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Gabi STORIA MILITARE
DEL PIEMONTE IN CONTINUAZIONE DI QUELLA DEL SALUZZO CIOÈ
DALLA PACE D'AQUISGRANA SINO AI DÌ NOSTRI con Carte e Piani DI
FERDINANDO A. PINELLI maggiore in ritiro
Epoca seconda — Dal 1796 al 1831 . VOLUME SECONDO
Prezzo d'ogni volume isolato Prezzo d'associazione , ogni volume . .
Prezzo dell'Opera intera
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TORINO 1854 PRESSO T. DEGIORGIS , LIBRAIO -EDITORE Via Nuova , N. 17 .
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STORIA MILITARE
DEL PIEMONTE IN CONTINUAZIONE DI QUELLA DEL SALUZZO CIOÈ
DALLA PACE D'AQUISGRANA SINO AI DI NOSTRI
L'Autore di quest'Opera dichiara che egli si riserva tutti i di
ritti di pubblicazione e di traduzione tanto negli Stati Sardi che all'Estero, avendo per ciò adempito a quanto prescrivono le leggi.
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STORIA MILITARE
DEL PIEMONTE IN CONTINUAZIONE DI QUELLA DEL SALUZZO СІОЁ
DALLA PACE D'AQUISGRANA SINO AI DÌ NOSTRI CON CARTE E PIANI DI
FERDINANDO A. PINELLI maggiore in ritiro
EPOCA SECONDA
DAL 1796 AL 1831 . i oi
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VOLUME SECONDO
1
TORINO 1854 PRESSO T. DEGIORGIS , LIBRAIO - EDITORE Via Nuova, nº 17 .
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TORINO , 1854 . TIPOGRAFIA DEL PROGRESSO Via Madonna degli Angeli, rimpetto alla Chiesa.
AUTORI CONSULTATI PER LA SECONDA EPOCA DI QUESTA STORIA
Annali d'Italia .
Coppi
CARLO DENINA
Storia dell'Italia occidentale.
Annali della Repubblica Ligure. CARLO BOTTA
Storia d'Italia continuata dal Guicciardini.
Pretro MARTINI - Storia di Sardegna dal 1799 al 1816. Victoires et conquêtes. VARESE
Storia di Genova.
Histoire des campagnes du maréchal Suwarow .
THERS -- Histoire de la Révolution française. Guerres de la Révolution .
JOMINI
Histoire Id . MATHIEU DUMAS
de Napoléon . Précis des événements militaires depuis
1799 à 1814 .
CÉSAR DE SALUCES A. Hugo
Souvenirs militaires des États Sardes .
France militaire .
Biographie universelle ancienne et moderne. Mémoires du maréchal Massena . GOUVION ST - CYR Mémoires pour servir
Коск 1
à l'histoire mili ulat toire, l'Empire. et Cons le Direc le sous taire
Mémoires du maréchal Soult.
M99694
VI
Traités publics de la Maison de Savoie avec les puissances
étrangères. THIEBAULT - Journal du siège et blocus de Gênes . Journal historique des opérations de l'armée d'Italie an IX. Hystory of the War in the Peninsula and in the South of France.
NAPIER
PRÉVAL — Journal historique des opérations du centre de l'armée d'Italie, an IX.
Biographie nouvelle des contemporains. MULLIÉ — Biographie des célébrités militaires. ZANOLI ALESSANDRO - Sulle milizie Cisalpine- Italiche. Cenni.
Tableau du Piémont sous le régime des rois.
MARANDA
Mémoires du maréchal Suchet. VACANI
TAIEBAULT LAUGIER
Gli Italiani in Ispagna. Rélation de l'expédition de Portugal. Gli Italiani in Russia .
SIBOURNE
Hystory of the War in France and Belgium
in 1815 .
GUILLAUME VAUDONCOURT
Histoire des campagnes d'Italie
en 1813-14 . VILLETTE CHIVRON
Rélation militaire des principaux mou
vements et combats de l'armée Austro - Sarde dans la
campagne 1814 .
PIETRO COLLETTA — Campagna d'Italia del 1815 .
GUALTERIO — Gli ultimi rivolgimenti italiani. BALLEYDIER
Turin et Charles - Albert.
Précis historique sur les évolutions des royaumes de Na ples et de Piémont en 1820-21, par le comte D *** SANTAROSA
De la Révolution Piémontaise .
1
VII
Simple récitdes événements arrivés en Piémont dans les mois de mars et d'avril du 1821 , par un officier piémontais. ALPHONSE DE BEAUCHAMP
Histoire de la Révolution du Pié.
mont .
Du Piémont sur la fin du 1821 , par un Piémontais.
Les trente jours de la révolution piémontaise en mars 1821 , par un Savoiard .
Memorandum storico -politico. Oltre a varii giornali , manoscritti e biografie particolari .
SOLARO DELLA MARGHERITA
NB. Per non accrescere di soverchio la mole del secondo
volume e per una divisione più naturale delle materie, il presente volume termina col 1831 , epoca dell'avvenimento al trono di Carlo Alberto : ed il 3° volume , che quanto prima vedrà la luce,
comprenderà tutti gli avvenimenti occorsi sino al 1850.
PREFAZIONE
E' bisognerà bene che i leggitori d'oggidì mi comportino la libertà di dire tutto quello che si disse, perchè l'intento mio è di scri
vere storie, non tacere, nè parlare per adu lazione.
CARLO BOTTA .
Eccoti, lettor mio , la seconda parte del mio la voro : se l'incolto stile di uomo uso più a trattar le
armi che a vergar fogli, se la semplice, ma fedele esposizione dei combattimenti sostenuti dai padri nostri nello scorcio del passato secolo , non hanno soverchiamente attediato la tua mente, tu non isde
gnerai gettare un rapido sguardo su queste nuove pagine, che contengono le ulteriori loro vicende , e forse l'animo tuo andrà lieto nel vedere che in mezzo
al turbine che sconquassò Europa intera , nel de corso di lunghe e sanguinosissime guerre, i conna
zionali tuoi, soventi oppressi , abbattuti non mai , lottar seppero ognora con forte costanza contro l'avversità degli uomini e dei tempi, e combattendo or sotto propria ed or sotto estranea bandiera , man
tener rigogliosa ed intatta la riputazione di popolo Vol. II. - 1
PINELLI, Storia ecc .
2
PREFAZIONE .
guerriero , eredata dai padri. Compagni al grande italiano nei lunghi suoi giorni di gloria, non pochi di essi lo seguirono sin nell'ultima Russia , e quando giunsero i dì della sventura, essi , fedeli quanto va lorosi verso quel sommo che appreso avevano a venerare per proprio signore , combatterono ai suoi fianchi sinchè la prostrata aquila imperiale ram mentò loro che un'altra patria più umile , ma più cara , avea diritto ai loro affetti, al sangue loro . Ritornati in Piemonte pertanto , essi con amore si strinsero attorno al vessillo di quella dinastia che, se
non sempre ottima , tirannica non mai ed ognor guerriera , tante volte guidato avea i padri loro alla vittoria , e se dopo il breve giro di pochi anni alcuni di essi , tratti da bello e generoso errore , parvero di
menticare la data fede, la colpa più che ad essi , ai sovrani attribuir si deve , i quali , chiamati a nuova mente regnare sopra un nobile popolo , ad esser capi di una guerriera armata , invece di reggere l'uno e
l'altra con quei modi che a sudditi fedeli, ma ono rati , si addicono , vollero trasmutarli in un vil branco di schiavi.
Non inchinevole ad anarchiche sêtte , non desioso di ministeriali favori , suddito riverente , ma non
schiavo , io descrissi quell'epoca dolorosa con animo indipendente, portando degli uomini e delle cose quel giudizio che il poco mio intelletto e la giustizia parvero consigliarmi : ayrommi forse taccia di fa
zioso dagli uni , di cortigiano dagli altri : ma quel testimonio che per gli onesti più vale , la propria
PREFAZIONE .
3
coscienza , mi assicura che col libero mio dire , io
non feci atto nè di avversione alla dinastia , nè di mal animo verso i congiuranti : fui storico sincero e veridico, e curante solo dell'approvazione dei buoni e sprezzante quella dei pusilli e dei tristi.
Se ceduto avessi a spilorcie mire economiche, od a quel gretto sentimento di semi-patrio amore che circoscrive l'affetto di tanti piemontesi alle provincie
rette dalla Casa di Savoia , io , saltando di piè pari l'inetta dominazione del francese Direttorio ed il
lungo periodo imperiale, avrei potuto restringere in
poche pagine gli eventi accaduti dalla pace di Che rasco alla Ristorazione: ma già il dissi ed or lo ri peto. Le glorie, le sventure, gli errori d'Italia appar tengono agl'italiani d'ogni provincia , tanto al veneto
che al sardo , tanto al subalpino che al siculo . Nè serve che qualche parte della penisola sia retta con
libere leggi ; sinchè lo straniero è accampato sul l'italo suolo , noi non siam liberi : è un comun fato
di servitù che ci opprime, ed ogni ben che menomo
atto che ricordar ci possa che volemmo , vogliamo e vorremo , spero in Dio , esser nazione, è prezioso retaggio da mandare ai nipoti : obbrobrio a loro se scordar lo potranno .
I piemontesi furono molto appropriatamente qua lificati da un recente scrittor francese , les grena
diers de l'Italie ; e noi accettammo sempre con gioia il mandato di marciar primi alla pugna , e tolga Id dio che i figli nostri s'arretrino da questa pericolosa ma sublime missione : ma tra le file napoleoniche
4
PREFAZIONE .
gloriosamente pugnarono e veneti e lombardi e mo denesi e romagnoli , e molti figli della vetusta Roma
acquistarono chiarezza tale di nome da dimostrare come essi fossero non indegni figli di quella domi natrice dell'orbe intero .
Per queste considerazioni adunque, e perchè non mi
parve equo furare della loro parte di gloria quei piemontesi nativi delle provincie state aggregate al regno d'Italia , io toccai per sommi capi le campa gne napoleoniche arrestandomi alquanto più su quelle di Spagna e d'Italia , in cui i connazionali nostri ebbero maggior parte .
Avrei desiderato poter dare più esatte notizie su tanti generosi che col loro sangue e col loro valore fecero illustre il nome piemontese nelle diverse ar mate europee : ma convien pur dirlo a vergogna dei
nipoti: quei che sanno con solerte cura eredare le sostanze avite , poco si occupano a raccogliere quei dati che tramanderebbero onorato ai posteri il nome
degli avi , e non di rado avviene che i parenti igno rino le gesta del parente , dell'avolo il nipote , del proprio padre il figlio. Non cosi certamente si custo discono le militari tradizioni nei popoli , ma pure
così accade in questo nostro secolo speculativo ! Possa questa mia fatica incontrare il tuo aggra dimento, o lettore, rinfuocolare nel cuor tuo la ca rità di patria e l'odio per lo straniero , ed io di rommi pago .
CAPITOLO I. Dall'anno 1796 al 1798. .
SOMMARIO .
Conseguenze per l'Italia della pace della Sardegna con Fran cia
Illusioni italiane
Moti rivoluzionarii in Piemonte
Malcontento generale per la pace - Riduzione dell'esercito Stato di esso Suo carat Masnadieri Morte del Re tere Primi atti del successore - Balbo a Parigi Progetti di alleanza
Carestia — Congiure — Rivolte — Carnificine .
Divisione sarda a Novara - Bonaparte in Torino - Dissapori per la guerra colla Repubblica Ligure - Malafede del Diret torio — Cessione della cittadella di Torino Continuano le turbolenze - Riflessioni.
Rinunzia del Re e sua partenza dal Piemonte
Nella prima parte della patria storia che io impresi 1796 a narrare , mi occorse di tessere gli eventi di una guerra, se non felice, almeno gloriosa , perchè dall'esposizione
di essa noi potemmo scorgere come i subalpini, schie rati sotto il nazionale vessillo del loro re, riuscissero a
fare per lungo tempo del Piemonte salda barriera alle
conquiste dei francesi. Ma ohime ! che or giungono per la nobile Italia i tristissimi giorni ! perchè, caduto l'an temurale subalpino, breve e facile conquista furono per le galliche falangi e la ferace Lombardia , e la pa cifica Toscana, e la clerical Roma ; ed anche il reame
di Napoli dovette l'effimera sua esistenza alla sola
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
precipitazione colla quale i suoi sovrani, perfidi sem pre, ogni qual volta credettero poterlo fare impune mente , tremanti ora dinnanzi alla vincitrice spada del
Bonaparte, abbiettamente supplichevoli riuscivano con vergognosa :pace a protrarre di alcuni mesi la loro caduta .; :: Ne certamente, vorrammi il lettore appuntare di er
rore per aver:ja chiamata facile la conquista della Lom bardia , che pur costò al primo capitano del secolo quelle immortali campagne del 1796 e 97, fra tutte le sue belle campagne riputate bellissime : no , sangui nosa e penosissima guerra fu quella combattuta tra francesi ed austriaci in quell'epoca , e non certamente ingloriosa per i secondi , che pur fur vinti : ma se si pon mente alle condizioni dell'esercito vincitore, inferiore di molto alle austriache armate che gli vennero successi vamente opposte ; se si considera come soli 18 mesi dopo l'armistizio di Cherasco, Napoleone deltasse vitto riosamente alla umiliata Austria le condizioni della pace a Campo-Formio , ben si dovrà meco convenire , che vinta l'armata del guardian delle Alpi , fu fin d'allora deciso il destino d'Italia .
Nè mi si dica che gran parte ebbe in questo risul tato la natura del suolo , che aperto e unito non pre
sentava più nelle pianure lombarde la facile resistenza delle Alpi : perchè in primo luogo Italia tutta, interse cata qual è da fiumi e torrenti, seminata di colline e coperta allora di piazze forti, presentava una facile di fesa dal Roia al Tronto ; nè il Po e l'Adige , nè Mantova e Verona erano deboli ostacoli. Secondariamente poi nep pure le alpestri e selvaggie gole del Tirolo, non la bella posizione di Caldiero , nè quella della Corona , non il
CAPITOLO I.
7
forte passo di Calliano, non il monte Tarvis valsero a
trattenere il gagliardo condottiero di Francia , l'uomo fatato, che per molti anni ancora non dovea trovare chi
fosse da tanto da validamente opporsi al distruttore suo brando .
E se dalle armate imperiali , noi volgiamo lo sguardo alla prussiana , forse che troviamo che dessa abbia fatto
miglior prova dieci anni dopo a Jena ? forse che mag gior resistenza offrirono le tre nordiche armate ad Au sterlitz nel 1805 ?
Mi si dirà che nè valore di truppe, nè sapienza di capi, nè fortezza di luoghi valevano a resistere, perchè era scritto nel destino che allora tutto dovesse cedere
dinanzi alla gigantesca corsa del gran guerriero : e questo io concedero ; ma chiederò allora : chi vinse
Colli ed i piemontesi a Ceva ed al Mondovi ? non forse l'uomo stesso che prostrar dovea Europa tutta ai suoi piedi ?
Convengasi adunque meco che poche armate europee lottarono cosi a lungo contro le repubblicane falangi come la sarda, e che, domato il Piemonte, l'Italia era già quasi conquistata. E tristi invero furono i giorni che in allora per essa spuntarono , e resi più tristi ancora dal sempre rinno
vantesi errore di noi italiani , di riporre cioè la fiducia nostra in estranie genti, in estranie spade! Allora , come per lo passato, e come in tempi a noi più vicini , tutti gli uomini onestamente od ambiziosamente vogliosi di maggiori libertà , di nuove forme governative, alla Francia rivolsero l'intento sguardo, quasi che quella na
zione, che insanguinato avea la patria terra di fraterno sangue, e conculcato ogni sacro ed umano diritto , di
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
sinteressata e virtuosa potesse giungere foriera di li bertà e di pace agli altri popoli! Pur nacque e crebbe la fatal lusinga fra noi, e tanto crebbe, che fra breve si fece gigante, ed Italia tutta fu da un capo all'altro scossa da febbrile amore per le fa langi repubblicane : amore che ben tosto (come se ad
insanguinare l'italo suolo poche fossero le due nemiche armate che sopra di esso sperimentavan la sorte) voltosi in odio fraterno, riempi di stragi e di sciagure l'intera penisola . Oh noi illusi ! e fino a quando tarderemo a compren dere che a segare le ferree catene onde la madre co mune giace avvinta , altra lima non vale che d'italo ferro non sia ?
Già fin dal 1794 noi vedemmo come sorgessero in Piemonte moti rivoluzionarii, che furono soffocati con spargimento di poco sangue : ma crescevano i torbidi , e le repubblicane sementi , simili a celtico male , gran
progresso faceano nella massa della nazione , e già ne corrompeano le più vitali fibre. E ad accrescere queste tendenze mirabilmente coope
ravano i generali divisionarii francesi, i quali altamente e palesemente disapprovato aveano la condotta buona partiana, a detta loro intinta di soverchia clemenza verso la dinastia savoiarda . Augereau fra tutti , uomo violento e che serbate avea nei campi e fra l'armi tutte le demagogiche passioni del parigino sobborgo di Sant'Antonio , ove ebbe culla , era fra i luogote nenti del Bonaparte quello che maggiormente accen
deva gli animi dei subalpini coi suoi proclami, nei quali tutto spirava odio e livore contro i sovrani (V. Docu mento nº 1 ) .
CAPITOLO J.
9
Ma non era solo : sulla stessa gamma cantavano Mey
nier a Tortona, Laharpe a Mondovi (V. Docum . n° 2 e 3 ), quantunque più rimessamente e con modi più conformi alle intenzioni del generalissimo , il quale però nel tempo stesso, e con giusto rigore, ordinava che quanti contadini venissero accusati d'aver portato le armi con tro i francesi dopo l'armistizio, fossero da un Consiglio di
guerra giudicati e senza pietà moschettati (V. Docu
mento nº 4 ).
Quello poi che questi generali facevano con qualche ritegno, perchè frenati dalla militare disciplina e dal
loro capo, che non era uomo a permettere che neanche i primissimi fra i suoi subordinati attraversassero i suoi disegni, alcuni faziosi invece, nazionali o sedicenti tali, con maggior violenza imitavano eccitando, e con pub bliche arringhe e con impressi proclami, il popolo pie montese a correre alle armi ed a scuotere il giogo della regia dominazione . Più di tutti distinguevasi certo Bonafous, piemontese,
che già avea dovuto , per idee repubblicane , esulare dalla patria, ove era ritornato al seguito dei francesi. Gettatosi costui in Alba, la faceva da padrone , dichia rando scaduta l'autorità regia, inalberando l'albero della
libertà col berretto frigio sulla piazza maggiore, e di propria autorità confiscando e ponendo sequestri sulle cose dei nobili o regie .
Accostavasi poi a lui un tal Ranza , vercellese, e pro fessore, non cattivo, non avido di prede, ma testa esal ta, e che lasciavasi facilmente condurre a rimorchio
dall'altro. Scrissero costoro a Bonaparte, supplicandolo d'aiuto e protestando volere il Piemonte reggersi re pubblicanamente, ed essere deciso , scosso il giogo re
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
sinteressata e virtuosa potesse giungere foriera di li bertà e di pace agli altri popoli! Pur nacque e crebbe la fatal lusinga fra noi, e tanto crebbe, che fra breve si fece gigante, ed Italia tutta fu da un capo all'altro scossa da febbrile amore per le fa
langi repubblicane: amore che ben tosto ( come se ad
insanguinare l'italo suolo poche fossero le due nemiche armate che sopra di esso sperimentavan la sorte) voltosi in odio fraterno, riempi di stragi e di sciagure l'intera penisola. Oh noi illusi ! e fino a quando tarderemo a compren dere che a segare le ferree catene onde la madre co mune giace avvinta , altra lima non vale che d'italo ferro non sia ?
Già fin dal 1794 noi vedemmo come sorgessero in Piemonte moti rivoluzionarii, che furono soffocati con
spargimento di poco sangue : ma crescevano i torbidi, e le repubblicane sementi , simili a celtico male , gran progresso faceano nella massa della nazione , e già ne corrompeano le più vitali fibre. E ad accrescere queste tendenze mirabilmente coope
ravano i generali divisionarii francesi, i quali altamente e palesemente disapprovato aveano la condotta buona partiana , a detta loro intinta di soverchia clemenza verso la dinastia savoiarda. Augereau fra tutti , uomo violento e che serbate avea nei campi e fra l’armi
tutte le demagogiche passioni del parigino sobborgo di Sant'Antonio , ove ebbe culla , era fra i luogote
nenti del Bonaparte quello che maggiormente accen deva gli animi dei subalpini coi suoi proclami, nei quali
tutto spirava odio e livore contro i sovrani (V. Docu mento no 1) .
CAPITOLO J.
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Ma non era solo : sulla stessa gamma cantavano Mey nier a Tortona, Laharpe a Mondovi (V. Docum . n° 2 e 3 ),
quantunque più rimessamente e con modi più conformi alle intenzioni del generalissimo , il quale però nel
tempo stesso, e con giusto rigore, ordinava che quanti contadini venissero accusati d'aver portato le armi con
tro i francesi dopo l'armistizio, fossero da un Consiglio
di guerra giudicati e senza pietà moschettati (V. Docu mento nº 4 ). Quello poi che questi generali facevano con qualche
ritegno , perchè frenati dalla militare disciplina e dal loro capo, che non era uomo a permettere che neanche i primissimi fra i suoi subordinati attraversassero i suoi disegni, alcuni faziosi invece, nazionali o sedicenti tali,
con maggior violenza imitavano eccitando, e con pub bliche arringhe e con impressi proclami, il popolo pie montese a correre alle armi ed a scuotere il giogo della regia dominazione.
Più di tutti distinguevasi certo Bonafous, piemontese, che già avea dovuto , per idee repubblicane , esulare dalla patria , ove era ritornato al seguito dei francesi. Gettatosi costui in Alba, la faceva da padrone , dichia
rando scaduta l'autorità regia, inalberando l'albero della libertà col berretto frigio sulla piazza maggiore , e di propria autorità confiscando e ponendo sequestri sulle cose dei nobili o regie.
Accostavasi poi a lui un tal Ranza, vercellese, e pro fessore, non cattivo, non avido di prede, ma testa esal tata , e che lasciavasi facilmente condurre a rimorchio
dall'altro. Scrissero costoro a Bonaparte, supplicandolo d'aiuto e protestando volere il Piemonte reggersi re
pubblicanamente, ed essere deciso , scosso il giogo re
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
gio, ad unir le sue sorti a quelle di Francia , contro il comune nemico : chiedevano armi e favore all'impresa , che a nient'altro tendeva che a fondare in Piemonte, in
Lombardia , in Italia tulla forme repubblicane analo ghe a quelle colle quali Francia reggevasi .
Spedirono poi ai piemontesi ed ai lombardi proclami eccitandoli ad insorgere quelli contro il tiranno sabaudo, questi contro l'odiato straniero ; quindi con altro pro clama invitavano i soldati piemontesi e napoletani alla diserzione, alla rivolta contro i legittimi loro re, vomi tando ingiurie , non immeritate invero , contro Ferdi nando e Carolina (V. Documento nº 5 ). Dimodoché , a sentirli, e sabaudo e napoletano e straniero, tutti eran birbanti : essi soli , che andavano rubacchiando e pre
dicando la diserzione , la ribellione e la guerra civile , essi erano i soli onesti , ed in essi, annunziantisi con si male opere, con si tristi mezzi , in essi soltanto e non
in altri fidar doveano e popoli e soldati ! Ora io non dirò certo che fossero rose le delizie del
l'assolutismo in Piemonte, e peggio in Lombardia e Na poli, ma veramente fra un governo assoluto, ma ordi nato, e quest'orda di malandrini , che colla bocca piena delle parolone di libertà e di patria, attendevano intanto ad empier le tasche , io non vedo si potesse dai pie montesi titubar un istante sulla scelta , nè qual garanzia dar potesse quella genia di miglior avvenire : era que stione di avere, invece di uno, dieci , venti o trenta pa
droni , più avidi e più insaziabili poichè nuovi e nu merosi , e non ancora satolli !
Tutte queste cose succedevano nei di che precedet tero quello in cui fu segnato l'armistizio di Cherasco ; chè, se attesi finora a dirle, ciò feci per non interrom
CAPITOLO 1 .
11
pere la narrazione degli eventi di guerra : succedevano adunque mentre il vincitore avvicinavasi a gran passi
alla capitale del regno , ove intanto regnava disordine e sospetto .
Non garbavano tutti questi broglioni a Bonaparte, che fu sempre, quant'altri mai , avverso ai demagoghi ; ma siccome ei fu pure al tempo stesso quant'altri mai scaltro , cosi lasciava fare, ben sapendo che in un batter d'occhio , e quando gli fosse parso opportuno , egli avrebbe coi suoi soldati ridotto al silenzio quella la trante turba , e che frattanto questi turbolenti valevano quasi altrettanto che le sue vittorie a decidere la Corte
di Torino a chieder pace . Ma appena ebbe segnato l'ar mistizio , e fatta la risoluzione di cacciarsi oltre Po sulle
traccia degl'Imperiali, egli ben comprese quanto meglio fosse per lui lasciarsi alle spalle un governo organiz zato, protetto da un'armata , se non numerosa , almen
fedele ed agguerrita , un governo insomma , per timore
di maggiori danni e per onestà incapace di mancare agli impegni recentemente presi di satisfare ai bisogni del l’armata francese , anzi che gettare l'intero Piemonte nelle mani di rivoltosi , i quali prima di pensare a dar forma al nuovo governo, avrebbero atteso ad impinguar se stessi, e che colla rea loro incapacità avrebbero com promesso la sussistenza e le comunicazioni del suo eser cito innoltrato nel cuore della penisola .
Oltrechè la Corte di Torino, con avvedute pratiche di gentilezza , aveva anche saputo attirarsi la benevolenza del temuto guerriero, lusingandone l'amor proprio col
farlo di soventi ossequiare al suo quartier generale dal barone Latour e dal marchese di San Marzano , che a
gara studiavansi di soddisfarne le brame, specialmente
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
il secondo , il quale con modi , dignitosamente però , cortigianeschi, seppe talmente andarli a genio , che già
sin d'allora acquistò presso lui grande entratura , che fu poi la base di quel favore di cui godette , quando l'avventurato guerriero gettò il bastone di generalissimo per indossare la clamide imperiale . Che anzi a mag giormente lusingare l'orgoglio del vincitore , il duca d'Aosta, nominato generalissimo li 30 aprile , dal suo quartier generale di Racconigi indirizzavagli lettere spi
ranti tutte ammirazione per gli alti suoi pregi militari, e nelle quali , dopo aver celebrate le sue vittorie, era destramente accennato quanto fondamento facesse esso duca, ed il re suo padre, sulla potente di lui protezione presso il Direttorio. Questa assennata condotta della Corte di Torino verso
Bonaparte ebbe a risultato di modificare le sue idee primarie , le quali non erano per nulla favorevoli alla dinastia savoiarda, come scorgesi dalla sua corrispon denza col Direttorio, nella quale io leggo sotto la data delli 28 aprile , giorno in cui venne firmato l'armisti zio, queste notevoli parole : Quant aux conditions de la paix avec la Sardaigne, vous pouvez dicter ce qui vous convient, puisque j'ai en mon pouvoir les principales
places : e sotto quella del giorno susseguente queste al tre : Si vous n'acceptez pas la paix avec le roi de Sar daigne, si votre projet est de le détrôner, il faut que vous l'amusiéz quelques decades , et que vous me préveniez de suite : je m'empare de Valence, et je marche sur Turin .
Ma fossero poi le moine del piemontese governo, o più maturi riflessi che a ciò inducessero Bonaparte , come credere ſarebbero queste sue parole inserite nella
CAPITOLO I.
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stessa sua lettera del 28 al Direttorio : Vous ne devez
pas compter sur une révolution en Piémont , cela vien dra ; mais il s'en faut que l'esprit de ces peuples soit mûr
à cet effet; certo è che egli divenne caldo patrocinatore della dinastia savoiarda presso al proprio governo al punto da insistere più tardi presso di quello , affinchè data venisse al re di Sardegna la Lombardia in com penso delle due provincie oltramontane che erano state definitivamente alla francese repubblica annesse, osser vando , che ove in contraccambio il re sardo avesse
unite le sue truppe alle francesi, la sua alleanza sa rebbe tornata a Francia di un utile molto maggiore che
non quella di tutti gli effimeri Stati che stavano sor gendo, e che privi di buona amministrazione della cosa
pubblica , e di regolare milizia , per lungo tempo non sarebbero stati in caso di dare nè contingente, nè altri sussidii alla repubblica madre .
È noto quel suo scritto, in cui ragionando egli delle forze che la Cisalpina avrebbe potuto porre sotto le armi, e giudicando forse con soverchio rigore il carat tere delle popolazioni che componevano quello Stato ,
alludendo al re di Sardegna, cosi esprimevasi : Avec un seul de ses régiments il est plus fort que toute la Cisal pine . E sembra che questa sua opinione fosse divisa se non da tutti i membri del Direttorio, certamente da al
cuni di essi , e segnatamente da Carnot, il quale scri veva a Bonaparte che la repubblica sarebbe stata gene rosa verso il re sardo, volendosene fare un alleato , ed
eccitandolo a conquistare il Milanese per darlo a quel principe, purchè unisse le sue alle armi francesi. Ed in questo senso pure parlava Bonaparte al San Marzano , al quale faceva le più lusinghiere promesse , lasciando
14
STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
intendere che quando costituito si fosse un forte e re golare governo in Francia , egli non vedeva improbabi lità che si cedesse al Piemonte alleato la Lombardia .
Ma questo era quanto ripugnava al vecchio Vittorio Amedeo, il quale in cuor suo era già quasi pentito di essersi lasciato cosi facilmente indurre a stipular la pace, e che per niun conto poi accondisceso avrebbe a strin ger lega con un governo che egli ostinavasi a risguar dare come illegittimo ed empio . Vuole Botta che sincero fosse Bonaparte in queste sue
promesse, poichè, a parer suo, egli che sempre procedè fintamente per la libertà, procedè sinceramente pel de spotismo. Non so sino'a qual punto fosse leale il gene ralissimo di Francia verso la Corte savoiarda , ed io
credo che suo precipuo scopo fosse di rendersi sicure le
spalle , prima di innoltrarsi nel Lombardo -Veneto ; ma ad ogni modo , infinto o sincero , sembra che sin dal momento della signatura dell'armistizio , egli deciso si fosse a serbare , per quanto da lui dipendeva , e sinché giunte gli fossero analoghe istruzioni dal Direttorio , di cui allora ancor non osava porre in non cale la volontà , quei buoni rapporti che la sua condotta moderata e la prudenza del re aveano stabiliti fra le due potenze : dando mano , prima di tutto , a rattemprare la disciplina delle sue soldatesche , le quali , provvedute ora abbon dantemente di tutto l'occorrevole , non potevano più ad durre le loro miserie in scusa dei proprii trascorsi . Data
oi severa proibizione ai suoi generali ed ufficiali di favorire i moti rivoluzionarii negli stati del re sardo , animava questo a reprimere le sedizioni , accertandolo che nulla avrebbe avuto a temere per parte del francese governo . Libero il re da tal timore, rivolgeva l'animo
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CAPITOLO I.
a sedare le intestine discordie, mandando le sue truppe contro i rivoltosi .
Già abbiam veduto come si era provvisto alla sicu rezza della capitale , nella quale, se la cessata minaccia di un disastroso assedio aveva recato qualche sicurezza ,
non erano però tranquilli gli animi : chè tutte le pas sioni erano in giuoco , e molti erano coloro i quali , per propria convinzione o per sinistre intenzioni , andavano dicendo che il Direttorio avrebbe niegata pace al re di Sardegna , e che questo simulato accordo del generalis simo con lui , altro non era che un tranello per ren dersi padrone delle fortezze ed aver tempo a battere Beaulieu prima che ricevesse rinforzi di Lombardia o di Alemagna.
Vigilava pertanto il governo , il quale, con editto delli 27, già imposto avea ai forastieri tutti , che da soli quat tro mesi trovavansi nel regno , di sfrattare in 24 ore dalla capitale ed in tre giorni dall'intero Piemonte . Chia
mava poi anche sotto le armi li cittadini torinesi, orga nizzandoli e ponendoli sotto gli ordini del conte e ge nerale Valperga , comandante della città e provincia . Consegnate quindi ai francesi, a termine dell' armi stizio , Cuneo e Ceva il di 28 aprile e Tortona li 3 mag
gio , egli ne ritraeva le guernigioni che , composte dei reggimenti stanziali di Savoia , della Regina , della Ma
rina, di Peyer-im -hoff e dei due provinciali di Mondovi e Tortona, sommavano ancora a circa 4,000 uomini, e li avviava verso Carmagnola , Carignano e Racconigi , ove il duca d'Aosta aveva ragunato tutte le truppe , tenendo l'occhio da quel sito sulla capitale . Ascendeva ancora l'esercito del duca a circa 30,000 uo 2
mini , accantonati tra Saluzzo ed Asti, e divisi dall'eser .
16
STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
cito di Francia dal Tanaro . La destra stava a Saluzzo
sotto gli ordini del maggior generale Desonnaz , la di visione centrale, retta dal maggior generale Solaro della Chiusa , stanziava verso Castagnole , e la sinistra tene vasi in Asti sotto gli ordini del maggior generale Vi
tale. In seconda linea poi stavano due divisioni , quasi interamente svizzere , una a destra a Pinerolo sotto il
maggiore generale Christ, e l'altra più a sinistra, tra Ca rignano e Carmagnola , sotto il maggior generale Streng; il duca poi teneva il suo quartier generale nel castello di Racconigi, punto centrale. Per ravvivare poscia la fedeltà ed il coraggio in queste truppe , faceva il re distribuire crociº e medaglie non solo a coloro che si erano distinti nei fatti dell'ultima
campagna , ma anche ad alcuni distintisi nelle prece denti , e che per non essere le azioni da loro commesse prima sufficientemente constatate , non aveano potuto
venir ricompensati . E lo stesso duca portavasi di sua per sona in Carmagnola per apporre colle proprie mani la medaglia d'oro allo stendardo del primo squadrone dei dragoni del Re, per la bella condotta da esso tenuta al Carassone .
Fra gli ufficiali che ricevettero la croce di San Mau rizio ſuvvi Paolo Schreiber, mentre suo fratello, la cui giovanile età ostava , secondo i statuti dell'ordine, per chè decorato venisse, ricevette una gratificazione di 200 franchi, salve le ulteriori sue ragioni ; ed allora sol tanto premiati vennero i luogotenenti Rostagno e Fava per la lodevole condotta loro al fatto del monte Sacca rello .
Tra la bassa forza furono medagliati pel fatto di S. Mi
chele i sergenti Pez ed Abecli , il caporale Chiodera ,
i
CAPITOLO I.
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granatieri Lautringher , Lamberti e Nick , tutti della compagnia Schreiber del reggimento Christ ; ed i due granatieri di Sardegna Cour de Roi e Lagrazia , che
tanto avevano contribuito alla ricuperazione del can none , come già decorati pel fatto del Perus nel 1793 ,
ebbero una gratificazione di 30 franchi. Dei granatieri Reali Inaudi , delleGuardie Larosa, di Savoia i tre sergenti Francøur, Chameau , Arpin, ed il caporale Châtillion, che uniti concorsero alla difesa della bandiera caduta
di mano al morto alfiere Bellegarde. E del reggimento Vercelli il granatiere Maffeo , che preservò il tenente Blanchi, dei cacciatori nizzardi, dall'annegare nella Cor saglia . Per la fazione delli 21 , furono decorati del reggi mento Nizza il sergente Franco, che raccolse gli ultimi
aneliti del prode Dichat al Bricchetto , combattendo sino all'estremo ai suoi fianchi; dell'artiglieria il sergente
Astegiano ed il caporale Bibiana , che cinque volte fe rito continuò a puntare un pezzo sul côlle del Bric chetto ; e di Stettler il caporale Fogt, il sergente Rissoni
di Asti , e di Savoia il sergente Crochet-Mouchet che perdette il pugno della mano destra strappando al ne
mico un guidone che rapito gli avea , ed il sergente Michaud , che contribui a salvare la bandiera dopo la uccisione di Soubeiran .
Per la difesa di Cosseria nel di 13, ricompensati ven
nero colla medaglia d'argento il sergente Confiance ,
i
caporali Rosso e Murra, i granatieri Frė, Rainet, Pon cet, tutti di Monferrato, come pure Baroni che la ebbe in oro , perché, sebben ferito tre volte , rimase presso il cadavere di Delcaretto, sinchè fu asportato , vietando al nemico di spogliarlo . Vol . II. -
2
PINELLI, Storia ecc .
18
STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
Per li combattimenti della Pedagiera furono decorati il granatiere reale Alziati , che salvò il ferito tenente Colla , il sergente Raviola della legione leggiera , e del reggimento Acqui i tre sergenti Costa , Icardi e Coda , il caporale Moretti ed i soldati Vollet ed Ivaldi .
Per la difesa fatta a Ceva, il sergente artigliere Åles sandro , e per varii fatti accaduti durante la ritirata , Bonguerrier, sergente , e Gros , granatiere, del reggi mento Nizza ; Musso di quel di Tortona , Fontana e Su tor di Saluzzo , e Donadei di Mondovì , che tolse una
bandiera al nemico ; Taraglio, caporale della Marina , e Fillion e Curvillas, del reggimento Genevois; Bentivoglio e Felice, sergenti di Piemonte , e con loro il granatiere reale Caur- Content, ed il sergente Oddiard ed il cac ciatore Gauthier pei fatti del Monginevra nel 1795 ; ed il sergente Arnaud ed il caporale Bosio per quelli in Val
di Maira. Pompone e Gelsomino , granatieri di Sarde gna, Belgrado di Nizza , e gli artiglieri Pittaluga, Po maret e Corona , furono tutti decorati pel combalto delli
23 novembre 1795, e Moschetti e Vercellone per quelli accaduti quasi contemporaneamente in Val di Vinadio . Nella ritirata poi della Spinarda, si distinsero alcuni
dragoni , i quali , sotto al cavaliere Lovera , aiutante maggiore dei dragoni Chablais, protessero l'evacuazione dei magazzeni di Bagnasco , per cui furono decorati Pa vesio sergente, e Garrone dragone. Anche fra i miliziani vi furono coloro che andarono
meritevoli di lode straordinaria , e tali furono i mag giori Carelli e Sismondi delle milizie di Alba , che si distinsero sotto il marchese Colli , ed i due fratelli Si
billa ; ma più di tutti Viglietti, capitano delle milizie di
Millesimo , che già decorato della medaglia d'argento ,
CAPITOLO I.
19
venne ora fregiato di quella in oro, oltre ad una men sile gratificazione di 30 fr . per i molti danni dati al ne mico nelle continue scorrerie verso Cosseria e le altre
gole dell’Apennino . Il cavaliere Chevillard otteneva poi la medaglia a quattro dei suoi cacciatori di Nizza , che furono Deleuse
e Bonsoldat, sergenti , Saint-Laurent caporale, e Sant'E
lena gregario, pel coraggio spiegato nei varii combat timenti accaduti nel 1795 sul colle di Tenda . Dal nome ch'io diedi di tutti i decorati durante la
guerra , scorgesi che assai rare erano tali ricompense, le quali da ciò ritraevano maggior pregio ; tuttavia, non posso a meno di avvertire che facilmente esse accordate
venivano a quei militari che ponevano in salvo i loro superiori; azione lodevole certo , ma che talvolta può servire di pretesto a taluno per ritrarsi dalla pugna , cosa che non deve essere a niun soldato , e sotto niun
pretesto , concessa ; questo io dico però in tesi generale,
senza voler per nulla detrarre al merito di quei valo-. rosi da me nominati , che tutti forse salvarono la vita
ai loro capi con manifesto pericolo della propria , azioni che provano ad ogni modo l'affetto che allora legava i soldati ai proprii ufficiali. Premiati cosi i meritevoli, raffermata la fede in tutti,
pensò il re a valersi delle sue truppe per reprimere i, moti rivoluzionari che scoppiavano in vari luoghi, e . specialmente in Alba , fomite della ribellione comechè ivi albergassero Bonafous ed alcuni ditenuti politici pei moti del 1794, ed i quali in quei trambusti riusciti erano ad evadersi : laonde il re avviava a quella vộlta un buon polso di truppa , e trasportata la sede della provincia a Brå, ivi stabiliva tribunali eccezionali che per via som
20
STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
maria giudicassero dei rivoltosi: i quali non sostenuti da Bonaparte, avuta certezza della pace conchiusa ,
pensarono ristarsi pel momento , ricoverandosi quasi tutti sul territorio o ligure o lombardo . Dimodochè per allora ebbero tregua le mene rivoluzionarie, ed i moti sediziosi che manifestatisi anche in Torino, nei primi
di maggio venivano con semplici editti comminatorii repressi. Il vecchio re poi , per natura avverso alle stragi, ad in stanza del generale francese, non solo sospendeva i sup plizii, ma caduto essendo nelle mani del duca d'Aosta lo stesso Bonafous, eccitatore e fomentatore della rivolta , sotto pretesto che erasi naturalizzato francese, lo la
sciava andar libero ponendolo a disposizione di Bona parte, che lo fece internare in Francia . Aveano molto
contribuito a ristabilire momentaneamente la quiete le lettere scritte dal temuto guerriero al ministro degli esteri Damiano di Priocca , che da lui ottenuto avea li
cenza di pubblicarle, e nelle quali egli , ed in proprio nome ed in quello del francese governo , non solo bia
simava quei moti, ma pronto dicevasi, ove cosi piacesse al re, a prestar mano a reprimerli. Era Priocca uomo di non comuni talenti e richiamato
dal re dalla corte pontificia, presso la quale risiedeva come rappresentante di Sardegna, per succedere al mar
chese di Hauteville nella carica di primo segretario degli affari esteri, dalla quale il marchese era stato rimosso ad inchiesta del Direttorio, avendo egli voce di essere partigiano sfegatato d'Austria. Ma gli eventi provarono che Priocca fu non a Francia servile, ma onesto ed il
luminato ministro del suo signore , doti che gli attras sero poi l'odio francese.
CAPITOLO I.
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Già da alcuni giorni andavasi per Torino buccinando
che la pace fosse conchiusa, quando li 23 maggio Mu rat, generale di cavalleria , e Giuseppe fratello di Bo naparte, nominato commissario generale presso l'ar
mata d'Italia, attraversando quella città nel loro viaggio da Parigi a Milano, ne davano la ufficiale notizia. Li 27 finalmente giunsero Tonso e Revel latori del trattato , onde ottenere la sanzione reale .
Io non mi dilungherò su questo trattato, il cui testo
trovasi unito ai documenti posti in fin del volume (Vedi Documento nº 6) , e che è poi notissimo a tutti gli uomini alquanto edotti delle vicende della patria loro : noter,
solo che sebbene dopo il segnato armistizio presentire già se ne potesse l'attuazione e la natura , ciò nulladimeno esso venne accolto con dolore da quasi tutti, e non solo dai bene afſetti alla dinastia, ma forse ancor più dagli uomini teneri delle nuove forme politiche, i quali spe
rato aveano che scomparsa sarebbe la potestà regia in Piemonte . Icortigiani poi especialmente quellidell'arcidu chessa Maria Teresa, non potevano ingoiarla , ed altamente 'accusavano il re di debolezza per aver si tosto piegato nell'avversa fortuna : accusa , se non falsa , perchè certa mente da lui sarebbe dipeso di continuare la guerra, crudele almeno, poichè tutti sapevano, e più di tutti i cortigiani , che il re indotto si era a segnar la pace per
consiglio dei ministri e del cardinale, (il quale, quasi a sottrarsi alla pubblica animaversione, era morto li 16 maggio, altamente compianto dai buoni per le virtù sue evangeliche), e per bontà d'animo che fecegli sperare di por fine cosi ai mali della nazione, a lenire i quali titu
N
bato non avea a sacrificare parte della potestà regia e due amatissime provincie. Queste cose sapevano i cor
22
STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
tigiani, ma non perciò si ristavano da quelle querele che la proverbiale ingratitudine loro , il folle loro or goglio e l'odio verso le forme repubblicane loro dettavano . Versava pertanto il cuore del re in grande amarezza
per questi lagni e pel pensiero che quelle formidabili fortezze, alla difesa delle quali per terminare la guerra
ei rinunziato avea , ignominiosamente cadevano sotto la mina che li stessi suoi artiglieri, che pur le avrebbero così ben difese, erano costretti a scavar loro sotto : men tre l'occupazione delle altre per parte dei Francesi faceva che egli rimanesse più re di nome che di fatto : ma or mai il dado era gettato, e bisognava con animo forte sottoporsi alla contraria sorte, pensando puranco , a sol lievo delle oberate finanze, a ridurre l'esercito , il quale, appena fu nola la pace , destinato venne nelle varie guer nigioni. Cominciarono le prime riforme dai principi del san gue, alcuni dei quali rinunziar dovettero a quelle de nominazioni che accennavano al possesso delle perdute
provincie: ma siccome l'orgoglio principesco soddisfatto esser volea, cosi , sebbene il regno, grandemente meno mato, ridotto fosse allo stato di semplice ducea, tuttavia agli antichi titoli nuovi se ne surrogarono, ed il già duca del Genevese assunse il titolo di marchese di Susa ; il
conte di Moriana conte d'Asti nomossi, ed il duca del Chiablese divenne marchese d'Ivrea. Quest'investiture poi
furono accompagnate da tutti quei diritti di trasmis sione agli eredi maschili, e simili altre insipide e fastose prerogative, che mal celavano la decadenza della mo narchia .
Quindi con regio decreto delli 28 maggio si sciolsero le milizie e la provianda, e le paghe ed i vantaggi tutti
CAPITOLO I.
23
del piede di guerra ebbero a cessare per l'intero 'esercito
in data del 1 ° giugno, epoca da cui furono pur limitati gli ospedali militari, rimanendo conservati soltanto quelli di Saluzzo, di Rivalta e di Chieri.
Aboliti i titoli principeschi delle oltramontane pro vincie, di conseguenza ne nacque lo scioglimento dei
reggimenti provinciali savoiardi , i quali tutti versati vennero in quello stanziale di Savoia , che per premio dei segnalati servizi resi ed in ricordanza dell'origine della dinastia venne conservato . Quel di Chablais poi fu trasmutato in un altro di ordinanza , che assunse
il nome di Alessandria , e nel quale amalgamaronsi al cune compagnie dei reggimenti provinciali di Novara e
di Tortona , e dei due battaglioni della legione leggiera e del reggimento d'Oneglia. Allo stesso modo il reggimento provinciale di Nizza, prima di venir congedato, assunse il nome di Cuneo, conservandone il comando il cavaliere Ignazio di Revel, già colonnello di Nizza .
La legione leggiera venne disciolta, e formossi a sua vece un reggimento detto di truppe leggiere, forte di
sole otto compagnie, comandato dal cav. di Chevillard promosso tenente colonnello , ed un battaglione detto
dei cacciatori reali piemontesi. Infine l'esercito più non si compose che dei seguenti reggimenti di due batta glioni della forza di 528 uomini caduno : Guardie, Sa voia, Monferrato , Piemonte, Saluzzo, Aosta, la Marina,
la Regina, Alessandria, Lombardia e Sardegna; il quale ultimo, per essere quasi distrutto, fu nel mese di set tembre trasportato nell'isola per reclutarsi sopra legni
1
mercantili invigilati dal cavaliere Demay e da Albini, i quali doveano quindi imbarcare e ricondurre in Terra ferma i quadri del soppresso reggimento Schmidt .
STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
L'artiglieria fu ridotta a due battaglioni di otto com
pagnie caduno, sommanti in tutto a 1,315 uomini , più una compagnia di Sardegna della forza di 87 ; oltre a ciò fu organizzato un battaglione di artiglieria , detto nazionale, di 440 uomini , che suppongo fosse composto
di provinciali. I reggimenti provinciali vennero ridotti a dieci battaglioni , denominati di Torino , di Cuneo , Mondovì, Vercelli , Asti, Pinerolo, Ivrea, Casale , Susa ed Acqui , comandati tutti da un colonnello. I guastatori vennero ridotti ad un sol battaglione, ed i sciolti grana tieri reali incorporati vennero nel reggimento Guardie . Per portar poscia a numero i reggimenti d'ordinanza si fecero passare in questa categoria quasi tutti i gra
natieri dei reggimenti provinciali ; al qual fine i colon nelli Morozzo e Varax portaronsi d'ordine regio nelle varie città in cui stanziavano i reggimenti provinciali prima di essere congedati, ed ivi con bei modi, con un
po' di danaro e con promesse indussero buona mano dei provinciali a contrarre una nuova ferma di otto anni, lasciando loro la scelta libera fra i varii corpi , eccetto
le Guardie, le quali con alcune compagnie granatieri e coi valorosi granatieri reali eran già state portate a nu mero : dovevano però insistere per farli ingaggiare di preferenza in Piemonte e nella Regina , perchè più de boli a causa delle gravi perdite fatte in campagna. Il re avea avuto motivo di essere cosi soddisfatto dei
servigi prestati dai cacciatori nicesi , che decretò venis sero quelle otto compagnie incorporate nei reggimenti di ordinanza , a ciò spinto eziandio dal benevolo riflesso che esse erano quasi interamente composte di soggetti nizzardi, cui ripugnava di sottoporsi al nuovo dominio, ed in tali paterne viste ordinò egli eziandio , che agli
25
CAPITOLO I.
ufficiali provinciali, nativi delle due cedute provincie, fossero continuati gli stipendii sino a tutto settembre, sebbene i reggimenti a cui dessi appartenevano fossero stati sciolti o licenziati , raccomandando intanto che ve nissero altrimenti provveduti . Le otto compagnie cacciatori nizzardi , di cui feci su periormente cenno , furono cosi destinate : La compagnia Laroque Cristini Tordo Giletta e Cauvin
nel reggimento Monferrato ))
Piemonte
»
Saluzzo Aosta Alessandria
Domerego >
Contes Gallea
>>
Regina Lombardia
La cavalleria venne menomata dei due reggimenti stati ultimamente formati, cioè , Aosta e Chablais, ed
anche dei due squadroni dei dragoni di Sardegna che trovavansi in Terraferma, rimanendo in piedi gli altri due che trovavansi nell'isola . Constarono i sei reggi menti di 4 squadroni della forza di 106 cavalli caduno al completo e di 434 ogni reggimento , formanti un to
tale di 2,604 cavalli , non comprese le tre compagnie delle guardie del corpo. Si fecero poscia severe proibizioni di accettare Tede
schi e Francesi , o disertori o prigionieri evasi , i quali cercavano ricovero nelle file dei reggimenti svizzeri, che si vollero ancor conservare , abbenchè la mediocre loro condotta in guerra e le somme enormi che costato avevano, avessero dovuto rendere finalmente accorto il
governo del suo errore ; ma contribui alla conserva zione loro il timore che i torbidi interni ispiravano ,
dimodochè divenne palese che ormai più non si tene
26
STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
vano in piedi per guerreggiar lo straniero , ma bensi
per sgozzare i sudditi ribelli . Schmidt però e Royal Allemand furono disciolti di nome eziandio, perchè già quasi lo erano di fatto. Si abolirono allora puranco alcuni gradi riconosciuti superflui, come le due classi di maggiori , i capitani tenenti ; e gli ufficiali cacciatori cessarono dall'avere paga maggiore .
Quindi anche le paghe vennero regolate sopra nuova base, e piuttosto diminuite pei gradi di maggiore e di
capitano, perchè rimanendo le stesse pei colonnelli e tenenti-colonnelli , più non ascesero per il maggiore che a fr. 1,597 ► 1,336 Capitano granatiere .
fuciliere .
Tenente granatiere
.
» 1,136
.
>
596
.
)
546 520 500
.
fuciliere
»
Sotto -tenente granatiere )
fuciliere
conservando poi gli ufficiali l'indennità alloggio e le ra zioni di pane .
Le paghe della bassa forza furono le seguenti : Fr. 414 Sergente maggiore » 282 granatiere fuciliere .
Caporale granatiere »
.
.
fuciliere .
Tamburo granatiere
> 117
fuciliere .
Soldato granatiere . fuciliere
» 270 ► 138 > 118 ► 126
.
.
)
93 79
27
2
CAPITOLO I.
Gli stipendi accordati all'artiglieria ed alla cavalleria furono ammisurati a questo modo :
GRADI
TRABANTE
FURIERE
ALLOGGIO
CAVALLERIA
RAZIONI
giornaliere E
PAGA FIENO BIADA
Colonnello ...
3754
302
264
6
6
Luogo -tenente colonnello . Maggiore . . Aiutante maggiore .
2444 2202
292
264 14
4
264
1192
234 176
4 ° Capitano.
1502
234
1002
1
264 3
234
264 2 1/2
992
476
132 2
842
176
751
117
132 4 1/2 132 1 1/2
2° Capitano
.
10 Tenente . 2º Tenente . Cornetta
3 1/2 31/2
132 12 3
BASSA FORZA
Maresciallo d'alloggio. Capo scudiere Brigadiere Dragone .
annui fr. 650 >
1
450
150
.
»
99
28
FURIERE
ALLOGGIO
ARTIGLIERIA
TRABANTE
STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
PAGA
GRA DI
OSSERVAZIONI
Gran mastro d'artiglieria . | 9759 274 NB. Il diretto 264 re generale delle scuole d'artiglie
Colonnello . .
34 36
300
Tenente colonnello .
2164
1 ° Maggiore 2° Maggiore
1680
192 400
1597
100
1336
100
1136
100
1096
72
va in soprappiù 264 della paga del 132 grado 1500 fr.
646
72
132
596 576
72
132 Al corpo del 132 Genio vennero
Capitano anziano Capitano ordinario Aiutante maggiore in 10 .
.
1º Tenente anziano.
.
10 Tenente ordinario . 20 Tenente anziano.
72
264 ria, quando non 264 fosse lo stesso 264 gran mastro ave
annui .
2º Tenente ordinario :
546
72
Luogotenente fisso .
546
72
132 date le paghe stesse dell'arti 432
Sottotenente anziano .
520
48
132
Sottotenente ordinario
500
48
132
glieria .
Dall'esame di queste diverse paghe si vede che non solo le truppe furon sempre grettamente stipendiate, ma che esse lo furono ognora in ragione inversa della loro utilità : l'artiglieria ed il genio, che richiedevano
conoscenze maggiori, furono proporzionalmente pagate meno delle altre armi : la cavalleria poi, che era riuscita
pressochè inutile , ebbe sempre grassi stipendi e razioni a bizzeffe ; dicevasi già sin d'allora, e si ripetè poscia a sazietà, che quell'arma ha grandi spese e che sono corpi
di lusso : rispondo che pei Stati poveri e piccini il lusso
!
inutile è colpa .
CAPITOLO I.
29
Mercè queste riduzioni l'esercito, menomato in nu mero, venne però a constare di quanto v'era di meglio nella parte guerriera della nazione , ed il suo mante nimento riusci molto men gravoso al pubblico erario ; ma quanto risparmiavasi in questa parte ed in altre ancora veniva poi assorbito dalle spese che il governo
era forzato ad incontrare per le provvigioni da darsi all'esercito francese, spese che dovevano bensi essere
in parte abbuonate, ma quando, Dio lo sa ; e che in tanto gettavano la finanza in istato peggiore di quello
in cui posta l'avrebbe la continuazione della guerra : aggiungasi che la carta monetata , la quale , pendente questi quattro anni , erasi mediocremente sostenuta , a segno di vincere al paragone quella di Spagna, di Roma, di Napoli ed ancor più di Francia , fatta la pace scapito in un subito perchè venne a mancare la garanzia mo rale, pochi essendo coloro che si affidassero nella be nevolenza e buona fede del Direttorio : egual sorte eb bero le monete eroso -miste , il cui valore era stato
eccessivamente aumentato : il paese piano poi , il quale,
per essersi sempre la guerra aggirata sui monti, con servato avea uno stato di floridezza, repentinamente scadde , a causa delle rapine , tanto della soldatesca francese, quanto delle numerose bande di disertori e facinorosi, che cominciarono ad infestar le campagne. In breve tempo pertanto l'intero reame vesti uno stato
di squallore che nè due nè tre disastrose campagne li avrebbero certamente impresso ; ond'è che sotto questo aspetto certamente lamentar puossi la risoluzione regia di far pace, ma non mai sotto quello dell'onore, come certi storici sembrano credere, avvegnachè dopo cinque non ingloriosi anni di lotta sostenuta contro la prima
30
STORJA MILITARE DEL PIEMONTE
potenza continentale , ampiamente all'onor delle armi soddisfatto si fosse.
Negli ultimi mesi del viver suo potè almeno lusin garsi re Vittorio di aver posto termine ai torbidi di Sardegna , col gradire la mediazione offerta fra lui ed i sudditi ribelli da papa Braschi , che gliene faceva pre ghiera per mezzo di monsignor Portula di Melano, ar- ,
civescovo di Sassari . Nella quale città erano nate discor die e gare con Cagliari , ponendosi a capi dei dissidenti l'avvocato Mundulo e tal Cilocco ; i quali, cinta la città con bande armate dei contadini del Logoduro, chiesto aveano ed ottenuto che il governatore di essa , cavaliere
Santuccio, ed il suddetto arcivescovo venissero a costi tuirsi nelle loro mani , conducendoli poscia a Cagliari ; ove Vivalda colla solita vigliaccheria involgeva ogni cosa nel disordine e nell'anarchia, spingendo la bonarietà (se con tal mite vocabolo chiamar puossi l'inetta sua condotta ), al punto da mandare per governatore a Sas
sari, con vastissimi poteri , Angioi , l'assassino di La Planargia. Pure il re, niegar non volendo favore ad un inter cessore , quale, agli occhi di lui religiosissimo, era la Santità del papa , condonava ogni offesa , e conferendo alli Stamenta il diritto di convocarsi ogni decennio, e promettendo di eleggere nazionali alle cariche tutte ,
eccettuata quella di viceré , ristabiliva la quiete, che quindi venne nuovamente turbata dalle ambiziose mire di Angioi . Ma tenue sollievo era questa pacificazione dell'isola ai mali sofferti dalle subalpine popolazioni, giacchè alle prede austriache sottentrate erano le francesi, per nulla, minori delle antiche, per le quali il conte Serra, con
CAPITOLO I.
31
tador generale , inoltrava gravi lagnanze al governo , che rivolgevasi al Direttorio , dal quale però non otte neva che buone parole, mentre intanto i francesi gene rali e certo Foulet , ordonnateur de l'armée, come lo
chiamavano, proseguivano nei loro soprusi : perchè seb bene fosse stalo prescritto l'ordine di tappa che percor rer dovea la truppa francese nello attraversare i regi Stati per recarsi in Lombardia, e che era il presente: La Thuille, St-Nicolas, Aosta , Mongioia , Ivrea , Santhià, Vercelli, Buffalora , tuttavia i comandanti de' varii drap pelli, or sotto un pretesto ed or sotto un altro , e più
di loro ancora gli sbrancati, permettevansi di deviare e taglieggiare i comuni attigui . Quel poco ben di Dio che i miseri contadini riusci vano a sottrarre alla rapacità della gallica soldatesca, era adunghiato dai malandrini che infestavano il cuor del paese, e soprattutto la provincia monregalese e le
Langhe, ove condotti da un certo Michele Roffo, fami gerato ladrone evasosi dalle carceri del Mondovi , pone vano a sacco ogni villaggio ; mentre un tal Contini , gui datore di ancor più feroce masnada , composta di Geno vesi, Piemontesi, Corsi , Francesi e Tedeschi , disertori quasi tutti, scorreva le gole dei monti e commetteva orrendi assassinii; fra i quali fu celebre quello perpe
trato li 20 agosto, giorno in cui dugento di questi ri baldi, credendo aver scoperto un convoglio di danaro circuirono sul colle di Tenda un convoglio francese di munizioni da guerra, condotto dal generale d'artiglie ria Du Jard, e lụi col capo di battaglione Breistorf ed otto soldati trucidarono o gravemente ferirono . Vollero
i malevoli attribuir questo e simili altri turpi fatti al governo del re od almeno alla fazione aristocratica av .
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
versa ai Francesi; ed il Ranza , che da Milano eruttava
continue ingiurie contro il sardo governo, in un articolo inserito nel Termometro, giornalaccio di suo conio, da lui diretto , ne accusava apertamente un tale conte di Caluso ; ma eran preite e calunniose invenzioni, avendo
i Francesi superstiti confessato che quella banda aveva cominciato ad assalirli, mentre ancor erano su quel di Francia , verso il Limonetto , lodandosi anzi del ba-.
rone della Flêchere , governatore di Cuneo , il quale, appena ebbe avviso del fatto, spedito avea un distacca mento che sebben non giungesse in tempo , provava che il governo del re lungi dal favorire, cercava , per quanto stava in lui , di reprimere questi infami assassinii. Questi sospetti però o non albergavano in petto a Bo naparte o non stimava palesarli , limitandosi ad insistere presso il governo per l'espulsione degli emigrati a te nore del trattato di pace ; perloché il re diramava ai
suoi magistrati nuovi editti a tal uopo ( V. Documento n° 7) . Che anzi Bonaparte, mentre mostravasi ostile a Genova , dalla quale volea con tali alteri modi smugner moneta , palesavasi invece benigno a Sardegna che spe rava di condurre a lega offensiva e difensiva con Francia
contro Austria : ma era tempo gettato, poiché Vittorio Amedeo nel modo stesso che respinto avea in agosto le instanze fattegli dall'inglese ed austriaco gabinetti di ri volgere le armi a danno dei Francesi ed a loro spalle, mentre erano da Wurmser assaliti di fronte , in set
tembre poscia mostrossi poco arrendevole alla profferta fattagli dalla francese repubblica della Lombardia , o che non fidasse nella sincerità del Direttorio , o che pa
ventando un rivolgimento di fortuna a prò delle corti alleate, stimasse maggior prudenza farsi solo guarentire gli attuali suoi possedimenti.
CAPITOLO I.
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Ma le intestine turbolenze, le crescenti angustie del
regno e l'occupazione delle più belle parti di esso per parte dello straniero avevano sfinito le poche forze che ancor trovavansi nel vecchio re , il quale colpito nella notte delli 16 ottobre da un colpo di apoplessia nella favorita sua villeggiatura di Moncalieri, ivi veniva in fin di vita .
Fu questo sovrano, a parer mio, con eccessiva seve rità giudicato da quasi tutti gli storici, i quali a lui ap posero i mali che afflissero Piemonte e che erano causa
dei tempi : avvegnachè, quand'anche l'amor del sangue avesse in lui cosi debolmente parlato per trattenerlo dal correre alle armi nel 1792, ben poco mostrerebbe aver compresa la natura della francese rivoluzione chi
ardisse asseverare che egli evitata avrebbe in tal modo la guerra contro quella nazione, i reggitori della quale nė volevano , nè certamente avrebber potuto impedirla dal portare i proprii confini ai limiti suoi naturali. Con
più ragione forse biasimar puossi per non aver perdu rato nella lotta, risoluzione se piena di pericoli, degna però senza dubbio del nipote di Emanuele Filiberto , di Vittorio Amedeo II e del figlio di Carlo Emanuele III. Ma questo monarca ebbe le qualità tutte degli uomini buoni e mediocri ! Nè fanno prova di maggior giustizia
coloro che lo accusano di velleità guerriere e di smo dato amore per la milizia : chè a questo amore invece andò debitore il Piemonte se conservò puro ed illeso l'o nore delle sue armi, patrimonio da essere gelosamente custodito dalle nazioni, conciossiachè la storia c'insegni che nasce la servitù dei popoli il di in cui in essi muo iono le virtù militari.
Gli succedette il figlio primogenito , di lui men guer Vol II.
3
Piselli, Storia ecc .
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
riero, di lui men politico, poco sano di mente e di corpo,
pinzocchero e perciò appunto più efferato d'animo ,
il
quale dovea fra poco , e per la propria inettezza e per la gallica perfidia , vedere sfasciarsi sotto di sè la domi nazione sabauda in Terraferma.lk: ist
Salito adunque al trono il principe di Piemonte sotto il nome di re Carlo Emanuele IV, fu prima sua cura di notificare quest'avvenimento al temuto Direttorio fran cese, il quale rispose confortando il re nel suo dolore, e soggiungendo che la repubblica confidava di veder raffermati i buoni rapporti esistenti fra le due potenze, or che cingeva la corona un principe che si era ognor dimostrato alieno dalla guerra contro Francia : per la qual cosa il re, sperando di vieppiù stringere i nodi di
un'amicizia più apparente che vera , spediva a Parigi nel successivo novembre a suo ambasciatore il conte
Prospero Balbo, uomo di rari talenti e di profonda sa
gacia ; scelta fatta per piacere al Direttorio , comecchė il Balbo, quantunque sinceramente affezionato alla di nastia , avesse fama di uomo liberale, e fosse il solo che
potesse riuscir gradito a quel governo che avea già re spinto il Revel perchè nativo di provincia annessa alla repubblica, e che non avrebbe neanco volontieri intesa la nomina di ambasciatore a Parigi di uno di quei vecchi diplomatici , che aveano rappresentato il governo del re presso le antiche corti europee . Fu invece il Balbo ricevuto con grandi onorificenze e
per la stima particolare di cui godeva e per illudere il re sull'amicizia che per lui diceva nudrire il Direttorio , il quale benignamente accolse le scuse fatte dal Balbo
a nome del proprio sovrano per la ripulsa data dal morto re a Semonville nel 1792, in prova del che im
CAPITOLO I.
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mediatamente spediva a Torino il cittadino Giacobi, in caricato, sino alla nomina dell'ambasciatore, di rappre sentare la repubblica presso il re di Sardegna . Queste amichevoli proteste però non fecero che il go verno francese ristasse dal prendere verso il Piemonte
precauzioni tali, che evidentemente indicavano come non solo egli volesse togliergli i mezzi di ritornare un pe ricoloso nemico , ma tradivano eziandio il disegno di quella potenza di protrarne indefinitamente l'occupa zione militare. Oltre a Cuneo ed a Tortona , anche la fortezza di Alessandria era stata, in forza del trattato di Parigi , cėduta ai Francesi , che la occuparono li 17 giugno, come pure presero possesso li 29 della Brunetta , del forte di Santa Maria , di Exilles , e finalmente di Demonte in luglio , le quali piazze tutte demolir si doveano ; bi
sogna a cui si pose immediatamente mano con una pre cipitazione che svelava nei reltori di Francia la tema di un cambiamento di politica nel sardo gabinetto, fa cendo anche disarmare la capitale, sulla quale forse già sin d'allora essi facevano perfido disegno .
E come sempre accade in tali circostanze, erano più insolenti ed ostili i minori ufficiali che i generali ; di fatti mentre Kellermann, che tuttor comandava l'armata delle alpi , e Bonaparte sembravano, in apparenza al meno, favorevoli al Piemonte , un certo Dabbon invece
capo battaglione del genio francese, il quale unitamente a Zin maggiore e regio commissario presiedere dovea alla demolizione della Brunetta , volea minare l'intero
edifizio ; e fatto lo avrebbe se da Parigi Carnot scritto non avesse si demolissero solo tutte quelle opere che per essere a botta servir poteano di riſugio alle truppe , o di sicuro ricettacolo alle munizioni da guerra , onde ven
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
nero allora conservati l'alloggio del governatore , la . chiesa e l'ospedale. Ed anche i ripari di Torino dovet tero di andar salvi dal furore repubblicano a Napoleone , il quale acconsenti che venissero conservati a decoro della città purchè si rovinassero due cortine in modo da renderli inutili allo scopo di difesa per cui erano
stati eretti. Altri subalterni imbroglioni francesi anda van reclutando soldati in Piemonte; la qual cosa pro vocò un severo editto penale. Conformandosi il nuovo re agli ultimi voleri del padre, faceva rendere alla di lui salma i regii onori bensi, ma
il corteggio vesti quell'apparenza di semplicità e mo destia che parve più assortita alle misere condizioni in
cui versava il paese. Guidava il lutto il principe di Ca rignano, ed oltre ad uno squadrone delle Guardie del corpo, intervennero alla mesta cerimonia due battaglioni delle Guardie , uno del reggimento la Marina , ed uno squadrone dei dragoni del Re . Il dolore cagionato da questa morte fu grandemente mitigato in seno alla reale famiglia, dalla nascita di un
principe maschio dato alla luce li 2 novembre dalla du chessa d'Aosta, ch' ebbe nome Carlo Emanuele Vittorio Amedeo, duca di Savoia ; avvenimento che, partecipato
al Direttorio, provocò da esso nuove ipocrite assicu razioni di contentezza nel veder perpetuata una dinastia che già volgeva in mente di balzare dal trono. Non era però destinato il nuovo nato a veder tali eventi, essendo egli morto poi nell’agosto del 1799 di vaiuolo nell'isola di Sardegna. Rivolgendo quindi le cure all'esercito, attendeva Carlo
Emanuele IV a richiamarvi la disciplina, e faceva dal ministro Cravanzana emanare severo divieto contro i
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giuochi d'azzardo ed i duelli, due piaghe che grande mente lo infestavano : nè erano sole parole ; perché due ufficiali , Tassinari e Falletti, avendo fra loro duellato , erano dimissionati. Dimissionato parimenti venne in tal tempo quel cavaliere Vialardi che erasi lasciato avvi luppare al còl del monte : era egli dopo il suo ritorno in patria stato sottoposto a processo , tanto più che in quella notte andava perduta una vistosa somma di da naro di spettanza del regio erario : ma finalmente il re, udito il parere dell'uditore di guerra ed avuto riguardo alla rovinata salute del maggiore, accordavagli non solo
le chieste dimissioni, ma condonavagli il debito : e qui noterò che questi cortigiani, cosi boriosi ed alteri della nascita, accettavano poi qualunque elemosina che avrebbe disgradato l'infimo plebeo : ma l'aristocrazia sa a me moria il detto di Vespasiano circa ai danari : Isti non putent, e non arrossi mai di dissanguare il paese in goiandone le sostanze .
Pare che anche Begoz facesse ritorno in Piemonte, ma in mal punto vi giunse, perchè sottoposto al consiglio di guerra venne destituito e condannato a sette anni di car
cere : ignoro però se tal sentenza abbia avuto il suo ef
fetto o se egli fosse contumace . Alcuni ufficiali poi che trovandosi in congedo più non curavansi di raggiungere le regie bandiere , vennero dimissionạti.
Mutava poscia il re lo stesso ministro di guerra , di spensando il Cravanzana da tal carica, e chiamandovi in sua vece il conte di San Martino di San Germano
di Colloreto e di Ozegna: da questa sola tiritera di titoli vedesi che era un pesce grosso : difatti egli ap
parteneva alla nobilissima e potentissima famiglia dei San Martino del Canavese, la quale sotto il precedente
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
regño avea perduto però alquanto di quel favore di cui
goduto avea sempre presso i principi di Savoia . Era il nuovo ministro uomo onesto ed anche capace, e molto
amato a Novara , di cui era prima governatore ; ma mal fermo in salute , mori in carica l'anno seguente. 1797
A quest'epoca ripigliaronsi con attività maggiore le già tentate pratiche di alleanza fra Piemonte e Francia,
alle quali Carlo Emanuele parve più propenso del padre inviando a tal scopo a Bologna il marchese di San Mar zano per ivi abboccarsi col generale Clark , incaricato di tal negozio dal Direttorio . Premeva molto a Bona parte , il quale a quell'epoca accingevasi a trasferir la guerra nelle Romagne , che questo trattato , il quale potentemente assicuravagli le spalle , avesse un pronto effetto , essendo condizione di esso la congiunzione di
7,000 piemontesi soldati con le truppe repubblicane: per loché i due plenipotenziarii sollecitamente segnarono li 25 febbraio il palto di alleanza . Ciò nulladimeno , se brevi erano state le conferenze
loro in Bologna , brevissima era stata poi la campagna dei Francesi contro le chiercute falangi che , rette dal
Colli, ivi condotto dall'avversa sua stella a patir nuove sconfitte, furono, dopo una debole difesa, rotte da Vi
ctor , prima in riva al Senio , presso Faenza, quindi con poca pena fugate sotto Ancona , ove Colli ancor sperava far testa : dimodochè fu necessità alla Santità del papa di calare agli accordi col temuto conquistatore
d'Italia , che trovò dapprima piuttosto umano , e col quale firmò pace li 19 febbraio a Tolentino . Per la qual cosa S. Marzano, conformandosi alle avute istruzioni , faceva nel trattato di Bologna inserire che,
ad istanza del re sardo, la repubblica francese guaren
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ale
tiva al Santo Padre l'integrità de' suoi Stati tosto che le disposizioni del trattato di Tolentino ricevuto avessero piena esecuzione : accondiscendenza questa che molto cattivò verso il Direttorio l'animo del re , al quale pa reva far men brutto peccato alleandosi ad un governo repubblicano or che aveva da esso ottenuto onesti patti pel supremo pontefice. Queste erano poi le altre principali condizioni della convenzione di Bologna : alleanza difensiva ed offen siva tra Francia e Piemonte , sino alla pace conti nentale , dopo difensiva soltanto : promessa della re pubblica di non favorire innovazioni nei regi Stati : 6,000 fanti, 1,000 cavalli e 40 cannoni del sardo
to
esercito doveano, non più tardi del 1 ° aprile, raggiun
di
gere l'esercito repubblicano per militare seco lui e sotto
DO
profittando eziandio in giusta misura delle contribuzioni levate sulle nemiche provincie: la repubblica infine im
7
0
l
7,
re
to
a.
Ja
al suo generalissimo , eseguendo comuni conquiste e
uze
pegnavasi di adoprarsi per ottenere, alla pace, al re tutti
na al
i vantaggi possibili circa ad un aumento di territorio, e segnatamente (avviso ai Liguri) un débouché sûr et commode à la mer. Per ultimo poi era detto, che sic come l'unico filantropico scopo di quella alleanza (cara
ve
di
Or
ti
quella filantropia) era d'indurre l'impero e la casa au striaca a far pace, il re intendeva conservarsi neutrale verso le altre potenze in guerra colla repubblica, e se
a
gnatamente verso l'Inghilterra : e quest'ultima clausula era stata posta dal piemontese governo per la brutta paura che facevangli le potenti squadre britanniche per
te
l'isola di Sardegna .
re
e,
Se questo trattato fosse stato stipulato di buona fede
n
dal Direttorio , esso certamente riuscir potea di gran
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
giovamento al Piemonte, il quale allora ottenuto avrebbe sotto il più nullo de' suoi re quell'aumento di territorio in Italia che invano tentato aveano di acquistare i più valorosi suoi sovrani: ma erano arti per tenere a bada il re sardo: poichè il Direttorio non ci pensava neppure
a favorirlo , e vedeva invece, con fortissima ripugnanza, conservate in Piemonte le forme reali : e difatti niegava
dapprima di ratificare il trattato, allegando di non po tere guarentire l'integrità degli Stati ad un re, la cui
caduta poteva ed anzi doveva essere conseguenza del sistema repubblicano che la Francia, ad imitazione pro pria, inaugurare voleva in Italia . Tuttavia i soccorsi ca :
lati di Lamagna, e la venuta dell'arciduca Carlo inspi ravano nuovi concetti , ed il 5 di aprile segnavasi il trattato in Torino fra Priocca e Clark , il quale però neppur questa fiata ebbe il suo effetto a causa dei pre liminari di Leoben, che permettevano al sempre versa tile repubblicano governo di far nuovi disegni sugli Stati del re di Sardegna (V. Documento nº 8) .
Questo monarca frattanto, nello scopo di rimpiazzare nel regno il vuoto che operato avrebbe la partenza del contingente per l'armata francese, e che concentrar do veasi a Novara , emanava li 23 aprile un decreto col quale il terzo della forza di tutti i dieci battaglioni pro vinciali era chiamato sotto le armi a prestare alter nativamente servizio nell'interno del paese : misura questa che tendeva eziandio a premunir lo Stato dalle continue vessazioni della repubblica ligure e dalle bande dei masnadieri, che più o meno da quella protetti an davano in ogni senso scorrendo il reame. Notossi però allora con stupore , come già fosse venuto meno nella classe contadina il fervore per la regia causa , perché
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mentre per lo passato i soldati provinciali erano sempre accorsi volenterosi e pronti al primo invito , molti fu rono in allora i reluttanti, a segno che furono neces sarii ripetuti editti comminatorii per indurli a recarsi sotto le bandiere .
Ai nemici interni ed esterni che straziavano il paese
venne sgraziatamente ad aggiungersi in quell'anno la carestia, consueta seguace della guerra , la quale in bre
vissimo tempo fece salire straordinariamente il prezzo dei generi più indispensabili alla vita ; dal che traendo argomento i malevoli, andavan spargendo libelli, in cui accusati erano i nobili e lo stesso governo di accapar
rare i grani, per ingordo guadagno, e per rendere sem pre più orribile la miseria del popolo.
- Era sempre capo di questi tumultuanti quel vercel lese Ranza , già da me nominato , il quale da Milano, ove risiedeva , continuamente lanciava accuse contro il piemontese governo, dipingendolo nemico a Francia e ad ogni benchè temperata libertà, e spingeva , non so se io chiamar debba la tristizia o la follia, al punto di scrivere ai ministri regi , dando loro consigli, fra il bur lesco e l'insolente , sul da farsi per salvar la patria (V. Documento nº 9 ): e questi suoi sogni, di animo non propriamente iniquo ma di cervel balzano, se non erano molto nocivi per loro slessi, ciò nondimeno mentre da una parte fomentavano le idee rivoluzionarie, irritavano
dall'altra il governo del re , il quale avendo finalmente nelle mani il filo di una congiura, eseguiva alcuni ar
resti, ponendo in prigione un tal medico Boyer e quel Berteu , che allo scontro di Carassone avea tolto di vita il francese generale Stengel. Era veramente stato Berteu grettamente premiato
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
per l'azione sua , che deciso avea della ritirata della
nemica cavalleria , e pare che non gli fosse neppure accordata la medaglia , poichè non mi venne fatto di trovarlo menzionato in alcun luogo fra i rimunerati:
era bensi stato promosso maresciallo d'alloggio in ot tobre dello stesso anno , ma pare che questa tarda e debole ricompensa soddisfatto non avesse l'animo am bizioso del giovine : fatto sta che egli , o congiur) , o venne creduto membro di congiura , e come tale fu, in compagnia del Boyer, moschettato nei fossali della cit tadella . Destò la loro morte compassione grandissima nel popolo , e fu certamente più dannosa che utile alla causa regia : avvegnachè se colpevole era Berteu senza dubbio, come militare, per conspirare contro il re a cui serviva , tuttavia il suo valore e le riportate ferite sem bravano far ravvisar opportuno un generoso condono, od almeno l'applicazione di pena più mite .
Maggior simpatia destò poi Boyer , umanissimo gio vane e dai Torinesi grandemente amato, dimodochè non solo fu crudele, ma insana eziandio la condotta del so
vrano in tal circostanza, il quale avrebbe con maggior profitto ed onore potuto inaugurare i primi mesi del suo regno con un atto di clemenza , meglio che con
un supplizio : ma egli ben lungi dall'aprir l'animo a questi generosi moti , non parve soddisfatto della pena
di morte , e quei processi furono accompagnati da tentativi tali di seduzioni sui carcerati e di raffinata barbarie da disgradare qualunque testa coronata, e fu rono in breve poi seguiti da altre più atroci, da altre più ingiuste sentenze . Eppure santa dicevano la regina, ed in forle odore di santità era anche tenuto il re , di
lui consorte : non so di che puzzasse quel rege, ma so
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che da questi santi, che nelle divine pagine del Vangelo non a terger lacrime, ma a sparger sangue, non a per donare , ma a freddamente vendicarsi imparano , da
questi santi io prego Iddio che scampar voglia l'umanità intera, e sopratutto la cara mia patria ! Ma siccome l'inutile spargimento di sangue non fu
mai sano accorgimento politico, cosi queste efferatezze diedero per lo contrario aumento e colore di verità alle declamazioni dei demagoghi , e crebbero le intestine turbolenze . Un tale Hibert, capitano francese, raccolta in maggio una banda di 200 scellerati d'ogni ceto , d'ogni
nazione, dando voce di doversi recare alla pieve di Al benga, luogo di pertinenza della ligure repubblica, ed abusando della facoltà fatta alle truppe francesi di at
traversare il Piemonte , unitosi nel suo passaggio ad al cuni facinorosi piemontesi , insultava le autorità regie, a Monesiglio, a Cortemiglia ed a Ceva , taglieggiando i nobili e dicendosi , già s'intende, apportatore di libertà. Estendevasi in un attimo la rivolta in molti altri luoghi : dapprincipio ne fu pretesto la carezza dei viveri , ed a Fossano ne andarono a soqquadro li granai di alcuni facoltosi che avevan fama di usurai, e sopratutto quelli del conte S. Paolo : disarmaronsi le guardie , il grano venne tassato a quattro franchi e cinquanta, e l'arma mento generale fu decretato dai ribelli ; i quali però avvisati che il marchese Ceva muoveva a combatterli da
Raconiggi con un reggimento , cercavano di trattare: intromettevasi il vescovo , e li 19 tutto in Fossano era rientrato nell'ordine, rimanendo ferito solo di una sas
sata al capo un ufficiale di artiglieria che in quei primi trambusti volle eccitare il debole presidio a resistere. Al Mondovi eziandio avvennero sconcerti, ed anda
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
rono in frantumi vetri e telai del filatoio di un conte di
S. Quintino, e tutte le valli di Ellero, di Tanaro e delle due Bormide furono per alcuni mesi sossopra e turbate,
da continue risse fra i soggetti delle due potenze limi trofe : dal che ne derivarono busse e ferimenti innu
merevoli. Ma essendo poi riuscito a Dellera, governatore di Mondovi , di porre le mani addosso ad un tal Solaro di Carassone, ad un Buontempo del Cairo, ed a due Penino , padre e figlio, del villaggio di Brovida , fautori tutti dei Genovesi , ed i quali , coll'aiuto di un tal Go veano, patriota esaltato, arrestato esso pure a Priero , e coll'appoggio di Gogneaux, comandante francese della fortezza di Ceva , erano capi dei rivoltosi che sollevato aveano, spargendo menzognera notizia dell'aumento del prezzo del sale : ed essendosi eziandio il marchese Pal
lavicini portato col proprio reggimento di Mondovi e con quello di Zimmermann a Bene, di lå scorrendo in ogni senso quelle valli, ebbero per allora termine quei torbidi. In Asti, le cose si fecero più serie, assumendo un ca rattere più politico, giacchè, impossessatisi i rivoltosi li 22 luglio di alcuni cannoni , e fugato un battaglione di Asti provinciale , che non osò o non desiderò far fuoco sui connazionali, recaronsi al palazzo del governo e vi proclamarono la repubblica , chiamandosene capi un Arrò, un Testa , due Berruti, padre e figlio. Ma qui pure bastò l'intervento di poca truppa armata per sedare ogni cosa ; perché, accorso il marchese di Trinco , co lonnello del reggimento d'Asti, dal suo castello ove stava in villeggiatura, e posti in armi 1,500 uomini del con tado , avviossi con essi alla città : fecero dapprima le
viste di resistere i repubblicani novelli , sparando i can noni dall'alto dei ripari ; ma , dotati di poca virtù spar
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tana , e mal pratici cannonieri , vedendo che Trinco , non curando i loro tiri , spingevasi animosamente sotto, la diedero a gambe, abbandonando al marchese la città ed i loro capi.
Altri torbidi manifestaronsi in Carignano , a Biella , a
Chieri , a Raconiggi e nella real Moncalieri; e nella capi tale stessa , vi furono alcuni moti nei di 15 e 17 luglio, ma furono ovunque repressi prontamente, perchè nella sola Torino erano più di 7,000 fanti ed un reggimento di cavalleria fatto sollecitamente venire da Novara . E
poichè nominai Novara , aggiungerò che anche colå fu rono disordini , ma vuolsi che fossero provocati ad arte dagli stessi militari. Ignoro sino a qual punto possa es sere vera la cosa , ma se mai, ſu questa azione più da birro che da guerriero , ed essa potrà sempre rinnovarsi ognor quando il governo , qualunque ne sia la forma , si ostinerà a far credere ai soldati, gente rozza, che al tra cosa è nazione , ed altra esercito. Spaventavano tutti questi rivoltosi moti il trepido cuore del re , che, uomo a metà soltanto, afflitto da con tinui malori , inabile a reggere lo Stato come inabile era a generare, voglioso solo degli ozi e non delle cure del regno , desiderando di potersi tranquillamente abban donare colla consorte a pinzocchere pratiche di devo zione , avea trasportato la sua dimora al castello della
Veneria , istituendo sin dalli 4 giugno un aulico consi glio di sei membri , non aventi fra loro preminenza alcuna, che radunavansi al ministero, e di quattro dei quali bastava la presenza per dar forza di legge alle loro decisioni , previa la reale sanzione . Furono dessi l'arcivescovo di Torino Buronzo ; Salmour governatore
della capitale e della provincia ; Adami , primo presi
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
dente del real Senato di Piemonte ; Avogadro , reggente la gran cancelleria ; Damiano di Priocca , primo segre tario degli affari esteri ed incaricato degli interni, e
San Martino, per quelli della guerra . Ma la fedeltà delle truppe ed il senno dei ministri supplirono per allora all'inettezza del sovrano ; perché, sebbene la nuova repubblica democratica genovese e la sorgente cisalpina , di soppiatto favorissero i ribelli con tro un sovrano di cui dicevansi amiche ed alleate , tut
'tavia avversava queste mene rivoluzionarie Bonaparte , il quale aveva a cuore di tenersi bene affetto il re di
Sardegna , sinchè con Austria non eravi ferma pace ; che anzi egli , scrivendo da Milano al San Marzano, pel quale già dissi aver egli contratta particolare stima , dichia ravasi contentissimo della condotta del re , e disposto eziandio ad allontanare dagli Stati di esso qualunque francese impiegato che spiaciuto gli avesse ( V. Docu
mento n ° 10 ) ; e dalle parole passando agli atti, faceva arrestare e processare Hibert, qual reo d'insubordi
nazione ; e siccome il Ranza , malgrado le ammonizioni, non volea por fine ai suoi latrati , fecelo sostenere e porre in castello . Avuto notizia poi che tutto era rien trato nell'ordine, riscriveva il capitano francese a S. Mar zano queste parole : « Sento con piacere , signore , che « la critica situazione nella quale il Piemonte si è tro « vato per alcuni momenti, è felicemente passata, e che
( ormai siete senza inquietudine ; io non dubito che la « sapienza del re e de'suoi ministri non ristabiliscano « la pace interna . » Questo scriveva in italo idioma quell'uomo prodi gioso , il quale per sventura della sua e nostra patria ,
ebbe solo itala penna, nè mai volle allora nė più tardi ad essa consacrare la tremenda sua spada !
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Diverso però era l'animo del Direttorio verso la mo narchia sabauda, il quale con perfida politica dava mano a scalzarne il soglio, permettendo che i suoi impiegati, ed anzi lo stesso suo rappresentante, con poco riguardo
agissero verso la corona di Sardegna , di cui dicevasi alleato : del che fu prova evidente la condotta tenuta dal cittadino Miot, recentemente eletto ambasciatore a
Torino, il quale, con grave scandalo di tutti i cortigiani e delle dame di corte, che pensarono morire vedendo una tale abbominazione, presentossi alla reale udienza di ammessione in uniforme di generale , con stivali e speroni , cosa di poca entità in se stessa e non degna di
destare tanto scalpore in corte, ma che tuttavia anche dai più assennati fu risguardata, come di fatto era , qual se gno di spregio , atto che acquistava nuova ridicola im portanza dal riflesso che Miot era un generale improv visato e del conio di Santerre, in morte di cui un bello
spirito parigino fatto avea quest'epitaffio : Ci gît le général Santerre Qui de Mars n'eut que la bierre .
Vero è che anche nei regii saloni Miot poteva imbat tersi in più di un grande di corte, che vestito da gene rale , vantar non poteva grandi titoli alla gloria , ma ad ogni modo fu atto altamente sconvenevole il suo verso il capo di un governo , di cui la repubblica chiamavasi amica ed alleata .
Ma alleata non era perchè, come già accennai, sotto
varii pretesti essa aveva ognor differito di sancire il trattato di Torino delli 5 aprile, e Talleyrand, ministro
degli affari esteri, non meno perfido, ma più degli altri impudente, spiattellatamente diceva che la Francia non
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
solo non poteva guarentire gli Stati al re sardo , ma che
impedire le sommosse de' suoi sudditi, era un porre la repubblica in contraddizione coi principii democratici che essa avea proclamati in faccia all'intera Europa, e contro di questa sostenuti a prezzo di tanto sangue , e che un governo democratico disonorato si sarebbe al leandosi ad un re assoluto. Vedi malvagità dei tempi ! anche un Talleyrand fingeva democrazia !
Cessata la resistenza de' sudditi, cominciarono le ven dette reali ed i supplizii : chè la santa coppia acquistar credeva nuovi meriti pel paradiso, versando sangue ri
belle e repubblicano. Immense furono allora le fucila zioni in Raconiggi, in Moncalieri , in Asti , in Chieri, in
Carignano ; per i nativi di quest'ultimo luogo interce dette però il principe di tal nome, il quale, valoroso guerriero , e non picchiandosi il petto ad ogni mo mento , aveva però orrore del sangue umano non ver sato in giusta battaglia. Non tutti certamente i condannati erano degni di cle menza , perché molti erano coloro che , sotto il manto di amor patrio, celavano l'amor di rapina e l'odio pri
vato : ma i più erano poveri contadini illusi e tratti quasi a disperazione dalla miseria , ed anche coloro che erano fautori di più larghe forme governative non aveano spinta la ribellione a segno da rendersi meritevoli di morte ; pena non certamente adeguata al lieve fallo di alcuni di essi , e fra gli altri di quel Tinivelli , di cui ra
giona Botta, uomo mitissimo e che nè per la fisica sua struttura , nè per animo malvagio poteva considerarsi giammai come un pericoloso congiurato . Ed io non avrei ragionato di queste carnificine, se esse non servissero al doppio scopo di dimostrare a qual
49
CAPITOLO I.
ruolo era condannata l'armata, la quale dopo avere pro demente combattuto per quattro anni contro un potente nimico , vedeva ora trasmutato il nobile suo ufficio in
quello di birro e di satellite della tirannide , e costretta ogni di ad intingersi del fraterno sangue , e se queste popolari sommosse non fossero state preludio e causa
in parte della guerra colla genovese repubblica che nar rer ) fra breve .
Le lungaggini intanto del gabinetto austriaco a fer mar solida pace dopo i preliminari di Leoben , ' e le sommosse degli Stati veneziani aveano finalmente in dotto il Direttorio a sottoporre ai due consigli il trattato di alleanza tra Francia e Piemonte , ed ottenutane la
sanzione, lo firmava, portando anche il contingente, da fornirsi dal Piemonte , a 9,000 uomini (1) .La qual forza fu d'ordine del re composta tanto in ufficiali che in bas s’ufficiali e soldati di quanto v'era di meglio nell'esercito . Constò essa di due brigate di fanteria e di una di caval
leria con un adeguato numero di pionieri e d'artiglieri. La prima brigata , comandata dal prode Avogadro di Ronco , comprese : Guardie , 1 battaglione . Brempt, 1/2 batt. Zimmermann, 1/2 batt.
Uomini 502 >> 286 175
Da riportarsi • Uomini 963
V
(1) Di quanta utilità riuscisse quest'alleanza alla Francia ben lo sapeva Buonaparte, il quale, nel timore di una ripresa d'osti lità con Austria e di un cambiamento di politica nel gabinetto di Torino, previdente nelle difese come ardito era nelle offese, spe diva nel mese di giugno il capitano d'artiglieria Mallet a porre in istato completo di difesa le fortezze di Cuneo e di Ceva per avere in ogni evento assicurata la via di Francia. Vol . I. -
PINELLI, Storia ecc.
50
STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
Riporto :
Uomini 963 496 465 157 458 212 » 482
La Marina, 1 batt , .
Monferrato , id . Peyer -im - hoff, 1/2 batt. Alessandria , 1 batt. Bacmann , 1/2 batt. Saluzzo, I batt. Lombardia , id. .
478
Totale
Uomini 3711
La seconda brigata, comandata dal barone di Belle mont, si compose di : {
Savoia , 1 battaglione
Uomini 461 >> 454 445
.
Aosta , id . Christ , id . . Piemonte , id .
504
Streng , id. La Regina, id
466 405 Totale
Uomini 2735
Corpi distaccati. Pionieri , 1 battaglione . Truppe leggiere , id. Due compagnie franche Totale
' . Uomini 317 731 >> 145 .
Uomini 1193
La brigata di cavalleria , comandata da Chaffardon , venne cosi composta : Squadroni 2 1
Dragoni del re . Piemonte
Regina
Cavalleggieri del re
Uomini
Cavalli .
266 13
269
132
133
265 130
Piemonte reale Savoia cavalleria 8
100
Totale
131 260
134
128 133
1058
1054
CAPITOLO I.
51
: L'artiglieria annoverò 303 uomini , 471 cavalli da sella e 220 da tiro ; totale 691 : il materiale fu di dieci
cannoni , quattro obici , 89 cassoni da artiglieria e 52 da fanteria . Furono in tutto 9,000 uomini , dei quali 7,810 presenti e 1,745 cavalli.
Siccome poi i migliori tra i generali piemontesi o non erano accetti a Bonaparte, o mostravansi poco propensi a militare unitamente ad un esercito repubblicano , il re pensò affidare il comando di questa divisione al ge nerale Fontanieux, esperto militare, il quale coglieva anche con piacere l'occasione di riavvicinarsi al governo di quella nazione , colla quale ſusi si erano Avignone, sua patria , é gli antichi Stati papalini . Ebbe esso per
capo di stato maggiore il marchese Colli- Ricci, colon nello , e per sotto-capi Alciati e Monthoux, tenenti- colon nelli ; furono poi aggiunti Lascaris, De- Brez, Carron de Gresy, Chavanne dello stato generale ; Racca e Tempia
del genio : De-Fabbry e De-Bellisi, aiutanti di campo di Fontanieux e d'Arvillars di Chaffardon . Commissarii di
guerra furono Tempia, Novaretti , Vallin ; Porta, vague mester .
Fisso Fontanieux il suo quartier generale a Novara , ove stavano anche i depositi , mentre i varii corpi ven nero accantonati a Novara, a Vercelli, a Vigevano , ad Oleggio, a Romentino , Cameri , Borgomanero , Cerano
e Cassolo . Al primo ottobre essi erano completamente adunati; il trattato però di Campoformio, segnato li 17 ottobre, rese vana la contratta alleanza , o per lo meno la ridusse puramente difensiva; alleanza che vedremo fra poco con quanta mala fede sia stata dal Direttorio man tenuta .
Bonaparte frattanto, nominato generalissimo dell'ar
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
mata che la Francia stava organizzando per proseguir la guerra contro Inghilterra , colla quale ogni tentativo di pace era andato a vuoto, accingevasi a far ritorno in Francia ; il che saputo il regio governo , ordinava che la guarnigione di Novara fosse posta sotto le armi per rendergli gli onori dovuti all'alto suo grado . Compone vasi essa di tre battaglioni, uno di Piemonte , uno della Regina ed uno di Ștreng , e di due squadroni che ven
guager NINO a
dall
nero attelati fuor delle porte della città : giungeva egli
11. cons
li 17 novembre alle 7 112 di sera , e mentre davasi il cambio ai cavalli , veniva ossequiato da Praly , coman dante della città , e da Fontanieux accompagnato dal bri
Inger
gadiere .Bellemonte dal colonnello Streng : ma ripartiva
Bl Bon the on
tosto alla volta di Torino , scortato da 30 dragoni , ove giungeva il posdomani alle 6 172 mattutine , recandosi ad albergare presso l'ambasciatore di Francia .
um frat
Appena seppesi l'arrivo del temuto guerriero, man dava la Corte ad invitarlo ; ma egli, scusandosi sull'ora indebita e sulla necessità di ripartire, non tenne l'in vito. Ricevette però, oltre ad Ulloa , ministro di Spagna, ed a quello della repubblica genovese , Priocca mini stro , e Salmatoris mastro delle cerimonie , e venne poi
Pemen
dal Caraglio presentato , a nome del re , di un magni
genz
skrati
a
fico cavallo sardo , tutto nero, con bardatura e pistole
guernite in diamanti; dono , il cui complessivo valore fu valutato a 100,000 lire . Ringraziava , promettendo
amicizia , e regalando a San Marzano in contracambio un anello del valore di 6,000 lire: ed avendo poi ester
nato il desiderio che tali magnifici doni fossero spediti alla sua consorte a Milano, veniva ciò eseguito a dili
genza del cavallerizzo del re. E dopo una dimora di 4 ore , pendenti le quali fece seder seco a colazione il
1996
CAPITOLO I.
53
celebre chimico Buonvicino e l'avvocato Paroletti, che
dovea, in qualità di segretario di legazione , recarsi a raggiungere Balbo a Parigi, ripartiva Bonaparte, scor
tato sino a Susa, ove, al fragor delle artiglierie, era ri cevuto dalla guarnigione francese ivi stanziata. Giungeva poscia, alli 13 dicembre , sulle quattro del .
mattino, in Torino, scortata dai piemontesi dragoni, la di lui consorte Giuseppina Beauharnais , che andava a
raggiungerlo in Francia , e la quale, fermatasi solo po chi istanti , non vide altri che il francese ambasciatore .
Col Bonaparte scomparve dall'Italia l'ultimo debole filo che ancor sostenesse la corona sul capo del re sa voiardo : da quel momento le sue sorti, abbandonate al Direttorio , andarono rapidamente precipitando. Era frattanto venuto al suo termine l'anno 1797 , che
passar dovea ai posteri memorabile per la rovina di
un'antica e gloriosa italiana repubblica, da itala mano infamemente venduta , e per l'inaugurazione di varie democratiche repubbliche, le quali , colla breve lor vita,
fare accorti doveano i popoli , che se la spada del Bo naparte bastava ad abbattere, il suo genio poi non era abbastanza potente per fondar Stati , che durevol vita si avessero .
Queste nascenti repubbliche intanto , che d'ogni lato 1798 cingeano Piemonte monarchico , ne rendevano sempre più spinosa e difficile la situazione . Anche prima che il genovese governo trasformato venisse alle forme demo
cratiche , esisteano tra esso ed i reali di Sardegna con tinui e vecchi rancori, e già sin dal 1795 Vittorio Ame deo, scrivendo al Devins, ammonivalo di diffidare del governo ligure, che egli diceva de tous temps vendu aux Français: al che allora rispondea il cesareo capitano con
54
STORIA MILITARE DEL ) PIEMONTE
una delle sue solite rodomontate, accertandolo cioè che in caso di atti ostili per parte del senato genovese, egli,
alla testa di poche milizie delle limitrofe provincie pie montesi, avrebbe in breve posto alla ragione que! go verno : avea la memoria breve quel signor barone, il, quale s'era già scordata la spennacchiata toccata al mar chese Botta nel 1746 ! Ad ogni modo , se mali umori regnavano tra Sardegna e Genova aristocratica , 'pen siamo qual amicizia esister potesse col nuovo governo democratico allora vigente ! Erano continue e recipro che lagnanze di soprusi fatti, di torti patiti, e le cose andarono tant'oltre, che il re sardo pensò di ritirare da Genova il suo rappresentante, lasciandovi solo il console.
Nè più sincera amica della corona di Sardegna era la nuova repubblica Cisalpina , la quale, sebbene avesse partecipata la sua costituzione al regio governo , ed in
viato poscia in settembre il cittadino Magnani a rappre sentarla , clandestinamente però maneggiavasi presso il
Direttorio per ottenere ampliazione di Stato a danno del suo vicino , elevando le pretese stesse dell'Austria sulle provincie cedute a Sardegna pel trattato di Vormazia . Avea sentore di questa pratica il cavaliere Borghese, dal
re eletto' a rappresentarlo a Milano, il quale ne scrivea immediatamente a Torino a Priocca, ed a Parigi al Balbo; dimodoché, l'autorità di cui godeva questi presso il Direttorio , e le buone disposizioni di Bonaparte per la dinastia savoiarda , fecero andar fallite per allora le speranze del governo cisalpino, mercè eziandio del cres dito che aveva presso il generalissimo l'avvocato Bossi
(il quale fu poi uno dei tre Carli ), che risiedeva allora presso di lui a nome del re .
Ma partito per l'Oriente. Bonaparte, crebbe il mal
tin ,
CAPITOLO 1.
"
55
animo del Direttorio verso la monarchia, il quale di mal occhio vedea ancora in piedi nella parte settentrionale della penisola quell'edificio regio : disposto pertanto a trar profitto dai dissidii esistenti tra le due italiane re pubbliche ed il re, per rovesciare a questo il trono , co minciava col mandare a Genova , qual suo rappresen tante , un tale Sottin , repubblicano arrabbiato ; e non
riputando Miot abbastanza astulo o perfido per trarre quel monarca nel tranello in cui lo voleva ayviluppare, lo rimpiazzava col cittadino Guinguenè, il quale, giunto a Torino li 24 marzo del 1798 , era con gran giubilo accolto dalla fazione liberale, alla quale appartenevano molti scienziati, che gli facevano un solenne ricevimento nelle sale dell'Accademia delle Scienze .
Ed in questo mese appunto rinnovaronsi gl'insulti dei
sedicenti patrioti contro la frontiera piemontese, e come tre erano le potenze ostili al Piemonte, cosi tre furono
le colonne degli insorti, ognuna delle quali presentossi
sul confine prospiciente ad ognuno dei tre Stati ostili. Ragunossi la prima al luogo di Abriez , borgo fran cese, posto sul torrente Guil, e guidata da segreti emis sarii del Direttorio, varcato il côlle della Croce, calossi per Bobbio e Villard sopra Pinerolo ; ma bastò una pic cola colonna mobile spedita da quel governatore per rincacciarla ; ed il Direttorio, che non volea ancora get tar la maschera, vedendo che gli animi non erano ancor maturiin Piemonte per una sollevazione popolare, pensó desistere lasciando ai due Stati italiani la cura di com
promettere sempre più la corte di Torino, limitandosi
a dare ai suoi rappresentanti istruzioni segrete per fa vorire i disegni dei novatori, a ciò indotto dall'aver sen
tito per prova la verità di queste parole dette da Bonas
56
STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
parte nell'anno precedente sullo stato morale del Pie monte :
Le roi et les princes sont des fort honnêtes gents. La noblesse imperieuse. - Les negociants avares et démocrates. Le peuple royaliste.
Una seconda colonna condotta da Spinola , patrizio genovese , che avea però ragguardevoli possessi nel luogo di Trissoglio , borgo sito in Piemonte , e da due fuorusciti piemontesi , Pelisseri e Trombetta , .congre gatasi sulle terre liguri, impossessossi di Carosio, luogo
ove stava il fomite di ogni moto avverso a Piemonte . La terza finalmente, e fu la maggiore, ragunossi sul lago Maggiore , nel territorio della Cisalpina, ed era fa vorita di nascosto non solo da quella repubblica, ma eziandio da Brune, che in qualità di generalissimo go vernava allora le armi francesi in Italia, il quale avea
anzi spedito a dirigere le mosse della patriotica colonna un tale Seras , nativo di Pinerolo , ma al servizio fran
cese, ed addetto allo stato maggiore di quel generale.
Era questo Seras uomo di straordinario valore, per cui sali poi al grado di generale, e venne in rinomanza
di buon guerriero nelle guerre dell'Impero. Avea egli cominciato a servire nelle truppe piemontesi, ed essendo alto della persona e di forme meravigliosamente belle,
era entrato nelle Guardie del corpo : ma sottoposto poi a rigoroso arresto per una scappatella di gioventù com messa in Isvizzera , ove avea sedotta la figlia d'un mi nistro protestante , vedendo che, immischiandosi la di
plomazia ne' suoi amori , la cosa minacciava di pren dere una cattiva piega, pensò di svignarsela, e trovato
modo di ricoverarsi in Francia, vi giunse quando tutti
CAPITOLO I.
57
gli animi erano in fermento, e grazie allo imponente suo esteriore venne subitamente innalzato al grado di
ufficiale superiore, ed addetto dopo alla persona del generale Brune.
Alla guerra delle armi si aggiunse quella dei proclama di cui ambo i partiti fecero ampio uso, chiamandosi a vicenda empi sovvertitori dell'ordine e nemici di Dio : il governo sardo , affettando di non vedere in queste bande alcun politico colore, designavale col nome di bri ganti, dipingendoli e fingendo di crederli avidi solo di
prede e di assassinii . Per lo contrario i novatori procla mávansi apportatori di libertà , solo solleciti del bene della patria e nemici non già dell'ordine sociale , nè ago gnanti alla proprietà altrui, ma avversi solo all'empio tiranno coronato ed a' suoi satelliti . Ambe le parti poi , come di ragione , invocavano la divinità in testimonio
delle pure loro intenzioni, ed avresti detto che solo per divino comando avesser dato di piglio alle armi . Ma questa guerra di proteste e d'ingiurie non poteva
durare a lungo, e fece bentosto luogo a quella più se ria delle percosse. Nei primi giorni d'aprile le tre bande, quasi simultaneamente , invasero il territorio piemon tese; ma quella venuta di Francia , assalita , come già dissi, dal presidio di Pinerolo verso il Villard, retroce dette e si sciolse . Decretato avea intanto il re la forma
zione di tre colonne mobili, affidando a quella coman data dal brigadiere Policarpo d'Osasco la cura di respin gere la banda che si era impadronita di Carosio . La seconda, comandata dal conte Delcarretto di Millesimo,
colonnello del reggimento di Torino, e che aveva seco Alciati, colonnello dello stato generale, dovea far testa
a Seras, che irrompeva da Pallanza. La terza poi , com
58
STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
posta dei quattro reggimenti , la Marina , Acqui , Mon dovi e Cuneo , e comandata dal brigadiere Avogadro di
Ronco, era a disposizione di Dellera , governatore del Mondovi per custodire le valli dell’Ellero , di Tanare e delle due Bormide.
Li 8 aprile Spinola e Pelisseri, partiti da Carosio , po
sersi a scorrazzare per le vicine terre di Tagliolo , di Belforte , di Silvano, di Rocca Grimalda e di Capriata , e sperando trovar fautori, già si accingevano ad innalzare in quei ļuoghị l'albero della libertà , come fatto aveano in Carosio : ma piombavan loro sulle spalle i contadini di quei luoghi, i quali , guidati da un Cassio e da un Borda , tenenti e duci di un debole distaccamento di res gia truppa, assalitili li 12 verso Rocea Grimalda, lipo nevano in fuga. Più fiero fu lo scontro accaduto verso Pallanza, per
chè i briganti, come li chiamavano i Regi , erano colá
in maggior numero , e diretti da Seras, uomo di straor dinaria energia e fornito di militari talenti. Entrato egli con 1,200 seguaci su quel di Intra e di Fariolo spinge
yasi sopra Pallanza, ove riuscivagli d'impadronirsi di 200,000 lire della cassa provinciale , ed ove spargeva ,
però con poco frutto, proclami per indurre i regi sol dati a disertare ed unirsi alla sua truppa , che egli in titolava armata patriotica piemontese , ma che in so stanza altro non era che una schiera di vagabondi e
sfaccendati di natura cosmopolitica , avvegnachè in essa militassero molti Francesi, molti Veneti , Ragusei, Cora
fiotti, e perfino Americani . Correndo poscia Seras sul castello di Ossola, se ne impadroniva , catturando 30 ins
yalidi , che ne formavano il presidio, e portavasi quindi ad Omegna sul lago d'Orta.
CAPITOLO I.
59
Ma muoveva allora Millesimo con circa 1,000 uomini
ļi fanteria e 250 dragoni della Regina da Arona, e dis visa la sua schiera in due parti, avviavasi colla mag giore verso Pallanza, mentre l'altra, comandata da Al
ciati, di 450 uomini, avanzayasi-lungo le rive del lago d'Orta. Giungeva li 24 Alciati in Gravellona , di dove spediva il marchese d'Oncieux con quaranta Savoiardi
ad impadronirsi del colle Migiandone , che chiude la valle di Domodossola, mentre egli col rimanente diri
gevasi sopra Intra e Pallanza, dove congiunger si dovea con Millesimo . Imbattevasi d'Oncieux nel nemico , che,
con due pezzi di campagna, tenevasi in una selva ; tra sportato d'Oncieux da giovanile ardore , ignorando la vera forza del nemico, e pensando aver a fare con truppa
accogliticcia, assalivala alla baionetta, ma salutata dalla mitraglia nemica , la debole sua schiera sarebbe senza dubbio rimasta tutta morta o prigioniera senza la so lerzia di Alciati , che accorso coi dragoni , ne proteggeva la ritirata , e vedendo questo sperimentato ufficiale la forza dei nemici, e credendo di avere a petto Seras , rinculava sino a Gravellona , ove prendeva posizione,
Sta Gravellona a quattro miglia a mezzodì di Orna vasso , a tre da Fariolo, che gli giace a levante , e ad olto da Pallanza , sulla destra del torrente Strona, che
è ivi attraversato da un bel ponte in granito, e che di videndosi poco lungi in due rami gittasi con uno nel Toce e coll'altro nel lago Maggiore superiormente a Fariolo .
: Impossessatosi Alciati di un piccolo poggio che sorge sulla destra dello Strona, ivi collocava il maggiore Au diberg con 200 Svizzeri di Peyer-im -hoff, e confidata la
difesa del ponte a 200 granatieri savoiardi, comandati
60
STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
dal capitano Treppier, tenevasi egli coi dragoni in ri serva. Li 22 , a mattina, la creduta schiera di Seras , forte di 600 uomini e di due cannoni , sboccava dalla
selva ove pernottato avea, e varcato il Toce presso Or navasso , innoltravasi nella pianura che , formata dal
monte Bodena e dal destro margine del Toce, giace tra Gravellona ed Ornavasso ; luogo già celebre
per la
battaglia ivi seguita nel 1747 fra Austriaci e Spagnuoli . Avanzava essa in colonna coi granatieri in fronte e col
l'artiglieria in coda, e soffermatasi in faccia al torrente Strona, ivi attelavasi a battaglia, collocando le due ar tiglierie alle ali , e facendo le viste di voler traghettare per assalire i Regi . In quel punto Alciati riceveva avviso che un distac
camento di altri 200 Savoiardi e di 100 granatieri della Marina , spediti da Belgirate da Millesimo in suo aiuto ,
erano in vista e già stavano per raggiungerlo; perlocchė egli decideva di prendere l'offensiva , e fatto passare a guado il torrente ai dragoni , animosamente sboccava
dal ponte coi fanti : in pari tempo il capitano Demaistre, gettatosi coi rinforzi nel letto del torrente , veniva ad assalire i patriota a sinistra ed alle spalle . Quest'ardita mossa poneva lo scompiglio fra il nemico , che disordi
natamente ripiegavasi sopra Ornavasso , ove tentava di difendere il ponte che nel mattino gettato avea sul Toce : ma non davangli posa i due capitani granatieri Mathieu Treppier, che coi loro uomini , e sotto gli ordini di Alciati, varcavano il fiume, ed impadronivansi di un cannone, che gli avversarii tentavano condurre in salvo ; onde questi , a quel fiero rincalzo, fuggivano, lasciando 130 uccisi sul campo é 150 in mano dei Regi . Fra i prigionieri trovossi un tale Leautaud di Barcellonetta ,
3
J
2
CAPITOLO I.
61
sedicente generale, sul quale i soldati trovarono più di 1,000 franchi in oro ed un orologio ; e si venne allora
a sapere che Seras non era con quella banda , perchè pare che Brune raccomandato gli avesse di dirigere di soppiatto soltanto le operazioni dei tumultuanti senza comparire in persona. Caddero anche nelle mani dei Regi due bandiere conquistate , una dal granatiere sa voiardo Albane, l'altra dallo svizzero Birlher , le quali erano gialle, rosse ed azzurre e portavano scritte que
ste parole : Democrazia o Morte — Obbedienza alle leggi militari - Libertà ed Uguaglianza — Anno primo della Repubblica Piemontese. Non fu però senza sangue questa vittoria pei Regi, i quali perderono 17 soldati , 9 dei quali si annegarono traghettando: quei torrenti : ed ebbero inoltre 42 feriti, fra i quali Bienvenu (1 ) capitano, gravemente, Rousset tenente di Savoia, ed - un tenente svizzero .
I prigionieri poi, che furono più di 400, perchè i con
tadini aveano nei di seguenti catturato tutti gli sbandati, vennero condotti al castello di Domodossola, ripreso da Alciati, nel qual luogo 66 di essi furono nei giorni 28,
29 e 30 moschettati, perchè o sudditi o stranieri, che, sotto il titolo di emigrati , avèano falto più o meno lunga (1) Questo Bienvenu è lo stesso che un falso rapporto da me
letto mi fece credere morto dopo il fatto di Fremamorta nel 1795 ; quel fato però che eragli stato per errore apposto in allora , lo colse qui veramente , essendo egli morto due giorni dopo dalle sue ferite. Era egli un valorosissimo ufficiale , che rientrato da
prigioniero alla pace , era capitano dei granatieri savoiardi a que
st'epoca ; fu gravemente ferito mentre alla testa dei suoi risolu tamente gettavasi alla baionetta contro gl'insorgenti, e dovette poscia soccombere.
62
STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
dimora nei regi Stati, ove predicavano invece la rivolta , ed anche per diritto di rappresaglia, per avere i rivol tosi di Carosio fucilato, nel di 19 aprile, un sergente ed
otto soldati piemontesi che erano caduti in poter loro nelle prime scorrerie.
Dieci dei loro capi , fra i quali Leautaud e Lions ,
francesi, e varii Piemontesi, che avean già militato nelle regie truppe con grado di ufficiale, come un tal Borra, antica guardia del corpo, vennero tradotti nel castello di Casale, ove, nella speranza di scoprire se aveano com
plici all'interno, venne contro di loro istruito un rego lare procedimento. Dal lato di Carosio frattanto cresceva l'ardire dei sol
levati , i quali , essendo dal ligure governo accomodati di armi e di danaro, risolvettero fare un tentativo sopra Pozzuolo , ultima terra del sardo dominio verso Novi . Partiti pertanto, in numero di 800 li 27 aprile da Ca rosio , e guidati da un tal Camillo, che intitolavasi ge
nerale dell'armata patriotica piemontese, vennero alla sorpresa di Pozzuolo , a difesa del quale stavano 400 soldati del nuovo reggimento Alessandria , e se ne im
padronivano ; è già stavano per dare la scalata al vec chio castello, quando avuta notizia che poderosi rinforzi accorrevano , sotto d'Osasco, dal Bosco e da Frugarolo,
ritiravansi frettolosamente, conducendo seco prigionieri 200 e più soldati piemontesi.
Li 2 maggio poi ritornavano sopra Rocca Grimalda ,
e circondato il piccolo distaccamento colå stanziato, lo catturavano col proprio comandante, che era un tal Ga rassini, tenente : ma non tardava molto ad accorrere ivi il Corpo Franco, comandato da Saissi , ed un distacca
mento del reggimento Acqui , guidato dal tenente Rieci,
1
CAPÍTOLO I.
63
alle quali forze ben tosto si congiunsero i contadini dei luoghi oltremodo avversi ai Genovesi, i quali in breve tempo si videro rincacciati dal borgo e costretti a rila sciare i prigioni fatti. Rimase però ſerito in questo scon tro lo stesso Saissi , e furono lodali per valore il cava .
liere Patono Francesco, Perrin e Michaud , ufficiali del Gorpo Franco , e Ricci e Guirardi del reggimento Acqui.
Non scoraggiati da questa sconfitta portaronsi i ri voltosi, li 15 maggio, sul castello di Serravalle con ce lerità tale che caduto sarebbe in loro polere, poichè il
cavaliere Raimondi , capitano, ebbe appena il tempo di far alzare i ponti, onde il capitano Ferraris, che con 200 soldati del presidio trovavasi fuori della fortezza in perlustrazione , circondato da 500 e più briganti, dovette posare le armi . Questi continui assalti di bande che adunavansi ed or
ganizzavansi nelle terre liguri, denotavano assai chia ramente il favore da quel governo loro accordato : tut tavia il re, facendo miti rimostranze , limitossi a chie dere, per mezzo del suo inviato, al Direttorio genovese
il consenso per il libero passo alle sue truppe attraverso il territorio ligure, per portarsi a ricuperare Carosio , indirizzandosi contemporaneamente per tale scopo al francese ambasciatore .
Ma trovavano le giuste sue domande disposizioni poco benevoli presso quei due governi. Il genovese, scolpan
dosi di ogni connivenza coi rivoltosi, e protestandosi fido alleato del re, niegava concedere il passo, promet tendo solo che avrebbe fatto sgombrare il proprio ter
ritorio dai ribelli piemontesi. Sottin , per lo contrario, pretendeva essere quella un' ingiusta persecuzione del re contro gente che, secondo lui, altro torto non aveano,
64
STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
fuorchè quello di essere partigiani di Francia e delle li bere istituzioni, e costretti a starsene in armi per tute lare la propria esistenza, Rimostrava il re quanto assurde fossero queste ac cuse, aggiungendo che, secondo l'uso delle genti, egli avea incontrastabile diritto di varcare il territorio geno vese per portarsi a combattere i suoi sudditi ribelli , rifugiati in Carosio , terra di suo dominio , e cinta da ogni lạto dagli Stati della repubblica ligure : si incari casse questa di sperdere quella mano di facinorosi, ed egli allora di buon grado acconsentito avrebbe a trat, tenere le sue truppe. Ma poco frutto faceano queste ve ridiche parole del regio ministro Priocca, che anzi in Genova si permetteva che la maestà regia venisse pub+ blicamente insultata in una sconcia commedia intitolata :
Furbo per furbo, in cui riboccavano le allusioni al re di
Piemonte : e mentre poi il console sardo Martini , era oggetto di continuè vessazioni, i rivoltosi impunemente
svaligiavano i corrieri apportatori dei dispacci,
i
Ben comprendendo adunque il re come più nulla da
sperare vi fosse colle trattative, ingiungeva al generale d'Osasco di portarsi per la via più breve a riconquistare
Carosio, accompagnando però quest'ordine con una di chiarazione, qualmente per nulla intendesse appropriarsi le terre liguri, che la geografica giacitura dei suoi Stati lo sforzava attraversare , e facendo rigoroso divieto ai suoi ufficiali di recare il benchè menomo danno alle
proprietà dei sudditi genovesi . Andava d'Osasco , ed in un attimo dissipava quelle masnade ; ma temendo che esse ritornassero in maggior forza , credette dovere oc cupare militarmente alcune alture di spettanza della re pubblica , dalle quali si comandavano le vie che condu cevano a Carosio .
CAPITOLO I.
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Appena si seppe in Genova la ricuperazione di quella terra per parte dei Regii , levaronsi da quel governo le più fiere lagnanze per la pretesa violazione di territo
rio, ed il console sardo venne immediatamente sotto posto a rigoroso arresto . Giungevano in pari tempo da
Parigi lettere di Talleyrand a Guinguenè nelle quali , prestando egli, o fingendo di prestar fede alle relazioni ricevute da Sottin , accusava il re di mire ambiziose é
perturbatrici della italiana quiete, dicendo esser ormai tempo di por termine alle carnificine esercite solo a danno dei partigiani di Francia e dei veri ed onesti ama tori di libertà. Commettevagli pertanto di consigliare al re a desistere dallo spargimento del sangue, eccitandolo ad accordare un generale indulto, e promettendo che a tali condizioni il francese Direttorio avrebbe non solo
prestato i suoi buoni ufficii presso il governo ligure, ma imposto eziandio alle proprie truppe di frenare le scor rerie dei sollevati . Osservava quindi che avrebbe me glio potuto impiegare le proprie forze il re sardo, net tando gli stradali dalle bande dei famigerati Barbetti che li infestavano , commettendo continui assassinii a danno dei Francesi; terminava minacciando il rinvio del
sardo ambasciatore da Parigi , e la rottura delle buone relazioni esistenti fra il re e la Francia .
Con qual fronte osasse queste cose scrivere l'ex -ve scovo francese, è certamente oggetto di meraviglia , e quali buone relazioni potessero esistere tra un prepo
tente vicino , che postergando ogni vergogna , violava ad ogni istante la promessa fatta al debole suo alleato di proteggerlo e di non favorire alcuna politica innova zione nel suo regno, io veramente nol vedo : erano con
tinui soprusi , erano non interrotte trame per rovesciarne Vol U.
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Pirelli, Storia ecc.
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
il soglio . Non porrei fine al mio dire s'io narrar volessi
tutti gli ignobili mezzi posti in opera dagli emissarii francesi per iscreditare l'autorità regia: basti dire che lo stesso ambasciatore non riſuggi dal trattare con un tal Contino, famigerato capo dei Barbetti, il quale at tendeva in carcere la giusta pena per un omicidio com messo contro un commissario francese sullo stradale di
Susa. Eppure si fu un uomo simile che dai Francesi venne scelto a strumento delle calunniose loro imputa zioni: compro dall'oro di Guinguenė, questi osò deporre essere lui ed i suoi stati spinti a quello e ad altri as sassinii commessi sopra sudditi francesi dal governo regio.
Chi è vago di maggiori contezze su questi turpi ma neggi legga Botta , che ne trattò a lungo : a me basti il dire , che nè allora nè dopo, la stessa Austria, sempre
ingannatrice , sempre insidiatrice delle piemontesi ed italiane libertà , non si bruttò mai di si nefanda azione
verso un italiano governo : nè veramente io so, come Botta , condannando bensi la condotta del Guinguenė possa tuttavia chiamarlo uno degli uomini dei quali più debbe l'età nostra ed onorata e fortunata tenersi. So bene che egli premette che dalla vita di quell'uomo , per portarne simil giudizio , eccettuar conviene la sua ambasciata di Piemonte : ma io ignorai sempre queste onoratezze condizionali , né la ragion di Stato sembra a me motivo bastante perchè chi infamemente opera in terra straniera , riputar si debba onesto e probo in pa tria ; chè la virtù è una sola , e non scusa turpi fatti, perchè suggeriti da turpi voglie, e la storia ha diritto, ed anzi dovere , di stimatizzare coloro che, sotto manto
di amor patrio, insidiano la libertà delle altre nazioni .
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Tuttavia il re Carlo Emanuele ancor credendo nella
sua dabbenaggine che le prove di moderazione riuscir potessero con un perfido alleato , e tentar volendo tutte le vie per non ingolfarsi in una seconda guerra , non solo accondiscendeva alle proposte del francese diplo matico, ma per mezzo del suo ministro Priocca faceva
proporre a Guinguenè di evacuare Carosio a patto che
occupato venisse da un francese presidio . Aggradiva la proposta l'inviato francese, ed i nostri abbandonavano quel luogo . Ma appena eran dessi partiti, che i rivol
tosi spiccandosi dal territorio ligure, nuovamente se ne impossessavano, a ciò eccitati da Sottin , cui la gelosia verso Guinguenè e l'odio verso le monarchie, facea velo
alla ragione, ed il quale, gridando a piena gola alla vio lazione del territorio ligure , non avea voluto acconsen tire a quella transazione . Il governo genovese pertanto, aizzato da esso e te
nendosi certo dell'appoggio francese , senza ulteriori riflessi emanava li 6 giugno un proclama , nel quale chiamando il re infrangitore della pace e rivocando il suo inviato da Torino, intimava la guerra al Piemonte . Rispondeva a tal dichiarazione dignitosamente il re, scolpandosi delle accuse fattegli di volersi appropriare le terre di genovese dominio, e dimostrando avere egli
soltanto compiuto al sacro dovere che gl'incombeva di far rispettare la regia autorità nei proprii Stati, ed es sere deciso a ciò fare per l'avvenire ad ogni costo ; di ceva quindi che, sebbene egli non ignorasse l'arresto del suo incaricato presso il governo genovese , quando quello della repubblica risiedente in Torino chiesto avea i suoi passaporti , e fosse pertanto nel pieno diritto di
trattenerlo e sottoporlo eziandio a pari trattamento ;
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STORJA MILITARE DEL PIEMONTE
però preferendo soffrire anziché commettere una vio lazione del diritto delle genti, avealo lasciato libero di partire o di rimanere, a tenore delle sue istruzioni ; conchiudeva dicendo rimettersene S. M. al giudizio degli uomini imparziali ed onesti, e forte del testimonio di sua coscienza e del proprio diritto, esser pronto ad aspet tare gli eventi . Le truppe liguri frattanto muovevano ad assalire i sardi dominii : un corpo condotto dal colonnello Siry, partito da Genova e venuto a Gavi , raccozzati ivi molti fuorusciti, attaccava gli avamposti di Osasco verso Pa sturana, che sorpresi ripiegavansi sotto Serravalle: in seguivali Siry, ma bentosto i cannoni del forte costrin gevanlo a retrocedere.
Le regie truppe intanto , guidate da Colli e da Alciati , aveano riconquistato li 9 giugno la terra di Carosio ; dopo del che Colli con metà della forza postosi ad inseguire i rivoltosi verso Gavi , ivi giunto videsi fulmi nato dalle batterie del forte che ferivangli trenta soldati ed il tenente Falchero ; simultaneamente il corpo di
Siry, diviso in quattro colonne, portavasi sui suoi fian chi , ed assalito il reggimento Asti , da Colli lasciato a custodia del posto detto della Braja, riusciva a circuirlo e farne prigioniero la maggior parte ; laonde Colli pensò non esservi tempo da perdere per ricongiungersi con Alciati , che rimasto era in Carosio . Formate pertanto
le sue genti in colonna , calavasi al piano in val di Lemmo senza che nè Siry nè la guernigione di Gavi osassero inseguirlo , e riunitosi ad Alciati rientrava in Carosio , che abbandonavano due giorni dopo ritirandosi a Serravalle, a tenore degli ordini loro spediti da Osa sco , che tenevasi con altre forze a Rocca Grimalda .
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li di 17 fecero i sollevati un nuovo tentativo su Poz zuolo, ove recati si erano in numero di 1,000 sotto il
comando di un tal Comollo Stefano, ex-frate nativo di Valenza, trasformatosi in un subito in generale patriota; poco fausti però furono i primordii del povero frate
nella carriera delle armi , perchè datisi i suoi mille, alla vista dei piemontesi dragoni , a repentina fuga, egli con 13 compagni cadeva in mano dei Regii, ed era poi con loro condotto prigioniero in Asti . Più felice fu Siry ne'suoi tentativi sopra Serravalle, perchè abbandonato quel luogo d'ordine di Osasco , da Colli e da Alciati , più non vi rimanea che un debole presidio sotto un tale Zurletti, il quale, sebben respin gesse un primo assalto datogli li 19 da Siry, tuttavia vedendo le schiere nemiche ingrossarsi ogni giorno per
l'arrivo dei briganti che venivano a congiungersi colle truppe liguri , battuto in breccia dall'artiglieria venuta da Gavi, capitolava il dì 27. Mentre cosi pugnavasi sulle sponde della Scrivia , un altro corpo ligure , condotto dal colonnello Ruffino e forte di 800 uomini , partito da Savona , marciava per terra sopra Loano , concertando le sue mosse colla schiera del colonnello Mariotti , la quale, posta su due
galere, assaliva quel luogo per mare : essendo però i loro assalti riusciti infruttuosi, tiravansi essi addietro formando un cordone dalla Pietra al Borghetto, stando in attesa dei rinforzi. Difatti li 18 calavasi al mare una
smisurata turba di contadini abitatori della Pieve e
dintorni, i quali , manomettendo tutta la campagna, mi nacciavano di dare il sacco a Loano se non si arren deva a discrezione.
Era comandante di Loano un cavaliere Cacciardi,
che
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
avea seco 400 soldati dei due reggimenti Piemonte e Christ, il quale disperando di ricevere aiuti da Oneglia, volendo risparmiare al paese gli orrori del saccheggio,
con imperdonabile debolezza capitolava il di 19, dan dosi prigioniero coi suoi ; e fu in tal circostanza notato che alla testa degli insorgenti , ivi pure unitisi ai Li guri , era un cavaliere della Morra , , antico ufficiale di
cavalleria , il quale , per torti ricevuti nel 1794 , ritira tosi dal regio servizio, avea abbracciata la causa repub blicana.
Preso Loano , avviavansi i Genovesi sopra Oneglia , facendola circuire dalla parte di ponente dal capo di battaglione Langlad , mentre Ruffino portavasi a destra verso l’Apennino . Comandava in Oneglia il barone Gior gio Des Geneys, lo stesso che vidimo cader prigioniero in mano dei Francesi nel 1794 a bordo dell'Alceste, ed
il quale col grado di maggiore avea il comando della
città e porto di Oneglia , ove stavano quei pochi soldati ed ufficiali di marina che non erano in Sardegna. Aveva egli inoltre 200 soldati provinciali di Cuneo ed un de
bole distaccamento di pionieri ; ciò malgrado, d'animo valoroso, rifiutava di annuire al desiderio manifestato dagli abitanti di trattare coi Genovesi , i quali li 25 comparsi dinanzi alla città, aveanle intimata la resa .
Rispondeva Des Geneys che avrebbe , coi pochi mezzi che erano in suo potere, difeso quel luogo confidato al suo onore. E la fortuna secondo la sua costanza, per
chè li 26 si seppe che la Pieve era venuta in mano dei
Regii, i quali minacciosi e grossi dai monti calavansi alla marina .
Erano queste le truppe soggette a Dellera , e che que sto esperimentato guerriero aveva celeremente avviate
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verso l’Apennino, appena intese la dichiarazione di guerra e seppe che gli abitatori dei villaggi liguri che siedono a capo delle valli di Tanaro e delle due Bor mide armatisi , minacciavano invadere i sardi dominii .
Aveva Dellera forze rispettabili , perché erano ivi i reggimenti di Piemonte e della Marina , e quelli pro vinciali di Acqui , di Cuneo e di Mondovi , ed era sotto i suoi ordini il brigadiere Avogadro di Ronco . Non fu
rono però necessarie tutte queste forze per porre i Li guri alla ragione ; al che bastò Pallavicini col proprio
reggimento di Mondovi e con alcune compagnie gra natieri di Cuneo e di Piemonte.
Il giorno 26 alcune piccole colonne che Pallavicini avea gettate sul suo fianco sinistro, impadronironsi senza resistenza dei luoghi di Vedria, di Calizzano e di Zuc
carello, e riunitesi poi sotto il cavaliere Richieri , ven nero ad accamparsi sul Monte-lingo, ove i Genovesi si erano alloggiati in una ridotta . Pallavicini intanto, avanzando col grosso della sua schiera, trovava prima i Liguri collocati a monte Ariolo, ove valendosi di una vecchia ridotta , parevano disposti
a far testa : li assalirono adunque i Regii il di 25, é dopo non lunga resistenza i granatieri di Piemonte e di Cuneo , guidati dal capitano Deleuse, riuscirono a sloggiarneli: ricoveravansi allora i repubblicani ad Erli,
piccolo borgo posto ai piedi del monte di Rocca- Bar bena, ed ivi pure traendo partito di alcuni avanzi di fortificazione antica , tentavano difendersi; ma nuova
mente assaliti da Pallavicini nel di 26 , e consapevoli che il capitano Musso, il quale con 350 uomini , dei quali metà era di linea , e 2 cannoni, presidiava la forte ri dotta di Monte-lingo, avevala vilmente ceduta al Richieri
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
che non aveva che 80 uomini per assalirla ; scoraggiati per questo, abbandonati alcuni cannoni che appostati avevano a S. Raffaele, più che di passo si ridussero alla Pieve. Inseguivali ivi Pallavicini , e già apprestavasi ad assalire quella grossa terra, quando i difensori di essa capitolarono , accettando anche le non lievi modifica zioni che il colonnello sardo giudicò di apportare alle primitive loro domande , e segnatamente all'articolo 30, che voleva salve le munizioni da bocca e da guerra ,
che furono invece ai Regii abbandonate . Fu concesso alla guarnigione di sfilare cogli onori di guerra , ren
dendo poscia le armi ; ma la città e provincia della Pieve riconobbe la sovranità della Casa di Savoia .
La notizia della capitolazione della Pieve, pervenuta in un baleno ad Oneglia , ricolmò di gioia quegli abi tatori, deditissimi alla dinastia piemontese, e destovvi grande entusiasmo , del quale destramente valendosi Des Geneys, non solo riconfermossi nel già fatto proposito di resistere , ma ordinando la gioventù onegliasca in compagnie , pensò eziandio ad assumere l'offensiva . Erasi preso concerto fra i capi liguri , che mentre
Langlad cinto avrebbe Oneglia da tramontana e da po nente, Mariotti sbarcando le sue genti nella conquistata Loano , stretta la avrebbe da Levante : ma, o per negli genza o per mal animo , Mariotti non s'era mosso da
Loano, dimodochè l'uscita dalla città era da quel lato quasi libera . Non era sfuggito questo errore dei Liguri
a Des Geneys, il quale formata una piccola schiera di 40 militi e di 35 soldati , e datone il comando al cava
liere di Castelvecchio, il quale avea seco il tenente Cas
sio dei pionieri, conoscitore perfetto dei luoghi , gli im pose di assalire i poggi sulla destra della città già oc
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cupati dal nemico, e di rinforzare il posto delto di Acquarone, che attaccato nella giornata dai repubbli cani, era stato con 40 uomini valorosamente difeso dal
sotto-tenente Capra del reggimento Cuneo .
Langlad frattanto, mai più pensando ad essere assa lito, mandava alle quattro del mattino del di 27 ad in timar la resa alla città ; ma rispondeva Des Geneys pen sasse invece ad arrendersi ei stesso, od a ritirarsi più che velocemente, poiché 8,000 Piemontesi scendevano dai monti ; ritornava con questa risposta il parlamen tario da Langlad, il quale, credendo fossero queste arti del nemico per spaventarlo, rimandava il suo messo a Des Geneys , dicendogli , che ove arreso non si fosse,
egli avrebbe indilatamente dato l'assalto ad Oneglia ; fingeva Des Geneys di titubare per dar tempo a Castel vecchio di assalire i Liguri , al quale frattanto mandava rinforzi sotto Faussone, intimandogli di spingersi ar- . ditamente sul monte Bardellino o Bertellino, che do mina Porto -Maurizio .
Ma non avea atteso nuovi ordini Castelvecchio , il quale con grande ardire gettato si era ad assalire le ridotte ; del che avuto avviso Langlad, e comprese alfine le in
tenzioni dei Sardi, faceva aprire alle 6 del mattino un fuoco d'artiglieria contro Oneglia , al quale però vigo rosamente ripostavano i Regii dalla batteria detta della fiumara, governata da Villanova , altro ufficiale di ma rina, e da Daprotis ufficiale d'artiglieria , già da me nominato con lode alla battaglia del Dego . Castelvec chio e Faussone frattanto alla testa di pochi valorosi ,
gettavansi nelle nemiche ridotte della Battagliosa e di S. Leonardo; onde i Liguri, credendosi veramente as saliti da una forte schiera scesa dai monti, si davano a
repentina fuga verso Loano .
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
Cogliendo il momento propizio Des Geneys spediva il maggiore Cauvin a far la chiamata a Porto-Maurizio, occupando fortemente il monte Bardellino . I difensori di quella terra , vedendo che il tenente Cristini erasi impossessato delle loro batterie di cui inchiodato avea i cannoni , e disperati di ottener soccorso , dopo un'ora di tempo davano il luogo in polere dei Sardi.
Pareva adunque terminata la cosa, ed i Regî già an davan fra loro felicitandosi dell'ottenuta vittoria, quando ebbero avviso che una colonna di 800 Liguri , coman data da un Corvetto, avanzava da Diano : a tal notizia il nuovo comandante di Porto -Maurizio , il cavaliere
Mattone di Benevello, raccolti come potè alla meglio un centinaio fra soldati e militi gettavasi coi cavalieri Gia cobi e Quincineto sui fianchi della colonna nemica, la quale sbalordita a quell' impeto, sbandavasi abbando
nando cinque cannoni che traeva seco . Parimenti un altro corpo di 500 Liguri, giunto ignaro del tutto Borgomaro ed ivi assalito da quei terrazzani e da alcuni invalidi , udita la sconfitta di Langlad davasi a preci >
pitosa fuga, lasciando in man del nemico 100 dei loro, fra i quali molti ufficiali. E sembra veramente che quell'armata genovese avesse
più ufficiali che soldati, poichè nel suo rapporto al mi nistero il cavaliere Des Geneys parla di 5 capi batta
glioni, 8 capitani, 19 tenenti ed un chirurgo maggiore fatti prigionieri su 1,239 soldati. Bella difesa fu questa dei Regi ad Oneglia, ove con 500 tra soldati e militi essi fugarono meglio di 5000 Liguri; ed il merito principale di essa, va attribuito agli uffi ciali della regia marina che diressero tutte le mosse ;
fra i quali merita elogio particolare il Benevello , che
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trovatosi a caso in Oneglia, e quantunque superiore in grado al Des Geneys, volle tuttavia sotto gli ordini suoi combattere e concorrere alla buona riuscita dell'im
presa. Nè qui fermaronsi i successi dei Regi da quelle parti , perché il cavaliere Rey, altro ufficiale di marina , partito da Ponte d’Assio con 200 uomini e sconfitto il di 28 un corpo genovese di 600 uomini nelle vicinanze
di Triola, sottometteva quindi Diano e tutta la provincia alla corona di Savoia .
Mentre Liguria e Piemonte cosi fra loro la battaglia vano, anche la Cisalpina, come se avesse rossore di non bruttarsi essa pure di sangue italiano , minacciava di rompere guerra al re di Sardegna .
Esistevano da lunga pezza semi di discordia tra i due governi, e per l'aiuto dato dai Milanesi ai sollevati
dalla parte di Pallanza , e per alcune angherie da loro commesse verso il Piemonte pel transito dei grani , le quali aveano anzi provocato lagnanze di Priocca sin dal tempo in cui Miot ancora risiedeva presso la corte di Torino, lamentandosi quel ministro che il governo Ci
salpino non solo non serbasse i patti già esistenti con Austria, come promesso avea all'epoca della sua inau gurazione , vietando che il superfluo del proprio grano introdotto venisse in Piemonte ove era gran penuria , ma incagliasse anche sotto varii pretesti l'introduzione dei grani esteri . A queste vecchie cause un'altra venne ad aggiunger sene, e fu l'arresto di un tale Allegri nativo piemontese, che entrato nel servizio della Cisalpina, venuto per non
so qual bisogna in Torino rivestito del proprio uniſorme, era ivi , sotto pretesto di porto d'armi proibite, impri gionato : e quantunque venisse assolto e rilasciato, pure
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
il governo milanese, cogliendo con avidità questo frivolo motivo , innoltrava amare querimonie presso Brune , aperto di lui protettore , e ragunato un corpo di truppe, affidatone il comando al generale Lahoz , gli commet teva di portarsi sul Ticino . Nemici poco formidabili e direi quasi contennendi sarebbero stati per le truppe piemontesi agguerrite da cinque anni di guerra , i due imbelli eserciti repubbli cani, composti in gran parte di gente accogliticcia ed all’armi non usa ; e se il Piemonte avesse potuto far fondamento sull'imparzialità francese, una guerra aperta
e pronta contro le due limitrofe repubbliche italiane sa rebbe forse stato il mezzo migliore per trarsi dalla cri tica situazione in cui versava, e per sedare la ribellione dei sudditi che non avrebbero a lungo potuto durarla ove aiutati non fossero dall'estero .
Ma il Direttorio francese, che amava far atto di auto rità sopra i governi italiani , che omai risguardava come soggetti a Francia , non volea queste guerre , e disap provata la condotta di Sottin e richiamatolo dal suo
posto, scriveva a Belleville, suo console generale a Ge nova, che avesse ad intimare perentoriamente al go verno ligure di desistere dalle ostilità contro Piemonte, sotto penå di veder interrotti i buoni rapporti esistenti fra Genova e Francia .
Affrettossi Belleville a significare alla repubblica ge novese la volontà del Direttorio ; e ben comprendendo
quanto male si addicesse ad una repubblica sedicente libera, di ottemperare a quest'ordine assoluto, tentava addolcirne la natura accompagnandolo delle più ridi cole lodi verso il popolo ligure, scrivendo essere la mo
derazione virtù repubblicana, ed esser glorioso pei Li
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guri di posare nelle loro vittorie, imitando cosi la
generosa repubblica francese, la quale avea trattenute le vincitrici sue falangi dopo la battaglia del Taglia mento : dovere forse le vittorie della Pieve e di Serra
valle troncare gli indugi delle conferenze di Rastadt , ed affrettare la conclusione della pace ; perloché i Li guri avrebbero ben meritato dalle nazioni indipendenti .
Ognun vede quanta esagerazione capisse in tali pa role, le quali ad altro non tendevano che a velare quanto quella cieca obbedienza del governo ligure al francese avea di umiliante : nė si comprende di quali vitlorie in tendesse parlare, poichè dalle relazioni degli stessi Li
guri contemporanei rilevasi che le collettizie truppe genovesi la diedero quasi sempre a gambe appena vi dero i Regi, e qual influenza il vecchio castellaccio di
Serravalle, venuto per mancanza d'energia dal suo co mandante in mano dei Liguri , potesse avere sulla pace europea è facile immaginarlo . Ma pure fu necessità al governo genovese di tranguggiare la pillola dorata , e A
subire la volontà del tremendo suo alleato .
Il Direttorio di Francia frattanto, imposto anche alla Cisalpina di far retrocedere le truppe di Lahoz, scriveva
a Guinguenė, manifestasse al re di Sardegna essere suo volere che venisse accordato un generale indulto ai ri .
belli, e posto termine immediato alla guerra con Genova. Questi patti, quantunque alteramente imposti, non avrebbero ripugnato a Carlo Emanuele, e solo trattavasi d'intendersi sul modo di concedere l'indulto ; ma alle già smodate pretese del Direttorio, venivan ancora a rin carire Brune e Guinguenė, ben dimostrando colla con
dotta loro che i cattivi governi non difettano mai di uomini iniqui, i quali non solo si recano a gloria di
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
farsi loro stromento , ma cercano di acquistar meriti oltrepassando col proprio zelo le intenzioni dei loro pa droni .
E cosi allora avvenne in Piemonte : perchè non ac contentandosi Guinguenè della àccondiscendenza del
regio governo alle imperiose dimande del Direttorio, si pose in capo di soddisfare ad un ardente desiderio
manifestatogli da Brune di avere nelle sue mani la cit tadella di Torino , che assicurar dovea la linea di riti
rata delle armate francesi, e tener loro aperti i passi delle Alpi in qualunque rovescio che incoglier loro po tesse nella nuova guerra italica , che ormai sembrava inevitabile . Ma siccome questa dimanda non era com presa in quelle fatte dal Direttorio , era d'uopo trovare ragioni per intimorire il re sardo , che mancato non avrebbe di rifiutarla: si ebbe pertanto nuovamente ri
corso ai continui assassinii , a supposte congiure dei nobili contro i Francesi , e sopratutto alle fucilazioni seguite poco prima anche a danno di alcuni Francesi,
e fra gli altri di Leautaud e di Lions, capi della spedi zione di Gravellona.
Non era difficile a Priocca di dimostrare come i par ziali assassinii originati fossero dall'odio destato nel po polo piemontese dall'insolenza e rapacità francese, e
quanto assurde fossero le sògnate congiure : ma non riuscivagli cosi facile ribattere la terza accusa , perchè stava di fatto che, non ostante la promessa fatta di so
spendere le sentenze capitali, quei due Francesi con 30 altri individui,già quasi tutti appartenenti al regio eser cito, erano stati moschettati li 26 maggio negli spalti del castello di Casale ; rigore inumano degno di biasimo per la sua crudeltà non solo, ma anche impolitico ed
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indegno di un onorato governo dopo la data fede . Pro testava bensi Priocca essere ciò avvenuto ad insaputa del re, anzi contro l'espressa volontà sua, conciossiache esso spedito avesse l'ordine di sospendere l'esecuzione della sentenza : ma siccome era notorio che la staffetta
apportatrice della sospensione erasi , per ordine miste rioso, soffermata 9 ore in Trino, le proteste ministe
riali non persuasero alcuno, e tanto meno Guinguenė, che rialzando ognor più le pretese, minacciava che se la cittadella non veniva immediatamente consegnata ai
Francesi, la repubblica avrebbe tirato memoranda ven detta della morte di quei due cittadini francesi. Risolveva allora il re di rivolgersi al generale Brune, al quale mandava a tal uopo il marchese Colli ; ma era tempo buttato, perchè Brune appunto era quegli che raccomandato avea a Guinguenė di procurargli ad ogni costo il possesso di quel luogo. A fronte di tanta ostinazione avrebbero dovuto il re
ed i ministri energicamente protestare contro le pretese di Brune e di Guinguenè che oltrepassavano le proprie
istruzioni, ed appellandosene al Direttorio di questa vio lenza , prepararsi intanto a respingerla colla forza ; ma fiacco d'animo era il re , e poco fidavano nelle popola zioni i ministri : risolvettero pertanto con imperdona bile debolezza di cedere alle immoderate dimande .
Mandava il re a Milano il marchese di S. Marzano, il
quale il di 28 giugno segnava colå col generale Brune una convenzione, per cui la cittadella di Torino doveva
il di 3 luglio venir consegnata ai Francesi per due mesi . ( V. Documento nº 11 ) . A tal patto la Francia guarentiva al re la sicurezza dei suoi Stati, ed interponeva i suoi
buoni uffici, perchè immediatamente cessassero le osti
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
lità colle due repubbliche italiane : il generale Brune avrebbe adoprato tutti i mezzi di cui disponeva per ri chiamare la tranquillità nel regno ; amara derisione, perchè la tranquilla Torino non esigeva l'intervento dei Francesi per non tumultuare, e quanto alle due repub bliche, come già avvertii, purché la Francia dato loro
non avesse favore, bastava l'armata subalpina per rin cacciare le offese in gola agli offensori. Ma volevasi a poco a poco spodestare il re dei suoi
Stati, e perciò si opinò che nulla fosse più acconcio del possesso della cittadella della capitale del regno, la quale irritandone all'eccesso la popolazione, non poteva a meno di dar origine a tumulti ed a risse fra la piemontese
guernigione della città e la francese della fortezza; dis ordini che, apposti poi a colpa del re, avrebbero dato appiglio sufficiente per proclamarlo fedifrago, e rapirgli lo Stato ; laonde il Direttorio, lungi dal biasimare Guin
guenè e Brune per aver oltrepassato di molto i proprii poteri , non ebbe che lodi per il loro operato, e neppure Belleville rimproverato venne per la svergognata impu denza con cui parlava delle sconfitte, secondo lui date dai Liguri ai soldati subalpini. E reca veramente meraviglia come sopportasse tanta vergogna un re savoiardo, ed è indubitato che lasciando
cosi vilipendere il valoroso suo esercito , Carlo Ema nuele IV perdette ogni diritto alla fede de' suoi soldati , e da quel di rinunziò ad essere rispettabile e rispettato .
Per un derisorio riguardo alla maestà del re rive stissi quella convenzione di alcune forme apparenti ,
colle quali speravasi celare agli occhi della nazione il grado d'avvilimento in cui un sovrano indipendente la sciavasi abbiettamente e volontariamente trarre : volon
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tariamente dissi , come che non valga dire che in cuor suo protestasse il re : la sola sua annuenza era colpa; e quando si vuol portare scettro e corona si deve pur es
sere pronto a mutare il primo in spada per conservare la seconda, ed è mille volte meglio cadere pugnando da forte, anzichè abdicare l'onor nazionale : ed a questo dovrebbero por mente i sovrani assoluti, che se nel loro egoismo considerar vogliono popoli e territorio come cosa lor propria, in essi pure si immedesima l'o nore dell'intera nazione ; onde avviene che quando essi lasciansi calpestare e vilipendere, colpevoli si rendano
di tradimento verso la popolazione tutta , la quale dopo avere per tanti anni tacitamente accettato qual legge ogni loro capriccio, dopo averne col danaro e col sangue
sbramato le talvolta stupide e le talvolta malvagie voglie, ha pur diritto di pretendere che sia serbato illeso ed in
contaminato il proprio decoro: questo dovrebbero ram mentare, ma questo scordano i despota nell'ora del pe ricolo ; nè io vedo che i popoli i quali si acconciarono a vivere quai schiavi , stupire e doler si debbano, se quali mandrie vengono venduti . Nè mi si apponga che disperata era la posizione, per chè nè la dinastia , resistendo, incontrato avrebbe fato
peggiore, nè le forze francesi presenti nel regno erano da tanto, da soggiogare in un momento quel battagliero esercito che recentemente ancora avea dato tante prove
di valore, ed al quale la nazione tutta accorsa sarebbe ad unirsi alla voce del suo re . Il Direttorio forse, ve dendo il Piemonte deciso ad una lotta estrema, rece
duto avrebbe dalle sue pretese e disdetta la condotta de' suoi agenti, perché la Francia, priva del suo cam
pione che guerreggiava in Oriente, in guerra coll'In VOL . II , - 6
PINELLI, Storia ecc.
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
ghilterra e colla Russia, minacciata di fronte dalla nuova coalizione che andava formandosi ; con Napoli che ar mava, e con Italia tutta che fremente agitavasi fra i nuovi ceppi , non desiderava crearsi nuovi nemici, e l'armata d'Italia priva di tutto l'occorrevole , a causa delle dilapidazioni degli amministratori civili e di al
cuni fra i generali , era poi lungi dall'essere un nemico molto formidabile, e ben lo provarono le successive vit torie di Suwarow .
E non regge neppur la ragione che il re accettasse quei patti per risparmiar sangue, perchè le passate e le recenti fucilazioni attestano che il pio di lui animo non rifuggiva dal sangue e dalla vendetta quando far lo poteva senza pericolo.
Il di 3 luglio era il prefisso alle piemontesi vergogne : alle cinque del mattino l'avanguardia francese, guidata da Kister, presentavasi alle porte di soccorso della citta
della, ed era dopo brevi formalità introdotta : giungeva quindi il generale Collin con 2,400 uomini, aventi alla testa Guinguenè che veniva ad assaporare la gioia della
facile e brutta conquista . Fosse arte o caso, ammalati erano o si infinsero il governatore marchese Cirié ed il comandante cavaliere di Nichelino, di modo che tocco
a Casanova, colonnello di Monferrato che era ivi di pre sidio, a farne la consegna : lagrime d'indegnazione ca deano dagli occhi degli ufficiali: fremeano i soldati fra i quali erano più d'uno i difensori di Cosseria , che ave vano veduto da quello scoglio dar volta dinanzi a loro numerose galliche squadre, e che ora coll’innocuo fucile alla spalla condannati erano a testimoniare tanta ver gogna, per porre il colmo alla quale costretti furono,
sfilando, a rendere gli onori all'ambasciatore francese,
CAPITOLO I.
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a quello stesso che si era fatto autor principale della
inaudita prepotenza ! Compito il sacrifizio, riducevansi i Regii in città col cuor pregno di mal contenuto sdegno, che, nuovamente provocato, fra poco trasbordar doveva e prorompere in sanguinose risse . La guardia della porta prospiciente alla cittadella venne rinforzata , ed il governatore di Torino S. André,
che già aveva emanato un editto per sedare il malu more della popolazione , a dimostrare vieppiù, o per meglio dire, a simulare la buona armonia esistente fra le due armate, invitava a lauto banchetto cogli altri mag giori ufficiali, il generale Collin , da Brune destinato a comandare quella fortezza. Da quel di , a parer mio , cessò il vero dominio dei reali di Savoia sulla Terraferma, perchè non certamente
re indipendente considerar potevasi, chi dalle finestre del proprio palazzo mirar poteva i cannoni appuntati sulla regal sua sede. Gli altri fatti che seguirono dopo l'occupazione, non furono che il seguito dei turpi rag
giri coi quali il Direttorio apprestavasi a cogliere il frutto della perfida sua politica . E giacchè miè forza narrar turpitudini, dirò di quella gravissima accaduta nelle vicinanze di Alessandria il di
5 luglio, la quale fu cosi esecrata che e Francesi e Regii a vicenda se ne rimandarono la colpa . Appena ebbero voce i rivoltosi che, mediante la ces sione della cittadella di Torino, i Francesi guarentivano al re la tranquillità dello Stato, pensarono di mandare
ad effetto, prima che pubblicato fosse l'accordo, un colpo ardito che, a parer loro , doveva trarre l'intero
Piemonte alla loro parte e sovvertire affatto la potestà regia. Radunatisi pertanto in Carosio , abbandonato dai
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
nostri, fecero disegno sopra Alessandria, ad imposses sarsi della quale vuolsi che sperassero la cooperazione delle truppe francesi stanziate nella cittadella, e coman date da Xesnard .
Ma aveva assistito alle loro adunanze un tristo prete per nome Castellani, il quale andatosene difilato da So
laro, regio governatore d'Alessandria, tutta gli svelava la trama, informandolo come i sollevati intendessero
far impeto colla colonna maggiore contro porta Ma rengo , mentre una minore, valicando la Bormida a Ca
stel Ceriolo, tentato avrebbe di sorprendere la guardia di porta Ravanale . Istrutto della cosa Solaro, fatto a sè chia mare d’Osasco, generale della colonna mobile e che te
neva il suo quartier generale al Castellazzo, seco lui concertava le cose in modo che la sorpresa volgesse a danno dei ribelli.
Mezzo squadrone di Piemonte reale andò sin dal giorno 3 a collocarsi alla cascina Grossa : un debole distaccamento di Peyer-im-hoff posossi alla Spinetta ;
uno di Saluzzo a Marengo , ed un terzo di pionieri a castel Ceriolo : d’Osasco poi con 300 soldati di Saluzzo e dei pionieri e con 80 dragoni, prima dell'alba del giorno 5 era già in battaglia fra porta Ravanale e porta
Marengo : finalmente Alciati, partito dal Bosco con 400 fanti di Savoia e di Stettler, e con 100 cavalli, si diresse
sulla Spinetta, ove giungeva alle 4 3/4 , e di dove dovea precludere ogni scampo al nemico . Oltre a ciò distri buironsi armi ai contadini della Fraschea, ferocissima gente odiatrice dei Francesi e di chi parteggiava per
loro, e fattili appiattare fra quelle forre, si diè loro ad intendere che i vinti sarebbero abbandonati a loro di
screzione.
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Al di 5 di gran mattino Osasco, che aveva spedito pat tuglie lungo la Bormida, ebbe avviso dell'approssimarsi dei ribelli per la via di Rivalta ; difatti alle 5 1/2 essi presentaronsi ancor riuniti in una sola colonna dinanzi
a Marengo in numero di 960 con due cannoni. L'ufficiale ivi distaccato, regolandosi dietro le ayute istruzioni, fatta debole difesa , simulava di ritirarsi fuggendo verso il ponte: inseguivanlo i sollevati e già pensavano di giugner
seco lui alle porte della città, quando Alciati sboccava dalla Spinetta ed investivali alla baionetta coi fanti sul si nistro fianco . Ciò nulladimeno i rivoltosi, schieratisi pron tamente a battaglia, prendevano a ripostare colla mo
schetteria sparando eziandio alcuni colpi di cannone ; ma vedendosi minacciati alle spalle dalla cavalleria della cascina Grossa e di Alciati , tiravansi addietro nelle bo
scaglie che .cingono il letto della Bormida e nei vicini
campi di meliga, pensando di essere ivi al coperto dalle offese dei cavalli, e di poter con vantaggio prolungare
il combattimento : ma qui appunto era l'agguato ; per chè non erano essi ancora ordinati a battaglia , che su loro gettavansi i contadini, che tenuti s'erano sino al
lora queti, e che ora con gran furia irrompendo, ne facevano orribile macello . Più di 400 perirono per mano
loro, e molte più sarebbero state le vittime, se ufficiali e soldati adoprati non si fossero a strappar dalle mani di que' feroci quanti poterono. I prigionieri ascesero a 310, oltre i due cannoni ed una ragguardevole copia di munizioni da guerra .
Destó questa inutile carnificina una generale inde gnazione: tutti i partiti si accusarono a vicenda : i Fran cesi ed i liberali dissero che Solaro per trarre i rivol
tosi in agguato aveva differito a pubblicare l'indulto e
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
la convenzione del re coi Francesi , eccitando in pari tempo i Frascheruoli a quella brutta impresa : i Regii per lo contrario asserirono che lo stesso Brune aveva indotto i sollevati a questo moto , vietando poscia ai
Francesi di dar.loro aiuto nel doppio scopo di scredi tare ognor più il governo del re con quest'apparente violazione dell'indulto, e di disfarsi di quelle bande che forse costretto lo avrebbero ad impiegar la forza per discioglierle, risparmiando cosi quell'odiosa missione alle armi francesi. Dà forza a questa opinione il ri flesso che i ribelli per portarsi a Marengo passar do vettero in tutta vicinanza delle truppe francesi col locate presso Tortona, le quali lasciaron loro libero
il passo . Tuttavia difficile riesce pronunziare chi abbia avuto colpa di quella orribile effusione di sangue ; forse
vi ebbero parte tutti: forse fu cagionala dalla caparbietà degli insorti , che speravano con quella impresa man dare affatto in fondo la causa del re in Piemonte ; sem
bra però improbabile che, se contato non avessero sul l'aiuto di Francia, osassero innoltrarsi in si piccolo stuolo contro una città che sapevano munitissima, ed i eui dintorni erano custoditi dalle numerose squadre di Osasco .
In quel mentre il re , per dar prova della sua buona
fede nel desistere dalle ostilità, aveva , con decreto delli 16 luglio , disciolte le colonne mobili e fatte rientrar
nell'interno del regno le sue truppe . Santa Rosa , colon nello di Acqui, rimetteva li 16 luglio la Pieve al gene rale Lamartilière, e Mattone di Benevello consegnava ai
Francesi Porto -Maurizio, acciocchè questi luoghi stes sero, secondo quanto era stato convenuto , nelle loro mani sino alla decisione del Direttorio ; ma se cessato
CAPITOLO 1 .
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avevano dal combattere fra loro Genova e Piemonte , non però desistito avevano dalle risse , perchè alcuni Genovesi recatisi li 19 a Porto -Maurizio sotto un tal
Benso, vi inalbéravano la loro bandiera ; il che faceva che Benevello , partitosi con picciol stuolo da Oneglia , andava senza contrasto ad abbatterla .
La stessa mala fede palesarono i Liguri sul conto dei prigionieri fatti : aveano i Piemontesi , appena cessate le ostilità , rimesso in libertà i 1,300 prigioni che erano in loro mani; non cosi Mariotti e Langlad , ai quali avendo per questo fatte lágnanze Des Geneys , essi ri spondevano da S. Remo non saperne nulla ; aver spe dito a Genova li 486 Piemontesi caduti in loro potere,
e doversi colà dirigere il comandante di Oneglia per chiederne conto al ministro della guerra. Ne pare che quel governo si affrettasse a far ragione alle giuste do
glianze degli officiali regii, poichè li 13 agosto ancora un tal Cauletti di Rivoltella, tenente di Lombardia, scri
veva dalla Spezia narrando li mali trattamenti a cui lui e cinque compagni andavano soggetti e dimandando la libertà .
Ma questa era l'imparzialità della Francia, che dice vasi alleata tanto di Piemonte che di Liguria , e la quale inoltre, come ben si scorge dall'ultima clausula della convenzione, non cessava dallo smugnere in ogni modo il misero Piemonte, a cui in principio del 1798 era già debitrice di 15 milioni , che non pensava neppure a rim borsare , mentre le mensili spese della manutenzione delle truppe francesi ascendevano à cinque milioni. Il re frattanto per far simulacro di autorità regia, é per far illusione a se stesso ed agli altri , decretò venis sero rimeritati coloro che distinti si erano nei varii
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
scontri contro i sollevati o contro i Liguri , e furono decorati pel fatto di Gravellona : sergente Tournaford, granatieri Albane e Francot di Savoia ; sergente Prin ner e granatieri Sommer -Hatter, e Büller di Peyer -im hoff. Pel fatto di Rocca Grimalda il soldato Merletti delle
truppe leggiere; pel fatto di Carosio il caporale Virano. Per la presa delle ridotte di Montariolo , di Erli e di S. Raffaele, i sergenti Panis e Canosio di Cuneo ebbero scambiata la medaglia d'argento che già possedevano in quella d'oro ; ed i soldati Pigoglio, Lovera e Cavour ottennero quella d'argento. Pei combattimenti di One
glia furono decorati Laugier, sergente in ritiro, per
la
difesa fatta della ridotta detta la fiumara : l'invalido Bal larino, i soldati Tasso e Ferraris, ed il sergente pro
vinciale di Cuneo, Monterosso, per la presa delle ridotte verso Porto -Maurizio . A molti altri individui di bassa
forza, riputati degni di minor ricompensa , furono lar gite piccole somme di danaro . I Francesi intanto ponevano in opera tutti i mezzi
atti ad irrilare la popolazione torinese ed a far nascere sconcerti . Li 14 luglio celebrarono in gran pompa e coi spāri dei cannoni la festa della Federazione, eseguendo manovre a fuoco in piazza d'armi , e dando banchetti e balli in Cittadella. Li 10 agosto solennizzarono con mag gior sfarzo l'anniversario dell'arresto del misero re Luigi XVI ; e li 3 settembre quello delli 18 fructidor, giorno in cui il Direttorio era sfuggito alle trame de'suoi nemici .
In tutte queste circostanze riboccavano scritti e canti in onore della libertà, in odio dei tiranni , ed ingiu riose allusioni a Carlo Emanuele ed alla real famiglia ; cose tutte che grandemente irritavano il popolo : tutta
CAPITOLO I.
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via, vedendo i Francesi che la prudenza del governo parava ad ogni inconveniente , si accinsero li 16 set tembre a più diretta provocazione. Era di di domenica, ed i buoni Torinesi se la sollazza
vano, come di consueto, alle pubbliche passeggiate del Valentino ; quand'ecco comparire una sconcia masche rata di ufficiali francesi, in cui erano grottescamente imitate le foggie di vestire della corte e della nobiltà , preceduta e seguíta da Usseri a cavallo che, andando di galoppo, faceyansi far largo senza alcun ritegno dalla
folla che fra lo stupore e lo sdegno accalcata si era sul loro cammino .
Contemporaneamente nasceva un alterco fra alcuni popolani e soldati francesi sulla piazza Paesana , ed avendo costoro sguainate le sciabole, i soldati piemon tesi accorrevano in aiuto dei loro concittadini . Saputasi la cosa , il popolo cominciava a mormorare e ad affol
larsi in gran copia sui viali della Cittadella ; perlocche gli Usseri dato di sprone ai destrieri ed amministrando piattonate ed anche colpi di taglio, aprivansi la via alla fortezza : cresceva a tal vista il fermento, onde la guar dia avanzata francese, chiusa la barriera , cominciò a
sparare alcuni colpi sulla plebe inerme ; ma accorrevan
tosto coi moschetti i soldati regii e ripostavano al fuoco nemico ; da ambe le parti sopravvenivano drappelli e già temevasi una conflagrazione generale, e Torino già stava per esser testimonio e forse vittima di una tenzone fra
i soldati di due eserciti che mortalmente si odiavano ; quando per buona ventura sopraggiungeva Mesnard , comandante supremo delle truppe francesi in Piemonte , il quale ordinariamente tenevași in Alessandria, ma che trovavasi quel di per caso in Torino : egli adunque col
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
l'autorità del grado imponendo agli ufficiali francesi di
far ritirare le truppe, riusciva a frenarne l'insolenza ; mentre Thaon di Revel , coadiuvato da molti ufficiali
piemontesi di alto rango, faceva rientrare nelle loro ca serme i soldati di Sardegna .
Al primo avviso di questo tafferuglio Guinguenė che villeggiava sui cólli di Torino , dietro invito di Priocca, che mandavagli per maggior sicurezza uno squadrone
di dragoni, rientrava in città , e malgrado il suo desi derio di darne colpa al governo del re , vide così ' mani festa la provocazione dei suoi , che non potè astenersi dal biasimare la condotta di Collin , che permesso avea
quella stupida smargiassata , dimodochè questi venne poco dopo richiamato in Francia , e la guarnigione eziandio ebbe lo scambio , assumendo il comando della
Cittadella Mesnard , beneviso dai Torinesi per lo zelo im piegato a reprimere l'insolenza della soldatesca , e pel
rigore spiegato verso gli ufficiali provocatori. Ma non perciò cessarono le insidie dei Francesi , i quali mirando a far nascere nuovi scompigli andavano ogni sera suonando e cantando sui viali della Cittadella una cert'aria ingiuriosa a Carlo Emanuele, nella quale designato era col titolo di Roi des marmotes. Sapeva queste cose Priocca , e mentre faceva , d'accordo con Thaon, raddoppiare le vicine guardie perchè potessero ad ogni evento contenere la plebe inviperita che minac ciava di erompere, inoltrava rimostranze a Guinguenė, il quale acconsentendo ad adoprarsi per far cessare quei
scandali, lagnavasi però amaramente dei modi aspri , secondo lui, dei regii ministri , ed appigliandosi alle anti che arti, rimetteva sul tappeto le fantasticate congiure, allegandone per prova alcune coltellate ricevute da certi
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soldati francesi che, ebbri di vino, appiccato avean rissa con alcuni scioperati del borgo di Dora; e conchiudeva col dire, che se il re volea conservar l'amicizia di Fran
cia doveva rimuovere dai loro impieghi Thaon ed i figli perchè Nizzardi, e Balbo dalla legazione di Parigi , e
Castellengo dal vicariato di Torino, perchè avversi al Direttorio e fautori con altri dei moti popolari ostili ai Francesi, e con quell'altri accennar volea allo stesso Priocca con cui ragionava .
Rispondeva il sardo ministro tali non essere le inten
zioni del Direttorio, il quale per mezzo di Balbo avea fatto conoscere quanto disapprovasse quei moti , richia mando anche Collin , e manifestando niun desiderio di mutazioni nei ministri piemontesi , ed energicamente protestava a nome del suo sovrano contro le accuse dell'ambasciatore dirette contro ministri che il re era
deciso a mantenere in ufficio. Scrissene poi al Balbo a Parigi, e questi tanto seppe colla sua sagacia maneg giarsi presso Talleyrand , che invece di venir esso cam biato, otteneva da quel ministro la rivocazione di Guin guenė , che'venne rimpiazzato dal cittadino Eymard :
Brune' parimenti , la cui condotta e ràpacità avevano eccitato la disapprovazione del Direttorio, veniva ri chiamato , e cedeva il comando dell'armata d'Italia a 2
Joubert .
Ma questa apparente condiscendenza del Direttorio
era un'astuzia di più di Talleyrand , mastro di inganni , per addormentare la vigilanza di Balbo, a lui certamente non pari in perfidia, ma quanto lui accorto e solerte : poichè il francese governo avea ormai pronunziato sulle sorti della dinastia sabauda, ed il valoroso Joubert ap
punto era l'uomo da esso prescelto a consumare l'in
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
fame tradimento ; missione poco di lui degna e fatta per oscurare le belle imprese di quel prode generale, serbato dai fati ad immaturo fine.
Non avea meritato questa nuova perfidia il regio go verno con alcuna colpa recente , avendo esso adem piuto in tutto alle condizioni del trattato , liberando i
prigionieri di guerra fatti sui Liguri, rilasciando 108 Piemontesi giacenti nei ceppi per cause politiche, e
consegnando ad un distaccamento di truppe francesi, appositamente venuto al Ticino, altri 173 individui, dei quali 66 eran francesi, 79 cisalpini , 12 liguri e 16 di nazioni varie , per essere dai regii Stati allontanati: pareva dunque che goder dovesse alfine quella quiete che il proclama di Brune del 6 luglio guarantiva al
Piemonte (V. Documento nº 12) . Ma s'addensavano in vece su questo misero paese mali maggiori , ed alla
dinastia soprastavano gli estremi danni . Giungeva il 30 ottobre Joubert in Torino , di , dove par tiva in breve per Milano; ma ricevuto al suo arrivo nella capitale cogli onori dovuti al suo grado , e visitato dai
ministri regii , protestava a nome della potente repub blica amicizia e protezione. Eguali sensi esternati avea
Eymard , venuto pochi giorni prima a rimpiazzare Guin guenè ; ma intanto nė l'uno nè l'altro davansi briga di por freno alle suggestioni dei patriota alla rivolta , ně
alle loro millanterie di protezione francese : appena poi fu nota la rottura della guerra con Napoli, Eymard in compagnia dell'aiutante generale Musnier, per ciò spe dito da Joubert, presentavasi li 2 dicembre a Priocca, e richiedeva il re di consegnare alle autorità francesi l'arsenale di Torino coll'immenso materiale che conte neva , e sommavalo di fornire immediatamente il con
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tingente portato dalla convenzione di Torino delli 26 febbraio dell'anno precedente, come se la Francia , la quale, dopo di avere in quel trattato promesso di op
porsi ad ogni innovazione politica nei regii Stati , avea invece non solo tollerato, ma favorito e sollevati e Li guri e Cisalpini a danno di Savoia , avesse diritto di esigere da essa quel sussidio di truppe.
Tuttavia il re nol niegava, e per mezzo di S. Mar zano, chiamato da circa due mesi a reggere il ministero della guerra , diramava lo stesso giorno gli ordini op
portuni perchè ragunati venissero i 9,000 uomini ; ma faceva riflettere occorrergli una breve dilazione per collegare quella forza : quanto all'arsenale , osservava
non essere questa cessione prevista in nessun caso , nė da alcun trattato , e voler quindi mandar prima una sua fidata creatura a Parigi per chiarirsi se questa fosse veramente la volontà del Direttorio, ed in tal caso pren dere col governo di Francia gli opportuni concerti per questa sua nuova condiscendenza .
Sebbene impugnar non si potesse la giustizia evi dente di tali ragioni, questo rifiuto bastò tuttavia a chi , deciso ormai a gettar la maschera , voleva ad ogni co sto spodestare il re de suoi dominii. Divulgossi essere Carlo Emanuele da lungo tempo in segreti negoziati con la corte di Napoli , e non aspettare che eventi pro pizii a quel re per dichiararsi nemico ai Francesi, senza pensare quanto poco credibile fosse che il re di Sarde gna , dopo aver rifiutato le offerte dell'Inghilterra e del l'Austria, volesse ora avventurarsi in una guerra con
tro la potente repubblica francese, padrona di tutte le sue fortezze, con la sola debole e distante monarchia napoletana per alleata .
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
Non potea certamente gradire al re che le sue truppe ne andassero a guerreggiare un monarca a lui , legato in parentela , nè poteva in cuor suo desiderare il trionfo di un alleato mancatore di fede , invasore del suo re
gno , e che tutto posto avealo a sacco ed a rapina , tanto
più ora che l'inaugurazione delle due repubbliche ita liane toglievangli ogni speranza di compenso per le perdute provincie oltràmontane; ma le voci sparse delle sue trattative con Napoli era asserlo altrettanto assurdo che calunnioso .
Ciò nonostante l'inviato ed il generale francesi, che
sapevano ogni appiglio buono per suscitare imbarazzi al debole monarca , non arrossirono di accreditare que sta turpe menzogna, e surrogato Mesnard, riputato
troppo accetto ai. Torinesi , ed alieno da violenza , con Grouchy nel comando della Cittadella di Torino comin ciarono a farvi grandi preparativi, quasi si aspettassero d'essere assaliti, ed intendessero fulminar da quel luogo la capitale del loro alleato . Addoppiati furono i can noni sui baluardi; triplicate le sentinelle nella cinta esteriore, tenuti accesi i fuochi lungo la notte, e fatti serenare i soldati sopra i bastioni : il giorno 5 poi i ponti stettero alzati tutto il giorno come si fosse in faccia del nemico .
Stupiva di questa ostile attitudine il regio governo, e chiedeva spiegazioni : venivagli risposto esser queste semplici misure di cautela contro il mal animo della popolazione ; ma che se ad un solo Francese o parti giano di Francia torto venisse un capello , Torino ne
avrebbe pagato il fio : chiedevansi quindi alcuni can noni e munizioni occorrenti al completo armamento della Cittadella, e finalmente verso sera gli ambascia
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tori francese e cisalpino, tolti via gli stemmi dai loro palazzi, ritiravansi in Cittadella , ove continuavansi le
precauzioni di guerra. Prevedeva il re qualche nuova prepotenza ; pur an
cor lusingandosi che valesse la moderazione, concedeva il chiesto materiale di guerra ; e mentre faceva dal go vernatore di Torino esortare i cittadini a tenersi queti, risolveva di stare in attesa degli eventi . Ma breve era la sua incertezza, imperocchè mentre si davano queste
ipocrite assicurazioni , ecco giungere il proclama di Joubert (V. Documento nº 13) , con cui accusando d’o gni più brutta colpa la corte di Torino , ed annunziando esausta la pazienza della generosa repubblica , dichia rava di prendere a nome di essa possesso dei reali do minii .
Contemporaneamente udivasi avere l'aiutante gene rale Musnier sorpresa una porta della città di Novara, introducendovi alcune vetture , credute piene di merci
spettanti all'esercito francese, e contenenti invece quin dici granatieri, i quali , appena entrati, balzando fuori ed arrestando l'ufficiale delle porte, che accortosi del
l'inganno , richiudere le volea , le occuparono , intro mettendo poscia una più grossa schiera accorsa pron tamente a loro sostegno : era dessa l'avanguardia delle due divisioni Victor e Dessolles, le quali , varcato il Ti cino, innoltravansi a marcie raddoppiate, ed imposses
satesi di quella città, spingevansi sino a Vercelli. In quel frattempo tutti i comandanti delle fortezze che erano in possesso dei Francesi , dando esecuzione
alle ricevute istruzioni, impadronivansi nell'ora istessa delle città , sorprendendone e disarmandone le guarni
gioni, e ponendo in arresto i regii comandanti e gover
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
natori . A tal modo Susa veniva in mano di Louis, Cu
neo di Casabianca, ed Alessandria di Montrichard,
il
quale marciando quindi rapidamente sopra Asti ed oc cupatolo, innoltravasi a grandi marcie alla volta di To
rino, ove giunto, collocavasi sui côlli di Superga . Grou chy frattanto spediva una forte schiera da Torino a sor prendere Chivasso, punto importante a cavallo del Po, allora ancor fortificato , e da cui poteva tender la mano
alle divisioni Victor e Desolles, provenienti dal Vercel lese, assicurandone cosi la marcia sopra Torino.
Il di seguente, che fu il 7 di dicembre, affiggevasi alle porte della Cittadella di Torino un proclama, nel quale ripetendo i sognati torti del re , Joubert eccitava le truppe piemontesi a disertarne la bandiera , ed a dimo strarsi migliori osservatrici dei trattati coll'unirsi a quelle della repubblica contro gli eterni nemici della
libertà, promettendo loro paga e vantaggi pari agli an tichi . A tanta spogliazione, che faceva il re ? Sbalordito ed incapace di forti risoluzioni , egli attendeva trepi dando nel suo palazzo che l'insolente proconsole fran
cese venisse a strappargli dal capo la corona ; ed in vece di secondare con magnanimo sforzo le fedeli sue truppe , che salde contro ogni séduzione, chiedevano ad alta voce di dar l'assalto alla cittadella (mostrandosi a ciò pronti più di tutti i cacciatori Colli, accampati al
parco ( 1 ) ), egli pensava solo alle pratiche religiose, ed ordinava che il SS. Sudario fosse recato nel regio ap (1 ) Questi cacciatori Colli , di cui fa menzione Botta , non do vevano più essere i cacciatori di tal nome che guerreggiato ave vano negli anni scorsi, e che erano stati sciolti dopo la pace, ma bensi alcune compagnie di fanti leggieri comandati temporaria mente da quell'ufficiale.
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partamento, ove quel re spregievole alla testa di tutta la reale famiglia, perdeva i preziosi momenti, che ancor restavangli per agire, in insipide genuflessioni ! La re ligione è buonissima e santissima cosa, ma chi ha l'a nima da frate non imprenda a regger popoli !
Mentre però egli pregava , sperando forse dal cielo qualebe miracolone, il ministro Priocca in suo nome e.; per ordine suo pubblicava nello stesso giorno un pro clama, in cui respingendo i falli appostigli , e dimo- , >
strando quanto fedele fosse stato il re ai presi impegni , i metteva al nudo tutti i soprusi dei Francesi, e prote stava contro questa inaudita ed ingiusta spogliazione : ( V. Documento nº 14).
Cresceano a questa protesta le minaccie di Eymard e di Grouchy, laonde il re comprendendo che si era per- / duto il tempo utile , e che ormai più non rimanea modo
alcuno di resistere, piegossi al destino, e risoluto a ce- 1 dere , mandava il conte di S. Germano , creatura tutta
sua, ad abboccarsi con quei due personaggi ; richiesti, di quanto desiderassero , risposero, non esservi più ac-> cordo possibile con un re traditore : cedesse la corona
e rinunziasse per sè e per i suoi successori agli Stati di Terraferma; al qual fine richiesero anche l'annuenza dell'erede presuntivo della corona Vittorio Emanuele , i duca d'Aosta .
Ritornaya il mesto messaggiero al sovrano, il quale ormai a tutto parato , non solo acconsentiva alla rinun-, zia , maeziandio a tutte quelle condizioni che per ren-;
derla più umiliante piacque agli spogliatori di dettare ; fra le quali vi fu la disdetta del proclama delli 7 e l'or- : dine a Priocca di andarsi a costituire qual ostaggio) in Cittadella . VOL . II. - 7
1 Piselli , Storia ecc.
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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE
Ciò accadeva il giorno 8, durante il quale cavalli e fanti francesi venivano a condensarsi in gran copia nei dintorni di Torino : Alle tre dopo la mezzanotte del di
9 giungeva quindi in Cittadella il generalissimo Joubert con nuove truppe, il quale approvato l'operato di Ey mard e di Grouchy, e fatto prendere possesso dai suoi alle 10 del mattino senza verun contrasto dell'arsenale .
e delle due porte Susina e Nuova , recavasi alle due dopo il mezzodi in una carrozza di corte speditagli dal re, al reale palazzo, ove dalle mani stesse di Carlo Ema
nuele ricevea l'atto con cui questi , rinunziando alli suoi Stati di Terraſerma, scioglieva le sue truppe dal dato giuramento, ed imponeva loro, come pure alla nazione tutta , di obbedire al governo provvisorio, che il genera lissimo di Francia istituito avrebbe sin che fossero note
le intenzioni del Direttorio , rimanendo egli libero di partire per recarsi in Sardegna . Partiva difatti con tutta la famiglia reale alla volta di Parma , munito di passa porto da Joubert, e scortato da 80 dragoni francesi ed 80 piemontesi (V. Documento nº 15 ).
Cosi fu consumato l'iniquo spoglio, di cui solo Ve nezia e Polonia ricordano uno più infame: così l'amica Francia rimunerava un inetto , ma fedele monarca della fede serbata a lungo ed in tempi difficilissimi: cosi ri spettava la Francia una generosa nazione, che fidente
nei trattati avea ad essa confidate le sue fortezze, ed era pronta a versare con essa e per essa il proprio sangue !
E questo succedeva non sotto Francia retta da re as soluto, ma sotto Francia repubblicana e sedicente pro tettrice e sostenitrice di tutti i popoli che risorger vo lessero a libertà : nè vale il dire che essa facesse guerra
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alla podestà regia e non alla nazione , giacchè gli eventi
posteriori provarono il contrario ; e lo stesso Thiers , parlando di questa spogliazione , e cercando di coone
starla, mal paragonando il Piemonte ad una piazza stretta d'assedio , dice : Dans les circonstances qui se préparaient, on ne voulut pas se donner l'embarras de créer une nouvelle république, et en attendant le résul tat de la guerre , il fut decidé que le Piémont serait administré par la France : parole la cui crudel legge rezza ben dimostra qual calcolo facciano i Francesi della libertà degli altri popoli ! Questi eventi considerino i Piemontesi e gli Italiani tutti : ricordino le oppressioni passate ed il recente assedio di Roma, e vedano qual fondamento possa fare sull'amicizia francese per l'avvenire l'Italia , ora che tutti gli indizii fanno presentire non lontana una guerra europea , ed ora che impera in Francia non la volontà
di un popolo, ma la corrusca spada di un dittatore,
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CAPITOLO UT : Dall'anno 1799 al 1901 .
SOMMARIO
Sommosse nella Sardegna videnze
Arrivo del re nell'isola e sue prov
Debolezza della sụa armata
Installamento del
governo provvisorio in Piemonte - Riorganizzazione della truppa subalpina e sua riunione coll'armata francese - Cam pagna del 1799 - Disastri de' Francesi - Il Piemonte in mano degli Austro - Russi Regno nominale del re Calata di Bo Vittoria di Marengo naparte Governo repubblicano re
staurato in Piemonte. — Cenni sulla campagna del 1800 e 1801 - Turbolenze interne sedate da Soult
provincie oltre Sesia alla Cisalpina
Aggregazione delle Governo dei tre Carli –
Il Piemonte definitivamente annesso alla Francia
Rifles
sioni in proposito.
Io non seguirò la esulante reale famiglia nelle sue 1799
peregrinazioni , poichè questa che io scrivo è storia di armi patrie e non di dinastia : solo dirò che dopo aver dimorato in varie città della penisola , partito il re da Livorno li 26 febbraio sopra la toscana fregala la Ron dinella , giungeva felicemente nella rada di Cagliari ,
ove dettava il dì 3 marzo una protesta, colla quale di chiarava nulla ed irrita la sua rinunzia agli Stati di Terraferma ( V. Documento nº 16 ); il quale atto è , a parer mio, altamente biasimevole, imperocchè se è in dubitato che egli subito avesse violenza, e perciò non
libera ritener si potesse la volontà sua , è però egual
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mente certo che egli avrebbe potuto cedere i suoi Stati senza rinunciare ai futuri suoi diritti , nè senza aggiun gerva
:
dele suo ministro promulgato ayea per suo ordine ed in suo nome , ponendo per soprassello questo stesso ministro nelle mani nemiche : avvegnachè chiunque uso
sia , come ad uomo onesto ed imparziale si conviene, a giudicare gli atti dei sovrani a quella stregua istessa a cui si misurano quelli degli altri uomini, non potrà a meno di concedere che il re cosi facendo assicurava
la sua partenza e la libertà propria immolando quella del fedele suó ministro (1 ) : ora quanto basso ed inge neroso procedere sia questo , quanto ingrata ed anti
cristiana ricompensa questa sia dei servigi prestati da quel gentiluomo , non havvi chi nol veda : ed io porto opinione che presso coloro i quali non lasciansi offu scare l'intelletto dallo splendore della porpora , onorato ed encomiato passerà il nome di Damiano di Priocca ,
mentre spregevole almeno, per non dir peggio, şuo nerà sempre quello di Carlo Emanuele IV. Vuol però (1) Narra difatti Botta che fosse intenzione del Direttorio che il re , ed il duca d'Aosta almeno, fossero condotti in Francia , ma
che istruzioni segrete di Talleyrand facessero precipitare il ne goziato prima che questi ordini giungessero, e che il generale Clauzel, signatario dell'atto , desistesse dalla consegna della per sona del Duca , accondiscendenza che gli valse il dono per parte del re di un quadro di gran valore .
Altri autori poi vogliono che una flottiglia francese tentasse
impadronirsi della real famiglia nel tragitto da Livorno a Ca gliari , e ne fossero impediti da alcuni legni da guerra inglesi : quest'asserzione però , secondo me , è poco verosimile, poichè tali ostaggi cagionato avrebbero più imbarazzo che giovamento al Direttorio .
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giustizia che si dica che qual privato egli fece in quella amara circostanza prova di rara probilà e di modera zione rifiutando asportare i gioielli della corona ed una
ragguardevole somma di danaro che teneva nelle regie stanze : atto virtuoso; se vuolsi , ma sconsigliato , perchè quel danaro e quelle gioie avrebbero potuto giovare al
ben pubblico, é venir impiegate in pro de'sudditi sardi ; mentre invece pochi giorni dopo andarono a ruba e caddero nelle mani dei tristi.
Per una strana contraddizione poi , il re mentre ri fiutava pigliar seco quei tesori , prodigava l'oro della nazione,donando ingenti somme ai reggimenti sviz
zeri, appena vide che le cose precipitavano in fondo, per porli in caso di riguadagnare la patria loro , ac cordando, con decreto delli 5 dicembre , la somma di 14,000 lire ad ogni compagnia; misura generosa , se
vuolsi , ma ingiusta perchè era già molto che il Pie monte non chiedesse ai capi di quei corpi le non di sprezzabili somme che ancor dovevano per anticipa zioni avute in tempo della guerra. Lo ripeto, le virtù private e sopratutto le claustrali poco contano nella ri putazione di chi porta regio nome ; tali azioni , che commendabili sarebbero in un privalo, falli enormi di ventano in un regnante il quale ha alti doveri a com piere, a cui sagrificar deve i personali riguardi . Intanto il suo arrivo nell'isola di Sardegna, con gran letizia festeggiato dall'intera popolazione , ebbe questo di buono per quella parte d'Italia , che ne sedò le ancor fresche turbolenze , avendo il re promesso indulto ed
amnistia completa per ogni colpa politica ai tre depú tati che si erano portati ad ossequiarlo a Livorno. Poi chè convien sapere che l'amnistia accordata dal padre
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Vittorio Amedeo sin dal 1796 arrecato avea poco frutto
nell'isola , a cagione principalmente dell'ambizione di Angioi, il quale creato , come altrove ho detto, alternos dal debole Vivalda , avea sollevate le audaci mire ad
alte speranze, e dando palesemente voce di voler solo la riforma feudale, clandestinamente tendeva a stabilire
in Sardegna la repubblica , della quale , già s'intende, egli, nella sua modestia, sarebbe stato il supremo ma gistrato sotto il patrocinio della Francia . Pieno di queste idee, Angioi diè opera con raggiri ed
intrighi ad acquistare popolarità , mettendo in giuoco le passioni del popolo , lamentandone il derelitto stato , e quando parvegli di avere buon numero di partigiani , ragunati in armi i contadini del Logo duro, mosse alla lor testa verso Oristano , ove entrato
quel giorno stesso in cui il re segnava l'indulto in To rino , cominciò a farla da padrone ponendo imposte e
scrivendo lettere , prima velate , poscia più aperte al viceré, chiaramente accennava quali fossero i suoi di
segni ; laonde Vivalda , dichiarandolo scaduto dalla ca rica, nominava un altro alternos nella persona del giu dice Delrio , al quale affidando quelle forze che potè “raccozzare , commettevagli di marciare contro i ribelli . Pareva ormai certa una zuffa fra le due bande, e la
Sardegna stava in procinto di veder scorrere il sangue de' propri figli da mani fraterne versato ; ma a Delrio, che già guidava 2,500 miliziani a cavallo con due can
noni , eran venuti a congiungersi il marchese Villa clara con 400 uomini ed il Leonelli con altri 300, di
modochè egli trovavasi a capo di quasi 4,000 uomini ; forze di gran lunga superiori a quelle che Angioi aveva
potuto raccogliere, e che componevansi di villani raci
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-molati in ogni tugurio del capo di Sassari , poco tra - loro concordi e poco fedeli al loro duce .
Non ignorava questa cosa Angioi, il quale pensò es ser meglio predare Oristano prima d’abbandonarlo , e ridursi quindi in Sassari ; ma ivi giunto, scorgendo che - la sua stella cominciava ad impallidire, risolse partir sene, e venuto a Porto - Torres , vi si imbarcò, espor tando quelle maggiori ricchezze che potè , e lasciando negli impicci i suoi partigiani : due azioni queste che, a mio avviso, mal si addicono ad un uomo che Botta disse adorno della virtù modesta degli antichi : qual
- virtù sia quella che consiglia l'abbandono dei compa gni, il ladroneccio e le prede, lascio al lettore a deci dere, osservando solo che tali virtù mi paiono più che moderne, e pur troppo comuni assai nell’êra attuale. Lui partito non sedaronsi interamente i turbolenti
che ebbero a capo un Sulis ; ma troppo lungo ed af fatto estraneo al mio assunto sarebbe maggiormente ragionarne, tanto più che quando fu nota la risolu
zione presa dal re di trasferire la sua dimora nell'isola, le cose andarono acquetandosi , sperando ogni partito che il giungente monarca avrebbe fatto ragione a' suoi piati ; onde la reale famiglia esulante potè sperare di
gioire nell'isola di quella quiete di cui era priva da tre anni in Terraferma.
La mia narrazione tocca quell'epoca in cui l'esercito piemontese ando soggetto a modificazioni tali , che
quasi totalmente lo cancellarono dal novero delle ar mate europee .
In Sardegna , presso al profugo re si ridusse a poche Guardie del corpo, al reggimento di Sardegna non mai completo, ad un battaglione di cacciatori, composto di
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tutti i sudditi di Terraferma che seguirono il loro mo
narca , e denominati perciò cacciatori esteri; ad un bat taglione di marina, ad un corpo franco di poche com pagnie, alla centuria leggiera , a due compagnie di ar tiglieri , ed a due squadroni di cavalleggieri. A questa debole schiera adunque și limitò in allora l'armata stanziale , che più ragionevolmente di prima potè denominarsi armata sarda , perchè composta in gran parte di isolani, quando invece per lo addietro ne avevano sempre formato il nerbo principale Piemontesi e Savoiardi.
Pochi furono gli ufficiali nativi degli Stati di Terra ferma che seguirono la dinastia nell'isola , e fra questi
i più chiari, Varax (1) e Des-Geneys, e più tardi Thaon di Revel , oltre ad alcuni cortigiani ed al conte Chia lamberto, già inviato presso la Santa Sede, ed al quale fu affidata la direzione di tutte le segreterie. Le prime cariche del regno poi vennero date ai principi del san gue : il duca d'Aosta fu nominato governatore del capo di Cagliari ; quel di Monferrato del capo di Sassari ; il duca del Chiablese ebbe il supremo comando di tutte le torri che munivano il litorale, il duca del Genevese
ebbe il capitanato generale della milizia pedestre, ed il conte di Moriana della equestre.
Oltre a questi corpi di ordinanza crearonsi in allora, seppure già non esistevano, almeno in parte, molti reg
gimenti provinciali tanto di cavalli che di fanti , non ( 1) Questo Varax figurò nell'organizzazione data dại Francesi all'esercito, e di cui ragionerð fra breve ; convien però dire che abbandonasse tosto quel servizio , poichè poco dopo raggiunse il
re in Sardegna , ove sebbene maggiore generale , ebbe il comando del battaglione dei cacciatori esteri,
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mai organizzati neanche sui quadri, composti tutti di nazionali , vera parodia di un esercito, per cui una mi
riade di Cavalieri e di Don dell'isola potè a suo talento farsi bella di gradi , di ricami, di galloni : e come se
questi 25 effimeri reggimenti ( che tanti furono ) non bastassero , eranvi ancora 23 altri corpi di miliziani , dimodochè i poco esperti di guerresche cose che si fa cessero a risguardare quel numero infinito di armati figurativi sulla carta soltanto , avrebbero potuto credere che il derelitto re di Sardegna , scemo di danaro e della
miglior parte del regno, avesse 50 reggimenti ; numero a cui essi non mai ascesero quando era all'apice della sua posșanza , e quando servi per molti anni di ante murale all'Italia contro Francia rivoluzionaria.
Non deve però negarsi che se queste turbe armate
nulla valevano per disciplina e per lontane spedizioni , tuttavia l'indole feroce, e l'abitudine alle armi degli uomini che le componevano , le rendeva atte a respin gere un'invasione, ed acconcie oltremodo a pugnare in quelle inospite e selvaggie lande dell'isola : e diffatti al cuni corpi riuscirono utilissimi , tanto a sedare gli in terni solleyamenti , quanto a difendere il litorale sem pre minacciato dai corsari barbareschi. Per respingere le escursioni di questi barbari avea
il re fatto acquisto dagli Inglesi, per la somma di 218,360 lire toscane in Livorno, della galera la S. Te
resa, da loro rubata alla repubblica genovese durante la guerra con Francia , e venduta poi a caro prezzo ad un alleato , che non potè in alcun modo adoprarla ;
poichè per quella guerra di cale e di piccoli seni erano più acconci legni minori, dei quali non aveva la sarda marineria difetto, e che sotto la suprema direzione del
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Des-Geneys , e sotto il comando di alcuni prodi ufficiali di marina fiaccarono più d'una volta l'orgoglio della mezzaluna tunisina .
Dirò frattanto brevemente della spedizione tentata in quest'anno stesso da quei corsari i quali già sin dall'anno antecedente aveano effettuato uno sbarco nel
- l'isola di Carloforte, ove dopo orrende rapine, stupri ed accisioni eran risaliti sulle loro navi , adducendo buon
numero di schiavi di ambo i sessi . Inuzzoliti dal guada gno impunemente fatto , vennero nell'ottobre del 1799 con 14 lancie sopra l'isola della Maddalena , divisando
ripetere a danno de' suoi abitatori gli stessi orrori ; ma trovarono ivi grave intoppo, perchè avuto avviso del loro giungere un tal Millelire, comandante di quel porto,
fatto dar di piglio alle armi ai giovani dell'isola , ed erette frettolosamente alcune trinciere sul lido , li rice
vette con buone schioppettate; laonde i corsari veduti morti alcuni de' loro e pericoloso lo sbarco, si allar garono in mare rinunziando all'impresa. Mentre in Sardegna una minima parte dell'esercito
subalpino conservava nome e vessillo nazionali, la mag gior parte di esso andava soggetto a gravi peripezie, che è tempo ormai che io imprenda a narrare , esponendo in pria le varie provvidenze date dai Francesi riguardo al Piemonte .
Partito il re, Joubert faita militarmente occupare la città , evacuato l'arsenale, in cui trovaronsi 1,800 can
noni; 100,000 ſucili ed immensa quantità di provvi
gioni da guerra , preziosa conquista per l'armata d’Ita lia abbisognevole di ogni cosa, proclamava un governo {1
provvisorio, composto dapprima di 15 membri , a cui
più tardi se ne aggiunsero alcuni altri .
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Erano tutti uomini di specchiata condotta , e chiari per le doti dell'intelletto e del cuore ; ma i più di loro , tratti da ardente amore di libertà , riponevano sover chia fidanza nel governo francese, la cui sleale condotta
avrebbe dovuto strappar la benda dagli occhi ai più ciechi ; ma le passioni non ragionano mai : la perfidia usata verso il re fu tenuta per odio alla tirannide, e
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quasi lodata , e gli uomini più influenti del partito libe rale, tuttora illudendosi , ancor sperarono libertà e giu stizia da quel governo che avea posti in non cale tutti i dettami del diritto e dell'onesto . Mentre poi essi ser
bavano l'apparente direzione della cosa pubblica , il fran cese Eymard ne aveva la reale, e valevasi dell'autorità sua a spingere ognor più la nazione nella via rivolu zionaria .
Ed i primi atti invero del nuovo governo dimostra rono quanto esso fosse sotto l'impero delle passioni ; in prova del che basti citare il suo decreto delli 27 dicem
bre , in cui è detto che « la basilica di Superga verrà
« trasmutata in tempio della Riconoscenza ; mondata « dalle ceneri dei re, e depostivi quelle dei patrioti morti « per la patria . » 1 Adunque quel magnifico tempio, monumento di pa trio trionfo , veder dovea scacciato dalle sue pareti il
culto del Dio de cristiani per stare qual vergognoso
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segno della riconoscenza di un popolo verso i sựoi op pressori ? Dunque le ceneri di augusti e bellicosi sovrani
che resero Piemonte temuto e rispettato dalle due po tenti sue vicine , doveano essere spazzate via per far
luogo a quelle di uomini ignoti, la maggior parte dei quali eransi del santo nome di amor patrio serviti di pallio alle rapine , alle violenze , alla vendetta privata , ' s agli assassinii ?
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Quanto vituperevole azione quella si fosse di turbar le ceneri degli estinti , e quanto indecorosa sia stata questa decisione del governo provvisorio , non havvi
uomo onesto che nol comprenda: per onore però dei Torinesi mi affretterò a dire che passato quel primo bollore, ed al vedere le vessazioni francesi, vennero to sto meno in numero gli adoratori della Dea della Rico
noscenza, e le ossa dei reali di Savoia aspettano tuttora
nei rispettati loro avelli il giudizio finale di Dio, solo arbitro supremo delle colpe dei regi e dei mendichi. Per far saggiare intanto a quelli illusi le dolcezze del nuovo regime , cominciarono Joubert e consocii a porre imposizioni forzate , a chiedere uomini e danaro,
a cagionar la bancarotta , a spogliare la città dei capi d'arte, a condurre infine in ostaggio in Francia i mi
nistri del re S. Marzano e Priocca, ed altri personaggi chiari per nascita e per valore ; e tali furono Thaon di
Revel coi figli, Castellengo vicario, Solaro , Alciati, Osa sco , Millesimo , condottieri delle regie truppe contro
gl' insorti , due fratelli di Priocca , e persin la vecchia madre di S. Marzano , che giudicata e riconosciuta in nocente , fu poi lasciata in libertà. Il Direttorio frattanto, volendo gareggiare di violenza co' suoi emissarii , facea sostenere in Parigi il conte Balbo , ambasciatore , con Paroletti segretario di lega
zione, e dopo averli tenuti 48 ore in rigoroso arresto, rilegava il conte in Barcellonetta, e rimandava libero il
Paroletti; aggiungendo quindi il dileggio alla prepo tenza , dichiarava li 12 gennaio la guerra a quel re, a cui già rápito avea lo Stato. Frattanto in Torino davansi le opportune disposi
zioni per inaugurare il regno della libertà, ed il giorno