provincie lombarde , parevano dover accrescere forza alle armi italiane e dare attivo

impulso ai militari provvedimenti di Lombardia ; ma le cose invece andavano ben diversamente: sotto l'appa rente volontà universale di far causa comune colla Sar

degna, ripullulavano le repubblicane speranze : i capi di questa fazione , ingenuamente od artatamente rite nendo qual calcolata perfidia l'inoperosità di Carlo Al berto, che altro non era che inettezza , e paventando ad

ogni modo che lui consenziente od incapace ad impe dirlo, la causa italiana avesse a perire , cercavan farle puntello del popolo, e già andavan spargendo sommesse voci di defezione, di abbandono delle provincie venele e di transazioni coll'austriaco governo . Queste cose che molti fra i repubblicani credevan vere, ed alcuni altri cercavano maliziosamente di accreditare, erano poi di vulgate e con arte finissima esagerate dai fautori della dominazione imperiale che rifuggivano da niun mezzo per seminar zizzania fra gli Italiani. Tali subdoli maneggi delle fazioni antireali erano poi inscientemente si , ma mirabilmente secondati dalla in

sufficienza dei membri del governo provvisorio e dalla fiacca amministrazione delle cose militari, la quale già accusata , meritamente o no, di malversazioni commesse


CAPITOLO IV .

501

da alcuni impiegati subalterni, cadde poi ancora più basso nell'estimazion pubblica quando Giacinto Collegno voluto dal re a capo e compositore di un nuovo mini stero, che racchiudendo nel suo seno uomini nativi delle

nuove provincie fuse , meglio rappresentasse il nuovo Stato, assunto il portafoglio della guerra in Torino , ce dette la direzione delle truppe lombarde in Milano al generale Sobrero. Lungi da me il pensiero di avvalo rare colla mia penna le turpi accuse che i tristi e gli ingannati portarono contro questo uomo onesto : lo dissi ed il ripeto : niun ufficiale dell'antico esercito pie montese macchiò l'onorata divisa con vile e premeditato tradimento : ma Sobrero, sebbene dotato di vastissima

dottrina , pel suo rigido carattere e per la riputazione di antiliberale di cui godeva , era l'uomo il meno ac

concio a soddisfar l'animo dei Lombardi e ad invogliarli di correre ad arruolarsi sotto le bandiere. Meglio riu sciva Ettore Perrone, già da qualche tempo nominato ispettor-generale delle truppe lombarde; con quel suo

schietto parlare , con quel suo piglio di antico soldato napoleonico, colle patite persecuzioni e colla veneranda canizie egli accattivavasi l'amore di chiunque avesse ad accostarlo : ma tuttavia ei non poteva supplire ai quadri mancanti , alla deficienza di armi e di arredi, nè scac

ciar la tema dal cuore dei vigliacchi , ned estirpare la diffidenza pur troppo da molti nudrita per la fede al bertina.

Pochi essendo pertanto i giovani che volontarii accor ressero ad iscriversi, il governo provvisorio si vide alfin costretto a chiamare qual riserva i nati negli anni 1823 24-25 , estendendo più tardi questa misura agli individui di tali anni che già avessero servito in Austria : ma que


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sta tardiva disposizione non arrecò alcun vantaggio alla causa italiana ; e quando il generale Perrone, divenuto comandante della prima divisione lombarda, mosse agli ultimi di giugno da Milano , i dodici battaglioni che la componevano non ascendevano ad 8,000 al più ; eran essi divisi in due brigate, delle quali una era comandata dal napoletano Poerio (1 ) , ed il comando dell'altra era riserbato a Manfredo Fanti , modenese , giunto in quei

giorni a Milano , distinto per le sue gesta in Spagna , in cui acquistato si era il grado di colonnello : ma il quale trattenuto in Milano per cause di servizio , mai non por tossi ad assumere il comando della brigata . Oltre ad essere poco numerosi , erano quei battaglioni lombardi

composti di giovani non usi alle abitudini militari , privi di ogni istruzione e comandati da ufficiali pochi e poco

buoni : mancavan poi le armi capaci di buon servizio , mancavan gli abiti di panno , le giberne ed i foderi di baionetta , e soprattutto quella severa disciplina che è anima d'ogni militare istituzione . E ben sel sapeva Per rone , il quale, scrivendone a Franzini ministro, dichia rava che quelle truppe sarebbero buone a battersi dietro

baluardi al più , ma non mai in rasa campagna : e chie deva perciò venissegli concesso di condurle ad accam pare sulle lande di Montechiari, ove smesso avrebbero le molli abitudini contratte nelle opulenti città lombarde ( 1 ) Poerio aveva servito con distinzione nella legione straniera in Affrica e nel 1834 egli era stato riputato strumento principalis simo della vittoria dei Francesi al fatto della Macta ; nel 1838

erasi nuovamente coperto di gloria nei combattimenti sostenuti dalli 12 alli 15 maggio al posto di Monzaich ove comandava , e

nel 1841 aveva nuovi elogii per la sua condotta a Koliah alla testa del terzo battaglione.


CAPITOLO IV .

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e piegati si sarebbero a tutte le esigenze della militar disciplina : ma il bisogno che già si sentiva di soccorsi

per rimpiazzare li numerosi ammalati cagionati dalle insalubri bassure del Mincio , impedi che quell'ottimo consiglio venisse seguito in tutto . L'artiglieria lombarda ed il corpo dei pionieri, organizzati per cura il primo del tenente-colonnello Pettinengo e l'altro del capitano Cadorna, e composti di operai esperti ed intelligenti e di molti giovani ingegneri , presentava un personale molto migliore, ma non essendone ultimata la forina zione che assai tardi , essi non poterono essere di grande utilità all'esercito combattente .

In Piemonte invece procedevasi con grandissima so lerzia, poichè i battaglioni di deposito, posti essi pure

sul piede di guerra , fornirono in breve venti battaglioni pronti ad entrare in linea ; e diffatti fra breve dodici di essi , adunati in quattro reggimenti detti provvisorii , vennero a formare una sesta divisione , comandata dal tenente- generale Visconti , che ebbe sotto di sè il mag

gior -generale Faa di Bruno, e che venuta sulle rive del Mincio potė prender parte alle ultime fazioni di guerra .

Componevasi il 1° reggimento provvisorio dei quarti battaglioni della brigata Savoia e del 140, ed ebbe a capo il colonnello Alberti . Il secondo reggimento com prese il quarto battaglione dei 30, 40 e 8º di linea , ed ebbe a colonnello Rapallo ; il terzo, comandato da Lo pez , ricevette i battaglioni di deposito del 90 , 10 e 160, ed il quarto , quelli dell'11 °, 12° e 170 che obbedivano a Delfin . I ballaglioni delle Guardie ed alcuni altri fu rono mandati staccati nei Ducati prendendo stanza al cuni in Piacenza , ov'era pur il deposito dei Bersaglieri, alcuni in Reggio ed alcuni in Modena . Entrarono in


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

questi battaglioni parecchi giovani lombardi, i quali sprovveduti come erano di divisa e di istruzion militare, ad altro non servirono che a peggiorare la condizione di

questi corpi non già troppo buona , perchè composta di uomini disusati pel lungo riposo dalle fatiche di guerra

e sospiranti per la consorte e la prole abbandonata . Tuttavia dopo alcuni mesi di campagna essi pure avreb bero validamente combattulo se i quadri almeno fos sero stati capaci : ma questo era il grave scoglio ; es sendo deficienti e mal alti alle fatiche i sotto ufficiali

tratti dai battaglioni depositi , ove per lo addietro i corpi suolevano spedire quei soggetti che per decaduta sa lule più non reggevano alle assai moderate fatiche dei presidii : pensisi adunque se uomini siffatti potevano tornar idonei alla vita dei campi ! Nè migliori erano, fatte pochissime eccezioni , gli uf ficiali : annoveravansi invero fra essi molti uomini ener

gici che per promozione erano stati dai battaglioni at tivi trasferti nei reggimenti provvisorii , e specialmente i capitani, tratti dai tenenti , erano piuttosto buoni : ma gli ufficiali superiori erano quasi tutti presi fra i co mandanti o maggiori di piazza , e gli ufficiali subalterni fra i bassi ufficiali promossi recentemente : uomini che quasi tutti fecero prova di valor personale, ma di poca o niuna attitudine al comando .

Peggiori poi ancora riuscirono i quadri dei batta glioni di riserva , stati essi pure organizzati e composti per intero di uomini da lungo tempo disavvezzi alle

cose militari, alcuni dei quali abbandonata la carriera nei fortunosi tempi del 1821 col semplice grado di te

nente, vedevansi ora in un subito promossi al grado di maggiore ed incaricati d'istruire, equipaggiare e disci


CAPITOLO IV .

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plinare soldati che da otto o dieci anni più non avevano dato di piglio allo schioppo : in tal modo avvenne che

ai migliori soldati erano preposti ufficiali migliori , e che là dove le doti e l'energia dei capi supplir avrebbe

dovuto alla qualità poco buona dei gregarii , comanda vano invece ufficiali essi pure men che mediocri. Si vide allora , ma tardi, quanto fatale riuscito fosse alle infan terie l'ordinamento loro dato dal ministro Villamarina , e

quanto grossolano errore fosse quello di non aver pen sato mai ad organizzare i quadri delle riserve ; e ben si potè dire che se il Piemonte riboccava d'uomini , non contava però più di 50,000 soldati . Mentre le colpe antiche del piemontese governo e le recenti di quel provvisorio di Lombardia lasciavano la causa italiana priva di validi e sufficienti propugna tori , le schiere del maresciallo andavano per lo contra

rio continuamente ingrossando, poichè al modo stesso che Thurn rumoreggiava a sinistra dei Piemontesi nelle gole del Tirolo , Welden faceva massa d'armati nel Friuli a loro destra .

Fin dagli ultimi di aprile Sturmer aveva , d'ordine di

Nugent, impreso il blocco delle fortezze di Osopo e di Palmanova ; ma ora Welden, cui troppo premeva di to gliere quei luoghi agl’Italiani, addoppiate vi aveva le truppe attorno , mentre egli con 14,000 fanti, 600 cavalli

ed 8 batterie scendeva per val di Cadore nel Feltrino, e dopo sostenuti varii scontri con quei fieri alpigiani (1 ) ed aver fatto conquistare il 13 giugno Primolano dal colonnello Wolf, egli venuto a Bassano piegando a sini stra correva sopra Treviso . (1) Comandava i Cadorini Calvi , legalmente assassinato in questi ultimi tempi dagli Austriaci.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Stava a difesa di quella città il valoroso Zambeccari

con 4,000 irregolari, coi quali egli disponevasi a rin novare le belle difese fatte ; ma gli abitatori, sconfortati dalla caduta di Vicenza, più non spiegavano l'antico ar dore e parlavano di resa , perlocchè Zambeccari all'in

1

domani , ottenuti per le sue genti da Welden i patti stessi guarentiti da Radetzky ai Vicentini , abbandonando Tre viso agl'imperiali , ritiravasi a Venezia. Pochi giorni dopo anche Palmanova ricadeva sotto il dominio austriaco : aveva Zucchi per difendere quella fortezza 1,800 uomini e 100 bocche da fuoco servite da

una compagnia di cannonieri piemontesi : ma oltrecchè i bastioni non erano in buono stato di difesa , comin

ciavano poi ora a scarseggiare i viveri ed il danaro : laonde i disertori austriaci , che formavano la maggior

parte del presidio, cominciarono a tumultuare, sem brando loro troppo acerbo destino di esporsi ad essere trattati con tutto il rigore delle leggi militari ove ve nisse presa d'assalto una piazza , per diſender la quale loro non davansi nè le paghe, né i viveri ; ed allora chia ramente apparve qual fondamento far si potesse sopra uomini che abbandonato avevano il loro antico vessillo .

Poco disposti poi a tollerare i disagi di un lungo asse dio ed i danni di un bombardamento parevano eziandio gli abitatori ; per modo che Zucchi, il quale , a vero

1

dire, dal modo con cui erano condotte le armi italiane

non aveva mai sperato molto nel buon successo, deter minò di venire agli accordi , i quali furono : che i soli

cannonieri piemontesi potessero uscire col generale co gli onori della guerra riducendosi in Reggio patria di quello, di dove rientrar dovevano in Piemonte con ob

bligo di non più servir contr'Austria per lo spazio di . 1


CAPITOLO IV .

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un anno . Le altre truppe deporre dovessero le armi e venir scortate alla patria loro ove sarebbero sciolte :

guarentita la vita e le proprietà tanto ai militari che ai civili , che ricercati esser non potevano per i passati eventi. Firmata la convenzione li 24 fra Kerpan colon nello tedesco , Putelli cittadino e preside del comitato, Gruffi capitano degl'irregolari e Cugia dei sardi can nonieri , venne la città e cittadella di Palmanova conse

gnata agl’imperiali. E qui notar debbo come gli onorati patti eccezionalmente accordati agli artiglieri piemon tesi dovuti siano alla fermezza spiegata in tal circo

stanza dal loro capitano Cugia , che seppe gelosamente custodire l'onore delle armi subalpine. Oppugnata Palmanova, fece Welden dar l'intima al forte d'Osopo : ma il Zannini , che la comandava , alte ramente rispose poter e voler difendere la rocca sino all'ultimo . Lasciata pertanto una conveniente schiera a bloccar quel forte , e mandati 12,000 uomini di rin forzo a Radetzky, andò Welden con 10,000 circa sotto

Venezia , e prontamente occupata Mestre, cominciò il blocco di quella città , che sola con Osopo ancor tene vasi per la parte italiana. In Venezia , non ancor datasi alla Sardegna , regge

vano lo Stato Manin e Tommaseo, chiari per dottrina, ma ancor più pell'ardente amor di patria che loro scal dava il petto , e che fruttato lor aveva di recente la pri gionia . Repubblicani per convinzione amendue , essi erano però troppo teneri della causa italiana per volersi far maestri di discordia fra i figli delle varie provincie : ond'è che li 3 giugno essi decretavano che nel giorno 18 dello stesso mese l'assemblea nazionale pronunziato avrebbe sulle sorti future di Venezia : senonchè essendo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

in quel giorno appunto Welden entrato in Mestre , parve ai duumviri che il momento in cui l'apatia albertina aveva lasciato ricader tutto il Veneto sotto l'austriaco

giogo , propizio fosse non per discutere sull'ordinamento

politico da dare alla patria , ma bensì per solertemente provvedere alla difesa di essa . Sospendevano pertanto la votazione , che prorogarono poscia sino alli 3 luglio, ed intendendo tutto l'animo alle cose di guerra, eleg

gevano a capitano generale delle genti Guglielmo Pepe . Non era certamente il nuovo generalissimo dotato delle qualità tutte che costituiscono un gran capitano : ma oltrecchè in Venezia non era uomo che per grado

cospicuo , per militari servizii seco lui reggesse al con fronto, la nomina poi a capo supremo di un uomo ve nerabile per i non spregievoli servizii prestati nell'eser cito murattiano , per la sua canizie, e molto più pel lungo

esiglio sofferto per amor d'Italia , fu atto assennato ed altamente politico in una città ove la fazione repubbli cana contava numerosi fautori, e dove niun duce poteva

riuscir più popolare di chi ancor di recente sciolto si era con magnanima disobbedienza dall'obbligo di servire ad un tiranno .

Ed or dirò quando e con quali forze entrato fosse quel generale in Venezia .

Reietto Pepe l'ordine di Ferdinando di Borbone di ricondurre le truppe nel regno, portavasi a Ferrara , ove, tentato invano d'indurre la divisione cola stanziata a

varcar seco lui sulla riva sinistra del Po, egli , seguito solo dal battaglione cacciatori del maggiore Ritucci, si condusse a Rovigo, ove raccolti a sé d'attorno 2 batta glioni di volontarii napoletani , uno di milanesi, ed uno

di bolognesi, che impossessatisi d'una batteria napole

1


CAPITOLO IV .

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tana traghettato avevano il fiume a Francolino, mossosi

da quella città con questi 3,000 e venuto a Monselice, accingevasi ad intraprender la difesa di Padova : ma edotto della caduta di Vicenza , e come D'Aspre con una eletta schiera di vecchie truppe già movesse sopra Pa dova, ei disperando ormai di potere coi suoi collettizii far buona prova contro i soldati austriaci superiori per

istruzione e per numero, ed imbaldanziti per le ultime vittorie , risolveva di portarsi nella notte dalli 12 alli 13 in Venezia ; ultimo baluardo ove convenivano tutte le forze italiane che ancora stavano nel Veneto .

Da quel momento pertanto venne resa impossibile qualunque cooperazione dei corpi veneti, romani e na poletani coll'esercito di re Carlo Alberto, il quale man tenendosi ad un dipresso nelle stesse posizioni , ed oc cupando una lunga linea di meglio di 80 kilometri, sprecava preziosissimi giorni in vane avvisaglie , nelle quali però il valore e l'intelligenza dei soldati ed uffi ziali minori piemontesi , quasi ad energica protesta dell'incapacità dei loro capi , mantennero sempre il dis sopra sulle truppe austriache, imprigionando le pattu glie loro in varii scontri, come a cagion d'esempio, li 21 giugno a Bussolengo, ove il capitano Ottonelli del 2o di linea calturava 11 Croati che facevano baldoria

in un cascinale di là poco distante; e li 27 a Lugagnano , ove il tenente Geny, geltatosi animoso in quel sobborgo al far del giorno , riusciva a circuire una paltuglia austriaca e condurla prigioniera : ma con questi lievi successi avevano termine le operazioni del mese di giugno.

Nel primo di del mese seguente però il generale De Luglio

Sonnaz, risoluto a scacciare gli avamposti austriaci


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dallo sbocco della valle d'Adige, ne commetteva la cura al duca di Genova , il quale, presi seco un battaglione di Pinerolo e la compagnia degli studenti , venne sulla Ferrara nel disegno d'intercidere la via alle truppe ne miche collocate a Brentino ed a Preabocco , le quali

doveano contemporaneamente venir assalite di fronte da 6 compagnie di Piemonte avanzate per la via di In canale. Ma quest'impresa non sorti l'effetto bramato

per doppia ragione : la colonna di Piemonte giunta a mezza via venne caldamente accolta dai bersaglieri ne mici collocati sulla sinistra del fiume tra Dolce e Cere

dello con due pezzi , ed ebbe ad impegnare un vivo fuoco di moschetteria prima di poter forzare il passo colle artiglierie: la colonna del duca poi , trattenuta dalle pessime strade e dalle abbattute fatte dal nemico

a Groare, non potè giungere in tempo a Rivalta per tagliargli la ritirata : e Zobel , dopo aver virilmente combattuto a Groare ed a Rivalta , ritirando la passe rella per cui communicavano i suoi sulle due rive del fiume, andò a collocarsi a Peri sulla sinistra . In que sto azzuffamento , che durò tre ore , per una strana

coincidenza amendue le parti ebbero un

cannone

smontato ed un sol uomo ucciso dal fuoco nemico :

gli Austriaci riconobbero 7 feriti , ed i Piemontesi 11 , appartenenti quasi tutti al battaglione di Pinerolo , che fu quello che ebbe più a cozzare col nemico al passo di Groare .

Questi sterili risultati erano tuttavia più che insuffi cienti a soddisfar l'opinione pubblica , la quale andava

ogni di più manifestandosi avversa alla causa regia : e la fusione, lungi dall'aver sedate le discordie dei varii

partiti, aveane invece esasperata la rabbia : e qui, a mio


CAPITOLO IV .

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avviso, cominciano i torti dei repubblicani, i quali non erano certo a biasimarsi se prima che la nazione, unica donna di sé , manifestata avesse la volontà sua, adopra vansi a far trionfare quelle politiche forme che a lor

parevano migliori; poichè non meno operosi erano i fautori della causa regia , i quali erano inoltre aiutati materialmente dall'oro albertino, e moralmente dallo

spettacolo di un monarca sceso in campo con fiorito eser cito a combattere l'Austria : nė si può senza ingiustizia

apporre a colpa a quelli Italiani teneri della propria indipendenza, se appena toltisi dal collo il giogo ale manno , rifuggivano dal sottoporsi spontanei ad uno nuovo, che per esser nostrano, non pareva annunziarsi molto più lieve a chi ricordasse le inique sentenze del 1833 .

Ma dal momento che l'immensa maggioranza della nazione ebbe formulato il suo voto favorevole all'ade

sione agli antichi stati sardi, i dissidenti più non erano cittadini esercenti il loro diritto di darsi un governo ,

ma bensì faziosi congiuranti a danno e contro il volere del supremo sovrano che scelse pur sempre la nazione, la quale sola ha diritlo incontestabile di eleggersi il capo di governo ; diritto che le baionette si nazionali che estere ben ponno conculcare , distruggere non mai. La condotta pertanto di quelli che, dopo promulgata la fu

sione , persisteltero nel predicare la disunione, non solo costituiva da per se stessa un delitto di perduellione, comecché, a mio avviso , là esista congiura contro lo slato , ove la volontà di pochi si vuol far legge a quella

quasi universale, ma attesa la suprema necessità dei tempi in cui il concorso degli Italiani tutti era indispen

sabile per ottenere il primo e principale scopo di scacciar


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

lo straniero, l'opera loro riputar si deve ben anco empia e fratricida .

Nè colpa meno falale ad Italia , sebben più degna di scusa perchè figlia d'inesperienza e non di mal animo , commisero i signori del governo provvisorio, rilenendo un potere che cessato era di diritto dacchè la nazione proclamato aveva la sua riunione alla corona di Sar

degna : poteri da cui tanto più premurosi avrebbero dovuto essi dimostrarsi di smettersi in quanto che i fatti altamente palesavano la imperizia loro, la quale tornava a danno gravissimo del regio esercito, condannato , per caso inaudito nelle storie , e tale da far arrossir della

nostra dabbenaggine i nipoti , a patir di fame nel suolo

più ubertoso di Europa tutta ; sventura appena credibile ma foriera di immensi mali e rapine, che mentre im perfettamente supplivano ai bisogni delle truppe , ne rilassavano la disciplina , ed indisponevano al tempo stesso contro di esse l'animo degli agricoltori , a cui principal danno ridondavano quegli eccessi . Or qui mi occorre rispondere a quegli scrittori , od

estranei, o nazionali ma svergognati, i quali stoltamente diedero taccia di predoni al soldato italiano ed in ispecie

al savoiardo ed al piemontese, collo stabilire paragoni che non reggono fra i soldati di Carlo Alberto e quelli di Gustavo-Adolfo, di Carlo XII , di Federico II, di Napo leone , e persin quelli delle ultime campagne affricane : poichè questi spietati censori non posero, o meglio porre non vollero mente a questo ; che cioè quei chiarissimi capitani d'esercito , da me citati , eccellenti tanto nel l'amministrare come nel combattere , mai lasciarono difettare di vitto le truppe loro , ed ove ciò avvenisse per caso eccezionale e repentino e di curta durata, ave


1 CAPITOLO IV .

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vano cura di prontamente ripararvi e risarcire le pri vazioni del soldato , accordando loro ben anco in varie

circostanze alcune ore di sacco sopra città opulenti : uso barbaro che or la progredita civilizzazione a buon di ritto ripudia , ma che pur era grande incentivo per gli uomini di guerra , e che , se abolir si vuole , esige dai capi doppia cura di provvedere ai bisogni delle turbe . Quanto ai soldati francesi in Affrica, dirò poi che essi non predavano, per una ragione assai semplice , e fu

che essi guerreggiarono sempre non in fertili vallate e pianure ricche di messi , ma in desolate lande e sopra aduste arene : ma volere che la militar disciplina , per quanto rigida sia , pervenga a soffocare in uomini che hanno posto a repentaglio la vita , e circondati veggonsi da ogni ben di Dio , quel bisogno naturale , che è pur

primo , di provvedere al proprio sostentamento , se non è tristizia , é stolidità stragrande .

Io non farommi ora a decidere qui se la mancanza dei viveri avvenisse per colpa dei capi del governo lom bardo o dei commissarii regii , sebbene io pensi che l'inesperienza dei primi fosse resa mille volte più nociva

dall'infingardaggine e poltroneria dei secondi , che ama vano starsene a dieci miglia dalle truppe ; solo dirò che raramenle giungevano a tempo e soventi mancavan del tutto i commestibili , e che ben di spesso le carni veni vano recate al campo in uno stato tale di incominciata

putredine, da non poter più essere inghiottite , e che maggior incuria nei capi militari per rimediare a tanto sconcio mai non si vide e mai non sarà per vedersi (1 ) . ( 1) Basti questo fattarello a provare la stupida indifferenza di

certi capi di corpo pei loro amministrati. Eran tre giorni conse cutivi che la mia compagnia riceveva carni fetide : i soldati , che Vol . III .

-33

PINELLI, Storia ecc .

.


514

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Nè a scusa di tanta imprevidenza i funzionarii am ministrativi allegar potevano quelle improvvise disloca zioni di corpi che talora vengono a scompaginare le più savie misure , perchè ai tempi di cui io discorro , le truppe rimasero quasi sempre nelle medesime stanze , impiegando le intere giornate in inutili e parziali scor rerie, le quali, eseguite sotto la sferza di un sole di giu gno e protratte senza scopo per molte ore, altro effetto non partorivano che di affaticare inutilmente il soldato ,

il quale, rientrando trafelato e tracannando le acque di quelle regioni , rese infette dai molti cadaveri con poca cura sepolti, e dalla prodigiosa quantità di bachi da seta , di cui ogni villico tien cura , ne contraeva maligne

febbri, per cui in fin di giugno e nei primi di luglio gli brontolando tollerato avevano pei due primi giorni , al terzo , but tata la carne sul terreno , vennero dicendomi non aver cuore

mangiarla ; sollevai un pezzo di carne , era fracida : pur vincendo la natural ripugnanza, l'ingoiai, dicendo ai soldati , come Carlo XII un giorno a ' suoi Svedesi : non è un boccon ghiotto, ma si puol man giare; recatomi però indilatamente dal colonnello, gli rappresentai quanto ingiusto e sovrattutto nocivo per la salute del soldato riu scisse questo abuso ; ma egli , scrollate le spalle , mi chiese : Hanno avuto la loro quota ? Si , risposi , ma in curne putrida . A me non

importa , ripigliò allora quel brutale ; per mio scarico basta che l'abbiano ricevuta . Ebbi un bel fargli sentire come, imponendo

anche silenzio ad ogni senso di umanità, pell'interesse stesso del servizio occorreva che i soldati mangiato avessero se marciare

e pugnar dovevano ; tutto inutile , perchè egli , con tuono deri sorio , andò ripetendo che a lui bastava che la distribuzione fatta si fosse. Or dimando io : se ciò bastava a lui colonnello per pro

prio scarico, perchè non doveva bastare a me semplice capitano ? Dunque si dovevan lasciar morire di fame o cibarsi di vitti mal sani

i soldati ? Eppure a simili bestioni affidati erano i reggimenti, ed andò lungo tempo prima che, salito in maggior grado , quel bie tolone riconosciuto fosse per quel dappoco che era .


Feione di Venezia.

Uomini

2 1070 1064 988 1112

244

2

1700

Maggior generale 3a ALBERTO LAMARMORA Divisione

ggiore - MASSIMO D'AZEGLIO, colonnello addetto . Uomini

ARMI DIVERSE

Cacciatori del Reno , del colonnello 570

Costante Ferrari

Corpo Bolognese del conte Zambec 517

cari Ferraresi del conte Mosti

Volontari Padovani id .

Napoletani, cap . Carrano

Volontari Siciliani di Lamasa Varie altre frazioni di Corpi Veneti

270 412 253 387

o Romagnoli, per approssima zione Cacciatori del Sile 6178 2

1786 554

Totale

4749


! 1

1


CAPITOLO IV .

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ospedali , fra ammalati e feriti, ricettarono 10,000 in dividui .

L'esercito regio adunque , cosi assottigliato dal morbo, veniva ridotto a poco più di 45,000 uomini , dai quali se togli il debole contingente parmense e modenese , gli altri appartenevano alle cinque divisioni scese dal fin di

marzo sulle pianure lombarde : perchè -il 10°napoletano , richiamato con ripetuti e minacciosi ordini dal proprio sovrano, piegandosi al fine all'obbedienza, aveva, con

proprio ed altrui dolore, li 20 giugno abbandonato quei campi su cui pugnato aveva con virtù commendevole ; i Toscani poi , irritati contro i generali piemontesi , dai quali volevano dirsi abbandonati nei combattimenti so

stenuti solto Mantova , e quel che più monta , incresciosi di abbandonare la ospitale Brescia , ove ridottisi , forma vano la delizia della popolazione : immemori ora del l'antico affetto alla causa italiana che li aveva spinti a pugnare cosi virilmente a Curtatone ed a Montanara ,

più non mostravansi disposti a ridiscendere in campo ; e finalmente i 15,000 uomini appartenenti alla seconda divisione piemontese di riserva ed alla lombarda che

Visconti e Perrone stavan raccogliendo fra l'Oglio ed il Mincio , erano ancora disseminati, nè avrebbero potuto ,

senza rischio di total dissoluzione , venir impegnati in serie operazioni di guerra contro le agguerrite bande imperiali . Assumere pertanto l'offensiva con forze così tenui e disunite era , non che temerità , follia : ma queste cose non apprezzavano gli stupidi declamatori delle città lom barde e subalpine, e tutti i giornalisti dal loro covo , ove accuratamente tenevansi a riparo dalle fatiche e dalle busse , andavano ripetendo in coro doversi far guerra


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

spedita e grossa : aver Napoleone in brevissimo tempo debellate quattro austriache armate , doversi pertanto dai regii con facilità somma annientare Radetzky in un col l'esercito : nè contentandosi di attribuire l'inazione delle

armi italiane all'incapacità del generalissimo della lega,

il che era stato per lo addietro almeno in gran parte vero , incominciavano a spargere calunniose voci di tra dimento . Che ignobili scarabocchiatori di carta, concitati

dalle passioni e dall'ira concepita per l'effettuata fusione, e prezzolati, taluni , dal nemico eterno di Italia , cosi fatalmente convertissero in veleno i beneficii che una

moderata e ben intesa libertà di stampa arrecar poteva alla causa italiana , non havvi in vero di che farne le

meraviglie. Ma che uomini gravi , e gli stessi ministri, dividessero simili stupide credenze, e che, ignari quali erano di ogni militare disciplina , e statisti più che me diocri, si arrogassero il diritto di consigliare mosse strategiche , e di eccitare all’offensiva generali che , se non sommi , possedevano almeno i primi rudimenti del l'arte militare, e che, collocati come erano sui luoghi, potevano portare più fondato giudizio delle probabilità di successo di qualunque operazione si voglia , è ciò che veramente non si comprende .

Nè meno ridicolo era il sempre ripetuto esempio di Bonaparte: in primo luogo perchè non basta il desi derio di imitare tant'uomo per stillare nelle menti no stre la capacità di farlo , e quindi perchè le condizioni dei tempi e dei luoghi troppo eran diverse da quelle di allora : e per tacere di altre circostanze, perché la sola Verona , che nel 1796 altro non era che una città veneta cinta di un vecchio e cadente muro, era stata dagli Au

striaci convertita in solido e vasto campo trincierato .

1

1


CAPITOLO IV .

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Ad ogni modo il re , infastidito da queste incessanti ed assurde querele , chiamato a sè negli ultimi giorni di giugno il generale Bava , commettevagli di concertar

qualche ardila impresa che valesse a por termine ai lagni di quelli eterni parolai: ma Bava , che dalle pas sate sventure aveva appreso ad esser meno arrendevole

alle opinioni altrui , e cominciava a sentire quanto ne cessario fosse di combattere le erronee opinioni che altri andava di continuo emettendo al cospetto del re,

producendo l'argomento incontrastabile delle cifre, di mostrava al monarca come le sole forze di cui disporre potevasi per una mossa offensiva ascendessero a 45,000 uomini al più ; e come abbracciare il consiglio di coloro

che opinavano doversi gettare parte dell'esercito all'A dige fosse un volersi esporre a certa ed inevitabile ruina. E veramente se quel partito era forse il migliore nel

primo periodo della campagna, allora quando non ob bedivano a Radetzky che 40,000 uomini divisi fra Pe schiera , Mantova e Verona , é quando mal certe erano

le communicazioni coll'interno dell'impero, e perico lante per intestine discordie quest'impero stesso : e se fu ſallo gravissimo il non aver approfittato più tardi della vittoria di Goito per inseguire il maresciallo al di là del Mincio in pria, quindi dell'Adige nella sua marcia sopra Vicenza ; ora che egli aveva quasi addoppiate le schiere, saldamente stabilite le proprie communicazioni per la valle Sugana e la Carinzia, ora che Welden in tercettava agl’Italiani la ritirata in Venezia nel caso di un sinistro, e che finalmente le armi pontificie , napo letane e venete sparite erano dalla scena o confinate in mezzo alle lagune, l'idea di un movimento oltre Adige non era neppur ammissibile .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Richiesto però Bava dal re a dichiarare quanto , a parer suo , operare si potesse con l'esercito , presentava un suo progetto , secondo il quale si sarebbe investita Mantova sulle due rive del Mincio . Per tale oggetto era

pensiero del generale piemontese di far concorrere alla forza delle armi quei mezzi che le località e la giacitura stessa della fortezza rendevano ad essa dannosied aglioppu gnatori utili : voleva egli pertanto , stornando le acquedel fiume nel canale della Molinella , che da esso derivando

presso Pozzolo , dopo un tortuoso giro ed ingrossato da altri scoli minori va a formare il laghetto di Derotta, immiserire talmente il corso del Mincio da porre fuori

di giuoco i molini di Mantova , privando in tal modo il presidio di quell'indispensabile risorsa , ed infettando l'aria nelle attigue opere di fortificazioni (1 ) . Desiderava poi veder concentrato in Guidizzolo l'equipaggio da ponte, ed in Peschiera il gran parco d'assedio. Mandati

a compimento questi preliminari preparativi, le truppe tutte dovevano concentrarsi sulle due rive legandosi fra loro con ponti , uno dei quali gettar si doveva a Sacca, munendone lo sbocco sulla sinistra sponda con una lunetta . Altre consimili opere transitorie guarentir do vevano le truppe site sulla destra da qualunque sortita del presidio, alle quali truppe era poi anche raccoman dato di pigliar stanza fuori del tiro della piazza nei luo ghi meno perniciosi di quella insaluberrima pianura . Frattanto la maggior parte delle truppe investir dove (1 ) Una tale operazione però era , a parer mio , insufficiente per rendere inoperosi i molini , a meno di chiudere l'alveo del fiume molto superiormente , verso Valeggio , a cagion d'esempio ; ma allora era a temersi che l'aria infetta per lungo spazio di terreno riuscisse nociva tanto ai difensori che agli assedianti .


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vano Mantova dalla riva sinistra : la prima divisione recan dosi da Marengo per Marmirolo sul margine sinistro dello

scolo Derbosco , che, nato fra quelle paludi ed ingros sato da molti scoli minori , immette in Mincio a 7 kilo

metri ed a levante del lago , doveva ivi collocarsi get

tando a Barbasso un ponte , che , debitamente tutelato da lunetta , rendesse certa e sicura la communicazione

colle truppe stanziate sulla destra del fiume. La divi sione di riserva e le altre truppe abbandonando le loro stanze di Villafranca, Mozzecane, Roverbella e Valeggio , e coprendosi , nel loro movimento di fianco, di nume rosi fiancheggiatori e del corso della Molinella ingrossata , dovevano venir ad occupare Castiglione Mantovano, Ca nedole , Castellaro e Roncoferraro , formando cosi sulla sinistra sponda una seconda linea di investimento , co perta dalla Molinella e pronta ad osteggiare il nemico

proveniente da Verona . Molte compagnie di irregolari poi dovevano occupare il luogo di Governolo col suo ponte sul Po, come pur quello di San Benedetto più al

basso. Consigliava finalmente Bava di rendere inespu gnabile con opere temporarie la linea del Mincio da Pozzolo a Peschiera, ultimo ricettacolo dei Piemontesi in caso di sconfitta (1 ) . Collocato in tal modo l'esercito , secondo Bava , non (1) Un distinto ufficiale propose a tal fine di trasformar Valeggio

in una vasta testa di ponte , la quale appoggiandosi a sinistra alla magnifica villa Maffei, estesa si sarebbe a destra oltre i casolari

di Campagnola e di Cogol , rinchiudendo in sè il colle su cui ergevasi un tempo il castello ; ed è altamente da lamentare che questo suo progetto non siasi eseguito , perchè se Valeggio fosse stato fortificato , quel punto essenzialissimo non sarebbe venuto cosi facilmente in mano degli Austriaci in fin di luglio .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

correva grave rischio, poichè, diceva egli, se il nemico scende nel Modenese pel basso Po girando la nostra destra , noi pel ponte di San Benedetto potremo pron tamenle mandar rinforzi ai battaglioni delle riserve che

stavano allora adunandosi in quelle provincie . La linea della Molinella , rinforzata da numerose batterie , gua rentiva l'esercito da un attacco di fronte , e finalmente

in caso di un assalto sulla sinistra , i ponti di Goito, di Sacca e di Barbasso davano agevolezza ai Piemontesi di ripiegarsi sopra Peschiera rimontando il fiume. Questo piano del generale piemontese offre più di un punto controversibile, e per tacere delle altre sue im

perfezioni, che farannosi palesi col progredir degli eventi, la sola idea di bloccar Mantova , nella stagione canico lare , in cui quelle paludi esalano tanti mortiferi mia smi , basta per offrir largo campo alla critica ; se non che i censori non dovranno perder di vista che qui non trattavasi tanto di sciegliere fra varie operazioni quella che sembrasse migliore , ma bensi di eseguire la sola

possibile ; e sotto quest'aspetto io dubito molto che pur volendo far qualche cosa , altri trovasse più facile e' ra gionevole impresa , o miglior modo di condur quella a felice compimento . Rimaneva poi sempre qual condi zione imprescindibile per intraprendere il blocco , l'ar rivo in linea della divisione lombarda , che partita per

battaglioni staccati da Milano li 25 giugno e da Brescia li 30 , andava lentamente concentrandosi a Cremona ed

a Montechiari , e la quale, rinforzata dai Toscani e dalla

seconda divisione piemontese , doveva , dietro il piano di Bava, occupare la riva destra , località meno esposta

ad esser presa fra il doppio fuoco del presidio e di un corpo spedito da Verona .


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Impertanto il re , persuaso dalle solide ragioni del

migliore fra i suoi luogotenenti, ne adotlava il piano ed il parere di procrastinare ad eseguirlo sino a che quelle truppe pervenute fossero sui luoghi, facendo intanto dar

principio alle opere necessarie per tagliare le vie di communicazione fra Mantova e Verona ; e lasciando gri dare a lor posta ministri , deputati e giornalisti , faceva continuare dall'esercito il sistema di quotidiane perlu strazioni : le quali però ridondavano a poco utile, poiché

il nemico, servito ottimamente di spie, di cui i Piemon tesi per lo contrario erano affatto sprovvisti , aveva sempre il lempo di ritirare a suo piacimento le sue scolte appena un drappello piemontese appariva nella zona di terreno fra le posizioni occupate dai due av versarii eserciti, per modo che non venne mai fatto di coglierlo all'impensata . Tuttavia accaddero in esse alcuni tratti di valore che Luglio

qui roi piace di ricordare. Il giorno 4 la quinta compa gnia del 7° reggimento , guidata dal suo capitano Aghemo e rinforzata da 11 dragoni di Aosta cavalleria , partita da Villafranca per andare a Dossobono, giunta verso il

casolare dei Calori imbattevasi in uno squadrone nemico sostenuto da un battaglione di Croati . Appena ebbero i nostri dragoni veduti i primi scorridori nemici , il bri

gadiere disponevasi a caricarli , mentre il capitano, ap postati i suoi uomini fra le molte piante di gelsi che ivi vestono la campagna , preparavasi a sostenerlo col fuoco ammonendolo a non compromettersi di soverchio;

e fu savio avviso , perchè appena eransi lanciati gli animosi dragoni piemontesi, che caricati a lor turno da un intero squadrone , ebbero a volgere precipitosamente le terga : se non che, giunti gli usseri tedeschi in pros


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

simità dei ſanti, furono accolti da questi con un fuoco

cosi risoluto che s'affrettarono a ripiegare rilasciando 10 soldati , che tagliati fuori eran caduti nelle loro mani , e ritenendo solo un sergente , che forse ferito , apparen temente mori poi in poter loro . Sperava il nemico che

il capitano Aghemo spingendosi avanti cadesse nell'ag guato tesogli dai croati appostali dietro le case dei Ca Jori; ma quell'ufficiale era troppo accorto per lasciarsi invischiare , e solo quando vide il terreno sgombro di nemici innoltrossi sino a Dossobono, ove seppe poi che gli Austriaci avevano trasportato sopra un carro 6 dei loro feriti oltre a 3 cayalli ; e furon degni di elogio in quella scaramuccia il sottotenente Houmbourg che se

condò il suo capitano , ed il soldato provinciale Vio, il quale vedendo qualche titubanza fra alcuni de'suoi com

pagni all'approssimarsi della cavalleria ungherese, gridò ad alta voce , che il primo che retrocedesse sarebbe stato da lui steso al suolo, dovendo tutti salvarsi o tulti perire :

e questi erano quei provinciali che i veri colpevoli, per scusar i madornali loro errori, si compiacquero di pro clamare cosi avversi alla guerra !

Pochi giorni dopo un drappello di Novara cavalleria

scontratosi contro un maggior numero di cavalli nemici sullo stesso stradale, dopo accanita difesa era costrelto a retrocedere: in quel momento cadeva sotto il cavallo al dragone Fiore, che in un attimo circuito era da 5

ulani ; ma il gagliardo giovane , non perdutosi d'animo , roteando la lancia, mirabilmente contr'essi difendevasi, e

feritine 2 ed allontanati gli altri , rialzato il cavallo , giun geva sano ed incolume a Villafranca : e nello stesso di

Virano, altro dragone dello stesso reggimento , in uno scontro accaduto presso Sommacampagna fra alcuni ulani,


CAPITOLO IV .

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i dragoni piemontesi ed i cacciatori toscani a cavallo, veduto cader ferito uno di questi ultimi e venir in man del nemico il suo destriero, rispingendosi sul nemico, ne fugava tre e riconquistava il cavallo . Ma se togli queste poche scaramuccie , in cui i Pie montesi trovavan modo di segnalare il proprio valore, le altre riconoscenze riuscirono sempre infruttuose : so bene che andavasi allora dicendo che esse riuscivan

proficue ad avvezzare il soldato alla fatica ed alle pic cole fazioni di guerra , e certamente esercizio migliore

dar non si poteva a truppe non ancor profondamente agguerrite ; ma perchè queste escursioni riuscissero ve ramente proficue, conveniva ordinarle con miglior cri terio, affidandone la direzione agli ufficiali di stato-mag giore , i quali per lo contrario non muovevano mai dai

quartieri generali , e non ad ufficiali di linea ignari del paese e privi di dettagliate istruzioni ; alcuni generali

poi, circondandosi sempre dei Bersaglieri , sotto lo spe cioso pretesto di riservarli per le grandi occasioni, non

utilizzavano quella truppa eminentemente acconcia per tali scorrerie; le quali poi avevan sempre luogo alle stesse ore e per gli stessi cammini, e senza darne av viso alle truppe stanziate nelle vicinanze , onde è da meravigliarsi che il nemico mai non abbia teso agguati

e che fra i varii corpi di truppe piemontesi non siano succeduti equivoci sanguinosi (1 ) . ( 1 ) Questo fatto proverà con qual negligenza si dessero le dis posizioni dal nostro stato -maggiore. Il giorno 10 , io , con due

compagnie del 16º , con quella dei Bersaglieri comandata dal tenente Prola , ebbi incarico di spingermi sopra Preabocco a'ri conoscere le posizioni nemiche, e quindi ripiegarmi per Cavaion, Affi e Calmasino a Piovezzano , di dove ero partito. Scoperte le


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Mentre la lentezza delle truppe lombarde ad entrare

in linea costringeva il re a temporeggiare, le fazioni, esacerbandosi ognor più all'interno , minacciavan inte stine discordie : già un tentativo per proclamare la re

pubblica era stato fatto a Modena , e già nella stessa Milano eravi chi adopravasi a formar un esercito che, operando separatamente dal regio, sostener potesse da solo la lotta contro l'Austria ; ed i sognatori di questa

impossibile impresa, che altro risultato non aveva che incagliare la formazione dei corpi lombardi, rivolto ave van le loro mire sopra Garibaldi , approdato li 22 giu

gno a Nizza di mare con 85 di quei compagni, coi quali aveva reso illustre il nome italiano in America.

Aveva Garibaldi professato sempre principii repub blicani , i quali meglio si conformavano alla tempra so bria ed austera del suo carattere, ed appartenuto avendo anzi alla setta della Giovine Italia , veniva dai mazzi

niani riguardato come l'uomo appropriato a farsi capo scolie nemiche che stavano sulla costiera che sorge alle spalle di Rivoli , adempiuto all'incarico avuto di notarne la disposizione, men ritornai per Cavaion sopra Calmasino ; quand'ecco tutto ad un tratto la mia vanguardia venir arrestata dalle prime scolte del reggimento Piemonte collocato in quei luoghi , ed impedita di

entrare , pretestando il presidio di non essere avvertito del nostro arrivo ; sicchè dovetli avanzarmi solo e portarmi dal capitano C.... , ' comandante la gran guardia , e con cui ero in relazione da anni, il quale, accertatosi della cosa , ci lasciò libero il varco dopo avermi narrato che dovettimo al buon senso d'un solt'ufficiale di artiglieria se non fummo salutati da due pezzi colà collocati e

che l'ufficiale voleva ad ogni modo sparare sopra di noi : ed il bello si è che entrato nel villaggio si voleva quasi apporre a mia colpa da un maggiore di Piemonte questa strana dimenticanza

dello stato -maggiore, che mancò poco non facesse mitragliare truppe piemontesi da piemontesi cannoni !


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del nuovo esercito destinato da quei settarii a controbi lanciare l'influenza di quello capitanato dal re e cotanto funesto alle lor viste : appena seppero pertanto che il valoroso campione di Montevideo aveva toccato il suolo italiano, lo fecero accerchiare dalle creature loro , le quali fra i festini e le adunanze , cui il passaggio di Ga ribaldi diede luogo in varie città, facevano ognora a lui

travedere il nuovo comando serbatogli ed il ruolo a cui lo si destinava . Un tal Medici poi , suo famigliare e che preceduto lo aveva a Livorno, scrivevagli di là es servi 6,000 eletti giovani pronti a seguirlo pella guerra dei popoli; e veramente l'entusiasmo per quest'uomo era tale, che la sua piccola schiera si era in breve tempo già addoppiata : ma al cuore veramente italiano di Garibaldi premeva più il trionfo d'Italia che non quello di una fazione ed il proprio ; ond'è che egli, franco e leale qual era , ve nulo a Genova li 29 e ricevuto con grandi onorificenze al Circolo nazionale , in poche parole, di cui fu sempre parco, ripeteva ivi quanto aveva già delto a Nizza : « Es « ser egli sempre stato avverso ai despota e più a Carlo

« Alberto per le passate carnificine : ma ora che quel « principe snudata aveva la spada in pro d'Italia , ora

a che stava a campo contro l'eterno oppressore di lei , a esser egli accorso dalle lontane Americhe per proffe

« rirsi suo seguace , e pronto a versare pel re e per a l'Italia l'ultima goccia del proprio sangue » . A coloro

poi che nelle popolose , ma secure adunanze protesta vansi infiammati da prepotente amore d'Italia , rammen tava Garibaldi come i veri amatori di lei quelli fossero

che stavan colle armi in pugno contro gli Austriaci ; nobili e sante parole , che pronunziate da tant’uomo , avrebber pur dovuto suonare all'orecchio dei Mazziniani


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

consigliere di unione e di pace , e farli desistere dal scellerato disegno di fomentar discordie quando più ne cessario era l'accordo : ma esse suonarono invece acerbe

a quei maniaci , i quali perdurando nelle lor mene, an davano tentando or questo , or quest'altro uomo di guerra di porsi a capo dell'immaginario loro esercito repub blicano .

Questa insana loro condotta era poi mirabilmente se

condata dalla non più saggia del re e dei regii ministri, i quali per albagia e per diffidenza sprezzarono quei servigii che il prode Nicese loro offriva. Carlo Alberto , ricevutolo cortesemente al campo colla abituale sua si

mulazione, allegava non poter egli qual re costituzionale conferir grado a chi non gli fosse dal ministro proposto. Consigliavalo pertanto di recarsi a Torino . Andovvi Ga ribaldi , ed accolto con melliflue parole , con ostentata deferenza, riceveva invito , o se si vuol , consiglio di re carsi a Venezia per cooperare alla difesa di quella città allor stretta di blocco e considerata dal ministero sardo

qual sede e fomite del partito repubblicano ; era in somma un modo garbato di rifiutárne i servigii : com prese Garibaldi, e risposto ricisamente esser lui uccello da campagna e non do.gabbia , tolse congedo . Consi gliato allora da alcuni amici venne a Milano , ove giunto li 12 luglio, dal governo provvisorio eragli affidato il comando di varii altri corpi irregolari che andavano formandosi .

Era questo l'ufficio a cui fosse quell'uomo più accon cio , il quale , se era prode della persona e dotato di quelle qualità tutte che ad ardito partigiano si con fanno, era poi lungi dall'essere un perfetto duce di grossi eserciti, come taluni vollero e vorrebbero ancor attual


CAPITOLO IV .

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mente rappresentarcelo ; e le sue operazioni nel seguente anno nell'agro romano hanno potuto convincere tutti i volenti di esserlo : ma sta sempre che se Garibaldi col prestigio del nome e seguito dalla selvaggia e fantastica sua coorte fosse stato posto a capo dei numerosi parti giani che combattevano nelle gole del Tirolo invece di

Durando Giacomo (più parolaio che uomo di guerra ,

e

buono tutt'al più a guidar una brigata sotto la direzione di un valente capo che supplisse alla mediocrità sua ), egli avrebbe potuto rendere eminenti servigi alle armi italiane ; costretto invece ad attendere a Milano l'attua

zione dei nuovi corpi a lui destinati, egli non entrò in azione che quando le cose d'Italia già volgevano a ro vina ; e se riusci a dar chiare prove di valore nel Va resotto contro D'Aspre duce di forze preponderanti ,

egli più non potè mandare a compimento alcuna im presa di gran momento . In quel mentre stesso che Carlo Alberto , ognor te nente la repubblicana sella, rifiutava a Garibaldi quel rado che prodigava invece a tanti inetti cortigiani , e

che i suoi ministri tentavan rinchiudere quell'uomo in Venezia da lor risguardata qual antro dell'idra rivolu

sionaria , i propugnatori di essa già eran venuti alle nani coi soldati di Welden. Pepe , colle continue sue

Ulocuzioni, più proprie invero in bocca d'un oratore he di un capitano, era tuttavia pervenuto, coll'aiuto di arii distinti ufficiali napoletani , che animati da spiriti taliani associati si erano al suo destino , ad introdurre qualche ordine nella confusa massa di armati venuta

la tutte le provincie d'Italia a difender la città delle agune .

Stavano in Venezia nei primi giorni della difesa otto


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

battaglioni di legionarii italiani con 4 pezzi, le quali forze obbedivano a Ferrari che , riabilitato da Carlo Alberto nel suo grado , era stato colà spedito ad assumerne il comando : 2 battaglioni detti Cacciatori del Sile , formati tutti di volontarii trevigiani , e 2 altri detti volontarii del Brenta e del Bacchiglione : 2, cioè quello detto di Galateo e quello dei gendarmi, componevansi di soldati italiani defezionati dal servizio austriaco ; 7 di guardia civica mobilizzata ; 3 napoletani venuti con Pepe ed uno lombardo : 25 battaglioni adunque, ai quali aggiun

gendo varie frazioni staccate con una compagnia sviz zera, una di zappatori napoletani ed una batteria com

pleta di 8 pezzi napoletana coi proprii cannonieri, e finalmente 2 battaglioni di marina , uno di cannonieri ed uno di fucilieri, avrassi un totale di 20 e più mila uomini , ai quali più tardi si aggiunsero alcune compa gnie che andavano allora formandosi, e 3 battaglioni piemontesi delle riserve dei reggimenti Savoia , Savona ed Acqui , che vennero posti sotto gli ordini di Alberto Lamarmora già in Venezia a quell'epoca. Con tali forze pare che Pepe avrebbe potuto agevol mente costringer Welden , che con soli 10,000 uomini

bloccava poco vigorosamente Venezia dal lato di terra ,

ad allontanarsi , lasciando così una sfera più libera di azione al presidio : ma forse Pepe prima di avventurarsi contro un nemico agguerrito , volle migliorare la te nuta , le armi e le istruzioni delle sue truppe ; in ció potentemente secondato dal ministro della guerra Ar mandi (1 ) : ond'è che per allora le operazioni militari sotto Venezia si ridussero a due soli fatti; il primo dei ( 1) Lo stesso di cui tepni parola nell'Appendice .


CAPITOLO IV .

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quali ebbe luogo li 7 luglio, in cui gli Italiani accortisi dell'errore commesso nel lasciar stabilire il nemico nel

forte luogo della Cavanella, tentarono ricuperarlo . Que sto forte non è che una doppia testa di ponte sul ca nale di Valle, al punto ove questo sgorga dall'Adige per legare questo fiume col Brenta . Gli Austriaci v’avevan posto 250 Croati a presidio , contro i quali Ferrari , uscito nella notte dalli 6 alli 7 dal forte di Brondolo , guidava 1,600 uomini circa con 3 cannoni .

Giunti a Sant'Anna , luogo posto sulla destra del ca nale Valle, si divisero gli Italiani in tre colonne : quella di destra , attraversato il canale, ne rimontò l'argine si nistro ; quella centrale venne sulla strada che per Pa vano conduce all'Adige ; e la terza , varcato questo fiume a Polesine, ne risaliva la destra sponda : era essa la maggiore, e comprendeva il battaglione lombardo con le due artiglierie colle quali doveva assalir per la prima minacciando il forte dal lato meridionale, ove può dirsi aperto non essendone chiusa la gola che dal fiume; questo che in apparenza era il più poderoso attacco , non era però che simulato , poichè mentre l'attenzione dei difensori si rivolgerebbe tutta da quel lato, era imposto alle altre due minori colonne di correre sotto ai para

petti per dare la scalata sulla sinistra del fiume : ma ora accadde che le scialuppe incaricate di traghettar i Lombardi , invece di trovarsi pronte al far del giorno ,

come era loro commesso , nol furono che alle 10 : que sta loro tardanza mandò a male tutta l'impresa , sia per chè le altre due colonne stanche di attendere, lasciandosi trascinare da intempestivo ardore , mossero all'assalto prima dell'arrivo della terza colonna ; e sia perchè giunta intanto l'ora in cui gli Austriaci suolevano dar Vol. III .

34

PINELLI, Storia , ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

il cambio alla guernigione, si trovarono in Cavanella non più 250 Croati , ma sibbene 500 . Tuttavia gli Italiani avevano con grandissimo ardore assalito sulla sinistra , ed i cacciatori del Sile , saliti sul parapelto , già eran venuti coi Croati all'arma bianca ,

quando Ferrari disperando, con troppa facilità forse, di conquidere quel baluardo, faceva suonare a raccolta : rifiutavano obbedire dapprima i valorosi cacciatori , ma alfine ritraevansi lasciando sul campo 50 dei loro : ma dando allora sfogo al contenuto sdegno, riprodussero le

accuse di tradimento già formulate contro Ferrari pei combattimenti nella terraferma veneta . E veramente, se

ponsi mente allo scoraggiamento che questo primo si nistro generò fra i difensori, pare che ſora stato mi glior consiglio perdurar negli sforzi: che forse Cava nella venuta sarebbe in poter degli Italiani , e ad ogni modo risollevate non si sarebbero le sempre fatali e sempre rinnovate accuse di tradimento .

L'altra operazione tentata dai Veneti fu una sortita operata due giorni dopo dal presidio di Marghera, ove comandava Belluzzi , scopo della quale era di sloggiare

gli Austriaci da una batteria da lor costruita sull'argine, e di dove apprestavansi a battere i bastioni di quel forte . Avanzarono gli Italiani al far della notte sopra due co

lonne di 500 uomini caduna , delle quali una seguiva il canale e l'altra il cammino ferrato . Assaliti vigorosa

mente, gli Austriaci, abbandonato frettolosamente quel trincieramento e tre case da loro fortificate , già appre stavansi a sgombrar da Mestre, stata da loro occu

pata con debole stuolo ; quando gli Italiani, contenti di averli sloggiati da quelle prime trinciere, e temendo forse d'arrischiarsi troppo lungi , ritornarono addietro


CAPITOLO IV .

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senza neppur pensare a demolire i nemici ripari; locche rese quella sortita affatto innocua al nemico e non pro ficua a Venezia .

Gli infelici Veneziani frattanto , non limitandosi a queste armate dimostrazioni di odio verso Austria , da

vano in quell'epoca un raro esempio di amor patrio , degno di essere dalla storia ricordato non solo , ma ce lebrato con eterna lode: perchè giunto il di fissato per la solenne pronunzia sulle future sorti della patria loro , in quel giorno , che fu li 4 luglio, l'Assemblea nazio nale , a nome dell'intera popolazione del cosi detto Estuario, soffocando in petto la predilezione innata in quelli uomini per le forme repubblicane che rette ave vano e fatla gloriosa per tanti anni la regina dell'Adria tico , decretava l'immediata fusione cogli antichi e recenti

stati soggetti alla corona sabauda con queste generose e sublimi parole : « Obbedendo alla suprema necessità « che l'Italia intera sia liberata dallo straniero , ed al

« l'intento principale di continuare la guerra dell'indi « pendenza colla maggior efficacia possibile , come Ve

a neziani in nome e per l'interesse di Venezia , e come « Italiani per l'interesse di tutta la nazione, voliamo

« l'inmediata fusione della città e provincia di Venezia « negli stati sardi con la Lombardia, ed alle condizioni

« stesse della Lombardia, colla quale, in ogni caso , in « tendiamo di restare perpetuamente incorporati, se

« guendone i destini politici unitamente alle altre pro ( vincie venete » .

Sublimi si dimostrarono i Veneti in tal giorno ; e Pa

leocapa, ministro in allora della repubblica per l'interno e le costruzioni, orando in favor della immediata fusione col Piemonte : e Tommaseo , duumviro, cercando di dis

1


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

suadere i suoi concittadini da un passo creduto da lui, e forse a ragione , nè libero, nè utile, nè decoroso, spie garono rara sapienza e facondia : ma chi dimostrossi a tutti superiore ed eminentemente Italiano fu l'immor

tale Manin , il quale , rammentato avendo sin dal di pre cedente , 3 luglio , come la patria da loro volesse un alto di civile sapienzo, salita ora la bigoncia , usciva in

queste nobili ed italianissime parole : « In oggi ho la « stessa opinione che avevo nel 22 marzo , quando din « nanzi alla porta dell’Arsenale proclamai la repubblica: ( ma io parlo ora voci di amore e di pace : io domando o oggi un gran sacrificio, e lo domando al partito mio, « al generoso partito repubblicano : all'inimico sulle no a stre porte , che aspettasse la nostra discordia , diamo ( oggi una solenne mentita ; dimentichiamo oggi tutti « i partiti; mostriamo che oggi dimentichiamo di essere « realisti o repubblicani, ma che oggi siamo tutti Ita « liani » . Concetti degni veramente di quel sommo, il quale, dopo aver per tal modo fatto pendere la bilancia in favore di re Carlo Alberto, pregato di far parte del ministero incaricato di governare provvisoriamente , sempre uguale a se stesso , e disinteressalo e leale non

men che grande e magnanimo , pronunziava queste altre non men notevoli parole : « Io non ho dissimulato che « fui , sono e resto repubblicano: in uno stato monar « chico io non posso esser niente : posso essere dell'op « posizione , ma non posso essere del governo : prego i ( miei concittadini a non costringermi a far cosa con « traria alle mie idee » ; li quali accenti chiaramente

dimostrarono come per lo bene di Italia esso sapesse far tacere le proprie convinzioni ed il proprio interesse; accenti degni di essere dalla storia registrati e da tutti


CAPITOLO IV .

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i buoni celebrati, perchè pur troppo, più che rari , unici in questi tempi cosi pregni di basso egoismo ! I membri dell'Assemblea erano quasi tutti repubbli

cani per convinzione e tradizione ; pur animati dall'e sempio di tant’uomo, e credendo salvare la causa co mune, decretarono, coll'immensa maggioranza di 127 voti contro 6 , l'immediata fusione col Piemonte , con quelle nobili parole che ebbi sopra trascritte ; ma mentre essi davano questa sublime prova di abnegazione, e mentre Jacopo Castelli , uomo onorando per virtù e dot trina , alzate le braccia al cielo, con eſfusione esclamava : La patria è salva ! viva Manin ! qual conto faceva di si gran sagrifizio re Carlo Alberto ? Ci risponde una lettera di sir Ralph Abercromby al visconte Palmerston , di cui reco il brano riflettente la nostra questione, fra i documenti, tanto testualmente che volgarizzato, acció ognuno possa convincersi come tre giorni appunto dopo la patriottica risoluzione presa dai Veneti , il re , scri vendo li 7 da Roverbella , patteggiasse il prezzo del loro abbandono all'Austria ! ( V. Documento nº 9 ) Leggasi quel documento, che pel carattere si personale che uffi ciale dello scrivente non può esser posto in dubbio, e

poi si creda all'affetto cotanto celebrato dagli albertisti di Carlo Alberto per l'italo risorgimento ; leggasi quel documento ed imparino i popoli ciò che abbian da sperare dai regi , e dica il lettore se la condotta del re sardo in quella circostanza non giustifichi appieno il giudizio su lui emesso dal francese Alessandro Le Masson , nella sua opera intitolata Venise, con queste parole : Charles Albert n'aimait personne , pas même ses enfants, et ne se confiait à qui que ce fût et trompait tout le monde.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Nè con questi miei riflessi ho io in pensiero di ac

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cusar Carlo Alberto, se cominciando a perdere la stolta

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fidanza riposta in se stesso, e se vedendo crescergli ogni giorno di fronte a mille doppii gli ostacoli alla completa liberazione d'Italia , egli prestava facile orecchio ad ono

revoli proposizioni di pace ; chè meglio era salvar parte delle liberate provincie che perdere il tutto : ma sibbene

io lo biasimo per la doppiezza con cui, al momento 1

stesso che era disposto ad abbandonare i Veneti al loro destino, poneva in giuoco arti infinite per attirarsene i suffragii, e faceva rispondere da Salasco con lusinghiere

parole a Pepe che notificata gli aveva la sua nomina a comandante supremo delle truppe destinate alla difesa di Venezia : è dunque chiaro che Carlo Alberto , cedendo

all'Austria quelle provincie venele che si erano a lui date, intendeva a tal prezzo acquistare il pacifico do minio delle provincie lombarde, non da lui conquistate. So che agli occhi di chi si fa giuoco della sorte dei po poli questo si chiama talento diplomatico : ma io non penso che la diplomazia autorizzi la perfidia , e saggia reputo quella politica sola che si fonda sui dettami della

giustizia . Se non che vane riescirono le sue arti , perchè l'Au stria rientrata a quell'ora in possesso di tutta la terra

ferma veneta, e vedendo assoltigliate per la capitolazione di Vicenza e per la defezione del re napoletano le armi italiane, mentre le sue , per lo contrario , addoppiate si erano; rotte , per allora almeno, le trattative di pace sulle proposte basi , mostravasi inclinata a proseguir la guerra ; locchè patentemente appare dalla lettera delli 7 luglio ( lo stesso giorno appunto in cui Carlo Alberto scriveva d'esser disposto a pacifici accordi) scritta da Innspruck


CAPITOLO IV .

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da lord Ponsomby a lord Palmerston, nella quale fra le altre cose è detto : Oltre a ciò gli Austriaci sono per suasi che re Carlo Alberto ha grandi difficoltà da te mere tanto da altre cose che dall'armata austriaca (1 ) ; alludendo con queste parole ai gravi ostacoli che le im mense spese, e più ancora le discordie dei varii partiti, da loro Austriaci aizzati , dovevano suscitare al sardo monarca : parole le quali, per confession stessa dell'im periale ministro, stabiliscono che la vittoria dell'Austria non fu tutta dovuta al valore delle sue truppe .

Dileguatesi impertanto le concepite speranze di paci fico componimento avente per base la cessione della linea dell'Adige come limite del nuovo stato, apprestaronsi i

due eserciti a rompere lo stato di quasi perfetta inazione in cui stavano l'uno rimpetto all'altro dal mezzo giugno

in poi . Ed avendo frattanto i regii mandato a compi mento i preparativi per il blocco di Mantova , e la di visione lombarda essendo giunta sotto Perrone li 12 a Marcaria, re Carlo Alberlo dando eseguimento al piano primitivo di Bava , alquanto modificato , o per meglio dire , peggiorato dagli emendamenti introdotti per regio volere, ordinava il completo investimento della piazza

di Mantova şopra ambedue le sponde del Mincio (2) . (1 ) The Austrians further are persuaded that Khing Charles Al bert has great difficulties to fear from other things as well as from the austrian army.

(2) Il Veterano austriaco ci narra che a quest'epoca Carlo Al

berto lentò la fedeltà del polacco Gorzkowsky con l'offerta di mezzo milione perchè desse una porta della fortezza : dubito molto che questa sia una delle tante fiabe con cui quello scrittore

ha condito la sua narrazione ; nè certo ei merita che altri accolga con fiducia quanto assevera a danno degli Italiani : ma se fu vero ,

non è da biasimarsi il re per aver adoprato un mezzo impiegato


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Il 13 luglio adunque cominciossi il dislocamento delle

varie divisioni: la brigata Acqui , retta ora dal maggior generale Bigliani , già colonnello di Piemonte Reale , avanzando per Sacca venne a collocarsi a lungo tiro di cannone del forte Belfiore , legandosi per San Silve stro sulla sua destra col generale Passalacqua, che spin tosi colla brigata Casale e coi Cacciatori franchi sotto il forte di Pietole , occupava le posizioni di Parma e della

Maddalena , che doveva poi cedere alla divisione lom- , barda , la quale però , trattenuta dal tempo pessimo , non giungeva a Cerese che al cader del sole . La divi

sione Visconti , entrando solo in quel giorno in linea , occupò il corso superiore del Mincio, ponendo tre bat

taglioni in Valeggio e Goito, e con due presidiando Pe schiera . Sulla sinistra del fiume la prima divisione ,

rafforzata dalle compagnie Griffini e Longoni, occupò Castelbelforte e Castellaro ; la divisione di riserva collo cossi a Roverbella , ove il re stabiliva il suo quartier generale , a Castiglione Mantovano ed a Canedole : in

Villafranca stava di presidio il corpo loscano, reduce da Brescia . La cavalleria che ora obbediva ad Olivieri , pro

mosso generale di divisione , occupava una linea che per Marengo , Malavicina , Quaderni , Rosegaferro cor reva sino a Villafranca, dal qual luogo il secondo corpo

d'armata protendevasi per Sommacampagna e Sona sino a Pastrengo ed a Rivoli. da quasi tutti i gran capitani , nè autorizza l'autore a dir quelle oltraggianti parole : mezzo milione per comperare tradimento e vergogna ! questa merce debl'essere stata molto a buon mercato al quartier generale piemontese ; poichè la venalità fu sempre in stintiva della razza germanica , testimonio la Svizzera , e se Gorz kowsky, data sia vera la cosa , oporatamente rifiutò , cið forse avvenne perchè Polacco e non Tedesco .


CAPITOLO IV .

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Questa collocazione di forze variava sensibilmente

da quanto consigliato aveva Bava , il quale, rappresen tando come la posizione di Rivoli perduta avesse , per

le ragioni già ripetutamente da me addotte , ogni im portanza , consigliava che venisse interamente abban donata , giustamente temendo, e come pur troppo i fatti

susseguiti vennero a provarlo , che una linea cosi ster minata polesse esser sfondata dal nemico . Ma le as sennate parole del perito guerriero non persuadevano certi prosuntuosi , che sebben novizzi affatto delle salde ragioni di guerra , ringalluzziti tuttavia dal facile accesso che la condizione di nobile e di scudiere lor dava presso i due duca e presso il re , volendola far da saccente quanto meno ne sapevano , andavan magnificando agli occhi di Carlo Alberto l'importanza di quelle località , non arrivando essi a comprendere che le posizioni di

Castelnuovo e di Sommacampagna , debitamente trin cierale ed addossate a Villafranca, da lungo tempo per avviso di Bava convertita in fortissima ridotta, erano le

mille volte preferibili alla celebrata posizione di Rivoli, il possesso della quale costringeva l'esercito italiano a disseminarsi sopra una linea di immoderata lunghezza . Ma tornò vana ogni rimostranza, perchè quei saputelli volendo intendersene più di Bava , tanto insistettero presso il re, che questi , il quale da principio propen dendo per l'opinione di Bava , erasi limitato ad espri mere il desiderio che si occupasse con ragguardevoli forze il solo punto di Pacengo , cedendo ora a nuove

istigazioni , ordinò che la brigata Piemonte ed il 13° reggimento ripiegassero a Sommacampagna, che la bri gata Savoia ed i Parmensi guernissero Palazzolo , Santa Giustina e Sona , e rimanessero in Pastrengo e Rivoli il


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

solo 14º che aveva un battaglione alla Corona, ed il 16° ; disposizione questa peggiore della prima , poichè o con veniva sgombrar affatto quelle alture poste sulla sini stra , ovvero mantenervi una forza sufficiente per vali damente difenderle e togliere a Radetzky qualunque velleità di geltarsi sul centro nemico. Appena stabilitesi le truppe nella nuova linea, i zap patori del Genio impresero ad impedire ogni sortila al presidio, operando tagliate ed innalzando steccate e bar

ricate su tutte le strade che dal campo regio conduce vano a Mantova , asserragliando sulla destra del Mincio

la torre di San Silvestro e di Cerese , e sulla sinistra verso Verona quelle di Goito , Marmirolo , Roverbella , Mozzecane ed altre di minor contezza . Laonde il nemico

che nel giorno 12, non sturbando per nulla il colloca mento delle truppe piemontesi , limitato si era a porre in miglior stato di difesa le opere di fortificazione poste al di là dei laghi , vedendo restringersi in tal modo la

sfera della propria azione , cominciò li 14 una sortita sopra Pietole : ma accolto vigorosamente dai due bat taglioni di studenti lombardi della divisione Perrone ,

dovette velocemente rientrare nella piazza ; tuttavia es sendo in quello scontro rimasti morti 3 studenti e feriti parecchi altri , pochi giorni dopo i giornali , facendo scellerato abuso della libertà della stampa , lanciarono le più assurde e calunniose accuse tanto sul re che su Perrone , dicendo aver essi artatamente esposti quelli

eletti giovani alla mitraglia nemica , come se vi fossero a far le meraviglie che venuti essi al campo per com baltere, alcuni rimanessero vittime del nobile loro ar

dore ; circostanza questa che volentieri io avrei taciuto se non servisse a dimostrare gli intrighi coi quali le


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fazioni ed i prezzolati emissarii austriaci cercavano se minar la zizzania fra le truppe italiane. Gli Austriaci cosi respinti limitaronsi allora ad una violenta cannonata , la quale avendo atterrito alquanto le nuove schiere di Perrone, il re, cedendo alle rimo stranze di questo esperto guerriero, ordinò che la bri gata Casale ed i Cacciatori franchi , destinati ad andare

ad occupare i luoghi di Roncoferraro e di Barbasso per

completare in tal modo l'investimento della piazza sulla sinistra del Mincio , rimanessero invece sulla destra a sostegno dei Lombardi alloggiandosi alla Virgiliana , grosso edifizio di forma quadrata, ove l'antica stirpe dei

Gonzaga , un di signora di Mantova , suoleva villeggiare, ed ove vuolsi avesse le aure di vita il divino cantore di

Enea . Pioveva a dirotto ; ciò malgrado il re volle assi stere nel giorno 16 a quella operazione, che per l'in cessante fuoco delle batterie della piazza riuscir poteva pericolosa, ma che diretta con avvedutezza e perizia da Perrone , costringeva gli Austriaci ad abbandonare il

villaggio di Pietole , a cui nel ritrarsi ponevan fuoco, ed a lasciar installare senza danno alcuno un battaglione dell'11 ° reggimento alla Virgiliana.

Nel di 17 non cessava il presidio dal cannoneggia

mento che, niuna perdita cagionando agli Italiani, riu sci fatale solo ad un maggiore austriaco, il quale uscito dal forte Belfiore, non so per qual ragione di servizio, rimase da una palla di cannone dei suoi miseramente ucciso . Li 18 poi il re, riparar volendo alla lacuna ope rata nella linea di investimento per la partenza del ge nerale Bava con la brigata Regina e con Genova caval leria per operare, come verrò ora dicendo , nel Modenese, trasportati la brigata Guardie ed il suo quartier gene


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rale a Marmirolo, faceva appoggiar sempre più a destra le truppe del blocco, lasciando a Sommacampagna solo un battaglione del 130, traslocando gli altri due a Villa

franca e la brigata Piemonte a Mozzecane ; quella di Cuneo a Canedole e quella d'Aosta a Castellaro (1 ) . Per ben comprendere la spedizione di Bava sopra Governolo , è mestieri ora che, trasportandomi col pen siero nel campo nemico, io dica dei preparativi fatti dal

maresciallo per riprendere quelle mosse offensive che, effettuale con sagacia e potentemente secondate dalla

fortuna, suprema arbitra delle battaglie , come di tutte le altre umane cose , e dai molteplici errori dei regii

condottieri , lo abilitò a por fine in pochi giorni alla prima campagna della guerra italica. Alle antiche sue forze aveva ora aggiunto il mare

sciallo le tre brigate Liechtenstein Francesco , Degen feld e Draskowich, tratte dal corpo di Welden, il quale , dopo aver destinato al blocco di Venezia 9,000 uomini e più , e disposto lungo il basso Po la brigata Perglas, trasportato il suo quartier generale a Padova , aveva mandato a Radetzky meglio di 9,000 uomini ad ingros sare le file dell'esercito principale. Era intenzione del maresciallo che il maggior-generale Culoz , preso il co mando di questo nuovo corpo , che fu il quarto, andasse a rinforzare la guarnigione di Mantova , sopra cui ve deva riversarsi le forze tutte di Carlo Alberto ; e perciò Culoz mossosi da Legnago, ove rannodate aveva quelle

genti , spinto si era a Nogara nel disegno di entrar in Mantova per il lato orientale non ancor ben guardato dai Piemontesi, stante la protratta dimora sulla riva (1 ) Essendo giunti in quei giorni da Brescia 1,300 Toscani circa , vennero divisi metà a Sommacampagna e metà a Villafranca .


CAPITOLO IV ,

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destra della brigata Casale che occupar doveva quei terreni: ma vennero in quel frattempo informazioni a Radetzky come i Ferraresi , incoraggiati dalla presenza di 2,000 circa papalini e di un battaglione delle riserve

piemontesi, niegassero continuare al presidio della cit itadella loro i viveri quotidiani, come era stato da Ciac chi pattuito : ordinava allora il maresciallo a Culoz di condurre in Mantova due sole brigate , e di spedire il principe Francesco Liechtenstein colla terza a dissipare quel principio di esercito che stava formandosi a Fer rara , a rifornire di viveri la cittadella e raggiungere poscia Culoz in Mantova .

Venuto Liechtenstein con 5,000 uomini fra fanti, arti glieri e cavalli sulle rive dell'Eridano , speditamente lo var cava sopra tre punti, a Ficarolo , cioè, ad Occhiobello ed a Polesella , e riunite le sue genti appariva sotto Ferrara al mattino del 14 : parevano dapprima le truppe sardo romane decise a contrastargli il passo ; ma i cittadini ,

-vedendo che il presidio della cittadella impadronitosi di . porta San Benedetto ed appuntati i cannoni sulla città e schieratosi sulli spalti , stava pronto a porger la mano a Liechtenstein, temettero di veder la patria loro sog giacere agli orrori tutti di una città presa d'assalto , e cominciarono a scuotere la fermezza dei papalini col

rappresentar loro che l'infrazione della capitolazione di Vicenza li avrebbe resi passibili di tutto il rigore delle

leggi militari ove caduti fossero in potere degli Au striaci, i quali non avrebbero tardato a riconoscere che

desse facevano parte del corpo di Durando; persuasi i pontificii , e più di tutti gli Svizzeri , impresero a riti rarsi per porta Romana : ed i Piemontesi' allora , che

non erano più di 800, inabili a resistere a forze decuple,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

eseguirono essi pure la ritirala loro per porta A Mare verso Comacchio, sperando di poter di là recarsi a Ve nezia : dimodochè Liechtenstein, entrato senza trar un

colpo in Ferrara ed accolto dal municipio , ebbe ben tosto rinnovato con esso l'obbligo di vettovagliare la cittadella per due mesi, e fatte quindi quelle mutazioni che credette opportune nel presidio, potè ripigliare la via del fiume .

Ma questa sua scorreria era stata più che sufficiente per gettare l'allarme nelle popolazioni modenesi, le

quali , già vociferando che il loro duca avanzava con poderosa mole di Austriaci, stavano in gran timore di

esser sottoposti alle sue vendette, e perciò imploravano con calde preghiere assistenza dal commissario regio residente a Modena: il quale, dando soverchio credito a queste voci , scriveva e riscriveva al quartier generale per chiedere aiuti : laonde il re, a cui stava a cuore il conservare quelle provincie, chiamato a sè Bava, ricer cavalo di consiglio : offrivasi allora quel generale di cor rere a tutelare quelle popolazioni con un forte distac camento , ed avutone consenso dal re , presi seco la brigata Regina , Genova cavalleria , la 2a batteria a ca vallo , la 6. di battaglia e la seconda compagnia di ber saglieri , portossi li 17 a Borgoforte, e fatte ivi adunare

tutte le barche che potè raccogliere , già accingevasi a varcare il Po a Portiolo , quando gli venne detto che Liechtenstein , rivarcalo il fiume , avviavasi verso Osti

lia . Sembrando allora a Bava troppo dolorosa cosa di

rientrare al campo di Mantova senza qualche trofeo , venne in pensiero di ricuperare l'importantissimo punto di Governolo .

Collocato Governolo con solido ponte presso la foce di


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Mincio in Po , nell'angolo formato da quei due fiumi, era di un'importanza massima pei due eserciti , potendo per esso gli Austriaci gettarsi o nel Modenese od alle spalle delle truppe che stringevano Mantova dal mezzodi : e già vedemmo gli sforzi di Gorzkowsky per sloggiarne gli Italiani nel mese d'aprile, sforzi tornati vani per la bravura spiegata dai volontarii mantovani e modenesi : ma dopo il fatto di Curtatone i sospetti di abbandono per parte di Carlo Alberto che serpeggiavano fra i To scani avendo trovato fede pure fra molti Modenesi , essi sobillati anche dagli emissarii di quel partito che fece far poi in Modena una sommossa a favore della repub blica , abbandonato quel borgo, eransene partiti alla volta della patria loro , è sebbene ivi giunti , e trovato sedato ogni tumulto , mercè la fermezza spiegata dalla guardia nazionale , si inducessero a posar le armi ed a

sciogliersi ; tuttavia Longoni , rimasto troppo debole per custodire da solo quel posto , era stato richiamato al

campo : la qual cosa appena si seppe dall'attivo Gorz kowsky, egli vi spediva ad occuparlo il maggiore Ru kavina con un battaglione del secondo reggimento di confinarii e 4 pezzi d'artiglieria. Ben conosceva Bava l'importanza di quel punto , e ve

demmo che nel primitivo progetto di bloccar Mantova aveva insistito perchè si facessero occupare da nume

rosi partigiani i ponti di Governolo e quello superiore di San Benedetto sul Po ; ma anche in questa parte i suoi consigli essendo stati negletti, egli pensò , or che

fortuna gliene porgeva il destro, di riparare all'errore altrui : ed essendogli venuto fatto, mentre percorreva il littorale fra Borgoforte e Portiolo , di osservare ferme sul fiume alcune barcaccie mercantili coperte di tende ,


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gli cadde in pensiero di servirsene per trasportar inos

servato sulla sinistra del Mincio, e perciò alle spalle dei difensori di Governolo , un drappello de' suoi , e chiamato a sè Lions , capitano, che di suo ordine già varcato il Po , erasi condotto coi suoi bersaglieri a Motteggiano , ingiungevagli che salito sulle barcaccie avesse a scender in esse il fiume , ed oltrepassata Sacchetta, ove Mincio immette in Po, si tenesse queto tutta la notte , ma che prima del far del di , presa terra coi suoi , si preparasse a spuntare per Boscovecchio alle spalle dei Croati di Rukavina appena li vedrebbe assaliti di fronte dalle altre truppe piemontesi. Accertatosi della fedele esecuzione de' suoi ordini per parte di quell'intelligente ed intre pido capitano , venne Bavá a San Nicolò, luogo attiguo a Portiolo , ove lasciato aveva le truppe pronte ad im barcarsi , e manifestato loro i suoi mentali disegni e pro messo loro una facile vittoria , le pose su due colonne in via per Governolo: una , composta del 10° reggimento,

di tre squadroni e di mezza balteria a cavallo , prese , sotto gli ordini di Trotti , la via che per Bagnol e San Vito conduce al Mincio, e l'altra , composta del 9º reggimento , degli altri tre squadroni e di una balteria e mezza, gui data da Bava in persona , seguendo la sinistra del Po venne sopra Governolo .

Trotti , percorrer dovendo minor spazio, fu primo ad ingaggiarsi col nemico, col quale i suoi cacciatori ed i

due pezzi scambiavano un vivo fuoco, quando i tre bat taglioni di Bava , preceduti dai loro esploratori , giunsero essi pure per vie diverse sulle sponde del fiume, e col locate le artiglierie sulla strada che ne lambe la destra sponda inferiormente a Governolo , cominciarono a cosi furiosamenle martellar la terra, che Rukavina , abban


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donando il pensiero di rovinare il ponte , evacuate le case poste sulla destra , rivalicava il Mincio, e sollevato il tavolato che univa il ponte alla sinistra sponda, pre

paravasi a disperata difesa : quand'ecco apparire alle sue spalle i bersaglieri di Lions dando fiato alle trombe: a tal suono i Croati, che sino allora eransi virilmente

condotti , credendo di aver alle spalle un grosso nerbo di truppa nemica, abbandonato il sobborgo si ritrassero nelle bassure, ove lor pareva di poter far migliore difesa e di esser più a coperto dagli attacchi alle spalle; ma fu tanto spedito questo loro movimento, che varii dei loro collo cati nelle ultime case , rimasti separati dal rimanente, dovettero cedere le armi ai bersaglieri, i quali corsi poi difilati al ponte non furono tardi ad abbassarne il tavo lato, dando cosi il passo ai fanti del 9o che s'erano sti pati sul ponte ; ed essendo in quel mentre accorsi d'or dine di Bava i tre squadroni di cavalleria che sin allora tenuti egli aveva dietro le case a ridosso dal fuoco tedesco,

ottenuto libero il varco dai fanti, si posero sulle traccie del nemico , che assunta l'ordinanza a quadrato nel piano , mostravasi pronto a riceverli. Eseguirono allora i tre squadroni una bellissima ca rica , nella quale trovava morte il giovane ,conte Gatti nara, aiutante maggiore, il quale avuto il cavallo ucciso mentre varcava il ponte , risalito quello d'un dragone

scavalcato , erasi con grande ardire gettato dei primi sulle file croate ; a lui accanto moriva il tenente Ap piolti, e varii dragoni rilevarono ferite più o meno gravi , e con loro i due tenenti e fratelli Brunetta , il maggiore dei quali , ferito gravemente , sarebbe cadulo in potere del nemico e rimasto indubitatamente ucciso, se con vero

amor fraterno scagliato non si fosse a salvarlo il minor Vol . U ). - 35

PINELLI , Storia , ecc.


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fratello, esponendosi cosi a quasi certa morte (1 ) . Ma essendosi ora ai squadroni aggiunti due pezzi di arti glieria a cavallo che orribilmente squarciavano le file dei suoi , Rukavina , disperando ormai di ogni soccorso, si indusse a posare le armi . Non fu però infrultuosa la

sua resistenza , perchè il tenente Sickovich approfittan done , riusciva a porre in salvo due pezzi , giunto coi quali e con pochi soldati a Formigosa , ove stava un'altra compagnia in riserva, potè con essa operare la sua ri tirata sopra Mantova . Tuttavia oltre ai prigionieri fatti nel villaggio e ad 80 altri , che sbandatisi nelle paludi vennero poi scoperti e presi dai bersaglieri e dai dra

goni , per forza della capitolazione vennero per questo fatto in potere dei regii gli altri due cannoni , la ban diera del reggimento , 350 comuni e 9 ufficiali, fra i quali il maggiore Rukavina ferito, degno figlio di quello

che tanto illustrato si era nel 1795 alla battaglia di

Loano , quando Sardegna ed Austria univano le armi loro contro Francia repubblicana ; ed ora mutata la po litica dei governi loro, i figli di quei forti invece di pu gnare a fianco l'un dell'altro come i loro padri , com

battevano in avversi campi, ma pur sempre col mede simo valore !

La vittoria di Governolo , che non costò ai regii più di 12 morti e di 23 feriti, non fu abbastanza apprez

zata ; e basta leggere le relazioni degli autori tedeschi per convincersi che senza di essa gli Austriaci tentato avrebbero un violento assalto sopra le truppe collocate sulla destra del Mincio . Era diffatti intenzione di Ra

detzky che Gorzkowsky, rinforzato da tutta la divisione (1 ) I Brunetta erano sei fratelli , che lutti combatterono con straordinario valore in questa guerra .


CAPITOLO IV .

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Culoz , operasse una sortita per sloggiare i Lombardi e la divisione Ferrere dalle posizioni della Parma, di Pie tole , di San Silvestro e di Curtatone , ed a tal fine era

stato ingiunto a Liechtenstein , reduce da Ferrara , di indirizzare la sua brigata sopra due colonne , le quali dovevano una per Nogara , l'altra per Massa ed Ostilia riunirsi a Governolo, e congiungendosi ivi con le truppe falte uscire da Gorzkowsky, venire per Bagnol e San Vito a spalle de'regii, ed anzi Liechtenstein erasi sin dalli 16

portato di sua persona a Mantova per combinare quel movimento col governatore di essa : ma Governolo ca

duto essendo in quel frattempo in potere di Bava , nè il movimento potė più aver luogo , nė Liechtenstein potė

raggiungere le sue truppe, le quali avuto sentore della sconfitta di Rukavina e dell'appressarsi dei regii a Ca stellaro nel giorno stesso , lasciati piccoli distaccamenti a Nogara, a Gazzo e ad Ostilia per osservare i regii

e per tener spiccie le communicazioni con Verona , si ripiegarono sopra Sanguinetto , ove Simbschen venne d'ordine di Radetzky ad assumerne il comando . Questa sola mossa della brigata Liechtenstein prova quanto insussistente sia il rimprovero fatto da un au tore austriaco al generale Bava per non essere corso

sopra di essa dopo il fatto di Governolo . Quella brigata

contava 5,000 uomini; mentre dai 3,600 della brigata Regina convien diſfalcare un ballaglione del 100 spedito a scortare i 500 prigionieri fatti a Governolo sino a Cre

mona : rimangono pertanto 3,000, ai quali aggiungendo 1,000 uomini fra cavalleria , bersaglieri ed artiglieria,

avremo un totale di 4,000, coi quali Bava , secondo quel l'autore, avrebbe dovuto avventurarsi contro i 5,000 di

Liechtenstein : ma v'ha di più : se il generale piemon


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tese avesse commesso quell'errore, egli non avrebbe tar dato a trovarsi fra due fuochi, perché Gorzkowsky ap pena intese tuonare il cannone verso Governolo, aveva

fatto sortire il colonnello Draskowich con tre battaglioni, una batteria e due squadroni di ulani , il quale incon trato Sickowich a Formigosa e da lui saputo come i regii stabiliti si fossero in Governolo , non credette dover procedere oltre , ma che non avrebbe mancato di se

guirne le traccia se li avesse veduti ingolfarsi nella di rezione di Ostilia e di Nogara . Si sarebbe forse potuto accerchiar la truppa di Liechtenstein prima che essa si ripiegasse sopra Sanguinetto , se il re, seguendo l'avviso che Bava nella sua opera ci dice avergli spedito per mezzo del maggiore La Flèche , appena udito il cannone di Governolo, avanzato si fosse da Castellaro verso No

gara ; ma quel monarca essendosi tenuto, come al con sueto, inoperoso, il suo luogotenente da solo non potė nulla oprare, ed anzi avrebbe errato tentandolo . Più fondato è il riflesso dello stesso autore che la col

locazione della brigata Regina così lontana dall'esercito

le impedi di prender parte ai combattimenti dei giorni seguenti, cosi disastrosi per le armi italiane : ma si do vrà da ciò dedurne che Bava dovesse lasciar inoccupato l'importante punto di Governolo , offrendo cosi a Ra detzky il modo di mandar ad effetto la sospesa opera zione ? certamente no ; onde io porto opinione che nel fatto di Governolo la condotta di Bava sia non solo al

dissopra d'ogni biasimo , ma degna per lo contrario di ogni lode ; come meritan pure d'esser lodate le truppe tutte pel spiegato valore, e Trotli ed Avogadro , colon nello di Genova cavalleria, e Lions che colla sua sagacia ebbe gran parte alla vittoria .


2

CAPITOLO IV .

549

Radetzky fratlanto, vedendosi guasto dalla rioccupa

zione di Governolo per parte dei regii il suo progetto , che altro ad un di presso non era che una ripetizione

dell'operazione tentata li 29 e 30 maggio, credette do ver mutar il suo piano offensivo, a ciò indotto eziandio dalla debolezza del centro nemico, il quale invero più non presentava che una ragnatela di posti facile ad es sere ovunque sfondata .

La parte difettosa del piano presentato dal generale Bava per bloccar Mantova , era di non cinger perfetta mente la piazza , e di lasciare nel tempo stesso troppo de bolmente munita la linea del Mincio fra Valeggio e Pe schiera , per dove poteva il nemico gettarsi, isolando cosi quella fortezza dal grosso dell'esercito e distruggendo i magazzeni dei regii a Monzambano; ma questo difetto era poi stato a mille doppii accresciuto dalle modifica zioni portale al piano primitivo , e dalla improvvida ri soluzione di tener occupati Rivoli e Pastrengo. Era dun que chiaro che il maresciallo gettandosi col nerbo delle sue forze sopra Sommacampagna , troppo debolmente presidiata , riuscito sarebbe non solo ad impadronirsi di Valeggio e del passo del Mincio , ma a segregare i due reggimenti collocati nella valle d'Adige , i quali non forti abbastanza per aprirsi il varco attraverso alle nu

merose schiere imperiali , non avevano modo di sot trarsi alla dura necessità di deporre le armi : forluna tamente per loro , il maresciallo volendo agire con la massima prudenza, risolvette di farli assalire prima di

dar principio al suo movimento contro il centro nemico ; alla quale risoluzione pare fosse egli indotto da questi due riflessi: che l'attacco sull'estrema sinistra piemon tese attirando tutta l'attenzione dei loro generali da


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quella parte, avrebbe agevolalo a lui l'assalto del cen tro ; e che De Sonnaz persistendo a difendere la posi zione di Rivoli, creduta dal re di un'importanza mas

sima , egli Radetzky sarebbe stato all'indomani ancor

in tempo per precludergli la ritirata : ma gli eventi pro varono il contrario, e quel corpo d'armata cosi incau tamente avventurato dal re in quelle gole , mercè gli errori del maresciallo, fu risparmiato . Ad ogni modo Thurn , incaricato di sloggiare le truppe di De Sonnaz da quelle gole, adunate nella notte dalli 21 alli 22 verso Madonna della Neve ventitre compa gnie , una batteria di obici ed una di racchette, giungeva

alle 5 mattutine in faccia alle truppe di San Vitale , che

avvertito sin dal giorno prima dei progetti del nemico, aveva disposto il suo battaglione e la compagnia dei ber saglieri studenti sulle alture di Valfredda che si ergono a mezzodi del luogo della Ferrara, occupando le varie frazioni di quel borgo con alcune compagnie , e segna tamente quella del capitano Cerale con un cannoncino al poggio di Campedello. Asceso il monte, vennero al

cuni pelottoni di Tirolesi e due compagnie del reggi mento Wellington a dar di cozzo contro i cacciatori di

Cerale, il quale li riceveva caldamente e da intrepido soldato difendeva la posizione : quando dopo setle od otto spari il cannone dei piemontesi si aperse (1 ) , ed

il nemico avendo in quel frattempo spiegate altre com pagnie in bersaglieri che, salendo da ogni lato il dorso della montagna , minacciavano circuire il suo debole

stuolo, Cerale ripiegò in buon ordine sopra San Vitale, il quale non volendo rimanersene coi fianchi scoperti, ( 1 ) Era uno di que' pezzi di ottone del regno italico stati rin venuti dai Piemontesi in Peschiera .


CAPITOLO IV .

551

ensó tirarsi addietro sino alla Corona ; posizione più oncentrata e difendibile dalle tenui sue forze. In essa sistette ancora San Vitale sino alle 10 del mattino

ontro i 3,500 uomini che Thurn guidava in persona, raccolti , malgrado il fuoco micidiale dei nemici , i

roprii feriti, gli equipaggi ed i due cannoni , ordina mente si ritrasse a Rivoli , sebben inseguito da vicino i Tirolesi, i quali non sostarono che a Caprino . Mentre succedeva questo scontro alla Corona , un'altra lonna, sotto i generali Lichnowsky e Matiss , scendeva 1 Brentino e Preabocco sopra Incanale potentemente 11

1

1.

to

7.

condata da due obici , uno da 18 ed un altro da 7 ,

tti collocare da parecchi giorni dal generale Hess so a il monte Pastello che sorge a sopraccapo di Rivoli , e dove gli Austriaci avevano quotidianamente fulminate batterie erette dai Piemontesi al punto ove s'innalzava monumento che ricordava l'immortal vittoria di Bo

parte , e più al basso sopra la Rocca , nome di una delle le. roccie che quasi guglie sorgono dal fiume presso raino . Mercè quest'aiuto potè Lichnowsky forzare il isso delle Groare debolmente presidiato dai Piemon si , che concentrati si erano sui poggi fra Rivoli e le lanne . Consistevano le loro forze in tre battaglioni

:1 140 , di cui uno stanco ed assottigliato dalla bella ſesa della Corona ; in tre compagnie cacciatori del 160, ultra di esse essendo staccata al monte Pipalo ; in una impagnia bersaglieri ed in mezza batteria di battaglia , ù alcuni pezzi di montagna . 2,000 uomini al più, con o i quali ora venivano 6,000 regolari e varie centi nia della landsturm del Tirolo con numerosa artiglie

a , la quale furiosamente tuonando abbatteva i parapetti elle batterie sarde che con invincibile costanza erano


552

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

immantinente riattate dai cannonieri piemontesi diretti dal prode tenente De Roussy , che in tal giorno dimo strossi maggiore ad ogni elogio . Il colonnello del 140, Damiano, comandante superiore

in quei luoghi , aveva fatto stendere in catena quasi tutta la sua gente da Caprino sino al fiume, onde ne succe dette un vivo scambio di fucilate lungo tutta la linea coi

Tirolesi, che avanzando intrepidamente erano con pari valore accolti , e benchè superiori in numero ed in armi ai soldati di Pinerolo e del 16°, non riuscivano a gua dagnare un palmo di terreno : e cosi combattessi dalle

11 antimeridiane sino alle 3 pomeridiane , ora in cui accorso il generale De Sonnaz con sei compagnie di fucilieri del 16º, la compagnia studenti e l'altra mezza

batteria da Pastrengo , i prodi bersaglieri e cacciatori pieinontesi , animati da questo rinforzo, assunsero essi stessi l'offensiva, ed incalzando vivamente il nemico, il 14° verso Caprino ed il 16° coi bersaglieri verso Inca nale, lo respinsero sino a Platano : ma rinforzato ivi da nuove colonne , riprese la marcia offensiva, e venuta la sua catena a brevissima distanza dalla piemontese , ne succedeva un accanito combattere a bruciapelo , ed in certi luoghi anche alla baionetta. E si fu in quel mo mento che trovaron morte il capitano Prola dei Bersa

glieri , il quale combattendo fra i primi cadde trafitto da tre palle , ed il tenente Nasi del 16º, che mentre dato di piglio ad uno schioppo andava abbattendo varii Ti rolesi, colpito nella mammella sinistra da palla conica , ebbe a morir poscia al mattino seguente : come pure

trovò morte il giovine Coppa della compagnia studenti , ed un altro Nigra ricevette grave ferita : mentre dalla parte degli imperiali moriva colpito in fronte il gene


CAPITOLO IV .

553

rale Matiss ed il distinto capitano dei Tirolesi Pirquet, i quali , amendue portatisi sulla linea stessa dei bersa glieri , animavanli con la voce alla pugna. Ma avendo finalmente i Piemontesi collocato due nuovi pezzi sul

poggio del Zovo, impresero a fulminar talmente con tiri a scaglia da quel punto il nemico, che questi, perdutosi d'animo, desisteva dal fuoco verso le 9 di sera , e lenta mente ritiravasi parte ad Incanale e parte a San Mar tino ed a Pazzone .

Duemila Piemontesi adunque valorosamente respinsero

l'assalto di 7,000 Austriaci ; ma di questo dar se ne deve merito non già ai duci ma ai soldati : perchè le dispo sizioni dei primi erano cosi cattive che le catene , sprov vedute di sostegni e delle dovute riserve , non vennero

mai cambiate , mai rafforzate ; onde alla fine esse erano prive di munizioni : oltreta ciò niuna mente superiore dirigeva il progresso del combattimento, ed ogni capi tano era costretto a regolarsi sua posta : e se la co lonna di De Sonnaz , spuntando da Ceredello , frenato non avesse gli Austriaci, e se Roussy e Mella contenuti non li avessero coi loro colpi a mitraglia , è certo che quelle catene rimaste sarebbero alla finfine avviluppate : e questo errore si ripetè molte volte nella prima e nella seconda campagna , in cui gli ufficiali superiori di rado

pensarono a dar lo scambio alle catene ed a prescrivere quelle altre misure che i difficili combattimenti in or

dine sparpagliato richiedono ; tanto più che il soldato, sapendosi in tal ordine meno esposto, inclina ad adot tarlo ; onde avviene che se uomini intelligenti non di rigono le mosse delle linee di bersaglieri , esse in breve riescono troppo fra loro slegate e soggette ad essere da

un intraprendente nemico sfondate.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

I Piemontesi , raccolti i loro morti e feriti, e dato poi sepoltura ai due ufficiali nella chiesuola di Rivoli , ri

masero tutta la notte nelle ben difese posizioni attor niati da ogni lato da soperchianti nemiche squadre : ma verso le 2 dopo la mezzanotte De Sonnaz , convinto che all'indomani avrebbe avuto sulle braccia forze an

cora maggiori , ed informato come gli Austriaci stessero

geltando un ponte a Ponton , evacuato Rivoli colle truppe, collocò il 160 a Cavaion ed il 140 a Calmasino, formando il retroguardo i cacciatori del 16 ° coi due pezzi che fulminato avevano i Tedeschi dal poggio di Zovo. Il ne mico, sfiduciato dalla incontrata resistenza e privo di viveri, non disturbò quella mossa retrograda, e solo gli obici del monte Pastello tuonarono inoffensivi nell'oscu rità della notte . Perderono i Piemontesi nelle due azioni

della Corona e di Rivoli 34€ uomini, compresi in tal novero Prola e Nasi , ed ebbero 73 feriti, fra cui assai

leggiermente Danesi maggiore , e Mangiapan capitano del 16', e 3 altri ufficiali di Pinerolo : gli Austriaci eb bero morti 20 soldati , 1 generale e 4 ufficiali, ma i

feriti furono 189 ed 11 i prigionieri . Meritarono in tal fatto particolar menzione fra gli

ufficiali De Roussy d'Artiglieria, e Vicarini dei Bersa glieri , ed i cannonieri semplici Saulnier e Barrol, i quali , veduto precipitar nel burrone un pezzo di montagna smontato dal fuoco degli Austriaci , andarono a ritirarlo fra una grandine di palle, e trattoselo sulle spalle lo po sero in salvo : rimanendo però miseramente ucciso Bar rot, il quale, sdrucciolato in vicinanza di un carro d'arti glieria , aveva il capo orribilmente schiacciato dalle ruote; prode infelice, che rimase cosi, per impreveduto caso, privo del premio che il suo valore acquistato gli aveva .


uggiore HLAVATY , Comandante del Genio .

va

Cannoni

. Squadr

EGGIMENTI E CORPI DIVERSI

. Battagl

Tenente maresciallo WOCHER .

Uomini

Arciduca Carlo , colon . Balduc 2 imento Geppert

2

ria da 6 imento Banato Wocher d. nin

na

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1 2

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1

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CAPITOLO IV .

555

Radetzky intanto sin dal giorno 19 aveva fatto accu ratamente riconoscere dal suo capo di stato -maggiore Hess la giacitura della linea occupala dai Piemontesi, nella quale occasione quel generale, veduto con nume rosi seguaci verso Castellaro dagli avamposti , ebbe a sopportarne il fuoco che gli uccise un ufficiale superiore ai fianchi , mentre un brigadiere di Aosta cavalleria , appartenente ad un pelottone mandato in ricognizione, ebbe la coscia infranta da una palla partita dalla scorta del generale : il quale , ritornato dal maresciallo, potė intanto informarlo appuntino delle posizioni e forze dei regii . Radetzky allora , affidata la custodia di Verona ad

Haynau, giunto appositamente pochi giorni prima di Germania, risolvette dar principio alle sue mosse offen sive nella sera del giorno 22. Ei divideva pertanto le sue forze in tre corpi : il secondo sotto D'Aspre doveva

tener la destra e portarsi per San Massimo, Mancalacqua e Lugagnano sopra le alture ed il borgo di Sona : compo nevasi esso delle brigate Federico Liechtenstein , Giulay , Kerpan ed Edmondo Schwartzenberg ; le tre prime sotto il feld-maresciallo Wimpfen eseguir dovevano l'assalto sopra le suddette posizioni, mentre la quarta, rinforzata dal reggimento Furstenwhater , era posta sotto gli or dini del generale Schaaffgotsche, che con esse e colla propria brigata di cavalleria e con numerosissima ar tiglieria doveva avanzare per la gran strada postale , e

quindi , piegando a destra , scorrere la campagna, as salire Santa Giustina, Bussolengo e Sandrà per far cre dere al nemico che il vero attacco avesse luogo sulla destra e non sul centro . Regolava D'Aspre le mosse di queste due colonne .

Il primo corpo , retto sempre da Wratislaw e com


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

posto delle quattro brigate Wohlgemuth , Supplikatz , Strassoldo e Clam , doveva , partendo da Santa Lucia ,

assalire colle tre prime Sommacampagna , tenendosi strettamente legalo con D'Aspre per via di fiancheggia

tori sul lato destro : mentre la brigata Clam per la strada di Calzoni , Accademia e Gonfardine, portata si sarebbe so pra Custoza coprendo cosi il fianco sinistro di Wratislaw , e guarentita essa stessa da un reggimento di cavalleria che seguiva la gran strada da Dossobono a Villafranca . Dietro il primo e secondo corpo marciava Wocher colla

riserva e coll’equipaggio da ponte, il quale, procedendo da San Massimo per Casone verso Zivollara e Rezola ,

tener dovevasi pronto a soccorrere D'Aspre o Wratislaw, secondo il caso ; aveva seco quattro scelte brigate, cioè quella di Maurer, quella di Haradauer e quelle dei due arciduca Sigismondo di fanti , ed Ernesto di cavalli ; for mavano queste truppe un complesso di 42,000 uomini divisi in 46 battaglioni, 38 squadroni e 154 cannoni : alle quali forze dovevan poi unirsi i 9,000 di Thurn ed il quarto corpo comandato da Culoz , che tuttora stava in Mantova . Uscirono queste truppe da Verona sul far della sera delli 22, pronte ad assalire i Piemontesi alla 1

dopo la mezzanotte ; senonché un tremendo uragano che durò più ore , rendendo buia oltremodo la notte, ritardò la loro marcia e li costrinse a differire l'assalto

sino alle 6 mattutine (V. Figura nº 3) .

Le posizioni sopra cui andavano a riversarsi questi 40,000 uomini erano difese dal generale Broglia che aveva seco la brigata Savoia , 1 battaglione del 13° , quello dei Parmensi, 750 Toscani retti dal maggiore

Ciarpaglini , alcune compagnie di bersaglieri e di vo lontarii, 6 squadroni di Novara cavalleria ed 1 batteria


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558

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

suddivideva ivi ancora la sua brigata, mandando tre battaglioni del reggimento Ernesto con tre cannoni, e sotto gli ordini del tenente-colonnello Odelga , a girare Sona e facendolo assalire di fronte da tre altri . Odelga , colto di fianco nel suo movimento dai Savoiardi allog.

giati al Colombarone, dovette colà rivolgere le sue mire, ed impegnossi ivi un accanito combattere ; pendente il quale , tanta era la rabbia degli Ungheresi del reggi mento arciduca Ernesto di non poter penetrare in quel cascinale, che alcuni di loro giunsero ad afferrar colle mani le canne dei fucili sporgenti dalle feritoie praticate nel muro di cinta : e lo stesso accadde alla colonna di

Pergen sotto al recinto di un giardino di una casa di Sona , di dove i Savoiardi facevano magnifica difesa . Al monte però le cose volgevano a male per i Sa voiardi a causa d'un poco lodevole stratlagemma dei Tedeschi. Venuto Liechtenstein in prossimità del monte, suddivise egli pure la sua brigata in due parti : una venne ad assalire il poggio di Mirabello (1 ) , e l'altra prese per Zunine . Stava a difesa del Monte della Ma

donna il generale D'Aviernoz comandante della brigata, ed aveva seco un battaglione da lui cosi ben collocato,

a seconda dei ripieghi del terreno , che gli Austriaci , credendo dapprima inoccupate quelle alture, passato il Mirabello, impresero a salire il monte in ordine serrato : quand'ecco sorgere tutto ad un tratto da quelle forre i Savoiardi , i quali sparato sopra loro a bruciapelo , e ( 1 ) Gli autori tedeschi dicon tutti Montebello, la carta però in dica Mirabello , che non è altrimenti un monte , ma un poggio

poco elevato su cui sta un vasto fabbricato . È questo uno dei molti errori di nome esistenti in quelle relazioni , e che in parte credo di aver corretti .


CAPITOLO IV .

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piemontese di posizione, 2 pezzi toscani e 4 pezzi mo denesi o parmensi . Il primo reggimento Savoia occupava

Palazzolo, Santa Giustina , e mandava le prime guardie alle cascine di Colombarone a destra verso Mancalacqua

e di Colombara a sinistra fra Sandrà e Bussolengo : poche abbattute d'alberi ed alcune barricate eran tutte le difese dei Piemontesi sulla sinistra . Non cosi al cen tro , ove il generale De Sonnaz aveva fatto innalzare dal

capitano Rocci un lungo fronte bastionato che, legando le colline di Palazzolo con quelle di Sona, passava per l'osteria del Bosco e chiudeva la gran strada che da

Peschiera porta a Verona. Avevanlo armato i Piemontesi con due pezzi di posizione collocati sulla sinistra , in luogo da cui infilavan tutto lo stradale , e coi quattro

cannoni modenesi distribuiti lungo il fronte . Difende vano queste opere il secondo di Savoia ed i Parmensi.

Sulla destra , cioè a Sommacampagna , eziandio eransi erette alcune trinciere, però assai imperfette, difese dal battaglione del 13° e dai Toscani , i quali avevano seco i loro cannoni . Stava in riserva Novara cavalleria . Erano

in somma 8,000 al più. In Villafranca poi stavano gli altri due battaglioni del 13º , un secondo battaglione toscano e mezza batteria di artiglieria , sommanti in tutto a 2,500 , i quali però niuna parte presero alla pugna .

L'attacco cominciò a Sona : alle 6 del mattino giunti gli Austriaci a Mancalacqua , Liechtenstein avanzò diret tamente sopra Mirabello ed il Monte della Madonna ; Pergen colonnello , che comandava la brigata del gene

rale Giulay infermo , prese più a destra sul colle del Pino che lega il Monte della Madonna con Sona , e Kerpan rimase in riserva . Spintosi poscia sino a Zina , Pergen


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

brigata Kerpan , tenutasi sino allora in riserva , pure poco frutto facevano i suoi soldati contro il bastione mirabilmente difeso dai fanti e dagli artiglieri diretti

dal capitano Cortanze e da Prospero e Ferdinando Balbo, figli di Cesare : nè riusciti sarebbero i nemici a vincere

quel solido baluardo , se caduta Sommacampagna in poter loro , i difensori di esso non fossero stati costretti ad abbandonarlo .

Poichè mentre il secondo corpo assaliva Sona, Wra lislaw faceva parimenti attaccar Sommacampagna verso

le 7, mandando Supplikatz per Caverde e Cà dei Terzi contro il Santuario della Salute , Wohlgemuth sul borgo stesso per l'osteria della Torre e Corobiol, e tenendo in riserva Strassoldo . Qui pure fecero gli Italiani bellissima resistenza ; aprendo i Toscani un fuoco micidialissimo attraverso alle feritoie della cinta , e gettandosi alcune

compagnie di Pinerolo risolutamente alla baionetta : ma fra due battaglioni e tre brigate troppa era la spropor zione , ed il nemico, allargando la sua cerchia , essendo riuscito ad occupare le alture circostanti del Santuario della Salute e di San Pietro, fu forza ai valorosi soldati

di Pinerolo di rientrare nella terra e collocarsi per com pagnie staccate negli edifizii più solidi già preparati alla difesa. Nacquero allora tanti combattimenti parziali su

varii punti, difendendo tutte le compagnie la posizione loro , e venendo all'arma bianca col nemico quando era riuscito a scavalcare il muro di cinta ; e la compagnia Brianza , collocata in un giardino , presentó essa sola tal resistenza , che fra morti e feriti ebbe a perdere più

di 80 uomini , cagionando essa pure grave danno al ne mico, che su quel punto ebbe uccisi il capitano Genich ed il tenente Perlep : quando avendo i Tedeschi collo


CAPITOLO

IV ,

561

cati alcuni obici al Santuario della Salute , ſecero pio

vere sulle case una grandine tale di proiettili , che i Pie montesi dovellero evacuar la terra , ripiegandosi assai

ordinati sopra San Giorgio in Salice . Entrarono allora alla rinfusa i Tedeschi in Somma campagna , e tale fu il disordine introdottosi nelle loro file , che se i Piemontesi ne fossero stati informati ed

abbastanza forti per ritentar di riprendere quel villaggio, vi sarebbero forse riusciti: tuttavia ciò fece che pote

rono da principio ritirarsi tranquilli sino a San Giorgio , ove assaliti da Liechtenstein , sbucato dal Colle del Pino , fecero ancor resistenza per poco , ma essendo poi so

praggiunto Wohlgemuth , dovettero abbandonar quel borgo riducendosi a Castelnuovo vivamente inseguiti dagli usseri Reuss che catturarono le ultime sezioni ed i cassoni dei pezzi toscani .

Nel qual luogo già ridotto s'era Broglia , il quale ap pena vide il battaglione del 13° piegare sopra San Gior gio , altelati a battaglia verso Castelnuovo i squadroni di cavalleria per contenere Supplikatz che avanzava per la via secondaria che per Borgnol e San Giorgio viene a far capo allo stradale postale fra l'osteria del Bosco e

Castelnuovo, cominciò a lentamente far ripiegare i Sa voiardi che ancor ferocemente combattevano all'osteria

del Bosco contro Pergen , e che imperterriti non ab

bandonarono quel punto se non quando videro in salvo le artiglierie tutte ; due pezzi delle quali , diretti dal ca pitano Cortanze e sostenuti dalle due compagnie Du Bellair e Degarels, protessero la ritirata. A Santa Giustina la mischia era stata meno calda. Ve

nuto Schaaſfgotsche assai lentamente sopra Bussolengo e trovatolo sgombro di difensori, innoltrossi cauto verso Vol. II ) . - 36

PixELLI , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Palazzolo, ove i suoi fiancheggiatori accolti vennero dai cacciatori del 10 di Savoia collocati alla Colombara ed

alla Casetta : impegnossi allora un vivo fuoco di bersa glieri: ed i soldati del 1 ° già accingevansi a dimostrarsi degni emuli di quei del 20 , quando Broglia riceveva in quel punto ordine da De Sonnaz di condurre le truppe per Sandrà e Colà sopra Pacengo , ove riducevasi egli pure con quelle reduci da Rivoli : ripiegossi allora quel

reggimento quasi intatto e respingendo ogni assalto del nemico : il quale vedutosi cosi libero di.progredire, si spinse al centro sopra le posizioni di Berettara, Casa nuova , e trovatele senza difese, venne per Guastalla sino a San Rocco di Palazzolo sulle rive del Tione .

Alla sinistra austriaca Clam aveva senza ostacolo ei

pure occupato Custoza e le circostanti alture, collocan dosi in modo da poter osservare la strada che conduce

a Villafranca, ove comandava il generale Manno , il quale nel sospetto d'esser ivi pure assalito , non si mosse al trimenti. Finalmente il corpo di riserva , arrivato a Re

zola quando ancor combattevasi a Sommacampagna, vi spediva la brigata Haradauer, la quale giuntavi verso le 9 , cioè quando i Piemontesi già si avviavano a San Giorgio in Salice, occupando Sommacampagna diè campo a Wratislaw di spingersi avanti .

Era scorso di poco il mezzodì quando l'esercito ce sareo era tutto concentrato sulle magnifiche posizioni

di Custoza, Berettara, Sommacampagna e Sona col fronte coperto dal Tione : e dalla lunga fermata fatta, pare che i suoi capi si aspettassero ad essere attaccati od a si nistra dal re o più probabilmente a destra da De Son

naz : ma giunte le 3 pomeridiane e non dando i Pie montesi alcun segno offensivo, Radetzky si indusse a


CAPITOLO IV .

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rispingersi avanti verso il Mincio , scopo de' suoi pro

getti : il secondo corpo pertanto venuto sopra Castelnuovo ( di dove potè vedere la retroguardia piemontese com posta di un battaglione di Savoiardi, di uno di Pinerolo e di Novara cavalleria con una sezione , ritirarsi in bel

l'ordine verso Cavalcaselle ), ivi pose il campo : mentre

Wratislaw , spintosi col primo sopra Oliosi, mandava una brigata a Salionze e faceva occupare da un batta glione il Monte -Scatola, che sorge sul margine del Min cio , quasi rimpetto a Monzambano . Il quartier generale del maresciallo venne allora trasportato a San Giorgio in Salice .

Cosi ebbero termine i combattimenti del giorno 23 sotto Sona e Sommacampagna, nei quali la perdita degli Austriaci fu tripla di quella degli Italiani , annoverando essi 8 ufficiali e 95 soldati uccisi : 2 maggiori, Kein scotte e Bilke , 23 ufficiali di minor grado e 423 soldati feriti: mentre gli alleati non ebbero morti che Ciarpa glini , maggiore toscano, il capitano Cart ed il sottote nente Cauvin, ambedue di Savoia , il sottotenente Spalla del 13°, e 22 soldati ; il generale D'Aviernoz, 7 ufficiali e 72 soldati feriti e 117 prigionieri, fra cui 13 ufficiali. Fra i feriti furono Cortanze capitano d'artiglieria, Ray

naud tenente , Blanc ed Armand sottotenenti, i quali due ultimi furono fatti prigionieri col generale mentre co raggiosamente pugnavano ai suoi fianchi. Tuttavia il danno degli Italiani avrebbe potuto esser immensamente maggiore se Schaaffgotsche, che aveva una poderosa cavalleria, spinto avesse alcuni squadroni sopra Castel nuovo, i quali avrebbero intercisa ogni ritirata alla divi

sione Broglia : ed egli poteva agevolmente ciò fare, poichè la brigala Schwartzenberg ed il reggimento Furstenwa


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ther con una brigata di cavalleria eran più che bastanti a far fronte a De Sonnaz anche nel caso che questi avesse voluto ingaggiar battaglia : ma Schaaffgotsche essendo egli pure seguace del lento sistema tedesco, che nulla

arrischia mai , lasciò andar perduta quell'occasione: di modochè la divisione Broglia potè raggiungere De Son naz a Cavalcaselle .

Questo generale era ritornato a Sandrà , ove teneva il suo quartier generale ; ma avendo udito al mattino una violenta cannonata verso Sommacampagna, erasi recato in persona a verificare le mosse nemiche , e ve duto come i Piemontesi, oppressi da forze doppie, già

fossero per abbandonare quel punto, spediva ordine al 16 ° ed al 14 " reggimento di concentrarsi su Colå uno e su Pacengo l'altro , e mandava parimenti istruzioni a Broglia, che era di sua persona a Palazzolo , onde ri piegasse ei pure sopra Colà . Fece in tal circostanza prova

di non volgar senno De Sonnaz, perchè vedendo aggi rarsi nel piano le scorribande di Schaaſlgotsche , egli

fece lentamente e col massimo ordine ripiegare le sue truppe di posizione in posizione da Cavaion sino a Pa cengo, facendo in pari tempo evacuare Lazise , ove sta vano i magazzeni ed il gran parco che introdusse in Peschiera . Raccolte in tal modo le sparse sue truppe , venne De Sonnaz ad accamparsi a Cavalcaselle , ove pas

sossi la notte in mezzo a continui allarmi,senza viveri per le truppe, e circondati da ogni lato da nemiche forze

superiori. Forse credette quel generale di dover tenersi sulla riva sinistra per cooperare col re in caso che questi assalito avesse il nemico nella notte : ma è certo che

egli avrebbe operato molto più saviamente conducendo le sue truppe stanche in Peschiera, ristorandole ivi con


CAPITOLO IV .

565

cibi e con tranquillo sonno , e recandosi poi all'indo mani a custodir la riva destra con truppe rinvigorite e riordinate . Rimanendo invece , come fece, in tal posi

zione, egli si espose ad esser assaltato da forze triple , dalle quali non avrebbe potuto salvarsi che riparando sotto il cannone della fortezza , e quando informato che gli Austriaci gettavano un ponte a Salionze volle, par tendo all'una dopo la mezzanotte da Cavalcaselle, portarsi a difendere quel punto, egli vi giunse con truppe stan che ed affamate che non poterono presentare alcuna valida resistenza .

Oltre a ciò era chiaro che il maresciallo tendeva a

separare la sinistra dell'esercito italiano dalle truppe sotto Mantova : scopo principale di De Sonnaz e di Bro glia pertanto doveva essere di tenersi in possesso del l'importante posizione di Valeggio , e se , come pare , essi non ebbero il tempo di accorrere su quel punto al mattino del 23, vietandolo la presenza di Clam a Cu stoza , essi dovevano almeno ripassare celeremente il

Mincio e portarvisi nel dopo pranzo , dando cosi mezzo alla divisione Visconti che custodiva Valeggio, Borghetto e Monzambano di mantenervisi: diffatti Faa di Bruno

che era a Valeggio con due battaglioni , solo alla sera del 23 abbandonò quel punto importante distruggen done il ponte ; Broglia adunque che era a Cavalcaselle colle sue genti a mezzodi aveva tutto il tempo di pas sare il Mincio a Peschiera, e scendendone la riva destra venire a Borghetto. Era il caso di ricordarsi di queste parole di Napoleone : Une marime de guerre bien éprou vée est de ne pas faire ce que veut l'ennemi, par la seule raison qu'il le désire. Ora la volontà di Radetzky di di videre in due l'esercito italiano era assai patente : biso


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gnava dunque opporvisi accostandosi al re, locchè è poi anche nelle regole generali di guerra, avendo la storia

insegnato in mille battaglie che più valgono 40,000 uo mini compatli e riuniti sotto un sol comando , che 60,000 cooperanti allo stesso fine, ma disgiunti e solto diversi

capi. Portandosi a Borghetto, De Sonnaz era in miglior posizione per coadiuvare ad un attacco fatto dal re dalla parte di Villafranca , che non mantenendosi a Cavalca

selle, ove rimaneva troppo isolato . A Marmirolo frattanto, ove stava il quartier generale

regio , molta era l'inquietudine; poichè, meravigliosa e dolorosa cosa a dirsi , in terra italiana non un abitatore

del contado si mosse per avvertire i generali piemontesi che 40,000 Austriaci usciti erano da Verona li 22 per opprimere soldati italiani ! Queste eran le prove di af

fetto che ricevevan da quelle popolazioni i soldati Pie montesi che per redimerle da schiavitù valorosamente esponevano la propria vita ! Ma sebben tardi , molti fu rono i disinganni , e gli abitatori del Veronese più di tutti si manifestarono sempre avversi ai Piemontesi ! (1 ) ( 1 ) In prova di ciò basti questo semi- comico fattarello: nella seconda metà di giugno il 16º , stanziato a Santa Giustina , dava alcune compagnie staccate alle cascine dei Girelli , di Casetta , ecc . , le quali si davano il cambio ogni cinque giorni . Ero colla mia

alla Casetta , il cui proprietario o massaio , dicendosi povero ol tremodo , non voleva somministrar cosa alcuna neppur con paga mento : ufficiali e soldati ci accontentavamo alla meglio, ed anzi , spacciandosi egli ed un suo bimbo per ammalati , noi usavamo dargli il brodo perchè potesse ristorarsi : mille erano le proteste

di riconoscenza e le benedizioni date dal mendace contadino ai suoi benefattori che sollevavanlo dalla miseria ed avevan carità

di lui e del bimbo ; quand'ecco al terzo giorno un galletto , stufo della lunga prigionia nel fondo della cantina , ove il povero con


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Se il re fosse stato informato a tempo della mossa del nemico , se concentrando egli , come fece più tardi, le truppe occupate al blocco di Mantova sulla sinistra del Mincio fosse venuto con esse ad assalir di fianco Wra

tislaw, mentre i battaglioni di Pinerolo e di Savoia cosi strenuamente difendevano le alture di Sona e di Som

macampagna , chi può dire quanto accaduto sarebbe ? forse una battaglia campale fra Sommacampagna e Ve rona deciso avrebbe della sorte d'Italia ! ma non una

voce amica si schiuse per prevenire Carlo Alberto del pericolo che correvano le sue armi! la sola potente voce del cannone fece tardi accorti i Piemontesi che i loro

fratelli erano alle prese col Tedesco, e dopo poche ore a quel tremendo suono succedeva un silenzio ancor più tremendo !

Il re, agitato da mille funesti presagi , cominciò a sen tir l'errore di non aver seguito in tutto i consigli del generale Bava , il quale , per sopraggiunta, in quel su premo momento era lungi: perché ritornato da Gover fadino aveva imprigionato40 e più polli , alzava la sua canora voce : non fu sordo un tamburino a quel canto , e tanto bazzicò attorno al casolare che gli venne ben tosto fatto di scoprire l'antro ove

giacevano i prigionieri: quel che accadde il lettore lo immagini: ogni soldato ebbe un tantino di pollo ! Informato del pollicidio dal traſelante contadino , ora perfettamente guarito , finsi dap prima di non credervi, rammentandogli le sue proteste di asso Juta inopia ed il bisogno lamentato di brodo : ma alfine , non vo

lendogli dar diritto di chiamarci predovi, col concorso degli altri ufficiali, gli pagai il pollame , che pei due giorni che ancor rimasi

abbondò sempre. Di questi casi consimili potrei addurne varii per provar che l'amor patrio non aveva per nulla soffocalo nel cuore degli abitanti delle terre poste fra il Mincio e l'Adige l'a more della proprietà .


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nolo li 22 e condottosi dal re ad informarlo del suo

operato, egli veniva da lui spedito a sollecitare i lavori del blocco sulla destra del Mincio, i quali procedevano assai a rilento . Aveva Bava nuovamente insistito per un concentramento di forze e pell'abbandono di Rivoli , opi nione in cui concordava De Sonnaz, il quale chiamato

a Goito dal re pochi giorni prima e richiesto del suo avviso , dichiarando essergli impossibile mantenersi colà con si deboli forze in caso di assalto dalo da un pode roso nemico , aveva colle lagrime agli occhi supplicato

il re di rinunziare al blocco di Mantova in quella sta gione estiva , od almeno di concentrare a tal fine tutte le forze : ma furon parole gettate : chè il re , prestando

orecchio alle altrui istigazioni , persistette nel voler oc cupare quelle località : ed interruppe le osservazioni di De Sonnaz col dirgli: Comment, vous qui m'avez toujours

donné des conseils audacieux, à présent vous me parlez de prudence ? Al che rispondeva il fedel generale, aver dati consigli audaci quand'era il caso , ora esser passato pur troppo il tempo di una ardita offensiva, e doversi provvedere alla difesa; ma tutto fu inutile . Laonde Bava rinunziando ad ulteriori insistenze, portatosi a Mantova , stava visitando le opere degli assedianti , quando a lui pure giunse il rimbombo del cannone : accorreva egli allora a Marmirolo, e veniva ivi informato come il re,

prese seco le brigate Guardie e Cuneo , quella di Pie monte stanziata a Mozzecane col duca di Genova , i quat tro reggimenti di cavalleria del generale Olivieri , e spe dito ordine alla brigata Aosta di abbandonare Castellaro

e di venirlo a raggiungere , avviato si fosse con quelle forze sopra Villafranca, e come colà lo attendesse . Questa mossa , che sarebbe stata ottima se intrapresa


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nella notte delli 22 alli 23, ed avrebbe se non procac ciata vittoria, reso infruttuoso almeno l'assalto del ne

mico sulle posizioni dei Piemontesi, era, se non impru dente, almeno molto azzardata nel giorno successivo: ed

ancora si sarebbe potuta giustificare con solide ragioni se il re avesse potuto mandarla ad effetto nel pomerig gio del 23 quando le truppe del maresciallo stanche dal

lungo combatlere del mattino ancor non erano state rinforzate da varie migliaia di uomini, come dimostrerò fra breve ; ma eseguito li 24 a sera , quest'assallo non fu che una brillante prova di disperato valore, superfluo affatto per stabilire la gloria purissima delle armi pie montesi , e fatale perchè costò immenso sangue, molte preziose vite , ed inutilmente rinnovato nel di 25, demo ralizzando l'esercito , preparò i futuri rovesci. E veramente io non scorgo come autori stimabili e che diedero colle opere loro non dubbie prove di cri terio militare, abbian potuto scrivere che il re eseguendo di concerto col generale De Sonnaz nel mattino del 24 un attacco simultaneo sulle due ali dell'avversario , rin chiuso lo avrebbe in una cerchia di fuoco e rincacciato

nel Mincio : oltrecchè questi cotali, cosi parlando, non tennero alcun conto né della distanza che percorso già avevan quelle truppe , nè della mancanza dei viveri, deb

bono poi avere una strana idea delle battaglie per cre dere che i 22,000 uomini del corpo di riserva e del primo corpo , ed i 15,000 al più del secondo corpo , avrebbero potuto sloggiare 40,000 Austriaci dalle for tissime posizioni di Sona, Sommacampagna e Custoza , ed estendendosi sopra una linea curva di nullameno di 25 kilometri , non formando riserve , darsi la mano

esponendosi inoltre , il De Sonnaz specialmente , ad es


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ser preso alle spalle dal corpo di Thurn che sboccava da val d'Adige , e da quelle forze che Haynau avrebbe

potuto spedir da Verona , come spedi diffatti ! Qual ge nerale , benchè mediocre, sarebbesi lasciato rinchiudere

in questa sottilissima rete di nemiche schiere ? E se Ra detzky, lasciando il re affaticarsi contro i colli di Sona e Sonimacampagna, spinto si fosse per Valeggio e Ro segaferro sopra Villafranca , ove erano le vie di ritirata per l'esercito piemontese ? Il vero è che dal momento in cui l'infausta ostina

zione di mantener Rivoli ed il colpevole silenzio delle popolazioni del Veronese avevan sporto il destro a Ra detzky di separare pel mezzo l'esercito italiano, il par tito preso dal re di tentar un'altra battaglia sulla sini stra del Mincio era audace, cavalleresco, se vuolsi, ma contrario ai dettami tutti della scienza . L'unica mossa

buona pei regii era di tenersi a cavallo del fiume a Goito con quelle maggiori forze che toglier si potessero dal blocco di Mantova , facendo invigilare la piazza dai

soli Lombardi con qualche reggimento piemontese sulla riva destra , ed abbandonando Peschiera alle sole sue

forze ( la quale se resistette più tardi parecchi giorni, poteva , dico , difendersi allora pendente quarantotto ore) , concentrare tra Volta e Borghetto il secondo corpo e la divisione Visconti . In tal posizione l'esercito regio era abilitato ad assalire il nemico in fronte ed in coda

mentre passava il fiume: e quand'anche Radetzky fosse riuscito nella lunga e pericolosa operazione di traspor tare i suoi 50,000 uomini sulla destra pel solo ponte di

Salionze, l'esercito regio seguendolo sul fianco sinistro ed occupando le magnifiche colline di Volta, Cavriana , Solferino e Castiglione delle Stiviere lo avrebbe sempre


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tenuto in scacco , vietandogli ogni progresso oltre il Chiese , e nell'ultima e difficile ipotesi di una battaglia perduta in quei campi, aveva sempre per Cremona una · sicura ritirata oltre Po .

Passato sulla destra di quel fiume l'esercito regio vi trovava tutti i battaglioni di riserve scaglionati da Bo logna sino a Piacenza , e che ſusi nei baltaglioni attivi avrebbero ricompletate le perdite dei giorni passati, le quali in sostanza erano poi assai tenui. Cosi collocato, Carlo Alberto era padrone o di togliere il blocco ran

nodando a sé per Borgoforte le truppe lasciate sotto Mantova ; o di piegare a destra sul basso Po sbloccando Venezia ; o di portarsi a sinistra ad occupare la sua primitiva base di operazione fra Cremona , Piacenza e Pizzighettone . Cosi oprando il re riparava, per quanto stava in lui, agli antichi errori, e l'abbandono forzato

della linea del Mincio , se era pur sempre un fatto grave , non avrebbe però cagionato la perdita della campagna e l'evacuazione di tutta la Lombardia.

Fu detto da alcuni, e forse era vero , che Carlo Al

berto suppose essersi il maresciallo accinto a quel colpo ardito sopra Sona e Sommacampagna con soli 25,000

soldati ; non si comprende però come egli potesse ciò supporre , perché la massima tradizionale e costante dei generali austriaci di non impegnar mai battaglia senza

aver per loro la superiorità numerica , l'eccessiva pru denza del maresciallo durante tutta la campagna , le ragguardevoli forze da lui impiegate nel movimento delli 30 maggio , e finalmente le informazioni che pur do vette ricevere il re dalla riserva rimasta a Villafranca,

ove eran convenuti molti fuggiaschi , erano ragioni tutte che dovevano fargli rigettare questa erronea cre


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denza , e porlo in caso di estimare approssimativamente al giusto le forze nemiche, che al poslulto egli do veva , prima di ingaggiar battaglia , far riconoscere da scolte di cavalleria e dagli ufficiali del suo stato-mag giore . Oltre a ciò, se potevasi credere che Radetzky osalo avesse assalire le posizioni dei regii con soli 25,000 uo mini , come mai potevasi supporre che egli si fosse con forze cosi tenui spinto sino al Mincio apparecchiandosi a traghettarlo ? Ora questo progetto del nemico era noto,

poichè Faa di Bruno informato ne aveva Bava nella

sera del giorno 23, ed era questo indizio sufficiente per aprire gli occhi al re sulle vere forze del suo avversario . Pare che in questa ballaglia Carlo Alberto proposto si fosse di imitare la condotta tenuta in quei luoghi stessi dal vicerè Eugenio nel di 8 febbraio 1814 : e ve ramente la collocazione delle due armate presentava

una grande analogia nelle due epoche diverse : senon chè non pose mente il re a due circostanze di fatto che

immensamente modificavano la reciproca posizione delle due parti: la prima era che nel 1814 Beauharnais pos sedeva Mantova , ove in ogni caso sinistro egli aveva si curo scampo : la seconda era poi che al momento in cui Beauharnais assali Bellegarde con 35,000 scelti ed ag guerriti soldati , il movimento del condottiero austriaco

oltre il Mincio era già cosi pronunziato , che dei 52,000 soldati che lo seguivano, 18,000 eran già , sotto Radi vojewitch , molto innoltrati sulla destra del fiume ed im

pediti di retrocedere da Fressinet collocato a Monzam bano ; 6,000 eran tenuti a bada da Palombini sotto

Peschiera, e 6,000 che, sotto Mayer, osservavano Man tova , eran fronteggiati da Zucchi, il quale oprando una sortita dalla piazza e marciando sopra - Isola della Scala


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minacciava circuirli per la sinistra loro ; dimodochè in effetto non erano presso Bellegarde che 22,000 uomini, i quali inoltre abbandonate già avevano le alture che facevano ora la forza principale di Radetzky . E le condizioni dei due eserciti erano tanto nel 1814

che nel 1848 cosi relativamente consimili , che, astra zione fatta dai mille incidenti improvvisi che produrre si ponno nelle battaglie, e che imprevedibili dalla umana

sapienza il più delle volte decidono dell'esito di quelle, per quanto la scienza ci insegna è lecito credere che se

Eugenio avesse assalito ventiquattro ore prima, quando le forze di Bellegarde ancor non erano divise dal fiume,

egli avrebbe subita la sorte toccata a Carlo Alberto , d'esser cioè respinto ; e se per lo contrario questi, ab bracciando il partito da me sopra descritto di tenersi a Goito e di concentrare le altre forze fra Volta e Bor

ghetto, avesse dato tempo al maresciallo di gettare mag giori forze sulla destra del fiume; Radetzky avrebbe soggiaciuto allo stesso fato di Bellegarde, supposto pero sempre che imitato ne avesse la condotta , come la mossa eseguita dalla divisione di riserva , e che or ora descri vero , farebbe supporre .

Questi miei riflessi provano che, se è lodevol cosa prender ad esempio le azioni dei generali illustri , l'imitatore deve però aver sufficiente criterio per mo dificare la condotta loro secondo le condizioni diverse, onde potere con frutto applicare i loro preziosi inse gnamenti.

A prima vista poi sembra anche degno di censura il re per non aver assalito li 24 a mattina il suo avver sario, dandogli agio cosi di solidamente stabilirsi a Va

leggio, divenuto ormai , per ambo gli eserciti , chiave


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della posizione tutta : ma un più accurato esame farà scorgere che egli ne venne impedito da ragioni potenti e dalla volontà sua indipendenti . Arroge che il re , capace talvolta di guastare i piani migliori introducendovi qualche propria idea , era poi inetto a prescrivere la benchè menoma mossa di bat taglia , onde appena ebbe raggiunta Villafranca nelle ore 5 pomeriggie del 23 , e fatto bivaccare le truppe

fuori di quella città collocando le fanterie in prima linea e la cavalleria in seconda , ei più non seppe a qual par tito appigliarsi, e fini per ordinare a Salasco di scrivere a Bava che egli tenuto si sarebbe in tal posizione tutta la notte ed il seguente mattino in attesa del suo arrivo per avvisare a quanto fosse opportuno di intraprendere.

Valeva la pena invero di abbandonare cosi precipitosa mente le secure stanze di Mozzecane e di Marmirolo, privando le truppe di cibo e di riposo , per venirsi a

tenere inoperoso ventiquattro ore in vicinanza del ne mico, a rischio di esserne circuito ! Mille volte miglior consiglio fora stato , percorrendo minor cammino , por tarsi a Goito ravvicinandosi cosi a Visconti e disponen dosi per la battaglia dell'indomani con truppe fresche e più concentrate, ed in caso di porre fra sė ed il ne mico il Mincio .

Pervenuto Bava alle 7 di sera del 23 a Marmirolo, e raccolte ivi confuse e poco certe notizie sul destino del secondo corpo , e sulla ulterior marcia del nemico, venne

dal meraviglioso suo istinto militare indotto a scoprire come lo scopo principale di Radetzky fosse di scindere l'esercito italiano in due, e come per conseguenza fosse Valeggio la chiave della posizione tutta e convenisse concentrare attorno a quel punto il maggior numero


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possibile di forze. A tal uopo egli , spedito indilatamente ordine a Trotti , già avvertito di piegare a sinistra e di condursi a Castellaro , di risalire invece la destra del

fiume per non cader in agguato , e fatto retrocedere a Roverbella il 17° reggimento che era in via per recarsi a Gazzo ed a Cadè per stringer maggiormente Mantova sulla sinistra , correva di sua persona a Borghetto , e rampognato il.generale Faa di Bruno per aver abban donato Valeggio prima d'esserne assalito e distruttone il ponte senza tampoco ottenerne l'approvazione del suo

divisionario Visconti , imponevagli di farlo ricostrurre e di rioccupare Valeggio ; e mandati quindi Carderina ,

suo capo di stato -maggiore , e Cocconito, tenente di ca valleria addetto al suo stato -maggiore, in cerca di De

Sonnaz verso Peschiera a raccomandargli di opporsi con ogni sua possa al passaggio degli Austriaci a Monzam bano ed a Salionze , volava poscia a Villafranca dal re, e raggiuntolo alle 7 e 1/2 del mattino eccitavalo ad as salire immediatamente il nemico .

E per fermo, poiché assalir si voleva, tanto valeva farlo subito prima che il nemico ravvisato si fosse sulle in tenzioni dei regii : ma qui sorse il solito intoppo : le truppe da ventiquattro ore eran senza nutrimento; oltre a ciò le già deboli schiere del re non erano ancor state raggiunte dalla brigata Aosta , la quale marciato avendo tulla la notte da Castellaro a Mozzecane, era veduta

dallo stesso Bava in uno stato tale di prostrazione da vietare assolutamente di impegnarla nella zufla ; onde fu forza differire l'assalto sino al pomeriggio . Radetzky frattanto aveva proseguito nel mattino del 24 la sua marcia verso il Mincio , e dalle relazioni tedesche pare che egli non si aspettasse di aver a fare colle truppe


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del re e di Bava prima del giorno 25, e propendesse a supporre l'esercito regio concentrato tutto sulla riva

destra del fiume per contrastargliene il passo : in questa credenza adunque egli , guardandosi con poca cura sui fianchi , intese a guadagnar il varco del Mincio pei due

ponti già esistenti a Monzambano e Valeggio, ma sopra tutto gettandone un terzo . Al quale scopo sin dalla sera

delli 23 aveva egli mandato il colonnello di stato -mag giore Pfanzeller con molti altri ufficiali ed un battaglione di pionieri ad esplorare il luogo propizio pel getto del ponte : ed essi prescielsero il punto detto dei Mulini di Salionze , nel sito appunto ove suolevano le truppe au striache esercitarsi alla costruzione dei ponti nelle loro

manovre autunnali e che perciò era loro cognito . Ap pena spuntò poi l'alba , tutto il corpo di riserva portossi

ad Oliosi in rinforzo del primo corpo, già andatovi il di prima , e che ora dovette tirarsi più a sinistra occu pando la vetta ed il dorso del Montevento . Giunto ad Oliosi, Wocher vi collocò la cavalleria dell'arciduca

Ernesto , l'artiglieria di riserva e la brigata Granatieri dell'arciduca Sigismondo: mentre le altre due brigate Maurer ed Haradauer, accompagnate da numerosissima artiglieria , proceder doveltero a Salionze per proteg gere la costruzione del ponte.

Stava nel villaggio di Ponti , distante dal fiume 2 ki lometri al più, una brigata della divisione Visconti, co mandata dal generale Bussetti, il quale, come seppe l'apparire del nemico , mandò verso la mezzanotte il

quarto battaglione del 16º, comandato dal maggiore Crozza , sulle rive del fiume rimpetto ai Mulini di Sa lionze ; impegnossi allora fra questo ed i pionieri di Pfanzeller un fuoco di moschetteria , che per l'oscurità

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della notte e per la filta nebbia che copriva il letto del

fiume all'albeggiare riusci più fragoroso che micidiale ; tuttavia quel battaglione delle riserve annoverando molle

reclute lombarde a mezzo vestite e peggio armate, i pochi Liguri che ne facevan parte furono bentosto allo stremo

di cartucce ; onde De Sonnaz al far del giorno spediva a quella volta quattro battaglioni di Pinerolo , cioè lutto il 140 ed il primo del 13°, che difeso aveva il di prima Sommacampagna, aggiungendovi la compagnia Cassinis dei bersaglieri, un drappello di Toscani con due loro cannoni , ed una sezione d'artiglieria piemontese, co

mandata dal prode tenente De Roussy. Al giunger di tali rinforzi, ravvivossi alquanto la pugna , e gli Au striaci che al favore dell'oscurità avevano cominciato a

gettar il ponte, dovettero prima occuparsi a far tacere le artiglierie italiane, al qual fine oltre a dieci pezzi e ad un apparecchio di razzi, che già da più ore spaz zavano la destra riva , trasportarono ancora verso le 8 mattutine un'altra batteria da 12 , la quale collocatasi sul terrazzo della chiesa di Salionze imprese a ſulmi nare cosi orrendamente, che non solo le artiglierie do vettero ritrarsi e desistere dal fuoco , ma anche i fanti

più non osarono mostrarsi allo scoperto . Il nemico allora

gettate prontamente tre compagnie leggiere con un appa recchio per razzi in alcune barcaccie , le traghettò sull'op posta sponda; e celeramente terminato il tavolato del

ponte, vi spinse sopra i poderosi battaglioni della brigata Haradauer . Ridussersi allora gli Italiani sul poggio detto

dei Pivi : ma inseguiti da vicino , non ebbero il tempo di porre in batteria i proprii cannoni, tre dei quali (1 ) per ( l ) Due toscani ed un piemontese . Vol . III -- 37

PINELLI , Storia ecc .


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ciò con un cassone vennero in poter del nemico, che pron

ta mente rivoltili contro le fanterie italiane , impedite di piegare sopra Monzambano dalla brigata Haradauer, le costrinse a precipitosamente ritirarsi verso Peschiera . Non poterono però penetrare nella piazza perchè il governatore di essa , per un'esagerata tema di mancar di provvigioni, non volle acconsentire a calare i ponti :

quelle turbe allora esasperate dalla fame e lementi l'ar rivo del nemico cominciavano a tumultuare , quando, per buona sorte, accorso ivi il colonnello del genio So laroli, disse loro parole acconcie, e distribuito loro al quanto cacio e vino procuratosi dai cittadini, riusci a sedarle ed avviarle verso Lonato . Ma qui accadde altro sconcio , perchè appena passato Desenzano il colonnello trovava i cassoni del gran parco abbandonati dalla scorta

ed in procinto di cader nelle mani dei terribili legio narii della Morte, che trovavano molto più commodo predar le munizioni e venderle a vilissimo prezzo an zichè consumarle in faccia al nemico : scacciati quei malandrini e falta ricerca di buoi, avviavasi il colonnello coi carri verso Goilo, deciso a difendere quel prezioso deposito come meglio per lui si potesse : ma fortunata mente giunto a Castiglione delle Stiviere s'imbaitė in

un ufficiale di stato -maggiore latore dell'ordine di spe dire il convoglio a Carpenedolo e di venir colle truppe a Volta : ed essendo in quel frattempo passato un uffi ciale di Provianda con circa 200 cavalli diretti sopra

Peschiera , Solaroli ordinavagli di condurre i carri al loro destino , facendoli scortare dal colonnello Lopez e dal maggiore De Bonafox con alcuni battaglioni. Cosi

per l'intelligenza ed energia di quel colonnello, già chiaro per le campagne fatte nelle Indie , vennero salvate quelle


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munizioni che la pusillanimità di altri abbandonate aveva alla ventura. In tal circostanza il colonnello So

laroli ebbe a lodarsi molto del capitano d'artiglieria Prospero Balbo. De Sonnaz intanto posto si era colla brigata Savoia, col battaglione parmense e col 16° a Monzambanu, ove d'ordine di Visconti s'era tolto il tavolato al ponte : e

sebbene quelle truppe fossero digiune da più di trenta sei ore , tuttavia esse resistevano a Wohlgemuth , che collocatosi a Prentina mandava alcune compagnie con razzi ad inquietarle: ma verso le 11 venne notizia aver gli Austriaci varcato il Mincio a Salionze e già minac ciare di circuire Monzambano : De Sonnaz in allora or

dinava ai suoi di ripiegare a Borghetto. Vi giungevano quelle truppe trafelanti per sete e per fame all'una po meridiana sotto la sferza di un sole che segnava 29

gradi di calore, ed affidata la guardia degli avamposti

ad alcune compagnie della brigata di riserva di Faa ( 1 ) , (1 ) Ricorderò sempre due circostanze di quel giorno : la prima si è che quel generale stesso , già reo d'aver abbandonato Valeggio non rioccupandolo , come ordinato gli aveva Bava , o nuova mente abbandonandolo, accoppiando alla pusillanimità inettezza somma, aveva fatto formar i fasci d'arme alla sua brigata in un campicello od orto cinto di muricciuolo che giace al margine del fiume a destra del ponte e dinnanzi all'osteria di Borghetto , e dominato talmente dalla salita che porta a Valeggio sulla opposta sponda, che a sole sassale gli Austriaci avrebbero potuto oppri mere le sue genti: nè di ciò contento , egli aſlauņavasi ad accu

mularvi i tre battaglioni del 16º , dimodochè in breve le truppe furono cosi stipate, che un feritore nemico , anche volendolo , non avrebbe potuto porre una palla di moschetto in fallo , e ciò mentre

a cinquanta passi stava una lunga linea di case , dietro le quali le truppe trovato avrebbero riparo dalle fucilate almeno, senza tener calcolo della bella posizione del inonte della Fratta , che


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la quale da più giorni non s'era mossa nè ancor tratto avea un colpo di schioppo, accingevansi i poveri soldati a far cuocere un po' di riso , e già pensavan mangiarselo fra poco , quand'ecco verso le 3 giungere a spron bat tuto un aiutante di campo con l'avviso , non falso ma

esagerato, di un imminente assalto per parte della ne mica cavalleria , la quale consisteva in due squadroni di usseri Radetzky che molto cautamente procedevano a quella volta più nello scopo di riconoscere la posizione presa da De Sonnaz , che in quello di assalire, ed a re spingere i quali bastavano le guardie avanzate : ma a quell'ora la demoralizzazione aveva già minata talmente

la disciplina , che i soldati , buttato a terra il riso , e dato appena di piglio alle armi , impresero a ritirarsi di corsa sopra Volta in ordine si confuso , che se i due

squadroni fossero veramente apparsi , avrebbero senza dubbio raggiunto più d'un fuggiasco.

Maggiori eventi intanto compivansi a quell'ora stessa sulla sinistra del fiume, ove almeno si pugnava da forte ed ove la vittoria irradiava con ultimo e fugace lampo sorge alle spalle di Borghetto ed a tiro di schioppo. Eppure oltre

à quel generale eravi eziandio quello della brigata Savona ; eran pur confidate a strani capi le armi piemontesi in quei luoghi! L'altra circostanza fu che un maggiore della brigata Faa , a me noto da molti anni, appena s'ebbe l'inesatto avviso dell'appros simarsi degli usseri nemici, rivoltosi a me , che m'affaticavo a riordinare i soldati , ad alta voce gridava: ecco il frutto dello Sta tuto ; siam tutti perduti: i nostri generali ci han lasciato circuire ! sperando trovarmi consono alle sue idee : ma confesso che io

invece, scordando il suo maggiore grado . gli diedi un rabbuffo tale che , volte le spalle, se ne andò assai mortificato . Eppur chi il crederebbe ? fallo colonnello , comandò per breve tempo un

reggimento ! Che criterio ministeriale! sclamai io a quell'annunzio!


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le armi dei Piemontesi , che colá mostraronsi degni ni poti dei combattenti all'Assietta ed a Guastalla : ed io

lieto m’accingo a lodarne il valore , imperocchè più spontanea corra la penna allorchè elogi deve tessere e non rampogne .

Trasportato Radetzky il suo quartier generale al pa lazzo Alzarea presso Oliosi , saliva alle 11 antimeridiane sul monte Vento , cercando coll'inquieto sguardo fra le colline di Santa Giustina e di Pastrengo il corpo di Thurn che destinava all'investimento di Peschiera ; ma

questo generale, privo di viveri e di foraggi, non avendo potuto calare al piano prima del cader del giorno , fu necessità al maresciallo di lasciar attorno a quella for tezza il secondo corpo di D’Aspre. Informato tuttavia come si fosse in modo solido stabilito il ponte di Sa lionze, e come i regii abbandonato avessero Valeggio, egli , lontano le mille miglia dall'attendersi ad essere assalito sul fianco sinistro , dato ordine a Wocher di trasportare tutto il corpo di riserva al di là del Mincio,

incamminava pure a quella volta il corpo di Wratislaw, ingiungendogli di occupar Valeggio colle tre brigate di ſanti, accampando il reggimento ulani arciduca Carlo fra quel luogo e la Gherla , e lasciando a Custoza la sola brigata Clam , la quale eziandio doveva accostarsi al fiume appena fosse stata rilevata da quella del ge nerale Francesco Liechtenstein , retta ora dal generale Simbschen , che aveva avuto ordine di partire li 22 da Sanguinetto e venire per Nogara , Villafontana e Butta

pietra a Sommacampagna il di 24. Con tale disposizione commetteva il maresciallo un doppio errore : esponeva cioè quella brigata ad essere avviluppata da un intra

prendente nemico , e lasciava il proprio sinistro fianco


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troppo debolmente munito ; errore che gli stessi suoi ammiratori non seppero dissimulare.

Da un'attenta disamina di queste misure prese dal maresciallo patentemente appare che tre erano i suoi

scopi: separare De Sonnaz col secondo corpo dal re e da Bava , investir Peschiera col corpo di Thurn , che rinforzato da alcune riserve giunte da Roveredo e da una brigata composta, che, sotto Perin , Havnau doveva

far uscire da Verona per raggiungerlo , avrebbe anno

verato 14,000 uomini; e finalmente egli Radetzky, coi 40,000 condotti da Verona ed accresciuti dei 6,000 di Simbschen, prendere alle spalle l'esercito regio intento al blocco di Mantova, contro il quale il corpo di Culoz , accresciuto dalla brigata Benedeck e destinato a rinfor zare poscia l'esercito attivo , secondato dalle truppe del presidio , operar doveva una vigorosa sortita . Questo

piano concepito con ardire, e sebben maturato da lungo tempo, peccò nell'esecuzione in varie parti, ed eseguito a fronte di un avversario ardito ed intelligente , era

soggetto all'inconveniente proprio di tutte le manovre di attorniamento, le quali offrono in pari tempo il destro ad un intraprendente avversario di circuire egli stesso il nemico. E già dissi come questo fosse veramente il disegno del re e di Bava ; se non che, tentato da essi con

forze troppo tenui, non solo non potè aver risultato de

cisivo, ma ripetuto fuor di tempo e quando Radetzky già stava in misura per sventarlo , ebbe per effetto di riparare agli sconcerti che la flemma veramente germa nica di Thurn e di Simbschen arrecato avevano al con

cetto primitivo del maresciallo . Il re savoiardo intanto mosso si era da Villafranca alle

2 e 1/2 pomeridiane con le tre brigate Guardie , Pie


CAPITOLO IV .

583

monte e Cuneo , lasciando la brigata Aosta , non ancor

sufficientemente riposata , ad Acquaroli, piccolo casolare a breve distanza da Villafranca e sulla strada che da

quella città tende a Valeggio , dando ordine a Sommariva

di invigilarla; commeltendo a Manno di custodire Vil lafranca con 2 battaglioni di Pinerolo e 600 Toscani ,

ed ingiungendo al generale Olivieri, che governava 27 squadroni di cavalleria, di lasciare la brigata Robillant di riserva al centro e portarsi col rimanente a perlu strare sulla destra il terreno nella direzione di Alpo , Accademia e Pezzè , tutelando cosi il fianco della cen

trale colonna pedestre: la quale suddivisa venne in due marciando a sinistra il duca di Savoia con le bri

gate Guardie e Cuneo sommanti a 9,000 uomini , ed a destra il duca di Genova con 5,000 della brigata Pie monte . Precedevano le truppe una compagnia di ber saglieri piemontesi ed una di volontarii lombardi, se guivanle 56 bocche da fuoco. Il soldato rifocillato e posato, malgrado un soffocante calore, mirando il re e quei due invitti principi avanzar primi , procedeva baldo

e fidanzoso e colla speranza della vittoria nello sguardo. Prima di narrare lo scontro di quel giorno, mi con viene notare quanto maliziose e fallaci siano le austria che relazioni , le quali, sebbene abbastanza discordanti fra loro per lasciar travedere la voluta alterazione dei

fatti, tutte concordano però nell’asserire che le truppe piemontesi non ebbero a fare in quel giorno che colla sola brigata Simbschen, la quale , secondo tutti , sarebbe stata sorpresa, e secondo taluni , soltanto mentre ancora era in marcia . Ora siccome dalle stesse relazioni tede

sche emerge che alle 5 pomeridiane la brigata Clam ancora occupava i poggi del Mondatore e del monte


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Mamaor (1 ) , e siccome è notorio pure che alle 4 la brigata Guardie giunta a Pozzomoretto venne salutata da buone cannonate tirate da quei poggi ; è dunque chiaro che le tre brigate piemontesi , le quali sole com batterono in quel giorno, ebbero a petto non una , ma due brigate, sebbene sia vero che quella di Simbschen sia rimasta più esposta , anzi direi quasi avviluppata ; perché Radetzky che più non aveva presso di sè che il corpo di Wratislaw , e che sospettava d'esser assalito a Valeggio , punto vitale, non volle sparpagliare le proprie forze per soccorrerla , pensando per altra parte che da un momento all'altro Haynau da Verona , o Thurn da Pastrengo sostenuta la avrebbero ; ma ciò non avendo

essi fatto, quella brigata si trovò veramente assalita da forze preponderanti.

Al primo tuonare del cannone nemico l'impareggia bile brigata Guardie , arrestatasi , schierava a battaglia due suoi battaglioni, e sostenuta da alcune compagnie

stese in bersaglieri sulla sinistra e da mezza batteria vantaggiosamente collocata sulla destra , imprendeva a vivamente rispondere alle nemiche artiglierie : mentre

la brigata Cuneo , continuando ad avanzare al centro, progrediva sino a Fredda , affacciandosi cosi alla im boccatura della valle di Staffalo che separa i monti Goi e Mondatore dalle colline della Berettara e di Somma;

e la brigata Piemonte, convergendo più a destra, por tavasi , fiancheggiata dalla cavalleria, ad assalire la po ( 1 ) Anche qui i nomi sono sbagliati dagli autori: sulle carte si legge Mondatore e non monte Torre , comescrivono dessi ; ed il monte Mamaor poi non esiste sulle carte tedesche, e pare che sia il

monte Carolo , il quale almeno è senza dubbio parte del gruppo

1

designato col nome di Mamaor .

1


CAPITOLO IV .

585

sizione di Berettara . Avevano gli Austriaci collocati due pezzi su quel monte in un'ottima posizione , di dove ,

lasciata giungere la colonna a 500 metri , aprivano un violento fuoco di mitraglia sovr'essa e sui dragoni stac

cati in foraggieri, facendoli in pari tempo bersagliare da numerosi tiratori collocati fra i vigneti che adornano

le estreme falde del monte : la qual cosa notata da Bava , ei faceva prontamente raccogliere in un solo drappello i volteggiatori dei due reggimenti di Piemonte, e postili

sotto gli ordini di due capitani , Marcello del 30 e Chia brera del 4º , intimava loro di sloggiare i feritori ne mici , e rivoltosi al secondo ed additatagli la nemica batteria , gli diceva : vede quei due pezzi ? me li faccia tacere : in un baleno il desiderio del generale fu pago ; poichè i cacciatori del 4º , molti dei quali erano Tori

nesi (1 ) , gettatisi come camosci per quei dirupi , e pervenuti in men di mezz'ora su certe pendici che do minano il pianoro su cui stavano i cannoni nemici , cominciarono a far segno a' loro colpi i servienti di essi , dei quali più d'uno ebbe a mordere la polvere , onde l'ufficiale austriaco addetto al governo di quei due pezzi pensò tirarsi addietro ; non senza sangue però ottennero il loro intento i cacciatori di Chiabrera , per

chè oltre a parecchi individui di bassa forza uccisi o feriti, Saettone , suo tenente, gravemente leso, moriva

poche ore dopo a Sommacampagna , e Belli di Carpe neto , sottotenente , ferito in petto , rimase più mesi in forse della vita : ma lo scopo di Bava era ottenuto, e da (1 ) La brigata Piemonte riceveva nelle sue file i giovani della

città di Torino , i quali discoli al paro dei gamins de Paris, forni vano però eccellenti soldati.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quel punto la colonna del duca , rischiarata sulla destra

dagli esploratori del 3 ", cominciò a salire con maggior fiducia il monte .

Animosamente al paro combattevano in Val di Staffalo quei di Cuneo , in tal giorno facendo ampia ammenda del l'oscitanza palesata a Goito circa due mesi prima: qui pure l’austriaco Sustenau , tenente - colonnello del reggimento principe Emilio , aveva appiattato i suoi feritori fra i vi gneti laterali al monte Goi : onde Bava , che in tal giorno a

tutto sovrintese, pensando di impossessarsi più facilmente della valle con un manipolo di cavalli , vi lanciava due squadroni di Savoia cavalleria ; ma appena eransi essi alquanto innoltrati , che , assaliti da ambo i lati da una vigorosa fucilata, dovettero tirarsi addietro, ove un ris volto di terreno li poneva al coperto . Appigliossi allora Bava al partito di impiegar quivi eziandio folte catene di cacciatori, unico mezzo per nettare dal nemico tutti

quei ripieghi che sorgono sul dorso del monte: e mentre faceva da loro circuire le eminenze di destra , egli con

un battaglione apprestavasi ad aggredirle di fronte , certo come era di esser secondato da sinistra dalle truppe del duca di Savoia , che, gettatosi colle Guardie sul reg

gimento Haynau che guerniva il Mondatore , ne girava il destro corno , riuscendo a far stabilire sulla punta

del monte due pezzi , che incrociando il loro fuoco con la mezza batteria del capitano Revel; collocata con

molto accorgimento da questo ufficiale allo sbocco della vallata , cominciarono ad orrendamente infestare i sol

dati di Sustenau , costringendoli cosi a tirarsi sulle ul time cime del monte Goi .

Rimase per tal modo la linea nemica scissa in tre

parti . Il reggimento Haynau , con cui era Simbschen ,


CAPITOLO IV .

587

secondato debolmente dalle batterie di Clam collocate

sul monte Mamaor , lottava contro il duca di Savoia a

sinistra dei regii: nel mezzo il reggimento Emilio , di viso da Haynau da un burrone , a stento mantenevasi

contro Bava , che lo serrava dappresso , e che gettando ora i cacciatori di Cuneo sul poggio ove sorge la cosi detta Casa del Sole, lo segregava affatto dalle truppe che

difendevano la Berettara ; in ciò potentemente secondato dal generale Boyl che in tal giorno , diportandosi col consueto valore, ebbe a rilevare leggiera ferita : e final mente all'estrema destra un battaglione di Croati ed

uno di Nugent andavano lentamente cedendo terreno rimpetto al duca di Genova che ferocemente li incalzava .

Primi a ritirarsi furono i soldati di Haynau , i quali , dopo aver lungamente resistito sotto gli ordini del co

lonnello Woll , cominciarono a scendere il pendio oc cidentale del Mondatore , avviandosi colle proprie arti glierie ordinati verso San Giorgio in Salice, protetti nel movimento loro retrogrado da due squadroni di ulani , che assaliti però dai dragoni di Robillant , dovettero ritirarsi . Al centro e verso Sommacampagna il combat timento si protrasse alquanto più , perchè i Croati del maggiore Speck , saldamente stabiliti in certe cascine solto il monte Berettara, resistevano agli sforzi dei cac

ciatori di Piemonte , ed anzi quelli del 3º già stavano per ritirarsi , quando Chiabrera accorrendo animavali ad appoggiare i suoi del 4° , facendo dal tamburo battere la carica : ed essendo poi esso stesso rinforzato dal sot

totenente Mario , speditogli da Bès con un pelottone , i Croati , vedulo cader morto Speck , si ritirarono verso Sommacampagna, accanitamente difesa dal batlaglione di Nugent, il quale però, soverchiato dal numero , poste


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

prima in salvo le artiglierie tutte, ripiegatosi sopra Man calacqua e Lugagnano ricoverava alfine in Verona . Trovossi allora circuito da ogni parte Sustenau col proprio reggimento : questo valoroso che, sebben ferito , non aveva voluto ritirarsi dalla mischia , postosi alla testa dei suoi ed esortatili a combattere da forti, tentò aprirsi una via verso Verona , scendendo da Casa del Sole e

dalla Berettara sopra Sommacampagna ; e già era presso quella terra quando la sua colonna traltenuta da un profondo fosso venne in pari tempo salutata da una scarica micidiale d'un battaglione, che stese morto il

colonnello con molti altri . Alcuni drappelli allora , scen dendo il pendio occidentale delle colline , riuscirono a riguadagnar Verona ; ma gli altri venuti in Somma campagna , già occupata dal duca , bersagliati da ogni parte con una grandine di palle, non ebbero più modo di sottrarsi alla cattività . Furono dessi 18 ufficiali e

1,160 soldati che unitamente alla bandiera del reggi

mento dovettero deporre le armi . Oltre a questi conta rono gli Austriaci 8 ufficiali e 59 soldati morti , ed altri

17 ufficiali, e fra loro il maggiore Czykanick , con 97 soldati feriti . Le perdite dei Piemontesi furono immen

samente minori: poichè essi non ebbero che 16 soldati morti : i feriti furono 49 , fra i quali , oltre ai già no minati ufficiali, si annoverarono Pollidino sottotenente

del 4º, ed i due sottotenenti di Savoia cavalleria Corti di San Nazzaro e Grosso, che dopo aver languito amendue per varii mesi, dovettero soccombere alle ferite ricevute

dalla initraglia nemica . La cadente notte impedi ulte riori progressi ai regii, ed il soldato, dopo aver valoro samente combattuto, trovandosi, come pur troppo di so vente avveniva , sprovvisto di vettovaglie, lasciossi cadere


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sfinito per fame e per lassitudine sulle conquistate alture .

Questo combattimento onorando altamente il valore

delle truppe piemontesi, riusci però loro di poco frutto : avevano esse invero ricondotto in loro balia le belle

posizioni di Custoza e Sommacampagna , ma sin che il nemico era padrone di Valeggio l'esercito regio era ancor diviso in due : se De Sonnaz (1 ) fosse stato informato

dell'attacco, e non evacuando Borghetto , assalito avesse pure contemporaneamente da quel lato , forse l'azione del 24 poteva dar risultati maggiori; tuttavia io penso che la cooperazione di quel generale non avrebbe po tuto riuscir cosi decisiva come si volle in allora credere,

poichè convien riflettere che Valeggio era occupato da tutto il primo corpo di Wratislaw concentrato fra il

fiume e le belle posizioni di Oliosi e di monte Vento , e che De Sonnaz inoltre, accingendosi a varcar il fiume,

esponevasi ad esser preso in coda dal corpo di Wocher passato a Salionze ; ora credere che 15,000 uomini al 2 ) De Sonnaz aveva incaricalo Carderina e Cocconito di ritor

nare da Bava , dicendogli per parte sua che egli , coi 10,500 uo mini che aveva , avrebbe resistito sinchè potesse a Salionze , e chiedendo intanto istruzioni : ma quel colonnello , che era lo stesso che aveva cosi bene riconosciuto il nemico al di 30 maggio a Goito , temendo ora d'incontrarlo davvero e di esserne fatto

prigione , non solo non curossi di veder Bava , ma non volle neanche che il Cocconito vi andasse : dimodochè l'uno e l'altro

non vider più Bava che il giorno 26. Interrogato più tardi perchè non avesse portato quell'ordine, disse che faceva caldo : che razza di capi di stato -maggiore erano cotesti , domando io , che per evi

tare rischi personali trasandavano di informare il generale in capo della posizione degli altri corpi d'armata ? Il timore poi di cader prigioniero era anche insussistente , perchè per Goito e Villafranca eravi una via più lunga, ma certa per gli ufficiali di ordinanza.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

più , sfiduciati dai patiti rovesci e cadenti per fame, po tessero sforzare il passo di un fiume, guarentirsi alle spalle da un attacco di forze eguali , e respingendo din nanzi a loro un altro corpo nemico di ragguardevole forza , penetrare a stendere la mano al re verso Custoza,

è troppo presumere dall'umana potenza . Chiunque poi abbia qualche conoscenza di guerra sa quante difficoltà

sorgono all'eseguimento di attacchi simultanei operati da corpi divisi , e come il ben che menomo ritardo da

una delle parti tragga a male tutta l'impresa. Ora De Sonnaz , lungi dall'avere precise istruzioni sul modo ed ora di cooperare all'assalto dato dal re , non sapeva tampoco ove si trovasse quel monarca . Ne consegue pertanto che l'unica mossa razionale che potesse far l'esercito regio dopo li combattimenti dei giorni 22 e 23 era il già da me spiegato concentramento di tutte le forze fra Volta e Goito .

L'immediata conseguenza delcombattimento delgiorno

24 fu di aprire gli occhi al maresciallo e di togliere ogni incertezza sui disegni ulteriori di re Carlo Alberto . Era ormai chiaro che egli e Bava intendevano operare per

la sinistra del Mincio, e che all'indomani essi avrebbero con maggior violenza aggredito il corno manco dell'e sercito imperiale. Il condottiero adunque di esso attese

a profittare delle ore notturne per riunire le sparpa gliate sue schiere per poter non solo respingere gli as salti dei regii , ma assumere ei stesso l'offensiva come la collocazione dei Piemontesi a monte Goi sul suo

fianco facevagliene dovere , troppo essendo facile a quelli di gettarsi per San Rocco di Palazzolo sopra

Oliosi , separando cosi il secondo corpo austriaco, sin allora stanziato a Castelnuovo, da quello di Wratislaw .


CAPITOLO IV .

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Per la qual cosa D'Aspre ebbe ordine di spedire al far del

giorno sul monte Goi la brigata Giulay, percorrendo la via di San Giorgio in Salice , e di marciare lui stesso colle altre sue tre brigate e con quella di cavalleria di Schaaffgotsche sopra Sommacampagna. Il primo corpo invece doveva venir cosi stabilito : la brigala Supplikatz al monte Vento a cavallo della strada , formando nel

tempo stesso riserva a quella di Clam , collocata in prima linea a San Zeno ed ai Fornelli; la brigata Wohlgemuth , lasciato un battaglione a Monzambano ed un altro con

due squadroni d'usseri a Borghetto , dovette schierarsi in modo da dar la destra a Valeggio e legarsi per la sinistra con Clam ; quella di Strassoldo infine , aperte numerose feritoie nelle cinte del giardino del palazzo Maffei e nelle mura dei principali edifizii di Valeggio,

doveva difendere quel punto sino all'ultimo; il reggi mento Haynau, pesto e sanguinoso dalla zuffa del di precedente, era esso pure collocato in riserva dietro il monte Mamaor..

Nė queste forze sembrando sufficienti al maresciallo, egli faceva ripassare sulla sinistra del fiume tutta la brigata di riserva, imponendo a Wocher di lasciar solo a custodia del recentemente costrutto ponte di Salionze la brigata Haradauer con quella di cavalleria dell'arci

duca Ernesto , e di collocar poscia quella di Maurer a San Rocco di Palazzuolo e quella dell'arciduca Sigis mondo ad Oliosi , inculcando nel tempo stesso alle altre due che, lasciato un battaglione ed uno squadrone a difesa del ponte, si tenessero pronte , in caso di avversa fortuna , ad intervenire esse pure alla pugna . Erano adunque 10 brigate di fanteria con meglio di 60 pezzi di artiglieria , colla propria cavalleria e con la brigata


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di dragoni del generale Schaaffgotshe concentrate sopra un campo di battaglia sparso di colline bensì , ma di lunghezza non maggiore di 10 kilometri e largo appena

5 , disposte in modo da potersi dare mutuo appoggio ; nientemeno di 35,000 uomini : i quali durante l'azione vennero rafforzati dai 3,500 fanti con 6 pezzi della bri gata Perin , da 4,500 fanti, 6 cannoni e 2 squadroni della brigata Edmondo Schwartzenberg, accresciuta del reggimento Furstenwhater, e che potevano esserlo al

l'uopo dalle brigate Haradauer pedestre, ed arciduca Ernesto equestre, e dai 12,000 di Thurn , che apparsi

finalmente nel piano verso le 10 di sera del 24 , stretta Peschiera di blocco , spingevano le prime loro guardie a Cavalcaselle : locchè formava in complesso altri 30,000 uomini.

Contro questi 35,000 ed all'uopo 65,000 uomini ben riposati e nudriti , il re , con risoluzione non so s'io mi dica più pazza che audace, accingevasi a rinnovare la pugna colle stesse brigate, tanto di fanteria che di cavalleria , che combattuto avevano nel di precedente , accresciute solo dalla brigata Aosta , tenuta in tal giorno in riserva . Calcolavano invero Carlo Alberto e Bava di

far concorrere in questa cooperazione il secondo corpo , che da un dispaccio di Sonnaz rimesso al re al suo giungere a Villafranca li 24 a sera, sapevasi essere riu nito sulle alture di Volta : ma invece di imitare il ma

resciallo che faceva diligenza nel raccogliere, pendente la notte, quel maggior numero di forze che gli fosse dato sul futuro campo dell'imminente battaglia , il re ed il suo luogotenente operarono con lentezza incon cepibile . Diffatti dacchè non volevasi abbracciare il savio

partito di ridursi a Goito ed ivi radunare tutti i corpi,


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era urgente e nel tempo stesso facile ordinare al 170

reggimento, che vedemmo spedito a Volta da Bava sin

dal giorno 23, di indirizzarsi o verso Valeggio per pren dere parte al combattimento, o verso Villafranca a dar la muta ai due battaglioni di Pinerolo ed ai Toscani ivi lasciati solto Manno, facendo entrar questi in linea : si volle invece lasciare quel reggimento immobile per gua rentirsi da una sortita della guernigione di Mantova , come se una riserva collocata a Villafranca non fosse

stata sufficiente a tal scopo . Oltre a ciò l'ordine di coo perazione a: De Sonnaz andava spedito subito , e non al mattino , come si fece , per aver tempo ad accertarsi che egli avrebbe agito : operando adunque con celerità

non era impossibile ai generali piemontesi di concen trare 40,000 uomini, i quali, se non bastavano a far sicuro il buon successo della giornata , potevano ren derlo almeno possibile. Invece di emanare questa prov videnza , il re non attese ad altro che a discutere con

Bava il piano dell'attacco , che determinato ad ora tarda , dovea aver luogo in quest'ordine e con questo intendi mento .

De Sonnaz , varcando il Mincio al guado dei Molini

di Volta e coll'aiuto di alcuni pontoni doveva portarsi per Borghetto sopra Valeggio , dargli l'assalto verso

le 8 (1 ) del mattino, e quindi dar la mano alle truppe che agire dovevano sulla sinistra sponda alla stessa ora e sopra tre distinte colonne . La prima, composta della brigata Aosta , guidata dal re in persona, secondato da Bava, avrebbe fatto impelo a sinistra sopra Valeggio : ( 1 ) De Sonnaz, che doveva assalir alle 8 del mattino , non ne ricevette l'ordine a Volta che a mezzogiorno per mezzo di Torelli ,

nobile lombardo addetto al quartier generale! VOL. III . - 38

PINELLI, Storia ecc


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

il duca di Savoia , con le due brigate Guardie e Cuneo, doveva secondarlo avanzando da Custoza , ed il duca di

Genova con la sola brigata Piemonte , ridotta ormai a poco più di 3,000 uomini e con 15 squadroni di ca valli , doveva prendere il nemico a rovescio , venendo da Sommacampagna ad Oliosi , e tentare di rincacciarlo in Mincio ! 3,000 fanti e 1,700 cavalli per circuire un eser cito di 35,000 uomini in terreno eminentemente atto

alla difesa (1 ) con poderose riserve e con una piazza di primo ordine alle spalle ! Si dura fatica a comprendere come un esperto guerriero come Bava potesse assentire a simili misure ! (2) A questi grossolani errori tattici due altri se ne aggiunsero : diflerissi cioè l'assalto sino alle 8 del mattino , con un sole che segnava 29 gradi ,

dando tempo cosi a Radetzky di solidamente stabilirsi nelle nuove sue posizioni : e non si trovò modo di far mangiare le truppe prima di scagliarle a combattere contro forze doppie: che seppur modo non v'era di avere i viveri, mille volte meglio sospender ed anche annullar l'assalto che cimentarvisi con truppe prive del necessario sostentamento !

La mal concepita impresa ebbe , come ragion vuole, esecuzione ancor più imperfetta. Il re , sprezzando tutte ( 1 ) Le posizioni occupale dal duca di Savoia e dal duca di Ge nova erano forse migliori di quelle degli Austriaci; ma essi , per assumere l'offensiva, eran costretti ad abbandonarle calandosi al piano , e dando pertanto facoltà al presidio di Verona di rioccu parle con una sortita , la quale ebbe luogo diffali.

(2) Un autore francese , il duca di Dino, suppone che il re cre desse Valeggio ancora occupato dai battaglioni del generale Faa :

ciò è impossibile , perchè De Sonnaz, reduce da Borghetto, aveva informato nel suo dispaccio il re che quel borgo era già in poter del nemico .


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le regole dell'arte che vietano di aggredir di fronte una posizione che girar si possa, invece di aspettare che il movimento di conversione del duca di Savoia ed anche

del duca di Genova, inspirando inquietudine al nemico, ne rendesse meno salda l'opposizione al punto princi pale di Valeggio , il cui possesso era l'obbiettivo della

giornata , spiccossi verso le 8 pel primo all'assalto di quel borgo : ne segui che la sua colonna accolta dalla numerosa artiglieria , che gli Austriaci erano riusciti a

collocare sull'eminenza su cui sorgono i ruderi dell’an tico castello di Valeggio , dovette indietreggiare , sia perché i cannoni nemici coperti dalle roccie offende vano , senz'essere oflesi, quegli degli Italiani collocati allo

scoperto nel piano ; sia perchè le fanterie di Wohlge muth minacciavano spuntare la destra della brigata

Aosta . Fu adunque forza a Carlo Alberto ed a Bava di ridurre le loro genti fuor del tiro del cannone e di at tendere l'attacco della colonna centrale .

In quel mentre alcuni colpi uditi alle spalle nella direzione di Villafranca, facendo temere che il nemico

intrapreso avesse di intercidere la linea di ritirata , in

spirarono serie inquietudini ai capi: ma uno squadrone spedito in ricognizione avendo prontamente riferito es sere quei colpi stati tirati dalla batteria addetta al 170 reggimento a Roverbella per respingere una sortita di pochi cavalli da Mantova, gli animi cominciavano a ri comporsi : quand'ecco giungere messaggio dei due duca , i quali informavano che per la mancanza dei viveri le colonne loro non avevano potuto porsi in moto alle 6, come era stato loro imposto , e solo verso le 10 ore lo potrebbero .

Qui , seguendo l'esempio del Veterano austriaco ( il


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quale , quando non abbandona il ruolo di scrittor mi

litare per assumere quello di garrula petlegola , non manca di buoni giudizii sulle cose di guerra ) , notero come l'importanza data da Bava alla tardanza del duca di Genova nell’assalire sull'andamento generale della giornata sia fondato sopra riflessi erronei , e come fosse più che probabile che il duca , eseguendo il suo movi mento all'ora predestinata , venisse avviluppato dal se condo corpo e dalla brigata Perin uscita da Verona : tuttavia questa tardanza fu certamente fatale ai regii , poichè diede il lempo a D'Aspre di far occupare Sona ed il monte della Madonna dalla brigata Giulay ; posi zioni che avrebbero dovuto esser conquistate dal duca

al principio dell'azione . Ora poi non voglio ommettere il destro di osservare ai fautori dell'attacco concentrico

del re e del secondo corpo di De Sonnaz, divisi da lungo

tratto di terreno e da interposte e ragguardevoli forze nemiche, che dalle difficoltà proporzionalmente mag giori incontrate dai duca, i quali colle genti loro erano , dirò cosi , a contatto con le truppe del re, si può facil mente arguire quali inciampi avrebbero attraversata la mossa del generale De Sonnaz quand'anche fosse stata eseguita .

Qualunque sia stata l'influenza di questa ritardata cooperazione dell'estrema destra dei regii , Bava , deso lato di questi contrattempi e ridotto alle sue forze , pensò adottare misure tali da permettergli di mante nersi sui luoghi sino all'entrata in azione delle altre due colonne. Richiamati pertanto maggiormente ad dietro due battaglioni ancora esposti ai tiri di lancio

delle batterie, ne mandava uno con due pezzi a prender possesso di una cascina sulla destra , di dove potevansi


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controbattere alcuni pezzi che gli Austriaci collocati avevano sul poggio del Feniletto, coi quali grandemente infestavano il fianco destro della brigata : e da quel mo mento la battaglia su questo punto si ridusse ad un semplice scambio di cannonale e di schioppettate fra i bersaglieri delle due parti sino alle 10 e 1/2 (1 ) . A quell'ora le due armate fecero entrambe un movi mento offensivo : il duca di Savoia , avanzando da Cu

stoza , apparecchiossi a girare le truppe austriache in posizione attorno a Valeggio , ed il maresciallo , che finalmente s'era accorto di non aver a fronte che le

tenui forze del giorno precedente , scossa l'abituale sua circospezione, si peritava . a far assumere l'offensiva contro monte Goi e la Berettara da D'Aspre col secondo corpo : poichè, per combinazione non rara nelle batta glie , avevano i due avversi capi fatlo egual disegno di mantenere salda un'ala e di operare per l'altra . Fu la risoluzione del maresciallo in quel punto poten temente coadiuvata da un'accorta provvidenza del suo luogotenente Haynau , il quale da Verona notato avendo la sconfitta toccata il di prima alla brigata Simbschen, e della quale più precisi ragguagli gli pervennero dai ricoveratisi in città , conscio dell'importanza del punto ( 1 ) In questi parziali combattimenti accadde un fatto che qui trascrivo come altamente onorevole a due connazionali. Il sotto

tenente Gotiero di Aosta cavalleria osservato avendo un pelottone di fanti tedeschi che facevan fuoco dietro una folta siepe , slan ciatosi tutto solo al di là di essa , sebbene uccidesse più d'un ne

mico , circondato versava in grave pericolo, quando il brigadiere Gastoldi , abbenchè già ferito in una coscia , veduto il rischio del suo superiore si getta animosamente al suo fianco, e dopo aver amendue ferocemente menate le mani, riescono a trarsi da quel cattivo passo .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di Somma conquistato dai regii , e prevedendo che il maresciallo cercato avrebbe di ricuperarlo , pensò di dirigere il colonnello Perin con la sua brigata non so

pra Castelnuovo, come eragli stato ingiunto, ma sopra Somma , imponendogli nel tempo stesso di aspettare ad

assalir quel luogo quando avesse veduta la battaglia in gaggiata fra le truppe del re e quelle del maresciallo . Appena adunque Perin udi tuonar il cannone verso Valeggio, postosi in via apparve sotto Somma , e seb bene egli avesse a soffrir molto dalla moschetteria dei cacciatori di Piemonte appostati nelle case , e dal fuoco

di due pezzi che, favoriti dalla dolce pendenza del ter reno verso il piano , facevano de' suoi grave strage, tut tavia la sua diversione servi a potentemente secondare

l'assalto dato da D'Aspre in quel punto stesso al monte della Berettara colla brigata Giulay, e che anteriormente

ignaro di quella mossa , seppe però subito trarne partito . Il principe savoiardo, vedendosi assalito da forze pre ponderanti e preso fra due fuochi , non sgominossi punto, ma nel mentre stesso che accingevasi a ributtare i ne

mici assalti, pensò fare avvertito il re della critica po sizion sua , aggiungendo che se la superiorità del ne

mico vietavagli di eseguire la mossa ordinatagli di prendere al rovescio gli Austriaci, non sarebbe però slata sufficiente a sloggiarlo dalle fortissime posizioni che occupava. Nè cadde in fallo, poichè ben presto eb bero ad avvedersi i nemici che forze doppie non erano bastanti a tener in freno l'inclito duca ed i prodi sol dati di Piemonte ; onde D'Aspre , che sorvegliava la marcia della battaglia, e Radetzky che ivi pure si era condotto e che per tutto il tempo che durò la battaglia si tenne sempre fra Guastalla e Zerbare, pensarono ad


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aggiungere alle due brigate già ingaggiate una terza , che fu quella del principe Liechtenstein , che dovette per Casanuova assalire il pendio occidentale della Berettara , colmando cosi la laguna esistente fra Giulay e Perin : cionulladimeno i soldati regii , non curando questi nuovi nemici , animati dall'esempio del duca e del suo capo di stato -maggiore Alfonso Lamarmora, continuarono a ributtare ogni assalto . Nè minor valentia spiegavano al centro le brigate Guardie e Cuneo , sotto il valoroso duca di Savoia , il

quale assalito ei pure da forze ragguardevoli , mentre mandava ad informare della cosa Bava , spiccatosi però coi suoi da Custoza avviavasi verso il monte Goi : ove

stava l'intera brigata Kerpan , che legandosi cosi con Giulay e Liechtenstein era sostenuta alle spalle da forti riserve , ed a destra dalla brigata Edmondo Schwart

zenberg . Impegnossi allora su quelle alture un'acca nita zuffa. Non erano i regii che tre reggimenti , perchè il duca di Savoia , cedendo alle istanze ſattegli da Bava , aveva diretto sopra il monte Carolo il secondo reggimento

delle Guardie per cooperare all'assalto di Valeggio : tut tavia quei nove battaglioni ributtarono gagliardamente i ripetuti assalti dati dalle due brigate Schwartzenberg

e Kerpan . Invano D'Aspre , trasportatosi ivi , vedendo piegare il reggimento Greuz-Sluiner, lo rincacciava al l'assalto rinforzandolo col reggimento Kinsky, condotto dal suo colonnello Bianchi ( forse italiano ! ) e dallo stesso

principe Kinsky che in quello militava col grado di mag giore ; invano Edmondo Schwartzenberg scagliava sul dorso del monte i suoi soldati : la mitraglia italiana e le italiane baionette seminavano quelle roccie di estinti e di feriti.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ed all'estrema sinistra eziandio la fortuna pareva arri

dere ai regii , perchè verso mezzodi essendo apparso sulla vetta del Mamaor il 2° reggimento Granalieri , preceduto da una compagnia di bersaglieri e guidato dallo stesso duca , che in tal giorno pareva moltiplicarsi accorrendo ogni dove più fervea la mischia, le truppe di Bava ani male a tal vista gellavansi con nuovo ardore contro il nemico : e mentre le Guardie respingevano dinnanzi a loro la sinistra della brigata Clam , e già minacciavano di circuirla , il prode Mollard con un battaglione d'Aosta

ricorrendo alle cariche alla baionetta, che tanto giovato gli avevano a Goilo , assalita la destra di Clam , in un attimo lo costringeva a sgombrar dal Fenilelto . Vide il

brigadiere tedesco il pericolo che correva , e regolan dosi con mirabile sangue freddo, evacuati i colli di San Zeno, di Fornelli e di Onevesa , eseguiva un cam biamento di fronte indietro con tal precisione, che avre sti detto trovarsi la sua brigata alla piazza d'armi e non

su terreno cosperso di'alture e solcalo in ogni senso dai nemici proiettili: dimostrando cosi ad un tempo stesso quanto possano sulla sorte delle battaglie le tattiche evo

iuzioni eseguite da truppe vecchie con ordine perfetlo . Per via di questo movimento venne Clam ad appog

giarsi colla destra al borgo stesso di Valeggio, difeso da Strassoldo e Wohlgemuth, che colla propria brigata oc cupava il monte del Corallo e la magnifica villa dei Maffei, ed a legarsi colla sinistra alla brigata Supplikatz che occupava il monte Venlo, e che aveva sulla sua si

nistra i reggimenti Haynau e Furstenwhater, fatti pre cipitosamente venire per aggiungere i loro sforzi a quelli degli altri corpi contro la eroica difesa dei Pie montesi .


CAPITOLO IV .

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Erano adunque nove brigate austriache, le quali a stento duravanla contro quattro piemontesi ; e Radetzky stesso, ammirato di tanto valore , fremente di rabbia , mandava ordine alle brigate di Wocher di accelerar il

passo, e quindi , abbandonato per poco il carattere di sperimentato capo e riassunto quello dell'animoso uffi ciale corazziere dei suoi verd'anni, gettavasi ei stesso con patente suo rischio sulla linea dei bersaglieri

della brigata Liechtenstein ad esortarli con lusinghiere parole a diportarsi da valorosi . E strenuamente pugna vano i suoi Tedeschi : ma contro l'italiana virtù non vi era valor che bastasse .

Senonché ciò che non poterono numero e valore , l'ottennero la sete e le mal date e mal eseguite dispo sizioni . Erano le 3, ed una lunga striscia di fuoco par tendo dal lato orientale del borgo di Valeggio per San Zeno , monte Vento , monte Goi , la Berettara, veniva ser peggiando a spirare alle falde delle colline di Somma campagna : e dove cessava il fuoco, ivi incominciava più aspra lotta, quella del tremendo cozzo delle lancie fra i dragoni di Schaaffgotsche ed i reggimenti di Piemonte Reale, di Genova e di Novara cavalleria , che in tal giorno

nei piani di Gonfardine ben dimostrarono come la ca valleria italiana fosse per nulla inferiore alla germanica .

Da 7 ore durava la mischia , ed i soldati piemontesi

parcamente nudriti , privi di un fil d'acqua che spegnesse l'ardente lor sete, lottavano contro forze più che dop pie. Impossibile era adunque che essi ancora a lungo perdurar potessero in cosi tristo stato , poichè mentre i battaglioni nemici andavano dandosi mutuamente lo scambio, i Piemontesi erano costretti a mantenersi tutti

in linea : il re pertanto e Bava , pieno il cuore di dolo


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STORIA MILITARE DEL PJEMONTE

rosa ansia , rivolgevano intento lo sguardo verso Valeg gio per scoprire un propizio luccicar d'armi che loro segnalasse l'arrivo di De Sonnaz : ma non un nembo di polvere sollevavasi al di là del fiume, non un rombo di cannone veniva ad annunziare la effettuata sua mossa !

Versavano pertanto il re ed il Bava in amara inquie tudine, quand'ecco giungere alle 3 e 1 2, trafelato e col cavallo coperto di sudore, Torelli, lo stesso che recato aveva nel mattino a De Sonnaz l'ordine di assalire Bor

ghetto , latore ora di un biglietto di quel generale a Bava , in cui, allegando la stanchezza delle truppe e la

deficienza dei viveri, annunziava che non prima delle 6 vespertine sarebbe in caso di assalire . Questo ritardo fatale riusciva di gran nocumento alla salvezza comune : tuttavia Bava , se rinunziava ad ogni speranza di con

quistar Valeggio , non disperava però di potersi man tenere nelle posizioni sino a quell'ora, ed in questo senso parlava al re , il quale intanto per un di quei capricci a cui andava soggelto, e dei quali non si saprebbe ren der ragione , faceva spedire dal colonnello Cossato , sotto capo dello stato-maggiore, un ordine a De Sonnaz di

recarsi al più presto possibile non più a Valeggio, ma a Goito. Quest'ordine scritto sopra un foglio del tac cuino di Talleyrand duca di Dino , gentiluomo francese, che vago di guerre era venuto a militare qual volon tario e stava al seguito del re col grado onorifico di

capitano dello stato -maggiore, era concepito ad un di presso in questi termini : Le mouvement sur Borghetto étant devenu inutile , vous viendrez avec vos troupes à Goilo , où il suffit que vous y soyez demain matin avant 6 heures: vous laisserez une partie de vos forces à garder


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Volta : si cependant vous croyez devoir évacuer cette po sition , vous y êtes autorisé.

Appena scritto il foglio venne rimesso a Talleyrand, che dato di sprone al cavallo seguito da due carabinieri volava attraverso alle pattuglie nemiche al guado sotto Volta per rimetterlo al generale De Sonnaz . Questo generale, regolato il rancio in modo che le truppe consumato lo avessero alle 4 , disponevasi , in adempimento dell'ordine anteriore, a partire per Bor

ghetto, e salito a cavallo con tutto il suo stato -maggiore portavasi a sollecitar le truppe nei loro apparecchi , quando in quel frattempo gli Austriaci spinto avendo

tre compagnie di cacciatori ed uno squadrone di ulani in ricognizione verso le colline di Volta , venne dato l'allarme, ed il generale temendo d’un assalto per parte del nemico , che egli credeva in forza sulla destra del

Mincio, accorreva in quella direzione seguito da alcune compagnie cacciatori del 16º ; e sebbene quest'escur sione nemica degenerasse in poche fucilate scambiate fra i cacciatori avversarii, tuttavia De Sonnaz, che ri

cevuto aveva pochi istanti prima l'ordine di cui era la tore Dino , ben comprendendo anche dalle parole di costui come ogni sua mossa per far cangiar la sorte della giornata riuscita sarebbe tardiva , e pensando per altra parte che per essere alle 6 mattutine del 26 a Goito

bastava ch'egli partisse da Volta dopo la mezzanotte, de cise conservar sino all'ultimo momento quell'importante posizione, dando tempo cosi al quartier generale di ema nare quelle nuove provvidenze che potessero essere rav visate più acconcie al caso . Rispediva pertanto Dino al

quartier generale con incarico di significare. che egli mantenuto si sarebbe coi 7,500 uomini che ancor ri


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE .

manevangli sull'altura di Volta sino alle 2 dopo la mez zanotte, ora in cui posto si sarebbe in marcia per Goito . Questa è la storia genuina dei fatti che accaddero in

quel giorno a quel vecchio e fedele generale; fatti che, travisati dalla malevolenza e dalla cortigianeria , diedero luogo a varie assurde supposizioni; e quegli scrittori che vorrebbero spiegar sempre tutto con la gran parola tradimento , fecero le grandi meraviglie sul biglietto mi

sterioso: e trovarono più semplice farne autore Radetzky, il quale con questo strattagemma privato avrebbe l'eser cito piemontese della cooperazione del secondo corpo : ma questa supposizione cade da se ove si rifletta che se Radetzky avesse con tal inganno indotto De Sonnaz

ad abbandonare Volta, la avrebbe fatta occupare subito e non alla sera delli 26 , come fece. Tutto il mistero con

siste in ciò : Carlo Alberto, il quale ordinato aveva di scri verlo , con l'abituale sua dissimulazione negò la cosa ; , chi lo scrisse, per volere reale, per lungo tempo ne fece altrettanto ; chi recò l'ordine anteriore di assalir Bor

ghetto alle 8 mattutine del giorno 25, disse averlo rimesso all'albeggiare, quando invece nol fece che a mezzodi ; e l'unico di buona fede in tutti coloro che scatenaronsi

contro il buon De Sonnaz fu l'onesto Bava, il quale , da quanto pare, ignorò sempre la tarda rimessione dell'or dine primitivo e la spedizione del contr'ordine. Era sem pre la stessa storia ; Carlo Alberto ognor titubante voleva e non voleva .

Ferveva intanto orribilmente la pugna sulla sinistra : le quattro brigate resistevano eroicamente : ma ogni forza umana ha un limite , e le schiere nemiche an dando ognora ingrossando , l'offensiva era già fuggita

di mano ai regii, i quali , assottigliati più dal caldo e


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dalla sete che dal fuoco nemico , erano ormai ridotti ad un'assoluta difensiva : perchè appena vide Radetzky ap

parire i granatieri dell'arciduca Sigismondo a San Rocco Palazzuolo , e la brigata Maurer guernire le alture di Guastalla e Guastalla Vecchia, cerlo d'esser ormai soste

nuto da quelle poderose riserve, ordinava un generale assalto . Già erano entrati in linea Haynau e Fursten whater, e già eran stati respinti : già Supplikatz era stato costretto, con non miglior fortuna, a sorreggere Clam ; ma ora al nuovo assalto del nemico il duca di

Genova più non aveva da opporre che quattro batta glioni , perchè due del 40, i quali avevano ricevuto or dine da lui di evacuare Sommacampagna e di tirarsi verso la Berettara e Casa del Sole , fuorviati dalla dab benaggine del colonnello , presero invece la direzione di Villafranca : ed essendosi in quel frattempo il maggiore austriaco Mayer gettato col reggimento Franz -Karl con impeto veramente meraviglioso sul poggio di Casa del Sole , riusci a conquistarlo, separando cosi la destra pie montese dal centro . Non rinunziavano tuttavia a com battere i due duca , ed anzi quel di Genova postosi a

capo di alcuni animosi tentava ripigliare il poggio : man davano poi amendue a caldamente pregare il coman dante di Villafranca di accorrere colle riserve: ma quegli, attenendosi con eccessiva scrupolosità all'ordine di Bava di non abbandonar quel punto senza suo assenso, non volle mai indursi a muoversi; nè veramente si vede perchè Bava , il quale tanto sollecitava l'arrivo di De Sonnaz , non pensasse a far venire il 170 da Roverbella a Villa

franca , lasciando ivi per poco i soli Toscani ed intro ducendo intanto in linea i due battaglioni di Pinerolo . Scoccavan frattanto le 6 , nè alcun segno appariva


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dell'approssimarsi di De Sonnaz ; laonde Bava avendo ormai ollenuto dai soldati quanto umano volere ottener

possa , recatosi dal re confessavagli esser necessità as soluta di dar principio alla ritirata sopra Villafranca : ed avendo il re ammesso esser questo veramente il caso, risolvette il generale di farne sostenere il maggior pondo alla colonna del duca di Savoia , la quale per essere la più vicina a quella città poteva con minor rischio man tenersi nelle proprie posizioni dando tempo cosi a quella del duca di Genova , la più avventurata e soggetta ad esser circuita pel piano dalla nemica cavalleria , di ripie garsi essa pure pei colli di Casa del Sole e di Mondatore

sopra la colonna centrale, ed a quella di sinistra di ac costarsi al fiume per impedire al nemico di venirsi a collocare a Goito, isolando così l'esercito regio dalle sue communicazioni .

E questo era veramente il rischio che correvano gli Italiani se avessero avuto a fronte un intraprendente av versario , e se il loro valore rintuzzato non ne avesse

l'audacia : e Bava che prevedeva un feroce inseguimento scongiurava il re a porsi al più presto possibile in salvo a Villafranca : Carlo Alberto però, sempre maggiore nelle sventure che nelle prospere vicende , con cavalleresco

pensiero niegava separarsi dalle truppe, le quali for mate per scaglioni composti delle tre armi, poterono con sufficiente ordine e tranquillità guadagnare i prati di Prapiano, perché Radetzky, le cui truppe malgrado la superiorità loro numerica troppo severe perdite sof ferte avevano per esser vogliose di nuove pugne, pago di vedersi liberato da si formidabili nemici, non pensò neppure a bel principio a farli inseguire dalla cavalleria dell'ala sua destra , la quale non ancor aveva combat


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tuto in tal giorno . Da quella pianura potè il re mirare l'intrepido suo primogenito combattere come leone al di là del Tione verso la Coronina, e seguito solo da Bi scaretti e dal secondo reggimento delle Guardie, tenere in iscacco le brigate Clam e Supplikatz, sostenute da

numerosa artigliera, per si lungo tempo , che Bava ebbe agio di riordinare le masse alquanto confuse dietro il pendio dei colli , stabilire , verso Torre di Gherla , una

forte catena di cacciatori con mezza balteria, e di av viare indietro le altre artiglierie, le quali abbisognavano di molto tempo per varcare i numerosi fossi esistenti in quelle regioni: per modo che quando l'austriaco co lonnello Wyss affacciossi con un reggimento di usseri ed uno di dragoni e parecchi cannoni alla costiera di Prapiano, quelle poche forze italiane, dirette con sagacia e fermezza dal generale D'Aix e dal colonnello Cossato , bastarono ad imporgliene e lo costrinsero ad acconten tarsi della presa di pochi fantaccini che, traviati e pie

gando troppo a sinistra , furono dai suoi ulani avvilup pati verso il casolare detto i Pozzi . Convennero a fitta notte le colonne del centro e di

sinistra verso Acquaroli, e frattanto il duca di Genova , avendo abbandonato esso pure le alture di Berettara state testimonio di tanto valore, verso le 9 l'intero eser cito italiano trovossi riunito attorno a Villafranca , ove

i carri di quei viveri cotanto desiderati vennero ora a creare nuovi imbarazzi, ad evitare i quali la brigata Aosta , dopo aver combattutto tutto il giorno, dovette recarsi a serenare sulla strada che tende a Mozzecane.

In questa guisa le colline tutte della sinistra del Mincio rimasero in potere degli Austriaci , i quali conquistate le avevano a caro prezzo e sostenendo perdite maggiori


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di quelle dei regii : poichè mentre questi non lamenta rono che la morte di 3 ufficiali, cioè Bonifacio tenente, Osella sottotenente del 3º e Torti del 70, e di 209 sol

dati , e non ebbero feriti che 31 uſficiali, fra i quali

gravemente, a tal da morirne dopo pochi giorni , Baudi di Selve maggiore, Luzerna di Rorengo capitano , Ber nieri e Bassi tenenti tutti del 30 , e Dallera sottote

nente del 50 , e più leggiermente Giustiniani maggiore

dello stato- maggiore , 626 soldatie 270 altri prigionieri; i Tedeschi invece annoverarono 5 ufficiali e 379 soldati

uccisi ; Odelga tenente -colonnello, Desimon e Bauer mag giori , 29 ufficiali di minor grado e 1,500 soldati feriti .

Accamparono dessi sul campo stesso di battaglia : Wra tislaw, muniti con alcuni battaglioni i ponti di Borghelto e di Monzambano, raccolse tutto il primo corpo fra Gal

doni e Valeggio . D’Aspre occupò col secondo le colline di Somma , di Casa del Sole e di Custoza : il corpo di riserva si tenne ad Oliosi , a Guastalla ed a Salionze : e

quello di Thurn attelossi fra Cavalcaselle e Castelnuovo : mentre Schaaffgotsche coi reggimenti di cavalli portossi a Gonſardine ed all'osteria del Bosco . Radetzky man tenne il sụo quartier generale ad Alzarea . La posizione dell'esercito italiano era ora critica più che mai , poichè Villafranca , convertita ad un tempo

stesso in magazzeno ed in ospedale, rigurgitante di carri, di bagagli e di ammalati e feriti, mal si sarebbe potuta difendere da un nemico , che inoltre circuendo quel punto avrebbe segregate le truppe ivi stanziate dagli

altri corpi : la ritirata poi non era priva di pericoli, potendo le truppe venir inseguile al tempo stesso da

Radetzky di fronte e prese alle spalle dal presidio di Mantova . Tuttavia il re, scegliendo fra i due mali il mi


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nore, decise di abbandonar Villafranca e di ritirarsi colle

affrante schiere a Goito . Alla mezzanolle adunque i Pie montesi, previamente demolite le barricate che circon davano la città , cominciarono ad avviare verso Goito ,

sollo la scorta dei Toscani e di un battaglione di Pine rolo, i numerosi prigionieri fatti nel di 24, e la lunga fila di carri dei bagagli e delle ambulanze coi feriti : ed appena diradaronsi le tenebre della notte , le brigate di fanteria impresero a ritirarsi : le Guardie e Cuneo per la strada di Mozzecane e Roverbella , e Piemonte ed

Aosta per quella di Quaderni e di Mazzimbona, le quali correndo quasi parallele, fra loro e ad una distanza mas sima di 3 kilometri , portano amendue a Goito . Nume rosi squadroni di cavalleria con due ballerie a cavallo vennero altelate tra Mozzecane e Quaderni : a Rover

bella il 170 schieralo a battaglia offriva un primo sca glione, e fra Goito e Marengo due altri ne formava la brigata Regina reduce da Governolo. Il generale Bava ,

fatta sgombrare quasi per intero la terra , ne partiva alle 7 mattutine , lasciandovi il generale Manno coi due battaglioni di Pinerolo che non avevano preso parte alla battaglia, e con mezza batteria, con ordine di non ab bandonar Villafranca prima di mezz'ora. Ritiravansi le truppe italiane tristi, ma in ordine per fello, ed i due duca , come eran stati primi a guidarle

agli assalti , cosi ora tenevansi ultimi in coda, ove più urgeva di mantener salde le ordinanze: camminava quel di Savoia con due battaglioni di Cuneo , e quel di Ge nova coi suoi fidi di Piemonte : il nemico, ancor dolente

per le profonde perdite toccate nei di precedenti, seb bene posto a brevissima distanza , non peritossi ad as salir quei forti: solo il colonnello Wyss seguendone da VOL . III . – 39

PISELL !, Storio err ,


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lungi le traccia sul fianco destro con gli ussari Radetzky e cogli ulani arciduca Carlo , volle a giorno fatto lanciare verso il luogo di Sei- Vie il conte Szecseny maggiore degli usseri con uno squadrone sul retroguardo del duca di Genova formato dai cacciatori del 40 ; ma non ebbe a

trovarsi guari contento della risoluzione presa, poichè

se l'improvviso apparire dei cavalieri germanici recava a tutta prima qualche disordine nei cacciatori , essi ria vutisi bentosto ed eccitati dal prode capitano Chiabrera ,

in breve apersero su quelli un fuoco cosi vivo, che uc cidendo il maggiore e varii ussari , indusse gli altri a rivolgere la briglia , rilasciando un cassone ed il capi tano Sapelli con alcuni soldati che già eran caduti in loro balia .

Verso le 2 pomeridiane del 26 tutte le truppe partite da Villafranca erano a Goito, ove trovavasi pure De Son naz, partito da Volta col secondo corpo alle 2 dopo la mezzanotte . Scrissero tutti gli autori che la sua presenza

in quel luogo destò una sorpresa generale : sarebbe più esatto dire che la meraviglia di Bava e degli altri era sincera , e quella di Carlo Alberto e del suo stato -mag giore simulata , ovvero causata solo al vedere che >

De Sonnaz aveva interamente evacuata la posizione di Volta : ma di ciò neppure si può, a mio avviso, far colpa a quel generale ; egli ivi non aveva che 7,500 : sud dividendo queste forze cosi esigue, egli nè tutelava suf ficientemente Volta , nè recava bastante aiuto al re ; ei fece adunque ottimamente valendosi dell'arbitrio lascia togli di conservare o di evacuar completamente Volta .

Qui pure l'errore fu del quartier generale : poichè De Sonnaz aveva mandato a dire che non si sarebbe mosso

da Volta prima delle 2 mattutine, aspettando istruzioni;


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CAPITOLO IV .

se dunque volevasi conservare quel punto eravi lutto il tempo di spedirgli da Goito , distante solo 8 kilometri

da Volta , un aiutante di campo con ordini appositi , seppure Dino fece ritorno al quartier generale con la risposta di De Sonnaz , il che sinora non è ancor con statato .

Checchè sia di tutto ciò, penetrato il re della neces sità di avere Volta in suo potere, ordinaya a De Sonnaz di portarsi ad occuparla nuovamenle , scacciandone il nemico ove già impossessato se ne fosse : ma sempre

partigiano più dell'apparenza che della sostanza delle cose , invece di far sollecitamente partire il secondo corpo per quel fine, volle passarlo in revista , costrin gendo cosi il soldalo a rimanere sotto un sole canicolare e quando più abbisognava di tutte le sue forze, dalle 4 alle 6 sotto le armi col zaino sulle spalle ; e manco male se egli fosse venuto con generose parole , con baldo aspetto a rincuorare le truppe , ma invece egli, tormentato dalla febbre, col cuore affranto dal dolore, presentavasi con faccia cosi sparula e con sembianza non di re guerriero ma di fantasma, ben più atta a far

presentire ai soldati sicure e prossime sciagure, anzichè ad infondere nel foro animo desio di altre baltaglie ! Radetzky fraltanto, non ancor ben certo d'aver defi nitivamente rigeltato al di là del Mincio tutte le valo rose truppe piemontesi , procedeva incerto sul partito che gli convenisse abbracciare : al seguente mattino però, mirando le proprie forze ristorate da lunghe ore di ri poso, ed informato della partenza dei regii da Villa

franca, portavasi a Valeggio , e convocati a consiglio i primi suoi luogotenenti , divisava seco loro al modo di inseguire l'avversario oltre il fiume . Venne allora de

>


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ciso che Thurn col terzo corpo avrebbe investito Pe schiera sulle due rive : che il primo corpo, passando l'acqua a Monzambano , spingerebbesi per Pozzolengo

sopra Castiglione delle Stiviere : il secondo corpo, tra ghettando a Valeggio , doveva avviarsi per Volta sopra Guidizzolo , e la fanteria di Wocher, attraversato il fiume a Salionze e portatasi a Pozzolengo , servir doveva d'anello fra Wratislaw e D'Aspre , col quale marciar dovevano pure le cavallerie e le artiglierie del corpo di riserva. Date tali disposizioni, ritornava Radetzky ad Alzarea, diffe rendo a trasportare il suo quartier generale a Volta quando Carlo Alberto avesse fatti più palesi i suoi in tendimenti : circostanza questa che, unita alla lentezza colla quale il secondo corpo si mosse da Prapiano, ove concentrato si era a far il rancio , comprova come il

generalissimo, sospettando di avere fra poco un nuovo scontro coll'esercito regio sulla destra sponda, mirasse ad avere le sue truppe non solo concentrate , ma ripo sate e rifocillate prima di misurarsi nuovamente con un avversario che avevagli fatto comprare a cosi caro prezzo la vittoria .

E valga il vero : questo sospetto del maresciallo non era per nulla inſondato ; imperocchè Carlo Alberto , to gliendo il blocco di Mantova e raccozzando tra Volta e Goito tutte le sue forze, facendo solo occupare da una delle divisioni più malconcie dagli ultimi azzuffamenti i trincieramenti di Curtatone e Montanara per premu

nirsi da un assalto alle spalle del presidio di Mantova, poteva ancora schierare in linea 40,000 uomini circa ;

buona parte dei quali, come la divisione Ferrere e la bri gata Regina , erano in ottimo stato per combattere , e con cui il corpo di De Sonnaz , ora completamente riposato ,


CAPITOLO

IV .

01:3

poleva efficacemente concorrere . Se Volta adunque non fosse stata abbandonata o se non si fossero perdule quattro ore in una insipida rivista (tardanza che, da quanto è detto solto , potrassi ravvisare quanto sia ri dondata fatale al buon successo dell'impresa) , era ancor possibile ripigliar l'offensiva e ritentar la fortuna con un fatto decisivo su quei medesimi campi di Goito già due volte propizii alle armi italiane , colla sola diffe renza che ora il nemico avanzava dal nord , quando in. vece nel primo fatto lo si aveva a ponente , e ad ostro nel secondo : e se agito si fosse con celerità si poteva

invero sorprendere il nemico prima che avesse traspor tate tutte le truppe sulla destra del Mincio; operazione che a causa del passaggio dei ponti egli non ebbe ter minata prima delle 4 pomeridiane ; agendo in tal modo

era possibile rincacciare gli Austriaci in Mincio, oltre il quale la cavalleria piemontese , trasportandosi veloce

mente per Goito sulla sinistra , avrebbe potuto acre inente inseguirli, e certamente un lal piano era prefe ribile al tardivo assalto dato a Volta , e che verrò ora

esponendo : ma volle sempre il fato che in questa guerra Carlo Alberto mancasse d'audacia ognor quando essa

era opportuna , e troppa ne spiegasse per lo contrario quando era necessaria la prudenza ! Wimpſſen, incaricato di portarsi a Volta con parte del secondo corpo , ritardato dagli stretli e dal varco del fiume, non potè abbandonar Borghetto prima delle 4 e 1/2 , e suonavano pertanto le 6 quando la sua avanguardia , guidata da Liechtenstein , venuta in pros simità di quella città , ebbe a saperla priva di truppe italiane : questo generale però , volendo meglio accer tarsene, vi spediva il capitano di stato -maggiore Jolm


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

con uno squadrone, il quale , avverata la cosa , già stava per andarla ad affermare al suo capo , quando gli venne fatto di scorgere due forti colonne di Piemontesi, non

più distanti di 1 kilometro da quella posizione. Liech tenstein allora , valutando tutta l'importanza di preve

nire i regii, collocava frettolosamente alcuni pelottoni di usseri sulla strada per far credere al nemico che la terra fosse occupata da ragguardevoli forze, e fatta in

lanto grandissima diligenza, giungeva in essa per i poggi della Maddalena con un battaglione di Tirolesi , quando già le sue scolte ripiegavano dinnanzi agli esploratori di De Sonnaz ; arguisca da questo il lettore di qual danno ridondate siano al buon esito della spedizione le quattro ore consumate dal re in Goito nel dar la ras segna al secondo corpo ! Spiccatosi da Goilo assai tardi, De Sonnąz portavasi sopra Volta colle genti disposte su tre colonne : formava quella di sinistra verso Bendello la brigata Savoia con una batteria : due battaglioni del 16° con 6 pezzi avan zarono al centro sopra Valle San Felice , ed il 30 bat taglione di Savona coi Parmensi con 2 pezzi effettuavano il falso attacco all'estrema destra verso Sottomonte ; 180

dragoni di Novara cavalleria con una sezione di arti glieria erano in riserva . Giunsero le colonne sotto Volta

quando già il sole volgeva all'occaso , e quando Liech

tenstein, prontamente occupati gli sbocchi verso Goito, era già stato rinforzato da due battaglioni, uno del reggi mento Imperatore, l'altro dell'arciduca Francesco Carlo;

permodoché , quando dopo alcune cannonate sparate contro la chiesa, Savoiardi, Liguri e Parmensi impre sero a salire l'erta del monte su cui siede la terra, essi furono accolti da un vivissimo fuoco di moschetteria :


CAPITOLO IV .

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tuttavia perdurando essi con costanza meravigliosa , verso le 9 di sera buona parte delle case erano in po tere loro ; ed essendo frattanto scesa la notte , ne nacque

fra quella tenebria una feroce ed orribile tenzone all'arma bianca , rischiarata soltanto dalle fiamme di alcune case

che andavan divampando : confuso in breve qualunque ordine, ufficiali di un reggimento comandavano soldati di un altro , e fuvvi un capitano del 16º , che rimasto privo di soldati, postosi a capo di 11 valorosi Savoiardi , atterrate cinque porte coi calci degli schioppi , diveniva con essi all'arresto di 70 Austriaci che sparavano contro

di loro da sotto l'uscio , sin che cadute le porte in fran

umi, quei gagliardi, avventalisi contro i nemici, strap avan loro di mano le carabine, distinguendosi fra tutti un tale Nanlet, soldato del 1 ° reggimento, un demonio irarnato , che deve aver trovato poi morte sui campi

diNovara : se non che, mentre i Savoiardi sloggiavan i Tiolesi dalle case, altri pelottoni nemici gettatisi alla bainetta -nelle vie venivan seco loro a furioso cozzo ,

resindo morto in quei scontri il maggiore Villeneuve : cressi allora un alternarsi per le vie di nemiche squa dre ,e quali , intente a rincacciarsi a vicenda , calpesta van nel cammin loro uccisi e feriti, senza curarsi di

acceare a qual partito essi appartenessero ; e gli Au

striac aggiungendo perfidia a valore, ricorsero nuova mentealle arti antiche, gridando ora à moi Savoie, ed

ora diodosi prisonniers, e facendo poi fuoco sugli incauti Savoiaj, i quali arrabbiati e giunti addosso a quattro o cinqudi quei male arrivati , li inchiodarono a colpi di

baionet all'uscio delle case, non accordando più alcun quartiera chi arrendersi voleva : atto crudele se vuolsi, ma trop , giustificato dalla condotta del nemico.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Il quale frattanto ridottosi in numero di 500 circa

nella chiesa principale sfidò di là ogni sforzo, poichè al tenente d'artiglieria Casanova, che offrivasi condurre due

pezzi sulla piazza del duomo per abbatterne la porta , veniva risposto : De nuil on n'attaque pas ! ma viyaddio cosa mai si faceva da tre ore a quella parte ? e se non voleasi spingere le cose ad oltranza di notte , perchè sparger tanto sangue , perchè consumar tante vite ? E furon molte e nobili invero, e ricorderò fra li altri casi

quello di Oddone e Deabate, ufficiali entrambi del 16º, i quali penetrati nel villaggio e circuiti da varii grana tieri , colla sola spada si difesero a lungo, rifiutando di rassegnarla fino a che caddero esanimi, morto affattı Deabate e creduto tale per le molte ferite avute Oddone Simile coraggio spiegarono De Loche e Borillon sottotr nenti , De Forax , Geny e Cathiard tenenti, Gand car lano , Rubin furiere ed Aspard semplice comune , ce ferito due volte non volle ritrarsi : cd il capitano Rox , coadiuvato da Cocatrix tenente, e Lovatier sottoteneje ,

ſaceva 60 e più prigioni : ma mentre questi atti di ar zial valore , illustrando gli autori , non valevano a on

quistar la terra , sul limitare di essa nasceva un tie ruglio fra i dragoni di Novara ed un battaglio di Savoia ivi lasciato in riserva , i quali scambiatis per nemici si offendevan a vicenda menando colpi di incia

i primi e tirando schioppettate i secondi , e lo tesso generale Broglia ivi presente venne col proprio altante di campo travolto nel fosso, e prima che l'erro fosse riconosciuto , molte furono le morti e le ferite ,e quali non mancarono nell'interno eziandio, perchè un or

dine, niuna direzione avevan gli assalti che rscirono sempre infruttuosi contro la chiesa, da cui nemico


CAPITOLO IV .

617

continuando a lanciare un fuoco infernale , alla perfine i Savoiardi , stanchi di veder buttato a male tanto va lore, cominciarono gradatamente a sgombrar la terra ,

e verso le 11 l'intera brigata Kerpan essendo penetrata in essa, De Sonnaz , non vedendo giungere i chiesti aiuti , ridotte le truppe a pochi decametri dalla città , pensò attendere il nuovo di per rinnovare gli assalti : per modo

che alla mezzanotte invece del tuonar delle armi, tu piú non udivi per l'aere che i lamenti dei feriti, i quali in

tal luttuosa nolte furono lasciati privi d'ogni sollievo dai chirurghi, avendone veduti io stesso più di 80 am mucchiati in una cascina posta ad 800 metri da Volta ,

sulla via di Cerlungo, ove eran stati trasportati da pie tosi compagni, ed ove con dolorose voci invocavano in vano il conforto degli uomini dell'arte ! Sorgeva fraltanto l'aurora quando il generale Trotti ,

precedente di pochi passi la propria brigata, presenta

vasi a De Sonnaz che imponevagli di rinnovar l'assalto sulle posizioni nemiche irte ora di cannoni, a Liechten stein e Kerpan aggiunti ora essendosi Giulay e Suppli katz , e stando nel piano verso Valeggio il rimanente del secondo corpo : cionulladimeno i soldati della Regina ,

slanciandosi con grande ardore sull’erta , pervenivano alle prime case , ed alcune compagnie piegato avendo più a destra verso Sottomonte e Lenone, già minacciavan

di prendere la posizione a rovescio, quando Pergen , co lonnello, facendo una sortita, venne ad assalirli di fronte colla baionetta , mentre l'italiano Molinari accennava a prenderli a rovescio con un battaglione di confinarii :

li attesero gli Italiani, ed allora rinnovaronsi i prodigii della precedente notte instando ferocemente quei di Trotti

per stabilirsi nella terra , e gli Austriaci invece aggiun


618

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gendo battaglioni a battaglioni per scacciarneli ; nel che

riuscirono alla perfine, sola essendo la brigata Regina contro tanti nemici , poichè del 16° e dei Parmensi molti

s'eran allontanati solto specioso titolo d'accompagnare a Goito i prigionieri fatti nel di prima : molti s'erano sbandati, e quei di Savoia , stanchi e malcontenti della

fazione precedente , più alcuna parte non presero al combattimento , il quale verso le 6 e 1/2 era già giunto a termine , perchè De Sonnaz , avvertito avanzare da Va leggio altre poderose nemiche squadre, ordinava la riti rata verso Cerlungo , presso cui il 17° reggimento, tenuto in riserva , era pronto ad accogliere il nemico . Ripiegaronsi allora le truppe parte ordinatamente e parte in modo confuso, onde non pochi incauti che, vinti dalla sete , entrarono nelle circostanti cascine in cerca

di acqua e di vitto, vennero poi in potere degli usseri che scorrevano il paese ; ma il grosso , sebben inseguito

da vicino, ritirossi senza gravi perdite , sotto la prote zione dell'artiglieria e della brigata di cavalleria Gazelli , composta dei due reggimenti di Savoia e di Genova : i quali venuti a cozzo cogli ulani e cogli usseri , ben di mostrarono che se i cavalli germanici riputar si denno migliori di quelli della cavalleria piemontese , non certo ugual superiorità si osserva nei cavalieri , avendo in tal circostanza gli animosi dragoni piemontesi pienamente debellati gii austriaci squadroni uccidendo loro buon numero di individui , dei quali un più gran numero poi ebbe a cadere solto il fuoco micidiale dell'artiglieria

nostra sapientemente diretta dai proprii ufficiali; e qui mi piace ricordare l'ardita azione del tenente Spalla di quell’arma , giovane in cui le gentili forme non fa rebbero sospettar alma si forte, azione di cui fui testi


CAPITOLO

IV .

619

inonio io stesso : il quale collocato avendo due pezzi sulla strada di Cerlungo , ivi si mantenne quasi solo e con gran sangue freddo frenando, non so s'io mi dica

l'impazienza o l'inquietudine de'suoi cannonieri, i quali vedendo appressarsi i nemici squadroni, alquanto scossi gridavano : Eccoli ! Eccoli ! ma egli pacatamente rispon dendo : Lasciateli venire, lasciateli venire, non volle si

desse ſuoco ai pezzi se non quando i cavalieri alemanni furono distanti di soli pochi metri , cagionando loro ripe tutamente con questa manovra gravissimi danni . E si fu

pure in quelle cariche che il valoroso Cignetto, primo brigadiere in Genova cavalleria , veduto scavalcato ed in procinto di prigionia o di morte il sottotenente Maraz zani , scagliatosi a suo aiuto uccideva un ufficiale ed un ulano , ferivane un terzo e ne fugava due altri , dando tempo cosi al suo ufficiale di riporsi in sella . Frenata per tal modo la nemica persecuzione, poterono le scon

quassate schiere di De Sonnaz condursi nei campi fra Cerlungo e Goito, ove alfin posarono, menomate però di molte centinaia più per causa degli sbandati che dei caduti per fuoco nemico .

Le perdite di ambe le parti furono ad un dipresso eguali ; ma ove si rifletta che quella degli Austriaci , i quali combattevano dalle case e dietro i muri, fu supe riore, si avrà chiara prova che mentre quelli tenevansi

appiattati dietro i ripari , i regii e specialmente i Sa voiardi , andarono a sgozzarli sui luoghi stessi . Grawert, colonnello dei dragoni di Baviera, fu ferito nella carica succeduta al piano, Martini tenente-colonnello e 17 uf ficiali subalterni e 246 soldati rilevarono ferite più o

meno gravi, 3 ufficiali e 95 soldati perirono : 270 ven nero in potere dei regii ; i quali peròlamentarono morti ,


620

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

oltrealgià nominato Villeneuve, il maggiorePacchiotti (t ), i tenenti Gambertola e Bosatra del 90, il sottotenente Delitala del 10', Deabate del 160, e 61 soldati ; i feriti

furono 253 di bassa forza e molti ufficiali, fra i quali i 5 capitani Charbonnaux, Conte , Girard di Savoia , Ansaldi del 90, Maramaldo del 160 : Cathiard, Lions, ed Oddone tenenti , Vuagnat e Combat sottotenenti : 150 di bassa forza con Poncini maggiore e Saracco sottotenente, amen due del 16º, vennero in mano del nemico ; ma più di

200 altri mancarono all'appello per essersi allontanati dalle bandiere varcando l'Oglio . Sebbene il fatto di Volta, avuto riguardo al piccol nu mero dei combattenti di ambo le parti , sia da calcolarsi per uno de'più sanguinosi della prima campagna, tut tavia il danno emerso dall'assottigliamento delle schiere

regie deve reputarsi assai lieve e quasi nullo a fronte di quello molto maggiore cagionato dall'effetto morale che produsse sulle truppe : solo da quel giorno può dirsi che la disciplina , già rilassata per quelle ragioni tutte che andai precedentemente annoverando, siasi quasi interamente sciolta ; della qual cosa ſurono potente ca gione le accuse che mutuamente si scagliavano i sommi duci ; accuse che inavvertentemente da molti , artata

mente da alcuni divulgate, generarono diffidenza negli stolti, persuasione in tutti dell'incapacità dei duci . Altra causa potentissima poi dello sfacelo delle ordinanze fu la già tanto lamentata privazione dei viveri , che fre

quente per lo addietro, si fece ora assoluta, perchè appena le cose cominciarono a volgere a male, conducenti, ap (1) Il maggiore Pacchiotti sopravvisse ancora un mese , e mori poi in Fossano sua patria .


10,

CAPITOLO IV .

621

paltatori, impresarii , amministratori tanto lombardi che piemontesi , andarono a gara a porsi in salvo fin dai giorni 26 e 27, e fuvvi chi , o per ingordo guadagno

o per malintesa previdenza , fece retrocedere nell'in terno immense mandrie di buoi e lunghe file di carri

carichi di grasce diretti alle rive del Mincio : per modo che la deficienza dei nutrimenti congiunta alla paura fu pretesto per molti di abbandonare le bandiere : presso

le quali ormai più non rimanevano che i migliori, fra cui molti , dopo aver valorosamente combattuto negli scorsi giorni , giacevano ora afflitti da strani malori cau sati dalle acque putride ingoiate da loro , in mancanza d'ogni altro liquido, nei dintorni di Goito, ove i nume rosi cadaveri delle antiche fazioni corrotte le avevano .

Rotti così i legami delle militari discipline, le penc già troppo miti per propria natura , e per lo addietro non applicate , divennero insufficienti : invano dal quar tier generale si mandarono ufficiali ai ponti di Marcaria

e di Canneto sull'Oglio per trattenere coloro che , diser tando a frotte le file, disponevansi a rimpatriare, semi nando, per palliare la propria vigliaccheria, sulla via da

loro corsa a precipizio, bugiarde voci di totale disfatta, di morte di principie di generali : poichè quei furiosi , vero rifiuto dell'esercito , resi baldi pel numero e per le disonorate armi che ancor impugnavano , spezzavano ogni ostacolo loro opposto , sdegnavano ogni autorità che arrestar ne volesse la codarda fuga ; dal che ne con segui che, nel breve lasso di ventiquattro ore, i reggi menti vennero ridotti a forze cosi esigue da render pro

blematico mollo se con esse si potesse protrarre la lotta contro un nemico già superiore per numero è reso ora . andace per ripetute vittorie.


622

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Nel mattino del 28 adunque il re udito da ' suoi ge nerali , da lui ragunati a consiglio, il deplorabile stato dell'esercito e la quasi unanime opinione loro che affron tare nuove pugne fosse lo stesso che esporsi a completa

ed inevitabile rovina , deliberò di proporre al nemico una tregua che gli permettesse di introdurre qualche ordine nelle truppe , e di provvedere in qualche modo e con tolte forzate al loro sostentamento, scegliendo a tal mis sione presso Radetzky i generali Bės e Rossi ( il quale solo opposto si era all'abbracciato partito di cercar tre

gua ) ed il colonnello Alfonso Lamarmora : e frattanto , in attesa della risposta del maresciallo, emanava il re ordine di raccoglier vettovaglie a qualunque prezzo si fosse, pagando o rilasciando buoni : misura che, sebbene

in quantità non sufficiente, produsse però alcuni generi , e sopra tutto vino e liquori . Contemporaneamente Bava , assunta finalmente quella superior direzione che per sventura dell'esercito egli aveva sin’allora per metà solo esercita , e che ora ve nivagli tacitamente abbandonata dal re , avviati i nu merosi convogli di feriti ed i bagagli verso Bozzolo al

di là dell'Oglio , collocava poscia le truppe del primo corpo e della riserva fra Goito e Volta , nel modo più acconcio che trovar si potesse in si disperata condizione di cose per far fronte ad un repentino assalto, prescri vendo alla divisione Ferrere di portarsi a Ceresara per

guarentire cosi il fianco sinistro di De Sonnaz collocato a Cerlungo da qualunque sortita del presidio di Man tova . Pensò allora il re di nuovamente dar la rassegna

alle schiere per ravvivarne gli spiriti : ma quale non fu

la sorpresa di Bava quando , percorrendo la linea ai fian chi del suo monarca , ebbe ad accorgersi che la brigata


CAPITOLO IV .

623

Aosta, che aveva ordine di schierarsi a sinistra di quella di Pinerolo, e l'intera divisione De Ferrere non erano

1

1

al posto loro assegnato ? fatta pertanto ricerca di quelle truppe, si venne a sapere che per aver fraintese le pro prie istruzioni o per negligenza nell'uniformarvisi, i due comandanti di esse già avevano oltrepassato l'Oglio ! Questa sottrazione di cinque reggimenti alle forze ita liane in si grave momento poteva essere per loro esi ziale se il nemico avesse saputo trar partito dalla sua

vittoria , ma egli dapprima non seppe o non volle , e dopo ne fu impedito dalla sospensione delle ostilità avvenuta appena la deputazione dei generali piemontesi pervenne Volta , ove abboccatasi non col maresciallo , ma coi ‫ܕ‬

generali D'Aspre e Schwartzenberg , ad essi significava

la proposizione di Carlo Alberto di ritirar le truppe dietro la linea dell'Oglio : i quali mandavano ad infor marne il maresciallo intento ad emanare da Valeggio gli ordini opportuni per far occupare dalle sue truppe quella catena di alture che da Volta corrono verso Ca vriana . Rifiutava Radetzky le regie proposte, ma chia mato a sè il suo quartier- mastro generale Hess , faceva

da questi offrire ai deputati piemontesi li seguenti patti : cessazione d'ogni ostilità : linea di separazione fra i due eserciti belligeranti il fiume Adda : sgombramento im mediato da Venezia e dalle acque dell’Adriatico per parte dei battaglioni e della flotta sarda intenta allora al blocco di Trieste : reddizione di Peschiera , Rocca d'Anfo e Piz

zighettone : abbandono per parte dei Piemontesi dei du cati di Modena e di Parma : restituzione immediata della

maggior parte degli ufficiali austriaci prigionieri : ter mine del tempo utile a risolvere le ore 5 del giorno susseguente.


624

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Scrissero i lodatori di Radetzky che egli personal

mente propendesse a respingere ogni trattativa, ma che indotto vi fosse dagli ordini ricevuti dalla sua corte di usare i massimi riguardi a Carlo Alberlo : io dubito mollo che un generalissimo, il quale s'era nobilmente rifiutato nei giorni della sventura ad essere messaggiero di pacifici accordi col re sardo, temesse ora d'essere disapprovato dal proprio governo cogliendo il maggior

frutto possibile dalle sue vittorie ; e credo di maggior mente accostarmi al vero pensando che le recenti prove di valore date dalle truppe piemontesi ed il pericolo di

inseguire un nemico, di cui si ignorava la prostrazione morale, attraverso ad un paese infenso ed insorto, siano state le vere cause che indussero il maresciallo a calare agli accordi.

Checchè sia di ciò , Carlo Alberto conosciuta la ri sposta verso le 5 pomeridiane , e reputando le offerte condizioni troppo onerose , con risoluzione forse ma gnanima , ma certamente avventala, rigettavale, dicen

dole tali da non poter esser accettate da un principe del sangue savoiardo ; e differendo a notificare il rifiuto al

nemico sino all’ora prefissagli, ingiungeva a Bava di

impiegare le ore sopravanzanti nel far sgombrare dalle truppe la zona di terreno compresa fra il Mincio e l'Oglio. Ben si potė allora ravvisare di quanta utilità riuscis ser all'esercito le saggie misure da quel previdente ge nerale prescritte fin dal giorno 20 per la costruzione di

un ponte a Torre d'Oglio, luogo sito sulla destra di quel fiume a 2 kilometri e mezzo dalla sua foce in Po ; im perocchè la divisione lombarda , che alle 11 di sera del

26 ricevuto aveva l'ordine di togliere il blocco di Man

tova, polè per quella via ridursi sulla destra dell'Oglio


CAPITOLO IV .

625

senza esser costretta a rimontar quel fiume sino a Mar

caria : mentre le truppe piemontesi divise in tre colonne e seguendo le diverse vie che per Ceresara traggono ad Azola , per Gazzoldo a Canneto , e per Castellucchio a Marcaria , cominciarono alle 9 di sera a lentamente av viarsi verso l'Oglio , lasciando accesi i fuochi del campo per celare al nemico la partenza , la quale però egli non potė tardar molto a conoscere, perchè chi aveva ordine di

distruggere il ponte di Goito , con soverchia precipitanza lo faceva saltare alla mezzanotte, esponendo cosi tutto l'esercito ad essere circuito dalle forze del maresciallo .

Il reggimento di Genova cavalleria formar dovette l'ul lima retroguardia, e l'11 ° di fanteria ebbe l'ordine di tutelare il fianco destro contro qualunque sortita del

presidio di Mantova . Difficile al sommo riusci questa mossa retrograda, per l'immenso numero di ammalati

e per l'ingombro cagionato dai carri e dalle emigranti popolazioni; ed a darne un'idea basti il dire che la di

visione Broglia alle 2 dopo la mezzanotte non aveva ancor abbandonato i campi sopra cui aveva pernottato : ad ogni passo poi era un soldato che cadeva slinito dalla fatica e dalla fame , e che colle fauci inaridite trascina vasi all'orlo di un fosso in cerca di un sorso di immonda

e fetida acqua , di quell'acqua che eragli vietato attin gere altrove dal previdente egoismo dei contadini che

fuggendo avevan tolte le corde ai pozzi ! Anche la pura acqua adunque era niegata dagli abitatori di itale con trade a quei soldati che per quattro mesi combattuto avevano contro gli Austriaci, ed esposti ai pericoli ed ai

disagi tutti della guerra , procurato ad essi sonni tran quilli! Qual meraviglia se a fronte di tanta inumana in differenza, quei soldati che ancor conservavano un po' Vol . III -- 40

Piselli, Storia ecc .


626

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di forze abbian da loro stessi provveduto al proprio so stentamento ?

Radetzky frattanto , informato all'ora voluta delle reiette sue offerte, e fatto accorto dai nembi di polvere, che chiaramente scorgevansi dal campanile di Volta , della direzione presa dai Piemontesi per Bozzolo verso Cremona, dava le opportune disposizioni per inseguirli

con tutte le sue forze, le quali si posero in moto al mattino del 28 procedendo in quest'ordine: il primo corpo formante la destra venne per Cerlungo sopra Piu bega : D’Aspre al centro indirizzossi col secondo corpo sopra Gazzoldo , e Wocher colla riserva , dopo essersi accertato che Goito era sgombro dai regii, fattolo oc

cupare da una brigata , si volse sopra Rodigo . Il terzo

corpo, passando sotto gli ordini di Haynau, dovette più strettamente bloccare Peschiera, e Thurn fu spedito a Mantova ad assumere il comando delle quattro brigate Francesco Liechtenstein , Degenfeld , Benedeck e Drasko

wich , le quali formar dovevano il quarto corpo che uscendo dalla fortezza al di 29 doveva portarsi a Marca

ria, e venirsi a congiungere con l'esercito attivo : dispo sizione difettosa questa , perchè è chiaro che se quel corpo portato si fosse più rapidamente sopra Marcaria ,, ivi avrebbe forse prevenuto i regii, o raccolto almeno numero molto maggiore di sbrancati. Erano adunque 54,000 uomini divisi in 59 battaglioni

e 42 squadroni con 180 cannoni ed ampiamente prov veduti d'ogni occorrevole, che Radetzky guidava sulle traccia dell'esercito regio , a lui svelate dai cadaveri degli uomini spirati per stento e dall'immensa congerie di armi, zaini ed altri militari arredi disseminati lungo la via ; indizii certi della demoralizzazione introdottasi


CAPITOLO IV .

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nell'esercito italiano : e non si comprende come il ma resciallo, colla fiorente sua cavalleria , non abbia pensato a trar maggior profitto di tanta confusione, incalzando

vivamente l'avversario , il quale assalito solo da alcuni scorridori verso Castellucchio, che furono facilmente ri buttati dall'11 ° reggimento, poté tranquillamente varcar

l'Oglio, e venire ad occupare una linea, che, dando la destra a Torre d'Oglio, protendevasi per Marcaria e Pia

dena sino a Canneto col quartier regio a Bozzolo . Allorquando Carlo Alberto rifiutava le proposizioni del maresciallo, egli nutriva ancora speranza di poter sostare colle genti dietro l'Oglio , e si fu pertanto prima

sua cura di rivolgere alle truppe un proclama , in cui lodando le ripetute prove di valore da esse date , e confortandole a perdurare negli stenti che presto avrebbero fine, lor prometteva di condurle fra breve a nuove pugne per rintuzzar l'audacia di un nemico tante

volte debellato . Indirizzandosi poscia alle popolazioni e dicendosi pronto lui ed i figli a correre gli ultimi ri schii anzichè abbandonarle all'ira tedesca , esortavale a provvedere ai bisogni dell'esercito e ad armarsi energi camente in difesa della nazionale indipendenza e della causa comune . Ma erano parole buttate al vento , per chè la disciplina era ormai troppo rilassata per venir restaurata dalle parole di un re valoroso si , ma inetto duce; le popolazioni lombarde , che sempre si erano dimostrate tiepide ad agire , sobillate ora dalla fazione repubblicana , eransi fatte gelide ; e stando finalmente

fra l'esercito piemontese ed i generosi Veneti e Bresciani l'intero esercito imperiale . In tali condizioni di cose rappresentava Bava al re come necessario fosse evitare ogni scontro sino a che


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

le truppe riacquistato non avessero qualche fiducia , e come fosse impossibile conservar la lunga linea occu

pata dai regii sulla destra dell'Oglio, povero d'acque in quella estiva stagione , facile ad essere forzata su qua Junque punto , esponendo cosi l'esercito ad esser rin chiuso nell'angolo formato da quel fiume col Po : dalle quali ragioni convinto il re , rinunziava al fatto progetto di ivi ritentare la sorte delle battaglie .

Due partiti ora affacciavansi ai generali italiani , i quali potevano o ritirarsi dietro l'Adda , ovvero traghet tando il Po a Cremona, porre fra sè e l'avversario quel l'imponente fiume, il solo che offra una vera linea mi Jitare di difesa . Adducevansi a favore del primo ragioni più politiche che militari , la necessità cioè di coprire la Lombardia e l'egregia Milano : aggiungevano ancora i partigiani di tal sentenza che la linea dell'Adda , fiume difficilmente guadabile, molto più breve di quella del l'Oglio e resa forte dai punti di Pizzighettone , Lodi e Cassano, poteva venir con vantaggio difesa dai Piemon

tesi , i quali , in qualunque peggior evento , avrebbero la ritirata pronta oltre Ticino e Po per i ponti Pavia di e di Piacenza . Se non che a queste ragioni , più

sempre

speciose che solide, opporre se ne polevano altre di molto maggior peso a favore del secondo partito, il quale era per fermo quello consigliato dalle regole dell'arte . Non è mio pensiero addentrarmi in una diligente e scientifica esamina della questione già tanto ventilata dagli strategici sulla preferenza da darsi alle ritirate pa rallele od alle perpendicolari : tanto più che , se non erro , qui più che mai era il caso di rammentare le pa role di Napoleone: Il n'y a rien d'absolu à la guerre : e la scelta di un modo o dell'altro dipendendo, a parer


CAPITOLO IV .

629

mio, precipuamente dalla configurazione del terreno e dalla facilità che incontrasi di trovar magazzeni più

sopra una via che sull'altra ; solo osserverò che quando per ripetuti rovesci un esercito viene a quel grado di scoramento a cui erasi l'italiano ridotto , prima , e direi sola cura , esser deve del condottiero di esso di porre fra le sue truppe e l'incalzante nemico quel maggior ostacolo che per lui si possa e che valga a frenarne l'inseguimento. Ora era chiaro che il Po, del corso del

quale i Piemontesi padroni di Cremona e di Piacenza erano in possesso, diveniva per loro l'ostacolo di maggior

importanza che opporre potessero agli Austriaci (1 ) . Cremona , già celebre nelle guerre del principe Eu

genio contro Vandôme e Villeroi, non è più piazza forte, specialmente dacchè l'imperatore Giuseppe II ne fece demolire il castello sullo scorcio del passato secolo ; tuttavia , cinta esteriormente di un vecchio muro , e posta

fra il naviglio che la serra a levante ed il Po che la cinge da mezzodi, essa può presentare una difesa di alcuni giorni ad un nemico che non avanzi da setten trione o da ponente : e sebbene i Piemontesi avessero

commesso l'imperdonabile errore di non convertire quella ciltà in una vasta testa di ponte , tuttavia la sua forma allungata e non dissimile da quella di una nave , e le solide sue case , fra le quali si annoverano molti son tuosi e magnifici edifizii , potevano offrire agio all'eser cito sardo di ivi sostare , e contrastare ad un nemico , che , avanzando colla abituale sua cautela , contentavasi

di inquietarlo da lungi con deboli drappelli di caval ( 1 ) La divisione lombarda poi , che stanziata era a Torre d'Oglio ,

avrebbe più presto raggiunta Piacenza passando il Po a Casal maggiore.


630

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

leria . Dando la destra a Cremona e sprolungandosi colla sinistra verso Piacenza , e facendo munire a dovere Piz

zighettone, avrebbe il re potuto raccogliere i battaglioni di riserva sparsi nelle Legazioni , nel Modenese e nel

Parmigiano: l'esercito, nelle feraci pianure del Cremo nese e del Piacentino, si sarebbe in brevi giorni rifatto delle perdite sostenute ; difficilmente Radetzky avrebbe osato spingersi oltre Adda , lasciandosi il nemico sul fianco sinistro : che se poi preſerto avesse di passare il basso Po per venire ad assalire i regii sulla destra sponda, questi , oltre ad avere sulla Nura e sulla Trebbia buone linee di difesa , erano poi sempre in facoltà di ripassare pel campo trincierato di Piacenza nella Lom bardia , ove coperti sulla sinistra dall'Adda e sulla de

stra dal Po potevano a tutto bell’agio eseguire la loro ritirata sopra Pavia , ripassare il Po a Valenza e con centrarsi sotto Alessandria . Immensi, come apparirà da quanto verrà detto, e tali da farsi sentire ancora negli anni avvenire, sarebbero stati i benefici frutti di tal ri soluzione tanto sotto l'aspetto militare che politico : ma sventuratamente , concordando Bava col re nell'avviso di

difendere la linea dell'Adda , venne questo consiglio an teposto all'altro ; venendo per tal risoluzione l'esercito regio ad occupare quella linea appunto che avrebbe potuto ottenere dal nemico quarantotto ore prima senza esporsi alle sempre gravi e dolorose perdite di una ri tirata eseguita con truppe scorale a fronte di un nemico vittorioso .

Risolutasi dal re l'occupazione della linea dell'Adda , Bava , incaricato di dirigerne l'esecuzione , poneva nel pomeriggio del 29 le truppe in moto su tre vie diverse , cominciando dall'ala destra formata in allora dalla di


CAPITOLO JV .

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visione lombarda; la quale , perché meno agguerrita e mal in 'arnese, faceva dubitare di poter presentare so

lida resistenza ; partita pertanto per la prima da Torre d'Oglio e da Gazzuolo, ove pernottato aveva , essa venne

per San Giovanni in Croce, Cinghia de' Botti e Sospiro a Cremona, ove pur convenir dovevano , percorrendo la strada vecchia che passa per Breda-Guazzona e San Gia como, tutte quelle truppe che nella scorsa notte accam pate si erano fra San Martino dell'Argine e Bozzolo , mentre il secondo corpo, lasciando ancora una brigata

a Piadena per quella notte , avviar dovevasi esso pure sopra Cremona per la via più lunga di Pezzina , Cico gnolo e Gadesco . Era imposto a tutte e tre le colonne di serbare il massimo ordine nella ritirata che eseguir dovevasi lentamente , e cercare , in caso di nemico as salto , di far testa dietro il torrente Delmona che attra versa lutte tre quelle vie .

Alcune ore di riposo e le più che parche provvigioni trovate a Piadena avendo tuttavia ristorato alquanto le forze di coloro che, memori dell'onore delle armi su

balpine, fidi si erano mantenuti attorno alle bandiere , ed il nemico procedendo molto rimesso e cauto, venne in speranza Carlo Alberto di poter difendere Cremona cosi

benemerita della causa italiana per la fraterna cura prestata ai feriti piemontesi durante tutta la campagna ; e tenutane parola con Bava , questo generale , prece

dendo la truppa in quella città, portossi a verificare le posizioni circostanti, e gli parve che, dando la destra al

Po e sprolungando il suo fronte per Persighello , Bet lenesco e Castagnino, l'esercito avrebbe potuto mante nersi alcuni giorni in quei terreni boschivi, intersecati da canali e da fossi e ricoperti da solidi edifizii emi


632

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nentemente atti ad un'ostinata difensiva, rimanendo li

bero ad esso il passo dell'Adda per Pizzighettone. Già notai sopra come questa risoluzione fosse fatale, e come la vera linea di ritirata pei regii fosse il Pia centino per Cremona : poiché gli Austriaci , varcando l'Oglio a Soncino , potevano correre per Crema sopra

Lodi e prevenire i Piemontesi sull'Adda ; tuttavia se a Bava fosse sopravvanzato il tempo di solidamente stabilire le truppe, forse era possibile una momentanea difesa che desse agio almeno di avviare dietro l'Adda tutti i ba

gagli ed i feriti; ma Radetzky, che sonnecchiato aveva alquanto , destatosi e fatto accorto come i Piemontesi rinunziato avessero a difendere la linea dell'Oglio, tro

vato intatto il ponte di Canneto, per imperdonabile ne gligenza del Genio piemontese non stato distrutto, aveva alfine gettato li 29 a sera al di là del fiume alcuni ca

valleggieri , e rimessi in moto nella notte susseguente i suoi corpi che arrestati si erano a Casal Romano , a Canneto, ad Acquanegra ( 1) ed a Marcaria, faceva loro valicare l'Oglio su tre colonne . Thurn passò col quarto corpo a Marcaria : D'Aspre e Wocher a Canneto, e Wra

tislaw più a destra sopra un ponte di barche gettato ad Isola Dovarese .

Strassoldo , che colla propria brigata formava la van guardia di Wratislaw , raggiungeva verso le 9 al mat tino del 30 a Cademari l'ultimo retroguardo della bri gata Savoia che marciava in coda del secondo corpo : sostarono le due schiere avversarie, ed i regii pronta mente ordinatisi posero in linea due pezzi con due

compagnie savoiarde ed uno squadrone di Novara ca ( 1 ) Non confondasi quest'Acquanegra con l'altro villaggio di

egual nomo, giacente fra Cremona e Pizzighettone.


CAPITOLO IV .

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valleria. Gli esploratori di Strassoldo , che consistevano in soli usseri , finsero allora di non osare, e si tennero

immobili ; ma tutto ad un tratto, sgombrando il fronte, smascherarono due pezzi da 12, che traendo improvvi samente a mitraglia , smontarono un pezzo ai Piemontesi e mandaron in fuga la scorta : mentre un battaglione di Tirolesi , avanzando a destra ed a sinistra della gran strada , cercavano di spuntare i regii per le ali . Senon chè fu pronto ad accorrere , sebben non sanato ancor pienamente dalle contusioni ricevute a Volta , il gene nerale Broglia, il quale, collocati sagacemente i batta glioni di Savoia nei dintorni di Gadesco, riusciva a con tenere Strassoldo , dando tempo cosi alla divisione di riserva del duca di Savoia ed a quella del generale

Ferrere, già stretta da vicino dagli scorridori di D’Aspre che ormai già apparivano a Vighizzolo, a Gazzo e per sino a Cà de' Marozzi , di abbandonar San Giacomo e ridursi sotto il cannone di Cremona .

Avrebbero tuttavia arrischiato queste due divisioni di venir circuite se Strassoldo riuscito fosse a respingere Broglia ed a gettarsi sulla sinistra alle loro spalle , ma appena da Cremona , lontana 6 kilometri da Gadesco ,

udissi il cannone di Broglia, Bava, presi seco due batta glioni di Aosta , due compagnie bersaglieri ed alcuni squa droni, si spinse verso Gadesco, e giunse appunto quando Broglia , oppresso da forze superiori , costretto ad ab bandonare quel luogo, erasi ridotto sui colli di San Fe

lice , ove validamente resisteva coi prodi Savoiardi, i quali appena si seppero sostenuti , ripigliando ardire, rincacciarono i leggieri di Strassoldo . Questo generale allora , vedendosi troppo disgiunto dal rimanente del corpo di Wratislaw, limitossi ad occupar Gadesco, e su


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quel punto il combattimento ebbe termine, colla perdita per parte dei regii di pochi uomini e del cannone smon tato . Parimenti Liechtenstein, che formava la vanguardia di D’Aspre, non oltrepassando Sant'Ambrogio, limitossi a scambiare alcune cannonate colle truppe schierate a

battaglia sotto Cremona , ed egual cosa fece sulla sini stra la vanguardia del quarto corpo verso Vedeserto. E qui giustizia vuol che si dica come in tal giorno spe cialmente , e durante tutta la ritirata , Broglia facesse prova di mirabile sangue freddo e personal valore : a tal che più d'uno non sapeva in lui riconoscere il tie

pido combattente di Santa Lucia ; la qual cosa però si spiega, a mio avviso , in tal modo : quel generale, con alcuni altri , non simpatizzando per la guerra , agivano a rilento nel dar mano ad un'impresa da loro in cuore avversata ; ma appena vennero i rovesci , memori del

l'onore delle armi piemontesi e della conservazione di esso curanti , spiegarono non comune e lodevole vigoria . Nel pomeriggio intanto giungevano le maggiori co

lonne austriache : Wratislaw occupava Gadesco ; D'Aspre Cà de Marozzi e Sant'Ambrogio, la riserva col quartier generale venne a Cicognolo , Thurn a Solarolo , ed al l'estrema destra il corpo volante di Wyss, venuto in tal giorno per Manerbio sopra Pontevico , occupatone il ponte spingevasi sino a Robecco . Tutto presagiva adun que una gran battaglia pel di seguente 31 sotto le mura stesse della città : ove frattanto il terrore era al sommo,

ed i cittadini più facoltosi essendosi posti in salvo , i soldati regii , i quali , quando tuonò il cannone verso San Felice , erano stati costretti ad abbandonare nei vi

cini luoghi di Perseghello e Bettenesco la zuppa semi cotta per correre a schierarsi a battaglia, rientrati ora


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più non trovarono altri generi per cibarsi : irritati per tanto di vedersi privi d'ogni sostentamento in una gran città ed in mezzo alle più ubertose campagne, essi co minciarono a spargersi nei dintorni per bottinare , ed unitisi poi a piccoli drappelli di 100, 200 , vennero alle rive del Po , e minacciando colle armi i carabinieri colà appostati per interdire il varco del fiume , forzando il passo si avviarono a frotte verso il Piacentino , indicando cosi con biasimevole ma previdente risoluzione ai loro capi la vera via da tenersi .

Commettersi pertanto con truppe simili e ridotle or mai a poco più di 30,000 contro 50,000 Austriaci di sciplinati , ordinati ed ampiamente provveduti di tutto

l'occorrevole, era pazzia manifesta ; laonde Bava scon giurava il re ad abbandonare Cremona , la quale, non potendo venir validamente difesa, non aveva che a per dere ad una disperata resistenza che l'avrebbe esposta ad esser presa d'assalto dal nemico . Prevalse questa ragione presso il re , il quale ordinò allora l'immediato ritiro delle truppe dietro l'Adda .

Essendo pertanto entrate verso le 3 vespertine in Cre mona , le divisioni del duca di Savoia e del generale Fer

rere , Bava , che già avviato aveva sopra Pizzighettone

gli impedimenti e le artiglierie , ritenendo di queste presso al corpo quelle sole che erano reputate stretta mente necessarie, scaglionava le truppe in quest'ordine : la brigata Savoia con Piemonte Reale accampati fuor di Cremona dalla parte di levante fornir dovevano gli avamposti, ed attraversando poscia la città alle 2 dopo la mezzanotte avviarsi sopra Pizzighettone , lasciando la cura alla divisione De Ferrere, che mantener dovevasi

in Cremona sino alle 3 , di formar il retroguardo sino


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ad Acquanegra, ove doveva venir surrogata dalla divi sione di riserva , la quale , dopo poche ore di riposo , dovette riporsi in cammino a quella volta . La quarta divisione, partitasi nel dopo pranzo da Cremona, ebbe ordine di andarsi a stabilire a Regona, presso il Serio morto , per coprire l'entrata in Pizzighettone della bri gata Conti , della divisione lombarda, dei Toscani e della divisione di Visconti : le quali truppe , essendo le più

disorganizzate , furono fatte seguire i bagagli ; finalmente la prima divisione, gettando un ponte a Crotta d'Adda , doveva stabilirsi sulla destra riva .

Mercè queste disposizioni si potè guadagnare la linea dell'Adda senza gravi disordini , e senza abbandonare alcun materiale di guerra , ma solo quei feriti che per la gravità loro o per mancanza di vetture si fu costretti a confidare all'umanità del vincitore : e malgrado l'in

gombro creato in Pizzighettone dall'immensa quantità di carri ritardati per via da un furioso uragano scop piato verso il mezzodi di quel giorno, i corpi tutti , nelle prime ore del 31 , erano schierati dietro l'Adda , te nendo una linea che da Crotta d'Adda per Pizzighet

tone e Castiglione protendevasi sino a Lodi , ove era Perrone coi Lombardi e coi Toscani ; ed il re , partito alle 2 dopo la mezzanotte da Cremona , portava a Codo

gno il suo quartier generale, ritenendo presso sè parte della riserva , e mandando l'altra a Casal Pusterlengo . Qui m'occorre ribattere ancora una volta le ingiu riose e mendaci osservazioni del Veterano austriaco a

riguardo dell'esercito piemontese. Cito le parole del tra duttore : « Più d'una volta avevamo notato con mara a

viglia che i nemici non portavano bandiere : quando improvvisamente nella loro ritirata c'impadronimmo


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« d'un carro , su cui trovavansi , se non erriamo, tredici « bandiere . Prova questa che s'aveva l'abitudine , tut

« t'altro che lodevole, di assicurarsi dal perdere le ban ( diere col mandarle indietro.

« Chi vuol udire in quale slato si trovasse allora

« Vienna , sappia che queste bandiere dovettero esservi a introdotte di contrabbando e nascoste in qualche can « luccio

.

« perchè voi , soldati austriaci, avevate combattuto contro

a la sozza anarchia cui essi ( i governanti di Vienna ) « davano il nome di libertà ! qual meraviglia ora se « trattava come merce proibita le handiere da voi si « caramente pagate col sangue, ecc. , ecc . ) .

Alle quali fiabe rispondendo io dirò ora : chi vuol udire come quelle bandiere venissero in mano dei Te deschi, sappia che esse erano le vecchie bandiere state abolite in vigore del proclama del re delli 23 marzo , in cui si prescriveva che d'or innanzi la bandiera na zionale sarebbe la tricolore , collo scudo di Savoia in

quartato: chi vuol udire dunque quanto sangue costassero quelle bandiere ai soldati imperiali , sappia che quei vec chi cenci , onorati pur sempre, perchè testimonii dell'an

tico valore subalpino , quando , per tristizia dei tempi , era puntello all’austriaca dominazione, ma privi ora di qualunque importanza attuale , erano stati deposti in

Cremona, e fatti poi umilmente partire pel Piemonte sopra un carro insieme a tante altre suppellettili , quando qualche valorosissimo predone fece la meravigliosa sco perta ! Ed apparentemente il governo di Vienna , infor


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mato del modo scevro di pericolo con cui erano venuti quegli stendardi in potere de' suoi , dimostrando un gra nello di buon senso , non volle si rinnovasse la com

media fatta in Verona due mesi prima : nella qual città , un carro d'ambulanza, abbandonato dai nostri, fu fatto circolare e spacciato per la vettura di re Carlo Alberto . Queste farse potevano trovar credenzoni fra gli stupidi Croati : ma i Viennesi , che sapevan pur troppo che gli Italiani spiegavano ora al vento la tricolor bandiera , non avrebbero certo prestato fede alla meravigliosa con quista fatta dai prodi Germani ! Ma ciò che più degrada quello scrittore militare è la bassa calunnia gettata in faccia ai Piemontesi che com battessero senza bandiera : se essi spiegassero i santi colori in linea o no lo sanno i Croati , che mille volte ,

al fulgor di quelli , volsero le spalle : lo sanno il buon Carisio ferito , ed il giovane Lavini colpito a morte te nendo salda la bandiera fra il sibilar delle palle ne miche : lo sanno i soldati del 9o che veggono appesa al

loro vessillo la medaglia che ricorda la vittoria di Go vernolo . I Tedeschi poi avevano certamente le loro ban diere , poichè in prova presso noi stanno qual trofeo quelle del reggimento principe Emilio e Rukavina , non sorprese sopra un carro, ma conquistate colle baionette ,

la prima a Sommacampagna , a Governolo la seconda . Citi il Veterano austriaco, se il può, una bandiera per duta in battaglia dai Piemontesi ! Noi intanto gli ricor

deremo aver veduto noi pure un cencio antico con un'a quila a due teste scolpita sopra, ed è quello abbandonato nel 1746 dai prodi Austriaci al furor del popolo geno vese, quando cosi valorosamente alzarono i tacchi !

Malgrado le infelici condizioni dei tempi, forse non


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è lontana l'ora in cui è serbato ai figli del guerriero Piemonte di dispiegare nuovamente al vento l'itala ban diera , non sopra le steppe di Crimea , ma sulle feraci pianure lombarde ! Affretti Iddio quel solenne momento , e forse il Veterano austriaco, il cui ottuso cervello dai

passati eventi seppe fare cosi falsa stima del valor ita

liano , aggiungendo nuove prove alle antiche , avrà a vergognarsi delle goffe e bugiarde sue parole !

Incerto Radetzky sul partito che sarebbe abbracciato dal re, procedendo con l'abituale sua cautela , non ar recava il menomo disturbo al movimento retrogrado dei

regii del 31 luglio : informato però di buon mattino come essi avessero abbandonata Cremona, ricevuti con

piglio severo i deputati mandati da quella città ad in chinarlo in Cicognolo, e rifiutando di entrarvi , piegava a destra e trasferiva il suo quartier generale a Sesto , facendo stabilire il primo corpo a Forfengo : quel di riserva andò ad accamparsi a Linguano dietro il primo, ed il secondo corpo invece , attraversando Cremona , venne per Canova , Sesto e Grumello a Zanengo; il quarto corpo, piegando più a stanca e seguendo la via postale, portossi per Acquanegra sopra Pizzighettone. L'intero esercito imperiale volgendo adunque verso l'Adda , l'unico ostacolo frapposto alle due armate erano le acque di questo fiume, di cui i Piemontesi sorveglia vano solo il corso inferiore da Lodi alla foce , lascian

done cosi in balia al nemico i varchi superiori di Cas sano, di Vaprio, di Trezzo : quanto improvvida misura fosse stata pertanto quella di scegliere a difesa la linea

dell'Adda ognuno il vede, tanto più che la riva sinistra, la quale lungo quasi tutto il corso è costantemente do minata dalla destra, ha per lo contrario verso la foce,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

e segnatamente al punto di Crotta d'Adda , deciso co

mando sulla opposta : ciò nulladimeno , dal momento che s'era commesso l'errore di ridursi dietro l'Adda e non dietro il Po, Crotta d'Adda diveniva un punto im

portantissimo, imperocchè il nemico , varcando ivi il fiume , poteva precludere ai Piemontesi la via di Pia cenza , e , volendolo, portar la guerra in Piemonte , cor

rendo per Voghera sopra Alessandria prima di Bava , che da Pizzighettone sarebbe stato costretto a recarvisi per Pavia e Valenza , linea alquanto più lunga .

Ben so che col paese sollevato alle spalle Radetzky , duce cauto quant'altri mai, costretto come sarebbe stato a munir fortemente tutte le città lombarde e piacentine ,

non avrebbe osato quel colpo veramente napoleonico che lo abilitava a dettare le condizioni della pace dal

cuore del Piemonte : tuttavia se egli lo avesse osato , nello stato di prostrazione in cui era lo spirito pubblico e l'esercito , tutto porta a credere che non avrebbe tro valo gran resistenza : ed al postutto era dovere dei capi regii di non lasciarnegli la facoltà di eseguirlo yolendolo . Crotta d'Adda pertanto era di un'importanza massima ,

e lo stesso Bava ne era persuaso , poichè egli lasciò scritto che il ponte gettato per suo ordine in quel luogo doveva sussistere sinchè la divisione di riserva vi avesse

sovr'esso traghettato il fiume; pare adunque che egli intendesse concentrare colà due divisioni , e non una sola : reca pertanto meraviglia il vedere come una.cosi savia risoluzione sia stata alterata, e non si conosce il motivo per cui la divisione del duca di riserva che da

Acquanegra non distava da Crotta d'Adda più di 3 ki lometri , sia venuta a tragbellare il fiume a Pizzighet

tone, da cui era divisa per una distanza più che doppia .


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Altra prova dell'importanza data meritamente da Bava alla località suddetta emerge dai soccorsi da lui mandati al comandante della prima divisione appena lo seppe minacciato da forze superiori, i quali se fossero stati spediti a tempo debito , potevano rendere la conquista

di quel punto per lo meno difficilissima agli Austriaci . A tal fine però avrebbero dovuto i regii occupare il villaggio che sorge sulla sinistra, stabilirvisi fortemente

munendolo di abbattute e barricate ; vietando per tal

modo agli Austriaci di stabilire le loro artiglierie sopra quella riva , la quale a tal altezza ha 8 metri di comando sulla destra : era dunque il caso di alloggiare nelle case un battaglione e mezza batteria con ordine di difen

dere il passo sino all'estremo, capitolando poscia quando le truppe, che avrebber dovuto essere con numerosa e

grossa artiglieria collocate sulla destra , rotto il ponte , poste si fossero in salvo . In tal modo forse si sarebbe

ottenuto l'intento di rigettare Thurn od almeno di con

tenerlo sino a che poderosi rinforzi fossero venuti ad assicurargli la superiorità sull'avversario : ma le forze ivi mandate e sprovvedute di cannoni da posizione eran affatto insufficienti ad impedir il progresso al nemico ; e convien dire che le località fossero poco note al gene

rale Bava , il quale forse credette che colå pure la sponda destra dominasse la sinistra .

Checchè sia di tutto ciò, fatto è che quando all'albeg- Agosto

giare del 1 ° agosto i primi esploratori di Thurn appar vero sulla sinistra , non eravi sulla sponda opposta che

la prima divisione . Comandavala provvisoriamente, a causa della grave malattia che costretto aveva il tenente generale d'Arvillars a rimpatriare, il maggior-generale della brigata Aosta marchese D'Aix di Sommariva, uomo Vol . III . - 41

PINELLI , Storia, ecc.


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che nella lunga sua carriera militare e pendente tutta la campagna aveva dato troppe prove di fermezza e va lore per poter essere rivocata in dubbio la sua risolu

zione ad adempiere fedelmente agli ordini ricevuti. Aveva egli seco due delle migliori brigate dell'esercito, Aosta e Regina, le quali però assottigliate dai continui com battimenti e dai disagi di questi ultimi giorni, ascen

devano a mala pena a 2,700 uomini caduna , ai quali aggiungendo la compagnia bersaglieri del prode Lions, tre squadroni di Aosta cavalleria, ridotti a 250 uomini,

e tre batterie , di cui una a cavallo , avrassi un totale di

6,000 uomini al più collocati in tal modo : due batta glioni di Aosta con la batteria a cavallo ed i squadroni al ponte, tre battaglioni a Maccastorno con mezza batte ria, e l'altro battaglione a Meletto . La brigata Trotti era concentrata con una batteria a Cornovecchio .

Da quanto scriveva Sommariva a Bava nella sera delli 31, pare che i suoi ordini fossero poco precisi, e che ignorasse sino a qual punto la brigata Regina da lui dipendesse , la giusta collocazione da dare alle sue forze , e dubitasse poi che il nemico facesse ciò che invera avrebbe dovuto fare, cioè gettando un ponte sul Po ve nisse alle spalle dei regii sopra Piacenza ; locchè si

scorge dalla previdente misura da lui presa di far riti rare sulla riva destra i porti di Bocca d'Adda e di Pom pino e dal collocamento di due battaglioni a Castelnuovo

per guarentirsi il fianco destro ; è poi certo che alle 9 e 1/2 di sera il generale Sommariva , sebbene scri vesse esser meglio ripiegare il ponte, non lo aveva ancor fatto , credendo forse che la divisione di riserva dovesse ancora sovr'esso traghettare il fiume.

Venuto Thurn con 14,000 uomini e 30 cannoni su


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Crotta d'Adda , cominciò colla sua artiglieria , per nu mero e per calibro superiore di gran lunga a quella di Sommariva , a fulminare con tal violenza , che gli uffi ciali piemontesi di quell'arma dichiararono essere im possibile mantenervisi a fronte, tanto più che il nemico traendo vantaggio dalle case sorgenti sulla riva sinistra , aveva appostati i suoi cannoni in modo , che potevano offendere senz'essere offesi. Laonde Sommariva che già

nella notte aveva disfatto il ponte , udito il parere del

suo capo di stato-maggiore e del comandante superiore di artiglieria , dato previamente avviso per iscritto al generale Bava dell'impossibilità di mantenersi più a lungo a Crotta d'Adda, e del partito da lui abbracciato di ripiegarsi per Cornovecchio e Santo Stefano sopra Piacenza , vedendo uccisi o malamente feriti molti sol

dati del prode Mollard , il quale , dopo il collocamento dei due battaglioni a Castelnuovo, rimaneva solo col suo in faccia al villaggio , fatto ripiegare verso le 6 matlu tine le artiglierie e le guardie avanzate, preparavasi ad evacuar la posizione . - Illorquando Bava ebbe avviso della fatale risoluzione del generale , mandavagli a dire di tenere annunzian dogli come già fosse per via la 3a batteria di posizione : ned a ciò limitandosi , salito in vettura correva per le

poste a Cornovecchio, ma ivi giunto vide che le truppe erano già in via per eseguire la loro mossa retrograda : in tal frangente senti Bava non esser più il caso di pen sare a mantenersi sulla foce dell'Adda, e dato ordine a

Trotti di operare il più lentamente che gli fosse possi bile colla brigata Regina la sua ritirata sopra Piacenza per dar tempo alle altre truppe di sgombrare Pizzighet tone e Codogno , faceva retrocedere la 3a batteria di


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

posizione , é mandava ordine a Chiodo, governatore di Pizzighettone, di farne saltar il ponte, risalendo poi col presidio il fiume nella direzione di Caviaga : portavasi quindi celeremente Bava a Codogno a prendere gli or dini dal re. L'abbandono di Crotta d'Adda fu certamente intem

pestivo ed affrettato in quanto che dalle relazioni tede sche si scorge che il ponte non fu ultimato prima delle 4 pomeridiane del 1 ° : convien dire pertanto che quei

pochi soldati nemici veduti sulla destra la mattina verso le 6 da Sommariva , il quale scrivendo a Bava dicevagli : È varcato il ponte , non fossero che pochi esploratori passati a guado od in qualche battello ; avrebbe dunque potuto Sommariva, tirandosi addietro fuor del tiro, pren der posizione per piombare sulle teste delle colonne ne miche appena sboccassero sulle anguste vie che condu cono a Maccastorno e Meletto , valendosi anche del terreno

paludoso per ritardare la marcia di Thurn , dando tempo cosi a Bava a provvedere alla difesa di quel punto im

portante : con tutto ciò il torto principale su lui non ricade , poichè ai sommi capi incombe l'obbligo di dar ordini chiari e precisi che non lascino ambiguità di sorta : bisognava pertanto prescrivere a quel generale il modo di occupar Crotta d'Adda, ed ordinargli di man tenervisi a qualunque costo : ed ove egli eseguito non lo avesse , allora fora stato passibile d'ogni maggior pena . Privo invece dell'ordine perentorio di difendere quel punto fino all'estremo , Sommariva , prode della persona , ma non abbastanza fornito di quella militare esperienza che sola poteva fargli conoscere tutta la ne cessità di mantener quel luogo , ebbe forse troppa de ferenza verso l'avviso de' suoi consiglieri: tuttavia nel


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ritirarsi sopra Piacenza egli , o chi glielo consigliava , fecero prova di senno , essendo quella l'unica via di scampo , non tanto della prima divisione, come dell'in tero esercito .

Ad ogni modo la caduta di quel punto in mano del nemico imponeva all'esercito regio una pronta ritirata, la quale ormai più non poteva eseguirsi che sopra Mi lano o Pavia ; ed invero io non vedo come Bava ancor

si lusingasse di poterla ellettuare sopra Piacenza col ne

mico padrone , per mezzo del ponte gettato, del varco di Crotta d'Adda : nė so comprendere come scrittori mi

litari abbian , dopo lui, maniſestata opinione consimile ; al punto in cui erano le cose , la ritirata sopra Piacenza, ottima, come già dissi, pochi giorni prima , era divenuta ineseguibile ; e seppure qualche cosa era atta a rendere ancor possibile questa arrischiatissima mossa , il che non credo , certo sarebbe stato la presenza di una divisione già solidamente collocata in quella città , la qual divi sione poteva inoltre rannodar a sé l'immensa quantità di sbrancati ivi rifugiatisi, e 1,200 Toscani circa colå spediti, sotto Laugier, da Bava sin dal 30 a tutela del gran parco d'artiglieria : altra prova questa che la riso luzione di Sommariva di andar a Piacenza non era poi tanto biasimevole come in allora si volle credere. Con

un numeroso presidio in Piacenza , il quale all'uopo avrebbe potuto farsi incontro all'esercito incalzato dal

nemico, e ad ogni evento tenersi padrone della sponda destra , Bava avrebbe forse potuto ancor guadagnare quel punto : ma non mai nel caso che Piacenza fosse

stata sguernita ed in procinto di cadere in mano di un distaccamento nemico che sovr’essa corresse rimontando

la destra del Po : a meno che Bava intendesse eseguire


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

una ritirata escentrica , avviando cioè le truppe stanziate a Lodi , a Pavia e quindi a Piacenza , e portandovisi di rettamente egli con quelle raccolte a Codogno ed a Casal Pusterlengo : ma ognun vede qual ampio giro avreb

bero dovuto fare le prime, e poi le ritirate escentriche sono troppo feconde cause di sciagure e di sfacelo degli eserciti , perché un oculato generale abbia da indursi cosi di leggieri ad effettuarle. Il vero, il solo punto di ritirata pertanto dei regii dopo l'abbandono della linea dell'Adda , era Pavia .

Se non che questi riflessi , giusti in teoria, riuscivano poi vani ed inopportuni nel fattispecie dell'esercito sa baudo, perchè il re con risoluzione, generosa se vuolsi , ma intempestiva ed assurda , che riuscir doveva alla causa italiana più funesta di dieci sconfitte , venne a co ronare la lunga serie de' suoi errori col più grave , or dinando a Bava , venuto a Codogno , di indirizzare le genti sopra Milano , a difesa della quale volle egli ac correre coll'intero esercito . Mosserlo a tal risoluzione

le ricevute assicurazioni che quella città fosse non solo determinata a lottare con tutte le sue forze contro l'ab

borrito Austriaco, ma provveduta eziandio di quanto ab bisognasse a tal fine; e già posta con opere transitorie in caso di presentare efficace resistenza al nemico . lo scrivo in tempi in cui le ancor divampanti ire di

parte mal comportano a chicchessia di porre il dito sulle Turide piaghe patrie senza udirne , non dirò un grido di dolore , ma un feroce ululato di rabbia , un ringhio di fu rore ; e per fermo io non mi lusingo che quanto sarò per dire sulle tristissime e vergognose azioni dei Milanesi in

quei giorni, sia per amicarmi que' tali che della storia deturpata vorrebbero fare pallio alle rabbiose passioni


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loro ; ciò malgrado, inflessibile verso i principi quando li vidi abusare del regal potere per contaminar di umano sangue il regal manto , giudice imparziale, ma severo delle operazioni militari di uomini che io appresi da lunghi anni a venerare , io non ristarommi certo dal

biasimare gli atti di quelli Italiani indegni che per pri vate mire , per insano spirito di setta cooperando con gli stessi nemici d'Italia, precipitarono la patria in un baratro di mali , da cui per lunghi anni non fia ch'essa risorger possa.. E cominciando a discorrere di coloro che assevera

rono al re essere la città a dovizia provveduta di mu nizioni si da guerra che da bocca, e munita di opere di difesa, dico che mentirono e scientemente mentirono ! e il dico perchè vi fui ed il vidi ; e non valgon le po steriori scritture a fare che ciò che non fu sia stato ;

però quando dico che mentirono e mentirono sciente

mente , io non intendo dire che gli uomini incaricati di provvedere alla difesa ed al cumulo delle provvigioni d'ogni genere non volessero farlo ; essi il fecero invece

ed il fecero per quanto consenti la brevità del tempo ; non fu dunque colpa del comitato di difesa nominato

li 28 luglio soltanto ed ancora incompleto (giacchè il generale Fanti , solo membro militare di esso , recatosi

per ordine del governo provvisorio a Brescia , non ne era richiamato che alla mezzanotte del 28 dal generale Sobrero) , se non si mandarono a compimento li voluti preparativi; ma fu menzogna asserire di averlo fatto , e fu fallo gravissimo poi del sempre inetto governo prov visorio di aver atteso ad emanare le misure per la di fesa quando l'esercito regio era già in piena ritirata ; tanto più che sin dalli 18 luglio era in Milano Zucchi,


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tanto benemerito delle armi italiane , ed il cui senno

ed esperienza secondati dal generale Fanti, dal colon

nello Peltinengo dell'artiglieria e dal maggiore Cadorna del genio, sarebbero stati più che sufficienti a porre in ottimo stato di difesa la linea dell'Adda e la capitale dell'Insubria .

I rettori della Lombardia invece, abbandonando se e

la nazione alla più colpevole ignavia , lasciaron decor rere quel tempo preziosissimo senza utile impiego , e giả sulle alture di Sona e di Sommacampagna il tuonar del cannone annunziava che Radetzky muoveva con forze preponderanti ad opprimere i prodi figli del Piemonte , che dessi invece di provvedere alle future contingenze ,

tuttor pascevansi di immaginarie e portentose vittorie, ingannando con tronfii bullettini l'opinione del popolo , che generoso sempre chiedeva armi per combattere ; ne prima pensarono a porre in istato di difesa il paese se non quando l'esercito subalpino era, se non ancora ma terialmente , moralmente già vinto . Vollero allora con

vertire il paese fra l’Adda e Milano in un vasto campo trincerato , e mandarono a tal uopo Fanti ( 1) con Ca ( 1 ) Manfredo Fanti è lo stesso di cui ebbi già a far onorata menzione discorrendo degli Italiani guerreggianti in Spagna. Na

tivo di Modena, Fanti aveva espatriato insieme a Zucchi nel 1831. Dopo varie vicende , estranee al mio assunto , egli era pervenuto al grado di colonnello dello stato-maggiore in Spagna , ed erà in attività qual capo di stato - maggiore a Madrid , quando la voce

della patria lo chiamò in Italia . Pare che egli sdegnato abbia le offerte dei mazziniani , e giunto a Milano in fin di giugno , offrisse invece la sua spada al governo provvisorio ; destinato ad assu mere il comando d'una brigata nella divisione Perrone , non es sendo essa ancor completa , rgli venne fraltanto trallenuto a Milano per alcuni alfari di servizio , sinchè gli venne commesso


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dorna e molti ingegneri civili per allagare la sponda sinistra dell'Adda superiore, a cui difesa accorrer dove vano Perrone, già stanziato a Lodi, e Zucchi con alcuni ballaglioni di guardie nazionali : ma la linea dell'Adda

essendo poi stata inferiormente abbandonata , quel pro getto venne dismesso, e Perrone, rotti i ponti di Vaprio

e di Cassano, si ritrasse verso la capitale , e Fanti e con sozii lo seguirono . Se rinunziato si era alla difesa dell'Adda, era però il

caso di energicamente proyvedere a quella di Milano : ma qui pure si andò a rilento tanto nelle difese mate riali che nell'allestimento della milizia , perchè i membri

del governo provvisorio, invece di usufruttare a tempo l'entusiasmo dei Milanesi , i quali giustizia vuol che si dica che , in ciò diversi dalli abitatori del contado , uditi

i miserandi casi della guerra , scossa la lunga inerzia , chiedevano armi , attesero a proclamar la levata in massa ed a mobilizzare la guardia nazionale quando mancava il tempo all'ordinamento delle moltitudini , per modo che Zucchi, creato da loro capitan-generale delle truppe lombarde, nulla potè operare (1 ) . Ed è veramente strano che di questa negligenza se ne sia voluto poi incolpare il governo del re, come se chi aveva già troppo grave di recarsi a Brescia per prendere il comando delle truppe cola stanziate , quindi nominato membro del comitato di difesa .

( 1 ) Sir Campbell, console inglese a Milano , informando Pal merston dei preparativi di diſesa dei Milanesi, scriveva : On the evening of the 23 instant , the national guard was reviewed by

general Zucchi on the piazza d'armi ; little enthusiasm was ma nifested by the immense multitude there assembled. Nella sera delli

23 luglio la Guardia nazionale fu passata a rassegna in piazza d'armi dal generale Zucchi: l'immensa moltitudine ivi raccolta diede indizii di poco entusiasmo .


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soma a sopportare, perchè inetto a guidar eserciti, do vesse poi anco provvedere alle linee interne di difesa . Poichè il governo provvisorio , invece di abdicare l’au torità sua all'atto della fusione, come consigliavan pru

denza e ragion di stato e di guerra , conservare la volle , era chiaro che a lui competeva a provvedere : e quan d'anche ammetter si voglia che i due ministri della guerra, a cui si fece dalla fazione repubblicana delitto d'esser Piemontesi, agissero con soverchia mollezza , al governo provvisorio che era sui luoghi, e non al re lontano , toccava rimediare alla inesperienza loro , od informarne almeno il re acciò provvedesse, ed essendo il caso , quei funzionarii mutasse . E lo stesso si dica

del generale Olivieri , venuto negli ultimi giorni qual commissario regio , al quale si fecero le più maligne accuse perchè non volle lasciar erigere le barricate ; Olivieri non era certo uomo acconcio al datogli ufficio , tuttavia , a mio avviso , se egli impedi la erezione delle barricate , ciò fece credendole nocive alle mosse del

l'esercito , il cui arrivo solto Milano era imminente ; ed al postutto non al 2 agosto , epoca del suo arrivo in Mi lano, non quando il nemico già stava alle porte, si era dovuto aspettare a convertir in una nuova Saragozza una città aperta che conta 10 kilometri di periferia, ma la sua difesa avrebbe dovuto esser provveduta da lunga

mano. Se pochi giorni dopo pertanto Milano non fu cre duta suscettibile di buona difesa , la colpa ſu del governo provvisorio e non di Carlo Alberto , nè de'suoi luogo tenenti .

Milano adunque, ripeto , non era in caso di resistere ; circostanza questa però che non scusa l'errore del re di essere colà accorso col proprio esercito ; cosi facendo


CAPITOLO IV .

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egli cedeva ad un generoso impulso , ed al tempo stesso ad un interesse politico che gli fece credere necessario

di difendere la capitale del sognato suo regno dell'Alta Italia , scordando quelle savie parole di Jomini già a tal proposito citate da un autore contemporaneo , ma che sembrandomi calzare veramente a pennello al caso , mi

piace di riprodurre qui in parte almeno ; osserva adun que quel giudizioso e profondo storico militare : que si les intérêts politiques exigent de faire cause commune avec un peuple conquis, c'est presque toujours aux dé pens de lu raison militaire

et souvent la

conservation de son territoire entrave les dispositions militaires.

E per fermo il modo più sicuro di far cadere quella città in poter del nemico , era quello abbracciato dal re di recarvisi con tutto il suo esercito , il quale ren dendo più sensibile il difetto di vettovaglie in una città di 160,000 abitanti , ne avrebbe affrettata la resa , altro

non facendo colla sua presenza che esporla a tutti gli orrori di un bombardamento e di una città presa d'as salto ; onde anche per la salvezza della capitale, il par tito migliore che avesse potuto abbracciare il re, con sisteva nello stabilirsi con tutte le sue forze a Piacenza :

di dove minacciando il fianco sinistro del maresciallo ,

questi , come chiaramente appare da quanto egli stesso scrivea al 1 ° agosto da Formigara , non avrebbe osalo mai di gettarsi sopra Milano ( V. Documento no 10 ) . Decisa adunque la ritirata sopra quella città , le truppe

regie, fatto saltare parte del ponte di Pizzighettone e la polveriera, abbandonarono quella piazza , Castiglione e le altre stanze sull'Adda inferiore, e tiratesi in su sul fiume

vennero ad occupare una linea che dando la sinistra a


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STORJA MILITARE DEL PIEMONTE

Lodi sul fiume, protendevasi a destra sino a Sant'Angelo , grossa terra sulla destra del Lambro ; lasciando al re

troguardo la seconda divisione lungo la Muzza , largo e profondo canale , che tirato dall'Adda superiore verso Albignano , dopo un corso curvilineo di 40 kilometri

circa , corre nuovamente a scaricarsi in Adda presso Ca stiglione .

Lentamente e non senza disordine operossi questo collocamento delle truppe sulla nuova linea , e ne furono causa l'immensa quantità di carri che abbandonati dai loro conducenti ingombravan le vie , l'agglomeramento di più corpi sopra un punto stesso , perchè privi delle istruzioni riflettenti il loro itinerario, un violento ura gano , che prorompendo in torrenti d'acqua nelle ore

pomeridiane venne a dar pretesto all'indisciplina , e più di tutto la crescente demoralizzazione dell'esercito .

Bava, ammirabile invero in tali giorni , adopravasi a tutt'uomo, con zelo al dissopra d'ogni elogio , a rimediare

a tali sconci , e moltiplicandosi a seconda dei bisogni, trovavasi ovunque necessaria fosse la sua presenza; cosi , dopo aver sostato a Codogno sin che vide la terra affatto

sgombra dai regii , dopo avervi in persona fatti salire su alcuni carri parecchi soldati stiniti ed incapaci di reggersi in piedi , correva egli difilato verso Casal Pu sterlengo, e trovato per via un grosso convoglio abban donato dalla scorta , raccozzati tre battaglioni della bri gata Faa , mezza batteria ed alcuni squadroni , imponeva a quel generale di formare con queste forze Ja retro guardia : trasportatosi poscia celeremente a Casal Pu sterlengo e vedendo migliaia di fanti e di cavalli stipati all'ingresso di quel luogo , rimediava ivi pure a quello

ingombro dirigendone parte per Ospedaletto e Borghetto


CAPITOLO IV .

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sopra Sant'Angelo , e parte per Zurlesco e Muzza Piacen

tina sopra Lodi : in tal giorno insomma quel generale spiegò tutte le doti di un capo che non lasciandosi dalle

peripezie fuorviare, sa conservar la calma e provvedere alla salvezza delle genti ; doti meno fulgide, se vuolsi ,

di quelle che procacciano luminose viltorie, ma per fermo non meno utili e necessarie, e per avventura più rare . Carlo Alberto intanto, testimonio oculare ed inoperoso

dell'attività del suo luogolenente, conservando un'im passibilità , che meglio chiarnalo avresti apatia, accin gevasi ad abbandonar Codogno per seguir l'esercito a

Lodi , quando a lui presentavasi sir Ralph Abercromby, ministro inglese alla corte savoiarda , offrendosi qual

mediatore per ottenere da Radetzky un armistizio, fo riero delle trattative di pace da intavolarsi fra le due potenze belligeranti. Gradita la generosa offerta dal re,

parliva il nobile britanno per il quartier generale au striaco, e Carlo Alberto raggiungeva Bava a Lodi . Persuaso Radetzky sin allora che i Piemontesi avreb bero difesa la linea dell'Adda , eravisi avvicinato con

grandissimi riguardi , e mentre imponeva a Thurn di

forzar il passo inferiormente a Pizzighettone, ordinava il getto di un altro ponte superiormente a Formigaro, ove l'Adda forma un arco assai ricurvo e colla parte convessa rivolta a libeccio ; ed ove intendeva far passare il primo e secondo corpo collo scopo evidente di attor

niar per tal maniera Pizzighettone , piazza mal riparata , che non avrebbe tardato ad arrendersi ad un poderoso assalto dato sovra ambo le rive . Oppostosi niun ostacolo dai regii alla costruzione del ponte , poterono Wrati slaw e D'Aspre trasportar prima di notte sulla destra le

truppe loro, andando il primo , col quale era Radetzky ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a posarsi a Camairago, e l'altro a Cavacurta : Wocher rimase sulla sinistra a San Bassano sul Serio morto , e

Wyss , dopo aver circuito . Crema e calturatovi 1 uffi ciale subalterno e 27 soldati ſuggiaschi, spingeva i suoi usseri verso il ponte di Lodi; ma appena ebbero dessi oltrepassato Fontana, piccolo borgo lontano 1 kilometro dal ponte , vennero accolti con un fuoco cosi animato dai cannoni piemontesi appostati sovr'esso, che, voltisi precipitosamente addietro, più non s'arrestarono che a Casaletto , posto ad 8 kilometri da Lodi e dietro il tor rente Tormo. Thurn invece, ultimato il ponte a Crotta D'Adda, verso le 4 pomeridiane veniva col grosso del

suo corpo a Maleo, di dove celeremente spediva il reg gimento Nugent con una batteria e due squadroni di ulani ad occupare Pizzighettone , già completamente evacuato dai regii.

Il solo canale della Muzza adunque divise , pendente la notte e buona parte del giorno 2 , il grosso dei due eserciti : perché Radetzky , perplesso sulla via che tenuta avrebbe il re nel ritirarsi, e volendo a mala pena pre slar fede alle relazioni dei molti suoi spioni (di cui egli , straniero , ebbe sempre dovizia , mentre i Piemontesi ,

circondati da connazionali , difettarono sempre ! ) che asserivangli essere Carlo Alberto in ritirata sopra Mi lano, lasciò scorrere le ore mattutine prima di porsi in marcia ; ore che Bava pose a profitto per far sfilare sopra Melegnano i feriti ed i bagagli: ma verso il me riggio, dopo che le sue truppe ebbero mangiato il ran cio, e che Wocher colla riserva venne ei pure per Fer

migaro sulla destra sponda , Radetzky, rimesse in moto le truppe, avviavale sopra due colonne verso Lodi . La prima, composta del primo corpo e di quello di riserva ,


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partita da Camairago, venne costeggiando il fiume per Castiglione e Caviaga ; la seconda, formata dal corpo di

D'Aspre, tenne la gran strada per Casal Pusterlengo e Secugnano , seguila sovr'essa dalla maggior parte del corpo di Thurn, giunto da Maleo per Codogno : mentre le brigate Benedeck e Draskowitz andarono la prima sopra Guardamiglio e l'altra sopra Orio per invigilare i passi del Po e del Lambro . Finalmente parecchi squa droni leggieri della riserva ebbero ordine di scorrazzare

tutto il paese a sinistra fra Lodi e Pavia , spingendosi ben anco per Binasco ed Abbiategrasso alle spalle del nemico sino a Sedriano, Magenta e Buffalora. Questi audaci scorridori non riuscirono invero che a

callurare alcuni sbrancati , poichè il grosso delle truppe già concentrate si erano od a Piacenza o sulla linea da

Sant'Angelo a Lodi: tuttavia l'apparir loro valse ad in cutere nelle sfiduciate truppe piemontesi grandissimo spavento, che non più limitandosi ai semplici comuni, cominciò ad invadere anche i primissimi duci , fra i quali uno ne fu , il quale , posto in vergognoso obblio quanto doveva a sė , all'alto grado, da lui esercito nella

lunga pace con inaudilo e brutale orgoglio , ed imme more dei particolari favori dai sovrani sabaudi prodigati

a lui ed alla sua prosapia , appena intese il cannone austriaco nelle vicinanze della Muzza , a cui difesa era

stato preposto colla seconda divisione di cui aveva il comando, involatosi furtivamente per la porta rustica della cascina ove stabilito aveva il suo quartier generale, ivi abbandonava , senza avviso, due squadroni di Nizza

cavalleria che sempre tenuto aveva presso sè a difesa della sua persona , esponendoli cosi, nel codardo suo

egoismo, ad esser oppressi dal sopraggiungente nemico :


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

destino a cui sol si sottrassero con prodigii di valore , respingendo forze triple ed aprendosi un varco merce

il sangue freddo del loro comandante capitano Kalber matten : l'atto vituperevole di quel generale però, venuto a conoscenza del re, causó la di lui rimozione da qua lunque comando . Qual meraviglia adunque se quella divisione , priva cosi di capo , resistè mollemente a Strassoldo ed a Liech tenstein , venuti ad assalirla verso le 5 pomeridiane a Turano il primo, ed a Muzza Piacentina il secondo ? Era in quest'ultimo luogo la brigata Casale, la quale, tenuta in stato relativamente migliore dell'altra dal suo gene

rale il prode Passalacqua , riusci a ritirarsi alquanto disordinatamente bensi , ma con poche perdite sopra · Lodi : ma non cosi avvenne a Turano , poichè ivi l'in disciplina era tale, che i soldati sbandati essendosi nelle prossime campagne in cerca di ristoro , vigliaccamente fuggirono qual branco di pecore al primo apparire del nemico : e sebbene Bava, sempre primo ai rischii , ap

pena inteso il rimbombo del cannone accorresse sui luoghi da Lodi con numeroso 'stato -maggiore, nè la sua presenza nè l'autorità del grado furono da tanto da ar restar quei fuggiaschi, i quali, gettandosi a terra , pre ferivano venir calpestati dai destrieri dei loro superiori

anzichè dar di piglio alle armi e combattere ; a tanta morale abbiezione condotto aveva le masse la privazione continua di ogni sostentamento ed il mal esempio di certi capi ! Con sovrumani sforzi però riuscito essendo a Bava di raccozzare alcuni drappelli , ei pervenne con

essi a frenar il nemico, prima verso Basiasco, quindi a Caviaga , ed a proteggere infine la ritirata di quei fug genti sino a Lodi.


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Nella quale ciltà Carlo Alberto riveduto aveva in tal

giorno il ministro inglese , il quale , incontratosi nel mattino col maresciallo al momento che stava per ab bandonar Camairago per trasportare il suo quartier ge nerale a Turano , a lui esponeva il desiderio del re sardo di convenire di un armistizio : ma la vittoria aveva

infuso nelle vene del vecchio Radetzky insolito ardire, e veggendosi egli ormai sull'antico confine delli stati del suo signore , rispondeva non potervi essere armi stizio fra i due eserciti belligeranti se non a condizione

di un pronto sgombramento delle truppe piemontesi da tutto il Lombardo-Veneto e dai ducati . Ritornato Aber

cromby con questa risposta dal re, Carlo Alberto, deciso a non abbandonar Milano alla furia croata senza speri

mentar ancora la sorte delle battaglie, apprestavasi a

raccogliere le genti sotto le mura di quella città . Ed ecco il primo frutto dell'infausta risoluzione di accor rere sopra Milano . Carlo Alberto, concentrandosi a Pia

cenza con tutte le forze, poteva ancor ottenere onorati

patti d'armistizio dal maresciallo , e risparmiare per molti mesi almeno ai Milanési l'abborrita presenza del

l'antico oppressore , dando loro agio intanto di fare gli apparecchi per emigrare : tagliato invece dalla sua base naturale , addossato a quella capitale , egli erasi posto nel duro bivio o di combattere con truppe sfiduciate e minori per numero un baldo e poderoso esercito, espo nendo cosi quella città nobilissima a tutti gli orrori delle città prese d'assalto : ovvero di segnare sotto le stesse sue mura l'abbandono di essa al vincitore .

A notle fatta del 2 l'esercito piemontese , parzialmente distrutto il ponte sull'Adda, seguendo l'ampio stradale che per Tavezzano e Melegnano conduce a Milano, po VOL . II) . - 42

PINELLI, Storia erc


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nevasi in via a quella volta , continuando la seconda divisione a formar la retroguardia ; il duca di Savoia, partito da Sant'Angelo con la riserva , tutelò il sinistro

fianco, e quel di Genova , colla quarta , copri il lato de stro . Aveva Bava, prima di porre in moto le colonne , spedito ordine agli impedimenti di abbandonar Mele gnano per riparare nella capitale: ma la disorganizza zione che facevasi sentire nei corpi migliori dell'eser cito era poi giunta al colmo nella direzione dei bagagli ; i conducenti, abducendo le bestie, cercavano scampo

nella fuga: le scorte mal comandate e poco invigilate ab bandonavano il convoglio , il quale ingrossato ad ogni mo mento dalle vetture degli emigranti , ingombrò talmente le vie, che quando al far del giorno la colonna princi pale giunse a Melegnano ebbe a spendere più ore per

aprirsi il passo, e solo verso il meriggio del terzo giorno di agosto venne dato alle truppe di giungere sotto Mi lano : ove mano mano che giungevano erano da Bava distribuite nel miglior modo possibile , adottando quel generale per la difesa un ordine di battaglia di figura semi- circolare, il quale , dando l'estrema destra al na viglio di Pavia al mezzodi , prolungavasi oltre alla porta Orientale rivolta a greco . La seconda divisione, formando l'estrema destra , occupava la Chiesa Rossa sul suddetto

naviglio, e per Castellazzo, Vigentino, Nosedo e Gam boloita legavasi alla divisione Broglia , la quale for mava il centro , e dando la sua destra a Castagnedo e

Buffalora , protendevasi a sinistra per Besana , Calvai rate , la Caminella e la Senavra ; oltre la quale la quarta divisione, stanziata alle Cascine Doppie ed a Loreto , formava l'ala sinistra . La divisione di riserva era tenuta

sulla strada di circonvallazione a porta Romana e Tosa


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verso il centro della linea, pronta ad accorrere ove più minacciasse il nemico esercito . La divisione lombarda

di Perrone , ridotta dalla diserzione a poco più di 1,500, dovette collocare la sua vanguardia a Crescenzago , e legarsi per Ponte Seveso alle truppe di Fanti , consi stenti in un battaglione di riserva delle Guardie ed uno

del 18°, in 200 Polacchi sotto Antonini , ed in 4,000 circa reclute lombarde, alle quali unir dovevansi 3,000 guardie nazionali rette da Zucchi. L'artiglieria ed il Genio, ottima

mente organizzati da Pettinengo e da Cadorna , erano addetti ai lavori ed alla difesa della città; l'artiglieria con tava 20 cannoni , 6 obici , 26 ufficiali e 775 uomini ; il Genio 24 ufficiali e 524 soldati ; dovevano queste truppe

vegliare alla custodia delle porte rivolte a settentrione e ad occidente . La cavalleria piemontese , meno alcuni deboli drappelli tenuti presso le divisioni, era concentrata sulla

piazza d'armi insieme a due batterie a cavallo . Il re , partito alle 9 di sera del 2 da Lodi , giungeva nel corso della notte presso la capitale lombarda , e poneva il suo quartiere all'albergo di San Giorgio fuori di porta Romana.

L'esercito piemontese, stremato dalla fame, dalle ma lattie e dalla diserzione, annoverava poco più di 30,000

uomini: soldati e capi speravano, giungendo a Milano, di trovare apprestati in abbondanza i viveri , innoltrati

i lavori di fortificazione, inondata , per mezzo dei tanti canali , la parte più bassa del circondario , abbattuti gli alberi che toglievan la vista ai difensori , e disposti in

modo da nuocere agli offensori: calcolavano poi di tro var ivi riunita e pronta a combattere la divisione lom

barda ed i corpi leggieri , di cui s'era fatto tanto chiasso, dicendoli mirabilmente organizzati ed istrutti da Gari


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

baldi ; pensavano armata e pronta a coadiuvarli la guar dia nazionale milanese ; rammentavano poi sopra tutto con gioia la pristina cordialità dei bravi Milanesi , non parendo loro che il valore spiegato in mille scontri ,

il sudore ed il sangue sparso, i paliti disagi con mira bile costanza tollerati dai migliori , che eran quelli che or qui stavano, fossero titoli atti ad alienar da loro gli affelti di chi risguardavano come fratelli: ma qual fu mai il loro disinganno ! Garibaldi , con circa 8,000 uo

mini , era partilo per Bergamo; le truppe di Fanti com ponevansi in gran parte di gente collettizia , mal armata e peggio vestita ; li promessi lavori di difesa riducevansi

a pochi ed inconcludenti movimenti di terra ; la guardia nazionale, che s'era detta numerosa di 40,000 uomini, consisteva in 3,000, i quali , mal armati e privi di qua lunque istruzione e di qualunque ordinamento , riuscir potevan d'ingombro , non certo d'aiuto . All'avvicinarsi

poi dell'esercito piemontese non espressioni d'affetto, non soccorsi , non conforti, ma un doloroso, un gelido silenzio : il terrore di ricadere sotto l'abborrito giogo

teutonico istupidito aveva le menti ai poveri Milanesi ! Mal governati , o per meglio dire, non governati , il lusi sul vero stato delle cose , ingannati dalla storia di supposti od almeno esagerati trionfi , gli abitatori di Milano, che sognato avevano di veder l'esercito italiano

piantare sulle ultime vette alpine il tricolore vessillo , miravano ora quell'esercito stesso con lacere vesti , con

faccie smunte , coi corpi aflraliti ritornar battuto nelle lor mura ferocemente incalzato dai soldati germanici! Agitati a vicenda da sdegno e da spavento, nè sapendo

se più ad uno od all'altro ceder dovessero, compresero allora popolo ed esercito che entrambi eran stati per


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duti dal principe e dai rettori , che colle meschine lor gare, coll'inettezza loro, colle perplessità continue tratto avevano ormai la comun causa all'ultima ruina ! Mentre rabbia e terrore dominavan le masse , la dis

cordia era fra i capi , le autorità tutte erano a cozzo : incapaci tutte a provvedere, tutte s'accusavan a vicenda,

ed in tanta comune sciagura qualche arrabbiato mazzi niano o qualche infame austrizzante apriva l'immonda bocca al soggbigno sull'imminente naufragio della pa tria ! Turpi cose io narro, ma purtroppo vere ! E stu

piranno i posteri nell'udire che neppure in quella notte suprema, neppure in seno alla più ricca città europea , sopra un suolo rigurgitante di messi , fu dato sufficiente cibo ai soldati ; e fuvvi un reggimento, Savoia cavalleria, che non ebbe nė viveri nè foraggi! L'esercito austriaco frallanto avanzava a gran passi e colla vendetta in cuore verso l’agognata preda . Al ri schiararsi del giorno 3 Edmondo Schwarzlenberg, Iro vata Lodi libera di truppe , la occupava : poche ore dopo,

mentre quei cittadini ossequiavano a Radetzky , il primo e secondo corpo, evitando la città , recavansi verso Me

legnano ; Wratislaw posossi a Tavezzano, D'Aspre a Lodi Vecchio, legandosi fra loro per via degli avamposti spinti sino al Lambro. Il reggimento usseri Reuss corse a San t'Angelo : Wocher, colle riserve, slette in Lodi col ma resciallo, connettendosi col primo e secondo corpo per mezzo di manipoli di cavalli leggieri spediti a San Grato nella direzione di Tavezzano ed a San Giacomo in quella di Lodi Vecchio . Thurn , lasciato Benedeck a San Ro

rimpetto a Piacenza , dovelte marciare col quarto corpo per Corte Olona sopra Pavia , gettar scorribande in tutto il

paese serrato fra il Po , il Ticino ed il Lambro, e lan


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STORIA MILITARE DEL PJEMONTE

ciare le sue ultime scolte sino al Gravellone oltre il

ponte di Pavia . Wyss col corpo volante dovette occu pare sull'Adda il ponte di Bisnate sullo stradale che conduce a Crema. Appena poi ricompariva il sole del quarto giorno l'esercito imperiale rimettevasi in via . Wratislaw e Wocher, passato il Lambro a Melegnano , venivano a Trivulzo il primo, a San Donato il secondo : D'Aspre, varcando il fiume a Salerano, portavasi a Chia ravalle ed a Vigentino . Bava , temendo un assalto sull'estrema destra , erasi

recato di buon mattino con Passalacqua, incaricato prov visoriamente del comando della seconda divisione, a vi

sitare le posizioni da essa occupate : e trovatele in buono stato di difesa , specialmente all'estrema destra presso il

naviglio , ove l'esperimentato colonnello Ansaldi aveva con vertita la Chiesa Rossa in formidabile ridotta, rientrava

in città , riserbandosi a visitar fra poco le altre parti delle linee di battaglia : quand'ecco verso le 8 matlu tine tuonar il cannone nella direzione di Gamboloita ;

erano gli Austriaci , che debolmente inquietando le ali facevano impelo sul centro.

Strassoldo, vanguardia di Wratislaw , giunto a Rogo

redo, scorgendo aver i regii occupala fortemente la Ca scina Verde con due compagnie di cacciatori dell'11 ° e due cannoni mascherati da alcune siepi , fece imme

diato apparecchio per assalire, appostando sullo stradale due cannoni ei pure, e mandando tre compagnie di Ti rolesi a destra e tre a sinistra perché tentassero , a fa vore della foltissima coltura, di riuscire ai fianchi della

posizione ch'egli imprendeva intanto a fulminar di fronte : ma Ugo, tenente d'artiglieria e comandante i due pezzi italiani, il quale dapprima risposto non aveva al nemico


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nella lusinga forse di trarlo a maggiormente avvici narsi, cominciò allora a tempestare con furia tale, che i pezzi austriaci dovettero tirarsi addietro, mentre i Ti rolesi , che per la loro sinistra tentato avevano di innol trarsi sopra Nosedo , colti di fronte dal fuoco di due

battaglioni del 12° reggimento colà collocati, e di fianco dai difensori di Cascina Verde, erano essi pure costretti a retrocedere.

Fra breve però dalla via di Chiaravalle avanzava so pra Nosedo il principe Edmondo Schwartzenberg, van guardia del secondo corpo, e Clam da Morsenchio mar ciava sopra Castagnedo, ove erano due battaglioni del 1 ° di Savoia . Facevasi allora generale l'ingaggiamento su tutti i punti centrali , poichè Strassoldo , rinforzato ora da tutta l'artiglieria della brigata Wohlgemuth ve nuta a suo sostegno sino a San Francesco d'Accessio , schierati 12 cannoni contro i 2 di Ugo , rinnovava gli assalti contro la Cascina Verde . La brigata Casale adun que, con una sola batteria distribuita a Cascina Verde , a Muzocco ed a Gamboloita trovossi a fronte di due ne

miche brigate Edmondo Schwartzenberg, Strassoldo , so stenute in breve da Wohlgemuth , da Supplikatz e Felice Schwartzenberg. Pur mantenevasi mirabilmente da due

ore , quando Clam , appostando due obici a schrapnels sulla strada di Merezate , e martellando con essi i di fensori di Castagnedo , agevolava a due battaglioni au striaci la conquista delle barricate ivi erette dai Pie montesi, i quali riparavano alla Besana : Clam allora , sagacemente traendo profitto della lacuna generata da questa mossa laterale nella linea piemontese , pronta mente geltava per la strada di Merezate un battaglione

del croato reggimento Prohaska, che spintosi innanzi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quasi inosservato in quel terreno ricoperto di alberi sino alle Case vecchie e nuove , pigliava in fianco i cacciatori dell'11 ° tuttor pugnanti alla Gamboloita ed a Cà Verde

contro i Croati di Strassoldo, a quel momento già rin forzato da quelli di Supplikatz, e briachi si gli uni che gli altri di acquavita. Continuavano ciò nulla di meno a difendersi i prodi cacciatori, ed ormai privi di cartuccie, pugnavano colle baionelte e coi calci dei moschetti : ma alla loro destra

il 120 assalito in Nosedo dall'intero corpo di D'Aspre , avanzatosi da Sorigherio e da Chiaravalle sopra Vaiano , dopo aver fatta bella resistenza coi cacciatori a Cà Car

pana , ove trovò morte il capitano Malpassuti , e col grosso a Nosedo, temendo di venir circuito dal nemico

che tentava spingersi sopra Pismonte, era costretto ad evacuare Nosedo , ed a tirarsi addietro verso la Casa Bianca . Per questo movimento retrogrado il battaglione cacciatori dell'11 ° rimase da ogni parte circuito : ten

larono bensi fanti ed artiglieri di aprirsi il varco sopra Casa Bianca essi pure, e Pollone , tenente d'artiglieria ,

riusciva a porre in salvo i cassoni ; ma la maggior parte dei pezzi veniva in mano dei Tirolesi che, getla tisi a baionetta spianata sovr'essi , uccidevano servienti

e cavalli , e catturavano Ugo , il quale, sebbene ferito , dibattevasi sino all'ultimo.

I cacciatori allora , accerchiati da ogni parte, fecero maravigliose prove di valore combattendo ufficiali e sol dati corpo a corpo, e rimanendo morti in tal lotta Ca

stelli capitano, e Molinati sottotenente , mentre il genitore di quest'ultimo, maggiore comandante quel battaglione, era rovesciato da cavallo e ferito da tre colpi di baio

netta . Balegno poi capitano, Zani ed Allegri tenenti ed


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infinito numero di sott'uffiziali e soldali furono costretti,

dopo eroici sforzi, a deporre le armi. In questo frattempo Bava , accorso con un battaglione delle Guardie, giungeva verso Casa Bianca , ove la sua presenza valeva a dar tempo alla brigata Casale di ivi

riordinarsi a battaglia sotto il fuoco protettore dei pezzi salvati dal tenente Effisio Cuggia . Riaccendevasi allora la pugna sotto gli occhi stessi del re, lontano pochi passi e talmente esposto ai colpi nemici, che varii dei carabi nieri della sua scorta ne ebbero morte : e sebbene qui pure soverchiassero le forze nemiche, le quali già ag

gredivano la Bettolina e Pismonté, tuttavia i Piemontesi palmo a palmo contrastavano il terreno, distinguendosi sopra tutti il prode maggiore Morozzo co'suoi grana tieri : ma ora alle forze terrestri, quasi fosser poche a

danno degli Italiani, vennero a congiungersi le atmo

sferiche, poichè verso le quattro pomeridiane cominciò a cadere una grandine di smisurata grossezza , la quale, mentre colpiva gli Austriaci nella schiena, offendeva in vece in viso i Piemontesi, distogliendone cosi l'alten zione ; del che approfittando Martini italiano, lenente

colonnello e guidatore di italiani soldati del reggimento austriaco di Haugwitz, geltavasi con un battaglione a Pilastro , e stabilitavi una balteria di quattro pezzi , co minciò con essi ad infestare cosi gravemente di sbieco i Piemontesi appostati a Bettolino ed a Pismonte , che

questi si videro costretti a sgornbrare quei luoghi ed a ridursi a Casa Bianca ed a Cà Rossa . Rinnovavano ivi l'onorata difesa Casale e Guardie , non abbandonando

quei luoghi se non quando furono da innumerevoli turbe nemiche invasi; ed anzi Enrico, sottotenente del 120, sebbene ferito , volle protrarre la difesa in Cà Bianca


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

si a lungo che, alfin circuito, dovette darsi prigioniero con alcuni seguaci, perchè le due brigate, oppresse dal numero, erano costrette a ripiegare nello spazio giacente fra le porte Vicentina e Romana , perdurando ivi con sin golar bravura contro le ognor crescenti forze nemiche. Nè da meno dei granatieri e dei soldati di Casale di mostraronsi certo in quel giorno i buoni Savoiardi : Mudry , maggiore e comandante interinale del 1 ° reg gimento , respinse ogni assalto di Clam a Buffalora : il 2. reggimento poi, dopo aver ostato a lungo in Besana ed in Calvairate al reggimento Hohenlohe, rinforzato dall'intera brigata Maurer della riserva , era costretto ad abbandonar quei luoghi ; ma ripiegatosi a Cazzola e collegatosi con Mudry a Buffalora, quella buona bri gata si mantenne nelle sue posizioni sinchè gli venne ordinato di evacuarle da Bava , il quale, per evitare che nel calore della mischia Milano venisse a cader quella stessa sera nelle mani del nemico, pensava di ridurre le schiere dietro la cinta, nella speranza eziandio di potere compensare colle difese murali l'inferiorità del

numero ; e notato avendo come il nemico dirigendo ogni suo sforzo sul centro avesse poco o nulla inquie tato le ale , ordinava alla quarta divisione di ripie garsi per la prima nell'interno . Seguivala forse troppo precipitosamente la brigata Savona d'ordine del suo ge nerale Conti , il quale abbandonando la Caminella e la Senavra senza darne avviso alla brigata Savoia stabilita sulla sua destra , nè tampoco a due compagnie del 16°

collocate in avamposto allo Scolo dei Bissi ed a Pro buono , lasciava l'una e le altre esposte agli assalti di

Wyss avanzatosi da Linate in quella direzione : per buona sorte il terreno circostante non essendo molto


CAPITOLO IY .

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favorevole ai suoi ulani , essi poterono venir frenati da alcuni cacciatori del 16º disposti in bersaglieri , e per tal modo le due compagnie dimenticate dal generale , sebbene inseguite in coda dai nemici cavalli e martel late in faccia dalla grandine (1 ), ebbero tempo di giun gere a porta Tosa al momento in cui stava ultimando

sene la barricata e che i cannoni dei regii già tuonavan contro tre pezzi fatti apporre in batteria da Wyss alla Senavra .

Dopo la quarta divisione entrava in città per porta Ticinese la brigata Acqui, dopo aver sostenuto un lungo combattimento di bersaglieri contro Giulay che aveva as salito assai mollemente, e che contenuto dalle artiglierie appostate a porta Ticinese , non osò oltrepassare col grosso della brigata Morivione ; per modo che tutto lo sforzo si ridusse fra le porte Vicentina e Romana ed il casolare

di Cazzola . In questo angusto spazio la brigata Guardie, entrata ora in linea per intero , quelle di Casale e di Savoia tennero testa agli intieri corpi di Wratislaw e di D'Aspre rinforzati da alcune brigate di Wocher, facendo

colle artiglierie aspro governo delle profonde nemiche colonne : ed era orribile a vedersi come ai Tedeschi, mietuti a centinaia dal cannone italiano , sottentrassero

altri che, ebbri di vino e cantando, o meglio urlando, e calpestando i caduti compagni, ricolme in un attimo le lacune prodotte dalla mitraglia nemica , rabbiosi si ( 1 ) I poveri cacciatori del 16º, col ventre vuoto, mentre affrela lavansi a riguadagnar Milano tormentati dalla grandine, andavan dicendo fra il serio ed il faceto : Ecco la benedizione di Pio LX;

giusto rimprovero che quegli uomini rozzi , senza accorgersene , gettavano sul supremo gerarca che aveva deserta la causa italiana in si supremi momenti !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

spingevano sotto le mura : non era il coraggio tran quillo ed impassibile del guerriero che pugna per l'onor

delle armi e per la salvezza della patria: era selvaggio e bestiale furore delle menti esaltale dalle bevande spi ritose e dalla speranza del sacco e della rapina : face vano di quegli sciagurati atroce scempio i granatieri ita liani , quando Bava, certo ormai che le altre genti eran tutte raccolte in città , imprese ei pure a ripiegare i

battaglioni col favore di alcuni pezzi collocati dai capi tani Avogadro e Campana (1 ) dietro la barricala eretta a porta Romana : con essi questi due valenti artiglieri contennero ogni sforzo di quelle turbe briache ; ma men

tre il fuoco già stava per cessare, una palla di cannone veniva a mozzare del capo nel tempo stesso il prode capi tano Avogadro ed il cavaliere Gazzelli valoroso ufficiale subalterno delle Guardie. Bava frattanto , gettate alcune compagnie di bersaglieri e di cacciatori nelle case che dominano le strade che mettono alle porte , attendeva

a distribuire i varii reggimenti rientrati dietro la cinta dei bastioni, di dove parecchie artiglierie ora impresero a fulminare gli Austriaci : per la qual cosa Radetzky, vedendo ormai avvicinarsi la notte, poneva fine al com

battimento distribuendo le sue truppe in quest'ordine: all'estrema destra Wyss, occupato con alcuni pezzi e colla vanguardia l'edifizio della Senavra , riducevasi coi cavalli a Malnoè : Clam stabilivasi a Calvairate ed alla

Besana , Strassoldo a Gamboloita : Wohlgemuth e Suppli katz a Cå Verde . Il secondo corpo si estese da Morivione

per Vigentino a Chiaravalle : il corpo di riserva col quar tier generale rimasero a San Donato . ( 1 ) Figlio del generale della Guardia nazionale, ed attualmente maggiore .


***

CAPITOLO IV .

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Da questo collocamento delle forze cesaree adunque si può scorgere che sebbene gli Austriaci avessero im piegati due corpi d'armata e parte della riserva , cioè 28,000 uomini , contro le tre brigate Guardie, Savoia e Casale, che sole con alcune compagnie bersaglieri furono veramente impegnate in tal giorno, tuttavia i vantaggi ottenuti dal maresciallo limitavansi alla conquista di al cune posizioni esterne che per nulla avrebbero potuto impedire la difesa della città stessa : vantaggi poi com

perati a caro prezzo, perchè la perdita degli Austriaci ascese a 700 uomini fra morti o gravissimamente feriti,

mentre i Piemontesi non ebbero che i cinque ufficiali da me già nominati e 37 soldali uccisi : 10 ufficiali, fra i quali mortalmente il sottotenente del 17° Fassi, e

218 soldati feriti: 4 ufficiali e 142 soldati prigionieri. Anche nell'ultimo fatto d'armi adunque della prima cam pagna i Piemontesi, estenuati dalla fatica e dalla fame, dimostraronsi superiori in valore agli Alemanni : ciò nulla di meno una prolungata difesa era , se non cer

tamente impossibile, piena però di pericoli : poichè ai 30,000 regolari di Carlo Alberto , ed alle 10,000 fra guar die nazionali e reclute lombarde di Perrone e Fanti (1 ), ! 1 ) Chi voglia farsi un'idea delle truppe lombarde, legga questa noterella . Verso le 6 rientrata la terza divisione in Milano , veniva appostata sui bastioni a destra di porta Tosa , ove già stavano circa 300 reclute lombarde vestite di tela e comandate da un vecchio

ufficiale tutto sucido. Pochi momenti dopo due nostri cannoni , collocati alla porta , sparato avendo contro qualche scorridore nemico , eapo e soldati, con moto veramente ammirabile per l'as

sieme, buttaronsi pancia a terra : a tal vista io , frenando a gran pena le risa , ma non volendo che quella manovra venisse imitata dai miei cacciatori già alquanto scossi, dissi ad alta voce a quel barbassoro che sorgesse pure senza timore, poichè era il cannone


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Radetzky all'indomani avrebbe potuto opporre , oltre ai 28,000 che avevan combattuto nel giorno 4, altri 10,000 del corpo di Wocher da lui tenuti in serbo, ed i 14,000 andati sotto Thurn verso Pavia, vale a dire 52,000 vecchi

ed agguerriti soldati . Milano intanto presentava un doloroso ed allo stesso

tempo sublime spettacolo : poichè l'imminenza del pe riglio e la magica voce del cannone scosso avendo i suoi abitatori dal lungo loro letargo, l'intera popola zione , sorta ora come un sol uomo, mostravasi parata

agli estremi cimenti, a disperata difesa : il continuo squillar delle campane suonanti a stormo assordava l'aere : le vie della città brulicavan di persone d'ogni età , d'ogni sesso che affaccendavansi ad innalzar bar

ricate sopra ogni punto ; mentre molte donne e zitelle,

accorrendo pielose sui bastioni, venivan con pannilini a sollievo dei feriti, con cibarie, vini e liquori a conforto dei rientranti soldati che, inzuppati d'acqua , sfiniti per fatica e per fame, lasciavansi cadere al suolo : veramente ammiranda adunque fu in quelle ore supreme la carità

dei cittadini , e soprattutto della donna milanese : sven turatamente questi sussidii , che dati tempestivamente ed ordinatamente bastati sarebbero per rinvigorire i difen sori stremi di forze, profusi senza regola e senza equo ri

parto ora che l'indisciplina e lo scoraggiamento faceansi sentire più che mai , riuscirono più nocivi che utili, per italiano quel che tuonava ; surto egli allora , imprendeva con sconcie parole milanesi, ch'io non vuo' ripetere, a vituperare quei poveri adolescenti, che altro torto non avevano che d'essere stati

suoi fedeli imitatori; ma frattanto, pochi momenti dopo , lui primo ed essi poi se l'erano svignata , ed in mezz'ora il bastione era deserto !


CAPITOLO IV .

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chè mentre i tristi abbandonavansi agli stravizzi , i buoni che vegliavan alle mura ed ai punti più pericolosi ri manevano privi di ogni sostentamento; e mentre vedevi soldati rimpinziti di vino e di ghiotte vivande abban donare il posto loro , e rifiutato il pane di munizione gittarlo ai cavalli dell'artiglieria , a duecento passi interi battaglioni eran privi di pane ! Era un vero sciupio che per nulla ridondando utile alla difesa , riusciva solo di aggravio ai cittadini. Scesa intanto la notte , apprestavasi nuova scena d'or rore , perché il re, d'accordo coi membri del comitato di difesa , decretato avendo la demolizione di alcune case site per la massima parte fuori porta Romana, e di dove il nemico colpir poteva i difensori dei baluardi, in breve le fiamme innalzandosi al cielo , vennero colla sanguigna

lor luce a rischiarare quella scena di tumulto e di fu rore, che , lungi dal cessare col giorno , andava ognor crescendo , mostrandosi i Milanesi ognor più saldi ed ardenti nel forte proposito di rinnovare le eroiche prove dello scorso marzo . Ma era tardi : le mura vecchie e non

munite di fossi abbastanza profondi offrivan poco saldo

riparo ; le barricate interne, erette senza discernimento , eran per riuscir più nocive alla libera circolazione delle truppe e delle artiglierie, anzichè proficue alla difesa : scarse le vettovaglie , scarsissimo il danaro ; deficienti

poi le munizioni da guerra e soprattutto i proiettili , essendo il gran parco d'artiglieria stato diretto sopra Piacenza prima che la ritirata sopra Milano fosse de

cisa , nè potendo, sebbene richiesto, retrocedere sopra la capitale per la strada di Pavia a causa della presenza di Thurn in quei luoghi. Era adunque quasi certo che un assalto dato da Radetzky all'indomani coronato sa


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rebbe da esilo felice, e che, mentre quella ricca e popo

losa città soggiaciuta sarebbe agli orrori tutti del bom bardamento e del sacco datole da un selvaggio nemico,

reso ancor più feroce dalla rimembranza della codarda fuga a cui era stato astretto quattro mesi da quella po polazione stessa , l'esercito sardo esposto si sarebbe a ruina quasi completa ed alla necessità assoluta di ab bandonare la maggior parte del suo materiale da guerra per eseguire una disastrosa ritirata al di là del Ticino .

Mosso da tutte queste ragioni pertanto re Carlo Alberto , che già trasferto aveva il suo quartier generale al palazzo

Greppi , convocati nella notte a consiglio i suoi generali e richiestili del parer loro, ne otteneva risposta unanime

esser impossibile una lunga ed onorata difesa : immensi e falali non solo all'esercito , ma all'intera causa italiana i danni di una sconfitta : doversi pertanto proporre al maresciallo l'evacuazione della Lombardia , la resa della

città, purchè guarentite fossero le sostanze e le vite dei cittadini, e permesso all'esercito la libera ritirata verso

Piemonte . Udita la loro opinione , mandava il re al quartier generale di Radetzky in San Donato i due ge nerali Rossi e Lazzari, latori delle suddette proposi

zioni . Arrestati agli avamposti , venivano i due generali introdotti presso il maresciallo , il quale accettando in massima le condizioni offerte, osservava solo che es

sendo egli munito di facoltà puramente militari , non poteva guarentire del trattamento che al suo signore sembrasse beneviso d'infliggere alla ribelle Milano : pro metteva però accordare 12 ore di tempo a tutti coloro che desiderassero abbandonar la città , di rispettare le proprietà e le vite sino a nuove istruzioni, e di racco mandare alla clemenza imperiale quella popolazione :


CAPITOLO IV .

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quanto alle condizioni rifleltenti l'esercito regio, annuiva

senza difficoltà, purchè prima di abbandonar Milano gli fosse da esso consegnata la porta Romana . Ritornati i parlamentarii dal re verso le 6 mattutine del giorno 5, e riferitagli la riserva fatta dal maresciallo ai proposti patti , Carlo Alberto , udito nuovamente il pa rere de' suoi generali, e rassicurato da essi come le condizioni offerte fossero decorose ed onorevoli , inca

ricava Bava , Olivieri e Salasco di communicare la pat

tuita capitolazione ai membri del governo provvisorio e del municipio . Portaronsi queste due corporazioni al palazzo Greppi, assistite, a richiesta loro, dai tre membri del comitato di difesa , da Zucchi e da Clerici colonnello

della guardia nazionale con alcuni ufficiali di essa . Esposte da Olivieri le ragioni che tratto avevano il re a quella necessità dolorosa, la maggioranza parve rendersene capace, quando Restelli, membro del comi talo di difesa, acciecato dall'ardente amor della patria

sulla gravità del pericolo , e sulle deboli'risorse per la difesa, sorgeva a combattere con veementi parole la ri soluzione di resa , chiamandola ignominiosa ; e niegando il depauperamento di munizioni si da bocca che da

guerra , protestava quindi che quand'anche l'esercito piemontese rivalicato avesse il Ticino, Milano doveva persistere nella difesa, poichè se cader si doveva , meglio era cader con onore , che con infamia .

Erano queste generose parole deltate forse da animo generoso : ma più generose che assennate : poiché se non poteva dirsi impossibile la difesa , essa era per lo meno difficile molto e non consentanea alle leggi della

guerra moderna , la quale proscrive qualunque inutile spargimento di sangue. Il supporre poi che la città po VOL . III . -

43

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tesse da se stessa mantenersi quand'anche l'esercito piemontese abbandonata l'avesse, era uno spingere le cose all'impossibile, poichè, sebbene sia innegabile che

in tal giorno i Milanesi fossero decisi a far disperata difesa, è poi molto a dubitare che essi spinto avessero l'eroismo al punto d'imitare gli antichi Saguntini. Coll'esercito cooperante la difesa poteva certamente protrarsi; Garibaldi , che s'era commesso l'errore di

mandare verso Bergamo, era stato ora richiamato; e se le misure del maresciallo , come dirò fra breve , valsero

ad impedirgli il passo, esse non avrebbero potulo vie targli di rannodare attorno a sè le popolazioni del Co masco, del Varesino e della Brianza , che già sorgevano in armi, e che, rinforzate dalle bande dei volontarii re duci dal Tonale, dallo Stelvio e da Bergamo, potevano

circuire l'esercito imperiale e precludergli la via ad ogni scampo (1 ) : nè cerlamente poi Radetzky , quan d'anche avesse a sè riunito Thurn , aveva forze tali da

poter esser certo di prendere d'assallo una città di 160,000 abitanti , ove tutti fossero stati decisi a vin cere od a morire : ma ognun sa quanto queste eroiche

decisioni prese in parole, vengano a perdere dell'effi cacia loro quando tradotte in atto : l'immediata conse

guenza poi di una tal disperata risoluzione in caso di sconfitta poteva esser quella di ridurre Milano in un ( 1 ) D'Apice, Garibaldi, Griſſini e Durando potevano da lor soli porre assieme 25,000 uomini, ed assalir con essi il fianco sinistro dell'esercito : uma tal mossa operata il di 4, mentre a fronte degli Austriaci stavano i regii, avrebbe potuto partorire la ruina totale dell'esercito imperiale ; ma quei generali, oprando ognuno a suo modo, ed essendo inoltre dissenzienti tra loro per gelosia di grado ed anche per politiche tendenze, non seppero o non vollero con certarsi .


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mucchio di rovine, sotto cui avrebbe trovato morte il re

coi figli e coll'intero esercito : qual meraviglia adunque se i generali piemontesi rammentarono al loro sovrano che egli aveva un'altra patria ed altri doveri verso le

popolazioni del suo retaggio avito, il destino delle quali egli non doveva abbandonare per consacrar sé e l'intero esercito alla difesa d'una città nobilissima ed altamente

benemerita della causa italiana , ma che pur da sè sola non costituiva poi l'intera Italia ?

Ma queste ragioni non persuasero Restelli, il quale verendosi sostenulo dal collega Maestri e da due capi tani della guardia , cominciò a sfogare il nobile suo

sdegno dinnanzi al popolo, non riflettendo forse quanto pericolosa cosa ella sia di eccitare il furore delle mol

titudini , di cui i tristi d'ogni setta sanno trar partito pei fini loro particolari. Divulgatasi pertanto la notizia della imminente capitolazione, sorse per la città tutta fieris

sima indegnazione , e la stupida parola di tradimento cominciando a circolare per la bocca d'ognuno , divenne impossibile trattenere l'infuriata plebe ad arte aizzata dagli iniqui emissarii austriaci. Furibonda essa trasse

al palazzo Greppi , ad alta voce imprecando al re ed ai suoi generali. Invano alcuni di costoro cercarono arrin

garla e farle comprendere la gravità della posizione e le condizioni tollerantemente buone con cui tutelavansi

le proprietà e le vite dei cittadini: Piuttosto morire che vedere ancora gli Austriaci! era la risposta che usciva da migliaia di bocche : le campane suonavano a stormo , ed un momento dopo parte del magazzeno del Genio, ove erano munizioni, essendo per l'accensione fortuita

delle polveri saltata in aria, la generale si fece sentire per tutta la città ; la parola tradimento era sulle labbra


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di tutti ; ed essendo in quel mentre uscite le vetture del re coi cavalli, la plebe , gettandovisi sopra , arrestati i destrieri , rovesciate le carrozze , se ne serviva ad ab barrare la porta della regia dimora ; ed un tal Oldini ( che or vuolsi da taluni agli stipendii della polizia au striaca ), gridando come un energureno , parlava di tener prigioniero il re ed i suoi generali . Era insomma

un ignobile e vergognoso baccano , in cui i più tristi rappresentar presumevano l'opinione dei buoni . Pompeo Litta e l'abate Anelli frattanto , i soli membri del governo provvisorio che in tale frangente rimasti fossero al loro posto , stesa una decorosa protesta contro la progettata capitolazione, recavanla al re : introdotti dal sovrano ed esposta la risoluzione unanime della po

polazione di difendersi sino all'estremo , Carlo Alberto piegandosi alle esigenze del momento e preferendo al postutto di combattere gli Austriaci ad oltranza anzichè veder Italiani a scannarsi a vicenda ,> fatti chiamare a

sé Bava e gli altri generali primarii, a lor rivolgevasi con queste parole : Vogliono assolutamente la guerra , e guerra sia . Fatta pubblica questa nuova determinazione sua , il popolo parve aquetarsi alquanto , ma bentosto

lo spirito di diffidenza ripigliando il dissopra, si esigette che la determinazione regia fosse resa pubblica colle

stampe e che lo stesso sovrano venisse colla sua parola a sanzionarla . Apparve allora Carlo Alberto sul balcone ,

ed ivi fra i plausi ed i fischi d'una sconcia plebaglia , non so se più trista od illusa , ei disse poche parole , forse da niuno intese, colle quali esortava la popolazione a gridar meno ed a battersi bene .

Erano le 6 di sera , e sebbene il popolo continuasse

a custodir il palazzo, ed alcuni arrabbiati , o meglio sti


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pendiati dall'Austria , continuassero a gesticolare ed a vociferare in piazza , pure il fermento pareva andarsi cal mando, quando si venne a conoscere che una deputa zione, composta del podestà Bassi , dell'arcivescovo e del presidente della Congregazione provinciale, erasi recata dal maresciallo per ratificar la capitolazione. L'ira po polare allora non conobbe più lirniti : portatasi sotto le

finestre del palazzo, cominciò a gridar morte al re tra ditore : il duca di Genova, che, malgrado il divieto pa terno, aveva voluto accorrere ai suoi fianchi, venuto sul balcone era ricevuto a schioppettate, andando alcune palle di moschetto a piantarsi nel soffitto della camera stessa ove stava il re : la plebe, rotte le porte , già saliva le scale, e già minacciava irrompere nelle sale in cui il re , circondato dal duca di Genova e dai suoi aiutanti

di campo, impavido stava attendendo il fine di quel lut tuoso dramma : pochi ufficiali aiutanti di campo od ad detti ai generali che arringati da Robillant Maurizio tenevansi seco lui nella sala attigua colle spade snudate, erano la sola difesa ch'egli opporre potesse a quell'orda

rabbiosa, e forse queste già abbominevoli pagine di storia italiana avrebbero a registrare più atroci delitti , se ad Al fonso Lamarmora ed a Torelli non fosse riuscito , eva

dendosi per il balcone , di andar a cercare soldati ( 1 ) . Massimo era il fermento che regnava fra le truppe :

collocate sui baluardi pronte a respingere gli assalti del nemico, che, per essere spirato il tempo utile all'accet tazione della convenzione , potevan venir ripresi da un ( 1 ) La storia deve ricordare il nome del sergente Orengo dei Bersaglieri, che trattenuto all'ospedale da ferita ricevuta il giorno prima, appena seppe il suo re in pericolo , abbandonate le coltri , corse difilato al palazzo Greppi per difenderlo .


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momento all'altro, eşse avevano sentore non ben chiaro di quanto passavasi in cillà : ma le reduci corvées dei viveri avendo narrato quanto accadeva ed il pericolo

corso dal re, gli ufficiali delle Guardie primi, poi quei di Savoia e de' varii altri corpi, ragunatisi protestavano ai generali di voler accorrere a sottrarre il loro sovrano

dall'ignobil prigionia in cui pretendeva tenerlo una vil plebaglia ; una collisione fra esercito e popolo sembrava ormai inevitabile : per buona ventura Bava , che attra verso a mille rischi aveva trovato modo di raggiungere le truppe, perveniva coll'autorità del grado a frenare la loro indegnazione, e rammentando loro i legami della disciplina , a trallenerle al posto dell'onore in faccia al nemico : il quale potuto avrebbe approfittare delle no stre discordie per tentar un colpo di mano sulla città . Affidata quindi la sorveglianza contro gli assalti esterni al duca di Savoia , Bava rivolgeva nuovamente i passi al palazzo Greppi per vedere di estrarne il re, quando gli venne fatto di imbattersi in una grossa schiera di soldati che , rischiarata e preceduta da fiaccole, veniva alla sua volta . Era un battaglione delle Guardie che accorso con una compagnia di Bersaglieri, dissipata in un attimo quella latrante turba, aveva raccolto il re che ora pede stremente col figlio ai fianchi avviavasi sui bastioni in

mezzo ai suoi soldati ! Riparava allora Carlo Alberto al

l'alloggio di Bava nel collegio Calchi Taegi, e posto quivi a parte quel generale come la deputazione suddetta avesse segnala la convenzione col maresciallo, colla condizione che ai cittadini fosse dato tempo ad evacuare la ciltà sino alle 8 ore vespertine del giorno 6, ordinavagli in

dilatamente di avviare le truppe verso il Ticino . Segnatasi la capitolazione di Milano anche dal gene


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rale Salasco ( V. Documento no 11 ) , impartiti pronta mente gli ordini analoghi alla partenza, alle 2 dopo la mezzanotte Carlo Alberto, uscito dal collegio Taegi con Bava e con quella stessa scorta che strappato lo aveva alla furibonda plebe, avviavasi verso porta Vercellina , ove giunto gli fu forza indugiare sino a che si riuscisse a spegnere il fuoco che da alcuni mnalevoli appiccato alle barricate minacciava incendiar le cariche dell'arti

glieria, e sino a che si fossero dissipati i crocchi di furenti

cittadini e villici , i quali pretendevano impedir l'uscita al re : dopo la regia comitiva , tristi e col cuore esulce rato , sfilarono i soldati dei varii corpi sdegnati al ve dere l'infelice loro monarca , il quale se dimostrato si era alla prova inetto guidatore d'eserciti , aveva prode

mente combaltuto una guerra nazionale, esponendo se ed i figli a gravissimi rischii , costretto a lasciare quasi in sembianza di fuggiasco ed in mezzo alle impreca zioni ed alle bestemmie quella città , per salvar la quale aveva posto in forse la propria corona e l'esistenza stessa degli antichi dominii della sua stirpe. Agli insulti fatti

al monarca , che già altamente ferivano l'amor proprio dell'esercito piemontese, che in lui vedeva oltraggiata tutta l'armata non solo , ma l'intera nazione , alcuni tristi e vilissimi sicarii , appostati dietro i muri dei giardini od alle finestre delle case , venncro ad aggiungere il colmo sparando contro i poveri soldati , non d'altro rei che di aver valorosamente combattuto sotto capi ine sperti; ed io stesso che scrivo , mentre l'esercito sfilava sulla strada di circonvallazione compresa fra le porte

Ticinese e Vercellina , vidi un zappatore del 5o di fan

feria ed un artigliere colpiti entrambi nelle gambe da palla di moschetto !


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Tali atti , non so s'io mi dica più di insania che di barbarie, versarono nell'animo del soldato piemontese un forte lievito d'ira verso i Lombardi , che generò po

scia nella successiva guerra amarissimi frutti , ed a di struggere i malefici influssi del quale non saranno suf ficienti lunghi e lunghi anni . Affrettiamoci però a dire che quegli sciagurati che volgevan le armi contro i fra telli piemontesi, non erano nė Milanesi , nė Italiani , ma infame bordaglia senza patria, venduta all'oro austriaco o ligia al volere di iniqui sellarii disdoro di Italia ; ed havvi anzi un autore che assevera esserne stati arrestati tre, di

cui due genovesi ed uno toscano . Deploriamo adunque simili patrie vergogne, ma guardiamoci dal confondere

le azioni di uomini perduti , di cui pur troppo l'umanità rigurgita in ogni parte del mondo, col sentimento che informava la immensa maggioranza della popolazione . Per lo contrario la storia notar deve , ad onore dei

soldati piemontesi, che in mezzo a tanto pazzo ſurore, in compenso di si nera ingratiludine, non uno di essi trascorse ad atti di vendetta : adirati si , ma silenziosi e

col disprezzo nello sguardo sfilavano i valorosi figli del Piemonte, come si addiceva ad uomini che avevano la

coscienza d'aver fatto il proprio dovere; e più d'uno fra

loro fu visto farsi puntello al vecchio cadente , alla gio vine donna che tremanti e con lagrimoso ciglio aspor tando poche suppellettili fuggivano l'ira croata ; su più di un petto dell'insidiato soldato piemontese dormiva un bimbo, che le deboli braccia materne sorregger non

potevano ! ed io vidi più d'un pargolo, ignaro della pa tria sciagura , palpar scherzando colle mani infantili l'abbronzata faccia del calunniato soldato ! Erano scene insomma commoventi e dolorose al tempo stesso ; scene


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da schiantare il cuore ai più induriti : e chi potè senza lagrime mirare il dolore di quell'intera popolazione, chi poté vedere quella turba di vecchi, di donne emigranti senza prorompere al pianto , quegli non ha cuore ! Alle 6 matlutine del sesto giorno d'agosto più non rimanevan in Milano che il battaglione di Pinerolo inca ricato della consegna della porta Romana e quei feriti che per la gravità delle percosse non avevan potuto es sere trasportati; più di 60,000 abitanti abbandonato avevano la patria diletta : per le deserte vie più non vedevi che sinistre faccie che già speculavano sulle sven ture altrui per abbandonarsi alla rapina, ai latrocinii : ond'è che il podestà, sebbene l'ora dell'occupazione te desca fissata fosse a mezzodi , portatosi ripetutamente dal maresciallo lo induceva a venir colle sue truppe a

lutelare l'ordine pubblico e le proprietà cittadine. Alle 10 ore pertanto, fatte rimuovere le barricate che chiu

devano il passo alle schiere , Radetzky , alla testa della

vanguardia del corpo di D'Aspre, entrava in Milano : e preso possesso delle porte, il secondo corpo recavasi ad occupare la parte meridionale della città , il primo la settentrionale , e pochi momenti dopo sulle guglie di Milano riappariva l'augel bicipite ! Alla vista di quei detestati colori , Piemontesi e Lom bardi sentirono una mortal stretta al cuore : ma invece

di picchiarsi il petto e di coprir di cenere il capo , in vece di far ammenda dei comuni errori , piangendo sulle fatali discordie loro che ribadito avevano le catene della

madre, coll'animo pieno di fiele attesero a dilaniarsi a vicenda : l'accusa di tradimento venne lanciata con nuova

violenza sopra le persone le più intemerate : predicata la rivolta ai soldati ; la stampa fatta arma terribile alle


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più sfrontate, alle più assurde accuse. Una profluvie di articoli di giornali, di libelli infamatorii vennero in luce ; e uomini onorandi e benemeriti della patria , tra viati dalla passione, dal dolore di rivedere serva la pa tria , non arrossirono di ricorrere a simili mezzi.

Quali e quanti siano stati gli errori del re , già da me si disse : aggiungerò ora che fra i suoi seguaci vi eran varii che vedevano di mal occhio le popolari fran chigie, e molti più , che prodi della persona ma tementi per il Piemonte , avevan sempre riputato audacia ine scusabile il scender a guerra con una potenza cosi for midabile come l'Austria : gli uni e gli altri osato non avevano parlare nei giorni fausti; ma ora che la sorte delle arnii era a Savoia funesta , essi certamente par larono e consigliarono l'abbandono di Milano e l'armi

stizio : dirò di più , vi furon capi di corpo che con bia simevole tracotanza úsarono parole di scherno verso il tricolor vessillo , ed osarono parlare di abbandonar

Milano senza superiore autorizzazione : e questi certa mente peccarono, ed io meraviglio di vederli tullora in auge ; forse i propositi da loro tenuti non si seppero o si vollero considerare, quali erano in effetto , espres sione del disgusto generato dall'apatia delle popolazioni lombarde; ed in ciò non eran soli , poichè sotto la data delli 29 luglio trovo che lord Abercromby, non certa mente ostile alle italiane libertà , scrivendo a lord Pal

merston , parlando della popolazione lombarda , diceva doversi pur ammettere aver essa spiegato poco entu siasmo per la causa (1 ) . Tuttavia errarono , e gravemente errarono quelli ufficiali ed ancor più quelli collocati in (1) It must after all be admitted, they have shown but rery trifl. ing enthusiasm or public spirit in the cause .


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grado cospicuo , che invece di raffermar la disciplina ,

di incorar le genti a star salde nei giorni della sventura , seminarono per lo contrario la sfiducia e la discordia : ma da ciò ad un tradimento premeditato havvi un forte , un immenso divario . Quanto all'intenzione imputata al re di aver dapprima preconcetta l'idea di sacrificar Mi lano e la Lombardia , quest'accusa cade da se ove si rifletta che se questa fosse stata la vera sua intenzione , egli non aveva che a ritirarsi a Piacenza ; di dove , mi nacciando il fianco dell'esercito del maresciallo , avrebbe a vantaggiosi patti potuto trattare dell'abbandono della Lombardia ; a qual pro dunque venire ad affrontar la morte sotto Milano , esporre l'esercito ad intera ruina e rendere se non impossibile , difficilissima almeno la ritirata e non eseguibile senza immensi sagriſizii? Chiun que pertanto che dotato sia del senno più dozzinale dovrà di leggieri convincersi che Carlo Alberto, venendo a Milano , cedeva ad uno di quegli impulsi non rari nel suo carattere , degni di ammirazione nei secoli cavalle

reschi del medio evo, ma che fan sorridere di pietà i moderni strategici. L'esercito regio posatosi in quel giorno stesso a Ma genta , ad Abbiategrasso, a Rho, a Cisliano e negli altri luoghi circonvicini , varcato all'indomani il Ticino , re

stituivasi negli antichi dominii sabaudi. Al giorno 9 poi Salasco , venuto in Milano , segnava col generale Hess un armistizio duraturo sei settimane, e che doveva ser vire di base ai negoziati per la pace (Vedi Documento no 12), venir prolungato ove d'uopo di comune accordo, ovvero essere denunziato otto giorni prima da una delle

dụe parti . Lamentarono i detrattori di Carlo Alberto , non senza qualche ragione, che la sorte dei corpi loma


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

bardi ed altri non fosse in quell'armistizio abbastanza tutelata : e certo era dovere della sarda corona di non lasciare un ben che menomo dubbio sull'avvenire di

quei generosi che impugnato avevan le armi per la causa comune : tuttavia si può osservare che il permesso

dato a chiunque di seguir l'esercito piemontese com prendeva , senza distinzione alcuna, anche i militari, e che in fatto poi le guernigioni di Rocca d'Anfo e di Osopo ed i corpi volontarii furono dai Tedeschi lasciati andare liberamente , non solo in Piemonte, ma ben anco in Venezia ancor resistente .

La resa di Milano non pose immediato fine alle osti

lità , le quali, come dirò in fin del capitolo , durarono ancora per parte dei corpi di partigiani e dei presidii dei luoghi forti contro l'Austriaco ; tuttavia la prima campagna era e risguardar si deve come terminata dopo quell'alto. Feconda di fazioni di guerra , se essa non fu felice per le armi italiane , come tutto da principio pre sagir faceva, essa non fu però ingloriosa nè per l'eser

cito piemontese chiamato a rappresentarvi la principal parte, nè pei corpi ausiliarii, molti dei quali prestarono valido aiuto : e generalmente si può dire che in tutti gli scontri il soldato italiano si dimostró superiore in va lore all’austriaco , il quale però lo sopravvanzava in di sciplina . Tuttavia questo difetto dell'esercito piemontese anzichè essere ad esso inerente , venne generato dalla

soverchia debolezza dei capi e dalle crudeli privazioni a cui andò soggetto : e tutto porta a credere che se lo stesso senno che reggeva strategicamente ed ammini

strativamente le schiere imperiali , presieduto avesse alle truppe italiane, la vittoria sarebbe stata per loro . Le vere cause pertanto della perdita della Lombardia e


CAPITOLO IV .

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della campagna furono i niuni talenti militari del re , la

sua indecisione a seguir i consigli, talvolta buoni, di qualche suo luogotenente : l'inerzia del popolo lombardo

ed il pessimo indirizzo dato agli apparecchi si ammini strativi che militari dall’inettissimo governo provvisorio , Prima di chiudere la narrazione della campagna del 1848, ragion vuole ch'io dica ciò che avvenne dei corpi i quali al momento che Milano ricadeva sotto il giogo straniero erano separati dall'esercito regio . E comin

ciando a discorrere della prima divisione, che ultima si disgiunse dal grosso dell'esercito , dirò come Somma

riva, pervenuto a Piacenza senza essere dal nemico in quietato, uniformandosi ad un ordine di Bava ricevuto strada facendo per mano del duca di Dino , si ponesse solto gli ordini del generale di Bricherasio, comandante

generale delle regie truppe nel ducato piacentino . Aveva Bricherasio sotto i suoi ordini 1,200 Toscani, spediti

ivi da Bava solto gli ordini di De Laugier sin dal 30

luglio , alcune migliaia di soldati di ogni corpo prove nienti dal campo , uomini sfiduciati che abbandonato avevano i loro corpi pendente la ritirata , e fra i quali Alessandro Lamarmora, non ancor pienamente risanato dalla gloriosa ferita ricevuta a Goito , faceva ogni sforzo

per introdurre qualche ordine ; più il battaglione dei Cacciatori franchi ivi giunto dalla scorta dei prigionieri ; tutta questa gente, riunita alla prima divisione, formava circa 10,000 uomini, coi quali Bricherasio sulle prime parve disposto a difendere Piacenza , facendo erigere ed occupare dai Toscani due batterie dietro l'arginatura della riva destra del Po a scopo di proteggere il varco

del ponte , che venne disfatto appena la prima divi sione ebbe passato il fiume; e Racchia , generale del


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Genio, venuto con alcuni ufficiali d'artiglieria e del Ge nio , aveva poi date le indicazioni opportune ad una

buona difesa : per la quale però abbisognavano 15,000 uomini almeno; ora la forza della truppa, oltre ad essere inferiore a quel numero, era poi anche mal in arnese : privi di cavalli i dragoni , pochi o niuni i cannonieri, alla cui mancanza mal s'era cercato di supplire con quei

soldati del Corpo franco che già servito avevan in quel l'arına ; sfiduciati poi ufficiali e soldati al punto che non pochi dei primi permettevansi di abbandonare Piacenza

per condursi isolati ed in vettura nell'interno del regno : arroge che alla prima divisione, postasi in marcia per Stradella , veniva dal quartier generale ordinato di con dursi per la sponda destra del Ticino a Pavia per col legarsi , potendolo , col grosso dell'esercito , allora a Mi lano ; tutte queste circostanze facevano che, se Thurn assalito avesse , eravi poca probabilità che Piacenza avesse potuto resistere come era stato deciso in un con siglio di guerra, in cui Alessandro Lamarmora e Lions , capitano dei bersaglieri , furono i principali sostenitori dell'opportunità della difesa ; la quale, ove pure sortito

non avesse buon esilo , avrebbe per lo meno salvato l'onore delle armi: ma Thurn si tenne tranquillo sulla

sinistra , e le cose dei regii avendo poi precipitato , Bri cherasio , appena seppe delle prime trattative , accordo ai Toscani di avviarsi per Parma e Lucca ver la patria loro : ed essendo poscia fatto noto l'armistizio segnato il giorno 9, quel generale piemontese , diretti prima sopra Alessandria l'immensa quantità di feriti od ammalati e tutto il materiale di guerra, segnava una capitolazione

militare, per cui Piacenza , colla sua militare periferia, sgombrata dai Piemontesi nel giorno 14, venne ceduta


CAPITOLO IV .

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agli Austriaci; ritiraronsi allora le regie autorità si ci vili che militari a Castel San Giovanni sul Piacentino ,

e le truppe furono accantonale verso Stradella.

Pochi giorni dopo giungevano in Piemonte i corpi volontarii che combattuto avevano sotto Durando al To nale . Rafforzati da un battaglione di volontarii toscani, dalla legione lombarda comandata dal maggior Borra e

da due compagnie di Italo-Franchi , le truppe di quel generale sommavano, in fin di luglio , a 5,000 uomini con 8 cannoni. Privi di molte cose occorrenti a guer

reggiare , avevano questi corpi dovuto limitarsi nei due mesi di giugno e luglio a poche avvisaglie coi nemici, ed a lottare con non comune costanza contro privazioni d'ogni genere, riuscendo a gran stento Durando a man tenere la disciplina fra quelle truppe collettizie e sco rate dallo stato d'obblio in cui parevan lasciate . Ora però, rinforzato da quelle nuove schiere, già stava il generale vagheggiando qualche ardita impresa sopra Trento , quando alli 25 luglio gli pervenivano voci vaghe di di sastri toccali dall'esercito piemontese, e ben losto veniva

a conoscere come l'abbandono delle posizioni della Corona e di Rivoli per parte dei regii gli togliesse ogni communicazione colle truppe collocate ad oriente del

lago di Garda. Pochi giorni dopo, tanto dal governo di Milano quanto dal quartier generale del re , pervenen dogli calde raccomandazioni di vegliare sopra Brescia, Durando , munita con 300 uomini del battaglione di Trolli, composto tutto di antiche guardie di finanza, la Rocca d’Anfo, e lasciata una semplice vanguardia a Ve stone, ripiegava li 29 le sue genti dietro il torrente Nozza , affluente di destra del Chiese , occupando una linea che, dandu la estrema sinistra a Brozzo , correva


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

per Nozza , Vobarno e Salò alla sponda occidentale del lago, e serbandosi per tal modo libera la ritirata sopra Peschiera , ovvero sopra Brescia per la Val Trompia , seguendo la strada che per Brozzo e Sarezzo conduce lungo il Mella a quella volta . Nello scopo però di raf

fermar la disciplina e di ridestare nelle scorate sue gio vani bande l'ardore delle battaglie, egli immaginava di

eseguire nei giorni 6 e 7 agosto due mosse offensive. La prima aveva per scopo di sloggiare un corpo di Au striaci venuto a posarsi a monte Censo : tentata da

Thannberg colla sua legione, e secondata da una sortita del presidio di Rocca d’Anfo, essa ebbe pieno successo ; e gli Austriaci , sgombrando affatto tutto il paese gia cente alla sinistra del torrente Caffaro , si ritrassero sulla destra di esso, occupando solo con una vanguardia Bagolino . L'altra , di maggior momento, tendeva a ria prire le communicazioni interrotte con Peschiera, difesa

dal generale piemontese Federici contro Haynau che la assediava con 5,000 circa uomini . A tale oggetto Du rando, formato colle legioni Borra e Manara e colla Po lacca un distaccamento di 1,500 uomini , ed affidatone

il comando a Kamiensky capo della terza ed ufficiale

esperto ed ardimentoso , imponevagli di spingersi alle spalle degli assedianti . Partito Kamiensky da Gavardo imbattevasi negli avamposti nemici a Carzago, e respin tili ed inseguitili sino a Lonalo obbligavali ad evacuar

quella terra : oltrepassato quindi di due miglia quel luogo , egli disponevasi a ripiegarsi per Desenzano sopra Salò , come eragli stato dal suo capo imposto , quando era sopraggiunto dall'austriaco colonnello Favancourt, postosi sulle sue traccie con 2,000 uomini ed alcuni

pezzi . Schierava prontamente a battaglia Kamiensky i


CAPITOLO IV .

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syoi 1,500, ed assunto ei stesso il comando dell'ala de stra , gettavasi coi suoi valorosi Polacchi a baionetta spia nata sopra i Tedeschi, e virilmente secondato da Borra, che ebbe in tal giorno morto sotto il cavallo, e dal prode

e giovane Manara , egli mantenevasi con onore contro il nemico, superiore in forza : quando una palla di mo schetto venuta essendo a ferirlo nell'inguine , dovette ritirarsi dal campo di battaglia ; ed i suoi soldati allora , privi della sua esperienza , cominciarono a piegare, però in buon ordine, verso Lonato, di dove si ritrassero po

scia a Gavardo dopo aver cagionate al nemico perdite almeno eguali alle loro . All'indomani Durando, informato della tregua , furiera dell'armistizio di Milano , e replicatamente sollecitato da più giorni da Griffini di portarsi a Breseia, abbandonate le gole alpestri , riducevasi in quella città li 12. Credeva

egli di ivi trovar Griffini, ma invece venne informato come quel generale, dopo essersi abboccato col colon nello Cossalo, capitalo ivi nella sua gila a Peschiera per ordiparne la resa agli Austriaci, si fosse posto in via colle sue genti alla volta del lago d'Iseo, nello scopo di ri dursi con esse in Svizzera : strana risoluzione, se vuolsi,

ma cagionata dai termini enigmatici impiegati nell'ar mistizio circa alla sorte dei corpi lombardi, ed i quali non erano tali da rassicurare uomini per la maggior parte disertori dalle austriache handiere. Venuto adunque Griffini a Marone , per Breno ed Edolo si condusse in Svizzera colle schiere menomate in gran parte dalla di serzione, ma accresciute dal corpo bresciano di Berretta che a lui riunito si era : di dove poi calarono più tardi in Piemonte .

Abbracciarono pure il partito di ridursi in Svizzera i VOL . III . – 44

PINELLI, Storia ecc .


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corpi volontarii che sotto D'Apice vegliavano alla cu stodia dei passi dello Stelvio e del Tonale : ſecero essi qualche sforzo per ricongiungersi con Garibaldi che, come dirò fra breve, tenne ancor per poco alta la ban diera tricolore nelle pendici del Varesotto ; ma impediti di ciò eseguire dagli scorridori nemici , essi o si sban darono o riunironsi a Griffini in Svizzera .

Durando, per lo contrario , resistendo con mirabile

costanza alle suggestioni di Cernuschi, che voleva indi rizzare lui pure colle sue genti verso Garibaldi, vedu

tosi isolato per la partenza di Griffini, sul quale calco lato aveva per un mutuo appoggio , fatto valicare il Mella ai bagagli ed alle sue truppe e collocatili ad Iseo e ad Adro, sen venne col suo capo di stato -maggiore Monti a Brescia, ed informato ivi del tenore dell'armistizio delli 9, ordinò la resa agli Austriaci di Rocca d’Anfo ; por

tatosi quindi li 13 ad Adro , e dissuadendo li suoi se guaci dal manifestato desiderio di recarsi in Svizzera , abbracciava la risoluzione di spingersi con tutta la sua truppa sopra Bergamo: ove la sua vanguardia , com posta del corpo di Borra e di Manara , e comandata da Monti , giunse quasi contemporaneamente a quella del

l'austriaco generale Carlo Schwartzenberg, incaricato di ridurre a devozione colla propria brigata le città poste alle spalle dell'esercito del maresciallo ; pareva immi

nente un combattimento, per cui Monti (1 ), avveduto ed (1) Fra i molti Bresciani che virilinente pugnarono a pro della li bertà merita uno dei primi luoghi Alessandro Monti . Trallo dal l'amor di gloria , egli entrava nell'esercito austriaco, e notato per

intelligenza a 28 anni era capitano di cavalleria nel reggimento Hohenzollern: nel 1847 però , presentendo la vicina lotta fra le due razze , chiese ed ottenne il suo congedo, ed appena scoppiarono


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intelligente ufficiale , affrettavasi ad occupare la parte superiore della città : locchè vedendo l'Austriaco , che non trovavasi a capo di forze tali che bastassero a farlo i lorbidi Brescia lo vide duce de' suoi concittadini contro Schwart

zenberg. Acclamalo generale comandante le forze bresciane , egli ebbe la modestia pochi dopo di cedere il comando dei volon tarii ad Allemandi e di acconciarsi solto lui come maggiore. Fece tutta la campagna del 1848 qual capo di stato-niaggiore di Gia como Durando, dando in molte occasioni prove di arditezza e di . valore. Durante l'armistizio ſu incaricato d'una missione presso

Kossuth, che adempiè fedelmente, dopo aver incorso mille peri coli ed esser caduto nelle mani dei Serbi e dei Russi. Formò in Ungheria una legione italiana , a capo della quale sostenne con decoro l'onore delle armi italiane al fatto di Turch - Kanissa li

4 agosto, e segnatamente alla battaglia di Seghedino, nella quale poslosi a capo degli usseri ungari, protesse la ritirata . Alla disa strosa battaglia di Temesvar , posto nuovamente al retroguardo, salvò colla legione una batteria caduta in potere del pemico; falto per cui venne decorato ; ma qui ebbero fine le sue gesta guer riere avendo quella fatale giornata deciso del destino dei nobili Magiari .

Rientrato in Turchia coi suoi legionarii, ospitato liberalmente dalla Porta ottomana , egli era fallo condurre in un col suo drap

pello a Cagliari, ove dopo aver sperato invano di far accogliere nelle file dell'esercito i suoi collega , e forse troppo suscettibile per accettare un grado inferiore a quello di colonnello che s'era gua dagnato , dovette poscia piegarsi ad accettare un impiego ammini strativo , in cui la morte lo colse nella verde età di 36 anni, con immenso dolore di tutti gli amici di lui e d'Italia . Forse ebbe torto Mopti di non accettare il grado di tenente - colonnello che gli si offeriva, essendo i meriti e non l'elevatezza del grado che ono rano il guerriero : ma questo si può dire , che il governo piemon tese , il quale conservò i gradi guadagnati con tanta facilità a chi poltri in Milano sotto pretesto di organizzar batterie o bailaglioni, avrebbe potuto confermare quello di Alessandro Monti, guada gnato sul campo di battaglia ed attraverso a mille pericoli corsi per amore d’lialia e per commissione di re Carlo Alberto .


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certo della vittoria, pensò prestare facile orecchio alle proposizioni di Durando, in forza delle quali venne con cesso a questi di attraversare tranquillamenle cogli onori della guerra il piano lombardo e di ridursi dietro il Ticino. Partirono per conseguenza gli Italiani li 14 da

Bergamo, e dopo molte e varie peripezie cagionate dalle istigazioni degli agenti mazziniani per far diser tare la truppa , e da manifestazioni di simpatia degli abitanti che ingelosivano le autorità austriache , pas sando per Monza , Legnago e Gallarate giunsero Du rando ed i suoi a Sesto Calende li 19, ed ivi attraversato

il fiume, si ridussero all'indomani ad Oleggio , sul ter ritorio piemontese. Il cannone frattanto tuonava ancora sotto Peschiera, poichè appena Radetzky ebbe decretato di portarsi oltre il Mincio con l'esercito , Haynau , accorso ad assumere il comando del terzo corpo, stringeva con esso d'assedio la piazza sopra ambo le rive ; ed avvantaggiandosi della prossimità di Verona , ne traeva celeremente grossi pezzi d'assedio che lo ponevano in caso di fare il giorno 9 l'intima alla piazza : la quale avendo , come di ragione , risposto negativamente, le batterie austriache comincia rono in quel giorno stesso a fulminare con 32 pezzi di grosso calibro i due forti Mandella e Salvi , scavalcan

dovi aloune artiglierie piemontesi. Stava in Peschiera Federici tenente-generale con 400

artiglieri comandati da Actis colonnello , con due com pagnie di zappatori del Genio e col quarto reggimento

provvisorio comandato dal colonnello Delfino. Avevano gli assediati eseguito nei di precedenti due sortite, una verso Cavalcaselle nello scopo, ottenuto, di procacciarsi

paglia ; l'altra verso l'osteria del Papa sullo stradale


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di Brescia per procacciarsi foraggi: la quale ebbe però risultato poco felice, perché il battaglione dell'11°, CO mandato dal tenente -colonnello Fantoni , assalito da im

ponenti forze nemiche , tanto di fanteria che di caval leria , dovette precipitosamente tirarsi addietro , dando però esimie prove di valore un Tiragallo capitano , il quale rimasto quasi solo al retroguardo, dato di piglio ad uno schioppo, da destró tiratore qual era, uccideva di propria mano coi ben aggiustati tiri 6 nemici sol dati . Ma ingrossate poi le schiere tedesche attorno ai bastioni, venne preclusa ogni via , e solo colle artiglierie continuossi la guerra , la quale durò ventiquattro ore

senza interruzione, rispondendo con mirabile gagliardia gli assediati al fuoco nemico che, per essere superiore, causava gravissimi danni ; specialmente nel mattino del giorno 10 , in cui alcune granate cadute essendo in un vasto deposito di bombe e granate della piazza , queste incendiandosi subitaneamente, squarciarono il fianco di

un bastione , su cui gli assediatori non furono lenti a concentrare poi eziandio il loro fuoco per impedire ai Piemontesi di riparare le avarie : similmente andavano in ruine un nagazzeno d'artiglieria, una poco solida caserma e varie case degli abitatori; combattevasi adun

que con valore, ma con svantaggio per parte dei regii: tuttavia eglino fecero buona prova , perché quando alle 6 vespertine del 10 Haynau informava il governatore del segnato armistizio sotto Milano, Federici rispondeva non avrebbe resa Peschiera se non quando gli venisse dal suo re per iscritto ordinato : Haynau allora, invece di onorare il valore del nemico limitandosi a bloccar la

piazza e risparmiando cosi danni immensi ai miseri

cittadini , ricominciò a tempestare con 52 bocche da


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fuoco; atto degno invero di un Haynau , assai più celebre per l'immane ferocia che per belliche imprese. Gli scrit tori austriaci o tacquero questa infrazione delle leggi militari , o cercarono scusarla dicendo aver essi creduto che la tregua riguardasse solo i due eserciti principali : più prudenti furono i primi che i secondi , i quali poi vollero darsi pena assai inutile nel purgar dalla laccia di barbarie Haynau , poichè tanto varrebbe negare la natura non mai satolla di sangue della tigre ircana o della iena dell’Affrica. Ma essendo alfin giunto li 12 il colonnello Cossato coll'ordine della consegna della piazza , i Piemontesi, uscitine cogli onori della guerra , abban donarono Peschiera e l'iminenso parco di assedio , il quale doveva poi , a termini della convenzione, venir rinviato in Piemonte ; ma il governatore nella sua sover chia e biasimevole sollecitudine di restituirsi al di qua

dei confini avendo alquanto leggiermente stipulato que sta condizione, gli Austriaci ne trassero pretesto poi per ritenerne quella parte che ancor non era stata restituita.

Ad ogni modo non le armi austriache riconquistarono Peschiera , ma essa ritornò in lor potere per forza di un armistizio generale fra i due eserciti belligeranti. Ultimo ad abbandonar la lotta in campo aperto contro lo straniero fu Garibaldi . Venuto egli in Milano , era stato

preposto da quel governo al comando dei corpi franchi, e mandato quindi con essi sopra Bergamo appena s'eb

bero le prime notizie dei disastri dei regii: ma giunto appena a Cassano, ed udito come fosse imminente una

gran battaglia solto le mura stesse di Milano, i cui cit tadini parevano decisi a salda difesa , Garibaldi , avido di misurarsi coll'Austriaco, rifatto il cammino accorreva a quella volta ; se non che accostatosi nel pomeriggio


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del giorno 5 a Monza , e saputala occupata dal maggiore austriaco Huyn mandatovi dal maresciallo con 3 squa

droni leggieri , 2 compagnie granatieri e 50 gendarmi ad impossessarsi del tesoro della corona ferrea , egli pensando forse che quelle deboli forze fossero vanguar dia di più ragguardevole schiera, pensò ritirarsi a Como e quindi a Varese. Ivi giunto , la sua colonna , che prima

oltrepassava i 4,000, si trovò ridotta a poco più di 2,000; molti avendo defezionato lungo la marcia o per porsi

in salvo in Elvezia o per rientrare pacificamente alle case loro : tuttavia Garibaldi, gridato dai Mazziniani ge

neralissimo dell'armata del popolo , esaltato dal prepo tente amore d'Italia e dall'odio intenso verso gli Austriaci , emanava un proclama , nel quale dopo avere, seguendo l'andazzo del tempo, chiamato traditore Carlo Alberto e rifiutato l'armistizio, dichiarava di voler iniziare la guerra del popolo contro lo straniero : e condottosi poi per Ca stelletto da Varese ad Arona, riusciva li 14 ad impadro nirsi ivi dei due piroscafi addetti al servizio del lago, il Verbano ed il San Carlo , e posti i suoi uomini sopra certe barcaccie tolte a rimorchio dai due battelli, venne

li 16 ad afferrar il lido a Luino, ed ivi respinto un de bole distaccamento austriaco che tentava impedirgli lo sbarco, innoltravasi poscia sino ad Arcisate nello scopo di avvicinarsi al confine del Mendrisiotto per avere cosi in ogni peggior evento una sicura ritirata nel cantone Ticinese, e sperando intanto di poter in quelle monta

gnose regioni dar principio alla guerra per bande , la sola in cui egli versato fosse. Ma opponevansi alle sue viste non solo le preponde ranti forze nemiche, ma eziandio lo spirito degli abi tatori , i quali atlerriti dall'udire Lombardia ritornata


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sotto l'artiglio dell'aquila imperiale , non erano per nulla disposti ad attirarsi l'ira radetzkiana col favorirlo di vet tovaglie, che solo concedevangli previa dichiarazione di cedere alla forza : da questa circostanza trassero i de trattori di quel valoroso cagione di incolparlo di rapine tanto sul suolo lombardo che piemontese: ma è ormai constatato che tanto in un territorio quanto nell'altro, egli limitossi a quelle tolte che il sostentamento delle sue genti rendeva indispensabili. Difficili pertanto erano le condizioni in cui versava

quel partigiano , e tutto porta a credere che egli non avrebbe potuto sostenersi a lungo in quelle regioni: tuttavia Radetzky , inquieto di quel turbine che andava condensandosi alle spalle e non volendo lasciarlo sover chiamente ingrossare , commetteva a D'Aspre di pron

tamente dissiparlo. Postosi quel generale sulle traccia di Garibaldi coll'intero secondo corpo , divideva le sue brigate in varie colonne che avanzando da Cavirate, da

Ternate , da Gallarate e da Como, pervennero a rinser rare la schiera italiana come in un cerchio : Garibaldi

allora vedutosi attorniato da forze decuple , ridottosi li 26 a Morazzone con 1,500 uomini al più , prepara vasi a far ivi disperata resistenza , lusingandosi tuttavolta di avere ancora la ritirata libera verso il Canton Ticino .

Digiuni ed affranti dalle continuee lunghe marcie erano i suoi seguaci , e credendosi ivi per poco almeno al co perto da ogni nemico assalto, attendevano a ristorar le forze col cibo e col riposo, quand'ecco apparire quasi

improvvisa , al favore delle foltissime piante e dalla parte di Varese, di dove meno si sospettavano le sorprese , la brigata Simbschen con una batteria ed uno squadrone

di ulani: trasognati a questo repentino attacco piega -


CAPITOLO IV .

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rono dapprima in disordine gli Italiani: però un loro posto collocato nel cimitero riuscito essendo a contenere

alquanto l'irrompente nemico, i legionarii riordinatisi e ricondotti alla pugna dall'intrepido lor condottiero, non solo costrinsero il nemico a prontamente sgombrar dalla terra che aveva trovato modo di parzialmente occupare, ma inseguironlo ben anco colle baionette nelle reni sino a Bizzozero , cagionandogli gravissime perdite ; nė ivi avrebbero posto essi fine all'inseguimento , se a sostegno di Simbschen accorso non fosse coll'intera sua brigata Edmondo Schwartzenberg, che entrato in linea sostenne l'urto di Garibaldi . Il quale allora vedendo già alta la notte e ragionevolmente prevedendo che all'indomani sarebbe stato assalito e forse circuito da forže sopron

numerevoli, trattosi tacitamente addietro , rientrava in

Murazzone, di dove partiva alle 10 di sera alla volta di Luvino cercando di riguadagnar il lago : riusciva egli nell'intento con buona parte dei suoi ; ma la retroguar dia , forte di 500 uomini , ritardata in quell'oscurità dalle

barricate che cingevan la terra, trovatasi all'albeggiare disgiunta dalla colonna principale per lungo tratto di cammino, e lontana mezzo miglio solo da Murazzone, venuta in timore di essere schiacciata dal nemico, mal grado le esortazioni dei suoi ufficiali volle disciogliersi , ed il cattivo esempio essendo in breve imitato dagli altri, il povero generalissimo, trovatosi tutto ad un tratto senza soldati , dovette smettere ogni pensiero di protrarre le ostilità e riparare in Svizzera coi pochi ed antichi com pagni che seguito lo avevano dalle Americhe. Con questo fatto ebbero tregua per allora le ostilità

nell'Italia superiore, poichè sebbene Venezia , rovesciato

il governo regio ed erettasi nuovamente a repubblica,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

come più diffusamente verrà narrato , con magnanimo

rifiuto di aderire all'armistizio, dichiarasse di voler per durare nella guerra contro l'Austria , tuttavia gli Au striaci , dopo aver inutilmente gettate alcune bombe e

granate nei forti di Marghera e di Manin nel giorno 10, riconosciuta la superiorità di calibro dei veneli cannoni che loro offesero 40 uomini circa , e vedendosi troppo deboli per allora per intraprendere un assedio, limita bloccar da lungi la città delle lagune . ronsi Nè alcun seguito ebbero le scorrerie fatte da Welden

nello stato pontificio: il quale dopo aver tratla feroce vendetta degli abitatori di Sermide che tentato avevano di precludergli la via , venuto era a Bologna per ristabi lirvi l'ordine all'uso croato : ma non ne vollero sapere

de' suoi beneficii i prodi Bolognesi , i quali levatisi in armi a certe insolenze de' suoi ufficiali nel di 8 agosto , diedero agli Austriaci le buone busse, costringendoli a sgombrare dalla Montagnola, ove collocati s'erano : ed il pontefice avendo intanto con ipocrito scritto reclamato presso Radetzky per questa violazione del suo territorio , il maresciallo , voglioso di compiacere al sommo gerarca che ben sapeva in cuore propenso alla causa imperiale, disapprovata la condotta del suo luogotenenle, imposegli di rivalicare il Po; e parimenti Liechtenstein venuto a Ferrara , ebbe ordine di limitarsi alla pacifica posses sione di quella piazza . Prima del termine d'agosto pertanto le armi queta

vano ogni dove, e quantunque il vessillo tricolore sven tolasse ancora sulla rocca d'Osopo , il cui comandante Zannini con lodevol fermezza negò cedere prima del 13 ottobre, in cui trovaronsi esauste le vettovaglie ; sebbene i colori italiani ancor si agitassero sulle torri di San Marco,


CAPITOLO IV .

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e dietro il Ticino un ragguardevole esercito tuttor stesse

in armi; tuttavia la vera guerra nazionale potevasi pur troppo dire terminata , e l'Austriaco, reso ancor più in solente dalla vittoria , con sprezzante piede ricalcava le riconquistate italiane provincie .

:


CAPITOLO V. Ultime vteopde della gmorra italiana 1848.4D .

SONMARIO .

Tristi condizioni interne del Piemonte - Stato e spirito dell'eser cito Partenza della squadra sarda da Venezia Fatti d'armi in riva alla Laguna Rivoluzioni nell'Italia meridionale -

Fuga del papa e di Leopoldo di Toscana - Politica di Gioberti frustrata dagli ultra -democratici - Si denunzia l'armistizio

Errori di Chrzanowsky

Fatti d'arme della Sforzesca e di

Mortara Battaglia di Novara Abdicazione di Carlo Al berto Secondo armistizio Resistenza dei Casalesi Sol levazione di Genova Brescia Bologna Livorno An Riforme e cona - Roma Stato del Piemonte Venezia Conclusione dell'opera . condizione del suo esercito -

-

Erano appena sospese le ostilità fra i due eserciti bel

ligeranti, che le intestine discordie, le quali da buona pezza andavan pullulando nelle varie provincie, si riac

cesero con nuova violenza fra i figli di questa sventu rata italiana madre da secoli dannata ad esser testimonio

e vittima innocente della straniera cupidigia e dei fra terni dissidii. Invece di deporre gli odii, e fare comune e solenne ammenda dei reciproci errori , i varii partiti scatenaronsi a vicenda con inaudito furore l'un contro

l'altro; ed alla infelice ma almeno non ingloriosa guerra delle armi sottentrò quella men sanguinosa, ma non men feroce, delle diatribe : non più con ferro econ fuoco si die


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

morte ai corpi , ma con avvelenata penna e con tenebrose calunnie si denigrò la fama. E qui pure, come sui campi

lombardi e veneti , molte furono le diserzioni, molte le vigliaccherie: chè il coraggio civile, di gran lunga şu

periore e per avventura più raro del militare, manco esso pure agli uomini di stato italiani : e chi l'ebbe e

ne fece mostra fu il mal capitato ; poiché coloro i quali, come Pellegrino Rossi, non caddero sotto il pugnal del

sicario, dopo aver lottato a lungo contro il perfido dente della calunnia che orrendamente ne straziava la ſama, resi inabili a far il bene, dovettero ritrarsi colla morte

in cuore e dubbiosi se quelle libere teorie , che per tan

t'anni vagheggiate avevano, atte fossero a formar la fe licità dei popoli , cedettero il luogo ad uomini che, più della propria popolarità che del ben pubblico curanti, questo seppero alla prima immolare. Legato con strettissimi vincoli di sangue ed ancor più

per affetto ad uno dei membri più influenti del nuovo ministero surto in Piemonte dopo l'armistizio di Salasco,

a me non lice tessere l'elogio di lui e de'compagni ; lui , ch'io piango, un Pietro Santarosa , un Felice Merlo e un Ettore Perrone, onorati nomi , dormon sotterra, e la tarda

giustizia dei loro connazionali già li ha giudicati: ma non fia che una mal intesa modestia mi trattenga dal dire che,

impedito quel ministero dal soffocare ne' suoi primordii l'idra mazziniana che agitava le spire in varie italiane città , e specialmente in Genova , patria del suo mito , bentosto l'audace spirito di quella setta prese incremento tale , che , ponendo in repentaglio la quiete del regno e l'av venire della dinastia, allontanando dalla causa italiana

le simpatie dei liberi governi , divenne ad essa causa

mille volte più funesta degli eserciti d'Austria, inquieta


CAPITOLO V.

703

pei proprii interni mali ed a quell'epoca inclinata agli accordi . Il malefico influsso di questa selta sull'esercito piemontese e sui successivi eventi fu tale , che, sebbene volontieri io taccia in questa mia storia d'ogni considera zione , che uscendo dal dominio dell'arte militare , non riesca indispensabile all'intelligenza degli avvenimenti ,

tuttavia non parmi poter prescindere dal qui farne breve cenno : non dissimulando però, che se essa fu la pre cipua , non fu certamente la sola causa dei susseguiti rovesci .

Quale questa setta fosse e quali sciagurate imprese tentasse negli anni addietro noi già vedemmo: ed io feci pur già notare come l'italianissimo moto di Milano non

fosse per nulla opera sua : ed anzi come tutta la fa

zione repubblicana, in genere , al principio dell'insorgi mento italiano si regolasse, in apparenza almeno, con sufficiente moderazione : ond'egli è fuor d'ogni dubbio che se Carlo Alberto, con mente adeguata all'altissimo

concetto , sciolto il nazional Parlamento , frenata la li bera stampa , preso avesse militar possesso della Lom

bardia, e condotto i suoi soldati alla pugna in nome si del risorgimento italiano e sotto italiane bandiere , ma non di una franlesa libertà, la quale senza infiammarli

di quel santo amor patrio che opera prodigii, ad altro non servi che a rallentare i vincoli della militar disci

plina ; se egli in tal modo operato avesse, quella fazione non avrebbe cosi ardita alzata la cervice, ed ancor ora

forse la patria verserebbe in condizioni di gran lunga

migliori e più onorevoli : poichè egli è innegabil cosa che a quell'epoca il partito repubblicano, inferiore di molto al costituzionale in Lombardia , debolissimo nei

ducali , era poi nullo nel Piemonte .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ma la libera parlamentar tribuna e la stampa lasciata senza freno bentosto convertironsi in palestra ove mille

avversi desiri, mille private ambizioni vennero ad agi tarsi. Prima e fatalissima sorse la questione della capi tale del futuro regno : improvvidi ! ancor stava sull'Adige uno sgominalo invero, ma non vinto esercito alemanno, ancor irti di baionette erano i naturali baluardi d'Ita

lia , ogni giorno calavansi al piano nuove orde teutoni che, e gli Italiani già disputavan fra loro sulla sede di un reame , di cui erano ancora a determinarşi l'esi

stenza ed i confini ! A questo primo errore conparteci parono e tristi e buoni : divisi i buoni perchè parte spinti da gretto spirito municipale e parte da più degna

ed alta idea della nuova patria italiana : uniti e compatti i tristi, perché ansiosi di afferrar qualunque pretesto per gettar semi di diffidenza e di odio fra i nativi delle anti

che e delle nuove provincie del venturo stato . E da quel giorno appunto la ſazione repubblicana, ed i Mazziniani

in ispecie , cominciarono ad oprar di soppiatto ; non sdegnando, nell'adempimento delle occulte lor mire, di aver per momentanei alleati austrizzanti e retrivi, fi dando di poter poi da costoro facilmente affrancarsi quando abbattuto avessero il prepotente partito costitu zionale già scisso da quella mal augurata questione . Or non fia ch'io melta a fascio coll'infame edificatore

della propria fortuna l'onesto repubblicano ; ch'io non sono di quei pusilli a fanciullesco cuore, per cui la pa rola repubblica è orrenda befana foriera d'ogni politico e sociale sconvolgimento : già il dissi , ed or lo ripeto , meglio una repubblica onesta , che un corrotto governo rappresentativo : per verità , è mio avviso che il reggi mento repubblicano male si addica ad una vasta con


CAPITOLO V.

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trada, e sia poi ancor più dell'altro incompatibile colla focosa ed irrequieta natura delle popolazioni italiane : ma da ciò non ne consegue , come taluni vorrebbero,

che fra i repubblicani niuni fossero gli onesti , che anzi moltissimi erano ; e se debbo apertamente dire il mio

pensiero , lo stesso antesignano della setta più arrab biata se era e sarà sempre agli occhi miei biasimevole

pei mezzi che impiega onde raggiungere la prefissasi meta , non ha però ancora dalo luogo a supporre ch'egli sia guidato da altro sentimento fuorché dal desiderio di render libera,la patria . Nato Mazzini in epoca meno guerriera, egli offre tut

tavia a più riscontri molta analogia di carattere con Cola da Rienzo, il gran tribuno del medio evo : nullo come lui

sotto l'aspetto di guerriero, ed al paro di lui curante d'evitare ogni rischio personale, egli lo agguaglia come oratore . Statista mediocri amendue , ma sinceri ama

tori della patria , essi vagheggiaron un'Italia unita e li bera ; e vollero por mano senza mezzi adeguati ad una

impresa in cui non potevano che fallire, troppi essendo gli ostacoli che al buon esito di quella si oppongono : tuttavia tanto il Renzi che si fece strumento della sacra

tiara , quanto Mazzini che franger la volle , erano disinte ressati ed amendue tendevano a rigenerar la patria : il primo più onesto , ma più semplice , fidando nei sa cerdoti perdė se stesso : l'altro, meno scrupoloso nei

mezzi, più astuto, ma per ciò appunto più colpevole, sacrifica inutilmente le vite, ed erra credendo di attin

gere dalle,civili discordie e dalle congiure quella forza rigeneratrice d'Italia , che solo può scaturire dagli sforzi unanimi di governi e di popoli cementati fra loro da libere e morali istituzioni . VOL. III. - 45

PINELLI , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Pretendere che quella vittoria , a procacciar la quale erano state poche le armi di un ben costituito reame disciplinate e sorrette dagli aiuti non spregievoli di varie altre italiane provincie, potesse ora ottenersi dal popolo, e da quel popolo stesso , che non aveva saputo o non voluto sorgere armato quand'erano propizii i tempi , era insigne follia : servirsi poi di false imputazioni di

tradimento per subornare le truppe, ed indurle a defe zionare ed a rivolger le armi contro i proprii capi, era

follia e delitto . Follia, perché quando le masse armate rotto avessero interamente il freno della disciplina e sconosciuti i loro duci , gli agitatori non essendo da tanto da poterli regolar a lor posta , divenute sarebbero in breve non sostegno, ma nemico inſensissimo alla pub blica causa e ad ogni sociale ordinamento : delitto, per chè, cosi operando , i repubblicani giovarono agli au strizzanti ed ai retrivi, i quali altro non volevano che

lo sfasciamento di quell'esercito, il quale, sebben vinto ed imperfetto, era pur sempre il solo baluardo contro l'estera dominazione .

Ma queste cose non videro, ovvero ponderare non vol

lero i tribuni da piazza , ai quali uniti essendosi i sala riati dell'Austria ed i fautori del despotismo, essi , dis

senzienti nello scopo finale, ma tacitamente assenzienti nei mezzi , posero cosi industre mano a minare la di sciplina già rallentata , come sempre avviene dopo una disastrosa campagna, che quella invece di restaurarsi nella quiete dei quartieri invernali, giunta l'epoca di ripigliar le ostilità , era quasi onninamente distrutta. Al qual funesto risultato cooperarono eziandio altre cause indirettamente provenienti dalla rabbia dei partili , ed

originate principalmente dalle continue tergiversazioni


CAPITOLO V.

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del monarca , il quale roso da una parte dall'ira delle patite sconfitte , e voglioso di cancellarle con nuovi trionfi, pavido dall'altra della sempre lemuta repubbli cana selta , diffidando d'ogni partito , ma cedendo in tanto or all'uno ed or all'altro il maneggio delle pub bliche cose , impresse alla marcia governativa quel mal fermo passo che ad ogni uomo chiaroveggente era in dizio certo di prossima caduta . Conseguenza immediata di questa sua versatile poli tica furono i cambii di ministeri ; e quello della guerra

passando da mani inesperte in mani più inesperte an cora , venne a perdere ogni simultaneità di scopo, ogni vigore : nei pochi mesi scorsi fra una campagna e l'al

tra la direzione dell'armata fu affidata a cinque diversi generali, i quali facendonelle amministrative poco miglior prova di senno, di quel che falto avessero nella direzione delle mosse strategiche e tattiche i collega loro, ed aleuni di essi stessi , ad altro non attesero che ad accordar favori alle creature loro; ed invece di de purare l'esercito daj molti che fallito avevano al proprio dovere nella prima campagna , invece di raccoglier le truppe in campi isolati ed in continui esercizii che, rom pendole alla fatica, le tenessero lontane dalle mene dei

partiti, essi le accantonarono nelle città e terre di quelle provincie stesse a cui appartenevano; per modo che il sol

dato provinciale, che già lamentava in cuore il patrio yil laggio, la derelitta famiglia, trovandosi a breve distanza da quello, e circondato talvolta da questa, facilmente si indusse a far ritorno nel loro seno , ove alle dolci ed affel

tuose parole della consorte e dei figli vennero più d'una volla ad aggiungersi le perfide insinuazioni del sacer dozio , generalmente avverso a quella santa guerra ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Aveva Carlo Alberto, appena giunto a Vigevano , ema

nato li 10 un proclama ai suoi popoli , in cui palesando alcuni dei motivi dei patiti disastri , ed incolpandone in

ispecie l'abbandono della causa comune per parte degli altri polentati , cercava di giustificare la capitolazione

di Milano coll'impossibilità d'una protratta difesa, e ter minava coll'esortare le popolazioni a tollerare le avver sità ed a riporre fiducia in lui , deciso a perdurare ad ogni costo nella intrapresa via costituzionale. Quindi

con apposito ordine del giorno del capo di stato-mag giore vennero fissate le stanze ai diversi corpi dell'eser cito : la prima divisione ed i zappatori del genio andarono ad Alessandria ; la seconda divisione venne accantonata da Stradella a Tortona ; la terza a Torino , ove ritorno

pure l'equipaggio da ponti ; la quarta fu distesa lungo il Ticino da Galliate a San Martino Siccomaro ; quella di riserva lungo il Po da Bassignana a Ponte di Stura

Ogni divisione ebbe seco due batterie ; le altre raccolte furono a Torino ed alla Veneria Reale . La divisione prov visoria coi battaglioni di riserva riunita venne fra No vara e Vercelli ; nel qual ultimo luogo pose sede Olivieri

generale , incaricato dell'organizzazione dei varii corpi lombardi provenienti da varie parti, che accantonati fu rono a Trecate, ad Oleggio ed in altri luoghi circonvi cini . La cavalleria fu alloggiata essa pure verso il con fine, nei luoghi più abbondanti di pascoli : a Vigevano ed alla Sforzesca stettero Piemonte Reale ed Aosta ; a

Voghera il reggimento Nizza ; a Casale quel di Genova ; a Vercelli Savoia cavalleria , ed a Torino Novara caval leria . Alli 20 d'agosto poi usci un decreto , per cui i

quattro reggimenti provvisorii erano sciolti ed incorpu rati alle rispettive loro brigate .


CAPITOLO V.

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Dopo ció , quasi che le sventure della scorsa campagna da imputar fossero alle innocenti parti della militar mon Lura , mentre le misure da adottarsi, per restaurar la

scossa disciplina e regolare l'amministrazione si pecu niaria che annonaria dell'esercito , sovrabbondavano ed

ogni di più urgenti si facevano, ad uno di quei cinque generali che ressero il ministero della guerra non parve

poter trovar occupazione più degna al suo ingegno di quella del cambiar colore ai kepy ed alle tuniche, e , quasi ad accrescere la confusione, che pur già era stra grande, aboliti gli antichi colori distintivi dei varii corpi , venne adottato per le mostre e rivolte dei corpi tutti di fanteria un sol colore , il cremisino ; misura questa non ad altro buona che a rendere meno facile la conoscenza

per parte degli ufficiali dei loro subordinati, e ad ago volare ai tristi ed ai dappoco il modo di sottrarsi alla vigilanza dei superiori, la quale si faceva ogni giorno più necessaria , crescendo l'audacia dei partiti in pro

porzione della gravità dei mali pubblici, e trascorrendo ormai il popolo genovese dalle parole e dagli scritti a tumultuarie azioni.

Sin da quando erano state note le peripezie della ri lirata, i Genovesi, fra i quali eran più possenti Mazzini e consozii, con insigne atto di diffidenza verso il governo, eransi portati nei primi giorni di agosto a demolire i forti di Castelletto e di San Giorgio, convertendo cosi nel vandalico lor furore in un mucchio di rovine quei due ragguardevoli fabbricati, che disarmati e posti anche in stato da non più poter ispirare alcun sospetto, avreb bero potuto venir consacrati ad uso di caserme, di cui

grandemente difetta quella città , ed anche di ospedali : pochi giorni dopo quella vil ciurmaglia fattasi incontro


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

alla brigata Regina reduce dalla guerra , ignobilmente ne insultava il generale comandante, che pur era uno

dei più valorosi ed imperterriti guerrieri, vituperandolo colla slupida accusa di traditore. Venne invero quella plebe, vigliacca quanto proterva , facilmente contenuta

dalle appie di quattro zappatori ; tuttavia questo fatto basta a porre in evidenza l'immensa disparità di caral tere che corre fra la popolazione delle due maggiori città del regno, poichè mentre i Genovesi con obbrobrii

accoglievano i reduci dalle combattute battaglie, a To rino per lo contrario la terza divisione , di cui facevan

parte i soldati di Savona , quasi tutti Genovesi e non certamente dei migliori , entratavi li 15 agosto era sa lutata dai plausi e dagli evviva dell'intera popolazione accorsa ad accoglierli a porta Palazzo . Le cose intanto ognor più andavano intorbidandosi in Genova , li cui abitatori sollevatisi a favore di un

oscuro settario , prorompevano in disordini tali da ne

cessitare per parte del governo l'invio di un commis sario con poteri straordinarii nella persona del generale

Giacomo Durando : ed appena era questi riuscito a quetare le prime turbolenze , che alcuni perturbatori postisi a subornar le truppe , e specialmente i soldati del 9o reggimento, trascinavano alcuni di essi a tumul tuare contro certe misure amministrative prese dal co lonnello Delfino a punizione di quei vigliacchi, i quali , per esser più spediti a porsi in salvo nella ritirata, dis onerati si erano dello zaino , cagionando cosi allo stato ed alla propria massa individuale immensa iattura . Igno bili atti indegni tutti di essere dalla storia ricordati se

servir non dovesse la commemorazione loro ad un tempo stesso di condegna pena di si delittuoso procedere e di


CAPITOLO V.

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prova del grado di esasperazione a cui i mazziniani

spinto avevano gli animi dei connazionali del loro capo setta .

Mentre tali erano le arti di quel partito che demo cratico appellandosi , anarchico era di fatto , gli uomini dell'altro estremo , coadiuvati dai venduti allo straniero , lavoravano in altro senso, e ricorrendo al vieto mezzo

di far religione strumento delle inique lor voglie, an davan soffiando nel cuor del soldato come dal di in cui

Pio IX disertato aveva la causa nazionale, la guerra di venuta fosse empia e scellerata . Trovavano queste ra gioni facile accesso presso uomini rozzi , e per lunga abitudine e per la succhiata gesuitica educazione usi ad accogliere con venerazione le parole dei clericali stati per tant'anni prepotenti : e più di tutti piegavansi a queste perfide suggestioni i Savoiardi, religiosissimi e per la francese origine meno affezionati alla causa ita

liana , per modo che quegli alpigiani , sebben valorosis simi , cominciarono a concepire avversione grandissima alla guerra che essi avevano in pria di buon animo in trapresa, pensando che dessa ridondar dovesse ad onore

ed utile della patria certamente , ma di quella stirpe eziandio che da secoli erano avvezzi a considerare come

loro sovrana ; onde ora che veniva loro con spudorate menzogne insinuato esser il re ingannato e non per casa Savoja doversi nuovamente scendere in campo , ma per

i Lombardi e per una setta repubblicana, eglino comin ciarono a dimostrarsi affalto alieni da nuove pugne .

Sotto tristi auspicii adunque andavano compiendosi

i militari apparecchi per una seconda campagna , la quale frattanto rendevasi ognor più probabile, mentre per lo contrario le apparenze di pacifico componimento


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

andavan dileguandosi, malgrado gli sforzi delle due po tenze mediatrici, stando Austria soverchiamente sul ti

rato, ed elevando Piemonte pretese affatto inammessibili e ragionevoli solo ove invece di vinto stato fosse vincitore . Allorquando la fortuna cominciò a pronunziarsi per

le armi austriache, e Radetzky, valicato il Mincio, volse i passi verso l'Oglio, tanto il governo provvisorio di Mi lano quanto il gabinetto sardo ricorso avevano a Parigi per averne aiuto . Cavaignac , sottentrato a Lamartine

nella suprema direzione della repubblica , non parve dapprima alieno ad acconsentire, e già discorrevasi di 50,000 Francesi che, sotto Oudinot , calati sarebbero in

Piemonte, e di altri 10,000 che, salpando da Marsiglia, volto avrebber le prore a difesa di Venezia ; ma erano i soliti artifizii francesi , a cui s'univano quelli dell'in glese governo, geloso di vedere l'eterna sua rivale acqui star con tal mezzo supremazia in Italia , e temendo di una conflagrazione europea ove Francia intervenuta fosse

colle armi contro Austria, a cui pro tardato non avreb bero certamente a sollevarsi Prussia e Lamagna tutta ,

e lo stesso russo imperatore. Ed essendo De Bastide ,

ministro francese per le estere cose , pienamente con senziente sulla necessità di evitare questa guerra gene

rale, limilossi dapprima il corpo francese di sussidio a soli 30,000 uomini, e ben tosto l'idea di un intervento

fu abbandonata affatto , e sottentrovvi quella d'una me diazione delle due potenze occidentali fra Piemonte ed Austria.

Abboccatosi pertanto lord Normanby , inglese amba sciatore a Parigi , con De Bastide , venne da loro nell'ol tavo giorno d'agosto, dietro le idee di lord Palmerston ,

formulata una proposta di territoriale scompartimento


CAPITOLO V.

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e spedita alle due potenze belligeranti . Portava essa che Lombardia con Mantova e Peschiera al Piemonte riu

nita fosse, Venezia con Verona ,e Legnago continuasse ad esser parte integrale bensi dell'austriaco impero, ma

retta con particolare amministrazione con norme affatto analoghe a quelle dietro cui già l'Ungheria reggevasi ; fosse il debito del regno lombardo- veneto equamente diviso fra i due stati , limite dei quali sarebbe una linea che partendo da Lazise sul lago di Garda e passando fra Verona e Villafranca venisse a far capo a Bergantino , grossa terra sulla sinistra eridania sponda , quasi equi distante da Massa e da Ostilia , ed in quel punto ove il fiume forma un seno volto a tramontana ; dal qual

punto sino alle bocche del Tanaro presso Bassignana sarebbe limite il Thalweg del fiume (1 ) . Ciò riguardo alle cessioni austriache a favor di Piemonte . Quanto ai

due ducati di Parma e di Modena , essi dovevano esser oggetto di trattative parziali, riferendosene le potenze

mediatrici alle proposte contenute nel memorandum delli ' 24 maggio , fatto rimettere dal gabinetto viennese a quel di Londra per mezzo del barone di Hummelauer, e dietro il quale sembrerebbe fosse intenzione del go ( 1 ) Nella lettera di lord Palmerston a lord Normanby , la quale reca la data delli 7 agosto , non è fatto parola dei possessi di

Austria sulla riva destra del Po : da quanto riflette però ai duo ducati nel memorandum di Hummelauer pare fosse intenzione del gabinetto di Saint-James di riunirli ai domioji estensi riversibili ad Austria ; nel qual caso il confine fra quella enza e Sardegna sulla destra riva del Po sarebbe stato il fiume Enza . Quanto alla linea di demarcazione Palmersion , con altra sua delli 9 , scriveva

non doversi insistere su qualche kilometro più o meno, ma essere da desiderarsi che la linea delle posizioni verso Sommacampagna rimanessero alla Lombardia , cioè al regno dell'Alta Italia :


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

scacciare i Galli , non ricorreva a concioni , ma gettava

la sua spada nella bilancia : armi dunque , salda riso luzione di vincere o morire , e non epici canti e viete reminiscenze vogliono essere per scacciare chi, barbaro od incivilito , preme con 60,000 ed all'uopo con 200,000 baionette il suolo italiano.

Ma tale opinione non portando il sardo ministero, è la diplomazia impiegato avendo le solite lungaggini , le proposte condizioni di pace giunsero a Vienna quando l'armistizio di Milano già aveva risolta la questione , e

quando quelle provincie, di cui stavasi trattando la ces sione per parte dell'Austria, già ricadute erano sotto la vittoriosa spada del maresciallo. Il gabinetto imperiale impertanto, di cui un membro influentissimo, il barone di Wessenberg, ancor alti 5 agosto diceva a lord Cowley non poter essi fare a meno della linea dell'Adige , mu tato in un subito tenor di discorso , annunziava non

essere per trattare che sulle basi portale dalli trattati del 1815, accampando inoltre forti pretese per il rim

borso delle spese di guerra . Si trasporti pertanto il let tore col pensiero in addietro dialcuni giorni , all'epoca cioè in cui Radetzky offriva a Carlo Alberto la linea dell'Adda ; si figuri l'esercito italiano assiso su quel fiume a Pizzighellone ed a Piacenza dietro il Po , con lo sbocco libero sulle due sponde di esso e sul fianco del maresciallo , e pensi quali immensi benefici risultati produrre poteva un armistizio conchiuso in allora di

alcune settimane ; pendenti le quali le ripetute disſatte loccate in Ungheria dal bano Jellachich e dai generali

Roth e Philippowich vennero a porre l'Austria in pe ricolo manifesto nella parte più vitale del suo vasto impero : ma in allora il rifiuto di Carlo Alberto , dagli


CAPITOLO V.

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adulatori di quel principe , da quelli stessi che pochi giorni dopo traditore lo gridarono , chiamato venne slancio cavalleresco : ed io dissi in allora, e dico ancora ,

che colle imprese cavalleresche si vincono tornei , nodi d'amore di dame gentili , ma si profondono gli averi

ed il sangue dei popoli e si perdono gli imperi. Queste cose sentivano gli uomini del nuovo ministero Venuti al potere in Piemonte sullo scorcio d’agosto , i quali, vedendo come l'esercito incapace fosse di ridi

scendere in campo allo spirare del primo termine fis sato all'armistizio , certi per altra parte che l'Austria ,

impigliata nella guerra d'Ungheria, disdetto non lo avrebbe, andavano essi pure rimandando tacitamente a tempo indeterminato la ripresa delle ostilità ; lusingan

dosi che ove le cose continuassero a piegar a male per Austria nella guerra ungarica , non sarebbe stato im possibile di ottenere , se non le provincie lombarde rioc cupate dalle armi imperiali , almeno l'intero ducato parmense . Ora quest'acquisto, che certi politiconi da gazzetta vollero in allora e molto tempo dopo ben anco qualificare come di niuna entità , aveva per lo contrario

una grandissima portata tanto sotto l'aspetto militare quanto politico . Il possesso della piazza di Piacenza a cavallo del Po è diffatti di una tale militare importanza

pel Piemonte, privo di frontiera e di piazze forti dal lato orientale , che solo può esser niegata da uomini affatto digiuni d'ogni guerresca nozione , od acciecati dallo spirito di partito al punto da niegare le verità più

patenti : solto l'aspetto politico poi , dirò che mentre l'annessione di quelle provincie , più di tutte propense alla dinastia savoiarda e men lavorate dallo spirito anar chico, arrecava un vero e ragguardevole incremento di


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ove questi abbiano per loro la pubblica opinione ; ma sibbene dall'opposizione lor fatta da quell'uomo, che a buon diritto considerar si deve come primissimo inizia tore dell'italiano risorgimento , Vincenzo Gioberti dir voglio, nome a cui ogni elogio è breve . Dotato di smi

surato ingegno e di sterminata dottrina , quest'uomo, percorrendo l'Italia tutta nei giorni di maggior entu siasmo, aveva,colla rara sua magniloquenza ed ancor più coll'esempio di una purissima e santissima vita, acqui stato più proseliti alla causa costituzionale, che fatto non avrebbero e dieci e venti vittorie : pareva pertanto na turale che nella composizione di un nuovo gabinetto la opinione sua consultata venisse , seppure l'immensa popolarità di cui godeva non designavalo per l'uomo più acconcio alla formazione di esso ; e pare invero che tale fosse dapprima l'intenzione della corona e dei suoi consiglieri ; ma alcune personali antipatie impedito avendo che a quel sommo affidato venisse l'onorevole incarico , ne nacque fra lui e gli uomini del ministero delli 19 agosto una freddezza che , fomentata ad arte da chi ci

trovava il tornaconto , degenerò in breve in aperto dis sidio . Era Gioberti legato in strettissima ed antica ami

cizia con alcuno dei nuovi ministri , ed in lui, come in quelli, purissime erano le intenzioni : egualmente vivo il patrio amore ; sol dissentivano nei mezzi di procurare alla patria lustro e decoro ; ma fra i ministri alcuni ve

ne erano che, per lungo esercizio di rilevanti impieghi , acquistato avendo maggior pratica delle pubbliche cose , rifuggivano dalle arrischiate risoluzioni , ed opinavano aversi la mediazione offerta dalle due potenze a ris guardare come benefizio insigne ed il solo che in quelle condizioni di tempi si potesse da esse sperare :


CAPITOLO V.

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Gioberti invece, cedendo più all'impeto dell'animo ed uscendo forse dai limiti del bene oltenibile per vagheg giare e promuovere il meglio desiderabile , sosteneva

esser ognor possibile ilsussidio francese, e doversi per tanto per questo insistere presso quella repubblica, ed ottenutolo, denunziare la guerra ove non fosse ricono sciuto di fatto il regno dell'Alta Italia , si e come era stato dall'atto della fusione e dal voto dei popoli in diritto prestabilito. Sebbene io creda chc l'immenso amore a questa sua

Italia, per cui tanto sudato e travagliato aveva il sommo filosofo, gli facesse velo alla ragione e lo inducesse a creder fattibile quanto gli dettavano gli aſſetti del cuore, tuttavia io non periterommi certo a pronunziar sen tenza contraria a quella di tant'uomo; noterò solo che di questa opinion sua si fecero arma e puntello a salire

molte pigmee e molte basse ambizioni, le quali adu lando il vanitoso abate, là lo spinsero ove forse trascor rer mai non volle, e quando lo ebbero falto strumento alle private lor mire , lui che gli antichi amici abban

donato aveva , derelitto del paro lasciarono : ma frattanto il ministero Revel-Pinelli , assalilo da cosi tremendo

antagonista, avendo dovuto, dopo lunga lolta parlamen tare, rassegnare i poteri, il paese venne a cader nelle mani d'uomini i quali , o poveri d'ingegno , o troppo in gegnosamente curanti la propria fortuna , od animati da sentimenti più lombardi, o meglio direi veneti , che

italiani, trassero in breve il Piemonte alla più irragio nevole e fatale risoluzione, quella cioè di ricominciar la guerra senza generali, senza ben ordinato esercito, senza peculio e senza mosse preconcertate con le altre

italiane provincie. Vol. III. - 46

PINELLI, Sloria ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Fra le quali è tempo ormai ch'io rivolga lo sguardo alla nobile adriaca regina che, memore del valore dei tempi di Vittore Pisani , sola stava intanto colle armi in pugno contro il prepotente straniero . Grandi avve nimenti compiti s'erano fra le salse lagune appena fu rono noti i tristissimi casi dell'esercito piemontese e l'in fausto armistizio di Milano . Per istrana coincidenza, che sembrerebbe invero una amara derisione della sorte ,

avevano i Veneti, nel giorno stesso in cui segnavasi l'armistizio , solennemente proclamata la fusione col monarchico Piemonte , serbando solo sino alla Costi

luente alcune franchigie di minor entità , e venendo

per le cose di maggior importanza l'esercizio della po testà governativa a cadere nelle mani dei tre regii com

inissarii, Cibrario e Colli-Ricci piemontesi , e Castelli veneto e già capo del governo provvisorio. Se non che alli 11 Welden , dopo l'inutile bombardamento del forte di Marghera , mandava per un parlamentario signifi cando la seguita sospensione d'armi e richiedendone la pronta esecuzione per parte dei tre commissarii , per quanto riguardava Venezia .

Ora egli è bensi vero che la convenzione delli 9

agosto in termini assai generici indicava che gli effetti di essa estender si dovessero a Venezia eziandio ; ma

se questa clausula poteva tutt'al più implicare per parte

del governo sardo qualunque cessazione di cooperazione alla difesa di quella città , essa non poteva per nulla costringere quel governo stesso alla consegna forzata e contro la volontà dei Veneti della città loro alle armi

imperiali, come pareva od almeno fingeva intenderla quel feld- maresciallo . E tale fu la risposta data dai tre

regii commissarii al parlamentario, aggiungendo essi

1

1


CAPITOLO V.

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ancora che, non avendo peranco ricevuto alcun ordine diretto dal proprio governo, essi risguardar non pote vano come ufficiale la communicazione avutane da un

generale nemico . Queste loro dichiarazioni tuttavia non tranquillavano l'ansietà nata nel pubblico alla notificanza dell'austriaco generale, a cui vennero tosto a dar peso le più strane voci sulla resa di Milano : e siccome nelle sventure mai

non mancano i sospetti, cosi ai fautori della repubblica,

numerosissimi e popolarissimi in quella popolazione stata per tanti secoli repubblicanamente retta , riusci facile impresa sollevare un popolo che solo aveva aderito alla fusione sulla speranza di possenti aiuti che valessero a francarla per sempre dal giogo straniero , ma che ve dendosi ora o per malvagità di tempi , o per tiepidi af fetti abbandonato dal re sardo , sentiva di ritornar libero e solo arbitro delle future sue sorti . Al cader della notte

pertanto dello stesso giorno 11 , il popolo veneziano, af follatosi sulla piazza di San Marco e portatosi sotto i bal coni del palazzo di governo, fecesi con clamori a chieder

la presenza dei regii commissarii e ad interpellarli sulla vera condizione delle cose e sulla divulgata capitolazione di Milano . Erano i commissarii imbarazzati invero a dar

soddisfacente appagamento a questi popolari desiderii , sendo che essi fossero degli ultimi fatti appieno ignari e solo dalla pubblica voce e dal messaggio di Welden appreso ne avessero quel tanto che ormai da ognun si sapeva : per modo che un di loro trovò bene di andarsi

a rintanare in qualche lontana stanza ; non cosi Colli , il quale, uso per tradizione di famiglia a ben altri ru mori che non quelli d'una schiamazzante turba, affac ciatosi al balcone e per nulla lasciandosi intimorire dalle


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

grida di quei forsennati, tentava con adeguate e digni tose parole di calmar l'effervescenza popolare: ma mal riusciva nell'intento, che la sua voce era coperta dalle consuete accuse di tradimento ; dalle grida di abbasso il governo piemontese, a terra il mal governo ; viva (Ma

nin salvatore della patria. Pensarono allora i commis sarii che il minor male che capitar loro potesse fosse quello di rassegnare il potere nelle mani dell'uomo ver

cui rivolgevansi gli unanimi voti del popolo: presenta tosi allora Manin alle turbe, e da esse accollo con fre netiche dimostrazioni di gioia, significava : aver i.com missarii del re dichiarato di astenersi da ogni politica ingerenża : esser .convocata l'assemblea generale per il posdomani, 13, onde decidere delle future sorti di Ve

nezia ; per quelle quarantotto ore assumer egli, Manin , la direzione della cosa pubblica . A tal dichiarazione da quella piazza gremita di popolo un sol grido si innalza di : Viva Manin ! e la rivoluzione è compiuta ! Alcuni estranei scrittori , tronfii per quella superiorità della loro nazione , che solo deriva dal numero delle baionette e dall'iniquo governo che desse da secoli fanno di questa infelice itala terra , allo spettacolo di una in tera popolazione, di una moltitudine di cento e più mila anime fidanti in un privato cittadino, non sanno con tener il fiele che invade l'animo lor servile ; avvezzi a

prosternarsi dinnanzi a chiunque vanti sangue regale nelle vene, essi capire non potendo come presso uomini

onesti e liberi più possa una fama immacolata di virtù che non una fortuita nascita principesca, vollero attri

buire questa universal confidenza dai Veneziani riposta in Manin a subdole mene di esso , e non abborrirono

dal denigrare la fama dell'egregio cittadino, che abdi .


CAPITOLO V.

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cando volontariamente al potere pochi giorni prima e consigliando ai suoi concittadini una risoluzione con traria alle politiche sue convinzioni, riprendeva le redini del governo nell'ora in cui la sconfitta o l'indifferenza facevano abbandonar dal re sardo Venezia al proprio destino ; in quell'ora in cui a prevenire i mali tutti che dall'anarchia conseguono , era ventura che volesse re carsi in mano la somma del potere un uomo che colla

popolarità sua e colla intemerata fama potesse egual mente tranquillare tutti i partiti. Alcuni lo accusarono

di aver preparato quel moto per risalir alla dittatura , altri' vollero scorgere in quella rivoluzione un turpe

maneggio concertato tra lui ed i regii commissarii, per mezzo del quale egli si riserbasse di riconsegnar la patria al monarca savoiardo ove fortuna nuovamente arriso

avesse alle sue armi. Ma a queste e simili malevoli in sinuazioni meglio che con le parole rispose quel gran cittadino coi fatti : poichè non si tosto si vide al potere, che volontario chiese ed ottenne dall'assemblea di divi

dere la sua autorità con due collega, che furono Cave dalis ufficiale d'armata , e Graziani contrammiraglio, e

quando infine fu forza porre un limite all'eroica di fesa , Manin esulando, non in Piemonte , ove gli alber

tisti tuttora godono pingui stipendii , emigrava , ma in Parigi , ove da sette anni frae stenlata , ma onorata esistenza .

I sardi commissarii intanto saliti sul piroscafo il Goito,

prima di riparare ad Ancona , significavano ai coman danti delle forze piemontesi si di terra che di mare che non avessero a dipartirsi nė a desistere dal soccorrere Venezia sino a che lor non giungessero precise e peren

torie istruzioni dal proprio governo , lusingandosi essi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di avere con questo savio e decoroso provvedimenlo dato agio a giungere in aiuto della infelice Venezia i francesi sussidii, per iinpetrare i quali Tommaseo era nello stesso giorno 11 partito alla volta di Parigi . Consistevano le forze terrestri piemontesi allor pre senti in Venezia in tre soli baltaglioni di riserva delle brigate Savoia, Savona ed Acqui, forti in media di 700 uomini caduno e posti sotto gli ordini del generale Al berto Lamarmora . Molto più rilevanti erano le forze navali , poichè ai legni già noninati eran venuti ad ag giungersi , sullo scorcio di luglio, la fregata l'Euridice di 40 cannoni , comandata dal tenenle-colonnello D'Au

vare , cinque piroscafi , la Gulnara, l’Icnusa, l'Authion ,

il Goilo ed il Monzambuno, comperati questi due ultimi allora appositamente, e due altri, cioè la Maria Anto

nietta ed il Castore presi a nolo : venivano questi legni da Genova : ai quali, pochi giorni dopo, aggiunta si era

la corvella l'Aurora, di 20 cannoni, proveniente dall’Ar cipelago : ed i Veneti avendo lanciato in mare un'altra corvetla detta l'Indipendenza , la squadra italiana , mal

grado la partenza di Decosa , aveva una superiorità in contestabile sopra l'imperiale, la quale a quell'epoca componevasi di sole 3 fregate, di 2 corvette , di 4 bri gantini, 1 schooner, 2 barche cannoniere, 8 penici e 4 piroscafi, di cui il solo Vulcano era di grossa portata. Oltre a ciò le ciurme di questi legni erano per disciplina marineresca istruzione di gran lunga inferiori alle ita: :! liane , perchè gli ufficiali e marinai veneti , ottimi navi galori , abbandonato avendo in gran parte sul principio della insurrezione le bandiere austriache , era stato forza

completar gli equipaggi con soldali tratti dai presidii di Trieste e della Dalmazia , o con nuove cerne fatte in


CAPITOLO V.

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quella contrada, uomini gli uni e gli altri affatto nuovi alle navali manovre .

Non si comprende pertanto come l'ammiraglio sardo, o meglio come il governo sardo non abbia tratto par

lito da questa superiorilà : ma eran le solite queri monie dei consoli stranieri per Trieste e la continua minaccia della Dieta germanica che trattennero la flotta navale dall'andare a snidare dallo stesso porto triestino

la squadra nemica , la quale fratlanto cangiato aveva di

capo , perchè al capitano di vascello Kudriaſtsky solten trato era il barone Delruplh, contrammiraglio danese ,

uomo di gran ripulazione nelle marinaresche cose , e ceduto con numeroso stato-maggiore all'Austria dal re .

Vanimarca , interessato esso pure alla conservazione

di Trieste, emporio del commercio delle provincie più boreali di Europa. Ed essendo poscia sopraggiunte le male nuove della guerra terrestre ed il convenuto armistizio, Albini , tolto il di 9 ufficialmente il blocco di Trieste , limitar si do vette a proteggere il commercio e la libera entrata in

Venezia dei legni mercantili , giovando cosi ancora non poco alla causa veneta e vietando ai legni austriaci di serrar per mare la città a quel modo stesso che già bloccata era per terra . Ed è giustizia dire che Albini fece a pro di Venezia quanto e forse più di quanto i suoi doveri consentivano, perchè appena ei seppe della partenza dei regii commissarii , ei scrisse nel giorno stesso , 12 , al contrammiraglio Graziani informandolo come intenzion sua fosse di continuare a proteggere il veneto littorale e di dividere con Venezia , sino a nuovi

ordini , tutte le pene e tutti i disagii della sua difesa. E quando poi Cossato colonnello giunse da parte del re


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

per dar eseguimento alle condizioni del concluso armi

stizio, Albini , sotto pretesto che gli ordini non fossero abbastanza perentorii e chiari , rifiutò allontanarsi. Se non che egual ardore non dimostravano per la

causa veneta le soldatesché si di ' terra che di mare, nelle quali'rilassata oltremodo era la disciplina : a bordo dei legni da guerra' non tutti gli ufficiali erano egualmente volonterosi di rischi, non tutti poi , ed anche alcuni valo

rosi , reprimere' sapevano con energia nei loro uomini quello smodato desiderio di rimpatriare che andava acquistando ogni di nuova forza, e che nelle truppe di linea era giunto ormai al colmo , a segno che un coman dante di un battaglione , alterando alcune espressioni

dette dal generalissimo Pepe , nelle frequenti sue aho

cuzioni alle truppe, ai soldati piemontesi, correva difi lato presso il generale Lamarmora allor giacente in letto (uomo incorrotto, ma facile ad esser sorpreso ed a te mere tramé contro la devozione a quel re , a cui era intimamente affezionato ), e fattosi presso lui merito di zelante mantenitore della fede alla causa regia , raccon

tavagli certe filastrocche di seduzioni impiegate per in

durre i soldati piemontesi a gridar traditore Carlo Al berto é ad abbracciare definitivamente la causa della

repubblica.

Tutto porta a credere che queste arti non esistéttero che nella esaltata fantasia di quel maggiore , il quale forse sperava di acquistar merito presso il proprio go

verno : ed invero bastava il senno più dozzinale per comprendere che presso quei soldati piemontesi , padri tutti di famiglia, ogni opera per indurli a disertar dal l'obbedienza del re sarebbe tornata vana , non vedendo

essi il momento di abbandonar una città ove moltà gua


CAPITOLO V.

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dagnate s'erano ostinatissime febbri, ove guardati erano

con diffidenza, e mantenuti e pagati assai magramente attesa la carestia di viveri e di pecunia che cominciava a farsi sentire . Molto adunque desideravasi da ufficiali

e da soldati la partenza : tuttavia parendo'ad Albini-in decorosa ed inumana cosa abbandonare una città ita

liana' mentre era da falangi austriache fronteggiata , egli sebbene ricevuto avesse ordine perentorio sin dalli 3 settembre di prender a bordo le truppe e ritirarsi eol naviglio ad Ancona , pure sotto pretesto dei molti am

malati da imbarcare, indugio sino alli 9 ad abbandonar le lagune, ognor sperando di veder giungere il naviglio francese che dicevasi partito da Marsiglia ad aiuto di Venezia : ma erano vane speranze: allora come sempre e come per l'avvenire Francia tradiva Italia , ed i rettori

repubblicani di essa , simili in tutto ai re francesi, fe

deli seguivano la punica massima tradizionale della na zione loro : Frangunt ridendo fidem . Alli 9 settembre adunque cessata essendo ogni coope razione delle forze sarde a pro di Venezia , l'ammiraglio Graziani che dal capitano di fregata Tiozzo , succeduto al comando della squadrà veneta al Bua chiamato ad altro impiego, già aveva fatti ricondurre i legni a Ma Jamocco per non lasciarli esposti allé superiori forze imperiali, poneva mano ad allestire quel maggior nu mero di legni che per lui si polessé, ed Albini giunto li 11 ad Ancona e sbareáte ivi le genti , stelte, in attesa di nuovi ordini , a poltrire a lungo in quel porfó, vé nendo cosi a soffrirnie, anche per colpa dei capi, orren damente la disciplina fra i marinai , gente che usa di rischi di mare, se non è rigorosamente governata , fa cilmente s’abbandona agli stravizzi nei porti .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Chiuderò l'esposizione dei fatti riflettenti la squadra alleata narrandone uno che onora la marina italiana , occorso nei primi di luglio mentre la squadra stava al l'àncora a Pirano .

Dissi superiormente come Albini , inceppato nella sua azione da ordini governativi , limitandosi a vietare ai legni da guerra nemici l'alto mare , lasciasse libera mente transitare i legni mercantili avviali a Trieste od altrove ; questa moderazione, intempestiva se vuolsi, esigeva ad ogni modo pari trattamento per parte degli

Austriaci verso i legni di commercio veneti o sardi di retti ai varii porti dell’Adriatico, non potendo sussistere un patto internazionale se le due parti contraenti non hanno mutuo compenso : ma non cosi l'intendevano le autorità imperiali , le quali considerando i Veneti non come alleati di Sardegna , ma come sudditi ribelli , ognor che il potessero catturavano i loro legni di commercio, risguardandoli come buona preda: ed avendo nel giorno 2 luglio dato fondo nel porto di Pirano un trabaccolo apportatore di rinfreschi al comandante venelo, gli Au striaci furono lesti a stendervi sopra la mano : rappre

sentò il patrono di quello, rappresentarono Bua ed Al bini ; ma quelli continuando a tener sodo, Bua decise

ricuperare il perduto trabaccolo per forza : ed accomo dato da Albini del piroscafo il Tripoli, comandato da Orazio Dinegro, capitano di corvetta , mandò nel dopo

pranzo del giorno 3 un suo brigantino il Crociato, co mandato dal capitano Sagredo, con molte barche armate in guerra nel porto di Pirano, con ordine di reclamare il trabaccolo, ed in caso di negativa di ritoglierselo. Giunto in faccia al porto, Sagredo agendo, io penso ,

dietro gli ordini di Bua, richiedeva il capitano Marco


CAPITOLO V.

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Gianovich della nave mercantile austriaca l'Anna , an corata nel porto, di volersi interporre qual mediatore presso il comandante di Pirano perchè rilasciasse senza

altra opposizione il trabaccolo : andatovi Gianovich , parve acconsentire il tedesco , onde il comandante del Crociato, avuta soddisfacente risposta , spediva una barca sotto gli ordini del sottotenente Conti , per prendere a rimorchio il trabaccolo : quand'ecco all'avvicinarsi di quella al contrastato legno aprirsi sovr'essa il fuoco di una batteria e ferire mortalmente uno dei remiganti.

Acceso Conti di generoso sdegno al vil tradimento, strap pata la bandiera parlamentaria che portava a prora , dà arditamente ordine di vogar verso terra , deciso ad aver soddisfazione dell'oltraggio ; seguonlo le altre barche ; ma il lido essendo gremito di soldati che ormai coi mo

schetti cominciavan ad infestar la flottiglia , il coman dante del Crociato, impedito dalla calma di accorrere in aiuto delle sue imbarcazioni , dava loro il segnale di retrocedere: obbediva a malincuore Conti , nelle cui vene

bolliva l'antico veneto valore , e non senza aver prima vigorosamente risposto al fuoco della truppa ; ma pur obbediva. Venne allora il turno del genovese Dinegro,

il quale sebben salutato dai proiettili del forte che do

mina il porlo , uno dei quali facevagli Jargo squarcio nella prora, pur portasi arditamente verso il Crociato, che reso immobile dalla sopravvenuta calma , rimaneva

esposto ai tiri del ſorte, a cui per la piccola portata dei suoi pezzi ei risponder non poteva . Non così il Tripoli, che volta al nemico la prora, la sola armata di grosso cannone , ne ribalte i colpi mentre trae fuor di tiro il Crociato : quindi retrocedendo e sempre rispondendo al fuoco nemico, to!losi bravamente a rimorchio il trabae .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

colo, causa del dissidio , trionfante lo conduce al veneto commodoro .

Questo fatto, sebben di poca importanza per se stesso, fece pero grande onore al Conti ed al Dinegro , e fece toccar con mano di che sarebbero tuttora capaci i di scendenti di Andrea Doria , di Enrico Dandolo e di Se bastiano Veniero, ove fossero con intelligenza ed audacia

guidati a combattere sull'elemento testimone di tante eroiche azioni dei loro antenati.

Ancor prima della partenza delle forze sarde, cioè il giorno 10 agosto , averan abbandonato Venezia 700 sol dati napoletani fra cacciatori , zappatori ed artiglieri , a ciò indotti da nuovi e minaeciosi ordini di re Ferdi

nando , il quale non curando e fors'anzi temendo la presenza dei volontarii napoletani nel regno , scriveva, ed io credo il facesse per ironia , esser a quelli concesso di rimanere a combattere per la santa causa . Tuttavia, oltre ai volontarii , molti soldati ed ufficiali delle armi

diverse , non più considerando per loro signore colui che aveva fatto scorrer a rivi il sangue dei loro confra telli , niegata obbedienza ai suoi ordini, risolvettero con secrarsi con Pepe alla difesa della nobile Venezia, e fu ron tra loro un Ulloa, un Cosenz e due Mezzacapo, Carlo

e Luigi fratelli, tutti distintissimi ufficiali d'artiglieria, un Carrano , che scrisse poi la storia di questo memo rabile assedio , ed alcuni altri di minor grido . Il governo

veneto poi , che era creditore di molto carbon fossile for nito ai piroscafi napoletani e di alcune somme sborsate per conto di quel monarca , ritenne una batteria da campo di otlo cannoni. Pochi giorni dopo , cioè il di 19, partirono pure dalla bloccata città alcuni drappelli di truppa papalina : queste


CAPITOLO V.

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partenze però non affievolirono di molto il presidio ,

poichè desso venne in quel turno di tempo rinforzato da un ballaglione di volontarii romagnoli delto dell'Alto Reno ; di un altro veneto che assunse la denominazione

di Italia libera , e più tardi poscia di un terzo composto di Veneti e di Anconitani , che giunsero da Ravenna nei

primi di di ottobre : per modo che la forza della guer nigione toccò quasi sempre i 20,000 uomini di truppe terrestri ed i 3,000 di marinai ed artieri di marina .

Dei 20,000 , 6,000 soli erano delle varie provincie ita liane : gli altri ed i marinai eran lulti Veneti . Il triumvirato , nominato nel di 13 dall'Assemblea na

zionale , riconfermato avendo Guglielmo Pepe nel co mando supremo delle truppe, il generale inlese la mente a dare ordinamento ai battaglioni di milizia , e fedele -poscia all'inveterala sua predilezione per le arringhe, sciorinava un ordine del giorno alle truppe, nel quale dopo aver loro: narrata la storiella dell'antica legione

italica delle guerre napoleoniche, in cui egli cominciato aveva la sua militar carriera , e notato come essa pure,

al paro della guernigione di Venezia , si componesse di giovani d'ogni provincia febbricitanti di amor italiano, conchiudeva col dire che fra poco i veri figli d'Italia invi

dierebbero la sorte dei difensori di Venezia . Queste parole del generoso vecchio purtroppo avevano una malaugurala conferma dai fatti, perchè i poveri difensori di Venezia erano propriamente febbricitanti, ma sventuratamente non solo per amor italiano, ma per i miasma abitual

mente esalati dalla laguna nella stagione estiva , i quali riducevano alla metà le forze disponibili : ed a questa causa pare che attribuir si debba la lunga inazione in cui si tenne Pepe; inazione che mal si potrebbe altri


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

menti spiegare e scusare a fronte delle forze che prima Welden poi Haynau tenevano attorno alla città , pochis sime per numero e lacerate esse pure da quel morbo crudele .

Vero è che i triumviri, dando fede alle istanze del

console francese che prometteva sempre prossimi aiuti e rimostrava come nuove oslilità ad altro non servissero

che a render sempre più difficili i pacifici componimenti, esortavano il generale a non intraprendere mosse ag

gressive ; ma poichè gli Austriaci dal canto loro non si ristavano dal trarre, e che nel giorno 15 di agosto ave van nuovamente , sebben vanamente, bombardata Mar

ghera, pare che ove lo stato sanitario del presidio con cesso lo avesse , Pepe avrebbe dovuto intraprendere alcune sortite nell'intento di allargare la cerchia della contrada in cui gli assediati potessero far ricerca di vet

tovaglie che la dipartita delle navi sarde rendeva più difficile di procacciarsi, come per lo addietro fatto si era , dalla Romagna, perchè il naviglio venelo, troppo debole

a fronte dell'imperiale , non poteva più proteggere la traversata lungo la costa dei legni apportatori delle der rate . Checchè sia di tutto ciò , la stagione estiva trascorse

senza che da ambo le parti si tentasse alcuna impresa di momenlo ; ma venuta la metà d'ottobre , Pepe ve dendo decrescere giornalmente il numero dei malati , decise di operar alcune sortite nel doppio scopo di rac coglier viveri e di agguerrire le truppe già annoiate dalla lunga inoperosità . Occupavano gli Austriaci una lunga linea che da Caorle correndo al fiume Piave e da questo al Taglio del Sile per Campalto , Mestre e Malcontenla , veniva a colle garsi al Tuglio nuovissimo del Brenta e terminava din


CAPITOLO V.

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nanzi a Brondolo tenuto dai Veneti : avevano inoltre

fortificate alcune posizioni intermedie e più accosto agli assediati, come Ponte della Rana , Fusina, Cava Zucche rina e Cavallino . Contro quest'ultimo luogo risolvette

Pepe di far impelo all'albeggiare del vigesimosecondo di di ottobre .

Sorge Cavallino sulla sponda sinistra del gran canale Pordelio che , derivato dalla Palude maggiore , sbocca

sulla spiaggia orientale del porto di Tre-Porti, ed è le gato col fiume del Sile per un canalotto che da quel villaggio prende nome . Cavallino non era , propriamente parlando, che un posto avanzato di Cava Zuccherina , altra terra giacente sulla vecchia Piave ; ma munito di due pezzi di artiglieria che imboccavano l'angusto ar gine , per cui solo attraverso a quel fangoso terreno giun

'ger vi si puole , quel posto nemico presentava una tal qual forza : laonde i Veneziani , non potendo condurre alcuna artiglieria per terra , disposero che tre piroghe e due barche minori armate di cannoncini avessero a

rimontare il canal Pordelio, prestando cosi aiuto a 400 cacciatori del Sile che usciti dalla ridotta di Tre-Porti ,

recar dovevansi per l'argine a dar l'assalto al nemico trincieramento .

Riusci felicemente l'impresa : un antiguardo tedesco

scontrato sull'argine dagli esploratori fu costretto a ri tirarsi ; ed i prodi cacciatori del Sile secondati dal fuoco delle piroghe inseguili avendoli dappresso , assalirono poscia il posto di Cavallino con furia tale, che i Tede schi , dopo aver perduto 15 dei loro ed offeso neppur uno degli Italiani , sgonıbrarono da quel luogo lasciando in man dei Veneti i due cannoni . Occuparono allora

questi Cavallino ; ma per esser quel punto lontano 10


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

kilometri all'incirca dalla ridotta di Tre -Porli, Pepe non credette doverlo conservare, e ritirar ne fece le genti : cionulladimeno gli Austriaci più non osando, di rioccu

parlo ,si mantennero dietro il Sile, per cui l'approvvigio namento della città bloccala si fece più considerevole

da quel lato, ed intanto i due cannoni portati sulla piazza di San Marco a trofeo , valsero ad infonder ardore in

petto dei volontarii a guerra novizzi , e gioia ai Vene ziani, che da quel primo successo auguravano bene della difesa.

Cinque giorni dopo, cioè li 27, pensaya Pepe di ten lạre impresa consimile a quella di Cavallino contro Me stre, ma come più formidabili erano le difese, cosi il

generale italiano provvide acchè,maggioripure fossero i mezzi aggressivi. Questa città , distante 2 soli kilo

metri da Marghera, è punto importante, come quello che rannoda le strade che da Venezia tendono a Padova e Treviso , ed è congiunto a Marghera per mezzo del ca nale detto di Mestre, incassato da ambo i lati da anguste dighe, e per mezzo della strada ferrata, sole vie di com municazione fra quelle palydose regioni, per modo che esso serve di anello fra Venezia e la terraferma veneta ; posta poi al centro, Mestre era posizione essenziale della linea di blocco degli Austriaci: i quali presidiata l'ave vano con 1,500 uomini oltimamente trincierati tanto sul

cammin ferrato, come per via di tagliate operate sugli argini munite di artiglierie e fiancheggiate da alcune case con molta cura rese forti. All'uopo poi 2,000 altri stavano nelle vicinanze per rinforzare il presidio. Mittis , maggior -generale, governaya le, austriache forze. A fronte di simili mezzi di respinger gli assalti , pochi 1

erano gli aggressori , i quali non sommavano a più di


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2,000 divisi in tre colonne destinate ad operare con

quest'ordine: quella di destra , forte di 600 fanti appar tenenti al batlaglione Italia libera , ai cacciatori del l'Alto Reno, ed accresciuta di 50 circa dragoni , doveva , sotto gli ordini del colonnello Zambeccari, assalire i

ripari eretti sull'argine, ed a cui gli Austriaci appog giavano la loro sinistra . Quella del centro, guidata dal

colonnello Morandi ( 1 ), e forte di 900 uomini, assalir doveva i trincieramenti innalzati sulla ferrovia ed im possessarsi quindi a viva forza di Mestre. Amendue que

ste colonne trarre dovevan seco due pezzi d'artiglieria campale. Alla terza , constante di 450 cacciatori del Sile

e comandala dal loro colonnello D'Amigo , ligure , era

imposto di portarsi per la laguna sopra Fusina, di pren dervi terra sotto la protezione di cinque piroghe armate di pezzi di grosso calibro e comandate dal capitano di fregata Basilisco, ed impossessatasi di quel luogo divi dersi in due drappelli , uno dei quali assalir doveva il posto austriaco collocato a Ponte della Rana, operazione in cui doveva esser secondato da alcuni cacciatori che ( 1 ) Questo Morandi è lo stesso di cui tenni parola a pagina 312 del secondo volume : andato al servizio di Grecia e pervenuto al comando del corpo della gendarmeria , Morandi appena seppe dei moti italiani chiese a re Ottone licenza di venir a militare in Italia : concedevagliela quel sovrano, ponendo solo per clausula che ei non combattesse contro il duca di Modena, suo originario sovrano e parente del greco monarca . Morandi lo promise, e non manco alla promessa ; poichè giunto in Italia quando quel duca già aveva

alzato i tacchi , egli entrò nelle truppe italiane combattenti contro Austria : ciò non valse però a scolparlo , perchè rientrato in Grecia dopo la caduta di Venezia , sebbene assolto da due consigli di guerra , a cui venne sottoposto, e dalla Corte suprema di Cassa zione, non potè però sin'ora esser riammesso nel suo grado. VOL . II - 47

PINELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Morandi doveva mandare alle spalle dei Tedeschi: e l'altro drappello doveva correre a Malcontenta nel dop pio scopo di tagliar la ritirata ai fuggiaschi nemici e di impedir i rinforzi che venir potessero da Padova . Queste savie disposizioni di Pepe mancarono per poco di mandar fallita l'impresa per causa della lentezza dei

suoi subordinati nell'adempimento di quelle parti a loro spettanti : ed in primo luogo D'Amigo , capitano della colonna di Fusina che doveva assalire per il primo ed esser col rombo de' suoi cannoni segnale alle altre due ,

non dirò impedito, ma incerto per causa d'una folta nebbia , se dovesse dar principio al cannoneggiamento , fu causa di un generale ritardo ; oltre a ciò le altre due colonne , per una imperdonabile negligenza , erano la sciate prive di artiglierie essendosi trascurato di con durle sin dal di prima dall'isola del Lido sul continente, e la bassa marea rendendo ora malagevole il farlo, tanto più che s'era omessa la costruzione d'un ponticello a tal uopo necessario . Non parve però a Pepe , che era sui luoghi, di dover più a lungo temporeggiare, e spedito

pertanto ordine a D'Amigo di sollecitar gli assalti , egli imponeva a Morandi ed a Zambeccari di avanzare sulle opere nemiche.

| Accadde allora che quella fitta nebbia, la quale era stata

impedimento od almen pretesto a quei di Fusina di agire a rilento , ridondasse invece a profitto dei seguaci di

Morandi, i quali quasi non visti giunsero in gran vici nanza dei nemici ripari : ma scoperti poi tutto ad un tratto dal Tedesco , essi vennero salutati con un fuoco cosi violento di moschetteria e mitraglia, che comincia

rono a tentennare : del che addatosi Pepe mandava a loro sostegno il prode colonnello Ulloa con 100 gen


CAPITOLO V.

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darini , gente cappala . Quest'ufficiale allora rampognati i soldati di Morandi della loro titubanza e rianimatili , spingevasi seco loro all'assalto di fronte, mentre i cac ciatori lombardi , sprolungandosi a sinistra nella dire zione di Boaria, vennero serrando il nemico sul suo lato destro . Impegnossi allora una lotta ostinata , resistendo

con inaudita pertinacia i Croati agli Italiani , di cui parec chi pervenuti erano nell'interno della ridotta , e fu visto

alcuno di quelli preferire la morte anzichè di arrendersi e di gridare viva Italia , come eragli dai Lombardi im

posto : mirabile costanza ch'io non saprei , seguendo l'esempio di taluno , biasimare, e sarei anzi per lodare, essendo pur troppo vero che la razza germanica pose nel difender la conquistata Italia maggior ostinazione di quella spiegata da molti Italiani nel riconquiderla, i quali non sempre e non tutti mostraronsi parati ad incontrar certa morte per questo santissimo scopo. Com

battiamo senza pietà e senza tregua lo straniero che in sozza la patria nostra , cerchiamo superarlo in valore , ma non biasimiamolo quando tenacemente lotta per ser bare sua una parte di questo giardino europeo . Dopo lunga resistenza però gli Austriaci , costretti a sgombrar il trincieramento, riducevansi dietro il canale

Osellino , a cui era adito per un sol ponte che armato avevano con due cannoni. Qui rinnovarono le diſese ; ma intanto Zambeccari superato avendo , dopo lotta acca nita, le barricate erette sull'argine di sinistra , e comin ciando i suoi scorridori ad avanzare alla volta di Mestre,

gli Austriaci pensarono ridursi nella città stessa , e fatta massa delle truppe sulla piazza maggiore, dalle case laterali si accinsero a difender ostinatamente la città .

Alla cui volta marciavan ora le due colonne unite pre


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cedute dai volontarii lombardi , i quali in tal giorno diedero esimie prove di valore , e guidati da Paolucci ed Assanti veneti , da un Sirtori lombardo , da un Cattabene romagnolo , da Rossaroll e da Alessandro Poerio napo letani , snidarono colle baionelte i Croati di casa in casa ; e si fu in queste perigliose prove che il Poerio , il quale, sebben già ferito in una gamba, non aveva voluto riti rarsi dalla pugna , ricevette un secondo colpo cosi fiero al ginocchio che, stramazzato a terra , venne da qualche inferocito nemico percosso al capo colla propria spada , e raccolto poi dai suoi ebbe a spirare dopo cinque giorni di dolorosissima agonia , durante i quali quell'esimio Ita liano mai non trasse un lamento, chiamandosi avventu rato invece di dar la vita per quella causa a cui consagrato aveva ingegno e sangue ; in ciò più felice del germano , che sconta l’amor suo per la patria in orrido carcere . D'Amigo intanto sbarcato a Fusina e trovate abban donate dal nemico tre artiglierie, aveva finalmente in viato le sue truppe sopra Malcontenta e Ponte della Rana : ma questa parte dell'operazione fu mandata ad esegui mento con mollezza tale che 250 Croati , i quali trova vansi a Ponte della Rana , scambiati pochi colpi con gli aggressori , ebbero tempo a ripiegarsi per Malcontenta : ed allora il presidio di Mestre vedendo da un lato avan zare dal Ponte una nuova colonna , di cui forse esage rossi la forza, e dall'altro giunte finalmente le artiglierie,

abbandonò la città con una precipitanza tale , che 6 can noni , varii carri di munizioni e di bagagli , e le carte

stesse di Mittis vennero in possesso degli Italiani ; dalle quali carte si venne a conoscere come il generale ne mico informato fosse sin dal giorno prima della sortita ideata da Pepe .

(


CAPITOLO V.

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Palese era il tradimento : ma chi il traditore ? incerti

steltero per allora i giudizii , in quanto che il di prima essendosi mandati fuori alcuni esploratori ad indagare

quel che il nemico stesse facendo, poteva supporsi che alcuni di essi avessero palesata la cosa : ma venuta poi l'epoca luttuosa della resa , fu da molti con meraviglia no tato come il colonnello Jouy, già antico ufficiale austriaco, il quale riempiva le funzioni di comandante di piazza , andasse attorno con gli ufficiali imperiali, e siccome egli era stato da Pepe posto a corrente delle disposi zioni a cui concorrer doveva , cosi ei venne general

I

mente creduto autore del tradimento : narro , non asse vero : tanto più che fra gli ufficiali minori di piazza uno ve n'era che aveva un fratello aiutante di campo di Mittis; circostanza che fece a molti supporre che quello potesse essere il delatore. Non vorrei pertanto accusar di una turpe azione non commessa ; ma chiunque sia stato il traditore, maladetto ei sia da tutti gli onesti , e possa il nuovo Giuda aver fine pari all'antico. Reca però meraviglia non poca vedere che Mittis av vertito non abbia prese maggiori precauzioni per respin ger gli assalti : forse non prestò fede all'avviso , forse ebbe dettagli erronei, e scambiò il finto pel vero altacco, gli Italiani col loro valore delusero le sue misure, e

malgrado gli svelati disegni trovaron modo di catturare 600 soldati , 3 capitani e 2 tenenti , e inabilitare 300 altri nemici a nuove pugne , perdendo essi fra morti e feriti 200 uomini al più . Il fatto di Mestre fece altissimo onore alle armi italiane , sendo che in tal giorno 2,000 giovani soldati sloggiato avessero da posizioni fortissime, volto in fuga ed imprigionato in parte truppe più numerose e

sedicenti agguerrite: specialmente i cannonieri , ad onore


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dei quali notossi come in gran parte morti giacessero

presso le artiglierie : fu però da lamentare che la guer nigione, ridotta dalle febbri ad 11,000 al più atti a pre stare servigio, non abbia potuto tenersi in possesso di

quel punto importantissimo, poichè se i Veneti , i quali spintisi in tal giorno a Cavanella di Brondolo, ebbero a riconoscere aver il nemico allontanata la linea di blocco

collocandosi a Cavarzere, avessero potuto occupare Ca vanella, Mestre e Cavallino, la sfera di azione ed i mezzi

di approvvigionamento avrebbero ricevuto grandissimo ed utilissimo incremento ; avendo essi invece abban

donati quei luoghi, gli Austriaci ritornati all'indomani a Mestre vi si stabilirono ancor più sodamente di prima, commettendo al tempo stesso inaudite vessazioni a danno dei miseri abitatori , sotto pretesto che dessi coadiuvato avessero agli assediati .

Qui nolerò che se veramente le forze di cui disporre poteva Pepe non gli permettavano di conservare i punti

conquistati, non si vede troppo la convenienza di tentar simili imprese, le quali se da un lato servivano ad ag guerrir le sue truppe, dall'altro scemavano di numero un presidio già troppo esiguo . Tuttavia i due fatti di Cavallino e di Mestre non erano che il principio di una serie d'assalti che Pepe intendeva di dare ai posti ne

mici ; ed il buon risultato di queste due prime fazioni infuso avendo straordinario ardire nelle sue soldatesche, egli già stava concertando con Tiozzo le opportune mi

sure per effettuare un attacco combinato di forze ter restri e navali contro Caorle, estremo punto di sinistra della nemica linea di blocco, quando i triumviri, nuo vamenle cedendo alle galliche menzognere instanze, fe cero sapere al generale come, per non attraversare le


CAPITOLO V.

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pendenti trattative di pace, ei limitar si dovesse ad una pura difensiva: da quel malaugurato giorno in cui i triumviri , riponendo soverchia fidanza in straniere pro messe, vietarono l'operazione contro Caorle, sino al di della ripresa delle ostilità per parte di Piemonte , non accadde più dinnanzi a Venezia cosa alcuna degna di esser dalla storia rammentata , se forse non è la fiac chezza dimostrata dalla marineria veneta nel non im

padronirsi del Vulcano, grosso piroscafo da guerra au striaco, che approssimatosi soverchiamente al lido nel 10 ottobre, diede in secco al luogo detto Boccavecchia

d'Adige. Furono lesti i Veneziani a fulminarlo dal lido colla batteria nominata del Pentagono -Nuovo , ma sic come poco danno arrecar potevangli per esser troppo lontani, Rizzardi, comandante di quei luoghi , insisteva perchè alcuni legni da guerra andassero a catturare quel piroscafo che non poteva essere dalle grosse navi au striache soccorso temendo esse pure di investire : Bua

invece accontentossi di spedirvi il piccolo piroscafo il Pio IX con alcuni trabaccoli, ed il comandante di esso , un

tal Mazzucchelli, vuoi per timidezza , vuoi per ordini ri cevuti , osato non avendo assalire il Vulcano, l'equipaggio di questo , geltato il carico in mare e ripostolo a galla , si affrettò di condurlo sotto la protezione del forte di Caorle .

Bollivano intanto con maggior veemenza le ire fra i

diversi partili in questa misera Italia . Nel regno bor bonico riapertosi per poco e quasi a dileggio il nazional Parlamento veniva prorogato alli 5 settembre alle grida d'una prezzolata bordaglia gridante a piena gola : Viva Ferdinando ! Abbasso la Costituzione ! Volevano esser

schiavi , e temevan mancassero tiranni e ceppi ! e mentre


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a Napoli i tristi invocavano un sol padrone , a Livorno per lo contrario ogni mascalzone comandar pretendeva. Guerrazzi, misto di corruttela, di scetticismo e di straor dinario ingegno, fattosi capo delle masse ne dirigeva i moti, ed andando inteso con gli agitatori di Genova , il 2 settembre , nel giorno stesso che colå tumultuavasi , egli , preso pretesto dallo sfratto dato al padre Gavazzi , fanatico fautore di democrazia , sollevati i Livornesi a

rumore, facevali trascorrere all'arresto del governatore : mandavano allora i ministri da Firenze , qual commis sario straordinario, un Lionelto Cipriani , guerriero di fresca data , che postosi in capo di ridurre al dovere i rivoltosi con soldati di dubbia fede o pusili, era co stretto a riparare nei fortilizii di porta Murata ed a sal

varsi quindi per la via di mare . Volle allora il governo convocare la guardia civica , ma trovossi poca e non volenterosa : ed avendo in quei giorni fatto ritorno in

patria Montanelli, reduce dalla prigionia, conseguenza dell'onorata ferita toccata a Curtatone, parve a governo

ed a nazione che quest'uomo, meritamente stimato dal l'universale , esser dovesse l'angiolo salvatore ; venne

pertanto dal venerando Gino Capponi , suo amico e capo del gabinetto , mandato a Livorno , ove riusci invero a sedar gli animi : laonde confessar si deve che la sua ve

nula ſu benefica a Toscana : se non che salilo ei poscia al potere e chiaritosi partigiano della politica disperata , vennero a raffreddarsi sempre più i rapporti già tiepidi fra Piemonte e Toscana .

Nė miglior accordo regnava tra Torino e Roma , ove la somma delle cose governative era in mano di Pelle grino Rossi , quell'uomo di smisurala dottrina , di in corrotta fede e di liberalissimi sensi , a tessere gli elogii

.


CAPITOLO V.

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del quale ed a lamentarne il miserando fine, altro sub bietto, altra penna , e molte e molte pagine occorrereb bero : ond’io contenterommi di notare come appena giunto al potere quell'uomo insigne , sentendo come base indispensabile di ogni ordine interno e di ogni fu tura grandezza fosse un ben ordinato e disciplinato eser cito, facesse da Pio invitar Zucchi , rifuggitosi allora in

Isvizzera , ad assumere il portafoglio della guerra , e Zucchi venne ; ma perchè volle disciplina , non piacque ed ebbe ostili anarchici e retrivi . Rivolgendo l'animo po

scia alle politiche contingenze tentò Rossi rinnovare con Piemonte le pratiche per una lega già invano tentata da Rosmini: ma Rossi era italiano e non sabaudo od al

bertino , e perciò non voleva fidarsi alla cieca a quel partito più dinastico che nazionale : e vissuto essendo à lungo in Francia e tenuto rilevanti ufficii da re Luigi

Filippo, ei desiderava forse a capo dell'esercito italiano qualche generale francese di nota celebrità ; ed in ciò non aveva torto se a chi sol

presumeva sapere ei pre

feriva chi sapeva davvero : suddito inoltre di Pio e lu singandosi forse di trattenere colla possanza dell'ingegno nella retta via chi Traviare voleva , egli cercava dare al

sovrano pontefice parte principalissima nella lega : e qui forse errò, perchè volendo imporre politica italiana a chi già s'era intedescato , non giovando alla causa co mune , spiacque a Torino ai regii , spiacque in Roma ai repubblicani ed ai retrivi , e precipitó sè e la patria alla total ruina .

Poiché quel partito che sol di sangue si pasce , accor tosi come la mente superiore del Rossi capace fosse di tener a freno l'anarchica setta , e come Zucchi, da lui

mandato a Bologna , storzato avesse Garibaldi, accorso


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

colà con una banda di seguaci , ad imbarcarsi ad An. cona , sciogliendo cosi il nucleo dell'esercito del popolo, e rompendo i disegni fatti per l'insurrezione di esso , pensò ricorrere al delitto per sbrigarsi del temuto mia nistro , ed il quindecimo giorno di novembre il profondo filosofo, l'integro cittadino, l'eccelso statista mentre saa liva al Campidoglio cadeva solto il pugnale di vil sicario , Qual fu veramente il partito sagrificatore ? chi l'infame assassino ? già l'opinion pubblica il disse , e lo dirà me. glio il tempo : io non accuso alcuno ; piango sull'itala lume da itala ma scellerata mano spento ! Ci voleva meno d'un si esecrando misfatto per sgomen

tare l'animo del sommo pontefice, il quale dieci giorni dopo , travestito da semplice prete e nella vettura dela l'inviato bavaro conte di Spaur, abbandonava Roma per andarsi a ricoverare ai fianchi ..... di Ferdinando di Borbone !

Eccettuala adunque Lombardia soffocata sotto il piede croato , e Napoli sanguinante , l'anarchia invadeva ogni

altra italiana provincia , poichè in Piemonte eziandia l'esasperazione essendo giunta al colmo, il ministero Pinelli -Revel, reso inabile a far quel po'di bene che la tristizia dei tempi e la furia dei partiti consentito avrebbero, rassegnato avendo il suo ufficio, vennero al

potere uomini che ultra-democratici annunziaronsi, ma

in fatto non furono che ciechi strumenti dell'anarchia , per careggiare la quale essi non ripugnarono dallo spin gere la nave dello stato in un pelago tempestoso, ove doveva fra poco miseramente naufragare . Capo del nuovo ministero fu Vincenzo Gioberti, trallo

da una vanità deplorabile a far lega con uomini da lui affallo diversi , ed i quali non tardarono a fargli assa


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porare di che sappian gli elogii di chi dell'onesto si serve a proprio lucro ; onde passò brevissimo tratto di tempo ch'egli, pari a generoso arabo destriero che mal comportare puote d'andar confuso con vili giumenti ,

vistosi inceppato il volo al gagliardo ingegno, sdegnoso da lor si divise .

Ma frattanto il nuovo ministero , per dimostrarsi fe dele a quel partito che innalzato lo aveva alla direzione delle cose , e che era quello stesso che , confondendo i rei cogli innocenti , ed i valorosi coi pusilli, non aveva trovato che vituperio ed ingiurie per quell'esercito che quasi solo combattuto aveva la guerra italica , il mini stero, dico, non trovò mezzo più acconcio per compia cere all'anarchia ſuor quello di nuovamente umiliare quell'esercito stesso . Perchè la ritirata dal potere degli antichi ministri lungi dall'aver posto fine ai torbidi di Genova , avendo lasciato per lo contrario la briglia sciolta ai perturbatori, erano in quella città avvenuti nuovi e fierissimi disordini: per locchè il ministero Gioberti pensava mandarvi qual com missario straordinario uno stesso de'suoi membri, Do menico Buffa, buon servo di Dio, uso ad infelicemente

poetare, e dalla aberrazione generale trasmutato in un subito in uomo politico : venuto costui in Genova ed

annunziandosi per commissario investito di tutti i poteri esecutivi della città di Genova , si credette un gran che, ed immaginandosi d'aver fatto un bel ritrovato, trasse fuori li 18 dicembre uno strafalcione in cui diceva : « lo sca

duto ministero seguendo una politica contraria alla di gnità della nazione , è stato la sola causa dei torbidi

genovesi; ma che ora a cose nuove uomini nuovi; non più Eccellenze ; valere la forza cogli imbelli , non coi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

valorosi : non esser necessario alcun apparato di forza per contenere il popolo genovese » ; e dopo aver detto ancora altre simili castronerie , terminava coll'ordinare

ai soldati di sgombrar da Genova quasi fossero malfat tori. Questo suo bel capo lavoro , degno proprio d'un poetastro da villaggio, fu freneticamente applaudito da tutti i mascalzoni che in assenza d'ogni forza speravano poter impunemente bottinare; ed ecco diſfatti che pochi giorni dopo cominciarono ad andare a zonzo per la città gridando : Morte agli aristocratici! era un preludio di socialismo : l'anarchia principiava : Lorenzo Pareto, ge neralissimo della guardia nazionale, rassegnava la ca rica , e nominato sindaco, ricisamente rifiutava : dopo lui dimeltevansi un Doria Pamfili ed altri molti dei pri marii ufficiali della milizia cittadina : fu forza allora al

nostro buon Domenico di aggiungere ai molti altri suoi titoli quello di capo interinale della guardia nazionale : ma chiamato fuori, proprio come un buffo sulla scena , da quella sfrenata bordaglia, ed essendo stato perplesso alquanto , quando alfin si decise a comparire venne ap

plaudito o fischiato secondo che andava a genio ai mo nelli ; cominciò allora il povero uomo a capire d'aver preso un granchio nell'allontanar le truppe da Genova . Quest'improntitudine del poeta ministro ſu malissimo sentita non solo dall'esercito che ne concepi altissimo sdegno , ma da tutti i prudenti ed onesti , a cui comin ciavan a dar nausea le enormezze degli ultra-democra

tici . Gli stessi collega del Buffa ne provarono dispiacere, e più di tutti Gioberti , il quale dotato qual era di squi silo ingegno , comprese alfine con quali cervelli bal zani impigliato si fosse ; onde cercando per quanto stava in lui di modificare l'effetto di questa strana misura


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ch'egli, ragionando con Abercromby , qualificava d'in

discreta , promuoveva l'ordine di sospendere l'evacua zione ; ma gli altri ministri non volendo apertamente disdire l'operato del loro collega , presero il tempera mento di far partire parte sola delle truppe, lasciando le altre nei forti , eccettuato quello dello Sperone che venne dalla guardia nazionale genovese occupato . Ciò nulla di meno l'improvvida misura del commis

sario aveva già portato i suoi frutti : alcuni soldati pro vinciali stufi di star sotto le armi del presidio tanto di Genova che di Torino , prendendo pretesto da questo , tumultuando cominciarono a gridare: O la guerra , od a casa ! e sebbene si sciogliessero poi alle esortazioni dei loro ufficiali, luttavia da quel di più frequenti furono le diserzioni. Ad Alessandria poi le cose andarono più oltre, perchè non furon più i soldati , ma sibbene gli ufficiali di un reggimento che, secondando il loro colon nello, ad onta che dal comando dell'esercito fosse fatto

severo divieto di dar segni di approvazione o di censura agli atti politici governativi, aderirono all'idea dal loro capo esternata di manifestare la loro soddisfazione per questa decisione del commissario che imponeva un'im pronta di umiliazione all'intero esercito . Pensava forse quel colonnello che questo suo atto di spudorata corti

gianeria fruttato gli avrebbe con poca fatica le cordel line da generale , ma andarono falliti i suoi calcoli; perchè venuta la cosa a conoscenza del duca di Savoia , alla cui divisione apparteneva quel reggimento , egli prontamente recatosi da Valenza , ove teneva il suo quar tier generale, ad Alessandria , posto in arresto il colon nello , e promossane quindi la dimissione , soffocava colla sua energia un germe che prendendo maggior sviluppo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

avrebbe potuto partorire gravi discordie fra i varii corpi dell'esercito . 1849

Venuto frattanto a termine l'anno 1848, cosi ſecondo

Gennaio di felici e quindi tristi avvenimenti per le itale contrade, sotto poco lieti auspicii spuntava il susseguente : perchè le due potenze mediatrici , dopo aver speso meglio di quattro mesi ad indurre l'Austria ad accettare Brus

selles comeluogo di riunione dei plenipotenziarii , uscite

ormai di speranza di decidere quella potenza a cedere la Lombardia alla Sardegna, o di costituire in qualun que altro modo le provincie italiane ad essa guarentite dai trattati del 1815 in stato indipendente , limitavario ormai i loro ufficii a dissuadere la corte di Torino dal

rinnovare le ostilità . Rappresentavano , Abercromby in glese e Bois-le-Comte francese , ministri presso la corte di Torino , quanto cangiate fossero le condizioni delle cose , e quanto assurda la pretesa che Austria , ricupe ratrice delle perdute provincie, si risolvesse ad abban donarle: additavano poi lo spirito d'anarchia fremente per l'intera penisola ; quindi la certezza pel Piemonte d'esser solo nella lotta , e la necessità di sedare al più

presto ogni dissidio anzichè impigliarsi in una nuova guerra che avrebbe potuto condurre alla ruina dell'an tica monarchia savoiarda .

Sentivano ilpeso di queste inconcusse ragioni i mem bri del gabinelto Pinelli-Revel , e peritavansi perciò a denunciar l'armistizio : ma per altra parle rispondevano

essere l'opinion pubblica cosi esaltata che niun governo , niun ministero avrebbe potuto accettare condizioni di

pace che non guarentissero l'indipendenza di parte al meno delle oppresse provincie ; speravano poi sempre negli eventi di Germania , i quali però se prosperi da


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principio ai sollevati , volgevano ora propizii alla dina stia absburghese, perchè Vienna r belle capitolava li 30 ottobre , ed il principe Windischgraetz entrato in Un gheria alla testa di tre poderosi corpi d'armata, coman dati uno dal bano Jellachick, e gli altri due dai tenenti

marescialli Wrbna e Serbelloni , milanese quest'ultimo, e som manti assieme a nientemeno di 42 battaglioni , 54 squadroni, 230 cannoni e 28 equipaggi da ponte , avanzava dall'occidente in Ungheria, mentre Simonnich

e Sclich con 18,000 uomini caduno , inondavanla dal nord e Puchner con altrettanti entrava in Transilvania .

A queste forze gli Ungheresi da opporre non avendo che 25,000 regolari e 60,000 contadini della landsturm,

armati per la maggior parte di falci, non potevano lu singarsi di resistere a lungo , tanto più che Theodoro witch con 17,000 Croati faceva ei pure irruzione da un'altra parte: lungi dunque dal poter dar aiuto agli altri

nemici d'Austria, i prodi Magiari molto avevano a che fare per mantener se stessi ; e diffatti la forte Presburgo , sulla cui resistenza s'era fatto gran fondamento , apriva le porte li 18 novembre senza trar colpo, e nello stesso modo veniva in potere di Windischgraetz Buda-Pesth li 5 gennaio : e non si fu che verso il fine di quel mese che gli Ungheresi, levatisi in massa alla potente voce di Kossuth, e diretti da Bem , da Dembinski e da Gorgey, non ancora infame, ripresero con successo l'ofensiva, passando la Theiss sollo gli ordini di Perczel, battendo il generale Ottinger al ponte di Szolnek , Schlick a To

kay , e riportando Bem segnalata vittoria sopra Puchner in Transilvania.

Queste fazioni della guerra ungarica, affatto estranee al mio assunto , io qui volli accennar di volo per dimo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

strare quanto assurde sian state le accuse lanciate su

quel ministero di non voler nuovamente rompere la guerra o di non sapere cogliere l'occasione propizia di ciò fare; le date citate provano abbastanza che sino

alli 4 dicembre, epoca in cui quel ministero rassegnò i poteri , gli eventi germanici erano lungi dall'esser pro

pizii : a prova poi dell'intenzione di quei ministri di denunziare l'armistizio, ove fosse impossibile ottenere una pace onorevole, sta la corrispondenza di Abercromby, dalla quale si rileva come, pochi giorni prima di abban

donare il portafoglio, Ettore Perrone, cui per la carica di ministro delle cose estere specialmente incombeva trat tare coi ministri delle corti straniere, dichiarasse come

il presente stato di cose essendo intollerabile e peggiore forse di una guerra, il ministero fosse deciso a rompere le ostilità se prima delli 15 gennaio le corti mediatrici ottenuto non avevano patti accettabili da Vienna , Ora

io dirò francamente che forse queste eran parole, e che

i ministri , vedendo lo stato dell'esercito nostro , dato non avrebbero effetto alla loro minaccia : del che io li

lodo, perchè la politica disperata è propria dei pazzi ,

non dei rettori di Stati : tuttavia sta sempre che la loro condotta verso le estere potenze fu costantemente digni tosa ed italiana .

Venuto Gioberti al potere , egli nel suo primo col loquio avuto con Abercromby lasciò subito travedere quanto poco sperasse dalla mediazione ; ma troppo ave

veduto per fidare nel partito anarchico , e gettarsi per compiacerlo in una guerra disperata , ei tendeva invece

a scalzare colle pratiche diplomatiche la supremazia che la vittoria aveva nuovamente assicurata all'Austria in

Italia : nel qual accorlo intendimento , per sventura d'l 3


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talia , ei fu mal secondato dai collega , o troppo ligii alle sette repubblicane o troppo inetti per comprendere il sublime concetto dell'altissimo filosofo .

Imperocchè convien sapere che la selta repubblicana , prepotente nell'Italia centrale, non ancor osando svelar pienamente l'intenzion sua , erasi posta a propugnare con molto calore la celebre Costituente italiana , la quale altro non era per essere che un'assemblea nazionale , in cui il partito repubblicano sperando di aver il so

pravvento sul costituzionale, voleva spossessare i prin cipi italiani dei loro troni e proclamare la repubblica. Nulla eravi a dire legalmente su questo progetto , avve

gnachè incontrastabil cosa sia , risiedere nella nazione il supremo ed imperscrittibile diritto di darsi quel go

verno che più le convenga : ma oltrecchè le vagheggiate forme repubblicane erano desiderii non già della mag gioranza della nazione , ma di una setta , molto eravi poi ancora da dire sulla possibilità e convenienza d'un tal sistema di reggimento, il quale implicando un'Italia unita e forte avrebbe sollevato contro di sè non solo i

principi italiani costituzionali ed il reazionario Borbone di Napoli , ma Austria ed Europa tutta , compresa Fran

cia , che quelli illusi , per vederla retta repubblicana mente, credevano aver propizia , e che fu invece la più

perfida, la più accanita nemica della repubblica romana . Pretendere adunque che i principi italiani , anche i più costituzionali , volenterosi dessero mano alla convoca di un congresso che voleva scalzar loro il soglio , era strana

lusinga invero , e tanto valeva insorger contr'essi e scin dere questa misera madre nostra in due campi , in cui

gli Italiani con empia e fratricida rabbia imprendessero a scannarsi a vicenda . VOL . III . - 48

PINELLI, Storia ecc.


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Queste cose presentiva Vincenzo Gioberti , il quale pe netrando coll'occhio scrutatore i segreti intendimenti dei demagoghi , e mosso dalle sue convinzioni di sacer dote e di sincero costituzionale a preservare i troni co stituzionali, deliberavasi di ostare a queste arti repub blicane con tutte le sue forze , ponendo in luogo della

Costituente una Confederazione italiana di tutti i potentati della penisola , e propugnando quest'idea presso tutti i governi di essa : abborrente poi , per propria benigna natura, da ogni mezzo che di violenza colore vestisse , ei risolvevasi di impiegare dapprima coi Romani la per

suasione per rappaciarli col pontefice: ma era pena but lata , perchè da una parte in Roma , fatta convegno di

tutti i più arrabbiati demagoghi, Mazzini , Garibaldi e Canino , non ancor seguace gallonato in allora dell’au ralo cocchio napoleonico, soffiavano a tutta gola la re pubblicana febbre nel popolo ; per l'altra parte manda

van vani i buoni ufficii giobertiani presso il mutabile ospite di Gaeta , il bavaro Spaur, i cardinali e Ferdinando di Borbone , infensi tutti a Carlo Alberto e vogliosi di

spingere il pontefice a guerra atroce contro i sudditi;

onde scomuniche da Gaeta , derisione e vituperii da Roma, anarchia in tutta Romagna . Febbraio il

Perlocchè disperando ormai Gioberti di rappattumare papa coi rettori di Roma , e volendo ad oyni costo

impedire che stranieri soldati e specialmente tedeschi ne occupassero lo stato, dopo aver tentato invano un accordo col ministero Muzzarelli -Sterbini per far entrare un corpo

sardo nelle provincie pontificie, rivolgevasi interamente a Gaeta , ove risiedeva pur sempre quel solo romano governo dal gabinelto di Torino riconosciuto in diritto : ma là pure erangli rotti i disegnidalle arti borboniche : 1


CAPITOLO V.

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ed il papa entrato ormai in piena reazione, pien di so spetto pel piemontese governo , ricorreva dapprima al governo imperiale , perché, d'accordo col napoletano ,

avesse a riporlo in seggio : udite quindi le gelosie fran cesi d'un intervento austriaco, pensava a Spagna e ne sollecitava gli offerti aiuti : non perdevasi tuttavia di animo Gioberti , e certo dell'appoggio di Inghilterra e di Francia, dopo avere nuovamente offerto invano il concorso delle armi piemontesi per ricondurre d'accordo con le napolitane il pontefice al Campidoglio, consigliava Carlo Alberto ad occupar Ancona; impresa di facile esecuzione attesa la presenza della squadra sarda in quei mari : ma il re , pieno di scrupoli , non osando occupare una città papalina senza il consenso di Pio , la bella occasione andò perduta: Le cose intanto volgevano a precipizio nell'Italia cen

trale. A Roma s'era proclamata la repubblica li 9 febbraio , ed in Toscana il ministero Montanelli-Guerrazzi ridotto

avendo il neghittoso Leopoldo ad una larva di potere, questo principe , che già da alcun tempo dimorava a

Siena, come città a lui più devota , partitone repentina mente li 7, riparava in Santo Stefano, che la vicinanza del mare facevagli sembrare più sicura stanza . Lui partito, gli avventati ed i tristi gridandolo scaduto dal polere , volean repubblica : frenati però da alcuni più prudenti, accontentavansi di nominare un triumvirato composto di Montanelli, Guerrazzi e Mazzoni, per modo che se non vi ſu repubblica , vi fu certo anarchia ; pe ricolosa vicina era questa pel Piemonte , ove mal fermi eran gli animi ed ove i Mazziniani , e quelli che senza addarsene ad essi coadiuvavano , osteggiando ora Gio berti come già osteggiato avevano Pinelli , facevan conati


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incessanti per far nascere novità ed ottenere partigiani alla Costituente: mentre per altra parle Austria , già venuta in quei giorni a commetter soprusi in Ferrara,

andava accampando certe viete ragioni di parentela fra le famiglie imperiale e granducale, da cui dedurre vo leva il diritto di intervenire in Toscana .

Vide allora Gioberti non esservi più da perdere un istante, e portatosi da Carlo Alberto eccitavalo ad offrire

aiuto d'armi a Leopoldo. L'offerta fatta dall'inviato sardo

Villamarina , portatosi appositamente a Santo Stefano, veniva accettata con apparente gratitudine dal granduca, il quale anzi dimostravasi disposto a recarsi a Viareggio per esser cosi più vicino ad un polso di soldatesca lo scana che Laugier teneva collegata colà verso il confine

modenese , ed alla divisione piemontese forte di 9,000 uomini , che spedita sotlo gli ordini di Alfonso Lamar mora quando trattavasi di dar aiuto al papa , era poi stata soffermata a Sarzana . Ma i maneggi di chi stava ai fianchi di Pio in Gaeta , e che già sturbato avevano

l'andata delle truppe piemontesi a Roma , qui pure in tervennero a guastar le cose : perchè giunto a Santo Ste fano il commendatore Bargagli , inviato toscano a Gaeta , presentava a Leopoldo lettera dal pontefice scritta dietro le suggestioni borboniane, in cui Pio IX informando il

granduca come appena i Piemontesi oltrepassato aves sero il confine toscano, Radetzky marciato avrebbe sopra Torino , dissuadevalo dall'accettare l'intervento sardo . Questi timori di mosse austriache erano simulati o per lo meno esagerati e fondati sopra semplici presunzioni , non essendo verosimile , come fece notare l'inviato sve dese a Leopoldo in Santo Stefano, che Francia ed In ghilterra mediatrici permesso avessero ad Austria di


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sturbare Piemonte nell'opera sua proficua ad un prin cipe italiano , ed essendo poi anche impossibile che Ra detzky fosse già avvertito in si breve lasso di tempo di

questa pratica e polesse aver chiesto gli ordini in pro posito a Vienna : ma Leopoldo paventando davvero , o

già pentito d'aver fidato nel cognato savoiardo anzi che nel cugino imperiale, mutato proposito, scriveva imme diatamente a Carlo Alberto pregandolo a sospendere l'invio delle truppe .

Non occorreva però questo avviso del granduca a sventar l'impresa, perchè se Leopoldo titubava in Santo Stefano, Carlo Alberto tentennava in Torino ; ed in quei

giorni appunto era venuto in piena luce il disaccordo che già da qualche tempo regnava fra i membri del

gabinetto e Gioberti presidente di esso . Non era regnata mai buona armonia fra il presidente del consiglio e gli

altri membri: poichè l'abate ad essi accostandosi aveva ascoltata più la voce dell'amor proprio offeso anzi che

le politiche sue tendenze, le quali erano molto più con sone a quelle di qualche membro del cessato ministero, che non a quelle degli uomini componenti il nuovo ; ed all'epoca del famoso proclama Buſſa, Gioberti era stato più degli altri pronto a biasimarlo sia per l'umiliazione con esso inflitta all'esercito , sia per le ovazioni date alla Costituente italiana . Poichè sebbene il ministero nel suo

programma, scrittura di Gioberti, detto avesse di ub

bracciare di cuore la insegna levata dalle oltre provincie

italiane della Costiluente italiana, pure dal seguito dello scritto era chiaro che sotto questo nome i nuovi mini stri , o per lo meno il loro capo , non intendeva sanzio nare certe teorie che, interpretate in Toscana ad un modo ed a Roma in un altro, riuscirono però in ambo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

i luoghi a costringer il principe alla fuga e fecero pro clamar poi la repubblica in Campidoglio : che anzi nel programma era specificato che « solo la monarchia co stituzionale può dare alla patria nostra unità , forza e potenza contro i disordini interni e gli assalti stranieri » , e più sotto era soggiunto che la Costituente italiana rap presentava « quella democrazia che virtuosa, generosa, amica dell'ordine, delle proprietà , del trono , è alienis sima dalla licenza , dalle violenze , dal sangue » : la Costi tuente adunque voluta dal Gioberti, quella ch'ei riassu meva in una solida confederazione fra i varii governi italiani , non era quella che in Genova traducevasi in

tumulti, in invasioni del palazzo di giustizia , in feroci grida di morte agli aristocratici . Quali poi fossero le opinioni particolari di Gioberti sulla Costituente italiana meglio d'ogni mio commento valgono a dimostrarlo le

accorte parole da lui pronunziate alla Camera de’depu tati nella tornata delli 12 febbraio , in quei giorni ap punto cioè in cui negoziavasi l'intervento in Toscana, colle quali dopo aver detto che fra i partigiani della

Costituente v'erano , ad opinion sua , varii uomini sin ceramente affezionati alla monarchia costituzionale, nel

numero dei quali ei collocava Brofferio, conchiudeva di cendo: « Ma soggiungo che la maggior parte dei fautori

« e dei promotori più ardenti di quella appartengono ai « due partiti funesti all'Italia , cioè a quello degli unitarii « assoluti e a quello dei repubblicani » . Quale accordo pertanto regnar potesse fra due membri d'uno stesso ga binetto costituzionale, dei quali uno ragionava su questo tenore della Costituente italiana , e l'altro , sei giorni dopo ,

stampava in fronte ed in coda del suo programma : Viva la Costituente italiana ! è facile comprendere .


CAPITOLO V.

759

Ora io non farommi' ad indagare sino a qual punto fosse vero l'asserto del Gioberti che i suoi collega, i quali prima assentivano al suo progetto di intervento in Toscana , niegassergli poscia il loro voto quando vi

dero i suoi disegni osteggiati dai fautori dell'anarchia ; chi ha vaghezza di seguire in tutte le sue fasi questa

ignobil lotta di egoismo, di vanità , di personali gelosie, il cui premio era la rovina della patria , legga gli inter

minabili discorsi delle tornate parlamentari , i lunghi articoli dei giornali sostenitori di questo o di quel gla diatore, gli opuscoli, le diatribe , con cui tutti questi sedicenti statisti , questi libratori imperterriti delle fu ture sorti italiane , gettaronsi le contumelie e la colpa in viso : io noterò soltanto come ad eccezione del Buffa, il più caldo partigiano della Costituente , il quale tuttor trovavasi in Genova qual commissario, bisogna pur che alcun altro del gabinetto ed almeno il ministro della guerra aderissero a Gioberti in sulle prime, poichè al trimenti non si arriva a comprendere come si sarebbe potuto dislocare un'intera divisione dell'esercito verso il confine toscano : ed al postutto Alfonso Lamarmora, che udii io stesso asserire d'aver l'ordine, doveva nella

sua qualità tanto di militare che di generale costituzio nale , agire dietro autorizzazione del ministro della guerra e del ministero : checchè sia però di tutto questo, basta alla storia notare che un concetto svelatore di tutta la

possanza del genio giobertiano andò rotto per volontà di coloro i quali , non regolandosi a posta del proprio senno , lasciavansi fuorviare dall'onda delle popolari pas sioni a cui tutto sacrificavano , e le quali solo dalla de bole loro piacenteria forza attingevano. Eravi in questa risoluzione dell'abate ministro pro


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fondo senno , poichè per essa il ministero usciva dal cattivo passo in cui tratto lo avevano le bellicose sue dichiarazioni di ripigliar la guerra : e questo era quanto

più stava a cuore a Gioberti , il quale vedeva come tutto

in Europa spirasse pace , e dalle potenzé amiche rice veva severi consigli di non più romper guerra : farsi pertanto ristoratore dell'ordine costituzionale a Firenze

ed a Roma, soffocando cosi nel suo nascere l'anarchia che minacciava l'intero mondo civilizzato, era rendersi benemerito non solo di Francia e di Inghilterra , ma

dell'Europa tulta , Austria compresa ; e se altre ragioni abbisognassero per provar l'eccellenza del piano giober tiano , basterebbe notare con quanto ardore lo attraver sassero a Gaeta l'ambasciatore austriaco Esterhazi, l'au

strizzante Spaur, la camarilla Antonelli ed il re Borbone, gelosi tutti di qualunque cosa che accrescer potesse lu stro e decoro alla sarda corona .

V'era di più : l'intervento di Piemonte in Toscana ,

assentito dalle potenze mediatrici, le quali permesso non avrebbero ad Austria di sturbarlo , era una accusa

delle passate intervenzioni austriache del 1821 , del 1831 e del 1833, ed un'arra che d'or innanzi le questioni ita liane solo da principi italiani Iratlate sarebbero : era un passo d'una portata immensa, pel quale spogliando il poter temporale del monarca romano di quel carattere

cosmopolitico che tutti i pontefici vollero sempre dargli, lo eguagliava agli altri principi italiani. Quanto all'accoglienza che ricevuto avrebbero le truppe piemontesi, tulto porta a credere che , in Toscana al meno, essa sarebbe stata amichevole ; poichè la venuta dei Piemontesi in quella provincia era da lungo tempo atlesa con impazienza dai buoni, e lo stesso granduca


CAPITOLO V.

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fin dallo scorso settembre aveva mandato Lionetto Ci

priani a Torino pregando re Carlo Alberto a voler per mettere ai tre battaglioni reduci da Venezia e sbarcati ad Ancona sotto Alberto Lamarmora, di entrare in To

scana per coadiuvare le truppe granducali a ristabilir l'ordine : misura che i tumulti prontamente sedati re sero inutile, ma che ove mandata a compimento , avrebbe

forse impediti i seguenti disordini e la fuga del gran duca : aggiungasi che in Toscana il partito repubblicano era debole, e confinato quasi alla sola Livorno , patria

di Guerrazzi, il quale nel rimanente dello stalo godeva poca popolarità, essendo noto per uomo scostumato . Più difficile sarebbe stato per avventura trovar fra terna accoglienza in Roma , ove ricovrati si erano i più esaltati di tutte le provincie italiane ed ove il mazzini smo era prepotente : tuttavia se si fosse agito colla voluta prontezza e previamente tranquillata la Toscana , havvi Juogo a credere che la resistenza non sarebbe stata lunga,

perchè le armi piemontesi avevano molti partigiani , e la loro natura italiana le rendeva meno odiose delle stra

niere, ed i fatti posteriori di Genova provarono che se

pochi fanatizzati possono lasciarsi indurre a guerra fra tricida, la massa delle popolazioni riſugge dall'idea di sparger il sangue di soldati italiani . Al postutto , se venir si doveva a questi estremi, meglio era avere sostenitrice e restauratice dell'ordine in italiane provincie una po

tenza italiana, anzichè dar motivo ad una potenza stra niera di porre il piede in Italia , come avvenne , per

sgombrarne poi sol Dio sa quando . Abbandonato adunque dai collega , Gioberti rivolge

vasi alla Corona sperando trovar là quell'appoggio che li frequenti suoi colloquii col monarca gli facevano sup


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

porre certo all'attuazione della sua idea : ma qui ap punto fu il disinganno, perchè Carlo Alberto, il quale durante tutte queste lotte parlamentari e ministeriali erasi tenuto costantemente in disparte, seguendo l'abi tual suo uso di diffidar d’ognuno e di simular sempre con tutti , sebbene sembrasse propenso alle idee del l'abate ed avesse promesso al granduca di aiutarlo, mu tato ora repentinamente di parere, mostrossi avverso al presidente dei ministri , pel quale, a dire il vero, aveva nudrito sempre una certa avversione , nè s'era accon ciato a torselo per ministro se non dopo aver avuto ri fiuti da altre persone da lui pregate della composizione del ministero, ed aver toccato con mano esser lui l'uomo

voluto dall'opinione universale , onde può dirsi averlo subito bensi, ma prediletto e prescello non mai . Era

effetto di gelosia per la superiorità d'ingegno di quello ? ovvero di quella diffidenza che provava per tutti e più pei migliori ? Mal saprei dirlo ; certo è però che appena il Gioberti usci dal ministero , Carlo Alberto ebbe a dire : Finalmente son libero d'un uomo che voleva farla da

Richelieu e governare in mia vece; paragone giusto sotto due rapporti , cioè la eguale mediocrità d'ingegno in lui che lo faceva ed in Luigi XIII ; e la potenza del genio eguale ( se forse non superiore in Gioberti ) nei due

prelati . Ma ingiusto quanto al carattere, poichè niente di più diverso dalla natura mite ed angelica di Vincenzo

Gioberti di quella alliera e sanguinaria del temuto ve scovo di Luçon ; e certo nel lungo regno di Carlo Al berto se macchie v'erano di sangue , non sulla purissima veste del religiosissimo abate, ma sul manto regale del despota esse apparivano .

Ma il fato spingeva il re savoiardo , nel cui destino


CAPITOLO V.

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stava scrillo che ai consigli migliori, ai miglior consi

glieri egli antepor dovesse sempre i peggiori : onde Gio berti , che il giorno 19 ancora tenevasi certo del consenso regio e già apprestavasi a scieglier nuovi compagni per ministri, indugiatosi alquanto in letto il di seguente per

esser sofferente di salute , portatosi dal re a mattina innoltrata, trovò sè già prevenulo da uno dei suoi col

lega di lui più solerte , ed il principe disposto ad accel tare le dismissioni ch'egli offerto aveva nel caso che la spedizione in Toscana non avesse luogo . Diffusamente io mi trattenni in questi maneggi mini steriali , e ad arte e per due ragioni il feci: delle quali la prima deriva da venerazione per quel sommo italiano

troppo adulato in prima, troppo oltraggiato dappoi men tr'era in vita , molto lamentato estinto , ma non ancor giu stamente apprezzato come politico : quando il tempo avrà

imposto silenzio alle passioni , quando coloro che mag giormente lo avversarono più non saran potenti, giu stizia sarà fatta anche per lui , non solo come scrittore e come filosofo, ma come uomo di stato ed il solo che

compreso abbia la vera linea politica da seguirsi dal

governo sardo dopo i rovesci della prima campagna : ed allora altra penna che la mia sorgerà a celebrarne i rari pregi . Ed ora io , dopo aver pagato alla sua memoria , a me per doppia causa dolorosa , l'umil tributo di mia ammirazione, altro dovere mi accingo a compiere espo nendo il secondo motivo di queste mie considerazioni ,

il quale sta nel constatare come , dal giorno che Gioberti abbandonò il ministero , presso l'esercito la guerra , già impopolare , divenisse assolutamente ed universalmente

antipatica . Gioberti era sacerdote e non guerriero : pur

tale è il prestigio del genio , che nell'armata, eccezione


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fatta di quei non pochi aristocratici muti al nobile sentia mento nazionale che poneva le armi in mano agli Ita liani , eravi la convinzione che la vasta sua mente trovato

avrebbe modo di supplire alla gravezza delle circostanze:

i soldati poi (e parlo dei buoni, non di quelli agognanti al natio villaggio) , i quali veduto l'averan percorrere il campo e le città quasi in trionfo, compartir loro con

fortevoli parole e visitarli negli spedali , ed udito pora tarne da tutti alle stelle il nome , i soldati lo veneravano :

ma lui disceso dal potere , chi erano questi uomini , chie. devasi ognuno , chi erano questi uomini che pretende vano precipitar la nazione in una nuova guerra ? ignoti legulei, estranei alcuni, oscuri tutti . Quali diffatti i me riti loro , dove i talenti adeguati all'alta carica , al diffi cilissimo assunto ? Quali le intenzioni inline ? Quali le

politiche credenze ? E qui stava il punto essenziale , a provar la verità del quale qui pure meglio d'ogni mio detto varrà un altro. passo del discorso di Gioberti del 12 febbraio , del quale già citai alcune linee. Nel qual giorno rispondendo il chiaro filosofo alle interpellanze mossegli dal deputato Brofferio sulle intenzioni del ministero e sulla politica che intendeva seguire riguardo alli governi di Toscana e di Romagna , egli usciva in queste mirabili parole che, a parer mio , svelano le inquietudini, i sospetti tutti che a quell'epoca angustiavano il cuore dei migliori fra i militari: e che testualmente io qui trascrivo : « Ora cre dete voi , o signori, che l'esercito piemontese contia ( nuerebbe ad essere con noi o che assumerebbe con

« franco animo la guerra che siamo in procinto di co « minciare , se noi ammettessimo un minimo dubbio in « torno alle nostre istituzioni, se potesse accadere che


CAPITOLO V.

r e e « e

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quel principe che cominciò la nostra indipendenza e che riportò i primi allori della guerra non potesse compierla, e che una Costituente sorgesse , la quale rimunerasse questo principe nello stesso modo con cui la Toscana testè ricompensava il suo ? come po

* tremmo noi conservare la fiducia e l'obbedienza dei ( soldati ?

< lo vi confesso che non ne saremmo degni , imper i ciocchè un esercito non può combattere valorosamente

r se non sa qual sia il soggetto per cui espone e sacrifica la sua vita .

« Ora se si convoca la Costituente italiana chi potrà e assicurare all'esercito se morrà in campo per la mo narchia o per la repubblica ? » Queste nobili e leali parole non abbisognano di com menti: esse spiegano l'avversione dell'esercito alla guerra, esse, meglio dei sognati tradimenti , in gran parte por

gono il filo per comprendere come alle politiche inquie tudini venuti essendo ad aggiungersi gli errori tattici e strategici, la seconda campagna ebbe si precipitoso e si funesto fine. L'esercito diffatti era e sarà sempre mo

narchico : legato per lunga tradizione alla guerriera stirpe savoiarda , egli era avvezzo a correr alla voce di essa e con essa alla pugna : ma ora non era più il noto grido di viva il re che lo invitava a battaglia : un altro certamente più santo , ma fatalmente non compreso e deturpalo poi da coloro che primi innalzato lo avevano, quello di viva l'Italia risuonava alle orecchie loro : ed essi , vogliosi di guerra e di cimenti ed instintivamente avversi alla stirpe germanica , il gridarono senza com prenderlo, ed a quel grido valorosamente combatterono

dapprima : ma quale il guiderdone ? vituperii ed oltraggi :


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dei quali il più sanguinoso era stato lanciato da uno

stesso di quei linguacciuti legulei, stranieri alcuni , oscuri tutti, che or reggevano la pubblica cosa .

Nè maggior fiducia dei ministri inspiravano i gene rali , perchè a quel modo stesso che i dissensi ministe riali costretto avevano Gioberti a dimettersi dalla carica ,

Bava eziandio era stato da basse gelosie, da segrete ini micizie sagrificato . La scorsa campagna avendo posto in evidenza come

i generali piemontesi andassero privi di quella espe rienza di guerra, che, ove dal genio supplita non sia , indispensabile riesce a condurre grossi eserciti, il mi nistero delli 19 agosto , non si tosto giunse al potere,

aveva rivolto lo sguardo a Francia , mandandovi Alfonso Lamarmora con carico di ricercare qualche generale di nota fama che acconsentir volesse ad assumere la direzione della nuova guerra . Furono le prime propo sizioni dirette al maresciallo Bugeaud , e questo chiaro guerriero , memore del valore dei Piemontesi, di cui

aveva avuto varii sotto i suoi ordini nella guerra spa gnuola , sembrava propenso ad accettar l'uſficio , ma vuolsi che informato come Carlo Alberto rinunziando al

titolo di generalissimo , intendesse tuttavia , e malgrado le cattive prove del 1848, ingerirsi nella direzione della guerra, il maresciallo dicesse : Je ne veux pas aller faire le chef d'état-major à Charles-Albert . Changarnier al

lora parve disposto a venir lui , purché gli si promet tesse che caso in cui l'esercito francese, detto delle Alpi , scendesse in Italia , egli avrebbe riunito nella sua per sona il comando dei due eserciti, la qual condizione

non essendogli guarentita da Cavaignac, o per ragione di stato o perchè più propizio ad Oudinot duca di Reg


CAPITOLO V.

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gio , che già teneva il comando di quell'esercito francese, Changarnier rinunziò al suo disegno . Fu anche tenuta parola di Bedeau e di Lamoricière, che Carlo Alberto sembrava preferire, ma vuoi freddezza da parte loro od indisposizione del governo francese a disfarsi di un ge nerale di grido e ad inimicarsi l'Austria, fatto è che gli accordi andarono rolti . E questo notar deve la storia , che la Francia , la quale dalla Savoia e dall'Italia ere dato aveva un Dessaix , un Massena , un Gifflenga , un Pino, e tanti altri prodi guerrieri e migliaia di soldati che col loro valore e col loro sangue illustrarono le francesi insegne, giunta l'ora suprema in cui un popolo generoso rivendicar volevasi in libertà , non ebbe un solo de'suoi figli chiaro in armi da delegare al comando d'un italiano esercito : questi sono gli aiuti che a noi Italiani è lecito sperare dagli stranieri ! Perduta speranza d'aver un generale francese e rifiu tatosi anche , secondo alcuni, il comando dell'esercito

piemontese da Dufour svizzero, fu credulo dover aprir pratiche con quei Polacchi che in gran copia stavano in Francia e nel Belgio : ma i migliori essendo noti per repubblicane tendenze, non facevano il tornaconto dei ministri piemontesi , pavidi della repubblica più che dei

Tedeschi: allontanati perciò i migliori , per sventura di Italia , trovaronsi due uomini che, indifferenti a qualun

que politico sistema e pronti ad offrire la loro spada al miglior offerente, solleciti accolsero le offerte proposi zioni : Chrzanowsky e Ramorino dir voglio , polacco il primo , ligure il secondo , ma saliti amendue in rino manza guerriera nelle polacche pianure : nomi infausti alle armi italiane e che destano mille sospetti , mille do lorose rimembranze .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Io non so veramente se me più vinca il dolore o la

meraviglia al pensare che l'esercito piemontese, il quale annoverava nelle sue file un Bava , avesse a ricorrere

a queste mediocrità estranee per scender nuovamente in campo contro un nemico le tante volte da lui vinto . Non uso per lo addietro al comando di grosse masse in fronte al nemico , non possedeva certamente Bava quel

complesso di qualità egregie che in un supremo rego latore di eserciti desiderar si denno : la sua condotta

però nelle giornate di Goito e di Governolo chiarito lo aveva condottiero non volgare, e maggiori senza dubbio sarebbero stati i suoi successi se investito di autorità

meglio definita , se imposto si fosse silenzio alle per

sonali gare e se la volontà del re non avesse più d'una volta attraversato i suoi piani . Il modo poi col quale egli diresse la ritirata , pendente la quale la sola sua fermezza risparmiò all'esercito maggiori disastri, dava gli diritto alla riconoscenza del governo ed alla stima

dei suoi cominilitoni, e dimostrava che se la sua natura riflessiva e aliena da ogni arrischiata risoluzione poco atto lo rendeva ad una guerra di invasione, niuno più di lui era acconcio a dirigere una guerra difensiva , la sola che nelle attuali sue condizioni l'esercito piemon tese fosse in caso di sostenere, e la sola a cui i rettori della cosa pubblica avrebbero dovuto rivolgere la mente , se invece di careggiare le voglie dell'emigrazione e di pochi regnicoli o dal fanatismo acciecati o fautori di anarchia, essi , meglio curando gli interessi del paese , astenuti si fossero dal denunziar l'armistizio preparan

dosi solo a respingere un'invasione austriaca. Ma questo appunto era quanto non si voleva ; e seb bene siasi ripetuto a sazietà che la rimozione di Bava


CAPITOLO V.

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dal supremo comando a cui era stato chiamato sin dal 22 ottobre, fosse causata dalla pubblicazione di un suo opuscolo, tuttavia quanto sto per dire proverà all'evi denza che altre furono le vere cause ; .ed io credo ap

pormi al vero asserendo che la disgrazia sua derivò da

gelosie potenti , da private nimicizie e soprattutto dalla leale sua dichiarazione dell'impossibilità di nuovamente invadere la Lombardia e della necessità di restringersi alla difesa della linea del Po in caso di ripresa delle ostilità.

Già dissi come appena l'esercito ebbe rivalicato il Ti cino dopo la sospensione d'armi , ogni partito, ma più di tutti l'anarchico , lacerando col rabbioso denle e senza

distinzione alcuna atti ed inelti , pusilli e valorosi , con fondesse in un solo anatema tutti i generali piemontesi. Il governo sentendo l'incapacità di alcuni ed i torti di alcuni altri , ne aveva rimosso parecchi dal comando e provveduto altri di riposo , e fra questi taluno che altro torto non s'ebbe che d'aver conservalo il difficilissimo

ufficio di capo di stato -maggiore, a cui i suoi talenti non erano adeguati. Ma non bastarono queste severe e

forse dispotiche misure a satisfare i demagoghi, i quali usufruttuando il dolore universale per le patite scon fitte , continuavano a tacciare indistintamente di viltà e di tradimento tutti i generali piemontesi . Troppo luride

colpe eran queste , perchè un onorato guerriero come Eusebio Bava , tollerar ne potesse l'accusa , ond’egli re plicatamente insisteva presso Dabormida , ministro di guerra, perchè la sua condotta sottoposta venisse a se vero esame ; ma il ministro invitato avendolo a desistere dalla falta instanza ed a slendere invece una relazione

degli eventi della scorsa infelice campagna , Bava acco Vol . II. – 19

PINELLI , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

modavasi al ministeriale desiderio, e compilava una nar razione delle operazioni del corpo d'esercito da lui di

retto e di quelle altre fazioni di guerra a cui egli presa aveva parte , facendola precedere da una lettera al mi nistro indiretta , e conchiusa con queste parole: « E « perchè poi possa il pubblico giudicare imparzialmente Qe con piena conoscenza delle cose , giacché l'obbligo « mi ebbi dall’E. V. di estendere questo giornale sto

« rico, ho pensato pure di divulgarlo colla stampa , onde « ognuno sia al fatto delle mie operazioni , della mia a condotta e delle mie massime, e si ricreda , se il vo

« glia , chi lanciò le sue sentenze inconsiderate, precoci. I nemici di Bava , ed eran molti, pretenderebbero at tribuire a questa sua scrittura la disgrazia in cui cadde,

e per giustificarne il governo , vanno dicendo che per essa compromesso era il re , sovvertita la disciplina : io non negherò che alcune parole del mentovald opuscolo fossero acerbe e che forse era maggior prudenza omet terle od anche tacere atlatto : noterò tuttavia che le ac

cuse gravitanti sopra Bava ledevano il suo onore, e che il suddito , il soldato , il cittadino, deve il suo sangue al

suo re , alla sua patria , il suo onore non mai ; la disci plina poi, questa mistica parola di cui ogni prepotente si fa mantello per conculcare ogni diritto , per satisfare

ad ogni privato risentimento, meglio și consolida , me glio salda si serba , svelando che tacendo e coprendo le piaghe che corrodono un esercito . Qualunque poi possa esser stato l'effetto dell'opuscolo di Bava, i fatti dimo- i strarono esser falso che ad esso attribuir si debba la

sua disgrazia, poiché quello scritto vide la luce li 12 ot tobre, ed il governo ed il re , lungi dall'adontarsene , li 22 dello stesso mese, cioè dieci giorni dopo quella pub


CAPITOLO V.

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blicazione , nominavano Bava generale supremo del l'esercito. È dunque forza conchiudere che quelle sue pagine per nulla spiacquero nè al re , nè agli uomini

che a quell'epoca tenevano i portafogli, e che solo gli intrighi di corte , gli ambiziosi ed invidi nobilotti riu scirono col tempo a rendere esoso al re il vecchio ge nerale , e che finalmente il ministero democratico , di

cui faceva parte in quei giorni chi sempre dimostrossi a Bava ostile, ligio sempre ai voleri dell'anarchica setta , li 15 febbraio (1 ) soltanto toglieva il comando ad un uomo che non sapeva seco loro consentire nell'assurdo progetto di rinnovare una guerra d'invasione che niuna probabilità presentava di buon successo . Sul debole Carlo Alberto pertanto e su quelli uomini stessi che trassero il paese a quella insensata guerra , ricader deve il bia simo di aver allontanato dal comando dell'esercito il solo uomo , che godendo della confidenza del soldato

piemontese e conoscendone l'indole ed i bisogni , se non era da tanto da incenerire come un folgore le luride bande croate, come gridava a tutta gola un foglio ministeriale dell'epoca, non avrebbe certamente mai compromesso

l'esercito ponendolo nell'impossibilità di agire dopo una brevissima campagna di cinque giorni. Chi era frattanto l'uomo destinato a succedergli ? Adalberto Chrzanowsky, nato presso Cracovia nel 1788 ( 1 ) Il decreto vide la luce li 14 o 15 , ma da un opuscolo stam palo in fin di aprile del 1819 da tre degli ex-ministri si rileva come la risoluzione di togliere il comando a Bava venne presa nel consiglio dei ministri nei giorni 7 ed 8 , cioè mentre era al ministero di guerra Alfonso Lamarmora , essendo Chiodo slato

aominato solo li 9. Il generale Lamarmora prediligeva Chrza Qowski per averne udito pomposi clogii a Parigi da Bugeaud, 1


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

da nobile stirpe polacca, aveva negli anni suoi giovanili

militato con lode qual ufficiale d'artiglieria nell'armata franco-polacca, e ferito a Krasnoï , era stato favorevol mente notato a Lipsia ed a Waterloo : rientrato sotto la sudditanza russa ei fece parte dell'armata polacca or ganizzata dall'arciduca Costantino , e dopo esser stato otto anni addetto al generale russo D'Auwray venne da lui caldamente raccomandato al generalissimo Diebitsch al rompersi della guerra del 1828 contro i Turchi : di stintosi alla presa di Varna , egli alla pace di Adrianopoli era nominato tenente-colonnello : e trovavasi a Varsavia

quando scoppiò la rivoluzione, ove abbracciato avendo

il partito liberale venne nominato prima comandante di Modlin, e poco dopo capo di stato -maggiore di Skrzy necki . Durante la guerra contro i Turchi aveva Chrza. nowsky concepita una grande idea del valore delle truppe russe, per il che a chi diceva che i Polacchi com batter dovevano due contro tre , egli soleva rispondere che era già molto se uscissero vittoriosi a forze eguali ; asserzione però a cui molti fatti di quella guerra die dero la più solenne mentita : questa sua opinione del russo valore non impedillo tuttavia dal segnalarsi con tr'essi , ai quali contrastava in pria con felice successo

il passo della Wieprz ; ed azzufſatosi poi presso Kotzk col generale Thiemann , di cui era stato l'aiutante di campo e l'amico, lo debellava come debellava eziandio

Rudiger, riportando sopra lui la segnalata vittoria di Minsk , dopo la quale egli eseguiva sopra Zamosc una ritirata che dagli intelligenti riputata venne una per

fella strategica operazione. Tuttavia la sua fama di li berale e di sincero amatore della causa nazionale fu

sempre più che dubbia, nè mai pienamente scevra da


CAPITOLO V.

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forti sospetti : dicendosi essere egli stato delegato dal

principe Czartoriski , presidente del governo, e dal conte Ostrowski , maresciallo della Dieta , presso l'antico suo amico Thiemann per proporre una transazione : accu

savanlo parimenti i suoi nemici non solo di avere rag girato colle sue arti e persuaso all'inazione il genera lissimo Skrzynecki, ma ben anco di avere in consiglio apertamente protestato contro il principio stesso della guerra, lasciando penetrare intanto i Russi sino a Lowicz e paralizzando poi, nella sua qualità di governatore di

Varsavia, la difesa di quella città , contribuendo cosi po tentemente alla reddizione di essa al principe Paschie

witz, e soffermandovisi poscia in compagnia dei generali Krukowiski e Prondzinski , sino alli 8 settembre, giorno in cui venne consegnata ai Russi ; dicevasi infine che si

fosse presentato in tal giorno al granduca Michele in

uniforme di semplice tenente-colonnello, quasi volesse, rinunziando ai gradi avuti dal governo patriota , rien

trare in grazia presso l'imperatore : non mancò chi as serisse allora e dopo la catastrofe di Novara , che sebbene scacciato con disprezzo dal granduca Michele, venisse tuttavia accomodato di una cospicua pensione di ritiro e di un brevetto di colonnello . Volevasi infine che re

catosi in Belgio a cercar collocamento in quell'esercito,

re Guglielmo, informato dal generale polacco Dwernicki dei forti sospetti che su lui pesavano , rifiutasse i suoi servigii.

Queste dicerie , o vere o figlie di invidia che desse fossero, meritavano tuttavia che il governo piemontese

imitasse la prudenza del belga monarca , o scandagliasse almeno quanto di vero in esse vi fosse : ma tutto era

fatale in quella guerra per il povero Piemonte, laonde


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ora avvenne che Alfonso Lamarmora abborrendo, come a tutti i leali ed onesti avviene , dal dar fede a simili accuse , accertato dal maresciallo Bugeaud che solto

l'aspetto militare pochi fra i generali francesi di rango secondario regger potevano al paragone con Chrzanow

ski , strinse seco lui le pratiche, le quali erano già state iniziate da un conte Zamoiski , polacco, il quale col grado onorario di colonnello aveva fatta tutta la campagna del 1848 ai fianchi di Carlo Alberto , a cui aveva più volte tenuto discorso di Chrzanowski, raccomandato eziandio

al piemontese governo dal principe Czartoriski. Venne pertanto conchiuso che il generale polacco entrato sa rebbe al servizio di Sardegna per disimpegnare le fun zioni di capo di stato- maggiore sotto il comando del re, o di uno dei duca o del generale Bava . Giunto Chrzanowski in Piemonte sul principio di ot tobre ed eseguita una ricognizione della frontiera orien lale del regno , presentava un piano di campagna offen sivo in nulla dissimile da quello ch'ei proponevasi di mandar in effetto nel successivo marzo, e che gli venne dalle mossc radetzkiane guastato . Sottoposto questo

piano all'esame di una commissione, esso venne censu rato da Bava e da Franzini, i quali pronosticando le fatali conseguenze di quello , ché pur troppo avvera

ronsi , consigliarono invece che si prendesse a base di una guerra difensiva la linea del Po : onde per allora non fecesi più alcun caso del piano del Polacco; ma

giunti alcuni mesi dopo al potere i democratici, essi se condando in questo, come in tutte le altre cose, il desi derio della setta repubblicana che diffidava di Bava , vec chio ed onorato guerriero, che certo non sarebbe stato docile strumento ai loro disegni , esacerbando l'animo


CAPITOLO V.

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di Carlo Alberto pieno di fiele verso quel generale, il quale a tutelare la propria riputazione aveva dovuto pa lesare i regii errori nella scorsa campagna , trovarono modo di indurre il re a ritirare il comando dell'esercito al vincitore di Goito .

Grave errore fu questo, ed a provarlo basti il dire che il ritiro di Bava suonò gradito a Radetzky ed a tutti i generali austriaci, i quali più giusti dei suoi connazio nali tributavangli quella stima a cui aveva diritto . Fra gli ufficiali piemontesi però, coloro che da odio perso nale non erano acciecati, quelli che, non guasti dalla presunzione, sinceramente volevano la gloria dell'armi

subalpine, lamentarono questa sovrana risoluzione e crebbe loro in pelto il funesto presentimento di nuove sconfitte . Consideravano essi che niuno più di Bava es sendo stato in posizione di notare i difetti dell'esercito

e di scandagliare le cause di indisciplina , ne conseguiva che nessuno eziandio era più di lui adatto per porvi ri

medio ; scopo a cui principalmente lendeva la pubbli cazione di quell'opuscolo dai nemici del generale lanto biasimato, nel quale egli con militar franchezza ram mentava ad ogni grado i suoi doveri e giustamente in

veiva contro quegli ufficiali che fatti s'eran fonte di mal esempio ai soldati: e se i ministri, e specialmente quello della guerra, avessero avuto fior di senno, invece di ri

muovere un uomo che con quel scritto aveva fatto prova di tanta conoscenza dei mali che travagliavano l'eser cito , avrebbero dovuto trarre profitto dalle severe verità

colà dette ed applicar l'animo a medicar le piaghe, a toglier le cause : ed io avrei creduto mancare al dovere di storico sincero lodator di virtude , non consacrando

alcune parole alla memoria di un uomo che in mezzo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

alle sventure di una guerra infelice gettò pure viva luce di gloria sulle armi subalpine.

Provveduto di onorato , ma intempestivo riposo il ge nerale piemontese, il re , vagheggiando col pensiero l'idea di figurar nuovamente qual capo dell'esercito in guerra , investiva tuttavia del comando reale di esso

Adalberto Chrzanowskisotto la denominazione di gene ral-maggiore, a quel modo stesso che Jourdan era ge neral-maggiore dell'inetto Giuseppe Bonaparte in Spagna ; improvvido mezzo di circoscrivere l'autorità del gene ralissimo, e che a quel modo stesso che partori la scon fitta di Villoria ai Francesi, cagionò la perdita della seconda campagna ai Piemontesi. Niuno poi più di Chrzanowski disacconcio all'allo uf ficio : piccolo , con faccia da scimiotto e con naso camuso e di ributtanle aspetto , egli nulla aveva di militare nella persona , e, per natura , non so se timido o zotico , la sua

vista produceva una disaggradevole impressione: del che forse consapevole, egli (diverso in ciò come nel mar

ziale aspetlo dal Bava, il quale in fin di novembre visi tato aveva ogni accantonamento tributando lodi ed in

coraggiamento ai soldati) non lasciossi mai veder dalle truppe: gli ufficiali poi sol lo conobbero per un insipido opuscoletto in cui, prescritte alcune notissime norme di piccola guerra, raccomandava loro di accertarsi in per sona che i soldati avessero le unghie dei piedi tagliate : massima eccellente, comecchè ogni dettaglio che riguardi il soldato e tenda a renderlo robusto ed atto alle fatiche

ed alle marcie formi cura principalissima degli ufliciali, ma che esternata da un generalissimo ed alla vigilia di ripigliare una grossa guerra, aveva un non so che del ridicolo : simili ordini si danno verbalmenle e se ne


CAPITOLO V.

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cura l'esecuzione, ma non si diramano per le stampe. Insomma erasi scelto un infelice capo per condurre una infelice guerra .

Nė s'era fatto prova di miglior accorgimento nelle altre nomine. A capo di stato -maggiore dell'esercito , in

luogo del Chrzanowski, nominossi il maggior- generale Alessandro Lamarmora, intrepido soldato , ingegnoso meccanico ed appassionato del mestier dell’armi , ma impetuoso ed irriflessivo, e deficiente di quella fredda mente calcolatrice , desiderabile in ogni ufficiale investito di vasta autorità militare, ma indispensabile poi ad un

capo di stalo -maggiore. Stupi l'intero esercito quando seppe eletto a quell'ufficio l'ardente guidatore di van guardia, il guerriero più audace forse di tutta l'armata ! Alla tesla della divisione lombarda , della cui organiz zazione e difetti ragionerò fra poco , era stato preposto il generale Ramorino, uomo funesto alle armi italiane

e di cui non sarà inutile esporre le gesta precedenti. Nato da parenti genovesi , Girolamo Ramorino usciva appena diciassettenne dal liceo di Versailles e nel 1809 già combatteva a Wagram , quindi sulle coste oceaniche nei due anni successivi . Notato per valore, nel 1813 egli era capitano aiutante di campo di Vial alla batla glia di Lipsia , ove quel generale trovò morte . Caduto Napoleone, Ramorino abbandonò le armi e più non lo si ritrova in campo che nel 1831, quando la Polonia sollevossi a guerra nazionale . Investilo del comando di

una brigata polacca, il colonnello Ramorino diede indubi tate prove di valore e di militare intelligenza in varie oc casioni , ed in ispecie ad Igania , dopo il qual ſalto veniva acclamato maggior- generale. Le pianure di Zamosc e le rive della Vistola ſurono per lui nuovi campi di gloria ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ed il seppe il russo Rudiger da lui sconfillo : e sotto l'aspetto di guidatore di truppe Ramorino era senza dubbio superiore a Chrzanowski ; ma al paro di questo egli lasciò dubbia fama di onestà e devozione alla causa

della libertà : perchè andata a male la guerra polacca, Ramorino investito sopra un fianco da Rosen e sull'altro

da Rudiger, invece di spingersi sopra Varsavia ritrae vasi in Gallizia , provincia soggetta ad Austria sedicente neutrale, ed ivi era costretto a cedere le armi: forse

non potè far altrimenti , ed i sospetti allora insorti contro di lui erano generati da quelle reciproche accuse di tra dimento cosi frequenti nelle guerre nazionali : tuttavia essi riuscirono nocivi oltremodo al genovese soldato : il

quale andato ad offrire i suoi servigii a don Pedro in

Portogallo, ne ebbe rifiuto : dopo del quale ridottosi in Francia , egli si fe' poi capo di quella sciagurata inva sione della Savoia , già da me narrata , nella quale la sua condotta fu tale da avvalorare gli antichi sospetti e da procacciargli nuove ripulse in Spagna , ove erasi con

dotto a cercar fortuna . E qui , non per inveire contro un uomo che se fu traditore pagò il fio della sua colpa, ma solo per dimostrare con qual leggerezza si accor dassero i gradi nell'esercito piemontese , noterò come appena Ramorino fu nominato comandante delle truppe lombarde, il ministero ricevesse da persona alto locala in Bruxelles consiglio di non affidare comando alcuno ad un uomo qui trahissait sans doute. Eppure chi il crederebbe? I ministri che volgevano in mente di investirlo del si

premo comando di tutto l'esercito , soprasedettero invero

a tal nomina e nesmisero poscia il pensiero , ma sul frivolo pretesto che la sua rimozione disgustato avrebbe la divia sione lombarda, non osarono togliergliene il comando !


CAPITOLO V.

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Vediamo ora qual fosse questa divisione lombarda che

il ministero lanto temeva di indisporre . Dopo l'armi stizio di Milano la divisione Perrone ed i pochi avanzi delle truppe lombarde stanziate nella capitale della In subria , erano state riunite a Trecate, meno l'artiglieria

che andò a Leiny, ed i zappalori del Genio che porta ronsi ad Alessandria . Ad esse vennero in breve a con

giungersi le truppe da Durando condotte in Piemonte, quelle che seguito avevano Griffini in Svizzera, e molti

individui di quelle bande che vedemmo armeggiare nelle varie valli che separano il Lombardo- Veneto dal Tirolo . Ed essendo Perrone stato chiamato a far parte del nuovo

ministero , Angelo Olivieri, che investito del comando generale di tutte le truppe lombarde, risiedeva a No vara , concentratele tutte a Vercelli, Trino e dintorni ,

incaricava il maggior-generale Fanti , venuto con esse in Piemonte, di introdurre qualche ordine in quella con fusa massa di armati .

Questo generale diſfatti oprando con non comune so lerzia , segregati e mandati a Borgovercelli i cavalieri che eran forse un 300, ebbe in breve ordinate le fan

terie in sette battaglioni provvisorii, i quali poscia crebbero sino a dodici, onde il ministero, con suo di

spaccio delli 16 settembre, ordinava che sei di quei bat taglioni venissero disposti in due grossi reggimenti e gli altri servissero a formar truppe leggiere . Questi reggi menti però riuscendo soverchiamente poderosi e di dif ficile maneggio, il ministero modificando la prima sua istruzione , ordinava che si formassero quattro reggi

menti di tre battaglioni di quattro compagnie , i quali assunsero il numero 199, 200, 210 e 220. Comandò il 190 il colonnello Dosio , ed essendo egli poscia passato ad


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

altra destinazione, il comando temporario rimase nelle mani del maggiore Fabrizi; il 20 ebbe a colonnello il prode Thannberg, il 21 ° Beretta, ed il 22° Arduino te nente-colonnello, per essere Rambosio ammalato. Gli individui degli altri battaglioni vennero in gran parte, e dietro loro dimanda , congedati mediante pa gamento di piccola somma: i Piacentini , Modenesi e Parmensi , generalmente già istrutti e disciplinati , rac colti vennero in un sol reggimento, che assunse il nu mero di 23°, e che soggetto ad un ottimo capo , Enrico

Cialdini, potè in breve sostenere il paragone colle più vecchie truppe, e fece poscia eccellente prova in faccia al nemico . Gli altri , che erano per lo più volontarii 0 vecchi soldati austriaci, formarono tre corpi di bersa glieri : il primo , detto di Lombardi e comandato dal va loroso Manara , contava 800 uomini : il secondo detto

di Trentini , obbediva a Venini ed annoverava 540 indi vidui: il terzo , composto di studenti e comandato dal tenente-colonnello Pasotti, vecchio ufficiale del Regno italico, constava dapprima di due battaglioni , ma a poco a poco molti di quei giovani avendo , chi sotto un pre testo , chi sotto un altro, abbandonate le file, all'epoca della rottura dell'armistizio la sua forza si ridussé a 270 .

La cavalleria organizzata in due reggimenti diede 540 cavalleggieri ottimamente istrutti e comandati dal co lonnello Sanfront: i dragoni , retti da Porqueddu, non poterono fornire che due squadroni di campagna gui dati dal tenente-colonnello Griffini. L'artiglieria , benis simo organizzata da Pettinengo , contava tre batterie , due delle quali, dirette dal maggiore Guyet , rimasero annesse alla divisione lombarda (quinta per numero) , e

la terza venne aggregata alla brigata provvisoria del ge


CAPITOLO V.

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nerale Solaroli: i zappatori del genio ridotti furono ad una sola compagnia comandata dal capitano Zanetti . I ruoli di questa divisione portavano più di 8,000 nomi, ma in effetto erano poco più di 6,000 uomini e non soldati , perchè mal vestiti ed armati, peggio disci plinati ed instrutti , e ciò che più monta comandati da un generale e da ufficiali non affezionati a quella ban diera sotto cui militavano, e che designavano convertire in breve in insegna di repubblicano governo . Non man cavano invero fra gli ufficiali di maggior grado uomini fedeli alla stirpe savoiarda , e tali senza dubbio erano Gianolli , promosso di fresco da colonnello dei Cacciatori sardi a maggior -generale comandante di una brigata , Cammerana maggiore del 20° , e parecchi altri antichi

ufficiali dell'esercito sardo , e collocati nei corpi lom bardi; ma pochi e soperchiati dai volenterosi di più larghe forme governative , in uggia alla maggioranza, essi non potevano esercire alcuna salutare influenza so pra i soldati, ai quali per soprassello erano quasi ignoti . Mantener pertanto riunita in un sol corpo una divisione in cui le condizioni militari e politiche erano in si basso grado, ritener si debbe per imprevidenza somma : ma i Lombardi erano i beniamini dei demagoghi , i quali sopra essi e sopra il loro duce facevano precipuo fondamento per l'attuazione delle ulteriori loro mire ; ed i ministri di quell'epoca regolandosi interamente , come già ebbi ad avvertire , secondo le voglie di quel partito, non deve recar meraviglia se una cosi improvvida misura venne sancita: alla quale Chrzanowski, a ciò spinto , da quanto pare , da vecchia ruggine esistente fra lui e Ramorino, aggiunto avendo il non men grave errore di confidare a quella divisione il punto essenziale della linea , questa


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

funesta coincidenza di circostanze fu causa principalis sima dell'esito infelice della seconda campagna . Nelle altre divisioni eziandio erano occorse mutazioni

di capi . La prima era stata confidata a Giovanni Du rando, uomo non certamente privo di merito militare, ma noto all'esercito piemontese solo per la malaugurata

capitolazione di Vicenza : ed esso pure, invece di frequen

tare gli accantonamenti delle truppe e porsi in intima relazione con gli ufficiali più elevati , accudiva ai suoi

particolari interessi , e pareva cosi lontano dal supporre vicina una ripresa delle ostilità , che pochi giorni prima impalmavasi ad avvenente e doviziosa donna francese. La seconda divisione obbediva a Bès , favorevolmente noto nella prima campagna . Queste due divisioni , le quali unitamente alla quinta formavano il primo corpo d'armata , avrebbero dovuto essere assoggettate ad un

solo capo che corrispondesse col generalissimo, e per

comandare i corpi niuno pareva più idoneo dei due duca , grandemente amati dal soldato testimonio del loro

valore sui campi lombardi, e che per chiarezza del

sangue riusciti sarebbero autorevoli presso i divisionarii e di efficacissimo anello fra dessi ed il generalissimo . Essi per lo contrario vennero conservati alla testa delle

antiche loro divisioni, cioè il duca di Genova alla quarta e l'erede presuntivo della corona a quella di riserva. Questa negligenza di nominare i capi dei due corpi di esercito fu, come vedremo fra breve, causa funestissima di danni .

Il secondo corpo d'armata , oltre alla quarta divisione ,

comprendeva pure la terza e la brigata provvisoria . A capo della divisione era Ettore Perrone , scelta eccel

lente , ma tardiva, perché quel generale assunto avendone


CAPITOLO V.

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il comando solo li 19, non potè più cattivarsi l'affetto dei suoi subordinati, a cui le chiare sue gesta prece denti e le egregie sue doti davangli certo diritto . La

brigata provvisoria obbediva al maggior-generale Sola roli, uomo che nelle Indie aveva dato prove di valore e di intelligenza , acquistando al servizio di quei Nabab gradi elevati ed ingenti ricchezze, ma quasi affatto ignoto ai soldati . La sesta divisione , incaricata di un mandato

speciale, obbediva ad Alfonso Lamarmora , promosso da poco tempo al generalato per gli eminenti servigii da

lui prestati nella campagna precedente. Alcune variazioni avevano pure avuto luogo fra i ge nerali di brigata : ma essendo essi nelle sei divisioni piemontesi per la maggior parte tratti dai colonnelli di uno dei reggimenti delle rispettive loro brigate , essi erano conosciuti dai loro subordinati , e se non forniti

di tutti i pregi requisiti dalla vastità del comando, essi, comparativamente agli ufficiali degli altri gradi , pote vano reputarsi buoni . Non cosi tutti i colonnelli ed uf ficiali superiori , fra i quali parecchi erano destituiti affatto delle doti più necessarie per degnamente adem

piere al dover loro . Gli ufficiali degli altri gradi, gene ralmente parlando , erano forse migliorati alquanto dal giorno in cui s'era rotta la guerra nel 1848 : avendo molti di essi dimostrato valore ed acquistato anche nella scorsa campagna qualche leggiera nozione sul servizio di avamposto cosi necessario in guerra , ed essendo i vecchi , i valetudinarii ed i poco animosi stati eliminati : ma questo loro intellettuale miglioramento era ad usura contrabilanciato dalla mancanza numerica , non essendo rare le compagnie che contassero due o talvolta un solo

ufficiale . Lo stato-maggior generalenulla appreso avendo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dai patiti sinistri , era lo stesso dell'anno prima , cioè pessimo.

I soldati poi erano senza paragone moralmente e fisi camente inferiori a quelli che colmavan le file nel prin cipio dell'anno precedente . Le cause morali che depresso

avevano il natio spirito guerriero del soldato piemontese già furono da me enunciate : rimane ch'io additi le fi siche, le quali erano meno sensibili nelle quattro prime divisioni di fanti e nella riserva : maggiori in quella di Alfonso Lamarmora, nella brigata Solaroli e negli altri

reggimenti provvisorii posti a presidio nelle piazze od accantonati in seconda linea . Cagione di questo divario

era che quelle cinque divisioni componevansi dei batta glioni attivi dei reggimenti , i quali sebben depauperati dal fuoco nemico , dalle ferite e dalle malattie , conse guenza di una disastrosa campagna , di molti dei loro

vecchi soldati , pur ne racchiudevano ancora un numero sufficiente , il quale unito alle giovani reclute nuova mente chiamate alla guerra , presentava ancora un per

sonale che, sotto capi prudenti, i quali avessero saputo agguerrirlo gradatamente e non giuocare la sorte del paese in una sola decisiva giornata, in breve spazio di tempo poco avrebbe lasciato da desiderare paragonato all'antico .

Le altre fanterie dell'esercito , per lo contrario , com

ponevansi di uomini od altempati e già disusati dalle fatiche di guerra , o di giovani reclute. Erano esse state

formale dai provinciali appartenenti ai quattro reggi menti provvisorii , ed a quei battaglioni di riserva che in massima parte avevan poltrito nelle buone città dei ducati senza prender la benchè menoma parte ai peri coli della guerra , e che eran stati disciolti in seguito a


1

CAPITOLO V.

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circolare ministeriale delli 20 agosto . Riorganizzati dap

prima in otto reggimenti provvisorii, con dispaccio mi nisteriale delli 10 febbraio 1849, essi vennero poscia accresciuti , con leve o nuove o supplettive, e portati a quattordici , assumendo dal numero 240 al 370 inclusive con altro dispaccio delli 11 marzo . Constavano essi dei primo e secondo battaglione di riserva delle brigate, ma

la sola data dei dispacci di formazione precedenti, uno di quaranta giorni , l'altro di dieci , il giorno in cui si ripresero le ostilità , lascia travedere qual insieme po tesse regnare in reggimenti formati cosi freltolosamente

da soldati appartenenti a corpi diversi, privi non pochi di colonnelli, di gran numero di ufficiali e di sott'uffi ciali . Niun vecchio soldato in essi , niun legame fra comune e comune, universale solo il desiderio di veder

finita una guerra rappresentala loro dal clero como

empia e capitanata da generali lacciati presso loro, per opera dei demagoghi, di propensione al tradimento . Un solo il pensier loro : quello di ritornare in seno all'ab bandonata famiglia . L'energia del giovine generale della sesta divisione era riuscita invero a mediocremente elet

trizzare quelle truppe ; con tutto ciò se desse avessero dovuto sostenere le fatiche ed i rischi di una lunga campagna, era più che dubbio che dati avessero risultati soddisfacenti.

Le fanterie leggieri rirevuto avevano esse pure au mento di forza, ma non di bontà . Il numero dei batta

glioni di bersaglieri era stato portato ad otto, dei quali cinque di Piemontesi e tre di nativi di altre provincie .

Composti di volontarii e di uomini scelti nei corpi e

nelle levate, essi relativamente ai corpi di fanteria po levansi dir migliori ; ma la premura con cui s'era dovuto VOL . III. - 50

PINELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

portar a compimento il loro organamento ridondata era a danno della bontà loro intrinseca , ed i bersaglieri del 1849 erano lungi dal possedere quell'intrepidezza al fuoco e quella giustezza di tiro che formava il maggior

pregio dei vecchi bersaglieri formati da Alessandro La marmora . Lo stesso si dica dei zappatori del Genio , nuove reclute in parte poco istrutte nello speciale loro

servizio . L'artiglieria eziandio, orgoglio delle armi sub alpine , aveva lasciato sui campi lombardi molti dei

suoi migliori soldati ; mercè però l'attività dei proprii ufficiali i suoi danni erano in gran parte riparati, ed essa trovavasi in caso di potere, se non numericamente,

virtualmente competere con vantaggio coll'austriaca . La cavalleria, provato avendo perdite leggieri nella prima campagna, a cui aveva presa poca parte, era ad un di presso nello stesso stato , cioè buona ed accresciuta di

tre squadroni di guide che promettevano riuscire di utile grandissimo . La forza complessiva di quest'esercito ascendere si faceva a 135,000 uomini : ma in effetto essa era appena

di 120,000 : dei quali 14,000 languivano negli spedali , od erano per abuso lontani dalle bandiere ; 12,000 erane di presidio nelle fortezze , per modo che rimanevano poco più di 90,000 disponibili; con tutto ciò questo nu

mero sarebbe stato più che sufficiente se constato avess di vecchi e risoluti soldati , e trovato si fosse riunit :

sotto un capo energico e capace: ma quanto alla prim :

condizione già dissi che l'esercito intero era moralmenti depresso ; fisicamente buone soltanto l'artiglieria e la cavalleria , mediocre parte della fanteria, cattiva l'altra riguardo alla seconda condizione, 5 o 6,000 uomini ri masti sulla destra del Po (senza calcolare i Lombardi


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rimastivi pure per colpa di Ramorino) neppur entrarono in linea , ed ai 9,000 sotto di Alfonso Lamarmora manco

il tempo ad agire.

A questi difetti inerenti al personale dell'esercito altri gravissimi convien aggiungerne esistenti nel materiale . L'artiglieria , possedendo appena la quantilà di cavalli

voluta dai pezzi e cassoni , erane totalmente priva per i ricambi e per gli equipaggi da ponti . Egual cosa pel Genio , a cui mancavan inoltre carri ed attrezzi: non

dotati dell'occorrente gli ospedali , nè le ambulanze ; il trasporto dei viveri , fonte di tanti mali nella scorsa cam pagna , non che organizzato , neppur abbozzato . La cit tadella d’Alessandria, cosi vicina al teatro della guerra , non provveduta a sufficienza di munizioni si da bocca , che da guerra , e dei voluti lavori esterni di difesa: i

forti di Genova , ultimo riparo delle armi subalpine in una guerra sfortunata , non completamente armati e presidiali in parte dalla guardia nazionale .

Cause principalissime di questa deficienza di guerre schi apparecchi erano l'inopia dell'erario, ed i frequenti avvenuti cambi del ministro di guerra : lo stesso gene rale che in quel tempo teneva il portafoglio, sebbene

uomo dottissimo, non era però acconcio all'alto ufficio, perchè non dotato di sufficiente energia, e per essersi sempre esclusivamente applicato ai severi studii del l'arma del genio poco noto all'esercito e privo della co

noscenza del personale: inconveniente gravissimo , del quale ad accrescere quasi le funestissime conseguenze, si aggiunse che il colonnello Valfré, primo ufficiale di guerra , uomo laboriosissimo , e che per lunga dimora in quella carica acquistato aveva profonda conoscenza di uomini e di cose , forse perchè nobile e creduto al


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

partito democratico ostile, venne allontanato e rimpiaz zato dal maggiore Cadorna , ufficiale non certamente privo di talenti , ma inesperto e troppo giovane per riu

scir atto a quell'importante carica , ed il cui merito prin cipale consisteva nell'esser fratello di uno dei ministri molto più di lui inetto, ed il quale lo aveva spudorata mente sollevato a quel posto .

A fronte di un esercito che portava nel proprio seno tante cause di dissoluzione, di sconfitte, stava l'armata

imperiale , accresciuta essa pure e portata a 120,000 scelti soldati , dai quali conviene però dedurre il corpo di blocco di Venezia , forte di 17,000 uomini, e le guer

nigioni delle qualtro fortezze del quadrilatero , dei ca stelli di Brescia , Bergamo e Milano , delle fortezze di Ferrara e Piacenza e delle teste di ponte erette a Bre scello, i quali presidii riuniti sommavano a 16,000 : oltre a ciò 12,000 circa erano negli ospedali, per modo che le forze di cui Radetzky dispor poteva per mano vrar in campo aperto riducevansi a 75,000 con 230 can noni . La differenza numerica pertanto fra i due eserciti non era stragrande , e l'inferiorità degli Austriaci era

largamente compensata dalle qualità morali delle truppe loro, piene di confidenza nel maresciallo a loro noto per lunghi anni di comando esercito in Italia , e caro per le recenti vittorie e per la sua indulgenza a loro riguardo; indulgenza che ricadeva a danno dei miseri Lombardi , condannati a lautamente alloggiare e nudrire i soldati ; ma che intanto ridondava ad utile dell'esercito , che am

piamente fornito di tutto l'occorrevole, compatto e fre nato dalla ferrea disciplina tedesca , era ben più acconcio a ridiscendere in campo , che non il piemontese supe riore di alcune migliaia d'uomini, ma inferiore di un


attiva Austriaci iglieria , barone HeCHLITTER e generale SWRTNICI WELDEN , MOLINARY N ed EBERHARD. le d'artiglieria D'ASPI PPEL .

tato Maggiore, colonn e JIAYN .

Toti

3 1/3

Riassunto Battagl. Squi

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impagna del184972 1/2 44

2 18 10887


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lerzo in artiglieria, che buona regola di guerra vuole tanto più numerosa quanto men solide sono le fanterie, ed inoltre indisciplinato, sfiduciato, privo di capi popo

lari e noti per militare perizia, e per soprappiù disse minato sopra una lunghissima linea . Non ignorava il governo piemontese questa disparità di condizioni fra i due eserciti esistente, poichè ennis sarii da lui mandati in Lombardia durante l'armistizio

lo avevano informato appuntino del numero e dello spi rito delle truppe nemiche, ed i rapporti poi che pro

cacciavasi dai proprii generali posti a capo delle divi sioni e delle brigate concordavano tutti nel dipingere ufficiali e soldati ripugnanti alla ripresa delle ostilità ed avversi ai Lombardi, di cui con amarezza ricordavano la condotta verso Carlo Alberto ; e nel lamentare le la

cune esistenti nel personale e lo stato incompleto del materiale : ed il ministro della guerra, Chiodo, abboc catosi nei primi di marzo con Chrzanowski in Ales

sandria, veniva da questi accertato che parecchi giorni erano ancor necessarii per porre l'esercito in caso di scendere in campo. E col polacco pienamente concor dava il francese generale Pelet , l'illustre scrittore delle

campagne del maresciallo Massena, di cui era stato per lunghi anni aiutante di campo, ed uno dei migliori ge nerali che Francia annoveri ; il quale mandato dal nuovo presidente della repubblica Luigi Napoleone a Torino verso il fin di gennaio, in apparenza qual inviato per restituire al re di Sardegna le congratulazioni che il conte Arese a nome di quello presentato aveva all'eletto del popolo , ma incaricato in sostanza di esaminar l'e sercito, palesava tanto al proprio governo che a quello di Sardegna come l'armata piemontese fosse lungi dal


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

l'esser in caso di entrar in campagna. Altra difficoltà

non lieve a nuovamente intraprendere la guerra era la penuria di pubblico danaro : perchè i banchieri si esteri che piemontesi alle aperture del ministero per contrarre seco loro un imprestito risposto avevano con un riciso rifiuto : i Genovesi , tuttochė protestando amor italiano, davano al ministro delle finanze ed ai deputati loro connazionali più parole che oro : ed i fondi, che alcuni altri depulati delle ricche provincie della Lomellina , del Monferrato e dell'Alto Novarese millantati si erano

di ammassare , riducevansi a ben poca cosa ed affatto inconcludente a fronte delle esigenze di una grossa guerra .

Erano queste militari e finanziarie considerazioni as valorate dalle politiche, perchè il governo francese, che d'accordo coll'inglese aveva sempre dissuaso Carlo Al berto dalla seconda guerra , mandava poscia in marzo appositamente il signor di Mercier a rappresentare al re di non voler consumare il suo politico suicidio, av vertendolo che in caso di avversità egli non dovesse

calcolare sull'appoggio della Francia: e lord Palmerston, scrivendo ad Abercromby, imponevagli di informare il re come il gabinetto di Londra pienamente approvasse la dichiarazione fatta da quel di Parigi per bocca del Mercier, e che in caso di guerra sfortunata il re di Sar degna non avesse a far maggior fondamento sull'Inghil terra che sulla Francia per salvarlo dalle conseguenze della sua propria imprudenza (1 ) .

A scusa pertanto del loro operato non possono Carlo ( 1 ; And that his Sardinian Majesty must not look to England any more than to France to secure him from the consequences of his own imprudence.


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Alberto ed i suoi ministri di allora addurre l'ignoranza delle condizioni militari e delle disposizioni delle corti amiche: nè potevano tampoco far fondamento sugli

aiuti delle altre provincie italiane , tranne Venezia , poi chè era chiaro che da un momento all'altro Napoli ,

Spagna , Austria e la stessa Francia stavano per inva dere ed opprimere Toscana e Romagna ; e la violenza da

Haynau commessa in febbraio a danno di Ferrara lassan dola , solto pretesto di insulti fatti ad alcuni Tedeschi briachi, di 200,000 scudi , dimostrava come le potenze occidentali lasciassero Austria padrona di impunemente insolentire a suo talento : era dunque chiaro che questa

volta non ad Italia toccava far da sé , ma al solo Pie monte ; e la cosa era cosi evidente , che il marchese Colli

(il quale succeduto era a Gioberti nella direzione degli affari esleri, mentre Chiodo, conservando il portafoglio

di guerra e marina , assunto aveva la presidenza del consiglio), vedendo il re e gli altri ministri persistere

nella risoluzione di rompere le ostilità , ritirato si era il giorno 8 marzo dall'ufficio .

Unico motivo più specioso che sodo a ripigliar la guerra parevano essere gli eventi di Ungheria : i quali invero assumevano ogni giorno gravità maggiore, giac chè se all'epoca di cui sto discorrendo i prodi Magiari

non avevano ancor riportate tutte quelle vittorie che a salvare Austria dalla total sua rovina resero sufficiente

appena l'intervento russo , tuttavia il bel contegno delle truppe ungheresi sotto Dembinski a Kapolna , la marcia di Gorgey verso Comorn che minacciava costringere gli Austriaci a levar l'assedio di quella città , ed i successi di Bem in Transilvania facevano già presentire che l'in surrezione d'Ungheria vestilo avrebbe non il carattere


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di una sommossa passeggiera, ma di una lunga ed ac canita guerra fra due nemiche razze . Tuttavia questa circostanza era quella appunto che avrebbe dovuto consigliare ai sardi ministri di tempo

reggiare: poichè la ripresa di ostilità in Italia sarebbe stata non solo opportuna , ma doverosa se gli eserciti piemontese e magiaro combatter dovessero contro la stessa armata imperiale, giacché una erronea mossa stra tegica del comun nemico avrebbe potuto porgere il de stro alle due armate amiche di operare la loro congiun zione, dando cosi maggior impulso ed unità alla guerra : ma dal momento che ogni esercito nazionale aveva a

fronte una speciale armata austriaca, e che essi eran inoltre divisi da interi e montuosi reami che vielavano

ogni rannodamento fra loro , il buon successo di uno po teva solo debolmente ed indirettamente giovare a quello dell'altro. Nell'interesse italiano pertanto meglio era attendere che i trionti dei Magiari costringessero l'Au stria a distogliere parte delle schiere dal regno Lom bardo - Veneto per denunziare l'armistizio ed invadere il territorio nemico. Potranno per avventura queste mie

parole sembrar intinte a taluno di soverchio egoismo nazionale, onde io rammenterò nuovamente che spirito cavalleresco e politica male assieme si confanno, e che il primo dovere dei rettori di popoli è di regolare la loro condotta governativa secondo gli eventi , e non se

condo i generosi impulsi della propria natura . Arroge che tutto portava a credere che la guerra d'Ungheria volta sarebbe a danno dei liberali , perchè l'intervento russo in Transilvania avendo già avuto luogo, era chiaro che a quel modo stesso che l'Austria poteva contare sugli aiuti della confederazione germanica per la guerra


CAPITOLO V.

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italica , ora poteva far egual fondamento sul concorso del potente czar moscovita per la ungarica : certi adunque ad Austria, già prepotente, gli aiuti settentrionali; offi cialmente rifiutati in caso di disfatta invece quelli occi dentali al Piemonte .

Molte ragioni adunque, e potenti tutte , consigliavano. di temporeggiare ancora : ma dum fata impellunt a nulla giovano gli umani consigli ; ed i ministri, col se

condar sempre ciecamente quel partito che portati aven doli al potere, ligii li voleva alle sue voglie , eransi col

locati nella quasi assoluta impossibilità di resistere alle sue esigenze . Una sola via onorevole rimaneva loro, e questa era di rinunciar l'ufficio anzichè precipitare il paese in una guerra inconsiderata che tutto pronosti cava dover riuscir sfortunata : ma essi od avidi di po tere , o scambiando, come d'ordinario avviene nelle

gare dei partiti, l'opinione di quello a cui appartene vano per l'opinione universale , credettero di interpre tare la volontà della nazione ripigliando la guerra , o

non ebbero il coraggio di compromettere la propria popolarità differendo a tempo più opportuno la de nunzia dell'armistizio . Qualunque sia poi il motivo della risoluzione loro, convien dire che essi consultarono più gli interessi della Lombardia che del Piemonte e della

Savoia ; le quali provincie però essendo quelle che quasi esclusivamente davano numerosi e buoni soldati, ave

vano pur diritto d'esser prese in considerazione del qual falto si trova la ragione ove si consideri che dei sette ministri, uno, ed influentissimo per la sua eloquenza, era

vicentino, quattro liguri sempre più propensi a Milano che a Torino, e due piemontesi invero, ma appartenenti a quelle provincie che più a Lombardia si accostano..


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Concordava coi ministri nel desiderio di ricominciar

la guerra il monarca , il quale, visitato avendo le schiere

nel finire di gennaio , nel suo discorso di apertura del nuovo Parlamento, pronunziato il 1 ° febbraio, annun ziava di avere trovato l'esercito fiorente e desioso di

guerra . Era imperizia di guerresche cose che fecegli scambiar le dimostrazioni di fedeltà uscite dalle file

della soldatesca per bellicosi desiri , o cercava egli ad illudere se stesso ? Ardua è la risposta . Forse erano odio inveterato verso Austria e generosa brama di can cellar l’onta della sconfitta che lo spronavano, fors'erano noia di regno e di vita e disperato valore che preferir gli facevano una lolta mortale alle orribili ansie del

l'incertezza : ma egli è indubitato che il guerriero piu

impaziente, più bramoso di ridiscendere nell'arena era l'infelice monarca , che in essa perder doveva scettro e corona .

Il ministero adunque, completato e rinforzato dall'ar. vocato De Ferrari, genovese , sottenlrato al Colli nel ministero degli esteri , e consenzienle ei pure a quella avventata politica che invocava la guerra ad ogni costo , forte dell'appoggio del re , risolveva di por termine alla

tregua , ed i ministri Tecchio e Cadorna portatisi li 7 marzo ad Alessandria ed avuto un decisivo abbocca

mento con Chrzanowski circa al giorno ed al modo di rompere le ostilità , fissavano a tal uopo il giorno 20 marzo, non senza speranza che in quella ricorrenza i Milanesi e gli abitatori delle maggiori città lombarde, memori degli eventi accaduti l'anno precedente in quei giorni appunto, tentassero qualche moto alle spalle di

Radetzky. Il giorno 12 adunque Raffaele Cadorna , primo ufficiale del ministero di guerra , presentatosi al mare


CAPITOLO V.

795

sciallo, rimettevagli il dispaccio ministeriale con cui la tregua era disdetta pel giorno 20 al locco del mezzodì , Strana cosa era veramente che una convenzione tutta

militare stipulata fra il quartier-mastro dell'esercito austriaco ed il capo di stato-maggiore del re savoiardo venisse ora a ricever termine in forza di un decreto se

gnato da un ministero costituzionale , il quale sempre protestato aveva di considerar l'armistizio come fatto militare e non politico ; l'incostituzionalità di quell'atto era flagrante, sendo che l'intimare la guerra e fermar

pace sia nelle prerogative della corona : forse fu vana gloria dei ministri che vollero con questo loro atto far dimostrazione di belliche tendenze , forse fu un ultimo

maneggio di Carlo Alberto, che uso a dissimulare per lungo corso d'anni , seguir volle il suo malvezzo sino ai giorni estremi : ma intanto quest'irregolarità calzava a pennello per dimostrare all'Europa intera che la guerra non dall'esercito che far la doveva, nè dal re, nè tam poco dal capo a cui affidata ne era la direzione veniva intimata , ma da un pugno di uomini portali al potere da una fazione. In quel buffo ministero poi le cose an davano cosi a rovescio , che il generalissimo invece di ricevere l'annunzio della risoluzione presa di denunziar l'armistizio o dal re o dal ministro della guerra , la ri ceveva per dispaccio segnato dal ministro di agricoltura e commercio !

Ad ogni modo, dal momento che l'opera sconsigliata era consumata , non più al ministero , ma al generalis simo incumbeva di prendere le opportune misure perchè all'ora designata le truppe fossero in quelle posizioni

di dove meglio cooperar potessero al buon andamento delle sorti della guerra ; e qui appunto si è dove, a parer


796

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

mio , Chrzanowski fece prova di pochissima perizia , seppure la sua fu imperizia soltanto . Un'occhiata sul notissimo teatro di guerra e sulla collocazione delle forze avversarie proveranno il mio proposito più di qua lunque ragionamento . Già feci nelle precedenti pagine notare come Pie monte astener si dovesse dal denunziar l'armistizio , li mitandosi ad una guerra difensiva sul Po nel caso che Radetzky rotte avesse le ostilità ; caso poco probabile attesa la seria bisogna che la guerra d'Ungheria cagio nava all'Austria, ed il timore che essa potera ragione volmente nudrire di veder le due potenze mediatrici biasimare la sua condotta e disporsi forse a sostenere

il Piemonte contro quella violenta aggressione. Ma poi chè ripigliar volevasi la guerra, conveniva condurla nel modo che le condizioni politiche e militari meglio con sigliar sembravano. Quattro piani di campagna presen tavansi a Chrzanowski, dei quali tre erano assoluta mente offensivi, uno difensivo - offensivo, ed il quale , a parer mio, era il migliore. Di questi quattro piani egli ebbe la rara perspicacia di sceglierne nessuno, e di at tenersi ad un quinto che necessariamente partorir do veva la perdita della campagna sin dal suo esordire . Riserbandomi a tener dopo parola del piano offensive difensivo, dirò dapprima che le tre mosse aggressive con

sistevano nell'entrar in Lombardia con la quasi totalità delle forze o per la linea che per Buffalora porta diretta mente a Milano , o per quella che da Pavia corre lungo la sinistra del Po , o per l'altra che per Stradella ne segue la

destra sponda. Io non ripeterò qui le ragioni già ainpia mente da me svolte sul principio del capitolo IV , per cui rimane dimostrato come un esercito piemontese che


man

CAPITOLO V.

797

er voglia l'offensiva in Italia al di là de' suoi li eguir debba il corso del Po . A queste ragioni, ri-, siute da tutti i migliori scrittori di cose militari e no di nalura generica ed immutabile in ogni epoca, politico -militari se ne aggiungevano che facevano

a Chrzanowski di rigettare le due linee poste a a del fiume .

guidava un esercito non troppo agguerrito ,a fronte lale stava un nemico forte in cavalleria, padrone ibocchi del Ticino e del Po , di tutto il piano loin

e di Piacenza , piazza di primo ordine, collocata sul destro dell'invasore. Oltre a ciò i soldati piemontesi, mpre nudrirono disposizioni amichevoli verso gli ri dei ducati, avevano per lo contrario serbata cosi memoria degli strapazzi sofferti e degli oltraggi i sul re loro in Lombardia , che tutti i buoni rab

vano al sol pensiero degli eccessi a cui abban si sarebbero le truppe regie se per mala sorte,

he indipendentemente dalla volontà degli abitanti lla contrada, venisse a riprodursi la penuria di lamentata l'anno precedente . Aggiungasi che se ia non avrebbe certamente lasciato invadere im

ente gli Stati di Parma e Modena dai Piemontesi e questi denunziata le avevano la guerra ; era on men vero che non essendo direttamente as

nel proprio territorio , nel caso ipotetico d'una 1 dei regii, essa prestato avrebbe più facile orec- .

lle proposizioni di pace che le polenze mediatrici ro per avventura proporre, e che cadessero ad vo danno del duca di Parma già assente dai pro iti , e fors'anco del duca di Modena , essendo uso

presso lutte le maggiori potenze, ed in ispecie


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STORIA MILITARB DEL PIEMONTE

presso la diplomazia austriaca , di sagrificar sempre gli alleati deboli per procacciar a se stessa utile e quiete. Queste erano le considerazioni strategiche, tattiche e politiche le quali additavano la riva destra del Po come la sola da seguirsi in un movimento offensivo : il quale però, se migliore degli altri due piani di invasione , aveva pur sempre , al paro di essi , lo svantaggio di

lasciar lo stalo esposto ai colpi di un audace nemico ; al che ovviato si sarebbe se Chrzanowski adottato avesse

un piano di campagna difensivo -offensivo che, mentre lasciavagli agio di penelrare nel cuore degli stali ne mici , permettevagli pure di correre sollecito a difesa del Piemonte in caso di minaccia per parte di Radetzky:

piano che il semplice esame della giacitura della fron tiera avrebbe dovuto svelare alla mente del generale

polacco ove in lui fosse stata quella profonda sapienza di guerra che i suoi protettori e fautori volevano in lui rinvenire .

Dai riflessi da me fatti prima di intraprendere la nar

rativa della campagna del 1848 appare come la Lom bardia sia priva di difesa dal Ticino al Mincio : or mi convien soggiungere che tale condizione di paese aperto e non atto ad un buon sistema difensivo si riproduce , per quanto riguarda gli stati sardi di terraferma, in tutte quelle provincie rinchiuse fra la sponda destra del Ti cino , la sinistra del Po e quella serie di alture formanti lo sbocco di tutte le vallate disposte in semicircolo at torno al piano ondulato , alla cui estremità occidentale giace Torino , le valli cioè di Varallo , di Biella , di Aosta,

Susa e Saluzzo, le quali , propriamente parlando , altro non sono che le prime difese, le opere avanzate natu rali contro chi d'Italia muova ad assalir Francia : 1


CAPITOLO V.

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fiumi poi che solcano questa pedemontana pianura , voglio dir l’Agogna , la Sesia , le due Dore, l'Orco e la

Stura , sono tutti troppo deboli ritegni contro un pode roso nemico . Quando Ivrea possedeva fortificazioni rego lari, la Dora Baltea offrir poteva una temporaria difesa contro un esercito muovente sopra Torino ; ed ancor attualmente la posizione di Rondissone, posta in debito

stato di difesa con opere campali , presentar potrebbe momentanea resistenza : ma oltrechė Ivrea , or priva di

baluardi , più non dà verun appoggio , la linea della Dora poi in niun caso valer puote ad impedire il pas saggio del Po superiormente a Chivasso per parte di un esercito , che sboccando da Buffalora per Casale , gettar si voglia sopra Alessandria e Genova, vera ed anzi sola linea strategica dei Piemontesi . E qui mi sia lecito osservar di volo che se le recenti

e ragionalissime fortificazioni erelte a Casale riparano in gran parte a tal pericolo , e possono anche indiret

tamente coprir la capitale, poichè difficilmente un ne mico oserebbe spingersi sovr'essa lasciando colå appo stato un ragguardevole esercito sul suo fianco sinistro , esse lasciano però sempre aperta sulla sinistra del Po la frontiera orientale degli stati sardi , la quale non sarà

mai per essere pienamente al coperto dall'invasione di un esercito alemanno sino a che fra Ticino e Sesia non

sorga un ostacolo di primo ordine , che appoggiandosi a Casale e Valenza sul Po , vieti al nemico di valicar la

Sesia e liberamente correre per Trino o per Cigliano sopra Chivasso quindi a Torino ; a porre la qual città al coperto da un colpo di mano occorrerebbero pur sempre

alcune opere sul colle che s'erge oltre Po e sulle sponde della Stura.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ma ripigliando l'esame del paese qual era nel 1849, e non qual avrebbe dovuto essere e non sarà ancora per lungo tempo, dico che in tali geografiche condizioni

l'abilità del generalissimo stava nel rinvenire una posi zione che coprisse al tempo stesso la capitale, la linea di communicazione con Alessandria , e permettessegli di passare all'uopo all'offensiva. Ora , a mio avviso, queste tre proprietà trovavansi riunite in una linea che par tendo da Castel San Giovanni per Stradella e la Cava cor resse a Vigevano. Sopra una linea siffatta Chrzanowski poteva colla massima facilità raccogliere 80,000 uomini almeno . Per ciò eseguire bastava che egli richiamasse da Sarzana la divisione Lamarmora , la cui presenza in quei luoghi era affatto inutile dal momento che erasi

rinunziato a qualunque intervento in Toscana. Una si mile forza, accresciuta di 6,000 uomini e stanziata a ca valiere della Nura e della Trebbia , e legata per Castel

San Giovanni alle altre divisioni , serviva al doppio scopo di osservare Piacenza , bloccarla sulla riva destra e di

servire di vanguardia sopra Cremona all'esercito regio ove si fosse deciso ad intraprendere l'offensiva. All'e strema sinistra una brigata mista di cavalleria e fanteria

leggiera avrebbe dovuto stanziare presso il ponte di Buf falora , e superiormente per vegliare al corso del fiume, ed in caso di passaggio degli Austriaci a Buffalora, datone pronto avviso al quartier generale , ripiegarsi combat

tendo alla spicciolata per Vigevano o meglio per Mortara sul grosso dell'esercito : il quale doveva venir concen trato fra Vigevano e Stradella , rimanendo sulla destra

del Po due divisioni poste sotto il comando di uno dei due duca, una frá Castel San Giovanni e Stradella , l'altra fra questo luogo e Casleggio . Le altre cinque divisioni ,


CAPITOLO V.

801

legate alle due precedenti per mezzo del ponte di Mez zanacorti , dovevan tenersi massale fra Vigevano e San nazaro occupando fortemente la Cava , Carbonera e gli altri poggi che sorgono a breve distanza dalla sponda destra del Ticino. Il quartier generale a Sannazaro ; i

grossi parchi d'artiglieria e le impedimenta a Voghera pronte a riparare in Alessandria in caso di rovescio. Cosi collocato l'esercito subalpino, astrazion fatta della brigata staccata verso Buffalora, occupava una linea di 80 kilometri al più .

Ora Radetzky , assumendo l'offensiva , passar doveva a Buffalora, od a Vigevano, od a Pavia, od a Stradella . Nel primo caso egli avrebbe avuto immantinente l'eser

cito piemontese sul fianco sinistro; perchè prima che desso percorso avesse i 110 kilometri che dividono Torino

dal Ticino , le divisioni sarde collocate a Vigevano ed a

Sannazaro potevano, con un rapido movimento e percor rendo la distanza media di 50 kilometri, portarsi a Trino a cavallo del Po, minacciandolo sul fianco sinistro ed alle spalle . Negli altri tre casi egli aveva tutto l'esercito a fronte pronto ad assalirlo mentre' varcava il fiume, e rigettarvelo . Ad ogni peggior evento i Piemontesi o per Casale e San Salvadore, o per la Cava e Valenza , o per le magnifiche posizioni di Casteggio quindi per Voghera e Tortona avevano la ritirata accertata sopra Alessandria .., Avveravansi invece le assurde dicerie dei timori del

l'avversario ? le diserzioni e le popolari insurrezioni costringevano veramente Radetzky a sgombrar da Mi lano, a rifugiarsi dietro l'Adda e forse dietro il Mincio ? In ventiquattr'ore per Vigevano , Bereguardo e Pavia l'esercito piemontese era sul suolo lombardo , e Pia cenza , investita dal lato destro da Lamarmora, rinforzato VOL . III .

- 51

PIXELIT , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

all'uopo dalle truppe stanziate a Stradella , e sul sinistro da Chrzanowski, difficilmente resistito avrebbe a lungo: seppure non era meglio mascherare quella piazza con

un'altra divisione e spingere velocemente Lamarmora , già sulla Nura , per Cremona sulle communicazioni del nemico . Presa Piacenza , se il maresciallo mantenevasi

sull'Adda , locchè non era supponibile, conveniva intra

prendere una campagna basandosi sui ducali , paesi ubertosi ed alla causa albertina ben affetti, e padroni di sboccare per Cremona a spalle del maresciallo ; se invece Radetzky riparava al di là del Mincio, era il caso di riporre sul tappeto il piano di campagna che accen nava a Ferrara ed al Veneto , e di cui discorsi a lungo nel principio di questa guerra . In tale progetto la re sistenza di Piacenza era l'unica cosa da temersi , ma

quand'anche ciò avvenisse, essa non era ostacolo insor montabile , perchè Chrzanowski lasciando dinnanzi a

quella piazza 12,000 uomini , avrebbe sempre avuto 75,000 soldati per correre sulle orme dell'avversario (1 ) . Dei quattro piani di campagna sovra esposti Chrza nowski non ne segui alcuno, ma adottò un mezzo ter mine che accostandosi al primo, cioè a quello offensivo sopra Milano, lo rese ancor peggiore. Riesce assai diffi cile asserire che il generale polacco abbia agito dietro un piano preconceito , e pare piuttosto che, seguendo

l'uso dei generali mediocri, egli rinunziando al vantag gio dell'iniziativa , risolvesse di subordinare le sue mosse ( 1 ) Un piano consimile di campagna fu da me spedito nel feb braio del 1849 mentre il mio battaglione stava a Valle , ad uno , che più non essendo al potere, non vi diede corso. Esso arrebbe iinpedito almeno il passaggio del fiume a Radetzky , e probabil mente costrettolo a mutar piano .


CAPITOLO Y.

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a quelle dell'avversario : ed a sostegno di questa mia opinione stanno le parole dello stesso Chrzanowski li 7 marzo ai ministri Tecchio e Cadorna ; i quali interpel landolo sui futuri suoi piani , ottenevano da lui questa risposta : aver egli intenzione di portar l'esercito incontro

al corpo principale del maresciallo : non poter quindi predire se passerebbe il Po o piuttosto il Ticino : parole di cui si dura fatica a comprendere il significato, poiché su qual punto ed a qual fine egli che aveva tutle le forze attelate sul Ticino intendesse passare il Po, veramente non si capisce : ma le quali provano ad ogni modo non aver egli un premeditato piano di campagna .

Molti tuttavia pensano, e l'agglomerazione di cinque delle migliori divisioni presso Novara då verosimiglianza all'opinion loro , che Chrzanowski intendesse assumere l'offensiva entrando in Lombardia per la linea di Buf

falora : se questo fu il suo disegno esso era sbagliato nel concepimento primo e nell'esecuzione . Asserirono altri che il Polacco insistito avesse , pendente l'inverno, per la formazione di un vasto campo trincierato sotto Novara . Sebbene a mio avviso meglio stato sarebbe sce

gliere a tal fine Vercelli , perché le truppe trincierate a Novara potevano venir tagliale dall'esercito austriaco , che entrato in Piemonte per la via di Vigevano e Bere guardo si avviasse per Mortara e Candia verso i varchi della Sesia e del Po ; cionulladimeno quest'opinione del generalissimo, quantunque buona in sé , proverebbe

sempre più che, lungi dall'aver l'idea di assalire , egli ‫ܕ‬

mirava invece a moltiplicare i mezzi di presentare una

ostinata difesa : poichè chi vuol ardito spingersi innanzi non pensa ad asserragliarsi . Per altra parte le disposi

zioni dale da Chrzanowski per occupare la linea del Ti


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

cino sopra quasi tutta la sua lunghezza , svelano ben più un vizioso sistema difensivo , che non un'audace mossa

di offensiva: e per fermo, con esempio affatto nuovo negli annali della storia militare, si vide un generale , che pretendeva pigliar l'offensiva, sperperare le sue forze sopra una sterminata linea di operazione . Ecco qual era la disposizione data dal generalissimo alle truppe (1 ) . Alli 14 marzo, giorno in cui la ripresa delle ostilità pel giorno 20 fu annunziata all'esercito , i corpi che svernato non avevano lungo il Ticino, abban

donate le rispettive guernigioni , vennero avvicinandosi verso la frontiera orientale . Alli 18, giorno festivo, in

ogni divisione si procedette alla benedizione delle ban diere ; funzione che per la pressa con cui i nuovi ves silli erano stati distribuiti all'epoca dell'entrata in Lom bardia nel 1848, non aveva potuto aver luogo in allora. Il re , che partito li 14 da Torino , restituito si era in

Alessandria , trasportava li 16 il suo quartier generale a Novara, e li 19 le truppe, dietro gli ordini di Chrza nowski , occupar dovettero le posizioni seguenti . All'e strema destra la brigata provvisoria di Solaroli tenevasi

ad Oleggio con carico di tutelare l'ala sinistra dell'eser cito da qualunque eventuale attacco nemico da quella parte , e di secondare quindi il movimento insurrezio nale che speravasi manifestalo si sarebbe nelle provincie lombarde alpine . La terza divisione occupava Galliate ed appoggiavasi alla gran strada che da Novara tende (1 ) Per la forza e composizione dei varii corpi vedasi la tavola

n ° 8 , avvertendo che in essa si diede la forza approssimativa degli uomini presenti sotto le armi nei giorni 20, 21 e 23, e non

quella portata sui ruoli , molto maggiore, ma da cui convien dif falcare gli sbandati ed i malati.


CAPITOLO V.

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a Magenta. Fra quella città ed il ponte di San Martino à Buffalora stava accampata la divisione del duca di Genova con un baltaglione di Pinerolo, una compagnia

bersaglieri ed una sezione d'artiglieria rimpetto al ponte in vanguardia. La seconda divisione , mossasi da Mortara ove accantonato aveva tutto l'inverno, venne ad occupare Cerano , Cassolnovo e Cascina Calderara, tenendo i suoi avamposti lungo il Ticino che varcar doveva al porto di Cassolo . La prima divisione occupava Vespolate, Garba gna e Terdobbiate, e la divisione di riserva tenevasi sullo

stradale di Mortara fra Novara ed Albonese . A Vigevano stavano i due quarti baltaglioni della brigata Casale e quello del 170, incaricati di legare la seconda divisione

colla lombarda , quinta di numero , che sotto Ramorino tenevasi a Casteggio , a Casatisma , a Mezzanacorti, a Pinarolo , a Barbianello, luoghi tutti sulla destra del Po ,

che quella divisione doveva varcare al mattino delli 20 solamente ; aveva essa ordine di occupare allora forte mente la Cava , spingere i suoi avamposti sino al Gra vellone e sorvegliare il corso del Ticino dal suo sbocco in Po sino a Bereguardo, ove cominciavan le prime scolte della divisione Bès . Le istruzioni date da Chrzanowski

a Ramorino portavano ch'egli dovesse lenersi nelle po sizioni suaccennate tutto il giorno 20 ; se assalito in esse , difendersi ostinatamente alla Cava , e quindi di

strutto il ponte di Mezzanacorti ripiegarsi per Sanna zaro sopra Mortara. Se invece il nemico non intrapren deva il passo del fiume, Ramorino nel mattino del 21 doveva portarsi innanzi ed assaggiare le forze austriache lasciate in Pavia ; simulando a tal fine un vivo attacco

sull'isolotto giacente fra il Gravellone ed il Ticino, riu

scendo il quale egli doveva impossessarsene e tentar un


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

colpo di mano sopra Pavia : respinto, riguadagnar do

veva le sue posizioni . Posteriormente poi volendo il ge neralissimo togliere a quel divisionario , di cui grande mente sospeltava, ogni pretesto per tenersi sulla destra

del Po , facevagli nel giorno 18 pervenire l'ordine di distruggere il ponte di Mezzanacorti appena stabilito si fosse solidamente alla Cava. A destra di Ramorino, al

di là del confine, cioè a Castel San Giovanni sul Piacen tino stava Belvedere coll'altra brigata provvisoria delta di vanguardia , coperto dalla Trebbia ed incaricato di vegliare sul presidio di Piacenza : finalmente a destra ancora di Belvedere, ma diviso da lui da un tratto di 120 kilometri solcato dalle aspre pendici dell'Appennino , cioè a Sarzana ed alla Spezia , stava Alfonso Lamarmora con 9,000 cattivi soldati . Dalla collocazione data a que sta divisione appariva chiaramente che essa era destinata ad agire indipendentemente dall'esercito ed incaricata di qualche operazione staccata . In seconda linca fra Voghera ed Alessandria stavano alcuni quarti battaglioni, pessima

truppa , mal disciplinata , mal comandata e priva ezian din, per quanto pare, di precise istruzioni . Alcuni altri quarti battaglioni o di riserva presidiavano Alessandria e Genova , ed il Corpo Franco tenevasi in Gavi . Cosi disseminato l'esercito italiano occupava una lunga linea di 200 e più kilometri intersecata da un largo fiume

e da montagne , ed i cui difetti erano troppi per poter passare inosservati , e non occorreva una vasta erudi zione o militare esperienza per comprendere che con Piacenza in loro balia , gli Austriaci sboccando da Pavia

avrebbero facilmente scisso l'esercito sardo in due parti e tagliatolo dalle sue migliori basi di operazione. Sorge Pavia sulla sinistra del Ticino , al punto ove tal fiume


CAPITOLO V.

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prima di scaricarsi in Po dà vita ad un braccio detto il Gravellone , il quale staccandosi dal ramo principale , dopo aver descritto un arco assai convesso e formato un isolotto annesso al regno lombardo - veneto e desunto prima il nome di Ticinello, rientra per due rami in Ti cino rimpetto alla Cà Francana, formando con quel fiume e col Po un'altra isola detta la Costa Caroliana di spet tanza di Sardegna, e la quale circondata a tramontana ed a levante dal Ticino, a mezzodi dal Po, a libeccio dal

cosi detto Ticino Morto ed a ponente dal Ticinello, dista soli 1,500 metri dalle mura di Pavia . Queste topogra fiche condizioni rendevano il ponte di Gravellone come

il più acconcio per i Tedeschi per passare in Piemonte , i quali raccogliendo a loro bell’agio le proprie truppe nell'isolotto di loro spettanza , avevano libero lo sbocco del Ticino e protetto il fianco sinistro dal Po . Tutto

adunque concorreva per ammonire il capitano regio dell'importanza di quel passo, importanza che pare fosse stata da Bava avvertita , poichè nel dicembre alcuni uf

ficiali addetti allo stalo-maggiore eran spediti ad esa minare le località ed a studiare i mezzi di rendere mal

agevole e pericoloso quel varco al nemico ; cosa che potevasi agevolmente fare innondando il ristretto piano che dalle costiere della Cava e di Carbonera alle rive del

Ticino si estende, ed il quale cosi allagato e protetto da alcuni lavori transitorii eretti sopra quei colli , avrebbe certamente reso al nemico difficile il passo , ad accre scere le difficoltà del quale potevasi anche erigere una batteria di grosso calibro sostenuta da un battaglione nella Costa Caroliana : e pare che ad un dipresso tale fosse l'opinione manifestata dagli ufficiali incaricati di quella ricognizione: ignoro perchè una risoluzione sif


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fatta sia stata ineseguita , ma so che per lasciare cosi debolmente difesa quella parte di frontiera per cui il nemico pervenir poteva nel cuore stesso del regno , ci voleva tal dose di ignoranza delle sane teorie di guerra non da supporsi in un uomo come Chrzanowski , il quale dato aveva in altri tempi prove di militar perizia . Ed invero anche nel disegno supposto a Chrzanowski

dai suoi partigiani di irrompere in Lombardia per la linea di Buffalora , nulla impediva a quel generale di fortemente munire il ponte di Gravellone con opere di fortificazione e ponendovi due divisioni od almeno una buona, come, a cagion d'esempio , la prima, che stan ziato aveva in quei luoghi sino al termine dell'anno , e non la lombarda, per numero e per militar sodezza la più debole, e del cui capo Chrzanowski credeva doversi poco lidare; ragione questa di più per non incaricarlo

di una missione speciale, e di tenerlo invece a sè vicino e soggetto per poterlo più facilmente sorvegliare. Per

sboccar poi in Lombardia per Buffalora qual Truppa sembrar poteva più acconcia a formar la vanguardia dell'esercito ilaliano che la gioventù lombarda, la quale al suo apparire armata di tulto punto in mezzo ai suoi connazionali , non avrebbe certamente mancato di de

stare le simpatie di quelli e di eccitarli ad insorgere ? Ed a quale scopo allora lasciar Lamarmora coi suoi 9,000 cosi lontano dal teatro della guerra ? Si disse che si voleva con quel nerbo di truppe ope rare una diversione alle spalle del nemico : ma qual effetto produr potevano mai 9,000 cattivi soldati, guidati

da un capo valoroso ma inesperto , sulle communica zioni di un esercito che pur sapevasi poderoso , e che supponevasi battere compatto in ritirata verso le sue


CAPITOLO V.

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basi naturali ? Era lo stesso che condannare quei 9,000 ad esser circondati ed oppressi , o costretti a deporre le

armi! Non era meglio ravvicinarli a Borgo San Don nino ed a Fiorenzuola, di dove potevano , secondo le circostanze , o rimpiazzare o dar la mano alla brigata

Belvedere , ed agire secolei d'accordo alla difesa dei

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passi del Po, o cooperare contro Piacenza , o finalmente, nell'ipotesi che Radetzky si riducesse dietro l'Adda , venire per Cremona ad assalirlo alle spalle , mentre Chrzanowski coll'intero esercito attaccato lo avrebbe di

fronte ? Ne addurre si potrebbe a scusa che mancato sia

il tempo al generalissimo di rannodare a sè quella di visione , perchè da Sarzana a Castel San Giovanni cor

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7

-

+

rono 125 kilometri al più ; distanza che un piccolo corpo con tutta facilità percorrer puole in cinque giorni . Per modo che Chrzanowski, il quale dalli 8 sapeva l'inten zione ministeriale di rompere la guerra li 20 , aveva din

nanzi a sé dodici giorni di tempo per raccoglier le schiere .

Ove pertanto si ponga mente al premeditato isola mento di quella divisione , alla difesa del punto princi

palissimo della frontiera commessa a poche e poco salde truppe , alle niune istruzioni date a Belvedere ed a Ramorino per sostenersi mutuamente secondo le

mosse del nemico, ed al disprezzo totale di quella re gola elementare di guerra , che vieta di accingersi a minacciare le communicazioni del nemico, senza aver

prima saldamente provveduto alle proprie ; ove a questi errori strategici vi si aggiungano quei posteriori al varco del Ticino per parte dei Tedeschi, e soprattutto quei tattici pendente la battaglia di Novara , che verrò fra breve mano mano additando ; senza timore di tras


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

modare ne' suoi giudizii , la storia sarà costretta a dire che errori cosi madornali ed involontarii non sono pos

sibili in un generale dotato di militare perizia come Chrzanowski , e che è pertanto forza ammeltere che, cosi regolandosi, egli obbedisse più a volontà potente che ai

consigli del proprio senno militare : da dove soffiarono queste malefiche ispirazioni ? dall'estero, forse dal ge lido boreale impero , o dal caldo suolo italiano ? forse il tempo lo dirá un giorno : ma intanto la condotta au dace del maresciallo Radetzky in questa seconda e breve campagna, cosi diametralmente opposta a quella meti colosa da lui tenuta nell'anno precedente, danno fon dato motivo di credere esser egli certo che la sua en trata in Piemonte non incontrerebbe gravi ostacoli .

Or non pensi il lettore, si nostrano che estero , che io , ciò dicendo , intenda detrarre alla riputazione mili tare del generale cesareo, il quale merita certamente

elogio per essersi in questa campagna dimostrato stra tegico molto migliore che nell'anno precedente ; ed am messo anche che Radetzky sapesse che i suoi disegni non sarebbero avversati dal generale nemico, egli ciò nulla di meno meriterebbe pur sempre lode , essendo non ultimo pregio di un condottiero di esercito quello di saper trar profitto dai mali semi e dalle passioni

pullulanti nel campo nemico ; ma esternando questa mia opinione, fondata solo sopra logiche conghietture ,

io volli soltanto spiegare, secondo il mio modo di ve dere, le cause che fecero negligere al generale polacco

le più salde ragioni di guerra , e porre in avvertenza quanto grave errore sia il confidare la sorte dei regni a stranieri , di cui non è ben nota la politica religione . Mentre Chrzanowski od inetto o perfido adoltava que


CAPITOLO V.

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sti infelici provvedimenti per la nuova guerra , il ma

resciallo invece faceva prova , ad un tempo stesso, di attività e prudenza straordinarie. Li gravissimi eventi che succedevansi in Germania ed Ungheria rendevano

la sua posizione assai critica ; ond'egli , persuaso ormai di non aver ad attendersi da quelle regioni aiuti di sorta , applicato aveva l'animo a mantenere, durante il verno , fra' suoi soldati composti di tante diverse razze salda la disciplina ed inconcussa la fede, ed a prepararli alla nuova lotta , che le spavalderie della stampa italiana , il sordo fermento che regnava nel regno , i poderosi militari apparecchi cui davasi mano in Piemonte , e le concitate parole dei ministri e dello stesso re sardo al

nazionale Parlamento, facerangli presentir vicina . Il suo esercito , diviso in 6 corpi d'armata comandati dai tenenti-marescialli Wratislaw, D'Aspre, Appel , Thurn , Wocher ed Haynau , eccettuato quest'ultimo destinato a danno dei Veneti , era distribuito in modo che in poche marcie potesse venir facilmente riunito sopra un sol punto . Questi corpi poi constando ciascheduno di due divisioni della forza all'incirca di 8,000 uomini caduna , rende

vano le truppe austriache molto più maneggievoli delle piemontesi, organizzate in divisioni di 12,000 uomini,

che rendevale di difficile comando . Provveduto poi a dovizia di tutto l'occorrevole , col servizio di viveri per fettamente organizzato, coi fianchi guarentiti dai monti a destra , dal Po e da Piacenza a sinistra , con un'ottima

base di operazione sul Mincio e sull'Adige , quest'eser cito , sotto il rapporto militare, era incontestabilmente

in migliori condizioni del subalpino : sotto il politico però, se nelle file austriache la disciplina non era mi nata dalle mene di partiti come nell'armata piemontese,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

non era da dissimularsi che , in caso di una sconfitta , la più che probabile sollevazione dei popoli avrebbe riprodotto fra' soldati del maresciallo quello sgomento già da loro esperimentato nel 1848, e la diserzione fra Italiani ed Ungheri divenuta sarebbe ragguardevole : con siderò queste circostanze l'astuto vegliardo nella cauta mente ; ed accortosi come nel suo caso audacia prudenza fosse, risolutamente abbracciò il partito di trasportar la guerra in Piemonte .

L'imminente cozzo dei due contrarii eserciti preceduto venne dai consueti manifesti politici all'Europa . In essi amendue le potenze cercavano di riversar sulla nemica il torto della ripresa delle ostilità . Con tutto ciò amendue questi manifesti eran moderati , ma ricriminandosi a

vicenda per alcuni patti infranti, o non scrupolosamente osservati , dell'armistizio di Milano, contenevano parole

e non ragioni . La questione era semplice, nè ad alte rarla o travisarla valevano tutti i sofistici cavilli della

bugiarda diplomazia. Stava per Piemonte italiano il di

ritto inconcusso di natura , quello dato da Dio ad ogni popolo d'esser nazione libera , non serva . Pugnavano per Austria, conculcatrice della nazionalità italiana , i trattati del 1815 sanciti da tutta Europa, cui essa invo cava , affettatamente schivando ogni quistione di nazio nalità , e rappresentando la presente guerra come ca gionata dalla sola ambizione di Carlo Alberto avido di conquiste . In tali condizioni di cose era chiaro che la sola vittoria dato avrebbe ragione ad una delle parti . Se Piemonte trionfava , le potenze occidentali sorriso avrebbero ad un popolo generoso , giustificando questa

lor propensione colle tante infrazioni anteriori dei trat tati , e segnatamente con quella commessa pochi anni


CAPITOLO V.

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prima dall'Austria a danno di Cracovia. Piemonte vinto, diveniva per le potenze tutte un perturbatore dell'equi

librio europeo , uno spregiatore dei più santi trattati, e la colpa dei ministri piemontesi pertanto stava non nel volere , ma nel non poter difendere un santo diritto. Da ciò ne deriva che biasimevole altamente reputar si debba da ogni uomo assennato la condotta di Radetzky, il quale invece di limitarsi ad eccitare l'esercito alla vittoria con

parole di conforto, come fece Chrzanowski, scordando che non a lui condottiero d'eserciti apparteneva discutere le politiche ragioni della nuova guerra , trasmodando af fatto e non imitando la moderazione del suo governo,

trascorse a parole affatto indecorose verso Carlo Alberto , tacciandolo di slealtà e di perfidia ; ed annunziando ai

suoi soldati il termine prefisso per la ripresa delle osti lità , conchiudeva la veemente sua arringa con dar per parola d'ordine al suo esercito, a Torino ! Alli 18 Radetzky , lasciati soli 4,000 uomini nel ca stello di Milano con numerosa artiglieria appuntata sulla misera città, e dato carico al tenente-maresciallo Whol

gemuth d'invigilare colla brigata Gorger, il cui grosso si lenne a Varese , e con alcuni posti di cavalleria il corso del Ticino superiore e mediano, egli nell'intento forse di accrescer fede alle dicerie di fuga sparse dai Mila nesi, raccolte le truppe tutte stanziale nella capitale, ne usciva per porta Lodi apparentemente diretto alle rive dell’Adda : ma percorsi appena pochi kilometri piegando repentinamente a destra , portava lo stesso giorno il suo

quartier generale a Castel Sant'Angelo , velando la sua mossa con una fitta catena di fiancheggiatori: li 19 ei venne a Torre Bianca , e trasporlatosi finalmente all'in domani a Pavia , egli trovava concentrate nelle vicinanze


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di quella città tutte le sue truppe ivi dirette dalle saggie sue disposizioni .

Nel mattino pertanto del giorno stesso in cui spirava l'armistizio, le forze austriache erano disposte in que st'ordine : all'ala destra il primo corpo sotto Wratislaw stava a Mirabello sullo stradale che da Pavia tende a

Milano : al centro, D'Aspre col secondo occupava Pavia e gli sbocchi del ponte , pronto ad irrompere : a sua si nistra era Appel col terzo a Motta San Damiano : dietro a D'Aspre stava Wocher colla riserva tra Fossanneto e

Vimanone , e Thurn col quarto mantenevasi più addie tro a Belgioioso : il maggiore Czeh con due squadroni degli usseri di Reuss ed un battaglione del reggimento Kinsky sorvegliava il Ticino superiormente a Pavia , e legavasi per la destra al generale di brigata Gorger: al l'apparir del nemico , Gorger aveva ordine di ripiegarsi per Gaggiano sopra Rosate , ed il maggiore direttamente sopra Pavia.

Nella notte precedente il maresciallo aveva fatto gettare sul Ticino due ponti al dissotto di quello di Pavia , per mezzo dei quali alle 11 antimeridiane D’Aspre avea già trasportato l'intero suo corpo nell'isolotto compreso fra il fiume ed il Gravellone. Di modo che al tocco del mez

zodi egli presentavasi su tre colonne al confine piemon tese : quella di destra , composta della brigata Kollo wrath e guidata dall'arciduca Alberto, gettatasi a guado

afferrò la prima la destra sponda ; Giulay generale , che con due suoi batlaglioni ed una batteria da 12 formava la centrale , traghettò sul ponte stabile ; e quella di si nistra , retta da Stadion e forte di tre battaglioni ed una batteria, gettato un ponte sul Gravellone , sebbene trat tenuta dal terreno paludoso e dalla ripa scoscesa che


CAPITOLO V.

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dalle case della dogana del ponte si erge sino a quelle dette della Rotta , giunse essa pure in breve sul terri torio piemontese . Eseguirono questa lor mossa gli Austriaci senza grave perdita , perché Ramorino, con patente violazione delle leggi di obbedienza militare, invece di occupar forte mente la Cava, come eragli stato da Chrzanowski in giunto , limitossi a gettare oltre Po i bersaglieri Ma nara ed il reggimento 21 °, appostandone due battaglioni dinnanzi al ponte di Mezzanacorti ed uno a Zerboló, borgo sito accosto al fiume a 13 kilometri circa supe riormente di San Martino Siccomario , con ordine di

invigilare sui due porti laterali di Parasacco e di Can tarana , e tenne intanto tutte le altre sue forze sulla

destra del Po , collocando l'artiglieria , il genio ed il 22° reggimento a Casteggio ed a Casatisma , i bersaglieri tridentini fra quest'ultimo luogo ed il fiume, e man dando il generale Fanti a destra ad occupare coi due reggimenti 19º e 200 Barbianello e Pinarolo, terre poste sull'angolo formato dalle due strade, una delle quali da Mezzanacorti tende a Casteggio, e l'altra , radendo più a destra i colli , per Santa Giulietta e Broni porta a Stra della . Egli intanto col quartier generale si tenne a Ca satisma . Il reggimento cavalleggieri partito li 18 da Alessandria , giungeva li 20 a Sannazar de'Burgundi , co spicuo borgo giacente fra il Po che gli corre a mezzodi

ed i due torrenti Agogna e Terdobbio , dei quali uno lo cinge a ponente, l'altro a levante . Sebbene alquanto in ritardo, tuttavia da quel punto , lontano 22 kilometri soltanto dalla Cava , quella cavalleria poteva in poche

ore portarsi colà per l'ottima strada provinciale che da Voghera vi conduce, e servir di riserva alla fanteria nel


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

caso che Ramorino, assalito da poderoso nemico, avesse fatto testa alla Cava come eragli stato prescritto. Queste distribuzioni ponevan la divisione lombarda ,

la quale in effettivo non oltrepassava i 6,500 uomini, nell'impossibilità di resistere al corpo di D'Aspre che ne contava 17,200, e la cui sola vanguardia ascendeva a 7 battaglioni , 16 pezzi e 5 squadroni di usseri . Un pelottone di bersaglieri lombardi che stavano alle ca scine di Campo Maggiore e di Bionora , vicino alla sor gente del Gravellone, appena videro i tirolesi scorridori della colonna dell'arciduca Alberto, piegarono per Sab bione e Torre dei Torti sopra Mezzanacorti senza trar colpo . Manara , assalito al ponte da Benedeck, resistette valorosamente per alcun tempo all'urto di 3,200 Te deschi, ma fiaccamente sostenuto dai due battaglioni

del 21 °, appostati a Mezzanacorti , fu in breve costretto a retrocedere. Ramorino allora , il quale invece di tro varsi alla Cava , come imponevangli gli ordini di Chrza nowski, al momento stesso in cui il nemico forzava la

frontiera sotto i suoi occhi, stavasene a Stradella a

gozzovigliare con due sgualdrine , avuto avviso del pas saggio operato dai Tedeschi , spediva ordine tardivo di distruggere il ponte di Mezzanacorti e di richiamare le genti tulte sulla destra sponda del Po ; alle 9 di sera il

ponte era ritirato , ed egli , portatosi di sua persona a Casatisma vi stendeva un rapporto a Chrzanowski , in cui informavalo della mossa di Radetzky , ma sforzavasi a rappresentarla come una semplice dimostrazione intesa a velare le vere intenzioni del generale nemico, il quale avendo , secondo lui, per vero obbiettivo Alessandria , tentato avrebbe di passare il Po a Spessa , lerra del Pia centino , posta rimpelto a Port'Albera , punto del sardo


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confine. Millantavasi pertanto di aver con soli due pezzi , collocati alla destra del fiume, lolto al nemico qualunque volontà di tentarne il passo : dicevasi occupato a stabilire le sue truppe sopra una linea obbliqua che gli permet tesse di custodire le due strade che una da Mezzana

corti, da Stradella per Broni e Casteggio l'altra , portano a Voghera : al qual fine, soggiungeva, aver concentrato le sue artiglierie fra Mezzanacorli , Argine-Bressana e Casatisma , e le fanterie a Barbianello, Pinarolo, Cà de Giorgi, Bastida, Pancarana , Casatisma e Casteggio . Ter minava lamentando l'assenza dei cavalleggieri . Mentre egli con si sfacciati inganni o con si magre scuse cercava di mascherare la propria disobbedienza, D'Aspre , vedutosi senza contrasto padrone della riva de

stra del Gravellone , piegando a destra portavasi per Car bonera e Gropello sopra Garlasco : varcava dopo lui il torrenle Appel col terzo corpo , e ponevasi sulla stessa

via ; il primo corpo invece, passato ei pure,obbliquando più a destra indirizzossi sopra Zerbolo ; il corpo di ri serva , lasciata la brigata Wimpfen a Pavia , traghettato esso pure il confine , venne ad accamparsi sulla riva destra del confine, e Thurn, occupato col quarto corpo

San Martino e la Cava, mandava la brigata Liechtenstein

con alcuni pezzi a Mezzanacorti per tener a bada alcune migliaia di Lombardi che sotto Gianotti occupavano la sponda destra . Scambiaronsi questi due corpi alcune cannonate , ma su questo punto le cose non ebbero altro seguito .

Chrzanowski frattanto accingevasi esso pure a varcar la frontiera . Al mattino del 20 le cinque divisioni che

intraprender dovevano sotto lui la mossa offensiva erano in quest'ordine stabilite: la quarta , destinala ad esser VOL. III . - 52

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

vanguardia , occupando lo sbocco del ponte di Buffalora con una vanguardia, tenevasi serrata fra Trecate ed il

fiume; a sua destra Bès schierava la seconda fra Cerano e Cassolnuovo ; a mancina verso Galliate e Romentino

stava Perrone colla terza ; cosi disposte queste tre di visioni occupavano una linea lunga 16 kilometri circa , e distante in media 5 kilometri dalla destra sponda del fiume . In seconda linea , fra Novara ed Albonese , tene

vasi luttora il duca di Savoia colle riserve , e più ad dietro , sulla stessa strada che tende da Novara a Mor tara , stava Durando colla prima divisione . Finalmente 10 kilometri superiormente a Galliate, ove poggiava la

sinistra di Perrone, verso Oleggio e Bellinzago , Solaroli teneva la brigata provvisoria. Scoccava la 12a ora del giorno 20, ed il duca di Genova ,

il quale da più ore maggiormente accostato s'era colle sue truppe al ponte, impazientemente attendeva l'ordine di varcarlo : la sponda destra del fiume stipata era di gente , e fra la folla notavansi non poche signore ac corse ad esser testimoni della nuova invasione ; tutto

era dunque d'eccitamento alle truppe per irrompere nel territorio nemico : ma Chrzanowsky , ignaro delle dis

posizioni del generale nemico , pareva inquieto , ed avendo forse presentimento di quanto inferiormente ed

in quell'ora appunto succedeva sulla sua destra , titubava a dar l'ordine di invader la frontiera austriaca . Stava a

lui vicino il re , il quale da due ore tenevasi a piedi ad un tiro di fucile dal ponte ; nulla di più diverso fra la pallida ma nobile figura ed il portamento altero di Carlo

Alberto, e l'ignobil faccia e la pigmea statura del Po lacco : il tipo italiano del primo ricordava le glorie del l'Occidente ; la slava figura dell'altro pareva il genic


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dell'ignoranza e della barbarie , pronto a soffocare la misera Italia . Finalmente ad un'ora il re più frenar non potendosi , fu deciso di avventurare una ricogni zione : Carlo Alberto allora , vedendo una compagnia di bersaglieri pronta a varcar il ponte, voglioso d'esser

primo a riporre il piede su quella terra su cui colto aveva brevi trionfi e lunghe sventure e vili oltraggi , fatto loro cenno colla mano , ponevasi primo alla lor testa : all'atto magnanimo, in quel momento solenne , le antipatie per la guerra scomparvero, la turba spet tatrice applaudi , i tiepidi s'animarono , ed i figli del ferreo Piemonte innalzando il grido di viva il re ! an siosi slanciaronsi alla battaglia dietro le orme del di scendente della guerriera stirpe savoiarda ! Infelice mo narca ! per smentire le stolte accuse , egli , sognando forse nuove vittorie , riponeva a repentaglio corona e vita , ed andava invece ad incontrar l'esilio !

Al primo apparire degli esploratori piemontesi sul ter ritorio austriaco, alcune vedette di cavalleria nemica che da lungi perlustravano il terreno, velocemente ritraevansi

addietro, e posto fuoco ai fabbricati della Dogana per dare il concertato segno della passata dei regii , toglie vansi dalle viste degli invasori , i quali, abbattute in un attimo le barricate erette a capo del ponte, guardinghi innoltravansi verso Magenta per aver contezza del ne mico, poichè gli abitanti , col terrore sul volto , od igno ravano o tacevano le mosse degli Austriaci.

Lasciata adunque la brigata Pinerolo in riserva presso i casolari della Dogana , spingevansi Carlo Alberto e Chrzanowski col duca e con le altre truppe della divi sione verso Magenta , ma a misura che dessi innoltra vansi cresceva l'incertezza . Carlo Alberto, che prestando


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fede alle esagerazioni degli emigrati, attendevasi ad es sere accolto con acclamazioni dagli abitatori di quei luoghi , vedeva regnar attorno a sè un cupo silenzio ; non un grido innalzavasi : per lo contrario ognuno evi tava l'aspetto dei Piemontesi : gli albergatori , dimostran dosi ostili, niegavano ogni informazione, ed a malincuore ed a caro prezzo concedevano derrate e cibarie. Questa freddezza dei Lombardi colpi dolorosamente il re , il

quale , oscillante sempre per natura propria , ricordando ora le atroci scene di Milano, cominciò a temere egual accoglienza al suo nuovo apparire . L'infinta timidezza poi del nemico aveva accresciuto i sospetti di Chrza

nowski , il quale, con tardo accorgimento, cominciando alfine a sospettare d'esser stato tratto in inganno dal maresciallo, ed arrendendosi, secondo quanto vogliono alcuni , ai suggerimenti del re , imponeva al duca di Genova di mantenersi sulla sinistra sponda del Ticino , e fatta retrocedere nelle antiche sue posizioni la divi sione Perrone, cui aveva previamente ordinato di por tarsi al ponte di Buffalora in sostegno della quarta ,

ripassato con Carlo Alberto sulla destra sponda , ritor nava al suo quartier generale di Trecate; ma ivi giunto, invece di investigare le mosse del nemico , come era

dover suo, coricavasi tranquillamente alle 8 della sera in attesa dell'indomani ! Che razza di generali era an

dato il povero Piemonte a cercar all'estero? uno, mentre Radetzky passava la frontiera, allegramente banchettava con cortigiane; l'altro, deluso ne' suoi piani , abbando navasi a placido sonno ! Nella precedente campagna Bava e De Sonnaz almeno vegliavano ! Senonché furon brevi i sonni del Polacco , perché

prima verso le 9 giungeva il tenente di stato-maggiore


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Casati , mandato da Bès ad annunziare il passaggio dei Tedeschi: poscia verso le 11 un ufficiale dello stato maggiore di Ramorino rimetleva il dispaccio di quel generale di cui già tenni parola . Tutto allora fu palese anche ai meno iniziati in quelle tenebrose mene, ed un unanime e giustissimo grido di indegnazione sor gendo contro il comandante della divisione lombarda

che, non eseguendo gli ordini ricevuti, aveva abbando nato , quasi senza trar di schioppo, l'importante punto della Cava al nemico ; Chrzanowski, già antico emulo di Ramorino in Polonia , fortunato di poter riversare sopra altri la colpa dei volontarii od involontarii suoi

errori , spediva ordine a Ramorino di rimettere il co mando della divisione al general Fanti, e di portarsi al quartier generale a rendere ragione del suo operato . Ma questi tardivi rigori poco giovavano , e quel che più premeva era di arrestare la marcia del nemico. Per ciò fare qualtro modi offrivansi a Chrzanowski, il quale, in primo luogo, persistendo con audace risoluzione nei suoi antichi disegni , poteva proseguire la sua marcia sopra Milano, e mandando sollecito avviso a Lamarmora , che poi vedremo già essersi mosso da Sarzana, di venirsi

a congiungere seco lui per Cremona e Lodi , sollevare il paese tutto alle spalle del maresciallo e porsi fra lui ed il formidabile quadrilatero , tagliandolo cosi affatto

dalle sue communicazioni . Poteva , in secondo luogo , il generalissimo italiano trasportar la maggior parte del suo esercito sulla riva sinistra del Ticino , e piegando quindi a destra, venire per la strada di Pavia a dar di cozzo sul fianco delle colonne di Radetzky non ancor tutte passate sulla destra sponda , portando lo scompiglio

e lo spavento nell'infinito numero di carri che seguivan


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l'esercito cesareo . Era egualmente in balia di Chrzanowski di mantenere sulla riva sinistra la sola quarta divisione indirizzandola su Pavia , e scendendo egli intanto, colle

altre qualtro, il fiume sulla sponda amica , manovrare sulle due rive di esso . Finalmente , e questo era forse il partito più assennato , poteva Chrzanowski far pron tamente retrocedere il duca di Genova , e portarsi con

cinque divisioni , che erano a sua portata , a contrastare la via alle teste di colonne di Radetzky avanzantisi per l'angusta fascia di terreno serrata fra il torrente Agogna ed il Ticino .

Conseguenza probabile ed immediata della prima mossa , quella che svelato avrebbe nel Polacco il genio d'un gran capitano , sarebbe stata di far prontamente ritorcere il passo al maresciallo, il quale, udendo l'av versario in Lombardia lumultuante, difficilmente persi slito avrebbe ad innoltrarsi in Piemonte , poichè ogni passo fatto innanzi rendeva sempre più difficile la sua ritirata : ond'è che, lungi dallo spaventarsi dell'entrata

del maresciallo in Piemonte, era prudenza invece alti rarlo lungi dal fiume.

Il secondo partito, quello cioè di correr verso Pavia , dato avrebbe risultati meno decisivi, perchè quand'anche

Radetzky si fosse trovato nella necessità di rivalicar il Ticino ed accetlar battaglia verso Belgioioso o Corte Olona nell'angolo formato dal Ticino e dal Po , il pos sesso di Piacenza e di Pizzighettone offrivangli pur sem

pre un sicuro ricetto : tuttavia quel partito dispensava utilmente Chrzanowski dal far eseguire alla quarta divisione il movimento retrogrado di ritornar sulla de stra ; movimento sempre pericoloso all'esordire d'una campagna e con truppe poco agguerrite e facili a sgo


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minarsi , e che nel caso speciale avrebbe inoltre am morzato l'ardire dei Lombardi pronti ad insorgere. Il terzo modo, quello cioè di scendere le due sponde, se era vizioso, perchè poneva fra le due parti dell'eser cito un ostacolo massimo , però risparmiava esso pure la mossa retrograda e permetteva al duca di Genova di

tenersi continuamente legato prima pel porto di Abbia tegrasso , e quindi per gli altri inferiori di Bereguardo, Pancarana , ecc . , con Bès, il quale, in tal caso , formato avrebbe il centro della linea , di cui Durando, collocato

a Vespolate, formava la destra , ed il duca di Savoia e Perrone le riserve. E se meno buono, quest'ordine era però quello che i Piemontesi potevano con maggior celerità adottare, e che lasciava loro pur sempre libera la ritirata sopra Vercelli . Finalmente nel quarto caso , in quello cioè di serrarsi addosso al nemico con tutte le forze sulla destra del

Ticino, il fatto di Mortara cosi esiziale, non tanto ma terialmente alle armi come moralmente all'armata sub

alpina , trasmutato si sarebbe in una sanguinosa e decisiva battaglia nella zona di terreno compreso fra Mortara , Gambolò e Vigevano , in cui però tutte le pro babilità di successo erano favorevoli ai Piemontesi , i quali , oltre al togliere a Radetzky l'immenso vantaggio

dell’offensiva, lo assalivano invece essi stessi prima che le sue ordinanze fossero bene sistemate, e potevano poi anche essere assistiti dalla divisione lombarda, la quale, ritentando il passo del Po a Mezzanacorti o meglio ai porti della Gerola e delle Giare in faccia a Sannazaro ,

poteva venire a colpir di fianco l'Austriaco, rimanendo libera in ogni sinistro di ripiegarsi sempre per Valenza sopra Alessandria .

1


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In caso di sconfitta l'esercito austriaco aveva tutto a

temere, poichè trovavasi nel rischio d'esser cacciato in Po, la cui destra riva era in possesso degli Italiani , e costretto a rivalicare il Ticino con manifesto pericolo d'essere assalito alle spalle da Belvedere e da Lamar mora . All'esercito piemontese invece , anche in caso di una disfatta , rimanevano sempre aperte per ritirarsi le strade di Casale e di Vercelli , di dove Chrzanowski recar

potevasi a suo talento, od a coprir la capitale od a soc correre Alessandria, la quale armata a dovere e munita di sufficiente guernigione, a cui capo stava il prode De

Sonnaz, e che all'uopo poteva venir rinforzata dai quarti battaglioni stanziati sulla linea di tappa fra Voghera , Tortona ed Alessandria , e dai Lombardi , avrebbe senza

dubbio resistito abbastanza per dar tempo al grosso dell'esercito di portarsi alla riscossa .

E pare che in sostanza questo fosse il piano primi livo di Chrzanowski anche prima di rompere le ostilità :

poichè vedemmo come quel generale nelle sue istru zioni a Ramorino avesse contemplato le due ipotesi , che Radetzky cioè abbracciasse l'offensiva da Pavia , ovvero si tenesse sopra tal punto sulla difensiva. Non può adunque dirsi che la mossa giusta e consentanea a' sani dettami dell'arte affacciata non si fosse allo spirilo del Polacco : perchè dunque indugiar tanto ad eseguirla ? Perchè farlo parzialmente e quasi a rilento? Non era ovvio che le divisioni cui occorreva maggior tempo per recarsi nei dintorni di Mortara erano quelle che più ne distavano ? Perchè dunque mentre dava , alla mezzanotte del 20 , ordine a Durando di portarsi da Vespolate a Mortara , ed a Bès da Cerano e Cassolnovo a Vigevano, dilazio nava egli sino al mattino seguente a porre in via le


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truppe del duca di Savoia , di quel di Genova e di Per rone ? Qual malefico genio consigliò sempre , durante tutta questa brevissima campagna , ad esporre partita mente ad una ad una le singole divisioni dell'esercito italiano a fronte dell'intero esercito austriaco ?

Come ebbi superiormente ad accennare, il primo an nunzio della passata dei Tedeschi sul territorio piemon tese fu dato a Chrzanowski da Bès . Aveva questo generale

concepito da lungo tempo gravi sospetti sopra Ramorino, fondati su certe circostanze della condotta anteriore di

quello note al suo capo di stato-maggiore : Chrzanowski, a cui si tenne parola della cosa , stringendosi nelle spalle e scusandosi col dire che il re non volendo presso sė

quell'avventuriere egli non sapeva ove cacciarlo , limi tavasi a prescrivere a Bès di farlo invigilare . A tal uopo questi aveva sempre tenuto al quartier generale della

quinta divisione il tenente di stato-maggiore Casati ,

il

quale per essere lombardo eravi più beneviso . Quest'uf

ficiale adunque ſu testimonio alli 20 delle posizioni non occupate , del varco incontrastato, del furore di Manara

per non vedersi appoggiato e della rovina insomma di tutti i piani di Chrzanowski. Corso difilato ed ansanté da Bės e datogli il fatale annunzio, veniva Casati spedito senza ritardo al generalissimo colle male nuove e col l'avviso che quel divisionario, in attesa di nuovi ordini , limitato si sarebbe a far accuratamente perlustrare il terreno . Ricevuto il dispaccio, Chrzanowski stette a lungo

a risolvere sul partito che gli convenisse d'abbracciare (1 ) ; ( 1 ) Fra i molti errori commessi da Chrzanowski in questa breve campagna, un distinto collaboratore piemontese dello Spectateur militaire annovera quello d'aver neglello di collocare segnali te legrafici lungo la linea ; misura convenier: tissima , la quale perd


PS

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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ma finalmente approvando pienamente le cautele prese da Bės , spedivagli verso la mezzanotte ordine di recarsi innanzi a mezzodi di Vigevano e collocarsi in modo da poter coprire le due strade che da Garlasco tendono una a quella città e l'altra a Mortara. Contemporanea mente spediva a Vespolate ordine a Durando di portarsi sopra

Mortara ed ivi tenersi sulla difensiva : ma per una

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strana inavvertenza non pensava di prevenire questi due generali delle nuove posizioni in cui trovati si sarebbero, e del mutuo aiuto che dar si potevano , e regolandosi

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poscia con pari imprevidenza, attese sino all'albeggiare a porre in molo le altre divisioni , delle quali quella di

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riserva dovette marciar sopra Mortara in sostegno della

prima , e la terza e quarta sopra Vigevano in appoggio di Bės. La brigata composta di Solaroli ebbe ordine di scendere il fiume e venirsi ad appostare verso San Mar tino per custodire il ponte di Buffalora. Queste disposizioni , eccellenti in se stesse, peccarono nell'esecuzione. Durando e Bės , eseguendo fedelmente le ricevute istruzioni , trovaronsi al far del giorno nelle nuove posizioni loro assegnate ; non cosi le altre divi sioni : quella di riserva non giunse nei dintorni di Mor tara prima delle 3 pomeridiane , e buona parte della terza e tutta la quarta ricevuto non avendo i viveri per

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tempo , postesi in via ad ora avanzata , giunsero sul

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campo di battaglia quando tutto già era terminato . Otto

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difficilmente avrebbe mutato il corso degli eventi , poichè vediamo il general- maggiore , avvertito del passaggio degli Austriaci, per

dere inutilmente parecchie ore preziose in intempestive escogi

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tazioni : locchè non toglie che l'osservazione di quel chiaro scrila

lore non sia giustissima, ed il di lui consiglio da seguirsi in qualunque consimile circostanza .

1


CAPITOLO V.

827

mesi di tregua adunque non eran bastati per organiz zare il servizio amministrativo nell'esercito regio , e sin dal primo giorno della campagna la privazione di vitlo, cosi fatale ai soldati piemontesi nel 1848, riproducevasi nel 1849 , e veniva ad incagliare le tattiche e strategiche operazioni ! Vedremo come queste negligenze del ramo amministrativo e la lentezza inaudita del generalissimo

nel diramare gli ordini, fossero le cause principalissime delle sventure che in quei giorni oppressero le armi italiane .

Condotta dissimile aſiatto tenne il maresciallo; il quale operando con insolita energia , in sette ore ebbe tras portata la maggior parte del suo esercito sulla destra sponda ticinese , e vedutosene in possesso con sagrifizio

di cosi poco sangue, egli , dopo aver pernottato a Pavia , recavasi al mattino seguente in mezzo alle sue genti ,

le quali serenato avevano nei dintorni di Gropello , Zer bolo e della Cava , e falto loro previamente mangiare il

rancio, che per savia provvidenza mai non lasciò loro mancare nelle due campagne, riponevale in moto sopra Mortara , ove intendeva concentrarle per portarsi poscia sopra Vercelli o sopra Novara secondo le circostanze . Il primo corpo, formante l'ala destra , da Zerbolò indirizzossi a Gambolò , gellando verso Vigevano, sotto gli ordini del tenente-colonnello Schantz, due battaglioni di fanti, due divisioni di ussari Radetzky e mezza batteria, con ordine

di vegliare alla sicurezza del fianco destro nel caso che i Piemontesi cercassero di spuntarlo da quel lato . D'A

spre ebbe per istruzione di marciar sopra Mortara , ol trepassarla , se non occupata dai Sardi , ed accamparsi al di là di essa : il secondo corpo invece occupar la do veva , ed il quarto corpo colå pure doveva recarsi pro


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

seguendo dalla Cava per la strada di Dorno e di San

Giorgio . Il corpo di riserva innoltrar si doveva per Gar lasco sino a Trumello. Finalmente Wohlgemuth , che vidimo essersi da Varese tirato in giù sino a Rosate , aveva ordine di varcar il Ticino li 21 colle fanterie al

porto di Bereguardo e sul ponte stabile di Pavia con la cavalleria ed artiglieria , e risalire il corso del fiume lungo la destra .

La victoire couvre les plus grandes fautes, disse Napo Jeone, e la verità di queste parole non fu mai falta più evidente come in questa breve campagna ; poichè se le disposizioni del maresciallo erano ardite , e se gli errori del suo avversario e fortuna coronavanle di buon suc

cesso , esse erano però lungi dall'essere al dissopra di una accurata critica e consentanee ai sani principii stra legici . Accortamente aveva il maresciallo eletto il punto

del Gravellone per penetrare negli stati di Sardegna ; e l'operazione , sebbene non contrastata , ſu tuttavia con dotta con perizia ; e lutto porta a credere che quando anche Ramorino adempiuto avesse al proprio dovere , difficilmente avrebbe potuto resistere alle forze impo nenti che il previdente maresciallo ammassate aveva sopra quel punto : ma una volta in possesso della riva

destra del fiume e dell'importante punto della Cava , vol gendo a destra il maresciallo rinunziava a tutti i frutti

della bella sua manovra, il cui merito principale stava nel porlo in facoltà di correre rapidamente sopra Ales sandria , obbiettivo difensivo dei Piemontesi , e di segre garli da Genova , ultimo loro baluardo : questa, sotto l'aspetto puramente militare, era la vera mossa strate

gica , quella che posto avrebbe il Piemonte in balia del l'Austria ; piegare a destra , accingersi ad una marcia di


CAPITOLO Y.

829

fianco con numerosa artiglieria e cavalleria in regioni attraversate ad ogni passo da torrenti e canali , e con un grosso fiume sul fianco destro, del quale il nemico, gettando una divisione , come notai , sul sinistro mar gine di esso , poteva agevolmente sorprendere tutti i

passi , era esporsi a rischio grave che a fronte di un avversario energico e di un esercito manovriere riuscir poteva esiziale.

Senonchè convien riflettere che Radetzky forse aveva

buone ragioni per non temere l'energia del Polacco, e conosceva poi l'esercito piemontese sprovveduto di quelle solide doti che permettere potessero al suo duce d'in traprendere un pronto mutamento della sua linea di operazione: manovra dallo stesso Napoleone qualificata come una delle più delicale operazioni di guerra ; oltre a ciò note erano al maresciallo le condizioni di spirito dell'esercito piemontese, la sua ripugnanza alla presente guerra; ed egli nella sua sagacia aveva presentito come quell'armata, retta da capo ignoto e poco amato , non frenata da salda disciplina, travagliata da profonde di scordie, alla prima disfatta non sarebbe più in caso di tener la campagna . Forse temelte eziandio di avventu rarsi cosi lontano dalla sua base di operazione in mezzo ad un paese bellicoso , le cui popolazioni potevano le varsi in armi alla voce del re loro; e senti che il miglior modo poi di impedire ai Lombardi di sollevarsi alle sue spalle , quello si era di prostrare in giusta battaglia l'esercito piemontese , unica loro speranza . Pose for s'anco mente Radetzky, che se le potenze occidentali potevano mirar impassibili la sua entrata in Piemonte, non senza emozione però veduto avrebbero un esercilo imperiale nel cuore del regno , padrone di Alessandria


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ed in procinto di impadronirsi della forte Genova , e

senti essere imprudenza porre a repentaglio l'esistenza del proprio esercito per intraprendere l'investimento di due piazze che cadute non sarebbero senza regolare assedio , e che Austria probabilmente sarebbe stata co stretta a restituire . Comprese insomma il condottiero cesareo come sotto l'aspetto si militare che politico , agire repentinamente fosse aver vinta la causa , e su bordinando pertanto le pure regole strategiche a secon

darie e politiche considerazioni , risolvette di decidere prontamente la questione con una giornata campale. Ciò nulla di meno non deve tacersi che egli fu tra scinato a questa ardita risoluzione non tanto dalla pro

pria mente, come dalla foga del suo luogotenente D'A spre , al quale è giustamente toccata la maggior parte

di gloria per le vittorie di Morlara e di Novara , ed a cui biasimo e danno è pur probabile che ridondate sa rebbero le sconfitte che in ambidue i casi l'esercito

austriaco avrebbe dovuto toccare se a fronte di D'Aspre stati fossero duci intraprendenti: ed egli è certo che

Radetzky ed il suo luogotenente sfuggito non avrebbero la critica per la temeraria condotta ove fortuna arriso loro non avesse : come è pur fuor di dubbio insussi stente affatto il paragone fatto dagli scrittori settentrio nali fra le avventate risoluzioni di quei due generali e le sapienti mosse di Napoleone . Questo coll'ingegno mostruosamente meraviglioso sapeva arrecar colpi mor tali all'avversario senza compromettere mai la salvezza

dei proprii eserciti ; Radetzky invece alle sole dissen sioni de' suoi avversarii , all'imperizia ed al tradimento

di uno e forse di due generali nemici andò debitore del buon successo dell'impresa: l'audacia di Napoleone era


CAPITOLO V.

831

figlia del genio ; quella di D’Aspre, di natia ferocia, di insana rabbia che lo traeva al sangue . Mais la victoire

couvre les plus grandes fautes ! e la volubil Dea arriso avendo agli audaci , essi si ebbero i plausi ! Bès frattanto incaricato di difendere una vasta zona

di terreno con poche truppe (1 ) , ed ignaro affatto della presenza della prima divisione a Mortara , con sigliatosi col suo capo di stato-maggiore Ricci , pren deva la risoluzione di adottare un ordine obbliquo , che į

dando la destra allo stradale lendente da Garlasco a

Mortara gli permettesse di coprir Vigevano . A tal uopo la brigata Casale con due squadroni di Piemonte Reale

e la batteria del capitano Bottacco dovette appoggiare la sua destra a Remondò, piccolo borgo attiguo allo stra dale di Garlasco e lontano da Mortara 5 kilometri circa ;

di là , per una linea che rimaneva costantemente co perta dalla roggia Biraga e dal naviglio Langosco e che toccava i punti di Garbana, dei Molini di Faenza e della Morsella , quella brigata doveva protendersi verso lo stradale da Mortara a Vigevano , ed attraversandolo al ponte del Terdobbio sovr'esso , correre verso Vigevano, ove stanziavano tre battaglioni che avevano missione di custodire i varchi del Ticino a sinistra di quella città per premunire la divisione da un assalto alle spalle .

L'altra brigata , quella cioè formata dal 230 e dal 170 e governata da Morozzo, venne disposta a questo modo : la sua Scala , guado girare

sinistra, appoggiandosi ai cosi detti Molini della guardava i passi del fiume , e segnatamente il della Fasola , per dove gli Austriaci potevano la linea ; il centro occupò il piccolo rialto su cui

(1) Per le operazioni tutte di questa seconda campagna vedi figura nº 4 .


Taw. 4 .

del terreno comprese Vigevano per i due fatti del giorno 21 Macro 1849 .

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CAPITOLO V.

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figlia del genio ; quella di D’Aspre , di natia ferocia, di insana rabbia che lo traeva al sangue . Mais la victoire couvre les plus grandes fautes ! e la volubil Dea arriso avendo agli audaci , essi si ebbero i plausi! Bès frattanto incaricato di difendere una vasta zona

di terreno con poche truppe (1 ) , ed ignaro affatto

della presenza della prima divisione a Mortara, con sigliatosi col suo capo di stato-maggiore Ricci, pren deva la risoluzione di adottare un ordine obbliquo, che dando la destra allo stradale tendente da Garlasco a

Mortara gli permettesse di coprir Vigevano. A tal uopo la brigata Casale con due squadroni di Piemonte Reale e la batteria del capitano Bottacco dovette appoggiare la sua destra a Remondó , piccolo borgo attiguo allo stra dale di Garlasco e lontano da Mortara 5 kilometri circa ;

di là , per una linea che rimaneva costantemente co perta dalla roggia Biraga e dal naviglio Langosco e che

toccava i punti di Garbana , dei Molini di Faenza e della Morsella , quella brigata doveva protendersi verso lo

stradale da Mortara a Vigevano , ed attraversandolo al ponte del Terdobbio sovr'esso, correre verso Vigevano, ove stanziavano tre battaglioni che avevano missione

di custodire i varchi del Ticino a sinistra di quella città per premunire la divisione da un assalto alle spalle . L'altra brigata , quella cioè formata dal 23° e dal 17° e governata da Morozzo, venne disposta a questo modo :

la sua sinistra , appoggiandosi ai cosi detti Molini della Scala, guardava i passi del fiume , e segnatamente il guado della Fasola , per dove gli Austriaci potevano

girare la linea ; il centro occupò ilpiccolo rialto su cui ( 1 ) Per le operazioni tutte di questa seconda campagna vedi ligura nº 4.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sorge la magnifica villeggiatura del marchese Saporiti, detta la Sforzesca, e la destra , protendendosi dietro la roggia che da quel luogo nome desume, giungeva quasi sino ai casolari di Fogliano superiore ed inferiore, po sizione quasi centrale fra le due brigate, cd ove Bės si tenne della sua persona. Una forte vanguardia stata con

molta avvedutezza condotta sin dalla sera prima dal colonnello Montevecchio , composta della nona e decima

compagnia del quarto battaglione del 120, e della settima e nona del quarto del 17º, di una sezione della batteria

di posizione del capitano Prospero Balbo, della compa gnia bersaglieri del capitano De Biller, e di uno squa drone di Piemonte Reale , stanziava a Borgo San Siro,

luogo distante dalla Sforzesca 5700 metri, ed aveva ri cevuto ordine, se attaccata da forze superiori, di riti rarsi combaltendo sopra la Sforzesca. Erano appena ultimate queste disposizioni quando , verso le 10 antimeridiane, il cannone si fece sentire a San Siro : era Schantz che coi suoi scorridori imbattuto

si era negli avamposti di Montevecchio. Questo assalto del nemico sulla sua sinistra , che era la più debole , pose Bès alquanto sopra pensiero , ed avendo egli rice vuto contemporaneamente avviso dell'arrivo a Mortara

della prima divisione , dietro la quale , a quanto dice vasi , marciava a breve distanza il duca di Savoia con

quella di riserva , egli , ragionevolmente pensando che a Durando spettasse coprire la strada che da Garlasco tende a Mortara , risolvelle restringere la sua linea ri chiamando verso Fogliano la brigata Casale : Ricci però, temendo che seguendo la strada da Remondò a Gambolò che era la più breve , questa brigata rimanesse esposta ad un assalto di fianco , tracciava ai colonnelli e mag


CAPITOLO V.

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giori di essa minutamente un itinerario che, seguendo sentieri abbastanza buoni per fanteria , viene per Casone

dei Peri, la Cattanea e la Morsella, a cadere a Fogliano, dove sostar doveva quel corpo occupando la Cattabrega, grosso cascinale intermedio fra i due Fogliano , ove at tender doveva nuovi ordini . Precise erano le istruzioni

e da tutti ben intese : ciò malgrado il colonnello dell'11 ",

sebben avvertito dai suoi maggiori che la direzione da seguirsi era quella di Fogliano , giunto sullo stradale che tende a Vigevano , volle scientemente ricuperare in quella città , privando cosi la divisione del concorso dei suoi tre battaglioni attivi. Combattevasi intanto a San Siro ; ma Montevecchio , che valorosamente ostato aveva a Schantz, vedendo ap

parire da lungi rinforzi tedeschi, regolandosi dietro le istruzioni avute, ripiegava in buon ordine verso la Sfor zesca . E ben ſece, perchè in aiuto di Schantz giungeva ' colonnello Hablitzchek, che Wratislaw all’udir il can none mandava verso San Siro con due battaglioni dei fanti di Hohenlohe. Schantz allora , certo d'esser fra breve rinforzato e credendo di aver a fare colle sole

truppe di Montevecchio , si pose ad inseguirlo, e spin- . gendo le sue divisioni di usseri riusci a catturare 43 soldati , per lo più feriti, Cordella capitano e Zurla te nente, amendue del 120, e Mazera luogotenente dei Ca rabinieri Reali : ma spintosi sino a San Vittore e veduta

la linea delle truppe di Bės, pensò arrestarsi sul poggio ove sorge quel villaggio e mantenervisi sino all'arrivo di Hablitschek .

Era già prossimo il mezzodi quando sullo stradale che da Vigevano porta alla Sforzesca giunger vedevasi al galoppo re Carlo Alberto, sempre primo al cimento . Vol . III . -- 53

PINELLI , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Seguivanlo i Carabinieri e numeroso stato maggiore , in cui oltre al vecchio soldato di Dennewitz Carlo Lamar

mora , ed ai due fratelli Robillant, notavansi varii uffi

ciali si italiani che stranieri appartenenti a cospicue fa

miglie, come il principe Chzartoriski, che aveva seco il colonnello Breanski, suo connazionale ; Talleyrand de Périgord duca di Dino , francese ; Veniero , veneto ; il

principe Pio Falcó , i conti Battaglia e Taverna, lom bardi . Precedevalo di 500 passi forse Chrzanowski, il quale imbattutosi nel maggiore Ricci e sentito da lui l'ordine dato alla brigata Casale di ripiegare a sinistra ,

pienamente approvavalo , incaricandolo nel tempo stesso di appostare il 1 ° reggimento Savoia e Genova cavalle ria , le cui armi già vedevansi balenar vicine, dietro la Roggia Nuova , la quale con corso curvilineo da ponente

a scirocco da Fogliano si protende verso la Sforzesca; mantenendosi ad una distanza di 1600 metri da Gam

bolò ; imponendogli nel tempo stesso di collocare alcuni pezzi di artiglieria a Cattabrega , di dove infilar pote

vano lo stradale che da Gambolò tende a Vigevano, e sul quale all'uopo la cavalleria eseguir poteva cariche vigorose . Giungeva in quel frattempo il 120 reggimento, il quale , d'ordine di Chrzanowski, ivi tenuto venne in seconda linea : mentre per lo contrario il 2° reggimento di Savoia appena giunto fu diretto sopra la Sforzesca, e collocato ivi in riserva della brigata Morozzo , dando la destra alla cascina Salciccia e la sinistra al cimitero . Qui Chrzanowski commetteva un nuovo e grossolano

errore : il vero punto da occupare non era la Roggia Nuova , ostacolo affatto secondario che non poteva a

lungo trattenere un poderoso nemico , ma bensi Gam boló, distante soli 1500 metri , e chiave di tutta la posi 1


CAPITOLO V.

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zione . Questo ragguardevole borgo collocato sulla sponda sinistra del Terdobbio, che ne lambe le case a ponente ,

riparato a levante dal grosso cavo Marangone , munito di un vecchio castello che in poche ore convertir pote vasi in formidabile ridotta , forma inoltre il vertice di un triangolo circoscritto dalle due strade che legano

quel borgo a Mortara ed a Vigevano , e da quella che

unisce queste due città fra loro, triangolo quasi isoscele, poichè da Mortara a Gambolò corrono 7 kilometri e 1/2 ,

e da quel borgo a Vigevano 6. Era dunque chiaro che Chrzanowski , occupando con forza quel punto, raggiun geva lo scopo che prefisso si era di dominare le due strade che da Garlasco conducono una a Mortara per Trumello, e l'altra a Vigevano per Borgo San Siro e la Sforzesca. Per difendere quella di Vigevano bastava porre una semplice gran guardia di cavalleria e di fanti spe diti a Borgo San Siro, con una sezione d'artiglieria al

più , e con ordine di ripiegarsi all'apparir del nemico : scaglionare alcuni battaglioni con artiglieria nella bella posizione della Sforzesca ed in quella ancor migliore di San Vittore verso Vigevano, con ordine di gelosamente custodire i guadi , e se assaliti di fronte da forze supe

riori , ripiegarsi per Piccolini dietro il Terdobbio . Rotto quindi il ponte di Trumello e gli altri superiori sul Ter dobbio , e conservato quello di Gambolò, far massa del l'esercito in quel borgo importante e dietro la Roggia Nuova : cosi collocato il centro dei Piemontesi, protetto

di fronte dal villaggio trincierato, sul fianco sinistro dal grosso cavo Marangone, ed a destra dal torrente Ter

dobbio , lottar poteva a lungo contro poderose forze nemi che : mentre la destra legandosi per Remondò e Sant'Al

bino al centro, e protendendosi verso l'ottima posizione


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di Olevano, tenuta si sarebbe a cavallo delle due strade

che per San Giorgio e per Trumello conducono a Mor tara , appoggiandosi all'Agogna , su cui aveva libero il

varco a Castel d'Agogna , fatto porre in stato di difesa . In tale fortissima posizione l'esercito piemontese era parato tanto per l'offensiva che per la difensiva : poiché se la fortuna gli era propizia , esso facendo perno del

movimento la brigata collocata ad Olevano, convergendo a destra colle divisioni collocate a Borgo San Siro ed a Gambolò, veniva a rincacciare il nemico sul Terdobbio

e quindi sull'Agogna , tagliandolo dalle sue communi cazioni col Ticino, ed esponendolo inoltre ad esser as salito di fianco ed alle spalle dalla divisione lombarda, che riunita in tal giorno a Mezzanacorti , poteva in poche ore portarsi a colpirlo verso Sannazaro . Arrideva invece la sorte a Radetzky ? Chrzanowski allora , conservando sempre la destra qual perno , rivalicava il Terdobbio,

dietro il quale il naviglio Langosco , la roggia Biraga, l’Arbogna e finalmente l'Agogna , presentavano una serie di linee difensive sopra un terreno che solcato in ogni

senso da innumerevoli canali, paralizzava affatto la fio rente cavalleria austriaca . Forzato nell'ultima sua difesa , Chrzanowski era sempre libero di effettuare la sua riti rata o per Candia sopra Casaie , o per Robbio sopra Ver celli , ma non mai sopra Novara , come fece, ed ove era chiaro che in caso di una seconda sconfitta altro partito

non rimanevagli che o di capitolare o di ingolfarsi nelle aride valli di Varallo e dell'Ossola senza neanche potersi

lusingare di coprir Torino , poiché Radetzky , padrone dello stradale di Vercelli , volendolo , poteva prima di lui per più breve strada colå recarsi . Nè si dica che per occupare una siffatta linea occor

1


CAPITOLO V.

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ressero a Chrzanowski maggiori truppe di quelle che aveva ; giacchè in primo luogo i fatti provarono che la sola divisione Bės, aumentata dal 10 reggimento di Sa voia e da Genova cavalleria invero , ma diminuita di tutta la brigata Casale , che poca o niuna parte prese all'azione, fu sufficiente per respingere i corpi di Wra tislaw e di Wohlgemuth . In secondo luogo gli Austriaci non assalirono Mortara prima delle 5 e mezzo pomeri diane : se il generalissimo adunque fatlo avesse occu

pare al mattino Remondò da parte della prima divisione, rinforzandola con una brigata di quella di riserva che stélte inoperosa tutto il giorno, ed il luogo di Gambolò dal 1 ° reggimento di Savoia e da Genova cavalleria, che tenne invece , rinforzati ancora dal 12 °, costantemente dietro Roggia Nuova ; l'altra brigata di Perrone e l'in tera quarta divisione , le quali giunsero sul campo di battaglia parte alle 4 e parte alle 5, erano ampiamente in misura di prender parte all'azione. Sarebbe stato certamente da desiderare che quelle truppe giunte fossero fresche e non affaticate al campo : ma oltrecchè le schiere austriache partite al mattino ad

ora avanzata dai campi di Zerbolò e di Gropello, versa vano nelle stesse condizioni , a chi poi la colpa se Per rone ed il duca tardi entravano in linea , se non al ge neralissimo che dato lor aveva l'ordine alli 21 a mattina

invece di spiccarlo alla sera ? perchè perdere un tempo

prezioso a far il rancio che avrebbero potuto allestire appena giunte sul terreno sopra cui combattere dove vano ? e se mancavano le cibarie perchè non farle ve nire da Mortara , ove stavano centinaia di migliaia di

kilogramma di biscotto che poi caddero in mano degli Austriaci !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Da quanto pare il piano del general Chrzanowski non era gran fatto dissimile da quello da me esposto : se nonchè egli avrebbe dovuto prepararvisi da lunga mano rendendo famigliare a sè ed agli ufficiali di stato-mag giore tutto il terreno posto nel triangolo di Mortara , Gambolò e Vigevano, acciocchè le truppe non difettas sero di guide pratiche che condur le potessero attra verso a quel labirinto di canali , di cavi e di torrentelli , rovinando poscia i passi per attardare la marcia del nemico : e veramente pare che in otto mesi di armistizio ciò si sarebbe potuto fare ; ma sebbene ora si guerreg giasse sul territorio sardo , tanto i generali che gli uffi ciali di stato- maggiore erano perfettamente ignari del terreno , e basti dire che l'improvvisato capo di stato

maggiore dell'esercito, volendo alcuni mesi dopo spie gare in una polemica di giornali la catastrofe di Mortara, ebbe ingenuamente a confessare essere Mortara a lui

sconosciuta , e credere che la strada da lui presa fosse tangente e non secante di quella città !

Una battaglia decisiva adunque fra Mortara e Gambolò combattuta sopra un campo preparato e conosciuto ,

avrebbe potuto impegnarsi con profitto dai Piemontesi e dar loro vinta la guerra , ed io mi allargai alquanto

in questi ragionamenti, perché a me pare che siasi sempre attribuita importanza soverchia alla disobbe dienza di Ramorino : il non contrastato varco del fiume

ed il non difeso punto della Cava , furono certamente circostanze gravissime che funestissimo effetto produs

sero sul morale del soldato, e con tutta giustizia quel traditore pago il fio della sua rea condotta ; cionulladi

meno la campagna era lungi dall'esser perduta , e con un avversario intraprendente a fronte il maresciallo


CAPITOLO V.

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avrebbe forse dovuto amaramente pentirsi d'aver oltre passato il Ticino : ma il generalissimo di Carlo Alberto, dispiegando una inesplicabile lentezza e non avendo oc

cupata a dovere la posizione, invece della vittoria pre parò onta e sconfitta a quell'esercito i cui destini erangli stati così improvvidamente affidati. Date queste provvidenze a Fogliano , trasportavasi Chrzanowski alla Sforzesca, ove Bès disposte aveva le sue truppe a questo modo : Filiberto Mollard con due

battaglioni del suo 170 occupava le falde del poggio della Sforzesca a manca della gran strada , a sua sini stra Gattinelli maggiore coll'altro battaglione e con due pezzi vegliava sui guadi del Ticino , posti a spalle dei

regii , e che aveva ordine di difendere ad ogni costo , rendendo più forte la sua posizione con alcune barri

cate e tagliate oprate precedentemente. Dietro a Mollard sull'erta del poggio stava la schiera che combattuto avendo a San Siro, ivi era stata rannodata per riposarsi . A destra della strada , sul letto stesso della roggia Sfor zesca quasi asciutta , Bės appostato aveva i tre battaglioni del 23°, 1,400 uomini in tutto , per mantenere cosi al coperto dai tiri dell'artiglieria nemica quei soldati che, per esser in gran parte nuovi al fuoco, dubitavansi me diocri, ma che condotti invece dal prode lor colonnello

Cialdini imperterriti e coraggiosi si chiariron fra breve. A destra di.Cialdini, al di là della roggia , stavano due

squadroni di Piemonte Reale retti da Villamarina mag giore, ed in mezzo fra i fanti ed i cavalli , coperta dal fosso, una sezione della batteria di posizione di Pro spero Balbo . Hablitzchek e Schantz riunite le loro schiere e co

minciato a tempestare sui regii colle artiglierie dal pog


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gio di San Vittore, disponevansi a dar l'assalto alla si nistra dei Piemontesi : ma stava colà Mollard non uso

a lasciarsi assalire, il quale sebben ora guidasse soldati in massima parte di fresca levata , tuttavolta pensava

ricorrere alla prediletta sua manovra che tanto riuscito eragli a Goito , agli attacchi alla baionetta dir voglio , e

posti in marcia i suoi due battaglioni , appoggialo sui fianchi dai bersaglieri di Debiller, risoluto moveva colle

armi in riposo alla volta dei fanti di Hohenlohe . Non attesero questi l'urto, ed appena videro i soldati del 170 salire intrepidi l'erta del poggio , volte le spalle , la die dero a gambe giù per l'opposta china. Inseguivanli i regii , e Lions capitano , il quale con un'altra compagnia bersaglieri venuta col re dal quartier generale, giunto era a rinforzare la catena , postosi loro ai fianchi en

trava a baionetta spianata in San Vittore , facendo dei rimasti alla retroguardia ed alla difesa di alcune case aspro governo : mentre Mollard, arrestati i suoi batta

glioni sul colle , rinserrando gli ordini preparavali a nuove offese. A destra della strada eziandio menavansi ferocemente

le mani , perchè Cialdini vedendo Mollard coglier allori , mal tollerava di star accovacciato nel fosso, e tratti fuori i suoi Parmensi e Modenesi , avviavasi esso pure alla pugna : la quale ferveva con nuovo furore, perché in quel frat tempo Wohlgemuth , varcalo il Ticino a Bereguardo coi ſanti, e rannodata a sè una batteria da 12 che gli venne fatto di raccogliere per via , avendo udito tuonar il can none, accorreva a San Siro coll'intera brigata Gorger

preceduta da quattro compagnie di Tirolesi . Slancia vansi allora con gran animo gli usseri austriaci sui ber saglieri piemontesi, inseguendoli fin sotto i cannoni ed


CAPITOLO V.

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uccidendone parecchi a sciabolate : ma non fu tardo ad accorrere Villamarina coi suoi dragoni , i quali spiccatisi con grande ardore vennero sopra i cavalieri nemici con

furia lale che , raggiuntili verso la cascina Roverina , ne fecero orribile macello . Resistettero però valorosamente

gli usseri e rinnovarono le cariche, in una delle quali Galli tenente ed aiutante di campo di Bės , che volon tario caricato aveva coi dragoni , caduto essendo per fe rita d'arma da fuoco ricevuta alla spalla , già stava per venir in potere di quatro usseri che circondato lo ave vano, quando ciò vedendo il brigadiere Mathieu, slan ciatosi su quelli , due ne uccideva , feriva un terzo e riconduceva fra i suoi il sanguinante giovanetto. Valo rosamente eziandio combattevano i fanti, e Mollard e

Cialdini , emuli degni , investendo il nemico al di là

di San Vittore , sfondavano il centro del reggimento Ogulini , che condotto dal prode lor colonnello Steinin ger, respinto già aveva due cariche alla baionetta dei regii ; ma instava Mollard , instava Cialdini , e già sta vano per impossessarsi di due cannoni quando Schantz, postosi a capo di due squadroni di usseri , con una bel lissima carica riusciva a porli in salvo , rinnovando a

lor turno il capo squadrone Duschek , aiutato da due usseri , la forte azione del Mathieu liberando il tenente colonnello Roswaly caduto in mano dei regii . In questo mentre Strassoldo, che formava la vanguar dia di Wratislaw , erasi portato sopra Gambolò , e ve duta, con sua sorpresa , la terra priva di difensori, la faceva prontamente occupare, e lasciatovi il maggiore di

stato -maggiore Giani con quattro compagnie di fanti, due squadroni di usseri e due cannoni , seguendo la strada che porta a Vigevano , venne in breve a dar di


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

cozzo contro la Roggia Nuova, ove stava il 1 ° di Savoia con Genova cavalleria , ed ove il generale Giovanni Fran

cesco Mollard , degno fratello del colonnello , ricevevali con gran calore. Qui pure succedette una feroce mi

schia , a cui fra breve prese parte tutta la divisione le desca Haller; ma siccome i pezzi appostati a Cattabrega , traendo a mitraglia sui fanti di Strassoldo , ne abbatte vano molti , il maggiore Ingelheim tentava con due squa

droni di usseri Radetzky di gettarsi sui cannoni dei regii : ma Ettore Perrone , che ivi trovavasi , avendolo

fatto caricare con gran furia da Genova cavalleria , do vette ripiegare . Erano le quattro e mezzo, e la battaglia fervea animosa su tutto il fronte, avendo ora Wratislaw

e Wohlgemuth fatto entrare in linea tutte le loro truppe ;

le quali però non riuscivano a sloggiare i Piemontesi, i quali, assunta invece l'offensiva , inseguivan gli Au striaci verso Torazza : quand'ecco apparire sul fianco destro di Cialdini una nuova colonna nemica di fanti e

di cavalli ; era Giani , il quale udendo tuonar continua mente il cannone verso San Siro , e persuaso che non fosse da temersi un assalto dei Piemontesi sopra Gam bolò , con fino accorgimento accorreva a sostegno di Wohlgemuth, Il momento era critico , e Bès , che ivi trovavasi col suo capo di stato -maggiore , vedendo gli usseri arrivar di galoppo sui fanti di Cialdini, ordina vali alla bella meglio in colonne in difesa a scacchiere, con poca speranza che quelle nuove fanterie resister potessero : ma s'ingannava , perchè i soldati del 230 abbenchè poco istrutti , sapevano esser saldi, e spianati i loro fucili accoglievano con vivo fuoco di moschetteria fanti e cavalli nemici ; ed in questo frattempo Villama rina rinnovate avendo le ardite sue cariche al di là di


CAPITOLO V.

843

Stradella e verso il Casone Sturino, le genti di Wohl gemuth e di Giani cominciarono a piegare a gran passi , ed i bersaglieri piemontesi, inseguendoli arditamente , entravan ben tosto , seguiti da due battaglioni del 230, nel villaggio della Torazza . Cominciava ad annottare ; il tempo era piovigginoso, laonde Wratislaw , vedendo riuscir vani i suoi sforzi per sloggiar i Piemontesi dalla Sforzesca , ed avendo per altra parte ottenuto il suo in

tento , che era di tener a bada Chrzanowski su quel punto mentre le altre colonne austriache sfilavano sopra Mortara, pensò por fine agli assalti e tirarsi addietro a Borgo San Siro ed a Gambolò che fece poi anche evacuar nella notte .

Sagacemente adunque oprò Wratislaw che raggiunto aveva lo scopo : ma somma imperizia spiegò invece

Chrzanowski , il quale non comprendendo l'astuzia del nemico e regolandosi colla solita sua pigrizia , invece di assumere energicamente l'offensiva decideva di alten dere all'indomani ; risoluzione non mai abbastanza bia

simata , perchè verso le 5 e 1/2 appunto il cannone tuo nava orribilmente verso Mortara : come mai adunque Chrzanowski, il quale a quell'ora, atteso l'arrivo della brigata Savona e di tutta la quarta divisione , disporre poteva di 30,000 uomini almeno , come mai si tenne inoperoso, mentre a 7 kilometri di distanza , l’ala destra del suo esercito trovavasi impegnata contro ragguar devoli forze ? Si disse che il fragore del cannone cessalo avendo quasi immediatamente , il generalissimo suppose che ivi pure gli Austriaci fossero stati respinti : nego in primo luogo che il cannone taciuto abbia, poichè verso le 6 desistettero bensi gli Austriaci dagli spari , essendosi allora le loro colonne risolutamente spinte innanzi al


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

l'assalto, ma il cannone piemontese tuonò sino alle 8 di sera : in secondo luogo , quando mai si vide un con dottiero di esercito fidarsi ad una semplice supposizione in affare di si gran momento come era l'esito di una bat taglia da cui dipendeva la sorte di un'intera nazione ?

dif

dite lui

schi

agli

Era poi la gran cosa spedire alcune ordinanze e qualche ufficiale di stato-maggiore a verificare il vero andamento

mor

a S.

della battaglia su quel punto ? un'incuria così profonda è sorprendente davvero ! questi erano i vantati talenti del generale polacco ? Ma è ormai tempo che io narri la malaugurata cala

dos

ber solo ed

strofe di Mortara , ove due valorose brigate, relte da

que tag

mani inesperte , dimostraronsi non degne emule dei combattenti della Sforzesca , ed inferiori alla propria fama che pur brillato aveva di si bella luce a Governolo

SCO

di ed a Goito .

att

Nelle ultime ore del giorno 20 Durando riceveva un

sp

messaggio da Sanfront, colonnello dei cavalleggieri lom bardi , giunto a Sannazaro all'ora medesima appunto in

gr

Ga

cui gli Austriaci varcavan il Gravellone. Scriveva quel l'egregio soldato aver le ricognizioni da lui spedite verso Pieve e verso Scaldasole ottenuta certezza della presenza del nemico sulla sponda destra , essere inoccupata la Cava , esser egli convinto del tradimento di Ramorino , chiedere istruzioni ed autorizzazione di raggiungere Durando co' suoi cavalleggieri . All'inaspettato annunzio pensò il generale essere primo suo dovere di accertarsi della direzione presa dal nemico che gli si diceva in marcia sopra Zerbolo : mentre adunque stava ordinando numerose pattuglie in quell'intento, ecco verso la mez

ser

sul

ang

de

ary

ma

fen qu di lui

zanotte giungergli da Trecate l'ordine di portarsi in nanzi coll'intera divisione a Mortara per tenervisi sulla

1


CAPITOLO V.

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difensiva ; raccoglieva le schiere Durando, e postosi spe ditamente in via era al far del giorno al suo destino . Ivi giunto ponevasi colle genti a scirocco della città, e schierata la brigata Regina colla 6a batteria di battaglia agli sbocchi degli stradali che conducono uno per Re mondo e per Trumello a Garlasco , e l'altro più a destra a San Giorgio , e che erano le due vie per cui apparir

doveva il nemico, egli appostati convenevolmente i suoi bersaglieri dietro certi fossi ed argini dei canali che solcano quella regione, teneva in riserva dietro la città ed a cavallo dell'ampia strada postale che porta da quella a Novara , la brigata Aosta , l’8a batteria di bat taglia ed il reggimento di Nizza cavalleria , nel doppio scopo di nascondere parte delle sue forze al nemico e

di proteggere all'uopo la ritirata della brigata Regina attraverso alla città . Numerosi partiti di cavalleria furono spediti verso Cergnago e Trumello per esplorare il pro gresso del nemico sui due stradali di San Giorgio e di Garlasco.

Buono era quest'ordine assunto da Durando, e con sentaneo eziandio alle ricise istruzioni avute di tenersi

sulla difensiva, tanto più che Chrzanowski taciuto avendo anche al comandante della prima divisione la presenza della seconda a Vigevano , Durando non doveva troppo avventurarsi all'aperto per non esporsi ad essere girato; ma sia ch'egli intendesse attenersi ad una assoluta di

fensiva sotto le mura stesse di Mortara , sia che seguendo quanto l'arte consiglia , egli riservarsi volesse la facoltà di assumere all'uopo l'offensiva, correva pur sempre a lui obbligo gravissimo di accertarsi del terreno a lui

posto innanzi, e di prescrivere quelle misure tutte che valessero a rendere impervia e malagevole la marcia


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

al nemico ; cosa da ottenersi in quei luoghi con facilità somma attesa la già notata esistenza di innumerevoli

canali , che privi di ponti arrestano ad ogni passo le colonne , né loro permettono di avanzare che sulle strade postali facili ad essere esse pure interrotte o per lo

meno infilate da pochi pezzi di artiglieria : praticabili poi le innondazioni in brevissime ore . Oltre a ciò Mor tara , già forte un tempo, è tuttor circondata da ripari

convertiti ora in viali per passeggio ; ai piedi di queste vecchie mura corre l'Arbogna ed altri cavi che formano

altissimo ed opportunissimo fosso alla città attorno : era dunque agevole operar abbattute d'alberi, asserragliar

le porte , dietro alle quali certi circoli parevano fatti apposta pel maneggio delle artiglierie che di là dominar ponno tutte le vie che alla città conducono . Insomma

in poche ore la compagnia dei zappatori del Genio , aiutata da alcune centinaia di fanti , convertir poteva Mortara in una formidabile ridotta . Di tutto ciò nulla

si fece : non un avamposto collocato venne, e le truppe, come se avessero il nemico lontano da loro le mille

miglia , appena giunte , accesi i fuochi, allegramente e spensieratamente altesero a cucinar le vivande . Poco dopo il mezzodi giungeva Alessandro Lamar mora , capo di stalo-maggiore dell'esercito e latore delle

ultime e più precise istruzioni del generalissimo : por tavano esse dovesse la prima divisione attelarsi tutta fuori della città , a 1,500 metri circa da essa ; notifica

vano l'arrivo della divisione di riserva, alla quale era prescritto di collocarsi a sinistra di Mortara , fortificare

i cosi detti Molini Nuovi, punto distante da Mortara 1,800 metri e sito sulla strada che tende a Castel d'Agogna , occupare fortemente quest'ultimo luogo e prolungarsi


CAPITOLO V.

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verso Olevano . Non data la direzione suprema di queste due divisioni ad alcuno dei due divisionarii , ma vaga mente prescritto di mutuamente appoggiarsi e di tenersi sulla difensiva .

Durando, lasciato consumare il rancio ai suoi soldati , abbandonata verso la 1 e 1/2 pomeridiana la prima po sizione, occupar faceva la nuova prescritta dalle truppe in quest'ordine : all'estrema destra al convento di San t'Albino collocava Delfin , colonnello , col primo batta glione del 9°; fra lui e lo stradale di Garlasco , dietro certe sabbiose ondulazioni di terreno , e coperto alquanto alla vista di un nemico veniente da scirocco , schiera

vasi il secondo battaglione del 9o ; al di là dello stradale l'altro battaglione dei cacciatori , e sulla sua sinistra

quello dei cacciatori del 10° . In seconda linea , fra la priina e la città ed a 1,000 metri circa da essa stavano i due primi battaglioni della brigata . A sinistra e divisa dalla brigata Regina da un ampio fosso e col fronte coperto da una folta siepe stava la brigata Aosta con quattro battaglioni in prima linea e due in seconda : dava la destra al suddetto fosso ; protendevasi colla si nistra sino al cimitero presso allo stradale di Vigevano .

L'artiglieria era ripartita per sezioni alle ali e special mente sugli stradali : parte di essa tenuta in riserva ai circoli di Garlasco e San Giorgio . Nizza cavalleria parte in riserva dietro la città , e parte al centro ed a sinistra sui due stradali di Garlasco e di Vigevano . Questo collocamento era evidentemente vizioso ; in

esso le truppe occupavano un fronte troppo esteso , e debolissimo al centro : difficili le communicazioni fra

loro ; scoperte alla vista del nemico ; ogni mossa offen siva resa quasi impossibile ; troppo lontana per dar ap


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

poggio alla linea la città di Mortara e prossima abba stanza per offrir ricetto ai vigliacchi . La vera posizione era la roggia Biraga , che distava dalla linea occupata 1 kilometro circa . Riunire sovr'essa le due divisioni , sottoporle ad un solo comando, guernire con due bat taglioni al più Castel d'Agogna, massare i 10 squadroni

della riserva e la maggior parte di quelli di Nizza ca valleria tra San Giorgio ed Olevano pronti a piombar sul fianco sinistro del nemico, quindi occupar colla si nistra i Molini di Faenza , la Gualina e Remondò , colle

riserve appoggiate al convento di Sant'Albino , questa era la vera disposizione da dare alle truppe ; cosi col locate, le due divisioni erano in costante rapporto con le forze combattenti a Cattabrega ed alla Sforzesca : chiusa la lacuna per cui vedremo penetrar il nemico. Come mai Chrzanowski , il quale a mezzodi approvava la mossa della brigata Casale verso la sinistra , non provvide acchè le due parti dell'esercito riunite venis sero , collocando una delle brigate di Durando a Re mondò , ed ordinando alla riserva di più accostarsi al

centro? Aveva per altro ingiunto Chrzanowski a Durando di legarsi con Bès gettando alcuni esploratori verso Fo

gliano : ma questa precauzione pare che sia stata ripu tata soverchia e perciò trasandata , poichè erano strane invero le supposizioni dei capi regii in tal giorno ; tuo nava il cannone a San Siro , e la roca sua voce potevasi distintamente udire alle 3 da Mortara ; un brigadiere dei carabinieri , che travestito spinto s'era sino a Tru mello, recava un grosso corpo avanzare da quel borgo sopra Mortara ; una vigia posta sul campanile di San l'Albino annunziava numerose colonne sviluppantisi a ponente di Morlara verso San Giorgio : eppure lo stato


CAPITOLO V.

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maggiore piemontese non voleva credere ad un pros simo combattimento !

Al colonnello Delfin, il quale in tal giorno fece tutte le parti di capo intelligente e di intrepido soldato , e che recatosi , accompagnato da una sol guida a cavallo,

che eragli dai Tirolesi uccisa , ad osservar le mosse del nemico, e vedutolo avanzare poderoso, insisteva perchè fossero almeno rovinati i ponti che davangli facile ac

cesso verso la posizione , veniva con cipiglio risposto, andasse al suo posto, essendo tutte le precauzioni ne cessarie già prese : ad un tal Stefenone, sottotenente

nel 90, il quale, spintosi innanzi con manifesto pericolo e salito sul tetto d'una casipola , dava avviso dell'ap prossimarsi degli Austriaci, era dal suo generale di bri

gata brutalmente chiesto : ha già paura ? E mezz'ora prima che i cannoni tedeschi venissero a squarciar petti italiani , Durando , percorrendo il fronte delle truppe , diceva loro stesser tranquille, per quel di più non vi

sarebbe battaglia ! Era cieco o mentecatto quest'uomo, ovvero in quel momento ancora in cui vicinissima era la pugna , perdurava tuttora nel suo spirito quella per

suasione che facevagli il giorno prima scrivere alla gio vine sua sposa : sois tranquille, ma chère , dons quatre ou cinq jours tout sera fini?! La profetica sua prescienza

presentiva l'armistizio di Novara , e non prevedeva l'im minente assalto !

Alle 4 e 1/2 una pattuglia di Nizza cavalleria , rien

trata al galoppo , annunziava la presenza degli scor ridori nemici sullo stradale di Garlasco : comparivano essi diffatti scortando alcuni ufficiali di stato -mag

giore, venuti evidentemente a riconoscere la posizione delle truppe piemontesi : salutati da due pezzi di ar VOL. IIJ . - 54

PINELLI , Storia ecc


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tiglieria , che mascherati alla loro vista , aprirono il fuoco a mezza distanza , essi si ritrassero celeremente

addietro ; ma intanto , funesto presagio , un pelottone della 5a bersaglieri ed alcuni fucilieri del mezzo batta glione di sinistra del secondo battaglione del 9º , che stavano stesi in cacciatori 200 metri oltre il fronte di

battaglia, piegarono, e precipitosi vennero a cercar ri covero nelle file : perché non si rimandarono al loro

posto quei vili ? perchè non se ne fucilarono ipso facto i capi ? Era giunto frattanto senza scorta alcuna il duca di Savoia , ed il suo arrivo animato avendo i soldati , ai quali dicevasi che le brigate Guardie, Savoia e Piemonte seguivan da presso quel principe , lo spirito delle due brigate era eccellente , e tutti anelavano a battaglia : ed io

ciò volli notare perché quando l'inettezza dei duci diede facile vittoria al Tedesco , sui soldati e sui minori uffi

ciali riversar sen volle la colpa . La brigata Regina , e

più specialmente il 9o reggimento fu fatto posterior mente segno a mille assurde accuse : confusi coi pochi vigliacchi i buoni , tollerati i primi e vilipesi i secondi ;

è dunque or tempo che la verità apparisca in tutta la sua verità : che chi ebbe paura registrato sia per vile nelle storiche pagine , e chi combattè da forte abbia la mertata lode : testimonio oculare del fatto , dirò l'acca

duto con quella schiettezza che mi son proposto e che mi fu guida nella narrazione di tutta questa mia storia militare . Nella seconda metà del mese di febbraio er

ordinato che le nuove reclute della classe del 1829 ve

nissero mandate ai quarti battaglioni dei rispettivi reg gimenti destinati alla custodia della linea di tappa . La


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brigata Regina non aveva potuto compiere questo tra vasamento, per modo che se numericamente contava maggior forza , essa comprendeva pure molti giovani non instrutti ed affatto nuovi ai pericoli della guerra . Vedemmo superiormente come dietro le sabbiose emi nenze giacenti fra il convento di Sant'Albino e lo stra dale di Garlasco stesse schierato il secondo battaglione del 9º . Comandavaló un vecchio militare noto per molta

perizia nei dettagli di mestiere, ma in fama di poco

valoroso specialmente dopo una ferita riportata al fatto di Goito delli 8 aprile. Sotto lui comandava la quinta compagnia un capitano ligure cosi notoriamente imbe cille e vigliacco che pochi giorni prima il colonnello Delfin proposto ne aveva l'invio al deposito al generale di brigata , il quale annuir non volle a tal misura : tutti

i suoi compagni poi eran persuasi che all'atto pratico quell'uomo dimostrato si sarebbe sfavorevolmente. Alle 5 e 1/2 pomeridiane il nemico , che indisturbato dai regii , posto aveva in batteria dietro la roggia Biraga 32 pezzi di grosso calibro , apri con essi un violentis simo fuoco d'artiglieria, dirigendo i suoi proiettili parte sopra una prominenza attigua allo stradale di Garlasco , sulla quale recati si erano a sorvegliar le mosse degli Austriaci il duca di Savoia , Durando, Alessandro La

marmora col loro numeroso stato -maggiore, e parte sul centro del secondo battaglione : i tiri nemici mal di retti e partiti da soverchia distanza da principio face vano poco danno, ed i proiettili venivano quasi tutti a

sprofondarsi nei monticuli di sabbia che coprivano il fronte, ma non andò guari che si fecero più frequenti e più esatti : ciò malgrado i soldati della Regina, esposti

cosi improvvidamente ad una prova che scosso avrebbe


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STORIA MILITARE DEL PJEMONTE

il morale delle più vecchie bande, animati dall'esempio del valoroso duca , che imperterrito mantenevasi sul poggio, lodevolmente imitato da tutti i generali e stato maggiore, facevano buon viso, e sebbene molti fra loro fossero coscritti, ben lungi tuttavia dall'esser sgomen tati , come in appresso asserir si volle , celia vano anz fra loro sull'imperizia dei nemici artiglieri, facendone sfavorevole paragone con i nostri : quando una palla da cannone, venendo a cader nel centro della quinta com pagnia , asportava una gamba ad un soldato : a tal vista il maggiore , dato di sprone al cavallo , fuggiva a tutta

briglia verso Mortara ; seguivalo pedestramente , ma a tutte gambe , il capitano : i soldati della quinta al lora , vedendo la codardia di quei due indegni capi , presi da terror panico , sbandatisi affatto, ripiegavano verso la città urlando ; questo è il fatto genuino : ma le altre tre compagnie stettero salde al posto loro , e la sesta , accostala essendosi alle due che formavano il

mezzo battaglione di destra , il capitano più anziano assunse il comando, e le tre compagnie stettero salde al loro posto .

Cresceva intanto il cannoneggiamento nemico , diri gendo fuochi concentrici e micidiali sul centro della

linea : rispondevano i nostri artiglieri da principio con prospero successo , e specialmente due pezzi , portati tosto a quattro, retti da un tenente San Giorgio e col locati a sinistra dello stradale di Garlasco, ricambiavano

gagliardamente le offese : ma troppo grande era la spro porzione fra i 6 cannoni dei Sardi ed i 32 degli Au

striaci , i quali , approfittando della notte cadente e dell'oscurità precoce cagionata dal cielo nuvoloso , co minciarono a spingere innanzi una fitta catena di ber


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saglieri sostenuta da poderose colonne : il nostro fronte

era privo di esploratori perchè ai primi scomparsi più non se n'erano surrogati altri ; oltre a ciò il secondo battaglione che era al centro , menomato di una com

pagnia , era stato piegato in colonna per mantenerne più salde le file ; ma ciò lasciava un vacuo nel fronte che avrebbe dovuto esser riempiulo , da qualche batta glione di seconda linea o dalla sinistra , la quale, invece di far dimostrazioni d'assalto sulla destra del nemico,

che state sarebbero sufficienti a moderarne la foga, se ne stette tutto il giorno inoperosa senza bruciar una cartuccia, se togli una compagnia di cacciatori stesa in catena . A questo avrebbero dovuto provvedere coloro

che accusarono i battaglioni del 9º di aver fiaccamente combattuto , quando per lo contrario le sole truppe ve ramente impegnate in quel giorno furono i due primi battaglioni di quel reggimento, e segnatamente il primo,

che diretto dal prode suo colonnello , difese a lungo, perdette , quindi riprese il convento di Sant'Albino contro forze decuple, poichè alle due brigate Kollowrath e Sta

dion della divisione dell'arciduca Alberto (che forti di 10 battaglioni , prime assalito avevano , distinguendosi sopra tutto pel suo valore il colonnello Benedeck che

guidava le mosse dei cacciatori ) ora aggiunta si era la divisione Schaaffgotsche , che avanzando da Remondó, portò tutto il pondo delle sue forze contro i casolari di Sant'Albino , e quindi del convento , che circondo interamente . Si mantennero tuttavia i due battaglioni del 9o in linea sino verso le 7 e 1/2, ed il secondo sten deva in bersaglieri alcuni pelottoni che scambiarono , a

pochissima distanza, alcune moschettate coi Tirolesi , e ciò è tanto vero, che il generale Durando , accorso es


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sendo sui luoghi, ebbe a dire a quei soldati : Da bravi, ragazzi; vedo che fute il vostro dovere, ma non basta ,

convien far l'impossibile: e pochi momenti dopo accorso essendo il capitano dello stalo- maggiore Mazè, dicendo che una sezione d'artiglieria era allo scoperto verso lo stradale di Garlasco , i soldati di quel battaglione si ri

sospinsero innanzi , dandole cosi tempo di ritirarsi sana e salva per allora in Mortara : ed è tanto vero che i due battaglioni suddetti ultimi furono a ritirarsi , che essi vennero accolti a moschettate da uno dei due battaglioni di Cuneo , che il generale Lamarmora era andato a chia mare ai Molini Nuovi, e dalle compagnie dei zappatori che stavano schierati sul viale ( 1 ). Delfin frattanto , so

stenuto da un battaglione del 100, malgrado i gagliardi assalti di Kollowrath, aveva fatto un ultimo sforzo per

mantenersi a Sant'Albino , verso il qual punto Lamar

mora indirizzava pure i due battaglioni di Cuneo : ma era tardi; perché il nemico , gettando sul fronte sola mente folte catene di tiratori, aveva girato affatto colle

colonne la posizione per la destra dei regii , i quali , spuntati , dovettero forzatamente ritirarsi sui viali : ivi succedeva il più gran disordine ; il terreno solcato da larghi fossi e coperto di pali sorgenti negli orti sotto posti a Mortara mal permettevano la conservazione degli ordini : l'oscurità della notte impediva agli ufficiali di farsi conoscere e di conoscere essi stessi soldati che ( 1 ) Per questo bel fatto il capitano di essa ebbe la medaglia al

valor militare ! Sarebbe soverchio rigore apporre a colpa a quell'uf ficiale se in quel tafferuglio notturno, egli , scambiando amici per nemici , sopra noi diresse i colpi de 'suoi: ma che per questo suo involontario errore egli meritasse la decorazione , veramente è alquanto strano !


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dalla stupidità ministeriale eran stati abbigliati tutti ad un modo : tuttavia il maggiore Plochiù col proprio bat

taglione del 10°, sostenuto da 4 pezzi della 6a batteria, prolungava ancora la resistenza al circolo di San Giorgio; e Durando, il quale, se dimostrossi duce poco sagace, fece prova almeno di mirabile intrepidezza aggirandosi ognora a cavallo al passo in mezzo al fischiar delle palle nemiche , secondato da Lamarmora , dai due co lonnelli Delfin ed Abrate e da molti ufficiali, era già pervenuto a riordinare alquanto quella massa confusa di soldati sui viali ; quando alcuni pezzi e cassoni , in seguiti dappresso dal nemico, gettandosi sui fanti, man davan di nuovo ogni cosa a soqquadro ; fu adunque forza ricominciar di nuovo, ricollocando letteralmente ogni soldato nelle file : ma si era perduto un tempo

prezioso, pendente il quale Benedeck, approfittando del l'oscurità della notte ormai completa, diretto s'era con due battaglioni e due pezzi per la strada comunale che dalla città trae ad Olevano sopra porta Alessandria , ed occupati coi pezzi gli sbocchi posti a tergo della

città , gettava numerosi bersaglieri nelle case ad essi più attigue .

Erasi appena in tal modo stabilito Benedeck a porta Alessandria e Novara , quando dalla strada di Vigevano giungeva l'intera brigata Aosta , la quale dopo aver as

sistito inoperosa alla battaglia , temendo ora di vedersi avviluppata , presentatasi al circolo di Garlasco, tentava effettuare la sua ritirata verso la città . Se a capo dei

prodi e valorosi figli delle valli d'Aosta e del Canavese fossero stati uomini arditi , essi con le forze preponde ranti che guidavano , ayrebbero potuto leggiermente sloggiare Benedeck ed i suoi due battaglioni ; ma fiacchi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

erano i duci , i quali appena si accorsero essere quella porta in potere del nemico, scambiate con esso poche fucilate, prestando facile orecchio al timido consiglio del capitano aiutante maggiore del 50, ripiegando a destra presero la strada comunale che per Parona e Cilavegna a Novara conduce : ma non volle seguire il codardo

esempio Gazzelli, maggiore di due squadroni di Nizza cavalleria , il quale, strette le ordinanze e fatto dar di

sperone ai suoi cavalieri, precipitandosi con straordi nario ardire sul nemico, riusciva ad aprirsi una via con poca o niuna perdita avendo egli soltanto ferito leggier mente il destriero : non cosi felice fu il prode capitano di stato -maggiore Mazė , il quale mentre tentava rag giungere i due squadroni, colpito da molte palle lui ed il cavallo , veniva gravemente ferito in potere del nemico . Credeva Benedeck d'essere ormai in pacifico possesso di Mortara , ed i suoi soldati , sdraiati sul suolo ed ap

poggiate le armi al muro, già abbandonavansi al riposo di cui avevan gran bisogno dopo la lunga marcia ed il sostenuto combattimento : ma mancò poco che questa

precoce sicurezza tornasse a loro grave danno , perchè in quel frattempo entrava in Mortara Lamarmora alla testa di una lunga e forte colonna .

Questo generale , aggirandosi a piedi sui viali , per essergli stati uccisi sotto due cavalli , era alfin riuscito a raggranellare alcune truppe, e posto in testa della co lonna una compagnia granatieri del 10 °, stata staccata dal battaglione in bersaglieri , ed alcuni cacciatori di Cuneo, disposti quindi dietro di essi quattro pezzi di cannone, e dato ordine ai due battaglioni di Cuneo di seguirlo, entrava in Mortara pel circolo di San Giorgio

deciso ad aprirsi un varco . Sospettava Lamarmora che


1

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Mortara già fosse in man del nemico , ma pensando che la contrada da lui seguita , radendo la città, lo portasse

prontamente a porta Alessandria , sperava di aver a far solo con qualche guardia , che assalita vigorosamente

schiuso le avrebbe il passo : ma ei s'ingannava , poiché quella contrada veniva per la chiesa di San Francesco a far capo

alla cosi detta Piazza d'armi che forma quasi il centro della città , di dove poi conduce a porta Ales

sandria : per modo che appena si fu egli innoltrato che si vide circondato dagli Austriaci . Tuttavia questi non erano sulle difese, e Benedeck accortosi dell'arrivo dei

Piemontesi , trasognato non sapeva troppo che pensare : ma prontamente riavutosi ed arguendo che questa co lonna altro non poteva essere che i reduci difensori di Sant’Albino, fatto dar dentro ai tamburi, gettavasi ani

moso contro i nuovi giunti : per alcuni momenti per tanto Austriaci e Piemontesi tenendo ciascuno un lato

della contrada fucilaronsi a vicenda , e se tutti i Piemon tesi imitato avessero l'ardire di Alessandro Lamarmora

che colla spada alla mano ed a piedi primo marciava in testa , quella colonna riuscita sarebbe a guadagnare

il largo : ma i fanti invece che precedevano l'artiglieria perdutisi d'animo parte rincularono, alcuni s'appiatta rono in una chiesa , ed alcuni altri vista una via tras

versale che conduceva all'aperto , gridando : La campa

gna! la campagna ! vilmente fuggirono. Benedeck allora con rapidissima risoluzione avventavasi con pochi cac ciatori sui pezzi piemontesi prima che avessero tempo a porsi in batteria, ed uccisi a colpi di baionetta cavalli

ed artiglieri, se ne impossessava . Lamarmora frattanto , leggiermente ferito in una gamba, trovatosi abbando nato, gettato il cappello e postosi un fazzoletto in capo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

riusciva quasi per miracolo a porsi in salvo ed a rag giungere la divisione di riserva. In questo mentre Delfin, riordinati i soldati del 9o in un

sol battaglione e postovisi ei stesso alla testa ed a piedi, per esserglisi rovesciato il cavallo nell'uscir da Sant'Al bino, udendo batter la carica in Mortara innoltravasi ei pure pel circolo di San Giorgio nella stessa contrada per corsa da Lamarmora, seguito da Abrate che guidava i sol dati del 100: giunto però presso la piazza d’armi ed ac cortosi come la città tutta fosse già in potere del nemico , tentava Delfin di aprirsi una via per una strada laterale a destra : ma un pelottone comandato dalcapitano David e da lui mandato in vanguardia, aveva appena posto il piede in quella strada , che da ogni piano, da ogni fine stra cominciarono a fioccar moschettate : fu pertanto necessità proseguire direttamente innanzi e spingersi

là dove i due battaglioni di Cuneo colle armi appiedate slavano trattando col nemico : poichè , vergognoso a dirsi , appena i cannonieri furono assaliti dai Tedeschi , il maggiore del terzo battaglione del 70 reggimento , un ligure, invece di risolutamente gettare qualche caccia tore a sostegno dei pezzi , immemore d'ogni decoro non

seppe far altro che buttarsi a ginocchio dinnanzi a Be nedeck e supplicarlo a salvar la vita ad un povero padre di famiglia. Gettavagli uno sguardo di sprezzo il valo roso alemanno , e dettogli che i suoi soldati non erano cannibali, voltegli sdegnosamente le spalle, tenendo per

mano il tenente di artiglieria già da lui fatto prigioniero , ad alta voce ed in barbaro ma intelligibile italiano in

vitava i regii a deporre le armi per evitare maggiore effusione di sangue . Terribile era il momento : ma che mai far potevano


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Delfin ed Abrate ? Dinnanzi a loro stavano due batta

glioni di Cuneo ormai fuori di stato di avanzare : poichè Benedeck, fatto rovesciare un pezzo, aveva con quello e coi cadaveri dei cavalli chiuso il passo ; dietro essi l'au striaco maggiore Potting col terzo battaglione di Giulay avanzava a gran passi battendo la carica : i soldati , ve dendosi cosi insaccati al buio, perduto ora ogni ritegno, gettando le armi altamente gridavano volersi arrendere : in tal disperata posizione Delfin chiesta ed ottenuta li cenza da Benedeck di percorrere la linea , e veduto chiuso

ogni scampo, ritornato ai suoi e riuniti gli ufficiali po neva loro il partito o di esporsi a quasi certa morte o di capitolare . Erano cogli ufficiali nove o dieci chirurghi

militari i quali appena intesero la proposizione alzando la voce gridarono la resa ; agli urli loro rispondevano i soldati : inutile pertanto sembrando ogni ulteriore re sistenza , venne risoluto di capitolare ; ma qui ad onor del vero debbo dire che una generosa voce innalzossi a proporre la resistenza , e questa fu quella del colon nello Abrate , il quale, solo a cavallo degli ufficiali su

periori, altamente manifestò esser disposto a resistere sino all'ultimo: non furono le sue parole ascoltate , e

forse fu meglio, perchè esse causato non avrebbero che un'inutile carniſicina; ma , strano a dirsi , mentre Abrate

consigliero di forte risoluzione, amareggiato poscia da continue ingiustizie patite , fu alfin costretto a lasciare il servizio , il capitano aiutante maggiore del 5° reggi mento invece, autore del codardo consiglio di ripiegar

sopra Novara in quella notte fatale, fu perciò encomiato e più tardi premiato ! Questa fu la giustizia degli uo mini : ma la storia imparziale or registra nelle sue pa.

gine , fra i dappoco il capitano , fra i forti e valorosi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

guerrieri il colonnello . E veramente niuno sarà per ne

gare che se i capi della brigata Aosta , quando udirono la carica battere ed echeggiar la moschetteria in Mor tara , retrocedendo avessero vigorosamente assalito Be nedeck , questi avrebbe infallantemente subito quel fato stesso che ai nemici preparava . Verso le nove cessato era ogni combattimento : il ge nerale Trotti , ripiegatosi coi due battaglioni cacciatori che stavano a sinistra dello stradale di Garlasco , formó con essi la retroguardia tutelando la ritirata sopra No vara della brigata Aosta, di Nizza cavalleria, degli avanzi

della Regina e di Cuneo, di alcuni pezzi di artiglieria e delle altre armi . Il duca di Savoia e Durando, dopo aver tentato invano di raccozzare i fuggiaschi , ripararono a Castel d'Agogna e condussero a Robbio la divisione di riserva, la quale, eccezion fatta dei due battaglioni di Cuneo , non aveva sostenuto che alcune scaramuccie coi

scorridori nemici , nelle quali rilevarono leggiere ferite il generale di brigata Bussetti ed il colonnello del 70 Gozzani ; 700 uomini circa tagliati fuori ed appartenenti in gran parte alla Regina ed a Cuneo, ripiegaronsi sopra

Vercelli , ove dal generale Bataillard ivi comandante vennero posti sotto gli ordini di Bonafox, colonnello dell'80, che erasi egli pure colå ridotto . Vennero in man

del nemico 5 pezzi d'artiglieria e 1,700 uomini , fra i quali 57 ufficiali : furono fra questi alcuni ufficiali del 21 ° reggimento lombardo , appartenenti a quel batta glione che trovandosi alli 20 a Zerbolò ripiegato si era sopra Mortara all'arrivo degli Austriaci : dissero es sersi battuti a fianco dei Piemontesi ed a sinistra di

Aosta : ma niuno li vide in linea , e molti soldati sbu cando dalle case ove tenuti s'erano nascosti , riusci


CAPITOLO Y.

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vano a salvarsi seguendo i due squadroni del maggiore Gazzelli .

La perdita dei regii fu grave, ma non ben accertata, perchè calcolata complessivamente con quella sostenuta

alla Sforzesca e sommata colla gravissima del giorno 23 sotto Novara . Fra gli ufficiali però si seppero morti alla Sforzesca Baldoni tenente del 23, a Mortara Poncini e

Lanteri sottotenenti della Regina, e varji giorni dopo Rossi sottotenente ei pure gravemente ferito in quel giorno e morto per cancrena destatasi nella rotula . Fra i

prigionieri furono 2 colonnelli , 4 maggiori , 9 capi

tani , e fra loro io che scrivo , 97 subalterni e 10 chi rurghi maggiori , per la maggior parte addetti ad un ospedale preparato in Mortara . Caddero pure in man del nemico alcuni cavalli spettanti al duca . I bullettini austriaci accusarono alla Sforzesca il capitano degli us seri Hinuber e 21 soldati morti : 11 ufficiali e 112 sol

dati feriti: ma le loro perdite devono essere state assai più gravi, ed i soli prigionieri , di cui non fanno cenno, furono meglio di 100 e fra essi il tenente Usskay . A Mortara dissero aver avuto 1 ufficiale e 50 comuni morti ,

9 ufficiali e 306 soldati feriti : 2 prigionieri . Tale fu il fatto di Mortara cosi disastroso ed umiliante

per le armi piemontesi . Il nemico che da principio as sali quella fortissima posizione con una sola divisione, fu tuttavia, per la buona direzione data alle sue forze, sempre superiore sopra ogni punto : e la sua artiglieria, maestrevolmente collocata, preparò la vittoria . D’Aspre col suo ardire , meravigliosamente secondato dall'arci

duca Alberto, dai generali Stadion e Kollowrat, e sopra tutto dal valorosissimo Benedeck , si rese padrone di una posizione che i regii avrebbero senza dubbio potuto di


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ſendere molto più ostinatamente . Cause precipue della disfatta dei Piemontesi, a parer mio , furono : l'allonta nare la seconda divisione da Mortara , paese ad essa notissimo per esservi svernata , inviandola invece sul

Vigevanasco ad essa poco noto , e rimpiazzandola colla prima divisione che per lo contrario sarebbe stata me glio alla Cava : il comando non concentrato nel duca di

Savoia : la cattiva posizione data alla linea piemontese dal capo dello stato -maggiore : la cieca fidanza di non esser in quel giorno assaliti: ma sopra tutto la negli genza di Chrzanowski di non prescrivere l'occupazione di Remondò : si trasporti il lettore col pensiero sui luo ghi: rammenti che gli Austriaci verso le 5 pomeridiane piantarono le loro artiglierie sulla roggia Biraga ap punto : noti che questa linea dista soli 5200 metri dai

campi di Fogliano e di Cattabrega, ove a quell'ora stessa Chrzanowski disporre poteva di 30,000 uomini: si figuri questa forza gettata alle spalle del corpo di D'Aspre , e poi ne deduca le conseguenze ! I due fatti d'arme della Sforzesca e di Mortara pre

sentano una strana coincidenza che vedremo riprodursi nella battaglia di Novara, e questa si è che in tutti quei

combattimenti parte delle truppe presenti non vi presero alcuna azione : alla Sforzesca tutta la brigata Casale è

lasciata inoperosa; il 2° reggimento Savoia non spara un colpo di fucile: e la brigata Savona e l'intera quarta divisione, giunte quando più era opportuno agire, non entrano in linea ! A Mortara tutta la brigata Aosta si

ritrae senza combattere, e l'intera divisione di riserva , la quale , percorrendo la breve distanza di 3800 metri interposti fra Mortara e Castel d'Agogna , poteva con dieci squadroni di cavalleria e quattro batterie , delle


CAPITOLO V.

863

quali due a cavallo ed una di posizione , piombare sul

fianco sinistro degli Austriaci, si tenne per lo contrario immobile : fatto che cessa dall'apparir meraviglioso ove si ponga mente che quella divisione era priva di capi ; poichè il valoroso duca , attratto dal suo istinto marziale , erasene allontanato per accorrere a Mortara, ed il capo di stato-maggiore non aveva ancor raggiunto per essere ammalato : ond' è che se tanto alla Sforzesca come a

Mortara tu vedi alcuni ufficiali superiori , come Mollard , Cialdini , Montevecchio , Delfin e Villamarina , spiegare intelligenza e valore nel dirigere le mosse tattiche par

ziali dei battaglioni , per lo contrario tu scorgi nei ge nerali , meno Bès forse, un'incapacità somma nell'im piego delle masse : e tu stupisci nel vedere cosi mal

distribuite le forze, cosi trascurate le occasioni propizie offerte dal nemico . Gli Austriaci manovrarono meglio, ma i loro generali eziandio commisero gravi errori, e se Wohlgemuth invece di varcar il Ticino a Bereguardo rimontato lo avesse sino al porto di Vigevano accen

nando di passarlo ivi , i Piemontesi erano costretti ad evacuare immediatamente la Sforzesca. Meglio regolossi Wratislaw lenendo a bada Chrzanowski e Bès, e D'Aspre se fu audace, fu certamente anche intelligente facendo suo pró del grossolano errore di Chrzanowski di non occupare Gambolò e di lasciargli aperto un varco fra lui e Durando .

Commesso l'errore sorse nei generali piemontesi il tardo pensiero di porvi riparo . Havvi chi dice che il duca di Savoia con ardito concetto volesse piombare du

rante la notte sopra Mortara e scacciarne gli Austriaci, ma ne fosse da Durando dissuaso : Dino di Périgord at tribuisce a Chrzanowski il progetto di ragunar tutte le


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

forze disponibili nel mattino delli 22 e tentar con esse di ripigliare Mortara , rannodare a sé le due divisioni battutesi il giorno prima e riaprire cosi le communica zioni con Vercelli e colla divisione lombarda : soggiunge che tal risoluzione incontrava favore presso Carlo Al berto , ma che venne abbandonata dietro le obbiezioni

di varii capi di corpo , i quali addussero che la notizia della disfatta di Mortara aveva rinnovato il profondo dis gusto d'una parte della truppa per questa guerra poli tica. Secondo altri scrittori quest'idea sarebbe stata esternata da Ettore Perrone, il quale opposto si sarebbe con calore ad una marcia retrograda . Non è facile scer

nere quanto vi sia di vero in questo, tanto più che la narrazione del gentiluomo francese parzialissima a fa vore del ré e del Polacco , non di rado rinunzia alla se verità storica per divenir romanzesca : osserverò solo che il disgusto della truppa l'avrebbe dissuasa dal com battere tanto a Mortara che a Novara : che se dunque era cosi gagliardamente sentito conveniva allora schivar

pel momento ogni ulteriore scontro e riparare addirit tura dietro la Sesia superiore : in secondo luogo la con dotta incerta e meticolosa del Polacco nei giorni 20 e 21 lasciano dubitare ch'ei fosse capace di una cosi ener

gica risoluzione, la quale per se stessa poi se era lungi dall'essere savia , poichè anche nell'audacia havvi sa viezza talvolta , ed anzi dir si potesse consentanea alla

politica disperata tanto vantata dal gabinetto democra tico , il quale, a detta del francese scrittore, aveva ordi nato di rischiar lutto per tutto ; tultavolta non era priva di probabilità di successo e da preferirsi sempre alla fatalissima ritirata sopra Novara . Checchè sia di questi arditi propositi , forse neppur


CAPITOLO V.

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palesati , ma certamente non eseguiti , la guerra italica fu perduta a Mortara : la battaglia di Novara non fu che una inutile carnificina, comandata forse dall'onore delle

armi , ma insufficiente, quand'anche riuscita fosse feli cemente per i Piemontesi , a mutare le condizioni della guerra : l’armata piemontese era ormai moralmente de bellata ed incapace di tener il campo , perchè divisa in

due parti e tagliata dalle sue vere basi di operazione : Radetzky solidamente assiso in Piemonte e padrone in caso di sconfitta di operare la sua ritirata : una vittoria dei regii a Novara avrebbe certamente potuto costrin

gere il maresciallo a proporre un armistizio vantaggioso e glorioso per le armi piemontesi : ma le passioni stra

vaganti dell'epoca avrebbero permesso a re Carlo Alberto di accettarlo ? È lecito dubitarne . Per ristorare adunque la fortuna delle armi subalpine e cancellare i funesti effetti del tradimento di Ramorino e delle inesplicabili oscitanze di Chrzanowski abbisognava non una vittoria , ma una serie di vittorie , che i molti elementi di disso

luzione portati nel proprio seno dall'esercito piemontese

e l'incapacità ormai palese del general maggiore rende vano impossibile .

Chrzanowski , il quale durante tutto il corso del po meriggio del 21 aveva coši stranamente negletto di in formarsi di quanto avveniva a Mortara , e che di bel nuovo saporitamente dormiva alla Sforzesca, riceveva alfine verso la una dopo la mezzanotte da Falcó e Bat taglia, ufficiali addetti al suo stato -maggiore, la notizia della perdita di quella città e della disfatta e ritirata escentrica delle due divisioni preposte a sua difesa . In vece d'incolpar se stesso di questo sinistro da lui voluto,

egli diè sfogo alla sua indegnazione vomitando impro VOL . III . - 55

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

perii contro 22,000 uomini che , a sua detta, eransi la sciati battere da 10,000 Austriaci. Certamente i Piemon tesi non fecero valorosa prova a Mortara , ma di chi fosse

la colpa locale, già lo dissi ; la cattiva disposizione poi delle forze tutte, al solo Chrzanowski imputar si deve :

poichè quand'anche Durando ed il duca , dando miglior ordinamento alle proprie squadre, riuscili fossero a re spingere D'Aspre , era chiaro che al far del giorno essi sarebbero stati nuovamente assaliti da D'Aspre sorretto da Appel e da Thurn da Wocher , e che Wratislaw ,

lasciato nel libero possesso di Gambolò, avrebbe sempre potuto segregare l'inetto generalissimo degli Italiani da quella parte del suo esercito.

Sedato il poco ragionevole sdegno, ponderavan Chrza nowski e il re sul partito che abbracciar dovessero ; e siccome era destino che in questa guerra essi dovessero sempre abbracciar il peggiore, decidevano una ritirata

sopra Novara . A vero dire , una marcia da Vigevano sopra Vercelli , con gli Austriaci a Mortara sul fianco ,

non era senza pericoli : tuttavia eseguita prontamente con una divisione sulla destra del fiume per assicurarne il varco alle genti regie, questa risoluzione era la sola che ragionevole fosse, perchè essa ravvicinava l'esercito alla capitale, e , quel che più monta , ad Alessandria sua

base d'operazione: permetteva alla divisione lombarda , volendolo, di rannodarsi all'esercito, e poneva lo stato

in posizione di prolungare ancora la guerra : ma biso gnava affrettarsi a dirigere sulla destra della Sesia Sola roli lasciato a Buffalora ; spedir ordine a Trotti in marcia

sopra Novara, di ripiegarsi a sinistra per Confienza sopra Vercelli, e portare finalmente tutte le truppe che erano agglomerate verso Vigevano , per Gravellona e Vespolate


CAPITOLO V.

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al di là del fiume : questa mossa insomma voleva esser condotta a termine mentre i soli corpi di D’Aspre e Wratislaw stavano fra Mortara e Vigevano , perchè era da temersi che Radetzky , penetrando l'intenzione dei

regii , per Candia non varcasse il fiume presso alla sua foce in Po , e non s'impossessasse di Casale , e perciò delle communicazioni più dirette con Torino e con Ales sandria ; movimento ch'egli, non certo delle intenzioni di Chrzanowski , limitossi a far eseguire soltanto al corpo distaccato di Wimpffen, il quale, come sarà a suo tempo

detto, portossi di fatti a minacciar Casale. Questo partito, abbracciato prontamente, era ancor eseguibile nel dopo pranzo del 22, perchè sebbene Radetzky , erroneamente informato da D’Aspre , propendesse a credere che i Pie montesi ritirati si sarebbero veramente sopra Vercelli , nel

dubbio tuttavia spese tutlo quel giorno a Trumello, ove posto aveva il suo quartier generale : ma una fatal cometa splendendo per la povera Italia , venne nei consigli del re risoluto il concentramento delle forze sopra Novara.

Da quanto precede si vede che nel giorno 22, per un generale intelligente ed energico, una mossa retrograda sopra Novara non era ancora una necessità assoluta : e

ciò sia detto per rispondere a coloro che vorrebbero con cosi magra scusa disonerare Chrzanowski dal biasimo che gli compete per aver scielto quella direzione : se

non che questi mal destri lodatori di un generale più che mediocre, e con certezza di causa non ancor pie namente giudicato, vengono poi essi stessi a confessare

che quel di Novara era un campo di battaglia studiato e preparato di lunga mano ; la qual cosa prova come

Chrzanowski abbia sempre nudrito il poco accorto di segno di combattere colå una battaglia decisiva .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Le tante sventure di cui era stata fonte la privazione

di viveri dell'anno precedente, e la recente lardanza nel giorno 21 della quarta divisione da questa deficienza causata , non avevano ancor aperto gli occhi agli inetti duci delle schiere italiane , i quali , senza darsi alcun pensiero del come nudrito avrebbero tanta gente adden sata sovra un sol punto, pensarono soltanto a concentrar

le truppe sotto Novara senza previamente provvedere al sostentamento loro , sebbene, secondo quanto lasciò scritto un fautore di Chrzanowski, si prevedesse la de

ficienza di viveri che quella repentina mossa avrebbe cagionato : ma di grazia , ove mai si vide un ben con dotto esercito entrar in campagna senza aver prestabi lito sulle proprie communicazioni magazzeni scaglionati alle spalle ? e Chrzanowski , che irromper voleva in Lom bardia per Buffalora, come mai scaglionato non aveva da Novara a Torino, per la linea più breve insomma , i suoi depositi di viveri ? Vedemmo che una battaglia sotto

Novara era sempre entrata nei piani del maggior gene rale : perchè adunque egli non curò di ammassare su quel punto tante cibarie, od almen tanto biscotto che bastar potesse per due giorni ai bisogni dell'esercito, del quale la metà soltanto ora trovavasi colå riunita ?

E chi poi fra coloro che conoscono il paese vorrà per suadersi che la facoltosa Novara , centro di una delle più ubertose provincie del regno, non avrebbe potuto supplire e trovar viveri per 50,000 uomini , purchè

avvertita ventiquattr'ore prima? perchè dunque non dar avviso di questo concentramento di forze al mattino del

22 al novarese municipio ? Convengasi adunque che o

non si seppe, o non si volle provvedere. Spiccavansi però gli ordini per le mosse dei singoli


CAPITOLO V.

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corpi : la brigata Solaroli ebbe ordine di venir a Ro mentino : la seconda e terza divisione furono da Vige vano per Trecate avviate sopra Novara ; ove giungevano all'alba del di 22 gli avanzi della prima divisione ivi condotti da Trotti e raggiunti poco dopo da Durando, che nella notte seguito aveva il quartier generale del duca,

il quale richiamato da un ordine del generalissimo, ripiegava pure colla riserva sopra Novara ove giungeva nel pomeriggio . La sola quarta divisione , mantenuta a Trecate sino all'albeggiar del 23, giunse a Novara so lamente alle otto antimeridiane di quel giorno. Carlo Alberto con Chrzanowski ed il quartier generale, par titi da Vigevano all'alba del 22, dopo aver sostato verso

il mezzodi a Trecate, andavano li 22 a sera a pernottare

in Novara , prendendo alloggio il re nel palazzo Tor nielli -Bellini . Al mattino adunque del 23 erano concen.

trate sotto Novara cinque divisioni, le quali rinforzate dalle brigate provvisorie e da alcuni quarti battaglioni raccozzati in quei dintorni, presentavano un effettivo di

45,000 fanti, 2,500 cavalli , 114 pezzi d'artiglieria ri partiti in quattordici batterie e mezza, con 4,000 circa fra artiglieri, zappatori ed armi diverse , in tutto 51,500 uomini .

Il campo sul quale dovevano fra breve inappellabil mente decidersi le sorti italiane , era quella fascia di terreno chiusa a ponente dall'Agogna ed a levante dal Terdobbio, i quali , ravvicinandosi vicendevolmente, le

danno la forma d'imbuto, nella cui strettura giace No vara . A 2,500 metri ed a ponente del Terdobbio scorre una grossa roggia detta di Olengo od altrimenti Gom

bolotta, la quale si biforca in due rami, il maggiore e più occidentale dei quali scende parallelo a quel tor


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rente : quindi più a ponente ancora incontrasi l'Arbo gna , torrentello che , nato sotto Novara , ivi è assai umile, sinchè ingrossato da varii cavi assume maggior consi

stenza , e va poscia ad intersecare la strada postale che tende a Mortara fra Nibbiola e Vespolate . Queste quat tro linee fluviali, che pendono tutte da monte a valle , cioè da tramontana a mezzodi , nel loro corso ad un di

presso parallelo, bagnano un terreno leggiermente on dulato , tutto coltivo e coperto di cascine e casipole

sparse su tutta la superficie, delle quali noterò le prin cipali soltanto . Al centro circa di esso e fra la roggia di Olengo e l'Arbogna passa la gran strada postale da Novara a Mortara , a cavaliero della quale ed a distanza di 1,600 metri da Novara siede il villaggio della Bi cocca , costrutto sopra un leggier rialto di terreno che domina la circostante pianura , sebbene in modo più profittevole a chi da Mortara muove all'assalto di No vara , che a chi, dandole il dorso , carico abbia di di

fenderne gli approcci . Alla distanza di 2,200 metri dalla Bicocca , ed alquanto più a sinistra , trovasi il villaggio di Olengo , ed a metà via fra questo e quella un grosso cascinale denominato Castellazzo . Al centro , ove il paese è più piano ed alla distanza di 2,400 metri da Novara , giace un gruppo di case denominato il Torrione Quar tara, e 600 metri dietro questo la cascina Cortenuova , quindi quella di Rasario, e finalmente la cascina Citta della , detta anche Citella , posizione affatto centrale e distante un solo kilometro dalla città .

sta regione, attraversata da quattro fiumi o tor renti, e da un maggior numero di cavi e canali , era emi nentemente idonea alla difensiva : tuttavia Chrzanowski

pensando a ragione che il morale alquanto scosso della


CAPITOLO V.

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sua armata consigliasse una linea che, essendo più ri stretta, maggior consistenza acquistasse , volle accorciare

il fronte di battaglia limitandolo allo spazio compreso fra la cascina Cortenuova e la roggia di Olengo, ed oc

cupando con semplici avamposti i luoghi di Torrione Quartara e della Cavallotta , altra cascina giacente fra il Torrione e lo stradale ed a 1,200 metri dalla Bicocca , collocò la destra della vera linea di battaglia a Cortenuova , il centro alla cascina Rasario e la sinistra alla Bicocca . Il

fronte cosi designato aveva lunghezza di 3,600 metri , a guernir la quale destinava Chrzanowski tre divisioni raf forzate da alcuni quarti battaglioni , e teneva in riserva le divisioni dei due duca , riputale le migliori . La prima

divisione pertanto, scemata quasi d'una brigata , più non essendovi della Regina che due deboli battaglioni, desti nata a formar la destra , collocossi in quest'ordine: Trotti coi residui della Regina , col quarto battaglione del 3º di fanteria, col primo del 5º e con quattro pezzi dell'ottava batteria di battaglia forrnò l'estrema destra , tenendosi in colonna a Cortenuova : a sua manca ed alquanto più addietro li cinque battaglioni della brigata Aosta ed uno dei quarti schierati sopra due linee, coprivano la cascina

Cittadella ; quindi due quarti battaglioni , sostenuti da una mezza batteria ad ogni ala , occupavano il Rasario . Era il fianco destro di lal divisione tutelato da un grosso

canale, detto Cavo Prina , il quale scorrendo quasi pa rallelo all’Agogna , lambiva Cortenuova , e quindi vol

gendo a ponente dietro il Torrione formava coi proprii argini un riparo eccellente , di cui si era tratto partito

per la collocazione delle balterie. A sinistra della prima divisione stava la seconda, legata a quella per mezzo di una batteria di riserva collocata a manca della casa Ra


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sario ; teneva Bès le sue fanterie sopra due linee , parte

in colonna e parte spiegate : dietro la sua ala destra stava Piemonte Reale, ed in seconda linea Nizza cavalleria ,

di cui uno squadrone era stato gettato 100 metri oltre il Torrione in ayamposto . Protendevasi in quest'ordine la seconda divisione sin verso la Bicocca , dinnanzi alla quale staya Perrone colla terza , occupando quel punto essenzialissimo colle sue riserve, e sprolungandosi sino alla roggia Olengo che, munita d'argini altissimi, dava

appoggio a quell'ala . Dietro lui stavano tre quarti bat taglioni formanti un reggimento provvisorio, e rinfor zati da due battaglioni di bersaglieri , i quali occupa

vano il vallone del Terdobbio, poco acconcio all'impiego delle masse. Il duca di Genova colla quarta divisione tenevasi al cimitero di San Nazario , distante pochi de cametri da Novara ed a sinistra della strada : sul suo

fianco sinistro Solaroli, collocato presso Sant'Agapito, sobborgo della città fuori di porta Milano , custodiva

colla brigata provvisoria la strada di Trecate , per la quale gli Austriaci avrebbero poluto inquietare l'ala sinistra dei regii . Parimenti il duca di Savoia , mante nendo la sua divisione fra Novara e lo stradale di Ver

celli, era in posizione di respingere qualunque scorreria nemica dietro l'ala destra . L'artiglieria era tenuta metà in riserva , e l'altra metà forse soverchiamente dissemi

nata sul fronte di battaglia , per gruppi di quattro , di otto e talora di dodici pezzi . Numerosi bersaglieri co privano il fronte : a destra al Torrione stavano quelli di Durando : Occupando quelli di Bès la cascina cosi

detta Cavallotta, e legandosi con quelli di Perrone ap postati ad Olengo, donde la catena piegando obbliqua mente indietro a sinistra , prolungavasi pel vallone del


CAPITOLO V.

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Terdobbio, tutto intersecato di canaluzzi e di rigagnoli , e per la cascina del Parasolino verso il cimitero di San Nazario . Le salmerie ed impedimenta stavano a tramon tana di Novara sugli stradali di Agognate e di Oleggio .

Al primo colpo d'occhio l'ordinamento dato dal gene ralissimo alle regie truppe sopra questo ristretto campo, già per propria natura fortissimo , pareya eccellente . Con un più accurato esame però era facile scernere che

qui pure il Polacco aveva fatto prova di poco senno mi litare, e che la posizione da lui occupata conteneva in sè difetti, che sfuggiti non sarebbero allo sguardo per

spicace di un duce veramente perito in guerra . Ed il primo e gravissimo di questi difetti era di non essere l'esercito in possesso di un'agevole e sicura via di riti rata ; poichè, o Chrzanowski intendeva all'occorrenza effeltuarla sopra Vercelli , ed allora la strada che da No

vara colà conduce trovandosi sul prolungamento dell'ala destra , offriva la peggiore di tutte le combinazioni tat tiche, giacchè alcuni squadroni di usseri, gettati con

pochi pezzi d'artiglieria sovr'essa, potevano agevolmente impossessarsene, tagliando cosi le communicazioni col fiume ai regii , od introdurre almeno confusione e disor

dine grandissimo nelle masse sempre facili a sgominarsi nei movimenti retrogradi: ovvero (come la direzione

indicata ai bagagli sospettar lo farebbe) pensava egli di effettuarla per Agognate e Momo sopra l'Ossola ; ed in tal caso l'esercito, costretto ad attraversare la città stessa , veniva ad essere esposto a tutti gli inconvenienti ine

renti ad un passaggio di stretto, nei quali il menomo ostacolo fortuitamente nato basta ad incagliare la marcia d'un'intera armata , inconvenienti che si sarebbero poi

accresciuti a mille doppii dalla facilità offerta dalle case


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ai soldati di ricoverarvisi chi in cerca di cibarie, chi per

codardia e chi per reo amor di rapina : e sembra in concepibile come la ancor recente catastrofe di Mor tara e le gravissime perdite cagionate dalle morti, dalla cattività e dalle diserzioni alla prima divisione, non ba

stassero a svelare al generale maggiore gli inconvenienti tutti di una tal mossa .

Ma havvi di più : 0 Chrzanowski con poco militare accorgimento condannar si voleva ad una passiva difesa ponendosi cosi da per se stesso nella condizione di un generale assediato in una cattiva fortezza, ed allora perchè non convertire i dintorni di Novara in un vasto

campo trincierato , rompendo il ponte di Santa Marta ed altri attigui sull’Agogna, allagando il terreno circo stanle , merlando il cimitero di San Nazario , traendo partito del vecchio castello di Novara e dei suoi semi

demoliti ripari pel collocamento delle artiglierie , e tras formando sopra tutto la Bicocca , chiave di tutta la posizione , in una formidabile ridotta ? ovvero , come vogliono i suoi amici , era suo divisamento lasciar spos sare i battaglioni di Radetzky in inutili sforzi contro il suo fronte ed assumere quindi egli stesso l'offensiva : ma in questo casó era chiaro che la vittoria sarebbe stata di chi avrebbe avuto l'ultime truppe fresche da

porre in azione : donde sempre maggiore la necessità di rendere inespugnabile il punto della Bicocca ; misura che permettendogli di consacrarvi pochi ballaglioni con

numerosa artiglieria, lasciavagli disponibili riserve più poderose. E se questa era invero l'intenzione di Chrza nowski , perchè invece di agglomerare le sue forze sopra

un fronte cosi ristretto sopra cui esse ebbero grande mente a soffrire dall'artiglieria nemica , di tanto supe


CAPITOLO V.

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riore alla loro, non tenerle al coperto dietro i cascinali ,

preparando vie facili ed istruzioni chiare acciò potes sero essere lanciate rapidamente all'assalto ? e perché ,

infine, non aggredire il nemico verso le 2 pomeridiane quando le truppe di D’Aspre , divise per lungo tratto di terreno dagli altri corpi austriaci, sole ed affati cate , a gran stento reggere si potevano a fronte dei Piemontesi ?

La posizione adunque occupata da Chrzanowski era tollerabile come posizione di espettazione sino a che Radetzky spiegato avesse i suoi piani , sia perchè questo girar non potesse l'esercito regio cosi collocato senza

eseguire un ampio giro che esponevalo a gravi perdite , sia perchè la prossimità di una ricca e grossa città (della

quale però si sarebbe dovuto ad ogni costo coll'impiega dei carabinieri, rafforzati all'uopo da alcuni squadroni, interdire l'entrala alle truppe) agevolava i modi di dare ai soldati quel ristoro di cui grandemente abbisogna vano , il che invece non si fece : ma era poi viziosa come

linea di battaglia perchè non lasciava sufficiente li bertà di azione ; ed invece di tenervi rintanate le genti

già sfiduciate e con una città alle spalle , potente in centivo ai pusilli di cercarvi scampo ; appena si vide che le nemiche schiere eran sconnesse fra loro, bisognava portarsi arditamente a loro rincontro e batlerle parzial mente , e prima che i loro condottieri , incerti sulle in tenzioni dei regii e sulle forze loro opposte, avessero il tempo di ravvedersi e darsi mutuo sostegno. D'Aspre intanto vedutosi in possesso di Mortara, man datone sollecito avviso al maresciallo , che tenevasi a Trumello col quartier generale , pensò accordare in tale

città alle sue truppe quel riposo a cui avevano ampio


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

diritto . Occuparono gli altri corpi austriaci le vicinanze, tenendosi il primo a Gambolò , il terzo a Trumello , il

quarto a San Giorgio, la riserva a Gropello. Li 22 al mattino Radetzky, riposte in via sopra Mortara le sue genti, recavasi in persona in quella città verso le 9 ore . Versava il maresciallo in grande incertezza sulla dire

zione presa dal grosso dell'esercito piemontese nella sua mossa retrograda. I dettami della scienza , le informa

zioni assunte da D'Aspre sulla strada seguita dalla ri serva del duca di Savoia ed i rapporti degli esploratori concordavano nel designare Vercelli come punto di ri tirata dei regii. Per altra parte però sapevasi che le truppe, le quali battute si erano a Vigevano, non eran passate a Vespolate, ed era dà credere sino ad un certo punto , che desse non volendosi esporre ad esser prese

di fianco, portandosi sopra Vercelli per Gravellone, ri piegate si fossero sopra Novara . In tale dubbiezza il maresciallo procedendo colla cautela instintiva dell'ar mata austriaca, non affrettossi a riporre in via le sue truppe , e presa pertanto l'ottima precauzione di far consumare il rancio alle sue truppe, non prima delle 11 del giorno 22 riponeva le sue truppe in marcia , tenendo

nel progredire una via che gli porgesse modo di rivol gerne la maggior parte tanto su Vercelli che su Novara ,

secondochè il nerbo dei regii fosse più in un luogo che nell'altro raccolto . A tal fine il primo corpo da Mortara si diresse per Parona su Cilavegna : il secondo, terzo e la riserva avanzarono per la granstrada che da Mortara

conduce a Novara tenendosi a giusta distanza l'uno dal

l'altro, ed il quarto corpo, attraversata l'Agogna , mar ciar dovette sopra Robbio , facendo perlustrare dalla sua cavalleria ad una gran distanza il terreno giacente sulla


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sua sinistra verso Sartirana e Candia, ed imponendole di vigilare sui passi del Po e della Sesia . Marciavano le colonne tedesche in bell'ordine e pronte

a sostenersi a vicenda, ma con gran lentezza ; e questa prudente condotta del maresciallo avrebbe dato tempo ad un energico avversario di stabilirsi solidamente a Novara , ond'è che molti biasimaronla come eccessiva ;

tuttavia non si deve perdere di vista che le forze op

poste a Radetzky erano ancora ragguardevoli e di poco inferiori alle sue proprie: egli poi avanzava in terreno nemico , ove toccando una sconfitta poteva veder in sorgere dietro se le intere popolazioni della Lomellina e della Lombardia : incerta era poi eziandio la direzione presa da Chrzanowski ; potenti ragioni adunque consi gliavano di progredire cautamente . In quella sera per tanto il primo corpo non oltrepassó Cilavegna, la riserva si tenne a Mortara , il quarto corpo oltrepassar non do vette Torre di Robbio ; il solo secondo corpo , che or

formava la vanguardia, progredi sino a Vespolate, spin

gendo i suoi scorridori sino a Garbagna, e sostenuto dal terzo, il quale accampossi fra Vespolate ed Albo

nese . D’Aspre e Thurn avevano ordine di tenersi legati fra loro attraverso all'Agogna . Radetzky ed il fido suo consigliere Hess che trasportato avevano il loro quartier generale a Borgo Lavezzaro ,

erano sempre perplessi sulla via tenuta dal polacco Chrzanowski. D’Aspre da Vespolate scriveva che le truppe

poste fra lui e Novara altro non erano che una retro guardia , e secondo tutte le apparenze, la divisione Bès,

che dopo essersi battuta alla Sforzesca, più non osando eseguire una marcia di fianco per recarsi a Vercelli , tentava guadagnar la Sesia superiore per raggiungere


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gli altri corpi : e tenevasi D’Aspre cosi certo di quanto asseriva, che ancora al mattino del 23, pochi minuti prima di porsi in marcia , faceva dire a Thurn e ad Appel che le sole sue forze erano più che sufficienti per conquistare Novara . Rimaneva Radetzky non piena mente rassicurato da queste asserzioni del suo luogo tenente, di cui conosceva l'impetuosa natura ; e sebbene prescrivesse a Thurn di proseguire il suo cammino so

pra Vercelli per Confienza , luogo distante da quella città 8 kilometri e 1/2, ed avviasse anche a suo sostegno

in quella direzione Wratislaw , imponendogli di por tarsi da Cilavegna a Robbio , tuttavia imponeva loro di

tenersi pronti al primo annunzio della presenza del ne mico a ripiegare sopra Novara per Granozzo e Lumegnolo. Sin dalle 9 del mattino le forze piemontesi erano schierate , ma non pronte a battaglia : la quarta divi sione, spossata da una lunga marcia, aveva bisogno di riposo : tutte poi, già parcamente nudrite il giorno prima , non avevano ancor ricevuto alcun ristoro ; deboli per tanto le fisiche forze , prostrate le morali dall'impres sione prodotta dalla sconfitta di Mortara ; la tristezza

regnava sul volto di tutti ; i nuovi ai rischi di guerra , ed i pusilli , mirando a Novara , vi sospiravano la sicu rezza personale e quel ristoro di cui più abbisognavano ;

i vecchi soldati , risoluti ad adempiere al dover loro , stavano colla fronte china quasi parati all'inutile sagri fizio ; novizzi e veterani , valorosi e pusilli, soldati e duci

presaghi tutti di immenso e prossimo danno ; pioviggi noso e tetro come gli animi il cielo . Il solo monarca ,

indossando un soprabito grigio guernito di nera pel liccia, cavalcando un nero destriero , appariva baldo e sereno fra l'universal tristezza : ma quei foschi colori


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eran specchio dello stato del suo animo , ed al fugace rossore che interpolatamente , e pari al baleno , veniva

a tingergli le pallide gote , un occhio esperto avrebbe scorto che quella simulata gioia era figlia di febbrile eccitazione e non di lieta speme di trionfo . Le truppe,

solite ad accoglierlo con effusione di cuore , a lui de

vote per antica consuetudine e piene d'ammirazione pel suo valore, al suo apparire sul campo di battaglia verso le 11 antimeridiane, lo salutarono col noto grido di viva

al re, e nei bellicosi petti dei Piemontesi la sua pre senza venne a riaccender per poco l'amor delle battaglie .

D'Aspre frattanlo, rifocillate previamente le truppe, s'era mosso poco prima delle 10 da Vespolate ed aveva

percorso breve cammino , quando i suoi scorridori , giunti presso Olengo , annunziavangli la presenza del nemico. Sebbene il terreno ove stava per ingaggiarsi la battaglia fosse interamente coltivato, tuttavia gli alberi , ancor privi di foglie, attesa la stagione poco avanzata,

permettevano alla vista di spaziare , e la folta catena dei bersaglieri nemici era da sè sola sufficiente prova delle forze imponenti ivi dai Piemontesi raccolte : ma

D'Aspre, vuoi audace egoismo accresciuto dai successi del giorno 21 che lo spronasse a coglier solo gli allori, vuoi ostinazione che lo riconfermasse nella prima cre

denza , incocciatosi nell'opinione d'aver a fronte la sola retroguardia dei regii, diede celeremente le disposizioni per assalire . Per suo ordine pertanto la divisione del l'arciduca Alberto, che formava la vanguardia del se condo corpo , divisa venne in tre colonne . Il 90 batta glione di cacciatori con due altri battaglioni di Tirolesi avanzarono sopra Olengo , lasciandosi lo stradone po stale a sinistra ; mentre dall'altra parte di esso marcia


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vano i due reggimenti di linea arciduca Francesco Carlo e Kollowrath ; numerose batterie seguivano queste due co lonne . La terza , composta di 1 battaglione Paumgartenn,

di mezzo battaglione di cacciatori , di 2 squadroni di usseri , di mezza batteria di razzi guidata dal colonnello

Kielmansegge, piegando più a sinistra veniva per Nib biola e Montarsello a coronar le alture che sorgono di

prospetto al Torrione Quartara . Avendo però D’Aspre notato ragguardevoli forze nemiche accampate sulla

destra , pensò rinforzare la colonna centrale con la bri gata Stadion , l'altro battaglione di Paumgartenn, un altro di cacciatori, una batteria da 12 e mezza di razzi . L'in tera divisione Schaaffgotsche, ancora assai lontana , venne

per allora tenuta in riserva , e dietro di essa tutta la cavalleria del secondo corpo , a cui era stato aggiunto

il reggimento cavalleggieri di Windisgratz , scaglionata dietro l'ala destra , stava pronta ad accoglierla in caso di sconfitta .

Erano appena scoccate le 11 ore e 1/2 , quando la

vigia posta dai Piemontesi sul campanile della Bicocca diede col rintocco della campana l'avviso dell'appros

simarsi del nemico : non tardarono i bersaglieri dei due eserciti a scaramucciare fra loro , ma non andò guari che il rombo del cannone austriaco dimostrò come il

combattimento avrebbe assunto fra breve un carattere

più serio : al gradito suono Carlo Alberto, dato di sprone al destriero , recavasi al galoppo sull’altipiano su cui sorge la Bicocca , ed i fidi figli della Savoia , vedendolo

apparire fra loro, innalzavano ancora una volta il grido di vive Charles- Albert ! doveva esser l'ultimo !

In pochi minuti il fuoco dell'artiglieria austriaca

prese un'intensità tale , che i bersaglieri piemontesi ,


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-soldati nuovi addestrati alla meglio durante l'armi stizio , e perciò molto diversi dagli antichi con tanta cura ammaestrati da Alessandro Lamarmora ed agguer riti dai rischi della precedente campagna , abbandonato il villaggio di Olengo , piegarono verso il Castellazzo , incutendo colla lor fuga alto spavento nell'animo dei soldati della linea usi a risguardare i soldati di quel l'arma come di loro migliori. Allora il generale au striaco Kollowrath , il quale dirigeva ivi le mosse, get tava sulle loro traccie i Tirolesi, e falte piantare le artiglierie a 200 metri dal Castellazzo , imprendeva a fulminare con esse la sinistra della linea piemontese, formata dal 15º reggimento, i soldati del quale, non avendo preso parte alla guerra del 1848, trovavansi per

la prima volta esposti al fuoco : ciò malgrado, animati dalle parole del vecchio Ettore Perrone , che in quel l'ultimo glorioso giorno d'una gloriosa vita diede mi rabili prove di valore e di mente fredda, fecero buonis sima prova, ed i ben diretti tiri della batteria Bottacco smontato avendo un pezzo ai nemici e falto esplodere un loro cassone di munizioni, Kollowrath diè ordine ai

suoi artiglieri di retrocedere. Perrone allora lanciava i suoi battaglioni alla baionetta , e facendoli convergere alquanto a destra, ributtava gli Austriaci sino allo stradale. Ma colå giunti essi sostarono perchè sostenuti da una

batteria venuta prontamente a rinforzo della prima e dalle masse della colonna centrale , la quale, avanzatasi lungo il margine sinistro dell'Arbogna ed impossessatasi

dei cascinali di Boriola e di Boiotta, posti a 2 kilometri dal fronte di battaglia dei Piemontesi, facendo ora agire di concerto le proprie artiglierie con quelle di Kollo wrath , concentrava i suoi fuochi sulla Bicocca, chiave Yol . III .

- 56

PINELLI, Storia ecc .


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della posizione e punto dal cui possesso era ormai chiaro che dipendeva il successo della giornata . Stava alla Bi cocca il 16° reggimento, il quale, già agguerritosi nella seconda metà della precedente campagna e protetto anche

dai fabbricati del villaggio, resistette virilmente a quella pioggia di ferro e fuoco ; i soldati del 15° invece, esposti all'aperto a quella tempesta, cominciarono a tentennare , ed alcuni , sbandandosi, si avviarono verso la città : sot tentrò allora il secondo reggimento di Savoia , tenuto sino a quel momento in seconda linea dietro il primo ed a destra dello stradale : avanzarono intrepidi i bravi Savoiardi, e riconquistato il Castellazzo , vi respinsero due assalti posteriormente tentati sovr'esso dai Tirolesi, guidati dallo stesso generale Kollowrath, in ciò poten

temente spalleggiati da una bellissima carica eseguita dallo squadrone di Genova cavalleria comandato dal ca pitano Buschetti . Frattanto l'altro reggimento di questa brigata aveva con pari valore respinto gli attacchi del reggimento Francesco Carlo , diretto dall'arciduca Alberto in per sona , il quale, vedendo come le artiglierie della divi sione Bès venissero a colpir di sbieco le sue colonne, faceva avanzare, a sostegno di queste, parte della bri gata Stadion con una batteria da 6 : ma non valsero questi sussidii a cangiar l'andamento della pugna, per

chè i prodi Savoiardi, calate le baionette ed interca lando il canto della Marsigliese colle grida di vive le

roi, gettatisi sugli Austriaci , li rincacciavano dalla Ca vallotta, dalla Boriola e Boiotta, facendo 200 e più pri gionieri, uccidendone molti, è fra gli altri il maggiore Ostoich , incaricato della difesa di quei casolari . Ferveva pertanto orribilmente la pugna all'ala sini


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stra e verso il centro dei regii : le due artiglierie avver

sarie fulminavansi a vicenda : più numerosa l'austriaca, meglio diretta ed in parte superiore in calibro la piemon tese ; i cui tiri ridotto avevano in un mucchio di rovine

il villaggio di Olengo, ove le truppe dell'arciduca , poche

e sfinite dalla fatica, ormai cercavano un momentaneo ricovero : era dunque il momento pei Piemontesi di assumere energicamente l'offensiva, ed infatti la 7a bat teria campale, sostenuta da Genova cavalleria , già ten tava girar l'ala destra nemica , mentre alcuni drappelli

della brigata Savona , arditamente guidati dai proprii ufficiali, sloggiavano colle baionette gli Austriaci, che appiattati dietro l'argine della roggia Olengo , ancor prolungavano la resistenza. Ma questi attacchi parziali poco giovavano , e conveniva affrettarsi ad agire con masse imponenti , perchè la divisione Schaaffgotsche, te nuta sino allora in riserva , già entrava in linea , e D'A

spre , accortosi alfine di aver a fronte non una sola divi

sione , ma bensi tutto l'esercito regio, datone avviso al maresciallo , mandava a sollecitare Appel e Thurn di ac correre a suo sostegno . Eguale ordine mandava a questi due generali Radetzky, il quale, udita da Borgo Lavez zaro la violente cannonata , salito a cavallo, affrettavasi alla volta del campo di battaglia , ove però non giun geva prima delle 3 pomeridiane . Era .pertanto l'istante propizio di intercettare colla cavalleria delle divisioni Bès e Perrone la strada di Mor tara, e di accerchiare colle fanterie di esse la divisione

dell'arciduca, e quand'anche essa venisse rinforzata da quella del generale Schaaffgotsche, era poco probabile che 20,000 Austriaci, assaliti dà altrettanti Piemontesi, rinforzati dai 9,500 del duca di Genova , potessero lot


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tare a lungo, e per tal modo l'intero secondo corpo austriaco sarebbe stato oppresso ed annientato prima dell'arrivo del terzo .

Chrzanowski, invece, lasciando intiepidire lo slancio dei soldati di Perrone, permise a D'Aspre ed all'arci duca di riordinar le proprie truppe, e rinforzandole con gente fresca tratta dall'altra divisione, rinnovare i loro assalti sul Castellazzo e sulla Cavallotta : i quali ebbero felice risultato, perchè i soldati della divisione Perrone, affranti dalla fatica e dalla fame, già perduto avevano

il primo ardore : invano i loro capi avventuravano le proprie vite per trattenerli: invano gli ufficiali del 160, rinnovando i prodigii di Santa Lucia , dato mano agli schioppi, tentavan ricondurli alla pugna: poichè quei

sfiduciati traevansi addietro ; un battaglione del secondo reggimento sbandavasi esso pure , e molti Savoiardi,

vedendo come fra i prigionieri da loro fatti alla Boriola molti fossero italiani ed ungheresi , che dipinti gli si erano quali amici , adirati, sclamavano non voler più versare il loro sangue per una causa avversala dai nativi stessi di quelle contrade che pretendevasi liberar dal

giogo austriaco ! Strane parole in bocca dei figli della Savoia , pronti sempre a combattere pel loro re e per l'onore delle armi piemontesi senza curarsi contro chi le adoperassero : ma le arti pretine portavano il loro frutto , e smorzato il primo istinto naturale di quei

prodi per la guerra, le perfide insinuazioni del clero a disfavore della causa italiana producevano il loro effetto . La divisione Perrone pertanto era quasi in dissoluzione : Chrzanowski allora mandava ordine al duca di Genova

di entrar in linea dalla sinistra . Era circa un'ora, quando il valoroso principe, slanciandosi alla pugna coi


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due reggimenti di Piemonte , il 30 a destra ed il 40 a sinistra dello stradale, e seguito dalla brigata Pinerolo in seconda linea , rovesciava quanto gli si parava din nanzi : nulla resisteva al suo impeto : gli Austriaci, prontamente sloggiati dalla Bicocca , che già occupata

avevano, e dalla Farsata , cascina attigua a quel villaggio, sono inseguiti sino al Castellazzo ed alla Cavallotta : ma qui formidabili batterie tentano trattenere la prode quarta divisione: Passalacqua allora gettasi a destra con

alcune compagnie in Val d'Arbogna, ma mentre gri dando : Viva l'onor delle armi Piemontesi, tenta slog giare il nemico da un casolare, trafitto in petto da tre palle, cade estinto ; la morte di quel generoso paralizza alquanto l'ardore dei soldati del 3o, intenti ad assalire

il Castellazzo, e che fulminati dalle artiglierie collocate

nel campo attiguo e traenti sopra di loro a mitraglia , sono costretti a retrocedere ; soltentra ad essi il 13º, il

quale , rinnovando gli sforzi di fronte, mentre il duca col 40 reggimento assale lo stesso punto da sinistra e da tergo, riesce a scacciarne il nemico . Avevan questi assalti però scomposto alquanto gli ordini dei baltaglioni, onde il duca , oculato quanto intrepido , pensa sostare

alquanto , ma appena vede il 140 reggimento giungere ordinato alla sua altezza e prender posto a sinistra , rimessosi in via , innoltrasi sopra Olengo, e scacciatone

il nemico, lo fa inseguire colla baionetta nelle reni dai suoi cacciatori sin oltre i casolari di Moncucco .

Olenyo adunque era in poter del duca , e verso le due gli Austriaci , seminando di cadaveri i campi di Castel lazzo e le sponde del cavo Fontanini , fuggivano in piena rotta dinnanzi alla fulminea sua spada . In tale stato di

cose bastava spedire sulle traccia del duca la terza di


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visione, già riordinata alquanto dal prode suo capo ( rin forzandola all'uopo colla brigata Solaroli o con parte della riserva) , schierarla in seconda linea e far appog giare il fianco destro della quarta dalla divisione Bès,

perchè tutto il corpo di D’Aspre spuntato sulla destra, tagliato dalla strada di Vespolate per dove attendeva i rinforzi, fosse irremissibilmente cacciato nell'Agogna, e

fatto a pezzi o costretto a deporre le armi . La posizione relativa dei due corpi avversi era cosi chiara, cosi par

lante per se stessa , che non occorreva l'occhio del genio per scernere la mossa opportuna : ma Chrzanowski,

lungi dal possedere il genio delle battaglie , era per lo contrario molto al dissotto della mediocrità , e pare che

in quell'omiciattolo invece del bollente sangue sarmato scorresse l'agghiacciata linfa teutonica . Incerto sempre e nutrendo un'opinione egualmente erronea , ma di na tura diamelralmente opposta a quella dell'audacioso D'Aspre, che ostinato s'era per lungo tempo a credere d'aver a fare ad una sola divisione piemontese, Chrza nowski paventava di veder apparire ad ogni istante sul campo di battaglia il maresciallo coll'intero esercito, e

sempre risoluto di volerne sostenere l'urto nella posi zione della Bicocca, buona per propria natura , ma non resa dall'arte abbastanza forte, egli stimando la quarta divisione troppo avventurata ad Olengo , mandò ordine

al duca di ricondurre le proprie truppe al Castellazzo ! Esito lungo tempo il duca , ma non vedendosi soste nuto, e privo di seconda linea e di riserva , slretto dai

ricevuti ordini perentorii, piegossi ad obbedire! Oh , perchè invece dei doveri imprescindibili della militar disciplina non balenarono alla sua mente le gloriose reminiscenze di Emanuele Filiberto , di Vittorio Ame

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deo II , di Eugenio di Savoia , di Carlo Emanuele III , illustri suoi antenati , i quali ordinatori di battaglie e non esecutori di meschini progetti altrui , guidar sape vano i proprii battaglioni alla vittoria ! Chi più di lui stato sarebbe grande? Forse più delle leggi militari lo trattenne il pensiero dell'augusto genitore , la cui pre senza sanzionava gli ordini del Polacco : ma questa non

colpevole, ma fatale sua obbedienza , diè vinta la gior nata a Radetzky ! La posizione di D'Aspre frattanto facevasi critica in vero : già da tre ore fervea la mischia e nessuno appa

riva : Appel che gli era il più prossimo, ritardato nella sua marcia dai bagagli del secondo corpo , per imper donabile incuria lasciati sulla gran strada , ancor lon

tano soccorrer non poteva ai 20,000 di D’Aspre , che assottigliati dal fuoco nemico , aggrediti di fronte dal duca e presi di infilata dalle batterie della seconda di visione, ormai più non reggevano alla fatica. Al centro

Stadion , general maggiore, era mortalmente ferito; Kiel mansegge colonnello, che dopo aver scacciato colla co

lonna di sinistra i bersaglieri piemontesi dal Torrione, eravisi stabilito , assalito ora dalle batterie di Durando e dalla brigala Aosta , e vedendo come le polveri delle

sue batterie , incendiate dai proiettili dei Piemontesi , mandassero in fiamme quel casolare , era costretto ad abbandonarlo : nè un assalto tentato d'ordine di Schaaff

gotsche dal reggimento Kinsky sopra la cascina Bertona attigua al Torrione otteneva miglior esito ; una trentina

di ussari , che approfittando dello sconcerto prodotto dalla mitraglia di due pezzi fra la scorta regia, animosi gettati si erano a quella volta minacciando di avviluppare Carlo Alberto , circuiti per lo contrario essi stessi dai


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carabinieri e dagli ufficiali dello stato -maggiore, erano costretti ad arrendersi ; ed infelici al paro erano riusciti

gli assalti simulati degli Austriaci contro la brigata So laroli nell'intento di stornar l'attenzione del generalis

simo dal punto principale . Volgeva pertanto D'Aspre l'ansioso sguardo verso Vespolate , e sbuffante d'ira ed ormai pentito dell'avventata sua mossa , vedendo sfon data in più luoghi la sua linea di battaglia ed in pro cinto d'esser avviluppata dai Piemontesi, con disperato valore cercava a mantenersi , sebben con poca speme di

riuscirvi, quando l'inesplicabile risoluzione di Chrza nowski di arrestare il duca nel suo movimento offensivo venne a salvarlo .

Avvegnachè erano appena scoccate le 3 che ecco ap

parir da lungi la divisione Lichnowsky, vanguardia di Appel : correre ad essa e distribuirne le forze alle due

ali del proprio corpo che erano le più minacciate , fu per D'Aspre l'affare di un momento ; la brigata Ale mann , forte di quattro battaglioni, portosși con una bat teria in sostegno dell'arciduça, e quella di Maurer , di tre soli battaglioni e di una batteria , venne a rinforzare

Kollowrath ; mentre l'altra divisione di Taxis, mandati 20 pezzi con conveniente scorta a schierarsi in batteria al centro , si tenne in colonna in riserva in attesa del

l'arrivo del vero corpo di riserva di Wocher, col quale marciava il maresciallo , e che , sebben trattenuto esso

pure dai carri dimenticati sulla via postale, avanzava a gran passi e più non era lontano. In un attimo le batterie austriache , subitaneamente accresciute di 39 pezzi , acquistarono una superiorità

decisa sopra le nostre ; ed in quel frattempo Radetzky, precedendo le truppe , apparso essendo sul campo di


CAPITOLO V.

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battaglia ad assumerne la direzione superiore , la sua vista infondeva nuovo ardore negli Austriaci, mentre per lo contrario i Piemontesi, stanchi da un combattimento

di quattro ore , e quel che più monta , semi-digiuni , an davano visibilmente affievolendosi. Cionulladimeno essi

ditendevano ancora lodevolmente le conquistate posi zioni : un attacco tentato con grande ardire da kielman segge col reggimento Paumgartenn sull'estrema destra

dei regii , e da Benedeck coi reggimenti Giulay e Welden contro il loro centro era da Durando e da Bès vigorosa

mente respinto , e kielmansegge, privo d'un piede da colpo di cannone , era costretto ad abbandonare il campo : il duca di Genova , sebben assalito da Kollowrath e Mau rer uniti al Castellazzo ed alla Farsata, si manteneva in

quei luoghi , e la Bicocca ritornata in balia dei Piemon tesi e presidiala ora dai quattro battaglioni di Cuneo e dai due dei Cacciatori sardi ivi condotti, dietro ordine di Chrzanowski, dallo stesso duca di Savoia , il quale ,

degno emulo del minor fratello , intrepido sosteneva il tremendo fuoco delle batterie nemiche, era pur sempre

il punto dal cui possesso dipendeva la vittoria. Ma quei prodi sprecavan sangue e valore : poiché mentre Chrzanowski ostinavasi ad una difensiva passiva, crescevan a fronte dei Piemontesi le nemiche squadre : Wocher colla riserva già toccava Olengo, Thurn romo reggiava sulla destra dell'Agogna, ed a qualche distanza da lui Wratislaw , avvertito esso pure dal maresciallo di mutar direzione e di avviarsi sopra Novara , allungava

i passi. Pervenuto Thurn verso il mezzodi a Confienza, aveva immantinente spedito il colonnello Zobel con quat tro compagnie di fanti e due squadroni di cavalleggieri verso Borgovercelli in cerca del nemice : ma udito in


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quel frattempo tuonare il cannone sulla sua destra , egli senza attender nuovi ordini ed attenendosi allo spirito delle sue primiere istruzioni, mutata direzione, avvia

vasi per Casalino sopra Novara, e non era ancor giunto a Cameriano che imbattevasi nel colonnello conte Paar

speditogli da D'Aspre per pregarlo di accorrere a suo sostegno . Raddoppiava di lena Thurn , e richiamato Zobel ed impostogli di guardarlo alle spalle , sollecitava la marcia per partecipare ad una battaglia di cui la sua presenza decider doveva la sorte, perchè Radetzky , il quale por tatosi sopra un'eminenza prossima alla sinistra sponda dell'Agogna, stava ansiosamente aspettando il suo ar rivo , molto ripromettendosi da'suoi attacchi dietro la estrema destra dei regii, appena fu fatto certo della prossima sua venuta, vedendosi padrone di 55,000 uo mini , che in caso di lotta prolungata potevano ancora venir aumentati dai 20,000 di Wratislaw , deliberava di assumere decisamente l'offensiva.

A tal effetto il comandante superiore dell'artiglieria , generale Swrtnick , raddoppiate con 24 pezzi tolti alle riserve le batterie del centro , apriva con esse un vio

lento fuoco di artiglieria contro la Bicocca, punto deci sivo ; e quando le linee piemontesi ne parvero alquanto scosse, le rinforzate colonne austriache mossero di nuovo all'assalto . Kollowrath e Maurer assalito il Castellazzo

e la Farsata ne scacciavan la quarta divisione , la quale ognor combattendo ripiegavasi sulla Bicocca , ove stavan gli avanzi della terza divisione ed i battaglioni della ri

serva condottivi dal duca di Savoia: qui riaccendevasi con nuovo furore la pugna , in cui i due principi sa voiardi gareggiavano di valore : ma il fuoco austriaco facevasi ognor più micidiale, e si ſu in quell'istante che


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il vecchio Perrone , mentre animava i suoi a diportarsi valorosamente, aveva la fronte fracassata da palla di fu cile e cadendo da cavallo slogavasi una spalla : oltre a

ciò agli assalitori di fronte univansi di fianco l'arciduca ed i generali Lichnowsky ed Alemann , guidatori di po derose colonne : fu allora forza ai Piemontesi di evacuar

la Bicocca ; del che accortosi Chrzanowski ed apprez zando tutta l'importanza di quel punto, ordinava a Bès

di spedire alcuni battaglioni in sostegno dei due duca e di eseguire colle altre sue forze un attacco sul centro nemico per far favorevole diversione alla Bicocca . Non ſu tardo Bės ad obbedire , e mandato l'11 ° a si nistra verso quel villaggio avanzavasi al centro col 170

e 230 di fanteria, imponendo nel tempo stesso a Mon tevecchio di portarsi innanzi con Piemonte Reale e ten

tare, giovandosi del folto bosco detto del Vescovo , di assalire gli imperiali di fianco. Ottennero queste oppor lune disposizioni il loro effetto : i cacciatori del 12° im padronivansi della cascina Pisani : ove primi entravano il sottotenente Bovio ed il sergente Desteſanis che vi catturavano 25 Ungheresi; due battaglioni dell'11 °, gui dati dal polacco Breanski e spalleggiati a destra da due

battaglioni di Cuneo , ricuperavano la cascina Visconti e minacciavano spuntar il nemico intento a scacciare i Cacciatori sardi che rifugiatisi nelle ultime case della Bicocca ivi coraggiosamente difendevansi. Il combatti mento pertanto sembrava ristabilito all'ala sinistra ed al centro : ed alla destra eziandio mantenevasi con successo

vario : poichè il nemico, tutto intento a conquistare la Bicocca, non aveva sin allora portato sopra quel punto grandi forze : e Benedeck.coi due reggimenti di Giulay

e Welden e con quello di Paumgartenn, privo ora del


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prode suo capo , accontentato si era di respingere gli assalti della brigata Aosta ; ma dopo le 4 Chrzanowski, nello scopo di secondare la mossa aggressiva di Bės , portatosi di sua persona verso la destra , imponeva a

Durando di assumere esso pure l'offensiva. Spiccavasi allora questo generale con tutta la sua divisione con grande risoluzione ; e sebbene un battaglione di Aosta improvvisamente fulminato da una batteria appostata

dal generale Swrtnick dietro un burrone prossimo al l'Agogna si disordinasse, malgrado gli sforzi degli uffi ciali , e che Trotti o tratto in errore dalla forte canno nata , o fuorviatosi con un battaglione della Regina , piegando soverchiamente a sinistra venisse a dar di cozzo nella Bicocca ormai in potere del nemico, tuttavia Du rando colle altre sue forze slanciavasi contro Benedeck

che, rinforzato ora dal reggimento Leopoldo, accinge

vasi alla difesa col consueto valore. Impegnossi allora su questo punto un accanito combattimento, in cui le

baionette più oprarono che le cartuccie : il tenente colonnello Schultz mentre tentava riordinare un batta

glione del suo reggimento Welden , che volto aveva le terga ai soldati d'Aosta , colto da molte palle trovava morte : Molinary, maggiore addetto al maresciallo, ed accorso colå per trattenere i suoi , era gravemente fe rito : Seiffert, tenente-colonnello di Benedeck, ritrattosi

dalla pugna mortalmente ferito, spirava poco dopo; dalla parte dei regii Arnaldi maggiore ed Avenali capitano del 50 toccavano gravi ferite : insomma era una feroce mischia, in cui valore e furore contro furore e valore

pugnavano : ma vinse alfine la virtù dei regii, ed i gra natieri della Regina, gettatisi nei semi-arsi casolari di Torrione e della Bertona, facevano colla baionetta aspro


CAPITOLO Y.

893

macello dei nemici , particolarmente distinguendosi il sottotenente Grondona, già noto a Santa Lucia come furiere delle Guardie , il quale mentre veniva percosso

da un Tedesco nel ginocchio col calcio dello schioppo, lo inchiodava al muro conficcandogli la propria spada in gola .

Se le cattive disposizioni pertanto di Chrzanowski im pedito avevano ai Piemontesi di passare all'offensiva in momento opportuno , essi il facevano ora almeno con valore coronato da felice successo : ma era tardi, poiché

verso le 5 e 1/2 alcuni razzi sparati al di là del fiume annunziavano l'arrivo di Thurn , il quale incontrato non avendo alcuna resistenza sullo stradale di Vercelli , ac celerava il passo alla volta di Novara, e Culoz, suo di visionario , respinte alcune vedette di cavalleria che sole

stavano al di là del ponte di Santa Marta sull’Agogna, presentavasi per varcare il torrente ; e scoperti due pezzi che ne vietavano il passo, egli li faceva caricare da due squadroni di ulani guidati dal tenente-colonnello Wis

loky : ma ricevuti intrepidamente dai cannonieri pie montesi, essi precipitosamente retrocedevano ; e Culoz

allora , non volendo impigliarsi ad ora tarda in un ter reno paludoso, accontentavasi di occupare le cascine Ga zarlo ed Inselva , poste sulla destra ed a monte del ponte,

e collocate ivi le artiglierie cominciò con esse a bersa gliare di fianco e da tergo i regii , mentre il general maggiore Degenfeld, varcato il torrente a valle del ponte verso il guado di Melogno , veniva ad assalir di fianco l'estrema destra di Durando .

Eran le 6, ed il cielo che sempre conservato si era nebuloso, or cominciava a stemprarsi in pioggia, onde Radetzky, informato dell'arrivo di Thurn e por volendo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

termine al combattimento prima che la notle si facesse più fitta , fatti avanzare sulla Bicocca i cinque battaglioni

di granațieri della riserva, dava l'ordine di un attacco generale alla baionetta sopra tutta la linea . Appel e. D'Aspre allora a destra , l'arciduca Alberto al centro ,

Benedeck e Degenfeld a sinistra , postisi in persona alla

testa delle colonne, assalgono con grand’impeto. I Pie montesi , sfiduciati, affranti per fame e fatica, e mal di retti, fanno tuttavolta gli ultimi sforzi: il duca di Genova

che dall’una pomeridiana mai desistito aveva dal com hattere, perduti due cavalli per fuoco nemico, offeso da leggiera contusione al petto , pedestremente pugnando trova modo di riformare tre battaglioni, e gettatosi con essi a spada nuda contro le soverchianti nemiche co lonne entrò un'ultima volta nella Bicocca : ma vani rie

scono i suoi prodigi : gli Austriaci, padroni di ogni casa , fanno da tutte parti piovere sopra di lui i proiettili : non fuggono perciò i valorosi soldati di Piemonte suoi se guaci, ma esausti dalla fame e dal perduto sangue spi rano combattendo, ed il duca , privo ormai di soldati , col ferro insanguinato in pugno e simile a ferito leone , lentamente ed ultimo si ritrae addietro : Chiabrera ca

pitano, destinato con due compagnie di cacciatori del 40 alla difesa della batteria Revel, dopo aver lottato a lungo

contro forze decuple e dato tempo ai pezzi, di cui uno erasi rovesciato, di porsi in salvo, vistosi morti attorno . 57 uomini, e gli altri sfiniti dalla fatica, viene in poter del nemico : a destra di Piemonte combattono alcuni

drappelli di Savoia , ed il tenente Geny, circondato da un 'ufficiale e sei Croati , si difende a lungo , ne uccide due, ne fere un terzo ; ma coperto di ferite e mutilato alla mano destra, cade immerso nel proprio sangue e

1

I

1

.


CAPITOLO V.

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dal codardo ufficiale austriaco è ancor percosso quando esangue già giace al suolo. Il duca di Savoia , abbando nati i granatieri Guardie dal generalissimo tenuti in oziosa riserva, slanciasi nel più vivo della pugna e tenta

invano con deboli drappelli di arrestar la foga del ne mico, il quale aggiungendo squadre a squadre, batta

glione a battaglione, brigata a brigata, rincaccia con impeto dinnanzi a sè l'ala sinistra dei regii ; parimenti il prode Lions stesi alcuni pelotloni di bersaglieri verso la Cappuccina , casale attiguo alla strada a metà via fra la Bicocca e Novara, tenta invano un ultimo sforzo , che ferito da palla da cannone al braccio sinistro è costretto

ad abbandonar il campo , e dietro lui spariscono i ber saglieri: De Vars , allora capitano d'Aosta cavalleria , mirando una batteria austriaca che semina la morte fra

noi , audace si getta col suo squadrone sovr’essa ; ma ricevuto a breve distanza dalla mitraglia cade steso al

suolo con la maggior parte de' suoi dragoni ed è tras portato morente a Novara .

Malgrado ciò, la pugna sostenevasi ancora al centro ed alla destra : Bès rincacciatosi nuovamente avanti non

voleva saperne di retrocedere, e ſu forza che Alessandro

Lamarmora accorresse in persona, e scongiurandolo e dimostrandogli essere il suo fianco sinistro scoperto af fatto, lo inducesse alfine a ripiegarsi : e questo suo mo vimento rese anche indispensabile la ritirata di Durando,

il quale eziandio vistosi appoggiato da un reggimento delle Guardie mandato da Chrzanowski verso la Citella,

animosamente proseguiva a difendersi contro Benedeck e Degenfeld, il quale ormai lo spuntava sul fianco destro.

L'esercito regio adunque era in piena ritirata . Ora come potrò io ricordare tutti i valorosi che in quel su


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

premo momento, disperati in cuore, alla salvezza pro cacciata colla fuga preferiron la morte? Chi potè' in quel trambusto e fra l'oscurità della notte notare i nomi di quei magnanimi ? Tutti gli occhi eran rivolti al mó narca infelice, che mille volle più grande nella sventura che nei di di vittoria , muto ed impassibile testimonio

assisteva allo scempio de' suoi, alla rovina del proprio regno! Immobile nel più fitto della battaglia aveva con orgoglio notato Carlo Alberto il valore dei figli, e quando alfin vide la fortuna volgergli le terga per arridere al

l'oppressore, risoluto a non sopravvivere alla propria sconfitta, innoltrandosi sotto le nemiche batterie ei parve cercarvi la morte : colà circondato ormai dai soli suoi

aiutanti di campo (poichè dei 60 carabinieri della scorta molti eran uccisi , molti dati si erano a fuga ), egli at tese a lungo che un nemico proiettile lo privasse d'una

vita divenutagli ormai insopportabile: ma nol volle Iddio che serbavalo ad esser maggiore in esilio che sul trono . Già annottava , nè più essendovi speranza alcuna , Gia como Durando, suo aiutante di campo , impugnata la briglia del real destriero , scongiurava Carlo Alberto a

togliersi da quella scena d'orrore; ma egli rivoltosi a lui dicendogli : Generale, è questo il mio ultimo giorno, la sciatemi morire, non sapeva indursi ad abbandonar quel sanguinoso campo, quando reso ormai dal dolore insen sibile e cedendo alfine alla pietosa violenza, lentamente trarre si lasciava verso Novara, teatro fattasi di cittadine

vergogne, e dalle cui mura, cadenti per vetusta , il can

none piemontese ancor rispondeva a quel del nemico . Allora , qui pure come a Mortara, fra le tenebre della notte successero dolorosi equivoci, e la divisione Du

rando nel retrocedere sopportar dovette alcune scariche


CAPITOLO V.

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di mitraglia : ma riconosciuto fra breve l'errore, quei battaglioni come gli altri tutti , mano a mano che oltre passavan le porte venivan disposti lungo i baluardi , ove i :Piemontesi preparavansi ad estremae disperata difesa: ultimi a rientrare furono i granatieri Guardie incaricati di formar la retroguardia, ed i quali giunsero quando

i nemici proiettili già percuotevan le mura, ed i primi ſeritori austriaci audaci spingevansi sotto di esse : apri vano allora i regii contr'essi un vivo fuoco di moschet teria , il quale però andò fra poco decrescendo, perchè

Radetzky, pago dell'ottenuta vittoria, nè voglioso di pe netrare, durante una notte oscurissima e sotto una densa

pioggia, in una città piena zeppa di difensori, acconten tavasi di bersagliarla con le artiglierie , e fatto ritorno al suo quartier generale trasportato a Vespolate, com

metteva ad Hess di dare gli ordiniopportuni per assa lire Novara al primo albore. Verso le 8 pertanto il fuoco di moschetteria andò gradatamente diradandosi da ambo

le parti, e fra breve la sola voce del cannone venne a rari intervalli a frammischiarsi ai gemiti , coi quali i feriti e gli agonizzanti interrompeyano il cupo silenzio della notte e della morte.

Ma nell'interno della misera città invece altra scena,

mille volte più scellerata e feroce, poneva il colmo, agli orrori di quel giorno fatale : poichè appena il soldato giunto in Navara si trovò libero dai nemici assalti , che

cedendo ai prepotenti stimoli della famesi pose in cerca di cibo , e vedendo come i cittadini, nell'incauto loro

egoismo , asserragliate avessero le porte delle proprie abitazioni, imbestialito imprese a sfondarle, e non pochi di essi , quando furon satolli ed ebbri di vino, dalle ci barie passarono a por mano alle robe, percuotendo e VOL . III . - 57

PINELLI , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ferendo chi oppor volle resistenza : nè ebbero tali enor

mezze breve durata ; poichè ai già sazii ne succedevano altri , i quali ancor più imbestialiti dal timore di non più trovar generi , più inferocivano e maggior danno cagionavano, trascorrendo alcuni ben anco all'incendio

per abbattere le porte : scellerati eccessi non mai abba stanza vituperati , ma a cui ebbero in certo modo dato causa tanto gli amministratori militari che il municipio non provvedendo tempestivamente , quanto i generali non conducendo le truppe fuori dell'abitato immediata mente dopo la loro entrata in città, come praticossi per la brigata Solaroli, la quale, quasi intatta , spedita venne quella stessa notte a Cameri , luogo a 6 kilometri a greco di Novara.

Finalmente il duca di Genova , testimonio di tanta ef

feratezza, por volendovi termine, ordinava ai dragoni di scorrer le vie e di far di quei forsennati aspro governo : severa misura dettata da nobile sdegno e da necessità

quasi assoluta, tuttavia improvvida , poichè non a danno dei colpevoli ricadde , i quali appiattati nell'interno delle case continuando a perpetrare gli iniqui loro misfatti poterono anzi dai balconi sparare ben anco sui cava lieri, ma bensi dei buoni , che mentre in tanta oscurità

e disordine aggiravansi per le vie in cerca del proprio corpo venivano percossi dai lancieri, i quali, irritati dai

colpi di fuoco contro loro diretti , indistintamente trafo ravano colle lancie chiunque in loro si imbatteva : per modo che più d'un valoroso, dopo aver impavido com

battuto ed esposto la propria vita contro l'Austriaco, or qui vedevasi da ferro italiano ad ignobil morte dannato . Il re frattanto ridotto si era al palazzo Bellini ; ma prima di abbandonare il bastione, fatto chiamare a sė


CAPITOLO V.

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Cadorna , ministro presso l'esercito , ed additatogli il

campo di battaglia coperto di cadaveri, imponevagli di andarne col generale Cossato al nemico quartier gene

rale a chieder tregua. Il ministro, pallido e contraffatto, non so se per tema o per rimorso , obbediva , ed attra versando il campo di battaglia col compagno ed udendo

le imprecazioni dei morenti, poté deplorare le funeste conseguenze della cieca imprevidenza propria e dei col lega . Giunti frattanto alla Bicocca, trovavanla sgombra di nemici , perchè Radetzky temendo forse qualche di sperata risoluzione e conoscendo per prova il valore degli avversarii , fattala evacuare, aveva concentrato più addietro le sue genti : al Castellazzo finalmente trova rono Hess , il quale disconoscendo al Cadorna la sua

qualità ed interdettogli il passo, abboccatosi col solo Cossato dichiaravagli, a nome del maresciallo assente, come la guerra cessata non sarebbe nè giorno nè notte se non quando venisse consegnato agli Austriaci il paese tutto giacente fra la Sesia ed il Ticino e la cittadella

d'Alessandria , e spingendo la tracotanza ad insinuare come il maresciallo più non osando fidarsi alla buona fede del re Carlo Alberto , desiderasse aver in ostaggio l'erede presuntivo della corona . Udiva con doloroso sdegno queste umilianti proposi zioni il buon Cossato, e non certo ausando di accettarle, ritornava col funesto annunzio a Novara : Carlo Alberto

allora, sentendo come a salvare lo Stato necessario fosse il sagrifizio del trono per parte sua, adunati nelle sale del palazzo Bellini i proprii figli, il generalissimo, gli aiutanti di campo ed il ministro Cadorna , esposto loro con brevi ma sublimi parole come , l'onore vietandogli di accettare le offerte condizioni, impossibile riputata


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

essendo una ritirata sopra Alessandria, e quindi ogni ulterior resistenza inutile, e come al conseguimento di onorati patti di tregua unico inciampo fosse la sua per manenza al soglio, egli ben sentendo di non poter più oltre giovare alla patria , poichè non eragli toccata la cercata morte sul campo , risoluto avesse di abdicare : imposta quindi la destra sul capo di suo figlio primo genito , che piangente huttavasegli ai piedi , dichiarava come da quell'istante essi astanti e la nazione tutta ri conoscer dovessero per legittimo lor sovrano il duca di Savoia , or re Vittorio Emanuele II !

Poche ore dopo, il re magnanimo, l'intrepido soldato, munito di un salvacondotto e seguito da due semplici val letti, dopo aver scritto lettere di commiato alla consorte, in privata vettura e sotto nome di conte di Barge, attra verso agli scorridori nemici avviavasi verso Francia : ma

giunto agli avamposti del quarto corpo austriaco collo cato sulla strada postale di Vercelli, egli era trattenuto per vidimare il passaporto , ed annunziato essendosi qual colonnello dimissionario dell'esercito piemontese, introdotto venne in una sala terrena ove il conte Thurn

stava cogli ufficiali del suo stato -maggiore sorbendo il thè : da lui non riconosciuto, sostenne l'infelice mo narca per alcuni minuti la conversazione che natural

mente ebbe per tema la cessata pugna : e solo quando,

adempiute le formalità, egli riposto s'era in via, seppe il generale austriaco che il conte di Barge era Carlo Al

berto, quel re italiano che posto aveva a repentaglio l'avvenire della imperial dinastia di Absburgo ! Prosegui

il profugo rege il suo viaggio verso la frontiera occiden tale del regno : riconosciuto a Nizza ebbe ovazioni : at

traversate quindi celeremente Francia e Spagna , e ridot


CAPITOLO V.

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tosi in Portogallo, egli fissava la sua dimora ad Oporto, ove affranto dal male , ma più dal dolore di veder rui nato l'avvenire della sua dinastia , ed indefinitamente

protratta l'effettuazione del da lui vagheggiato regno

italico , egli dopo alcuni mesi esalava l'anima il di 26 luglio 1849, esempio non perituro delle vicende a cui anche i regi esposti sono sopra questa misera terra .

Il luogo di suo ritiro, ignorato dapprima , non fu po scia creduto : il popolano ed il soldato, usi ad unificare

in lui il pensiero di un re guerriero, lo vollero credere lungo tempo nascosto in Piemonte, ora in questo , ora in quell'altro castello, e le rozze anime loro , già imme mori degli antichi errori , solo i benefizii e la breve gloria della guerra ricordando, sospirarono a lungo e spera rono rivederlo ; ma giunse alfine la dolorosa notizia essere lui da lento e crudel morbo afflitto : al funesto

annunzio ricchi e poveri , borghesi e soldati affluirono ai templi a chiedere alla Divinità la guarigione di quel l'uomo che, incomprensibile a molti , era pur da tutti i buoni amato : e quando, lui spento , le mortali sue spoglie tradotte vennero sull'italo suolo, le popolazioni ,

precipitandosi sulla via da esse percorsa , credettero venerare le reliquie d'un santo : tanto san le nazioni

ricambiar con amore quei principi che alla prosperità loro si consacrano !

Riposano le sue ossa nelle tombe regali di Superga , ed ivi aspettano il giudizio di Dio : la storia intanto , severa ma giusta ne' suoi giudizii , dopo averne biasimato i

giovanili trascorsi, i crudeli primordii del regno, rive renle s'inchina all'avello ove posa il re italiano , quel re che, dopo aver largito a' suoi sudditi generose e li

bere leggi, audace seppe snudar il brando, e guerriero


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

impavido affrontare in campo l'eterno nemico d'Italia ! Mancò a lui l'ingegno, non il valore : grande nella vit

toria , fu più grande ancora nella sventura ; ed il suo spirito sorvolando da quel magnifico tempio , monu mento di sabauda vittoria , sopra il classico suolo ita liano sarà sprone ai nipoti ad egualmente audaci ma

più felici imprese, faro a cui l'Italia oppressa rivolgerà costantemente gli occhi nella speme che dall'inclito suo

sangue sorga l'eroe che sappia un giorno farla libera ! Partito l'antico sire , chiedeva il successore nuovi patti

al nemico : ed assentite le basi generali di un armisti zio e preso ritrovo per l'indomani, cominciarono i regii ad evacuare la città . Vennero le truppe sopra varie co

lonne avviate al far del giorno per gli stradali di Ago gnate e di Oleggio verso i monti , ed a mezzodi del 24

l'esercito prendeva posizione al di là di Momo presso li cascinali della Rinalda , della Crosa e della Trinità ,

col fronte e col lato destro coperto da un profondo ca nale detto il Cavo dei Tornielli. Ed albeggiava appena che gli Austriaci, i quali serenato avevano sotto Novara circondandola da ogni parte , e lanciando sovr'essa ad intervalli alcune bombe , nello scopo forse d'impedire

ai regii di riordinarsi, cominciarono un più vivo can noneggiamento ; e Thurn da ponente e D'Aspre da mez zodi già si apprestavano a dar la scalata a Novara , quando saputo come essa sgombra fosse di difensori,

sospese le percosse , pacificamente entravano in quella città , festevolmente accolti dalla bassa plebe sempre

vile, ed ora indisposta contro i regii per i brutalii loro eccessi del giorno prima , ed a capo chino da chi ancor chiudeva amor patrio in seno . Attraversata celeremente

Novara , ponevansi Thurn e D'Aspre ad inseguir ala

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CAPITOLO V.

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cremente il nemico sugli stradali di Momo e di Oleg gio ; ma ebbe vicin termine l'inseguimento, perchè tosto si seppe come già introdotte fossero pratiche per gli accordi ; e diſfatti Vittorio Emanuele, abboccatosi verso le 11 antimeridiane con Radetzky in una cascina presso Vignale , terra posta a tramontana di Novara ed alla breve distanza di 3 kilometri , cadeva seco verbalmente

d'accordo di sospendere le ostilità , e di segnare all'in domani stesso in Novara.un armistizio, le cui testuali parole leggonsi riferite fra i documenti (V. Documento no 13 ).

Questi patti , fatti noti , destaron malcontento grandis simo fra gli Austriaci : generali , ufficiali e soldati, im baldanziti dalle riportate vittorie , agognavano a sbra mare le ingorde loro voglie sopra la regal Torino e

l'opulenta Genova : cionulladimeno convien notare, che se , sotto l'aspetto puramente militare , moderate apparir poterono le condizioni imposte dal maresciallo, il quale avrebbe potuto senza dubbio e quasi impunemente pro seguire i suoi vantaggi e venire a dettare la legge nella capitale stessa , la sua condizione però era molto preca

ria . Per assalir di fronte l'avversario e nel proprio ter ritorio , Radetzky era stato costretto a lasciare il regno lombardo-veneto quasi affatto privo di difensori , e se il debole presidio del castello di Milano e la sua prossi mità a quella metropoli potevano fargli credere che gli abitatori di essa difficilmente osato avrebbero d'insor

gere , innoltrandosi egli nel cuore del Piemonte, questa probabilità veniva naturalmente a scemare , ed oltre a

Milano eranvi le città poste ai piedi dei monti più agi tate ed ardenti , fra le quali Brescia sollevossi di fatto; e

finalmente Venezia ove si accoglievano meglio di 20,000

1


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Italiani sotto Pepe, non 'mancava d'inspirargli serie in

quietudini . Il maresciallo adunque, arrestando i progressi del proprio esercito, agi moderatamente se vuolsi, ma pru dentemente eziandio : la moderazione fu forse dettata

dalle istruzioni del proprio governo e da politici riflessi : la prudenza dalla sagace sua mente, che ben comprese come la Lombardia, quand'anche insorgesse, priva del sostegno dell'esercito sardo, sarebbe sempre facile preda alle sue genti . Paralizzare pertanto l'azione di quell'eser cito era per lui arra di sicuro trionfo. In Piemonte eziandio fu amaramente biasimato l'ar mistizio : narrerò fra breve le luttuose scene di cui fu

causa o, dirò meglio, pretesto nell'interno del regno : ma giudicando intanto quest'atto sotto l'aspetto puramente strategico , io non vedo invero come il novello re avrebbe potuto astenersi dal sottoscriverlo . Le communicazioni

fra l'armata e le fortezze del regno erano tronche: la sua forza, ridotta dal fuoco nemico, dallo sperpero delle di

visioni, e soprattuto dalla disorganizzazione e diserzione, a poco più di 30,000 uomini, era poi cosi moralmente depressa da divenire incapace affatto di tener fronte ad

un esercito doppio per numero , e reso baldo dalla vitto ria: nulle le munizioni da bocca , scarseggianti quelle da guerra : una sola via di scampo da tergo,disastrose e ste

rili valli : malfidi ed impopolari i ministri : sossopra il regno agitato dall'anarchia ed in procinto di cader in

balia della fazione repubblicana. In tali tristi condizioni di cose , continuar la guerra era andar volontario in contro ad inevitabili e forse irreparabili danni . Queste furono le conseguenze della battaglia di No vara ; battaglia mal preparata, accettata senza necessità

assoluta , timidamente ed insipientemente diretta , com


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CAPITOLO V.

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battula con raro valore dalle truppe che non tutte e par

zialmente sempre vi furono impegnate, a talchèD'Aspre; il quale nella presuntuosa sua natura era venuto a dar di cozzo con soli 20,000 uomini contro tutto l'esercito

regio, non niai assalito dalla totalità di esso, potė man tenersi sino all'arrivo del maresciallo con le altre truppe .

Fra le stolte accuse che l'ignoranza e la malignità si compiacquero di gettare sopra un infelice ma prode esercito, vi fu pur quella che 120,000 Piemontesi siano in tal giorno stati battuti da 35,000 Austriaci : questa

$

mendace asserzione lanciata da Italiani vilissimi con

tro soldati italiani è onninamente dimostrata falsa dagli stati di forza dei due avversi eserciti, i quali impiega rono ad un di presso lo stesso numero di combattenti;

poichè, se dalle forze di Radetzky sottrarre conviene li 20,000 di Wratislaw che, giunto sul campo di battaglia a fitta notte, non prese più alcuna parte alla pugna ; dalle truppe impiegate da Chrzanowski diffalcar con viene i 5,000 di Solaroli, e metà dei soldati della divi sione del duca di Savoia , i quali parteciparono alla bat

taglia solo con le perdite loro causate dall'artiglieria nemica , la quale fu quella che veramente diede la pre ponderanza all'Austriaco . Anche le perdite dei due eserciti furono ad un di presso uguali, poichè nelle cifre date dai bullettini regii

furono compresi i morti e feriti dei combattimenti del di 24 alla Sforzesca ed a Mortara : portavano essi 2 gene rali, 130 ufficiali di vario grado e 1,246 soldatimorti; 96 ufficiali e 2,085 feriti; 2,387 prigionieri . Oltre a ciò 12 cannoni, per la maggior parte abbandonati dai nostri per esserne gli affusti fracassati dal fuoco nemico, ven

nero in mano degli Austriaci, i quali dissero aver una


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

bandiera , ma mentirono ; niun corpo piemontese ab bandonò il suo stendardo . I bullettini austriaci, certa

mente al dissotto del vero, confessarono 1 generale, 19 ufficiali e 447 di bassa forza uccisi : Alemann, generale ,

96 ufficiali di vario grado, 1,748 da sergente all'ingiù

feriti: di prigionieri non parlarono ; ma è certo che, sebben resi quasi immediatamente, essi furono 5 uffi ciali e 338 soldati . Ragguagliando queste cifre si vede che se i Piemontesi , bersagliati in campo ristretto da una artiglieria doppia della loro, subirono perdite alquanto più gravi: gli Austriaci invece , minori in numero e sparsi sopra una più vasta superficie, morirono in mag gior copia per arma bianca , o fuoco di moschetteria. Il valore infatti spiegato dai Piemontesi , e specialmente dalla brigata Piemonte , fu straordinario , ed attirò le lodi degli stessi nemici e di altri forestieri presenti al

sanguinoso dramma; ed è giusto dire , che se fra gli

ufficiali , e segnatamente fra i colonnelli (uno dei quali , mentre il suo reggimento si batteva alla Bicocca , con pietà intempestiva, si aggirava incolume nelle sale del nosocomio di Novara , ed un altro , che serbava poco buon contegno, ebbe ad udirsi a dire dal prode Perrone, pochi minuti prima di esser percosso a morte , che se non

era capace di far il capo, dato di piglio allo schioppo, combaltesse almeno da semplice granatiere), se fra gli ufficiali pertanto alcuni lasciarono desiderar maggior risoluzione, molti invece fecero prodigii, e generalınente

pochi furono i codardi, moltissimi i valorosi : e fra gli Austriaci l'ardire col quale gli ufficiali, postisi a capi delle colonne , guidarono i loro uomini , fu cosi straor dinario che il generale Thurn , ragionando di questa

sanguinosa giornata , ebbe a dire : Ce fut une bataille


CAPITOLO V.

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d'officiers ; vous verrez des régiments commandés par des simples capitaines. Ricorderò ora il nome degli ufficiali piemontesi o

morti in quella funesta giornata , o che maggiormente in essa si distinsero . Del re e dei due principi più non terrò parola , ogni elogio essendo minore al va

lore da essi spiegato : venendo dunque agli altri , parmi che primo fra tutti , per età , per grado , per acerbo fato e per meritato encomio enumerar si debba Et

tore Perrone, che dopo percorsa negli eserciti fran cesi quella gloriosa carriera di cui già tenni parola, cercato invano di dissuadere i connazionali suoi dal ri

pigliare una grossa guerra in condizioni ed in tempi non favorevoli , quasi a provare come i suoi consigli figli

fossero di prudenza e non di timore, appena seppe de nunziato l'armistizio , corse dal re e tanto supplicò che ottenne il comando della terza divisione, a capo della

quale, intrepidamente combattendo, trovò quella bella morte che già narrai : dopo lui parmi nomar si debba il generale Passalacqua, nobile esso pure, esso pure avverso a questa seconda campagna , ma caduto da forte celebrando il valor piemontese . Goffy , maggiore del Genio, ucciso al seguito del re : Mattei capitano d'arti glieria,, e Ferdinando Balbo tenente dell'arma stessa , ucciso da palla di cannone , che privava lui ed il de striero della testa , incontrando cosi egli sui campi di Novara quel fato stesso che colpito aveva suo zio , di egual nome, sui campi della Mosckowa . Morti rimasero pure sul campo Demaria, del 40; Griva , del 7º; Pisano e Menegatti , del 16° ; Silvente , del 170 , sottotenenti;

Malpassuti, capitano del 120 , e finalmente Luigi Mon detti pure, amico del cuor mio, a cui mi sia concesso


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di qui consacrare alcune linee per vero tributo alle virtù sue tante, per lieve conforto al mio dolore. Luigi Mondetti, nativo di Cuneo , nacque nel 1819 . Figlio di un antico soldato colpito di destituzione nella fortunosa epoca del 1824 , egli ottenne ciò malgrado di venir ammesso nella regia Accademia militare . Sve . '

gliato d'ingegno, egli applicò l'animo alle matematiche per abilitarsi a far passaggio nelle armi dotte : ma di carattere taciturno ed indipendente, di fisico piuttosto in apparenza malaticcio sebbene di robusta muscula tura , egli non piacque al direttore degli studii cava. Jiere Malarini , anima vendereccia ed ingrata verso il suo benefattore Cesare Saluzzo , e che forse credeva

acquistar merito avversando il figlio del proscritto del 1821 : Mondetti adunque , tollerar non potendo le sue vessazioni, preferse uscir nella linea , ove l'ebbi per lunghi anni a compagno di compagnia nell'11 ° reggi mento ; circostanza che dando origine fra lui e me alla più simpatica e reciproca amicizia, mi pose in caso di apprezzarne le preziose duti : diligente nell'adempi mento de proprii doveri , subordinato ma non servile , egli chiuse sempre in petto anima veramente italiana ;

ed io ricorderò ognora con compiacenza i colloquii nei quali , nei torbidi tempi del dispotismo, quando il solo pensiero di temperate libertà era delitto, le anime oneste l'una nell'altra fidenti, senza ritegno si palesavano il ribrezzo per le male arti dei regii fautori, le deboli speranze di miglior patrio avvenire, l'odio istintivo con tro il Croato ! Minore di me per anni , egli mi sorpassava molto in virtù e saviezza, e non di rado i forti ma pru denti suoi propositi valsero a trattener la foga dell'im petuosa mia natura . Passato io poi capitano nel 1847,


CAPITOLO V.

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più nol vidi che per breve tempo in Alessandria fra

l’una e l'altra campagna, e malgrado la sventura della prima, oh con qual giubilo noi ci abbracciammo e sa lutammo concordi l’êra novella che si schiudeva per la

patria nostra : chi detto m'avria che quello era l'ultimo amplesso , e che fra pochi mesi la morte del soldato colpito lo avrebbe in guerra ! Lui felice che non vide gli ultimi danni e le presenti brutture !

Dopo aver esercito con particolar lodeper molti anni la carica di aiutante maggiore, Luigi Mondetti , nel di della battaglia , era capitano della seconda compagnia cacciatori dell'11 °. Verso le 4 il suo battaglione, che tro vavasi al basso dietro alla cascina detta Cittadella, caduta

in mano degli Austriaci, era grandemente infestato dai loro tiri : Mondetti arditamente chiama chi vuol an

dare seco lui volontario a riprendere quella posizione : al generoso invito dietro lui si scagliano De Courten capitano, Garmagnano tenente, e 100 cacciatori forse, e calata la baionetta , valorosamente sloggiano il nemico da quel luogo : ma un istante prima di giungervi egli, che

non ancor trentenne tutti precorreva coll'esempio e colla persona , colpito da palla di schioppo in fronte, cadeva agonizzante, gridando : avanti, avanti ! I suoi soldati, reduci dalla vittoria al suo valore dovula , diedero se

poltura alle ossa generose , ed il suo spirito , aggiran dosi ora sereno fra i forti caduti in pro della patria , pietosamente sorride alle misere nostre gare ! E degni di essere dopo un tanto .valoroso nominati mi sembrano il sergente granatiere Focani, dello stesso

reggimento, che già decorato pel valore spiegato a Mi Jano nel 1848, trovò quivi morte gloriosa liberando il tenente Pacchiotti , caduto prigioniero dei Tedeschi , po


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nendone a morte due : ed il ligure Lagomaggiore, gio vane di agiata fortuna, volontario, venuto coll'uniforme

di guardia nazionale ad aggregarsi al 4, reggimento , ed il quale, sebbene già ferito tre volte , volle perdurare

ai fianchi del prode capitano Chiabrera in quel disperato attacco da lui sostenuto in difesa dei pezzi verso notte , già da me esposto, sinchè avuta una coscia fracassata e deposto nel fosso dai pietosi compagni , fu poi dagli stessi nemici condotto all'ospedale , ove esaló l'anima virile . Oltre ai già nominati morti sul campo, perirono po scia in Novara od altrove per le riportate ferite : lovene maggiore, Arduino , Cermelli , Adami, Morra , Alliney , Simone, Clermont Devars e Cattaneo , capitani ; l'ultimo

dei quali, prima di morire, pregava che pochi suoi ber saglieri , come lui feriti, ma non l'abborrito Tedesco , seguisser il suo feretro ! Fra i tenenti spirarono in breve tempo Decocatrix , Tarini , Toso , Giuria, Radicati, Bu rotti , Righini ; fra i soltotenenti Ferrari , Melis-Mariotti , Crova e Pelegrin . Poco tempo dopo Vercelli era testi monio del dolore di una madre in pochi giorni di in

tervallo orbata di due figli, Ottavio e Giovanni Laviny, luogotenente il primo , e già chiaro nel 17º alla Sforze sca , sottotenente il secondo nel 160, sconciamente ferito mentre faceva col proprio corpo scudo alla bandiera : trasportati entrambi in seno della famiglia, essi , quasi ancor adolescenti, esalarono lo spirito nelle braccia della misera madre, che in tanto dolore potè almeno accom pagnarne colle preci le belle anime al cielo . Ultima vittima infine di quella luttuosa giornata an noverar deve la storia Giuseppe Lions , maggiore dei

bersaglieri , che ferito in tal fatto, dopo aver lottato per tre anni, sofferto acerbi dolori , e sostenuto colla pa


CAPITOLO V.

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rola ancora , poichè più nol poteva coll'armi , nel na zional consesso le mozioni tutte più generose , più ita liane , mori in Torino li 3 gennaio 1853, lasciando fra gli amici memoria carissima e fama di valorosissimo sol dato , distintissimo ufficiale e non mediocre oratore . Fra

i gravemente feriti in quella fazione poi annoverar si debbono Morandi , maggiore dei bersaglieri , Arnaldi del 5 °, Vacchieri capitano del 12°, monco d'un braccio,

Riccardi di Netro ed Orsier capitani, che diedero amen due rare prove di valore . Fra i generali , che tutti , non escluso lo stesso Chrzanowski, spiegarono raro valore , Boyl e Giovanni Durando riportarono leggiere ferite . Questi morirono o patirono per belle riportate ferite : ma molti altri scesero nella tomba per malattie con

tratte, per sofferti disagi durante le due campagne , ed essi pure hanno pertanto diritto alle lagrime dei loro connazionali ; ond'io , non potendo qui trascrivere il nome di tutti, pensai esser pietoso ufficio unire ai do cumenti la nota degli ufficiali dichiarati morti in se guito ad infermità contratte in campagna (V. Docu mento no 14) . Mentre ferveva la pugna sotto Novara , alle porte di

Vercelli accadeva una leggiera'scaramuccia fra gli ulani di Thurn ed alcuni battaglioni di fanti colà raccozzati

da Bataillard, generale comandante di quella città : la cosa non ebbe alcun seguito , perchè Thurn , udito il cannoneggiamento di Novara , richiamò i suoi scorri dori ; ma è qui il luogo di notare un'altra trascuratag gine di Chrzanowski: sin dal 22 erano in Vercelli da 1,500 soldati , circostanza che pare impossibile fosse da lui ignorata, o che ad ogni modo non doveva esserlo :

perchè adunque non rannodarli a Novara pel giorno 23,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

o perchè almeno non prescriver loro di custodire la strada da Novara a Vercelli che era pure la linea mi gliore di ritirata , e che non sarebbe allora incontra stata venuta in mano di Thurn ? Havvi di più : se Ba taillard e Bonafox, colonnello, che era seco lui , postisi a capo di quei 1,500, arditamente gettati si fossero sul fianco dei Tedeschi mentre combattevasi a Novara, chi può calcolare l'effetto che quest'attacco improvviso per parte di truppe inaspetlate e di cui ignoravasi la debo

lezza , prodotto avrebbe şul nemico ? Ignorava Chrza nowski che talora la presenza d'un sol battaglione sul campo di battaglia decider può della vittoria ? Qual dif ferenza fra Wohlgemuth e Thurn , tedeschi , che appena udito il cannone uno a Bereguardo e l'altro a Confienza ,

precipitati gli indugii, accorrono al campo, e gli inetti regii condottieri , che soventi divisi da breve tratto di strada , si lascian parzialmente opprimere senza darsi mutuo sostegno ? Qual meraviglia , -se sedato l'entusia smo che solo ne faceva la forza, le truppe italiane con dotte da simili capi uscirono perdenti dalla lotta im pegnata contro un esercito retto da uomini esperti ed energici ? Fra il dolore delle patrie sventure un fugace lampo di gloria venne ad irradiare i nazionali colori sulle rive

dell'Eridano. Dopo l'occupazione di Mortara, Radetzky, nel tempo stesso che risolveva di portarsi innanzi col grosso dell'esercito, ordinava a Wimpffen di varcare la

Sesia e di tentare un colpo sopra Casale. Giunto questo generale il di 23 a Candia, spediva distaccamenti a Ter ranuova sulla Sesia , ed inferiormente sul Po verso Fras sinetto , ed accertatosi che il nemico non era in forza

in quelle vicinanze , passata la Sesia a Terranuova , e


CAPITOLO V.

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lasciata la brigata Cavriani in quella favorevole posi zione militare, le ultime riserve a Villanuova ed il reg gimento Geppert al crocevia delle due strade di Vercelli e Candia, spingevasi col reggimento Rukavina , con un battaglione di cacciatori dell’Imperatore , tre batterie e due squadroni di ulani verso la sinistra del Po , ed al

l'albeggiare del di 24 appariva rimpello a Casale . Questa città, posta sulla destra del fiume, non aveva

in quel momento che un'importanza secondaria per gli Austriaci, i quali difficilmente avrebbero potuto man tenervisi contro gli assalti di forze poderose venute da Alessandria, le quali occupando le alture di Sant'Anna sorgenti a spalle della città sulla destra sponda , costretti gli avrebbero ad abbandonarla . Unico scopo pertanto di Radetzky nel prescrivere l'occupazione di Casale era di assicurar le spalle dell'esercito da un assalto per parte delle truppe regie lasciate nei ducati , incuter maggior timore a Torino, già minacciata per la linea di Vercelli caduta in suo potere, della marcia di un corpo per la

strada di Trino, e di procacciar intanto miglior sosten tamento alle proprie truppe . Wimpffen avendo ricono sciuto come il paese giacente sulla sinistra del fiume

fosse talmente depresso da esser poco favorevole all'im pianto delle batterie necessarie a ridurre al silenzio il ca stello che costrutto ad occidente della città sulla sponda destra domina per lungo tratto la sinistra , pensò di ri correre alle intimazioni, e richiese d'abboccamento il

governatore di quel fortilizio. Il parlamentario austriaco , ammesso alla presenza di un ufficiale delegato dal ge nerale piemontese e di due membri del municipio, co minciò a millantare i proprii trionfi sopra tutta la linea, e dicendo il castello vecchio e non in caso di resistere, Vol . DI

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PINELLI , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

insufficiente il presidio e mal ordinata la guardia nazio nale, conchiudeva col chiedere la consegna della città e forte, comminando in caso contrario il bombardamento .

Ma fallirono il loro scopo queste sue smargiassate, per

chè i prodi Casalesi parati erano alla difesa, ed in ca-. stello poi stava l'antico soldato d'Austerlitz, il generale Solaro, il quale sebbene non avesse seco che otto can nonieri invalidi, pochi soldati del deposito dei caccia tori Guardie ed una sessantina di sbrancati fuggiaschi

dall'esercito, e fatti da lui precedentemente arrestare, dichiaravasi pronto e risoluto a difendere il posto con fidato al suo onore .

Divisi erano i pareri in città, ove già da due giorni sospettavasi dell'arrivo dei Tedeschi; e sebbene nella svegliata popolazione monferrina il partito di combattere

avesse il dissopra , purnon mancavano alcuni consiglieri, i quali opinavano di non attirare sopra Casale, con una

inutile resistenza, i danni tutti di un bombardamento, e fra gli altri il capo-legione della guardia nazionale o per modestia, o per paura, come mi credo, dicendosi inca pace a regolarla al fuoco , offriva le sue dimissioni, nè

più lasciavasi vedere nè come duce , nè come milile .

Ma avendo varii cittadini e più di tutti. Bosso , chiaro ingegnere e liberale antico, e Mellana avvocato, parlato generose parole, venne decisa la resistenza e decretato che la guardia nazionale cooperato avrebbe col presidio a respingere lo straniero. In men che noldico, con letame, carra , botti e simili materiali a porta Po ed a porta Pepe rone vengono erette barricate : il tavolato del ponte so speso è tolto in parte per vietare il passo ai cavalli , e tanto esso che la lunetta che lo protegge sulla sinistra sponda, vengono confidati alla difesa della guardia nazionale .


CAPITOLO V.

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Mentre portavansi a compimento questi apparati di

difesa', spirava il mezzodi, ora prefissa' dall'Austriaco per la resa, e questa non avendo avuto luogo, pochi minuti dopo le batterie di Wimpffen cominciarono a tempestar sul castello : ma questo sebben' possedesse due soli pezzi in caso di far fuoco, tultavolta gagliardamente ribatteva le offese, ed i militi casalesi , ai quali aggiunti si erano

varii artigiani e uomini del popolo minuto , portatisi animosi alla testa del ponte scambiavano dietro i terra pieni fucilate coi cacciatori tedeschi , i quali essendosi alla lor volta appiattati dietro l'arginatura del ponte , soffrivano e recavano poco danno , per modo che, eccet tuate alcune graffiature cagionate dai colpi di rimbalzo , in tutto quel di l'unica vittima lamentata dai cittadini

fu una donzella , che affacciatasi imprudentemente al balcone riceveva morte dallo scoppio d'una granata . Tre ore durò il bombardamento , dopo le quali Wimpffen vedendo il risoluto contegno dei cittadini , sospeso il fuoco , tiravasi addietro e fuori del tiro del castello, più

non rimanendo in vista della città ed a grande distanza

che alcune vedette ed una catena di cacciatori coperti dalle sinuosità del terreno.

I Casalesi pertanto fatto avevano buona prova ; ma

conveniva prepararsi per l'indomani , in cui tutto faceva presentire che l'azione sarebbe stata più calda : rivol gevasi allora l'intendente all'ingegnere Bosso, e questi assunto essendosi di buon animo il carico di dirigere le difese, mercè le zelanti sue cure le ore notturne furono

utilizzate per rinforzare le barricate con botti, con fossi, e per meglio munire il ponte e per mandar drappelli a vegliare a monte ed a valle sui passi del fiume, per dare

insomma quelle provvidenze tutte d'ordine interno che


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

più ad una solida resistenza giovar potessero. Non aveva intanto ommesso il municipio di ricorrere al governa tore di Alessandria per ottener truppe ed alla città di Asti per averne cannonieri, come pure alle terre vicine della provincia per procacciarsi braccia utili alle armi ed alle opere manuali : ma poco favorevoli erano i ri scontri : il ministero , informato di tutto da Mellana cola

accorso, scriveva bensi da Torino eccitando a resistere, ma non trovava aiuti ; parimente da Alessandria De Son naz mandava dicendo essergli impossibile spedir truppe : inviava però Morozzo tenente con dieci suoi carabinieri a scortar fucili e 50,000 cartuccie. Erano queste armi immediatamente distribuite , e militi e popolani seguendo le istruzioni dell'ingegnere Bosso, andavano giulivi a cu

stodir le porte , e cinque ufficiali giunti nella notte da Torino , assumevano il comando di quei valorosi, ai quali

aggiungevasi Morozzo offertosi di concorrere alla difesa coi suoi dieci carabinieri.

Alle 11 mattutine Wimpffen ricominciò a balestrare con bombe e razzi , ma scorgendo come i cannoni del

castello gran danno cagionassero ai suoi artiglieri , pensò di far erigere un'altra batteria più a valle, ove il caseg giato della città stessa serviva di riparo ai tiri del forte : si avvidero delle sue intenzioni i Casalesi , e sentendo

tutta la necessità di impedire lo stabilimento di quella batteria, animati dal Morozzo che si offriva a lor duce , risolvettero di operare sortite per sturbar quei lavori .

Formata adunque una colonna composta dei 60 soldati, che nella lusinga di veder condonati i loro falli antichi volonterosi accorrevano alla pugna, dei 10 carabinieri, e di non pochi militi e popolani , Bosso e Morozzo, attra versato alla meglio e celeremente il ponte sul semidi


CAPITOLO V.

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strutto assito , uscivano all'aperto, e calatisi parte lungo l'arginatura e parte al di là dei parapelti, impegnavano un vivo fuoco di moschetteria coi cacciatori tirolesi : ma

accortisi come questi , fingendo di ritirarsi, cercassero di attrarli al piano , ove gli ulani stavano pronti a cari carli, ritraevansi addietro e solo per piccoli drappelli continuavano a scaramucciare coi cacciatori nemici : si

protrasse questo combattimento sin verso le 3 pomeri diane, ora in cui il prode Morozzo, che assunta ne aveva la principal direzione , rimasto essendo mortalmente fe rito, la colonna lentamente ricoverossi in città e sul ponte, asportando seco il valoroso giovane che poco dopo render dovette l'anima .

Wimpffen frattanto , ultimata la batteria , verso le 2 e 1/2 pomeridiane apri con essa maggior tempesta sulla misera città , nella quale serpeggiando ad un tempo stesso vaghe voci che una poderosa colonna austriaca varcato avesse il Po a Frassinetto, l'intendente , accer tatosi della verità della cosa , strettosi a consiglio coi maggiori cittadini , risolveva di mandare al generale ce sareo una deputazione composta del vescovo e di due

consiglieri municipali per aprir pratiche di resa : ma non vollero intenderla i prodi Casalesi , i quali appena

videro la deputazione affacciarsi al ponte la costrinsero con minaccie a retrocedere. Prolungossi pertanto ancora per poco la pugna, sinchè Wimpffen, ricevuto avviso del l'armistizio di Novara, innalzata verso le 4 e 1/2 bianca

bandiera, ne dava partecipazione al governatore, il quale

d'accordo col municipio dichiarò sospese le ostilità , e gli Austriaci inoffesi si ritrassero al di là della Sesia .

Cosi una città aperta e sostenuta solo da un vetusto e quasi disarmato castello , presidiata da poche truppe


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

regolari, mercè il valore dei proprii cittadini, respinto aveva per quarantotto ore gli assalti di 3,000 Austriaci

muniti di fiorente artiglieria : fatto che, sebbene d'im portanza secondaria affatto all'esito della guerra, valse

però a dimostrare l'antico valore del vecchio Solaro, e grandemente onorò l'amor patrio dei prodi Casalesi, fra i quali , oltre all'infelice Morozzo, meritarono lode prin

cipale l'ingegnere Bosso, l'avvocalo Valeggia, il popolano Borcio , il giovane studente Mattis che vi rimase ferito, e trovarono morte un Deregibus fabbro ferraio ed un Granella bresciano e garzon sellaio. I feriti furono 20 circa : gli Austriaci confessarono 10 morti e 21 feriti.

Ad istanza del municipio il novello re rimunerò poscia colla medaglia d'oro il valore del generale Solaro ; ed io frattanto volontieri qui noto qualmente a Casale come a Goito, a Pastrengo, a Peschiera , a Governolo, a Ri voli, a Sommacampagna, alla Sforzesca, le armi subal

pine capitanate da generali dell'antico esercito piemon tese riportato abbian yittoria; e come invece a Vicenza, alla Cava, a Mortara, a Novara, ove erano direlte da uo

mini estranei a quell'esercito, patito abbian danno e vergogna. I commenti al lettore. Mentre sulle rive dell'Agogna giuocavansi i destini

dell'italiana indipendenza, ove erano i figli della Lom bardia ? Erravano a caso udendo il cannone che deci

deva le sorti della patria loro, pur non sapendo a qual partito appigliarsi per correre ad unire i proprii sforzi a quelli dei Piemontesi. Dato il comando della divisione a Fanti, Chrzanowski scrivevagli al tempo stesso di uni

formarsi, per quanto le mutate circostanze gliel consen tissero, alle istruzioni anteriormente date a Ramorino ed a Fanti note : che erano cioè di disfare il ponte a Mez


CAPITOLO V.

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zanacorti ed assicurarsi la ritirata sopra Sannazzaro . Que st'ordine, scritto li 20 a Trecate e non pervenuto a Fanti che li 21 alle 5 pomeridiane, era di difficile esecuzione e vago come tutti quelli che dar soleva il Polacco, il quale, informato come Ramorino dato avesse adempi mento alla prima parte degli ordini ricevuti , quella cioè che risguardava la distruzione del ponte , e come gli Austriaci stessero in forza sulla sinistra del Po, doveva comprendere che Fanti, colle schiere già da Ramorino

ammassate sulla destra, per operare la sua ritirata verso Sannazzaro, avrebbe dovuto rifare il ponte sotto il fuoco nemico e venirsi a gettare coi suoi 6,600 Lombardi in mezzo a ragguardevoli forze tedesche appostate alla Cava per eseguire una marcia di fianco sopra Sannazzaro. L'or.

dine di Chrzanowski pertanto , interpretato letteralmente, era assurdo : ma esso comprendeva una clausola, ed era di eseguirlo per quanto le circostanze cambiate il per mettessero : ora sebbene vizioso sistema sia in un gene ralissimo di non dar ordini chiari, queste parole però ad un divisionario intelligente e volonteroso d'obbedire in dicavano abbastanza il da farsi : era patente che scopo

del generalissimo era di rannodare a sè la divisione lom barda : qualunque via pertanto che porgesse a Fanti il

destro di ciò prontamente eseguire era per lui buona ; nè regge la scusa che le sue forze fossero sparpagliate: dal momento che egli assunse il comando, cioè la sera

delli 21 , suo primo dovere era di concentrare le forze a Mezzanacorti per contrastare il passo del fiume ai 6,000 Austriaci, ove tentarlo volessero ; movimenti che

i suoi battaglioni appostati in Barbianello, in Pinarolo, luoghi distanti in media 7 kilometri da Mezzanacorti, potevano agevolmente eseguire nel corso della notte.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

All’albeggiare adunque del 22. Fanti poteva avere at torno a sè tutta la sua gente, e l'ebbe diffatti, e gettò nel mattino di quel giorno sulla sinistra sponda, sgombrata

dai nemici , una ricognizione , la quale riusci anzi ad impadronirsi di alcune carra ad essa abbandonate dalla

scorta : egli poteva adunque passare sulla riva opposta : e se tuttavolta questa mossa pareva a lui , come lo era di fatlo , troppo azzardosa, chi vietavagli di rimontare il fiume sino al porto di Gerola rimpetto a Sannazzaro e traghettarlo ivi come fece appunto il giorno prima il co lonnello Sanfront? Il quale dopo essersi mantenuto sino al mezzodi del 21 coi suoi cavalleggieri a Gropello ed

a Finarco, spingendo persin gli avamposti a Carbonera (locchè prova che gli Austriaci non erano tanto in forza alla Cava), vedendo l'inazione della divisione , passato il fiume a quel punto in senso opposto , si ridusse a Ca

steggio, protestando voler ivi attendere gli ordini di Al fonso Lamarmora , anzichè rimanere più a lungo sotto gli ordini di un generale di cui erano mal note le po litiche tendenze .

Fanti pertanto poteva sin dalli 22 risalire il fiume, e se reputava audacia seguirne la sponda sinistra, perchè non percorrerne la destra , e recarsi per Sale e Bassi gnana sopra Valenza , punto dalla strategia a lui indicato , e di dove , in tanta incertezza delle mosse dell'esercito , egli era libero o di cooperare con Chrzanowski passan dovi il Po ed assalendo il sinistro fianco del nemico, o

ripiegare sopra Alessandria per difenderla all'evenienza ; ed ei doveva tanto più velocemente guadagnare quel punto, in quanto che il suo capo di stato-maggiore Ber chet, andato a percorrere la riva destra, avevalo infor mato come alcuni scorridori nemici presentati si fossero


CAPITOLO V.

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sulla sponda sinistra di prospetto a Casale ed a Valenza .

Fanti invece preferi portarsi a Voghera, quindi a Tor tona ed Alessandria ; quali ragioni egli abbia avuto per ciò fare, veramente non si comprende ; ed è lecito cre

dere che Fanti, incerto in quei primi momenti sul par tito che abbracciato avrebbe la nazione (la quale pareva

disposta a perdurar nella lotta indipendentemente e mal grado il governo regio) , scegliendo la via più lunga per portarsi verso Alessandria e Valenza , mirasse a guada

gnar tempo ed a tenersi sempre aperta una via sopra Genova , secondo la piega che preso avrebbero gli eventi; del che invero io non saprei biasimarlo, avendo egli posto la sua spada a disposizione della nazione e non della di

nastia : tuttavia queste non sono che induzioni , perchè il consiglio di guerra, a cui più tardi venne sottoposto per questa sua condotta, che lo aveva fatto cadere in sospetto di connivenza con Ramorino , trovate inſondate le ac cuse , lo assolse : ed è poi cosa certa che Fanti , dopo aver titubato per poco , abbracciava risolutamente il par lito di conservarsi fedele al governo regio, perchè li 25 mandava avviso al governatore d'Alessandria della sua

marcia a quella volta, ove giunto all'indomani, ponevasi sotto i suoi ordini. Venne allora la divisione lombarda ,

dietro i concerti presi fra De Sonnaz , Dabormida e Fanti, stanziata fra Valenza , San Salvadore ed Alessandria , pronta a coadiuvare alla difesa di quella piazza : ma

giunta in quel mentre la notizia della rotta di Novara e del susseguito armistizio, secondo il. quale i corpi non piemontesi dovevano venir sciolti quanto prima, la più profonda costernazione invase gli animi dei miseri Lom

bardi, i quali udito come fra breve gli Austriaci entrar dovessero nella cittadella di Alessandria, e come la di,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

visione loro destinata fosse Asti , cominciarono a pre star fede alle più strane, alle più assurde voci che l'anar

chia andava allora a piene mani spargendo : e triste invero era la condizione di questi infelici, i quali dopo aver sperato di riconquistar la patria, vedevansi ora mi nacciati di dissoluzione; niuna meraviglia pertanto se

uomini esasperati dalla sventura mostravansi poco pro pensi a prestar giuramento al nuovo sovrano, allora cosi

ingiustamente giudicato , e se alcuni dei più esaltati aprivano facile orecchio agli emissarii genovesi che ag girandosi fra ufficiali e soldati, tentavano associarli alla colpevole loro impresa , di cui terrô in breve discorso .

Tuttavia o per poca destrezza dei subornatori, o per energia dei capi, queste mene andarono fallite e la di visione , dopo aver prestato giuramento al re Vittorio Emanuele il di 28, mosse per Tortona , Sale , Pontecu rone e Voghera , nuove stanze ad essa destinate , mentre

due suoi ufficiali superiori , Spini colonnello e Manara maggiore, recavansi a Torino per stabilire col ministero la sorte futura dei loro concittadini.

Rimane ch'io narri quanto operato venne dalla sesta divisione distaccata a Spezia e Sarzana sotto Lamarmora. Questo generale, destinato ad agire alle spalle di Ra detzky, muoveva li 19 e 20 con metà delle sue truppe

da Sarzana prendendo la strada che per Pontremoli e Fornovo conduce a Parma, mentre l'altra parte delle sue

forze partita dalla Spezia li 21 e varcato l'Appennino

venne a collocarsi a Borgo San Donnino a cavaliere dell'ampio stradale che da Piacenza a Parma conduce . Lamarmora intanto venuto li 22 colla prima brigata in quest'ultima città, ed accoltovi dal popolo con grande

esultanza, alloggiava le truppe nella cittadella , ed al


CAPITOLO V.

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l'indomani avviava poscia l'antiguardo, composto di un battaglione del 24º, di due pezzi d'artiglieria e di mezzo squadrone, sopra Sorbolo, grossa terra in riva all'Enza : di dove il colonnello Nava , presa seco metà di quella

forza, spingevasi sino sotto i fortilizii di Brescello ,

da

colà distanti 7 kilometri, onde riconoscere quali forze tenessero gli Austro -Modenesi, i quali , sotto il comando

del duca stesso di Modena , parevano disposti a contrastar ivi il passo del Po ai regii. Erano diffatti posti in bat teria i cannoni e colla miccia accesa ai loro fianchi sta

vano gli artiglieri : ma i regii non essendo abbastanza in numero per assalire, e quelli immobili tenendosi sui

baluardi senza offendere, la cosa non ebbe altro seguito ; la ricognizione dei Piemontesi rientrò a Sorbolo, e La marmora, ricevuto ad un tempo stesso la notizia del l'armistizio e l'ordine di evacuar i ducati , raccolte le

schiere, rivalicó la sarda frontiera. L'esercito regio frattanto, evacuato , a termine della

convenzione, il paese giacente oltre la Sesia , veniva a stabilirsi in questo modo : Chrzanowski col quartier

generale in Chivasso ; la prima divisione coi zappatori del Genio ad Alessandria e Casale ove pur stette la ca valleria della terza ; la seconda divisione nel Biellese e

Vercellese; la terza divisione nella provincia di Ivrea (1 ) ; la quarta , con quella di Pinerolo e coi cavalli, a Saluzzo; quella di riserva coi Bersaglieri in Torino ; la divisione lombarda a Bobbio e riviera di Levante; brigata di van guardia a Stradella e Casteggio ; brigata provvisoria a Carignano e Carmagnola ; la sesta divisione a Voghera, Tortona e Novi .

( 1) La brigata Savoia, già appartenente a questa divisione, era passata alla riserva e rimpiazzata dalla brigala Cuneo.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

La guerra cogli Austriaci era terminata : le armi sub alpine che nell'anno precedente, infelicemente, ma non

senza gloria almeno , lottato avevano quattro mesi col nemico, giacquero ora prostrate nel breve giro di cinque giorni: gli Austriaci , a ragione orgogliosi di tali ra pidi trionfi, ne menarono gran scalpore, e disconoscendo

le molti ragioni che agevolarono loro la vittoria, attri buir la vollero per interó alla perizia del maresciallo . Gli Italiani, secondo l'antica consuetudine, ne cercarono

la causa nel tradimento : coloro che più erano in colpa , a tutta gola gridando ai traditori, riversar tentarono

sugli altri le conseguenze dei proprii errori. Principi, generali, ufficiali, soldati, niuno andò esente dall'atroce sospelto : ma intanto la commissione, mista di militari

e di deputati, che , a soddisfare le assordanti recrimi

nazioni del partito democratico , venne li 3 aprile dal nuovo ministero creata con carico di perscrutare le azioni di tutti , sebbene chiudesse nel suo seno alcuni dei più arrabbiati democratici , dopo inutili conati ebbe a so spendere le sue investigazioni . Fu prudenza o fu ragione di stato che regoló la condotta loro ? il tempo non lo ha ancora svelato : questo so, che fra i membri di detta commissione , gli onesti confessarono che se molti fu rono gli errori , molta la negligenza di alcuni ufficiali alto locati, niuno però fra i Piemontesi macchiò l'ono rata divisa col tradimento : non si tennero però paghi di questa dichiarazione gli arrabbiati, ed attribuir vo lendo ad alte cagioni la riservatezza di quel consesso ,

ed inventando, od esagerando almeno qualche proposito sfuggito ad alcuno dei componenti il consiglio, non ri fuggirono dall'intaccare le reputazioni più belle, più pure : a porre al coperto dalla velenosa lor bava non

i


CAPITOLO V.

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valsero né il dimostrato valore, né i pericoli affrontati, nė il sangue sparso , nè la stessa morte incontrata sul campo ; e mentre pochie sterili fioriallietarono la tomba dei Passalacqua e dei Perrone , la credula moltitudine rivolse la sua simpatia tutta al solo traditore, a Ramo rino, la cui disobbedienza da sè sola meritato gli ebbe mille volte la subita condanna ; eppure tale è la cecità dei partiti, che , mentre la calunnia dilaniava gli onesti,

lui traditore di Polonia in prima , e due volte poscia d'italiani fratelli, riguardato venne qual vittima all'odio dei regii sacrificata. In tanta furia di recriminazioni sfuggir non poteva i sospetti e le accuse l'uomo su cui cadeva la risponsa bilità maggiore della perduta campagna ; e per dir vero

gli errori di Chrzanowski furono in questa breve guerra cosi marchiani , che niuna parola meglio varrebbe a dar la chiave dell'inesplicabile sua condotta , che quella di traditore : nè a distrugger l'accusa varrebbero le dis

colpe da lui addotte in una polemica assai viva impe gnatasi dopo fra lui ed i cessati ministri : poichè l'alle gato ritardo, però non ancor provato , posto dal ministero a farlo avvertito del denunziato armistizio , e di cui i suoi partigiani menarono in allora si gran scalpore,

non ispiega le sue oscitanze, il vizioso piano di campa gna , il mal scelto campo di Novara : ed in vero, quan d'anche sia che per imperdonabile ministerial negligenza Chrzanowski ricevesse avviso dodici ore dopo di Raa detzky del momento fissato per riprendere la guerra ,

gli otto giorni da allora in poi decorsi davangli ampio campo a concertare le mosse . Vollero altri asserire a

sua discolpa , che il campo di battaglia gli fosse imposto dal partito regio solo intento a coprir la capitale, e poco


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

curante del fato delle altre provincie. Pur questa ra

gione eziandio pare che non regga a stretto esame, im perocchè la capitale meglio coperta fosse da un esercito accampato sulla Sesia che non sull'Agogna, dove poteva essere facilmente tagliato da un nemico che, padrone di Mortara, rivolto si fosse per Bobbio e Vercelli , ovvero per Trino e Chivasso sopra Torino . Ben credo che, dopo la sconfitta di Novara , il desiderio

di risparmiare alla capitale la presenza dello straniero possa aver affrettati i patti, quando senza un siffatto ti more potevasi forse, sebbene con poca o niuna probabi lità di successo , prolungar la guerra: ma che sin dal

principio della ripresa delle ostilità il pensiero di tutelare Torino abbia potuto influire sul piano di campagna del Polacco, difficilmente io m'indurrei ad ammetterlo .

Difficile pertanto decidere se volontarii od involontarii

fossero gli errori di Chrzanowski; tuttavolta , oltrechè rifugge all'animo credere che un figlio della generosa

Polonia , di quella terra stretta ad Italia per tanta co munanza di destini, per tante consimili patite sventure , possa aver fatto di animo deliberato empio mercato di una intera nazione , il personal valore da lui spiegato nel l'ardor della pugna, il nobile suo disinteresse nel rifiutare la cospicua somma di cui volle in appresso il piemon tese governo donarlo , e la ristretta fortuna in cui attual

mente vive, sono ragioni tutte che concorrono a sgravarlo dall'orrenda taccia : ond'è che io volontieri mi induco

ad annoverar lo Chrzanowski fra quegli uffiziali pieni

zeppi di pedantesca erudizione che, preziosi nel silenzio del loro gabinetto, nulla valgono nel tumulto dei campi,

ove una sola delle tante improvvise coincidenze della battaglia basta a scompaginare i loro scientifici disegni .


CAPITOLO Y...

927

Con tutto ciò non si può biasimar abbastanza la presun

zione sua che indusse lui, privo di genio e di quelle doti che più in un generalissimo si apprezzano, ad ac cettare il pericoloso mandato di reggere i destini del l'itala guerra : nè abbastanza lamentar puossi la fatal

cecità dei piemontesi rettori di affidar le sorti di tanta guerra ad inesperte e mercenarie mani.

Questa battaglia di Novara, cosi letale alla causa ed all'onore delle armi italiane, fu da molti paragonata a

quella immortale di Waterloo. Ove si voglia far eccezione della costanza pari nelle veterane bande di Wellington nel

difendere il poggio della Belle- Alliance, ed in quelle di D'Aspre nel mantenersi a fronte delle schiere subalpine

sino all'arrivo di Radetzky, io veramente non vedo in qual altra cosa abbian queste due battaglie rassomi glianza alcuna. Non parlo della sproporzione delle forze in ambe parti impegnate, nè della gravità delle conse guenze infinitamente maggiori l'una e l'altra nella lotta europea di cui Waterloo fu l'ultimo dramma : astrazione

fatta di queste due circostanze per nulla analoghe, e scen dendo all'esame del solo fatto militare, dico che nella storia

poche battaglie si raffrontano che materialmente e mo ralmente possano meno di queste due assimilarsi: a Wa

terloo la vittoria sdegnò coronar gli sforzi della più va lorosa, della più eroica armata slanciatasi sotto l'uomo immortale ad impetuoso assalto : a Novara invece i Pie montesi, guidati dal più meschino ingegno, si tennero mai sempre nella più assoluta difensiva: a Waterloo tutto l'esercito napoleonico, invaso di entusiasmo per l'eroe . che lo guidava, ardeva d'azzuffarsi col nemico : a No vara invece fedeli , ma freddi erano i cuori ; il solo re

di battaglia ansioso : quando le sorti in palese modo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

piegarono a favor degli alleati , la guardia imperiale ,

precipitatasi in disperata battaglia sui belgici campi , giurava di vincere o di morire ; su quei dell’Agogna la

riserva reale per lo contrario non tirava colpo ! Nella prima , infine, scienza e valorè sopraffatti furono da for tuna : nella seconda non certamente pari fu il valore dei Piemontesi , ed oltre a ciò, la sola imperizia del duce diè la vittoria ai Tedeschi . Conseguenza politica della prima poi cambio di dinastia , ritorno di despotismo : della seconda invece , abdicazione volontaria d'un re

magnanimo, ma pacifico avvenimento al trono del di lui figlio e successore, e da lui consolidate le nazionali franchigie dal gran genitore al popolo largite !

Ma ohimè , che non ancor qui han fine le discrepanze fra la catastrofe di Waterloo e quella di Novara : impe rocchè ben più vergognoso e doloroso fato serbavano agli Italiani le diuturne loro ire: in Francia , caduto il grande

uomo, si comprese che quell'era pubblica immensa scia gura : i Francesi , oppressi ma non vinti , piegando il capo ad una necessità ineluttabile, piansero , ma rima

sero grandi : noi ci macchiammo di fraterno sangue : il francese soldato, reduce dal sanguinoso campo, trovò

affetto e sollievo ; il soldato piemontese, dopo i pericoli

della guerra, udi rinnovati gli oltraggi con cui vitupe rato lo si era prima della pugna : la sozza anarchia im putando i colpevoli eccessi di alcuni traviati all'esercito tutto , eccessi che la storia ci insegna essersi rinnovati sempre nelle guerre infelici, tutto comprender lo volle in un anatema d'odio : quel partito insensato che spinto aveva la nazione alla guerra , invece di riconoscere dalle sue opere la distruzione di quella disciplina che sola vale a costituir gli eserciti a tutela e non a flagello delle

1


CAPITOLO V.

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nazioni , accusar ne volle l'incapacità ed il mal volere dei capi. Quel partilo, obbliando le proteste dell'eser

cito contro l'ingiurioso proclama del Buffa ai Genovesi, l'indignazione deslata nelle file dei soldati all'udire un insipido leguleio, cui era in allora affidata la direzione

della provincia di Novara (ed il quale, appena vide pie gare a male le cose , tremando prese la via dei monti), esclamare pochi di prima della ripresa delle ostilità, in occasione della benedizione delle bandiere, se l'armata

non varcherà il Ticino, si coprirà d'infamia ; quel par tito , dico, immemore di questi e simili fatti che esaspe rarono l'esercito tutto, parve meravigliarsi se alcune cen tinaia di soldati demoralizzati dalle arti delle due fazioni

estreme, posti nella dura alternativa di morir di ferro nemico o di fame, stesero una rapace mano ai cibi :

quel partito insomma , dopo averla preparata , sorrise alla scellerata guerra dai Genovesi tentata !

Genova , consegnata piedi e mani avvinta al sardo rege dai trafficatori delle nazioni nel 1815 , non fu mai per affetto al Piemonte legala : ed i re savoiardi per contro , non curandone i commerciali interessi, solo mezzo di

accattivarsi i cuori di quelle industri popolazioni , sep pero con gofle ed inutili vessazioni farsi detestar sempre in Genova , comandarvi giammai : e la gretta ammini strazione del Gallina che , tutto intento ad ammassar tesori, parve a bello studio avversare ogni ligure com merciale incremento , portò al colmo il malcontento : fra i principali negozianti moltissimi , abbandonata Genova , scelsero a loro dimora Trieste molto più al

traffico opportuna, ed il vecchio spirito repubblicano convertendo questa inettezza governativa a suo pro ,

ando sempre più fomentando l'antipatia già esistente VOL . III . - 59

PINELLI , Storia , ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fra gli abitatori delle due più occidentali fra le italiane

provincie. A questo punto erano le cose quando Carlo Alberto

largiva lo Statuto : in quei primi bollori , in quell'uni versale entusiasmo Genova parve sinceramente acco starsi al Piemonte : ma era calcolo , non affetto. Com

presero i Liguri l'immenso guadagno che l'annessione della Lombardia ai sardi stati prometteva al loro com mercio, e da quel giorno fautori caldissimi divennero di un regno dell'alta Italia , che Lombardia , Liguria e Piemonte in un solo stato rannodasse: ma appena de stossi nel Parlamento nazionale l'intempestiva e fatal

mente ridicola questione della capitale, i Liguri tutti a spada tratta propugnarono la causa di Milano contro Torino : nė di ciò conviene chiamarli in colpa , troppe essendo le ragioni che a favore di Milano militavano : questa loro predilezione prova però come la loro ade renza al Piemonte fosse solo condizionale .

Da quel punto la condotta del partito genovese fu

costantemente ostile al sardo governo : già narrai la vandalica distruzione dei forti e gli altri moti che ne cessitato avevano per parte del ministero Pinelli-Revel l'invio di un commissario con istraordinarii poteri ; già

dissi le basse piacenterie del Buffa a disdoro ed insulto dell'esercito : ma questi atti di debolezza , lungi dall'ac contentare il turbolento partito repubblicano, davan per lo contrario alla sua baldanza incremento ; onde allon

tanati i meno tristi dall'amministrazione della pubblica cosa , trovò modo questo partito di recarsi la somma di governo nelle mani . Didaco Pellegrini, Davide Mor chio, Costantino Reta, Ottavio Lazzotti, mazziniani ca gnotti, uomini per cui ogni colpa era lieve, buona ogni


CAPITOLO V.

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cloaca che alla prefissa mela condur li potesse, s'erano fatti del popolo regolatori: ed abusando del più che in genuo Domenico Buffa , aveanlo spinto a far nominare

prima capo di stato-maggiore, quindi comandante in capo della guardia nazionale genovese Giuseppe Avezzana. Era Avezzana però dagli uomini sopra mentovati per molte cose affatto diverso . Nato nel 1799 in Chieri da

onesti ma non agiati parenti , partiva egli non ancor diciottenne per le armate francesi nel giugno del 1812,

e rimpatriato dopo la catastrofe napoleonica , era nomi nato sottotenente provinciale nella brigata Piemonte ;

destituito poscia nel 1821 qual compromesso nelle vi cende politiche di quell'epoca, egli migrava in Ispagna, e caduta in quel reame la causa costituzionale , ei rifu

giavasi nel Messico, e partecipando ben tosto a quelle

guerre, nel 1829 contribuiva a scacciare da Tampico il generale spagnuolo Barrados ivi sbarcalo con 4,000 sol

dati. Sollevatasi poi nel 1832 parte della nazione mes sicana contro il tirannico governo del generale Busta mente, Avezzana , gridato comandante delle milizie della

città di Tampico, respingeva da quella piazza 2,000 nemici che tentavano impossessarsene ; e posto quindi a capo di una colonna partita per soggiogare la ciltà di Vitto

ria , capitale dello stato di Tamanlipas, dopo aver com battuto per quattro ore recavasela in suo potere, cattu randovi il generale Ignazio Mora che vi comandava, non che 800 uomini : bel fatto per cui dal generale San t'Anna venne investito del comando di quello stato e di tre attigue provincie . Continuó Avezzana a guerreggiare nei paesi limitrofi di Nuova Leon e di Cahanila per lo spazio di un anno e più ; ed avendo in quel turno di tempo il generale Montezuma toccato una sconfitta al

!


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Gallinero, che fece cadere la città di San Luigi di Po tosi in mano del nemico, Avezzana, portatosi a sostegno del battuto collega , cinse seco lui la piazza d'assedio,

e dopo ventidue giorni costrinse la guernigione, forte di 1,500 uomini, a darsi insieme colla piazza in potere di Sant'Anna presidente della repubblica. Terminata la

guerra, Avezzana , non voglioso d'onorificenze, applicava nuovamente l'animo alle industriali speculazioni a cui s'era dedito , quando, intesa la sollevazione degli Italiani

contro lo straniero, spinto da prepotente amor di patria e da lodevole desio di pugnare per la libertà del suolo natio, abbandonate le terre americane, afferrava il lido

italiano. Non era dunque Avezzana nè un uomo oscuro ,

nè un rapace avventuriero, intento solo a predar nel pubblico tesoro , come lo si volle da alcuni rappresen tare ; ma bensi un valoroso italiano, che per avere però

lungamente patito e combattuto per le repubblicane cre denze , non era certo l'uomo da porre a capo della guar dia nazionale di una città , ove prepotente era la repub blicana setta , e l'avversione per le costituzionali forme troppo palese : ma queste cose non compresero o com prender non vollero Buffa e consocii , i quali se non

parteggiavano , non certo abborrivano dalle repubbli cane teorie.

Precipitavano intanto gli eventi, e la dolorosa notizia della disfatta dei regii a Novara, sparsa in prima, an dava ognor più acquistando certezza : non prima però del mattino delli 25 fu il tristo avvenimento fatto pie

namente e pubblicamente noto in Torino : poichè gli inetti ministri , i quali quando facevan cattiva prova alla testa d'un dicastero eseguivan fra sè dei portafogli mu tuo baratto come se merci fossero , sebbene incapaci


CAPITOLO V.

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di procurarsi precise notizie, tentavan pero tenere se grete le sinistre voci che andavano circolando : ma co minciando a presentire l'immensa responsabilità da essi assunta perdevano il cervello , ed accarezzando nelle

torbide loro fantasie certe idee dantoniane , pensavano farla da uomini forti chiamando alle armi in massa quella

nazione che, dopo averli pazientemente sopportati quando potenti, seguendo l'andazzo delle moltitudini , comin ciava a guardarli con disprezzo or che giunta era l'ora della sventura . Il di 23, il ministro degli interni ema

nava un manifesto, col quale , ammettendo la presenza degli Austriaci sul territorio piemontese e rappresen tando la gravità della posizione , faceva appello alla

guardia nazionale del regno, eccitandola ad accorrere in sostegno dell'esercito stanziale, e designando i luoghi di

Chivasso, Carmagnola , Lans-le -bourg, Vercelli, Alessan dria , Novi ed Acqui quali punti di convegno per i mi liti delle varie divisioni di terraferma, che volontarii si

presentassero per essere mobilizzati, diramando in pari

tempo ai sindaci di quei luoghi istruzioni perché prov vedessero gli accorsi di alloggio e di vitto . Il di seguente il ministro di grazia e giustizia , con sua circolare ai giudici mandamentali ed ai parroci,

esortavali ad eccitare le popolazioni a dar di piglio alle armi per correre addosso allo straniero ! Queste erano

vane e tronfie parate , colle quali quegli uomini stessi che, per nascondere la nullità loro al popolo, osato ave vano romper guerra ad un potente impero con un eser cito sfiduciato e non pronto a discendere in campo, ten tavano illudere se stessi ed altrui colla speranza che là ove bastate non erano squadre disciplinate ed agguer rite, avessero a far buon sperimento le confuse ed igno


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ranti masse della milizia cittadina e del popolo ! Alla

recezione di quel strano documento stupirono giudici e parroci , e forse questi ultimi risero sotto cappa: le guardie nazionali poco o nulla si mossero , i codardi

(e furon quelli che nei consessi e nelle pubbliche piazze più eccitato avevano la nazione alla guerra ) vilmente fuggirono, i buoni piansero pei mali della patria, ed i tristi, gongolanti per gioia, prepararonsi a farne lor pro ! I ministri intanto facevano ogni sforzo per nascon dere il vero stato delle cose, e pubblicarono li 24 un proclama , in cui era detto : dal quartier generale non è giunta alcuna notizia ; ogni voce che corre è priva di fondamento ; l'avvisaglia di Vercelli rappresentata come un trionfo dei regii sopra gli Austriaci : ma della batta glia di Novara non era fatta parola : vero è che i Cara binieri reali, presentendo forse il prossimo trionfo della reazione e la caduta del ministero democratico , negletto il dover loro, più non trasmettevano le notizie, e che il

quartier generale, in tanta confusione, poco curavasi di informare i ministri , considerati omai come scaduti :

tuttavia era impossibile che il ministero ignorasse gran parte almeno degli eventi , poichè nel succitato proclama ammetleva aver avuto quelle notizie dall'intendente di Vercelli: or come credere che in lanta prossimità di Novara ed in una città sopra cui evacuavansi dal campo di baltaglia i feriti e le ambulanze, si ignorasse almeno che sotto Novara ferveva la pugna ? Eppure quell'igno ranza della patita sconfitta venne simulata dal ministero

ancora all'albeggiare delli 25, e più tardi ancora, cioè verso le 11 , usci un bollettino con cui annunziandosi

che li 23 aveva avuto luogo una gran battaglia nella quale il re ed i principi spiegato avevano straordinario


CAPITOLO V.

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valore, palliavasene tuttavolta l'esito infelice, dicendosi

solo che le perdite erano state gravi per ambo gli eser citi e che il quartier generale dei regii era in ritirata per Borgomanero.

Ma finalmente la verità non potè più a lungo celarsi,

e quei ministri che sprezzato avevan i consigli dei rap presentanti delle due potenze mediatrici dissuadenti dalla ripresa delle ostilità, trepidi ora di veder il mare sciallo volgere i suoi passi alla capitale del regno, dopo aver scongiurato quei diplomatici a recarsi al suo quar tier generale in un col sindaco della città di Torino

per distoglierlo da ciò fare, li 26 al mattino dovettero confessare ogni cosa mandando alle stampe il bullettino del quartier generale, ed annunziando alla nazione le armi prostrate ed il re mulato. Allora il principe di Ca

rignano , reggente, pubblicava nello stesso giorno un indirizzo alla nazione ed un altro alla guardia nazionale, in cui , dopo aver annunziato l'abdicazione del padre, eccitavale all'obbedienza verso il figlio; ed il di seguente nazione e milizia cittadina, dolenti per le patite sconfitte,

pel generoso abbandono del donatore dello Statuto, ma pur costantemente fide ognora nella dinastia , e confidenti

nella lealtà di essa, prestavano giuramento di fedeltà al nuovo rege alla presenza del principe e della novella regina , che aggirandosi fra le file e la turba coi pargo letti figli, era ovunque accolta da vivi segni d'amore.

Cosi usarono le forti e fedeli popolazioni subalpine , le quali, prime al cimento , ultime furono alle accuse ed ai sospetti: ma ben diversa andò la cosa in alcune pro

vincie e specialmente in Genova , ove il partito mazzi niano , deciso ormai a tutto rischiare per protrarre la guerra, poneva in giuoco le arti più infami per trarre


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quella popolazione ad atti che saranno macchia indele bile e sozza alle pagine della sua storia . Diede nuovo fomite alle ree intenzioni di quei settarii il cambio dei ministri avvenuto in quei giorni, e reso , dopo le recenti sventure ed il nuovo regno, inevitabile. È destino delle nazioni che quando sovr'esse più imper

versano i fati, gli uomini più capaci, ma timidamente onesti , amino evitare la burrascosa arena dei pubblici maneggi: rimangono allora ad assumere le redini della naufragante nave i tristamente ambiziosi , e quei pochi uomini cui la coscienza delle rette intenzioni e della

propria virtude è scudo contro le popolari ingiustizie,

uomini cui diè Iddio quella rara dote che più l'umana natura onora, l'abnegazione dir voglio : se un sasso già da quattro anni non chiudesse le ossa di uno di coloro a cui alludo, io non userei parole siffatte ; ma poichè

freddo cenere ei giace , io non vedo perchè un fratello non renderebbe alla sua memoria quella giustizia che la nazione intera or gli tributa .

Il ministero adunque surto in quei giorni mirabil mente informossi di questi due elementi cosi eterogenei fra loro : vide allora la nazione accanto ad uomini inte

merati, altri il cui solo nome era un'ingiuria, una sfida all'opinion pubblica , uomini che ricordavano le basse

cortigianerie di corte, e peggio, le persecuzioni sofferte dai Savoiardi riluttanti ai missionarii trafficatori : e

non valse che la maggioranza del nuovo gabinetto fosse tale da inspirar fiducia anche ai più sospettosi, e che l'entrata in esso di uno dei più doviziosi e reputati ban

chieri desse al governo quel credito di cui era privo per lo addietro, e che in tali frangenti era primo elemento di vita : chè troppo concitate erano le passioni, e contro


CAPITOLO V.

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i nuovi rettori pugnavano l'offeso orgoglio degli scaduti , l'emigrazione esasperata , temente maggiori danni , e vogliosa ora, come già sin dai tempi di Dante, di una terza riscossa : i rei disegni dei mazziniani ; quella parte

della nazione che ingannata ad essi aderiva , e final mente le mal celate speranze dei retrivi , che annovera vano due voti nell'alto consesso : e certo se un rimprovero meritano i buoni che ne facevano parte, ciò avvenne per

essersi fatti soci di quei due : forse s'illusero e spera

rono che la virtù propria temperato avrebbe degli altri la rea natura , comecché sia nell'essenza dei probi di creder probi gli altri ; forse, nè in ciò andarono errali, fidarono nella lealtà del principe : ma ad ogni modo compromettendo momentaneamente se stessi coll'im

mondo contatto, essi privaronsi di molta forza per oprar il bene : Un gabinetto adunque cosi composto non poteva riuscir popolare, e dava ampio bersaglio a chi osteg giato lo avrebbe quand'anche composto di uomini libe

rali tutti, purché non ligii alle perverse sue intenzioni . Questa la posizione degli animi quando si seppe in Genova la rotta di Novara, quindi la nomina dei nuovi ministri : a comprendere qual sdegno questi due avve nimenti destato abbiano in quella popolazione, basti dire

che fra i nuovi ministri leggevasi il nome di quel feroce generale che pochi mesi prima minacciava la città tu multuante di bombardarla : e di quel cittadino che, mi nistro in allora , temperando l'ira dell'altro, volle però solo ai minacciosi flutti di una tempestosa anarchia op

porre inconcussa fermezza . Seppero abilmente usufrut tuare gli emissarii mazziniani questa fortuita ma dis graziata combinazione per spargere le più mendaci, le più inique voci : secondo essi abrogato era lo Statuto :


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

promesse ingenti somme all'Austria, e Genova data in pegno sino alla finale estinzione del debito : e non man carono gli sfacciati per asserire d'aver veduto coi pro

prii occhi in val di Polcevera 600 ulani già cavalcanti alla volta dell'antica capitale della Liguria . Fu fuoco gettato su zolſo : in un baleno riboccarono di popolo le vie, l'odio verso gli Austriaci, potente in ogni italiana contrada, potentissimo in Genova , ribolli nel cuore di

tutti , e l'ormai vieta gloria del 1746 riaccendendo gli animi , la popolazione tutta si disse parata a respingere il detestato Alemanno . Lodevole sin qui pertanto il pro posito, magnanima la risoluzione ; senonché non furon tardi a rivolgere a scellerato fine queste virtuose ten denze i mazziniani agenti.

Stringo la narrazione poichè sanguina il cuore , va cilla la mano nel descrivere la sacrilega lotta . Giunsero

le prime male nuove li 26 a sera, ed al mattino seguente il segnato armistizio ed il nome dei nuovi ministri erano le questioni che preoccupavano tutta Genova . Presidia

vala Deasarta con 5,600 , di cui metà era impiegata a guernir i forti e la Darsena : rimanevangli ciò non per tanto 3,000 soldati ancora per opporsi ai disegni omai patenti dei popolani, poichè alla sera stessa Lazzotti e Pellegrini, sebben non rivestiti di alcun comando di

retto, arrogaronsi il diritto di convocar la guardia na zionale alle armi, facendo battere la generale e suonar

a stormo le campane. A simili eccessi non v'era da ti tubare: dal momento che privati cittadini trasmodavano in tali eccessi di potere , il comando militare restava sciolto dai riguardi che lo Statuto poteva imporgli : 3,000

uomini erano più che sufficienti, e lo provarono poscia i bersaglieri di Lamarmora, a dissipare quella bordaglia ;


CAPITOLO V.

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precipuo dovere di un comandante d'una piazza forte essendo di conservarla a quel governo che l'ha al suo onor affidata : ma Deasarta , sebbene onoratissimo uomo

e valente militare straccarico di ferite ricevute sopra

tutti i campi di battaglia d'Europa , aveva rimesso al quanto della sua attività , e genovese ei stesso forse ab borriva dal versar genovese sangue . Ricordando poi egli come dal cessato ministero gli fosse stato imposto d'evi tare ad ogni costo una collisione fra cittadini e soldati, e come già concesso si fosse di dar in mano della milizia cittadina il forte dello Sperone, acconsentiva di conse gnare ad essa non solo qnel forte , ma quello del Be gatto eziandio, e limitandosi a scrivere ad Alessandria ed al generale Lamarmora, che giungere doveva Novi ,

di venire in suo aiuto, ritiravasi colle truppe allo Spi rito Santo, arsenale di artiglieria. Non si poteva esser

più debole, nè far prova di maggior compiacenza pei rivollosi; ma questi, crescendo in ardire a misura che il comando militare dimostravasi titubante , elevando

nuove pretese chiesero di presidiare l'arsenale di con certo con le truppe regolari, e Deasarta essendosi a questa nuova pretesa ricisamente rifiutato , i capi- setta

presero da ciò pretesto di gridarlo nemico del popolo, pronto a mitragliarlo ed a consegnare la città agli Au

striaci ; ed arrestato il corriere e trovati i dispacci di lui al general Lamarmora , lo dipinsero come un ipocrita , che mentre dava parole di pace attendeva solo l'arrivo del collega per porre a ferro ed a fuoco la città tutta. Non ci voleva tanto per aizzar la plebe già infiam mata di sdegno: in men ché nol dico il palazzo ducale è invaso, Ferretti generale comandante della piazza , e la famiglia del Deasarta caduti in man degli insorti son


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tratti in carcere ; un comitato detto dipubblica sicurezza e composto di Avezzana, di Reta e di Morchio, è inve

stito di straordinarii poteri, ed il municipio ed il sin daco riconoscere nol volendo e dismessi essendosi, ogni autorità rimane in quei tre concentrata . Chi fosse Avez zana già accennai; dirò ora brevemente degli altri due : Costantino Reta , già corriere , giovane d'avvenenti forme,

di non volgar coltura, sotto queste lusinghiere appa renze chiudeva il cuore più ribaldo; di sfrenata ambi zione , ogni mezzo che lo conducesse alla meta buonis

simo ; moralità , sciocchezza diceva ; virtù, parola priva di senso reputava: già deputato del popolo erasi distinto per le più concitate proposte; or veniva ad infamarsi

coll’opre : Davide Morchio, avvocato di grido, già perve nuto ad età matura, era un vero mostro ; miope, sordo, sdentato e con faccia cadaverica, egli t'inspirava ribrezzo al solo mirarlo ; ma nulla era questa sua fisica bruttezza a petto della morale : questo carcame, che già sentiva putredine, aveva sete di sangue , nè rifuggito avrebbe dal mietere robuste e rigogliose vite, ed è celebre quel suo detto : Che avrebbe fatto ascendere il prezzo del ca nape a quel della seta , accennando agli innumerevoli supplizii che già volgeva in mente ; tali i triumviri: di

Lazzotti, di Pellegrini, di Accame ragionar non occorre; erano anime vendereccie e pronte a servir di seiddi al maggior offerente.

Fece rimostranze Deasarta sull'illegalità di questo triumvirato, ma Avezzana giurando aver accettato con

buone intenzioni, e non voler essi altro che il ripristi namento dell'ordine , il regio generale, che già s'era la sciato cader di mano le redini , dovette starsene o - fin

gersi pago : ma non s'acquétarono i Genovesi, i quali,


CAPITOLO --V .

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tratti otto cannoni sulla piazza ducale e trascinatili verso la Darsena, preparavansi a darvi la scalata : Dea sarta allora, uscendo dal suo torpore , mandava Conti, general di brigata, a rinforzar quel presidio ; ma dopo breve intervallo ecco ritornar quel generale pallido ed esterrefatto annunziando essere la Darsena in man del

popolo , averla i difensori ceduta dopo sparati pochi colpi, e stare anzi alcuni soldati fraternizzando col popolo .

Aumentava il pericolo , perchè, tolto un battaglione di riserva delle Guardie e pochi carabinieri, gli altri sol dati poco disposti mostravansi ad avventurarsi nelle vie per tentare di riprender quel posto, e mentre Deasarta stava perplesso se convenisse o no cimentarsi alla prova, ecco apparire Avezzana a cavallo seguito da numeroso

stato-maggiore alla porta San Tommaso , rimpetto al l'arsenale, quasi a disfidare il regio generale : minacciati

però dall'artiglieria scomparivano ; ma riapparsi in breve con un pezzo, e formata con due omnibus rovesciati ed

alcuni sacchi di farina una barricata prospetto all'arse nale, cominciarono a trarre col cannone, mentre dalle case attigue, dalla gradinata di piazza Acquaverde e dal campanile di San Giovanni di Prė , i militi e popolani

cogli schioppi oftendevano i difensori dello Spirito Santo. Risposero i regii , e Deasarta tenendosi coll’alta per sona a scoperto sul terrazzo in mezzo al grandinare dei

proiettili, ben dimostrava come nel cuore del vecchio guerriero del Regno italico non albergasse paura ; ma era tardi , la fatal sua incertezza tutto aveva perduto ;

la sollevazione s'era fatta generale, ed una palla di mo schetto essendo venuta a privar di vita il marchese Mo rozzo , colonnello delle Guardie, mentre accingevasi ad investir, la barricata , i suoi granatieri, datisi a vergo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gnosa fuga, abbandonavan l'impresa. Ferocemente slan ciavansi allora alcuni popolani, ed orrendo a dirsi, con essi una donna sull'esangue spoglia e facevanla segno di mille ignobili oltraggi: ma mentre i più vili contro i morti incrudelivano , gli altri continuavano a combat tere, ed il fuoco già durava da tre ore allo Spirito Santo, sebben più fosse il rumore che non il danno, perlocche Deasarta volendo por fine ai disordini che minacciavano lo sterminio di tutti i buoni , già accingevasi ad una sortita , quando da Martin d'Orfengo , altro generale a lui soggetto, venivagli mandato dispaccio con cui infor mavalo esser le truppe avverse alla pugna , avere i sol

dati preposti alla custodia delle porte più lontane fatto causa comune coi ribelli , i quali riusciti erano frattanto

a collocare alcune artiglierie sul poggio di Pietraminuta che signoreggia lo Spirito Santo . Il generale allora , privo di forze per sloggiarli da quel punto importantissimo, prima di trattar della resa tentò ancora le vie d'accordo rivolgendosi al sindaco , il quale dicendosi scaduto di

carica, pur parlando qual semplice privato, consigliava l'evacuazione della città per parte dei regii ; unico mezzo, a parer suo, per non maggiormente compromettere Ge

nova verso il governo. Deasarta allora mandava il generale Conti a proporre una tregua ai ribelli, i quali , ricevutolo a occhi ben dati e vociferando a' suoi orecchi orrende minaccie di

morte, talmente impaurirono quell'uomo , cosi tremendo

in pace co' suoi subordinati, che fatto ritorno al suo capo semivivo soltanto , dissegli, che se più indugiava a cedere la piazza sarebbero tutti morti : parole poco atte ad inspirare a Deasarta, già scosso , risoluzione di resistere. Fra chi acquistar voleva e chi di cedere non


CAPITOLO V.

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vergognava furon presto intesi i patti : uscissero da Ge nova i regii , e non per la solita via , ma per quella di Savona dovessero in Piemonte ritirarsi, per non essere d'intoppo alla divisione lombarda , mandata dai ribelli a chiamare e da loro con ansietà grande attesa : permesso

ai regii impiegati che seguire li volessero , il farlo ; quelli che rimaner preferissero, ricercati per nulla fos sero ; consegnati i forti ancor occupati dalle truppe regie coi cannoni e lutto il materiale ai rivoltosi : e per mag

gior vergogna dovesse il Deasarta adoprarsi perchè niun corpo di regia truppa, e segnatamente la divisione La marmora , da lui richiesta d'aiuto , mosse ostili contro

Genova eseguisse ; per colmo d'ipocrisia, infine, dichia ravasi che Genova riunita rimarrebbe al Piemonte . -Avuta

in mano la città , non per questo posero fine i facino rosi alle turpi loro vendette ; che anzi all'indomani il

cavaliere Ceppi di Bairolo , maggiore dei Carabinieri, riconosciuto da alcuni di loro mentre , per eccessivo zelo forse, aggiravasi in borghese per le vie di Prė, circondato , veniva prima costretto , con raffinata bar barie, a baciare i cadaveri dei soldati morti e del Mo

rozzo , e quindi ripetutamente percosso : vedutosi quel tapino in rischio della vita , cercava scampo nella vec chia chiesa della Commenda di San Giovanni: ma non

valse il sacro delubro a salvarlo dall'ira di quei tristi, che perseguitatolo ed acciecatolo in pria , lo fecero poscia

a brani ai pie dell'altare, trascinandone quindi il deforme cadavere per le vie . Queste le glorie di quei sedicenti repubblicani ! Accadevano queste turpitudini nei due primi giorni

di aprile : nel qual frattempo il governo, informato della genovese sommossa, dava opera per soffocarla. Dichia


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rata la città in istato d'assedio , intimavasi ad Alfonso Lamarmora, giunto li 31 marzo a Casteggio , riunisse sotto i suoi ordini la brigata di vanguardia ivi accan

tonata , e cosi rinforzato marciasse colla propria divi sione sopra la città ribelle , ed all'antica devozione la restituisse .

Lamarmora , fatta diligenza e precedendo i suoi con

pochi dragoni, era li 2 aprile a Ronco , ove riceveva informazione della resa di Genova ed intima da Avez

zana di non innoltrarsi : per tutta risposta l'animoso soldato , che in quello stesso luogo e giorno appunto

veniva a conoscere la sua nomina a regio commissa rio con straordinarii poteri , rigetta la capitolazione ,

e spedito ordine alle truppe uscite da Genova e già in via su Savona di retrocedere immantinenti e di venirsi

a porre sotto i suoi ordini , rompe ogni communica zione coi ribelli e colla città loro. Ragionevolmente

temendo poi la marcia dei Lombardi sopra Genova , ma giustamente calcolando al tempo stesso come essi

da Bobbio non potessero giungere prima del giorno 5 nella città sollevata , affrettavasi Lamarmora a spedire da Busalla con una compagnia di bersaglieri il capi tano Cassinis, imponendogli di far diligenza e di andare

con questa scelta banda ad appostarsi a Torriglia , per dove era forza ai Lombardi di passare . Presa questa savia precauzione, resa però dallo zelo dei capi dei Lom bardi superflua , trasportava il regio commissario il giorno 3 il suo quartier generale a Pontedecimo, e por tatosi a riconoscere il nemico , con sua sorpresa vide come i rivoltosi, stando a cattiva guardia nei forti, tutti

intenti fossero ad eriger barricate : questo spreco di tempo per parte dei sollevati ad asserragliar le vie di


CAPITOLO V.

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una città cinta di forti, dai quali avrebbero potuto age volmente respingere ogni assalto , sveló a Lamarmora con quali nemici avesse a fare, e quanta fosse l'impe rizia dei capi loro : in un attimo il suo piano fu deciso : le riserve reduci da Voltri occupar dovettero Val di Pol cevera da Cornegliano sino a Rivarolo : ivi pose i due reggimenti 24 ° e 25º, e divisò mandare in Val di Bisagno

il 18° ed una compagnia di bersaglieri . Senonchè, spin tosi col solo squadrone che si avesse a San Pier D'Arena , e nuovamente accertatosi dalla posizione della Coronata come i forti fossero mal custoditi, si risolvette a tentare

un ardito colpo di mano . In ogni altro tempo prender Genova per colpo di mano follia sarebbe stata da reputarsi anziché audacia : ma l'oculato generale erasi accorto del disordine che in essa regnava , e quanto poco fossero a temere capo e soldati avversarii . Avezzana diſfatti, uso alle guerre

americane, non aveva alcuna delle doti necessarie per difendere una città assediata : conosceva poi cosi poco

Genova, che quando alcune ore più tardi gli venne detto che il nemico facevasi vedere verso porta Granarolo , rispose non esistere porta di tal nome in Genova :oltre a ciò , se i capi dei rivoltosi, tolto Avezzana , eran Genovesi, i pochi decisi ad affrontar le squadre lamarmoriane erano o Lombardi o Polacchi , usi alle guerre delle barricate nelle varie sommosse parigine e nelle cinque giornate di Milano . Poiché è or tempo ch'io dica come questi moti , queste stragi fossero opera più di pochi facinorosi d'ogni paese e dell'infima plebe genovese ,

anzichè della parte sana della popolazione , la quale dopo avere , per vezzo abituale, schiamazzato alquanto, fatta ora accorta come l'affare piegasse al serio e come Vol . III . – 60

PINELLI, Storia, ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

l'energico Alfonso Lamarmora: diverso fosse dal titu bante Deasarta , non ancor rimessa dalla paura conce pita di vedere la città posta a sacco da quei liberaloni di nuovo conio, cominciava a pentirsi d'aver tant'oltre ecceduto , e poco disposta pareva invero alla difesa.

Reta poi, Lazzotti, Pellegrini, Morchio e compagni , vi lissimi e degni invero delle acerbe parole di Dante , or che trattavasi non più di declamare in piazza e di ar ringar monelli e furfanti al mal fare , ma bensi di di

videre cogli illusi i rischii della pugna , avevano perduta la lena , e da latranti cani fatti conigli , già andavan

esplorando un buco ove rintanarsi od una via per svi gnarsela . Rimaneva bensi Avezzana , non men reo, ma valoroso almeno e deciso a pugnare : ma che cosa far poteva senza seguaci ?

Lamarmora adunque, sospettando della fiacca difesa, sospesa la partenza del 18° per Val di Bisagno, calavasi

ildi 4 alle 2 pomeridiane coi pochi dragoni e due compa gnie Bersaglieri in San Pier D'Arena, e minacciato il sin daco di quel borgo di severa pena se gli abitatori osassero offendere i dragoni da lui ivi lasciati, ayviavasi colle due compagnie bersaglieri verso il forte di Belvedere, e la sciatane una in riserva ai piedi della salita, fatto dare fiato alle trombe , ascendeva coll'altra alla chiesa : ove giunto mandava Govone, ardito ed intelligente ufficiale

di stato -maggiore, col tenente Pallavicini e pochi ber saglieri ad intimar la resa al forte : i difensori del quale , sbalorditi , si arresero senza trarre un colpo . Govone

allora , preso seco un pelottone di bersaglieri , correva senza indugio al forte della Crocetta , ed impossessato sene con facilità eguale, rivolgevasi a quello delle Tena

glie : quivi i difensori, parendo decisi a difendersi, co


CAPITOLO V.

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minciarono a trarre : ma richiesti di parlamento da

Govone, acconsentivano, e lasciandosi poscia da lui per suadere, mancando le chiavi del cancello , gettavano corde ai bersaglieri perchè salir potessero nel forte . Saputosi padrone di quei tre forti, Lamarmora postosi allora a capo di alcuni pelottoni , scendeva verso porta

Angeli : era chiusa , ma Grosso-Campana , ufficiale nei bersaglieri, scalata con tutta facilità la cinta , perveniva ad aprirla , ed i bersaglieri , penetrando celeremente ,

correvano a baionetta spianata ad impossessarsi della batteria di San Benigno. I sollevati frattanto , accortisi dell'entrata dei regii, cominciarono a suonar a stormo, e corsi alle batterie della Cava , della Prova e della Cam

panetta impresero a tempestare sovra quella di San Be nigno; locchè vedendo Lamarmora , e voglioso di ri sparmiar sangue, mandava Govone in parlamentario a proporre la resa , accordando ad Avezzana ventiquattr'ore

per porsi in salvo coi compagni : andava l'intrepido gio vane , ma circondato da un'orda di furibondi non cu

ranti del suo carattere, egli sarebbe forse mal capitato senza l'intromissione di Lorenzo Pareto , che non senza

proprio rischio correva a salvarlo : Avezzana intanto faceva risposta volersi difendere sino all'estremo, e for mate due colonne de' suoi , spingevale alla ripresa delle

perdute posizioni : abbattevansi i primi in Pallavicini, giovane animoso, degno figlio di Valentino, che sebben

seguito da pochi bersaglieri , faltosi loro addosso impe riosamente reclamava Govone da loro trattenuto in ostag

gio . E vuoi timore od un residuo di rispetto pel caral tere di quello, fatto è che, mercè l'intelligente ardire di Pallavicini , Govone reso venne e sano e salvo fece a Lamarmora ritorno .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Il generale frattanto versava in condizione assai pe ricolosa : l'assalto riuscito in parte minacciava volgere a male, poichè mentre due grosse colonne avanzavano per le salite di San Benigno e di porta Angeli, una terza calandosi dal Begatto minacciava prender a tergo le due

compagnie dei Bersaglieri divise dai battaglioni di linea che ancor stavano al di là di San Pier d'Arena : critico

era il momento e conveniva pagar d’audacia : e cosi

fecero i prodi Bersaglieri . Ferri tenente di essi con soli dodici uomini fa testa alle Tenaglie alle colonne prove

nienti dal Begatto, e sebben ferito non piega per que sto . Govone respinge la colonna portatasi contro porta

Angeli: ed in quel frattempo la presenza di Alessandro Lamarmora , idolo dei Bersaglieri, ed accorso dal quar tier generale a consiglio e sostegno del fratello , riac cendendo l'ardor dei soldati , essi con un hurrà generale assalgono i ribelli e li costringono a ricoverare in Genova . Erasi intanto fatto scuro, onde Alfonso Lamarmora, differito all'indomani l'assalto, poneva a profitto la notte

per meglio assidersi nelle conquistale posizioni : un bat taglione del 18° prese stanza nei tre forti sorpresi , gli altri due collocaronsi a San Pier d'Arena , il 25° reggimento

presidiò San Benigno ed il 24º alloggio nella chiesa di Belvedere . Al primo albore le disposizioni per l'assalto sono date: gli artiglieri delle batterie Campana e Sa lino recansi a servire i pezzi dei forti: Belvedere co lonnello con due battaglioni del suo 180 marcierà da San Pier d'Arena sopra porta Lanterna ancor tenuta dai ribelli : Alfonso Lamarmora colla compagnia bersaglieri del capitano Longoni ed un battaglione del 25 ° scenderà da San Benigno lungo la cinta sopra la Chiapella , San

Lazzaro e Sant'Isidoro : Govone colla compagnia bersa


CAPITOLO V.

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glieri del capitano Viariggi ed un altro battaglione da porta Angeli marcierà sulla città , ed Alessandro Lamar mora con una terza compagnia di bersaglieri ed un

battaglione del 24° tenterà di impossessarsi del forte Begatto .

Gli assalti cominciati alle 5 e 1/2 ebbero tutti esito felice, meno quello contro il Begatto, per avere i soldati del 240 mal secondato l'ardore dei bersaglieri , a capo dei quali pugnava il principe Pio Falcò che riceveva fe rita : in ogni altra parte la vittoria fu pei regii : Alfonso Lamarmora, espugnate ad una ad una le case poste sul colle, e fatto fucilare un capo ribelle che non voleva udir di resa, scendeva al basso , ed i suoi bersaglieri pren dendo a rovescio porta Lanterna, costringevano i rivol tosi ad evacuarla rifugiandosi sul Molo Nuovo : entrava allora in colonna Belvedere col 18', ma vivamente ber

sagliato dai cannoni della Campanetta, perdeva alcuni uomini. Lamarmora frattanto vedendo Govone scendere

coll'altra colonna sopra San Lazzaro, lo mandava ad espugnare le chiesuole di San Francesco e di San Rocco tenute dai rivoltosi , i quali dopo fiacca resistenza ripie gavansi fra le macerie di San Giorgio , dove appostati avevano due cannoni , coi quali traevan a scaglia sui regii : convenne dunque sloggiarli di là ; locchè venne felicemente adempiuto da Anselmi sottotenente dei ber saglieri , che , buttatosi con una squadriglia alla baio

netta sovra quei pezzi, se ne impadroniva uccidendo e fugando la némica masnada .

In quel momento sulla torre del palazzo ducale si vide sventolare bandiera bianca , e poco dopo i consoli esteri portatisi da Lamarmora come mediatori , oltenevano da

lui ventiquattro ore di tempo per indurre i capi a porsi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

in salvo prima di rendere la città : chiesero tre ore per risolvere, e le ottennero : ma ecco che dopo mezz'ora

dai giardini del palazzo Doria , ove raccolti s'erano i più arrabbiati ed in ispecie varii Polacehi , uomini disperati e disposti ad ogni eccesso , ricominciano a fioccar le moschettate sui regii : i quali allora dalla Lanterna im

presero a rispondere, e formati quindi i battaglioni del 18° in colonna diedero l'assalto : qui fu ove gli insorti fecero più ostinata resistenza : e se non bello, pur mera viglioso a dirsi, fra essi notaronsi anche alcune donne :

coloro però che più ostinatamente combattevano erano alcuni Polacchi ivi raccoltisi, i quali esperti e destri ti

ratori mai non tiravano colpo in fallo : Celesia maggiore, ligure di nascita e soldato intrepido, mentre animava i suoi soldati cade estinto trafitto da palla di moschelto : a lui accanto spirava l'aiutante maggiore Borgna , e molti soldati aveano ugual destino : esacerbati allora i

Piemontesi gettandosi all'assalto e penetrando alfin nel

palazzo, uccidono quanti lor si parano innanzi . Nettato il palazzo ed attinenze dai rivoltosi , sostarono i regii , e

la sola artiglieria continuò a rispondere ai tiri fatti dai Genovesi dalla Cava e dalla Prova : a por fine ai quali scorgendo Lamarmora come necessario fosse un assalto dalla parte orientale della città , al terzo battaglione del

18• già spedito a quella volta , aggiungeva ora la brigata Callabiana composta del 26° e 27° reggimento , giunta

da poche ore a Pontedecimo, imponendogli di portarsi per San Cipriano, Bevegno e Molessana in val di Bisa gno , ove giunger doveva pure Cassinis, richiamato da Torriglia per esser stato al generale erroneamente sup posto che i Lombardi recati si sarebbero a Genova per mare sopra cinque vapori; asserzione la quale fu causa

!


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che nel di seguente un vapore francese navigante alla volta del porto venisse ricevuto a cannonate dai regii ,

senzachè da questa malintesa , presto riconosciuta , ne ri dondassero a quel legno alcuni gravi danni .

Lamarmora adunque era padrone dei forti minori della parte occidentale , e del caseggiato che sorge sul colle che divide Genova da val Polcevera , e di alcuni

punti importanti sul porto : con tutto ciò era lungi dal signoreggiare la città ribelle ; e se dentr'essa ci fossero stati uomini energici e capaci , padroni come tuttora erano i sollevati dello Sperone e del Begatto , dello Spi rito Santo e di Pietraminuta , posizioni tutte che domi nano le case ove alloggiati s'erano i regii, la conquista di Genova poteva esser ancora molto differita non senza

grave danno di quell'inclita città, non certo degna di portar la pena degli errori di pochi facinorosi: con premura pertanto accolse il generale del re le aperture che nella notte dalli 5 alli 6 lord Hardwick , comandante

del brigantino da guerra inglese Vengeance, venne a fargli a nome del municipio, il quale, riassunto l'eser cizio dell'autorità propria, mostravasi desideroso di por fine a questa guerra iniqua . Venne adunque conchiusa una tregua di diciotto ore .

Sperava il sindaco che quel lasso di tempo sarebbe stato più che sufficiente per indurre i capi della som mossa a desistere da una difesa che poca probabilità aveva di buon successo : ma ingannavasi , perchè se Reta e Lazzotti , viii quanto scellerati , riparato già avevano a bordo d'un legno francese , e Davide Morchio e Pelle grini cercavano in altro modo di evadersi, quell'anima disperata invece di Avezzana dicevasi parato a sostener

gli ultimi danni , e con proposito non certo degno di un


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

uomo onorato ordinava che sferrati venissero i galeotti,

sperando giovarsene per la difesa : se non che si oppose all'orrendo disegno il buon Delsanto, direttore militare di quello stabilimento , il quale protestava che la sola forza costretto lo avrebbe a quella misura : e ricorso essendo per aiuto a lord Hardwick , questi , trattosi sotto la Campanella, mandava dire all'Avezzana che se i ga

leotti venivan posti in libertà egli avrebbe coi cannoni subissata la Darsena; minaccia prepotente se vuolsi , perchè straniera , ma salutare perchè valse a stornare l'Avezzana dal fatale disegno di rompere i ceppi a scel lerati che colle opere loro non avrebbero mancato di

aggiungere orrori ad orrori, misfatti a misfatti in questa lotta fratricida.

Il municipio intanto, non ancor rinunziando alla spe ranza di piegar Avezzana a più miti propositi , chiedeva una proroga di altre quarantotto ore alla tregua ; pro roga che conceduta da Alfonso era inscientemente vio

lata da Alessandro Lamarmora , il quale assunto aveva la direzione degli attacchi orientali, e che ignaro del

protratto armistizio, veduta spirar l'ora primiera , aveva aperto il fuoco contro i bastioni di porta Pila , desistendo però dalle offese appena ne ricevette informazione. Ma

non perciò cessava dalle ire Avezzana , che reso ormai in sensato dal furore al vedersi abbandonato dai vilissimi suoi complici che riparati erano a bordo del Tonnerre , naviglio francese, perdevasi in minaccie ad Hardwick di

colarlo a fondo : al che rispondeva l'orgoglioso britanno attelandosi a battaglia . Ma giunsero alfine il dì 9 i de putati mandati dal municipio a Torino col decreto che ,

escludendo dodici soli individui, accordava piena amni stia alla popolazione tutta .


CAPITOLO V.

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Avezzana allora, raccolti 450 dei più furiosi e salito con essi sopra nave americana , correva a nuova , ma non

empia guerra sul lido romano , lasciando prima detto ai codardi suoi complici che in qualunque angolo della terra gli fosse dato di rinvenirli , salutati Ji avrebbe con

colpi di pistola : dimostrando con tali parole che se pari era la colpa, in lui almeno viveva il valore dell'antico ufficiale piemontese che vergognavasi d’aver a socii quei

vigliacchi i quali, per amor di rapina e di venalità che facevali strumento dei disegni d'una setta , non abborri rono dal trascinare una città esimia alla guerra civile,

abbandonandola poi nel pericolo e cagionandole gravis simi danni, i quali senza la moderazione del governo avrebbero potuto essere infinitamente maggiori . Essi furono tuttavia rilevanti , perché i soldati di Lamarmora in quei primi bollori abbandonaronsi a brutta rapina : nė vale niegarlo : esistono due sentenze con cui due in dividui , indegni del nome d'ufficiale, furono condannati al carcere per le rapite sostanze : e se pietà non mi trat tenesse dallo svelare il nome delle vittime dei soldate

schi oltraggi, potrei nominare vergini violate da quei brutali: ma questi eccessi imputar si debbono più a quegli sciagurati che causarono la guerra fraterna , che non ai capi militari, i quali anzi si adoperarono a tutt'uomo per farli cessare appena li seppero . Costo questo sciagurato moto rivoluzionario la morte a 4 ufficiali ed a 15 soldati ; 179 furono i feriti; l'ener

gia di Alfonso Lamarmora e l'intrepido accorgimento di Govone e Pallavicini impedirono danni maggiori :

politicamente parlando adunque immenso fu il servigio reso da quel generale nel soffocare nel suo nascere que sto fomite di guerra civile che avrebbe potuto invadere


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STORIA MILITARE DEL PIEMOXTE

altre provincie od obbligare almeno il governo ad in traprendere un odioso e disastroso assedio contro la

seconda città del regno : nulla di più giusto adunque dei premii che attesero il vincitore : ma sotto l'aspetto militare il merito della presa di Genova è assolutamente nullo ; perchè se in quella città stati fossero uomini ri soluti a difendersi, Lamarmora non ne sarebbe certa

mente venuto a capo con pochi bersaglieri e neppure con tutta la divisione ; prova ne sia che sin dal giorno 7

giungevangli in rinforzo le brigate Savoia e Piemonte, Novara cavalleria e due batterie, le quali truppe giunte quando già aperte erano le trattative, servirono solo a

rimpiazzare quelle che sotto Deasarta capitolato avevano e di cui Lamarmora a buon diritto diffidava, perchè in disciplinate e capaci , dopo aver vilmente difesa Genova , di saccheggiarla. Quando si vedono città italiane di gran lunga meno

forti di Genova tenere a scacco per mesi e giorni armate

regolari , respingere i ripetuti assalti e costringere ta lora a levarne l'assedio , non si comprende come Ge nova sia caduta cosi celeremente in poter dei regii: ma cessa la meraviglia ove si ponga mente che, oltre

ad esser ignoranti, pochi erano i difensori di essa , poichè al turpe atto non presero parte che alcuni faci norosi ed un'accozzaglia di sedicenti cosmopolita repub blicani che in ogni terra cercavano a sbramar nel sangue

e nella rapina le malnate loro voglie . Per opera loro , mentre il Tedesco minacciava di fronte un regno ita lico , Italiani non arrossirono di apprestar l'armi contro

truppe italiane ed assalirle da tergo ; e se lieve fu l'as sallo e codardo poscia quando convertito a difesa, ciò accadde perchè, come tutti sappiamo, i demagoghi fo


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mentatori di discordie mai non si lascian dal pericolo raggiungere , ed abbandonano in esso gli illusi : fatto questo che dovrebbe essere severa lezione a quei citta dini che formando la migliore ed onesta parte delle po

polazioni , lascian per colpevole ignavia da pochi tristi trascinar la patria in avventate disonorevoli imprese : per quegli iniqui poi che profanando il santo nome d'Italia eccitarono i concittadini loro alla scellerata guerra , la

storia non ha parole che bastino'a degnamente vitu perarli: mille volte più vili di quelli che il valoroso Corradino Chigi , agitando il monco braccio e l'onorata ferita ricevuta a Curtatone contro i Tedeschi, apostro

fava in tal modo : Maledizione ai vigliacchi che gridano in piazza ! essi meritano che la storia lor dica : non nelle

vie di Genova , ma sui campi lombardi , a fianco dei fra telli italiani di qualunque provincia essi fossero e contro l'Austriaco voi combatter dovevate , e non appiattarvi

allora e concitar poscia gl'ignoranti e gli illusi a giu daica azione : maledizione a voi , diranno i posteri , che faceste di italiano sangue rosseggiar le vie della bella Genova : mille volte maledizione !

Mentre i Liguri con troppo tardo pentire ponevano termine alla breve guerra fraterna , alcune altre città italiane invece, spinte dal generoso sentimento nazionale e dal loro natural diritto , apprestavansi con santa guerra a protestar col sangue dei figli contro l'ingiusta oppres sione dello straniero. Non è della mia storia una diſfusa narrazione dei celebrati assedii di Venezia e di Roma,

già da altre penne, con patrio amore descritti: ma io mi reputerei degno di biasimo ove tacessi i magnanimi sforzi di quelle due primissime e di alcune altre meno cospicue italiane città , che cogli eroici fatti ben dimo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

strarono come la brutal prepotenza delle baionette ancor possa per breve conculcare questa classica terra , ma come il nazional sentimento crescendo ogni di più pos sente in cuor dei suoi figli, debba in epoca forse non remota trionfare alfine del brutal oppressore. Ed ora parmi che per costanza d’affetto verso Pie monte, per tenacità di proposito, per grandezza di sa grifizii prima ad esser qui nomata dalla rozza ma veri dica penna di piemontese soldato -scrittore abbia ad esser Brescia , patria di forti , e per tanti dolori avvinta al de

stino della terra subalpina , premettendo brevi parole sopra alcune bande lombarde che alla sua difesa coa diuvarono .

Negli ultimi giorni dell'amministrazione sua il mini stero Pinelli-Revel aveva nominato una commissione di

Lombardi presieduta dal maggiore Torelli , la quale aveva carico di procacciare al ministero , per mezzo delle aderenze mantenute in patria , quelle nozioni tutte che ridondar potessero alla buona riuscita della guerra che

prevedevasi vicina a ricominciare . Caduto quel mini stero , i successori, sempre più convinti dell’utile gran dissimo che un moto rivoluzionario delle popolazioni lombarde a spalle di Radetzky prodotto avrebbe al buon successo della guerra, pensavan favorirlo coll’armie col l'oro , e gettavan gli occhi sopra Gabriele Camozzi da Ber gamo , uomo dovizioso ed altamente benemerito della causa italiana , già membro della sunnomata commis

sione , per affidargli la direzione di quei moti ; a lui adunque il general Chrzanowski, per mezzo del suo capo di stato -maggiore, spediva sotto la data delli 13 marzo istruzioni analoghe, nelle quali era prescritto che la sommossa effettuar si dovesse sopra i punti lasciati men


CAPITOLO V.

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custoditi da Radetzky , e preferibilmente ai fianchi ed a

spalle di esso . Scoppiata immediatamente dopo la ripresa delle ostilità fra i due eserciti regolari , essa doveva aver principalmente in mira la rovina delle strade , l'occu pazione dell'ingresso delle valli , tendendo a concentrar le masse armate verso Brescia , città per la strategica

sua posizione e pel caldissimo amore alla causa italiana designata qual centro della nuova insurrezione lom barda . Era inoltre raccomandato agli insorti di demo

lire i ponti sull'Oglio superiore ed in ispecie quello di Palazzolo, di trincierare le buone posizioni di Roccato e Coccaglie alle falde del monte Orfano , ed infine di procurare di impadronirsi della via ferrata verso Tre viglio . Fissato il di 21 marzo per insorgere .

Camozzi pertanto , presi gli opportuni concerti col generale Solaroli, accantonato colle sue genti verso il

Lago Maggiore, passava nel pomeriggio del giorno 20 con 150 volontarii lombardi' e 5,500 fucili da Arona ad

Angera , e li 22 armi ed armati erano in Como ; ove però erano tiepidamente accolti dai Comaschi , i quali,

delusi nella nudrita speranza di veder apparire fra loro un corpo di truppa regolare, non vollero troppo com promettersi : perlocchè Camozzi , lasciata ivi parte dei

fucili per l'armamento di quella guardia nazionale, pro cedeva verso Bergamo , ove già combattevasi fra 300 Austriaci , che riſugiatisi nella rocca tempestavano colle bombe la città sottoposta , ed i cittadini , che saliti sulle molte torri annesse a varii edifizii, andavan di lå bersagliando i nemici colle carabine svizzere , di cui parecchi eran muniti: giungeva intanto Camozzi , e con grande esultanza accolto da' suoi concittadini, mentre più vigorosamente bloccava la rocca, mandava al campo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a chieder artiglierie per poterla battere in breccia : se non che in vece di queste giungevangli nel pomeriggio del 27 le prime male nuove della guerra , alle quali però non volendo egli prestar alcuna fede , perdurava ancora per due giorni a bloccar il presidio continua

mente scaramucciando : ma finalmente il municipio , fatto certo come il generale Taxis accorresse per

Val

Camonica con 2,400 soldati a danno di Bergamo, di mostrato essendosi deciso a scendere agli accordi , Ca

mozzi , sdegnoso, toglievasi di là , e credendo vera la notizia circolante d'una battaglia guadagnata da Chrza nowski sulle rive dell'alta Sesia sopra gli Austriaci , pensò ripiegare sopra Brescia , ove già da più giorni ferveva la lotta accelerata dalla burbanza austriaca , che

in quei giorni appunto imperiosamente esigeva dai cit tadini 130,000 lire a titolo di non so quale multa da Haynau arbitrariamente imposta . Alla quale indiscreta dimanda, non con oro, ma con ferro e piombo soddis fecero i prodi figli di Brescia ; e se pur caddero , di mostrarono almeno qual sia la via migliore di sbramare l'ingordigia croata : esempio non mai abbastanza lodato e degno d'esser dai nipoti imitato . Li 23 il popolo , le

vatosi a rumore, diede di piglio alle armi , e dato carico a Contratti e Cassola di dirigere le operazioni , si accinse a combattere : laonde Leshk , capitano, che con 700 soli uomini presidiava la città , appena s'accorse che eran busse e non danari, frettoloso riconducevasi nel castello , che recentemente restaurato da Radetzky, era

inoltre armato di 14 pezzi , mandando sollecito avviso

a Mantova per ottener aiuto, e presidiando intanto con alcuni de' suoi il Broletto , antico e turrito edifizio, sede

del corpo municipale: ma non fu cosi celere la sua


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mossa, che varii soldati sparsi per la città non venissero dai cittadini assaliti , disarmati , ed in quel primo im peto di santissima ira , se resistenti, uccisi . Cominciò allora a tuonar il castello e ad asserragliar le vie il popolo, presago che dal di fuori in breve venuti sareb bero nuovi soldati : nè s'ingannava , perchè all'aurora del 26 Nugent, con alcuni baltaglioni e squadroni, fret

tolosamenle raggranellati da Verona e da Mantova , ap pariva da Rezzale e volgevasi sopra Sant'Eufemia, grosso borgo posto 6 kilometri a scirocco da Brescia . Stavano in Sant'Eufemia varii cittadini bresciani , gui dati da Tito Speri , valoroso giovane , ed inoltre alcune bande di abitatori delle vallate, che scesi in armi sotto la direzione del curato di Serle , grossa terra in Val del Chiesi , dopo avere predato un grosso convoglio di armi e munizioni appartenenti al reggimento Albrecht, tru

cidandone la scorta , erano ivi venuti ad appostarsi . Respinsero gli Italiani con vigore gli assalti da Nugent dati a Sant'Eufemia verso il mezzodi : ed anzi quando dopo tre ore di combattimento egli cominciò a ritirarsi, volevano essi inseguirlo all'aperto : ma li contenne Speri ; ed il comitato di difesa ordinato avendo di evacuare quel punto, i difensori si ritrassero addietro . Nugent allora,

fatto cauto da questa prima rimbeccata , accontentossi di appostarsi a Sant'Eufemia, e scaramucciando coi sol levati , agir di concerto col presidio del Broletto in at tesa dei maggiori rinforzi che Haynau mandar dovevagli da Padova . I Bresciani allora , mal tollerando d'esser

tenuti a scacco dalle deboli forze nemiche, vollero nel

di 28 uscire al piano , e questa volta andò con loro Speri , sebbene contrario a tal mossa : i cacciatori di

Nugent allora finsero di ritirarsi , ma attratti gl'incauti


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sino verso Sant'Eufemia, rivolta ivi la fronte ed aiutati dai cavalleggieri di Liechtenstein , in breve ebbero cir condato il drappello di quei valorosi , i quali per nulla smarritisi , riuscirono ad aprirsi coll'armi una via verso le alture , ma non senza lasciare morti sul campo 18 dei loro e nelle mani di Nugent 5 altri , che vennero da lui fatti immediatamente fucilare.

Nel di 29 giunta la notizia della rotta di Novara e del fatal armistizio , fu grande tumulto in Brescia , ed

in quell'esasperazione non mancarono i vituperii lanciati contro quel re generoso, il quale anzichè apporre il suo nome ai patti dettati dal vincitore , preferiva l'esilio : ma non per questo veniva meno l'ardire nei cittadini , che anzi risoluti a sostenere gli ultimi danni , correndo alle mura, con nuovo vigore respingevano l'odiato stra niero ; e sebbene Nugent, rafforzato da 12 compagnie, ritornasse nel giorno 30 agli assalti , pur non faceva

frutto . Sdegnato allora, appigliavasi al partito di incen diar le case suburbane fuori di porta Torrelunga , e reso da questa ignobile e facile vittoria audace , ei sospingeva le sue squadre all'assalto della porta : ma qui andò in diverso modo la faccenda, perchè se gli umili casolari non valevano a resistere contro le fiamme, le braccia

ed i cuori bresciani invece vittoriosamente respinsero ogni tentativo fatto da Nugent per entrare in commu

nicazione colla guernigione del castello, onde venuta la sera , fu forza al generale austriaco di ritirarsi mal concio a Santa Eufemia .

Ma oramai apprestavansi per la nobile Brescia gli ul timi danni , perché Haynau, udite le male prove di Nu gent, partito da Padova con altri 3,000 uomini ed una

batteria di mortai , volgeva a quella volta, ed accostalosi


CAPITOLO V.

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pei monti alla cittadella , e postosi a contatto con Leshk , mandava nel di 31 l'intima ai Bresciani o di arrendersi

immediatamente a discrezione, o di prepararsi all'ester

minio . I signori del municipio e del comitato, lusingati dalle antiche dicerie e da erronee notizie giunte loro

da Crema e da Lodi , che Chrzanowski avesse compiu

tamente debellato Radetzky, ed impostogli per condi zione di evacuare il paese fino all'Adige ; volonterosi di sottrarre la patria alla ferocia di quella belva , repri mendo lo sdegno , mandavano dicendogli delle ricevute nuove , e pregarlo ad informarsi o ad attendere al meno gli eventi: ma quel crudo, senza curarsi di disin

gannarli, e dimostrar loro come dopo le prostrate armi sabaude ogni diſesa fosse inutile alle sorti italiane , dannosa alle bresciane, rispondeva non trattarsi di ciò , ma di una pronta ed incondizionata reddizione. All’a troce risposta più non ressero i coraggiosi Bresciani, ed innalzato il grido libertà o morte , e dato a suonare a stormo ed impugnate disperatamente le armi, ritor navano alle 2 pomeridiane alle oſlese. Haynau allora fatto riprendere il bombardamento dalla cittadella , vi aggiungeva quello dei mortai da porta Torrelunga, ed appena vide che i suoi proiettili avevano sconquassato il cancello di ferro, gettava Favancourt colonnello con una colonna , e Nugent generale con un'altra contro le barricate , mentre una terza calandosi dalla cittadella

prendeva a ridosso i cittadini . Ma ostavano valorosa mente i Bresciani , e Speri col suo drappello mantene vasi a lungo sotto il grandinare delle bombe e palle tedesche con una costanza che onorato avrebbe le più vecchie bande . Il tenente-colonnello Miletz cade morto , Favancourt gravemente leso abbandona il campo ; e VOL . III - 61

PINELLI , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

già stanno per piegar le sue truppe , quando riesce a

Nugent di superare le barricate sul punto detto di Bruttanome. Decisero allora i difensori di concentrarsi

maggiormente, ed abbandonate le barricate di Sant'Ur bano e delle Consolazioni si ridussero sulla piazza del l'Albera . Quivi li inseguirono i Tedeschi; ma oppressi

dal fuoco dei cittadini appostati nelle case , schiacciati sotto il peso degli utensili di ogni sorta sovr’essi pre cipitati dalle donne bresciane, che in quelle ore supreme gareggiarono cogli uomini in disperato furore , erano costretti a retrocedere, e Nugent che rabbioso aizzavali alla pugna , venne percosso in un piede cosi pericolo samente , che poche ore dopo spirava ; e tocco forse in quel supremo momento dalla misericordia di Dio, volle disporre di ogni sua ricchezza a pro del municipio di Brescia; circostanza ch'io tacer non volli poichè parmi

che essa provi che le nefande opere dei proconsoli au striaci fossero tali da destar rimorso in loro stessi , o che il valore delle generose lor vittime strappasse a loro stessi l'ammirazione .

Ingrossava intanto Haynau , ma invano , le colonne d'assalto, e venuta essendo la notte, egli , non osando

ingolfarsi in Brescia fatta ricovero di pochi generosi disposti a morire ad ogni costo , collocate le genti nei

luoghi conquistati, limitossi a tempestar nelle ore not turne colle bombe , ed a far incendiare dai soldati le

case cadute in sua balia . Una corona di fuoco cingeva la misera Brescia, e le fiamme divampando lontane pel sottoposto piano lombardo , insegnavan alle altre città come assassini il Croato , e come eroicamente muo iano le libere popolazioni . Non vennero meno alla crudel vista i Bresciani , e dato l'ultimo bacio ai par


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goli ed alle spose annuenti al gran sacrifizio, facevano sui proiettili stessi del nemico sacramento di combat tere sino all'ultimo , e quando la luce del primo giorno

d'aprile apparve a diradar le tenebre, dai forti petti dei figli di quella generosa terra sorse a salutarlo un grido di guerra che impallidir fece i Croati, che avvi nazzati e stanchi dalle brutte notturne orgie , furono facilmente rigettati dalla posizione di Bruttanome ove furono anzi in procinto di perdere due pezzi. In questo mentre, quasi fortuna volesse irridere a quei forti prima di condannarli a morte spietata, da tramontana spuntava un drappello che alle tricolori in

segne, ma più al disperato valore, palesavasi italiano . Era l'intrepido Camozzi che assaliti con 800 uomini i due ponti sul Mella detti delle Grotte e di San Giovanni, spingevasi fino a porta San Giovanni : ravvivò , ma per

poco , quella vista il coraggio degli assediati; perchè Camozzi circondato da forze decuple avanzanti da Ospidaletto, da Chiari e da Palazzuolo, per non essere avviluppato , era costretto a tirarsi addietro a Torricella ;

ed Haynau aggiungendo intanto a danno di Brescia schiere a schiere , cannoni e mortai a cannoni, fece di essa cosi misero eccidio , che il municipio infine pie gossi ad accettare le offerte di certo padre Maurizio, di andarne apportatore di resa dal tenente-maresciallo .

Niegava sulle prime costui di desistere da quell'opera di distruzione, ma ponderando poscia come rompendo la fede avrebbe potuto saziar la natia ferocia senza ul terior difesa dei valorosi abilatori, finse calare agli ac cordi , e prometter salva la vita ai pacifici cittadini: ras

segnaronsi alfine i poveri Bresciani, non prima però di aver con tremendo ma giusto furore fatto a brani alcuni


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spioni austriaci che giacevano in carcere, già dal comi tato condannati a morte : rassegnaronsi, e non suppli chevoli , ma muti e dignitosi attesero la venula di Haynau : il quale appena si vide in poter delle barri cate, tolto il freno alle sue bande , lasciavale libere di dar sfogo ad ogni scellerato desio . Dirò io le vergini e le spose stuprate sugli occhi dei padri e degli sposi , e poi date alle fiamme ? rammen terò le viscere dei pargoli strappale, poi arse e gettate

in grembo alla madre ? gli uomini impiccati e poi dati alle fiamme? A qual pro cercar parole per espri mere nefandità che le sole tigri idear ponno ? tutto è detto rammentando che ordinava i supplizii Haynau , e dei barbari suoi voleri aveva esecutori i Croati ! I quali di sangue innocente versato avrebbero ancor maggior

copia inondandone la casa di Dio, senza l'opera pietosa di un Jellachich colonnello e Croato esso pure , ma che degli altri meno inumano, informato come i suoi soldati stessero per sfondare la porta di Sant'Affra ove rifu

giate s'erano cento e più donne , colà accorso , vi si trattenne sinchè le jene satolle di sangue furono nuo vamente a giusta disciplina assoggettate . Venti battaglioni con ragguardevole numero di ca valli e cannoni invasero la non domata, ma sterminata città , il cui municipio con lodevole solerzia in men di tre ore trovò modo di distribuire a quella turba 15,000

razioni : non perciò fu pago Haynau: 100 e più citta dini da lui segnalati come caporioni, tratti in cittadella, vi furono fucilati: la città dovette pagare 300,000 lire , e la provincia 6,000,000. Cosi cadde Brescia non ino norata , perchè la sua resistenza costò la morte a più di 1,000 Tedeschi , fra cui 1 generale, 3 ufficiali supe


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riori e 36 subalterni; ma degna del compianto di tutta Italia , la quale all'annunzio dei fieri casi e della im mane barbarie del vincitore giurò fremendo di vendicarla un giorno : e non ultimi a quel giuro furono i Piemon tesi , memori delle tante prove d'amore ricevute da

quella italianissima popolazione; ond'è che la sola di sperazione fatta cieca dal dolore o la più raffinata ne

quizia potė attribuire al piemontese governo l'infame disegno di far sollevar Brescia per quindi abbandonarla al furore croato ; l'insurrezione di quella città fu con certata col generale Chrzanowski e col ministero demo cratico nella speranza che il progettato piano d'inva sione sortisse il suo efletto ; appena la sconfitta di Novara venne a prostrare le italiane speranze, i ministri del 27 marzo adopraronsi a tutt'uomo per ammonire i Bresciani a non insorgere, ma fra dessi e l'infelice città stava un ben ordinato esercito : qual meraviglia pertanto se i dispacci furono intercettati , trattenuti i passeggieri , e

se i Bresciani ingannati da erronee, e forse ad arte dal nemico sparse notizie , credendo ad immaginarie vittorie di Chrzanowski , rimasero solo bersaglio alla ferocia del vincitore ? Ma cosi non ragionò lo stupido scellerato spirito di setta che seminando calunnie atroci tentò ral

lentare quei mutui sentimenti d'affetto che , santificati dal dolore, legano Piemonte e Brescia.

Attutate le armi subalpine , affogato nelle fiamme o nel sangue il bresciano eroismo, più liberamente respi

rarono i despoti che, chiusi o rappresentati a consesso in Gaeta, assegnarono ad ognuno i scellerati ruoli. Fer dinando, continuando ad incrudelire in Sicilia , la avrebbe o domata o condannata a totale eccidio : Austria , rimessi

in trono i ducali e granducali cagnotti, e più strettamente


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bloccando Venezia , avrebbe nel tempo stesso inondate con fanti e cavalli le Marche : e finalmente il Gallo, fin

gendo fraterno amore e colla parola libertà sul labbro

mendace , riconquistata avrebbe Roma al papa , pronti a sostenerlo Napoli e Spagna :sola Britannia , speculando altera, avrebbe a trarre oro da tutti . Vide allora il mondo

stupendo ed al tempo stesso ignobil spettacolo : la mag gior parte de' potentati europei cioè vomitare dalle spa lancate fauci armi ed armati a danno di poche città ita liane che, da tutti abbandonate , segregate tra loro , colla

mano sull'elsa , con libertà in cuore, impavide attesero le barbare orde invaditrici ! Raccapricciarono allora i buoni, i veri credenti nel Vangelo d'un Dio di pace nel vedere il suo sedicente vicario non affaticarsi a scongiurare le

prossime stragi , non pregar pace , ma sollevar la sacrala destra ed impartir benedizioni ai barbari oppressori : tanto eccesso gliel perdoni Iddio ; la storia nol puote. Vollero allora le italiane città collegarsi per far argine al tempestoso flutto che tutto minacciava distruggere, ma era tardi; perchè, uscito Gioberti dal ministero, avevano bensi tentato i democratici , già suoi collega, di rannodar le relazioni amichevoli dall'abate spezzate, mandando Lorenzo Valerio, molto di loro migliore , in

Toscana e Romagna a pregar concordia ed a far adesione alla Costituente : ma non era facile porre d'accordo i rettori, perchè altra era la Costituente toscana , altra la romana ; e le provincie marchigiane poi , che sole avreb bero potuto legar Roma con Venezia , poco erano pre parate ed alla città santa obbedienti . Prevaleva in Bolo

gna il partito costituzionale, in Ancona la sozza anarchia

levava il capo , ed in Pesaro ed altre città finitime la teocrazia annoverava ancora numerosi partigiani.


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Peggio in Toscana , ove, partito Montanelli per la le gazione di Parigi , Guerrazzi dittatore e capo di setta ,

ed ai soli Livornesi beneviso, imposto si era col terrore e non coll’amore a Firenze , ove il partito moderato aveva il sopravvento , e di dove un uomo di gran cre dito e rappresentante la maggioranza di quella popola zione scriveva li 27 marzo : il Piemonte , staccandosi

dalla politica giobertiana , ha uccisa l'Italia centrale :

nè migliori erano le disposizioni dell'esercito toscano , in cui gli ufficiali diffidavano dei soldati , accozzaglia di ogni razza , apertamente dicendo e scrivendo ai loro amici in Piemonte : d'aiuti per la guerra mi pare non se ne possa parlare: se saremo comandati pel campo , ci riuniremo noi ufficiali, e formata una compagnia, col fucile andremo a sostenere l'onore del nostro paese : ma non partiremo con questa canaglia, riputata da loro

o ligia al gran duca , od all'anarchico Guerrazzi, il quale indettatosi , secondo taluni , con Leopoldo di restituirgli il soglio , o tratto, secondo altri , da stolto ed orgoglioso

desio di tenersi indipendente da Roma e da Piemonte, avversò sempre ogni lega , sino'a che ai primi annunzi delle sconfitte dei regii , armate bande di contadini com pre dall'oro granducale , approfittando del terrore uni

versale , penetrate in Firenze e sbaragliata , coll'aiuto della plebe fiorentina avversa a Guerrazzi, una coorte

di Livornesi che questi si teneva attorno quasi a propria guardia , rovesciarono il democratico governo che in due mesi di esistenza in niun modo aveva saputo prov vedere all'interna ed esterna difesa . Convocavasi allora

il Municipio di Firenze , ed a lui accostandosi tutti i moderati che speravano in tal modo preservar la patria

dall'invasione dei Tedeschi che già rumoreggiavano ai


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confini, vennero nel di 12 aprile proclamate sciolte la Costituente e la guardia nazionale , e gridato nuova mente il granduca signore di Toscana . Non volle riconoscere la decisione dei Fiorentini la

popolazione livornese , la quale , levatasi in armi , e posto mano alle barricate, dichiaravasi libera ed indi

pendente . Ma fu un breve ed anarchico moto : perchè mentre il duca di Modena , riposto in seggio , e reso nuovamente petulante dalla presenza delle sue vantate riserve , invadeva il territorio toscano per ricuperare Fivizzano e qualche altra terra minore sopra cui ele vava pretese di dominio , Kollowrath , che mandato da

D'Aspre a coadiuvarlo già portato si era a Pontremoli, calavasi a Massa , e dissipate le deboli squadre ivi stan

ziate sotto D'Apice , che eccessivamente debole dopo aver protestato abbandonavale , marciava quindi per Pisa sopra Livorno seguito a breve distanza dal luogotenente maresciallo con tutto il secondo corpo.. Dalla parte di terra Livorno è cinta da vecchie for tificazioni cadenti in deperimento e da un fosso pieno d'acqua : e sebbene il muro recentemente eretto intorno al sobborgo per impedir il contrabbando, gli dia com

modità per mandar a vuoto un colpo di mano , tuttavia non è città che resister possa ad un assalto preparato colle artiglierie e dietro le regole dell'arte . Oltre a ciò , là pure come a Genova , più dei cittadini , comandavano alcuni forsennati e raminghi Europei, poco della buona difesa della città , molto di far bottino curanti. Perlocchè venuto Kollowrath li 9 maggio colla propria brigata e coi Modenesi al Calambrone, vi si poté tranquillamente

stabilire. Egiunto poi all'indomani D’Aspre colle brigate Liechtenstein, Stadion e Wimpffen, potė dar principio


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all'assalto verso le ore 10 antim . contro una batteria di

cinque pezzi eretta dagli insorti fuori di porta Pisa presso l'argine della strada ferrata. Fu caldo l'azzuffa mento , ed i Livornesi non senza gloria resistettero prima

di abbandonar quei luoghi e due pezzi al nemico, ma furono finalmente costretti a riparare alla porta Fio

rentina , ove si riaccese la pugna . Nè per quel giorno fu dato a D’Aspre di penetrare in città : ma all'indomani avendo egli aperto con quattro pezzi da 18 una larga breccia nel muro di cinta , mentre con altri pezzi mi nori e coi razzi tempestava contro la città , i difensori comandati da un tal Ghilardi sedicente colonnello , mal

esperto e mal obbedito, cominciavano a confondersi ; del che traendo profitto il reggimento Paumgartenn , slanciatosi all'assalto , superò la breccia . Ripararono allora i difensori nelle case del sobborgo e dietro le

barricale, ma oppressi dalle colonne nemiche irrom penti da ogni parte, e senza misericordia trucidati, in breve si sciolsero, e corsi al porto , cercarono asilo so

pra le navi , abbandonando, menomati di circa 300 com pagni , la città a D'Aspre, che, mediante la perdita di 27 uomini uccisi e di 60 circa feriti, prendeane possesso

a mezzodi , ed il quale, dopo aver scorrazzata Toscana tutta colle selvaggie sue bande, falto li 25 solenne in gresso in Firenze, vi rinstallava in trono il granduca.

In questo sconsigliato moto, opera dell'anarchica setta, Livorno fu a Toscana ciò che Genova fu a Piemonte : tut tavia siccome men reo era l'intento , cosi men vergo

gnosa fu la caduta : perché amendue le città miravano ad erigersi in repubblica ed a separarsi dagli antichi stati; con questo divario però, che mentre i Liguri , per

ciò fare, insorgevano contro un governo che infelice


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mente ma lealmente combattuto avea per la causa co mune, i Livornesi invece staccar volevansi da un prin cipe ricondotto in seggio dalle austriache baionette ; onde accadde che se questi, dopo breve ma non inonorata lotta , dovettero cedere alla prepotenza straniera , gli altri invece codardamente si difesero contro le armi di un

re costituzionale . Proporzionata tuttavia alla colpa la vergogna ma non i danni .

Le cose andarono in diverso modo per la Romagna , e se non più felici, certo più onorate . Era nella romana popolazione , così diversa dalla toscana, grandissimo entusiasmo per la causa italiana ed odio fierissimo per l'ignobil giogo pretino : laonde quando Valerio , com missario del sardo governo, venuto nel di 29 marzo in

Campidoglio al cospetto dell'Assemblea romana , dopo aver deplorata la catastrofe di Novara , con itali sensi

esortavala a non disperare ed a congiungere i suoi sforzi a quelli delle altre provincie italiane e della forte Ve nezia : un sol grido levossi da quei seggi a plaudere alle generose parole, e l'Assemblea , rinserrando la somma

del potere in un triumvirato composto di Giuseppe Maz zini , Aurelio Saffi e Carlo Armellini , decretava che Roma disertata non avrebbe la causa italiana, ed unir volendo

alle parole i fatti, faceva la sera stessa partir una divi sione con due batterie sotto Luigi Mezzacapo , valente artigliere napoletano , pel confine verso Bologna , ove

già rumoreggiava l'Austriaco . Senonchè il patrio amore faceva velo ed a Valerio ed

all'Assemblea : perchè se v'era fra la romana gioventù entusiasmo , mancavano poi gli ordinamenti , i militari apparecchi e tutti gli altri mezzi efficaci ad intraprender guerra, ed era la disciplina cosi rilassata e sconosciuta,


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e gli animi dei capi cosi protervi a piegarsi ad essa , che pochi giorni prima Alessandro Calandrelli , uomo

egregio, ed il cui patriotismo niuno certamente si at tenterà di porre in dubbio, disperando di poter intro durre qualche ordine fra quelle bande , dimettevasi dalla

carica di ministro di guerra ; evento funestissimo per l'esercito romano, la cui direzione affidata allora ad una

commissione speciale , perdette quell'impulso uniforme d'azione che solo può condurre a bene . È questa la solita pecca delle improvvisale armate cittadine : in esse ogni caldo patriota è subito scambiato

per capo valente, senza por mente s'egli abbia la più piccola tintura di militari cognizioni , senza le quali è impossibile ch'ei possa efficacemente contribuire al buon andamento delle cose , poichè la vieta massima a cose nuove uomini nuovi, molto contestabile in ogni ramo di

pubblica amministratione, è poi onninamente assurda nel comando degli eserciti odierni , ove molto più che valore richiedesi scienza e lunga esperienza nei capi :

le quali doli sole ponno porre un generale in caso di neutralizzare i vantaggi immensi che truppe ordinate e disciplinate hanno sopra gente collettizia . Con capi valorosi é capaci queste truppe valgono a sostenere as. sedii ed a difendere le mura d'una patria amata , ed

egregiamente diffatti oprarono queste in Roma , e quelle non molto dissimili , sebbene più educate a disciplina , di Pepe in Venezia : ma volersi esporre tanto colle une che colle altre all'aperto ed intraprendere strategiche operazioni , è lo stesso che volersi esporre a certa ed

inevitabile rovina . Ond’è che tanto i piani da Valerio in Campidoglio svolti , quanto quelli mandati da Pepe, i quali poco differenziando fra loro , avevan per iscopo di


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avanzare con parte delle truppe venete da Chioggia, e dando la mano alle milizie toscane e romane venir a

prendere a spalle Radetzky occupato di fronte dai Pié montesi; erano belle dissertazioni, in cui di vero altro non v'era che il caldo amor patrio di chi le dettava.

Oltrecchè questi piani partivano da presupposti affatto erronei. Supponevan dapprima nemici solo l'Austriaco ed il contennendo re Borbone, e vedremo aggiungervisi

Francia repubblicana : supponevano il re piemontese perdurante nella lotta , ed esso invece riposto già aveva

nella vagina la spada : calcolavano sulla cooperazione di Lamarmora da Sarzana, ed egli invece stava per porsi in via per Genova con missione assai diversa : facevano fondamento infine, per ben dirigere questo difficilissimo concentramento di forze, sull'abilità di Guglielmo Pepe, ed egli invece, malgrado le tanto da lui celebrate sue imprese napoleoniche e murattiane nè felici nè gloriose, non era duce atto a tanta impresa . Ma a dissipare i lusinghieri sogni giunsero in pria nel giorno 30 le notizie dell'abdicazione di Carlo Al berto e l'armistizio segnato dal successore , e pochi giorni dappoi i casi di Toscana appalesarono ai rettori della romana repubblica come abbandonati fossero dalla vicina sorella . Turbaronsi, ma non venner perciò meno a se stessi i discendenti degli antichi Quiriti , e ben ar

gomentando che perdendo alleati , uopo era di addop piar l'energia , prepararonsi a sostener da soli la gran lotta . Al qual fine i triumviri emanavan proclama , con cui offrendo ai profughi di tutte le italiane contrade fraterno asilo nelle mura della città eterna, decretavan eterna la romana repubblica per la salute d'Italia che solamente da Roma aspetta oggi inspirazioni e conforto.


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Suonarono queste solenni parole per la penisola tutta , ed il gran nome di Roma venne ancor una volta ad infonder coraggio nella razza latina; e se malvagità di uomini e di destino non vollero la nuova repubblica romana duratura, esse non faranno però giammai che la sua eroica caduta non passi eterna gloria romana ed italiana sino ai più tardi nepoti. Ma l'ultimo colpo aspettava i generosi Romani, perchè le arti francesi già cominciavano ad esser poste in giuoco; ned io farommi a qui ripetere una ad una le bugiarde asserzioni, le ingannatrici proteste per cui Oudinot, ve nuto in Civitavecchia li 25 aprile , trovò modo di sor prendere la fede di quella popolazione e di eseguire il non impedito sbarco delle sue genti : non dirò come le francesi falangi venute in sembianza di fratelli, e gri dando : Viva la repubblica romana ! viva la repubblica romana ! ed accolte a braccia aperte dai creduli Roma

gnuoli esclamanti : Viva la repubblica francese ! si chia rissero in breve saldo puntello alla lurida teocrazia : trasvolando su queste francesi turpitudini che coprirono d'obbrobrio il glorioso vessillo di Valmy e di Hohenlinden , io volontieri corro a quel giorno in cui i Romani , fatti accorti del vero inganno, dato di piglio alle armi , ben dimostrarono che se gli stranieri sono da più di loro nelle mendaci arti diplomatiche, mal reggono con essi al paragone delle armi . Le forze che la romana repubblica poteva opporre al potente suo invasore erano poche, indisciplinate e sparse sopra tutto il romano stato : 4,000 uomini circa stavan

nella legazione di Bologna, 1,000 in Ancona, 1,500 al più in Roma stessa , alcune migliaia impiegate nelle tumultuanti provincie di Pesaro e di Ascoli , ed alcune


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altre migliaia vegliavano , sotto Garibaldi , al confine meridionale da Terracina alle foci del Tronto sopra le squadre del re di Napoli , creduto sino allora il più fido alleato del profugo a Gaeta . Consistevano queste forze in 1 reggimento di veterani , 4 reggimenti di fanteria di linea , in 3 di leggiera , differenii di nome solo dai

primi , in 2 altri reggimenti detti uno Legione romana, l'altro dell'Unione , in 1 battaglione detto dei Reduci , perché ritornato da Venezia , in 1 reggimento di guardia nazionale mobilizzata , in 3 battaglioni di Bolognesi ed in 1 universitario. Queste erano le fanterie regolari ed irregolari , 13,000 uomini circa : la cavalleria consisteva

in quadri di due reggimenti, formanti tutto al più 400 uomini; i zappatori del Genio formavano un battaglione

di 300 uomini ; gli artiglieri erano 1,300 al più con 5 batterie da campagna, cioè 1 svizzera da 6, e 4 romane :

molte più le artiglierie murali , ma non tutte servibili e la maggior parte in ferro. A queste forze nazionali , dirò cosi , perchè composte tutte di Romani o Romagnuoli , convien aggiungere alcuni corpi esteri, dei quali dirò la

formazione e provenienza , cominciando dai Bersaglieri lombardi, capitanati dal prode ed infelice Manara. Viddimo come in fin di marzo la divisione lombarda , dopo aver giurato fedeltà al nuovo re sardo , fosse av viata sul Vogherese e Tortonese in attesa di quanto si sarebbe sulla futura sua sorte stanziato . Se dolorosa

era la posizione dei soldati lombardi , non meno imba razzante era quella del governo piemontese : costretto dalle condizioni dell'armistizio a sciogliere le truppe estere , esso sentiva quanto pericoloso fosse lasciare nel

l'interno del paese, allora orrendamente travagliato dal l'anarchia, uomini che, già per natura inchinevoli alle


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repubblicane leorie, esasperati ora dalla sventura e dalle tante e calunniose voci sparse contro il governo , non avrebbero mancato di andar in gran parte ad ingrossar le file dei rivoltosi di Genova , Per contro l'umanità non

consentiva venisse interdetta la dimora nel regno a uo

mini i quali, se mal diretti di poco o niun giovamento riusciti erano durante la guerra , avevano però l'in contrastabile diritto d'aver tutto posto a repentaglio, ed ora perduto per la causa nazionale , e che senza patria e senza mezzi di sostentamento difficilmente avrebbero

altrove trovato ricovero. Cresceva intanto l'urgenza di togliere le armi e sciogliere affatto quei corpi, poiché

gli emissarii genovesi , proseguendo la trama iniziata con Ramorino , andavano fra quelli aggirandosi per in durre l'intera divisione, o quella maggior parte di essa che loro venisse fatto, a ripiegare sopra Genova ; al qual fine già avvertii che avevan preso gli opportuni con

certi perchè essa non avesse a scontrarsi colle genti di Deasarta da quella città retrocedenti. In tanta strettezza adunque una sola e natural solu zione presentavasi , ed era di secondare il desiderio espresso dai due ufficiali superiori venuti a Torino, di

recarsi ad armeggiare in Toscana e Romagna contro gli Austriaci : il governo piemontese però non potendo apertamente favorire tale risoluzione , come ostile al

l'Austria , venne pattuito che la quinta divisione avviata sarebbe a Bobbio , piccola città posta fra gli Appennini liguri e non molto discosta dal mare ; giunta colà , pro ceduto si sarebbe allo scioglimento , cosa di cui dicen dosi malcontenti e sdegnati i Lombardi , ricovrato avreb bero con armi sulla riviera di Levante , ove sarebbe stato cura dei capi loro di provvedere le navi che li traspor


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tassero alle spiaggie toscane è romane , promettendo il

governo sardo di non portarvi impedimento e di distri buire ai partenti tre giorni di viveri ed un mese di paga . Rimaneva a fissarsi l'itinerario da seguirsi da quelle

truppe; ed invero un solo e poco buono presentavasene , a meno di far passare la divisione lombarda in gran vicinanza di Genova , locchè era quanto volevasi ad ogni costo evitare . La strada che da Tortona per Varzi a

Bobbio conduce, poco buona pei fanti nell'invernal sta gione , è sempre impervia per i carri e cavalli anche nella stagione mite : in quella che in allora correva poi essa era pessima per truppa conducente seco le arti glierie . Ma il ministro della guerra , Morozzo, vuoi igno ranza, o come sembra più presumibile, preconcetto di segno di privar quella truppa delle proprie artiglierie ,

vantando nella sua qualità di ufficiale di stato -maggiore generale la sterminata sua conoscenza di quei paesi , magnificò talmente a Spini ed a Manara la solidità ed ampiezza di quello stradale , dicendosi pronto a per correrlo in ogni epoca dell'anno con una vettura a due

cavalli, che quei due , inesperti affatto di quelle mon tuose regioni , e pressati di conchiudere all'udire l'im pazienza dei compagni dei quali un'intera compagnia nella notte dalli 29 alli 30 tentato aveva di evadersi da

Tortona per portarsi a Genova, prestando fede alle pa role del ministro , caddero seco lui d'accordo di tener quella via . >

Assisteva a quel colloquio Alessandro Lamarmora , del quale e del fratello Alfonso è giusto dire che in quelle amarezze fecero prova di generosa amorevolezza verso i poveri Lombardi, che ne serbarono indelebile

riconoscenza . Alessandro adunque nella sua qualità di


CAPITOLO V.

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capo dello stato -maggiore d'armata scrisse a Gianotti ,

generale della seconda brigata , ammonendolo dei presi concerti e della convenienza che tanto lui quanto gli

altri ufficiali od impiegati piemontesi addetti alla quinta divisione coadiuvassero coll'opera loro alla buona riu scita del piano, esortandoli a non abbandonare le pro prie truppe sin dopo dato l'ordine dello scioglimento . E temendosi poscia , non so con qual fondamento, che il colonnello Sanfront potesse in qualche modo portar

impedimento all'evasione dei cavalleggieri , gli venne imposto di recarsi al quartier generale rassegnando il comando del corpo al tenente-colonnello Francesconi. Ritornati li 31 a Voghera i due delegati , i Lombardi ponevansi in via la notte stessa, più non rimanendo al

di qua degli Appennini che l'incompleto reggimento di dragoni e la batteria da 16, che fatto avendo parte della

brigata Solaroli trovavansi alloggiati colle altre truppe di essa fra Carmagnola e Carignano . Ma non erano ancor giunte quelle truppe a mezza via fra Godiasco e Varzi , che la strada malagevole per fanti e cavalli si rese impraticabile affatto per le artiglierie, avendo le stempe

rate pioggie cadute in quel giorno talmente ingrossato il torrente Stafora, che questo , rotto il ponte presso Ba

gnara, interrompeva ogni communicazione fra Godiasco e Varzi . Fu dunque forza agli artiglieri di retrocedere a Voghera ; locchè forse era quanto dal governo si vo leva, poichè appena ivi giunti , i pezzi vennero avviati sopra Alessandria , ed i cannonieri gratificati di piccola somma e congedati .

Proseguirono intanto le altre truppe il loro viaggio fra la pioggia e la neve, ed attraverso ad orridi dirupi in cui più d'un destriero ebbe a precipitare; aggiungasi VOL . III .

62

PINELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

che i commissarii di guerra , seguendo l'egoistica loro abitudine, per togliersi a quegli strapazzi abbandonarono la divisione senza provvedere al di lei sostentamento, e lo stesso fatto avendo varii ufficiali di maggiore e minor rango, quando le truppe già irritate e diffidenti per le a loro tolte artiglierie giunsero a Bobbio, il malcontento, lungi dall'essere infinto, fu più che reale, e s’ebbero a la mentare alcuni disordini; laonde Fanti, sebben non avesse

saputo accattivarsi la confidenza dei suoi , vide che il con

siglio migliore era di riporre le truppe in marcia alla volta di Chiavari e della Spezia per allontanarle dalle suggestioni degli emissarii genovesi che già avevan in dotto alcuni soldati a disertare. Genova intanto capito

lava, per modo che quando le bande lombarde toccarono le città del littorale , il maggior rischio della presenza loro era svanito, e Fanti potè far sostare le truppe, ed accantonandole nelle terre salubri ed amene della Spe zia , di Sestri , di Lavagna , Chiavari , Rapallo e Santa

Margherita , ristorarne il morale colla speranza di un più lieto avvenire, e sovvenire ai loro bisogni colle sup pellettili d'ogni sorta che i due fratelli Lamarmora aye vangli da Genova generosamente spedite .

Riaprironsi allora pratiche fra il ministero ed il co mandante la divisione , per cui venne stabilito che le truppe lombarde avrebbero continuato a rimanere nella riviera sul piede di guerra : congedati quelli che il vo lessero: agevolati i mezzi a chi desiasse recarsi all'estero per mare : protratto infine lo scioglimento totale della divisione sinchè giungesse da Vienna l'indulto promesso

dall'armistizio . In questo frattempo negoziavano i Lom bardi colla Toscana , ma essendo venuta poi la notizia dell'entrata di Kollowrath a Pontremoli, della caduta di


CAPITOLO V.

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Guerrazzi e della precipitosa ritirata di D'Apice, furono abbandonati quei primi disegni, e d'allora in poi la Ro magna fu il punto verso cui tesero le speranze dei po veri bersagliati . Nei giorni 22 e 23 Manara seguito da

600 de'suoi , salito sopra due piroscafi, partiva da Por tofino; nel giorno 27, 250 uomini del battaglione Tren

tini salpavano dalla Spezia in compagnia di una com pagnia del 220 reggimento alla volta della Toscana , e finalmente alcuni giorni dopo il battaglione Universitario, abbandonato Portovenere, avviavasi esso pure a quella volta . Contemporaneamente più di 1,500 individui chie sero ed ottennero il loro congedo, per modo che la di visione si ridusse a 3,000 uomini circa, 400 dei quali

di cavalleria vennero mandati a Pinerolo ed incorporati poscia in gran parte nel reggimento cavalleggieri Sa luzzo : degli altri 1,500 furono avviati sulle lande di San Morizio, ove stavano accampati varii corpi piemon tesi , ed ove formati in due battaglioni provvisorii ed

aggregati al 40 reggimento , attesero il finale sciogli mento , passando poi in varii corpi : un battaglione del 20° trattenuto a Novi venne ſuso nella brigata Acqui ;

un altro del 220 avviato sopra Alessandria entrò nella brigata Aosta , ed i zappatori del Genio portatisi a Ge nova furono incorporati nel Genio piemontese. In media ogni battaglione di fanteria ebbe 35 soldati o sottouf ficiali: quanto agli ufficiali, essi vennero mandati nelle città di Acqui , Cuneo, Cherasco , Biella ed Aosta , ove

si stabilirono depositi temporarii, dei quali terrò poi parola . Coloro frattanto che affidati si erano al mare ebbero

sorte varia : i 140 studenti partiti da Portovenere, incon

trati dal Magellan, brigantino da guerra francese, men


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tre tentavan entrar in Livorno , respinti addietro alla

Spezia finirono per sbandarsi : i Trentini e la compa gnia del 22°, deludendo la vigilanza francese, afferrarono terra e pervennero poscia a raggiungere la colonna di

Manara : il quale invece venuto coi suoi Bersaglieri in Civitavecchia li 26 aprile vi trovava la flotta francese, e presentatosi ad Oudinot, che ancor pienamente gettata non aveva la maschera, eragli da questi biecamente chie sto : Voi siete Lombardi,che c'entrate dunque negli affari

di Roma ? al che quel generoso con piglio ardito rispose: E voi, signor generale, siete di Parigi, di Lione o di Bor deaux ? Calzante era la risposta, ma Oudinot non volle capirla né concedere alle truppe di Manara lo sbarco : ma intromessosi il preside di Civitavecchia , venne con chiuso che i Lombardi , presa terra , si recherebbero a Porto d'Anzio, ove sostati sarebbero sino al 4 maggio. Gli eventi posteriori spiegarono poi questa nuova gallica sottigliezza: ma intanto i Lombardi giunti li 28 ad Al bano e trovato ivi un ordine del ministro della guerra che chiamavali a Roma , si posero in via a quella volta, entrandovi all'indomani fra gli evviva della popolazione che plaudiva a quei forti ed animosi giovani . Pochi giorni dopo l'altra schiera di Lombardi guidata dal ca pitano Varlė-Desideri venuta essendo ad ingrossare il corpo di Manara , esso ascese allora alla forza di 863 .

Gli altri corpi di non romani esistenti nello stato della repubblica erano 215 emigrati d'ogni italiana provincia

retti da Arcioni , che già dal marzo trovavansi ai soldi di Roma , e la legione straniera composta di Polacchi,

Francesi, Americani venuti da ogni parte del globo per combattere la causa della libertà , e che formata da De

sère non oltrepassò mai in tutto li 328 uomini ; e la


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legione italiana del celebre Garibaldi , il quale sin dal dicembre del 1848 trovavasi ai servigii di Roma: dap prima non erano che 400 fanti e 40 lancieri , ma ben tosto la fama del capo suonò cosi chiara per le romane campagne, che egli si vide alla testa di 1,500 uomini,

coi quali da Rieti, ove recato s'era ad invigilare le mosse dei Napoletani, ritornava ora nella minacciata Roma . Tali le genti a cui toccava difendere la città eterna contro le truppe più agguerrite d'Europa : i capi erano il Ferrari , che già vedemmo quasi sempre infelice nella

campagna del 1848 , e per soprassello affranto ora da crudel morbo che pochi giorni dopo lo trasse alla tomba:

Bartolucci, altro generale di divisione di oscura fama: Garibaldi di chiarissima , ma poco acconcio alla guerra d'assedio . Nell'artiglieria non mancavano buoni ufficiali: poichè oltre ai due fratelli Calandrelli eravi Stewart,

inglese, da lungo tempo al servizio pontificio; Desère, svizzero ; Mezzacapo e Musto, napolitani; del Genio stava Pisacane, napoletano ei pure e dotto ufficiale. Galletti Giuseppe, presidente dell'Assemblea e generale al tempo stesso comandava ai carabinieri: un altro Galletti Bar

tolomeo era colonnello; e nei varii reggimenti non man cavano alcuni altri ufficiali esperti che avevan guerreg giato in Africa , od in Polonia : finalmente Avezzana , profugo da Genova e giunto in Roma alla metà d'aprile, veniva nominato ministro di guerra. Valoroso e modesto,

dopo aver abbandonato Genova senza distorne un obolo, accorreva Avezzana ad offrir la sua spada a quella causa che aveva ognor prediletta, desideroso di far ammenda contro lo straniero del fallo commesso a Genova, e di cui lungi di insuperbire, arrossendo diceva a chi ne lo lodava

di aver vergogna di quelle ire fraterne : l'acquisto adun


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que di quest'uomo leale e non privo di esperienza fu di grande utilità alla repubblica , e sebbene egli non pos sedesse tutte le svariate cognizioni necessarie all'alto ufficio di cui era investito , pur la sua energia riusci proficua, e ad ogni modo dal momento che Calandrelli

dismesso s'era , meglio valeva concentrar l'autorità di ministro in un solo, che non lasciarla ad una commis sione : nè si vede a qual altr'uomo i triumviri avrebbero potuto meglio affidarla. Provò Avezzana a porre qualche ordine in quelle truppe diverse per numero, per armi

e per denominazione , ma era impresa ardua , laonde l'esercito rimase diviso in quattro brigate , di forza ed ordinamento assai diverso , ed in alcuni corpi staccati, come i Bersaglieri lombardi , la Legione italiana , i finan zieri ed alcuni altri .

Oudinot frattanto posto aveva a terra le sue genti, 10,000 circa all'intutto, e sebbene dapprima desse voce di venir come amico, appena udì la protesta dell'Assem blea per questa sua invasione, cominciò a trattener pri

gioniero il battaglione che presidiava Civitavecchia , e lasciati quindi 500 uomini in quella città e venuto a Palo col residuo delle forze, rimontando la destra del Tevere avviossi verso Roma con meglio di 6,000 uomini, e giunse li 29 a Castel Guido . Aveva sin allora creduto il general di Francia che le proteste dei rettori romani di voler respingere la forza colla forza fossero vane ciancie, e che egli entrato sarebbe nella capitale della cristianità senza trar colpo : ma avuto ora .voce come in Roma si apprestassero le difese, pensò spedire un giovine suo fratello, capitano di cavalleria, con 15 cac ciatori a cavallo a riconoscere come stessero le cose .

Innoltratosi il capitano alcuni kilometri al di là di Ca


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stel Guido, venne a dar dentro agli avamposti romani , ed interrogato ove intendesse andarne, rispondeva voler penetrare in Roma : l'ufficiale italiano allora intimavagli retrocedesse, essendo ciò vietato ; ma quegli sorridendo con sprezzo, imponeva ai suoi di continuare il cammin

loro : locchè vedendo gli Italiani spararon loro addosso e scavalcarono un soldato : comprese allora Oudinot

giovane che non erano celie , e volta la groppa recava al germano l'amara novella , che le insolenti parole les Italiens ne se battent pas erano dai fatti smentite . Tut

tavia il generale non potendo ancor accogliere l'idea di una tenace resistenza , pensò che presentandosi all'in domani con forze imponenti sotto la piazza essa aperte avrebbe le porte .

È a tutti noto come l'antica dominatrice del mondo sorga sulle rive del Tevere che la divide in due parti disuguali , delle quali quella che siede sulla destra riva del fiume, minore dell'altra, comprende la città Leonina ed il quartiere propriamente detto di Transtevere . Roma non è regolarmente fortificata , ma la cinta bastionata che la circonda , e le molte e solide ville che sorgono presso le mura offrono mezzo ad una vigorosa difesa, e se pochi erano i difensori per una città che conta 20 kilometri di periferia , le forze di cui poteva disporre

Oudinot erano anche soverchiamente poche per domarla . Il generale francese però nella stolta sua fidanza conti nuava a persistere nel suo disegno di prenderla per colpo di mano, ed a tal fine indiretto aveva i suoi as salti verso il monte Vaticano ed il monte Mario , ben pensando che ove gli venisse fatto di colå alloggiarsi avrebbe in breve costretto la città a scendere a patti, La cinta di questa parte di Roma , per chi sta colle


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

spalle alla città rivolte , ha per estremo punto destro presso il fiume il Castel Sant'Angelo , edifizio capace

esso solo di ostinata e lunga resistenza : di là le mura innoltrandosi verso ponente, inclinando alquanto però verso maestro , vanno a coronare le alture di monte Va

ticano nella direzione di libeccio , e piegando poscia repentinamente a levante vengono ad unirsi alla lunga cortina bastionata che corre lungo la cresta del monte Gianiculo ; questa è la città Leonina. Una porta detta Angelica apre verso tramontana : un'altra detta Caval

leggieri dà verso mezzodi nel rientrante formato dalla cinta leonina con quella del transteverino . Da quell'an golo la cinta corre per 2 kilometri da nord a sud in linea retta, interrotta solo dai bastioni e dalla porta San Pancrazio che trovasi a 1,400 metri da quella Cavalleg gieri : dopo del che piegando nuovamente ad angolo retto verso levante, il muro viene a ricongiungersi al fiume presso cui sta porta Portese. Quando Oudinot apparve sotto le mura di Roma essa

non era presidiata da più di 8,000 uomini , parte dei quali usci all'aperto e parte stette nell'interno. Garibaldi

colla prima brigata , forte di 2,700 uomini , dando la sinistra al fiume attelossi fra porta Portese e porta San

Pancrazio, facendo occupare Villa -Panfili e quella detta dei Quattro venti, che per la loro giacitura a 500 metri circa fuori delle mura , offrivano eccellenti fuochi di fianco contro chi venisse ad assalir la cinta . A destra di

Garibaldi stava la seconda brigata, forte di 2,100 uo mini, la quale, sotto gli ordini del colonnello Masi, cu stodiva le porte Cavalleggieri ed Angelica ; la quarta,

forte di 1,800 uomini , comandata da Galletti Bartolo meo, occupava le piazze di Chiesa Nuova e dei Cesarini;


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la terza brigata, composta tutta di cavalleria e coman

data da Savini colonnello, stava su piazza Navona oltre il fiume: Galletti Giuseppe , non più presidente in tal giorno dell'Assemblea, ma soldato , occupava con 200 carabinieri a cavallo Castel Sant'Angelo : Manara coi bersaglieri lombardi e Calderari col battaglione di cara

binieri a piedi tenevansi sulla piazza del Vaticano ed alla Longara . Finalmente i finanzieri, 300 in numero, retti da Zambianchi, custodivano il monte Mario per impedire che i Francesi , con lungo giro circuendolo , tentassero traghettare il Tevere sul ponte Milvio , che giace a monte ed a tramontana di Roma , ed il quale per maggior sicurezza era stato minato . Erano le 11 mattutine dell'ultimo giorno d'aprile quando la rossa bandiera innalzata sulla Mole Adriana

e le grosse campane del Campidoglio e di monte Citorio

dando il segno dell'approssimarsi del nemico, invitavano i cittadini alle armi : sorsero essi, ed infiammati dalle

parole delle donne romane eccitatrici a forti azioni , ac corsero a difendere le minacciate mura .

Oudinot erasi avanzato con due brigate, prendendo per punto di mira la cupola del Vaticano : la brigata Mollière , avviandosi a destra , accennava a porta Caval

leggieri, e quella di Levaillant , tenendo la sinistra , marciava sopra porta Angelica : mentre i suoi fiancheg giatori giunti a 1,200 metri dalla cinta ove la strada che da Civita reca a Roma , biforcandosi, conduce alle due

porte Cavalleggieri e San Pancrazio , seguendo il cam mino di sinistra , e valendosi delle sinuosità del terreno e della ricca piantagione , si spinsero quasi inosser

vati sotto il sagliente sud-est del monte Vaticano ; ma giunti a 150 metri da esso furono cosi vivamente


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

accolti dalla mitraglia dei pezzi diretti dai due Calan drelli, che videsi costretti a retrocedere: tanto più che il

battaglione Universitario, collocato da Garibaldi alla villa Panfili, li prendeva a rovescio con un vivo fuoco di mo schetteria. Si rivolsero colå i Francesi , e dopo un osti

nato combattimento sloggiavano gli Italiani , i quali ridottisi poi ai Quattro venti, vi si mantennero cosi osti natamente, che non venne fatto al nemico di scacciarli.

Mentre queste cose accadevano a destra , al Vaticano le

artiglierie italiane cagionavano grave danno alle colonne francesi; locchè vedendo Oudinot , fatti collocare due

obici sopra un poggio rimpetto all'antica porta Pertusa, ora chiusa , imprendeva ridurle al silenzio , mentre Le

vaillant risoluto assaliva porta Angelica . Ma furono inutili sforzi, perchè i due Calandrelli coi loro ben ag giustati tiri costrinsero bentosto i due pezzi francesi a retrocedere, e la brigata Masi rinforzata da Manara e da

Calderari respinse ogni assalto . Parimenti la quarta bri gata recata essendosi in sostegno della prima, e la caval leria, attraversato il fiume, venuta essendo a porta San Pancrazio, Garibaldi muovendo da essa avanzossi con tro l'estrema destra dei Francesi minacciando circuirla .

Qui accadde un fatto assai naturale , e che la malizia francese travisar volle in turpe tradimento . Picard, va loroso francese, spintosi col battaglione di cui aveva il

comando sopra un poggio prospiciente porta San Pan crazio, cominciò ivi a molestare con vivo fuoco di mo

schetteria i difensori di quel monte, i quali perciò recati essendosi avanti , ben tosto lo circuirono da ogni lato , seguendo a difendersi però il prode Picard , ma invano;

laonde alcuni Italiani vedendo che gli inutili suoi sforzi, altro non cagionavano che effusione di sangue , grida


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rongli pace, pace, cioè tregua, arrendetevi : al che alfine quel valoroso accondiscese ; ma i francesi scrittori as sentir non volendo che un di loro ceduto avesse le armi

à cette canaille, come li chiamavan essi , andarono in ventando una certa fiaba che Picard entrasse solo in

città per parlamentare, e colå venisse catturato, favola assurda ove si noti che già da due ore ferveva la pugna,

e che al postutto altro non proverebbe che la sempli cità di Picard , poichè al modo stesso che i Francesi,

presentandosi quali amici, eransi proditoriamente impa droniti di Civita e trattenuto il battaglione ivi di stanza , i Romani potevano con molto minor scrupolo arrestare chi penetrava a mano armata nella città loro : la falsità poi di tal accusa si rende palese dal fatto che Oudinot, cosi corrivo ad accusar i Romani, non ne fece motto nei suoi rapporti .

Un'altra colonna intanto, guidata dal capitano Fabar contro porta Angelica , è quasi interamente annientata ed ucciso il suo capo : vide allora Oudinot di avere a far con un nemico presso cui l'entusiasmo suppliva alla deficienza di sode conoscenze militari ; e ben com prendendo che con avversario siffatto era necessario

procedere assennatamente, fatto suonar a raccolta , to glievasi dal tiro della piazza, e dopo aver veduto uccisi 103 dei suoi , 350 e più feriti, e 520 prigionieri , si condusse a serenare alla Bravetta : nè quivi reputandosi abbastanza al sicuro, nella successiva notte traevasi più

addietro a Castelguido per rannodare a sè la terza bri gata sbarcata allora a Civitavecchia; il che non impedillo, scrivendone al proprio governo, di dire colla consueta gallica petulanza: que la forte reconnaissance qu'il vou, lait faire a été exécutée on ne peut plus glorieusement.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Più sanguinose senza fallo per lui sarebbero state queste sognate sue glorie, se a capo dei Romani stato fosse un ardito condottiero che dato avesse ordine a

Garibaldi d'inseguire il nemico nella ritirata ; ed egli è fuor di dubbio che se Savini e Galletti in quel primo spa vento usciti fossero cogli squadroni , i Francesi ne sareb bero andati totalmente dispersi, o patito almeno danno molto maggiore; ma non potevano i triumviri credere che in un generale francese e repubblicano albergasse tanta perfidia, e lusingandosi ancora che la succedula collisione fosse più effetto delle sue avventate risolu zioni che conseguenza degli ordini del suo governo, non vollero farsi offensori, e pensarono ristarsi dall'in

seguimento : nè qui posero termine alla generosità in tempestiva, perchè fatti raccogliere e curare con carità mirabile dalle donne romane i Francesi feriti, riponevano intanto in libertà Picard e tutti gli altri prigionieri ; atto che Oudinot, voglioso di mostrarsi in apparenza almeno

generoso del pari , ricambiava col rimandare, disarmato però, il mal catturato battaglione di Civitavecchia..

Questa spedizione , che tanto sangue costò all'esercito di Francia, non cagionò ai Romani che la perdita di 300 fra morti e feriti. Roma trionfava adunque , e le classiche sue mura, use da tanti lustri agli ipocriti can

tici di indegni e prezzolati levita, nuovamente echeggia rono delle note grida di vittoria ! Strinsero con convulsa

gioia le armi i suoi figli , e sentirono d'esser degni nipoti degli avi !

E nelle provincie eziandio sorrideva fortuna alla na scente repubblica : i presidi di Ancona e di Pesaro ristabilito avendo in quelle provincie l'ordine e l'auto rità del governo , ed il partito costituzionale di Bologna


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desistito avendo in tanto pericolo della patria da ogni raggiro . Rimaneva invero la provincia d'Ascoli infestata dai Sanfedisti, i quali fidenti nelle squadre di re Bor bone, fatla massa di rea bordaglia in Teramo , città na poletana, eransi di lå spinti verso la metà di aprile nell'Ascolano in numero di 1,500 circa : quando i trium

viri , non volendo lasciar propagare tanto incendio , spedirono lor contro Roselli, colonnello , col proprio reggimento di linea ed alcune compagnie di volontarii , il quale raggiuntili nelle vicinanze di Montecalvo , fu

gavali in pria a Coperso, ed inseguitili quindi e nuova mente arrivatili al luogo detto delle Castagne coperte,

dopo averne fatta grande uccisione, costringeva il grosso di quella truppa a riparare su quel di Napoli : ponen dosi egli poscia ad inseguir gli sbrancati verso Arquata 1

ed Acquasanta: e mondato avrebbe senza dubbio inte ramente il paese da quella sozzura se raggiunto non lo avesse un ordine del ministro di guerra, che impo nevagli di venire sollecitamente in Roma per contribuire alla difesa della capitale. Raccolse allora Roselli le

sparpagliate squadre in Ascoli , e riparati alla meglio i danni cagionati agli arredi delle sue genti da quella alpina guerra , volse i passi a Roma , ove però non giunse che al 13 maggio . Oudinot frattanto, persuadendosi che per far cadere

Roma necessario era un regolare assedio, scriveane al suo governo chiedendo istruzioni ; e sospendendo in tanto le operazioni contro la capitale, limitossi a sor prendere il forte di Fiumicino all'imboccatura di Tevere

in mare, stabilendo cosi per mezzo della flotta una salda via di communicazione con Civitavecchia, e trasportando

il quartier generale a Palo . I reggitori di Roma allora,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

scambiando questo rallentamento di attività per pacifiche intenzioni, riaprirono il cuore alla speranza , e pensarono porre a profitto quest'intervallo per rintuzzare la bal danza del re Borbone, che minaccioso stava sul confine .

Re Ferdinando, sebbene il più accanito avversario della nazionalità italiana, e più di tutti irritato vedendo inaugurata alle porte del proprio regno una repubblica, poco certo tuttavia della fedeltà e valore delle proprie squadre, aveva sin allora contro Roma più latrato che morso ; ma appena seppe giunti i Francesi, e seppe del combattimento delli 30, ringalluzzi; e quantunque Ou dinot

per un debol avanzo di vergogna dichiarato avesse

non potere le sedicenti libere schiere francesi agir di concerto con quelle del re sanguinario, tuttavia, cono scendo forse le galliche arti , aveva pensato far della presenza di quelle truppe suo pro , e fatta varcar la

frontiera al generale Winspeare colla vanguardia , spinto lo aveva ad Albano li 2 maggio. Appena seppesi in Roma di questa nuova aggressione ,

si pensò a ribatterla , ed ordinata la formazione della quinta brigata coi reggimenti 20 e 3º di linea , giunti da poco in città , ed aggiuntavi la quarta , loro si commise di vegliare sulla sponda sinistra del fiume, mentre la seconda e terza custodito ne avrebbero la destra. Sic

come poi il generale borbonico, tenendosi a cavallo sulla strada che da Terracina porta a Roma, dava la sinistra al mare, ove poco temeva gli assalti , venne risoluto di circuire il suo destro corno, il quale appoggiavasi alle

ultime pendici dell'Appennino. Garibaldi pertanto colla propria brigata, rafforzata dai bersaglieri lombardi, ebbe carico di marciare per Tivoli e Palestrina, e sboccando

dalle gole tentare di segregare quella prima schiera


CAPITOLO V.

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dalle altre che , guidate dal re , stavano avvicinandosi

ad Albano . Conveniva adunque far diligenza, ma Gari baldi , partito li 4 da Villa Borghese, ove teneva le stanze,

e condottosi a Tivoli , perdė ivi quarantott'ore, dando le sue genti non pochi motivi di lagni agli abitatori ; li 7 era a Palestrina, e qui nuova dimora e nuovi atti di indisci

plina ; sinchè li 9 si ebbe avviso che un grosso corpo napoletano , .guidato da un conte Lanza e sostenuto da

Winspeare, avvicinavasi a Palestrina : Garibaldi allora, ritrovando tutta la sua energia , uscito da quella città per la porta del Sole, muove contro il nemico, che grosso

di due reggimenti di fanteria della guardia reale e di un poderoso squadrone di cavalli , avanzava per le due

vie che a quella porta vengono a far capo ; salito quindi il generale sul poggio San Pietro , che domina la città

tutta e la sottostante pianura , mandava tre compagnie in bersaglieri, le quali bastarono di fugare l'oste na poletana , che appena si vide spuntata sulla destra da

pochi bersaglieri, che il tenente Rozat, avvedutamente valendosi d'un burrone, gettò sul suo fianco , cominciò

ad oscillare e quindi diè volta ; nè diversamente andavan le cose a sinistra , ove alcuni legionarii di Garibaldi ,

gettatisi risoluti alla baionetta, sloggiarono i Napoletani da certe casipole in cui s'eran allogati , respingendo anche una carica molto energica della cavalleria napo letana , la quale , forse ad arte , finse di ritirarsi per trarre i repubblicani in agguato, od almeno par che cosi

la pensasse Garibaldi, il quale udito da alcuni prigio nieri fatti, come il re stesse in Albano con ragguardevoli forze, temendo di esser attorniato e tagliato fuori dai Francesi, riavvicinossi a Roma, ove rientrava nel mattino

del giorno 12, non inseguito da Winspeare , che limi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tossi ad occupare con le prime scolte Frascati. Costo

quest'avvisaglia 12 morti e 20 feriti ai repubblicani, annoverandosi fra questi ultimi il capitano Ferrari, buon

soldato ; i Napoletani fra morti, feriti e prigionieri fu rono un centinaio .

Mentre Oudinot, malconcio , mandava in Francia le prove che gli Italiani si battono, e che Ferdinando ve deva le sciagurate sue bande mostrare le calcagna a Garibaldi, Wimpffen inſieriva contro Bologna . Seguendo

la sordida loro natura, i generali austriaci ancor prima della battaglia di Novara avevano a Ferrara , come a Brescia , rubato il danaro al municipio , ed Haynau ve nuto con poche genti nella misera città , aveane estorto una taglia di 206 mila scudi e condolto alcuni ragguar

devoli cittadini in ostaggio . Prostrato ora Piemonte , Taxis mandato da Wimpffen , che egli stesso obbediva a D'Aspre , entrato in Toscana , ritornava con deboli forze a Ferrara , e restituiti gli ostaggi faceva prova di indurre i cittadini a pacificamente riporsi sotto il giogo pretino ; ma trovato duro , ritornava da Wimpffen , il quale bene scorgendo che il centro della resistenza era

Bologna , da Castelfranco , ove giunto era li 7 maggio , recavasi a Bologna all'indomani con 6,800 uomini e 13 cannoni , ove a nome del proprio governo , prepotente

sempre ma almen non perfido, dichiarava che veniva per ristabilire colla forza l'autorità del papa , rovesciata da faziosi ribelli. Questo almeno assassinava senza ambagi .

Dopo che Mezzacapo era stato richiamato sopra Roma non rimanevan in Bologna che 2,000 uomini circa , dei quali metå neanche di regolari, gli altri di guardia na zionale ; avevan inoltre 3 grami cannoni . Marescotti ,

colonnello , che vi comandava per la repubblica , vuoi


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timidezza o prudenza eccessiva , consigliava la resa . Ma i suoi soldati depostolo , e confidato il comando a Bol drini, dissero volersi difendere . Wimpffen nello stesso giorno faceva assalire porta Galliera da un Thurn, ge nerale di brigata , e dal colonnello Pfanzelter quella di Castiglione che apre verso le colline : in amendue i

punti l'Austriaco fu respinto, e sebbene Boldrini in una sortita contro Thurn rimanesse ucciso , i suoi carabinieri

posero in fuga il nemico, che a stento potè salvar l’ar

tiglieria ; epperciò venuta la notte, accampò Wimpffen le sue genti sui colli . Nella notte il municipio trattava un armistizio col generale imperiale , duraturo sino al mezzodi del giorno 9, ma il popolo appena lo seppe , prorompendo in altissime minaccie , scoccate le 12, ri prese il fuoco coi tre cannoncini . Ciò vedendo Wimpffen ,

Jimitossi a fiacca guerra ed a tender agguati ed annien tare una schiera uscita li 12 per dar la mano ad un drappello proveniente dalle Romagne, sinchè giunto da

Mantova Gorzkowsky con altri 8,000 ed una batteria di mortai, cominciò a tempestare con quelli la città , la

quale, dopo averne sopportato i danni per trentasei ore, scese a patti la sera delli 15 ; i quali in ciò consistet tero che i miseri cittadini, saziando con oro l'ingordigia croata e quella d'un Alpi, uomo iniquo, che qual com missario papalino seguiva l'esercito , raccomandati sa rebbero da monsignor Bedini , legato apostolico, alla clemenza di Pio , esclusi quelli però che al feroce vin

citore piacque isso fatto condannare al capestro od alla fucilazione.

Presa Bologna volgevansi Thurn sopra Ferrara con 4,000 soldati , Wimpffen sopra Ancona con 10,000 ; ebbe il primo facile vittoria , perchè i Ferraresi , frenati YOL. III .

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PINELLI , Storia ecc.


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dalla cittadella, già presidiata dagli imperiali, non op posero resistenza alcuna : il secondo invece ebbe dura bisogna sotto Ancona , antica e nobile città di italiani

spiriti, la quale, se priva ora di difensori e di mezzi e uomini acconci ad ostinata difesa , non potè rinnovare i prodigii fatti per l'addietro, tuttavia non cadde inglo

riosa, poichè 20,000 Tedeschi dovettero spendervi , prima di prenderla , venticinque giorni . Comandava in Ancona Livio Zambeccari, che già vedemmo aver bella parte nella

guerra del Vicentino nel 1848 ; teneva l'ufficio di preside Mattioli, uomo energico : sopraintendeva alle fortifica zioni Luigi Pinto, buon ingegnere : le quali erano poi

in ottimo stato, avendole i Francesi perfezionate durante l'occupazione fattane dall'Orleanese . Or sebbene man cassero soldati per degnamente occupare si gran svi luppo d'opere, e soprattutto a lor direzione non fossero icapi sperimentati come Monnier e Pino nel 1799 , con tutto ciò e Zambeccari e Mattioli e Pinto oprarono da forti uomini e confidando di pronti aiuti dai Romani , che in quel turno di tempo pareva volessero uscir al l'aperto le spingersi lungo le vie dell'Adriatico, diedero mano a raccogliere provvisioni e volontarii dalle varie città tinittime, ed introdurre ordine nell'interno com

minando pene gravissime ai codardi ed ai perturbatori della: pubblica quietes ad organizzare coi barcaiuoli, gente risoluta , la marittima difesa ; ad occupare il campo

trineierato sul monte Gardetto ; insomma a preparare Ognimezzo atto a respingere la forza colla forza.

Ma era il possesso d'Ancona troppo necessario agli Austriaci, voglipsi di tagliar di lå i soccorsi a Venezia , ei suspettosi eziandio di vedeni nuovamente sventolare

isopra quel propugnacolo,altra bandiera tricolore; poiché


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incrociava dinnanzi a quel porto un francese contram

miraglio con uno squadrone navale , il quale anzi con spudorata impudenza proposto aveva a Zambeccari di far occupar la terra dalle sue genti ; alle quali sfacciate parole rispondeva il ſorte giovane : fra Tedeschi e Fran cesi non far egli differenza alcuna , se non era forse mag giore impudenza nei secondi. Wimpffen pertanto , ago gnando a conquistar Ancona , presentavasi sotto essa li 24, ed - avuto rifiuto di resa preparossi al bombardamento terrestre , mentre un naviglio di una fregata, due cor vette , tre brick ed alcuni legni minori bloccava il

porto . Alli 27 le artiglierie croate tuonavano su terra e su mare ; ma e su terra e su mare furono ridotte al si

lenzio dal valore italiano ; ed un assalto tentato da Wim

pffen sul monte Gardetto al 1 ° giugno essendo esso pure riuscito a male , egli colla solita tattica croata, tirate ad

dietro le fanterie , attese che l'opera distruggitrice dei razzi e delle bombe accelerasse l'ora in cui , con squa

dre addoppiate, gli fosse concesso di dare l'assalto . Dif fatti li 6 giunsero sotto Liechtenstein altri 5,000 soldati , i quali aggiungendo batterie a batterie , cagionarono, cogli incendii e col rovinio degli edifizii , danni tali da rendere la difesa malagevole, resa ancor più difficile dalla stanchezza dei difensori ormai ridotti all'ultimo

recinto, dalla privazione di carni e di altri cibi più ne cessarii , e dalla certezza che Roma , costretta a lottare

contro Oudinot, più non poteva soccorrere alla forte so rella . In tali condizioni di cose gli Anconitani fatta di neces

sità virtù , rassegnaronsi al destin loro , e chinato il capo accolsero nelle sue mura , li 21 giugno, Wimpffen, dietro cui marciavano l'ingordo AlpiemonsignorBedini , il primo

a rubar gli averi , l'altro a promettere bugiarde grazie.


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Ridotta adunque era ormai la difesa alla città eterna ,

attorno a cui era stata intanto breve tregua fra le ro mane e francesi schiere ; imperocchè Lesseps , diplo matico e men triste dei concittadini suoi , mandato da

Parigi a verificare il vero stato di cose, sembrando pro pizio alla causa italiana , già lusingavasi di trovare un

pacifico modo di componimento ; ma ingannato dalla lealtà propria , egli senza saperlo ingannava i poveri Romani ; perchè in alto loco la caduta loro era decisa : questo tempo dato a Lesseps altro non era che 'un'in sidia di più , poichè mentre i difensori sulla fede del l'armistizio convenuto stavano neghittosi e senz'armi sul monte Mario , Oudinot facevalo repentinamente occupare da Sauvan colla propria brigata, e quando poi le armi furono abbastanza complete e terminati gli apparecchi d'assedio , Lesseps venne richiamato a render ragione

del suo operato , e biasimato per aver oltrepassato i suoi poteri , vale a dire per essersi dimostrato troppo umano , ed Oudinot ricominciò colle bombe : a convin cersi della qual cosa basta la lettura del dispaccio di

Luigi Napoleone , presidente della repubblica francese, scritto li 8 maggio da Parigi (V. Documento no 15 ), dal quale chiaramente emerge che i Romani avendo avuto la baldanza di rompere le corna a chi proditoriamente introdur voleasi in casa loro a mano armata, erano ma

scalzoni degni di punizione severissima : la cosa era pa tente ; manifesto il torto loro ; dove mai gl’Italiani qui ne se bottent pas avevano pescato il diritto di azzeccar colpi e conciar a dovere les soldats de la grande nation ?

Prima però che il religiosissimo presidente della fran cese repubblica pronunciasse la sua sentenza contro l'enorme misfatto dei difensori di Roma , questi con


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nuovo delitto andavano a distribuir nuove busse al re

lazzarone , il quale sebbene avesse 16,000 soldati , pure

dopo le male prove di Palestrina più non s'era mosso dai colli di Albano e di Velletri , tenendo inoltre il broncio

con Oudinot ed andando borbottando, che alla fin fine le sue schiere , sporche di siciliano sangue, non erano poi indegne alleate di soldati repubblicani venuti a stroz

zare una nascente repubblica. Ma a torgli la stizza ed a dissipare quel suo fittizio esercito or veniva Garibaldi colle disordinate sue bande .

Erano succedute in Roma innovazioni importanti nella direzione dell'armata . Avezzana , ministro di guerra e

generalissimo ad un tempo stesso, limitandosi al primo ufficio era stato surrogato nel secondo da Roselli , reduce in Roma , li 13 maggio , dalla felice e ben diretta escur sione ascolana . La scelta di lui a tanta carica fu dettata

dalla non volgare sua perizia nelle cose militari acqui stata negli ultimi anni della dominazione francese in quegli eserciti , dai recenti suoi successi sulle bande in sorte, e dalla modestia, reale od infinta, degli ufficiali

lui più anziani, i quali declinarono l'onore di tal grado , in essi compreso Garibaldi, la cui eccentrica natura però,

capace in un momento dei più nobili sacrifizii, non era poi salda contro i costanti doveri della disciplina mili tare ; per modo che non andò guari che fra lui ed il nuovo generalissimo sorsero gravi freddure , le quali ridondarono a danno delle militari operazioni . I primi dissidii si fecero palesi appena Roselli con assennato

pensiero volle introdurre qualche ordine nelle milizie irregolari, perché Garibaldi, patrono naturale di quelle, per essere la sua legione la più irregolare di tutte ed in

disciplinata al punto che senza il grande amore da essa


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

in lui riposto, denominar si sarebbe potuto più dannosa masnada che utile difesa alla causa italiana , oppose una

resistenza tale , che per non indispettire quell'uomo cosi benemerito della libertà , si dovette desistere da ogni radical riforma, limitandosi in allora Roselli a far scelta

di Pisacane , buon ufficiale del genio napoletano, per suo capo di stato -maggiore; di Bartolucci, vecchio avanzo dell'Impero, per comandante generale della cavalleria; di Lodovico Calandrelli per capo dell'artiglieria, di Amadei

per capo del genio e d'alcuni altri per minori ufficii. Nel giorno 15 entrato in Roma Lesseps latore di con ciliative parole , i triumviri ebbero in breve concluso con lui un regolare armistizio , ed essendo in pari tempo pervenuta notizia dell'avvicinarsi della colonna Mezza

capo da Bologna , parve al nuovo generalissimo fosse

saviezza trarre utilità del tempo per debellare le genti borboniche. Al quale scopo riuniti vennero 10,874 uo mini di tutte armi , i quali distribuiti in quattro brigate e retti da Roselli in persona , mossero li 16 da Roma contro i Napoletani . Componeva la vanguardia la prima brigata comandata da Marchetti colonnello ; il corpo

principale retto da Garibaldi comprendeva la seconda e terza brigata , a cui capi erano Galletti Bartolomeo e Masi colonnelli ; formava la retroguardia la quarta bri gata , guidata da Galletti Giuseppe . Stava l'esercito napoletano massato in gran parte verso Velletri e colla sinistra ad Albano e la destra alquanto separata a Palestrina. Osservata la collocazione delle ne

miche forze, risolveva Roselli di circuire la destra del l'avversario, confidando che gli venisse fatto di collocarsi poscia sulle communicazioni sue col regno ; questa mossa che a petto di un esercito superiore in forze, e soprat


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tutto in cavalleria , soverchiamente arrischiata poteva reputarsi , nel caso speciale di Roselli era solamente ar

dita , perchè le truppe napoletane poco a quella guerra disposte , non erano nemici guari temibili , e le svizzere da loro sole non bastanti ad ostare ai 10,000 Romani . Oltre a ciò non era presumibile che re Ferdinando au

sasse gettarsi nella desolata campagna di Roma per se gregare l'avversario da quella città , mentre Roselli per lo contrario aveva aperta la ritirata per la fertile pro vincia di Frosinone . Tuttavia delicata era l'operazione,

e tale che per riuscire conveniva la massima segretezza e disciplina ; le quali mancate essendo , l'esercito romano, lungi dal coglier allori , corse grave pericolo di essere sconfitto .

Imperocchè le indisciplinate orde di Garibaldi , le quali

preferivano la busca alle distribuzioni regolari, rifiutate essendosi di toglier seco i viveri fatti apprestare da Ro

selli per tutto il corpo d'operazione, accadde che questa circostanza , ignorata dal generalissimo, causò nella mar cia un ritardo, pendente il quale i fautori di Pio IX e di Ferdinando, di cui era dovizia in Roma e nei circostanti

paesi , trassero profitto per 'avvertire quel monarca della

mossa dei repubblicani . In un attimo nel regio campo tutto fu confusione; il numeroso stuolo di prelati che

stava colà braveggiando ed adulando il sanguinario prin cipe , appena n'ebbe sentore involossi qual nibbio al sole ; ed il re stesso cedendo alla propria vigliaccheria ed alle rimostranze cardinalizie e papaline venutegli da Gaeta , condottosi prima da Albano ad Ariccio , richia mate poscia frettolosamente le genti da Palestrina , chiu

sesi seco loro in Velletri; per modo che quando Roselli giunse a Zagarolo , buona posizione elevata , di dove


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l'antica strada consolare proveniente da Roma dividen dosi in tre porta a destra ad Albano, a sinistra a Pale strina ed al centro a Valmontone, seppe come il nemico ,

abbandonati quei tre luoghi, andasse concentrandosi sopra Velletri . Non era adunque più il caso di sorpren derlo , ma bensi di riunire le proprie forze per esser pronto a sostenere l'urto di un esercito superiore in

numero ove quello riassumesse l'offensiva , ovvero per andarlo ad aggredire compatto nella fortissima posi zione di Velletri. Se prima adunque celerità era buona ,

ora principal cura del generalissimo doveva essere di proceder cauto e compatto, e colle genti satolle e parate . a combattere ad ogni istante . A questo pertanto inten

dendo l'animo Roselli , spingeva la vanguardia a Monte fortino, luogo distante da Velletri 14 kilometri , tenendosi egli col grosso dell'esercito a Valmontone, 5 kilometri più addietro . Cosi collocato attendeva Roselli ad esplorare le vere

intenzioni del re napoletano , porre con opere campali Montefortino in stato di offrir ricovero alle sue genti e

procedere quindi all'assalto di Velletri : ordinati per tanto i lavori ai zappatori del Genio, e sollecitato l'ar rivo di nuove vettovaglie da Roma, egli procrastinava

ad assalire : ma eran gravi questi indugi a Garibaldi , il quale simile a focoso destriero che anela battaglia e mal tollerando d'esser diviso dalla sua legione addetta in quella spedizione alla vanguardia , abbandonato nella

notte dalli 18 alli 19 il corpo principale di cui aveva il comando, trasportavasi a Montefortino, ed al primo al beggiare ei ponevasi col vanguardo in via per Velletri dandone contemporaneo avviso a Roselli : il quale appena ne fu informato , ben presentendo a quali rischi il col


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lega andava ad esporsi , mandavagli ordine di sostare ; ma in quel frattempo i generali napoletani , notata la debolezza del vanguardo romano, usciti col nerbo delle forze loro da Velletri , impegnato avevan la zuffa : ebbe allora bisogno invero Garibaldi di tutto il valor suo ,

senza di cui quello era per lui e per i suoi l'ultimo giorno, perché la cavalleria napoletana volto avendo in fuga i suoi lancieri , non usi a combattere in ordine ser rato, egli stesso venne rovesciato da cavallo mentre af faticavasi a trattenerli : e forse perito sarebbe sotto le zampe dei nemici cavalli se un gigantesco moro, che sempre stavagli ai fianchi, riposto non lo avesse a ca vallo : ricollocato in sella ei gettavasi col moro e con

pochi altri cosi furiosamente sui dragoni nemici , che in breve questi cominciarono a tentennare ; e riuscito es sendo in quel frattempo ad alcuni fanti romani di ac costare attraverso ai vigneti gli squadroni napoletani ,

aprirono sovr’essi un fuoco a bruciapelo cosi violento che quelli diedero immantinente volta ; locchè vedendo le fanterie di re Borbone , sbandatesi in un momento,

cercarono in Velletri rifugio: per modo che quando verso mezzodi i bersaglieri lombardi spediti da Roselli a tutta corsa giunsero sul campo di battaglia , questa aveva già degenerato in un fiacco combattimento , limitandosi i

Napoletani a sparare da dietro i ripari , e vedendosi Ga ribaldi dalle esigue sue forze astretto a tenersi inope

roso al piano . Poche ore dopo , cioè verso le 3 pome diane, giungeva Roselli col grosso dell'esercito; il quale reputando cattiva regola di guerra di dar l'assalto ad una terra murata e difesa da 16,000 uomini con truppe stanche da una precipitosa marcia di cinque ore , decise di rimandar all'indomani l'assalto di Velletri .


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Senonchè, sorto il di , si venne a sapere che re lazza rone aveva stimato di non aspettarlo e rientrato era nel regno .

Qual sia stata la cagione di questa borbonica risolu zione non è ancor ben noto ; molti l'attribuirono a co

dardia , e certo non fu magnanima impresa : altri , con più ragione forse, ne diedero causa ai messaggi di Ou dinot, che dicevano non volere Francia veder altri eser

citi avvicinarsi a Roma ; ad ogni modo fuggire dinnanzi ad un nemico inferiore fu goffo e vigliacco pensiero

destato forse nell'animo di Ferdinando da quella Prov videnza che volle ch'egli in questa iniqua guerra rac cogliesse infamia in quel luogo stesso appunto in cui il

glorioso suo antenato Carlo III di Borbone, capitanando le proprie squadre e le alleate spagnuole , virilmente combattendo respinto aveva , nel di 12 agosto 1739 ,

l'esercito cesareo guidato dal principe Lobkowitz ; Prov videnza non sempre ai buoni propizia , ma salutare al

lora invero a Garibaldi , il quale col suo disprezzo per l'autorità del capo e per ogni disciplina e massima di guerra, sarebbe senza dubbio stato annientato se avesse

avuto a fare con un avversario al pari di lui valoroso .

Saputasi in Roma l'occupazione di Velletri , l'avventa taggine di Garibaldi chiamata venne eroismo, e la pru

denza di Roselli pusillanimità; ed Avezzana ed i triumviri, lasciandosi affascinare da quella facile gloria, mandavano ordine a Roselli d'invadere il regno : ma questo gene

rale, nel mentre stesso che dicevasi pronto ad obbedire, rappresentato avendo tutta la sragionevolezza di quella risoluzione, ricevette ordine di far ritorno in Roma, af

fidando l'esecuzione dell'impresa a Garibaldi con 6,000 scelti soldati ; improvvida misura che scindendo le già

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tenui forze romane , poneva i due condottieri nell’im possibilità di operar alcunché di buono . Tuttavia Garis baldi trovò ancor modo di cogliere nuovi allori , perché gettatosi nella provincia di Frosinone debellava in pria

una schiera di 500 predatori che Zucchi , immemore della gloria antica , guidava con bandiera pontificia a turpe guerra ; e passato poi nel regno di Napoli occu pava Ceprano, luogo di confine, ed informato come il borbonico generale Viale ritirato si fosse con ragguar devoli forze a Rocca d'Arce , andava a snidarlo di là .

Azzuffaronsi gli esploratori delle due armate al dì 26 ai piedi del poggio sopra cui siede Arce, ma ivi pure , dopo leggiera resistenza, i Napoletani appigliaronsi al partito men bello , onde quando Garibaldi , raccolte le sue truppe

sparpagliate in tiratori , presentossi dinnanzi al villaggio, trovollo sgombro di difensori. Pensava allora quest'ar. dito partigiano di muovere contro San Germano , città forte lontana quasi 10 kilometri dalla frontiera romana,

esponendosi cosi nuovamente a brutto rischio , poiché colà stava il generale Nunziante con due reggimenti svizzeri , che erano le migliori truppe di re Ferdinando ; ma come Dio volle gli giunse in tempo un ordine del triumvirato che richiamavalo in Roma, minacciata di nuovo dalle armi francesi; sicchè gli fu forza retroce dere e ricondursi in città, ove entrava il 1° giugno fra i plausi della popolazione entusiasmata dal suo valore , Questo termine ebbero le ostilità di Roma repubbli cana col monarca napoletano , il quale, dopo esser fug

gito sempre dinnanzi ad una mano di furibondi, inope roso si tenne sul confine sino alla caduta della forte

città. La spedizione garibaldiana di Velletri fu da varii partiti esagerata in senso contrario ; i roselliani vollero


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vedere nella condotta di Garibaldi uno studiato disegno di umiliare Roselli , e dissero che per queste ambiziose mire egli non rifuggi dal compromettere la vita de'suoi ; i garibaldiani invece accusarono Roselli di pusillanimità non solo, ma di preconcetto divisamento di sagrificare il rivale : errarono gli uni e gli altri ; Garibaldi espose

la propria più dell'altrui vita , ed uso a disprezzare ogni nemico e tanto più quello già da lui vinto a Palestrina ,

poste in non cale le regole disciplinarie, del chenol scuso, cedette a quell'impeto naturale che lo chiamava alle bat laglie ; Roselli freddo, pedantesco , ma onesto e leale, volle agir forse con soverchia misura , ma lungi dall'ab

bandonar il collega, lo sovvenne di quegli aiuti che me glio per lui si potesse . Erano due valorosi e veri Italiani,

ma la disparità dei loro caratteri era troppo grande perchè potessero agir d'accordo , e questa spedizione, che condotta con buon accordo, avrebbe potuto giovar molto a Roma , non servi invece che a spegnere un cen

tinaio di vite , ed aggiungere nuova esca alle ire già divampanti nel cuore di quei due . Debbo ora parlar io d’un'altra immonda e straniera scabbia venuta ad insozzar l'italo suolo ? Furono 7 od

8,000 Spagnuoli, che presa terra in fin di maggio presso Gaeta, sucidi e cenciosi come i loro antecessori , cosi

lepidamente ed appropriatamente denominati i bisogni dai Fiorentini , ma ciò malgrado festeggiati, leccati ed abbracciati da Pio IX e da Ferdinando, spintisi sino a Terracina , cominciarono con iberica iattanza a sfidar nemici immaginarii ; e dopo avere impidocchiate le case, rubati gli averi , stuprate le donne , bastonato preti e frati, imbestialito contro le monache , a guerra finita, e per loro non mai incominciata, risalirono sulle navi , e


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brutti d'ogni più nefanda colpa, ma carchi di papesche benedizioni, fecero ritorno in Spagna. Ben scrisse di loro Federico Torre: eran guerrieri degni di chi li benediceva . Erasi giunti intanto in fin di maggio , ed alle poco cruenti fazioni contro il fuggente Borbone stava per suc cedere l'accanita lotta fra due repubbliche, in cui la

potente sgozzava la debole ; li 29 un dispaccio del pre sidente richiamava a Parigi Lesseps, dichiarando termi nata la sua missione , ed al 1 ° giugno Oudinot, con altro dispaccio , intimava ai Romani pronta resa o pronta

guerra , imponendogli le istruzioni del suo governo di prender possesso di Roma al più presto : solo per dar tempo ai suoi connazionali in essa stanziati di sgom

brare nel caso dovesse impiegar la forza , acconsentiva a non rinnovare gli assalti sino al lunedi ; inutile ogni rimostranza , disdegnata ogni preghiera , ed immemore, per maggior suo disdoro , della recente promessa , li 3 alle ore 2 ei cominciava le offese . Numerava egli allora tre divisioni di 8 battaglioni ciascheduna, meno la prima , in cui i battaglioni erano 5 soli , ma 8 gli squadroni , comandate da Regnault, Rostolan e Gouviller ; Vaillant reggeva il Genio , che contava un battaglione , Thyry 5 batterie di artiglieria , di cui una di assedio . Erano in prima 19,000 uomini e 76 cannoni , ma rinforzati poi gradatamente, ascesero sino a 30,000. 11

Per resistere alle imminenti ostilità avevano i Romani

diviso la piccola armata , rinforzata ora dalla colonna Mezzacapo reduce da Bologna , in tre parti ; una divi sione, retla da Garibaldi, vegliar doveva sulla destra del Tevere, che era il lato più minacciato ; un'altra ,

comandata da Bartolucci , sorvegliava la sinistra , e Ro selli , colle riserve , tenevasi pronto nell'interno.


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Occupava Garibaldi quel tratto di cinta che corre da porta Cavalleggieri a porta San Pancrazio, presidiando con 400 uomini la vasta tenuta Panfili, distante 2,000 metri dalle mura ; debole schiera per custodire una po sizione cosi discosta dalla città e di tanta importanza :

e la quale inoltre, fidando nella promessa di Oudinot di non assalire sino alle 4 , guardavasi con poca cura ;

ma troppo premeva ad Oudinot d'impossessarsi di quel l'ampio e sodo edifizio , onde , dando alle proprie parole una loiolesca interpretazione, secondo la quale , il solo corpo della piazza e non le opere esteriori dovevano essere al coperto da ogni offesa, spingeva sopra la villa Pan

fili qualtro brigate, delle quali due stando in riserva, le altre impossessar se ne dovevano . Al qual scopo il generale Levaillant , avanzatosi sulla destra contro il giardino, facevane saltare con mina il muro , mentre il suo collega Mollière con l'altra circuiva il bosco che

rimane a sinistra . I difensori eran divisi ; 200 in giar dino e 200 nel bosco : sorpresi , si diſesero virilmente, ma sopraffatti dal numero , tentarono eseguire la loro ritirata : quelli del giardino riuscirono a guadagnare la chiesa di San Pancrazio e la villa Corsini, edifzii posti fra le porte di Roma e villa Panfili : ma i 200 collocati nella selva , trovata occupala da Levaillant la strada detta dei Tiradiavoli , che conduce a porta San Pancrazio , ebbero a deporre le armi . Vennero allora Levaillant e Mollière uniti sopra villa Corsini , di dove , dopo san guinosa lotta , riuscirono a sloggiare gli altri 200 che ripararono allora al Vascello, sodo edifizio , ove non solo riuscirono a mantenersi contro qualunque assalto, ma operata una sortita , tentarono, sebbene inutilmente, ricuperare villa Corsini.


CAPITOLO V.

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Durava già da tre ore il combattimento , ed i Francesi non avendo sin allora adoprato cannoni , ignoravasi in Roma il proditorio assalto : ma alle 6 , fattasi palese la cosa , il cannone di porta San Pancrazio cominciò a tuo nare ed a chiamare ognuno alle armi . In un baleno

Garibaldi , portatosi co' suoi a quella volta, gettavasi con grand’impeto contro i Francesi, e se meglio avesse re golato le mosse dei suoi, egli è certo che riconquistato avrebbe le perdute posizioni : ma egli, prodissimo della

persona, era inetto a dirigere qualunque operazione ; e soverchiamente sparpagliando le sue forze in piccoli drappelli, trovossi senza riserve quando i Francesi fecero entrare in linea il grosso delle loro truppe . Fecero in quel giorno i suoi legionarii , i bersaglieri di Manara e la legione lombarda di Medici prodigii di valore ; e le artiglierie romane, rette da Calandrelli Luigi , lanciando

meglio di 1,200 proiettili, costrinsero più d'una volta le francesi a rinculare smontate . Villa Corsini ed un'altra

attigua , detta Valentini , furono più volte perdute e ri prese ; e già annottava quando Manara co' suoi bersa

glieri ne sloggiava per l'ultimavolta il nemico : ma troppo debole per mantenervisi, era costretto a sgombrare . Contemporaneamente a villa Panfili aveva Oudinot

fatto assalir nel mattino il ponte Milvio , altrimenti detto ponte Molle , dalla brigata Sauvan , che calatasi a tal uopo dal monte Mario, ove stava , ne sorprendeva la guar

dia , la quale aveva bensi posto fuoco alla mina prepa rala , ma non essendo quella abbastanza potente , essa

aveva rovinato solo l'arco che legavasi alla sponda de stra , lasciando in piedi una torricciuola che domina il ponte ; impossessatisi di essa , i Francesi posero mano

a ripristinar il passo, mentre un distaccamento, gettatosi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

intrepidamente al nuoto , veniva ad alloggiarsi nei vi gneti che stanno sulla sinistra del fiume presso la via Flaminia ; e sebbene Bartolucci riuscisse a rincacciar

questo debole stuolo, tultavia non potè costringere Sauvan ad abbandonare la torre .

Dopo un accanito combattere di diciassette ore scese la notte a dividere i combattenti : i Francesi , col sagri fizio di 2 ufficiali e 57 soldati uccisi, e 23 ufficiali e 329 soldati feriti, rimasero in possesso di tutte le opere este riori , meno il Vascello, da cui mai non giunsero a scac ciare gli Italiani , i quali in tal giorno ebbero perdite

minori ma più crudeli , perchè fra gli estinti annove raronsi Daverio, Masina e Pollini, colonnelli : Ramorino ,

maggiore , e 4 ufficiali subalterni , tutti della legione Garibaldi , in cui profusi erano i gradi: Dandolo, capi tano dei bersaglieri Manara , prode e valoroso giova netto accorso da Venezia a pugnar per Roma ! 4 altri ufficiali del 30 reggimento, il prode Mellara , reso pochi

giorni prima da Oudinot, e Goffredo Mameli, poetico ed entusiasta giovinetto , autore dei più belli fra i tanti inni composti in quell'epoca , e figlio di Giorgio Mameli sardo e generale nella piemontese marineria, e di gen

tildonna ligure . Animato dal più caldo affetto per questa Italia sua, egli , diverso dai tanti poetastri e scaraboc chiatori che al primo rischio si sprofondano negli abissi, accorse a pugnare per quella patria che celebrava coi versi , e sebben ferito e pregato di ritirarsi , volle perdurar combattendo , sinchè la ferita , esacerban dosi, diè luogo al tetano, che in poche ore lo trasse a morte . Tu dormi sotterra , o Goffredo , ma forse un giorno il bellicoso tuo inno, Fratelli d'Italia , l'Italia s'è

desta, richiamerà alle armi i tuoi connazionali , e giunti

3


CAPITOLO V.

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i di della vittoria, Roma e Venezia , da te con tanta poesia chiamata la gran mendica , innalzeranno a te

forse una gloriosa lapide ! Tu dormi freddo cenere , ma la lua memoria vive negli itali cuori !

Dopo le eroiche prove del giorno 3, Oudinot, fatto accorto a quali nemici avesse a fare, anzichè agli assalti di viva forza, pensò ricorrere all'effetto di immani arti

glierie ; e con ipocrite parole,fingendo pietà pei monu menti, mentre non l'aveva per gli uomini , decise asse diar Roma dalla destra del fiume, ben pensando che il

possesso di villa Panfili e di monte Mario, acquistati con malafede insigne , agevolato gli avrebbe l'erezione delle opere di ossidione . Dal canto loro gli assediati intesero

l'animo ad armare colle scarse artiglierie, nel miglior modo che per loro si potesse, il fronte attaccato ; non fa cile impresa , poichè dopo la caduta di villa Panfili mancavano punti da fiancheggiar la lunga cortina che da porta Cavalleggieri a quella di San Pancrazio si estende , le alture di Vaticano troppo lontane essendo per fornir efficaci fuochi di fianco. Potè pertanto l'ag

gressore alacremente spingere li proprii lavori ed al giorno 5 aprire il fuoco con due batterie , le quali però

vennero nel di seguente ridotte al silenzio da alcuni pezzi di grosso calibro collocati dai Romani sulla sinistra del fiume a Santa Saba , al monte Aventino, especialmente da quelli di monte Testaccio che infilavano da destra a si nistra le linee francesi.

Tuttavia troppi erano gli ordigni di guerra e la scienza militare nel campo francese, perchè i Romani potessero a lungo loltare in quella guerra d’esterminio : del che fatti persuasi i triumviri, ordinavano a Roselli di prepa rarsi ad una battaglia all'aperto, la quale, se propizia , Vol. III . - 64

PIRELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

poteva procurare agli assediati un respitto abbastanza lungo per attendere le nuove elezioni dell'Assemblea

francese, che speravasi dovessero riuscire in senso poco ostile alle libertà dei popoli . Ma era discordia fra' capi : Roselli , impopolare ed ir resoluto , non osava assoggettare al suo comando Gari

baldi, il quale ruminando certe idee dittatoriali pel capo, incominciava intanto a farla da capo indipendente, or dinando sortite a suo talento , le quali però eseguite con drappelli troppo tenui e senza alcuna conoscenza di guerra , ebbero sempre per solo risultato di cagionar la morte dei più animosi , come accadde nel giorno 9 allo svizzero Rozat, uomo di gran cuore, che , colpito nel l'occhio da palla di moschetto , spirava sul campo , ed

al polacco Wem , già decorato della Legion d'onore gua dagnata sotto quelle insegne stesse contro cui or guer reggiava , e che additando ai nemici la nota stella dei prodi , con acerbe rampogne invitavali a farla segno dei loro colpi . Parimenti un'altra sortita generale progettata nel

giorno 11 da Roselli , colla quale egli immaginava, uscendo da porta Cavalleggieri, prender a rovescio villa Panfili con quattro brigate , mentre una quinta assalito avrebbe villa Corsini e la chiesa di San Pancrazio , andò

a male per aver voluto Garibaldi agire indipendente mente e con forze dimezzate . Ed al di seguente due compagnie del reggimento dell'Unione, da lui parimenti avventurate senza sostegno , dopo lunga ed ostinata pu gna furono quasi annientate : Oudinot , approfittar vo lendo dello sgomento cagionato da questa perdita , mando la sera stessa intime di resa , ed uditole rifiutate, apri all'indomani sei nuove batterie , le quali gettando una


CAPITOLO V.

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profluvie di proiettili sui bastioni posti fra porta San Pancrazio e porta Portese , ne ridussero ben tosto al si lenzio i cannoni . I progressi dei Francesi erano evidenti :

Sauvan stringeva sempre più la piazza dalla riva sini stra , ed i Romani che dapprima respinto avevano i suoi assalti a porta Popolo , assoltigliati ora dalle morti e dalla fatica , eran costretti ad abbandonar tutte le opere esterne e limitarsi alla cinta vastissima, a difendere va

lidamente la quale mancavano artiglierie e braccia , non senno e valore, poichè i due Calandrelli fecero in quei giorni veri prodigii , ed i cannonieri tutti spiegarono pe rizia tale da attrarre gli elogii dei nemici stessi , i quali, invidiosi sempre della gloria italiana, lasciarono scritto che erano Svizzeri ; ma errarono e non inscientemente,

perchè se alcuni pezzi erano serviti dagli Svizzeri , la maggior parte però era da itale mani maneggiata . Li 19 intanto le batterie di breccia erano ultimate ; tuonarono orrendamente tutto il di 20 , ed il 21 la brec

cia essendo praticabile, Oudinot preparossi all'assalto , il quale ebbe luogo li 21 sopra tre colonne, e fu condotto con tanta perspicacia ed energia , che i Francesi giunsero a coronar la breccia senza quasi trar colpo e senza dar tempo ai Romani di accender la mina : e Garibaldi e

Roselli intanto , invece di assalirli alla baionetta prima che vi si fossero solidamente stabiliti , spendevano le ore in fatali dissidii, a segno che quando vollero attaccare il nemico con deboli drappelli essi furono totalmente re spinti . S'appressavano i fati estremi : le francesi artiglie rie già posavano sulla cortina , e nella notte dalli 23

alli 24 la città eterna ebbe a patire raddoppiati oltraggi dai Galli novelli . Li 27 e 28 le batterie romane del Pino

e di San Pietro in Montorio erano tacitate ; ed Oudinot,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

padrone di tutte le alture del Gianicolo , minacciava di total distruzione la capitale del mondo. Nella notte dalli 29 alli 30 vennero i Francesi tacitamente all'assalto della

villa Spada, e dopo un furioso combattimento corpo a

corpo, in cui Garibaldi combattendo pedestremente fece prodigii di valore , ed in cui trovarono morte l'inclito Ma nara Emilio, Morosini veneto adolescente di raro valore, villa Spada era in mano dei Francesi, e da essa aperto pertanto facile adito alla città stessa . Mazzini allora chiamati a consiglio i generali, poneva tre partiti: capitolare, difendersi sulle barricate, o sor tire dalla città; l'ultimo era il più ragionevole e quello dal triumviro raccomandato ; ma sfiduciati erano gli animi , sfiniti i corpi ; onde l'Assemblea, decisa di desi stere da una resistenza ormai inutile, incaricava Roselli

delle proposizioni di resa al generale dei Francesi. Ri

spondeva Oudinot : mandassero deputati ; avrebbe udito le proposizioni e veduto quindi se fosse il caso di accet tarle e desistere dalle offese : è però giusto dire che esse cessarono intanto .

Si spesero i due primi giorni di luglio in trattative;

l'Assemblea quasi a protesta leggeva in Campidoglio la nuova costituzione della spirante repubblica : ma intanto le armi vennero consegnate , sciolto l'esercito , ed il giorno 3 Oudinot entrava trionfante in Roma ! Il solo Garibaldi , riuniti attorno a sè 3,000 fanti e 400 ca

valli , uscito li 2 a sera da porta di San Giovanni latera nense , rimontata la sinistra del fiume recavasi a Terni, riunitosi ivi ad un'altra banda di 900 uomini gui

dati dall'inglese Torbes, giunse a Todi li 11 , e pochi giorni dopo era sul confine toscano . Qual fosse la mente di quell'uomo straordinario , e qual senno gli consi


CAPITOLO V.

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gliasse di abbandonare le energiche popolazioni di Ro magna per andare a solleticare colle sue velleità re

pubblicane gli inerti Toscani tenuti per soprassello in freno dalla presenza di poderosa oste alemanna , vera mente non si comprende, e forse nol sapeva ei stesso vagante alla ventura ; ma intanto le sue masnade la fa

cevano da predoni, ed indispettivano coi loro eccessi le

popolazioni : Arezzo da lui tentata chiudeagli le porte ; e Stadion , austriaco, partiva da Siena con grossa schiera per combatterlo . Garibaldi allora vedendo la diserzione impoverir sempre più i suoi soldati , non attentossi di aspettarlo e ripassò in Romagna : li 29 la sua retro guardia , assalita dalla cavalleria austriaca in Sant'An gelo in Vado, si disciolse , ed il generale ebbe somma

ventura di trovare rifugio nel territorio della repubblica di San Marino con 1,500 uomini.Ivi giunto, raccomandò ai suoi la disciplina , e la ottenne : ma ben sentendo che circondato fra breve da numerose forze nemiche

avrebbe dovuto combattere disperata battaglia, volle pro sciogliere i suoi seguaci da ogni obbligo : molti lo ab bandonarono ; 200 dei più fidi però, strettisi a lui d'at torno , dichiararonsi pronti a pugnare seco lui sino

all'estremo . Accingevasi adunque il forte Italiano con quel pugno di prodi a mortal tenzone ; e per vero , seb

bene l'oste austriaca s'appressasse assai poderosa , sni dar quel drappello dalla rupe inaccessibile su cuisiede San Marino, era impresa che avrebbe fatto mordere la

polvere a più di un croato : senonchè i principali fra i Sanmarinesi recatisi da Garibaldi supplicavanlo a non vo ler con un'inutile difesa turbare la secolare quiete di cui godeva la pacifica patria loro convertendola in sangui

noso campo di battaglia , offrendosi in pari tempo di


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

andarne mediatori di accordi presso il condottiere ce sareo : simulava allora di piegarsi Garibaldi , ma in tanto mentre i deputati discutevano con Gorzkowsky i patti , egli , delusa l'austriaca vigilanza , riusciva a gua

dagnar col debole stuolo per Cesenatico la spiaggia adriaca, e salito sopra 13 barche ivi raccolte , indirizzava le prore a Venezia : felice progrediva il viaggio, e Gari

baldi già salutava col cuore le bizantine torri di Venezia, e già agognava nuove battaglie , quand'ecco apparire fra

lui e la forte città la bloccante squadra austriaca: non per questo disanimavasi quel valoroso uso a lottar sui flutti, e dirette le antenne a ponente mirava ad afferrare il lido romano ; locchè venivagli fatto di ottenere con 5 bar che, sulle quali stavano Anita sua fedel consorte, il ve nerabile padre Ugo Bassi, Livraghi prode milanese sol dato, ed il celebre Ciceruacchio con due figli: con questi

e con alcuni altri compagni adunque pervenne Gari baldi ad afferrare, li 3 agosto, il lido verso Mesola ; ma le altre 8 barche, assalite dal brigantino Oreste, furono

catturate e condotte a Pola . Egli intanto coi compagni dopo aver errato molti giorni nel Ravennate , inseguito da ogni parte dai sgherri austriaci e papalini qual belva feroce, e dopo aver veduto parecchi dei suoi uccisi , lgo

Bassi e Livraghi cader prigioni degli Austriaci, che poi li moschettarono , e finalmente la misera Anita spirar

di lassitudine fra le sue braccia ; dopo essere andato de bitore più volte della vita a poveri contadini che all'udir il suo nome ponevan se stessi a rischio per ricettarlo, giunse ad afferrar Genova, di dove si condusse con sal

vocondotto del governo sardo a Tunisi e poscia alle Ame riche: e cosi ebbe fine la guerra nomade da lui con raro

valore ma con non men rara imperizia combattuta .


CAPITOLO V.

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Roma adunque, proditoriamente assalita da chi pre sentavasi in sembianza d'amico, dopo un'eroica difesa di due mesi contro un giusto esercito ampiamente for

nilo d'ogni necessaria cosa , era caduta , ma non caduta senza gloria ; e l'italo vessillo , costretto da repubblicane cooru ad abbandonare il Campidoglio, trovò ultima ed onorala sede fra gli artigli del leone di San Marco , sven

tolando.imperterrito a fronte dell'aquila bicipite. Dopo il combattimento delli 27 ottobre sotto Mestre era stata più guerra di nome che di fatto attorno a Ve

nezia . Radetzky , costretto a premere con tutte le sue forze sulla mal doma Lombardia , dubbioso di veder da un momento all'altro denunziato l'armistizio di Sarde

gna, lasciato privo di rinforzi da Vienna pericolante per

le interne sommosse e per la sollevata Ungheria , erasi di buon grado acconciato ai consigli d'Inghilterra, che pavida sempre d’un intervento francese a Venezia rac comandava la moderazione, e limitandosi ad un blocco

poco rigoroso per terra, quasi nullo per mare , attendeva giorni più propizii per operare contro la città rubella . Parimenti i Veneziani non ancor disingannati dai pas

sati eventi e fidando tuttora nella mediazione , a mal in

cuore inducevansi ad essere offensori, e forti del loro diritto, credevano acquistar titoli alla benevolenza delle potenze occidentali conservando una stretta difensiva ;

e tanto in quelle si affidavano, che con gravissimo er rore e posteriore danno neglessero di aumentare la loro marineria ; cosa che avrebbero potuto agevolmente fare attesi i legni già incominciati che erano sul cantiere e l'immenso materiale esistente negli arsenali . Il nemico più potente che temer dovesse Venezia , e quello che diffatti la costrinse poscia alla reddizione, era la fame;


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

principal cura pertanto dei governatori dell’Estuario avrebbe dovuto essere di valersi della presenza della

flotta sarda per vettovagliare la città , e di prontamente

allestire grosse navi per proteggere , partita quella il littorale verso Romagna , di donde gli assediati traevano le cibarie . Essi equipaggiarono bensi un considerevole

numero di trabaccoli , più acconci se vuolsi ad armeg giare nei bassi fondi della laguna , ma preterirone affatto l'armamento di grosse navi e l'arruolamento di mari

nai ; cosa che in una popolazione tutta dedita alla ma rineria non pareva difficile : per modo che quando si ripresero le ostilità la flotta veneta era ad un di presso della forza stessa che in agosto del precedente anno , cioè 4 corvette, 2 brigantini, 1 goletta , 1 solo piroscafo da guerra , 4 altri minori da rimorchio e 10 trabaccoli :

alle quali forze aggiunger si deve bensi uno sterminato numero di barche cannoniere, di trabaccoli, piroghe e zattere ; ma tutto ciò nulla poteva contro la squadra au

striaca che bloccava il mare , mentre per lo contrario gran giovamento recato avrebbe l'allestimento di una fregata da 40 , di 3 goletle da 10 già sul cantiere , e più di tutto di 3 piroscafi, pei quali si sarebbe potuto facilmente far incelta delle macchine dagli avidi inglesi

mercatanti che libera entrata aveano nel porto . Cosi ac cresciuta la squadra veneta avrebbe con successo com battuto contro l'austriaca , la quale invero non oltre

passò mai la forza di 3 fregate, 2 corvette, 5 brigantini , 2 golette , 4 piroscafi, dei quali un solo, il Vulcano, di grossa portata , ed alcuni trabaccoli . Le forze di terra eziandio sommavano ad un bell'in

circa a 17 o 18,000 uomini come per lo passato ; perchè ai partiti Piemontesi e Romani , sottentrati erano varii


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Lombardi , od abitatori delle venete provincie , alcuni Svizzeri disposti in una compagnia , forse 20 Polacchi , molti Italiani disertori dalle austriache abborrite insegne, e persino 50 Ungheresi : l'armamento di questi 17,000 lasciava invero molto da desiderare, notandosi talora in

uno stesso battaglione cinque diverse qualità di fucili; però sotto l'aspetto di disciplina e di istruzione s'era progredito alquanto , ed i cannonieri in ispecie eransi aumentati e perfezionati nell'arte del tiro ; gli ufficiali

poi erano stati epurati, e quelli che difettavano di cogni zioni vi supplivano colla buona volontà e coll'amore alla causa italiana .

Queste erano le forze della veneta repubblica ; la quale inoltre fidava nei soccorsi esterni , che però le man carono per diverse cagioni che andrò ora brevemente esponendo . Vedemmo come alla notizia dell'armistizio

delli 6 agosto Venezia, assoggettar non volendosi alle conseguenze di esso, rovesciato il regio governo sabaudo,

si erigesse nuovamente in repubblica; questa sua risolu zione prudente , e la sola che in quel momento essa ab bracciar potesse , se arrecato aveva qualche freddura col governo sardo, non troncava però ogni legame ; e lo stesso ministero delli 17 agosto, togliendo pretesto dalla non

eseguita consegna del parco d'assedio, imponeva ad Al bini di rimanere nelle acque dell’Adriatico e di occul tamente favorire le navi venete che correvan il lido roma

gnolo per incetta di vettovaglie ; più tardi poi Piemonte

votò e mandò sussidii pecuniarii a Venezia ; e nel finir di gennaio Carlo Alberto vi spediva il generale Olivieri del Genio per visitare le opere fortificatorie, dar consi gli sovr'esse e concertare con Pepe le future operazioni campali ; Correnti poi , lombardo, e tutta creatura dei


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nuovi ministri democratici, fra i quali sedeva Tecchio, amico carissimo di Manin , venuto in Venezia col gene

rale piemontese, era largo di promesse a nome dei mi nistri e del sovrano ; ma erano promesse e nulla più ; perchè a Pepe, il quale aveva ognor pronti in capo mezza

dozzina di progetti più o meno chimerici, e che sma nioso sempre di rappresentare il ruolo di generalissimo italiano , or chiedeva 12,000 piemontesi soldati , coi quali , rinforzati da 9,000 Veneti ed altrettanti Romagnoli, in

tendeva agir pel Padovano a spalle di Radetzky, Carlo Alberto faceva da Colli , presidente fugace del ministero,

rispondere un compito biglietto in cui erano lodati i suoi piani , ma di aiuti non era verbo ; i sussidii pecu.

niarii spediti una volta nella cospicua somma di 600,000 franchi , più non poterono dalle oberate finanze del regno esser ripetuti ; i Genovesi , che millantati s'erano di pren dere 2,000 azioni dell'imprestito veneto , non sborsa rono un obolo ; e la stessa squadra sarda , ricomparsa in ottobre in Ancona , stette sempre inoperosa a pro di Venezia .

La quale non ebbe dalle altre provincie italiane ap poggio maggiore, non avendo i progetti di Pepe di con centramento delle milizie toscane e romane fra Bologna ed Ancona ricevuto alcun eseguimento, essendosi Guer razzi ed i suoi partigiani lasciati guadagnar prima dal l'infingardaggine, quindi porre in fuga da una larva di reazione, e presentendo Roma che lungi dal poter soc correre ad altrui , ben tosto avrebbe essa stessa abbiso

gnato d'aiuto , essendo diſfatti costretta a richiamare nelle sue mura la divisione Mezzacapo, la quale in ori gine, oltre alla difesa di Bologna, aveva anche missione di agir di concerto con quelle forze venele che Guglielmo


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Pepe avesse potuto condurre in persona o spedire sul basso Po .

Venezia adunque era ridotta alle sole sue forze , ma non per questo venne meno la virtù in petto ai suoi ret tori , che anzi Manin , informato li 14 da Torino dell'im

minente ripresa delle ostilità fra gli eserciti sardo e ce sareo , emanava nel giorno stesso un decreto, col quale, valendosi dei pieni poteri a lui conferti dall'Assemblea creata li 15 febbraio, prorogava per quindici giorni quel consesso ed invitava ognuno a prepararsi a nuova guerra . Di più non disse , ma e deputati e popolo veneto compren dendo gli alti motivi della riservatezza di quel sommo, a

lui risposero con santo ed unanime grido di viva Italia ! viva la guerra ! e letto altro proclama proveniente da Ferrara, ove s'invitayano gli Italiani tutti alle armi , essi si dissero pronti a secondare gli sforzi delle popolazioni romagnole. E tale era eziandio il progetto di Pepe , il quale , divise le sue genti in una grossa divisione che intendeva la sciare a custodia di Marghera e degli altri forti in riva alla laguna , e disposte le altre in tre brigate mobili , aveva fatto risoluzione di portarsi con 8,000 uomini circa per Chioggia e Rovigo sopra Ferrara , ove sperava congiungersi con Mezzacapo ; avveduta mossa ch'egli

aveva già incominciata felicemente rendendosi padrone di Conche, villaggio posto sul Taglio novissimo, canale che lo lega con Brondolo, da cui dista 10 kilometri circa : nella qual impresa diedero prove di non comune valore 200 Lombardi comandati da un tal maggiore Sirtori , i quali alloggiatisi il di 20 in Conche senza ostacolo per

parte del nemico, ma assalitivi poscia li 22, vi si manten nero eroicamente per cinque ore sebben privi di cannoni ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di cui il nemico invece ne contava quattro . E ritornati poi il di 24 rafforzati da 100 Romani guidati dal capitano Vergili dello stato-maggiore, non solo lo ripresero , ma co strinsero gli Austriaci a retrocedere sino a Santa Marghe rita . Ebbero però pronto termine questi prosperi successi

di Pepe, il quale informato dal governo della catastrofe di Novara e dell'abdicazione albertina, più non potendo calcolare sopra la cooperazione dell'esercito sardo che, secondo lui , con questo pensiero avrebbe dovuto inva dere i Ducati ; nè su quella della divisione romana mi

nacciata alle spalle , affrettossi a ricondursi per la via di mare colle truppe in Venezia , limitandosi alla difesa dell'antica linea .

Le prime notizie delle sventure piemontesi erano state mandate al governo provvisorio di Venezia ( cosi stava scritto) nel di 27 marzo da Haynau , il quale dimostrando

come le vittorie di Radetzky prostrato avessero le armi subalpine e come da quellato Venezia più nulla da sperare avesse, eccitava i membri di esso a desistere da una inu

tile difesa e ad una pronta sottomissione , che sola , se condo lui , poteva sparagnare all’inclita città i danni di

un regolare assedio . Ma mal conosceva la tempra dei Veneziani quel condottiero : perché Manin, che tenuto aveva segreto quel messaggio, quando udi divulgarsi la

cosa , riconvocata l'Assemblea nel giorno 2 aprile , ed esposta ad essa la gravità delle circostanze , chiedevale cosa intendesse di fare ; otteneva una sola ed unanime

risposta , resistere : ed a lui, che colle lagrime agli occhi esortavali a meglio ponderare a quali tremendi rischi esponessero la patria , le sostanze, le famiglie e se stessi, quei forti ancor rispondevano ad una sol voce : resistere ad ogni costo. E volendo immediatamente sancire con


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atto solenne la magnanima risoluzione, prima di scio gliersi emanavano un decreto cosi concepito : « L'Assemblea dei rappresentanti dello stato di Venezia ; In nome di Dio e del popolo unanimémente Decreta :

« Venezia resisterà all'Austriaco ad ogni costo .

« A tale scopo il presidente Manin ė investito di poteri « illimitati »

La forte risoluzione dei padri della patria , resa in breve notoria, destò un generale entusiasmo ; uomini ,

donne e fanciulli, ricchi e plebei accorsero in piazza San Marco ad accoglier giulivi i degni rappresentanti loro , e pochi minuti dopo la rossa bandiera innalzata sul campanile di San Marco palesò all'abborrito straniero che i Veneti , non degeneri dagli avi loro, sapevan pu gnare e morir da forti. E l'Assemblea , perpetuar volendo la memoria di quel di solenne , ordinava fosse coniata

una medaglia di bronzo , la quale sopra una faccia por. taya incise le parole del gran decreto, e sull'altra l'antica adriaca regina raffigurata in una donna che impugnando

colla destra la spada e colla sinistra la italiana bandiera, aveva scritto attorno a mo' di leggenda quel verso di Dante :

Ogni viltà convien che qui sia morta.

Questa fu la risposta di Venezia al Croato , il quale , sbuffante di rabbia , addoppiando schiere a schiere, can noni a cannoni , apprestossi a furiosa guerra . Dei settanta forti che cingono Venezia , tre sono i prin cipali che la legano a terraferma : Brondolo , Treporti e


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Marghera , i quali più che opere di difesa risguardar si

debbono come solide teste di ponte , per cui sole un esercito rinchiuso in Venezia assumer può l'offensiva ; ove però un nemico assalir voglia la città , deve forzata mente impossessarsi di uno almeno di essi ; ora , oltre

chè il terreno melmoso che circonda i due primi , mal si addice alle opere di ossidione , Marghera poi , come più prossima a Venezia , soddisfaceva maggiormente alla condizione cercata dall'assediante d'avvicinarsi al lembo

della laguna , per poter intraprendere le operazioni con tro la città stessa .

Marghera fu fatta costrurre da Napoleone negli ultimi anni del suo impero : essa consiste in una cinta esterna a tre fronti bastionati colle cortine coperte da altrettante staccate lunelte , ed in una seconda cinta interna che ha

forma di pentagono irregolare con fossi ripieni d'acqua ; a queste opere aggiunger si debbono due ridotte stac cate erette dai Veneziani , una a destra ed una a sinistra ,

e denominate Manin e Rizzardi , fiancheggianti il forte maggiore , il quale , coprendo ora l'argine della strada ferrata ed il magnifico ponte che lega Venezia al conti nente, acquistava importanza maggiore . Contavano Mar ghera ed i forti adiacenti 130 bocche da fuoco, e presi diavanli 2,400 uomini , dei quali 400 erano artiglieri,

200 soldati di marina, già al servizio d'Austria , e 1,700 volontarii o militi mobilizzati . Vi comandava da prima

Paolucci generale e figlio dell'ammiraglio di tal nome, ma essendo generalmente inviso c serpeggiando alcuni sospetti sul suo poco affetto alla causa nazionale, nei primi

di aprile Pepe rimpiazzollo con Ulloa, già ufficial supe riore nell'artiglieria napoletana , uomo a lui tutto dedito ,

e sulla fede, valore e perizia del quale poteva fare il


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massimo fondamento , aggiungendogli qual direttore delle artiglierie Carlo Mezzacapo, fratello di Luigi ed al

paro di lui già capitano nell'artiglieria napoletana , gio vane di singolare abilità e bravura . Haynau adunque, incaricato da Radetzky di ridurre

all'antico servaggio Venezia , risolvetle dar principio alla sua opera di distruzione dall'assedio del forte di

Marghera, al quale accostossi con 200 bocche da fuoco di grosso calibro e 30,000 soldati , i quali continuamente rinforzati non furono mai al disotto di tal novero , sep

pur non lo oltrepassarono di spesso . Posto il suo quar

tier generale a villa Papadopoli , il generale austriaco incominciò i lavori alli 26 aprile, aprendo la prima pa rallela all'enorme distanza di 1,000 metri , causa al ter

reno ché mal reggendo al lavorio della zappa avrebbe lasciati soverchiamente esposti i pionieri al fuoco della piazza , il quale fu cosi violento che una batteria di razzi , venuta a stabilirsi nello scopo di coprir i lavoratori at

traendo sopra sé l'attenzione degli assediati , dovette precipitosamente tirarsi addietro. Persistendo tuttavia

con mirabile costanza gli Austriaci , negli ultimi giorni di aprile avevano terminata la prima parallela , con sistente in una linea spezzata che nel suo sviluppo abbracciava due fronti del forte principale ed il forte Rizzardi , e sebben tribolati molto dalle batterie di que st'ultimo, li 4 maggio, armate completamente le proprie batterie , cominciarono a tempestar orribilmente Mar

ghera per ventiquattr'ore non interrotte ; ma essendogli da Ulloa gagliardamente risposto , il maresciallo Ra

detzky , venuto li 5 al campo, fatto sospendere il fuoco, pensava ricorrere alle intimidazioni , ed assumendo un

tuono fra il patetico ed il feroce, mandava dicendo ai


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Veneziani che egli , sebben carco di gloria , veniva col l'olivo in mano ad offrire per l'ultima volta i patti di resa , i quali consistevano in pronta ed immediata sot tomissione, in consegna della città , forti, naviglio, armi, materiale da guerra ed ogni cosa spettante al pubblico erario ; concedendo per parte sua libera partenza a chiunque il volesse da Venezia per lo spazio di quaran totto ore ; perdono generale ai sottoufficiali e soldati

semplici ; interruzione di ogni atto ostile sino alle ore otto del giorno sesto . Contemporaneamente Haynau scri veva ad Ulloa volesse rendere il forte o cessare almeno

dalle offese sino all'ora fissata dal maresciallo per la ripresa delle ostilità . Alle radetzkiane proposte rispondeva Manin con quella dignità che alla vera virtù si addice : aver egli , inve stito di pieni poteri , sottoposto all'Assemblea il dispaccio di Haynau del 27 marzo, ed averne ricevuto ordine di resistere ad ogni costo ; non poter 'egli pertanto diver samente or rispondere al nuovo invito . Soggiungeva

aver egli ricorso alle potenze occidentali perchè pro cacciassero a Venezia una conveniente condizione poli

tica : sperarne buon frutto ; esser però pronto ad aprir trattative analoghe col maresciallo, al quale intanto la sciava considerare se non fosse il caso di sospendere le ostilità, risparmiando cosi un'inutile effusione di san gue . Queste le miti parole del virtuoso Manin a Ra

detzky; ma Ulloa con piglio più fiero ad Haynau, che per ignobile stratagemma di guerra, inteso a crear tor bidi fra la guernigione di Marghera, mandato aveagli il plicco di proposta dissuggellato , rammentava volesse

attenersi agli usi di guerra, sotto pena di veder trattati quali spie i suoi parlamentarii, e per tutta risposta poi


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alle sue proposizioni di resa spediva copia dell'energico decreto dell'Assemblea delli 2 aprile . Ricevuti i due messaggi , il vecchio Radetzky, salito in bestia , riscriveva a Manin non sarebbe mai che S. M. I. accettasse mediatori fra sé e sudditi a lui ribelli ; ces

sare egli pertanto da quel punto da ogni carteggio, ed abbandonare Venezia a tutti gli orrori della guerra ; ed

Haynau , ripresi con nuova lena i lavori, faceva nella notte dalli 5 alli 6 lavorare alla seconda parallela , che fu terminata li 8. Ulloa allora, vedendo che il semplice fuoco delle batterie non bastava a disturbare i progressi del nemico , decideva di operare una sortita , la quale però contro le regole dell'arle essendo eseguita a giorno chiaro , nel mattino delli 9 , ebbe risultato infelice , e solo servi a porre in evidenza il valore delle genti in essa impiegate, le quali furono 500 circa, appartenenti alla compagnia svizzera , ai bersaglieri lombardi, ai napole tani, ai cacciatori del Sile e ad alcuni volontarii friulani; venuti questi pochi valorosi, sotto la condotta di Cosenz e Rossaroll , napoletani , e di Sirtori , per la strada ferrata, con due cannoncini tirati a mano sino a brevissima

distanza della linea nemica , divisisi in due colonne, ne givano all'assalto, ma trovatala gremita di difensori, che visti li avevan giungere da lungi, non venne loro mai dato di penetrarvi, e dopo un accanito combattere di due ore , dovettero ritirarsi in buon ordine, lasciando morti 11 dei loro, fra cui due ufficiali, e conducendone altri 23 feriti.

In questo frattempo il comando dell'oste assediante era venuto nelle mani di Thurn per essere Haynau stato destinato al comando dell'esercito d'Ungheria, ove do veva acquistar nuovi titoli all'universal esecrazione; e VOL . III – 65

PINELLI , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

questo cambio di generalissimo, unito alle stemperate

pioggie cadute in quei giorni, ed ai danni cagionali alle opere dalle dighe erette dall'assediato per far rigurgitare le acque del canale di Mestre , fece si che non prima delli 23 potè l'Austriaco aprire il fuoco della seconda parallela ; il quale però se fu tardo, fu altrettanto vio lento, essendo esso mantenuto da 19 batterie, a cui però rispondevano con pari valore i difensori. Ma ecco giun

gere ai danni di Venezia un nemico le mille volte più terribile d'ogni ordigno di guerra, la fame, dir voglio, che in quei giorni appunto cominciò a farsi orribilmente sentire; perlocchè Pepe, volendo ovviare a'suoi tristi

effetti, riconobbe la necessità di spedire dalle due la terali teste di ponte di Treporti e di Brondolo alcuni

partiti, con missione di raccogliere quel maggior nu méro di bestie bovine e lanute che rinvenir potessero .

Due furono queste sortite : una , eseguita il giorno 20 dal capitano di marina Baldisserotto , produsse 100 buoi

catturati al nemico a prezzo di poche fucilate scambiate co'suoi avamposti ; l'altra , di maggior momento , ese guita due giorni dopo da Brondolo dal colonnello Mo

randi alla testa di 400 uomini, diede eziandio maggiori risultati; perchè, mentre Morandi con parte della forza scaramucciava col nemico , il rimanente trovò modo di

raccogliere da 300 buoi , 60 e più pecore , 12 cavalli , 4 maiali , pollame e vino in quantità ragguardevole , e sebbene inseguito da poderosa forza austriaca , si ri

trasse in salvo colla perdita di 4 soli uomini . Ma questi parziali successi poco giovavano all'esercito, il quale, costretto a nutrirsi parcamente , cominciò a vedere le sue file diradate dalle febbri della laguna che im perversavano più nei corpi affievoliti dei difensori che

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CAPITOLO V.

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in quelli degli assedianti, a dovizia muniti di tutto l'oc correvole .

In Marghera sopratutto, ove ristrette e poche essendo le caserme , buona parte del presidio era costretto di serenare , infierivano le febbri e costringevano a dar

frequente muta ai difensori, dei quali non pochi , fra gli artiglieri in ispecie , trovavan morte eziandio pel fuoco nemico, che sempre più tempestava ; dando luogo a segnalate prove di valore che io qui ometto , comec chè la mia non sia una distesa narrazione di quel celebre assedio , ma bensi una breve notizia dei fatti principali Non parmi però dover passare sotto silenzio un pietoso caso avvenuto in quei giorni, e fu quello del vecchio Correr, già ufficiale napoleonico, che inquieto sulla sorte del figlio, portatosi a farne ricerca in Marghera , mentre

con paterno orgoglio lo abbracciava accanto al pezzo da quel valoroso servito, precipitava nella cavità causata da una bomba tedesca caduta a' suoi piedi ; accorreva

a sollevarnelo il figlio, quando il proiettile, scoppiando, uccideva sul posto il misero vecchio e mortalmente

squarciava il petto al degno suo figlio ! E voglio notato eziandio il forte animo di Balbi , ingegnere lombardo , che accertato, dietro sua dimanda, che avrebbe sopra vissuto pochi istanti all'amputazione d'una gamba stroz zatagli da nemico proiettile, lagnandosi solo d'esser cosi presto privo della facoltà di giovare alla sua Italia , im perterrito mirò il chirurgo operante , e spirò pregando libertà alla patria . Molti altri furono i casi di belle morti , e la sola compagnia cannonieri , intitolata Ban diera e Moro , in onore di quelle prime vittime della

tirannide, potrebbe citarne più d'una , e sebbene rima nesse priva del suo comandante Tolotti , che nel di 25


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

era fatto in brani dallo scoppio di nemica bomba , pur continuò a distinguersi sovra tutte .

Ma ormai Marghera convertita era in un mucchio di

rovine, e l'ulterior possesso di essa , cagionando la per dita giornaliera di molti buoni soldati e di artiglieri,

di cui cominciava ad esser penuria pel servizio dei pezzi , venne da un consiglio di guerra deciso di eva

cuarla . Molto fu biasimata questa risoluzione dei difen sori : e Le Masson , autore francese che , quando non si

abbandona alla natia petulanza , fa prova di mediocre equità verso gli Italiani ed ha buoni militari ragiona menti , censura gli assediati per non aver sostenuto al meno un assalto : al che mi piace osservare che questo

uso lodevole e generalmente invalso è da seguirsi quando s'ha da curare l'onor delle armi ; ma qui esso era am

piamente soddisfatto dalla lunga e valorosa difesa, e gli assediati, attendendo un assalto, esponevansi a porger il destro al nemico di penetrare seco loro sul ponte

ferrato, profittando di quella confusione che in un mo vimento di ritirata , operato sotto il fuoco nemico, sempre

s'introduce anche fra le truppe più disciplinate. Più giusta parmi la critica del Masson fatta a Pepe di non

aver fatti occupare la testa di ponte, lo spazio di 1,800 metri che separa Marghera dall'orlo della laguna ed

eminentemente acconcio a vigorosa difesa, e l'isola di San Giuliano, la quale, posta a destra del ponte ferrato per

chi dà le spalle a Venezia , allo sbocco del canal

militare in laguna e distante 40 metri soli dal conti

nente e munita di una ridotta armata di 16 pezzi , era punto acconcio quant'altro mai alla difesa della testa

del ponte ; colå trincierati, i Veneziani potevano conte nere per un altro mese il nemico prima di ricovrarsi,


CAPITOLO V.

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come fecero , a metà del ponte ; ed un mese per una città assediata è un gran guadagno , tanto più per Ve nezia , sperante più nelle trattative della mediazione e negli eventi dell’ungarica guerra , che nell'esito finale dell'assedio , il quale poteva protrarsi bensi , ma andar fallito non mai .

A queste ragioni gli italiani scrittori e testimonii ocu

lari oppongono che Marghera era stata importante per gli assediati sinchè potevano aver speranza di sboccar al piano ; ma che una volta costretti ad una difensiva assoluta , meglio valeva ridursi alla metà del ponte , che

esporsi a nuove perdite per difendere la testa del ponte e le rive della laguna ; ragioni però che, a parer mio,

non bastano a giustificare l'abbandono di quel littorale, essendo manifesto che sino a che l'Austriaco non po tesse stabilire le sue batterie sul ponte, i suoi proiettili mai offeso avrebbero la città lontana dall'orlo della la

guna di quasi 4,000 metri , per modo che , quand'anche Venezia avesse dovuto cadere per fame all'epoca stessa

in cui avvenne la capitolazione , si sarebbero almeno risparmiate tante vite inermi spente nell'interno dalle bombe degli assedianti . Ad ogni modo Ulloa , dopo avere unitamente agli

altri ufficiali di maggior grado rappresentato energica mente contro il parere adottato di abbandonar quel forte, costretto ad obbedire , sebbene ferito in un piede

in quel giorno stesso , nulla smettendo di quell'attività di cui dato aveva molteplici prove durante l'assedio, apprestossi ad abbandonar Marghera col minor danno

possibile ; al qual fine cominciò ad ordinare che sin dal di 26 le artiglierie tirassero a lunghi intervalli ;

munitene poi alcune di miccie di lunghezza calcolata


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

in modo che accender dovessero le polveri a momenti diversi , egli , chiodati i cannoni ancor servibili e che asportar non potevansi , preparale le barche e piroghe per ricever le truppe, venuta la notte, cominciò ad eva cuare il forte Manin prima, quindi le opere esteriori di Marghera, poi le interiori e finalmente Rizzardi , con ordine e segretezza tale che, sebbene alla mezzanotte più non fosse in Marghera un venelo soldato, tuttavolta i Tedeschi , ingannati dal non discontinuato tiro dei pezzi , credendo tuttora occupato il forte, non ristettero dal trarre che alle 4 mattutine del di 27 ; nella qual ora sospettando l'ingegnoso strattagemma di Ulloa, dato prima fuoco alle artiglierie tutte, avanti si spinsero nelle opere abbandonate, che trovarono cosi distrutte dai loro

tiri da strappar loro parole d'encomio pei difensori. Gon golanti allora per gioia e resi baldi , vollero gettare il capitano Kopetzky colla propria compagnia nell'isolotto di San Giuliano attiguo alla sponda ; ma aveva appena

posto il piede nell'isola quel drappello , che una mina preparata dagli assediati facendo esplodere un magaz

zeno di polveri , faceva a brani il capitano e parecchi de' suoi uomini, lanciandone le squarciate membra per la laguna ( 1). Il possesso di Marghera costò agli Austriaci, tra morti per fuoco nemico e resi inabili ad ulterior servizio per

le contratte febbri perniciose, meglio di 3,500 soldati; ( 1 ) Schönals pretende che l'esplosione fu causata da un obice

tirato dai Veneti dall'isola di San Secondo, e che la perdita fu mi nima ; ammettendo egli però la morte di Kopetzky, havvi luogo a credere che i scrittori testimonii oculari abbiano detto il vero :

ma ad ogni modo, se non fu mina sapientemente preparata che causò quelle morti , fu la perizia dei veneti capi-pezzi .


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essi diedero in questo primo periodo dell'assedio incon

testabil prova di perseveranza e di militar perizia, avendo preposto ai lavori i migliori fra i loro ufficiali, tre dei quali , cioè Coronini generale e Macchio e Vitaliani colon nelli , al nome pare fossero italiani, come italiani erano pure i lavoratori alle trincee, avendo Haynau prima e Thurn poscia , nello scopo di risparmiar i proprii sol dati , costretto a forza gli abitanti del contado a tali fa tiche, esponendo cosi con raffinata barbarie petti italiani ai proiettili d'italiani soldati . Trassero gli Austriaci me

glio di 60,000 tra palle, bombe e granate ; gli assediati quasi un terzo di meno ; le perdite loro eziandio furono molto minori ascendendo a 163 morti e 252 feriti; me rito principale poi della difesa venne dalla pubblica voce attribuito a Girolamo Ulloa colonnello ed ora creato ge

nerale; a Mezzacapo, a Cosenz ferito due volte , a Ponti, Rossaroll e Sirtori maggiori ; a Griffi ed Andreasi ca pitani di marina , il secondo dei quali comandava nel forte Manin ; a Barbaracci, comandante del forte Rizzardi

e ferito in esso, e generalmente a tutti gli artiglieri , ma

più particolarmente a quelli della compagnia Bandiera e Moro , ed ai cosi detti Arsenalotti , ovvero operai del cantiere , i quali zelantemente si adoperarono e prima e dopo la caduta di Marghera in ogni lavoro, che al l'arte loro spettasse, con magnanimo sprezzo della vita , continuamente in pericolo pei tiri nemici .

Sgombrala Marghera si ridussero i Veneti, come già ebbi ad accennare, a metà del ponte ferrato, il quale costrutto a doppia rotaia e dotato della straordinaria lunghezza di 3,603 metri , annovera 222 arcate solle

vate dalla laguna di metri 4, 25 centim .: largo 9 metri , esso è diviso in 6 stadii lunghi tutti 505 metri , e tra


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

loro divisi da cinque piazzette , le quattro laterali di una lunghezza di 100 metri e della larghezza di 17 ; la cen trale poi lunga 136 metri , ha nel mezzo 36 metri di larghezza . Appena le truppe reduci dai forti abbando

nati ebbero varcato il ponte, vennero poste in giuoco le mine per distruggerne una parte e togliere le communi cazioni colla terraferma ; ma vuoi imperizia di minatori od effetto del caso , ora avvenne che invece di crollare

le arcate più prossime al lido , rovinarono 19 altre in

termedie, delle quali le 6 più attigue alla prima piaz zetta, 10 fra quella e la seconda, e 3 sole fra questa ed il gran piazzale ; laonde il nemico occupando im

mantinenti tutto il tratto di ponte rimasto in piedi , e che era lungo 400 metri , poté di tanto accostare le sue artiglierie alla città. Non furono però lenti i Veneziani ad accrescere la distanza fra il piazzale di mezzo , ove eretto avevano una batteria , che denominarono di Sant'Antonio, e gli

avanzi del ponte , i quali dopo pochi di furono disgiunti da un tratto di 250 metri; ma commisero allora un se

condo errore, e fu di porre 7 soli cannoni e 2 mortai sulla piazza Sant'Antonio , la quale per la sua vastità contener ne poteva anche il doppio : fortificarono bensi a dovere l'isola di San Secondo , che trovasi 500 metri

più addietro e rimpetto a quella di San Giuliano, po nendovi prima 8 , poi 10, poi finalmente 13 cannoni e 5 mortai in batteria , ed oltre a questa , che fu la più

nociva agli Austriaci, altre minori ne eressero, cioè a Campalto , a Tessera ed a Carbonera a destra , a San Gior gio in Alga ed a Sant'Angelo della Polvere a sinistra del ponte ; e dietro queste in seconda , e quasi direi in

terza linea , nell'isola di Murano erano cinque pezzi, ed a


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destra e sinistra del punto ove il gran ponte si lega per un ponticello di legno alla città, eranvi due batterie di tre pezzi da 24 caduna , dette di San Marco e di Carlo

Alberto, ed all'intestata del ponte era una terza di 5 pezzi , detta prima di Pio IX, e dopo la codarda fuga a Gaela sbattezzata e ribattezzata col glorioso nome di Roma , quasi a guerriero monumento del fato consimile delle due città nobilissime ; allo sbocco di Campo di Marte erano cinque pezzi della batteria detta di Santa Marta , e finalmente una lunga catena di trabaccoli , ar mati tutti di grossi cannoni da 24, cingeva tutt'attorno la laguna . A questi formidabili apparecchi di difesa gli Austriaci opposero in pria otto batterie : tre nell'infilata del ponte , tre nell'isolotto di San Giuliano , una a Campaltone , l'al tra a Bottenighi; ma bersagliati furiosamente dai can noni di San Secondo e di Sant'Antonio, essi non prima del 13 giugno furono in caso di rispondere al fuoco dei Veneti , i quali cercarono in ogni modo di attardare i la vori nemici , accadendo in quell'epoca appunto un mise rando caso, che qui mi piace di narrare a prova dei fu nesti equivoci cui la rabbia popolare può dar luogo .

Era il di 30 maggio quando Agostino Stefani, povero mastro -muratore, offrivasi ad Enrico Cosenz, comandante la batteria di Sant'Antonio, di andar ad accendere in

grande prossimità delle guardie nemiche una mina de stinata a far saltare alcuni archi; ottenuto il congedo , partiva il buon Stefani in umile schifo coll'occorrente per communicare il fuoco , ma notato il rischio , rivoltosi a Cosenz e dettogli : l'opera è ardita , potrei rimanervi, davagli poscia il nome acció , in caso di sinistro, la patria sovvenir potesse alla moglie ed ai figli che per essa egli


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

abbandonava ; ma scoperto dagli Austriaci il debole pa lischermo e fatto segno ai loro colpi , percosso da granata

già sta per affondare; Stefani allora, vedendo di non poter adempiere al mandato , tenta riguadagnar la riva amica colla sdruscita navicella ; quando scambiato da alcuni

popolani ignari del forte suo proposito, e preso per spia nemica, appena approda è circondato : le materie accen dibili, invece di scolparlo, lo accusano ; egli ha un bel dire di esser stato mandato da un ufficiale di cui ignora il nome ; la plebe furibonda lo assale , e prima che Co

senz informato della cosa possa giungere a suo riscatto e dar premio alla sua buona intenzione, egli viene invece da quella infuriata plebe posto a morte a sassate . Spi rava adunque il povero Stefani gridandosi innocente ed

italiano, ed i suoi concittadini addolorati pel funesto ed avverato caso , non sapendo come meglio riparare all'in volontario omicidio, a suggestione del virtuoso Tomma

seo adottar facevano dalla patria la sua famiglia ed a lui decretavano lapide che ricordasse il fatale errore e la virtù sua ; dolorosa storia che dimostra come anche pei motivi più sacrosanti la plebe mai trascorrer debba ad atti arbitrarii contro i colpevoli, ma lasciarne la cura ai tribunali .

Perduravano intanto nella resistenza i Veneti maggior mente in essa infiammati dalle estere notizie, perchè se da un lato Francia ed Inghilterra, fingendo pietà, di chiaravano non potere sovvenire in verun modo alla mi sera Venezia , Kossuth per lo contrario, reso confidente

dagli ultimi successi di Bem , di Gorgey e di Dembinski , mandava promesse di danaro , di due piroscafi e di

uomini ; e contemporaneamente Austria , con esempio di moderazione in lei inaudita , spediva a Mestre il ca


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valiere De Bruck per udire i patti che i ribelli propor volessero al soglio imperiale, la qual benigna condotta

di quell'orgoglioso governo ben dimostra quanto timore inspirassero a Vienna le armi dei prodi Magiari . Manin

modesto sempre, sebbene investito di pieni poteri, ricon vocava allora l'Assemblea acciò pronunziasse sul par tito da abbracciare ; ma essa , degna di se stessa , sebbene si vedesse dalle potenze occidentali abbandonata , all'im mensa maggioranza di 97 voti contro 8 decideva voler

resistere; autorizzando solo Manin a continuare le già iniziate diplomatiche trattative, salva sempre la ratifica dell'Assemblea. Partirono allora per Mestre Calucci e

Pasini per abboccarsi con De Bruck, ma sebbene le con ferenze tirassero sino a fin di giugno , fu prontamente palese non potersi gl'incaricati delle due parti intendere,

esigendo De Bruck piena sottomissione e solo in con cambio vaghe promesse di lontane franchigie, e volendo a buon diritto i Veneti veder ridotta almeno a città li

bera , e come dicono anseatica, la patria loro per cui dato avevano tanto sangue .

Per la qual cosa mai non cessavasi dal trarre da ambe le parti , sebbene con lieve danno reciproco attesa la

gran distanza delle batterie ; fra gli assediati però prin cipiava ora a scarseggiare anche la polvere ; la qual cosa, più che a mancanza dei generi necessarii a confezio narla , attribuita essendo dalla voce pubblica a negli

genza degli impiegati a quella bisogna, e specialmente di Cavedalis, ministro di guerra , la cui condotta poste riore avvalorò poi i sospetti allora sul suo conlo con

cepiti , il governo venne nel pensiero di affidare la di rezione d'ogni guerresca misura ad una commissione

militare composta da Ulloa napoletano, Sirtori lombardo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

e Baldisserotto veneto, e che presieduta dal generalis

simo Guglielmo Pepe, ebbe per le cose di guerra pieni poteri . Venne allora Ulloa rimpiazzato nel comando superiore delle batterie che sin allora conservato aveva da Cosenz, il quale a suo turno fu surrogato nel co mando di quella di Sant'Antonio dall’intrepido Rossaroll,

che ebbe sotto di sè Colussi veneto e capitano di marina ; a San Secondo comando Vergili, altro napoletano già uf fiziale d'artiglieria del regno , e la direzione della flot tiglia confidata venne ad Achille Bucchia eapitano di corvetta , veneto, e dalla pubblica voce designato come il più degno. Sotto la direzione di questi valentuomini ripresero gli assediati a fulminar gli aggressori con novello fu rore, concentrando i loro tiri sopra San Giuliano, che

era il punto di dove partivano i maggiori danni per Venezia , perché gli Austriaci eretta avendovi una bat toria di otto grossi pezzi alla Paixhan, trovarono modo con essi di lanciar bombe non solo in Murano , ma ben

anco in Cannareggio, quartiere della città più prossimo al continente ; laonde i Veneziani che sin allora repu

tato avevano la lotta più come spettacolosa che perico losa per la città , e che celiando solevan dire esservi

sulla laguna tremenda guerra fra tre santi , alludendo

al fuoco terribile che partiva dalle due venete batterie di Sant'Antonio e di San Secondo, e dalla austriaca di San Giuliano , mirando ora le bombe nelle vie stesse

della loro Venezia, che secura nelle sue lagune non mai per l'addietro era stata cosi profanala, cominciarono a comprendere essere giunti gli ultimi danni ed il mo mento di sfrattare tanto da Murano che da Cannareggio

per riparare nei quartieri più orientali .


CAPITOLO V.

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Perlocchè i capi delle genti assediate ridur volendo

al silenzio quelle batterie cosi a Venezia nocive, man darono alcune barche che, infilando coi loro tiri il pon

ticello che lega l'isola di San Giuliano al continente, cagionarono danni gravissimi agli assedianti , a segno che i soldati di Thurn imposero a quell'angusto passo

il nome di ponte dei morti : ma non perciò desistettero le batterie di San Giuliano , che anzi mentre colle

bombe travagliavano Venezia , colle palle da cannone poi solcavano in ogni senso ed in si tremendo modo la batteria di Sant'Antonio, che nel giorno 27 essa più non aveva che tre pezzi per ribattere le oflese. E fu quel giorno sovra tutti a Venezia fatale, perchè, andato in aria un magazzeno da polveri , spalancavasi un abisso in cui

ingoiate vennero molte e molte vittime ; ma la più no bile di esse e dell'intero assedio fu senza dubbio Cesare

Rossaroll , uomo di valor cosi meraviglioso da meritarsi dai colleghi il soprannome di Argante di Venezia . Col pito nella spalla mentre riconduceva a servir i pezzi i cannonieri , che sbalorditi dallo scoppio della polveriera

esterrefatti più non sapevano che si facessero, egli cadde boccheggiante sangue a lerra , gridando ancora fievol mente a chi sorregger volevalo, ai pezzi, ai pezzi. Prima poi d'esser trasportato a Venezia volle veder il suo amico Cosenz , gravemente ferito ei stesso in quel giorno, e ser randogli la mano dissegli : Ti raccomando la mia bat teria, essa è la salute di Venezia ; ed al prete che pre gavalo di rivolgersi a Dio ed a perdonare rispose : lo non ho da perdonare a nessuno, perchè non ho nemico alcuno, eccetto il re di Napoli ed i Tedeschi. Ed in vero, se non

il tristo re e gli eterni oppressori d'Italia, chi poteva esser nemico a quell'anima eletta ? Esule col padre nella


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

primissima adolescenza , egli andò a combattere con esso per la libertà greca ; ritornato quindi in patria e carce rato pei politici avvenimenti del 1833 , egli langui nei ferri quindici anni , trovando nel patrio amore forza

contro il lungo martirio ; sorto poi il giorno, ahi troppo fugace ! dell'italiano risorgimento, venne in Lombardia duce d'un battaglione di volontarii, e sebbene non mai sanato dalla gloriosa ferita riportata a Curtatone , ap pena caddero le sorti piemontesi ricovrò a Venezia , ove , dopo aver potentemente contribuito alla difesa di Mar ghera , stava ora, sebbene travagliato da più giorni da maligne febbri , qual comandante della maggior batte ria , quando venne a colpirlo morte degna in vero di vita tanto italiana ! Riposa in pace, Rossaroll ; il tuo fato sarà invidia e sprone a' tuoi concittadini . I suoi compagni intanto , a degnamente onorarne la memoria , dopo aver nel corso della notte riparato ai danni del fuoco nemico e costrutto un altro magazzeno

per le polveri , eressero sulla piazzetta posta 500 metri più addietro della maggiore , ove stava la batteria San t'Antonio, un'altra di cinque pezzi da 24 e di un obice da 8, alla quale vollero imporre il glorioso suo nome, onde, sebbene morto quel generoso , l'anima sua ancor potesse vantarsi di combattere contro lo straniero ; laonde il maresciallo, il quale ora preso aveva stanza a villa Papadopoli, vedendo tanta pertinacia nei Veneti a difendere il ponte, immaginò far diversione sopra un altro punto, e senza desistere dal fulminare con obici e cannoni le batterie italiane , rivolse in pari tempo le offese contro Brondolo .

Brondolo è un quadrilatero a bastioni al punto più meridionale della laguna, ove il Bacchiglione, il Brenta


CAPITOLO V.

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ed il canale di Valle scaricano il maggior volume delle loro acque. Sta sulla destra un fortino detto San Michele ed a sinistra è legato alla riva da una linea a denti, che contiene dentro sé due fortini, il Lombardo cioè e la Madonna ; quest'ultimo difende lo sbocco del ponte che dal continente då nell'isola dei Giardini , la

quale poi per solido ponte in colto si lega a Chioggia ; lungo la spiaggia poi hannovi molti altri fortini, come la batteria sottomarina, il forte San Felice, la batteria detta dei Murazzi ed i forti di Caroman e del Pentagono nuovo ; ed i Veneziani rafforzate avendo tutte queste opere con rivestimenti ed armatele di cannoni di grossa portata , avevano posto tutto il litorale in ottimo stato di

resistere all'austriaco naviglio , il quale ogniqualvolta

tentava di accostarsi , era costretto sempre a guada gnar precipitosamente il largo . Ora dunque Radetzky, intendendo fare sforzo contro Brondolo, aveva portato ad 8,000 il corpo del colonnello Kerpan già accampato in quelle vicinanze, ove atteso aveva ad aprir strada da Sant'Anna e Porto -Foscone sino alla distanza di 1,000

metri circa dai fortilizii ; ed erette ora due batterie contro Brondolo e San Michele , ed una terza contro

l'estrema sinistra della linea a denti , sperava , facendo battere a ritroso la linea dalla squadra, di costringere i Veneziani a sgombrar da quel luogo. Ma ingannaronsi a gran partito Radetzky, Thurn e Kerpan ; perchè in quei luoghi comandava Rizzardi friu lano , già colonnello nelle armate austriache , da cui era stato costretto ad uscire per torti patiti , e che sol levato ora al rango di generale di divisione voleva mo strarsene degno . Aveva egli circa 4,000 uomini sotto i suoi ordini, e fra Brondolo e gli altri forti minori dis


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

poneva di 110 bocche a fuoco di lunga portata , con cui tenne sempre a rispettosa distanza i legni austriaci , ai quali , se fosse stato meglio secondato dalla flotta ve neta , avrebbe cagionato danni maggiori ; ma Bua invece si tenne quasi sempre appiattato sotto la protezione del forte Alberoni ; e veramente reca meraviglia non poca ve dere come durante un si lungo assedio i Veneziani non abbiano mai trovato modo di oprare cosa alcuna degna

dell'antica loro marinaresca riputazione ; onde il volgo, che sempre giudica dalle apparenze, non tardò a con cepire sospetti tanto contro Bua , comandante della squa dra , quanto contro il contrammiraglio Graziani, uno dei triumviri ; ove però si ponga mente che, costretti amen due ad esulare, finirono i loro giorni lungi dalla patria, si è astretti a credere l'inazione loro più figlia di inespe

rienza e di poca energia , anzichè di perfidia verso la causa italiana. Tuttavia fra i lieyi errori commessi da Daniele

Manin pendente la sua dittatura , è forse giusto annove rare quello di non aver commesso la sorte della veneta

marineria a mani più robuste , che sapessero renderle l'antico suo lustro .

Cionulladimeno Radetzky, vedendo che le batterie del

litlorale , facendo quell'ufficio che spettato sarebbe ai legni veneti , vietavano alla sua squadra di agire contro

Brondolo, disperando di prenderlo per terra, e notando le innumerevoli malattie e morti che i pestilenziali miasmi di quelle bassure cagionavano nelle sue truppe, toltosi di sotto a Brondolo il giorno 20, e fatto prima per via della rottura di certi argini allagare il terreno circo stante dalle acque dell'Adige e del Brenta , e dati alle fiamme gli abitati ed i boschi ad essi attigui , accontentossi di sorvegliarne da lontano il presidio, occupando con un


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corpo di 3,500 uomini una linea che , dando la destra

a porto Foscone e passando col centro per Pieve, spro lungavasi infinitamente a sinistra verso Leon e Lugo. Appena pervenne a Rizzardi notizia certa dell'allon tanamento di Kerpan, egli, fatta andar fuori sotto rag guardevole scorta buona mano di guastatori , faceva da loro dar lo scolo alle acque, ed abbattere i lavori tutti di ossidione attorno a Brondolo ; quattro giorni impie garono in quella bisogna lievemente inquietati , scorso il qual tempo rientrarono in Venezia coll'immenso ma teriale raccolto , e cacciandosi dinanzi lutte quelle teste di bestiame che venne lor fatto di raccozzare . Le quali

però essendo smisuratamente poche a stregua degli ognor crescenti bisogni della stretta città , il generalis simo ordinò una sortita con forze più imponenti, delle

quali (avendo in quel tempo Rizzardi rassegnato il co mando di Brondolo a Noaro colonnello) assunse il comando il valoroso Sirtori , già prete lombardo , uomo di grande energia e sollevato da poco al grado di tenente- colon

nello . Furono 1,200 fanti, 24 cavalieri e 4 pezzi di can none che , spartiti in tre colonne, trovaronsi nel di primo agosto pronti ad agire sotto la direzione sua ; quella di destra , da lui guidata in persona, forte di 400 fanti del reggimento Galateo, di 12 dragoni e 2 pezzi , indirizzossi

pel Taglio novissimo sopra Conche; la centrale, 200 uo mini , segui l'argine sinistro del Bacchiglione ; e quella di sinistra , composta di 600 soldati veneti di linea , di 2 cannoni e di 12 cavalieri , rimontò l'argine destro. Reggeva queste due colonne Boldoni napolitano, tenente colonnello, già capitano in quelle artiglierie . Sirtori tro vato , contro l'aspettazione generale, i villaggi di Conche

e di Santa Margherita sgombri di difensori, collocatovisi VOL. III . - 66

PINELLI, Storia, ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

militarmente, diè opera a raccoglier vettovaglie e bestie bovine, che era il precipuo scopo della spedizione ; le altre due per lo contrario imbattutesi nel nemico a Cal

cinara , ebbero seco lui un ingaggiamento assai vivo , nel quale però uscirono vittoriose fugandolo ed imposses sandosi di una bandiera, che fu quella del secondo bat taglione del 18° reggimento di fanteria. Padroni di Cal cinara ed occupati tutti gli sbocchi alla campagna, si diedero gli assediati a raccogliere in quella maggior copia che poterono buoi , capre , pecore , vino ed ogni altro genere di cibarie, che gli abitatori del contado con molta spontaneità loro rimettevano , e rientrarono po scia in Chioggia con quelle preziose catture. Erano frattanto continuate in tutto questo tempo le offese al ponte, e nel di 5 luglio il grandinar delle palle austriache si fece cosi terribile sulla batteria Sant'Antonio,

che molti ne furono vittima , e fra gli altri Koloz , boemo o polacco che si fosse, valoroso soldato che succeduto era

nel comando di essa a Rossaroll; eguale a lui in valore e nel fato , ed in ciò diverso solo , che mentre Rossaroll

col bollente ardire tutta esprimeva la meridional sua natura , l'altro invece col pacato suo coraggio ram

mentava l'origine settentrionale. Nel di seguente poi tentarono gli Austriaci un ardito colpo di mano . Brull, capitano di stato-maggiore ed animoso giovane , presa seco un'eletta schiera di 50 volontarii , e calatosi seco

loro in alcuni navicelli , venne verso la batteria , cac ciandosi dinnanzi un brulotto , calcolato in modo che scoppiar dovesse appena giunto presso le piroghe ne miche che custodivano gli approcci della batteria . Riu

sciva lo strattagemma : alla repentina esplosione, le navi italiane, credendo imminente un poderoso attacco, fret


CAPITOLO V.

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tolose ripiegavansi; i cannonieri e lavoratori, che tutti intenti ai lavori, in quell'ora notturna deposte avevan le armi, a passi affrettati ritraevansi nella batteria Ros saroll, per modo che Brull , pervenuto arditamente con

pochi a' piè del ponte, potė senza difficoltà penetrare nella batteria, ove poneva mano immediata ad inchiodar i pezzi ed a disfare i parapetti e le traverse : quando a suo danno sovraggiungeva il prode Cosenz , il quale, av ventatosi quasi solo in quel primo momento contro il nemico, impegnava un combattimento contro Brull e

parecchi soldati tedeschi , in cui rilevò leggiera ferita alla guancia , e morto sarebbe infallantemente senza il valore di un cacciatore del Sile, Boa per nome, il quale,

dato mano ad una stanga e menando colpi da disperato a destra ed a manca , ne accoppò più d'uno ; frattanto accorsi dalla batteria Rossaroll alcuni gendarmi guidati da un capitano Mestrovich e non pochi cacciatori col tenente Perazzi , dovettero gli Austriaci ritirarsi fretto losamente inseguiti dal nostromo Privato, comandante della piroga la Brillante, e lasciando morto il loro con dottiero con varii comuni , dei quali i più annegarono nel traversar la laguna . Dopo questo tentativo, cosi contrario al loro modo

abituale di guerra , gli Austriaci più non tentarono al cuna battaglia di mano, ma ripreso il cannoneggiamento contro le batterie venete , diedersi intanto a cercar modo di cagionar maggiori danni alla città : e crederono averlo trovato lanciando alcuni palloni aereostatici che porta

vano una bomba , la quale scoppiar doveva e precipitar sulle case ; furono dapprima spaventosamente scossi da questa invenzione i Veneziani , vedendo che in effetto una fregata nemica ancorata al lido era riuscita a get


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tarne alcuna nel centro di Venezia : ma ben tosto quel pericolo venendo illusorio per la gran distanza ed in certezza del tiro, e convertendosi talvolta anche a danno

degli assedianti stessi, i Veneziani già riacquistavano la prima loro sicurezza , quando un secondo metodo adot tato dagli Austriaci venne a causar loro danni più reali . Fu questo nuovo eccidio preceduto da un notevole rallentamento di fuoco sopra tutta la linea , per cui i Veneziani eziandio che cominciavano a patir difetto di nitro per confezionar le polveri , impresero a rispondere meno robustamente agli assedianti, i quali poterono per tal causa portar a compimento i loro lavori con maggior prestezza e minor danno . Consistevano essi nel collocare cannoni ed obici sovra un piano inclinato,

che formando angoli di 42 ed anche 45 gradi , e col l'impiego di forti cariche di polvere procacciasse lun ghissimi tiri , i quali giunsero invero alla meravigliosa distanza di 5,000 metri ; per modo che i Veneti , i quali sin’allora tenuti s'eran sicuri nei punti centrali di Ve nezia , nel silenzio della notte ebbero a vedere immani

bombe piombar improvvise sui tetti delle case poste all'estremità orientale e sprofondarsi sin nelle ultime cantine, generando collo scoppio loro danni immensi e rovine infinite. Non prima del giorno 29 invero po terono gli Austriaci aver ricorso a questo nuovo genere di distruzione , perchè le cariche essendo cosi potenti da capovolgere i pezzi , fu necessità rinforzar gli affusti e parapetti che tutti si sconquassavano all'urto tremendo; ma quando venne riparato a questo sconcio, l'effetto di quei tiri fu tremendo invero : dapprima tirarono palle arroventate che causarono alcuni incendii , ma ricono sciuto poi come le fredde percorressero maggior spazio,


CAPITOLO V.

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all'impiego di queste si attennero preferibilmente, e ne furono vedute di quelle che partite dall'isola di San Giu liano andarono a cadere poco lungi da San Marco , per correndo cosi una distanza di 5,200 metri . Indescrivibile è il terrore ed il danno causato da

queste prepotenti batterie, perché i cittadini , abbando nando i quartieri della città più esposti , e persino quelli lontanissimi di Santa Maria dell'Orto e di San Giacomo

d'Orio, e riducendosi in quello della Giudecca sotto le cosi delte Procuratie ed alla riva degli Schiavoni , da

questa insolita agglomerazione di persone nacque un fatal incrudimento del cholera, che se mitemente per lo addietro da parecchi giorni già andava serpeggiando , ora però assunse in breve una virulenza tale, che in un

sol giorno annoveraronsi 400 casi, di cui più della metà letali .

Le palle arroventate adunque, le immani bombe, la lurida fame poca cosa erano per la misera Venezia, che

il destino , non di rado avverso ai migliori ed ai più generosi , sovr'essa scatenar volle anco il cholera ! ma nė nemici proiettili , nè privazioni di nutrimento , nė cholera valevano a domar i forti petti dei Veneziani : tu vedevi cadenti vecchi , deboli donne, madri coi lattanti

pargoletti abbandonar taciturni, ma rassegnati, gli umili

loro abituri fatti segno all'ira croata , e facendosi gli uni degli altri puntello e rinfrancandosi a vicenda , girne con poche suppellettili a cercar ricovero nelle più lon

tane regioni ; là a fianco del facoltoso patrizio tu mirar polevi il povero remator di laguna ; là confusi in un

solo gruppo tu contemplavi la già lussureggiante ma trona porger colle bianche mani qualche alimento al cencioso fanciullo del popolano , o pietosamente china


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sovra il giaciglio di infermo vecchio amministrare a lui

qualche ristoro : e se dinnanzi a questi gruppi ardenti di patrio amore e di santissimo odio e rischiarati dalle nemiche bombe a passar veniva qualche armato , tu udivi dal seno di essi partire parole di benedizione e di riconoscenza verso i prodi lor difensori; scena su blime , a ritrar la quale ben più elegante penna neces saria fora che non la mia ; ma che ad immaginarla solo l'anima si addolora , pensando come tanta virtù , tanta carità patria non abbiano potuto trovar grazia nė dinnanzi agli uomini nè dinnanzi a Dio , e come una

città vetusta , venerabile per tradizionali glorie, per re cente eroismo, da tutti abbandonata abbia dovuto alfine

aprire le porte al feroce Alemanno, che colla proterva fronte, coll'insultante sorriso della forza brutale venne

ad insozzar nuovamente le vie della gloriosa adriaca regina ! Eppure ormai eran giunti i fati estremi : più scarso e peggiore il pane ; pochissima e di favoloso prezzo, e serbata ormai dalla carità pubblica per i soli malati, la

carne ; pochissime le munizioni di guerra, quasi inser vibili pel lungo trarre i pezzi ; funeste poi e notorie le politiche contingenze : Raab caduto in man dei Tedeschi; venuta Roma per inganno e per forza in poter dei Fran

cesi ; conclusa od imminente ferma pace fra Austria e Sardegna . In tanta iattura ultima speranza ai miseri assediati pareva esser la squadra , e tanta fu la pubblica indegnazione nel vederla starsene neghittosa in porto, che il di 8 agosto alfine Bua , sciolte le vele, dava voce di voler andar a combattere l'Austriaco per porger de stro ai navicelli romagnuoli di spingersi da quelle cosle

nella laguna apportatori di rinfreschi e cibarie. Ma fu


CAPITOLO V.

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rono simulate mosse : la flotta veneta , forte di 4 cor vette, 3 brigantini , alcuni legni minori ed 1 piroscafo, venne fuori del porto invero ; ma sia che l'austriaco am miraglio non volesse danneggiar navi che ben preve deva dover fra breve venir in potere del suo governo, sia che al veneto commodoro mancasse in petto l'ar dire, fatto è che il primo si tirò al largo, e l'altro, non osando inseguirlo , fece fra breve in porto ritorno . Pur una fallace voce venne ancor per poco a sostener i mi seri assediati , perchè penetrato essendo in Venezia un cotale, che dicevasi aiutante di campo di Garibaldi , an

nunziava che fra pochi di il fortissimo Italiano giunto sarebbe in Venezia ; e già esultavano i poveri Veneziani, e già pensavano che la flotta loro, retta da quell’esperto ed intrepido navigatore , tentato avrebbe alfine qualche

impresa degna di un veneto naviglio : e questa fu anche sventura d'Italia che quell'uomo, dotato di non comuni talenti marinareschi che abilitato lo avrebbero a far

bella di gloria la italiana marineria, abbia sempre pre ferlo invece le terrestri battaglie, in cui, eccezion fatta

del suo personal valore, la sua perizia era più che me diocre . Ma passarono i giorni , e Garibaldi , che vedemmo inseguito qual belva sulle terre romagnuole, venir non

potė in Venezia , a cui pertanto quest'ultimo conforto eziandio venne a mancare .

E siccome non havvi popolazione cosi eletta , nè si perfetto esercilo che in sè non racchiudano qualche corrotto membro, cosi in quelli ultimi tristissimi giorni avvenne che alcuni pusilli o perfidi austrizzanti tentas sero in città moti sovversivi , e che certi poco beneme

riti ufficiali superiori facessero conati per ammottinar le truppe : ma questi richiamò al dovere Guglielmo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Pepe con energici e pronti provvedimenti ; quelli poi furono dalla previdenza e virtù di Niccolò Tommaseo e di Daniele Manin ridotti ad impotenza di nuocere : per

chè il primo, recalosi al palazzo del patriarca , ove at cuni predoni , sotto colore di assicurarsi del prelato , sospetto di esser fautore di Austria , cominciavano a

porre le mani nelle robe sue ed in quelle d'un conte

Quirino Stampalia che aveva palazzo attiguo al patriar cale, seppe dir parole cosi giustamente severe , che quelli ,

o disingannati od arrossendo della prava intenzione , desistettero dall'opera : ed il secondo , Daniele Manin , cioè , dimostrandosi ognor più grande a misura che

maggiormente incalzavano gli eventi, chiesta ed otte nuta illimitata fiducia dall'Assemblea , tanto adoprossi a sventar gli intrighi degli anarchici ed austrizzanti che andavangli ammottinando contro la plebe or con un pre

testo or con un altro , che ogni disordine fu sempre e prontamente represso .

Tutelalo cosi l'ordine interno, di cui affidava la con servazione alla guardia civica , pensò Manin essere carità riaprire trattative coll'Austriaco : senonchè dignitose ei le voleva , e forse non prive di promesse di migliori

sorti avvenire per la cara sua Venezia ; quand'ecco saltar su un cotal francese commodoro , di cui la storia non curò il nome, che fattosi consigliere non chiesto e chia

mando delitto ogni ulterior difesa, con quella petulanza tutta propria della gallica natura , andava dicendo dover Venezia arrendersi a discrezione se pur non voleva esser

distrutta da capo a fondo, ed accennava ai proiettili di cui era cosperso il suolo : laonde Manin, a frenargli il scilinguagnolo , trovò savio il dirgli : Queste palle, che a voi militare impongono tanto, servono di trastullo ai


CAPITOLO V.

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nostri ragazzi ; arguto e pungente rimprovero , ma me ritato da quel protervo .

Eppure questo è l'uomo la cui riputazione qualche sciagurato tentò lacerare con velenoso dente accusan dolo di municipalismo, di poca mente, di fiacco animo : ma chi lo accusò or serve al despota , ed egli invece vive in esiglio circondato dalla venerazione di tutta Eu ropa : ond'è che io, che mai né vidi, nè conobbi Daniele

Manin, il quale anzi fu di partito avverso a chi più amai sulla terra , ed intimo amico di chi a quello fece più aspra e personal guerra , colgo tuttavia con gioia l'oc casione di scrivere in queste povere pagine mie come fra le pigmee ambizioni dei varii partiti, fra l'infinita miriade di ridicoli utopista , di inetti statista , di gene rali più che mediocri, di furibondi capi-setta , di one stamente timidi , la sola figura che in questo italiano sconvolgimento a me appaia scevra di volontaria colpa ,

e raggiante di puro, di santissimo patrio amore, quella sia di Daniele Manin : mediocre ingegno lo gridaron molti ; ed io rispondo, meglio vale capacità limitata e retto cuore, che smisurato ingegno e prava natura ; che anzi , a senno mio , il più funesto dono che far possa Iddio alle nazioni quello si è di mandar fra esse citta dini che , perversi d'animo e di corruzione maestri, i

sortiti talenti impiegano a soddisfacimento delle private lor mire. Municipale lo dissero altri ; ma municipale non fu , poiché quando potè credere all'italiana indipen denza , sebben repubblicano di cuore, non si oppose alla fusione col Piemonte : che anzi in allora.con raro e ma

gnanimo esempio di abnegazione esortò il proprio par tito a dimostrarsi non veneto , ma italiano : so bene che

dagli arrabbiati questa concessione stessa gli è attribuita


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a colpa ; ma riandi il lettore le condizioni peculiari in cui versava allora Italia, e dica se il sagrifizio fatto in allora da Daniele Manin delle proprie convinzioni più non sia di ammirazione degno, che non l'ostinala per sistenza dei mazziniani e consimili altre consorterie ;

persistenza la quale fu non ultima e non lieve cagione di rovina alla causa comune .

Quando poi le prostrate armi subalpine fecero accorto il sagace giureconsulto come una completa rigenerazione italiana fosse per allora almeno impossibile, egli careg giò il solo disegno che invero attuabile sembrar potesse, quello cioè di convertire la sua Venezia bella in città anseatica ; condizione umile invero e misera con la vi

cina ed emula Trieste, emporio del commercio di Ger mania tutta , ma pur decorosa e mille volte preferibile a quella di città serva allo straniero . Fiacco di animo

infine lo dipinsero alcuni , e troppo negli amici fidente : al primo appunto rispondano gli anarchici membri del

Circolo italiano quasi tutti stranieri a Venezia , i quali suscitar volendogli imbarazzi nell'amministrazione della cosa pubblica , si videro da lui con energica misura dalla

città espulsi , donde ebbe forse origine l’impotente ira loro; il secondo appunto poi può esser più vero in quanto che gli onesti difficilmente s'inducono a diffidare d'al trui . Finalmente alcuni creder lo vollero invidioso : in

vidioso? e di chi? chi a lui superiore per personal va

lore, per facondia ? chi più di lui popolare ed amato in Venezia ?

Ed or basti di quest'uomo, per cui lodar degnamente invano si tortura il povero mio ingegno, ed il cui mag

gior encomio si racchiude nelle sublimi parole da lui dette aisuoi concittadini negli ultimi giorni : Quest'uomo


CAPITOLO Y.

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si è forse ingannato, ma quest'uomo non ha mai ingan nato alcuno ; modeste e virtuose parole che non molti dei tanti faccendieri ch'ebbe la misera Italia nostra in

questi ultimi anni con intima convinzione ripeter ponno , Di Venezia molto a dir mi rimarrebbe, ma è troppo doloroso tema ; ond'è che noterò brevemente come Gorz

kowski , succeduto da poco a Thurn nella direzione del l'assedio, dicendosi non autorizzato a trattare, indiriz zasse a villa Papadopoli , ove stava Radetzky, i cittadini

veneti a lui presentatisi per capitolare, e perdurasse intanto nell'opera devastatrice : finalmente il 22 agosto a sera giunse ordine dal maresciallo di por fine al trarre: Venezia era caduta . Furono i patti : che dovessero esser ricevuti in grazia bassi ufficiali e soldati già al soldo d'Austria ; sgombrassero invece da tutto l'austriaco im

pero gli ufficiali tutti, le truppe estere, e quei civili che fossero dal maresciallo indicati , e che si trovarono es

sere poi in numero di quaranta ; venisse ogni arma , forte o materiale da guerra e marina alle autorità au

striache consegnato ; pensasse Venezia a pagar il debito creato colla carta monelata. Una convenzione militare

poi regolava i giorni e le ore di partenza dei varii corpi italiani dalla città, la quale il dì 27 soltanto doveva es sere agli Austriaci consegnata. Firmarono per Austria Gorzkowsky, Hess e Marzani : pel municipio veneto

( avendo Manin e l'Assemblea ad esso rassegnato ogni potere sin dal di 24 ) , Niccolò Priuli , Dataico Medin , Giuseppe Calucci , Andrea Antonini e Cavedalis, apostata infame.

Quando Venezia scese ai patti, il suo presidio contava ancora 14,000 uomini , non essendone morti per ferro nemico che 950 circa e 2,000 al più per febbre o per


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cholera ; ma di questi 14,000, 4,000 circa giacevan in fermi nell'ospedale e gli altri 10,000 erano tutti affranti dalle ostinate febbri e dal parco vitto . Come in ogni as sedio accade, l'artiglieria fu quella che ebbe a giuocar maggior ruolo : e ad essa ed agli ufficiali che la diressero,

dei quali i più chiari erano napoletani , va attribuita la più gran parte del merito della lunga resistenza : Ulloa, Cosenz, Boldoni, Carlo Mezzacapo, Vergili , dimostrarono la bontà degli studii militari nel regno : Carlo Carrano, napoletano esso pure, veridico ed elegante storico di questo memorabile assedio, diè incontrastabili prove di capacità e valore : come superiore ad ogni elogio fu Sirtori , lombardo, già sacerdote, or strenuo guerriero

e patriota caldissimo , e l'uomo in cui forse, di tutti i presenti a Venezia , in maggior copia stessero riunite politica sapienza e militare attitudine; Koloz , boemo: Rizzardi , Tolotti, Bucchia , veneti : Morandi , modenese :

Baroni , veneto esso pure , e miseramente morto per scoppio di polveri, secondarono tutti con molto zelo il generalissimo nella bella difesa: la quale è senza dubbio

alcuno il fatto più cospicuo della italiana guerra , supe riore per durata , per tollerate fatiche e disagi , e per dimostrata perizia all'assedio della stessa Roma : poiché se è vero da un lato che Venezia era troppo meglio col locata per resistere a lungo che non la città eterna, è

incontrastabile eziandio che i mezzi degli assedianti e la perizia del Genio austriaco furono di molto superiori a quelli dei Francesi, i quali invero non dimostrarono sotto Roma quella gran capacità militare che ognur vanno vantandosi di possedere. Cionulladimeno è innegabil cosa che Venezia avrebbe poluto esser meglio difesa e più a lungo ; della qual


CAPITOLO V.

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cosa meritamente alcuni storici fecero appunto al gene ralissimo ed alcuni allo stesso Manin : ed egli è cosa in dubitata , che se gli assediati avessero meglio impiegato

i lunghi mesi di blocco poco rigoroso a provveder la città di grani e di ogni genere di grascie e di muni zioni da guerra , ed avessero sopra tutto dato mano ad allestire una poderosa flotta, Venezia avrebbe ancor per lungo tempo sfidato l'ira teutonica , perchè Venezia non può cader che per fame, e col mare libero fame stata non ci sarebbe mai: e qui dolorosamente ripeto che la marina veneta non dimostrossi degna del gran nome antico ; e certamente sarebbe stato da desiderare che in

una città stretta d'assedio l'autorilà superiore risiedesse in mani militari e non in civili ; ma dove trovar l'uomo acconcio all'alto ufficio ? Pepe, cuor retto, caldo amator

di patria , non era tuttavia da tanto ; volubile , fantasti cando sempre piani di difficile od impossibile esecu zione , parolaio eterno , egli non aveva quella austerità di carattere che impone alle masse ; straniero poi , seb bene amato dai Veneziani , stato non sarebbe popolare

abbastanza per frenare il popolo nei fortunosi giorni di fame e di epidemia : forse Ulloa e forse Sirtori l'avreb bero potuto, ma nè l'uno, nè l'altro avevano popolarità sufficiente ; come neanche Tommaseo, meritamente ve

nerato per la virtù antica, pel patito esiglio, per la ster minata dottrina : ond’io non vedo qual uomo in fuor di Manin , idolo dei Veneziani , avrebbe meglio di lui e con maggior utile di Venezia potuto esercire la dittatura : e solo che a luogo dell'onesto ma neghittoso Graziani , egli affidato avesse la direzione della marina a mani più

energiche , la bellissima difesa di Venezia avrebbe po tuto protrarsi indefinitamente.


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Durò cionulladimeno fra blocco ed assedio diciassette

mesi, e per domar Venezia gli Austriaci perder dovet tero 8,000 uomini per ferro , per febbri e cholera ; le quali malattie , oltre a mietere molti cospicui personaggi e fra gli altri Schauroth colonnello del Genio e direttore dell'assedio , rese inabili ad ulteriore militar servizio meglio di 10,000 soldati imperiali . Lo ripeto adunque , l'assedio di Venezia è il fatto più notevole della guerra

d'indipendenza ; e malgrado alcune leggiere pecche, Gu glielmo Pepe che lo diresse , già caro ai buoni per l'inde fesso amore alla causa della libertà , e pei lunghi esigli a cagion di essa patiti , ha per la perseveranza e valore in esso dimostrati, e pel nobile suo disinteresse, meritati nuovi titoli alla riconoscenza degli Italiani ed alla ce lebrità storica .

Tu cadesti adunque, o Venezia ; ma non vergognarti di tua caduta , chè dessa è tale che ben ti onora al paro di qualunque vittoria , e degna certo dell'antica tua fama: poichè te non vinse valore di straniere genti, ma fosti

doma da mostruosa arte di guerra , da immani ordigni, da pestilenza , da fame: tu cadesti , ma dopo eroica lotta; ed il silenzio de' tuoi palazzi e della tua laguna è il si lenzio dell'antico gladiatore romano che muore, ma non chiede mercede : in te tutto fu grande, tutto sublime ;

grande la carità patria, che spinse poveri e ricchi a de porre ogni loro avere sull'altar della patria, ond'è che accanto ai monili ed ai diamanti delle antiche venete

matrone fu visto il materasso e l'umile coperta del po

polano pei malati ceduti : grande la civiltà del tuo po polo , per cui in diciassette mesi le arti dei tristi non ebbero alcun effetto ; grande la costanza sua , per cui quando governo e duci dichiararon impossibile ogni ul

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CAPITOLO V.

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teriore resistenza , ultimo fu il popolo a desistere dal generoso proposito ; grande il valore delle truppe , le

quali composte di figli di tante italiane provincie ed anche della Polonia, dell'eroica Ungheria e della libera Elvezia, uniti in fratellevol concordia gareggiarono solo in ardore nel combattere l'odiato straniero ; grande in

somma l'abnegazione dell'intero popolo veneziano, che obbedendo ai consigli di quel loro concittadino che sarà pur sempre tua gloria somma , seppe imporre silenzio alle tradizionali sue affezioni per le repubblicane forme

per accostarsi a quelle altre popolazioni desiderose di costituire un possente regno italico : si , tu cadesti , o adriaca regina , ma chi geme e chi soffre te affettuo samente saluta , a te rivolge lo sguardo , e spera che dall'algoso tuo seno , ove i figli di tante italiane pro vincie , giunte le ore estreme , si strinsero piangendo

la guerriera destra , spunterà l'aurora di un'era rige neratrice .

Oppressa, non conquistata Venezia , ebbe termine la guerra dell'italiana indipendenza , nella quale amor del vero mi sprona a confessare che fecero prova di mag gior costanza le milizie cittadine che non le stanziali ;

e ciò non perchè fosse nelle prime maggior valore che nelle seconde , ma bensi maggior convinzione ; poiché mentre in esse vivida ardeva la santa fiamma del patrio amore, nelle truppe regolari invece questo sentimento era mal desto, perchè dall'azion dei governi frenato ed attutato : del che si ha prova chiarissima ove si rifletta

che nell'esercito piemontese negli atti ufficiali la cam pagna del 1849 non venne già, come ragione vorrebbe , intitolata seconda campagna dell'indipendenza italiana, ma bensi campagna contro gli Austriaci, quasi che il


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

governo arrossisse del motivo che aveva fatto ricorrere di nuovo alle armi il popolo italiano nel 1849 ! Oltrecchè lo studio della storia c'insegna come nelle guerre combattute per la libertà delle nazioni, gli uo mini tutti che cingono il capo di corona o regia , o du

cale , o marchionale, o baronile sian sempre del parti colar utile proprio più che dell'universale teneri, perchè

mentre i capi popolari o per nobile disinteresse, o per avidità di possedere quanto lor manca , sempre inclinano

a spingere energicamente la guerra , ed ai concetti più disperati, i principi e baroni invece, timidi di perdere provincie, contee , commenderie, latifondi, onorificenze

e pingui entrate , sempre propendono per le moderate misure , le quali non di rado partoriscono danno e ver gogna alle nazioni .

Mentre le città italiane, dopo essere una ad una cadute nella generosa lotta impresa contro poderosi e giusti eserciti , vedevano le proprie mura deserte dai cittadini costretti ad esulare, od insanguinate dai supplizii con cui i restaurati despota cercavano a far sicuro il ricuperato seggio ; l'ordine andava consolidandosi in Piemonte, ove la lealtà del re, sorretta dal senno dei ministri , dissi pato avendo i calunniosi sospetti surti nei di della

sventura , i partiti estremi abbandonati dalla pubblica opinione cominciarono a smettere della loro pertina cia nell'avversare il nuovo ministero, il quale intanto

era venuto modificandosi, uscendone prima colui che per antiche reazionarie reminiscenze era a tutti i buoni

inviso, e quindi il ministro della guerra, il quale inetto a tanto ufficio, dopo aver spudoratamente provveduto al meglio de' suoi congiunti , trovata più gradita sine

cura , cedeva il portafoglio della guerra a Bava, l'unico

1


CAPITOLO V.

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che in tanta confusione di uomini e di cose potesse colla

fredda mente calcolatrice riparare ai bisogni dell'esercito .

Non si era però ripristinata in Piemonte la calma senza passar prima per molte e gravissime peripezie , perchè se il partito reazionario , vedute andar vane le

concepite speranze di condurre nella capitale stessa le baionette croate , vedendo uscir dal gabinetto i due membri su cui fondava i suoi disegni, comprese esser buona tattica ridursi momentaneamente al silenzio

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serbando le subdole arti a tempi più ad esso propizii ; e se parimenti il partito anarchico compresso a Genova , ove tentava in giugno un ultimo sforzo che venne dalle

saggie misure governative mandato a vuoto, pensò per allora di ristarsi; non cosi presto acquetaronsi gli ul tra- democratici a quel partito assai affini, ed a capo dei

quali stavano i ministri che nuovamente rotta avevano la guerra, e che mal comportando di vedersi cosi rici samente dal regio volere esclusi dal maneggio della

pubblica cosa, sforzavansi almeno di riversare sopra gli altri la colpa di quei mali di cui essi erano, se non la sola, la precipua causa al certo . Senonché non tutti i democratici erano d'un pensiero;

e sebbene tutti a piena gola gridassero crucifige ai nuovi ministri , molti fra loro poi erano più che disposti a

transigere, purchè ad essi pure accordato venisse qual che grasso impiego : dal che ne avvenne che mentre alcuni , trattisi a vita privata e fattisi poscia dalla tribuna

parlamentare sostenitori d'ogni più largo principio e della idea italiana, provarono almeno che se scarso era in loro il cervello per reggere lo stato , pure almeno e profonde erano le proprie convinzioni ; altri invece, dopo aver tenuto il broncio lungo tempo col governo, e si VOL . III . – 67

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

mulato un ipocrito amore per Carlo Alberto , dimo strando cosi quanto sian vere le spiritose parole d'un contemporaneo scrittore, che scrivendo di loro diceva : la démocratie aime fort les rois quand ils s'en vont , appena seppero che l'infelice monarca aveva esalato sulla terra lusitana l'ultimo sospiro , vennero lemme lemme accostandosi ai nuovi ministri, e patteggiato ed ottenuto da questi il sagrifizio di quel loro collega che per conoscerli più a fondo non si sarebbe lasciato trarre giammai in inganno dalle cavillose argomentazioni loro, cominciarono a smettere il mal umore , e dato infine

un fraterno amplesso a quegli aristocratici, di cui erano stati in addietro i più acerbi oppositori , divennero una sol cosa ; e la mutua tenerezza andò tant'oltre , che in

breve il maggior faccendiere del cessato ministero de mocratico , mostrandosi invero a tutti maggiore nel dis prezzo dell'opinione pubblica , sebben facoltoso, non ebbe

ripugnanza di scambiare l'onorevole carica, la prima carica di una monarchia costituzionale , quella cioè di presidente dei rappresentanti della nazione, con un mi sero portafoglio fruttante 15,000 annue lire, abdicando

cosi, col farsi collega degli antichi suoi avversarii poli tici, alle democratiche sue convinzioni.

Per simili politiche apostasie non può aver la storia parole abbastanza severe ; onde a me piacque di qui trascrivere le parole di un elegante autore contempo raneo, scritte per colpire di biasimo simili laidezze, sia perchè io non saprei certamente trovarne più eloquenti, e sia perchè a me pare che esse calzino a pennello al caso nostro. Luigi Carlo Farini pertanto nella sua Sto

ria , dopo aver esposto il male che la setta mazziniana fece e sta tuttora facendo alla patria comune, cosi pro


CAPITOLO V.

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segue : « Ma ve n'è un'altra altrettanto più grande, e non a solo grande, schifosa . La sventura degli uomini che « stanno con lutte le parti , la sventura di quei liberali « che non sanno pigliar la parte loro, la schifosità dei a servidori di tutti i governi , la turpitudine degli ipocriti

« politici ; lo vuo'dire con parola volgare e proverbiale, « perchè è volgarissima turpitudine , la schifosità della

« gesuiteria politica . Nella vecchia società pagana ogni « depravazione aveva suo altare : costoro hanno un turi

« bulo per tutti i partiti: oggi col papa , domani col cir « colo popolare; oggi ministri dei principi costituzionali ,

« domani ministri repubblicani: vi dirò io chi siete , o a signori : --- Voi siete ministri di depravazione: voi de pravate le coscienze, voi scoraggite gli onesti : voi ol « traggiate la virtù, voi imbelleltate il male e la codar « dia , l'ambizione e la cupidigia col sacrosanto amor di « patria ; vi dirò io chi siete : - Voi siete ministri di di « struzione, voi preparate quella distruzione che la ri

a voluzione incessanle ha operato in Francia , la distru « zione della coscienza politica , quella distruzione che ( alla nobilissima Francia è stata più funesta di tutte « le distruzioni operate dalla mannaia . Vi glorificate di

a servir il paese, la nazione, la patria, non il principe , « non le dinastie, non le repubbliche ? Pretta ipocrisia, « « a a «

classica turpitudine ingannatrice dei semplici , la quale indarno vuol far sua complice l'umana favella, indarno vuole attutare i rimorsi della coscienza . In ogni go verno franchi amici, franchi nemici : si cade coi go verni che si sono serviti e diſesi : si sale colla propria

< parte che trionfa : questa è la morale ! chi sta o vuol ( stare sempre ritto..... io non vo' dire come si chiami

a colui, dico che posa il piede nel fango, e alla fin fine,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nella coscienza pubblica, è un sepolto vivo nel ſango ).

Acerbe e fulminee parole, ma giustissime e verissime, e ch'io raccomando ai riflessi di tutti coloro che, avendo

sempre in bocca l'onor nazionale, danno poi per servil compiacenza il loro voto a quei ministri che seguono una linea politica contraria ai veri interessi ed al decoro della nazione . Ma basti di ciò ; chè forse di tempi non adempiuti ragionar non deve la storia . E ripigliando adunque il filo dei patrii eventi lå ove lo lasciai interrotto , dico che il ministero surto dopo la catastrofe di Novara , dopo aver sperato invano di ve

der ommessa per parte d’Austria l'occupazione di Ales sandria, ed aver ottenuto soltanto che le forze austria

che nel regno limitate venissero a poche migliaia , che avrebbero disimpegnato promiscuamente alle truppe

regie il servizio della piazza di Alessandria, e dopo lun ghissime trattative, poco o nulla coadiuvato dalle sedi centi potenze mediatrici contro le esorbitanti ed avare pretese del gabinetto viennese, ebbe ad accedere , li 6

agosto , in Milano ad un trattato di pace, le cui acerbe condizioni si leggono in calce dell'opera (V. Documento no 16) . Acerbe condizioni invero, ma rese le sole ottenibili

da una necessità ineluttabile e da quell'avverso destino che sorrider non volle alla più giusta, alla più santa delle cause . Furono signatarii del trattato per Sardegna Pra lormo, l'antico ministro, il quale in tal occasione diede prova incontestata di devozione alla dinastia , Dabor

mida generale, e Buoncompagni deputato e consigliere di stato .

Firmata la pace, si addivenne a menomar l'esercito : i corpi non piemontesi già erano stati sciolti, e gli uf fiziali di essi, raccolti in depositi, siti in varie località : or


CAPITOLO V.

1061

si congedarono i provinciali, quindi le truppe, di cui la

maggior parte era ragunata sulle Vaude di San Morizio, rientrarono nelle rispettive guarnigioni . Ma tali riduzioni non avvennero senza alcune convulsioni, delle quali di scorrer volendo , a troppo diffusa bisogna io porrei mano: basti dire che finchè resse il ministero l'oneslo ma pru dente Bava le cose andarono quetamente , e secondo i dettami di giustizia e ragione, eccezion fatta dei poveri ufficiali veneti , pei quali , come già altrove accennai , chiuse furono le file dell'esercito, perchè rei di sentire troppo italianamente; ingiustizia atroce di cui però non equo sarebbe incolparne Bava , avendo egli dovuto in formare la sua condotta ai voleri del ministero, allora per ragioni di estera politica e per diffidenza del partito repubblicano , soverchiamente forse ostile ai prodi di fensori di Venezia .

Ed era allora cosi potente in Piemonte , o per meglio dire negli uomini sedenti al potere lo sdegno contro i repubblicani , che coloro i quali avversati o domati li avevano, divennero presso del governo i più benemeriti ;

chiunque gloriar si potesse di aver sgozzato un repub blicano, preferto a chi ucciso avesse in giusta battaglia una dozzina di Croati ; e la cosa andò tant'oltre, che al vincitore di Governolo e di Goito , all'uomo che per ele vatezza di grado , per vasta dottrina , per resi servigii sovrastava ai generali tutti , venne preferito Alfonso La marmora , il quale per verità altro merito non s'ebbe che d'aver conquistata una città che difender non si volle. Pure corte, ministero, esercito, nazione erano tutti im

bertonati di quest'uomo, e la sua spedizione di Genova fu portata a cielo, come se trattato si fosse della presa di Gaeta per parte del duca di Rivoli, o di quella di Dan


1062

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

zica per opera di Lefebvre, e che invece di un inesperto soldato di ventura come Avezzana, e di 500 scioperati, a difesa di Genova fosse stato ancora l'immortal Mas

sena colle intrepide sue coorti . E questo io noto non per deprimere il servizio reso da quel generale al governo , il quale , sotto l'aspetto politico, fu certamente stragrande , ma per dimostrare quanto potente fosse l'astio del partito costituzionale contro il repubblicano , e quanta ( a me piemontese e

censore severo della condotta dei Liguri sia pur con cesso il dirlo ) la gioia in generale dei Piemontesi , ed in particolare dei Torinesi , di veder depressa ed umi

liata l'emula capitale ligure. Con ciò io non voglio as serire che si desiderasse da alcuno l'eccidio di quella nobile città , che anzi taluno manifestato avendo nel Con siglio dei ministri l'opinione che infligger ad essa si do

vesse, mentre ancor resisteva, severo bombardamento, gli uomini più influenti del gabinetto sorsero a biasi mare quell'atroce consiglio : ma cionulladimeno l'inde gnazione contro la città rubella era tanta , che chi domata l'avea divenne un eroe ; ei solo grande, ei solo sapiente, ei solo capace di dar buona forma alle guerresche cose ; al quale scopo mirabilmente concorrevano poi la co

spicua nascita di lui, le sue aderenze in corte, e l'am bizione di varii suoi amici e collega che seco lui spera vano di salire .

Contro avversarii siffatti non era possibile che Bava potesse sostenersi a lungo , poichè fra lui ed i potenti

e loro cortigiani era nuova e vecchia ruggine; e diffatti avendo egli voluto far argine alla smania di novità che tutto invadeva , ed energicamente rappresentare come

fosse maggior prudenza operar parziali riforme anzichè


CAPITOLO V.

1063

tutto sconvolgere da cima a fondo , e mutare e rinno

vare, ei spiacque e dovetle rassegnar l'impiego . Tant'è, laura di corte non era fatta per l'umile figlio dell'ore fire , che sebben bello di nazionali vittorie , aveva pur sempre il peccato originale indosso, e più riusciva gra dito il disceso da nobile prosapia ! Rilegato Bava ad onorevole sinecura , rinnovatasi a danno degli altri antichi generali la vecchia storia di

Tarquinio e dei papaveri, il nuovo ministro divenne pa drone assoluto di saziar il suo smanioso umore di ge nerali riforme. A me non lice giudicar quest'uomo ; il tempo porterà giudizio dell'opera sua : pur ragionare dovendo , prima di por fine a questo mio lavoro, dello stato dell'esercito, e dirne l'attual condizione, io noterò che fra le innovazioni da lui fatte vi furono buone e

cattive cose, od almeno da me già prima d'ora reputate

tali : annovererò fra le buone le intraprese fortificazioni di Casale , le instituite scuole di ginnastica , di lettera

tura , di nuoto ; quella di equitazione e di topografia per gli ufficiali; il servizio d'avamposto e di campagna in genere, più perfezionato e reso famigliare alle masse ; la scuola di tiro più curata ; la creazione d'una scuola di fanteria , istituzione imperfetta , ma pur buona ; le paghe e le pensioni di ritiro accresciute ; le sinecure diminuite : noterò fra le cattive la poco rigorosa tenuta, indizio certo di indisciplina, la teoria mutata in peggio,

le lunghe marcie neglette, i cacciatori reggimentali sop pressi, la lancia, cosi benemerita nelle nostre campagne, tolta a parte della cavalleria , la contabilità non solo non migliorata, ma resa più intralciata ancora , la legislatura militare non mutata, e lasciato in vigore, con sprezzo d'o

gni moralità , un codice in cui è imposta e lodata e pre


1064

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

miata la delazione ; permodochè al rompere d'una guerra l'armata riscenderebbe in campo con le stesse pecch:

che cagionarono i passati rovesci: disordine cioè nela parte amministrativa e nel governo delle vettovaglie;

mancanza di mezzi di repressione dell'indisciplina e dei delitti .

A mio avviso però havvi nell'esercito subalpino nag

gior piaga , e quest'è la morale depressione per chi là ove tu ragionevolmente cerchi maggior elevatezza di sentire, tu trovi invece servile cortigianeria; so bene che i saccentoni questa brutta magagna disciplina appellano, ma essi sbagliano e forse artatamente sbagliano: la di sciplina , come le umane istituzioni tutte , fondar si deve

sopra la giustizia, per modo che chi è ad essa soggetto possa viver certo che , senza suo demerito, le norme di

equità violate non saranno a suo danno, e che le severe

regole di disciplina tanto lui costringono quanto il suo superiore : ma se per lui vige ferreo rigore, e pel capo invece sfrenata ed illimitata ampiezza di potere, questa

allora non è più disciplina, ma schiavitù all'arbitrio di un solo : onde ne derivano scoraggiamento nei buoni, trepidanza e servili abitudini nei dappoco, audacia negli intriganti , e conseguenza infallibile ed immediata di questi vizii sono estinzione d'ogni elevato sentimento d'onore nell'esercito , e facilità ad esser fatto strumento

di tirannide : alla qual cosa potentemente contribuir può eziandio quell'affettata irriverenza verso due poteri dello stato , e quello sprezzo per la milizia nazionale e

per tutto ciò che riflette le nazionali istituzioni ; sprezzo troppo manifesto, perchè uno storico conscienzioso tacer lo possa , e perchè tacendolo, pur non trapeli.

Ed è tempo ormai che la libera stampa e la storia


CAPITOLO V.

1065

rammentino come in paese costituzionale l'esercito più non sia esclusivamente regio , ma nazionale, poichè in fine è la nazione che lo paga, e dessa per certo non in tende pagare squadre devote alla dinastia soltanto , e che in contingenze che, la Dio mercè , ove regna un

principe leale poco invero sono da temersi , ma che col mutar dei tempi presentare si ponno da un momento all'altro, da egida contro gli esteri nemici, convertir si possano in forza ligia al dispotismo, per un'interna pres sione ; e quando io parlo di dispotismo, per vero io più accenno al dispotismo oligarchico che non al monar chico, sembrandomi che, per ora almeno , più il primo che il secondo sia a temersi ; accenno a quel dispotismo che al benchè menomo susurro , a qualunque dimo

strazione poco benevola fatta ad un prelato o ad un mi nistro impopolare trae in piazza battaglioni, squadre e

squadroni, quasi che quattro sfaccendati macchinassero o polessero rovesciare lo stato ; quest'apparato di forza mal s'addice lå ove regna il degno figlio d'un re ma

gnanimo, ove impera la legge, e non serve che a rap presentare agli occhi dei pacifici cittadini l'esercito na

zionale qual puntello alle brutali pretese di questo o di quest'altro ministro.

A ciò pongano mente i rappresentanti della nazione :

qui non si tratta di questo o di quest'altro ministro di guerra ; chè gli uomini passano, rimangono le cose : si tratta dell'instituzione , si tratta di quell'esercito sovra cui fondano le migliori speranze i buoni Italiani tutti; e che pertanto informar conviene a sensi italiani e na

zionali . Lo spirito militare è innato in Piemonte , odo io dirmi ad ogni istante ; e ciò è vero e sempre il fu : la

gioventù piemontese ha natural propensione per l'armi :


1066

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ma quando un pernicioso abuso della legge del 13 no vembre 1853 farà accorti i popolani ed i non servili di ogni ceto come per rapidamente progredire più valgano le aderenze di famiglia, di collegio, di arma, la servilità, l'adulazione, il gesuitismo, per dirlo in una sola parola, non più di politica religiosa , come ai tempi della Cat tolica , ma di egoismo e di cortigianeria ; anzichè solide conoscenze militari, carattere leale , azioni valorose e sincero affetto alle nazionali franchigie ; quando si os serverà simulata, ma non cessata la predilezione per le caste nobili e tutte le sinecure ad esse serbate mentre

il vecchio militare popolano vien costretto a languir nel ritiro ; allora verrà estinguendosi in Piemonte lo spirito marziale, e gli animi più sedotti dai facili e repentini lucri delle rovinose speculazioni di borsa, a quella volta dirigeranno la meta . Il che per verità già vassi verificando, le ministeriali sevizie ed il malcontento dei vecchi soldati assottigliando ogni giorno più nelle file dell'esercito il numero dei veterani che combatterono la santa guerra d'Italia, per

colpa eziandio di quella improvvidissima ed inumanis sima ministerial misura, la quale, or volgon tre anni,

espulse dal Corpo degli invalidi vecchi soldati che o per ferite o per acciacchi contratti in guerra , già erano

stati ivi ricoverati , costringendoli cosi ad accattare, nei tardi loro anni, un tozzo di pane : spettacolo per nulla atto ad invogliare della militare carriera la gioventù . Fu bene sgravar lo stato da tanto carico che pesava sulla pubblica finanza , ma potevasi e dovevasi provve dere a quei veterani collocandoli nelle strade ferrate, nelle sussistenze militari preferibilmente a tanti sfac cendati che ammessi vi vennero , dei quali non tutti


CAPITOLO V.

1067

erano onesti , non tutti emigrati per politici motivi , e

che al postutto pugnarono per la nazional indipendenza colla lingua soltanto , mentre i vecchi soldati piemontesi per essa sparsero il sangue. E questa stessa noncuranza pei valorosi venne spie

gata nei gradi più elevati : perchè appena conchiuso l'armistizio , il governo, invece di sevire contro i codardi, con imperdonabile debolezza obbliò ogni colpa ; che un re novello, esercendo il sovrano diritto di grazia, con donasse le pene a semplici comuni , e commutasse anche agli ufficiali le pene incorse , nulla di più consentaneo

alla clemenza del principe ; ma che uomini rivestiti di gradi cospicui e notoriamente stigmatizzati da corpi interi come vigliacchi ( 1), sian stati tollerati nei loro

gradi ed alcuni anche promossi, questo fu più che er rore : fu delitto di lesa nazionalità, tendente a soffocare i germi di valore nel cuor dei militari che meravi

gliando videro negletto il valore, premiata la codardia, Onde pur troppo dell'esercito piemontese con tutta ragione si può ripetere quanto già lasciò scritto del

l'inglese Guglielmo Napier , elegante narratore delle guerre combattute da Wellington nella penisola iberica, il quale , discorrendo del modo con cui vennero trattati

i vecchi suoi commilitoni, esclama : Thus the war ter minated, and with it all remembrance of the veteran's services ( 2). (1) Potrei nominare alcuni di questi svergognati , e dal farlo mi trattiene non la lema del potere di cui godono, ma bensì lo sprezzo che inspirado ; ma la nazione li conosce , ed invano celano il cuor pusillo sotto dorati fregi . (2) « Tal fine ebbe la guerra e con essa ogni memoria dei servizii dei veterani » .


1068

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Certi pecoroni, certi politici faccendieri, lusingati nello stupido loro orgoglio dall'apparente accondiscendenza del ministro per alcune stramberie da loro dette o per qualche loro creatura impiegata, vedendo i nostri soldati più attil

lati, più celeri nell'andatura, vanno a piena gola gridando esser migliorato l'esercito : che cialtroni simili , del tutto ignari di cose militari, creder sel possano , nulla da farne le meraviglie ; ma chi ha pratica di guerresche cose ed osa pensare liberamente, è pur troppo con me costretto a dire che questi miglioramenti sono più illu sorii che reali ; già lo dissi nel contesto di questa mia

storia , e qui lo ripeto : l'esercito subalpino nel 1848 mancava di abili capi ; ma il soldato era buono, e se lo

spirito d'anarchia e l'incapacità dei capi non erano , le vittorie di Goito, di Pastrengo , di Governolo, di Rivoli avrebbero avuto maggior seguito ; ma il primo , senza

inspirare al soldato amor di patria , venne a scuotere quel tradizionale affetto per la dinastia che aveva per tanti secoli guidato il soldato piemontese alle battaglie : l'altra lasciò spegnere nel cuor dei soldati quella fidanza in loro stessi che i soli talenti dei capi possono rendere duratura in un esercito nuovo alla guerra . Era presun zione forse che faceva credere al soldato piemontese di esser superiore al tedesco ; ma la presunzione, usufrut tuala da capo avveduto, equivale quasi all'entusiasmo ed al valore. Ora invece le cose hanno cangiato molto : gli elementi eterogenei introdotti nell'esercito hanno me

nomato di molto l'affetto alla dinastia , quell'affetto che pericoloso forse per le libertà pubbliche, aveva però un non so che di cavalleresco che infondeva rispetto, ed era

il più saldo incentivo di onor militare e di amor di gloria ; l'inetta ed indefinibile amministrazione dei varii


CAPITOLO V. '

1069

ministri non seppe far gettare all'amore per le nostre istituzioni novelle salde radici nel cuore dei militari; permodochè l'esercito non più esclusivamente regio , non abbastanza nazionale, è reso facile mancipio di chi saprà all'uopo accattivarselo . Queste cose io dico con dolore , ma le dico perchè vere e reputate tali da me non solo, ma da distintissimi

ufficiali, che legati qual sono dai doveri della disciplina , aperlamente dir non potendole, limitansi a susurrarle all'orecchio di pochi e fidi amici ; ed io le dico perchè credo che il rimedio , se prontamente e sagacemente apprestato, posså ancor sanare le piaghe : ma guai se esse si lasciano incancrenire.

E se torcendo lo sguardo dalle forze terrestri io lo rivolgo alle marittime, io non trovo ragione invero di esser più lieto ; ed è doloroso vedere una potenza pos seditrice di ragguardevole litorale lasciar cadere la sua flotta in uno stato di deperimento tale, che se al tiranno di Napoli talentasse di venir ad insultare le ligustiche

spiagge, l'antica Genova non sarebbe in caso di ribattere le offese; nè mi trattiene dal portar questa sentenza il riflesso che le navi ci sono, imperocchè, a cosa valgon le navi se difettan poi i marinai per maneggiarle ed esperti

ufficiali per dirigerle ? Od io m'inganno a gran par tito, ovvero una possente marineria potrebbe un giorno

giovar all'Italia più di un poderoso esercito terrestre, poichè natura non la ricinse col Mediterraneo mare perchè essa ne lasci il dominio ad altre nazioni. E forse

mai più propizio corse il lempo per un ragguardevole aumento della nostra marineria , poichè anche quelle potenze che potrebbero per avventura non amare l'in cremento marittimo delle minori, sono ora, come no


1070

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

stre alleate, interessate a simile impresa ; ma per ciò fare, lå pure convien togliere ogni influenza ed autorità ad uomini od incapaci o nolenti il progresso della causa italiana, e francar poi la marina dalla direzione della

guerra , la quale sarà sempre per essa una matrigna poco benevola .

Consultando pertanto i qui annessi quadri , potrà il lettore convincersi come le forze di terra e di mare del

regno savoiardo per nulla numericamente accresciute dal 1846 in poi , e moralmente deteriorate, forse in nul l'altro progredito abbian fuorchè nella spesa ; figurativi sulla carta erano i 36,000 uomini di Villamarina nel

1846, e figurativi sono i 45,000 del tempo attuale , con

questo divario però che se le somme risparmiale in allora sparivano per via di inique dilapidazioni ; ora , per lo contrario, erogansi in pubblici lavori, forse non tanto urgenti , ma non certo inutili ; fatto che onora gli attuali amministratori, i quali sarebbero però di mag

gior lode degni non permettendo che, malgrado lo sborso gravoso di tre milioni annui di più , il Piemonte fosse sprovveduto di bene ordinato esercito , e che la marina , costando 600,000 franchi di più all'anno , sia decaduta dalla antica sua floridezza (V. Quadri no 10 e 11 ) . Pur tuttavia io non porrò termine a queste mie con siderazioni sullo stato attuale dell'esercito piemontese senza notare , che mentre si combatte una grossa guerra, il governo non deve guardar tanto pel sottile alla spesa ;

nelle gravi imprese è prudenza non impegnarsi, ma quando il passo è fatto, le mezze misure sono le peg giori; io dico pertanto che ora convien far sagrifizii per rifornir l'esercito del materiale di cui manca , per in

cettar cavalli , per agguerrir soldati chiamandoli sotto


T ‫ܕܐ ܝ‬

CAPITOLO V.

1071

le armi prima d'entrar in campagna ; chè altrimenti coi quadri depauperati e con nuove cerne, in caso d'una guerra locale o di spedizione di un nuovo corpo , noi ci troveremo nella medesima condizione appunto in cui fummo nel 1848 e peggio nel 1849, d'aver cioè turbe

di contadini armati , ma non soldati disciplinati ed in duriti alle fatiche di guerra : e solo mi duole che queste

cose ch'io scrivo in giugno, per le inevitabili lungaggini della stampa, vedranno la luce solo in ottobre e forse

To

in novembre , onde se per avventura succedessero sini

FET

stri , il che Dio non voglia, io avrò sembianza d'uomo

che parlar sappia dopo gli eventi , locchè per vero non è troppo nelle mie consuetudini; ma io m'affido che cose cosi ovvie non sfuggiranno al ministro circondato

da tanti lumi , e che queste riflessioni del povero mio senno avranno già il loro compimento quando saranno fatte di pubblica ragione .


1072

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

( QUADRO N° 10 )

SOTTOUFFICIALI E SOLDATI

Piede

Casa militare del re e dei principi

5

Generali

26

di Sardegna.

Piede

di

di

pace

guerra

Cavalli

militari non

Ufficiali ed superiori

Generali

CORPI DIVERSI

inferiori Impiegati

STATO dell'esercito di terra del regno

Riserva

17

84 52

Stato-maggiore generale, mini 268

15

41

stero di guerra e comando delle piazze e fortezze

145

Fanteria di linea No 20 reggi menti, dei quali No 2 di gra natieri

24,880 44,600 11,700 120

1,580

Fanteria leggiera N ° 10 batta glioni bersaglieri Corpo dei cacciatori Franchi

Cavalleria No 9 reggimenti, 4 di dragoni e 5di cavalleggieri .

204

3,433

6,400

26

618

618

315

4,896

6,800

3,922

6,900

873 440

1,600 2,700

3,796

3,796

956 67

956

1,600

14 2

4,370

Artiglieria Nº 3 reggimenti, cioè

di campagna, di piazza e di 237

operai Genio , Corpo Reale e batta glione Zappatori Treno Provianda

94

120

24 107

Carabinieri .

Invalidi e veterani Guardie del corpo

Guardie Reali palazzo

35 18 3

Corpo sanitario Infermieri militari. Scuole d'istruzione militare Sussistenze militari Stabilimenti di pena

23 55 7. 8

1,232

30

400

206

1,358

105 179

1

44 60

366 235 130 80

800 230

Addetti al miglioramento della razza cavallina .

5

Totali

46

32 3,026 418 44,784 75,400 13,7007,413

NB. In tempo di guerra i cavalli sono molti più , ma non determinati, cið dipendendo dal numero delle batterie allestite in guerra e dei carri del treno di Provianda .


1073

CAPITOLO V.

( QUADRO No 11 ) STATO dell'esercito di mare della Sardegna nel 1852. Ufficiali della marina naviganti Ingegneri navali

N°

95

No

105

10

Totale

Battaglione Real Navi

N°

Corpo Reale equipaggi

762

1,561 N

Totale

2,323

NB . In tempo di guerra il corpo Reale equipaggi acquista la forza di 3,600 uomini , ed il battaglione Real Navi quella di 1,345 , più una riserva di 300 uomini . LEGNI

DA

GUERRA

Fregate a vapore : Governolo (a ruote ), Costituzione (a ruote ) , Carlo Alberto (ad elice), Carlo Emanuele (ad elice , in costruzione) . Fregate a vela : San Michele , 62 cannoni ; Desgeneys, 44 ; Beroldo, 44 ; Euridice , 32.

Corvette a vela : San Giovanni, 28 cannoni ; Aquila, 18 cannoni . Brigantini a vela : Colombo, da 14; Eridano, da 14; Daino, da 12 ; Aurora , da 12 ; Staffetta, da 8.

Piroscafi ( a ruote ) : Monzambano, Tripoli, Malfatano, Authion , Ichnusa , Gulnara . No 9 barche o lancie cannoniere .

Bilancio dell'esercito di terra dell'armata navale

L.

4,183,688 Totale

Vol. IIJ . - 68

33,054,257

PINELLI , Storia ecc .

· L.

37,237,945


1


CONCLUSIONE DELL'OPERA

Pervenuto al termine del non breve mio lavoro, sento assalirmi dal dubbio che i pochi lettori, i quali ebbero longanimità bastante per seguirmi sino al fine, veden domi adoprar severe parole sui falli di tutti i partiti, possano a se stessi chiedere : ma insomma, con chi sta

quest'uomo ? vuol monarchia o vuol repubblica? è di assolutismo o di costituzional reggimento amatore ? Al qual quesito parmi (seppure non è vanagloria , che fa

cendo velo all'intelletto, mi spinga a tener parola di me stesso) convenevole che io qui brevemente risponda , ag

giungendo alcune politico-militari considerazioni che potranno , a mio avviso , servir di conclusione all'opera. E dirò innanzi tutto che prima di impugnar la penna per dettare questo terzo volume , il quale , versando sopra cose contemporanee, riusciva dei due primi molto più scabro, io feci a me stesso legge di scrivere come se da lunghi anni io mi giacessi in sepolcro , vale a dire senza fini secondarii , senza preconcetti disegni , senza personali predilezioni o rancori, ma nel solo intento di raccozzare conscienziosamente i fatti della guerra del l'italiana indipendenza , accompagnandoli di quei riflessi


1076

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

che gli eventi destarono nella mia mente ; nella spe ranza che questo mio lavoro servir possa a chi , con più sagace ingegno e con più terso stile, imprender vo

glia a scrivere questa storia stessa in tempi più remoti, nei quali le sedate passioni e le rivelazioni che il tempo verrà strappando ai varii attori lo porranno in caso di estendere una narrazione più appurata e più docu mentata e rischiarata dalla cconoscenza di tante circo

stanze che tuttora sono a me ed al pubblico od oscure od ignote . Ciò premesso, confesserò che io biasimai tutti i partiti alla lor volta , per la ragione che, secondo me , nelle attuali condizioni italiche , partiti nella penisola non hanno ad esistere , o per dir meglio un solo esister debba , il partito nazionale , quello che non predile gendo più questa forma di governo che quest'altra, in tende solo ad affrettar col pensiero , coll’opra ed all'uopo

col sangue il giorno in cui l'Italia esser possa nazione . E questo è il partito a cui io appartenni sin dall'adole

scenza . Datemi un Alessandro Magno che , soffocando qualunque popolare franchigia , voglia la sua volontà legge suprema, ma sappia far monda questa patria mia

dalla scabbia pretina , tedesca e borbonica , ed io a lui inchinerommi e dirollo signore di me e della mia vita . Datemi un Washington, che alla gloria militare accoppii

quella le mille volte più grande di voler la patria li bera ed ogni suo concittadino a lui stesso eguale , ed io a lui prosternerommi e chiamerollo Iddio, e bacierò

la polve de' suoi calzari, e sarà pago il voto più caro del mio cuore , il quale infine pur sente che tutti gli uomini sono eguali , e che tutte queste distinzioni di principi , di marchesi , di baroni e di plebei possono per


CONCLUSIONE DELL'OPERA .

1077

avventura essere mali necessarii nell'odierno ordina

mento sociale, ma sono pur sempre creazioni che fanno a' pugni col diritto naturale e con quel sentimento di

dignità innato nell'uomo, e che gli dice : Dio solo è a te superiore.

Ma , domando io, ov'è il Macedone dal brando conqui statore ? ov'è il gran cittadino dal magnanimo cuore ? Ed intanto che si fa adunque ? Perchè non sono quei due, noi ci avrem a dividere e suddividere in reaziona

rii , in assolutisti , in dinastici , in costituzionali mode rati, in semi-moderati, in immoderati, in repubblicani, in mazziniani, in cattanei , in anarchisti ? Ed avrem sem

pre a dilaniarci a vicenda ? ed a dir sempre che gli as

solutisti son tutti birbanti , incapaci tutti i costituzionali, e che i repubblicani sono tutti socialisti , comunisti , ro bespierriani, atei e che so io? E non vorrem mai persua derci che tutte le convinzioni politiche , purché sincere e non sovversive dell'ordine , sono rispettabili , che ogni partito ha i suoi buoni ed i suoi cattivi uomini , che

tutti poi nell'ultimo sconvolgimento commisero errori, e che tutti pertanto hanno bisogno di mutua indulgenza; e non ci accorgerem mai che questa accanita lotta fra terna ad altro non serve che ad amareggiar la vita ai migliori cittadini , renderli schivi delle pubbliche cose abbandonandone cosi il maneggio ai broglioni, ai protei

politici , i soli degni di sprezzo , perchè pronti sempre a comprare ed a vendersi ? E se andremo di questo passo chi pagherà le spese ? noi ! e chi riderá ? Austria e Roma !

Ma odo dirmi : bene, unione adunque, ma in fin dei conti una forma di governo ci vuole, e per quale adunque propendete voi ? Rispondo : è inutile illuderci, e noi ci


1078

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

arrovelliamo invano per far trionfare o questo o que stallro partito ; la patria nostra è pur troppo ridotta a condizioni tali , che difficilmente, a meno di un concorso di eventi poco prevedibili, essa potrà disporre sovrana

mente e liberamente di sè : essa subirà ancora per lungo tempo l'influenza della vicina Francia, e sarà pertanto repubblicana o monarchica secondo che in quella più un sistema che un altro sarà per avere il dissopra; questo è quanto c'insegna la storia , e volere o non volere con vien tenervisi parati ; se dunque la predizione dell'esule di Sant'Elena ha da avverarsi, quanto a me dico meglio

repubblicani che cosacchi, e quando Europa tutta si ac concierà a repubblica io non vedo perchè non lo potrà Italia, in ogni angolo della quale son vive le tradizioni repubblicane ; poichè anche in Piemonte se i fasti di Tortona , di Savigliano, di Chieri, di Asti , di Alessandria non agguagliano le glorie di Pisa , di Genova, di Fio renza , di Venezia , essi son però tali da dimostrare che

anche le popolazioni subalpine seppero réggersi a co mune , e resistere , e talora fiaccar le corna al teutono

imperatore : se dunque s'avrà ad aver repubblica io non vedo il gran male : vivrem repubblicanamente come vis sero i padri nostri nello scorcio del passato secolo , ed i

nostri antenati nei primi secoli del medio evo : poiché

infine per i cittadini onesti e delle leggi ossequiosi ogni governo, purchè ragionevole , e buono . Senonchè io dico che, per ora almeno , con un impe ratore francese acclamato da 6,000,000 di voti, e con un esercito alemanno di 500,000 uomini ed all'uopo di

150,000 e di 200,000 accampato nel centro della peni sola , un trionfo del principio repubblicano parmi poco probabile : a che cosa servono dunque tutte queste goffe


CONCLUSIONE DELL'OPERA.

1079

congiure, tutte queste armate sparpagliate nei due emi sferi sommanti a mala pena a 3 o 4,000 disperati, di giuni d'ogni scienza militare ed armati di schioppi irrug giniti ? Per verità che io non credo che un uomo serio, un uomo dotato di sana mente possa far fondamento sopra mezzi tali! E se dunque i mezzi di riuscita del partito repubblicano sono nulli, perchè affannarsi a tut t'uomo a crear ostacoli al trionfo del partito costituzio nale, che è il solo che abbia , per ora almeno, probabilità

di riuscita ? Dunque anzichè concorrere al buon successo di questo partito preferiremo tenerci Radetzky ed il papa? Questa, a parer mio, è sublime ed infame follia. In queste mie pagine a me pare d’aver parlato in modo

che niun uomo ragionevole possa accusarmi di corteg giare la dinastia savoiarda ; ed ora per soprappiù dirò come dopo i quotidiani abusi e soprusi dei costituzionali

ministri , io sia per verità disingannato molto sulla per fettibilità del reggimento rappresentativo, il quale dallo studio da me fatto della storia mi parve poi anche il meno idoneo a guerriere conquiste, essendo esso per

propria sua natura più propizio allo sviluppo delle com merciali speculazioni : e dirò ancora come fra tutti i governi , il più spregevole ed odioso, a parer mio , sia quello di una mostruosa oligarchia che , ligia a straniere potenze , prepotente solo coi deboli e coi cittadini oppo

nenti, ammantandosi di un pallio su cui, quasi a dileggio, sta scritto Libertà , semina frattanto coll'immonda sua bava la corruzione e la miseria. Non per amore per tanto per l'attual sistema in vigore in Piemonte, e non soprattutto per gli uomini attualmente al potere io pro

pendo per un costituzionale governo, ma perchè lo re puto il solo possibile nelle attuali condizioni peninsulari.


1080

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

E qui io vorrei un po' che tutti questi capi-setta, più o meno repubblicani, chiedessero a loro stessi : se for tuna mi arridesse al segno che tutte le teste italiane pensassero a modo mio , e che io fossi gridato genera lissimo d'Italia , supremo magistrato di essa , politico

insomma e guerriero dittatore, avrei io poi davvero ta lenti adeguati al grave mandato ? e questa febbre che

mi martella , che non mi dà posa , che mi sospinge a congiurare, a sprecar tanto generoso altrui sangue , è poi dessa propriamente figlia di patrio amore , o non piuttosto di irrequieto orgoglio che non mi consente di lasciar ad altri il primato, e mi trascina a tanti atti in considerati, a tanti inutili conati , in cui altro non vi ha di reale che l'efferato sentimento, il quale mi fa sa grificar tante nobili vite ?

Se ogni congiurato italiano proponesse seriamente a se stesso questo quesito, ed esaminasse con tutta co scienza se nei torbidi che ei tenta di destare, non ci

entra per nulla il personale interesse e la sete d'oro o

di potere, quanti repubblicani di meno ! e se tutti si fossero coscienziosamente fatta tal dimanda prima del 1848 , quanti apostata politici di meno, i quali, onorati allora ed ora infami, servono al despota straniero ! Perchè dunque non pensar seriamente ai casi nostri e

non dir tutti : se quella scabbia pretina non ce la possiamo toglier di dosso ; se quel maladetto vescovo cosmopolita ha pur da stare in Roma ed in Italia a marcio nostro dispello, e ad onta di tutti i civili e religiosi principii ; se per ora un'Italia sola unita e forte non è possibile ,

ma perchè non coglieremo il destro per fondar in quelle parti di essa , ove più sia possibile, uno stato possente

abbastanza per potere da qui a dieci , a venti anni af


CONCLUSIONE DELL'OPERA .

1081

ferrare una seconda propizia occasione, e dire a Francia e ad Austria : e se voi volete un prete re, pigliatevelo ;

ma noi Italiani l’ebbimo sul collo da secoli, ed or più nol vogliamo , e se non verrete a pigliarvelo sano e paf futo co' suoi cardinali, ve li manderemo tutti colle co stole rotte ?

Ora per fondare questo stato ove troveremo noi mag gior copia di elementi di forza che in Piemonte , ove, sebbene in condizioni non troppo floride, già esiste un ordinato esercito nazionale , ed ove regna un principe

leale, mondo di sangue cittadino, e che ha già sparso il proprio valorosamente combattendo sotto l'italiano vessillo ?

Ferve in Oriente feroce guerra, nė havvi uman senno,

per quanto squisito ei sia, che preveder ne possa il ter mine : i potenti della terra , dicendosi campioni d'una civiltà intesa a modo loro, lottano fra due paure , la

preponderanza russa e le nazionalità redivive ; ma le nazioni esistono, derise, conculcate , squarciate , op presse ; ma esistono, e , giova sperarlo, debbono pur

pesar qualcosa nella bilancia dell'eterno Fattore il quale , quand'avrà umiliato l'orgoglio dei regi che senza il con corso dei popoli imbrigliar vorrebbero l'Orsa caucasea , imporrà loro di piegar la fronte ai suoi voleri , e colla possente destra farà scoccar l'ora desiata del riscatto . Deh ! quest'ora solenne ci trovi concordi; ci trovi armati

e saldi in questo solo proposito : fuori la scabbia stra niera : delle piaghe interne, e pur troppo son molte , in traprenderem la cura a tempo migliore , ed avremo agio allora pur anco a discutere di capitale e di costituente.

Ma intanto che si aspetta lo affacciarsi di questa be nedetta occasione , noi prepariamoci ad approfittarne


1082

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

non solo smettendo le mutue ire e le inutili congiure,

ma rendendoci famigliare eziandio l'uso dell'armi ed ogni militar consuetudine : la qual cosa parmi invero che da noi poco si faccia, vedendo io la gioventù ita liana più intenta alle poco lecite e soventi rovinose spe culazioni di agiotaggio , che non alla caccia , all'equi

tazione , alla scherma, al bersaglio e ad altri simili esercizii che più giovino ad indurir i corpi alle fatiche. So bene che da certi eroi da crocchio si va dicendo

che giunto il di della prova, ogni cittadino sarà soldato, ma queste sono millantatrici parole e nulla più , perché giunto quel giorno , quei che più schiamazzarono si tengono appiattati; ed oltracciò i tempi in cui un'in tera popolazione sollevandosi e dando di piglio chi ad una randa , chi ad uno spiedo, chi ad un pugnale e chi ad una mazza , riusciva a scacciar dalla cerchia delle

mura gli sgherri del tiranno , più non sono ; e quelle armi buone tutt'al più a liberar questa o quest'altra terra dall'odiato oppressore , nulla valgono all'aperto ed in giusta battaglia contro baionetle e cannoni: che ora la progredita arte bellica vuol lungo e ben inteso

maneggio di moschetti e carabine, e conoscenza d'ogni militar ordinanza , cose tutte che mal s'imparano

soverchiamente applicando l'animo alle mercantili fac cende, insegnandoci la storia che allora appunto decad dero le nazioni quando , neglette le guerresche isti

tuzioni , esclusivamente attesero ai commerciali loro interessi : e questa che senza dubbio fu potentissima causa di decadenza delle italiane repubbliche, ancor ora ci dimostra come generalmente gli abitatori di

quelle città in cui più fiorisce il commercio, siano av versi ai doveri della milizia si cittadina che regolare,


4

CONCLUSIONE DELL'OPERA.

1083

e meno saldi riescano contro le tante peripezie cui va soggetto il soldato .

E mentre le masse dovrebbero a tal modo prepararsi

pei futuri eventi , le capacità elette poi , e coloro che per social condizione sono chiamati a capitanarle , dovrebbero negli anni pacifici far tesoro di quelle co

gnizioni che a ben dirigere una guerra guerriata più si richiedono, quali sono la geografica e pratica cono scenza del paese e di ogni passo alpino ; l'uso fami gliare della favella dei nostri vicini d'oltremonte, le

prime nozioni di fortificazione , ed il modo di asserra gliare, rovinare e difendere strade e contrade , la fab bricazione della polvere da guerra, delle armi , ed i mezzi di meglio supplire ai modi ordinariamente in queste bisogne adoprati. Facciamo insomma ciò che far

dovrebbe il sonnecchiante governo, che spensierato o diffidente, a nulla pensa , a nulla provvede, lasciando andar in disuso la guardia nazionale che a quest'ora

dovrebbe esser pronta per la mobilizzazione, né dan dosi alcun pensiero di organizzar riserve : noi, lasciando a lui l'onta della propria ignavia , poniamo mano ad

agguerrirci, a tener vive con ogni lecito mezzo nella parte giovane e maschile delle popolazioni le guerriere

abitudini, le quali non si contraggono concionando da commodo seggiolone, ma bensì fra le fatiche del campo,

militando all'uopo anche presso potenze amiche, con servando però sempre intemerato in petto il pensiero

della patria indipendenza . E questo per verità è il punto capitale: e noi regni coli già possessori di temperato governo , vegliamo perchè internperato ed oligarchico non divenga, pro pugnando, in modo legale sempre , l'idea nazionale ,


1084

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

resistendo infine alla corruzione, tomba delle nazioni ;

diffidiamo, diffidiamo per Dio di uomini versipelli e mendaci che mercando popolarità e voti con ciondoli e con l'oro dello stato , rovinano la pubblica morale : questi , e non alcune centinaia di cervelli balzani co

stretti ad esulare, ed impotenti , sono i veri nemici della dinastia e della nazione ; questi i sovvertitori dell'or dine costituzionale da loro soli screditato perché con vertito in vasta fucina di soperchierie , d'inganni , di malafede : diffidiamo infine d'una stampa atea che scalza la religione , eterno codice delle nazioni : impe rocchè senza pubblica buona fede, senza politica mo rale, senza religione non havvi monarchia, non repub blica, non nazione che risorgere, prosperare ed esister possa . Di tal verità furono persuasi i legislatori tutti,

tristi e buoni, conquistatori e filosofi: Mosè , Solone, Numa e Maometto nei tempi antichi : Cromwell, Ro

bespierre , La Réveillère-Lepaux, Bonaparte, in quelli a noi prossimi. — Addio lettore.


DOCUMENTI


DOCUMENTO I.

Regio biglietto. Alcune speciali considerazioni avendoci fatto ravvisare con

veniente d'introdurre qualche variazione nella formola del giuramento da prestarsi a mani nostre dai nostri ministri di

stato prescritta dai regolamenti per le regie nostre segreterie, approvata con regio brevetto del 29 gennaio 1742, abbiamo

perciò ordinato ed ordiniamo che abbiano a togliersi dalla suddetta formola i seguenti capi: « Di non avere alcun car « teggio fuori stato, eccetto con partecipazione di V. M. – « Di rimettere a V. M. od a quella de' primi segretarii a cui « appartiene , le lettere tutte le quali , tanto dagli stati di V. M. « che da’ forestieri mi perverranno, ogni qualvolta le mede « sime contengano alcuna cosa che abbia riflesso all'interesse a della Corona: - Di non trattare con ministri forestieri resi

« denti presso V. M. senza sua espressa licenza ; e quando « l'accidente, la convenienza, o la necessità richiedessero al

« trimenti , di darne ragguaglio subito al primo segretario di a stato per gli affari esteri . — Di non fare alcuna raccoman « dazione in favore di chicchessia , tanto per gli affari di grazia,

« che di giustizia. - Di non ingerirmi in traffici di qualsivo « glia sorta . Di non impiegare veruna somma di denaro ( negli stati forestieri » .

Mandiamo a chiunque spetta di osservare, ecc .. 15 ottobre 1831 . CARLO ALBERTO .

DE L'ESCARÈNE .


1088

DOCUMENTI.

DOCUMENTO II .

Il conte SAN MARZANO ministro sardo degli esteri al conte REVEL ambasciatore a Londra . Monsieur le comte,

Je crois à propos de vous expédier un courrier de cabinet, afin de vous fournir ainsi le moyen de m’informer immédia tement des communications qui pourront vous être faites par

le cabinet britannique en présence des graves conjonctures qu'a fait naître la nouvelle révolution qui vient d'éclater à

Paris, et en face des événemens politiques qui en seront l'iné vitable conséquence . Je vous invite , monsieur le comte, à vouloir bien, aussitôt

que vous aurez reçu cette dépêche, vous rendre auprès de lord Palmerston , afin de l'entretenir de la gravité de notre situation actuelle .

Ce ministre a trop de pénétration et une connaissance trop juste de la situation générale actuelle , pour que vous ayez besoin d'entrer dans beaucoup de développemens afin de lui présenter la nôtre sous le véritable aspect que va lui donner la complication qui vient de surgir . Mais en réclamant l'in

térêt et les conseils du gouvernement britannique dans cette circonstance vous voudrez bien exprimer dans les termes le mieux sentis et les plus sincères, l'entière confiance que le roi

notre souverain continue à placer dans le soutien et l'appui qu'il a constamment trouvés auprès de l'Angleterre. La nouvelle de la révolution parisienne est arrivée ici le jour même de la grande fête nationale offerte au roi pour lui

témoigner la vive gratitude qu’ont excitée les bienfaits dont il a comblé le pays. Les démonstrations de profonde recon naissance et de respectueuse affection dont $. M. a été l'objet , nous font espérer que nous pourrions traverser heureusement


1089

DOCUMENTI .

les événemens que prépare la complication actuelle : toutefois l'orage gronde trop près de nous pour que nous n'ayons pas le devoir d'aviser à des éventualités dont il n'est pas donné à l'homme de prévoir toute l'étendue. Le roi a en conséquence résolu de compléter ses armemens: et il vient de donner dans

ce but des dispositions qui seront exécutées immédiatement. Au

moyen de ces mesures , et fort de l'affection de ses

peuples , le roi , je le répète, a la confiance que notre pays sera préservé de fâcheux événemens ; mais cette confiance , S. M.

la fonde surtout, et je vous charge expressément de le dé clarer à lord Palmerston , sur la vieille et sincère amitié de l’Angleterre, qui ne lui a jamais fait défaut, et sur laquelle le

passé est pour elle un gage certain qu'elle peut compter dans les conjonctures actuelles. Veuillez, etc.

DOCUMENTO III . 1.

Biglietto di Carlo CATTANEO al conte Enrico MARTINI . Signor conte Enrico Martini,

La città è dei combattenti che l'hanno conquistata. Non possiamo richiamarli dalle barricate per deliberare. Noi bat tiamo notte e giorno le campane per chiamare aiuto. Se il Piemonte accorre generosamente avrà la gratitudine dei gene rosi d'ogni opinione . La parola gratitudine è la sola che possa far tacere la parola repubblica e riunirci in un solo volere. La saluto cordialmente.

Dal consiglio di guerra, 21 marzo 1848. CARLO CATTANEO . VOL. III . – 69

PINELLI, Storia ecc.


1090

DOCUMENTI .

II .

Indirizzo del Governo provvisorio di Milano a CARLO ALBERTO .

Sacru Maestà , Noi abbiamo vinto. Il nemico che occupava la città sgombro

questa notte il castello e si diresse verso Verona ; ma non è lungi da questa capitale , segnando ogni suo passo colle stragi e col saccheggio . Sforzi eroici fecero questi cittadini, e rintuz zarono con pochissimi mezzi l'orgoglio d'un nemico conti dente nelle proprie forze. Ma non hanno corpi ordinati, nè artiglierie ; né il nostro

paese può riunirli in così breve tempo. Noi avevamo già in vocato l'aiuto delle armi della M. V. mentre ci battevamo nelle

nostre contrade, pronti ad affrontare una seconda ruina per la causa italiana. Ora se la città è sgombra, non importa meno un pronto e valido soccorso della M. V.

Egli è per ciò che il Governo provvisorio insta vivamente perchè la M. V. voglia sostenerlo con ogni mezzo di soccorsi . La M. V. si renderà così gloriosamente benemerita della

sacra causa dell'indipendenza e fratellanza italiana, e riceverà

certamente ilplauso e la riconoscenza di questo popolo . Noi vorremmo aggiungere di più : ma la nostra condizione di go verno provvisorio non ci permette di precorrere i voti della

nazione, che certo sono tutti per un maggiore riavvicinamento alla causa dell'unità italiana . Milano , 23 marzo 1848.

n Governo provvisorio CASATI – LITTA

BORROMEO

GREPPI – BERETTA

DUBINI GUERRIERI STRIGELLI.


1091

DOCUMENTI .

DOCUMENTO IV . POPOLI DELLA LOMBARDIA E DELLA VENEZIA !

I destini d'Italia si maturano ; sorti più felici arridono agli intrepidi difensori di conculcati diritti.

Per amore di stirpe, per intelligenza di tempi , per comunanza di voti, noi ci associamo primi a quell'unanime ammirazione che vi tributa l'Italia .

Popoli della Lombardia e della Venezia ! le nostre armi, che già si concentravano sulla frontiera quando voi anticipaste la liberazione della gloriosa Milano , vengono ora a porgervi nelle ulteriori prove quell'aiuto che il fratello aspetta dal fratello, l'amico dall'amico .

Seconderemo i vostri giusti desiderii fidando nell'aiuto di

quel Dio che è visibilmente con Noi , di quel Dio che ha dato all'Italia Pio IX , di quel Dio che con si meravigliosi impulsi pose l'Italia in grado di far da sè.

E per meglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana , vogliamo che le nostre truppe entrando sul territorio della Lombardia e della Venezia portino lo scudo

di Savoia sovraposto alla bandiera tricolore italiana . Torino, 23 marzo 1848 .

CARLO ALBERTO .


1092

DOCUMENTI .

DOCUMENTO V.

Franzini ministro, dopo aver trattato per lettera con

Guglielmo Pepe delle mosse riflettenti il corpo napo letano, soggiungeva : Nello stesso tempo S. M. non lascia di avvertire V. S. ll lustrissima dell'ordine che va a spedire al generale Durando, per raggiungere con gran parte delle sue forze l'armata sarda nel minor tempo possibile, onde compensare il rinforzo so praggiunto al nemico, lasciando il resto al generale Ferrari

sotto gli ordini di V. S. Illustrissima; all'arrivo delle truppe del generale Durando S. M. intende che il 10 ° reggimento delle truppe napoletane si ponga in marcia onde riunirsi al corpo napoletano, ecc . FRANŽINI .

DOCUMENTO VI .

Ordine del giorno del general DURANDO. Cittadella, 13 maggio. L'incaricato straordinario di S. S. al quartier generale di S. M. il re Carlo Alberto mi scrive con dispaccio ufficiale quanto segue :

Ella deve continuare a dipendere da S. M. come ha fatto sin qui . Intanto la prego ad assicurar le truppe in nome diS.S. che è provveduto a ciò ch'esse vengano trattate secondo i di ritti e le consuetudini della buona guerra. Ella dissiperà ezian dio qualunque dubbio fosse nato intorno ai sentimenti di S. S.


1093

DOCUMENTI .

per la causa italiana . Questa santa causa riceverà

sempre da

S. S. una efficace protezione. Il sostituto del ministro dell'interno

incaricato straord . di S. S. presso il re Carlo Alberto FARINI .

Or dunque, soldati , noi formiamo parte dell'esercito pie montese, al di cui glorioso capo feci noto che il nostro numero non è sufficiente a coprire tutte le posizioni del teatro della guerra , ora che il nemico ha girata l'estrema sinistra della

linea della Piave. Il re Carlo Alberto ci appoggerà con validi rinforzi, poichè siamo parte della sua armata . Il prode gene

rale Ferrari si mantiene in Treviso colla sua divisione che, quantunque nuova alle armi , ha sostenuto dieci ore l'urto del

nemico. Noi saremo presto in communicazione coll'esercito

piemontese. Com'è comune fra noi la santa causa che difen diamo , sarà comune l'azione e più pronto il trionfo , ch'è im mancabile, perchè voluto dagli uomini e da Dio . Viva l'indipendenza, l'unione italiana . Viva Pio IX ! Viva Carlo Alberto !

DURANDO .

DOCUMENTO VII. MINISTERO DI GUERRA E MARINA

Gabinetto n° 3315 .

All'illustrissimo generale DURANDO comandante le truppe pontificie nel paese veneto . Valeggio, addi 7 giugno 1848.

S. M. nell'ordine penultimo metteva per condizione alla venuta di V. S. Illustrissima col suo corpo verso la nostra


1094

DOCUMENTI .

destra, che ella fosse nelle sue posizioni rimpiazzata dall'ar mata napoletana ; ma nell'ultimo speditole, che forse V. S. l

lustrissima non avrà ricevuto, che però io confermava al de putato di Vicenza ed all'uffiziale qui venuto ad accompagnarlo a questo quartier generale, le si prescriveva ad ogni evento raccozzarsi alla nostra destra, tanto esigendo le circostanze

e le ragioni strategiche, delle quali convenivano quei signori stessi: le loro raccomandazioni a favore dicodeste popolazioni non hanno permesso al buon cuore di S. M. di instare sul

l'esecuzione di quell'ordine: questo però ritarda l'esecuzione dei progetti convenuti sull'inimico, il quale va via rinforzan dosi , mentre noi stiamo in attenzione de' nostri dodici batta

glioni di deposito per eseguirli. S. M. si augura che V. S. Illustrissima proseguirà feli

cemente , come nel fatto di Vicenza, a meritarsi la pubblica approvazione; ed io, dividendo quest'opinione, ho l'onore di protestarmi, ecc. FRANZINI.

MINISTERO DI GUERRA E MARINA

Gabinetto no 3318 .

Dal quartier generale principale, Valeggio addi 7 giugno 1848 .

Sono ora informato, e dopo averle già scritto oggi , che gli Austriaci marciano sopra Legnago coll'intenzione di operare contro di lei ; reputo quindi opportuno, signor generale, di avvisarnela in tutta fretta, mentre mi pregio di rinnovarle gli atti della mia distinta considerazione. FRANZINI .


DOCUMENTI .

1095

DOCUMENTO VIII .

Dichiarazione del blocco di Trieste. I due ammiragli comandanti le divisioni navali sarda e ve

neta, guidati dalle filantropiche intenzioni dei loro rispettivi governi, e compresi da quel rispetto per il sacro diritto dei popoli , che onora e distingue le nazioni incivilite , si banno a

principal pensiero,incrociando nelle acque dell'Adriatico per difendere la causa dell'italiana indipendenza, quello di non

arrecare alcun disturbo al commercio, nè molestare il traf fico di legni mercantili di qualsivoglia bandiera, l'austriaca compresa.

E però in conformità di tali principii , essi si terrebbero obbligati ad ogni specie di riguardi a favore della città di

Trieste, ove la medesima, intenta ai soli affari commerciali, durando nel suo pacifico carattere, si fosse astenuta da ogni militare operazione. Considerando ora che la città di Trieste, lungi dal rimanere esclusivamente commerciale, ha assunto l'ufficio di una città di guerra ;

Essendo fortificata da un castello e da varie batterie ; Trovandosi presidiata da numerosa guarnigione ; Accogliendo una divisione di legni da guerra, che, fuggente

dalla squadra italiana mercè l'opera dei vapori del Lloyd au striaco, tiensi ora imbozzata sulla rada in posizione d'attacco ; Servendosi di vapori della commerciante compagnia del

Lloyd armati in guerra per mantenere il blocco di Venezia ed agevolare ogni maniera di guerresche intraprese ;

Essendo stato sinora centro delle operazioni ostili contro i lidi della Venezia , e punto di mossa delle spedizioni di truppe, approvvigionamenti e materiali per la guerra ;

Nella notte del 6 giugno aprendo il fuoco contro la squadra italiana, senza la menoma provocazione, nell'atto che questa


1096

DOCUMENTI .

disponevasi a prendere ancoraggio per intavolare il giorno appresso trattative col governo ;

Continuando, malgrado il silenzio delle batterie della flotta, a tirare molti colpi di cannone, alcuno dei quali giunsero di

rimbalzo sulla fregata sarda il San Michele ; Considerando inoltre con quale e quanta ferocia dalle ar mate austriache si combatta sul suolo italiano ;

I due ammiragli, forti del loro diritto di guerra, ed appog giati alle opinioni dei più riputati e popolari pubblicisti, di chiarano il blocco alla città e rada di Trieste, per tutte le navi

di bandiera austriaca , a cominciare dal giorno 15 volgente mese di giugno.

Dichiarando definitivamente la data del blocco per tutte le altre bandiere col 15 luglio. Fuori di Trieste , 11 giugno 1848 .

ALBINI — Bua , contrammiragli .

DOCUMENTO IX . The honourable RALPH A BERCROMBY to viscount PALMERSTON . Turin july 10, 1848.

L'onorevole RODOLFO ABER CROMBY al visconte PAL MERSTON .

Torino , 10 luglio 1848.

This morning was commu

Questa mane mi venne com

nicated to me a letter written

municata una lettera scritta

entirely by his sardinian Ma jesty

per intero dal re di Sardegna.


DOCUMENTI.

1097

In questa lettera , datata da

In that letter, dated Roverbella, 7ht instant , his sardi-

Roverbella li 7 corrente, Sua

nian Majesty declares that he

Maestà sarda dichiara che egli

would accept propositions

accetterebbe proposizioni che

which gave the Adige for the eastern frontier of this coun-

assegnassero l'Adige per con fine a questo stato , e che ri

try , and which recognized the

conoscessero l'annessione ad

annexation to it of Lombardy

esso della Lombardia e dei

and the duchies of Parma and

ducati di Parma e Modena.

Modena .

His sardinian Majesty then proceeds to observe , that should the austrian govern

ment be disposed to make die rect to him any propositions for peace based upon such

Sua Maestà sarda prosegue poi ad osservare che sia che il governo austriaco si mostri

disposto a fargli direttamente proposizioni di pace fondate sui sovra esposti aggiusta

territorial arrangements as

menti territoriali, sia che que

above, or should they be pro-

sti le vengano proposti dal

posed to him by his Majesty's government, as mediator, or should they be proposed

governo di Sua Maestà bri tannica , qual mediatore, o per mio mezzo coll'autorizzazione del mio governo, egli non esi

through me at the recommendation ofhis Majesty's govern ment, he would not esitate to accept off them ; and his Sar-

terebbe ad accettarli; e Sua

dinian Majesty desires that

confidenzialmente communi

those opinions should be confidentially communicated to

cata .

Maestà sarda desidera che questa sua opinione mi venga

me .

His sardinian Majesty ter-

Sua Maestà sarda terminava

minated this letter , which I have read, by observing that

la sua lettera , che lessi io stesso , coll'osservare che si

sufficient reasons might be gi-

potrebbero addurre ragioni sufficienti per provare alle

ven to prove to the Chambers and to the country, the wis-

Camere ed al paese la saviezza

1


1098

DOCUMENTI .

dom of accepting a peace ,

di accettare una pace che ,

which, considering the rela-

avuto riguardo alla possanza

tive powers of Sardinia and of Austria , ought justly to be considered as being both honourable and glorious for Sar-

relativa di Sardegna e di An

stria, si deve giustamentecon siderare come onorevole e

gloriosa per la Sardegna.

dinia .

I replied , etc.

lo risposi, ecc .

DOCUMENTO X.

Bollettino dell'armata d'Italia .

1 ° agosto, Formigara.

Da tutti i rapporti il nemico pare esser in piena ritirata parte verso Piacenza e parte verso Pavia .

Io procederò pertanto domani col quarto corpo sino al Po rimpetto a Piacenza, col primo e secondo corpo sullo stra dale di Pavia sino alle rive del Lambro, collocando il corpo di

riserva a Casal Pusterlengo in sostegno del quarto corpo. Ho spedito ricognizioni verso Pavia, di cui spero di ricevere rapporti verso le 3 pomeridiane. Se il nemico si ritira oltre il Ticino per Pavia , e quindi

oltre il Po per Mezzanacorti, abbandonando così col suo eser cito il territorio lombardo, allora io comincierò la mia marcia verso settentrione per Melegnano sopra Milano . Segnato RADETZKY.


DOCUMENTI .

1099

DOCUMENTO XI.

Convenzione della resa di Milano. Art . 1 .

La città sarà risparmiata. Art . 2 .

Per ciò che dipende da S. E. il maresciallo , promette di avere , per riguardo al passato, tutti i riguardi che l'equità esige . Art. 3 .

Il movimento dell'armata sarda si farà in due giorni di tappa, com'era già convenuto coi generali sardi. Art . 4 .

S. E. accorda a tutti quelli che vogliono sortire dalla città , la libera sortita per la strada di Magenta fino domani sera alle otto . Art . 5 .

All'incontro il maresciallo da sua parte domanda l’occupa zione militare di porta Romana alle 8 del mattino, e l'entrata dell'armata ed occupazione della città a mezzogiorno. Art . 6.

Il trasporto degli ammalati e feriti si farà nei due giorni di tappa. Art . 7 .

Tutte queste condizioni hanno bisogno di essere accettate da parte di S. M. il re di Sardegna.


1100

DOCUMENTI. Art. 8 .

S. E. il maresciallo domanda la liberazione immediata di

tutti i generali, ufficiali ed impiegati austriaci che si trovano in Milano .

San Donato, 5 agosto 1848 . Sottoscritti : Hess

Tenente -maresciallo quartier -mastro dell'armata . PAOLO BASSI Podestà di Milano .

SALASCO

Luogotenente-generale e capo dello stato-maggiore.

DOCUMENTO XII .

Notificanza . I disagi e le fatiche di una campagna per oltre quattro

mesi sostenutisi con impareggiabile fermezza e costanza dalla brava nostra armata , le contrarietà atmosferiche venute

ad aggravare le pene del soldato, le malattie in parte origi nate dalle insalubrità locali ed in parte dall'ardente calore della stagione, prostrarono alquanto l'energia delle truppe,

onde vedemmo la necessità di un riposo temporario, e nello scopo di poter convenientemente e con efficacia provvedere a questo , ci siamo determinati di venire a concerti coll'avver

sario per istabilire una sospensione d'armi che fu convenuta nei termini di cui sotto :


DOCUMENTI .

1101

Tenore della convenzione ed armistizio tra gli eserciti sardo

ed austriaco come preludio delle negoziazioni per un trat tato di pace.

Art . 1 .

La linea di demarcazione fra i due eserciti sarà la frontiera

medesima dei rispettivi stati. Art. 2 .

Le fortezze di Peschiera, Rocca d'Anfo ed Osopo saranno evacuate dalle truppe sarde ed alleate e rimesse a quelle di S. M. I. La consegna di ciascuna di queste piazze avrà luogo tre giorni dopo la notificazione della presente convenzione. In queste piazze tutto il materiale di dotazione appartenente all'Austria sarà restituito. Le truppe uscenti porteranno con esse tutto il loro materiale, armi, munizioni ed effetti di ve

stiario quivi introdotti, e rientreranno per tappe regolari e per la via più breve negli stati di S. M. Sarda. Art . 3 .

Gli stati di Modena , di Parma e la città di Piacenza col

territorio che le è assegnato come piazza di guerra, saranno evacuati dalle truppe di S. M. il re di Sardegna tre giorni dopo la notificazione della presente. Art. 4 .

Questa convenzione si estenderà parimenti alla città di Ve nezia e alla terraferma veneziana ; le forze militari di terra e di mare sarde lascieranno la città, i forti ed i porti di questa

piazza per rientrare negli stati sardi. Le truppe di terra po tranno effettuare la loro ritirata per terra e per tappe sovra una strada da determinarsi.


1102

DOCUMENTI .

Art. 5 .

Le persone e le proprietà nei luoghi precitati sono poste sotto la protezione del governo imperiale . Art. 6 .

Quest'armistizio durerà sei settimane per dar corso alle negoziazioni di pace, ed a termine spirato sarà o prolungato di comune accordo, o denunziato otto giorni prima della ri presa delle ostilità . Art . 7 .

Saranno reciprocamente nominati commissarii per la più facile ed amichevole esecuzione dei suddetti articoli . Quartier generale. Milano , 9 agosto 1848.

Firmati all'originale Conte SALASCO

Luog .-gen. capo dello stato-magg. gen. dell'esercito sardo . Hess

Luog .-gen . quartier-mastro gen . dell'esercito austriaco . D'ordine del re

Dal quartier generale. Vigevano , 10 agosto 1848 . I luog .-gen . capo dello stato -maggiore generale Salasco .


DOCUMENTI .

1103

DOCUMENTO XIII.

Armistice conclu à Novare, entre S. M. le roi de Sardaigne

el S. Ex. le feld -maréchal comte RADETZKY , comman dant en chef des troupes impériales. Victor Emmanuel, roi de Sardaigne, à qui S. M. le roi Charles -Albert, au moment de son abdication , a confié le commandement en chef de l'armée, vu les circonstances de la

guerre, a conclu avec S. Ex. le maréchal comte Radetzky une

suspension d'hostilités, dont les conditions, que les parties contractantes s'obligent à suivre fidèlement, sont les suivantes: Art . 1 .

Le roi de Sardaigne donne l'assurance positive et solennelle

qu'il se hâtera de conclure avec S. M. l'empereur d'Autriche un traité de paix, dont cet armistice serait le prélude. Art . 2 .

Le roi de Sardaigne dissoudra aussitôt que possible les corps militaires formés de Lombards, Hongrois et Polonais , sujets de S. M. l'empereur d'Autriche, en se réservant tou tefois de conserver dans son armée quelques officiers des dits corps, suivant ses convenances .

S. Ex . le maréchal Radetzky s'engage au nom de S. M. l'empereur d'Autriche à ce que pleine et entière amnistie soit accordée a tous les dits militaires lombards, hongrois et po

lonais qui rentreront dans les états de S. M. I. et R. Art . 3 .

Le roi de Sardaigne permet, pendant la durée de l'armis tice, l'occupation militaire par dix -huit mille hommes d'in fanterie et deux mille de cavalerie de troupes de S. M. l'em pereur, du territoire compris entre le Pô , la Sésia et le Tésin ,

et de la moitié de la place d'Alexandrie .


1104

DOCUMENTI .

Cette occupation n'aura aucune influence sur l'administra tion civile et judiciaire des provinces comprises dans le ter ritoire susdit.

Lesdites troupes, au nombre total de trois mille, pourront fournir la moitié de la garnison de la ville et citadelle d'A lexandrie, tandis que l'autre moitié sera fournie par les troupes sardes.

La parole de S. M. le roi est le garant de la sûreté de cette troupe de S. M. l'empereur.

Les troupes autrichiennes auront libre la route de Valence

à Alexandrie, pour leur communication avec la garnison de ladite ville et citadelle .

L'entretien des ces vingt mille hommes et deux mille che vaux par le gouvernement sarde , sera fixé par une commission militaire.

Le roi de Sardaigne fera évacuer, sur la rive droite du Pô, tout le territoire des duchés de Plaisance, de Modène et du

grand -duché de Toscane, savoir tous les territoires qui n'ap partenaient pas avant la guerre aux états sardes. Art . 4. '

L'entrée de la moitié de la garnison dans la forteresse d'Alexandrie, à fournir par les troupes autrichiennes, ne pou vant avoir lieu qu'en trois ou quatre jours, le roi de Sardaigne garantit l'entrée régulière de ladite partie de la garnison dans la forteresse d'Alexandrie. Art . 5 .

La flotte sarde, avec toutes les voiles et tous les bateaux à vapeur, quittera l'Adriatique dans l'espace de quinzejours, pour se rendre dans les l'états sardes.

Le roi de Sardaigne donnera l'ordre le plus péremptoire à ses troupes, et invitera ses autres sujets qui pourraient se trouver à Venise, de rentrer immédiatement dans les états


DOCUMENTI .

1105

sardes, sous peine de ne plus être compris dans une capi tulation que les autorités militaires impériales pourraient conclure avec cette ville . Art. 6 .

Le roi de Sardaigne promet, afin de montrer son vrai désir

de conclure une paix prompte et durable avec S. M. l'empe reur d'Autriche, de réduire son armée sur le pied ordinaire de la paix, dans le plus court espace de temps. Art . 7 .

Le roi de Sardaigne, ayant le droit de déclarer la guerre

et de faire la paix, et par conséquent aussi de conclure un armistice comme préliminaire de la paix , regarde, par cette raison même, cette convention de l'armistice inviolable. Art . 8 .

Le roi de Sardaigne enverra immédiatement un plénipo tentiaire muni de pleins pouvoirs ad hoc, dans une ville

quelconque à choisir d'un commun accord, pour y entamer les ouvertures de la paix . Art. 9 .

La paix même et ses conditions particulières seront faites indépendamment de cet armistice, et d'après les convenances réciproques des deux gouvernements.

S. Ex . le maréchal comte Radetzky se fait un devoir de prévenir sans retard la cour impériale du désir réel de $. M. sarde de conclure une paix durable avec S. M. impériale et royale. Art . 10 .

La présente convention d'armistice est obligatoire pour tout le temps de la durée des négociations de la paix, et en VOL. III . – 70

PINELLI , Storia ecc


1106

DOCUMENTI .

cas de leur rupture, l'armistice devra être dénoncé dix jours avant la reprise des hostilités. Art . 11 .

Les prisonniers de guerre seront restitués immédiatement par les deux parties contractantes. Art . 12 .

Les troupes impériales arrêteront leurs mouvements , et celles qui ont déjà passé la Sésia rentreront dans le territoire désigné ci -dessus pour l'occupation militaire . Novare , le 26 mars 1819. VICTOR- EMMANUEL .

RADETZKY. A l'original signés

Major -général de l'armée CHRZANOWSKI.

DOCUMENTO XIV .

Elenco degli ufficiali morti per malattie contratte in campagna .. 1 ° reggim . fanteria tenente maggiore

capitano 2° 5° 15°

Sasso . Diurier . Charbonneau. D'Oncieux de Chaffardon .

sottotenente Dupuis. capitano Radicati di Brosolo . sottotenente Dutto .

Corpo R. d'artiglieria luogotenente Moris.


DOCUMENTI .

1107

DOCUMENTO XV .

Mon cher général !

La nouvelle télégraphique qui annonce la résistance im prévue que vous avez rencontrée sous les murs de Rome m'a vivement peiné. J'espérais, vous le savez, que les habitants

de Rome , ouvrant les yeux à l'évidence, recevraient avec empressement une armée qui venait accomplir chez eux une mission bienveillante et désintéressée. Il en a été autrement :

nos soldats ont été reçus en ennemis. Notre honneur militaire est engagé: je ne souffrirai pas qu'il reçoive aucune atteinte .

Les renforts ne vous manqueront pas : dites à vos soldats que j'apprécie leur bravoure, que je partage leurs peines et qu'ils

pourront toujours compter sur mon appui et sur ma recon naissance .

Recevez , mon cher général, l'assurance de mes sentiments de haute estime .

Signé: Louis- NAPOLÉON BONAPARTE .

DOCUMENTO XVI .

Traité de paix.. AU NOM DE LA TRÈS -SAINTE ET INDIVISIBLE TRINITÉ .

Sa Majesté le roi de Sardaigne , de Cypre, de Jérusa lem , etc. , etc. , Sa Majesté l'empereur d'Autriche, roi de

Hongrie , de Bohême, de la Lombardie etdeVenise , etc. , etc. , ayant également à ceur de mettre fin aux calamités de la guerre et de rétablir les anciennes relations d'amitié et de

bonne intelligence qui ont subsisté entre leurs étals res


1108

DOCUMENTI .

pectifs, ont résolu de procéder sans délai à la conclusion d'un traité de paix définitif, et ont en conséquence nommés pour leurs plénipotentiaires, savoir :

Sa Majesté le roi de Sardaigne, etc., etc .: le sieur Charles Beraudo comte De Pralormo, grand'croix de l'ordre royal des Sts-Maurice et Lazare et de celui impérial de la couronne

de fer , son ministre d'état; le sieur Joseph chevalier Da bormida , chevalier de l'ordre royal des Sts-Maurice et Lazare, son général d'artillerie et son aide- de- camp; le sieur Charles chevalier Boncompagni de Montebello, chevalier de l'ordre royal des Sts-Maurice et Lazare , président de Cour d'appel ; Sa Majesté l'empereur d'Autriche, etc. , etc .: le sieur Charles- Louis chevalier De Bruck , chevalier de l'ordre im

périal de Léopold , son ministre du commerce et des tra vaux publics ;

Lesquels après avoir reconnu leurs pleins-pouvoirs, trouvés en bonne et due forme, sont convenus des articles suivants : Art. 1 .

Il y aura à l'avenir et pour toujours paix, amitié et bonne intelligence entre Sa Majesté le roi de Sardaigne et Sa Ma jesté l'empereur d'Autriche , leurs héritiers et successeurs, leurs états et sujets respectifs. Art . 2 .

Tous les traités et conventions conclus entre Sa Majesté

le roi de Sardaigne et Sa Majesté l'empereur d'Autriche, qui étaient en vigueur au fer mars 1848, sont pleinement rap pelés et confirmés ici , autant qu'on n'y déroge pas par le présent traité. Art . 3 .

Les limites des états de Sa Majesté le roi de Sardaigne

du côté du Pô et du côté du Tésin seront telles qu'elles


1109

DOCUMENTI .

ont été fixées par les paragraphes 3 , 4 et 5 de l'article LXXXV de l'acte final du Congrès de Vienne du 9 juin 1815,

c'est-à-dire, telles qu'elles existaient avant le commencement de la guerre , en 1848 . Art . 4 .

Sa Majesté le roi de Sardaigne , tant pour elle que pour ses héritiers et successeurs , renonce à tout titre comme à

toute prétention quelconque sur les pays situés au delà des

limites désignées aux susdits paragraphes de l'acte précité du 9 juin 1815. Toutefois le droit de réversibilité de la Sardaigne sur le duché de Plaisance est maintenu dans les termes des

aités .

Art . 5 .

Son altesse royale l'archiduc, duc de Modène , et son al tesse royale l'infant d'Espagne, duc de Parme et de Plai sance, seront invités à accéder au présent traité . Art . 6 .

Ce traité sera ratifié, et les ratifications de même que les actes d'accession et d'acceptation, en seront échangées dans le terme de quatorze jours ou plutôt si faire se pourra. En foi de quoi les plénipotentiaires l'ont signé et muni du cachet de leurs armes .

Fait à Milan , le 6 août 1849 . De PRALORNO

DABORTIDA BONCOMPAGNI .

DE BRUCK


1110

DOCUMENTI .

Articles séparés et additionnels au traité de pair. Art . 1 .

Sa Majesté le roi de Sardaigne s'engage à payer à Sa Ma jesté l'empereur d'Autriche la somme de soixante-quinze millions de francs à titre d'indemnité des frais de la guerre de toute nature, et de dommages soufferts pendant la guerre

par le gouvernement autrichien , et par ses sujets, villes corps moraux ou corporations , sans aucune exception , ainsi que pour les réclamations qui auraient été élevées pour la même cause, par leurs altesses royales l'archiduc, duc de Modène et l'infant d'Espagne , duc de Parme et de Plaisance . Art . 2 .

Le payement de la somme de soixante-quinze millions de francs stipulé par l'article précédent sera effectué de la ma nière suivante .

Quinze millions de francs seront payés en argent comptant

moyennant un mandat payable à Paris , à la fin du mois d'octobre prochain, sans intérêts , qui sera remis au plénipo

tentiaire de Sa Majesté l'empereur au moment de l'échange des ratifications du présent traité.

Le payement des soixante millions restants doit avoir lieu en dix versements successifs, à effectuer de deux en deux mois à raison de six millions chacun en argent comptant, à commencer du premier terme qui sera en échéance à la fin

de décembre prochain , avec l'intérêt à cinq pour cent sur

le montant du terme à payer. Pour chaque terme les inté rêts seront calculés à dater du premier du mois qui suivra celui dans lequel les ratifications du présent traité seront

1 1

échangées.

Pour garantie de l'exactitude de ce payement, le gouver nement sarde remettra en dépôt à celui de Sa Majesté im !

1


DOCUMENTI .

1111

périale et royale apostolique, au moment de l'échange des ratifications du présent traité , soixante inscriptions d'un million de francs chacune en capital, soit de cinquante mille

francs de rente chacune sur le grand-livre de la dette pu blique de la Sardaigne. Ces inscriptions seront restituées au gouvernement de Sa Majesté sarde, au fur et à mesure des versements qui seront effectués à Vienne , en lettres de change sur Paris , comme il est stipulé ci-dessus .

Si le gouvernement sarde, par quelque motif que ce soit , manquait de retirer ces inscriptions et de faire les verse

ments stipulés, il est entendu que deux mois après l'échéance du terme non payé , le gouvernement de Sa Majesté impé riale et royale apostolique serait autorisé, par ce fait même, à faire vendre chaque fois à la bourse de Paris des rentes pour la somme échue de six millions, soit trois-cents mille

francs de rente . Le déficit qui pourrait en résulter, compa rativement à leur valeur nominale , serait à charge du gou 1

vernement de Sa Majesté sarde , et le montant en devra être payé par lui dans le plus bref délai possible, en lettres de change sur Paris, conjointement avec les intérêts échus

qui seraient calculés jusqu'au jour où ce payement aura effectivement lieu . Art . 3 .

Sa Majesté l'empereur d'Autriche s'engage de son côté a faire évacuer entièrement par les troupes autrichiennes dans le terme de huit jours après la ratification du présent traité, les états de Sa Majesté le roi de Sardaigne, soit le territoire

sarde, dans les limites établies à l'article 3 du traité de paix de ce jour.

Comme il existe depuis de longues années une contestation entre la Sardaigne et l'Autriche à l'égard de la ligne de

he

Art . 4 .


1112

DOCUMENTI .

démarcation près de la ville de Pavie , il est convenu que la limite en cet endroit sera formée par le Thalweg du canal dit Gravellone et qu'on fera construire de commun accord et à frais communs, sur ce même canal , un pont sur lequel il ne sera pas perçu de péage. Art . 5 .

Les deux hautes parties contractantes , désirant donner plus d'étendue aux relations commerciales entre les deux pays , s'engagent à négocier prochainement un traité de commerce et de navigation , sur la base de la plus stricte réciprocité, et par lequel leurs sujets respectifs seront placés sur le pied de la nation la plus favorisée.

A cette occasion on prendra également en considération la question des sujets mixtes , et on conviendra des principes

qui devront régler leur traitement réciproque. Dans le but de faciliter et de favoriser le commerce lé

gitime aux frontières de leurs territoires, elles déclarent de vouloir employer mutuellement tous les moyens en leur pouvoir pour y supprimer la contrebande. Pour mieux at teindre ce but elles remettent en vigueur la convention con

clue entre la Sardaigne et l'Autriche le 4 décembre 1834 pour deux ans, à commencer du 1er octobre prochain , avec la condition énoncée à l'article 24 de la dite convention ,

c'est-à-dire, qu'elle sera considérée comme renouvelée de deux en deux ans , à moins que l'une des deux parties ne déclare à l'autre, trois mois au moins avant l'expiration de

la période des deux années , qu'elle devra cesser d'avoir son effet.

Les deux parties contractantes s'engagent à introduire successivement dans la dite convention toutes les amélio

rations que les circonstances rendront nécessaires , pour atteindre le but qu'elles ont en vue .


1113

DOCUMENTI .

Art. 6 .

La gouvernement autrichien , en retour des avantages que la remise en vigueur de cette convention procure à son commerce, consent à la résiliation de celle conclue le 14

mars 1751 entre le gouvernement sarde et celui de la Lom bardie, et déclare en conséquence qu'elle n'aura plus aucune valeur à l'avenir . Il consent en outre à révoquer, aussitôt

après la ratification de la présente convention , le décret de la Chambre aulique, qui a imposé , à dater du 1er mai 1846 , une surtaxe sur les vins du Piémont . Art. 7 .

Les présents articles séparés et additionnels auront la même force et valeur que s'ils étaient insérés mot å mot au traité principal de ce jour. Ils seront ratifiés, et les ratifica tions en seront échangées en même temps .

En foi de quoi les plénipotentiaires les ont signés et munis du cachet de leurs armes . Fait à Milan , le 6 août 1849 .

DE PRALORNO DABORMIDA

De BRUCK

BONCOIPAGNI .

FINE DEL TERZO ED ULTIMO VOLUNE .


ERRATA-CORRIGE invece di :

leggasi :

21

Romani fucile

Toscani fucili

293

16

di truppe collettizie di fucilieri , 2,300

ivi

segnalatamente

319

28 30

328

ivi

(V. Fig. n° 1 )

( V. Fig . n° 2)

330

diviso

intersecato

336

3 4

da

dal

363

4

Dorso

Darso

365

21

lungo lungo

lungo tempo

377

7

5,000

4,000

380 ivi

7

romana

italiana

19

432

5

458 476

21

486

17 . 1

artigliere

14 13

all'Adige

al di là d'Adige

rette

retta

Pagina

linea

221

30 e 31

276

4,500 fanti in tutto

490

505 517 531

2

furiere

fanti in tutto segnatamente furieri

800 uomini

1,200 uomini

(V. Fig. no 2)

(V. Fig. no 1 )

col

al fallo

fatto

Brentorino avrebbe

artiglierie Brentonico

avrebber

536

5

del

dal

577 607

26 6

celeramente artigliera

celeremente artiglieria

610

21

e del suo stato-mag- edel suo capo di stato giore maggiore


INDICE

PREFAZIONE

.

Pag .

5 11

ELENCO DEGLI AUTORI CONSULTATI PER LA TERZA EPOCA

CAPITOLO I.

DALL'ANNO 1831 AL 1846 .

Inquietudini e spe Savii provvedimenti del nuovo monarca - Nuovo ordi

Avvenimento al trono di re Carlo Alberto ranze

namento dell'esercito - Continue e frivole innovazioni in esso Cambio di ministri Pessima amministrazione del Villa marina Congiure e supplizii - Campid'istruzione – Folle Gli Italiani in Portogallo spedizione dei fuorusciti in Savoia -

-

ed in Ispagna — Ulteriori e poco buoni provvedimenti per l'esercito

Politica antiliberale di Carlo Alberto

Fortifica

zioni - Depressione morale dell'esercito - Rumori di guerra per la questione d'Oriente - Nobile indipendenza del re Cenni statistici sull'esercito .

.

Pag.

13

CAPITOLO II .

ANNI 1846–47, E PRINCIPIO DEL 1848. Questione dei sali - Elezione di Pio IX – Occupazione di Fer

rara - Offerte di Carlo Alberto alla Santa Sede — Sdegno del


1118

INDICE .

- Riforme in Roma ed in Toscana

l'Austria

dena parteggia pei Tedeschi

-

Il duca di Mo

Sue differenze col gran duca

Leopoldo - Moderazione del partito repubblicano - Titubanze di Carlo Alberto

Accorda le riforme

Importanza di esse

Prime provvidenze del ministro Bro

Cambio di ministri

Prime glia - Affari di Svizzera e rovina del Sonderbund - Sommosse , quindi Costituzione nel re Come ac Carlo Alberto largisce lo Statuto gno di Napoli Preparativi di guerra La repubblica colto dall'esercito proclamata a Parigi -- Crescono i dissapori fra Torino e Vienna - Il primo Ministero costituzionale - Costituzioni in Toscana ed in Romagna Sollevazione di Milano imitata dalle altre Decreta un campo di città — Indugi fatali di Carlo Alberto osservazione Sue pratiche a Londra ed a Parigi Gelosia L'esercito piemontese passa il degli altri principi italiani carnificine di Milano

Ticino .

.

Pag.

121

CAPITOLO III .

PRIMO PERIODO DELLA CAMPAGNA DEL 1848 .

Considerazioni sui due opposti eserciti — Colpo d'occhio geogra fico sul teatro della guerra Piano di campagna da seguirsi

– Errori del governo provvisorio di Lombardia

Ritirata

degli Austriaci al di là del Mincio - Trapezio strategico – I Sorpresa di Marcaria - Primi Piemontesi in Lombardia fatti d'arme sul Mincio

Sforzi Catastrofe di Castelnuovo Escursione

inutili sotto Peschiera - Spedizione del Tirolo -

di Carlo Alberto sotto Mantova

Politica degli altri principi

italiani - Rinforzi all'esercito della lega — Nugent col corpo di riserva Fazioni nelle regioni alpine — Altre fra il Mincio Battaglia di e l'Adige L'esercito regio passa il Mincio Pastrengo Errori dei due generalissimi in essa Battaglia di Santa Lucia Riflessi analoghi — Scontri sulle rive del

Mincio - Assedio di Peschiera - Avvisaglie in Tirolo – Flotta italiana e fiacca guerra navale – Fazioni oltr'Adige fra Nugent e Ferrari — Inazione di Durando - Infruttuosi assalti degli


1119

INDICE .

Congiunzione dei due

Austriaci sotto Treviso e Vicenza

eserciti imperiali in Verona litari

Considerazioni politico-mi Pag . 195

CAPITOLO IV .

SECONDO PERIODO DELLA CAMPAGNA DEL 1848.

Radetzky assume l'offensiva

Vano tentativo sopra Vicenza Fazioni di Bardolino e di Calmasino Resa di Peschiera

I Toscani oppressi a Curtatone siderazioni sovr'essa

Battaglia di Goito

Con

Proposte Inazione dei due eserciti radetzkiani Resa di Vicenza Ca

pacifiche Disegni pitolazione dell'esercito pontificio — Riflessi su quell'evento - Fazione di Rivoli — Tardiva mossa dei regii sopra Verona - Tregua alle grandi operazioni - Fatti della Corona e dello Stelvio La Confederazione germanica si oppone al blocco di Trieste Partenza della squadra napoletana Adesione al Pieinonte della Lombardia e di quattro provincie venete In -

testine discordie - Scarsi sussidii di armati — Welden e Zucchi

– Avvisaglie I repubblicani — Tristi condizioni dei regii Blocco progettato di Mantova procrastinato , e perchè — Garibaldi - Fazioni militari dei Veneti e loro ma Principio Politica di Carlo Alberto gnanima risoluzione Radetzky riassume l'offensiva - Vit del blocco di Mantova Assalto delle posi Vittoria di Rivoli toria di Governolo Eroico valore dei sol zioni di Sona e di Sommacampagna Venezia

dati ed errori dei generali piemontesi nei giorni 23, 24 e 25 – Tarda ritirata sopra Goito Fazione di Volta - Demoraliz zazione dell'esercito Armistizio non conchiuso - Ritirata sopra Cremona Scontri di retroguardia Nuovi errori Risoluzione fatale — Vergogne italiane Armistizio di Milano Ritirata dei varii corpi volontarii Piacenza evacuata Bombardamento e resa di Peschiera - Garibaldi nel Varesotto Welden a Bologna Tregua generale . . . Pag. 407


| 1120

INDICE .

CAPITOLO V.

ULTIME VICENDE DELLA GUERRA ITALIANA 1848-49 .

Tristi condizioni interne del Piemonte — Stato e spirito dell'eser cito Partenza della squadra sarda da Venezia Fatti d'armi Rivoluzioni nell'Italia meridionale in riva alla Laguna -

Fuga del papa e di Leopoldo di Toscana - Politica di Gioberti frustrata dagli ultra -democratici - Si denunzia l'armistizio Errori di Chrzanowsky Fatti d'arme della Sforzesca e di Abdicazione di Carlo Al Mortara Battaglia di Novara berto Secondo armistizio Resistenza dei Casalesi Sol Livorno Bologna levazione di Genova Brescia An Riforme e Stato del Piemonte Venezia cona Roma -

-

-

condizione del suo esercito - Conclusione dell'opera . Pag . 701 DOCUMENTI

» 1085


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Pinelli , Ferdinando A.

P5 Storia militare

V.3

JAN 2 1941forward fito nt MAY MA

7 1941 13 1942

AUB 3

1946

NOV 18 1942 NAV - 1004

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