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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE - EPOCA TERZA 1831-1850

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Turin: July 1991 STORIA MILITARE

DEL PIEMONTE IN CONTINUAZIONE DI QUELLA DEL SALUZZO CIOÈ

DALLA PACE D'AQUISGRANA SINO AI DI NOSTRI

6


1

Penelli , STORIA MILITARE

DEL PIEMONTE IN CONTINUAZIONE DI QUELLA DEL SALUZZO CIOE,

(31ty :1 - 2

DALLA PACE D'AQUISGRANA SINO AI DÌ NOSTRI CON CARTE E PIANI

I knop * DI

FERDINANDO A. PINELLI maggiore in ritiro

EPOCA TERZA

DAL 1831 al 1850 .

VOLUME TERZO

TORINO 1835 PRESSO T. DEGIORGIS , LIBRAIO - EDITORE Via Nuova , n " 17 .

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Ilal 320.5

FARVARD CCOOLLLLEEGGEE LIBRARIA JAN 3 1903 CAMBRIDGE,MASS

Nm . R. Thayer ,

Bambridge .

TORINO --- Stamperia dell'UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE TORINESE Via Madonna degli Angeli , casa Pomba , n . 2 .


PREFAZIONE

Ho nascosto molti nomi, non alcun fatto :

forse quel silenzio non basta a coprire i personaggi che il lettore trova dipinti nelle

azioni . È questa la sorte degli uomini pub blici : il pubblico ha diritto giudicarli, ed essi pagano a questo prezzo la loro grandezza e la nostra venerazione .

Pietro COLLETTA ,

Dopo aver descritto nei due primi volumi della presente storia gli avvenimenti militari accaduti nella patria nostra dalla pace di Aquisgrana sino all'avvenimento al trono di re Carlo Alberto, io mi accingo a narrare quelli che ebbero

luogo nel suo regno, e specialmente in questi ultimi anni, in cui Italia, svegliatasi dal lungo suo letargo, scuotendo le gravi sue catene, mandò un primo ruggito degno del leone di San Marco e della lupa romana. Fu detto, non senza ragione in vero, essere ardua e pe rigliosa cosa lo scrivere la storia contemporanea, nè certa mente io sarei stato temerario abbastanza per osar lanciare nell'immondo circo ove lottano tuttora tante sozze passioni,

il giudizio della povera mia mente senza corredarlo prima di quel documento che solo vale a rendere proficua la storia, l'imparzialità dir voglio ; e se invece di bandire il vero, io avessi avuto in pensiero di esaltare o deprimere questo o


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PREFAZIONE .

quest'altro partito politico : ma avendo io certezza che nel portar sentenza sugli scorsi eventi , io intenderò l'animo sol

tanto a porre nella vera loro luce i fatti e trarne quelle con seguenze che tutti, ove giudicar vogliano senza preconcetta passione, sentono essere le sole vere, io non esito a por fine

al propostomi scopo di narrare gli avvenimenti militari del Piemonte sino ai di nostri.

Questa mia imparzialità non salverammi certo dall'astio dei potenti smascherati, dal biasimo dei dappoco, nè dall'ira dei settarii: onde, oltre ai non lievi sacrifizii pecuniarii cau

satimi da questo mio lavoro, io avrommi per soprassello ini micizie e forse contumelie . Ma io risponderò a quei latrati col contegno di chi a nulla aspirando , nulla ormai più spe

rando, sente di aver diritto di giudicare i patrii eventi,

di

porre in evidenza il vero valore, il merito reale, e di denudare la storia dalle tante menzogne di cui la oscurarono i varii

partiti. Poco occupandomi degli individui, io dirò ciò nulla di meno la condotta tenuta da ognuno nel disimpegno dei proprii

doveri ; e chi crederassi leso, legga le parole di Colletta da me scelte ad epigrafe, e dica a se stesso, che quando si co prono cariche elevate ed alti ufficii, convien pure nobilmente esercirne le attribuzioni o tollerare la critica.

Nel ribattere le accuse degli scrittori esteri e nostrani io feci uso di quella moderazione che si addice allo storico, ed

allo storico di una guerra magnanima, in cui molti furono gli errori, molte le sciagure, e degni fors'anco di biasimo i modi tenuti , ma incontrastabile il diritto che ci pose le

armi in mano : ed appunto perchè per noi pugnava il sacro diritto della nazionalità , a me parsa sarebbe ignobil cosa e


PREFAZIONE .

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non degna di tanta causa imitare chi non sa parlare degli stranieri senza scendere a vituperii: lasciam quest'arma alle donnicciuole; noi, sangue latino, impariamo alfine a gridar meno, ad oprar meglio.

In questa prefazione mi giova porre eziandio in avver tenza il lettore sul motivo che mi indusse a parlar talvolta di me : non occorre che io dica che ciò non feci per vana gloria ; la sola lettura dei fatti allegati prova che essi non

ridondano per nulla a mio onore : ma io ciò feci perchè il lettore veda che nel portar giudizio dello spirito dell'esercito nelle varie epoche, io mi attenni a dati di cui posso guaren tire l'autenticità .

Nella narrazione delle varie operazioni di guerra io mi

applicai sopra tutto a porre in evidenza quando i due eserciti avversarü agirono dietro i buoni dettami della scienza, e quando contro, senza far differenza dall'uno all'altro, poichè in tal modo, e non a stregua delle passioni, va scritta e studiata la storia militare, se fruttar deve. Discorrendo poi delle varie fazioni guerresche, notai con lode i forti e con biasimo i pusilli,

senza investigare se chiudessero in cuore affetti repubblicani o dinastici, se più le libere forme di governo o le assolute prediligessero: erano Italiani, cui dover di soldato od amore di patria poste avevano le armi in pugno contro lo straniero;

e quelli che virilmente adempirono al debito loro hanno per questo solo fatto diritto innegabile alla riconoscenza dei loro connazionali. Lodai pertanto con egual metro i regii di Goito e di Custoza, i repubblicani di Venezia e di Roma, chè tutti difendevano la nazionalità italiana retta da quelle forme che

ad ognuno sembravan più perfette, ignorando essi, ahi sven


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PREFAZIONE :

tura! che prima condizione era di esistere come nazione

>

poco importando la forma di governo, avvegnachè tutte siano

buone quando forti ed oneste , pessime tutte e spregievoli ove ligie all'estera pressione , ed all'interno di corruzione maestre.

Quello che io vorrei notato dal lettore si è, che mentre gli eventi narrati nelle altre epoche di questa storia versano

sempre sopra guerre dinastiche o di conquista, e solo nel 1824 appare un debole barlume di nazionalità, l'ultima nostra guerra invece veste il nobile e sublime carattere di nazionale ; unica

guerra che un governo onesto possa e debba legalmente intraprendere. E questa è, a parer mio, una gran cosa , un progresso maggiore di numerose vittorie : poichè, quand'an che avvengano e dieci e cento disgraziate campagne, oh viyaddio ! se i nostri nipoti avranno al paro di noi e più di noi caldo il sangue, l'idea dell'indipendenza nostra più non sarà per perire, ed ogni sconfitta, lungi dall'invilire i popoli italiani, rendendo per lo contrario sempre più grave, epperciò più detestato ed intollerabile, il giogo straniero, li renderà pure più saldi nel proposito di torselo dal collo . La nazione italiana avrà fatto altro passo gigantesco e sarà vicina a cogliere i frutti dei dolorosi suoi sacrifizii quando tutte le maggiori città avranno, al paro di Milano, di Bre scia, di Venezia e di Roma , ricevuto il battesimo di sangue : lo straniero allora, sebben vincitore, comprenderà che egli

riposa sopra un vulcano, e solo si disporrà a sgombrare il bel paese quando vedrà che non più gli abitatori di questa o di quest'altra terra, ma gli Italiani tutti dall'uno all'altro capo sanno e vogliono morir combattendo.


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PREFAZIONE .

Veduta sotto questo aspetto, la lotta nostra coll'Austriaco assume un carattere cosi augusto, che a fronte di esso gli individui scompaiono: essi più non sono che i fragili e ciechi strumenti di quel destino che vuole Italia riposta nel sublime loco già da essa tenuto fra le nazioni: noi, attuali abitatori del suolo italico, più non siamo che i rozzi materiali delle

primissime fondamenta del patrio risorgimento: fra poco alla generazione presente succederà una seconda, a questa una terza, quindi una quarta ed una quinta, chiamate forse, al paro di noi, ad esser sacrifizio e non corona alla santa im

presa : ma il di dell'itala vittoria sorgerà, nè per essere pro tratta sarà dessa men fulgida e gloriosa; ed allora quei pronipoti nostri serbati a fruirne, scevri dagli odierni pre giudizii, dimostrandosi verso noi più equi di noi medesimi, ci tributeranno la loro riconoscenza, e diranno che se com

mettemmo gravissimi errori, perchè nuovi nelle lotte politiche e militari, ebbimo pur sempre il grande, l'incontrastabile me rito di essere stati primi ad iniziare una santa guerra , a minare il dominio dello straniero nella patria comune.

L'opera mia è compita : più elegante penna descriverà forse fra breve le azioni dei Piemontesi in un'altra guerra ;

spero che la condotta loro sarà tale da essere non solo glo

riosa sequela, ma splendida corona alle gesta proprie e degli avi; ma giammai le armi piemontesi riscenderanno in campo

per causa più bella , più santa di quella che impresero a difendere nella passata guerra ; la redenzione di questa Italia nostra .

L'AUTORE .


AVVERTENZE.

Era intenzione dell'Autore far precedere il terzo vo lume da un'appendice contenente alcune rettificazioni ed aggiunte al primo e secondo volume; ma la materia riuscendo già soverchia pel terzo volume, ed il numero dei fogli di stampa di esso molto maggiore a quello pro

messo dal programma , eyli venne nella risoluzione di stampare un volumetto di supplemento, che i signori As sociati all'opera potranno, volendolo, procurarsi al tenue prezzo di lire 1. 50. ,


AUTORI CONSULTATI PER LA TERZA EPOCA DI QUESTA STORIA .

NICOMEDE BIANCHI - I Ducati Estensi dal 1815 al 1850 . Angelo BROFFERIO Storia del Piemonte . SOLARO DELLA MARGARITA Memorandum . GUALTERIO Gli ultimi rivolgimenti italiani. RAMORINO Précis des derniers événements de Savoje. RAVICCHIO DI PERETSDORF Notice sur le camp d'instruc

tion des troupes sardes en 1838 .

HENRY GIUSTINIANI - Statistique militaire des États sardes. Louis BLANC

Histoire de dix ans.

ALPHONSE DE LAMARTINE

Histoire de la dernière révo

lution .

CARLO MARIANI - Storia politico-militare della rivoluzione italiana . Luigi CARLO FARINI

Lo Stato romano dall'anno 1815 al

1850 .

Memorie ed osservazioni sulla guerra dell'indipendenza d'Italia nel 1848 , da un ufficiale piemontese . Archivio triennale delle cose d'Italia .

Campagnes du feld -maréchal comte Radetzky en Italie 1848

et 1849 , par un ancien officier supérieur des Gardes Impériales russes .

Memorie della guerra d'Italia degli anni 1848-49, di un ve terano austriaco .

La campagna d'Italia del 1848, esposta e giudicata dal mag gior generale prussiano Willisen . Eclaircissements sur les derniers événements révolutionnaires d'Allemagne et d'Italie en 1848-49 .

MOELLER


12 EDOUARD LUBIENSCKI Guerres et révolutions d'Italie en 4848-49 . Souvenirs de la guerre de Lombardie pen DUC-DE-Dino dant les années 1848–49 .

Fatti del regno di Piemonte negli anni 1848-49 . Custoza . ALEXANDRE MASSON Id . Id .

Novare .

Venise .

Schiarimenti sulla condotta del generale Durando.

Correspondence respecting the affairs of Italy. Événements de la guerre faite en Italie par l'armée autri chienne du 7 mai au 9 août du 1848 .

Journal d'un officier de la brigade de Savoie . della guerra santa d'Italia . difesa di Venezia 1848-49. Emilio DANDOLO — I volontarii ed i bersaglieri lombardi.

FERRERO

Autori diversi . Documenti FRANCESCO CARRANO Della Carlo PISACANE GUILLAUME PEPE

Guerra combattuta in Italia 1848-49 .

Histoire des révolutions et des guerres

d'Italie 1847-48-49 .

Campagnes d'Italie 1848-49, par un lieutenant d'état-major piémontais. Considerazioni sopra gli avvenimenti militari del marzo 1849 , scritte da un ufficiale piemontese. Relazione officiale del maresciallo Radetzky sull'ultima cam pagna d'Italia . Memorie storiche sull'intervento fran FEDERICO TORRE cese in Roma nel 1849.

Memorie relative alla spedizione di Vel

PIETRO Roselli

letri nel 1849 .

HoFFSTETTER

Giornale sulle cose italiane del 1849 e sul

l'assedio di Roma.

Oltre ad un numero infinito di opuscoli , biografie e giornali .


CAPITOLO I. Dall'anno 1831 al 1846 .

SOMMARIO .

Avvenimento al trono di re Carlo Alberto — Inquietudini e spe ranze - Savii provvedimenti del nuovo monarca — Nuovo ordi namento dell'esercito - Continue e frivole innovazioni in esso Cambio di ministri marina Congiure e

-

Pessima amministrazione del Villa

supplizii Campi d'istruzione - Folle spedizione dei fuorusciti in Savoia Gli Italiani in Portogallo ed in Ispagna Ulteriori e poco buoni provvedimenti per l'esercito Politica antiliberale di Carlo Alberto Fortifica zioni Depressione morale dell'esercito — Rumori di guerra -

per la questione d'Oriente -- Nobile indipendenza del re Cenni statistici sull'esercito .

Appena ebbe Carlo Felice chiusi gli occhi all'eterno 1831 sonno, la guernigione di Torino venne frettolosamente ragunata in piazza d'armi a prestar giuramento di fedeltà al nuovo sovrano, alla presenza del cavaliere Thaon di Revel, maresciallo e governatore della divisione . Le vaghe voci che correvano sopra i disegni austro-modenesi per rapire la corona a Carlo Alberto, diedero a questa fun zione uno straordinario carattere di solennità ; l'ansia

era dipinta sul volto di tutti; e la popolazione torinese, che al primo sentore della morte del predecessore erasi affollata sulla piazza Castello, udito il suon dei tamburi,

rifluiva verso la piazza San Secondo, avida di conoscere


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quanto di vero vi fosse nelle sparse dicerie, e nella cre denza che colå passar si dovesse qualche strano evento .

I capi stessi dei corpi militari parevano temere di qualche complotto ; ed io , che, nominato sottotenente pochi di prima, andai per la prima volta sotto le armi in tal giorno, rammento come il nostro colonnello ca valiere Lanzone , prima di permettere agli ufficiali di andarsi a porre a capo delle proprie compagnie, radu

natili in una sala terrena del quartiere di San Daniele, esigesse da loro con energiche parole e colle spade sguai nate il giuramento di fedeltà al nuovo re : e venni ac

certato che tale cosa erasi praticata parimenti negli altri corpi ; ed era cosi generale la persuasione dell'esistenza di una congiura a danno del principe di Carignano, che

i soldati, correndo a dar di piglio alle armi, gridavano : Andiamo alla guerra ! Andiamo a combattere i nemici di Carlo Alberto ! Ed io rammento pure che, mentre un comandante di corpo, sul quale, non so con qual fon

damento, pesavano alcuni sospetti , leggeva la formola del giuramento ai suoi soldati, regnava sulla vasta piazza di San Secondo un silenzio tale che la piuttosto fioca voce

di quel generale, già innoltrato negli anni, poteva di stintamente udirsi dalle truppe collocate all'ala opposta della lunga linea di battaglia da esse formata. Corse voce eziandio che il governatore di Genova , conte Trincheri di Venanzone, sospetto esso pure di esser partigiano del duca di Modena , sotto frivoli pretesti in tendesse protrarre la prestazione del giuramento delle truppe di quel presidio, ma che andassero rotti i suoi progetti dal conte Demaistre , generale divisionario , it quale, recatosi da lui in compagnia del conte Sanfront, colonnello delle Guardie , e del cavaliere Galvagni , co


CAPITOLO I.

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lonnello di Aosta , dichiaravagli , che se ancor procrasti nava , eglino avrebbero raccolte le truppe e fatto loro prestare giuramento immediato di fedeltà a Carlo Al

berto : onde fu forza al governatore di recarsi sulla spia

nata del Bisagno, ove ebbe luogo la cerimonia . È poi certo che poco tempo dopo il Venanzone venne prov veduto a riposo, sebbene generalmente ciò si sia in al lora attribuito alle instanze fatte da Luigi Filippo, che si volle offeso delle officiose premure di quel generale

verso la duchessa di Berry che soggiornò alcuni mesi in Sestri di Levante, grosso borgo a 50 kilometri da Genova . La nazione frattanto, che all'infingardo Carlo Felice

vedeva succedere un principe sul fior degli anni, in fama di esser già stato fautore di libere forme, celebrato per dimostrato valore e di prestante aspetto, abbagliata da queste splendide doti, generosamente obbliando le colpe

dell'inesperto giovinetto del 1821 , schiudeva il cuore alla speranza, lusingandosi che l'uomo adulto riparato avrebbe coi benefizii presenti ai falli antichi, medicando

le profonde piaghe che un ignobile regno di dieci anni generate aveva nel paese; perlocchè, quando il re, nel nono giorno di maggio, seguito dalla regina coi teneri figli in aurato cocchio , portossi a cavallo sulla piazza San Secondo a passare a rassegna le truppe del presidio, a cui aggiunte si erano quelle d'artiglieria e di caval leria stanziate alla Venaria Reale, il cuore di tutti i To

rinesi si unificò in un solo grido d'amore , e confon dendosi con quello sorto dalle file dell'esercito, diede il commovente spettacolo di un'intera popolazione fidente e sperante in un sol uomo .

Si nell'andata che nel ritorno vide il monarca coprirsi la via da lui percorsa di fiori che su di lui facevan pio


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

vere le spose e le madri subalpine, le quali in tal guisa lo scongiuravano ad esser duce glorioso ai forti, padre affettuoso ai deboli . Ma in mezzo a tanto giubilo fu no tato che mai un raggio di gioia apparve sulla fronte dell'uomo segno a tanto amore ! Cavalcando un ma gnifico e nitido destriero andaluso, che in memoria delle guerriere gesta del cavaliero in Spagna nomato era

Trocadero, aggiravasi Carlo Alberto fra quella festante moltitudine con ciglio severo , col pallore sul volto : fu commozione, o convinzione di non meritar quei plausi ? Dio solo gli lesse in euore.

Era stata espettazione generale che, appena salito al soglio , avrebbe amnistiato il re i compromessi per i politici avvenimenti del 1821 : ma circolando sorde voci, forse sparse ad arte, che i gabinetti di Vienna e di Pie

troburgo energicamente protestato avessero di non voler tollerare un simile atto , l'opinione pubblica, sempre indulgente e piena di fiducia nel nuovo signore, acque tossi, pazientemente attendendo che il re potesse senza

pericolo eseguire ciò che tutti pensavano fosse il più ardente desiderio del cuor suo . Chi avesse però posto mente allo stato dell'Europa, da quest'atto di debolezza

del re sardo, seppure non fu atto di deliberata e propria volontà , avrebbe potuto arguir di leggieri che la con dotta di quel sovrano non sarebbe stata mai propizia ai

liberali, sebben scevra da estere pressioni : poichè , se egli non osava farla da padrone, ora che la recente ri voluzione francese teneva in freno la burbanza setten

trionale, non si vede veramente quando avrebbe ardito sfidare l'ira dei due imperatori : ond'è che io credo ap

pormi più al vero dicendo che Carlo Alberto venne trat tenuto dall'amnistiare gli antichi suoi complici più dal


CAPITOLO I.

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moto rivoluzionario scoppiato negli ultimi giorni del precedente regno in varie ilaliane provincie , che dal timore di Austria e Russia (1 ) .

Nè si può veramente niegare che i tempi fossero pro cellosi oltre ogni dire : perchè la rivoluzione francese di luglio, terminata coll'incoronazione del duca di Or

léans, era lungi dall'aver soddisfatto o domato il partito repubblicano in quel regno , e la febbre democratica sordamente agitava Francia ed Italia , e la setta della Giovine Italia, che più palesemente manifestossi due anni dopo, dava però già immensi indizii della sua esistenza e di un'operosità attivissima nel cercar proseliti . Non si può

dunque troppo severamente biasimare il Carignano, se, reso cauto dalle patite sventure, non volle in quei pri mordii del suo regnare, pubblicando un indulto, incorag giare le speranze di un partito che, troppo debole per salvare l'Italia , avrebbe dato certamente appiglio al l'Austria di balzar lui dal trono .

Ciò nulla di meno Carlo Alberto, mentre non aderiva all'abolizione di quelle anteriori determinazioni che chiudevan la patria a tanti infelici, dimostravasi solle

cito di migliorare le patrie leggi . Io non descriverò qui minutamente tutte le importanti riforme da lui mandate a compimento nel breve giro di diciotto mesi dopo il suo avvenimento al trono ; i principi non mancarono

mai di encomiatori, e Carlo Alberto in ispecie, in questi (1) In una biografia di Carlo Alberto che venne in luce in questi

ultimi anni, trovo queste parole che spiegano sino ad un certo punto la sua condotta verso i Carbonari del 1821 al suo arrivo al trono : il redoutait et haïssait à la fois le carbonarisme comme

par un secret pressentiment. Ma i Balbo, i Lisio, i Collegno eran Carbonari ? mai no ! VOL . III

PINELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ultimi anni , ne ebbe a dovizia ; ma per debito di scrit tore veridico ed imparziale notar deggio come l'aboli zione dell'atroce supplizio della ruota e delle tanaglie ; la creazione di un Consiglio di Stato , imperfetto , se vuolsi , ma pur sempre simbolo di deferenza all'opi nione dei sudditi ; l'indulto segreto accordato agli im

plicati nell'ultima congiura del 1831 ; la fondazione del l'Ordine del Merito civile per premiare gli uomini insigni

nelle scienze ; e finalmente la riforma della legislazione patria affidata ad una Commissione presieduta dal chiaro conte Barbaroux, uomo universalmente stimato e chia mato da lui all'alta carica di guardasigilli ; sieno atti tutti che comprovano come il giovane re intendesse governare

assolutamente bensi , ma temperando la potestà arbi traria con leggi più umane e maggiormente ai tempi consentanee : ond'è che anche gli uomini moderati ed

oculati mirando da un lato deluse le speranze di poli

tiche amnistie, e conservati al potere ed in favore La tour e Revel , e ponendo mente dall'altra parte alla scelta di alcuni uomini buoni per le più alte cariche, ed a queste indubitatamente buone riforme introdotte, mera

vigliati e dubbiosi chiedevano a se stessi : è questo un re riformatore ? od è egli l'erede del più pretto dispo tismo ? Ma il vero era che Carlo Alberto dava sin d'al

lora principio a quel funesto sistema di continua osci tanza e di profonda dissimulazione che regoló sempre ogni atto del lungo suo regno. L'esercito eziandio attrasse le cure del re : se non che

queste furono più apparenti che reali , più nuove che illuminate ; ed io credo di non andare errato asseve

rando che Carlo Alberto ignorò sempre i primissimi rudimenti della scienza militare, nè mai conobbe la ben

1


19 che più elementare evoluzione militare ; prode della per CAPITOLO I.

sona , egli aveva sortito dalla natura un istintivo amore

per le armi e per la guerra ; con tutto ciò , a parer mio ,

niun uomo fu più di lui deficiente delle doti richieste per capitanare un'armata : tuttavia pare che già sin d'al lora egli nutrisse il disegno di farsi ei stesso condot tiero dell'esercito in guerra ; ed uno dei primi atti del suo regno fu di abolire , con decreto delli 6 agosto , la carica di ispettore generale d'armata , che risguardato veniva come il capo eventuale dell'esercito in caso di guerra . L'abolizione di tal carica fu da molti conside

rata come un mezzo di punire la soverchia albagia del marchese Paolucci, che esercita l'aveva con poteri am plissimi e con modi così aspri che attirata gli avevano la malevolenza di molti ; ed in vero la di lui colloca

zione in disponibilità , avvenuta li 4 agosto, con facoltà di goder dell'annuo stipendio di lire 12,000 all'estero, sembra venir in appoggio di tal credenza ; né il governo datogli un anno dopo della piccola divisione di Novara , parve degno impiego ad un uomo che coperto aveva si alto ufficio: ma qualunque sia stato il motivo del re in ciò fare, è però certo che fu misura sommamente prudente

e politica la sua di rimuovere da quel posto un generale notoriamente ligio ad esteri potentati (1 ) . Aveva il re conservato al ministero di guerra il vec

chio cavaliere Matteo Desgeneys , che coperta aveva quella carica pendente tutto il regno di Carlo Felice ; ma ve ( 1 ) La voce pubblica lo voleva anche partigiano del duca di Modena, e ciò per esser egli nato suo suddito ; del che però non esistono altre prove , ed anzi , secondo Gualterio, Paolucci nel 1823

circa si sarebbe adoperato a favore di Carlo Alberto e contro Carlo di Este presso l'imperatore di Russia .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nuto poscia a morte quel ministro nel giorno 30 giu gno , Carlo Alberto nominava primo segretario (come allora intitolavansi i capi dei ministeri) per gli affari della guerra

e della marina il conte Carlo San Martino di Agliè e di Valprato, uomo non estraneo al mestier

delle armi, e che dopo aver militato in Austria ed in Inghilterra, era stato per molti anni capo di stato-mag giore a Genova , e copriva allora la carica di aiutante di campo del re : ma che in Austria , in Inghilterra , in Genova ed in Piemonte si era sempre dimostrato un buon uomo e nulla più ; e tale dimostrossi al ministero eziandio , laonde, dopo nove mesi di inettissima ammi nistrazione , quel buon servidore ritornò ad assumere le inutilissime funzioni di aiutante di campo, e venne po

scia spedito ministro a Berlino, altra carica adattata allo scarso suo ingegno . La storia notar deve, ad onore del ministro Desgeneys, che uno degli ultimi suoi atti fu di secondare la solle

citudine del re per l'esercito, collo stabilire, li 9 giugno, le norme per le pensioni di ritiro pei militari : non fu invero un diritto che essi acquistarono, essendo espres samente detto nel decreto essere a beneplacito del re di accordare tal pensione , ma ciò non ostante fu misura paterna quella di provvedere al sostentamento di coloro che invecchiati erano nelle file dell'esercito nazionale .

Uno dei primi atti del nuovo ministro fu di ragunare una commissione, che sotto la presidenza del cav. Ri ghini , generale comandante la divisione di Torino , ar recasse al regolamento per le evoluzioni di fanteria quelle modificazioni che parse sarebbero opportune. Videro la luce, colla regia sanzione, queste innovazioni

il giorno 23 agosto, e furono conosciute sotto il titolo


CAPITOLO I.

21

di Appendice al regolamento , se non che quest'appen dice non adempi lo scopo, poichè , non correggendo le inutili lungaggini del vecchio regolamento , surrogava invece a movimenti facili e dedotti dalle regole generali, lasciate in vigore, altre mosse di più intricata e difficile

esecuzione, quale, a cagion d'esempio, quella prescritta per accorciare di poche file il fronte delle sezioni.

Sin dal 15 aprile una regia disposizione aveva sciolto il corpo del Treno, e riunitene le attribuzioni ed il per sonale all'artiglieria : volendo ora il re dare nuova e

più precisa forma a questo corpo principalissimo, con altro decreto delli 23 agosto prescriveva che l'artiglieria fosse divisa in due rami, detti del materiale e del per sonale, i quali , sottoposti amendue al superiore comando

del gran mastro e dell'ispettore generale dell'arma, erano poi specialmente comandati da un maggior generale. Il personale di quel corpo venne allora a constare di due

reggimenti di 14 compagnie, distribuite su tre batta glioni ; fu la sua forza di 2,186 uomini sul piede di

pace, e di 4,760 su quel di guerra, non compreso in tal novero lo stato -maggiore. Si disse , e forse non senza

ragione, che lo scopo principale di questo nuovo ordi namento dato all'artiglieria fosse quello di far progre dire nella carriera i molti nobili che militavano in quel l'arma, é certo non mancarono i generali e gli ufficiali

superiori: tuttavia è giustizia riconoscere che da quel l'epoca l'istruzione di quell'importante corpo andò sem pre migliorando. Con altro decreto poi delli 29 dello stesso mese , i reggimenti di cavalleria furono ridotti da 8 squadroni a 6, annoverando in pace 800 uomini e 643 cavalli : sul piede di guerra 919 uomini e 793 cavalli, non com


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

preso il deposito da ordinarsi in tal evenienza . Contem

poraneamente gli stendardi, che prima erano tanti quanti gli squadroni, vennero limitati ad un solo per tutto il reggimento . Per non diminuire però la forza della ca valleria , cosa molto increscevole ai nobili, che quasi esclusivamente ne formavano l'ufficialità , e che volevano

velocemente pervenire ai gradi elevati , nel successivo novembre si formò un nuovo reggimento , che ebbe nome Aosta cavalleria .

In tanta febbre di riforme non poteva passare illesa la fanteria ; e diffatti li 25 ottobre usci un decreto che aboliva l'organizzazione posta in vigore sul finire del 1830, ed ordinava che a cominciare dal 1 ° gennaio del venturo anno andasse in esecuzione la nuova , le mille volte peg

giore dell'abolita . Le brigate vennero divise in due reg. gimenti , che comandati ciascuno da un colonnello, e riuniti da un generale di brigata, assunsero in ognuna

di esse il numero 1 ° e 20; numerazione questa che desto mille stupide gelosie , niuno amando far parte del se

condo reggimento, che per erronea opinione era repu tato da meno del primo (1 ) ; e fu notato che per molti anni fra i capi e l'ufficialità tutta dei due reggimenti di una medesima brigata non regnò mai il buon accordo . Ma non qui si arrestarono le funeste provvidenze del l'incapace ministro : i battaglioni cacciatori , i migliori, ( 1 ) A dir vero, alcuni generali di brigata, non curando le rice vute istruzioni che prescrivevano di collocare alternativamente

gli ufficiali nei due reggimenti secondo l'anzianità loro, si per misero di far scelte, rilegando nel secondo i più attempati, o pro venienti dalla categoria dei bassi ufficiali, o valetudinarii , e ser bando pel primo i migliori ufficiali, i titolati, o ricchi , o dotati di una bella presenza.


CAPITOLO I.

senza dubbio, dell'esercito, perchè constanti di uomini tutti di ordinanza , vennero sciolti e fusi nei reggimenti

di linea, adducendosi la ridicola ed antimilitare ragione che ogni battaglione di quei reggimenti fornito essendo d'una compagnia di cacciatori propria , non erano più

necessarii battaglioni isolati di cacciatori ; di modo che quest'arma importantissima in Italia (1 ) rimase allora limitata ai cacciatori franchi ed ai cacciatori sardi , che

formar dovettero il secondo reggimento della brigata Guardie, di cui i granatieri formarono il primo .

Furono i battaglioni di linea 2 in tempo di pace, 3 in guerra : ognuno di 6 compagnie , delle quali 1 grana tieri, 1 cacciatori e 4 fucilieri. Le brigate, forti di 2,199 uomini in pace , erano portate in tempo di guerra a 5,539 uomini, per via della chiamata dei provinciali . Cessò per questi il servizio alternativo di quattro mesi : ogni nuova classe dovette soffermarsi sotto le armi per due anni continuati ; dopo i quali passavano in con

gedo illimitato per quattordici anni ; nei primi otto ap partenevano alle brigate attive , quindi facevano tran sito alla riserva, la quale non mai organizzata , priva di quadri , altro non era che un nome vano . Oltre a ciò, il quadro del terzo battaglione, che formar dove vasi in tempo di guerra , composto essendo di ufficiali e sott'ufficiali provinciali , ognuno vede qual istruzione potesse avere . Era insomma un ritorno verso l'antica

organizzazione, in cui i reggimenti provinciali consta (1) A provare l'imprevidenza ministeriale basti dire che mentre si distruggevano i battaglioni cacciatori , usciva una circolare in

cui , ammettendosi la necessità di truppe leggiere nel terreno intersecato del Piemonte, si emanavano ordini per attivare quel l'istruzione.


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

24

vano di un battaglione. Ecco intanto qual fu il destino dei soppressi battaglioni cacciatori. Quei di Nizza en

trarono nelle brigate Cuneo e Savona : quei di Savoia in Casale , in Pinerolo ed in Acqui: i Cacciatori Pie

montesi furono versati in Piemonte e Pinerolo : quelli della Regina nella brigata di tal nome ed in quelle di Savona e di Acqui ; e quelli d'Aosta andarono la mag gior parte in quella brigata , ed un quinto in quella

d'Acqui. Quanto ai graduati fecero passaggio colla qua lità loro nei corpi di linea , ed i soldati delle compagnie carabinieri versati vennero nelle compagnie granatieri.

La brigata Guardie ebbe un parziale e diverso ordi namento : essa più non formò che un reggimento di granatieri forte in pace di 1,105 uomini distribuiti in 2 battaglioni di 6 compagnie, delle quali 5 di grana tieri ed 1 di scelti : in tempo di guerra constava di 4 battaglioni, ed era forte di 2,965 uomini. Formavano poi brigata coi granatieri i cacciatori sardi su 2 batta glioni della forza costante di 1,100 uomini tutti di or

dinanza, numero a cui mai non pervennero. I vantaggi di questa organizzazione sono ancor da scoprirsi , a meno che per vantaggio calcolato si sia la creazione di dieci generali di brigata, vere sinecure, creazione che accrebbe verità alle parole già dette in Francia , che in Piemonte ogni soldato aveva il suo generale particolare. Ma Carlo Alberto, con passione veramente fanciullesca , amava vedersi attorno un numeroso stato -maggiore , e credevasi un potente sovrano ed un gran condot tiere quando miravasi circuito da una turba di ufficiali gallonati .

L'ultima congiura, a cui preso avevano parte varie guardie del corpo, inspirarono al diffidente Carlo Al


CAPITOLO I.

25

berto grandissima avversione per quella milizia sedi cente cappata , ma che in sostanza altro non era che

un'aggregazione di spensierati giovinastri privi di ogni

disciplina e di ogni istruzione : non accontentandosi esso adunque dell'adottata misura ministeriale di sce verare dagli altri tutti i giovani che avessero, non dirò

partecipato alla congiura, ma mantenuto semplici rap porti di amicizia coi compromessi, venne nella deter

minazione di sciogliere quel corpo collocando nei reggi menti si di cavalleria che di fanteria le semplici guardie come cadetti , gli altri col loro grado. Parendogli poi che uomini invecchiati nelle file dell'esercito presentas

sero maggiori garanzie di fedeltà al trono ed alla per sona del sovrano, istitui una Guardia del corpo pedestre composta di bassi ufficiali celibi e che annoverassero quindici anni almeno di servizio ; nominandoli sottote nenti coll'annuo stipendio di 1,200 franchi oltre ad al

cuni altri vantaggi . Furono le semplici guardie 54 in numero senza i brigadieri ed ufficiali. Accennerò ora sommariamente alcune altre provvi- 1832 denze risguardanti l'esercito emanate nell'anno seguente

prima del cambio del ministro della guerra avvenuto li 5 aprile . In gennaio alcuni corpi di cavalleria subirono mutazioni nell'uniforme e nella denominazione : i ca

valleggieri di Piemonte divennero Nizza cavalleria : quei di Savoia, furono intitolati Savoia cavalleria : i dragoni del Genevese , Genova cavalleria , e quei di Piemonte, Novara cavalleria ; scomparvero perciò i caschetti di ca valleggieri, e tutta la cavalleria coprissi coll'elmo . In

febbraio venne prescritta una sola bandiera invece delle diverse addette ai varii battaglioni o squadroni, e fu la

croce bianca in campo rosso . Contemporaneamente si


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

confezionò un equipaggio di ponti, apparecchio utilis simo di guerra, di cui ancor difettava l'artiglieria . Nello stesso mese poi e nel seguente emanaronsi varie prov

1

1

videnze , colle quali si pretese di aver organizzata la riserva , destinata a non far parte mai dell’armata at

tiva , ma impiegata solo ai presidii delle piazze forti e ad altre operazioni guerresche di minor importanza ; ma in effetto la riserva rimase senza ordinamento come

per lo addietro . In marzo vennero formati i cavalleg

gieri di Sardegna in rimpiazzamento delle due divisioni di carabinieri ritirate dall'isola ; dovevano essere col

tempo 6 squadroni di cavalleggieri , di cui 2 risieduto avrebbero in terraferma : ma intanto non si attivarono che i 4 stabiliti nell'isola, che numerarono 633 uomini

e 505 cavalli. Finalmente, con decreto delli 29 marzo , i zappatori del genio vennero ordinati sopra 7 compa

gnie che presentavano in pace la forza complessiva di 718 uumini, e di 1,007 in guerra . Avrà potuto notare il lettore che in questa mia storia io poco o nulla dissi dell'uniforme delle truppe, e ciò feci non già per negligenza , ma di deliberato proposito , avvegnachè a me sembri che i colori e la foggia degli abiti indossati dai soldati di un esercito poco interessar

debbano alla storia : e chi si proponesse di descrivere per filo e per segno le innumerevoli e perenni varia zioni arrecate alla montura delle truppe subalpine, tes serebbe pagine per nulla istruttive e per sopraccarico

stucchevoli molto ; tanto più durante il regno di Carlo Alberto , poiché quel monarca , pari ai ragazzi che si piacciono a variamente abbigliare i loro fantocci, pi

gliavasi lo spasso di far continui cambiamenti nelle as sise militari , non senza grave incomodo pecuniario dei

2


CAPITOLO I...

poveri ufficiali già grettamente pagati (1 ) . Ora erano pantaloni larghi surrogati ai stretti, ora con bande ed

ora senza : or bigi ed or turchini : le rivolte or gialle, or rosse : gli spallini e bottoni or bianchi, or dorati ; ora erano shakots francesi ed ora pignatte, che vedute di profilo presentavan la figura di una falcata lupa , e che il povero genio italiano imbastardito era andato a snidare in Prussia ; ora erano shakots rovesciati, ora cappelli all'Ernani . Carabinieri trasmutati in corazzieri che parevano guardie del sepolcro : cacciatori armati di certi coltellacci da beccai: or cappotti larghi ed or stol tamente stretti al corpo, e tante altre simili stramberie ; ma in tutti questi cambiamenti tu non vedevi mai con discernimento migliorato e reso più comodo , più ac concio alle militari occupazioni il vestire del soldato , mai perfezionate le armi (2) . Insomma era una vera commedia , che dando luogo ad infinite ridicolaggini, ridondava ad eterno danno degli ufficiali e dell'erario,

ed a solo utile dei provveditori . Sarebbe però ingiusto farne accusa al San Martino , perchè questa smania di mutamento tutta regia non ebbe termine , anzi crebbe

forse pendente la gestione del cavaliere di Villamarina , di cui è ormai tempo che io imprenda a ragionare . Venne Villamarina al ministero con una colossale ri

putazione d'ingegno e di uomo liberale , riputazione di cui egli andava debitore molto più alla credulità pub (1) Nelle paghe eziandio avvennero aumenti così leggieri che il decoro non permette ad una storia di occuparsene : basti dire che al sottotenente vennero accresciuti fr . 2. 50 al mese ,

(2) Solo pel 1843 venne adottato per tutta la fanteria il fucile a percussione : le modificazioni antecedenti furono di niuna utilità riconosciuta .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

blica che ai reali suoi meriti. Qual fosse il suo libera

lismo il lettore già conosce : nel breve suo ministero del 1821 egli, pretestando motivi di salute, non diede

quasi mai mano agli affari, ed appena intese disappro vato da Carlo Felice l'operato del reggente, fu il primo a dismettersi dall'ufficio, abbandonando per egoismo in

balia di uomini inesperti un giovine principe, che ben diretto avrebbe forse potuto condursi più lodevolmente

e risparmiare al paese lonta ed il danno di una occu pazione straniera ; quanto ad ingegno, egli è indubitato che era uomo di numeri , ma i suoi mezzi consistevano più in modi piacevoli , in raffinata e profondissima astuzia, anzichè in solidi talenti militari ; ed il tempo e gli avvenimenti hanno dimostrato quanto fatale sia

stata all'esercito la sua amministrazione ( 1). Tuttavia la nomina di un uomo notoriamente inviso all'Austria ebbe

un gran significato politico, e la sua entrata al potere segna l'epoca in cui la politica estera e reazionaria ebbe nel seno stesso del ministero un oppositore, ed i mem bri del gabinetto si divisero in due distinte fazioni ( 2). Pochi mesi dopo il suo avvenimento al trono aveva Carlo Alberto dato lo scambio al ministro delle finanze Raggi , (1 ) Mi sia permesso far notare che io non aspettai gli eventi a giudicar improvvida l'amministrazione del Villamarina. Nel 1844 ragionando con un antico amico mio, ufficiale superiore nella Regia Marina, sui vizii della nostra armata , ed in ispecie del l'arma di fanteria in cui servivo, ebbi a manifestar l'intima mia convinzione che i nostri provinciali avrebbero potuto al più al più

venir adoprati in una guerra difensiva in patria , ma che erano affatto disadatti a sostenere le fatiche di una campagna fuori del regno.

( 2) A comprovare la diffidenza del re verso gli stessi ministri, unisco qui la formola di giuramento da lui alterata ed imposta ai ministri all'atto che entravano in carica (V. Documento no 1) .


CAPITOLO I.

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genovese, generalmente poco stimato , col conte Caccia di Romentino, uomo di probità incorrotta e versato nelle

pratiche amministrative : ma questa nomina , che in contrò l'approvazione generale, non valse tuttavia a di struggere la cattiva impressione prodotta da quella av venuta due giorni prima di ministro degli interni del conte della Scarena in luogo del savoiardo Falquet. Era questo La Scarena lo stesso a cui nel 1821 Santarosa rifiutò cedere il portafoglio della guerra. Guerriero in nocuo , generale oscuro , egli sol distinguevasi per un amore a tutto ciò che fosse contrario al nazionale de coro . Aderente al conte Latour, e da lui forse portato al ministero, egli , oltre all’austriaca influenza, subiva ancora quella dei Gesuiti, di cui era caldissimo fautore, ed uno dei membri più fervorosi e degli strumenti più ciechi della setta della Cattolica, setta che dominato già

aveva in corte sotto il morto re , e che dopo essere stata alquanto incerta sulle tendenze del successore, rialzava ora rigogliosa e balda la cervice. E n'ebbero le prime prove i poveri Savoiardi , i quali ,

perchè non vollero sentir le lamentazioni e le psalmodie di alcuni missionarii in tempo carnevalesco, nè tollerare il mercimonio da essi fatto di immagini e di reliquie, ebbero a subire vessazioni, arresti, ed a vedere la nobile assisa del soldato piemontese trasmutata in quella di alguazil della Santa Hermandad, segnalandosi in tal circostanza, pel fanatico loro zelo, un Morra, generale della brigata Pinerolo , ed un Delaunay, colonnello di Savoia cavalleria : ed incontrando invece la disgrazia del re il governatore d'Oncieux , che da uomo assennato,

non scorgendo in quel moto che lo sprezzo meritato dai nuovi farisei, non credette dover impiegare la forza per


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sostener le assurde pretese dei chiercuti trafficanti; opi nione che gli valse la sua collocazione a riposo .

Villamarina intanto applicandosi a guadagnare l'animo del sovrano prima di svelarsi apertamente ostile agli altri ministri, secondava la regia smania per le innovazioni

militari: non puossi tuttavia negare che le primissime sue provvidenze furono buone anzi che no : per suo consiglio venne abolita , con editto delli 14 aprile, la ri dicola funzione dell'annuo giuramento, come se il rin novamento della data fede valesse a raffermar in essa

chi fosse capace di romperla . Dieci giorni dopo usciva il decreto di formazione del Treno di Provianda ; istitu zione che mentre accelerava il trasporto degli oggetti mi litari, aboliva o restringeva almeno per allora il vizioso e dispendioso sistema dei carri precettati . Constò dap prima questo corpo utilissimo di due divisioni, caduna delle quali annoverò 24 carri a quattro ruote ed a quat tro cavalli, il che diede un totale di 192 cavalli da tiro ,

più 18 da sella ; gli uomini , compresi gli ufficiali, asce sero a 135. Esisteva ancora in Sardegna un residuo del l'antica divisione leggiera ; il nuovo ministro ne procurò

lo scioglimento in giugno, compartendo la bassa forza di essa nei cacciatori sardi, nei cacciatori franchi e nei

cavalleggieri di Sardegna. : Ma a queste provvide misure ne succedetlero altre

due pessime ; la prima fu quella che limitava la già so verchiamente breve permanenza di due anni sotto le

armi dei provinciali a quattordici mesi ; misura che di strusse ogni istruzione nei corpi di fanteria ; la seconda fu la creazione dei battaglioni di deposito (1 ), la quale, ( 1) I battaglioni di deposito, sebben formati in allora , non si stacearono dagli attivi per portarsi alle rispettive dimore che


CAPITOLO 1 .

desautorando i colonnelli , per quanto riguardava la parte amministrativa , che venne quasi totalmente affidata

ai Consigli principali di amministrazione , apri ampia palestra ai broglioni e speculatori di ogni illecito gua dagno. Sorse in breve una corrispondenza cosi diffusa ed interrotta fra i battaglioni attivi e quelli di deposito, che le operazioni contabili diventando ogni giorno più lunghe ed intricate, assorbirono tutte le cure dei capi di çorpo , i quali più poco o nulla attesero a quelle

principalissime riflettenti la disciplina e l'istruzione del personale . Il poco tempo loro lasciato era poi anche oc cupato dalla voluminosa corrispondenza col ministero,

la quale prese allora proporzioni veramente favolose, e la sola enumerazione delle circolari emanate da quello scarabocchiatore ministro somministrerebbe materia a

più volumi ; e lo stile impiegato in esse era di una lam biccatura tale da far perdere il cervello ai poveri capi

di corpo, i quali, poco istrutti per la maggior parte , e più pratici dell'idioma francese, ed avvezzi alla concisa e militare brevità in cui eran concepiti gli ordini di quell'esercito , in cui cominciato avevano a militare,

sentivano propriamente ad arricciarsi i peli a dover di ciferare quelle pedantesche circonlocuzioni che infiora vano gli scritti ministeriali : onde ne avveniva che i

colonnelli, dopo inutili conati, eran astretti a rimelter sene ai loro segretarii, i quali , generalmente poco più dotti , ma più pazienti o scaltri, ed usufruttuando a pro prio utile l'ignoranza dei capi , venivano cosi ad avere nelle proprie mani la direzione dei reggimenti. nell'ottobre del 1833, ed ebbero la forza di 272 uomini tutto compreso .


STORJA MILITARE DEL PIEMONTE

E siccome per altra parte il ministro, nello scopo di secondare le viste economiche del sovrano , dando una

gesuitica interpretazione alle parole del regolamento sulle pensioni di ritiro , niegava accordarle, portando cosi ai sommi gradi uomini già gravi d'anni e privi per ciò dell'energia necessaria per ben comandare i corpi

e facili ad essere abbindolati, ne avvenne che in pochi anni in massima parte i reggimenti furono in effetto comandati o dal segretario del colonnello, o dall'aiutante maggiore, meno quelli che, per maggiore edificazione delle anime buone, erano diretti dal cappellano !

Nel mese di giugno ebbe luogo l'istituzione dei sol dati distinti, destinati nel pensiero del ministro a rim piazzare la categoria dei cadetti stabilita da Carlo Felice

nel 1825. Privi questi soldati , che per derisione veni vano dai soldati anziani denominati soldati dipinti, di alcun distintivo che li distinguesse dai comuni, potean

solo far uso di un abito di panno più fino. Non avevano affidamento alcuno di conseguire il grado di ufficiale , ma solo una probabile speranza di divenirlo, ove, dopo esser passati pei gradi di caporale e di sergente, ad una buona condotta unissero la capacità voluta, e sostenes sero con buon successo un esame sulle matematiche

1833

elementari, sui regolamenti in vigore , sulla fortifica zione passeggiera , e sulle lingue francese ed italiana. Meno considerati dei cadetti , essi , generalmente par lando, diedero anche all'esercito ufficiali men buoni . Nel principio dell'anno seguente l'artiglieria subi una

nuova trasformazione, per cui continuando il corpo ad essere diviso nei due rami di materiale e personale , questo venne a constare di 28 compagnie, delle quali

12 di piazza, 8 di battaglia, 2 di posizione, 2 a cavallo,


CAPITOLO I.

33

i della maestranza , 1 di artificieri, 1 di pontonieri, ed 1 di artisti in Sardegna : formarono esse non più due reggimenti, ma otto brigate; denominazione viziosa ed atta a generar confusione nella nomenclatura militare, in cui, secondo Jomini e Marmont, uno stesso vocabolo non deve aver mai diverso significato, nè rappresentar frazioni di truppa di diversa forza . Di queste brigate,

due furono dette di piazza, quattro campali, una di ar tisti, ed una di Sardegna. Compresero uomini di ordi nanza e provinciali, e questi ultimi, dopo esser rimasti tre anni sotto le armi, rimanevano per altri dieci a casa ;

pendente i primi sei , se chiamati sotto le armi, appar tenevano all'armata attiva ; per gli altri quattro , alla

riserva. Ascese cosi la forza del corpo reale d'artiglieria sul piede di pace a 3,059 uomini e 548 cavalli, su quel di guerra a 5,935 uomini e 2,604 cavalli, più 20 muli per i pezzi di montagna . Difettava ancora l'esercito di un regolamento per le truppe in campagna; fu pertanto lodevole divisamento

quello del Villamarina di farne elaborare uno che, ap provato dal re, vide la luce li 19 gennaio : se non che, invece di restringere in poche e chiare pagine le norme di questo servizio , che dovendo essere famigliarissimo a tutti i gradi dell'esercito, voleva venir redatto in modo facile, si compilò un volume, in cui il vero servizio di avamposto, cosi essenziale alla guerra , era trattato di volo , ed abbondavano invece, oltre alle ridicole e pe dantesche fioriture di stile, mille minuti dettagli sulle

distribuzioni dei viveri e dei foraggi, sulle competenze delle truppe in campagna , sulla formazione dei batta

glioni, reggimenti e brigate composti, sulla celebrazione della messa militare, sui diritti e prerogative dei gene VOL . III .

3

PINELLI, Storia ecc .


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rali, sugli onori da rendere a Sua Maestà e reali prin

cipi, e simili altre sciempiaggini od inutili , od a cui si sarebbe potuto almeno provvedere con altro regolamento , redigendo intanto una ben intesa e semplice istruzione dei varii servizii di campagna e di avamposto per ammae

strare le truppe in quell'importantissimo ramo di guerra . Pochi giorni dopo venne alla luce una nuova teoria

per le evoluzioni della cavalleria , redatta da una com inissione di ufficiali superiori o generali dell'arma, ap positamente convocata d'ordine ministeriale . A quest'epoca un insulto fatto da un ufficiale tunisino ad un capitano mercantile genovese parve promettere alla sarda marineria un’occasione simile a quella di Tri poli , di segnalare il suo ardimento . Un tal Figallo , pa drone di una tartana , recatosi a pescar coralli nelle vi

cinanze di Porto-Farina , di pertinenza della signoria di Tunisi , non so sotto quali sognati pretesti , era fatto bastonare dal governatore di quel luogo e sequestrato il suo legno . Fu pronto a protestare il console sardo

contro tal brutale infrazione dei patti in vigore, ma in vano ; allora il governo, stretta alleanza colla corte di

Napoli , la quale pure avea a dolersi di simili soprusi ,

spediva a quella volta il cavaliere Federico Montiglio , maggior generale nelle regie armate , console generale

alle Smirne (1 ) , uomo avvedulo e geloso dell'onor na (1) Federico Montiglio, di nobile famiglia del Monferrato, aveva

servito in cavalleria ; mandato dopo l'affare di Tunisi a Costan tinopoli qual rappresentante di Sardegna , vi ottenne l'estimazione generale , e venuto ivi a morte , ebbe tomba nella chiesa di Santa Maria in Pera , ove una lapide ricorda le sue virtù ed il luogo ove riposano le sue ossa . Egli era fratello di quel Monti glio che vidimo combattere valorosamente nel 1799 sotto Serru


CAPITOLO I.

zionale, con alcuni legni da guerra a chiedere solenne riparazione dell'offesa ed indennizzazione dei danni verso il Figallo . Comandava la regia squadra il cavaliere De

Viry, il quale avea seco alcuni legni da guerra napole tani , e sebbene questa potenza riuscita fosse a comporre in soddisfacente modo le sue differenze col Dej, tuttavia

la squadra mista, in vigore della stretta alleanza, giunta dinanzi alla Goletta e schieratasi tutta in linea di bat

taglia , mostrossi pronta a dar principio alle ostilità , dando avviso ai sudditi delle due potenze alleate di sgombrare dagli Stati tunisini per non esser soggetti a rappresaglia . Questo vigoroso conlegno del De-Viry bastò a far incli nare il turco potentato agli accordi ; e Montiglio , abboc catosi coll'inviato tunisino , ottenevache il Dej manderebbe il capitano della sua guardia a disapprovare ufficialmente

l'operato del governatore di Porto -Farina, il quale do veva esser punito insieme a'suoi subordinati e complici ; che il padrone Figallo sarebbe largamente risarcito dei danni , e che, in prova della riverenza della Signoria per la sarda monarchia , la bandiera di questa sarebbe sa lutata con ventun colpi di cannone dalle batterie della Goletta .

Così ebbe termine questa differenza, nella quale il governo del re fece mostra di quella nobile indipen denza che a libero sovrano si addice , e che la storia notò essere stata costantemente spiegata dal re Carlo Alberto nei suoi rapporti internazionali . Avendo posto mente il re come eccessivamente rare rier, che comandò il reggimento Saluzzo nel 1818 sotto il principe di Carignano ; fu maggior generale ispettore di fanteria verso il 1826 e quindi vicerè di Sardegna.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fossero le azioni valorose che dar potevano titolo ai mi litari di venire insigniti dell'Ordine di Savoia , ei volle

creare una nuova decorazione che conseguir si potesse con difficoltà minore . Fondata sulle medesime basi ad

un dipresso della medaglia stabilita a tal fine nel 1793 da re Vittorio Amedeo III, essa fu di oro o di argento ; larga poco meno di uno scudo da cinque franchi; porta per impronta sopra una delle faccie lo stemma di casa Savoia col motto attorno Al valor militare : sull'altra

faccia lasciata bianca doveva incidersi il nome del de

corato ed il fatto che aveva dato luogo al guiderdone. Erano annessi all'aurea 100 franchi annui , ed all'ar

gentea 50; somme trasmissibili alla vedova od alla prole cumulativamente sinchè il più giovane di essa raggiunta avesse l'età d'anni 15. Ove avvenisse che il militare già decorato di due medaglie si rendesse meritevole di una terza , era detto che ciò poteva dargli, non diritto , ma titolo d'essere preferito nella promozione a grado maggiore . I meno meritevoli potevano venir compensati con una menzione onorevole. Il decreto di questa crea zione, la quale non conferiva titolo di nobiltà, porta la data delli 26 marzo: istituita con ottimo pensiero , questa decorazione venne fra poco prodigata con tanta facilità per atti che, sebbene lodevoli, vestivano più il carattere di filantropia e di coraggio civile che di valor militare, che dessa scadde molto nell'opinione dell'esercito . Mentre il re, sognando guerre più o meno prossime, cercava di dare all'armata quelle ordinanze che il senno

poco militare di lui e quello mercantile del Villamarina andavan ravvisando migliori, la fazione repubblicana

cupamente agitavasi , e ponendo a suo capo un uomo che , per sventura d'Italia , doveva far prova di rara per


CAPITOLO I.

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tinacia nei proprii disegni , tentava di rovesciare il soglio sabaudo , sul quale da soli due anni siedeva quel prin cipe che un giorno aveva attratto a sè gli sguardi e le speranze di tutti i liberali italiani .

Al Carbonarismo, suicidatosi coi proprii errori, era succeduta una nuova setta , la quale, in apparenza al meno, circondavasi di una maggior aura di moralità, poichè mentre i Carbonari affettavano il scetticismo, la Giovine Italia parlava sempre a nome della religione del Cristo e del vero Vangelo. Il titolo stesso assunto

dalla nascente setta comprovava come i membri di essa volessero abiurare più di un errore degli antichi Car bonari e ringiovanire la propria fazione con nuovi po litici proponimenti, e fra i divarii sorti fra le due sette , notavasi nei seguaci della Giovine Italia un odio più intenso per le teste coronate . Tuttavia l'avvenimento di Carlo Alberto al trono aveva ravvivato per poco le spe

ranze , tanto degli aderenti alla nuova setta , quanto dei Carbonari ; e questi forse non poterono a meno di sen

tirsi lusingati nel loro orgoglio vedendo cingersi il capo col regio serto un principe che, indirettamente almeno, annoverato avevano un giorno fra i loro proseliti; è poi notorio come il capo dell'altra setta, Mazzini dir voglio,

che allora appunto cominciava a levarsi in fama, scritto avesse da Marsiglia una lettera al nuovo rege, offren dogli alleanza o guerra accanita : ma vennero a torre presto dal dubbio gli uni e gli altri le sevizie contro i

Savoiardi e l'appoggio dato ai missionarii ; atto che fece palese quanto già in segreto nolavasi da molti , come cioè nel cuore di Carlo Alberto operato si fosse un grave cambiamento .

Questo principe, troppo severamente giudicato nel 1821 ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

erasi in quell'epoca fortunosa dimostrato non sordo a nobili e generosi sentimenti , poichè anche quando si era deciso ad abbandonare la causa dei costituzionali , cercato aveva , per quanto era in lui, di alleviare i torti

de' suoi complici e tutelarne l'avvenire contro l'ira di Carlo Felice ; del che fanno fede l'offerta amnistia prima di partire per Novara, e varie lettere da lui scritte ad

alcuni capi appena si fu ridotto ai fianchi del Latour, e segnatamente una che mi venne dato di leggere di retta a Ciravegna , in cui, dopo avergli detto la risolu zione da lui presa di far atlo di obbedienza al re , lo eccita a farne altrettanto ; consiglio che, se seguito non valse a schermire quel vecchio soldato dallo sdegno reale , riusci però a risparmiargli pena più severa . Tutti gli uomini temperati del Piemonte adunque am mettevan d'accordo che in quell'epoca malaugurata il

principe erasi diportato debolmente, se vuolsi , ma af fettuosamente verso i compromessi ; ma essi non pote vano eziandio fare a meno di riconoscere come d'allora

in poi l'animo altero del principe , offeso forse dalle orribili accuse lanciate contro di lui dagli esagerati dei due partiti estremi , fosse notevolmente cangiato , e ri piegandosi sopra se stesso, e ponendo in giuoco tutta la dissimulazione in cui già dissi esser maestro, facesse studio di nascondere sempre più i suoi pensieri agli occhi altrui . A queste tendenze ad una generale diffi denza venivano ad aggiungersi poi certe ubbie religiose che, dando al suo carattere un non so che di ascetico , lo rendevano sempre più estraneo alle relazioni ami chevoli, ed accessibile solo agli scaltri ed ipocriti settarii della Cattolica che andavano ogni di guadagnando ter reno nel suo spirito , Frutti di questi suoi religiosi fer


CAPITOLO I.

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vori erano state le intolleranze di Savoia, e già spunta

vano i giorni in cui questo mal inteso suo spirito cristiano , usufruttuato da uomini iniqui , doveva trascinarlo ad atti più feroci. Non era abbisognato molto tempo per far accorti Maz zini e consocii quanto fallaci fossero le speranze conce pite di ottenere libere forme di governo da un tal prin cipe ; e ben rammentando come un antico amico divenuto ostile, sia il nemico più da temersi , fecero disegno di rapirgli il trono proclamando ne'suoi Stati la repubblica. Dalle sovra esposte cose è facile scorgere qual immenso divario corresse fra le intenzioni dei congiurati militari del 1821 e quelli del 1833. Queste congiure , ordite amendue da sette segrete che più o men tendevano alla repubblica , differenziarono tra loro in ciò , che il Carbo narismo, autore della prima , ebbe cooperatori nell'eser cilo molti ufficiali i quali , chiari per nascita e per va lore, si gettarono nella trama per ambizione eziandio,

se vuolsi , ma per magnanima ambizione che a loro, già agiati, faceva porre a repentaglio i beni e gradi pos

seduti per accrescere lustro e decoro alla patria , per temperare le leggi che la reggevano, e francarla dallo straniero allargando i dominii di una nazional dinastia .

Integerrimi di animo, più tardi, e per un nobile disin teresse che fece loro sacrificare le proprie convinzioni

politiche a quelle dei Carbonari, le quali presentavano maggior probabilità di successo, essi divennero il zim bello di quella setta che di loro servivasi per creare un'effimera monarchia , o per meglio dire una repub

blica; ma sta sempre che i principali cospiratori mili tari del 1821 rappresentavano, generalmente parlando, la parte più eletta dell'esercito .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Non cosi nel 1833. Gli ufficiali congiurati di quell'epoca

furono pochissimi e di niuna rinomanza . Liguri per la maggior parte, essi erano aderenti di Mazzini , e come lui partigiani delle forme repubblicane, che retto ave

vano per secoli la patria loro ; oltre a ciò, salve pochis sime eccezioni , essi erano giovani di perduti costumi , amanti dell'ozio , in cui poltrito avevano per molti anni nelle Guardie del corpo , oberati da debiti ; uomini in somma , che sotto il fastoso titolo di liberatori d'Italia

cercavano ad erigere la propria fortuna.

Queste cose notar volli diffusamente, perchè io penso che il massimo torto che la posterità arrecar potrebbe alla memoria dei venerati nomi di Giacinto Collegno ,

di Santorre Santarosa e dei loro collega , quello sarebbe

di porli a fascio coi congiurati del 1831 e 33 ; ma qui pure la pubblica opinione ha già fatto giustizia, poiché mentre essa paga ai primi tributo di lode e di vene razione , non ebbe mai per i secondi che commisera zione. Nè il riflesso che fra i congiurati del 1833 e 34 vi fossero alcuni degli uomini del 1821 può ragionevol mente condurre a conchiudere che simili fossero le mire

delle due congiure . Pochi uomini, rispettabili per le loro virtù private , irritati dal patito esiglio e dalle sof ferenze tutte che ne sono indivisibili compagne, delusi

nelle loro speranze di amnistia dall'antico loro capo , si accostarono invero alle imprese tramate in quei due anni , ma essi risguardar si debbono come eccezioni soltanto ,

Questi ufficiali cospiranti frattanto , pallida parodia dei federali del 1821 , si rivolsero essi pure di soppiatto ai sotto ufficiali e riuscirono a corromperne parecchi, facendo lor credere però che si trattasse, come allora ,


CAPITOLO J.

41

di una costituzione e di portare Carlo Alberto al trono d'Italia tutta unita (1 ); tramavasi ad Alessandria ed a Torino, tramavasi a Genova, tramavasi a Chambéry; ed un tristissimo uomo, Pianavia , ligure, sottotenente nel reggimento Aosta , sotto colore di raccogliere abbuonati ad un'opera militare, andava inducendo i suoi compagni

ad apporre la loro firma sopra una nota che fece poscia stromento infame di propria salvezza, e nella quale con

sfacciata impudenza egli di proprio pugno inscritto aveva alcuni nomi rispettabili. Mentre costui andava fra le bi

sche ed i postriboli in cerca di questi repubblicani di nuovo conio, un Guillet, savoiardo di nascita, e generale francese in ritiro, contaminava la lunga e non inglo riosa sua carriera militare facendosi subornátore delle

regie truppe in Chambéry. Convenivano a casa sua un Isola, genovese, tenente nella brigata Regina ed addetto

allo stato -maggiore del governatore, uomo di non co muni talenti, elegante traduttore di Byron , e di fervida

e poetica fantasia ; Ardoino e Vacarezza , altri liguri uf ficiali nella brigata di Pinerolo, ed alcuni altri , i quali pervennero a sedurre non solo pochi sotto ufficiali, ma eziandio parecchi ufficiali, fra i quali Effisio Tola e Fis

sore, distintissimo capitano aiutante maggiore. A Genova poi capo complotto era un Gavotto, maestro di scherma , che ottenendo, pella sua professione, facile entrata nella caserma delle Guardie, aveva attirato a sè un Pietramel lara , modenese, sottotenente , ed alcuni sotto ufficiali.

Ma la trama ordita fra le prostitute ed i boccali venne a svelarsi in modo analogo . Allemandi e Sacco, sergenti ( 1) La verità di queste parole emerge chiaramente dalle depo

sizioni fiscali di varii sott'ufficiali compromessi che ebbi modo di leggere .


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

amendue delle Guardie , venuti fra loro a contesa per

una tale Maddalena Bellando, sgualdrina che accattivava gli ardori di questi due rigeneratori della povera Italia , passarono fra breve alle busse ed ai ferimenti; e nel l'ira l'Allemandi lasciò sfuggire alcune espressioni ac cusanti il Sacco di subornazione, le quali avvalorate dalle parole seguenti sfuggite al sergente Poggio tentato esso pure dal Sacco : Se gli riusciva avrebbe rovinato anche me, diedero i primi indizii al marchese Valentino Pallavicini , colonnello del reggimento, il quale , sotto posto l'Allemandi a severo interrogatorio , venne a sco prire come il Sacco fosse emissario di una società di borghesiche tentavano di subornare letruppedelpresidio . Informato della cosa il cavaliere di Castelborgo, go vernatore della divisione di Genova (1 ) , datone imme diato avviso al governo , faceva intanto eseguire nume rosi arresti che diedero ben tosto il filo della congiura ,

essendosi primariamente il Sacco e parecchi altri dopo fatti vilissimi delatori ; ed è questo un altro instintivo carattere della differenza che corre fra il tentativo del 1824

e quello del 1833 : in allora, per quanto io mi sappia almeno, fra i congiurati niuno scese al ruolo infame di spia ; ora invece abbondarono , il che , a parer mio, assai dice che se i primi , appartenendo all'eletta dell'esercito , oprarono per politica convinzione , i secondi invece , scelti fra la feccia di esso , agirono per fini pecuniarii e vili .

Vennesi intanto a conoscere essere disegno dei con (1) Questo Castelborgo è lo stesso che fece la bella difesa di

Pietradegna nel 1796, e che era comandante di Torino nel 1821; uomo mite per quanto la natura e gli ordini del governo lo con sentivano .


CAPITOLO 1 .

giurati di cogliere contemporaneamente a Genova ed a Torino il momento che le truppe recavansi senz’armi ad udire la santa messa (1 ) per impadronirsi delle ca serme e delle entrostanti armi e munizioni da guerra, e dar principio cosi ad un moto rivoluzionario che pro pagar dovevasi per tutto il regno . Si fecero correre al lora voci di progetti atroci per parte dei congiurati : gli ufficiali presenti ai teatri dovevano , ad un dato segno , esser tutti pugnalati ; scanpati egualmente nelle proprie dimore tutti coloro che per nascita, per alto ufficio o

per politiche convinzioni sospettavansi avversi all'ideato movimento : si parlò pure di veleni trovati presso alcuni capi della congiura . Non so quanto vi fosse di vero in simili dicerie, e quanto di esagerato o di falso ; ma so bene che infami davvero furono i mezzi posti in opera dal governo per scoprire i complici e soffocare nel san gue la ordita trama . Tribunali eccezionali e militari ven

nero creati , e tanto gli addetti all'esercito, che i cittadini

vennero giudicati da quelli : commessa ai più tristi uo mini l'istruttoria dei processi ; non libera la scelta dei

difensori : impiegati i mezzi tutti per sorprendere i se greti dei sciagurati prigionieri . Viddero i reazionarii i frutti che ricavar potevano da questa mal concertata congiura , e l'animo diffidente del

re , già per natura propria proclive al rigore, venne in tal circostanza con arte infernale irritato da chi vi avea

interesse, ed un conte Cimie, presidente della Giunta (2) , (1) Si è d'allora in poi che nell'esercito sardo si adottò di andare alla messa con armi e bagaglio . ( 2) Tacchini nel 1821 e Cimie di Cimella nel 1833 macchia rono la toga del magistrato con azioni degne di un Seiano e di un

Jeffreys; possa pertanto pari infamia esser retaggio del nome loro


44

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

parlando in Torino del re ad uno da lui non molto dissimile, usciva in queste parole : Il faut lui faire táter du sang : sans celu il nous échappe ! Detto orribile che svela ad un tempo stesso la costante titubanza del l'animo regio, ed il continuo timore dei reazionarii e dei partigiani dell’Austria di vederlo far ritorno a libe

rali principii . Non soddisfatti dessi delle armi trattate contro i costituzionali dal Carignano in Spagna, senti

rono essere necessario innalzare fra il principe liberale del 1821 ed i novatori una barriera di sangue , e circon

dando colle perfide arti loro il debole monarca , lo spin sero a punir di morte questi oscuri congiurati che avrebbe bastato radiare dai ruoli d'un esercito onorato

e condannare al bando della patria . Profonde ed infernali adunque furono senza dubbio le arti adoprate dagli austrizzanti e gesuitanti per spin gere il sovrano alle carnificine, ma non perciò deve la storia chiamarne meno in colpa Carlo Alberto : e coloro che vollero trovare la causa degli ultimi rovesci nostri

nelle mene e nei raggiri del partito repubblicano , get tino lo sguardo sul sangue cosi freddamente e spieta tamente sparso in quest'epoca , e dicano se tanto infon

data era la repulsione provata da molti Italiani nel 1848 per il re sanguinario del 1833 ! No ! il campione della redenzione di un popolo presentar non si deve all'opra eccelsa colle mani stillanti sangue cittadino, poichè solo

meritano di patrocinare la causa dei popoli coloro che onorar li ponno colla virtù propria e dirsi puri da delitto. Le illegali condanne cominciate in aprile durarono fino a tutto il settembre , ed innanzi a quel tribunale di

sangue, non i giovani , non gli inesperti , non gli igno ranti, mai soli delatori trovarono grazia : fucilossi a Cham


CAPITOLO I.

45

béry, fucilossi ad Alessandria (1 ) , a Genova , a Villafranca di mare ; e quando le iene furono satolle di sangue, la Gazzetta ufficiale nel suo n° 109, facendo precedere la nota dei ciondoli e premii accordati ai più zelanti fra i

regii sicarii (2), decantava poscia la clemenza regia, la quale sopra 67 arrestati e 32 condannati a morte, erasi benignamente accontentata del sangue di 12 vittime,

commutando la pena a 9 congiurati , attesi li importanti rivelamenti da loro fatti ; condannandone 2 a prigionia perpetua , 28 altri a cattività più o meno lunga, ed as solvendone 5 ( 3), e terminava con queste parole che io

qui trascrivo ad edificazione dei partigiani della monar chia assoluta e dei tribunali eccezionali . « Non ebbero

( ascolto rivelazioni disgiunte da irrefragabili prove: ( chè la calunnia non trovò adito e nemmeno i mal

« fondati sospetti , essendosi ricusate le rivelazioni di « quei colpevoli che non intendevano di sostenere la « verità in confronto degli altri rei . I giudicati si pro

« nunciarono da tribunali competenti a termine del regio « Editto delli 22 agosto 1822 (emanato da Carlo Feroce) « e la condanna dei delinquenti ebbe luogo dopo che i ( motivi di difesa, presentati colla più manifesta indi

pendenza , uscirono inammessibili a petto della pie « nezza ed evidenza delle prove che stavano a loro ca (1 ) Non tutti i giudici furono iniqui : Malabaila , colonnello del 15° di fanteria , nobilissimo e partigiano zelantissimo dell'assolu

tismo, ebbe tuttavia il coraggio di dire che piuttosto di dar voto di morte preferiva perdere il grado ; poco dopo, sotto scusa di inalversazione non commessa, ma tollerata, fu posto in ritiro ! (2) Ad una persona che poneva in dubbio la solidità di cervello

di un regio governatore, fanatico persecutore di congiure, Carlo Alberto rispondeva : c'est un fou , mais c'est un fou utile. (3) Gli altri undici erano contumaci .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

e rico . L'Autorità sta compiendo i procedimenti , e vigila * e continua nelle indagini acciò si purghi affatto il * paese dal debole avanzo di una sorta di uomini con

« traria e nemica alla religione, al trono ad alla patria, « e disposta a rapine, incendii c ad ogni pubblica rovina « per mandar ad effetto i suoi scellerati disegni » . Dove trovare, domando io , un governo più clemente

ed al tempo stesso più sollecito del pubblico bene ? I lodatori di Carlo Alberto ravvisarono opportuno di ta cere questi fasti del suo regno, ma essi stanno scritti in

lettere di sangue nella storia dell'italiana penisola ; ond’io

invece di seguire il loro codardo esempio, mi appigliai animosamente al partito di farne veridica esposizione ; risoluzione che mi parve più consentaneà all'ufficio dello storico , facendo però nel tempo stesso osservare , ad onore di quel principe , che forse il rimorso dei delitti

commessi nei primordii del regno ebbe grandissima parte nello spingerlo alla bella impresa di tentare il ri scatto della patria negli ultimi anni del viver suo . Luttuosi eventi son questi che io vado esponendo, ma pur dover di storico m'impone che io qui ricordi ancora

le turpi mercedi e le svergognate lodi date a delatori e spioni, i quali poichè s’ebbero in quel tempo le une e le altre, e videro il nome loro pubblicato sulla gazzetta

ufficiale come benemeriti , or vuol giustizia che in questi mutati tempi, le parole stesse che allora mercarono loro le lodi dei tristi , qui ripetute valgano a tramandare ai posteri esecrata la memoria loro . Nel nº 75 adunque della Gazzetta piemontese e sotto la data delli 25 giu gno leggesi : « La fedeltà distinta di alcuni sott'ufficiali « che ebbero occasione di darne evidenti prove fu da

« S. M. premiata, non si presto le fu pienamente nota ,


CAPITOLO I.

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< col promuoverli al grado di sottotenenti , ed eccone « li nomi :

« Perrier Luigi , sergente-furiere nel 2° reggimento della

« brigata Savoia , nominato sottotenente nello stesso corpo. « Dumas Giuseppe , furiere nel 1º, id . , id . « Seguré Cesare, furiere della brigata Cuneo, nomi nato sottotenente nel 2º reggimento Piemonte . « Passera Adamo, cadetto nel 1 ° della brigata Cuneo, « promosso sottotenente nello stesso .

« Allemandi Gerolamo, sergente nel reggimento gra « natieri Guardie, nominato ad aiutante con grado di

« sottotenente nella piazza di Domodossola . « Martinaz Domenico , sergente furiere nel 1 ° reggi « mento brigata Pinerolo, nominato sottotenente nello ( stesso » .

E come se l'inserzione di questi infami nomi non fosse sufficiente sozzura per le servili pagine del foglio ufficiale , la notificanza della nomina del Martinaz era

seguita da queste poche linee : « La promozione di quest'ultimo , dimostrando quanto « abbia il Sovrano apprezzata l'epurazione che da se a stessa fece la brigata Pinerolo di ogni colpevole che « potè in essa rinvenire, battendo ognuno con calore la « via e le ben intese direzioni che con indefessa cura

« segnate le venivano dal proprio maggior generale co « mandante , cavaliere Morra di Lavriano , fu cosi giu « livamente ricevuta dal corpo che , il nobile esempio

« seguendo dato pel primo dal governatore della divi « sione (1 ) , a gara andarono gli ufficiali tutti nel volere (1 ) Per non furar alcuno della sua parte di gloria , osserverò che il governatore che dava così nobile esempio era l'ex- austriaco conte Casazza di Valmonte .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

« per turno il Martinaz a loro commensale e nel fornirlo

« sul proprio loro soldo di quanto occorrevagli pel di « lui corredo nel nuovo suo grado » .

Cosi i collega del povero Tola , dopo aver mirato ad occhi asciutti il di lui scempio , festosi accoglievano a mensa il giuda che venduto lo aveva, ed a tali generosi sensi educavansi sotto il regno di Carlo Alberto gli uf ficiali di un esercito che pugnar doveva un giorno per l'indipendenza italiana ! Non mancavano certo nelle file di esso molti uomini generosi che altamente riprova vano simili infamie ; ma la lingua loro era inceppata dalla ferrea disciplina e dal timore di vedersi tronca la carriera ad ogni benchè menomo segno di commisera zione ; a provare il che basti questo aneddoto accaduto in allora nel reggimento di Savoia cavalleria . Era in esso , qual ufficiale subalterno , un Federici , sarzanese, il quale ebbe l'imprudenza di palesare il suo dolore nel vedere esigliati alcuni suoi compaesani e già

commilitoni nelle Guardie del corpo ; riſerite le pietose sue parole al barone Delaunay, suo colonnello , veniva quell'ufficiale da questi chiamato ed interpellato sul

senso delle sue espressioni : rispondeva Federici, esser esse dettate da un sentimento di amicizia che portavalo a deplorare la sventura degli amici senza menomamente approvarne la condotta ; ma non valsero queste ragioni a persuadere il colonnello, il quale ruvidamente osser vando, che chi era stato stretto in amicizia con tradi

tori, non poteva essere buon servitore del re, intimava

all'ufficiale di chiedere egli stesso le dimessioni , sotto pena di vedersi vergognosamente destituito, di modo che fu forza al Federici di abbandonare una carriera a cui lo chiamava la naturale sua inclinazione .


CAPITOLO I.

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Adunque in quel tempo, sotto il regno di Carlo Al berto, la delazione era virtù , la semplice pietà pei col

pevoli era delitto ? Qual meraviglia , se surta l'aurora della libertà italiana , se proclamata la costituzione , molti furono i tiepidi , molti gli increduli ? Affogato nel sangue lo stupido tentativo della setta repubblicana, rivolgeva nuovamente il re l'animo alle

predilette sue parate, e per poterle eseguire sopra più ampia scala , divisò in quest'anno di ragunare per la prima volta alcuni corpi delle varie armi sulle incolte lande che, stendendosi fra i torrenti Fisca e Malone, ed

intersecate da varii altri rivi e da profondi burroni , pre sentano un terreno oltre modo acconcio a simulate fa

zioni di guerra . Giace questa svariata regione a 20 kilo metri a maestro di Torino , e simile in tutto per la natura

del suolo alle lande di Leiny e di Volpiano, ove avevano avuto luogo le antiche esercitazioni delle truppe piemon tesi prima della rivoluzione, le sorpassa però infinita mente in estensione , occupando essa non meno di 12 kilometri da ponente a levante , e 3 1/2 da mezzodi a tramontana . Poco adatta all'agricoltura , questa pianura è ricoperta di forre e di macchie che, rendendo in molte parti di essa malagevole l'impiego della cavalleria ed artiglieria, la fanno però eminentemente atta ad eserci tare la fanteria ne'combattimenti in ordine sparpagliato,

e nelle marcie in terreni difficili ed impediti. A scanso di stucchevoli ripetizioni , dirò che sette furono i campi d'istruzione tenuti in questa località nel periodo di anni scorso dall' avvenimento al trono di

Carlo Alberto alla guerra d'Indipendenza : tutti i corpi dell'esercito ne fecero interpolatamente e ripetutamente parte : ne' due primi anni , 1833-34, le truppe ivi ra VOL. III.

PINELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gunate non oltrepassarono di molto gli 11,000 wo mini ; ma essendosi poscia posto mente , come questo

ampio terreno si prestasse per le chiamate straordinarie delle classi , utilissime per mantenere vive nei soldati provinciali la disciplina e l'istruzione militare , negli

anni posteriori furono convocate quando due, quando quattro, e quando tutte le classi temporarie delle bri gate ivi raccolte, a segno che negli ultimi due campi , eseguiti nel 1844 e 46, la cifra dei soldati ivi adunati ascese a 20,000.

Il re, che nei due primi anni riserbato si era il co

mando nominale delle truppe, tanto in quelli che nei successivi campi , ne lasciò di fatto il pieno esercizio al cavaliere Annibale Saluzzo quartier-mastro generale dell'esercito, lo stesso di cui ebbi a fare onorata men

zione nelle guerre napoleoniche; ed appena i principi ebbero toccata un'età che li rendesse atti a sostenere

le fatiche militari , essi presero sempre parte a quelle esercitazioni , disimpegnando funzioni più o meno ele vate e corrispondenti ai gradi di cui erano fregiati. Il difetto di attrezzi di accampamento fece si che da prima quasi tutte le truppe furono accantonate nei vil

laggi viciniori e nelle molte cascine sparse sulla cosi detta Vauda di San Maurizio ; ma cresciuto gradatamente poi il numero delle tende e baracche , la sola cavalle ria venne mantenuta sul piede di accantonamento, ed eccettuati pochi battaglioni stanziati nei villaggi di San Maurizio, di Ciriè e di Nole, ove stavano i quartieri ge nerali delle varie divisioni , la fanteria tutta venne at

trabaccata od attendata . In principio le baracche furono costrutte della capacità di 8 o 16 uomini soltanto, ma posteriormente se ne eressero delle altre capaci di 150


CAPITOLO 1 .

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soldati caduna, lunghe 24 metri e 64 c . , e larghe metà , e che, divise per la loro lunghezza da un corridoio largo 2 metri , contenevano a destra ed a sinistra di questo i letti da campo pei soldati , più due camerini in fondo destinati per l'ufficiale subalterno di servizio e pel furiere.

È innegabile che questi campi d'istruzione riuscirono oltre modo vantaggiosi all'esercito piemontese , ed ac conci sopratutto per familiarizzare il soldato alla vita dei campi ; e fu notato come nelle marcie che ebbero luogo immediatamente dopo per i cambii di guernigione , pochi o nessuni fossero gl'individui rimanenti addietro dal grosso dei rispettivi loro corpi per causa di fatica ; tanta era l'assuefazione contratta dai soldati di aver ognor sulla

persona lo zaino ed il completo armamento di guerra . È fuori di dubbio eziandio che i generali poterono ac quistare pratica maggiore nel maneggio delle forti masse , e farsi un'idea più chiara dell'impiego delle tre

armi ; ma se questi campi giovarono ai semplici comuni ed ai primi duci, fallirono poi onninamente allo scopo di ammaestrare la bassa forza ed i minori ufficiali nel

l'importantissimo servizio di campagna e nell'arte di valersi delle disuguaglianze e ripieghi del terreno ; .co noscenza oltremodo vantaggiosa alla guerra , special mente nel variatissimo suolo italiano , in cui l'impiego delle forti masse è assai raro, e riesce quindi indispen sabile che ogni ufficiale praticamente conosca il miglior modo di valersi della frazione di truppa a lui soggetta.

Invece poi di consumare i primi giorni di perma nenza al campo in istruzioni di dettaglio riflettenti le

scuole di pelottone e battaglione, avrebbero le truppe più proficuamente potuto impiegarsi in lavori campali


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di campagna e di assedio : aprironsi bensi nel senso di lunghezza del campo un canale ed una strada; ma tali lavori furono eseguiti per opera dei soli zappatori del Genio , i quali eziandio condussero a termine la ridotta fatta pendente il campo del 1844. Negli ultimi anni poi , in cui quasi tutte le classi dei

reggimenti destinati al campo vennero convocate sotto le armi , era facile accorgersi come le compagnie fossero soverchiamente numerose e di impossibile comando per parte di tre soli ufficiali; ma queste cose passarono

inosservate ai reggitori di quelle turbe, i quali intesero solo l'animo a soddisfare la futile predilezione del re per le lunghe linee di battaglia, per le fragorose fuci

late e cannonate, per le simulate cariche di cavalleria, per le grandi parate e sfilamenti, insomma per tutto ciò che, appartenendo più all'apparenza che alla realtà della guerra , produce migliore ottico effetto ; nè cura ronsi di investigare i difetti esistenti nell'organamento dell'esercito , e trascurando le vere considerazioni di

guerra , si attennero ad un ridicolo pedantismo, ripo

nendo tutta l'importanza del comando nel vegliare ac chè neanche un fuscello di paglia apparisse nelle vie maestre e nei viottoli dei diversi campi, non un soldato deponesse la divisa nell'interno di essi, e simili altre

stupide pedanterie, le quali fecero si che i campi invece di riuscire utili e dilettevoli scuole della vita guerriera, trasrnutati vennero in ridicole e stucchevoli ripetizioni di vane parate; ed a completare la commedia vi si ag

giunsero certe canzoni dette nazionali , le quali altro non erano che un complesso d'insulse smargiassate . Nè il ministro di guerra era uomo da perdere un'oc casione così bella di far pompa della sua magniloquenza ;


CAPITOLO 1 .

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equesto brano di un ordine del giorno dato nel 1833, nel quale si lodava la solerzia dei provinciali ad accorrere

sotto le armi, è troppo prezioso perchè io voglia frau darne i posteri ; eccolo in tutta la sua purezza : « Soldati !

« Mentre il primo biondeggiar de' campi , l'occhio ed « i pensieri lieti vi portava sulla falce di messe, da cui « teneri ed affettuosi rivolgendosi alle famiglie vostre, « dolce in cuore vi riconduceva la speme che felici negli « agricoli lavori, comodamente supplir potreste ad ogni « lor bisogno - improvvisa suonovvi all'orecchio la voce « sovrana che, per imperiose circostanze dello Stato, « vi chiamava alle armi !

il suggello di collaudazione tese ste militare sistema » . piemon al appone « voi

Visitarono queste militari adunanze varii uffiziali esteri, e tutti convennero sul perfetto contegno militare tenuto dalle truppe sotto le armi, ed anche i meno fa vorevolmente disposti , volenti o no, riconoscere dovet

tero le eccellenti disposizioni della gioventù subalpina per le fatiche militari : con tutto ciò io dubito molto che tutti gli stranieri dividessero l'opinione del generale

Ravicchio sui generali piemontesi ; il quale, visitato avendo il campo del 1838, scrisse un opuscolo sú tal argomento , in cui, dopo aver dato i dovuti elogi alle truppe d'ogni sorta e specialmente a quelle d'arliglie ria, arma in cui egli stesso servito aveva a lungo in

varii eserciti, usciva in queste parole : Il s'est fait un grand changement dans l'armée sarde depuis huit ans ;

les hauts grades ne sont plus le partage exclusif des vieux officiers sans expérience; peu à peu le roi actuel


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a écarté ses anciens serviteurs pour les remplacer par des

militaires expérimentés. In queste parole appare più la benigna natura del vecchio guerriero , che la verità sto rica od una profonda conoscenza dei generali piemon tesi : se per vecchi servitori il Ravicchio intendeva le reliquie antirivoluzionarie tratte fuori nel 1814 , dello

scomparire loro ei doveva farne merito non al re, ma al tempo, che tutto dissolve e rinnova : ma che i loro successori fossero di molto ad essi superiori in militare pe

rizia, mi sia concesso di porlo in dubbio ; e l'immensa maggioranza dei militari piemontesi , che ne videro non

pochi alla prova nella guerra dell'italiana indipendenza , sarà probabilmente del mio avviso : non mancavano cer tamente fra i comandanti delle truppe accolte quell'anno al campo alcuni uomini di merito ; ed oltre al Saluzzo , tali senza dubbio erano il capo di stato -maggiore Fran

zini , i generali Lamanta , Ettore De-Sonnaz, Eusebio Bava ed Angelo Olivieri , uomini usciti tutti dalla scuola napoleonica , e che trovandosi allora in età ancor verde , sebbene non usi a comandare grosse masse alla guerra ,

che fatta avevano come ufficiali subalterni, dando in essa non dubbie prove di valore personale e d'intelli

genza , tuttavia avrebbero lodevolmente adempiuto al loro ufficio : ma oltrecchè questi erano i migliori (es

sendo cura del re di scegliere quelli pel comando delle truppe accampate), essi erano poi anche soverchja mente pochi , onde , generalmente parlando , è assai difficile sostenere che a capo dei varii corpi dell'eser cito sardo esistessero uomini esperti . Lungi poi dal l'essere eliminati i vecchi servitori dalle file dell'eser

cito, essi , all'epoca appunto di cui discorre il Ravicchio, abbondavano invece a causa del gretto sistema del Vil


CAPITOLO I.

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lamarina di niegare il ritiro a chi annoverava trenta e più anni di servizio e talora non pochi acciacchi ; e la nobiltà conservato avendo per lo addietro tutti gli smo

dati suoi privilegi, ne conseguiva fosse assai frequente il caso di vedere nobilotti senza esperienza nei sublimi gradi ove più occorre ampio corredo di militari cogni

zioni , e per lo contrario uomini cadenti per età nei gradi di capitano o di ufficiale subalterno, ove ad una

più ristretta perizia va imprescindibilmente unita la vigoria del corpo per sostenere le lunghe marcie ed i disagi tutti che attendono di consuelo le truppe accam pate . Ciò nulladimeno, e malgrado questi difetti del per sonale graduato , le truppe piemontesi fecero bella mostra di sè agli occhi degli ufficiali stranieri , ed al

cune fazioni campali , eseguite con troppa pedanteria se vuolşi , ma con un certo assieme e con franchezza

dai soldati tanto equestri che pedestri , valsero a con

fermare la riputazione dell'esercito subalpino presso le altre armate europee .

Le barbare esecuzioni del 1833, lungi dall'intimidire i settarii della Giovine Italia , ne avevano invece esasperata

la feroce natura, la quale or trasmodando e consigliando

di vendicare il sangue col sangue , fece loro risguardare come equo ed indispensabile l'assassinio di quei prin cipi italiani reputati più avversi alla causa della libertà . Tre erano le vittime designate : Carlo Alberto, France sco di Modena e Ferdinando di Napoli . Fra i numerosi suoi seiddi , strenui di lingua e fiacchi di braccio, faceva scelta Mazzini di tre tenuti per uomini risoluti, e desti navali ad essere i novelli Bruti ; ma pel bene dell'uma nità e per isprezzo di essi ch'ebbero solo il cuore ne fando, tutti tre vennero meno all'opra . Quello prescelto


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a trafiggere Ferdinando di Napoli non diede più alcuna contezza di sè : C ..... che uccider doveva Francesco di

Modena , dopo averne seguito per lungo tempo le trac

cie, tanto in città che alla villeggiatura ducale del Cat tai , caduto in sospetto della polizia , venne arrestato , e solo dopo alcuni mesi fu restituito a libertà , non es sendosi trovato indizio alcuno del suo feroce intendi

mento : Carlo Alberto doveva cadere sotto i colpi di un tale Gg ..... piemontese imbastardito, il quale vantato si era di liberare la patria dal tiranno . Dopo una dimora

di alcuni mesi in Torino, ebbe Gg.... il destro di acco stare il principe; ma allora solo s'accorse che altro era farla da Bruto nelle conventicole e lontano dai pericoli ,

ed altro disporsi ad esser fatto a brani immediatamente dopo perpetrato il delitto : perlocchè, convinto fra sè e sé d'esser furfante solo d'intenzione e vigliacco d'animo, scrisse a Mazzini, confessando il suo peccato : ma intanto

temendo l'ira del beffalo capo -parte, pensò bene andar sene fra gli Egizii , di dove ritornar dovea in Europa molto più tardi e quando i pericoli per la guerra ita liana erano terminati , a farla da saccentone e da sputa sentenze in cose di stato prima in riva al Tamigi ,

quindi su quelle dell'Eridano . Deluso nelle atroci sue speranze , il partito della Gio vine Italia mandava in Torino un altro sicario , un tal

Angelini , nativo della Garfagnana ( 1), che era in fama di uomo intrepido e risoluto ; ma questi pure falli al l'espettazione dei congiurati , perchè dopo aver dimorato a lungo in una casa sita in via di Porta Nuova , dalle cui finestre intendeva colpire con archibugio il re, solito ( 1 ) Mori poi a Parigi di tisi polmonare .


CAPITOLO I.

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a recarsi ogni giovedi ad assistere alle manovre delle truppe di presidio in piazza di San Secondo, addatosi un giorno che i carabinieri salivan su per le scale, e cre 1

dendosi, sebbene colà andassero per tutt'altro, d'essere da loro ricercato sopra qualche sospetto, colto il mo mento in cui essi stavano nel piano superiore a quello

da lui abitato , prese le gambe in spalla , nè più arre stossi sino a che si trovò fuor di confine.

Accadevano questi inutilmente atroci disegni nell’au- 1834 tunno del 1833, pendente il quale dai fuorusciti e dai comitati di Marsiglia e di Parigi davasi opera eziandio a preparare un'invasione a mano armata nella Savoia ; ma poco essendo d'accordo i capi-setta fra loro, e non ancor unanimi sulla scelta del capo, le cose tirarono a lungo sino al gennaio dell'anno successivo, in cui il ge nerale Ramorino, già salito in Polonia in fama di valo roso bensi , ma di mal certa fede, destinato, malgrado

l'opposizione di Mazzini e compagni , a capitanare l'im presa , venne di sua persona sul Ginevrino . Le vere forze del partito erano più che deboli , e l'oc chio vigile della polizia francese impediva loro eziandio di congregarsi collettivamente . Alla debolezza numerica poi aggiungere si deve la morale risultante dalla com posizione stessa del personale, che altro non era chè un

miscuglio di emigrali di tutte le nazioni.Tuttavia i capi più esaltati, sperando di trovar sostegno presso gli abi tatori della Savoia , volevano ad ogni costo por mano

all'impresa . Ma Ramorino era troppo pratico delle po litiche cose per credere che una monarchia saldamente assisa, qual era la sabauda, sull'affetto tradizionale dei

popoli verso la dinastia, avesse a crollare al solo appa rire di pochi e sconosciuti avventurieri : i suoi nemici


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dissero e lasciarono scritto che egli tradisse sin da prin

cipio, ed avesse egli stesso dato segreto avviso a Soult, ministro di guerra in Francia , del tentativo ideato , e che questi ne facesse avvertito il governo sardo : la con dotta tenuta da Ramorino pochi giorni dopo ed il suo

operato nel 1849 danno un certo grado di verosimi glianza alla cosa , ed è certo che fra gli stessi suoi se guaci eravi chi lo teneva per traditore, e già pensava al

modo di disfarsene appena inaugurata avesse l'impresa , e le popolazioni savoiarde, secondo l'illusione accredi tata , fraternizzato avessero con gl'invasori. Che che ne sia di tutto ciò, Ramorino, traditore o no, andava, ora sotto un pretesto , ed ora sotto un altro , schermendosi dal dar principio alla spedizione: ma le gato alla fin fine dalla sua parola e da 40,000 franchi che aveva ricevuti dal comitato centrale per attivare i

preparativi, s'indusse al fine di recarsi in compagnia del polacco Grabscki e di due altri seguaci, li 30 gennaio, a Rolle , luogo sito sulla riva nord-ovest del lago Le mano e distante 30 kilometri circa da Ginevra, ove te

nevasi da qualche tempo Mazzini con Bianco di St-Jorioz, l'emigrato del 1821 , col polacco Soltiky e coll'italiano , anzi piemontese Antonini, reduce esso pure dalla guerra di Polonia , e che in allora aveva preso il predicato di Eckmann .

Arresosi alle istanze loro ed acclamato generalis simo, Ramorino recavasi all'indomani, 31 , nei dintorni

di Ginevra per aver con essi un secondo abboccamento ; dopo il quale, maggiormente convinto della deficienza di forze, insisteva per rimandare a tempo migliore la

spedizione , offrendo di restituire 10,000 franchi sui 40,000 ricevuti: ma Mazzini non voleva udir parola di


CAPITOLO I.

59

dilazione, e l'opinion súa era divisa da Bianco e dagli altri fuorusciti presenti alla conferenza ; i quali rappre sentavano come il governo ginevrino , insospettitosi delli continui assembramenti e palesando idee ostili , andasse convocando sotto le armi le milizie per respingere i con giurati nel caso che disegnassero attraversare il suo ter ritorio : e come pertanto, a loro avviso, ogni momento

perduto fosse esiziale all'impresa . Piegavasi allora Ra morino all'opinione generale e dava le disposizioni op portune per dar iniziamento alla cosa nel di 2 febbraio .

Quattro erano i punti da aggredirsi simultaneamente. Una piccola colonna , con cui stava il marchese milanese Rosalez e lo spagnuolo Valdés, assalir doveva all'estrema

destra verso Laissaud , luogo di confine, 7 kilometri a li beccio di Mommeliano , ed al punto ove il torrente Breda gettasi nell'Isero . Un'altra colonna , di forza ad un di presso eguale, tentar doveva il passo des Echelles, gui data da Arduino , ex -ufficiale di Pinerolo , fuoruscito

dell'anno antecedente , e da Allemandi (1 ) . Una terza sotto gli ordini dello svizzero Sachmann , già ufficiale della guardia svizzera di Carlo X di Francia (2) , doveva far sforzo al punto di Seyssel ; e finalmente la quarta colonna più poderosa di tutte e suddivisa in due frazioni ( 1 ) Quest'Allemandi era figlio di Benedetto , nativo di Verzuolo ,

provincia di Saluzzo , il quale aveva servito sotto l'Impero , e di

messo nel 1821 dal grado di luogotenente dei Carabinieri Reali , erasi condotto in Francia colla famiglia. (2) La scelta di costui a comandante di una colonna prova come fra i fuorusciti vi fosse più d'uno che agognava a far fortuna ; poichè se questo Sachmand era liberale , come mai aveva potuto

servire Carlo X, e chi vietavagli di stare in patria , retta repub blicanamente , o di militare nelle file dell'esercito costituzionale francese ?


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dirette da Ramorino in persona, doveva marciare sopra San Giuliano .

Le forze sulle quali contavano i repubblicani erano le seguenti : 300 nativi di Carouge, del cantone di Vaud e dei luoghi finittimi alla sarda provincia del Genevese ; 200 Polacchi, un centinaio di fuorusciti italiani, e 150

altri scioperati Tedeschi del ducato di Baden, espulsi dal loro paese; tuita gente che da più mesi abitava in Gi nevra e nelle vicinanze , e nei cantoni di Berna e di

Vaud , ove per ingannare la polizia svizzera sul vero momento fissato per agire , andavano eseguendo ogni

giorno assembramenti che risolvevansi poi in fumo, spe rando cosi di pervenire ad addormentare la vigilanza di

quella e del sardo governo. Formar dovevano questi 750 uomini due colonne : le altre tre non sommavano

a guari più di 50 uomini caduna , quasi tutti Italiani , ai quali aggregati s'erano alcuni Francesi vagabondi e

maggior numero di Savoiardi tratti da quella classe assai numerosa che recasi in Francia per ivi attendere ai ser vigi domestici e di fatica. Aggiungendo adunque tutte queste bande secondarie a quella di Ramorino, erano

al più al più 1,200 uomini di varie nazioni, non agguer riti , coi quali quei settarii osavano affrontare una po tenza solidamente stabilita , padrona di un disciplinato esercito , e che edotta dei loro disegni , preparavasi a ributtarli , tenendo d'occhio ogni ben che leggiero loro movimento ; e per soprapiù essi sceglievano per punto

d'invasione la provincia la più affetta alla dinastia , la meno propensa alle forme repubblicane, e per la stessa sua origine estranea affatto alla causa italiana ! Ramorino intanto che doveva effettuare l'attacco prin cipale, dava le seguenti disposizioni: i Polacchi riuniti

1


CAPITOLO 1 .

61

a Nion , villaggio sulle rive del lago e posto fra Rolle e Ginevra, dalla quale città dista 20 kilometri circa , ab bandonato quel luogo al 10 febbraio , dovevano venire sotto gli ordini di Grabscki a traghettare il Rodano alle

chiatte poste ad Arvilly ed a Chassy, e portarsi al Plan des Ouattes, piccola pianura sul Ginevrino e discosta quattro kilometri al più da San Giuliano, luogo del confine sardo . Contemporaneamente egli, Ramorino, cogli altri 550 che dovean ragunarsi a Carouge e dintorni, accompagnato da Bianco, che capitanava gl’Italiani , doveva giungere direttamente al Plan des Ouattes, ove al suo apparire , a detta di certi cervelli balzani nativi di quei luoghi , tutti gli abitatori di St-Julien , di la Roche e di Bonne ville , città savoiarde , e quelli di Chêne sul Ginevrino, dovevano accorrere come un sol uomo a schierarsi sotto

l'antica bandiera cisalpina ch'egli di inalberar propo nevasi.

Se non che questi preparativi non avevano potuto es

ser recati a compimento in modo cosi segreto che non ne giungesse più d'un indizio ai governi dei due cantoni di Vaud e di Ginevra . Non furono mai invero quei due governi amici troppo sinceri della stirpe savoiarda , e prova ne sia il ricetto dato a questi cospiranti, dei quali da lungo tempo non erano più dubbie le intenzioni d'in sultare la sarda frontiera : tuttavia vedendo che dessi

ora si accingevano a passar daddovero dalle parole ai fatti, sentirono i rettori svizzeri l'obbligo che loro in cumbeva di salvare le apparenze almeno di una neutra lità imparziale, a ciò indotti forse non tanto dal timore del risentimento del governo sardo, come dalle minaccie di Francia ed Austria .

Ragunate pertanto le proprie milizie , il governo di


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Vaud primo si oppose alla progettata marcia dei Po lacchi verso il Rodano, i quali vidersi perciò forzati a mutar piano, ed imbarcatisi a Nion , fecero divisamento di venire ad approdare alla costa meridionale del lago appartenente alla provincia savoiarda del Chiablese : ma anche questo secondo disegno venne loro guasto dai venti contrarii e dalla notizia che la guarnigione di Tho non , capoluogo di quella provincia , rafforzata, vigilava lungo il littorale per ributtarli ; risolvettero allora Grab

scky ed Antonini di pigliar terra sul Ginevrino presso al castello di Bellerive ed alla Belotte , luoghi sorgenti sulla costa orientale del seno ivi formato dal lago che

s'innoltra verso Ginevra e distanti pochi chilometri da essa . Ma anche qui venne loro intercettata la via dalle

milizie ginevrine ivi a tal fine da quel governo raccolte, le quali li costrinsero a rimbarcarsi sequestrando loro in pari tempo una grossa barca carica d'armi e di altri oggetti militari con cui intendevano di armare gli in sorgenti della Savoia ; e sebbene queste armi venissero pronlamente loro restituite, per evitare una sommossa fra i Ginevrini, che avversi a Sardegna , vollero scorgere in quel sequestro un atto ostile ai fuorusciti ; tuttavia da quel momento il distaccamento di Grabscky, costretto à veleggiare nuovamente alla volta di Nion , non potè più prestare cooperazione alcuna alla colonna di Ramorino . Questo generale frattanto , portatosi di sua persona pedestremente e seguito da quattro soli ufficiali, ed in abito borghese , per deludere le ricerche della polizia ginevrina, al Plan des Ouattes, venne a sapere che , in

vece degli insorgenti, stava colà un colonnello svizzero, il quale, sotto colore di istruire il suo contingente ivi raccolto, aveva in realtà ordine dal suo governo di im

:


CAPITOLO I.

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pedire qualunque adunanza di gente armata sul terri torio del cantone. Retrocedeva allora Ramorino sino a

Carouge, ove , con pochi Tedeschi e Polacchi, stava la legione italica forte di 100 uomini formata da Bianco,

il quale intendeva di cominciare con essa la guerra per bande, sulla quale appositamente scritto aveva un trat tatello assai mediocre durante la sua dimora all'estero ;

a Carouge pure venne Ramorino a conoscere gl'intoppi incontrati dai Polacchi e come la guernigione sarda di San Giuliano, rinforzata da un battaglione del secondo reggimento Acqui e da uno squadrone di Genova caval

leria, giunti da Annecy sotto gli ordini del tenente-co lonnello Troiti , togliesse ai Savoiardi malcontenti ogni possibilità di manifestarsi e di operare la lor congiun zione coi fuorusciti.

In tali frangenti il miglior consiglio era di sciogliere la debole colonna , che già diminuita dalle molte defe

zioni, ascendeva a mala pena a 100 uomini; e tale era il parere di Ramorino; ma Mazzini , insospettitosi vie maggiormente, aveagli posto ai fianchi un giovane mo

danese onde spiarne gli andamenti ; oltre a ciò, un con giurato savoiardo giurava per tutti i santi , che appena il piccolo drappello giunto fosse sulla frontiera del Faus signy buon numero d'insorti raggiunto lo avrebbero; laonde Ramorino , prode della persona, abborrendo dal l'apparire meno ardito di quei declamatori , risolvevasi a persistere nell'intrapreso tentativo . Riconoscendo però assurdo un colpo sopra San Giu liano, come consigliava Mazzini, ora che la guernigione sommava ad oltre 600 uomini , mandava il generale ordine a Grabscki di simulare di far vela verso Nion, e

piegando quindi invece a scirocco , di venire ad appro


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dare alla foce del torrente Hermance per marciare quindi per Crepy e Veigy alla volta dell'Arve , sulle sponde del quale egli stesso intendeva portarsi cogli Italiani di Bianco per Bossey ed Etrembières. Ma accadde ciò che avviene ognora delle imprese a cui concorrer deb bono distaccamenti partiti da punti molto fra loro di scosti ; i Polacchi , tenuti a bada dagli Svizzeri , non poterono accorrere al dato convegno, ed i molti insor genti elvetici o savoiardi che, a detta dei settarii, rag

giungere dovevano alla frontiera del Faussigny, non ap parvero ; di modo che Ramorino , giunto alle 11 di sera a Bossey, videsi seguito soltanto dal suo debole drap pello, che, ingrossato da qualche sfaccendato del contado, ascendeva bensi a 230 uomini , ma privo di bestie da soma era costretto a trascinare a braccia d'uomo i carri

su cui posavano le armi e gli altri oggetti militari de stinati ad equipaggiare gl'insorgenti . Alla sorpresa manifestata dal generale nel mirare l'a

patia degli abitatori di Bossey e di Vejrier, per cui pas sato era , si risponde che soltanto ad Annemasse troverà i Savoiardi insorti ; laonde egli, partito dopo la mezza notte da Bossey, riponevasi in via a quella volta , e giunto co' suoi al ponte di Etrembières sull'Arve, vi fugava una

ventina di doganieri e carabinieri, i quali, dopo scam biati alcuni colpi di fucile, gli lasciavano libero il varco . Entravano adunque i fuorusciti verso le tre mattutine in Annemasse, ove il duce loro , poste immantinenti le mani nella cassa dell'esattoria , vi predava 800 franchi che, per buona ventura, soli vi si trovavano : spiegato

quindi il vessillo repubblicano, pubblicava un assai co mico proclama segnato Mazzini , Melegari , Ruffini e Rubin , col quale , premesso che ove regnava il dispo


CAPITOLO I.

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tismo, l'insurrezione era il più santo dei doveri , veniva ordinato che al grido di viva la repubblica il nuovo stendardo venisse inalberato invece dell'antico ; che le campane suonassero a stormo in ogni comune per in

vitare le popolazioni ad insorgere, raccomandando però , per via di correttivo, di scansare, per quanto fosse pos sibile, qualunque collisione colle regie truppe .

Di tutte le prescrizioni emanate dai quadrumviri , questa sola ultima venne fedelmente osservata , poiché

neppure un Savoiardo si mosse per raggiungere i mazzi niani, e molti di loro anzi che appartenevano alle classi provinciali della brigata Savoia in congedo illimitato fe cero le viste di levarsi contro questi nè chiamati nè

desiderati liberatori, e non pochi andarono a porsi sotto

gli ordini dei regii comandanti ; le campane poi o tac quero, o diedero il consueto e pacifico segno delle sacre

funzioni, di modo che i magnanimi redentori d'Italia vedutisi cosi freddamente accolti dai Savoiardi , ed in formati che la cavalleria piemontese (1 ) partita da Ru

milly avanzava di trotto, pensarono di evacuare pron tamente Annemasse e tirarsi addietro sul Ginevrino, ove al favore dei vigneti potevano meglio difendersi da qua lunque eventuale attacco di cavalleria e dar la mano ai Polacchi che essi tuttor lusingavansi di veder apparire da un momento all'altro sulla destra sponda dell'Arve . Quivi passarono la notte dal 10 al 2 febbraio, durante la quale due falsi allarme portarono lo spavento e lo scoraggiamento fra quella accozzaglia d'uomini ad un punto tale che molti se la svignarono. Secondo Ramo rino la diserzione era divenuta generale , ed egli ab (1) Questa notizia era però inesatta , e la cavalleria , tolto lo squadrone che era con Trotti, non si era mossa . VOL. III. - 5

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

bandonato avrebbe la colonna quando ormai più non aveva alcuna consistenza . Secondo altri Ramorino fu il

primo a rifugiarsi a Puplinge , terra svizzera , lontana 13 kilometri da Annemasse ; ed anzi Mazzini , in una sua lettera scritta ad un suo confidente, dice che Ra morino seminava la demoralizzazione a lenti gradi:

qualunque sia poi stato il primo a fuggire, fatto è che fuggirono, ed il generale di questa comica armata , per seguito in quel villaggio , e ricercato di morte dai suoi seguaci che si dicevano da lui traditi , ebbe a gran ven tura di ricoverarsi presso il sindaco di quel luogo, di dove riusci per una finestra a porsi in salvo col danaro . Lui partito , l'impresa andò ſallita ; poichè i pochi fuor usciti che ancor stavano insieme collegati , vedutisi senza condottiero , cedute le armi alle autorità svizzere , si rassegnarono ad essere internali nel paese ; e Mazzini , che dicendosi ammalato , già da più ore tenevasi in letto, allontanossi egli pure con Bianco ed Antonini , e rimandò a tempo migliore la rigenerazione italiana, la quale allora solo potrà avere effetto quando sarà tentata con forze pari all'alto concetto e diretta da uomini di nota virtù e militar perizia . E di questa verità dovrebbe pure convincersi quell'uomo straordinario , quel grande agitatore il quale è pure lo stesso che scriveva nel 1839

nel Morning Chronicle : Le jour où l'on verra paraître, le jour où le hasard ou leurs actes placeront à la tête de l'insurrection des hommes qui comprennent l’Italie, l'Italie sera libre . La nation en Italie n'a jamais paru dans la lice .

In questa spedizione (che muoverebbe al riso se di severo biasimo degno non fosse qualunque tentativo che ,

non avendo alcuna probabilità di buon successo, costi


CAPITOLO

I.

67

la vita ad un sol uomo) due cose sono fatte per destare meraviglia : l'audacia di Ramorino e l'inazione dei regii condottieri . Quanto al primo, non si comprende davvero come un uomo di innegabile perizia militare potesse

lusingarsi di condurre a buon fine un'impresa tentata con mezzi cosi esigui ; e questa considerazione, ravva lorata dalla condotta da lui tenuta nel 1849, dà molto peso alle accuse di cui fu fatto segno in allora dagli stessi suoi socii . Quanto ai regii , la loro condotta è ve ramente incomprensibile ; da ogni parte accorrevano rinforzi alla frontiera ; a Thonon stavano dve compagnie di fanti; i 200 cavalli di Rumilly potevano in breve esser portati sul confine; Trotti poi aveva seco un grosso bat taglione ed una cinquantina di dragoni a San Giuliano ; dietro lui ad Annecy stava il rimanente del 18° reggi mento . Come mai adunque con tante forze si lasciarono sfuggire 150 o 300 sciagurati al più , semiscalzi , privi di munizioni da guerra e da bocca, e che, nuovi affatto agli stenti della vita militare, errarono, senza scopo de finito, senza piano concertato per ben tre giorni lungo il confine, e che ben lontani dall'essere secondati dagli abitanti, come s'erano illusi , erano per lo contrario mi

nacciati di vedersi circuiti dai provinciali della brigata Savoia che non aspettavano che un segnale per dar loro addosso colle armi rurali ?

Pare però che la colpa di questa inazione imputar si

debba principalmente al generale di brigata Fossati , il quale spedì ordine perentorio a Trotti , che s'era spinto sopra Cruseilles con tre compagnie , di ritornare a San Giuliano ove lasciato aveva le altre ; ma ciò malgrado,

se Trotti invece di stare in contemplazione dinanzi al confine svizzero avesse assalito immantinenti i fuor


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

usciti appena si presentarono al Plan des Ouattes, o se non volendo violare la frontiera neutrale , seguiti li avesse in coda , quando mossero ad assalire il ponte di Etrembières, ne avrebbe ottenuto facile vittoria ; e ad ogni modo non sopra Cruseilles, che trovasi quasi equi distante fra Saint- Julien ed Annecy ed alle falde occi dentali de' monti Salève, ma per Archamps, Collonge e Bossey marciar egli doveva sopra Annemasse : quanto all'ordine di Fossati era imperfetto , ma però non vo lendo assalire Ramorino , era mille volte meglio tenersi concentrato a San Giuliano anziché dividere le forze fra

quel luogo e Cruseilles . Il colonnello piemontese, invece di agire e di marciare sul Faussigny, ricevuto l'ordine del generale, perdette tempo a ragunare un consiglio di guerra come se trattato si fosse di un caso molto arduo , ed egli avesse bisogno di essere autorizzato dai suoi subordinati per non eseguire un ordine che gl’im

pediva di ributtare 150 facinorosi, i quali a mano ar mata assalivano la frontiera ! Se egli agito avesse riso lutamente e d'accordo colle due compagnie di presidio a Thonon (1 ) , avrebbe senza fallo circondata la banda di Ramorino ; laddove invece egli esitando lasciò al nemico il tempo di predare le casse, violare il territorio ed effettuare quindi pacificamente la sua ritirata . E l'au strizzante Casazza partito da Chambéry con ragguar devoli forze, che cosa faceva egli mai ? (1) Le mosse e le deboli forze di Ramorino erano note ai regii , poichè il carabiniere Gandino Carlo, imbattutosi nella banda ne

mica, mentre avanzava da Bossey , coraggiosamente sprezzando le minaccie fattegli se non s'arrestava , dato di sprone al cavallo riusciva incolume, attraverso ad una grandine di palle , a portar l'avviso dell'avvicinarsi del nemico.


CAPITOLO I.

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Mentre Ramorino colla sua schiera vagava in tal modo lungo il sardo confine, le altre colonne eransi esse pure portate innanzi, meno quella di Sachmann , la quale, avuto vento della cattiva riuscita della principale, non si mosse altrimenti da Seyssel ; quella guidata da Arduino e da Allemandi, partita da Vorreppe nella notte dalli 2 alli 3, ed ingrossatasi cammin facendo di alcuni sfaccendati francesi , venuta per St-Laurent du Pont sopra Les Echelles con bandiera tricolore spiegata e gridando viva l'Italia, ivi passava il confine verso le 6 di sera , e por tatasi direttamente alla caserma dei carabinieri, ne im prigionava due, mentre il terzo , Bobbio per nome, slan ciandosi animosamente dal balcone , corso difilato alla

posta dei cavalli , e salito in sella , volava a Ponte Bel vicino annunziatore dell'invasione .

Era comandante di quel luogo un D'Onier , tenente colonnello , il quale prontamente ragunata la compa gnia cacciatori del 20 reggimento Savona , che ivi stava a presidio , rafforzata prima la guardia del Ponte per provvedere a qualunque inaspettato assalto da quella parte, coi restanti 45 fanti e pochi carabinieri accorreva verso Les Echelles ; ma premendogli intanto che la ne mica banda non facesse maggiori progressi , spediva il carabiniere Scappaccino con lettera al sindaco di Les Echelles prescrivendogli di tener a bada i fuorusciti, ed avvertendolo che verso la mezzanotte egli sarebbe giunto colla piccola colonna a sua riscossa . Se non che ebbero gl'invasori avviso da un loro aderente del messaggio

affidato allo Scappaccino, di modo che quando questi giunse a Echelles si vide in un attimo circondato da un branco di furiosi che , minacciandolo di morte , gli

chiesero il dispaccio , intimandogli in pari tempo di gri


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dare viva l'Italia : resisteva il fido soldato, ed innalzato,

nel cieco suo zelo, il grido di viva il re, faceva le viste mano alle pistole che teneva nelle fonde della movimento che gli costava la vita , perchè funesto sella : colpito in petto da due palle aveva appena il tempo di porre piede a terra prima di spirare . Avvertiti dalla lettura del dispaccio di quanto a loro danno macchinavasi dal D'Onier, risolsero i fuorusciti di por

di evacuar la terra e di andarsi ad accampare sovra un

poggio sorgente fra la strada maestra e la Grotta , spin gendo innanzi alcune vedette per dar avviso dell'arrivo

dei Piemontesi ; ma tali erano il freddo e la fame patiti da quei meschini, che sebbene certi di essere incessan temente assaliti , essi , buttatisi per terra sulla neve, a stento sorgere volevano per dar di piglio alle armi : di modo che fu facile vittoria quella di D'Onier , il quale mentre tentava di riuscire co' fanti sopra un'altura che sta a sopracapo del poggio occupato dai fuorusciti , aveva ordinato al tenente Viano di irrompere coi pochi suoi carabinieri sulla strada maestra appena udite avesse le prime schioppettate . Assaliti adunque i seguaci di Arduino, semispenti dal freddo e dalla fame, non fecero che sparare a caso poche moschettate , e quindi gittate le armi , si ridussero in salvo su quel di Francia . Due dei loro rimasero uccisi sul campo, alcuni furono più leggermente offesi, e due altri , Borel e Volontieri , ca duti in mano dei regii e condotti a Chambéry , furono poi fucilati il di 17. Dei Sardi , oltre allo Scappaccino, mori un caporale di Savona , ed un soldato riportò piccola ferita .

L'altra banda di soli 50 uomini, partita da Pont-Char rat, presentavasi alla dogana di Laissaud li 3 a sera, e


CAPITOLO I.

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vi catturava due guardie di finanza ; ma informata che

Paccot, brigadiere in esse, si faceva lor contro con al cune altre guardie , la diedero a gambe . Che razza di

congiurati erano costoro che, volendo rigenerare la no bile Italia , volgevan le terga ad una dozzina di doga

nieri ? Rientrati in Francia ed in Svizzera gl'individui appartenenti alle varie colonne , vennero disarmati e spe diti all'interno dalla polizia di quei due governi ; e tal fine ebbe una delle tante assurde imprese che un mal

inteso amor patrio fa intraprendere a chi potrebbe usu fruttuare in modo più proficuo alla causa della libertà

il sangue di tanti generosi sempre pronti a versarlo per la redenzione della patria .

Il re, che ebbe nel tempo stesso avviso del principio e del termine di questo sconsigliato tentativo d'invasione, volle venisse accordata alla memoria del fedel Scappac cino la medaglia d'oro, il cui soprasoldo dovette perce pirsi da' suoi genitori per tutta la vita loro . Nel secondo giorno poi del successivo marzo il governatore della Savoia , il quale sin dal 28 febbraio aveva fatto dare il

cambio alla compagnia cacciatori , ragunata in piazza d'armi la guarnigione di Chambéry, composta della bri gata Savona , di due squadroni di Genova cavalleria, di una batteria di cavalleria e di un ragguardevole distac camento di carabinieri , dopo apposite parole e d'ordine sovrano , fregiava della medaglia d'oro il tenente-colon nello D'Onier, di quella d'argento Majno di Capriglio ca pitano, Raspi furiere, Beghinetti caporale e Massone sem

plice comune, tutti della compagnia cacciatori di Savona , e Gandino e Bobbio carabinieri . Al luogotenente Leo tardi, che la voce pubblica, raramente fallace, designava pel più meritevole, venne accordata una più che modica


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

pensione , sinchè raggiunto avesse il grado di capitano; strana ricompensa che quel generoso accettò a malin cuore, e per sola deferenza verso il donatore : il sotto

tenente Garbarini ebbe semplici elogi . Dirò ora brevemente le azioni valorose di varii Ita

liani, che costretti ad esulare per la mala riuscita di

questo tentativo e di tutti quelli fatti dal 1830 in poi nella infelice patria loro , seguendo l'esempio dei pro

scritti del 1821 , andarono in cerca di pericoli e di gloria nei regni di Portogallo e di Spagna ove infieriva la guerra civile.

Nel 1832, don Pedro, tentar volendo di ritogliere al fratello don Miguel il mal rapito trono , poneva mano

ad ingaggiar soldati nel regno di Francia . Fra i primi ad accorrere al bellicoso invito fu Borso di Carminati , genovese , già ufficiale in Piemonte nel reggimento Sa

luzzo , il quale dopo avere emigrato e militato con Pac chiarotti in Spagna , sotto Milans nella guerra prece dente, costretto poscia ad abbandonar quel regno, erasi ridotto a Parigi, nella quale città diede prove di valore nelle tre celebri giornate di luglio del 1830, meritando anzi di venir decorato. Venuto ora adunque al servizio di don Pedro in Portogallo , egli trovossi il giorno 29 settembre ad Oporto e vi ricevette gravissima ferita nel capo, che lo pose in forse della vita ; ma risanato era traslocato col grado di maggiore nel 2º reggimento dei fanti leggieri della regina donna Maria da Gloria ; corpo in cui servivano qual ufficiale superiore Cassana, pie montese, ex-ufficiale del 1821 , e quali capitani i due fra telli Durando reduci dal Belgio, ove amendue, ma più Giovanni, procacciata si eran bella fama; e con grado in feriore molti altri , dei più chiari dei quali qui reco i


CAPITOLO I ..

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nomi, e furono : Carrel, Piaggio, Oliveri e Ghione, pie

montesi; Cucchiari, Cialdini, Fabri, Vecchi e Lamberti, modenesi ; Dazzo , parmigiano ; Zuppi , Apice, Ghiamas e Curci, napoletani ; Lironi (1 ) , Tibaldi , Pizzi , Rezia , Osio, lombardi; Cavalleri, veneto ; Nuschi e Fabri ro magnoli . Questo reggimento di fanti leggieri prese onorata parte a molte fazioni di guerra, meritando il sopranome d'invincibile e valorosa la compagnia d'Italiani che ne faceva parte : ed il 23 luglio 1833, nell'assalto dato dal traditore Bourmont alla ridotta detta la Quinta Venzel

lera presso Oporto, Borso alla testa del suo reggimento

e di un solo squadrone di lancieri respinse tutti gli sforzi dei miguelisti . Oltre a questi già nominati, mi litavano sotto don Pedro, Ribotti di Molière, nizzardo,

lo stesso che vidimo arrestato a Nizza pei fogli smarriti sul colle di Tenda ; egli era ufficiale in un battaglione di cacciatori portoghesi , il quale difese sempre cosi vi rilmente, durante il lungo assedio di Oporto , il luogo detto la Serra, che gli altri corpi gli diedero il predi cato di Polacos de la Sierra . Tedeschi poi , nativo di Alessandria, e Franceschini veneto servivano in un reg gimento di volontarii francesi, ed in un piccolo corpo irregolare, detto la compagnia sacra , il quale in varie occasioni diede esimie prove di valore , militava Mas simo di Montezemolo, attualmente senatore del regno . Terminata la guerra di Portogallo colla peggio di don Miguel , il 20 reggimento leggiero venne riformato e fuso in un corpo detto Caçadores de Oporto , che sul ( 1) Lironi a straordinario valore accoppiava solide qualità mi litari che sollevato lo avrebbero ai primi gradi se la morte del

soldato non lo avesse colto all'assedio di Oporto.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

finire del 1835 passò al servizio del governo costitu zionale spagnuolo sotto gli ordini di Borso . Entrarono in quel corpo quasi tutti gl’Italiani già da me nominati , e

ad essi se ne aggiunsero varii altri espatriati posterior mente dall'Italia , fra i quali noter) Grillo , Chiesa ed Arduino (1), genovesi ; Derolando e Clerico piemontesi ; Fanti, Beaufort , Merli, Castelli e Fabbrizi modenesi ;

Gherardi lucchese ; Delmastro e Belli parmigiani ; Ar cioni , Medici ed Anzani lombardi . Battagliarono i caça dores di Oporto per cinque anni nelle montagnose pro

vincie di Catalogna, Aragona e Valenza contro i Carlisti, ed in quelle fierissime lotte 29 ufficiali e 672 comuni trovarono la morte per ferro nemico; mentre le malattie

talmente assottigliarono l'intrepida falange, che dai 2,000 cui sommava , si ridusse a soli 500 ; onde il governo della regina Isabella ricompensar volendo tanto valore , innalzò al grado di generale divisionario Borso di Car

minati , elevando proporzionatamente in grado i due Durando, Cialdini, Cucchiari , Fanti ed alcuni altri più distinti.

Continuarono questi prodi a militare onoratamente in Spagna , sinchè la voce della patria amata li ricon dusse sull'italo suolo ad affrontare l'abborrito Tedesco

nella guerra dell'indipendenza , in cui mi verrà fatto di

nominarne più d'uno ; ma il chiaro lor duce Borso a quell'epoca già più non era : poichè spinto da personale inimicizia , essendosi lasciato avvolgere nel 1841 in una trama ordita contro il possenle Espartero, abbandonato poscia da coloro stessi che, adulandone le passioni , con dotto lo aveano a quel passo , cadde in mano del par (1) Lo stesso che preso aveva parto al tentativo mazziniano pel 1834.


CAPITOLO I.

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tito che allora avea il polere , e condotto a Saragozza

venne da un consiglio di guerra condannato alla fuci lazione ; miserando fine e non degno di un uomo il quale, se avesse saputo imperare a se stesso, era forse serbato a cogliere più eccelsi allori nella guerra italiana surta pochi anni dopo . Tale miglior destino era serbato ad un altro Italiano

che allora appunto cominciava a salire in fama nelle terre americane . Era questi Giuseppe Garibaldi, nativo

di Nizza di mare ; uomo onesto e prode , ma selvaggio ed avveduto , e dotato dalla natura di quelle qualità

tutte che più si addicono ad un capo partigiano che ad un perfetto generale. Compromesso negli eventi politici degli anni 1833 e 34, emigrava Garibaldi in America , dove entrava in una legione italiana condottasi al ser vizio della repubblica di Montevideo , allora in guerra tol dittatore Rosas ; legione che dopo aver date esimie prove di valore , ne porgeva una non men rara di dis interesse rifiutando i terreni che quella repubblica as segnati le avea in guiderdone. In essa sollevossi Gari

baldi prontamente alle prime cariche, nelle quali diede luminose prove di coraggio non solo , ma di equità e di senno tali da attirarsi gli elogi di varii funzionarii francesi che ebbero a trattare con lui rilevantissimi af

fari. Acclamato poscia dal voto universale dei legionarii loro capitano supremo, egli trovò modo di continuare a segnalarsi in più occasioni e segnatamente nel com battimento accaduto li 8 febbraio 1846 nei campi di

Sant'Antonio, che mi piace di qui brevemente riferire. Stava Garibaldi colla legione a difesa del forte luogo del Salto, ed avuto sentore come il generale Anacleto,

che ivi seco lui congiunger dovevasi con 280 uomini di


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rinforzo, non osasse procedere oltre per tema di Ser vando Gomez generale avversario, il quale con nume roso stuolo di cavalli batteva la circostante campagna,

Garibaldi, presi seco 170 dei più risoluti suoi legionarii , usciva al piano per dar la mano al collega : se non che ,

camminando con la consueta e spensierata sua audacia , ei venne a cadere in un aggualo tesogli in quelle forre da Gomez alla testa di 1,200 cavalieri : avvedutosi Ga

ribaldi di esser mal capitato, pensò a rimediare con altrettanto ardire alla sconsideratezza primitiva, e get tatosi co' suoi in una casipula ivi esistente , ed asserra gliatane alla meglio l'entrata, cominciò da colà a lem pestar cosi orribilmente coi moschetti sui cavalieri di

Gomez, che questi , dopo aver dati varii ed infruttuosi assalti, vedendo vicina la notte , desistette dalle offese accontentandosi di far circuire da' suoi la casa , certo di

avere all'indomani il feroce drappello per fame. Ma a quest'estremo non volle lasciarsi ridurre Gari baldi, il quale, come vide alta e buia la notte, postosi alla testa de' suoi , e gettatosi a capo chino sui sonnec chianti nemici, aprissi una via , e sebben menomato di 30 compagni morti e di 53 altri più o men gravemente offesi, rientrò all'aurora nel Salto con gran giubilo dei suoi , che, saputolo circuito da forze cosi superiori , pianto lo avean per morto , e già parlavano di arrendersi e di

cedere quella ridotta ad una schiera nemica portatasi ad assalirla nel di precedente , se a rincuorarli sorto non fosse un altro Italiano , il milanese Anzani , il quale dopo avere lungamente militato in Grecia , in Porto gallo , in Spagna, condottosi in America era entrato esso pure nella legione ed era luogotenente di Garibaldi , che non aveva potulo seguire nell'escursione del giorno 8


CAPITOLO I.

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a causa di grave ferita che lo trattenne : ma appena ebbe inteso l'approssimarsi del nemico ed i progetti di resa , sollevato quel generoso l'egro fianco dal suo gia ciglio, tanto opró, tanto disse , che i difensori del Salto, smesso il pensiero di arrendersi , virilmente combat tendo, respinsero felicemente il nemico .

La repubblica di Montevideo intanto , attestar volendo la sua riconoscenza all'invitta legione italica , decretava venissero sulla sua bandiera inscritte queste parole : Gesta delli 8 febbraio 1846 operate dalla legione ita

liana agli ordini di Giuseppe Garibaldi : e premiar volendone il capo, lo nominava generale : ma Garibaldi, altrettanto modesto e semplice quanto prode, e geloso forse di conservare la sua popolarità , rifiutava quel grado , dicendo volerne solo ricevere dalla libera ele

zione dei compagni . Un uomo dotato di tanto valore e di tali doti non

poteva a meno di attrarre l'attenzione degli Italiani in

un'epoca in cui la pace universale europea impediva ad altri di porre in evidenza il proprio valore : ben com prese la cosa Mazzini, e ben vide quanto utile ridondar ne potrebbe alla sua setta : laonde , dato di piglio alla penna, e' si pose a magnificare il fatto di Sant'Antonio (che in sostanza non fu che un'audace e fortunata di fesa di 170 fanti risoluti contro una turba di cavalleria

irregolare) come una vittoria dell'êra napoleonica ; e da quel punto Garibaldi , che altro non era e non sarà

mai che un intrepido partigiano degno di grandissima lode, ma non di riputazione di gran capitano, fu l'uomo sopra cui il partito repubblicano concentrò tutte le sue speranze ; ed infatti, appena scoppiò la guerra dell'indi pendenza, Garibaldi, da loro chiamato, accorse in Italia


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

co' suoi compagni e col prode Anzani , il quale però , affranto da molte ferite e da lungo malore, esalò l'anima li 5 luglio 1848 in Genova . Vedremo a suo tempo qual parte abbia rappresentato Garibaldi in Italia , e sino a qual punto l'onesto animo suo siasi prestato ai progetti dei mazziniani ; ma è co

stante che quest'uomo, tanto fuori che in patria, diede prove di esimio valore; e se i suoi rapporti con quella

1834

setta non avessero ispirata soverchia diffidenza a Carlo Alberto , è lecito credere che l'opera sua sarebbe tor nata molto più proficua alla causa comune . E bastino questi brevi cenni sopra di lui e sopra coloro che nei lunghi anni di sonno di questa patria nostra ne resero chiaro il nome in lontane regioni . Non avean tregua frattanto le militari innovazioni in

Piemonte . Nel gennaio erasi giả data nuova forma al reggimento Guardie, per la quale anche il 30 battaglione

venne attivato in tempo di pace , e la forza del corpo portata a 1,413 , ed a 4,241 in tempo di guerra . In aprile poi emanava il re una legge , che mentre Iedeva i diritti tutti di giustizia , trascurata o delusa , dava origine a molti e gravissimi sconci ; intendo ragionare della legge sul matrimonio degli ufficiali, mediante la quale veniva disposto che niun ufficiale potesse con trarre matrimonio senza aver fatto previamente con stare che la sposa possedesse un capitale di 24,000 lire . Non havvi ragione alcuna che giustificar possa una mi sura cosi arbitraria ; adunque perchè un uomo si de dicava alla difesa della patria , o meglio del trono e della dinastia , come allora dire doveasi, perdeva egli il di ritto che ha ogni cittadino di contrarre legittime nozze ! Al militare adunque, già costretto a sopportare tante


CAPITOLO I.

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amarezze , tanti gravami, indir si volevano ancora le

dolcezze della famiglia ? condannarlo si voleva ad un eterno celibato od a costanti immorali abitudini ? Questa legge, che offendeva ad un tempo la giustizia, la morale ed i precetti religiosi, ridondava poi anche a danno di un altro ceto di persone , delle figlie dei militari , le quali essendo raramente munite di cosi larga dote , ve

devansi private della possibilità di contrarre sponsali con ufficiali dell'esercito, che erano quei matrimonii che per lo addietro accadevano più frequentemente, essendo na

turale che il guerriero scelga a compagna de' suoi giorni la figlia di un guerriero ; locchè veniva eziandio a di struggere quei legami che per molti individui conver tivano il reggimento in una famiglia , e rendeva poi oltre modo difficile un onesto collocamento alle figlie di onorati ufficiali, essendo poco probabile che uomini

estranei alla milizia scegliessero a spose donzelle gene ralmente poco doviziose.

E quali le ragioni addotte per giustificare questa bar bara legge ? Allegavasi che con essa lo Stato mirava a disonerarsi delle pensioni da dare alle vedove ed alla prole che altrimenti al decesso del militare rimaste sa

rebbero prive di mezzi di sussistenza , e citavasi l'esempio di simili provvedimenti già in vigore presso qualche po tenza germanica . Qual legger peso avessero queste ra gioni non è chi nol veda ; dalle estere armate imitar si

deve il buono , e non il molto che , nelle settentrionali in ispecie , lede la giustizia e conduce all'arbitrario : quanto all'altra ragione dirò che era indecoroso che un re cercasse modo di non venir a sollievo della vedova e

dei figli di chi dato avea la vita a sostegno e difesa della sua corona , ma che seppure volevasi chiudere il cuore


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a questo sacrosanto obbligo, non si aveva perciò il di ritto di impedire ai militari il libero esercizio di un atto raccomandato dalla morale e dalla religione, per lo

specioso motivo di non veder famiglie nell'indigenza . Aggiungasi ora che questa legge generò appunto gli inconvenienti a cui ovviar si voleva ; poichè molti uffi ciali cominciarono a convivere con concubine , le quali divenule madri ricorrevano prima alle moine, quindi agli ecclesiastici che con minaccie assediavano l'amante per indurlo a sposare segretamente la donna, e se l'uf ficiale cercava di schermirsi dal ciò eseguire, allegando

la legge proibitiva , non mancava mai qualche grasso prelato o vescovo che, valendosi dell’ascendente che il suo carattere gli dava sull'animo del re sempre più impastoiato in insulse pratiche religiose, sapeva estor quere dalla meticolosa sua coscienza il permesso di con trarre il matrimonio, permesso che, per una gesuitica interprelazione della legge succitata, veniva intitolato, con patente sprezzo d'ogni moralità : licenza di convi

vere; intendendo con questa riserva il governo di con siderarsi esonerato da qualunque debito di pietosa sov venzione in caso di premorte del marito . In tal modo stranamente minavasi la disciplina , ed in pochi anni ogni corpo d'ufficialità annoverò nel suo seno uomini che invece di essere legati a spose legittime povere ma oneste, convivevano con note sgualdrine; e questo fu il bel parto del senno del tanto celebrato ministro !

Ma ciò che passa ogni limite e che , sebbene appar tenga a ' tempi attuali , non deve tuttavia andar taciuto , si è che una legge cosi immorale , nociva ed ingiusta vige tuttora sotto il sistema costituzionale, e dopo che il Parlamento nazionale ha con apposita legge provve


CAPITOLO I.

81

duto alla sussistenza delle vedove e della prole dei mi litari; e mentre questa iniqua legge si eseguisce pei regnicoli, gli estranei poi , ammogliati o no , vennero accettati nelle file dell'esercito ad occhi chiusi senza

neppur constatare la moralità delle donne , la validità od esistenza dei nodi , i mezzi di sostentamento . Ma

troppo io mi dilungherei dal mio proposito se qui citar volessi i casi tutti comprovanti la poca sollecitudine dei rappresentanti della nazione per l'esercito nazionale ab bandonato al cieco arbitrio di un sol uomo, e le prove

tutte che patentemente dimostrano come per l'armata lo Statuto altro non sia che una parola vuota di senso .

Proseguendo pertanto l'enumerazione delle provvi denze albertine risguardanti l'esercito, dirò come io sia lieto di aver ad annoverare fra quelle emanate nel 1834 l'inaugurazione del Collegio di Racconigi , fondato dalla munificenza sovrana sin dall'anno precedente, ma aperto nel settembre di quest'anno e destinato a ricevere al meno 250 allievi, figli di militari o di impiegati addetti

agli eserciti di terra e di mare, e preferibilmente i figli di quelli morti in guerra ; generoso pensiero che fece innalzare dal cuore dei riconoscenti genitori benedette parole al nome di quel sovrano cosi sollecito dell'avve

nire della loro prole maschile, ed assennato in un tempo stesso, poichè quell'istituto (se qui pure il gesuitismo venuto non fosse a guastare l'ottimo concetto) esser dovea un semenzaio, da cui l'esercito trarrebbe giovani

ed istrutti sott'ufficiali, che, per le apprese discipline , potevano in pochi anni fornire buoni e pratici ufficiali. La pensione da pagarsi dagli alunni venne fissata nella modica somina di 360 franchi annui, ed ancora pei 250

convittori essa venne ridotta a questi termini: 100 VOL . III .

- 6

PINELLI , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

piazze furono gratuite , 100 a metà e 50 a due terzi , di modo che la pensione intera fu ristretta a quei pochi che potessero venire ammessi in sopra più del numero suddetto . Dovevano i giovani avere 8 anni compiti e non oltrepassare i 12 : ai 18 anni uscivano semplici sol dati nei varii corpi dell'esercito , nè era facoltativo ai

capi di essi di promuoverli al grado di caporale prima di un anno almeno di servizio ; il che era forse sover chio , e venne poscia modificato . Ogni alunno entrando nello stabilimento contraeva l'obbligo di servire per anni 16 nelle regie armate, calcolati dal giorno di uscita dal collegio : quelli che coll'andar degli anni riconosciuti fossero inabili alle militari fatiche venivano ammaestrati

in qualche arte che porgesse loro più tardi i mezzi di

onesto sostentamento : gli altri venivano istruiti negli esercizii e regolamenti militari, nella scherma, nel nuoto ,

nella ginnastica , nelle matematiche elementari , nella calligrafia e lingua patria . Con particolari istruzioni

venne quindi fissato il modo di ammessione per i figli 1835

dei militari di ogni corpo a questo benefico istituto . Spuntava intanto il 1835, nel febbraio del quale es sendo venuto a morte il conte di Revel , maresciallo e governatore di Torino , il re , innalzando a quelle alte cariche il barone Latour, chiamava in sua vece a reg gere le faccende estere il conte Solaro Della Margarita . L'entrata di lui agli affari fu un nuovo trionfo della Cattolica che andava visibilmente ognor guadagnando terreno : e la scissura fra i membri del gabinetto di venne sempre più manifesta. Stavano in un campo Solaro e La-Scarena : nell'altro Villamarina quasi solo perchè Bar baroux timidamente a lui aderiva ; e Pralormo, succeduto nelle finanze a Caccia , morto sul finire del 1834 , con


CAPITOLO I.

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servavasi neutrale. A queste due e direi quasi tre fazioni,

sovrastava per la regia autorità Carlo Alberto, il quale, nella presuntuosa e diffidente sua natura , eraši posto in mente di dominarli pure coll'ingegno e dirigerli, non volenti ma uniti , alle occulte sue mire ; e non s'accor geva invece che egli stesso era lo strumento ora di uno ,

ora di un altro de' suoi consiglieri , e che questo alter nato loro predominio dava al suo governo la sembianza di un'altalena ; sistema nocivo allo Stato ed indecoroso

pel sovrano . Se non che il men destro fra i ministri, il conte La Scarena, venne colla sua precipitata petulanza a farsi maestro della propria rovina , dando cosi un momentaneo

vantaggio al partito avverso . Io non svilupperò questo intrigo di cui ragionarono a lungo i lodatori di Carlo Alberto menando gran scalpore della fermezza da lui dimostrata nel togliere il portafoglio al conte ; io credo invece degno di biasimo il re per aver innalzato a tanta

carica un uomo notissimo per le austriache sue ten denze , e trovo che non merita alcuna lode per essersi disfatto di lui : a detta di quegli stessi storici, l'inso lente vegliardo aveva spinta la tracotanza sino a tener

propositi ingiuriosi contro lo stesso sovrano ; qual me raviglia adunque se quello lo rimosse dall'ufficio ? Non affermerò che egli abbia ciò fatto per solo orgoglio of feso, ma che questo suo atto meriti di essere levato a cielo come una forte azione, io veramente nol vedo . Quanto al conte La-Scarena , io penso che fosse un te nace e rimbambito vegliardo assai tristo di natura per certo , ma abbindolato dalle arti del Pacca , molto di lui

più tristo , suo primo ufficiale , il quale fecegli credere da senno esistere una cospirazione di Carbonari a cui


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

non ebbe vergogna di asserire che partecipavano uomini purissimi e fra gli altri l'intemerato Cesare Saluzzo , go vernatore dei principi reali; ma l'enormità stessa di questa assurda accusa prova che La - Scarena era un im becille nel ripeterla al re . Allontanato quel ministro, vennero gli affari interni affidati al Pralormo, in luogo del quale assunse la ge stione delle finanze l'avvocato Gallina , uomo di molti numeri, grandemente accetto al re che , secondo alcuni , già prima d'allora aveva voluto innalzarlo a quell'uffi cio . Aveva il Gallina fama di liberale ed anzi di aver

parteggiato negli anni suoi giovanili per gli autori della trama del 1821 ; laonde la sua venuta al potere fu sen

tila con soddisfazione da tutti gli uomini amanti di un più temperato governo : sopra tutti poi seppe avvantag giarsene Villamarina , il quale, acquistando ognor più

imperio sull'animo fiacco del re , da quel punto , sotto la maschera di promotore del progresso , con rapacità

immensamente superiore a quella di La-Scarena , attese ad ammassare ricchezze ; nè veramente si scorge in

qual modo la sortita di La - Scarena dal ministero abbia volte in meglio le cose : il gesuitismo continuò ad es

sere onnipossente come per lo addietro : si rubò più di prima , ed anche la benemerita famiglia Saluzzo, scam pata da' lacci poco accortamente a lei tesi dallo stupido La-Scarena, venne ben tosto avviluppata in quelli del l'astuto Villamarina , e quindi sacrificata all'invida sua natura .

Restringerò in poche linee le provvidenze militari di questo e del seguente anno . Con decreto del 7 marzo

la cavalleria venne disposta in brigate , delle quali la prima contenne i reggimenti Nizza , Savoia e Novara ;


CAPITOLO I.

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la seconda Piemonte Reale, Genova ed Aosta : mistura che non servi ad altro che ad accrescere di due le si

necure dei generali di brigata. Con decreto delli 10 marzo vennero se non abolite, ristrette almeno le prero gative di cui godevano i paggi del re e della regina (1 ) . La forza dei reggimenti di fanteria di linea sul piede di pace fu dal decreto delli 13 aprile fissata a 1,100

uomini , ed a 1,363 quella del reggimento granatieri ; falto pertanto divieto ai capi di corpo di oltrepassare quelle cifre per via di arruolamenti volontarii. Nello

scopo poi di distribuire su tutta la superficie del regno le armi occorrenti ad un repentino armamento di tutte

le classi provinciali , un decreto delli 19 maggio stabili depositi di 10,000 fucili nelle cinque località di Les seillon, Torino , Alessandria , Genova e Nizza di mare. Con circolare delli 13 giugno venne raccomandata la frequente istruzione delle fanterie nell'esercizio di cac ciatori , e finalmente con altra delli 23 novembre mi gliorati i giacigli dei soldati, surrogando i letti in ferro ad una sola piazza ai sucidi pagliaricci su cui i soldati dormivano due e talvolta tre insieme.

Ma a queste misure generalmente buone ne succe- 1836 ( 1) A porre in chiaro gli sconci a cui davano luogo queste stolte preferenze, basti il seguente aneddoto : L'allievo T.... , di nobilis sima famiglia e di notoria imbecillità, era dopo l'esame dichiarato inabile al grado di sottotenente , e costretto perciò a ripetere l'anno:

nel quale essendosi resa vacante la piazza di primo paggio, egli la conseguiva, epperciò veniva l'anno seguente nominato capitano

di cavalleria ; convien dunqueconchiudere che lui, riconosciuto inabile ad esser sottotenente , pel solo contatto della coda del regal manto avesse acquistate tutte le cognizioni necessarie ad un ca

pitano ! Qual meraviglia se gli ufficiali superiori sardi erano poco istrutti ?


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dette una tristissima ed ingiustissima , poichè con 80 vranó decreto delli 9 gennaio venne autorizzato l'arruo lamento forzato pel corpo -franco di tutti quei giovani che senza essere rei di crimine o delitto fossero ricono sciuti vagabondi o proclivi al mar fare : venivano essi addetli alle compagnie di rigore, che furono allora por tate a tre , e potevano esservi tenuti per quel numero d'anni che fosse all'autorità beneviso ; e questa arbi

traria legge, chiamata disposizione economica di polizia , che imponeva l'onorata assisa del soldato sul dorso al mal vivente , e violava in si brutal modo la libertà in

dividuale, era promossa da un ministro sedicente pro tettore dell'incivilimento, e sancita da colui che rappre

sentar si vorrebbe come prototipo del sovrano benefico ! Vide quest'anno nuove e buone riforme nei reggi menti di cavalleria conservati in sei squadroni bensi , ma quattro dei quali armati di sciabola , il 5 ° di lancia , ed il 6° detto di deposito : i provinciali furono astretti ad un servizio sotto le armi di tre anni consecutivi , ed

a dieci in congedo illimitato : fissata la forza dei reggi menti sul piede di pace in 39 ufficiali e 594 individui di bassa forza montati , più 5 ufficiali e 141 di bassa forza a piedi ; totali 779 : il numero dei cavalli fu di 39 (1 ) per gli ufficiali e di 633 di bassa forza. In tempo di guerra 47 furono gli ufficiali ed 822 gli individui di bassa forza montati , oltre a 2 ufficiali e 130 dragoni a piedi : totale 1,001 . La fanteria eziandio avvantaggiossi in quest'anno della

creazione di un nuovo corpo superiore ad ogni elogio ; (1 ) Negli stati gli ufficiali erano calcolati ad un solo cavallo . ma era inteso che dovevano averne due o tre secondo il grado.


CAPITOLO

I.

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i Bersaglieri, dir voglio , stabiliti da principio in due sole compagnie sommanti , insieme allo stato-maggiore, a 261 in pace ed a 458 in guerra. Questo corpo, dovuto alle incessanti cure del cavaliere Alessandro La Mar

mora , nato malgrado mille opposizioni , crebbe in breve in maestria e destrezza al punto da essere forse súpe riore e non certamente secondo a qualunque corpo eu ropeo di truppa leggiera : formossi di soldati d'ordinanza

e di provinciali , ma ragionevolmente i primi furono in maggior numero che nelle compagnie di fanteria ordi

naria, ed i secondi astretti ad una maggior permanenza al corpo ; gli uni e gli altri poi scelti fra uomini dotati dei requisiti fisici necessarii pel faticoso servizio a cui erano chiamati .

Nel volgere di questi due anni alcune differenze in sorte fra la corte di Torino e quella di Lisbona fecero travedere più volte probabile una spedizione marittima . Dopo la cacciata dal Portogallo di don Miguel erano rimaste interrotte le relazioni diplomatiche fra le due corti, ed il cavaliere Rodriguez, già rappresentante por toghese presso Sardegna, ritiratosi a Genova , vi traeva vita quasi privata , dando solo passo alle transazioni commerciali ; ma venuta la duchessa di Beira in Pie monte , ed accolta con grande cordialità da Carlo Al

berto , l'ex-diplomatico portoghese , apparentemente , dietro istruzione segreta del suo governo , posesi in capo

di spiarne la condotta; la qual cosa grandemente spiacque al re , il quale diede ordine di licenziare il Rodriguez dai regii Slati . Conosciutasi questa espulsione a Lisbona ,

quel governo tolse l’exequatur ai consoli sardi ed inter disse l'entrata ne' suoi porti alle navi sarde mercantili ; ed essendosi da noi usato di rappresaglia , ne segui una


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rottura aperta fra i due governi; e già pareva immi

nente una dichiarazione di guerra , quando i buoni uf ficii del gabinetto inglese pervennero a ravvivare le 1837-38

amichevoli relazioni . Se non che non

molto lo stesso governo mediatore ebbe a lagnarsi dell'inesplicabile condotta del re sardo,

il quale più non ponendo alcun freno alla sua simpatia pel dispossessato principe spagnuolo don Carlos, nè con tentandosi di ospitarne la sorella ed i figli e di acco gliere con particolare benevolenza i partigiani tutti di quel principe, venne nella strana risoluzione di dargli eziandio occulto appoggio negli sforzi da lui fatti per ricuperare il regno . Già da lungo tempo erano fra Sar

degna e Spagna costituzionale interrotti i rapporti ami chevoli, niegandosi dal governo sardo non solo l'exe quatur ai consoli di quella nazione, ma vietandosi ben anco ai legni mercantili spagnuoli di inalberare la pro

pria bandiera nei porti della monarchia . Un procedere cosi sconsigliato non poteva a meno di produrre an gherie al commercio sardo per parte del governo della regina Isabella con danno infinito dei negozianti liguri :

ma quando poi il re spinse la follia al punto di spedir sussidii al pretendente spagnuolo, e di accreditare presso lui al suo quartier generale di Biscaglia, quasi qual com missario, il cavaliere Cerruti, l'Inghilterra, da secoli pro pizia a Sardegna , credette dover fare rimostranze essa pure ; e vedendo tornar vane le sue parole e trattato

anzi con alteri propositi il suo inviato (1) (propositi ri ( 1) Carlo Alberto , fatto chiamare a sè sir Foster, inviato inglese , chiesegli se per avventura lord Palmerston , ministro in allora del

Foreign office , intendesse dirigere il gabinetto sardo ed imporre al re per ministri uomini di suo gradimento. A questa smargias


CAPITOLO I.

89

dicoli, per non dire indecorosi , in bocca dell'erede di

una dinastia che in ogni critica emergenza ebbe sempre ricorso alla protezione britannica), diede ordine a' suoi vascelli di scrupolosamente visitare i legni sardi mer cantili, e di impedire tanto ad essi come ai legni della regia marina di sbarcare sul litorale spagnuolo armi ed altre munizioni da guerra ad uso della fazione carlista . Non si può certamente niegare che l'Inghilterra, cosi

oprando, non abusasse della sua forza, poichè se tanto essa quanto la Francia favorivano di soppiatto la causa dei costituzionali , non si vede con qual diritto vietar volessero a Sardegna di sovvenire ai legittimisti ; tuttavia dal momento che le corti settentrionali opinavano di doversi astenere dal palesemente favorire don Carlos ,

non si scorge veramente qual interesse nè qual utile ricavar potesse la monarchia piemontese da questa po litica di Carlo Alberto, il quale, oltre a sprecare i tesori

della nazione per una causa antipopolare, perché anti liberale, veniva poi eziandio in tal modo ad alienare da sé le due potenze occidentali . Avvegnachè non migliori erano le sue relazioni con Francia . Il governo di Luigi Filippo, già indisposto fin

dal 1832, pel favore dato a quell'epoca ai maneggi della duchessa di Berry , lagnavasi ora della cortese acco glienza fatta a corte a quanti legittimisti vi si presenta vano (alcuni de' quali erano anzi stati accolti nelle file dell'esercito ) , e del divieto fatto agli antichi soldati napoleonici di fregiarsi della decorazione della Legione d'onore. Ma queste rappresentanze, sporte dal francese sata rispose l'inglese, che questa certo non era l'intenzione del suo governo , ma intanto poco dopo ne seguì l'ordine di cui è qui fatta menzione .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ambasciatore marchese di Rumigny, facevano poco frutto ,

perchè Carlo Alberto , spiegando un'alterigia più con veniente ad un gran monarca che al piccolo re sardo, niegava far ragione a queste querele : e se egli in quel tempo circa venne a decoroso e paciſico accomodamento col governo della regina spagnuola , ciò attribuir si deve più al tradimento di Maroto che gettò in fondo la causa di don Carlos, anzi che al timore di straniere intimazioni . Ora io non verrò certamente biasimando il re di avere

in più circostanze fatto atto di nobile indipendenza, che

anzi egli merita plauso per questo ; poichè hanno i

go

verni tutti sacro dovere di tutelare i diritti del proprio Stato, e male ne incoglie a quella nazione i cui reggi

tori , abdicando alla dignità propria , lasciansi guidare da estere pressioni; ma pei governi piccoli la vera sa viezza sta ben più nel non gettarsi spontanei in false posizioni , anziché porsi nella dura alternativa, seguendo una politica avventata , o di piegare la fronte alle esi genze dei potenti, o di seco loro inimicarsi od alterare almeno le buone relazioni prima esistenti ; ed io porto

opinione che le molteplici prove di simpatia date da Carlo Alberto per la causa dei despola portoghese e spa gnuolo , e la poca cura da lui posta nel conservarsi le buone grazie delle due grandi potenze occidentali, ma lamente concordar possano con la riputazione di politico oculato che taluni vorrebbero impartire a quel principe : e vorrei in vero che coloro i quali si affannano a dipin gercelo come tenero amatore della indipendenza italiana

sin dai primordii del suo regno, mi spiegassero questa sua condotta per nulla consona col progetto di affran care l'Italia dall'influenza della casa imperiale di Abs burgo, verso la quale poi egli , immemore dell'esempio


CAPITOLO I.

91

datogli dai suoi predecessori , e segnatamente dal primo Vittorio Emmanuele, non sdegnava di far atto di osse

quio recandosi a Pavia, il giorno 15 ottobre del 1838 ,

per inchinarvi il nuovo imperalore Ferdinando nella escursione da lui fatta attraverso agli italici suoi do minii ( 1 ). (1) A quest'epoca i rapporti fra Carlo Alberto e l'Austria erano

intimi più che mai ; già da alcuni anni egli era stato nominato colounello di un reggimento usseri , dei quali Radetzky accon sentiva ad essere colonnello solo in secondo. La simpatia reci

proea però fra gli ufficiali austriaci e piemontesi era lontana dall'essere così forte come vorrebbe far credere il veterano au

striaco nell'opera , pregievole per molti titoli sotto l'aspetto mili tare , da lui scritta sulle campagne del 1848-49; e gli stessi ufficiali degli usseri amavano poco Carlo Alberto , del che eccone una prova .

Nel dicembre del 1838 io recavami in Milano con due collega

C ..... e L ....., ufficiali subalterni al pari di me nell’llo reggi mento brigata Casale . Ero apportatore di una lettera ad una gen tile signora ligure maritata all'ufficiale pagatore del reggimento usseri suddetto , lombardo e cugino di un mio camerata : fummo ricevuti cordialmente ed invitati ad un pranzo a cui intervenne

anche l'aiutante maggiore degli usseri , tedesco di purissimo sangue , il quale, violando ogni convenienza , si pose a sparlare

di Carlo Alberto alla presenza nostra , lagnandosi che mai non fosse andato a dar rassegna agli usseri , e supponendo che non conoscesse il mestiere, nè fosse capace di tenersi a cavallo : ri battemmo quelle stolte accuse dicendo che forse l'ignoranza della lingua tedesca aveva trattenuto il re nostro dal passare a rivista i cavalieri tedeschi ; ma la cosa non terminò lì, perchè quello sfac ciato usci fuori dicendo aver Carlo Alberto fatto dono agli ufficiali del suo reggimento di sciabole d'onore che spezzavansi come vetro, e beffardamente chiedendo se tutte le spade italiane erano

di tal tempra ? A tal insulto io , perdendo la flemma, gli dissi esser pronto a provargli esser esse ottimamente temprate , e che forse un giorno l'armata tedesca tutta ne avrebbe sentito il taglio . Si


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

92

per fermo la cura costantemente posta dal re sa voiardo in questi anni nel raddoppiare le forlificazioni che chiudono i passi delle Alpi, e finalmente il matri monio dell'erede del trono con una principessa austriaca , pel quale in quest'epoca appunto si iniziarono le prime E

pratiche e che segui pochi anni dopo, sono prove tutte che nel primo decennio del suo regno la politica di Carlo Alberto fu molto più assoluta ed austriaca , che francese e liberale , ed un altro indizio della propensione di Carlo Alberto per l'Austria trovasi nel trattato segnato in que st'anno appunto con quella potenza per l'estradizione dei disertori, mentre con Francia nulla esisteva di con

simile ; ond'è che non senza plausibile fondamento La martine, discorrendo di questo principe , chiamollo : Allié solidaire, presque vassal de la politique autrichienne . Ben so che i lodatori di Carlo Alberto lasciarono scritto

e pretenderebbero farci credere che egli ciò facesse per trarre in inganno quella potenza ; ma oltrechè troppo

ripugna supporre che, per ingannare una potenza ne mica, quel sovrano non rifuggisse dallo spargimento del sangue, i milioni poi spesi in accrescere le già esistenti fortezze e nello edificarne delle nuove , troppo palese mente additano come da Francia esso temesse pur sem interposero gli altri ufficiali tedeschi , e specialmente un giovane

che ci si disse essere un principe olandese ricchissimo ; biasima rono le parole dell'aiutante maggiore , e la cosa non ebbe più

seguito ; ma questo prova qual simpatia avessero gli ufficiali te deschi per Carlo Alberto e per i suoi ufficiali. Alla sera da un tal marchese B ..... , milanese ed ufficiale in quell'istesso corpo, sep

pimo poi che la bile di quell'energumeno tedesco proveniva da cid , che essendo egli aiutante maggiore in primo, sperava che Carlo Alberto dando la rivista al corpo lo avrebbe decorato di qualche ordine, e di qui il suo furore contro quel principe.


CAPITOLO I.

93

pre di vedersi turbato il regno, e ciò non perchè egli supponesse velleità guerriere nel pacifico Luigi Filippo, chè troppo era nota la predilezione di quel re per la pace, ma perchè agli occhi suoi quel paese era il fomite di ogni moto rivoluzionario . E ragguardevoli invero furono i lavori eseguiti nel decorso di questi anni dal genio militare . Le fortifica zioni d'Alessandria , ridotte alla semplice fortezza, rice vettero notevole sviluppo dalla parte di porta Valenza . A Fenestrelle, ad oggetto di chiudere la via di Francia , che lambendo il torrente Chiusone corre al piede degli spalti, venne eretto il basso forte che dal sovrano re gnante ebbe nome , e demolito in pari tempo l'antico forte Mutino, il quale, inutile ormai per la difesa, po

teva, cadendo in mano degli assedianti, offrir loro un ricovero dai proiettili dei forti collocati sulla riva sini stra . Ad Exilles, oltre ad un basso forte costrutto pari menti sulla riva sinistra della Dora , si pose mano a for tificare l'attiguo ed importante punto di Serre la garde, erigendo su quel poggio una ridotta che dal luogo de sunse nome, e fu costrutta dietro il disegno ed a dili genza del cavaliere Verani , distinto ufficiale superiore del Genio , aggiungendovi poi eziandio una tagliata

protetta da un blockaus nella valle giacente fra il forte principale ed il poggio sopra cui si estolle il villaggio di San Colombano .

A Lesseillon furono fatte importantissime aggiunte ai forti Vittorio Emmanuele e Carlo Felice , aperta la strada

militare e tracciato un campo trincierato , che venne munito con opere transitorie, quali sono il fortino Carlo Alberto e la linea dei trincieramenti . A Bard poi i lavori ricevettero un impulso tale che in fine del 1838 questo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

bel forte potè dirsi ultimato . Nel 1833 erasi approvato il progetto di un forte a Vinadio, a cui si pose mano

nel successivo anno, e che era destinato a rimpiazzare il demolito forte di Demonte . Finalmente anche i lavori

della cittadella di Ventimiglia , già decretata sin dal mag

gio del 1830, vennero spinti con alacrità , ed erano ap pena ultimati che nel 1841 e 42 si pose mano ad armare di tutto punto questa cittadella , evidentemente destinata a chiudere ai Francesi la cosi detta strada della Cornice .

L'edificazione di questa nuova fortezza ebbe luogo ad instanza dell'Austria, la quale con inquietudine vedeva

libero quel passo ai Francesi per una calata in Italia ; poichè nel 1815 era stato convenuto fra i commissarii imperiali e sardi che lo stradale lungo la riviera di po nente non sarebbe stato protratto al di là di Savona , punto da cui era utile che esistesse per una lunga e ben intesa difesa di Genova . Ma Carlo Felice , il quale anzi tutto voleva i suoi comodi, annoiato di una malagevole

traversia, a cui era andato soggetto recandosi alla sua prediletta Nizza sulla fregata Maria Teresa, sollecitato anche dai Nizzardi e dagli abitatori delle altre città po ste lungo il litorale, ragionevolmente vogliosi di avere una strada di comunicazione fra loro , decretò il riatla

mento dell'antica strada francese, decisione che motivo

le lagnanze austriache; perlocchè strettisi nuovamente a consiglio i commissarii dei due governi convennero che invece dell'antico castello di Ventimiglia avesse ad

erigersi una cittadella regolare . Furono incaricati in allora dei relativi studii il conte Malaussena, colonnello,

ed il cavaliere Podestà, tenente-colonnello , i quali sin

dal 1827 presentarono un sistema di fortificazioni ten dente al triplice scopo di battere i vicini paraggi , di


GAPITOLO I.

95

chiudere la via della riviera e di servire di punto estremo di sinistra della linea militare della Roia .

Oltre a queste opere di fortificazione erette o perfe zionate nei varii luoghi suindicati, vennero eziandio in

quest'epoca, d'ordine regio, edificati due quartieri per le truppe di cavalleria , uno nella capitale e l'altro in Vercelli , e sebben difettosi l'uno e l'altro nell'esegui mento , furono eccellenti nello scopo di provvedere di ampie abitazioni uomini e cavalli . Ritornando ora a discorrere di cose riflettenti il per

sonale dell'esercito , dirò come nel campo tenuto nel 1838

i principi , fatti più adulti, esercissero già ragguardevoli comandi , e come vi intervenisse pure quello scapestrato di Carlo Borbone di Lucca , che indossava , o per dir me

glio, disgradava colle infami sue azioni l'onorata divisa dell'ufficiale piemontese . Nato da una figlia di Vittorio Emmanuele I , trovò sempre quel principe in Carlo Al berto un parente affettuoso ed un tolleratore troppo in dulgente delle molte e colpevoli stravaganze che quel mascalzone , abusando della nascita principesca e della reale benevolenza , andava commettendo . Incapace di co mando , mal destro cavaliero , altiero ed ignobile nel tempo stesso nel suo convivere cogli ufficiali, egli , dopo avere colla sua brutalità cagionata la morte di un povero padre di famiglia , il quale altro torto non ebbe fuorchè di non aderire alle sue scrocconerie in materia

di foraggi, lasciò nell'esercito tristissima memoria di sè ;

e dopo aver dato le più solenni prove d'ingratitudine verso il suo benefattore, succeduto al padre , andò ad inferocire contro i poveri Parmigiani , sino a che un di

loro , perduta la pazienza, lo accoppò come un cane . Durante il campo di quest'anno sperimentossi dalla


96

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fanteria la nuova teoria sulle evoluzioni messa in vigore

con decreto delli 28 aprile , la quale riassumendo in un sol volume il regolamento del 1817 e l'appendice del 1831, facilitò ai graduati tutti la piena ed esatta co

noscenza de'proprii doveri nelle singole manovre. Quanto al merito del lavoro, basti dire che esso era una presso che letterale traduzione dell'ordinanza francese elabo

rata dai più chiari ingegni di quell'esercito a tal uopo ragunati dal vecchio maresciallo Soult , il quale non sdegnò di porre talvolta ei stesso mano al lavoro ; ed

a mio senno, dopo tal riflesso, ogni altro elogio è su perfluo. Per buona sorte dell'esercito subalpino non era ancor suonata l'ora in cui le sane massime di guerra avessero

a cedere il luogo alle stramberie di chi , straniero al l'arma di fanteria, od in essa novizzo, volle distruggere quei solidi principii per surrogarvi certi movimenti ostro

goti, i quali, per quanto io mi sappia , altro merito non hanno se non che di disavvezzare il soldato dallo stretto

adempimento de' suoi doveri solto le armi . Non è qui il luogo di entrare in una didattica discussione, ma è lecito osservare di volo , che se certe manovre tendenti

ad ispirar scioltezza al soldato possono riuscir buone ed adalte per le tozze e stupide popolazioni settentrio nali , generano invece disordine e distruzione d'ogni salda ordinanza presso la svegliata gioventù nostra , già per

propria natura soverchiamente inchinevole ad un rilas sato militar contegno . Altra buona cosa della nuova

teoria posta in vigore in quell'anno , fu che mutando essa sostanzialmente soltanto nelle evoluzioni di linea

ed in ispecie nelle formazioni centrali e nelle difese contro la cavalleria , conservava ad un dipresso li stessi


CAPITOLO I.

97

comandi , per cui venne con tutta facilità appresa dai militari di ogni grado : ed io porto opinione che omet tendo alcuni comandi ed altre inutili lungaggini che in essa notavansi , essa offra tuttora il sistema più perfetto di evoluzioni militari .

Il personale frattanto dell'esercito andava sempre più deteriorando: le scuole reggimentali di lettura e scrit tura non stabilite in massima , ma autorizzate soltanto, o non vennero attuate , o neglette affatto non furono mai in caso di dare soggetti atti a disimpegnare neanche

le facili incumbenze degli ultimi gradi . Un gretto spi

rito di economia acquistando ognora maggior prepon deranza , i quadri erano quasi sempre incompleti , e mantenuti in essi inoltre uomini stravecchi o valetudi

narii ; non surrogati i veterani che uscivano dalle file,

donde riduzione grandissima nella categoria d'ordinanza . Scala agli avanzamenti poi ed alle cariche speciali non già il merito constatato, nè, manco male, l'esclusiva an

zianità , ma le protezioni, la nobiltà del casalo, l'esser nativo di provincie predilette, l'adulazione, l'ipocrisia , lo spionaggio , e sopra tutto le donnesche relazioni , poichè il vecchio ministro, sebben già rattratto dalla podagra e curvo sulla tomba , che ingoiar lo doveva varii anni

dopo nell'atto che abbandonavasi a brutte lascivie, presto sempre facile orecchio alle preghiere e raccomandazioni sporte da rosee labbra (1 ) . (1) Le protezioni femminili giunsero a tanto , che in occasione dei cambii di guernigione eravi sempre per ogni reggimento tre

o quattro ufficiali facienti transito ne' corpi destinati a rimpiazzar i partenti, rimanendo così ai fianchi della bella ; e potrei nomi nare un colonnello che per continuare una sua tresca con una nobile genovese lasciò il comando di un reggimento per diri VOL , III .

PINELLI, Storia ecc.


98

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Questi turpi amorazzi però non impedivano al Villa marina di accarezzare con ipocrite finzioni le ubbie re

ligiose del re, presso il quale premendogli di comparire qual zelante osservatore delle pratiche cristiane, aveva a tal fine preso opportuni concerti con un famiglio reale , per cui quando l'astuto ministro prevedeva di dover essere ricercato dal sovrano per qualche faccenda, an dava sollecito ad accovacciarsi in San Lorenzo, dove era

cura del famiglio di informare il re di averlo trovato

fervorosamente orando; ed è fama che non di rado, dopo aver spesa la notte colle più sozze donne , usasse an

darne colla più sfacciata impudenza a raccontare al suo signore certe visioni celesti, che con quello spirito di cui era largamente fornito , riusciva a lui facile d'improv visare e far trangugiare al credulo principe . L'esempio di questi ipocriti maneggi diramandosi nel l'esercito , tu vedevi uomini sporchi delle più nefande colpe, uomini che avevano venduto il fratello negli av

venimenti politici del 1821 , 31 e 33, far pompa di pra tiche divote , e perdersi in genuflessioni ed adirarsi

contro quei subordinati loro, i quali , tutto che rispet tando la religione , non sapevan piegarsi a far mostra di devozione in pubblico ; ed un tale , che travedendo la probabilità d'esser ministro democratico nel 1849, ebbe per breve tempo, od almeno simulò il ticchio di liberalone , dopo essere stato potentissimo strumento della condanna di Effisio Tola , cercando d'indisporre a gere quello destinato in tale città ; di modo che l'esercito pie montese versava oramai in condizioni analoghe al portoghese del 1809, del quale discorrendo lord Wellington diceva che gli uffi ciali erano fissi nelle città loro native , ed i soldati andavano a

raggiungerli mulando cosi di capi ad ogni biennio !


CAPITOLO 1 .

99

suo danno con privati eccitamenti i suoi giudici (1 ) , nell'epoca di cui sto discorrendo , esigeva dagli ufficiali del reggimento, di cui era colonnello, il biglietto pasquale . L'ascetico governatore di Nizza poi , mentre se la go deva voluttuosamente con una bellissima creola , faceva

far tridui, ed io serbo un prezioso libricciuolo portante per titolo : Maria Vergine santissima, santa Filomena e san Venceslao, i tre protettori della brigata Casale; la quale intera brigata era costretta ad intervenire mat tina e sera a certe prediche fatte da un goffo e sconcio padre gesuita , il quale narrava come san Venceslao , trovatosi assediato da 10,000 diavoli nella sua monastica

cella , riuscisse a liberarsene ed a cacciare tutta quella infernale falange per lo spiraglio della serratura sem plicemente recitando certo oremus che il frate intanto andava borbottando e distribuendo ai soldati , fra i quali i più credenzoni inarcavano le ciglia, ed i più accorti

ridevano di soppiatto per non essere posti a pane ed acqua !

Nė più rispettata era la probità ; che anzi il ministro , accusato lui stesso di illeciti guadagni , dava facile ri cetto fra gl'impiegati ministeriali a quelli ufficiali che,

o per firme carpite, o per malversazione di fondi, erano stati cacciati dalle file dell'esercito . Questi egli preferiva agli altri ed adoprava nella contabilità militare, suolendo dire che essendo ladri essi sapevano impedire o scoprire le ruberie degli amministratori reggimentali . Tale era la moralità del sistema del liberale Villamarina, e queste

cose io narrai non pel vano piacere di biasimare la con dotta sua e di altri alti funzionarii, ma acciò il lettore (1) Soleva dire ai collega del Tola : pongano mente che volendo

far bene a lui, faranno male a se medesimi.


100

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

veda quale era la piega data alle intellettuali facoltà dei militari, ed a qual uso impiegato venisse il loro tempo : insomma per progredire bisognava lasciar Vegezio e leg gere Thomas a Kempis. 1839

Le incessanti modificazioni militari continuavano frat

tanto con furia non interrotta . Nel maggio i reggimenti

a vece di essere annoverati per brigata , conservando le denominazioni di brigata Piemonte, brigata Cuneo, ecc., assunsero però un numero progressivo , constando la

brigata Savoia del 1 ° e 2 ° reggimento di linea, quella di Piemonte del 30 ' € 40, e cosi via via sino a quella di Acqui che comprese il 17º e 180 reggimenti . I batta glioni che erano tre di sei compagnie, dei quali due at tivi, furono portati a quattro di quattro compagnie ; nei due primi si ebbe una compagnia granatieri e tre fuci lieri, il terzo constò tutto di cacciatori; ed il quarto, detto di deposito , fu tutto di fucilieri. La ferma dei soldati subi anche qualche variazione ; quella dell'ordinanza continuò ad essere di otto anni ;

le classi temporarie furono astrette ad un servizio di sedici anni; pendente i primi quattordici mesi stavan sotto le armi; quindi andavano alle case loro apparte nendo all'armata attiva sino a che compito avessero l'ottavo anno di servizio ; dopo ciò facevano transito per altri otto anni alla riserva . Con provvidenza veramente improvvida venne statuito che in caso di chiamata di questa riserva, ogni compagnia del battaglione deposito servir dovesse di nucleo a due di queste classi ; laonde ogni compagnia trasmutavasi in uno sterminato batta

glione sprovveduto di quadri, di soldati d'ordinanza,

e

senza alcuna consistenza . Vennero però limitati gli uf

ficiali provinciali a quattro per ogni reggimento , due


CAPITOLO I.

101

capitani cioè e due tenenti, i quali disposti alternativa mente nelle quattro compagnie unitamente a due ca pitani e due tenenti d'ordinanza , formarono il quadro d'ufficiali del quarto battaglione.

La brigata Guardie continuò ad essere risguardata fuori linea, epperciò non venne numerata, e volendo il ministro favorire le classi dei nobili e dei suoi conna

zionali, fece portare il primo reggimento, composto tutto di granatieri , a cinque battaglioni di quattro compa gnie , dei quali il quinto fu di deposito ; aumento che motivo la nomina di un colonnello in secondo e di molti

nobilotti a capitani. Pei Cacciatori sardi la cosa andò ancor peggio pel pubblico erario . Non essendovi la le

vata militare in Sardegna, quel corpo componevasi per intero di volontarii d'ordinanza, ma pochi essendo fra

gli isolani i giovani amanti la carriera militare, era assai difficile formare due battaglioni che avessero una certa consistenza ; ciò non impedi però il ministro dal por tare il numero dei battaglioni di quel reggimento a quattro, dei quali tre attivi ed uno di deposito. Due at tivi dovettero risiedere sempre in terraferma, gli altri due nell'isola; ma attesa la già accennata mancanza di volontarii, la cosa si ridusse ad avere in terraferma due battaglioni di forza molto tenue, ed in Sardegna i quadri di due altri senza i soldati ; ma ciò non premeva al mi nistro, al quale bastava poter collocare molti de' suoi

connazionali quali ufficiali nell'esercito a spese dello Stato, di modo che se agli ufficiali dei Cacciatori sardi si aggiungano i moltissimi sparsi nei varii reggimenti, si vedrà che la Sardegna dava più ufficiali che soldati. Il battaglione del Genio eziandio subi modificazioni venendo a constare, per decreto delli 8 giugno, di una


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

compagnia di minatori che furono i scelti del batta glione, e di tre compagnie di zappatori; ogni compagnia ricevette quindici provinciali cappati fra gli operai ca duti nella leva annuale, ed i quali dopo aver consumato tre anni sotto le armi, rimanevano a casa a disposizione del governo per dieci anni . Le compagnie acquistarono

cosi la forza di 99 uomini in tempo di pace e 179 in guerra . Con altro decreto dello stesso giorno venne for mata la terza compagnia Bersaglieri consimile in tutto alle due già esistenti.

Per rimunerare i lunghi servizii dei vecchi militari , Carlo Alberto, con decreto delli 10 luglio, instituiva la medaglia mauriziana pel merito militare di dieci lustri.

Portava quest' aurea medaglia sculta sopra una delle facce l'effigie di san Maurizio, protettore speciale della stirpe ed armi sabaude ; sull'altra leggevansi le parole :

Al cavaliere mauriziano (seguiva il nome) per dieci lu stri nella carriera militare benemerito. Azzurro era il

nastro ; niun correspettivo annesso, ma la medaglia ri maneva proprietà dei parenti qual pegno dei fedeli ser vizii dell'antenato .

Giunsero nella state di quell'anno poco favorevoli no velle del viaggio intrapreso dalla regia fregata la Regina, a bordo di cui stava il principe Eugenio di Carignano, il quale, sotto la direzione del cavaliere Albini , intra presa aveva , per volere del re , quella lunga e perico

losa navigazione . Ebbe la Regina propizie dapprima le sorti, e visitati varii porti europei, ricevette ovunque lu singhieri elogi tanto per l'elegante struttura del legno, che per la bella tenuta , la salda disciplina e l'istruzione dell'equipaggio ; ma sciolte poscia le vele verso l'Atlan

tico, ebbe a sperimentare nel maggio i venti cosi avversi ,


CAPITOLO I.

103

che sormontar non potendo il Capo Horn, si vide co stretta ad approdare al Brasile, e venuta nel porto Rio Janeiro vi si arrestò lungo tempo per riparare alle gravi

avarie sopportate; pendente il qual soggiorno il principe savoiardo fu accolto con grande ospitalità e distinzione da quell'imperatore. In Torino invece furono grandi feste per l'arrivo in quella città del principe ereditario di tutte le Russie. Alcuni ridicoli pettegolezzi di corte, nati da certi orna menti donneschi che l'ambasciatrice russa voleva o non voleva indossare , avevano fatto temere un raffredda

mento della buona armonia regnante fra le corti di Pie troburgo e di Torino ; ma l'imperatore dimostrato es

sendosi superiore a questi stupidi puntigli , la cosa non ebbe alcun seguito , e grazie al suo senno il capriccio di una pettegola non ridondò a danno delle relazioni commerciali dei sudditi delle due potenze ; ed essendosi anzi il granduca Alessandro, l'attuale imperatore, quasi a prova di buona amicizia, recato a visitare il re nella sua capitale, questi onorar volendo un si gran principe

con qualche straordinario spettacolo, aggradi l'idea sug geritagli di un torneo che ricordasse gli usi e la pro

dezza degli antichi cavalieri italiani. Ed io volli di ciò far cenno in questa mia storia in quanto che tali mar

ziali esperimenti furono con singolar rnaestria ed ele gante destrezza adempiuti da un'eletta schiera di gen

tiluomini appartenenti tutti all'esercito subalpino, i quali rivestiti di maglia e di usbergo ritrassero al vero i ludi guerrieri dei tempi andati. Sullo scorcio dell'anno ebbe luogo un nuovo ordina

mento del personale della marina . Il Corpo reale degli

equipaggi venne ripartito in 10 compagnie, delle quali


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

una fu di deposito . Compresero le compagnie 1 capi tano in primo, 1 in secondo, 1 luogotenente ed un sotto tenente, 1 secondo piloto adempi le veci di furiere; 4 secondi nocchieri o timonieri furono i sergenti; 1 al lievo di pilotaggio tenne luogo di caporal furiere ; e 16 marinai di prima classe, scelti fra quelli concorrenti a subire l'esame di timoniere, disimpegnarono le attri buzioni dei caporali. I marinai di prima classe furono 13; 18 quei di seconda ; 10 di terza, 6 i mozzi, 1 il capo

rale-prevosto ; totale d'ordinanza pertanto, compresi gli ufficiali, 68 ; forza che per mezzo della chiamata sotto 1840

le armi dei marinai temporanei veniva portata a 110. Nel successivo marzo poi altri ministeriali provvedi menti sciolsero le quattro compagnie di cannonieri di marina , la cui bassa forza venne transitata in altri corpi conservando l'alta paga di cui godeva sino a fin di ferma,

e perdendola in caso di nuovo ingaggiamento . La ma rina reale in allora venne a constare di un sol corpo, chiamato Corpo Real Marina, il quale si suddivise in sette altri corpi speciali .

Il primo fu lo Stato Maggiore, cui venne affidata la direzione superiore si del personale che del materiale, e del servizio militare dei tre dipartimenti; il secondo

comprese il Corpo Reale Equipaggi, che ebbe stato -mag giore in proprio, otto compagnie attive ed una di depo sito. La forza delle compagnie fu la seguente :

Capitano in 1 ° comandante Id .

No

in 20

1 1

Luogolenenti

2 1

Da riportarsi No

4


105

CAPITOLO 1 .

Riporto No Sotto -tenenti

4

2 1

Furiere

Sotto - furiere

>>

1 5

Sergenti Caporali

8

Marinai di 1a classe 2a classe Id . 3a classe Id . Id . 4a classe

23 >>

23 46

.

))

Mozzi .

>

10 5

Totale No 128

Ogni compagnia dividevasi in 2 squadre di 4 sezioni di 32 individui : la compagnia deposito ebbe una forza totale di 68 uomini .

Il terzo corpo fu del Genio Marittimo.

Il quarto del battaglione Real Navi di otto compagnie , tutti uomini d'ordinanza , e della seguente formazione e forza :

Colonnello o tenente -colonnello comand . No

Maggiore . Capitano anziano Capitani . Luogotenenti .

>

1 1

>>

1 7

>>

8

>>

Sotto - tenenti

8 28

Stato-maggiore, gradi diversi Otto comp . a 113 uomini cad . di bassa forza. » 904 >>

Totale N° 958


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Il quinto corpo comprese il Corpo reale d'artiglieria di costa , poco numeroso e destinato a dar ricetto ai ve terani di marina . Il sesto constò della Scuola Militare di Marina .

Finalmente il settimo comprese il Corpo Sanitario . Contemporaneamente fu tolta alle guardie-marina di prima classe la facoltà di far uso degli spallini, che fu

rono rimpiazzati da un fiorone sovrapposto alla spalla , conservando esse però il grado di sotto-tenente nella fanteria a cui erano per lo addietro equiparate .

Fu parimenti quest'anno notato per la riforma fatta di varii militari regolamenti, i quali , per dir vero , altro pregio non ebbero fuor quello della novità. Li 21 luglio usci il regolamento di contabilità che venne stabilito

sopra basi cosi intralciate, cosi intricate, che, di appli cazione già difficilissima in tempo di pace, fu poi rico

nosciuto all'atto pratico ineseguibile in campagna . Al cuni giorni dopo vide la luce il codice penale militare , posto in vigore soltanto al 1 ° gennaio 1841 ; lavoro im perfetto, pur migliore del precedente. Li 18 agosto si emanarono i due regolamenti di disciplina per la ca valleria e fanteria ; e con altro decreto del giorno stesso il corpo di Provianda ricevette notevole incremento, es sendo portato a 4 divisioni in tempo di pace della forza di 316 uomini , 310 cavalli , di cui 256 da tiro e 54 da sella : i carri furono 68 ; 60 da bagaglio ed 8 di riserva. In guerra la forza del corpo ascendeva a 1,531 uomini, a 314 cavalli da sella ed a 1,920 da tiro , con un nu

mero proporzionato di carri. Dall'Oriente intanto destavasi una tempesta che mi nacciava avvolgere Europa tutta in sanguinosa lotta. Mahmoud sultano, riformatore poco sagace, mentre ini


CAPITOLO I.

107

micavasi il partito nazionale e religioso, abbandonandosi

ad ignobili crapule , mal sapeva tener a freno l'ambi zioso Mehemet Aly, bascià d'Egitto , il quale , giunto ormai all'ultima vecchiezza, fidente nel braccio del figlio Ibraim , già chiaro per la vittoria di Koniah , sembrava volere, prima di scendere nel sepolcro, trasmettere alla sua stirpe, indipendente e sciolto da qualunque legame di sudditanza verso la Porta ottomana, il dominio delle

egizie contrade. Turbavano queste ambiziose sue mire la quiete dei

sovrani d'Europa , i quali intenti tutti ad affogare nel sangue le nazionalità che gemendo dibattevansi nei ceppi da cui giacevano avvinte, mal comportavano che altri venisse a sturbare il tanto vantato equilibrio eu

ropeo . Non è di questa storia delineare in quanto fos sero d'accordo le potenze cristiane , ed in quanto dissen tissero fra loro sulla celebre questione d'Oriente; basti qui rammentare che mentre Inghilterra , Russia , Austria e Prussia stavano pel morente Sultano (1 ), Francia in vece, in apparenza almeno , sembrava favorire il vecchio

pascià egizio, laonde quando il figlio di quello, Ibraim pascià, ebbe prostrate, li 24 giugno del 1839, nelle pia nure di Nezib , le forze ottomane capitanate da Hafiz pascià, il ministro francese Thiers , offeso a buon di ritto dalla sprezzante indifferenza con cui le quattro succitate potenze, segnando in Londra li 15 luglio 1840 il trattato della quadrupla alleanza, intendevano con ciò imporre la pace a Mehemet senza curarsi dell'avviso della Francia , parve voler incendiare l'Europa tutta ap poggiando la causa delle nazionalità, ed assumendo guer (1) Mahmoud, consunto dagli abusi del sesso e del vino, nioriva il l . luglio del 1839, mentre più ferveva la lotta.


108

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

riera attitudine, costrinse le potenze limitrofe a prepa

rativi di guerra ; ma furono passeggiere velleità belliche; poichè dietro Thiers , volente o simulante di volere la guerra universale, stava il re mercante, il re della bor

ghesia, il quale aveva già lasciato scannare Polacchi ed Italiani piuttosto che compromettere la paix à tout prix , di modo che dopo pochi mesi il bellicoso ministro cadde e la Francia umiliata dall'abbietta politica del suo mo

narca vide impassibile le altre potenze dar sesto alla questione orientale come meglio lor piacque. Tuttavia in quei bollori , in quella lotta che sembrava imminente fra Francia ed Austria, il re di Sardegna non aveva potuto starsene disarmato colle mani alla cintola ,

avendo da secoli insegnato la storia che in tutte le con tese surte fra Francia ed Austria, il Piemonte, e l'Italia

superiore in genere , furono mai sempre i campi sui quali si decisero le sorti di quei due imperi. Sul finire del 1840 pertanto emanossi decreto dapprima di sospen dere i congedi detti semestrali durante la stagione d'in verno ai militari tutti tanto di servizio attivo , che se

dentario, non che agli ufficiali dei corpi sanitarii ed altri: quindi, con circolare delli 10 ottobre , vennero convo cate sotto le armi le classi 1811-12 e 13 del corpo reale d'artiglieria; e con altra delli 21 vi si aggiunsero quelle del 1814-15 e 16, e per le brigate di fanteria le due classi del 1813 e 14 con tutti gli ufficiali provinciali . 1841

Portato con tali mezzi l'effettivo dell'esercito da 30 a

40,000 uomini, e ricevuti ai corpi gl'individui apparte

nenti alle dette classi, si spese tutto l'inverno, che fu rigido quant'altri mai, nel riaddestrarle alle scuole del

soldato di pelottone e di battaglione , nelle rispettive guarnigioni, ed all'importante scuola del bersaglio, assai


CAPITOLO I.

109

male regolata in allora . Si fecero eziandio ragguarde voli compre di cavalli per l'artiglieria , la quale , posta

sul piede di guerra, fu passata a rivista dal re a Porta Nuova ; ma giunta poscia la primavera del seguente anno e dileguatisi i timori di guerra , cominciaronsi ad accor dare, nella prima quindicina di marzo, piccole licenze, quindi in aprile emanò l'ordine di rimandare a casa i provinciali . Principal motivo alla chiamata delle suddette classi fu, come già ebbi a notare, il ragionato timore del re di vedere i suoi Stati fatti teatro della lotta fra i due

potenti suoi vicini : ma due cose meritano di essere qui osservate, e sono l'indipendenza consueta di cui in questa circostanza eziandio fece prova Carlo Alberto dalle due potenze limitrofe, e la perfetta neutralità che serbo verso amendue , di modo che senza ammettere , come

vogliono i lodatori di lui , che in tal contingenza egli abbia lasciato trapelare il suo mal animo verso l'Austria e l'intenzione di unirsi con Francia a suo danno, si può

tuttavia con verità asserire che egli colse il destro per far sentire all'inviato austriaco come per nulla egli si considerasse legato a seguire in ogni tempo la politica del suo governo .

Le transazioni occorse fra il sardo governo e gl'in viati delle due emule potenze , vengono variamente nar rate ed esagerate dagli uomini appartenenti al partito sedicente liberale, ovvero a quello che parteggiava per Austria ; ed i primi , usi allora a considerare il Villama rina come loro antesignano, gli fanno merito di nobili risposte date allo Schwarzenberg , inviato austriaco a Torino, che secondo essi alteramente chiedeva la citta della d'Alessandria ed un'alleanza ; io dubito molto che


110

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

simile dimanda sia stata fatta officialmente, ed il mini stro degli esteri di quell'epoca , del quale certamente io

non divido le opinioni politiche, ma alle cui asserzioni credo come a quelle di uomo onesto, in un suo libro troppo celebre nega ricisamente la cosa ; perlocchè io

penso che lo Schwarzenberg abbia benissimo potuto esplorare le intenzioni del re , accennando alla necessità

di spedire un corpo austriaco alleato che occupasse le vallate del Po e del Tanaro, e si concentrasse sui punti eminentemente strategici di Valenza ed Alessandria, ma che egli officialmente richiedesse quella fortezza m’in duco difficilmente a crederlo .

La dimanda di quella cittadella per parte dell'Austria fu il continuo spauracchio di cui si servirono e si ser

vono tutti i partiti, e più di loro i varii ministeri per attutare l'opinione pubblica ogni qualvolta si pro nuncia contraria ai loro disegni; ma che l'Austria abbia veramente formulato in epoche diverse tale richiesta, io non saprei acconciarmi a crederlo : sa abbastanza quella potenza che il Piemonte, possessore di un'armata pro pria, mai acconsentirebbe ad una misura cosi lesiva del suo decoro, onde io mi piegherei piuttosto a supporla capace, con esempio non nuovo ne' suoi annali, nè in quelli di Francia, di tentare di sorprenderla in caso di assoluta necessità , dichiarando poscia di ritenerla a solo

titolo di pegno , anzi che svegliare l'attenzione dei go verni sardo e francese con una dimanda che verrebbe

senza dubbio rifiutata .

Anche dalla parte della Francia vennero con destrezza subodorate le intenzioni del gabinetto sardo ; ed il si gnor Thiers favellandone col conte Trotti, segretario dell'ambasciata sarda a Parigi, fece presentire possibili


CAPITOLO J.

111

certe permute di territorio proficue a Sardegna ; ma quel diplomatico , regolandosi dietro le ricevute istru zioni, lasciando poca speranza di vedere simili propo sizioni bene accolte a Torino , le cose ebbero termine

cosi; ed avendo poscia Carlo Alberto fatto dichiarare

che egli risguardava la contesa orientale come affatto estranea agli interessi de' suoi Stati, e di essersi armato solo nel disegno di proteggere l'integrità ed inviolabilità de' proprii Stati , questa prudente e decorosa sua attitu dine (che dovrebbe in contingenze consimili esser sem pre imitata dai reggitori del Piemonte) bastò a por fine a tutti i maneggi diplomatici presso la sua corte, ed

essendosi fra poco composte le cose pacificamente, con poca dignità della corona di Francia, il Piemonte rientro

nella prislina quiete (1 ) . Mentre non erano ancor svanite le probabilità tutte

di guerra, emanò il ministro alcune provvidenze ris guardanti la cavalleria , la quale venne formata , con

decreto delli 16 gennaio, in una sola divisione, al cui

comando ſu preposto il maggiore generale Angelo Oli vieri che aveva carico di curarne l'istruzione, il perso nale si di uomini che di cavalli, e doveva invigilare

ogni ramo di servizio , escluso quello della contabilità che rimaneva a piena responsabilità dei capi di corpo soggetti, come gli altri , al controllo dell'ispettore ge (1) Lodando la prudenza del re io non intendo inferirne che in una guerra attiva fra Francia ed Austria il Piemonte possa serbarsi neutrale ; volli solo provare come sia sua facoltà , con un contegno fermo e prudente , di protrarre il momento in cui

possa con utile maggiore stringer alleanza coll'una o coll'altra , e come sia politica avventata quella che consiglia di parteci pare a lotte estranee affatto agli interessi del paese .


112

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nerale di contabilità per tutto l'esercito , cavaliere Bri cherasio colonnello di cavalleria . Volendo quindi sup

plire alla deficienza di cavalleria leggiera, nel successivo marzo ordinossi che al reggimento di Novara cavalleria venissero aggiudicati uomini e cavalli di minore altezza ; gli uomini furono scelti fra gli inscritti che non oltre passassero le 39 oncie, nè fossero al dissotto delle 38

e mezzo : i cavalli vennero comprati nelle Romagne , e sebbene di men bella apparenza e di difficile addestra mento, vennero riconosciuti però, col tempo, utilissimi, di minor costo ed idonei al servizio di truppa leggiera.

L'ordinamento poi dell'artiglieria sul piede di guerra accaduto nell'inverno, avendo consigliato aleune modi ficazioni, li 8 giugno usci un regio rescritto, col quale sul piede di pace il corpo reale d'artiglieria venne a constare di 178 ufficiali, 543 sott'ufficiali, 1,666 arti

glieri d'ordinanza , e 975 provinciali sotto le armi ap partenenti a tre classi : totale 3,362 , non compresi in tal novero 3,250 provinciali divisi in sette classi e che erano in congedo illimitato . I cavalli da tiro furono 608;

228 da sella ; i muli 20. Sul piede armato gli ufficiali furono parimenti 178 ; 567 i bassi ufficiali; 1,776 gli uomini d'ordinanza; i provinciali 2,925 , ripartiti in nove classi : totale sotto le armi 5,446 ; a casa 1,300 in quattro classi . I cavalli sommavano allora a 1,386 da tiro e 294 da sella ed a 20 muli (1) . Sul piede di guerra gli ufficiali ascendevano a 203 , i bassi ufficiali a 642 ; i cannonieri d'ordinanza 1,874 ; i provinciali dell'arti (1 ) L'artiglieria dicevasi sul piede armato quando aveva varie classi sotto le armi ed un numero di batterie allestite in guerra

più o meno grande, e proporzionato alla forza dell'esercito mo bilizzato .


CAPITOLO I.

113

glieria attiva e di riserva a 4,225 con tutte le tredici classi sotto le armi : totale 6,944 (1) . I cavalli da tiro erano 2,236 compresi i muli , e da sella 324 : totale 2,560 La pianta organica poi del corpo consisteva di 31 com pagnie, delle quali 1 di maestranza , 1 di pontieri , 1 di

polveristi, 1 di armaiuoli, 1 di artisti di Sardegna, 12 di artiglieria di piazza , 2 di artiglieria a cavallo , 8 di artiglieria di battaglia, 2 di posizione ed 1 di deposito . Gli avvenimenti si politici che interni accaduti nel 1842 periodo scorso da quest'anno sino al 1846 compendiar si possono in poche linee, non offrendo essi alcuna im portanza storica . Le nozze dell'erede della corona con l'arciduchessa d'Austria avvenute nella primavera del 1842, sebbene festeggiate con grande esultanza dai Pie montesi che , tradizionalmente affezionati alla dinastia , colsero sempre ogni occasione di palesare ad essa il loro

amore, politicamente parlando, altro non erano che un nuovo attestato della predilezione del re per casa d'Au stria : nè le ristrette grazie accordate ad alcuni ditenuti per gli ultimi sconvolgimenti furono tali da far credere mutata la politica del governo : poichè essi più che alla clemenza regia attribuir si potessero all'influenza di

private e non sempre disinteressate e probe persone (2) . (1) In tal novero non era tenuto conto delle perdite che le va rie classi potevano subire tanto a casa che sotto le armi , le quali però venivano compensate con arruolamenti volontarii, ed in caso di necessità assoluta con leve supplettive, e ritenendo sotto le armi gli uomini che avevano terminata la ferma e la classe di riserva che avrebbe dovuto passare in congedo assoluto.

(2) Il signor M .... languiva nel forte di Fenestrelle dal 1833 in poi, nè aveva alcuna speranza di veder rallentati i suoi ceppi , quando un bel dì ecco apparire nella sua cella la moglie di un

alto funzionario , donna di perduti costumi , ed in quell'epoca Vol . III.

8

PINELLI , Storia ecc.


114

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

La beltà della giovinetta sposa , la sua origine quasi ita liana , per essere la madre di lei sorella a Carlo Alberto, la fecero però accogliere con giubilo in Piemonte, e molte e splendide furono le feste celebrate, fra le quali la più magnifica senza dubbio fu un secondo torneo in cui , come nel primo , polerono i cavalieri piemontesi far inostra di ardire e di equestre maestria . Il recente ed

universal dolore poi cagionato dalla morte di quell'ot tima regal donna è la maggior prova dell'affetto che le sue virtù avevano inspirato a tutti i Piemontesi.

Nė migliore era la politica estera del governo in que st'epoca , e non certamente tale da preannunciare le na zionali tendenze spiegate da Carlo Alberto nell’éra ri generatrice che già veniva a gran passi accostandosi , ed in cui egli aver dovea si gran parte : poichè in allora appunto, venuti essendo a Torino (1844) il conte Mau rizio Decourten ed il generale Kalbermatten , capi del partito sonderbundista svizzero, erano da lui affettuo

samente accolti ed ampiamente accomodati di armi e di danaro con cui potessero più energicamente pro muovere la guerra che il partito retrivo e gesuitico slava preparando contro il liberale. I luttuosi eventi di quella guerra civile sono , la Dio mercè , estranei alla storia

italiana , già troppo riboccante di fraterni litigi ; ond'io asterrommi dal qui farne parola ; noterò solo che il ministro sardo a Losanna , conte Trotti , zelante inter una delle ganze del ministro della guerra . Dopo lunghe nenie e

piagnistei sui patimenti del ditenuto , la scaltra donna venne a proporgli la liberazione mediante la somma di 12,000 fr. Non pa rendo vero al meschino di riavere la libertà , sebbene a caro prezzo, il patto fu tosto conchiuso , la somma sborsata alla mini sterial meretrice, e le catene caddero infrante .


CAPITOLO 1 .

115

prete delle intenzioni del suo governo e del conte So laro , era fra i più caldi fautori del Sonderbund : e questo basti per provare che alla vigilia stessa della lolta con Austria , le politiche tendenze di Carlo Alberto non furono mai liberali, come i suoi piaggiatori anda rono a piena gola celebrando .

Riepilogando ora i militari provvedimenti emanati in 1842 questo periodo di anni , noterò nel 1842 un'istruzione

pel buon governo delle armi a percussione, che erano

allora in via d’esperimento ; il cambio della copertura del capo per la fanteria , la quale a vece del sakot ebbe da quel punto a far uso del keppi francese di fel tro ; finalmente la 4a compagnia bersaglieri formata nel dicembre , mediante la quale quell'arma preziosissima venne a constare di un giusto battaglione. Ripetute esperienze avendo irrefragabilmente consta- 1843 tato la superiorità del fucile a percussione sopra quello a selice , nel luglio usci un decreto , in vigore del quale

i corpi tutti del regio esercito furono muniti di armi a percussione ; miglioramento non mai abbastanza en comiato .

Nel doppio scopo poi di accrescere le economie ed il 1844 numero della cavalleria leggiera , venne nel seguente anno decretato che al reggimento Aosta cavalleria ezian dio venissero applicate le norme già emanate nel 1841

per Novara cavalleria riguardo tanto agli uomini che ai cavalli : e pochi mesi dopo il numero degli squadroni armati di lancia fu portato a due per reggimento , e designati a tal fine quei d’ala , il 10 cioè ed il 6º ; ar mando poco dopo tutta la cavalleria indistintamente del pistolone a percussione . A soddisfare alcuni nobilotti , che avidi di progredire 1845


116

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

celeremente, non potevano più a lungo rimanersi nel non spregevole grado di capitano , usci nel gennaio di quest'anno una frivola decisione che fissava il numero delle brigate campali d'artiglieria non più a 4, ma a 6, limitando la forza di ognuna a 2 batterie in vece di 3 ; e l'opinione di armar di lancia i dragoni acquistando

ogni giorno nuovi partigiani , quell'arma venne , con decreto delli 17 maggio , estesa alla cavalleria tutta in distintamente . 1846

Chiuderò la storia degli avvenimenti accaduti dall'ac cesso al trono di Carlo Alberto fino al 1846 dando un

succinto quadro statistico di quell'esercito si terrestre che marittimo (V. Quadri no 1 e 2) , che la volontà del re

sardo, forzata dal progressivo incremento dell'idea na zionale , chiamava fra poco in campo a combattere la più bella, la più santa delle guerre, contro una delle più formidabili armate europee . Quanto al costo di quelle forze terrestri e navali trovo che nell'anno seguente, in

cui non erano ancor accaduti aumenti importanti, il bi lancio della guerra ascese a 30,040,000 : alla qual cifra aggiungendo 3,500,000 circa per la marina , avremo una spesa totale di 33 milioni e mezzo sopra un'entrata

riconosciuta in quell'anno stesso di 82,181,113 franchi, vale a dire eccedente i due quinti del reddito dello Stato !


117

CAPITOLO I.

(QUADRO N° 1 ) STATO delle forze di terra degli Stati sardi. PIEDE

PIEDE

DI PACE

DI GUERRA

DESIGNAZIONE DEI CORPI uomini cavalli uomini cavalli

FORZE ATTIVE

( Compresi i contingenti di riserva

disponibili sul piede di guerra ) Ufficiali generali impiegati presso le truppe. Infanteria (Guardie, linea, corpi leggieri e di disciplina)

31

31

24,110

74,712

di riserva della fanteria (comprese Contingente Bersaglie Guardie le

ed i

ri)

Cavalleria

4,950

3,804

55,536 6,768

5,760

3,360

836)

6,944

2,560

Artiglieria di campagna, di piazza e brigata di operai (l contingenti di riserva di questo corpo sono compresi nel suo effettivo di guerra)

Corpo Reale e truppe del Genio . Corpo Reale dello stato -maggiore generale . Stato -maggiore delle divisioni Corpo dei Carabinieri Reali

583 35 40

2,258

Reggimento deiCavalleggieri di Sardegna . Corpo del Treno . Totale

667 321

933 35 40 695 452 310

2,258 667

695 452

1,531

2,234

36,355

6,097 149,455

11,701

83

CORPI SEDENTARII

Compagnia delle Guardie del Corpo Guardie del Palazzo , Alabardieri di Sardegna Compaguia dei dragoni guarda -caccia Stato -maggiore delle piazze Corpo dei Veteranied Invalidi . Invalidi di Sardegna

Veterani Carabinieri, Cannonieri e Zappatori Totale

78 427

83 152 78 427

2,947

2,947

271

271 266

152

266

4,224

14

4,224

MILIZIE DELL'ISOLA DI SARDEGNA

Stato -maggiore Dodici battaglioni Milizia urbana di Capraia . Totale

5

5

9,420

9,420

45

45

9,470

9,470

14


118

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

QUADRO N° 2

STATO delle forze di mare degli Stati sardi. PIEDE PIEDE DI DI PACE GUERRA

DESIGNAZIONE DEI CORPI

FORZE ATTIVE

Stato -maggiore generale Corpo Reale equipaggi Genio marittimo

Battaglione Real Navi Totale

52

59

1,586

4,357

8 958

958

2,604

5,382

205 52

205 52

257

257

8

CORPI SEDENTARII

Corpo reale dell'artiglieria di costa Stato-maggiore dei porti e spiagge Totale

Ricapitolazione delle forze di terra e di mare. PIEDE DI PACE

PIEDE DI GUERRA

uomini cavalli uomini cavalli

di terra di mare

FORZE ATTIVE

Totale

CORPI SEDENTARII

{

di terra di mare

36,355 2,604

6,097 149,455

38,959

6,097 154,837 11,701

4,224

4,224

257

Totale

Milizie dell'isola di Sardegna e di Capraia, i cui quadri sono permanenti tanto in tempo di pace , quanto in tempo di guerra .

Totale generale

4,481

9,470

52,910

11,701

5,382

257 14

4,481

9,470

6,111 | 168,788 11,729


119

CAPITOLO I.

Nel 1846 la squadra sarda si componeva di : I fregata di 1a classe di 60 cannoni . di 2a classe di 52

id .

di Za classe di 44

id .

I corvetta di 1a classe di 20

id .

1

1

id . id . id .

di 8 cannoni (gabarra ). con batteria coperta (in cantiere) .

id . 2 bricks di 18 cannoni .

1

2 bricks-golette da 12 a 14 pezzi . armato id . 1 10 barche cannoniere .

in gabarra.

1 goletta . 2 avvisi .

1 paquebot della forza di 180 cavalli . 1 2

1

id . id . id .

id . id . id .

di 160 di 100

id . id .

di 130 id . ( in costruzione ).

30

.


1


1

CAPITOLO II . Anni 1846-47, e principio del 1848 .

SOMMARIO .

Questione dei sali — Elezione di Pio IX — Occupazione di Fer rara — Offerte di Carlo Alberto alla Santa Sede — Sdegno del l'Austria - Riforme in Roma ed in Toscana

Il duca di Mo

Sue differenze col gran duca dena parteggia pei Tedeschi Leopoldo Moderazione del partito repubblicano Titubanze di Carlo Alberto

-

Accorda le riforme

Importanza di esse

Cambio di ministri — Prime provvidenze del ministro Bro glia — Affari di Svizzera e rovina del Sonderbund - Prime Sommosse , quindi Costituzione nel re Come ac gno di Napoli - Carlo Alberto largisce lo Statuto colto dall'esercito - Preparativi di guerra – La repubblica carnificine di Milano

proclamata a Parigi - Crescono i dissapori fra Torino e Vienna - Il primo Ministero costituzionale - Costituzioni in Toscana ed in Romagna Sollevazione di Milano imitata dalle altre Decreta un campo di città – Indugi fatali di Carlo Alberto osservazione Sue pratiche a Londra ed a Parigi - Gelosia

degli altri principi italiani — L'esercito piemontese passa il Ticino ,

I primi dissapori fra l'Austria ed il Piemonte vengono 1846 generalmente attribuiti alla vertenza insorta per il com mercio dei sali colla Svizzera ; ed è certo che se già

per lo addietro covavano mali umori fra i due governi , se anzi , dirò meglio, altissima era sempre stata , sebben

dissimulata, la diffidenza reciproca fra Carlo Alberto e


129

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gli imperiali ministri, a quest'occasione solo si fecero palesi i dissidii e cominciarono a vestire il carattere di una differenza internazionale , quantunque dal 1843 al

1846 essa venisse ristretta a pure pratiche diplomatiche . Ebbe origine la questione dal trattato segnato in To rino sin dall'11 marzo 1751 fra Piemonte ed Austria ,

in forza del quale l'imperatore permetteva a favore degli

Stati sardi il transito attraverso alle sue provincie lom barde dei sali provenienti dagli Stati della Repubblica

veneta : ed in contracambio il Piemonte obbligavasi a desistere da ogni commercio di sali coi Cantoni svizzeri , ed in ispecie col Cantone Ticino confinante. Questa

convenzione , sebben richiamata in pieno vigore nel trattato del 1815 , dopo il ritorno dei reali di Savoia , potevasi però risguardare come distrutta dal fatto in quanto che, dopo l'addizione della Liguria agli Stati sardi ,

questi più non usavano tirare il sale dal Veneto , tro vando maggior convenienza a ricavarlo dalle proprie saline di Sardegna . Tuttavia la convenzione non essendo

stata disdetta , i diritti dell'Austria erano cosi patenti che Carlo Alberto, dietro le rimostranze di tal potenza , niegava di dare esecuzione al trattato conchiuso colla Svizzera nel 1843, col quale la Sardegna obbligavasi a fornire per quattro anni il sale necessario alle popola zioni di quelle contrade . Siccome però il trattato del 1751 non conteneva clau sola alcuna che vietasse il transito dei sali attraverso il

Piemonte per la Svizzera, i ministri sardi credettero di poter stipulare la libertà di passaggio del sale di cui i Cantoni svizzeri facevano per conto proprio incetta nei porli-franchi di Genova e di Marsiglia ; ma tali distin zioni non intendeva di fare la corte viennese , la quale


CAPITOLO II .

123

vedendo il governo del re poco disposto a far diritto alle lagnanze da essa a tal fine inoltrate , credendosi fondata ad esercire il diritto di rappresaglia , risolvette di aumentare la tassa d'introduzione dei vini piemontesi in Lombardia , tassa che ledeva gl’interessi più vitali di quelle vinicole provincie ; e l'aumento fu cosi immode

rato che equivaleva quasi ad una esclusione ; la qual cosa riusciva a gran nocumento non solo dei sudditi

sardi , ma ancor più dei lombardi, molti dei quali pos sedevano ragguardevoli latifondi nel territorio piemon tese , mentre molti altri facevano dei vini di quel reame commercio sopra larga scala per tutto l'interno del Lombardo - Venelo , di modo che quest'ingiusta misura , oltre ad essere nociva tanto ai Lombardi che ai Pie

montesi, mirabilmente serviva ad irritare gli animi dei primi contro il governo che li opprimeva . Per lo contrario il governo del re di Sardegna venne a guadagnar molto nell'opinione pubblica , poichè Carlo Alberto , fatto conscio di questa improvvida imperial

misura , spiegando nuovamente quella nobile indipen denza di cui aveva già dato prove in più occasioni , fa ceva inserire nella gazzetta ufficiale del regno, sotto la data delli 2 maggio, un articolo in cui veniva esposta in brevi parole e con grande moderazione la questione ; facendo in tal modo tacito appello all'opinione dei pro prii sudditi e delle altre potenze europee . Questa savia

condotta governativa fu compresa ; le potenze estere manifestarono la loro simpatia pel governo del re ; le popolazioni poi , e specialmente quelle sulle quali , a cagione della natura del suolo, cadeva il maggior danno, si affrettarono di mandare per mezzo dei Consigli pro

vinciali , già previamente istituiti da Carlo Alberto , a


124

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

significare la loro gioia , protestandosi pronte a mag giori sacrifizii per conservare illeso l'onor nazionale . Nè a ciò limitandosi le dimostrazioni di giubilo dei sudditi verso il loro sovrano , già erasi progettato di cogliere il momento in cui il re , nel mattino delli 7

maggio, che cadeva in giovedi , giorno in cui Carlo Al berto suoleva ogni settimana recarsi alla piazza d'armi

per assistere alle manovre delle truppe del presidio , altraversava la via Nuova, per salutarlo con lieti evviva e spargere mazzi di fiori sopra i suoi passi : se non che , penetrato avendo egli come alle altre grida frammi. schiar da certuni si volesse quello di re d'Italia , dopo avere tergiversato a lungo , decideva di non esporsi ad ovazioni che avrebbero potuto dare alla vertenza sui

sali un colore di politica ostile che , per allora almeno, egli non era ancor deciso ad assumere . Ciò nulla di meno dar volendo una nobile risposta alle minaccie im periali , egli stringeva con Francia nuovi legami che favorivano il commercio di varii generi fra i sudditi delle due potenze ; quindi nello scopo di serbare almeno le apparenze di buoni rapporti col gabinetto austriaco, egli , sebbene avesse proposto di sottoporre la questione vertente all'arbitrato dell'Inghilterra, piegavasi tuttavia ad accettare quello della Russia proposto dall'Austria .

Niegava il russo imperatore di pronunciare il suo lodo, offrendo però di intromettersi qual mediatore amiche vole fra le due parti ; ma la sua offerta , a causa degli avvenimenti incalzanti , non potè avere effetto alcuno .

Questo dissidio fraltanto, cosi improvvidamente destato dal governo austriaco, diede mirabile sviluppo allo spi rito antiaustriaco , che dopo aver sonnecchiato a lungo

in Piemonte , erasi ridestaio in quelli ultimi anni alla


CAPITOLO II .

125

lettura degli scritti di Vincenzo Gioberti , di Cesare Balbo e di Massimo d'Azeglio , spiranti tutti amor patrio ; ed andava ogni di acquistando nuova gagliardia nel vedere

il proprio sovrano rendere notorio colla pubblicità di questi suoi atti politici l'intero suo affrancamento dal l'Austria , vivamente da tutti desiderato per lo addietro,

sperato da alcuni, ma creduto da pochi, perché avver sato dal clero potentissimo e da parte della nobiltà , a

capo della quale stavano parecchi di coloro che avevano in mano la somma delle cose e parevano iniziati alla con fidenza del re .

Venne a dare incremento a questa generale espetta

zione di mutata politica la morte di papa Capellari , ac caduta il 1 ° giugno . Respirarono le romagnole popo Jazioni all'udire che quell'efferato vecchio era finalmente chiamato al cospetto di Dio a dar conto del crudel modo in cui egli , quasi a dileggio del Divin Salvatore , di cui dicevasi vicario , governato aveva circa tre milioni di cristiani , contaminando la terra di sangue innocente . Respiravano e schiudevano il cuore alla gioia quando il cardinale Giovanni Maria Mastai-Ferretti , proclamato

sovrano pontefice il 15 giugno , dopo tre soli giorni di conclave , coi primi suoi atti lasciò travedere l'aurora di un'êra di felicità pe' suoi sudditi , per l'Italia e per la cristianità tutta ; era che salutata nel suo nascere dai

popoli colla più profonda, colla più sentita letizia , doveva , quasi luce fallace, tramontare dopo breve corso per far luogo al più amaro disinganno, ad inenarrabile dolore ! Cedendo al fascino universale, Carlo Alberto eziandio

credette da quel punto di non essere più solo fra i prin cipi italiani nella generosa impresa di redimere la patria dal giogo straniero : e l'ascetica sua natura e la pro


126

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fonda sua riverenza pel vicario di Cristo dando nuovo incentivo all'odio suo verso Austria , ed al desio di at

teggiarsi qual campione della libertà italiana, da quel di egli segui una linea politica più francamente nazionale . Gli scritti avversi al dominio austriaco , se non ebbero licenza di essere pubblicamente venduti , poterono al

meno agevolmente circolare pei regii Stali ; le dimo strazioni ostili date in Genova in occasione del cente

nario della cacciata dei Tedeschi da quella città , furono, se non approvate , nè biasimate , nè represse dalle au torità governative ; nelle sue confidenze infine, ne' suoi privati carteggi, Carlo Alberto lasciava frantendere di essere pronto ad intraprendere anche solo una guerra contro l'Austria . 1847

Ma quando le violenze austriache, già preparate e mi nacciate nel giugno , vennero tradotte in atto alli 17 luglio dell'anno seguente coll’occupazione di Ferrara , ogni titubanza ebbe termine nel cuore del re sardo , che nel suo religioso fanatismo figurandosi di essere pre scelto da Dio a difensore del sommo pontefice e della religione , fece immediatamente dal marchese Pareto , suo inviato a Roma , dire al cardinale Ferretti , ministro di Pio IX, quanto fosse grato della propensione mani

festata dal governo pontificio di ricorrere per aiuti alla corona di Sardegna , ed offri di mandare i piroscafi della regia marineria a far crociera sulle coste del mar Tirreno per esser pronti a qualunque evento, ed uno di

essi fu da quel di quasi continuamente di stazione nel porto di Civitavecchia a piena disposizione del papa (1 ) . ( 1 ) Vogliono alcuni che Carlo Alberto scrivesse di proprio pugno a Pio IX profferendosegli qual difensore e dicendo minacciata col

l'occupazione di Ferrara l'indipendenza di tutti i principi italiani.


CAPITOLO II .

127

Spiacquero altamente queste offerte a Vienna ; ma il principe di Metternich , pienamente comprendendo quanto disdicevole sarebbe apparso agli occhi dei potentati tutti d'Europa qualunque richiamo ufficiale sulla risoluzione presa da un re cattolico di sostenere il capo della fede contro una potenza violatrice dei trattati del 1815 , i quali autorizzavano bensi l'Austria (sebben Roma anche

contro ciò avesse sempre protestato invano) a tenere presidio nella cittadella di Ferrara, ma non nella città ; Metternich , dico, prese il mezzo termine di ordinar al l'inviato austriaco a Torino , conte De -Boul Schawen

stein , di rendere ostensibile a Carlo Alberto una risposta del gabinetto imperiale ad alcuni quesiti fattigli dal gran duca di Toscana : in quella lettera era scrupolo

samente evitato di far parola del Piemonte e del suo re , ma Metternich facendo sentire essere disegno dei

novatori di rovesciare la podestà dei principi in Italia ,

veniva poscia affettatamente ad osservare che quand’an che i cospiratori, per accrescer forza ai loro disegni ,

fingessero di parteggiare per qualche dinastia , questa certo non sarebbe quella di Toscana , perchè legata

troppo da vicino colla famiglia imperiale, e neppure quella di Napoli , perchè affine dei reali di Francia : ac certava poi il duca che l'Austria vegliato avrebbe con ogni cura per soffocare qualunque fomite di una rivo

luzione che specialmente mirava a dispossessarla delle sue italiane provincie , e terminava dicendo che se il

gran duca si permettesse di istituire una guardia civica ne' suoi dominii, questi verrebbero immantinenti occu pati da truppe austriache ; e soggiungeva che in tutti i piccoli Stati italiani avverrebbe, in simili circostanze , la stessa occupazione militare austriaca. Era insomma


128

STORIA MILITARE DEL PJEMONTE

una lontana minaccia fatta al re savoiardo in caso vo

lesse direttamente od indirettamente attraversare i pro getti dell’Austria sulle Romagne , palliati da essa sotto il pretesto di combattere lo spirito rivoluzionario ten dente , a sua detta , a scalzare non solo il suo dominio,

ma quello eziandio di tutti i principi italiani, il potere temporale del papa e la stessa religione cattolica . Risentissi il re di questa sconvenevolissima comuni cazione , e dopo aver fatto rispondere essere i suoi Stati

tranquilli, non ammettere egli ad alcuna potenza il di ritto di intervenire in casa sua ; essere re indipendente, e voler serbarsi tale ad ogni costo, informò di ogni cosa il gabinetto di Londra (1 ) , il solo che sembrasse ap provare la nobil posa presa da Carlo Alberto in queste circostanze, poichè il ministro francese Guizot invece , per mezzo del signor Bourgoing , trasmetteva un di spaccio in cui era esplicitamente detto che le speranze degli Italiani non potendo realizzarsi senza una ricom

posizione territoriale ed una conflagrazione europea , la Francia non vi avrebbe dato appoggio .

Pio IX frattanto, dinostrando in quei primordii del (1 ) In risposta a questa comunicazione lord Palmerston , sotto la data delli 18 settembre scriveva a lord Minto, allora a Torino , si

gnificasse al re , quanto il governo britanno approvasse la sua con dotta verso l'Austria e le sue generose offerte al papa . offerte, che altamente onorano S. M. e come principe generoso e come potentato italiano . Questa risposta di lord Palmerston era poi anche provo

cata dalle informazioni a lui date da sir Ralph Abercromby, il quale scrivendo li 25 agosto al visconte così esprimevasi : l'atti tudine or assunta dal governo sardo è tale , che priva di ogni esa gerazione, dimostra al tempo stesso la ferma determinazione di mantenere l'indipendenza propria e di rispettare e sostenere quella della nazionalità italiana .


CAPITOLO II .

129

suo pontificato di sentire il proprio decoro, degnamente rispondeva all'insulto croato , armando in fin di luglio 1

!

la guardia nazionale, già instituita con decreto delli 5 dello stesso mese, mandando il capitano d'artiglieria Lopez a far incetta d'armi in Francia , e decretando , dopo la coraggiosa protesta del cardinale Ciacchi per le nuove violenze austriache a Ferrara , l'assembramento

di un corpo di milizia a Forli.

Ma mentre Piemonte e Roma con dignitosa alterezza rifiutavano piegar il capo ai voleri di Vienna , gli altri principi italiani facevano invece atto di servilità verso

quella potenza . Maria Luigia di Parma imponeva alla polizia di reprimere qualunque dimostrazione pubblica di simpatia pel nuovo pontefice, ed in Piacenza e Parma

eseguivansi numerosi arresti. Francesco V di Modena, succeduto al padre da poco, seguendone la politica e pre vedendo imminenti sommosse popolari in Italia , per maggiormente accattivarsi l'Austria , aveale , sin dalli 10

maggio, fatta cessione di due isolotti che sorgono sul Po, quasi rimpetto a Cå Tona, sulla riva sinistra ed a poca distanza dalla torre Massimiliana, e dagli altri forti

costrutti sulla riva destra presso Brescello, i quali, resi più perfetti dal genitore , potevano eziandio , per con

venzione secreta da quello stipulata, venir presidiati all'uopo dai Tedeschi , i quali diffatti nel successivo agosto occuparono due fortini, raccogliendo nel tempo

stesso in faccia a Brescello da 10 o 12 battaglioni , e tutti gli attrezzi necessarii per gettare prontamente ed in poche ore un ponte di barche sul fiume. Nè fu in grata Austria a questa arrendevolezza del principe estense,

che anzi parve disposta a sostenerlo contro lo stesso gran VOL. III.

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

duca di Toscana in una questione insorta fra loro due , e che verrò ora brevemente narrando .

Sino dal maggio il granduca Leopoldo , spinto dalle rispettose , ma energiche rimostranze di molti valenti uomini di gran credito , fra cui primeggiava il venera bile Gino-Capponi , aveva allargato i confini della stampa : ed immediatamente varii giornali , ma più di tutti l'Alba , evocando gli antichi nomi di Pier Capponi , di Ferruc cio, del tribuno romano Cola da Rienzo , fecero cosi ga

gliardo appello all'opinione pubblica , che in settembre il granduca, dopo aver tilubato a lungo fra due paure, quella cioè di Austria prepotente, e l'altra , meno terri

bile, ma più impetuosa e vicina, d'una sommossa popo lare ; la seconda soverchiando la prima, e rinfrancandosi alquanto udendo l'inglese Minto parlare di patronato , annui all'istituzione della guardia civica . A tal novella

i Lucchesi insorgono, e strappate a forza all'ignobil lor duca eguali concessioni , lo costringono ben tosto, in un col figlio , vero scioperato da trivii , ad uscire dall'effi mera signoria che, a tenore del trattato di Vienna , ri

cader dovendo alla Toscana all'epoca della traslazione

dei principi di Lucca sul soglio parmense , venne anti cipatamente acquistata da Leopoldo, mediante una co spicua somma corrisposta a Ludovico di Borbone , che , sempre brullo di danari e temente maggiori danni , di buon grado accondiscese . Ma se i Lucchesi esultavano di venir liberati dal semi

eretico e furibondo Ludovico , e dal bestial duchino peg

giore del padre, addoloravansene invece le popolazioni di Pontremoli e di Fivizzano destinate , in vigore dei trattati del 1815 e dei concerti presi posteriormente nel 1844 fra le corti di Toscana , Modena e Lucca , a


CAPITOLO II .

131

passare sotto la dominazione estense (1 ) all'epoca in cui lo Stato di Lucca venisse annesso alla Toscana.

Avrebbe di buon grado acconsentito il mite Leopoldo ai loro desiderii , offrendo anche compensi pecuniarii al mo denese ; ma nè questi voleva, nè permesso glielo avrebbe Austria sua più padrona che consigliera ed assoluta

regolatrice di ogni suo atto, la quale non avendo potuto far gradire i suoi disegni di reversibilità di quel distretto a se stessa , nel caso previsto dal trattato di Vienna che il Piacentino venisse in potere di Sardegna, pretendeva almeno che quel punto essenzialissimo rimanesse sem pre in potere dei duca di Modena o di Parma , a lei più ligii e sommessi , anzichè al granduca di Toscana , non certamente a lei avverso, ma più indipendente per causa della protezione inglese che venir gli puote dal mare, e

che, per le accordate riforme, già dimostravasi più dis posto a staccarsi dalla politica viennese . Ringalluzzito pertanto da questa certezza degli aiuti austriaci il duca di Modena , lungi dal piegarsi alle oneste e pacifiche proposizioni del governo toscano, decideva di impossessarsi per forza di Pontremoli, Fivizzano ed altre terre annesse ; e faceva difatti occupare il luogo di Gal licano dalle sue truppe guidate da un conte Azzo , mentre un'altra schiera sotto il conte Guerra impossessavasi di Fivizzano, ove, per far pregustare a quelle popolazioni le dolcezze del nuovo dominio , cominciava coll'infierire contro gl'inermi , col taglieggiare i pacifici cittadini e (1) Per via di questi ultimi accordi Pontremoli , toscano sino allora, era riversibile al duca di Lucca , quando divenisse duca di

Parma : ma riuscendo a lui malagevole di amministrare quella parte di Stato segregata dal rimanente, egli era venuto nel pro posito di cederla al duca di Modena , mentre quei cittadini ago gnavano a continuare sotto il dominio del granduca .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

col commettere ogni sopruso . Parve commoversi a simili enormezze Leopoldo, e decidersi a secondare lo slancio della gioventù toscana che correr voleva in sostegno di

quelli oppressi; e fatte energiche rimostranze al governo estense , avviava alla frontiera alcuni manipoli di truppe ;

ma Francesco, reso protervo dall'appoggio degli impe riali , non avendo voluto recedere , cadde l'animo al

fiacco Leopoldo , il quale dovette accontentarsi della ri parazione offerta da Carlo Alberto e dal pontefice, scelti ad arbitri, e che consistette in ciò che le truppe estensi

ritirate si sarebbero dai paesi occupati, ma che immedia tamente dopo un commissario toscano ne avrebbe rifatta la consegna in tutta forma al duca di Modena ; il quale

appena ripristinato nel dominio , crescendo ognor più in petulanza , diceva ai suoi sudditi : Sappiano che oltre alle mie forze, io ho una riserva di 200,000 uomini al di là del Po ; perciò vedono che per ora non possono farmi paura . Fece bene quel signorotto di dire per ora,

poichè non era lontano il giorno in cui questa rodo montata dovea tornargli in gola , ed esser egli costretto a far fagotto più che in fretta.

Nel reame di Napoli eziandio eranvi state turbolenze,

ma gli sforzi degli abitatori di Reggio, di Calabria e di Messina essendo stati parziali e non ben diretti , fu facil cosa alle truppe ferdinandee di soffocarli, ed il Bor bone , aizzato dallo spirito infernale del ministro Dek Carretto, diè nuova bisogna al carnefice. Mentre Parma , Modena e Napoli ostavano al risorgi

mento dello spirito italiano, e Leopoldo di Toscana, non volonteroso ma timido, pareva accostarsi al minacciato pontefice e secondarne le riformatrici tendenze , qual era il contegno di Carlo Alberto ?


CAPITOLO II .

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Al primo annunzio dei soprusi fatti dall'austriaco go verno a danno del papa , egli avea altamente manifestata la sua risoluzione di farsene sostenitore e scudo ; ma

avendo poscia Pio IX acconsentito a trattare la cosa di plomaticamente col gabinetto imperiale, e tutto facendo presagire che, per allora almeno , gl’Italiani non avreb

bero ancor ricorso alle armi per sciogliere la gran lite del proprio riscatto, Carlo Alberto aveva ripreso il suo sistema di altalena . Le riforme di Roma e di Toscana

non erano passate inosservate ai popoli subalpini, e già in occasione dei comizii di Casale ed in varie escursioni

fatte dal re nelle città secondarie del regno , cittadini

onorandi, rendendosi interpreti della pubblica opinione, avevano inoltrate petizioni più o meno energiche, ma rispettose tutte , in cui i bisogni del popolo erano viva mente espressi , esternato il desiderio di una milizia cit tadina, portato a cielo il gran pontefice rigeneratore

d'Italia, e se non chiaramente, in modo più che intel ligibile però , manifestata l'avversione generale degli Ita liani contro l'Austria , ed offerto velatamente il consiglio

al re di brandir l'armi per iscacciarlo dalla penisola . Solleticavano dolcemente la vanità di Carlo Alberto que

gli argomenti tutti che tendevano a rappresentarlo come campione di Dio e d'Italia , e sempre maggiore in lui facevasi il prurito di assumere l'aspetto di re guerriero , e di raccogliere il guanto di sfida che da mille anni e con mille spregi la razza germanica lanciava ad ogni momento alla latina , ed in certe sue lettere egli scriveva anelare al momento in cui gli sarebbe dato , nuovo Scia mil , di stringere la spada contro i barbari dell’Occidente :

ma erano desiderii fugaci, poichè l'animo suo, ricadendo in breve in quello stato di titubanza che eragli naturale,


134

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rappresentavagli pericolosa troppo l'impresa , ond'ei mal

sapeva decidersi a porre a repentaglio la propria corona in una guerra da solo contro si formidabil nemico . Tur

bavangli poi ancora i sonni i maneggi del partito maz ziniano , il quale, troppo accorto per non avvedersi che

si maturavano per l'italiana penisola importantissimi eventi , raddoppiava l'usata solerzia ed andava cercando

proseliti in tutte le provincie ed in tutti i regni. Or per quel debito che a veridico storico corre, e ch'io mi sono

sopra ogni altra cosa imposto, imprendendo a ragionare delle mene mazziniane, che cosi fatali riuscirono all'ita

liano risorgimento, io non verrò certamente facendone l'apologia, ma accennerò bensi come in quel primo ri destarsi del sentimento nazionale sia giusto il dire che quella setta per nulla venne ad attraversare i disegni del partito costituzionale ; e questo volentieri io noto, perchè, andata a male l'impresa , i partiti costituzionale

ed assolutista, i quali pure ebbero gravissimi torti , vol lero sul repubblicano riversare tutta la colpa dei nostri rovesci.

Una circolare , datata dal 10 agosto 1847 da Londra e firmata Mazzini , Ghiglioli e Gallenga , nella quale trat

tavasi di erigere un fondo nazionale da adoprarsi a pro della santa causa della redenzione italiana , aveva prin cipio con queste notevoli parole : « Qualunque sia l'opi « nione d'ogni individuo italiano intorno ai modi ed alla « forma dei progressi futuri nella patria comune , è « chiaro oggimai che fra noi e quei progressi sta l'Au « stria ostile , invadente e pronta ad invadere. Che « nessun grado di libertà, comunque temperata, può con « quistarsi in Italia per opera sia di principi , sia di po

« polo, senza provocare opposizione aperta dall'Austria

1


CAPITOLO II .

135

« lemente pei possedimenti usurpati lombardo -veneti. Che nessun miglioramento reale può riescir per « manente in qualsivoglia parte d'Italia, se non appog giato e fatto securo dalle forze dell'intera nazione .

« Che quindi la lotta fra l'Austria e noi è un fatto ine I

« vitabile, prossimo, e che bisogna prepararsi , ecc . » E più tardi, nel gennaio del seguente anno , in una lettera agli intimi suoi , a coloro che diviso avevano seco

lui le speranze ed i pericoli della spedizione del 1834, e coi quali pertanto egli aprir poteva tutto l'animo suo , Mazzini stesso scriveva queste parole degne di atten zione : « Qui non si tratta di forme politiche ; non si « tratta di repubblica o monarchia ; l'Italia sarà quello. « che Dio e il popolo italiano vorranno. E ciò in gran

« parte dipenderà dalla condotta de' suoi principi in « faccia al nemico . Ma ci convien pur mettere come ipotesi che i principi non facciano il loro dovere ; < vorrà farlo il popolo o non farlo ? è questione di vita ve di morte. Ponete anche che i principi pendano dav « vero al bene . Credete che essi non avranno bisogno,

((

« a decidersi, d'udire sulla bocca dei loro popoli il con « voi o senza voi ? Credete che non avranno bisogno, per « decidersi a capitanarvi, di conoscervi decisi a difen « dervi e ad assalire s'anche v'abbandonassero ? » Or io non asserirò certo che chi cosi scrivea avesse

saldo proponimento di essere sempre coerente a' suoi scritti e facesse assoluta abnegazione d'ogni preconcetto

disegno di usufruttuare un giorno gli sforzi dei principi per la causa repubblicana : una tale asserzione sarebbe più che temeraria, ed i fatti posteriori danno fondato motivo a pensare che nell'intimo del loro animo tanto

il capo quanto i settarii tutti mirassero a promuovere


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

non solo la repubblica italiana , ma eziandio la univer sale , come ne fanno fede i comitati consocii esistenti

allora della Giovine Polonia, della Giovine Ungheria e via via : ed una lettera di Mazzini stampata in fronte di

una seconda edizione della famosa epistola da lui diretta a Carlo Alberto nel 1831 ; poichè in questa seconda let tera, che ha la data del 27 aprile 1847 e che serve di

prefazione all'antica, apparisce chiaramente come egli non credesse poter la libertà venire all'Italia da un re, nė da un papa . Tuttavia il cuore dell'uomo è aperto a Dio soltanto, e fra i principi stessi che si facevano in quei giorni duci del risorgimento , vi furono dei fedi fraghi; e se fortuna arriso avesse alla sperata fonda zione di un regno italico, tutti forse preferito avrebbero il sistema assoluto al rappresentativo ; ma è anche lecito credere, che se nella sorte propizia i principi serbati si fossero fedeli al giuramento loro, Mazzini e compagni , vista eziandio la debolezza del proprio partito , accon ciati si sarebbero allo Statuto, come vi si acconciarono

tanti altri che prima dividevano le opinioni loro, ed in ispecie uno dei segnatarii della sovraccennata circolare repubblicana . Ed invero in varii articoli di Mazzini , che videro la

luce nel giornale inglese il Morning Chronicle, e che ven nero tradotti poi ed inseriti nella Revue Britannique dell'anno 1839 , trovo, fra molte altre , queste parole, che fino ad un certo punto spiegano la condotta poste riore di lui e vengono pertanto in appoggio alla mia opinione : « Lorsqu’un peuple se lève » , cosi scriveva egli , « les hommes qui viennent se mettre à sa tête ac « ceptent implicitement l'idée pour laquelle et par la « quelle ce peuple s'est levé . Il existe entre eux et la


CAPITOLO II .

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« masse, dont nul ne les a obligés à prendre la direc « tion , un contract synallagmatique tacite dans lequel

« le peuple leur dit : Je me suis levé pour ceci : ceci est « ce que je veux. J'ai du courage et des bras , vous « avez des têtes et de la science : montrez-nous par « quelle voie nous pouvons atteindre notre but : et ils

( répondent: bien ! nous vous le montrerons : suivez ( nous et défendez -nous. C'est un contract solennel et

( sacré, le plus sacré que je sache, où les actions rem

a placent les conditions , et où le salut du peuple est ( au bout de chaque acte . S'il n'en est pas ainsi, je ne ( sais plus ce que c'est la moralité politique ; car alors « toute déception est justifiable, toute trahison légitime .

« S'il y a infraction au contract, si la direction prise ( par les chefs est en opposition directe à ce qu'exi ( geaient la nature et l'objet réel de la révolution , la « révolution échouera : elle périra comme une fleur tout ( à coup transplantée dans une terre et sous un ciel « étrangers, comme enfin tout ce que l'on cherche à « développer d'une manière contraire à la loi de son a existence : et, dans ce cas, à qui s'en prendre ? Sera-ce « à la fleur ou plutôt à la main imprudente qui l'a « tuée ? »

Ora io dico, lo scopo a cui tendevano le popolazioni italiane nei primissimi conati fatti per risorgere, era senza dubbio lo stato costituzionale , ed il provano i caldi ed affettuosi indirizzi ai varii principi italiani, dai quali soli speravano libertà e redenzione dal giogo stra niero ; e questo sentimento era troppo universale, troppo patente, perchè sfuggir potesse ad un uomo dotato di ingegno pari a quello di Mazzini . Non è dunque sup ponibile che fin d'allora egli intendesse opporsi a questo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

affratellamento fra popolo e principi a cui accennano le sue parole sopra citate ; più tardi, dopo le defezioni di Pio IX e di Ferdinando di Napoli, dopo i disastri della

prima campagna, dopo le titubanze del ministero pie montese, parve a Mazzini, il cui animo diffidente cer tamente scordato non avea la condotta di Carlo Alberto

nel 1821 e nel 1833 , di veder compromesso lo scopo

della rivoluzione ; e per fermo compromesso era , poiché niuno mi negherà che a tal epoca l'espulsione degli Austriaci dal Lombardo -Veneto non fosse divenuta molto

problematica , e riputata anzi ormai impossibile ; si fu allora che egli, volendo scorgere nell'ineluttabile forza

degli eventi un'infrazione al tacito accordo fra principi e popoli di francar la patria dal giogo straniero , ripi gliò gl'interrotti maneggi per accrescere forza e vigore

al partito repubblicano. Io non lo lodo ; ma noto solo che egli apertamente avversò il partito costituzionale allora soltanto che lo credette in diretta opposizione colla redenzione della patria italiana . Errò pertanto ,

ma errò per eccesso di patrio amore ; errò perchè quel forte animo disperar non seppe : mentre i costituzionali,

forse più prudenti, ma certamente più fiacchi, dismessa ogni speranza di patrio risorgimento, ricaddero in quel l'apatia che, senza essere errore men grave, è certamente meno magnanimo .

Ripigliando ora l'esposizione degli avvenimenti del l'autunno del 1847 , dirò che queste mene, questi rag

giri dell'attivo partito repubblicano non sfuggivano a Carlo Alberto , il quale riversato aveva sulla Giovine

Italia, molto più avversa ai principi che lo stesso Car bonarismo , quell'odio e quel timore che nutriva per l'antica setta . Questi due sentimenti pertanto concor


CAPITOLO II .

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rendo in lui per avversare qualunque indizio che colore

avesse di volontà popolare , egli tentò reprimere mai sempre qualunque dimostrazione delle popolazioni : e diffatti verso il mezzo settembre un avviso segnato Laz

zari , ispettore generale di polizia, avvertiva il pubblico : « essere precisa intenzione di S. M. che in ogni occa

« sione in cui le popolazioni volessero significare l'af « fetto e la devozione loro verso l'augusto padre e so « vrano, dovessero far uso della sola bandiera e coccarda

« nazionale » . E contemporaneamente il governatore di Genova , ove più ardenti erano le ovazioni a Pio IX , i cui colori campeggiavano sopra ogni altro, sebbene non di rado vi figurassero anche i tre nazionali , pubblicava :

« È proibito ai sudditi di S. M. di fregiarsi di coccarda « che non sia quella dello Stato, come pure ne è vietato « lo smercio » (1). Ma al già traboccante odio italiano per l'austriaca dominazione venne a dar l'ultima spinta la barbara car nificina delli 9 settembre a Milano in occasione del pos sesso preso di quella sede arcivescovile dall'italiano Ro milli ; odio che prontamente comunicato dai Lombardi

fuggitivi alle ardenti popolazioni subalpine, minacciava d'erompere. Ed invero a mala pena i guerrieri apparati dal governo adottati riuscivano a contenere le popo ( 1) Queste proibizioni della polizia sarda fecero scrivere a Gio berti da Parigi ad un suo amico : Il re si collega con Roma ; la polizia fa all’amore col tedesco. Poco dopo però e quasi a rap

presaglia , Pio IX non dimostrossi più benigno verso i colori di casa Savoia , ed uno stuolo di Piemontesi, che presenti a Roma divisato avevano di accompagnarlo al Quirinale nella festa del 15 novembre portando bandiera azzurra , ne vennero impediti dalla polizia pontificia ligia ai desiderii dell'inviato austriaco .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

lazioni nelle ancor pacifiche ma imponenti ed ognor più energiche manifestazioni di spirito nazionale , le quali trovavano passeggiero sfogo in patriottici canti , in not turni assembramenti. Il soldato stesso pareva prestarsi a malincuore all'ufficio di moderatore di queste inno centi ma inebbrianti dimostrazioni : il 22 ottobre la

cavalleria incaricata di dissipare l'attruppamento del popolo, erasi condotta con molta moderazione , e la sim patia dei fanti era ancor più visibile (1 ) ; laonde il re, memore forse dell'affratellamento accaduto nel 1821 fra

le popolazioni e la miglior parte dell'esercito , vedendo il desiderio universale di politiche innovazioni farsi ormai prepotente e gigante, eccitato eziandio dal legato pon tificio Corboli-Bussi e da lord Minto , interprete e man datario di lord Palmerston, pensò savia cosa soddisfare all'espettazione dei sudditi col largire alcune riforme,

le quali , poca cosa essendo per se stesse , parvero però acconcie ad acquietare l'effervescenza degli animi ed atte ad inspirar fiducia ai sudditi nel monarca per la speranza che lasciavano di maggiori concessioni (2) . Con regio rescritto delli 29 ottobre adunque S. M.

emanava determinazioni aventi per iscopo di rendere più semplice e regolare l'organizzazione giudiziaria col (1) Il giorno 8 settembre in Genova vi fu grande assembramento ,

e la moltitudine passando in piazza S. Domenico dinanzi alla bri gata Savoia, stata posta sotto le armi dal governatore, fece echeg giare le grida di viva Savoia , viva l'armata sarda, viva la linea ,

ed i soldati commossi strinsero la mano ai popolani. (2) Dalla lettera scritta li 8 ottobre a lord Palmerston da lord

Minto, nella quale gli rende conto dell'abboccamento avuto con Carlo Alberto il giorno 6, appare come questo monarca fosse per suaso della necessità di alcune concessioni a schivar mali mag giori , e come deciso a resistere alle austriache rimostranze.


! CAPITOLO II .

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l'abolire i tribunali eccezionali e col creare una Corte

di cassazione; di meglio stabilire l'ordine contenzioso amministrativo, instituendo i consigli d'intendenza ; di

ampliare e garantire i privilegi dei municipii classifi cando i varii elettori per la nomina dei consiglieri co munali ; di allargare i confini alla stampa libera ; di togliere infine, a datare dal 1 ° gennaio 1848, la polizia ai comandanti militari affidandola agli intendenti.

Appena le largite riforme furono rese di pubblica ra gione , l'intero Piemonte , lo Stato tutto sorse come un sol uomo per tributare la sua riconoscenza al re . In Torino , la sera delli 31 ottobre e quella del 3 novembre, vigilia del giorno onomastico del sovrano , furono am mirabili per limpida gioia , per amore entusiastico, per ordine perfetto : e Carlo Alberto aggirandosi per le ampie e popolate vie della bella sua capitale senza guardie e coi soli suoi figli al fianco, potè toccar con mano quanto sia facile ai potenti della terra di farsi adorare, e qual tesoro d'affetto chiudessero per lui in seno le subalpine

popolazioni . Avendo egli poi disposto di recarsi, come era suo uso, il di 4 novembre a Genova , le ovazioni lo seguirono ovunque ; ogni città , ogni terra più umile

posta sul suo itinerario, ammantandosi della più dolce, della più santa gioia, spingeva tutti gli abitatori suoi ed i mille accorsi dai circostanti paeselli a salutare il re riformatore, l'uomo che finalmente dimostrato si era padre de' suoi sudditi .

Ed invero le riforme, già importanti per se stesse , acquistavano nuovo peso ove si ponesse mente all'epoca in cui erano accordate ; epoca nella quale qualunque

leggiera politica innovazione era una mula abnegazione della passata servilità alla politica austriaca ed una no


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

bile protesta di simpatia per i Lombardi gementi , per i Romagnoli ed i Toscani speranti .

Venendo ora a tener parola della riforma che ha più diretto rapporto coll'esercito, è da notarsi che sebbene in sostanza essa fosse la meno importante, pure suonò la più gradita al popolo : tanto erano bestiali gli uomini cui per lo passato affidavasi la polizia di intere provincie ! Io non mi dilungherò a qui narrare tutte le stupide vessazioni , tutte le asinerie commesse dai comandanti

militari : piuttosto , per spiegare come avvenisse che mi litari onorati , appena incaricati di un comando terri

toriale, si trasmutassero in brutali poliziotti , sordi alle leggi tutte del buon senso e dell'onestà , e per onore dell'esercito da cui erano tratti (1 ) , dirò come fosse cura del sedicente liberale Villamarina di nominare a

tali cariche tutti coloro che avevan fama di tristo o di

dappoco (salve alcune onorate eccezioni , delle quali non hassi a far merito al ministro , ciò accadendo per vo lontà espressa del re , il quale , volendo talvolta rimu nerare qualche vecchio e fedel servitore, destinavalo di moto proprio in qualche buona città) : dimodochè io non temo d'andar errato asseverando che molti dei coman

danti militari peccavano più per ignoranza che per ma

lizia (2) . Nè poteva essere altrimenti, poichè come mai (1 ) Le cariche di comandante e maggiore di piazza eran cadute cosi basso nell'estimazione dell'esercito , che nei reggimenti ,

quando volevasi qualificare un ufficiale per inetto, solevasi dire che era buono a fare il maggiore od il comandante di piazza. (2) Fra i comandanti che seppero guadagnarsi la pubblica stima sono da annoverarsi Bruno di Cussano a Torino , Ruffini, onorato

avanzo delle guerre napoleoniche nelle quali perduto aveva un braccio , nativo d'Ovada e comandante di Savona ; Michaud niz

zardo , anch'esso ufficiale della gendarmeria imperiale, che fu co


CAPITOLO II .

143

era possibile che uomini riconosciuti incapaci , dopo 25 o 30 anni di tirocinio militare , a comandare un batta

glione od un reggimento potessero degnamente adem

piere alle incumbenze di reggitori di una vasta provincia , carica per cui richiedevasi conoscenza almeno elemen tare del diritto comune , del codice civile e dei doveri

dei municipii ?

Ma i peggiori erano gli ' aiutanti di piazza , i quali , sulla generalità, prescieglievansi fra quei sott'ufficiali, che pendente la loro dimora nei corpi erano stati im

piegati allo spionaggio organizzato sopra ampia scala per tutto l'esercito dal liberalissimo Villamarina ed ac cresciuto ancora dai capi di corpo , i quali oltre agli

spioni ministeriali , non pochi dei quali collocati in co spicuo grado ed affatto indipendenti , sempre ignoti e talora ostili ai colonnelli volevano avere i loro proprii , che con veri o falsi rapporti dovevano, a loro credere , illuminare la torpida loro intelligenza , ma che di spesso invece la fuorviavano facendoli cadere in abbagli , in in giustizie, e non di rado in ridicoli errori . Non presenziò più il naufragio de' suoi favoriti il Vil lamarina , al quale, perchè liberale da scena e despota davvero , era già caduta la maschera , e sin dal 9 ottobre era stato da S. M. provveduto a riposo insieme al suo

antagonista, non certamente più liberale , ma almeno non venale, non ipocrita , il conte Solaro della Marga rita. Corse voce in allora che le dimissioni del Villa

marina cagionate fossero da una lunga risposta da lui mandante a Nizza ed a Chambéry. Questi tre ed alcuni altri seppero sempre disimpegnare i spinosi doveri della loro carica senza dis gradare l'onorato carattere militare con inutili ed odiose ves sazioni .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fatta al marchese Doria, capo di una deputazione ligure venuta per ottenere l'assoluta libertà della stampa e la Guardia nazionale . Si pretese in allora che avendo il ministro esternalo in quella lettera, a nome del re, sen timenti contrarii a quelli che Carlo Alberto nutriva dise gno di palesare, ne ricevesse da questo amari rimproveri : ed avendo perciò Villamarina chieste le sue dimissioni

da ministro di polizia (1 ) , rinnovando la tante volte ripe tuta commedia di minaccia di ritirarsi ad ogni ben che menoma controversia , questa volta il re non solo ac

cettò, ma dopo poche ore gli ritirò eziandio il portafo glio della guerra . Diede apparenza di verità a questa versione un editto del re delli 8, pel quale la polizia era di bel nuovo ag gregata al ministero degli interni : mentre invece le di missioni date al Villamarina da ministro di guerra recano la data del giorno 9 , in cui il re , quasi a dimostrare

al parlito reazionario che per esso pure era terminata qualunque influenza , invitava il conte Solaro a ritirarsi : ed essendo caduto in capo a quel signore di fare il recalci

trante, modestamente allegando il bisogno che lo Stato aveva di lui , e la sua sconfinata devozione al re, questi stimò bene troncare tali raggiri con una dimissione in tutta regola . Succedette al Solaro il conte Ermolao Asinari di San Marzano, inviato allora presso la corte di Napoli,

ed al Villamarina il conte Rufinotto Broglia di Casal borgone, maggior-generale della brigata Savoia; nomine che manifestarono il desiderio regio di innoltrarsi molto a rilento nella via del progresso ; e non certo al Broglia (1 ) Villamarina per maggiormente dominare aveva fatto riu nire alla guerra il ministero di polizia prima dipendente dagli interni.

w


CAPITOLO II .

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si deve se , pochi giorni dopo , Carlo Alberto accordò le riforme, giacchè per avere un'idea del liberalismo di quel gentiluomo basta consultare le istruzioni ai Con

sigli di promozione da lui emanate li 28 dicembre , nelle quali , in mezzo a molte prescrizioni ineseguibili in pratica e ridicole, é fatto sfoggio di certe massime ge suitiche atte per eccellenza a disseminare la diffidenza e la discordia fra gli ufficiali dello stesso corpo . Furono precedute queste istruzioni da un decreto delli 7 dicembre, col quale veniva alterata la massima tenuta sino allora di effettuare le promozioni per semplice turno di anzianità, ammettendo per la prima volta nell'esercito

piemontese il principio di promozione per merito . Dovea il ministro per questa scelta degli individui meritevoli va lersi delle proposizioni fatte dai Consigli di promozione,

appositamente istituiti in ogni corpo pei candidati sino al grado di maggiore, ed in ogni capo-luogo di Divisione pei gradi superiori . Non perfetto e lasciando ancora troppo arbitrio alla potestà regia e ministeriale, questo regola mento però posava sopra basi che mentre accertavano abbastanza una celere via al vero merito , ponevano al tempo stesso in sodo i diritti incontrastabili dell'anzia

nità , diritti che , ove non vi sia incapacità o demerito nell'individuo che ne è investito , niuno può ledere senza violazione di ogni giustizia , senza scalzare dalle sue fondamenta quella morale certezza che forma la più solida base d'ogni esercito . Se tollerabile adunque era il regolamento ministeriale sulle promozioni, le istru

zioni però date ai Consigli di promozione col già accen nato dispaccio delli 28 dicembre posavano sopra mas sime di virtù cosi rigide, che avresti detto si fosse trattato di far scelta di anacoreti da servir di esempio a religiose VOL . III - 10

PINELLI , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

corporazioni , e non di uomini arditi da preporre a fra

zioni più o meno ragguardevoli di soldati . Con altro decreto delli 8 dicembre portò il ministro

Broglia qualche leggiero aumento nelle paghe degli uf ficiali subalterni , istituendo eziandio tre categorie di capitani ; distinzione viziosa, avvegnachè tutti i capitani avendo risponsabilità e doveri eguali , vuol giustizia che egualmente essi sieno retribuiti . Nè vale addurre l'an

zianità od il merito : la prima trova degno compenso nelle pensioni di ritiro accordate al vecchio soldato ; il secondo in un progredire più accelerato nella carriera :

poichè il merito non si paga, ma si premia . In tali mo dificazioni gli ufficiali delle Guardie continuarono ad aver paga più pingue , né invero era da credersi che quest'assurdo fosse cancellato da un ministro che aveva

percorsa quasi tutta la sua carriera in quel corpo . In com plesso però non si deve tacere che se il nuovo ministro

volle gesuiticamente dirigere il morale dell'esercito, egli tuttavia dimostrossi più sollecito del predecessore del bene materiale de' suoi amministrati .

Pareva intanto che il destino si pigliasse cura di fran

care il re di Sardegna dalle antiche pastoie antiliberali e spingerlo suo malgrado nella via del progresso : poi chè allo stesso modo che la diserzione di Maroto aveva

fatto naufragare la causa di don Carlos , e dispensato cosi il re sardo dall'inviare ulteriori soccorsi a quel

principe, ora la perizia dello svizzero Dufour lo disone rava dai legami che lo stringevano alla causa del Sonder bund . Costanti erano stati i sussidii dati da Carlo Alberto

a quei partigiani del gesuitismo : ma ora Dufour postosi a capo dei federali, dopo aver battuto li 13 novembre i

Friburghesi , ed ottenuta a patti all'indomani la città


CAPITOLO II .

147

loro , sceso a battaglia regolare contro Salis-Soglio, con dottiero dei sonderbundisti , li 23 sulle rive dell’Emmen

lo fugava, e costrettolo a ritirarsi verso Edikon , occu pava Lucerna ; vittoria questa che , mandando in fondo la causa della Lega, fece che Carlo Alberto , già inchi nevole a liberali tendenze (sebbene in quello stesso anno inviato avesse aiuti ai cattolici) , da quel punto desistette da ogni tentativo a favor loro, nè più volle intromettersi negli affari della Svizzera .

Andavano intanto i potentati italiani ognor più scin

dendosi nei due partiti nazionale ed austriaco : poichè mentre Sardegna , Toscana e Roma segnavano, li 3 no vembre, in Torino , una lega doganale, che servir do veva di base ad una politica ; Modena invece e Parma, venuta in poter di Carlo di Borbone per la morte av venuta di Maria Luisa li 17 dicembre, accostavansi ognor più alla corte imperiale : ed il nuovo signore degli Stati parmensi, con suo proclama delli 27, dopo aver tribu tato elogii alla memoria della estinta , la cui vita era degna invero di edificare un Carlo di Borbone , affret

tavasi ad assicurare i proprii sudditi e l'intera Europa che egli sarebbe stato umile cagnotto dell'Austria al paro della defunta .

Cosi veniva a termine l'anno 1847 fra la generale

inquietudine ed il presentimento di grandissimi eventi, poichè sebbene la vertenza austro - pontificia sembrasse accomodata per via d'un temperamento che, lasciando

intatti i diritti delle due parti, rimetteva le cose ad un di presso sul piede antico ; pure era ormai palese che la

guerra rendevasi inevitabile fra le due razze italica

e germanica , ed il fermento che regnava nelle provincie

italiane soggette all'Impero era oramai giunto a tale che


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

niuna forza d'uomo , niun senno politico impedir pote vagli di prorompere . 1848

Malgrado ciò il nuovo anno sorgeva , come annun

ziava il foglio ufficiale del Piemonte, fra inni e fra can tici , circondando di vivida luce e di rose l'azzurro ci miero dei reali di Savoia , la tiara del sommo Gerarca

ed il serto ducale di Leopoldo uniti in santa concordia :

ma la concordia era infinta (1 ) , le rose bentosto con vertir si dovevano in funerei cipressi , e la splendida

luce in teda sepolcrale ! Pur il popolo italiano, che nulla prevedeva , che nulla veder voleva che turbasse la sua

gioia , invece di prepararsi alla tremenda lotta a cui provocato aveva il formidabile suo nemico, abbandonan

dosi alla propria poetica natura , faceva co'suoi canti echeggiar i monti e le valli , e sulle rive del Po come su quelle dell'Arno e del Tevere intuonava inni di gloria ai tre principi riformatori. I popoli della Lombardia e del Veneto frattanto , non ancor abbastanza edotti dal passato e tuttor, serbando

quella speranza che è pur l'ultimo conforto degli infe lici , avevano tentato di far giungere al trono le lagnanze

per i gravami che li opprimevano , invocando in pari tempo, per mezzo delle congregazioni centrali , l'adem

pimento della promessa fatta nel 1815, all'epoca della riunione del regno italico all'impero austriaco , di un'am ministrazione separata . Ma queste rimostranze, sporte (1) È ormai notorio come Pio IX, spaventato dai continui as sembramenti del popolo romano , sin dall'autunno del 1847 tenesse pratiche a Vienna per ottenere l'intervento austriaco : cosi il

principe italiano era già scomparso e rimaneva solo il pontefice cosmopolita , l'eterno nemico della libertà romana ! Di cið fanno

fede le corrispondenze dell'inviato inglese col suo governo.


CAPITOLO II .

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con riverenza , furono respinte come non abbastanza

sommesse, e vi si rispose intanto ingrossando le squadre alemanne nel regno. Simile procedere altro non fece che accrescere il malcontento delle itale popolazioni ; ma l'Austria , acciecata dall'ira e sbuffante di rabbia nel mirare il rapido e progressivo sviluppo del sen timento nazionale, nella stolta sua burbanza , altro non

cercava che un pretesto per impiegare la forza brutale per reprimerlo, e decisa a cominciare dallo strazio dei

proprii sudditi , più vedeva l'opinione pubblica farsi ru bella al suo impero e più stringeva il freno. Gli abitatori del regno italico allora , impotenti ad apertamente resistere alle preponderanti forze imperiali ,

immaginarono un'opposizione inerte , che doveva però riuscire nociva oltre ogni dire alla detestata padrona , comecchè la privasse delle grasse entrate che ricavava

dalle provincie italiane . Ragunatasi adunque la gioventù milanese in private congreghe, decideva che , a comin ciare dal 1 ° gennaio , alcun Milanese più non avesse a far consumo di tabacco da fumo, e tutti usar dovessero, nel vestire, stoffe nazionali . Questa risoluzione , frivola

in apparenza , ma mantenuta con lodevole tenacità , aveva non solo per iscopo di danneggiare le finanze imperiali , ma era stata dai guidatori del movimento

lombardo immaginata eziandio per far esperimento della costanza della gioventù , e per dimostrare nel tempo stesso alla comune nemica quanta fosse l’unione esi stente fra tutte le classi della popolazione e quanto in tenso l'odio che nutrivano per il giogo germanico . La polizia austriaca , la quale se non riusciva ad im padronirsi delle fila della trama , non ne ignorava però l'esistenza , appena si accorse dei presi concerti, desi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

derosa di un appiglio per impiegar la forza contro

questi congiurati di nuovo conio, risolvette farli provo care mandando poliziotti e soldati muniti di sigari (1 ) a percorrere in ogni senso le vie le più frequentate della città . Questa provocazione non partori il suo effetto nei primi due giorni dell'anno , ma più crescendo il nu mero dei provocatori, e le pattuglie solcando la città ad ogni momento ed in tutte le direzioni, il giorno 3 nacque finalmente un tafferuglio a cui pare dessero ori

gine alcune pietre lanciate dagli operai irritati sopra i soldati : i quali, fedeli agli ordini avuti , ed aizzati ap positamente contro i cittadini che loro si dipingevano qual causa delle fatiche straordinarie a cui andavano

soggetti , spiegando la feroce loro natura , nè perdonan dola a sesso nè ad età, menando le mani a diritto ed a

rovescio ferirono più di 60 creature, delle quali 6 eb bero a morirne .

Innoltrava il podestà cogli assessori municipali ener giche querele per l'inumano procedere presso il mare

sciallo Radetzky , il quale , serrandosi nelle spalle , ri spondeva che i soldati essendo stati oltraggiati , difficile riusciva il contenerli : che egli però tenuti li avrebbe consegnati alle caserme per otto giorni , ma che al po stutto la calamità pubblica forse riuscita sarebbe van

taggiosa , poichè tre giorni di sangue dato avrebbero trent'anni di pace alla Lombardia ! Poco lieti per tali parole , presentavansi i signori del municipio al vicere

Ranieri , il quale dando loro buone parole , lasciava (1 ) Il Veterano austriaco stesso ammette che i regolamenti mi litari austriaci vietavano di fumare per le vie, ma che fu allora

ciò appositamente ordinato : dunque vi fu intenzione di provocare il popolo .


CAPITOLO Il .

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traspirare che fra poco giunte sarebbero da Vienna le sospirale riforme : ma bentosto invece un imperiale re

scritto imponevagli di far noto ai Lombardi aver già S. M. I. oprato pel bene de' suoi sudditi italiani quel tanto che ravvisava opportuno ; non dover essi adunque

osare d'impetrare maggiori concessioni : piegassero la fronte o temessero tutto il rigore dell'imperiale suo sdegno .

La notificanza di questa sovrana decisione dissipo ogni lieve speranza nei miseri oppressi , e da quel di le popolazioni italiane compresero alfine che fra esse ed il tiranno ogni pacifico componimento era ormai divenuto impossibile, e solo rimaneva loro di ricorrere alle armi ;

ed i studenti di Pavia, avendo nella fervida loro immagi nazione tentato altre ostili dimostrazioni , nuove stragi

ebbero luogo in quella città il giorno 9 , le quali avendo

maggiormente concitato gli animi, divenne patente che era imminente l'ora di una conflagrazione generale . Mentre la brutalità delle teutone schiere contaminava

di sangue cittadino le vie di Milano e di Pavia , altre città di un altro regno italiano rialzavano minacciose la fronte . Io non narrerò per disteso la lotta impegnatasi fra i popoli del regno napoletano ed il Borbone , lotta che ebbe fine colla costituzione non accordata , ma strap

pata dal popolo al principe . Una simile narrativa estra nea essendo al mio assunto , io noterò solamente di volo come i primi ad insorgere nuovamente fossero i Siciliani , e come i valorosi Palermitani , dopo un osti

nato combattere, costringessero i 6,000 uomini del ge nerale Desauget ad evacuar l'isola . Da quella capitale l'incendio rapidamente propagossi a Messina, a Catania, a Trapani ed alle altre terre di maggior riguardo del


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

l'isola ; perlocchè i Napolitani, i quali tranquillamente avevano atteso il 12 gennaio, giorno onomastico del re, e pel quale aveva promesso loro le riforme largite dagli altri principi italiani , mal soddisfatti delle sterili e tar dive concessioni fatte nei giorni 18 e 19 , sullo scorcio del mese levaronsi con molo cosi unanime e minaccioso, che i ministri , strettisi a consesso attorno al re , altro

partito sicuro più non seppero consigliare al monarca fuorchè di promettere la costituzione : il che egli fece il di 29 , mutando intanto i consiglieri , mandando in

bando i vecchi ministri , e scegliendo i nuovi fra gli uo mini più popolari e benevisi ; sceso poi in piazza , ed

aggirandosi fra il suo buon popolo, egli andava strin gendo la mano ai lazzaroni , e con infinte lagrime chie dendo perdono, dicendo essere stato tradito, ingannato

dai ministri, ringraziando chi finalmente illuminato lo avea , e rinnovando insomma gli artifizii tutti del padre e dell'avo , deciso ad essere al par di loro spergiure : ma creduto intanto e festeggiato dal popolo che circon dandolo faceva echeggiare l'aria dalle grida di viva Ferdinando ! Oh ! era maggiore la perfidia di lui , o la stolta fidanza dei sudditi ?

Appena giunse in Piemonte la notizia della costitu zione napoletana, il fermento divenne generale . In Ge nova ed in Torino ebbero luogo subitanee e sfarzose il luminazioni : nella capitale il palazzo della legazione napoletana fu circondato da folla immensa , la musica accorsa sciolse lieti concenti , a cui mille voci s'unirono per celebrare Ferdinando, il re costituzionale ! e tanto era il desiderio di costituzione nel cuore dei sudditi

piemontesi che , omai immemori delle riforme accor date dal proprio sovrano, tutto l'affetto loro sembravan


CAPITOLO II .

153

rivolgere verso quel principe italiano che primo largite aveva le forme rappresentative a' suoi popoli ; e le ul time carnificine di Milano e di Pavia , narrate dall'elo

quente penna di Massimo d'Azeglio nel suo opuscolo intitolato I lutti di Lombardia , vennero ad infiammare gli animi tutti dei Piemontesi-Liguri di odio fierissimo contro l'Austria .

Non erano certamente sfuggiti allo sguardo scrutatore del sardo rege questi rapidi progressi dello spirito pub

blico verso le costituzionali teorie ; ma agitato egli da contrarii affetti, dal desiderio cioè di guerreggiare l'Au stria, e dal timore costante delle sette anarchiche, ancor

titubava a concedere la costituzione ; quando lord Aber cromby, ambasciatore britannico, recatosi dal ministro San Marzano il giorno 3, rappresentavagli , a nome del

proprio governo , l'opportunità di accordare le forme costituzionali per appagare la universale effervescenza . Due giorni dopo veniva parimenti riferito al re come il corpo decurionale della città di Torino, ragunatosi il giorno 5, avesse, alla maggioranza di 36 voti sopra 12, approvata la proposta del conte Pietro di Santa Rosa , cugino dell'immortale Santorre , di supplicare il re ad accordare a' suoi popoli una costituzione. Or io giunsi a quel punto del mio dire in cui mi è forza cozzare contro un'opinione erronea , ma general mente invalsa , perchè avvalorata dai detti di coloro che pur sanno quanto essa sia lontana dal vero . Alludo alla

pubblica credenza che Carlo Alberto di piena e spon tanea volontà sua largito abbia a' suoi popoli lo Sta tuto : non uso a detrarre al bene operato da altri , io

non verrò negando che a lui sia dovuto il merito prin cipale di sì gran benefizio : solo dirò ch'ei vi fu spinto


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dalla necessità dei tempi procellosi e dal timore di mag giori danni anzi che da generoso impulso del cuore . Il detto del gran peregrino di Jersey : le roi ne lâche

que quand le peuple arrache, sarà per lungo tempo ancora una verità inconcussa : ed io , colla scorta delle

testimonianze di persone altamente onorande, non temo

di asserire come pochi giorni prima che noti fossero i napoletani sconvolgimenti , Carlo Alberto fosse alieno

più che mai dall'accordar a' suoi popoli le forme rap presentative, e come trattenendosi egli a tal epoca sopra quest'argomento con persona che ancor ora siede in cospicua carica , egli uscisse in queste parole : je ne veux point entendre parler de constitution .

Tuttavia la volontà popolare facendosi omai prepo tente, a misura che i consigli inglesi e le risoluzioni

decurionali trapelavano nel pubblico , Carlo Alberto , turbato da questi sintomi , ragunava il giorno 7 a con siglio tutti i ministri sedenti in carica , che erano : Bo relli , San Marzano , Avet, Revel, Broglia , Alfieri-Sostegno e Desambrois, e varii altri eminenti personaggi, dei quali qui trascrivo il nome ; e furono : Latour mare sciallo , Pralormo , Gallina, Raggi , Peyretti , Collegno , mi nistri di Stato, Coller e Gromo presidenti della Corte di cassazione, Sclopis avvocato generale , Quarelli procu rator generale, e Radicati qual segretario. Durò l'alto consesso dalle 8 mattutine alle 5 pome

ridiane ; e la voce essendosene sparsa per Torino , dal mezzodi alle 3 numerosa era la folla nella vasta piazza Castello : nella quale ora correndo voce come il re,

già proclive a concessioni atte a soddisfare il pub blico desiderio, non volesse essere incalzato, la moltitu

dine si disperse , ed in un attimo la piazza fu deserta :


CAPITOLO II .

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ma scioltosi il Consiglio, e andandosi bucinando che il re non intendesse promulgar una costituzione ma solo allargare alquanto le già accordate riforme, crebbe nuovamente la commozione : onde il corpo decurionale , presago dei disordini che da quel popolare fermento nascere potevano , ad istigazione del re stesso secondo

taluni, di propria deliberazione secondo altri , decideva deputare al re , colla domanda di una costituzione , i due suoi sindaci marchese Colli-Ricci e Nigra Giovanni

banchiere, aggiungendovi i consiglieri Sineo, Galvagno, Buoncompagni e Ponte . Introdotti al real cospetto alle 7 di sera erano freddamente ma benignamente accolti e licenziati colla promessa che il re provvederebbe. Ragunatisi intanto nuovamente a consiglio nell'in terno della reggia i ministri spendevano la notte in tera in discussioni (1 ) : quando , verso l'albeggiare , giungeva da Genova premuroso dispaccio di quel go vernatore, il quale riferiva come, quella popolazione al tamente tumultuando , fosse necessario accordar la co stituzione , o proclamar la città in istato di assedio ; questa novella tronco gli indugi : ed il re , dopo aver riunito nelle sue stanze la consorte ed i figli ed essersi seco loro consigliato, decideva , nel mattino degli 8 , di accordar lo Statuto . Questa sua risoluzione non essendo

ancor notoria , il popolo già nuovamente cominciava ad affollarsi, quando il ministro Avel, reduce dal consiglio, detto avendo ad alcuni cittadini di maggior credito con (1) Venni accertato da persona d'alto affare che fra i consi glianti la costituzione vi fu il vecchio maresciallo , il quale disse al re che egli accordate nov avrebbe le riforme, ma che ora l'u

nico mezzo per evitare la guerra civile era di promulgare lo Statuto .

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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sigliassero il popolo a star queto, atteso che fra poche ore i suoi desiderii sarebbero stati pienamente appa

gati , queste sue parole , prontamente divulgate, basta rono ad acquetar gli animi ; e da qualche impiegato subalterno delle officine della stamperia reale trapelato essendo in pari tempo come già stesse componendosi l'editto promulgatore d'una costituzione, i buoni Tori

nesi pieni di fiducia nel loro sovrano, senza darsi ulte rior pensiero , lieti e tranquilli attesero il gran benefizio. Finalmente alle 4 del pomeriggio sulle cantonate della città leggevasi l'editto che sanciva ai popoli lo Statuto ! Qual sia stato il giubilo dei cittadini alla fausta no tizia non havvi lingua che il possa dire, non penna che valga a descriverlo ! Furono istanti di ineffabile gioia , di santa ebbrezza ; e malgrado i susseguiti rovesci che troppo celeri vennero ad ottenebrare quel gaudio uni versale , il gran dono rimane inconcusso , e le popola zioni subalpine , giustamente obbliando le oscitanze del monarca , formularono al largitore delle libertà loro, al magnanimo Carlo Alberto, un voto di perenne ricono

scenza , che diffusosi per tutta la penisola italiana , pas serà non periluro alle più tarde generazioni : poiché egli eresse su questa classica terra un baluardo di libertà che nè la malvagità dei tempi , nè le insane discordie nostre sinora non valsero ad abbattere : egli accese un faro a cui elernamente rivolgerannosi gli occhi degli Italiani tutti , e che se potrà talora , per la trista od in

fida gestione di incapaci ministri , momentaneamente impallidire, ritornerà tosto a risplendere di diulurna e fulgida luce . Quale effetto produssero sulla generalità dell'esercito

le largite costituzionali franchigie ? Nei capitoli prece


CAPITOLO II .

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denti io cercai di porre in evidenza con quali massime fosse stata retta l'armata sarda , e di dimostrare come

dal 1821 in poi fosse stata cura costante del governo di reprimere in essa ogni moto generoso , insinuandovi in

vece con ogni mezzo la diffidenza , la servilità, l'ipocrisia, lo spionaggio . Questi mali semi avevano tuttavia portato più copiosa messe nei corpi di fanteria (1 ) , ove le for tune più ristrette, le umili condizioni di nascita degli ufficiali tratti dalla categoria dei sotto ufficiali rendeva gli animi di molti più ligii e pavidi dinanzi alla auto rità governativa , che nell'artiglieria e cavalleria , ov'è

giustizia dire, che s'era quasi ricoverato l'antico spirito bellicoso del Piemonte . Ciò nullameno , se in questi corpi le arti subdole del governo avevano meno evirato gli animi , altri motivi , meno biasimevoli se vuoi , con

correvano a rendere poco accetto agli ufficiali un si stema di governo che stabiliva l'eguaglianza di tutti in faccia alla legge ; poichè dessi appartenendo quasi tutti alla casta patrizia , per invalsa abitudine, per ricevuta

educazione , per timore di perdere i posseduti privilegi , erano usi a riguardarsi, e come ufficiali e come citla dini , da più del rimanente della nazione . Quest'avversione quasi generale dell'esercito alle po litiche innovazioni acquistava forza però in ragione in versa dell'elevatezza del grado, laonde se fra i giovani

surti o dalla buona borghesia od anche dalla nobiltà decaduta non era raro trovare partigiani entusiasta della (1) L'ipocrisia però aveva posto la principal sua sede nella bri gata Guardie , ove era difficile trovar un ufficiale giunto al grado

di luogotenente o capitano, che non fosse membro più o meno zelante della società Cattolica .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

causa italiana , fra gli attempati invece numerosissimi erano i fautori dell'assolutismo .

Arroge che durante il tempo scorso tra le riforme e lo Statuto l'azione governativa aveva sempre mirabilmente

concorso a gettare dubbiezza e sospetto nello spirito dei militari ; poichè già sin dal 15 novembre dello scorso anno il ministro Broglia emanava una circolare colla quale era fatto rigoroso divieto ai militari tutti di pren

dere parte a qualunque politica dimostrazione , di in tervenire ai banchetti o feste qualunque che in ogni terra alquanto cospicua avevano luogo in onore del principe riformatore: ed alcuni ufficiali e sott'ufficiali che osarono infrangere l'ordine ricevuto , ebbero ad es serne severamente puniti . Queste misure adunque, che trovano la giustificazione loro nella necessità di man

tener salda la disciplina militare principalmente in tempi di turbolenze, interpretate dai malevoli come indizii di inganni per parte del governo , e commentate ed esa gerate agli occhi degli ignoranti, generavano negli animi inquietudine e sgomento . Nè mancavano fra i capi di corpo coloro che da senno credessero che il governo non volesse con lealtà entrare nella nuova via politica ; a prova del che basti ricordare comeun colonnello di un reggimento, di stanza a Ciamberi, inculcasse a'suoi ufficiali di continuare ad aggirarsi pei caffè e luoghi pubblici , ma notando quelli fra i ciltadini che si mostrassero alle nuove riforme propensi, per po

terli segnalar poi all'uopo al governo : cosi quell'uomo ab bietto , nell'intima convinzione che il nuovo sistema non dovesse durar a lungo , intendeva convertire l'onorato ufficiale piemontese in vil poliziotto : ed a provare le liberali tendenze del nuovo ministro di guerra , notero


CAPITOLO II .

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come un ufficiale, creduto a torto autore di un artico

letto in cui era esposta la turpe condotta del colonnello, per essersene scolpato ed aver rifiutato di svelare il vero

autore, che volevasi a lui noto , sotto il capzioso titolo di insubordinato , non venne compreso nelle promozioni

accadute poco dopoed a cui l'anzianità sua davagli diritto . Tuttavia i preparativi di guerra che il governo andava da qualche tempo facendo, e dei quali terrò parola fra poco , avevano predisposto gli animi di molti a favore di un sistema che prometteva prossime occasioni di di stinguersi ; e la gioventù tutla militare invocava arden temente una guerra contro gli Austriaci : solo molti, ed erano i più, la desideravano regia e di conquista ; altri nazionale la volevano . Gli attempati invece e gli ufficiali superiori e generali non dividevano questo ardore ; e sebbene l'immensa maggioranza di essi combattuto ab

bia prodemente della persona , pure è costante che mol tissimi preferivano la quiete delle guernigioni , pochissimi per timore , alcuni per quell'irresolutezza ed avversione ai disagi che sono proprie dell'età avanzata ; molti poi per l'intima convinzione di essere sprovveduti delle co

gnizioni appropriate al loro grado , e per una erronea persuasione della superiorità delle truppe austriache sulle nostre .

Non pochi poi erano coloro che , rammentando gli avvenimenti del 1821 e la rovina di que' loro collega

che aderito avevano al partito costituzionale, confidando

nello stesso uomo che allora eziandio erasene fatto capo , temevano di veder rinnovati gli antichi inganni, nè sa pevan persuadersi del mutato pensiero regio (1 ), e trae (1) A tal epoca io mi trovava a Tortona qual capitano, ed udito a tuonare il cannone d'Alessandria ed un'ora dopo giungere il ve


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

vano da ciò argomento per dimostrarsi, se non ostili , tiepidi almeno verso il nuovo ordine delle cose . Fra coloro però che più avversavano lo Statuto, non mancarono anime di fango che appena lo seppero pro mulgato dal sovrano , se ne mostrarono caldissimi fau

tori : ed a me basta far cenno, fra tanti , di un colon nello, allora di guernigione a Torino , e che ora siede in alto loco, il quale nel giorno 7 trattenendosi con al cuni altri ufficiali superiori , non ebbe vergogna di dire : La commedia è abbastanza lunga ; se S. M. mi lascia uscire col mio reggimento e colle armi cariche, mi vanto di ristabilire in mezz'ora la quiete: atroce proposito che non impedillo però all'indomani , appena seppe le lar

gizioni reali, di affacciarsi in via di Po al balcone, gri dando a tutta gola viva lo Statuto, e plaudendo ai cit

tadini che , pieni d'esultanza , percorrevano le vie con bandiere e portando alle stelle il nome dell'adorato monarca !

Il governo intanto con grande solerzia spingeva i pre locifero colla bandiera tricolore ed apportatore del proclama re gio che promulgava lo Statuto, mi unii a molti Tortonesi nel sa lutare il nuovo vessillo e nel far evviva al magnanimo datore. Pochi istanti dopo il tenente colonnello che comandava quel bat

taglione di deposito , vecchio venerabile che , sebbene settuage nario e padre di numerosa prole, non rifiutossi pochi mesi dopo ad assumere il comando del battaglione che sarebbe toccato ad altri che seppe sgravarsene , mi faceva confidenzialmente chiamare e quasi piangendo e con affelto veramente paterno andava di

cendomi esser io giovine troppo ed inconsiderato ; esser quella la ripetizione della commedia del 1821 , ed a me che gli additavo il

manifesto stampato a Torino, ripeteva sempre : è apocrifo ! ė apo crifo ! Buon vecchio ! e questo io narrar volli non a suo disdoro, ma a comprovare che molti erano i sospettosi.


CAPITOLO II .

161

parativi di guerra : sin dall'11 gennaio aveva sollecitato l'arrivo de' nuovi inscritti della classe del 1827 sotto le

armi , tratlenendo intanto alle bandiere quella del 1826 che avrebbe dovuto passare in congedo illimitato, e ri chiamando quella precedente del 1825, che da un anno già vi si trovava (1 ) . Ciò per le brigate di fanteria. I corpi di Artiglieria , del Genio e dei Bersaglieri che ancor avevano sotto le armni gl'individui appartenenti alla classe del 1825 , perchè costretti a maggior permanenza al corpo, ven nero aumentati mediante la chiamata delle classi 1823

e 24. E qui è pregio della storia notare come fra i provinciali , moltissimi dei quali erano sposi ed anche padri di numerosa prole , pochissimi abbiano mancato all'appello loro fatto dal governo , e come volonterosi accorsi siano sotto le bandiere in un'epoca in cui tutto

spirava guerra : della quale lodevole condotta il governo faceva i dovuti encomii in un articolo inserto nella gaz zetta ufficiale del regno, sotto la data delli 3 febbraio ; fatto questo il quale prova non solo l'affetto del popolo per la dinastia , ma eziandio quanto sia popolare in Pie monte una guerra contro l'Austria .

Onore ai piemontesi soldati! mentre fra i cortigiani po tente era il partito che avversava la guerra , questi uomini rozzi, non compartecipi dei favori regali, ignari di politica, al primo appello della patria, all'udire che trattavasi di ( 1) A detta dei più distinti ufficiali di fanteria la classe del 1825 fu quella che fece prova di spiriti migliori durante la guerra, il che si spiega ove si rifletta che gl'individui ad essa appartenenti ritornati da poco tempo ne'patrii focolari , avevano ancora viva la militare istruzione , pochi avevan contratto nodi matrimoniali, ed

erano poi nel fior dell'età , essendo entrati allora appena nel venti quattresimo anno dell'età loro . VOL. III. -11

PINELLI , Storia ecc .

• 49


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

accorrere in aiuto degli oppressi fratelli lombardi, di scac ciare dall'Italia l'abborrito Teutono (quell'Italia il cui nome rammentare pochi mesi prima quasi era delitto) , gettata la marra , giulivi accorrevano attorno al noto ves sillo, e superbi davan di mano allo schioppo. Ed io che

m'aggirai fra loro , che mi trovai ad accoglierli , scri vendo ora nell'abbandono della solitaria mia cella , non

posso senza emozione rammentare lo slancio di quei rozzi ma generosi uomini . No ! invano la tenebrosa po lizia affaticata s'era per lustri e lustri a cancellare dal loro cuore la memoria della cara patria ; poco istrutti , ad arte tenuti nell'ignoranza, essi credevano il Piemonte

una provincia confinante soltanto colla penisola , e pre saghi di dover varcare il Ticino , essi dicevano che an davano in Italia ; si , è vero : ma questo loro errore, che

fece spuntar un maligno sorriso sul labbro dei molti declamatori dell'Italia centrale, che, pur sapendo d'esser italiani , non certo pugnarono col valor del contadino

piemontese che mal sapeva di esserlo, questo loro er rore ridonda invece a maggior gloria loro : essi dice vansi Piemontesi e non Italiani ; ma sapevan che l'avo, il genitore , il fratello pugnato avevano nell'esercito di Italia e nel regno d'Italia contro il detestato Alemanno : ricordavano le storie raccontate al domestico focolare

dal vecchio parente che additava loro il brando irrug ginito che ancor pendeva dall'umile parete, e senza so fisticare sul nome di quella patria di cui niuno mai

aveva loro lenuto parola , essi sentivano per istinto che la razza germanica era loro nemica , che il bollente loro

sangue li chiamava a combattere sugli stessi campi quelle stesse schiere contro cui pugnato avevano i padri loro . Piemontesi e Savoiardi levaronsi alla voce del loro


CAPITOLO II .

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re , e senza voler sapere se si trattasse dell'onore di Piemonte o di Italia , sol comprendendo che si trattava dell'onore delle armi , pugnarono da forti, ed alla prova ebbero cuore e braccio italiano : ma voi, nativi di ita

lianissime provincie , voi gementi sotto la bacchetta croala , come secondaste questo primo slancio dei fra

telli subalpini , come uniste ai loro i vostri sforzi ? Voi , popolazioni del paese chiuso fra l'Adige ed il Mincio , come accoglieste questi sposi, questi padri che abban donavano le desolate famiglie per redimervi? I nostri cuori già lo dissero, or lo dirà la storia !

Questi preparativi di guerra però valsero a porre in tutta evidenza le malversazioni del passato ministero : poichè i magazzeni si trovarono vuoti (1 ) , deficienti non tanto per numero quanto per qualità le armi, dis armate le fortezze , pochi e più che mediocri i cavalli si da sella che da tiro, ignoranti e valetudinarii i quadri ; ma il pubblico , che raramente nel primo impeto sa di mostrarsi giusto , di questa incuria ne faceva colpa al nuovo ministro, il quale invece spiegato aveva lodevole energia , e sebbene avverso ai principii progressivi, era però uomo incapace di cercar e neanche di tener mano ad illeciti guadagni .

- Ma già precipitavano gli eventi, poichè il popolo pa (1) Corse voce in allora che gli scaffali del magazzino delle merci di Torino , creduti da tutti pieni di panno, non ne contenes sero che una sola pezza caduno, e che la profondità d'essi fosse

riempita con rotoli di legno ricoperti di panno ; io non voglio asse verare la verità assoluta di tal cosa , che mi venne accertata però da persona alto locata nell'amministrazione militare e perciò in

posizione di conoscere il vero ; ma è certo che la depredazione era grandissima fra gli impiegati , e che nel personale ammini

strativo regnava la più sfrontata venalità .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rigino, pari al leone numidico quando squassando la chioma fa col tremendo suo ruggito echeggiare i de serti affricani, levatosi dal suo torpore, con uno di quei terribili slanci non rari nella sua storia , rovesciava, il

di 24 febbraio , il soglio dell'ignobile Orleanese che aveva lasciato più volte trascinar nel fango dalla diplomazia europea i gloriosi colori nazionali . Potente ne ſu il con

traccolpo in tutta l'Europa : in Piemonte però , se la notizia della repubblica proclamata in Francia turbò la regale quiete, fu per lo contrario salutata dall'immensa maggioranza della nazione come arra che in caso di una guerra, ravvisata ormai da tutti inevitabile, fra Sar

degna ed Austria , la prima trovato avrebbe più cordiale

ed efficace appoggio nel governo repubblicano novella mente surto , anzichè nei ministri del caduto monarca .

Giunse la notizia del meraviglioso evento il di 27 , stato designato per una festa nazionale , nella quale le provincie tutte del regno concorrer dovevano, per mezzo di deputazioni , in un unanime attestato di gratitudine

al re per l'accordato Statuto : festa la più lieta, la più simpatica, la più popolare che veduto avesse mai To rino dacché era la capitale dei savoiardi dominii, e che, dal portentoso numero di bandiere in essa dispiegate , passerà alla posterità sotto il titolo di festa delle ban diere, ed il Piemonte mai certo non vide spettacolo più imponente e più nazionale al tempo stesso . Mentre le varie corporazioni e deputazioni sfilavano

nella spaziosa piazza Castello dinanzi al re , collocato all'angolo destro del palazzo di Madama , era facile leg

gere sul volto della moltitudine affollata l'ansia che gli ultimi avvenimenti di Francia e le ognor crescenti fred dezze coll’austriaco governo deslavano nel cuore di tutti,


CAPITOLO II .

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e che trapelava dallo sguardo ; il solo Carlo Alberto

tentava serbarsi impassibile , ma al volto squallido più del consueto , allo sguardo febbrile degli occhi, all'altero sembiante era facile scorgere che nel cuore del soldato

di Trocadero forte parlava il grido di guerra , e che a quell'uomo, non sempre sincero, ma valoroso sempre ,

l'amor di gloria e l'odio verso l'Austriaco susurravano : è giunta l'ora solenne; e quando un drappello di gentil

uomini milanesi emigrali vestiti a bruno , passando a lui dinanzi supplichevoli , invocarono l'aiuto della sua spada per redimere i gementi fratelli, quando migliaia de' suoi sudditi cogli occhi pregni di pietose e sdegnose lagrime alle preci di quei tapini le loro unirono , un fugace rossore gli tinse le gote , ed il corpo fremente

maggiormente strinse il focoso destriero, che egli pure sembrava chieder battaglia ! Re infelice ! molti e gravissimi ſuro i tuoi falli : ma

molto eziandio ti debbono gli Italiani , poichè tu pur molto soffristi, e nobilmente riparasti ai primi errori : e quel momento in cui migliaia di uomini si strinsero a te dintorno riconoscenti , ed in te solo fidenti da te sperarono la politica e nazional loro esistenza , oh quel momento fu dei pochi bellissimi che la tempestosa tua stella accordo al tuo cuore !

Il ripristinamento intanto delle forme repubblicane in Francia essendo avvenimento di gravità tale da ren dere ognor più verosimile una guerra europea , ed in grossando già in smisurato modo le schiere austriache nel Lombardo-Veneto , e gli ampollosi proclami del

maresciallo Radetzky a' suoi soldati e l'insolente lin guaggio della Gazzetta d'Augusta, giornale più che semi

ufficiale dell'impero ed interprete fedele delle inten


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

zioni dell'austriaco gabinetto , facendo ravvisare possibile una violazione della frontiera sarda per parte delle truppe tedesche ; Carlo Alberto con decreto del 10 marzo or dinava venissero chiamate sotto le armi le tre classi del

1822 , 23 e 24 dei corpi tutti di fanteria di linea , di cavalleria e della Provianda , quelli del 1820 , 21 e 22

per l'Artiglieria e Genio, e quelli del 1821 , 22 e 23 per i Bersaglieri . In pari tempo spingevansi con sorpren dente alacrità yli apparecchi di guerra nel regio arse nale , precettando a tal fine a giornata meglio di 500 operai carradori, falegnami , fabbri- ferrai, calafati e si mili : dimodochè alle due batterie complete sul piede di guerra, spedite sin dal 7 febbraio in rinforzo sull'im

portante punto di Alessandria, se ne poterono ben tosto aggiungere alcune altre ; a provvedere poi tanto l’Arti glieria che il Treno di Provianda del numero necessario

di cavalli , spedivasi il capitano Chiesa di Cervignasco in Svizzera a far incetta di 1,200 cavalli .

Vennero frattanto al potere il di 16 marzo i primi ministri costituzionali , essendosi gli antichi volonta riamente dismessi appena promulgato lo Statuto , per offrir cosi agio al re di formar un nuovo gabinetto che più dell'attuale godesse dell'aura popolare, fra i membri del quale il Broglia era il più impopolare perchè giu dicato retrivo , e perchè , come già superiormente ac cennai , a torto a lui si imputava lo stato di depaupera mento in cui trovavansi i magazzeni militari, che doveva invece attribuirsi in tutto alla lunga e disonesta gestione del Villamarina . Era il nuovo ministero composto a questo modo :

Conte Cesare Balbo presidente del Consiglio dei mi nistri , senza portafoglio ;


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Marchese Vincenzo Ricci, agli interni ; Marchese Lorenzo Pareto , agli esteri ; Conte Ottavio Thaon di Revel , alle finanze ;

Cavaliere Luigi Desambrois, ai lavori pubblici ; Conte Federico Sclopis, grazia e giustizia ; Conte Antonio Franzini , guerra e marina;

Conte Carlo Buoncompagni, istruzione pubblica. Erano i nuovi ministri uomini tutti di singolare in gegno e noti per liberali tendenze , e varii fra loro , o per aver già fatto parte di altri ministeri, come Revel e Desambrois , o per lungo tirocinio negli affari, come Sclopis e Franzini , potevansi dire pratici della parte speciale a loro commessa : la larga parte poi fatta ai Genovesi nel chiamar due loro connazionali nel Consi

glio della corona , affidando loro due dei ministeri più importanti, era equa e saggia misura acconcia a rassodar

vieppiù l'affetto fraterno che in quei primi ardori pa reva aver invaso i Liguri per i Piemontesi e per la di nastia savoiarda : e se nella susseguita guerra la vittoria non avesse cosi rapidamente abbandonato le insegne caroline, è da credere che quegli uomini allora chiarnati

al potere avrebbero fatto più lunga e miglior prova : ma erano fra loro gravi discrepanze di carattere e po

litiche screziature che non permettevano quell'unione tanto necessaria al buon andamento della cosa pubblica in mezzo ai tempi fortunosi che si preparavano ed alle

varie fazioni e sêtte , che , riserbate in quei primordii , non tardarono a levare audacemente il capo appena sorsero i di della sventura .

Quanto al nuovo ministro della guerra , la sua no

mina fu generalmente sentita con piacere dall'esercito : poiché è vero che le sue tendenze politiche erano più


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

che problematiche, ed il suo liberalismo aveva una data molto recente ; ma i militari , forse a torto , sogliono attaccare alle convinzioni politiche del loro capo una importanza affatto secondaria ; e perciò poco curandosi come la pensasse il generale Franzini qual cittadino , vedevano con piacere posto alla direzione delle cose della guerra un uomo di incontrastabile capacità , che aveva militato con distinzione nelle armate francesi, e che, sebbene riputato soverchiamente severo , pareva chiamato colla sua energia a dar potente impulso allo spirito militare della nazione. Mentre in Piemonte tutto spirava guerra, la pacifica Toscana eziandio sembrava atteggiarsi a battaglia . Colà pure la costituzione napoletana aveva talmente solle

vato le menti , che Leopoldo , sebbene già minacciato dall’Austria per le accordate riforme, mal sapendo re sistere, più per fiacchezza che per bontà d'animo , al desiderio de' suoi sudditi, largiva loro, li 15 febbraio , l'invocata costituzione . Questo suo alto rendendo però

più che probabile l'intervento austriaco, la nazione tutla , invasa da bellico ardore, abbandonate le molli abitudini

e dato di piglio alle armi , pretese prepararsi a respin

gere l'invasore: ma siccome poco guerrieri per lo ad dietro erano sempre stati e governo e popolo toscani , cosi difettavano uomini pratici dei primissimi rudimenti militari : nė il chiaro Giacinto Collegno , accorso da alcun tempo a Firenze ove aveva posto mano all'ordinamento della guardia civica , per la quale anzi dettava un opu scolo in cui si racchiudono buone massime di piccola guerra , ed ove occupato s'era di porre in istato di di fesa la frontiera contro un repentino assalto , un tanto uomo, dico , non era bastante a supplire al sentito bi


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sogno di ufficiali pratici dei dettagli di fanteria troppo al disotto delle elevale sue cognizioni . Pensò pertanto il granduca di fare richiesta di alcuni ufficiali a Carlo Alberto , il quale acconsentiva a che il cavaliere Campia , già colonnello de ' Cacciatori franchi , ed i signori Be raudi e Camminata , capitano il primo e luogotenente aiutante maggiore il secondo nella brigata Pinerolo ,

accettassero servizio presso il granduca , innalzando anzi al grado di maggiore il Beraudi ed a quello di capitano il Camminata . Coadiuvato allora Collegno da questi tre esperti militari , ed efficacemente secondato dal governo,

che faceva continui acquisti d'armi nel regno di Napoli, riusci ad organizzare alcuni corpi che troveremo dar buon conto di sé in faccia al nemico .

A Roma eziandio gli eventi pigliavano un guerriero aspetto . A contenere gli animi che imperiosamente chie

devano le forme costiluzionali più non valendo li accorti maneggi tradizionali della prelatura romana , il governo faceva simulati apparecchi di guerra (1 ) . Li 20 febbraio papa Pio passava a rassegna la guardia civica , decre

tando l'armamento di quella di riserva : ma venuta la notizia del gran francese sconvolgimento, più non bas starono queste parodie militari di un pontefice che dava rassegna ad armate squadre a frenare la prepotente smania di costituzione , che infiammando tutti i sudditi

papalini minacciava erompere in aperta sommossa . Piegò il capo alla necessità il sin allora venerando ge rarca, e convocato un nuovo ministero misto di lạici e (1) Rişulta dalla corrispondenza dell'ambasciatore inglese col

syo ministero che ben lungi dal voler guerreggiare l'Austria , la çorte romạna già prina d'allora aveva iniziato pratiche per un intervento austriaco .


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di clericali , promulgò alfine esso pure uno Statuto il di 14 marzo .

Se non che, appena sedata la prima tempesta , ne sor geva un'altra . A stornar la quale non bastarono le mi sure dei nuovi ministri di ammettere nel Consiglio il

piemontese Durando, di fare incetta di armi nel reame di Napoli e di ornar la papalina bandiera de' nastri tri

colori : poichè avutasi voce in Roma dei primi moti germanici di Vienna e di Berlino , i feroci popolani dei

sobborghi , a cui capo erasi posto il famoso Ciceruac chio , aizzati dai più turbolenti fra i liberali , cominciarono a scorrazzare la città santa imprecando all’Austriaco ; e venuti poscia dinanzi all'antico palazzo di Venezia , ove, quasi a dileggio, risiedeva l'austriaca ambascieria, ne abbattevan le insegne : dal che argomentando i ini nistri come ormai inevitabili fossero le ostilità con quella potenza , sibbene per dignità governativa pensassero dover biasimare quegli eccessi , tuttavia diedero opera ad ala cremente adunare armi ed armati , decretarono la for

mazione d'un campo di osservazione presso Pesaro , composto di 4 reggimenti di fanteria romagnuola, di 2 di Svizzeri , di 2 reggimenti di cavalli , di 3 batterie di cannoni e di poche compagnie di zappatori : commi

sero inoltre al generale Ferrari d'Arco (1 ) di organizzare i numerosi volontarii che accorrevano ad iscriversi , e

nominarono generale supremo dell'armata pontificia Gio vanni Durando , col quale stavano Massimo D'Azeglio (non so s'io lo chiami più guerriero valoroso che scrit (1 ) Ferrari d'Arco , romagnolo di nascita, aveva fatto con distin zione le campagne di Spagna a pro della costituzione, e passato poscia nella legione straniera francese in Africa vi acquistava fama di valoroso ed intelligente ufficiale.


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tore valente) , ed il conte Alessandro Casanova , giovane ed animoso patrizio vercellese , già ufficiale di cavalleria nell'armata piemontese che abbandonata aveva da pochi anni per accudire al ricco patrimonio eredato dal padre, ma che caldo di veri sensi italiani , appena ebbe udito lo squillo di guerra , accorse ad offrire la sua spada a quel sommo pontefice che tutti ammiravano . La sofferenza dei Lombardi intanto era stata spinta

dai loro oppressori a quel punto in cui traboccar do veva in tremenda e giusta vendetta . Il governo austriaco

scorgendo crescere ognor più il mal animo delle popola zioni verso di lui, aveva portato l'esercito d'Italia a 70,000 uomini , dando voce che fra breve avrebbe raggiunto

i 100,000 . Presago poi quasi dell'imminente rivoluzione

francese, ed indotto dalle dimostrazioni sempre più ener giche dei Milanesi e dalle sanguinose collisioni accadute li 8 febbraio a Pavia ed a Padova fra i studenti e la

soldatesca , aveva promulgata li 12 la legge stataria ; mi sura che, lungi dall'intimorire i Milanesi , ne esacerbo

invece sempre più lo spirito e li predispose ad una aperta rivolta . Da quel momento la gioventù , già un di si vaga di teatri e di sollazzi , solo intese a rendersi fa

miliare l'uso delle armi : e ragunandosi in congreghe segrete, spendeva le ore nell'addestrarsi al maneggio di quelle ; finalmente essendo trapelato nella sera delli 17 marzo nel pubblico il dispaccio governativo telegra

fico ( 1) che annunziava la rivoluzione compita quel ( 1 ) I disordini erano cominciati a Vienna il 15 , del che i capi del moto lombardo erano stati avvertiti da quelli del moto vien nese, coi quali da qualche tempo erano in corrispondenza, senza che per ciò indurre se ne debba, come fa Carlo Schönals , autore del Veterano austriaco, che il moto italiano nel 1848 sia stato ca


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

giorno stesso a Vienna , i più ardenti fra i cospiratori, ragunatisi nella notte, concertarono che all'indomani, alla grande dimostrazione che doveva farsi nella corsia

dei Servi in onore di Pio IX, la gioventù recasse armi clandestine ond'essere capace di resistere alla soldatesca in caso di violenza .

Io non farommi a diffusamente raccontare la gran lotta audacemente impegnata ed eroicamente sostenuta dalla popolazione milanese in quei giorni , a buon di ritto intitolata Le cinque gloriose giornate, né i combat timenti parziali per cui un pugno di giovani inermi od

armati di semplici schioppi da caccia si resero grada tamente padroni di una città diſesa da 11,000 fanti e 1,000 cavalli con 6 batterie ( 1). Fu uno di quei ma gionato dalla setta mazziniana : Mazzini ed i suoi vi erano affatto estranei ; il moto dei Lombardi fu generato dal sentimento nazio

nale esasperato : era , per dirlo colle parole di Carlo Botta , era la

contesa fra chi voleva opprimere e chi non voleva esser oppresso, come se fosse obbligo di chi meno può il lasciarsi andar preda di chi può, e la difesa contro i prepotenti fosse delitto. Che il Tedesco

cerchi di tener schiavol’Italiano,nulla di più consentaneo alla prava umana natura ; ma che per giustificar l'oppressione s'abbia a fal sare la storia , questo non è equo nè addicentesi alla lealtà mili

tare : lo stesso si dica delle basse contumelie che quello scrittore

getta alle donne vicentine che preferivan l'esiglio al supplizio di sopportare la vista di chi aveva loro ucciso un fratello, uno sposo , un figlio : tali pagine sembrano scritte non da un valente guer

riero, ma da un monello da trivii ; ma Schönals e consorti appar tengono a quella razza d'uomini di cui il già citato autore disse : sostanze altrui, ma che il rapito ne facesse risen

rapir volevano

timento non volevano ; e perciò non san comprendere che un popolo inschiavito cerchi a romper le proprie catene stategli im poste dalla frode e non dall'armi .

(1 ) Rivaira , piemontese, comandava la gendarmeria del regno lombardo-veneto col grado di tenente-maresciallo. Nel giorno 18


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gnanimi slanci, non rari nella storia italiana , in cui un popolo, spinto all'eccesso dalla barbara insolenza del

l'oppressore, dà con disperato furore di piglio alle armi e vendicà col sangue del tiranno l'onta del patito ser vaggio . Cinque interi giorni durò senza interruzione la

lotta fra le truppe di Radetzky ed i prodi Milanesi ; ed i punti più contrastati furono il palazzo del Genio mi litare , ove trovo morte un Anfossi, nizzardo ed uno

dei più intrepidi difensori di Milano , e le porte Tosa e Comasina , le quali , dopo accanito combattere , e mercé gli aiuti dei contadini venuti dalle terre circo stanti, caddero in potere dei sollevati nella sera delli 22. Ridottò allora il maresciallo al solo Castello , e minac

ciato d'essere ivi pure forzato, vide non esser più tempo di stare a bada ; e dopo un vivo cannoneggiamento , riuscito però poco nocivo alla città, cominciò nella notte dalli 22 alli 23 la sua ritirata verso il Lambro , debol

mente inseguito dagli insorti (1 ), incendiando la terra egli , valendosi di un ordine stato carpito dai rivoltosi al vice-go vernatore O'Doupel, caduto prigioniero nelle loro mani, tentò di porre sotto gli ordini del municipio la gendarineria, eletta schiera

di soldati quasi tutti italiani : ma Radetzky, informato della cosa , gli fece intimar di ritirare l'ordine dato , minacciando di farlo fu

cilare . Caduto in sospetto dopo quest'atto , il Rivaira venne prov veduto a riposo . (1) il solo Luciano Manara , giovine eroe improvvisato dal sacro fuoco di carità patria , usci con 150 volontarii balestrare il fug gente nemico ; ma sebbene la sua colonna acquistasse ben tosto la forza di 500 uomini, tuttavia questo numero era troppo esiguo

per potere seriamente inquietare il maresciallo nel suo movi mento retrogrado , e per altra parte Manara ricevette ben tosto dal governo provvisorio l'ordine di sostare a Treviglio per attendervi la colonna Arcioni , colla quale si riuniron poco dopo quella di Piemontesi guidata da Torres, e l'altra di abitatori delle rive del Verbano guidati da Simonetta .


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di Melegnano , che fece le viste di volergli sbarrare il passo .

La gloriosa Milano adunque, la seconda città d'Italia , l'antica sede dei re longobardi, la capitale del non ancor dimenticato regno d'Italia , era libera ; e libera per opera de' proprii figli, che , levatisi con possente sforzo , debel lato avevano quasi senz'armi una ragguardevole parte

di uno dei più disciplinati eserciti europei guidata da un vecchio ed esperimentato capitano circondato da varii luogotenenti peritissimi dei luoghi ed usi alle guerriere fazioni : Milano era libera, e dalle magnifiche sue guglie la bandiera tricolore ridestava in cuore agli Italiani tutti le speranze di libertà ed incitava gli abi tatori delle mille altre città italiane ad insorgere e seco

lei unirsi per scuotere l'odiato giogo straniero ! Bella , nobilissima vittoria pertanto fu quella dei suoi cittadini; ed in quei giorni i Milanesi scrissero col pro prio sangue una delle più gloriose pagine che ricordi la storia dell'italiana penisola non solo , ma dell’orbe in

tero ; vittoria resa ancor più nobile dalla moderazione di cui fecero prova verso i vinti, ricambiando cosi con ge nerosità rara l'immane ferocia degli Austriaci , che in tali giorni bruttarono la militare divisa con atti degni del popolo il più barbaro . Amor di verità vuol però che si dica come a fianco dei Milanesi pugnassero varii nativi del Canton ticinese che trovavansi in Milano quali operai, ed i quali furono fra i più valorosi combattenti : e la storia deve pur os servare che senza il timore, pur troppo per lui avvera tosi , di un'invasione della Lombardia per parte dell'eser cito sardo, già condensatosi sulla frontiera , difficilmente Radetzky indotto si sarebbe ad abbandonar la città che


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non regolarmente fortificata e col Castello in man del nemico avrebbe alla fin fine pur dovuto cedere alla pre

potente azione delle grosse artiglierie : od almeno è cer tamente lecito credere che ove il vecchio maresciallo fosse

stato accertato di non venire dai Piemontesi assalito , non avrebbe indugiato molto a ricomparire sotto Mi lano con forze cosi imponenti, da trionfare in breve di qualunque valorosa difesa dei suoi cittadini . Ma nell'eb brezza di un trionfo ottenuto a cosi caro prezzo non po

sero mente a ciò i buoni Milanesi , e tutto aprendo il cuore alla gioia , non diedero mano a condurre a ter mine l'opera iniziata con tanto patriottico valore . Intanto l'insurrezione dei Milanesi trovò eco nel

cuore degli abitanti di molte ragguardevoli città del regno lombardo-veneto . I Comaschi, levatisi a rumore

nel giorno 18, dopo aver conservato per tre giorni una specie di armistizio col presidio tedesco , provocati da questo , lo circondarono e costrinsero a deporre le armi il di 21 in numero di 1,200 uomini; ed armati cogli schioppi tolti al nemico altrettanti giovani, si avviarono con due cannoni e sotto il comando d'un tal Arcioni a

soccorso dei Milanesi ( 1 ).

Quei di Lecco parimenti, disarmati 200 Tedeschi ivi distaccati e raccolto per via un battaglione italiano stanziato a Monza , vennero sopra Milano . Brescia scacciò (1) Buona parte dei seguaci di Arcioni appartenevano al can tone Ticinese , ed una squadra ancor più ragguardevole di Sviz zeri e di abitatori delle rive del lago Maggiore, scelto a loro capo

l'ingegnere Simonetta ed impossessatisi di varii battelli sul lago, vennero sulla riva austriaca a battagliare con le brigate Maurer e

Strassoldo, vivamente inseguendole nel loro movimento di ritirata sopra Milano .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

là guernigione austriaca : Bergamo confinò nella ca serma di S. Agostino 800 Croati che la presidiavano . Due battaglioni del reggimento italiano Arciduca Alberto ed uno del reggimento Ceccopieri , che erano di stanza a Cremona , fraternizzarono col popolo coadiuvandolo ad impossessarsi dei cannoni che ivi si trovavano : perloc

chè il maggior- generale Giorgio Schönals, vedendosi ridotto a tre soli squadroni di Ulani del reggimento Imperatore ed al suo stato-maggiore , scese a patti cogli ammutinati, e convenne di abbandonar loro i cannonied alcune armi esistenti ; rimanendo libero lui con 70 circa

ufficiali e la cavalleria di raggiungere il quartier generale del maresciallo : convenzione che, vergognosamente in franta dai Bresciani, non fu sufficiente a salvar lui e gli

altri ufficiali dalla prigionia . I molti soprusi degli Au striaci in Italia ed i barbari omicidii da loro commessi

durante la pugna di Milano possono sino ad un certo punto scusare quest'arresto; e certamente gl'Italiani in tutta questa guerrà si dimostrarono molto più umani e generosi dei loro oppressori : tuttavia l'infrazione di una convenzione regolare a danno di alcuni ufficiali che,

affidati alle promesse dei Cremonesi , tranquillamente ri tiravansi al quartier generale, è tal fatto da dover essere da ogni onesto riprovato; sempre che non sia vero

quanto allegarono gl'insorti , che Schönals é compagni , giunti a Cicagnolo, variassero cammino e tentassero re carsi a Mantova , e solo ne fossero impediti dagl'insorti che abbarrarono il ponte di Canneto ; poichè in tal caso i primi a violar l'accordo sarebbero stati i Tedeschi . Pavia eziandio veniva evacuata dal colonnello Bene

deck alla testa di due battaglioni del reggimento Giulay,

una divisione di Ussari Radetzky e due batterie : non


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avrebbe certamente questo feroce ma intrepido soldato

abbandonata quella città senza difendersi valorosamente e far scorrer molto sangue ; ma gli giunsero ordini pe

rentorii del maresciallo di ritirarsi sopra Pizzighettone, ove raggiunto dalla guernigione di Piacenza , ritirossi con essa sopra Mantova . Anche questa città erasi sol levata : ma la fermezza del generale Gorzkowsky, le arti del vescovo, austrizzante, e l'indolenza dei generali piemontesi , come dimostrerò fra poco , diedero agio al generale Wohlgemuth di giungere in aiuto del collega

ed impedire cosi che quel baluardo principalissimo ca desse in mano degl’Italiani . Ma la perdita maggiore e più vivamente sentita dal

l'austriaco condottiero fu quella di Venezia . Quest'an tica regina dell'Adriatico erasi sollevata per la prima sin dal di 17 , in cui la notizia della ribellione viennese

era cola pervenuta : i suoi cittadini , sagacemente diretti da Manin e da Tommaseo, profittando della debolezza della guernigione, composta in gran parte di Italiani , della predisposizione alla rivolta dei marinai , quasi tutti Veneti , e dell'irresoluto carattere del comandante conte

Zichy, indussero questo generale a segnare li 23 una ca pitolazione in forza della quale il comando si di terra che di mare veniva rimesso al governo provvisorio : le truppe italiane e l'immenso materiale di guerra ceduti agli in sorti, ritirandosi solo cogli onori della guerra il reggi mento tedesco Kinsky ed i Croati . In tal modo con poco spargimento di sangue venne in mano dei liberali una fortissima città , a riacquistar la quale gli Austriaci eb hero più tardi a consumare varii mesi , molti milioni e 20,000 fioriti soldati .

Dovunque pertanto la vittoria sorrideva ai Lombardo Vol . III .

-- 12

PINELLI , Storia ecc.


178

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Veneti ; poichè, nel tempo stesso che il maresciallo era costretto ad accostarsi frettolosamente al Mincio ed al

l'Adige l'esercito piemontese varcava il Ticino .

Vedemmo come ognor più potente si facesse nel cuore di Carlo Alberto la smania di scendere a battaglia col

l'Austriaco : turbato tuttavia dal moto repubblicano di Francia , conscio della forza dell'impero germanico , privo di veri motivi che giustificar potessero , non dirò al cospetto de' suoi sudditi e degli Italiani , ma della diplomazia europea un'aggressione della frontiera au striaca , egli a malincuore conteneva l'ardore guerriero

che gli infiammava il petto, e la sete di ambizione che lo spronava a farsi dúce di una guerra nazionale , a stendere la mano alla corona ferrea dei re longobardi fondando il regno d'Italia : ma ora la rivoluzione di Mi lano venendo a troncar le sue tergiversazioni , egli de cise afferrare l'occasione propizia che gli si offeriva di realizzare quei progetti che careggiati aveva sin dalla prima adolescenza . Fu scritto da alcuni che Carlo Alberto da lungo tempo

si maneggiasse per suscitar torbidi nelle provincie ila liane soggette all'Austriaco ; e fra gli austrizzanti non mancò chi pretese sapere che l'oro albertino non fosse interamente estraneo alla rivolta della stessa Vienna :

ma siccome questa sentenza non viene da alcuna prova avvalorata , cosi essa riputar si deve calunniosa , e posta innanzi da quel partito che vorrebbe rappresentare brutto di qualunque colpa il magnanimo fondatore delle

libertà piemontesi, la cui avversione per i moti popolari ed il continuo sospetto di repubblica sono anche indu zioni contrarie ad ammettere quella credenza : tuttavia

è indubitato che da alcuni anni uomini pregievoli e


CAPITOLO II .

179

popolari nell'Italia mediana e nelle Romagne si sfor zavano di guadagnar gli animi degli abitatori di quelle

provincie (1 ) alla dinastia savoiarda ; e per tacere di molti meno notevoli , il chiaro Massimo d'Azeglio, aggi randosi sin dal 1845 nel centro d'Italia , raccomandava

ai desiderosi di novità di frenare l'impazienza, di tem poreggiare serbando il generoso sangue alle occasioni propizie al nazional riscatto, confortandoli a mirare in

tanto al Piemonte ove stava un re di principii italiani e padrone di disciplinato esercito . Fra i patrizii lom

bardi poi molti possedevano vasti poderi in Piemonte , e recandosi in Torino alcuni di essi avevano colloquio col re, del quale erano fautori. Ora che l'Azeglio e gli altri queste cose dicessero , a pro di Carlo Alberto si

adoperassero senza esserne da lui incaricati o per lo meno senza esserne autorizzati , pare per lo meno di difficile ammessione ( 2 ). Nel Piacentino il partito alber

lino era potentissimo , e giunta l'epoca delle riforme, ogni cittadino , ogni villico canticchiava l'inno di Ber toldi in onore di Carlo Alberto , e dovunque più non parlavasi che di affrettare l'epoca in cui , a tenore del trattato d'Aquisgrana, il ducato di Piacenza revertir

doveva alla stirpe savoiarda . In Carrara poi la polizia (1) Per rendersi sempre più popolare Carlo Alberto , lo stesso giorno che scoppiava la rivoluzione in Milano , accordava piena amnistia a lutti i compromessi per delitti politici. (2 ) Nel 1847 Carlo Alberto ad uno dei principali nobili milanesi che rappresentavagli le speranze che il risoluto suo contegno verso l'Austria nella quistione dei sali aveva svegliato nel cuor dei Lombardi di vedersi ben tosto da lui liberati dai barbari loro

oppressori , rispondeva , che nè egli nè le sue truppe sarebbero ri masti impassibili al primo grido d'aiuto che il dolore avesse fatto gettare ai Lombardi .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

era sempre turbata pei continui evviva all'Italia , all'in dipendenza , a Carlo Alberto .

La mutua simpatia adunque fra le provincie limitrofe al Piemonte ed il sovrano di esso , non era più un se greto per alcuno : ed i potentati più vicini , quali Au stria , Parma e Modena , stavano naturalmente in maggior sospetto . Egli però , coll'usata dissimulazione , velava questi suoi disegni , é sebbene oramai deciso a farsi cavaliero dell'italo riscatto , pur non seppe neppur in 1 quel momento dipartirsi dall'abitudine contratta di tem poreggiare (1 ) ; ed è certo che se egli invece di varcar il Ticino il di 25 avesse gettato sulle traccie dell’Au striaco un nerbo di cavalleria e di fanti spediti, ed in

viato alcuni reggimenti in aiuto dei Milanesi , i vantaggi di questa risoluzione sarebbero stati immensi, tanto solto il rapporto militare che politico : diffatti se questi aiuti giunti fossero sotto Milano a porta Ticinese il giorno 20 al momento in cui i Milanesi versavano in

grandissime angustie , a segno che alcuni fra i mem bri più influenti del municipio inclinavano ad accettare l'armistizio proposto dal maresciallo (2) , ed avessero per tal modo cooperato alla scacciata del Tedesco dalla capitale della Lombardia , il partito avverso a Savoia non avrebbe più potuto dire , come disse , che i batta

glioni piemontesi erano giunti quando la vittoria già stava in mano dei Milanesi ; e la riconoscenza dei Lom (1 ) In quel torno di tempo vide la luce una spiritosa canzone portante per titolo : Il re tentenna che dipingeva al naturale la condolta oscillante del re sardo.

(2) Per l'accettazione dell'armistizio più di tutti instava Teodoro Lecchi generale, ma come volle Iddio, la maschia e patriottica voce di Carlo Cattaneo ebbe il dissopra .


CAPITOLO II .

181

bardi- Veneti sarebbe stata illimitata verso l'esercito li

beratore . Sotto l'aspetto militare poi pochi reggimenti avrebbero bastato per dar animo alle popolazioni tutte del contado a sollevarsi ed a chiudere il passo all'eser

cito retrocedente, il quale, invaso come era dal terrore, forse si sarebbe onninamente disciolto od almeno sce

mato di molto , ed è cosa indubitata poi che i numerosi

distaccamenti provenienti da Pavia , da Piacenza ed altri luoghi sarebbero stati tagliati fuori; e rompendo i ponti sull'Adda si sarebbe forse eziandio potuto impedire a Radetzky di ridursi nel famoso quadrilatero fra l'Adige ed il Mincio .

Oltre a ciò prudenza governativa consigliava di de nunciare immediatamente la guerra ; poichè appena si seppe che i Milanesi erano alle prese colla straniera

soldatesca , che l'entusiasmo fra i Piemontesi e Liguri sali a tal segno che era chiaro non essere più in facoltà del governo di trattenerli: verità questa di cui era pe netrato lo stesso principe di Metternich , il quale già sin dal 4 marzo scrivendone al conte Dietrichstein, di plomatico austriaco a Londra , diceva essere sua opi

nione che le gouvernement du roi n'avait plus la force nécessaire pour résister au flot qui l'entraîne. Poichè dunque una rottura era inevitabile , tanto valeva co

gliere il momento propizio per dichiarare la guerra , tanto più che gli aiuti di armi dati ai Milanesi da varii

sudditi regii , molti dei quali avevano anche varcata la frontiera formando un corpo di volontarii , di cui l'av vocato Torrero , sedicente Torres , assunto aveva il co

mando , vi avevano già dato principio di fatto , e che questa loro condotta era tale da far ritenere per certo che nel caso che l'Austria riuscita fosse a domare i


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sudditi a lei ribellatisi , non avrebbe mancato di chie dere severo conto al governo sardo di questa infrazione dei rapporti pacifici esistenti fra le due potenze . Ben è vero che per rompere la guerra sarebbe oc corso che il re non avesse atteso li 19 ad ordinare il

campo di osservazione (1 ) , ma egli poteva ed anzi do veva ciò fare contro l'aspetto minaccioso dell'Austria , che da parecchi mesi aumentava le sue forze in Italia

ed alloggiava battaglioni e squadroni nelle terre tutte poste lungo il Ticino ; e poichè Carlo Alberto per mezzo del ministro San Marzano mandava li 2 marzo istruzioni al suo ambasciatore a Londra , Adriano di Revel , nelle

quali spiegava i motivi de' suoi armamenti ed invocava

anzi all'uopo l'appoggio di quella potenza (V. Documento no 2) , egli doveva sin d'allora raccogliere quelle forze in

un solo campo in modo che potessero all'uopo respin gere la temuta invasione . Questo concentramento di

forze poi era anche raccomandato dai sani principii dell'arte militare, la quale vuole che prima di entrare in campagna si portino al completo i varii corpi , e si stabilisca o si ravvivi , se già esiste in parte , come era il caso per l'esercito piemontese , la confidenza reciproca fra soldati ed ufficiali, e fra questi ed i maggiori capi: ma Carlo Alberto , che sempre sognava di moti repub blicani , preferiva avere le sue forze disseminate su tutto

il regno, per poter più facilmente reprimere qualunque sollevazione che accader potesse in questa od in que (1) Malgrado ciò fra Novara , Vercelli, Vigevano e Casale esiste vano alcune migliaia di fanti e di cavalli che avrebbero potuto

passar li 19 ed esser li 20 a Milano; e queste deboli squadre avreb bero bastato per l'effetto morale alineno .


CAPITOLO II .

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st'altra città (1 ) . Questi suoi timori però erano infon dati , poichè nell'interno , e principalmente allora , il

partito repubblicano era nullo, ed all'estero niuno pen sava ad inceppargli la via verso la redenzione italiana : il che è tanto vero , che li 5 marzo 250 emigrati ita liani convenivano insieme a Parigi per costituire un'as sociazione nazionale senza iniziativa politica, e solo per corroborare alla guerra di indipendenza; e sebbene si mile congrega eleggesse a suo presidente Mazzini , nel suo programma però dessa dichiarava che gli Italiani

all'estero non hanno diritto di prendere l'iniziativa ; quindi non si costituiscono che per adiuvare quello che

verrà inaugurato dagli Italiani in patria . Poscia nella sua prima seduta l'associazione per organo del suo pre sidente notificava : essere prorogata ogni questione di forma governativa : non prefiggere essa a ' suoi sforzi il

trionfo predeterminato d'una o d'altra forma governa tiva : e riassumendosi, formolava i suoi disegni in questi concetti : « Nazionalità una , libera , indipendente ( guerra allo straniero ---- affratellamento colle libere

« nazioni e coi popoli che oggi combattono per divenir « tali . — Su questi tre sommi capi si concentrerà l'at a tività dell'associazione nazionale italiana. Ogni atlo ( suo sarà pubblico ; ogni sua parola suonerà pacifica,

« temperata e concorde all'andamento progressivo del « moto italiano , come la necessità dei tempi e le tra « dizioni e i voti del popolo di che essa fa parte , an « dranno via via sviluppandolo » . Ora senza dubbio che

ciò pubblicando , la nuova associazione non intendeva (1) Difatti un reggimento della brigata Piemonte che aveva or

dine di partir il 15 da Genova per Mortara , ricevette un con Trordine .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

legarsi alla monarchia , nè cooperare ad un aumento di

territorio a pro della dinastia di Savoia : no certo ; e l'espressione tradizioni appositamente inserta in corsivo evidentemente alludeva alle provincie venete e liguri , e fors'anco alle romane tradizionalmente devote alle forme

repubblicane : tuttavia questa pubblica dichiarazione basta , a mio senno , a comprovare come anche dopo inaugurata la rivoluzione in Francia il partito ultra -de mocratico non dissentisse dal riconoscere il voto del

popolo (1 ) : che se poi mi si dicesse non esser sincera questa apparente abnegazione di quei settarii agli an tichi loro principii, risponderò che nel novero erano probabilmente veridici e non veridici, convinti e con vertiti e cedenti solo alla forza degli eventi ; e che al postutto la storia registrar deve le parole e gli atti degli uomini , e lasciar a Dio a scrutinar le intenzioni ; ri

peterò quanto altrove già dissi , che forse. principe e repubblicani fingevano egualmente , e che infine se i secondi poco fidavansi del primo dopo lo scempio fatto dei loro compagni nel 1833 e 34, non era questa diffi

denza da apporsi loro a colpa , ma anzi da riputarsi saggia cautela . ( 1 ) È error comune a molti di confondere Mazzini col partito repubblicano: senza voler qui portare giudizio di quell'uomo, dirò che a mio avviso corre fra l'uno e l'altro gran divario : fra i repubblicani hannovi uomini integri che rifuggono dall'adottar le massime avventate di quel capo-setta e che desiderando in cuor loro l'attuazione del sistema repubblicano come il più consentaneo alla giustizia , domandansi gione delle difficoltà di esso in pratica e pazientemente attendono che l'Italia sia degna di esso : a questi

tali hanno specialmente tratto le mie parole , ed è giusto dire che essi nel 1848 per nulla incagliarono il progresso delle costituzio Dali teorie .


CAPITOLO II .

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Finalmente il re , il quale, malgrado gli avvisi ricevuli

da Milano che prima del termine di marzo , volere o non volere, la disperazione del popolo partorito avrebbe qual che terribile caso , pareva credere fossero queste sem plici millanterie e che giammai i Milanesi avrebbero

osato insorgere contro la numerosa guernigione , avuta notizia dei primi disordini, e ricevuto un secondo di spaccio in cui eragli ricisamente detto : 0 passate o re pubblica ; convocati a consiglio i ministri nel di 19 , venne nel tardo divisamento di ragunare un corpo di

osservazione sulla frontiera orientale del regno , di cui , riserbandosi egli di assumere il comando a tempo op portuno , diede intanto la direzione all'ex-ministro ge

nerale Broglia . Contemporaneamente , a secondare lo slancio guerriero della gioventù che imperiosamente chiedeva d'esser guidata contro gli Austriaci , venne de cretata la formazione di 3 altri battaglioni di bersaglieri volontarii, per modo che ogni compagnia del vecchio battaglione servir dovesse di testa di colonna a’ nuovi,

i quali organizzar dovevansi a Chivasso , a Casale , a Novi . Spiccava ordini immediati il generale Franzini ,

ed in poche ore da tutte le città del regno battaglioni, squadroni e batterie affluivano verso il Ticino concen trandosi alla Cava , a Mortara , a Novara .

Nella notte frattanto dal 19 al 20 giungeva in Torino il conte Arese , ed ammesso nel mattino presso i mi nistri , richiedeva il regio governo d'aiuto : ma infrut tuose rimanevano queste sue prime richieste; e sebbene alcuni asseriscano che egli vedesse il re in casa del conte Castagneto , mentre altri ciò negano , è però certo che gli aiuti sulle prime vennero rifiutati od almeno so

spesi sin che il governo provvisorio non ne avesse fatta


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official dimanda al re : perlocchè fu forza all'Arese di ripartirsi per Milano. Mentre però questo gentiluomo riceveva tal evasiva risposta, in Milano un uomo, che ora colla recente sua politica apostasia chiaramente dimostrossi quel spre gievole uomo che fu mai sempre , il conte Martini dir voglio, dicendosi inviato di Carlo Alberto , partite li 19 da Torino e giunto li 21 a Milano , insisteva nanti il go verno provvisorio ed il comitato di guerra perchè Mi lano si donasse spontaneamente al re sardo , il quale allora , a detta sua , avrebbe immediatamente passato il fiume colle bellicose sue squadre . Ora il Martini chia rissi poi nel seguito cosi abbietto, che non vi sarebbe

da far le meraviglie ch'egli ciò immaginasse da solo : e soggiornato avendo alcun tempo a Torino nell'inverno, è presumibile che , frequentando le persone più vicine al re, avesse avuto comodo di esplorarne le mire, ed acquistata la credenza che questa dedizione fosse il mi glior modo per spingere quel monarca alla guerra contro ‫ܕ‬

l'Austria . Ad ogni modo questa sua proposizione trovato avendo sin d'allora fortissimi oppositori , cui capo era Carlo Cattaneo , il Martini richiedeva questi di porre il suo pensiero per iscritto ; al che annuito avendo Cat taneo , hassi luogo a credere che le laconiche osserva

zioni sue, nelle quali chiaramente si accennava al bisogno di prendere pronta parte alla guerra per allontanare ogni inaugurazione di repubblica (V. Documento no 3), prontamente spedite dal messaggiero albertino a To rino, abbiano potentemente contribuito a decidere Carlo Alberto ad entrare in Lombardia per togliersi quel gran

spauracchio della repubblica . Ma neppure in quelli estremi momenti volle Carlo


CAPITOLO II .

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Alberto lealmente agire verso la corte austriaca : ed è fama che mentre già decisa era la guerra e già stam

pavasi il celebre proclama ai popoli lombardo-veneti, il ministro degli esteri , Lorenzo Pareto , assicurasse il conte Buol che mai le armi sabaude prestato avrebbero aita ai ribelli lombardi : il giorno 22 però il governo del re disdiceva all'ambasciatore austriaco la continua

zione del trattato del 1828 concernente l'estradizione

dei disertori, ed il di 23 i Torinesi levatisi a rumore in sultato avendo allo stemma imperiale, il Buol, reputando indecorosa e pericolosa ogni sua ulterior dimora negli stati sardi , già stava preparandosi alla partenza, e già divisava toglier congedo , quando ad un tempo stesso

vennegli significata l'intima di guerra all'impero per parte del re sardo ed il proclama di esso ai popoli ita liani soggetti all'Austria (V. Documento no 4 ). Il re diffatti aveva ragunato in quel giorno stesso il Con siglio , ed ivi agitata la questione se dichiarare si dovesse la guerra o no : instavano per il si Ricci e Pareto e lo stesso sovrano : oppugnavano questa sentenza gli altri ,

e specialmente Buoncompagni e Cesare Balbo : quando Ricci, vedendo uscir vani i suoi sforzi, presentó primo le sue dimissioni , soggiungendo in pari tempo come nella sua qualità di ministro di polizia egli si credesse tenuto a palesare che se la guerra non era dichiarata , la vita stessa del principe correva pericolo. Scossi a tał nuova i riluttanti , il partito per la guerra ebbe il so pravvento, ed il Revel essendosi primo accostato a Ricei ed a Pareto , ed essendo in tal modo più equiparati i voti, Carlo Alberto , troncando gli indugi (1 ) , mandò de ( 1 ) In tal giorno 23 giunsero alle 5 e 1/2 da Milano Martini ed il conte Vimercati latori della dimanda ufficiale di soccorso per


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nunziare la guerra all'ambasciatore austriaco , il quale

abbandonò immediatamente la capitale del Piemonte ; e da quel punto le armate austriaca e piemontese furono chiamate officialmente a prender parte alla guerra che di fatto era già incominciata fra le razze italiana e ger manica .

Intimata la guerra , cercò Carlo Alberto di giustificarla presso i due governi occidentali. La causa di un po polo che insorge contro lo straniero oppressore è cosi

santa che non abbisogna invero di apologia : e questo era il vero carattere della guerra che stava per intra prendersi . L'Austria, in premio dei servigi prestati alla coalizione cogli ultimi suoi tradimenti verso il grande conquistatore, era stata posta in possesso della miglior parte d'Italia , possesso che dessa aveva avuto cura di far sanzionar dagli iniqui trattati dettati dai despota ai

popoli nelle conferenze di Vienna : questo giogo per tanto imposto dalla forza brutale e reso ancor più greve dalla violazione delle promesse fatte ai Lombardo-Veneti di un'amministrazione separata delle cose del regno italico, dalla sola forza eziandio poteva essere spezzato .

Oltre a ciò l'Austria , prevalendosi della sua posizione di potenza italiana , pretendeva dominare sull'intera peni sola ed inceppare ogni civile progresso dei singoli stati di essa ; e gli esempi di invasioni e di prepotenze non erano nè pochi nè lontani . Proclamare adunque alta mente che principi e popoli italiani davan di piglio alle armi in forza di quell'imprescindibile diritto che hanno le nazioni tutte di rivendicarsi in libertà , era parte del governo provvisorio; e la loro venuta contribui non poco a precipitar la risoluzione sovrana .


CAPITOLO II .

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l'unico motivo che il decoro permettesse loro di alle gare a propria difesa : ma Carlo Alberto era re , e per i sovrani l’equo , l'onesto è sempre subordinato alle politiche convenienze, in opposizione quasi costante di

quei principii . Carlo Alberto era re , e come tale disco noscere non poteva i diritti sanciti all'Austria dai trattati

del 1815, in forza dei quali egli stesso era stato chia mato a succedere ai reali del ramo savoiardo primo genilo, usurpatori essi stessi delle provincie liguri. Agli occhi suoi pertanto, come a quelli d'ogn'altro sovrano , il diritto di una nazione di scacciare il proprio oppres sore era nullo : ed altri motivi perciò allegar dovevansi ai governi francese ed inglese per impetrarne l'appoggio presso le potenze solidarie dei trattati che stabilivano il

famoso equilibrio europeo ; nè perfettamente identici potevano essere gli argomenti che soddisfar potessero le due potenze suddette . Per queste ragioni pertanto mentre i ministri regii a Parigi , ridivenuta da brevi giorni repubblicana , invo cavano i diritti delle nazionalità conculcate, in Inghil terra invece il sardo ambasciatore significava come a malincuore il suo sovrano fosse stato costretto a bandir

guerra all’Austria , dandone per motivo il fondato ti more di veder insorgere ne' proprii stati la fazione re pubblicana. La repubblica a Parigi , diceva l'inviato

sardo agli inglesi ministri, la repubblica a Parigi vuol dire la repubblica a Milano, e la repubblica a Milano

significa repubblica a Torino : non tratto adunque da personale ambizione, non dall'antico odio contro l'Au striaco, ma sibbene dalla necessità di difendere la pro pria corona , per imbrigliar soltanto l'idra rivoluzionaria scendeva in campo Carlo Alberto, non conquistatore , ma


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

alleato di un popolo a cui per comunanza di origine non aveva potuto niegare l'invocato aiuto .

Queste ragioni , in cui altro di vero non era senonchè il timore di Carlo Alberto di vedere inaugurata la re pubblica in Italia , non ingannavano certo nè gli oculati ministri britannici nè i rettori di Francia sul vero motore

della politica savoiarda ; tuttavia , per diverse cagioni esse trovarono accoglimento favorevole tanto a Londra

che a Parigi : poichè gli uomini che sedevano al governo degli affari in Francia , sebbene avversi quanto altri mai , come in breve lo provarono i fatti, al risorgi mento della nazionalità italiana, non potevano tuttavia rinnegare i principii enunciati pochi giorni prima da Lamartine nel suo proclama all'Europa , ove il principio delle nazionalità era altamente riconosciuto ; oltre a ciò Francia repubblicana non era dispiacente di vedere as

salita nelle proprie sue possessioni quella potenza che rappresentato aveva sempre il principio del più pretto dispotismo , e che per antiche e nuove reminiscenze era la più invisa al popolo francese. Inghilterra poi, propizia sempre a Piemonte che avrebbe voluto più potente e costituzionale nel 1814,

patrona più apparente che vera delle libertà europee e delle nazionalità, mal certa della piega che preso avreb bero i portentosi sconvolgimenti succeduti in Europa tutta , era lungi dall'avversare i moti italiani , ai quali anzi essa aveva presa parle indiretta per via di lord Minto dacchè teneva il broncio coll'antica e fedele sua

alleata l’Austria per l'appoggio dato da questa agli in trighi di Luigi Filippo per il matrimonio del duca di

Montpensier in Spagna ; e sostenitrice per politica tra dizione dei governi costituzionali , faceva buon viso a


CAPITOLO II .

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quei principi italiani che adottale avevano quelle forme governative , e con piacere avrebbe veduto anche qualche aumento di territorio a favore della stirpe sabauda .

Le due maggiori potenze occidentali non erano adun que per lo meno avverse alla guerra mossa da Carlo Alberto all'impero . Ma gli Italiani , non correggendosi mai dal vecchio errore di confidare negli aiuti stranieri , scambiavano queste benevole disposizioni in appoggio efficace , e già parlavano di armate francesi scendenti dall’Alpi e di naviglio inglese solcante le acque dell’A driatico . Non credeva nè desiderava Carlo Alberto questa

cooperazione, ma tranquillo d'esser diplomaticamente

protetto dai due gabinetti di Londra e di Parigi non si diede altrimenti pensiero di quanto pensar potessero

quelli di Berlino e di Pietroburgo, poichè coll'ultimo già erano rotte le diplomatiche relazioni , e la Prussia agi

tata essa pure dalla febbre costituzionale e già ingolfata nella questione riflettente l’Holstein, era avversario poco temibile. Limitandosi adunque a significare la presa ri soluzione alle potenze nordiche senza giustificarla, Carlo Alberto rivolgeva le mire ad attrarre nella lega gli altri

potentati italiani : ma qui la sua politica fu poco destra e soverchiamente avventata : poichè sebbene egli enun ciasse l'idea di rimettere a guerra finita la decisione

dell'avvenire delle provincie italiane divenute libere, le sue mire ambiziose non tenne però cosi celate che chia ramente non apparisse come la guerra mossa all’Au stria avesse a ridondare quasi ad esclusivo suo profitto. Sino allora il solo gran duca di Toscana aveva aggiunto

ai proprii dominii qualche lieve acquisto : ma appena i suoi emissarii vollero scandagliare gli animi dei già sud diti dei fuggiti duchi di Modena e Parma, che i maneggi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dei fautori di Casa Savoia e la propensione di quei po poli per essa si fecero palesi ; e nelle stesse Legazioni, che più di tutte le provincie pontificie detestato sempre avevano il giogo pretino , il partito albertino era assai considerevole ; dimodochè tanto Leopoldo che Pio IX pri missima causa , in apparenza almeno, di cotesta guerra, sebbene accedessero alla lega ed inviassero le loro truppe verso i confini austro-italici , nell'intimo del cuore però desideravano un'occasione propizia per astenersi dal far

guerra all'Austria , nella protezione della quale confidato sempre avevano per lo addietro i loro predecessori . . Che diremo di Ferdinando di Napoli? vile ed astuto , ambizioso al paro di Carlo Alberto , ma più di lui rotto alle menzogne ed al delitto , il re delle Due Sicilie im

potente al momento a resistere alla piena rivoluzio naria , in pericolo di perdere la ferace isola siciliana , dopo essersi lasciato strappare pel primo la costituzione da' suoi popoli, non aveva potuto impedire che un si mulacro di esercito partisse sotto Pepe alla volta del Po, e che la flotta napoletana ne andasse nelle acque dell'Adriatico : ma pieno il cuore di odio verso i sudditi e di livore verso Carlo Alberto , a cui solo utile ben prevedeva che à terminar andrebbe la contesa coll'Au

stria se felice, egli aveva ritenuto presso sè la maggiore e miglior parte dell'esercito , ed ansioso attendeva il momento in cui , rinnovando la slealtà avita , potesse

togliersi la maschera e soffocare nel sangue de'sudditi ogni traccia di libertà popolare.

Di Modena e di Parma parlar non occorre , dacchè già accennai come al primo ruggito nazionale quei due proconsoli austriaci sottratti si fossero colla fuga all'ira popolare .


CAPITOLO II .

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In tale disposizione d'animo pertanlo dei potentati

italiani, i principii di sana politica consigliavano a Carlo Alberto di fare ad essi larga parte nelle future con quiste . Non è da celarsi che l'autorità temporale del

papa è ostacolo tale ad una ricostituzione politica del l'Italia , che non sparirà affatto sinchè il senno europeo ed il popolo italiano con nuovo e più felice insorgere non vi avranno posto termine ; tuttavia è lecito credere che ove al re di Napoli fosse stata fatta promessa di aumento di territorio in Dalmazia , in Sardegna od in altre parti; ove al papa guarentiti si fossero gli antichi stati se non aumentati, ed al gran duca di Toscana as

segnati gli stati modenesi , forse alcuni di quei tre prin cipi più volonterosi cooperato avrebbero all'italiano riscatto : questo almeno era quanto il buon senso con sigliava di tentare ; la condotta invece di Carlo Alberto fu tutta contraria : poichè la rinunzia fatta dal duca di Genova all'offerta dei Siciliani fu concepita in modo da lasciar sospetti nell'animo di Ferdinando , che se rinno vata in altri tempi sarebbe forse accettata , e le mene albertine nei due ducati e nel Lombardo-Veneto assun

sero fra breve un'attività tale , che ben fecero scorgere

ai tre principi suddetti come all'espulso imperatore au striaco fosse disegno surrogare un re dell'Alta Italia , il quale per vastità di stato , per poderoso ed agguerrito esercito, per geografica giacitura de' proprii dominii in breve sarebbe stato il vero padrone dell'intera penisola . Da queste considerazioni credetli dover far precedere

l'esposizione della guerra dell'indipendenza, acciò il let tore possa persuadersi come una guerra la quale , nei suoi primordii almeno , vestiva in apparenza il carattere di una guerra confederativa di tutti i potentati italiani VOL . II .

13

PINELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rimasti in seggio contro il comune nemico, in sostanza altro non fosse che una guerra fra il potente germanico impero ed il piccolo Piemonte ; e diffatti erano scorsi

appena pochi mesi che le truppe napoletane, toscane e romagnuole, dopo lievi sforzi ritirandosi gradatamente dalla lotta, lasciavano l'esercito piemontese mal orga nizzato e debolmente aiutato dagl'insorti lombardi, e peggio guidato, quasi solo alle prese colle poderose fa langi austriache .


CAPITOLO III . Primo periodo della campagna del 1848 .

SOMMARIO .

Considerazioni sui due opposti eserciti — Colpo d'occhio geogra fico sul teatro della guerra - Piano di campagna da seguirsi

Errori del governo provvisorio di Lombardia

Ritirata

degli Austriaci al di là del Mincio - Trapezio strategico - I Piemontesi in Lombardia

Sorpresa di Marcaria Primi fatti d'arme sul Mincio Catastrofe di Castelnuovo Sforzi inutili solto Peschiera Spedizione del Tirolo Escursione Politica degli altri principi di Carlo Alberto sotto Mantova Nugent col corpo italiani - Rinforzi all'esercito della lega di riserva

Fazioni nelle regioni alpine

Altre fra il Mincio

e l'Adige - L'esercito regio passa il Mincio – Battaglia di Pastrengo — Errori dei due generalissimi in essa di Santa Lucia

Riflessi analoghi

Battaglia

- Scontri sulle rive del

Mincio - Assedio di Peschiera — Avvisaglie in Tirolo - Flotta italiana e fiacca guerra navale — Fazioni oltr'Adige fra Nugent e Ferrari Inazione di Durando Austriaci sotto Treviso e Vicenza

-

Infruttuosi assalti degli

Congiunzione dei due

eserciti imperiali in Verona - Considerazioni politico -militari.

Prima di narrare gli eventi della campagna del 1848 non sembra intempestivo di dar un colpo d'occhio ai due eserciti che stavano per azzuffarsi ed al terreno sul quale succedere doveva lo scontro .

Dell'esercito piemontese già ragionai a lungo , e fu mio studio di renderlo, dirò cosi, famigliare al lettore


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dall'epoca della sua ricostituzione appena ristaurata la monarchia sino al giorno in cui fu chiamato a difen

dere la più bella , la più santa delle cause : ciò nulladi meno alcuni ulteriori cenni non saranno fuor di pro posito, sia per distruggere alcuni dei pregiudizii che da quel di invalsero presso il maggior numero degli Ita liani, e sia per servir di paragone coll'esercito che ora stavagli a fronte. Il Piemontese fu sempre di spiriti marziali , e lo provano i fasti antichi ed i recenti che andai mano mano esponendo in queste pagine : tuttavia il lungo periodo di anni pacifici aveva diradato dalle

file dell'armata piemontese gli uomini che fatto avessero la guerra , a segno che puossi dire che da capitano in giù essa era cosa nuova per tutti ; i pochi che rima nevano od erano dall’età resi ad essa poco idonei , o

giunti ai gradi più eccelsi non erano più abbastanza in contatto coi loro subordinati per farli approfittare della

loro esperienza (1 ) . I gradi intermedii poi fra i generali e le masse , vale a dire gli ufficiali superiori dei corpi e quelli dello stato -maggiore generale , fatte pochissime eccezioni, erano molto al disoito della loro posizione . Gli ufficiali di stato-maggiore, privi di nozioni stra tegiche e , quasi direi, di tattiche , erano poi affatto ignari del paese : oltre a ciò non usi a convivere con le (1 ) Ciò si sarebbe potuto ottenere se i generali divisionarii e di brigata tenuto avessero cogli ufficiali superiori alcune confe renze in cui trattato si fosse dell'arte della guerra, e che questi

a loro turno fatto avessero lo stesso cogli ufficiali di minor grado: ma simil cosa non solo si fece mai nel nostro esercito , ma neppur

venne immaginata , e chi avesse voluto praticarla , passato sarebbe per pazzo o per pedante ; poichè esisteva nell'armata sarda la strana idea che lo studio a nulla valesse ad apprendere l'arte della guerra , ed il solo coraggio bastar dovesse !


CAPITOLO JII .

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truppe, ne ignoravano persino l'ordinamento (1 ) , e stra nieri alle loro abitudini non seppero provvedere ai bi

sogni loro, e non induriti alla fatica, alle privazioni , le detestavano e fuggivano , e durante tutta la campagna ebbero sempre una cura estrema del loro individuo .

Gli ufficiali superiori dei reggimenti di fanti erano, sulla pluralità , uomini che per aver languito molti anni

nei gradi subalterni, giungevano a quel grado sover chiamente attempati, poco destri cavalieri, privi di qua lunque nozione sull'impiego delle tre armi riunite . Era difficile che un maggiore contasse meno di cinquan t'anni , e disperando quasi , se borghese, di venir al co mando di un corpo , tutti i suoi desiderii limitavansi ad

afferrare dopo alcuni anni una piazza di comandante di

un battaglione di deposito , e taluni di una provincia . Negligevano pertanto di abilitarsi alla guerra che molti più non credevano possibile (2) , che intrapreso avevano (1 ) Durante il campo d'istruzione dell'anno 1842 il signor C ..... , maggiore dello stato -maggiore, rimproverò il maggiore del mio battaglione perchè si trovasse sul luogo designatogli per una fazione con sole quattro compagnie e non con sei ; ignorava quel rimbrottante che sin dal 1839 i battaglioni di fanteria constavano di sole quattro compagnie ! Eppure egli fu capo di stato-maggiore di un corpo d'armata nella guerra ; ed ora comanda una brigata ! ( 2) Quest'incredulità della guerra non abbandonò alcuni che

dopo i primi scontri . Il colonnello del 16° reggimento, certo R..... , che vantava sempre i suoi servigii napoleonici , giunto a Novara li 30 marzo ed accortosi che i soldati affilavano sciabole e baio nette (poichè i reggimenti erano partiti colle armi che avevano in pace e che erano poco servibili in guerra), fatto battere l'ordine degli ufficiali, rimbrottava amaramente perciò i capitani dichia rando loro che ove al prossimo licenziamento delle classi la commis

sione d'artiglieria avesse rifiutato di ricevere quelle armi cosi alte rate, la spesa emergente sarebbe caduta a carico dei comandanti


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a malincuore ed a cui non avrebbero partecipato se l'onore militare avesse loro concesso di ritirarsi all'en

trare in campagna; ond'io non esito a dire che all'aprirsi della campagna i gradi che fossero meno decorosamente rappresentati erano quelli di comandante di reggimento e di battaglione . Fra i capitani ed ufficiali subalterni la cosa andava diversamente, poichè i più altempati essendo stati col locati ai battaglioni di deposito, il personale era molto

migliore ; e l'avidità di pervenire a grado elevato , l'ar ditezza propria della gioventù rendeva quegli ufficiali più volonterosi di guerra ; ma l'ignoranza era la stessa , poichè in trentatre anni di pace il governo invece di incoraggiare e promuovere lo studio, avversava invece gli ufficiali vogliosi di istruirsi (1 ) ; e quando un capi tano sapeva comandare la sua compagnia in piazza d'armi , abilità non comune a tutti , un tenente ed un sotto-tenente il suo pelottone , essi avevano toccato l'a di compagnia ! e questo suo timore era diviso da molti capitani , i quali seriamente si occuparono ad impedir i soldati di apprestar le loro armi per combattere ! Non mancavano poi , e potrei no minare i signori D ..... e N ..... , capitani , coloro che andassero dicendo ai soldati che tutto era finzione, che i Tedeschi erano nostri buoni amici , e che Carlo Alberto infingevasi ora come

nel 1821 , ina che fra poco i partigiani della costituzione sareb bero stati destituiti.

(1) Gli ufficiali studiosi, oltre ad esser quasi scherniti dai com . pagni che ironicamente denominavanli gli eruditi , erano poi anche invisi al governo : a segno che un ufficiale di molto in gegno incontrato avendo ostacoli inauditi per ottener la licenza di dar alla luce una sua opera di tattica e strategia , fu costretto a

farla stampare a Parigi , ove ottenne gli elogi di tutti i conosci tori ; ma egli aveva addosso il peccato originale : era in allora ufficiale di linea .


CAPITOLO III .

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pice del sapere ; mai un ufficiale veniva esercitato nelle funzioni del grado superiore: la fortificazione transi

toria, li principii della piccola guerra, l'amministrazione stessa erano superflue ; rispondevasi che per la prima suppliva il Genio , alla seconda lo stato-maggiore , alla terza gli ufficiali contabili; onde entrati in campagna , e trovatisi in un terreno intersecato qual è quello della

Lombardia , gli ufficiali di fanteria piemontese non sa pevano eseguir altro che marcie in battaglia , cambia menti di fronte , manovre di inversione, passi di stretto teatrali, e non mai discorrevasi di conoscenza di ter reno, di ricognizioni militari , di collocamento d’avam

posti . Lo stato-maggiore , che avrebbe dovuto supplirvi , nė voleva nè sapeva farlo ; ed in tutta la campagna , nella divisione in cui io militavo , non mai mi accadde di veder un ufficiale di stato-maggiore collocare gli avamposti, neppure quando si giungeva in terreno affatto nuovo , nè accennare tampoco da qual parte stesse il nemico .

I sotto ufficiali pochi, ignoranti , illetterati alcuni , e

se non vecchi, logori dall'uso delle bevande spiritose ed

incapaci di quel sentimento di dignità che fa apprezzare qualunque grado militare, quantunque urnile, perchè i superiori trattati sempre li avevano come gente rozza e senza alcun riguardo : molti di essi poi erano rim piazzanti, o come allora dicevasi , riassoldati di favore, gente che sapevano che il pregiudizio volgare li consi derava come venduti , e che poca o niuna speranza avendo di portar gli spallini un giorno , aspiravano a passare aiutanti di piazza . Quanto ai soldati, quello di fanteria era per la mas sima parte novizzo non solo alla guerra ma anche al


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

mestiere delle armi , li otto decimi di essi non contando

al di là di quattordici mesi di permanenza sotto le armi , e gli altri due decimi che appartenevano all'ordinanza erano nella stessa condizione dei sott'ufficiali ; tuttavia,

bellicosi per natura, piuttosto bene armati , mediocre mente equipaggiati (dalle giberne in fuori troppo pic cole, e dal zaino che non riparava alla lunga gli oggetti dalla pioggia) , se fossero stati capilanati a dovere da ufficiali pratici ed intelligenti , e se ben nudriti avreb bero continuato a lottare con le stupide fanterie tede sche con quello stesso vantaggio con cui lo fecero al

principio della campagna ; e se fra breve l'indisciplina si introdusse, fu colpa non de’soldati , ma dei superiori, che, troppo benigni , non seppero energicamente repri mere i primi abusi , o poco amanti delle fatiche, diedero i primi l'esempio di intolleranza , od avversi per con vinzione alla guerra , tennero alla presenza dei subordi nati discorsi atti ad ispirare lo spregio verso i capi e ad infondere il sospetto negli animi delle masse (1 ) . L'e goismo degli abitanti del paese fra il Mincio e l'Adige, e

la mancanza dei viveri fecero il resto ; ma da principio lo spirito di corpo esisteva ed in molti si mantenne , e conservato si sarebbe in tutti se gli ufficiali curato lo

avessero . Le compagnie smisurate ; poco noti gli uffi (1) Mentre si era a Valeggio il niaggiore del mio batlaglione , eccellente soldato però ed anche ufficiale distinto , trovandosi a tavola col colonnello, con me , capitano in allora , e con alcuni

altri ufficiali, fra i quali alcuni tenenti e sottotenenti , usci a dire che la guerra era ingiusta e che un caporale tedesco ne sapeva

più dei nostri generali: ed essendomi io sollevato contro lali espressioni, il colonnello invece di rimproverar lui, impose si lenzio a me ! Ma convien ricordarsi che quel colonnello era il ne mico delle daghe affilate !


CAPITOLO III .

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ciali e sott'ufficiali ai soldati , e nulla questi a quelli , la chiamata delle classi avendo avuto luogo troppo preci pitatamente. La fanteria leggiera era migliore di poco ,

eccezione fatta delle quattro antiche compagnie di ber saglieri e del battaglione di Real Navi, composto lutto di ordinanza . Tale la fanteria : vediamo ora la cavalleria .

Il partito aristocratico volle portare i meriti di essa alle stelle : essa fu buona , ma gli elogii che se ne fecero

furono esagerati di molto, poichè nel terreno intersecato in cui si guerreggiò quell'anno , ebbe ad agire poco o nulla . Come nella fanteria istruzione negli ufficiali nessuna ,

poca negli uomini ; nessuna conoscenza del servizio , cosi

importante per la cavalleria leggiera, di esploratori e di ricognizioni militari ; ciò nulladimeno i reggimenti an

noverando quattro ufficiali superiori sopra sette capi lani, ne conseguiva che in quell'arma gli ufficiali per venivano ai gradi superiori in età relativamente più

fresca di quelli di fanteria ; onde maggior vigore in essi : i quali appartenendo quasi tutti all'aristocrazia , eran poi quasi sicuri di giungere al grado di colonnello

o di generale e perciò maggior stimolo . Li squadroni molto più piccoli delle compagnie e quindi più maneg gievoli ; più gagliardi i sott'ufficiali perché più giovani; migliori i soldati perchè scelti per costituzione fisica ; in maggior numero quei d'ordinanza ; più agguerriti e

disciplinati per la maggior permanenza sotto le armi i provinciali ; raramente al bivacco, pativano molto meno i disagi e la fame. Buoni erano i zappatori del Genio, ma insufficienti per numero e per pratica nella costruzione dei lavori di cam pagna . Non abbastanza numerosa l'artiglieria , ma eccel

lente si per materiale che per personale ; ufficiali corag


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giosi , istrutti , giovani , pieni di onoratezza e di desio di segnalarsi ; cosi pure i sotto ufficiali e cannonieri scelti sopra lutto l'esercito , ed i migliori dei quali apparte nevano alle bellicose provincie savoiarde . Mancante af fatto il corpo delle guide, e non organizzato il servizio indispensabile di spionaggio . Soverchiamente poca la

provianda , e mal sussidiata dai conducenti borghesi precettati per la guerra . Non sufficiente il corpo sani tario, poco istrutto, non sorvegliato , e per cui i feriti mancarono sovente di assistenza ; non munito di buoni

utensili, e costretto a ricorrere ai pochi chirurghi lom bardi , i quali , con slancio veramente lodevolissimo, si dedicarono alla cura dei soldati piemontesi. Il corpo amministrativo peggiore di tutti : inetto, pigro, vigliacco e rapace, esso fu la vera causa dei patimenti dei soldati italiani : eppur non uno venne punito ! La forza dell'esercito avendo subito continue varia

zioni , sembra inutile farne qui l'enumerazione , ed il lettore potrà paragonare le forze avversarie consultando le analoghe tabelle (V. Tabella nº 3) .

Dirò ora brevemente alcun che sugli uomini investiti dei maggiori carichi con quella franchezza che l'indi pendenza e l'amore di verità mi impongono .

L'esercito piemontese non annoverava uomini vera mente atti a comandare un esercito, essendo stato detto con molta verità da un insigne scrittore : essere destino

della tirannide, educando gli uomini a servitù, di non trovarne all'uopo capaci di comando ; due soli generali avevano comandato forze ragguardevoli in faccia al ne mico , uno era Latour e l'altro Paolucci ; le campagne

del primo erano note, ed egli aveva senza dubbio diritto all'estimazione dei militari : l'altro , meno conosciuto


CAPITOLO III .

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sotto l'aspetto di generale, aveva esercito comandi più

vasti in Persia , e qual capo di stato-maggiore nelle ar mate russe dato non dubbie prove di militare perizia ;

in verità erano vecchi entrambi, e Paolucci specialmente travagliato da acciacchi che mal consentito gli avreb

bero la vita dei campi : ma Radetzky eziandio era vec chio , eppur vedemmo che seppe capitanare i suoi soldati ,

e con virtù senile perdurando , riportar finalmente vit toria sui generali piemontesi , i quali , a dirlo di pas saggio , non fecero certo prova di vigore nè di ardir giovanile nelle operazioni loro : l’età dunque ſu scusa per non ricorrere all'esperienza di quei due; le vere cause furono la riputazione che avevano presso l'opi

nione pubblica di opponenti alle nuove forme governative, e la presunzione di Carlo Alberto, che volendo coman dare in persona , tollerato non avrebbe i loro consigli, ed essi forse poi anche scusati si sarebbero dall'accettare la direzione d'una guerra combattuta contro le loro convinzioni e contro eserciti in cui militato avevano ;

ciò non toglie che non sia stato immenso errore non approfittare dei lumi loro , ed i precedenti di Latour sono tali da dimostrare che , se accettato avesse il difficile incarico , fedelmente ed onoratamente guidati avrebbe i soldati del suo sovrano .

Majl debole Carlo Alberto non aveva coraggio di lottare di fronte colla pubblica opinione; che anzi secondandone le folli passioni, aveva già collocati in riposo quei due esperti guerrieri, e deciso di farsi egli duce dell'esercito bellige rante . Spingevanlo a tal risoluzione considerazioni poli

tiche non disprezzabili ; ed invero il miglior modo per rendersi popolare in Italia era di apparire in campo a redi mere la patria comune colla spada e col senno ; l'aureola di


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gloria militare essendo la più atta a soggiogare le menti , ed anche sotto il punto di vista militare immensi essendo i vantaggi di un re capace di guidare in persona i proprii eserciti : ma sventuratamente tale non era Carlo Alberto .

Questo sovrano, promotore e duce di tanta guerra , si era sempre creduto, non se ne vede troppo la ragione , per un gran capitano ; prode della persona , egli non era però dotalo di quel coraggio che elettrizza le masse e le strascina ad opere magnanime : pallido e smunto , egli assisteva ad una battaglia con quel raccoglimento stesso con cui udiva la santa messa ; impassibile al pe ricolo , ma incapace di emanare il ben che menomo provvedimento per stornarlo, nè di profittare degli er

rori del nemico, che pur furono molti . Inetto pertanto sul campo , egli mostravasi ognora titubante ed incerto

nel consiglio, e perduta al momento d'agire la baldanza che manda a compimento arditi concetti , e diffidando tanto di se stesso come di tutti i suoi generali , appi gliavasi non di rado a mezze misure, atle a non altro

che a sconcertare quel tanto di buono contenuto nei piani de' suoi luogotenenti, e ad alterarne il buon anda mento e l'esito felice.

Pugnavano al suo fianco i due suoi figli, principi va lorosi al paro del padre , che curato non ne aveva ab bastanza l'educazione, ma perchè nel brio della gioventù , più del padre capaci di entusiasmar le truppe con l'e sempio ; e vedremo diffatti che ad essi si debbono molti

dei più arditi assalti mossi dai soldati piemontesi. Co mandava il primo , duca di Savoia in allora , la divi sione di riserva col grado di tenente-generale ; aveva il

duca di Genova il comando superiore dell'artiglieria di tutto l'esercito .


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Fra i luogotenenti del re presenti all'esercito primeg giava senza dubbio sopra tutti il generale Eusebio Bava,

comandante del primo corpo; e poichè non volevansi nė Paolucci nė Latour, questo era l'unico uomo a cui il re avrebbe potuto affidar l'esercito, standosene egli a To rino : freddo ed imperturbabile nel pericolo Bava era per avventura troppo sistematico e prudente , ma a fronte

dei prudentissimi generali austriaci non avrebbe tar dato a prendere ardire, ed alcuni pareri da lui dati al re durante la campagna , e che verrò esponendo , e la ben condotta fazione di Governolo ne fanno ampia fede. Cortesemente severo, egli era amato da tutto l'esercito ,

Ineno dei cortigiani , che non sapevan perdonargli di

essere figlio d'un orefice e di essersi coi proprii talenti sollevato a quel grado, a cui essi pervenivano solo in grazia dei nobili natali e della ignobile servilità ; e queste nimicizie sapeva quel valentuomo, e troppo forse le temeva , a segno che ne rimase impedito dal fare tutto quel bene di cui i suoi talenti lo rendevan ca pace ; e malgrado la venerazione che la memoria delle virtù di Eusebio Bava mi inspirano , la verità vuole ch'io dica come quest'uomo, commendevole per vasta militar

dottrina, conscio dell'odio altrui e del torto imputatogli di essere nato popolano , peccasse poi di coraggio civile nel francamente ed energicamente sostenere la sua opi nione, avvegnachè ei pure nei lunghi anni passati sotto il dispotismo appreso avesse le facili piacenterie dei cor .

tigiani; ed anzichè rinunciare al comando quando ve deva non accetta la sua opinione ed adottata un'altra erronea , ebbe il torto di conservare un'autorità che, circoscrilta ed impedita nel libero suo esercizio, non

ponevalo in caso di adoperarla con lustro proprio e con


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

utile dell'esercito . Superiore a tutti per militare perizia , ei vide per lungo tempo impassibile ambizioni pigmee agitarsi contro lui ; ma dopo i disastri della prima cam pagna , mosso dall'effetto di errori non suoi , e con vinto di aver salvato colla propria fermezza l'esercito nella disastrosa ritirata che vi pose fine, egli senti il

dovere che aveva verso il paese di squarciare il velo, e dando alfin sfogo alla giusta ira sua , scrisse un opu

scolo in cui, con troppa veemenza forse, ei pose al nudo

la verità tutta , ed allora gli improvvidi consiglieri della corona, invidiosi di quel grande, avidamente colsero il destro di torgli il comando, privando così l'esercito del miglior suo condottiero . Cosi volle l'avverso destino delle armi subalpine; ma se Bava spiegato avesse in consiglio, e con maggiore opportunità , quella sincerità di cui fece prova nel succennato opuscolo durante la prima campa gna, molti errori succeduti non sarebbero; esso avrebbe probabilmente conservato il comando nella seconda (sep pure questa avrebbe avuto luogo contrariamente al suo avviso) , ed il comando supremo non sarebbe venuto in balia di chi , privo della necessaria esperienza e poco

curante della gloria italiana , perchè straniero, la pose a repentaglio in una disastrosa campagna di cinque giorni , con vergogna e danno immenso delle armi su balpine . A capo del secondo corpo d’armata stava il tenente

generale Ettore De Sonnaz . Chiaro per nascita e pel valore dimostrato negli anni giovanili, egli lo era ancor più per le belle doti del cuore e per un'affabilità , ec cessiva forse , che lo rendeva caro a tutto l'esercito . Alcuni lo dissero invido di Bava ; emulo suo da molti

anni , poteva , a parer mio, De Sonnaz provare un nobile


CAPITOLO III .

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desio di gareggiare seco lui ; ma egli era troppo leale per esser capace di un basso sentimento di invidia . Non

deve tacersi però che se a lui va dovuta la vittoria di

Pastrengo , sul finire della prima campagna egli coma mise gravissimi falli, per alcuni dei quali vi può essere scusa , ma non per altri.

Il comando superiore del Genio era affidato al ge nerale Chiodo, ingegnere insigne che diresse bene l'as sedio di Peschiera , ma al quale si può a buon diritto rimproverare di non aver abbastanza provveduto al caso di un rovescio col munire a dovere la linea di ritirata

dell'esercito . Capo dello stato maggiore generale dell'e sercito era Salasco ; suddito fedele, egli sacrificava tutto alle convenienze di corte , e come uomo di guerra era completamente nullo . Presso il re stava pure all’aprirsi

della campagna il ministro della guerra Franzini : do tato di ampio corredo di militari cognizioni, egli diede talvolta salutari consigli; ma irascibile per natura , egli nelle sue divergenze d'opinioni con Bava fece prova di un'ostinazione che sovente ridondò a danno dell'esercito .

Fra i divisionarii il Broglia e Ferrere erano buoni

tattici ; freddo, intelligente e previdente il primo, seb bene non brillasse per valore personale , suppli suffi cientemente al dover suo , ma duro ed orgoglioso non

seppe accattivarsi l'affetto de' suoi subordinati ; il se condo , rodomonte in pace, fu dappoco in guerra . Federici fu sempre nullo in pace ed in guerra . Fra i maggiori ġenerali Rossi d'artiglieria , D'Avier noz, Passalacqua , D'Arvillars, Bės , Trotti , comandanti le brigate di fanteria , Olivieri di cavalleria , Robillant

e De Forax aiutanti di campo del re, diedero talora

prove di valore, ed alcuni di intelligenza eziandio ; ma


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

in generale erano per cognizioni militari al disotto del l'elevato lor grado. L'importante carica poi di capi di stato-maggiore delle divisioni era affidata ad uomini dei quali non erano

più comici al mondo , che di mestiere non sapevano un'acca , e che mai non riconobbero in persona una po sizione nemica , ed il cui unico studio era di dividere

la mensa del rispettivo loro generale (1 ) . Con capi tali era difficile che sortissero buon esito le operazioni della campagna ; ma a ciò limitaronsi i torti dei condottieri

piemontesi ; e le voci di tradimento sparse dai sedicenti

liberali furono calunnie infami accreditate dagli emis ( 1) Onde non esser tacciato di invenzioni malevoli mi giova

qui riportare un aneddoto . Alli 7 luglio io venni comandato colla mia compagnia (la fucilieri 16° di linea) ' di scorta alla cassa mi litare presso il quartier generale del secondo corpo d'armata si tuato a Sandrà : nel lopo pranzo il generale De Sonnaz mi fece

chiamare per dirmi che all'indomani alle 3 sarei stato rimpiaz zato da una compagnia bersaglieri , e partirei quindi per raggiun gere il mio reggimento a Pastrengo . Alle 2 e 112 antimeridiane pertanto la compagnia era in rango ; ma giungon le 3 , le 4, le 5 ed i miei posti non sono rilevati : mi rivolgo ad un ufficiale ber sagliere , il quale mi dice non aver alcun ordine in proposito.

Aspetto le 6, corro quindi al quartier generale ; tutti dormivano ! Introdotto dal capo di stato- maggiore L ..... lo trovo a letto , e sba digliando mi dice che non ha ordini , e che mi rivolgessi al ge nerale , poichè il vino di questi era così dozzinale che egli ne provava ancora una forte emicrania e non poteva occuparsi di affari! vado dal cameriere del generale, il quale avvertito del caso

manda a chiamar il sottocapo di stato -maggiore capitano F..... , che sorgendo dai placidi sonni , alle 7 alfine mi pose in caso di

partire costretto a viaggiare coi miei uomini sotto la sferza di un sol di luglio ! Pochi giorni dopo questo stesso capitano venuto a Palazzuolo a cavallo con un altro ufficiale di stalo-maggiore , pre gavami d'indicargli la strada che conduceva a Lazise !


CAPITOLO III .

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sarii austriaci o da repubblicani incauti, cui la passione faceva velo all'intelletto , e che incapaci di esporre il sozzo lor cuoio alle palle nemiche, straziarono col vele noso dente tutti coloro che per imperizia propria o per sventurate circostanze parvero dar appiglio alla maldi cenza .

Alcuni leggendo queste mie pagine biasimeranno le mie parole come tendenti a disapprezzare l'esercito piemon tese, e diranno che certe brutture era meglio tacerle :

a me non cale dei loro giudizii , poichè ben mi dice la coscienza che ciò facendo io ebbi invece in mente di

provare che l'imperizia e dappocaggine dei capi soltanto diedero vinta la causa al Tedesco, e che il soldato ita

liano ben capitanato varrà sempre a tener fronte ad un numero doppio di Austriaci : ma la verità, perchè giovi , va delta tutta ed intera ; e segnalare il pigro ed il vile è debito di buon cittadino , ed è prova che non si te mono i tristi .

A fronte del re savoiardo stava qual comandante su

premo delle austriache forze il conte Giuseppe Radetzky, feld -maresciallo, nato in Trebnitz nella Boemia nel 1766;

egli annoverava pertanto 82 anni , 68 dei quali consu mati nella carriera militare ; dimodochè , togliendo an che da questo novero i 33 anni scorsi nella profonda pace che succedette alla caduta di Napoleone ed altri 10 nei primordii della sua carriera ed in alcune brevi in terruzioni, egli contava 25 anni di guerra ; diſfatti dopo

aver guerreggiato nella prima adolescenza sotto gli ordini del principe di Saxe-Cobourg contro i Turchi , ed aver preso parte alla conquista fatta di Belgrado dal feld -maresciallo Laudon nel 1789, Radetzky aveva fatte tutte le campagne della rivoluzione e dell'Impero , pas VOL . III . – 14

Pinelli, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sando successivamente per tutti i gradi . Entrato come cadetto nel 1781 nel reggimento corazzieri di Franz , egli era promosso capitano in quell'arma nel 1794 sotto Clayrfait nelle Fiandre . Passato maggiore due

anni dopo nel corpo dei pionieri , egli nel 1799 era tenente-colonnello dello stato -maggiore di Melas , che militava ai fianchi di Suwarow in Italia , e già sin

d'allora notato per intrepidezza e colpo d'occhio mi litare ; ripassato poscia colonnello nell’arma dei co razzieri , egli assisteva in tal qualità alla battaglia di Marengo ; nel 1801 fu decorato , e nel 1805 nominato generale di brigata di cavalleria in Italia . Segnalatosi nuovamente ad Essling ed a Wagram , fu promosso nel

l'intervallo scorso fra queste due sanguinose giornate a luogotenente-maresciallo ; e finalmente durante le cam pagne del 1813 , 1814 e 1815 , cosi riboccanti di me

morabili battaglie , egli copri sempre l'importante carica di capo di stato- maggiore di Schwartzenberg; e sebbene alla battaglia di Dresda (1 ) venga generalmente a lui attribuito il movimento dell'ala sinistra nel giorno 27 agosto attraverso lo stretto di Tharandt, movimento che

isolando quell'ala dal resto dell'esercito coalizzato co strinse i 10,000 Austriaci , che sotto il generale Metzko formavano l'estrema sinistra , a deporre le armi ; tut tavia è indubitato che la sua esperienza di guerra era di gran lunga superiore a quella di tutti i generali pie montesi : sebbene egli non meriti certo gli elogi sper ticati che i suoi adulatori gli prodigarono dopo le due ultime campagne, avendo egli commesso in esse molti ( 1) Jonini ſa dire a Napoleone , a proposito di questo capo di stato-maggiore a quell'epoca : Le général Radetzky était un bon lieutenant-général, mais n'avait l'expérience d'une pareille charge.


CAPITOLO III .

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e gravi errori, ed è da credersi che se Radetzky si fosse trovato a capo di un esercito per lui nuovo ed in ter reno non cosi a lui noto , egli non sarebbe uscito mai

dal novero dei generali mediocri; ma la felice sua stella

volle appunto ch'egli fosse chiamalo negli ultimi suoi anni a capitanare l'esercito con queste condizioni che

diedero a lui una superiorità immensa : poichè dopo essere stato nominato generale di cavalleria e coman dante in secondo in Ungheria, e quindi ad Olmütz, tras locato nel 1831 al supremo comando dell'armata di

Italia, egli più non se ne era mosso ; rendendosi cosi in 17 anni di dimora famigliare ai generali ed ufficiali tutti di quell'esercito, avendo campo di apprezzare al giusto le doti di tutti i suoi luogotenenti , e di seco loro studiare palmo a palmo il terreno sopra di cui potevano da un momento all'altro esser chiamati a difendere la

corona del loro monarca : cosa a cui si era applicato indefessamente, lottando di continuo contro la gretta economia dell’aulico governo che nulla voleva spen dere , ed ottenendo, a forza di insistenza , il migliora mento ed aumento delle fortificazioni di Verona , che mercè le sue cure era stata convertita in un vasto campo trincierato .

E non solo ai sommi capi era famigliare il teatro della guerra , avvegnachè Radetzky sagacemente valen dosi delle lezioni della storia , la quale ci insegna che il destino dell'Italia superiore fu sempre deciso nella fascia di terreno chiuso fra l'Adige ed il Mincio , aveva da più anni fatto eseguire dalle sue truppe molte si

mulate fazioni di guerra in quei terreni, facendone ri cavare poi minutissimi ed esattissimi piani dal proprio stato -maggiore.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

A questi pregi militari egli accoppiava un'affabilità di gnitosa che lo rendeva venerato ai soldati , per accattivarsi i quali permetteva anche vessazioni a danno degli abi

tanti ; ed un'attività ed acume d'ingegno sorprendenti all'età a cui pervenuto era , ed in cui , presso il comune degli uomini, queste doti sono già da lungo tempo sul declinare .

D’Aspre , Wratislaw, Thurn, Welden , Nugent, Gorz kowsky suoi luogotenenti , erano tutti uomini che ave vano fatto la guerra col grado di maggior-generale o

di ufficiale superiore almeno e già usi perciò al comando di ragguardevoli corpi in faccia al nemico ; gli ufficiali

di stato- maggiore molto dotti, e, come già notai, peri tissimi del terreno ; gli ufficiali delle altre armi molto

più istrutti dei nostri ; i soldati più agguerriti per lunga permanenza sotto le armi, e rotti alla militar disciplina più severa e più osservata nell'esercito austriaco che nel sardo ; la cavalleria però montata di ottimi cavalli ,

al paragone dimostrossi minore della fama di cui go deva ed inferiore alla piemontese , quantunque buona parte di essa armata alla leggiera fosse più adattata della nostra al terreno intersecato sopra cui era chia mata ad agire ; l'artiglieria eziandio fu sempre da meno

della peritissima piemontese , ed il calibro minore dei pezzi era anche per essa svantaggioso ; le batterie poi tanto celebrate dei razzi erano veri trastulli da ragazzo ,

buone tutto al più a gettar lo scompiglio in qualche truppa collettizia od in qualche squadrone di cavalli, ma inefficace del tutto contro un ben nudrito fuoco di

moschetteria . Fu notato però che sul finire della prima campagna e nella seconda l'artiglieria austriaca era mi gliorata di molto , il che farebbe credere che dalla Ger


CAPITOLO III .

213

mania fossero giunte alcune compagnie di cannonieri . La fanteria in generale era migliore della piemontese e sopra tutto più indurita alle fatiche; ma neppure i tanto celebrati Tirolesi alla prova si chiarirono dappiù dei vecchi bersaglieri creati da Lamarmora .

Il paese sul quale andava ad impegnarsi la più santa delle guerre , quella d’un popolo oppresso che tenta spezzare le proprie catene , è sotto l'aspetto militare il più noto dell'Europa tutta ; pochi cenni basteranno per tanto per mettere il lettore in caso di apprezzare gli errori commessi dai condottieri dei due eserciti ;

non

uso io a giudicare dopo gli eventi nè a ciecamente ar

rendermi all'opinione altrui , paleserò le mie idee, la sciando al lettore a far di esse quell'estimazione che la propria esperienza e le sue riflessioni saranno per suggerirgli. lo dico pertanto che la storia delle guerre passate ci insegna come l'Italia superiore solo si difenda e solo si conquisti o nelle pianure occidentali del vasto bacino giacente fra le Alpi , gli Apennini e la sponda destra del Po, ovvero nella zona di terreno posta al nord-est fra il Mincio e l'Adige (1 ) . Per uno degli eserciti pertanto

la base primissima d'operazione sta nel triangolo iso scele ( presa Piacenza qual vertice) formato dalle tre piazze di Alessandria , Piacenza e Genova ( 2); mentre (1 ) La semplice conoscenza della storia avrebbe dovuto far ac corti i Milanesi del vero motivo della ritirata di Radetzky dalla capitale . Milano fu sempre evacuata dai suoi possessori quando un esercito mosse dall'est o dall'ovest a quella volta : il solo ca

stello , quand'era capace di sostener un assedio, ricevette presidio

e capitolò dopo : le campagne di Bonaparte e di Moreau non erano tanto antiche !

(2) Le recenti fortificazioni di Casale prolungano favorevol


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

per l'altro sta nel quadrilatero irregolare compreso fra Peschiera , Verona , Legnago e Mantova : più vasto il primo meglio si adatta alle ardite concezioni dell'offen siva ; più ristretto, ma per ciò appunto più forte , il se condo meglio si accomoda ad una speculata difensiva . Il Po , che qual immensa arteria irriga tutta l'Italia superiore, è la linea naturale d'operazione che conduce da una base nemica all'altra . Nato alle falde settentrio

nali del Monviso, al punto in cui quell'altissimo monte forma un piccolo pianoro detto Piano del Re, questo fiume, dopo aver bagnato a sinistra le provincie sarde di Saluzzo , di Torino , di Casalmonferrato, ed a destra quelle d'Alessandria, di Tortona e di Voghera , entra nel Piacentino, e già considerevolmente ingrossato dal Ti cino che in lui si versa non lungi da Pavia, volge mae

stoso per le ricche pianure lombarde del Cremonese e del Mantovano alla volta dell'Adriatico ove giunge dopo un corso di circa 260 miriametri , in aspetto che fece dire al poeta Sorrentino : Con più corna Adria respinge. e pare Che guerra porti e non tributo al mare .

Principali suoi affluenti, per tener niun conto di una infinità di torrenti o fiumicelli che in lui si perdono , sono a sinistra le due Dore , Riparia e Baltea , la Stura detta di Lanzo , la Sesia , il Ticino , il Lambro, l’Adda ,

l'Oglio ed il Mincio : a destra metlono foce in Po il Ta naro già arricchito dalle acque dell’Ellero , del Gesso ,

della Stura superiore e delle due Bormide ; la Scrivia , mente la base di tal triangolo dominando anche il corso del Po superiore ; e sotto quest'aspetto son da lodarsi, sebben incom plete ; ma Piacenza in man dei Tedeschi toglie loro molt'efficacia.


CAPITOLO III .

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la Stafora, la Trebbia , la Nura, il Taro , l'Enza , la Sec chia , il Panaro, il Reno ; ma se il Ticino, l'Adda , l'Oglio sulla sponda destra ; il Tanaro fra Alessandria e Bassi gnana , la Trebbia presso Parma , ed il Panaro nello spazio compreso fra Modena e Bondeno sul sinistro lab bro , difesi da poderoso esercito e da fiorente artiglieria, presentar potrebbero un momentaneo ostacolo tattico

ad un irrompente nemico, niuno di questi fiumi , tolto il Mincio , offre una buona linea strategica capace di lunga difesa, dimodochè chi signoreggia il corso del Po è necessariamente padrone di manovrare, come più gli aggrada e conviene, sulle due rive e di sciegliere per linea di operazione quella che meglio gli sembra op portuna .

Questo dominio del fiume, già per se stesso impor

tantissimo, acquista poi un valore assai maggiore per quell'esercito che dall'occidente muova a levante od a tramontana , potendo convertire il corso del Po in

un'ottima via acquea per far discendere le sue impedi menta , vantaggio di cui rimane privo l'esercito che da

levante innoltrar si voglia verso la Lombardia od il Pie monte , avvegnachè il rapido corso del fiume difficile renda di rimontarlo a ritroso. Oltre a ciò quell'esercito che si faccia a percorrere la destra sponda del fiume sin presso Ferrara , riesce naturalmente ad evitare il varco di tutti gli affluenti di sinistra , dei quali il più orientale, il Mincio, mette capo in Po al dissotto di Man tova : circostanza di non lieve momento, poichè se quei fiumi arrestar non ponno a lungo un'armata , atlardar ne possono però grandemente la marcia . Da Belvedere , punto in cui il Ticino sbocca in Po, sino a Ferrara, corre una distanza di 30 miriametri al


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

più , e lungo questo tratto a Piacenza solo esiste un ponte militare munito di doppie teste e ben fortificato sulle due sponde ; ma a Cremona, a Brescello, a Bor

goforte, ad Occhiobello, a Lagoscuro esistono ponti vo lanti che un'armata fornita dei necessarii equipaggi di ponti può facilmente ristabilire per traghettare il fiume tenendosi cosi padrone delle due rive . Un generale per

tanto che sboccar possa a suo talento da Piacenza , da Cremona e da Borgoforte sulla sinistra del Po , e che per maggior cautela si tenga in possesso di Pizzighettone sull'Adda , può con tutta sicurezza avventurarsi sul basso

Po , poichè sinchè i luoghi sopraccennati saranno in sua balia , niun oculato avversario oserà spingersi oltre l'Oglio presentando il sinistro fianco al nemico. A queste strategiche considerazioni altre politiche con

correvano per consigliar all'esercito invaditore quella via . Radetzky , colle schiere assottigliate dalla diserzione di 15,000 Italiani , dai distaccamenti tagliati fuori dai ri voltosi , e colle residue forze atterrite dai tremendi casi di Milano , non mai osato avrebbe innoltrarsi fra una

popolazione ostile prima d'aver ristaurato lo spirito dei suoi soldati , lasciandosi intanto il fiorito esercito pie montese sul fianco ed alle spalle . In secondo luogo la freddezza degli altri potentati italiani per questa guerra

era, se non palese, chiara però abbastanza perchè Carlo Alberto sentir dovesse tutta l'importanza d'avvicinarsi a loro con un potente nerbo d'armati onde rincorare i timidi come Leopoldo e Pio IX, e costringere l'avverso Ferdinando minacciandolo d'una rivoluzione ne' suoi

proprii stati . Doloroso a dirlo dopo i patiti danni ! la Provvidenza stessa pareva aver disposto le cose tutte in modo che


CAPITOLO IIJ .

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bastasse il senno d'un fanciullo per comprendere il da farsi onde condurre a buon fine la guerra iniziata dal popolo lombardo : poichè il sollevamento di esso era stato cosi repentino ed universale che tutte quelle città , il cui possesso era cosi essenziale al buon esito dell'im presa , erano o potevano venire con tutta agevolezza in mano dei nazionali . Già vedemmo come Piacenza e Cre

mona fossero in loro balia : Pizzighettone eziandio era stato dai Tedeschi abbandonato, e la stessa Manlova fu

per quattro giorni quasi in potere dei cittadini , i quali con deboli sacrifizii avrebbero potuto corrompere la guernigione consistente in due battaglioni del reggi

mento Haugwitz , tutti italiani, e nei quali da ultimo erano state incorporate le reclute della provincia di Bre

scia : in un battaglione di veterani, specie di corpo franco dell'armata d'Italia , uomini facili ad esser indotti per

poco danaro a disertare : in 200 circa artiglieri , ed in

due squadroni di cavalleggieri di Windischgratz ; ma mancò l'energia ai signori del comitato , i quali facil

mente potevano porre in arresto il governatore Gorz kowsky, e movendo quindi colla civica , di cui otte

nuto avevano l'armamento, impadronirsi della cittadella ove fra gli stessi artiglieri eranvi fautori della causa italiana. E se i 3,000 Cremonesi , già liberi del pre sidio tedesco e rinforzati dai soldati disertori del rega

gimento Ceccopieri , invece di starsene colle mani alla

cintola, marciato avessero sopra Mantova, quel princi palissimo baluardo dell'austriaca dominazione in Italia venuto sarebbe in mano del popolo , e la sua caduta avrebbe deciso forse della sorte di tutta la campagna :

i signori del comitato per lo contrario , abbindolati dalle arti del vescovo Conti austrizzante , limitaronsi ad inu


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tili negoziati col governatore, il quale destramente seppe tenerli a bada sinchè giunsegli dapprima in rinforzo il reggimento Duca d'Este reduce da Modena sotto al pro prio colonnello Castellitz : quindi tutta la brigata Wohl

gemuth , spedita in tutta fretta a quella volta dal mare sciallo . Ciò malgrado questa brigata giunta non essendo in Mantova che il giorno 31 ; se i Piemontesi, che li 27 erano già a Treviglio, e li 28 e 29 a Lodi ed a Pavia, celeremente spinli si fossero sopra Piacenza , e saliti ivi sopra barche, disceso avessero il Po sino all'im

boccatura del Mincio , data la mano ai Cremonesi e

Mantovani , impadroniti si sarebbero della fortezza od almeno impedito a Radetzky di rifornirla di uomini e di munizioni da guerra e da bocca, di cui grandemente difettava.

Finalmente la stessa origine della contesa pareva ad

ditare su qual punto accorrer dovessero i soldati pie montesi , poichè qual partito, più decoroso che correre

sopra Ferrara , la cui occupazione era stata la primis sima causa delle freddezze fra Carlo Alberto e la corte

di Vienna , scacciarne il prepotente austriaco e dichia rarsi difensore e scudo dell'apostolica sede ? Ma era scritto che tante favorevoli contingenze avessero da an

dare per la povera Italia miseramente perdute ! Passare pertanto con l'esercito tutto sulla sponda de stra del Po (1 ) , gettando una brigata in Pizzighettone (1) Qui mi sia nuovamente concesso dichiarare come io non abbia atteso gli eventi per esternare queste mie idee : trovavami io sul fin di marzo in Tortona addetto al deposito e col cuore an

gustiato dal timore di non esser destinato a prender parte alla campagna , quando , venuto in Alessandria ed abboccatomi con

un mio amico , ufficiale addetto allo stato-maggiore della prima


CAPITOLO III .

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e lasciando alcuni corpi leggieri soltanto sulla sponda sinistra per esser padroni dei passi : migliorare il vasto

campo trincieralo già quasi esistente a Piacenza , con vertire questa piazza importante in emporio dell'eser cito, farne il punto di partenza e correr difilato a Man tova , quindi cinger d'assedio Ferrara invece di Peschiera, rannodando a sè il corpo napoletano di Pepe e l'eser cito pontificio di Durando , ecco quanto le nozioni più elementari dell'arte della guerra indicavano al re sa voiardo. I Lombardi , apparentemente abbandonati a loro

stessi , temendo un ritorno di Radetzky, addormentati non si sarebbero sui freschi allori di Milano, ed al po

stutto alcuni battaglioni di deposito piemontesi comple tati colle classi di riserva ed accampati sulla linea del l'Adda che, appoggiandosi a Cassano ed a Pizzighettone , poteva rendersi rispettabile , erano ostacoli sufficienti per frenare l'esercito imperiale, poichè alla sinistra già stava Brescia risoluta a combattere, e la gran copia d'armi da caccia che la poco accorta polizia tedesca aveva lasciato venir nelle mani delle popolazioni , aggiunta al ragguar devole numero di fucili tolti ai soldati austriaci disertati

o caduti prigionieri , permetteva di armare numerose bande che, tenendosi nelle gole del Tonale, delle valli

Sabbia , Trompia e Camonica , potevan essere pronte a piombare sul fianco destro degli Austriaci, mentre l'eser cito alleato ne minacciava il sinistro e le spalle ; circo stanze tutte che dissuaso avrebbero ed anche posto Ra detzky nell'impossibilità di ricacciarsi in Lombardia . divisione , che meritamente godeva riputazione di istrutto e che or siede in alto grado, io ebbi a mauifestargli questa mia idea : ma trovatolo partigiano dell'opinione opposta che voleva seguir la sinistra del Po, io mi ristetti da ulteriori riflessi.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Presa Ferrara , che assediata regolarmente a mala pena resistito avrebbe quindici giorni , e postala in istato di difesa con una salda testa di ponte a Lagoscuro, e munite città e fortilizii con quelle truppe che inspiras sero maggior confidenza nella fede loro, l'esercito al leato eseguendo una conversione a sinistra, di cui Man

tova rimanesse perno, veniva ad occupare un secondo fronte d'operazione fortissimo e ristrettissimo di 50 chi lometri al più , facile ad esser reso inespugnabile di fronte per mezzo di opere transitorie ed anche con un giudizioso impiego delle acque dei molti canali ivi esi

stenti , e dei torrenti Tione, Tartaro e Menago , il quale appoggiandosi a sinistra a Mantova , permesso avrebbe d'investir colla destra Porto Legnago, piazza poco for midabile e che, attaccata sulle due rive dell'Adige, pre sentar non poteva gran resistenza (1 ) . (1 ) Questa mossa strategica sulla sinistra dell'Adige è consigliata anche dal prussiano Willisen , il quale però cadendo d'accordo sul

l'importanza di Ferrara , vorrebbe che i Piemontesi , dopo di esser sene impadroniti , tentassero varcar l'Adige verso Albaredo, e ma

scherato Legnago con un corpo , marciassero sopra Rovigo per minacciare le communicazioni del maresciallo : questo piano era certamente più strategico , e se felice più decisivo ed il solo poi che

adottar possa un'armata che abbia le prime sue basi d'operazione nell'Italia meridionale , come , a cagion d'esempio, un esercito pontificio o napolitano, pel quale Bologna sarebbe ciò che è Pia

cenza pei Piemontesi; ma nel caso nostro in cui l'esercito sardo era il nerbo, a parer mio , un simile operato costringeva i gene rali italiani ad allontanarsi troppo dalla loro base primitiva d'ope

razione , e perciò era pericoloso colle sole forze di cui disporre potevano , tanto più che l'autore prussiano non suppone Mantova caduta in loro potere per un ardito colpo di mano come ſeci io . Tuttavia , anche nel caso contemplato dal Willisen , i Piemontesi

avendo sempre una ritirata sicura sopra Venezia , il suo piano era


CAPITOLO III .

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Caduto Legnago , locché avrebbe , secondo i calcoli

di probabilità, avuto luogo prima del termine d'aprile, era il caso di bloccar Verona , vero punto obbiettivo della guerra pei Piemontesi, come abbastanza lo indi cavan le cure del maresciallo per porre quel luogo in

ottimo stato di difesa . A quell'epoca il maresciallo, già affievolito dalle guernigioni di Mantova e di Legnago che capitolato avrebbero , a stento ragunar poteva 35,000 uomini, mentre Carlo Alberto cogli alleati Veneti , To scani, Romagnoli e Napoletani , ne annoverava più del doppio senza calcolare i corpi franchi che , ben diretti , bastato avrebbero a precludere la via del Tirolo . Accam pare pertanto con uno dei corpi di armata e colla riserva fra Verona e Peschiera , facendo osservar dalla flottiglia

sul lago e da alcuni deboli corpi quest'ultima fortezza, che, priva di viveri , mancato non avrebbe di cadere presa Verona : gettarsi arditamente coll'altro corpo pie montese , rafforzato dai Pontificii e dagli altri alleati, al di là dell'Adige cingendo Verona da ogni parle e chiu dendo la via a Nugent, che sin verso il fine di maggio non fu nel Vicentino, era il miglior piano di campagna. Radetzky , privo di soccorsi , deficiente di munizioni , ragionevole e mille volte migliore di quello adottato da Carlo Alberto, il quale in sostanza non ne aveva alcuno e solo regola vasi all'azzardo e secondo l'impulso momentaneo : s'io non mi

inganno, l'opinione del Willisen è più consentanea , in massima , alle regole generali della guerra , e da preferirsi nel caso che tutte

le forze italiane perfettamente d'accordo concorrano alla cacciata dello straniero : la mia invece meglio si adatta al caso particolare

del 1848, in cui potendosi far poco fondamento sugli aiuti ro mapi e pontificii, niuno sui napoletani, la vera forza della lega stava nell'esercito sardo, il quale perciò non doveva lasciarsi ta gliare fuori dalle naturali sue communicazioni .

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cogli abitanti pronti a tumultuare, inquieto per le notizie di Vienna , come vedremo pessime, privo di linea di ri

tirata, sarebbe stato costretto o ad abbracciare il dispe rato partito d'aprirsi la via di Germania a viva forza contro un nemico superiore , od a segnare il completo sgombramento dal regno lombardo-veneto (1 ) . Nella difficile ipotesi di non riuscita d'un simile piano , di una battaglia perduta dagli alleati sotto Verona , essi nulla rischiavano . Radetzky era troppo debole per in

seguirli , ed in ogni evento , ritirandosi essi sopra Man tova , avevano la scelta o di ripiegarsi sul basso Po e su Ferrara , o per Cremona nel campo trincierato di Pia cenza . I condottieri alleati sventuratamente seguirono un sistema affatto opposto ; senza scopodefinito da prin cipio, essi perderono un tempo prezioso, scielsero linee esteriori , ed operando separatamente, prepararono quella sequela di mali che tutti sanno . Ritorniamo intanto al

l'epoca del principio delle ostilità e seguiamo fil per filo le mosse dei due eserciti belligeranti . Dichiarata la guerra , Carlo Alberto si accinse a pas sar la frontiera : i suoi reggimenti erano ancor sparpa ( 1) Quando l'esercito piemontese entrò in campagna , corse voce che il generale Ettore De Sonnaz avesse presentato un piano consimile di campagna e che venisse rigettato ; ed anzi molti vol

lero cosi spiegare l'apparente freddezza tenuta da quel generale nelle operazioni lungo la campagna : se veramente egli manifesto quest'opinione , ne abbia i dovuti elogi . Bava , per lo contrario, nei suoi scritti stessi si mostra avverso a quest'idea , del che i suoi critici gli fan gran colpa : ma essi dovrebbero por mente che mancato essendo il colpo di mano sopra Mantova , e Ferrara ri

manendo tuttora in balia degli imperiali, la cosa mutava d'aspetto, e gettarsi al di là dell'Adige con quelle due fortezze nemiche alle spalle era movimento arrischiato molto .


CAPITOLO III.

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gliati su tutta la superficie del regno , ma molti di essi essendo già in marcia per recarsi al decretato campo d'osservazione, fu cosa facile congregare in breve forze rispettabili sul confine. Prima di varcarlo mandava il re a Milano , in missione straordinaria, il marchese Pas salacqua , promosso in allora maggior.generale , a fer mare i patti dell'alleanza col governo provvisorio : giunto colà il generale il di 24, venne convenuto che le paghe della soldatesca continuierebbero ad essere a carico del

governo sardo, mentre quel di Milano supplito avrebbe alle vettovaglie . Dell'avvenire delle provincie lombarde fu deciso si tratterebbe a guerra finita . Appena stretto questo patto, il generale piemontese spediva una staffetta per affrettare l'entrala dei reggi menti più prossimi al confine. Furono essi il 40, brigata

Piemonte, il 140, brigata Pinerolo, Piemonte Reale ca valleria ed una batteria di battaglia, i quali varcati gli antichi limiti il giorno 25 senza alcun ostacolo, entra vano all'indomani all'una del pomeriggio nell'eroica Mi lano . Accolti con entusiasmo dall'immensa maggioranza della popolazione, non mancarono però alcuni dema goghi che, sognando d'aver giả sconfitto il nemico , perchè questi , prudentemente operando , sgombrato aveva la capitale, con beffardo sogghigno sulle labbra andavan chiedendo : Cosa vengono a fare i Piemontesi? e fuvvi chi soggiunse : Abbiam cacciato i Croati, eccone degli altri ! Laonde il generale Bės, duce di quella van

guardia , con provvido consiglio spingevasi oltre, por tandosi cosi in sostegno dei corpi franchi che gettati si erano sulle traccia del nemico .

Varii in vero erano questi corpi franchi, ed animati

da principio da ottimo spirito, sicchè guidati da capi ri


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

soluti, esperti ed intelligenti , avrebbero poluto, in quel primo disordine introdottosi nelle schiere allemanne , cagionar loro gravissimi danni ; ma capi e soldati erano da meno dell'ufficio loro ; avvegnachè vada grandemente errato chi pensi che a ben eseguire la guerra guerriata bastino bande indisciplinale ed inesperte ; in una sol

levazione in massa un popolo può opprimere un'ar mata regolare, facendo man bassa su quanti si trovano

nelle città e distruggendo gli sbrancati pel contado ; ma se una porzione più o meno ragguardevole dell'esercito riesce a guadagnare il largo , per precludergli la riti rata , per infestarlo durante la marcia ed occupare i

paesi è necessario un piano generale in cui tutte le mosse parziali siano coordinate ad uno scopo determi nato ; e per ciò fare, conveniva che l'insurrezione non fosse stata repentina, ma da lunga mano preparata e

subitanea su tutti i punti, e che uomini periti concer tato avessero fra loro delle mosse da eseguirsi imme diatamente dopo i primi successi ; di ciò nulla esisteva,

poichè è bensi vero che le precipue città lombarde, fre menti sotto l'austriaco giogo , appena seppero insorta Milano , levarono esse pure lo stendardo della rivolta , ma tutte però limitaronsi a scacciare il Tedesco dalle proprie mura , e solo piccoli drappelli accorsero in aiuto dei Milanesi .

Combattere poi una guerra di partigiani non è cosa facile; non basta la conoscenza dei luoghi, la quale nel

caso nostro era , se non maggiore presso i Tedeschi, uguale almeno fra le due parti , ma ci vuol robustezza , sveltezza ed abitudine alle faticose escursioni di montagna negli

uomini ; intrepidezza , attività, mente fredda e grande ascendente morale sugli individui nel capo ; ed io non


CAPITOLO III .

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esiterei a dire che non solo uomini inesperti di guerra, ma anche buone truppe di linea ed istrutti ufficiali,

trasportati improvvisamente sopra un simile teatro di guerra , si troverebbero seriamente impacciati ; pen siamo cosa potevan fare i corpi volontarii composti di giovani fuori appena dall'adolescenza , senza vesti e senza buone armi , e guidati da capi , alcuni dei quali affatto nuovi alla guerra , non tutti onesti e vogliosi di gloria ,

intolleranti poi tutti di superior comando e di controllo, e per soprassello invidiosi gli uni degli altri e mai opranti d'accordo !

Questi miei riflessi mi conducono di lor natura a bre

vemente esaminare le forze colle quali la Lombardia , più di tutte interessata alla cacciata dello straniero , poichè in sostanza essa sola gemeva in schiavitù stra niera , concorse in questa guerra intrapresa dalla na zionalità italiana.

Come ognora accade nel naufragio di una causa , i partiti si lacerarono a vicenda , e molte accuse lanciate vennero dai Piemontesi sul governo provvisorio e sui Lombardi, dal governo provvisorio sulla popolazione, e da questa sui rettori si proprii che regii . È ormai tempo

che la storia, rappresentando le cose sotto il vero aspetto loro , dia ad ognuno quel biasimo e quella lode che merita ; ed io, non ligio più a questo che a quell'altro partilo , ma a quello solo della italiana indipendenza ed alla verità, sforzerommi a porre in evidenza il vero, om

mettendo tutte quelle piccole circostanze che null'altro provando che le personali gare, indegne mi sembrano d'una storia grave . Mentre ferveva la lotta fra Austriaci e Milanesi erasi

organizzato un comitato di guerra , presieduto da Carlo VOL . III . -15

Pinelli, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Cattaneo e composto da Enrico Cernuschi , da Terzaghi

e da Clerici ; un altro comitato di pubblica difesa era presieduto da Riccardo Ceroni, già uffiziale nelle truppe austriache ; l'organizzazione della Guardia civica era stata affidata ad Antonio Lissoni , avanzo della cavalleria

napoleonica , ed elegante scrittore ; tutte le forze attive erano state sottoposte ad Augusto Anfossi (1 ) , e lui morto, provvisoriamente a Francesco Lorenzini , ex-uf ficiale austriaco ; Carnevali, antico ufficiale d'artiglieria, coadiuvava a Ceroni ; Luigi Torelli dirigeva le ronde

e pattuglie , ed alcuni altri esercivano minori ufficii. I summentovati erano quasi tutti uomini intrepidi che animati da amor patrio , in quel primo frangente sup plirono alla meglio all’avuto incarico ; ma partito il ne mico , conoscendosi la necessità di dar più sodo ordina mento alle cose militari , il governo provvisorio nominò a ministro di guerra Pompeo Litta, nome caro alle let tere e già noto per le campagne fatte sotto l'Impero qual ufficiale di artiglieria , affidando di pari tempo al generale Teodoro Lecchi il comando di tutte le forze

lombarde . Subordinatamente a questi due e con varii gradi impiegati vennero Jacopetti, Ferretti , Cima ed alcuni altri già chiari per le fatte campagne . Queste nomine accolte allora con soddisfazione dal (1) Augusto Anfossi, nativo di Nizza , aveva militato pochi mesi nell'artiglieria sarda qual volontario, ed era quindi entrato nel l'esercito francese, ove pervenne al grado di maresciallo d'allog gio . Portatosi quindi in Egitto , piacque a quel pascià ; ed essendo uomo ardito ed intelligente , distintosi nella guerra contro i Tur chi , sollevossi al grado di colonnello : reduce in Italia , trovavasi a Milano ai di della lotta , alla quale prese onorata parte , sinchè una palla nemica lo spense mentre qual duce valoroso precedeva i suoi all'assalto della casa del Genio..


CAPITOLO III .

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l'opinione pubblica , perchè le migliori che in quella

pressa far si potessero , vennero dopo gli eventi ama ramente censurate . Non uso ad adular alcuno e tanto

meno quei poveri vecchi, dirò veramente che niuno di essi fece cosa degna dell'antica lor fama, ma tuttavia non vedo a quali più degne mani avrebbe il governo

provvisorio potuto affidare la direzione delle guerresche cose . Si disse : doveva chiedere ufficiali al Piemonte ;

rispondo : in quei primi momenti potevasi aspettare il

concedimento e l'arrivo di quelli ? e poi il Piemonte che doveva passar in un subito dal piede di pace a quel di guerra era in istato di darne dei buoni ? ed i buoni

amavano lasciare un ben ordinato esercito per porsi ad organizzare turbe collettizie ? l’esperienza l'ha provato . Chi andò al servizio di Lombardia ? uomini cui la con

dotta anteriore chiudea le file dell'esercito , ovvero inetti ambiziosi che, lungi dalle bajonette austriache, andarono a mercar facili gradi ; e se alcune onorate eccezioni , come Giacinto Collegno, Ettore Perrone, Manfredi Fanti vennero dall'estero a prestar l'opera loro, essi giunsero quando la campagna già era innoltrata e poco più po tevano giovare i lumi loro . Non volendosi pertanto ricorrere ai vecchi ufficiali

dell'antica armata di Italia , bisognava rivolgersi a quei giovani arditi che s'erano fatti condottieri dei cittadini

nelle cinque giornate ; e ciò in parle si fece : ma i buoni s'eran gettati con pochi seguaci sulle traccia dell'Au striaco , e perciò , oltrechè eran privi della dottrina ne cessaria per organizzar eserciti , eran lungi da Milano ; i

rimasti poi erano giovinastri che avevano adoprato più lo scilinguagnolo che le mani durante la lotta , e che ora amavano pavoneggiarsi dei gradi trovati senza darsi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

altro pensiero dell'avvenire . Rimanevano gli ufficiali ita liani che abbandonato avevano le austriache bandiere .

Molto venne biasimato il governo provvisorio per non aver prontamente riorganizzato ufficiali e soldati ex-te deschi, offrendo cosi a Carlo Alberto una ben istrutta

ed agguerrita falange di 15,000 uomini ; tuttavia io porto opinione che la questione fosse abbastanza grave per meritare di essere seriamente ponderata . Era senno governativo , domando io , lasciare soldati simili sotto gli antichi loro capi, porre a fianco dei com

battenti piemontesi ufficiali e soldati che lungamente servito avevano sotto l'Austriaco ? Era poi ben consta

tato che questi uomini, i quali , se presi prigionieri , sa rebbero stati trattati (come diffatti lo furono molti) quali disertori, anelassero di combattere contro gli antichi collega ? non era da credere che molti di essi disertati

fossero più per sottrarsi ad un servizio odioso ed ai pericoli della guerra , come pur troppo fecero tanti sol

dati piemontesi , che per patrio amore ? Coloro che tanto biasimarono il governo provvisorio per non aver ab bracciato tal provvedimento , completamente dimentica

rono che pendente le cinque giornate di Milano i più arrabbiati contro i cittadini furono i granatieri del bat taglione Schneider, quasi tutti Cremonesi , Mantovani e Veronesi ; che il palazzo dei poliziotti, la cui presa costo tanto sangue, era difeso da italiani ; e che posterior mente quelli che più ferocemente incrudelirono a Ca stelnuovo contro i volontarii di Manara furono i soldati

italiani delle due compagnie Haugwitz comandate dal

capitano Mauler. Scordarono che in quell'anno stesso nell'esercito ungarico numerosissime furono le defe

zioni, e tante le segrete intelligenze fra gli ufficiali un


1

CAPITOLO III .

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gari già imperiali passati al servizio della Dieta ed i generali tedeschi , che questa si vide costretta a desti tuirne un gran numero ; scordarono infine questi critici che la truppa modenese venuta in sembianza di alleata dopo il fatto di Santa Lucia , passò quasi tutta dalla parte del nemico ; chi ha lungamente servito il tiranno difficilmente smette la natura di birro !

Che dirò io poi degli ufficiali ? Poichè , valga il vero, se una rigorosa legge di leva costringeva il giovane lombardo povero a militare sotto le austriache bandiere , qual necessità poi spingeva il giovane agiato ad entrare in quell'esercito mentre tante altre carriere a lui rima nevano aperte ? E seppure ei si sentiva tratto da irre sistibile desio di percorrere la vita militare, perchè non entrare nell'esercito subalpino ad imitazione di quanto fecero tanti Parmigiani, tanti Modenesi ed anche alcuni Lombardi ?

E qui sebbene le mie parole abbian a suonare acerbe a più d’uno , pur io non ristarommi dal dire quanto incauto sia stato il governo sardo nel così fa

cilmente ammettere alla pace questi ex -austrizzanti nelle file dell'esercito : e vedi contraddizione ! mentre

senza riguardi si accettarono questi tali , i prodi diſen sori di Venezia che diedero incontrastate prove di ca pacità non solo , ma di amore alla causa italiana, e che

sono poi talmente compromessi con Austria da non po tersi mai più con essa ricomporre, ancor ora aspettano

onorato collocamento , mentre invece coloro che, ab bandonato l'imperial vessillo , neghittosi se ne stettero nelle opulenti città lombarde mentre ferveva la pugna, ritrovarono nell'esercito piemontese la loro condizione antica e per molti migliorata . Ma chiedo io : se pur vo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

lete farci credere , signori ex-austrizzanti , che l'assopito amor di patria ridestato si sia ne' petti vostri alla chia mata fatta dalla nazione ai suoi figli ( 1 ) , perchè, invece di pigramente attendere l'ora della pace , non deste mano ad uno schioppo, ed animosamente entrando quai semplici comuni , voi già pratici dell'arte militare, nelle file dell'esercito alleato, non dar prova in faccia al ne mico d'intelligenza e d'intrepidezza ? Le doti vostre sa rebbero state presto riconosciute : la nobile abnegazione vostra ben presto v’avrebbe ridonato quel grado a cui generosamente abdicato avreste , ed in tal modo , belli delle opere vostre, carchi forse d'una onorata cicatrice, avreste potuto dire : Anch'io pugnai per la madre co mune ! Voi preferiste invece disertare al momento che

spiegavasi in guerra quella bandiera che, ben lungi dal l'inspirarvi ribrezzo negli anni pacifici, eravate usi a ri verire : e non vi sovvenne che disertare al di della pugna

fu e sarà sempre vigliacca azione ? e come volete che ( 1) Hannovi certamente delle eccezioni , e qui mi piace citarne una ad esempio di tante altre forse da me ignorate . Il signor Cam piglio , ottimo e distinto capitano attuale di un reggimento pie montese , trovavasi di guernigione in Boemia quando scoppiò la rivoluzione italiana : unito alla figlia d'un generale tedesco , pa

rente del principe Metternich , egli godeva di gran favore ed aveva la prospettiva di un brillante avvenire : non perciò ei si ristette dal chiedere le dimissioni allegando di non voler servire

sotto un governo nemico della sua patria : pregato e lusingato di grado maggiore se rimaneva al servigio, insistette ed ottenne il

suo congedo : ma accortosi d'esser invigilato dalla polizia , egli si infinse per ben tre mesi , scorsi i quali chiese un passaporto pel

Belgio , e di là per Francia si ridusse in Italia : cosi operano i valentuomini : ma per lo contrario un tal B..... non aveva rossore di narrare d'aver combattuto contro noi a Santa Lucia , e di esser

poi disertato mentre Radetzky marciava sopra Vicenza.


CAPITOLO III .

231

uomini assennati ed onesti possan aver fede in voi, già traditori una volta ?

Queste cose io scrivo non per astio verso alcuno, ma perché in analogo caso vorrei vedere nei rettori italiani

maggior senno politico , maggior cautela contro le arti austriache, chè ragion di stato e di guerra consigliano di tenersi in guardia contro i tradimenti . Non io pertanto chiamerò in colpa il governo prov

visorio per non aver accolti quei disertori, che a parer mio anzi internar si dovevano negli stati sardi , impie gandoli a custodir la Savoia , o meglio ancor la Sarde gna , dando facoltà cosi al governo sardo di disporre

delle truppe colå lasciate a quell'uopo : dirò tuttavia che sarebbesi potuto utilizzare alcuni di questi individui come istruttori , ma in luoghi diversi e lontani dal ne mico ; come, a cagion d'esempio , nelle forre di Somma presso il Ticino , ove gli Austriaci praticar suolevano i loro campi d'istruzione . E questo era il vero modo di usufruttuare la gioventù lombarda, e non di frammischiarla , come scrisse taluno,

nei reggimenti piemontesi, perchè già troppo numerosi e perchè in campagna non si ha tempo a dirozzare le reclute . Bisognava innanzi tutto allontanare i nuovi in scritti dalle città grosse, ove le facili lascivie, le baldorie ben tosto attutivano nei petti giovanili , già per natura variabili ed a quei vizii inchinevoli, l'ardor guerriero : formare tre campi , uno nelle pianure di Montechiari, uno a Somma ed un altro a Piacenza pei Parmigiani e

Modenesi, mandarvi ivi istruttori capaci e provetti mi litari per dirigere le operazioni : poi mano a mano che le reclute erano instrutte, versarle nei quadri dei quarti

battaglioni dei reggimenti provvisorii che andaronsi for


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

mando in Piemonte nella state del 1848. Cosi operando si sarebbe forse proceduto più lentamente, ma più so damente : giunta l'epoca dei rovesci , l'armata attiva avrebbe trovato

una seconda linea fortificata

dietro

l’Adda ed a Piacenza come già si disse , la quale intanto avrebbe potuto impedire la numerosa diserzione di quei soldati piemontesi che sbrancati riducevansi in patria ; ma porre in linea queste truppe collettizie , come si fece

sul finir della campagna, con quadri incapaci , sospetti, con generali non conosciuti e non conoscenti i loro sol

dati , era lo stesso che adunare plebaglia per esporla ad essere decimata dal cannone nemico .

Di tutto questo il governo provvisorio nulla o poco e tardi eseguiva ; onde gli uomini che lo componevano non possono certo difendersi dall'accusa lor fatta d’aver

mancato di energia. Difficile certo era l'ordinamento di una poderosa forza militare in un paese sprovveduto di

armi , di attrezzi militari , di buoni quadri; ma impos sibile no , chè le officine delle vicine Svizzera e Francia

offrivan commodo per le armi ; e le fabbriche piemon tesi e lombarde per cuoi , per panni , per tele : e se gli uomini che avevan le redini in mano non si sentivan

da tanto , avrebber dovuto imitare il Litta, che ricono sciutosi non atto all'alto officio , volontario se ne dimise. Altri scrittori poi, in ciò imitati dagli autori russi ed alemanni (1 ) , si sono scatenati contro la pretesa av

versione della gioventù lombarda al mestiere delle armi ed alla militare disciplina ; io non loderò certo la mol (1 ) Il russo Troubetzkoi e l'austriaco Schönals dicono che il

lombardo non ama la vita del soldato ; si comprende che il ba stone austriaco e gli austriaci colori non vadano loro troppo a genio , ed io spero che l'avversione andrà ognor aumentando.


CAPITOLO II .

233

lezza con cui i Lombardi , dopo la fuga di Radetzky da Milano , si ristettero dall'inseguirlo e dal sollevarsi in massa per vietargli il ritorno : e concederò ancora che tanti anni di straniera dominazione e l'arte raffinata

posta in opera per incoraggiare la crapula , il vagabon daggio , l'amor dei sollazzi abbian snervata la gioventù lombarda e resala schiva delle fatiche : ma se il governo avesse sapulo mantener vivo l'entusiasmo nei difensori di Milano , nei Comaschi, nei Bresciani , tutto porta a credere che volonterosi accorsi sarebbero sotto le patrie

insegne : ne fan fede i non pochi che sotto Arcioni, sotto Manara, sotto Griffini volarono sulle traccia dell'odiato

straniero : ne ſan fede le posteriori difese di Belluno , di Treviso , di Vicenza , di Brescia , e dell'eroica Venezia ;

non dunque il valore del soldato , ma il senno dei capi in Lombardia come in Piemonte venne meno . Altri di questo cattivo ordinamento delle forze lom barde vollero farne appunto a Carlo Alberto, dicendo che egli sovrano doveva dare al paese una militare or ganizzazione trattandolo come contrada conquistata : ma i partigiani di questa sentenza dimenticavan che Carlo Alberto era sceso in Lombardia come alleato, e che per

ciò trattare come paese di conquista una contrada che si era fatta libera da sè e senza neppur essersi azzuffato col nemico comune , sarebbe stato , a parer mio , atto altrettanto disleale che impolitico : era questo il vero modo di rendersi odioso a tutta la popolazione e di dar opiglio a coloro che più tardi gridarono senza alcun motivo al tradimento : dopo la fusione forse avrebbe il re dovuto e potuto ciò fare, ma allora era lardi .

Invece di seguire il metodo da me sopra indicato, il governo provvisorio in quei primi trambusti autoriz


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

zava qualunque sconosciuto a farsi capo di una banda 0, come chiamavanle, di una colonna . In pochi giorni oltre alla colonna Arcioni (1 ) , composta quasi per in tero di Ticinesi , ottimamente armati di carabine sviz

zere , ed alla piemontese di Torres (2) , si videro nascere la colonna Manara (3) , quella di Trotti e quella di Noaro ( 4), la colonna Thannberg (5) , quella di Seda bondi , quella di Simonetta e di Vicari , quella di Ti baldi (6) , quella di Longhena ed altre minori e peggiori . Gli uomini che le componevano , varii fra loro di na scita e di social condizione , presentavano la più bizzarra accozzaglia ; là a fianco del Ligure tu vedevi il Polacco , del Piacentino lo Svizzero , del Lombardo il Francese; al (1) Ardito partigiano , lo stesso già da me nominato nel capitolo secondo, e dotato di qualche esperienza acquistata in Spagna , ma caparbio ed intollerante di autorità superiore . (2) Torrero , nativo di Monticelli , umile terricciuola delle Langhe ,

era stato in Spagna e Portogallo, ove avendo assistito a qualche baruffa in quelle guerre civili , facevasi pomposamente denomi nare il generale Torres : prode della persona , egli era un cervel

balzano e , quel che è peggio , promotore o certo sostenitore al meno dei disordini della sua banda : e lo seppe la povera Crema da lui e dai suoi sottoposta a contribuzione . (3) Manara era un giovane e facoltoso milanese : improvvisalo duce pendente le cinque giornale , spiegò immaptivente molta attitudine militare , e lo vedremo in varie circostanze far buona

prova ed incontrar finalmente la morte degli eroi .

(4) Noaro era furiere nella brigata Aosta : disperando di venir ufficiale, da alcuni mesi tolto aveva il congedo ; le deboli sue no zioni militari lo resero di qualche utilità .

(5) Thannberg era belga : avendo militato colà ed in Africa egli era un eccellente capo di partigiani , e diede in più circostanze prove d'intrepidezza e di sagacia . (6) Tibaldi pure ritornava di Spagna non era ignaro della guerra guerriata.


CAPITOLO III .

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generoso giovanetto sorto nelle cinque giornate a difesa della patria, e che abbandonando ora gli agi della vita andava a cercar nuovi pericoli nelle giogaie alpine , tu vedevi frammisto il disertore austriaco , il barabba mi lanese , il vagabondo della città , lo scioperato del con tado , il ladro fuggito dal carcere ; niun accordo di lin gua , di età , di armi , di vestito : chi indossava l'abito

italiano di velluto, chi la rozza giubba del contrabban

diere, chi un elegante paletot, chi un incompleto uni forme austriaco ; la maggior parte con ampio cappello all'Ernani od un berretto militare ; non zaino, non cal

zature di ricambio, non giberne , non foderi di sciabola, di baionetta ; le cartuccie eran recate in scarsella , le

armi pendevano dall'occhiello dell'abito . Chi aveva un leggiero schioppo da caccia , chi una buona carabina svizzera, chi uno stutzen tedesco , chi un fucile di mu nizione , chi pistola , chi spada , chi un gran sciabolone , quasi tutti coltello o pugnale.

A tante cause di dissoluzione e d'indisciplina aggiun gevansi l'immoralità di molti gregarii non solo , ma di alcuni dei capi ; la loro insofferenza di controllo , l'inca pacità loro , la folle ambizione , la sete di comando che faceva si che dopo d'essersi decorati del fastoso titolo di

generale (1 ) , agognando ad ingrossar la propria schiera ( 1 ) Manara , da principio assunto aveva il titolo di generale di divisione , Arcioni e Torres di brigata : l'ultimo comandava 200

uomini al più , ed il primo 500, Arcioni ne ebbe sino a 1,200. È pur giusto dire che Manara pel primo , riconoscendo la ridicolag gine del suo generalato, discese volontario a maggiore , ed Ar

cioni eziandio non parlò più del suo grado : quanto a Torres , volendo ad ogni modo restar generalissimo, prese altra via colla sua banda .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

accettavano con soverchia indulgenza chiunque si pre sentava senza ricercare se colà lo guidassero amor di

patria e di pericoli , od ingorda brama di rapina e di ladroneccio ; per cui in breve alcune bande , anzi che dannose al nemico , erano oggetto di terrore e spavento

agli abitatori dei luoghi per cui passavano . Alcuni di questi capi di colonna poi preferivano stare nelle città grosse , e taluni vennero persino in sospetto di essere partigiani del partito repubblicano che già cominciava ad agitarsi .

Tentò bensi il generale Lecchi di rimediare al male, mandando, d'accordo col quartier generale del re, que

ste indisciplinate bande a guerreggiare nel Tirolo ita liano , ove gli abitatori parevan disposti a sollevarsi a favore dell'italiana indipendenza ; savia risoluzione che

avrebbe potuto partorire effetti ottimi , se l'esecuzione ne fosse stata affidata ad un uorno capace ; ma vedremo fra poco che , causa all'inettezza del capo, essa ebbe uno sterile ed anzi funesto risultato .

Oltre a queste bande irregolari , altre se ne formarono si di Piemontesi che di Lombardi e di altre provincie

italiane (1 ) : ma queste , generalmente delle altre mi gliori, rimaste essendo attaccate sempre a qualche divi sione di linea , aspetterò a farne parola a misura che i fatti a cui presero parte lo richiederanno . Dal sin qui detto si vede che l'aiuto dato dalla Lom bardia alle armi regie fu poco efficace, poichè la stessa divisione Perrone, giunta più tardi in linea , ebbe poca niuna parte ai combattimenti della prima campagna: (1 ) Fra le altre non deve tacersi di quella detta Simonetta

Vicari , di cui ebbi già a far cenno nel secondo capitolo e che vedremo prender bella parte all'assedio di Peschiera .

CH


CAPITOLO III .

237

ma , malgrado la lentezza dei Lombardi nell'ordinarsi a guerra , le sole forze condotte dal re erano talmente su

periori a quelle che l'austriaco maresciallo aveva attorno a sè, che questi dovette risolversi a tirarsi velocemente addietro .

Aveva egli , in quei primi momenti , 20,000 uo- Marzo mini al più , coi quali era venuto il di 24 ad accam parsi dietro l'Adda , ove non ancor certo delle ostilità incominciate da Carlo Alberto , avrebbe volontieri so stato alcuni giorni per procacciarsi notizie su quanto

accadeva nelle provincie ; conoscere l'estensione della sollevazione e dar tempo alle guernigioni di Pavia , di Piacenza , di Crema e di Cremona di venirlo a rag giungere come ricevuto ne avevan ordine ; ma infor mato in tal giorno dell'entrata delle truppe sarde nel regno e della capitolazione del tenente-maresciallo Zichy in Venezia , egli , rinunziando alla difesa della linea dell'Adda , si pose in via li 25 per Crema , e tra ghettato l'Oglio il giorno 26, dopo una faticosa marcia di cinque giorni sotto una pioggia continua , giungeva li 29 a Manerbio sul fiume Mella ; e saputo ivi come la

fortissima Mantova, per cui stava in ansietà grande, an cora si tenesse per l'impero , distaccava immantinente

a quella volta la brigata Wohlgemuth, ed egli , lasciati forti avamposti di cavalleria a Ghedi e vicinanze , ridu ceva il grosso delle schiere a Montechiari dietro il Chiese,

facendo le viste di volervisi saldamente stabilire . In quel giorno le sue forze , aumentate dalle guernigioni di Crema e dagli avanzi di quelle di Brescia e di Cremona, ma diminuite dal distaccamento mandato a Mantova ,

sommavano a 24,000 fanti, 1,500 cavalli e 24 pezzi di artiglieria . Questa sua debolezza tornò a gran vantaggio


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dei Piemontesi , i quali, violando le primissime regole dell'arte, avanzavansi sopra due linee di operazione fra

desso:

loro distanti più di 50 kilometri , poichè mentre il re for col grosso dell'esercito seguiva la sinistra del Po ed

agognando a spuntar Radetzky sul Mincio era appena sul finir di tal giorno a Casal Pusterlengo , Bès con 5,000 regolari al più e 2o 3,000 collettizii avventura vasi sopra Brescia , ove la sua cavalleria giungeva li 31 ; dimodochè se il maresciallo fosse stato quel grand’uomo

di guerra che i suoi adulatori pur vorrebbero farci cre dere, avrebbe con tutta facilità potuto opprimere quel corpo staccato, rilevando con questo fatto il valore dei

depressi suoi soldati ed incutendo per lo contrario gran spavento nelle truppe alleate non ancor use alla guerra.

Diffatti al giorno 30 gli avamposti austriaci erano a Villa -Buffalora che dista soli 6 kilometri da Brescia , ove Bès colle fanterie non giunse che il 1 ° aprile : era dun que facile a Radetzky gettarsi su quella città che, mal fortificata e difesa solo dai cittadini , da 1,000 volontarii di Arcioni , di Simonetta , di Manara e da 500 cavalli piemontesi , difficilmente resistito avrebbe a 24,000 uo mini regolari ; e quand'anche Bès giunto fosse coi suoi 5,000, le sue forze non erano sufficienti per tener testa

alle austriache ( 1): il corpo del re poi, che solo li 31 spinse la sua vanguardia a Crema , non poteva certo giun gere sul Mincio prima del maresciallo; ma anche in tale

lontana ipotesi , questi avrebbe sempre avuto agio di ri (1) Durante la notte dal 1° al 2 aprile diffatti vi fu un allarme

in Brescia : i Piemontesi occuparono la cinta ed i varii corpi di volontarii presero posizione fuori della città ; ma si venne poi a conoscere che non erano che piccole pattuglie di ussari mandate a scorrazzare a quella volta.


มี Ole

d esso : RossBACHER , MOLINARI , BUIRETTE, maggiori.

ed EBERHARD , maggiori. Di guernigione nelle piazze forti. ARMI DIVERSE

Uomini

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Reggimento Hohenlohe Reisinger id . id .

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CAPITOLO III .

239

dursi a Peschiera per la via di Lonato e per quella del lago , di cui allora ancor aveva il dominio .

Invece di eseguire questa ardita mossa , il generale cesareo, distrutti con mine i ponti di San Marco e di Mocasina sul Chiese, preferì di varcare il Mincio il dì 31 lasciando una debole retroguardia a Lonato ; risoluzione prudente se consigliata da fondati timori di perdere per sommossa popolare l'importante città di Verona , o dallo stato di sgomento in cui cadute erano le truppe impe riali , ma che ad un tempo vale a dimostrarci quanto erroneo sia l'asserto di un autore tedesco che vorrebbe

farci credere inconcusso e saldo lo stato morale di quel l'esercito . Ad ogni modo non fu merito dei generali pie montesi se sul primo esordire della campagna essi non toccarono una solenne disfatta.

A questa morale prostrazione delle sue genti par ezian dio che attribuir si debba la risoluzione presa dal ma resciallo di non difendere vigorosamente la linea del Mincio , assai forte per se stessa e resa ancora più for- · midabile se chi ne sta a difesa sia padrone dei due punti

estremi , Mantova e Peschiera . A quell'epoca il tenente maresciallo d'Aspre , il più ardito ed intelligente fra i luogotenenti radetzkiani, facendo prova di sagacia e di militar perizia , abbandonate Padova , Vicenza e tutte le

altre città secondarie , erasi ripiegato col secondo corpo , di cui aveva il comando, sopra Verona ; dimodochè il maresciallo trovavasi, per confessione stessa de' suoi lo datori , alla testa di 57,000 uomini ( V. Quadro no 3) , dai quali togliendo 17,000 per un distaccamento fatto

nel Tirolo, e pel presidio delle fortezze, al qual scopo far concorrere poteva i corpi non combattenti compresi in quel novero, gli rimanevano 40,000 uomini che col


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

locati metà in riserva a Villafranca, metà sulle migliori posizioni lungo il fiume , e coadiuvati nella difesa di esso dai presidii di Mantova e Peschiera , potevano far costar caro il passo del fiume al nemico , minacciandolo anche di sortite alle spalle. Lo spazio compreso fra Peschiera e Mantova non ec cede li 30 kilometri : le acque del fiume, sempre rag

guardevoli e rapidissime, possono venir in breve aumen tate per mezzo di dighe al punto che , rotti i ponti di Goito e di Borghetto, il passarle a guado riesca quasi

impossibile ; ma quand'anche i Piemontesi , che tutto al più ascendevano a 50,000, riusciti fossero a sormon

tare tanti ostacoli , Radetzky, per mezzo delle alture che da Valeggio corrono sino a Pastrengo e che offrono un

eccellente terreno per fare una lenta ritirata , poteva sempre riguadagnare il campo trincierato di Verona (1 ) . Ma Radetzky, poco fidando nel valore delle sgominate sue schiere, inquieto per le proprie communicazioni colla Germania , ove succedevano fierissimi eventi e dalla ( 1 ) Il generale austriaco Carlo Schönals , aiutante di ala di Ra

detzky, e riputato da tutti per autore dell'opuscolo intitolato il Veterano austriaco, pretende che il fiume non è largo e profondo abbastanza per potersi considerare come un impedimento stra tegico : io , appoggiato all'opinione di Jomini, penso il contrario : ecco quanto dice quel chiaro uomo di guerra: « Bien que le Mincio

« soit une petite rivière en proportion de l'immense lac de Garda « dont il sort, il n'est jamais guéable pour une armée quand on « ferme le canal de Salionze : lors même qu'il reste ouvert, les gués dans les plus basses eaux se trouvent en petit nombre et « sont tous à l'avantage de la rive gauche qui domine constam

« ment la droite excepté aux rentrans de Monzambano et Mo « lino près Pozzuolo, lesquels ont sur la gauche un commandement « décidé . »


CAPITOLO III .

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quale aspettava il corpo di riserva che Nugent stava adu nando sulle rive dell'Isonzo, paventando di vedersi re cisa l'altra linea di ritirata per la valle dell'Adige dai volontarii che già romoreggiavano lungo le rive del lago di Garda , risolvette di lasciar a difesa del fiume il solo tenente-maresciallo Wratislaw col primo corpo , ingiun gendogli , ove venisse assalito da forze superiori , di ripie garsi sopra Verona ove egli intanto recavasi il giorno 2 aprile per porre in completo stato di difesa quella piazza in cui intendeva rinchiudersi nel doppio scopo di ripri stinare il morale de'suoi soldati e di attendere il corpo di riserva (1) Nei primi giorni d'aprile pertanto tutte le truppe au- Aprile striache di cui poteva al momento disporre il mare sciallo, ad eccezione del presidio di Ferrara , erano riu nite nel terreno frapposto all'Adige ed al Mincio , il quale ha la forma di un trapezio irregolare , ai' cui quattro

angoli giacciono altrettante fortezze, due delle quali ragguardevolissime, dal che ne risulta uno dei teatri

di guerra più formidabili che si conoscano in Europa. Chiuso a ponente dal Mincio, egli vien limitato a levante dall'Adige , che pigliando origine nelle Alpi Carniche presso il monte Brennero, scende rettamente al sud fra

orride balze lungo i fianchi del monte Baldo , e sboc cando al piano alquanto al dissopra di Verona , inclina a scirocco sino a Castelbaldo al dissotto di Legnago ,

ove volgendo rellamente ad oriente va con corso paral ( 1) 11 Velerano austriaco , cominciando forse a rimbambire, poco assennatamente dice che il maresciallo , che riceveva funeste nuove di quanto accadeva a Vienna , era privo di nozioni sullo stato dell'esercito di riserva : dunque fioccavan dal cielo le no tizie di Vienna ? VOL . III . – 16

PINELLI , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

lelo a quello del Po a metter foce esso pure nell'Adria

tico . A tramontana questo campo di guerra è confinato dal lago di Carda e dalle gole del Tirolo italiano, ed a mezzodì dal Po e dalle basse terre comprese fra il Po e l'Adige, note sotto il nome di Valli Veronesi , ed irrigate dal Tartaro, dal Castagnaro e da un numero infinito di canali più o meno considerevoli . A sinistra di chi vien di Lombardia al punto in cui il Mincio sgorga dal lago di Garda presentasi Peschiera, antico baluardo dei Ve neziani .

Questa fortezza che isolata a sè non potrebbe aver

grande importanza , l'acquista ove venga considerata , come è diffatti, qual parte di un intero sistema di for tificazione. Di piccola capacità, Peschiera offrir non po trebbe commodo ricetto ad una poderosa armata , ma

collocata sulla riva del lago, servir potrebbe di anello con Verona ad un esercito possessore di numerosa flottiglia nel caso che il nemico si fosse impossessato, come av venne ai Piemontesi in quella campagna , dell'altipiano posto fra i due fiumi; colla communicazione libera da

parte del lago essa potrebbe venir sempre supplita di

armi o di vettovaglie, ed in caso disperato il suo pre sidio potrebbe sempre trasportarsi sulla sponda occi dentale del lago ed operare la sua ritirata per la valle del Chiese e dell'Adige superiore : ma nel 1848 gli im periali avendo perduti i due vapori che tenevano sul lago, eran privi di questo mezzo , ed a questa circo stanza , che impedi loro di vettovagliar la fortezza, at tribuir si deve in massima parte la caduta di essa . Mantova siede all'altra estremità del Mincio, il quale altro non essendo che un emissario del lago di Garda, ivi giunto , deposto il carattere di fiume , smisurata


CAPITOLO III .

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mente allargando il proprio letto, ritorna lago che , di viso in tre e separato da ponti e da dighe, assume il titolo di lago superiore, lago di mezzo e lago interiore, estendendosi verso il sud-est sino al punto ove rinchiuso di nuovo in angusto letto riassume la forma di fiume lasciandosi a destra il forte Pietole per andarsi a pre cipitar poco lungi nel Po oltre Governolo.

Mantova giuocò sempre un ruolo maggiore nelle guerre d'assedio ed ognor cadde per capitolazione, per assalto non mai ; tuttavia la sua forza fu forse sempre esagerata , e la relazione del francese Latour-Foissac, per iscusare la resa da lui fattane nel 1795 alle armi im

periali , sebbene evidentemente scritta nello scopo di attenuarne la forza, dimostra ciò nullameno che l'im

portanza di quella fortezza ſu sempre magnificata : vero è che da quel tempo le opere furono accresciute, ma non per questo erano esse in buon stato ; che anzi un

autore austriaco ammette che la grettezza del suo go verno avevale lasciate cadere quasi in isfasciamento :

oltre a ciò debole ne era il presidio, poche e scavalcate le artiglierie, le truppe mal disposte a difendersi e sim patizzanti quasi cogli abitanti già tumultuanti e biso gnosi solo di sprone per fieramente insorgere ; di modo

che se i Piemontesi, accorrendo celeri, piantato avessero le loro batterie sulle sponde dei laghi di mezzo ed in feriore che erano in loro potere , e distrutto coi loro proiettili l'argine Molino che lega la città colla citta della , ed il ponte che separando il lago di mezzo dal l'inferiore unisce la lunetta San Giorgio alla città , la

guarnigione priva delle munizioni da bocca e da guerra, che trovavansi in città , e che non aveva potuto pronta mente trasferire in cittadella per mancanza dei mezzi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di trasporto, insufficiente per numero a difendere quel vasto agglomeramento di fortilizii che, tenuto conto delle molte malattie cagionate dal clima malefico, per esser convenientemente difeso esige non meno di 20,000 uo mini, non avrebbe potuto far una resistenza molto pro tratta .

Porto Legnago altro non è che una doppia testa di ponte sull'Adige , capace di 2,000 uomini al più ; esso è diviso dal fiume in due parti ineguali : la maggiore, detta propriamente Legnago , giace sulla destra del fiume; Porto, che è la minore, trovasi sulla sinistra ; ambidue son cinte da solido muro che prende la forma d'un esa

gono . Per Radetzky, padrone di Verona e perciò delle due sponde del fiume, Legnago era di un'importanza affatto secondaria ; non cosi pei Piemontesi, i quali do vevano tentar d'impadronirsene per avere una commu nicazione costante cogli insorti della Venezia . Verona , fortezza molto meno regolare di Mantova ed

incapace a resistere come quella ad un lungo assedio, ove il nemico riesca ad accamparsi sulle alture che le giacciono alle spalle , Verona aveva però per l'esercito austriaco un'importanza molto maggiore delle altre tre piazze summentovate . La sua giacitura a cavallo di un grosso fiume, ed allo sbocco della valle dell'Adige e di quelle secondarie di Arsa , Pantena e Sugana , ne fa

il punto naturale di ritirata di un esercito che venga costretto dagli eventi di guerra ad evacuar la Lombar

dia ; giacchè se Peschiera e Mantova molto apposita mente considerar si ponno come i bastioni della cortina formata dalla linea del Mincio convenientemente munita,

Verona diviene il maschio di questo vasto e fortificalo scacchiere, ove , perdute le opere esterne, un esercito


CAPITOLO III .

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ridursi possa per rinnovare valida resistenza . Isolata mente poi Verona possiede uno sviluppo tale di fortilizii che la converte in un campo trincierato capace di me glio di 60,000 uomini ; e le sue opere essendo perma nenti, se non autorizzano ad annoverare quella città fra

le piazze regolarmente fortificate, la rendono però molto più formidabile di un semplice campo trincierato con opere transitorie . Essa comanda una gran sfera d'azione che difficilmente permetterebbe al nemico di gettar ponti in prossimità de' suoi fuochi ; ed i quattro esistenti e che legano Verona con Veronetta sono talmente circon dati dall'abitato, che per varcarli convien prima impa dronirsi della maggior parte della città . Sulla sponda sinistra del fiume la parte della città, Veronetta propriamente detta, è circondata da un an tico muro che innoltrandosi verso i colli forma un an

golo molto acuto , al cui vertice sorge il castello di San Felice. Molte opere staccate furono dalle guerre na poleoniche ed eugeniane in poi aggiunte a questa cinta bastionata ; consistono esse nel forte Scholl , posto al nord-est della città e che batte la strada che porta a San Bonifacio , ed in varie torri dette massimiliane , di

costruzione assai difettosa e di un'utilità più che secon daria ; ma la natura del suolo e dei colli che siedono a

spalle di Verona rendono malagevoli le opere di assedio da quella parte. Sulla destra del fiume poi le difficoltà sono forse mag giori; poichè il vecchio muro eretto dai Veneziani che da quel lato cinge la città e che già esisteva ai tempi delle guerre della rivoluzione , era stato dagli Austriaci

in questi lunghi anni di pace potentemente rafforzato con terrapieni molto larghi, con solidi bastioni e cava


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

lieri : dinnanzi poi ad esso erasi innalzato un secondo muro a secco che, percorrendo la periferia dell'intero lato, formava una cinta esteriore con feritoie e numerosi

sportelli muniti di cannoni , e fra la nuova e l'antica cinta esisteva un largo fosso in cui per via di poterne laterali le truppe d'ogni arma potevano venirsi a schie rar a battaglia ed uscire ordinate al piano, offrendo in pari tempo un ottimo ricetto in caso di ricevuta ri pulsa : il qual fosso poi poteva all'uopo per via di dighe venire riempito colle acque del fiume. Dietro questa doppia cinta, là dove l'Adige descrivendo una curva

molto pronunziata divide la città in due punti , varii solidi fabbricati, come il Castelvecchio , le caserme e

l'anfiteatro, formavano lungo la corda di quell'arco una terza linea molto più ristretta delle due precedenti , e finalmente il fiume presentava all'invasore un quarto ostacolo. Esteriormente all'angolo sud-ovest della cinta , dinnanzi al vecchio bastione di Spagna , sorge il forte San Procolo , che incrociando i suoi fuochi con quelli

del bastione di tal nome e di quel di San Zeno, domina completamente la gran strada che da Verona per Croce Bianca tende a Peschiera .

Oltre a queste artificiali difese agglomerate sulla riva destra del fiume, la natura stessa cinse Verona di una

corona di alture, che un giorno forse chiudevano l'alveo del fiume, e che cominciando a ponente a Chievo e cor rendo alla distanza media da Verona di 1,300 metri in

semicircolo verso levante vanno a terminare presso Tom betta, al punto ove l'Adige forma un gomito collo spor gente rivolto a libeccio , lasciando quivi una pianura che da Santa Lucia si protrae verso la Porta Nuova della

città, ed a dominar la quale dovevasi erigere un forte


CAPITOLO Ul.

247

staccato , il quale però in allora ancor non esisteva . Tuttavia se questa cinta riesce di gran giovamento per

una difesa passiva , può esser d'incaglio per le sortite del presidio , ed , ove cada in man del nemico, offrirgli un'ottima linea di circonvallazione , di dove potrà con

grosse artiglierie considerevolmente danneggiare la cinta esteriore ed efficacemente respingere qualunque offen siva dell'assediato .

Dal sin qui detlo appare che assediar Verona era cosa seria tanto da un lato del fiume che dall'altro ; e che a

bloccarla si richiedevano forze di gran lunga maggiori a quelle degli alleati. Oltre a queste quattro fortezze il maresciallo austriaco , usufruttuando la solida costru

zione delle case italiane, aveva convertito in passeggiere ridotte varie cascine , abbarrate le vie e trincierato al

cuni dei villaggi posti sul terreno che gli alleati , avan zando dalle rive del Mincio , percorrer dovevano per re carsi a quelle dell'Adige . Tale era l'intralciato teatro guerriero sopra cui il vecchio Radetzky attendeva l'ine sperto suo avversario .

L'esercito piemontese intanto a gran passi procedeva verso il Mincio : ma se pronte erano le sue marcie, non per questo vestivano esse quel carattere militare di cui dovrebbero sempre essere improntate. I condottieri dei

soldati regii , condividendo l'erronea opinione generale che l'esercito austriaco fosse in piena dissoluzione , e che ormai più non si trattasse che di andare a piantar la bandiera tricolore sulle vette del Brennero , non altri menti curavansi di ordinare e far eseguire quelle pre cauzioni che i dettami della guerra impongono a qua

lunque ben ordinato esercito . I Piemontesi, generalmente ben accolti nelle provincie lombarde, spensieratamente


248

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

innoltravansi : il soldato , ben nudrito , bene alloggiato, credendo che le cose avessero a continuare su questo

andare, lieto chiamavasi del nuovo suo stato (1) , e schia

mazzando e canterellando a piena gola certe insulse canzoni dell'epoca riboccanti di mille abbietti impro perii a Radetzky ed ai suoi soldati , faceva sacramento

di farne aspro governo, seppure raggiungere li poteva (questo era il timore !) prima che rivalicassero le Alpi :

i capi poi se non spingevano a tal segno le stolte spe ranze, opinavan però generalmente che la linea del Min cio sarebbe stata varcata senza contrasto, che Peschiera

e Mantova ceduto avrebbero alla prima intimata , e che tutto al più , secondo tutte le apparenze, sotto le mura di Verona si sarebbe combattuta una battaglia campale, che, vinta senza dubbio dai Piemontesi sopra gli atterriti Tedeschi, deciso avrebbe della sorte dell'intera penisola in favore della causa nazionale . Non avevano in vero alcuni divisionarii omesso di

prescrivere certe precauzioni ; ed il generale Broglia, a

cagion d'esempio , ordinato aveva di scegliere in ogni battaglione 60 individui destinati a far il servizio di per lustratori e fiancheggiatori delle colonne : ma oltrechè questo servizio, che avrebbe dovuto essere disimpegnato dalla cavalleria, era poco conveniente agli ufficiali e sol dati di linea, i capi di corpo inoltre non vi davano al

cuna importanza (2) . Quest'imprevidenza costò cara alle ( 1) Il soldato di fapteria , regalato di vivande e soprattutto di vino dagli abitanti , riceveva i viveri in danaro e toccava una svanziga al giorno.

(2) Nel mio reggimento io venni destinato ad assumere il co mando dei 180 soldati incaricati di assicurare i fianchi ai tre bat

taglioni : partito da Castel Goffredo li 8 aprile per andare a Ca


CAPITOLO III .

249

truppe del primo corpo d'armata , ed avrebbe potuto cagionare danni gravissimi : ecco come andò la cosa . Il re partito da Pavia e spintosi colle truppe della prima

enyat K divisione per Codogno a Cremona , ivi ſissava il suo quar tier generale il di 3 aprile, e convocava all'indomani un consiglio di guerra, in cui lungamente si discusse sulla via da tenersi : finalmente la celebrità, di cui immerita

mente godeva la cavalleria imperiale , consigliando al primo corpo , che non aveva ancor seco che il solo reg gimento di Genova cavalleria , di evitare le pianure di Ghedi e di Montechiari , si pensò di costeggiare la riva sinistra del Po ; ed essendosi allora solo destata l'idea

tardiva di un colpo di mano sopra Mantova , ove mal grado i rinforzi già spediti dal maresciallo ancor face vasi fondamento sopra una sommossa popolare, dopo aver perduto tutto il giorno 4 in inutili discussioni , venne deciso di marciar a quella volta ; perlocchè, mentre vriana , io chiedevo mi venisse permesso di far caricar le armi ai miei uomini : ma il colonnello me ne facea formale divieto :

avendo io però insistito presso il maggiore del mio battaglione dimostrandogli a quali terribili conseguenze ci esponessimo av venturandoci in un paese che dicevasi infestato dalla cavalleria nemica con le armi scariche, egli, dotato di maggior tatto militare , concordava meco , ma dicevami tuttavia di non osare di ordinar

melo , e lasciar pertanto la cosa pienamente sulla mia risponsabi lità ! Il lettore può ben comprendere che delle due risponsabilità scelsi la meno grave e che i fucili furono caricati. Alcuni giorni

dopo per lo contrario quel benedetto uomo di colonnello , sebbene ci trovassimo al Borghetto in seconda linea , poichè a Valeggio stavan dinnanzi noi 5 o 6,000 uomini , non voleva più che i sol dati scaricassero i fucili pieni di ruggine per cinque giorni di pioggia costante ; ed anche allora fu forza ai capitani di pigliar

sela sopra sè, facendo scaricare e ricaricar i fucili ai soldati pochi alla volta ,

Cucura


250

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

il re trasportava il giorno 5 il suo quartier generale a

Bozzolo, Bava partendo da Cà de Stefani e passando per Piadena , Bozzolo e San Martino dell'Argine, giungeva a sera innoltrata sulle rive dell'Oglio : trovato il ponte semidistrutto e custodito dalla parte degli alleati dalla compagnia Griffini e da alcuni volontarii del contado cremonese , Bava , fattolo riparare alla meglio , collocava nel borgo di Margaria , posto sulla sinistra del fiume, un battaglione del 5° reggimento di fanteria, una com

pagnia di bersaglieri ed una mezza batteria , spingendo un pelottone di 20 cavalli ed uno di 40 ſanti 400 metri

circa innanzi in avamposto sullo stradale che tende a Mantova : i due altri battaglioni del 50 coll'altra mezza batteria bivaccarono sulla destra dell'Oglio, ed il rima

nente della divisione pernottò a San Martino dell'Argine . Eransi i fanti di vanguardia collocati a sinistra dello stradale sorvegliando malamente la destra , ove un pro

fondo fosso pareva rendere difficili le sorprese, e la sciando alla cavalleria la vigilanza dello stradale . Il te

nente M ..... , comandante di quei 20 cavalieri , aveva bensi spinto due vedette più innanzi, ma ridottosi poscia col rimanente sotto una tettoia al coperto , non si diede più cura di far pattugliare durante la notte ; locchè

diede agio a Benedeck, che giunto da Pavia a Mantova intrapreso aveva quella notte una ricognizione, di far penetrare alcuni Tirolesi fra le paludi che circondavano la destra , alle spalle delle vedette : giunti essi inosser

vati verso l'una dopo la mezzanotte a poca distanza dalla tettoia, vi eseguirono contro una repentina scarica , la

quale portò lo scompiglio fra cavalli e dragoni , che uscendo alla rinfusa dal loro ricovero, portarono lo spa vento nelle altre truppe : il piccolo posto di fanteria che


CAPITOLO III .

251

stava sulla sinistra della strada ritirossi frettolosamente

per alcuni viottoli ; i bersaglieri ed il battaglione allog giato nel borgo, prese le armi, stettero in attesa di essere assaliti da forze considerevoli , ed un colpo di cannone

sparato contro un nemico immaginario portato avendo l'allarme sino a Bozzolo, le truppe stanziate a San Mar tino mandarono grosse pattuglie verso il fiume, due delle quali , procedendo senz'ordine, scontratesi di notte si fucilarono a vicenda . Si gran fracasso però spaventò tanto i Piemontesi che i Tedeschi, i quali appena udito il rombo del cannone, celeremente ripiegavansi sopra Mantova, traendo seco 9 dragoni ed 8 cavalli stati in quel primo momento di terrore catturati da 40 ulani

gettatisi animosi sopra i fuggiaschi. Questo tafferuglio, in sè poco importante, invece di insegnare ai duci dei regii di inculcare maggior vigi lanza ai piccoli posti curandone essi stessi il buon col

locamento, non ebbe altro risultato fuorchè d'inspirare ai non per anco agguerriti soldati piemontesi una tal

timidezza quando erano in avamposto , per cui i falsi allarmi divennero da allora in poi frequentissimi ; ed in quella notte stessa successero casi gravi di pusillani mità e d'indisciplina , poichè alcuni soldati che fuggiti erano sino a Bozzolo, trovatene chiuse le porte , osarono far fuoco contro l'abitato ; dismettere adunque con se verità salutare il poco vigile ufficiale di cavalleria, e far

fucilare quei ribaldi ammottinati era quanto il bisogno di raffermar la disciplina all'esordire di una campagna potentemente consigliava ; ma il re , già avendo adottato quel sistema fatale di indulgenza che riuscir doveva cosi nocivo alle armi italiane , l'inetto ed i facinorosi anda rono impuniti .


252

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Appena albeggiò , fece Bava eseguire una ricognizione, che pose in chiaro come l'attività del governatore di Mantova ed i rinforzi da lui ricevuti avessero fatto sva

nire ogni speranza d'impadronirsi per sorpresa di quella piazza . Decise allora il re di portare tutte le sue forze

sulla linea del Mincio per darvi battaglia se il nemico avesse osato di ivi aspettarlo . In conseguenza le truppe abbandonarono il giorno 7 i loro alloggiamenti ; la prima divisione per Redondesco venne su Gazzoldo sul far della notte , ma Bava , non volendo avventurarsi pendente l'o scurità in terreno ignoto , ivi ne trattenne il grosso, OC cupando colla vanguardia Cå Bozzelli ; il corpo di riserva ,

partito parimenti il di 7 da Piadena , da Gazzuolo e dintorni , passato l'Oglio a Canneto, segui la prima di visione a breve distanza ; e la brigata Acqui , facente parte della seconda divisione del primo corpo d'armata , ab bandonar doveva Asola li 8 al far del giorno ed avan

zare anch'essa in tal direzione, mentre il secondo corpo d'armata , passando per Asola , Castelgoffredo e Cavriana , portavasi esso pure superiormente sul fiume. Wratislaw , incaricato di difendere col primo corpo austriaco una linea di 30 kilometri , aveva appostata

una brigata a Monzambano , una a Valeggio , e quella del generale Wohlgemuth a Goito, mentre egli tenevasi col rimanente a Villafranca, punto ad un dipresso cen trale e distante 8 kilometri dal fiume, sulle rive del quale

sorgono i tre villaggi suddetti . Siede Goito sulla destra del Mincio al punto ove i stradali di Gazzoldo e di Mar mirolo formano tra loro un angolo retto . La terra è circondata da un vecchio muro dietro cui gli Austriaci si

erano collocati , praticandovi feritoie e servendosene come di una testa del ponte in pietra che dà accesso alla strada

1


( 2) Buona parte di questo patlagnone era stata uatenuta

nova per salir sulla flotta che stava allestendosi , e dove ade doveva al servigio speciale per cui era creato .


252

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CAPITOLO NI .

253

di Mantova , lontana da Goito un kilometro e mezzo . Un autore tedesco dice che gli Austriaci avevano tentato di far saltare il ponte sin dal giorno prima , ma che ne erano stati impediti dalla dirotta pioggia ; pare impos sibile che non trovassero modo di ottenere l'intento in

tutta la giornata, ond'io credo piuttosto che difender lo volessero ; ad ogni modo fatto è che quando i Piemon tesi vi si presentarono esso era ancora in piedi . Stava a difesa di quel borgo sulla destra del fiume una com pagnia del 40 battaglione di cacciatori tirolesi, detti dell'Imperatore, forte di 160 uomini ; le altre tre com pagnie, sommanti įnsieme a 520 uomini, tenevansi al di

là del fiume con un battaglione di linea del reggimento Oguliner 1,200 uomini , due squadroni di usseri Ra detzky (1 ) , 230 uomini , e quattro pezzi di artiglieria , mentre un altro battaglione di fanti gradiscani trovavasi a Pozzuolo , terra posta a 5 kilometri superiormente a Goito e sulla riva sinistra .

Fredda e piovosa era stata la notte ; ma a mattino innoltrato , surto essendo un vivido sole , Bava partiva da Cå Bozzelli , e giungeva verso le 10 mattutine sulle alture che si innalzano a ponente di Goito con 300 uo mini del battaglione Real Navi (2) , con 150 della seconda compagnia Bersaglieri, coi volontarii di Griffini ed i Genovesi di Ferrari , sommanti assieme a 180 uomini , con tutta la brigata Regina , forte di 4,000 uomini, una compagnia di zappatori del Genio , di 138 uomini , un (1) Questo era il reggimento di cui Carlo Alberto era titolare , ma che appena rotta la guerra aveva cambiato nome.

(2) Buona parte di questo battaglione era stata trattenuta a Ge nova per salir sulla flotta che stava allestendosi , e dove adempier doveva al servigio speciale per cui era creato.


hoito 254

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

pelottone di 25 dragoni di Nizza cavalleria e la 6a ed 8a batteria di battaglia ; questa vanguardia era seguita a breve distanza da 4,000 fanti della brigata Aosta e da 1,000 cavalli dei reggimenti Nizza e Genova cavalleria. Fugate le sentinelle tirolesi che stavano sull’erta, i Pie

montesi , preceduti da una forte catena di bersaglieri , venivano in colonna giù per la china ; quando Bava , vedendo che il cannone austriaco cominciava a bersa

gliarne la testa , faceva spiegar a battaglia due batta glioni del 9o reggimento a destra ed a sinistra della strada, tenendo gli altri quattro della brigata in seconda linea piegati in colonna , e spingendo in pari tempo le Real Navi in colonna serrata sullo stradale, seguite da una sezione di artiglieria . Innoltratisi in tal ordine, i Piemontesi venivano ac colti da un vivo fuoco di moschetteria partito dal vec chio muro , dalla caserma, dal palazzo Somenzari e da quello dell'artiglieria collocata sulla sinistra del fiume: ma pesava sul cuore dei Piemontesi il tedio di trentatre

anni di pace; ed il maggiore Jaillet rispondendo effica cemente con una batteria collocata sul colle più prossimo alla città al fuoco nemico, i Bersaglieri animati dal prode loro colonnello Alessandro Lamarmora , mal tollerando

ogni indugio, risoluti spingevansi verso la porta del vil laggio , seguiti dalle Real Navi e sostenuti dai 25 dragoni guidati dal tenente Franchelli . Colà giunti, mentre una parte di essi davano la scalata al muro e scavalcavano le barricate erette dietro la porta che tentavasi d'atter rare, un'altra squadra , col suo valoroso colonnello in testa, volgendo a destra indirizzavasi verso il ponte: e

sebbene in tal momento Alessandro Lamarmora, colpito da palla di fucile nella mandibola , costretto fosse a ri


CAPITOLO III .

255

tirarsi, non perciò arrestavansi gli animosi Bersaglieri ; il che vedendo i Tirolesi , abbandonati i ripari , preci

pitavansi alla volta del ponte ; perlocchè Bava velocemente spediva a sostegno di quei pochi bersaglieri un batta glione del 90, sotto gli ordini del generale divisionario D’Arvillars, mentre la compagnia Griffini, sprolungan dosi lungo la destra del fiume, scambiava fucilate coi

Tirolesi collocati sulla sinistra . Contemporaneamente Trotti penetrava con un altro battaglione e con una se zione di artiglieria nel villaggio vicino, sgombro di ne mici ; e facendo sagacemente collocare quei due pezzi, imprendeva a bersagliar di sbieco i cannoni austriaci al di là del Mincio.

Scendeva frattanto al piano il 5° reggimento Aosta , mentre il 6° reggimento, Nizza cavalleria e la balteria, che aveva prima dall'alto aperto il fuoco sul nemico e che ora dall'avanzare dei nostri era costretta a desi

stere, d'ordine di Bava prendevano posizione non lungi dal punto ove la strada di Gazzoldo si congiunge al

gran stradale di Mantova per impedire che la guerni gione di quella fortezza, operando una sortita , venisse per Rivalta e Rodigo ad assalirli alle spalle . Wohlgemuth , notato l'ardore dei Piemontesi e la loro superiorità numerica , rinunziando a difendere ulterior mente il ponte , dava ordine di farlo saltare , concen trando la diſesa nelle case poste sulla sinistra del fiume. Saltava il ponte con orribile fracasso, ma i pilastri resi stito avendo all'esplosione, i Bersaglieri, seguiti da al cuni soldati delle Real Navi e della Regina , gettavansi

per quella perigliosa via tentando di pervenire sull'op posta sponda ; mentre alcuni altri invano cercavano di

guadare inferiormente il fiume per tagliar la ritirata al


256

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nemico . Questi, impedito dall'abbattere il parapetto dai tiri dei volontarii di Griffini e di una compagnia di cac

ciatori Aosta giunta in rinforzo, e grandemente tribolato dai tiri delle nostre artiglierie che sfasciavano le case ove ricoverati s'erano i Tirolesi , paventando di veder ormai traghettare il fiume dal nemico in forza ragguar devole per quell'angusto sentiero , si decise allora alla ritirata , abbandonando un cannone stato smontato dai tiri dei cannonieri piemontesi, un centinaio di prigio nieri e 60 circa fra morti e feriti. Trovaronsi fra i morti

un capitano Knezich , colpito da un bersagliere mentre dal balcone dell'albergo della Giraffa , adempiendo più

all'obbligo di soldato che d'uffiziale, era intento a far fuoco sui Piemontesi, e due giovinotti Hofer, uno sotto tenente e l'altro cadetto, e nipoti entrambi del celebre Hofer l'eroe tirolese, posto a morte quegli da atroce ti ranno per aver pugnato in sostegno della libertà patria ,

caduti questi per essere strumento dell'oppressione di un altro popolo . I prigionieri in gran parte apparte nevano alla compagnia incaricata della difesa del vil laggio ; non potendo essi più attraversare il fiume sul distrutto ponte, molti riuscirono a ripiegarsi sopra Bor ghetto, ma varii furono costretti a cedere le armi. Dei

Piemontesi perirono 6 soldati e 2 ufficiali, Galli di Man tica tenente dei Bersaglieri , e Wright delle Real Navi, oriundo inglese, figlio secondogenito di quel colonnello che era venuto nel 1814 al servizio della sarda mari

neria : colpito in fronte mentre animava i suoi , il forte

giovane spirò sull'istante prima vittima di questa santa ed infelice guerra. I feriti furono 41 , fra i quali Ales sandro Lamarmora , Alli di Maccarani , maggiore co mandante delle Real Navi , gravemente colpilo in petto ,


Gorti CAPITOLO III .

257

Bellegarde primo capitano che ebbe il pugno fracassato

da palla di moschetto mentre accingevasi a rimpiazzare il maggiore , e Roggero capitano aiutante maggiore del 100 reggimento, colpito nel braccio sinistro mentre ag giravasi fra le sezioni della colonna . Nè tacerò il funesto destino del prode Domenico Berta, cacciatore del 9o reg gimento, il quale privo d'una gamba mentre fra i pri missimi correva sulle pile del distrutto ponte sulle traccia del fuggente nemico , volle che un compagno gli tagliasse le carni penzolanti , e condotto quindi all'ambulanza spirò sotto i ferri chirurgici, gridando viva il re ! Questo felice combattimento grandemente esaltò l'a nimo dei Piemontesi, i quali forse lo magnificarono al di là della ragione ; ma tutti sanno di quanta impor tanza sia in guerra il successo primo , ed oltrecchè fu sempre uso di guerra di esagerar le proprie vittorie ,

non s'addiceva poi certo agli scrittori tedeschi, che tanto chiasso fatto avevano per un posto sorpreso a Marcaria , di criticare il tronfio bollettino con cui Carlo Alberto ne diede notizia all'esercito ; lo stesso Napoleone , uso a guadagnar tante giuste battaglie campali , e l'Austria sel sa , suoleva rappresentare come luminose vittorie le più semplici avvisaglie . Durò il fatto di Geito tre ore , ed appena i Piemontesi furono in possesso del ponte, Bava

affrettavasi a farlo ristabilire dalla compagnia Ferrero del genio ; tuttavia il ritardo inevitabile e la mancanza od ignoranza di un guado in prossimità impedirono di disturbare la ritirata fatta da Wohlgemuth per Marengo, Roverbella e Mozzecane sopra Villafranca. Al primo annunzio dell'attacco di Goito Radetzky era

uscito dalla piazza con 15,000 uomini , pronto a soste nere il suo luogotenente, ove i Piemontesi, varcando in VOL . III

17

PINELLI , Sloria ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

forza il fiume, tentato avessero di seriamente inquie tarne la ritirata ; e veramente ciò si sarebbe dal canto

loro potulo operare, e forse una battaglia campale verso Villafranca contro truppe sfiduciate avrebbe dato im mensi risultati e posto anche fine alla campagna dando Verona in mano degli alleati ; ma per ciò fare sarebbe occorso che la seconda divisione del primo corpo ed il secondo corpo d'armata del generale De Sonnaz , non che la riserva del duca di Savoia , fossero già in misura di assalir Monzambano lo stesso giorno 8, e di togliere

agli Austriaci il passo di Borghetto per dove avrebbero potuto voltarsi alle spalle degli assalitori e scinderli in due parti , mentre il primo corpo innoltrato si sarebbe al piano sulle traccia di Wohlgemuth ; ma vedemmo

invece che le forze piemontesi erano ancor sparpagliate, incompleta la seconda divisione, mancante ancora della brigata Casale che veniva dalla Savoia , ed il secondo corpo giunse sul fiume solo li 9 ; di modo che, quan d'anche Bava avesse riunito a sè la riserva e la brigata

Acqui , avrebbe ciò nulladimeno agito temerariamente

avventurandosi sopra Villafranca, e ponendosi nella ne cessità di venire a battaglia contro forze superiori, e fresche e pratiche dei luoghi, ed alle spalle un gran

fiume ed una piazza forte munita di ragguardevole presidio .

Il vigile generalissimo imperiale nel giorno stesso in cui avanzavasi per raccogliere all'uopo le schiere di

Wratislaw, inquieto sempre per le proprie communi cazioni e volendo vietare agl'insorti veneti di porger la mano all'esercito regio, faceva eseguire dal generale maggiore Federico Liechtenstein una forte ricognizione dalla parte del Vicentino . Spintosi quel generale sino a


CAPITOLO III .

259

San Bonifacio, venne a sapere come a Sorio 1,000 volon tarii delle città venete comandati da Sanfermo , antico

avanzo delle schiere napoleoniche , si fossero ivi trin cierati ; immantinenti egli , prendendo colla propria bri gata , forte di 2,400 uomini, con 200 ussari e 6 cannoni, la via che guida direttamente a Sorio, mandava il mag giore Martini con due compagnie del reggimento Haug witz sulla via di Montebello, cercando così a circuire il nemico . Sanfermo aveva fatto abbarrare le strade di

Sorio, onde giunta la colonna Liechtenstein si vide cal damente accolta dalla moschetteria dei sollevati ; ma il

capo loro avendo debolmente munito il ponte sul tor rente Chiampo , distante appena un kilometro da Mon tebello, fu facile a Martini forzarlo , ed impadronitosi di 2 cannoncini ivi disposti , entrare nella terra che ab bandonava crudelmente al saccheggio per punirne gli abitatori, alcuni dei quali avevano dalle finestre fatto fuoco sui suoi soldati ; e qui pure, amaro a dirsi , fu rono mani italiane che le sostanze rapirono ed il sangue

sparsero dei loro fratelli! I volontarii di Sanfermo, che sino ad allora avevano virilmente sostenuto l'urto di

Liechtenstein, udita la fucilata alle proprie spalle, pen sarono ad eseguire una ordinata ritirata , lasciando sul

campo 60 dei loro morti o disperatamente feriti, ed altrettanti coi 2 cannoni in poter del nemico . Sanfermo, caduto in discredito per non aver in miglior modo prov veduto alla difesa del ponte , si vide costretto a dismet tersi dal comando .

Nel giorno seguente De-Sonnaz, giunto esso pure sulle rive del Mincio , si accinse a sloggiare i Tedeschi dalle posizioni che occupavano . All'approssimarsi di Broglia a Monzambano, il nemico , abbandonato quel villaggio


lenganland 260

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

posto sulla destra del fiume e fattone saltare il ponte, si ridusse nelle case sile sull'altra riva , limitandosi a can

noneggiare le teste delle nemiche colonne ; ma a quell'al tezza la sponda destra ha un comando cosi spiegato sulla sinistra , che la nostra artiglieria, diretta dal maggiore Filippa , ebbe bentosto trovata una posizione da cui co stringere la tedesca ad allontanarsi ; ed i zappatori del Genio diretti dai capitani Rocci e Morand e coadiuvati dalla terza compagnia del primo battaglione del 16°, avendo bentosto ristabilito solto il fuoco nemico il ponte, il primo reggimento Savoia , preceduto da' suoi bersa glieri e seguito da un battaglione del 160, formatosi in colonna e condotto dal proprio colonnello Boyl (1), ri solutamente gettavasi sulla sinistra sponda : il che ve dendo Strassoldo, che ivi comandava ai Tedeschi, ab bandonato il promontorio di Brentino ove raccolto si era , diè opera a ritirarsi celeremente, di modo che alle

5 pomeridiane i Piemontesi erano padroni di quelle lo calità non avendo sopportato in tal fatto che il lieve danno di un soldato morto e di tre feriti, uno dei quali,

sebbene leggermente, fu il piacentino Marazzani, capi tano dello stato-maggiore. La perdita dei nemici deve esser stata minima , non avendo dessi presentata alcuna resistenza nè combattuto allo scoperto .

Quasi simultaneamente Mollard , colonnello del secondo

reggimento Savoia , assaliva , d'ordine di De-Sonnaz, il villaggio di Borghetto difeso dalla brigata Rath . Giun gevano i Savoiardi rimpetto a quel luogo verso le 2 pomeridiane, e trovandolo sgombro dal nemico che (1) Attualmente maggior -generale e figlio di quell'ufficiale d'ar tiglieria che s'era distinto nella campagna del 1794.


CAPITOLO III .

261

aveva distrutto il ponte ed erasi accampato dall'altra parte del fiume, sulle alture ove sorgono gli avanzi del vecchio castello di Valeggio, posero mano a riattare il ponte ; già quasi terminato era il lavoro , e già un pe lottone di granatieri, comandato dal tenente Pélissier, stava per afferrare la sinistra sponda , quando un ne mico proiettile veniva a nuovamente sconquassare il ponte; per modo che il Pélissier , il sergente Blanc ed il granatiere Gerdil , i quali già erano balzati a terra , rimasero isolati ; per buona sorte alcune case sorgenti lungo il fiume ed il terreno che s'erge a picco celati avendoli agli occhi del nemico collocato sull'alto, essi

appiatlandosi in una cascina poterono aspettar la notte ; venuta la quale , postisi in debole palischermo, riusci rono a riguadagnar la sponda amica." Continuava frattanto l'artiglieria austriaca a tuonare ed a rendere impossibile un secondo stabilimento del ponte : la notte era imminente ; laonde Mollard ritrasse

le sue genti sul monte della Fratta, che sorge a tergo di Borghetto ed in prospetto delle alture occupate dal nemico, ed ivi passò la notte ; all'indomani gli Austriaci avendo ritirate le artiglierie e non lasciato più che una debole guardia , l'arma del Genio potè riattare il ponte per dar passo alle artiglierie (1 ) ; il giorno 11 il secondo reggimento prese possesso di Valeggio , sgombrato ap pieno dal nemico, che dopo essersi concentrato attorno

a Villafranca , erasi li 11 ripiegato sopra Verona , non lasciando per battere la campagna e per scortare i ba (1) In tal lavoro un animoso zappatore del Genio gettossi vo

lontario a nuoto per andar a legare una fune dalla parte opposta, ma travolto dalle acque del fiume, ivi impetuosissime, mori vit tima del suo zelo.


in 262

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gagli che alcune frotte di cavalleggieri , una delle quali cadde in mano dei regii mentre scortava un convoglio di biade . La divisione Broglia stabilissi allora solida mente nei punti importanti di Monzambano e Valeggio,

collocando i suoi avamposti al di là di quei borghi, sulle vie che tendono a Castelnuovo , a Custoza ed a Villafranca. In questi tre combattimenti , che altro invero non fu rono che scontri parziali fra le due nemiche vanguardie, i Piemontesi mostraronsi valorosi e da non ordinario

ardire animati; ad accrescere il quale opinò il re che

il miglior modo fosse quello di accordar con profusione ricompense, dal che ne consegui che molti, i quali in quelle giornale nulla fatto avevano più del proprio do vere, vidersi decorati . All'aprirsi d'una campagna, con truppe non rotte ai rischii della guerra , era certamente

preferibil consiglio largheggiare in premii che esserne soverchiamente avaro : ma eravi modo di ciò fare senza

gettare in disistima le decorazioni a tal uopo instituite; ora invece si segui un modo affatto sconveniente : le medaglie, anzichè alle azioni di personal valore, date vennero al grado superiore od alla maggior anzianità,

e l'intrigo avendovi la sua parte, si videro in breve de corati tutti quelli ufficiali che più accostavano i capi, e molti dei quali corso non avevano alcun pericolo; e la cosa andò col tempo al punto che furono decorati per alcuni fatti uomini che assistito non vi avevan tampoco;

mentre, per lo contrario, varii comandanti di piccoli drappelli che mandati in ricognizione fecero veramente

cose degne di guiderdone, ne andarono privi solo perchè ebbero modestia bastante per non tessere il proprio elogio nei loro rapporti. Questa smania di decorazioni ebbe poi anche quest'altro gravissimo inconveniente, e


CAPITOLO III .

263

fu che mentre un numero stragrande di ufficiali venne decorato , pochi sott'ufficiali e soldati invece consegui rono quel premio che pel soprassoldo che vi era annesso ( e che in quell'epoca fu per legge del Parlamento por tato al doppio) pareva più adattato per loro , ai quali

arrecava non lieve vantaggio pecuniario, anzi che agli ufficiali, per cui un semplice attestato di benemerenza pare debba esser reputato sufficiente.

Da quanto io venni ora dicendo non deve però il let tore inferirne che tutti coloro i quali ottennero una o più medaglie , meritate non le abbiano : mai no , chè per lo contrario molti eran degni di premio anche mag . giore ; ma certamente le ricompense furono prodigate, e senza discernimento accordate ; perlocchè io , differen ziando da quanto praticai nella narrazione delle antiche campagne dell'esercito piemontese , nelle quali mi feci studio di citare quanti mi venne fatto di riconoscere

decorati, nelle due invece combattute in quest'ultima epoca asterrommi dal dar l'elenco dei decorati pei varii

fatti, e ciò tanto per scansare una tediosa nomenclatura, quanto per non esser costretto a nomar tali che certo

non meritano d'esser segnalati dalla storia , limitandomi a citar soltanto quei fatti che per la prestanza ed im portanza loro maggiormente ridondano a decoro delle armi italiane .

L'ordine degli eventi vuol ora ch'io dica delle ope razioni secondarie eseguite dai corpi volontarii nel Ti

rolo . Vedemmo come varie bande irregolari , partite da Milano negli ultimi di marzo, venissero su quel di Bre scia, gli uni a far guerra al Tedesco , gli altri a gri darla solo . Le angherie per cui questi ultimi si resero in breve gravosi agli abitatori indussero il governo prov


Tyrol 264

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

visorio ad assoggettare tutti i corpi dei volontarii ad un solo comando. Era giunto in Milano il di 28 marzo Michele Allemandi , lo stesso che guidato aveva una delle deboli colonne che tentavano nel 1834 l'invasione

della Savoia. Spacciavasi egli per emigrato politico del 1821 , quando invece in quell'epoca egli altro non era che un adolescente costretto a seguire il padre, oscuro congiurato stato destituito in quell'epoca . Avendo Allemandi preso parte alle campagne del ge nerale Dufour contro il Sonderbund , era riuscito in

quella guerra, assai sterile di fatti d'arme, a conseguire il grado di colonnello federale; e presentatosi in tal

qualità al governo provvisorio , che allora appunto te neva pratiche colla Svizzera per averne soldati , in quella furiosa distribuzione di gradi venne nominato generale, poichè parve a quei barbassori che niun uomo potesse esser più idoneo a ben condurre la guerra per bande a cui destinavansi i corpi volontarii, che costui, il quale già aveva battagliato qual colonnello nelle svariatissime

regioni elvetiche ; onde eccolo isso fatto eletto coman dante generale di tutti i corpi volontarii . Portatosi l'Allemandi a Brescia e fattosi, non senza

difficoltà , riconoscere nella nuova sua qualità dai capi delle varie colonne ( 1), venne a sapere come alcuni di essi già spinti si fossero coi loro uomini verso il lago sulle traccie del nemico, come Manara entrato fosse a

Salò li 3 aprile, e come i due vapori austriaci il Benaco ed il Ranieri, che solevano solcar le acque del lago, ca duti fossero con alcune altre barcaccie in mano degli (1) Torres , sdegnando assoggettarsi ai suoi comandi, partiva

con pochi seguaci alla volta di Mantova , e bentosto più non udissi parlar nè di lui, nè del suo esercito.


CAPITOLO Ul.

265

Italiani. Comprese Allemandi che il più premuroso da farsi era di raffazzonare alquanto quelle bande indisci plinate ; e convocati pertanto presso sè in Montechiari i capi colonna li 6 aprile , venne deciso che queste sa

rebbero ridotte a quattro, designando per comandarle Arcioni, Manara, Longhena e Thannberg. Oltre a questi, la colonna Simonetta -Vicari , composta in gran parte di Ticinesi che avevan preso le armi solo per difendere i

Milanesi, ed a cui gl'interessi domestici non consenti vano di star lungamente assenti dalla patria , ottenne di rimanere sotto Peschiera col generale Bès ; annoverava

essa circa 300, di cui la metà armati di ottime carabine svizzere .

Dovevano questi corpi , organizzati cosi alla meglio , por mano alla progettata spedizione del Tirolo meri dionale , degli abitatori del quale forse esageravansi le italiane tendenze , ma ove era indubitato che il governo

provvisorio aveva numerosi aderenti ; ma siccome era stato ingiunto dal general Lecchi all'Allemandi di con certare le sue mosse col quartier generale di Carlo Al

berto , cosi egli , quantunque le sue forze fossero giả scemate dalle colonne Longhena ed Arcioni, che pre correndolo e rimontando la val del Chiese , venuti sul lago d'Idro, di cui quel fiume è l'emissario, impadro niti si erano di Condino ; tuttavia credette dover ottem

perare all'invito fattogli dal capo di stato -maggiore del re, general Salasco , di cooperare ad un tentativo che eseguir volevasi sopra Peschiera . Signore della linea del Mincio, risoluto aveva Carlo Alberto di conquistar Peschiera ; ma ancor privo delle

grosse artiglierie d'assedio, che più tardi solo giunsero dal Piemonte, egli limitavasi ad inquietar la piazza dalla


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sponda destra del fiume colle artiglierie di campagna, facendo occupare dalla divisione Federici i luoghi di Ponti, di Pozzolengo , e sprolungandosi sino a Rivoltella sulla gran strada che da Peschiera tende a Brescia , te nendo in pari tempo due battaglioni in riserva a Lo

nato : ma sembrando opportuno di restringer la piazza anche sulla sinistra del fiume, quest'incarico venne dato

ai volontarii . Il giorno 9 pertanto Noaro, che qual mag giore era entrato nella colonna Manara , veniva da Al lemandi spedito sopra un vapore a Lazise, grosso borgo sulla riva orientale del lago e distante 17 kilometri da

Peschiera : presa terra , veniva a sapere Noaro come lon tano due sole miglia esistesse un magazzeno di polvere

da guerra custodito solo da un piccolo posto di Croati, e risoluto muoveva ad assalirlo : fu breve la lotta , e dopo

alcune fucilate il capitano dei volontarii, Rossi, con 40 uomini riusciva ad imprigionare la guardia nemica e ad impadronirsi di 500 barili di polvere; preziosa preda, ma che attesa la deficienza di carri riusciva di difficile trasporto, ricorrer dovendosi alle braccia dei contadini.

Credette allora Noaro di dover prender posizione a Ca stelnuovo, grosso borgo poco distante, di dove parevagli di poter meglio proteggere l'operazione, dandone con temporaneo avviso a Manara, che spedito col rimanente della legione a Lazise stava pattugliando verso Peschiera

per far credere al comandante di essa che forze impo nenti stessero sulla sinistra del fiume.

Ma mentre i volontarii di Noaro , esaltati dalla presa fatta e dal fragor del cannone piemontese che tuo nando contro i baluardi di Peschiera ne faceva credere

imminente la resa , spensierati abbandonavansi a ban chettare, il maresciallo, informato di questo loro colpo


CAPITOLO III .

267

di mano in tanta vicinanza , mandava da Verona a rin tuzzar il loro ardire il generale Taxis con due batta glioni , uno squadrone ed una batteria con ordine di riprendere Castelnuovo . Giungeva Taxis verso le 2 po meridiane del giorno 11 sopra quel villaggio, e cheta

mente circondatolo , imprendeva a fulminarlo colle arti glierie. I giovani volontarii , abbandonati alle sole loro forze, ed avvertiti dell'approssimarsi del nemico quando questi già soprastava , dato animosamente di piglio alle armi , tentarono un'ultima resistenza : ma troppo disuguali erano le forze; ed in breve il Tedesco, irrom pendo da ogni parte , sfogò sui miseri cittadini l'ira sua per colpe non loro : donne , fanciulli, vecchi , tutti cad dero vittima del furor soldatesco , e qui pure prime per

barbarie furon due compagnie italiane del reggimento Haugwitz, guidate da un capitano Mauler : la chiesa stessa non offre scampo a cittadini inermi, la casa di Dio è scena di carnificina e di stupri , ed una statua della stessa Vergine è fatta segno all'insana ferocia del nemico (1 ) ; in pochi istanti dai tetti incendiati dai razzi , sorge una colonna di fumo , e fra breve Castelnuovo non sarà più che un mucchio di macerie : e mentre i suoi abitanti muoiono soffocati dal fumo o sgozzati dal

nemico ferro, mentre le fiamme salgono al cielo, a Mon zambano ed a Valeggio, ad una distanza media insom (1) Pochi giorni dopo vidi io stesso quella statua denudata dei panni che la vestivano, sconciamente imbrattata , monca d'un braccio e con una mammella traforata da palla di moschetto : e questi erano i soldati del religioso maresciallo, come lo chiama l'autore del Veterano austriaco, il quale soggiunge che più per

versa bordaglia dei volontarii italiani non profunò mai la croce che portavan sul petto !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ma di 8 kilometri, stavano 10,000 fanti piemontesi e 1,000 cavalli : nota era la debol forza nemica , impa zienti i Piemontesi di correre in sollievo di quella misera terra : ma indifferenti i generali, ed il coman dante della terza divisione, eccitato a correre in aiuto, diceva non aver ordini !

I volontarii , uscili con perdita di 17 dei loro dalla terra , presero la via di Lazise, e con ammirabile san

gue freddo correndo alla polveriera, impossessatisi per consiglio di un di loro , Bozzi da Milano, dei pochi ba rili di polvere non ancora asportati , traevanli seco, e dando poi loro partitamente fuoco, riuscirono a frenare l'inseguimento di quella codarda ciurma ardita solo contro le donne e gl’inermi ; mentre Manara , non osando

di accorrere, col debole stuolo di cui disponeva , in aiuto dei collega, dava opera ad abbarrare il villaggio di Lazise, e dopo scambiate alcune fucilate con una pattuglia nemica apparsa in quella direzione sul far della notte, salito il di seguente sui due battelli a va pore, andava coi suoi a raggiungere Allemandi a Salò . Continuava frattanto l'esercito piemontese a bersa gliare Peschiera dalla destra del fiume con alcuni pezzi

da 16 e cogli obici tratti dalle batterie ; ma sebbene i carabinieri di Simonetta coi loro ben aggiustati tiri uc cidessero molti cannonieri nelle opere esteriori , e nel

solo giorno 10 ne colpissero 25, però i proiettili pie montesi soverchiamente piccoli , poco frutto facevano contro le opere della fortezza. Peschiera ha forma di un pentagono piuttosto irrego lare, comecchè il lato che guarda a tramontana abbia una estensione maggiore degli altri . Essa è munita di larghi

fossi facili ad esser riempiti colle acque del lago di Garda


CAPITOLO III .

269

che la circonda da ponente . Oltre alla cinta della piazza , sulla sinistra del fiume e sul colle detto di Mandella sorge

un'opera staccata, composta di due lunette legate fra loro da una controguardia , delle quali una batte la strada che viene da Lazise, e l'altra quella che tende da Peschiera a Cavalcaselle : sulla destra poi e nella direzione di sud-est, sul poggio detto di Monteferro, sorgono le due lunette Salvi, che chiuse alla gola con semplici traverse battono la strada che viene da Ponti, ed incrociando i loro fuochi con una batteria esterna attigua alla piazza , costrulta fra il lago e la gran strada che conduce a Brescia, la dominano lungo tratto . Il lato più debole è forse l'orien tale , ma le facilità che ha l'assediato di far repentina mente salire il livello delle acque del Mincio rende difficili anche da quella parte le opere d'assedio : i pezzi

da 32 poi, che munivano tanto il corpo della piazza che le suddette opere staccale , erano di gran lunga supe riori a quelli dei Piemontesi ; tuttavia tanta fu la valen tia dei cannonieri regii, che nelle lunette Salvi, prese principalmente di mira nel giorno 13 aprile, più d'un pezzo nemico venne da loro scavalcato, e più d'un can noniere venne anche abbattuto dai carabinieri svizzeri; circostanze queste che resero molto meno intenso il fuoco degli Austriaci .

Il re, partitosi da Volta , ove fissato aveva il suo quar tier generale, erasi condotto in tal giorno sotto la piazza, e prestando credulo orecchio ad alcuni Milanesi resi

denti al suo alloggiamento, i quali rappresentavangli il presidio composto in gran parte d’Italiani e tumul tuante, decrepito e scorato il comandante e disposto a capitolare, era venuto in pensiero di far dare l'assalto

alla piazza dalla brigata Pinerolo e dalle compagnie


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Studenti (1 ) , Griffini e Simonetta : ma esaminate me

glio le fortificazioni pendente il rallentato fuoco nemico, si dovette convenire che pigliarla d'assalto era follia : consigliavano alcuni di tentar la scalata delle lunette Salvi , molto danneggiate dal fuoco dei Piemontesi, e (1 ) La compagnia Studenti, giunta all'armata da pochi giorni, prese poca o niuna parte a quel tentativo d'assalto, e solo all'in

domani fu destinata di scorta ad una batteria ; ma poichè mi venne or fatto di nominarla per la prima volta , giustizia vuol che io dica dell'origine di questa compagnia composta di generosi

giovani che al primo clamor di guerra, lasciati i pacifici studii, andarono sui campi di Lombardia a far prova come la coltura dello spirito sia valido sprone a quell'amor per la patria che fa trovar bella la morte . Erano adunque 100 giovani circa , che ap pena seppero dei casi di Milano accorsero a chieder licenza di

volare in aiuto dei fratelli : ma ciò essendo loro niegato ed esi gendosi che si arruolassero , essi li 22 partirono da Torino a suon di tamburo per Chivasso , luogo destinato alla formazione di un battaglione di bersaglieri : sottoposti ivi al tenente Cassinis dei bersaglieri , essi vi si fermarono addestrandosi negli esercizii mi litari sino alli 2 aprile , giorno in cui , saliti sopra alcune navi, vennero scendendo il Po sino a Mezzanacorte , e venuti poi a Pavia nella sera ed accolti con entusiasmo da quei cittadini , spe

diti procedevano pedestramente , sebbene nuovi alle guerriere fatiche , verso il Mincio : giunti li 7 ad Azola , si fermavano in quelle vicinanze , perfezionandosi nei militari esercizii e riscuo tendo gli elogi del duca di Savoia che voleva vederli a mano

vrare, sino alli 13, in cui erano spediti a Ponti, di dove assistevano al cannoneggiamento delli 13 ; distaccati li 14, come accennai , essi parteciparonoposcia alla maggior parte dei combattimenti della campagna , facendo sempre prova d'intrepido valore; ond'io, vo

lonteroso di tramandare ai posteri il nome di quei generosi gio vani , farommi grata premura di nominare quelli che caddero vittima del loro amor patrio , o che con azioni di segnalato va

lore o collo spargimento del sangue hanno diritto alla ricono scenza dei loro concittadini.


CAPITOLO III .

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forse essa sarebbe stata coronata da buon esito ; ma il re osservando che dopo averle prese, i suoi soldati dif ficilmente avrebbero potuto mantenervisi per essere desse malamente chiuse e dominate dal fuoco della

piazza , respinse quel consiglio : indotto però dal fuoco poco energico della piazza a prestar fede alle dicerie sulla irresolutezza del comandante , mandava in parla mentario il capitano di stato maggiore La Flèche ad intimar la resa : ma il vecchio Rath , rispondendo come

ad onorato guerriero si conviene , disse aver ordine di custodir la piazza , e volerlo fare sinché i suoi mezzi gliel consentivano . Tal termine ebbe questo temerario assalto che costò all'esercito regio 15 feriti, perchè Carlo Alberto, che sempre tenuto si era esposto al fuoco nemico, vedendo respinte le intempestive sue proposte di resa , ritornò al quartier generale, lasciando al gene rale Bès la cura di tenere colla sua brigata bloccala quella fortezza (1 ) . I volontarii intanto accingevansi a portar la guerra in Tirolo . Eransi le forze di Allemandi accresciute di

due nuove bande : una era il primo battaglione bre sciano di linea , composto quasi per intero di disertori dal reggimento Haugwitz , uomini tutti avvezzi all'au

stera disciplina tedesca , ottimamente armati , e che co ( 1 ) A quest'epoca i seguaci di Simonetta vedendo protrarsi in lungo l'assedio di Peschiera, nè bramando di prender parte alla

spedizione del Tirolo con compagni poco disciplinati e sotto un capo inesperto qual era Allemandi, chiesero ed ottennero di far ritorno a Milano : ivi giunti, gli Svizzeri e Luganesi rimpatriarono:

e 75 dei più costanti, fatta incetta di carabine dai partenti, for marono una compagnia di carabinieri che , istrutta e guidata dal capitano svizzero Rozat , andò a raggiungere Manara nel Tirolo.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

mandati da Beretta , già capitano piemontese del quarto

di linea , formavano un corpo senza dubbio superiore agli altri per solidità ed istruzione. L'altro era la Le gione della Morte, stata formata da Francesco Anfossi, fratello di Augusto morto in Milano , e già sottotenente

nel 60 reggimento di fanteria piemontese. Organizzato in fretta, e quando i migliori già stavano sulle traccia dei Tedeschi, questo corpo non conteneva che un'ac cozzaglia di scioperati avidi più di bottino che di peri coli , e la tremenda denominazione da essi assunta altro

non era che una smargiassata del suo capo , il quale trasformato in un subito da sottotenente a colonnello ,

privo di tutte le qualità necessarie per esercire un vasto comando , andava vantandosi di voler vendicare il fra

tello ; non so se egli fosse complice dei disordini dei suoi, come ne venne accusato, o solo incapace di fre narne la mala natura , ma certo è che fra poco la Le gione della Morte fu molto più terribile ai poveri abita tori , a danno dei quali eserciva le più sfrontate ruberie, che ai Tedeschi , che non vide mai da vicino . Ancora

prima che questi aiuti raggiunti lo avessero , aveva Al lemandi stabilito un simulacro di magazzeno a Vestone, grosso borgo sulla riva del Chiese in Val di Sabbia , tras

portandovi il suo quartier generale il giorno 15 aprile. Sembra fosse intenzione del generale di ragunare in quelle vicinanze i varii corpi volontarii , e preso pos sesso di Rocca d'Anfo, luogo forte sulla riva occidentale del lago d'Idro , e caduto in mano de' sollevati nei primi di dell'insurrezione, fare ivi massa de'suoi volontarii , dar la mano ai varii corpi che erano andati formandosi

nelle valli Trompia e Camonica, e quindi spingersi con queste forze riunite nel Tirolo meridionale . Aveva an


CAPITOLO III .

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che sperato lo Allemandi di ottenere dal re piemontese

alcuni battaglioni regolari e pochi pezzi d'artiglieria, le quali forze formato avrebbero il nerbo delle sue genti : ma altro non avendo avuto mai che promesse vaghe , ei videsi indotto ad intraprendere la spedizione colle sole colonne dei volontarii , alcuni capi delle quali

poco rispettavano l'autorità sua , come Longhena ed Arcioni, i quali senza aspettare i di lui ordini s'erano smisuratamente innoltrati , ed occupati tutti i passi di Val di Ledro , erano giunti a Stenico , grossa terra posta a 20 kilometri da Trento e sulla gran via che da Brescia conduce a Bolzano , legandosi a sinistra coi volontarii delle valli Camonica e Trompia , i quali valicato il gran monte del Tonale erano scesi sopra Clés, dimodochè da quel borgo sino alla punta settentrionale del lago di Garda gl'insorti occupavano una lunga linea sottilissima , che per essere convenientemente custodita avrebbe ri chiesto forze superiori di gran lunga in numero e disciplina . Allemandi , incapace di richiamare all'ordine capi tur bolenti , erasi accontentato di scaglionare le colonne di

Manara , di Tannhberg, di Beretta e di Anfossi, sui quali eserciva maggior comando, da Condino a Tione, luogo posto al confluente dei due torrenti Varza ed Arno, e

distante da Stenico 12 kilometri , sperando d'esser cosi in misura di sostenere all'evenienza Arcioni e Longhena : poco accorta risoluzione , poichè era evidente che una

linea cosi sterminata , sarebbe al primo attacco sfon data dal nemico . Se Allemandi non poteva piegare alle sue voglie Arcioni e Longhena , ed impedirli di av

venturarsi soli in quella gola, meglio valeva spingersi innanzi colle altre bande sino a Trento , convertire Vol . III .

- 18

PINELLI , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

questa città in fomite della rivolta ponendosi in re lazione coi molti partigiani della causa italiana che in essa albergavano, profittare delle sue vecchie mura per porsi al riparo da una sorpresa , ed utilizzare il tempo introducendo ordine nelle sue truppe col for nirle di panni , di calzatura e di tutti gli altri oggetti

di cui l'imprevidenza e l'imperizia del governo prov visorio lasciavale difettare. Concentrando sotto il suo

comando tutte quelle orde indisciplinate , egli avrebbe impedito loro di alienarsi con angherie lo spirito degli abitanti della contrada , assai favorevolmente disposti verso gl’Italiani, e si sarebbe posto in caso di far testa al nemico .

Ma ad ogni modo , prima di innoltrarsi colle sue genti per quelle gole, tulte le regole di guerra prescrivevano di non lasciarsi alle spalle alcun posto nemico : Alle mandi invece, dopo aver fatto li 18 aprile eseguire un debole tentativo sopra Riva da 400 volontarii calati per Balino e Brenno sopra quel borgo, vedendo respinti i suoi da due compagnie austriache che preso aveano

posizione sul torrente Varrone, lasciò il nemico in tran quillo possesso di quel borgo ; e, ridottosi egli stesso colle riserve in Rocca d’Anfo, più non si diede pensiero

delle schiere avventurate fra i passi superiori . Stavano nel Tirolo settentrionale e nel Vorarlberg un 8,000 Austriaci sotto Welden , incaricato di vigilare i liberali svizzeri vincitori del Sonderbund, dei quali l'austriaco gabinetto temeva l'alleanza con Carlo Alberto o più ve rosimilmente col governo provvisorio ; cosa che ( per

dirlo qui di passo) forse avvenuta sarebbe se negli anni scorsi Carlo Alberto colla sua intempestiva propensione verso i Sonderbundista non si fosse alienato lo spirito


CAPITOLO III .

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della Dieta elvetica (1 ) . Ad ogni modo Welden, fidando che niun prossimo pericolo minacciava gli stati cesarei da quel lato , lasciati colå alcuni battaglioni, italiani in gran parte , i quali condur non osava a combattere contro i loro connazionali , e fatto appello ai volontarii del Ti rolo tedesco , preso seco il reggimento di fanteria di linea di Baden, il 90 battaglione cacciatori, alcuni squa droni di cavalleggieri e due batterie di razzi, scendeva

nel Tirolo italiano, e corso difilato sopra Trento, incusso timore ai mal affetti a Casa d'Austria , ne rinvigoriva i partigiani , e convertita quella città in piazza forte, si

accingeva ad assumere l'offensiva contro le sparse bande di Allemandi .

Rinforzato pertanto il presidio di Riva ed ingiuntogli anzi di simulare un tentativo di sbarco al Ponale, ove

stava la compagnia napoletana (2) , per distrarre l'atten zione degli Italiani sulle sue mosse superiori , egli , di vise le sue genti in due colonne , ne mandava una sotto il maggiore Scharingen per Condino ad assalire Arcioni collocato a Stenico, e l'altra per Mezzo-Lombardo a slog giare i volontarii di val Camonica che sotto un tal Scotti tenevansi a Cles .

Aveva avuto Arcioni sin dal giorno 18 sentore del

l'approssimarsi del nemico, e con ripetuti avvisi scon ( 1) Tale almeno era l'opinione prevalente in allora ; per verità io credo che la Svizzera non si sarebbe peritata a pronunziarsi contro l'Austria anche per tema della Francia : ma se le relazioni fra la Dieta e Carlo Alberto fossero state amichevoli, sarebbe stato facile ottenere leve svizzere in favore dei Lombardi .

( 2) Questa era una compagnia di 250 giovani napoletani , venuti

dal regno al seguito della celebre contessa Belgioioso : coman davala un certo Filippini ; ed assalita in tal giorno diede buon saggio di sè respingendo il nemico .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

giurava Manara, collocato a Tione , di accorrere in suo aiuto : giungeva questi diſfatti unitamente alla legione cremonese di Tibaldi nella notte del 19 al 20 in Ste

nico : ma i tre capi , invece di porsi d'accordo sul modo di respingere il nemico , vennero invece a contesa per dendo in vane dispute sul diritto di comando un tempo prezioso : al mattino seguente però Manara e Tibaldi avuta voce come il nemico minacciasse il villaggio di Sclemo, posto 3 kilometri e mezzo più verso Trento ,

prese le armi avviavansi coi loro a quella volta . In tanta prossimità del nemico prudenza voleva di procedere cautamente e con tutte le regole prescritte dalla guerra:

ma i volontarii , prodi talora sino alla temerità, igno ravano o trascuravano le prime prescrizioni dell'arte, dimodochè dopo esser giunti a Sclemo sotto una dirotta

pioggia , appena oltrepassato il villaggio si videro ac colti da repentina scarica fatta dai cacciatori che il mag giore Scharingen appiattati aveva in una strada incas sata presso cui passar dovevano i volontarii. Sorpresi da quel fuoco aperto su di loro a bruciapelo e muniti di fucile a selice , resi dall'acqua inservibili , la maggior parte di essi , data repentina volta , corsero sino a Ste

nico e quindi a Condino : ma la compagnia carabinieri di Manara ed una del Tibaldi , incoraggiate dall'esempio di quei duci animosi , sostennero l'urto nemico, e solo

dopo accanito combattere si ridussero esse pure a Ste nico, che trovarono già abbandonato dalla colonna Ar

cioni che pur aveva promesso di difender quel luogo (1). (1) Arcioni era valoroso soldato , ma la sua banda , lasciata sprov

veduta di tutto pell'incuria del governo milanese , erasi ammotti pata e più non voleva combattere , e par anzi che egli stesso la riguardasse già come disciolta .


CAPITOLO III .

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Sostati ivi per poco , al cader della notte Manara e Ti baldi si ritrassero a Tione .

Miglior sorte non ebbero i seguaci dello Scotti, giacche assaliti dal colonnello Melczer con 1,000 uomini e 2 pezzi , dopo essersi ritirati a Malé ove stava un'altra mano di volontarii , ed aver ivi fatta onorata difesa, fu rono dal soverchiante nemico costretti a cedere e riti

rarsi sopra Dimaro . Ivi giunti si divisero in due parti : una , seguendo le sorgenti del Chiese per Baldino e Tione , venne a Condino : l'altra invece, rimontando il torrente

Noce , rivalicato il Tonale nella notte , si condusse al l'indomani a Ponte di Legno presso le scaturigini del l'Oglio. Caddero in questi scontri in mano dei Tedeschi 21 prigionieri , 17 dei quali essendo stati riconosciuti disertori dei reggimenti italiani Haugwitz e Geppert, di cui quei malaccorti ancor indossavano la divisa , ven nero dal nemico passati per le armi . Welden , soddisfatto di aver sfondata quella ragna tela di posti nemici , e per tal modo assicurate le spalle all'esercito del maresciallo , non volle avventu rarsi in quelle selvaggie gole sulle orme dei volontarii , ed accontentossi di occupare con forza Trento , Rove redo e Riva , dimodochè quando il 21 i Napoletani di Filippini con tarda risoluzione si mossero pel lago dal Ponale per assalire il presidio di Riva , caldamente ac colti e trovata la terra saldamente munita, dopo inutili e valorosi sforzi costretti furono a retrocedere . Alli 28 ebbe luogo un'altra avvisaglia verso Storo, ove stavano

i legionarii della Morte, i quali in tal circostanza dimo strarono poca volontà di uccidere e tanto meno di mo

rire , e la cosa finì con pochissimo sangue , essendosi Anfossi ritirato al ponte del Caffaro dinnanzi alle forze


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

superiori austriache, guidate dal tenente-colonnello Si gnorini, altro nome italiano ! Questo termine ebbe la spedizione del Tirolo, che se ben condotta e sorretta da un nerbo di truppe regolari con alcuni pezzi avrebbe potuto dare immensi risultati . Era diffatti facile a Carlo Alberto di mandare una bri

gata sotto gli ordini d'un uomo accorto a Trento, a sol levar gli animi di quella popolazione già pronta ad in sorgere : questo corpo d'esercito, gettandosi sulla riva sinistra dell'Adige ed occupando e fortificando i passi di Ala, di Castel San Pietro , di Pian di Fugasse , avrebbe chiuso al nemico la val d'Arsa, che era la vera sua linea di communicazione col Tirolo , e legandosi cogli insorti della valle di Brenta e della Pieve di Cadore che, come

vedremo fra poco , acremente disputarono quei passi al corpo di Nugent, essi uniti all'esercito pontificio, al

veneto ed alla divisione piemontese che, come già dissi sopra , avrebbe dovuto tenersi a cavallo dell'Adige, pre cluso avrebbero senza fallo la via a qualunque aiuto: ma

per ciò fare conveniva spingere il corpo di Durando Giovanni celeremente sulla linea della Piave, ed affidare

il comando dei volontarii ad un uomo di maggiori talenti che Allemandi non fosse, e forse Giacomo Durando, scelto

dopo a comandar quei corpi , per la circostanza d'esser fratello del generale pontificio, col quale avrebbe do vuto agir d'accordo , e perchè bel parlatore, capace di sollevare le popolazioni del Tirolo italiano, era l'uomo acconcio a tal impresa : mentre l'Allemandi, privo del

l'energia necessaria per ricondurre al dovere i riluttanti capi-colonna , e per dirigere le operazioni, compromise ad un tempo l'impresa e la propria riputazione . I vo lontarii , irritati di veder inutilmente sprecati i tanti loro


CAPITOLO III .

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patimenti , lo accusarono che mentre essi languivano privi di tutto sulle sterili pendici delle alpi Retiche e vedevano le loro file diradate dalla diserzione , dalle

malattie e dal ferro nemico, egli si tenesse al sicuro in Rocca d’Anfo, e l'animadversione giunse a tanto che il governo provvisorio credette dovergli togliere un co mando di cui , se abbiamo a credere quanto lasciò scritto l'Allemandi , aveva egli stesso sin dal 17 aprile chiesto di essere esonerato .

Veniva allora nominato a surrogarlo Giacomo Durando, ma siccome la necessità di un nuovo ordinamento dei

corpi franchi facevasi ogni giorno più sentire, cosi venne

prescritto al nuovo generale di tener custoditi con poche truppe i passi di cui ancora erano gli Italiani in pos sesso in val di Chiese, e di dar esecuzione all'ordine già prima emanato di concentrar tutti i corpi irregolari a Bergamo ed a Brescia ove dovevano venir versati nella

divisione lombarda che stava organizzandosi per cura del conte Ettore Perrone , nominato ispettor generale delle truppe lombarde, lo stesso che ebbi già più volte ad encomiare discorrendo delle guerre napoleoniche e dei politici sconvolgimenti del Piemonte nel 1821 . Carlo Alberto frattanto , per nulla scoraggiato dal mal

esito del tentativo sopra Peschiera e sempre fidando soverchiamente nelle dicerie dei Lombardi presenti al

suo quartier generale che andavan rappresentandogli la conquista del Lombardo-Veneto come una marcia trion fale, e l'esercito austriaco sfiduciato, stremo di forze e disposto ad insorgere contro i suoi capi , e ad abban donar le fortezze, Carlo Alberto venne nel proposito di

far una ricognizione sopra Mantova ; al che contribui rono pure certe erronee informazioni che da Modena


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spediva al quartier generale il capitano del genio pie montese Menabrea , il quale sosteneva che si sarebbero

poluti trovare in Brescello e condurre con poca diffi coltà sotto Mantova alcuni cannoni di grosso calibro per battere in breccia la piazza , prezioso acquisto senza dubbio se fosse stato reale, per un esercito ancor privo del parco d'assedio. Ora mi conviene smentire le assurde esagerazioni di alcuni autori settentrionali che andarono asserendo come

Carlo Alberto credesse di venir in possesso di una piazza di tanto riguardo in quel giorno stesso, ed attribuir vor ů

aful

rebbero a queste folli speranze la ricognizione fatta il 19 aprile : non è impossibile che il re sardo , indotto dalle false informazioni dei sollevati , nutrisse fiducia di

veder scoppiare un moto rivoluzionario in Mantova (1 ) al suo appressarsi alle mura della piazza : ma anche senza questa circostanza , non havvi motivo di far le me

raviglie se un esercito che intende intraprendere l'as

sedio d'una fortezza prima ne faccia una ricognizione : la quale nel caso particolare poi , di cui è qui tenuta parola, offriva il destro di tagliar fuori dalla piazza i numerosi partiti che, con immenso danno degli abita tori del contado, scorrevano la campagna taglieggiando, o di sorprendere qualche posto nemico avventurato troppo

lungi, ed aveva sempre il vantaggio di agguerrire con parziali combattimenti i soldati piemontesi ancor nuovi alla guerra .

Mantova è assisa in mezzo alle acque, per cui le sue (1) Che questa lusinga del re non fosse tanto ridicola ce lo pro vano le parole stesse del già citato Veterano austriaco, ove dice che il governatore della fortezza fece distruggere i preparativi religiosi fatti dai Mantovani per accogliere il re italiano.


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communicazioni col continente han luogo per via di dighe piuttosto anguste, le quali inoltre sono difese alle spalle dalla vecchia cinta della città , ed in capo da opere di fortificazione permanente : diffatti la cittadella , altri menti detta la Favorita, che sorge al nord nord-est di Mantova , è una fortezza in tutta regola che convien con quistare prima di giungere alla diga Molina che la con giunge con la città . A sua destra , cioè a levante, sta il forte San Giorgio che copre il ponte di tal nome, per cui si communica con Mantova ; vien quindi al mezzodi la diga che, lambendo a sinistra il campo trincierato del Migliaretto, conduce al forte Pietole, opera di recente ed oltima struttura : la quarta è quella che , uscita da porta Cerese corre al sud-ovest e legando il palazzo del

T , le opere del Migliaretto ed il gran campo trincie rato tra loro e tra il corpo della piazza , attraversando quindi le paludi della valle detta di Paiolo, dà accesso allo stradale che per Borgoforte conduce al Po e quindi su quel di Modena . La quinta diga infine volta a po nente, è quella che per porta Pradella mette nel forte di tal nome e quindi nella lunetta di Belfiore, la quale batte la strada che per Castellucchio e Marcaria porta a Cremona .

Questa semplice enumerazione dei fortilizii che cin gono Mantova d'ogni parte , basta per dimostrare quanto sia assurdo il dire che Carlo Alberto mirasse ad im

possarsene e non tendesse invece soltanto ad avvilup pare qualche distaccamento od avamposto nemico , e questo è il vero carattere della ricognizione fatta dai Piemontesi sotto Mantova nel 19 aprile , e non quello che imprestar gli vorrebbero gli scrittori dell'avverso partito .


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Senonchè anche una semplice ricognizione sotto una si formidabile fortezza volendo essere intrapresa con

ragguardevoli forze , Carlo Alberto e Bava stabilirono che una forte colonna di cavalleria , composta dei due reggimenti Nizza ed Aosta , sostenuti dal battaglione cacciatori dell'11 ° reggimento e da una mezza batteria a cavallo sotto gli ordini del maggior generale Olivieri , avesse per Sarginesco e Castellucchio a portarsi a Mon tanara , di dove piegando a sinistra marciar doveva sopra Curtalone ; scopo di tal mossa era : 1 ° di pigliar alle spalle i posti che i Tedeschi tenevano alle Grazie al l'estremità ovest del lago superiore ed a Rivalta a 2 ki lometri più in su sul Mincio : in faccia dei quali invece sboccata sarebbe la colonna piemontese se seguito avesse la gran strada che da Castellucchio conduce a Curtatone,

lasciandosi sulla sinistra il borgo delle Grazie ; 2° as salire di fianco quelle forze nemiche che per avventura trovar si potessero sull'argine dell'Osone , grosso torrente che, sgorgando presso Medole e correndo quasi sempre parallelo prima al Chiese e quindi all'Oglio , dopo aver desunto le denominazioni di Osone vecchio e nuovo

va a scaricarsi in Po a ponente di Borgoforle. La bri gata d'Aosta , condotta dal suo maggior-generale Som mariva e rinforzata da una mezza batteria, da una com

pagnia bersaglieri e dai volontarii genovesi , partendo da Sacca doveva assalir Rivalta di fronte, concorrere al l'uopo con Olivieri per sloggiare il nemico dalle sponde dell'Osone e marciar quindi unite sopra Mantova , ten

tando nel suo progredire di avviluppare tutti i piccoli posti collocati al di qua della lunetta Belfiore. Una terza

e più forte colonna partita da Ceresara e guidata dal tenente-generale De Ferrere, procedendo per Rodigo e

1


CAPITOLO III .

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Borghetto (1 ) doveva formare la seconda linea di Som mariva , ed appoggiare all'occorrenza l'assalto dato da Olivieri alle Grazie. Componevasi essa degli altri cinque

battaglioni della brigala Casale, di mezza batteria e dei volontarii di Griffini. Finalmente la brigata Cuneo con

una batteria di posizione doveva portarsi sino a Castel Jucchio ed Ospedaletto, ed ivi tenersi in riserva inter cettando all’evenienza la ritirata ai piccoli drappelli di nemica cavalleria che suolevano scorrazzare la campagna . Questo piano elaborato a cui concorrer dovevano di

ciotto battaglioni, tre compagnie di bersaglieri, una in tera brigata di cavalleria e tre batterie , già difettoso per l'impiego di tanta cavalleria in terreno intersecato da molti canali e niente acconcio all'ufficio di quella , venne poi anche mandato a vuoto dalla vigilanza del nemico : poichè Gorzkowsky, reso avvertito da qualche abitante fautore della causa austriaca dell'avvicinarsi dei

Piemontesi , fece ripiegare tutti i suoi posti esterni sotto il cannone della piazza , collocando in una solida casa, posta presso il casolare degli Angeli , due compagnie di cacciatori , i quali appena videro i bersaglieri e volon tarii nemici giungere all'altezza di quel luogo aprirono contro di essi un fuoco cosi violento di moschetteria , che li costrinse a retrocedere . In questo frattempo il grosso della colonna di Olivieri , colla quale marciava Bava , giunta essendo a tiro della lunetta Belfiore , ove

tenevasi il governatore austriaco, cominciava a fulmi

narla coi suoi proietlili , sebbene per la gran distanza (1) Non confondasi questo Borghetto col villaggio di egual nome che siede sulla destra del Mincio, rimpetto a Valeggio : questa è umile terricciuola sulla sinistra dell'Osone vecchio e posta fra Rodigo e Sarginesco.


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poco danno le cagionasse ; mentre per lo contrario le

grosse artiglierie murali del nemico potendo fare mag gior strage fra i nostri , il generale Bava fece ritrarre

alquanto indietro la cavalleria di impossibile impiego in quei terreni, spiegare il battaglione di Casale e re trocedere alquanto la linea dei bersaglieri ; movimento questo che indusse il nemico a far una sortita dal forte Pradella con 400 fanti e 2 cannoni : ma queste forze

furono cosi caldamente accolte dall'artiglieria italiana , che precipitosamente retrocedettero ; ed essendo intanto

arrivato il re colla brigata Aosta, gli Austriaci più non osando presentarsi in forza , il combattimento , dopo aver languidamente degenerato in uno scambio di fu cilate fra i bersaglieri delle due parti opposte , venne a termine, perchè il re, veduto andar vana ogni lusinga

di avviluppar qualche posto nemico, ordinò alle truppe di ritirarsi, lasciando la sola brigata Casale ad invigilare la via che da Montanara conduce a Curtatone .

Questo fatto, in cui le due parti non ebbero a lamen tare che alcuni feriti, lasciò a Carlo Alberto ed ai suoi

generali agio di osservare meglio la piazza e di convin cersi ognora più che le nuove opere aggiunte alle an tiche facevano di Mantova una piazza forte di primo ordine , per prender la quale era necessario un lungo e faticoso assedio od un blocco rigoroso . Mentre il re savoiardo con audace politica , ma con mal certe mosse andava in cerca del nemico sulle rive

del Mincio , le truppe degli altri potentati italiani innol travansi esse pure gradatamente sulle sponde dell'Eri dano . Primi a muoversi furono i Pontificii. Non voleva

Pio IX dichiarar guerra ad Austria , allegando non es ser addicevole al padre della cristianità , ora che la ver


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tenza per l'ingiusta occupazione di Ferrara dir si poteva accomodata, rivolger le armi contro un imperatore cri

stiano ; come se atto degno di un sovrano cristiano quello si fosse di opprimere una cristiana nazione, e come se il Vangelo imponesse ai popoli di sopportare impassibili e lieti la dominazione straniera : ma più degli scrupoli religiosi da cui dicevasi angustiato il supremo gerarca avevano impero sull'animo del re- pontefice il timore di contribuire , osteggiando l'Austria , all'ingrandimento

della dinastia savoiarda e la già presa risoluzione di arrestarsi nella intrapresa via delle riforme. Cosi sin dai primordii della guerra nazionale il levita scettrato , soffocando in petto ogni carità patria , ad altro non in tendeva l'animo che a consolidar sul suo capo la regal corona , poco curando se ciò avvenisse per opera di armi italiane o straniere : tanto è vero il detto di Montanelli ,

che il papa non è principe italico , ma cosmopolita . Senonchè nei suoi stati , divenuti sin dal 14 marzo costituzionali , la sua autorità era ristretta in angusti confini, ed il ministero parteggiando sino ad un certo punto per la causa nazionale , il di 23 marzo le truppe romane, sotto pretesto di vegliare all'integrità del ter ritorio , si avviavano nelle Legazioni ; e li 24 Durando , gridato generalissimo delle armi pontificie, abbandonata Roma con Massimo d'Azeglio , con Alessandro Casanova

ed alcuni altri, ponevasi in via per Ferrara, ove già eran giunti 1,000 Bolognesi , che sotto Mattei e Zambeccari aiutar volevano i Ferraresi a ricuperar la fortezza dalla mano degli Austriaci : mentre alcune centinaia di Ra

vennati, guidati dall'ingegnere Montanari, corsi sopra Comacchio inducevano quel presidio a capitolare . Con temporaneamente un generale Ferrari , napoletano , an


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tico ed esperto ufficiale , attendeva all'ordinamento di numerosi volontarii che accorsi erano ad inscriversi ( 1).

Ma i Romagnuoli non ebbero sotto Ferrara la for

tuna propizia come a Comacchio, avvegnachè il tenente colonnello Kuehn , comandante austriaco , all'intimata fattagli di cedere la fortezza, alteramente rispondesse che al primo atto ostile dei sollevati contro i suoi soldati

avrebbe gettato i tetti in capo ai ciltadini . Questa mi naccia, sebbene assai difficile a mantenersi da parte sua nello stato di inopia in cui trovavasi la fortezza, fu più che sufficiente a forzare i Romagnuoli privi di artiglierie ad attendere l'arrivo del generalissimo , occupando in tanto militarmente la città .

Giungeva Durando alli 30 seguito da un polso di mi

lizia regolare e da alcuni pezzi da sei appartenenti al l'artiglieria svizzera , e rinnovava l'intimata al Tedesco, ma questi stando sul duro, il generale papalino, privo

di grosse artiglierie, dovette limitarsi a bloccar la piazza. Questa deficienza di pezzi di grosso calibro però non basla a mondar Durando dal biasimo di non aver ri dotto per forza quella cittadella, la quale posta al basso, presidiata da 1,200 uomini soltanto , e quel che più monta, priva di viveri e di munizioni da guerra ed ignara della sorte dell'esercito austriaco di Lombardia , non

avrebbe certamente resistito a lungo, se egli, collocando

in barbetta alcune grosse artiglierie condottegli da Co (1) I Ferrari erano tre : questi nativo di Napoli aveva con onore comandata la legione straniera al soldo francese nelle guerre africane ed erasi ora condotto al servizio di Pio IX. Costante Fer

rari d'Imola era colonnello d'un battaglione cacciatori ; e Ferrari d'Arco , toscano, comandò le milizie di quel paese nel principio della guerra .


CAPITOLO III .

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macchio dagli irregolari e le minute sull'antico castello del duca , solido edifizio da cui si domina la fortezza ,

impreso avesse a batterla vigorosamente . Nè a scusarlo vale il dire che Durando , posto sotto gli ordini del re

sardo , abbia dovuto ottemperare agli ordini di quello che lo volevano ad Ostiglia , poichè quell'ordine spiccato li 22 da Volta non pervenne al generale pontificio che li 23 o forse li 24, ed in quell'intervallo di tempo egli aveva tutta l'agevolezza di sottoporre Ferrara . Nè mag giormente serve l'argomento che egli comandasse a truppe indisciplinate , poiché i reggimenti svizzeri che egli aveva seco , e che erano eccellenti , bastavano ad impedire le sortite agli Austriaci , e qui trattavasi , non di combattere in ordine perfetto, ma di fulminar la piazza con le artiglierie.

La cagione pertanto dell'inerzia del Durando rimpetto a Ferrara , più che ai motivi militari , cercarsi debbono nelle politiche convenienze. Ed invero il marchese Al dobrandini, ministro delle armi , come a Roma lo chia mano , ingiunto avevagli di star sulle difese bensi , ma di non esser primo ad offendere; ed il cardinale Ciac chi , legato pontificio, ben sapendo come il papa a ma lincuore si lasciasse trarre ad osteggiare l'imperatore , sotto colore di risparmiare le bombe a' suoi Ferraresi , affrettato si era a conchiudere col Kuehn una conven

zione , per cui i Tedeschi , astenendosi da qualunque atto ostile, lasciati sarebbero non solo nel pacifico pos sesso della cittadella , ma verrebbero giornalmente sup

pliti dal municipio di viveri . Per tal modo Ferrara , che aveva un'importanza vitale per la causa italiana , tanto sotto l'aspetto politico che militare , andò perduta per

gli alleati, e vettovagliata e fornita poscia di presidio


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dagli Austriaci , ad onta della capitolazione, rimase in poter loro sino a che la fatale convenzione di Vicenza

venne a porre termine alla lotta fra Austriaci e papalini ; evento deplorabile invero , ma per nulla maraviglioso ove si ponga menle che Giacchi era prete , e perciò mae stro di astuzia .

I Romagnuoli, vedendo che il generale pontificio non osava infrangere i vergognosi patti che il brutto tiro del legato aveva loro imposti , non vollero acquetarsi

cosi alla buona ; e poichè di ricuperar Ferrara più non era questione , cominciarono ad altamente lagnarsi di essere tenuti inoperosi sulla destra del fiume, mentre e Lombardi e Veneti e Piemontesi la battagliavano nelle regioni poste sulla sinistra sponda , ed i più ardenti , poco pratici di cose militari , prontamente passando dalle parole agli atti valicarono il fiume; Zambeccari co' suoi

Bolognesi, postosi in via li 2 per Francolino, dirigevasi verso Legnago, ove lo attendeva cercata sciagura. Co stante Ferrari , colonnello , seguivalo valicando il Po li 8 coi Cacciatori del Reno , scelta coorle formata tutta di nativi delle terre finittime al Modenese ; e li 17 era

imitato dal conte Mosti di Ferrara , che a capo dei Ber saglieri del Po , altra schiera di animosi giovani , por tavasi esso pure al di là del fiume . Durando, vedendo frazionarsi in tal modo le truppe a lui soggette, almeno di nome , nè più valendo a fre nare l'ardore di quelle che ancor stavano con lui e che clamorosamente chiedevano d'esser condotte a con

dividere la sorte dei compagni, scrisse a Roma per aver

licenza di oltrepassare il fiume, ed il ministro Aldobran dini avendogli finalmente concessa li 18 la facoltà di operare quanto credesse opportuno per la tranquillità


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ed il bene dello stato pontificio, egli, bandito un ardito proclama ove erano poste in evidenza le teutone esor bitanze ed ingiunto a tutti i suoi soldati di fregiarsi il petto della croce tricolore , rompeva guerra in nome

del papa al persecutore della libertà e della religione di Cristo ; ed apprestavasi a portarsi nell'oltrepò con 17,000 uomini, dei quali 4 o 5,000 già l'avevan prece duto ; la metà sola della sua gente era di truppa rego

lare , vale a dire 9 battaglioni italiani , 4 svizzeri con una batteria , e 700 tra dragoni e carabinieri ottima mente armati , disciplinati ed istrutti . Era intendimento di Durando di recarsi con queste forze sul Padovano , di dove poteva o tendere la mano a quella parte di papalini che accorsi erano in sostegno dei Veneti , tementi la calata di nuove genti di Lamagna,

ovvero riunirsi sotto Verona all'esercito regio ; a tal fine appena varcato il fiume li 21 egli spediva a Carlo Al berto, da cui dipendeva, il colonnello Massimo d’Azeglio ,

significandogli come il generale Ferrari con parte delle sue forze procedesse verso il Friuli minacciato , e come egli colle migliori truppe trovato si sarebbe in Osti glia, grosso borgo lontano 30 kilometri da Mantova e

collocato sulla sinistra del Po rimpetto a Revere, e chie dendo o la regia autorizzazione , ovvero istruzioni per diversamente agire. Vediamo ora quali fossero le forze venete a cui Du rando ambiva congiungersi.

Venezia , subito dopo la cacciata di Zichy e de'suoi tedeschi , proclamata aveva la repubblica , ed il governo, in cui siedevano Manin , Tommaseo , Solera ed altri

valentuomini , decretava che i 3,000 soldati italiani , rimasti in città in forza della capitolazione , formato VOL . III.

19

PINELLI, Storia ecc .


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avrebbero il nucleo del nuovo esercito che intendevasi

portare a forza ragguardevole per mezzo di arruolati volontarii che armar dovevansi coi fucili trovati dai sol

levati negli arsenali di quella vasta città , ove impos sessati si erano di un immenso materiale di guerra e

di marineria. Ma qui pure come a Milano si procedette con soverchia pacatezza nella formazione dell'esercito, e con maggior errore poi si omise di assicurarsi della

flotta , prezioso acquisto per quell'antica dominatrice dei mari e facile ad ottenersi , sendochè gli equipaggi delle navi imperiali constassero quasi esclusivamente

di Veneti e Dalmati che potevansi agevolmente indurre a seguire la causa italiana.

Quando l'insurrezione scoppiò a Venezia non era nelle

lagune alcun grosso legno da guerra armato, eccezione fatta di alcune lancie cannoniere , penici ed altre bar caccie destinate alla sorveglianza del littorale ; nell'ar senale trovavansi bensi alcune corvette e brigantini che caddero in mano del popolo ; ma la flotta austriaca stava a Pola , vasto porto sulla costa dalmata : la prima cosa da farsi pertanto era di mandar a significare di rettamente al comandante di essa la convenzione sti

pulata con Zichy e l'ordine di condurre le navi a Ve . nezia; si ebbe invece la dabbenaggine di affidare questo incarico allo stesso battello a vapore che doveva deporre a Trieste Zichy e le altre autorità imperiali decadute : come era facile supporre, quel legno venne dal coman dante di Trieste trattenuto, ed intercettato l'ordine alla squadra , la quale venne poscia posta a disposizione del maresciallo .

In terraferma intanto l'insurrezione erasi prontamente dilatata nelle città di maggior riguardo e nella provincia


1

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tutta, ed è giusto dire che i Veneti dimostraronsi più dei Lombardi volenterosi di scuotere il giogo austriaco. I comandanti di Treviso, di Udine, di Vicenza, di Osopo,

seguendo l'esempio di Zichy, capitolato avevano; Padova e Rovigo erano già state evacuate, e Palmanova veniva con facilità in potere dei sollevati , che aperta la pri gione in cui da 17 anni languiva il general Zucchi, lo proclamavano loro duce ; accettava l'arduo incarico l'an tico soldato , e nuovamente impugnata la gloriosa sua

spada , organizzava in breve un corpo di 9,000 uo mini circa , dei quali il terzo era di soldati defezionati dal servizio austriaco e gli altri di milizie cittadine. Gettatosi con 4,000 uomini in Palmanova faceva egli dal rimanente rovinar le strade , abbattere i ponti che trovavansi verso il confine germanico ; penuriando però di cannonieri pel servizio delle molte bocche da fuoco

della fortezza , rivolgevasi Zucchi a Carlo Alberto , quale immantinente spedivagliene una compagnia, che

sotto gli ordini del capitano Cuggia giungeva colà li 13 aprile . In pari tempo mandava il re ai reggitori di Ve nezia il generale Alberto Lamarmora perchè li giovasse

di consigli e di opera nell'ordinamento delle truppe; e questo attivo generale giunto li 4 in quella città , raccoz zando gli avanzi dei volontarii di Sanfermo ed aggiun

gendovene dei nuovi , ebbe in poco tempo posti in piede alcuni battaglioni di collettizij .

Erano adunque fra pontificii e veneti 30,000 uomini circa da aggiungere alle forze regie, le quali in allora ricevuto avevano altro incremento da una divisione di

7,000 fra Toscani e Napoletani .

Il gran duca Leopoido ed il re di Napoli miravano amendue con occhio invido la popolarità di Carlo Al


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berto, e con giubilo vedevano questo sovrano procra

stinare con poca prudenza politica a mandar deputati a Roma ove concertar si doveva la lega italica : e co gliendo quel pretesto temporeggiavano a dichiarar guerra all'Austria , e stavano ansiosi attendendo gli eventi . Leo

poldo però, più prossimo al luogo ove davansi le busse, non aveva potuto impedire a' suoi sudditi , volonterosi di

azzuffarsi col Tedesco, di correre a raggiungere l'eser. cito albertino ; non cosi Ferdinando , il quale , se per metteva ai volontarii della Belgioioso di partire pel campo, e se posteriormente mandava con legni proprii il bat taglione de' volontarii di Rossaroll ed il 10° reggimento di linea a Livorno, destramente valendosi tuttavia della

riluttanza spiegata da Pio IX a concedere il passo alle sue genti , trovava modo di protrarre sino alli 26 aprile la partenza di 15,000 uomini sotto il generale Guglielmo Pepe, veterano delle libertà italiane , il qual corpo do veva essere bentosto seguito da altri 25,000 per com

pletare i 40,000 uomini, coi quali Ferdinando , nel ti more di maggiori torbidi , promesso aveva a' suoi sudditi di contribuire alla cacciata dello straniero dalla penisola. Siccome però nell'animo ambizioso al pari che per fido di quel re non eransi attutate appieno le velleità di conquistar le Marche , egli commetteva al suo am

miraglio Decosa di trasportar Pepe con 4,000 soldati su quattro fregate a vapore ad Ancona e di soffermarsi in quel porto da lungo tempo da lui vagheggiato .

Se non che gli altri 25,000 non si mossero mai, e li stessi 15,000 niuna parte presero alla campagna , laonde tutto porta a credere che quando il re napoletano man

dava quella prima divisione sotto Pepe nell'Adriatico, ciò facesse per arte, e che già avendo ferma nell'animo


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la perpetrazione dell'orrendo misfatto consumato li 15 maggio, volentieri vedesse allontanarsi dal regno sotto

gli ordini di un generale inviso, perchè popolare, quella parte del proprio esercito in cui riponeva minor fidanza, ritenendo in pari tempo presso di sè i reggimenti sviz zeri e quelli della Guardia , migliori senza dubbio e pie namente ligii alla volontà sua . Intanto la debole schiera partita da Napoli giungeva li 7 a Livorno , e , congiuntasi ivi coi Toscani , venne a formare una divisione di 7,000 uomini , che sotto il co

mando del generale toscano Ferrari d'Arco perveniva li 21 aprile al campo di Carlo Alberto, il quale, dopo averla passata in rivista , destinavala a Montanara ed a Curtatone a sorvegliare il presidio di Mantova . Consiste

vano questi 7,000 in un battaglione di granatieri, uno di cacciatori e tre di truppe collettizie, 4,500 fanti in tutto ; più 230 cavalleggieri o cacciatori a cavallo , ed in 260 artiglieri con una batteria da 8. I Napoletani erano 800 uomini del 100 di linea , 400.circa del batlaglione di Rossaroll , e 250 volontarii guidati da un tal Raffaele Scala, al quale il traditor di Napoli commesso aveva di rassicurare i Lombardi che egli accorso sarebbe col l'ultimo suo granatiere a combattere seco loro gli Au striaci . Oltre a queste forze regolari o regolarizzate, 3,000 volontarii toscani erano scesi in Lombardia , per la maggior parte studenti , e segnalatamente quelli di

Pisa , che formavano un bel battaglione universitario comandato dal chiaro professore Montanelli . Parma e Modena eziandio mandato avevano il loro

contingente : i Parmigiani erano 1,100 fanti con una batteria di 4 pezzi da 8 ed un manipolo di cavalli : i Mo denesi erano altrettanti , ed avevano uno squadrone di


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dragoni ottimamente equipaggiati e montati; ma mentre i Parmigiani, buoni soldati istrutti ed armati alla te desca, con gioia abbracciarono i Piemontesi, i Modenesi per lo contrario piangevano sempre il loro duchino, e quando poterono disertarono al nemico . I primi, coman dati dal maggior Pettinati (1 ) , vennero riuniti al 160 reggimento, formando cosi una giusta brigata; i secondi furono aggiunti ai Toscani sotto Mantova . In quel frattempo erano arrivati eziandio dall'interno del Piemonte le classi temporarie che non aveano an cor raggiunto le bandiere all'epoca della partenza , di modo che l'esercito regio sul finir di aprile, o sui primi di maggio venne a constare di 61 battaglioni di fanti

gravi e leggieri, di 36 squadroni di linea e 3 di cara binieri addetti alla scorta reale e di 88 cannoni da cam

pagna ( V. Quadro no 4) . Esso avrebbe annoverati tre

battaglioni di più, che erano quelli del 150 reggimento brigata Savona , se uno spiacevole avvenimento , che verrò ora brevemente esponendo , trattenuto non avesse quel reggimento nell'interno del regno .

La repubblica restaurata in Francia facendo temere qualche torbido nelle provincie finittime del regno sardo , al momento di condurre i suoi soldati nei piani lom bardi, Carlo Alberto aveva disposto che il 150 reggi mento rimanesse di stanza in Savoia a custodia di quella ducea : ma in seguito gli uomini che assunto avevano la direzione delle cose in Francia porgendo qualche guarentigia che l'ordine pubblico non sarebbe cosi tosto rovesciato in quel paese, il governo del re aveva (1 ) Quest'ufficiale superiore essendosi pochi giorni dopo frat turata una gamba , il capitano Bozzoli assunse il comando del bat taglione e lo ritenne pendente tutta la campagna.


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ordinato a quel reggimento di portarsi a raggiugnere gli altri ; affidando in pari tempo la quiete dell'interno

alla guardia nazionale . Intanto sul confine di Francia erasi collegata una masnada di facinorosi, i quali, cre dendo di spaventar con turpe e stupida denominazione, facevansi appellare les Voraces : eran la schiuma di tutta la francese bordaglia , che non avendo potuto involgere nell'anarchia la patria loro, tentavano ora di sovvertire

gli stati limitrofi. Appena essi seppero, per via d'alcuni corrispondenti che avevano fra i nazionali , che la Sa voia era priva di truppe regolari, si prepararono ad invaderla , e 2,000 dei loro, passalo il Rodano presso d’Yenne li 2 aprile, vennero repentinamente sopra que sto borgo , e , racimolando le tenui somme deposte

nelle casse comunali e regie , pervennero ad imposses sarsi di una somma totale di 3,254 franchi, e cala ronsi poscia sopra Chambéry, ponendo a ruba ed a sacco i luoghi circostanti.

All'avviso dell'approssimarsi dei Voraces alla capitale del ducato, sprovveduta affatto di soldatesca , le autorità si politiche che militari , invase da subitaneo terrore ,

vigliaccamente abbandonarono la città e i suoi abitatori , i quali , attoniti e privi di direzione, sulle prime lascia rono penetrare quell'orda frenetica nelle loro mura , la quale urlando viva la repubblica, già credeasi padrona dell'intero paese : ma breve fu il trionfo di quei mal nati : poichè le malversazioni loro avendo convinto i cittadini che la repubblica per quei ladroni suonava rapina ed anarchia, ridestatasi in essi l'antica virtù, e dato di mano chi ad uno schioppo , chi ad una randa , chi ad un bastone o mazza , collegatisi il giorno 4 di buon mattino in alcuni punti designati, non furono


296

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tardi a piombare sui Voraces, che, vili quanto rapaci, non si tosto videro il popolo sorgere in armi , si die dero a repentina fuga; tuttavia non pochi vennero accoppati dai cittadini , molti più furono arrestati e consegnati alle autorità giudiziarie che contro di loro procedettero , ed in poche ore i prodi abitatori di Cham béry s’ebbero levato di dosso quel turpe giogo , e la città loro ritornò queta come se nulla fosse stato. Ciò nulla di meno quest'improvvisa invasione dimostrando

quanto sconsigliato fosse di lasciar quella frontiera sguer nita , il 150 reggimento , che postosi in via già era per

venuto a Lanslebourg, venne fatto retrocedere, nè più prese parte alla prima campagna . E siccome all'epoca di cui sto discorrendo non erano ancor entrati in linea nè i cacciatori del Corpo franco, nė varie compagnie di bersaglieri che stavano allora

appunto formandosi, l'esercito piemontese eccedeva di i 45,000 uomini , ai quali però aggiungendo i 30,000 Pontificii e Veneti, 12,000 fra Toscani , Napole tani, Parmensi e Modenesi, ed i 4,000 Lombardi di Giacomo Durando, vedremo che a quell'epoca , com prese le guarnigioni di Palmanova e Venezia , erano non meno di 90,000 Italiani che stavano in armi sulla sinistra del Po ; e se a loro prontamente uniti si fossero i 40,000 Napoletani ed i 30,000 Lombardi , che senza poco

l'inopportuna ignavia il governo provvisorio s'avrebbe potuto con tutta facilità porre in piedi , al termine d'a prile, e quando Radetzky, non ancor raggiunto da Nu gent, annoverava soli 57,000 Tedeschi , erano 150,000 Italiani che avrebbero potuto scagliarsi sul nemico e farla finita una volta colla dominazione straniera (Vedi Quadro no 5) .


Esercito anda,

FRAtto -capo, colonnello Cossato

di quellato Maggiore, maggiore MICHELLINI APPIANI b .

le , cav . E

Truppe addette al Quartier Generale. Armi diverse.

PP

diverse

. uadr

re , colon

Domini


|


CAPITOLO II .

297

Mentre i nuovi governi provvisorii e gli antichi prin cipi in Italia , pieni di diffidenza tra loro e di reciproca invidia, concordar non potevano per torsi dal collo l'austriaca stretta , le forze imperiali venivano esse pure ingrossandosi. Ancor prima dell'insurrezione lombarda aveva il ga binetto di Vienna decretato che nell'Illiria s'avesse, per cura del vecchio feld -maresciallo Nugent (1 ) , a ragu nare un corpo di riserva : ma la trascuranza governa tiva e li sopraggiunti gravissimi eventi di Vienna ave vano sempre incagliata l'attuazione di tal corpo , in cui stavano ormai riposte le speranze tutte del maresciallo

Radetzky. Tuttavia Nugent, essendo riuscito a porre in sieme nella prima quindicina di aprile alcuni battaglioni in Gorizia , penetrato troppo dell'importanza di condurre speditamente aiuto al maresciallo , non attese la costi tuzione definitiva del corpo di riserva, che lo portò

poscia a 22,000 uomini con 15 batterie, tre delle quali di racchette ; ma presi seco i 13,000 già allestiti, vali cava li 16 l'Isonzo, ed avviandosi col grosso di essi

sopra Udine , distaccava a sinistra sopra Palmanova il

generale Felice Schwartzenberg colla sua brigata. (1) Il conte Laval-Nugent, originario irlandese, contava 53 anni di servizio ; egli aveva fatto tutte le campagne dal 1793 al 1814.

Conosceva poi l'Italia a mena dito ; poichè nel 1809 era capo di stato -maggiore dell'arciduca Giovanni , e nel 1814 vi comandava

in capo un esercito : quindi alla Ristorazione era stato ceduto dall'Austria al re di Napoli per organizzare quell'esercito, e co prì la carica di ministro di guerra dal 1816 sino al 1820, indis ponendo colle sue ingiustizie i vecchi soldati napoleonici contro il governo , e preparando così la sollevazione del 1820: nel 1848 inoltre la tarda età ne aveva alquanto affievolito l'energia , e poi esso pure era della vecchia scuola .


298

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Stava in Palmanova Zncchi con 4,000 soldati , i quali

appena ebbero lingua dell'avvicinarsi del nemico, con cosi calde preci instarono presso il vecchio lor duce per essere condotti al nemico, che egli , cedendo alla

volontà loro, esegui una sortita verso Visco, terra gia cente 3 kilometri a scirocco della fortezza e dove gli Austriaci collocati avevano i loro avamposti . Respinte le ultime sentinelle, gettaronsi i volontarii veneti ani mosamente nella terra, ed ivi trovati 300 Croati che forti ficati si erano nella chiesa e nel cimitero , audacemente

attaccavanli, e dopo un accanito combattere li costrin gevano a sloggiare di là , lasciando 25 dei loro in mano dei Veneti e 15 altri uccisi ; allontanatosi Schwartzenberg

co'suoi Croati , credeva Zucchi finita la pugna, e queto

ripassava per Visco onde ricondursi a Palmanova : quan d'ecco dai balconi dell'abitato partir fucilate sopra i suoi ; giustamente irritati allora i soldati italiani a veder tanta perfidia in connazionali loro , cominciarono a far man bassa sugli abitanti ferendone non pochi , ed in quel tafferuglio parte del villaggio venne consumato dal fuoco ; ignorasi se appiccato dal croato nell'atto di riti rarsi o da qualche volontario desideroso di punire la

nazionalità tradita da quei terrazzani . Nugent frattanto, giunto li 19 a Cusignacco , piccola terra a mezzodi ed a breve distanza di Udine , mandava ad intimar la resa alla città ; ma gli Udinesi, sperando di veder giugnere i rinforzi da loro chiesti a Venezia,

animati dalla presenza di 1,000 uomini di truppa re golare lor conceduti da Zucchi, sorgendo in armi , dis sersi parati alle difese; respingendo eziandio a colpi di moschetto , più per ignoranza degli usi di guerra che per perfidia , i parlamentarii loro spediti da Nugent ,


CAPITOLO III .

299

per cui il colonnello Smola ebbe a perderne un piede, e due minori ufficiali rimasero uccisi (1 ) . Dovette adun que Nugent ricorrere alla forza , e posto mano alle bombe ed ai razzi, imprese a bombardar la città ; fecero

da principio salda prova i cittadini , eseguendo anche due sortite e respingendo gli Austriaci ; ma gli sperati aiuti non comparivano, crescea la tempesta croata e mi

nacciava di distruggere Udine ; ed il vescovo deprecando pace, i cittadini alfine si piegarono a mandarlo qual mediatore presso il feld -maresciallo (2) , il quale bra moso di accelerar la marcia concedeva loro larghi patti ;

ricadde adunque Udine li 23 nell'antico servaggio ; ma i 1,000 regolari , temendo di venir decimati in puni zione della loro defezione, stare non vollero ai patti ,

e presi seco loro tre cannoni , si posero sulla via che conduce ad Osopo , e sebbene inseguiti da un batta glione e da uno squadrone nemici , ripararono sani e salvi in quel forte. (1) Io m'attenni fedelmente in ciò a quanto scrisse il Veterano

austriaco, il quale eziandio accusa l'imperizia degli Udinesi per quest'infrazione delle leggi militari ; ma ove si ponga mente che molti erano gli ufficiali parlamentarii spediti collettivamente ,

nasce dubbio che con tal sotterfugio Nugent ottener volesse esatte informazioni sulle opere di difesa erette dai cittadini : nel

qual caso l'infrazione delle regole militari sarebbe sua , e gli Udi nesi avrebbero fatto ottimamente bene a respingere a moschet

tate quel gruppo di parlamentarii; e questo sospetto acquista maggior fondamento ove si rifletta che fra i difensori erano 1,000 regolari, a capo dei quali stavan senza dubbio ufficiali che ignorar non potevano gli usi di guerra . ( 2) Comandava in Udine un tal Canti , sedicente colonnello, il

quale, sebbene non fosse complice della resa , venne dai 1,000 regolari deposto dal comando per incapacità, e rimpiazzato da us Zannini , uomo risoluto.


300

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

È Osopo piccola fortezza, ma non priva di importanza , poichè sorgendo sulla sinistra del Tagliamento essa sta a cavallo della gran strada che lambendo il fiume ed attraversando la valle di Ferro, e seguendo poi or sul l'una riva ed or sull'altra il corso del Fella mette al

passo di Ponteba, da cui pel monte Tarvis porta sopra Villach , città principalissima della Carinzia . Non ave vano gli insorti trasandato di occupare le gole poste a monte di Osopo e che chiudono la via di Lamagna ; ed una mano di loro, rotti i ponti e barricate le strade e

postisi alla Ponteba, respingevano i primi assalti degli Austriaci, guidati dal generale Culoz, riportando anche in tali scontri gravissima ferita il colonnello di stato

maggior-generale Gorrizzutti (1 ) ; ma finalmente Culoz, riuscito essendo a far sollevare su quei picchi alcuni

pezzi da montagna , i nazionali , privi di artiglieria , sgombrarono il passo li 23 , lasciando libere cosi da quella parte le communicazioni fra il corpo di riserva e l'interno dell'impero. Ciò nulladimeno non erano ancor a termine gli in cagli frapposti dalla natura del suolo e dagli sforzi di

quei generosi alpigiani allo spedito progredire di Nu gent, poichè giunto egli sulle rive del Tagliamento vide come i nazionali non solo ne avessero rovinato il ponte detto delle Delizie, lungo 1,080 metri , ma incendiatone ben anco i materiali ; dovette pertanto arrestare Nugent le sue squadre, poichè ivi il fiume, gonfio dalle ricevute acque del Fella , corre impetuoso , e spagliando le sue

acque sopra vasta superficie, formasi un rapido e lar (1) È non lieve dolore il trovar nomi italiani fra i primissimi condottieri dell'oppressore : misera Italia , i tuoi stessi figli aguz zano l'ingegno per ribadir le lue catene !


CAPITOLO III .

301

ghissimo alveo da non esser attraversato che sopra so

lido ponte ; convenne pertanto attendere i pontoni , i

quali giunti non essendo che li 25, solo nel di 27 poté il generale Schulzig trasportarsi colla vanguardia a San Vito sull'opposta sponda ; non avendo però il ne mico fatta resistenza alcuna , Nugent giunse li 30 colle truppe a Pordenone spingendo la vanguardia sino a Sa lice . Tuttavia le difficoltà non lievi del terreno e queste

parziali resistenze , dapprima fortunate, provano quanti sagrifizii costato avrebbero a Nugent, e qual ritardo

frapposto alla sua congiunzione con Radetzky, se fossero state convenientemente dirette e sostenute .

Se ferocemente combattevasi ai monti , combattevasi pure al piano, ove frequenti erano le scaramuccie e di vario evento , sebbene con maggior danno degli Italiani ,

comecchè le compagnie franche, intolleranti delle au torità dei capi e regolandosi ognuna a posta loro , des sero maggior presa al nemico . Già narrai il pietoso caso di Castelnuovo e la sorpresa di Sorio : ora dirò come consimile sciagura toccasse alla banda bolognese del

Zambeccari . Spronata da sconsiderato ardire questa pic cola schiera , che poeticamente intitolavasi colonna del riscatto, spiccatasi prima dalla riva destra del Po era venuta sino alla Badia , grossa terra posta là ove un

braccio dell'Adige, staccandosi a destra del fiume e cor rendo al sud-est forma un naviglio , denominato Adi getto . Fortunata sino allora l'audace ma imprevidente colonna erasi cacciate dinnanzi le scolte austriache e

catturato eziandio qualche sbrancato ; accecati da tali effimeri successi pensarono Zambeccari ed i suoi Bolo gnesi di attraversare l'Adige e di andarsi a posare al castello di Bevilacqua, sontuosa possessione della fami


302

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

glia patrizia bresciana di tal nome , e che sorge sul canale, ovvero fossa della della Fratta, a tergo e ad

8 kilometri dalle fortificazioni di Legnago . Fidenti nella fortezza del sito , sebbene in luogo tanto avventurato ed in tanta prossimità del nemico , facevano i Bolo gnesi poco vigile guardia; quando al mattino del 21 ecco apparire il colonnello Heingel , mandato da Radetzky,

col reggimento arciduca Sigismondo , alcune racchette e due pezzi a snidare quelli incauti dal castello . Repen tinamente assaliti da forze più che doppie e da nu merosa artiglieria , di cui essi erano privi, i 500 seguaci di Zambeccari , dopo scambiate poche fucilate , ebbero a somma ventura di poter rivalicar l'Adige e ripiegarsi sul Po , notevolmente menomati. Intanto Heingel, per vendicarsi dell'affetto della famiglia Bevilacqua alla causa italiana, a favore della quale mentre un membro di essa doveva fra poco cader vittima onorata, la madre, veneranda matrona, prodigava sostanze e curava i feriti; barbaro esecutore di ordine barbaro , derubate prima le suppellettili ed asportate le munizioni , dava quel castello alle fiamme; ed io , valendomi della testimo nianza del Veterano austriaco solo per constatare l'in cendio e la rapina , e non volendo contaminare la mia penna colle basse contumelie colle quali non teme dis onorarsi quel canuto e guerriero scrittore (1 ) , lascierò

giudice il lettore , di qualunque nazione si sia , chi dai seguaci del colonnello Heingel, o da quelli del conte ( 1) Le sconcie e triviali parole , le vigliacche accuse verso Carlo Alberto e gli Italiani di cui è pieno e zeppo quel libro, indur rebbero a crederne autore non un onorato ufficiale, ma qualche

!

Tersite moderno .

1


CAPITOLO III .

303

Zambeccari abbiano maggior diritto al titolo di ladroni,

di cui l'austriaco generale onora i Bolognesi. Altre avvisaglie, ma colla peggio dei Tedeschi, acca devano intanto li 23 e 24 nelle vicinanze di Mantova .

Il toscano generale Ferrari d'Arco, incumbenzato di bloc care da lungi quella fortezza sulla riva destra , dopo aver asserragliato il luogo di Governolo, ed accresciutane la forza con inondazioni, avea gettate alcune compagnie di volontarii mantovani e modenesi al di là del Mincio,

spingendole sino a Castelbelforte e Castellaro, due vil laggi posti, il primo a 9 kilometri da Mantova ed a si nistra dello stradale che da essa tende a Legnago ; l'altro invece a destra, cioè più accosto al Mincio, ma lontano da Mantova 15 kilometri almeno : distavano

poi amendue questi luoghi soverchiamente , e Castel

belforte in ispecie, da Governolo per poter essere all'eve nienza le compagnie colà stanziate convenientemente sostenute dalle truppe collocate a Governolo . Era inten

zione di Ferrari, cosi operando, d'intercettare al nemico le communicazioni fra Mantova e Legnago : ma ciò non faceva il tornaconto di Gorzkowsky, il quale a tal effetto spediva li 23 il maggiore Martinitz con due compagnie

di cacciatori dell'Imperatore e tre del reggimento Ruka wina , uno squadrone di cavalleggieri e due pezzi d'arti glieria ad assalire Castellaro, ben calcolando che preso tal luogo, i difensori di Castelbelforte sarebbersi trovati

forzatamente avviluppati e segregati dalle truppe di Fer rari. Stavano a Castellaro 130 Modenesi; a Castelbelforte era Longoni (1 ) con 200 Mantovani . Aveva questi avuto ( 1) Longoni , ufficiale istrutto e di svegliato ingegno, militava da

molti anni nell'esercito piemontese , ma avendo avuto all'esordir della guerra alcuna contrarietà , era andato a porsi alla testa di


304

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sentore come gli Austriaci al far del di suolessero spe dire pattuglie sulla strada di Legnago , ed avido di cat turarne alcuna , erasi mosso la notte delli 22 , e po stosi in agguato : venne diffatto la pattuglia , e visti i Mantovani , arretravasi inseguita alacremente : quando giungeva a Longoni il rombo del cannone : fatto accorto da ciò che verso Castellaro ferveva maggior cimento, e conscio come i Modenesi fossero in numero soverchia

mente debole per sostenersi , egli con sagace risolu zione piegava a quella volta , e giungeva al momento in cui gli Austriaci , incendiata la prima barricata e le case attigue , disponevansi a dar l'assalto alla terra ; il suo arrivo rinfranca il valore dei Modenesi , e la pugna

si riaccende con nuovo furore; ma gl’Italiani, prudenti quanto valorosi, ben vedendo di non poter contrastare a lungo contro forze doppie, evacuato Castellaro , ordi natamente e per vie campestri si riducono a Governolo . Prudenza e valore pertanto salvarono Longoni ed i suoi compagni dal cattivo passo in cui posti li avea l’ine sperto Ferrari d'Arco .

Gorzkowsky allora scacciar volendo gli alleati anche da Governolo , commetteva all'indomani al colonnello Ca

stellitz di andarne con sette compagnie del suo reggimento Ferdinando d'Este , due di cacciatori , mezzo squadrone di ulani ed una batteria all'assalto di quel luogo : ma qui le cose mutarono aspetto, perchè oltre ai 200 Man tovani ed ai 130 Modenesi , stava a Governolo il mag

giore Fontana, giovane prode e già ufficiale al servizio 200 animosi giovani quasi tutti Mantovani , sebbene fra loro si annoverassero alcuni sudditi sardi ; instrutta ed organizzata da

lui , ed animata poi dal suo esempio, questa compagnia fece ot tima prova durante la guerra .


CAPITOLO JII .

305

del duca di Modena , il quale avea seco 800 suoi con nazionali , e 3 cannoni , con cui cominciò a fulminare il nemico appena lo vide apparire all'aurora del dì 24.

Castellitz tentò rispondere colle artiglierie , ma l'inon dazione dei terreni circostanti costringendolo a collo care i suoi pezzi sull'argine, essi venivano infilati dai proiettili degli Italiani, i quali riuscirono a smontare un obice nemico . Volle allora Castellitz venirne all'assalto

due volte coi suoi Ungheresi, ma due volte si vide dai volontarii respinto ; mirando infine malconci molti dei

suoi, e non sufficienti ad espugnar la terra, falto suo nare a raccolta , ripiegossi il duce austriaco sulla for tezza , lasciando in man del nemico l'obice scavalcato, un cassone di munizioni da guerra , e quei feriti che trasportar non potevansi . Perderono in questi due fatti gli Austriaci 30 uomini , e n’ebbero un ufficiale e 18 soldati feriti : la perdita degli Italiani fu di 2 morti e 4 feriti. Fecero buona prova i volontarii mantovani e modenesi, e diedero prove d'intelligenza e valore tanto

Longoni che Fontana (1 ) . Tuttavia se lo scopo del go vernatore di Mantova andò fallito sopra Governolo , egli ottenne di riaprir le proprie communicazioni con Le gnago .

In pari tempo dal regolare esercito piemontese im prendevansi varie ricognizioni che colà eziandio davano

luogo a scaramuccie , nelle quali i soldati regii ebbero ( 1 ) Nel suo rapporto Fontana, oltre al Longoni , nomina parti colarmente Pira , Bellettini , Araldi , attualmente ufficiale nel Genio piemontese, Menotti, figlio dell'infelice e venerando Ciro , uffi ciale esso pure nei Bersaglieri piemontesi, e Ferdinando Ruffini , esperto soldato che dopo aver emigrato per cause politiche , ser vito aveva in Inghilterra. VOL . III . - 20

PINELLI, Storia ecc .


306

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

occasione di dar prove d'intrepidezza. Essendo pervenuto a conoscenza del comandante del secondo corpo, gene rale De Sonnaz, come all'albeggiare gli Austriaci soventi spingessero alcune scolte di cavalleria sopra Villafranca, egli dava carico al conte Maffei, maggiore in Genova

cavalleria , di portarsi in quella direzione il giorno 20 per rintuzzare l'ardito nemico . Andatovi il conte , im

battevasi appunto in uno squadrone di dragoni austriaci, e già apprestavasi a caricarli , quando essi, volta la groppa dei cavalli , s'involarono a tutta carriera , la sciando in mano dei Piemontesi due cavalieri colle loro monture ed uno scavalcato . Il paese che giace fra il Mincio

e l'Adige presenta a ponente una sequela di colline, col favor delle quali due eserciti avversarii accampati su que'fiumi possono a

vicenda innoltrarsi quasi inosservati per sorprendere gli avamposti dell'altro . Importando adunque di cono scere quali posizioni occupassero gli Austriaci , venne dai condottieri regii determinato di eseguire vaste per lustrazioni con forze imponenti , prima di trasportar l'esercito sulla sinistra sponda del Mincio . Ebbe luogo

la prima il di 23, in cui il generale De Sonnaz portossi in persona con dodici battaglioni, una brigata di caval léria e due batterie campali a riconoscere tutto il paese che da Monzambano e Valeggio si estende verso Verona.

La sinistra di queste truppe preceduta dai bersaglieri, rimontando la sinistra riva del fiume, innoltrossi verso Salionze e sin sotto le mura stesse di Peschiera ; il cen

tro marciò sopra Custoza , e la destra composta quasi esclusivamente di cavalleria e di artiglieria avanzò per

la gran strada sino a Villafranca. Dopo aver accurata mente investigata ogni piega di terreno ed occupato le


CAPITOLO III .

307

alture di Oliosi e di Montevento, essendo patente come quel tratto di paese fosse affatto sgombro di nemici, le truppe rientrarono nei loro alloggiamenti : ed una se conda perlustrazione eseguita li 25 dal duca di Savoia

con egual forza tratta dalla divisione di riserva , ma a levante nei luoghi di Grezzano , Castiglione Mantovano, Rezzoli e Marmirolo, posti tutti in linea quasi diago nale fra Goito e Villafranca, dato avendo i medesimi ri sultati, il re, che assistito aveva a quelle due operazioni, ebbe a convincersi vieppiù essere intenzione di Radetzky di evitare una giornata campale, e di tenersi rimpiat tato nel suo campo trincierato di Verona sino all'arrivo dei rinforzi che attendeva dalla Germania .

Consigliatosi in allora il re coi primarii suoi duci , opinò fosse il momento di stringer più efficacemente Peschiera e di tener bloccata Mantova trasportando a tal fine il nerbo del proprio esercito sulla sinistra del

Mincio . Il giorno 26 adunque le truppe diedero prin cipio al movimento passando il fiume sopra i tre ponti stabili di Monzambano , Borghetto e Goito, e sopra uno

eretto coll’equipaggio da ponte presso Volta ; ed in tal giorno la terza divisione spinto avendo in avanguardia il maggiore Saxel con un battaglione del 1 ° reggimento

Savoia, uno squadrone di Novara cavalleria e la com pagnia di volontarii parmensi ; egli, giunto presso Vil lafranca, incontrò un grosso distaccamento di fanti e cavalli nemici , col quale gli esploratori savoiardi , co mandati da un Richard tenente , non tardarono ad im

pegnar la zuffa : ma il sopraggiunto squadrone piemon tese caricò gli Austriaci con ardor tale, che in breve essi si diedero alla fuga lasciando 4 dei loro morti sul luogo e 34 prigionieri . Il sottotenente di Novara cavalleria,


308

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Brianzone , ebbe in tal circostanza il cavallo ucciso sotto . Il di 27 continuossi il movimento senza essere dal ne

mico in alcun modo inquietati : all'indomani invece il secondo corpo, che aveva ricevuto ordine di occupare tutti i villaggi posti fra Sona ed il lago di Garda, do vette scaramucciare col nemico che occupava tutte le alture circostanti . La terza divisione avanzandosi sopra Sandrà, ebbe a sostenervi un combattimento di bersa

glieri , in cui rimasero feriti 2 soldati del 160 ed ucciso un tedesco ; poche ore dopo verso monte Romaldolo si

impegnò una breve cannonata che per la soverchia di stanza riusci innocua , avendo due squadroni di usseri volto le spalle dinnanzi al maggiore d'artiglieria Lamar mora che con alcuni dragoni ed un pelottone del 160

erasi avanzato per riconoscere la posizione nemica ; ma a sinistra il generale Bès, colla propria brigata Piemonte ed una batteria, ebbe a sostenere un urto gagliardo ed a combattere ostinatamente contro il nemico collocato a

Colà ed a Pacengo . Durava da due ore il combattimento ,

quando Bės, rinforzato dalla compagnia volontarii par mensi, da due squadroni e da un'altra batteria, sforzò finalmente gli Austriaci alla ritirata , catturando loro 30 soldati e la vettura in cui stava (perchè forse ferito) il maggiore del genio Platzer , il quale ebbe appena il

tempo di salvarsi salendo in groppa ad un ussero . Ebbe la brigata Piemonte 29 uomini fuor di combattimento, 4 dei quali soggiacquero poscia alle loro ferite; gli Au striaci ebbero 53 uomini fra morti e feriti, e fra i primi un ufficiale .

Sloggiato il nemico da ogni punto, il secondo corpo lasciando la brigata Pinerolo a stringere Peschiera sulla

riva destra, ne copri l'assedio sulla sinistra estenden


CAPITOLO III .

309

dosi in semicerchio da Pacengo per Colà, Sandra , Pa lazzuolo e Santa Giustina sino a Castelnuovo, luoghi tutti

compresi fra il lago di Garda e lo stradale che da Bre scia tende a Verona , e legandosi per l'osteria del Bosco , luogo situato a cavallo della gran strada ed ove i Pie montesi eressero un fronte trincierato , col primo corpo , il quale appoggiando la sinistra a Sona, protendevasi per

Sommacampagna e Custoza sino a Villafranca, terra che essendo cinta di un vecchio muro e dotata di vie larghe , venne dai Piemontesi convenientemente fortificata, ri manendovi a presidio il general Passalacqua col 12° reg gimento di linea , facente parte della seconda divisione,

la quale fu anche incaricata di custodire il ponte di Goito, posto esso pure in buon stato di difesa. La divisione di riserva prese posto a Guastalla , Oliosi e San Giorgio, menomata, momentaneamente però, della brigata Guardie, la quale circondò il re che da Valeggio trasportato aveva il suo quartier generale a Somma campagna, grossa terra seduta sull'ultimo lembo delle

alture verso Verona ed equidistante di 10 kilometri da

quella città e dalle rive del Mincio . Da questa magnifica posizione , forse alquanto arrischiata se vuolsi per la piccola distanza dal nemico , il re generalissimo poteva

scoprire la più piccola mossa degli Austriaci , i quali per giungere ad essa attraversar dovevano una pianura molto coperta d'alberi invero e di coltivazione assai

varia , ma cionulladimeno pienamente dominata da quel colle . Dietro la destra continuava ad osservar Mantova la

divisione tosco -napolitana, occupando le località delle Grazie, di Curtatone e di Montanara ottimamente trin cierate .

Le nuove posizioni dell'esercito piemontese restrin


310

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gendo sempre più Peschiera che era pure bloccata dalla

parte del lago dai due piroscafi e parecchie lancie, su cui erano saliti alcuni pelottoni del battaglione Real Navi retti dal capitano Grassi, il generalissimo cesareo, che non aveva ancor rinunziato a soccorrere quella for tezza, fece divisamento di occupare più fortemente Pa strengo, posizione eminentemente acconcia a tener aperte le communicazioni tra Verona tanto col Tirolo, per mezzo

della vallata dell'Adige , quanto con Peschiera , il cui presidio, operando sortite, potuto avrebbe dar la mano

a quei convogli di viveri che da quel luogo gli fossero spediti . A tal fine la brigata Wohlgemuth , che dopo aver perduto Pacengo e Colà erasi ritirata a Pastrengo, venne ivi raggiunta dalla brigata dell'arciduca Sigi smondo, che, collocata sulla sinistra dell'Adige, dovelte attraversar il fiume sopra un ponte appositamente eretto a Ponton ; e la brigata Latour -Taxis collocata venne a

Bussolengo , grosso villaggio posto a 4 kilometri da Pastrengo e sulla via che seguendo la riva destra del l'Adige va a Verona , da cui dista 13 kilometri . Fatte queste disposizioni, il tenente-maresciallo Wo cher , portatosi ad assumere il comando di queste tre brigate, volle nel mattino del 29 tentar di sloggiare le truppe piemontesi collocate a Sandrà , punto sporgente della sinistra nemica , facendolo aggredire di fronte dal

generale Taxis, mentre Wohlgemuth con un'altra bri gata, avanzando sul declivio del monte Romaldolo, cer cava a spuntarne la destra . Ma accadde che il re avendo

intendimento di far proseguire in quel giorno stesso il suo movimento innanzi dalla sua ala sinistra, l'avesse rin forzata con la brigata Cuneo ; dimodochè, quando Taxis

e Wohlgemuth presentaronsi alle 8 del mattino per as


CAPITOLO III .

311

salir i Piemontesi, trovarono sul monte Romaldolo una

fitta catena di cacciatori, sostenuta da alcuni baltaglioni

di Savoia in colonna , e l'altro reggimento schierato a battaglia nei vigneti dinnanzi a Sandrà col 16° reggi mento sulla destra, e la brigata Cuneo ed i Parmensi in seconda linea pronti a sostenere la prima . Non tardò ad impegnarsi il fuoco fra le due catene nemiche verso

le 9, ed avendovi in breve preso parte anche l'artiglieria, la pugna durò piuttosto languidamente sino alle 3 e 1/2, momento in cui Wocher, vedendo andar vani i suoi sforzi tanto al piano che al monte, fatto far una carica animata da alcuni battaglioni croati stesi in bersaglieri, effettu ) al favore di essa la sua ritirata sopra Pastrengo , debol mente inquietato dai cacciatori piemontesi. La giornata terminò senza un risultato decisivo . Perderono gli Au

striaci in tal fatto 1 ufficiale e 17 morti , quasi tutti Croati : i feriti devono essere stati assai più : i Piemon tesi ebbero 7 feriti fra i Savoiardi , che furono quelli che

in tal giorno inseguirono più da vicino il nemico . Era però evidente che all'indomani il combattimento avrebbe ricominciato da capo , giacchè le due armate non potevano rimanere in tanta vicinanza senza venirne

alle mani, ed il tentativo del nemico dimostrava chia ramente che per aver posa bisognava snidarlo dalla im portante posizione di Pastrengo . I soldati piemontesi per tanto pernottarono sul campo di battaglia, ed ambidue le parti posero a profitto la notte per rinforzare le pro prie schiere . Il re dando la direzione della battaglia al generale De Sonnaz volle porre sotto ai suoi ordini , oltre

a tutto il secondo corpo ( eccezione fatta della brigata Pinerolo che continuò a stringer Peschiera), la divisione di riserva del duca di Savoia , la brigata Regina del primo


312

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

corpo, più varie compagnie di bersaglieri e volontarii ; in tutto 24,000 uomini , dei quali 1,800 di cavalleria ,

il cui concorso in quel montuoso campo di battaglia po teva essere poco efficace : le bocche da fuoco erano 34 .

Radetzky eziandio , sia che volesse ritentare la prova del giorno antecedente , sia che penetrato avesse le inten zioni dell'avversario, ai 7,000 di Wocher aggiunto aveva le brigate Rath , Schaffgotsche e Liechtenstein ; laonde erano 11,000 Tedeschi che stavano a custodia di quelle posizioni già per natura fortissime. Le disposizioni date da De Sonnaz per l'assalto furono le seguenti : Broglia scendendo colla terza divisione dalle colline di Santa Giustina , doveva tentar di circuire la si nistra del nemico sopra l'astrengo ; a suo sostegno mar

ciava la brigata Guardie preceduta da due compagnie

di bersaglieri . Il centro sotto il duca di Savoia e for mato dalle brigate Cuneo e Regina , doveva per Sandrà

avanzar direttamente sopra Pastrengo , e Federici colla brigata Piemonte ed i volontarii parmensi , spiccandosi da Colà, assalir doveva la destra degli Austriaci : la bri

gata di cavalleria del generale Sala , composta di Genova e Savoia cavalleria , tener si doveva sul gran stradale di

Brescia per coprir il fianco destro da qualunque sortita da Verona .

Queste ottime disposizioni partorito avrebbero mag giori frutti se i Piemontesi assalito avessero per tempo ; ma era di di domenica, ed il re religiosissimo avendo voluto che le truppe udissero prima la santa messa , l'attacco non ebbe luogo che alle 11 ore . Primo a sca gliarsi sul nemico fu Bès coi suoi cacciatori piemontesi,

i quali , avanzando animosi per Cå del Bosco e Cå Nuova , e scacciato il nemico dai colli di Costiera , Casetta e Fra


CAPITOLO III .

313

telli , giunsero in breve ai piedi dell'altura su cui siede Pastrengo, cacciandosi dinnanzi gli sgominati Tedeschi ,

e dando prove d'esimio valore il capitano Boccabadati ed i tenenti Chiabrera e Luchinat che guidavano i cac ciatori del 4° fanteria : ma non secondati abbastanza

energicamente sulla loro destra dalla brigata Cuneo che assalir doveva di fronte, fu loro forza sostare sotto un

vivo fuoco della brigata Wohlgemuth che occupava il

villaggio ; a tal vista il re, che volendo assistere a quella battaglia recato si era sulla Mirandola , casolare posto su di un colle che si erge fra Sandrà e Pastrengo, man dava iterati ordini al duca di Savoia di avanzare ; ma

vedendo finalmente che le missive facevano poco frutto , perduta la pazienza e sceso il colle, portavasi ove stava la brigata e veniva a conoscere essere essa arrestata nella sua marcia dal melmoso letto di un di quei tor rentelli che formano alquanto più basso il fiumicello

Tione (1 ) ; fu dunque necessità rallentare ivi pure la marcia sotto il fuoco dei Tirolesi ; finalmente essendo

questi dissipati dai tiri di una batteria egregiamente

diretta dal maggiore Alfonso Lamarmora , i soldati, elet trizzati dalla presenza del re e del duca , che impavidi tenevansi sotto il grandinar delle palle nemiche, riusci rono ad oltrepassare quell'ostacolo e giunsero al punto in cui la via di Lazise viene a far capo in quella di Pa strengo ; ma in quel frattempo il re aveva versato in grandissimo pericolo, poichè , intollerante di indugio, avendo precorso le fanterie colla semplice sua scorta , ( 1) Con un buono stato-maggiore ciò avrebbe dovuto esser pre visto, tanto più che nel dì prima i nostri esploratori erano giunti sino a quel punto : ma lo stato-maggiore piemontese nè sapeva. nè agiva


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

lutto ad un tratto un drappello di Tirolesi posti in agguato da Wohlgemuth per ritardar la marcia del nemico, fece una scarica a bruciapelo contro il manipolo di carabi nieri che precedevano il re : sorpresi questi e non usi

a combattere in stretta ordinanza , diedero repentina mente volta ai cavalli : ed il re , vedutosi quasi a petto i Tirolesi, arrestato senza scomporsi il destriero e tratta la spada, già stava per scagliarsi su di loro , rinnovando le valorose prove del Trocadero : senonchè non fu tardo a gettarsi dinnanzi a lui il prode colonnello Sanfront coi squadroni di carabinieri della scorta, i quali vigorosa

mente caricando il nemico, fecero ampia ammenda della debolezza di quei pochi loro compagni : in pari tempo una compagnia cacciatori dell'8° gettavasi alla corsa ed

a baionetta spianata sul nemico, un battaglione di Pie monte saliva dalla sinistra il colle, ed il maggior La marmora , giunto con una sezione d'artiglieria a cavallo scortata da uno squadrone di Piemonte Reale , coman

dato dal capitano Sigala , entrato con esso nel borgo, caricava alla rinfusa usseri e fanti nemici . Succedeva

nelle vie un sanguinoso scontro, nel quale il marchese Bevilacqua da Verona , generoso figlio di generosissima madre, e giunto il giorno prima al quartier generale, dove Carlo Alberto nominato lo aveva sottotenente in

Piemonte Reale, gloriosamente spirava traforato il petto da palla nemica . Mentre i regii, con propizio evento , pugnavano al centro ed a sinistra , Broglia , meno felice a destra , era stato

da principio respinto da Wocher, potentemente aiutato da due pezzi collocati su di un risvolto della strada , e

che spazzavano le alture che da Santa Giustina si pro tendono sino a Pastrengo ; ma gli intrepidi Savoiardi


CAPITOLO III .

315

non erano uomini da arretrarsi per cosi poco , e for

matisi in colonna, e mandate avanti le loro compagnie di cacciatori , risolutamente avanzarono su quei colli, seguiti dalla brigata Guardie e fiancheggiati da una

compagnia bersaglieri e dai volontarii Pavesi : fu aspra la lotta , poichè il nemico diſese palmo a palmo quel variatissimo terreno ; ma finalmente alle 3 e mezzo an che i primi feritori di Broglia erano sotto il villaggio,

sul quale 12 pezzi di artiglieria , collocati sulla sinistra da Federici, facevano un fuoco tremendo . Al primo annunzio dell'attacco dei Piemontesi, il ca nuto Radetzky erasi trasportato a Bussolengo , e spe rando di fare una salutare diversione , aveva spedito le due brigate Liechtenstein e Taxis ad assalire Sona e Som macampagna, facendo le viste di voler prendere a ridosso la linea nemica : ma queste due sue colonne fecero poco buona prova : quella diretta su Sona fu respinta dalla cavalleria del generale Sala , coadiuvata dalla batteria del capitano Paolo Riccardi , collocata all'osteria del Bosco e sostenuta da una compagnia di cacciatori di Aosta, ivi spedita dal generale D'Arvillars (1 ) ; quella che

erasi avanzata sopra Sommacampagna fu caldamente accolta dalle batterie ivi disposte e dal generale Som mariva, accorso con alcuni battaglioni della sua brigata. Il maresciallo allora, notata la superiorità numerica del nemico, diede ordine alle truppe di evacuare Pastrengo e le posizioni attigue , ritirandosi parte sopra Verona per Santa Lucia e parte sulla sinistra dell'Adige per ( 1) In tal circostanza quel capitano artigliere fece gran prova di sangue freddo lasciando giungere la colonna austriaca a 200

metri e poi fulminandola a mitraglia in modo da scompaginarla affatto ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ponton . Quelle che seguirono la destra del fiume non ebbero che a scambiare poche fucilate coi corridori delle Guardie , che condotti dal tenente Riccardi , ani

moso guerriero , penetrarono sino a Bussolengo ; ma quelli che scender dovevano al fiume, incalzati a sini stra da Lamarmora coi cacciatori di Piemonte e coi dra

goni verso Piovezzano, e inseguiti da Pastrengo giù per la china che porta al fiume dai Savoiardi colle baionette

nelle reni, fulminati dall'artiglieria collocata sulle alture che stanno a sinistra di quel villaggio, ebbero a patire

gravi perdite , ed i bersaglieri ed i cacciatori di Pie monte e di Savoia , giunti insieme a loro al ponte di Ponton , seguiti li avrebbero sulla sinistra sponda se un'intempestiva moderazione non avesse allora appunto fatto pronunziare al re le troppo celebri parole : Pour aujourd'hui il y en a assez. Arrestaronsi i persecutori pertanto, ma gli Austriaci , che non potevano credere a tanta dabbenaggine , ruppero il ponte con una precipi tazione tale, che 200 fanti del reggimento Piret, che va lorosamente combattendo ultimi avevano evacuata la

terra, trovatisi rotto il passo, dovettero rendersi prigio

nieri . Alle 4 pomeridiane il re entrava in Pastrengo . Carlo Alberto adunque, coraggioso sempre , ma sem pre irresoluto, fu cagione che in quel giorno gli alleati non ponessero saldo piede sulla sinistra sponda dell’A dige, poiché è bensi vero che il colonnello Zobel , man dato da Welden , al fragor del cannone era calato da

Val d'Adige con un battaglione e due pezzi, e s'era at telato al di là del fiume, ma giunto tardi con poca gente, ed affranta dalla lunga marcia , esso non avrebbe resi slilo a lungo ; oltrecchè i Piemontesi, attaccando quattro

orc prima , sarebbero stati padroni di Pastrengo a mez


CAPITOLO III .

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zodi , e giunti al fiume prima di Zobel avrebbero potuto inseguire il nemico assai demoralizzato sulla sinistra dell'Adige, ed occupare con 10,000 uomini San Pietro Incariano, che siede a 4 kilometri a tramontana di Verona ,

sui colli che sopraggiudicano quella città e tutto quell'alti piano che da Ponton per Belvedere e Sabbione corre sino a Pescantina , grossa terra posta rimpetto a Bussolengo,

e punto importante, comecchè dall'alto suo campanile gli Austriaci potessero scoprire tutte le nostre mosse . Questo collocamento delle truppe piemontesi , come dimostrerò nel seguito, poteva avere risultati immensi, ma seppure non volevasi gettare una divisione oltre il

fiume, bisognava allora pensare per tempo a rovinare colle artiglierie il ponte di Ponton ; cosa agevole , es sendo dalle 2 padroni delle alture a sinistra di Pastrengo;

due o tre pilastri del ponte demoliti bastavano per ren dere disastrosissima la ritirata al nemico .

Tre furono pertanto i principali errori commessi dai duci piemontesi in tal giornata : il primo fu di attaccare troppo tardi; il secondo di arrestarsi nel successo ; il terzo di non pensare a tagliare la via di ritirata al ne mico : di quest'ultimo se ne può forse incolpare De Son naz , sebbene egli allegar potrebbe che , ignorando il re arrestar volesse l'inseguimento , doveva conservare

il ponte per far passare i suoi sull'opposta sponda ; gli altri due sono affatto imputabili al solo Carlo Alberto: poichè se per una convinzione da rispettare in un prin

cipe cristiano, principalmente in un giorno di battaglia, egli desiderava che le sue truppe udissero la messa nella domenica, egli doveva farla celebrare al far del giorno;

ma ritardare l'attacco delle posizioni nemiche per udir messa , è da frate e non da generale ; nel vietare poi ai


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

suoi di inseguire il nemico, egli dimostrò di ignorare la

massima napoleonica : il ne suffit pas de vaincre, il faut savoir profiter de la victoire. Il maresciallo austriaco può, a ragione , venir accu sato di aver disseminate forze troppo tenui sopra po

sizioni troppo estese ; egli doveva od evacuare Pastrengo dopo la scaramuccia delli 29 , od occuparlo con maggiori

forze; la sua linea di ritirata per Ponton era difettosa , e già accennai ai danni che avrebbe sofferti, se i Piemontesi pensato avessero a distruggere il ponte colle artiglierie ;

tuttavia , circa al primo appunto , non bisogna perder di vista che Radetzky non ambiva impegnar una batta glia campale con truppe minori in numero ed ancora

sgominate dai casi di Lombardia e dai primi scontri infelici col nemico . Le stesse ragioni pare l'abbiano dis suaso dall'assalir Sommacampagna con forza, ed un suo panegirista vorrebbe scusarnelo dicendo che temevo i battaglioni che trovavansi dietro Grenoble, sotto il titolo di armata delle Alpi ; ed ingenuamente soggiunge : non

voleva saperne di battaglie; quanto erronea sia questa tema dei soccorsi francesi ce lo prova lo stesso Vete rano austriaco , che dice che Radetzky sapeva troppo

bene che la repubblica francese assalito non lo avrebbe; ed invero le parole degli uomini che sedevano al po tere erano tali da non spaventare il duce cesareo : ma quand'anche vi fosse apparenza d'aiuto francese , era ancor più necessario di battere gli Italiani prima , ed è invero copiar male Napoleone lasciarsi cadere due eser

citi riuniti sulle braccia ; pare piuttosto che il vecchio maresciallo copiasse Wurmser e Beaulieu , e che per nulla rassomigliando a Bonaparte, non ne volesse pro prio sapere di battaglie.


CAPITOLO III .

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Le truppe delle due nazioni dimostrarono in tal gior nata raro valore , poichè se al termine di essa gli Au

striaci, demoralizzati, abbandonarono formidabili posi zioni , è però giusto dire che essi le difesero valorosamente

per cinque ore contro forze doppie : siccome però essi nel ritirarsi andavano rinserrandosi in masse confuse, l'artiglieria piemontese ſece soffrir loro perdite più gravi assai di quelle dei regii , che avendo sempre combat

tuto in ordine sparpagliato, soffriron pochissimo . La dif ſerenza è cosi immensa, che dessa invero tiene del fa

voloso , poichè mentre anche gli scrittori più parziali ammettono 600 uomini almeno fuor di combattimento

nelle file austriache , è poi certo che la perdita dei Pie montesi ascese solo a 14 morti e 27 feriti; onde è che

io credo non andar errato arguendo da questa disparità, che, mentre i Piemontesi erano animati dalla coscienza

della superiorità loro numerica e dalle fortunate sca ramuccie sostenute ne' giorni precedenti , gli Austriaci invece, profondamente scossi dalle sventure , avessero perduto quel dominio su loro stessi , che ogni pratico

riconosce indispensabile per ottener tiri efficaci dalle truppe, tanto più quando stese in ordine sparpagliato . Fra i feriti, dei Tedeschi annoverossi il colonnello

Pergen , ed alcuni ufficiali subalterni rimasero uccisi ; i regii lamentarono solo fra gli ufficiali morti il mar chese Bevilacqua, ma i feriti furono vari , e fra essi i

luogotenenti Peirone e Saettone, della brigata Piemonte. Oltre ai già nominati poi nel corso della narrativa , trovo rammentati per azioni valorose delle Guardie un La Ro vere , capitano , un Cartesio ed un Haubourg, furiere,

un Arnaud sergente ; dei Bersaglieri un Debiller, capi tano , Durio e Borio sergenti ; di Piemonte un Boccabadati,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

capitano, Chiabrera e Luchinat, tenenti , Ceresole sotto tenente, Beli e Deprevide , sergenti , ed un tal Rossi , sol dato ( 1); di Piemonte Reale un Annibaldi , tenente ; e di

Savoia , che fu senza dubbio la brigata che in quel giorno più si distinse ( come lo provarono gli elogi del re, del duca e quelli , ancor più imparziali , dei reggimenti , che vedendo quei forti figli delle nevose Alpi ritornare carichi di polvere e di sudore , innalzavano frenetiche

grida di viva Savoia ), il capitano Delavenay, che entrato in Pastrengo a baionetta incrociata , vi catturava un'intera

compagnia tedesca ; un Parpillat, suo tenente, Charbon neau e Perier, capitani , Cocatrix sottotenente , e Balzo sergente . Ma dopo aver nominato tanti valorosi , non fia ch'io passi sotto silenzio il generoso sagrifizio del co mune Perrier Benedetto di tal brigata, il quale , vedendo

il suo ufficiale Cocatrix sul punto di entrare primo in una casipola ove nascosti s'erano alcuni Tedeschi , get tasi risoluto dinnanzi a lui , ed esala l'anima traforato da palla nemica esclamando : Je suis content d'avoir sauvé la vie à mon officier ! Con soldati simili e con duci

capaci di guidarli, qual armata resister puote ? Termi nerò il grato ufficio di scrivere il nome di forti uomini, ricordando come a fianco del re in quel giorno, e du rante tutta la pugna, si tenessero costantemente Cesare (1) Questo Rossi gettossi solo innanzi per riconoscere se una colonna che vedevasi lentamente avanzare sul fianco dei bersa

glieri era nemica, ovvero di Parmigiani ; segno a mille colpi, egli attraversò imperterrito lo stradale , e riconosciuta nemica la co lonna, ritornò a darne avviso al capitano Boccabadati , che con una opportuna mossa parò al pericolo : per tal segnalato fatto niuna

ricompensa s'ebbe il povero Rossi . Ond'io , riparando all'error non mio , volli almeno far menzione di quel valoroso in queste pagine.


CAPITOLO III .

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Balbo, presidente dei ministri , venuto al campo , e Balbi Piovera, patrizio genovese e senatore del regno . I prigionieri tedeschi furono 500 e più , perchè oltre ai 200 del reggimento Piret , a quelli catturati in Pa

strengo dal Delavenay, ancora al giorno dopo più di 60 vennero arrestati nelle cascine ove cercato avevano ri

fugio. Anche la guernigione di Peschiera ebbe in tal giorno

a soffrire gravi danni , poichè il vecchio Rath , udendo tuonar il cannone , tentata aveva una sortita ; ma ri

cevuto vigorosamente da Manno, ebbe a rientrare nella

piazza dopo aver perduto, secondo un autore degno di fede, 117 uomini ; numero che io ritengo però per esa gerato di grosso . Il re, sempre vago di riviste , visitò quel giorno tutte le conquistate posizioni , e scorse dinnanzi al fronte delle truppe meritamente accolto con grida di gioia ; dopo del che si condusse a pernottare a Santa Giustina . Questa fu la giornata di Pastrengo , i cui risultati furono dalla volontà regia isteriliti , ma di cui si deve merito al generale De Sonnaz, il quale, colla previdente misura di far coprire il fianco destro dalla brigata di cavalleria del generale Sala , mandò deluse le speranze di Radetzky di richiamarci addietro simulando un at tacco sopra Sona e Sommacampagna . Rientrate le truppe degli altri corpi nei loro alloggia menti, la terza divisione passò la notle sulle alture di Pa strengo ; ma appena albeggiò, Broglia, spinti i suoi esplora tori verso Bussolengo e trovatolo sgombro di nemici , vi

alloggiò la brigata Savoia , e premunir volendosi da una sor presa , fece abbarrare le vie ed appuntare i cannoni allo sbocco di esse verso Verona ; mentre 150 uomini del 160 VOL . III . -21

PINELLI , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

vennero distesi a levante di Pastrengo , lungo l'Adige, per sorvegliarne il corso da Pol a Casa dei Tortei . Gli

Austriaci , visto apparire quella catena di posti, fecero un gran spreco di razzi senza o Tendere alcuno ; a quel frastuono , i pezzi della settima batteria sarda , collocati sui colli che legano Pastrengo con Piovezzano, rispon devano alcuni colpi a palla , ma riconosciuta la distanza soverchia , desistettero dal tiro . Sparsasi intanto la voce che il nemico tentasse gettare un ponte di barche a

Ponton per venire ad inquietare il sinistro fianco del

l'esercito, il re spediva a quella volta il generale Robil lant colla brigata di cavalleria Nizza e Piemonte Reale, ma venne riconosciuta falsa quella notizia , tenendosi gli Austriaci sulla sinistra del fiume, lungo il quale dispo nevano i loro avamposti . Carlo Alberto intanto, non di rado imprudente , rara mente e non mai opportunamente audace , trasportava

il suo alloggio a Bussolengo , e circondandosi dei fidi

Savoiardi , passò la notte dal 10 al 2 maggio sotto il can none austriaco, collocato a Pescantina ; nè prima del giorno , cedendo alle rimostranze de' suoi aiutanti di campo , che rappresentavangli come gli Austriaci , volen dolo , avrebbero potuto ridurre in cenere quel villaggio, volle far ritorno a Sommacampagna : bravata inutile ; valeva molto più proseguire il corso della vittoria il di

prima, che esporre ora sè e quel villaggio a quasi certa ruina .

Maggio I primi giorni di maggio passarono senza notevoli eventi ; gli avamposti nemici , divisi dal fiume, scam biavano spesso alcune fucilate , per cui il di 4 il se condo battaglione del 16°, distaccato a tal servizio, ebbe 7 feriti e 3 morti ; ed amendue gli eserciti , mandando


CAPITOLO III .

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drappelli più o meno forti ad esplorare le posizioni ne miche, ne nacquero alcune avvisaglie, la più importante delle quali ſu quella accaduta il di 5 sulle rive del tor rente Tasso , e che gli scrittori austriaci vorrebbero rap presentare come un tentativo da parte nostra per insigno rirsi della celebre posizione di Rivoli ; ſu una semplice

perlustrazione , ma siccome essa spinger dovevasi più oltre dell'usato , venne perciò eseguita con forze rag

guardevoli e diretta dal generale Bės , che partito da Lazise colla propria brigata , con mezza batteria ed al cune compagnie di volontarii , venne verso Affi e Cavaion,

mentre alcune altre compagnie franche, sbarcate a Salò, si avanzarono per la costa occidentale del lago , e che il capo di stalo-maggiore della terza divisione , colon nello Somis , portossi con un battaglione del 16° verso Piovezzano . Bės, trovati gli avamposti nemici e postili agevolmente in fuga, veniva colla propria colonna sino ad Affi; e posla una riserva sul piazzale di Cavaion , innoltrava i bersaglieri verso Rivoli : appiccossi un ani mato scontro sulle rive del Tasso ; ma gli Austriaci , avendo rinforzato i cacciatori del colonnello Zobel, che

stavano a difesa di quei luoghi , colle intere brigate Schwartzenberg e Baden , Bès , ottenuto il suo scopo , retrocedette dopo una perdita di non più di 2 uomini uccisi e 13 feriti ; gli Austriaci pure ebbero a lamen tare alcuni morti . In quello stesso giorno la piemontese artiglieria fulminò cosi potentemente dalle alture i pezzi che il nemico collocato aveva a Ponton , che questi si vide costretto a ritirarli .

Ma da alcuni giorni il re stava ponderando un'im presa di molto maggior momento , essendosi fitto in

capo di sfidar a battaglia campale il maresciallo . Indu


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

cevanlo a tal risoluzione parecchi riflessi; i Lombardi , tenendosi neghittosi nelle opulenti città loro, gridavano contro l'inazione dell'esercito piemontese , e tanto il go verno provvisorio quanto il ministero piemontese, quasi avessero le traveggole e dividessero essi pure la gros solana credenza del volgo che bastasse presentarsi din nanzi alle fortezze austriache coi tre colori e cantando inni per ridurle in propria possa , eccitavano di continuo

il re a prendere Verona o Mantova ; alle quali im portune insistenze venivano a dar peso altre considera

zioni politiche di maggior rilievo : poichè se l'Inghil terra , sempre propizia alla dinastia savoiarda , non la vedeva di mal occhio aggiungere a'suoi dominii la Lom bardia, non desiderando poi di vederla estendersi sulle rive dell'Adriatico , e tanto meno disposta ad un'Italia unita , cominciava a parlar di mediazione ed a consi

gliare di affrettar la conquista : nè più favorevole alla costituzione di un forte stato italiano, e forse contraria

assai più Francia repubblicana ; ed il papa , smesso ormai ogni generoso proposito , tormentato dal timore d’uno scisma in Allemagna , e temente per la potestà sua tem porale, cominciava a pronunziare dal Vaticano parole di biasimo verso chi combatteva la santa guerra d'in

dipendenza . Tutte queste ragioni, frivole in parte ed in parte gravi assai, fecero chiaramente scorgere al re come fosse ne

cessaria una pronta soluzione alla gran lite e un po tente sforzo per rigettar lo straniero al di là dei con

fini italiani ; ed ai già allegati motivi aggiungendosi le solite infondate speranze d'insurrezione per parte delle

popolazioni, Carlo Alberto, chiamato a sè nel giorno 3 il generale Bava , commettevagli di compilare il pro


CAPITOLO III .

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getto d'una gran mossa offensiva contro Verona . Pre sentava all'indomani il generale il suo piano, ed il re

approvato avendolo , venne fissata l'ora terza dopo il mezzodi del di seguente per l'adunanza dei generali di visionarii presso il quartier generale onde ricevere le analoghe e parziali istruzioni per l'eseguimento del mo vimento, che venne determinato pel giorno 6. Ma qui venne fuori l'antica pecca del monarca , il quale ognor

titubante , communicato avendo il piano al ministro Franzini, ed udendo da lui come fosse deficiente di al cuni dettagli rispetto all'ordine di marcia delle truppe, lo incaricava di modificarlo in quelle parti che ripu tasse conveniente . Non aveva Bava omesso di pensare ai dettagli dell'operazione, ma contentandosi di presentare al re l'insieme del movimento , giungeva ora al quar tier generale all'ora prefissa colle istruzioni secondarie : non poco meravigliato rimase ei pertanto al veder altri incaricato di introdurre modificazioni al suo progetto,

ma sebbene vivamente indispettito limitossi ad insistere acciò, attesa l'ora tarda e la necessilà di ben concertare

le mosse coi capi dei singoli corpi , si ritardasse di un giorno l'impresa ; ma il re persistette nel volerne l'ese

cuzione nel giorno prestabilito, e questa sua ostinazione riputar si deve per la prima causa della cattiva riuscita :

poichè quanto alle introdotte modificazioni al piano pri mitivo esse erano di poca entità , tendendo amendue i piani a concentrar le forze sul ciglio delle leggieri on dulazioni di terreno che da Feniletto, Cabuetta e Feni lone vanno sperdendosi verso Moreschi e Palazzo -Ma

donna : e perciò per nulla nuocere potevano all'insieme dell'attacco, ove tutti i capi di corpo ricevuto avessero per tempo le opportune istruzioni, quando per lo con


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

trario esse non pervennero a taluno che alle 7 mattu tine del giorno dopo , al momento cioè in cui già do vevano dar principio al movimento. Il modo dai piemontesi generali prescelto per l'at

tacco di quelle formidabili posizioni era questo . Il duca di Genova colla divisione Federici doveva star sotto Pe

schiera , e tutelar il sinistro fianco dell'esercito da un

movimento delle truppe nemiche collocate oltre l'Adige . La divisione tosco-napoletana doveva contener la guer

nigione di Mantova. Tutti gli altri corpi , lasciate deboli guardie a custodia degli alloggiamenti , concorrer dove vano all'impresa . Le brigate proceder dovevano a sca glioni di mille passi distanti l'uno dall'altro . La brigata

Regina, destinata ad esser di vanguardia colla brigata di cavalleria della riserva e con tutte le compagnie ber saglieri addette al primo corpo , una batteria campale

ed una a cavallo, partendo da Mancalacqua e da Zivol lara , marciar doveva per Lugagnano sopra San Mas simo : la brigata Aosta proceder doveva per la strada

che da Sommacampagna per i cascinali di Caselle d'Erbe e di Maccarona conduce sulla posizione di Santa Lucia : e la brigata Cuneo, partendo da Sona , mantener dove vasi sulla sinistra ed alla stessa altezza della brigata Aosta , servendo cosi di seconda linea alla vanguardia, da cui distava di mille passi . Ad egual distanza e dietro Aosta e sulla sua destra la brigata Casale spiccar do vevasi da Gonfardine, ed avanzar essa pure per Calzoni sopra Santa Lucia, e scaglionata mille passi più indietro

la brigata Acqui formar doveva l'estrema destra mar ciando per la gran strada di Villafranca, preceduta so

pra di essa dalla brigata di cavalleria del primo corpo, che con mezza batteria a cavallo doveva tener mondo


CAPITOLO III .

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dai partiti nemici il fianco destro dell'esercito . La bri gata Guardie percorrer doveva la stessa strada fatta da quella d'Aosta , tenendosi a mille passi di distanza . Sulla sinistra dell'esercito il 1 ° reggimento di Savoia,

partendo da Santa Giustina, seguir doveva la sinistra di Cuneo a mille passi , mentre il 20 reggimento e la bri

gata composta dal 16° e dai Parmensi portar dovevansi sopra Bussolengo , fiancheggiati a sinistra dalla propria cavalleria e da mezza batteria a cavallo : occupato quel

villaggio e lasciatevi a custodia alcune compagnie , que ste truppe dovevano esse pure marciar sopra Verona te nendo la via che da Bussolengo conduce a Croce Bianca . Seguendo in quest'ordine le strade che convergono tutte verso Verona, le truppe attingere dovevano quel

rialzo di terreno che coprendo i casolari di Feniletto e Cabuetta , e girando a tergo di Fenilone , va declinando sino a Moreschi e Palazzo-Madonna. Colà giunta , la ca valleria di riserva , stata temporariamente addetta alla

vanguardia, ripassar doveva in terza linea ; la brigata Aosta portar si doveva al fianco destro della Regina , e le Guardie , sottentrando ad Aosta , formar con Cuneo la

seconda linea. In tal posizione, mentre il centro e l'ala sinistra appoggiavansi ai colli di Palazzina e di Feni letto , la seconda divisione che formava la destra , soste nuta da molta artiglieria e dalla cavalleria del primo corpo, che doveva aver terminata la sua perlustrazione a destra , doveva tenersi scaglionata addietro da More schi alla Madonna.

Quando i diversi corpi fossero a posto , la Regina , procedendo per Speziale e Fusaro, doveva esser la prima ad assalir San Massimo, mentre un reggimento di ca valleria , sostenuto dall'artiglieria , doveva per Cioletta


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

internarsi nel saliente formato dalle alture fra Croce

Bianca e San Massimo, per eseguire cariche di fianco sulle truppe nemiche che all'evenienza sbucar potes

sero da quelle posizioni . Per secondar quest'attacco la divisione Broglia , spiccatasi da Palazzina e Feniletto , assalir doveva Croce Bianca, mentre l'ala destra assali rebbe Santa Lucia e cercherebbe ad intercettar la riti

rata sopra Verona alle truppe austriache collocate a Tomba e Tombetta. La riserva seguir doveva ad equa

distanza, e fatta occupare dalle proprie compagnie cac ciatori e bersaglieri la corona di alture testè abbando

nate dalla linea di battaglia, stabilirvisi fortemente. Altrove già dissi quali fossero le posizioni di Croce Bianca , San Massimo e Santa Lucia , e come quest'ul tima fosse il punto più debole di quel semicerchio che circonda Verona : ne consegue pertanto che le disposi zioni del quartier generale piemontese erano contrarie al buon senso , comechè prescrivessero di far il maggior sforzo sopra San Massimo, posizione già di per sé for

tissima, e che per esser centrale aveva ancora la facilità di poter essere rinforzata a tempo ; pure , come dimo strerò fra breve , la sorte, quasi volesse convertire a favor della causa italiana gli errori stessi de' suoi propugna tori , fece in modo che l'attacco principale avesse luogo a Santa Lucia ; e se i Piemontesi agito avessero colla voluta risoluzione , tutto induce a credere che la fazione del giorno 6 arrecato avrebbe loro grandi vantaggi e certamente terminata sarebbe con loro onore . Vediamo

intanto le disposizioni fatte da Radetzky per respingere gli aggressori (V. Figura no 1 ) . Da esse apparirebbe che i generali austriaci non si

attendessero ad un attacco formale, ma opinassero si


Ca. 2 .

CS. Felice

P. del Vescovo

Verona Sona

More

P!!! Jiholl three

Fornbetta

Sorrinacampagna

l'infirtina Lu. 1. Li vayet


CAPITOLO III .

329

trattasse solo di una forte ricognizione : ovvero conver rebbe dire che , temendo essi davvero una sommossa po

polare, non osassero sguernir troppo la città : falto è che a difesa della posizione di Santa Lucia e vicinanze

non stava che il primo corpo comandato da Wratislaw, il quale menomato dalle brigate Wohlgemuth ed arci duca Sigismondo , tutte stanziate al di là dell'Adige, non saliva a più di 6,000 uomini . Clam , colla sua brigata di tre battaglioni , due squadroni e sei cannoni , occu pava Tombetta . Strassoldo , con due battaglioni , due

squadroni e sei pezzi , presidiava Santa Lucia . Sei altri pezzi da dodici , sei obici e mezza batteria di racchette stavano in riserva . D’Aspre, con l'intero secondo corpo , difendeva San Massimo , Croce Bianca e Chievo . Tre bat taglioni di Giulay, due squadroni e sei pezzi custodi vano San Massimo ; D'Aspre tenevasi alla Croce Bianca

con tutta la brigata Liechtenstein, un battaglione di con finarii, tre squadroni e diciotto pezzi : e la brigata Taxis , forte di tre battaglioni , due squadroni e sei pezzi , pro tendevasi a destra fino a Chievo. Una riserva di caval

leria di cinque squadroni e sei pezzi, sottoposta a Simb

schen , tenevasi fra quelle posizioni e lo spalto della piazza . Erano le truppe D’Aspre 10,000, e l'intera forza preposta da Radetzky alla difesa di quelle posizioni este riori sommava a 16,000, sebbene ricevesse poi , durante l'azione, considerevole aumento . Ma la forza reale degli Austriaci non stava negli uo mini , bensi nelle difese murali e nelle difficoltà non tenui che presenta il suolo all'aggrediente . I Piemon

tesi , abbandonando le belle posizioni di Santa Giustina , Sona e Sommacampagna , venivano a cercar battaglia sopra un terreno, in cui innumerevoli piante di gelsi e


330

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

l'uso del paese di palare le viti , rendeva impossibile al soldato l'esecuzione ed ai capi la direzione d'ogni tat tico movimento : ad ogni tratto poi il suolo, diviso da profondi fossi, era anche diviso da muri a secco che

formavano quasi una gradinata ascendente verso Ve rona , dimodochè ai cavalli niun'altra via restava che

la gran strada, ed i fanti costretti erano ad inerpicarsi carponi colle mani su per quei muri onde giungere al

nemico : e queste macerie , che cosi malagevole rende vano la via all'assalitore, mirabilmente per lo contrario

giovavano ai difensori che se ne servivano di parapetti ; alle quali naturali difese aggiunte avevano poi eziandio le artifiziali, merlando le case dei villaggi e quelle iso late che riuscivan sul fianco degli aggressori . Oltre a ciò gli Austriaci , in qualunque peggiore evento, erano

certi di trovar protezione sotto il cannone della piazza munita , come già dissi superiormente , di ottimi ba stioni alla Carnot che offrivano sicuro rifugio alle truppe. In tali circostanze locali pertanto e trattandosi di una

ricognizione, dopo la quale le truppe rientrar dovevano ai loro alloggiamenti, avuto riguardo al suolo difficilis simo su cui marciar dovevano le fanterie, era il caso

di mandarle alla pugna senza lo zaino : principio con trario alle regole generali di guerra invero ed alla mas sima di Napoleone, il quale dice : Qu'on réduise son sac

au moindre volume possible , si on le juge nécessaire, mais que le soldat l'aie toujours avec lui ; ma convien ricordarsi che lo stesso maestro disse più volte : il n'y a rien d'absolu à la guerre : e se mai vi fu circostanza

in cui dipartirsi convenisse da questo principio generale, certo era quella in cui volevansi conquistar posizioni for

midabili per una battaglia di mano : quanto più spiccie


CAPITOLO III .

331

state sarebbero le truppe nei loro movimenti , e quanto minor danno risultato ne sarebbe nella ritirata ! (1 ) Pre scrivere poi l'attacco di posizioni consimili di fronte ed in ordine parallelo, era violare gratuitamente tutte le primissime regole dell'arte . A questi ostacoli locali se ne aggiunsero altri ancora , originati dalla dilazione frapposta a communicar gli or dini alle varie brigate , i cui capi non erano perfetta mente edotti di quanto eseguir dovevano . L'ora fissata per la partenza dei corpi dai varii punti era le 7 e 1/2, ed erasi calcolato che essi dovevano trovarsi tutti sul

mentovato ciglione di Fenilone verso le 11 ; ma alle 10 e 1/2 la divisione Broglia non era ancora che a Cà de Capri : la divisione Ferrere giunse solo al mezzodi, e non completa, a Moreschi , e la brigata Regina , trat tenuta e quindi fuorviata, non entrò mai in linea . Questa brigata , partita tardi dai suoi alloggiamenti ,

erasi innoltrata sotto gli ordini di D'Arvillars sulla strada di Sona , quando giunta a Caselle delle Erbe alle 9 imbattevasi nella vanguardia nemica , composta di fanti

leggieri , di lancieri e di alcuni pezzi : impegnavasi un combattimento assai vivo , in cui trovava morte il mar chese Colli tenente d'artiglieria (2) , e rilevava grave ferita (1) In tutte le piccole operazioni di guerra gli Austriaci , pendente la prima campagna , usavano andarne senza zaino ; vero è che la posizione loro delle fortezze li autorizzava maggiormente a tal

misura , però nei gran calori pare che anche i capi piemontesi avrebbero potuto sollevare i loro uomini prescrivendo lo stesso metodo .

( 2) Questo Colli era piccolo figlio del famoso generale di cui è discorso a lungo nel primo e secondo volume di quest'opera ; e figlio del marchese Colli attual senatore del regno, mutilato esso pure sul campo di Wagram , mentre, seguendo l'esempio del


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Testa tenente de' bersaglieri : e sebbene il nemico , fatto accorto dell'avvicinarsi della brigata Aosta sulla destra , prendesse il partito di ripiegare sopra Verona , tuttavia questo contrattempo fece perder molto tempo alla Re gina , che in quel mentre trovossi oltrepassata dalla bri gata Aosta , la quale per seguir il re, sempre primo ai rischi, accelerato avendo intanto troppo di soverchio il

passo, trovossi sola di fronte alla nemica posizione di Santa Lucia , seguita solo a grandissima distanza dalla brigata Guardie . Avevano gli Austriaci guernito di Tirolesi il campa nile e le case più elevate, e dal cimitero , che sta alquanto dinnanzi e sulla destra del villaggio , munito di feritoie e presidiato da due compagnie dei cacciatori del colon

nello Kopal, partiva un fuoco micidiale . Star inoperosi sotto quella tempesta era il massimo degli errori : il valoroso generale Sommariva secondando l'ardore dei

suoi soldati , energicamente chiedeva di assalire il villag

gio ; Bava, che ivi trovavasi e che aveva commesso l'er rore di non frenare la marcia troppo celere di quella

brigata per dar tempo alla Regina (1 ) di giungere, non padre , valorosamente pugnava qual tenente di cavalleria nelle file dell'armata napoleonica . Rientrato nella vita cittadina , ilmar chese Colli fu decurione e sindaco della città di Torino , e sempre

adoperossi in tali cariche a pro della patria , e durante la guerra d'indipendenza ad essa offri la sua esperienza e parecchi suoi figli; uno qui cadde pugnando, gli altri continuano a militar con distinzione nell'esercito piemontese : sono dunque tre genera

zioni di quella nobile prosapia che spargono il loro sangue per la gloria delle armi piemontesi. (1) Questo errore fu tanto più grave in quanto che era impos sibile non aver udito sulla sinistra il rimbombo del cannone nella

mischia di D'Arvillars con la vanguardia nemica , e prudenza vo

leva pertanto di informarsi del risultato prima di procedere .


CAPITOLO III .

333

osando con ragione far eseguire una marcia retrograda che forse scoraggiato avrebbe quelle truppe ardenti ma

non use ai sinistri delle battaglie, fatto aprire il fuoco dall'artiglieria contro il campanile (1 ) , e sloggiatone prontamente i feritori tedeschi , lusingandosi che la sola folta coltura gli impedisse di veder la Regina che ormai doveva esser vicina , imponeva a Sommariva di as salir Santa Lucia, mandando in pari tempo ordine al generale D'Arvillars della brigata Regina di obbliquar a destra per legarsi con Aosta : ordine che, mal riferito

o mal interpretato, fu causa che quella brigata , smar rita la via in quell'intralciato terreno e soverchiamente obbliquando a destra , venisse a collocarsi a Fenilone dietro la brigata Guardie , nè più effettuasse l'assalto sopra San Massimo, come eragli stato dapprima imposto. Slanciavasi Sommariva coi suoi all'assalto , e nasceva sotto le mura stesse del villaggio un aspro conflitto, in

cui trovava morte il prode colonnello del 5º, cavaliere Caccia , mentre animoso guidava i suoi alla pugna, ed il tenente di cavalleria Berton -Balbis a fianco del gene

rale Sommariva , di cui era aiutante di campo ; pochi istanti dopo il colonnello del 6°, Manassero , riceveva grave ferita nella coscia , per cui ebbe poi a lasciar il servizio dopo aver languito per varii mesi , e Gandolfo

sottotenente era freddato da un colpo di spingarda : ma queste morti , lungi dallo scoraggiare i valorosi Valdo

stani , inspirando loro invece generoso desio di vendi (1 ) Venni accertato che il re non voleva si tirasse sul campanile , parendogli cosa profana, e che ci volle gran fatica a fargli com

prendere che se i Tirolesi se ne valevan per uccider cristiani , non v'era peccato neppur veniale ad abbatterlo colle artiglierie ! Era un conquistatore di nuovo genere !


334

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

care i caduti , li faceva più risoluti perdurar nella pu gna , dando e ricevendo cosi le due nemiche schiere molte e molte morti .

La brigata Guardie frattanto , ansiosa di condividere i pericoli di Aosta, al fragor del cannone accelerato aveva il passo e giungeva essa pure sotto Santa Lucia : Bava allora , valendosi di questo rinforzo, guidava in persona il battaglione dei cacciatori Sardi , comandato

dal maggiore Cappai , contro la Cà Pellegrina , collocata sul fianco sinistro d'Aosta , e di dove due compagnie di Tirolesi con grave danno dei nostri mantenevano un ani mato fuoco di moschetteria .

Slanciavansi imperterriti sul merlato muro gli agili figli dell'isola sarda, e sprezzando i colpi nemici apportatori

di quasi certa morte, animati dalla presenza del gene rale Bava e dall'esempio del loro maggiore, conquista vano quel baluardo , dando morte od imprigionando quei Tirolesi che per tempo non eransi posti in salvo :

fra i prigionieri annoverossi un loro capitano Brandt , ferito . In pari tempo i granatieri , gettatisi in aiuto della brigata Aosta , rinfrancavano la pugna ; e sebbene in aiuto di Strassoldo accorresse Clam con due dei suoi

battaglioni , pure i Piemontesi acquistando ogni mo mento terreno e scacciando gli Austriaci successiva mente dalle prime case, penetrarono nell'interno della terra ; cessò allora l'ufficio dei moschetti, e cominciò il combattimento all'arma bianca : perchè avanzatosi il battaglione di granatieri italiani d'Anthon , collocato

in riserva dielro il villaggio , veniva ferocemente a dar di cozzo contro i granatieri Guardie, che contro loro

s'avventavano a baionetta spianata . Or ecco adunque , doloroso a dirlo , virtù italiana qui pugnare contro ita


CAPITOLO III .

335

liano furore ! ma per questa fiata almeno volle arrider vittoria a chi sotto colori italiani versava il sangue per

la libertà patria, perchè Bava vedendo giungere in buon punto, sulla sua destra , a dar l'assalto alla terra il ge nerale Passalacqua con l'11 ° reggimento , spingeva un baltaglione, che sempre tenuto aveva in riserva , in rin forzo dei suoi , che ripigliando nuova lena costrinsero gli austriaci granatieri, minacciosi ed ordinati, ma san

guinosi e grandemente menomati in numero, ad ab bandonare il tanto contrastato punto di Santa Lucia : in cui entrarono nel tempo stesso Aosta e Guardie di fronte , e Casale da tergo .

Formava l'11 ° reggimento il primo scaglione della seconda divisione , che condotta assai lentamente al

fuoco dal suo divisionario , non prima di un'ora era giunta sul luogo del combattimento : Passalacqua , udendo tuonare fortemente il cannone , erasi con un

solo reggimento della sua brigata spinto animoso in nanzi ; e sebbene la fitta coltura dei poderi circostanti gli celasse il luogo della mischia , pure accorrendo al rimbombo era giunto , costeggiando lo stradale a de stra , in vista del campanile di Santa Lucia, e già stava per ispiegare alcuni pelottoni in cacciatori prima di innoltrarsi maggiormente , quando si vide salutato da

una scarica a mitraglia , quindi da un violento fuoco di moschetteria , partiti da un cascinale detto la Colom

bara (1 ) , che trovavasi dall'altra parte della gran strada, (1 ) Nelle vicinanze di Verona esistono molte cascine denomi nate Colombara, forse perchè munite tutte di una torre con ter razzina ; questa di cui è caso ora , sorge sulla destra di chi da

Villafranca volge i passi a Santa Lucia, e rimane pertanto a le vante di quel luogo .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

in prossimità molta , e convertita dal nemico in formi dabile ridotto . A quella scarica inaspettata oscillano i soldati di Casale ; ma non è tardo a rinfrancarli col ma

gnanimo esempio Passalacqua , il quale sceso da ca vallo con cui mal poteva adoprarsi in quel terreno tutto ingombrato di pali e di alberi , per ristabilire l'ordine

nei suoi , impugnato un fucile ed ascesa risolutamente l'erta riva che fiancheggiava la strada , impavido si caccia verso il cascinale ; a tal vista ufficiali e soldati vanno a

gara a seguirlo, ed i granatieri , guidati dal loro capitano Cavalli e da Fornacca Ottavio e Malaspina, ufficiali, giun gono primi sul nemico, il quale, vedendo tanto ardire,

ritirato il pezzo con cui andava mitragliando la colonna, si limita solo a difendere la cinta colla moschetteria :

succede un'accanita zuffa : Oberto Malaspina , nobile e giovane guerriero, cade trafitto nella coscia mentre in coraggia i suoi alla pugna : egual sorte tocca al sotto tenente Garmagnano : ma Brunetta ed Alberti capitani, e Zani tenente spingonsi innanzi coi cacciatori , e la bar ricata assalita da tante parti già cede ai loro sforzi, ed

il nemico, incapace a resistere a tanta foga, abbandona quel punto . Entrano i granatieri ed i cacciatori , mentre le altre compagnie, scalando la cinta di alcuni giardini che ivi si prolungano a levante della terra e scaccian

done i difensori, penetrano nell'interno del villaggio. Santa Lucia adunque era in mano dei regii : ed i ne mici ammirati per tanto valore , sgominati ritraevansi

sotto il cannone della piazza : trincerarsi pertanto forte mente nella conquistata terra e farne il punto d'appoggio per un attacco sulle posizioni attigue di Tomba e Tom betta era quanto l'esempio di mille battaglie ed i militari principii consigliavano : e se vi era un istante in cui la


CAPITOLO III .

337

speranza piuttosto presuntuosa esternata nel piano d'at tacco , di tagliar da Verona corpi che avevano su quella città diretta e brevissima ritirata, potesse realizzarsi, cer tamente era quello ; e pare che simile timore concepis

sero invero il battaglione ed i due squadroni lasciati da Clam a difesa di Tombetta ; poichè appena viddero Santa Lucia in mano dei regii, frettolosamente si ritras sero al cosi detto Rondel , opera posta esteriormente alla Porta Nuova della città . Ma di ciò nulla si fece; la caval

leria del generale Olivieri , che per lo stradale di Villa franca poteva agevolmente moversi , e che se non avesse intercettata la via ai difensori di Tomba e Tombetta, non

poteva mancare di far almeno varii prigioni , non si mosse : Ferrere divisionario e Villafalletti brigadiere tennero immobile la brigata Acqui , ed il re dando nuo vamente un di quegli esempi di inutile valore, andavasi a collocare al di là del villaggio di Santa Lucia sullo stradale di Verona aspettando invano il sospirato segnale

della sommossa popolare, ed esponendosi intanto a farsi avviluppare da qualche manipolo di cavalleria nemica ; locchè forse accaduto sarebbe se il tenente Bellezza non

avesse con due pezzi carichi a mitraglia dissipato uno squadrone nemico che già stava avvicinandosi . Ma perduto s'era il tempo utile, perchè Radetzky, deciso a non lasciare quell'importantissimo punto di Santa Lucia in mano de' regii , spediva il reggimento Geppert ed un battaglione di quel di Prohaska in rin forzo di Strassoldo , già invano rinforzato da Clam :

e contemporaneamente, invece del segnale impaziente mente atteso da Verona , veniva l'infausta notizia dell'in

felice attacco di Croce Bianca , di cui terrò ora parola . Il generale Broglia , oltrepassato colla propria divi Vol . III . – 22

PINELLI , Storia ecc.


338

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sione Bussolengo e posta in fuga con un colpo di can noneuna piccola guardia austriaca appostata a Cà di Capri, era giunto verso le 11 e 1/2 al di là di Feniletto verso Croce

Bianca , a buona portata dei cannoni nemici, e collocate le sue truppe in colonna a destra ed a sinistra dello

stradale di Brescia , ivi le tenne lungo tempo inoperose ;

e sebbene i proiettili nemici inoffensivi giungessero sino alle file (1 ) , quell'inutile sosta ed il pessimo esempio del generale che in un col suo capo di stato-maggiore buttavasi nel fosso ogni qualvolta vedevasi la colonna del fumo dei cannoni tedeschi , cominciarono a grandemente scuotere

il morale di truppe nuove alla guerra . Dopo un'attesa di tre quarti d'ora almeno, le colonne venivano ripor tate innanzi un 400 metri ancora , e qualche battaglione era trasportato più a sinistra : dopo del che il generale, che tenevasi a piedi sull'orlo del fosso annunziando ch'egli andava a fare il déjeûner alla cascina di Pontara , luogo a lui designato pendente l'azione , dava l'ordine di assalire all’una pomeridiana : nuova posa più presso

l'artiglieria nemica a noi invisibile, la quale però con centrando tutto il suo fuoco sopra quella de’ Piemontesi, (1) A comprovare la gran distanza e perciò la soverchia cautela di chi , standosi ancor cinquanta passi dietro le colonne , appiat tavasi nel fossato ad ogni colpo nemico, basti il seguente aned doto di cui fui testimonio oculare . Un granatiere della prima compagnia del 16° veniva colpito in petto da una palla da can none che , sormontando la riva assai elevata di un argipello dietro çui tenevasi il battaglione, lo gettava a terra ; in un attimo fummo attorno al tapino, quand'eccolo sorger in piedi pallido come un pannolino , ma per nulla offeso , e meravigliato al paro di noi dal

strano caso, ripigliar lo schioppo ! Il calibro del proiettile però e la sua innocuità indurrebbero a credere che provenisse dalla cipta esteriore della piazza .


CAPITOLO III .

339

lasciò le colonne tranquille forse perchè coperte alla sua vista dal terreno che andava elevandosi quasi a picco . Qui successe un fatto miserando invero : aveva il ge

nerale piemontese fatto collocare una sezione della 7a batteria sullo stradale , la cui bianchezza spiccando in mezzo al bruno delle terre coltive, serviva d'ottimo

bersaglio agli Austriaci, i quali, avendo inoltre pezzi di calibro superiore, offendevano molto senza poter venir grandemente danneggiati dal tiro dei Sardi : già eran caduti tre o quattro artiglieri, e già un pelottone della prima fucilieri del 160 di linea , comandato di scorta, contava parecchi morti : la qual cosa vedendo il mar chese Del Carretto , tenente d'artiglieria e comandante della sezione , mandava dicendo al generale gli per

mettesse di torsi da quella pericolosa posizione , e di spingersi in luogo più coperto e più prossimo al ne

mico , da cui offeso rioffender potesse : ma il generale rispondeva che continuasse da quel punto a distrug gere le trincere nemiche , appianando così la via alla fanteria, che fra breve le avrebbe assalite . Pochi istanti dopo il misero giovane cadeva colpito nell'anguina glia da palla nemica , che in pari tempo sfracellava una gamba ad un artigliere: questo colpo intimorito avendo scorta ed artiglieri , già stavano per abbando nar i pezzi , quando l'agonizzante Del Carretto, raccolte le fuggenti sue forze ed additando i pezzi a chi lo soc correva, con fioca voce dava il comando, rimettete gli

avantreni, e quindi pregava d'esser condotto ad un'at tigua cappella per render l'anima a Dio , ove morente

lo accolse il buon prete Viberti cappellano del 160, che in quel giorno malaugurato non cessò mai di prestar l'opera sua ai moribondi sotto il sibilo delle palle nemiche.


340

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

I cannonieri intanto , obbedienti all'ultimo comando

del prediletto lor ufficiale, ritraevano i pezzi, ma questa ritirata e lo spettacolo di tante morti avevano scosso l'animo dei soldati delle due colonne , che collocati a destra ed a sinistra dello stradale, ne erano stati testi

monii ; dimodochè, quando scoccò l'ora destinata all'as salto, essi avanzarono in colonna serrata e preceduti dai proprii cacciatori , ma taciturni e presaghi di nuove F

sciagure . Nè s'ingannarono, poichè mentre procedevano per quell'arduo terreno, ove ad ogni piè sospinto aveasi da sormontare un muricciuolo di pietre secche che sfa sciavasi sotto i piedi, una tremenda scarica a mitraglia di una batteria lontana non più di 200 metri e tenuta sino allora mascherata dal nemico , veniva a solcare

nella loro profondità le colonne : quelle più prossime allo stradale , due di Savona cioè, ed una di Savoia fu rono le più maltrattate ; le compagnie collocate in testa letteralmente annientate, e solo in quella del primo bat taglione del 16° i morti furono 33 ; il disordine fu in descrivibile : basti il dire che la sesta compagnia for mante coda della seconda colonna del 160 fece fuoco

di compagnia ; in un attimo le colonne si sciolsero , e

volgendo lo sguardo attorno, lu più non vedevi che gli ufficiali , i quali , rivestiti dei fulgidi loro spallini , saldi ed imperterrili stavano al loro posto , a segno che tu

avresti potuto , da quei campioni, riconoscere l'ordine ed il numero dei rispettivi pelottoni ; immobili , col dolore nel cuore, serratisi attorno alla bandiera che il sottotenente Carisio, sebben ferito al capo , abbandonar non volle ad altri, stavan quei forti aspettando di lavare col loro sangue la codardia dei loro duci e soldati : duci e soldati dissi, poichè è pur tempo che la storia scriva

1


CAPITOLO III .

341

questa pagina d'infamia : lungi ed al sicuro il divisio nario ; lungi ed a piedi dietro robuste piante brigadiere e colonnello ; niun ufficiale di stato-maggiore a guidar le colonne , a piedi i maggiori condottieri di esse (1 ) ;

vigliacchi e tremanti ancor prima del fuoco nemico i soldati , quasi tutti genovesi, primi agli schiamazzi , ul timi alla pugna !

Passato il primo stupore, varii ufficiali, raggranellati qua e là alcuni sott'ufficiali e soldati , spingevansi nuo vamente innanzi ; ma la mitraglia nemica , sfrondando gli

alberi e squassando gli arbusti , orrendamente fischiava , e dissolveva decimandoli quei pelottoni d'altronde troppo deboli per tentare qualunque efficace impresa ; rivol gevano allora gli sguardi gli ufficiali alla seconda linea, composta del battaglione cacciatori e dei Parmensi : vana speranza essa era disciolta ; solo a terra , non fe

rito , ma travolto dai fuggiaschi stava il brigadiere , e cento passi più addietro l'indegno colonnello, dietro un

gelso immenso , e che incapace di guidare i suoi alla pu gna, or simile a vil donnicciuola piangendo esclamava : Povero il mio reggimento ! Fra tanti codardi però non mancarono i prodi : già dissi del Carisio : dirò ora come un giovane soldato, un

tal Follia , della prima fucilieri, nativo del Carro, pro vincia di Sarzana , udendo fischiar la mitraglia , lieta mente animasse i compagni, gridando : Avanti, figliuoli;

i Tedeschi ci credono principi, che ci salutano col can none ! avanti ! Colpito l'animoso nella rotola , mori varii (1 ) Ad onor del vero debbo aggiungere che il maggiore del

primo battaglione , soldato impavido , pose piede a terra solo al momento che era impossibile progredir oltre col cavallo , chie dendo la testimonianza di me suo capitano.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

giorni dopo a Valeggio per imperizia del chirurgo, che non volle amputarlo a tempo ; ma io che l'ebbi ai fianchi in quel punto, e che già ammirato ne aveva il coraggio

alcuni giorni prima , volli inscrivere in queste pagine il suo nome , perchè il suo valore abbia almeno questa debol mercede . Nè tacerò del granatiere Bocca , il quale,

vedendo il suo capitano Riccio , che essendosi slogato un piede pochi di prima , ed avendo ciò nondimeno voluto venire a combattere , mal reggevasi in piedi in quel scabro terreno, lo assicurava che in caso di disa

stro caricato se lo sarebbe sulle spalle : ma mal avrebbe

potuto mantenere il generoso proposito quel meschino, poichè colto propriamente in bocca da palla nemica mentre animava i compagni, mori sul momento ; molti altri semplici soldati diedero prove di coraggio : ma , come non di rado avviene, i migliori soccombettero, ed i codardi posti s'ebbero in salvo . Scena non molto dissimile , sebbene con più militar contegno , accadeva sulla destra dello stradale , al fianco

del quale stava il battaglione cacciatori del secondo di Savoia , che orrendamente tribolato dalla nemica mi

traglia , ebbe esso pure a sciogliersi , ed il suo mag giore ma pace agli estinti ! ei riparò al fallo morendo da forte a Volta . La paura intanto accrescendo a mille doppii il pericolo , già vociferavasi imminente un assalto dei dragoni austriaci , dei quali , per dir vero,

vedevasi il luccicar degli elmetti , ma la natura del ter reno li impedi certamente dal ciò ſare; e la seconda linea di Savoia avendo conservate salde le ordinanze,

ed alcune compagnie del 16° essendo state intanto rac cozzate in un solo battaglione, la ritirata si operò con

sufficiente ordine , asportando prima gran parte dei feriti


CAPITOLO III .

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che erano stati ammucchiati al Feniletto, e se le truppe di quella divisione erano troppo scoraggiate per ritentare,

con probabilità di successo, un assalto, esse erano però sufficienti per lener in scacco i difensori di Croce Bianca e San Massimo nel caso che il centro e la destra aves

sero saputo trarre partito dalla conquista fatta di Santa Lucia .

Il corso della battaglia adunque era andato in modo che se i Piemontesi fossero stati guidati da un capo in telligente ed energico , non potevano mancare di adot lare , quasi forzatamente, quell'ordine d'attacco che la

prudenza avrebbe dovuto consigliare sin da principio . I precetti della scienza diffatto prescrivevano che in vece di attacchi quasi simultanei su tutta la linea ne mica , si fossero simulati falsi assalti sulle posizioni fortissime di San Massimo e Croce Bianca , tenendo in

tanto rafforzata e fuori di tiro la destra , per spingerla poi , appena il vero attacco sopra Santa Lucia fosse riu

scito, sopra la parte debole della posizione nemica , che era verso Tomba e Tombetta : di dove, in caso propizio,

avrebbe forse potuto tentare un ardito colpo di mano sopra la stessa Verona. E questo , ripeto , si sarebbe ancor potuto eseguire dopo la presa di Santa Lucia e

dopo la mala riuscita della Croce Bianca : la terza di visione contenuto avrebbe D'Aspre se avesse voluto da

San Massimo soccorrere Wratislaw nel ricuperare Santa Lucia ; ed i Piemontesi trincierati in questo punto , ap

poggiato avrebbero la seconda divisione che agir doveva sopra Tomba e Tombetta . Era certamente difficile che senza la sollevazione interna una città cosi forte come

Verona venisse in mano dei Piemontesi per un colpo di mano ; ma l'insurrezione era probabile , perchè lo


344

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

stesso Schönals ammette che si fu costretti a far pat tugliare le truppe per dissipare i gruppi che già anda vano formando i cittadini ; e la città poi era priva di soldatesca , poichè vedremo che Radetzky fu costretto allora appunto a mandare le ultime sue riserve a Wra tislaw.

Ad ogni modo , quand'anche Verona caduta non fosse in mano di Carlo Alberto , questo monarca non rinun ziando cosi presto, come fece, al possesso di Santa Lu cia , avrebbe, senza fallo , ottenuto lo scopo di quella mossa sopra Verona , che riusci invece inutile , e che

tanto sangue costò all'esercito piemontese : poichè di queste due cose una accadeva senza fallo : od i Piemon

impadronivano della terra , ed allora una lumi nosa vittoria poneva fine alla campagna : od essi erano respinti , ed allora , mantenendosi in Santa Lucia col l'estrema destra , ed occupando obbliquamente una li tesi

nea , che partendo da quel villaggio , si protendesse per Fenilone e Cabuetta al Feniletto ed alla Palazzina, essi

potevano ivi tranquillamente accendere i fuochi del bi vacco , far ristorare le truppe , che dalle 6 mattutine più mangiato non avevano, e pernottarvi senza timore che Radetzky osasse venirli a sturbare con un esercito battuto sopra varii punti e minore in numero. Ove poi fatto lo avesse era ottenuto lo scopo del re di attrarre il nemico al piano ad una fazione decisiva . E ciò era quanto , senza fallo , accaduto sarebbe all'indomani , il

che si rileva dall'insistenza posta dal vecchio maresciallo nel ricuperare Santa Lucia . Verso le 3 diffatti Wratislaw rinforzato, come già dissi, dal reggimento Geppert, mosse all'assalto ; ma ricevuto caldamente dalle Guardie , da Aosta e dal battaglione


CAPITOLO III .

345

Real Navi , ed inquietato dal fuoco di numerosi bersa

glieri piemontesi allogati nelle case, dopo un'ostinata zuffa era costretto a suonar a raccolta , avendo anche

in tal circostanza il reggimento Geppert dato prove di poca fermezza malgrado gli sforzi degli ufficiali loro,

e specialmente del generale Salis e del proprio tenente colonnello Leutzendorf, i quali vi trovarono la morte ;

pure tanta era l'importanza data dal maresciallo al pos sesso di Santa Lucia , che risoluto a far l'ultimo sforzo ,,

appigliossi al disperato partito di mandare in aiuto a Wratislaw l'ultimo battaglione che ancor rimanevagli presso , che fu quello de' granatieri Weiler , più uno della brigata arciduca Sigismondo, che era stato costretto a far ritornare in città dalla posizione di Parona sulla sinistra del fiume ove era stazionata .

Questo secondo assalto degli Austriaci ebbe più felice risultato, non per il loro valore , ma perchè allora ap punto Carlo Alberto , informato dei disastri della divi

sione Broglia, dato aveva ordine alle Guardie ed Aosta di evacuar Santa Lucia ; il nemico pertanto, incalzando le truppe che si ritiravano, venne nella terra , e già cre

devasene padrone , quando a torlo d'inganno giunse il valoroso duca di Savoia , che avendo avuto incarico di

sostenere la ritirata colla brigata Cuneo , la quale ancor combattuto non aveva , appena vide gli Austriaci incalzar troppo da vicino i corpi piemontesi che ritiravansi , spintosi coll' 80 animosamente avanti , prontamente li sloggiava dal villaggio , fugando appieno il battaglione Sigismondo che fece poco buona prova ; e trasportato dal suo magnanimo ardore già rincacciava il generoso principe il nemico sin sotto il cannone di Verona ,

quando rammentando esser suo ufficio non più di offen


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dere ma di tutelare la ritirata de' suoi, frenato il guer

riero suo istinto, raccoglieva le schiere, ed imperterrito e minaccioso piegava verso Sommacampagna , respin gendo tutti gli sforzi fatti dal nemico per inseguir le colonne , ed imponendo rispetto ad una colonna che D'Aspre aveva fatto uscire da San Massimo per assalirlo di fianco ; mercè questa sua fermezza la ritirata del

centro , protetta dalla brigata Cuneo in prima linea e da quella della Regina in seconda , operossi assai ordi natamente ; ed il re , venuto al Fenilone , ebbe tempo di compiere pria al pio ufficio di dar sepoltura ai ca daveri di alcuni ufficiali ivi stati trasportati , e di ri

dursi quindi alle sue stanze in Sommacampagna . Ma non cosi avvenne alla seconda divisione, perchè alcuni bersaglieri nemici riusciti essendo a spunlarla sull'e strema destra ed a gettarsi sul suo fianco repentina mente , il loro apparire generò disordine gravissimo in quelle truppe , i cui capi qui , come già prima , fecero prova di pochissima fermezza e previdenza ; per buona sorte se il timore toglieva loro il lume dell'intelletto, non oscillava la virtù in petto al prode Salino , tenente d'artiglieria , il quale, posti prestamente in batteria due pezzi carichi a mitraglia e sostenuto dai volontarii della compagnia Griffini, facilmente dissipava quel partito nemico .

Dal sovra esposto adunque chiaramente emergono

queste due verità , che cioè i Piemontesi impiegando a difendere Santa Lucia le due brigate Cuneo e Regina, che ancor combattuto non avevano , avrebbero con tutta

agevolezza mandato a vuoto un attacco, a respingere il quale bastò il duca con pochi battaglioni , e che se essi mantenuti vi si fossero tutta la notte, Radetzky, che non


CAPITOLO III .

347

poteva tollerarli cosi vicini a Verona e che tanta perti nacia dimostrata aveva nello sloggiarneli , ritornato sa rebbe all'assalto all'indomani , ed allora avrebbe avuto

luogo la battaglia in campo aperto, tanto agognata dal re , il quale , in caso poco probabile di una sconfitta , avrebbe sempre potuto ripiegarsi sulle fortissime alture di Sommacampagna, Sona e Santa Giustina , che for mavano la seconda sua linea di battaglia . Ma Carlo Al

berto faceva sempre le cose a metà : incapace di apprez zare i vantaggi ottenuti , egli che con soverchia fidanza

esposto s'era sotto formidabili posizioni appoggiate ad una piazza di primo ordine , perduta poi in un subito la baldanza , rinunziò al possesso di Santa Lucia quando appunto l'occupazione di quel punto condur lo doveva a veder appagati i suoi desiderii (1 ) . Ond'è che ben a ragione scrisse il già citato autore tedesco : che la bat taglia di Santa Lucia non è mai stata apprezzata come merita , se non che egli nell'apprezzarla porta a cielo la virtù tedesca e ad essa vorrebbe attribuire la disfatta

dei Piemontesi, quando invece io, senza togliere il me rito di un'ostinata difesa ad alcuni corpi nemici ,

dirò

però che tanto in un esercito come nell'altro vi furono

dei corpi che si condussero prodemente e di quelli che non soddisfecero al debito loro : che a Santa Lucia i Pie

montesi trionfarono dei battaglioni tedeschi trincierati ed a loro forse superiori in numero, perchè dei Piemon

tesi non presero parte al combattimento su quel punto (1 ) Qui Bava con ragione osserva che la mancanza dei viveri obbligava a far rientrar le truppe ai loro alloggiamenti : ma l'or dine del giorno parlava di un rinfresco da darsi alle truppe alle 4.

Era dunque il caso di distribuirlo dopo la pugna e far intanto venir i viveri dal campo ; tanto più che parte della truppa non prima della mezzanotte potè avergli negli stessi villaggi .


348

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

che le due brigate Aosta e Guardie ed il battaglione Real Navi , e poscia la brigata Cuneo sola ; mentre Strassoldo

fu rinforzato colla brigata Clam prima , poi dal reggi mento Geppert e dai granatieri D'Anthon e Weiler, e dai

battaglioni Prohaska e Sigismondo; il che porta il numero delle truppe austriache impegnate in quel punto a 10,000, e che a Croce Bianca non fu pugna d’uomini contro uo mini, ma di carne umana contro ferro e piombo, poi

chè ivi i petti dei Piemontesi furono squarciati dalle batterie nemiche , contro cui , violando tutte le regole dell'arte , l'inetto condottiero della terza divisione li

spinse di fronte. Venendo ora alla direzione data dai capi alle truppe, dirò che i generali austriaci compierono con zelo al l'incarico assai facile di respingere un attacco in or

dine parallelo ; e che i capi piemontesi si dimostrarono incapaci ed ignari affatto del modo con cui intra prendere si debba l'attacco di posizioni militari . Molti

vollero darne colpa al Bava : a parer mio , egli può trovar scusa vedendosi destinato a porre in esecu zione un piano elaborato da altri e non abbastanza a lui noto : ei non poteva prevedere che gli ordini del quartier generale non sarebbero stati fedelmente ese guiti , ed inoltre il terreno ove si passò l'azione era di una natura tale che togliendo la vista alla distanza di cento passi rendeva impossibile al generale supremo di regolare le mosse parziali delle colonne, e rendeva indi spensabile che ogni divisionario si regolasse a sua posta e secondo gli eventi; finalmente se Bava errò, ciò fu, come

già feci altrove notare , per non osare contraddire al suo sovrano , ed almeno egli adempiè valorosamente e sagacemente all'ufficio di generale divisionario , ed al


CAPITOLO III .

al

349

punto ove egli si tenne durante l'azione la vittoria arrise al tricolore vessillo : non imitaronlo certo nè in consi

glio nè in valore alcuni altri divisionarii, e là si pati danno e vergogna .

Il vero colpevole poi fu ancora , qui pure come a Pa strengo, il re : il quale cominciò a spingere intempesti vamente ed isolata sotto il cannone nemico la brigata Aosta, ed ordinò poi la ritirata quando la fortuna gli offriva il destro d'una vittoria, scordando queste parole

di Napoleone: les retraites coûtent beaucoup plus d'hom mes et de matériel, que les affaires les plus sanglantes :

avec cette différence que dans une bataille l'ennemi perd à peu près autant que vous , tandis que , dans une re

traite, vous perdez sans qu'il perde : e se la fiacchezza dell'inseguimento nemico e la bella resistenza del prin cipe Vittorio resero la perdita del materiale poco grave , ciò prova sempre più la convenienza di rinnovar l'as salto , poichè la vera perdita fatta dall'esercito regio in quel giorno fu quella a cui accenna con quest'altre

parole il gran maestro di guerra : La gloire et l’hon neur des armes est le premier devoir qu'un général qui livre bataille doit considérer : le salut et la conservation

des hommes n'est que secondaire ..... c'est pourquoi il ne

faut jamais désespérer tant qu'il reste des braves aux drapeaux : par cette conduite on obtient et on mérite d'obtenir la victoire. Poiché l'onore delle armi avea

sin’allora appartenuto ai Piemontesi nei loro scontri col nemico, e solo dopo il disastro di Santa Lucia venne meno la confidenza del soldato nei capi e nel proprio valore ; l'esempio poi di mille battaglie doveva svelar

a Carlo Alberto l'importanza di Santa Lucia : a Marengo Napoleone sarebbe stato vinto se abbandonato avesse


350

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Castelceriolo : senza la bella difesa degli Italiani di Beauharnais a Borodino forse era perduta la battaglia della Mosckowa , nè Wellington vinto avrebbe a Water loo se evacuato avesse il monte di San Giovanni : mille

sono adunque le battaglie in cui il possesso d’un umile villaggio decise della vittoria . E senza dubbio è vero quanto dice l'austriaco scrit

tore, che da quel giorno la supremazia morale, che prima era pei Piemontesi, passò agli Austriaci , i quali animali dalla presenza di quattro arciduchi, fra i quali l'attuale imperatore , ripresero confidenza ; mentre per lo contrario presso i Piemontesi l'entusiasmo e la bal danza vennero da meno assai : e veramente dopo Santa

Lucia può dirsi che la campagna se non materialmente era moralmente perduta per gli alleati : poichè il sol dato vide l'incapacità dei duci, i valorosi sfiduciati pian sero su tanto sangue inutilmente sparso , e fremettero vedendo mal ricompensato il valore e la viltà impunita : alcuni maggiori colpevoli furono invero dimissionati , fra i quali il generale della brigata Acqui (1 ) , il colon nello ed il maggiore del terzo battaglione del 16 ° reg gimento , ed il colonnello dell'110 che , tenutosi na scosto durante la pugna , ritornato insolente e brutale dopo il pericolo verso i suoi soldati , fu da uno di questi talmente insultato che dovette ritirarsi ; ma con tutto

ciò la clemenza del re , che qui appellar si potrebbe dabbenaggine , fu soverchia : poichè i divisionarii inetti

andavano dismessi , gli uffiziali vigliacchi fucilati, ed i corpi che sbandali s'erano, decimati : cosi si fa la guerra. (1) Mentre ancor ferveva la pugna , questo nobilissimo signore, presa seco una compagnia per scorta , rientrava verso le 2 e 112

tranquillamente ai suoi alloggiamenti a Villafranca !


CAPITOLO III .

351

La perdita fu grave d’ambe le parti: quella dei Tedeschi ascese a 900 uomini fuori di combattimento : fra i morti

vi furono il generale Salis , il tenente colonnello Leut zendorf , il suo aiutante maggiore Batistig , il capitano Zergoller, i tenenti Nadherni , Baranvall , Bognar, Mari novitck . Furono gravemente feriti il colonnello Pottor nay, i capitani Brandt e Petgold, morto poi in seguito alle ferite ricevute: i tenenti Noyer, Drusenberger ,Wolf, Dessage e Kodwell . I prigionieri fatti dai Piemontesi

nella prima presa di Santa Lucia furono 80, fra i quali , oltre al Brandt, un altro ufficiale subalterno . Il bollet

tino ufficiale stampato dal quartier generale piemontese fece ascendere i morti a 98 ed i feriti a 659 : ma havvi

luogo di credere che la perdita fu molto maggiore, poi che nei soli ufficiali feriti, parecchi appartenenti alla terza divisione non furono neppur nominati : un cen tinaio di fanti cadde nelle mani del nemico : ma la per dita maggiore fu quella dei disertori , giacchè il solo 160

trovò mancanti all'appello più di 350 uomini , dei quali calcolandone 150 fra i morti e feriti, rimangono 200, di cui alcuni fuggiti fino in patria , ivi arrestati e con dotti all'esercito , videro andar impunita cotanta co dardia . Tenendo calcolo di tutte queste circostanze io credo non andar errato di grosso asserendo che la bat taglia di Santa Lucia affievoli l'esercito regio di 1500 uomini . Oltre ai quattro ufficiali morti ed ai feriti già da me nominati nella narrazione, in tal giorno furono fe riti eziandio i maggiori Gozzani delle Guardie ed Aitelli del 170, Dellavalle capitano d'artiglieria che perdette un piede, Righini capitano di stato-maggiore , Molinari ca

pitano del 170, Marchetti tenente delle Guardie , Sigga e Palombello del 5° (morto quest'ultimo in seguito a


352

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ferita al capo), Guibert capitano, Galateri, Ceresa e For mento subalterni : gravemente Reggio sottotenente delle Guardie , e leggermente tre altri dello stesso corpo ; mor

talmente Pinna dei Cacciatori Sardi, morto poi a Bre scia , come pure il capitano Barrandier del 1 ° di Savoia ;

e della stessa brigata il capitano D'Yvoley, che legger mente ferito dapprima , non volle ritrarsi sin che una nuova percossa sorvenne a sfracellargli una gamba ; De coucy e Faverges, capitani essi pure, ed Orsier tenente . Discorrendo ora di chi più si distinse, nominerò fra i corpi , le brigate Aosta e Guardie ; fra i generali , il

duca , Bava , Passalacqua e Sommariva ; fra gli ufficiali d'artiglieria, tanti quanti eran presenti all'azione ; molti uffiziali di varii corpi che troppo lungo sarebbe enu merare : fra la bassa forza, i furieri Bonifacio e Gron dona , d'Aosta il primo, delle Guardie il secondo, che

primi entrarono nel villaggio di Santa Lucia, riportando gravissima ferita il Grondona mentre scalava il muro del cimitero ; ed il sergente Varenzano del 170, che nel

tafferuglio accaduto all’ala destra nella ritirata , veduto ferito un compagno, lo difese contro tre nemici ucci dendo un ufficiale , ferendone un altro ed asportando

l'amico al reggimento : e dell'artiglieria il cannoniere a cavallo Deschamps, il quale , benchè mutilato di due dita, continuò sino all'ultimo a servir il pezzo . I bersa glieri studenti fecero essi pure in tal giorno buon esperi mento, e Bosio , uno di loro , che sebbene ammalato volle intervenir alla pugna, vi riportò una ferita. A sei ore il cannone taceva nei sanguinosi dintorni di Verona , e su quei sterili campi il silenzio della notte era solo interrotto dal gemito di qualche morente ! Le truppe piemontesi rientrarono taciturne e frementi alle


CAPITOLO III .

353

loro posizioni, è temendosi che il nemico impossessato si fosse di Bussolengo, le truppe stanziate a Pastrengo dovettero andare a far un lungo giro per Santa Giustina , e non prima delle undici di sera rientrarono nei proprii accantonamenti .

Veracemente , lungamente e dettagliatamente io de

scrissi questo fatto d'armi, che fu il più sanguinoso di tutta la guerra, e che tanto colpì le immaginazioni del l'esercito e del popolo italiano e diede luogo a tante assurde dicerie : dando a tutti quella lode e quel biasimo che dalle molte relazioni da me lette e dalla mia pre

senza sui luoghi mi parve loro competere : mi rimar rebbe a dir delle fole inventate dall'autore del Veterano

austriaco : ma per verità leggendo quel libro io ebbi a convincermi che esso è un tessuto di goffe e bugiarde storielle, atte a ricreare le serate dello stupido soldalo croato che tutto crede , e sotto tal aspetto l'invenzione dei prigionieri che credevano perder gli occhi e delle maschere trovate nel zaino dei soldati piemontesi pos sono essere annoverate fra le favole se non spiritose, nuove almeno .

Non voglio passare però sotto silenzio la grossolana ingiuria , per dir la quale egli commette un ridicolo er rore storico; egli dice : eravamo sicuri che il regio eser

cito non ci avrebbe forzati, perocchè Carlo Alberto non era un Suwarow , ed i Piemontesi non erano Russi : ora per quanto io abbia cercato non mi venne fatto di scor

gere che Suwarow abbia presa Verona : quanto al pa ragone poi , dirò che Carlo Alberto non era Suwarow , ma Radetzky nemmeno era Macdonald o Joubert e tanto meno Massena o Moreau che lottarono contro il russo

maresciallo : i Piemontesi poi non erano Russi; ma eran VOL . III.

23

PINELLI , Storia ecc .


354

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quelli che , militando sotto la bandiera francese, ributtato avevano i Russi a Verderio ed a Novi , e molti eran figli di coloro che alla battaglia della Moskowa batterono questi terribili Russi , senza tener calcolo che non eravi forse neppur uno dei cinquantamila Piemontesi presenti al campo che non contasse un antenato che non avesse

unto il cuoio a più d'un Tedesco nelle guerre dell'Im pero : vero è che fra Tedeschi e Russi passa un gran divario in valentia , e l'ultima campagna d'Ungheria lo ha posto in chiaro . Pare poi che il Veterano Austriaco

si intenda più di maschere e fanfalucche, che di storia militare .

Radetzky intanto , portando miglior giudizio di quei scarabocchiatori sul coraggio piemontese, ed avvedutosi

come senza l'errore dei capi , quelle valorose truppe sarebbero senza dubbio venute in possesso non solo delle

posizioni di Croce Bianca e San Massimo , ma forse eziandio della stessa Verona , pose mano ad accrescere le opere di fortificazione transitoria attorno a quei vil laggi , merlando ogni casa , traforando ogni muro : e facendo inoltre costrurre sette ridotte fra quella cinta esteriore e la città , alle quali diede il nome dei gene rali che preso avevano parte al fatto delli 6 , permet tendo , poichè non aveva altro trofeo , che la maggior ridotta eretta a San Massimo da lui desumesse nome .

Cosi trincerato, egli confidò di poter respingere ogni nemico assalto , sinchè il corpo di riserva , dell'avvici cinarsi del quale già aveva notizia , raggiunto lo avesse . Per non interrompere la narrazione delle principali

operazioni dei grossi eserciti , procrastinai sin ora a te ner parola di alcune avvisaglie accadute in riva al Mincio fra la divisione tosco-napoletana e la guernigione di Man


CAPITOLO III .

355

tova . Erasi questa divisione fortemente trincierata nelle località di Curtatone e di Montanara protendendosi sino

al ponte di Goito, custodito da parte del 10° reggimento napoletano . Questo collocamento di forze assai tenui sopra una linea soverchiamente estesa fecero concepire a Gorzkowsky la speranza di sfondarle su qualche punto . Ma il generale toscano aveva cercato di supplire alla debolezza numerica delle sue genti , accrescendo con opere di fortificazione la già naturale fortezza del sito . Curtatone è un gruppo di case che sorge ad un'ora dalle ultime fortificazioni occidentali di Mantova sulle

rive dell'Osone Nuovo che qui ha forma di canale , e che uscito dal Mincio , corre nella direzione del mezzodi

verso Montanara , che dista da Curtatone 3 kilometri ap

pena : il suolo tutto all'intorno è palustre e facile ad essere inondato : non avevano mancato i Toscani di trar

partito di queste circostanze , tagliando inoltre le strade e convertendo a ridotte le molte cascine che trovansi

fra Curtatone , Montanara e San Silvestro, altro piccolo

borgo a mezzodì da Montanara e distante 3 kilometri e mezzo da Mantova , in quel raggio di terreno com preso fra la porta Pradella e la porta Cerese. Queste cascine , cinte quasi tutte di muri e di massiccia costru zione , erano state accuratamente fortificate dagli Ita liani , i quali dinnanzi al principale accesso di quasi tutte avevan fabbricato un dente, a cui il corpo della cascina coll'ampio cortile e col muro munito di feritoie serviva di ridotto.

Il 3 maggio vennero gli Austriaci sopra San Silvestro: stavano ivi a difesa due deboli battaglioni, uno di civici

livornesi comandato dal maggiore Belluomini , e l'altro del 10° napoletano sotto il maggiore Spiligati, più il


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

piemontese Torres vi si trovava ei pure con una cin

quantina di volontarii : tuttavia queste truppe fecero un fuoco cosi vivo dai loro trincieramenti , che gli Au striaci, riconosciutisi troppo deboli per sforzare quel punto , si ritirarono lasciando morti sul terreno 7 dei loro , 1 prigioniero e molti più o meno gravemente ſe riti : fra i difensori vi furono feriti un Pratesi , tenente

di artiglieria , che comandava ai due pezzi colà collo cati , due civici livornesi ed un tal Fontana torinese , sedicente aiutante di campo di Torres : morti nessuno . Alcuni giorni dopo, cioè il di 10, Benedeck, preso il comando di forze maggiori , volle dare maggior sviluppo all'assalto marciando contemporaneamente sopra Cur

tatone, Montanara e San Silvestro : in quest'ultimo luogo gli Austriaci , aiutati da alcuni abitanti delle campagne,

impiegarono uno strattagemma , a cui ricorsero più di una volta nel corso della campagna . Mentendo essi ban diera e vesti , vennero in colonna gridando : Viva Italia

a rincontro dei Napoletani che fidenti lor tendevano le braccia ; quand'ecco aprirsi la colonna e dal suo seno on cannone carico a mitraglia vomitar la morte ; tra sognati diedersi sulle prime alla fuga i poveri Napole tani , dei quali 6 rimasero uccisi : ma riavutisi pronta

mente i più ardimentosi , corrono a baionetta spianata sui traditori e ben tosto li costringono a retrocedere . Le altre due colonne, venute verso le 7 mattutine per Castelnuovo verso Curtatone e per la Misericordia sopra Montanara , furono anche vigorosamente respinte per opera specialmente del maggiore toscano Ferdinando Landucci , riportando egli però grave ferita che pochi

giorni dopo lo trasse a morte: dimodochè quando giunse Ferrari con i rinforzi, il nemico era già in piena ritirata


CAPITOLO III ,

357

avendo perduto 17 uomini e trasportatone via molti gra vemente feriti: con tutto ciò Ferrari, ripulando troppo avventurate le truppe collocate a San Silvestro , ordinava di evacuare quel posto e trasportava poscia il suo quar tier generale da Castellucchio alle Grazie , punto più centrale .

Fu alquanto più seria la fazione delli 13, nella quale 3,000 Austriaci con 4 pezzi nuovamente mossero ad as salir Curtatone e Montanara . Qui comandava Laugier, che aveva seco il colonnello Giovanetti , toscano , ed il maggiore piemontese Beraudi , i quali con alcune com pagnie di cacciatori tennero coraggiosamente testa al nemico : a Curtatone eranvi gli altri due piemontesi Campia e Camminata con un battaglione toscano, co mandato da questo, ed i Napoletani , e sebbene gli Au

striaci per inquietarne i fianchi mandassero alcune com pagnie di cacciatori sopra parecchie lancie sul lago

fingendo uno sbarco alle spalle , pure anche sopra di questo punto riuscirono inefficaci i loro sforzi, poiché l'artiglieria italiana diretta da Araldi (1 ) e da Mosell , e mirabilmente servita li costrinse ad abbandonar la lotta

dopo aver perduto 31 uomini fra morti e prigionieri. La divisione tosco- napoletana sostenne pure perdite

eguali ad un di presso , poiché 12 furono i prigionieri fatti dal nemico e 35 i posti fuori dal combattimento, fra i quali si annoverarono Enrico Poerio e Cesare Ros saroll, chiari uomini napoletani, distinti per ingegno e per valore , i quali rilevarono gravi ferite. In tutti questi assalti che dalla parte degli Austriaci

altro non erano che un'esatta ricognizione delle posi (1) Fratello di quello che militava con Fontana verso Governolo .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

zioni nemiche per poi servirsi fra breve delle acqui

state nozioni per un'impresa di maggior rilievo , le truppe tosco-napoletane fecero prova di intrepidezza , ma il generale Ferrari d'Arco invece spiegó una mol lezza ed inettezza tale, che venuto essendo in uggia alle

truppe , Corsini , ministro di guerra toscano , che por tatosi al quartier generale in quei giorni , presenziato aveva il combattimento delli 13 , credette doverlo ri

muovere dal comando , eleggendo poscia in sua vece , d'accordo col re Carlo Alberto , il colonnello Laugier, antico soldato napoleonico che fatto aveva la campagna di Russia ( di cui vuolsi abbia lasciato una relazione sotto il titolo : Gli Italiani in Russia ), e che era già stato nominato sin dal 2 maggior-generale onorario . Prima cura del nuovo comandante fu di far costrurre, per cura dell'ingegnere toscano capitano Castinelli , un ponte sull’Osone nella località della Rocca , ove quel ca nale volgendo a ponente forma un angolo retto , ren

dendo cosi più pronta e facile la communicazione fra il suo quartier delle Grazie ed i posti collocati a Mon tanara .

Due giorni dopo il malaugurato tentativo sopra Ve rona il parco d'assedio venuto per acqua da Alessandria sino a Cremona giungeva a Ponti : erano 45 pezzi fra cannoni da 32 , obici e mortai . I zappatori del genio posero allora immediatamente mano alla costruzione

delle batterie che, malgrado l'avviso di alcuno, vennero costrutte sopra ambo le rive, poichè se le ragioni ge nerali di guerra consigliavano di erigerle tutte sulla riva destra , ove il fiume le poneva al coperto da un colpo di mano, quelle locali , per lo contrario , sugge

rivano di battere principalmente la piazza per quella


CAPITOLO III .

359

faccia che sta rivolta al nord nord-est, là dove il lago immelte nel fiume, perchè ivi il bastione privo essendo di controscarpa, poteva venir battuto in breccia da lon

tano e dispensava poi anche dal coronamento del cam min coperto e dalla discesa nel fosso . La direzione del l'assedio venne affidata al duca di Genova , generale

supremo dell'artiglieria dell'esercito, il quale ebbe sotto di sè i generali Chiodo del genio e Rossi dell'artiglie ria , chiari amendue per militar dottrina . Le truppe de stinate ai lavori d'assedio ed a cingere la piazza furono le due brigate della quarta divisione, Piemonte e Pine rolo (1 ) , con Federici divisionario, Bės e Manno briga dieri : il battaglione del genio comandato dal tenente colonnello Dealberti , tre compagnie di piazza , capitani Mattei , Filippi e Quaglia , ed una di posizione , capitano Avogadro : oltre a ciò il batlaglione Real Navi, posto a bordo dei due piroscafi, era particolarmente incaricato del blocco dalla parte del lago . Riconosciuta accuratamente la piazza , venne deciso di

conquistar prima l'opera staccata Mandella tirando nel tempo stesso di infilata sul corpo della piazza . A tal fine furono costrutte quattro batterie : quella del capitano Filippi composta di 6 pezzi da 32 venne eretta in faccia al colle Mandella : più addietro ed alquanto verso le vante fu costrutta quella di obici e di mortai di Mattei , e più a sinistra una al di là dello stradale che da Pe (1 ) Un ardito soldato di questa brigata per nome Gianoglio , e nativo di Fossano , sorpreso e quasi circondato di notte da una

pattuglia di Croati mentre era in fazione nei primi giorni del blocco, senza smarrirsi d'animo eseguisce il suo colpo di fucile ,

quindi fingendo di parlare ai suoi collega , grida : Avanti com pagni al passo di carica ! ed i spaventati Croati volgon le spalle !


360

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

schiera conduce a Cavalcaselle. La batteria di posizione del capitano Avogadro andò a collocarsi rimpetto al forte Salvi sulla riva destra, nel luogo detto la cascina del

Serraglio. Non cessò mai il nemico dall'inquietar i la vori col suo fuoco , ed una notte una palla colpito avendo un cavallo ed un carro di provianda , i lavoratori spa ventati si diedero alla fuga: il che vedendo l'intrepido duca di Genova , che stava di continuo esposto al fuoco, facevali richiamar addietro, e per insegnar loro come si sfidi la morte in campo , salito sulla porzione di pa rapetto già costrutta , impavido vi si mantenne a lungo malgrado il tempestar del nemico . Condotti a fine i parapetti ed altri lavori in terra , si addivenne all'armamento delle batterie , ma nei giorni

16 e 17 piovette cosi a dirotto che il terreno tutto am mollato all'intorno rese impossibile a traino di cavalli il trasporto dei pezzi che affondavano nella melma : ſu

d'uopo pertanto ricorrere alle braccia degli uomini , per cui comandate vennero numerose corvées della brigata

Cuneo posta in riserva a Monzambano : trasportati per tanto dopo mille stenti in tal modo i pezzi , poterono le batterie aprire il loro fuoco , infilando quella di Fi lippi il fronte di attacco , mentre quella di Mattei la prendeva di rovescio . Rispondeva il nemico , ma seb bene danneggiasse gravemente le opere, pochissimi fu rono tuttavia i feriti.

Il re , che trasportato aveva provvisoriamente il suo quartier generale a Monzambano , assisteva giornalmente ai lavori d'assedio, ed un giorno, in cui era salito sul monte di San Lorenzino o di Paradiso , come altri lo

chiamano, e che siede a levante ed a brevissima distanza dalla fortezza, essendo stato riconosciuto dagli artiglieri


CAPITOLO III .

361

nemici , ſu da lor salutato con una intera salve che , mandando in aria tutt'attorno ghiaia e zolle , tutto lo

ricopri di polvere : ma egli impassibile notò solo come da due giorni i poco esperti cannonieri austriaci acqui stato avessero maggior perizia . Oh se pari in lui fosse stato al valore l'ingegno , a quest'ora , Italia mia , più non saresti serva !

Il fuoco dei Piemontesi , sospeso li 19 a causa del l'orrido lempo , fu ripreso con nuova furia li 20 sulle due rive del fiume, ed il giorno 21 esso divenne cosi intenso che i pezzi tutti dell'opera Mandella , meno uno,

ne furono scavalcati , ed un piccolo magazzeno a pol vere saltò in aria : il nemico però rispondeva ardita mente ed anzi in tal giorno ci uccise un uomo e feri il tenente Ricotti e tre soldati : li 22 però il suo danno fu molto maggiore , avendo la batteria di mortai , collocata nel luogo propriamente detto Molino Rossi , lanciate varie bombe in città , le quali destaronvi un incendio : ed il fuoco nemico essendosi simultaneamente rallentato di

molto, nella sera di tal giorno si pose mano a scavar la trincea verso porta Verona ed alla distanza di 600 metri : continuava frattanto il fuoco delle batterie, al

quale il nemico rispondendo sempre più rimessamente ed avendo anzi i due forti esteriori , Salvi e Mandella ,

cessato affatto dagli spari il di 26 , il re in tal giorno mandava in parlarnentario il maggiore Lamarmora ad offrir patti onorati : ma Rath , sebbene all'estremo di viveri e costretto a nudrir la guernigione con poco grano turco , cercava a guadagnar tempo coi negoziati spe rando sempre negli aiuti del maresciallo, col quale chie deva di aver corrispondenza : la qual strana dimanda

rifiutata essendogli , dopo un armistizio di ventiquattro


362

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ore gli assedianti ripresero il fuoco con nuova violenza e nel giorno 28 posero mano all'erezione delle batterie di breccia, le quali vennero incominciate sulle due rive là ove il lago , restringendosi , si trasforma in fiume. Udiva il fiero rimbombo del cannone italiano il mare sciallo austriaco dalla sua sicura Verona , ma fatto esperto

dalle disgrazie stesse toccate il giorno 6 ai Piemontesi del disperato valore di essi, egli non osando recarsi in aiuto della pericolante Peschiera , poichè gli sarebbe stato forza rasentare le alture di Sommacampagna , Sona e

Santa Giustina , fortemente occupate dall'esercito regio e munite di numerosa artiglieria , limitavasi ad affret tare coi voti e coi messaggi l'arrivo del corpo di riserva . Nella val Sabbia il generale Giacomo Durando era sot tentrato all'Allemandi , ed occupava con i varii corpi

lombardi , organizzati alla meglio, la linea del torrente Caffaro , il quale , dopo aver irrigata la valletta detta del Freg, viene a gettarsi nel Chiese presso l'imboccatura di questo fiume nel lago d'Idro . Spingevano gli Italiani i loro avamposti sino a Lodrone al di là del torrente, e dando la sinistra a Bagolino , protendevansi colla destra

sino verso Bondone, grossa terra sulla sinistra del Chiese ;

in prima linea stavano il reggimento della Morte ed il battaglione Beretta legandosi per Sant'Antonio e San Gia

como col grosso dei volontarii che occupava le giogaie che serrano da occidente il fianco al lago d'Idro (1 ) e la ( 1 ) Alcuni opuscoli che trattano dei volontarii parlano del monte Suelo ; nè sulle carte , nè in alcun trattato geografico o corogra fico mi venne fatto di trovar tal denominazione : forse intendono

il monte Censo ; o forse tal nome è dato da quei alpigiani ai

gioghi che soprastanno da sinistra alla strada che da Anfo corre verso Bagolino .


CAPITOLO III .

363

Rocca d’Anfo , mentre Durando col quartier generale stava a Lavenone, villaggio presso la punta meridionale del suddetto lago.

Li 11 maggio il nemico , che tenevasi verso Dorso e Storo , calatosi per la sinistra del Chiese veniva a far

prova di riedificar su quel fiume il ponte di Bondone stato distrutto dal nemico, mirando cosi a tagliar fuori gli Italiani collocati al di là del Caffaro : ma accortisi

questi delle sue intenzioni e portatisi sui luoghi all'in domani con due cannoncini da montagna ne delusero i

tentativi e lo costrinsero a ripiegarsi. Venne egli allora sulla sinistra verso Bagolino : ma benchè da principio si introducesse qualche disordine fra li uomini di Beretta ,

pure rinforzato questi dal reggimento di Anfossi riusci al fine a far retrocedere gli Austriaci, pensiero dei quali non era mai stato di appiccar un serio conflitto, ma solo di verificar le posizioni e le forze degli Italiani, e rincacciarli al di là del Caffaro .

Nel qual proposito rinnovarono gli sforzi il giorno 22 con maggiori forze : assalendo tanto da Bagolino che da Bondone . Non ressero i volontarii a questo doppio as salto, e dandosi a repentina fuga vennero a collocarsi sui monti al di qua del torrente : i legionarii della Morte però, facendosi nuovamente vedere più vogliosi di ra pina che di pericoli, prima di abbandonare Lodrone e Ricco Massimo commisero ogni specie di ruberie e di

nefandità, delle quali se ne volle poi dar colpa ad An fossi: il quale però, secondo quanlo lasciò scritto , tro vavasi a quell'epoca a Milano, ove era andato per sol lecitar l'invio di armi e di oggetti di vestiario , di cui

la sua banda grandemente abbisognava ; dimodochè il biasimo di tali eccessi cader dovrebbe sul maggiore


364

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Vela (1 ) che lo rimpiazzava nel comando : se non che ai poveri abitatori poco importava il nome del capo di quei masnadieri , i quali , dopo aver tolto il meglio, cedettero il luogo ai Tedeschi che , compiendo l'opera , converti rono quei due villaggi ed il castello in un mucchio di ro vine. Rotte poscia le barricate che chiudevano il ponte Ranieri sul Caffaro ed attraversato quel torrente, accin gevansi essi a salir il monte , ma Durando che da La

venone accorso era sui luoghi col suo capo di stato-mag. giore Alessandro Monti , avendo fatto appostare alcune artiglierie sul dorso dell'altura in luogo di dove spaz zavan colla mitraglia tutto lo stradale che conduce al

ponte , gli Austriaci , già mezzi avvinazzati , pensaron miglior partito ripassare il torrente . Ritornarono li 27

ad insultar gli avamposti , ma trovatili vigili e pronti a combattere si ritirarono. Tuttavia Durando, riputando

troppo esposte ad una sorpresa le guardie poste al di là del Caffaro , richiamo le sue genti sulla riva destra,

e gli Austriaci non avendo per parte loro più oltrepas sato il Chiese , il terreno frapposto fra i due corsi d'acqua rimase un'arena in cui quasi ogni giorno le pattuglie

nemiche avevano lievi scontri non meritevoli d'esser qui ricordati .

Erano giunte frattanto nelle acque dell'Adriatico le due squadre , sarda e napoletana, in rinforzo della ve

neta, la quale riducendosi, per la già notata negligenza dei capi di quel governo, a due corvette, la Lombardia

e la Civica , a due brigantini , il Crociato ed il San Marco, e parecchie lancie, buone tutt'al più alla difesa (1) Questo Vela ha pulla a che fare con Vincenzo Vela , l’egregio scultore , che in quel tempo militava come semplice volontario nella compagnia Vicari-Simonetta .


CAPITOLO III .

365

della laguna , non osando avventurarsi in alto mare , stavasene rimpiattata in Malamocco . La squadra napoletana , per lo contrario , era molto

più forte. Venuta ad Ancona li 5, e posti a terra 5,000 soldati , aveva fatto vela per Venezia , ove giunse li 16 : ma convien dire che Decosa , contrammiraglio e co mandante di essa , avesse ordine dal suo re di non impe gnar azione con la flotta austriaca , poichè, sebben oltre a cinque bellissime fregate a vapore , il Carlo III , il

Roberto, il Ruggiero, il Guiscardo ed il Sannito, le quali contavano, in media, 200 uomini caduna d'equipaggio, egli avesse ancora sotto i suoi ordini la Regina, fregata di 60 cannoni , l'Isabella di 44, ed un brigantino di 20 cannoni ; egli non osò assalire la squadra nemica che numerava solo 3 fregate, 2 corvette, 5 brigantini , 2 go lette ed un grosso piroscafo , e la quale pareva cosi certa di non venir aggredita , che invece di riparare sotto il cannone di Trieste, sen stette tranquillamente bordeggiando fra la foce del Tagliamento e quella della Piave sinchè non ebbe avviso dell'arrivo della flotta

sarda , la quale tardò ancora lungo lungo , perchè a Genova erasi proceduto molto lentamente nell'allestire il naviglio di guerra ; ai fiacchi ordini del ministero avendo tenuto dietro esecuzione più fiacca ancora ; solo li 27 aprile adunque poterono tre fregale con due legni minori abbandonar quel porto : nè accompagnati essendo da alcun battello a vapore , dovettero impiegar molto tempo per recarsi ad Ancona , ed ivi giunti fu rono costretti a sostare in attesa dei due piroscafi Mal fatano e Tripoli e della corvetta l'Aquila , i quali legni non prima delli 17 maggio presero fondo in quel porto.

E certo il primo errore marinaresco fatto dal governo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sardo fu di non aggregare alla squadra di spedizione tutti i battelli a vapore di cui era in possesso la regia marina , i quali erano cinque, di cui tre, l'Icnusa, cioè, la Gulnara ed il Tripoli, vennero trattenuti per la cor rispondenza colla Sardegna . Il secondo errore poi fu di non munire la squadra di un trasporto carico di car

bone per poterne supplire ai piroscafi, senza costrin gerli ad andar essi a riſornirsi in qualche porto amico . Tuttavia Albini, vice ammiraglio, vedendosi a capo di tre fregate, il San Michele di 60, da lui montata , il

Desgeneys ed il Beroldo da 48, della corvetta l'Aquila da 20 , del brigantino Daino da 14, della Staffetta da 12

e dei due piroscafi , pensò portarsi a Venezia a raggiun gere le amiche navi ; ed apparso egli essendo li 22 al l'orizzonte di Trieste in vista delle navi italiane ancorate

in rada dinnanzi al porto di Piave-Vecchia, un piroscafo

napoletano, spiccatosi da esse, venne a riconoscerlo, e vista sventolare al vento la bandiera italiana , informa

valo della presenza della debole squadra austriaca sul lido veneto ; abboccatosi allora immediatamente Albini

con Bua e Decosa , ed assunto il supremo comando del

l'italo naviglio , cadeva seco loro d'accordo d'andare senza indugio in cerca del nemico . Pare però che in

tanta pressa negligesse la prescrizione dei segnali e di quelle altre misure che, opportune sempre ad una squa dra che abbia a navigar di conserva , riescono indispen sabili poi quand'essa si compone di legni di diversi stati , e perciò non usi ad agir uniti . Non comprendesi poi veramente come in tal circostanza l'ammiraglio sardo lasciasse in Ancona i due piroscafi Malfatano e Tripoli,

poichè in vece di esservi di tali legni abbondanza , essi anzi penuriavano già di soverchio .


CAPITOLO III ..

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Spirava un maestrale assai gagliardo che permetteva

all'itala armata di navigar con vento aperto, e spiegati i scopamare far diligenza verso il nemico , di cui non tardossi diffatto a scoprire le traccie, e si riconobbe ch'ei veleggiava alla volta di Trieste ; si accinse allora Albini a dargli la caccia, ma mancando in un subito il vento , cominciossi a sentir la deficienza dei piroscafi e l'errore commesso di non concertar segnali ; poichè quantunque Albini pregasse Decosa di accomodarlo delle sue fregate a vapore , vuoi tardanza nel comprendere i segnali , vuoi che le istruzioni sue particolari vietassero all’am miraglio napoletano di prontamente assentire a tal ri chiesta, fatto è che tanto indugiossi a dar il rimorchio

alle navi , che a sera fatta le sole fregate Regina , napo letana , e San Michele, sarda , trovavansi a lungo tiro di cannone dal nemico : slanciaronsi bensi allora i cinque vapori napoletani , simili a rabbiosi veltri , sulle traccia dell'Austriaco , ma oltrecchè giunsero tardi , privi poi eziandio di istruzioni , non poterono prontamente agire,

e l'avversario accortosi frattanto dell'imminente peri colo , chiamati a sé i piroscafi tutti della società del Lloyd, ponevasi pendente la notte al sicuro nel porto di Trieste .

L'errore di Albini fu , a parer nostro , di non aver

posto il capo verso la costa dalmata ; cosi oprando tutto porta a credere che egli riuscito sarebbe ad impedire

all'ammiraglio austriaco l'entrata nel porto di Trieste . Perdutasi per tal modo l'occasione propizia di tagliar fuori da quel securo lor covo le navi nemiche, la flotta alleata apparve all'indomani dinnanzi Trieste , e calate le ancore in rada , stava Albini ponderando se avesse ad aggredire l'Austriaco nel porto stesso, quando ven


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nero al suo bordo i consoli delle principali potenze, non escluse Francia ed Inghilterra che pur sembravano a noi propizie, a protestare contro il bombardamento della

ciltà , lasciandone all'ammiraglio la risponsabilità tutta. Fecero queste loro proteste star sopra pensiero il co mandante della lega , ma più lo dissuasero dall'assalire tre batterie di gran portata , che molto appositamente Giulay , governatore di Trieste , stava costruendo e le

quali, incrociando il loro fuoco dinnanzi alla bocca del porto , riuscir dovevano invero formidabili quando terminate fossero ; però nello stalo in cui erano poco danno recato avrebbero , tanto più che ove Albini inse

guita avesse prontamente la squadra austriaca , esse non potevano coi loro proiettili infestare i legni italiani senza

danneggiare al tempo stesso il proprio naviglio . Non volendo tuttavia cimentarsi a questa da lui cre duta troppo arrischiata impresa ( 1 ) , l'ammiraglio ita liano , sciolte nuovamente le vele , andò ad ancorare nel

porto di Pirano sulla costa d'Istria , e da quel luogo, posto a libeccio e non più lontano di 23 kilometri da Trieste, egli stelte in attesa degli eventi , pronto a piom bare sull’austriaco naviglio ove osasse rimettersi in mare, lasciando anche , per indurlo a ciò fare, il capitano Vil larey colla fregata il Beroldo e coi due piroscafi ad in crociare dinnanzi a Trieste : ma Kudriafsky , capilano di vascello e capo della squadra austriaca , non lasciossi prendere all'amo , nè più si mosse dal suo nido. Per tal modo, tanto sui campi lombardi come nelle acque ( 1 ) La titubanza dell'ammiraglio italiano proveniva eziandio dagli ordini poco precisi ricevuti dal proprio governo , come farò meglio vedere quando ritornerò a ragionare delle operazioni della squadra dinnanzi a Trieste nel seguente mese di giugno .


CAPITOLO III .

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adriache , la poca attività dei supremi duci defraudò le armi italiane di quella vittoria che lor parve offrir fortuna !

Ed or accadde a danno d'Italia nostra ciò che la storia

va tuttora insegnando , che le armate alleate cioè rara

mente vincono guerre, od allor solo in cui la superio rilà delle loro forze stia nella proporzione dell'otto al l'uno ad un dipresso, come fu il caso della coalizione negli anni 1813 e 1814 contro il primo Napoleonide : l'unità di comando essendo condizione troppo essenziale alla guerra per ottenere vittoria ; ed al momento stesso in cui scrivo, i patimenti e le perdite dell'esercito anglo franco - turco nel malaugurato assedio di Sebastopoli sono una nuova e dolorosa prova di questa verità che ormai

ritener puossi come assioma . L'ordine storico ora esige che io ripigli la narrativa delle fazioni di guerra accadute nelle Venezie fra le truppe pontificie di Durando spalleggiato dalle venete ed il corpo di riserva sceso con Nugent in Italia .

Non si tosto questo generale cominciò a rumoreg giare colle sue genti sulle rive dell'Isonzo , Zucchi , edotto dalla vecchia sua esperienza a valutare di quanta importanza fosse di impedire la congiunzione di esso col maresciallo, ne dava avviso a Carlo Alberto, richie dendolo in pari tempo di rinforzi che lo ponessero in

grado di attraversare la via alle nuove nemiche squadre. Furono le sue istanze appoggiate al quartier generale

del re da Paleocapa , deputato dal governo veneto a quel principe per indurlo a mandar soccorsi alle minacciate venete provincie : ed il re, cedendo a queste calde e ri petule dimande, mandava li 25 ordine a Durando, che

in forza delle anteriori istruzioni regie sostato era ad Vol . III - 24

Pinelli , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ostiglia , di spedire pronto aiuto a Zucchi , e di avviarsi quindi egli stesso con tutte le sue forze a difesa delle città venete . Non ſrappose indugio il condottiero pon tificio, ed abbandonata Ostiglia li 27 , sagacemente va lendosi della via ferrata fra Rovigo e Padova , oltrepassate quelle città e perdurando nella celere marcia , giungeva con tutto il materiale da guerra e con 10,000 uomini li 29 a Treviso

Stavano già nel Veneto superiore 5 o 6,000 soldati pontificii sotto il generale Ferrari, al quale riunito si

era il generale piemontese Alberto Lamarmora con pa recchi battaglioni veneti : dimodochè erano circa 8,000 uomini , che uniti ai 10,000 di Durando , in gran parte Svizzeri ed agguerriti , ed alle forze di Zucchi, avrebbero presentato un effettivo di 25,000 uomini almeno , più che sufficienti per tener testa alli 22,000 che Nugent ai primi di maggio soltanto avrebbe potuto raggranel lare . Ma i due terzi di tal novero erano truppe collet

tizie e nuove al fuoco, disuniti i capi , non ben definita

l'autorità dell'uno sull'altro, e quindi non concertate le mosse : per la qual cosa , sebbene avessero a fronte un avversario , che invece di agire colla celerità richiesta dalla condizione delle cose austriache, andava a rilento,

essi gli diedero tutto l'agio di raggiungere la sua meta . Non può diffatti ridondar ad elogio di Nugent se i

generali italiani non seppero approfittare della lentezza sua , che , dopo avergli fatto impiegare tre giorni a per

correre i 20 kilometri che separano Pordenone dalle sponde del Tagliamento, lo trattenne a Salice sino alli 3 maggio, per concentrarsiinsieme e presentarsi con 18,000 uomini a contrastargli il passo della Livenza e della Piave mediana ; movimento evidentemente indicato dalle


CAPITOLO III .

371

circostanze, poichè era ovvio che il punto obbiettivo di Nugent esser doveva Verona ; nè occorreva occuparsi a difendere Venezia nė Treviso , poichè la prima , per la

natural sua posizione , era capace di resistere a forze ben più imponenti di quelle del feld -maresciallo , e la seconda non aveva poi un'importanza tale da supporre che Nugent , per impossessarsene, volesse eseguire una mossa che gli faceva esporre il fianco al nemico e lo allontanava di molte marcie dal suo generalissimo, da cui sapevasi impazientemente atteso . Ed invero tutto porta a credere che le dilazioni di

Nugent provenissero dal timore che egli risentiva di avventurarsi al piano lasciandosi alle spalle e sul destro fianco le tumultuanti popolazioni della Pieve di Ca dore e della valle del Brenta ; e preferisse aspettare che Welden ridotte le avesse al dovere , come incaricato si

era : se non che quei robusti montanari aiutati da una compagnia di volontarii Bellunesi che condotta si era a Longarone, e collocatisi alla Chiusa , passo importante, 8 kilometri da Cadore e dove sta un ponte sul Boite ,

torrente che dopo aver bagnata la valle d'Ampezzo im melte in Brenta , rintuzzarono invece Welden quando

venne il 1 ° maggio ad assalirli con 1,200 uomini in quelle sterili gole a lor note : sicchè dopo un aspro con

flitto dovette ritirarsi sino ad Aquabona , al di là dei termini d'Italia .

Deluso Nugent nella concepita speranza di esser so stenuto da Welden , procedette con prudenza veramente germ

ca , ed arrischiossi sino alle rive della Livenza ,

e vedutele prive di difensori la varcava , ed entrava li 3 a Conegliano senza un trar di schioppo : ma saputo che Durando tenevasi tra la Piave ed il Sile, non desiderando


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di cimentarsi, e privo eziandio di un equipaggio suſi ciente per gettar un ponte sulla Piave, risolvette di ri montarla sino a Belluno , ove sta un solido ponte in pietra : ad impadronirsi del quale spedito aveva due piccole colonne , che erano però state respinte da 400 uomini , che venuti con 4 pezzi d'artiglieria e solto gli

ordini d'un tal Paladini ad appostarsi al lago morto, che giace sulla via che da Conegliano per Ceneda e Capo di Ponte conduce a tramontana di Belluno , da cui dista 11 kilometri , valendosi della fortezza del sito, le pone

vano in ſuga : ma il generale Culoz sovraggiunto essendo con due battaglioni ed una batteria , quei gagliardi si dispersero, ed i Bellunesi, vedendo come dietro lui mar

ciasse l'intero corpo di Nugent , gli aprirono le porte della città loro li 5 maggio . Padrone di quell'impor tante passo , Nugent lasciato a Susigana , sulla Piave , Schulzig con una brigata a custodire i bagagli e ad at tendere il tenente- maresciallo Schaffgotsche, destinato

ad assumere il comando di quelle truppe e della brigata croata del principe Edmondo Schwartzenberg che seco lui marciava, postosi in via li 6, dopo faticosa marcia va licava il giorno 7 la Piave a Belluno . L'operosità spiegata da Giovanni Durando nel recarsi da Ostiglia a Treviso raffrontala con la sua lentezza ed inconcepibile inazione posteriore, offre uno di quei con trasti che l'arte militare mal saprebbe spiegare , ed i cui motivi forse cercar si debbono più in ragioni politiche che nelle tattiche e strategiche . Nè a distruggere questa mia credenza bastano li ragionamenti addotti dal Du rando in un suo scritto : poichè se dessi sino ad un certo grado spiegano la sua mossa sopra Bassano , non

lo giustificano però dall'aver lasciato senza sostegno


CAPITOLO III .

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Ferrari a Cornuda , nè dal non aver ingiunto a quel ge nerale di venirlo a raggiungere antecedentemente : av

vegnachè bisognerebbe ritenere il Durando digiuno di ogni scienza militare per menargli buona la ragione da lui addotta di voler difendere la linea del Piave frazio

nando , come fece, in tre corpi un esercito già debole e non agguerrito ; convien pertanto conchiudere che ei non volle arer seco Ferrari , poco curandosi di porre i suoi Svizzeri a contatto con le falangi del Ferrari più

repubblicane che papaline , dalle quali forse le istru zioni del governo pontificio gli ingiungevano di tenersi lontano .

Giunto Durando , come già notai , li 29 a Treviso ,

parve dapprima deciso a trasportarsi sulla sinistra della Piave , e passandola a Vidor , portarsi ad Oderzo, ma dissuaso o forse impedito dalla privazione di equipaggio di ponti dal varcare un si largo fiume (1 ) , egli varcato il Sile non oltrepassò San Biagio , ed invece di usufrut tuare quei preziosi giorni a concentrare almeno le sue forze sopra Treviso, li consumò in vane riviste ai Veneti di Lamarmora : finalmente il di 4 , affidata la custodia

di Treviso a quel generale , a cui bentosto riunir si do veva Ferrari , egli mosse per Montebelluno con 5,000 Svizzeri , ottima posizione centrale, da cui solo poteva impedir il varco del Piave, ed ove avrebbe dovuto far massa di tutte le sue forze : ed il giorno 6, calcolando che all'indomani Ferrari sarebbe senza dubbio a Tre

viso, pensò innoltrarsi sino a Feltre . Percorsi i due terzi (1) Nel suo opuscolo Durando dice che quando ei giunse a Tre viso il nemico era già a Conegliano : è invece notorio che egli giunse a Treviso li 29 aprile , e Nugent li 3 maggio solo occupo Conegliano.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

circa del cammino e giunto a Quero, ei venne a sapere come l'austriaco Culoz colla vangurdia occupato avesse Feltre , e già mandasse i suoi scorridori sino a San Vit

tore ; inquieto allora Durando per la valle del Brenta , ed informato come il principe Felice Schwartzenberg , reduce dall'infruttuoso tentativo sopra Palmanova, muo

vesse sopra Serravalle rinforzato dalla brigata Suppli catz , accennando cosi a varcar il Piave a Nervesa, egli fece risoluzione di retrocedere sino a Bassano , ove per venne li 8 .

Ragionevolmente non puossi biasimare Durando per essersi gettato sopra Bassano fra Nugent ed il suo punto obbiettivo che evidentemente era Verona ; ma bensi di non aver rannodato a sè Ferrari (1 ) . Consigliavano que sta misura tanto la marcia di Schwartzenberg che pas sando il fiume a Nervesa intromesso si sarebbe fra le

due divisioni italiane, quanto la sicurezza stessa di Du rando e la necessità assoluta di attraversare la strada

di Verona a Nugent . Ferrari poi , il quale in quel frat tempo molto opportunamente , come dice lo stesso Du rando , era venuto con tutte le sue forze a Montebel

luno e che li 7 si abboccava col suo capo o collega che fosse nel luogo di Pederobba , poteva con tutta agevo lezza venirsi secolui a congiungere a Bassano prima dell'arrivo di Nugent ; poiché da Montebelluno a Bas sano calcolansi 23 kilometri , mentre il nemico per portarsi da Feltre, ove non era ancora che la sua van guardia, sia che scegliesse la via di Crespano che quella di Cornuda, aveva a percorrere una distanza molto mag (1) Lamarmora , riputando indispensabile la sua presenza a Ve nezia per adempiervi le politiche istruzioni del suo sovrano, aveva ceduto il comando delle truppe veneto-romane a Ferrari.


CAPITOLO III.

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giore. Durando invece , lodando Ferrari della sua mossa sopra Montebelluno e rinforzando ancor le sue genti collettizie di un battaglione, di uno squadrone e di mezza batteria , portando cosi le forze del collega a 10,000 uomini almeno , riducevasi a Bassano con 4,000 soli uomini , dai quali distaccava ancora sotto il colonnello Casanova un battaglione e 250 carabinieri verso Primo lano sulla sinistra del Brenta in sostegno dei volontarii di quelle valli già alle prese coi primi feritori di Culoz . Cosa intendesse di fare egli con forze cosi esigue con

tro i 16,000 di Nugent: come potesse credere, secondo quanto detto, di esser capace di chiudere con 4,000 uo mini al suo avversario la via di Verona , è cosa che ve

ramente non si comprende, e pare che meglio avrebbe adempiuto al suo scopo richiamando a sè i 10,000 di Ferrari , il che era certamente meglio , o portandosi a raggiungerlo verso Montebelluno. So bene che fu detto non voler egli lasciar Treviso indifeso , e veramente il timore municipale (mi sia con cessa la frase) in quella ed in altre varie città del Ve neto era tale da indurle a volere che l'esercito , lasciando

libero ogni varco al nemico, si limitasse a difender questa o quest'altra città : ma difender Treviso e vietar ad un tempo il passo a Nugent sopra Verona era cosa , se non impossibile, difficile molto, e forse solo ottenibile o con centrando le forze tutte a Montebelluno aspettando il ne

mico di fronle su quell'altipiano che, circondato da tre lati da profondi burroni e canali , forma un'ottima posi zione militare difensiva, o meglio collocandole a Bassano, poichè giammai Nugent osato avrebbe spingersi sopra Treviso lasciandosi un corpo di 15,000 uomini sul fianco

destro e sulle vie per dove egli operar doveva la sua


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

congiunzione col maresciallo (1 ) . Sembra poi che Du rando si sia dato troppo pensiero dei corpi leggeri get tati dal nemico in val di Brenta , i quali non erano che semplici pattuglie ; ma quand’anche essi constato aves sero di due o tre migliaia , non era il caso di occupar sene , poichè non certo un distaccamento cosi tenue, ma bensi tulto il corpo di riserva era necessario per far acquistar a Radetzky preponderanza sull'esercito italiano accampato fra l'Adige ed il Mincio .

Culoz frattanto scendeva al piano , e giunto a Quero li 7 , appena un'ora dopo che Durando l’ebbe abbando nato , spingevasi all'indomani sino ad Onigo , e trovata questa terra vuota di nemici , nè reputandola luogo ac

concio a prender posizione , passava oltre alla volta di Cornuda : ma la sua vanguardia pervenuta alle 7 e 1/2 di sera sulle sponde del rivo Nassone s'imbalteva nella

compagnia Ferrarese del conte Mosti , la quale ,

collo

cata sulle pendici che in quel punto sopraggiudicano la strada , la accoglieva con un vivo fuoco di moschetteria. Constava la vanguardia tedesca di due compagnie del

reggimento Arciduca Carlo, di un pelottone di ulani e di mezza batteria di racchette : con tutto ciò i 120 ber

saglieri ferraresi, ai quali congiunti s'erano 40 o 50 volontarii bellunesi, sebbene privi d'artiglieria avreb bero loro vietato più a lungo il passo, se l'attivo Culoz , appena udita la fucilata , non fosse frettoloso accorso con quattro compagnie di Croati : all'apparir loro il tenente colonnello De Handel , duce della vanguardia , imprese a salire il monte per riuscir di fianco agli Ita ( 1) Scordò Durando che strategicamente meglio si copre un punto occupando una posizione laterale , che abbarrandolo di fronte .


CAPITOLO III .

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liani , mentre Culoz in persona si avanzava colla schiera

maggiore per la gran strada. Vide allora Mosti inop portuna ogni ulterior resistenza , avendo egli omai rag giunto lo scopo di far avvisato col suo fuoco dell'avvici narsi del nemico il generale Ferrari , che difatti era ac

corso a Cornuda . La bella resistenza di Mosti prova tuttavia che se Durando coi suoi 5,000 Svizzeri , invece

di ripiegarsi cosi precipitosamente verso Bassano, tem poreggiato avesse solo due ore a Quero, avrebbe ivi baltuta la vanguardia di Nugent forte al più al più , se condo i documenti prodotti dallo stesso Durando , di 2,000 uomini .

Nella stessa sera delli 8 Ferrari, appena ebbe sentore

della zuffa appiccata da Mosti con Culoz , venne a rac coglierlo con 3,000 uomini , lasciando il rimanente a

Montebelluno e mandando contemporaneo avviso del l'apparizione del nemico a Durando, il quale, incapace a procacciarsi esatte informazioni sulla direzione tenuta dal nemico in mezzo ad un paese in cui tutti si solleva vano a favore della causa italiana , appigliossi al partito di recarsi colla debole sua divisione a Crespano, nella speranza di raccogliere ivi nozioni più precise che gli additassero quanto aveva da fare. A Crespano riceveva

nuovo messaggio da Ferrari , col quale dicevagliaver egli assalito gli Austriaci in Cornuda li 9 ; pensasse pertanto a venirlo a sostenere : rispondea Durando che sarebbe venuto correndo, e rimettevasi di fatto in via per Pos sagno gettando verso Pederobba un reggimento svizzero

sotto il proprio colonnello Latour : ma non aveva ancor percorsa gran strada quando pervenivagli erroneo av viso che Casanova si trovava circondato a Primolano da

3,000 Austriaci con 6 cannoni : egli allora , standogli


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

più a cuore di soccorrere gli Svizzeri prezzolati del pontefice, che gli Italiani ma repubblicani di Ferrari , ritorcendo cammino ritorna a Bassano, ove trova Ca sanova che informalo come quella chimerica colonna assalitrice mai non fosse secolui venuta alle mani , e come solo alcuni drappelli nemici con 4 racchette , dopo essersi mostrati sulla sommità dei monti , retrocessi fossero . Prescriveva allora Durando a Ferrari di tener

fermo a Montebelluno , annunziandogli che egli quivi giunto sarebbe a suo sostegno nell'indomani . Ma era

tardi , perchè, mentre Durando girovagava pei monti ed annunziava la sua venuta , Culoz e Nugent eransi calati al basso davvero , e Ferrari co' suoi era stato da loro sconfitto .

Questo generale, sapendo poco numerosa la colonna di Culoz , fece risoluzione di affrontarlo prima dell'ar rivo del grosso nemico, e vedemmo come sin dall'8 a

sera si recasse a Cornuda , e giungesse appunto quando

lo stuolo di Mosti più abbisognava d'aiuto : spiegati in bersaglieri alcuni pelottoni della seconda legione ro mana , frenava Ferrari l'incalzante nemico, e soprag giunta poscia la notte , i due corpi serenarono l'uno rim petto all'altro ; ma appena albeggiò, primi gli Italiani

riappiccarono il conflitto, e 50 dragoni romani risoluti avanzarono per caricar il nemico , quando alcuni razzi venendo a cadere nel mezzo dello squadrone, lo ponevano alquanto in disordine, e costringevano a ritirarsi per dar

luogo alle fanterie; le quali impegnavano allora cogli Austriaci un vivo fuoco di moschetti . Durò il combatti

mento con esito incerto dall'aurora sino alle tre pome

ridiane ; ed anzi Culoz, il quale da principio non aveva seco che il reggimento Arciduca Carlo e mezzo battaglione


CAPITOLO III .

379

di Croati , l'altra metà avendola lasciata con sei pezzi verso Pederobba per tutelarsi il lato destro da un even tuale attacco , vedendo un suo battaglione, San Georger,

orrendamente tribulato dall'artiglieria nemica già in

procinto di rompersi, lo aveva richiamato, e già stava per seguitar il movimento retrogrado colle altre squa dre : il che fatto avrebbe senza fallo se Durando , che nel

corso della mattinata doveva esser fra Crespano e Pos sagno , percorrendo i 12 kilometri che lo dividevano da

Cornuda per Asolo , fosse venuto a colpirlo di fianco : ma invece di Durando giungeva sul campo alle 3 po meridiane la brigata Felice Schwartzenberg, seguita a

breve distanza dall'intero corpo di Nugent : quest'arrivo scemando il coraggio degli Italiani di quanto accresceva la baldanza dei Tedeschi , Ferrari che, qual vecchio mi litare, sapeva come le truppe novizze , quanto audaci nella prospera , altrettanto facili siano a disanimarsi nell'av versa fortuna, riputò doversi trarre addietro nella for tissima posizione di Montebelluno , ove confidava potersi

mantenere sino al sospirato arrivo di Durando . Verso le 4 adunque egli effettuava la sua mossa di

ritirata , conservando i suoi giovani baltaglioni saldi gli ordini a fronte dell'irrompente nemico : ma i dragoni pontificii, incaricati di formare l'ultimo retroguardo, impacciati nelle forre, nei fossi e nei canali che ivi in ogni senso attraversano il suolo, spuntati sui fianchi dai

leggieri fanti ledeschi , vennero in buon numero in poter del nemico, facendo salire cosi il danno degli Italiani nei due giorni 8 e 9 a meglio di 200 uomini fuori di combat timento , mentre Culoz non ebbe fra morti e feriti più di 70 uomini . Con tutto ciò Ferrari, che ancor capitanava 7,000 uomini, sarebbe forse riuscito a mantenersi a


380

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Montebelluno sino al mattino del 10 ; ma sul suo fianco

destro una viva cannonata avendogli fatto concepir ti

more che un'altra schiera nemica venisse a precludergli la via sopra Treviso , egli , come annotto , varcato ta citamente il monte , imprese a ritirarsi su quella città, ove giunto nel mattino vi trovava il generale Guidotti, duce di un'altra legione romana composta di Bolognesi e Trivigiani , colla quale aveva avulo carico di difendere il passo della Piave ; missione che , compiuta da lui e dai suoi con poca energia , gli attrasse acerbi rimbrotti da Ferrari , il quale non erasi ingannato nel temer un

assalto sul suo lato destro : poichè il rimbombo del can none da lui udito proveniva appunto dal combattimento accaduto sulla Piave fra lo stuolo di Guidotti , preposto a custodia del fiume a Ponte Priula, ed il tenente ma resciallo Schaffgotsche, che dissi lasciato da Nugent a

Susigana ; il quale dopo aver facilmente fugati i poco risoluti diſensori, perdendo però nel combattimento Karg, tenenle - colonnello del reggimento Kinski , riedificato il ponte e munitolo di numerosa artiglieria, avanzava per Spreziano e Visnadello sopra Treviso . Necessario ed av veduto era stato pertanto il movimento retrogrado di Ferrari ; ma esso aveva , come solitamente accade, por

tata la demoralizzazione nei giovani suoi soldati ad un punto , che in una sola notte più di 2,000 volontarii , dando fede a voci artatamenle sparse di tradimento, ab bandonarono le insegne .

Malgrado ciò , Ferrari sperando ancora di battere Schaff gotsche prima che congiunlo si fosse con la vanguardia di Nugent da cui era tutta divisa dal torrente Brentella ,

divisava di operar una sortita nel di 11 ; e presi seco un ballaglione di granatieri , due di cacciatori, uno squa


CAPITOLO III .

381

drone di dragoni e mezza batteria , che erano le mi gliori sue truppe e le sole che sembrassero disposte a nuovamente affrontare l’Austriaco in campo aperto, venne a Cà Strelte ad assalir Schulzig, che formando colla sua brigata la vanguardia di Schaffgotsche, erasi avventurato un po' troppo avanti , e distava dal suo capo di due buone ore di marcia. Inesatte informazioni

aveano fatto credere a Ferrari che quella brigata sprov veduta fosse di artiglierie , onde fidenti avanzavano i

Romani sopra una sola e profonda colonna colla caval leria in testa per la strada maestra : quand'ecco le file nemiche aprirsi ad un tratto, e lasciar libero il campo

di tiro a due pezzi , che traendo a scaglia, orrenda mente squarciarono la colonna romana , la quale im

pacciata sopra una strada fiancheggiata da ambo i lati da profondo fosso, ebhe a patire danno gravissimo: e

per soprassello giunto essendo in rinforzo di Schulzig il principe Edmondo Schwartzenberg con 2,000 Croati, altissimo fu il disordine introdottosi nelle file degli Ita

liani : i dragoni , trovando ingombro l'angusto passo dai cadaveri e dagli agonizzanti , ebbero nuovamente ad ar rendersi quasi tutti al nemico, il quale conquistò inoltre un cannone , e cagionò agli Italiani una perdita non minore di 300 uomini posti fuori di combattimento ; Ferrari allora , veduto lo sgomento dei suoi , ed infor mato come Nugent, varcata la Brentella a Postioma , cer

casse di spuntarlo sul sinistro fianco, tagliandolo cosi fuori da Treviso , disperando di poter più oltre contra stare in campo aperto , ritrasse le sconquassate squadre in città .

Mentre il prode ma infelice Ferrari toccava tali ripe tute rotte , Durando giunto nel mattino ad Altivole ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

grosso villaggio posto a due terzi di strada fra Bassano e Montebelluno , ed avuto ivi notizia della sconfitta di

Cornuda, invece di proseguire sopra Treviso , retro cedeva ancora una volta , e presa la via di Castelfranco recavasi a Cittadella , e raccolti ivi il distaccamento fatto

sopra Primolano, ed il materiale di guerra lasciato sotto debole scorta a Bassano , riducevasi li 13 a Piazzuola sulla

destra del Brenta , perdurando nella credenza di poter impedire la congiunzione fra Radetzky e Nugent, rincu lando continuamente a fronte di quest'ultimo. Ma manco male se egli risoluto si fosse ad aspettar il nemico a Piazzuola ove dato avea mano a saldamente trincierarsi,

deciso in apparenza a contrastare agli Austriaci il ponte di Fontaniva : ma no : fra poco lo vedremo abbando nare le rive del Brenta per correre sulla laguna dando voce di voler difendere Treviso , e quindi abbandonare

quella direzione per portarsi per mezzo della via ferrata a Padova in prima , e poscia a Vicenza . Decisamente, regolandosi dietro le istruzioni ricevute, Durando per sollazzo impiegava il tempo a scorrazzare il Veneto . Treviso non è piazza di guerra : ma un vecchio muro rafforzato da bastioni costruito dai Veneziani nel 1500, e che la cinge tutto attorno dando alla città la forma di

un rettangolo : e le sue porte munite di cavalieri , e specialmente quella detta Attilia , regolarmente fortifi cata , e che difende il ponte sul Sile : e questo fiume che , sebben ristretto , per le sue rive infide e per la ra pidità sua riesce di difficile varco , e che rigonfiato ivi dal torrente Botteniga attraversando la città , porge age

volezza di riempirne i fossi con acqua : sono mezzi tutti che pongono Treviso al coperto da un colpo di mano . Ben sel sapeva Nugent, ma schierando egli ormai in


CAPITOLO III .

383

linea 19,000 buoni soldati (senza tener calcolo dei corpi rimasti addietro , de' quali ragionerò fra breve) , e cre dendo scorali i difensori più di quel che non fossero, nutri speranza di aver quella città cospicua per capito lazione . Ragunate pertanto le sue forze tutte fuori del cannone della piazza , egli li 11 a sera offriva mode rati patti di reddizione ai Trevigiani. Muovevanlo a

questo passo due considerazioni ; la prima era il desi derio di rivendicare alla corona dell'impero le ribella tesi città venete, come eragli stato dal suo governo im posto ; l'altra era la speme , minacciando Treviso, di attrarre a sua difesa Durando, che collocato a Piazzuola

davagli soggezione per proseguire il suo cammino alla volta di Verona , che era il vero e precipuo suo punto obbiettivo .

Erano in Treviso gli animi divisi assai : di dodici

rettori, che tanti ne aveva la lerra , formanti il comitato, chi inclinava a tener il campo aperto , chi a concentrar

le forze tutte nella città, chi per ridurle di molto, at tesa la difficoltà di provvedere al sostentamento di tanta gente : ma ad onore de' Trevigiani dee notar la storia

come niuno parlasse di resa , e come l'intima di Nugent ricevesse negativa ed altera risposta . A cui tenne dietro ben tosto animoso operare ; poichè avendo l'austriaco generale tentato un attacco nel mattino seguente verso la porta San Tommaso stata munita di barricate e di ta gliate sulla strada , ei venne valorosamente respinto dai difensori, i quali non limitandosi ad una passiva diſesa , usciti alla campagna sotto gli ordini di Guidotti e di

un tal Decapilani , inseguirono per lungo tratto gli Au striaci che malconci si trassero addietro menomati di

una cinquantina de’loro fra morti e feriti.


384

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Fra gli Italiani accadde allora una pietosa e gene rosa morte. Dissi superiormente come Ferrari acre mente rimbrottato avesse Guidotti per la росо valida difesa fatta a Ponte Priula . Era Guidotti un antico uffi

ciale napoleonico , e se la sua condotta sulla Piave poco fu degna di un soldato di tanta scuola , ciò attribuir si doveva piuttosto alli seguaci suoi , gente racimolata nelle terre circonvicine, e per nulla agguerrita, anzichè a fiacchezza d'animo del duce . Punto adunque al vivo il vecchio guerriero , e desideroso di cancellare con un fatto eroico o culla morte la taccia forse troppo leg giermente a lui data di pusillo, fu tra i più ardenti ad inseguire il nemico , e dato di mano ad uno schioppo, risoluto a compiere più l'ufficio di soldato che di duce, tant'oltre si spinse gridando ai suoi di seguirlo , che trovatosi alline isolato, venne circondato da alcuni Ulani,

nè volendo arrendersi e continuando , sebben ferito, a ferocemente battagliare, venne da loro traforato di molti

colpi di lancia , e lasciato per morto all'avvicinarsi dei compagni, raccolto da loro, esalò fra brevi istanti l'ul timo sospiro . Allontanatosi il nemico , riunironsi i capitani trevi

giani per decidere sul da farsi per provvedere ad ulte riore difesa, e rimessi sul tappeto i tre già sopraccen nati partiti, vinse l'ultimo, quello cioè di diminuire il presidio ; poichè quanto al primo, di fronleggiar cioè

il nemico all'aperta campagna , Ferrari allegando con ragione lo sfiduciamento de' suoi e l'esperienza de' fatti

di Cornuda , dimostrò l'impossibilità di porlo felice mente in esecuzione : e le scarse provvigioni rendevano poi nociva più che utile la presenza di si numeroso stuolo . Per la qual cosa affidata la custodia di Treviso


CAPITOLO III .

385

ai corpi volontarii , e prepostovi a capo il colonnello e duca Lante di Montefeltro, ricco e possente patrizio romano discendente da antica e guerriera prosapia , Ferrari decise condurre le disordinate sue squadre a Mestre , di dove, dopo averle alquanto riorganizzate, sperava di poter ritornare insieme ai Napoletani di Pepe

che dicevansi non lontani , e cogli Svizzeri di Durando a sbloccare Treviso , che rinforzata dai cittadini con

opere transitorie, ed armata di 16 pezzi di grosso ca libro, avrebbe intanto potuto mantenersi contro l'oste nemica .

Non piacque questa risoluzione del Ferrari ai signori del

governo provvisorio di Venezia , i quali biasimata la

sua venuta a Mestre, lo eccitarono a ritornare a Treviso, e siccome Ferrari lagnavasi dell'abbandono di Durando, e rappresentava come senza un nerbo di truppe rego lari troppo arrischiato partito fosse di cimentar nuo vamente il nemico con le spaurite colonne irregolari , Manin presidente, ed Armandi ministro di guerra scris sero li 14 a Durando scongiurandolo ad accorrere in difesa di Treviso , e lasciando a lui la risponsabilità della sua caduta . Queste energiche parole parvero scuotere

l'animo del generalissimo pontificio , ond’ei ponendo in non cale le ragioni che indotto lo avevano a collo

carsi a Piązzuola , abbandonava quel punto per ricomin ciare le sue escursioni recandosi a Mogliano , da dove pare volesse marciare sopra Quinto , valicarvi il Sile , e quindi portarsi ad assalire gli Austriaci sotto Treviso . Ciò era quanto voleva Nugent, il quale sebbene agi tato avesse in consiglio di guerra da lui adunato la questione se riassalir dovevasi , e questa volta seria mente , Treviso, impadronirsene e domar quindi le altre Vol . III .

25 .

Pinelli , Storia, ecc.


386

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

città del Veneto, e sembrasse anzi piegare lui personal mente per questa sentenza, non aveva però ommesso di notificare ai membri del consesso le recentissime e

vivissime istanze di Radetzky di tentar ogni via per

prontamente seco congiungersi : a facilitare adunque questa mossa , ottima era la partenza di Durando da

Piazzuola. Tuttavia Nugent, gravemente infermo, e forse tal motivo , esitava ancora a rinunciare al possesso di Treviso : ma nel giorno 17 il suo male aggravandosi a segno da costringerlo a cedere il comando al tenente per

maresciallo Thurn, questi, risoluto ad ottemperare in teramente agli ordini del maresciallo , lasciata la cura di custodire il ponte ed il corso della Piave al suo col lega Sturmer che già stava adunando un secondo corpo di riserva a Gorizia , ed ordinato al colonnello Stillfield di tenere in freno la provincia bellunese per aver libero ad ogni evenienza il passo per la valle Sugana nel Ti

rolo, ragunati 22,000 uomini e 15 batterie, prontamente avviavasi li 18 verso il Brenta , lasciando dinnanzi a Treviso per mascherare il suo movimento poche com pagnie croate ed uno squadrone di Ulani con ordine di scaramucciare sino al di 20 col presidio per accreditar la sua presenza in que' dintorni , ma poscia di ridursi a Ponte Priula a raggiungere la vanguardia di Sturmer ivi stanziata : ed egli intanto, giunto li 19 a Castelfranco , spingevasi arditamente e colla massima celerità a Fon taniva , e fatti assalire e porre in fuga da due squadroni di Ulani e 112 batteria a cavallo i pochi volontarii la sciati a difesa di quel ponte, accampavasi li 20 sulle rive della Brenta .

Durando intanto non erasi per nulla accostato a Tre viso, come aveva dato voce di voler fare, poichè giunto


CAPITOLO III .

387

a Mogliano , piegando a destra erasi per Mirano con dotto a Mestre , ove giungeva li 16 : altra mossa inespli cabile, se la si vuol giustificare con strategiche ragioni : e che non può dirsi cagionata dall'avvicinarsi di Thurn alle rive della Brenla , poichè ciò non ebbe luogo che alli 18. A Mestre Durando trovò ogni cosa in disordine.

Ferrari caduto in sospetto di tradimento pell’abban

dono di Treviso, e perchè disgraziato e venuto in uggia a molti che lo gridavano causa del miserando fine di Guidotti , minacciato nella vita tanto a Treviso che a

Mestre, sotto colore di andar a sollecitare l'arrivo di Pepe e dei Napoletani , erasi ridotto ad Ancona, nè più venne all'esercito : e molti de' suoi , disertando la ban diera pontificia venuta loro a nausea dopo l'allocu zione del pontefice del 29 aprile, in cui disapprovava la

guerra , eransene ritornati alle case loro , ovvero pas sati al soldo del governo provvisorio di Venezia , i cui emissarii erano attivi molto nell'iscrivere soldati , sia per provvedere alla propria difesa contro l'Austriaco , e sia

per acquistar credito al proprio partito allora grande mente avversato dai fautori della dinastia savoiarda, che volevano indurre l'antica dominatrice dell'Adriatico

a riconoscere la sovranità di quella stirpe . Durando tuttavia , secondato dai migliori ufficiali a lui devoti, e dagli uomini sinceramente addetti alla causa ita liana , trovò modo di trattenere sotto le bandiere la mag

giore e miglior parte di quelle squadre : questa forza riú nita alla soldatesca regolare che, sebbene malcontenta per

quelle continue marcie e contromarcie, e per quel co stante scansare il nemico mormorasse alquanto, tuttavia

mantenuta s'era fedele alle insegne pontificie, fece ascen dere il numero delle truppe romane a 12,000 . Egli


388

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

intanto sollecitato ad accorrere in aiuto di Treviso, dava

buone parole affermando di aver preso gli opportuni

concerti con Lante per la difesa di quella città ; quando repentina giunse la novella della mossa di Thurn sopra Castelfranco . Comprese allora Durando di essere stato deluso, dal cesareo condottiero , e che il vero punto a cui quegli tendeva non era altrimenti Treviso , ma bensi Verona . Temendo allora che gli Austriaci rinnovassero a danno della cospicua città di Vicenza i tentativi di

conquista fatti sopra Treviso, spediva a quella volta per la strada ferrata la legione romana di Gallieno, attivo ufficiale, giovane affalto, e divenuto guerriero solo dal di dell'italiano risorgimento. Opportuno invero giunse quest'aiuto ai Vicentini , giacchè lo stesso giorno alle 3

pomeridiane il generale Felice Schwartzenberg, seguito dalla propria brigata e da proporzionato numero di obici e di racchette , avanzossi verso la città, mentre Thurn col nerbo delle forze prendeva posizione a Lisiera , terra distante 5 kilometri e mezzo da Vicenza , e sullo

stradale che da essa porta a Cittadella . Vicenza al paro di Treviso non è città regolarmente

fortificata , ma come Treviso è capace di valida difesa contro un nemico che conquistar la voglia per batta glia di mano . Siede questa città alle falde ed a greco

dei monti Berici, ed è attraversata dadue fiumi, il Bacchiglione ed il Retrone, che nell'interno stesso di essa si congiungono, e sui quali numerosi ponti danno facile accesso da una sponda all'altra : il vecchio muro che cinge solo la città propriamente detta è in istato di deterioramento, ma i Vicentini rafforzalo lo avevano

con terrapieni abbarrando poi le porte e trincierando i sobborghi di San Felice e di Santa Lucia posti fuori


CAPITOLO III .

389

della cinta , e traforando con feritoie il muro del cimi

tero : molta artiglieria stava poi sul monte Berico e sul colle del Santuario della Madonna , che erano le posi zioni veramente dominanti la città : insomma gli abi tanti, diretti da alcuni ingegneri e dal colonnello ro mano Belluzzi , investito del comando della piazza , ave

vano prese ottime disposizioni di difesa. Il presidio poi sommava a varie centinaia di milizie cittadine , ad al cune compagnie di crociati veneti , ad una di milanesi , a 250 pontificii retti da Zambeccari , ed alla legione Gallieno , forte di 1,200 uomini : tali forze avrebbero tuttavia difficilmente resistito ad un assalto in tutta re

gola dato da tutto l'esercito di Thurn di copiosa arti

glieria fornito : ma questo generale, ansioso di effet tuare la sua congiunzione con Radetzky , non volea per dere tempo sotto la città , nel timore anche di vedersi assalito alle spalle da Durando : laonde intimata inutil mente la resa , e fatto quindi invano tentare da Schwart zenberg il lato trincerato della terra , assalendo le porte di San Vito , di Santa Lucia , di San Bortolo e di Padova :

e vedendo che l'incendio di alcune case dei sobborghi cagionato dai suoi obici non smuoveva gli abitanti , dopo aver avuto 60 uomini uccisi , e altrettanti feriti, rece

por fine al combattimento, vivamente inseguito da

Zambeccari , Gallieno e Belluzzi alla testa di 600 dei

più animosi difensori : i quali ebbero in tutto 12 morti e 70 feriti: e ritirossi senza neppure rovinare il cam mino ferrato che lega Vicenza con Padova , negligenza

che ebbe pochi giorni dopo a costar cara a lui stesso ed alle sue squadre .

Ed or qui narrare io voglio la bella morte del gio vinetto conte Federico Zichy , che per essere nemico,


390

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

non ha minor diritto alla stima dei valorosi . Era egli

parente prossimo del fiacco governatore di Venezia , e tenente nei lancieri dell'arciduca Carlo : fremente il ge neroso giovane per la taccia impressa all'onorata sua prosapia , e parendogli mal poterla cancellare altrimenti

che col sagrifizio della propria vita , trovandosi allora per la prima volta a fronte de' nemici, balzato di sella e dato di piglio al moschetto , tanto si avventuró contro la barricata detta del Seminario nuovo, che alla fine una

palla italiana , colpitolo in fronte, spense un'esistenza che un esagerato punto d'onore avevagli omai resa odiosa . Zichy tedesco adunque sotto Vicenza , e Gui dotti italiano sotto Treviso, cercarono e trovarono morte onorata , mille volte più felici di quelli che con codarde fughe , con ignobili opere seppero salvare l'infingarda vita . Questo rabbuffo dato dai prodi Vicentini ai suoi

Croati , fece avvertito Thurn che quella città non era pasto pe' suoi denti , tanto più che Durando, venuto a

Padova il di prima colle artiglierie e le residue squadre , fra le quali non ultima per valore era quella del gene rale Antonini , giungeva in Vicenza li 21. Decise allora

l’austriaco generale diproseguire il suo cammino, e fa cendo un ampio giro attorno ai bastioni italiani , da Li siera, ove pernottato aveva , per Polegge, Cresolo , Ca selle , Creazzo ed Olmo venne sulla gran strada che per Tavernelle e Montebello trae a San Bonifacio, quindi a Verona .

Ma siccome il suo corpo conduceva seco una quantità stragrande di vettovaglie e di bestiame che mirabil mente supplir dovevano alle strettezze delle genti ra detzchiane, costrette da due mesi a vivere nelle sterili campagne di Verona , cosi la sua marcia era assai lenta


CAPITOLO III .

391

e smisuratamente sprolungate le sue colonne . Notò tal cosa Antonini coi seguaci , gente d'ogni paese (1 ) , ed avvezza alle guerre di partito è che da gran tempo agognava di misurarsi cogli Austriaci ; ed in un ba leno , duce e soldati furono pronti ad assalire quel con voglio : niegava di acconsentire Durando, alieno dal l'impegnare azione seria e dallo sprecar inutilmente vite di soldati per cosa di importanza secondaria : ma quelli sbuffavano e dicevano di voler combattere ad ogni costo :

laonde il generale , per secondarli , faceva uscir a loro sostegno le compagnie volteggiatori dei reggimenti svizzeri con una batteria . Corre Antonini coi suoi verso

Birone , e tratto dal suo ardore , regolandosi senza

niuna delle arti di guerra prescritte pe' combattimenti in ordine sparpagliato , salito con una squadriglia sulla strada maestra che ivi s'innalza sul piano della sotto

posta campagna , cominciava a vivamente inquietar il retroguardo austriaco, che , incaricato della scorta di

una mandra di 200 buoi , non poteva affrettare il passo , inseguendolo sino all’Olmo : ma quivi ebbe fine l'in cauta caccia , perchè Culoz che , sempre primo alle of ( 1 ) Antonini, nativo di Varallo, aveva servito negli ultimi anni dell'impero ed aveva quindi militato con ſama

valoroso nella

guerra di Polonia. Egli guidava allora 450 sedicenti emigrati ila

liani, ma appartenenti ad ogni nazione especialmente a Francia e Polonia . Sbarcato con essi a Genova li 24 aprile , erasi condotto

a Pavia , e risalito ivi sopra navi, venne sul Veneto nei primi di maggio rinforzato da 21 giovani ingegneri lombardi, che il governo provvisorio mandava ai Veneti per aiutarli nelle opere di difesa. Eletto comandante di Venezia , vi stette sinchè la minacciata Vi cenza tentò il suo valore : vi accorse con la sua squadra cresciuta

a 700 uomini, e vi riportò la bella ferita. Risanato , riprese il co mando di Venezia, e venne poscia in Piemonte , ove mori nel 1854 decorato del grado di maggior-generale in ritiro.


392

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fese, or stava ultimo al periglioso posto del retroguardo, aveva fatto appuntare ivi due cannoni che , infilando la strada e traendo a scaglia ed a breve distanza su quei avventati , ne atterrò buon numero, rimanendo offeso

in un braccio , per cui subir dovette poi l'amputazione , lo stesso Antonini , che, sempre uguale a se stesso, in

quello stesso momento in cui rimase colpito, gridava imperterrito animando i suoi all'inseguimento : vada

il braccio , purchè trionfi Italia : generosi detti, propriamente degni di quell'uomo invitto, il quale però

pure

avrebbe potuto con maggior útile di quell'Italia , di cui si dimostrava in quel punto tanto sviscerato amatore , spender il proprio e l'altrui sangue, conducendosi se condo i dettami di guerra che non vogliono esposti mai

i tiratori , essendo poi anche gravissimo fallo in un duce di prodigar senza necessità la vita de' suoi soldati (1 ) . Questa cercata ma non meritata sciagura pose fine all'avvisaglia : gli Italo-Svizzeri rientrarono in Vicenza , e Thurn , proseguendo indisturbato il suo cammino , dopo aver fatta pernottar la sua gente li 21 a Taver nelle, giungea li 22 a San Bonifacio, ove tendeva la mano

agli avamposti di Radetzky, operando cosi la tanto de siata congiunzione coll'esercito d'Italia .

L'avvenimento adunque da cui dipendeva l'esito de

finitivo della campagna , la concentrazione , intendo dire , dei due eserciti imperiali , avea avuto luogo , causa al disaccordo ed all'incapacità dei generali alleati . Carlo

Alberto con gli errori suoi strategici e con un di fettoso piano di campagna , Durando con le continue (1) A questa scaramuccia furono presenti Manin e Tommaseo venuti da Venezia , dimostrando cosi come in essi all'ingegno e doitrina fosse pari il valore .


CAPITOLO JIT .

393

sue tergiversazioni , Ferdinando di Napoli col dilazionar in prima la partenza delle truppe e col posterior tra dimento aveano tutti contribuito a questo fatale evento . E poichè mi cadde dalla penna questa parola di tradi mento , cosi a dritto ed a torto adoprata da noi Italiani,

edi cui si fece in quest'ultima guerra tant’uso ed abuso, è bene ch'io dica sino a qual punto e per volontà di chi vi sia stato tradimento , e quali governi , senza es

sere totalmente perfidi, peccando però di lealtà , con corso abbiano allo sfacelo dell'edifizio nazionale . E dirò

dapprima dei Pontificii, poiché, dopo aver biasimato le operazioni militari del generalissimo loro, ragione e giustizia vogliono ch'io ponga in chiaro i motivi della sua condotta , quando agi per volontà propria e quando altro non fece che uniformarsi alle ricevute istruzioni.

Io scrivo in tempi troppo prossimi agli eventi di cui tengo discorso , perchè il velo che copre tanti misteri possa esser da me totalmente squarciato , non perchè, s'io il potessi, nol facessi (che se le vere cause note mi fossero, non sarei uomo a tacerle) , ma perchè queste sono a me ignote o per lo meno non rivelate . Onde solo da logiche induzioni e da alcuni dati potranno scrittore

e lettore subodorar qual sia la verità. Per compiere a questo mio debito , mi sarà forza addentrarmi nella

politica più di quanto io desideri e di quanto si addica

ad una storia prettamente militare: ma guerra e poli tica sono talmente insieme avvinte, che mal si può ra gionar d'una tacendo affatto dell'altra , sendo che la guerra considerar si debba come l'effetto di cui la po litica è la causa : procurerò tuttavia d'esser quanto po

trò breve nelle politiche mie indagini: sarò breve, ma parlerò colla convinzione del cuore .


394

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Già dissi , alcune pagine sopra , come Pio IX , dopo aver dato il primo incitamento allo spirito italiano , spa ventatosi delle pretese dei proprii sudditi , delle oltra montane minaccie di scisma , quasi pentito -del bene operato , tentasse arrestarsi sulla china, e non accon sentisse a dichiarare guerra all'Austria : del che fanno patente prova tanto la dimora dell'ambasciadore cesareo

Lutzow in Roma, protratta sino a che il ministero Ma miani non congedollo verso la metà di maggio , quanto la legazione di monsignor Morichini a Vienna. L'allo cuzione poi letta li 29 aprile in concistoro segreto dal

è il programma della politica che intendea seguire quel prete sovrano, poichè la sua lettera del 1 ° maggio

papa ,

all'imperatore, anzichè un efficace tentativo per ottenere da quel monarca il termine della guerra mediante la

cessione delle provincie italiche, risguardar si deve più come una vana concessione fatta ai desiderii del popolo

italiano (1 ) , dimostrando simpatia per la sua indipen denza : che il pontefice non era certo cosi semplice per credere che ad una sua pia esortazione, e solo per compiacerlo, l'Austria , cosi tenace delle sue possessioni, fosse disposta ad abbandonare le provincie più fertili del vasto suo impero, riconoscendosi anche in tal modo ( 1) Sotto tale aspetto diffatti risguardava le proposte papaline Wessemberg , ministro imperiale per gli affari esteri , il quale scrivendo a Dietrichstein , ambasciator cesareo a Londra , ragio nando della missione di monsignor Morichini, diceva : Cette mis sion n'est , à ce qu'il paraít, qu’une démonstration qui a été im posée au Saint-Père par le parti dominant à Rome : e quindi risguardo alle proposte del cardinale di evacuar il Lombardo Veneto , aggiunge: Une pareille démarche a le caractère de la dérision .


CAPITOLO III .

395

tacitamente incapace a ricuperarle da chi le aveva a mano arinata invase .

Da questa ripugnanza del supremo gerarca ad osteg giar l'Austria ne conseguiva che le sue truppe non ave vano da lui legale autorizzazione di dar principio alle ostilità : ma se questa mancanza di ordini positivi influir poteva a trattenere in dubbio il condottiero dell'esercito

regolare, essa era poi inefficace con i corpi di volon tarii , i quali già per propria essenza proclivi all'indi

sciplina , malcontenti inoltre della condotta politica del governo pontificio , consideravansi come sciolti dalla sudditanza verso il papa e parteggiavano per il governo provvisorio di Venezia , ove vedevano inaugurate le forme repubblicane che erano, e saranno sempre , checchè di cano ed a marcio dispetto dei monarchici, le aspirazioni

delle popolazioni venete e romane , alle quali , la Dio mercè , un servaggio più o meno lungo non ha ancor cancellato le reminiscenze delle antiche glorie di Venezia e di Roma .

Erano adunque, propriamente parlando, due gli eser citi romani : uno pontificio guidato dal Durando , l'altro repubblicano , più veneto che papalino, guidato da Fer rari: di qui il poco accordo , per non dire l'astio , re gnante fra i due generali romani , dei quali il primo in vero era poi più Albertino che Piano , e mentre in ap

parenza obbediva al papa, da cui aveva soldo e grado, in sostanza poi regolavasi secondo i desiderii di Carlo

Alberto , a cui era per originaria sudditanza devoto, e che inoltre posto gli aveva ai fianchi creature tutte sue : mentre al campo presso al re il governo romano era rappresentato da un cotale legato da molto tempo ed in modo molto intrinseco con Massimo d'Azeglio, che


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

era l'anima ed il consigliero del Durando. Ora pongasi

mente agli sforzi fatti a quest'epoca appunto dagli al bertisti a Venezia per promuoverne la fusione col Pie monte , leggasi il dispaccio del generale Franzini a Guglielmo Pepe sotto la data delli 25 maggio' da Som macampagna , col quale è detto che mentre Ferrari obbedir doveva al generale napoletano , Durando invece doveva accostarsi al regio esercito (1 ) , vi si aggiungano la lettera di Farini al generale Durando (2), lettera che Jo stesso Farini ci narra esser stata disapprovata poi dal conte Marchetli, ministro romano per le cose estere, e l'ordine del giorno di Durando, allora appunto che le truppe di Nugent già apparivano sotto le città venete, si ponga mente per ultimo all'auge di favore di cui go dettero e godono tuttora presso il governo sardo questi personaggi tutti : si raffrontino queste date e questi fatti, e si avrà il filo della matassa e si comprenderà allora come Durando schivasse ogni scontro con gli Austriaci, non certo per pusillanimità , chè della virtù contraria

aveva quel forte dato in pria e diede poi stupende prove, ma per compiacere ad un tempo islesso al papa conser vandogli intatti i reggimenti svizzeri , unico nerbo di truppa , sulla cui fede egli contar potesse per ridurre all'uopo al dovere i suoi sudditi tumultuanti , ed al re

sabaudo, il quale , con poco senno politico e credendosi più possente di gran lunga di quanto il fosse , deside

rava veder ridotti alle strette i repubblicani, acciò nella depressa loro fortuna a lui ricorressero per aiuto ed a lui si assoggettassero . (1 ) V. Documento nº 5 .

( 2) V. Documento no 6.


CAPITOLO III .

397

Ad evitar poi una collisione fra Svizzeri ed Allemanni

mirabilmente contribuiva eziandio la simpatia delle due razze ed il desiderio del gabinelto austriaco di non di struggere quel corpo mercenario , che alla prima ri chiesta dei cardinali fautori dell'Austria ed anche contro

le intenzioni del papa, del resto assai inchinevole alla reazione, avrebbero fatto man bassa sul partito repub blicano .

Ora io non dirò che tutte queste mene costituiscano un vero tradimento , ma bensi che la condotta tanto di

Carlo Alberto che di Pio IX era reciprocamente e verso la nazione italiana ad un tempo stesso poco leale e non certo degna di teste coronate, e che prestare il suo nome a questa coromedia militare era cosa poco decorosa per un onorato guerriero qual era Durando, poichè è vero che egli seguiva le proprie istruzioni , ma conveniva por mente che mentre egli evoluzionava nel Veneto, le truppe

di Ferrari si battevano ed eran pertanto centinaia di vite italiane che cadevan mietute dal ferro teutono , mentre

la sua cooperazione o risparmiate le avrebbe od almeno , dividendone i perigli, affrontati si sarebbero con maggior probabilità di successo e di gloria dalle armi italiane. Nè degni di maggior encomio sembranmi coloro che rilevando grado ed ufficio dal pontefice, di sottomano favorivano le ambiziose viste del re sardo : potevano essi

credere , e forse con ragione, più utile , anzi solo utile al risorgimento italiano il trionfo del partito albertino, e palesemente favorirlo e sostenerlo : ma agir di soppiatto ed abbandonar intanto al nemico tanti generosi Italiani

sorti in armi per la comun causa , sembra a me troppo orribil cosa . Manco male se avversando essi cosi poten temente la volontà delle venete e romane provincie ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fossero almeno stati da tanto da francarle dal giogo straniero : ma se immensa era la sete di dominio in

Carlo Alberto e di vasta ambizione di chi sotto lui agi tandosi sognava per se stesso onorificenze ed alti ufficii, nell'uno poi come negli altri piccin di soverchio era il cervello per modo che le meschine lor gare e le stupide lor mene ad altro non riuscirono che a dar vinta la

causa ai generali tedeschi . Alqual risultato cooperarono eziandio gli uomini del governo provvisorio di Milano; i quali in tutto quel tratto di tempo decorso dall'epoca della memoranda rivoluzione , non eran stati capaci di porre in piedi un giusto eser cito : la verità vuol poi si dica che mancavano i quadri , e che le popolazioni del contado si dimostrarono poco calde ad armarsi: nė valse che la gioventù delle città

maggiori accorressero in numero ragguardevole a mi litare nelle compagnie franche e che qualche dozzina

di alunni di seminario, coperta la chierica col cappello all’Ernani e scambiata la sottana in breve giubba, seco loro si congiungessero ; sta sempre che la popolazione maschile della campagna ( la vera nata per la vita mi

litare , perchè da lunga consuetudine già avvezza agli strapazzi e più idonea pertanto alle fatiche militari del delicato abitatore delle città, e specialmente delle lom barde , ove l'effeminatezza per tant'anni fu pregio) di mostrossi se non ostile, almen indifferente alla cacciata dell'austriaco , e basta rivolger un occhio sulle statisti che della guerra per vedere che delle provincie italiane ( escluso Piemonte che diede un giusto esercito, ed il

regno di Napoli, i cui abitatori furon impediti dal pro prio sovrano a partecipar alla guerra ) quelle che die dero minor numero di soldati furono le lombarde, poiché

1


CAPITOLO III .

399

la fortissima Brescia , che tanti ed ottimi ne diedė, geo graficamente e storicamente appartenne sempre al Ve neto , e solo per ragioni amministrative (1 ) fu aggregata dal governo imperiale al Milanese : molti e buoni ne diedero Piacenza, Parma , Modena e Reggio : molti Ve nezia ed il Veneto tutto , molti Toscana , moltissimi poi le Legazioni e la Romagna , ma la Lombardia fece sforzi poco adeguati in vero al poter suo : ond'è che alla fiac

chezza governativa corrispondendo a capello la tiepi dezza delle popolazioni , queste ricche e popolose pro vincie solo dopo il mezzo giugno poterono far entrare

in linea una divisione di 10,000 uomini al più , assai male in arnese, e che destinata al blocco di Mantova , prese poca ed ingloriosa parte alla guerra. Con tutto ciò è chiaro che neppure in Lombardia vi fu tradimento, ma la soverchia fidanza in prima , poscia la disunione penetrata negli uomini più influenti per i

raggiri delle fazioni repubblicana ed albertina , dando tempo al primitivo slancio di attutarsi, contribuirono indirettamente anche alla cattiva riuscita dell'impresa . Ed altro cooperatore ai danni italiani fu senza dubbio

il partito repubblicano , il quale seminando la diffidenza verso il re savoiardo, attiepidi l'ardore di molti che in quella dubbiezza sulla sorte definitiva della patria loro temendo di vedere sottentrare ad un desposta austriaco un despota savoiardo , si astennero dal correre alle armi : incauti se vuolsi che non ponderarono come primissimo scopo degli Italiani in allora esser dovesse la cacciata dell'Austriaco e l'esistenza di un'Italia come nazione, (1) In varie circostanze , e segnatamente nella calata dell'impe ratore Ferdinando in Italia nel 1838, i Bresciani supplicarono per essere aggregati al Veneto .


400

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

non importava se retla dispoticamente o con forme co

stituzionali o repubblicane : che a tanti tirannetti ed all'estero dominio era pur sempre preferibile un solo signore fosse anco un Cesare Borgia , come diceva il gran Fiorentino : tuttavia è naturale che non sapendo per qual causa, nè per chi combattessero, molti si sian astenuti dall'andare al campo .

Oltrecchè è giusto dire che più combatterono, nelle provincie non suddite regie , i parteggianti per la repub blica che gli albertisti, i quali più intrigarono che non pugnarono : e Manin, Cattaneo , Tommaseo , Montanelli e lo stesso Mazzini , molto più oprarono in pro d'Italia, molto più attivi si dimostrarono nell'eccitar i loro con cittadini alle armi, che non i fiacchi fautori della dina stia savoiarda : le forze allestite dai repubblicani certa mente tendevano a fini diversi che non quello d'ampliare il regno a Carlo Alberto , ma eran pur sempre armi ita liane aggiunte alle piemontesi per cacciar il Tedesco : molto più efficaci sarebbero riuscite se oprato avessero d'accordo, e certo fu male non fare cosi: ma pur opra rono, e se stolti pregiudizii non avessero indotto il re ed

i regii a far mal viso al prode Garibaldi quando venne ad offrire i suoi servigi , certo l'opera sua , che poscia riusci cosi nociva ai Francesi, cagionato avrebbe molto più grave danno agli Austriaci. L'ira di parte, potente

veicolo in ogni luogo, potentissimo poi in Italia , chiamò a vicenda queste diverse tendenze coll'odioso nome di tradimento ; ma tradimento non era, che tutti in fondo

al cuore nutrivan l'odio per lo straniero, tutti avrebber data la vita per veder la patria libera ; era politica ine sperienza che faceva intender gli animi a secondarie cure, a provvedere al lontano avvenire e trascurare in


CAPITOLO III .

401

tanto il bisogno del momento, quello cioè d'unirsi tutti per trionfare di un potentissimo nemico . Tuttavia un nero , un atroce tradimento non mancó alla povera Italia , e venne dal mezzodi , ove re Bor bone , cogliendo , per compiere i perfidi ed a lungo

nudriti suoi disegni , il destro offertogli dall'avventata condotta dei deputati napoletani , mentre faceva dagli Svizzeri mitragliare la popolazione di Napoli , spediva ordine perentorio à Pepe di retrocedere . Oltre alla de bole schiera sbarcata a Livorno e venuta coi Toscani al

campo regio, la squadra napoletana posto aveva a terra sei battaglioni di fanterie regolari, uno di volontarii ed una compagnia di zappatori e minatori , alle quali forze

essendo venuti poi a congiungersi per la via degli Abruzzi cinque altri battaglioni , alcune batterie e due bellissimi reggimenti di cavalleria, di lancieri l'uno , di dragoni l'altro ; Pepe venuto sopra una corvetta del suo re in Ancona verso la metà di maggio potè raccogliere in quella città ed in Ferrara una magnifica divisione di 14,000 uomini, coi quali accingevasi a varcare il Po per correre nel Veneto ad opporsi a Nugent, quando lo rag

giunse l'ordine regio di far ritorno nel regno . A tal crudel notizia il generoso vegliardo, nel primo impeto di sdegno , rinunziava al comando di un esercito destinato senza fallo a lordarsi del sangue dei suoi con

nazionali , e lo rimetteva al tenente generale Statella , riso luto in quanto a sè di andarne qual volontario al campo del re ad offrirgli la vecchia sua spada : ma considerando poscia di quale immenso danno agli alleati sarebbe ca gione la partenza dell'esercito napoletano allora appunto che il nemico più ingrossava a fronte loro , confidando nel buon volere dei soldati e nella propria popolarità , Vol . III. – 26 .

PINELLI , Storia , ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ripreso il comando e reietti gli ordini regii , risolveva di perdurare nella guerra nazionale. Se non che, se de voto era alla patria il generalissimo , ligii per lo con

trario al re erano gli altri generali e la maggior parte dei soldati; perlocchè, scorsi appena pochi giorni , Pepe trovossi senza esercito, e compromesso troppo grave

mente per la disobbedienza sua verso il truce suo si

gnore, prese il partito di ritirarsi coi pochi che seguir lo vollero a Venezia , ove lo vedremo dar poi mirabili prove di valore.

Cosi dileguossi in fumo l'aiuto che Carlo Alberto ri promettevasi dalle armi napoletane; e non havvi dubbio

che questa iniqua defezione sia stata causa precipua dei rovesci susseguenti ; ciò nulladimeno anche prima del

l'arrivo delle forze napoletane , ed indipendentemente pertanto dall'abbandono fatto da re Ferdinando della causa della lega, i generali di essa eransi lasciata sſug gir di mano l'offensiva, la quale dal momento della con

giunzione di Thurn col maresciallo era di fatto passata in facoltà degli Austriaci, i quali inoltre trovavansi in possesso di un'ottima strada militare per le loro comu nicazioni con l'impero, da cui ancor attendevano e ri cevettero ulteriori rinforzi.

Era questa la strada che da Schio per Costa-Piana, Pian delle Fugazze e Valmorbia conduce a Roveredo

e quindi a Trento , strada costrutta dall'imperial governo dal 1814 in poi, e la quale diminuiva di molto l'impor tanza del passo di Rivoli , pel quale solo, sullo scorcio del passato secolo , si aveva varco attraverso ai monti da Ve rona a Trento . Sarebbe stato facile agli alleati di abbar

rar quella strada quando Nugent ancor stava sull'Isonzo

collegando per val di Brenta le compagnie volontarie


CAPITOLO III .

403

che sotto Giacomo Durando tuttor tenevansi nel Tirolo

italiano con le bande di Belluno, di Bassano e della

Pieve di Cadore , gente ardita ed ostile agli Austriaci, e render inaccessibili a qualunque esercito. quelle valli fortificando i passi principali , quali sono Castel-Pietra e Caliano sulla sinistra, Nomi e la Corona sulla destra dell'Adige; Piano delle Fugazze in val dei Signori; Pri

molano in val di Brenta ; Ampezzo sul Tagliamento superiore ; la Ponteba in val di Ferro . Ma per ciò otte nere conveniva dare a Giacomo Durando una buona

brigata di linea con alcune compagnie di bersaglieri ed alcuni pezzi da montagna, acciò potesse negli ultimi di aprile scacciar Welden e Zobel da Roveredo e da Trento; affidare la difesa delle valli Sugana, d'Agordo e del Ferro alle bande native rinforzate dai volontarii veneti e ro

magnoli, sottoponendole tutte ad un capo attivo ed in telligente, e soprattutto pratico delle località : e riunir

invece Giovanni Durando colle truppe regolari al vecchio Zucchi, che cosi rinforzato con gli ottimi reggimenti svizzeri, uscendo da Palmanova avrebbe senza dubbio

contrastato il passo del Tagliamento a Nugent. Allora l'esercito regio, dando per Legnago la mano alle insorte città venete, poteva osservar Mantova e bloccar da lon tano Peschiera e Verona, che, prive cosi di speranze di sussidio d'armi e di vettovaglie, avrebber pur dovuto alla lunga 'capitolare. E quand'anche Nugent , contro ogni probabilità, riuscito fosse a battere Zucchi e Du

rando, colla laguna aperta e padroni del mare , su periori per forze navali , qual pericolo correvano mai

gli alleati ? Fra quindici giorni quelle forze , rimon tando la riva destra del Po, ricomparivano sotto Man

tova ! E questo era il parere di Zucchi, che , edotto


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dalla antica esperienza , non troppo volentieri s'era as sunto l'impegno di guerreggiare l'Austriaco con truppe

collettizie, ed il quale sin dagli ultimi giorni di marzo, appena cioè ebbe preso il comando, scriveva : Si vous n'envoyez pas sur l'Isonzo un corps de 12 à 15,000 hommes de troupes régulières avant quinze jours, les Au trichiens, dans peu de semaines, seront maîtres de toute la terreferme! I preziosi consigli di un tant’uomo, che militato aveva a lungo e con somma gloria in quelle

stesse regioni ove s'aggirava la guerra , vennero disde gnati , ed invece di chiamarlo ai fianchi del re , ed in vestirlo del supremo comando , lo si lasciò senza i soccorsi convenevoli nelle mura di Palmanova , che un altro meno di lui valente avrebbe potuto difendere, ed ove dovette poscia capitolare. Ma oltrecchè la presun tuosa natura del re s'adontava di qualunque celebrità

guerriera, volendo esser lui il supremo regolatore, Zuc chi poi anche non era suddito sardo, non dedito per tanto corpo ed anima alla dinastia savoiarda , e per ciò non gradito e sospetto forse . Queste cose tutte si pote van fare nel mese di aprile o nella prima metà di mag

gio senza la cooperazione dei Napoletani , solo che a dirigere tanta impresa presieduto avesse un'unica e vigorosa mente : ma questa mente mancando , e re gnando invece disaccordo e gelosie mutue fra i capi degli alleati , essi lasciarono trascorrere il tempo ulile ,

ed all'epoca in cui son ora giunto colla mia narrazione , le probabilità di successo eran già tutte per le armi imperiali .

E qui credetti dover por fine al presente capitolo,

sembrandomi che la campagna del 1848 possa dividersi in due periodi , il primo dei quali comprende dal prin


CAPITOLO III .

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cipio della guerra sino al momento in cui l'austriaco maresciallo assunse l'offensiva : riserbandomi a dimo

strare nel secondo periodo come il coraggio del soldato

piemontese suppli sovente all'imperizia dei capi, e pa ralizzò sino ad un certo punto la superiorità strate gica dei duci nemici ; ma siccome alla perfine valore solo non basta contro numero, senno e valore uniti , cosi

le armi subalpine, dopo aspra contesa, dovettero cedere il campo alle fortunate austriache insegne.


.

1 1


CAPITOLO IV . Secondo periodo della campagna del 1848 .

SOMMARIO .

Radetzky assume l'offensiva

· Vano tentativo sopra Vicenza

Fazioni di Bardolino e di Calmasino

I Toscani oppressi a Curtatone

Resa di Peschiera

Battaglia di Goito

Con

siderazioni sovr'essa - Inazione dei due eserciti Proposte pacifiche Disegni radetzkiani Resa di Vicenza Ca

pitolazione dell'esercito pontificio — Riflessi su quell'evento Fazione di Rivoli

Tardiva mossa dei regii sopra Verona

Tregua alle grandi operazioni — Fatti della Corona e dello Stelvio La Confederazione germanica si oppone al blocco di Trieste Partenza della squadra napoletana Adesione al -

Piemonte della Lombardia e di quattro provincie venete

In

testine discordie - Scarsi sussidii di armati — Welden e Zucchi

- Venezia - Avvisaglie -- I repubblicani - Tristi condizioni dei regii Blocco progettato di Mantova procrastinato , e perchè - Garibaldi — Fazioni militari dei Veneti e loro ma gnanima risoluzione Politica di Carlo Alberto Principio del blocco di Mantova Radetzky riassume l'offensiva - Vit toria di Governolo Vittoria di Rivoli Assalto delle posi

zioni di Sona e di Sommacampagna Eroico valore dei sol dati ed errori dei generali piemontesi nei giorni 23, 24 e 25 -

Tarda ritirata sopra Goito

Fazione di Volta - Demoraliz

zazione dell'esercito Armistizio non conchiuso - Ritirata Scontri di retroguardia sopra Cremona Nuovi errori Armistizio di Milano, Risoluzione fatale — Vergogne italiane


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

- Ritirata dei varii corpi volontarii Bombardamento e resa di Peschiera — Garibaldi nel Varesotto Welden a Bologna - Tregua generale . Piacenza evacuata

-

Maggio Scorsi erano appena due mesi dacchè il canuto Ra detzky era stato costretto ad allontanarsi col fremito nel cuore dall'insorta Milano, quando mirando egli raffor

zate le proprie schiere, fece proposito di abbandonar la difensiva, a cui era stato astretto dalle sovraesposte ragioni a limitarsi sin allora, per assumere l'offensiva. Eccitavalo grandemente a questo partito il tenente ma resciallo Hess, uomo di grande perizia militare, giunto li 12 maggio in Verona , ed a lui noto da lungo tempo per averlo già avuto in Italia qual colonnello di stato

maggiore, e spedito ora appositamente da Vienna per coprir l'importante ufficio di quartier-mastro generale dell'esercito .

Le condizioni dell'esercito imperiale erano diffatti mi gliorate molto materialmente e moralmente : la battaglia di Santa Lucia avendo mirabilmente servito a ristaurar

gli oppressi spiriti dell’austriaca soldatesca , e gli aiuti giunti di Lamagna tanto in uomini che in oggetti di vestiario ed in viveri , ad arrecare un sensibile sollievo ai

patimenti ed alle privazioni a cui erano andate soggette, ed a cancellare dalla mente degli atterriti soldati la re miniscenza delle sconfitte toccate nel passato aprile. Ol tre a ciò Radetzky , che s'era sempre veduto in rischio d'esser tagliato dalla sua base naturale, sapendo ora

come Welden tenesse occupate con forze ragguardevoli le vie del Tirolo, poteva con maggior fiducia misurarsi col suo avversario, di cui omai conosciuto aveva il me

ticoloso modo di guerreggiare, certo di potere, in qua


CAPITOLO IV .

409

lunque caso di rovescio, effettuar sempre la sua ritirata per val Sugana . Epperò l'importanza di tenersi aperta questa via per

l’Alemagna era cosi massima agli occhi del maresciallo,

che appena ei seppe giunte a San Bonifacio le prime scolte del generale Thurn, ed ebbe udito come Vicenza fosse tuttora in armi ed in potere degli Italiani , senza neppur dar tregua a quel corpo d'esercito che soppor tate aveva gravissime fatiche, ordinava a Thurn di re trocedere e di far nuovo sforzo contro quella città ,

troppo premendogli di non lasciarsi sul fianco della sua linea di ritirata quel punto importante in mano del ne

mico, il quale per tal modo, mentre continuamente ne minacciava le communicazioni , vietavagli poi eziandio

di trarre dall’ubertoso Vicentino quelle provvigioni che ognor più scarseggiavano nelle sterili regioni veronesi. Lusingandosi però di essere ancor in tempo a soccor rere Peschiera, ed abbisognando a tal fine di aver tulte le sue forze concentrate , il maresciallo imponeva a Thurn di tentare speditamente la presa di Vicenza, e di essere fra 48 ore di ritorno in Verona : decisione que sta non certamente saggia (1) , poichè come mai creder potevasi che i Vicentini, i quali aiutati dalla sola legione Gallieno e da deboli drappelli di volontarii erano stati in caso di respingere Schwartzenberg a segno che Thurn non aveva giudicato dover rinnovar la prova, ceduto avrebbero ora che stavano nelle lor mura 7,000 rego

lari di Durando e molti altri corpi seco lui venuti da Mestre e da Padova ?

Durando diffatti, che or disponeva di 12,000 soldati (1) Basti dire che anche il Veterano austriaco la biasima !!


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

e di un infinito numero di cittadini armati, collocando sul monte Berico un battaglione del 2o reggimento sviz zero con una batteria di 8 pezzi, diretta dal valente ca pitanoLentulus, formando colle altre truppe regolari nu merose riserve, ed occupando con parte di esse il monte del Santuario e tutti i punti più importanti, aveva poi guernito tutt'attorno di Vicenza , per un raggio di quasi

2 kilometri, tutti i casolari con volontarii, i quali, men tre il nemico tentasse progredire verso la città, inquie tarlo dovessero ai fianchi, ritirandosi poscia gradata mente verso le porte di Vicenza , ottimamente munite di palizzate e barricate : dimodochè, quando Thurn giunse a Ponte Alto, 2 kilometri dalla città, ove scorre il tor rente Dioma, ne trovò il ponte rovinato , e gli fu forza ricostrurlo sotto al fuoco dei bersaglieri nemici . Tuttavia Thurn, a cui premeva adempiere agli ordini di Radetzky, superata questa difficoltà, ed a malgrado

di una dirotta pioggia che da 24 ore flagellava i suoi soldati , spingevasi contro la piazza . La vanguardia, com posta di 2 battaglioni Arciduca Carlo, del 9º battaglione di Cacciatori e di una batteria di racchette e guidata dal colonnello Thurn , dovette assalire il monte Berico , mentre la brigata Supplicatz doveva far impeto contro

il sobborgo di San Felice, e quella di Schulzig contro il campo santo : Schwartzenberg rimaner doveva colla

propria in riserva per accorrere poi ove fosse parso più

opportuno. Questi attacchi furono fatti precedere da un bombardamento che , cominciato alla mezzanotte

delli 23, si prolungò sino alle 2; ma cadendo la pioggia a torrenti e molto oscura la notte, il fuoco nemico ca

gionò poco danno, grazie eziandio alle ottime precau zioni prese in città per impedire o prontamente estin


CAPITOLO IV .

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guere gli incendii , ed alla solida costruzione delle case italiane poco susceltibili di venire incendiate . Il fuoco sospeso venne con nuova ferocia ripreso al ri schiarar del giorno ; ed allora Supplicatz, dopo aspra con

tesa e malgrado la bella difesa fatta dagli Italiani appostati con 2 cannoni sull'altipiano detto il Bassanello, si impos sessava del sobborgo San Felice ; ma per lo contrario Thurn vedeva andar vani tutti i suoi sforzi per isloggiare gli Svizzeri dal monte, poichè non potendoegli per la scabra natura del terreno opporre altro che razzi alli cannoni svizzeri da 8, quelli non reggevano al paragone , tanto più che il prode Lentulus manovrando con grande at tività e perizia i suoi pezzi collocati sul pianoro, ful mínava con essi tutte le teste di colonne che atten tayansi di salire l’erto fianco del monte . Tentò allora

il generale Thurn di penetrare in città dalla pianura ,

rinforzando Supplicatz e Schulzig con Schwartzenberg; ma qui trovò ostacolo di specie affatto contraria, l'alla gamento cioè delle campagne circostanti operato dagli Italiani innalzando il livello del torrente Retrone ; per

modo che gli Austriaci, impigliati in quel terreno tutto intersecato da scoli e da canali , ora coperti dalle acque, inciampando ad ogni passo in profonde fosse, misera mente vi affogavano. Già durava la pugna da ben sette ore quando Thurn, fulminato dai monti ed inondato al piano , venuto fuor di speranza d'impossessarsi di Vicenza, fatto suonare a raccolta e disposta una forte retroguardia alla Dioma per contenere il nemico, ritornavasene scemato e pesto

a San Bonifacio, e quindi li 25 a Verona , ove però il nostro rimbambito Veterano Austriaco ci narra che Ra

detzky lo raccolse colla letizia nello sguardo ! Ora gli


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Italiani in questo fatto, in cui risplendette il valor di Belluzzi e di Lentulus , non ebbero a dolersi d'altra perdita fuorchè di quella di 30 morti e 100 feriti; mentre gli Austriaci piansero 800 uomini circa , dei quali la mag gior parte morta annegata , e 154 comuni con 2 ufficiali venuti in potere del nemico : aveva dunque veramente di che essere lieto il generalissimo austriaco vedendo le

masse di Thurn , sconfitte e menomate di 800 uomini almeno, reduci da un'impresa andata a male per sola sua colpa ! Poichè furono i suoi ordini perentorii che astrinsero Thurn a non persistere contro Vicenza li 21 , quando essa era debolmente presidiata; e furono ancora i suoi ordini che mandarono 19,000 uomini affranti da

improbe fatiche ad urtare contro i 12,000 di Durando , spalleggiati da 10,000 militi cittadini e trincierati in ottima posizione : errore questo che, oltre alla perdita di uomini , impedillo di assumere l'offensiva in tempo utile, e di ovviare alla caduta di Peschiera , che vedremo

astretta fra poco a capitolare per fame. Le prime mosse aggressive di Radetzky adunque non furono guari fortunate; nè miglior successo incontrar dovevano quelle ch'ei s'accingeva ad eseguire sul Mincio . Aveva il quartier-generale austriaco sentita la necessità di fare uno sforzo per soccorrere Peschiera , e dopo lungo ventilare deciso si era ad assalire a rovescio la linea degli alleati sotto Mantova , rimontare la destra

sponda del Mincio, distruggere i loro magazzeni di vi veri collocati a Gazzoldo ed a Monzambano , e facendo quindi una punta verso Peschiera , rifornirla di viveri e

dell'occorrente per prolungare la difesa. Per render poi più sicuro questo scopo, che era il principale, il colon nello Zobel doveva secondare il movimento del corpo


CAPITOLO IV .

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principale, sboccando con alcune migliaia d'uomini dalla val d'Adige e simulando un attacco sull'estrema sinistra

piemontese : ed ove i generali italiani sguernita aves sero la sinistra del fiume per contrastare a Radetzky sulla destra , Zobel , spingendosi celeremente sotto la fortezza assediata , doveva introdurvi un convoglio di viveri, per secondar la quale impresa dal capitano Moli nari del Genio eransi costrutte alcune barche armate di

cannoncini e cariche di viveri, le quali radendo il lido ed appoggiate dalle colonne terrestri , tentar dovevano d'imboccar il Mincio sotto la fortezza .

Piacque a taluno di biasimar questi disegni del quar tier -generale austriaco , allegando che esso poteva più facilmente ottenere l'intento di rifornir di viveri Pe schiera marciando direttamente e sfondando la nostra

sinistra : e giunsero a dire che il falso attacco di Zobel era uno di quegli strattagemma di guerra stravecchi che non ingannan più alcuno : obbliarono questi critici in primo luogo le parole del gran maestro di guerra, il quale portò sentenza : en guerre les ruses plus con nues sont celles qui réussissent presque toujours: secon dariamente essi non avvertirono che per pervenire a Peschiera da Verona era forza a Radetzky di lasciarsi

alle spalle Pastrengo occupato dai regii, e di assalir le loro linee nel punto più forte, quali erano le alture di Sommacampagna e di Santa Giustina, e che inoltre , se i Piemontesi riusciti fossero a spuntare la sua ala sini stra, lo avrebber addossato al lago , ove gli sarebbe stato forza di capitolare . Con più ragione biasimar si potrebbe Radetzky di non aver indirizzato immediatamente sopra Mantova il corpo di Thurn , che avrebbe forse potuto sorprendere


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

i Toscani a Montanara e collocarsi inosservato alle spalle degli alleati : nè si dica che quel corpo, stanco per la

lunga sua marcia, aveva d'uopo di riposo, avvegnachè si richiedesse maggior vigore per rifar la strada verso

Vicenza, ed assalirvi un esercito ragguardevole e forte mente trincierato, che per proseguir sino a Mantova

piegando a sinistra e venendo per Lonigo e Cologna a Legnago, ove, varcato l'Adige, raggiunger poteva Man tova per Sanguinetto . Giunte a Mantova , le truppe di Thurn, se troppo affaticate, potevano dare lo scambio al presidio, che avrebbe potuto allora venir tutto im

piegato nell'operazione contro la linea nemica . Ad ogni modo il piano di Radetzky, o di Hess, come vogliono alcuni, era consentaneo alle sode regole dell'arte; e se desso andò fallito, lo si deve in primo luogo all’ostinata resistenza opposta nel di 29 dai Toscani , quindi al va

lor dei Piemontesi ed al colpo d'occhio di Bava , che seppe deludere le nemiche mosse.

Per mandar a compimento il fatto disegno, Radetzky, confidata la custodia di Verona alla maggior parte delle truppe di Thurn , divise il rimanente delle sue forze in due corpi ed una riserva . Il primo corpo, sotto Wra tislaw, comprendeva 15 battaglioni , 8 squadroni e 36 pezzi d'artiglieria . Il secondo , comandato da D’Aspre , contava egual numero di cavalli e di cannoni , e due

battaglioni di più di fanteria . Il terzo della riserva, af fidato a Wocher, era formato di 11 soli battaglioni di

fanti, ma annoverava 28 squadroni di cavalli, 79 pezzi di artiglieria ed un equipaggio da ponte . Partivano queste a sera avanzata del 27 maggio da Verona, ed il

primo corpo, seguendo la strada di Tomba , Vigazio e Trevenzuolo, venne a Castelbelforte, ove fece il rancio e


CAPITOLO IV .

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pernottó : e ripartito all'indomani prima del di per Cå Rossi, Cå Pastori e Borghetto, giunse alla porta San Gior gio di Mantova alle 2 e 1/2 pomeridiane . Ed essendo questa la colonna che marciar doveva in maggior vici nanza del nemico , ogni brigata ebbe ordine di farsi

fiancheggiare da una compagnia di volteggiatori e da un pelottone di ussari, i quali percorrer dovevano la strada che per Battaglia , Rizza , Isola Alta , Nogarole e

Bagnol corre quasi parallela ed a destra della prima . L'intera seconda colonna , seguita a breve distanza dalle fanterie e dall’equipaggio da ponte della riserva, venne per la gran strada sino ad Isola della Scala , ove giunta, piegando a destra per Erbe e Sorga, andò a rag giungere a Castellaro la gran strada che da Mantova tende a Legnago, e dopo aver pernottato e fatto il ran cio parte a Sorga e parte a Castellaro , giunsero queste truppe a Mantova alle 7 di sera del di 28. La terza co lonna, composta tutta di cavalleria e di artiglieria mon tata , progrediva per la strada postale che per Pozzo,

Bovolone e Nogara conduce su quella di Legnago , e dopo aver spesa la notte a Castellaro, venne sopra Man tova, ove, a causa del largo giro fatto, non giunse che li 29 alle 2 dopo la mezzanotte . Alla qual ora ad un di presso giungeva pure la brigata Schulzig, la quale dopo

d'essersi mantenuta gran parte del di 28 sugli spalti della cittadella fra porta San Zeno e Porta Nuova per mascherare la marcia delle altre colonne e sostenere

gli avamposti in caso di nemico assalto, postasi in via verso sera , formò la retroguardia .

Minutamente descrissi questa marcia del nemico, per chè

pare a me che la previdenza da esso spiegata possa

esser insegnamento raffrontata colla negligenza dei det


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tagli che ordinariamente regnava nelle disposizioni date dai capi degli Italiani. Ed in vero non eran superflue le precauzioni prese dai capi tedeschi , poichè essi in questa marcia presentavan il fianco al nemico ; incon veniente a cui ovviato si sarebbe, se si fossero fatte sfi lare le truppe di Thurn direttamente sopra Mantova come già dissi, potendosi allora trasandare di far mar ciare la colonna Wratislaw per Tomba e Trevenzuolo : e fu diffatti questa la colonna che, scoperta dai Piemon tesi, diede loro sospetto della mossa radetzkiana : tut

tavia le precauzioni erano cosi ben prese ed i volteg giatori gettati a si gran distanza sulla destra , che in caso d'improvviso attacco la prima linea avrebbe avuto

tempo, con un semplice a destra in battaglia, di disporsi a ricevere il nemico : e questa è buona tattica . Al po stutto l'esercito austriaco , avendo un'estremità appog

giata a Verona e l'altra a Mantova, aveva sempre aperta la via di ritirata, mentre che il terreno di fronte, inter secato quanto mai , poco era acconcio ad un assalto dei Piemontesi .

Mentre il corpo spedizionario tacitamente avviavasi sopra Mantova , il colonnello Zobel, in esecuzione degli ordini ricevuti, muoveva da Rivoli ; e lasciato il grosso delle sue forze a Cavaion, venne con sei compagnie di fanti, delle quali quattro erano di Tirolesi, e due caval

letti di razzi sopra Garda, e trovato quel luogo sgombro di difensori, proseguiva verso Bardolino, ove giunto alle 7 di sera ed inteso come i volontarii pavesi occupas sero il cimitero, fece le viste di assalirlo ; ma ricevuto

caldamente e l'esaminate difese facendogli temere di

dover sacrificar troppe vite per impossessarsene , con tentossi di gettarvi alcuni razzi che non servirono, come


CAPITOLO IV .

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di consueto, che di trastullo ; all'indomani però , raffor zate le schiere e dispostele su varie colonne, marciò si

multaneamente pel lido sopra Bardolino, a sinistra sopra Cisamo , terra posta dietro la prima, facendo le viste di circuir i difensori di Bardolino , e più a sinistra ancora

sopra Calmasino, grosso borgo che siede a cavallo delle allure che legano Pastrengo col lago di Garda . Dirigeva

gli sforzi sopra Bardolino il maggiore Burlo , quelli sopra Calmasino lo stesso Zobel. I volontarii pavesi, collocati in Bardolino , ricevettero di bel nuovo gagliardamente

gli aggressori; ma osservandone la mossa sopra Cisamo, temettero, a ragione, di venir circuiti e ritiraronsi sopra questo punto (1 ) . Alla cui difesa stava un batlaglione di Piemonte , il maggiore del quale, perdutosi d'animo al vedersi a fronte forze più che doppie , dava l'ordine di battere la ritirata : quando ciò udendo i due capitani Nuvoli e Moris, strettasi la mano ed assumendo la ri sponsabilità tutta dell'alto , gridarono ai lamburi di battere invece la carica : a quel gradito suono i prodi cacciatori piemontesi slanciansi come leoni sui nemici ,

che esterrefatti piegan dapprima sopra Bardolino ; ma inseguiti dappresso dai cacciatori di Piemonte e dai vo lontarii pavesi, coi quali era l'attual deputato Valvassori, ( 1 ) Notisi la contraddizione degli autori tedeschi . Il Veterano austriaco , cioè Carlo Schönals, ci narra che gli abitanti di Bar

dolino opposero un'ostiņata resistenza : l'autore invece dell'opera

tedesca volta in francese, ed intitolata : Événements de la guerre faite en Italie par l'armée autrichienne du 7 mai au 9 août 1848 , opera che si vuole dettata dal generale Hess , dice : Zobel fut reçu à Bardolino par de grandes acclamations et au son des clo- . ches : che il rimbambito Veterano abbia preso il suon delle cain

pane per schioppettate ? VOL. III.

27

PINELLI , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

uomo animoso , evacuata la terra , si ridussero nuova mente a Cavaion .

Non toccò miglior sorte alla colonna condotta da Zo bel . Sperava egli di riuscire a conquistar Calmasino, di

mantenervisi sino a che le forze piemontesi , accorrendo verso Goito , gli dessero il destro di cacciar in Peschiera

i sussidii : ma ingannossi a gran partito , perchè qui appunto fu dove ebbe a patire i maggiori danni : le sue truppe, le quali speravano di sorprendere i Piemontesi col favore della folta selva che veste i monti Pilla e Ger

vasoni che chiudono la terra da tergo , giunte all'una pomeridiana a mezzo tiro di fucile, furono accolte con

fuoco così micidiale dalla compagnia degli studenti pie montesi e da una compagnia cacciatori di Piemonte, ap piattate fra quelle piante , che dovettero subitamente sostare : rattestatesi però e rinforzata coi sostegni la propria catena, esse spinsersi avanti in colonna soste nute da quattro pezzi e minacciando di circuire i ber

saglieri piemontesi , i quali abbandonando allora le falde dei monti e la selva , si ridussero in alcune case per supplir coi ripari murali al soverchiante nemico, ed ivi

perdurarono acremente combattendo , sino a che giunse un intero battaglione del 30 che , al primo suon delle fucilate, avviato aveva a quella volta il generale Bès, il quale accorso essendo poi con un altro battaglione ed

una sezione d'artiglieria , retta dal capitano Dellavalle, rinfrancava col suo arrivo talmente l'animo dei difensori, che sbucando essi dai loro ricettacoli, audacemente get

tavansi sull’Austriaco , che, sebbene doppio per numero, a quella foga cedendo, nuovamente attraversata la selva ed il monte Pilla , ripiegavasi sopra Cavaion inseguito colla baionetta nelle reni dai prodi bersaglieri.


CAPITOLO IV .

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In questi due fatti di Bardolino e Calmasino rivaliz zarono in valore gli studenti pavesi e piemontesi (1 ) , i cacciatori di Piemonte e gli artiglieri col prode lor ca pitano, i quali sostennero per ben 9 ore l'urto di forze superiori, non avendo a lamentare che 2 morti e 14 feriti: mentre lo stesso stató-maggiore austriaco accusò una perdita di 20 morti , fra i quali`i due capitani Moser e Leimel , 4 ufficiali e 52 soldati feriti e 16 prigionieri ; e

questa spedizione, invece di giovare a Peschiera , ne ca gionò la caduta , perchè Rath ignorando , a quanto pare,

la marcia di Radetzky, e credendo andato a vuoto ogni tentativo per sollevarlo dalle strettezze , vedendosi al mo mento d'esser battuto in breccia dai Piemontesi, alzata

li 30 alle 4 pomeridiane bandiera bianca , chiese di ve nire agli accordi; i quali furono: uscisse il presidio cogli onori della guerra ; deponesse poscia le armi, che gli sarebbero rese ad Ancona , ove dovea venir scortato per imbarcarsi, ed ove però 30 usseri facienti parte del pre sidio cedere dovevano i loro cavalli .

Occuparono la stessa sera del giorno 30 i Piemontesi il forte Mandella , ed alle 7 del mattino seguente 1,725 Croati (2) , condotti dal loro maggiore Ettinghausen , che era stato il più intrepido fra i difensori, e che versava irose lagrime al vedersi astretto a cedere , partirono verso Ancona : mentre il barone Rath rimase nella for (1 ) Uno di questi, certo .Federico Della Chiesa, colpito nel brac cio ed esortato a ritirarsi , sollevava col braccio tutto grondante sangue il fucile, volendo provare così di aver ancora forze ba stanti per servirsene .

(2) La presa di Peschiera dimostrò quanto bugiarde fossero le relazioni lombarde, che dicevano munite tutte le fortezze di di fensori italiani : in Peschiera non ve n'era neppur uno !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tezza sino alli 2 giugno con qualche ufficiale e 140 can nonieri per attendere le ratifiche . Vennero in potere dei

Sardi 150 bocche da fuoco, fra le quali notaronsené al cune nostre già conquistate dai Francesi nella guerra

del 1794, e che ivi da loro condotte, cadute erano poscia in man dei Tedeschi nel 1814. Trovarono inoltre i regii

immensa quantità di attrezzi , di legnami e di polvere da guerra : e poterono con orgoglio mirare le mura or rendamente sfasciate dai valenti loro artiglieri ; orgoglio ben scusabile ove si rifletta che Peschiera nel 1800 , seb

bene non ancor sostenuta dalle opere avanzate Salvi e Mandella , resistito aveva più d'un mese all'assedio po stole dai Francesi e diretto dall'illustre generale del

genio Chasseloup, il quale non ne ebbe il possesso al trimenti che in forza dell'armistizio segnato in allora a Treviso fra le due armate belligeranti . Vero è che ora

il presidio grandemente difettava di viveri , senza di che la difesa protratta si sarebbe senza dubbio più a lungo, il che appare chiaramente dal non essersi nemmanco aperto la breccia nel corpo di piazza . Or mi tocca narrare l'eroica difesa ed i dolorosi danni

sostenuti dai prodi ed infelici Toscani . Stavano dessi tuttora a Curtatone e Montanara , luoghi notevolmente cresciuti di forza invero attese le solerti cure del Lau

gier, che, secondato da Castinelli e da altri ingegneri to scani di minor grido, nulla aveva ommesso per renderli

formidabili; ma su questo punto ora cadeva il pondo di tutto l'esercito radetzkiano , che nel suo disegno di at torniar la destra alleata , veniva qui a fare il primo impeto. Laugier , con la sua divisione fosco-napoletana forte

di 7,000 uomini , occupava una linea di 16 kilometri , da Goito a Montanara , ed attraverso alla quale le commu


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nicazioni , sebben agevolate con ponti , non erano nè fa cili , nè pronte : la natura del terreno poi rendeva quasi inutili i 130 cavalleggieri ; ed un grosso battaglione del 100 di linea stanziato a Goito , e che era forse la truppa

meglio istrutta della divisione, non prese parle alcuna alla difesa, come neppure due compagnie lucchesi ad esso aggiunte , ed un altro battaglione suddiviso a Sacca , Rivalta e Castellucchio ; dimodochè la vera forza posta

in linea il di 29 ascese a 5,000 al più : contro questa debole schiera, Radetzky , rafforzate ancora le genti con

dotte da Verona con alcune migliaia di uomini tratti dalla guernigione di Mantova , conduceva 35,000 ag guerriti soldati . Bava , da cui dipendeva la divisione Laugier , aveva avuto avviso da Passalacqua , collocato a Villafranca, che verso Trevenzuolo s'era scoperta una colonna tedesca avviata sopra Mantova : ma non credendola molto po derosa , e pensando fossero truppe destinate a dare lo

scambio al presidio (locchè erasi ad arte simulato ed eseguito più volte in questi ultimi giorni da Radetzky), limitavasi ad informarne Laugier li 28 da Custoza av verlendolo di stare all'erta e dicendogli quindi con un

secondo foglio che dopo vigorosa resistenza avesse a ri piegarsi sopra Goito , ove egli stesso recato 'si sarebbe con truppe a suo sostegno . Ma avvertito poscia che il nemico recava seco un equipaggio da ponte e venuto quindi in sospetto che volesse varcar il Mincio a Sacca

per prendere a rovescio le truppe di Laugier, dava or dine a questi , in caso di sconfitta, di ripiegarsi sopra Gazzoldo per evitare di esser preso fra due fuochi , dando contemporaneamente avviso a Rodriguez, colonnello del 10° napoletano a Goito , di vegliare sul nemico : final


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

mente informato del concentramento delle forze au striache a Mantova , Bava la mattina delli 29 ne avvertiva

nuovamente Laugier prescrivendogli di scaglionare in dietro le sue truppe da Curtatone a Volta, dove egli stesso Bava sarebbe accorso con un buon nerbo di truppe. Da quanto lasciò scritto Laugier pare che quest'ul limo dispaccio non gli pervenisse che quando già era

appiccata la zuffa, ed egli pertanto non credendosi au torizzato dai tre primi ad abbandonare le importanti posizioni occupate dalla sua divisione, sebbene sapesse stargli a fronte masse stragrandi di nemici , apparec chiossi animoso ad ostinata difesa , affidando quella di Curtatone al piemontese Campia e quella di Montanara a Giovannetti , tenente-colonnello toscano, suo amico ed al paro di lui onorata reliquia dei dragoni Napoleone.

Suddiviso poscia il battaglione Fortini in tre parti, e collocatane una a Sacca ed un'altra a Rivalta con ordine

d'impedire il getto del ponte, e la terza a Castellucchio che faceva abbarrare per aver quivi un punto di riti

rata, confidente nei prossimi ausilii di Bava , imperter rilo attese gli Austriaci . Vennero dessi su tre colonne : Felice Schwartzenberg, colla brigata Benedeck in prima linea , e quella di Wohl

gemuth in seconda , andò per Castelnuovo sopra Curta tone . Carlo Schwartzenberg, colla brigata Clam e quella di Strassoldo in riserva , portavasi ad assalir Montanara . Il principe Federico Liechtenstein colla propria brigata formava la terza colonna, la quale uscita al paro delle due altre dal forte Belfiore, piegando più a sinistra per la strada che conduce a San Silvestro ed a Buscoldo ,

doveva appoggiare l'attacco sopra Montanara e tener libero il varco dell'Osone . Finalmente la brigata Simb


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schen, uscita dal forte Pietole , collocandosi sulla via di San Benedetto , doveva vietare a Fontana e Longoni di accorrere da Governolo in sostegno dei Toscani . Primo ad aggredire , verso le 9 e 1/2 mattutine , fu

il colonnello Benedeck , che poste in bersaglieri a destra ed a sinistra della strada quattro compagnie di caccia

tori , cominciò ad inquietare i difensori del fortino co strutto dinnanzi al villaggio, mentre i pionieri con ta volati e ponticelli agevolavano, in quell'intersecatissimo terreno, l'arrivo di due pezzi da 12, di una batteria di obici ed una di racchette, le quali dopo non lungo inter vallo impresero a tempestare orribilmente ; ma con poco fruito , attesa la solida costruzione del parapetto : mentre per lo contrario i due cannoncini toscani , maestrevol mente diretti dal tenente Niccolini , facevano al nemico grave danno : vennero allora agli assalti i soldati di Be nedeck, ma infruttuosarnente ; perchè i Tosco-Napoletani

incoraggiati dalla presenza del generale e guidati da Campia e da Corradino Chigi ( lo stesso che vidimo co prirsi di bella gloria a Tripoli qual ufficiale della sarda marineria ), tenente-colonnello di stato-maggiore, ribut tarono ogni attacco : instavano però con gran pertinacia Benedeck a sinistra , e Doll, colonnello di Paumgartenn, a destra fra lo stradale ed il lago ; e riuscitó essendo Doll ad alloggiare un suo battaglione in alcune case a quello adiacenti , da esse percuoteva nell'interno i difensori del trincieramento , nell'angusto spazio del quale un nemico razzo communicato avendo il fuoco ad un cassone di polvere , molte furono le morti da quell'esplosione ca

gionate (1 ) e molto il disordine; non perdevansi però (1 ) Il cannoniere Elbano Gasperi , arsegli le vesti e la persona

dall'esplosione, continuò imperterrito e seminudo a caricare i


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

d'animo i prodi Toscani, e sovvenuti d'aiuto dal bat taglione universitario e dalle due compagnie guarda coste , tenute sino allora in riserva , rinnovano la pugna alle cosi dette Case del Molino presso al lago : si com batte ivi ferocemente, ed ivi trova morte il chiaro Pilla napoletano, professore e duce degli studenti : ma dopo

lui cadeva ucciso Ghelardini, ufficiale di stato -maggiore, e Niccolini , offeso da mitraglia , è costretto a cedere la direzione dei cannoni : rallentasi allora il fuoco di essi,

ed il nemico, rinforzato dalla brigata Wohlgemuth, ben tosto appare sul ciglio del parapetto: i difensori di esso

allora vedute inutili le artiglierie le inchiodano, ed ab bassata la baionetta risoluti si scagliano sul Tedesco di fronte , mentre Contri, capitano delle due compagnie guardia -coste, lo assale sul sinistro fianco. Piegano gli Austriaci al tremendo cozzo ; ma è valor vano , perchè Felice Schwartzenberg ( 1), voglioso di por fine a quel conflilto che già dura da cinque ore, e di at tirarsi gli encomii del maresciallo che dal forte Belfiore sovrastava al combattimento , sceso di sella e formate

colle ultime riserve due colonne , colla spada alla mano le guida contro il fortino. Gli affaticati Toscani si pre parano a ributtare questo nuovo assalto : ma lungi ė Langier, accorso a Montanara ove feroce eziandio ferve la pugna ; abbandonano il campo gravemente feriti Cam pia nell'inguine , Chigi nella mano sinistra : la difesa, pezzi . Clemente Arotti caporale di artiglieria , già decorato pel valore dimostrato li 14 maggio, sebben ſerito, non volle ritirarsi, e continuò a servire i pezzi sino alla fine.

(1) Tre erano i principi Schwartzenberg presenti all'armata e tutti tre generali: questo fu poi il presidente del consiglio dei ministri.


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mancando chi la dirige, si fa men ordinata , ed in breve i soldati di Doll inondano il trincieramento : lo sgom brano allora i difensori , e dopo aver protratta ancora

alquanto la difesa nelle Case del Molino , ove era gra vemente ferito Montanelli, altro professore degli stu denti , abbandonando Curtatone agli Austriaci , disordi. nati si ritraggono verso le Grazie e verso Goito. Carlo Schwartzenberg aveva assalito poco dopo Mon tanara : ove il combattimento ebbe principio fra gli

esploratori tedeschi e quelli che Beraudi, mandato da Giovannetti con due compagnie napoletane e con quella di bersaglieri fiorentini da lui formata ed istrutta , aveva appiallati fra le piante che coprono il terreno là dove le vie di Castelnuovo e di . Mantova si dividono :

più d'un'ora sostenne l'impeto nemico Beraudi; ma co stretto al fine a retrocedere dinnánzi alle ognor crescenti

colonne austriache che ormai giunte erano sotto il tiro del cannone di Montanara, egli ripiegavasi verso questo

luogo : se non che il terreno essendo ivi stato apposi tamente denudato d'alberi per lasciar libero il giuoco alle toscane artiglierie , i suoi bersaglieri ebbero a pa tirvi grave danno dai tiri di quelli del nemico, i quali

invece, riparati dalle piante, ebbero lievi perdite : lut tavia già stava per raggiungere Beraudi le trinciere ,

quando, colpito in petto da palla nemica , cadde mortal mente ferito, ed abbandonalo dai suoi venne in mano dei Tedeschi, che lo trasportarono in Mantova , ove spirò il giorno dopo (1 ) . Ai suoi fianchi ſu ferito eziandio il tenente Pecori , comandante dei bersaglieri toscani . ( 1 ) Tommaso Beraudi era nativo di Boves ; un suo fratello , già ulliciale in Saluzzo e compromessosi nel 1821 , reduce allora , mili tava come capitano nelle truppe lombarde : un altro era capitano


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Il fuoco delle artiglierie intanto succeduto era a quello dei bersaglieri ; e sebbene qui pure i Toscani'non aves sero che due cannoni da opporre ai molti dei nemici , pure con questi i due tenenti Araldi e Mosell opposero valida resistenza, respingendo qui pure un battaglione del reggimento Gradiskaner che slanciato si era all'as salto : per lo contrario un altro battaglione dello stesso

reggimento, secondato da uno del reggimento Prohaska, assalito avendo la Cà Spagnuola ed il Cimitero , edifizii posti all'estrema destra italiana , se ne rendevano pa droni . Tuttavia dubbia perdurava la mischia , perchè Giovannetti , adoprandosi con grande animo, riusciva a contenere col battaglione napoletano il reggimento Ho henlohe che Strassoldo guidava in aiuto di Clam : quan d'ecco fatalmente apparire sul fianco destro , ed anzi alle spalle dei difensori di Montanara , la colonna Liechten stein .

Erasi questo generale portato sopra San Silvestro , e

trovatolo sgombro di nemici, spinto si era sino a Bu scoldo, poi varcato l'Osone senza alcun contrasto avvia vasi sul luogo detto la Santa . Aveva appostato a difesa di quel punto Laugier un battaglione per guarentire i

fianchi a Giovannetti: ma questi vedendo crescergli i ne mici di fronte e non pensando d'esser di colå aggredito, richiamato lo aveva a Montanara : fatal pensiero, che cagionò la perdita della posizione ; poichè all'apparire di Liechtenstein i difensori di Montanara, che sin allora saldi respinto avevano li assalitori , perdutisi d'animo abbandonarono il trincieramento . Un battaglione napo nel 4º di linea sotto Peschiera ; e questi , che era il più giovane , cadde qui combattendo valorosamente , e gli Austriaci resero i dovuti onori alla sua salma .


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letano , che credendo Curtalone ancor nelle mani degli Italiani erasi avviato a quella volta, circuito da due com pagnie di ſanti leggieri ed assalito di fronte dal capi

tano Asbahs, venuto con uno squadrone di ulani da Cur tatone, ebbe a darsi prigioniero: gli altri , in numero di 500, rannodatisi atlorno all'imprevidente, ma valoroso Giovannetti , aprironsi seco lui il varco altraverso al ne

mico ed andarono a posarsi a Marcaria sull'Oglio . Tentò ancora Laugier di proteggere la ritirata colla cavalleria squadronandola sulla via che da Curtatone tende alle Grazie : ma i cavalleggieri non úguagliarono in valore i fanti toscani , perchè presi da panico terrore ad una falsa notizia dell'avvicinarsi del nemico , si sban

darono travolgendo anche col proprio cavallo il De Lau gier che tentava arrestarli , e che fu tutto malconcio nella persona ; dimodochè fu gran ventura se Caminati, coll'aiuto di 30 o 40 uomini, potè a braccia d'uomo porre

in salvo al di là del ponte dell'Osone parte delle arti glierie . Dopo sei ore pertanto di accanito combattere, l'estremo

punto di destra della linea alleata era venuto in mano degli Austriaci , i quali non l'ebbero però senza molto sangue, posciachè essi stessi confessarono 8 ufficiali, 85 soldati e 3 cavalli morti (1) : 28 ufficiali e 491 soldati feriti e 63 assenti: totale di 675, che certamente riputar si deve

inferiore al vero . Toccarono gli Italiani però perdite molto più dolorose : i morti furono 166 : 518 i feriti e 1,186 gli sbandati, dei quali appena 200 eran diser

tori ; gli altri tutti in poter del nemico , come pure

3

( 1 ) Gli ufficiali furono Danischach , capitano , Mareschal, Po povich , Spineite , Hoffmann , Schestack , Zaremba e Schönan , tenenti.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

pezzi e 5 cassoni . Fra gli ufficiali, oltre ai già menzio nati , furono morti un Neri-Ballati capitano, un Baroni , un Ginnasi , un Billi , un Fonseca, tenenti . I feriti fu

rono 16, e tra loro Spilogati maggior napoletano, Sa racini e Pescetti tenenti-colonnelli e Baldini maggiore,

toscani : 59 poi rimasero prigionieri. Molti furono in fine gli studenti che spesero l'incipiente lor vita in diſesa della cara patria , ed il valoroso colonnello Chigi ebbe a rimaner monco della mano sinistra . Della catastrofe di Curtatone e Montanara vollero al

cuni dar colpa a Laugier, altri a Bava . A parer mio niuno ebbe torti gravi . Laugier avrebbe certamente oprato con maggior perizia evacuando Montanara ed oc cupando una linea obliqua che' tendesse da Curtatone

a Castellucchio, posizione che permettevagli pure di op porsi al nemico in caso avesse varcato il fiume a Sacca , come creder faceva l'ultimo dispaccio da lui ricevuto

prima della battaglia ; ma egli, confidando nella fortezza del sito e nei pronti aiuti del Bava , volle da buon sol

dato difendere la sua posizione ; e di ciò gli si deve non biasimo, ma lode . Bava poi avrebbe certamente mo strato maggior risoluzione inviando prontamente aiuti a Laugier ; ma oltrecchè ei non credette dapprima ad un attacco serio, egli non era comandante supremo, e, come già feci avvertire, non era uomo da esporsi alla disapprovazione reale, dislocando le truppe senza es serne autorizzato : il che prova sempre più l'errore di non essere ben definiti i comandi : egli credette dover

accorrere in persona a Sommacampagna dal re, e cosi, perdulosi in vane deliberazioni un tempo utile, gli aiuti

di cavalleria , di artiglieria montata e di bersaglieri , che giunger avrebber potuto con una brigata di fanteria


CAPITOLO IV .

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nella sera delli 29, arrivaron invece a Goito solo quando i miseri Toscani già erano stati oppressi . Con tutto ciò questi aiuti non avrebbero variato molto la cosa , per

ché ove Radetzky accorlo si fosse di aver a fronte forze più ragguardevoli avrebbe impiegato a batterle 25 o 30,000 uomini , invece che ne adopró 19,000 soltanto , Soccombettero adunque i Toscani , ma soccombettero .

con gloria ; e la vigorosa resistenza loro preparò la vit toria riportata all'indomani dalle truppe piemontesi; ond'è che essi hanno acquistato nei cruenti campi di Curtatone e Montanara diritto all'eterna riconoscenza

d'Italia . Per lo contrario, seguendo l'inveterato uso di noi Italiani, Piemontesi e Toscani posero mano ad ac cusarsi a vicenda : dissero i primi, che i difensori di Curtatone e di Montanara erano giunti a Goito in sem

bianza di fuggitivi, e li sprezzarono : i Toscani invece si dissero lasciati ad arte soli contro tutto . l'esercito

cesareo : invano il re, per rimediare al dissenso, accordó

numero stragrande di onorificenze ai prodi difensori di quei luoghi : la prodigalità con cui eransi esse già

precedentemente accordate avevane menomato il valore; ed i Toscani riuniti a Brescia , malcontenti e scordando in breve fra le ovazioni dei Bresciani il dover loro di

pugnare sino all'ultimo , più poca parte presero alla guerra : onde, oltre ai napoletani , anche i sussidii to scani divennero nulli .

Appena spedito a Laugier il quarto dispaccio con cui consigliavagli la ritirata su Volta , Bava erasi recato all'alba del 29 presso il re a Sommacampagna , insi stendo perché si partisse per Goito : ma perdutosi in vani dibattimenti tutto il giorno, solo alla mezzanotte egli era di ritorno a Custoza , di dove fatto partir per


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Valeggio all'albeggiar il generale Ferrere con cinque battaglioni ed una batteria , e dato egualmente ordine a

Nizza cavalleria stanziata a Quaderni di colå portarsi, egli accompagnato dalla sola sua scorta ordinaria sen venne attraverso a scorciatoi in Goito , ove giunse a

mezzodì , cioè mentre più fervea la pugna sull'Osone . Raggiunto colà da Nizza cavalleria con una batteria a

cavallo ed una compagnia bersaglieri , egli , disposte ivi quelle poche genti in modo da poter raccogliere i To scani, e dette parole di conforto ai Nàpoletani difensori di Goito, retrocedendo portavasi a Volta , ove giungeva verso le 3 pomeridiane, quasi contemporaneamente col re, il quale era seguito da cinque baltaglioni della se conda divisione , a cui in breve si aggiunsero due bat taglioni di Cuneo condotti dal generale D'Aviernoz : ma mentre ponderavano il re e Bava il parlito a cui

appigliar dovevansi , pervenuta loro essendo certa no tizia della totale sconfitta dei Toscani , non sembrando

loro prudente avventurarsi à notte cadente con poche e stanche squadre contro un nemico reso baldo da recente vittoria, decisero di pernottare sulle alture sorgenti fra Volta e Goito, portandosi il re a Valeggio . Pendente la notte intanto l'esercito regio essendosi rafforzato per l'arrivo del duca di Savoia con due altri battaglioni di Cuneo , due batterie ed i reggimenti Savoia e Genova cavalleria , Bava , di consenso del re, già reduce a Volta , portossi con tutte le truppe a Goito , tenendo colla mag gior parte di esse la strada vecchia molto più breve, ed ove la cavalleria avrebbe trovato , in caso di repen tino nemico assalto , terreno acconcio per spiegarsi . Giunto colà alle 8 del mattino il generale , per provve dere ad un attacco eventuale, disponeva le poche sue


CAPITOLO IV .

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truppe sopra una linea che ; poggiando la sinistra a Goito ., protendevasi indietro obbliquamente verso il : punto in cui le vie che tendono a Vasto, Volta e Brescia, formano un trivio . Stavano in prima linea le due bat terie Priè e Cuggia Effisio coperte dai bersaglieri : ve niyan quindi dietro loro e sulla destra i quattro batta

glioni di Cuneo, i quali avevano in seconda linea i due battaglioni del 170 reggimento . A sinistra , e sul rialto su cui s'innalza il sontuoso palazzo Somenzari , collocò , Bava i tre battaglioni dell'11° reggimento, dietro cui tenne in riserva i tre reggimenti di cavalleria Savoia , Genova e Nizza con numerosa artiglieria. All'estrema sinistra , dietro i trincieramenti innalzati a Segrada ed a Goito, erano 800 circa fra Napoletani e Lucchesi . Dinnanzi all'ala destra Aosta cavalleria era incaricata di

sorvegliare lo stradale di Solarolo e Ceresara , per dove il nemico poteva portarsi ad assalire l'ala destra. La quale era invero il punto vulnerabile della linea ,

non essendo coperta , ed ancora imperfettamente, che dallo scolo Caldone, ostacolo troppo debole per arre star le colonne nemiche: ed è certo che se Radetzky as salito avesse nel mattino, facilmente avrebbe potuto attor

niare da quella parte i Piemontesi : fortunatamente, egli

dilazionò sino al pomeriggio ; e Bava intanto, fatto certo dagli spediti esploratori che nella notte il nemico oltrea, passato non aveva Sacca e Cagliara , attese con minor

ansietà le rimanenti truppe , ed appena al mezzodì la brigata Aosta entrò in linea , la condusse a surrogare i due batlaglioni d'Acqui , che furono da lui stesso col locati invece dietro l'11 ° sul poggio Somenzari : final mente essendo giunta alle due la bella brigata Guardie,

Bava , tenuto un reggimento di essa in riserva, dispo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

neva l'altro a destra in terza linea scaglionato addietro per colonne di battaglioni , per modo che in un attimo potesse, formandosi ir battaglia, dare alla linea la forma di martello rientrante per guarentir con essa le spalle

all'esercito ( V. Figura no 2 ) . Radetzky intanto stava molto perplesso sul da farsi; e vogliono taluni ch'ei propendesse a rinunziar all'im presa ideata , e che solo le istanze del suo capo di stato maggiore Hess lo inducessero a perdurare in essa . Qua lunque sia la verità , certo è che il suo scopo di risalire

la destra del Mincio per distruggere i magazzeni dei Sardi e soccorrere Peschiera era andato in dileguo , essendo ormai patente che tutto l'esercito albertino stava sull'avvisato , ed impossibile pertanto qualunque sorpresa, tanto più dacchè s'era perduta l'intera matti nala e dato tempo cosi a Bava di concentrar le masse sopra Goito . Bisognava pertanto decidersi o ad arri schiare una battaglia campale in quelle pianure , la

quale, se perduta , poteva tagliarlo fuori da Verona, o. rinunziare al fatto disegno. Nel primo caso conveniva concentrar le forze più di quanto si fece, e nel secondo caso ogni avvisaglia era inutile, anzi nociva , perchè dal momento che non si voleva combattere in giusta gior nata , era meglio operar il movimento retrogrado men tre il nemico, in attesa di esser assalito, inquietato non lo avrebbe, risparmiando pure in tal modo il sangue dei soldati . I capi austriaci invece abbracciarono un partito medio, che trova cattiva scusa nel dire che i

Piemontesi , assaliti verso Goito, avrebbero talmente in debolito le proprie forze sulla sinistra del fiume e sotto Peschiera, che Zobel riuscito sarebbe con 4 o 5,000

uomini al più a vettovagliare quella fortezza .


CAPITOLO IV .

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Dopo la battaglia del 29 le truppe austriache , bivac cando parte sul campo di battaglia e parte sugli spalti della cittadella , avevano occupate le seguenti posizioni : la brigata Benedeck collocossi in avanguardia a Rivalta ;

dietro gli stava a Panicella la brigata Giulay ; Clam è Strassoldo posaronsi in seconda linea alle Crocette, ed a loro sinistra stavano Liechtenstein ad Ospidaletto, è Taxis a Gabbiano ; nel qual luogo giunse pure , durante la notte , la brigata Simbschen da San Benedetto . Le

brigale Rath e Maurer vennero collocate indietro alle Grazie , e la brigata Schulzig in un colla cavalleria ed artiglieria di riserva pernottarono in Mantova. All'indomani però, 30, deciso Radetzky a proseguire la sua mossa offensiva, poneva in marcia le sue truppe a giorno falto su due colonne, e prescrivendo loro di

convergere a destra , indirizzava Wratislaw col primo corpo sopra Goito per la via di Rivalta , Settefrati e Sacca, e D'Aspre col secondo corpo per Castellaro e Rodigo sopra Ceresara , mentre Wocher con la riserva ebbe

ordine , appena giunto a Rivalta , di ivi sostare in attesa di ordini ulteriori. Non bene edotti i generali tedeschi del numero di truppe che stesse loro a fronte, marcia vano con gran cautela ; ed il maresciallo , dar volendo

al secondo corpo , che aveva da percorrere maggior spazio , il tempo di raggiunger Ceresara, non prima di un'ora pomeridiana faceva abbandonar Sacca dal Wra tislaw ; di modo che solo alle 2 pomeridiane al luogo tenente Tecco, collocato in vedetta molto appositamente dal generale Sommariva sul campanile di Goito , venne

fallo di segnalare l'approssimarsi del nemico (1 ) . A tale (1 ) Qui non posso a meno di notare una ridicola contraddi zione dell'opuscolo del generale Bava , scritto di suo ordine da Vol. III . – 28

Pinelli, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

annunzio Bava spediva il colonnello Castelborgo , il quale,

spintosi animosamente innanzi con due squadroni del suo reggimento Aosta cavalleria , venne a confermare la cosa : alla quale però non volendosi prestar ſede, il generale spedi ancora il suo capo di stato -maggiore

a far nuove indagini , il quale, sia che smarrisse la strada o che non si spingesse abbastanza oltre, ritornò asseverando non esservi ombra di colonna nemica in

vista : meravigliava Castelborgo , e risalito in sella e spintosi con maggiore audacia dell'altro ufficiale verso il Caldone , gli venne fatto di chiaramente distinguere le nemiche schiere , dimodochè celeremente ritornato

al quartier generale riconfermava il già detto ; ma sventuratamente i tanti e grossolani errori della mas sima parte degli ufficiali del nostro stato-maggiore non avevano ancor insegnato ai generali di accettare colla

debila riserva i loro rapporti : ed il re , ritenendo che un capo di stalo- maggiore dovesse aver occhi migliori di un capo di corpo , persuaso che per quel giorno il nemico più non pensasse ad assalirlo , ordinò a Bava di richiamar le riserve, ed egli stesso si accinse a far ri torno per Volta a Valeggio, ove intendeva di passar la notte : ma non erano ancor scoccale le 3 e 1/2 che il rimbombo del cannone venne a decidere chi dei due colonnelli avesse le traveggole .

Primo pensiero di Radetzky era stato di contenere un medico : egli dice che la vedetta , per una felice ispirazione

del generale marchese D'Aix , erasi collocata sul campanile di

Goito : l'ispirazione del generale , se non nueva in guerra, anzi consentanea ai primissimi elementi dell'arte ed al semplice buon senso, era però buona; ina a cosa servi se non si volle credere alle ripetute asserzioni dell'avvicinarsi del nemico ?


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con semplici dimostrazioni la sinistra dei Piemontesi, che sapeva fortissima per arte e per sito , e di far im peto contro la loro destra , priva di punto d'appoggio e collocata , come si suol dire, alquanto in aria . Per l'a dempimento de' suoi disegni egli calcolava però sull'a zione del secondo corpo (1 ) , e sapendo pertanto che D'A spre aveva da varcare il Birbes e da fare un ampio giro per Vasto e Paioletta per portarsi sopra l'ala nemica , egli procedeva lentamente colle riserve e col corpo di Wratislaw : e siccome la brigata di Benedeck , che for

mava la vanguardia , non aveva segnalato che alcune pattuglie di cavalleria assai lontane e che eransi pron tamente ritirate, e le quali altro non erano che i per lustratori guidati da Castelborgo, cosi gli Austriaci avan zavano con fidanza altraverso quel terreno assai coltivo, e già avevan oltrepassata di quasi 1 kilometro Casa Fra

schini , grossa cascina sulla strada maestra , quando tutto ad un tratto gli usseri che precedevano Benedeck tro yaronsi a pochi passi dai dragoni piemontesi. Far fuoco gli uni e gli altri , arrestarsi gli usseri e dar volta al de

striero i dragoni per recar l'avviso, fu l'istante di un momento .

Trovatosi il nemico cosi inaspettatamente a fronte , (1 ) Tutti gli scrittori settentrionali vorrebbero far credere che Radetzky non volesse in tal giorno venire a giusta battaglia , ed

adducono in prova la posizione troppo lontana data al secondo corpo : questo fu' certamente un errore ; ma che il maresciallo calcolasse sull'arrivo di D’Aspre ce lo dice il Veterano ; questo buon vecchio , reso ingenuo dalla canizie, ci narra d’un attacco di podagra che impedi a D'Aspre di muoversi, il quale, non vo

lendo che il suo corpo pugnasse senza lui; lasciò battere il suo maresciallo ! Se ciò è, cosa diranno gli stupidi ammiratori della disciplina tedesca ?


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

posero opera i generali austriaci a spiegare immediata mente le loro colonne : Benedeck gettossi fra lo stradale ed il fiume, avendo in seconda linea Cləm ; Wohlgemuth

spiegavasi a sinistra dello stradale, e Strassoldo più a sinistra ancora , pronti a coadiuvare l'assalto di D’Aspre, che si supponeva imminente. Ma la folta coltura di quelle regioni non permettendo alle masse austriache

di svilupparsi prontamente, i capitani Priè ed Efisio Cuggia , i quali trovavansi con Castelborgo all'avanguar dia , e che dividendo la sua opinione di un prossimo nemico attacco erano stati sull'avvisato , cominciarono ad orrendamente fulminare il nemico con i loro 16

pezzi collocati dietro ' un risvolto della strada che ne aveva tolta la vista al nemico .

Ma se l'antiveggenza di Castelborgo e dei due capitani artiglieri risparmio all'esercito gran parte dei danni di una sorpresa , le fanterie però non erano parale a so stenere il cozzo del nemico : perché Bava , nella persua sione che per quel giorno più non vi fosse scontro , aveva inviato verso Volta le riserve, e segnatamente la brigata Guardie; ed i soldati d'Aosta collocati in seconda linea , deposte le armi al fascio ed i zaini a terra, pre paravansi più a cucinar le vivande che a combattere ; laonde non rimanevano in prima linea che i quattro

battaglioni di Cuneo ed una compagnia di bersaglieri. Il nemico intanlo, posti in batteria 12 pezzi da 6 ed una batteria di racchette , coi quali tentava di rispon dere al fuoco dei Piemontesi , era finalmente riuscito a spiegare a battaglia le tre brigate, e gellate in tiragliatori

6 compagnie cacciatori , arditamente avanzava contro i bersaglieri, i quali , vedutisi in punto d'esser circon dati, eseguirono una marcia in ritirata cosi disordinata !


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e precipitosa , che un battaglione dell'8 °, scambiando quella mossa per una fuga, preso da timor panico, vol geva le spalle. Fu pronto a profittare dell'errore il ne mico, il quale, cacciandosi per quel vuoto e subilamente convergendo a destra ed a sinistra, correva addosso agli altri battaglioni della brigata Cuneo , che, cosi presi di fianco, danno essi pure disordinatamente addietro . In vano il duca di Savoia , accorso cogli ufficiali superiori della brigata per arrestar quei fuggiaschi, aggiravasi nel più fitto della battaglia tentando di ripristinar l'ordine ; egli si espose indarno : una palla di nemico schioppo venne a sfiorargli la coscia , ma tutti i suoi sforzi furono inutili ; e fu gran ventura se le due batterie , retroce dendo velocemente , si sottrassero ai cacciatori nemici

irrompenti da ogni lato . Il momento era critico e poteya

divenir fatale, perché la brigata Aosta , riprese frettolo samente le armi , era bensi entrata in linea , ma con

dotta , per la soverchia fretta, alquanto disordinatamente verso il nemico , cominciava essa pure a piegare, e le artiglierie piemontesi, impegnate in quelle basse rive e melmose bassure, stentavano a trovar luogo per riporsi in batteria e ribattere il fuoco dei pezzi nemici che or rendamente tuonavano . Ma venne allora il senno di Bava a far mutar faccia

alle cose . Al primo colpo di cannone il re , che in quel punto entrava in Volta col generale, rivolto il destriero, portavasi di volo sul poggio Somenzari, di dove sor vegliar poteva tutto l'andamento del conflitto ; e Bava , scorto di là come lo sforzo del nemico principalmente si portasse sul suo destro corno , ordinava ai pezzi col locati sull'altipiano di Somenzari di trarre di fianco sulle brigate Wohlgemuth e Strassoldo , che erano le più


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

innoltrate e che più premeva di contenere. Presi poi seco due battaglioni dell'11 ° , spingevali contro la colonna di Benedeck , mentre mandava il terzo con mezza bat

teria toscana , e sotto gli ordini del maggiore di stato maggiore De Falicon , per Goito sulla sponda sinistra del fiume, ordinandogli di prendere di infilata la destra ne mica . Queste sagaci mosse prontamente arrestarono gli Austriaci, che tremendamente fulminati di fronte e di fianco, cominciarono a tentennare : e la superiorità dei nostri artiglieri incusse loro spavento tale , che i can nonieri di una delle batterie addette alla vanguardia,

spaventati , l'abbandonarono completamente, onde essa sarebbe senza fallo venuta in mano dei Piemontesi , se

si fosse trovato a portata qualche ardito ufficiale supe riore che fatta l'avesse circondar dal suo battaglione.

La titubanza della brigata Benedeck communicossi prontamente a quella di Wohlgemuth che le stava a si nistra , e che, sebben in minor grado, tuttavia rilevato

aveva anch'essa danni non lievi dalle batterie piemon tesi , che traendo d'infilata e di lancio colpivano alla massima distanza : laonde Wohlgemuth e Strassoldo ,

che intanto avevan respinta l'ala sinistra degli Italiani sino

oltre Gobbi, pensarono porre al coperto in quei casolari le loro truppe, continuando di là a bersagliare i soldati di Aosta, che a mala pena resistito avevano sino allora ai loro cacciatori ; questo momento di indecisione non sfuggi però all'intrepido Mollard , maggiore del 50 di fanteria, il quale , afferrando l'idea esternata dal giovine conte Sambuy , tenente d'artiglieria , schierato il suo battaglione a battaglia lo condusse intrepido contro i Croati, i quali lo accoglievano con un vivo fuoco di mo

schetteria: ma non si smarrisce Mollard , e fatto eseguire


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ai suoi un fuoco di battaglione, fa battere la carica e risoluto si slancia a baionetta calata sopra il nemico , il quale a tal visla sgominato volge le spalle . Lo secondano

allora gli altri battaglioni di Aosta , ed il maggiore Jaillet d'artiglieria avendo fallo appostare in luogo acconcio la batteria Bocca , imprese con essa a tempestar talmente le case Gobbi , che i Croati che vi si erano alloggiati dovettero abbandonarle. "

Mentre le cose sembravano piegar a meglio pei regii, un falso rapporto fece credere a Bava che i nemici ten tassero gettare un ponte superiormente a Guilo : la cosa seinbrava poco probabile, e diffatti il marchese Spinola , ufficiale addetto allo stato -maggiore di Bava , andalo colà di suo ordine, venne tosto a riſerire che non eravi alcun

che di vero in tal notizia . Tranquillo il generale allora

pel suo fianco sinistro , portò tutta l'attenzione sua sulla destra , ed essendo allora entrata in linea la brava bri gata Guardie , giunta quasi alla corsa da Volta , egli

la spingeva sulla costiera tuttor occupata da Wohlge muth e Strassoldo , mentre il duca di Savoia , che sebe

bene ferito non era tampoco sceso di sella, con alcune compagnie del 70, che era giunto finalmente a raggra nellare , veniva in loro sostegno : nel tempo stesso le

batterie Priè e Cuggia , che riuscite erano a trovar ter reno acconcio, ricominciavano ad infestare il nemico di fianco .

In un attimo tutto mutò d'aspetto : prima a cedere ſu

la brigata Benedeck a destra , la quale , veduto cadere offeso nel destro piede il Doll, colonnello , e nel sinistro

Freysauff, tenente-colonnello del reggimento Paumgar tenn, uccisi 2 capitani, feriti varii altri e lo stesso prin cipe Federico Schwartzenberg , cominciò a sbandarsi ;


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ricondotta in seconda linéa venne rimpiazzata della bri gata Clam , ma questa pure , travagliata orrendamente dalle batterie poste sul poggio Somenzari e da quelle di Goito e dai pezzi collocati sulla sinistra del Mincio, non tenne salde le ordinanze. A destra eziandio Wohl

gemuth e Strassoldo, vigorosamente assaliti dai grana tieri Guardie, da Aosta e da Cuneo , reggevano a mala pena ; laonde Radetzky (1 ) disperato di veder comparire D’Aspre (che in tal giorno commise lo stesso errore di Grouchy a Waterloo de ne point accourir au bruit du canon ), diede il segnale della ritirata . Appena i granatieri Guardie, che più da vicino incalza

vano il nemico, s'accorsero delle sue disposizioni di riti rata , aggiungendo ardore ad ardore non gli diedero più posa : stesi in bersaglieri slanciaronsi sul nemico retro

guardo, il quale facendo tuttavia buon viso , ne nacquero

varii combattimenti parziali, in cui perdevano la vita i marchesi Roveredo e Cavour ed il cavaliere Laiolo, gio vani adolescenti , che nell'esordir della vita davano spe ranze di raro valor militare: poco lungi da essi il cavaliere Balbiano riceveva grave ferita , ed una più leggiera il prode cavaliere Ernesto Riccardi , che inseguito avendo il nemico con soverchia foga, ed avvertito dai suoi sol dati d'esser circondati , gridò : e noi c'apriremo la via colle baionette : e detto fatto , venutogli alle mani uno schioppo scarico lo avventa a mo' di giavellotto contro un croato che già stava per prostrarlo , e conficcatagli

la baionelta nel petto, lo stende al suolo cadavere; indi, sebbene ferito nella mano, ferocemente e tuttor batta ( 1) Il Veterano dice esplicitamente che si era sempre sperato di veder giungere D'Aspre, ma che allora venne avviso che le třuppe sue erano troppo slanche per poter marciare.


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gliando, s'apre la via coi suoi granatieri attraverso agli attoniti nemici .

Venne allora il turno di Nizza ed Aosta cavalleria , li

quali reggimenti guidati dal generale Olivieri , malgrado la natura del terreno poco propizio all'azione loro, tro varono modo di cagionar grave danno al nemico : fermò l'inseguimento la sopravvegnente nolle . Erano le 7 di sera , quando Bava , certo ormai della vittoria , lieto accorreva ad annunziarla al re, che te nuto s'era impassibile tutto il tempo della pugna sul

poggio Somenzari, fatto segno ai proiettili nemici, uno dei quali cadendo dinnanzi alle zampe anteriori del destriero , con una scheggia leggermente offese il real cavaliero nell'orecchio. Alla fausta notizia il re , abbrac ciato il valoroso suo luogotenente , e nominatolo capi

tano generale, rispondevagli con nonmen fausta novella, ed era questa la resa di Peschiera , notificatagli in tal punto da un messaggiero spedito da Valeggio dal duca di Genova . Sparsasi in un baleno la notizia del doppio trionfo , i sanguinosi campi di Goito echeggiarono della voce di mille guerrieri che alle grida di viva il re , viva Italia , viva Carlo Alberto re d'Italia , colle vesti

annerite e col viso grondante sudore e polvere chiede vano ad alta voce d'esser guidati a nuove pugne ! Ma cosi non la pensarono Carlo Alberto e Bava , del che furono allora e poi acerbamente e senza troppo

discernimento biasimati : poichè se è cosa indubitata che i generali piemontesi potevano trarre maggiore utile.

dalla vittoria, egli è poi anche fuori di dubbio che il maggiore errore che potesse commettere Bava era di gettarsi a notte fatta con 19,000 uomini , stanchi e di

giuni, sulle traccia di un nemico quasi doppio per nu


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

mero, c che a 10 kilometri aveva un sicuro rifugio sotto il cannone di una fortezza di primo ordine, lasciandosi

alle spalle il corpo di D’Aspre, ed esponendosi cosi ad esser colto fra due fuochi dagli Austriaci , i quali in tal caso non avrebbero mancato di asserire che la loro ri

tirata non era già il tremendo effetto dell'artiglieria nemica , ma una finta fuga , una grossolana pania in cui dato avevano pienamente Carlo Alberto e Bava .

La vera mossa da eseguirsi dai Piemontesi era una marcia -manovra sul fianco dell'esercito avversario, tra ghettando sulla sinistra del Mincio e recandosi sulla sua linea di ritirata sopra Verona . E per eseguir questo bellissimo piano, ora che Peschiera era caduta, bastava portar celeremente le truppe che avevano combattuto a

Goito in una posizione media fra Mantova e Verona, non troppo discosta da Villafranca , trasmutata dai regii in piazza da guerra e fortemente presidiata, come, a cagion d'esempio, Povegliano o meglio Castel d'Azzano , far quindi tentare dal secondo corpo d'armata una baltaglia di mano sopra Verona , a cui tutela stava Thurn con poche truppe : quand'anche quel colpo non riuscisse, il

secondo corpo d'armata ripiegandosi per Dossobono ed Alpo sopra Castel d'Azzano, veniva a formar un totale di 35,000 uomini almeno, che potevano impediré a Ra

detzky di rientrare in Verona o sforzarlo ad una bat taglia campale.

Le ragioni poi addotte da Bava del nembo procelloso e delle strade affondate per scusare l'inazione dei giorni sus seguenti , le quali hanno già poco valore per scusarlo del non aver incalzato il nemico verso Mantova (avvegnachè

io non vedo come il fango e gli acquazzoni che impe dirono ai Piemontesi di agire, riusciti non sarebbero


CAPITOLO IV .

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pure d'incaglio agli Austriaci), si fanno poi nell'ipotesi di questa mossa da me accennata aflatto insussistenti , giacchè il pessimo stato del terreno melmoso e paludoso dei dintorni di Goito e di Mantova fosse una ragione di

più per traghettare sul Veronese, ove il suolo essendo più sterile e sassoso ed in molti luoghi sparso di colli nette , il soldato piemontese vi sarebbe camminato e bivaccato all'asciutto , mentre gli Austriaci sarebbero

stati costretti a marciare ed all'uopo combattere nelle sottoposte bassure. La battaglia di Goito fu senza dubbio uno dei fatti

d'arme di maggior importanza avvenuti nella campagna del 1848 : invano gli scrittori prussiani, austriaci e russi

vorrebbero rappresentarlo come una semplice avvisaglia od uno scontro di poca entità fra la vanguardia austriaca e l'esercito regio . Radetzky aveva certamente il diritto

di lagnarsi dell'inoperosità del suo luogotenente D’A spre , ma ciò non toglie a Bava il merito della vittoria .

Inesalto del pari è il calcolo dei suaccennati autori , che fanno combattere 23,000 Piemontesi contro appena

12,000 Austriaci. Il primo corpo d'armata e la riserva ascendevano uniti a 22,000, e se i 14,000 di D’Aspre non presero parte atliva alla battaglia , essi ebbero però per risultato di paralizzare l'inseguimento del nemico

e di costringerlo quasi sempre ad una quasi assoluta difensiva per tema d'esser preso alle spalle ; per altra parte, neppure tutte le truppe piemontesi agirono nel

combattimento : i due battaglioni di Acqui , i Napoletani ed i Toscani non trassero nè anche un colpo di schioppo, nè Genova e Savoia cavalleria incrociarono tampoco le lancie . Furono pertanto ad un dipresso 16,000 uomini e 36 cannoni per parte che sostennero la prova : il fatto


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

vero poi è che la battaglia di Goito fu una di quelle in cui l'artiglieria giuocò il ruolo massimo, e se si eccel tuano poche cariche di alcune compagnie di Aosta e delle Guardie , ebbe a sostenervi quasi esclusivamente il combattimento , e mai in niun'altra fazione venne

in maggior evidenza la superiorità dell'artiglieria ita liana sulla tedesca .

Nello stesso intento di invilire il merito di questa vit toria , i bollettini austriaci hanno ridicolamente dimi

nuito il proprio danno, annunziando d'aver perduto soli 620 uomini in tutto, quando i soli prigionieri, che dessi va lutano a 200, si trovarono all'indomani esser più del dop pio : il terreno poi era coperto di cadaveri , specialmente

dei reggimenti Paumgartenn e Strassoldo , fra i quali quelli dei due tenenti Meczery e Wurgelich : oltre ai feriti già nominati, dei quali il tenente -colonnello Frey sauff ebbe a morire poco dopo, annoveravansi pure Toth e Korber capitani , e 14 ufficiali subalterni , ed il prin cipe Bentheirn , maggiore dei fanti Hohenlohe, ferito in un piede , venne in potere dei regii : onde , senza tema d'andar errati , si può calcolare che la perdita totale degli Austriaci toccò i 1,200. L'esercito regio lamento 46 morti e 260 feriti , fra i quali oltre al re ed al duca ebbero ad annoverarsi il tenente di Aosta cavalleria

Bisio , morto poi in seguito a ferita d'arma da fuoco

ricevuta nella rotola , Cappai e Marmorito (1 ) maggiori, Balbiano , Riccardi Ernesto, Garruccio e Ballero lenenti,

tutti della brigata Guardie ; Mollard maggiore , Bava capitano, e Condio sottotenente del 5o fanteria ; Bog (1 ) Questo Radicati di Marmorito è pronipote di quello che volle e trovò bella morte nel di 28 aprile 1794 sulle allure di Praga .


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getto, Bossi e Griva tenenti del 70, e Manassero capi tano dell'80.

La maggior parte dei corpi spiegarono in tal giornata esimio valore, e più di tutti l’Artiglieria e le Guardie : 8

fra gli ufficiali di quell’arma degni di particolar men zione, la storia ricorda Jaillet e Giacosa maggiori, Priè

e Cuggia . Effisio capitani , Sambuy , Mondolo e Bonelli luogotenenti . Fra le Guardie, Riccardi e Balbiano ; di Cuneo , Degrossi e Bronzet tenenti , Bellino, Riva e Torre sottotenenti : questi furono fra i più zelanti a ricom porre le file di quella brigata , e nell'inseguire il nemico venne notato per valore il cavaliere De Vartz, capitano di Nizza cavalleria . Inoltre molti bassi ufficiali e soldati,

specialmente dell'Artiglieria, furono decorati pel coraggio dimostrato .

La baltaglia di Goito fu l'ultimo sorriso della vittoria alle armi sabaude, poichè le fazioni di Governolo e di Rivoli , tuttochè sommamente onorevoli alle armi pie montesi , furono fatti parziali che niuna influenza ebbero nè potevano avere sul risultato della campagna : la bat

taglia di Goito adunque segna l'apogeo della fortuna delle armi italiane, e da quel giorno le sorti loro an darono sempre decrescendo; e quella volubile dea, quasi offesa dell'inettezza del re a profittare de' suoi favori, abbandonò d'allora in poi le sue tricolorale insegne .

Radetzky intanto, non ancor pienamente persuaso di aver a fare ad un antagonista cosi incapace di utiliz zare i proprii successi , e temendo , malgrado la dirotta pioggia che cadde tutto il di 31 , di venir assalito da un momento all'altro, usufruttuò le ore notturne per cin gersi di trincieramenti , munendo tutte le cascine dei dintorni di Sacca e di Cagliara di feritoie, di abbattute,


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di barricate : e fatta occupare la linea degli avamposti dalla brigata Maurer della riserva , che poca o niuna parte preso aveva alla pugna, raccolse il primo corpo tutto lacero dietro il Birbes prolungandosi diagonal mente in dietro a Settefrati : quindi , fatto esperto del l'errore commesso il giorno precedente, al primo albore riavvicinò a sè tutto il secondo corpo , collocandone gli avąmposti a Caigole ed il grosso a Cà del Gallo : e tras portato il quartier generale coll'artiglieria di riserva e l'equipaggio da ponte a Rivalla , slette ivi in allesa di quanto saprebbero operare i condottieri dei regii sino a tutto il terzo giorno di giugno ; meticolosa risoluzione che vale però a dimostrare quanto facile sarebbe stato ai Piemontesi di guadagnare una o due marcie sull'eser cito del maresciallo.

Ma se l'animo del vecchio duce cesareo versava in

mille dubbiezze, non meno perplesso stavasi il re, il quale, come benissimo osserva Masson nella sua opera di Custoza: le roi, avec une armée brave et pleine d'ardeur, ne paraissait jamais plus embarrassé qu'après un succès, et à Goito comme à Pastrengo il ne sut rien faire. Fi nalmente, dopo aver speso inutilmente in Volta tutto il

giorno 31 , Carlo Alberto all'indomani, non sapendo cosa far di meglio, ovvero spinto dalle sue due passioni pre dominanti, l'amor delle parate e le ubbie religiose, andò

a far cantare un Tedeum in Peschiera , passando quindi a rivista la quarta divisione , tutto lieto in animo di potersi mostrare in sembianza di conquistatore agli abi

tatori di una città forte nemica. Napoleone eziandio pas sava nelle file dei suoi dopo la battaglia , ma ciò era per confortar i feriti , premiar i valorosi ed animar tutti con brevi ed acconcie parole a perdurare in valore : ma


CAPITOLO IV .

447

Carlo Alberto passava le riviste senza scopo, e talvolta sprecava in esse il tempo opportuno per l'attacco ; in tutto il corso della guerra poi non șeppe trovar mai una parola di conforto ai patimenti del soldato: pallido e smunto , invece di incoraggiar le schiere, ne faceva rab

brividir l’aninio , sembrando con quel suo cadaverico sembiante, foriero di danni e di sciagure (1 ) . Le due armaté passarono pertanto tre giorni l'una rim-Giugno

petto all'altra , immerse nel fango ed inzuppate d'acqua : solo nel giorno 2 giugno 500 cavalleggieri austriaci, scorrazzando alle spalle dell'esercito regio , andarono a

far le tolte a Castelgoffredo, Azola , Medole, riempiendo di spavento la stessa Brescia : ed all'albeggiare del di

seguente spinsero le loro scorrerie verso Ceilungo quasi a tentar i regii; -ma accorso ivi il generale Olivieri con un reggimento di cavalli. ed un baltaglione di Casale , essi ripiegarono' immediatamente. Tuttavia. Bava , in quieto per queste dimostrazioni dietro la sua ala de stra , faceva nello stesso di, 3 giugno, eseguire una forte riconoscenza sopra Ceresara dal luogotenente- generale Ferrere colla maggior parte della sua divisione : innol tratosi questo divisonario sino a Vasto attraverso ad un terreno tutto coperto di fango, ebbe a riſerire come il secondo corpo conservasse con numerosa cavalleria ad (1 ) Quando si entrava in Lombardia e quando tutti gli animi erano riboccanti di entusiasmo, mentre la terza divisione porta

vasi li 7 aprile a Castelgoffredo, venne verso Azola schierata a baltaglia per dar passo e render gli onori al re che accompa gnato da tutto il suo codazzo passava per di là : al suo aſiparire l'aura echeggiò di grida festose di viva il re : ma esso invece di sorridere alle truppe e far loro un cenno di approvazione, di con tento, involossi a spron battuto, pallido in viso come un colpevole e più in sembianza di fuggitivo che di re guerriero !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

un dipresso le stesse posizioni fra Ceresara e Solarolo, e come il generale D'Aspre tenesse il suo quartier ge nerale a Cà Bozzelli . Quest'immobilità del nemico fece credere allora a Bava ed al re che egli intendesse rin

novar gli assalti, perlocchè decisero di concentrare at torno alle alture di Volta 40,000 uomini e 48 pezzi di artiglieria per poter offrire od accettare battaglia , te nendosi colla sinistra fortemente appoggiati a Goito , onde avere in ogni peggior evento un sicuro passo sulla sinistra del fiume.

Dietro gli ordini emanati , alla sera delli 3 giugno tro

varonsi raccolte sulla pianura posta fra Goito e Volta la prima e la seconda divisione , quella di riserva e la bri gata di Savoia , staccata momentaneamente dalla terza

divisione, ed un proporzionato numero di cavalleria ed artiglieria. Deciso allora Bava à conservar il vantaggio dell'offensiva, proponeva al re, e questi annuiva , di as salire il centro nemico nelle proprie sue posizioni , se gregare cosi il corpo di D'Aspre dal maresciallo e co stringerlo a ripiegarsi sul basso Oglio, ove speravasi di fargli deporre le armi . A tal fine Bava , incaricato dal

re della direzione diquesta mossa , divise le sue truppe in due corpi , dei quali uno , composto delle brigate Aosta, Cuneo, Casale e qualtro battaglioni di Acqui, di molta artiglieria , di Savoia cavalleria, e di quattro squa droni di ciascuno dei tre reggimenti Aosta , Nizza e

Genova , doveva , sotto gli ordini dei tenenti -generali d'Arvillars e Ferrere, mantenersi sino ad ulteriori dis

posizioni nelle proprie posizioni per occupare di fronte il primo corpo nemico : l'altro invece, di cui assunto aveva il comando in tal giorno il duca di Savoia , doveva

marciare al nemico sopra quattro colonne nell'ordine


CAPITOLO IV ..

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seguente : la prima colonna , formata dalla brigata Guar die , dalla 3a batteria di posizione , da metà della 3a a cavallo, dalla compagnia bersaglieri De Biller, e da uno squadrone di Aosta cavalleria, doveva per Motella , Lon ghino e Niccolina marciare sino a Santa Maria sul Cal

done . La seconda , composta della brigata Savoia , della compagnia bersaglieri Lions , di mezza batteria della 2a a cavallo , e di uno squadrone di Aosta , proseguendo lo stradale che da Goito tende a Ceresara , doveva por

tarsi a Solarolo per Rezenasco , Bardelletto é Bertac. La terza colonna , che comprendeva la brigata Regina , la compagnia Griffini , l'altra metà della 2a batteria a

cavallo ed uno squadrone di Nizza , partita da Cerlungo per Cattapane e Corte di Vasto marciar doveva sopra Ceresara procurando di esservi giunta alle 10 mattutine

del giorno 4. La quarta , che comprendeva due soli bat taglioni del 180, metà della 3a batteria a cavallo e due >

squadroni di Genova cavalleria , partita da Guidizzolo sin dalla sera delli 3, doveva essa pure essere a Ceresara alle ore 10 .

Speravasi con tal movimento di tagliar fuori tutte le truppe nemiche collocate a destra dello stradale che da

Goito conduce a Gazzoldo, e nell'ipotesi che il corpo di D'Aspre rincacciato sull'Oglio ed incapace di attraversar il fiume tentasse rimontare la sponda sinistra del Chiese, erasi collocato a Castiglione delle Stiviere, a Solferino, a Cavriana la brigata ed il reggimento di cavalleria Pie monte , con una batteria .

Queste disposizioni , assai buone in complesso , pecca vano in quest'ultima parte , poichè ora che Peschiera era dei regii, non era da supporsi che il nemico si an drebbe a gittare volontario ed in piccol numero in mezzo VOL . 11. - 29

PINELLI , Storia ecc .


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1

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ai corpi nemici ed alle popolazioni insorte; quando tutti i passi di Marcaria, di Canneto, di Asola erano indifesi dai Piemontesi : e valeva molto meglio attrarre a sė

quei due ottimi reggimenti tenendoli tutt'al più in ul tima riserva verso Volta dietro l'ala destra , e non vio

lando cosi quel principio di guerra predicato anche da Napoleone , di non far mai distaccamenti alla vigilia di una giornata campale : se lo scontro avesse avuto luogo, Bava , sebbene sopra scala minore, e perciò men

nocivo, rinnovava l'errore fatto da Radetzky nel giorno 30 di tener soverchiamente lontano il corpo di D'Aspre.

Al postutto queste disposizioni riuscirono affatto inu tili , avvegnachè vuoi che Radetzky fosse stato informato

dei rinforzi giunti a Volta , locchè dalle cupole di Man tova poteva assai facilmente riconoscersi , o vuoi che avesse ormai deciso di ritirarsi ; quando i Piemontesi

giunsero sulle rive del Caldone e del Gorgolino s'avvi dero che il nemico nella notte dalli 3 alli 4, evacuate

interamente le posizioni tutte poste sull'Osone e varcato quel torrente, erasi ritirato sotto il cannone di Mantova .

Inseguirono i regii il fuggente nemico sino all'argine dell'Osone Nuovo , ammirando, via facendo, il numero

prodigioso di piante e le molte opere transitorie didi fesa che egli aveva in si breve tempo intraprese : ma non venne lor fatto di raggiungerlo , e solo raccolsero qualche sbandato o qualche italiano defezionante. Rac colsero inoltre i regii a Rivalta , ove stabilito erasi il quartier generale austriaco , alcune carte riflettenti le

disposizioni progettate da Radetzky per il riparto delle forze austriache nelle varie città e fortezze prima che scoppiasse la rivoluzione, alcune istruzioni analoghe nel caso già preveduto di sommossa , e varie situazioni della


CAPITOLO IV .

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forza dell'esercito d'Italia ; carte tutte state dimenticate

nella pressa di ritirarsi , il che prova che la ritirata fu precipitosa : ciò che risulta pure dal seguente aneddoto .. Il re che erasi innoltrato sino al villaggio delle Grazie , venne preso da vaghezza di visitarne il santuario , che nella sua vasta erudizione religiosa sapeva contenere statue rappresentanti alcuni fatii storici risguardanti la già sovrana famiglia Gonzaga : ma per quante indagini fossero fatte non vi fu modo di trovar le chiavi di quella chiesa : nè volendo il re che se ne abbattessero le porte , .

dovette andarsene col desiderio non pago : senonchè

dopo si venne a sapere come in quel santuario stessero racchiusi meglio di 100 feriti che gli Austriaci, nella precipitosa loro ritirata , non avevano tempo di traspor

tare, e che furono poi da loro raccolti dopo la partenza dei regii . Questo fatto , insignificante in sé, oltre a con fermare la frettolosa ritirata , prova eziandio quanto fosse il terrore incusso dagli Austriaci in quelle popola zioni, e quanto falsa fosse l'idea che i Lombardi tutti simpatizzassero per i Piemontesi . So che il nemico non avrebbe tardato a trarre atroce vendetta su quella terra per lo svelato ricovero di quei feriti; ma se ogni terra , se ogni individuo non vuol porre a repentaglio nè pro prietà , nè vita a prò della causa nazionale, oh quando mai potrà l'Italia spezzare le proprie catene ? Ciò valga intanto per prova di coloro che di buona fede sosten nero che i Lombardi ci attendevano a braccia aperte , e

per insegnamento per l'avvenire a non fidar troppo in quelle solite promesse di levata in massa : e ciò dico a chi veramente desidera e vuole conoscere il vero per

farne suo prò in avvenire ; a coloro che tuttora si illu dono, ed ai mendaci che niegano i fatti io non parlo .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Gravi motivi avevano indotto il maresciallo ad evitar

con tanta cura un secondo scontro che in un terreno

cosi diligentemente reso forte, con Mantova alle spalle in seconda linea e 40,000 uomini di buone truppe non poteva riuscire a lui molto nocivo . Ma sin dalli 2 egli era stato informato della caduta di Peschiera, ed a questo

disastro, che rendeva illusorio lo scopo precipuo della sua mossa , venne il di seguente ad aggiungersene un altro ancor più grave , e questo era il fiero annunzio della rivoluzione accaduta in Vienna li 26 maggio, in seguito alla quale il ministero, ceduta l'autorità ad un comitato provvisorio, abbandonava la capitale . Quest'av venimento mutava affatto la posizione del maresciallo, il quale ben senti come mancata una regolar ammini strazione nella sede del governo , egli avesse a porre riguardo non solo alle condizioni militari , ma eziandio

politiche del suo paese . Chi assicuravalo diffatti che quell'esercito stesso che sin allora era stato consacrato

al solo scopo di ricuperar provincie lontane , non fosse necessario fra breve per soffocare la rivolta destatasi nel cuore stesso dell'impero ? Chi poi accertavalo che fra poco sarebbe stato raggiunto dai rinforzi che egli

chiesto aveva e che Welden già stava adunando nel Tirolo ?

Troppo io mi dilungherei dal mio assunto se qui nar rar volessi fil per filo le lunghe ed infruituose pratiche per un pacifico assestamento intavolate in quel turno

di tempo : a chiaramente esporre però la stessa parte strategica dei due eserciti ed a dare i motivi delle ri spettive loro mosse è necessario ch'io rammenti di volo

come alle proposte di accomodamento fatte sin dai primi

di maggio ai ribellatisi Lombardi dal governo imperiale


CAPITOLO JV .

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per mezzo del barone Hartig , succedute fossero le di mande di mediazione sporte da quello stesso governo

al gabinetto di Londra per organo del barone di Hum melauer colà appositamente spedito . Non importa alla storia nostra riferire come Inghilterra niegasse prima di assumere l'ufficio, senza l'immediata evacuazione di

tutte le provincie italiche, come in principio Austria vo lesse della Lombardia far uno stato indipendente solto un arciduca , ed accondiscendesse poscia a lasciarla li bera di reggersi da sola o di darsi a qualche potentato italiano ; come l'Inghilterra insistesse poscia presso il

governo sardo perchè accettasse la linea dell'Adige qual confine, e come questo ultimo rifiutasse la proposta ; a me basta notar due cose : il motivo potentissimo cioè, che indusse re Carlo Alberto al gran rifiuto, e l'influenza che queste trattative ebbero sulle operazioni del mare sciallo austriaco .

Circa al primo punto dirò adunque che quella avven tata , se vuolsi , ma generosa reiezione delle proposte di pace che or viene quasi universalmente censurata , era

allora per lo contrario da tutti lodata e portata a cielo , e più da coloro che or più la biasimano, essendo nel l'umana natura che chi più ti adula potente, più ti sprezzi caduto : ma senza tener calcolo di questi immondi ret

tili che solo sanno strisciare ai piedi di chi può, dirò che non solo le popolazioni delle provincie venete, ma quelle d'Italia intera , e con esse l'esercito ( eccezione fatta di quei tali che sotto il militare usbergo chiudevan cuor di coniglio , e che , se non eran molti , abbonda vano però più in quella sfera in cui amor di gloria più regnar dovrebbe) fremevano alla sola idea che il re sa voiardo potesse scendere a patti collo straniero lasciando


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

parte dei fratelli sotto l'iniquo suo giogo . Cosi la pen savano cittadini, soldati, deputati e ministri (1 ) , e sir

Ralph Abercromby , ambasciatore britanno a Torino, era talmente penetrato di questo universal pensiero, che scrivendo su tal proposito a lord Palmerston li 30 giu gno , usciva in queste parole che testualmente qui tra scrivo : I believe that any italian government atlempting

to negotiate with Austria upon other terms (fuor quelli d'un intero sgombramento delle itale provincie) would be looked upon and treated by the rest of Italy as trai tors to the cause (2) . Ed io che, la Dio mercè , non son di quei colali che vorrebbero tacere e dimenticare i proprii errori, rin negando ad ogni mutar di vento le antiche credenze ,

dichiarerò come nutrissi pure tal opinione assai gene rale fra i soldati volonterosi di guerra ; e questo io con fesso non perchè la mia opinione avesse allora ed aver possa attualmente alcun peso politico , ma per dimo strare che ad essa aderivano i nove decimi dell'esercito,

e che la guerra , a quell'epoca in cui la resa di Peschiera ed il trionfo di Goito avevan obliterato la reminiscenza

del disastro di Santa Lucia , era ancor popolare nell'eser cito , nel quale però se ristorati si erano gli animi , ras sodata più non s'era la disciplina, primo elemento di vittoria , e la quale prontamente crolla, ma lentamente

poi ed incompletamente sempre si riedifica. Ed io avrò ( 1 ) Vedi nella Gazzetta ufficiale del tempo le interpellanze del deputato Buffa a tale proposito e le risposte del ministro Pareto. (2) « Io credo che qualunque governo italiano che tentasse di

negoziare con Austria sopra altre basi fuor quella di un intero sgombramento delle itale provincie , sarebbe risguardato e tenuto dagli altri partiti italiani come traditore della causa » .


CAPITOLO IV .

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pure l'ardire di sostenere ancor ora , malgrado le tante

mutate opinioni , che quelle larghe austriache offerte che tanto or si magnificano , erano da rigettarsi come lo furono, poichè, ove accettate, esse invece di arrecar utile al Piemonte , portato gli avrebbero vergogna e danni : vergogna pel vile abbandono dei Veneti ; danno perchè la guerra non avrebbe fatto che cambiar di na tura , divenendo da nobil contesa nazionale contro l'op pressore, orrenda guerra civile , di cui approfittando il comune nemico avrebbe in breve afferrato il destro per ritoglierci quanto era stato costretto dalla difficoltà dei tempi a concederci , seppure un'altra limitrofa potenza più temibile ancora , perchè più capziosa e mendace , affrettata non si fosse ad invadere il Piemonte colle sue insolentissime masnade .

Passando ora ad esaminar quanta influenza questi pacifici negoziati possano aver esercito sulle risoluzioni del generalissimo dell'impero, mi giova notare in primo luogo come li 5 giugno, allora appunto in cui Radetzky . ritornava da Mantova , l'arciduca Francesco Giuseppe, attualmente imperatore, il quale stava coll'esercito di Italia , ricevesse premurosa istanza di recarsi in Boemia ; come sospese fossero le marcie dei rinforzi avviati a

Radetzky; come gli stessi austriaci scrittori ammettano ch'egli ricevesse ordine di offrire un armistizio a Carlo Alberto, locchè chiaramente si vede dalla lettera scritta

li 9 giugno da lord Ponsomby a lord Palmerston , in cui diceva che l'arciduca Giovanni , vicario allora del l'impero , avevagli dichiarato essere pronti gli Austriaci

ad evacuare le posizioni al di qua dell'Adige e tenersi in assoluta difensiva aspettando li risultati del proposto armistizio : e da una seconda , di cui qui reco un brano


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

voltandolo in volgare , dal quale appaiono tanto l'in carico dato al maresciallo stesso di trattare di pace ,

quanto le obiezioni da lui presentate . « Io ebbi ad in « formare la Signoria Vostra, scriveva Ponsomby, or sono

« alcuni giorni , che il barone Wessenberg mi disse di « aver mandati pieni poteri al maresciallo Radetzky per ( fare un armistizio . Il barone avrebbe dovuto dire che

( aveva mandati ordini al maresciallo di proporre un varmistizio . Il maresciallo fece rimostranze contro tal

« modo di procedere, dicendo che la sua posizione era

« inespugnabile, e che il tempo avrebbe grandemente ( e'prontamente operato in favor della pace, a causa del

« grave dispendio sopportato dagli Italiani (1 ) , e che è ( già causa di molto scontento e di mormorazioni » . Il Veterano austriaco ci narra diffatti come il canuto

guerriero spedisse al suo sovrano il principe Felice Schwartzenberg a supplicare venissero sospese tutte le trattative di pace , od almeno venisse dato ad altri l'inca rico di offrire i patti di armistizio . Collegando tutti questi fatti insieme, ed avvalorandoli ancora della circostanza notata dai difensori di Vicenza,

dopo la resa , come l'esercito austriaco non avesse altri

mente l'aspetto di un corpo spedizionario privo di ogni superfluo impedimento, come ragion vuole , ma bensi d'un'armata conducente seco tutti i bagagli , e persin le famiglie dei soldati; mi sembra doverne dedurre che il

movimento di Radetzky sopra Vicenza non fu una sa piente mossa strategica, come ci vorrebbero far credere (?). I dissidii politici e non le gravi spese eran causa di mali umori fra gli Italiani : ma forse il maresciallo intendeva parlare

delle popolazioni del contado veronese più favorevoli ad Austria, e già stanche dei mali cagionati dallo stato di guerra.


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i suoi ammiratori , ma bensi un principio di ritirata non volontaria di lui , ma forzata dagli ordini di Vienna , ed havvi pertanto tutto luogo a credere che ove Du

rando riuscito fosse a respingere gli assalti , e Carlo Al berto , sagacemente oprando, corso fosse sopra Verona , o traghettando l'Adige a Legnago posto si fosse fra il maresciallo e quella piazza , il generalissimo austriaco ripiegandosi sopra la Brenta ed operando la sua con giunzione con Welden, abbandonato avrebbe Verona al proprio destino .

Molteplici senza dubbio erano gli scopi che in tante spinose congiunture erasi il maresciallo proposti , ned egli era uomo ad abbandonar l'Italia al suo avversario senza avventurar ancora una battaglia fra l'Adige ed il Brenta ; ma tanto come duce supremo, quanto come suddito, egli doveva innanzi tutto rendersi certa la via

di ritirata verso Lamagna , ove l'opera sua poteva venir

richiesta e rendersi indispensabile per sostenere il crol lante soglio della stirpe di Absburgo : e per esser per tanto in grado di poter accorrere prontamente ed ognor quando lo' credesse opportuno , egli doveva anzi tutto

impadronirsi di Vicenza , di dove gli Italiani potevano sempre tagliargli la sua linea di ritirata che ora cor reva per Schio e val Sugana verso Trento ed il Tirolo settentrionale . Mentre pertanto egli attendeva la risposta

alle proposte sue di sospendere i pacifici negoziati, egli decise di tentar l'occupazione del Vicentino , salvo a ri

condursi dopo a Verona se accettato veniva il suo con siglio , od a ripiegarsi sopra Welden se eragli ricisa mente imposto di accorrere all'interno . Gli scrittori settentrionali invece vorrebbero ravvisare

nella condotta del maresciallo una di quelle operazioni


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di cui i soli genii superiori e della levatura di Federico II e di Bonaparte sono capaci : essi vorrebbero farci cre dere che il maresciallo di proposito deliberato spic

cossi da Mantova per opprimere Durando a Vicenza, per gettarsi quindi , con una di quelle mosse che rammen tano i prodigii di Castiglione , di Rivoli, di Arcole, sopra Carlo Alberto per opprimerlo a suo turno : ma oltrechè nulla di tutto ciò appare nella condotta del loro eroe, poichè egli appena ebbe Vicenza , non difesa forse con sufficiente energia, lungi dal venir a traghettare l'Adige a Legnago e gettarsi da oriente sui Piemontesi , che cre

dendolo impegnato sotto Vicenza , stavan attendendo la sollevazione di Verona , tagliandoli cosi dalla loro base

di operazione o confinandoli almeno sotlo Peschiera : egli quatto quatto ritornò a rintanarsi nel suo campo

trincierato ad aspettare i rinforzi di Welden , senza i quali non osava misurarsi con un nemico per nulla a lui superiore ; oltre di questo, dico , dalla corrispondenza sua coll'arciduca Giovanni, di cui se ne trova un brano

in una leltera del signor Magenis, addetto alla legazione britanna a Vienna, col visconte Palmerston, e che qui tradotto trascrivo, si vede chiaramente come scopo pre cipuo del maresciallo fosse di accostarsi a Verona per cui seriamente temeva , ed a Welden in cui potente mente sperava ; quanto grandi fossero i suoi timori di esser assalito dai Piemontesi durante la sua mossa ,

e

come infine il tentativo di Vicenza fosse per lui d'im portanza affatto secondaria . Perché nella lettera scritta

dal signor Magenis a lord Palmerston li 12, leggo che

il maresciallo Radetzky, scrivendo li 5 da Sanguinetto, diceva all'arciduca Giovanni esser lui deciso di ritirarsi

sopra Verona, « essendo convinto che il suo movimento


CAPITOLO IV .

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o alle spalle ed ai fianchi del nemico per Mantova non e potesse più produrre l'oggetto che egli desiava . Sic a come però la via diretta per Verona non era senza a pericolo , il maresciallo aveva determinato di varcar « l’Adige a Legnago , e durante questo movimento di « attaccare allo stesso tempo Vicenza , pel qual mezzo ( egli avrebbe riunito la sua armata colla riserva sot « toposta agli ordini di Welden » . I timori di Radetzky poi di venir assalito di fianco dai regii sono dimostrati dalla precauzione da lui presa di far marciare parte della riserva per Isola Scala , Bovolone e Villafontana direttamente sopra Verona ; mossa non intesa , come scrisse un autore austriaco, per rinforzare quel presidio,

poichè vedremo invece che esso ne trasse ancora 5,500 uomini sotto Culoz per cooperare contro Vicenza , ma bensi per far credere a Carlo Alberto che egli con tutto l'esercito seguisse quella via , quando invece ne teneva una ben lontana , ed affrettavasi a porre fra sė ed i Pie montesi il grosso fiume Adige . Le quali cose io dico non per sminuire il merito del maresciallo , che fu invece grandissimo , avendo egli provvisto da prudente capitano a tutti i casi possibili , e non avendo voluto arrischiare nulla quando tutto po teva aspettare dal tempo , ma solo per dare alla sua

operazione sopra Vicenza quel vero carattere suo pro prio. Che se poi consideriamo la condotta di Radetzky

sotto l'aspetto politico, egli merita lodi ancor maggiori per aver soprasseduto ad eseguire gli ordini di offrire

armistizio : condotta che gli dava diritto a quegli stessi ringraziamenti già votati un giorno dai padri coscritti dell'antica Roma a Terenzio Varrone dopo la disastrosa

battaglia di Canne per non aver disperato della patria.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Oltre a ciò egli è indubitato che l'energia da lui spiegata in tal circostanza 'ebbe per immediata conseguenza di ritornare sotto il dominio imperiale le città tutte della

Venezia , se ne togli la metropoli, è di rendere pronto e sicuro il vettovagliamento delle sue schiere . E questi meriti di uomo sagace e politico sono i veri a cui abbia diritto il maresciallo per la condotta da lui costante mente tenuta in tutto il corso della guerra ; ma volerne fare un capitano a concezioni vaste ed ardite è voler per bassa adulazione sfigurare affatto il suo carattere pru dente si , ma costante e freddo nei rovesci ; locchè è cer

tamente pregio altissimo in un condottiero di eserciti. Checchè sia di tutto questo, Radetzky, deciso ad ap

prossimarsi alle proprie communicazioni, levato tacita mente il campo sull'Osone , concentrava prima le sue truppe nell'interno e nei dintorni di Mantova , di dove nel giorno 5 ponevale in via per Vicenza sopra tre co lonne .

Il primo corpo per Castelbelforte , Erbe e Salizzole venne a Bovolone , ove pernottò . Il secondo corpo, che aveva già serenato la notte precedente sulle rive del tor rente Derbasco che attraversa la strada postale da Le

gnago a Mantova presso il villaggio di Stradella , partitone li 5, avviossi coll'equipaggio da ponte per Sanguinetto verso l'Adige . Sulla stessa strada , a conveniente distanza

seguivalo il corpo di riserva , che partito da Mantova li 5 esso pure , con la cavalleria in testa , le artiglierie

al centro e le fanterie in coda , venne in tal giorno a pernottare a Nogara , mentre il quartier generale an dossi a posare a Sanguinetto . Li 6 Wratislaw , venuto col primo corpo per Malvicina e San Pietro di Morubio

sulle rive dell'Adige , tentava gettare un ponte quasi


CAPITOLO IV .

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rimpetto a Bonavigo, ove sta un isolotto, per portarsi

di là a Cologna: ma impeditone dal fiume grosso per le stemperate pioggie dei giorni addietro, ebbe a pie gare a destra, e traghettato l'Adige a Legnago , andò a pernottare a Bevilacqua .. Il secondo corpo invece , con la maggior parte delle riserve e col quartier generale , varcalo esso pure il fiume a Legnago , dovette procedere

sino a Montagnana. Riposarono le truppe per tutto il giorno 7 nelle rispettive loro posizioni , meno una parte della riserva, che prendendo per Bovolone e Villafontana, avviossi sopra Verona facendosi fiancheggiare da nu

merosi esploratori che tennero la via di Isola della Scala, Cà di Davide e Tomba. Giungeva questa truppa in quella città alle 3 pomeridiane dello stesso giorno . Il giorno 8 le truppe del maresciallo parte per Po jana e parte per Noventa vennero a Barbarano : li 9 il primo corpo, posatosi a Longara , spingeva gli avam posti a Santa Croce ; ed il secondo corpo e la riserva, gettati due ponti sul Bacchiglione , uno a Montegaldello e l'altro a Longara , trasferissi sulla sinistra del fiume

ed andò a posarsi a Torre di Quartesolo , fortificando quella terra e coprendosi col torrente Tessina , affluente di sinistra del Bacchiglione : mentre un corpo volante diretto dai due ufficiali del Genio Molinari e Steffanelli

(essi pure Italiani ), andava a rovinare il ponte sul Ce resone, altro affluente di sinistra del Bacchiglione e che taglia a 16 kilometri da Vicenza la strada ferrata che unisce quella città a Padova .

Alla sera del giorno 9 adunque gli avamposti dell'intero esercito austriaco erano a 4 kilometri al più da Vicenza , e

dietro loro i varii corpi stavano disposti in quest'ordine : all'estrema sinistra la divisione Culoz forte di 5,000 fanti ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

2 squadroni, 1 batteria pedestre ed 1 di razzi , tratta , come sopraccennai , dal presidio di Verona , erasi per Brendola condotta ad Arcugnano , di dove , seguendo le alture , doveva venir ad assalire i monti Berici . Al

centro il primo corpo , cogli avamposti a Santa Croce, teneva in prima linea la brigata Strassoldo a Debba ; in seconda linea quella di Wohlgemuth sulla sinistra del Bacchiglione a Secula, e quella di Clam a Longara sulla destra : doveva questo corpo legarsi a manca con Culoz e progredir d'accordo all'attacco dei monti Berici , ed a destra la brigata Wohlgemuth , rimontando il fiume, doveva secondare D’Aspre, incaricato di assalire col se condo corpo la porta Padova ed i sobborghi di San Vito e di Santa Lucia ; due brigate di fanti ed una di cavalli formavano le riserve.

Con questo avveduto modo di assalti intendeva il ma resciallo di far conquistare le alture che sopraggiudicano Vicenza dal primo corpo , mentre il secondo avrebbe tolta ai difensori la ritirata sopra Padova ed il Brenta,

vietando loro così di congiungersi tanto coll'esercito regio che coi Veneti , e costringendoli a prendere la via malagevole delle montagne, ove non avrebbero tardato a trovarsi di fronte il secondo corpo di riserva col quale Welden già rumoreggiava verso Montebelluno . L'ora fissata pel generale assalto era quella delle 10 antime ridiane del di seguente .

Qual sia Vicenza già da me fu detto in queste pagine : or sol giova aggiungere come gl’Italiani avessero per fezionate le opere erette a difesa : i cannoni non man cavano , perchè oltre ai proprii della divisione, da Ve nezia erano giunte 22 grosse artiglierie murali : ma scarseggiavano le cariche. Ebbe Durando avviso sino


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dalli 6 che il nemico trovavasi in forza a Montagnana ,

ma egli lusingossi che scopo di Radetzky fosse di sten

dere la mano al corpo di Welden, e che tutt'al più gli Austriaci fatto avrebbero sopra Vicenza un tentativo come al di 24 maggio ; tentativo ch'egli , calcolando le truppe di Radetzky a 20,000 uomini solo, sperava di

respingere come fatto aveva con Thurn . Ma troppo mu tate erano le cose , perchè con Radetzky marciavano 31,500 uomini e 131 cannoni , e questa volta il mare sciallo era deciso a farla finita con quell'ostacolo di Vi

cenza sui fianchi, che impedivagli ogni sua ulterior operazione ; ed alla sera delli 9 una riconoscenza fatta dallo svizzero colonnello Latour , d'ordine di Durando ,

sui monti Berici , venne ad accertar questo generale che la giornata delli 10 avrebbe deciso del destino di Vicenza .

Comandava Durando 10,000 circa fra regolari e vo

lontarii, ai quali aggiunger si deve la milizia vicentina che calcolar potevasi in 6,000 circa , che male armata e poco istrutta , sebben animata da ottimo spirito , sem brava dover essere un debole aiuto , ma che vedremo

pugnar virilmente . Certo ormai dell'assalto, divise Du rando in tal modo le sue genti .

Sul monte Berico , punto essenziale della difesa, sta vano 2 battaglioni svizzeri con 7 pezzi, la terza legione romana , forte di 1,300 uomini e comandata da Gal

lieno ; il battaglione universitario, retto dal maggiore Luigi Ceccarini ; il battaglione civico di Faenza, coman dato dal tenente-colonnello Pasi , ed una scelta schiera di volontarii vicentini .

Queste truppe erano tutte sotto gli ordini del colon nello d'Azeglio , il quale aveva seco il colonnello Cial


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dini , modenese , chiaro per le prove di intelligenza e valore date in Spagna, legato con Durando da antica amicizia nata fra l'armi, e giunto da due soli giorni presso il suo antico compagno di guerra . Dovettero Azeglio e Cialdini far occupare dalle lor genti tutte le alture che da Santa Margherita, punto più prossimo ad Arcugnano, da dove vennero i Tedeschi , corrono per Villa Rom baldo, Bellavista e Barricocoli sino al monte su cui siede il Santuario : punti tutti la cui natural fortezza era stata

!

dall'arte addoppiata. A Santa Margherita stava il mag giore Gentiloni con un battaglione della legione Gal lieno, mentre gli altri punti suaccennati custoditi erano

dal residuo della legione suddetta, dai volontarii vicen tini e dallo svizzero reggimento di Remy: gli univer sitarii ed i Faentini furono invece collocati sulla sini

stra , ove il monte declina verso la via che conduce da

Vicenza a Longara , là dove sorge il magnifico edificio della Rotonda , capo lavoro del Palladio . Stavano in essa le quattro compagnie romane degli universitarii, mentre la quinta , composta di Padovani, stava a Valmarana,

punto intermedio sulla via che seguendo il tortuoso dorso del monte lega la Rotonda col Santuario : alquanto più addietro stava Pasi coi Faentini .

Questi erano i difensori dei monti. Al piano, o, per dir meglio, alla tutela dei sobborghie dell'interno della città , stavano sotto Belluzzi queste altre schiere : la le

gione romana del colonnello Delgrande colla propria artiglieria e coi Ferraresi di Mosti era preposta alla difesa di Porta Padova ; il battaglione dei Cacciatori del Basso Reno , comandato dal tenente - colonnello Rossi,

era a Porta Santa Lucia ed al cimitero ; il sesto batta

glione di fucilieri custodiva le porte di San Bortolo e


CAPITOLO IV .

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di Santa Croce, e 2 battaglioni di cacciatori la porta Castello . I volontarii bolognesi e numeroso sluolo di milizia vicentina difendeva le porte Lupia e di Monte , il sobborgo San Felice ed il campo santo , luoghi tutti men seriamente minacciati e già protetti dalle opere erette sui monti Berici . Il reggimento svizzero di Latour,

i carabinieri e dragoni pontificii e le artiglierie leggiere formavano la riserva . Una compagnia di zappatori era

suddivisa in piccoli drappelli che portavansi ovunque occorreva l'opera loro pel ristauro dei trincieramenti : 16 artiglierie da campo e 22 da bastioni completavano

le forze di cui disporre poteva Durando. Dietro gli ordini del maresciallo l'attacco incominciar

doveva solo alle 10 ore ; ma Culoz avendo falto partire durante la notte il colonnello Hahne con sei compagnie, di cui due di Tirolesi , per andar ad occupare il poggio

di Santa Margherita ; queste truppe, giunte colà al primo albeggiare, erano accolte dai legionarii di Gentiloni con vivo fuoco di moschetteria e con colpi di cannone da due pezzi di ferro collocati sulla cresta del monte : non sgominaronsi però gli Austriaci, e ricolmate sotto il fuoco nemico le numerose tagliate operate dai difensori

sulla strada , svelte le palificate , rotte le barricate , vennero risoluti sul poggio . Resistettero dapprima gli Italiani , ma veduto poi morto da palla di cannone il loro maggiore Gentiloni , giovane che dimostrato avendo sempre gran valore godeva di credito altissimo , spau rironsi alquanto , ed evacuata Santa Margherita si ri dussero alla villa Rombaldo ed a Bella Vista , ove eretto

avevano un blockaus , ed avendoli seguiti i Tedeschi, nacque attorno a quella villeggiatura un'accanita mi

schia , dopo la quale però villa Rombaldo rimase agli Vol . III .

- 30

PIXELLI , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Austriaci, ritirandosi i legionarii a Barricocoli , buona posizione, divisa dalla villa Rombaldo da un profondo avvallamento, ed ove stavan d’Azeglio e Cialdini colle altre truppe ,

In quel punto ebbe tregua il combattere , perchè il maresciallo, non volendo impegnare parzialmente le sue forze, mandò dicendo a Culoz di non spingersi più oltre prima che le altre divisioni entrate fossero in linea , e si limitasse a conservare le posizioni conquistate, man dandogli a tal fine in rinforzo il reggimento Hohenlohe, una batteria da 12 ed una di racchette .

Verso le 10 e 1/2 l'attacco venne ripreso sopra tutta la linea che formava attorno a Vicenza un semicerchio :

le centrenta artiglierie che il maresciallo traeva seco aprirono sulla misera città un fuoco orrendo, al quale

vigorosamente rispondevano le artiglierie italiane sa pientemente rette dallo svizzero Lentulus in capo, e sotto lui da Torre, romano ; ma soverchiamente poche erano

esse, poichè alla Rotonda , su cui faceva impeto la di visione Clam , alle nemiche colubrine i difensori altro

non avevano per rispondere che le proprie carabine , colle quali però fecero mordere la polvere a più d'un artigliere tedesco . Ciò malgrado mantenevasi viva la pugna, e sul monte le due schiere contrarie , divise dal burrone esistente fra Barricocoli e villa Rombaldo, com

battevano solo coi cannoni : quando Cialdini fece ese guire da un battaglione svizzero una carica sopra gli assalitori : calata la baionetta fecero invero piegare i forti figli di Elvezia i Tirolesi condotti dal prode co

lonnello Kopal; ma accolti essi poi da una grandine di scaglia nemica , erano costretti a retrocedere , mentre Cialdini , mente direttrice d'ogni mossa , e che dall'altura


CAPITOLO IV .

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sopraintendeva ai fianchi di Azeglio all'andamento della pugna, colpito da palla di schioppo che gli trapassava il ventre, era costretto ad abbandonare il campo di bat taglia . In questo frattempo D'Aspre marciato aveva sopra i

sobborghi, ove trovava però ostinata difesa. La brigata Liechtenstein , che avanzaya sopra due colonne contro porta Padova, vide tornar vano ogni suo sforzo, perchè una , retta dal colonnello Torock , non potè giunger mai

ai trincieramenti : e l'altra , guidata dallo stesso Liech tenstein , dopo aver perduto lungo tempo a sloggiare gli Italiani da una casa collocata al bivio delle strade di

Bertesina e di Padova , da essi convertita in opera avan

zata , venne ad infrangersi sotto i trincieramenti cin genti la città stessa , e che protetti da fosso profondo e da larghi parapetti presentarono un ostacolo insormon tabile . Il maresciallo allora , che giunto era in persona sul campo, volendo risparmiare il sangue de' suoi sol dati , fece stabilire , con inaudito esempio nella storia delle guerre , una batteria di mortai in campo aperto senza alcun riparo contro il tiro retto del nemico : questo lavoro, eseguito con gran costanza dai cannonieri au striaci e con attività straordinaria , non diede però quei frutti che se ne aspettavano a causa della folta coltura della campagna e del terreno fangoso su cui cadevano le bombe. Ricorsero allora nuovamente gli Austriaci

agli assalti , con poco frutto però : avvegnachè il valo roso colonnello Kavanagh , spintosi co' suoi contro le nemiche trinciere , venuto sull'orlo del fosso , era ivi accolto dai Ferraresi di Mosti con un fuoco cosi mici

diale, che caduto morto lui ed il destriero e due uffi

ciali di minor grado, i suoi piegarono addietro .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Esito pari aveva l'altacco fatto sull'estrema destra con tro la porta Santa Lucia dal principe Taxis. Giunti i suoi soldati dinnanzi ad un trincieramento munito di due

pezzi che difendeva gli approcci della porta , erano cosi caldamente accolti dai difensori, che dopo breve spazio di tempo indietreggiavano : e sebbene l'intrepido capi

tano dei Tirolesi , Hartung, riuscisse ad alloggiarsi colla propria compagnia nelle case attigue alla porta ed a mantenervisi, sostenuto dal colonnello Pergen con un ballaglione di Haugwitz, tuttavia non venne mai fatto

agli Austriaci di penetrare in città ; ed il principe Taxis, che con raro valore guidava i suoi all'assalto del cimi

tero merlato dagli Italiani e difeso dal Rossi, non solo

venne sempre respinto, ma colpito lui stesso in petto da palla nemica, ebbe il giorno dopo a morirne . Se non che, mentre gli irregolari mantenevano viril mente la pugna alla pianura , le sorti cominciavano a

piegar avverse agli Italiani sulle allure, ove sempre più ingrossavano le nemiche turbe . Avevano Pasi coi Faen

tini e Ceccarini cogli universitarii resistito a lungo nella Rotonda a Clam ; ma ora a questi s'era aggiunto Wohl

gemuth , che già invadeva il cammino ferrato : man dando in pari tempo un battaglione ad assalir Valma rana ; contemporaneamente a sinistra Strassoldo veniva a sostegno di Caloz, i cui Tirolesi allora , guidati dal

prode lor colonnello Kopal , cominciarono a risalire che tamente il monte che coi tortuosi suoi fianchi celava le

loro mosse agli Svizzeri ; non avvedutosi del loro pro gredire Azeglio , nè di alcuni pezzi collocati da Culoz dietro un ripiego di terreno , avendo in quel punto ri cevuto da Durando due compagnie di rinforzo del reg gimento Latour, condotlegli dal tenente-colonnello We


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ber, e pensando di aver a fare solo colle stanche genti di Culoz , risolvelte eseguire una seconda carica alla baionella . Gettaronsi risolutamente gli Svizzeri giù per

la china , ma giunti appena cinquanta passi dai velali austriaci cannoni furono accolti con una grandine tale

di mitraglia , che attoniti dovettero sostare : balzarono

allora subitamente in piedi i Tirolesi di Kopal che sin allora tenuti s'eran carponi, e gettandosi colla baionetta

‘ sopra quelle già scompaginate schiere, le volsero in fuga: e tanto incalzante fu il loro inseguimento, che i canno nieri svizzeri che manovravano due pezzi appostati da Lentulus dietro'una trinciera per sostenere l'attacco dei fanti, non osarono sparare sui Tirolesi per tema di

colpir i proprii connazionali : di modo che amici e ne mici , imperiali e pontificii , giunsero alla rinfusa sulle palizzate , e si fu allora che il valoroso Kopal , che avan zavasi fra'primi, ricevette nel braccio grave ferita per cui ebbe poi a morirne; ma seguivalo Hahne, il quale , sebbene ferito esso pure e privo del destriero mortogli sollo, combattendo pedestremente incitava i suoi a non dar tregua agli Svizzeri : i quali , riavutisi dal primo sgomento , da prodi soldati quali erano , riformate le file impresero a ritirarsi ordinatamente verso il porti

cato che congiunge il Santuario alla città , asportando i proprii feriti. Durando allora tentar volendo un ultimo sforzo , tolte

seco le altre dieci compagnie di Latour, alcune arti glierie, rette dal prode Calandrelli , e la cavalleria pon

tificia, uscito per le porte Lupia e di Monte, fece le viste di minacciar il nemico di fianco, sperando di procac

ciare in tal modo qualche respitto ai difensori del Monte : ma Culoz, che aveva forze soprabbondanti da opporre a


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questa nuova colonna , non rallentò per nulla il suo at tacco sulle alture : e Wohlgemuth essendosi ormai reso padrone delle case vicine alla porta Lupia, e Clam pe netrato essendo alfine nella Rotonda, Durando diede or

dine agli Svizzeri , che dalla galleria facevano un fuoco micidiale sul nemico , ed agli studenti che ancor resi stevano verso Valmarana, di ridursi in città ; facendone proteggere la ritirata a destra da Lentulus ed a sinistra

da Calandrelli colle artiglierie e dalle due compagnie svizzere di Weber.

Erano le 9 di sera , e gli Austriaci padroni delle al

ture, copertele prontamente di numerosissima artiglie ria , facevano cadere sulla sottoposta Vicenza un diluvio

di proiettili , ai quali i cannoni italiani posti al basso colle cariche scarseggianti e coi servienti o morti o resi dall'improba fatica sostenuta in dieci ore di combatti mento inabili all'ufficio loro, mal potevano rispondere. I difensori dei sobborghi avevano ributtato invero tutti i nemici assalti : ma anche là difettavano ormai le car

tuccie, ed era chiaro, che nel di seguente Vicenza non

avrebbe più potuto resistere . Parve pertanto a Durando che protrarre maggior mente la resistenza altro non fosse che condannare una città nobilissima agli orrori tutti delle terre prese d'as salto : e persuaso di aver largamente soddisfatto a quanto da lui richiedeva l'onor militare , mandava apportatori di patti di resa al generale Wratislaw il colonnello Ca sanova ed il maggiore degli Svizzeri Belletta ; al gene

rale D'Aspre il marchese Ruspoli, patrizio romano, ed il signor Alberi commissario pontificio. Giunsero essi al campo imperiale verso la mezzanotte ; ed il mare sciallo , a cui premeva guadagnar tempo per accorrere


CAPITOLO IV .

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a sostegno di Verona , acconsentito avendo a trattare , cessò il fuoco , ed alle 6 del mattino seguente nel luogo

di casa Balbi , presso Vicenza , firmossi fra Hess capo di stato-maggiore austriaco, ed Albini tenente - colonnello italiano , una convenzione , i cui palti furono : che Du rando con tutte le truppe si regolari che irregolari uscir dovesse alle 11 del mattino con tutti gli onori della

guerra e con le proprie artiglierie da Vicenza , e presa la strada di Barbarano, Este e Rovigo dovesse varcare il Po , con promessa di non più combattere per tre mesi contro Austria ; rimanessero liberi i Vicentini di seguirlo o di restare , promettendo il maresciallo di trattare la

città selon les lois bienveillantes de son gouvernement ! Quando la resa di Vicenza fu fatta palese ai cittadini , generale fu lo sdegno ; e Bonollo , capo del comitato di

governo, generoso interprete del pensiero di generosi uomini, altamente protestava non volervi aderire : ma che mai far potevano, senza le schiere di Durando, al cune migliaia di cittadini inesperti di guerresche cose è privi di capo , contro un fiorito esercito di 30,000 uo mini con 130 cannoni e guidato da generali peritissimi ? fu forza piegar il capo , e per ultimo sollievo a tanto

infortunio, disporsi , i più compromessi o più abborrenti da straniero giogo , a seguire le genti pontificie. E qui dovrò io rispondere alle brutali ed insane parole colle quali si fa giuoco un austriaco scrittore militare del do lore delle donne vicentine , che mal comportar potendo

la vista di coloro che , dopo aver funestata la cara lor patria , orbate le avevan fors’anco di un fratello, di un padre , di uno sposo , prefersero l'esiglio ? no che la mia penná sdegna rispondere all'indegno soldato che insulta in tal modo à donne infelici ed inermi !


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Il fatto di Vicenza onorò egualmente assalitori e di . ſensori : gli uni e gli altri spiegarono valore non ordi nario , e fra i secondi gli irregolari gareggiarono cogli

Svizzeri e coi regolari : poichè le posizioni dei monti , sebbene fortissime, furono conquistate a viva forza sugli Svizzeri , mentre i sobborghi e la città , a cui difesa non stavano che truppe collettizie, vennero in balia del Te desco solo per convenzione ; e ciò sia detto in risposta di quanto erroneamente o maliziosamente scrisse il te desco autore dell'opuscolo intitolato : Avvenimenti mi litari in Italia nel 1848, il quale dice che sopra ogni

punto eravi qualche compagnia di Svizzeri, i quali soli, eccezione fatla , secondo lui , dei Ferraresi di Mosti , si batterono valorosamente, gli altri Italiani avendo fiac camente adempito al dover loro ; è notorio invece che gli Svizzeri non erano che al Monte, ed in riserva con Durando : e che alle porte Padova e Santa Lucia furono gli Italiani che respinsero tutti gli sforzi del nemico : pugnarono adunque con egual valore tanto i Faentini di Pasi , come gli universitarii di Ceccarini ed i legio narii di Gallieno e di Delgrande, e gli stessi militi Vi centini, ed i cacciatori del Rossi , il quale ne ebbe chiaro attestato dagli stessi nemici.

Perderono gl’Italiani in quel combattimento meglio di 800 uomini , dei quali molti erano Svizzeri che rimasero quasi tutti uccisi dalle nemiche artiglierie nella carica fatta nel pomeriggio . Morirono varii ufficiali, e dei su periori, oltre a Gentiloni , il colonnello Delgrande colpito da un razzo mentre animava i suoi alla difesa di porta Padova ; ed il maggiore Morelli dei cacciatori del Basso Reno rimase ferito. Minghelli poi , Mariliani, Carandini, capitani, Beaufort e Bandini tenenti, addetti a Durando

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od agli altri capi, diedero prove indubitate di zelo e di intrepidezza. Gli Austriaci nei proprii bollettini confes

sarono di aver avuto morti 1 generale , 2 colonnelli , 7 ufficiali di minor grado , fra i quali il principe Ro dolfo Liechtenstein ufficiale d'ordinanza del generale

D'Aspre , e 132 individui di bassa forza ; fra i feriti fu

rono 3 ufficiali superiori , 28 minori e 500 comuni ; perdita totale 674. Questo era però lieve prezzo per

una conquista cosi preziosa qual era Vicenza pel ma resciallo , il quale , scrivendo li 11 ad Innspruck, potė questa volta dire con verità : Il giorno di ieri fu giorno di gloria per le nostre armi. Aveva egli sperato poter dir questo li 30 maggio, giorno onomastico del suo im peratore , ma allora invece il valor subalpino aveva con vertito tal giorno per lui in lutto, quasi che il destino che in quei giorni appunto poneva l'imperial corona a due dita dalla sua perdita, si compiacesse pure di mo strarsi avverso alle armi sue in Italia ! hannovi talora nella storia strane coincidenze ! All'indomani alle ore 11 antimeridiane Durando ab

bandonava colle truppe Vicenza, e condottele per Este

e Rovigo a Ferrara , ivi l'esercito pontificio venne di sciolto ; gli Svizzeri ed i regolari andarono parte a Bo logna e parte nell'interno della Romagna , ed i corpi irregolari sbandaronsi; la maggior parte rientrarono

alle proprie case, e parecchi, sdegnando una capitola zione loro imposta , andarono ad arruolarsi nelle truppe dei governi provvisorii di Milano e di Venezia ; e per tal modo la causa italiana venne a patire il diſfalco di 15,000 uomini allora appunto in cui più abbisognava di difensori .

La resa della nobile Vicenza portò al colmo l'impo


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polarità del generale Durando in Italia . Dopo due mesi di continue ambagi, dicevasi , dopo ripetute mosse che ad altro non riuscirono che a fargli accuratamente evi are il nemico , egli alla testa di 15,000 risoluti com

battenti , dopo un combattimento di poche ore aveva ab bandonato al nemico una città disposta a difendersi sino all'estremo : se difender non la voleva energicamente ,

perchè allora non ritirarsi sopra Padova, ove la facilità di allagar la campagna gli avrebbe sporto il destro di prolungare la difesa o di ritirarsi in ogni peggior évento nella securà Venezia ?

Queste accuse se non erano del tutto infondale, erano per lo meno esagerate : ebbi già luogo di notare come, a parer mio , Durando avesse il torto non lieve per un onorato italiano guerriero di ritenere un comando non ben definito, di stare al soldo di un governo non sin

cero amatore della causa dell'indipendenza, secondando in pari tempo le viste di un altro potentato . In questa difficile posizione era impossibile che non facesse tosto o tardi naufragio la sua riputazione di uomo leale e di perito duce. Tuttavia nella malaugurata catastrofe di Vicenza , a mio avviso, è dove i torti di Durando sem brano più lievi .

Il regio ministro Franzini scrivevagli da Valeggio addi 7, prima che Sua Maestà non avendo cuore di ri

fiutarsi alle preghiere del deputato vicentino, acconsen tiva a che egli, Durando, rimanesse a difesa di Vicenza, e poche ore dopo con altro messaggio avvertivalo del l'avvicinarsi del nemico con forze poderose senza pre

scrivergli di abbandonar Vicenza (V. Documento no 7). Poteva pertanto Durando , senza incorrere nella taccia di disobbediente e di vile , sgombrare una città sopra


CAPITOLO IV .

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cui marciava il nemico per ridursi sopra Padova ? ed in questo caso i Vicentini , che lo gridarono traditore

per aver difeso per un sol giorno la patria loro , non avrebbero con ancor maggior veemenza proclamato il tradimento ?

Quanlo al non aver prolungata la difesa , una sola cosa può dirsi ; o Durando attendevasi a veder apparire in suo aiuto i Piemontesi , del che però non aveva ne avviso, nè indizio di sorta , ed allora era certamente suo

dovere di resistere sino all'ultimo soldato per dar tempo al re ad effettuare i suoi disegni; ovvero egli non aveva

simile speranza , ed allora una protratta difesa avrebbe fruttato maggior.gloria certo al nome suo ed alle armi italiane, ma costato eziandio maggior sangue e giovato per nulla alla causa italiana . Ora è dovere bensi di un capo di tutelare l'onore delle armi e di sacrificare se ed

i suoi all'occorrenza , ma a lui incumbe eziandio di non sprecar inutilmente le vite .

I regii lo accusarono di aver promesso di difendere Vicenza per otto giorni almeno, e di essersi poscia ar reso dopo una difesa di solo dodici ore : ma oltrecchè

la durata della difesa di una piazza è sempre in pro

porzione dei mezzi di ossidione impiegati dall'inimico ' e che non potevano a lui esser noti prima dell'evento , pare poi anche che non il marchese Rosalez, da Durando spedito al re , facesse questa avventata promessa , ma bensi un certo dottor Canella , guerriero improvvisato; il quale mandato al campo da Bonollo , capo del comi tato vicentino , qual latore di due dispacci del generale, esagerò in tal modo le cose ; e per vero le terapeutiche

nozioni non troppo tornano acconcie per giudicare del grado di resistenza d'una piazza da guerra : ed il buon


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

medico , che da poco tempo dato aveva congedo ad Ip

pocrate per seguir Vegezio , ignorava esser fatto gra vissimo in un ufficiale di dar per certo quanto conosce

solo per approssimazione . La vera colpa della reddizione di Vicenza cade sui

capi regii : essi sin dal giorno 7 sapevano che Radetzky marciava con gran parte dell'esercito sopra Vicenza per Legnago : perchè dunque se ne slettero colle mani alla cintola ? dissero d’aver prestato ſede alle parole del Ca nella : ma come mai esperti generali affidavansi ai rap porti verbali di un novizzo ? E se non entrava nei loro piani di sovvenire a Durando , perchè non imporgli di ritrarsi a Padova , di dove avrebbe sempre potuto gua

dagnar Venezia , o traghettando il Po e rimontandone poi la riva destra venirsi a congiungere all'esercito re gio ? Gli ordini militari debbono sempre aver la mas sima chiarezza, e quando si vuol esercir comando sopra corpi staccati bisogna dare ai comandanti parziali di

essi o dettagliate istruzioni che prevedano ogni cosa , o lasciar loro un certo grado di latitudine perchè possan regolarsi a seconda degli eventi . Senza dubbio Durando avrebbe operato con maggior sapienza abbandonando Vicenza e ripiegandosi sopra Padova : cosi facendo ei costringeva Radetzky ad allontanarsi di soverchio da Verona per inseguirlo ; e se, come è da supporsi , il ge nerale austriaco non lo inseguiva , egli poteva sempre da Padova minacciare i suoi fianchi, ed al postutto

avrebbe almeno conservato all'esercito della lega 15,000 combattenti ; ma oltrecchè i suoi ordini nol consentivano,

convien poi anche ricordarsi di due circostanze: la prima era il ponte sul Ceresone fatto rovinare da Radetzky, in terrompendo in tal modo il cammin ferrato , e l'altra


CAPITOLO IV .

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erano le voci poco favorevoli che correvano sul conto di Durando per quel suo continuo indietreggiare all'appa-, rir del nemico . Strano destino invero di quest'uomo ,

che accusato quando evitava l’Austriaco , ſu con ancor maggiore violenza censurato quando volle tenergli fronte! Ma anche fra i generali vi sono uomini a cui tutto sor ride nelle loro operazioni , e per contrario di quelli a cui tutto va a rovescio . Resta però posto in sodo che Durando abbracciò il partito più onorevole, e che il bia simo maggiore della rovina della nobile Vicenza cade sul re savoiardo , che abbandonò al suo destino una città

generosissima che respinto aveva per due volte l'au- . striaco , che eroicamente si difese contro forze sover

chianti, e che una delle prime aveva fatto adesione al progetto di fusione delle provincie venete col Piemonte . Ma Carlo Alberto, all'immenso ed irreparabile fallo di non assalire il maresciallo durante la sua marcia da

Mantova alle rive dell'Adige, aggiunse a quell'epoca quello più grossolano di operare sopra una linea diver gente portandosi ad assalire le posizioni di Rivoli . Il possesso di questo punto non era privo d'importanza

per i Piemontesi , poichè se gli Austriaci avevano per communicare colla Carniola e colla Carinzia la strada del

Friuli e della Ponteba , e quella secondaria per Schio,

Val Sugana e Vall’Arsa sopra Trento ed il Tirolo, non è men vero che queste due communicazioni li costringe vano ad ampii giri e non erano poi neanche sicure contro i continui sforzi di sollevarsi fatti dagli abitatori dei passi alpini . Diffatli , il colonnello Melczer, che con due mila uomini d'ogni arma ed una batteria di racchette aveva il di 7 voluto aprire coll'opera dei pionieri una commu nicazione costante e facile fra Schio e Roveredo, assa


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

lito dalle bande armate dei luoghi a Pietra la Favella, aveva dovuto ritirarsi senza esser capace di rimuovere gli ostacoli ammucchiati dagli abitanti , nè ripristinare

i ponti rovinati nella valle dei Signori presso Costapiana, e Pian delle Fugazze ; nè aveva tampoco potuto pro cacciarsi notizie del corpo del general Welden . L'operazione sopra Rivoli non era dunque in se stessa

biasimevole , come quella che privava il nemico della sua più pronta e diretta communicazione col Tirolo, ma solo intempestivo il porvi mano al momento in cui l'as senza di Radetzky offriva il destro di tentar impresa di molto maggior rilievo sopra Verona , ed in cui la con servazione di Vicenza richiedeva un'efficace ed energica cooperazione sulle rive dell'Adige . Ma il re, risoluto di

conquistare quella posizione, la cui celebrità napoleo nica ne esagerava molto agli ocêḥi suoi l'importanza, ordinò al generale De Sonnaz di impadronirsene col secondo corpo .

Stava sempre a difesa di quei luoghi il colonnello

Zobel con 4,000 uomini circa, il quale, dopo la cattiva riuscita dell'assalto dato a Calmasino, lenuto s'era quieto e concentrato in Rivoli per modo che, quando la van

guardia dei Piemontesi , formata dalla compagnia degli studenti , giunse li 9 a Cavaion , trovò quel luogo sgombro dai nemici, e si spinse fino a Costermann, ove pernottò ad un'ora di distanza dagli avamposti nemici . Procedettero all'indomani sopra due colonne : una,

comandata dal duca di Genova (1 ) , composta delle due (1 ) In quel frattempo erano accadute alcune variazioni nel co

mando dei corpi : al generale Federici , stato nominato governa tore di Peschiera , era succeduto nel comando della quarta divi sione , col grado di tenente -generale, il duca di Genova ; d'Usillon,


CAPITOLO , IV .

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brigate Piemonte e Pinerolo, delle compagnie studenti,

volontarii pavesi e piacentini, e di due batterie, venne per Costermann, Boi e Caprino sopra San Martino, ac cennando in tal modo a circuir la posizione di Rivoli per la sinistra ed a tagliare la ritirata al nemico ; l'al tra , partita da Pastrengo e composta di tutta la di

visione Broglia , per la strada dei Ronchi e di Affi venne rimontando la valle del Tasso , trattenuta ad ogni momento dalle tagliate ed abbattute praticate dal ne mico lungo la strada per ritardarne la marcia : di modo

che, quando questa divisione giunse sopra Rivoli, lo trovò sgombro, perché Zobel non aveva atteso forze cosi superiori alle sue , ed appena si era accorto che i cac

ciatori della brigata Piemonte minacciavano spuntarlo per San Martino, egli , abbandonato Rivoli , si era ripie gato per Incanale sino a Preabocco, ponendo al retro

guardo due scelte compagnie di Tirolesi , le quali scam biarono sino alle 6 di sera alcuni colpi di carabine coi

bersaglieri studenti e coi cacciatori del 4º reggimento, ma con pochissimo danno d'ambe le parti. Il re allora che seguito aveva la colonna del duca sino a Gazzoli , fatto occupar Rivoli da un reggimento , andò a pernol tare a Garda .

Giunto a Preabocco Zobel , occupata fortemente la Co rona, punto importante sul suo destro fianco, e le Groare, luogo che stavagli di fronte, mandò per Brentino alcune compagnie di volontarii viennesi sulla sinistra dell'Adige

verso Ceredello, e quivi sperò di mantenersi: ma fatto generale della brigaia Savoia , ritiratosi per motivi di salute , era stato surrogato da D'Aviernoz, già comandante della brigata

Cuneo ; e Boyl colonnello del lº reggimento lo aveva rimpiazzato come generale di brigala .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

assalire allo spuntar del giorno dal duca di Genova, il quale mandava il 40 reggimento sopra la Corona per San Martino ed il 30 per Incanale sopra Dolce, il colon nello austriaco dopo una debole difesa ritornò ad Avio ed alla Madonna della Neve, Juoghi posti oltre i confini italiani . Impegnossi quindi verso Dolce una fragorosa, ma inutile cannonata fra le due artiglierie avversarie che traevano dalle due sponde , essendo essa riuscita affatto

innocua ad ambo gli eserciti . Presidiavano allora i Pie montesi con un battaglione l'importante punto della Co rona , e posto un reggimento a Rivoli , rientravano nelle loro posizioni di Calmasino e di Pastrengo. Padrone di Rivoli , venne il re nella tarda risoluzione

di tentare un colpo sopra Verona , che dal conquistalo poggio gli era apparsa debolmente munita di difensori. Questa volta eziandio pare che egli facesse fondamento

sopra segrete intelligenze coi cittadini : è però certo al meno che un tale presentavasi al quartiere generale as severando di avere in Verona 700 compagni pronti ad

insorgere sempre quando imponenti forze piemontesi si accostassero alle mura : soggiungeva che il momento

concertato era l'ora decima antimeridiana del giorno 10, in cui egli da Villafranca dato avrebbe con una fumata il segno convenuto coi suoi connazionali .

I re, sempre credulo nè ancor fatto accorto dai pas sati disinganni , lasciandosi nuovamente abbindolare da queste ciarle, le quali forse erano figlie del tradimento, ma certamente della più sfacciata ed ignorante impu denza , diede bonariamente ordine di ragunar celere

mente la miglior parte dell'esercito a Villafranca per quindi proceder sopra Verona al giorno concertalo. Per tal modo quel principe , ignorando o dimenticando quanto


CAPITOLO IV .

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preziosa merce sia il tempo in guerra, per prestar fede a vane ciancie , perdeva due giorni intieri e con essi l'ul tima occasione che la fortuna gli offrisse di trar partito dagli errori del suo avversario . Ed invero sin dall'11 era Carlo Alberto informato della

strettezza in cui versava Vicenza : due vie pertanto a lui offrivansi per calare in suo aiuto . Egli poteva far tra ghettare l’Adige al secondo corpo reduce da Rivoli al ponte di Ponton , debolmente difeso dalla menomata guerni

gione di Verona , e facendo in pari tempo passare il fiume al primo corpo ed alla riserva a Zevio o ad Albaredo egli poteva aver collegate , li 12 a mattina, tutte le sue forze, le quali , alloggiate a Roverbella , a Villafranca e Som macampagna , non avevano in media più di 10 kilome

tri a percorrere per portarsi sulle rive dell'Adige, ed in vestir con esse Verona dai due lati . Se poi la necessità di gittar due ponti e di porre fra le due parti dell'eser

cito un grosso fiume a lui sembrava operazione arri schiata troppo , ei poteva sempre ad egual modo con centrare le sue forze nello stesso giorno 11 sotto Verona verso Fenilone o Dossobono, é rinnovare l'assalto con tro Santa Lucia e Tomba . Ma il vero movimento era di

traghettare prontamente il fiume, sopra uno o due punti non importa , e venirsi a collocare arditamente fra il ma resciallo e la città . Con questa audace mossa egli non avrebbe certamente salvato Vicenza, poichè s'era per

duto il tempo utile nello scopo secondario di conquistar Rivoli , e quella città li 11 a mattina era già in potere del maresciallo ; ma Carlo Alberto , collocandosi con

40,000 uomini nelle magnifiche e celebrate posizioni di Caldiero ( le quali, fortificando i monti Rocca e San Mat tia che stanno a cavaliere e dominano intieramente la Vol . II. – 31

Pinelli , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

strada di San Bonifacio, ed i poggi su cui siedono i vil laggi di Colognola e di San Pietro ed il colle di San Vit tore, che offre ottimi fuochi di fianco, sono forse più terribili per chi da Vicenza muove alla volta di Verona,

che per chi , venendo in opposto senso, abbia ad espu gnarle) , avrebbe costrelto il maresciallo a venire a gior nata campale per rientrare nella sua Verona. Arrogi che, ove i generali regii agito avessero con prontezza e se gretezza , avrebbero senza fallo oppresso le truppe ne miche che vedremo far ritorno in Verona non compatte

e riunite , ma per divisioni staccate . Invece di regolarsi in questo energico ed avveduto modo, Carlo Alberto , lasciati cinque battaglioni della brigata Casale col corpo franco giunto da poco in linea sulla riva destra del Mincio , alcuni altri battaglioni a

custodire Goito, Valeggio , Villafranca e Peschiera , e l'in tiera brigata Pinerolo a Rivoli ed alla Corona , solo nel

giorno 13 concentrava 35,000 uomini , l'equipaggio di ponte e 56 cannoni a Villafranca , e perdute ivi cinque ore nelle consuete ed inutili reviste ed a far sfilare

tanta moltitudine fra le intricate vie di quella città , con

vertita in una immensa ridolta , giungeva finalmente alle 3 pomeridiane ad Alpo colla prima divisione e con parte della seconda . Poco dopo la divisione Broglia , ac cresciuta da parte della quarta divisione, giungeva verso Dossobono ; ma la riserva, trattenuta per via da un or rendo acquazzone , non giunse che assai tardi verso Tomba che assalir doveva . Bava allora , incaricato dal

re della direzione dell'impresa, rappresentandogli come pericoloso fosse maggiormente innoltrarsi in terreno sconosciuto , ove il nemico tender poteva agguati nel l'oscurità della notte, ottenne da lui ordine di far sere


CAPITOLO IV .

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nare le truppe nelle rispettive loro posizioni in attesa del nuovo giorno . I capi regii, fatti accorti dal rovescio patito il giorno 6 maggio sotto Verona , avevano questa volta con miglior discernimento dato le disposizioni per un attacco contro 4

Verona ; e solo è da lamentarsi che essi non si accin

gessero all'eseguimento quarantott'ore prima. Secondo le istruzioni compartite ai diversi capi di corpo il dì 13 da Dosdega dal generale Bava , la riserva doveva nel mattino seguente mantenersi a Tomba , e marciar sopra

Tombetta solo quando la prima divisione , incaricata di assalir Santa Lucia, partendo da Rizza al far del giorno, pervenuta fosse ad Orge , di dove cominciando ad in

quietare i diſensori di Santa Lucia col fuoco dei bersa glieri e delle artiglierie , doveva procedere sino a Ro veggia e Chiodo. La riserva allora doveva spingersi a Tombetta , sloggiarne gli Austriaci ivi appostati con cinque pezzi , e concentrare quindi tutto il suo fuoco sulla Porta Nuova della città , e perchè potesse pron tamente acquistare superiorità sul nemico eragli stata annessa numerosa artiglieria. Contemporaneamente la terza divisione, marciando sulla gran strada di Dosso bono , doveva assalir Santa Lucia di fronte , mentre ,la quarta , non completa , partendo da Calzoni e portandosi a Moreschi e Fenilone, doveva guarentire il fianco si nistro contro una sortita del nemico da San Massimo.

Tre battaglioni d'Acqui, muovendo da Alpo , dovevan venire a Martinelli e formar ivi la riserva della prima divisione, mentre la cavalleria , mantenendosi a destra

ed a sinistra della strada postale ed all'altezza di Dos sobono , doveva formar la riserva generale e tenersi

pronta a volare ovunque l'opera sua potesse riuscir ne


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

cessaria ed efficace . L'equipaggio da ponte , partendo in quel giorno 14 da Villafranca sotto la scorta di due compagnie di quel presidio , doveva procedere sino a Sommacampagna per essere alla mano all’evenienza . Era raccomandato alle divisioni tutte di tenersi colle

gate per via di fiancheggiatori ben ordinati sopra due linee , e di abbattere nel loro avanzarsi colle artiglierie qualunque casa ove il nemico avesse potuto celare qual che drappello. Queste disposizioni , fatte note alla sera a tutti i corpi , cagionarono la più sentita gioia ; massimo era l'ardore delle truppe, ed i soldati, sebbene privi di vitto sin dal mattino e costretti a cibarsi col solo pane di munizione

inzuppato dalla pioggia del pomeriggio , tuttavia accon ciavansi tutti bagnati alla meglio sotto i gelsi e sul ter reno coltivo tutto molle d'acqua , allietati dalla speranza che il giorno seguente li avrebbe veduti entrare trion

fanti nella tanto sospirata Verona : quand'ecco verso la mezzanotte giungere ordine di dar principio alla riti rata. Cagione di tal cangiamento erano state le notizie

pervenute al re ad Alpo , ove posto aveva i suoi quar tieri: perchè da un lato, il sedicente agitatore di Verona

presentatosi al generale Bava ed informatolo come il colonnello comandante in Villafranca non avesse voluto lasciargli dare il segnale convenuto ai suoi socii , di chiarava non doversi più far calcolo sul movimento in

terno (1 ) : dall'altro poi , il che era molto più grave , (1 ) Ignoro se questa fosse verità o menzogna: ma certo se l'im

previdente stato -maggiore piemontese trascurato aveva di dar le istruzioni opportune a quel colonnello , questi ſece ottimamente a non permettere segnali che esser potevano proficui al nemico : senonchè non si scorge troppo a che servisse quel segnale, poichè


CAPITOLO

IV .

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perveniva notizia al re della resa di Vicenza e del ri torno di Radetzky nelle mura di Verona. Carlo Alberto

allora , caduto di speranza di conquistare quella città , diede ordine di incominciare incontanente la ritirata .

Prima a retrocedere fu la divisione di riserva , la quale

come più innoltrata trovavasi maggiormente esposta ; essa piegando per Cadavide , Cà de Robbi , Castel d'Az zano, Foretta ed Isola Alta, venne a Roverbella : le fan

terie del primo corpo e le artiglierie gravi guadagna rono , per Alpo e Povegliano, Villafranca. Il secondo corpo dovette per Calzoni e Sommacampagna ritornare a Palazzuolo e Santa Giustina , e la divisione di cavalle ria incaricata di proteggere la ritirata , tenne col grosso la via maestra che per Dossobono tende a Villafranca ;

gettando a destra ed a sinistra alcuni manipoli di fian cheggiatori . Al far del giorno il nemico, appena s'avvide del nostro movimento retrogrado , mandò fuori un nembo di ussari ed ulani ad infestare il retroguardo ed a rac

cogliere gli sbandati : essi furono facilmente contenuti dai bersaglieri e lancieri della riserva che cagionarono loro alcune perdite : ma non cosi al centro , ove il co mandante la brigata di cavalleria incaricata di proteg gere la marcia del secondo corpo , governandosi con

somma imperizia di guerra , invece di frapporre alle dalle torri di Verona era facile aver scoverti i battaglioni pie

montesi , ed il miglior segnale poi era il cannone nel momento dell'attacco ; al poslutto , siccome Bava ci dice che l'ora concer tata erano le 10 mattutine , aveasi tutto il tempo alla mezzanotte del giorno precedente di mandar ordine al comandante di Villa

franca di non frapporre ostacoli : pare impossibile che uomini serii e militari abbian potuto scrivere simili inettezze ; il vero è che in quell'opuscolo come nella catastrofe di Vicenza ebbe troppa parte la medicina !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fanterie ed ai primi squadroni le proprie ambulanze ed i cavalli di ricambio degli ufficiali, permise che seguissero ultimi e sul fianco esterno verso il nemico : avvenne per

tanto che un capitano di ulani , avendo notato questa negligenza , risoluto a trarne partito, gettatosi col pro

prio squadrone su quelli inermi , si impadroniva dei carri e di alcuni cavalli , mentre gli altri fuggendo a briglia

sciolta vennero a portar lo scompiglio ed il terrore nel corpo della colonna , che si credette tutto ad un tratto assalita dall'intero esercito radetzkiano .

Il momento era critico invero, perchè le fanterie, con dotle con poca buona regola di guerra in tanta vici nanza del nemico, per evitare i fangosi campi ed i vi

gneti , marciavano per fila sopra l'angusta ed incassata stradicciuola che da Calzoni conduce a Sommacam

pagna ; e con grande difficoltà adunque schierarsi pote vano a battaglia : mentre le artigliere, che in quel ter reno ammollato affondavano ad ogni passo , mal potevano sormontare l'erta riva che costeggia la via per porsi in batteria : felicemente però , a parare ai danni dell'im previdenza , accorse il distinto valore del conte Maffei

di Boglio, colonnello di Novara Cavalleria, il quale, se guito da pochi altri audaci , slanciatosi sugli ulani ne mici , riusci a trattenerne la foga : ed in quel frattempo due de' suoi squadroni pervenuti essendo a schierarsi in battaglia , caricarono cosi vigorosamente gli ulani,

che questi dovettero non solo abbandonare i predati carri e cavalli , ma benanco due dei loro uomini stati

più gravemente offesi, mentre varii altri ſerili più leg germente riuscirono ad evadersi . Costó questo rimbecco dato al nemico un solo lanciere rimasto morto , e tre feriti, fra i quali il prode colonnello che ricevette cin


CAPITOLO IV .

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que colpi fortunatamente non gravi . Lui pertanto , a cui era dovuto il merito principale d'aver respinto gli Austriaci , rimunerava poscia il re colla medaglia d'oro, accordando quella d'argento al tenente Piola, animoso giovane che coi bravi dragoni di Novara aveva potente mente secondato il suo colonnello nel fugare gli ulani .

Espugnata Vicenza , aveva dunque prontamente ri volto le sue cure Radetzky alla minacciata Verona ; e

qui amor del vero mi costringe a dire ch'egli oprò con attività grande, la quale acquista nuovo pregio ove com parata venga all'inoperosità del generalissimo della lega . Alla stessa sera del di 11 che lo vide entrare nella domata Vicenza egli frettolosamente spediva alla volta di Verona Culoz co' suoi 5,000 , il quale vi giungeva nella notte dalli 12 alli 13 ; ed al mattino seguente lo stesso maresciallo , postosi in via con 8,000 uomini del primo corpo, rientrava in Verona verso il meriggio

del giorno 13 , mentre ad un dipresso all'ora stessa D'Aspre entrava in Padova .

Questo generale incaricato di presidiare con parte del

secondo corpo Vicenza, e di riaprire coll'altra le com municazioni con Zobel e di ritornare all' obbedienza

Padova , era felicemente riuscito in ogni impresa . U

generale Simbschen, partito li 12 colla propria brigata da Vicenza , spingevasi verso Schio , ed entratovi senza

ostacoli , percorrendo tutte le valli circostanti, e mon dandole d'ogni partito nemico, giungeva li 15 a Rove redo, ove prendeva con Zobel i concerti opportuni per una pronta e durevole communicazione con Verona . Pa rimenti D'Aspre portatosi in persona sopra Padova colla brigata Liechtenstein , vi penetrava senza trar di schiop po, impossessandosi anzi di alcuni bagagli e cannoni


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

abbandonati dal debole presidio di quella città nella

sua precipitosa ritirata sopra Venezia . Il maresciallo intanto rientrato in Verona , dopo aver fatto debolmente inseguire l'esercito regio nel suo mo vimento retrogrado, concedette alle affaticale sue schiere quel riposo cui le marcie sostenute e le perdite sofferte nelle sanguinose azioni di Curtatone, di Goito e di Vi cenza davan loro ampio diritto . E qui viene il destro di notare che se valorosamente agirono i soldati au striaci , il maresciallo però pose più fiate a repentaglio le proprie communicazioni, le quali senza fallo cadute sarebbero in potere di un avversario intraprendente ; raffrontinsi infatti le date , e dicasi se anche dopo per

duta la magnifica occasione di battere il maresciallo di fianco mentre marciava sopra Vicenza , se anche dopo

l'oppugnazione di questa città e l'intempestiva spedi zione di Rivoli , Carlo Alberto gettandosi oltr' Adige

quando Culoz e Wratislaw erano separati da una buona marcia e D'Aspre aveva suddiviso il proprio corpo fra Simbschen sopra Schio , Schaaffgotsche a Vicenza e Liechtenstein a Padova , non sarebbe riuscito ad oppri mere isolatamente questi varii corpi . Ma non perciò biasimare si può di soverchio ardire Radetzky , poiché egli oramai conosceva con chi aveva a fare, ed il carat tere indeciso del suo avversario eragli noto : e cono scere e sapere apprezzare le doti del generale contrario, e regolarsi in conseguenza , è pure uno dei rari pregi dei buoni condottieri d'esercito .

La tardiva marcia sopra Verona fu l'ultima mossa offensiva di Carlo Alberto , il quale cominciando , ed a ragione, a diffidare delle cognizioni strategiche proprie

e de' suoi consiglieri , si limitò ad una difensiva asso


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luta : ed il maresciallo per altra parte essendo troppo cauto per avventurarsi al piano prima di aver rannodato a sè i rinforzi che gli guidava Welden ; ebbero pertanto

tregua per qualche tempo le grosse fazioni di guerra fra i due corpi principali, e solo accaddero alcuni scon tri parziali nelle regioni alpine, che io verrò ora ordi natamente accennando .

Il collocamento dei Piemontesi a Rivoli non era però evento tale da passar inosservato agli occhi del vecchio

maresciallo, il quale , mentre dava mano a rifocillar le schiere ed a migliorarne gli arredi , e specialmente la calzatura , grandemente danneggiata dalle lunghe e ra

pide marcie sostenute in terreni fangosi, agognava pure a scacciare gl'Italiani dalle gole del Tirolo . A tal effetto appena rientrato in Verona egli spediva il tenente-ma resciallo Thurn ad assumere il comando di tutte le

truppe stanziate nelle valli superiori, le quali, dacchè Welden recato si era ad organizzare il secondo corpo di riserva , rimaste erano senza capo . Sommavano desse a due brigade e ad alcuni irregolari del Tirolo , 9,000 in tutto : i quali trovavansi però disseminati sopra una lunghissima linea . Il generale Lichnowschy faceva occupare dal colon nello Alleman le gole d'onde nasce il Chiese , di dove mentre minacciava a destra il passo del Tonale legavasi per Stenico , Tione , Lardaro e val di Ledro col colon

nello Favancourt, il quale presidiava co’suoi Riva, Po nale e gli altri luoghi giacenti sulle rive superiori del Benaco, continuamente solcato dai piroscafi italiani che tenevano d'occhio l'armatetta austriaca incrociando verso

Malcesine . Il generale Matiss poi , tenendo il grosso della sua brigata ad Ala e Sabionara verso Roveredo , man


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dava il colonnello Melczer a Brentorino ed alla Madonna

della Neve ad invigilare i passi del Montebaldo : mentre Zobel spingeva i suoi leggieri sino alla Ferrara , a Ri valta ed a Dolce a custodire il varco dell'Adige . Commu nicavano queste truppe dall'una all'altra sponda con

ponte volante , e legavansi dapprima all'esercito del ma resciallo per via della brigata Simbschen, che vedemmo risalir le valli Sugana ed Arsa ed innoltrarsi sino a Ro

veredo ; ma poscia Radetzky , vedendo che Carlo Alberto non manifestava intenzione alcuna di maggiormente ad dentrarsi in Tirolo , e che pareva anzi concentrare la

massa delle truppe verso Mantova , prescritto a Thurn

di far occupare con deboli distaccamenti i punti più acconci a mantenere libera la communicazione fra Ro

veredo e Verona , riuniva Simbschen al grosso dell'eser cito ; in pari tempo però, credendo le forze dei regii in quelle località inferiori ancora di quanto erano vera

mente, ordinava a Thurn di far assalire il punto di Spiazzi ossia della Corona .

Custodiva quel passo il valoroso maggiore San Vitale col battaglione cacciatori del 140 fanteria , colla compa gnia dei bersaglieri studenti , 900 uomini al più con 2

pezzi da quattro. Contro cosi debole schiera vennero nel di 18 ben 2,500 Tedeschi : Zobel , mossosi da Avio

con olto compagnie di cacciatori e tre apparecchi da razzi, venne a riunirsi sul monte della Madonna della

Neve a Melczer , ivi accorso da Brentonico con altre quattro compagnie e due cavalletti per racchette. Spesa insieme la notte dal 17 alli 18, non ancor suonate erano le 3 mattutine che Zobel , procedendo primo , affacciavasi agli avamposti dei Piemontesi . Stava a lor direzione il

luogotenente Menada , che accortosi dell'approssimarsi


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del nemico , ne dava pronto avviso a San Vitale, dispo nendosi intanto a sostenerne il primo impeto ; e tanto valorosamente il fece, che la colonna austriaca progredir non potendo sotto il ben nudrito fuoco di quei pochi gagliardi , San Vitale ebbe tempo a disporre in catena

sui gioghi circostanti buona parte de' suoi cacciatori e gli animosi studenti : in un attimo il fuoco si protrasse su tutti i punti, e quelle cupe valli echeggiarono d'ogni

parte ; gli Austriaci , mal scernendo fra i tanti ripieghi di terreno il breve numero dei Piemontesi , attoniti a

veder avanzare arditamente contr'essi quella linea di

fuoco che già li accerchiava, credettero che le nemiche catene sostenute fossero da numerose riserve, e temnendo

omai d'esser spuntati sul destro fianco dagli studenti che celeremente innoltravansi verso la Ferrara , pensa

rono retrocedere sopra quel punlo : ma qui neppure ebber quiete , poichè il capitano De Rolland ed il te nente Bessone, raccolte le catene ai sostegni ed alle ri serve, audacemente geltavansi sopra loro alla baionetta : non ressero a quel cozzo i Tirolesi di Zobel , e volte le

terga andarono a raccozzarsi al Pian di Cenere , la sciando morti sul terreno 28 dei loro, fra cui il mag

giore Scharingen ed il capitano Stiber (1 ) , distinti uffi ciali tirolesi , ed annoverando inoltre 2 ufficiali e varii soldati feriti ed 80 prigionieri . Rimase la Ferrara in mano dei Piemontesi , ma San Vitale non volendo so verchiamente sparpagliare le deboli sue forze , la fece evacuare , contentandosi di collocare alla Ferrara l'aiu (1) Il valore dimostrato da quest'ultimo meravigliò altamente i Piemontesi , i quali datagli sepoltura sul luogo, vi posero una la pide che ne ricordasse il nome e la virtù : così si onora il valore ,

quand'anche nemico.


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tante maggiore Toretta con 100 uomini per invigilare le falde settentrionali del Montebaldo .

Fu questo uno dei più bei fatti della guerra , avendo 900 Piemontesi sbaragliato meglio di 2,000 Tedeschi ; ne ebbero principale elogio e guiderdone San Vitale e De Rolland . Ebbero i Piemontesi15 feriti, cinquedei quali, cioè Androet sergente, Virando , Ferraris-Trecate , Oli

veri 20 e Barbavara (1 ) , appartenevano alla prode com pagnia degli Studenti , la quale ebbe inoltre a piangere la morte di tre de' suoi : i cui nomi io qui trascrivo perchè sia noto che gli animosi adolescenti Rocciapane,

Longoni e Succhieri (2), ai dolci ozii delle città subal pine, ai queti studii prefersero le fatiche del campo, e schivi di dimostrar amor patrio con sterili concioni, con stolti schiamazzi, per questa bella Italia che lor fu ma

dre spesero il generoso sangue . Attendeva Rocciapane alle religiose dottrine , alle mediche gli altri due : ma udita la gran voce della madre antica , essi, posto in non cale i pacifici studii , andarono ad incontrar morte sulle ultime pendici alpine . Posano le loro ossa a Pozzani , e la bianca neve, che quasi simbolo dell'innocenza loro li ricopre, possa guarentirle dalle ingiurie del tempo , e la memoria loro esser sprone alla gioventù italiana ( 1) Barbavara era già ufficiale nell'esercito : costretto a lasciar

il servizio per alcune giovanili improntitudini , era rientrato come volontario , facendo col suo valore obliare le scappatelle di gio ventù .

(2) Ultimamente nella regia Università di Torino fu posta una

lapide ad onore degli studenti morti nella santa guerra; sovr'essa non figura Succhieri o Schieri , come altri scrissero : ma egli morì certamente in quel fatto, e pare che fosse studente di Nizza di mare , onde io qui lo annoverai per non furare la sua memoria del degno premio.


CAPITOLO IV .

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ad imitarne il nobile esempio ognor quando la patria chiami nuovamente all'armi i suoi figli! Contemporaneamente al colpo ' tentato sopra la Co rona , Thurn faceva eseguire dal colonnello Alleman alcune dimostrazioni contro i volontarii che custodivano

il passo dello Stelvio in Valtellina e del Tonale in val

Trompia . Comandava in que' luoghi il napoletano D'A pice , venuto in Italia col grado di colonnello , da lui acquistato nelle guerre di Portogallo , e nominato poscia

generale dal governo provvisorio . Vennero i Tedeschi al passo di Santa Maria , che sta ove Adda ha scaturi

gine: 700 eran dessi e su tre colonne, una delle quali scendeva il vallone a destra , l'altra saliva il monte Stel

vio , e la terza seguiva la gran strada che da Sondrio porta a Glurns . D'Apice non aveva seco che 400 uomini e 2 cannoni di montagna , ed ancora la necessità di sorvegliar tutti i passi aveva voluto che quel debole

drappello fosse in molti minori suddiviso: pur avuta contezza dell'approssimarsi degli Austriaci da una pat tuglia rientrata al far del giorno, egli con singolare attività adoprandosi e collocando i suoi esperti tiratori nei passi più scoscesi , di dove offender potevano senza esser offesi, si gagliardamente seppe opporsi ad ogni assalto, che verso il mezzodi , dopo un infruttuoso combattere di cinque ore , gli Austriaci ebbero a ritirarsi sino a Trofoi, luogo 7 kilometri lontano dalla vetta dello Stelvio . Succedeva questo assalto li 15 giugno , e gli Austriaci

avendolo ripetuto con forze maggiori di un terzo , e nuovamente invano nel di 27 , desistettero per allora da quelle dimostrazioni, le quali, in sostanza , altro scopo non avevano che di far credere ad una scesa di un corpo

d'armata alle spalle dell'esercito regio , speranza assai


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fallace , ben sapendosi che niun esercito austriaco tro vavasi per allora in quelle regioni alpine . Mentre la guerra terrestre limitavasi ad azioni secon darie che nulla influir potevano sul finale suo risulta

mento, ancor più rimessamente combatlevasi sui flutli

adriaci, perchè Albini legalo dalle sue istruzioni nulla osava intraprendere. Sin dal principio della guerra , Carlo Alberlo , per uno di quei slanci intempestivi di umanità, aveva espresso il desiderio che le ostilità si

limitassero alle armate terrestri, risparmiando per tal modo al commercio tutti quei mali che dalla guerra a suo danno conseguono : senonchè l'Austria avendo cre

duto di esser in dirilto di offendere dal litorale le pro vincie venete e di porre anzi un simulacro di blocco a

quel porto , il governo piemontese, con suo dispaccio delli 18 aprile, aveva fatto dichiarare alla corte di Vienna come le sue navi , astenendosi dall'inſestare i legni mer cantili, avessero però ordine di agir ostilmente contro i legni da guerra od armati in guerra : dichiarazione

questa che diè luogo ad una corrispondenza attivissima, pretendendo dapprima gli Austriaci ministri che i pi roscafi della compagnia del Lloyd, da loro impiegati a pro della squadra , risguardar si dovessero come legni mercantili, e potessero pertanto liberamente solcare il mare Adriatico : pretesa assai strana ed assurda , alla quale però il governo del re , per desiderio di compia cere all'Inghilterra che non voleva veder interrotte le corse che quei battelli facevano fra le isole Jonie , Malta, le Indie ed il porto di Trieste , si affrettò di aderire , mandando ordine al suo ammiraglio ( 1) che libera (1) Tutto quanto riflette questa vertenza e gli ordini assai sin

golari spediti all'ammiraglio sono chiaramente provati dalla cor


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mente lasciasse circolare quei piroscafi, purchè non ar mati in guerra né latori di guerresche munizioni ; ma

appianata questa difficoltà ne sorse una maggiore, su scitata dalla Confederazione Germanica , la quale alle gando essere il porto di Trieste parte , ed anzi scalo

principalissimo del commercio di essa Confederazione, pretese vedere in ogni operazione intrapresa a danno di quella città un atto ostile della corona sabauda contro la Dieta .

Insussistenti affatto erano queste pretese della Dieta ,

poichè dal momento che il commercio non riceveva dal navigliv italiano alcun incaglio, non v'era ragione per cui la città di Trieste, fortificata e convertita dagli Austriaci in principal sede dei loro approvvigionamenti , consi derar non si dovesse come piazza nemica , tanto più che dai legni austriaci commettevansi continue scorrerie sul lido veneziano, con ragguardevole nocumento di quelle popolazioni : pur tanto guardingo era il governo del re , che mandava severi ordini al suo ammiraglio di dichia rare che l'unico scopo della presenza della flotta ita liana in quelle acque era di venir a battaglia colla ne mica ove si avventurasse in alto mare , e d'impedire i

danni che i legni austriaci da guerra od i forti lungo la costa arrecar potessero al veneto commercio : e ve demmo diſfatti come Albini giunto dinnanzi Trieste, re golandosi secondo le proprie istruzioni e cedendo alle rimostranze del corpo consolare recatosi al suo bordo, si ritraesse in fin di maggio nel porto di Pirano, lasciando alcuni legni ad incrociare in quei paraggi . Continue rispondenza del ministro Pareto e di Albini colle autorità inglesi e col governatore di Trieste, stata pubblicata d'ordine del governo

inglese, e che per brevità si omette di riprodurre.


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però essendo le molestie arrecate dai forti imperiali alle feluche venete che di capo in capo andavano trafficando lungo il litorale , Albini commetteva a Villarey, coman dante del Beroldo , di andarne con la fregata , dodici

penici venete e due vapori , il Tripoli sardo, ed il Róma papalino (il solo legno pontificio che raggiunto avesse la flotta alleata , ed a bordo del quale stavano 200 soldati), verso lo sbocco della Livenza, sulle cui sponde sorgono

due forti, quel di Caorle a sinistra e quel di Santa Mar gherita a destra .

Appena apparve il 3 giugno la bandiera tricolore in quei flutti, cominciarono le due batterie a furiosamente trarre sulle navi italiane , ed anzi il Tripoli, che più s'era innoltrato, ebbe a ricevere di rimbalzo tre palle ; allora Villarey, allegando essere il mare troppo fortu noso , non volle arrischiarsi - fra quei marosi , e rivolte le prore rientrava in Pirano.

Ma se la troppa prudenza ed il tempestoso mare in pedito avevano a Villarey di ribattere le offese, non fa

tardo a comparir in quei luoghi chi più audace venne a sostenere l'onore dell'itala bandiera . Mandato Persano,

comandante del Daino, ad incrociar in quelle acque dal

l'ammiraglio , stava utilizzando il tempo nell'addestrare l'equipaggio al tiro del bersaglio col cannone, quando nel di 12 le bordate conducendolo alla volta di Caorle, parve

a lui , ed a ragione, che niun miglior bersaglio oflrir si potesse a cannonieri italiani di un forte austriaco . Ac

costatosi pertanto a 600 metri al più dalle batterie , dava ſondo in 20 piedi d'acqua , ed abbozzatosi ed inal berata la bandiera tricolore, cominciava a rispondere al

fuoco che al suo primo apparire le batterie nemiche avevano sopra lui diretto. Durò la lotta quaranta mi

i 1


CAPJTOLO IV .

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nuti circa , pendente i quali meglio di cinquanta palle furono dai cannonieri italiani poste nei bastioni nemici , ma non senza alcun proprio danno , perchè il Daino.

ebbe a ricevere esso pure quindici colpi, dei quali due soli di qualche entità e gli altri di rimbalzo : ma quello

ricevuto nella linea di galleggiamento cagionato avendo una via d'acqua più che mediocre , fu forza al legno sardo di allontanarsi per non esser inutile bersaglio al nemico mentre si procedeva al riattamento . Slilati per tanto gli ormeggi, Persano, senza neppur un uomo of feso al suo bordo, allargavasi in mare ; e prontamente

riparate le avarie e fatti raccogliere nella notte gli or meggi dagli schelmi comandati dal sottotenente Saint Bon , che con intelligenza e zelo adempiva alla avuta missione , ricompariva alle 3 mattutine del giorno 13 Persano nelle acque di Caorle per attaccare quel forte di conserva con alcune lancie cannoniere venete uscite

il di prima da Malamocco . Presi li opportuni concerti , ricominciava l'armatetta italiana il combattimento verso

le 9, ma essendosi dopo breve tempo appiccato il fuoco alla santa Barbara della cannoniera La Furiosa, essa

ebbe a saltar in aria con morte di tutto il suo equipag gio , meno il capitano , raccolto poi dai compagni; e quest'avvenimento scoraggiato avendo le altre quattro lancie, esse , cessato il ſuoco, si avviarono a Malamocco, onde il comandante del Daino, rimasto solo contro le

batterie del litorale , abbracciò esso pure il partito di rimettersi in alto mare , pago di aver dimostrato col . l'audace assalto dato ad un fortissimo baluardo come non fosse spento il valore della sarda marineria , e come se gli ordini proibilivi non erano , anche sui flutti gli Italiani sapessero sostenere l'onore della loro bandiera. VOL . III .

32

PINELLI, Storia eoc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Albini frattanto erasi con tutta la flotta ricondotto il

giorno 6 dinnanzi Trieste , nella cui rada sprofondava láncora a lungo tiro dal porto , patentemente dimo strando cosi come suo disegno fosse di tener solo in esso bloccato il naviglio imperiale, ma non di danneggiare la città : ciò malgrado , le batterie di terra poste ora in ottimo stato da Giulay, non esitarono ad incominciare il fuoco ; circostanza che se per la gran distanza riusci poco o nulla dannosa alle navi italiane , non essendo pervenuti che alcuni proiettili di rimbalzo al San Mi chele più degli altri innoltrato, bastava tuttavia a pro vare come il timore di compromettere gli interessi della Confederazione Germanica nulla valesse ad astenere i comandanti austriaci dall'offendere le navi alleate . Per

la qual cosa Albini , sentito il parere dei collega veneto e napoletano, non esitava a pubblicare un indirizzo in cui , esponendo la condotta delle autorità imperiali , cre devasi autorizzato a dichiarare e dichiarava il porto di

Trieste in istato di blocco a datare dal giorno 15 del venturo mese di luglio (V. Documento no 8) . Ma in quel frattempo l'iniquo abbandono della causa italiana per parte del re di Napoli arrecò i suoi frutti, poichè allo stesso modo che le sue truppe terrestri ri cevuto avevano ordine di rivalicare il Tronto ,‫ ܕ‬la sua squadra riceveva ora comando di abbandonare le acque di Venezia e di ricondursi ad Ancona e quindi nei porti

del regno . Latore del funesto messaggio fu l'aiutante Cavalcante, giunto col piroscafo mercantile il Vesuvio. Scoppiava il cuore al vecchio Decosa ed ai suoi di abbandonare in tal modo i fratelli sardi e veneti , e di sertare la causa comune ; ma l'ordine era perentorio e

non ammetteva dilazioni ; onde l'ammiraglio napole


CAPITOLO IV .

499

tano , piegando il capo ai voleri dell'indegno signore, sciolte le vele allontanavasi li 12 a sera da quei luoghi. Ridotto allora Albini alle sole navi venete e sarde , cre

dette dover evitare uno scontro col nemico, allora supe riore in numero , e salpata láncora fece ritorno dinnanzi a Pirano, di dove premurosamente e replicatamente in sistette perché da Genova venissero alfin spediti gli altri bastimenti.

Se poco propizii correvan gli eventi militari tanto su

terra che su mare pel savoiardo vessillo, quelli politici per lo contrario arridevano al partito albertista , che non risparmiava sforzo alcuno per sottoporre l'alta Italia

alla corona di Sardegna. Già Piacenza primissima, quindi Parma e Modena , e l'inclita Brescia riconosciuto ave

vano a lor signore re Carlo Alberto. Lo spoglio poi della votazione delli 29 maggio delle popolazioni lom barde dato avendo, malgrado i torbidi eccitati da alcuni intriganti più austricanti che repubblicani, e fra i quali primeggiavano un Urbino , ligure , un Bresciannino ed

un Romani , lombardi , un risultato di 561,000 voti per l'adesione immediata col Piemonte, contro 681 contra

rii, il governo provvisorio , con suo proclama delli 8 giugno , dichiarava solennemente riunite alla corona di

Sardegna le provincie lombarde: atto che veniva poscia accettato dal re il di 11 al quartier generale di Valeggio. Allora le quattro provincie venete di Treviso, Vicenza ,

Padova e Rovigo, non ancor riacquistate dagli Austriaci, fecero vive istanze presso il governo di San Marco , per chè anche il Veneto aderisse a Piemonte : ma la fazione

repubblicana , avendo naturalmente il sopravvento in Venezia per le antiche e gloriose reminiscenze, i duum viri, Manin e Tommaseo, dilazionar vollero sino alli 18


500

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

giugno a congregar l'assemblea nazionale che a nome

della nazione tutta pronunziar doveva sulle sue sorti : laonde le quattro summentovate provincie mandavano

deputati al Parlamento nazionale di Torino, i quali ap punto al momento in cui quelle generose città ricade vano sotto l'abborrito giogo straniero , dichiaravano voler esse far parte del regno dell'Alta Italia . Quest'incremento dato alla monarchia subalpina e la decretata unione delle provincie lombarde , parevano dover accrescere forza alle armi italiane e dare attivo

impulso ai militari provvedimenti di Lombardia ; ma le cose invece andavano ben diversamente : sotto l'appa rente volontà universale di far causa comune colla Sar

degna, ripullulavano le repubblicane speranze : i capi di questa fazione , ingenuamente od artatamente rite nendo qual calcolata perſidia l'inoperosità di Carlo Al berto, che altro non era che inettezza , e paventando ad

ogni modo che lui consenziente od incapace ad impe dirlo, la causa italiana avesse a perire , cercavan farle puntello del popolo , e già andavan spargendo sommesse voci di defezione , di abbandono delle provincie venete e di transazioni coll’austriaco governo . Queste cose che molti fra i repubblicani credevan vere , ed alcuni altri

cercavano maliziosamente di accreditare, erano poi di vulgate e con arte finissima esagerate dai fautori della dominazione imperiale che rifuggivano da niun mezzo per seminar zizzania fra gli Italiani . Tali subdoli maneggi delle fazioni antireali erano poi inscientemente si , ma mirabilmente secondati dalla in

sufficienza dei membri del governo provvisorio e dalla fiacca amministrazione delle cose militari , la quale già accusata , meritamente o no, di malversazioni commesse


CAPITOLO IV .

501

da alcuni impiegati subalterni , cadde poi ancora più basso nell’estimazion pubblica quando Giacinto Collegno voluto dal re a capo e compositore di un nuovo mini stero, che racchiudendo nel suo seno uomini nativi delle

nuove provincie fuse, meglio rappresentasse il nuovo Stato , assunto il portafoglio della guerra in Torino , ce dette la direzione delle truppe lombarde in Milano al generale Sobrero . Lungi da me il pensiero di avvalo rare colla mia penna le turpi accuse che i tristi e gli

ingannati portarono contro questo uomo onesto : lo dissi ed il ripeto : niun ufficiale dell'antico esercito pie montese macchiò l'onorata divisa con vile e premeditato tradimento : ma Sobrero, sebbene dotato di vastissima

dottrina , pel suo rigido carattere e per la riputazione di antiliberale di cui godeva , era l'uomo il meno ac

concio a soddisfar l'animo dei Lombardi e ad invogliarli di correre ad arruolarsi sotto le bandiere . Meglio riu sciva Ettore Perrone, già da qualche tempo nominato ispettor -generale delle truppe lombarde ; con quel suo schietto parlare , con quel suo piglio di antico soldato napoleonico, colle patite persecuzioni e colla veneranda

canizie egli accattivavasi l'amore di chiunque avesse ad accostarlo : ma tuttavia ei non poteva supplire ai quadri mancanti, alla deficienza di armi e di arredi , nè scac ciar la tema dal cuore dei vigliacchi , ned estirpare la

diffidenza pur troppo da molti nudrita per la fede al bertina .

Pochi essendo pertanto i giovani che volontarii accor

ressero ad iscriversi, il governo provvisorio si vide alfin costretto a chiamare qual riserva i nati negli anni 1823

24-25, estendendo più tardi questa misura agli individui di tali anni che già avessero servito in Austria : ma que


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sta tardiva disposizione non arrecò alcun vantaggio alla causa italiana ; e quando il generale Perrone, divenuto comandante della prima divisione lombarda , mosse agli ultimi di giugno da Milano , i dodici battaglioni che la

componevano non ascendevano ad 8,000 al più ; eran essi divisi in due brigate , delle quali una era comandata dal napoletano Poerio (1 ) , ed il comando dell'altra era riserbato a Manfredo Fanti , modenese , giunto in quei giorni a Milano , distinto per le sue gesta in Spagna, in cui acquistato si era il grado di colonnello : ma il quale trattenuto in Milano per cause di servizio , mai non por tossi ad assumere il comando della brigata. Oltre ad

essere poco numerosi, erano quei battaglioni lombardi composti di giovani non usi alle abitudini militari, privi di ogni istruzione e comandati da ufficiali pochi e poco

buoni: mancavan poi le armi capaci di buon servizio, mancavan gli abiti di panno , le giberne ed i foderi di baionetta , e soprattutto quella severa disciplina che è

anima d'ogni militare istituzione . E ben sel sapeva Per rone , il quale , scrivendone a Franzini ministro, dichia rava che quelle truppe sarebbero-buone a battersi dietro baluardi al più , ma non mai in rasa campagna : e chie

deva perciò venissegli concesso di condurle ad accam pare sulle lande di Montechiari, ove smesso avrebbero le molli abitudini contratte nelle opulenti città lombarde (1 ) Poerio aveva servito con distinzione nella legione straniera in Affrica e nel 1834 egli era stato riputato strumento principalis simo della vittoria dei Francesi al fatto della Macta ; pel 1838 erasi nuovamente coperto di gloria nei combattimenti sostenuti

dalli 12 alli 15 maggio al posto di Monzaich ove comandava , e nel 1841 aveva nuovi elogii per la sua condotta a Koliah alla testa del terzo battaglione .


CAPITOLO IV .

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e piegati si sarebbero a tutte le esigenze della militar disciplina : ma il bisogno che già si sentiva di soccorsi

per rimpiazzare li numerosi ammalati cagionati dalle insalubri bassure del Mincio , impedi che quell'ottimo consiglio venisse seguito in tutto . L'artiglieria lombarda ed il corpo dei pionieri, organizzati per cura il primo del tenente -colonnello Pettinengo e l'altro del capitano Cadorna , e composti di operai esperti ed intelligenti e di molti giovani ingegneri , presentava un personale molto migliore, ma non essendone ultimata la forma zione che assai tardi , essi non poterono essere di grande utilità all'esercito combattente .

In Piemonte invece procedevasi con grandissima so lerzia , poichè i battaglioni di deposito, posti essi pure sul piede di guerra , fornirono in breve venti battaglioni pronti ad entrare in linea ; e diffatti fra breve dodici di essi , adunati in quattro reggimenti detti provvisorii , vennero

formare una sesta divisione, comandata dal

tenente-generale Visconti, che ebbe sotto di sè il mag gior-generale Faa di Bruno, e che venuta sulle rive del

Mincio potè prender parte alle ultime fazioni di guerra . Componevasi il 1 ° reggimento provvisorio dei quarti battaglioni della brigata Savoia e del 140, ed ebbe a il colonnello Alberti . Il secondo reggimento com prese il quarto battaglione dei so, 40 e 80 di linea, ed

саро

ebbe a colonnello Rapallo ; il terzo , comandato da Lo pez, ricevette i battaglioni di deposito del 90 , 100 e 160, ed il quarto , quelli dell'11 °, 12° e 170 che obbedivano a Delfin . I battaglioni delle Guardie ed alcuni altri fu rono mandati staccati nei Ducati prendendo stanza al

cuni in Piacenza, ov'era pur il deposito dei Bersaglieri, alcuni in Reggio ed alcuni in Modena. Entrarono in


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

questi battaglioni parecchi giovani lombardi, i quali

sprovveduti come erano di divisa e di istruzion militare, ad altro non servirono che a peggiorare la condizione di

questi corpi non già troppo buona , perchè composta di uomini disusati pel lungo riposo dalle fatiche di guerra e sospiranti per la consorte e la prole abbandonata . Tuttavia dopo alcuni mesi di campagna essi pure avreb bero validamente combattuto se i quadri almeno fos sero stati capaci : ma questo era il grave scoglio ; es sendo deficienti e mal atti alle fatiche i sotto ufficiali

tratti dai battaglioni depositi , ove per lo addietro i corpi suolevano spedire quei soggetti che per decaduta sa lute più non reggevano alle assai moderate fatiche dei

presidii : pensisi adunque se uomini siffatti potevano tornar idonei alla vita dei campi ! Nè migliori erano, fatte pochissime eccezioni , gli uf ficiali: annoveravansi invero fra essi molti uomini ener

gici che per promozione erano stati dai battaglioni al tivi trasferti nei reggimenti provvisorii, e specialmente

i capitani , tratti dai tenenti , erano piuttosto buoni : ma gli ufficiali superiori erano quasi tutti presi fra i co mandanti o maggiori di piazza , e gli ufficiali subalterni fra i bassi ufficiali promossi recentemente : uomini che

quasi tutti fecero prova di valor personale, ma di poca o niuna attitudine al comando .

Peggiori poi ancora riuscirono i quadri dei batta

glioni di riserva, stati essi pure organizzati e composti per intero di uomini da lungo tempo disavvezzi alle cose militari, alcuni dei quali abbandonata la carriera nei fortunosi tempi del 1821 col semplice. grado di te nente, vedevansi ora in un subito promossi al grado di

maggiore ed incaricati d'istruire, equipaggiare e disci


CAPITOLO IV .

505

plinare soldati che da otto o dieci anni più non avevano dato di piglio allo schioppo : in tal modo avvenne che

ai migliori soldati erano preposti ufficiali migliori , e che là dove le doti e l'energia dei capi supplir avrebbe

dovuto alla qualità poco buona dei gregarii , comanda vano invece ufficiali essi pure men che mediocri. Si vide allora , ma tardi , quanto fatale riuscito fosse alle infan terie l'ordinamento loro dato dal ministro Villamarina , e quanto grossolano errore fosse quello di non aver pen

sato mai ad organizzare i quadri delle riserve; e ben si potè dire che se il Piemonte riboccava d'uomini , non contava però più di 50,000 soldati . Mentre le colpe antiche del piemontese governo e le recenti di quel provvisorio di Lombardia lasciavano la causa italiana : priva di validi e sufficienti propugna tori, le schiere del maresciallo andavano per lo contra rio continuamente ingrossando, poichè al modo stesso che Thurn rumoreggiava a sinistra dei Piemontesi nelle gole del Tirolo , Welden faceva massa d'armati nel Friuli a loro destra .

Fin dagli ultimi di aprile Sturmer aveva , d'ordine di

Nugent, impreso il blocco delle fortezze di Osopo e di Palmanova; ma ora Welden, cui troppo premeva di to gliere quei luoghi agl'Italiani , addoppiate vi aveva le truppe attorno, mentre egli con 14,000 fanti, 600 cavalli ed 8 batterie scendeva per val di Cadore nel Feltrino, e dopo sostenuti varii scontri con quei fieri alpigiani (1 ) ed aver fatto conquistare il 13 giugno Primolano dal colonnello Wolf, egli venuto a Bassano piegando a sini stra correva sopra Treviso . (1) Comandava i Cadorini Calvi , legalmente assassinato in

questi ultimi tempi dagli Austriaci .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Stava a difesa di quella città il valoroso Zambeccari

con 4,000 irregolari, coi quali egli disponevasi a rin novare le belle difese fatte ; ma gli abitatori, sconfortati dalla caduta di Vicenza, più non spiegavano l'antico ar

dore e parlavano di resa , perlocchè Zambeccari all'in domani, ottenuti per le sue genti da Welden i patti stessi guarentiti da Radetzky ai Vicentini, abbandonando Tre viso agl'imperiali , ritiravasi a Venezia . Pochi giorni dopo anche Palmanova ricadeva sotto il dominio austriaco : aveva Zucchi per difendere quella fortezza 1,800 uomini e 100 bocche da fuoco servite da

una compagnia di cannonieri piemontesi : ma oltrecchè i bastioni non erano in buono stato di difesa , comin

ciavano poi ora a scarseggiare i viveri ed il danaro: laonde i disertori austriaci, che formavano la maggior parte del presidio, cominciarono a tumultuare, sem brando loro troppo acerbo destino di esporsi ad essere

trattati con tutto il rigore delle leggi militari ove ve nisse presa d'assalto una piazza , per difender la quale loro non davansi nè le paghe , né i viveri ; ed allora chia ramente apparve qual fondamento far si potesse sopra uomini che abbandonato avevano il loro antico vessillo .

Poco disposti poi a tollerare i disagi di un lungo asse dio ed i danni di un bombardamento parevano eziandio

gli abitatori ; per modo che Zucchi , il quale , a vero dire , dal modo con cui erano condotte le armi italiane non aveva mai sperato molto nel buon successo , deter minò di venire agli accordi , i quali furono : che i soli

cannonieri piemontesi potessero uscire col generale co gli onori della guerra riducendosi in Reggio patria di quello, di dove rientrar dovevano in Piemonte con ob

bligo di non più servir contr'Austria per lo spazio di 1

1


CAPITOLO IV .

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un anno . Le altre truppe deporre dovessero le armi e venir scortate alla patria loro ove sarebbero sciolte :

guarentita la vita e le proprietà tanto ai militari che ai civili, che ricercati esser non potevano per i passati eventi. Firmata la convenzione li 24 fra Kerpan colon nello tedesco, Putelli cittadino e preside del comitato,

Gruffi capitano degl'irregolari e Cugia dei sardi can nonieri , venne la città e cittadella di Palmanova conse

gnata agl’imperiali . E qui notar debbo come gli onorati patti eccezionalmente accordati agli artiglieri piemon tesi dovuti siano alla fermezza spiegata in tal circo stanza dal loro capitano Cugia , che seppe gelosamente custodire l'onore delle armi subalpine .

Oppugnata Palmanova , fece Welden dar l'intima al forte d'Osopo : ma il Zannini , che là comandava, alte raniente rispose poter e voler difendere la rocca sino all'ultimo. Lasciata pertanto una conveniente schiera a bloccar quel-forte, e mandati 12,000 uomini di rin

forzo a Radetzky , andò Welden con 10,000 circa sotto Venezia , e prontamente occupata Mestre , cominciò il

blocco di quella città , che sola con Osopo ancor tene vasi per la parte italiana. In Venezia , non ancor datasi alla Sardegna , regge vano lo Stato Manin e Tommaseo, chiari per dottrina, ma ancor più pell’ardente amor di patria che loro scal dava il petto, e che fruttato lor aveva di recente la pri gionia . Repubblicani per convinzione amendue , essi erano però troppo teneri della causa italiana per volersi

far maestri di discordia fra i figli delle varie provincie: ond'è che li 3 giugno essi decretavano che nel giorno 18 dello stesso mese l'assemblea nazionale pronunziato avrebbe sulle sorti future di Venezia : senonchè essendo


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STORIA MILITARE DEL PJEMONTE

in quel giorno appunto Welden entrato in Mestre , parve ai duumviri che il momento in cui l'apatia albertina aveva lasciato ricader lutto il Veneto sotto l'austriaco

giogo , propizio fosse non per discutere sull'ordinamento politico da dare alla patria , ma bensi per solertemente

provvedere alla difesa di essa . Sospendevano pertanto la votazione, che prorogarono poscia sino alli 3 luglio, ed intendendo tutto l'animo alle cose di guerra , eleg

gevano a capitano generale delle genti Guglielmo Pepe. Non era certamente il nuovo generalissimo dotato delle qualità tutte che costituiscono un gran capitano : ma oltrecchè in Venezia non era uomo che per grado

cospicuo, per militari servizii seco lui reggesse al con fronto, la nomina poi a capo supremo di un uomo ve

nerabile per i non spregievoli servizii prestati nell'eser cito murattiano, per la sua canizie, e molto più pel lungo

esiglio sofferto per amor d'Italia , fu atto assennato ed altamente politico in una città ove la fazione repubbli cana contava numerosi fautori, e dove niun duce poteva riuscir più popolare di chi ancor di recente sciolto si era con magnanimadisobbedienza dall'obbligo di servire ad un tiranno .

Ed or diró quando e con quali forze entrato fosse quel generale in Venezia. Reietto Pepe l'ordine di Ferdinando di Borbone di ricondurre le truppe nel regno, portavasi a Ferrara , ove , tentato invano d'indurre la divisione colà stanziata a

varcar seco lui sulla riva sinistra del Po, egli, seguito solo dal battaglione cacciatori del maggiore Ritucci , si

condusse a Rovigo, ove raccolti a sé d'attorno 2 batta glioni di volontarii napoletani , uno di milanesi , ed uno di bolognesi, che impossessatisi d'una batteria napole


CAPITOLO IV .

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tana traghettato avevano il fiume a Francolino, mossosi

da quella città con questi 3,000 e venuto a Monselice; accingevasi ad intraprender la difesa di Padova : ma, edotto della caduta di Vicenza , e come D'Aspre con una

eletta schiera di vecchie truppe già movesse sopra Pa dova , ei disperando ormai di potere coi suoi collettizii far buona prova contro i soldati austriaci superiori per istruzione e per numero , ed imbaldanziti per le ultime

vittorie, risolveva di portarsi nella notte dalli 12 alli 13 in Venezia ; ultimo baluardo ove convenivano tutte le

forze italiane che ancora stavano nel Veneto .

Da quel momento pertanto venne resa impossibile

qualunque cooperazione dei corpi veneti, romani e na

poletani coll'esercito di re Carlo Alberto, il quale man tenendosi ad un dipresso nelle stesse posizioni , ed oc cupando una lunga linea di meglio di 80 kilometri ,

sprecava preziosissimi giorni in vane avvisaglie, nelle quali però il valore e l'intelligenza dei soldati ed uffi ziali minori piemontesi , quasi ad energica protesta

dell'incapacità dei loro capi , mantennero sempre il dis sopra sulle truppe austriache, imprigionando le pattu glie loro in varii scontri, come a cagion d'esempio, li 21 giugno a Bussolengo , ove il capitano Ottonelli del 20 di linea calturava 11 Croati che facevano baldoria

in un cascinale di là poco distante ; e li 27 a Lugagnano, ove il tenente Geny, gettatosi animoso in quel sobborgo al far del giorno , riusciva a circuire una pattuglia austriaca e condurla prigioniera : ma con questi lievi successi avevano termine le operazioni del mese di giugno . Nel primo di del mese seguente però il generale De Luglio Sonnaz , risoluto a scacciare gli avamposti austriaci


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dallo sbocco della valle d'Adige , ne commetteva la cura al duca di Genova , il quale, presi seco un battaglione

di Pinerolo e la compagnia degli studenti, venne sulla Ferrara nel disegno d'intercidere la via alle truppe ne miche collocate a Brentino ed a Preabocco , le quali doveano contemporaneamente venir assalite di fronte

da 6 compagnie di Piemonte avanzate per la via di In canale . Ma quest'impresa non sorti l'effetto bramato

per doppia ragione : la colonna di Piemonte giunta a mezza via venne caldamente accolta dai bersaglieri ne mici collocati sulla sinistra del fiume tra Dolce e Cere

dello con due pezzi , ed ebbe ad impegnare un vivo fuoco di moschetteria prima di poter forzare il passo colle artiglierie : la colonna del duca poi , trattenuta dalle pessime strade e dalle abbattute fatte dal nemico a Groare , non potè giungere in tempo a Rivalta per tagliargli la ritirata : e Zobel , dopo aver virilmente combattuto a Groare ed a Rivalta , ritirando la passe reHa per cui communicavano i suoi sulle due rive del fiume, andò a collocarsi a Peri sulla sinistra . In que sto azzuffamento , che durò tre ore , per una strana coincidenzá amendue le parti ebbero un cannone smontato ed un sol uomo ucciso dal fuoco nemico :

gli Austriaci riconobbero 7 feriti, ed i Piemontesi 11 ,

appartenenti quasi tutti al battaglione di Pinerolo , che

fu quello che ebbe più a cozzare col nemico al passo di Groare .

Questi sterili risultati erano tuttavia più che insuffi cienti a soddisfar l'opinione pubblica, la quale andava ogni di più manifestandosi avversa alla causa regia : e la fusione, lungi dall'aver sedate le discordie dei varii partiti, aveane invece esasperata la rabbia : e qui , a mio


CAPITOLO IV .

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avviso, cominciano i torti dei repubblicani, i quali non ' erano certo a biasimarsi se prima che la nazione, unica donna di sé , manifestata avesse la volontà sua, adopra vansi a far trionfare quelle politiche forme che a lor parevano migliori ; poichè non meno operosi erano i fautori della causa regia , i quali erano inoltre aiutati materialmente dall'oro albertino , e moralmente dallo spettacolo di un monarca sceso in campo con fiorito eser cito a combattere l’Austria : nè si può senza ingiustizia

apporre a colpa a quelli Italiani teneri della propria indipendenza , se appena toltisi dal collo il giogo ale manno , rifuggivano dal sottoporsi spontanei ad uno nuovo , che per esser nostrano, non pareva annunziarsi molto più lieve a chi ricordasse le inique sentenze del 1833 .

Ma dal momento che l'immensa maggioranza della nazione ebbe formulato il suo voto favorevole all'ade

sione agli antichi stati sardi, i dissidenti più non erano cittadini esercenti il loro diritto di darsi un governo ,

ma bensi faziosi congiuranti a danno e contro il volere

del supremo sovrano che scelse pur sempre la nazione, la quale sola ha diritto incontestabile di eleggersi il capo di governo ; diritto che le baionette si nazionali che estere ben ponno conculcare , distruggere non mai . La condotta pertanto di quelli che, dopo promulgata la fu sione, persistettero nel predicare la disunione , non solo

costituiva da per se stessa un delitto di perduellione, comecchè , a mio avviso , là esista congiura contro lo stato , ove la volontà di pochi si vuol far legge a quella quasi universale, ma attesa la suprema necessità dei tempi in cui il concorso degli Italiani tutti era indispen sabile per ottenere il primoe principale scopo di scacciar


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

lo straniero, l'opera loro riputar si deve ben anco empia e fratricida .

Nè colpa meno falale ad Italia, sebben più degna di scusa perchè figlia d'inesperienza e non di mal animo,

commisero i signori del governo provvisorio, ritenendo un potere che cessato era di diritto dacché la nazione

proclamato aveva la sua riunione alla corona di Sar

degna : poteri da cui tanto più premurosi avrebbero dovuto essi dimostrarsi di smettersi in quanto che i fatti

altamente palesavano la imperizia loro , la quale tornava a danno gravissimo del regio esercito , condannato, per caso inaudito nelle storie , e tale da far arrossir della nostra dabbenaggine i nipoti , a patir di fame nel suolo più ubertoso di Europa tutta ; sventura appena credibile ma foriera di immensi mali e rapine , che mentre im perfettamente supplivano ai bisogni delle truppe , ne rilassavano la disciplina , ed indisponevano al tempo stesso contro di esse l'animo degli agricoltori , a cui principal danno ridondavano quegli eccessi . Or qui mi occorre rispondere a quegli scrittori , od estranei, o nazionali ma svergognati, i quali stoltamente diedero taccia di predoni al soldato italiano ed in ispecie

al savoiardo ed al piemontese, collo stabilire paragoni che non reggono fra i soldati di Carlo Alberto e quelli di Gustavo -Adolfo, di Carlo XII, di Federico II , di Napo leone , e persin quelli delle ultime campagne affricane : poichè questi spietati censori non posero, o meglio porre non vollero mente a questo ; che cioè quei chiarissimi capitani d'esercito , da me citati , eccellenti tanto nel l'amministrare come nel combattere , mai lasciarono difettare di vitto le truppe loro , ed ove ciò avvenisse per caso eccezionale e repentino e di curta durata, ave


CAPITOLO IV .

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vano cura di prontamente ripararvi e risarcire le pri vazioni del soldato , accordando loro ben anco in varie

circostanze alcune ore di sacco sopra città opulenti : uso barbaro che or la progredita civilizzazione a buon di ritto ripudia , ma che pur era grande incentivo per gli uomini di guerra , e che , se abolir si vuole , esige dai capi doppia cura di provvedere ai bisogni delle turbe . Quanto ai soldati francesi in Affrica, dirò poi che essi

non predavano , per una ragione assai semplice , e fu che essi guerreggiarono sempre non in fertili vallate e pianure ricche di messi , ma in desolate lande e sopra aduste arene : ma volere che la militar disciplina , per quanto rigida sia , pervenga a soffocare in uomini che hanno posto a repentaglio la vita , e circondati veggonsi da ogni ben di Dio , quel bisogno naturale , che è pur primo, di provvedere al proprio sostentamento, se non è tristizia , è stolidità stragrande .

Io non farommi ora a decidere qui se la mancanza dei viveri avvenisse per colpa dei capi del governo lom bardo o dei commissarii regii , sebbene io pensi che l'inesperienza dei primi fosse resa mille volte più nociva dall'infingardaggine e poltroneria dei secondi , che ama vano starsene a dieci miglia dalle truppe ; solo dirò che raramente giungevano a tempo e soventi mancavan del tutto i commestibili, e che ben di spesso le carni veni vano recate al campo in uno stato tale di incominciata putredine, da non poter più essere inghiottite, e che maggior incuria nei capi militari per rimediare a tanto sconcio mai non si vide e mai non sarà per vedersi (1 ) . ( 1) Basti questo fattarello a provare la stupida indifferenza di

certi capi di corpo pei loro amministrati. Eran tre giorni conse cutivi che la mia compagnia riceveva carni fetide: i soldati , che VOL . III . - 33

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Nè a scusa di tanta imprevidenza i funzionarii am ministrativi allegar potevano quelle improvvise disloca

zioni di corpi che talora vengono a scompaginare le più savie misure , perchè ai tempi di cui io discorro , le

truppe rimasero quasi sempre nelle medesime stanze , impiegando le intere giornate in inutili e parziali scor

rerie, le quali , eseguite sotto la sferza di un sole di giu gno e protratte senza scopo per molte ore, altro effetto

non partorivano che di affaticare inutilmente il soldato , il quale, rientrando trafelato e tracannando le acque di quelle regioni , rese infette dai molti cadaveri con poca

cura sepolti , e dalla prodigiosa quantità di bachi da seta , di cui ogni villico tien cura , ne contraeva maligne

febbri, per cui in fin di giugno e nei primi di luglio gli brontolando tollerato avevano pei due primi giorni , al terzo , but tata la carne sul terreno, vennero dicendomi non aver cuore a mangiarla ; sollevai un pezzo di carne, era fracida: pur vincendo

la natural ripugnanza , l'ingoiai , dicendo ai soldati, come Carlo XII un giorno a' suoi Svedesi : non è un boccon ghiotto, ma si puol man giare; recatomi però in dilatamente dal colonnello, gli rappresentai quanto ingiusto e sovrattutto nocivo per la salute del soldato riu

scisse questo abuso; ma egli, scrollate le spalle, michiese : Hanno avuto la loro quota ? Si , risposi, ma in carne putrida. A me non importa , ripigliò allora quel brutale ; per mio scarico basta che l'abbiano ricevuta. Ebbi un bel fargli sentire come, imponendo

anche silenzio ad ogni senso di umanità , pell'interesse stesso del servizio occorreva che i soldati mangiato avessero se marciare

e pugnar dovevano ; tutto inutile , perchè egli , con tuono deri sorio , andò ripetendo che a lui bastava che la distribuzione fatta si fosse . Or dimando io : se ciò bastava a lui colonnello per pro

prio scarico, perchè non doveva bastare a me semplice capitano ? Dunque si dovevan lasciar morire di fame o cibarsi di'vitti mal sani i soldati ? Eppure a simili bestioni affidati erano i reggimenti , ed andò lungo tempo prima che , salito in maggior grado , quel bie tolone riconosciuto fosse per quel dappoco che era .

1


preiligione di Venezia. ‫ܚܤܢܢܩܦܢܝ‬

Uomini

1/2 1070 1064 988 1112 8

1/2

MASSIMO D'AZEGLIO , colonnello addetto , Maggior generale За LAMARMORA Divisione ALBERTO

Cannoni

Maggiore

244 1700

112

Uomini

ARMI DIVERSE

Cacciatori del Reno , del colonnello 570

Costante . Ferrari

Corpo Bolognese del conte Zambec cari Ferraresi del conte Mosti Volontari Padovani id , Napoletani, cap , Carrano Volontari Siciliani di Lamasa

517 270 412

253 387

Varie altre frazioni di Corpi Veneti

o Romagnoli , per approssima 1786

zione Cacciatori del Sile

1/2

8

554

Totale

6178

2

4749


imi di Duca di

6 pezzi

Totale


bimi di agosto sotto Milano. Duca di Genova

Riserva S. A. R. il Duca di Savoia

Uomini

5 pezzi

Uomini

ARMI DIVERSE

1534

1° Reggimento Guardie

1790 1314

20

7 ° Reggimento Cuneo

2122

8°

id .

1397 1439 1856 1935

id .

id .

id .

130

Piemonte Reale Cavalleria

420

325

Savoia Cavalleria Genova id . Aosta id . id. Nizza Novara id .

361 381 280 325 463

la posizione; 3a e 9a batta-) cannoni glia ; la, 2a e 3a a cavallo ; 48 maggiore St-Martin Totale

7215

Totale

1100 9957


1


CAPITOLO IV .

515

ospedali , fra ammalati e feriti, ricettarono 10,000 in dividui .

L'esercito regio adunque, cosi assottigliato dal morbo,

veniva ridotto a poco più di 45,000 uomini , dai quali se togli il debole contingente parmense e modenese, gli altri appartenevano alle cinque divisioni scese dal fin di marzo sulle pianure lombarde : perché il 10°napoletano , richiamato con ripetuti e minacciosi ordini dal proprio

sovrano, piegandosi al fine all'obbedienza, aveva, con proprio ed altrui dolore, li 20 giugno abbandonato quei campi su cui pugnato aveva con virtù commendevole ;

i Toscani poi, irritati contro i generali piemontesi, dai quali volevano dirsi abbandonati nei combattimenti so

stenuti sotto Mantova , e quel che più monta , incresciosi di abbandonare la ospitale Brescia , ove ridottisi , forma vano la delizia della popolazione : immemori ora del

l'antico affetto alla causa italiana che li aveva spinti a pugnare cosi virilmente a Curtatone ed a Montanara ,

più non mostravansi disposti a ridiscendere in campo ; e finalmente i 15,000 uomini appartenenti alla seconda

divisione piemontese di riserva ed alla lombarda che Visconti e Perrone stavan raccogliendo fra l'Oglio ed il Mincio , erano ancora disseminati, nè avrebbero potuto , senza rischio di total dissoluzione , venir impegnati in serie operazioni di guerra contro le agguerrite bande imperiali . Assumere pertanto l'offensiva con forze così tenui e disunite era , non che temerità, follia : ma queste cose non apprezzavano gli stupidi declamatori delle città lom

barde e subalpine, e tutti i giornalisti dal loro covo, ove accuratamente tenevansi a riparo dalle fatiche e dalle busse , andavano ripetendo in coro doversi far guerra


516

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

spedita e grossa: aver Napoleone in brevissimo tempo debellate quattro austriache armate , doversi pertanto dai

regii con facilità somma annientare Radetzky in un col l'esercito : nè contentandosi di attribuire l'inazione delle

armi italiane all'incapacità del generalissimo della lega, il che era stato per lo addietro almeno in gran parte

vero , incominciavano a spargere calunniose voci di tra dimento . Che ignobili scarabocchiatori di carta , concitati dalle passioni e dall'ira concepita per l'effettuata fusione, e prezzolati , taluni, dal nemico eterno di Italia , cosi fatalmente convertissero in veleno i beneficii che una

moderata e ben intesa libertà di stampa arrecar poteva alla causa italiana , non havvi in vero di che farne le meraviglie. Ma che uomini gravi , e gli stessi ministri , dividessero simili stupide credenze, e che , ignari quali

erano di ogni militare disciplina , e statisti più che me diocri , si arrogassero il diritto di consigliare mosse strategiche, e di eccitare all'offensiva generali che , se non sommi , possedevano almeno i primi rudimenti del l'arte militare , e che , collocati come erano sui luoghi,

potevano portare più fondato giudizio delle probabilità di successo di qualunque operazione si voglia , è ciò che veramente non si comprende . Nè meno ridicolo era il sempre ripetuto esempio di

Bonaparte : in primo luogo perchè non basta il desi derio di imitare tant’uomo per stillare nelle menti no stre la capacità di farlo , e quindi perchè le condizioni dei tempi e dei luoghi troppo eran diverse da quelle di allora : e per tacere di altre circostanze, perché la sola Verona , che nel 1796 altro non era che una città veneta cinta di un vecchio e cadente muro, era stata dagli Au striaci convertita in solido e vasto campo trincierato.


CAPITOLO IV .

517

Ad ogni modo il re , infastidito da queste incessanti ed assurde querele , chiamato a sè negli ultimi giorni di giugno il generale Bava , commettevagli di concertar qualche ardita impresa che valesse a por termine ai lagni di quelli eterni parolai : ma Bava , che dalle pas sate sventure aveva appreso ad esser meno arrendevole alle opinioni altrui , e cominciava a sentire quanto ne

cessario fosse di combattere le erronee opinioni che altri andava di continuo emettendo al cospetto del re, producendo l'argomento incontrastabile delle cifre, di mostrava al monarca come le sole forze di cui disporre potevasi per una mossa offensiva ascendessero a 45,000 uomini al più ; e come abbracciare il consiglio di coloro che opinavano doversi gettare parte dell'esercito all’A dige fosse un volersi esporre a certa ed inevitabile ruina . E veramente se quel partito era forse il migliore nel

primo periodo della campagna , allora quando non ob bedivano a Radetzky che 40,000 uomini divisi fra Pe schiera , Mantova e Verona , e quando mal certe erano

le communicazioni coll'interno dell'impero , e perico lante per intestine discordie quest'impero stesso : e se fu ſallo gravissimo il non aver approfittato più tardi della vittoria di Goito per inseguire il maresciallo al di là del Mincio in pria , quindi dell'Adige nella sua marcia sopra Vicenza ; ora che egli aveva quasi addoppiate le schiere, saldamente stabilite le proprie communicazioni per la valle Sugana e la Carinzia , ora che Welden in tercettava agl’Italiani la ritirata in Venezia nel caso di un sinistro, e che finalmente le armi pontificie, napo letane e venete sparite erano dalla scena o confinate in mezzo alle lagune, l'idea di un movimento oltre Adige non era neppur ammissibile .


518

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Richiesto però Bava dal re a dichiarare quanto , a parer suo, operare si potesse con l'esercito, presentava un suo progetto' , secondo il quale si sarebbe investita Mantova sulle due rive del Mincio . Per tale oggetto era

pensiero del generale piemontese di far concorrere alla forza delle armi quei mezzi che le località e la giacitura stessa della fortezza rendevano ad essa dannosi ed agli oppu gnatori utili : voleva egli pertanto, stornando le acque del fiume nel canale della Molinella , che da esso derivando presso Pozzolo , dopo un tortuoso giro ed ingrossato da altri scoli minori va a formare il laghetto di Derotta,

immiserire talmente il corso del Mincio da porre fuori di giuoco i molini di Mantova , privando in tal modo il presidio di quell'indispensabile risorsa, ed infettando l'aria nelle attigue opere di fortificazioni (1 ) . Desiderava

poi veder concentrato in Guidizzolo l'equipaggio da ponte, ed in Peschiera il gran parco d'assedio . Mandati

a compimento questi preliminari preparativi, le truppe tutte dovevano concentrarsi sulle due rive legandosi fra loro con ponti , uno dei quali gettar si doveva a Sacca, munendone lo sbocco sulla sinistra sponda con una lunetta . Altre consimili opere transitorie guarentir do vevano le truppe site sulla destra da qualunque sortita del presidio, alle quali truppe era poi anche raccoman dato di pigliar stanza fuori del tiro della piazza nei luo ghi meno perniciosi di quella insaluberrima pianura . Frattanto la maggior parte delle truppe investir dove (1) Una tale operazione però era , a parer mio , insufficiente per rendere inoperosi i molini, a meno di chiudere l'alveo del fiume

molto superiormente , verso Valeggio , a cagion d'esempio ; ma allora era a temersi che l'aria infetta per lungo spazio di terreno riuscisse nociva tanto ai difensori che agli assedianti .


CAPITOLO IV .

519

vano Mantova dalla riva sinistra : la prima divisione recan dosi da Marengo per Marmirolo sul margine sinistro dello scolo Derbosco, che, nato fra quelle paludi ed ingros sato da molti scoli minori , immette in Mincio a 7 kilo

metri ed a levånte del lago , doveva ivi collocarsi get tando a Barbasso un ponte , che , debitamente tutelato da lunetta , rendesse certa e sicura la communicazione

colle truppe stanziate sulla destra del fiume. La divi sione di riserva e le altre truppe abbandonando le loro stanze di Villafranca, Mozzecane, Roverbella e Valeggio, e coprendosi , nel loro movimento di fianco, di nume rosi fiancheggiatori e del corso della Molinella ingrossata,

dovevano venir ad occupare Castiglione Mantovano , Ca nedole , Castellaro e Roncoferraro, formando cosi sulla sinistra sponda una seconda linea di investimento, co perta dalla Molinella e pronta ad osteggiare il nemico proveniente da Verona . Molte compagnie di irregolari poi dovevano occupare il luogo di Governolo col suo ponte sul Po , come pur quello di San Benedetto più al

basso . Consigliava finalmente Bava di rendere inespu gnabile con opere temporarie la linea del Mincio da Pozzolo a Peschiera, ultimo ricettacolo dei Piemontesi in caso di sconfitta (1 ) . Collocato in tal modo l'esercito , secondo Bava , non

(1) Un distinto ufficiale propose a tal fine di trasformar Valeggio in una vasta testa di ponte , la quale appoggiandosi a sinistra alla magnifica villa Maffei, estesa si sarebbe a destra oltre i casolari di Campagnola e di Cogol , rinchiudendo in sè il colle su cui ergevasi un tempo il castello ; ed è altamente da lamentare che questo suo progetto non siasi eseguito, perchè se Valeggio fusse stato fortificato, quel punto essenzialissimo non sarebbe venuto

così facilmente in mano degli Austriaci in fin di luglio .


520

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

correva grave rischio, poichė, diceva egli , se il nemico scende nel Modenese pel basso Po girando la nostra

destra , noi pel ponte di San Benedetto potremo pron tamente mandar rinforzi ai battaglioni delle riserve che

stavano allora adunandosi in quelle provincie . La linea della Molinella , rinforzata da numerose batterie , gua

rentiva l'esercito da un attacco di fronte , e finalmente in caso di un assalto sulla sinistra, i ponti di Goito, di Sacca e di Barbasso davano agevolezza ai Piemontesi di ripiegarsi sopra Peschiera rimontando il fiume.

Questo piano del generale piemontese offre più di un punto controversibile, e per tacere delle altre sue im perfezioni, che farannosi palesi col progredir degli eventi, la sola idea di bloccar Mantova, nella stagione canico lare , in cui quelle paludi esalano tanti ' mortiferi mia smi , basta per offrir largo campo alla critica ; se non che i censori non dovranno perder di vista che qui non trattavasi tanto di sciegliere fra varie operazioni quella che sembrasse migliore, ma bensì di eseguire la sola possibile ; e sotto quest'aspetto io dubito molto che pur volendo far qualche cosa , altri trovasse più facile e ra

gionevole impresa , o miglior modo di condur quella a felice compimento . Rimaneva poi sempre qual condi zione imprescindibile per intraprendere il blocco, l'ar rivo in linea della divisione lombarda , che partita per

battaglioni staccati da Milano li 25 giugno e da Brescia li 30, andava lentamente concentrandosi a Cremona ed

a Montechiari , e la quale, rinforzata dai Toscani e dalla seconda divisione piemontese, doveva , dietro il piano

di Bava, occupare la riva destra , località meno esposta ad esser presa fra il doppio fuoco del presidio e di un corpo spedito da Verona.


CAPITOLO IV .

521

Impertanto il re , persuaso dalle solide ragioni del migliore fra i suoi luogotenenti, ne adottava il piano ed il parere di procrastinare ad eseguirlo sino a che quelle truppe pervenute fossero sui luoghi, facendo intanto dar principio alle opere necessarie per tagliare le vie di communicazione fra Mantova e Verona ; e lasciando gri

dare a lor posta ministri, deputati e giornalisti , faceva continuare dall'esercito il sistema di quotidiane perlu strazioni : le quali però ridondavano a poco utile , poiché il nemico, servito ottimamente di spie , di cui i Piemon tesi per lo contrario erano affatto sprovvisti , aveva sempre il tempo di ritirare a suo piacimento le sue scolte appena un drappello piemontese appariva nella zona di terreno fra le posizioni occupate dai due av versarii eserciti , per modo che non venne mai fatto di coglierlo all'impensata. Tuttavia accaddero in esse alcuni tratti di valore che Luglio

qui rni piace di ricordare . Il giorno 4 la quinta compa gnia del 7° reggimento, guidata dal suo capitano Aghemo e rinforzata da 11 dragoni di Aosta cavalleria , partita da Villafranca per andare a Dossebono, giunta verso il

casolare dei Calori imbattevasi in uno squadrone nemico sostenuto da un battaglione di Croati . Appena ebbero i nostri dragoni veduti i primi scorridori nemici , il bri gadiere disponevasi a caricarli , mentre il capitano , ap postati i suoi uomini fra le molte piante di gelsi che ivi vestono la campagna , preparavasi a sostenerlo col fuoco ammonendolo a non compromettersi di soverchio ; e fu savio avviso , perchè appena eransi lanciati gli animosi dragoni piemontesi, che caricati a lor turno da un intero squadrone , ebbero a volgere precipitosamente le terga : se non che, giunti gli usseri ledeschi in pros


522

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

simità dei fanti, furono accolti da questi con un fuoco cosi risoluto che s'affrettarono a ripiegare rilasciando 10 soldati , che tagliati fuori eran caduti nelle loro mani ,

e ritenendo solo un sergente , che forse ferito , apparen temente mori poi in poter loro . Sperava il nemico che il capitano Aghemo spingendosi avanti cadesse nell'ag guato tesogli dai croati appostali dietro le case dei Ca

lori ; ma quell'ufficiale era troppo accorto per lasciarsi invischiare' , e solo quando vide il terreno sgombro di nemici innoltrossi sino a Dossobono , ove seppe poi che gli Austriaci avevano trasportato sopra un carro 6 dei loro feriti oltre a 3 cavalli ; e furon degni di elogio in quella scaramuccia il sottotenente Houmbourg che se condò il suo capitano , ed il soldato provinciale Vio, il quale vedendo qualche titubanza fra alcuni de'suoi com

pagni all'approssimarsi della cavalleria ungherese, gridò ad alta voce , che il primo che retrocedesse sarebbe stato da lui steso al suolo, dovendo tutti salvarsi o tutti perire :

e questi erano quei provinciali che i veri colpevoli, per

scusar i madornali loro errori, si compiacquero di pro clamare cosi avversi alla guerra !

Pochi giorni dopo un drappello di Novara cavalleria scontratosi contro un maggior numero di cavalli nemici sullo stesso stradale, dopo accanita difesa era costretto a retrocedere : in quel momento cadeva sotto il cavallo al dragone Fiore , che in un attimo circuito era da 5

ulani; ma il gagliardo giovane , non perdutosi d'animo, roteando la lancia , mirabilmente contr'essi difendevasi, e

feritine 2 ed allontanati gli altri , rialzato il cavallo , giun geva sano ed incolume a Villafranca : e nello stesso di

Virano, altro dragone dello stesso reggimento, in uno

scontro accaduto presso Sommacampagna fra alcuni ulani,


CAPITOLO IV.

523

i dragoni piemontesi ed i cacciatori toscani a cavallo, veduto cader ferito uno di questi ultimi e venir in man del nemico il suo destriero , rispingendosi sul nemico , ne fugava tre e riconquistava il cavallo . Ma se togli queste poche scaramuccie , in cui i Pie montesi trovavan modo di segnalare il proprio valore, le altre riconoscenze riuscirono sempre infruttuose : so bene che andavasi allora dicendo che esse riuscivan

proficue ad avvezzare il soldato alla fatica ed alle pic cole fazioni di guerra , e certamente esercizio migliore

dar non si poteva a truppe non ancor profondamente agguerrite ; ma perchè queste escursioni riuscissero ve ramente proficue, conveniva ordinarle con miglior cri terio, affidandone la direzione agli ufficiali di stato-mag

giore , i quali per lo contrario non muovevano mai dai quartieri generali , e non ad ufficiali di linea ignari del paese e privi di dettagliate istruzioni ; alcuni generali

poi, circondandosi sempre dei Bersaglieri , sotto lo spe cioso pretesto di riservarli per le grandi occasioni, non utilizzavano quella truppa eminentemente acconcia per tali scorrerie ; le quali poi avevan sempre luogo alle stesse ore e per gli stessi cammini , e senza darne av

viso alle truppe stanziate nelle vicinanze , onde è da meravigliarsi che il nemico mai non abbia teso agguati e che fra i varii corpi di truppe piemontesi non siano

succeduti equivoci sanguinosi (1 ) . (1) Questo fatto proverà con qual negligenza si dessero le dis posizioni dal nostro stato-maggiore. Il giorno 10 , io , con due compagnie del 16º , con quella dei Bersaglieri comandata dal tenente Prola , ebbi incarico di spingermi sopra Preabocco a ri

conoscere le posizioni nemiche, e quindi ripiegarmi per Cavaion, Affi e Calmasino a Piovezzano , di dove ero partito . Scoperte le


524

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Mentre la lentezza delle truppe lombarde ad entrare

in linea costringeva il re a temporeggiare, le fazioni, esacerbandosi ognor più all'interno, minacciavan inte stine discordie : già un tentativo per proclamare la re pubblica era stato fatto a Modena , e già nella stessa Milano eravi chi adopravasi a formar un esercito che,

operando separatamente dal regio, sostener potesse da solo la lotta contro l'Austria ; ed i sognatori di questa

impossibile impresa , che altro risultato non aveva che incagliare la formazione dei corpi lombardi , rivolto ave van le loro mire sopra Garibaldi , approdato li 22 giu

gno a Nizza di mare con 85 di quei compagni , coi quali aveva reso illustre il nome italiano in America .

Aveva Garibaldi professato sempre principii repub blicani , i quali meglio si conformavano alla tempra so

bria ed austera del suo carattere, ed appartenuto avendo anzi alla setta della Giovine Italia , veniva dai mazzi

niani riguardato come l'uomo appropriato a farsi capo scolte nemiche che stavano sulla costiera che sorge alle spalle di Rivoli , adempiuto all'incarico avuto di notarne la disposizione, men ritornai per Cavaion sopra Calmasino ; quand'ecco tutto ad

un tratto la mia vanguardia venir arrestata dalle prime scolte del reggimento Piemonte collocato in quei luoghi , ed impedita di

entrare , pretestando il presidio di non essere avvertito del nostro arrivo ; sicchè dovetti avanzarmi solo e portarmi dal capitano C.... , comandante la gran guardia , e con cui ero in relazione da anni, il quale , accertatosi della cosa , ci lasciò libero il varco dopo avermi narrato che dovettimo al buon senso d'un sott'ufficiale di

artiglieria se non fummo salutati da due pezzi colà collocati e

che l'ufficiale voleva ad ogni modo sparare sopra di noi : ed il bello si è che entrato nel villaggio si voleva quasi apporre a mia colpa da un maggiore di Piemonte questa strana dimenticanza

dello stato-maggiore , che mancò poco non facesse mitragliare truppe piemontesi da piemontesi cannoni !


CAPITOLO IV .

525

del nuovo esercito destinato da quei settarii a controbi lanciare l'influenza di quello capitanato dal re e cotanto funesto alle lor viste : appena seppero pertanto che il valoroso campione di Montevideo aveva toccato il suolo italiano, lo fecero accerchiare dalle creature loro , le

quali fra i festini e le adunanze, cui il passaggio di Ga ribaldi diede luogo in varie città, facevano ognora a lui travedere il nuovo comando serbatogli ed il ruolo a cui lo si destinava . Un tal Medici poi , suo famigliare e

che preceduto lo aveva a Livorno , scrivevagli di là es servi 6,000 eletti giovani pronti a seguirlo pella guerra dei popoli; e veramente l'entusiasmo per quest'uomo era tale , che la sua piccola schiera si era in breve tempo già addoppiata : ma al cuore veramente italiano di Garibaldi premeva più il trionfo d'Italia che non quello di una fazione

ed il proprio ; ond'è che egli, franco e leale qual era , ve nuto a Genova li 29 e ricevuto con grandi onorificenze al Circolo nazionale , in poche parole, di cui fu sempre

parco, ripeteva ivi quanto aveva già delto a Nizza : « Es a ser egli sempre stato avverso ai despota e più a Carlo ( Alberto per le passate carnificine: ma ora che quel

« principe snudata aveva la spada in pro d'Italia , ora « che stava a campo contro l'eterno oppressore di lei, « esser egli accorso dalle lontane Americhe per proffe « rirsi suo seguace , e pronto a versare pel re e per « l'Italia l'ultima goccia del proprio sangue » . A coloro poi che nelle popolose , ma secure adunanze protesta vansi infiammati da prepotente amore d'Italia , rammen tava Garibaldi come i veri amatori di lei quelli fossero che siavan colle armi in pugno contro gli Austriaci ; nobili e sante parole , che pronunziate da tant'uomo , avrebber pur

dovuto suonare all'orecchio dei Mazziniani


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

consigliere di unione e di pace , e farli desistere dal scellerato disegno di fomentar discordie quando più ne cessario era l'accordo : ma esse suonarono invece acerbe

a quei maniaci , i quali perdurando nelle lor mene, an davano tentando or questo, or quest'altro uomo di guerra

di porsi a capo dell'immaginario loro esercito repub blicano .

Questa insana loro condotla era poi mirabilmente se condata dalla non più saggia del re e dei regii ministri, i quali per albagia e per diffidenza sprezzarono quei servigii che il prode Nicese loro offriva . Carlo Alberto, ricevutolo cortesemente al campo colla abituale sua si

mulazione, allegava non poter egli qual re costituzionale conferir grado a chi non gli fosse dal ministro proposto.

Consigliavalo pertanto di recarsi a Torino . Andovvi Ga ribaldi , ed accolto con melliflue parole , con ostentata

deferenza, riceveva invito, o se si vuol, consiglio di re carsi a Venezia per cooperare alla difesa di quella città allor stretta di blocco e considerata dal ministero sardo

qual sede e fomite del partito repubblicano ; era in somma un modo garbato di rifiutarne i servigii : com prese Garibaldi , e risposto ricisamente esser lui uccello

da campagna e non do gabbia, tolse congedo . Consi gliato allora da alcuni amici venne a Milano, ove giunto

li 12 luglio, dal governo provvisorio eragli affidato il comando di varii altri corpi irregolari che andavano formandosi.

Era questo l'ufficio a cui fosse quell'uomo più accon

cio , il quale , se era prode della persona e dotato di quelle qualità tutte che ad ardito partigiano si con fanno, era poi lungi dall'essere un perfetto duce di grossi eserciti, come taluni vollero e vorrebbero ancor attual


CAPITOLO IV .

527

mente rappresentarcelo; e le sue operazioni nel seguente anno nell'agro romano hanno potuto convincere tutti i volenti di esserlo : ma sta sempre che se Garibaldi col prestigio del nome e seguito dalla selvaggia e fantastica sua coorte fosse stato posto a capo dei numerosi parti

giani che combattevano nelle gole del Tirolo invece di Durando Giacomo (più parolaio che uomo di guerra , e buono tutt'al più a guidar una brigata sotto la direzione

di un valente capo che supplisse alla mediocrità sua), egli avrebbe potuto rendere eminenti servigi alle armi italiane ; costretto invece ad attendere a Milano l'attua zione dei nuovi corpi a lui destinati , egli non entrò in azione che quando le cose d'Italia già volgevano a ro vina ; e se riusci a dar chiare prove di valore nel Va resotto contro D'Aspre duce di forze preponderanti , egli più non potè mandare a compimento alcuna im presa di gran momento .

In quel mentre stesso che Carlo Alberto, ognor te mente la repubblicana setta , rifiutava a Garibaldi quel grado che prodigava invece a tanti inetti cortigiani, e che i suoi ministri tentavan rinchiudere quell'uomo in Venezia da lor risguardata qual antro dell'idra rivolu zionaria , i propugnatori di essa già eran venuti alle mani coi soldati di Welden. Pepe , colle continue sue

allocuzioni , più proprie invero in bocca d'un oratore che di un capitano , era tuttavia pervenuto , coll'aiuto di varii distinti ufficiali napoletani , che animati da spiriti italiani associati si erano al suo destino , ad introdurre

qualche ordine nella confusa massa di armati venuta da tutte le provincie d'Italia a difender la città delle lagune . Stavano in Venezia nei primi giorni della difesa otto


528

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

battaglioni di legionarii italiani con 4 pezzi, le quali forze obbedivano a Ferrari che, riabilitato da Carlo Alberto nel suo grado , era stato colà spedito ad assumerne il comando : 2 battaglioni detti Cacciatori del Sile, formati tutti di volontarii trevigiani , e 2 altri detti volontarii

del Brenta e del Bacchiglione : 2, cioè quello detto di

Galateo e quello dei gendarmi, componevansi di soldati italiani defezionati dal servizio austriaco ; 7 di guardia

civica mobilizzata ; 3 napoletani venuti con Pepe ed uno lombardo : 25 battaglioni adunque , ai quali aggiun

gendo varie frazioni staccate con una compagnia sviz zera , una di zappatori napoletani ed una batteria com pleta di 8 pezzi napoletana coi proprii cannonieri, e finalmente 2 battaglioni di marina , uno di cannonieri ed uno di fucilieri, avrassi un totale di 20 e più mila uomini , ai quali più tardi si aggiunsero alcune compa gnie che andavano allora formandosi, e 3 battaglioni piemontesi delle riserve dei reggimenti Savoia , Savona ed Acqui, che vennero posti sotto gli ordini di Alberto Lamarmora già in Venezia a quell'epoca . Con tali forze pare che Pepe avrebbe potuto agevol mente costringer Welden , che con soli 10,000 uomini bloccava poco vigorosamente Venezia dal lato di terra, ad allontanarsi, lasciando cosi una sfera più libera di azione al presidio : ma forse Pepe prima di avventurarsi contro un nemico agguerrito , volle migliorare la te- . nuta , le armi e le istruzioni delle sue truppe ; in ciò

potentemente secondato dal ministro della guerra Ar mandi (1 ) : ond'è che per allora le operazioni militari sotto Venezia si ridussero a due soli fatti; il primo dei (1) Lo stesso di cui tepni parola nell'Appendice.


CAPITOLO IV .

529

quali ebbe luogo li 7 luglio, in cui gli Italiani accortisi dell'errore commesso nel lasciar stabilire il nemico nel

forte luogo della Cavanella , tentarono ricuperarlo . Que sto forte non è che una doppia testa di ponte sul ca nale di Valle, al punto ove questo sgorga dall'Adige per

legare questo fiume col Brenta . Gli Austriaci v'avevan posto 250 Croati a presidio , contro i quali Ferrari , uscito nella notte dalli 6 alli 7 dal forte di Brondolo , guidava 1,600 uomini circa con 3 cannoni .

Giunti a Sant'Anna , luogo posto sulla destra del ca nale Valle, si divisero gli Italiani in tre colonne : quella di destra , attraversato il canale, ne rimontò l'argine si nistro; quella centrale venne sulla strada che per Pa

vano conduce all'Adige; e la terza , varcato questo fiume a Polesine , ne risaliva la destra sponda : era essa la maggiore, e comprendeva il battaglione lombardo con le due artiglierie colle quali doveva assalir per la prima minacciando il forte dal lato meridionale, ove può dirsi

aperto non essendone chiusa la gola che dal fiume; questo che in apparenza era il più poderoso attacco , non era però che simulato , poichè mentre l'attenzione dei difensori si rivolgerebbe tutta da quel lato , era imposto alle altre due minori colonne di correre sotto ai para

petti per dare la scalata sulla sinistra del fiume : ma

ora accadde che le scialuppe incaricate di traghettar i Lombardi , invece di trovarsi pronte al far del giorno, come era loro commesso, nol furono che alle 10 : que sta loro tardanza mandò a male tutta l'impresa, sia per chè le altre due colonne stanche di attendere, lasciandosi

trascinare da intempestivo ardore , mossero all'assalto prima dell'arrivo della terza colonna ; e sia perchè giunta intanto l'ora in cui gli Austriaci suolevano dar Vol . III . – 34

PINELLI, Storia, ecc .


530

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

il cambio alla guernigione , si trovarono in Cavanella non più 250 Croati , ma sibbene 500. Tuttavia gli Italiani avevano con grandissimo ardore assalito sulla sinistra , ed i cacciatori del Sile, saliti sul parapelto , già eran venuti coi Croati all'arma bianca , quando Ferrari disperando , con troppa facilità forse, di conquidere quel baluardo , faceva suonare a raccolta: rifiutavano obbedire dapprimai valorosi cacciatori , ma alfine ritraevansi lasciando sul campo 50 dei loro : ma

dando allora sfogo al contenuto sdegno , riprodussero le accuse di tradimento già formulate contro Ferrari pei combattimenti nella terraferma veneta . E veramente, se ponsi mente allo scoraggiamento che questo primo si nistro generò fra i difensori, pare che fora stato mi

glior consiglio perdurar negli sforzi: che forse Cava nella venuta sarebbe in poter degli Italiani , é ad ogni modo risollevate non si sarebbero le sempre fatali e sempre rinnovate accuse di tradimento .

L'altra operazione tentata dai Veneti fu una sortita operata due giorni dopo dal presidio di Marghera, ove comandava Belluzzi, scopo della quale era di sloggiare

gli Austriaci da una batteria da lor costrutta sull'argine, e di dove apprestavansi a battere i bastioni di quel forte. Avanzarono gli Italiani al far della notte sopra due co

lonne di 500 uomini caduna , delle quali una seguiva il canale e l'altra il cammino ferrato . Assaliti vigorosa mente , gli Austriaci , abbandonato frettolosamente quel trincieramento e tre case da loro fortificate, già appre stavansi a sgombrar da Mestre , stata da loro occu pata con debole stuolo ; quando gli Italiani , contenti di averli sloggiati da quelle prime trinciere , e temendo forse d’arrischiarsi troppo lungi , ritornarono addietro


CAPITOLO IV .

531

senza neppur pensare a demolire i nemici ripari ; locche rese quella sortita affatto innocua al nemico e non pro ficua a Venezia .

Gli infelici Veneziani frattanto , non limitandosi a

queste armate dimostrazioni di odio verso Austria, da vano in quell'epoca un raro esempio di amor patrio , degno di essere dalla storia ricordato non solo, ma ce lebrato con eterna lode : perchè giunto il di fissato per la solenne pronunzia sulle future sorti della patria loro ,

in quel giorno, che fu li 4 luglio , l'Assemblea nazio nale , a nome dell'intera popolazione del cosi detto Estuario, soffocando in petto la predilezione innata in quelli uomini per le forme repubblicane che rette ave vano e fatla gloriosa per tanti anni la regina dell’Adria tico , decretava l'immediata fusione cogli antichi e recenti stati soggetti alla corona sabauda con queste generose

e sublimi parole : « Obbedendo alla suprema necessità « che l'Italia intera sia liberata dallo straniero , ed al

« l'intento principale di continuare la guerra dell'indi « pendenza colla maggior efficacia possibile , come Ve « neziani in nome e per l'interesse di Venezia , e come « Italiani per l'interesse di tutta la nazione , votiamo « l'immediata fusione della città e provincia di Venezia negli stati sardi con la Lombardia , ed alle condizioni « stesse della Lombardia , colla quale, in ogni caso , in « tendiamo di restare perpetuamente incorporati , se « guendone i destini politici unitamente alle altre pro « vincie venete ) .

Sublimi si dimostrarono i Veneti in tal giorno; e Pa leocapa , ministro in allora della repubblica per l'interno e le costruzioni, orando in favor della immediata fusione

col Piemonte : e Tommaseo, duumviro, cercando di dis


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

suadere i suoi concittadini da un passo creduto da lui, e forse a ragione, nè libero, nè utile, nè decoroso, spie garono rara sapienza e facondia : ma chi dimostrossi a tutti superiore ed eminentemente Italiano fu l'immor tale Manin , il quale, rammentato avendo sin dal di pre cedente, 3 luglio , come la patria da loro volesse un atto di civile sapienza , salita ora la bigoncia , usciva in queste nobili ed italianissime parole : « In oggi ho la « stessa opinione che avevo nel 22 marzo, quando din

« nanzi alla porta dell’Arsenale proclamai la repubblica: « a « « < «

ma io parlo ora voci di amore e di pace : io domando oggi un gran sacrificio, e lo domando al partito mio, al generoso partito repubblicano : all'inimico sulle no stre porte , che aspettasse la nostra discordia, diamo oggi una solenne mentita ; dimentichiamo oggi tutti i partiti ; mostriamo che oggi dimentichiamo di essere

« realisti o repubblicani, ma che oggi siamo tutti Ita « liani » . Concetti degni veramente di quel sommo, il quale, dopo aver per tal modo fatto pendere la bilancia in favore di re Carlo Alberto, pregato di far parte del ministero incaricato di governare provvisoriamente, sempre uguale a se stesso, e disinteressato e leale non

men che grande e magnanimo, pronunziava queste altre non men notevoli parole : « Io non ho dissimulato che

« fui, sono e resto repubblicano : in uno stato monar ( chico io non posso esser niente : posso essere dell'op « posizione, ma non posso essere del governo : prego i « miei concittadini a non costringermi a far cosa con « traria alle mie idee » ; li quali accenti chiaramente dimostrarono come per lo bene di Italia esso sapesse far tacere le proprie convinzioni ed il proprio interesse; accenti degni di essere dalla storia registrati e da tutti


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i buoni celebrati , perchè pur troppo, più che rari , unici in questi tempi cosi pregni di basso egoismo ! I membri dell’Assemblea erano quasi tutti repubbli

cani per convinzione e tradizione'; pur animati dall'e sempio di tant’uomo , e credendo salvare la causa co mune, decretarono , coll'immensa maggioranza di 127 voti contro 6 , l'immediata fusione col Piemonte , con

quelle nobili parole che ebbi sopra trascritte ; ma mentre

essi davano questa sublime prova di abnegazione , e mentre Jacopo Castelli, uomo onorando per virtù e dot trina , alzate le braccia al cielo , con effusione esclamava : La patria è salva ! viva Manin ! qual conto faceva di si gran sagrifizio re Carlo Alberto ? Ci risponde una lettera di sir Ralph Abercromby al visconte Palmerston, di cui reco il brano riflettente la nostra questione , fra i documenti , tanto testualmente che volgarizzato , acciò ognuno possa convincersi come tre giorni appunto dopo

la patriottica risoluzione presa dai Veneti , il re , scri vendo li 7 da Roverbella , patteggiasse il prezzo del loro abbandono all'Austria ! ( V. Documento no 9 ) Leggasi

quel documento , che pel carattere si personale che uffi ciale dello scrivente non può esser posto in dubbio, e poi si creda all'affetto cotanto celebrato dagli albertisti di Carlo Alberto per l'italo risorgimento ; leggasi quel documento ed imparino i popoli ciò che abbian da sperare dai regi , e dica il lettore se la condotta del re sardo in quella circostanza non giustifichi appieno il giudizio su lui emesso dal francese Alessandro Le Masson , nella sua opera intitolata Venise, con queste parole: Charles Albert n'aimait personne , pas même ses enfants, et ne se confiait à qui que ce fût et trompait tout le monde.


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Nè con . questi miei riflessi ho io in pensiero di ac cusar Carlo Alberto , se cominciando a perdere la stolta

fidanza riposta in se stesso, e se vedendo crescergli ogni giorno di fronte a mille doppii gli ostacoli alla completa liberazione d'Italia , egli prestava facile orecchio ad ono

revoli proposizioni di pace ; chè meglio era salvar parte delle liberate provincie che perdere il tutto : ma sibbene io lo biasimo per la doppiezza con cui, al momento stesso che era disposto ad abbandonare i Veneti al loro

destino , poneva in giuoco arti infinite per attirarsene i suffragii, e faceva rispondere da Salasco con lusinghiere

parole a Pepe che notificata gli aveva la sua nomina à comandante supremo delle truppe destinate alla difesa di Venezia : è dunque chiaro che Carlo Alberto, cedendo all'Austria quelle provincie venete che si erano a lui date, intendeva a tal prezzo acquistare il pacifico do

minio delle provincie lombarde, non da lui conquistate. So che agli occhi di chi si fa giuoco della sorte dei po poli questo si chiama talento diplomatico : ma io non

penso che la diplomazia autorizzi la perfidia, e saggia reputo quella politica sola che si fonda sui dettami della giustizia .

Se non che vane riescirono le sue arti, perchè l'Au stria rientrata a quell'ora in possesso di tutta la terra ferma veneta, e vedendo assottigliate per la capitolazione di Vicenza e per la defezione del re napoletano le armi

italiane, mentre le sue, per lo contrario, addoppiate si erano ; rotte , per allora almeno, le trattative di pace sulle proposte basi , mostravasi inclinata a proseguir la guerra ; locchè patentemente appare dalla lettera delli 7 luglio (lo stesso giorno appunto in cui Carlo Alberto scriveva

d'esser disposto a pacifici accordi) scritta da Innspruck


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da lord Ponsomby a lord Palmerston , nella quale fra le altre cose è detto : Oltre a ciò gli Austriaci sono per suasi che re Carlo Alberto ha grandi difficoltà da te mere tanto da altre cose che dall'armata austriaca (1 ) ;

alludendo con queste parole ai gravi ostacoli che le im mense spese, e più ancora le discordie dei varii partiti, da loro Austriaci aizzati , dovevano suscitare al sardo monarca : parole le quali, per confession stessa dell'im periale ministro, stabiliscono che la vittoria dell'Austria non fu tutta dovuta al valore delle sue truppe .

Dileguatesi impertanto le concepite speranze di paci fico componimento avente per base la cessione della linea dell'Adige come limite del nuovo stato, apprestaronsi i due eserciti a rompere lo stato di quasi perfetta inazione in cui stavano l'uno rimpetto all'altro dal mezzo giugno in poi . Ed avendo frattanto i regii mandato a compi mento i preparativi per il blocco di Mantova , e la di visione lombarda essendo giunta sotto Perrone li 12 a Marcaria , re Carlo Alberto dando eseguimento al piano primitivo di Bava , alquanto modificato , o . per meglio dire , peggiorato dagli emendamenti introdotti per regio volere, ordinava il completo investimento della piazza di Mantova sopra ambedue le sponde del Mincio (2) . (1 ) The Austrians further are persuaded that Khing Charles Al bert has great difficulties to fear from other things as well as from the austrian army .

(2) Il Veterano austriaco ci narra che a quest'epoca Carlo Al

berto tentò la fedeltà del polacco Gorzkowsky con l'offerta di mezzo milione perchè desse una porta della fortezza : dubito molto che questa sia una delle tante fiale con cui quello scrittore ha condito la sua narrazione ; nè certo ei merita che altri accolga

con fiducia quanto assevera a danno degli Italiani : ma se fu vero , non è da biasimarsi il re per aver adoprato un mezzo impiegato


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Il 13 luglio adunque cominciossi il dislocamento delle varie divisioni : la brigata Acqui , retta ora dalmaggior generale Bigliani , già colonnello di Piemonte Reale , avanzando per Sacca venne a collocarsi a lungo tiro di

cannone del forte Belfiore , legandosi per San Silve stro sulla sua destra col generale Passalacqua , che spin tosi colla brigata Casale e coi Cacciatori franchi sotto il

forte di Pietole , occupava le posizioni di Parma e della Maddalena , che doveva poi cedere alla divisione lom barda , la quale però , trattenuta dal tempo pessimo , non giungeva a Cerese che al cader del sole . La divi sione Visconti , entrando solo in quel giorno in linea,

occupò il corso superiore del Mincio, ponendo tre bat taglioni in Valeggio e Goito, e con due presidiando Pe schiera . Sulla sinistra del fiume la prima divisione , rafforzata dalle compagnie Griffini' e Longoni , occupò Castelbelforte e Castellaro ; la divisione di riserva collo cossi a Roverbella , ove il re stabiliva il suo quartier

generale , a Castiglione Mantovano ed a Canedole : in Villafranca stava di presidio il corpo toscano, reduce da Brescia. La cavalleria che ora obbediva ad Olivieri, pro mosso generale di divisione , occupava una linea che per Marengo , Malavicina , Quaderni, Rosegaferro cor reva sino a Villafranca, dal qual luogo il secondo corpo

d'armata protendevasi per Sommacampagna e Sona sino a Pastrengo ed a Rivoli . da quasi tutti i gran capitani , nè autorizza l'autore a dir quelle

oltraggianti parole : mezzo milione per comperare tradimento e vergogna ! questa merce debl'essere stata molto a buon mercato al

quartier generale piemontese ; poichè la venalità fu sempre in

stintiva della razza germanica , testimonio la Svizzera , e se Gorz kowsky, data sia vera la cosa , onoratamente rifiutò , cið forse avvenne perchè Polacco e non Tedesco.


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Questa collocazione di forze variava sensibilmente

da quanto consigliato aveva Bava , il quale , rappresen tando come la posizione di Rivoli perduta avesse , per le ragioni già ripetutamente da me addotte , ogni im portanza , consigliava che venisse interamente abban donata , giustamente temendo, e come pur troppo i fatti

susseguiti vennero a provarlo, che una linea cosi ster minata potesse esser sfondata dal nemico . Ma le as sennate parole del perito guerriero non persuadevano certi prosuntuosi , che sebben novizzi affatto delle salde ragioni di guerra , ringalluzziti tuttavia dal facile accesso che la condizione di nobile e di scudiere lor dava presso i due duca e presso il re , volendola far da saccente quanto meno ne sapevano , andavan magnificando agli occhi di Carlo Alberto l'importanza di quelle località ,

non arrivando essi a comprendere che le posizioni di Castelnuovo e di Sommacampagna , debitamente trin cierate ed addossate a Villafranca, da lungo tempo per

avviso di Bava convertita in fortissima ridotta , erano le mille volte preferibili alla celebrata posizione di Rivoli,

il possesso della quale costringeva l'esercito italiano a disseminarsi sopra una linea di immoderata lunghezza. Ma tornò vana ogni rimostranza , perchè quei saputelli volendo intendersene più di Bava , tanto insistettero

presso il re, che questi , il quale da principio propen dendo per l'opinione di Bava , erasi limitato ad espri mere il desiderio che si occupasse con ragguardevoli forze il solo punto di Pacengo , cedendo ora a nuove istigazioni , ordinò che la brigata Piemonte ed il 130

reggimento ripiegassero a Sommacampagna, che la bri gata Savoia ed i Parmensi guernissero Palazzolo , Santa Giustina e Sona , e rimanessero in Pastrengo e Rivoli il


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solo 14º che aveva un battaglione alla Corona, ed il 160 ; disposizione questa peggiore della prima , poichè o con veniva sgombrar affatto quelle alture poste sulla sini stra , ovvero mantenervi una forza sufficiente per vali damente difenderle e togliere a Radetzky qualunque velleità di geltarsi sul centro nemico . Appena stabilitesi le truppe nella nuova linea , i zap

patori del Genio impresero ad impedire ogni sortila al presidio, operando tagliate ed innalzando steccate e bar ricate sụ tutte le strade che dal campo regio conduce vano a Mantova, asserragliando sulla destra del Mincio la torre di San Silvestro e di Cerese , e sulla sinistra verso Verona quelle di Goito , Marmirolo , Roverbella , Mozzecane ed altre di minor contezza . Laonde il nemico

che nel giorno 12, non sturbando per nulla il colloca

mento delle truppe piemontesi, limitato si era a porre in miglior stato di difesa le opere di fortificazione poste al di là dei laghi , vedendo restringersi in tal modo la sfera della propria azione , cominciò li 14 una sortita sopra Pietole : ma accolto vigorosamente dai due bat taglioni di studenti lombardi della divisione Perrone,

dovette velocemente rientrare nella piazza ; tuttavia es sendo in quello scontro rimasti morti 3 studenti e feriti parecchi altri , pochi giorni dopo i giornali , facendo scellerato abụso della libertà della stampa , lanciarono le più assurde e calunniose accuse tanto sul re che su

Perrone , dicendo aver essi artatamente esposti quelli eletti giovani alla mitraglia nemica , come se vi fossero a far le meraviglie che venuti essi al campo per com baltere , alcuni rimanessero vittime del nobile loro ar

dore ; circostanza questa che volentieri io avrei taciuto se non servisse a dimostrare gli intrighi coi quali le


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fazioni ed i prezzolati emissarii austriaci cercavano se minar la zizzania fra le truppe italiane . Gli Austriaci cosi respinti limitaronsi allora ad una

violenta cannonata , la quale avendo atterrito alquanto le nuove schiere di Perrone, il re, cedendo alle rimo stranze di questo esperto guerriero , ordinò che la bri gata Casale ed i Cacciatori franchi , destinati ad andare

ad occupare i luoghi di Roncoferraro e di Barbasso per completare in tal modo l'investimento della piazza sulla sinistra del Mincio , rimanessero invece sulla destra a

sostegno dei Lombardi alloggiandosi alla Virgiliana , grosso edifizio di forma quadrata , ove l'antica stirpe dei Gonzaga , un dì signora di Mantova , suoleva villeggiare, ed ove vuolsi avesse le aure di vita il divino cantore di

Enea . Pioveva a dirotto ; ciò malgrado il re volle assi stere nel giorno 16 a quella operazione, che per l'in cessante fuoco delle batterie della piazza riuscir poteva

pericolosa, ma che diretta con avvedutezza e perizia da Perrone , costringeva gli Austriaci ad abbandonare il villaggio di Pietole, a cui nel ritrarsi ponevan fuoco, ed a lasciar installare senza danno alcuno un battaglione dell'11 ° reggimento alla Virgiliana . Nel di 17 non cessava il presidio dal cannoneggia mento che, niuna perdita cagionando agli Italiani , riu

sci fatale solo ad un maggiore austriaco, il quale uscito dal forte Belfiore, non so per qual ragione di servizio, rimase da una palla di cannone dei suoi miseramente

ucciso . Li 18 poi il re, riparar volendo alla lacuna ope rata nella linea di investimento per la partenza del ge nerale Bava con la brigata Regina e con Genova caval leria per operare, come verrò ora dicendo , nel Modenese, trasportati la brigata Guardie ed il suo quartier gene


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rale a Marmirolo, faceva appoggiar sempre più a destra le truppe del blocco , lasciando a Sommacampagna solo un battaglione del 130, traslocando gli altri due a Villa

franca e la brigata Piemonte a Mozzecane ; quella di Cuneo a Canedole e quella d'Aosta a Castellaro (1 ) .

Per ben comprendere la spedizione di Bava sopra Governolo, è mestieri ora che, trasportandomi col pen siero nel campo nemico , io dica dei preparativi fatti dal maresciallo per riprendere quelle mosse offensive che, effettuate con sagacia e potentemente secondate dalla fortuna, suprema arbitra delle battaglie, come di tutte le altre umane cose , e dai molteplici errori dei regii

condottieri , lo abilitò a por fine in pochi giorn

alla

prima campagna della guerra italica . Alle antiche sue forze aveva ora aggiunto il mare

sciallo le tre brigate Liechtenstein Francesco , Degen feld e Draskowich, tratte dal corpo di Welden, il quale, dopo aver destinato al blocco di Venezia 9,000 uomini e più , e disposto lungo il basso. Po la brigata Perglas, trasportato il suo quartier generale a Padova , aveva mandato a Radetzky meglio di 9,000 uomini ad ingros

sare le file dell'esercito principale . Era intenzione del maresciallo che il maggior-generale Culoz , preso il co mando di questo nuovo corpo , che fu il quarto, andasse

à rinforzare la guarnigione di Mantova , sopra cui ve deva riversarsi le forze tutte di Carlo Alberto ; e perciò

Culoz mossosi da Legnago , ove rannodate aveva quelle genti , spinto si era a Nogara nel disegno di entrar in Mantova per il lato orientale non ancor ben guardato

dai Piemontesi , stante la protratta dimora sulla riva (1 ) Essendo giunti in quei giorni da Brescia 1,300 Toscani circa, vennero divisi metà a Sommacampagna e metà a Villafranca.


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destra della brigata Casale che occupar doveva quei lerreni: ma vennero in quel frattempo informazioni a

Radetzky come i Ferraresi , incoraggiati dalla presenza di 2,000 circa papalini e di un battaglione delle riserve piemontesi , niegassero continuare al presidio della cit

tadella loro i viveri quotidiani , come era stato da Ciac chi pattuito : ordinava allora il maresciallo a Culoz di condurre in Mantova due sole brigate , e di spedire il principe Francesco Liechtenstein colla terza a dissipare quel principio di esercito che stava formandosi a Fer

rara , a rifornire di viveri la cittadella e raggiungere poscia Culoz in Mantova . Venuto Liechtenstein con 5,000 uomini fra fanti, arti

glieri e cavalli sulle rive dell'Eridano, speditamente lo var cava sopra tré punti, a Ficarolo , cioè, ad Occhiobello ed

a Polesella , e riunite le sue genti appariva sotto Ferrara al mattino del 14 : parevano dapprima le truppe sardo

romane decise a contrastargli il passo ; ma i cittadini, vedendo che il presidio della cittadella impadronitosi di porta San Benedetto ed appuntati i cannoni sulla città e schieratosi sulli spalti, stava pronto a porger la mano a Liechtenstein , temettero di veder la patria loro sog giacere agli orrori tutti di una città presa d'assalto , e

cominciarono a scuotere la fermezza dei papalini col rappresentar loro che l'infrazione della capitolazione di

Vicenza li avrebbe resi passibili di tutto il rigore delle leggi militari ove caduti fossero in potere degli Au striaci , i quali non avrebbero tardato a riconoscere che desse facevano parte del corpo di Durando; persuasi i pontificii, e più di tutti gli Svizzeri , impresero a riti rarsi per porta Romana : ed i Piemontesi allora , che non erano più di 800, inabili a resistere a forze decuple,


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eseguirono essi pure la ritirata loro per porta A Mare verso Comacchio, sperando di poter di là recarsi a Ve nezia : dimodochè Liechtenstein , entrato senza trar un

colpo in Ferrara ed accolto dal municipio , ebbe ben tosto rinnovato con esso l'obbligo di vettovagliare la

cittadella per due mesi , e fatte quindi quelle mutazioni che credette opportune nel presidio, potè ripigliare la via del fiume.

Ma questa sua scorreria era stata più che sufficiente per gettare l'allarme nelle popolazioni modenesi , le quali , già vociferando che il loro duca avanzava con poderosa mole di Austriaci , stavano in gran timore di esser sottoposti alle sue vendette, e perciò imploravano con calde preghiere assistenza dal commissario regio residente a Modena : il quale, dando soverchio credito a queste voci , scriveva e riscriveva al quartier generale per chiedere aiuti : laonde il re, a cui stava a cuore il conservare quelle provincie, chiamato a sè Bava , ricer cavalo di consiglio : offrivasi allora quel generale di cor rere a tutelare quelle popolazioni con un forte distac camento , ed avutone consenso dal re , presi seco la brigata Regina , Genova cavalleria , la 2a batteria a ca vallo, la 6 di battaglia e la seconda compagnia di ber saglieri , portossi li 17 a Borgoforte, e fatte ivi adunare tutte le barche che potè raccogliere , già accingevasi a varcare il Po a Portiolo , quando gli venne detto che Liechtenstein , rivarcato il fiume, avviavasi verso Osti

lia . Sembrando allora a Bava troppo dolorosa cosa di rientrare al campo di Mantova 'senza qualche trofeo,

venne in pensiero di ricuperare l'importantissimo punto di Governolo .

Collocato Governolo con solido ponte presso la foce di


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Mincio in Po , nell'angolo formato da quei due fiumi, era di un'importanza massima pei due eserciti, potendo per esso gli Austriaci gettarsi o nel Modenese od alle spalle delle truppe che stringevano Mantova dal mezzodi : e già vedemmo gli sforzi di Gorzkowsky per sloggiarne gli Italiani nel mese d'aprile, sforzi tornati vani per la bravura spiegata dai volontarii mantovani e modenesi :

ma dopo il fatto di Curtatone i sospetti di abbandono per parte di Carlo Alberto che serpeggiavano fra i To scani avendo trovato fede pure fra molti Modenesi , essi sobillati anche dagli emissarii di quel partito che fece far poi in Modena una sommossa a favore della repub blica , abbandonalo .quel borgo , eransene partiti alla volta della patria loro , e sebbene ivi giunti , e trovato sedato ogni tumulto, mercè la fermezza spiegata dalla guardia nazionale , si inducessero a posar le armi ed a

sciogliersi ; tuttavia Longoni , rimasto troppo debole per custodire da solo quel posto , era stato richiamato al campo : la qual cosa appena si seppe dall'attivo Gorz

kowsky, egli vi spediva ad occuparlo il maggiore Ru kavina con un battaglione del secondo reggimento di

confinarii e 4 pezzi d'artiglieria . Ben conosceva Bava l'importanza di quel punto, e ve demmo che nel primitivo progetto di bloccar Mantova aveva insistilo perchè si facessero occupare da nume rosi partigiani i ponti di Governolo e quello superiore di San Benedetto sul Po ; ma anche in questa parte i

suoi consigli essendo stati negletti , egli pensò , or che fortuna gliene porgeva il destro , di riparare all'errore altrui: ed essendogli venuto fatto, mentre percorreva il littorale fra Borgoforte e Portiolo , di osservare ferme sul fiume alcune barcaccie mercantili coperte di tende ,


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gli cadde in pensiero di servirsene per trasportar inos servato sulla sinistra del Mincio, e perciò alle spalle dei difensori di Governolo, un drappello de'suoi , e chiamato a sè Lions , capitano , che di suo ordine già varcato il Po , erasi condotto coi suoi bersaglieri a Motteggiano , ingiungevagli che salito sulle barcaccie avesse a scender in esse il fiume, ed oltrepassata Sacchetta, ove Mincio

immette in Po, si tenesse queto tutta la notte, ma che prima del far del di , presa terra coi suoi, si preparasse a spuntare per Boscovecchio alle spalle dei Croati di Rukavina appena li vedrebbe assaliti di fronte dalle altre truppe piemontesi . Accertatosi della fedele esecuzione de'suoi ordini per parte di quell'intelligente ed intre pido capitano, venne Bava a San Nicolò , luogo attiguo a Portiolo , ove lasciato aveva le truppe pronte ad im barcarsi , e manifestato loro i suoi mentali disegni e pro messo loro una facile vittoria , le pose su due colonne

in via per Governolo : una , composta del 10° reggimento, di tre squadroni e di mezza balteria a cavallo, prese , sotto gli ordini di Trotti , la via che per Bagnol e San Vito conduce al Mincio, e l'altra, composta del 9º reggimento,

degli altri tre squadroni e di una batteria e mezza , gui data da Bava in persona , seguendo la sinistra del Po venne sopra Governolo .

Trotti , percorrer dovendo minor spazio , fu primo ad ingaggiarsi col nemico, col quale i suoi cacciatori ed i due pezzi scambiavano un vivo fuoco, quando i tre bat taglioni di Bava , preceduti dai loro esploratori , giunsero essi pure per vie diverse sulle sponde del fiume, e col locate le artiglierie sulla strada che ne lambe la destra sponda inferiormente a Governolo, cominciarono a cosi

furiosamente martellar la terra, che Rukavina , abban


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donando il pensiero di rovinare il ponte , evacuate le case poste sulla destra , rivalicava il Mincio , e sollevato il tavolato che univa il ponte alla sinistra sponda , pre

paravasi a disperata difesa : quand'ecco apparire alle sue spalle i bersaglieri di Lions dando fiato alle trombe : a tal suono i Croati , che sino allora eransi virilmente condotti , credendo di aver alle spalle un grosso nerbo

di truppa nemica, abbandonato il sobborgo si ritrassero nelle bassure, ove lor pareva di poter far migliore difesa e di esser più a coperto dagli attacchi allespalle ; ma fu tanto spedito questo loro movimento, che varii dei loro collo cati nelle ultime case , rimasti separati dal rimanente ,

dovettero cedere le armi ai bersaglieri, i quali corsi poi difilati al ponte non furono tardi ad abbassarne il tavo lato , dando cosi il passo ai fanti del 90 che s'erano sti pati sul ponte ; ed essendo in quel mentre accorsi d'or dine di Bava i tre squadroni di cavalleria che sin allora tenuti egli aveva dietro le case a ridosso dal fuoco tedesco , ottenuto libero il varco dai fanti, si posero sulle traccie del nemico , che assunta l'ordinanza a quadrato nel piano, mostravasi pronto a riceverli.

Eseguirono allora i tre squadroni una bellissima ca rica , nella quale trovava morte il giovane conte Gatti nara , aiutante maggiore, il quale avuto il cavallo ucciso mentre varcava il ponte , risalito quello d'un dragone scavalcato , erasi con grande ardire gettato dei primi sulle file croate ; a lui accanto moriva il tenente Ap piotti , e varii dragoni rilevarono ferite più o meno gravi, e con loro i due tenenti e fratelli Brunetta , il maggiore dei quali , ferito gravemente , sarebbe caduto in potere del nemico e rimasto indubitatamente ucciso , se con vero

amor fraterno scagliato non si fosse a salvarlo il minor VOL . II. - 35

PINELLI , Storia, ecc.


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fratello, esponendosi cosi a quasi certa morte (1 ) . Ma essendosi ora ai squadroni aggiunti due pezzi di arti glieria a cavallo che orribilmente squarciavano le file dei suoi, Rukavina , disperando ormai di ogni soccorso, si indusse a posare le armi . Non fu però infruttuosa la

sua resistenza , perchè il tenente Sickovich approfittan done , riusciva a porre in salvo due pezzi , giunto coi quali e con pochi soldati a Formigosa , ove stava un'altra compagnia in riserva , potè con essa operare la sua ri

tirata sopra Mantova . Tuttavia oltre ai prigionieri fatti nel villaggio e ad 80 altri , che sbandatisi nelle paludi vennero poi scoperti e presi dai bersaglieri e dai dra goni, per forza della capitolazione vennero per questo fatto in potere dei regii gli altri due cannoni , la ban diera del reggimento , 350 comuni e 9 ufficiali , fra i quali il maggiore Rukavina ferito, degno figlio di quello che tanto illustrato si era nel 1795 alla battaglia di Loano , quando Sardegna ed Austria univano le armi

loro contro Francia repubblicana ; ed ora mutata la po litica dei governi loro , i figli di quei forti invece di pu gnare a fianco l'un dell'altro come i loro padri , com battevano in avversi campi , ma pur sempre col mede simo valore !

La vittoria di Governolo , che non costó ai regii più di 12 morti e di 23 feriti, non fu abbastanza apprez

zata ; e basta leggere le relazioni degli autori tedeschi per convincersi che senza di essa gli Austriaci tentato avrebbero un violento assalto sopra le truppe : collocate sulla destra del Mincio . Era diffatti intenzione di Ra

detzky che Gorzkowsky , rinforzato da tutta la divisione (1) I Brunetta erano sei fratelli , che tutti combatterono con straordinario valore in questa guerra .


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Culoz , operasse' una sortita per sloggiare i Lombardi e la divisione Ferrere dalle posizioni della Parma , di Pie tole, di San Silvestro e di Curtatone , ed a tal fine era

stato ingiunto a Liechtenstein , reduce da Ferrara , di indirizzare la sua brigata sopra due colonne , le quali

dovevano una per Nogara , l'altra per Massa ed Ostilia riunirsi a Governolo , e congiungendosi ivi con le truppe fatte uscire da Gorzkowsky, venire per Bagnol e San Vito a spalle de' regii , ed anzi Liechtenstein erasi sin dalli 16 portato di sua persona a Mantova per combinare quel movimento col governatore di essa : ma Governolo ca duto essendo in quel frattempo in potere di Bava , nè il movimento potè più aver luogo , nè Liechtenstein potė raggiungere le sue truppe , le quali avuto sentore della sconfitta di Rukavina e dell'appressarsi dei regii a Ca stellaro nel giorno stesso, lasciati piccoli distaccamenti a Nogara , a Gazzo e ad Ostilia per osservare i regii e per tener spiccie le communicazioni con Verona , si ripiegarono sopra Sanguinetto , ove Simbschen venne d'ordine di Radetzky ad assumerne il comando . Questa sola mossa della brigata Liechtenstein prova

quanto insussistente sia il rimprovero fatto da un au tore austriaco al generale Bava per non essere corso sopra di essa dopo il fatto di Governolo. Quella brigata contava 5,000 uomini ; mentre dai 3,600 della brigata

Regina convien diffalcare un battaglione del 100 spedito a scortare i 500 prigionieri fatti a Governolo sino a Cre mona : rimangono pertanto 3,000, ai quali aggiungendo

1,000 uomini fra cavalleria , bersaglieri ed artiglieria , avremo un totale di 4,000, coi quali Bava , secondo quel l'autore , avrebbe dovuto avventurarsi contro i 5,000 di

Liechtenstein : ma v'ha di più : se il generale piemon


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tese avesse commesso quell'errore, egli non avrebbe tar dato a trovarsi fra due fuochi, perché Gorzkowsky ap pena intese tuonare il cannone verso Governolo , aveva fatto sortire il colonnello Draskowich con tre battaglioni,

una batteria e due squadroni di ulani , il quale incon trato Sickowich a Formigosa e da lui saputo come i

regii stabiliti si fossero in Governolo, non credette dover procedere oltre , ma che non avrebbe mancato di se guirne le traccia se li avesse veduti ingolfarsi nella di

rezione di Ostilia e di Nogara . Si sarebbe forse potuto

accerchiar la truppa di Liechtenstein prima che essa si ripiegasse sopra Sanguinetto , se il re , seguendo l'avviso che Bava nella sua opera ci dice avergli spedito per mezzo del maggiore La Flêche , appena udito il cannone di Governolo , avanzato si fosse da Castellaro verso No gara ; ma quel monarca essendosi tenuto, come al con

sueto, inoperoso, il suo luogotenente da solo non potè nulla oprare , ed anzi avrebbe errato tentandolo . Più fondato è il riflesso dello stesso autore che la col

locazione della brigata Regina cosi lontana dall'esercito le impedi di prender parte ai combattimenti dei giorni

seguenti , così disastrosi per le armi italiane : ma si do vrà da ciò dedurne che Bava dovesse lasciar inoccupato l'importante punto di Governolo , offrendo cosi a Ra detzky il modo di mandar ad effetto la sospesa opera zione ? certamente no ; onde io porto opinione che nel fatto di Governolo la condotta di Bava sia non solo al

dissopra d'ogni biasimo , ma degna per lo contrario di ogni lode ; come meritan pure d'esser lodate le truppe tutte pel spiegato valore , e Trotti ed Avogadro , colon nello di Genova cavalleria, e Lions che colla sua sagacia ebbe gran parte alla vittoria .


CAPITOLO IV .

549

Radetzky fratlanto , vedendosi guasto dalla rioccupa zione di Governolo per parte dei regii il suo progetto, che altro ad un di presso non era che una ripetizione

dell'operazione tentata li 29 e 30 maggio, credette do ver mutar il suo piano offensivo, a ciò indotto eziandio dalla debolezza del centro nemico, il quale invero più non presentava che una ragnatela di posti facile ad es sere ovunque sfondata .

La parte diſettosa del piano presentato dal generale Bava per bloccar Mantova , era di non cinger perfetta mente la piazza , e di lasciare nel tempo stesso troppo de bolmente munita la linea del Mincio fra Valeggio e Pe schiera, per dove poteva il nemico gettarsi, isolando cosi quella fortezza dal grosso dell'esercito e distruggendo i magazzeni dei regii a Monzambano ; ma questo difetto era poi stato a mille doppii accresciuto dalle modifica zioni portate al piano primitivo , e dalla improvvida ri

soluzione di tener occupati Rivoli e Pastrengo . Era dun que chiaro che il maresciallo gettandosi col nerbo delle

sue forze sopra Sommacampagna , troppo debolmente presidiata , riuscito sarebbe non solo ad impadronirsi di Valeggio e del passo del Mincio , ma a segregare i due reggimenti collocati nella valle d'Adige , i quali non forti abbastanza per aprirsi il varco attraverso alle nu merose schiere imperiali , non avevano modo di sot trarsi alla dura necessità di deporre le armi : forluna

tamente per loro , il maresciallo volendo agire con la massima prudenza , risolvette di farli assalire prima di dar principio al suo movimento contro il centro nemico ;. alla quale risoluzione pare fosse egli indotto da questi

due riflessi : che l'attacco sull'estrema sinistra piemon tese attirando tutta l'attenzione dei loro generali da


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quella parte, avrebbe agevolato a lui l'assalto del cen tro ; e che De Sonnaz persistendo a difendere la posi zione di Rivoli , creduta dal re di un'importanza mas sima , egli Radetzky sarebbe stato all'indomani ancor

in tempo per precludergli la ritirata : ma gli eventi pro varono il contrario , e quel corpo d'armata cosi incau tamente avventurato dal re in quelle gole , mercè gli errori del maresciallo, fu risparmiato. Ad ogni modo Thurn, incaricato di sloggiare le truppe di De Sonnaz da quelle gole, adunate nella notte dalli 21 alli 22 verso Madonna della Neve ventitrè compa

gnie , una batteria di obici ed una di racchette, giungeva alle 5 mattutine in faccia alle truppe di San Vitale, che avvertito sin dal giorno prima dei progetti del nemico, aveva disposto il suo battaglione e la compagnia dei ber saglieri studenti sulle alture di Valfredda che si ergono a mezzodi del luogo della Ferrara , occupando le varie

frazioni di quel borgo con alcune compagnie , e segna tamente quella del capitano Gerale con un cannoncino al poggio di Campedello . Asceso il monte, vennero al

cuni pelottoni di Tirolesi e due compagnie del reggi mento Wellington a dar di cozzo contro i cacciatori di Cerale , il quale li riceveva caldamente e da intrepido

soldato difendeva la posizione: quando dopo setle od otto spari il cannone dei piemontesi si aperse (1 ) , ed il nemico avendo in quel frattempo spiegate altre com pagnie in bersaglieri che, salendo da ogni lato il dorso della montagna , minacciavano circuire il suo debole stuolo, Cerale ripiegò in buon ordine sopra San Vitale, il quale non volendo rimanersene coi fianchi scoperti, (1) Era uno di que' pezzi di ottone del regno italico stati rin venuti dai Piemontesi in Peschiera .


CAPITOLO IV .

551

pensò tirarsi addietro sino alla Corona ; posizione più concentrata e difendibile dalle tenui sue forze. In essa resistette ancora San Vitale sino alle 10 del mattino

contro i 3,500 uomini che Thurn guidava in persona ,

e raccolti , malgrado il fuoco micidiale dei nemici ,

i

proprii feriti, gli equipaggi ed i due cannoni , ordina tamente si ritrasse a Rivoli , sebben inseguito da vicino dai Tirolesi , i quali non sostarono che a Caprino . Mentre succedeva questo scontro alla Corona , un'altra colonna, sotto i generali Lichnowsky e Matiss, scendeva da Brentino e Preabocco sopra Incanale potentemente secondata da due obici , uno da 18 ed un altro da 7, fatti collocare da parecchi giorni dal generale Hess so pra il monte Pastello che sorge a sopraccapo di Rivoli , e

di dove gli Austriaci avevano quotidianamente fulminate le batterie erette dai Piemontesi al punto ove s'innalzava il monumento che ricordava l'immortal vittoria di Bo

naparte , e più al basso sopra la Rocca , nome di una delle

due roccie che quasi guglie sorgono dal fiume presso Ceraino . Mercè quest'aiuto potè Lichnowsky forzare il passo delle Groare debolmente presidiato dai Piemon tesi , che concentrati si erano sui poggi fra Rivoli e le Zuanne. Consistevano le loro forze in tre battaglioni del 140, di cui uno stanco ed assottigliato dalla bella

difesa della Corona ; in tre compagnie cacciatori del 166, l'altra di esse essendo staccata al monte Pipalo ; in una

compagnia bersaglieri ed in mezza batteria di battaglia, più alcuni pezzi di montagna . 2,000 uomini al più, con tro i quali ora venivano 6,000 regolari e varie centi naia della landsturm del Tirolo con numerosa artiglie ria , la quale furiosamente tuonando abbatteva i parapetti delle batterie sarde che con invincibile costanza erano


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

immantinente riattate dai cannonieri piemontesi diretti dal prode tenente De Roussy , che in tal giorno dimo strossi maggiore ad ogni elogio . Il colonnello del 140 , Damiano, comandante superiore in quei luoghi , aveva fatto stendere in catena quasi tutta la sua gente da Caprino sino al fiume, onde ne succe dette un vivo scambio di fucilate lungo tutta la linea coi Tirolesi, che avanzando intrepidamente erano con pari valore accolti , e benchè superiori in numero ed in armi ai soldati di Pinerolo e del 16°, non riuscivano a glia dagnare un palmo di terreno : e così combattessi dalle 11 antimeridiane sino alle 3 pomeridiane , ora in cui accorso il generale De Sonnaz con sei compagnie di

fucilieri del 16°, la compagnia studenti e l'altra mezza batteria da Pastrengo , i prodi bersaglieri e cacciatori piemontesi, animati da questo rinforzo, assunsero essi stessi l'offensiva, ed incalzando vivamente il nemico , il 14° verso Caprino ed il 16° coi bersaglieri verso Inca nale , lo respinsero sino a Platano : ma rinforzato ivi da nuove colonne , riprese la marcia offensiva, e venuta la sua catena a brevissima distanza dalla piemontese, ne succedeva un accanito combattere a bruciapelo , ed in certi luoghi anche alla baionetta . E și fu in quel mo mento che trovaron morte il capitano Prola dei Bersa

glieri , il quale combattendo fra i primi cadde trafitto da tre palle , ed il tenente Nasi del 16º , che mentre dato di piglio ad uno schioppo andava abbattendo varii Ti rolesi, colpito nella mammella sinistra da palla conica, ebbe a morir poscia al mattino seguente : come pure trovò morte il giovine Coppa della compagnia studenti , ed un altro Nigra ricevette grave ferita : mentre dalla parte degli imperiali moriva colpito in fronte il gene


CAPITOLO IV .

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rale Matiss ed il distinto capitano dei Tirolesi Pirquet, i quali , amendue portatisi sulla linea stessa dei bersa glieri , animavanli con la voce alla pugna . Ma avendo finalmente i Piemontesi collocato due nuovi pezzi sul poggio del Zovo , impresero a fulminar talmente con tiri a scaglia da quel punto il nemico , che questi, perdutosi d'animo , desisteva dal fuoco verso le 9 di sera , e lenta mente ritiravasi parte ad Incanale e parte a San Mar tino ed a Pazzone .

Duemila Piemontesi adunque valorosamente respinsero l'assalto di 7,000 Austriaci ; ma di questo dar se ne deve merito non già ai duci ma ai soldati : perchè le dispo sizioni dei primi erano cosi cattive che le catene, sprov vedute di sostegni e delle dovute riserve , non vennero mai cambiate , mai rafforzate ; onde alla fine esse erano

prive di munizioni : oltre a ciò niuna mente superiore

dirigeva il progresso del combattimento , ed ogni capi tano era costretto a regolarsi a sua posta : e se la co lonna di De Sonnaz , spuntando da Ceredello , frenato non avesse gli Austriaci , e se Roussy e Mella contenuti non li avessero coi loro colpi a mitraglia , è certo che quelle catene rimaste sarebbero alla finfine avviluppate : e questo errore si ripetè molte volte nella prima e nella seconda campagna , in cui gli ufficiali superiori di rado pensarono a dar lo scambio alle catene ed a prescrivere quelle altre misure che i difficili combattimenti in or dine sparpagliato richiedono ; tanto più che il soldato, sapendosi in tal ordine meno esposto, inclina ad adot tarlo ; onde avviene che se uomini intelligenti non di rigono le mosse delle linee di bersaglieri , esse in breve riescono troppo fra loro slegate e soggette ad essere da un intraprendente nemico sfondate .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

C

I Piemontesi , raccolti i loro morti e ſeriti, e dato poi sepoltura ai due ufficiali nella chiesuola di Rivoli , ri masero tutta la notte nelle ben difese posizioni attor

niati da ogni lato da soperchianti nemiche squadre : ma verso le 2 dopo la mezzanotte De Sonnaz, convinto che all'indomani avrebbe avuto sulle braccia forze an

cora maggiori , ed informato come gli Austriaci stessero geltando un ponte a Ponton, evacuato Rivoli colle truppe, collocò il 160 a Cavaion ed il 140 a Calmasino, formando

il retroguardo i cacciatori del 16° coi due pezzi che fulminato avevano i Tedeschi dal poggio di Zovo . Il ne mico , sfiduciato dalla incontrata resistenza e privo di

viveri, non disturbò quella mossa retrograda, e solo gli obici del monte Pastello tuonarono inoffensivi nell'oscu rità della notte . Perderono i Piemontesi nelle due azioni

della Corona e di Rivoli 34 uomini, compresi in tal novero Prola e Nasi , ed ebbero 73 feriti, fra cui assai leggiermente Danesi maggiore , e Mangiapan capitano del 16', e 3 altri ufficiali di Pinerolo : gli Austriaci eb

bero morti 20 soldati , 1 generale e 4 ufficiali, ma i feriti furono 189 ed 11 i prigionieri . Meritarono in tal fatto particolar menzione fra gli ufficiali De Roussy d’Artiglieria , e Vicarini dei Bersa glieri , ed i cannonieri semplici Saulnier e Barrol, i quali, veduto precipitar nel burrone un pezzo di montagna smontato dal fuoco degli Austriaci , andarono a ritirarlo fra una grandine di palle, e trattoselo sulle spalle lo po sero in salvo : rimanendo però miseramente ucciso Bar

rot, il quale, sdrucciolato in vicinanza di un carro d'arti glieria, aveva il capo orribilmente schiacciato dalle ruote ;

prode infelice, che rimase cosi , per impreveduto caso , privo del premio che il suo valore acquistato gli aveva .

U


cito rale Snaggiore Hlavaty , Comandante del Genio . UIRETI

ASPRberva

Tenente maresciallo WOCHER .

REGGIMENTI E CORPI DIVERSI

Uomini

gg: Arciduca Carlo , colon . Balduc 2 2 ggimento Geppert Iteria da 6 Ih

ggimento Banato

1

}

2930 6


CAPITOLO IV .

555

Radetzky intanto sin dal giorno 19 aveva fatto accu ratamente riconoscere dal suo capo di stato-maggiore

Hess la giacitura della linea occupata dai Piemontesi , nella quale occasione quel generale, veduto con nume rosi seguaci verso Castellaro dagli avamposti , ebbe a sopportarne il fuoco che gli uccise un ufficiale superiore ai fianchi, mentre un brigadiere di Aosta cavalleria ,

appartenente ad un pelottone mandato in ricognizione, ebbe la coscia infranta da una palla partita dalla scorta del generale : il quale , ritornato dal maresciallo , poté intanto informarlo appuntino delle posizioni e forze dei regii . Radetzky allora , affidata la custodia di Verona ad Haynau , giunto appositamente pochi giorni prima di

Germania , risolvette dar principio alle sue mosse offen sive nella sera del giorno 22. Ei divideva pertanto le sue forze in tre corpi: il secondo sotto D'Aspre doveva tener la destra e portarsi per San Massimo , Mancalacqua e Lugagnano sopra le alture ed il borgo di Sona : compo nevasi esso delle brigate Federico Liechtenstein , Giulay, Kerpan ed Edmondo Schwartzenberg ; le tre prime sotto il feld -maresciallo Wimpfen eseguir dovevano l'assalto

sopra le suddette posizioni, mentre la quarla , rinforzata dal reggimento Furstenwhater , era posta sotto gli or dini del generale Schaaffgotsche, che con esse e colla propria brigata di cavalleria e con numerosissima ar tiglieria doveva avanzare per la gran strada postale , e

quindi , piegando a destra , scorrere la campagna , as salire Santa Giustina, Bussolengo e Sandrà per far cre dere al nemico che il vero attacco avesse luogo sulla destra e non sul centro . Regolava D’Aspre le mosse di queste due colonne .

Il primo corpo , retto sempre da Wratislaw e com


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

posto delle quattro brigate Wohlgemuth , Supplikatz , Strassoldo e Clam , doveva , partendo da Santa Lucia , assalire colle tre prime Sommacampagna , tenendosi

strettamente legalo con D’Aspre per via di fiancheggia tori sul lato destro : mentre la brigata Clam per la strada di Calzoni , Accademia e Gonfardine, portata si sarebbe so pra Custoza coprendo così il fianco sinistro di Wratislaw , e guarentita essa stessa da un reggimento di cavalleria che seguiva la gran strada da Dossobono a Villafranca. Dietro il primo e secondo corpo marciava Wocher colla riserva e coll'equipaggio da ponte, il quale, procedendo da San Massimo per Casone verso Zivollara e Rezola , tener dovevasi pronto a soccorrere D'Aspre o Wratislaw, secondo il caso ; aveva seco quattro scelte brigate, cioè quella di Maurer, quella di Haradauer e quelle dei due arciduca Sigismondo di fanti, ed Ernesto di cavalli ; for mavano queste truppe un complesso di 42,000 uomini

divisi in 46 battaglioni , 38 squadroni e 154 cannoni : alle quali forze dovevan poi unirsi i 9,000 di Thurn ed quarto corpo comandato da Culoz , che tuttora stava in Mantova . Uscirono queste truppe da Verona sul far della sera delli 22, pronte ad assalire i Piemontesi alla 1

il

dopo la mezzanotte; senonché un tremendo uragano

che durò più ore , rendendo buia oltremodo la notte, ritardò la loro marcia e li costrinse a differire l'assalto

sino alle 6 mattutine (V. Figura no 3) . Le posizioni sopra cui andavano a riversarsi questi 40,000 uomini erano difese dal generale Broglia che aveva seco la brigata Savoia , 1 battaglione del 130 , quello dei Parmensi , 750 Toscani retti dal maggiore

Ciarpaglini , alcune compagnie di bersaglieri e di vo lontarii, 6 squadroni di Novara cavalleria ed 1 batteria


Taw.3.

Fabio blo S. Giustina

Ca de Capri

na

rto

mpo

obr

,

Sommacampagna Beretta VOX


CAPITOLO IV .

557

piemontese di posizione , 2 pezzi toscani e 4 pezzi mo

denesi o parmensi . Il primo reggimento Savoia occupava Palazzolo, Santa Giustina, e mandava le prime guardie alle cascine di Colombarone a destra verso Mancalacqua e di Colombara a sinistra fra Sandrà e Bussolengo : poche abbattute d'alberi ed alcune barricate eran tutte le difese dei Piemontesi sulla sinistra . Non cosi al cen

tro , ove il generale De Sonnaz aveva fatto innalzare dal

capitano Rocci un lungo fronte bastionato che, legando le colline di Palazzolo con quelle di Sona , passava per l'osteria del Bosco e chiudeva la gran strada che da Peschiera porta a Verona . Avevanlo armato i Piemontesi con due pezzi di posizione collocati sulla sinistra , in luogo da cui infilavan tutto lo stradale , e coi quattro cannoni modenesi distribuiti lungo il fronte. Difende vano queste opere il secondo di Savoia ed i Parmensi.

Sulla destra , cioè a Sommacampagna , eziandio eransi erette alcune trinciere, però assai imperfette, difese dal

battaglione del 13° e dai Toscani, i quali avevano seco i loro cannoni . Stava in riserva Novara cavalleria . Erano

in somma 8,000 al più. In Villafranca poi stavano gli

altri due battaglioni del 13º , un secondo battaglione toscano e mezza balteria di artiglieria , sommanti in tutto a 2,500 , i quali però niuna parte presero alla pugna .

L'attacco cominciò a Sona : alle 6 del mattino giunti

gli Austriaci a Mancalacqua, Liechtenstein avanzò diret tamente sopra Mirabello ed il Monte della Madonna ; Pergen colonnello, che comandava la brigata del gene rale Giulay infermo, prese più a destra sul colle del Pino che lega il Monte della Madonna con Sona , e Kerpan rimase in riserva . Spintosi poscia sino a Zina , Pergen


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

suddivideva ivi ancora la sua brigata , mandando tre battaglioni del reggimento Ernesto con tre cannoni, e sotto gli ordini del tenente -colonnello Odelga , a girare Sona e facendolo assalire di fronte da tre altri . Odelga,

colto di fianco nel suo movimento dai Savoiardi allog giati al Colombarone, dovette colà rivolgere le sue mire,

ed impegnossi ivi un accanito combattere ; pendente il quale , tanta era la rabbia degli Ungheresi del reggi mento arciduca Ernesto di non poter penetrare in quel cascinale, che alcuni di loro giunsero ad afferrar colle mani le canne dei fucili sporgenti dalle feritoie praticate nel muro di cinta : e lo stesso accadde alla colonna di

Pergen sotto al recinto di un giardino di una casa di Sona , di dove i Savoiardi facevano magnifica difesa.

Al monte però le cose volgevano a male per i Sa voiardi a causa d'un poco lodevole strattagemma dei Tedeschi . Venuto Liechtenstein in prossimità del monte, suddivise egli pure la sua brigata in due parti : una venne ad assalire il poggio di Mirabello (1 ) , e l'altra prese per Zunine . Stava a difesa del Monte della Ma

donna il generale D'Aviernoz comandante della brigata, ed aveva seco un battaglione da lui cosi ben collocato, a seconda dei ripieghi del terreno , che gli Austriaci , credendo dapprima inoccupate quelle alture, passato il Mirabello , impresero a salire il monte in ordine serrato : quand'ecco sorgere tutto ad un tratto da quelle forre i Savoiardi, i quali sparato sopra loro a bruciapelo , e (1 ) Gli autori tedeschi dicon tutti Montebello , la carta però in

dica Mirabello, che non è altrimenti un monte , ma un poggio poco elevato su cui sta un vasto fabbricato . È questo uno dei molti errori di nome esistenti in quelle relazioni , e che in parte credo di aver corretti .


CAPITOLO IV .

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gettatisi quindi alla baionetta , in un baleno rovesciarono giù dalla china quel primo drappello .

Sostarono allora alquanto i Tedeschi, onde D'Aviernoz, desioso di avverarne le forze, privo qual era di ufficiali di stato-maggiore, presi seco 60 uomini , andò in per sona a riconoscere il nemico : imbattevasi egli in un centinaio di essi , i quali , appena lo videro spuntare, agitato un bianco panno , e gridando: Viva Italia ! siamo fratelli ! invitavanlo ad accorrere a loro . D’Avier

noz era affatto miope : oltre a ciò alcuni Ungheresi , disertati pochi giorni prima, narrato avevano come molti loro connazionali , aborrenti dal combattere gli

Italiani, disposti fossero a farne altrettanto ; esitava tut tavia il generale, ma vedendo un ufficiale avanzar solo e stender la mano ad uno di Savoia , credette all'in

ganno ed avanzò esso pure : allora quei traditori, ab

bassati gli schioppi , fecero fuoco sugli incauti Savoiardi, molti dei quali furono stesi al suolo : ma gli altri, ay

vampanti di giusto sdegno, spianata la baionetta , fecero dei tradilori atroce scempio , sinchè oppressi dal nu mero , morti molti , coperti di ferite gli altri, vennero in poler del nemico in un col generale, il quale , dopo aver uccisi due nemici di propria mano, rovesciato da cavallo e ferito in petto ed al ginocchio , invitato ad ar rendersi, con ira magnanima gettava il brando a terra , esclamando : Je ne rends pas mon épée à des traîtres ! In un attimo la falsa notizia della morte del generale

corse fra i difensori del Monte , i quali , assaliti inoltre dalla colonna venuta da Zunine, cominciarono a piegare ed a ridursi a Sona , ove ognor più fervea la pugna : per

chè sebbene Wimpfen , mirando l'ostinata difesa dei Savoiardi e dei Parmensi, avesse fatto entrar in linea la


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

brigata Kerpan , tenutasi sino allora in riserva , pure poco frutto facevano i suoi soldati contro il bastione mirabilmente difeso dai fanti e dagli artiglieri diretti dal capitano Cortanze e da Prospero e Ferdinando Balbo, figli di Cesare : nè riusciti sarebbero i nemici a vincere

quel solido baluardo , se caduta Sommacampagna in poter loro, i difensori di esso non fossero stati costretti ad abbandonarlo .

Poichè mentre il secondo corpo assaliva Sona , Wra tislaw faceva parimenti attaccar Sommacampagna verso le 7, mandando Supplikatz per Caverde e Cà dei Terzi contro il Santuario della Salute , Wohlgemuth sul borgo

stesso per l'osteria della Torre e Corobiol, e tenendo in riserva Strassoldo. Qui pure fecero gli Italiani bellissima resistenza ; aprendo i Toscani un fuoco micidialissimo attraverso alle feritoie della cinta , e gettandosi alcune compagnie di Pinerolo risolutamente alla baionetta : ma fra due battaglioni e tre brigate troppa era la spropor zione, ed il nemico , allargando la sua cerchia, essendo riuscito ad occupare le alture circostanti del Santuario della Salute e di San Pietro , fu forza ai valorosi soldati

di Pinerolo di rientrare nella terra e collocarsi per com

pagnie staccate negli edifizii più solidi già preparati alla

difesa. Nacquero allora tanti combattimenti parziali su varii punti , difendendo tutte le compagnie la posizione

loro, e venendo all'arma bianca col nemico quando era riuscito a scavalcare il muro di cinta ; e la compagnia

Brianza , collocata in un giardino , presentò essa sola tal resistenza , che fra morti e feriti ebbe a perdere più

di 80 uomini , cagionando essa pure grave danno al ne mico, che su quel punto ebbe uccisi il capitano Genich ed il tenente Perlep : quando avendo i Tedeschi collo


CAPITOLO IV .

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cati alcuni obici al Santuario della Salute , fecero pio vere sulle case una grandine tale di proiettili , che i Pie montesi dovettero evacuar la terra , ripiegandosi assai

ordinati sopra San Giorgio in Salice . Entrarono allora alla rinfusa i Tedeschi in Somma

campagna , e tale fu il disordine introdottosi nelle loro

file, che se i Piemontesi ne fossero stati informati ed abbastanza forti per ritentar di riprendere quel villaggio, vi sarebbero forse riusciti : tuttavia ciò fece che pote rono da principio ritirarsi tranquilli sino a San Giorgio, ove assaliti da Liechtenstein, sbucato dal Colle del Pino,

fecero ancor resistenza per poco , ma essendo poi so praggiunto Wohlgemuth , dovettero abbandonar quel borgo riducendosi a Castelnuovo vivamente inseguiti dagli usseri Reuss che catturarono le ultime sezioni ed

i cassoni dei pezzi toscani . Nel qual luogo già ridotto s'era Broglia , il quale ap pena vide il battaglione del 13° piegare sopra San Gior gio, attelati a battaglia verso Castelnuovo i squadroni di cavalleria per contenere Supplikatz che avanzava per

la via secondaria che per Borgnol e San Giorgio viene a far capo allo stradale postale fra l'osteria del Bosco e

Castelnuovo , cominciò a lentamente far ripiegare i Sa voiardi che ancor ferocemente combattevano all'osteria

del Boscó contro Pergen , e che imperterriti non ab bandonarono quel punto se non quando videro in salvo le artiglierie tutte ; due pezzi delle quali, diretti dal ca pitano Cortanze e sostenuti dalle due compagnie Du Bellair e Degarets, protessero la ritirata . A Santa Giustina la mischia era stata meno calda . Ve

nuto Schaaffgotsche assai lentamente sopra Bussolengo e trovatolo sgombro di difensori, innoltrossi cauto verso Vol , III.

36

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Palazzolo, ove i suoi fiancheggiatori accolti vennero dai cacciatori del 1 ° di Savoia collocati alla Colombara ed

alla Casetta : impegnossi allora un vivo fuoco di bersa glieri : ed i soldati del 1 ° già accingevansi a dimostrarsi degni emuli di quei del 2º , quando Broglia riceveva in quel punto ordine da De Sonnaz di condurre le truppe per Sandrà e Colà sopra Pacengo , ove riducevasi egli pure con quelle reduci da Rivoli : ripiegossi allora quel reggimento quasi intatto e respingendo ogni assalto del nemico : il quale vedutosi cosi libero di progredire, si spinse al centro sopra le posizioni di Berettara , Casa nuova , e trovatele senza difese , venne per Guastalla sino a San Rocco di Palazzolo sulle rive del Tione.

Alla sinistra austriaca Clam aveva senza ostacolo ei

pure occupato Custoza e le circostanti alture, collocan

dosi in modo da poter osservare la strada che conduce a Villafranca, ove comandava il generale Manno, il quale nel sospetto d'esser ivi pure assalito, non si mosse al trimenti . Finalmente il corpo di riserva , arrivato a Re

zola quando ancor combattevasi a Sommacampagna , vi spediva la brigata Haradauer, la quale giuntavi verso

le 9, cioè quando i Piemontesi già si avviavano a San Giorgio in Salice , occupando Sommacampagna diè campo a Wratislaw di spingersi avanti . Era scorso di poco il mezzodi quando l'esercito ce

sareo era tutto concentrato sulle magnifiche posizioni di Custoza , Berettara, Sommacampagna e Sona col fronte coperto dal Tione : e dalla lunga fermata fatta, pare che

i suoi capi si aspettassero ad essere attaccati od a si nistra dal re o più probabilmente a destra da De Son naz : ma giunte le 3 pomeridiane e non dando i Pie montesi alcun segno offensivo, Radetzky si indusse a


CAPITOLO IV .

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rispingersi avanti verso il Mincio , scopo de' suoi pro

getti : il secondo corpo pertanto venuto sopra Castelnuovo ( di dove potè vedere la retroguardia piemontese com posta di un battaglione di Savoiardi , di uno di Pinerolo e di Novara cavalleria con una sezione, ritirarsi in bel l'ordine verso Cavalcaselle) , ivi pose il campo : mentre Wratislaw , spintosi col primo sopra Oliosi , mandava una brigata a Salionze e faceva occupare da un batta glione il Monte- Scatola , che sorge sul margine del Min cio, quasi rimpetto a Monzambano . Il quartier generale del maresciallo venne allora trasportato a San Giorgio in Salice .

Cosi ebbero termine i combattimenti del giorno 23

sotto Sona e Sommacampagna , nei quali la perdita degli Austriaci fu tripla di quella degli Italiani , annoverando essi 8 ufficiali e 95 soldati uccisi : 2 maggiori , Kein scotte e Bilke, 23 ufficiali di minor grado e 423 soldati feriti: mentre gli alleati non ebbero morti che Ciarpa glini , maggiore toscano, il capitano Cart ed il sottote nente Cauvin , ambedue di Savoia , il sottotenente Spalla del 13°, e 22 soldati ; il generale D'Aviernoz, 7 ufficiali e 72 soldati feriti e 117 prigionieri , fra cui 13 ufficiali. Fra i feriti furono Cortanze capitano d'artiglieria, Ray naud tenente , Blanc ed Armand sottotenenti, i quali due ultimi furono fatti prigionieri col generale mentre co

raggiosamente pugnavano ai suoi fianchi. Tuttavia il danno degli Italiani avrebbe potuto esser immensamente maggiore se Schaaffgotsche, che aveva una poderosa cavalleria , spinto avesse alcuni squadroni sopra Castel nuovo , i quali avrebbero intercisa ogni ritirata alla divi sione Broglia : ed egli poteva agevolmente ciò fare, poiché la brigala Schwartzenberg ed il reggimento Furstenwa


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ther con una brigata di cavalleria eran più che bastanti a far fronte a De Sonnaz anche nel caso che questi avesse

voluto ingaggiar battaglia : ma Schaaffgotsche essendo egli pure seguace del lento sistema tedesco, che nulla arrischia mai , lasciò andar perduta quell'occasione : di

modochè la divisione Broglia potè raggiungere De Son naz a Cavalcaselle.

Questo generale era ritornato a Sandrà , ove teneva il suo quartier generale ; ma avendo udito al mattino una violenta cannonata verso Sommacampagna , erasi

recato in persona a verificare le mosse nemiche, e ve duto come i Piemontesi , oppressi da forze doppie, già fossero per abbandonare quel punto , spediva ordine al 160 ed al 14° reggimento di concentrarsi su Colà uno e su Pacengo l'altro, e mandava parimenti istruzioni a Broglia, che era di sua persona a Palazzolo , onde ri

piegasse ei pure sopra Colà. Fece in talcircostanza prova di non volgar senno De Sonnaz, perchè vedendo aggi rarsi nel piano le scorribande di Schaaffgotsche, egli fece lentamente e col massimo ordine ripiegare le sue truppe di posizione in posizione da Cavaion sino a Pa cengo , facendo in pari tempo evacuare Lazise, ove sta vano i magazzeni ed il gran parco che introdusse in Peschiera . Raccolte in tal modo le sparse sue truppe ,

venne De Sonnaz ad accamparsi a Cavalcaselle, ove pas sossi la notte in mezzo a continui allarmi, senza viveri

per le truppe, e circondati da ogni lato da nemiche forze

superiori . Forse credette quel generale di dover tenersi sulla riva sinistra per cooperare col re in caso che questi assalito avesse il nemico nella notte : ma è certo che

egli avrebbe operato molto più saviamente conducendo le sue truppe stanche in Peschiera , ristorandole ivi con

!


CAPITOLO IV .

565

cibi e con tranquillo sonno , e recandosi poi all'indo mani a custodir la riva destra con truppe rinvigorite e riordinate . Rimanendo invece , come fece , in tal posi

zione , egli si espose ad esser assaltato da forze triple, dalle quali non avrebbe potuto salvarsi che riparando sotto il cannone della fortezza , e quando informato che gli Austriaci gettavano un ponte a Salionze volle , par tendo all'una dopo la mezzanotte da Cavalcaselle, portarsi

a difendere quel punto, egli vi giunse con truppe stan che ed affamate che non poterono presentare alcuna valida resistenza . Oltre a ciò era chiaro che il maresciallo tendeva a

separare la sinistra dell'esercito italiano dalle truppe sotto Mantova : scopo principale di De Sonnaz e di Bro glia pertanto doveva essere di tenersi in possesso del

l'importante posizione di Valeggio , e se , come pare , essi non ebbero il tempo di accorrere su quel punto al mattino del 23, vietandolo la presenza di Clam a Cu stoza , essi dovevano almeno ripassare celeremente il

Mincio e portarvisi nel dopo pranzo, dando cosi mezzo alla divisione Visconti che custodiva Valeggio , Borghetto e Monzambano di mantenervisi : diffatti Faa di Bruno

che era a Valeggio con due battaglioni , solo alla sera

del 23 abbandonò quel punto importante distruggen done il ponte ; Broglia adunque che era a Cavalcaselle colle sue genti a mezzodi aveva tutto il tempo di pas sare il Mincio a Peschiera , e scendendone la riva destra venire a Borghetto. Era il caso di ricordarsi di queste parole di Napoleone : Une maxime de guerre bien éprou vée est de ne pas faire ce que veut l'ennemi, par la seule

raison qu'il le désire. Ora la volontà di Radetzky di di videre in due l'esercito italiano era assai patente : biso


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gnava dunque opporvisi accostandosi al re, locchè è poi anche nelle regole generali di guerra , avendo la storia insegnato in mille battaglie che più valgono 40,000 uo mini compatli e riuniti sotto un sol comando, che 60,000 cooperanti allo stesso fine, ma disgiunti e solto diversi capi . Portandosi a Borghetto, De Sonnaz era in miglior posizione per coadiuvare ad un attacco fatto dal re dalla parte di Villafranca, che non mantenendosi a Cavalca

selle , ove rimaneva troppo isolato. A Marmirolo frattanto, ove stava il quartier generale

regio , molta era l'inquietudine ; poichè, meravigliosa e dolorosa cosa a dirsi , in terra italiana non un abitatore

del contado si mosse per avvertire i generali piemontesi che 40,000 Austriaci usciti erano da Verona li 22 per opprimere soldati italiani ! Queste eran le prove di af fetto che ricevevan da quelle popolazioni i soldati Pie montesi che per redimerle da schiavitù valorosamente esponevano la propria vita ! Ma sebben tardi, molti fu rono i disinganni , e gli abitatori del Veronese più di tutti si manifestarono sempre avversi ai Piemontesi ! ( 1 ) (1 ) In prova di ciò basti questo semi- comico fattarello : nella

seconda metà di giugno il 16° , stanziato a Santa Giustina , dava alcune compagnie staccate alle cascine dei Girelli , di Casetta, ecc. , le quali si davano il cambio ogni cinque giorni . Ero colla mia alla Casetta , il cui proprietario o massaio , dicendosi povero ol tremodo , non voleva somministrar cosa alcuna neppur con paga mento : uſficiali e soldati ci accontentavamo alla meglio, ed anzi,

spacciandosi egli ed un suo bimbo per ammalati , uoi usavamo dargli il brodo perchè potesse ristorarsi : mille erano le proteste di riconoscenza e le benedizioni date dal mendace contadino ai suoi benefattori che sollevavanlo dalla miseria ed avevan carità

di lui e del bimbo ; quand’ecco al terzo giorno un galletto , stufo

della lunga prigionia nel fondo della cantina , ove il povero con


CAPITOLO IV .

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Se il re fosse stato informato a tempo della mossa del nemico , se concentrando egli , come fece più tardi, le truppe occupate al blocco di Mantova sulla sinistra del Mincio fosse venuto con esse ad assalir di fianco Wra tislaw , mentre i battaglioni di Pinerolo e di Savoia cosi strenuamente difendevano le alture di Sona e di Som

macampagna, chi può dire quanto accaduto sarebbe ? forse una battaglia campale fra Sommacampagna e Ve rona deciso avrebbe della sorte d'Italia ! ma non una

voce amica si schiuse per prevenire Carlo Alberto del pericolo che correvano le sue armi ! la sola potente voce del cannone fece tardi accorti i Piemontesi che i loro

fratelli erano alle prese col Tedesco , e dopo poche ore a quel tremendo suono succedeva un silenzio ancor più tremendo !

Il re, agitato da mille funesti presagi , cominciò a sen

tir l'errore di non aver seguito in tutto i consigli del generale Bava, il quale, per sopraggiunta , in quel su premo momento era lungi : perchè ritornato da Gover tadino aveva imprigionato40 e più polli , alzava la sua canora voce : non fu sordo un tamburino a quel canto , e tanto bazzicò attorno al casolare che gli venne ben tosto fatto di scoprire l'antro ove

giacevano i prigionieri : quel che accadde il lettore lo immagini : ogni soldalo ebbe un tantino di pollo ! Informato del pollicidio

dal trafelante contadino , ora perfettamente guarito , finsi dap prima di non credervi , rammentandogli le sue proteste di asso luta inopia ed il bisogno lamentato di brodo : ma alfine, non vo lendogli dar diritto di chiamarci predoni , col concorso degli altri ufficiali, gli pagai il pollame, che pei due giorni che ancor rimasi

abbondò sempre. Di questi casi consimili potrei addurne varii per provar che l'amor patrio non aveva per nulla soffocato nel cuore degli abitanti delle terre poste fra il Mincio e l'Adige l'a

more della proprietà .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nolo li 22 e condottosi dal re ad informarlo del suo

operato , egli veniva da lui spedito a sollecitare i lavori del blocco sulla destra del Mincio, i quali procedevano. assai a rilento . Aveva Bava nuovamente insistito per un concentramento di forze e pell'abbandono di Rivoli , opi

nione in cui concordava De Sonnaz, il quale chiamato a Goito dal re pochi giorni prima e richiesto del suo avviso , dichiarando essergli impossibile mantenersi colà con si deboli forze in caso di assalto dato da un pode roso nemico , aveva colle lagrime agli occhi supplicato il re di rinunziare al blocco di Mantova in quella sta

gione estiva , od almeno di concentrare a tal fine tutte le forze : ma furon parole gettate : chè il re, prestando orecchio alle altrui istigazioni, persistette nel voler oc cupare quelle località : ed interruppe le osservazioni di De Sonnaz col dirgli : Comment, vous qui m'avez toujours donné des conseils audacieux, à présent vous me parlez de prudence ? Al che rispondeva il fedel generale , aver dati consigli audaci quand'era il caso , ora esser passato

pur troppo il tempo di una ardita offensiva, e doversi provvedere alla difesa ; ma tutto fu inutile . Laonde Bava

rinunziando ad ulteriori insistenze, portatosi a Mantova , stava visitando le opere degli assedianti, quando a lui pure giunse il rimbombo del cannone : accorreva egli allora a Marmirolo, e veniva ivi informato come il re , prese seco le brigate Guardie e Cuneo , quella di Pie monte stanziata a Mozzecane col duca di Genova , i quat

tro reggimenti di cavalleria del generale Olivieri, e spe dito ordine alla brigata Aosta di abbandonare Castellaro

e di venirlo a raggiungere, avviato si fosse con quelle ferze sopra Villafranca, e come colá lo attendesse. Cuesia mossa , che sarebbe stata ottima se intrapresa


CAPITOLO IV .

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nella notte delli 22 alli 23, ed avrebbe se non procac

ciata vittoria , reso infruttuoso almeno l'assalto del ne

Inico sulle posizioni dei Piemontesi, era, se non impru dente, almeno molto azzardata nel giorno successivo : ed ancora si sarebbe potuta giustificare con solide ragioni se il re avesse potuto mandarla ad effetto nel pomerig gio del 23 quando le truppe del maresciallo stanche dal lungo combattere del mattino ancor non erano state rinforzate da varie migliaia di uomini , come dimostrerò fra breve ; ma eseguito li 24 a sera , quest'assallo non fu che una brillante prova di disperato valore, superfluo

affatto per stabilire la gloria purissima delle armi pie montesi , e fatale perchè costò immenso sangue , molte preziose vite , ed inutilmente rinnovato nel dì 25, demo ralizzando l'esercito , preparò i futuri rovesci. E veramente io non scorgo come autori stimabili e

che diedero colle opere loro non dubbie prove di cri terio militare, abbian potuto scrivere che il re eseguendo di concerto col generale De Sonnaz nel mattino del 24 un attacco simultaneo sulle due ali dell'avversario, rin chiuso lo avrebbe in una cerchia di fuoco e rincacciato

nel Mincio : oltrecchè questi cotali , cosi parlando, non tennero alcun conto né della distanza che percorso già avevan quelle truppe , nè della mancanza dei viveri , deb

bono poi avere una strana idea delle battaglie per cre dere che i 22,000 uomini del corpo di riserva e del primo corpo , ed i 15,000 al più del secondo corpo , avrebbero potuto sloggiare 40,000 Austriaci dalle for

tissime posizioni di Sona , Sommacampagna e Custoza , ed estendendosi sopra una linea curva di nullameno di 25 kilometri , non formando riserve , darsi la mano esponendosi inoltre, il De Sonnaz specialmente, ad es


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ser preso alle spalle dal corpo di Thurn che sboccava da val d'Adige , e da quelle forze che Haynau avrebbe potuto spedir da Verona , come spedi diffatti ! Qual ge nerale , benchè mediocre, sarebbesi lasciato rinchiudere in questa sottilissima rete di nemiche schiere ? E se Ra- . detzky , lasciando il re affaticarsi contro i colli di Sona

e Sommacampagna , spinto si fosse per Valeggio e Ro segaferro sopra Villafranca, ove erano le vie di ritirata

per l'esercito piemontese ? Il vero è che dal momento in cui l'infausta ostina

-zione di mantener Rivoli ed il colpevole silenzio delle

popolazioni del Veronese avevan sporto il destro a Ra detzky di separare pel mezzo l'esercito italiano, il par tito preso dal re di tentar un'altra battaglia sulla sini stra del Mincio era audace, cavalleresco , se vuolsi , ma contrario ai dettami tutti della scienza . L'unica mossa

buona pei regii era di tenersi a cavallo del fiume a Goito con quelle maggiori forze che toglier si potessero dal blocco di Mantova , facendo invigilare la piazza dai soli Lombardi con qualche reggimento piemontese sulla riva destra , ed abbandonando Peschiera alle sole sue forze (la quale se resistette più tardi parecchi giorni,

poteva , dico , difendersi allora pendente quarantotto ore ), concentrare tra Volta eBorghetto il secondo corpo

e la divisione Visconti . In tal posizione l'esercito regio era abilitato ad assalire il nemico in fronte ed in coda

mentre passava il fiume: e quand'anche Radetzky fosse riuscito nella lunga e pericolosa' operazione di traspor tare i suoi 50,000 uomini sulla destra pel solo ponte di

Salionze, l'esercito regio seguendolo sul fianco sinistro ed occupando le magnifiche colline di Volta , Cavriana, Solferino e Castiglione delle Stiviere lo avrebbe sempre


CAPITOLO IV .

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tenuto in scacco , vietandogli ogni progresso oltre il Chiese, e nell'ultima e difficile ipotesi di una battaglia perduta in quei campi , aveva sempre per Cremona una sicura ritirata oltre Po .

Passato sulla destra di quel fiume l'esercito regio vi trovava tutti i battaglioni di riserve scaglionati da Bo logna sino a Piacenza , e che fusi nei baltaglioni attivi avrebbero ricompletate le perdite dei giorni passati, le quali in sostanza erano poi assai tenui . Cosi collocato, Carlo Alberto era padrone o di togliere il blocco ran nodando a sè per Borgoforte le truppe lasciate sotto

Mantova; o di piegare a destra sul basso Po sbloccando Venezia ; o di portarsi a sinistra ad occupare la sua primitiva base di operazione fra Cremona , Piacenza e Pizzighettone. Cosi oprando il re riparava , per quanto stava in lui , agli antichi errori , e l'abbandono forzato della linea del Mincio, se era pur sempre un fatto grave , non avrebbe però cagionato la perdita della campagna e l'evacuazione di tutta la Lombardia .

Fu detto da alcuni , e forse era vero , che Carlo Al berto suppose essersi il maresciallo accinto a quel colpo

ardito sopra Sona e Sommacampagna con soli 25,000 soldati ; non si comprende però come egli potesse ciò supporre , perché la massima tradizionale e costante dei

generali austriaci di non impegnar mai battaglia senza aver per loro la superiorità numerica , l'eccessiva pru denza del maresciallo durante tutta la campagna , le ragguardevoli forze da lui impiegate nel movimento delli 30 maggio , e finalmente le informazioni che pur do vette ricevere il re dalla riserva rimasta a Villafranca,

ove eran convenuti molti fuggiaschi, erano ragioni tulte che dovevano fargli rigettare questa erronea cre


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

denza, e porlo in caso di estimare approssimativamente al giusto le forze nemiche , che al postulto egli do veva , prima di ingaggiar battaglia , far riconoscere da scolte di cavalleria e dagli ufficiali del suo stato -mag

giore . Oltre a ciò , se potevasi credere che Radetzky osato

avesse assalire le posizioni dei regii con soli 25,000 uo mini, come mai potevasi supporre che egli si fosse con forze cosi tenui spinto sino al Mincio apparecchiandosi a traghettarlo ? Ora questo progetto del nemico era noto , poichè Faa di Bruno informato ne aveva Bava nella sera del giorno 23 , ed era questo indizio sufficiente per aprire gli occhi al re sulle vere forze del suo avversario . Pare che in questa ballaglia Carlo Alberto proposto si fosse di imitare la condotta tenuta in quei luoghi stessi dal vicerè Eugenio nel di 8 febbraio 1814 : e ve ramente la collocazione delle due armate presentava

una grande analogia nelle due epoche diverse : senon chè non pose mente il re a due circostanze di fatto che immensamente modificavano la reciproca posizione delle

due parti : la prima era che nel 1814 Beauharnais pos sedeva Mantova , ove in ogni caso sinistro egli aveva si curo scampo : la seconda era poi che al momento in cui Beauharnais assali Bellegarde con 35,000 scelti ed ag

guerriti soldati , il movimento del condottiero austriaco oltre il Mincio era già così pronunziato, che dei 52,000 soldati che lo seguivano , 18,000 eran già , sotto Radi vojewitch , molto innoltrati sulla destra del fiume ed im pediti di retrocedere da Fressinet collocato a Monzam bano ; 6,000 eran tenuti a bada da Palombini sotto

Peschiera , e 6,000 che , sotto Mayer, osservavano Man tova, eran fronteggiati da Zucchi , il quale oprando una

sortita dalla piazza e marciando sopra Isola della Scala


CAPITOLO IV .

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minacciava circuirli per la sinistra loro ; dimodochè in effetto non erano presso Bellegarde che 22,000 uomini, i quali inoltre abbandonate già avevano le alture che facevano ora la forza principale di Radetzky . E le condizioni dei due eserciti erano tanto nel 1814

che nel 1848 cosi relativamente consimili , che, astra

zione fatta dai mille incidenti improvvisi che produrre si ponno nelle battaglie, e che imprevedibili dalla umana sapienza il più delle volte decidono dell'esito di quelle, per quanto la scienza ci insegna è lecito credere che se

Eugenio avesse assalito ventiquattro ore prima , quando le forze di Bellegarde ancor non erano divise dal fiume, egli avrebbe subita la sorte toccata a Carlo Alberto ,

d'esser cioè respinto ; e se per lo contrario questi , ab bracciando il partito da me sopra descritto di tenersi a Goito e di concentrare le altre forze fra Volta e Bor

ghetto , avesse dato tempo al maresciallo di gettare mag giori forze sulla destra del fiume ; Radetzky avrebbe

soggiaciuto allo stesso fato di Bellegarde, supposto però sempre che imitato ne avesse la condotta , come la mossa eseguita dalla divisione di riserva, e che or ora descri verò, farebbe supporre . Questi miei riflessi provano che , se è lodevol cosa prender ad esempio le azioni dei generali illustri , l'imitatore deve però aver sufficiente criterio per mo dificare la condotta loro secondo le condizioni diverse,

onde potere con frutto applicare i loro preziosi inse gnamenti .

A prima vista poi sembra anche degno di censura il re per non aver assalito li 24 a mattina il suo avver sario, dandogli agio cosi di solidamente stabilirsi a Va leggio , divenuto ormai , per ambo gli eserciti , chiave


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

della posizione tutta : ma un più accurato esame farà

scorgere che egli ne venne impedito da ragioni potenti e dalla volontà sua indipendenti . Arroge che il re, capace talvolta di guastare i piani

migliori introducendovi qualche propria idea , era poi inetto a prescrivere la benchè menoma mossa di bat taglia , onde appena ebbe raggiunta Villafranca nelle

ore 5 pomeriggie del 23 , e fatto bivaccare le truppe fuori di quella città collocando le fanterie in prima linea e la cavalleria in seconda , ei più non seppe a qual par tito appigliarsi, e fini per ordinare a Salasco di scrivere a Bava che egli tenuto si sarebbe in tal posizione tutta la notte ed il seguente mattino in attesa del suo arrivo

per avvisare a quanto fosse opportuno di intraprendere. Valeva la pena invero di abbandonare cosi precipitosa mente le secure stanze di Mozzecane e di Marmirolo,

privando le truppe di cibo e di riposo , per venirsi a tenere inoperoso ventiquattro ore in vicinanza del ne mico, a rischio di esserne circuito ! Mille volte miglior

consiglio fora stato , percorrendo minor cammino, por tarsi a Goito ravvicinandosi così a Visconti e disponen

dosi per la battaglia dell'indomani con truppe fresche e più concentrate, ed in caso di porre fra sè ed il ne mico il Mincio .

Pervenuto Bava alle 7 di sera del 23 a Marmirolo, e raccolte ivi confuse e poco certe notizie sul destino del

secondo corpo, e sulla ulterior marcia del nemico , venne dal meraviglioso suo istinto militare indotto a scoprire come lo scopo principale di Radetzky fosse di scindere l'esercito italiano in due , e come per conseguenza fosse Valeggio la chiave della posizione tutta e convenisse concentrare attorno a quel punto il maggior numero


CAPITOLO IV .

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possibile di forze. A tal uopo egli , spedito indilatamente ordine a Trotti, già avvertito di piegare a sinistra e di condursi a Castellaro, di risalire invece la destra del fiume per non cader in agguato, e fatto retrocedere a Roverbella il 17° reggimento che era in via per recarsi a Gazzo ed a Cadè per stringer maggiormente Mantova sulla sinistra , correva di sua persona a Borghetto , e rampognato il generale Faa di Bruno per aver abban donato Valeggio prima d'esserne assalito e distruttone il ponte senza tampoco ottenerne l'approvazione del suo divisionario Visconti, imponevagli di farlo ricostrurre e di rioccupare Valeggio ; e mandati quindi Carderina ,

suo capo di stato -maggiore, e Cocconito, tenente di ca valleria addetto al suo stato -maggiore, in cerca di De Sonnaz verso Peschiera a raccomandargli di opporsi con ogni sua possa al passaggio degli Austriaci a Monzam bano ed a Salionze , volava poscia a Villafranca dal re, e raggiuntolo alle 7 e 1/2 del mattino eccitavalo ad as salire immediatamente il nemico .

E per fermo, poichè assalir si voleva , tanto valeva farlo subito prima che il nemico ravvisato si fosse sulle in

tenzioni dei regii: ma qui sorse il solito intoppo : le trupre da ventiquattro ore eran senza nutrimento ; oltre

a ciò le già deboli schiere del re non erano ancor state

raggiunte dalla brigata Aosta , la quale marciato avendo tutta la notte da Castellaro a Mozzecane , era veduta dallo stesso Bava in uno stato tale di prostrazione da vietare assolutamente di impegnarla nella zuffa ; onde fu forza differire l'assalto sino al pomeriggio . Radetzky frattanto aveva proseguito nel mattino del 24 la sua marcia verso il Mincio, e dalle relazioni tedesche pare

che egli non si aspettasse di aver a fare colle truppe


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

del re e di Bava prima del giorno 25, e propendesse a supporre l'esercito regio concentrato tutto sulla riva

destra del fiume per contrastargliene il passo : in questa credenza adunque egli , guardandosi con poca cura sui

fianchi , intese a guadagnar il varco del Mincio pei due ponti già esistenti a Monzambano e Valeggio , ma sopra tutto gettandone un terzo . Al quale scopo sin dalla sera

delli 23 aveva egli mandato il colonnello di stato-mag giore Pfanzeller con molti altri ufficiali ed un battaglione

di pionieri ad esplorare il luogo propizio pel getto del ponte : ed essi prescielsero il punto detto dei Mulini di Salionze , nel sito appunto ove suolevano le truppe au striache esercitarsi alla costruzione dei ponti nelle loro manovre autunnali e che perciò era loro cognito . Ap

pena spuntò poi l'alba , tutto il corpo di riserva portossi ad Oliosi in rinforzo del primo corpo, già andatovi il di prima , e che ora dovette tirarsi più a sinistra occu pando la vetta ed il dorso del Montevento . Giunto ad Oliosi, Wocher vi collocò la cavalleria dell'arciduca

Ernesto , l'artiglieria di riserva e la brigata Granatieri dell'arciduca Sigismondo : mentre le altre due brigate . Maurer ed Haradauer, accompagnate da numerosissima artiglieria , proceder dovettero a Salionze per proteg gere la costruzione del ponte . Stava nel villaggio di Ponti, distante dal fiume 2 ki lometri al più , una brigata della divisione Visconti , co mandata dal generale Bussetti , il quale, come seppe l'apparire del nemico , mandò verso la mezzanotte il quarto battaglione del 16º, comandato dal maggiore Crozza , sulle rive del fiume rimpetto ai Mulini di Sa

lionze; impegnossi allora fra questo ed i pionieri di Pfanzeller un fuoco di moschetteria , che per l'oscurità


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-1

C U

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della notte e per la fitta nebbia che copriva il letto del fiume all'albeggiare riusci più fragoroso che micidiale ; tuttavia quel battaglione delle riserve annoverando molte reclute lombarde a mezzo vestite e peggio armate, i pochi Liguri che ne facevan parte furono bentosto allo stremo di cartucce ; onde De Sonnaz al far del giorno spediva a quella volta quattro battaglioni di Pinerolo , cioè tutto il 140 ed il primo del 130, che difeso aveva il di prima

Sommacampagna, aggiungendovi la compagnia Cassinis dei bersaglieri, un drappello di Toscani con due loro cannoni , ed una sezione d'artiglieria piemontese , co mandata dal prode tenente De Roussy . Al giunger di tali rinforzi , ravvivossi alquanto la pugna , e gli Au striaci che al favore dell'oscurità avevano cominciato a

gettar il ponte, dovettero prima occuparsi a far tacere le artiglierie italiane, al qual fine oltre a dieci pezzi e ad un apparecchio di razzi , che già da più ore spaz zavano la destra riva , trasportarono ancora verso le 8 mattutine un'altra batteria da 12 , la quale collocatasi sul terrazzo della chiesa di Salionze imprese a ſulmi nare cosi orrendamente, che non solo le artiglierie do vettero ritrarsi e desistere dal fuoco , ma anche i fanti

più non osarono mostrarsi allo scoperto . Il nemico allora gettate prontamente tre compagnie leggiere con un appa recchio per razzi in alcune barcaccie, le traghettò sull'op posta sponda ; e celeramente terminato il tavolato del

ponte, vi spinse sopra i poderosi battaglioni della brigata Haradauer . Ridussersi allora gli Italiani sul poggio detto dei Pivi : ma inseguiti da vicino , non ebbero il tempo di

porre in batteria i proprii cannoni , tre dei quali (1) per ( 1 ) Due toscani ed un piemontese. Vol . III - 37

Pinelli , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ciò con un cassone vennero in poter del nemico, che pron ta mente rivoltili contro le fanterie italiane, impedite di piegare sopra Monzambano dalla brigata Haradauer, le

costrinse a precipitosamente ritirarsi verso Peschiera . Non poterono però penetrare nella piazza perchè il governatore di essa , per un'esagerata tema di mancar di provvigioni , non volle acconsentire a calare i ponti : quelle turbe allora esasperate dalla fame e tementi l’ar rivo del nemico cominciavano a tumultuare , quando,

per buona sorte, accorso ivi il colonnello del genio So laroli, disse loro parole acconcie , e distribuito loro al quanto cacio e vino procuratosi dai cittadini , riusci a sedarle ed avviarle verso Lonato . Ma qui accadde altro

sconcio, perchè appena passato Desenzano il colonnello trovava i cassoni del gran parco abbandonati dalla scorta ed in procinto di cader nelle mani dei terribili legio narii della Morte , che trovavano molto più commodo predar le munizioni e venderle a vilissimo prezzo an zichè consumarle in faccia al nemico : scacciati quei malandrini e fatta ricerca di buoi , avviavasi il colonnello coi carri verso Goito , deciso a difendere quel prezioso deposito come meglio per lui si potesse : ma fortunata mente giunto a Castiglione delle Stiviere s'imbattè in un ufficiale di stato-maggiore latore dell'ordine di spe

dire il convoglio a Carpenedolo e di venir colle truppe a Volta : ed essendo in quel frattempo passato un uffi ciale di Provianda con circa 200 cavalli diretti sopra

Peschiera , Solaroli ordinavagli di condurre i carri al loro destino , facendoli scortare dal colonnello Lopez e dal maggiore De Bonafox con alcuni battaglioni . Cosi

per l'intelligenza ed energia di quel colonnello, già chiaro per le campagne fatte nelle Indie, vennero salvate quelle

1


CAPITOLO IV .

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munizioni che la pusillanimità di altri abbandonate aveva alla ventura . In tal circostanza il colonnello So

laroli ebbe a lodarsi molto del capitano d'artiglieria Prospero Balbo .

De Sonnaz intanto posto si era colla brigata Savoia , col battaglione parmense e col 16° a Monzambano, ove d'ordine di Visconti s'era tolto il tavolato al ponte : e

sebbene quelle truppe fossero digiune da più di trenta sei ore , tuttavia esse resistevano a Wohlgemuth , che collocatosi a Prentina mandava alcune compagnie con razzi ad inquietarle: ma verso le 11 venne notizia aver gli Austriaci varcato il Mincio a Salionze e già minac ciare di circuire Monzambano : De Sonnaz in allora or

dinava ai suoi di ripiegare a Borghetto . Vi giungevano

quelle truppe trafelanti per sete e per fame all'una po meridiana sotto la sferza di un sole che segnava 29

gradi di calore, ed affidata la guardia degli avamposti ad alcune compagnie della brigata di riserva di Faa (1 ) , (1) Ricorderò sempre due circostanze di quel giorno: la prima si è che quel generale stesso , già reo d'aver abbandonato Valeggio non rioccupandolo , come ordinato gli aveva Bava , o nuova mente abbandonandolo, accoppiando alla pusillanimità inettezza. somma , aveva fatto formar i fasci d'arme alla sua brigata in un

campicello od orto cinto di muricciuolo che giace al margine del fiume a destra del ponte e dinnanzi all'osteria di Borghetto , e dominato talmente dalla salita che porta a Valeggio sulla opposta sponda , che a sole sassate gli Austriaci avrebbero potuto oppri mere le sue genti : nè di ciò contento, egli affannavasi ad accu mularvi i tre battaglioni del 169 , dimodochè in breve le truppe furono così stipate , che un ſeritore nemico, anche volendolo , non

avrebbe potuto porre una palla di moschetto in fallo , e ciò mentre a cinquanta passi stava una lunga linea di case , dietro le quali le truppe trovato avrebbero riparo dalle fucilate almeno, senza

tener calcolo della bella posizione del monte della Fratta , che


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la quale da più giorni non s'era mossa nè ancor tratto avea un colpo di schioppo, accingevansi i poveri soldati

a far cuocere un po' di riso, e già pensavan mangiarselo fra poco , quand'ecco verso le 3 giungere a spron bat tuto un aiutante di campo con l'avviso , non falso ma esagerato , di un imminente assalto per parte della ne mica cavalleria , la quale consisteva in due squadroni di usseri Radetzky che molto cautamente procedevano a quella volta più nello scopo di riconoscere la posizione presa da De Sonnaz , che in quello di assalire , ed a re spingere i quali bastavano le guardie avanzate : ma a quell'ora la demoralizzazione aveva già minata talmente la disciplina , che i soldati , buttato a terra il riso , e dato appena di piglio alle armi , impresero a ritirarsi di corsa sopra Volta in ordine si confuso , che se i due squadroni fossero veramente apparsi , avrebbero senza dubbio raggiunto più d'un fuggiasco. Maggiori eventi intanto compivansi a quell'ora stessa sulla sinistra del fiume, ove almeno si pugnava da forte ed ove la vittoria irradiava con ultimo e fugace lampo sorge alle spalle di Borghetto ed a tiro di schioppo. Eppure oltre a quel generale eravi eziandio quello della brigata Savona ; eran pur confidate a strani capi le armi piemontesi in quei luoghi ! L'altra circostanza fu che un maggiore della brigata Faa , a me noto da molti anni , appena s’ebbe l'inesatto avviso dell'appros simarsi degli usseri nemici , rivoltosi a me , che m’affaticavo a

riordinare i soldati , ad alta voce gridava : ecco il frutto dello Sta tuto ; siam tutti perduti: i nostri generali ci han lasciato circuire ! sperando trovarmi consono alle sue idee : ma confesso che io

invece, scordando il suo maggiore grado . gli diedi un rabbuffo tale che , volte le spalle, se ne andò assai mortificato. Eppur chi il crederebbe ? fatto colonnello , comandò per breve tempo un

reggimento ! Che criterio ministeriale! sclamai io a quell'annunzio!


CAPITOLO IV .

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le armi dei Piemontesi , che colà mostraronsi degni ni. poti dei combattenti all'Assietta ed a Guastalla : ed io

lieto m’accingo a lodarne il valore , imperocchè più spontanea corra la penna allorchè elogi deve tessere e non rampogne .

Trasportato Radetzky il suo quartier generale al pa lazzo Alzarea presso Oliosi , saliva alle 11 antimeridiane sul monte Vento , cercando coll'inquieto sguardo fra le colline di Santa Giustina e di Pastrengo il corpo di Thurn che destinava all'investimento di Peschiera ; ma

questo generale, privo di viveri e di foraggi, non avendo potuto calare al piano prima del cader del giorno , fu

necessità al maresciallo di lasciar attorno a quella for tezza il secondo corpo di D’Aspre . Informato tuttavia come si fosse in modo solido stabilito il ponte di Sa lionze, e come i regii abbandonato avessero Valeggio, egli , lontano le mille miglia dall'attendersi ad essere assalito sul fianco sinistro , dato ordine a Wocher di trasportare tutto il corpo di riserva al di là del Mincio ,

incamminava pure a quella volta il corpo di Wratislaw, ingiungendogli di occupar Valeggio colle tre brigate di ſanti, accampando il reggimento ulani arciduca Carlo fra quel luogo e la Gherla, e lasciando a Custoza la sola brigata Clam , la quale eziandio doveva accostarsi al fiume appena fosse stata rilevata da quella del ge nerale Francesco Liechtenstein , retta ora dal generale

Simbschen , che aveva avuto ordine di partire li 22 da Sanguinetto e venire per Nogara , Villafontana e Butta

pietra a Sommacampagna il di 24. Con tale disposizione commetteva il maresciallo un doppio errore : esponeva

cioè quella brigata ad essere avviluppata da un intra prendente nemico , e lasciava il proprio sinistro fianco


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

troppo debolmente munito ; errore che gli stessi suoi ammiratori non seppero dissimulare . Da un'attenta disamina di queste misure prese dal maresciallo patentemente appare che tre erano i suoi scopi : separare De Sonnaz col secondo corpo dal re e da Bava , investir Peschiera col corpo di Thurn , che rinforzato da alcune riserve giunte da Roveredo e da

una brigata composta, che, sotto Perin , Haynau doveva far uscire da Verona per raggiungerlo , avrebbe anno verato 14,000 uomini ; e finalmente egli Radetzky , coi 40,000 condotti da Verona ed accresciuti dei 6,000 di

Simbschen, prendere alle spalle l'esercito regio intento al blocco di Mantova, contro il quale il corpo di Culoz, accresciuto dalla brigata Benedeck e destinato a rinfor

zare poscia l'esercito attivo, secondato dalle truppe del presidio, operar doveva una vigorosa sortita . Questo

piano concepito con ardire, e sebben maturato da lungo tempo, peccò nell'esecuzione in varie parti, ed eseguito a fronte di un avversario ardito ed intelligente , era

soggetto all'inconveniente proprio di tutte le manovre di attorniamento , le quali offrono in pari tempo il destro

ad un intraprendente avversario di circuire' egli stesso il nemico . E già dissi come questo fosse veramente il disegno del re e di Bava ; se non che, tentato da essi con forze troppo tenui , non solo non potè aver risultato de

cisivo , ma ripetuto fuor di tempo e quando Radetzky già stava in misura per sventarlo , ebbe per effetto di riparare agli sconcerti che la flemma veramente germa nica di Thurn e di Simbschen arrecato avevano al con

cetto primitivo del maresciallo . Il re savoiardo intanto mosso si era da Villafranca alle

2 e 1/2 pomeridiane con le tre brigate Guardie , Pie


CAPITOLO IV .

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monte e Cuneo , lasciando la brigata Aosta , non ancor

sufficientemente riposata , ad Acquaroli, piccolo casolare a breve distanza da Villafranca e sulla strada che da

quella città tende a Valeggio, dando ordine a Sommariva di invigilarla ; commeltendo a Manno di custodire Vil lafranca con 2 battaglioni di Pinerolo e 600 Toscani ,

ed ingiungendo al generale Olivieri , che governava 27 squadroni di cavalleria , di lasciare di riserva al centro e portarsi col strare sulla destra il terreno nella Accademia e Pezzè, tutelando cosi

la brigata Robillant rimanente a perlu direzione di Alpo, il fianco della cen

trale colonna pedestre : la quale suddivisa venne in due marciando a sinistra il duca di Savoia con le bri

gate Guardie e Cuneo sommanti a 9,000 uomini, ed a destra il duca di Genova con 5,000 della brigata Pie

monte . Precedevano le truppe una compagnia di ber saglieri piemontesi ed una di volontarii lombardi , se guivanle 56 bocche da fuoco . Il soldato rifocillato e posato , malgrado un soffocante calore , mirando il re e quei due invitti principi avanzar primi , procedeva baldo e fidanzoso e colla speranza della vittoria nello sguardo .

Prima di narrare lo scontro di quel giorno , mi con viene notare quanto maliziose e fallaci siano le austria che relazioni , le quali, sebbene abbastanza discordanti fra loro per lasciar travedere la voluta alterazione dei

fatti, tutte concordano però nell'asserire che le truppe piemontesi non ebbero a fare in quel giorno che colla sola brigata Simbschen, la quale, secondo tutti, sarebbe stata sorpresa , e secondo taluņi, soltanto mentre ancora era in marcia . Ora siccome dalle stesse relazioni tede

sche emerge che alle 5 pomeridiane la brigata Clam ancora occupava i poggi del Mondatore e del monte


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STORJA MILITARE DEL PIEMONTE

Mamaor (1 ) , e siccome è notorio pure che alle 4 la brigata Guardie giunta a Pozzomoretto venne salutata da buone cannonate tirate da quei poggi ; è dunque chiaro che le tre brigate piemontesi , le quali sole com batterono in quel giorno, ebbero a petto non una , ma due brigate, sebbene sia vero che quella di Simbschen sia rimasta più esposta , anzi direi quasi avviluppata ; perchè Radetzky che più non aveva presso di sè che il corpo di Wratislaw, e che sospettava d'esser assalito a Valeggio, punto vitale, non volle sparpagliare le proprie forze per soccorrerla , pensando per altra parte che da un momento all'altro Haynau da Verona, o Thurn da Pastrengo sostenuta la avrebbero ; ma ciò non avendo

essi fatto , quella brigata si trovò veramente assalita da forze preponderanti . Al primo tuonare del cannone nemico l'impareggia bile brigata Guardie , arrestatasi , schierava a battaglia due suoi battaglioni , e sostenuta da alcune compagnie stese in bersaglieri sulla sinistra e da mezza batteria vantaggiosamente collocata sulla destra , imprendeva a vivamente rispondere alle nemiche artiglierie : mentre la brigata Cuneo , continuando ad avanzare al centro, progrediva sino a Fredda , affacciandosi cosi alla im

boccatura della valle di Staffalo che separa i monti Goi e Mondatore dalle colline della Berettara e di Somma ;

e la brigata Piemonte, convergendo più a destra, por tavasi , fiancheggiata dalla cavalleria , ad assalire la po (1) Anche qui i nomi sono sbagliati dagli autori : sulle carte si legge Mondatore e non monte Torre, comescrivono dessi ; ed il monte

Mamaor poi non esiste sulle carte tedesche , e pare che sia il monte Carolo , il quale almeno è senza dubbio parte del gruppo designato col nome di Mamaor .


CAPITOLO IV .

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sizione di Berettara . Avevano gli Austriaci collocati due pezzi su quel monte in un'ottima posizione , di dove ,

lasciata giungere la colonna a 500 metri , aprivano un violento fuoco di mitraglia sovr'essa e sui dragoni stac cati in foraggieri, facendoli in pari tempo bersagliare da numerosi tiratori collocati fra i vigneti che adornano le estreme falde del monte : la qual cosa notata da Bava ,

ei faceva prontamente raccogliere in un solo drappello

i volteggiatori dei due reggimenti di Piemonte, e postili sotto gli ordini di due capitani , Marcello del 3º e Chia brera del 40 , intimava loro di sloggiare i feritori ne mici , e rivoltosi al secondo ed additatagli la nemica batteria , gli diceva : vede quei due pezzi? me li faccia tacere : in un baleno il desiderio del generale fu pago ;

poichè i cacciatori del 4º , molti dei quali erano Tori nesi (1 ) , gettatisi come camosci per quei dirupi , e pervenuti in men di mezz'ora su certe pendici che do minano il pianoro su cui stavano i cannoni nemici , cominciarono a far segno a' loro colpi i servienti di essi , dei quali più d'uno ebbe a mordere la polvere , onde l'ufficiale austriaco addetto al governo di quei due pezzi pensò tirarsi addietro ; non senza sangue però ottennero il loro intento i cacciatori di Chiabrera , per. chè oltre a parecchi individui di bassa forza uccisi o feriti, Saettone, suo tenente, gravemente leso, moriva poche ore dopo'a Sommacampagna, e Belli di Carpe neto , sottotenente , ferito in petto , rimase più mesi in forse della vita : ma lo scopo di Bava era ottenuto, e da ( 1 ) La brigata Piemonte riceveva nelle sue file i giovani della

città di Torino , i quali discoli al paro dei gamins de Paris, forni vano però eccellenti soldati.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quel punto la colonna del duca , rischiarata sulla destra

dagli esploratori del 3 ", cominciò a salire con maggior fiducia il monte .

Animosamente al paro combattevano in Val di Staffalo quei di Cuneo , in tal giorno facendo ampia ammenda del

l'oscitanza palesata a Goito circa due mesi prima : qui pure l'austriaco Sustenau , tenente-colonnello del reggimento principe Emilio, aveva appiattato i suoi feritori fra i vi gneti laterali al monte Goi : onde Bava , che in tal giorno a tutto sovrintese , pensando di impossessarsi più facilmente della valle con un manipolo di cavalli, vi lanciava due squadroni di Savoia cavalleria ; ma appena eransi essi alquanto innoltrati, che , assaliti da ambo i lati da una vigorosa fucilata, dovettero tirarsi addietro , ove un ris volto di terreno li poneva al coperto . Appigliossi allora Bava al partito di impiegar quivi eziandio folte catene

di cacciatori , unico mezzo per nettare dal nemico tutti quei ripieghi che sorgono sul dorso del monte: e mentre faceva da loro circuire le eminenze di destra, egli con

un battaglione apprestavasi ad aggredirle di fronte , certo come era di esser secondato da sinistra dalle truppe del duca di Savoia , che, gettatosi colle Guardie sul reg gimento Haynau che guerniva il Mondatore , ne girava il destro corno , riuscendo a far stabilire sulla punta

del monte due pezzi , che incrociando il loro fuoco con la mezza batteria del capitano Revel , collocata con molto accorgimento da questo ufficiale allo sbocco della vallata , cominciarono ad orrendamente infestare i sol dati di Sustenau , costringendoli cosi a tirarsi sulle ul time cime del monte Goi .

Rimase per tal modo la linea nemica scissa in tre parti . Il reggimento Haynau, con cui era Simbschen,


CAPITOLO IV .

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secondato debolmente dalle batterie di Clam collocate

sul monte Mamaor , lottava contro il duca di Savoia a sinistra dei regii : nel mezzo il reggimento Emilio , di viso da Haynau da un burrone , a stento mantenevasi ,

contro Bava , che lo serrava dappresso , e che gettando ora i cacciatori di Cuneo sul poggio ove sorge la cosi detta Casa del Sole, lo segregava affatto dalle truppe che

difendevano la Berettara ; in ciò potentemente secondato dal generale. Boyl che in tal giorno , diportandosi col consueto valore, ebbe a rilevare leggiera ferita : e final mente all'estrema destra un battaglione di Croati ed uno di Nugent andavano lentamente cedendo terreno rimpetto al duca di Genova che ferocemente li incalzava .

Primi a ritirarsi furono i soldati di Haynau , i quali, dopo aver lungamente resistito sotto gli ordini del co lonnello Wolf , cominciarono a scendere il pendio oc cidentale del Mondatore , avviandosi colle proprie arti glierie ordinati verso San Giorgio in Salice, protetti nel movimento loro retrogrado da due squadroni di ulani,

che assaliti però dai dragoni di Robillant, dovettero ritirarsi. Al centro e verso Sommacampagna il combat

timento si protrasse alquanto più , perchè i Croati del maggiore Speck , saldamente stabiliti in certe cascine sotto il monte Berettara , resistevano agli sforzi dei cac ciatori di Piemonte , ed anzi quelli del 3º già stavano per ritirarsi, quando Chiabrera accorrendo animavali ad appoggiare i suoi del 4º , facendo dal tamburo battere la carica : ed essendo poi esso stesso rinforzato dal sot

totenente Mario, speditogli da Bès con un pelottone , i Croati , veduto cader morto Speck , si ritirarono verso

Sommacampagna , accanitamente difesa dal batlaglione di Nugent, il quale però, soverchiato dal numero, poste


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

prima in salvo le artiglierie tutte , ripiegatosi sopra Man calacqua e Lugagnano ricoverava alfine in Verona. Trovossi allora circuito da ogni parte Sustenau col proprio reggimento : questo valoroso che, sebben ferito, non aveva voluto ritirarsi dalla mischia , postosi alla testa dei suoi ed esortatili a combattere da forti, tentò aprirsi una via verso Verona , scendendo da Casa del Sole e

dalla Berettara sopra Sommacampagna ; e già era presso quella terra quando la sua colonna traltenuta da un

profondo fosso venne in pari tempo salutata da una scarica micidiale d’un battaglione , che stese morto il colonnello con molti altri . Alcuni drappelli allora , scen dendo il pendio occidentale delle colline , riuscirono a riguadagnar Verona ; ma gli altri venuti in Somma

campagna , già occupata dal duca , bersagliati da ogni parte con una grandine di palle, non ebbero più modo di sottrarsi alla cattività . Furono dessi 18 ufficiali e

1,160 soldati che unitamente alla bandiera del reggi

mento dovettero deporre le armi . Oltre a questi conta rono gli Austriaci 8 ufficiali e 59 soldati morti , ed altri

17 ufficiali, e fra loro il maggiore Czykanick , con 97 soldati feriti. Le perdite dei Piemontesi furono immen

samente minori: poichè essi non ebbero che 16 soldati morti : i feriti furono 49 , fra i quali , oltre ai già no minati ufficiali, si annoverarono Pollidino sottotenente del 4º, ed i due sottotenenti di Savoia cavalleria Corti di

San Nazzaro e Grosso , che dopo aver languito amendue per varii mesi , dovetlero soccombere alle ferite ricevute

dalla mitraglia nemica . La cadente notte impedi ulte riori progressi ai regii , ed il soldato, dopo aver valoro samente combattuto, trovandosi , come pur troppo di so vente avveniva , sprovvisto di vettovaglie, lasciossi cadere


CAPITOLO IV .

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sfinito per fame e per lassitudine sulle conquistate alture .

Questo combattimento onorando altamente il valore

delle truppe piemontesi , riusci però loro di poco frutto : avevano esse invero ricondotto in loro balia le belle

posizioni di Custoza e Sommacampagna , ma sin che il

nemico era padrone di Valeggio l'esercito regio era ancor diviso in due : se De Sonnaz (1 ) fosse stato informato dell'attacco, e non evacuando Borghetto , assalito avesse pure contemporaneamente da quel lato , forse l'azione del 24 poteva dar risultati maggiori ; tuttavia io penso che la cooperazione di quel generale non avrebbe po tuto riuscir cosi decisiva come si volle in allora credere ,

poiché convien riflettere che Valeggio era occupato da tutto il primo corpo di Wratislaw concentrato fra il fiume e le belle posizioni di Oliosi e di monte Vento, e che De Sonnaz inoltre, accingendosi a varcar il fiume, esponevasi ad esser preso in coda dal corpo di Wocher passato a Salionze ; ora credere che 15,000 uomini al 11) De Sonnaz aveva incaricato Carderina e Cocconito di ritor

nare da Bava, dicendogli per parte sua che egli , coi 10,500 uo mini che aveva , avrebbe resistito sinchè potesse a Salionze , e

chiedendo intanto istruzioni : ma quel colonnello. che era lo stesso che aveva così bene riconosciuto il nemico al dì 30 maggio a Goito , temendo ora d'incontrarlo davvero e di esserne fatto

prigione , non solo non curossi di veder Bava , ma non volle neanche che il Cocconito vi andasse : dimodochè l'uno e l'altro

non vider più Bava che il giorno 26. Interrogato più tardi perchè non avesse portato quell'ordine, disse che faceva caldo : che razza

di capi di stato- maggiore erano cotesti , domando io , che per evi tare rischi personali trasandavano di informare il generale in capo della posizione degli altri corpi d'armata ? Il timore poi di cader prigioniero era anche insussistente, perchè per Goito e Villafranca eravi una via più lunga , ma certa per gli ufficiali di ordinanza .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

più , sfiduciati dai patiti rovesci e cadenti per fame, po tessero sforzare il passo di un fiume, guarentirsi alle spalle da un attacco di forze eguali , e respingendo din nanzi a loro un altro corpo nemico di ragguardevole forza , penetrare a stendere la mano al re verso Custoza, è troppo presumere dall'umana potenza . Chiunque poi abbia qualche conoscenza di guerra sa quante difficoltà sorgono all'eseguimento di attacchi simultanei operati da corpi divisi , e come il ben che menomo ritardo da una delle parti tragga a male tutta l'impresa . Ora De Sonnaz, lungi dall'avere precise istruzioni sul modo ed

ora di cooperare all'assalto dato dal re , non sapeva tampoco ove si trovasse quel monarca . Ne consegue pertanto che l'unica mossa razionale che potesse far l'esercito regio dopo li combattimenti dei giorni 22 e 23

era il già da me spiegato concentramento di tutte le forze fra Volta e Goito .

L'immediata conseguenza del combattimento del giorno 24 fu di aprire gli occhi al maresciallo e di togliere ogni incertezza sui disegni ulteriori di re Carlo Alberto . Era ormai chiaro che egli e Bava intendevano operare per la sinistra del Mincio, e che all'indomani essi avrebbero

con maggior violenza aggredito il corno manco dell'e sercito imperiale . Il condottiero adunque di esso attese à profittare delle ore notturne per riunire le sparpa gliate sue schiere per poter non solo respingere gli as salti dei regii , ma assumere ei stesso l'offensiva come la collocazione dei Piemontesi a monte Goi sul suo

fianco facevagliene dovere , troppo essendo facile a quelli di gettarsi per San Rocco di Palazzolo sopra Oliosi , separando cosi il secondo corpo austriaco , sin allora stanziato a Castelnuovo, da quello di Wratislaw.


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Per la qual cosa D’Aspre ebbe ordine di spedire al far del giorno sul monte Goi la brigata Giulay , percorrendo la via di San Giorgio in Salice , e di marciare lui stesso colle altre sue tre brigate e con quella di cavalleria di Schaaffgotsche sopra Sommacampagna. Il primo corpo invece doveva venir cosi stabilito : la brigata Supplikatz al monte Vento a cavallo della strada , formando nel

tempo stesso riserva a quella di Clam , collocata in prima linea a San Zeno ed ai Fornelli ; la brigata Wohlgemuth , lasciato un battaglione a Monzambano ed un altro con due squadroni d'usseri a Borghetto , dovette schierarsi in modo da dar la destra a Valeggio e legarsi per la sinistra con Clam ; quella di Strassoldo infine , aperte

numerose feritoie nelle cinte del giardino del palazzo

Maffei e nelle mura dei principali edifizii di Valeggio, doveva difendere quel punto sino all'ultimo ; il reggi mento Haynau , pesto e sanguinoso dalla zuffa del di precedente , era esso pure collocato in riserva dietro il monte Mamaor .

Nè queste forze sembrando sufficienti al maresciallo , egli faceva ripassare sulla sinistra del fiume tutta la brigata di riserva , imponendo a Wocher di lasciar solo a custodia del recentemente costrutto ponte di Salionze la brigata Haradauer con quella di cavalleria dell'arci duca Ernesto , e di collocar poscia quella di Maurer a San Rocco di Palazzuolo e quella dell'arciduca Sigis mondo ad Oliosi , inculcando nel tempo stesso alle altre due che, lasciato un battaglione ed uno squadrone a difesa del ponte, si tenessero pronte, in caso di avversa fortuna , ad intervenire esse pure alla pugna . Erano adunque 10 brigate di fanteria con meglio di 60 pezzi

di artiglieria , colla propria cavalleria e con la brigata


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di dragoni del generale Schaaffgotshe concentrate sopra un campo di battaglia sparso di colline bensi , ma di lunghezza non maggiore di 10 kilometri e largo appena

5 , disposte in modo da potersi dare mutuo appoggio ; nientemeno di 35,000 uomini : i quali durante l'azione

vennero rafforzati dai 3,500 fanti con 6 pezzi della bri gata Perin , da 4,500 fanti , 6 cannoni e 2 squadroni della brigata Edmondo Schwartzenberg, accresciuta del reggimento Furstenwhater , e che potevano esserlo al l'uopo dalle brigate Haradauer pedestre, ed arciduca Ernesto equestre, e dai 12,000 di Thurn , che apparsi

finalmente nel piano verso le 10 di sera del 24 , stretta Peschiera di blocco , spingevano le prime loro guardie a Cavalcaselle : locchè formava in complesso altri 30,000 uomini .

Contro questi 35,000 ed all'uopo 65,000 uomini ben

riposati e nudriti , il re , con risoluzione non so s’io mi dica più pazza che audace, accingevasi a rinnovare la pugna colle stesse brigate , tanto di fanteria, che di cavalleria , che combattuto avevano nel di precedente , accresciute solo dalla brigala Aosta , tenuta in tal giorno in riserva . Calcolavano invero Carlo Alberto e Bava di

far concorrere in questa cooperazione il secondo corpo , che da un dispaccio di Sonnaz rimesso al re al suo giungere a Villafranca li 24 a sera , sapevasi essere riu nito sulle alture di Volta : ma invece di imitare il ma

resciallo che faceva diligenza nel raccogliere, pendente la notte , quel maggior numero di forze che gli fosse dato sul futuro campo dell'imminente battaglia , il re

ed il suo luogotenente operarono con lentezza incon cepibile . Diffatti dacchè non volevasi abbracciare il savio

partito di ridursi a Goito ed ivi radunare tutti i corpi,


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era urgente e nel tempo stesso facile ordinare al 170

reggimento, che vedemmo spedito a Volta da Bava sin dal giorno 23, di indirizzarsi o verso Valeggio per pren dere parte al combattimento , o verso Villafranca a dar la muta ai due battaglioni di Pinerolo ed ai Toscani ivi lasciati sotto Manno, facendo entrar questi in linea : si volle invece lasciare quel reggimento immobile per gua rentirsi da una sortita della guernigione di Mantova , come se una riserva collocata a Villafranca non fosse

stata sufficiente a tal scopo . Oltre a ciò l'ordine di coo perazione a De Sonnaz andava spedito subito , e non al mattino, come si fece , per aver tempo ad accertarsi che egli avrebbe agito : operando adunque con celerità non era impossibile ai generali piemontesi di concen trare 40,000 uomini , i quali , se non bastavano a far sicuro il buon successo della giornata , potevano ren

derlo almeno possibile . Invece di emanare questa prov videnza , il re non attese ad altro che a discutere con Bava il piano dell'attacco , che determinato ad ora tarda , dovea aver luogo in quest'ordine e con questo intendi mento .

De Sonnaz , varcando il Mincio al guado dei Molini di Volta e coll'aiuto di alcuni pontoni doveva portarsi per Borghetto sopra Valeggio , dargli l'assalto verso le :8 (1 ) del mattino, e quindi dar la mano alle truppe che agire dovevano sulla sinistra sponda alla stessa ora e sopra tre distinte colonne . La prima , composta

della brigata Aosta , guidata dal re in persona , secondato da Bava , avrebbe fatto impeto a sinistra sopra Valeggio : (1) De Sonnaz, che doveva assalir alle 8 del mattino , non ne ricevette l'ordine a Volta che a mezzogiorno per mezzo di Torelli , nobile lombardo addetto al quartier generale ! Vol . IU . – 38

PINELLI , Storia ecc


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

il duca di Savoia , con le due brigate Guardie e Cuneo, doveva secondarlo avanzando da Custoza , ed il duca di

Genova con la sola brigata Piemonte , ridotta ormai a

poco più di 3,000 uomini e con 15 squadroni di ca- . valli , doveva prendere il nemico a rovescio, venendo da Sommacampagna ad Oliosi , e tentare di rincacciarlo in Mincio ! 3,000 fanti e 1,700 cavalli per circuire un eser cito di 35,000 uomini in terreno eminentemente atto

alla difesa (1 ) con poderose riserve e con una piazza di

primo ordine alle spalle ! Si dura fatica a comprendere come un esperto guerriero come Bava potesse assentire a simili misure ! (2) A questi grossolani errori tattici due altri se ne aggiunsero : differissi cioè l'assalto sino alle 8 del mattino , con un sole che segnava 29 gradi, dando tempo cosi a Radetzky di solidamente stabilirsi nelle nuove sue posizioni : e non si trovò modo di far mangiare le truppe prima di scagliarle a combattere contro forze doppie: che seppur modo non v'era di avere i viveri, mille volte meglio sospender ed anche annullar l'assalto che cimentarvisi con truppe prive del necessario sostentamento !

La mal concepita impresa ebbe , come ragion vuole,

esecuzione ancor più imperfetta. Il re, sprezzando tutte (1) Le posizioni occupale dal duca di Savoia e dal duca di Ge nova erano forse migliori di quelle degli Austriaci ; ma essi, per assumere l'offensiva, eran costretti ad abbandonarle calandosi al

piano , e dando pertanto facoltà al presidio di Verona di rioccu parle con una sortita, la quale ebbe luogo diffalli.

(2) Un autore francese , il duca di Dino , suppone che il re cre desse Valeggio ancora occupato dai battaglioni del generale Faa :

ciò è impossibile , perchè De Sonnaz , reduce da Borghetto, aveva informato nel suo dispaccio il re che quel borgo era già in poter del nemico .


CAPITOLO IV .

+

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le regole dell'arte che vietano di aggredir di fronte una posizione che girar si possa , invece di aspettare che il movimento di conversione del duca di Savoia ed anche

del duca di Genova , inspirando inquietudine al nemico, ne rendesse meno salda l'opposizione al punto princi pale di Valeggio , il cui possesso era l'obbiettivo della giornata , spiccossi verso le 8 pel primo all'assalto di quel borgo : ne segui che la sua colonna accolta dalla numerosa artiglieria, che gli Austriaci erano riusciti a

collocare sull’eminenza su cui sorgono i ruderi dell’an tico castello di Valeggio , dovette indietreggiare , sia perché i cannoni nemici coperti dalle roccie offende vano , senz'essere oſſesi , quegli degli Italiani collocati allo scoperto nel piano ; sia perchè le fanterie di Wohlge muth minacciavano spuntare la destra della brigata Aosta . Fu adunque forza a Carlo Alberto ed a Bava di ridurre le loro genti fuor del tiro del cannone e di at tendere l'attacco della colonna centrale .

In quel mentre alcuni colpi uditi alle spalle nella direzione di Villafranca, facendo temere che il nemico intrapreso avesse di intercidere la linea di ritirata , in

spirarono serie inquietudini ai capi : ma uno squadrone spedito in ricognizione avendo prontamente riferito es sere quei colpi stati tirati dalla batteria addetta al 170 reggimento a Roverbella per respingere una sortita di pochi cavalli da Mantova , gli animi cominciavano a ri comporsi : quand'ecco giungere messaggio dei due duca,

i quali informavano che per la mancanza dei viveri le colonne loro non avevano potuto porsi in moto alle 6, come era stato loro imposto , e solo verso le 10 ore lo potrebbero. Qui , seguendo l'esempio del Veterano austriaco (il


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quale, quando non abbandona il ruolo di scrittor mi litare per assumere quello di garrula pettegola , non manca di buoni giudizii sulle cose di guerra ) , noterò come l'importanza data da Bava alla tardanza del duca di Genova nell'assalire sull'andamento generale della giornata sia fondato sopra riflessi erronei , e come fosse più che probabile che il duca , eseguendo il suo movi mento all'ora predestinata , venisse avviluppato dal se condo corpo e dalla brigata Perin uscita da Verona : tuttavia questa tardanza fu certamente fatale ai regii , poichè diede il tempo a D’Aspre di far occupare Sona ed il monte della Madonna dalla brigata Giulay ; posi zioni che avrebbero dovuto esser conquistate dal duca

al principio dell'azione. Ora poi non voglio ommettere il destro di osservare ai fautori dell'attacco concentrico

del re e del secondo corpo di De Sonnaz, divisi da lungo tratto di terreno e da interposte e ragguardevoli forze nemiche, che dalle difficoltà proporzionalmente mag giori incontrate dai duca , i quali colle genti loro erano, dirò cosi , a contatto con le truppe del re, si può facil mente arguire quali inciampi avrebbero attraversata la mossa del generale De Sonnaz quand'anche fosse stata eseguita .

Qualunque sia stata l'influenza di questa ritardata

cooperazione dell'estrema destra dei regii, Bava , deso lato di questi contrattempi e ridotto alle sue forze, pensò adottare misure tali da permettergli di mante nersi sui luoghi sino all'entrata in azione delle altre due colonne . Richiamati pertanto maggiormente ad dietro due battaglioni ancora esposti ai tiri di lancio delle batterie, ne mandava uno con due pezzi a prender possesso di una cascina sulla destra, di dove potevansi


CAPITOLO IV .

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controbattere alcuni pezzi che gli Austriaci collocati avevano sul poggio del Feniletto, coi quali grandemente infestavano il fianco destro della brigata : e da quel mo

mento la battaglia su questo punto si ridusse ad un semplice scambio di cannonale e di schioppettate fra i bersaglieri delle due parti sino alle 10 e 1/2 (1 ) . A quell'ora le due armate fecero entrambe un movi mento offensivo : il duca di Savoia , avanzando da Cu

stoza , apparecchiossi a girare le truppe austriache in posizione attorno a Valeggio , ed il maresciallo, che finalmente s'era accorto di non aver a fronte che le

tenui forze del giorno precedente, scossa l'abituale sua circospezione , si peritava a far assumere l’offensiva contro monte Goj e la Berettara da D'Aspre col secondo

corpo : poichè, per combinazione non rara nelle batta glie , avevano i due avversi capi fatlo egual disegno di mantenere salda un'ala e di operare per l'altra . Fu la risoluzione del maresciallo in quel punto polen temente coadiuvata da un'accorta provvidenza del suo luogotenente Haynau, il quale da Verona notato avendo

la sconfitta toccata il dì prima alla brigata Simbschen , e della quale più precisi ragguagli gli pervennero dai ricoveratisi in città , conscio dell'importanza del punto (1 ) In questi parziali combattimenti accadde un fatto che qui trascrivo come altamente onorevole a due connazionali . Il sotto tenente Gotiero di Aosta cavalleria osservato avendo un pelottone di fanti tedeschi che facevan fuoco dietro una folta siepe , slan

ciatosi tutto solo al di là di essa , sebbene uccidesse più d'un ne

mico , circondato versava in grave pericolo , quando il brigadiere Gastoldi , abbenchè già ferito in una coscia , veduto il rischio del suo superiore si getta animosamente al suo fianco , e dopo aver amendue ferocemente menate le mani , riescono a trarsi da quel cattivo passo .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di Somma conquistato dai regii , e prevedendo che il maresciallo cercato avrebbe di ricuperarlo , pensò di dirigere il colonnello Perin con la sua brigata non so pra Castelnuovo, come eragli stato ingiunto, ma sopra Somma , imponendogli nel tempo stesso di aspettare ad assalir quel luogo quando avesse veduta la battaglia in gaggiata fra le truppe del re e quelle del maresciallo. Appena adunque Perin udi tuonar il cannone verso Valeggio, postosi in via apparve sotto Somma , e seb bene egli avesse a soffrir molto dalla moschetteria dei

cacciatori di Piemonte appostati nelle case, e dal fuoco di due pezzi che, favoriti dalla dolce pendenza del ter reno verso il piano, facevano de' suoi grave strage , tut tavia la sua diversione servi a potentemente secondare l'assalto dato da D’Aspre in quel punto stesso al monte

della Berettara colla brigata Giulay, e che anteriormente ignaro di quella mossa , seppe però subito trarne partito.

Il principe savoiardo, vedendosi assalito da forze pre ponderanti e preso fra due fuochi, non sgominossi punto , ma nel mentre stesso che accingevasi a ributtare i ne mici assalti , pensò fare avvertito il re della critica po sizion sua , aggiungendo che se la superiorità del ne

mico vietavagli di eseguire la mossa ordinatagli di prendere al rovescio gli Austriaci , non sarebbe però stata sufficiente a sloggiarlo dalle fortissime posizioni che occupava . Nè cadde in fallo, poichè ben presto eb bero ad avvedersi i nemici che forze doppie non erano bastanti a tener in freno l'inclito duca ed i prodi sol dati di Piemonte ; onde D'Aspre , che sorvegliava la marcia della battaglia, e Radetzky che ivi pure si era condotto e che per tutto il tempo che durò la battaglia si tenne sempre fra Guastalla e Zerbare, pensarono ad


CAPITOLO IV .

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aggiungere alle due brigate già ingaggiate una terza, che fu quella del principe Liechtenstein , che dovette per Casanuova assalire il pendio occidentale della Berettara , colmando cosi la laguna esistente fra Giulay e Perin : cionulladimeno i soldati regii , non curando questi nuovi nemici , animati dall'esempio del duca e del suo capo

di stato-maggiore Alfonso Lamarmora , continuarono a ributtare ogni assalto .

Nė minor valentia spiegavano al centro le brigate Guardie e Cuneo , sotto il valoroso duca di Savoia , il

quale assalito ei pure da forze ragguardevoli , mentre mandava ad informare della cosa Bava, spiccatosi però coi suoi da Custoza avviavasi verso il monte Goi : ove

stava l'intera brigata Kerpan , che legandosi cosi con Giulay e Liechtenstein era sostenuta alle spalle da forti riserve , ed a destra dalla brigata Edmondo Schwart

zenberg. Impegnossi allora su quelle alture un'acca nita zuffa . Non erano i regii che tre reggimenti , perchè il duca di Savoia , cedendo alle istanze faltegli da Bava,

aveva diretto sopra il monte Carolo il secondo reggimento delle Guardie per cooperare all'assalto di Valeggio : tut tavia quei nove battaglioni ributtarono gagliardamente

i ripetuti assalti dati dalle due brigate Schwartzenberg e Kerpan . Invano D’Aspre , trasportatosi ivi , vedendo piegare il reggimento Greuz-Sluiner, lo rincacciava al l'assalto rinforzandolo col reggimento Kinsky , condotto dal suo colonnello Bianchi ( forse italiano !) e dallo stesso principe Kinsky che in quello militava col grado di mag

giore ; invano Edmondo Schwartzenberg scagliava sul dorso del monte i suoi soldati : la mitraglia italiana e le italiane baionelte seminavano quelle roccie di estinti e di feriti.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ed all'estrema sinistra eziandio la fortuna pareva arri

dere ai regii , perchè verso mezzodi essendo apparso sulla vetta del Mamaor il 2° reggimento Granalieri , preceduto da una compagnia di bersaglieri e guidato dallo stesso duca , che in tal giorno pareva moltiplicarsi accorrendo

ogni dove più fervea la mischia, le truppe di Bava ani mate a tal vista gettavansi con nuovo ardore contro il

nemico : e mentre le Guardie respingevano dinnanzi a loro la sinistra della brigata Clam , e già minacciavano di circuirla , il prode Mollard con un battaglione d'Aosta ricorrendo alle cariche alla baionetta , che tanto giovato

gli avevano a Goito , assalita la destra di Clam , in un attimo lo costringeva a sgombrar dal Feniletto . Vide il

brigadiere tedesco il pericolo che correva , e regolan dosi con mirabile sangue freddo, evacuati i colli di San Zeno, di Fornelli e di Onevesa , eseguiva un cam biamento di fronte indietro con tal precisione, che avre sti detto trovarsi la sua brigata alla piazza d'armi e non su terreno cosperso di alture e solcato in ogni senso dai nemici proiettili: dimostrando cosi ad un tempo stesso quanto possano sulla sorte delle battaglie le tattiche evo luzioni eseguite da truppe vecchie con ordine perfetto . Per via di questo movimento venne Clam ad appog giarsi colla destra al borgo stesso di Valeggio , difeso da Strassoldo e Wohlgemuth , che colla propria brigata oc cupava il monte del Corallo e la magnifica villa dei Maffei, ed a legarsi colla sinistra alla brigata Supplikatz che occupava il monte Vento, e che aveva sulla sua si

nistra i reggimenti Haynau e Furstenwhater, fatti pre cipitosamente venire per aggiungere i loro sforzi a

quelli degli altri corpi contro la eroica difesa dei Pie montesi .


CAPITOLO IV .

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Erano adunque nove brigate austriache , le quali a stento duravanla contro quattro piemontesi ; e Radetzky stesso, ammirato di tanto valore , fremente di rabbia, mandava ordine alle brigate di Wocher di accelerar il passo , e quindi , abbandonato per poco il carattere di

sperimentato capo e riassunto quello dell'animoso uffi ciale corazziere dei suoi verd'anni , gettavasi ei stesso

con patente suo rischio sulla linea dei bersaglieri della brigata Liechtenstein ad esortarli con lusinghiere parole a diportarsi da valorosi . E strenuamente pugna vano i suoi Tedeschi : ma contro l'italiana virtù non vi era valor che bastasse .

Senonchè ciò che non poterono numero e valore , l'ottennero la sete e le mal date e mal eseguite dispo sizioni . Erano le 3, ed una lunga striscia di fuoco par tendo dal lato orientale del borgo di Valeggio per San Zeno, monte Vento , monte Goi , la Berettara, veniva ser peggiando a spirare alle falde delle colline di Somma

campagna : e dove cessava il fuoco, ivi incominciava più aspra lotta, quella del tremendo cozzo delle lancie fra i dragoni di Schaaffgotsche ed i reggimenti di Piemonte Reale, di Genova e di Novara cavalleria , che in tal giorno

nei piani di Gonfardine ben dimostrarono come la ca valleria italiana fosse per nulla inferiore alla germanica . Da 7 ore durava la mischia , ed i soldati piemontesi parcamente nudrili , privi di un fil d'acqua che spegnesse l'ardente lor sete , lottavano contro forze più che dop pie . Impossibile era adunque che essi ancora a lungo perdurar potessero in cosi tristo stato, poichè mentre i battaglioni nemici andavano dandosi mutuamente lo scambio, i Piemontesi erano costretti a mantenersi tutti

in linea : il re pertanto e Bava , pieno il cuore di dolo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rosa ansia , rivolgevano intento lo sguardo verso Valeg

gio per scoprire un propizio luccicar d'armi che loro segnalasse l'arrivo di De Sonnaz : ma non un nembo di polvere sollevavasi al di là del fiume, non un rombo di cannone veniva ad annunziare la effettuata sua mossa !

Versavano pertanto il re ed il Bava in amara inquie tudine, quand'ecco giungere alle 3 e 1/2, trafelato e col cavallo coperto di sudore, Torelli, lo stesso che recato aveva nel mattino a De Sonnaz l'ordine di assalire Bor

ghetto , latore ora di un biglietto di quel generale a Bava , in cui , allegando la stanchezza delle truppe e la deficienza dei viveri , annunziava che non prima delle 6

vespertine sarebbe in caso di assalire . Questo ritardo fatale riusciva di gran nocumento alla salvezza comune : tuttavia Bava , se rinunziava ad ogni speranza di con

quistar Valeggio , non disperava però di potersi man tenere nelle posizioni sino a quell'ora, ed in questo senso parlava al re, il quale intanto per un di quei capricci a cui andava soggetto, e dei quali non si saprebbe ren der ragione , faceva spedire dal colonnello Cossato , sotto capo dello stato-maggiore, un ordine a De Sonnaz di recarsi al più presto possibile non più a Valeggio, ma a Goito . Quest'ordine scritto sopra un foglio del tac

cuino di Talleyrand duca di Dino, gentiluomo francese, che vago di guerre era venuto a militare qual volon tario e stava al seguito del re col grado onorifico di capitano dello stato-maggiore , era concepito ad un di presso in questi termini : Le mouvement sur Borghetto étant devenu inutile , vous viendrez avec vos troupes à Goito, où il suffit que vous y soyez demain matin avant 6 heures: vous laisserez une partie de vos forces à garder


CAPITOLO IV .

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Volta : si cependant vous croyez devoir évacuer cette po sition, vous y êtes autorisé. Appena scritto il foglio venne rimesso a Talleyrand,

che dato di sprone al cavallo seguito da due carabinieri volava attraverso alle pattuglie nemiche al guado sotto Volta per rimetterlo al generale De Sonnaz .

Questo generale , regolato il rancio in modo che le truppe consumato lo avessero alle 4 , disponevasi , in adempimento dell'ordine anteriore , a partire per Bor ghetto, e salito a cavallo con tutto il suo stato -maggiore portavasi a sollecitar le truppe nei loro apparecchi, quando in quel frattempo gli Austriaci spinto avendo

tre compagnie di cacciatori ed uno squadrone di ulani in ricognizione verso le colline di Volta , venne dato l'allarme, ed il generale temendo d'un assalto per parte del nemico , che egli credeva in forza sulla destra del Mincio, accorreva in quella direzione seguito da alcune compagnie cacciatori del 16º ; e sebbene quest'escur sione nemica degenerasse in poche fucilate scambiate fra i cacciatori avversarii , tuttavia De Sonnaz, che ri cevulo aveva pochi istanti prima l'ordine di cui era la tore Dino , ben comprendendo anche dalle parole di

costui come ogni sua mossa per far cangiar la sorte della giornata riuscita sarebbe tardiva, e pensando per altra parte che per essere alle 6 mattutine del 26 a Goito bastava ch'egli partisse da Volta dopo la mezzanotte , de cise conservar sino all'ultimo momento quell'importante

posizione, dando tempo cosi al quartier generale di ema nare quelle nuove provvidenze che potessero essere rav visate più acconcie al caso . Rispediva pertanto Dino al quartier generale con incarico di significare che egli mantenuto si sarebbe coi 7,500 uomini che ancor ri


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manevangli sull'altura di Volta sino alle 2 dopo la mez zanotte , ora in cui posto si sarebbe in marcia per Goito . Questa è la storia genuina dei fatti che accaddero in

quel giorno a quel vecchio e fedele generale ; fatti che, travisati dalla malevolenza e dalla cortigianeria , diedero luogo a varie assurde supposizioni ; e quegli scrittori che vorrebbero spiegar sempre tutto con la gran parola tradimento , fecero le grandi meraviglie sul biglietto mi sterioso: e trovarono più semplice farne autore Radetzky,

il quale con questo strattagemma privato avrebbe l'eser cito piemontese della cooperazione del secondo corpo : ma questa supposizione cade da se ove si rifletta che se Radetzky avesse con tal inganno indotto De Sonnaz ad abbandonare Volta , la avrebbe fatta occupare subito e non alla sera delli 26, come fece. Tutto il mistero con

siste in ciò : Carlo Alberto , il quale ordinato aveva di scri verlo , con l'abituale sua dissimulazione negò la cosa ;

chi lo scrisse , per volere reale, per lungo tempo ne fece altrettanto ; chi recò l'ordine anteriore di assalir Bor

ghetto alle 8 mattutine del giorno 25, disse averlo rimesso all'albeggiare, quando invece nol fece che a mezzodi ; e l'unico di buona fede in tutti coloro che scatenaronsi

contro il buon De Sonnaz fu l'onesto Bava , il quale , da quanto pare, ignorò sempre la tarda rimessione dell'or dine primitivo e la spedizione del contr'ordine. Era sem pre la stessa storia ; Carlo Alberto ognor titubante voleva e non voleva.

Ferveva intanto orribilmente la pugna sulla sinistra : le quattro brigate resistevano eroicamente : ma ogni forza umana ha un limite , e le schiere nemiche an dando ognora ingrossando , l'offensiva era già fuggila

di mano ai regii , i quali, assottigliati più dal caldo e


CAPITOLO IV .

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dalla sete che dal fuoco nemico, erano ormai ridotti ad un'assoluta difensiva : perchè appena vide Radetzky ap parire i granatieri dell'arciduca Sigismondo a San Rocco Palazzuolo , e la brigata Maurer guernire le alture di Guastalla e Guastalla Vecchia , cerlo d'esser ormai soste nuto da quelle poderose riserve, ordinava un generale assalto . Già erano entrati in linea Haynau e Fursten

whater , e già eran stati respinti : già Supplikatz era stato costretto , con non miglior fortuna, a sorreggere Clam ; ma ora al nuovo assalto del nemico il duca di

Genova più non aveva da opporre che quattro batta glioni , perchè due del 40, i quali avevano ricevuto or dine da lui di evacuare Sommacampagna e di tirarsi verso la Berettara e Casa del Sole, fuorviati dalla dab

benaggine del colonnello, presero invece la direzione di Villafranca : ed essendosi in quel frattempo il maggiore austriaco Mayer gettato col reggimento Franz-Karl con impeto veramente meraviglioso sul poggio di Casa del

Sole, riusci a conquistarlo, separando cosi la destra pie montese dal centro . Non rinunziavano tuttavia a com

battere i due duca , ed anzi quel di Genova postosi a

capo di alcuni animosi tentava ripigliare il poggio : man davano poi amendue a caldamente pregare il coman

dante di Villafranca di accorrere colle riserve : ma quegli , attenendosi con eccessiva scrupolosità all'ordine di Bava di non abbandonar quel punto senza suo assenso , non volle mai indursi a muoversi , nè veramente si vede perchè Bava , il quale tanto sollecitava l'arrivo di De Sonnaz , non pensasse a far venire il 170 da Roverbella a Villa

franca , lasciando ivi per poco i soli Toscani ed intro ducendo intanto in linea i due battaglioni di Pinerolo . Scoccavan frattanto le 6 , nè alcun segno appariva


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dell’approssimarsi di De Sonnaz ; laonde Bava avendo ormai ottenuto dai soldati quanto umano volere ottener possa , recatosi dal re confessavagli esser necessità as soluta di dar principio alla ritirata sopra Villafranca : ed avendo il re ammesso esser questo veramente il caso,

risolvette il generale di farne sostenere il maggior pondo alla colonna del duca di Savoia , la quale per essere la più vicina a quella città poteva con minor rischio man

tenersi nelle proprie posizioni dando tempo cosi a quella del duca di Genova , la più avventurata e soggetta ad

esser circuita pel piano dalla nemica cavalleria , di ripie garsi essa pure pei colli di Casa del Sole e di Mondatore sopra la colonna centrale, ed a quella di sinistra di ac costarsi al fiume per impedire al nemico di venirsi a collocare a Goito, isolando cosi l'esercito regio dalle sue communicazioni.

E questo era veramente il rischio che correvano gli Italiani se avessero avuto a fronte un intraprendente av versario , e se il loro valore rintuzzato non ne avesse

l'audacia : e Bava che prevedeva un feroce inseguimento

scongiurava il re a porsi al più presto possibile in salvo a Villafranca : Carlo Alberto però , sempre maggiore nelle sventure che nelle prospere vicende , con cavalleresco pensiero niegava separarsi dalle truppe , le quali for mate per scaglioni composti delle tre armi, poterono con sufficiente ordine e tranquillità guadagnare i prati di Prapiano , perchè Radetzky, le cui truppe malgrado

la superiorità loro numerica troppo severe perdite sof ferte avevano per esser vogliose di nuove pugne , pago di vedersi liberato da si formidabili nemici , non penso

neppure a bel principio a farli inseguire dalla cavalleria dell'ala sua destra , la quale non ancor aveva combat

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tuto in tal giorno . Da quella pianura potè il re mirare

l'intrepido suo primogenito combattere come leone al di là del Tione verso la Coronina , e seguito solo da Bi scaretti e dal secondo reggimento delle Guardie, tenere in iscacco le brigate Clam e Supplikatz , sostenute da

numerosa artigliera , per si lungo tempo , che Bava ebbe agio di riordinare le masse alquanto confuse dietro il pendio dei colli , stabilire , verso Torre di Gherla , una forte catena di cacciatori con mezza batteria, e di av viare indietro le altre artiglierie , le quali abbisognavano di molto tempo per varcare i numerosi fossi esistenti

in quelle regioni : per modo che quando l'austriaco co lonnello Wyss affacciossi con un reggimento di usseri ed uno di dragoni e parecchi cannoni alla costiera di

Prapiano, quelle poche forze italiane, dirette con sagacia e fermezza dal generale D'Aix e dal colonnello Cossato, bastarono ad imporgliene e lo costrinsero ad acconten tarsi della presa di pochi fantaccini che, traviati e pie gando troppo a sinistra , furono dai suoi ulani avvilup pati verso il casolare detto i Pozzi . Convennero a fitta notte le colonne del centro e di

sinistra verso Acquaroli , e frattanto il duca di Genova , avendo abbandonato esso pure le alture di Berettara state testimonio di tanto valore , verso le 9 l'intero eser cito italiano trovossi riunito attorno a Villafranca , ove i carri di quei viveri cotanto desiderati vennero ora a creare nuovi imbarazzi , ad evitare i quali la brigata

Aosta , dopo aver combattutto tutto il giorno, dovette recarsi a serenare sulla strada che tende a Mozzecane . In questa guisa le colline tulle della sinistra del Mincio

rimasero in potere degli Austriaci , i quali conquistate le avevano a caro prezzo e sostenendo perdite maggiori


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di quelle dei regii : poichè mentre questi non lamenta rono che la morte di 3 ufficiali, cioè Bonifacio tenente, Osella sottotenente del 3º e Torti del 70, e di 209 sol

dati , e non ebbero feriti che 31 ufficiali, fra i quali gravemente, a tal da morirne dopo pochi giorni , Baudi di Selve maggiore , Luzerna di Rorengo capitano , Ber nieri e Bassi tenenti tutti del 3º, e Dallera sottote nente del 5º, e più leggiermente Giustiniani maggiore dello stato-maggiore, 626 soldati e 270 altri prigionieri; i Tedeschi invece annoverarono 5 ufficiali e 379 soldati

uccisi ; Odelga tenente-colonnello, Desimon e Bauer mag giori, 29 ufficiali di minor grado e 1,500 soldati feriti. Accamparono dessi sul campo stesso di battaglia : Wra tislaw, muniti con alcuni battaglioni i ponti di Borghetto e di Monzambano , raccolse tutto il primo corpo fra Gal doni e Valeggio . D’Aspre occupò col secondo le colline di Somma , di Casa del Sole e di Custoza : il corpo di riserva si tenne ad Oliosi , a Guastalla ed a Salionze : e

quello di Thurn attelossi fra Cavalcaselle e Castelnuovo :

mentre Schaaffgotsche coi reggimenti di cavalli porlossi a Gonfardine ed all'osteria del Bosco. Radetzky man tenne il suo quartier generale ad Alzarea . La posizione dell'esercito italiano era ora critica più che mai , poichè Villafranca , convertita ad un tempo

stesso in magazzeno ed in ospedale, rigurgitante di carri, di bagagli e di ammalati e feriti, mal si sarebbe potuta

difendere da un nemico , che inoltre circuendo quel punto avrebbe segregate le truppe ivi stanziate dagli altri corpi : la ritirata poi non era priva di pericoli , potendo le truppe venir inseguite al tempo stesso da

Radetzky di fronte e prese alle spalle dal presidio di Mantova . Tuttavia il re, scegliendo fra i due mali il mi


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nore, decise di abbandonar Villafranca e di ritirarsi colle

affrante schiere a Goito . Alla mezzanotte adunque i Pie montesi, previamente demolite le barricate che circon davano la città , cominciarono ad avviare verso Goito ,

sotto la scorta dei Toscani e di un battaglione di Pine rolo , i numerosi prigionieri fatti nel di 24, e la lunga fila di carri dei bagagli e delle ambulanze coi feriti : ed appena diradaronsi le tenebre della notte, le brigate di fanteria impresero a ritirarsi : le Guardie e Cuneo per la strada di Mozzecane e Roverbella, e Piemonte ed

Aosta per quella di Quaderni e di Mazzimbona , le quali correndo quasi parallele fra loro e ad una distanza mas sima di 3 kilometri , portano amendue a Goito . Nume

rosi squadroni di cavalleria con due batterie a cavallo vennero attelate tra Mozzecane e Quaderni: a Rover bella il 170 schieralo a battaglia offriva un primo sca glione, e fra Goito e Marengo due altri ne formava la

brigata Regina reduce da Governolo . Il generale Bava , fatta sgombrare quasi per intero la terra , ne partiva alle 7 mattutine, lasciandovi il generale Manno coi due

battaglioni di Pinerolo che non avevano preso parte alla battaglia , e con mezza batteria , con ordine di non ab bandonar Villafranca prima di mezz'ora .

Ritiravansi le truppe italiane tristi , ma in ordine per fello , ed i due duca , come eran stati primi a guidarle agli assalti , cosi ora tenevansi ultimi in coda , ove più urgeva di mantener salde le ordinanze : camminava quel di Savoia con due battaglioni di Cuneo , e quel di Ge

nova coi suoi fidi di Piemonte : il nemico, ancor dolente per le profonde perdite toccate nei di precedenti , seb bene posto a brevissima distanza , non peritossi ad as salir quei forti : solo il colonnello Wyss seguendone da Vol . II . -39

PINELLI, Storia cor ,


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lungi le traccia sul fianco destro con gli ussari Radetzky e cogli ulani arciduca Carlo, volle a giorno fatto lanciare verso il luogo di Sei-Vie il conte Szecseny maggiore degli usseri con uno squadrone sul retroguardo del duca di Genova formato dai cacciatori del 40; ma non ebbe a

trovarsi guari contento della risoluzione presa , poiché se l'improvviso apparire dei cavalieri germanici recava a tutta prima qualche disordine nei cacciatori , essi ria vutisi bentosto ed eccitati dal prode capitano Chiabrera, in breve apersero su quelli un fuoco cosi vivo , che uc cidendo il maggiore e varii ussari , indusse gli altri a rivolgere la briglia , rilasciando un cassone ed il capi tano Sapelli con alcuni soldati che già eran caduti in loro balia .

Verso le 2 pomeridiane del 26 tutte le truppe partite da Villafranca erano a Goito, ove trovavasi pure De Son naz, partito da Volta col secondo corpo alle 2 dopo la mezzanotte . Scrissero tutti gli autori che la sua presenza in quel luogo destò una sorpresa generale : sarebbe più esatto dire che la meraviglia di Bava e degli altri era sincera, e quella di Carlo Alberto e del suo stato -mag giore simulata , ovvero causata solo al vedere che

De Sonnaz aveva interamente evacuata la posizione di Volta : ma di ciò neppure si può, a mio avviso , far colpa a quel generale ; egli ivi non aveva che 7,500 : sud dividendo queste forze cosi esigue, egli nė tutelava suf ficientemente Volta , nè recava bastante aiuto al re ; ei

fece adunque ottimamente valendosi dell'arbitrio lascia togli di conservare o di evacuar completamente Volta . Qui pure l'errore fu del quartier generale: poichè De Sonnaz aveva mandato a dire che non si sarebbe mosso da Volta prima delle 2 mattutine, aspettando istruzioni;


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se dunque volevasi conservare quel punto eravi tutto il lempo di spedirgli da Goito , distante solo 8 kilometri da Volta , un aiutante di campo con ordini appositi ,

seppure Dino fece ritorno al quartier generale con la risposta di De Sonnaz , il che sinora non è ancor con statato .

Checchè sia di tutto ciò, penetrato il re della neces

sità di avere Volta in suo potere , ordinava a De Sonnaz

di portarsi ad occuparla nuovamente , scacciandone il nemico ove già impossessato se ne fosse : ma sempre

partigiano più dell'apparenza che della sostanza delle cose ,

invece di far sollecitamente partire il secondo

corpo per quel fine, volle passarlo in revista , costrin gendo cosi il soldato a rimanere sotto un sole canicolare

e quando più abbisognava di tutte le sue forze, dalle 4 alle 6 sotto le armi col zaino sulle spalle ; e manco male se egli fosse venuto con generose parole , con baldo aspetto a rincuorare le truppe , ma invece egli , tormentato dalla febbre, col cuore affranto dal dolore ,

presentavasi con faccia cosi sparula e con sembianza

non di re guerriero ma di fantasma, ben più atta a far presentire ai soldati sicure e prossime sciagure, anzichè ad infondere nel loro animo desio di altre battaglie ! Radetzky fraltanto, non ancor ben certo d'aver defi nitivamente rigettato al di là del Mincio tutte le valo

rose truppe piemontesi , procedeva incerlo sul partito che gli convenisse abbracciare : al seguente mattino però , mirando le proprie forze ristorate da lunghe ore di ri

poso, ed informato della partenza dei regii da Villa franca, portavasi a Valeggio , e convocati a consiglio i primi suoi luogotenenti , divisava seco loro al modo di inseguire l'avversario oltre il fiume. Venne allora de


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ciso che Thurn col terzo corpo avrebbe investito' Pe schiera sulle due rive : che il primo corpo, passando l'acqua a Monzambano , spingerebbesi per Pozzolengo

sopra Castiglione delle Stiviere : il secondo corpo, tra ghettando a Valeggio , doveva avviarsi per Voltà sopra Guidizzolo, e la fanteria di Wocher, attraversato ilfiume a Salionze e portatasi a Pozzolengo, servir doveva d'anello fra Wratislaw e D'Aspre, col quale marciar dovevano pure

le cavallerie e le artiglierie del corpo di riserva. Date tali disposizioni, ritornava Radetzky ad Alzarea, diffe

rendo a trasportare il suo quartier generale a Volta quando Carlo Alberto avesse fatti più palesi i suoi in tendimenti : circostanza questa ehe, unita alla lentezza colla quale il secondo corpo si mosse da Prapiano, ove concentrato si era a far il rancio, comprova come il

generalissimo, sospettando di avere fra poco un nuovo scontro coll'esercito regio sulla destra sponda, mirasse ad avere le sue truppe non solo concentrate, ma ripo sate e rifocillate prima di misurarsi nuovamente con un avversario che avevagli fatto comprare a cosi caro prezzo la vittoria ,

E valga il vero : questo sospetto del maresciallo non era per nulla inſondato ; imperocchè Carlo Alberto, to gliendo il blocco di Mantova e raccozzando tra Volta e Goito tutte le sue forze, facendo solo occupare da una

delle divisioni più malconcie dagli ultimi azzuffamenti i trincieramenti di Curtatone e Montanara per premu

nirsi da un assalto alle spalle del presidio di Mantova, poteva ancora schierare in linea 40,000 uomini circa;

buona parte dei quali, come la divisione Ferrere e la bri gata Regina , erano in ottimostato per combattere, e con cui il corpo di De Sonnaz, ora completamente riposato ,


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CAPITOLO IV .

poteva efficacemente concorrere. Se Volta adunque non fosse stata abbandonata o se non si fossero perdule

quattro ore in una insipida rivista ( tardanza che, da quanto' è detto solto , potrassi ravvisare quanto sia ri dondata fatale al buon successo dell'impresa ), era ancor possibile ripigliar l'offensiva e ritentar la fortuna con

un fatto decisivo su quei medesimi campi di Goito già due volte propizii alle armi italiane, colla sola diffe renza che ora il nemico avanzava dal nord , quando in vece nel primo fatto lo si aveva a ponente , e ad ostro nel secondo :, e se agito si fosse con celerità si poteva

invero sorprendere il nemico prima che avesse traspor tate tutte le truppe sulla destra del Mincio ; operazione , che a causa del passaggio dei ponti egli non ebbe ter minata prima delle 4 pomeridiane ; agendo in tal modo,

era possibile rincacciare gli Austriaci in Mincio , oltre il quale la cavalleria piemontese, trasportandosi veloçe mente per Goito sulla sinistra , avrebbe potuto acre- , mente inseguirli , e certamente un tal piano era prefe ribile al tardivo assalto dato a Volta , e che verró,ora

esponendo : ma volle sempre il fato che in questa guerra Carlo Alberto mancasse d'audacia ognor quando essa era opportuna , e troppa ne spiegasse per lo contrario quando era necessaria la prudenza !.. !

Wimpffen, incaricato di portarsi a Volta con parte del secondo corpo , ritardato dagli stretti e dal varco del fiume, non potè abbandonar Borghetto prima delle 4 e 1/2 , e suonavano pertanto le 6 quando la sua avanguardia , guidata da Liechtenstein , venuta in pros

simità di quella città , ebbe a saperla priva di truppe italiane : questo generale però , volendo meglio accer tarsene , vi spediva il capitano di stato -maggiore Solm


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con uno squadrone, il quale, avverata la cosa , già stava per andarla ad affermare al suo capo, quando gli venne fatto di scorgere due forti colonne di Piemontesi , non più distanti di 1 kilometro da quella posizione . Liech

tenstein allora , valutando tutta l'importanza di preve nire i regii , collocava frettolosamente alcuni pelottoni di usseri sulla strada per far credere al nemico che la terra fosse occupata da ragguardevoli forze, e fatta in

tanto grandissima diligenza , giungeva in essa per i poggi della Maddalena con un battaglione di Tirolesi , quando

già le sue scolte ripiegavano dinnanzi agli esploratori di De Sonnaz ; arguisca da questo il lettore di qual danno ridondate siano al buon esito della spedizione le quattro ore consumate dal re in Goito nel dar la ras

segna al secondo corpo ! Spiccalosi da Goito assai tardi, De Sonnaz portavasi sopra Volta colle genti disposte su tre colonne : formava quella di sinistra verso Bendello la brigata Savoia con una batteria : due battaglioni del 16° con 6 pezzi avan zarono al centro sopra Valle e San Felice, ed il 30 bat

taglione di Savona coi Parmensi con 2 pezzi effettuavano il falso attacco all'estrema destra verso Sottomonte; 180 dragoni di Novara cavalleria con una sezione di arti glieria erano in riserva. Giunsero le colonne sotto Volta

quando già il sole volgeva all'occaso , e quando Liech tenstein, prontamente occupati gli sbocchi verso Goito , era già stato rinforzato da due battaglioni, uno del reggi mento Imperatore , l'altro dell'arciduca Francesco Carlo ; permodochè , quando dopo alcune cannonate sparate contro la chiesa , Savoiardi , Liguri e Parmensi impre sero a salire l'erta del monte su cui siede la terra, essi furono accolti da un vivissimo fuoco di moschetteria :


CAPITOLO IV .

615

tuttavia perdurando essi con costanza meravigliosa , verso le 9 di sera buona parte delle case erano in po tere loro ; ed essendo fratlanto scesa la notte, ne nacque fra quella tenebria una ſeroce ed orribile tenzone all'arma bianca , rischiarata soltanto dalle fiamme di alcune case

che andavan divampando : confuso in breve qualunque ordine, ufficiali di un reggimento comandavano soldati di un altro , e fuvvi un capitano del 16º , che rimasto privo di soldati, postosi a capo di 11 valorosi Savoiardi , atterrate cinque porte coi calci degli schioppi, diveniva con essi all'arresto di 70 Austriaci che sparavano contro di loro da sotto l'uscio, sin che cadute le porte in fran

tumi, quei gagliardi, avventatisi contro i nemici, strap pavan loro di mano le carabine, distinguendosi fra tutti un tale Nantet, soldato del 1 ° reggimento, un demonio incarnato , che deve aver trovalo poi morte sui campi di Novara : se non che, mentre i Savoiardi sloggiavan i Tirolesi dalle case, altri pelottoni nemici gettatisi alla baionetta nelle vie venivan seco loro a furioso cozzo ,

restando morto in quei scontri il maggiore Villeneuve : creossi allora un alternarsi per le vie di nemiche squa dre , le quali , intente a rincacciarsi a vicenda , calpesta vano nel cammin loro uccisi e feriti, senza curarsi di

accertare a qual partito essi appartenessero ; e gli Au striaci , aggiungendo perfidia a valore, ricorsero nuova mente alle arti antiche, gridando ora à moi Savoie, ed ora dicendosi prisonniers, e facendo poi ſuoco sugli incauti Savoiardi , i quali arrabbiati e giunti addosso a quattro

o cinque di quei male arrivati , li inchiodarono a colpi di baionetta all'uscio delle case, non accordando più alcun quartiere a chi arrendersi voleva : atto crudele se vuolsi ,

ma troppo giustificato dalla condotta del nemico.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Il quale frattanto ridottosi in numero di 500 circa nella chiesa principale sfidò di là ogni sforzo, poichè al tenente d'artiglieria Casanova , che offrivasi condurre due

pezzi sulla piazza del duomo per abbatterne la porta , veniva risposto : De nuit on n'attaque pas ! ma vivaddio cosa mai si faceva da tre ore a quella parte ? e se non

voleasi spingere le cose ad oltranza di notte , perchè sparger tanto sangue , perchè consumar tante vite ? E furon molte e nobili invero , e ricorderò fra li altri casi

quello di Oddone e Deabate, ufficiali entrambi del 160, i quali penetrati nel villaggio e circuiti da varii grana tieri , colla sola spada si difesero a lungo, rifiutando di rassegnarla fino a che caddero esanimi, morto affatto Deabate e creduto tale per le molte ferite avute Oddone. Simile coraggio spiegarono De Loche e Borillon sottote

nenti , De Forax , Geny e Cathiard tenenti , Gand capi tano , Rubin furiere ed Aspard semplice comune , che ferito due volte non volle ritrarsi: ed il capitano Roux, coadiuvato da Cocatrix tenente, e Lovatier sottotenente,

faceva 60 e più prigioni : ma mentre questi atti di par zial valore, illustrando gli autori, non valevano a con quistar la terra , sul limitare di essa nasceva un taffe ruglio fra i dragoni di Novara ed un battaglione di Savoia ivi lasciato in riserva , i quali scambiatisi per nemici si offendevan a vicenda menando colpi di lancia i primi e tirando schioppettate i secondi , e lo stesso generale Broglia ivi presente venne col proprio aiutante

di campo travolto nel fosso, e prima che l'errore fosse riconosciuto, molte furono le morti e le ferite, le quali non mancarono nell'interno eziandio, perchè niun or dine, niuna direzione avevan gli assalti che riuscirono sempre infruttuosi contro la chiesa , da cui il nemico


CAPITOLO IV .

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continuando a lanciare un fuoco infernale, alla perfine i Savoiardi , stanchi di veder buttato a male tanto va lore, cominciarono gradatamente a sgombrar la terra ,

e verso le 11 l'intera brigata Kerpan essendo penetrata in essa , De Sonnaz , non vedendo giungere i chiesti aiuti , ridotte le truppe a pochi decametri dalla città , pensò attendere il nuovo di per rinnovare gli assalti : per modo che alla mezzanotte invece del tuonar delle armi, tu più

non udivi per l'aere che i lamenti dei feriti, i quali in tal luttuosa notte furono lasciati privi d'ogni sollievo

dai chirurghi , avendone veduti io stesso più di 80 am mucchiati in una cascina posta ad 800 metri da Volta ,

sulla via di Cerlungo, ove eran stati trasportati da pie tosi compagni, ed ove con dolorøse voci invocavano in vano il conforto degli uomini dell'arte !

Sorgeva frattanto l'aurora quando il generale Trotti , precedente di pochi passi la propria brigata, presenta vasi a De Sonnaz che imponevagli di rinnovar l'assalto sulle posizioni nemiche irte ora di cannoni , a Liechten stein e Kerpan aggiunti ora essendosi Giulay e Suppli

katz, é stando nel piano verso Valeggio il rimanente del secondo corpo : cionulladimeno i soldati della Regina, slanciandosi con grande ardore sullerta , pervenivano

alle prime case , ed alcune compagnie piegato avendo più a destra verso Sottomonte e Lenone, già minacciavan

di prendere la posizione a rovescio, quando Pergen , co lonnello, facendo una sortita, venne ad assalirli di fronte colla baionetta , mentre l'italiano Molinari accennava a

prenderli a rovescio con un battaglione di confinarii: li attesero gli Italiani , ed allora rinnovaronsi i prodigii della precedente notte instando ferocemente quei di Trotti per stabilirsi nella terra , e gli Austriaci invece aggiun:


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gendo battaglioni a battaglioni per scacciarneli; nel che

riuscirono alla perfine, sola essendo la brigata Regina contro tanti nemici , poichè del 16° e dei Parmensi molti

s'eran allontanati sotto specioso titolo d'accompagnare a Goito i prigionieri fatti nel di prima : molti s'erano sbandati , e quei di Savoia , stanchi e malcontenti della fazione precedente , più alcuna parte non presero al

combattimento, il quale verso le 6 e 1/2 era già giunto a termine , perchè De Sonnaz, avvertito avanzare da Va leggio altre poderose nemiche squadre , ordinava la riti rata verso Cerlungo , presso cui il 170 reggimento, tenuto in riserva , era pronto ad accogliere il nemico .

Ripiegaronsi allora le truppe parte ordinatamente e parte in modo confuso, onde non pochi incauti che, vinti dalla sete , entrarono nelle circostanti cascine in cerca di

acqua e di vitto, vennero poi in potere degli usseri

che scorrevano il paese ; ma il grosso , sebben inseguito da vicino , ritirossi senza gravi perdite , sotto la prote zione dell'artiglieria e della brigata di cavalleria Gazelli , composta dei due reggimenti di Savoia e di Genova : i quali venuti a cozzo cogli ulani e cogli usseri, ben di mostrarono che se i cavalli germanici riputar si denno migliori di quelli della cavalleria piemontese, non certo ugual superiorità si osserva nei cavalieri , avendo in tal circostanza gli animosi dragoni piemontesi pienamente

debellati gli austriaci squadroni uccidendo loro buon numero di individui, dei quali un più gran numero poi ebbe a cadere solto il fuoco micidiale dell'artiglieria

nostra sapientemente diretta dai proprii ufficiali; e qui mi piace ricordare l'ardita azione del tenente Spalla

di quell'arma, giovane in cui le gentili forme non fa rebbero sospettar alma si forte, azione di cui fui testi


CAPITOLO IV .

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monio io stesso : il quale collocato avendo due pezzi sulla strada di Cerlungo , ivi si mantenne quasi solo e con gran sangue freddo frenando, non so s'io ini dica

l'impazienza o l'inquietudine de'suoi cannonieri, i quali vedendo appressarsi i nemici squadroni , alquanto scossi gridavano : Eccoli! Eccoli ! ma egli pacatamente rispon dendo : Lasciateli venire, lasciateli venire, non volle si

desse ſuoco ai pezzi se non quando i cavalieri alemanni furono distanti di soli pochi metri , cagionando loro ripe tutamente con questa manovra gravissimi danni . E si fu pure in quelle cariche che il valoroso Cignetto, primo brigadiere in Genova cavalleria , veduto scavalcato ed in

procinto di prigionia o di morte il sottotenente Maraz zani , scagliatosi a suo aiuto uccideva un ufficiale ed un ulano , ferivane un terzo e ne fugava due altri, dando tempo cosi al suo ufficiale di riporsi in sella . Frenata per tal modo la nemica persecuzione, poterono le scon quassate schiere di De Sonnaz condursi nei campi fra Cerlungo e Goito, ove alfin posarono , menomate però di molte centinaia più per causa degli sbandati che dei caduti per fuoco nemico . Le perdite di ambe le parti furono ad un dipresso eguali ; ma ove si rifletta che quella degli Austriaci , i

quali combattevano dalle case e dietro i muri, fu supe riore, si avrà chiara prova che mentre quelli tenevansi

appiattati dietro i ripari , i regii e specialmente i Sa voiardi , andarono a sgozzarli sui luoghi stessi . Grawert, colonnello dei dragoni di Baviera , fu ferito nella carica succeduta al piano , Martini tenente-colonnello e 17 uf ficiali subalterni e 246 soldati rilevarono ferite più o

meno gravi, 3 ufficiali e 95 soldati perirono : 270 ven nero in potere dei regii ; i quali però lamentarono morti ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

oltre al già nominato Villeneuve, il maggiore Pacchiotti(1); i tenenti Gambertola e Bosatra del 90, il sottotenente Delitala del 10', Deabate del 16°, .e 61 soldati ; i feriti furono 253 di bassa forza e molti ufficiali, fra i quali i 5 capitani Charbonnaux, Conte, Girard diSavoia, Ansaldi: del 90, Maramaldo del 160 : Cạthiard, Lions, ed Oddone tenenti , Vuagnat e Combat sottotenenti: 150 di bassa forza con Poncini maggiore eSaracco sottotenente, amen due del 160, vennero in mano del nemico ; ma più di 200 altri mancarono all'appello per essersi allontanati dalle bandiere varcando l'Oglio . Sebbene il fatto di Volta, avuto riguardo al piccol nu mero dei combattenti di ambo le parti, sia da calcolarsi per uno de'più sanguinosi della prima campagna, tut

tavia il danno emerso dall'assottigliamento delle schiere regie deve reputarsi assai lieve e quasi nullo a fronte di quello molto maggiore cagionato dall'effetto morale che produsse sulle truppe: solo da quel giorno può dirsi che la disciplina, già rilassata per quelle ragioni tutte che andai precedentemente annoverando , siasi quasi interamente sciolta ; della qual cosa furono potente ca gione le accuse che mutuamente si scagliavano i sommi duci ; accuse che inavvertentemente da molti , artata

mente da alcuni divulgate, generarono diffidenza negli

stolti, persuasione in tutti dell'incapacità dei duci . Altra causa potentissima poi dello sfacelo delle ordinanze fu la già tanto lamentata privazione dei viveri, che fre quente per lo addietro , si fece ora assoluta, perchè appena , le cose cominciarono a volgere a male, conducenti, ap (1) Il maggiore Pacchiotti sopravvisse ancora un mese , e mori poi in Fossano sua patria.


- CAPÍTOLO IV .

021

paltatori, impresarii, amministratori tanto lombardi 'che piemontesi , andarono a gará a porsi in salvo fin --dai giorni 26 e 27, e fuvvi chi, o per ingordo guadagno o per malintesa previdenza , fece retrocedere nell'in terno immense mandrie di buoi e lunghe file di carri carichi di grasce diretti alle rive del Mincio : per modo che la deficienza dei nutrimenti congiunta alla paura fu

pretesto per molti di abbandonare le bandiere : presso le quali ormai più non rimanevano che i migliori, fra cui molti , dopo aver valorosamente combattuto negli

scorsi giorni , giacevano ora afflitti da strani malori cau ' sati dalle acque putride ingoiate da loro, in mancanza d'ogni altro liquido, nei dintorni di Goito, ove i nume rosi cadaveri delle antiche fazioni corrotte le avevano .

Rotti cosi i legami delle militari discipline, le pene

già troppo miti per propria natura , e per lo addietro non applicate , divennero insufficienti : invano dal quar tier generale si mandarono ufficiali ai ponti di Marcaria e di Canneto sull'Oglio per trattenere coloro che , diser

tando a frotte le file, disponevansi a rimpatriare, semi nando, per palliare la propria vigliaccheria, sulla via da loro corsa a precipizio, bugiarde voci di totale disfatta,

di morte di principi e di generali : poichè quei furiosi, vero rifiuto dell'esercito , resi baldi pel numero e per le disonorate armi che ancor impugnavano, spezzavano ogni ostacolo loro opposto , sdegnavano ogni autorità che arrestar ne volesse la codarda fuga ; dal che ne con

segui che , nel breve lasso di ventiquattro ore, i reggi menti vennero ridotti a forze cosi esigue da render pro blematico molto se con esse si potesse protrarre la lotta -contro un nemico già superiore per numero e reso ora audace per ripetute vittorie.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Nel mattino del 28 adunque il re udito da'suoi ge nerali, da lui ragunati a consiglio , il deplorabile stato

dell'esercito e la quasi unanime opinione loro che affron tare nuove pugne fosse lo stesso che esporsi a completa ed inevitabile rovina , deliberò di proporre al nemico una tregua che gli permettesse di introdurre qualche ordine

nelle truppe, e di provvedere in qualche modo e con tolte forzate al loro sostentamento, scegliendo a tal mis

sione presso Radetzky i generali Bės e Rossi ( il quale . solo opposto si era all'abbracciato partito di cercar tre gua ) ed il colonnello Alfonso Lamarmora : e frattanto,

in attesa della risposta del maresciallo, emanava il re ordine di raccoglier vettovaglie a qualunque prezzo si fosse, pagando o rilasciando buoni : misura che, sebbene

in quantità non sufficiente, produsse però alcuni generi, e sopra lutto vino e liquori .

Contemporaneamente Bava , assunta finalmente quella superior direzione che per sventura dell'esercito egli aveva sin'allora per metà solo esercita, e che ora ve nivagli tacitamente abbandonata dal re, avviati i nu merosi convogli di feriti ed i bagagli verso Bozzolo al di là dell'Oglio , collocava poscia le truppe del primo corpo e della riserva fra Goito e Volta , nel modo più acconcio che trovar si potesse in si disperata condizione di cose per far fronte ad un repentino assalto , prescri vendo alla divisione Ferrere di portarsi a Ceresara per guarentire così il fianco sinistro di De Sonnaz collocato a Cerlungo da qualunque sortita del presidio di Man tova . Pensò allora il re di nuovamente dar la rassegna

alle schiere per ravvivarne gli spiriti : ma quale non fu la sorpresa di Bava quando, percorrendo la linea ai fian chi del suo monarca, ebbe ad accorgersi che la brigata


CAPITOLO IV .

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Aosta , che aveva ordine di schierarsi a sinistra di quella di Pinerolo, e l'intera divisione De Ferrere non erano

al posto loro assegnato ? fatta pertanto ricerca di quelle truppe , si venne a sapere che per aver fraintese le pro

prie istruzioni o per negligenza nell'uniformarvisi, i due comandanti di esse già avevano oltrepassato l'Oglio ! Questa sottrazione di cinque reggimenti alle forze ita liane in si grave momento poteva essere per loro esi ziale se il nemico avesse saputo trar partito dalla sua vittoria, ma egli dapprima non seppe o non volle, e dopo

ne fu impedito dalla sospensione delle ostilità avvenuta appena la deputazione dei generali piemontesi pervenne a Volta , ove abboccatasi non col maresciallo , ma coi

generali D’Aspre e Schwartzenberg, ad essi significava la proposizione di Carlo Alberto di ritirar le truppe dietro la linea dell'Oglio : i quali mandavano ad infor marne il maresciallo intento ad emanare da Valeggio

gli ordini opportuni per far. occupare dalle sue truppe quella catena di alture che da Volta corrono verso Ca

vriana . Rifiutava Radetzky le regie proposte, ma chia mato a sè il suo quartier-mastro generale Hess, faceva da questi offrire ai deputati piemontesi li seguenti patti : cessazione d'ogni ostilità : linea di separazione fra i due eserciti belligeranti il fiume Adda : sgombramento im mediato da Venezia e dalle acque dell'Adriatico per parte dei battaglioni e della flotta sarda intenta allora al blocco di Trieste : reddizione di Peschiera , Rocca d'Anfo e Piz

zighettone : abbandono per parte dei Piemontesi dei du cati di Modena e di Parma: restituzione immediata della

maggior parte degli ufficiali austriaci prigionieri : ter mine del tempo utile a risolvere le ore 5 del giorno susseguente .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Scrissero i lodatori di Radetzky che egli personal

mente propendesse. a respingere ogni trattativa, ma che indotto vi fosse dagli ordini ricevuti dalla sua corte di usare i massimi riguardi a Carlo Alberto : io dubito molto che un generalissimo, il quale s'era nobilmente

rifiutato nei giorni della sventura ad essere messaggiero di pacifici accordi col re sardo , temesse ora d'essere

disapprovato dal proprio governo cogliendo il maggior frutto possibile dalle sue vittorie; e credo di maggior mente accostarmi al vero pensando che le recenti prove

di valore date dalle truppe piemontesi ed il pericolo di inseguire un nemico, di cui si ignorava la prostrazione morale, attraverso ad un paese infenso ed insorto , siano state le vere cause che indussero il maresciallo a calare

agli accordi. Checchè sia di ciò, Carlo Alberto conosciuta la ri sposta verso le 5 pomeridiane, e reputando le offerte condizioni troppo onerose , con risoluzione forse ma

gnanima , ma certamente avventala, rigettavale, dicen dole tali da non poter esser accettate da un principe del sangue savoiardo ; e differendo a notificare il rifiuto al

nemico sino all'ora prefissagli , ingiungeva a Bava di

impiegare le ore sopravanzanti nel far sgombrare dalle truppe la zona di terreno compresa fra il Mincio e l'Oglio. Ben si potè allora ravvisare di quanta utilità riuscis ser all'esercito le saggie misure da quel previdente ge

nerale prescritte fin dal giorno 20 per la costruzione di un ponte a Torre d'Oglio, luogo sito sulla destra di quel fiume a 2 kilometri e mezzo dalla sua foce in Po ; im

perocchè la divisione lombarda , che alle 11 di sera del 26 ricevuto aveva l'ordine di togliere il blocco di Man tova, potė per quella via ridursi sulla destra dell'Oglio


CAPITOLO IV .

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senza esser costretta a rimontar quel fiume sino a Mar

caria : mentre le truppe piemontesi divise in tre colonne e seguendo le diverse vie che per Ceresara traggono ad Azola , per Gazzoldo a Canneto , e per Castellucchio a Marcaria, cominciarono alle 9 di sera a lentamente av viarsi verso l'Oglio, lasciando accesi i fuochi del campo per celare al nemico la partenza, la quale però egli non potè tardar molto a conoscere, perchè chi aveva ordine di

distruggere il ponte di Goito, con soverchia precipitanza lo faceva saltare alla mezzanotte , esponendo cosi tutto l'esercito ad essere circuito dalle forze del maresciallo .

Il reggimento di Genova cavalleria formar dovette l'ul tima retroguardia, e l'110 di fanteria ebbe l'ordine di tutelare il fianco destro contro qualunque sortita del

presidio di Mantova. Difficile al sommo riusci questa mossa retrograda, per l'immenso numero di ammalati e per l'ingombro cagionato dai carri e dalle emigranti

popolazioni ; ed a darne un'idea basti il dire che la di visione Broglia alle 2. dopo la mezzanotte non aveva ancor abbandonato i campi sopra cui aveva pernottato : ad ogni passo poi era un soldato che cadeva sfinito dalla fatica e dalla fame, e che colle fauci inaridite trascina vasi all'orlo di un fosso in cerca di un sorso di immonda

e fetida acqua , di quell'acqua che eragli vietato attin

gere altrove dal previdente egoismo dei contadini che fuggendo avevan tolte le corde ai pozzi! Anche la pura acqua adunque era niegata dagli abitatori di itale con trade a quei soldati che per quattro mesi combattuto

avevano contro gli Austriaci, ed esposti ai pericoli ed ai disagi tutti della guerra , procurato ad essi sonni tran quilli ! Qual meraviglia se a fronte di tanta inumana in differenza , quei soldati che ancor conservavano un po ' VOL . III -- 40

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di forze abbian da loro stessi provveduto al proprio so stentamento ?

Radetzky frattanto , informato all'ora voluta delle

reiette sue offerte, e fatto accorto dai nembi di polvere, che chiaramente scorgevansi dal campanile di Volta ,

della direzione presa dai Piemontesi per Bozzolo verso Cremona, dava le opportune disposizioni per inseguirli con tutte le sue forze , le quali si posero in moto al

mattino del 28 procedendo in quest'ordine : il primo corpo formante la destra venne per Cerlungo sopra Piu bega : D’Aspre al centro indirizzossi col secondo corpo sopra Gazzoldo , e Wocher colla riserva , dopo essersi accertato che Goito era sgombro dai regii , fattolo oc cupare da una brigata , si volse sopra Rodigo . Il terzo corpo, passando sotto gli ordini di Haynau , dovette più strettamente bloccare Peschiera , e Thurn fu spedito a Mantova ad assumere il comando delle quattro brigate

Francesco Liechtenstein , Degenfeld , Benedeck e Drasko wich , le quali formar dovevano il quarto corpo che uscendo dalla fortezza al di 29 doveva portarsi a Marca ria , e venirsi a congiungere con l'esercito attivo : dispo- , sizione difettosa questa , perchè è chiaro che se quel corpo portato si fosse più rapidamente sopra Marcaria , ivi avrebbe forse prevenuto i regii , o raccolto almeno numero molto maggiore di sbrancati . >

1

Erano adunque 54,000 uomini divisi in 59 battaglioni e 42 squadroni con 180 cannoni ed ampiamente prov veduti d'ogni occorrevole, che Radetzky guidava sulle

traccia dell'esercito regio , a lui svelate dai cadaveri degli uomini spirati per stento e dall'immensa congerie di armi , zaini ed altri militari arredi disseminati lungo la via ; indizii certi della demoralizzazione introdottasi


CAPITOLO IV .

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nell'esercito italiano : e non si comprende come il ma resciallo, colla fiorente sua cavalleria, non abbia pensato a trar maggior profitto di tanta confusione, incalzando

vivamente l'avversario , il quale assalito solo da alcuni scorridori verso Castellucchio, che furono facilmente ri buttati dall'110 reggimento, poté tranquillamente varcar

l'Oglio , e venire ad occupare una linea , che , dando la destra a Torre d'Oglio , protendevasi per Marcaria e Pia dena sino a Canneto col quartier regio a Bozzolo . Allorquando Carlo Alberlo rifiutava le proposizioni del maresciallo, egli nutriva ancora speranza di poter sostare colle genti dietro l'Oglio, e si fu pertanto prima sua cura di rivolgere alle truppe un proclama , in cui lodando le ripetute prove di valore da esse date , e confortandole a perdurare negli stenti che presto avrebbero fine, lor prometteva di condurle fra breve a nuove pugne per rintuzzar l'audacia di un nemico tante

volte debellato . Indirizzandosi poscia alle popolazioni e dicendosi pronto lui ed i figli a correre gli ultimi ri schii anzichè abbandonarle all'ira tedesca , esortavale a

provvedere ai bisogni dell'esercito e ad armarsi energi camente in difesa della nazionale indipendenza e della causa comune. Ma erano parole buttate al vento , per

chè la disciplina era ormai troppo rilassata per venir restaurata dalle parole di un re valoroso si , ma inetto duce ; le popolazioni lombarde , che sempre si erano dimostrate tiepide ad agire, sobillate ora dalla fazione repubblicana , eransi fatte gelide ; e stando finalmente fra l'esercito piemontese ed i generosi Veneti e Bresciani l'intero esercito imperiale . In tali condizioni di cose rappresentava Bava al re come necessario fosse evitare ogni scontro sino a che


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

le truppe riacquistato non avessero qualche fiducia , e come fosse impossibile conservar la lunga linea occu

pata dai regii sulla destra dell'Oglio, povero d'acque in quella estiva stagione , facile ad essere forzata su qua lunque punto , esponendo cosi l'esercito ad esser rin

chiuso nell'angolo formato da quel fiume col Po : dalle quali ragioni convinto il re, rinunziava al fatto progetto di ivi ritentare la sorte delle battaglie.

Due partiti ora affacciavansi ai generali italiani , i quali potevano o ritirarsi dietro l'Adda , ovvero traghet tando il Po a Cremona , porre fra sè e l'avversario quel l'imponente fiume, il solo che offra una vera linea mi litare di difesa . Adducevansi a favore del primo ragioni più politiche che militari , la necessità cioè di coprire la Lombardia e l'egregia Milano : aggiungevano ancora i partigiani di tal sentenza che la linea dell'Adda , fiume

difficilmente guadabile, molto più breve di quella del l'Oglio e resa forte dai punti di Pizzighettone , Lodi e Cassano, poteva venir con vantaggio difesa dai Piemon

tesi , i quali , in qualunque peggior evento , avrebbero sempre la ritirata pronta oltre Ticino e Po per i ponti di Pavia e di Piacenza . Se non che a queste ragioni , più speciose che solide, opporre se ne potevano altre di molto maggior peso a favore del secondo partito, il quale era per fermo quello consigliato dalle regole dell'arte. Non è mio pensiero addentrarmi in una diligente e scientifica esamina della questione già tanto ventilata

dagli strategici sulla preferenza da darsi alle ritirate pa rallele od alle perpendicolari : tanto più che , se non

erro, qui più che mai era il caso di rammentare le pa role di Napoleone : Il n'y a rien d'absolu à la guerre: e la scelta di un modo o dell'altro dipendendo , a parer


CAPITOLO IV .

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mio, precipuamente dalla configurazione del terreno e dalla facilità che incontrasi di trovar magazzeni più sopra una via che sull'altra ; solo osserverò che quando per ripetuti rovesci un esercito viene a quel grado di scoramento a cui erasi l'italiano ridotto , prima , e direi sola cura , esser deve del condottiero di esso di porre fra le sue truppe e l'incalzante nemico quel maggior ostacolo che per lui si possa e che valga a frenarne l'inseguimento . Ora era chiaro che il Po, del corso del

quale i Piemontesi padroni di Cremona e di Piacenza erano in possesso, diveniva per loro l'ostacolo di maggior

importanza che opporre potessero agli Austriaci ( 1). Cremona , già celebre nelle guerre del principe Eu genio contro Vandôme e Villeroi , non è più piazza forte,

specialmente dacchè l'imperatore Giuseppe II ne fece demolire il castello sullo scorcio del passato secolo ;

tuttavia , cinta esteriormente di un vecchio muro, e posta fra il naviglio che la serra a levante ed il Po che la

cinge da mezzodi , essa può presentare una difesa di alcuni giorni ad un nemico che non avanzi da setten trione o da ponente : e sebbene i Piemontesi avessero commesso l'imperdonabile errore di non convertire quella

città in una vasta testa di ponte , tutiavia la sua forma allungata e non dissimile da quella di una nave , e le solide sue case , fra le quali si annoverano molti son

tuosi e magnifici edifizii, potevano offrire agio all’eser cito sardo di ivi sostare , e contrastare ad un nemico, che, avanzando colla abituale sua cautela , contentavasi

di inquietarlo da lungi con deboli drappelli di caval (1 ) La divisione lombarda poi , che stanziata era a Torre d'Oglio ,

avrebbe più presto raggiunta Piacenza passando il Po a Casal maggiore .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

leria . Dando la destra a Cremona e sprolungandosi colla sinistra verso Piacenza, e facendo munire a dovere Piz zighettone, avrebbe il re potuto raccogliere i battaglioni di riserva sparsi nelle Legazioni , nel Modenese e nel

Parmigiano : l'esercito, nelle feraci pianure del Cremo nese e del Piacentino, si sarebbe in brevi giorni rifatto

delle perdite sostenute ; difficilmente Radetzky avrebbe osato spingersi oltre Adda , lasciandosi il nemico sul fianco sinistro : che se poi preferto avesse di passare il basso Po per venire ad assalire i regii sulla destra sponda, questi , oltre ad avere sulla Nura e sulla Trebbia

buone linee di difesa, erano poi sempre in facoltà di

ripassare pel campo trincierato di Piacenza nella Lom bardia , ove coperti sulla sinistra dall'Adda e sulla de stra dal Po potevano a tutto bell'agio eseguire la loro ritirata sopra Pavia , ripassare il Po a Valenza e con centrarsi sotto Alessandria . Immensi , come apparirà da quanto verrà delto , e tali da farsi sentire ancora negli

anni avvenire, sarebbero stati i benefici frutti di tal ri soluzione tanto sotto l'aspetto militare che politico : ma sventuratamente, concordando Bava col re nell'avviso di

difendere la linea dell'Adda , venne questo consiglio an teposto all'altro ; venendo per tal risoluzione l'esercito regio ad occupare quella linea appunto che avrebbe potuto ottenere dal nemico quarant'otto ore prima senza esporsi alle sempre gravi e dolorose perdite di una ri tirata eseguita con truppe scorate a fronte di un nemico vittorioso.

Risolutasi dal re l'occupazione della linea dell'Adda, Bava , incaricato di dirigerne l'esecuzione , poneva nel

pomeriggio del 29 le truppe in moto su tre vie diverse , cominciando dall'ala destra formata in allora dalla di


CAPITOLO JV .

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visione lombarda ; la quale, perchè meno agguerrita e mal in arnese , faceva dubitare di poter presentare so lida resistenza ; partita pertanto per la prima da Torre d'Oglio e da Gazzuolo, ove pernottato aveva, essa venne per San Giovanni in Croce, Cinghia de' Botti e Sospiro a Cremona, ove pur convenir dovevano , percorrendo la strada vecchia che passa per Breda-Guazzona e San Gia como , tutte quelle truppe che nella scorsa notte accam pate si erano fra San Martino dell'Argine e Bozzolo , mentre il secondo corpo, lasciando ancora una brigata a Piadena per quella notte , avviar dovevasi esso pure sopra Cremona per la via più lunga di Pezzina , Cico gnolo e Gadesco . Era imposto a tutte e tre le colonne di serbare il massimo ordine nella ritirata che eseguir

dovevasi lentamente, e cercare, in caso di nemico as salto, di far testa dietro il torrente Delmona che attra versa tutte tre quelle vie.

Alcune ore di riposo e le più che parche provvigioni trovate a Piadena avendo tuttavia ristorato alquanto le forze di coloro che , memori dell'onore delle armi su

balpine , fidi si erano mantenuti attorno alle bandiere , ed

il nemico procedendo molto rimesso e cauto, venne in speranza Carlo Alberto di poter difendere Cremona cosi benemerita della causa italiana per la fraterna cura

prestata ai feriti piemontesi durante tutta la campagna ; e tenutane parola con Bava , questo generale , prece dendo la truppa in quella città , porlossi a verificare le

posizioni circostanti, e gli parve che, dando la destra al Po e sprolungando il suo fronte per Persighello , Bet lenesco e Castagnino , l'esercito avrebbe potuto mante nersi alcuni giorni in quei terreni boschivi , intersecati

da canali e da fossi e ricoperti da solidi edifizii emi


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nentemente atti ad un'ostinata difensiva, rimanendo li bero ad esso il passo dell'Adda per Pizzighettone. Già notai sopra come questa risoluzione fosse fatale, e come la vera linea di ritirata pei regii fosse il Pia centino per Cremona : poiché gli Austriaci , varcando l'Oglio a Soncino , potevano correre per Crema sopra Lodi e prevenire i. Piemontesi sull'Adda ; tuttavia se a Bava fosse sopravvanzato il tempo di solidamente stabilire le truppe, forse era possibile una momentanea difesa che desse agio almeno di avviare dietro l'Adda tutti i ba gagli ed i feriti; ma Radetzky , che sonnecchiato aveva alquanto , destatosi e fatto accorto come i Piemontesi rinunziato avessero a difendere la linea dell'Oglio , tro vato intatto il ponte di Canneto , per imperdonabile ne gligenza del Genio piemontese non stato distrutto , aveva alfine gettato li 29 a sera al di là del fiume alcuni ca

valleggieri , e rimessi in moto nella notte susseguente i

suoi corpi che arrestati si erano a Casal Romano , a Canneto , ad Acquanegra ( 1) ed a Marcaria, faceva loro valicare l'Oglio su tre colonne . Thurn passò col quarto

corpo a Marcaria : D’Aspre e Wocher a Canneto , e Wra tislaw più a destra sopra un ponte di barche gettato ad Isola Dovarese .

Strassoldo, che colla propria brigata formava la van guardia di Wratislaw , raggiungeva verso le 9 al mat tino del 30 a Cademari l'ultimo retroguardo della bri

gata Savoia che marciava in coda del secondo corpo : sostarono le due schiere avversarie, ed i regii pronta mente ordinatisi posero in linea due pezzi con due compagnie savoiarde ed uno squadrone di Novara ca (1) Non confondasi quest'Acquanegra con l'altro villaggio di egual nome, giacente fra Cremona e Pizzighettone.


CAPITOLO IV .

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valleria . Gli esploratori di Strassoldo, che consistevano in soli usseri, finsero allora di non osare, e si tennero

immobili; ma tutto ad un tratto, sgombrando il fronte, smascherarono due pezzi da 12, che traendo improvvi samente a mitraglia , smontarono un pezzo ai Piemontesi e mandaron in fuga la scorta : mentre un battaglione di Tirolesi, avanzando a destra ed a sinistra della gran

strada, cercavano di spuntare i regii per le ali . Senon chè fu pronto ad accorrere , sebben non sanato ancor

pienamente dalle contusioni ricevute a Volta , il gene nerale Broglia , il quale, collocati sagacemente i batta

glioni di Savoia nei dintorni di Gadesco, riusciva a con tenere Strassoldo , dando tempo cosi alla divisione di riserva del duca di Savoia ed a quella del generale

Ferrere, già stretta da vicino dagli scorridori di D’Aspre

che ormai già apparivano a Vighizzolo, a Gazzo e per sino a Cå de' Marozzi , di abbandonar San Giacomo e ridursi sotto il cannone di Cremona .

Avrebbero tuttavia arrischiato queste due divisioni di venir circuite se Strassoldo riuscito fosse a respingere Broglia ed a gettarsi sulla sinistra alle loro spalle ; ma appena da Cremona , lontana 6 kilometri da Gadesco, udissi il cannone di Broglia , Bava, presi seco due batta

glioni di Aosta , due compagnie bersaglieri ed alcuni squa droni, si spinse verso Gadesco , e giunse appunto quando Broglia, oppresso da forze superiori, costretto ad ab

bandonare quel luogo, erasi ridotto sui colli di San Fe lice , ove validamente resisteva coi prodi Savoiardi , i quali appena si seppero sostenuti , ripigliando ardire, rincacciarono i leggieri di Strassoldo . Questo generale

allora , vedendosi troppo disgiunto dal rimanente del corpo di Wratislaw, limitossi ad occupar Gadesco, e su


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quel punto il combattimento ebbe termine, colla perdita per parte dei regii di pochi uomini e del cannone smon tato . Parimenti Liechtenstein, che formava la vanguardia di D'Aspre , non oltrepassando Sant'Ambrogio, limitossi a scambiare alcune cannonate colle truppe schierate a

battaglia sotto Cremona, ed egual cosa fece sulla sini

stra la vanguardia del quarto corpo verso Vedeserto . E qui giustizia vuol che si dica come in tal giorno spe cialmente , e durante tutta la ritirata , Broglia facesse

prova di mirabile sangue freddo e personal valore : a tal che più d'uno non sapeva in lui riconoscere il tie pido combattente di Santa Lucia ; la qual cosa però si spiega , a mio avviso , in tal modo : quel generale, con alcuni altri, non simpatizzando per la guerra, agivano a rilento nel dar mano ad un'impresa da loro in cuore avversata ; ma appena vennero i rovesci , memori del l'onore delle armi piemontesi e della conservazione di esso curanti , spiegarono non comune e lodevole vigoria . Nel pomeriggio intanto giungevano le maggiori co lonne austriache : Wratislaw occupava Gadesco; D'Aspre Cà de Marozzi e Sant'Ambrogio , la riserva col quartier generale venne a Cicognolo , Thurn a Solarolo , ed al l'estrema destra il corpo volante di Wyss , venuto in tal giorno per Manerbio sopra Pontevico, occupatone il

ponte spingevasi sino a Robecco . Tutto presagiva adun que una gran battaglia pel di seguente 31 sotto le mura stesse della città : ove frattanto il terrore era al sommo ,

ed i cittadini più facoltosi essendosi posti in salvo , i soldati regii , i quali , quando tuonò il cannone verso San Felice, erano stati costretti ad abbandonare nei vi

cini luoghi di Perseghello e Bettenesco la zuppa semi cotta per correre a schierarsi a battaglia , rientrati ora


CAPITOLO IV . ;

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più non trovarono altri generi per cibarsi: irritati per tanto di vedersi privi d'ogni sostentamento in una gran città ed in mezzo alle più ubertose campagne, essi co minciarono a spargersi nei dintorni per bottinare , ed unitisi poi a piccoli drappelli di 100, 200, vennero alle rive del Po, e minacciando colle armi i carabinieri cola

appostati per interdire il varco del fiume, forzando il passo si avviarono a frotte verso il Piacentino , indicando

cosi con biasimevole ma previdente risoluzione ai loro capi la vera via da tenersi .

Commettersi pertanto con truppe simili e ridotte or mai a poco più di 30,000 contro 50,000 Austriaci di sciplinati, ordinati ed ampiamente provveduti di tullo l'occorrevole, era pazzia manifesta ; laonde Bava scon giurava il re ad abbandonare Cremona , la quale, non potendo venir validamente difesa, non aveva che a per dere ad una disperata' resistenza che l'avrebbe esposta ad esser presa d'assalto dal nemico. Prevalse questa

ragione presso il re, il quale ordinò allora l'immediato ritiro delle truppe dietro l'Adda. Essendo pertanto entrate verso le 3 vespertine in Cre mona le divisioni del duca di Savoia e del generale Fer rere, Bava , che già avviato aveva sopra Pizzighettone

gli impedimenti e le artiglierie, ritenendo di queste presso al corpo quelle sole che erano reputate stretta mente necessarie, scaglionava le truppe in quest'ordine : la brigata Savoia con Piemonte Reale accampati fuor di Cremona dalla parte di levante fornir doverano gli avamposti, ed attraversando poscia la città alle 2 dopo la mezzanotte avviarsi sopra Pizzighettone, lasciando la cura alla divisione De Ferrere, che mantener dovevasi in Cremona sino alle 3 , di formar il retroguardo sino


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ad Acquanegra, ove doveva venir surrogata dalla divi sione di riserva , la quale , dopo poche ore di riposo , dovette riporsi in cammino a quella volta . La quarta divisione, partitasi nel dopo pranzo da Cremona , ebbe ordine di andarsi a stabilire a Regona , presso il Serio morto, per coprire l'entrata in Pizzighettone della bri gata Conti , della divisione lombarda, dei Toscani e della

divisione di Visconti : le quali truppe , essendo le più disorganizzate, furono fatte seguire i bagagli ; finalmente

la prima divisione, gettando un ponte a Crotta d'Adda , doveva stabilirsi sulla destra riva .

Mercè queste disposizioni si potè guadagnare la linea

dell'Adda senza gravi disordini , e senza abbandonare alcun materiale di guerra , ma solo quei feriti che per la gravità loro o per mancanza di vetture si fu costretti a confidare all'umanità del vincitore : e malgrado l'in

gombro creato in Pizzighettone dall'immensa quantità di carri ritardati per via da un furioso uragano scop piato verso il mezzodi di quel giorno, i corpi tutti, 'nelle prime ore del 31 , erano schierati dietro l'Adda , té nendo una linea che da Crotta d'Adda per Pizzighet tone e Castiglione protendevasi sino a Lodi , ove era Perrone coi Lombardi e coi Toscani ; ed il re, partito alle 2 dopo la mezzanotte da Cremona , portava a Codo gno il suo quartier generale, ritenendo presso sé parte della riserva, e mandando l'altra a Casal Pusterlengo . Qui m'occorre ribattere ancora una volta le ingiu riose e mendaci osservazioni del Veterano austriaco a riguardo dell'esercito piemontese . Cito le parole del tra duttore : « Più d'una volta avevamo notato con mara

« viglia che i nemici non portavano bandiere : quando « improvvisamente nella loro ritirata c'impadronimmo


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« d'un carro, su cui trovavansi, se non erriamo, tredici

« bandiere . Prova questa che s'aveva l'abitudine, tut « t'altro che lodevole, di assicurarsi dal perdere le ban ( diere col mandarle indietro .

« Chi vuol udire in quale stato si trovasse allora « Vienna, sappia che queste bandiere dovettero esservi « introdotte di contrabbando e nascoste in qualche can « tuccio : ( .

« perchèvoi , soldati austriaci, avevate combattuto contro « la sozza anarchia cui essi ( i governanti di Vienna ) davano il nome di libertà ! qual meraviglia ora se « trattava come merce proibita le bandiere da voi si « caramente pagate col sangue, ecc. , ecc . » . Alle quali fiabe rispondendo io dirò ora : chi vuol udire come quelle bandiere venissero in mano dei Te deschi, sappia che esse erano le vecchie bandiere state

abolite in vigore del proclama del re delli 23 marzo , in cui si prescriveva che d'or innanzi la bandiera na zionale sarebbe la tricolore , collo scudo di Savoia in

quartato : chi vuol dire dunque quanto sangue costassero

quelle bandiere ai soldati imperiali, sappia che quei vec chi cenci , onorati pur sempre, perchè testimonii dell'an

tico valore subalpino , quando , per tristizia dei tempi, era puntello all'austriaca dominazione , ma privi ora di qualunque importanza attuale , erano stati deposti in

Cremona , e fatti poi umilmente partire pel Piemonte sopra un carro insieme a tante altre suppellettili, quando qualche valorosissimo predone fece la meravigliosa sco perta ! Ed apparentemente il governo di Vienna , infor


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mato del modo scevro di pericolo con cui erano venuti

quegli stendardi in potere de' suoi , dimostrando un gra nello di buon senso , non volle si rinnovasse la com media fatta in Verona due mesi prima : nella qual città , un carro d'ambulanza, abbandonato dai nostri, fu fatto

circolare e spacciato per la vettura di re Carlo Alberto .

Queste farse potevano trovar credenzoni fra gli stupidi Croati: ma i Viennesi , che sapevan pur troppo che gli Italiani spiegavano ora al vento la tricolor bandiera ,

non avrebbero certo prestato fede alla meravigliosa con quista fatta dai prodi Germani ! Ma ciò che più degrada quello scrittore militare è la bassa calunnia gettata in faccia ai Piemontesi che com battessero senza bandiera : se essi spiegassero i santi colori in linea o no lo sanno i Croati , che mille volte, al fulgor di quelli , volsero le spalle : lo sanno il buon Carisio ferito, ed il giovane Lavini colpito a morte te nendo salda la bandiera fra il sibilar delle palle ne miche: lo sanno i soldati del 9o che veggono appesa al

loro vessillo la medaglia che ricorda la vittoria di Go vernolo . I Tedeschi poi avevano certamente le loro ban

diere , poichè in prova presso noi stanno qual trofeo quelle del reggimento principe Emilio e Rukavina, non sorprese sopra un carro ,ma conquistate colle baionette ,

la prima a Sommacampagna, a Governolo la seconda . Citi il Veterano austriaco, se il può, una bandiera per duta in battaglia dai Piemontesi ! Noi intanto gli ricor deremo aver veduto noi pure un cencio antico con un'a quila a due teste scolpita sopra , ed è quello abbandonato

nel 1746 dai prodi Austriaci al furor del popolo geno vese , quando così valorosamente alzarono i tacchi !

Malgrado le infelici condizioni dei tempi , forse non


CAPITOLO IV .

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è lontana l'ora in cui è serbato ai figli del guerriero Piemonte di dispiegare nuovamente al vento l'itala ban diera, non sopra le steppe di Crimea , ma sulle feraci pianure lombarde ! Affretti Iddio quel solenne momento, e forse il Veterano austriaco , il cui ottuso cervello dai passati eventi seppe fare cosi falsa stima del valor ita liano , aggiungendo nuove prove alle antiche , avrà a vergognarsi delle goffe e bugiarde sue parole ! Incerto Radetzky sul partito che sarebbe abbracciato dal re, procedendo con l'abituale sua cautela , non ar recava il menomo disturbo al movimento retrogrado dei regii del 31 luglio : informato però di buon mattino come essi avessero abbandonata Cremona, ricevuti con piglio severo i deputati mandati da quella città ad in

chinarlo in Cicognolo, e rifiutando di entrarvi , piegava a destra e trasferiva il suo quartier generale a Sesto , facendo stabilire il primo corpo a Forfengo: quel di riserva andò ad accamparsi a Linguano dietro il primo, ed il secondo corpo invece , attraversando Cremona , venne per Canova, Sesto e Grumello a Zanengo; il quarto

corpo, piegando più a stanca e seguendo la via postale, portossi per Acquanegra sopra Pizzighettone. L'intero esercito imperiale volgendo adunque verso l'Adda , l'unico ostacolo frapposto alle due armate erano

le acque di questo fiume, di cui i Piemontesi sorveglia vano solo il corso inferiore da Lodi alla foce , lascian done cosi in balia al nemico i varchi superiori di Cas

sano , di Vaprio, di Trezzo : quanto improvvida misura fosse stata pertanto quella di scegliere a difesa la linea dell'Adda ognuno il vede, tanto più che la riva sinistra ,

la quale lungo quasi tutto il corso è costantemente do minata dalla destra, ha per lo contrario verso la foce,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

e segnatamente al punto di Crotta d'Adda , deciso co mando sulla opposta : ciò nulladimeno, dal momento che s'era commesso l'errore di ridursi dietro l'Adda e

non dietro il Po, Crotta d'Adda diveniva un punto im portantissimo, imperocchè il nemico , varcando ivi il fiume, poteva precludere ai Piemontesi la via di Pia cenza , e , volendolo, portar la guerra in Piemonte , cor

rendo per Voghera sopra Alessandria prima di Bava , che da Pizzighettone sarebbe stato costretto a recarvisi

per Pavia e Valenza, linea alquanto più lunga . Ben so che col paese sollevato alle spalle Radetzky , duce cauto quant'altri mai, costretto come sarebbe stato a munir fortemente tutte le città lombarde e piacentine, non avrebbe osato quel colpo veramente napoleonico che lo abilitava a dettare le condizioni della pace dal

cuore del Piemonte : tuttavia se egli lo avesse osato ,

nello stato di prostrazione in cui era lo spirito pubblico e l'esercito , tutto porta a credere che non avrebbe tro

valo gran resistenza : ed al postutto era dovere dei capi regii di non lasciarnegli la facoltà di eseguirlo volendolo . Crotta d'Adda pertanto era di un'importanza massima , e lo stesso Bava ne era persuaso , poichè egli lasciò scritto che il ponte gettato per suo ordine in quel luogo doveva sussistere sinchè la divisione di riserva vi avesse sovr’esso traghettato il fiume ; pare adunque che egli intendesse concentrare colà due divisioni , e non una

sola : reca pertanto meraviglia il vedere come una cosi savia risoluzione sia stata alterata , e non si conosce il motivo per cui la divisione del duca di riserva che da Acquanegra non distava da Crotta d'Adda più di 3 ki lometri , sia venuta a traghettare il fiume a Pizzighet tone , da cui era divisa per una distanza più che doppia.


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Altra prova dell'importanza data meritamente da Bava alla località suddetta emerge dai soccorsi da lui mandati al comandante della prima divisione appena lo seppe

minacciato da forze superiori , i quali se fossero stati spediti a tempo debito , potevano rendere la conquista

di quel punto per lo meno difficilissima agli Austriaci . A tal fine però avrebbero dovuto i regii occupare il villaggio che sorge sulla sinistra , stabilirvisi fortemente

munendolo di abbattute e barricate ; vietando per tal

modo agli Austriaci di stabilire le loro artiglierie sopra quella riva , la quale a tal altezza ha 8 metri di comando sulla destra : era dunque il caso di alloggiare nelle case un battaglione e mezza batteria con ordine di difen

dere il passo sino all'estremo, capitolando poscia quando le truppe, che avrebber dovuto essere con numerosa e grossa artiglieria collocate sulla destra , rotto il ponte , poste si fossero in salvo . In tal modo forse si sarebbe ottenuto l'intento di rigettare Thurn od almeno di con tenerlo sino a che poderosi rinforzi fossero venuti ad

assicurargli la superiorità sull'avversario : ma le forze ivi mandate e sprovvedute di cannoni da posizione eran affatto insufficienti ad impedir il progresso al nemico ; e convien dire che le località fossero poco note al gene

rale Bava, il quale forse credette che colå pure la sponda destra dominasse la sinistra .

Checchè sia di tutto ciò, fatto è che quando all'albeg- Agosto giare del 1 ° agosto i primi esploratori di Thurn appar vero sulla sinistra , non eravi sulla sponda opposta che

la prima divisione. Comandavala provvisoriamente , a causa della grave malattia che costretto aveva il tenente generale d'Arvillars a rimpatriare, il maggior-generale della brigata Aosta marchese D'Aix di Sommariva, uomo VOL. III. - 41

PINELLI , Storia, ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

che nella lunga sua carriera militare e pendente tutta la campagna aveva dato troppe prove di fermezza e va lore per poter essere rivocata in dubbio la sua risolu

zione ad adempiere fedelmente agli ordini ricevuti . Aveva egli seco due delle migliori brigate dell'esercito, Aosta e Regina , le quali però assottigliale dai continui com

battimenti e dai disagi di questi ultimi giorni , ascen devano a mala pena a 2,700 uomini caduna , ai quali aggiungendo la compagnia bersaglieri del prode Lions, tre squadroni di Aosta cavalleria, ridotti a 250 uomini, e tre batterie, di cui una a cavallo , avrassi un totale di 6,000 uomini al più collocati in tal modo : due batta glioni di Aosta con la batteria a cavallo ed i squadroni al ponte , tre battaglioni a Maccastorno con mezza batte

ria , e l'altro battaglione a Meletto . La brigata Trotti era concentrata con una batteria a Cornovecchio .

Da quanto scriveva Sommariva a Bava nella sera delli

31, pare che i suoi ordini fossero poco precisi , e che ignorasse sino a qual punto la brigata Regina da lui dipendesse, la giusta collocazione da dare alle sue forze,

e dubitasse poi che il nemico facesse ciò che invero avrebbe dovuto fare, cioè gettando un ponte sul Po ve nisse alle spalle dei regii sopra Piacenza ; locchè si scorge dalla previdente misura da lui presa di far riti rare sulla riva destra i porti di Bocca d'Adda e di Pom pino e dal collocamento di due battaglioni a Castelnuovo per guarentirsi il fianco destro ; è poi certo che alle 9 e 1/2 di sera il generale Sommariva, sebbene scri vesse esser meglio ripiegare il ponte, non lo aveva ancor fatto, credendo forse che la divisione di riserva dovesse

ancora sovr'esso traghettare il fiume. Venuto Thurn con 14,000 uomini e 30 cannoni su


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Crotta d'Adda , cominciò colla sua artiglieria , per nu mero e per calibro superiore di gran lunga a quella di Sommariva , a fulminare con tal violenza , che gli uffi ciali piemontesi di quel’arma dichiararono essere im

possibile mantenervisi a fronte, tanto più che il nemico traendo vantaggio dalle case sorgenti sulla riva sinistra ,

aveva appostati i suoi cannoni in modo, che potevano offendere senz'essere offesi. Laonde Sommariva che già nella notte aveva disfatto il ponte , udito il parere del

suo capo di stato -maggiore e del comandante superiore di artiglieria , dato previamente avviso per iscritto al generale Bava dell'impossibilità di mantenersi più a luogo a Crotta d'Adda, e del partito da lui abbracciato di ripiegarsi per Cornovecchio e Santo Stefano sopra Piacenza , vedendo uccisi o malamente feriti molti sol

dati del prode Mollard , il quale, dopo il collocamento dei due battaglioni a Castelnuovo , rimaneva solo col suo in faccia al villaggio , fatto ripiegare verso le 6 mattu tine le artiglierie e le guardie avanzate , preparavasi ad evacuar la posizione. Allorquando Bava ebbe avviso della fatale risoluzione del generale , mandavagli a dire di tenere annunzian

dogli come già fosse per via la 3a batteria di posizione : ned a ciò limitandosi, salito in vettura correva per le

poste a Cornovecchio, ma ivi giunto vide che le truppe erano già in via per eseguire la loro mossa retrograda : in tal frangente senti Bava non esser più il caso di pen sare a manienersi sulla foce dell'Adda, e dato ordine a Trotti di operare il più lentamente che gli fosse possi bile colla brigata Regina la sua ritirata sopra Piacenza per dar tempo alle altre truppe di sgombrare Pizzighet tone e Codogno , faceva retrocedere la 3a batteria di


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STORIA MILITARE DEL PJEMONTE

posizione , e mandava ordine a Chiodo , governatore di Pizzighettone, di farne saltar il ponte, risalendo poi col

presidio il fiume nella direzione di Caviaga : portavasi quindi celeremente Bava a Codogno a prendere gli or dini dal re . L'abbandono di Crotta d'Adda fu certamente intem

pestivo ed affrettato in quanto che dalle relazioni tede

sche si scorge che il ponte non fu ultimato prima delle 4 pomeridiane del 1 ° : convien dire pertanto che quei pochi soldati nemici veduti sulla destra la mattina verso

le 6 da Sommariva, il quale scrivendo a Bava dicevagli : È varcato il ponte , non fossero che pochi esploratori passati a guado od in qualche battello ; avrebbe dunque potuto Sommariva, tirandosi addietro fuor del tiro, pren der posizione per piombare sulle teste delle colonne ne miche appena sboccassero sulle anguste vie che condu cono a Maccastorno e Meletto , valendosi anche del terreno

paludoso per ritardare la marcia di Thurn, dando tempo cosi a Bava a provvedere alla difesa di quel punto im portante : con tutto ciò il torto principale su lui non ricade, poichè ai sommi capi incombe l'obbligo di dar ordini chiari e precisi che non lascino ambiguità di

sorta : bisognava pertanto prescrivere a quel generale il modo di occupar Crotta d'Adda , ed ordinargli di man tenervisi à qualunque costo : ed ove egli eseguito non lo avesse , allora fora stato passibile d'ogni maggior

pena . Privo invece dell'ordine perentorio di difendere quel punto fino all'estremo, Sommariva , prode della

persona , ma non abbastanza fornito di quella militare esperienza che sola poteva fargli conoscere tutta la ne cessità di mantener quel luogo , ebbe forse troppa de

ferenza verso l'avviso de'suoi consiglieri: tuttavia nel


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ritirarsi sopra Piacenza egli , o chi glielo consigliava ,

fecero prova di senno , essendo quella l'unica via di scampo, non tanto della prima divisione, come dell'in tero esercito .

Ad ogni modo la caduta di quel punto in mano del nemico imponeva all'esercito regio una pronta ritirata,

la quale ormai più non poteva eseguirsi che sopra Mi lano o Pavia ; ed invero io non vedo come Bava ancor si lusingasse di poterla eflettuare sopra Piacenza col ne mico padrone , per mezzo del ponte gettato, del varco di Crotta d'Adda : nė so comprendere come scrittori mi litari abbian , dopo lui, manifestata opinione consimile ; al punto in cui erano le cose, la ritirata sopra Piacenza,

ottima , come già dissi , pochi giorni prima, era divenuta ineseguibile ; é seppure qualche cosa era atta a rendere

ancor possibile questa arrischiatissima mossa , il che non credo, certo sarebbe stato la presenza di una divisione già solidamente collocata in quella città , la qual divi sione poteva inoltre rannodar a sè l'immensa quantità di sbrancati ivi rifugiatisi, e 1,200 Toscani circa colå spediti , sotto Laugier, da Bava sin dal 30 a tutela del gran parco d'artiglieria : altra prova questa che la riso luzione di Sommariva di andar a Piacenza non era poi tanto biasimevole come in allora si volle credere . Con

un numeroso presidio in Piacenza , il quale all'uopo avrebbe potuto farsi incontro all'esercito incalzato dal nemico, e ad ogni evento tenersi padrone della sponda destra , Bava avrebbe forse potuto ancor guadagnare

quel punto : ma non mai nel caso che Piacenza fosse stata sguernita ed in procinto di cadere in mano di un distaccamento nemico che sovr'essa corresse rimontando

la destra del Po : a meno che Bava intendesse eseguire


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

una ritirata escentrica, avviando cioè le truppe stanziate

a Lodi , a Pavia e quindi a Piacenza, e portandovisi di rettamente egli con quelle raccolte a Codogno ed a Casal Pusterlengo : ma ognun vede qual ampio giro avreb bero dovuto fare le prime, e poi le ritirate escentriche sono troppo feconde cause di sciagure e di sfacelo degli eserciti, perchè un oculato generale abbia da indursi cosi di leggieri ad effettuarle. Il vero, il solo punto di ritirata pertanto dei regii dopo l'abbandono della linea dell'Adda , era Pavia .

Se non che questi riflessi, giusti in teoria , riuscivano poi vani ed inopportuni nel fattispecie dell'esercito sa baudo, perchè il re con risoluzione , generosa se vuolsi, ma intempestiva ed assurda , che riuscir doveva alla

causa italiana più funesta di dieci sconfitte , venne a co ronare la lunga serie de'suoi errori col più grave, or dinando a Bava, venuto a Codogno , di indirizzare le genti sopra Milano ,‫ ܕ‬a difesa della quale volle egli ac correre coll'intero esercito . Mosserlo a tal risoluzione

le ricevute assicurazioni che quella città fosse non solo determinata a lottare con tutte le sue forze contro l'ab

borrito Austriaco , ma provveduta eziandio di quanto ab bisognasse a tal fine ; e già posta con opere transitorie in caso di presentare efficace resistenza al nemico . Io scrivo in tempi in cui le ancor divampanti ire di parte mal comportano a chicchessia di porre il dito sulle

luride piaghe patrie senza udirne, non dirò un grido di dolore, ma un feroce ululato di rabbia , un ringhio di fu rore ; e per fermo io non mi lusingo che quanto sarò per dire sulle tristissime e vergognose azioni dei Milanesi in

quei giorni , sia per amicarmi que' tali che della storia deturpata vorrebbero fare pallio alle rabbiose passioni


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loro ; ciò malgrado , inflessibile verso i principi quando li vidi abusare del regal potere per contaminar di umano sangue il regal manto , giudice imparziale, ma severo delle operazioni militari di uomini che io appresi da lunghi anni a venerare , io non ristarommi certo dal biasimare gli atti di quelli Italiani indegni che per pri vate mire , per insano spirito di setta cooperando con gli stessi nemici d'Italia, precipitarono la patria in un baratro di mali , da cui per lunghi anni non fia ch'essa risorger possa . E cominciando a discorrere di coloro che assevera

rono al re essere la città a dovizia provveduta di mu nizioni si da guerra che da bocca , e munita di opere di difesa, dico che mentirono e scientemente mentirono !

e il dico perchè vi fui ed il vidi ; e non valgon le po steriori scritture a fare che ciò che non fu sia stato ;

però quando dico che mentirono e mentirono sciente mente , io non intendo dire che gli uomini incaricati di

provvedere alla difesa ed al cumulo delle provvigioni d'ogni genere non volessero farlo ; essi il fecero invece ed il fecero per quanto consenti la brevità del tempo ; non fu dunque colpa del comitato di difesa nominato

li 28 luglio soltanto ed ancora incompleto ( giacchè il generale Fanti , solo membro militare di esso , recatosi

per ordine del governo provvisorio a Brescia , non ne era richiamato che alla mezzanotte del 28 dal generale

Sobrero) , se non si mandarono a compimento li voluti preparativi ; ma fu menzogna asserire di averlo fatto , e fu fallo gravissimo poi del sempre inetto governo prov visorio di aver atteso ad emanare le misure per la di

fesa quando l'esercito regio era già in piena ritirata ; tanto più che sin dalli 18 luglio era in Milano Zucchi ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tanto benemerito delle armi italiane , ed il cui senno ed esperienza secondati dal generale Fanti , dal colon

nello Pettinengo dell'artiglieria e dal maggiore Cadorna del genio, sarebbero stati più che sufficienti a porre in ottimo stato di difesa la linea dell'Adda e la capitale dell'Insubria .

I rettori della Lombardia invece, abbandonando sè e la nazione alla più colpevole ignavia , lasciaron decor rere quel tempo preziosissimo senza utile impiego , e ‫ܕ‬

già sulle alture di Sona e di Sommacampagna il tuonar del cannone annunziava che Radetzky muoveva con forze preponderanti ad opprimere i prodi figli del Piemonte, che dessi invece di provvedere alle future contingenze,

tuttor pascevansi di immaginarie e portentose vittorie, ingannando con tronfii bullettini l'opinione del popolo, che generoso sempre chiedeva armi per combattere ; nè prima pensarono a porre in istato di difesa il paese se non quando l'esercito subalpino era , se non ancora ma terialmente, moralmente già vinto . Vollero allora con

vertire il paese fra l'Adda e Milano in un vasto campo trincerato , e mandarono a tal uopo Fanti (1 ) con Ca ( 1) Manfredo Fanti è lo stesso di cui ebbi già a far oporata menzione discorrendo degli Italiani guerreggianti in Spagna . Na tivo di Modena , Fanti aveva espatriato insieme a Zucchi nel 1831. Dopo varie vicende , estranee al mio assunto , egli era pervenuto al grado di colonnello dello stato -maggiore in Spagna , ed era in

attività qual capo di stato-maggiore a Madrid , quando la voce della patria lo chiamò in Italia . Pare che egli sdegnato abbia le offerte dei mazziniani , e giunto a Milano in fin di giugno , offrisse invece la sua spada al governo provvisorio ; destinato ad assu mere il comando d'una brigata nella divisione Perrone , non es sendo essa ancor completa , egli venne frattanto trattenuto a Milano per alcuni affari di servizio , sinchè gli venne commesso


CAPITOLO IV .

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dorna e molti ingegneri civili per allagare la sponda sinistra dell'Adda superiore , a cui difesa accorrer dove vano Perrone, già stanziato a Lodi , e Zucchi con alcuni battaglioni di guardie nazionali : ma la linea dell'Adda

essendo poi stata inferiormente abbandonata, quel pro getto venne dismesso, e Perrone , rotti i ponti di Vaprio e di Cassano, si ritrasse verso la capitale , e Fanti e con sozii lo seguirono . Se rinunziato si era alla difesa dell'Adda , era però il

caso di energicamente provvedere a quella di Milano : ma qui pure si andò a rilento tanto nelle difese mate riali che nell'allestimento della milizia , perchè i membri del governo provvisorio , invece di usufruttare a tempo l'entusiasmo dei Milanesi , i quali giustizia vuol che si dica che, in ciò diversi dalli abitatori del contado, uditi

i miserandi casi della guerra , scossa la lunga inerzia , chiedevano armi , attesero a proclamar la levata in massa

ed a mobilizzare la guardia nazionale quando mancava il tempo all'ordinamento delle moltitudini , per modo

che Zucchi, creato da loro capitan-generale delle truppe lombarde, nulla potè operare (1 ) . Ed è veramente strano che di questa negligenza se ne sia voluto poi incolpare il governo del re, come se chi aveva già troppo grave di recarsi a Brescia per prendere il comando delle truppe colà stanziate , quindi nominato membro del comitato di difesa .

( 1) Sir Campbell , console inglese a Milano , informando Pal merston dei preparativi di diſesa dei Milanesi, scrivera : On the evening of the 23 instant , the national guard was reviewed by

general Zucchi on the piazza d'armi; little enthusiasm was ma nifested by the immense multitude there assembled . Nella sera delli

23 luglio la Guardia nazionale fu passata a rassegna in piazza d'armi dal generale Zucchi : l'immensa moltitudine ivi raccolta diede iodizii di poco entusiasmo .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

soma a sopportare, perchè inetto a guidar eserciti , do vesse poi anco provvedere alle linee interne di difesa . Poichè il governo provvisorio , invece di abdicare l'au torità sua all'atto della fusione, come consigliavan pru

denza e ragion di stato e di guerra , conservare la volle, era chiaro che a lui competeva a provvedere : e quan d'anche ammetter si voglia che i due ministri della

guerra, a cui si fece dalla fazione repubblicana delitto d'esser Piemontesi , agissero con soverchia mollezza , al governo provvisorio che era sui luoghi, e non al re lontano , toccava rimediare alla inesperienza loro , od

informarne almeno il re acciò provvedesse, ed essendo il caso , quei funzionarii mutasse . E lo stesso si dica del generale Olivieri , venuto negli ultimi giorni qual commissario regio , al quale si fecero le più maligne accuse perchè non volle lasciar erigere le barricate; Olivieri non era certo uomo acconcio al datogli ufficio,

tuttavia, a mio avviso, se egli impedi la crezione delle barricate , ciò fece credendole nocive alle mosse del l'esercito , il cui arrivo sotto Milano era imminente ; ed

al postutto non al 2 agosto , epoca del suo arrivo in Mi lano , non quando il nemico già stava alle porte , si era dovuto aspettare a convertir in una nuova Saragozza una città aperta che conta 10 kilometri di periferia , ma la sua difesa avrebbe dovuto esser provveduta da lunga mano. Se pochi giorni dopo pertanto Milano non fu cre duta suscettibile di buona difesa, la colpa fu del governo

provvisorio e non di Carlo Alberto , nè de'suoi luogo tenenti .

Milano adunque, ripeto, non era in caso di resistere ; circostanza questa però che non scusa l'errore del re di essere colå accorso col proprio esercito ; cosi facendo


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CAPITOLO IV .

egli cedeva ad un generoso impulso , ed al tempo stesso ad un interesse politico che gli fece credere necessario

di difendere la capitale del sognato suo regno dell'Alta Italia , scordando quelle savie parole di Jomini già a tal

proposito citate da un autore contemporaneo , ma che sembrandomi calzare veramente a pennello al caso, mi

piace di riprodurre qui in parte almeno ; osserva adun

que quel giudizioso e profondo storico militare : que si les intérêts politiques exigent de faire cause commune avec un peuple conquis, c'est presque toujours aux dé pens de la raison militaire ..

.

et souvent la

conservation de son territoire entrave les dispositions militaires .

E per fermo il modo più sicuro di far cadere quella città in poter del nemico , era quello abbracciato dal re di recarvisi con tutto il suo esercito , il quale ren dendo più sensibile il difetto di vettovaglie in una città di 160,000 abitanti, ne avrebbe affrettala la resa , altro non facendo colla sua presenza che esporla a tutti gli orrori di un bombardamento e di una città presa d'as salto ; onde anche per la salvezza della capitale, il par tito migliore che avesse potuto abbracciare il re, con sisteva nello stabilirsi con tutte le sue forze a Piacenza :

di dove minacciando il fianco sinistro del maresciallo ,

questi , come chiaramente appare da quanto egli stesso scrivea al 1 ° agosto da Formigara , non avrebbe osalo mai di gettarsi sopra Milano ( V. Documento no 10 ) . Decisa adunque la ritirata sopra quella città , le truppe regie , fatto saltare parte del ponte di Pizzighettone e la polveriera , abbandonarono quella piazza , Castiglione e le altre stanze sull'Adda inferiore, e tiratesi in su sul fiume

vennero ad occupare una linea che dando la sinistra a


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Lodi sul fiume, protendevasi a destra sino a Sant'Angelo , grossa terra sulla destra del Lambro ; lasciando al re

troguardo la seconda divisione lungo la Muzza , largo e profondo canale , che tirato dall'Adda superiore verso Albignano , dopo un corso curvilineo di 40 kilometri circa , corre nuovamente a scaricarsi in Adda presso Ca stiglione . Lentamente e non senza disordine operossi questo collocamento delle truppe sulla nuova linea , e ne furono causa l'immensa quantità di carri che abbandonati dai loro conducenti ingombravan le vie , l'agglomeramento di più corpi sopra un punto stesso , perchè privi delle istruzioni riflettenti il loro itinerario , un violento ura

gano , che prorompendo in torrenti d'acqua nelle ore

pomeridiane venne a dar pretesto all'indisciplina, e più di tutto la crescente demoralizzazione dell'esercito .

Bava , ammirabile invero in tali giorni , adopravasi a tutt'uomo, con zelo al dissopra d'ogni elogio, a rimediaré a tali sconci , e moltiplicandosi a seconda dei bisogni , trovavasi ovunque necessaria fosse la sua presenza ; cosi, dopo aver soslato a Codogno sin che vide la terra affatto sgombra dai regii , dopo avervi in persona fatti salire

su alcuni carri parecchi soldati sfiniti ed incapaci di reggersi in piedi , correva egli difilato verso Casal Pu sterlengo , e trovato per via' un grosso convoglio abban donato dalla scorta, raccozzati tre battaglioni della bri gata Faa , mezza batteria ed alcuni squadroni , imponeva a quel generale di formare con queste forze la retro guardia : trasportatosi poscia celeremente a Casal Pu sterlengo e vedendo migliaia di fanti e di cavalli stipati all'ingresso di quel luogo, rimediava ivi pure a quello ingombro dirigendone parte per Ospedaletto e Borghetto


CAPITOLO IV .

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sopra Sant'Angelo, e parte per Zurlesco e Muzza Piacen

tina sopra Lodi: in tal giorno insomma quel generale spiegò tutte le doti di un capo che non lasciandosi dalle peripezie fuorviare, sa conservar la calma e provvedere alla salvezza delle genti ; doti meno fulgide , se vuolsi, di quelle che procacciano luminose viltorie, ma per fermo

non meno utili e necessarie, e per avventura più rare. Carlo Alberto intanto , testimonio oculare ed inoperoso dell'attività del suo luogotenente, conservando un'im

passibilità , che meglio chiaraalo avresti apatia , accin gevasi ad abbandonar Codogno per seguir l'esercito a Lodi , quando a lui presentavasi sir Ralph Abercromby, ministro inglese alla corte savoiarda , offrendosi qual mediatore per ottenere da Radetzky un armistizio, fo riero delle trattative di pace da intavolarsi fra le due potenze belligeranti. Gradita la generosa offerta dal re, partiva il nobile britanno per il quartier generale au

striaco, e Carlo Alberto raggiungeva Bava a Lodi . Persuaso Radetzky sin allora che i Piemontesi avreb bero difesa la linea dell'Adda , eravisi avvicinato con grandissimi riguardi, e mentre imponeva a Thurn di forzar il passo inferiormente a Pizzighettone, ordinava il getto di un altro ponte superiormente a Formigaro, ove l'Adda forma un arco assai ricurvo è colla parte convessa rivolta a libeccio ; ed ove intendeva far passare il primo e secondo corpo collo scopo evidente di attor

niar per tal maniera Pizzighettone , piazza mal riparata, che non avrebbe tardato ad arrendersi ad un poderoso assalto dato sovra ambo le rive. Oppostosi niun ostacolo dai regii alla costruzione del ponte , poterono Wrati slaw e D'Aspre trasportar prima di notle sulla destra le truppe loro , andando il primo , col quale era Radetzky,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a posarsi a Camairago, e l'altro a Cavacurta : Wocher rimase sulla sinistra a San Bassano sul Serio morto , e Wyss , dopo aver circuito Crema e calturatovi 1 'uff ciale subalterno e 27 soldati fuggiaschi, spingeva i suoi usseri verso il ponte di Lodi ; ma appena ebbero dessi oltrepassato Fontana, piccolo borgo lontano 1 kilometro dal ponte , vennero accolti con un fuoco cosi animato

dai cannoni piemontesi appostati sovr’esso, che , voltisi precipitosamente addietro, più non s'arrestarono che a Casaletto , posto ad 8 kilometri da Lodi e dietro il tor rente Tormo . Thurn invece, ultimato il ponte a Crotta D'Adda, verso le 4 pomeridiane veniva col grosso del suo corpo a Maleo , di dove celeremente spediva il reg. gimento Nugent con una batteria e due squadroni di ulani ad occupare Pizzighettone , già completamente evacuato dai regii.

Il solo canale della Muzza adunque divise , pendente la notte e buona parte del giorno 2 , il grosso dei due eserciti : perchè Radetzky , perplesso sulla via che tenuta avrebbe il re nel ritirarsi, e volendo a mala pena pre

star fede alle relazioni dei molti suoi spioni (di cui egli, straniero , ebbe sempre dovizia , mentre i Piemontesi , circondati da connazionali , difeltarono sempre ! ) che

asserivangli essere Carlo Alberto in ritirata sopra Mi lano, lasciò scorrere le ore mattutine prima di porsi in marcia ; ore che Bava pose a profitto per far sfilare sopra Melegnano i feriti ed i bagagli: ma verso il me riggio, dopo che le sue truppe ebbero mangiato il ran cio, e che Wocher colla riserva venne ei pure per For . migaro sulla destra sponda , Radetzky, rimesse in moto le truppe, avviavale sopra due colonne verso Lodi . La

prima, composta del primo corpo e di quello di riserva,


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partita da Camairago, venne costeggiando il fiume per Castiglione e Caviaga ; la seconda , formata dal corpo di D’Aspre, tenne la gran strada per Casal Pusterlengo e Secugnano, seguita sovr'essa dalla maggior parte del corpo di Thurn, giunto da Maleo per Codogno: mentre le brigate Benedeck e Draskowitz andarono la prima sopra Guardamiglio e l'altra sopra Orio per invigilare

i passi del Po e del Lambro . Finalmente parecchi squa droni leggieri della riserva ebbero ordine di scorrazzare

tutto il paese a sinistra fra Lodi e Pavia , spingendosi ben anco per Binasco ed Abbiategrasso alle spalle del nemico sino a Sedriano, Magenta e Buffalora. Questi audaci scorridori non riuscirono invero che a

catturare alcuni sbrancati , poiché il grosso delle truppe già concentrate si erano od a Piacenza o sulla linea da

Sant'Angelo a Lodi : tuttavia l'apparir loro valse ad in cutere nelle sfiduciate truppe piemontesi grandissimo spavento , che non più limitandosi ai semplici comuni , cominciò ad invadere anche i primissimi duci, fra i quali uno ne fu , il quale , posto in vergognoso obblio quanto doveva a sè, all'alto grado , da lui esercito nella lunga pace con inaudito e brutale orgoglio, ed imme more dei particolari favori dai sovrani sabaudi prodigati a lui ed alla sua prosapia , appena intese il cannone austriaco nelle vicinanze della Muzza , a cui difesa era

stato preposto colla seconda divisione, di cui aveva il comando , involatosi furtivamente per la porta rustica della cascina ove stabilito aveva il suo quartier generale, ivi abbandonava , senza avviso, due squadroni di Nizza cavalleria che sempre tenuto aveva presso sė a difesa della sua persona , esponendoli cosi , nel codardo suo egoismo, ad esser oppressi dal sopraggiungente nemico :


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

destino a cui sol si sottrassero con prodigii di valore, respingendo forze triple ed aprendosi un varco mercè il sangue freddo del loro comandante capitano Kalber matten: l'atto vituperevole di quel generale però, venuto a conoscenza del re , causò la di lui rimozione da qua lunque comando . Qual meraviglia adunque se quella divisione , priva cosi di capo , resistè mollemente a Strassoldo ed a Liech tenstein , venuti ad assalirla verso le 5 pomeridiane a Turano il primo, ed a Muzza Piacentina il secondo ? Era in quest'ultimo luogo la brigata Casale , la quale , tenuta in stato relativamente migliore dell'altra dal suo gene rale il prode Passalacqua, riusci a ritirarsi alquanto disordinatamente bensi , ma con poche perdite sopra

Lodi : ma non cosi avvenne a Turano , poichè ivi l'in disciplina era tale , che i soldati sbandati essendosi nelle prossime campagne in cerca di ristoro , vigliaccamente

fuggirono qual branco di pecore al primo apparire del nemico : e sebbene Bava , sempre primo ai rischii, ap pena inteso il rimbombo del cannone accorresse sui luoghi da Lodi con numeroso stato-maggiore , nè la sua presenza nè l'autorità del grado furono da tanto da ar

restar quei fuggiaschi , i quali, gettandosi a terra , pre ferivano venir calpestati dai destrieri dei loro superiori anzichè dar di piglio alle armi e combattere; a tanta morale abbiezione condotto aveva le masse la privazione continua di ogni sostentamento ed il mal esempio di certi capi ! Con sovrumani sforzi però riuscito essendo a Bava di raccozzare alcuni drappelli, ei pervenne con essi a frenar il nemico , prima verso Basiasco , quindi a Caviaga , ed a proteggere infine la ritirata di quei fug genti sino a Lodi .


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Nella quale città Carlo Alberto riveduto aveva in tal

giorno il ministro inglese , il quale , incontratosi nel mattino col maresciallo al momento che stava per ab bandonar Camairago per trasportare il suo quartier ge nerale a Turano , a lui esponeva il desiderio del re sardo di convenire di un armistizio : ma la vittoria aveva

infuso nelle vene del vecchio Radetzky insolito ardire, e veggendosi egli ormai sull'antico confine delli stati

del suo signore , rispondeva non potervi essere armi stizio fra i due eserciti belligeranti se non a condizione di un pronto sgombramento delle truppe piemontesi da tutto il Lombardo-Veneto e dai ducati. Ritornato Aber

cromby con questa risposta dal re, Carlo Alberto , deciso a non abbandonar Milano alla furia croata senza speri

mentar ancora la sorte delle battaglie , apprestavasi a raccogliere le genti sotto le mura di quella città . Ed ecco il primo frutto dell'infausta risoluzione di accor rere sopra Milano . Carlo Alberto , concentrandosi a Pia.

cenza con tutte le forze, poteva ancor ottenere onorati

patti d'armistizio dal maresciallo , e risparmiare per molti mesi almeno ai Milanesi l'abborrita presenza del l'antico oppressore, dando loro agio intanto di fare gli apparecchi per emigrare : tagliato invece dalla sua base naturale, addossato a quella capitale , egli erasi posto nel duro bivio o di combattere con truppe sfiduciate e minori per numero un baldo e poderoso esercito , espo

nendo cosi quella città nobilissima a tutti gli orrori delle città prese d'assalto : ovvero di segnare sotto le stesse sue mura l'abbandono di essa al vincitore.

A notte fatta del 2 l'esercito piemontese, parzialmente distrutto il ponte sull'Adda , seguendo l'ampio stradale

che per Tavezzano e Melegnano conduce a Milano , po VOL. IIJ . - 42

Pinelli, Storia ecc


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nevasi in via a quella volta , continuando la seconda divisione a formar la retroguardia ; il duca di Savoia , partito da Sant'Angelo con la riserva, tutelò il sinistro

fianco, e quel di Genova, colla quarta, copri il lato de stro . Aveva Bava, prima di porre in moto le colonne,

spedito ordine agli impedimenti di abbandonar Mele gnano per riparare nella capitale: ma la disorganizza zione che facevasi sentire nei corpi migliori dell'eser cito era poi giunta al colmo nella direzione dei bagagli; i conducenti , abducendo le bestie, cercavano scampo

nella fuga : le scorte mal comandate e poco invigilate ab bandonavano il convoglio, il quale ingrossato ad ogni mo mento dalle vetture degli emigranti , ingombrò talmente le vie, che quando al far del giorno la colonna princi pale giunse a Melegnano ebbe a spendere più ore per

aprirsi il passo, e solo verso il meriggio del terzo giorno di agosto venne dato alle truppe di giungere sotto Mi lano : ove mano mano che giungevano erano da Bava distribuite nel miglior modo possibile , adottando quel generale per la difesa un ordine di battaglia di figura semi-circolare, il quale, dando l'estrema destra al na

viglio di Pavia al mezzodi , prolungavasi oltre alla porta Orientale rivolta a greco . La seconda divisione,formando l'estrema destra, occupava la Chiesa Rossa sul suddetto

naviglio , e per Castellazzo, Vigentino, Nosedo e Gam boloita legavasi alla divisione Broglia , la quale for mava il centro , e dando la sua destra a Castagnedo e Buffalora , protendevasi a sinistra per Besana , Calvai rate, la Caminella e la Senavra; oltre la quale la quarta

divisione , stanziata alle Cascine Doppie ed a Loreto , formava l'ala sinistra . La divisione di riserva era tenuta

sulla strada di circonvallazione a porta Romana e Tosa


CAPITOLO IV .

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verso il centro della linea , pronta ad accorrere ove più minacciasse il nemico esercito . La divisione lombarda

di Perrone , ridotta dalla diserzione a poco più di 1,500 , dovette collocare la sua vanguardia a Crescenzago , legarsi per Ponte Seveso alle truppe di Fanti , consi stenti in un battaglione di riserva delle Guardie ed uno

del 180, in 200 Polacchi sotto Antonini , ed in 4,000 circa

reclute lombarde, alle quali unir dovevansi 3,000 guardie nazionali rette da Zucchi . L'artiglieria ed il Genio, ottima mente organizzati da Pettinengo e da Cadorna , erano addetti ai lavori ed alla difesa della città; l'artiglieria con tava 20 cannoni , 6 obici , 26 ufficiali e 775 uomini ; il Genio 24 ufficiali e 524 soldati ; dovevano queste truppe

vegliare alla custodia delle porte rivolte a settentrione e ad occidente . La cavalleria piemontese, meno alcuni deboli drappelli tenuti presso le divisioni , era concentrata sulla

piazza d'armi insieme a due batterie a cavallo . Il re , partito alle 9 di sera del 2 da Lodi, giungeva nel corso della notte presso la capitale lombarda, e poneva il suo quartiere all'albergo di San Giorgio fuori di porta Romana .

L'esercito piemontese, stremato dalla fame, dalle ma

lattie e dalla diserzione , annoverava poco più di 30,000 uomini : soldati e capi speravano, giungendo a Milano, di trovare apprestati in abbondanza i viveri , innoltrati i lavori di fortificazione, inondata , per mezzo dei tanti canali, la parte più bassa del circondario , abbattuti ghi alberi che toglievan la vista ai difensori , e disposti in modo da nuocere agli offensori : calcolavano poi di tro var ivi riunita e pronta a combattere la divisione lom

barda ed i corpi leggieri , di cui s'era fatto tanto chiasso , dicendoli mirabilmente organizzati ed istrutti da Gari


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STORIA MILITARE DEL PJEMONTE

baldi ; pensavano armata e pronta a coadiuvarli la guar dia nazionale milanese ; rammentavano poi sopra tullo con gioia la pristina cordialità dei bravi Milanesi , non parendo loro che il valore spiegato in mille scontri , il sudore ed il sangue sparso, i patiti disagi con mira

bile costanza tollerati dai migliori, che eran quelli che or qui stavano , fossero titoli atti ad alienar da loro gli affetti di chi risguardavano come fratelli : ma qual fu

mai il loro disinganno ! Garibaldi , con circa 8,000 uo

mini, era partilo per Bergamo; le truppe di Fanti com ponevansi in gran parte di gente collettizia , mal armata e peggio vestita ; li promessi lavori di difesa riducevansi a pochi ed inconcludenti movimenti di terra ; la guardia nazionale, che s'era detta numerosa di 40,000 uomini, consisteva in 3,000, i quali , mal armati e privi di qua lunque istruzione e di qualunque ordinamento , riuscir potevan d'ingombro , non certo d'aiuto . All'avvicinarsi

poi dell'esercito piemontese non espressioni d'affetto, non soccorsi , non conforti, ma un doloroso , un gelido silenzio : il terrore di ricadere sotto l'abborrito giogo

teutonico istupidito aveva le menti ai poveri Milanesi ! Mal governati , o per meglio dire , non governati , il lusi sul vero stato delle cose , ingannati dalla storia di supposti od almeno esagerati trionfi , gli abitatori di Milano, che sognato avevano di veder l'esercito italiano piantare sulle ultime vette alpine il tricolore vessillo , miravano ora quell'esercito stesso con lacere vesti, con faccie smunte , coi corpi aflraliti ritornar battuto nelle

lor mura ferocemente incalzato dai soldati germanici ! Agitati a vicenda da sdegno e da spavento, nè sapendo

se più ad uno od all'altro ceder dovessero, compresero allora popolo ed esercito che entrambi eran stati per


CAPITOLO IV .

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duti dal principe e dai rettori, che colle meschine lor gare , coll'inettezza loro , colle perplessità continue tratto avevano ormai la comun causa all'ultima ruina ! Mentre rabbia e terrore dominavan le masse , la dis

cordia era fra i capi , le autorità tutte erano a cozzo :

incapaci tutte a provvedere, tutte s’accusavan a vicenda , ed in tanta comune sciagura qualche arrabbiato mazzi niano o qualche infame austrizzante apriva l'immonda

bocca al sogghigno sull'imminente naufragio della pa tria ! Turpi cose io narro , ma purtroppo vere ! E stu piranno i posteri nell'udire che neppure in quella notte suprema, neppure in seno alla più ricca città europea, sopra un suolo rigurgitante di messi , fu dato sufficiente

cibo ai soldati ; e fuvvi un reggimento, Savoia cavalleria , che non ebbe nė viveri nè foraggi! L'esercito austriaco frattanto avanzava a gran passi e colla vendetta in cuore verso l'agognata preda . Al ri schiararsi del giorno 3 Edmondo Schwarztenberg , tro vata Lodi libera di truppe, la occupava : poche ore dopo , mentre quei cittadini ossequiavano a Radetzky , il primo e secondo corpo , evitando la città , recavansi verso Me

legnano; Wratislaw posossi a Tavezzano, D’Aspre a Lodi Vecchio , legandosi fra loro per via degli avamposti spinti sino al Lambro. Il reggimento usseri Reuss corse a San

t'Angelo : Wocher, colle riserve, stette in Lodi col ma resciallo, connettendosi col primo e secondo corpo per mezzo di manipoli di cavalli leggieri spediti a San Grato nella direzione di Tavezzano ed a San Giacomo in quella di Lodi Vecchio. Thurn, lasciato Benedeck a San Rocco

rimpetto a Piacenza , dovette marciare col quarto corpo per Corte Olona sopra Pavia , gettar scorribande in tutto il paese serrato fra il Po, il Ticino ed il Lambro, e lan


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STORIA MILITARE DEL PJEMONTE

ciare le sue ultime scolte sino al Gravellone oltre il

ponte di Pavia . Wyss col corpo volante dovette occu pare sull'Adda il ponte di Bisnate sullo stradale che

conduce a Crema . Appena poi ricompariva il sole del quarto giorno l'esercito imperiale rimettevasi in via.

Wratislaw e Wocher, passato il Lambro a Melegnano, yenivano a Trivulzo il primo, a San Donato il secondo : D'Aspre, varcando il fiume a Salerano, portavasi a Chia ravalle ed a Vigentino.

Bava , temendo un assalto sull'estrema destra , erasi

recato di buon mattino con Passalacqua, incaricato prov visoriamente del comando della seconda divisione, a vi

sitare le posizioni da essa occupate : e trovatele in buono stato di difesa, specialmente all'estrema destra presso il

naviglio, ovel’esperimentato colonnello Ansaldi aveva con vertita la Chiesa Rossa in formidabile ridotta , rientrava in città , riserbandosi a visitar fra poco le altre parti

delle linee di battaglia : quand'ecco verso le 8 mattu tine tuonar il cannone nella direzione di Gamboloita ;

erano gli Austriaci, che debolmente inquietando le ali facevano impeto sul centro . Strassoldo , vanguardia di Wratislaw , giunto a Rogo

redo , scorgendo aver i regii occupata fortemente la Ca scina Verde con due compagnie di cacciatori dell'11 ° e due cannoni mascherati da alcune siepi, fece imme diato apparecchio per assalire, appostando sullo stradale

due cannoni ei pure, e mandando tre compagnie di Ti rolesi a destra e tre a sinistra perchè tentassero, a fa vore della foltissima coltura, di riuscire ai fianchi della

posizione ch'egli imprendeva intanto a fulminar di fronte: ma Ugo, tenente d'artiglieria e comandante i due pezzi

italiani, il quale dapprima risposto non aveva al nemico


CAPITOLO IV .

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nella lusinga forse di trarlo a maggiormente avvici narsi , cominciò allora a tempestare con furia tale, che i pezzi austriaci dovettero tirarsi addietro, mentre i Ti rolesi , che per la loro sinistra tentato avevano di innol trarsi sopra Nosedo , colti di fronte dal fuoco di due

battaglioni del 12 ° reggimento colà collocati , e di fianco dai difensori di Cascina Verde, erano essi pure costretti a retrocedere .

Fra breve però dalla via di Chiaravalle avanzava so pra Nosedo il principe Edmondo Schwartzenberg, van guardia del secondo corpo, e Clam da Morsenchio mar ciava sopra Castagnedo, ove erano due battaglioni del 10 di Savoia . Facevasi allora generale l'ingaggiamento su tutti i punti centrali, poiché Strassoldo , rinforzato ora da tutta l'artiglieria della brigata Wohlgemuth ve nuta a suo sostegno sino a San Francesco d'Accessio ,

schierati 12 cannoni contro i 2 di Ugo , rinnovava gli assalti contro la Cascina Verde. La brigata Casale adun que , con una sola batteria distribuita a Cascina Verde, a Muzocco ed a Gamboloita trovossi a fronte di due ne

miche brigate Edmondo Schwartzenberg, Strassoldo, so stenute in breve da Wohlgemuth, da Supplikatz e Felice Schwartzenberg. Pur mantenevasi mirabilmente da due ore , quando Clam , appostando due obici a schrapnels sulla strada di Merezate , e martellando con essi i di

fensori di Castagnedo , agevolava a due battaglioni au striaci la conquista delle barricate ivi erette dai Pie montesi , i quali riparavano alla Besana : Clam allora , sagacemente traendo profitto della lacuna generata da questa mossa laterale nella linea piemontese , pronta mente gettava per la strada di Merezate un battaglione del croato reggimento Prohaska , che spintosi innanzi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quasi inosservato in quel terreno ricoperto di alberi sino alle Case vecchie e nuove, pigliava in fianco i cacciatori dell'11 ° tuttor pugnanti alla Gamboloita ed a Cå Verde contro i Croati di Strassoldo, a quel momento già rin forzato da quelli di Supplikatz, e briachi si gli uni che gli altri di acquavita .

Continuavano ciò nulla di meno a difendersi i prodi cacciatori, ed ormai privi di cartuccie, pugnavano colle baionette e coi calci dei moschetti : ma alla loro destra

il 120 assalito in Nosedo dall'intero corpo di D’Aspre , avanzatosi da Sorigherio e da Chiaravalle sopra Vaiano, dopo aver fatta bella resistenza coi cacciatori a Cà Car

pana , ove trovò morte il capitano Malpassuti , e col grosso a Nosedo, temendo di venir circuito dal nemico

che tentava spingersi sopra Pismonte, era costretto ad evacuare Nosedo ,2 ed a tirarsi addietro verso la Casa

Bianca . Per questo movimento retrogrado il battaglione cacciatori dell'11 ° rimase da ogni parte circuito : ten tarono' bensi fanti ed artiglieri di aprirsi il varco sopra Casa Bianca essi pure, e Pollone, tenente d'artiglieria ,

riusciva a porre in salvo i cassoni ; ma la maggior parte dei pezzi veniva in mano dei Tirolesi che , getta tisi a baionetta spianata sovr'essi , uccidevano servienti e cavalli , e catturavano Ugo , il quale , sebbene ferito, dibattevasi sino all'ultimo . I cacciatori allora , accerchiati da ogni parte, fecero maravigliose prove di valore combattendo ufficiali e sol dati corpo a corpo , e rimanendo morti in tal lotta Ca stelli capitano , e Molinati sottotenente, mentre il genitore di quest'ultimo, maggiore comandante quel battaglione, era rovesciato da cavallo e ferito da tre colpi di baio

netta. Balegno poi capitano, Zani ed Allegri tenenti ed


CAPITOLO IV .

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infinito numero di sott'uffiziali e soldati furono costretti, dopo eroici sforzi, a deporre le armi.

In questo frattempo Bava, accorso con un battaglione delle Guardie , giungeva verso Casa Bianca , ove la sua presenza valeva a dar tempo alla brigata Casale di ivi riordinarsi a battaglia sotto il fuoco protettore dei pezzi salvati dal tenente Effisio Cuggia . Riaccendevasi allora la pugna sotto gli occhi stessi del re , lontano pochi passi e talmente esposto ai colpi nemici, che varii dei carabi nieri della sua scorta ne ebbero morte : e sebbene qui

pure soverchiassero le forze nemiche, le quali già ag gredivano la Bettolina e Pismonte, tuttavia i Piemontesi palmo a palmo contrastavano il terreno, distinguendosi sopra tutti il prode maggiore Morozzo co'suoi grana tieri : ma ora alle forze terrestri , quasi fosser poche a danno degli Italiani , vennero a congiungersi le atmo sferiche, poichè verso le quattro pomeridiane cominciò a cadere una grandine di smisurata grossezza , la quale , mentre colpiva gli Austriaci nella schiena, offendeva in vece in viso i Piemontesi, distogliendone cosi l'atten zione ; del che approfittando Martini italiano , tenente colonnello e guidatore di italiani soldati del reggimento austriaco di Haugwitz , gettavasi con un battaglione a

Pilastro , e stabilitavi una batteria di quattro pezzi , co minciò con essi ad infestare cosi gravemente di sbieco i Piemontesi appostati a Bettolino ed a Pismonte , che questi si videro costretti a sgombrare quei luoghi ed a ridursi a Casa Bianca ed a Cå Rossa . Rinnovavano ivi

l'onorata difesa Casale e Guardie, non abbandonando quei luoghi se non quando furono da innumerevoli turbe nemiche invasi ; ed anzi Enrico, sottotenente del

12°, sebbene ferito , volle protrarre la difesa in Cå Bianca


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si a lungo che , alfin circuito, dovette darsi prigioniero con alcuni seguaci, perchè le due brigate, oppresse dal numero, erano costrette a ripiegare nello spazio giacente fra le porte Vicentina e Romana , perdurando ivi con sin golar bravura contro le ognor crescenti forze nemiche . Nė da meno dei granatieri e dei soldati di Casale di mostraronsi certo in quel giorno i buoni Savoiardi : Mudry, maggiore e comandante interinale del 10 reg gimento, respinse ogni assalto di Clam a Buffalora : il 2o reggimento poi , dopo aver ostato a lungo in Besana ed in Calvairate al reggimento Hohenlohe, rinforzato dall'intera brigata Maurer della riserva , era costretto

ad abbandonar quei luoghi ; ma ripiegatosi a Cazzola e collegatosi con Mudry a Buffalora, quella buona bri

gata si mantenne nelle sue posizioni sinchè gli venne ordinato di evacuarle da Bava , il quale , per evitare che nel calore della mischia Milano venisse a cader quella stessa sera nelle mani del nemico, pensava di ridurre le schiere dietro la cinta , nella speranza eziandio di potere compensare colle difese murali l'inferiorità del

numero ; e notato avendo come il nemico dirigendo ogni suo sforzo sul centro avesse poco o nulla inquie tato le ale , ordinava alla quarta divisione di ripie garsi per la prima nell'interno. Seguivala forse troppo precipitosamente la brigata Savona d'ordine del suo ge nerale Conti, il quale abbandonando la Caminella e la Senavra senza darne avviso alla brigata Savoia stabilita sulla sua destra, nè tampoco a due compagnie del 16° collocate in avamposto allo Scolo dei Bissi ed a Pra buono, lasciava l'una e le altre esposte agli assalti di

Wyss avanzatosi da Linate in quella direzione : per buona sorte il terreno circostante non essendo molto


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favorevole ai suoi ulani, essi poterono venir frenati da alcuni cacciatori del 16º disposti in bersaglieri , e per tal modo le due compagnie dimenticate dal generale , sebbene inseguite in coda dai nemici cavalli e martel late in faccia dalla grandine (1 ) , ebbero tempo di giun gere a porta Tosa al momento in cui stava ultimando sene la barricata e che i cannoni dei regii già tuonavan

contro tre pezzi fatti apporre in batteria da Wyss alla Senavra .

Dopo la quarta divisione entrava in città per porta Ticinese la brigata Acqui, dopo aver sostenuto un lungo combattimento di bersaglieri contro Giulay che aveva as salito assai mollemente, e che contenuto dalle artiglierie appostate a porta Ticinese, non osò oltrepassare col grosso della brigata Morivione ; per modo che tutto lo sforzo si ridusse fra le porte Vicentina e Romana ed il casolare di Cazzola . In questo angusto spazio la brigata Guardie, entrata ora in linea per intero , quelle di Casale e di Savoia tennero testa agli intieri corpi di Wratislaw e di D'Aspre rinforzati da alcune brigate di Wocher, facendo

colle artiglierie aspro governo delle profonde nemiche colonne : ed era orribile a vedersi come ai Tedeschi , mietuti a centinaia dal cannone italiano , sottentrassero altri che, ebbri di vino e cantando, o meglio urlando, e

calpestando i caduti compagni, ricolme in un attimo

le lacune prodotte dalla mitraglia nemica, rabbiosi si ( 1 ) i poveri cacciatori del 169, col ventre vuoto , mentre affret tavansi a riguadagnar Milano tormentati dalla grandine, andavan dicendo fra il serio ed il faceto : Ecco la benedizione di Pio IX ;

giusto rimprovero che quegli uomini rozzi , senza aceorgersene, gettavano sul supremo gerarca che aveva deserta la causa italiana in si supremi momenti !


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spingevano sotto le mura : non era il coraggio tran

quillo ed impassibile del guerriero che pugna per l'onor delle armi e per la salvezza della patria : era selvaggio e bestiale furore delle menti esaltate dalle bevande spi ritose e dalla speranza del sacco e della rapina : face vano di quegli sciagurati atroce scempio i granatieri ita liani , quando Bava , certo ormai che le altre genti eran tutté raccolte in città , imprese ei pure a ripiegare i

battaglioni col favore di alcuni pezzi collocati dai capi tani Avogadro e Campana (1 ) dietro la barricala eretta a porta Romana : con essi questi due valenti artiglieri

contennero ogni sforzo di quelle turbe briache; ma men tre il fuoco già stava per cessare , una palla di cannone veniva a mozzare del capo nel tempo stesso il prode capi tano Avogadro ed il cavaliere Gazzelli valoroso ufficiale subalterno delle Guardie . Bava frattanto, gettate alcune

compagnie di bersaglieri e di cacciatori nelle case che dominano le strade che mettono alle porte , attendeva

a distribuire i varii reggimenti rientrati dietro la cinta dei bastioni, di dove parecchie artiglierie ora impresero a fulminare gli Austriaci : per la qual cosa Radetzky, vedendo ormai avvicinarsi la notte , poneva fine al com battimento distribuendo le sue truppe in quest'ordine :

all'estrema destra Wyss, occupato con alcuni pezzi e colla vanguardia l'edifizio della Senavra , riducevasi coi cavalli a Malnoè : Clam stabiliyasi a Calvairate ed alla

Besana , Strassoldo a Gamboloita : Wohlgemuth e Suppli katz a Cå Verde . Il secondo corpo si estese da Morivione

per Vigentino a Chiaravalle : il corpo di riserva col quar tier generale rimasero a San Donato . (1 ) Figlio del generale della Guardia nazionale, ed attualmente maggiore.


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Da questo collocamento delle forze cesaree adunque si può scorgere che sebbene gli Austriaci avessero im

piegati due corpi d'armata e parte della riserva , cioè 28,000 uomini, contro le tre brigate Guardie, Savoia e Casale, che sole con alcune compagnie bersaglieri furono veramente impegnate in tal giorno, tuttavia i vantaggi ottenuti dal maresciallo limitavansi alla conquista di al

cune posizioni esterne che per nulla avrebbero potuto impedire la difesa della città stessa : vantaggi poi com perati a caro prezzo , perchè la perdita degli Austriaci ascese a 700 uomini fra morti o gravissimamente feriti, mentre i Piemontesi non ebbero che i cinque ufficiali da me già nominati e 37 soldati uccisi : 10 ufficiali, fra i quali mortalmente il sottotenente del 17° Fassi, e 218 soldati feriti : 4 ufficiali e 142 soldati prigionieri. Anche nell'ultimo fatto d'armi adunque della prima cam

pagna i Piemontesi, estenuati dalla fatica e dalla fame, dimostraronsi superiori in valore agli Alemanni': ciò nulla di meno una prolungata difesa era , se non cer

tamente impossibile, piena però di pericoli : poichè ai 30,000 regolari di Carlo Alberto, ed alle 10,000 fra guar die nazionali e reclute lombarde di Perrone e Fanti (1 ), ( 1 ) Chi voglia farsi un'idea delle truppe lombarde, legga questa noterella . Verso le 6 rientrata la terza divisione in Milano, veniva appostata sui bastioni a destra di porta Tosa , ove già stavano circa 300 reclute lombarde vestite di tela e comandate da un vecchio

ufficiale tutto sucido . Pochi momenti dopo due nostri cannoni, collocati alla porta , sparato avendo contro qualche scorridore nemico , capo e soldati , con moto veramente ammirabile per l'as sieme , buttaronsi pancia a terra : a tal vista io , frenando a gran pena le risa , ma non volendo che quella manovra venisse imitata dai miei cacciatori già alquanto scossi , dissi ad alta voce a quel

barbassoro cbe sorgesse pure senza timore, poichè era il cannone


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Radetzky all'indomani avrebbe potuto opporre , oltre ai 28,000 che avevan combattuto nel giorno 4 , altri 10,000 del corpo di Wocher da lui tenuti in serbo, ed i 14,000 andati sotto Thurn verso Pavia, vale a dire 52,000 vecchi ed agguerriti soldati.

Milano intanto presentava un doloroso ed allo stesso

tempo sublime spettacolo : poichè l’imminenza del pe riglio e la magica voce del cannone scosso avendo i suoi abitatori dal lungo loro letargo, l'intera popola zione, sorta ora come un sol uomo, mostravasi parata

agli estremi cimenti , a disperata difesa : il continuo squillar delle campane suonanti a stormo assordava l'aere : le vie della città brulicavan di persone d'ogni età , d'ogni sesso che affaccendavansi ad innalzar bar

ricate sopra ogni punto ; mentre molte donne e zitelle, accorrendo pietose sui bastioni , venivan con pannilini a sollievo dei feriti, con cibarie, vini e liquori a conforto dei rientranti soldati che , inzuppati d'acqua , sfiniti per fatica e per fame, lasciavansi cadere al suolo : veramente ammiranda adunque fu in quelle ore supreme la carità dei cittadini , e soprattutto della donna milanese : sven turatamente questi sussidii , che dati tempestivamente ed

ordinatamente bastati sarebbero per rinvigorire i difen sori stremi di forze, profusi senza regola e senza equo ri parto ora che l'indisciplina e lo scoraggiamento faceansi

sentire più che mai , riuscirono più nocivi che utili, per italiano quel che tuonava ; surto egli allora , imprendeva con

sconcie parole milanesi , ch'io non vuo' ripetere, a vituperare quei poveri adolescenti, che altro torto non avevano che d'essere stati suoi fedeli imitatori; ma frattanto, pochi momenti dopo, lui primo ed essi poi se l'erano svignata , ed in mezz'ora il bastione era deserto !


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chè mentre i tristi abbandonavansi agli stravizzi , i buoni che vegliavan alle mura ed ai punti più pericolosi ri manevano privi di ogni sostentamento ; e mentre vedevi

soldati rimpinziti di vino e di ghiotte vivande abban donare il posto loro , e rifiutato il pane di munizione gittarlo ai cavalli dell'artiglieria , a duecento passi interi

battaglioni eran privi di pane ! Era un vero sciupio che per nulla ridondando utile alla difesa , riusciva solo di

aggravio ai cittadini . Scesa intanto la notte , apprestavasi nuova scena d'or rore, perché il re , d'accordo coi membri del comitato di difesa, decretato avendo la demolizione di alcune case

site per la massima parte fuori porta Romana , e di dove il nemico colpir poteva i difensori dei baluardi , in breve le fiamme innalzandosi al cielo , vennero colla sanguigna

lor luce a rischiarare quella scena di tumulto e di fu rore, che , lungi dal cessare col giorno , andava ognor crescendo, mostrandosi i Milanesi ognor più saldi ed ardenti nel forte proposito di rinnovare le eroiche prove dello scorso marzo . Ma era tardi: le mura vecchie e non

munite di fossi abbastanza profondi offrivan poco saldo riparo ; le barricate interne , erette senza discernimento,

eran per riuscir più nocive alla libera circolazione delle truppe e delle artiglierie, anziché proficue alla difesa : scarse le vettovaglie , scarsissimo il danaro ; deficienti poi le munizioni da guerra e soprattutto i proiettili, essendo il gran parco d'artiglieria stato diretto sopra Piacenza prima che la ritirata sopra Milano fosse de cisa, nè potendo , sebbene richiesto, retrocedere sopra la capitale per la strada di Pavia a causa della presenza di Thurn in quei luoghi. Era adunque quasi certo che un assalto dato da Radetzky all'indomani coronato sa


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rebbe da esito felice, e che, mentre quella ricca e popo losa città soggiaciuta sarebbe agli orrori tutti del bom bardamento e del sacco datole da un selvaggio nemico, reso ancor più feroce dalla rimembranza della codarda

fuga a cui era stato astretto quattro mesi da quella po polazione stessa , l'esercito sardo esposto si sarebbe a ruina quasi completa ed alla necessità assoluta di ab bandonare la maggior parte del suo materiale da guerra per eseguire una disastrosa ritirata al di là del Ticino . Mosso da tutte queste ragioni pertanto re Carlo Alberto, che già trasferto aveva il suo quartier generale al palazzo Greppi , convocati nella notte a consiglio i suoi generali e richiestili del parer loro , ne otteneva risposta unanime esser impossibile una lunga ed onorata difesa : immensi e fatali non solo all'esercito, ma all'intera causa italiana

i danni di una sconfitta : doversi pertanto proporre al maresciallo l'evacuazione della Lombardia , la resa della

città, purchè guarentite fossero le sostanze e le vite dei cittadini, e permesso all'esercito la libera ritirata verso

Piemonte. Udita la loro opinione , mandava il re al quartier generale di Radetzky in San Donato i due ge nerali Rossi e Lazzari, latori delle suddette proposi zioni . Arrestati agli avamposti, venivano i due generali

introdotti presso il maresciallo , il quale accettando in massima le condizioni offerte, osservava solo che es

sendo egli munito di facoltà puramente militari , non poteva guarentire del trattamento che al suo signore

sembrasse beneviso d'infliggere alla ribelle Milano : pro metteva però accordare 12 ore di tempo a tutti coloro che desiderassero abbandonar la città , di rispettare le proprietà e le vite sino a nuove istruzioni, e di racco mandare alla clemenza imperiale quella popolazione :


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quanto alle condizioni riflettenti l'esercito regio, annuiva

senza difficoltà, purchè prima di abbandonar Milano gli fosse da esso consegnata la porta Romana .

Ritornati i parlamentarii dal re verso le 6 mattutine del giorno 5, e riferitagli la riserva fatta dal maresciallo ai proposti patti, Carlo Alberto , udito nuovamente il pa rere de' suoi generali, e rassicurato da essi come le condizioni offerte fossero decorose ed onorevoli , inca

ricava Bava , Olivieri e Salasco di communicare la pat

tuita capitolazione ai membri del governo provvisorio e del municipio . Portaronsi queste due corporazioni al palazzo Greppi , assistite, a richiesta loro , dai tre membri del comitalo di difesa, da Zucchi e da Clerici colonnello

della guardia nazionale con alcuni ufficiali di essa . Esposte da Olivieri le ragioni che tratto avevano il re a quella necessità dolorosa , la maggioranza parve rendersene capace , quando Restelli , membro del comi tato di difesa, acciecato dall'ardente amor della patria sulla gravità del pericolo , e sulle deboli risorse per la difesa, sorgeva a combattere con veementi parole la ri

soluzione di resa, chiamandola ignominiosa; e niegando il depauperamento di' munizioni si da bocca che da guerra , protestava quindi che quand’anche l'esercito piemontese rivalicato avesse il Ticino , Milano doveva persistere nella difesa, poichè se cader si doveva , meglio era cader con onore, che con infamia. Erano queste generose parole dettate forse da animo generoso : ma più generose che assennate : poichè se non poteva dirsi impossibile la difesa, essa era per lo meno difficile molto e non consentanea alle leggi della

guerra moderna , la quale proscrive qualunque inutile spargimento di sangue . Il supporre poi che la città po VOL . DI. -13

PINELLI , Storia ecc.


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tesse da se stessa mantenersi quand'anche l'esercito

piemontese abbandonata l'avesse, era uno spingere le cose all'impossibile, poichè, sebbene sia innegabile che in tal giorno i Milanesi fossero decisi a far disperata difesa, è poi molto a dubitare che essi spinto avessero l’eroismo al punto d'imitare gli antichi Saguntini . Coll'esercito cooperante la difesa poteva certamente protrarsi ; Garibaldi , che s'era commesso l'errore di mandare verso Bergamo , era stato ora richiamato ; e se le misure del maresciallo, come dirò fra breve , valsero ad impedirgli il passo , esse non avrebbero potuto vie targli di rannodare attorno a sè le popolazioni del Co masco , del Varesino e della Brianza , che già sorgevano in armi , e che, rinforzate dalle bande dei volontarii re duci dal Tonale, dallo Stelvio e da Bergamo, potevano

circuire l'esercito imperiale e precludergli la via ad ogni scampo (1 ) : nè certamente poi Radetzky, quan d'anche avesse a sè riunito Thurn, aveva forze tali da

poter esser certo di prendere d'assallo una città di 160,000 abitanti , ove tutti fossero stati decisi a vin cere od a morire : ma ognun sa quanto queste eroiche

decisioni prese in parole, vengano a perdere dell'effi cacia loro quando tradotte in atto : l'immediata conse guenza poi di una tal disperata risoluzione in caso di sconfitta poteva esser quella di ridurre Milano in un ( 1) D'Apice , Garibaldi, Griffini e Durando potevano da lor soli porre assieme 25,000 uomini , ed assalir con essi il fianco sinistro dell'esercito : una tal mossa operata il di 4, mentre a fronte degli Austriaci stavano i regii , avrebbe potuto partorire la ruina totale dell'esercito imperiale ; ma quei generali , oprando ognuno a suo modo, ed essendo inoltre dissenzienti tra loro per gelosia di grado ed anche per politiche tendenze, non seppero o non vollero con certarsi.


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mucchio di rovine, sotto cui avrebbe trovato morte il re

coi figli e coll'intero esercito : qual meraviglia adunque se i generali piemontesi rammentarono al loro sovrano che egli aveva un'altra patria ed altri doveri verso le

popolazioni del suo retaggio avito , il destino delle quali egli non doveva abbandonare per consacrar sè e l'intero esercito alla difesa d'una città nobilissima ed altamente

benemerita della causa italiana , ma che pur da sè sola

non costituiva poi l'intera Italia ? Ma queste ragioni non ' persuasero Restelli , il quale vedendosi sostenuto dal collega Maestri e da due capi tani della guardia , cominciò a sfogare il nobile suo sdegno dinnanzi al popolo, non riflettendo forse quanto pericolosa cosa ella sia di eccitare il furore delle mol titudini , di cui i tristi d'ogni setta sanno trar partito pei tini loro particolari. Divulgatasi pertanto la notizia della imminente capitolazione, sorse per la città tutta fieris sima indegnazione, e la stupida parola di tradimento

cominciando a circolare per la bocca d'ognuno, divenne impossibile trattenere l'infuriata plebe ad arte aizzata dagli iniqui emissarii austriaci. Furibonda essa trasse al palazzo Greppi, ad alta voce imprecando al re ed ai suoi generali . Invano alcuni di costoro cercarono arrin

garla e farle comprendere la gravità della posizione e le condizioni tollerantemente buone con cui tutelavansi

le proprietà e le vite dei cittadini : Piuttosto morire che vedere ancora gli Austriaci ! era la risposta che usciva dla migliaia di bocche : le campane suonavano a stormo, ed un momento dopo parte del magazzeno del Genio, ove erano munizioni, essendo per l'accensione fortuita delle polveri saltata in aria, la generale si fece sențire per tutta la città ; la parola tradimento era sulle labbra.

1


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di tutti; ed essendo in quel mentre uscite le vetture del re coi cavalli , la plebe , gettandovisi sopra , arrestati i destrieri, rovesciate le carrozze, se ne serviva ad ab

barrare la porta della regia dimora ; ed un tal Oldini ( che or vuolsi da taluni agli stipendii della polizia au striaca ), gridando come un energumeno , parlava di tener prigioniero il re ed i suoi generali. Era insomma un ignobile e vergognoso baccano, in cui i più tristi rappresentar presumevano l'opinione dei buoni. Pompeo Litta e l'abate Anelli frattanto, i soli membri del governo provvisorio che in tale frangente rimasti fossero al loro posto, stesa una decorosa protesta contro la progettata capitolazione, recavanla al re : introdotti dal sovrano ed esposta la risoluzione unanime della po polazione di difendersi sino all'estremo, Carlo Alberto

piegandosi alle esigenze del momento e preferendo al postutto di combattere gli Austriaci ad oltranza anziché veder Italiani a scannarsi a vicenda , fatti chiamare a

sé Bava e gli altri generali primarii , a lor rivolgevasi

con queste parole : Vogliono assolutamente la guerra, e guerra sia . Fatta pubblica questa nuova determinazione sua , il popolo parve aquetarsi alquanto , ma bentosto lo spirito di diffidenza ripigliando il dissopra , si esigette che la determinazione regia fosse resa pubblica colle stampe e che lo stesso sovrano venisse colla sua parola a sanzionarla. Apparve allora Carlo Alberto sul balcone, ed ivi fra i plausi ed i fischi d'una sconcia plebaglia , non so se più trista od illusa , ei disse poche parole , forse da niuno intese, colle quali esortava la popolazione a gridar meno ed a battersi bene .

Erano le 6 di sera , e sebbene il popolo continuasse a custodir il palazzo , ed alcuni arrabbiati, o meglio sti


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pendiati dall'Austria , continuassero a gesticolare ed a vociferare in piazza , pure il fermento pareva andarsi cal mando, quando si venne a conoscere che una deputa zione, composta del podestà Bassi, dell'arcivescovo e del

presidente della Congregazione provinciale, erasi recata dal maresciallo per ratificar la capitolazione. L'ira po polare allora non conobbe più limiti : portatasi sotto le finestre del palazzo , cominciò a gridar morte al re tra ditore : il duca di Genova, che, malgrado il divieto pa terno, aveva voluto accorrere ai suoi fianchi, venuto sul

balcone era ricevuto a schioppettate, andando alcune palle di moschetto a piantarsi nel soffitto della camera stessa ove stava il re : la plebe , rotte le porte , già saliva le scale, e già minacciava irrompere nelle sale in cui il re , circondato dal duca di Genova e dai suoi aiutanti

di campo, impavido stava attendendo il fine di quel lut tuoso dramma : pochi ufficiali aiutanti di campo od ad

detti ai generali che arringati da Robillant Maurizio tenevansi seco lui nella sala attigua colle spade snudate, erano la sola difesa ch'egli opporre potesse a quell'orda rabbiosa ,e forse queste già abbominevoli pagine di storia italiana avrebbero a registrare più atroci delitti , se ad Al fonso Lamarmora ed a Torelli non fosse riuscito , eva

dendosi per il balcone , di andar a cercare soldati ( 1 ) . Massimo era il fermento che regnava fra le truppe:

collocate sui baluardi pronte a respingere gli assalti del nemico, che, per essere spirato il tempo utile all’accet tazione della convenzione, potevan venir ripresi da un ( 1) La storia deve ricordare il nome del sergente Orengo dei Bersaglieri, che trattenuto all'ospedale da ferita ricevuta il giorno

prima, appena seppe il suo re in pericolo , abbandonate le coltri , corse difilato al palazzo Greppi per difenderlo .


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momento all'altro , esse avevano sentore non ben chiaro di quanto passavasi in città : ma le reduci corvées dei viveri avendo narrato quanto accadeva ed il pericolo corso dal re, gli ufficiali delle Guardie primi , poi quei di Savoia e de’varii altri corpi , ragunatisi protestavano ai generali di voler accorrere a sottrarre il loro sovrano dall'ignobil prigionia in cui pretendeva tenerlo una vj] plebaglia ; una collisione fra esercilo e popolo sembrava ormai inevitabile : per buona ventura Bava, che attra verso a mille rischi aveva trovato modo di raggiungere le truppe, perveniva coll’autorità del grado a frenare la loro indegnazione, e rammentando loro i legami della disciplina , a trattenerle al posto dell'onore in faccia al nemico : il quale potuto avrebbe approfittare delle no stre discordie per tentar un colpo di mano sulla città . Affidata quindi la sorveglianza contro gli assalti esterni al duca di Savoia , Bava rivolgeva nuovamente i passi al palazzo Greppi per vedere di estrarne il re , quando gli venne fatto di imbattersi in una grossa schiera di soldati

che , rischiarata e preceduta da fiaccole, veniva alla sua volta . Era un battaglione delle Guardie che accorso con una compagnia di Bersaglieri , dissipata in un attimo quella latrante turba , aveva raccolto il re che ora pede stremente col figlio ai fianchi avviavasi sui bastioni in mezzo ai suoi soldati ! Riparava allora Carlo Alberto al l'alloggio di Bava nel collegio Calchi Taegi, e posto quivi a parte quel generale come la deputazione suddetta avesse segnata la convenzione col maresciallo, colla condizione

che ai cittadini fosse dato tempo ad evacuare la città

sino alle 8 ore vespertine del giorno 6, ordinavagli in dilatamente di avviare le truppe verso il Ticino . Segnatasi la capitolazione di Milano anche dal gene


CAPITOLO IV .

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rale Salasco ( V. Documento no 11 ) , impartiti pronta mente gli ordini analoghi alla partenza , alle 2 dopo la

mezzanotte Carlo Alberto , uscito dal collegio Taegi con Bava e con quella stessa scorta che strappato lo aveva alla furibonda plebe , avviavasi verso porta Vercellina , ove giunto gli fu forza indugiare sino a che si riuscisse a spegnere il fuoco che da alcuni malevoli appiccato alle barricate minacciava incendiar le cariche dell'arti

glieria , e sino a che si fossero dissipati i crocchi di furenti cittadini e villici , i quali pretendevano impedir l'uscita al re : dopo la regia comitiva , tristi e col cuore esulce rato , sfilarono i soldati dei varii corpi sdegnati al ve dere l'infelice loro monarca , il quale se dimostrato si era alla prova inetto guidatore d'eserciti, aveva prod mente combattuto una guerra nazionale, esponendo se

ed i figli a gravissimi rischii, costretto a lasciare quasi in sembianza di fuggiasco ed in mezzo alle impreca zioni ed alle bestemmie quella città , per salvar la quale

aveva posto in forse la propria corona e l'esistenza stessa degli antichi dominii della sua stirpe . Agli insulti fatti al monarca , che già altamente ferivano l'amor proprio

dell'esercito piemontese , che in lui vedeva oltraggiata tutta l'armata non solo, ma l'intera nazione, alcuni tristi

e vilissimi sicarii , appostati dietro i muri dei giardini od alle finestre delle case , vennero ad aggiungere il colmo sparando contro i poveri soldati , non d'altro rei che di aver valorosamente combattuto sotto capi ine sperti ; ed io stesso che scrivo , mentre l'esercito sfilava sulla strada di circonvallazione compresa fra le porte

Ticinese e Vercellina, vidi un zappatore del 5º di fan teria ed un artigliere colpiti entrambi nelle gambe da palla di moschetto !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Təli atti , non so s'io mi dica più di insania che di barbarie, versarono nell'animo del soldato piemontese un forte lievito d'ira verso i Lombardi, che generó po scia nella successiva guerra amarissimi frutti, ed a di struggere i malefici influssi del quale non saranno suf ficienti lunghi e lunghi anni . Affrettiamoci però a dire che quegli sciagurati che volgevan le armi contro i fra

telli piemontesi , non erano nė Milanesi , nė Italiani, ma infame bordaglia senza patria , venduta all'oro austriaco o ligia al volere di iniqui sellarii disdoro di Italia; ed havi anzi un autore che assevera esserne stati arrestati tre, di

cui due genovesi ed uno toscano . Deploriamo adunque simili patrie vergogne, ma guardiamoci dal confondere le azioni di uomini perduti , di cui pur troppo l'umanità rigurgita in ogni parte del mondo, col sentimento che informava la immensa maggioranza della popolazione. Per lo contrario la storia notar deve , ad onore dei

soldati piemontesi , che in mezzo a tanto pazzo ſurore, in compenso di si nera ingratitudine , non uno di essi trascorse ad atti di vendetta : adirati si , ma silenziosi e

col disprezzo nello sguardo sfilavano i valorosi figli del Piemonte, come si addiceva ad uomini che avevano la

coscienza d'aver fatto il proprio dovere; e più d'uno fra loro fu visto farsi puntello al vecchio cadente , alla gio vine donna che tremanti e con lagrimoso ciglio aspor

tando poche suppellettili fuggivano l'ira croata ; su più di un petto dell'insidiato soldato piemontese dormiva un bimbo , che le deboli braccia materne sorregger non

potevano ! ed io vidi più d'un pargolo, ignaro della pa

tria sciagura , palpar scherzando colle mani infantili l'abbronzata faccia del calunniato soldato ! Erano scene

insomma commoventi e dolorose al tempo stesso ; scene


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da schiantare il cuore ai più induriti : e chi potè senza lagrime mirare il dolore di quell'intera popolazione, chi potè vedere quella turba di vecchi , di donne emigranti senza prorompere al pianto , quegli non ha cuore ! Alle 6 mattutine del sesto giorno d'agosto più non rimanevan in Milano che il battaglione di Pinerolo inca ricato della consegna della porta Romana e quei feriti

che per la gravità delle percosse non avevan potuto es sere trasportali; più di 60,000 abitanti abbandonato avevano la patria diletta : per le deserte vie più non vedevi che sinistre faccie che già speculavano sulle sven

ture altrui per abbandonarsi alla rapina , ai latrocinii :

ond'è che il podestà, sebbene l'ora dell'occupazione te desca fissata fosse a mezzodi, portatosi ripetutamente dal maresciallo lo induceva a venir colle sue truppe a

tutelare l'ordine pubblico e le proprietà cittadine. Alle 10 ore pertanto , falte rimuovere le barricate che chiu devano il passo alle schiere , Radetzky, alla testa della vanguardia del corpo di D'Aspre , entrava in Milano : e preso possesso delle porte, il secondo corpo recavasi ad

occupare la parte meridionale della città , il primo la settentrionale , e pochi momenti dopo sulle guglie di Milano riappariva l'augel bicipite! Alla vista di quei detestati colori, Piemontesi e Lom bardi sentirono una mortal stretta al cuore : ma invece ***

di picchiarsi il petto e di coprir di cenere il

capo , in

vece di far ammenda dei comuni errori, piangendo sulle fatali discordie loro che ribadito avevano le catene della

madre, coll’animo pieno di fiele attesero a dilaniarsi a vicenda : l'accusa di tradimento venne lanciata con nuova

violenza sopra le persone le più intemerate : predicata la rivolta ai soldati ; la stampa fatta arma terribile alle


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

più sfrontate, alle più assurde accuse . Una profluvie di articoli di giornali , di libelli infamatorii vennero in

luce ; e uomini onorandi e benemeriti della patria , tra viati dalla passione , dal dolore di rivedere serva la pa tria, non arrossirono di ricorrere a simili mezzi .

Quali e quanti siano stati gli errori del re , già da me si disse : aggiungerò ora che fra i suoi seguaci vi eran varii che vedevano di mal occhio le popolari fran chigie, e molti più, che prodi della persona ma tementi per il Piemonte , avevan sempre riputato audacia ine scusabile il scender la guerra con una potenza cosi for midabile come l'Austria : gli uni e gli altri osato non

avevano parlare nei giorni fausti; ma ora che la sorte delle armi era a Savoia funesta , essi certamente par

larono e consigliarono l'abbandono di Milano e l'armi stizio : dirò di più , vi furon capi di corpo che con bia simevole tracotanza usarono parole di scherno verso il

tricolor vessillo , ed osarono parlare di abbandonar Milano senza superiore autorizzazione: e questi certa mente peccarono , ed io meraviglio di vederli tutlora in auge ; forse i propositi da loro tenuti non si seppero o si vollero considerare, quali erano in effetto , espres

sione del disgusto generato dall’apatia delle popolazioni lombarde ; ed in ciò non eran soli , poichè sotto la data delli 29 luglio trovo che lord Abercromby, non certa mente ostile alle italiane libertà , scrivendo a lord Pal

merston , parlando della popolazione lombarda, diceva doversi pur ammettere aver essa spiegato poco entu siasmo per la causa (1 ) . Tuttavia errarono , e gravemente errarono quelli ufficiali ed ancor più quelli collocati in

(1) Itmustafter all be admitted,they have shown but very trill ing enthusiasm or public spirit in the cause .


CAPITOLO IV .

683

grado. cospicuo, che invece di raffermar la disciplina, di incorar le genti a star salde nei giorni della sventura, seminarono per lo contrario la sfiducia e la discordia : ma da ciò ad un tradimento premeditato havvi un forte, un immenso divario . Quanto all'intenzione imputata al re di aver dapprima preconcetta l'idea di sacrifiear Mi lano e la Lombardia , quest'accusa cade da se ove si rifletta che se questa fosse stata la vera sua intenzione,

egli non aveva che a ritirarsi a Piacenza ; di dove, mi nacciando il fianco dell'esercito del maresciallo , avrebbe a vantaggiosi patti potuto trattare dell'abbandono della

Lombardia ; a qual pro dunque venire ad affrontar la morte sotto Milano , esporre l'esercito ad intera ruina e rendere se non impossibile , difficilissima almeno la ritirata e non eseguibile senza immensi sagrifizii? Chiun que pertanto che dotato sia del senno più dozzinale dovrà di leggieri convincersi che Carlo Alberto, venendo a Milano, cedeva ad uno di quegli impulsi non rari nel suo carattere, degni di ammirazione nei secoli cavalle reschi del medio evo, ma che fan sorridere di pietà i moderni strategici: L'esercito regio posatosi in quel giorno stesso a Ma genta , ad Abbiategrasso, a Rho , a Cisliano e negli altri luoghi circonvicini , varcato all'indomani il Ticino , re stituivasi negli antichi dominii sabaudi . Al giorno 9 poi Salasco , venuto in Milano , segnava col generale Hess un armistizio duraturo sei settimane , e che doveva ser

vire di base ai negoziati per la pace (Vedi Documento no 12) , venir prolungato ove d'uopo di comune accordo,

ovvero essere denunziato otto giorni prima da una delle due parti. Lamentarono i detrattori di Carlo Alberto , non senza qualche ragione , che la sorte dei corpi lom


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

bardi ed altri non fosse in quell'armistizio abbastanza lutelata : e certo era dovere della sarda corona di non lasciare un ben che menomo dubbio sull'avvenire di

quei generosi che impugnato avevan le armi per la causa comune : tuttavia si può osservare che il permesso dato a chiunque di seguir l'esercito piemontese com prendeva, senza distinzione alcuna , anche i militari, e

che in fatto poi le guernigioni di Rocca d'Anfo e di Osopo ed i corpi volontarii furono dai Tedeschi lasciati andare liberamente , non solo in Piemonte, ma ben ance in Venezia ancor resistente .

La resa di Milano non pose immediato fine alle osti lità , le quali, come dirò in fin del capitolo , durarono

ancora per parte dei corpi di partigiani e dei presidii dei luoghi forti contro l'Austriaco ; tuttavia la prima

campagna era e risguardar si deve come terminata dopo quell'atto. Feconda di fazioni di guerra , se essa non fu

felice per le armi italiane, come tutto da principio pre sagir faceva, essa non fu però ingloriosa ne per l'eser cito piemontese chiamato a rappresentarvi la principal parte, nè pei corpi ausiliarii , molti dei quali prestarono valido aiuto : e generalmente si può dire che in tutti gli scontri il soldato italiano si dimostró superiore in va lore all'austriaco, il quale però lo sopravvanzava in di sciplina. Tuttavia questo difetto dell'esercito piemontese anzichè essere ad esso inerente , venne generato dalla soverchia debolezza dei capi e dalle crudeli privazioni a cui andò soggetto : e tutto porta a credere che se lo stesso senno che reggeva strategicamente ed ammini

strativamente le schiere imperiali, presieduto avesse alle truppe italiane , la vittoria sarebbe stata per loro . Le vere cause pertanto della perdita della Lombardia e


CAPITOLO . IV .

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della campagna furono i niuni talenti militari del re, la sua indecisione a seguir i consigli, talvolta buoni , di qualche suo luogotenente : l'inerzia del popolo lombardo ed il pessimo indirizzo dato agli apparecchi si ammini strativi che militari dall'inettissimo governo provvisorio . Prima di chiudere la narrazione della campagna del 1848, ragion vuole ch'io dica ciò che avvenne dei corpi i quali al momento che Milano ricadeva sotto il giogo

straniero erano separati dall'esercito regio. E comin ciando a discorrere della prima divisione, che ultima si disgiunse dal grosso dell'esercito , dirò come Somma riva , pervenuto a Piacenza senza essere dal nemico in

quietato , uniformandosi ad un ordine di Bava ricevuto no ,, si ponesse strada facendo per mano del duca di Dino sotto gli ordini del generale di Bricherasio , comandante

generale delle regie truppe nel ducato piacentino . Aveva Bricherasio sotto i suoi ordini 1,200 Toscani , spediti

ivi da Bava sotto gli ordini di De Laugier sin dal 30

luglio , alcune migliaia di soldati di ogni corpo prove nienti dal campo , uomini sfiduciati che abbandonato avevano i loro corpi pendente la ritirata , e fra i quali Alessandro Lamarmora, non ancor pienamente risanato dalla gloriosa ferita ricevuta a Goito , faceva ogni sforzo per introdurre qualche ordine; più il battaglione dei Cacciatori franchi ivi giunto dalla scorta dei prigionieri: tutta questa gente , riunita alla prima divisione , formava circa 10,000 uomini , coi quali Bricherasio sulle prime parve disposto a difendere Piacenza , facendo erigere ed occupare dai Toscani due batterie dietro l'arginatura della riva destra del Po a scopo di proteggere il varco del ponte , che venne disfatto appena la prima divi sione ebbe passato il fiume; e Racchia , generale del


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Genio , venuto con alcuni ufficiali d'artiglieria e del Ge

nio , aveva poi date le indicazioni opportune ad una buona difesa : per la quale però abbisognavano 15,000 uomini almeno; ora la forza della truppa , oltre ad essere inferiore a quel numero, era poi anche mal in arnese : privi di cavalli i dragoni , pochi o niuni i cannonieri, alla cui mancanza mal s'era cercato di supplire con quei

soldati del Corpo franco che già servito avevan in quel l'arma ; sfiduciali poi ufficiali e soldati al punto che non pochi dei primi permettevansi di abbandonare Piacenza per condursi isolati ed in vettura nell'interno del regno : arroge che alla prima divisione, postasi in marcia per Stradella, veniva dal quartier generale ordinato di con dursi per la sponda destra del Ticino a Pavia per col legarsi, potendolo, col grosso dell'esercito , allora a Mi lano ; tutte queste circostanze facevano che, se Thurn assalito avesse , eravi poca probabilità che Piacenza avesse potuto resistere come era stato deciso in un con siglio di guerra, in cui Alessandro Lamarmora e Lions,

capitano dei bersaglieri, furono i principali sostenitori dell'opportunità della difesa ; la quale, ove pure sortito non avesse buon esito , avrebbe per lo meno salvato l'onore delle armi : ma Thurn si tenne tranquillo sulla

sinistra, e le cose dei regii avendo poi precipitato, Bri cherasio, appena seppe delle prime trattative, accordó ai Toscani di avviarsi per Parma e Lucca ver la patria

loro : ed essendo poscia fatto noto l'armistizio segnato il giorno 9, quel generale piemontese, diretti prima sopra Alessandria l'immensa quantità di feriti od ammalati e

tutto il materiale di guerra, segnava una capitolazione militare, per cui Piacenza , colla sua militare periferia ,

sgombrata dai Piemontesi nel giorno 14 , venne ceduta

1


CAPITOLO IV .

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agli Austriaci; ritiraronsi allora le regie autorità si ci vili che militari a Castel San Giovanni sul Piacentino, e le truppe furono accantonale verso Stradella.

Pochi giorni dopo giungevano in Piemonte i corpi volontarii che combattuto avevano sotto Durando al To

nale . Rafforzati da un battaglione di volontarii toscani , dalla legione lombarda comandata dal maggior Borra e

da due compagnie di Italo -Franchi, le truppe di quel generale sommavano , in fin di luglio , a 5,000 uomini con 8 cannoni . Privi di molte cose occorrenti a guer reggiare, avevano questi corpi dovuto limitarsi nei due mesi di giugno e luglio a poche avvisaglie coi nemici , ed a lottare con non comune costanza contro privazioni d'ogni genere , riuscendo a gran stento Durando a man tenere la disciplina fra quelle truppe collettizie e sco rate dallo stato d'obblio in cui parevan lasciate . Ora però, rinforzato da quelle nuove schiere, già stava il generale vagheggiando qualche ardita impresa sopra Trento , quando alli 25 luglio gli pervenivano voci vaghe di di sastri toccati dall'esercito piemontese , e ben tosto veniva

a conoscere come l'abbandono delle posizioni della Corona e di Rivoli per parte dei regii gli togliesse ogni communicazione colle truppe collocate ad oriente del

lago di Garda . Pochi giorni dopo , tanto dal governo di Milano quanto dal quartier generale del re , pervenen dogli calde raccomandazioni di vegliare sopra Brescia , Durando , munita con 300 uomini del battaglione di Trotti , composto tutto di antiche guardie di finanza, la Rocca d’Anfo, e lasciata una semplice vanguardia a Ve stone, ripiegava li 29 le sue genti dietro il torrente Nozza, affluente di destra del Chiese , occupando una linea che, dando la estrema sinistra a Brozzo , correva


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

per Nozza , Vobarno e Salò alla sponda occidentale del lago, e serbandosi per tal modo libera la ritirata sopra

Peschiera, ovvero sopra Brescia per la Val Trompia , seguendo la strada che per Brozzo e Sarezzo conduce lungo il Mella a quella volta . Nello scopo però di raf fermar la disciplina e di ridestare nelle scorate sue gio vani bande l'ardore delle battaglie, egli immaginava di eseguire nei giorni 6 e 7 agosto due mosse offensive. La prima aveva per scopo di sloggiare un corpo di Au striaci venuto a posarsi a monte Censo : tentata da Thannberg colla sua legione , e secondata da una sortita

del presidio di Rocca d’Anfo, essa ebbe pieno successo ; e gli Austriaci, sgombrando affatto tutto il paese gia cente alla sinistra del torrente Caffaro , si ritrassero

sulla destra di esso, occupando solo con una vanguardia Bagolino . L'altra, di maggior momento, tendeva a ria prire le communicazioni interrotte con Peschiera, difesa dal generale piemontese Federici contro Haynau che la assediava con 5,000 circa uomini . A tale oggetto Du rando , formato colle legioni Borra e Manara e colla Po lacca un distaccamento di 1,500 uomini , ed affidatone

il comando a Kamiensky capo della terza ed ufficiale esperto ed ardimentoso , imponevagli di spingersi alle spalle degli assedianti . Partito Kamiensky da Gavardo

imbattevasi negli avamposti nemici a Carzago, e respin tili ed inseguitili sino a Lonato obbligavali ad evacuar quella terra : oltrepassato quindi di due miglia quel

luogo , egli disponevasi a ripiegarsi per Desenzano sopra Salò, come eragli stato dal suo capo imposto , quando era sopraggiunto dall’austriaco colonnello Favancourt , postosi sulle sue traccie con 2,000 uomini ed alcuni

pezzi . Schierava prontamente a battaglia Kamiensky i


CAPITOLO IV .

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suoi 1,500, ed assunto ei stesso il comando dell'ala de

stra , gettavasi coi suoi valorosi Polacchi a baionetta spia nata sopra i Tedeschi, e virilmente secondato da Borra, che ebbe in tal giorno morto sotto il cavallo, e dal prode e giovane Manara , egli mantenevasi con onore contro il

nemico, superiore in forza : quando una palla di mo schetto venuta essendo a ferirlo nell'inguine, dovette 1

ritirarsi dal campo di battaglia; ed i suoi soldati allora, privi della sua esperienza, cominciarono a piegare, però in buon ordine, verso Lonato, di dove si ritrassero po

scia a Gavardo dopo aver cagionate al nemico perdite almeno eguali alle loro . All'indomani Durando, informato della tregua , furiera

dell'armistizio di Milano, e replicatamente sollecitato da più giorni da Griffini di portarsi a Brescia, abbandonate

le gole alpestri , riducevasi in quella città li12. Credeva egli di ivi trovar Griffini, ma invece venne informato come quel generale, dopo essersi abboccato col colon

nello Cossato, capitalo ivi nella sua gita a Peschiera per ordinarne la resa agli Austriaci, si fosse posto in via colle sue genti alla volta del lago d'Iseo, nello scopo di ri dursi con esse in Svizzera : strana risoluzione, se vuolsi , ma cagionata dai termini enigmatici impiegati nell'ar

mistizio circa alla sorte dei corpi lombardi, ed i quali non erano tali da rassicurare uomini per la maggior

parte disertori dalleaustriachebandiere . Venuto adunque Griffini a Marone , per Breno ed Edolo si condusse in Svizzera colle schiere menomate in gran parte dalla di serzione, ma accresciute dal corpo bresciano di Berretta che a lui riunito si era : di dove poi calarono più tardi in Piemonte.

Abbracciarono pure il partito di ridursi in Svizzera i VOL . III. – 44

PINELLI , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

corpi volontarii che sotto D'Apice vegliavano alla cu

stodia dei passi dello Stelvio e del Tonale : fecero essi qualche sforzo per ricongiungersi con Garibaldi che, come dirò fra breve, tenne ancor per poco alta la ban diera tricolore nelle pendici del Varesotto ; ma impediti di ciò eseguire dagli scorridori nemici , essi o si sban darono o riunironsi a Griffini in Svizzera .

Durando, per lo contrario , resistendo con mirabile costanza alle suggestioni di Cernuschi , che voleva indi rizzare lui pure colle sue genti verso Garibaldi , vedu tosi isolato per la partenza di Griffini, sul quale calco lato aveva per un mutuo appoggio, fatto valicare il Mella ai bagagli ed alle sue truppe e collocatili ad Iseo e ad Adro, sen venne col suo capo di stato -maggiore Monti a Brescia , ed informato ivi del tenore dell'armistizio delli

9, ordinò la resa agli Austriaci di Rocca d’Anfo ; por tatosi quindi li 13 ad Adro , e dissuadendo li suoi se guaci dal manifestato desiderio di recarsi in Svizzera ,

abbracciava la risoluzione di spingersi con tutta la sua truppa sopra Bergamo : ove la sua vanguardia , com posta del corpo di Borra e di Manara , e comandata da

Monti , giunse quasi contemporaneamente a quella del l'austriaco generale Carlo Schwartzenberg, incaricato di ridurre a devozione colla propria brigata le città poste alle spalle dell'esercito del maresciallo ; pareva immi

nente un combattimento, per cui Monti ( 1), avveduto ed (1) Fra i molti Bresciani che virilmeute pugnarono a pro della li bertà merita uno dei primi luoghi Alessandro Monti . Tratto dal l'amor di gloria, egli entrava nell'esercito austriaco, e notato per

intelligenza a 28 anni era capitano di cavalleria nel reggimento Hohenzollern: nel 1847 però , presentendo la vicina lolta fra le due razze , chiese ed ottenne il suo congedo, ed appena scoppiarono


CAPITOLO IV .

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intelligente ufficiale, affrettavasi ad occupare la parte superiore della città : locchè vedendo l'Austriaco , che non trovavasi a capo di forze tali che baslassero a farlo ' i torbidi Brescia lo vide duce de' suoi concittadini contro Schwart

zenberg. Acclamato generale comandante le forze bresciane , egli ebbe la modestia pochi di dopo di cedere il comando dei volon tarii ad Allemandi e di acconciarsi sotto lui come maggiore. Fece tutta la campagna del 1848 qual capo di stato- niaggiore di Gia como Durando, dando in molte occasioni prove di arditezza e di valore . Durante l'armistizio fu incaricato d'una missione presso

Kossuth , che adempiè fedelmente, dopo aver incorso mille peri coli ed esser caduto nelle mani dei Serbi e dei Russi. Formò in

Ungheria una legione italiana , a capo della quale sostenne con decoro l'onore delle armi italiane al fallo di Turch - Kanissa li

4 agosto, e segnatamente alla battaglia di Seghedino, nella quale postosi a capo degli usseri ungari, protesse la ritirala. Alla disa strosa battaglia di Temesvar , posto nuovamente al retroguardo,

salvò colla legione una batteria caduta in potere del nemico ; falto per cui venne decoralo ; ma qui ebbero fine le sue gesta guer riere avendo quella fatale giornata deciso del destino dei nobili Magiari .

Rientrato in Turchia coi suoi legionarii , ospitato liberalmente dalla Porta ottomana, egli era fallo condurre in un col suo drap

pello a Cagliari , ove dopo aver sperato invano di far accogliere nelle file dell'esercito i suoi collega , e forse troppo suscettibile per

accettare un grado inferiore a quello di colonnello che s'era gua dagnato, dovette poscia piegarsi ad accettare un impiego ammini strativo , in cui la morte lo colse nella verde elà di 36 anni,

con

immenso dolore di lutti gli amici di lui e d'Italia . Forse ebbe torto Monti di non accettare il grado di tenente-colonnello che gli si offeriva, essendo i meriti e non l'elevatezza del grado che ono rano il guerriero : ma questo si può dire , che il governo piemon tese, il quale conservò i gradi guadagnati con tanta facilità a chi

poltri in Milano sotto pretesto di organizzar batterie o battaglioni , avrebbe potuto confermare quello di Alessandro Monti , guada gnato sul campo di battaglia ed attraverso a mille pericoli corsi per amore d'llalia e per commissione di re Carlo Alberto.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

certo della vittoria , pensò prestare facile orecchio alle

proposizioni di Durando, in forza delle quali venne con cesso a questi di attraversare tranquillamenle cogli onori della guerra il piano lombardo e di ridursi dietro il Ticino . Partirono per conseguenza gli Italiani li 14 da Bergamo, e dopo molte e varie peripezie cagionate

dalle istigazioni degli agenti mazziniani per far diser tare la truppa , e da manifestazioni di simpatia degli abitanti che ingelosivano le autorità austriache, pas sando per Monza , Legnago e Gallarate giunsero Du rando ed i suoi a Sesto Calende li 19, ed ivi attraversato il fiume, si ridussero all'indomani ad Oleggio, sul ter ritorio piemontese . Il cannone frattanto tuonava ancora sotto Peschiera,

poichè appena Radetzky ebbe decretato di portarsi oltre il Mincio con l'esercito , Haynau , accorso ad assumere il comando del terzo corpo, stringeva con esso d'assedio

la piazza sopra ambo le rive; ed avvantaggiandosi della prossimità di Verona, ne traeva celeremente grossi pezzi d'assedio che lo ponevano in caso di fare il giorno 9

l'intima alla piazza : la quale avendo, come di ragione, risposto negativamente, le batterie austriache comincia rono in quel giorno stesso a fulminare con 32 pezzi di grosso calibro i due forti Mandella e Salvi , scavalcan dovi alcune artiglierie piemontesi . Stava in Peschiera Federici tenente-generale con 400 artiglieri comandati da Actis colonnello , con due com pagnie di zappatori del Genio e col quarto reggimento

provvisorio comandato dal colonnello Delfino. Avevano gli assediati eseguito nei di precedenti due sortite, una verso Cavalcaselle nello scopo , ottenuto, di procacciarsi

paglia ; l'altra verso l'osteria del Papa sullo stradale


CAPITOLO IV .

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di Brescia per procacciarsi foraggi: la quale ebbe pero risultato poco felice, perchè il battaglione dell'11 °, 00 mandato dal tenente -colonnello Fantoni , assalito da im ponenti forze nemiche , tanto di fanteria che di caval

leria , dovette precipitosamente tirarsi addietro , dando però esimie prove di valore un Tiragallo capitano , il quale rimasto quasi solo al retroguardo, dato di piglio

ad uno schioppo, da destro tiratore qual era, uccideva di propria mano coi ben aggiustati tiri 6 nemici sol dati . Ma ingrossate poi le schiere tedesche attorno ai

bastioni, venne preclusa ogni via , e solo colle artiglierie continuossi la guerra , la quale durò ventiquattro ore senza interruzione, rispondendo con mirabile gagliardia gli assediati al fuoco nemico che, per essere superiore, causava gravissimi danni; specialmente nel mattino del giorno 10, in cui alcune granate cadute essendo in un vasto deposito di bombe e granate della piazza, queste incendiandosi subitaneamente, squarciarono il fianco di un bastione , su cui gli assediatori non furono lenti a

concentrare poi eziandio il loro fuoco per impedire ai Piemontesi di riparare le avarie: similmente andavano in ruine un magazzeno d'artiglieria , una poco solida caserma e varie case degli abitatori; combattevasi adun

que con valore, ma con svantaggio per parte dei regii : tuttavia eglino ſecero buona prova, perchè quando alle 6 vespertine del 10 Haynau informava il governatore del segnato armistizio sotto Milano, Federici rispondeva non avrebbe resa Peschiera se non quando gli venisse

dal suo re per iscritto ordinato : Haynau allora , invece di onorare il valore del nemico limitandosi a bloccar la

piazza e risparmiando cosi danni immensi ai miseri

cittadini , ricominciò a tempestare con 52 bocche da


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fuoco; atto degno invero di un Haynau , assai più celebre

per l'immane ferocia che per belliche imprese. Gli scrit tori austriaci o tacquero questa infrazione delle leggi militari, o cercarono scusarla dicendo aver essi creduto che la tregua riguardasse solo i due eserciti principali : più prudenti furono i primi che i secondi , i quali poi vollero darsi pena assai inutile nel purgar dalla taccia di barbarie Haynau , poichè tanto varrebbe negare la natura non mai satolla di sangue della tigre ircana o della iena dell'Affrica. Ma essendo alfin giunto li 12 il

colonnello Cossato coll'ordine della consegna della piazza , i Piemontesi, uscitine cogli onori della guerra , abban donarono Peschiera e l'immenso parco di assedio , il

quale doveva poi , a termini della convenzione , venir rinviato in Piemonte ; ma il governatore nella sua sover

chia e biasimevole sollecitudine di restituirsi al di qua dei confini avendo alquanto leggiermente stipulato que sta condizione, gli Austriaci ne trassero pretesto poi per ritenerne quella parte che ancor non era stata restituita . Ad ogni modo non le armi austriache riconquistarono Peschiera, ma essa ritornò in lor potere per forza di

un armistizio generale fra i due eserciti belligeranti . Ultimo ad abbandonar la lotta in campo aperto contro lo straniero fu Garibaldi . Venuto egli in Milano, era stato preposto da quel governo al comando dei corpi franchi,

e mandato quindi con essi sopra Bergamo appena s'eb bero le prime notizie dei disastri dei regii : ma giunto appena a Cassano , ed udito come fosse imminente una gran battaglia sotto le mura stesse di Milano, i cui cit tadini parevano decisi a ' salda difesa , Garibaldi, avido di misurarsi coll'Austriaco , rifatto il cammino accorreva a quella volta ; se non che accostatosi nel pomeriggie


CAPITOLO IV .

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del giorno 5 a Monza , e saputala occupata dal maggiore austriaco Huyn mandatovi dal maresciallo con 3 squa droni leggieri, 2 compagnie granatieri e 50 gendarmi

ad impossessarsi del tesoro della corona ferrea, egli pensando forse che quelle deboli forze fossero vanguar dia di più ragguardevole schiera , pensò ritirarsi a Como e quindi a Varese . Ivi giunto , la sua colonna , che prima

oltrepassava i 4,000, si trovò ridotta a poco più di 2,000; molti avendo defezionato lungo la marcia o per porsi

in salvo in Elvezia o per rientrare pacificamente alle case loro : tuttavia Garibaldi , gridato dai Mazziniani ge neralissimo dell'armata del popolo, esaltato dal prepo tente amore d'Italia e dall'odio intenso verso gli Austriaci, emanava un proclama , nel quale dopo avere, seguendo l'andazzo del tempo, chiamato traditore Carlo Alberto e rifiutato l'armistizio, dichiarava di voler iniziare la guerra del popolo contro lo straniero : e condottosi poi per Ga stelletto da Varese ad Arona, riusciva li 14 ad impadro nirsi ivi dei due piroscafi addetti al servizio del lago , il Verbano ed il San Carlo , e posti i suoi uomini sopra certe barcaccie tolte a rimorchio dai due battelli , venne li 16 ad afferrar il lido a Luino, ed ivi respinto un de bole distaccamento austriaco che tentava impedirgli lo sbarco, innoltravasi poscia sino ad Arcisate nello scopo di avvicinarsi al confine del Mendrisiottò per avere cosi in ogni peggior evento una sicura ritirata nel cantone

Ticinese, e sperando intanto di poter in quelle monta gnose regioni dar principio alla guerra per bande, la sola in cui egli versato fosse. Ma opponevansi alle sue viste non solo le preponde

ranti forze nemiche , ma eziandio lo spirito degli abi tatori, i quali atlerriti dall'udire Lombardia ritornata


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sotto l'artiglio dell'aquila imperiale, non erano per pulla disposti ad attirarsi l'ira radetzkiana col favorirlo di vet

tovaglie, che solo concedevangli previa dichiarazione di cedere alla forza : da questa circostanza trassero i de trattori di quel valoroso cagione di incolparlo di rapine tanto sul suolo lombardo che piemontese: ma è ormai constatalo che tanto in un territorio quanto nell'altro, egli limitossi a quelle tolte che il sostentamento delle sue genti rendeva indispensabili. Difficili pertanto erano le condizioni in cui versava

quel partigiano , e tutto porta a credere che egli non avrebbe potuto sostenersi a lungo in quelle regioni: tuttavia Radetzky, inquieto di quel turbine che andava condensandosi alle spalle e non volendo lasciarlo sover chiamente ingrossare , commetteva a D'Aspre di pron

tamente dissiparlo . Postosi quel generale sulle traccia di Garibaldi coll'intero secondo corpo, divideva le sue brigate in varie colonne che avanzando da Cavirate, da Ternate, da Gallarate e da Como, pervennero a rinser rare la schiera italiana come in un cerchio : Garibaldi

allora vedutosi attorniato da forze decuple, ridottosi li 26 a Murazzone con 1,500 uomini al più , prepara vasi a far ivi disperata resistenza, lusingandosi tuttavolta di avere ancora la ritirata libera verso il Canton Ticino .

Digiuni ed affranti dalle continue e lunghe marcie erano

i suoi seguaci, e credendosi ivi per poco almeno al co perto da ogni nemico assalto, attendevano a ristorar le forze col cibo e col riposo , quand'ecco apparire quasi improvvisa ; al favore delle foltissime piante e dalla parte di Varese, di dove meno si sospettavano le sorprese , la brigata Simbschen con una batteria ed uno squadrone

di ulani: trasognati a questo repentino attacco piega


CAPITOLO IY .

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rono dapprima in disordine gli Italiani : però un loro posto collocato nel cimitero riuscito essendo a contenere alquanto l'irrompente nemico, i legionarü riordinatisie

ricondotti alla pugna dall'intrepido lor condottiero, non solo costrinsero il nemico a prontamente sgombrar dalla terra che aveva trovato modo di parzialmente oceupare, ma inseguironlo ben anco colle baionette nelle reni sino

a Bizzozero , cagionandogli gravissime perdite; nè ivi avrebbero posto essi fine all'inseguimento, se a sostegno di Simbschen accorso non fosse coll'intera sua brigata Edmondo Schwartzenberg, che entrat in linea sostenne l'urto di Garibaldi . Il quale allora vedendo già alta la notte e ragionevolmente prevedendo che all'indomani sarebbe stato assalito e forse circuito da forze sopran

numerevoli, trattosi tacitamente addietro , rientrava in

Murazzone, di dove partiva alle 10 di sera alla volta di Luvino cercando di riguadagnar il lago : riusciva egli

nell'intento con buona parte dei suoi ; ma la retroguar

dia, forte di 500 uomini, ritardata in quell'oscurità dalle barricate che cingevan la terra , trovatasi all'albeggiare

disgiunta dalla colonna principale per lungo tratto di cammino , e lontana mezzo miglio solo da Murazzone, venuta in limore di essere schiacciata dal nemico , mal

grado le esortazioni dei suoi ufficiali volle disciogliersi, ed il cattivo esempio essendo in breve imitato dagli altri , il povero

generalissimo, trovatosi tutto ad un tratto senza

soldati , dovette smettere ogni pensiero di protrarre le

ostilità e riparare in Svizzera coi pochi ed antichi com pagni che seguito lo avevano dalle Americhe.

Con questo fatto ebbero tregua per allora le ostilità nell'Italia superiore, poichè sebbene Venezia, rovesciato il

governo regio ed erettasi nuovamente a repubblica,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

come più diffusamenle verrà narrato , con magnanimo

rifiuto di aderire all'armistizio, dichiarasse di voler per durare nella guerra contro l'Austria , tuttavia gli Au striaci , dopo aver inutilmente gettate alcune bombe e granate nei forti di Marghera e di Manin nel giorno 10, riconosciuta la superiorità di calibro dei veneti cannoni che loro offesero 40 uomini circa , e vedendosi troppo

deboli per allora per intraprendere un assedio, limita ronsi a bloccar da lungi la città delle lagune . Nè alcun seguito ebbero le scorrerie fatte da Welden

nello stato pontificio: il quale dopo aver tratta feroce vendetta degli abitatori di Sermide che tentato avevano di precludergli la via , venuto era a Bologna per ristabi lirvi l'ordine all'uso croato : ma non ne vollero sapere

de' suoi beneficii i prodi Bolognesi , i quali levatisi in armi a certe insolenze de' suoi ufficiali nel di 8 agosto,

diedero agli Austriaci le buone busse, costringendoli a sgombrare dalla Montagnola , ove collocati s'erano : ed il

pontefice avendo intanto con ipocrito scritto reclamato presso Radetzky per questa violazione del suo territorio, il maresciallo, voglioso di compiacere al sommo gerarca che ben sapeva in cuore propenso alla causa imperiale ,

disapprovata la condotta del suo luogotenente, imposegli di rivalicare il Po ; e parimenti Liechtenstein venuto a Ferrara , ebbe ordine di limitarsi alla pacifica posses sione di quella piazza: Prima del termine d'agosto pertanto le armi queta · vano ogni dove, e quantunque il vessillo tricolore sven tolasse ancora sulla rocca d'Osopo , il cui comandante Zannini con lodevol fermezza negò cedere prima del 13 ottobre, in cui trovaronsi esauste le vettovaglie; sebbene i colori italiani ancor si agitassero sulle lorri di San Marco,


CAPITOLO IV .

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e dietro il Ticino un ragguardevole esercito tuttor stesse in armi ; tuttavia la vera guerra nazionale potevasi pur troppo dire terminata , e l'Austriaco, reso ancor più in solente dalla vittoria , con sprezzante piede ricalcava le riconquistate italiane provincie .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE - EPOCA TERZA 1831-1850 by Biblioteca Militare - Issuu