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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE EPOCA PRIMA

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Pinelli , STORIA MILITARE

DEL PIEMONTE IN CONTINUAZIONE DIQUELLA DEL SALUZZO CIOÈ

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DALLA PACE D'AQUISGRANA SINO AI DI NOSTRI CON CARTE E PIANI DI

FERDINANDO A. PINELLI maggiore in ritiro

EPOCA PRIMA

DAL 1748 AL 1796 .

VOLUME PRIMO

TORINO 1854

PRESSO T. DEGIORGIS , LIBRAIO -EDITORE Via Nuova , nº 17 .

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Sotto It al 520.854 N

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B RD OLLEGE LI A V C HAR

JAN 3 1903 CAMBRIDGE, M

ASS

Nr .R. Thayer,

lambridge .

TORINO 1854 .

TIPOGRAFIA DEL PROGRESSO

Via Madonna degli Angeli, rimpetto alla Chiesa .


ALLA GIOVENTÙ ITALIANA L’AUTORE .

Jeunesse qui désirez suivre les traces de vos ancêtres et de vos camarades, rappelez -vous

bien qu'en tous temps nos pères ont joui de la mème réputation que vous au noble métier des armes : accourez - donc et croyez, que je ne me suis point trompé en disant que vous êtes toujours les mêmes Piémontais braves et belliqueux.

Signé : NAPOLÉON.

Queste parole volgeva ai padri dei padri nostri il primo capitano dell’éra moderna, e le dettava dopo di avere collo scrutator suo sguardo passato a rassegna in Bologna marittima una legione di Subalpini, che con volti abbronzati, con logore vesti, ma carichi di bella fama dalle remote e sog giogate isole di S. Domingo e di S. Lucia accor

revano a schierarsi sotto le vincitrici sue aquile, per seco lui volare a nuovi trionfi sui campi fa tali di Austerlitz .

Oh come per gioia balzava il cuore a quei prodi all'udir sul labbro del gran guerriero le ben mer

tate lodi, al pensare che non più in ignote con trade , ma sul Reno , ma sull'italo suolo forse chia mati erano a far palese la virtù loro , combat


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ALLA GIOVENTÙ ITALIANA .

tendo contro l'abborrito Teutono, contro l'eterno

oppressore della cara lor patria ! E queste parole io volli porre per epigrafe alla

presente storia, nella quale voi pure , generosi giovani italiani , a cui la dedico , potrete ammi rare il valore dimostrato dai soldati napoleonici italiani nelle varie guerre combattute in Italia,

in Germania, nelle Spagne, nella Russia , in Fran cia, e persin nelle lontane Americhe ; nella quale voi rammentar potrete il sangue sparso dai fra telli vostri sui campi di Goito , di Curtatone ,

di

Custoza , 'di Novara , sulle rive dell'Adria e del

Tebro ; e dir poscia con orgoglio a voi stessi : no non siam dagli avi degeneri . Non badate alla disadorna dicitura, o amici ;

non pensate all'autore : egli non è che rozzo nar ratore di magnanimi fatti - pensate alla patria per essa ei scrisse pensate alla patria, e dite : il destino delle nazioni sta in mano di Dio ;

ma Dio alfin si stanca di lasciarla ludibrio e preda di ingordi oppressori! Rinfranchi questa speme gli animi vostri : forse l'ora del gran riscatto è vicina : e se l'eterna mano

dell'onnipossente la farà suonare , credete che neppur io non m'inganno dicendovi che se accor rerete uniti e decisi a vincere od a trovar morte

onorata, come ai padri, come ai fratelli, a voi pure sarà dato di cogliere allôri per far rinverdir la corona delle glorie italiane.


AUTORI CONSULTATI PER LA PRIMA EPOCA DI QUESTA STORIA

ALESSANDRO SALUZZO

Histoire militaire du Piémont.

ANDRIOLI Annali militari dei Reali di Savoia . COSTE DE BEAUREGARD Mémoires historiques sur

la maison

Royale de Savoie. Sommario della Storia d’Italia. CESARE BALBO CARLO DENINA Storia dell'Italia occidentale . CARLO BOTTA

Storia d'Italia dal 1789 al 1814 .

Storia d'Italia continuata da quella del Guic

Id .

ciardini. Général Kock Benoît PATONO

Mémoires du Maréchal Massena .

Mémoires pour servir à l'histoire de la

dernière guerre des Alpes.

Regia Biblioteca – Manoscritti varii. CASALIS - Dizionario Geografico.. THERS Histoire de le Révolution française. JOMINI Id .

Vie politique et militaire de Napoléon. Guerres de la Révolution .

Mémorial de St - Hélène.

Victoires et conquétes. DE BARTOLOMEL

- Notizie topografiche e statistiche degli

Stati Sardi . DURANTE Storia di Nizza .

MENABREA - Les alpes historiques. Cariche del Piemonte . DESJARDINS Campagnes des Français en Italie.


8 SERVANT Guerres CÉSAR DE SALUCES

des Français en Italie . Souvenirs militaires des États Sardes.

ChouLot et FERRERO – Histoire des Régiments. Mélangez tirés d'une portefeuille

COSTE DE BEAUREGARD

militaire . P. G. Tableau des guerres 1815 . COLLETTA Storia del Reame

MANNO

de la Révolution de 1792 à di Napoli.

Storia moderna della Sardegna .

LITTA - BIUMI

Battaglia di Montenotte.

Le vite dei più celebri capitani e sol dati napoletani.

MARIANO D'AYALA

PAPACIN D'ANTONY

Scritti diversi .

BRÉZÉ -Reflections sur les préjugés militaires. Battaglia di S. Michele e di Mondovì. Gazzetta ufficiale di Francia . Antologia italiana -- Giornale di Torino . CORTE GIUSEPPE

Le Moniteur

Oltre a ciò la Gazzetta ufficiale del tempo ; ed infiniti Ma noscritti del Ministero di guerra , degli Archivii di Corte , della regia Università di Torino , e di alcuni privati che gen tilmente favorirono l'Autore .


PREFAZIONE

La storia che io imprendo a narrare non fu sinora da

alcun altro, per quanto io mi sappia , ancora trattata — esistono alcuni racconti dei fatti più importanti : questi fatti stessi , quantunque ordinariamente travisati a danno delle

armi nostre , sono compresi nella narrazione delle guerre dell'Impero; ma una storia particolare che faccia seguito a quella del chiar. conte Alessandro Saluzzo veramente non esiste .

Parvemi dunque che un'opera tale potesse trovare gra

dimento presso coloro che o per la social loro carriera o per tradizione di famiglia aver debbono amore alla gloria delle nostre armi. — Se io mi sia ingannato lo dirà l'av venire .

Io intanto , non scoraggiato dalle vistose spese , posi

animosamente mano alla pubblicazione del primo volume, quantunque io sia lungi dall' avere raggiunto il numero di


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PREFAZIONE .

firme dimandato nel programma (1 ) ; chè a tanta impresa a

me fu sprone, non avidità d'ingordo guadagno, ma deside rio di salvare, per quanto stava in mio potere, dall'obblio le azioni ed i nomi dei valorosi che diedero il sangue loro per

la patria , ed al cui valore noi andiamo debitori di quella riputazione di cui presentemente gode l'esercito subalpino presso le altre armate; prezioso retaggio che i nipoti curar debbono di conservare illeso. Molti troveranno annoverato

fra quei prodi un avo, un padre, un parente: e non i nobili soli godranno di questa gioia, poichè io, storico imparziale e fedele, registrai fra'martiri delle guerre patrie tanto i gen tiluomini che i plebei ; in ciò diverso da que' scrittori che non sanno lodare che gli antenati di chi siede in alta e for tunata condizione .

lo offro dunque al pubblico il primo volume : da esso si potrà giudicare dello stile , dei sentimenti e della veracità

dell'autore : se troppo grave non riuscirà il sagrifizio, io con tinuerò la pubblicazione degli altri due volumi : ovvero de sisterò dall'impresa, facendo voti che altri, più di me felice e più capace , la tenti con miglior successo , e confidando che gli onesti mi terran conto della buona intenzione. Parve a taluni che male possa far seguito all'opera del Sa (1) Quantunque l'autore non si tenga obbligato a stampar l'o pera secondo le condizioni del programma , poichè non raggiunse neanco il terzo delle firme domandate , pure era sua intenzione unire al lº voluine 2 piani invece di uno , come portava il pro gramma ;- ma stringeva il tempo, e la seconda figura, rappre sentante le fazioni accadute verso Ceva e Mondovì, non era ancor

pronta : onde pensò unirla al 2° volume , dimodochè i sottoscrit

tori per tutta l'opera verranno a possederla allo stesso modo .


PREFAZIONE .

luzzo, scritta in lingua francese, un'opera che corre in idioma diverso : a segno che qualche amico ebbe a consigliare a me, italiano di sangue, ma ben più ancora di cuore, di scrivere la mia storia in francese : per verità, con loro buona pace, costoro

dimostrano attender più all'apparenza che alla sostanza delle che anzi questa differenza di lingua è, a parer mio, eminentemente acconcia per classificare le due epoche ca

cose

ratteristiche dell'esercito nostro. - Le guerre narrate dal

chiarº conte Saluzzo ebbero luogo in tempi ne'quali leggi e regolamenti militari, comandi ed abitudini eran francesi ben fece adunque lo storico a narrarne le vicende in quel l'idioma — ma dacchè le tendenze , le discipline, le leggi tutte dell'esercito piemontese vestirono quel carattere di italianità che tutto il paese, che l'intera nazione andava assumendo, sarebbe parso a me strano ed assurdo consiglio , per sola servile imitazione di un uomo meritamente celebre, prefe rire la lingua oltramontana alla dolce favella del Dante. Mi si dice : i forestieri non vi leggeranno ; ed io rispondo: che importa a me degli stranieri ? io scrissi pei giovani ita

liani , per gli amici , per i fratelli, per coloro coi quali ho comuni glorie e sventure , lagrime e speranze . Aggiungerò ancora che molti avrebber potuto meglio di me condurre a termine questo lavoro : ma niuno con più amore verso l'italiana milizia ; ma il mio è amor sincero, e

non quel letale amore che ti fa dissimular le colpe dell'og getto amato senza correggerle.

Ben so che taluni vanno

dicendo che svelar gli errori dei capi è lo stesso che scuoter la disciplina : errore ed ipocrisia ! tanto varrebbe dire, che i divini precetti del Vangelo sono dannosi perchè pochi sa


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PREFAZIONE .

cerdoti infamemente ne usano : e che si dovrebber dissimu

lare le colpe di quelli per salvare il decoro della religione. Illusi se non ingannatori ! La verità si salva da se stessa. Io parlerò dunque con verità imparziale, dando ad ognuno quel tanto di biasimo e di lode che gli spetta, sceverando i buoni dai cattivi , i leali dai menzogneri, e lavorando per

quanto mel consentono forze ed ingegno al miglioramento delle armi italiane, tentando di vestirle di quel carattere ve

ramente nazionale che solo può renderle invincibili nella lotta più o meno vicina che sostener dovranno i figli di una terra che vuol esser libera contro le irte falangi del dispo tismo.

L'AUTORE.


CAPITOLO I. Dall'anno 1748 al 1790.

SOMMARIO .

Situazione politica e militare del Piemonte dopo la pace di Suo amor per la pace Aquisgrana — Carlo Emanuele III Ripara le for Diminuisce l'esercito · Accresce la marina Altri suoi militari provvedimenti Forza dell'eser tezze Morte del Re Ascensione al trono di cito piemontese Vittorio Amedeo III

Disgrazia del conte Baguid — Carattere

del nuovo Re — Suo affetto per i soldati · Edifica il castello Cambiata dopo di Tortona Organizzazione dell'armata tredici anni , e perchè Dissapori del Re con la Repubblica Guerrieri progetti Genovese — Mediazione della Francia contro Austria .

Correva l'autunno dell'anno 1748 quando comincia rono a spargersi voci che li potentati d'Europa, a ciò indotti da moderazione non certo , ma da stanchezza , volesser por termine alla guerra che da sette anni in sanguinava la terra .

Aprirono il cuore ad incerte speranze le popolazioni, e stettero con ansietà aspettando fosse lor fatto palese il nome del nuovo padrone a cui l'alto senno dei Regi aggiudicar volesse questa o quest'altra provincia .

Udissi alfine che il giorno 18 di ottobre in Aqui sgrana eran state fissate le sorti de' popoli . Seppero i Toscani che all'estinta nazional stirpe medicea sottentrar


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dovevano i Lorenesi , conobbero gli abitatori dell'alto No

varese , del Vigevenasco e dell'oltre Po , che non più Maria Teresa d'Austria , ma Emanuele di Savoia era lor

signore. Parve a molti d'aver comprato a troppo caro prezzo queste fortune, ma chi ciò pensò nol disse : ben sapendo che niuno avrebbegli pagato i sofferti danni , e

che per soprassello gli sarebbe ancor capitata la pri gionia o la morte, --- tacquero dunque tutti , e stettero ad aspettare che gli eventi appalesassero se migliorata o peggiorata fosse la loro condizione. Questa stolta guerra , che, originata dalla morte di

Carlo VI imperatore, aveva deserti i campi e decimate tante vite , lasciava ogni Stato ad un di presso nello stesso grado di potenza in cui era prima che i despota della terra dessero di piglio alle armi per decidere le loro contese .

Il solo re di Sardegna , Carlo Emanuele III , il quale durante tutta quella guerra aveva sempre parteggiato per Maria Teresa, aveva saputo trarre profitto da quella

lotta, aggiungendo ai già cospicui suoi dominii di terra ferma le succitate provincie, e conservando inoltre certi eventuali diritti sul Piacentino .

Da quell'epoca Carlo Emanuele , che col suo valore ed ancor più colla sua prudenza , aveva saputo cosi bene avvantaggiarsi della discordia insorta fra le due potenti corone di Francia e di Allemagna , e che in dieci anni di quasi continue guerre erasi acquistata fama di uno

dei primi condottieri di eserciti dell'età sua , parve ri nunziare ad ogni desiderio di ulterior conquista. Rispettato dai vicini pei militari suoi talenti, venerato da tutti per le sue virtù , e richiesto árbitro dalle pri

marie potenze nei loro dissidii, egli, dismesso il pen


CAPITOLO I.

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siero di guerresche imprese , tutto applicossi all'interno riordinamento delle cose del regno .

Vogliono taluni che non la volontà, ma la propizia occasione mancasse al subalpino monarca per tentar nuovi acquisti ; ma sembra che costoro vadano errati , perchè certamente bella occasione fu quella offertagli nel 1768 dal gran Federico di Prussia , il quale prima

per mezzo del signor de Coucy indi per quello del ba rone di Edelsheim ripetutamente lo sollecitava a secolui allearsi a danno della comune nemica , l'Austria ; ed al leanza senza dubbio non spregevole era quella , e che

grandemente proficua riuscirgli poleva : pure Carlo Ema nuele la respinse, il che fece dire al monarca prussiano che l'età aveva attiedito il sangue nelle vene del suo cu gino di Savoia: forse era vero , o forse era savia mode razione e prudenza che facevangli comprendere che le oberate finanze del suo regno mal avrebbero potuto reggere alle spese di una nuova guerra .

Per sollevare adunque il pubblico erario egli pensò di diminuire l'esercito , e cominciò quindi dal licenziare quei corpi stranieri che a motivo della guerra aveva as, soldati nel 1743 .

Gran brutta peste erano questi reggimenti stranieri : ma cominciavano ad accorgersene i ministri del re; e

nella biblioteca della regia università di Torino conser vasi una relazione al re di certo Maccabei , direttore

forse dell'ufficio del soldo , datata del 1759, nella quale con mirabile lucidità e franchezza sono posti in evidenza tutti i danni derivanti dal sistema di assoldare straniere

milizie, e fra gli altri la gelosia che danno alle truppe

nazionali, la poca loro fede in tempo di guerra, special mente quando il sovrano guerreggiava contro nazioni


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a loro per comune origine simpatiche , come avveniva fra Svizzeri e Tedeschi ; la diserzione già numerosa in tempo di pace , inaudita poi in tali circostanze : final mente le frodi dei capi proprietarii dei reggimenti (in

ciò aiutati, o forse ingannati dai capitani di compagnia) , i quali mentre percepivano, a cagion d'esempio, la paga di 1,200 uomini , a mala pena poi ne trattenevan 800 sotto le bandiere .

Consigliava perciò il Maccabei di disfarsi di questi corpi stranieri, e di ridurre intanto i cinque reggimenti svizzeri allora esistenti a tre soli , ed i tre tedeschi ad uno .

Non so se questa già fosse l'intenzione del re, o se a

questa saggia risoluzione lo piegassero le assennate ri flessioni del suo consigliere : ma fatto sta che cinque interi reggimenti vennero licenziati , e furono Baden , Keller, Corsica , Lombardia e Sicilia . Solo è da lamen

tarsi che invece di sopprimere questi tre ultimi , che per l'italiana denominazione e per la patria italiana co mune a molti degli individui che li componevano, ri

cordavano le speranze ed i tentativi di conquista fatte da lui e dal padre , Carlo Emanuele non decidesse di congedare altrettanti reggimenti svizzeri ed alemanni che conservò ancora e che per le sovraesposte ragioni riuscivano più pericolosi ad un re padrone di uno Stato che confinava colla repubblica Elvetica e coll'Impero . Oltre a questi, alcuni corpi nazionali soffrirono essi pure notevoli riduzioni : i reggimenti la Marina e la Re

gina furono ridotti ad un sol battaglione, e l'artiglieria eziandio venne diminuita : tutte le compagnie dei reg gimenti di ordinanza furono limitate a 50 uomini , e quelle dei reggimenti provinciali a 60. Insomma l'eser


CAPITOLO I.

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cito che pendente la guerra sommava a 50,000 uomini , venne ridotto a 30,000 soltanto (1 ) . Lo stesso Maccabei consigliava poi la formazione di una legione straniera, la quale doveva far il servizio di doganieri od almeno di guardie del confine per impe dire il contrabbando , in allora fortissimo. Potenti erano le ragioni da lui addotte per la creazione di tal corpo

che costretto dal suo special servizio ad impratichirsi in pace di tutti i passi della nostra frontiera , che non era in allora solcata dalle ampie strade attuali, sarebbe

riuscito poi di utilità somma in guerra . La povertà dell'erario forse, od altri pregiudizii resero vano il sag gio consiglio : e solo nel 1775 cominciarono a formarsi corpi di truppe leggieri nel nostro esercito : ma è in dubitato che formando allora quel corpo e congedando tutti i reggimenti stranieri , tanto la pubblica finanza, che lo spirito militare del Piemonte, provato ne avreb bero salutare miglioramento . Mentre il saggio re per diminuir le spese menomava

cosi le schiere, egli vegliava però a che in esso non venissero meno disciplina e valore , solide basi sulle quali posar deve qualunque militare ordinamento ; che anzi fatto accorto dalle sostenute guerre come disciplina e valore soli non bastino a rendere un esercito vinci

tore, e di quanto giovamento riusciti gli fossero gli al ( 1) Cosi trovo scritto almeno in tutti gli autori ; ma sembra

però che la forza effettiva fosse inferiore di molto, perchè dalla già citata relazione del Maccabei , che altro non è che un bilan

cio lungamente ragionato e paragonato a quello del 1731 , scor gesi che la forza vera nel 1759 non era che di 20,795 uomini, la manutenzione dei quali faceva salire il bilancio della guerra a 7,923,315 lire di quell'epoca. VOL . J.

PINELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

lievi della scuola d'artiglieria e del genio istituita nel

l'anno 1740 , egli volle generalizzare maggiormente l'istruzione teorica ed estenderla sino ai capi . Nel 1755 pertanto per cura del suo fedel ministro il conte Bogino, egli faceva da dotti militari compilare un regolamento

di esercizio : nel 1757 poi progettavasi un sistema di scuole reggimentali , nel quale era detto che gli ufficiali fantaccini , essendo quelli che chiamati erano a coprir

col tempo le cariche di comandanti e governatori dei luoghi forti, riusciva di somma importanza che cono scessero essi la difesa e l'attacco delle piazze, e posse dessero conseguentemente le matematiche elementari . Nel prescriver però che un generale di mente quadra e di nascita distinta ispezionasse annualmente queste varie scuole per accertarsi e della capacità dei maestri e del progresso fatto dagli allievi , era pur detto che egli doveva essere uomo amante più del vero utile, che del l'apparente e meraviglioso, e dovesse sopra tutto evitare

che queste scuole non degenerassero in studii pedan teschi e noiosi ; il che prova che chi ciò consigliava co nosceva gli uomini ed il mestiere della milizia .

Tuttavia non sembra che per allora queste scuole ve nissero stabilite, ma furono certamente migliorate quelle già esistenti per i corpi speciali, e la fabbricazione delle

armi ricevette nuovo perfezionamento, essendosi anche a tale scopo ultimato il grandioso edifizio dell'arsenale di Torino .

Ed a quell'epoca eziandio rimonta l'istituzione del

l'artiglieria di reggimento o di battaglione che dir si voglia, nell'esercito nostro. Ora colle perfezionate arti glierie dannoso certamente sarebbe che quest'arma in vece di formare un solo corpo fosse ancor disseminata


CAPITOLO I.

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e divisa in tutti i reggimenti ; ma allora la cosa andava diversamente . Tutte le potenze , e specialmente le due fortissime a noi limitrofe , avevano i battaglioni dotati di artiglierie loro proprie, dal che ne avveniva che essi

ottenevano una decisa superiorità di fuoco quando tro vavansi a fronte di battaglioni che nol fossero : nè vi si poteva rimediare mandando dal parco artiglierie a questo od a quell'altro corpo : perchè in allora i cannoni erano poco mobili, e sovente non mutavan di sito in un'intera

battaglia. Laonde il re, che aveva notata questa inferio rità delle sue fanterie rispetto alle altre nell'ultima guerra, risolvette rimediarvi applicando ad ogni batta glione due piccoli pezzi portanti palla da 4 libbre , i quali in tempo di pace erano poi tenuti nelle piazze forti, ove servivano per addestrare al maneggio di essi

i soldati del presidio sotto la direzione degli artiglieri ivi stanziati, i quali erano poi eziandio incaricati di am maestrare i granatieri al getto delle granate. Esigevano questi pezzi per la manovra loro in guerra 6 o 7 indi

vidui caduno ; ai zappatori reggimentali poi era com messo di riparare i danni avvenuti negli aflusti che uni tamente ai cannoni erano portati a dorso di bestia da soma , onde ogni pezzo richiedeva quattro muli o cin

que cavalli. Questa primaria istituzione venne poi an che modificata nel 1755 dietro i suggerimenti del cava liere Casimiro di Salmour, gran mastro più tardi del l'artiglieria ed autore del primo progetto che reca la data del 1751 .

Dagli scritti di questo gentiluomo si vede che l'arti glieria constava allora di due battaglioni, che uniti sommavano a 660 uomini , non compreso lo stato mag giore .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Estendendo poi il re le sue cure non solo all'istru zione delle soldatesche , ma al loro benessere puranco,

faceva confezionare un nuovo pane , che allora ap

punto prese il nome di munizione, che riusci più gradito alla truppa , la quale lagnavasi prima del pane nero perchè troppo grossolano , e non era poi abba stanza nudrita colla quantità di pane bianco che le era accordata . La marina eziandio attrasse l'attenzione del re . Sino

a quell'epoca non aveva il Piemonte che galere e mezze galere , le quali riputavansi allora più acconcie per il mare Mediterraneo , e per le nostre spedizioni che non di molto si allontanavano dai litorali : ma per maggior

mente frenare la cresciuta insolenza dei pirata, pensava il re di provvedersi di due fregate e rivolgersi per tal fine all'amica Inghilterra, la quale di buon grado lo accomodava di due bellissime fregate, che faceva poi dal capitano Atkins condurre a Villafranca . 4763

Ala siccome i nostri ufficiali di marina , quantunque

esperti ed arditi navigatori, erano tuttavia poco pratici del maneggio di grossi bastimenti a vela che mai non

avevan montati, cosi il governo Sardo , presentite le huone disposizioni dell’Atkins di rimanere al suo ser vizio , ne faceva poi formale instanza all'inglese gabi netto per mezzo di un Lamarmora che era cola inviato

sardo, commettendogli di rappresentare che la nascente

sarda marineria sarebbe poi anche riuscita di giova mento all'Inghilterra, colla quale S. M. il re era unito per costante amicizia e devozione e per comunità d'in teressi.

Rispondeva lord Egmont che S. M. britannica non solo annuiva a che il capitano Atkins rimanesse nella


CAPITOLO I.

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marina sarda quel tanto di tempo necessario per im pratichire gli ufficiali di essa nel governo delle fregate, ma che per mezzo del signor Pitt inviato inglese a To rino faceva significare a quell'ufficiale che in prova del suo gradimento lo promuoveva ancora al grado di ca pitano di vascello affinchè non venisse a sopportar danni nella sua sede di anzianità nella marina del suo so vrano .

Due anni dopo, quest'ufficiale stesso conduceva al 1765 regio servizio sardo sette inglesi adolescenti , i quali unitamente ai giovani nazionali servivano sulle due fre

gate , il S. Carlo, che comandata in primo dall’Atkins ed in secondo dal cavaliere di Castelvecchio , anno

verava 36 cannoni e 304 uomini di equipaggio , ed il S. Vittorio che , governata da un D'Arvillars, ne aveva 230 .

E ciò noto per rispondere a quei Liguri che acciecati da amor di municipio vorrebbero far credere che i Pie montesi e Savoiardi siano poco idonei alla marina ed abbiano ad imparare da loro : vedano essi che mentre la Serenissima Repubblica non aveva che galere, almeno per quanto io mi sappia , nè credo ingannarmi , Casa Savoia possedeva già due magnifiche fregate a vela di costruzione inglese . Ma la massima cura di Carlo Emanuele rivolgevasi ad innalzare nuove fortezze ed a ristaurare le antiche ,

Nelle lunghe sue guerre aveva avuto campo l'astuto guerriero di riconoscere di quanto giovamento riusciti fossero questi baluardi al prode si, ma piccolo suo eser cito nelle sue lotte contro armate di gran lunga mag

giori ; e la gloriosa difesa fatta nel 1747 dal Bricherasio al côlle dell'Assietta aveva dimostrato patentemente come

anche semplici ed informi trincieramenti bastassero in


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quelle alpestri gole a porre una mano di valorosi nella possibilità di resistere non solo , ma di respingere ezian dio forze di gran lunga superiori . Nel 1728 Vittorio Amedeo II suo genitore , volendo che nelle vicinanze di Alessandria si edificasse una cit

tadella , ragunò e presiedette un consiglio di generali e di esperti ingegneri per stabilire il luogo e la forma.

Figurava in quel consesso, fra gli altri, il celebre archi tetto Ignazio Roveda , più comunemente noto sotto il

nome di commendatore Bertola , o'conte di Exilles perchè stato adottato qual figlio dal commendatore Antonio Bertola, chiaro ingegnere esso pure , quando sposò la

vedova Roveda madre del giovine Ignazio . Vari e dissensienti furono i pareri del consiglio , ma prevalse alfine quello del Bertola di fondare la nuova cittadella sulle rovine dell'antico borgo di Bergoglio posto in faccia ad Alessandria sulla sinistra sponda del Ta naro : onde egli ebbe la direzione dei lavori , quantun que nell'esecuzione il suo disegno soffrisse poi non lievi

mutazioni circa alla configurazione della piazza . Ed esso eseguiva cosi a dovere l'ottenuto incarico, che la ver gine cittadella investita poi nel 1745 dal francese ma

resciallo di Maillebois, sosteneva un blocco di cinque mesi , mercè eziandio l'eroica costanza del suo governa

tore Isnardi di Caraglio, e veniva quindi salvata dal prode Leutrum con quella bella mossa strategica sopra Asti , di cui ragiona l'esimio storico Alessandro Saluzzo . Tuttavia la lunga diſesa avendone quasi interamente sfasciate le mura , re Carlo Emanuele la fece ricostrurre a nuovo .

La valle di Exilles era stata ceduta dalla Francia alla

Savoia nel 1713, e non esistevano allora su quelle nude


CAPITOLO I.

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roccie che alcuni informi trincieramenti . Carlo Ema

nuele dopo la pace di Aquisgrana dava ordini al già sullodato Bertola di erigervi un forte, che presso gli intelligenti venne riputato pel capo -lavoro di quel va lente ingegnere , perlocchè il re per premiarnelo lo creava conte di Exilles. Aveva quel forte , come l'at

tuale , l'aspetto di una nave ; aspetto che gli viene naturalmente impresso dalla forma dell'unica roccia su cui esso si estolle . Vuolsi che fosse più forte dell'attuale, e che offrisse verso Francia tre ordini di fuochi con

molti edifizi a botta . Mancava però di difesa l'impor tante e vicina altura di Serre - la -garde, punto da non

lasciarsi indifeso perchè da lui si domina il forte stesso , Fenestrelle parimenti era passato sotto la domina

zione savoiarda all'epoca stessa . Questa fortezza, che consisteva allora nel solo forte Mutino , di cui se ne ve

dono ancora le numerose vestigia sulla riva destra del torrente Chiusone, era stata ceduta dalla Francia sotto

Luigi XIV , per indennizzare in parte almeno il re di Sardegna delle molte fortezze demolite durante la guerra , come Pinerolo , Ivrea, Mommelliano, Verrua ed altre mi

nori : era il forte Mutino creduto opera dell’illustre Vau ban : vogliono però taluni che egli niegasse di essere

l'autore, e veramente pare che egli ne avesse dato solo il disegno senza visitare le località e senza menoma mente ingerirsi nell'esecuzione del lavoro : ad ogni

modo non fu questa certamente una delle migliori sue fabbricazioni; e divenuta poi inutile, anzi nociva dopo l'elevazione delle nuove opere sull'opposta sponda, fu fatta da Carlo Alberto demolire nel 1833. Vittorio Amedeo fondava nel 1727 sul sinistro mar

gine del Chiusone il forte detto di S. Carlo , e convertiva


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

una cattiva ridotta francese che lå trovavasi e che già appellavasi dei tre denti, nell'elegante e solido fortino che ora vi si ammira, valendosi pure in questa sua bi sogna de' talenti del Bertola. Carlo Emanuele prose guiva l'opera paterna affidandone l'esecuzione al Ni cola , indi al De la Marche che moriva in quel luogo

nel 1745, poscia al Marciotti e finalmente al chiaro conte Pinto ed al Robillant, i quali edificarono poi i due forti superiori dell’Elmo e delle Valli . La Brunetta , magnifica fortezza scavata tutta nella

viva roccia , opera essa pure del Bertola , venne edifi cata per intero sotto il regno del re Carlo Emanuele, non esistendovi prima che la rocca di Santa Maria , fon data da Emanuele Filiberto . Era questa bella fortezza destinata a chiudere la valle del Moncenisio là dove

la Cenisia versa in Dora Riparia . Collocata come era , poteva impedire eziandio lo sbocco della valle di Oulx , ove il forte di Exilles non fosse bastato a chiuderne il varco al nemico .

Era la Brunetta un grandioso edifizio che conteneva uno spazioso ospedale ed una cisterna di vastità e pro fondità meravigliose. Le sue opere esterne erano legate al forte principale per mezzo di gallerie coperte a prova di bomba . Questo stupendo lavoro, come ognuno sa , cadde senza trarre un solo colpo di cannone per forza del trattato del 1796 .

Per ben comprendere l'importanza di questi tre forti ultimamente da me nominati , Fenestrelle cioè, Exilles e la Brunetta , ed esonerare il re Carlo Emanuele dalla

taccia di avere inutilmente sprecati i milioni nello edi ficarli, giova por mente che essi , collegati fra loro dálle

trincee dell’Assietta , formavano un completo sistema di


CAPITOLO I.

95

fortificazione che poneva quella frontiera al coperto da ogni nemico insulto : è se si aggiungano i due forti

certamente di minor importanza, ma per la loro posi zione pur sempre rispettabili, quelli cioè di Mirabocco e di Casteldelfino, vedrassi che dalla parte dei monti il Piemonte poteva con poca gente venir difeso contro Francia .

Non prevedeva certo il buon re che il genio napo leonico avrebbe totalmente cangialo il modo di guerreg giare , e neppure che questi solidi baluardi, con tanta cura da lui eretti , sarebbero caduti non per nemico va lore , ma in forza di un trattato , reso forse inevitabile

dalle soverchianti forze dei Francesi ed ancor più dal genio del loro condottiero, e fors'anco dalla poco sin cera fede del nostro alleato , ma che egli Carlo Ema

nuele non avrebbe senza dubbio segnato senza porsi prima alla testa delle sue genti e ritentare ancora la sorte delle battaglie presso la regal Torino, stata già testimonio una

volta

della sconfitta delle galliche

schiere .

Cuneo eziandio attrasse le cure regie : Vittorio Ame deo lo aveva completamente fortificato negli ultimi anni del suo regno ; ma se l'eroica difesa fatta da Leutrum nel 1744 aveva preservata la piazza, non aveva poi po tuto impedire che le fortificazioni ne risentissero grave danno. Dopo la pace pertanto il suo successore fece ri

fare i fianchi alla piazza , riparare i fòssi e porre la città tutta in ottimo stato di difesa .

Finalmente anche Demonte, demolito in gran parte dai Francesi nello stesso anno 1744, fu da lui riedi ficato .

Per restaurare poi la disciplina , che erasi alquanto 1767


26

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rilassata durante l'ultima guerra , promulgava il re leggi

meno severe contro l'insubordinazione e la diserzione, ma per ciò appunto più applicabili . - Riordinava poi l'ufficio del soldo in modo più semplice e più consen laneo ai bisogni dell'armata : prescriveva in fine che ogni militare di qualunque grado avesse a far uso costante dell'uniforme che era già stato dal padre istituito .

E poichè mi accadde di parlar d'uniforme, noterò di passaggio che generalmente già sin d'allora esso era di panno turchino : bianchi erano i calzoni e la sotto

veste : variavano poi di colore le fodere , le pettiglie (matelottes) e le rivolte, cose tutte che servivano a distin guere li diversi corpi fra loro . Tutte queste cose buone , anzi buonissime , mandate a

compimento dal gran re, non riuscirono però ad impedir ciò che accadde mai sempre e che pur troppo rinno vossi ne' giorni nostri nel periodo di anni compreso fra il 1815 ed il 1848; cioè che pendente la lunga pace

che segui allora di 44 anni , non venisse ad affievolirsi il valore di quell'esercito che ne aveva date tante lumi nose prove nella prima metà del secolo XVIII, onde é che , sebbene con ragione dicesse Cesare Balbo che quella

lunga pace fu cessazione dell'operosità guerriera del Pie monte, non si possono tuttavia di ciò incolpare i so vrani di Casa Savoia che regnarono nella seconda parte dello scorso secolo , i quali fecero quanto stette in loro

per mantenere salde le guerriere tradizioni degli avi . Da quanto mi venne fatto di riconoscere, risulta che i corpi che vennero allora conservati , furono i seguenti, posti per ordine di anzianità .


CAPITOLO I.

27

Reggimenti di ordinanza o stanziali. Nazionali

1 ° Reggimento Guardie. 2° Reggimento Savoia . 3° Reggimento Monferrato . 4 ° Reggimento Piemonte .

5° Reggimento Saluzzo . 6° Reggimento Aosta ( 1). 7. Battaglione della Marina 8° Reggimento Chablais . 9° Battaglione la Regina . 10 ° Battaglione Sardegna .

11 ° Compagnie franche di Sardegna .

12° Compagnie equipaggi di Marina. Esteri

1. Royal-Allemand . 2° Suisse - Vallaisan . 3° Suisse-Bearnais .

4° Suisse-Grison (detto Christ) (2) . Cavalleria, nazionale tutta . 1 ° Dragoni del Re .

2. Cavalleggieri del Re . 3. Dragoni di Piemonte. 4° Piemonte Reale .

5° Savoia Cavalleria .

6º Dragoni Sardegna.

7° Dragoni della Regina . (1 ) Questo reggimento , formato nel 1690 da Vittorio Amedeo II, chiamavasi ancora , all'epoca di cui discorro, Reggimento Fuci lieri , e solo nel 1776, quando Vittorio Amedeo III ne cred colon . nello il Duca d'Aosta, che fu poi Vittorio Emanuele I , quel corpo

assunse la denominazione di Reggimento Aosta . (2) Questi reggimenti mutando capi mutavano soventi, special mente in guerra, la loro denominazione eziandio ; ma quella da me adottata era la più conosciuta .


28

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Reggimenti provinciali tutti nazionali. 10 Genevois .

50 Nizza .

2. Moriana .

6° Mondovi .

9° Pinerolo . 10° Casale .

3º Ivrea . 4° Torino .

7° Vercelli .

11 ° Novara .

8º Asti.

12° Tortona .

Ai sunnominati corpi convien aggiungere 2400 uomini di artiglieria , alcune compagnie di invalidi e di guar

die svizzere e di guardie a piedi ; più tre compagnie di guardie del corpo a cavallo ed i dragoni della caccia ; quali ultimi se veramente non appartenevano all'ar mata, erano tuttavia con grande utilità stati impiegati nelle scorse guerre come ordinanze presso i generali o per le corrispondenze lungo gli stradali. Ora ove si ponga mente che i battaglioni stanziali sommavano in tempo di guerra a 600 uomini caduno, e che i reggimenti provinciali annoveravano 1500 uomini

ognuno : che i reggimenti svizzeri o tedeschi potevano calcolarsi a 1200, vedremo che l'esercito piemontese ascendeva a meglio di 34,000 fanti. I reggimenti di cavalleria annoveravano in media 450 uomini e 400 cavalli : aggiungendovi 200 guardie

del corpo e se vogliamo 100 dragoni di caccia , avremo 3500 uomini con 3000 cavalli . Calcolati poi i 2400 ar

tiglieri (1 ) , alcuni ingegneri , li stati generali e via di cendo , noi non andremo errati di grosso portando le forze dell'armata sarda in tempo di guerra a 40,000 combattenti.

Quanto alla spesa in tempo di pace , trovo che il costo di un reggimento di dragoni o di cavalleria ascen deva in media a

Lire 204,352

( 1) Compresi i provinciali, di cui ragionerò dopo.


CAPITOLO I.

29

quello del reggimento guardie a Lire 262,319 quello d'un reggimento di linea a . > 214,479 274,490 » e quello dell'artiglieria a . n ra rale asce ncio guer della poi gene Il bila deva nel 1770 per la sola terraferma a ) . 8,097,183 ) 8,235,365 e compreso la Sardegna a Ritengasi però che la lira d'allora corrispondeva ad un franco e 20 centesimi dell'odierna moneta , vale a

dire era superiore di un quinto . Cosi stavano le cose militari del regno quando Carlo 1773

Emanuele, da lungo tempo affetto da etisia senile , li 20 febbraio chiudeva gli occhi all'eterno sonno .

Il regno di Carlo Emanuele III fu quello che abbia maggiormente onorato il trono sabaudo : io non mi ac cingerò ad enumerare le pubbliche e domestiche virtù di quel monarca , meritamente denominato il Grande :

altri di me più capaci già il fecero, ed io sono poi anche per natura alieno dall'incensare i potenti , i quali poi o tristi o buoni, di lodatori non ebber mai difetto : ma tacendo dell'uomo coronato e discorrendo del condot

tiere di eserciti, dirò che egli fu quello della sua stirpe che abbia maggiormente illustrato le armi piemontesi :

poichè lo stesso principe Eugenio di Savoia, certamente a lui superiore come tattico e come strategico , guido sempre straniere genti e sempre consacrò la temuta sua spada a stranieri voleri. Molte furono le battaglie combattute da questo mo

narca , e più le perdute che le guadagnate : tuttavia al modo stesso che egli sempre dimostrossi moderato nei

prosperi successi, cosi fece ognor prova di mirabile for tezza d'animo nell'avversa fortuna; dote questa , a parer

mio, distintiva degli uomini veramente grandi.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Degno figlio di Vittorio Amedeo II , egli capitanò sem pre

i suoi esercili , alla testa dei quali primeggiò , non

tanto per la chiarezza dei natali e per la dignità regia, come pei suoi militari talenti e per la benigna e ad un tempo stesso valorosa natura dell'animo suo, che atti

rogli l'affetto de' suoi soldati non solo , ma ben anco di quelli estranei che sotto ai suoi ordini militavano. E come lo amavano i soldati, cosi lo ammiravano i duci,

i quali , se suoi alleati , facevano il più gran caso dei suoi consigli, e se nemici , cauti e prudenti agivano a fronte di tanto avversario .

Quando nel 1733 era stretto d'allenza con le corone di Francia e di Spagna, molte furono le occasioni che egli ebbe di lagnarsi della condotta dei generali alleati,

i quali avvinti anche dalle segrete istruzioni dei rispet tivi governi, e specialmente i francesi di quelle del vec chio e non troppo leale cardinale di Fleury, con poco

calore adoperavansi a pro della causa comune. L'osti nazione sopra tutto del decrepito e rimbambito mare sciallo di Villars, che superbo dell'antica fama , sprez zatore d'ogni consiglio , soventi contrariava le saggie misure del re sardo, oltre ogni dire a questi accresce vano le difficoltà del comando : pure egli , adoperandosi

con meravigliosa costanza e prudenza, seppe condurre a buon termine la guerra più coll'accattivarsi gradata mente l'animo dapprima poco benevolo dei generali al leati , che valendosi del regio rango e della autorità di

generalissimo di cui era rivestito. Saliva adunque per la morte del padre sul soglio avito Vittorio Amedeo III nel quarantasettesimo anno del l'età sua .

Quantunque già inoltrato nella virilità, egli era poco


CAPITOLO 1 .

pratico delle cure di governo, perchè Carlo Emanuele , o per gelosia d'autorità , o per non so qual altro poli tico o domestico motivo, non aveva in ciò imitato l'esem

pio del proprio genitore, il quale, sebbene da principio poco per lui propenso , quando però considerò che per l'avvenuta morte del suo primogenito Vittorio Amedeo , esso pure principe di Piemonte, Carlo Emanuele suo secondo figlio , chiamato allora duca di Aosla , sareb begli succeduto alla corona , si applicó con gran studio a formarne la mente alle cose politiche, a segno che nel 1729 veniva nella risoluzione (non saldamente poi per suo decoro rispettata) di cedergli il regno . Carlo Emanuele III, dicevo invece, tenne sempre lon

tano dagli affari il figlio ; onde non recherà meraviglia l'udire che uno dei primi atti del novello re sia stato quello di ritirare al conte Bogino , ministro prediletto dal padre, ogni carica e segnatamente la direzione delle cose di guerra , che eragli da ben trent'anni stata affi

data; a ciò spinto, secondo taluni , dal desiderio di com piacere alla consorte , secondo altri , e con maggior apparenza di verità , dall'intenzione di allontanare un ministro divenuto soverchiamente potente .

Fu veramente il Bogino uomo di merito stragrande, mercè il quale, nato egli in umile stato, si era innalzato

ai primi onori : e nelle molteplici e varie cariche che era stato chiamato a coprire aveva reso egregi servigi al suo sovrano : ma sembra che l'eccessiva sua severità

alienato avesse da lui gli animi dei cortigiani che per donar non potevangli l'origine popolana : e pare pure

che egli si dimostrasse soverchiamente avverso alle in novazioni che il nuovo monarca ideasse introdurre nel.

l'esercito , innovazioni sentite però da tutti indispensa


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

bili , e già operate in varii eserciti europei , dacché le nuove teorie di Federico II avevano quasi interamente

cangiata la tattica e grandemente modificata eziandio la strategia : poichè sebben sia vero che questa scienza riposa su principii irremovibili , non è men certo però che l'applicazione di essi varia a secondo dei tempi , delle armi che si adoprano , e sopra tutto della mag

giore o minore possibilità di mobilizzare e sostentare gli eserciti.

Ritiratosi pertanto il benemerito ministro, non ando guari che l'inettezza del successore ne fece sentir la

mancanza : ma nè il sovrano lo richiese, nė egli ricercò di rientrar agli affari : che anzi tranquillo del bene ope

rato, e disingannato ormai sul merito degli onori , attese a consumar in quiete gli ultimi giorni della virtuosa e laboriosa sua esistenza, resi più lieti dal godimento dei grassi suoi stipendii che erangli stati dalla sovrana mu nificenza conservati , e dalla compagnia di pochi , ma fidi amici , che chiari essi pure per ingegno e dottrina, lo onoravano e veneravano qual maestro . Erano essi un Denina, un Beccaria ed un Papacin d'Antony, altra vecchia illustrazione militare del Piemonte, il quale do veva due anni dopo seguir nel sepolcro l'uomo col quale diviso aveva fatiche ed onori .

Mori il primo , cioè il Bogino, nell'anno 1784, ed il secondo nel 1786. Uno fu il miglior ministro che abbia avuto il Piemonte ;

se il suo successore , che non era

neppur egli militare , non avesse provato il contrario , l'amministrazione del Bogino potrebbe dimostrare che per esser buon ministro di guerra non è per nulla ne cessario essere militare , sendochè quell'ufficio sia più impiego amministrativo che militare, e che anzi di so


CAPITOLO I.

33

venti avvenga che se tal carica è da un militare eser citata , questi si lasci trascinare a favorir di soverchio quell'arma da cui egli esce , trascurando o mal diri. gendo le altre di cui poco s'intende. Ma , come dissi , la cattiva gestione del conte Chiavarina di Rubiana, avvo

cato egli pure, che in prima per due anni qual reggente, poscia per altri quattro come primo segretario effettivo

resse quel dicastero, prova che il peggior ministro è poi quello che è ad un tempo stesso privo della pratica degli affari e del necessario ingegno per acquistarla. L'altro, il d’Antony cioè, fu uomo piuttosto unico che raro , ed al cui senno ricorse soventi il re Carlo Ema

nuele III per consigli e per pareri nelle cose militari : esistono negli archivii di Corte molti suoi scritti, e spe cialmente uno che tratta della difesa delle nostre fron

tiere scritto nel 1770, nel quale, come farò a suo tempo notare, ei dice molte cose che dopo furono dagli eventi provate vere. Entrato egli qual semplice soldato nell'ar tiglieria, seppe collo studio elevarsi a tanta altezza di ingegno da scrivere poi opere tecniche, che tradotte

dagli stranieri, gettarono le prime basi di quella ripu tazione di cui presso di quelli gode la nostra artiglie

ria ; riputazione che essa seppe poi sempre mantenere ed accrescere .

Mi si perdoni questa digressione, ma non potei resi stere al desiderio di consagrare in queste umili pagine alcune linee alla memoria di due uomini altamente be

nemeriti della patria, i quali nati in civile , ma povera condizione, seppero collo studio e col sapere aprirsi la via alle prime cariche ed acquistarsi fama in patria non solo, ma ben anco in lontane regioni . La pur troppo sovente tarda giustizia che rendono i posteri ai loro il VOL I. - 3

PIRELLI, Storia ecc.


34

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

lustri concittadini è la più bella ricompensa della virtù , ed è poi questa eziandio la più preziosa prerogativa della storia .

E valgan pure queste mie parole a dimostrare che sotto l'augusta dinastia che ci regge, anche nello scorso secolo non era necessaria nobiltà di casato per acqui stare il regio favore : ed a maggiormente provare la ve rità di questa mia asserzione, basti citare ancora i nomi del Bertrandi e del Caissotti .

Ritornando ora a discorrere di re Vittorio Amedeo, dirò come egli fosse adorato dalle soldatesche, che ama vano le forse soverchie sue largizioni a favor loro, e che

avevano poi anche avuto occasione di ammirare il suo

valore nella prima campagna che fece nel 1745 , del

4774

quale aveva dato non dubbie prove nei due fatti d'armi di Santa Maria dell'Olmo presso Cuneo, e di Bassignana . Ed egli pure , quantunque fosse lontano dall'aver i militari talenti del padre , nutriva grande amore per l'esercito, e grandemente si dilettava di riviste e parate. E lo vediamo difatti, appena asceso al trono, ideare un campo d'istruzione sulle alture di Praya, presso la Briga. --- Alcuni anni dopo, cioè nel 1777, lo vediamo far eseguire grandi manovre al suo cospetto nei prati di Vanchiglia dalla guernigione di Torino , comandata dal suo fratello il duca Maurizio del Chiablese, e com

posta della brigata Savoia, della brigata del Chiablese e di parte di quella della Marina ; 8 battaglioni in tutto colla loro artiglieria. Datosi adunque a tutt'uomo alle cose militari, il nuovo sovrano faceva ricostrurre in miglior modo il castello di Tortona , non curando le rimostranze della corte di Vienna che vedeva in ciò un indizio di ostili


CAPITOLO 1 ..

pensieri, e dandone l'incarico al conte Pinto colonnello degli ingegneri , anzichè al figlio del conte di Exilles, che era sempre stato altamente protetto dal conte Bo gino; e sembra che veramente , mentre questi non ugua

gliava il padre nè l'avo nell'arte architettonica , il conte Pinto invece già chiaro per la parte avuta nella bella difesa di Cuneo , fatta dal tedesco Leutrum nel 1744 ,

fosse ingegnere valentissimo , come lo attestano gli avanzi del castello di Tortona, che fu certamente opera

meravigliosamente bella . Anche le fortezze del golfo di Villafranca furono da questo re migliorate . Applicossi egli quindi al personale dell'esercito , il quale, a causa del sistema di anzianità troppo scrupo losamente seguito, era ripieno di ufficiali di soverchio attempati : molti di essi pertanto vennero collocati a riposo. La forza dell'armata fu definitivamente fissata a 30

mila uomini in tempo di pace, ed a 45,000 in tempo di guerra. Essa fu divisa in tre dipartimenti, ognuno dei quali constava di quattro brigate : ogni brigata ebbe tre battaglioni; ogni battaglione dividevasi in quattro

compagnie, le quali contenevano tre squadre caduna , e che si suddividevano poi in quattro manipoli della forza di 12 uomini in pace e di 18 in guerra. Come ognun vede in tale organizzazione i numeri tre e quattro si avvicendavano : sistema ingegnoso se vuoi , ma poco conveniente : esso conteneva troppi graduati, poichè ogni battaglione era comandato da un tenente colonnello , il quale aveva sotto i suoi ordini un mag

giore, un aiutante maggiore ed un sergente maggiore ; in ogni compagnia poi era un capitano, un capitano


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tenente, un luogotenente , un sottotenente, un sergente di compagnia ed uno per ogni squadra. Oltracció in

ogni brigata eravi un colonnello comandante o briga diere, un tenente- colonnello di brigata che assumeva il comando del primo battaglione, ed un maggiore di brigata. I soldati poi erano di tre categorie con paghe diverse : furonvi i veterani , furonvi gli ordinari ed i sopranumerari -- questo per i reggimenti stanziali.

I battaglioni provinciali vennero fissati a 12, acciocchè ogni brigata di ordinanza avesse il suo battaglione, che si chiamò, non so troppo perchè, di seconda linea . 1775

Si fu a quest'epoca che crearonsi le prime truppe

leggieri nell'armata piemontese , nelle quali comincia ronsi ad ammettere come ufficiali uomini non nobili

per nascita , o cadetti poveri di nobili famiglie ; e ciò

perchè essendo destinate queste truppe a far il servizio di cordone sulla frontiera , difficile sarebbe stato di tro

vare giovani nobili e facoltosi che sottoporsi volessero a quella vita, comparativamente a quella degli ufficiali degli altri corpi piuttosto laboriosa , ed anche perchè in allora per strano pregiudizio le truppe leggieri erano tenute da meno delle truppe di linea ; erano esse riguar

date quasi come corpi franchi od irregolari, e pensavasi pertanto non fosse troppo onorevole militare in tali corpi, quando ora invece, per le innovazioni succedute nella tat

tica , quell'arma è diventata un nobilissimo ed impor tantissimo elemento di guerra. Questa fu l'origine della legione leggiera, che fu poi portata a quattro batta glioni, più una compagnia di deposito o di riserva , come allora chiamavasi.

Sullo scorcio dell'anno stesso si crearono due altre

legioni dette di accampamento, perchè destinate a trac


CAPITOLO I.

37

ciar i campi, a disimpegnar gli uffici di pionieri, come eziandio quello di esploratori e fiancheggiatori, pel qual fine ad ognuna di esse vennero addetti 300 dragoni a cavallo. In quel turno di tempo eziandio si crearono 500 artiglieri provinciali, che furono distribuiti nei vari

corpi di ordinanza ; e si fu in allora che, per distinguere l'artiglieria provinciale dall'altra di ordinanza , que st'ultima assunse la denominazione di corpo reale di

artiglieria, il quale venne più tardi organizzato in una brigata formata come tutte le altre , Anche gli ingegneri ottennero in allora grado mili tare, e ne fu formato il quadro di due battaglioni. La cavalleria venne divisa in due ali, denominazione impropria , se vuolsi , ma desunta forse dal luogo che ordinariamente occupava quell'arma negli ordini di bat taglia di quell'epoca . Un'ala si compose di quattro reg

gimenti di cavalleria, e l'altra di quattro reggimenti di dragoni, i quali a quell'epoca non erano ancora vera mente considerati come cavalleria propriamente detta,

atteso che erano destinati a combattere a piedi od a cavallo, e presso noi, a causa delle molte montagne che

cingono il paese, forse più a piedi che a cavallo. Con stava ogni reggimento di quattro squadroni , di due compagnie caduno, le quali erano della forza di 48 ca valli : e siccome i dragoni di Sardegna non fecero parte nè di un'ala nè di un'altra , come quelli che erano prin cipalmente serbati per il servizio nell'isola , per com

pletar il numero degli otto reggimenti si formarono i dragoni del Chiablese ed Aosta cavalleria , i quali due

corpi per lungo tempo non ebberu che tre squadroni. Finalmente lo stato generale d'armata, in cui erano compresi gli aiutanti di campo del re , venne composto di aiutanti e sotto aiutanti-generali d'armata .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ebbe la principal parte nel detto riordinamento del l'esercito il marchese Silva , spagnuolo , il quale dopo aver militato in varie armate, ed essersi acquistato fama e favori presso Caterina di Russia , e reso noto per al cuni suoi scritti militari stampati a Parigi nel 1768 , erasi condotto agli stipendi del Piemonte, ove stampava poi un'altra opera militare nel 1778. Era egli aiutato nel suddetto riordinamento dal cavaliere Delfino di

Trivié, aiutante di campo del re , che era stato spedito a tal uopo in Prussia , ove aveva soggiornato alcuni anni, studiando le nuove teorie di Federico . Desunsero questi due ufficiali anche molto dalle opere del Sinclair, generale svedese, salito allora in gran grido per i suoi scritti , e specialmente pel suo Réglement pour l'infan terie, che differiva assai poco da quello allora in vigore in Francia, sebbene fosse forse più completo per quanto

1776

riguardava le operazioni secondarie della guerra . Compievasi questa nuova organizzazione dell'esercito subalpino nel quarto anno del regno di Vittorio Ame deo III , e non si può negare che questo sistema non

gli porgesse agio di introdurre in tempo di guerra buon numero di nuove cerne fra i vecchi soldati . Ma pure si gridò ben tosto all'eccessivo numero di essi in tempo di

pace, e sopratutto contro quella soprabbondanza di uffi ciali di cui feci parola, dimodoché si trovò opportuno un altro ordinamento , che, come vedremo , effettuossi poi nel 1786 . 9

Ora mi convien frattanto notare che la seconda cosa

lamentata , quella cioè dei troppi gradi , era più vera della prima , perchè da un censimento di quell'epoca trovo che il solo Piemonte annoverava una popolazione di 2,350,000 anime , e la Savoia aveva 402,000 abi


CAPITOLO I.

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Aggiungansi ora 500,000 anime fra la contea di Nizza e l'isola di Sardegna, ed avremo una popola tanti.

zione di 3,252,000 anime : dunque l'armata che annove rava , ed ancora sulla carta , 30,000 in tempo di pace

era ragguagliata a meno di un individuo per cenlo , e ad uno e mezzo sul piede di guerra ; proporzione per nulla esorbitante , avuto anche riguardo che le potenze

limitrofe, quantunque più potenti , e per conseguenza meno esposte al pericolo d'una subitanea invasione , non

avevano sotto le armi forze proporzionalmente minori. Vero è che l'isola di Sardegna non dava che volontari, e che per essa il reclutamento non era obbligatorio , ma oltreche ne risultava una deficienza nell'effettivo ,

questo poi faceva una differenza di poca entità sul cal colo totale . Ma già sempre così è stalo e sempre sarà cosi , come direbbe il Casti : coloro che pretendono che in tempo di guerra i militari si facciano non solo lie tamente ammazzare , ma abbiano eziandio tutte le doti

di vecchi guerrieri, vorrebbero poi che in tempo di pace essi rimanessero a casa , ovvero sotto le armi, ma senza stipendio , senza impiego , senza avvenire ; e tutto ciò

perchè , quand'è passato il pericolo , loro ripugna sle i cordoncini della borsa per pagar l'esercito : Ah ! è pur la gran brutta passione l'egoismo ! Riordinato l'esercito in quel modo che a lui parve migliore , applicavasi il re all'istruzione di esso . Nel 1776 faceva compilare un progetto di regolamento per l'esercizio della cavalleria e dei dragoni, sul quale egli stesso aveva fatto emendamenti di proprio pugno e che gare

faceva poi porre in vigore. Comprendevansi già in esso quasi tutte le manovre che attualmente si eseguiscono, essendovi con molta chiarezza prescritte le norme per


40

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

passare dall'ordine di battaglia a quello di colonna e viceversa, dall'ordine retto all'ordine obliquo e via di cendo .

Con altro regolamento poi diviso in quattro parti pre scrivevasi il modo uniforme di servigio interno dei reg gimenti : ed in esso sono notevoli gli articoli 11 e 48

della quarta parte, in cui parla dei doveri del colonnello, e col primo dei quali si provvede affinché i ladri più non faccian parte dei corpi: e col secondo si danno sag gie norme per impedire il soverchio numero dei matri monii fra i militari.

La grande quantità di duelli che accadevano fra gli ufficiali non solo, ma eziandio fra gli individui di bassa forza, avevano commosso l'animo religioso del re , il quale, ad esempio dell'Olanda, dell'Austria, della Francia e della veneta Repubblica, pensò a porvi qualche freno : ma se egli acconsentiva a comminar pene contro i col pevoli , aveva però la prudenza di respingere un parere

che gli veniva dato certamente da qualche leguleio ne mico d'ogni rischio , in cui gli si proponeva di punire i contravventori colla cassazione del grado, colle verghe,

colla galera , e persino colla frusta per mano del carne fice! Ignoro chi fosse l'autore di quell'atroce progetto, ma faccio plauso al regio senno che lo respinse, ond'è

che la Dio mercè giacque ineseguito nei polverosi scaf 4778

fali dei regi archivii . Bellissimo progetto invece fu quello presentato due anni dopo dal commendatore di Chatillon per l'istru zione delle truppe leggiere e specialmente degli ufficiali. In esso sono con molta avvedutezza consigliate lc ma tematiche elementari, la fortificazione passeggiera e la topografia , suggerita la fondazione di una biblioteca ;


CAPITOLO I.

41

prescritte poi con somma perizia le istruzioni pratiche che gli ufficiali possono da loro stessi procacciarsi per la giusta estimazione del terreno e del tempo necessario

per percorrerlo ; per la conoscenza dei luoghi e per gli essenzialissimi doveri di servizio d'avamposti e di com battimenti in ordine sbandato.

Ma tutto il merito del commendatore non valse a far

aggradire il suo progetto, perchè vi si scatenarono con tro tutti i nobili , che temevano che quando l'esperienza

fatta sugli ufficiali delle truppe leggiere avesse dimo strato l'utilità dello studio, si volesse anche esigere da loro una cosa cosi contraria alle loro inclinazioni .

Come tutti i gentiluomini di Francia , di Germania e delle altre parti sedicenti incivilite di Europa , rette a governo assoluto, e nelle quali vigevano militari istitu

zioni, erano i nobili piemontesi onorati e valorosi oltre ogni dire : ma in punto di letteratura e di studio non ne volevan sapere : quando un giovinotto arrivava tanto bene che male a saper scarabocchiare, e ciò ancora in lingua francese, ben inteso, un bigliettino amoroso alla sua bella, egli pensava saperne quanto occorreva ; esigere di più da lui era barbarie : preferiva le mille volte battersi

che un libro aprire. -- Niuna meraviglia adunque se il progetto delcommendatore andò in fumo . - Ciò intendasi però per la generalità dei nobili, che fra essi poi ve ne

erano di quelli che altamente onoravansi di possedere erudizione e dottrina, e la possedevano di fatto . Tali erano un Angelo Saluzzo , un Nicolis di Robilant , un

conte Napione, uomini tutti chiari per nascita e di tale sapere da far desiderare a qualunque armata di acco

glierli nel suo seno , senza parlare poi de' tanti altri chiarissimi, ma estranei alla milizia .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ma se buoni erano , almeno per la massima parte, questi

provvedimenti dati dal re per l'esercito, rimaneva pur sempre nell'armata piemontese la milizia straniera , vera magagna che rendeva vane ed inutili le migliori

innovazioni: perché i colonnelli di quei corpi difficil mente si piegavano ai regolamenti ed istruzioni nazio

nali ; il che generava malcontento nei reggimenti pie montesi, che mentre vedevano applicato con tutto rigore le nuove più rigide discipline a lor riguardo , miravan

poi la licenza impunemente regnare nelle estranee sol datesche, le quali come mercenarie erano poi anche in uggia alle popolazioni . E reca veramente meraviglia che i reali di Savoia , i quali in ogni tempo, ma allora specialmente, poterono sempre far fondamento sull'amore dei popoli e loro sog getti, signori d'una guerriera nazione, ricorressero a queste bande mercenarie : ma Svizzeri aveva Napoli ,

Svizzeri aveva Spagna , Svizzeri aveva Francia , dunque Svizzeri pure doveva aver Savoia : tanta era la smania

di imitare i Borboni nei signori nostri ! Aggiungasi poi che godevano in allora i Svizzeri , e veramente non so

troppo perchè, di una straordinaria riputazione di va lore, alla quale io non vedo avessero diritto mag giormente delle truppe nazionali , che certamente da

meno di esse dimostrate non s'erano giammai nelle guerre sanguinose che la corona di Sardegna sostenute aveva nei secoli scorsi.- Ed era veramente strano che

i principi savoiardi, i quali agognarono mai sempre al possesso della città di Ginevra, dimostrassero poi co tanta predilezione per queste legioni svizzere, le quali certamente non avrebbero concorso ad una guerra con

tro i loro connazionali : seppure non era questa una


CAPITOLO I.

1

43

sottigliezza diplomatica per conservare fautori fra le no

bili famigļie elvetiche proprietarie dei reggimenti . Ed altrettanto e peggio ancora si dica per il reggi

mento di Royal-Allemand : l'antipatia del Piemontese pel Tedesco è secolare ; e veramente io mi immagino ancor ora la rabbia che provar dovevano quei buoni Savoiardi e Piemontesi che militar dovevano a fianco di Royal Allemand, e ne li compiango. Nė mi si dica che questi reggimenti stranieri avessero il vantaggio di rendere il reclutamento meno gravoso alle popolazioni e più certo il completamento dell'eser

cito, poichè io non vedo come non si potessero trovare cogli stessi danari uomini del paese , i quali più che vo lontieri avrebber tralasciata la marra per impugnar il moschetto, purché ben pagati ! Abbandonava allora la direzione del ministero della 1779

guerra il conte Chiavarina, passando ad altro impiego e lasciando poco desiderio di sė : succedevagli il conte

Coconito di Montiglio , il quale secondando le viste del suo re, dava mano a perfezionare l'esercito dotandolo di quei regolamenti di cui ancor difettava: a lui è do

vuto il regolamento delle truppe nelle divisioni e piazze che ad un di presso fu rimesso in vigor tal quale dopo la ristorazione della dinastia , facendovi solo quelle lievi mutazioni che i tempi , mutati essi pure, rendevano in dispensabili . Si ritornava pure al già careggiato progetto di una biblioteca militare , ma pare che anche questa volta i pregiudizii ottenessero il dissopra , e prevalesse l'opi nione esser meglio avere automi ciechi, macchine am bulanti che ufficiali istruiti.

Veniva però stabilito che gli ufficiali provinciali non


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

potessero salir a grado maggiore di quello di capitano, se non andavano a fare previamente servigio per un tri

mestre presso la guernigione di quel luogo che loro più aggradisse: eran poca cosa tre mesi , mi si dirà e con ragione, ma pure era già tanto di guadagnato sulla presuntuosa natura di quei nobili che pretendevano

pervenire al comando dei reggimenti provinciali, com posti quasi tutti dai loro terrazzani, per solo diritto di 1784

nascita , abbenchè ignari dell'abbici del mestiere. In quest'anno si fece un gran campo di istruzione nelle lande di Volpiano : e sembrerebbe anzi che ve ne siano stati due nell'anno stesso, uno in marzo e l'altro

in ottobre , perché vedo che al primo , nel quale le truppe eran comandate dal duca del Chiablese che

aveva seco il tenente-generale Vallesa ed i quattro mag

giori generali Decourten, Delazary, Ferraris e Ghilini, in tervennero solo la brigata guardie, stanziata a Volpiano, la brigata Piemonte collocata a Settimo Torinese , la Marina che trovavasi a Caselle , e Decourten cioè Suis

se - Valaisan che stava a Leiny, più i cavalleggieri del re accantonati a Brandizzo , i dragoni del re che oc

cupavano S. Morizio, e la proporzionata artiglieria, di visa parte alle cascine di S. Giorgio e parte a Borghe presso la Stura : mentre del secondo, che era molto

più numeroso , avrebbe avuto il supremo comando, al meno di nome, il re stesso coi suoi cinque figli e col Vallesa subordinatamente, e buon numero di generali minori .

Ad ogni modo lodevoli sono le provvidenze emanate in quell'anno dal ministro Coconito per la polizia del campo, per la manutenzione delle truppe, e per le igie

niche precauzioni, già consigliate due anni prima dal


CAPITOLO I.

45

conte Morozzo in una ragionatissima memoria da lui scritta al ministro, ed allora poste in esecuzione : come pure degne di encomio sono le istruzioni allora ema nate per accamparsi ed attendarsi , pel servizio d'avam posto , e per le numerose e simulate fazioni di guerra di cui se ne fece una benissimo intesa verso S. Benigno, in quei terreni che giacciono fra i torrenti Orco e Mal lone .

Appositamente poi per queste truppe accampate e per ordine del re il marchese di Brezè, maggior generale, il quale già sin dal 1779 aveva stampato in Torino la sua

bella e spiritosa opera Des préjugés militaires, ancor apprezzata a' di nostri presso gli intelligenti, compilava

un piano di istruzione dei soldati e degli ufficiali, di viso in tre parti; il quale può, a parer mio , conside rarsi come un compito lavoro, a cui anche in questi

tempi, ne' quali vuolsi che si siano fatti tanti portentosi progressi presso le varie armate europee nell'arte della guerra , ben poco vi sarebbe da aggiungere perchè riu scisse allo scopo sufficiente. - Che anzi io credo che

vi sarebbe qualche cosetta da guadagnare, ben medi tando sulle argute e savie sue considerazioni sulla vera istruzione da darsi al soldato di fanteria, contenute nella già citata sua opera .

Nel progetto poi a cui superiormente accennai, le re gole del bersaglio sono , per quanto concerne il fucile di fanteria , buonissime, e ben poco diverse da quelle attualmente in uso. Lo stesso si dica per quanto ri guarda le marcie: sopratutto poi meritano di esser ben ponderate queste savie sue parole, intese a censurare

il mal vezzo già in allora esistente di imitare in tutto i

forastieri: nous sommes piémontais, dice l'assennato guer


46

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

riero ; voyons d'abord ce qui convient à des piemoniais: e non è che egli con ciò intenda escludere per nulla quel tanto di buono che in altra armata trovar si possa , che anzi egli consiglia di adottarlo : e nella già citata sua opera poi propone a norma dei giovani i dettami di guerra di Gustavo -Adolfo Svedese , di Federico II Prussiano, di Marlborough Britanno, di Turenna, di Condé, di Lussemburgo Francesi . Ritornando a dire degli accampamenti nostri, trovo poi che nello stesso anno si fecero da un certo Porro ,

ufficiale del genio, esaminare altre località per attendar ed accampar soldati, quali quella denominata di Ri voira fra Barge, Bagnolo e Cavour : ed un'altra ai piedi del Monbracco tra Envie e Staffarda ; e quantunque poi non si dasse alcun seguito a questi progetti perchè quelle località non offrivano tutte le volute condizioni di salubrità , tuttavia da ciò si vede che già sin d'allora comprendevasi quanto importante sia' mutar continua mente di terreno in questi simulacri di guerra ..

Giả sin dallo scorcio poi del 1782 aveva il re ragu nata una commissione per esaminare la qualità della

polvere di guerra e curarne il miglioramento. Figura vano in essa il d'Antony, il Saluzzo, il Robilant per la

parte scientifica ; e per l'amministrativa , il controllore generale conte De -Rossi di Tonengo ed il conte Birago di Borgaro : eran poi anche membri della commissione artiglieri di grado minore, come Ratti maggiore e Graf

fion capitano. Molte furono le esperienze falte sul modo di eseguir le varie chimiche operazioni necessarie alla confezione della polvere, e sembra che molto divisi eziandio fossero i pareri, perché vedo che in una se duta tenuta il 17 dicembre 1782, e presieduta dal mi


CAPITOLO I.

17

nistro della guerra , mentre la maggioranza cadde d'ac cordo sull'adottare il sistema proposto dal Ratti pel raf finamento del salnitro, il conte Saluzzo non solo si

astenne dal firmar quella decisione, ma con una lunga ed elaborata nota , rimessa al signor ministro, esponeva le ragioni potentissime che a ciò lo indussero . Non spetta a me decidere chi in si grave materia portasse

miglior giudizio : solo dirò aver io notato mancare a quella decisione anche la firma del d’Antony che aveva in quel tempo dati molti pareri scritti su tali questioni, e che era certamente poi uno dei membri del congresso

più competenti nella materia che agitavasi . Qualunque poi fosse la miglior sentenza , sta però sempre che per cura del re venne la polvere da guerra sensibilmente migliorata nell'esercito subalpino : Ma nel decorso di questi anni tante eran state le la- 1786 gnanze, tanto gridato s'era contro il soverchio dispendio dall'esercito cagionato , che il monarca , il quale in

vecchiando smetteva alquanto del suo amor per la sol datesca, e che certamente poi non prevedeva quella strana bufera che doveva alcuni anni dopo piombargli addosso , si risolse al fine a mutar organizzazione ( 1). L'armata venne divisa in due linee, e le linee in due divisioni : la divisione si compose di due ali , e le ali di due brigate ; le brigate in due reggimenti si sud

divisero , e questi in due battaglioni, i quali compo nevansi a loro turno di due centurie , che finalmente ( 1) L'armata in quel tempo non aveva però mai raggiunto in effettivo la cifra di 30 mila fissata nell'organizzazione. Prendendo la media della forza esistente effettivamente sotto le armi nei tre

anni 1780-81-82, trovo la cifra di 19,504 fanti e 2,759 cavalli .


48

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

constavano di due pelottoni, che annoveravano in tempo

di pace 12 file, ed in tempo di guerra 16 . Come ben si scorge, qui si era spinto all'eccesso l'amore della regolarità , ed il numero due formava la base di tutto il sistema ancor troppo sminuzzato, a parer mio . Oltre alle otto compagnie di fucilieri, ogni reggimento

possedeva ancora una compagnia di granatieri ed una di cacciatori, le quali compagnie staccate dai vari corpi

ed insieme riunite formavano poi battaglioni a parte, composti di uomini scelti ; dimodochè ogni brigata aveva

i suoi propri granatieri e cacciatori ; cosa ottima, e da lamentarsi che sia stata ai giorni nostri abolita , spe cialmente rispetto ai cacciatori . So che si dice , e forse non senza verità, che tali battaglioni composti di com

pagnie di corpi diversi raramente acquistano quel grado di unione e conformità di discipline ; ciò può esser vero : ma vi sono per contro vantaggi che largamente com

pensano questi difetti che sotto capi energici poi esi ster non dovrebbero : vantaggi che già addussi in altri miei scritti, e che non è ora il caso di allegare, sendochè una storia militare sto io ora narrando, e non un trat tato di ordinamento di eserciti ; solo osserverò che nelle campagne che imprenderò a trattar fra breve, tutti i fatti d'arme più onorevoli, tutte le più arrischiate im prese condotte furono a termine da questi battaglioni

composti, nei quali la diversa provenienza da'vari corpi, lungi dal generare lamenti , destò mai sempre una no bile gara di segnalarsi . Oltre a queste compagnie di cappati soldati , ogni

brigata ebbe poi una compagnia di riserva o di deposito, che denominar la si voglia. Allo stesso modo, ad ogni reggimento di cavalleria


CAPITOLO I.

49

venne addetta una compagnia scelta di carabinieri a cavallo : ciascun reggimento di dragoni si ebbe la sua

compagnia di granatieri a cavallo. Gli operai ed i mi natori poi formarono le compagnie scelte dell'arti glieria . In tal guisa i battaglioni furono recati a sessanta quattro , tra quelli d'ordinanza e quelli provinciali, creando a tal fine una novella brigata d'ordinanza , che riassunse il nome del già soppresso reggimento di Lom bardia, nuovamente formando i secondi battaglioni dei

reggimenti Regina e Marina, e due altri battaglioni pro vinciali che vennero denominali di Susa e di Acqui :

nel numero però di 64 non erano compresi nè il corpo franco , né la legione leggiera , nè quella degli

accampamenti , nè gli equipaggi di marina, e neppure lutti quei corpi che formavano la guardia del re o del palazzo . Lo stato maggiore poi d'un reggimento si compose di un colonnello, un tenente -colonnello, due maggiori, due aiutanti-maggiori ; onde è ch'io non so dove tro

vino alcuni autori patrii che questa organizzazione di minuito avesse di molto i gradi soverchi. È bensi vero che venne soppresso lo stato maggiore parziale dell'ar tiglieria reggimentale , ed incorporato nel corpo reale di artiglieria , che venne accresciuto di 400 uomini ; ri forme queste dovute in gran parte alle saggie rimo stranze del conte di Salmour, contenute nella memoria

di cui feci cenno , e che avevan già prodotto un nuovo ordinamento delle artiglierie reggimentali nell'anno

1782. -- Tuttavia, acciocchè i reggimenti non diſettas sero di esperti cannonieri , venne stabilito che ogni anno venticinque individui per battaglione fossero spediti in VOL . I. -4

PINELLI, Storia ecc .


50

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Guneo, in Alessandria od in Torino, secondo che i corpi a cui appartenevano erano più prossimi ad una che ad un'altra di quelle tre città , per esser ivi ammaestrati durante venti giorni nel puntamento e maneggio delle

artiglierie; tempo troppo breve , a parer mio, ma repu tato in allora sufficiente perchè, è detto nel parere , do vendo questi pezzi trarre quasi sempre a metraglia , non è necessaria una gran precisione di puntamento. - L'alto stato generale d'armata venne composto di

quattro capitani-generali comandanti le quattro divi sioni, cadun dei quali aveva sotto i suoi ordini un ge nerale, due tenenti-generali , un maggior-generale , due brigadieri ; il che fa niente meno di ventotto generali , numero bastante per comandare a 100,000 uomini . Oltre a questi eravi poi ancora un numero infinito di generali ed ufficiali superiori di piazza ; non eravi città,

non borgo di qualche entità che non avesse il suo go :

vernatore o comandante . Se per caso poi ivi esisteva un vecchio castello, od un muro di cinta mezzo diroccato , ed incapace perciò di difesa , allora a dismisura cresce vano le cariche militari locali : come capitani delle porte ,

tenenti delle porte , guard'arme , e simili altre cariche ridicole ed inutili. Da ciò appare adunque che il vizioso metodo di aver molti generali e molte sinecure è assai

antico nel nostro esercito, e quel che è peggio , non abbastanza corretto nei giorni nostri, quantunque giu stizia voglia che si dica essersi su tal riguardo già molto fatto dall'attuale ministro della guerra. Da quel tempo eziandio sembra dati il privilegio accor

dato alle semplici guardie del corpo a cavallo del re, di aver diritto al grado di ufficiale nell'armata dopo quattro

anni di servizio ; sebbene già da prima passassero da


CAPITOLO I.

51

semplici guardie ad insegne, perché in un catalogo di novantasette giovani nominati insegne (porta bandiera) da Carlo Emanuele III nel 1772 veggo comprese molte

guardie del corpo, molti cadetti , molti accademisti (1 ) , e persino alcuni volontari nei corpi dell'esercito , e su novantasette , quattro soli non erano titolati ; la mas sima parte però apparteneva alla categoria dei vassalli , ultima fra le categorie nobili .

E qui noterò che in allora , e molto tempo dopo an cora , nel nostro esercito la bandiera era portata dagli ultimi sottotenenti, e non dai primi; i quali ultimi fu rono dapprima denominati insegne , quindi alfieri , ed erano anzi senza anzianità , e perciò da meno dei sotto tenenti che l'avevano .

Esisteva pur già in quel tempo un ispeltor generale dell'armata che aveva attribuzioni varie ed importanti tulte. Anche l'ufficio del soldo ricevette un'organizza zione analoga alla nuova forma dell'esercito ed atta a facilitarne l'amministrazione .

Non limitandosi alle provvidenze puramente utili,

ma

pensando eziandio a quelle che accrescono lustro e de coro alla milizia , istituiva il re Vittorio le bande mili

tari, dette allora bande turche , provvedendo che i mu sicanti fossero pagati a sufficienza dall'erario senza mozzicare le paghe degli ufficiali, che in allora erano di molto inferiori alle attuali ; abbenchè, se calcoliamo il maggior numerario che ora esiste , i maggiori bisogni ( 1 ) L'Accademia di cui qui si fa cenno non è l'attual Accade mia militare, che fu fondata solo dopo la ristorazione , ma bensi una scuola per la gioventù nobile , esistente allora sotto il patro cinio del Re , dalla quale si traevano i paggi di Corte , ed a cui appartenne l'immortal tragico Alfieri.


52

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

che hanno attualmente gli ufficiali , e gli aumentati prezzi di tutti i generi più alla vita indispensabili , e le cessate indennità d'alloggio , di cui allora godevano , non so se veramente si possa dire che il militare fosse

in allora meno pagato, tanto più se si pon mente che la moneta era più forte, e che non esistevano ritenzioni alcune nè per musica, nè per soldati di confidenza, nė per tasse .

Non sarà forse discaro che venga qui annessa una

Lir .

Maggiore di reggimento idem di battaglione Capitano granatieri idem idem

cacciatori fucilieri o della riserva

>> »

idem provinciale Capitano-tenente granatieri idem idem idem

cacciatori fucilieri o riserva .

provinciale

Luogo-tenente granatieri idem idem idem

>>

idem

cacciatori . fucilieri o riserva.

idem

provinciale

Alfiere .

>>

»

Aiutante maggiore reggimentale.

>>

di battaglione

»

idem

Quartier mastro

.

Cappellano col sotto-cappellano a sue spese » Chirurgo magg.e con un garzone a suo carico. »

FURIERE T ERABANTI

3436 2164 1680 1514 1394 1283

300 300 192 100 100 100

1172 383 937 863 788 263 596

100

571 546

cacciatori

fucilieri o riserva

provinciale Sotto - tenente granatieri . idem

>

ALLOGGIO

PAGHE

Colonnello . Tenente colonnello

RAZIONI PANE

tabella delle paghe annuali degli ufficiali di quell'epoca . Essa è tratta dal bilancio del 1786 :

264 | 2 264 | 2 264 | 2 264 | 2 264 | 2 2642 264 | 2 >>

80 80 80

132 1 2

132 132 | 2

>>

»

72 72 72

1322

48 48

132 132

48

132 | 2

132 132

2

166

520 498 460 133 460 1036 596 928 900 1096

»

48

72 72 72

»

132 2 132 | 2 132 | 2 132 >>

»


CAPITOLO 1 .

53

Da questo stato si vede che i militari, in ogni tempo, furono sempre grettamente corrisposti di stipendio . Occupandosi poi della marineria , la quale era in con tinua guerra con i pirati, la maestà del re otteneva dal santo pontefice l'alienazione de' redditi di alcune abbazie ,

probabilmente resesi vacanti , affinché con essi si sup plisse alle gravi spese che cagionavano gli armamenti necessari per tener a freno quella infesta canaglia bar baresca , che tanto danno recava ai marinai cristiani, di qualunque nazione essi si fossero ; ond'è che la ma rina sarda poteva chiamarsi benemerita non solo del Piemonte , ma dell'intero orbe cristiano. E per portare a completo gli equipaggi delle regie navi , e provvederli di uomini svelti acconci agli sbar chi , venivano, nel 1782, formate le compagnie leggiere di marina .

Per far in modo poi che questo nazionale esercito 1789 costasse il meno possibile al paese , e concorresse a con sumarne gl'industriali prodotti, statuiva il re che e sol dati ed ufficiali avessero a far uso per le indumenta di merci nazionali , e specialmente delle tele e dei panni ; la di cui fabbricazione aveva già allora, massime nelle pro

vincie di Biella é di Ivrea , preso un considerevole svi luppo .

Queste erano le provvidenze emanate dal re Vittorio Amedeo nei pacifici anni del suo regno , e su queste mi son voluto estendere per più ragioni : per dimostrare cioè che, malgrado la pace, l'esercito fu sempre oggetto delle sollecitudini , tanto di Carlo che di Vittorio ; che in esso militarono in ogni tempo uomini che potevano senza timore competere con i loro contemporanei delle

altre nazioni, e tali certamente furono un Papacin d’An


54

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tony , un Nicolis di Robilant , un Angelo Saluzzo , un

Napione, un Brezé, per tacere di altri minori ; che non si fu nello scorcio dello scorso secolo , ma bensi nell'i nizio dell'attuale, che fu piuttosto negletta l'istruzione degli ufficiali; e da ultimo per provar che Jomini , or dinariamente giusto nell'estimazione di uomini e di

cose , recò tuttavia troppo severo giudizio di Vittorio Amedeo III , chiamandolo prince pusillanime. Certa mente Vittorio Amedeo III non ebbe il genio guerriero nè del padre, nè dell'avolo , nè tampoco del celebre

Eugenio di Savoia : già innoltralo poi negli anni , e non avendo mai comandato eserciti , quando scoppiò la francese rivoluzione egli non poteva riguardarsi come sovrano atto a capitanar in persona le sue genti in

guerra : ma pusillanime non fu , e lo provò , come già narrai , ne' suoi anni giovanili, ne' quali diè prove di squisito valore. Ben più giusta estimazione ne fa il Botta , non cer tamente ligio alla maestà regia , e proclive anzi al mot teggio verso i potenti . Narra quest'autore , che essendo venuto a Torino nel

1780 Paolo principe ereditario di tutte le Russie ,

ed

avendo biasimato gli schioppi dell'esercito nostro , mal equilibrati , secondo lui , il buon vecchio se l’ebbe per

male, e quindi soggiunge : « avrebbe udito più volentieri « un terremoto, che tali voci ! non poteva sopportare che ( i suoi soldati fossero criticati; insomma soldato era ,

« ed amava i soldati , e portava il collo piegato a guisa « di Federico di Prussia . » Credendo con ciò il buon

uomo di rendersi somigliante a quel grande ! Ed io mi ricordo d'aver udito narrar da piccino , che quando seppe l'irruzione de' Francesi ne' suoi dominii e le sus


CAPITOLO I.

55

seguenti vittorie, era solito dire : Ah , se mi calzo le brache di pelle ! alludendo con ciò all'interno prurito, che, malgrado i suoi 68 anni , andava stuzzicandolo ad assumere il comando delle soldatesche . Pover uomo !

ci voleva altro che le sue brache di pelle ed il collo

inclinato alla Federico per arrestare la foga dei repub blicani ed il genio napoleonico ! Felice lui, che , alcuni anni dopo , la morte gli tolse il dolore di dover esulare nella sua vecchiaia !

Che se Vittorio Amedeo non imprese mai volonta- 1790 riamente alcuna guerra, si deve però dire che egli ne fu piuttosto impedito, che alieno ; poiché nel 1790 egli già

minacciava invadere gli Stati della vicina repubblica ligure per certe contese insorte per ricetto dato a mal viventi o banditi e protezione accordata ai contrabban dieri. Queste differenze crebbero a segno , che a Carosio, grosso borgo sito sui confini fra Piemonte e Liguria , ad un'ora al sud del forte di Gavi , e sulla sinistra sponda del torrente Lemmo , nasceva un para piglia fra i sudditi delle due potenze : amendue i par titi dissero l'altro aggressore ; ma il re, già irritato per la poco leale condotta del ligure governo verso lui , e sembrandogli che altra ricompensa meritassero i buoni

ufficii da lui resi a quella repubblica dieci anni prima , quando fu chiamato mediatore fra essa ed il granduca di Toscana , sperando poi anco , per dir tutto , di far qual che conquista che lo avvicinasse al Mediterraneo , scopo eterno a cui agognavano i Reali di Savoia , dava ordine di concentrar truppe sul confine verso Ormea , e di armare e mobilizzare le milizie dei comuni limitrofi di

Millesimo , di Mollere, di Ormea e dell'intero principato ; di Oneglia .


56

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

· Ed anche Genova preparavasi a respingere la forza colla forza, adunando gente al Finale e verso Savona ; dimodochè sembrava inevitabile il conflitto : ma fortu

natamente intervenne la Francia , la quale, mentre pro teggeva il ligure governo, temeva poi che Inghilterra prendesse parte per Sardegna ; per la qual cosa il signor

di Vergennes, primo ministro di Luigi XVI, rappresen tando al suo re quanto pericoloso fosse per Francia , già sconvolta e fremente per intestine discordie, ingolfarsi

in una guerra marittima colla potente Albione , lo in duceva a scrivere di proprio pugno al re sardo, e di farlo anche esortare dal ministro francese a Torino

M." de Choiseul, onde aggiustasse quelle piccole diffe renze; al che Vittorio Amedeo , per amore del re fran cese, acconsentiva di buon grado .

Ma parea proprio che ad ogni costo egli volesse il lustrare gli ultimi anni del suo regno con qualche guer

resca impresa; perchè, appena fatti gli accordi col se nato genovese, egli concepiva disegno di far guerra ad Austria . Motivo di questa progettata guerra erano state

le pretese dell'imperatore Giuseppe II sulla Schelda ; pretese che avevano minacciato di partorir guerra tra lui e l'Olanda , spalleggiata da Francia ; e Vittorio Amedeo stringendosi con Francia sperava poterne avvantaggiare ed ottener almeno il marchesato di Finale , feudo im

periale che suo padre era stato costretto a restituire alla repubblica ligure al trattato di Aquisgrana, e che le

gandosi col principato di Oneglia, ampliava i sardi do minii verso il litorale ; e già faceva il re studiare da

gli ingegneri sul Ticino i passi più convenienti per traghettarlo con un corpo d'armata ; ma mandava a

vuoto l'impresa la regina di Francia Antonietta , sorella


CAPITOLO I.

57

dell'imperatore Leopoldo , succeduto a Giuseppe, morto nel gennaio del 1790, ed amante di quella pace di cui per si lungo tempo goduto aveva saviamente reggendo

la Toscana ; onde, composte le cose fra le maggiori po tenze, fu Vittorio Amedeo forzato a smettere le ideate

conquiste. Non erano però sfuggite queste sue spe ranze alla corte di Vienna, la quale ne conservava quel risentimento che manifestava alcuni anni dopo . Ma quella guerra che tanto desiderava il vecchio re di Sardegna , più tremenda annunziavasi da altra parte e per cagione affatto diversa; ond’egli si vide fra poco costretto dalla forza degli eventi a volgere, d'accordo coll'Impero , contro Francia quelle armi stesse che so gnato aveva di condurre a guerreggiare in Lombardia .


1

1


CAPITOLO II . Dall'anno 1790 al 1792 .

SOMMARIO .

Stato della Francia – Conte d’Artois in Torino e sue pratiche – Torbidi in Savoia

Avversione del Re per i novatori

Ca

rattere dei ministri e generali piemontesi — Dissapori tra Fran

cia e Sardegna – Semonville non accolto – Preparativi ostili del Governo Sardo — Tentativi di una lega italiana - Inva Convenzione di Milano coll'Austria per un corpo sussidiario Rapida descrizione della Savoia e del Nizzardo Stato delle piazze forti del Piemonte Stato del sione della Savoia

Anselme occupa il contado Bombardamento e sacco di Oneglia St-André assume il comando delle truppe regie in quella parte - Fa zione di Sospello – Cambio dei generali francesi Fine della

l'esercito

- Ritirata dalla Savoia ·

di Nizza

campagna

La Savoia è riunita alla Francia .

Già da alcuni anni trovavasi la Francia sconvolta da

quelle intestine discordie che dovevano fra poco cagio nar quella rivoluzione che agitò fieramente e lunga mente il mondo intero .

Sedeva, come ognuno sa , sul trono di Francia l'infelice Luigi XVI , uomo onesto, politico inesperto, e sovrano

debole, che non iniquo abbastanza per divenir tiranno, nè abbastanza ardito per francamente adottare le nuove forme di governo che sole potevano salvarlo , doveva dopo lunga e penosa lotta portare il regio capo sul palco . Era il ramo primogenito dei Borboni legato con dop pio nodo in parentela con la dinastia di Savoia , perché


60

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

mentre i due fratelli del re , il conte di Provenza ed il conte di Artois , avevano impalmato due figlie di Vittorio

Amedeo; suo figlio, il principe di Piemonte, che fu poi Carlo Emanuele IV , aveva condotta in isposa Maria Clo tilde di Francia , sorella dell'infelice Luigi XVI . Alla naturale e fortissima antipatia adunque che tutti i re e principi della vecchia Europa risentivano per i

novatori francesi, i quali per parte loro altamente pro clamavano il loro odio per i tiranni della terra , veniva

ad aggiungersi nel cuore del sardo re l'affetto del san gue . E ad accrescere in lui l'avversione per i patriotti francesi , mirabilmente contribuiva il conte di Artois, il quale detestato dal popolo francese e per sin dalla re gina Antonietta , temendo qualche insulto o danno mag giore , già sin dal 1789 erasi, con numeroso seguito di nobili e di principi della real famiglia , ricoverato in To rino, ove veniva affettuosamente e sontuosamente accolto

dal re suo suocero, ed ove egli non curando di compro mettere il generoso e regio suo ospite , andava di con tinuo tramando contro il nuovo governo di Francia .

Questi pazzi disegni del principe francese lo rende vano inviso al popolo in Piemonte e specialmente in Savoia , dove le idee novelle avevan già alcuni fautori ;

i nobili invece , e specialmente gli ufficiali, ammira vano il conte d'Artois , e fortunati si chiamavan di se

guirlo nei tentativi che buccinava voler fare per rientrar in Francia e correre a salvare il fratello dalla forzata tutela in cui lo tenevano i rivoltosi . Ciò era cagione di

continue querele e rizze fra i borghesi e l'ufficialità dell'esercito ; e finalmente, avendo un ufficiale d'Aosta cavalleria menato insolentemente la frusta su di un av

vocato savoiardo di Mommelliano , ne nacque un fiero


CAPITOLO II .

61

subbuglio , a sedar il quale fu necessario impiegar la forza , sebbene per allora la cosa si riducesse a poco ; giacchè fatto partire il reggimento dalla Savoia tutto rientrò momentaneamente nell'ordine : ma l'anno ven

turo ecco in Thonon insorgere altri rivoltosi , e schia mazzando chiedere l'abolizione di alcune tasse e mag

giori franchigie, spingendo i più violenti l'audacia sino a minacciare di separarsi da Savoia per darsi a Francia o Ginevra . Riusciva anche qui a soffocar la ribellione il governo del re , ma non senza operare numerosi ar

resti, nè senza condanne anche capitali verso i capi , alcuni de'quali essendo riusciti a porsi in salvo in Del finato , intavolavan poi di là coi loro fautori rimasti in patria un carteggio che contribuiva sempre più ad alie nare gli animi dalla soggezione alla dinastia savoiarda.

Perlocchè avvertendo il re come ogni giorno più an dasse aumentando il numero dei malcontenti , e qual

rapido progresso andassero nei suoi dominii posti ol tr'Alpi facendo le sovvertive massime rivoluzionarie , pensò rinforzare le guernigioni di quei luoghi, sperando di preservare le frontiere dalla contaminazione cingen dole di un cordone militare .

Applaudivano a queste belliche misure i cortigiani avversi tutti a Francia , e facevan eco alle millanterie

dei nobili emigrati, i quali col massimo disprezzo par lavano delle nuove galliche falangi, e dicevan volersele cacciar dinanzi come un branco di pecore. Più di tutti 1794 valoroso appariva in parole il conte d'Artois, che diede

in appresso poi tante prove di vigliaccheria : pure allora tanto era baldanzoso e tanto acciecato dal desiderio di

rientrar in patria coll'armi alla mano, che valendosi di alcune segrete intelligenze che in Lione intratteneva per


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

mezzo di due suoi agenti , stabiliva di tentar un colpo

di mano su quella città ponendosi a capo di quattro cento nobili emigrati , ai quali eransi uniti alcuni scon siderati giovinastri della nobiltà piemontese : tutto era adunque in pronto nel gennaio del 1791 per la grande impresa ; se non che pochi giorni prima venivano i due emissarii arrestati , dei quali uno, il marchese di Bonne Savardin , riuscito per buona sorte a salvarsi mentre veniva condotto alla lanterna, ove si appendevano in allora i traditori, veniva frettolosamente a dar avviso

della sventata trama, ancora in tempo per impedire di maggiormente compromettersi al conte di Artois , il

quale timoroso ora quanto era stato in prima protervo, non più credendosi in sicuro in Piemonte, rifugiavasi

coi suoi a Coblentz sul Reno, ove il principe di Condè stava formando quella legione che apprestavasi a guerra fratricida contro la patria . La mancata impresa di Lione non era atta a mante

ner la buona intelligenza fra Sardegna e Francia, e già da tutti credevasi imminente la guerra , perocchè sa pevasi aver Leopoldo imperatore offerto a re Luigi di Francia di assalire il reame con due armate in Sciam

pagna ed in Alsazia , mentre 15,000 Sardi invaso lo avrebbero in Delfinato, e gli Svizzeri, altrettanti in nii

mero, marciato avrebbero sopra Lione . Udivano volentieri queste dicerie i militari piemontesi avidi per la maggior parte di gloria : perchè eccellente era lo spirito dell'esercito subalpino , il quale in tutta questa guerra dimostrossi sempre affezionato e fedele alla causa del trono .

Ma come vecchio era il monarca , cosi soverchiamente

attempati erano coloro che coprivan le prime cariche,


CAPITOLO II .

63

e ciò non tanto , come dissero taluni, a causa dell'anzia nità ciecamente seguita nelle promozioni, quanto per la impudenza dei nobili, i quali sebbene in generale già ricchi di patrimonio, pretendevano ciò nulla di meno di pervenire ai gradi superiori mentre ancor stavano in fresca età ; gradi che per avarizia poi e per orgoglio conservar volevano sino all'ultimo anelito , svergogna tamente accumulando negli ultimi anni del viver loro pensioni e stipendi senza aver mai la buona fede di ri flettere che la chiarezza dei natali appunto avrebbe do

vuto far sentir loro quanto abbietto fosse conservar

grassi stipendii ed alte cariche, a compier i doveri delle quali li rendeva la grave età inabili . Ma l'egoismo di quella casta era , in allora specialmente , al dissopra d'ogni ragione ! cQuestinobili stessi poi facevano dare i gradi immediata mente inferiori a quelli da loro occupati ai proprii figli o nipoti o parenti ; uomini, l'immensa maggioranza dei quali dimostrò almeno , valorosamente combattendo , non esser affatto indegni di tali favori, ma che non potevano avere la necessaria esperienza di guerra, perchè troppo

giovani e perchè sempre lontani dai reggimenti , ora per adempiere alle cariche di corte che quasi tutti co privano, ora per starsene lietamente a sollazzo nei pro prii poderi . Ció faceva che la gran parte dei gradi fosse nelle

mani di nobili tutti parenti fra loro ; cosa questa che ridondava anche a danno della disciplina , quantunque non fosse cosa rara veder fra questi nobili stessi fiere e durevoli inimicizie .

Non mancavano però ufficiali che alla nobiltà del san gue unissero non comuni talenti . — Nel corpo d'arti


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

glieria poi ed in quello del genio eranvi uomini di me rito raro, che avevan e viaggiato e servito presso le altre nazioni; e lo stesso Jomini ammette che nello stato ge nerale d'armata , che faceva allora le veci dell'attual

corpo di stato maggiore, arma che ancor non esisteva in nessun esercito europeo, lo stesso Jomini , dico, am mette che annoveravansi distinti ufficiali. Ed anche fra

i favoriti non mancavano uomini di merito , qual era senza dubbio il marchese di Caraglio , il quale giusti ficava l'immenso favore di cui godeva in Corte con rare doti e con non comuni talenti , che valsero a renderlo ,

91

alcuni anni dopo , accetto allo stesso imperatore Napo leone, che gli affidava poi molte ed importanti missioni. Tre erano in allora i ministri del Re .

Già sin dal 1789 il conte Coconito , nominato gran

mastro della real casa, aveva ceduto il portafoglio della guerra al marchese Fontana di Cravanzana ; uomo questi non cattivo, ma poco intelligente di cose militari, e che

perdeva poi tutto il merito delle buone sue qualità per causa dell'albagia di un suo nipote , certo cavaliere Ra dicati , suo primo ufficiale, che aveva su lui grande ascendente, e che era orgoglioso e triste, quanto il zio era buono ed affabile ( 1). Il conte Graneri , distinto giureconsulto, reggeva le cose dell'interno ; era senza dubbio uomo capace , ma a noi non occorre soffermarci a ragionar di lui , avve gnachè il dicastero da lui retto nulla avesse a che fare con l'armata .

(1 ) Dava questo ministro in quell'anno un nuovo regolamento per l'istruzione, nel quale, fra le altre cose , il passo ordinario veniva portalo da 14 a 16 oncie .

!

A


CAPITOLO IT.'

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Il terzo ministro era il marchese di Hauteviſie , il quale teneva il portafoglio degli affari esteri.

:

Egli veniva accusato dai Francesi di essere venduto all'Austria : di ciò però non esistevan prove, e ciò io non credo; forse era soverchiamente partigiano d'Austria ed Inghilterra, specialmente in quelli ultimi tempi per avversione alle nuove massime francesi, alle quali , in generalità, i nobili tutti erano oltremodo avversi, perché

ben sapevano che quelle non eran loro propizie ! In sostanza poi egli apparteneva a quel partito savo iardo , che dominò tanto tempo nella corte di Sardegna anche dopo la ristorazione ; partito forse troppo esclu sivamente occupato del benessere della Savoia , ma che nel fondo era dinastico ed affezionato a Casa Savoia , alla quale da secoli era assuefatto ad ubbidire .

· Era però questo partito veduto gelosamente dalla no

biltà piemontese, che soffriva di mal animo che fossero da lui occupate molte delle primarie cariche dello Stato . Questi erano gli uomini più influenti presso la corte di Torino, all'esordire dell'anno 1792 , quando il re , ir ritato dalla prigionia di Luigi XVI, ritirava ; sotto fri volo pretesto, il suo ambasciatore da Parigi ; perlocche

anche il marchese di Choiseul , ambasciatore francese, prendeva commiato , con tutto il personale dalla lega zione, da Torino, per non più ritornarvi . Vedendo poi Vittorio Amedeo l'orizzonte oscurarsi ognor più , andava sempre ingrossando le sue schiere verso i confini; misura imprudente ed inutile al tempo

stesso , se non volevasi romper la guerra , poichè le forze, cola spedite, se non erano sufficienti ad impedir un'invasione, erano però più che bastanti a porgere ai rettori di Francia pretesto a lagnanze. VOL . I.

Pinelli, Storia ecc ,


66

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE ,

Di fatti essi spedirono a sorvegliare quei moti , ed a chiederne ragione il rappresentante Herault de la Se

chelle , il quale, penetrato travestito nei regi Stali per indagar gli animi, recavasi poi a Torino, ove chiedeva

spiegazioni ; venivagli risposto , e forse allora era vero, che quelle truppe altro mandato non avevano che di tener a freno le popolazioni soggette ai reali dominii al di là delle alpi, fra le quali pareva che le nuove idee andassero fomentando desideri di novità ; essere il re

padrone , aver anzi preciso dovere di vegliare al buon ordine, e niuno aver diritto d'immischiarsi nell'interno

suo reggimento . Ma non acquetavasi a tali risposte il generale Du mouriez, che reggeva allora il ministero estero francese, perlocchè incaricava il signor di Semonville, incaricato

francese presso la ligure repubblica, di recarsi a To

rino per dimandare a quella corte nuove e categoriche spiegazioni sul suo operato . Apparve però che la Francia non fosse in allora de siderosa di romperla colla Sardegna; vuolsi anzi che

questo Semonville fosse incaricato di far proposizioni di alleanza al sardo re : ma andò male la cosa ; perchè

certo conte Cossilla , che rappresentava il Piemonte a Genova, avendo, forse per soverchio zelo, rappresentato Semonville come macchinatore e fomentatore di torbidi

nel regno subalpino , Vittorio Amedeo , che andavasi ognor più inasprendo contro l'assemblea , vedendone la condotta verso Luigi XVI , preso pretesto dall'aver il

francese governo trascurata la formalità di chiedergli licenza di spedirgli quell'inviato, commise al conte So laro , governatore di Alessandria , di trattenere il Se

monville, che ivi giungeva li 19 aprile, e pregarlo con


CAPITOLO II .

67

bel modo a desistere dall'intrapreso viaggio non solo , ma ad uscire immantinente dai regi Stati ; onde fu forza a quegli di far ritorno in Genova senza adempiere alla sua missione .

Questa risoluzione del re viene biasimata da molti

scrittori, i quali avrebbero desiderato che egli avesse accolto il francese inviato , e sentite le pacifiche pro poste, di cui lo dicevano latore ; e certamente , riceverlo ed ascoltarlo costava poco, ed era anche maggior pru

denza . Ma non pongon mente questi tali ai pregiudizi di quell'epoca , nella quale niun re avrebbe credulo del suo decoro di trattare con un governo , che agli occhi dei sovrani d'Europa altro non era che un sinedrio di rivoltosi , giacchè per essi il vero legittimo signore di Francia era sempre Luigi XVI , quantunque già da lungo tempo egli languisse in carcere, di dove non doveva più

uscire che per salire sul palco ; meno di qualunque altro sovrano adunque era disposto a trattare coll’as semblea nazionale quel di Sardegna, legato come era ,

dai legami del sangue all'infelice prigioniero monarca . Ciò per quanto riguardava l'animo regio . Se ci fac

ciamo poi a considerare le cose sotto l'aspetto politico, dirò che la posizione del re era critica davvero. Cer tamente , che se in Francia esistito fosse un governo regolarmente riconosciuto , egli avrebbe avuto più da sperar da quello che dall'Austria ; ma era assai difficile che un'assemblea , dal cui seno ogni giorno vomitavansi ingiurie e minaccie contro tutte le teste coronate , in cui sempre si discorreva di liberare i popoli oppressi dal giogo dei tiranni , fosse poi di buon conto nelle sue proposizioni d'alleanza con un re assoluto ; era almeno permesso di dubitare che essa ciò facesse per potersi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tranquillamente applicare alla difesa della sua frontiera

del Nord , riserbandosi ad infrangere i patti di lega quando il pericolo fosse passato . Convien poi anche considerare, che allearsi con Fran cia era lo stesso che dar fondato motivo all'Austria di

invadere il regno . Ora nė la nostra frontiera era in caso di resistere da quella parte ad un'invasione a mano armata , nè la repubblica francese, ancor nascente, priva d'armate, circondata da interni nemici, e minacciata in Sciampagna dalla coalizione austro - russa , era in caso di darci valido aiuto .

Confessiamo adunque che il re di Sardegna , respin

gendo le offerte della repubblica, seguiva il solo partito che egli potesse onoratamente abbracciare : partito con trario forse agli interessi del paese ; ma qual era in quei tempi il sovrano che ponesse in bilico la propria volontà col bene dei propri sudditi ?

Rimaneva il partito di una scrupolosa neutralità ; ma la storia c'insegna che questo è forse il peggiore dei consigli , sendochè la neutralità dei piccoli venga sempre dopo breve tratto di tempo violata da quel vicino che ci trova le sue convenienze , e talvolta da ambedue le

parti contendenti , le quali volentieri scelgono il terri torio neutrale per lizza , dove decidere coll’armi le loro questioni. Più ragionevolmente può venir accusato Vittorio Ame deo di non aver immediatamente aderito alla coalizione ,

minacciando anche l'Austria di una lega con Francia , ove non li avesse subito spedito un poderoso corpo di truppe che lo mettesse in caso di ben difendersi , e di

assumere anche all'uopo l'offensiva . Ma l'alleanza coi rivoltosi pareva cosa cosi abbominevole , al religioso


CAPITOLO II .

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Vittorio , che non gli passò neanche per la mente di servirsi di questo mezzo termine per ottenere potenti aiuti .

Forse poi non amava molto di più aver in casa Te deschi che Francesi , e non trovo che avesse torto : forse

credeva quegli aiuti non necessari ; che anzi, riputando fosse la Francia sprovveduta di eserciti , e divisa da in testine discordie , andava ruminando , non so quali pro getti di conquista , di qualche provincia in Delfinato. E ciò è tanto vero, che nel mese di agosto ragunava

egli un congresso in Torino , al quale, oltre ai principi tutti del sangue , intervenivano pure il marchese di Ciriè ed il cavaliere di Salmour , governatore della cit

tadella di Torino il primo , e della città e provincia il secondo , il conte Robilant, il generale De Courten , il conte Sant'André , ed i due ministri Cravanzana ed Han

teville; nel quale congresso faceva leggere una memoria , in cui dopo aver esposte le ragioni tutte che aveva di diffidare del governo rivoluzionario di Francia , chie deva il parere per un piano d'invasione pel caso che si fosse ravvisato opportuno di occupare alcune provincie francesi, per ottenere poi un adeguato compenso delle spese che i torbidi di quel regno lo costringevano a

fare, aumentando le soldatesche; invasione consigliata , secondo lui , tanto dalla convenienza di far vivere le

proprie truppe sul suolo straniero, dalla gloria che ne derivava al regio suo nome ed alle regie armi , quanto da altre considerazioni politiche di non minor peso .

Nè qui limitavansi i progetti : imperocchè alcuni giorni dopo nel congresso stesso, da non so qual mem bro , vi era data lettura di un piano d'invasione della Francia per l'alto Delfinato ; o cercando a crearsi intel


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ligenze nel forte di Barraux , o riducendolo ad arren dersi , gettandovi alcune bombe. Si progettava poi di marciare su Grenoble ; e tanta era la fiducia riposta nella simpatia del popolo francese, che riputavansi ven timila Piemontesi bastanti per respingere i trentamila

Francesi che sapevasi essere in quelle parti stanziali ; perchè certamente, diceva l'autore del piano proposto , Grenoble, e Lione specialmente , floridissime città di commercio, avrebbero aperte le porte ai regi , anzichè esporsi ad essere saccheggiate e bombardate. Ignoro chi fosse il sognatore, ma certo eran sogni portentosi ! Sospendeva però per allora il re questi grandiosi di segni , e contentavasi di far tacita adesione alla coali zione austro -prussa , riservandosi ad assumere l’offen ,

siva quando l'Austria potesse aiutarlo potentemente, il che essa diceva non poter fare per allora ; o quando gli

eventi consigliato gli avessero d'intraprendere da solo tanta guerra .

Nel tempo stesso tentava egli di stringere una lega colle altre italiane potenze, anche per acquistare mag gior indipendenza da Austria : e questo era certamente savio divisamento , e da vero principe italiano .

Insisteva sopra tutto il re presso la repubblica di Ve nezia, perchè si accostasse alla lega; e cagione di queste instanze erano le note ricchezze di quel governo che

meravigliosamente avrebbero supplito alle strettezze in cui egli re Vittorio versava dopochè aveva in frivolo modo sprecato i milioni dal padre lasciati . Ma la veneziana Signoria, già venuta nella funesta ri soluzione di adottare quella pusillanime politica che , grazie eziandio alla buonapartiana perfidia, la trasse poi

a quel vergognoso e miserando fine che tutti sappiamo:


CAPITOLO II .

71 .

perlocchè respinse ogni proposizione di alleanza dichia rando di voler starsene neutrale .

Toscana , tranquilla sotto il savio e paterno regime di Leopoldo, rispose volersi mantenere in pace : e cosi risposero Modena e Parma. Roma sbuffava di rabbia nel veder le innovazioni re

ligiose, il mal governo dei prelati di Francia e le usur pazioni delle pingui rendite loro : ma il governo ponti ficio; povero di soldati ed ancor più di numerario, non mandava in Piemonte, a sostegno della causa del cielo e dei troni , che benedizioni ed indulgenze ; armi poco

valide contro baionette e cannoni, e specialmente contro le armate della francese nazione, che ormai aveva del tutto rovesciato il culto cattolico, e si rideva pertanto

dei fulmini apostolici . Rimaneva Napoli : e da principio esso armava navi.e: uomini : ma lontano dal teatro della guerra, paventando

che qualche francese ammiraglio rinnovasse lo sfregio del britanno Martin nel 1740 , andava temporeggiando e non osava ancor pronunziarsi. A Genova non fece il re proposizioni di sorta alcuna,

sia che poco sperasse ottenere da quei repubblicani , sia che nell'animo regio covasse ancora qualche rancore per li ultimi dissidii, ovvero che egli già agognasse il

possesso di quel piccolo, ma importantissimo Stato . Trovavasi dunque solo il re contro Francia, la quale irritata quanto mai si mostrava per il rifiuto fatto al

Semonville : per la qual cosa volendo Vittorio Amedeo guadagnar tempo , scriveva al francese governo non es

ser suo intendimento immischiarsi per nulla negli affari della Francia, significando aver pure dato ordini, come

invero fatto aveva , ai suoi impiegati ed ufficiali lungo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONT

E

la frontiera, non solo di agire in tutto verso i francesi:

sudditi come verso buoni vicini, ma di aver spinto per sino la tolleranza al punto di permettere che nei limi trofi borghi di St-Genix , des Echelles , di Şeyssel e di

Pont-Beauvoisin, ove molti Francesi quotidianamente re cavansi pei loro traffichi, fosse loro permesso di far uso della tricolor coccarda : tolleranza veramente grande mente all'uggia che quei tre colori desta

ove siponga

vano nell'animo del re e de' suoi , abborriti colori che

eran poi severissimamente vietati ai sudditi sardi . Pure, fosse moderazione od arte diplomatica , è costante che nelle istruzioni date ai pubblici funzionarii era racco mandata la massima prudenza, ingiungendo loro di li mitarsi solo a dissipar gli attruppamenti, ed essendo lor proibito di far. ſuoco pei primi e permesso soltanto di respinger la forza colla forza : era però sopra tutto rac

1

comandata la maggior vigilanza sui passaporti e lungo il corso del Rodano e sui laghi, acciò quei delestati ri voluzionari riuscir non potessero ad infiltrarsi in verun modo nei regii Stati . Mentre però dava queste assicurazioni al francese go verno, re Carlo andava sollecitando l'arrivo di un corpo ausiliario imperiale, segnando a tal fine più tardi, come dirò fra poco, una convenzione in Milano coll'Austria ; dimodochè se vogliam esser giusti diremo che neppur lui peccava per soverchia sincerità verso la repubblica : nè io saprei apporglielo a colpa grave sendochè le astute

arti che i potenti Stati si permettono di impiegare, de corandole del pomposo titolo di diplomazia, sono certa

mente più biasimevoli in loro che nei piccoli governi, i quali non sempre possono, come quelli, agire lealmente fidandosi sulle proprie forze.

1

1 1

1


CAPITOLO II .

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: , Lusingavansi con questi mezzi il re ed i suoi ministri di tener ancor lontana per alcuni mesi la guerra da’suoi Stati , nė volevan prestar ſede agli avvisi replicati che lor giun gevano di adunanze di eserciti francesi sulla frontiera, a ciò anche indotti dalle parole , ad arte forse , pronun ziate alla tribuna dal francese ministro di guerra gene

rale Servant, dalle quali appariva come la Francia vo lesse spinger solo la guerra verso il nord , e tenersi in osservazione all'oriente ed al mezzodi .

La stessa fidanza nutrivano pure tanto il governatore

della Savoia , Perrone , uomo onesto e piuttosto amato da quei montagnardi, quanto il cavaliere di Collegno, comandante di Chambéry, uomo violente e detestato da tutti; essi, se vogliam credere a quel che dice Botta , ave van riposta tutta la confidenza loro in un generale francese ,

che travestitosi da prele e dicendosi irlandese di nascita, stava loro continuamente ai fianchi, e simulandosi ne mico acerrimo dei Francesi, trovava però modo di far

loro credere che per allora ancor non v'era pericolo di prossima invasione : ed intanto egli andava studiando il terreno , e lo spirito della popolazione , che ben tosto riconosceva più che disposta a favor delle rivoluzionarie dottrine.

Ma a trarre tutti di inganno veniva il Montesquiou, il quale ottenuta alfin la licenza che già da quattro mesi stava sollecitando di dar principio alle ostilità , mossosi dal suo campo di Cessieux , dove adunato aveva 8,000 uomini, veniva a congiungersi con queste genti alle altre che accampate tenevansi vicino al forte di Barraux

e che erano altrettante in numero. Dato poi ordine ad . Anselme di passare contemporaneamente il confine sardo verso l'imboccatura del Varo con un'altra schiera , egli


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

inyadeva la Savoia nel modo che verrò fra poco, nar rando .

Per una curiosa incidenza poi nel giorno stesso che

Montesquiou violava il confine sardo, cioè nel 22 set lembre, il re di Sardegna segnava in Milano una con venzione coll'imperatore , per cui questi obbligavasi a fornirgli un corpo ausiliario di sette battaglioni e di

quattro squadroni di cavalleria leggiera con 22 pezzi di artiglieria, al comando della qual forza veniva preposto il tenente maresciallo Strassoldo , che aveva sotto i suoi ordini i due generali maggiori Colli e Provera, italiani entrambi. Veniva stipulato che fossero queste genti pagate dall'imperatore , ma che tutti gli altri carichi, come viveri di eampagna , alta paga , trasporti , muni zioni , ecc. , cadessero a spese del re di Sardegna . Era detto che i disertori delle due armate non avrebbero

potuto venir accettate nell'altra , e che anzi il governo sardo avrebbe fatto notificare alla popolazione che chiun que consegnerebbe un disertore austriaco alle autorità

imperiali avrebbe ricevuto per prezzo dell'infame azione cinque ungari d'oro, pari a 52 lire della nostra moneta : tanto è vero che dall'Austria non ricevemmo mai che

lezioni di corruttela : questa misura però non estende vasi a quei disertori che già si trovassero nelle due ar mate anteriormente al trattato . Similmente il corpo au

siliario non poteva reclutarsi fra i sudditi di Sua Maestà : quanto ai viveri, siccome pare che i ventri dei Tedeschi

sian più capaci dei nostri, era specificato che nel caso che la razione piemontese non fosse ravvisata sufficiente a mantener in vigore quei cari alleati , si sperava che Sua Maestà il re avrebbe voluto accrescerla ; ed era chiaro che non avrebbe bastato di certo : prova ne sia che a


CAPITOLO II .

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buon conto si ebbe cura di stipulare che i Tedeschi eran

padroni di prender le razioni in numerario . Un altro articolo prescriveva che le truppe imperiali avrebbero preso la destra sulle nazionali, e che sarebbero state

tenute unite per quanto fosse possibile : i prigionieri e li effetti che nelle azioni generali fossero venuti in po tere delle truppe ausiliarie dovevan venir consegnati al

governo del re, meno le prese fatte da piccoli distacca menli , nel riparto delle quali si sarebber seguite le norme stesse che seguivansi per le regie truppe o milizie

che avevan diritto ad una parte . Per il cambio dei prigionieri col nemico si sarebbe conservata un'equa proporzione fra le truppe nazionali e le ausiliarie .

Godevan poi i capi, ben inteso, della franchigia postale per loro e pei suoi fino in Lombardia , ed il tenente ma resciallo Strassoldo aveva diritto d'essere sentito sul

piano generale di campagna . Segnavano questa convenzione per parte dell'impera tore il generale Stain , comandante austriaco in Lom bardia, ed a nome del re nostro il marchese di Brezé,

maggior generale . Siccome però era stato stabilito che il corpo d'aiuto non sarebbe partito dalle terre dell'impero se non dopo la ratifica , ciò fece che quando i Francesi irruppero nelle provincie sarde , quelle truppe erano ancora lon tane e non presero alcuna parte agli eventi di guerra che successero in quell'anno . Ma prima di raccontare questi eventi mi occorre dare una succinta descrizione del paese , nel quale essi do vevano aver luogo tanto in quell'anno che nelle succes sive campagne, e di dir due parole sullo stato dell'eser cito subalpino al momento in cui ebbero principio le ostilità con Francia .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Gli Stati sardi di terraferma , ristretti come erano al lora al Piemonte , alla Savoia ed alla contea di Nizza, 1

trovavansi chiusi a ponente ed al nord dalle Alpi , al mezzodi dall'Apennino e dal mare ed aperti al levante

verso Lombardia : ma questa provincia essendo in mani sedicenti amiche del re , non eravi motivo di inquietarsi per esser questa parte della frontiera indifesa : conside

rando poi che la serenissima repubblica di Genova aveva dato assicurazioni di volersene star neutrale, pareva che si avesse a pensar solo a provvedere alla difesa delle fron

liere del nord e dell'ovest, le quali erano senza dubbio le più forti riguardo al Piemonte : ma non cosi riguardo

alle provincie di oltr’Alpi, cioè alla Savoia ed alla contea di Nizza , le quali , e specialmente la prima, presenta vano una facile conquista . Ragionando pertanto di queste due provincie e co minciando a dir della Savoia , osserveremo che questa montagnoša regione altro non è che quella parte di ca tena delle alte Alpi compresa fra il Monginevra ed il monte Bianco, e da questo al lago Lemano . Essa com munica col Piemonte per via di due sole strade, quella cioè del Moncenisio e quella del piccolo San Bernardo che la lega col ducato d'Aosta : affrettiamci a dire però che la prima era lungi dall'essere a quei di larga e spa ziosa come attualmente si trova . Oltre a queste due, esistevano certamente altre strade secondarie , ma pra ticabili solo in alcuni mesi dell'anno , e sempre da sem plici pedoni o muli al più , ma non mai da intiere ar mate, le quali poi avrebbero anche straordinariamente patito per le vettovaglie in quei paesi in cui le alte nevi

rendono ogni trasporto ed ogni operazione di guerra oltremodo difficile per otto mesi dell'anno .


CAPITOLO II .

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Questo paese è attraversato da contrafforti più o meno elevati che lo suddividono in tre vallate , disposte quasi

a semicircolo e pressoché parallele fra di loro : sono esse quella dell'Arve, quella dell'Isero e quella dell'Arc, nomi questi dei tre fiumi principali che irrigano il du cato . Il primo, nato dal monte de la Balme, scende a Sallanches, riceve vicino a Bonneville il torrente Giffre, e va a gettarsi in Rodano tra Carouge e Ginevra .

L'Arc ha doppia origine, una cioè alle falde del monte Iseran e l'altra dal monte Lenta , le quali riunitesi lam bono il piè del Moncenisio, attraversano tutta la Mo riana , Modane, San Michele, San Giovanni di Moriana , Aiguebelle , e vanno a metter foce in varii rami nell’I sero a Borgneuf. L'Isero sgorga dal monte Iseran , irriga le valli di Tarantasia , riceve ad Albertville l’Arly che attraversa les Beauges, gruppo di montagne sorgenti fra la Taran tasia e l'Alta Savoia ; passa a Mommelliano ed a Chapa reillan , ove, entrato in Francia , va poi a precipitarsi in Rodano presso Valenza di Delfinato .

Pel paese des Beauges propriamente detto, compren desi quel masso di monti che da levante a ponente ele vasi fra Ugines e Chambéry, e da mezzanotte a mezzodi giace fra Annecy e Mommelliano. Da questi pochi cenni e dall'esame della carta facil mente appare che i veri punti strategici per la difesa di queste regioni sono Mommelliano e Conflans, che tro vansi a capo delle valli che uniscono la Savoia col Pie monte .

Tanto in un luogo come nell'altro era anticamente un castello : ma sgraziatamente allora già ambidue di

roccati: quel di Mommelliano fortissimo, e che figurò


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

molto nelle guerre dei secoli precedenti, era stato preso e distrutto dai Francesi nel 1705, e non più d'allora in poi riedificato . Oltre a ciò la Savoia riusciva anche di

difficile difesa per i Subalpini, per la ragione che i Fran cesi dal punto centrale di Barraux potevano a piacimento geltarsi o nella valle di Moriana rimontando l'Arc, od

in quella di Tarantasia attraversando les Beauges : po tevano poi eziandio e con maggior facilità scender da Brianzone per la valle di Baldoneccia , e recandosi a Susa, venire a tagliar cosi la ritirata in Piemonte alle truppe

sarde collocate superiormente nelle valli . Ma se difficile era certamente la diſesa di quel paese , il peggior par tito poi era quello di suddividersi per custodirne tutti

i passi ; e questo appunto fu quello a cui s'appigliarono poco chiaroveggenti generali piemontesi .

i

La contea di Nizza era più suscettibile di difesa : la

città principale non possedeva più , a vero dire , il suo castello stato preso e distrutto nel 1706 dall'inglese Ber wick , maresciallo di Francia : ma sull'altura dove esso

siedeva potevansi stabilire batterie che dominassero as solutamente tanto il litorale che la strada che tende

verso Francia . Dietro tal monte sorgeva il forte di Mon talbano ben munito e collocato in una posizione eccel lente , e che aveva gloriosamente resistito all'armala gallo-ispana nell'ultima guerra. Il forte di Villafranca poi era una batteria chiusa che potentemente difendera quel golfo, incrociando i suoi fuochi con alcuni pezzi collocati a Sant'Ospizio ed al Fanale . Un corpo d'armata adunque , appoggiando la sua destra alle alture e la si nistra ai sovradetti forti posti alla marina , avrebbe facil mente potuto difendere il breve tratto di pianura che si stende fra il Mediterraneo ed il torrente Paglione , il


CAPITOLO II .

79

quale scendendo da Luceram e radendo Nizza va a get tarsi in mare all'ovest di essa .

Per seconda linea poi eranvi le alture di Brois, Rauss e tante altre ancor sorrette dalla rocca di Saorgio , ri

putala inespugnabile , perché quantunque aperta alle spalle, non sembrava possibile che venisse girata .

Rimanevano, alla verità, i passi del Varo superiore ; ma oltrecchè , come lo provaron gli eventi nel corso della guerra, difficilissimo era ad un'armata mantenersi

in quelle selvaggie regioni , poche milizie poi o truppe

leggiere bastavano a custodire quei varchi facilmente fortificabili con opere transitorie , le quali truppe avreb

bero poi sempre avuto un pronto e sicuro rifugio nella già nominata rocca di Saorgio . La contea di Nizza è uno sterile ed alpestre paese rinserrato fra il pendio meridionale delle Alpi marit time ed il Mediterraneo . Lo solcano tre fiumi, oltre ad alcuni torrenti di minor importanza che in essi si get tano .

Il Varo ha fonte dal monte Camaleone, dai nazionali detto lou - Serre de Cumaion . Esso è molto rapido, e

quando ingrossa difficilmente tollera ponti , ed è solo guadabile in alcune stagioni : scende quasi rettamente dal nord al sud sino ad Entrevaux ove volge a levante : riceve la Tinea a Poggetto -Theniers e quindi la Vesubia ,

della quale discorrerem poi, e da quel punto scendendo direttamente dal nord al sud va a gettarsi nel Mediter raneo a pochi chilometri a ponente di Nizza . Da Entre vaux al mare il suo corso serve di natural confine tra Francia e Sardegna .

Nasce la Tinea al colle di Sestrières presso il borgo di S. Dalmazzo-il-Selvatico, scende quasi rettamente dal


80

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nord al sud , passa a S. Stefano, lascia Isola e Rimplas a sinistra , Illonze e Tornafort a destra , e va a gettarsi in Varo presso Massoins . La Roya finalmente scaturisce dal monte Corno, ossia dalla colla di Tenda : serpeggia con capriccioso corso lungo la via regia che da Nizza tende per Cuneo a To rino : riceve la Bevera che lambe Sospello , passa sotto Saorgio, quindi precipita in mare all'est di Ventimiglia . Questi fiumi più o meno importanti, sendochè la Tinea più torrente che fiume nomar si debba, offrono tre linee quasi parallele che si possono facilmente difendere con poca gente . Poichè se verso il piede delle montagne il clima è assai dolce , diventa esso poi invece verso la sommità oltremodo variabile, ed il suolo n'è poi ezian dio cosi sterile e sassoso che certamente non offre alcun

mezzo di sostentarvi un nemico e poderoso esercito .

Gli altri punti della frontiera piemontese verso Fran cia erano meglio custoditi .

All'estrema destra verso i Grigioni la valle del Sem pione, non ancor solcata dalla portentosa strada napo leonica , era guardata dal castello di Domodossola che ergevasi al confluente della Vedria col Toce . Era una vecchia costruzione non capace di lunga di

fesa, ma che poteva resistere ad un colpo di mano, e venir anche resa in breve tempo rispettabile aggiungen dovi alcune opere di fortificazione campale . La valle d'Aosta , al punto ove si congiungono le due secondarie vallate di Camporcello e di Gressoney, era custodita in prima linea dal forte di Bard che sorgeva

sulla destra sponda della Dora Baltea . Questo forte era destinato a cader sempre per sorpresa. Il duca della Fo gliada avevalo in tal modo conquistato nel 1704, e come


CAPITOLO II .

811

tutti sappiamo, Napoleone lo gírð poi nel 1800 per sore presa traversando il monte Albaredo, non' ai piedi ove era battuto dai cannoni del forte, ma sull'estrema gio gaia ove non mai per l'addietro eran passate armate turbe : sorgeva esso sulla stessa roccia su cui s'estolle

l'attuale, rifabbricato d'ordine di re Carlo Felice ; aveva

forma di un elissi e possedeva gallerie a botta che lé gavano le basse batterie col forte principale.

La sua forza però fu sempre esagerata , sia perchè non poteva capire più di 3 o 400 difensori, sia perchè una batteria di 10 a 12 pezzi di grosso calibro con dit scernimento collocata , lo avrebbe presto ridotto in un mucchio di rovine : la storica e triste celebrità che gli diede il passaggio operato da Napoleone proviene da ciò, che ogni ben che menomo ritardo potévá' a'lui riu scire fatale nelle circostanze in cui versava ; per le quali non aveva tempo ad assediarlo regolarmente. In seconda linea al forte di Bard , là dove la valle mag

giormente si apre, sorgeva la Castiglia di Ivrea; questa città, fortissima quando possedeva il castello , aveva per duta tutta la sua importanza nelle guerre sostenute da Carlo Emanuele il Grande: tuttavia la Castiglia poteva ancor considerarsi come un buon posto per dar ricetta alle truppe, e da valersene quasi come testa di ponte per impedir il passo della Dora, la quale , attesa la sua ra pidità, è piuttosto difficile ad essere guadata : ma avrebbe certamente occorso occupare con alcuni pezzi ed un rag: guardevole distaccamento le alture sopra poste al' cosi detto Borghetto sulla riva destra del fiume dove sorgeva la antica cittadella .

De valli dell'Orco e della Stura di Lanzo non erano

veramente protette da alcuna fortificazione che ne ser VOL . I. - 6

PINELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rasse il passo: ma quelle aspre giogaie, quasi sempre. coperte di nevi, custodivansi da loro stesse : tanto più che sin'allora l'arditezza napoleonica non aveva ancor

insegnato ai condottieri d'eserciti : qu'une armée passe toujours et en toute saison partout où deux hommes pou vent poser le pied . Di Exilles, di Fenestrelle e della Brunetta è superfluo

ragionare dopo quanto ne dişsi nel primo capitolo : ag giungerò solo che il primo chiudeva la vallata che dal Monginevra scende a Susa : il secondo la valle detta del Chiuşone dal torrente che la percorre ; e la Brunetta , quantunque specialmente destinata a custodir lo sbocca della valle del Moncenisio , serviva però anche a sostegno del forte di Exilles. Le valli di S. Martino e di Lucerna erano difese dal

forte di Mirabocco fabbricato da Enrico IV di Francia; poca cosa in sè, e che chiamar potevasi più casa forte o Blockhaus nel tecnico moderno linguaggio , anziché fortezza : ma esso era posto in riva al torrente Pellice,

al solo punto ove dal monte della Croce si possa sboc- , car nelle due suddette valli, e poteva poi con gran dif-,

ficoltà soltanto esser battuto in breccia, perchè le rive , ivi:molto scoscese e ripide non permettevano di pian- . tarvi le necessarie batterie . , 1

La valle di Vraita lasciava accesso più facile, perchè

a que' tempi Casteldelfino non era più in istato di pre sentar grave ostacolo al nemico, come fatto aveva circa

cinquant'anni prima nella guerra intrapresa dal re Carlo Emanuele per sostenere i diritti di Maria Teresa d'Au stria .

Difatto , il chiaro commendatore d’Antony , sin dal

1770 , in un rapporto al re sulla difesa del Piemonte ,


CAPITOLO II .

83

consigliava di erigere una forte ridotta nel luogo detto la Ciarmetta, sul colle d'Elva , posto fra i due torrenti

di Vraita e Maira ; perchè senza di ciò , diceva egli , i Francesi, calandosi per una delle valli di San Martino, di Perosa , o di Lucerna , potevano tentar un colpo di mano su Torino , se sprovveduto di difese , od impos

sessarsi di Saluzzo, o girato il forte di Demonte, venir a porre l'assedio dinanzi a Cuneo . Val di Stura era custodita dal forte di Demonte, che consisteva in varie batterie terrapienate, in un'opera a corno, ed in una tanaglia , presentando cosi tre ordini di fuoco .

Alle sue spalle sorgeva la forte.città di Cuneo , che aveva sostenuti molti assedi , e doveva ancor sostenerne. Siede essa , come tutti sanno , sulla gola delle tre valli

del Gesso, della Stura e di Vermegnana, al punto in cui il primo di questi fiumi gettasi nel secondo . Mondovi eziandio e Ceva presentavano , se non re

golari fortezze , almeno località tali da permettere ad un piemontese esercito di farvi testa ; come anche Che rasco, il quale, se fosse stato armato a dovere, offriva . un'ottima posizione al vertice dell'angolo formato dalla riunione del Tanaro colla Stura .

Penetrando ora nell'interno del regno, troviamo che Alessandria e Tortona erano fortezze di primo ordine , e non tali da essere ridotte senza un assedio regolare . La città stessa di Torino poi , cinta allora di mura ,

e colla sua cittadella poteva ancor opporre una valida resistenza e, difesa da un'armata competente , avrebbe potuto dar molto da studiare all'invasore.

Acqui, Serravalle , Mortara , Valenza, Novara, Casale e Chivasso non potevano più propriamente appellarsi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

città forti: eran punti però che davano al paese un ca

rattere tale da permettere ad un'armata agguerrita e ben comandata di protrarre a lungo la contesa anche contro forze superiori ; ma per ciò fare si richiedeva un capo che avesse il genio della guerra , e specialmente della guerra guerreggiata ; ed allora , come in tempi a noi più vicini , mancò il genio a capitanar le genti nostre .

Non deve tacersi però che questo sistema di difesa del nostro confine era oltremodo difettoso dal lato della

frontiera ligure, ove non stava che Ceva , fortezza , come già dissi , di qualche importanza , ma non sufficiente , tanto più se non munivansi di ridotti li due promontori

dřFaya e Baione che soprastanno al forte a tiro di fucile. E questo era l'avviso dal d'Antony emesso nella rela zione già da me citata ; e quasi che la sagace sua mente

presentito avesse quanto succeder doveva venticinque anni dopo , egli consigliava di fortificare a dovere il ca stello di Cosseria , od almeno quello di Cencio e le alture di Santa Giulia , indicando quanto con tali punti resi forti, e con le città di Cherasco e di Asti, ben cintate e munite, le colline delle langhe riuscissero terreno ac concio alla guerra guerreggiata o di chicane, come la chiamava egli con vocabolo ancor in uso a' di nostri presso i Francesi.

Non seguissi il suo avviso forse per grettezza, o forse

per disprezzo per la Serenissima Repubblica , potenza certo poco temibile : ma qui fu l'errore, perchè oltre

ad essere quello Stato troppo debole per far rispettare la sua neutralità dalla Francia , o da qualunque altra potenza che intendesse assalire lo Stato sardo pel lito rale, era poi anche Genova stata sempre nemica nostra,


CAPITOLO II .

85

e pronta a far causa comune collo straniero controji reali di Savoia : chè, a dir il vero , non erano mai stati

verso quella repubblica troppo propensi . Fin dal 1770 poi il sullodato autore diceva potersi quella repubblica considerare come una francese provincia . Queste erano le murali difese del Piemonte quando

scoppiò la guerra . Vediamo ora quali ne fossero le forze mobili , e come ripartite sui vari punti della frontiera . L'armata aveva variato di poco dal 1786. Eran sem pre, come allora , 64 battaglioni , non compresi in quel novero alcuni corpi eccezionali . Solo dopo che le appa

renze di guerra andavano aumentando, il governo aveva cercato di riempiere i vuoti esistenti nei reggimenti di ordinanza si nazionali che esteri , attivando per tutto il regno il reclutamento , solo mezzo che allora esistesse

per portar al compimento i battaglioni. Calcolando adunque i reggimenti a 1000 uomini ca duno , e divisi in due battaglioni , si avranno 32,000

uomini , aggiungendo ai quali la legione leggiera di quattro battaglioni, le compagnie franche, vedremo che l'armata sarda contava 34,000 fanti , oltre 3,000 arti glieri e 4,000 cavalli .

Quando poi fu nota l'insurrezione dei Francesi , si or

ganizzarono completamente altri corpi , che già stavano formandosi , come pure si armarono le milizie e molti volontari ; ma siccome nè gli uni , nè gli altri presero parte alcuna a quella prima campagna , cosi sembra più razionale aspettare a parlarne dopo aver narrato gli eventi che accaddero nell'autunno del 1792 .

Quest'armata era poi completamente fornita di quanto abbisognava per sostenere una lunga e rovinosa guerra . Gli arsenali riboccavano d'armi e di munizioni : ben mu


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nite erano le fortezze, e pieni di viveri i regi magaz

zeni ; solo difettava il numerario : ma a ciò suppliva , al meno in parte, l'amore dei Piemontesi per la dinastia, per cui non riesci ingrata l'emissione della carta mone tata , colla quale si cercò dopo di rimediare alla deficienza

della specie . Nutrivasi poi anche fondata speranza che l'Inghilterra, la quale cominciava a spiegar il suo mal animo verso la eterna sua rivale , entrando nella coali zione avrebbe accordati sussidi , come difatti li accordó nell'anno seguente ; dimodochè se le forze fossero state concentrate e ben dirette , esse erano più che sufficienti non solo alla difesa della frontiera , ma fors'anco ad un'invasione del Lionese, ove il mal umore verso l'as

semblea nazionale era al colmo : perchè le forze fran cesi , che stavano allora in quelle parti , sommavano a mala pena a 15,000 uomini , ed avrebbero con stento potuto opporsi ad un'impresa tentata con velocità ed audacia .

Ma fatalmente si segui un sistema affatto contrario . L'armata venne divisa in molti corpi, e sparpagliata sull'immensa frontiera che da Annecy corre sino al Me diterraneo , adottando intanto una pura difensiva. In Savoia furono spediti 10,000 uomini circa , appar tenenti ai seguenti corpi , i quali però non avevano in effettivo la forza descritta nella qui annessa tabella . Fanteria .

1 ° battaglione reggimento Guardie ' , Un battaglione Savoia Due battaglioni Monferrato .

.

Da riportarsi

500 500

1000 2000


-

87

CAPITOLO II .

Riporto Due battaglioni Aosta 1

id . id . id .

La Marina

Sardegna

reggimenti Svizzeri di Rockmondet .

2. battaglione regg . prov. di Casale Tutto il regg. prov. di Susa id . id .

2000 1000 1000 800

di Moriana del Genevese .

1000 450 1000 1000 1000

Due battaglioni della legione di accam 1000

pamento

75

5a compagnia leggiera

10,325 10,325 Cavalleria .

Due squadroni dragoni della Regina . Quattro dei cavalleggieri del Re

00 } 1,200 8400

Totale generale 11,525 Erano queste genti sotto il comando del conte Savo

iardo De Lazary, uomo più che settuagenario , che aveva seco sotto i suoi ordini il marchese De Cordon, suo con

nazionale, ed eguale in grado , ma di lui meno anziano, uomo potente in corte, e perciò mal tollerante di questa inferiorità, e che da lungo tempo nudriva ruggine antica contro De Lazary, il quale intanto aveva sperperate le

sue forze, appostandone alcune a Seyssel per coprire Annecy e Rumilly, altre a Echelles per guarentire la città di Chambéry; e la terza parte ritenuto aveva con


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

se per guernire le ridotte che aveva fatto innalzare ad Aspromont, a Chapareillan , e specialmente nella forte posizione detta les Abîmes de Mians : queste ridotte tutte dovevano incrociare il loro fuoco con quello del castello des Marches, che formava la chiave ed il centro

della posizione, la quale aveva la forma di un ferro da cavallo, colla concavità rivolta verso il forte di Barraux, descrivendo una linea che passava per le alture delļa

Rocchetta, Sant'Elena,la Chavanne, Mommelliano, Fran zin , la Torre di Bellegarde , il castello des Marches ed il côlle di Sant'Andrea ; nei quali luoghi erano le truppe accantonate. Nel castello eranvi sei pezzi di cannone , due sul terrazzo , due al piano inferiore, e due che in filavano la strada che tende a Chapareillan : erano essi

stati cosi disposti dal maggiore De Buttet, comandante l'artiglieria campale di quel corpo d'armata . Queste ridotte erano state erette dietro consiglio e coll'assistenza del conte Pinto figlio dell'edificatore del

castello di Tortona, il quale era colonnello della legione di accampamento : e veniva poi traslocato all'armata del Varo, dove lo vedremo far poco buona prova di sé. Sembra intanto che egli riputasse poco difendibile la Savoia , e che avesse tracciata prima di partire la linea da seguirsi per operar la ritirata ; cosa , che secondo alcuni non si esegui, quantunque le istruzioni riflet tenti la marcia retrograda fossero state impartite ai comandanti dei varii corpi . Montesquiou aveva frattanto, come già disși, ragunate ole sue forze, e recatosi successivamente da Cessiers prima aux Abrestes e quindi al forte di Barraux, dispo nevasi ad invadere. S'era egli accorto da quel forte, sito che i regii stavan costruendo le ridotte di cui sopra


CAPITOLO II .

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ragionammo, ma vedendo che, eccezion fatta delli 6 cannoni collocati al castello , ancor mancavano le arti

glierie, pensò aver tempo ancora ad usar uno stratta gemma di guerra , e faceva a tal fine ostentatamente

sfilar la vanguardia retta da Casabianca nella direzione di Chambéry, come se stata fosse sua intenzione di

tentar la frontiera verso les Echelles ; ma quando poi s'avvide che le ridotte eran quasi ultimate , e che i Piemontesi si apprestavano a condurvi le artiglierie , chiesto a sè l'aiutante-generale La-roque , imponevagli

che, formata una colonna di 12 compagnie granatieri di 400 fanti leggieri , e di 200 dragoni , ne andasse allo

assalto di quelle ; il che questi eseguiva nella notte dalli 21 alli 22 settembre con tutta agevolezza , non avendo i Piemontesi presentata resistenza alcuna , ed avendo anzi dato le spalle dopo aver sparato alcuni innocui colpi di fucile , e lasciando nelle mani dei Francesi un tenente e tre soldati .

Eppure sin dalle 5 del mattino , tanto il Chiabrera , buon uffiziale di artiglieria che governava i pezzi del castello, che il cavaliere di Jenne, capitano della com pagnia del reggimento Guardie, ivi a presidio , avevano avvertito il Lazary delle mosse nemiche perchè dalla piattaforma vedevansi sfilar le colonne, ma esso al Chia

brera che gli chiedeva licenza di far fuoco sui Repub blicani rispondea ce n'est pas encor temps, je vous en donnerai l'ordre : e ritirayasi nel suo appartamento .

Rivolgevansi allora quei due ufficiali al marchese di Cordon ivi presente , il quale con qualche ragione scu sandosi sulla superiorità del De Lazary, non osava dar l'ordine di sparare. A che pensasse il Lazary io nol so ; forse fidava an


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

cora sulle non denunziate ostilità , o forse lo tratteneva

il divieto di esser il primo a far fuoco ; ma mentre che

esso pensava sul da farsi, i Repubblicani agivano e si impadronivano successivamente delle varie opere di fortificazione ; il che vedendo il generale piemontese,

invece di ragunar le sue genti e piombar risolutamente su quel pugno di assalitori ricuperando così le perdute posizioni, spaurito non seppe far altro che rifugiarsi con tutta fretta a Mommelliano, ove faceva precipitosa mente saltar il ponte sull’Isero , segregando cosi in due parti le proprie truppe . I Francesi intanto occuparono le ridotte alle ore 7 del mattino 22 che distrussero immediatamente, e sen

tita la ritirata dei Regii si diedero ad incalzarli sopra Mommelliano con 20 pezzi di cannone e tre brigate, fra le quali una di cavalleria ; comandava queste forze il generale Rossi , mentre Casabianca con 7,000 uomini si pose ad inseguire quell'altra parte dell'esercito regio

che per il paese des Beauges ritiravasi a precipizio verso la Tarantasia .

Formava la retroguardia di questa porzione dei ño

stri il reggimento Aosta , che mantenne sempre salde le ordinanze , ed anzi riusciva a far testa ai Repub

blicani per qualche tempo alcune leghe prima di giungere al borgo di S. Morizio , dando cosi al grosso della colonna sarda agio di guadagnare alcune ore di marcia , ma ciò malgrado essa pati gravi disastri attraverso a quei scabri sentieri, ed i due reggimenti di cavalleria , Cavalleggieri del Re e Dragoni della

Regina , vi perdettero molti cavalli. Le stesse cattive strade però e la resistenza della retroguardia impe dirono ai Repubblicani di vigorosamente inseguire i


CAPITOLO II .

91

Regii , i quali perciò poterono giungere al piccolo S. Bernardo, ove innalzati alcuni trincieramenti e col

locatavi a presidio una debole schiera , si ridussero poi nella sottoposta valle di Aosta . La colonna invece che ritiravasi per Moriana, debole ed invilita, sarebbe forse caduta in mano dei vincitori se non fosse stata la straordinaria escrescenza delle

acque che impedi al Rossi di traghettare l'Isero . Era egli entrato colla sua colonna li 23 in Mommel liano , che avevagli aperto le porte accogliendo i Fran cesi come liberatori. Mandava egli allora i dragoni e

buona mano di fanti ad inseguire i nostri, che invece di far testa a Mommelliano, posizione eccellente, in osser

vanza degli ordini di De Lazary ritiravansi sopra Aigue belle . Raggiungevano i Francesi in Albigny il retro guardo dei Sardi, composto dei due reggimenti Sardegna e la Marina , il quale appena evacuate le carceri di

Miolans, ove stavano i prigionieri di Stato , proseguiva a ritirarsi in Aiguebelle abbandonando quel castello in mano dei nemici.

Avvenne allora che , mentre il drappello stava retro cedendo, qualche fuggiasco cominciò a dire che i Fran

cesi sopravvenivano in numero di 22,000 ; a tal nuova il reggimento di Sardegna, preso da panico terrore, da vasi vilmente alla fuga e non si ristava che a la Cham

bre; cagione per cui i suoi tre ufficiali superiori venivan poi d'ordine del re dimissionati . Magliano però, che ne

era il colonnello, riacquistava più tardi il suo grado fa cendo una campagna qual semplice granatiere. Faceva

miglior prova il reggimento della marina, il quale riti ravasi in buon ordine a San Giovanni di Moriana , ove veniva raccolto dal barone Chino che colà trovavasi a


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

capo del battaglione del suo reggimento provinciale di Casale, ed il quale assunto , come brigadiere, il comando di tutta la truppa, ritiravasi in bell'ordine sino al Mon

cenisio, ove trovatovi l'altro reggimento provinciale di Asti giunto da Susa , poneva mano a trincierarsi , collo cando poi il primo battaglione della Marina alla Ra massa , il secondo all'Ospizio , il battaglione di Casale alla posta dei Cavalli , ed il reggimento Sardegna alla Gran Croce . Asti provinciale stava in riserva sul pendio verso Piemonte .

Quando queste saggie disposizioni furono ultimate, giungeva ad assumere il comando di queste forze il mar chese di Cordon .

Impossessaronsi in questa ritirata i Francesi di 10 cannoni, di 1,000 fucili, di 3,000 sacchi da grano e di

quasi tutti gli equipaggi degli ufficiali: per quindici giorni poi andarono raccogliendo nei varii posti , abban donati dai Regii, munizioni da guerra e da bocca, armi ed oggetti di vestiario. Ad onore però degli ufficiali del

reggimento Guardie narrerò come essi rifiutassero l'in dennità che il re generosamente loro accordar voleva

per gli effetti perduti , supplicandolo ad erogarne l'am montare in favore dei bassi ufficiali e soldati del corpo . Vergognosa ritirata fu questa per le armi nostre : poi chè se non era certamente possibile contrastare a lungo il possesso della Savoia ad un nemico che presentato vi

si fosse ad invaderla con forze imponenti , tuttavia De Lazary , che trovavasi alla testa di 10,000 truppe rego lari accresciute da qualche migliaio di villici che subito corsero all'armi nella bassa Savoia , avrebbe con tutta

facilità potuto far testa ai Francesi, che non erano di

molto superiori in numero e nemmeno in allora in mi

}


CAPITOLO II .

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litare perizia : ma per ciò fare avrebbe bisognato tener riunite le proprie forze a Mommelliano , collocando solo

piccole schiere di fanti leggieri nella Beauges, ove altro non eravi da fare che ritardar la marcia del nemico sul

piccolo S. Bernardo ; marcia già malagevole attraverso

a quelle selvaggie regioni , e che potevasi rendere più malagevole ancora valendosi delle belle posizioni del Chatelard, di Beaufort, e del colle del Bonhomme, ove una mano di buoni soldati con piccole artiglierie ba

stano a trattenere forze superiori di molto . Anche dopo la presa delle ridotte di Mians e del

castello des Marches, è probabile che De Lazary, lasciando arrivar tutte le sue forze prima di far saltar il ponte a Mommelliano, e stabiliendovisi dopo fortemente, avrebbe potuto mantenervisi sino all'epoca in cui le nevi avreb ber vietato ai nemici di più oltre progredire : e quan d'anche avesse dovuto retrocedere sino a Conflans, sicuro

ivi di non esser girato dalla destra , poteva nuovamente

fare in quel luogo bella e lunga difesa, avendo sempre la ritirata libera nella valle d'Aosta per la Tarantasia in caso che i nemici scesi fossero dalla valle di Baldoneccia

sopra Susa : ad ogni modo non eravi poi certamente la necessità di ritirarsi tanto a precipizio a fronte di forze cosi deboli.

E che egli avesse tempo ad eseguire una ben ordi nata ritirata lo prova il fatto che il cavaliere di Belle garde ( fratello di quello che sali poi in cosi chiara fama al servigio d’Austria, ove pervenne al grado di mare sciallo) , il quale, trovandosi a Pontebelvicino con un de

bole battaglione della legione di campamento , esegui una bellissima ritirata nella Tarantasia .

Ed anche la colonna che ritirossi per les Beauges


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

avrebbe ciò potuto eseguire con tutta calma , perchè quel paese , chiuso alla destra dal lago di Annecy, a sinistra da alti gioghi e solcato dall'Isero che mediante alcune dighe può rendersi facilmente inguadabile, offre mezzo di farvi un'ostinata difesa .

La compagnia della legione leggiera ed il svizzero

reggimento di Rockmondet (1 ) , che trovavansi di stanza a Carouge ed a Thonon , vistisi tagliati dal grosso del l'esercito e lasciati senza viveri , chiesero ed ottennero

passo e vettovaglie dai Vallesani , e ripiegaronsi nella valle di Aosta .

Montesquiou intanto , per disporre gli animi a ben accogliere i Francesi, aveva emanato il giorno 21 dal suo quartier generale di Barraux un proclama , nel quale , già ci si intende, i torti erano tutti del re sardo , che, a detta sua , aveva sdegnata non solo l'alleanza della Re

pubblica, ma oltraggiatone ben anche i rappresentanti, ed ordita una lega coi suoi nemici : non mancavano poi eziandio le debite proteste di fraternità, di libertà por tata in dono dai Francesi ai popoli oppressi, di catene da infrangersi, e via dicendo ; proteste che, vere o men daci , trovavan però gran favore presso gli abitatori di quelle montagne, molti dei quali eran già imbibiti delle nuove massime che succhiate avevano nei loro viaggi in Francia , ove in gran numero recavansi a cercar quel sostentamento che l'aridità del patrio suolo loro negava: la comune favella contribuiva ancora a render benevisi

gli invasori, che erano specialmente desiderati dagli abi (1) Il reggimento Rockmondet altro non era che il reggimento Suisse-Bearnais , cosi chiamato in allora dal nome del suo capo proprietario barone Rockmondet.


CAPITOLO II .

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tanti delle città e dai legulei, i quali spedivano anzi li 22 una deputazione a Montesquiou, che aveva già tra sferto il suo quartier generale al castello des Marches, pregandolo a venir in Chambéry; il che egli eseguiva nella sera del giorno seguente , con gran gioia di quei cittadini che invitavano lui ed i suoi a lauto banchetto .

Mentre il Montesquiou assaporava le delizie della fa cile sua vittoria in Chambéry, il De Lazary ed il Cordon accusavansi a vicenda : io credo che avessero torto amen

due , ed amendue ignoranti fossero : il primo chiese con siglio di guerra ed ottenutolo , e condannato in due

capi, venne assolto nel terzo , di non aver cioè provveduto alla ritirata delle truppe attraverso les Beauges, avendo egli provato , od essendosi voluto credere che i suoi or dini fossero stati mal eseguiti : fatto sta che per tratto speciale del re conservò il grado di cui era stato pri vato, e venne favorito di una ragguardevole pensione in ricompensa delle onorate ferite che riportato aveva nelle

guerre sotto Carlo Emanuele il Grande, pendente le quali aveva valorosamente difeso il castello di Gabbiano .

Al Cordon poi, non so per qual merito, se forse non fu perchè era nobilissimo e savoiardo , venne affidato il comando di una divisione che stavasi formando a

Susa : siccome però alcuno doveva averlo il torto , si cassarono alcuni ufficiali di rango secondario accusati dal De Lazary di non aver eseguiti i suoi ordini : e si pose sotto consiglio di guerra il conte Pinto, che erasi recato nel contado di Nizza , ove noi pure lo seguiremo nar rando le altre vigliacche imprese che ivi succedevano . Montesquiou, mentre accingevasi alla sorpresa del sa voiardo confine, aveva , in eseguimento degli ordini del

l'Assemblea nazionale, imposto al generale Anselme di , invadere contemporaneamente la contea nizzarda .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Trovavasi Anselme alla testa di soli 6,000 uomini ac

campati alla Brague tra Antibo e Cagnes . Le sue istru zioni gli prescrivevano di concertarsi col vice-ammira glio Truguet, il quale colla squadra doveva inquietar la Manica e fingere od anche effettivamente effettuare uno

sbarco a Monaco per prender a rovescio l'armata sarda . Prima pertanto di accingersi all'impresa con si de

bole schiera, fece sparger voci il generale di Francia di aver ricevuti potenti rinforzi per cui l'armata sua ascen deva a 40,000 soldati , e di esser pronto ad invadere con tali poderose forze la contea di Nizza d'accordo col

vice-ammiraglio : e per accreditar maggiormente simili dicerie, Truguet compariva li 27 a mezzo tiro di can none dalla città di Nizza , che faceva sembianza di voler

bombardare : ma veduta la guernigione sotto le armi

ed i cannonieri star pronti ai loro pezzi per riceverlo, s'allontanava sul far della notte per ricomparir all'in domani, in cui spediva al comandante della città un di spaccio, nel quale, con tuono altiero, reclamava il con sole francese stato impedito di partire dal governo sardo che lo voleva tener in ostaggio pel suo che trovavasi a Marsiglia . Veniva rilasciato il console, e le cose sembra vano acquetarsi pel momento . Ma mancava l'animo a coloro che avevan il supremo

comando dei Regii in quella contrada .

Era capo di questi il generale De-Courten svizzero , che oltrepassava gli ottant'anni : a dir il vero , a malin cuore aveva egli accettato il difficile incarico , onde se gli era addetto per capo di stato maggiore il conte Pinto già da me nominato . Non so se uguagliasse questi il padre nell'arte di ingegnere, ma sembra che esso fosse uomo di poco cuore : aveva però servito in Prussia , e


CAPITOLO II .

97

.

godeva fama di uomo istrutto e valoroso ; per il che, rientrando in patria , gli era stato affidato il comando della legione detta di accampamento. Giunto esso a Nizza , fece immediatamente munire e vettovagliare Montalbano : e Villafranca, armar la batteria di Sant'Elena , ed elevare : molti trincieramenti e ridotti per lo spazio di quasi cin

que miglia di Piemonte , lungo la sponda sinistra del Varo, dall'imboccatura del fiume sino ad Aspromonte, :

sparpagliando cosi inutilmente le forze : ma il peggio : si fu che, dopo tanti apparati guerrieri, mancò poi di 1

animo nel miglior momento. Era comandante di Nizza il cavaliere della Planargia , ma essendosi egli dovuto recare a Torino per dare al cuni schiarimenti circa allo spirito degli abitanti di quella città, ne faceva le veci certo O'Brean, irlandese,

il quale appena ricevuto il foglio del Truguet e veduto ) le minaccie di bombardamento e di sbarco , ne spediva

pronto avviso al De-Courten, che col Pinto erasi recato; a visitare la linea del Varo in alto : ritornava di corsa

a Nizza lo svizzero vegliardo, ove spinto , dicesi, dai con sigli del suo capo di stato maggiore , faceva sparare il, cannone d'allarme dalla batteria di Sant'Elena, .e dava

l'ordine della ritirata per la stessa sera, malgrado le vive,

istanze dei Nicesi poco propensi pei Francesi, e mal grado le offerte degli emigrati di armarsi per accorrere; alla difesa .

Vogliono aleuni che il De -Courten fosse indotto ad , evacuar cosi precipitosamente la città dal timore di uno,

sbarco dei Francesi a Monaco , principato di cui già si, erano impadroniti, da cui potevano girarlo ; e difatti Tru guet già da alcuni giorni era in crociera dal golfo Juan; a Villafranca con 9 vascelli di linea : ma questa non è YOL, I. - 7

PIXELLI, Storia ecc.


98

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ragione, perchè anche in caso di sbarco di alcune mi

gliaia di Francesi a Monaco, la posizione del generale piernontese era ben lungi dall'esser disperata. Tutt'al più

avrebbe bastato che egli accampasse 3 o 4,000 uomini alla Turbia ed a Gorbio per assicurarsi le spalle. Alcuni altri dicono poi che aveva ordine da Torino di

evacuar la città ; non posso crederlo, e provano contra riamente le ridotte innalzáte dal Pinto statovi spedito appositamente ; ma anche in caso di ordine, non gli fu

certamente ingiunto di fuggire precipitosamente abban donando i forti al loro destino , ma bensi di operare una regolar marcia retrograda . Sgombraváno dunque i Regii dalla città di Nizza , e muti ed avviliti si avviavano verso il côlle di Braus ,

dove in quel primo momento De-Courten aveva mani

+

festato di volersi arrestare per far testa agli invasori.

Li seguivano 3,000 circa emigrati francesi e gran parte della popolazione che sottraevasi alla straniera inva skone. Pioveva a dirotto : ingombre eran le strade dai carri e dalle donne e ragazzi fuggenti e chiedenti ri covero e panc : quando ad accrescere il giả soverchio

orrore di simil notte , avvenne che due squadroni dei draguni del re che erano stati mandati al Varo per cu stodirne i guadi, e che ora , dietro ordine ricevuto, rien travan all'armata, avanzandosi al gran trotto , vennero

scambiati per scorridori nemici : in un baleno ogni cosa fu confusione e spavento : tutti gridavano ed urlavano chiedendo misericordia da quei dragoni che altro non

desideravano che porsi in salvo essi pure: appiatlavansi le donne fra i dirupi , di dove poi le sloggiava la fame, la quale fu tanta, che un semplice pane da munizione di soldato si pagò cinque luigi d'oro.


CAPITOLO II .

99

Venuto il giorno, riconosciutosi l'errore, rimcttevansi alquanto d'animo le schiere , ma molti furono gli uffi ciali che si macchiarono di brutta fama in tal circo

stanza ; onde alcuni di essi , come un Villamarina ed un

Robbi , maggiori del reggimento provinciale di Saluzzo, vennero dimissionati .

Si distingitevano invece per sangue freddo e zelo un cavaliere Bernezzo , briga.liere, col suo nipote il mar chese, suo aiutante di carnpo , el un tal Roccati , mag giore di artiglieria . Noto i buoni ed i pusilli , come è dovere di storico conscienzioso .

Ritiratesi le regie truppe, i malviventi cominciarono a rubacchiare in città , e più di tutti si abbandonarono

a quelli eccessi i barcaruoli e marinai. Da principio 800 circa emigrati eransi armati, e collegatisi in piazza Vittorio, parlavano di difendersi: ma vedutisi poco se condati dagli abitatori di Nizza, stimarono miglior con siglio provvedere , con una pronta fuga , alla propria sicurezza . Partiti questi , la plebaglia cominciò da capo

a manomettere le proprietà ; onde alcuni cittadini, per por termine alle violenze di questa bordaglia , pensa rono rivolgersi al generale francese , e mandargli una deputazione, pregandolo a voler occupare la città. Vedremo poi quanto ci guadagnassero i cittadini a quel cambio. Ma Anselme intanto , al gradito invito , recavasi a San Lorenzo, ove aveva eretto una ridotta , e

collocato un forte avamposto : ma non potendo credere , ad un cosi subito sgombramento della città per parte dei Regii, e dubitando di qualche agguato , faceva pas: sare una debole schiera difanti leggieri, intimando loro . diperlustrare la selva che adombra le sponde del fiume,


100

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

e gettava contemporaneamente 30 dragoni sulla strada

maestra ; fatto poi traghettare un battaglione col mezzor dei cavalli dei dragoni, perchè il fiume, ingrossato per

le pioggie , non era guadabile, cautamente li spingeva in avanguardia su Nizza ; ma ricevuto poco dopo un foglio del figlio del console francese, rimasto in quella città , non so per qual bisogna , e convinto che dessa era realmente vuota di difensori, presi con sé tre altri battaglioni , si avviava con essi a quella võlta ; ed en trava in Nizza alle 4 pomeridiane del 29 , incontrato alle porte dal corpo municipale. Appena ivi giunto, fa ceva poi occupare da un piccolo distaccamento l'abbazia di San Ponzio , sulla riva sinistra del torrente Paglione, ed a cavaliere della strada che tende all’Escarena.

Ma ora , prima di proseguire a narrare altre fughe,

altre vergogne , mi occorre far notare le esagerazioni degli storici francesi su questo avvenimento . · Nell'opera Victoires et conquêtes , narrano essi che il generale piemontese , di cui sbagliano il nome , chia

mandolo Saint-André (quando questi a tal época tro-". vavasi a Saluzzo presso il duca d'Aosta , e non giunse ad assumere il comando delle truppe, poste nella contea nicese, che alli 22 ottobre) , narrano, dico, che aveva in Nizza 8,000 soldati , mentre il maresciallo Massena, che faceva parte allora come capo di battaglione dell'armata invaditrice , lasciò scritto che i Piemontesi non somma vano a 2,500 . Jomini poi dice che erano 4,000 al più : e veramente io credo che abbia ragione quest'ultimo ; che anzi, in tutta la contea, dovevano essere ancora di:

più : poiché pare che quella divisione dell'esercito pie montese si componesse dei corpi o distaccamenti com presi nella tabella seguente , i quali però non avevano


:

101

CAPITOLO II.

sotto le armi il numero portato nello stato dalle cifre descritte; dovendosene dedurre gli ammalati ed assenti, ed i distaccati, come, a cagion d'esempio, il battaglione di Saluzzo, che trovavasi accantonato a Sospello , i gras natieri di fregata, ed il battaglione Marina , che stavano organizzandosi a Villafranca ; il reggimento provinciale di Nizza , che stava alla Turbia per tener d'occhio le terre del principato di Monaco . Dimodochè si vede che le forze erano disseminate su tutta la provincia , e sta

dunque che il Courten : non aveva propriamente sotto la mano che 2,500 soldati . Fanteria .

Primo battaglione reggimento Piemonte . Due baltaglioni reggimento provinciale Nizza

.

500 1000

Due battaglioni reggimento svizzero De-Courten 1000 Due battaglioni Mondovi , reggimento provinciale 1000 Un battaglione svizzero, reggimento Christ . Due battaglioni reggimento la Regina Due battaglioni reggimento Lombardia

500

1000 1000

Un battaglione reggimento provinciale Saluzzo

500

Un battaglione marina Due compagnie legione di accampamento Granatieri di fregata a Villafranca

500 300

600 7900

600

Due compagnie artiglieri Cavalleria.

200

Uno squadrone dragoni Piemonte . Dae squadroni Aosta cavalleria

· 400 ::

Totale : 9100


102

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ciò adduco non per diminuir la sua colpa , che certo fu grandissima, ma per stabilire la verità dei fatti. Dicono poi eziandio i francesi scrittori, che per guernir Nizza e le sponde del Varo, avevano i Piemontesi 240 cannoni ! misericordia ! ed alcune pagine più sotto con

fessan poi che i Francesi non s'impadronirono che di 100 cannoni : e gli altri 140 dove andarono ? forse che si vorrebbe far credere che in quel tafferuglio li ab: biano esportali i Piemontesi ? o veramente eran di neve. e si sciolsero al contatto dei caldi petli repubblicani ed al suon della Marsigliese ? Ma non è ancor tutto : chè ora vien la più grossa . Ognun sa che la città ili Nizza prese in questi ultimi

trent'anni uno sviluppo tale, che se ne accrebbe di metà almeno la popolazione, la quale dal censimento del 1838 non sommava , tra città e territorio , a più di 33,003 anime , e secondo quello del 1850 , ascendeva a soli

23,449 abitanti per la città, e 24,593 per il territorio : or bene , essi dicono , che in quella nolle emigrarono 5,000 Francesi e 50,000 abitanti ! Ma cosi scrivono la storia i Francesi, e Francesi non sarebbero se stranamente non esagerassero le cose.

Nė maggior resistenza della città fecero i porti di Montalbano e di Villafranca. Comandava nel primo il colonnello Cacciardi , il quale appena seppe della riti

rata del generalissimo, già disponevasi ad evacuare il forte, senza neppur aspettare l'intimata della resa , quan tunque fosse munitissimo : ma Anselme aveva fatto sfilare dietro il colle 200 dragoni , che eran tutta la sua cavalleria, facendo simulacro di voler tagliargli la riti. rata ; onde questa piccola frotta di cavalli, che alcuni colpi a mitraglia avrebbe certamente volta in fuga, fu


CAPITOLO II .

103

più che bastante per indurre il vile Cacciardi, che già voleva ritirarsi prima, a capitolare, dandosi prigioniero

di guerra , con 180 granatieri ed alcuni cannonieri in validi.

Egual codardia commetteva il barone Daviet di Fou cenex , buon ufficiale di marina , chiaro matematico, e che era stato pochi giorni prima nominato dal re go vernatore del forte e del porto di Villafranca : perché im

pauritosi egli della squadra francese, abbandonava prima le batterie del golfo, e riducevasi colle sue genti al ca stello .

Venuto poi li 30 a mezzodi in Villafranca lo stesso Anselme con venti soli dragoni, mandava un suo aiu tante di campo con un trombetta ad intimargli la resa ; al che acconsentiva il sardo comandante , rendendosi

prigioniero con più di 200 uomini ! Riuscivagli poi dopo qualche tempo di salvarsi e ricoverarsi in Piemonte , unitamente ad alcuni altri ufficiali. Vogliono però alcuni

che si fosse patteggiata la resa del luogo colla ritirala del presidio a Braus , e che poi la capitolazione fosse violata dai Francesi ; ma pare poco probabile che An selme volesse accordar palti cosi onorevoli a chi non

aveva avuto nemmeno il coraggio di aspettar a trattare quando si fossero piantate le ballerie contro le mura ! Caduta quella fortezza che batteva il golfo, entrava liberamente il Truguet in esso, impossessandosi di una fregata , il San Carlo , e di una mezza galera ; mentre l'altra fregata, il San Vittorio, inalberando la bandiera d'Inghilterra , non ancor manifesta nemica di Francia, riusciva , con tal strattagemma, a porsi in salvo nel porto neutrale di Genova . Cento cannoni, oltre molte munizioni, cadevano in mano dei nemici , i quali cer.


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tamente non s'erano immaginati di rendersi padroni, con tanta facilità, di quei fortissimi luoghi . -- Con tutto ciò , non molto tranquillo stavasene il ge

nerale francese : poiché quel diluvio stesso che aveva resa cosi disastrosa la marcia retrograda dei Regii, aveva fatto anche gonfiar straordinariamente le acque del

Varo, e rottone il ponte ; onde Anselme , che in quel primo momento , per cogliere l'opportunità , s'era git tato nel territorio sardo con soli 2,500 uomini , la sciando sulla destra riva 3,500 altri, con alcuni balla glioni di volontari, giunti di fresco colla famosa falange marsigliese , si vide tutto ad un tratto separato dalle sue communicazioni, da' suoi magazzeni , e dalle prin. cipali sue forze; mentre anche la squadra che si era allontanata per recare a Tolone le fatte prede, non po teva più avvicinarsi a causa del mare tempestoso : per locchè, se i due forti di Montalbano e di Villafranca re

sistito avessero per alcuni giorni , come agevolmente fare lo potevano , e se il generale De - Courten fosse ri tornato addietro con un buon polso di gente, Anselme avrebbe corso grave rischio di vedersi cacciato contro un

fiume rapido, privo di ponte, e non guadabile in quella piena.

Ma la grave etå aveva irrigidito il sangue nelle vene al vecchio Svizzero, già prode soldato un giorno : onde andó

perduta la propizia occasione, perchè calate le acque nei giorni seguenti, e ricevuti alcuni rinforzi per mare da Antibo , il condottiero francese si affrettò a far passare tutta la sua soldatesca sulla riva sinistra del fiume, e

diessi quindi ad inseguire il nemico . Per non esporsi poi ad aver nuovamente tagliate le sue communicazioni,

faceva costrurre un ponte di palafitte , lungo 600 metri,


CAPITOLO II.:•

105

in faccia al borgo di San Lorenzo , lå ove ancor ora ve desi l'attuale : lavoro che durò sei settimane.

Avevano intanto i nostri proseguita la loro più fuga che ritirata verso i monti , ed erano essi giunti appena

al côlle di Braus, che ecco il generale divisionario Brunet, spedito dal generalissimo Anselme, il quale in tanto erasi già impadronito di Escarena il primo otto bre, ove trovava viveri e munizioni di guerra , venir loro alle spalle : perlocchè il De- Courten , con nuova codardia , abbandonando quel forte sito di Braus , e la città di Sospello , ove aveva posto il suo quartiere ge nerale, riduceva tremando le genti sue sotto il cannone

della rocca di Saorgio, ponendo il suo quartier generale allo Giandola, e facendo trincierare il colle di Brois.

Il generale Brunet entrava in Sospello, ove stabilivasi , facendo erigere alcuni trincieramenti sulle alture di Braus.

4. In tal modo , come la inettezza dei duci aveva fallo

perdere ai Piemontesi la Savoia , cosi quella di coloro,

che qui comandavano, lasciò lor togliere, senza neppur trarre uno schioppo , la miglior parte della contea di Nizza , che avrebbero potuto conservare, mantenendosi padroni del porto di Villafranca. Faceva Brunet tentare

però il colle di Brois da 600 uomini li 16 ottobre, i quali eran respinti dai reggimenti Lombardia postisi a cu stodia , ed il di cui aiutante maggiore conte Zenone acquistava fama di valoroso in tal circostanza . Pretendono alcuni scrittori di cose militari , che An.

selme avrebbe dovuto agire con maggior risolutezza, e profittando di quei primi momenti di spavento , im padronirsi del forte di Saurgio , che, a lor detta , era sguernito .


106

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

La viltà dimostrata dai capi delle truppe sarde puó certamente far.credere a taluno, che un cosi ardito colpo di mano sarebbe riuscito : tuttavia sembra che Anselme,

2

il quale non aveva che 6,000 soldati, e tre o quattro mila

truppe collettizie , e che era separato da un fiume, su

1

cui ancor non esisteva un stabile ponte dalla sua base di operazioni , abbia agito prudentemente , non avven .

turandosi troppo in una stagione già avanzata in quelle alpestri gole , ove il più difficile era il trovar mezzi di sussistenza.

Rinunziato pertanto all'idea di impadronirsi di Saor gio , Anselme pensò invece di eseguir un colpo di mano sopra Oneglia, principato inchiuso fra le terre della Re pubblica genovese, ma soggetto al re di Sardegna. Serviva il porto di quella città di ricetto ai corsari, i quali grandemente inquietavano i bastimenti mercantili

che facevano il traffico fra Genova e Marsiglia. Posti pertanto 900. uomini di truppa sul naviglio e datone il comando al generale La-Houlière suo nipote, Anselme prescriveva al vice-ammiraglio Truguet di ten tar l'impresa.

Compariva questi con 12 grosse navi da guerra li 23 ottobre innanzi alla città , e credendo che l'apparato di tante forze toglierebbe agli abitanti la volontà di resi stere , spediva il Duchailä , suo capitano di bandiera, in

parlamentario coi consueli proclami, in cui si promet teva libertà, uguaglianza, felicità, ecc. Ma appena il pa lischermo toccava la riva, che fu salutato da una scarica

di moschetteria che feri Duchaila , uccise un ufficiale ed alcuni uomini . Vuolsi che questa violazione dei diritti internazionali fosse commessa da alcuni pirati ad isti

gazione dei frati o preti del luogo , e ciò può essere ,

च


CAPITOLO II.

?!

1107

perché il clero detestava oltre misura i Francesi, che di pingeva, come erano allora di fatto , quai nemici del culto cristiano.

Ad ogni modo giustamente irritato Truguet per tanta fellonia , dato fondo ad alcuni legni minori a poca distanza dall'abitato , cominciò a lempestar talmente con le bombe e palle , che molti abitanti e 3 compagnie del battaglione di Marina, che colå trovavansi sotto il comando del ca valiere Ricca di Castelvecchio , ebbero a somma ventura

di andarsi a porre al coperto nella montagna . Sbarcati all'indomani i 930 soldati ed un migliaio di marinai , La- Houlière abbandonava loro la città al saccheggio :

inaudite furono le rapine e le morti : tutti i religiosi riputati istigatori del tradimento vennero passati a fil di spada. La-lloulière però, stimando imprudenza lo mantenersi in luogo cosi lontano dal grosso dell'esercito , imbar, cate la giornata stessa le sue genti, ritornossene a Vil lafranca, ove, poste a terre le truppe, Truguet rimetteva poi alla vela per andar a far riconoscere la Repubblica

una ed indivisibile da quella di Genova , donde ripar tiva per rientrar nuovamente nel golfo di Villafranca il 12 novembre, dimostrando cosi di quanto utile fosse al

l'esercito terrestre il possesso di quella stazione marit tima.

Rivolse allora l'animo Anselme a procacciare alle sue truppe sul luogo stesso quelle sussistenze di cui lo lascia vano privo i rettori di Francia, e sembra che nel ciò fare

egli aspreggiasse molto li abitatori della provincia ni cese, e non tenesse abbastanza a freno le sue genti e principalmente la banda marsigliese, che lasciavasi an ,

dare ad ogni eccesso predando i deliziosi giardini delle


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

vicinanze di Nizza ed i poderi dei villici : onde quei conta dini, già poco teneri di novità e per la maggior parte, principalmente nei luoghi montagnosi, affezionati alla dinastia di Savoia , levaronsi a stormo verso Belvedere

e Lantosca , e quei di Levenzo massacrárono persino

quasi tutto il piccolo presidio stanziato in quel luogo. Avuto di ciò sentore l’Anselme, spedi dapprima qual che tenue distaccamento , ma vedendo che non era

sufficiente, inviovvi il generale Barral colla debole sua divisione, della quale era parte il 2° battaglione dei cosidetti volontarii del Varo, comandato da quel Mas sena che dovea poi salir in tanta rinomanza.

È questa la prima volta che nella storia della rivolu zione francese trovasi nominato tant’uomo : e rilevasi

che spedito col suo battaglione nella terra sua natia di Levenzo , valendosi egli destramente di questa circo stanza, riesciva più coi bei modi che colle minaccie a

tranquillare quei borghigiani. Strano capriccio della for tuna che riserbava ad un Nizzardo militante contro il

suo re il vanto di pacificare quei suoi compaesani! Da quel di egli cominciò , ad attirarsi l'attenzione dei suoi superiori ed a distinguersi nelle varie avvisaglie che suc cedevano cogli avamposti nemici. E poichè parlai d'un grand’uomo, dirò ancora che nello stesso esercito di Anselme militava , come capitano di

artiglieria , il giovine Buonaparte : i due maggiori con dottieri adunque della armata della Repubblica fecero le prime loro prove nella campagna che sto narrando: E qui voglio far notare eziandio quanto vadano errati coloro che credono che igran capitani si improvvisino: certamente tanto Massena che Buonaparte con quella me ravigliosa: attitudine che sortito avevan dalla natura per


CAPITOLO II .

109

comandare - eserciti, rapidissimamente giunsero alla fama ed ai supremi gradi della milizia : ma sta pur sem pre che fecero una o più campagne nei gradi subal terni: e lo stesso si dica di Soult, di Suchet , di.Ney , di Wellington e di tanti altri : onde ben si vede che eran : del tutto ignari del mestier delle armi , e solo spinti dal basso sentimento di detrazione e di invidia coloro che

cosi acerbamente inveirono contro quei nostri generali che nel 1848 si chiarirono inesperti: l'arle delle batta glie non va studiata solo sui libri , ma al rombo dei cannoni; e stolido , ripeto , è chi presume che si possa divenir gran condottiero di esercito senza aver guer reggiato nei gradi subalterni.

Aggiungasi che Massena aveva già servito nella bassa forza 15 anni prima nel reggimento Royal-italien : ma vedendosi chiusa la carriera dal favoritismo che allora

accordava le spalline od almeno i gradi alquanto ele- , vati ai soli nobili, erasi ritirato a Marsiglia, ove condu ceva vita oscura e privata, e mai più sarebbe giunto a tanta altezza senza la rivoluzione : tanto son vere:le pa

role di Thiers : car le génie même a besoin de circon-, stances .

Biasimevoli invece furono certamente il De-Courten ed

il De Lazary, i quali avevan giả guerreggiato 8.010 anni sotto il gran Carlo Emanuele ; e se nulla appreso aveano da tanto maestro e se lasciaronsi cosi vergognosamente

battere da un branco di rivoltosi, ciò fu perchè natura non li aveva dotati di quel senno e valore necessario

per guidar gli eserciti : seppure ancor più degno di bia simo non era il governo che lasciava a capi delle truppe uomini rimbambiti dall'età : figuriamoci che il De-Cour ten aveva 82 anni e ne contava 69 di servizio !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Queste cose considerar deve e chi scrive e chi legge storie militari se vuolsi l'una e l'altra cosa operar con

frutto : e queste riflessioni debbono far accorto il go verno quant'utile sia per il paese di spedire ufficiali ad assistere alle guerre straniere: il che già si sta da noi ora facendo, e merita d'essere lodato chi adottò que sto sistema.

La corte di Torino frattanto , scossa dalla fatal sua si

curezza alle notizie di questa improvvisa invasione, vide che bisognava provvedere prima che i danni divenissero maggiori, e pensava di elegger nuovi condottieri alle

sue genti : chiamato pertanto a Torino il De-Courten , avuto riguardo ai lunghi e leali suoi servigi , gli rispar miava l'onta di un consiglio di guerra e lo provvedeva a riposo coll'annua pensione di 1000 scudi , e nominava

al comando delle truppe nel Nizzardo il conte di Saint-An dré nativo di quei luoghi, e perciò molto amato e non privo di militari nozioni.

Non la passò così bene il Pinto : fosse egli reo , o no, la pena su lui cadde; fu condannato alla destituzione ed a tre anni di rilegazione in Biella : pena troppo mite se colpevole , severa ed iniqua se innocente. Il cav . Pa tone, che ſece e scrisse le campagne di quegli anni , lo vuole innocente, e per prova adduce che alcuni anni dopo chiedeva invano il Pinto la revisione del suo processo ; sarà : ma trovo che egli è il solo scrittore di quei tempi che creda innocente quest'uomo. Anche il Foncenet fu ,

in fio della sua vigliaccheria, rinchiuso in un forte pel rimanente de' suoi giorni .

Pari pena fu data al Cac

ciardi, quando l'anno venturo fu sulla sua parola rila sciato dai Francesiinsieme ad alcuni altri ufficiali, cioè Demay , comandante del forte di Villafranca , Martini,


CAPITOLO II .

111

maggiore in esso , e 5 ufficiali subalterni, fra i quali un tenente Cacciardi figlio o parente del governatore di Montalbano . Anche in Savoia era destinato il duca di Monferrato

a rimpiazzare De Lazary ; accorreva quel principe ad assumere il comando delle truppe concentrate in Valle d'Aosta ; ma la stagione ormai avanzata , vietava qua lunque operazione militare in quelle regioni . Non cosi nel Nizzardo, ove il clima era più temperato : dimodochè appena giunto il Saint-André all'esercito li 22 ottobre , volgeva in animo di lentare qualche ardita impresa atta a rianimare gli animi della soldatesca, al quanto abbattuti dai patiti rovesci . Ragunati a tal effetto da 7 ad 8 mila uomini partiva da Saorgio per sorpren dere il generale Brunet, che, come già dissi, trovavasi a Sospello . Pare che questo movimento fosse mal concertato , e

che le truppe sarde divise in varie colonne operassero senza accordo. Quello di destra sbagliò strada, ed invece di scendere sul colle di Braus , come eragli prescritto, andò più a destra verso Luceram, e giunse troppo tardi sul luogo del combattimento ; il che accade quasi sem: pre alla guerra quando varie colonne devono per di verse vie concorrere ad uno stesso punto, tanto più nelle regioni montagnose, ove le strade sono difficili, impro

visi gli intoppi, e facile lo smarrirsi. I piani troppo scien tifici e complicati raramente riescono in siffatti paesi. Tuttavia Brunet, attaccato vivamente di fronte e temendo di esser girato sul fianco sinistro , stimò bene di ab bandonare Sospello ed il côlle di Braus, e di ritirarsi

all'Escárena, lasciando sul campo 150 de' suoi fra morti e feriti, e 3 pezzi di montagna, che caddero in balia dei Sardi.


112

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ma sopraggiunto da Nizza a suo sostegno con 4 bat taglioni il generalissimo d'Anselme , le cose mutarono

d'aspetto . Massena , che aveva sin’allora con un pugno di . gente tenuta a bada la nostra colonna di destra , venendo

ora rinforzato, ripigliava l'offensiva con un baltaglione di granatieri , ed attaccando i nostri con quell'impetuosa foga di cui diede poi tante prove , li faceva retrocedere sino a Saorgio e Breglio : contribuiva eziandio a farli : piegare lo esser essi privi di comunicazioni con le altre colonne. Lasciavano intanto un forte avamposto al colle del Braus .

Malgrado la mala riuscita di questo tentativo dei no stri , Anselme, falto accorto che più non aveva a fronte il meticoloso De-Courten , stimò doversi concentrare

maggiormente , ed evacuando Sospello limitavasi ad oc

cupare il côlle di Braus colle sue guardie avanzate, ed a collocare all'Escarena con una divisione il generale Da gobert, vecchio e sperimentato guerriero. Ciò vedendo i Regii installavansi immediamente nell'abbandonato So

spello , ed anzi li 3 dicembre tentarono di sloggiare i repubblicani dalle forti loro trinciere di Braus : ma erano respinti dall'altivo Dagobert. Venne lodato ed anzi promosso per il valore dimo strato in tali fazioni il cav. Operti, giovane ufficiale di

artiglieria ; come pure veniva promosso tenente -colonnello del reggimento Courten per la dimostrata valentia il ca valiere Streng d'Aremberg svizzero, già maggiore in quel corpo .

Cosi avevan termine per quest'anno le operazioni mi litari nella contea di Nizza , perchè le nevi cadute in abbondanza nel principio di dicembre ponevano tregua al furor dei combattenti.


CAPITOLO II .

113

I tentativi del Saint- Andrè partorirono adunque poco frutto, ma ebber questo di buono , che provarono ai suoi soldati che anche i Francesi potevan esser battuti , e che virilmente attaccati volgevan le spalle essi pure ; e, come

vedremo nel seguente capitolo , la lezione non andò perduta . In Savoia , attesa la stagione più rigida , le ostilità eran cessate ancor prima . Montesquiou intanto , che aveva conquistata quella provincia alla sua patria , re plicatamente accusato dai suoi nemici presso l'Assem blea nazionale di non aver voluto assalire la Confede

razione Svizzera , eseguendo l'ordine di porre l'assedio a

Ginevra ( impreså stolta ed ingiusta ad un tempo stesso), riusciva a mala pena a sottrarsi colla fuga al fato che attendeva i generali repubblicani a quell'epoca : nuovo esempio della ricompensa che quasi sempre si hanno

coloro che conscienziosamente servono alla patria , é dell'odio di cui era oggetto in allora chiunque fosse nato gentiluomo .

Venivagli designato per successore Kellermann, quello stesso che dopo aver battuto i Prussiani a Valmy in

seltembre, collocato poscia sotto gli ordini di Custine, era stato da questo accusato di disobbedienza : onde

l'Assemblea nazionale, volendo da un canto prevenire i sinistri effetti del cattivo accordo fra i capi , e valerisi nel tempo stesso dei talenti del Kellermann , pensò af: fidargli il comando dell'armata delle Alpi. Anselme eziandio veniva rimosso dal comando del

l'armata del Varo, e chiamato alla sbarra a render ra gione del suo operato . Era accusato di essersene rima. sto neghittoso nella città e dintorni di Nizza , invece di

spingere animosamente la guerra ed impadronirsi di VOL. I. -- 8

PINELLI, Storia ecc.


114

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Saorgio. Dicevano pure che colle sue dilapidazioni e vessazioni egli aveva alienato gli animi dei Nizzardi dalla Repubblica francese.

Eravi in questa seconda accusa maggior fondamento che nella prima : perchè , quand'anche non si voglia credere Anselme capace di malversazioni , è tuttavia certo che per debolezza o noncuranza lasciava com mettere gravi disordini dalle truppe a lui soggette , e

tollerava le angherie e prepotenze verso gli abitanti del commissario Ferus, le quali erano state la precipua causa degli ammutinamenti di cui ragionammo sopra. Cadde adunque provvisoriamente il comando dell'ar mata del Varo nelle mani di Brunet , che , serbato a fato peggiore, adoprossi intanto a ristabilir la disciplina. Cosi dopo tre soli mesi di campagna tutte quattro le armate belligeranti e nemiche avevan mutato di con dottiero; e qui, a prova dell'umana giustizia e della varia severità dei due governi , dirò che, mentre gli inetti capi dei Subalpini erano autorizzati dal sardo re a godersi in pace i pingui loro assegni di ritiro, i due generali francesi, che avevan assoggettato nuove pro vincie alla Repubblica , eran costretti ad esulare per campar la vita . Cosi vanno le cose di questo mondo ! L'Assemblea nazionale frattanto aveva già sin dal fi nir di settembre, subito dopo l'invasione della Savoia e del Nizzardo, dichiarata la guerra al re di Sardegna per questi tre motivi : 1 ° L'asilo dato a gran copia di emigrati; 2º Rifiuto di ricevere l'ambasciator francese Se monville ;

3º I rigori usati verso i liberali di Savoia e di Pie monte .

정


CAPITOLO II .

115

Ognuno vede quanto futili fossero queste accuse : non devesi però tacere che, quantunque non fosse ancora

pubblico un trattato formale , dopo la deposizione però del re Luigi XVI e la proclamazione della Repubblica , il re di Sardegna , come già dissi , aveva fatta piena adesione alla coalizione Austro -Prussa, segnando la con venzione di Milano per un corpo ausiliario . I motivi adunque per la dichiarazione di guerra per parte della Francia veramente non mancavano .

Li 27 dicembre poi l'Assemblea nazionale emanava

altro decreto, per cui la Savoia tutta veniva incorporata definitivamente alla Repubblica francese , formando 1'84º dipartimento sotto la denominazione del Monte Bianco ; determinazione che generalmente era accolta con giubilo dalle popolazioni di quel ducato .


‫ܐ‬


CAPITOLO III . Dall'anno 1799 al 1793 .

!

SOMMARIO .

Dolore del Re per la perdita dei dominii oltramontani

Devo

zione dei Subalpini --- Organizzazione delle milizie - Aumento di truppe regolari forze alleate

-

Devins nominato generalissimo delle

Infelice spedizione dei Francesi contro l'isola

di Sardegna - Nuovi e vani tentativi d'una lega italiana Piano di campa Forza e distribuzione delle truppe alleate Biron generalissimo del goa e considerazioni in proposito Prime fazioni nella contea di l'armata francese del Varo Combattimento di Sospello - Devins all'armata coa Nizza Attacco del calle del Perus Partigiani sardi lizzata Alleanza del re sardo coll'Inghilterra Pratiche con Austria ---

per una spedizione su Lione - Marina sarda - Provvedimenti Biron richia militari Avvisaglie su tutta la frontiera mato

Vittorie dei Sardi delli 8 e 12 giugno all'Authion ,

Milleforche e Rauss due eserciti

Kellermann al Varo

Posizione dei

Nuova vittoria degli Austro - Sardi in luglio

Scoraggiamento dei Francesi – Inerzia dei generali alleati --Politica austriaca

Considerazioni analoghe .

La perdita della Savoia e della miglior parte del con tado di Nizza dolorosamente trafisse l'animo del re

Vittorio Amedeo . Furioso contro i suoi generali, egli voleva dapprima farli tutti fucilare senza alcuna mise ricordia ; ma ben tosto l'intrigo e la natural bontà del suo cuore lo condussero a più mite risoluzione : onde che molti di essi, e, come sempre accade, fra questi i


118

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

più colpevoli , altra pena non subirono che di venir col locati a riposo , conservando ben anco le pingui loro pensioni; castigo che la decrepita loro età avrebbe loro dovuto attirare anche prima della colpa . Al dolore del sovrano fece eco quello dei popoli su balpini, i quali, irritati per la sleale condotta della francese repubblica , volonterosi offrivano sostanze, brac cia ed armi per la difesa della corona e della patria . Stando poi a cuore di tutti la conservazione dell'or dine interno , le città , e prima Torino fra esse , pensa rono a porre in piedi le guardie urbane e le milizie . La capitale, per organo de' suoi due sindaci avvocato Vigna e cav. Cacherano d'Osasco, e del cav. di Brozolo vicario , faceva proteste di devozione al re , e cinque soli giorni dopo l'invasione della Savoia il conte Pru spero Balbo , degno padre di Cesare , decurione della città , presentava un progetto per porre in piedi la guardia urbana . Nobile esempio bentosto imitato , come accennai , dalle altre più cospicue città del regno . Per la qual cosa il governo volendo usufruttuare que

st'entusiasmo non solo per la sicurezza interna ma an che per rinforzare all'uopo l'esercito e supplire ad esso nelle guernigioni delle piazze, emanava un decreto col

quale era regolata la forza delle varie compagnie di milizia che dovevano porsi in piedi , e le quali aver dovevano per maximum 48 uomini e per minimum 36. Nel primo caso dovevan esser comandate da 4 ufficiali e nel secondo da 3 solamente . I battaglioni, coman dati da un maggiore , constar dovevano di 6 com pagnie , che accoppiate due a due formavan la centu

ria ; nei luoghi però ove si formavano due battaglioni nel primo eravi on tenente -colonnello che assumeva il


CAPITOLO III .

119

comando superiore di amendue . Riservata la nomina de gli ufficiali tutti alla maestà regia : volontario l'arruo · lamento pei possidenti : non ammessi coloro però che fossero stati processati e cancellati senza poter essere riammessi ove ciò loro avvenisse dopo essere stati por tati a ruolo . Per maggiormente distinguere poi queste milizie dalle truppe regolari, vennero vestite di verde oscuro, ed anche nei distintivi dei gradi furono intro dotte alcune differenze .

Apertisi i ruoli per la capitale , in quel primo slan cio si ebbero 4,256 inscritti, che ridotti poi ai validi sommarono a 3,574 cittadini benestanti , che personal mente o per surrogazione, come allora era in uso , di

cevansi pronti a far servigio di guardia urbana : e no terò che in questo novero erano pure 37 sacerdoti ,

certo per ciò non biasimevoli , perchè a tutti è sacro do vere difender la patria , ma circostanza comprovante

che quando si tratta di armarsi per causa loro simpa tica i preti non rifuggon per nulla dal trattar le armi . Aprivasi poi eziandio una soscrizione per sovvenire in danaro al governo; ed in essa figurarono per cospi

cue somme i primarii banchieri e molti proprietarii di ogni casta , fra i quali trovo per 100 lire il povero Cor nelio cavaliere Incognito , noto a tutti i miei coetanei negli anni nostri giovanili . E molte furono le doviziose famiglie che spedirono le proprie argenterie alla zecca reale, e molti i militari ed impiegati che in quel fran gente rinunziarono ai loro stipendi a pro del governo . Quanto accadeva in Torino ripetevasi ad un dipresso in ogni luogo : onde il governo , non avendo armi per tutta questa gente , ordinava che le milizie delle varie

città e comuni sarebbero adunate ed armate solo quando tal misura fosse ravvisata opportuna.


120

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ecco intanto l'elenco della forza delle milizie che in

quel primo momento furono organizzate sui ruoli. PROVINCIE 0

CITTA'

Acqui Alba . Alessandria Aosta Biella

Casale Cuneo

Fossano . Fenestrelle . Ivrea . Loano

Mondovi Mortara .

Novara . Arona

Oneglia Pinerolo .

Valdesi . Saluzzo .

Savigliano Susa .

Tortona ed Oltrepò Valenza .

NUMERO

DELLE FORZA CENTURIE

20 20 14 10 7 15 30 4 14 20 9 40 12 1 42 14 25 20 5 10 29 4

Vercelli . · Totale .

394

100

100 400

100 100

100 100

100 60 100

TOTALE

2000 2000 1400 1000 700 1500 3000

400

62 100 100

840 2000 558 4000 1200

100

1400

100 62 * 100 60 100 100 100 100 100

100

2604 1400 1500 2000 500 1000 2900 400

400

1200

2244

35,602

A queste cifre conviene aggiungere la forza della mi lizia urbana della provincia di Torino, che non vidi an noverata , ma che certo esisteva ; poichè consta che a comandarla veniva preposto un conte Francesetti del Mezzenile , già capitano nelle truppe austriache, al quale anzi veniva affidata la difesa della vallata di Lanzo .

Per la città intanto trovo che , tolti dai ruoli molti


CAPITOLO III.

121

inetti, rimanevano 2,500 uomini , dei quali venne affi dato il comando, col grado di colonnello brigadiere, al cav. Griffa, vecchio militare in riposo, che erasi distinto alla difesa di Villafranca di mare nell'ultima guerra .

Sotto i suoi ordini militava poi come maggiore un conte Provana di Collegno .

Oltre a questi corpi eranvi anche le milizie delle due provincie occupate dal nemico, che non avevano potuto venir ordinate, ma che erano le migliori , e quelle che volontariamente presero parte, specialmente le niz zarde, alle fazioni combattute dalla truppa regolare ; mentre le altre , almeno nei primi anni , si limitarono lutte al servigio interno : erano però circa 40 mila ar mati cittadini, che permettevano al governo di spingere tutta la soldatesca alla frontiera .

Oltre ai già annoverati corpi , si formarono ancora nel decorso dell'anno e nei successivi varie compagnie o centurie locali , destinate a rimpiazzar le prime , se venivano mobilizzate . Cosi in Cuorgné, grosso borgo ,

che già date aveva 2 compagnie al battaglione di Ivrea, formavasi poi in maggio una terza compagnia locale comandata da certo Giovanni Battista Lisa notaio, che

aveva sotto i suoi ordini per tenenti un Leonardo ed un Scala . Vestivano i militi di quel luogo abito verde, veste e brache bianche, pettiglia (matelotte) e fodera gialla, rivolte scarlatte con bottoni bianchi, e cravatta nera . Portavano poi il cappello alla Federico, come tutte le truppe, eccetto il corpo franco , che per esser di stinto portava lo stesso cappello con un'ala rovesciata all'insù, come vedevansi de' giorni nostri usar i can tonieri.

Prego non mi si apponga taccia di frivolità se con


122

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sacrai poche linee alle milizie di Cuorgnè : mi è caro coglier l'occasione propizia per render in questa mia

storia un attestato agli abitanti di quel luogo caro al mio cuore perchè ivi riposa il mio buon genitore , e perché nel momento stesso in cui scrivo queste pagine quei buoni Cuorgnatesi mi diedero un'insigne e nobil prova d'affetto . Nè all'ordinamento delle sole milizie limitavasi l'ar

dore delle popolazioni . Volevasi già sin d'allora l'ar mamento generale, e certo conte Garretti di Ferrere , senatore e di nobile famiglia astigiana , presentava ał conte Graneri , ministro dell'interno , un piano a tal fine, chiedendo l'autorizzazione di farne esperimento sulle

popolazioni delle Langhe, armigere quanto altre mai . Venne tal piano sottoposto ad un congresso , a cui sie dettero, oltre al Graneri , il conte Cravanzana , il conte Rebuffo di S. Michele , un Carlevaris uditore generale

di guerra, il cav. Damiano di Priocca, il conte Valperga comandante della città di Torino , dinanzi ai quali il conte Ferrere sviluppò le sue idee ; ma difettavano le armi , e la stessa Torino non aveva che 300 fucili : per altra parte l'armata , ancora poderosa ed intatta , non faceva ravvisare tal misura necessaria pel momento ; onde il consiglio pensò doversi sospendere, quantunque trovasse il lavoro del Ferrere degno d'esser preso in

considerazione , e servisse esso poi diffatti di base al l'armamento generale tentatosi nel 1794 , con esito però poco favorevole. Ma non all'organizzazione di queste cittadine milizie erano rivolte le precipue cure del re , ma bensi ad ac crescere e completare i suoi reggimenti di truppe stan ziali , in ciò zelantemente aiutato dal suo ministro di guerra e dall'austriaco barone Devins .


CAPITOLO NI.

123

Sin dall'estate dell'anno 1792 erasi decretata la forma

zione del nuovo reggimento Oneglia , che già stava orga

nizzandosi in quella città all'epoca del bombardamento di essa sotto il nome di battaglione di Marina , e che ora assuniendo il nome di reggimento Oneglia , era confi

dato al conte e brigadiere Vitale . Aumentossi poi anche di 207 uomini la forza di tutti i reggimenti tanto d'or dinanza che provinciali, portandoli a 1,385 ; operazione che riusci di qualche difficoltà , e non mai completa mente pei reggimenti Savoiardi e quel di Sardegna , i primi a causa dell'occupazione del ducato per parte dei Francesi, l'altro a cagione e della distanza , e delle navi francesi, che sempre incrociando tra la Sardegna , la Corsica e la costa ligure , rendevano pericoloso l'invio delle nuove cerne .

Per rimediare a tal inconveniente , almeno in parte, autorizzava il re il duca Maurizio del Chiablese a ri

cevere nel suo reggimento emigrati ed anche di sertori francesi, di modo che in poco tempo quel corpo, da nazionale che era , diventò quasi straniero : ragione per cui il governo nominava poi a suo colonnello in se

condo il conte di Fontanieux , esperto guerriero e nativo di Francia, ma tuttavia non traditore della patria , per chè Avignonese e perciò suddito papalino . Perchè i reggimenti savoiardi e sardi non venissero al completo, facilmente lo spiegano le sovra addotte ra gioni ; ma esse non reggono poi pei reggimenti di No vara e di Tortona , comandati il primo dal conte Delfino ed il secondo dal cavaliere Pernigotti, che mai non po terono esser completi , a segno che dopo avere il re per messo a quegli ufficiali di accettarvi anche individui

estranei a quelle provincie , si vide costretto ad ordinare


124

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ancora che le compagnie di riserva degli altri corpi dessero tutte un contingente, per portare al completo quei reggimenti . Dal che è forza dedurre che o nelle pro vincie nuovamente annesse al regno era meno potente l'amore verso la dinastia , o veramente che negli abita tori del Novarese , del Tortonese , del Vogherese e del

Vigevanasco le marziali disposizioni fossero meno pro nunziate che negli abitatori del Monferrato e del vecchio Piemonte .

La natura del suolo ove ardeva la guerra fece sentire quanto acconcie riuscissero nei combattimenti di mon tagna le truppe leggiere, onde si pensò ad aumentarne il numero in proporzione con le fanterie di linea . Il corpo franco venne portato ad 800 uomini , e di

viso poi in primo e secondo corpo franco . Il conte Malabaila di Canale , già antico capitano delle

guardie , ed allora provinciale nel reggimento di Mon

dovi , uomo perito delle cose di guerra ed animosissimo, otteneva la licenza di assoldare una centuria di fanti

leggieri , i quali , perchè armati da lui di una carabina, assumevano il nome di cacciatori-carabinieriCanale : sic

come poi egli incontrava alcune difficoltà a portar a numero la sua truppa , venne autorizzato dal re ad ac cettare in essa alcuni sudditi liguri nativi dei villaggi siti ai confini; uomini di probità non troppo scrupolosa , perchè dati al contrabbando, ma pratici quant'altri mai

de' luoghi , ed audacissimi . Lo promuoveva poi il re al grado di maggiore. Questo fu il primo di quei corpi leggieri che andarono mano a mano formandosi, e che rendetlero ottimi servigi durante guerra.

La legione delli accampamenti subiva essa pure nuovo ordinamento, venendo divisa in due reggimenti detti di


CAPITOLO III .

125

Granatieri Reali il primo e di Guastatori o Pionieri il secondo. Comandava ai primi il marchese di Bellegarde, che ſu uno dei più valorosi ufficiali che abbian preso parte a questa guerra : imperava ai secondi il conte

Roubion , già aiutante generale di De-Courten . Conser

varono i due reggimenti lo stesso uniforme ; solo per distinguersi adottarono uno le guerniture di metallo bianco , e l'altro di metallo giallo . Appena formati i guastatori furono addetti alle fortificazioni sulla collina

di Torino ; perchè il cav . di Salmour, il quale , lasciato il comando dell'artiglieria al conte Angelo Saluzzo nel 1790 , era stato nominato governatore della capitale, rappresentò giudiziosamente come opportuno fosse oc cupar quei punti che la dominavano, mettendola cosi al coperto da un colpo di mano per parte dei nemici . I guastatori pertanto furono incaricati di detta bisogna diretti da abili ufficiali ingegneri, e perciò vennero ac casermati nel borgo di Po .

I soldati provetti poi vennero riuniti in un solo bat taglione forte di 740 uomini , detto di guernigione, per- ,

chè più specialmente dedicato a tal servizio più adat tato all'età loro che li rendeva poco idonei ad una guerra di montagna . Il massacro degli Svizzeri in Francia, accaduto il 10

agosto 1792,avendo inviperito quei montagnardi contro i repubblicani, pensò Vittorio Amedeo di far buona

speculazione assoldandone alcune migliaia di più, onde diede ordine di formar tre nuovi reggimenti oltre quello di Schmidt , che incominciato solo l'anno prima , non contava che un battaglione, il quale era stanziato in Sardegna. Furono dunque sette battaglioni di gente svizzera che vennero nuovamente arruolati, cioè uno


126

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di Schmidt, due di Zimmermann , due Bachmann e due

Peyer-cin-hoff, battaglioni che costarono sempre il dop pio dei nazionali, furon sempre incompleti, e non egua gliarono mai in valore le truppe nazionali . Finalmente adunaronsi 1000 uomini pel trasporto delle vettovaglie , i quali da ciò desunsero il nome di Dragoni di provianda. Ad aumentare poi sensibilmente l'esercito guerreg giante giunse finalmente il corpo ausiliario, non molto forte invero nè molto agguerrito, perchè annoverava 6 mila fanti dei tre reggimenti Caprara , Belgioioso e Stras

soldo, riputati i peggiori dell'esercito imperiale perchè composti quasi interamente di soldati italiani e coman dati da gran numero di ufficiali lombardi, poco affetti

gli uni e gli altri alla causa dell'imperatore, e per con seguenza a quella del suo alleato , e propensi anzi ai

Francesi, dai quali già speravano veder la patria loro liberata dal giogo straniero . Eravi inoltre un batta

glione di granatieri Wollust, battaglieri bravissimi ; al cune centinaia di croati, gente semi-barbara , se si vuole, ma audacissima ed eminentemente acconcia alla guerra

alla spicciolata : questi due corpi ed 800 dragoni del reggimento Laudon erano buoni soldati , ma non cosi due reggimenti di veterani o di guarnigione , come chia

mavansi , i quali completavano il numero , ed erano composti di vecchi soldati e forse ancor buoni combat tenti dietro i ripari, ma poco o nulla adattati alla guerra di montagna, che richiede sveltezza ed agilità, doti pro prie della gioventù soltanto . Ed uno di questi reggi menti diffatti fece veramente onore al suo nome , per

che alla pace del 1796 ancor trovavasi coi vergini schioppi alla capitale, che non aveva abbandonata senonchè per


CAPITOLO III .

127

alcune insignificanti spedizioni . A questo si riducevano gli aiuti del grande imperatore. Se pochi però erano i soldati, molti erano gli ufficiali addetti allo stato mag giore, ed anche gli intraprenditori, fra i quali un certo

Bimenfeld, creatura di Devins, col quale divise forse le immense ricchezze che guadagnò nella fornitura dei vi veri all'armata . Avevano poi questi ufficiali tutti visto sissimi stipendi a titolo di foraggio , di trasferto , di indennità alloggio e mille altre cose . Il solo barone Devins costava al sardo re lire 3,500 al mese ; gli altri erano pagati in proporzione . Mediante tutte queste nuove formazioni, che non eb bero luogo unitamente ed immediatamente, ma nei varii

mesi dell'inverno, l’armata austro-sarda all'aprirsi della campagna annoverava non meno di 45 mila fanti di

linea o leggieri , di 4,000 cavalli e quasi 5 mila arti glieri, senza tener calcolo di 8 mila miliziani che con corsero colle truppe regolari alla difesa delle loro'valli

native . Dirò fra poco come vennero distribuite queste forze e da chi fossero comandati i varii corpi d'eser

citi; ma prima sembra opportuno terminar qui l'enu merazione delle provvidenze riguardanti l'esercito, e che furono dal ministero di guerra emanate prima che aves sero nuovo principio le ostilità . Mandando ad esecuzione quanto era stato disposto 4793

dall'organizzazione data all'esercito nel 1786 , si ra gunarono le compagnie granatieri e cacciatori dei va rii reggimenti , e se ne formarono battaglioni scelti , affidandone il comando ad ufficiali particolari presi fra i migliori dell'armata . Quanto ai cacciatori, da princi pio essi non furono che due battaglioni indipendenti

l'uno dall'altro ; non cosi pei granatieri : alcuni batta


128

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

glioni di essi rimasero isolati ; altri furono accoppiati e soggetti ad un colonnello o tenente-colonnello. Sic

come questi battaglioni ebbero la massima parte nelle fazioni combattute dappoi , sembra equo dare uno specs

chio della loro primitiva composizione e destinazione. Come ben si scorge dal qui unito specchio, a for mare i battaglioni cacciatori furono necessarie 6 compa

gnie ed anche 8 di diversi corpi ; di ciò furono due le cause : la prima, che le compagnie cacciatori erano piccolissime, non constando esse che di 55 uomini , mentre le compagnie granatieri o fucilieri ne annove

ravano 123, e 136 quelle di riserva : la seconda, che forse non si volle privare affatto i reggimenti dei tira gliatori a loro propri : saggio ed avveduto consiglio, per chè nel servizio di fiancheggiatori più che mai si richiede che il capo di un corpo conosca fondo e possa valutare al giusto suo valore l'ufficiale a cui è affidata la sicurezza

delle sue marcie e manovre. Non so più qual sia l'au tore che chiama le truppe leggiere gli occhi dell'armata : ma giustissimo parendomi questo paragone, dimanderò io qual confidenza possa aver un capo di un corpo di linea , se per vedere deve ciecamente affidarsi al coman dante di un corpo leggiero di cui non conosce nè la

capacità, né il coraggio, nè l'oculatezza ? Per semplificare poile operazioni amministrative venne deciso che i cacciatori, che prima erano aggregati alle altre compagnie, avessero un'amministrazione loro pro pria e si considerassero amministrativamente come stac cati dal corpo .

Molti reggimenti avevano a comandante un maggiore generale o brigadiere, il quale da un momento all'altro poteva venir incaricato di comandare un corpo di truppe


BATT GRAN

Austriai

1 ° Batta

REGG .

3° Batt

Regg .

REGG .

REGG

BAI C.


‫ܐ‬


CAPITOLO III .

129

superiore in numero al suo reggimento , che rimasto sa rebbe senza capo diretto, o che poteva anche non far parte delle truppe soggette a tal generale. Per ovviare a questo inconveniente venne nominato in tutti i reggi menti che erano in quel caso un colonnello in secondo; misura dannosa sempre alla finanza se vuolsi , ma ottima per la disciplina e giustificabile in tempo di guerra . Non so poi l'epoca precisa in cui la denominazione di bri

gata fece luogo a quella di reggimenti : ma è certo che tutti gli autori pendente la guerra parlan sempre dei reggimenti Guardie , Savoia, Piemonte ecc . , e non mai di brigate.

Con accorto e generoso consiglio poi , volendo il re accrescere lena ed ardire ai suoi soldati, creava nel: principio di quell'anno una medaglia d'onore d'oro e d'argento per premiar le azioni di merito militare, de

cretando che chiunque fosse della prima insignito avesse per essa a godere di un soprassoldo eguale alla paga del

grado : e quegli che guadagnato avesse la seconda , si godesse mezza paga di più ; questa decorazione fu per la bassa forza, perchè quanto agli uffiziali distinti per valore essi venivano decorati della croce dei Ss. Mauri zio e Lazzaro . E ad infondere nel cuore dei suoi la dolce

certezza che il paterno suo cuore provveduto avrebbe

alle famiglie di coloro che caduti fossero in guerra; egli stabiliva pure le norme presso le quali regolar doveansi le pensioni accordate alle vedove ed agli or fani figli. Indotto poi dalla benignità dell'animo e dal desiderio di ricondurre sotto le bandiere vecchi soldati , promulgava il re in febbraio un generale indulto pei di:

sertori si nazionali che degli esteri reggimenti , purchè in un termine perentorio facessero ritorno al loro corpo . VOL . I. - 9

PIXELLI, Storia ecc.


130

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Tutte queste provvidenze ebbero luogo nell'inizio del 1793, nel marzo del quale S. M. veniva nella riso luzione di definitivamente nominare a capo e comandante

generale delle sue armate il barone Devins, dandogli poscia i più ampii poteri con regio decreto delli 5

marzo. Era il Devins uomo di non pochi numeri . Al lievo di Laudon, sotto cui guerreggiato aveva , chiaro per valore e per militare perizia , era egli decorato dell'or dine di Maria Teresa , che non soleva accordarsi che ai

più meritevoli. Onde non puol dirsi che veramente cat tiva fosse la scelta falta dal re . Ma oltre alla, soverchia età , egli era anche affetto da podagra; e macchiò poi la sua fama con sordida avarizia e con un'infingardaggine

di cui però a lui , come dimostrerò dopo, non è giusto dare tutta la colpa .

In quei primi momenti però devesi convenire che la sua elevazione al comando supremo fu piuttosto profi cua all'esercito che dannosa ; poichè egli, usando quella franchezza che i sudditi cortigiani o dei cortigiani te menti non ardivano impiegare, disse spiatellatamente al re che era d'uopo riformare lo stato generale e gli uf

ficiali tutti dei corpi sceverando da esso i troppo vecchi ed inetti, e rinunziando al folle abito di accordare le

spalline a ragazzi ancora imberbi perchè appartenenti alle prime famiglie, recando cosi sfregio e danno agli uf ciali nati in più umile condizione ed ai bass'ufficiali del l'esercito .

Lasciossi persuadere il re : ed autorizzò il Devins a scrivere a tutti i comandanti dei corpi una circolare , colla quale gli ufficiali malaticci o vecchi erano non solo autorizzati, ma eccitati a chiedere il loro ritiro

(V. Documento nº 1 ) .

.


CAPITOLO III .

131

Imprese quindi il generalissimo austriaco a modifi care lo stato generale, dandogli forma analoga a quella che avevano gli stati generali austriaci , ed introducendo

in ogni divisione qualche suo connazionale di cui aveva

seco buona copia condotto ; misura questa che spiacque grandemente agli aiutanti e sotto-aiutanti generali pie

montesi, i quali per nulla si credevano inferiori agli austriaci , che invero si dimostrarono in appresso supe riori ai nostri in orgoglio e in rapacità soltanto .

Entrarono in quel tempo nello stato generale dell'e sercito alcuni nobili francesi rimanendo addetti alla

persona del re o del generalissimo ; qualità che li dispen sava dalle fatiche del bivacco , ai militari d'ogni ceto, e

specialmente ai nobili , sempre più ingrate dei pericoli della guerra . Fra questi eravi il conte Clermont de S. Jean , che per lavarsi della taccia infame di portar le armi contro la patria , andava dicendo esser cgli sud dito savoiardo perchè discendente dal nobile casato dei marchesi de la Bathie , oriundi della Bressa , provincia anticamente soggetta alla dinastia savoiarda : e forse

ciò era , ma stava però sempre che egli aveva servito lungo tempo sotto Luigi XVI , e che senza la rivoluzione non avrebbe mai pensato ad abbandonar la Francia , che ognor risguardato avea come sua patria . Fu egli prima fatto colonnello con autorizzazione di formare un reggimento straniero, che mai non pervenne a mettere

in piedi , ed addetto intanto alla persona reale come aiutante di campo .

E traditore era pure quel Bonne -de-Savardin , emis sario del d’Artois a Lione, il quale non rinunziando an cora ai suoi disegni in quella città nella quale aveva numerose aderenze, era entrato nell'esercito nostro e


132

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

stava addetto come maggiore allo stato generale del corpo stanziato nella valle d'Aosta .

Più degni di scusa, o , per meglio dire, men degni di bia

simo potevan riputarsi alcuni sudditi papalini, i quali , come il Fontanieux , già da me nominato , credevano poter con tutta onoratezza portar le armi contro gli in vasori dei dominii del legittimo loro signore il ponte

fice. Tali erano il Jargoyes, il De Jojly, il Flechier de Senez, nativi tutti del contado Venosino ed addetti con

rango di ufficiali superiori allo stato generale . Molti altri ufficiali francesi militavan pure tra noi , e

formarono anzi dopo un corpo franco chiamato anche Chasseurs-Bonneaud, dal nome di chi li comandava , che

era uomo intrepido ed ardito quant'altri mai : erano con lui un Forbin, un De-la-Fare, un d'Athenaz, ed altri valorosi si , ma spregievoli, perchè contro la patria mi litanti; che anzi fra questi eravi un Demotthy , che ve nuto in sospetto di doppio tradimento , era prima arre stato , quindi cancellato dai ruoli .

A porre poi termine all'abuso col quale i reggimenti lutti , ma questi corpi stranieri principalmente , acco glievano nelle loro file individui d'ogni nazione, emanò

più tardi il re rigoroso divieto di accettare quei Tede schi che disertando od evadendosi da prigionieri del ne mico, cercavan arruolarsi da noi , preferendo la più mite disciplina piemontese al bastone tedesco . Prima di raccontare le sanguinose fazioni che ebbero luogo nel decorrere dell'anno 1793, vuole l'ordine cro nologico de' fatti ch'io narri la spedizione tentata contro dell'isola di Sardegna dalla flotta francese nepli ultimi

giorni dell'anno 1792 e nei primi mesi del seguente 1793 . Era l'isola di Sardegna da non ancora ottant'anni sog.


CAPITOLO III .

133

getta allo scettro della dinastia sabauda , la quale era stata costretta nel 1718 , durante il regno di Vittorio Amedeo II , ad accettarla a malincuore in iscambio della Sicilia , a lei data nel 1713 col trattato di Utrect; isola

che per la sua feracità e maggior civilizzazione e coltura

era di gran lunga preferibile all'altra . Eppure o per af fetto verso i nuovi signori , o per amore alla patria ed

alle patrie istituzioni , i Sardi diedero in tal circostanza luminosa prova di fedeltà e coraggio . Ecco come accaddero i fatti :

Reggeva quell'isola , con titolo di viceré , il Bailo di Balbiano : ed aveva seco lui , qual generale d'armi , il barone della Flêchere, savoiardo.

Pare che questi due gentiluomini, o forse ancor più le persone loro attinenti, avessero indisposta la nazione con angherie e folle orgoglio . Certo è che correvano

dissapori fra la popolazione dell'isola ed i Piemontesi e Savoiardi che colå occupavano le cariche primarie . Questi mali umori fecero concepir speranze al con sole francese di poterne ricavar profitto per la sua na zione : ne riferi pertanto a Parigi , affermando che un corpo francese sbarcato nella Sardegna sarebbe stato il ben venuto : appoggiava la proposta del console il ge nerale Casabianca , côrso , che trovavasi allora in patria : piacque ai rettori di Francia il disegno, pensando essi

che il possesso della Sardegna viemaggiormente potesse render loro sicuro quel della vicina Corsica. Scrissero pertanto all'ammiraglio Truguet di abban donar le acque di Provenza dopo la conquista del golfo di Villafranca , e di condurre il naviglio dinanzi Ca gliari , capitale dell'isola . Commisero in pari tempo al contrammiraglio Latouche - Treville., che partito da To


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Jone con molti legni di trasporto, si recasse a Villa franca ad imbarcare la legione marsigliese, per la sua indisciplina resasi esosa a quelli abitanti, e special mente a Brunet, che più non sapeva come tenerla a freno . Oltre a ciò doveva anche il Latouche prender a bordo , passando, alcuni battaglioni côrsi in quell'isola

e quindi portarsi verso Cagliari a raggiungere Truguet, sotto gli ordini del quale doveva rimanere. Le truppe

di sbarco poi eran comandate dal corso generale Casa bianca .

Sembra che l'imbarco dei battaglioni di Corsica incon

trasse qualche difficoltà , fatta nascere, secondo alcuni , dal celebre Paoli , il quale ancora trovavasi nell'isola e

che avversava quella spedizione contro la Sardegna, di cendo esser essa sempre stata amica di Corsica . Fatto

si è che Latouche non raggiunse cosi presto Truguet ,

il quale o per fiducia nella buona disposizione che, se condo il console , i Sardi avrebbero per lui palesato, o nella credenza che le sue forze bastassero all'impresa, comparve senza Latouche in quei luoghi. Ma male conosceva l'indole dei Sardi ed il console

che consigliato aveva la spedizione e l'ammiraglio che vi si accingeva con pochi legni ; perchè niun popolo era

meno preparato a ricevere le sementi delle repubblicane teorie che il Sardo , il quale ignorante al colmo e si gnoreggiato dal clero e dai nobili , non vedeva che coi costoro occhi , non pensava che colla loro mente . Figu riamoci adunque se nobili e preti, i quali avevan veduto

lo scenipio fatto in Francia di quelle due caste , erano disposti a favoreggiare il dominio dei Francesi nell'isola

ponendo a repentaglio le proprietà non solo , ma ben anco le vite! Ci voleva proprio tutta la presunzione fran


CAPITOLO III .

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cese, che faceva credere ai capi di quella nazione che tutti i popoli della terra fossero contenti di vedersi ta glieggiati e malmenati a nome della libertà , di quella libertà che essi tanto decantavano , ma il cui nome non

ſu mai più sconciamente profanato !

Compariva frattanto il vice-ammiraglio Truguet con 11 vascelli di linea , 3 fregate e 3 bombarde dinanzi alla capitale dell'isola sin dal 21 dicembre 1792 : ma mentre andava studiando sul modo da regolarsi, sorse una cosi

fiera burrasca che sperdeva tutti i suoi legni , obbligan doli a rifugiarsi parte in Napoli, parte in Sicilia , parte gettandone sulle costiere di Africa : sicchè a mala pena poteva il Truguet condursi con 5 o 6 vascelli e qualche legno minore nel golfo di Palmas. Mandava però li 29 una fregata verso Quarto , dove progettava di operar lo sbarco, ingiungendole di esplo rar i luoghi e scandagliarne il fondo. Ma appena i di fensori di una di quelle torri che stanno a difesa del litorale , s'accorsero che le lancie della fregata stavano

piombinando , cominciarono a far loro fuoco addosso, in

ciò anche coadiuvati da un piccolo drappello di soldati del reggimento Piemonte , che sotto gli ordini del te nente Bussolino il vicerè aveva colà spedito . Ripostava la fregata, ma quelli a riparo dai muri e dagli scogli of fendevan senz'essere offesi; il che vedutosi dal francese comandante, richiamate le imbarcazioni a bordo, si al lontanava .

Frattanto questa ricognizione del lido aveva desta l'al tenzione degli isolani , i quali già da qualche tempo ave van posto mano ad armarsi . Poche erano le forze mili

tari esistenti nell'isola , e parte di queste ancora , come il

battaglione Schmidt, non completo perchè di recente for


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

mazione , trovavansi nell'interno od all'altro capo del l'isola, a Sassari ed Alghero : dimodochè non erano in

Cagliari che 4 compagnie Piemonte comandate dal te nente colonnello Pamparato, e 4 compagnie De-Courten ,

le due compagnie granatieri di quei battaglioni , una compagnia leggiera destinata alla custodia dei forzati, più 200 dragoni di Sardegna retti dal barone di Saint Amour .

Ma alla pochezza delle truppe suppli il buon volere dei cittadini; in aiuto dei pochi artiglieri accorse uno stuolo di eletti giovani diretti e quotidianamente eser citati nel tiro dal cavaliere Ascher de Flumini e da Azi.

monti, capitano dell'arma . I nobili poi con zelo straor dinario assoldarono milizie nel contado : ed accorrendo

anche con nobile gara ad offrirsi i popolani della capi tale , in breve si ebbero in piedi 10 battaglioni di ſanti e 2,000 cavalli .

Comandava ai primi un marchese Leonelli che era secondato da molti buoni cittadini e segnatamente dal l'avvocato Pitzolo , uomo di gran cuore ed intrapren

dente , che acquistossi in questa circostanza onore e quella popolarità che poi lo trasse a morire per mano di vili e gelosi sicarii . I miliziani a cavallo poi , coman

dati da ufficiali proprii , eran sotto la superior direzione del St-Amour.

Truguet intanto dal golfo di Palmas erasi recato al l'isola di S. Pietro, di cui si impadroniva senza fatica, perchè il Camurati , ufficiale dei dragoni di Sardegna, e che aveva seco 100 uomini di ogni arma al più, visto

la poca disposizione degli abitanti a concorrere alla di fesa, chiedeva ed otteneva da Cagliari permesso di eva cuarla : inchiodati pertanto i cannoni , venivasene colle


CAPITOLO III .

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sue genti a raggiungere il signor della Rochette , uffi ciale anch'esso dei dragoni e che con 100 miliziani stava a difesa della penisola di Sant'Antioco : il quale amma latosi allora però gravemente, cedeva il comando al Ca murati.

Li 14 giungeva la squadra nuovamente nel golfo di Palmas , e mandava intimazione al Camurati di sgom

brare. Questi , veduto le forze nemiche , disperando di

poter resistere, ma volendo salvar l'artiglieria, chiedeva

due ore di tempo.a rispondere: fingevano i Francesi di accordargliele , ma in pari tempo facevan sbarcare al l'altra estremità dell'isola , nel luogo detto di Calasetta, 600 uomini che tacitamente avviavansi per circuire Ca murati e la sua piccola schiera . Ma s'accorgeva questi dello sleale procedere , e contraccambiandolo con un

altro atto prepotente , impadronitosi del parlamentario, che era certo tenente di marina Reidellet di Sessel , e

di due suoi seguaci, lo conduceva seco prigione, e po nendo una guardia a porto S. Caterina , uno dei punti per cui la penisola si lega all'isola grande , si ritirava nel Sulcis ove stava il cavaliere Buschetti a capo di più forte schiera . Giungevano i Francesi e si impossessavano dell'isola : ma avendo voluto un pelottone dei loro as salir la guardia nostra , che era di sette soli miliziani a cavallo , questi si difesero a maraviglia , perdendo , è vero, tre dei loro, ma uccidendo un numero molto su periore di nemici . Metteva nuovamente alla vela , li 22, Truguet , e ri

compariva dinanzi a Cagliari , e dava fondo li 23, fuori del tiro del cannone della piazza . Li 24 mandava un palischermo a parlamento. Cosa si volesse , nol so ; ma probabilmente erano i soliti proclami di libertà e


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

felicità : ma qui rinnovossi il caso di Oneglia , perchè

niegando quel battello di retrocedere, malgrado l'avviso datogliene, e presosi questo ad insulto dai popolani, uno cominciava ad abbattere di un colpo di moschetto un soldato francese : data la spinta , non fu più possi

bile trattenere la plebe indispettita ; ed alcuni popolani, puntato un pezzo sul battello, e dato di piglio alla mic

cia , lo fulminarono colla mitraglia, ferendone ed ucci dendone l'equipaggio. Fu certamente orribil fatto : ma non sempre si può frenare un popolo adirato . Non sembrava offendersene sul primo momento Tru guet : che anzi tenevasi cheto ancor per tre giorni. Ma il giorno 27, due fregate cominciarono a far fuoco ,

con poco però o nessun danno degli isolani : giunta la notte poi , avvicinatisi tutti i legni, cominciarono a trarre dalle 9 di sera sino alle 3 del seguente mattino : ri spondevano i sardi cannonieri novelli : ma per la so verchia distanza , poco era il danno da ambe le parti . Tuttavia la Capitana, che s'era maggiormente accostata , ebbe tante percosse , che verso le 10 del mattino la si

vide allontanarsi per bisogno di raddobbo nell'albera tura ; la seguivano gli altri legni, e ritornava il naviglio al golfo di Palmas.

Ponevano a profitto i difensori questa breve tregua coll'innalzar alcune trincee sul lido di Quarto , ove te

mevasi lo sbarco, e collocando ivi le truppe regolari e le milizie , tanto a piedi che a cavallo : ma costrutte in fretta, per causa del vicere, che non aveva voluto farvi

por. mano prima , riuscivan quelle difese di poca im portanza , e difficilmente resistito avrebbero ad un vi

goroso assalto , ma pur vedremo che bastarono contro quella truppa accogliticcia.


CAPITOLO III .

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Ma giungeva finalmente, li 2 febbraio , Latouche coi trasporti carichi di truppe , e con tre vascelli , e vari legni minori : onde rimessosi in mare , Truguet man dava i legni più sottili verso la spiaggia di Quarto, li 11

verso sera . Inquietavano questi, coi loro tiri, le truppe regie colå stanziate ; e quando parve loro di averle al quanto allontanate, poste in mare le lancie armate di cannoni e cariche di truppe , cominciarono a sbarcar soldati , che, appena toccato il lido , ponevan mano a trincerarsi. Avrebbe facilmente potuto impedire quei lavori il barone di Saint-Amour, che colà comandava, e che era eccitato a farlo da un certo Sulis , uomo di gran cuore : ma pare che egli diffidasse del valore delle

milizie , e non volesse avventurarle fuori dei ripari, dietro i quali le aveva ridotte. Onde i Francesi pote rono sbarcare tranquillamente, se si eccettuano alcune

avvisaglie successe fra le loro guardie avanzate ed al cuni miliziani più intrepidi , fra i quali si distinsero un certo Dessi ed un certo Tatti , che vi rimaneva però ucciso .

Tentarono in pari tempo i Francesi di sbarcare a Calamosca , torre di dove si fanno i segnali , ma ne fu rono impediti dal bravo Montaleone comandante di essa , che col suo ben diretto fuoco riusci sempre a tenerli

lontani: aiutato anche in ciò dal cavaliere Pitzolo, che era accorso con alcuni miliziani .

Mentre eseguivansi questi vari tentativi di sbarco , Truguet molestava la città coi proiettili , e ne era dalle

fortificazioni di essa ampiamente contraccambiato, chè i cannonieri , rimessisi dal primo sgomento , eran ani mosamente ritornati alle batterie , e mantenevano un fuoco animatissimo .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Finalmente il giorno 15 , Casabianca , veduti a terra

circa 6,000 de' suoi , spartivali in due colonne, ed av viavasi contro i due fortini che dalla parte di Quarto

coprivano la città. --- Ma erano i suoi seguaci più pre doni che soldati ; dimodoché , ricevuti caldamente dai

pezzi colå collocati , e dalla moschetteria dei battaglioni Piemonte e De-Courten , e di alcune centurie coman date da un tal Pisano , davano vôlta , e ritornavansene al loro campo .

Un'altra schiera si volgeva lungo il litorale , e por tavasi ad assalir il forle di Sanț'Elia : muovendosi però senz'ordine, e cantando la Marsigliese ; dimodochè giun gevano ai piedi della collina al far della notte , e pre ceduti solo da pochi tiragliatori. Erasi appostato, fra

i cespugli che coprono quei terreni, il l'itzolo , con al cuni animosi , che dato ordine a' suoi di lasciar ve

nire i Francesi a tiro di pistola , li investiva poi repen tinamente da tergo e dai fianchi : secondato anche dal cavaliere Cerruti , con una debole frotta di cavalli . Ba

stò quest'improvviso assalto per sgominar quelle poco agguerrite schiere ; incerti del numero del nemico , ed ignorando da qual parte venisse, i tiragliatori francesi diedero volta : ed assaliti in quel mentre di fianco dai cavalli del cavaliere Cerruti , senza sapere quel che si

facessero, spararono a caso, onde molte palle andarono a colpire il grosso della colonna ; la qual cosa vedulasi da coloro che ne formavan la testa, posersi a gridare, al tradimento : ed in meno che non dicesi, tutti la die dero,a gambe; e non più cantando, ma urlando e stril lando , si rifugiarono nel campo alla marina , di dove non vi fu più modo di farli uscire.

Truguet tuttavia, quasi a vendetta della rotta de' suoi,

2


CAPITOLO III .

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seguitava a coprir la città di proiettili : ma il giorno 17 levossi un cosi furioso vento tra levante e scirocco , che fu forza alle navi francesi di sospendere il fuoco, e di ti

rarsi addietro , perchè un loro vascello , il Leopardo, che si era soverchiamente avanzato per prendere le bat terie del molo a rovescio , era dal vento sbattuto sulla

Scaffa, ove , disperando di trarlo fuori , veniva poi dai suoi abbandonato .

Crescevano intanto a dismisura le onde, e tutto empi vano ed allagavano il campo francese, posto alla spiaggia di Quarto ; cosa che fece levare a rumore le genti marsigliesi , le quali tumultuariamente chiedevano di essere imbarcate : il che veniva Joro finalmente con

cesso . Il giorno 26 poi , avendo Truguet terminato di ritirare dal Leopardo tatlo quanto era trasportabile, ed incendiatone la carena acciò non cadesse in mano

dei Sardi, disperando di poter con successo rinnovar gli assalti , si levava con tutta la squadra dalla rada fa tale , e faceva ritorno nel golfo di Palmas.

Cosi ebbe fine questa matta impresa : fu matla im presa davvero , ma più vergognosa che dannosa per la Francia ; la quale , quand'anche fosse riuscita ad impa dronirsi di Cagliari , avrebbe avuto a sudar molto a do

mare gli abitatori dell'intera isola ; né avrebbe poi po tuto mantenervisi contro le squadre inglesi , che dovevano fra poco entrar in lizza . La vera perdita dei Francesi

si ridusse tuttavia a quella del vascello il Leopardo : poichè , quanto a quelle poche centinaia di canaglia marsigliese che rimasero spente, io credo che dai ge nerali francesi che non potevano tenerle a freno , ciò venisse calcolato piuttosto vantaggio che danno : era la feccia di quel popolo irrequieto ; e certo, in quell'epoca,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

i mascalzoni non difettavano in Francia . Vuolsi , tuttavia,

che la perdita dei Francesi sommasse a 600, mentre quella dei Sardi non ascese in tutto che a venti feriti e nove morti . Molti furono coloro che si distinsero in

tali diversi altacchi : De Torrente , maggiore di Courten, fu meritamente lodato e fregiato poi dell'ordine mau riziano . -- Un Vanzi , sardo , sottotenente nella com pagnia leggiera , ſu nominato tenente nel reggimento Oneglia , e due altri sardi , Borro e Martinez, furono

parimenti promossi . Andò anche lodato Azimonti , ca pitano d'artiglieria , che vi rimaneva ferito : ed il capo rale, dello stesso corpo , Pietro Bragione , che venne decorato .

Il console , promotore di tal trista spedizione, stimossi

poi avventurato di potere , di nascosto , guadagnar il bordo di un legno francese, nella notte dalli 26 al 27, prima che il furore del popolo sardo su lui si river sasse : e la sua dimora sino a quell'epoca , spiega forse l'inazione di Truguet, dei 24 alli 27 , per non compro metterne l'esistenza .

Quasi contemporaneamente, cioè li 22 febbraio, ten tarono i Francesi un altro sbarco al capo settentrionale della Sardegna e sull'isola della Maddalena ; tentativi che non meriterebbero di attrarre l'attenzione dello storico,

se in essi preso parle non avesse quell'uomo che doveva empire il mondo tutto della fama del nome suo , Buo naparte dir voglio, che qui esordi nella straordinaria sua carriera con un esito che non avrebbe certo fatto in

lui presagire il portentoso suo genio conquistatore.

Comparsa adunque una parte di navigli francesi nelle bocche di Bonifacio , dava mano a tempestar coi proiet tili l'umile borgo della Maddalena , e per ciò meglio ese


CAPITOLO III .

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guire ponea a terra due obici a S. Stefano, più rupe che isolá sita a mezzodi della Maddalena fra essa ed il capo Orso

che appartiene alla Sardegna . Rispondevano al fuoco del nemico due mezze galere governate dal cav. Costantin e dal Porcile, amendue ufficiali della regia marina . Ad

essi si aggiungevano alcuni soldati svizzeri del reggi mento De -Courten che trovavansi in presidio nell'isola sotto il comando di un certo Barman tenente .

Ma

poco danno facevan esse ai Francesi , i quali invece mi nacciavano distruggere dalla loro stazione di S. Stefano le case della Maddalena . Ciò vedutosi da certo Millelire

Domenico nocchiero , zio dei tre fratelli che ancor ora militano con onore nelle regie armate , concepiva egli l'ardito pensiero di andare a sorprendere la francese batteria ; perlocchè presi seco alcuni animosi suoi com

paesani, ed una ventina di soldati svizzeri , gettatosi in due o tre lancie condotte sulla costa Nord dell'isola , attraversato il passo detto della Moneta , fatto il giro dell'isola attigua della Caprera, veniva a pigliar terra alla punta Sud dell'isola S. Stefano, coperto alla vista dei Francesi da un monticello che si estolle al centro

dell'isola e sul quale Buonaparte , il quale quantunque

comandasse un battaglione di volontari , aveva però as sunto il governo dei due obici posti in terra a S. Ste fano : ancor giovinetto ed inesperto del guerreggiare non aveva pensato a porre neanche una vedetta , mai più im maginando che i Sardi venissero ad assalirlo da tergo con si ampio giro . Giunti i nostri in numero di cin quanta circa sulla vetta del poggio , cominciarono a ti rare schioppettate nelle spalle ai Francesi cannonieri , i quali privi di scorta e pochi in numero, ebbero a som ma ventura di salvarsi nei loro battelli asportando un


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

obice e lasciando l'altro in mano dei nemici , perché vivamente incalzati dagli Svizzeri condotti da un tale Ars mard , che arditamente gittavasi su loro colla sciabola alla mano , al momento che stavano per dar fuoco an cora una volta agli obici ; azione per cui primo su tutto

l'esercito subalpino egli meritava la decorazione, quan tunque per la distanza e le difficili communicazioni non la ricevesse che alcuni mesi dopo e quando già altri erano stati per varie azioni di valore in terraferma de corati.

E nella sala dei modelli della regia marina a Genova conservasi un rozzo attrezzo che vuolsi fatto far da Na

poleone allora per dirigere i tiri dei due obici, e da lui perduto nell'imbarcarsi per abbandonare quello scoglio su cui nessuno avrebbe per certo creduto che dovesse subire una disfatta colui che, salvandosi ora qual fuggi

tivo , conquistar doveva poi tanti reami (1 ). Esito non migliore avevan alcuni altri tentativi fatti

dai Francesi lungo le coste della Gallura, ondeben pre sto ponevan essi termine ai loro progetti di sbarco :

L'isola di S. Pietro poi rimaneva per soli pochi mesi in potere dei Francesi, perchè li 25 maggio successivo approdava in quell'ampia rada lo spagnuolo ammira glio don Francisco Borgia , con 23 legni da guerra , il ( 1 ) Fu quel strumento regalato alla Regia Marina dal chiaris simo vice-ammiraglio Albini , senatore del regno, che lo ebbe da suo suocero, e dal quale tengo questi e molti altri dettagli sui falli risguardanti la nostra marina , di cui non rimane più docu mento alcuno ; dettagli autentici come provenienti da persona

di fede degnissima , e che ebbe essa pure parte in quelli eventi. S'abbia l'illustre generale i miei ringraziamenti per l'esimia gen . tilezza usata

mio riguardo .


CAPITOLO III .

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quale catturati e condotti poi a Barcellona gli 800 Fran + cesi che erano stati lasciati di presidio in quell'isolaj nuovamente la restituiva alla devozione della sarda.co rona .

Queste erano le poco gloriose imprese della francese marineria , per la quale già incominciava quella lunga serie di rovesci che colpir la dovevano nelle guerre na poleoniche. Eransi frattanto fra le italiche corti ravvivate le pra

tiche per una lega italiana : anzi il re napoletano sem brava tutto ardore; e per lettere e per inviati mandava sollecitando tanto Roma che Venezia e Sardegna a seco lui unirsi in alleanza contro il comune nemico : ma an .

che questa fiata furono pure parole , perchè , come ben scrive Colletta, fu questo: saggio ed animoso partito ac cettato dal re di Sardegna , rifiutato dal Senato di Vee nezia e subito negletto dallo stesso re delle Sicilie. Ridotto adunque il monarca piemontese ai scarsi sus sidii tedeschi, dovette pensare a sostenere quasi da solo il pondo di quella grossa guerra. Quali fossero le sue forze , già da me si disse : erano all'incirca 80 battaglioni non completi, e 35 squadroni di buone truppe, oltre a parecchi corpi irregolari. Que ste forze vennero in tal modo distribuite .

L'esercito tutto fu diviso in quattro corpi distinti, dei quali fu destinato capitano generale l'austriaco barone Devins.

Il 1 ° corpo, forte di 14 battaglioni quasi tutti Saft voiardi e Svizzeri, dai cavalleggeri del Re , ed un nu -i mero proporzionato di cannoni , fu stanziato nella Valle di Aosta, e confidatone il comando al tenente -generale

Bertone di Sambuy , il quale collocò il suo quartier ges! Vol . I. - 10

PIXELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nerale in Aosta ; e spingendo i suoi avamposti sino al

piccolo S. Bernardo, che era stato trincierato, occupava un'immensa linea , che dal lago di Combal posto a

maestro di Courmayeur passando per la Thuile , pro tendevasi sino al Moncenisio .

Anche quest'altissimo monte era stato trincierato : vi si erano costrutte alcune freccie che servivano di avan

posto a due fortini, detti del Villard e di Rivet, elevati sulla sinistra , mentre erasi rafforzata la destra conver tendo in ridotta una casa di solida costruzione. A cu

stodia di questo passo, ove stavano gli avamposti del se condo corpo , eransi collocati con 16 cannoni il 6° e 7º battaglione di Granatieri, mentre a Susa stanziavano altri 10 battaglioni , fra i quali uno composto di cac ciatori, due del reggimento provinciale di Susa , co mandato dal marchese di Salicetto', i cui soldati erano

quasi tutti protestanti, e due del reggimento di Chablais, formato in gran parle da emigrati francesi e comandati dal conte di Fontanieu : eranvi poi alcune compagnie della legione leggiera , un distaccamento di guastatori, alcuni

pezzi di campagna , e due squadroni di dragoni di Pie monte .

Comandava a questo secondo corpo il marchese Cor don, il poco lodevole tenente del De Lazary nello scorso anno : aveva però seco un numero infinito di ufficiali di

stato generale , come il fratello cav. Latour, molto più di lui perito di militari faccende, il tenente- colonnello Varax, il francese Bonne-Savardin , ed il barone Chino,

fatto maggiore generale , al quale era anche particolar mente affidata la vigilanza sulla valle di Oulx , custodita dal reggimento Royal-Allemand , nel quale militava con rango di ufficial superiore il Ringravio di Salm - Salm ,


CAPITOLO III .

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dal reggimento provinciale di Pinerolo e da alcune mi lizie dei luoghi, rette da un nobile d'Aperil, già co mandante della rocca di S. Maria . Le fortezze della Bru

netta e di Exilles poi , a dovizia munite di tutto l'occor rente, rendevano questa parte della frontiera fortissima. E faceva anche parte del corpo di Cordon il sa voiardo reggimento di Moriana , che or io voglio qui celebrare per un fatto piuttosto unico che raro nella storia delle armate europee, e che ben merita ch'io in terrompa alquanto di narrare la distribuzione dell'eser

cito austro-sardo , per tramandarne la memoria . Nella ritirata del passato settembre, il conte Chevron di Villette , trovalosi, a capo di un battaglione del reg gimento Moriana , segregato dal rimanente del corpo di De-Lazary nel luogo di Dessert , temendo di cader colla sua gente nelle mani del nemico che vivamente lo in

calzava, con timido ed improvvido consiglio ordinava ai suoi soldati di sbandarsi, ritirandosi alle proprie case, intimando loro però di far ritorno alle bandiere nel luogo di Susa alla vegnente primavera : ordine per cui venne egli poi sottoposto a consiglio di guerra , e de stituito non solo , ma rinchiuso in un forte. Ma ciò che narrar io voglio , e che è altamente degno di encomio , si è che i bravi soldati di Moriana scrupo dosamente obbedirono al ricevuto comando; onde , appena

era passato il grosso dell'inverno , che alla spicciolata e per scoscese vie, onde deludere i nemici occupatori delle loro valli , sen vennero quei bravi montagnardi a schierarsi in Susa sotto il vessillo del loro amalo so

vrano; in ciò tanto più lodevoli , che certamente non mancarono per trattenere quei generosi nė le preghiere delle mogli e dei figli, nè le lusinghe di quei loro con


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nazionali che in gran numero abbracciate avevano le nuove politiche credenze. Prova ne sia che molti ufficiali del reggimento stesso , non imitatori del nobile esempio ricevuto dai loro su bordinati , preferirono rimanersene in patria ; che anzi un certo Blonay capitano apertamente abbracciava le massime del nuovo governo , accettando la carica di maire del luogo di Evians : perlocchè tanto lui che i compagni venivano d'ordine regio cancellati dai ruoli,

Lascio poi pensare al lettore quale fosse lo stupore e la gioia dei capi di quel corpo, i quali erano in allora il marchese di S. Severino colonnello, ed il De - Forax

tenente colonnello , ben degno duce di quei valoroși . Al terzo corpo d'armata era affidata la difesa delle

valli di Po, di Vraita, di Maira, del Chiusone e della , Stura. A custodire le valli minori di Lucerna e S. Martino ſu

destinato un colonnello Gaudin svizzero, proteşlante, che aveva seco un marchese Carlo Emanuele d'Angrogna , rampollo di famiglia popolare quanto mai in quelle

yalli,che guidava cinque compagnie formate dai comuni di Angrogna e del Villar . Molte altre centurie poi di quei coraggiosi barbetti, che tanto s'eran distinti nelle passate guerre, completarono il corpo occupante quei

luoghi, ove stavano pure alcune compagnie di riserva di truppa regolare.

A Saluzzo aveva il suo quartier generale Provera, di visionario di Strassoldo . Aveva Provera 4,500 uomini,

austriaci per metà , e collocati a Castelponte e supe: riormente ai sbocchi delle valli di V'raita e di Maira

presso le sorgenti del Po; passi tutti che erano stati asserragliati con barricate ed altre opere più conside revoli, specialmente al colle dell'Agnello .

1


CAPITOLO III .

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Strassoldo aveva seco il principe di Carignano, che fu

padre poi di Carlo Alberto : tenevansi essi in val di Stura con 6 mila uomini, quasi tutti piemontesi o svizzeri , ed alcune centurie di milizie, accampati sotto il cannone della rôcca di Demonte con forti vanguardie a Vaudieri

e Vinadio, incaricati di sorvegliare i passi del colle della Maddalena o dell'Argentiera .

Finalmente all'estrema sinistra stava il nerbo prin cipale delle forze alleate, consistente in 12 mila soldati

regolari e 3,000 miliziani, quasi tutti nativi questi della contea di Nizza o delle vicine valli . Facevano parte

di questo corpo molti battaglioni di granatieri ed uno di

cacciatori, come può scorgersi dalla data tabella, e molti corpi poi di volontari o franchi. Reggevano queste gent il conte St-André ed il barone Colli , generali che furono

poi soggetti al duca del Chiablese, giunto più tardi ad as sumere il supremo comando . Occupavano queste truppe le alture circostanti alla

rôcca di Saorgio , chiave di tutla la posizione, e di dove minacciavano di scendere su Nizza per ricondurla al l'antico dominio . Per cui avevano spinti i loro avam posti a Sospello, ad Utelles , a Lantosca , al Molinetto , tenendo il grosso delle truppe ai côlli di Rauss, di Brois, dell'Authion; ed appoggiando la sinistra al neutro ter

ritorio ligure, stavano col centro a cavallo della strada che per il colle di Tenda conduce a Cuneo ed a To

rino; e colla destra legavansi, per via del colle delle Finestre, colle truppe di Strassoldo. La cavalleria , eccettuati pochi squadroni addetti, co me già accennai , ai vari corpi , forte di quasi 3,500 cavalli, tenevasi nella pianura compresa fra Saluzzo e Pinerolo .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Questi erano i luoghi oceupati dalle truppe dei corpi appartenenti all'armata attiva , le quali truppe però non erano ancora tutte al loro posto durante il verno , e solo vi giunsero verso maggio , quando veramente co- . minciarono le grandi operazioni. Nell'interno poi stavano ancora 11 battaglioni, privi però delle loro compagnie granatieri , che erano state incorporate nei battaglioni di quell'arma. Erano dessi tutti i secondi battaglioni dei qui designati reggimenti Chiablese - Sardegna Savoia Royal-Allemand Regina - Christ - Oneglia (1 ) - Genevese -- Mo riana Novara -- Tortona . Erano per lo più incom pleti, e tenuti perciò di guernigione nelle diverse piazze sinchè le compagnie di riserva li avessero portati al loro effettivo. Queste compagnie di riserva poi guernivano esse

pure le piazze o città forti, senza però venir per questo considerate sulpiede di campagna , come lo erano quei secondi battaglioni sopracitati. La difesa poi di certe valli secondarie , come quelle di Lanzo , dell'Orco e simili , venne confidata ad alcune centurie di milizie .

Dal fin qui detto si scorge che le forze alleate erano disseminate sopra un immenso cordone, per natura e per arte forte se vuolsi, ma troppo esteso per essere so lidamente difeso .

Oltrecchè le condizioni degli eserciti francesi erano tali da indicare palesemente a qualunque benchè ine sperto duce nemico, esser tempo di assumere una vi. gorosa offensiva anzichè tenersi appiattato solto le mura (1 ) Il reggimento Oneglia non aveva ancora granatieri , che fu ron formati soltanto due anni dopo.


CAPITOLO III .

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delle rocche e nelle gole dei monti in una passiva di fensiva .

Ed ancorchè non si volesse prender l'iniziativa offen dendo, conveniva pur sempre dare differente distribu zione alle forze, munire cioè le fortezze che serravano

i passi verso Francia, gettandovi dentro pochi artiglieri colle compagnie di riserva e coi battaglioni di milizie, e commettendone sopra tutto la difesa ad uomini di provata costanza ; collocare piccoli distaccamenti di fanti

leggieri nelle valli secondarie per osservare le mosse del nemico e ritardarne i progressi, quindi concentrare il nerbo delle forze nel piano tra Cuneo e Fossano, o tra Pinerolo e Susa , tenendosi compalti e parati a piom bare sul nemico appena scendesse dalle valli , dove avrebbe dovuto perder tempo e gente per impadronirsi delle fortezze, e per mascherare e custodire le proprie comunicazioni .

Diſfatti, se non si voleva prender l'offensiva, a che

cosa servivano quei 6,000 uomini confidati a Strassoldo, i quali non avevano alcun corpo nemico a fronte, se si

eccettua la piccola divisione francese di riserva stan ziata a Tournoux ed a Brianzone, la quale ben lungi dạ esser un corpo destinato ad invadere il Piemonte, altro non era che un debole anello di congiunzione fra le

due armate dell'Alpi e del Varo ? È cosa provata dalla storia delle guerre passate, e non vale illudersi , non esser possibile difendere l'estesa nostra frontiera verso Francia su tutti i punti ognora che essa venga da po-" tenti forze assalita : poichè i Francesi , concentrandosi nei punti centrali e sporgenti che sono in loro balia, riusciranno sempre a sfondarci al centro , ovvero giran doci ad una estremità, come fece Napoleone nel 1800,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

venirsi a collocare alle nostre spalle. L'unico mezzo di difesa sta nel tener ammassate le nostre genti verso il centro del semicerchio formato dalle montagne che

cingono la pianura, nella quale siede Torino, per get tarsi poscia sull'invasore quando discende al piano ; poi chè per niun paese, come pel Piemonte , è forse cosi

vera la massima dell'arciduca Carlo, il quale dice che chi è padrone dello sbocco delle valli nella pianura, le domina per intiero . E se mi si apponesse che sarebbe stato soverchia dab benaggine abbandonare senza difesa al nemico le belle posizioni di Rauss , di Authion e simili, che tanto san gue gli costarono, risponderei in primo luogo che corse

quel sangue inutilmente, e per colpa degli ignoranti nemici condottieri; avvegnachè nè i naturali ostacoli nė le ridotte dai nostri innalzale in quei luoghi avreb bero impedito a Brunet di valicar la Roya nel 1793 e di girare le truppe subalpine, come fece nel 1794 Du merbion seguendo l'accorto consiglio di Bonaparte e di Massena. Secondariamente dirò, che qui non era vera mente il caso d'abbandonare quelle posizioni ma bensi di trasmutarle in un vasto e solido campo trincieralo ,

dal quale irrompere si doveva sulle truppe francesi poche in numero, e stremate dalla fame e dallo stalo di privazione d'ogni necessaria cosa , in cui le lasciava il governo : sboccar adunque con 30,000 uomini su Nizza

appena la stagione, colå oltremodo prematura, permesso lo avesse, lasciando le pure forze necessarie alla cu stodia dei paesi nella Savoia e nelle altre valli ove le nevi ancor vietavano le militari operazioni , e poche squadre alla custodia del campo ove si era sempre in tempo di cercar un sicuro asilo in caso di una sconfitta .


CAPITOLO III .

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Se per lo contrario ci arrideva fortuna, bisognava spingersi animosamente in Provenza ove il partito bor bonico contava in allora numerosissimi factori.

Anche allora adunque , come di soventi accade, il

miglior partito stava nell'adottar la risoluzione più av ventata .

E pare veramente che tale fosse l'opinione del vec chio Amedeo, il quale era poi anche a ciò spinto dal l'amor suo verso i Nizzardi che se gli erano in generale

dimostrati fedeli ed affezionati sudditi , e da indegna zione in lui nata all'udir che i Savoiardi, sull'affetto dei

quali per la dinastia egli aveva dapprima fatto il più saldo fondamento, avessero invece festevolmente accolto

gli invasori ; lo irritava sopra tutto l'udire la forma zione d'una legione detta degli Allobrogi e guidata da certo medico Doppet ; nuova denominazione questa desunta dalla storia antica e tendente ad indicar che i

Savoiardi, ripudiando la schiavitù recente, intendevano ritornare liberi come i loro antenati . Questa pretesa

era ciò che dava maggior rabbia al buon vecchio, il quale, a dir vero, imitando l'esempio de'suoi maggiori, aveva sempre risguardato i Savoiardi con particolar be nevolenza .

Ma malgrado la stizza reale, vinse il consiglio del ge neralissimo Devins , il quale, se non sul serio , almeno in apparenza , propendeva allora ad assumere l'offensiva su due punti contemporaneamente , sul Nizzardo cioè, e sul Savoiardo, e più nel secondo luogo che nel primo . Lo facevan forse inclinare a tal parere le corrispon denze che tenevano i coalizzati nella città di Lione , male

affetta al nuovo ordinamento politico della Francia , e che doveva fra poco subire le fatali conseguenze di


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

questa sua avversione. Vincevano queste considerazioni persino l'animo del monarca subalpino, il quale faceva

poi anche troppo calcolo sull'amore che egli credeva nutrissero i Lioncsi per i Borboni, tratto in errore dalle assicurazioni del conte di Percy, nobile gentiluomo di

quella provincia , partigiano caldissimo di quei prin cipi , ed il quale, condottosi a Torino, manteneva viva nel re questa credenza . Alcuni storici vogliono poi eziandio che dopo la tra gica fine del re Luigi XVI , Vittorio Amedeo più non

pensasse tanto a vendicarlo, e riporre nel trono il suo successore, come a conquistare per se stesso qualche provincia del Delfinato. La cosa può essere, tanto più che Austria pure aveva i suoi disegni , e lo spingeva a ripigliarsi la Bressa ed il Bugey ; ma il buono sta in ciò, che sia il re di Sardegna , che il Percy ingannavansi amendue , perchè volevano bensi i Lionesi scuotere il

giogo della invidiata capitale, ma non erano poi per nulla disposti a ricollocarsi sotto quello o di questo o

di quell'altro padrone, ed invece già andavan immagi nando di fondare nel mezzodi della Francia una re

pubblica indipendente dal governo parigino . Stolti e tra ditori ad un tempo , che animati da cieco spirito di mu nicipalismo, volevan introdurre gli stranieri nel cuor

della patria, sperando da loro disinteressato sostegno ! Ma quando mai le città in cui predominano i commer ciali interessi diedero prova di caldo amor di patria ? Ma manco male se si fosse almeno presa subito l'of fensiva su quei due punti , poiché cosi si voleva , ma invece il Devins, colla solita flemma germanica , stava

sene tranquillamente a Torino con numeroso stato mag giore, che costava un tesoro alle povere nostre finanze;


CAPITOLO III .

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perchè già dissi quanto enormi fossero gli stipendii di questi alleati e quanto superiori a quelli dei nostri ge

nerali. Diffatti, icapitani-generali piemontesi, che erano poi tutti principi del sangue, non avevano che 1500 fr . al mese, e 1000 i luogotenenti -generali; figuriamoci pertanto se l'austriaco barvne ed i suoi satelliti avevan

premura di abbandonar la buona città di Torino per correre le giogaie delle Alpi e ilegli Apennini ! Mentre essi cosi la scialavano nella capitale, il francese generale Biron , destinato ad assumere il comando del

l'armata del Varo, giungeva in febbraio con 5,000 uomini di rinforzo, e col decrelo che riuniva la contea di Nizza alla Francia, sotto il titolo di 87° dipartimento detto delle Alpi marittime. Avevano i Nicesi desiderato per qualche tempo la cessata doininazione savoiarda ; ma stanchi dei molti soprusi dei generali e commissari francesi, che trat tavano la provincia come paese di conquista , eransi fi

nalmente indotti a chiedere l'incorporazione alla Fran cia, lusingandosi con ciò di veder finiti i proprii mali. L'armala francese aveva passato l'inverno nelle po sizioni stesse in cui ritirata erasi dopo il fatto successo in fin di ottobre, nè eran più accaduti nel cuor dell'in verno che alcuni insignificanti scontri di pattuglie. La severità del comandante interinale Brunet avendo rista

bilita alquanto la disciplina , gli abitanti avevan ripreso fiducia ed arrecato all' armata , se non tutto l'abbiso

gnevole, almeno tanto da porla al riparo da quella to tal dissoluzione a cui la mancanza dei viveri minacciato aveva di trarla .

Miglior ancora era la condizione degli uomini sog getti a Kellermann in Savoia , perché questo consu


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

mato guerriero non ignorando che le armate si sfasciano

più per stenti e malattie, che per ferro e fuoco nemico , lasciato il puro necessario a custodia dei passi , resi già inaccessibili dalle alte nevi che li ingombravano , aveva

ridotte le sue genti che, compresa la divisione di Tour noux , di cui già feci cenno, sommavano a 30,000, nel bacino della Savoia propria , ove le case migliori ed il clima anche più temperato rendevano men penosa l'e sistenza delle sue genti ; nè affrettavasi a lasciar quei luoghi relativamente migliori delle selvaggie valli di Moriana e Tarantasia .

Non cosi Biron, che vedutosi , mercé i condotti rin

forzi, alla testa di 20,000 uomini , voglioso , come tutti

i nuovi generali lo sono, di segnalare il suo arrivo al comando con qualche bella impresa , accingevasi a pren der l'offensiva ed a reprimere sopratutto le frequenti scorrerie che i partigiani nizzardi a danno dei suoi avamposti andavano commettendo . Eran veramente arditi ed audaci questi abitatori di quelle valli, i quali guidati da gentiluomini del contado, non poco infestavano e danneggiavano le truppe fran cesi . Sullo scorcio di gennaio un cavaliere di S. Mar gherita, malgrado le alte nevi, aveva spinto la sua corsa sino a Quebris, luogo situato sull'Esterone e munilo di castello, da cui tentava sloggiare i Francesi ; e quan tunque nè lui né il valoroso suo tenente Faraud , che vi

rimaneva pericolosamente ferito , riuscissero nell'in tento , pure si ritiravano carichi di gloria e di bottino nel luogo di Penna, dove assaliti da superiori forze fran cesi, valorosamente le ributtavano. - Cauvin, condottiero di un'altra banda, tentava di ren

dersi signore del côlle di Braus, ma non riuscito nel


CAPITOLO III .

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propostosi scopo, gettavasi sui luoghi di Guillaumes e di Puget- Theniers e ne scacciava i repubblicani. Maerano queste bande quanto valorose, altrettanto avide dipreda; passione che non sempre sfogavano a danno dei soli Francesi, ma ben anco, e forse più, degli abitatori, i

quali per conseguenza parteggiando per i primi, prin cipalmente dopo la fusione, davan loro avviso dell'avvi

cinarsi dei nicesi predoni , onde questi avevan adottato per massima di mai soffermarsi nei luoghi sorpresi, ma ammassate le prede ritornavano al forte sito del Moli netlo, ove avevan stabilito il lor covo principale, e dove assaliti una volta da un intero battaglione, si difende

vano con intrepidezza mirabile, uccidendo gran numero di nemici .

Mal comportava Biron che una mano di irregolari milizie vantar si potesse di aver respinti i soldati della

francese repubblica , perlocchè deciso a venir ad ogni costo a capo di finirla con questi da lui spregiati, ma

pur molto temibili avversarii, destinava il generale di divisione Brunet a rinnovar l'attacco, il quale però non doveva aver esito migliore del precedente. Partito diffatti Brunet li 11 con le truppe su due co

lonne, della prima delle quali serbava egli il comando, affidando l'altra all'ajutante generale Micas , tentava invano di impadronirsi del luogo detto della Madonna delle Grazie, o di Amenouz ; a causa di una densa neb

bia che levatasi improvvisa su quei monti impediva alle due colonne di agir di concerto , ed anche della neve che

poco solida tradiva i passi dei Francesi , cattivi conosci tori di quei scabri sentieri : mentre i Piemontesi gui dati dagli abitanti dei luoghi, che conoscevan il terreno

palmo a palmo, agivano con maggior certezza : aggiun


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gasi che accadde allora un fenomeno non raro nei monti ,

che cioè, mentre la nebbia avviluppava i sottoposti Fran cesi, non giungeva poi sino ai nostri che occupavano la

vetta : i quali perciò potevano a lor agio dirigere i colpi sui nemici ; ciò malgrado i cacciatori corsi, usi sin dal l'infanzia a percorrere i monti , si gittavano con grande

risolutezza sui difensori, e riuscivano ad impossessarsi della posizione , nella quale bivaccavano la notte ; ma all'albeggiare, rinforzati i nostri da un battaglione di corpo franco, condotto dal cavaliere del Carretto, spe dito dal Saint- André a tal fine, ritornavano all'assalto ; perlocchè Micas , incerto del destino di Brunet , dato tempo ai suoi piccoli pezzi di montagna di ritrarsi ad dietro in salvo, abbandonava le cime di quei côlli e ri piegavasi a Luceram . L'altra colonna aveva errato anch'essa sino alle 5 po meridiane fra quelle gole prima di giungere in faccia alle ridotte dell'Authion , ove il generale Saint-André alloggiava col grosso dell'armata : si impegnava una viva lotta, ma le artiglierie nostre eran molte e grosse,

e magnificamente stabilite : quindi Brunet, sapendo an che che profondi burroni lo dividevano dalla colonna di Micas, stimò bene retrocedere a Luceram . Reso ardito Saint-André per questi infelici successi de' repubblicani, ordinava due giorni dopo a 1,200 Te deschi del corpo di Colli che , forte di 4,000 uomini, militava sotto i suoi ordini , di impadronirsi di Sospello, in ciò aiutati da alcune milizie del contado comandate

da un loro maggiore Trabaud ; la qual cosa saputasi da Biron, che non voleva lasciar il nemico in quel sito di dove minacciava il suo centro, mandava Brunet e

Dagobert ad assalire la tedesca schiera , mentre una


CAPITOLO IIl .

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terza colonna sforzavasi girarla sulla sinistra per la Tur bia . Attaccavala Brunet di fronte , ma non riusciva , per che gli imperiali eransi intanto fortemente stabiliti nel convento, collocando alcuni cannoni sul ponte della Be vera di dove infilavano la strada . Più fortunata era la

colonna scesa dalla Turbia , la quale sloggiati i Tedeschi da un colombaio , in cui si erano alloggiati , scendeva alle spalle del presidio di Sospello prima che questo avesse tempo di ritirarsi , e ne faceva prigioniero il nu mero di 250 col suo comandante , che era certo mag

gior Strassoldo, nipote del generale che comandava a Demonte. Trabaud poi, che guidava le milizie, si rimase cosi disperatamente ferilo, che pochi giorni dopo dovette esalar l'anima a Dio .

Non si comprende troppo come Saint-André se ne stasse spettatore inerte della disfatta dei suoi alleati ;

certo si è che ciò fu la prima origine dei dissapori che crebbero poi fra le due nazioni . Gli Austro - Sardi con servarono il côlle del Perus, e per mezzo di guardie collocate sul colle di Pietra -Cava ed al villaggio di S. Ar

noldo legavansi coi posti che tenevano a cavallo della Vesubia, i quali ogni giorno scambiavan colpi di fucile cogli avamposti francesi, e segnatamente nel di 26, in cui i nostri inseguirono una pattuglia francese sino al

l'Escarena : ma assaliti poi da forze superiori , si ritira vano al Toetto . Tutte queste avvisaglie, poco importanti

nel fondo, avrebbero avuto però l'utilità di agguerrire le nostre milizie : ma siccome agguerrivansi in pari tempo i volontarii francesi, ne segui che ben presto si li uni che le altre rivalizzarono di valore colle vecchie truppe.

Poco soddisfatto da questi avvenimenti , pensò Biron


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di eseguire il giorno 28 un altro attacco più decisivo, facendovi concorrere eziandio il generale Dumerbion , il quale colla propria divisione trovavasi a Levenzo sulla riva sinistra della Vesubia .

Le sue genti attraversarono questo torrente li 28 a

mattina coll'acqua che loro giungeva sino alla cintola , e divisi in tre colonne portaronsi all'assallo di Utelles e della Cappella dei Miracoli. Infinite erano le difficoltà locali da vincersi fra quelle orride balze , ma tutto sormontó la virtù dei Francesi ; onde i nostri , dopo un'ostinata resistenza , soprafatti dal numero, si ritirarono a Roccabigliera ed a Belve

dere, protetti sul fronte dai torrenti Gordolasca e Cairos. Anche Dagobert aveva colla sua colonna espulso i no stri dalla posizione di Pietra -Cava, ma smarritosi a causa dell'oscurità nella selva di Melissa , o Lemairis, come

altri la chiama, vi veniva assalito dalle milizie nicesi pen dente la notte , le quali gli uccidevano alcuni uomini e catturavano un capitano e 29 soldati , che erano imme

diatamente condotti nella rocca di Saorgio. Trovavasi perciò Dagobert in assai critica posizione , e già stava per incominciare la ritirata , che fra quelle valli ancor

ricoperte dalle nevi e poco note alle sue genti, non po teva a meno di riuscire disastrosa sotto il fuoco nemico :

ma fortunatamente per lui venne a torlo d'imbarazzo una fucilata che si fece sentire sulla sua sinistra : era

Brunet, il quale col rimanente delle sue truppe, forzato il passo detto del Figaretto, varcato il rio di tal nome, muoveva all'assalto di Lantosca : voleva allora accorrere

in suo sostegno Dagobert , ma trattenuto dai precipizii che lo dividevano dal compagno, era costretto a risalire sino a Bollena per ricongiungersi seco . Era intanto riu


CAPITOLO III .

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seito a Brunet d'impossessarsi di quel borgo, ove però i nostri colla bella loro difesa, specialmente alle case di Sant'Arnoldo, avevan talmente spossato le forze dei Fran

cesi, che Brunet credette dover sostare alcune ore prima di por mano all'attacco di Roccabigliera e del campo di Rauss ove eransi raccolti i Piemontesi : riposate poi

le sue genti , si rimetteva in cammino , ingiungendo in pari tempo a Dagobert di portarsi da Bollena su Rauss;

accennando cosi di tagliare la ritirata ai Regii : egli in tanto avanzavasi su Roccabigliera, la qual cosa vedutasi

dai Sardi, non stettero essi ad aspettarlo : 'ma spianata la baionetta corsero ad affrontarlo : succedeva un ter

ribil cozzo quale pochi ne ricorda la storia : ma piega vano finalniente i Sardi, lasciando in poter del nemico

200 prigionieri e due cannoni da montagna : li insegui vano con gran vigoria i Francesi sin sotto i trinciera menti di Rauss , ma colà eran frenati dalle artiglierie che loro uccidevano molta gente, onde assai dubbia ri mase la vittoria . Pare però che se Biron invece di ri manere inoperoso a Sospello (forse per tenere a freno il conte Saint- André) avesse colle residue squadre presa

parte attiva al combattimento, il fortissimo campo di Rauss sin da quel di caduto sarebbe in mano dei ré pubblicani; evento gravissimo che avrebbe potuto tra scinar seco la resa della rocca di Saorgio . La perdita dei Francesi fu superiore alla nostra di

molto , come sempre accade nell'assalto di forte posi zioni, quando i difensori, tutelati dai ripari,fanno buona difesa, e tirano pochi, ma aggiustati colpi, senza spre care tempo e munizioni : le relazioni piemontesi , con evidente esagerazione, fanno ascendere la perdita dei Vol. I. -

PINELLI , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nemici a 5,000; forse non eccedette i 1,500 fra morti, feriti e prigionieri . - Questo tentativo di Brunet fece supporre per un istante al generalissimo Devins che fosse intenzione del generale nemico di incominciare le ostilità ; onde abbandonati

per un momento gli ozii della capitale , pervenne li 19 marzo, con immenso codazzo, al campo : ma vedute le alte devi e la fortezza del sito , contentavasi di dare al

cune provvidenze, e disposesi a ritornare a Torino. Tuttavia la sua venuta aveva infuso nuovo ardire nelle

milizie; e cerlo sergente di essi , per nome Paolo Be niconi, sopradetto, non so perché, il Romano, si cacció in capo di regalargli qualche prigioniero, il che esegui nell'audace modo che sto per raccontare. Aveva Beniconi avulo sentore che alcuni ufficiali in

gegneri francesi aggiravansi con debole scorta in quelle valli in ricognizione: per il che presi esso seco lui 20 compagni della sua tempra, andava nella notte dalli 19 alli 20 marzo ad appiattarsi sulla tortuosa via che da Luceram corre verso Lantosca : e postosi in un risvolto di essa , queto attese l'arrivo dei nemici . Era un fosco mattino : gli ingegneri giunti sul luogo lasciavano la scorta alquanto addietro , e saliti sopra un poggetto si davan ad esaminar il terreno : lasciavali oltre passare

Beniconi: quindi dato ordine ai suoi di effettuare una $ carica generale e di gettarsi poi alla baionetta sulla scorta, egli con due soli compagni avviavasi verso gli ufficiali. Accadeva quant'egli aveva sperato ; la scorta sorpresa, mal discernendo gli oggetti, e credendo aver a fare con un forte polso di truppa nemica, volgeva le spalle lasciando in mano dei Regii due sergenti, un ca porale ed un soldato : gli ufficiali poi, che eran cinque,


CAPITOLO JII .

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vistisi isolati ed armati solo di sciabola contro il Be

niconi ed i due compagni, che collo schioppo appun tato allo stomaco loro, intimavan la resa , dovettero ce

dere il brando. Meravigliato Devins di tanta arditezza , otteneva che venisse per tal fatto , d'ordine regio , deco

rato il Beniconi della medaglia d'oro, primo ad ottenerla

in talto l'esercito, sebben , come di già feci notare, an tecedentemente a lui meritata la avesse lo svizzero

Asmard in Sardegna.

Dieci giorni dopo avevano i Francesi un'altra volta il disotto battagliando contro queste audaci milizie . Re eavansi due compagnie cacciatori francesi ad assalire il nostro posto, sul colle di Molinelto, composto di 60 miliziani, comandati dal già a noi noto Cauvin . Doppi per numero eran gli assalitori: ma ciò egli non curava : ché gettatosi arditamente su di loro, li ributlava giù per la china uceidendone 19 e facendone 10 prigionieri. Dei nostri rimasero morti 22 e parecchi feriti, fra i quali un certo Truchi, ufficial di milizie ed un fratello minore di Cauvin , in allora sergente , e che fu per i proprii meriti, e per quelli del fratello , fatto sotto-le nente .

Questi continui danni fecero saltar la stizza all'intol

lerante Massena , che concertatosi con Rossi , generale comandante a Tournoux, formata una colonna di fanti

spediti, partilo da Giletta percorreva in ogni senso' le rive dell'Esteron , della Vesubia e della Tínea , neltan dole dai partigiani che le infestavano . Dopo quest'operazione collocaronsi col centro i Fran cesi a Belvedere ed a S. Martino di Lantosca , ivi retti

da Serrurier, recentemente promosso generale : Dumer bion assunse il comando della destra da Sospello a Lu


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ceram , e l'estrema loro sinistra, governata da Massena,

si protese sino alla Madonna delle Finestre , assidendo un campo a Bollena.

Gli alleati invece appoggiarono la loro destra ai trincie rati côlli di Cappelletto e di Rauss : posizione fortissima e coperta da fronte da orridi precipizii e dal torrente Graos: il centro trovavasi al côlle dell'Authion e di Mille

forche, munito di buone ridotte e che avevano opere avanzate sugli altipiani di Argenta, del Dongione e della Focaccia , ed una ridotta sul Molinetto alle sorgenti della Bevera. All'estrema destra comandava il brigadiere Del

lera, piemontese, nativo del piccolo borgo di Favole in riva al Po , non lungi da Carmagnola : al centro stava Colli . Saint-André poi era a sinistra a cavallo della gran strada da Nizza a Torino pel monte Cornio , proten dendosi verso il mare per le belle posizioni di Brois, Li nièras e Perus, protette di fronte dal torrente Bevera che gettasi poi nella Roya, alquanto più sotto . Per una semplice difensiva assoluta, come eran di

sposti a serbare i generali nostri , non potevasi trovare una posizione migliore, che erapoi resa anche più forte dalla rocca di Saorgio , collocata al centro come ultimo luogo di rifugio. L'inverno , che era stato piuttosto mite, rincrudi nuo vamente , per la qual cosa s'accrebbero i mali dell'ar

mata francese lasciata sprovvista di tutto dal suo go verno . Avevali, come già dissi, mitigati alquanto Bru

net , richiamando la disciplina e provvedendo ai primi bisogni ; ma oltre che le vettovaglie mancarono tosto in quelle sterili e selvaggie pendici , venne poi ora a mancare eziandio il numerario; si tentava, è vero , sup

plirvi con gli assegnati, ma riuscivan essi poco graditi

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CAPITOLO III .

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agli abitanti di quei monti che niegavano dar le loro derrate ; la qual cosa generava malcontento fra la truppa francese, la quale poteva essere a mala pena tenuta al dovere dai suoi ufficiali, che , se troppo severi, veni vano segnalati come aristocratici: brutta accusa sempre, ma in allora pericolosa eziandio , perchè trascinava alla

ghigliottina: dimodochè cominciarono , tanto nell'ar mata del Varo che in quella delle Alpi , numerose di serzioni, che aggiunte al rigor del verno fecero che le militari operazioni si rallentassero alquanto.

Era dunque questo il vero momento propizio ai Sardi per agire; ma sebbene le forze alleate fossero superiori alle francesi, localmente però erano minori in numero , dimodoché Saint-André e Colli, poco d'accordo fra loro,

in ciò concordarono però di star cioè sulla difensiva. Biron invece il 17 aprile veniva in persona all'as salto del côlle del Perus.

Stava a guardia di esso il reggimento Sardegna ; a suo nuovo colonnello aveva il re nominato il cav. Luguia, che aveva già servito 36 anni in quel corpo e vi aveva

lasciato di sè gran desiderio : ma ormai vecchio , era stato nominato comandante della città di Pinerolo: pure il re, non sapendo in quel momento dove prendere un nazionale noto favorevolmente e capace di ravvivar lo

spirito della soldatesca , depresso alquanto per la brutla condotta de' suoi capi in Savoia , lo aveva richiamato in servizio attivo ; ma non essendo egli ancor giunto, co

mandava in quel giorno interinalmente il maggiore ca valiere di Villamarina.

Il colle di Perus si erge a poca distanza da Sospello,

ed è posizione eminentemente militare, poichè trovasi rinchiuso fra tre lati da acque , cioè a ponente dal


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rio Linieras che scende dal côlle di tal nome , a levante dal rio Bassera , e finalmente a mezzodi dalla Bevera che riceve gli altri due.

Vende adunque il 17 aprile Biron minaccioso e grosso all'assalto del colle : varcato il Linieras, occupava intre pido il dorso del monte . Pochi erano i Sardi , ma riso luli, e maneggiando con destrezza il fuoco di due can

moncini da campagna e dei loro moschetti, riuscivano a ributtare da principio il nemico: ma ritornava Biron con nuove schiere , e riusciva ad alloggiarsi sul còlle . Per la qual cosa Villamarina , vicino ad esser soprafatto dal numero, ottenutone licenza dal Saint-André, abban

donava la posizione con bell'ordine, esportando seco i due pezzi e tutti i feriti, i quali erano 40 soldati e 13 ufficiali, ma lasciando morti sul campo 117 uomini del suo reggimento .

Occuparono allora il côlle i Francesi , ma vedutolo do minato da quelli soprastanti di Linieras e di Brois che muniti erano dai Regii di buone artiglierie, pensarono di non soffermarvisi, e lo evacuavano nella notte : per la

qual cosa Saint-André lo faceva occupare all'indomani

senza grave ostacolo da un baltaglione di granatieri pie montesi e da due compagnie di croati, che respingevano il debol distaccamento francese ivi rilasciato a guardia ; nel qual fatto veniva decorato il granatiere Anselmino: del reggimento Saluzzo . Mirabile difesa fu questa falta dai Sardi in quel luogo, $

e tale da cancellare appieno l'onta della fuga di Aigue belle : Villamarina per la dimostrata perizia venne pro mosso tenente - colonnello . Un Amat di Sorso lo rim

piazzò nel grado di maggiore. Premiati furono eziandio un Cuggia ed un Ravanedda, capitani; un Quesada , un


CAPITOLO III .

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Decandia , un Maramaldo, tenenti ; un Sanna, alfiere, fu fatto sotto -tenente , ed un semplice soldato , per nome Martinez , lo surrogò come alfiere. Nė furono solo que sti ufficiali che si distinsero per valore , chè furono ri putati degni di lodi varii semplici soldati, come un Zam poni , un Girella , un Gelsomino, e, più di tutti , un la Grazia ed un Cuore di Re, tamburo, che ritoglievano al

nemico un cannone di cui già impadronito si era : fatto pel quale erano ambidue decorati (1 ) . Mentre cosi gucrreggiavasi nel Nizzardo , il re di Sar

degna non aveva sprecalo il tempo , e dopo le vane trattative coi varii gabinetti italiani , conchiudeva in Londra, per mezzo del suo invialo presso l'Inghilterra,

conte S. Martino di Front , il di 27 aprile , un trattato d'alleanza con quella potenza , in virtù del quale ob bligavansi i due Stati a darsi mului soccorsi ed a non trattar separatamente di pace con la Francia . Promet teva poi l'Inghilterra al re un mensile sussidio di 200 mila lire sterline, e questi obbligavasi a tener in piedi

un esercito di 50 mila uomini , non solo a garanzia dei proprii Stati , ma per concorrere coll'Inghilterra in qua lunque impresa che gli eventi della guerra facessero ravvisar opportuna.

Andarono però contemporaneamente a vuoto le pra tiche iniziate dal re sardo per far concorrere ad una

spedizione contro Lione l'Austria con potenti sforzi: avea egli chiesto che si destinassero a tal fine le truppe

che componevano l'armala di Lombardia , e che giace vano in queste pianure inoperose. Ma l'Austria , sempre (1) La Grazia , Cuore di Re erano nomi di guerra come usa vasi allora porre a tutti i soldati.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

egoista, sempre interessata , rispondevagli che avrebbe concesso quelle sue squadre alla spedizione, purchè egli

restituisse all'impero le provincie a lui cedute da Maria Te resa pel trattato di Worms nel 1743: avrebbe allora accor dato l'imperatore, oltre alle sue forze, la Bressa ed il Bugey al re di Sardegna, salvo ad intendersi meglio per le ulte riori conquiste. Vedi generosità veramente austriaca ! Vo levano che il nostro re cedesse loro le feraci pianure della Lomellina, tollerando essi in concambio che egli impossessato si fosse di due montuose regioni ancora appartenenti alla Francia ! Ma tant'è; già sin d'allora te meva l'Austria l'influenza di Casa Savoia in Italia ; e quindi faceva ogni sforzo per rincacciarla al di là delle Alpi od almeno del Po . Da ciò può vedere il lettore quanto già fosse sin d'al lora diverso il modo di agire verso noi dell'Inghilterra e dell'Austria.

Respingeva Vittorio Amedeo queste proposte con di spetto , e per allora più non parlavasi di invadere la Francia da quel lato. Per tagliar alla radice i mali semi di discordia che andavan pullulando fra il Saint-André ed il barone

Colli, stimava il re di preporre al supremo comando delle truppe stanziate nel Nizzardo il duca di Chablais suo fratello, il quale colå si recava nel maggio succes șivo ; e lasciando il comando di fatto al conte di Saint-An dré, figurava di dar gli ordini in persona. Tentarono in questo mese i Francesi un nuovo sbarco su Oneglia per antica ruggine delle vecchie offese ed anche per vendicare un nuovo affronto , il mal governo cioè fatto dalle batterie di quel porto di una loro fregata che vi si era accostata il giorno 8, ma la quale, sentito quel


CAPITOLO III .

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tempestar di palle , erasi repentinamente allontanata.

Ricompariva pertanto il francese naviglio avanti ad One glia il giorno 18. Annoverava essó 2 vascelli , 4 fregate, 1 brigantino con barche cannoniere . Ma gli abitanti ,

quantunque memori dei danni riportati l'anno prece dente , non si sbigottirono però d'animo; e più da ven detta animati che da timore , accorrevano in folla dal comandante, per nome De la Place , eccitandolo a va

lida difesa, ed offrendosi parati a concorrervi : accon sentiva il prode La Place ; e secondato da Chevillard ed Arcolières , ufficiali di marina , preparavasi a respingere le offese. Accesi pertanto i forni, arroventate le palle, appena ebbero terminato le navi repubblicane di atte larsi in faccia alla città , d'Arcolières dalla batteria co

minciò a salutarle a quel modo: il che vedutosi dai fran cesi capitani, pensarono miglior consiglio spiegar le vele ed allontanarsi.

È forza concedere che per mare non erano troppo fortunati i Francesi !

La piccola nostra marineria invece, quantunque troppo debole per avventurarsi in alto mare , ove incrociava il francese naviglio, non rimaneva tuttavia inoperosa. Ogni giorno accadeváno prese fatte dai nostri legni sopra navi mercantili francesi od anche genovesi , che, attratte dal vistoso guadagno , tentavan recar vettova glie all'esercito repubblicano. Condottieri di queste spe dizioncelle erano continuamente un Mattone di Bene

vello, un Dumay, un certo capitano mercantile Comez , pirata audacissimo, ed un barone Galea , che tenevasi però fra la Corsica e la Sardegna , ove il giorno 27 ve dute tre piccole navi francesi, egli arditamente vi si av ventava addosso, ed impossessatosi di due di esse, ob


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

bligava la terza per cercar salvezza a gettarsi sul lido côrso, ove miseramente naufragava : erano preda dei nostri 2 cannoni , 2 petriere, 2 spingarde e 30 fucili. Le grosse navi francesi non abbandonavano però il

ligure litorale, e pareva sempre che fosse Oneglia la loro agognata preda. Questa loro pertinacia diede fondamento alle sparse voci che volessero ritentare uno sbarco su quel lido ; mentre l'esercito terrestre, violando la neu tralità genovese, avrebbe portato per la riviera una di visione nel principato. Accrescevano forza a tali dicerie la maggiore baldanza dei villici abitanti i villaggi con finanti sull’Apennino fra Genova e Sardegna , e la tra cotanza dei contrabandieri, che armati , ed a frotte di

50 e 60, andavano bottinando lungo il confine, dando voce che fra poco sarebber stati sostenuti da un corpo regolare di truppe repubblicane. Per la qual cosa stimò bene il re di ordinare venis

sero nelle due provincie, Acqui e Mondovi, poste in piedi e completamente armate 20 compagnie di milizie, dando il comando delle prime al cav. Caminada , e delle se conde al cav. Rossi , i quali erano ambidue brigadieri

nelle regie armate : 14 erano le nuove compagnie da levarsi, che riunite alle 4 già esistenti del Cairo ed alle 2 delle Mollere, dovevano concordi vegliare alla frontiera

ligure , reprimendo le ruberie di quei tristi che la in festavano . Militavano sotto il Caminada ed il Rossi un Saluzzo

di Montemale, un Incisa di Camerana , un conte Roc

caforte, un Vico, un Frassone di Montaldo, comandanti parziali delle milizie di Ormea, Monesiglio, Acqui, Mol lere ed altri borghi circostanti; dell'ultimo dei quali si gnori voglio far qui notare il nobile disinteresse, perché


CAPITOLO III.

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essendo egli capitano di cavalleria , generosamente of

friva al governo i proprii emolumenti . Diede quindi il re nuove cure all'esercito . Perfezio nossi in allora il treno d'armata , introducendo l'uso

dei carri, da certo Campana resi più adattati all'uso di

guerra, dei quali se ne confezionarono 420 a quattro cavalli e 40 ad un solo . Furono queste le prime am bulanze stabilite nell'esercito nostro, che vennero im piegate nel trasporto dei ſeriti agli ospedali , dei quali si accrebbe anche il numero e la capacità , con stabilir ne uno contenente 1,500 letti nella città di Ivrea , de slinalo a raccogliere tutti i feriti provenienti dai due corpi di Aosta e di Val-di-Susa . Uno più vasto fu co

struito in Savigliano , ove prepararonsi 2,500 o 3,000 letti per i feriti dei due corpi militanti in val di Stura e nel Nizzardo. Altri minori poi , e detti perciò volanti , vennero stabiliti a Chivasso , a Carignano , a Chieri , a Fossano ed in altri luoghi . Aveva poi la superior sor veglianza di questi spedali un Pochettini di Serravalle. Le continue risse che avevano luogo nel corpo franco

fra i disertori piemontesi ed i francesi o disertori od emi grati, risse che minacciavano convertirsi in aperte e san . guinose zuffe, consigliarono al re di dividere quel corpo in due, segregando cosi gli individui delle due nazioni, conservando il comando del primo , di gran lunga supe

riore , al prode cay. Filippo Del-Carrelto , ed affidando la direzione dell'altro , che non sommava a 150 , al l'emigrato Bonneau ; dal che quella centuria assunse anche, come già notai , il nome di Chasseurs -Bonneau .

Per tentar poi ogni mezzo di tenere al completo i reggimenti savoiardi, decretava il re che i loro diser tori, invece di andare al corpo franco , come li altri,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fossero riaccettati nei reggimenti. Pare che le idee re pubblicane andassero facendo sempre maggior breccia in que' corpi , perchè scorgesi che in marzo 5 uffi ciali vennero cancellati dai ruoli : 3 per essersi evasi da Alessandria , ove stava a presidio il secondo batta glione del reggimento Savoia, e 2 per aver oltrepassato di molto un ottenuto congedo.

La guerra di montagna, che si andava battagliando, faceva ogni giorno maggiormente toccar con mano quanto necessarie fossero le truppe leggiere, anche irregolari ; per la qual cosa , oltre a questi due corpi franchi, si organizzarono alcune centurie di volontari, tratti dalle milizie che sotto vari condottieri, che quasi tutti ave vano precedentemente appartenuto all'esercito regolare, fecero poi eccellente prova . Tali erano i due fratelli cav. Della Margherita, il conte De-la-Roegue, un Radicati di Brozolo, un cav. Patono ed un Andrioli tenente nel

reggimento Christ , che credo sia l'autore degli annali militari, uomo arditissimo, nizzardo d'origine, il quale

in principio di maggio, udito che 200 Francesi da Bcl vedere marciavano su Bollena , animosamente colla sua centuria correva loro incontro e li fugava, catturandone non pochi. Tra le milizie poi , oltre ai fratelli Cauvin già da me citati, facevansi notare per valore un Cristini , un Ro baudi, un Cimiez e sopra tutti due Belmond. Avevano questi ufficiali nel proprio corpo gradi, che , parago nati a quelli dell'esercito, riuscivano inferiori. Cosi il Belmond , che era tenente-colonnello nelle milizie, con tava come capitano -tenente nell'esercito ; e non è raro

trovare che S. M. , per ricoinpensare il valore di un capitano o di un maggiore di milizie, lo nomini tenente


CAPITOLO III .

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nel regio esercito, assegnandogli la paga effettiva del grado invece di quella degli ufficiali di milizia, che era inferiore di molto ; perché vedo che un capitano aveva 2 lire al giorno, un tenente 30 soldi , ed un sotto -te nente una lira .

Innumerevoli erano li scontri che succedevano quoti dianamente fra i Francesi e queste nostre irregolari mi lizie; onde io non farò che nolarne i più importanti ed arditi, poichè l'enumerarli tutli renderebbe soverchia mente prolissa e noiosa la narrazione . Quelle selvaggie gole, quei dorsi selvosi delle monta -

gne, erano luoghi eminentemente acconci per questa piccola guerra , nella quale i nostri, pratici di tutte le sinuosità del terreno, di tutti i scorciatoi , ebbero quasi

sempre il dissopra sul nemico nel contado di Nizza . I punti ove più di soventi accadevano gli agguati e gli azzuffamenti erano poi la strada tra Bollena e Bel vedere, la quale corre fra boschi e burroni : la vetta del Molinetto , coperta essa pure di alti pini, di dove lo

sguardo spazia e può un accorto nemico piombare nei sottoposti valloni ; finalmente il ponte detto della Nieja che è posto sulla strada che dal côlle di Brois scende a Sospello, e che unisce le due rive del rio che, scen dendo dal vicino côlle di Linieras ne desume il nome.

Çosi il 3 maggio i Francesi venivano ad assalire il Mo linetto, ove un d'Aiglun con alcune milizie stava di guar dia , e già lo obbligavano a sgombrar quel luogo, quando accorso Canale con 54 de' suoi carabinieri, respingeva il nemico, già baldo per l'ottenuta vittoria , e gli rito

glieva 11 prigionieri da lui fatti. Cosi li 23 maggio il cavalleresco Del- Carretto , alla testa de' suoi del corpo

franco, attacca di notte i Francesi stanziati a Pietra-Cava,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fa prigione 21 soldati ed un ufficiale; ma postosi ad in seguirli al basso , giunto al ponte della Nieja, trovava

potenti rinforzi nemici venuti da Sospello, coi quali ingag giava fiera battaglia sul ponte stesso , a cui la soprag giunta notte poneva termine ; ritiravasi allora Del -Car retto menomato di dieci de' suoi , ma conducendo séco

i fatti prigionieri e cagionando al nemico una perdita molto più grave .

Nelle altre parti della frontiera la guerra aveva pro ceduto più rimessamente . In Savoia le alte nevi e la de

bolezza delle nostre forze non permisero di dar princi pio alle operazioni che nel mese di agosto. Comandava

Berton in val d'Aosta , ma nominato poi questi in giugno tenente generale comandante la guernigione della capi tale, ad assumere la direzione delle operazioni che in tendevansi di fare in Savoia era spedito il duca del Mon

ferrato terzogenito del re, principe dotato di rare doti che gli attiravano l'amore della soldatesca. Estendeva egli anche il suo comando sopra il corpo di Cordon a

Susa, ed aveva poi seco l'austriaco Argenteau , non dirò certo a buon consigliero, perchè nulla sapeva, e lo provo

anche di troppo; ma tale era però il ruolo che rappré sentar doveva . A motivo poi della rigida temperatura e

dovendo agire concordemente al piano generale combi nato a Torino tra il re e Devins, questo corpo d'armata, come già accennai, non intraprese prima d'agosto cosa alcuna che meriti d'esser notata .

A Saluzzo non furono che pochi colpi di moschetto scambiati fra gli avamposti nemici .

A Demonte in val di Stura l'imperial generale Stras soldo erasi limitato a spedire in val di Tinea un batta

glione di cacciatori retto dal maggiore marchese Colli,


CAPITOLO III .

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che già sin d'allora dava saggio di rara perizia e di va

lore: aveva egli missione di netlar quelle gole dai parti giani francesi che le infestavano, e di ristabilire cosi le comunicazioni interrotte .colle truppe austro - sarde stanziate nella contea di Nizza .

E qui credo bene di avvertire due cose : che questo Colli cioè confonder non si deve col barone Colli nativo di

Vigevano maggior generale austriaco e che allora reg geva parte delle truppe stanziate su quel di Nizza; fu il Colli, di cui sto ora ragionando, della nobile famiglia dei

Colli-Ricci di Felizzano, padre dell'attual senatore del regno, valoroso soldato ei pure delle guerre napoleo niche ove riportava a Wagram una gloriosa ferita, ed avolo di distinti ufficiali che militano con onore nel

l'esercito subalpino. Era egli allora maggiore nel reg gimento provinciale di Mondovi, ma comandò quasi sem pre uno o più di quei battaglioni composti delle com pagnie cacciatori dei diversi reggimenti, alla testa dei

quali cacciatori lo vedremo mandare a compimento molte belle e valorose imprese . E questa è la seconda cosa che intendo far notare, che siccome non sempre li battaglioni composti delle

compagnie granatieri o cacciatori militavano in quella stessa parte del regno ove stavano le compagnie ordinarie che formavano poi il grosso del reggimento, cosi non dovrà meravigliarsi il lettore vedendo citata quasi nel

tempo stesso la brigata Savoia, a cagion di esempio, in val d'Aosta ed in riva alla Roya : perché avviene da ciò che, mentre un battaglione faceva parte delle truppe sog . gette al duca del Monferrato , i cacciatori trovavansi in val di Tinea sotto Colli , ed i granatieri in Tolone sotto Forax ; e ciò intendasi pei reggimenti tutti .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Succedevano intanto mutazioni nei generali francesi. Biron era spedito in Vandea, e Dagobert ai Pirenei Orien- ? tali, ove lo aspettavano belle vittorie, gelose persecu

zioni e troppo tarda giustizia ; troppo tarda, dissi, per chè assalito poco tempo dopo il buon vegliardo da feb

bre maligna, esalava l'anima nella grave età di 75 anni. Consacrai alla sua memoria queste poche linee per chè fu valoroso, ed ammirar si deve il valore quando anche nemico, ma più perchè fu generoso , e frenando l'avida burbanza delle sue genti, lasciò cara fama di sė

fra le nizzarde popolazioni. Il comando dell'armata del Varo adunque cadde nuo

vamente nelle mani di Brunet, il quale non avendoperò la confidenza dei rappresentanti della nazione presenti a quell'armata, veniva da loro assoggettato alla sorve- : glianza di Kellermann, comandante dell'esercito delle

Alpi, al quale cosi affidavasi la superiore direzione dei due corpi occupanti l'italiana frontiera . Era però

stata notevolmente accresciuta quella detta del Varo, onde Brunet trovandosi a capo di 30 mila uomini ed inquieto delle vaghe voci che correvano di uno sbarco da operarsi sulle coste liguri dall'ammiraglio Langara di : un corpo di truppe spagnuole , pensò fosse tempo di assalire i Piemontesi mentre ancora erano soli , e com

mise al generale Casabianca , quello stesso che tentato

aveva la infelice spedizione di Cagliari, di portarsi a ri conoscere il campo nemico . Accingevasi il Casabianca all'affidatagli perlustrazione; ma quantunque per evitar d'esser conosciuto se ne ve nisse travestito ed in compagnia d'un solo dragone, tut

tavia scoperto la mattinata delli 11 maggio nel vallone di S. Colombano presso Lantosca da cinque di quei mi


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liziani che ognor aggiravansi per quei luoghi in cerca di preda, era arrestato e condotto al Fontan, ove il duca del Chiablese, giunto da pochi di , teneva il suo quartier gene rale . Accoglievalo cortesemente il duca, ed essendo seco lui venuto a ragionar delle cose interne di Francia, é biasimandone le intestine discordie che dovevano , diceva

il duca , trasmutarla in un vasto incendio , ne otteneva dal Casabianca questa arguta risposta : Monseigneur c'est une cheminée qui fume et non pas une maison qui brûle. Venivangli assegnate lire 700 al mese , somma corri

spondente in allora alla paga dei nostri maggiori gene rali, e trattato con gran riguardi a Breglio, ove era stato condotto ; ma avendo poi egli tentato di evadersi , veniva tradotto nella ciltadella di Alessandria .

Udita la cattura del Casabianca , Brunet, che ad ogni costo procacciar volevasi le nozioni necessarie per ef

fettuare il progettato attacco, incaricava della perlustra zione del campo degli alleati il generale Serrurier; ese guivalo egli il 1 ° di giugno , ma pare che prestando

troppa credenza ai rapporti dei disertori e degli abi tanti dei luoghi , i quali perchè avversi ai Francesi forse ad arte lo ingannavano , e non potendo accertarsi in

persona della precisa posizione tenuta dagli Austro Sardi, i quali occupavano tutte le vette dei monti, soli punti dai quali si possa accuratamente esaminare quella montuosa e variatissima regione: per questa doppia causa , dico, sembra che Serrurier facesse poi al suo : generalissimo una relazione nella quale non erano a sufficienza poste in evidenza le difficoltà tutle che pre sentava quell'attacco .

Quali fossero le posizionioccupate dagli Austro - Sar

di nella provincia di Nizza , già da me fu dello . Ve- , VOL, I. -

12

Pinelui, Storia ecc,


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nendo ora però a descrivere più minutamente quei gio ghi , testimoni del valore dei nostri padri, dirò come essi rinchiusi fossero fra la sponda destra del fiume Roya, il di cui corso già fu da me descritto in principio del capitolo secondo, e la sinistra del torrente Vesubia , affluente di sinistra del Varo .

Nasce la Vesubia dal colle delle Finestre , e formata

una valletta , che da quel côlle nome desume , serpeg giando al basso da San Martino di Lantosca , in una quasi costante direzione da tramontana ad ostro , la sciandosi Venanzone a destra, Roccabigliera e Bollena a sinistra , viene a correre sotto Lantosca , ove è tra ghettata da un ponte , lambe col destro margine la col

lina su cui siede quel borgo , quindi i picchi più ele vati ove sorge Utelles, e piegando insensibilmente verso libeccio viene a gettarsi in Varo a Bensone , piccolo borgo sorgente su di scosceso dirupo , e posto rimpetto a Levenzo , grossa terra che innalzasi sulla sinistra della Vesubia .

Molti sono gli affluenti del torrente suddetto , e fra gli altri la Gordolasca , che scendendo dal monte Cla

pier nella direzione di libeccio , radendo Belvedere, viene a mettere foce in Vesubia a San Giuliano ; tagliando cosi, in senso diagonale , la zona di terreno posta fra la Ve subia e la Roya. Il monte Clapier, che dà origine a questo torrente, ė il punto da dove si spiccano quelle alte e selvaggie gio gaie che erano occupate dagli alleati . Primo , nella direzione perfetta dal nord al sud, in contrasi il monte Cappelletto , dal quale, proseguendo coll'occhio nella suddetta direzione, che col piede nol puoi , tu scopri il monte , quindi il côlle di Rauss : dal


CAPITOLO III .

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quale un angusto sentiero , piegando alquanto a sci rocco, ti conduce al monte dell'Authion , che formava la

chiave di tutta la posizione : sia perchè da esso comin ciando la catena di quei gioghi a diramarsi in più dire zioni,chi ne sta padrone può dominar tutte quelle valli ;

e sia perchè al basso le communicazioni tra quei côlli e la regia via che da Tenda porta a Cuneo sono più facili : quando invece superiormente la cosa è se non impossibile ad isolati pedoni , certamente a truppe ar mate . Ed invero dal Cappelletto non havvi che un malage

vole sentiero, il quale segue sempre il corso del rio delle Miniere , che sgorgando dal lago delle Meraviglie, e dato

il suo nome alla valletta che solca , va a precipitarsi in Roya al dissotto dell'abbazia di S. Dalmazzo , sita sulla strada postale .

Dal monte di Rauss poi partono eziandio due altri sentieri impraticabili del pari , dei quali il primo va a congiungersi a quello della valle delle miniere , ed il secondo, divergendo a levante e seguendo il corso del Cairos, torrentello che dal côlle ha vita , passa a San t'Anna , e quindi sbocca fra Fontan e Saorgio, sulla gran strada di Tenda , linea di ritirata degli Austri-Sardi

verso Piemonte . Ma tutti questi tre sentieri , come dissi , non potevano dar passo ad un corpo di qualche entità . Dall'Authion invece i monti vanno appianandosi, e se certamente i diversi varchi non mancavano di presentare

alcune difficoltà, esse erano però di gran lunga minori . A mezzodi dell'Authion stanno prima il côlle dell'Or

tighera, quindi quello di Milleforche ; i quali côlli ve ramente non sono che contraforti del primo .

Da essi tre sgorgano infiniti rivi , dei quali i princi pali sono il Preit, detto altrimenti dal nome di un altro


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rivolo che in esso si getta l’Aiguetta , il quale scalu

rito dal pendio occidentale dell'Authion, forma un val lone , che da lui prende il nome , e va a gettarsi in Vesubia presso Bollena. Dal fianco orientale dei colli dell'Ortighera e di Milleforche sgorga la Maglia , che con corso quasi parallelo a quello del Cairos va esso pure a por capo in Roya presso la Giandola . Finalmente la Bevera , formata da vari ruscelli che scaturiscono da Milleforehe , dal Ventebren , dal monte

Ciarmetta con corso perpendicolare dal nord al sud lambe il còlle del Molinetto , passa a Sospello, ove ė attraversato da un ponte : e descrivendo poi una ca

pricciosa curva , va a precipitarsi in Roya presso un umil easolare, che da quel torrente riceve il nome di Bevera . Dall'Authion, adunque, i minori côlli dividevansi in

yari rami, compresi fra questi torrenti suonominati. Cosi sul destro margine della Bevera , dopo il monte Ciarmetta, una lunga serie di monticelli ti conduce al côlle di Braus ed a Luceram . Cosi sulla sinistra di quel torrente tu vedi un angusto sentiero scendere dall'Au thion all'Ortighera, al Milleforche; ivi diramandosi por tarti a destra verso il Molinetto , e seguendo invece la primiera direzione, attraversare a mezzo pendio il monte Ventabren , il còlle di Mangiabò, il còlle di Autaret, di Beolet, di Linières e di Brois; alture tutte più o meno scoscese, comprese fra la Bevera e la Maglia . Sulla si

nistra della Maglia poi sorgono il colle di Marta, il côlle di Beola e la Colla bassa , limitati tutti a sinistra dal

Cairos, dietro al quale e presso le sue sorgenti stava il

villaggio di Cairos ed il campo della Formagina (1 ) . (1 ) Nella descrizione di questi luoghi notai solo i colli prin


CAPITOLO III .

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I Sardi avevano ricoperti tutti questi côlli di ridotte dispostc con maestria tale , che in quel cosi svariato ter reno non eravi una valle, un risvolto che solcato non

fosse dai proiettili delle molte artiglierie che armavano quelle ridotte .

La loro destra appoggiava al monte Cappelletto di dove scendeva la linea al côlle di Rauss : questi due côlli fortificati a dovere, avevano ancora per opera avan

zata le ridotte di Terra-Rossa quelle di testa di Rug

giero . Un'infinità di opere minori poi stendendosi dal monte del Toro al côlle di Rauss rendevano questa parte della linea vastissima .

Dal côlle di Rauss veniva la linea all'Authion, ove

erano le fortificazioni maggiori che comprendevano la Ortighera , il monte dell'Auta, quel di Milleforche ed il poggio su cui sedeva la gran ridotta detta il castello di Authion. Protendevansi questi trincieramenti verso il Ven tabren ed il Molinetto, ove era una forte ridotta ; quindi coronavano le vette del monte Beolet del colle di Li

nières, del colle di Brois e finalmente al basso del côlle del Perus e della Coguta , i quali chiudevano la linea

verso Breglio, grosso borgo sito sulla sinistra della Roya . La natural fortezza di questi luoghi, già accresciuta dalle opere artificiali degli alleati, acquistava poi in quel periodo dell'anno nuovo incremento da ciò che i tor cipali e le principali sorgenti dei corsi d'acqua che ordinaria inente ne hanno varii : chi pertanto volesse aver più esatte no tizie su quella regione, potrebbe consultar la elaboratissima opera del maggiore Debartolomeis, intitolata : Nozioni statistiche e geo grafiche degli Stati di terraferma di S. M. il Re di Sardegna : lavoro stupendo, e dal quale sono desunti questi miei cenni de scrittivi .


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renti tutti , i quali ben di spesso erano l'unica via per cui giunger si potesse all’erta dei côlli , privi quasi tutti

di ponti, offrivan poi eziandio, per lo sciogliersi delle nevi, non poche difficoltà per venir guadati . Coprivano essi tutto il fronte delle posizioni , perché a destra scor revan la Gordolasca ed il Graos ; dinanzi al centro

stavano i rivi minori di Aiguetta e di Bollena affluenti di Vesubia, e quelli del Goyoù e della Godissara, che nati dal pendio meridionale di Pietra -Cava e correndo al sud-est versansi nella Bevera , la quale, partendo dal

Milleforche cingeva poi col tortuoso suo giro tutta la posizione sino al punto estremo di sinistra , ove questa si appoggiava al Roya . Laonde chiaramente si vede che per portarsi all'assalto i Francesi , i quali muovevano da ponente , dovevano forzatamente valicare tutti que sti rabbiosi torrenti partendo da Sospello, ovvero ad dentrandosi nelle selve di Lamairis e della Fraccia che

copron l’angusto varco che lascian fra loro gli affluenti della Gordolasca e della Bevera , avanzarsi pel monte Ciarmetta e pel Mantegas , e venir a dar di cozzo contro le ridotte di Milleforche e dell'Authion .

Se poi invece volevano assalire la destra degli alleati era lor forza valicar la Gordolasca ed il Graos sotto il

cannone delle ridotte di Testa di Toro e di Testa di Rug giero .

A queste difficoltà locali si aggiungevano ancora le

morali , perchè mentre i Francesi eran di tutto sprov veduti , gli Austro - Sardi invece non solo avevano il ne

cessario, ma erano ancora animati da nuova lena , per chè il duca del Chiablese giungendo al campo aveva seco recato un regio decreto che accordava, oltre alla razione consueta di viveri , cinque oncie di biscotto a


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tutti i soldati militanti sulle Alpi' o sugli Apennini' ; circostanza questa che, unita alla notizia della lega fatta dal re colla potente regina dei mari, aveva portato l'en tusiasmo della truppa al più alto segno . Voler assalire una linea siffatta di fronte era vera

pazzia , era un volersi esporre a certa sconfilta ; ma i mali dell'esercilo repubblicano'ognor crescevano ; cre scevano le voci di sbarco degli Spagnuoli ora verso An tibo, ora verso Nizza : laonde Brunet, spinto pure dalle

continue eccitazioni dei rappresentanti, decideva di ten tar la spedizione . Divideva le sue genti in tre corpi , che poi si suddi videvano in varie colonne : il primo comandato da Du merbion, e muovendo da Sospello, dove traghettar po teva la Bevera sul ponte ivi esistente , doveva assalire le opere dai nemici erette sui colli del Perus, su quello di Linières e di Brois .

Brunet stesso col corpo mezzano, che era il maggiore, partendo da Pietra-Cava e da S. Colombano, procedendo attraverso alle selve sunnominate , doveva far impeto prima sul Molinetto e sul Beolet , quindi gettarsi con

tutte le sue forze sui campi di Milleforche e dell'Authion . Serrurier finalmente avanzandosi da Belvedere, ove

teneva il campo, portar si doveva ad assalire Testa di Toro e le altre fortificazioni del campo di Rauss , spe rando di penetrare fra questo côlle ed il monte Cappel letto, e tagliare cosi la ritirata agli Austro-Sardi sul Pie monte .

Questo piano d'assalto, oltre alla poca probabilità che aveva di successo, era poi anche difettoso in questo, che Brunet non ben conscio forse della vera forza delle

varie opere, aveva mal distribuite le sue truppe: a Ser


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

rurier, a cui era affidata la quasi impossibile impresa di aprirsi un varco fra le terribili batterie che in ogni senso solcavano le valli che egli percorrer doveva, non venne data che una debole schiera di 3 mila , mentre a Gardanne e ad Ortomann , che sotto gli ordini del

generalissimo conducevano il corpo centrale, ed a Du merbion , che guidava la destra francese , i quali tutti avevano da vincere ostacoli relativamente minori a quelli che a Serrurier si opponevano , Brunet diede schiere molto più forti. Se pure v'era mezzo di far riuscire un tal piano (al

che ricisamente risponderei di no ) , questo solo esser poteva : confidare cioè 8 mila uomini almeno a Serrurier

acciocchè egli potesse ad un tempo stesso assalir tutte le ridotte, e gettare intanto un ragguardevol corpo di fanti leggieri tra Rauss e Cappelletto acció tentassero, se pur potevano , penetrare per quelle scoscese giogaie : limitarsi poi al centro , e sopra tutto al basso a dimo strazioni, tenendo in serbo una rispettabile riserva per

profittare di tutte le eventualità che questi falsi attac chi partorire potessero . Colle disposizioni date da Brunet avvenne ciò che ac

cader doveva, che gli alleati cioè , assaliti in forza al basso , ripiegaronsi sull'alto, rendendo cosi la loro posi zione più forte e più compatta al centro ed a destra. Molti autori trovano che invece di assalir di fronte

una linea cosi formidabile, Brunet avrebbe dovuto cer

car di girarla, rimontando più altamente verso il côlle delle Finestre, e scendendo poi in val di Stura . A questo

partito appigliandosi il francese condottiero, egli è certo che risparmiata avrebbe l'effusione grandissima di sangue che ebbe luogo ; ma non è poi certo egualmente,


CAPITOLO III .

185

se egli cosi operando non si esponesse a fato peggiore ;

poichè questo movimento, che convertito avrebbe l'ope razione di Brunet in una mossa strategica, quando in vece fu solamente tattica , non poteva eseguirsi senza esporre terribilmente le proprie sue communicazioni ; poichè è cosa ormai riconosciuta , come alla guerra non possa un condottiero di eserciti accingersi ad attorniare l'inimico senza esporsi più o meno ad essere circon dato egli stesso . Oltre a ciò , come ben osserva Jomini, una simile spedizione , che ad essere mandata ad effetto richiedeva altr'uomo che Brunet, esigeva poi anche che

tentata fosse con truppe vecchie e non con un'armata composta in gran parte di gente poco avvezza ai rischi e, ciò che più monta , alle fatiche della guerra, priva di viveri, di calzatura e di ogni cosa che necessaria sia ad una lunga ed arrischiata impresa . E se i generali ne mici, lasciando penetrar Brunet nella valle di Stura , ove si sarebbe trovato a fronte Strassoldo e le due non di

sprezzabili piazze di Demonte e di Cuneo, si fossero poi gettati sulle sue tracce ed attaccato lo avessero in coda , non sarebbe egli forse stato costretto a deporre le armi con le sue genti tutte in quelle nuove Forche Caudine ? Poichè, come mai poteva egli lusingarsi di aprirsi il varco contro Cuneo , privo qual era della artiglieria ne

cessaria per assediarlo ? Il che poi è da credere che gli alleati non gli avrebber neanche dato il tempo di effettuare .

Simili ardite mosse , che svelano in vero il genio della guerra nel duce , vanno solo lentate però con scelte

soldatesche forti non tanto per numero come per di sciplina e valore, e difficilmente riescono contro un ne mico non ancor sfiduciato per patite sconfitte.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Muovevan adunque all'assalto le francesi colonne al l'aurora del giorno 8 giugno . Primo riusciva contro le ridotte di Culfreddo e di

Linières il polacco Miakouscky , non per valore suo e de' suoi , ma per ammutinamento del reggimento pro

vinciale di Vercelli, che per mal animo contro il suo colonnello , cav . Luigi d’Osasco , niegava difender le trinciere . Pare che questo d'Osasco fosse uomo sover chiamente duro , che non provvedesse ai bisogni dei

suoi soldati e permettesse poi anche agli ufficiali di mal menarli battendoli ; oltre a ciò, vuolsi che avesse chie sto l'onore di venir destinato coi suoi alla difesa di quel posto , invece del reggimento Oneglia a cui spettava per turno .

Nè so veramente come tal sfregio tollerasse il conte

Vitale , soldato egregio e colonnello del reggimento Oneglia . Comunque andasse la cosa , il fatto vero si ė, che i soldati di Vercelli , a dimostrare che se non com

battevano , ciò facevano di deliberato proposito e non per timor del nemico, saldi sen stettero bensì all'avvi cinarsi di esso , ma senza far fuoco, nè altrimenti tentar

di respingerlo : il che vedutosi dal d'Osasco, che valo rosissimo guerriero si era , dopo aver invano tentato di

scuoter quei miserabili, con magnanima risoluzione get tavasi , seguito da pochi ufficiali, contro la testa della ne mica colonna : bello, ma inutile atto, che altro risultato

non aveva che di cagionar la morte a parecchi ufficiali e ferite e prigionia a molti altri . Incontravan la prima, i capitani Bastia e Gromo di Ternengo, un Avogadro tenente, ed un sotto-tenente . Rilevarono ferite , più o meno gravi, lo stesso d'Osasco, un maggiore, Avogadro della Motta capitano , e tre minori ufficiali ed il tenen


CAPITOLO III .

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te-colonnello Caravana , percosso nella coscia da una palla, che lo rendeva storpio pel rimanente del viver suo, cadendo poi eziandio in mano del nemico in compagnia di quattro capitani , Maino di Capriglio ferito, Cauvin, Vialardi e Cossato, e dei tenenti Verrone , Montegrandi e Chiavassa : perchè i soldati loro, che dapprima erano stati

impassibili spettatori , veduta poi quella strage dei loro capi, eransi dati alla fuga abbandonandoli in poter del nemico ; ed aggiungendo cosi alla taccia di insubordi nati , quella non men brutta di vili . Rimaneva bensi ancora a difesa di quei luoghi il pri mo battaglione cacciatori , comandato da un cav. Lu zerna di Campiglione ; ma vedutisi in pochi, e disani

mati dalla fuga del reggimento Vercelli , dopo breve difesa ritiravansi essi sul Beolet, abbandonando quelle

ridotte ai repubblicani che, penetrativi immantinenti, ne rivolgevano i due cannoni che esse contenevano sul côlle del Perus , che ne era intieramente dominato .

Stava a custodia del Perus l'altro fratello d'Osasco , il quale era colonnello del reggimento Saluzzo, e perchè era cavaliere dell'ordine di Malta veniva denominato frå

Policarpo. Valorosissimo e forse ancor più del fratello era questo guerriero frate : il quale non sgomentatosi

punto del caso del germano , nè delle poderose forze che contro di lui guidava il divisionario Dumerbion , credendo forse di averla a far con Saraceni, faceva del

nemico gran strage con un'eroica e ben regolata difesa. Nė valeva a piegare la sua costanza l'orrendo scempio che delle sue genti facevano le già sarde ed or francesi artiglierie, che dal sovrastante côlle di Linières le saet tavano : chè deciso a vendicar l'onta di Vercelli, per durava frå Policarpo contro la soverchiante schiera di


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Dumerbion ; ma a questi aggiungevasi per soprassello Miakouscky , vincitore, o dirò meglio, occupatore di Linières : onde allora cominciava Osasco ad effettuare

la sua ritirata sul vicino côlle della Coguta, di dove com battendo ritraevasi poi in Breglio sulla sinistra sponda del Roya : perdendo nel combattimento il prode suo

tenente-colonnello , Avogadro di Valdengo, che, rimasto ultimo a proteggere la ritirata , vi trovava morte ono rata , come pure un tenente Operli. Non credeva opportuno seguirlo al di là del fiume Dumerbion , ma invece avviavasi d'accordo con Mia

kouscky contro le ridotte di Albarea, di Brois, di Beolet .

Ma qui succedeva un'atroce mischia , perchè a difesa di quei luoghi stavano molti corpi irregolari e la legione leggiera , tutta gente risoluta e già avvezza in quei quo tidiani scontri , di cui narrai i più essenziali , a disprezzar la morte . All'ordinario valore poi dei Subalpini era no bile motivo di aumento la brama di vendicar l'onta

che la sconsigliata risoluzione dei soldati di Vercelli ave vano impressa sulla divisa del soldato piemontese : onde è che accanito quant'altro mai riusci quest'azzuffa mento ; ed i Francesi , che combattevano a petto sco perto, ne riportarono molto maggior danno, quantunque non pochi fossero fra i nostri coloro che, intolleranti di starsene dietro i ripari, animosamente balzarono

fuori di essi , e colle baionette spianate si facessero a respingere i nemici , che trafelanti giungevano ai piė dei trincieramenti ; e più di tutti tal genere di com battere adottarono i fanti leggieri della legione . Ma mentre cosi combattevasi , riusciva a Gardanne di impossessarsi del Molinetto dove stava il reggimento provinciale di Casale , che dopo averlo valorosamente


CAPITOLO III .

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difeso , era costretto ad evacuarlo , lasciando estinti un

capitano Campi ed un tenente Lanel , con meglio di 80 soldati . Contemporaneamente il battaglione dei caccia tori del Luzerna cedeva pure al nemico le ridotte erette sul colle di Beolet ; le quali conquiste, unite alle prece denti delle Linières e del Perus, fecero accorto Saint-An

dré , come fosse tempo di evacuar quelle giogaie poste al di là della Maglia , e ridurre le difese sul sinistro

margine di quel torrente , dando principio alla ritirata prima che nuovi sinistri , convertendola in piena rotta , la rendessero mille volte più funesta. Mandava pertanto ordine ai comandanti delle varie

schiere , che per il colle di Mangiabò venissero a collo carsi alla cosi detta croce del Gan , appoggiando in tal modo la sua sinistra al forte di Saorgio, e legandosi per la destra colle ridotte di Milleforche e dell'Authion .

Ma desiderando lasciar in mano dei nemici meno tro

fei che possibil fosse, commetteva al capitano Del Car retto ed a Canale, che col corpo franco e coi carabinieri

frenassero più che per loro si potesse l'impeto del ne

mico : e non andò fallita la fiducia da lui riposta in quei due valorosi , i quali non solo riuscivano a rintuzzar l'ardire dei repubblicani, ma sapevano eziandio con si rara perizia distribuir le loro soldatesche, che mentre una parte di esse teneva testa al nemico , l'altra aspor taya a forza di braccia i feriti non solo , ma benanco i

cannoni; dimodochè non venivano in poter dei Francesi che pochi attrezzi di accampamenti, di poco o nessun valore. Ben più preziosa preda però sarebbe stata quella

del valoroso Del Carretto , il quale gravemente ferito in una coscia , mal potendo reggersi in piedi , sarebbe senza dubbio caduto prigione od avrebbe già sin d'al


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lora trovata una morte gloriosa : ma ciò non volle il destino, che ancor nuove glorie serbava a quel prode; lo sottraevano al pericolo alcuni soldati , che togliendoselo alternativamente in spalla , ponevansi coll'onorato peso in salvo .

Ma questi primi successi che parevan presagir vit toria , furono invece cagion di disastri per i Francesi : perchè Colli e Dellera , che comandavano al centro ed a destra , accertati dal Saint-André che la sinistra era in tutta sicurezza ridotta sotto il cannone della rôcca e

capace di respingere qualunque ulterior tentativo , ac cingevansi con audace ed accorto consiglio a scagliarsi sul nemico , traendo rinforzi dai vicini campi dell’Au thion e della Formagina Erano essi stati attaccati contemporaneamente da una forte colonna , ma i buoni Svizzeri del reggimento Christ,

un battaglione delle guardie ed il reggimento di Lom bardia, eran riusciti a respingere ogni assalto di Brunet, il quale non aveva potuto impadronirsi che di alcune opere avanzate e delle ridotte del Molinetto preso da Gardanne .

Durava la pugna dalle 4 del mattino , ed erano ormai le due dopo del mezzodi , quando Colli decise di eseguir la sortita .

Formate adunque le colonne , e posti in testa i più valorosi , scagliavale esso sui Francesi , i quali, già stan

chi dal lungo combattere , pesti e fracassati dalle grosse artiglierie del campo delle Milleforche , che avevan fra loro seminato la morte , non solo perdevano i conqui

stati luoghi , ma erano eziandio con grave danno rin cacciati nel torrente Bevera . E maggiori di gran lunga

sarebbero state le perdite loro senza il valore del bri


CAPITOLO III .

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gadiere Ortomann, il quale, quantunque preso di fianco dalle nostre artiglierie , attelate le sue genti a battaglia sul declivio del monte Ciarmetta, contenendo i Regii , dava tempo alle genti di Brunet e di Gardanne, che eransi

sbandati , di raccogliersi nel campo dell'Argenta , la sciando tutti quei dirupi coperti di cadaveri , e di uo mini che, orribilmente mutilali , a gran grida invocavan la morte .

Nė più fortunato era stato Serrurier contro Rauss, ove veniva caldamente accolto dal reggimento Acqui e da un battaglione della legione leggiera , stati preposti alla difesa di quel côlle. Ed andò egli fors'anco debitore

della sua disfatta al partito da lui preso, o per igno ranza dei luoghi, o per mal inteso valore di procedere

pelle vie più erte e scoscese : perlocchè una delle sue colonne, quella guidata dall'aiutante-generale Micas, giunta ai piedi del monte Rauss, trovossi di fronte pre cipizii tali che , vietandogli ogni ulterior cammino , la condannavano a starsene spettatrice impassibile della sconfitta delle altre due, che intanto combattendo con

un valore degno di miglior sorte, si portavano più volte all'assalto delle fortissime batterie . Furono veramente

stupende le prove di valore date dai soldati di Francia

in quel giorno : ma contro la fortezza dei luoghi , a mille doppi accresciuta dal valore subalpino, nulla potè il fu rore dei repubblicani, che, giunti a più riprese sino ai piedi dei trincieramenti, erano poi dalle nostre arti glierie, governate da Zin e da Roccati e servite a sca glia , orrendamente sfracellati, chè mentre li cannoni

di Rauss li colpivano di fronte, quelli di Testa di Toro e

di Testa di Ruggiero li imberciavano sui due fianchi. A. questo violentissimo fuoco aggiungevasi quello della


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

moschetteria del battaglione leggiero e del reggimento

Acqui, che , collocato parte a Terra-Rossa e parie a Rauss, talmente si distinse in tal giorno da strappar gli

elogi ai nemici stessi , i quali mentre collo schioppo gettato ad arma-collo furiosi arrampicavansi fra quei dirupi sfidando una quasi certa morte , pur ammi rati dal valore dimostrato dai soldati di quel reggi mento , altamente gridavano : bravo Acqui, bravo Acqui,

dando cosi un misto e raro esempio di generosità e ferocia . Ma tali sono le scene luttuose e sublimi ad un

tempo stesso dei campi di battaglia ! Ed oh quanto son

colpevoli coloro che per frivoli conquiste, per ingiuste pretese, spingono tanti valorosi a sgozzarsi a vicenda ! Ma cosi corron le cose di questo mondo : mentre i sol dati danno il sangue loro per cause a loro quasi ignote ed indifferenti, mentre prodi troncano vite di prodi, il despota , che nel freddo suo egoismo decretò l'orrendo. scempio, sicuramente aspetta sul dorato suo seggio il risultato della fiera lotta , nella quale l'efferato suo cuore ha scagliate tante vittime umane !

Tuttavia Serrurier ben conscio dell'importanza della missione affidatagli, nè volendo comparire qual vinto dinanzi al suo duce prima di aver esauriti tutti i mezzi di riuscita , formata colla riserva una nuova co lonna, e poslovisi in fronte , la riconduceva all'assalto .

Ma non l'aspettavan più i nostri dietro i sicuri ripari , chė Dellera , assumendo a suo turno l'offensiva, gettava una colonna di granatieri con due cannoni retti da Zin

sul fianco della colonna francese, la quale solcata in tutta la sua profondità dai ben diretti tiri dei nostri artiglieri , era finalmente forzata a retrocedere . Ciò ve dutosi da Zin , da animoso qual era non contentandosi


CAPITOLO III .

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dei danni da lui inflitti ai repubblicani, audacemente imprendeva ad inseguirli coi due cannoni e pochi ma risoluti artiglieri , cagionando così ancora maggior danno al nemico, e rientrando poscia al campo fra gli applausi dei compagni ammiratori , che lo salutavano con le grida di viva il re, viva l'artiglieria . Quest'ultimo sforzo aveva talmente scoraggiato i soldati di Serrurier, che questi non vedendo probabilità di felice successo con ulteriori conati , fatto suonar a raccolta riconduceva le sangui

nose e peste sue schiere nella pristina lor posizione . Questo primo fatto, cotanto onorevole ai nostri , costò loro in complesso 500 uomini . La perdita dei Francesi fu più che doppia.

E qui noterò nuove esagerazioni degli storici di quella nazione.

Servant generale, già ministro di guerra , devotissimo prima alla Repubblica , trasmutatosi poscia in smode rato cortigiano di Napoleone imperatore, nelle sue Me morie che fan seguito all'opera delle guerre dei Fran cesi in Italia, di Jubé , scritte appositamente per adu lare il nuovo sire, dice che nel fatto degli 8 giugno gli alleati erano 42,000, cioè 30,000 i Regii e 12,000 gli Imperiali: quando è constatato non solo da Jomini, ma dagli stessi autori francesi, Thiers e Koch , che il nu mero dei nostri era di gran lunga minore, e che è cosa notoria poi qualmente anche dopo il trattato di Va

lenziana, che non fu stipulato che nel seguente anno, gli aiuti tedeschi non oltrepassarono mai i 9,000, ed erano, all'epoca di cui ragiono, appena 6,000, disse minati poi, come pure i 35,000 Sardi di fanteria, lungo

la sterminata frontiera che dall’Alpi Leponzie corre al mare : sicchè fra tutti non potevano essere quasi più VOL . I, - 13

PINELLI, Storia err.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di 10,000 uomini che presero parte al combattimento di quel giorno . Da tutte le relazioni invece degli storici francesi, per non accettare quelle dei nazionali che por

tano il numero degli assalitori a 30,000 , appare che almeno 18,000 erano in numero le truppe che mossero

all'assalto , senza calcolar quelli che stettero in riserva e alla custodia dei campi . Dice poi eziandio Servant che in tal fatto perdettero

i nostri 18 cannoni , quando in realtà non furono che due piccoli cannoncini da 3, non conquistati dai Fran cesi, ma loro abbandonati dall'ammotinato reggimento di Vercelli . Un tanto smacco avrebbe dovuto far metter senno ai

rappresentanti dell'assemblea eccitatori di Brunet alla

sventurata spedizione ; ma essi invece, che secondo l'uso dei pari loro s'erano prudentemente astenuti dall'inter venire a quel brutto giuoco , si inviperirono maggior mente contro Brunel, il quale accortosi non rimanergli

più altro scampo per salvare il pericolante suo capo, a malincuore preparavasi, in obbedienza alla decisione di un consiglio di guerra tenutosi subito dopo la disfatta, a rinnovare gli assalti. Avendogli però Serrurier fatto supporre che impos sessandosi dei posti di Terra -Rossa e di Cappelletto fosse per riuscir men grave l'impresa , pensava Brunet di far un tentativo parziale su questi due luoghi, prima di venirne ad una nuova azione generale.

Mandava pertanto il giorno 10 l'aiutanle generale Micas con 1500 uomini a quella võlta . Si addiedero i nostri dell'avanzarsi della nemica colonna , ma troppo

deboli per sostenersi a Terra -Rossa, sgombravan quel côlle rinforzandosi al Cappelletto .


CAPITOLO III .

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Siccome i Francesi non avevano assalito quella parte della linea nel giorno 8, i Sardi che non avevan dovizia di cannoni atti ad esser condotti su quelle alte giogaie, avevan disarmato quella ridotta che riputavano abba stanza difesa dall'asprezza del sito e dalla moschetteria , e condottine i pezzi a Testa di Toro ; cosa che per mezzo di spie era venuta a cognizione dei Francesi , i

quali perciò speravano potersi impossessare senza gran sagrifizii di quel forte sito : ma la sbagliavano, perchè appena ebbero i nostri il primo sospetto di esser assa liti a Terra -Rossa, avevano a braccia d'uomo e per or ridi sentieri trascinato colà due piccoli pezzi da mon tagna , i quali , quantunque per la mancanza dei canno nieri fossero serviti dal sergente Cermelli e dai soldati Balbo, Badono e Guazzotto, appartenenti tutti al reggi mento Acqui , furono più che sufficienti a ributtare i Francesi, perchè venuti questi all'assalto del posto sardo ed udito il tuonar del cannone , di cui sapevano

il giorno prima e tuttor credevano sprovveduta la ri dotta , presi da stupore e spavento, disordinati riduce vansi alla Terra-Rossa .

Ma non era intenzione dei nostri di lasciarli acquetar

in quel luogo ; che anzi , resi baldi dal successo del giorno antecedente , i due battaglioni di quel reggi mento , guidati dal valoroso lor colonnello in secondo , Bruno di Samone , recaronsi all' albeggiare ad assalir Terra-Rossa, e dopo un vivissimo combattimento in cui si acquistarono particolar lode il marchese Dinegro , ge novese , che militava fra i nostri , riuscirono a scacciare

i repubblicani. E qui farò onorata e dovuta menzione del prode ed infelice soldato Cartoccio , il quale , avendo giurato ai compagni di entrar primo nel nemico trin


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

cieramento , atteneva bensi la generosa promessa , ma colpito da palla nemica in fronte, spirava da prode sul conquistato baluardo ; moriva pure in tal fatto il capi tano Auda , ed era gravemente ferito Domerego capi tano delle milizie .

Questa seconda ripulsa , quantunque di poca entità per se stessa , e di lieve danno paragonata a quella patita nel giorno 8 , diede tuttavia da pensar seriamente al generale di Francia . Ma par che la meditazione non gli rischiarasse le idee , perchè, invece di profittar dell'er rore commesso nel giorno 8 , e portare il nerbo delle sue forze all'estrema destra , egli persistette a voler ten tare il maggior sforzo contro i campi delle Forche e l'Authion .

Avevano i nostri , ponendo saviamente a profitto il

tempo dal nemico concesso, rafforzala con nuove opere la loro linea e modificatala anche alquanto : dimodochè essa, partendo dal Cappelletto e correndo per Rauss al l'Authion, ivi poi formava un sagliente a Milleforche, e

quindi attraversando la Maglia , proseguiva per il côlle di Beola e la Eolla bassa , e cavalcando qui la Roya , andava a terminare al Forcoin , monte erto ed inacces sibile che sorge in val di Nervia .

Questo era il fronte primitivo già coperlo ei stesso dalle opere avanzate di Terra -Rossa , di Testa di Toro ,

di Testa di Ruggiero a destra, e da altre minori al cen tro ed a sinistra .

In seconda linea poi , stava il campo trincierato della

Formagina sul sinistro margine del Cairos che ne co priva il fronte , il castello di Malamorte e la rocca di Saorgio. Il duca del Chiablese , sicuro pertanto per la sua ala


CAPITOLO II.

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sinistra ridotta sotto al cannone di tal forte , mandava

Saint-André alla Formagina per preparar le riserve, Colli all'Authion per difender quell' importante sito , e confidava quello di Rauss a Dellera . I Francesi, eziandio , dal giorno 8 avevano avanzata

la loro linea occupando i côlli rimpetto al campo delle Forche e quelli abbandonati dagli Austro-Sardi in tal giorno . Stava la destra del corpo d'attacco sul Granito più scoglio che côlle che sorge sulla riva destra della Maglia. Occupavano poi le posizioni di Dea , di Ventabren , del

Mantegas, del Dongione, e di Argenta, del Tuech , presso le sorgenti della Bevera , avendo la Maglia di fronte, le selve alle spalle e la sinistra coperta dai rivi che get tansi in Vesubia e che ho già sopra accennati . Calco lando però di prender l'offensiva, non avevano essi in nalzato che deboli trincieramenti i quali bastassero a ripararli da una sorpresa notturna ed a dar ricetto alle squadre in caso di mala riuscita. Dimodochè i due

campi, quasi egualmente forti, erano soltanto divisi dai torrenti che correvano fra quei monti , ed avrebbero potuto le due armate cannonarsi a vicenda : ma era pur evidente che quella che, assumendo l'offensiva,

dovesse valicar quei precipizii sotto il fuoco nemico avrebbe tutto lo svantaggio . Ma queste cose non inten devano i rappresentanti francesi, che, feroci per natura,

ignoranti di guerresche cose , e per orgoglio vogliosi di far pompa dell'autorità, che , per disgrazia dell’ar

mata repubblicana , possedevano sopra i generali , or dinarono imperiosamente a Brunet di dar le disposi zioni per l'attacco.

Sembra che Brunet, non avendo potuto impadronirsi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

del Cappelletto e di Terra -Rossa, riputando la destra degli alleati troppo forte , si limitasse a far da quella

parte semplici attacchi , intimando a Serrurier di pie gare alquanto a destra , e ragunando le sue genti nei due vicini campi del Tuech e del Dongione , far sforzo contro la ridotta delle Forche. Miakouscky poi , con altra co lonna , doveva marciare dal Ventabren e dal côlle di Mangiabò sopra l'Authion , spalleggiato da Lecointre che, avanzandosi dal Molinetto e valicando la Maglia , do veva formar la destra dell'attacco ; in pari tempo Or tomann , colla sua brigata , doveva assalire i trinciera

menti che legavano l'Authion con Rauss ; all'ultima co lonna poi era ingiunto simular attacchi presso Testa di Toro, sulla destra del campo di Rauss, per contenerne i difensori.

Orrido era il tempo, pioveva a dirotta , e Brunet am malato, pregava i rappresentanti a rimandar almeno di un giorno la fazione. Ma quelli, incaponiti, con sospet tosi motti e con minaccie , lo eccitarono ad assalire.

Perlocché , appena fu alquanto sedata la bufera, Bru net, alle 7 del mattino, dava il segnale dell'attacco ge nerale .

Ma mancava questo di simultaneità : le pioggie delle

giornate precedenti avevan talmente rovinati quei sem pre scabri sentieri , che Miakouscky , quantunque do tato di somma energia , di cui dato avea esempio nel giorno 8 , giunse troppo tardi e lasciossi trattenere lungo tempo dinanzi ad alcune opere accessorie erette dai Regii sui côlli che attraversar doveva . Notava coll'occhio sagace dell'esperto guerriero que

sta mollezza del polacco Miakouscky il vecchio Colli, e concepita la forle risoluzione di contenerlo con poche


CAPITOLO III .

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genti , spediva rinforzi a Dellera che era più vigorosa mente assalito da Serrurier , il quale , veniva difilato sul campo di Milleforche; ivi giunto, trovava valida re

sistenza, perchè stavano ivi un battaglione delle guardie, un battaglione di granatieri , un battaglione svizzero di

Christ e due battaglioni austriaci, di Belgiojoso uno e di veterani l'altro : succedeva un'accanita zuffa; i Fran

cesi a cancellar la vergogna della passata disfatta , slan

ciaronsi imperterriti sıi per quelle tortuose vie , ma co stretti per l'angustia di esse a marciar su piccola fronte ed a salir lentamente per l'erto fianco del monte, pre sentavano facile bersaglio alla moschetteria , mentre l’ar

tiglieria , solcando di sbieco quelle profonde colonne , mieteva un sorprendente numero di vite . Pur giunge vano , é con sovrumano sforzo, l'un l'altro aiutandosi , facendosi d'ogni cosa puntello , riuscivano i più audaci a comparire sul ciglio del parapetto ; ma caricaronli allora alla baionetta i valorosi soldati delle guardie e gli intrepidi granatieri, onde frementi ripiegavansi sulle riserve. Ripresa lena però, ritornavano all'assalto spinti dall'innato valore e dalle rampogne dei duci; ma Zin ed uno dei fratelli Vaira, appena vedevano nuovamente avanzar le colonne , colla scaglia le fulminavano ;

quando poi i più intrepidi o più fortunati erano giunti ai piedi dei trincieramenti e già apprestavansi a sca larli, ecco ricomparire i terribili granatieri che colla

stato fucile ed a corpo a corpo ingaggiavan la pugna. La stessa scena rinnovavasi ad un di presso a Rauss, ove, se meno feroci erano state le offese, non da meno in valore però dei corpi difensori del campo di Millefor

che si dimostrarono i reggimenti Casale e Regina che ivi stavano alla difesa . Testa di Ruggiero eziandio , assalito


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dai nemici , era da due compagnie delle Guardie eroi camente difeso .

Miakouscky intanto, vinte le opere minori, erasi fi nalmente spinto contro l'Authion . Ma la fatal sua tardanza aveva dato tempo a Saint-André di rinforzare i due bat

taglioni di cacciatori che ne formavano il presidio col reggimento Lombardia .

Ivi pure nasceva una feroce mischia : i granatieri di Miakouscky , fiorita gente , non trattenuti dal tempestar

delle palle, nė dal numero dei cadenti scoraggiati, ve nivano risolutamente alla scalata . Ma se valorosi erano

i granatieri di Francia, non da meno erano i caccia tori italiani che lor stavano a fronte: superiore ad ogni encomio poi era Costantino Vaira , che ben secondato dai

suoi artiglieri , non tirava un colpo che cadesse in fallo, onde molte erano le morti fra i repubblicani . Tuttavia tanto accorti e sagaci sono i soldati di quella nazione,

che alcuni fanti leggieri della colonna di Ortomann, che assalito aveva da maestro , salendo da tergo un sen

tiero tenuto per impraticabile, riuscivano a penetrar nel l'interno della ridotta , e gettatisi improvvisamente sui cannonieri, ne uccidevano alcuni , inchiodando i pezzi : ma non smarriyasi in si duro frangente il buon Vaira, il quale , quantunque momentaneamente abbandonato dalla fanteria, rimasto solo con cinque cannonieri e col suo sergente Chiodo , per sopranome di guerra sans-re gret, rivolti a quella parte i soli due pezzi che ancor rimanevangli , traendo a scaglia , ed a pochissima distanza , non solo ributtava gli irrompenti nemici , ma slanciandosi col Chiodo e con tal Pavetti , arti gliere provinciale di Oneglia , su di essi , riusciva a ricuperare un pezzo che quelli già stavano esportando :


CAPITOLO III .

201

bella azione degna d'essere ai nipoti narrata ! E perchè tutto ciò che riguarda i valorosi connazionali interessar deve chi seguir ne voglia l'esempio , ed anche ad inco

raggiamento dei militari posti nei gradi minori , dirò che Vaira, dopo aver per molti anni lodevolmente ser

vito in Russia , rimpatriato poi nel 1814 , perveniva ai primi gradi dell'arma ; e che il buon Chiodo , che aveva cosi sagacemente secondato il suo capitano , salito poi

gradatamente ei pure a quello stesso grado , carico d'anni e venerato da tutti, terminava la mortal sua carriera .

Ma nè il valore de' granatieri francesi, nè l'ardita intrepidezza dei fanti leggieri di tal nazione valevano a smuovere gli Austro-Sardi , che , simili ai macigni dei quali stavano a difesa , diretti da Dellera e da Colli , che

avevano l'occhio ad ogni cosa , ributtavano le nemiche colonne ogni qual volta ritornavano all'assalto ; onde alla

fin fine, spossati di forze e di costanza , davan volta i soldati di Francia ; e ponendo , come è consuetudine dei soldati francesi, nel ritirarsi quella foga stessa di cui fatto prova avevano nel recarsi all'assalto, spensie ratamente andarono a dar di cozzo nella colonna di

Lecointre , che , tenuta sino allora quasi in riserva , e fatto solo un debol tentativo sul monte di Maime, posi zione collocata verso la sinistra degli alleati , veniva ora

a far spalla alle genti di Miakouscky : in un baleno ogni cosa fu confusione e disordine : scomposte le file , rotti gli ordini, ognuno correva a precipizio al basso ; e tanto fu lo sgomento di alcuni di loro , che non pochi giun sero sino all’Escarena goffamente gridando d'essere

dai Sardi inseguiti. I soli granatieri di Miakouscky, ri piegatisi in una vicina selva , e ricomposte alquanto le


202

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

scompaginate ordinanze, risoluti e baldi , senza essere retti da alcun capo, spingevansi nuovamente innanzi, tentando di ristorare la fortuna; ma non appoggiati dalle altre colonne, assaliti sul fianco sinistro dai granatieri di Dichat che su di loro scagliava Dellera ; minacciati sul destro dal corpo franco ; vedendo i reggimenti Casale e di Sardegna accorrere in aiuto di quel di Bel giojoso, che da loro attaccato cominciava a piegare, ina bili a far testa da soli a tante squadre, minacciosi ri tiravansi ,> facendo col vivo lor fuoco caramente pagare

ai nostri l'ardire col quale li inseguivano. Ma final mente gettaronsi su di loro colla baionetta, i granatieri Reali , quei di Dichat, di Solaro e di Osasco di Canta rana , ed ingaggiavasi allora un di quei combattimenti a corpo a corpo, di cui per minor miseria dell'umanità pochi se ne trovano registrati nei fasti militari ; ed era tanto il furore delle due parti, che , venutosi poi al cuni giorni dopo a dar sepoltura ai cadaveri , più d'una volta avvenne di trovare in fondo ai burroni due avversi

guerrieri stranamente abbracciati , ed in atto di pro lungar oltre la tomba quella lotta che unitamente pre cipitati li aveva in quelli orridi abissi . Inseguivano adunque i nostri su di ogni punto il già sfiduciato assalitore , e solo sotto il Dongione ed il campo d'Argenta aveva tregua la strage , perchè Brunet , quasi

presago della funesta sventura, aveva su quelli altipiani fatto disporre alcune artiglierie che valsero a frenare gli alleati persecutori . Ultimo rimaneva ancora pugnando il valoroso Orto

mann, che, superate le prime linee, faceva giganteschi sforzi per congiungersi con Serrurier; ma erano ormai tempo e fatica inutilmente sprecati; onde Brunet spedi


CAPITOLO III .

203

vagli da un suo aiutante di campo l'ordine di ripiegare le sue schiere nel forte campo della Focaccia ; e cosi aveva termine il combattimento del 12 giugno, Rimase lungamente dubbioso se questo fatto avesse

costato maggior sangue ai nemici che quello avvenuto il giorno 8 ; perché , siccome i cadaveri di quel giorno giacevano ancora insepolti , non facil cosa fu sapere, quando si diede loro sepoltura , chi caduto fosse in un'azione e chi nell'altra ; ma furono certamente san

guinose amendue: tuttavia vuolsi che la perdita del giorno 12 superasse ancora quella sostenuta nel giorno 8 . Complessivamente poi nei tre combattimenti delli 8 , 10 e 12 vorrebbero alcuni storici italiani sostenere che i

Francesi perdettero 12 mila uomini fra morti e prigio nieri: cifra superiore di molto al vero. Per contro penso che Servant alleggeriva soverchiamente i danni de' suoi

narrando che 600 furono i morti delli 8, ed 800 quelli delli 12; e la mia credenza è fondata su ciò, che fra le

accuse posteriormente fatte a Brunet dai suoi nemici

havvi quella d'aver dissimulate le gravi perdite fatte . Quel che è certo si è , che i nostri i quali erano ot

timamente riparati dai parapetti e non ebbero a soste nere il fuoco dell'artiglieria nemica , lamentarono nelle

due giornate meglio di 2,400 morti ; perlocchè, conside rando che i Francesi combattevano a petto scoperto , io ritengo esatta-la relazione di Jomini , secondo la quale

essi avrebbero perduto nel primo fatto 1,200 uomini e 2 mila nel secondo .

Questa fu la vittoria riportata dai nostri in quelle

gole ; vittoria a buon diritto riputata dall'esercito pie montese di gran lunga superiore a quella dell’Assietta ,

cotanto celebrata , perchè mentre questo non fu che un


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

combattimento di poche ore , i fatti invece di Rauss, Authion e Milleforche durarono quasi non interrotti quattro giorni . Ma la vittoria dell'Assietta pose fine , per cosi dire , ad una gloriosa e felice guerra : queste invece ebbero luogo all'inizio di una lunga e sventurata lotta che tra scinar doveva a rovina la dominazione della stirpe sa bauda sul continente, ed i susseguiti rovesci e le splen dide vittorie del Buonaparte ben presto dovevano can cellarle dalla memoria dei posteri non solo , il che è

assai naturale , ma quasi anche da quella di coloro che appartenevano all'esercito che conseguite avea le glorie acquistate in questi varii combattimenti. Nei due mila quattrocento Subalpini morti in tali fa zioni vi furono molti ufficiali , ed oltre ai già da me nominati nella narrazione , morirono ancora Villanova

del reggimento Saluzzo , e Depetri di quello d'Acqui , ambidue sotto-tenenti, Seregrum , capitano svizzero del reggimento Christ , e Wikеlm austriaco , del battaglione di guernigione. Vacchieri poi riportava il di8 cosi grave ferita , che lo condusse in breve alla tomba .

I prigionieri furono 16 , quasi tutti feriti e fatti nel giorno 8 al Linières ed allerus, perchè nel di dei 12 ebbero altro a fare i repubblicani , che a catturar pri gioni.

Ed or compiró al grato ufficio di segnalare i corpi e gli individui che maggiormente si distinsero in queste fazioni, il che non feci prima che imperfettamente per non interrompere la narrazione dei fatti. Dirò pertanto che, eccezione fatta del reggimento Vercelli , tutti gli altri corpi diedero prove di valore , ma specialmente nel fatto delli 8 , i carabinieri Canale ,


CAPITOLO III .

205

due compagnie granatieri guidate da Dichat , e due com pagnie cacciatori delle Guardie guidate da un La Motta :

il corpo franco comandato da Filippo Del Carretto di Camerano, che, come già dissi , vi fu gravemente ferito; ufficiale che avrem sempre a mirare fra i più valorosi durante tutta la guerra . Il reggimento Acqui a Rauss , col suo valoroso 'brigadiere conte Montafia ; il reggi mento Sardegna rinnovò le prove di valore date li 17 al Perus , ed i Svizzeri di Christ brillarono alla di

fesa di Milleforche, aiutati da una compagnia di cac

ciatori d'Aosta , che vi perdeva il proprio capitano Dani ; e vedeva decorato per valore il caporale Bianco , già distinto al combattimento delli 17 aprile . L'artiglieria poi sotto gli ordini di Roccati , di due

fratelli Vaira , di Zin , in tutti questi fatti si copri di gloria .

Ed a manovrarla in quei perigliosi giorni concorsero alcuni miliziani nicesi comandati da Cristini capitano , Albini sotto-tenente , Lauro tenente d'essi ; che anzi quest'ultimo ricevette una ferita nel collo mentre diri

geva i pezzi di montagna ; per la qual cosa , tant'egli, che i compagni ebbero dal re una gratificazione; brutto mezzo però di premiar il valore. Nel combattimento del giorno 12 nuovamente si di stinsero tutti i granatieri nell'inseguimento, ma special

mente quelli del 4º, 5º e 9° battaglione , e soldati delle guardie ; il reggimento provinciale di Casale , il reggi

mento Regina , il battaglione di cacciatori composto , il 2° battaglione Sardegna , l'austriaco reggimento Bel giojoso ed il battaglione dei veterani tedeschi. Accadevano poi nelle due giornaté fatti personali che altamente onoravano chi li adempiva .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Un conte Calvignano di Fossano , del reggimento Acqui, gravemente ferito , niega di cedere la spada e muore pugnando. Angelo Germagnano , giovinetto quasi imberbe , ap

pena messo il primo apparecchio ad una grave ferita , vuol ritornar al fuoco , e vi trova morte gloriosa . Alciati , aiutante di campo del Saint-André , ferito in

bocca da palla di fucile , prosegue a recar ordini , e solo dopo il fatto acconsente di esser medicato .

Tapparelli d'Azeglio , capitano del reggimento Ver celli , ed altro aiutante di campo di Saint-André , dopo straordinarie prove di attività e valore nel recar gli or dini attraverso al fuoco nemico, nelle due giornate delli 8 e 12 , ferito nella seconda , cadeva in mano dei ne mici : offertagli da Brunet la libertà , purché promettesse di non più combattere contro i Francesi , magnanima mente la rifiuta ; motivo per cui , restituito poi alla fa miglia che già lo piangeva estinto , alcuni mesi dopo veniva dal re promosso al grado di maggiore . Osasco di Cantarana poi , Forax, Biscaretti 2° di Chiu

sano , Dichat, diedero prove di smisurato ardire get tandosi alla testa dei granatieri Reali e dei vari corpi, ad incalzare il nemico nella ritirata ; motivo per cui il marchese Solar della Chiusa , che comandava a due di

questi battaglioni granatieri e che si era valorosamente condotto, venne promosso brigadiere. Molti furono poi gli ufficiali che trovo nominati nei varii

scritti come degni di particolar menzione, e dei quali re gistro qui appresso i nomi. Essi furono, oltre ai già citati, un Bottone, capitano d'Aosta ; un Pinto di Barri , capitano di Lombardia che rimaneva ferito ; un Belly di Belfort,

maggiore di Christ ;, un Birago di Borgaro , capitano di 1


CAPITOLO HI.

207

Lombardia , perciò fatto maggiore ; un Guibert, tenente colonnello dello stesso corpo ; un Albrione, un Molineri,

un Miniscalchi capitani ; un Fontana , che, cadetto, veniva promosso alfiere; un Ratti , un Duclos d'Esery , ed un Clermont, Savoiardi tutti tre, ufficiali superiori ; un Cu sano di Sagliano , aiutante di campo del duca del Chia blese ; un conte De-la-Roegue, capitano dei miliziani ni cesi ; un Dattili , un Berzetti di Buronzo ; un Radicati ,

un d'Agliano, un Moglia , un Arrigo , un Slano alfieri o sotto -lenenti del reggimento Casale ; un Moncrivello ed

un Piano , feriti questi due ultimi ; i due Svizzeri Ca stelberg e Dumont , tenente -colonnello il primo , mag giore il secondo nel reggimento Christ : e fra gli Au

striaci, un Doller tenente- colonnello , comandante il bat taglione di guernigione , ed un Grazioli maggiore di Belgiojoso. Il valoroso Cauvin poi , quantunque ferito , non volle desistere dall'inseguire una colonna nemica , che rincacciò sino al bosco di Contrast .

In tutti i combattimenti poi che ebbero luogo sulla sinistra della nostra linea , cioè a Linières, al Perus, a Brois, fu ognor notato per intelligenza e valore il cava liere Ignazio Thaon di Revel figlio, secondogenito del generale Saint-André (lo stesso che mori poi governatore

di Torino e maresciallo di Savoia nel 1836) , ufficiale che troveremo lodato più d'una volta in questa nostra storia, e che era in allora capitano di stato maggiore. E neppur fra gl'infimi gradi mancarono i tratti di valore. Russo Gaudenzio e Martino Siletto, caporali

amendue del reggimento Lombardia , udito dal loro co lonnello cav . di Farigliano come cominciassero a diſet tare le cartuccie, vedutone un sacco pieno fra i nemici,

saltan abbasso dal parapetto , e colla sciabola alla mano


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

si recano in potere l’agognata munizione . Siletto ritor nava con essa felicemente nella ridotta, ove riceveva in

ricompensa poi e medaglia e grado di sergente ; Russo, valoroso del pari , ma meno avventurato , periva nell'ardua

impresa. Rissio Michele granatiere di Saluzzo, uomo di atletiche forme, rottogli il fucile da palla nemica , då di piglio ad una spingarda e ne usa a mo' di schioppo, sinchè ha acconcie munizioni ; ma ferito dappoi , vien fatto prigioniero mentre tenta salvar se stesso ed il can none, prigionia che gli riesce di terminare astutamente evadendosi alcuni mesi dopo, perlocchè la munificenza sovrana gli regalava due mesi di paga .

Molti poi dei da me nominati ufficiali che notar si fecero per segnalate azioni vennero promossi o furono decorati alcuni mesi dopo della croce dei Ss . Maurizio e Lazzaro . Così Belly di Belfort fu fatto tenente- colon

nello ; molti da capitani di compagnie ordinarie furono posti a capi dei granatieri e dei cacciatori ; Dattili ca

pitano dei granatieri di Tortona fu promosso maggiore nei battaglioni granatieri ; i quattro ufficiali d'arti glieria Roccati , due fratelli Vaira e il capitano Zin fu rono decorati ; come pure Paltro colonnello di Casale, Farigliano di quel di Lombardia , Villamarina tenente colonnello di Sardegna, Dichat dei granatieri, Biscaretti il più giovane, maggiore del gº battaglione granatieri , e Doller e Grazioli tedeschi.

Nella bassa forza oltre il Siletto, come già fu da me detto, il valoroso sergente Chiodo dell'artiglieria ebbe la medaglia d'oro , ed il Pavetto quella d'argento ; Capel sergente d'artiglieria ebbe la medaglia d'oro ; Solinas sergente di Sardegna e Arnaud caporale di Lombardia , quella d'argento .


209

CAPITOLO III .

E siccome impossibile era premiar tutti , ma che molti

però erano coloro che , strenuamente pugnando, avreb bero avuto diritto alle sovrane rimunerazioni, cosi il

re faceva, per mezzo dei generali, sentire la sua soddis fazione per il coraggio dimostrato generalmente da tutti , promettendo tener di conto di quei fatti, che anche po steriormente venuti fossero a sua conoscenza ; buone

parole che bastavano a confortare chi, meno fortunato dei compagni, non era stato fra i favoriti compreso, e lo facevano risolvere a rinnovar le eroiche prove appena l'occasione se ne presentasse per acquistar nuovo diritto all'agognata decorazione dei valorosi.

Nè io tacerò della nobile gara surta fra il marchese Cavoretto capitano ed il marchese San Severino'tenente. Erano essi preposti a difesa della ridotta di Testa di Rog

giero, sporgente fra il côlle di Rauss e quello del Cap pelletto . Maggiore per grado , ma sentendosi inferiore in capacità al San Severino, Cavoretto tanto insisteva presso questo che lo induceva ad assumere la difesa

contro gli irrompenti repubblicani; ed esso, dato di pi glio allo schioppo d'un soldato ucciso, correva sul ba luardo a combattere qual semplice soldato . Terminata

la fazione, Saint-André, che sapeva comandare cola Cavo retto, ne faceva elogio nel rapporto, dicendo come valo rosamente fossero da quel posto stati respinti gli assa-' ) litori. Ma affrettavasi Cavoretto a rettificar l'errore,

mentre San Severino, dissimulando, voleva ne ritornasse al suo capitano l'onore della detta difesa. Dimodochè non potendo il generale ben discernere fra i due con

1

tendenti chi più fosse meritevole, dovette limitarsi: ad un rapporto generico sulla difesa fatta di quel posto . E poichè mi venne fatto di parlare della difesa di Testa ?

Vol . I. -- 14

PINELLI , Storia ece .

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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di Roggiero, noterò una pietosa circostanza, ed è, che fra i cadaveri dei difensori trovaronsi quelli di due gio vani donne : fu carità di patria, o prepotente amore che trasse quelle generose al doloroso passo ? ne ignora la storia nome e pensiero ; ma diano i posteri un sospiro ed una parola di lode a quelle prodi ed infelici donne italiane !

Ma pur troppo vi furono anche alcuni vili . Pagano, genovese, capitano del reggimento Lombardia, abban

donava il campo dell'Authion ancor prima dell'attacco. Crista poi e Busca di Monasterolo, piemontesi e tenenti dello stesso corpo, codardamente si assentavano il giorno

12 ; per la qual cosa il re ordinava che Pagano, perchè maggiore in grado, fusse cassato dinanzi al reggimento, e gli altri cancellati dai ruoli colla brutta annotazione per aver nel combattimento 12 giugno 1793 abbando nato vergognosamente il loro posto.

Meritarono poi più di tutti i generali Dellera e Colli , e specialmente a questo era devoluto il maggior merito della vittoria, perchè si fu lui che seppe a tempo pro pizio far caricare dai nostri granatieri le colonne fran

cesi che si avanzavano per quelli angusti sentieri. Alcuni però biasimano luie Saint-André per non aver maggior

mente approfittato della vittoria delli 12 ; poiché è vero che i Francesi erano superiori di numero, ma non era ciò malgrado soverchia audacia lo inseguirli ; perchè, come

bene osserva Jomini, quando un'armata si volge in pre cipitosa ritirata per stretti côlli; sparisce allora il suo vantaggio numerico perchè, tolta alle sue colonne la fa

coltà di spiegarsi, chi lo insegue non ha più da com batter che le sezioni di coda .

Impedirono forse un vigoroso inseguimento per parte

m


CAPITOLO III .

211

dei nostri le solite gelosie fra Colli e Saint-André, perchè sebbene avesse assunto il duca del Chiablese il comando

superiore, aveva tuttavia maggior deferenza verso Saint André ; con tutto ciò dalle varie relazioni da me lette

della battaglia delli 12, appare che tutte le disposizioni durante il conflitto furono date dal Colli , del quale esiste anche un rapporto a Devins a Torino, in cui, fra le altre cose, è molto lodato il generale Dellera, ma non

è fatta parola del Saint-André ; sembrerebbe pertanto che , quantunque soggetto al duca , Colli si riguardasse in particolare come dipendente pure e subordinato al ge neralissimo delle forze austriache (V. Documento no 2) . Ad ogni modo , é certo che tutti gli autori attribui scono il merito della bella difesa delle nostre posizioni a Colli . De Beauregard dice che fosse presente Saint-An dré ; dal che credo di poter conchiudere che Saint-An

dré, il quale, come rilevai dai rapporti, era certamente sui luoghi , fosse a sinistra , verso Saorgio , o presso le Formagine, mentre Colli e Dellera trovavansi precisa mente sui punti più direttamente assaliti dai Francesi. Costoro poi , per diminuire la vergogna della disfatta, vorrebbero far creder che gli assalitori eran tutte nuove

reclute : cosa inesatta, sendochè furono riconosciuti dai nostri molti reggimenti che ancor vestivano la bianca

assisa dei Borboni, quando le nuove cerne dei repubbli cane indossavano invece l'abito turchino ; e si venne

perfino a sapere che queste vecchie bande appartene vano ai reggimenti di Barrois, Lyonnais, Ligne, Medoc e Vieille-Marine , i quali ben provarono che eran vete rani , perchè quasi tutti rimasero sul campo morti o, miseramente mutilati , caddero in potere dei nostri , quando invece li nuovi iscritti si dileguarono e furono


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

212

quelli che portarono il disordine nelle varie colonne. Quanto poi alla condotta tenuta da Brunet, Jomini os serva che con nuove truppe non poteva quel generale far quanto dissero alcuni autori , risalire cioè il colle

delle Finestre e girar la posizione degli alleati , e ne ad duce per motivo la presenza del corpo di Strassoldo nella valle di Stura ; senza dubbio, l'impresa era azzar data ; ed io stesso ammisi prima che tentar non si do veva con nuove truppe : ma non tutti i soldati di Bru

net , come dimostrai , eran truppe nuove , ed i Sardi anche, dopo una lunga pace , eran nuovi alla guerra; laonde se arrischiosa era certo l'impresa, era poi ezian dio , per ciò appunto , più gloriosa ; perchè , ben disse Napoleone : il n'y a pas de gloire ou il n'y a pas de

danger. E difatti, se esso pure avesse avuto tanti ri guardi, non avrebbe inseguito , pochi anni dopo, Colli

su Cherasco , lasciandosi Beaulieu alle spalle ! ed ove mi si dicesse che Napoleone comandava allora a vecchie truppe, io direi che anche gli avversari erano più ag.

guerriti allora che nel 1793 , dopo una pace quaran tenne, e che Beaulieu, alla testa di 25,000 uomini, era ben più temibile di Strassoldo , che non ne aveva che

quattro o cinque ! L'impresa , lo ripeto, era certamente arrischiata , ma avrebbe avuto per probabile risultato la caduta di tutta la linea , e fors'anche di Cuneo, per

chè si sa quanto rimanga demoralizzato un esercito che si sente di aver il nemico alle spalle. Erasi combattuto 8 ore consecutive ; perlocchè i co mandanti delle due armate convennero di un breve ar mistizio

per dar sepoltura ai morti delle due giornate

8 e 12 giugno, tra i quali si trovò un aiutante di campo di Brunet.


CAPITOLO III .

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Dopo la vittoria , si venne ad esaminare nel campo

piemontese la condotta del reggimento Vercelli nella giornata delli 12. A parer mio , il vero colpevole era il Saint-André , che aveva permesso il cambio di ser

vizio fra i due reggimenti , poichè questi cambi di turno, già viziosi in tempo di pace, sono poi oltremodo da condannarsi in tempo di guerra , pendente il quale

non bisogna dar alle truppe alcun appiglio al mal fare. Ed era poi anche poco da lodarsi il colonnello di One glia che aveva ciò tollerato , perchè soldati gelosi del

proprio onore , non permettono che altri occupino in loro vece le pericolose stazioni ; pur cosi non parve ai

capi . D’Osasco fu biasimato per la troppa presunzione , e sottoposto a consiglio di guerra , incolpato di non aver provveduto sufficientemente alla diſesa della posizione, e di aver maltrattato e permesso si maltrattassero i suoi soldati dagli ufficiali, sospeso dalle sue funzioni per tre mesi . Severa misura che feri quell'animo altiero e valoroso , che chiese alcuni mesi dopo ed ottenne le sue dimissioni . Dicono alcuni che avrebbe potuto scolparsi accusando chi non l'aveva secondato , ed anzi eccitato

i soldati a non seguirlo ; ma sdegnò svelar i colpevoli, che cosi operano i generosi : ma intanto l'esercito , la patria , perdė un distintissimo ufficiale; caso che di mostra che la soverchia severità riesce talvolta dannosa,

perchè costringe anche i prodi ad uscir dalle file del l'esercito .

Ma questo fatto ci dimostra altra cosa ben più im portante , ed è quanto debbano andar guardinghi gli ufficiali minori nel biasimar in presenza degli inferiori le operazioni dei capi , perché è certo che mai più i sol dati semplici di Vercelli avrebbero fatto quella vergo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gnosa risoluzione di non combattere il nemico , se al

cuni graduati non avessero loro svelato che al reggi mento Oneglia , e non a Vercelli , toccava di difendere il

posto di Linières. Anche nelle ultime nostre campagne accadde a me stesso di udire per bocca di ufficiali pro positi atti a scoraggiar le truppe ; ed anche allora , gli autori di essi ne andarono impunili , perchè forse fu ignorata la loro colpa. Il che non fa che io non debba manifestar quanto brutta azione abbian essi commessa , perchè io penso con Botta che : quando non si adorano le opere generose e non si ha un orrore santo per le vili, non so perchè si scrivano storie.

Luserna di Campiglione , comandante del battaglione composto di cacciatori, venne sottoposto ei pure a con siglio perchè accusato di non aver eseguita la ritirata conformemente alle istruzioni ricevute , e di non aver

abbastanza provveduto ai bisogni della sua truppa, ma venne assolto in ambidue i capi . Queste sconfitte dei Francesi altamente commossero i

rappresentanti che trovavansi presso l'armata del Varo, i quali, quantunque fossero essi i veri colpevoli di quei disastri, e specialmente della rotta delli 12, pure getta rono le alte grida , accusando tutti, fuorchè se stessi . Questi clamori trassero sul luogo Kellermann , inca

ricato, come già dicemmo, della superior direzione delle due armate italiche, e che trovavasi in Savoia . Giunse egli il 17 giugno a Nizza , ed ivi ragunava immediata mente un consiglio di guerra, in cui decidevasi che, se non era prudenza ritentar l'assalto delle posizioni degli Austro - Sardi con truppe scoraggiate e poco fidanti nel loro capo, le forze francesi però erano ancor sufficienti

per tener la difensiva occupando le seguenti posizioni : la


CAPITOLO III .

215

destra sul côlle di Brois, in faccia alla rocca di Saorgio, forte di 8 battaglioni , mentre 5 altri battaglioni collo cati a sinistra sul poggio di Beolet, impedivano ai Sardi di ricollocarsi sul Perus che ne era dominato, e di dove

avrebbero potuto tagliare la ritirata dei Francesi sopra

Sospello e Braus ; gli avamposti poi erano sul Mori gone, e cinque compagnie di granatieri stanziavano sul Ventabren , ad oggetto di custodire il côlle di Linières e la valle del Molinetto . Per legare poi il centro colla

destra, Kellermann alloggiava 10 compagnie cacciatori

nel posto detto della Cappella , di dove chiudevano il passo di Pietra -Cava , dietro le selve di Mairis o di Me

lissa , come la chiamano altri , e quella di Fraccia . Al monte della Focaccia stava un campo trincierato ed armato di formidabili batterie, che non distavano dal

campo nostro delle Forche di più di mezzo tiro di cannone;

come pure armato di artiglieria era il poggio collocato più a destra indietro, e che proteggeva la ritirata dei Fran cesi nelle suddette selve che stavangli di fianco . Occupa vano questo campo 8 battaglioni , 6 alla Focaccia e 2

al poggio inferiore: qui terminava il centro della posi zione francese, che trovavasi da profondi burroni di viso dalla sinistra, che era collocata a Bollena , e sulla quale i collegati non potevan giungere che per l'angusto calle che per Villetta e Planchettes conduce da Rauss a Bollena . Stavano in vicinanza di questo villaggio ed in quelli di Belvedere e di Lantosca 8 battaglioni fucilieri,

1 di granatieri e 7 compagnie di cacciatori , le quali spingevano le ultime guardie a S. Dalmazzo-piano sul contrafforte che separa la Tinea dallaVesubia. Dovevano

queste compagnie di fanti leggieri coprir la sinistra, tener aperte le communicazioni col campo di Tournoux,


1

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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ed invigilare i passi che dal côlle della Finestra condu cono in Val di Stura.

Dietro la destra poi stavano altre schiere accantonate a Sospello , al colle di Rauss ed a Castiglione, ultimo posto che, per mezzo di Gorbio , legavasi alle truppe collocate a Monaco ed all'Escarena , ove stava il quartier

generale . Verso le sorgenti del Paglione poi stava an cora un grosso corpo , che doveva formar una riserva centrale .

Mi diffusi alquanto nella descrizione della linea fran

cese sia perchè le precauzioni prese da Kellermann pro vano quanto terrore avessero infuso nell'animo delle

sue genti le rotte delli 8 e delli 12, e sia perchè dalla enumerazione dei battaglioni vedesi che essi erano superiori agli Austro-Sardi , i quali si erano sempre

maggiormente fortificati nelle loro posizioni antiche , conservando la destra a Rauss, a Testa di Toro, a Testa

di Roggiero ed al Cappelletto ; il centro alle Forche ed all'Authion , e la sinistra al monte Beola , con un a vamposto alla Ghiandola . Il rimanente delle sue genti stavano al campo posto sul piano della Formagina nel

forte di Saorgio, e le ultime riserve cogli impedimenti a Tenda, ed il quartier generale a Fontan .

È però giusto notare, che mentre i nostri erano am piamente provveduti di viveri e di vestiario, i Francesi erano in uno stato completo di nudità , ed a grave

stento trovavano il necessario vitto in quelle inospite lande .

Date queste provvidenze, le sole che da lui dar si potessero, ed ingiunto a Brunet di tenersi sulla difen siva, Kellermann recavasi a Brianzone e quindi al campo di Tournoux , ove comandava il general Rossi ; punto


CAPITOLO III .

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strategico di somma importanza, che , attesa la pochezza di forze, il generalissimo faceva accuratamente cingere

di opere, ingiungendo qui pure di invigilare soltanto Strassoldo senza assumere l'offensiva .

Queste prudenti disposizioni di Kellermann fecero

che per alcuni giorni cessarono le grosse operazioni di guerra, abbenchè continuassero le avvisaglie dei parti giani dei due partiti, nelle quali i nostri avevan quasi sempre il dissopra, perchè più conoscitori dei luoghi; il più importante però fu quello che accadde nel giorno 25 giugno, in cui il conte della Rocca, secondato dal

Vivalda, audace giovane nativo d'Acqui , ed alla testa di 80 volontari, fra i quali molti granatieri , assaliva il posto francese collocato al Caire des tres Crous verso Belvedere ed uccidendone 17 , si ritirava poi con 9 pri gionieri , ed aveane principal merito in ciò il granátiere

Bonfiglio della Regina , che slanciatosi il primo nel trin cieramento nemico, uccisa la sentinella , si impadroniva delle armi deposte al fascio , e stendeva poi morto al suolo il caporale francese, che colla sciabola nuda su

lui gittavasi ; ed il caporale la Foglia , dei granatieri nizzardi, abile tiratore che sul côlle di Mangiabò pro teggeva la ritirata della banda contro numeroso stuolo nemico, di cui uccideva e feriva parecchi, e che, quan tunque ferito nell'occhio, voleva continuare la campa gna. Furono questi due valorosi immediatamente de corati.

Lo stesso giorno un altro corpo di miliziani predava verso S. Martino di Lantosca un convoglio di 20 muli carichi di acquavite. Queste continue prese fecero sentire ai condottieri dei due eserciti quanto necessario fosse stabilire un


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

cartello per lo scambio regolare dei prigionieri, pel quale venne stabilito che avrebbero essi pari trattamento nelle due nemiche armate; e per gli ufficiali si dispose che nel caso non vi fossero cambi , potessero anche ve nir rilasciati con promessa d'onore di non ripigliare parte alla guerra se non si fosse prima effettuato il cambio.

Ma pesava quell'inazione a Brunet, il quale se non era buon tattico era però valoroso soldato ; e sapeva poi anche che per evitare la sorte che i suoi nemici gli stavan preparando , altro scampo per lui non v'era che cancellar con una bella vittoria le sinistre impressioni delle ripetute sconfitte. Decideva pertanto di far un nuovo sforzo sulla ne mica destra , e specialmente contro la ridotta di Testa di Ruggiero , che serrava il varco fra il côlle di Rauss e quello dell'Authion, facendola assalire da cinque co lonne . Due, spiccatesi dai campi di Belvedere e di Bollena , forti di 800 uomini caduna e governate da Serrurier,

attaccar dovevano la suddetta ridotta ; una terza di egual forze, movendo dal Tuech, portar dovevasi di fronte con tro l'Authion , mentre una maggiore di 1200 uomini

penetrar doveva nel vallone posto fra il Tuech ed il Morigone, minacciando da fronte e da sinistra ; ed una minore di 800 sforzar dovevasi di andare per Villette sulla destra. Finalmente una riserva di 600 uomini stava

schierata fra il Tuech ed il Mantegas per raccogliere le colonne d'attacco in caso di sinistro . Regolavano queste mosse Ortomann e Gardanne.

Valicavan la Maglia i repubblicani, e tentavan, rimon tando la sinistra sponda del Cairos, di riuscire alle spalle dei Regii tenendosi a mezza côsta sul dorso dei monti


CAPITOLO III .

219

che dividono quei due torrenti : ma nei quaranta giorni di posa aveva Colli dai suoi artiglieri ed ingegneri fatto

talmente condurre a perfezione le opere di fortifica zione , che non eravi risvolto , non ripiego , non ondula zione di terreno ove od un cannone od almeno una

spingarda mandar non potesse i suoi proiettili . Tuttavia avanzavano i Francesi traendo anche secoloro due pic

coli pezzi da montagna; ma erano questi poca cosa contro le potenti artiglierie degli alleati, governate quel di pure dal Zin ; onde dopo due ore di tentativi rien travan i Francesi nei loro campi alle 10 del mattino . Se non più fortunato , più sanguinoso e feroce fu l'assalto dato da Serrurier a Testa di Roggiero. Otten nero da prima qualche successo le sue truppe, e già alcuni granatieri erano riusciti ad alloggiarsi verso le 10 sul parapetto di un fianco : quando il cavaliere di Revel , che colà trovavasi ai fianchi di Dellera , presa seco

una compagnia di granatieri , piombava su di loro a baionetta spianata e li rincacciava giù pel monte ; le altre genti allora, che notata già avevan la ritirata delle squadre di Ortomann e di Gardanne, perdevansi d'animo a questa nuova carica, e rinfusamente ripigliavano la

via dei loro alloggiamenti. Non disprezzava l'occasione propizia il Dellera : per ordine suo Farigliano alla testa del 2º reggimento della leggiera legione, li inseguiva

nella direzione di Bollena , e Chiusano coll'8° battaglione de' granatieri li incalzava colla baionetta ne' reni sino

ai boschi di Flaut e di Belvedere, nè prima di mezzodi aveva termine la caccia .

Il cavaliere Andrioli, scrittore del tempo , ufficiale distinto e per valore e per scientifiche cognizioni, che

lo abilitarono a mandarci esatti e ragguagliati disegni


220

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di queste azioni , oscurando queste belle doti con una grossolana esagerazione, lasciò scritto che perderono i Francesi in tal fatto 12 mila uomini , quando dalla somma totale della forza delle colonne , forza da me

desunta da un rapporto ufficiale di Dellera , scorgesi che non eran più di 5 mila gli assalitori ; ond'è che io credo che saremmo forse ancora al di là del vero to

gliendo un zero alla cifra espressa da Andrioli . Gran smania quella di quasi tutti gli scrittori di cose militari , di ridicolmente accrescere le perdite dell'av

versario , quasi che basti annunciarle per fare che desse reali diventino . Che un generale , nelle sue rela

zioni, attenui le proprie perdite e magnifichi quelle del nemico, si comprende ; ei tenta con tal sutterfugio di animar le soldatesche , e , fra i molti stratagemma di

guerra , questo certamente è uno dei più leciti ed inno centi ; ma , per lo storico , la cosa corre diversamente :

egli deve , innanzi tutto, esser esatto e veridico , sua mis sione essendo di tramandare ai posteri i fatti quali suc cessero, e non travisati e quali la passione li delta . I redattori poi dell'opera Victoires et Conquêtes l'ag

giustano ancor meglio ; essi non fan parola non solo del fatto di Testa di Ruggiero, ma neppure di quelli delli 8 e delli 12 giugno . Vero è che essi narrano Les Victoires et Conquêtes, e questi certamente non furono nè vittorie nè conquiste, ma solenni e ripetute busse, e sanguinose sconfitte .

Quattro volte adunque i padri nostri rintuzzarono il

gallico ardire in quelle gole , e questa quarta ripulsa tolse per qualche tempo tanto ai generali Brunet e Ser rurier, quanto ai maniaci rappresentanti, il prurito di ritornare alla prova ; che anzi tanto era lo scoraggia


CAPITOLO III .

221

mento delle truppe francesi, e la continua tema di veder

l'ammiraglio Langara porre a terra i suoi spagnuoli sul litorale di Provenza , che Brunet, deciso a non più di partirsi dalla stretta difensiva che ordinato gli aveva

Kellermann, pensò far trasportare sulla destra :riva del fiume Varo i numerosi suoi feriti e le grosse salmerie,

che reso avrebbero lenta e pericolosa la ritirata ,

in

caso che l'avversa fortuna resa la rendesse inevitabile. E non si comprende veramente che, tra tanto sgo

mento dei condottieri francesi, Saint-André e Colli non abbiano pensato ad approfittarne per agire d'ac cordo con Strassoldo nella valle di Ubaya ; ed è quasi fuori di dubbio che un tentativo contemporaneo dei no stri verso le sorgenti di Vesubia e della Tinea , e dello spagnuolo ammiraglio che guidava 38 grosse navi , e

dell'inglese Hood che ne governava 37 altre , di sbar care sulle coste di Provenza , avrebbe forzatamente in

dotto Brunet , che non ignorava poi eziandio i moti di Marsiglia e di Tolone , ad evacuare la contea nicese prima che vietato gli fosse di ciò fare dalle forze al leate .

Ma le truppe dei due navigli eran: forse già sin d'al lora, almeno le inglesi , destinate per Tolone ; ed all'ar mata poi , diversi erano i consigli . Discordi fra loro Saint-André e Colli , i quali , sebben ' soggetti al duca , poco di lui si pigliavano soggezione, come quello che, privo di energia, non era uomo a tenerli a segno ; egli

stesso poi dipendeva dal maresciallo Devins, il quale , facendo solo brevi e rare apparizioni ai varii corpi di armata, tenevasi quasi costantemente a Torino sotto lo specioso pretesto di combinare col re il piano di cam pagna ; ed intanto lasciava inoperoso trascorrere i mesi

più propizi per agire .


222

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ma neppur lui era libero : e lo legavano le istruzioni del gabinetto viennese, che non avendo obbliato le idee ostili del re sardo nel 1790, poco curavasi di promuo

verne gli interessi scacciando i repubblicani dai suoi dominii ; bastava a quella potenza che il Piemonte , da lei riguardato come antemurale dei suoi italiani pos sessi, fosse intatto, ben contenta invece che la Savoia ed

il Nizzardo servissero di teatro ad una guerra insigni

ficante, che aveva però per essa il doppio vantaggio di occupar un'armata francese e di rovinare le finanze di

un alleato che essa era pronta a sacrificare dividendone le spoglie. Questi erano i veri motivi dell'inazione del barone

Devins . Questa era la perfida politica e le ingorde spe ranze della corte di Vienna , e questo sarà sempre il fato che minaccierà il Piemonte ogniqualvolta egli vo glia riporre soverchia fidanza in uno dei due potenti

vicini che gli serrano i fianchi. Ci insegna la storia , e sarebbe pur tempo per noi di far senno , che i condot tieri stranieri poco ci giovano ; che il soldato piemon tese ama , e volontieri obbedisce ai generali suoi con nazionali , e che le più belle vittorie delle arıni subal pine furono riportate quando o principi o generali

piemontesi guidarono le nostre genti. Se a capo dell'esercito del Nizzardo fosse stato collo cato il duca Morizio di Monferrato o Vittorio Emanuele

duca d'Aosta , havvi motivo di credere che essi , quan

tunque generali non celebri, colla meritata riputazione però di cui godevano di principi valorosi , ed alla testa

di truppe esaltate per tre successive vittorie , animosa mente gettandosi in Provenza od in Delfinato, conse guito avrebbero importanti vantaggi , ove, accoppiando


CAPITOLO III .

223

la prudenza al valore , avessero saputo trarre partito

della disposizione degli abitanti di quelle provincie per la borbonica stirpe .

E ciò dico, non per adulare quei principi di Casa Sa voia , che io non so adoprar turiboli incensatorii , ma

perchè su truppe devote alla dinastia , il nome princi pesco ha sempre , ed aveva allora ancor più , un gran prestigio ; onde, se avviene che chi ne è fregiato abbia talenti alquanto al dissopra del mediocre, e notevole va

lore, ei può con confidenza tentare ogni più arrischiata impresa .


:


CAPITOLO IV. Secondo periodo del 1793 .

SOMMAR10 .

Operazioni militari nella Valle di Stura e le altre minori Ri cuperazione di quasi tutta la Savoia per parte dei Regii Arrivo di Devins , quindi Sue vittorie Brunet richiamato e rim del Re , all'armata del mezzodi , Fazioni di Cirisiera , di Giletta e di piazzato da Dumerbion Le armate entrano in quar Utelles Scorrerie di Massena Accorre Kellermann

tieri d'inverno pagna del 1793.

Spedizione di Tolone

Riflessi sulla cam

Esposte nello scorso capitolo le belle difese fatte da gli Austro-Sardi nella nicese contea , ragion vuole che io imprenda a narrare quelle operazioni che quasi con

temporaneamente accadevano sugli altri punti della frontiera.

Come notai nelle ultime pagine precedenti , il vero punto vulnerabile della Francia , il mezzodi della quale era sconvolto dall'insurrezione di Lione in prima , e di Marsiglia e Tolone dopo, era la valle di Barcellonetta , poichè i punti strategici di Tournoux e Brianzone in

essa collocati erano quelli pei quali le due armate del Varo e delle Alpi comunicavan fra loro, e se queste ar mate, già deboli per loro stesse e rese ancor più deboli dalle privazioni e dalle numerose diserzioni , si fossero ancor vedute divise da una potente forza nemica che Vol I.

15

Piselli, Storia ecc .


226

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

operato avesse sulla linea intermedia dell'Ubaya , mi. nacciate poi dalla insurrezione delle provincie collocate

sui loro fianchi e spalle , avrebber più che di passo do vuto ritirarsi dietro il Rodano , lasciando libero agli alleati o di dare la mano , scendendo la valle della Du

ranza , alle città insorte della Provenza, ovvero, mar ciando su Grenoble e valicando il basso Isero , correre in aiuto della tumultuante città di Lione .

Già dissi i motivi che fecero perdere ai coalizzati il frutto delle vittorie loro e lor impedirono di cogliere la

propizia occasione : dissi pure come l'Austria , tranquilla di vedere per tempo indefinito allontanato il pericolo d'una invasione de'suoi dominii italiani per parte dei

Francesi , spingendo con grand'energia la guerra sui confini di Fiandra , se ne stêsse inoperosa poi in Italia, poco curandosi che il suo alleato ricuperasse o no le perdute provincie oltramontane . Or mi toccherebbe narrare qualmente il re Vittorio

Amedeo, quantunque scoraggiato alquanto dai rifiuti dell'Austria di concorrere ad un'impresa nel Delfinato ,

tuttavia calcolando che le buone disposizioni della città di Lione per la causa regia o per dir meglio per osteg giare l'odiata Parigi avrebbero occupato abbastanza il generalissimo Kellermann per vietargli di correre alla difesa della Savoia , imponesse a suo figlio il duca di Monferrato di far irruzione in quel ducato ; ma poichè in val di Stura eziandio si fecero alcuni finti attacchi che

ebbero luogo prima , sembra perciò che anche prima essi debbano essere da me qui rapportati. Era stato il corpo di Strassoldo accresciuto di un bat taglione di Svizzeri , composto da un contingente fornito dai 3 reggimenti di Bacmann , di Zimmermann e di


CAPITOLO IV .

227

Peyer-cin -hoff, al cui comando in primo venne prepo sto un tal Mesmer, venuto poi in brutta fama, ed un Reding, svizzeri entrambi , col grado di maggiori ; i quali reggimenti non so se, oltre a questo battaglione misto, ancor ne avessero due altri od uno soltanto, il

che è più probabile atteso la difficoltà somma che in

contravano i capitani delle svizzere compagnie per por tarle al completo, a vincere li quali ostacoli ottenevano dal re vistosi sussidii in danaro a titolo di anticipazio ne ; sussidii che sa Iddio quando rimborsavano poi , e che riputati sempre insufficienti, eran continuamente rin novati : locchè chiaramente dimostra quanto vizioso fosse il sistema di pagar quella straniera ciurmaglia, quando il Piemonte riboccava di armate braccia, e quando la gioventù tutta era talmente vogliosa di militare, che ad ogni momento si vedevano giovani di agiate e tal volta nobili famiglie, i quali per la tenera età non avendo ancor raggiunto la misura voluta , supplicavano e soventi ottenevano di venir accettati nei varii reggi menti nazionali .

Comunque stia la cosa , Strassoldo , che aveva poi an

che ricevuto 815 Croati giunti in Piemonte verso la metà di giugno , pensò por mano a qualche impresa. Il giorno 21 giugno adunque inviava alcune compa

gnie di fanti leggieri sul colle dell'Argentiera in esplo razione di quel che i Francesi si stessero facendo : il che saputosi dal generale Rossi , che comandava a Tournoux,

spediva lor contro una forte colonna , che ben presto co stringeva i Regii ad evacuare il côlle : ma non erano dessi che i precursori di maggior colonna di Austro Sardi che li seguiva a piccole distanze, e che era com posta di due battaglioni granatieri, uno tedesco, l'altro


228

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

piemontese ; di un battaglione del reggimento imperiale di Belgiojoso; di un altro del reggimento provinciale di Mondovi , e di una centuria della legione straniera;

li quali corpi tutti obbedivano al giovine principe di Carignano : dimodochè i Francesi, i quali , poco pratici dei luoghi e credendo aver a fare soltanto colla prima debole squadra , innoltravansi con poca cura in tre co

lonne, di cui la centrale precedeva di gran lunga le due laterali, improvvisamente aggrediti da tal forte nerbo di truppa , precipitosamente abbandonavano non solo l'Argentiera, ma cercavano rifugio nel proprio campo , ove lusingavansi di poter tranquillamente stare . Ma diversamente andarono le cose : perchè Stras soldo, raggiunto avendo colle riserve il principe di Ca rignano, che per poche ore soltanto sostato aveva colle soldatesche a S. Marziale , assunto il comando dell'in

tero corpo e rimessolo in via , inaspeltato giungeva al l'annottare sopra il presidio di Casameana , che oppresso

era costretto a darsi prigione . Proseguiva ad avanzarsi Strassoldo , mandando in

avanguardia il suo nipote maggiore , quello stesso che era stato nell'anno precedente catturato dai nemici , con un battaglione del reggimento Belgiojoso e due compagnie svizzere di De-Courten a scacciare i Francesi dal villaggio di Arche .

E non contento di questi successi, avviavasi quindi il generale tedesco all'assalto del forte campo nemico di Tournoux; ma riconosciutolo munito di forti artiglierie, e disperando di impadronirsene privo essendo dei can noni necessarïi a tal fine e delle necessarie forze ezian

dio , limitavasi ad accuratamente esaminare la posizione dei Francesi , e scambiate alcune fucilate coi loro avam


CAPITOLO IV .

229

posti, retrocedeva collocandosi però all'Arche ed a Casa

meana , villaggi di francese dominazione :onde si può dire, che pendente tutta la guerra , se si eccettuano le truppe sbarcate a Tolone dall'inglese naviglio , ed alcune scor rerie insignificanti commesse dai partigiani nostri su

quel di Francia , il piccolo corpo di Strassoldo fu il solo che tenesse per qualche tempo il piede nel territorio francese .

La precipitazione con cui i Francesi si ritirarono , rese lievi le nostre perdite, che ascesero in quella spe dizioncella a 13 morti ed a 42 feriti, fra i quali 4 uf ficiali ; ebbero gli avversarii invece 32 morti e 43 cat turati dai Regii . Siccome però le guardie lasciate all'Arche eran quo tidianamente molestate dal nemico , pensò Strassoldo di ordinare al principe di Carignano, che reggeva le truppe stanziate nel campo di Casameana , di evacuvare quel

villaggio il giorno 7. E fu sano consiglio : poichè i Fran cesi , che si portavano in forza li 18 ad assalire nella notte il campo austro- sardo , avrebbero con facilità at

torniato i Regii ad Arche se ancora stati vi fossero ; che invece, trattenuti da principio alle opere avanzate del gran campo di Casameana dal maggiore Beck , alla testa del corpo franco di Giulay , essi erano poi totalmente respinti dal Carignano accorso cogli austro-sardi grana tieri alla riscossa; e furono in tal occasione più di tutti lodate le due compagnie granatieri del reggimento di

Mondovi, le quali valorosamente difesero quel campo in cui prime erano entrate a baionetta spianata nell'as salto ad esso dato da Strassoldo nel mese di giugno .

Perderono gli Austro- Sardi in questo respinto attacco 23 soldati uccisi, ed altri 27 , fra i quali 2 ufficiali di Belgiojoso furono più o meno gravemente feriti.


230

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Lasciarono i Francesi dei loro 86 estinti , e 39 in mano dei nemici .

Questa sconfitta data ai repubblicani fruttò al gene rale Rossi il carcere; laonde Carcaradec, che venne de

stinato a succedergli, volendo dar prova di maggior energia , eseguiva nel susseguente giorno 26 luglio un

nuovo tentativo sul campo degli Austro-Sardi ; tentativo che , se non ebbe seguito , non mancò però da principio di partorire fra i nostri grave sconcerto, perchè avvenne

che mentre Carcaradec, con due poderose colonne ed una riserva avanzavasi dal forte campo di Tournoux contro le batterie nostre, una quarta colonna, rimontato l’Oronaya, piccolo torrente che , nato dal côlle delle Monie , va a gettarsi nell'Ubaia , presso Meironne , facevasi sentire allo sbocco di Val di Maira , minacciando cosi di ta gliar la ritirata ai nostri ; i quali, ciò vedendo, desiste

vano dalla difesa del campo di Casameana e ripiegavansi sul colle dell'Argentiera : e siccome si era esagerata di molto la forza di questa colonna , cosi in un subito

giunse la notizia a Torino, che i nemici marciavano in forza sulla capitale . Tal nuova sparse la costernazione; e lanta fu la credulità , che la corte , la quale ri

boccava di principesse , parlava già di abbandonare quella real residenza . Si ragunarono intanto le poche genti che in essa si trovavano , ed unitele al reggimento

tedesco di guarnigione, che aveva sempre colà stanziato, si spedirono in rinforzo all'armata ; ove giunte , trova rono che Strassoldo con le sole genti che aveva seco era già da più giorni riuscito a rincacciar i Francesi da Casameana, obbligandoli a retrocedere sino a Certamus sa ed a Malamorte, ove collocarono i loro avamposti.

Piantavano allora i Sardi sulle rive dell'Oronoya una


CAPITOLO IV .

batteria, alla quale con mirabile costanza , malgrado il fuoco nemico; lavorava per 5 giorniil sergente dei pionieri

Ricci, e di dove il sergente artigliere Pagnone trovava modo di rovinare l'opposta batteria francese di Mala

.

morte; ma la riedificavano in breve i nemici : dal che na

seeva un continuo trarre da ambi i campi con reciproca ed inutile uccisione: per la qual cosa il principe di Cari gnano, volendo por termine a questa molestia , prese seco

le due compagnie granatieri della brigata Aosta e 150 Croati , gente tutta risoluta ed audace, cheto cheto av viavasi nella notte dalli 12 alli 13 agosto verso la ne

mica ridotta , imponendo ai suoi di non trarre , onde non far accorti i Francesi del vicino assalto . Obbedi

vano appuntino quei valorosi ; e giunti sotto lo spalto, mentre una compagnia dei valdostani granatieri con ba ionetta spianata gettavasi sulle prime guardie , l'altra , aiutata dai Croati , scalava il parapelto e piombava sugli attoniti difensori, che rimanevano quasi tutti morti o catturati. Inchiodati poi i due cannoni ed un obice , che erano le bocche da fuoco tanto infeste ai nostri,

rotti gli spalti , il giovine principe , con 40 prigionieri e colla perdita di due soli Croati morti e di tre grana tieri feriti, faceva ritorno al campo amico, festevolmente accolto dal generale e dalla soldatesca tutta . Otteneva

egli poi dal re, e di propria mano apponeva sul petto del sergente dei granatieri di Aosta La -Rosée e del croato Kellunberg la medaglia de' valorosi , che essi meritato si avevano entrando primi nella nemica ridotta; e premio eguale dava ai sergenti Pagnone e Ricci, di cui feci su periormente cenno . Accorrevano bensi all'albeggiare da Certamussa i Francesi, ma giungevano in tempo per dar sepoltura ai morti, schiodar i cannoni e riedificare li abbattuti baluardi .


232

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Tal scorreria però dei Francesi in Val di Maira non era stata la prima , perchè già sin dal 17 giugno un mar

chese Spinola del reggimento Guardie, checon 30 soldati spensieratamente se ne stava a custodia del passo del Salterone, era stato sorpreso ed ucciso con tutta la sua gente, meno un sergente e 6 soldati che riuscivano a

salvarsi colla fuga : dimodoché , a scopo d'impedire il rinnovamento di simili danni, ora che le nevi rende

vano ancor più accessibili quei varchi , Strassoldo e Pro vera stabilirono di concerto una ben concepita serie di piccoli posti trincierati , che ponessero al sicuro quelle valli tutte dagli insulti nemici ; dai quali posti i nostri cominciarono a far continue scorrerie sul francese terri

torio, facendo sopportare ai villaggi più prossimi della frontiera quei danni stessi che i repubblicani infligge vano alle popolazioni della parte superiore della contea nicese ; e fra le altre scorrerie merita d'essere men zionata quella fatta da un D'Alverne sottotenente delle

Guardie, il quale, seguito da pochi soldati , penetrava arditamente il di 24 agosto in un francese villaggio, e ne adduceva, oltre a buon numero di bestie bovine , prigioniero tutto il presidio , sommante a 20 soldati . Ma a queste insignificanti imprese limitavansi le spe

dizioni dei nostri in quell'epoca, perchè tanto Devins che gli altri generali austriaci, educati ancora alla vec chia scuola germanica , non volevano rinunziare al sistema di guerra detta di cordone, che consisteva nel voler co prire la frontiera tutta con piccoli corpi, senza osare di portare alcun ardito colpo sopra un sol punto ; sistema

che non piaceva troppo ai nostri generali , e fra gli altri al duca d'Aosta ed al principe di Carignano, i quali va

lendosi della qualitàprincipesca, continuamente sprona

1


CAPITOLO IV .

233

vano od a voce o per lettere il re ad approfittare della debolezza della schiera nemica per tentare qualche te meraria impresa ; consigli che irritavano il Devins , che ho già detto esser legato poi anche dalle sue istruzioni segrete, e generavano dissapori fra i capi dei diversi corpi d'esercito .

Accorlosi però il maresciallo austriaco che nell'animo

del re prevalevano le risoluzioni ardite, acconsentiva che dal corpo retto dal duca di Monferrato si facesse un'irruzione nella Savoia purché non vi dovessero con

correre i pochi Austriaci che eran di stanza a Torino, nè quelli militanti verso Saluzzo sotto Provera , od in val di Stura con Strassoldo. Prometteva poi anche di secondar lo sforzo con dimostrazioni nelle valli dell'E

sterone e di Barcellonetla, ed a tal fine trasportava il suo quartiere generale a Demonte, dando voce di voler fare grandi cose .

Rallegrava questa notizia il re , che a malincuore ve

deva sciuparsi tanti milioni per tener le truppe inope rose , ed il quale se , atteso il rifiuto dell'Austria di con

correre alla spedizione del Delfinato, più non sperava di potere effettuare conquiste , desiderava almeno di

profittare dei mesi ancor propizii di autunno per ricu perar la parte de' suoi dominii che era stata dai repub blicani invasa .

Mandava pertanto il re ordine al duca del Monfer rato di prender finalmente l'offensiva, facendovi anche concorrere il piccolo corpo che Cordon teneva in Suša .

Erasi già da qualche tempo dato principio alle osti lità nel ducato di Savoia , quantunque si fosse proce duto molto rimessamente .

Primi a ricominciar gli assalti erano stati i Francesi,


234

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

che sin dal mese di maggio eransi recati contro le trin ciere del Moncenisio ; ma volessero essi fare una sem-,

plice ricognizione , o fossero intimiditi dalle batterie che li ricevettero caldamente tirando a scaglia , fallo sta che retrocedevano senza più tentar cosa alcuna . La solleva zione poi di Lione , che costringeva Kellermann prima a spedir colà dei rinforzi, quindi ad accorrervi in persona con quasi tutte le sue forze , offriva ai nostri una ma

gnifica occasione per ricuperare la Savoia . Ma essi o non seppero coglierla, od avendo nuovamente intenzione di inondare la Francia, e non credendosi an

cora abbastanza in forze, tanto indugiarono , che quando cominciarono finalmente ad agire, i luogotenenti di Kel lermann, temporeggiando, diedero tempo a lui di accor rere a far testa .

Come tutt'ora dissi , poche erano le truppe francesi che si trovavano in linea a tal epoca . La destra dell'ar mata delle Alpi slavasene rinchiusa nel campo di Tour noux con una piccola schiera collocata alcune miglia avanti per invigilare le mosse di Provera che occupava le valli di Vraita e Maira . Il generale Bagdelonne poi ,

con 7,000 uomini al più , era incaricato della difesa delle due valli dell'Arco e dell'Isero .

Il duca del Monferrato invece che, come già vidimo ,

aveva il governo delle truppe alleate in quei luoghi , chiamando a sè il corpo di Cordon che gli era subor dinato, avrebbe potuto con tutta facilità ragunare trenta

battaglioni , e 3,500 cavalli, che, sebbene poco acconcii a guerreggiar in Savoia , avrebbero potuto seguir le truppe

per irrompere , appena la guerra fosse stata trasportata fuori delle gole della Moriana : tanto più che eran per la maggior parte dragoni, gente avvezza, come ognuno


CAPITOLO IV .

235 1

sa , a combattere tanto a piedi che a cavallo , ed utilis sima nel caso che si fosse trattato di inseguire il nemico , che essendo tanto più debole , non avrebbe mancato di ritirarsi . Anche Provera con i suoi 4,000 che teneva a

Castelponte e vicinanze , avrebbe potuto concorrere al

l'impresa minacciando le truppe collocate a Tournoux. Il 15 agosto muoveva finalmente le sue genti il duca . Per suo ordine Cordon scendeva dal Moncenisio ed assaliva

i Francesi trincierati a Lanslebourg e comandati da Le doyen , il quale aveva pure innalzato una ridotta a Bra mant , lå dove sorge ora il forte Lesseillon che ancor

non esisteva : ai primi assalti Ledoyen , informato forse che anche in Tarantasia i Regii assunto avevano l'of

fensiva , ovver regolandosi dietro gli ordini che aveva, evacuò le due ridotte e venne a collocarsi a Sant'Andrea

sul declivio del monte e sulla destra sponda dell'Arco (1). Lo inseguiva di fronte Cordon , ordinando nel tempo stesso al fratello Latour che , scendendo con i grana tieri ed i cacciatori in Tarantasia , andasse a riunirsi al

duca del Monferrato , che li 14 erasi mosso dal piccolo S. Bernardo contro il campo occupato dal generale Bag delonne, e collocato nel luogo di Seez sulla riva destra

dell'Isero , là dove le valli minori che scendono dal pic

colo S. Bernardo vengono a metter capo in quella prin cipale dell'Isero. Fortissimo campo era quello di Bag delonne, perchè mentre a sua destra ergevasi una ri dotta che colle proprie artiglierie spazzava i burroni detti di Mont-rigord, un'altra innalzata più in avanti e co strutta sul piano di Chatelard, copriva coi proiettili tutti (1) Distinguevasi in tal fatto il prode sergente Carnel, savo iardo, di eui narrerò poi le molte e valorose imprese.


236

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gli sbocchi della strada che dall'Allée - Blanche e da

San Germano vengono ivi a far capo . Queste difficoltà però non distoglievano il duca dal concepito proposito di assalire il nemico ; partiva egli le sue schiere in quattro parti : una, condotta dal ca

valiere Latour , doveva impadronirsi del Villard -Ro gier, e quindi, piantate ivi due piccole artiglierie, ful minar di là la ridotta di Mont-rigord, di cui doveva far

la conquista. Argenteau con cinque battaglioni vali cando il côlle del Lago , scendendo quindi per Val grisanche, doveva investir sul fianco sinistro l'altra ri

dotta del Chatelard : tre altri battaglioni sull'estrema sinistra dovevano cercar di girare Mont-rigord per la via della Chapelle. Il duca stesso infine colle residue squadre, a cui faceva riserva un battaglione di Aosta, marciar doveva sulla destra del campo per la via che conduce al borgo di Seez. Spuntava appena il di che le due minori colonne e le maggiori squadre del duca erano al loro posto pronte all'attacco. Argenteau invece, o mal calcolando le ore

per la faticosa marcia che le sue genti sostener dove vano, od impedito dalla difficoltà di trascinar le arti glierie, giungeva solo un'ora dopo e con mezza forza. Tuttavia Latour aveva assalito Villard-Rogier, sloggia

tone i francesi custodi, e piantati i due cannoncini, co minciava di là a batler di fianco la ridotta di Mont-ri

gord alle 6 del mattino ; ma rispondevano i Francesi superiori in artiglierie e smontayangli un pezzo: ond'e gli , perduta pazienza , se ne veniva difilato all'assalto, facendo anche assalire l'altro fianco dalla colonna ve

nula dalla Chapelle . Impegnavasi in vivo combattimento: fidenti i Francesi nella fortezza del sito, stato ricono


CAPITOLO IV .

.

237

sciuto e prescelto dallo stesso Kellermann, ributtavano

da principio i nostri tanto a Mont-rigord che al campo stato attaccato dal duca ; ma questi aveva rinforzato Argenteau colla riserva formata da Aosla ; l'austriaco generale poi aveva anche ricevuto il rimanente delle sue forze, dimodochè il Chatelard , assalito da ogni lato ,

cadeva primo in mano dei Reali . Scoraggiava questo loro successo i difensori di Mont- rigord e del campo principale, i quali rallentavano la costanza loro, mentre Latour invece accresceva in ardire : onde Bagdelonne vedendo imminente la notte, lanciate le riserve a trat tener il nemico , cominciava la sua ritirata su Moutiers

per Bonneval . Cresciuta poi la tenebria , anche le riserve lo seguivano, abbandonando ai Regii quegli sconquas sati baluardi che loro costato avevan tanto sangue .

Al ritorno del giorno entravano i nostri nelle abban donate opere, che Latour affrettavasi a far demolire .

L'occupazione però della ridotta avrebbe costato forse la vita a molti dei Regii senza l'intrepidezza del sergente Audi dei granatieri Reali , il quale, accortosi che pochi

uomini appositamente lasciati da Bagdelonne stavano per dar fuoco ad alcuni barili di polvere , gettavasi su loro colla sola sciabola , strappando con patente pericolo della vita la già apposta miccia dalle polveri : generosa azione, e non ultima , come vedremo, fra quelle com messe dal prode Audi. Il duca poi , provvedendo all'inseguimento del nemico, formata una piccola , ma cappata schiera di 700 sol dati , commetteva al suddetto generale di gettarsi sul

la traccia del nemico per la strada che porta ad Aigue blanche, mentre egli col grosso delle genti lo seguiva per la via maestra di Meurtrier.


238

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Componevano il distaccamento affidato al Latour le seconde compagnie granatieri dei due reggimenti di La Marina e di Moriana, la compagnia cacciatori del reg

gimento Piemonte, ed uno squadrone di cavalleggieri del re . Oltre a queste truppe regolari aveva egli seco

i cosi detti Cacciatori di camosci, pochi in numero ma espertissimi bersaglieri; de'quali brevemente dirò due parole.

Ognuno sa quanta destrezza sia necessaria per cacciare

i camosci; non mancano però in quei montuosi paesi giovani arditi , che a quell'occupazione si addanno : or bene, saltò in capo a certo capitano delle milizie d'Aosta

di sceglier fra i più esperti gli espertissimi e farne una coorte, la quale , per derisione forse verso i repubbli cani , assunse la denominazione di Chasseurs de chamois.

Immenso fu il danno e le morti cagionate da questi in trepidi tiratori ai nemici ; e fra gli altri un tal Charrière

nativo di Thones nel Genevese ( che molli erano i sa voiardi in quella banda) venne in tanto grido per au dacia , che ottenne dai Francesi stessi il sopranome di Brigand vert, dal color della casacca che indossava .

Partiva dunque Latour coi regolari ed irregolari se guaci, e camminando tutta la notte dalli 18 alli 19,

scopriva all'aurora, schierata a mezzo il pendio d'uno dei côlli che stanno a levante di Moutiers ed a due mi

glia da questa città, la vanguardia di Bagdelonne atte lata a battaglia , forte di 800 uomini e di 2 cannoni . Vederli e disporsi ad assalirli per Latour fu tutt'uno .

Gettati egli i cacciatori de' camosci sui fianchi, formate due piccole colonne dei granatieri e dei cacciatori di Piemonte , fatta innestare loro la baionetta , e vietato di

far fuoco, intrepido gettavasi alla testa loro all'assalto .


CAPITOLO IV .

239

Quella di destra, composta dei granatieri Moriana , as saliva i Francesi al cosi detto poggio delle Saucettes; l'altra, colla quale era Latour coi cacciatori Piemontesi ed i granatieri della Marina, andò difilata sui pezzi ne mici .

Resistevano dapprima i Francesi; ed anzi, essendo caduto ferito da due palle il Cordon , capitano dei gra natieri Moriana (non so se figlio o parente del generale di tal nome) , cominciava la destra a vacillare, ed avrebbe lasciato il suo capitano in man del nemico senza la de vozione del granatiere Claudio Alex, che animosamente gettatosi fra i nemici, se lo caricava sulle spalle ; fatto per cui era poi decorato : ma Latour, che era avveduto quanto coraggioso, troncati gli indugi , lasciati i grana tieri della Marina a formar la riserva , geltavasi coi cac ciatori Piemontesi sul posto nemico ; e malgrado il ter ribile fuoco dei repubblicani , dal quale non pochi dei

suoi rimanevano spenti , impadronivasi del posto . La qual cosa infondeva animo ai granatieri savoiardi , che a lui riunitisi , assalivano i Francesi sulla sinistra , men tre il valoroso e sagace Castelborgo , che comandava ai granatieri Moriana , cogliendo il destro , assalivali di fronte. Ciò malgrado ancor combattevano i repubbli cani, e traendo a scaglia , grande uccisione facevano dei nostri : ma spuntavano allora alle lor spalle i Cac ciatori de' camosci , che saliti per incogniti e mai più calcati sentieri, ponevansi a bersagliarli da tergo, men tre un battaglione spedito dal duca a rinforzo della schiera di Latour, con lungo giro accennavano di pre cludere ogni via di scampo : per lo che il comandante della gente francese pensò miglior partito ripiegarsi sulla ridotta detta Detroit de ciel, sita sulla vetta ove

stava Bagdelonne con 1,800 uomini .


240

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Seguivalo a breve distanza Latour, e ben presto trova vasi a fronte della francese ridotta, la quale fortissima di cevasi , e , come dal nome si scorge , costrutta fra monta gne, che chiudendola dai quattro lati , non lasciavan ve dere che un ristretto campo dell'azzurro celeste . Sperava dunque Bagdelonne di quivi mantenersi e ributtar anzi le nemiche schiere, affidandosi anche al numero de' suoi che permettevagli di far copiose riserve ; ma inganna

vasi , chè Latour era uno di quei magnanimi ne' quali col rischio cresce la baldanza ; dimodochè , quasi te messe che la vanguardia del duca , che più non era lontana, venisse a torgli il merito del trionfo , sicuro poi di essere in caso di ripulsa sostenuto , disposti al solito i suoi cacciatori in bersaglieri sui fianchi del ne

mico, e fattili precedere le colonne, coi granatieri av viavasi ad assalire la ridotta, la quale non era poi cosi forte come sembrava dapprima ; perchè collocata essendo

su di un monte a declivio molto ripido, i fuochi che da esso partivano riuscivan soverchiamente ficcanti : aveva notata la cosa il savoiardo duce , e fattine accorti

i suoi , inspirava loro nuovo desio di sloggiar i Francesi dal loro ricettacolo , e quasi a danza muovessero e non

a morte , giulivi e sprezzatori dei nemici proiettili , correvan sino ai piè del nemico baluardo ; ma là giunti, li caricavan le nemiche riserve , che operato avevano

una sortita : succedeva pertanto un micidial combatti mento all'arma bianca coi granatieri, mentre il caccia

tore piemontese Ariagno, con due seguaci, salito sopra un vicino scoglio , cominciava a far fuoco nell'interno del fortino : tuttavia poca cosa sarebbero stati tre tira gliatori, quand'ecco che il Charrière coi più snelli , tro vata nuovamente una via dai soli camosci sin allora cal


CAPITOLO IV .

241

cata , compariva sul picco del monte , e cogli infallibili moschetti seminava la morte . Rumoreggiava inoltre a sinistra il duca , la cui vanguardia cominciava a compari re ; onde Bagdelonne ben comprese che era meglio operar la ritirata ora che stavangli a fronte solo deboli squadre,

che quando, a rendergliela disastrosa , sopraggiunto fosse tutto il corpo nemico . Lasciati pertanto 400 difen sori nella ridotta per trattenere Latour , valendosi egli della imminente e già incominciata tenebria notturna , ripiegavasi in buon ordine sopra Moutiers. Ma non cosi avveniva ai 400 lasciati gli ultimi ; perché , avuto avviso i granatieri sardi dai cacciatori collocati sull'alto , che i Francesi evacuavano il posto , raddoppiato l'ardire, gettati gli schioppi ad armacollo, facendosi d'ogni cosa , e persin dei cadaveri sgabello , salivano sul parapetto, e ributtate le ormai deboli riserve , impadronivansi del luogo. Ritiravansi i difensori asportando seco due can noni; ma venne allora il turno dello squadrone di ca

valleggieri, che, impotente a combattere su quei dirupi, erasi tenuto al coperto dietro un risvolto del monte . Riceveva allora Albarey , che lo comandava , l'ordine da Latour di porre in groppa ad ogni cavaliere un grana tiere e di perseguitare cosi colla addoppiata sua schiera

i repubblicani. Eseguiva il mandato Albarey a dovere, e talmente serrava dappresso i nemici , che essi , per porsi in salvo, si vedevano costretti ad abbandonargli un pezzo col capitano d'artiglieria che lo governava e varii altri artiglieri .

Nella notte poi Bagdelonne evacuava Moutiers: e ben fece, perchè Latour, non dandogli posa , avanzava bensi sopra Moûtiers, ma , fidando di essere in tempo a ta gliargli la ritirata , non affrettavasi ad entrare nella VOL . I. - 16

PIXELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

città ; ed, oltrepassandola , andava invece a collocarsi al convento dei Francescani posto dall'altra parte , ove passava la notte , mandando intanto in tutta fretta Al

barey ed i cacciatori ad impossessarsi del ponte di Ai guebelle e della cappella di Essouvieux : tuttavia attesa la sollecitudine di Bagdelonne, non riuscivagli di impa dronirsi all'indomani che di quei feriti del giorno prima, cui la gravità dei colpi impedito aveva di esser traspor tati , e di poche mine di frumento trovate nei magaz zeni .

Fu questo un de' più bei fatti della guerra , perchè i nostri , minori in numero, sloggiarono sempre i ne mici: andarono , oltre al Castelborgo ed agli altri da me citati nella narrativa , lodati il capitano Novaro che, mentre da valoroso guidava i suoi cacciatori , veniva da palla nemica estinto ; i sergenti Daport e Chardon

dei granatieri Moriana ; il caporale Bisso dei cacciatori Piemontesi, ed il granatiere del reggimento Marina Gio vanni Domenico Marciandi , che fu padre poi di un ani moso giovine attualmente capitano nel regio esercito, decorato esso pure perchè valoroso al pari del padre .

Eran poi tutti questi individui di bassa forza fregiati della medaglia d'argento . Ma più di tutti parve degno d'elogio il cacciatore Ariagno che , quantunque ferito due volte, prima in petto e poi nella spalla , non volle mai ritirarsi , e stette ognora ai fianchi del barone La tour che in quel di , come era consuetudine sua , adempi agli uffici tutti di perito guerriero, ma ancor più di in

trepido combattente , tenendosi sempre ove più fervea la mischia . Al Brigand vert, come lo chiamavano i Fran cesi , vale a dire al Charrière venne data la medaglia d'oro. Fu anche per belle prove di valore nolato in quel

$


CAPITOLO IV .

243

giorno un certo cavaliere Borgarelli d'Isone, che militava come semplice volontario; ed eccone la ragione : era d’I sone nel 1792 capitano ed aiutante del vecchio De-Cour ten : instizzito questo valoroso giovine della niuna difesa fatta dal suo capo , lasciavasi nell'impeto della generosa rabbia sfuggire parole di gran biasimo, infrangendo cosi le severe leggi della militar disciplina : lodevole era il principio che le dettava ; ma ciò malgrado, informatone il re, smetteva d'Isone dal suo grado . Entrava egli al

lora come volontario nei cacciatori Piemonte ; e quando all'assalto della ridotta Détroit du ciel cadeva ucciso

Novaro , egli riassumendo momentaneamente l'ufficio di

duce, dirigeva quei cacciatori pendente la zuffa . Avendo

pertanto date in questa ed in altre occasioni prove di valore, era poi dal re nell'autunno seguente , non solo riammesso nel suo grado, ma promosso anche maggio re, e confidatogli anzi il comando di un corpo , come

dirò poi . Impossessatosi di Moûtiers , faceva Latour immedia tamente distruggere la ridotta . Il duca poi, che li 20 erasi accampato col rimanente dell'esercito a Villette , entrava il 22 a Moûtiers accolto con gioia , almeno ap parente, dagli abitatori di quella città , i quali lo riceve vano con applausi e luminarie ; per la qual cosa , con tentandosi egli di far seguir le traccie del nemico che

ritiravasi su Conflans dalla vanguardia , trattenevasi con parte delle forze alcuni giorni in Moutiers; errore che

riuscì fatale, perchè i Francesi , debolmente inquietati da Latour e da Albarey, poterono ordinatamente ri tirarsi e trincierarsi a Conflans , mentre la vanguardia

de' Reali prese posizione a Roche -Chevin . Udita questa ritirata , Ledoyen concepiva fondati ti


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

mori di esser spuntato sul fianco sinistro ed alle spalle da forze superiori trattenendosi a S. Andrea più lun gamente ; per la qual cosa , fatto saltare , secondo alcuni, e secondo altri asserragliare il ponte sull’Arco, riduce yasi ad Aiguebelle non senza gravi stenti , perchè non avendo nè carri , nè bestie da soma , dovette far tra

sportare tutto il materiale e le artiglierie a braccia d'uo mo : ciò malgrado, non perdeva cosa alcuna , anche per

colpa di Cordon , che nell'inseguirlo non spiegava ar dore pari a quello dimostrato dal fratel suo , il cava liere De -la -Tour.

Sinora arriso aveva la fortuna ai Regii : ma essi , in vece di profittarne e serrarsi addosso con impeto agli

sgominati repubblicani , lasciaronsi lusingare dalla speranza di ricuperare tutta la Savoia ; o, per meglio dire , pensarono che per ottenere quest'intento fosse

d'uopo recarsi successivamente in tutti i capi-luogo di provincia . Fu a ciò spinto il duca eziandio dalle istanze di due gentiluomini savoiardi , il marchese Sales cioè, maggiore nel corpo di stato generale , ed il signor de Loches le nente-colonnello del reggimento Savoia , nativi amen due del Faussigny, ove per conseguenza avevano grandi aderenze . Persuasero essi al duca che bastasse presen

tarsi con pochi armati in quelle contrade , perchè alla vista delle insegne di Savoia tutta la popolazione si le vasse come un sol uomo a favore degli antichi sovrani. E dal principio gli eventi parvero dar loro ragione, per chè scesi con 300 uomini del reggimento Vercelli, gui dati dal loro colonnello , cavaliere Valperga di Maione, dal Col du Bon-homme , e venuti a Beaufort comincia 2

rono ivi a ragunare armati , ed in breve il De-Loche


CAPITOLO IV .

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trovossi a capo di una schiera di 500 animosi giovani perfetti conoscitori dei luoghi. Portavansi allora Sales e De -Loche all'assalto della ridotta che i Francesi eretta

avevano a S. Martino vicino a Sallanches , e la conqui

stavano dopo una breve, ma ostinata zuffa, in cui per deva la vita il capitano-tenente Jerdil del reggimento Genevese , che aveva seguito il De-Loche , e nella quale distinguevansi il sergente Arlico ed il granatiere Reale Marciandi, che prendevano un nemico vessillo: i cacciatori Predoni ed Antonietti di Monferrato ; Devigny artigliere , i quali tutti , meno il sergente che fu fatto alfiere , con

seguirono la medaglia per questo fatto che ebbe luogo li 21 agosto . Presa la ridotta , in cui trovavano un pezzo , pene

trati in Sallanches proseguivano i nostri sino a Bonne ville e quindi a Carouge , gridando viva Savoia . Ma trovarono ivi più tiepidi gli animi ; che anzi , un cava liere La-Fléchêre, che fidandosi sulla sua popolarità spin gevasi sino ad Annecy e tentava , arringando il popolo, di ricondurlo alla devozione di Casa Savoia , veniva dai fautori dei repubblicani massacrato .

E qui ebbero fine le conquiste di Sales e di De-Loche, che ad altro non servirono che a sparpagliar le forze

dei Regii ed a provare che se nel Faussigny il nome loro aveva destato simpatia , nelle altre parti della Savoia però la causa regia aveva pochi fautori . Costò poi anche questa scorreria un tempo prezioso al duca, il quale, invece d'assalire con tutte le sue forze i repubblicani a Conflans, perdette un mese ad aspet

tarne l'esito, collocandosi intanto a la Vanoise, luogo ove parc che avesse intenzione di costrurre un campo per porre poi a svernare le truppe nel verno , quando invece


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

avrebbe dovuto spingersi rapidamente su Chambéry od

almeno su Mommelliano, dove soltanto poteva prendere una posizione capace di resistere ai soccorsi venuti di Francia . Soprattutto poi egli non avrebbe dovuto tras curare di occupare il posto della Valloire, da dove po teva sorvegliare le mosse del corpo francese collocato a Brianzone .

Erano intanto giunte le notizie di questi assalti a Kel lermann , che stava assediando Lione ; scrivevagli Bagde lonne che, attesa la superiorità numerica dei Savoiardi, esso era in procinto , se non veniva prontamente rin forzalo , di ripiegarsi con Ledoyen sotto il cannone del forte di Barreaux . Rispondeva Kellermann ingiungendo loro perentoriamente di fortificarsi uno ad Aiguebelle , l'altro a Conflans , aggiungendo che fra breve sarebbe

egli accorso con nuove genti . E rimessa diffatti, non senza gioia , la direzione della guerra fratricida contro i Lionesi , che mal s'addiceva al generoso suo animo , al generale Dumay , egli , accompagnato da Saint-Remy suo capo di stato maggiore, accorreva al 1 ° settembre a Brianzone, e comandava al generale Carcaradec, che go vernava le genti di Brianzone e di Tournoux, di spedire immediatamente l'aiutante maggiore Pressy ad impos sessarsi con due battaglioni di Valloire , di dove per mezzo dei colli di Galibier, d’Arienes e di Frejus legava le sue genti con quelle del campo di Tournoux , e poteva all’oc casione riuscir alle spalle dei Regii se osavano inoltrarsi nella Moriana . Distaccava poi Kellermann il suo aiu tante di campo Sarret su Carouge con un battaglione, giudicando tal forza più che sufficiente a tener testa alle squadre di Sales e di Valperga , composte tutte di soldati provinciali o di milizie, e già invise alle popo lazioni .


CAPITOLO IV .

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Egli poi, ottenuto dal governo un decreto che lo au

torizzava a levar in massa la gioventù delle provincie savoiarde ancor soggette a Francia e dei limitrofi di partimenti francesi, riusciva in pochi giorni a porre in armi 6 mila uomini, tratti per metà dal campo di Lione, e per l'altra di nuove cerne , colle quali genti correva a

collocarsi a Mommelliano in seconda linea . Impiegava poi i prirni giorni a percorrere la lunga linea di 300 e più leghe , occupata dalle sue truppe ; e malgrado la pochezza delle sue forze, decideva di assalire i Regii su quattro punti. Collocato perciò fortemente l'aiutante generale Ver delin aux Cluses, acciò i nostri non potessero girare la sua linea , imponeva a Sarret di assalire li 15 il corpo piemontese collocato a Chatillon , ed ivi trincierato ; il

che eseguivasi prosperamente da Sarret, che rigettava i nemici nella pianura di Taninges nel Chiablese, obbli

gandoli a valicar precipitosamente il torrente Giffre, e segregandoli cosi dall'altra schiera stanziata nel Faus signy a Sallanches.

Alla notizia di questo felice successo , moveva Verdelin da Cluses li 28 settembre , su tre colonne, ad assalire i

Sardi in quella stessa ridotta di San -Martino , dalla quale pochi giorni prima essi avevan scacciati i Francesi , e di dove spingevano essi i loro avamposti sino a Sallan

ches ; i quali però , al comparire delle colonne di Ver delin , ripiegavansi sulla ridotta , che, accresciuta di forze dai nostri e munita di 6 cannoni , sembrava dovesse va lere a traltener il nemico . Ma attaccava fieramente Ver

delin ; e quantunque Sales, che comandava ai nostri , facesse una vigorosa difesa, che durò nientemeno di 36 ore e costò al nemico 300 uomini tra morti e feriti, pure


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

alla fine ei vedevasi costretto a ritirarsi non senza gran

stento alla võlta di Moutiers per il Col du Bon -Homme e per l'Allée-Blanche, abbandonando ai Francesi li 6 can

noni che fu impossibile trasportare per quei angusti calli e per quegli scoscesi dirupi , come pure varii ba gagli e munizioni, 1 capitano d'artiglieria, 1 ufficiale del genio, 40 soldati ed 80 miliziani prigionieri, e lasciando 37 altri morti sul campo di battaglia . Il capitano d'artiglieria caduto in mano dei repub blicani chiamavasi Bussolino , e l'eroica sua difesa prima d'arrendersi, merita che io ne faccia particolar men zione .

Aveva egli incombenza di far testa nel forte sito del Chatelard , sin che avesse avuto ordine d'abbandonarlo ;

ordine che forse in quel parapiglia si obbliò poi di dare; ma bastava al Bussolino l'ordine avuto per non cedere il passo, e, quantunque all'albeggiare dell'indomani ei vedesse una forte colonna nemica muovere ad assalirlo, non per questo ei si perdeva d'animo, che anzi comin ciava a trarre con tal vigoria da far comprendere agli avversarii esser pazzia assalirlo di fronte, e pensarono adunque a venirgli da tergo. Ben comprese egli l'inten zione dei nemici ; ma costretto per la morte di varii suoi cannonieri a rallentare il fuoco , coglievano i ne mici il destro, ed avventandosi sui pezzi ne uccidevano i servienti ; proseguiva esso, tirando a scaglia , a difen dersi con l'ultimo pezzo ; ma con pochi compagni e privo di munizioni , cedeva sdegnoso dicendo all'ufficiale incaricato di trattare la resa : se avessi trovato almeno

pietre, non mi avreste avuto a cosi buon mercato. Vuole

uno storico di gran fede degno , che il generale fran cese, per condizione della libertà , gli ponesse la pro


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CAPITOLO IV .

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messa di non più militar contro Francia, aggiungendo che uomini di tanto valore troppo eran nocivi ai nemici ,

e che quel generoso rifiutasse il dono. Se ciò è, egli ad eroica difesa aggiunse eroico atto . Noterò frattanto che questa è una delle molte forti azioni commesse da in dividui del corpo di artiglieria , di quel corpo che , al

lora come nel 1848-49, più di tutti brillo per disciplina e valore .

Ma l'attacco principale aveva luogo in Tarantasia , ove

trovavasi Kellermann in persona col brigadiere Bagde lonne : Recavasi questi con 1,500 uomini in faccia a Roche - Chevin , dove stava un battaglione dei nostri con alcuni dragoni, e , piantate le batterie sulla sinistra sponda dell'Isero, tentava gettar un ponte per valicar il fiume. Stavansene al coperto i nostri , durante il di , dalla tempesta dei francesi proiettili ; ma , sopraggiunta

la notte , d'Argenteau , che ivi trovavasi, spediva sotto gli ordini del cavaliere du Bourget un distaccamento di

dragoni, i quali recavano ciascuno in groppa un gra natiere ed alcuni artiglieri . Giungeva la piccola schiera a fitta notte in faccia al ponte su cui , quantunque ul

timato non fosse , Demaistre ( lo spiritoso autore dei Voyages Autour de ma Chambre), alla testa dei grana tieri, gettavasi intrepidamente a baionetta spianata , e fugata la guardia ed afferrata la opposta riva, riusciva ad impadronirsi di due cannoni che faceva consegnar ai pochi artiglieri che eran seco , ed i quali li attelavano ai cavalli dei dragoni ; sfondati poi i mal connessi pon toni prima dell'arrivo dei rinforzi nemici , risaliva coi suoi in groppa ai dragoni e riducevansi tutti incolumi a Roche-Chevin con i due pezzi . Eran per tal fatto deco

rati il sergente Cerato ed il caporale Savel , artiglieri provinciali .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Per la qual cosa Bagdelonne faceva , nel giorno se guente , gittar il ponte più al basso , in faccia alla Ba

thie ; il che , vedutosi da Argenteau , faceva sgombrar Roche -Chevin e recavasi a Grand-Caur e ad Aigue Blanche, dove stava il nerbo delle forze alleate sotto il duca .

Mentre Bagdelonne varcava l'Isero, Ledoyen avanza vasi in Moriana. Aveva ivi li 20 settembre Cordon , in esecuzione degli ordini del duca , ripreso l'offensiva e fatto prova di sloggiare i Francesi asserragliati ad Ai guebelle e sul monte Sapey, ma imbattevasi la sua vari

guardia verso Argentines in quella di Ledoyen , supe riore in forze ; per il che , disperando egli di riuscire , riducevasi col grosso della truppa ad Espierre, stretta che chiude quasi interamente la valle dell'Arco , fra il fiume ed il monte . Non osava Ledoyen assalir di fronte un nemico collocato in cosi forte sito , e risolvevasi gi rarlo a sinistra per Saint- Alban -des -Hurtières , gettando

in pari tempo il comandante Hacquart sulle alture di Mongellaz-Frey e di Avancher , separando cosi le due divisioni dell'esercito piemontese. Riuscivagli quest' azzardata , ma bellissima mossa li 22 : i suoi soldati, con mirabile costanza , trascinavano

due pezzi di montagna sull’erte picco di Cucheron , col quale fulminavano i nostri collocati ad Espierre. Poca cosa erano invero due pezzi da 3 , pur essi bastarono ad intimorire i nostri , che mai più avrebbero pensato veder artiglierie su quei dirupi ; tanto è vero quanto scrisse alcuni anni dopo il maresciallo Saint-Cyr, nelle sue memorie sulle guerre di Catalogna , che talvolta un sol pezzo trasportato su luoghi riputati inaccessibili, esercita sul morale dei nemici maggior influenza che


CAPITOLO IV .

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non un'intera batteria . Difatti Cordon , inteso tuonarsi

sul capo quel piccol pezzo , ritiravasi prima a la Cha pelle , indi a la Chambre . Ma inquieto poi per l'appari zione di Hacquart sulle balze di Mongellaz-Frey e des Avancher , ritiravasi a San Michele , facendo saltare i

ponti sull'Arco , abbandonando cosi al nemico i feriti, fra i quali era il prode Claudio Alex , salvatore del suo capitano all'assalto delle Saucettes ! Ma neppur qui gli era dato di sostare, perchè la schiera di Pressy muovevasi li 29 da Valloire ad assalire la sua sinistra collocata a

Valminier, ove , quantunque la gran guardia savoiarda , composta di una compagnia del reggimento Chiablese comandata dal maggiore la Boissière, si lasciasse sor prendere nella notte de' 30 , aveva però luogo un fiero azzuffamento all'indomani 1 ° ottobre , in cui giungeva

il sostegno comandato da un Germagnano, il quale, mentre faceva ostinata difesa alla batteria eretta per cura di Debuttet , mandava spedito avviso al Cordon per chè non rimanesse circuito . Resisteva con un pugno di

gente il valoroso Germagnano a 1,500 francesi, ed era potentemente aiutato dai suoi, e specialmente da un ser gente Bienvenu , il quale, postosi con un sergente del reg gimento Chiablese (1 ) , un artigliere ed un miliziano sa voiardo, in acconcio sito , faceva con una spingarda cosi accanito fuoco, che di lå i nemici , malgrado i maggiori

sforzi, non poterono mai penetrare ; e quando poi ri mase , per la morte di due compagni , solo, si pose colla

terribile spingarda in salvo ; fatto per cui fu decorato. E siccome vidi detto in un luogo esser Bienvenu sa (1) Chiamavasi quel sergente Bellelune , e fu premiato solo nel 1796 !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

voiardo , credo bene dover aggiungere che eravi un Bienvenu , savoiardo , audacissimo guerriero che si di stinse sotto Colli , ma quello era capitano dei cacciatori

savoiardi, quando questo invece era semplice dragone, ed era Bienvenu il suo nome di guerra, ma il suo vero nome fu Gerolamo Musso nativo di Sommariva

del

Bosco .

Ma troppi erano gli assalitori, onde era forza a Ger magnano ritirarsi , lasciando in mano dei nemici 2 can

noni , 6 morti ed 80 prigionieri, fra i quali 3 ufficiali, quasi tutti del reggimento Chiablese, emigrati francesi. Fosse barbarie o fosse per dar segnale della presa della posizione , i Francesi appiccarono poi il fuoco a que gli abituri .

Cordon , non avendo poluto o non avendo saputo so

stenere quella piccola schiera , ricoveravasi nella posi zione di Bramant.

Dopo la conquista di Valminier , Ledoyen , attenen dosi alle saggie istruzioni di Kellermann, invece di per seguitare Cordon di fronte, gettavasi a sinistra sul côlle della Maddalena , dal quale per Aigue-Blanche si scende su Moûtiers, isolando cosi sempre più Cordon dal duca, e dando la mano a Bagdelonne , che da Roche -Chevin avanzavasi in Tarantasia .

Anche il corpo del duca di Monferrato era diviso in due schiere. Praly, colonnello in secondo della Marina, occupava col primo battaglione il monte Cormet, men tre Avogadro di Ronco , suo maggiore , coll'altro tene vasi a Beaufort; trovavasi questo reggimento a destra , ed era incaricato di coprire il fianco della maggior schiera che aveva una vanguardia a Grand - Cour, vil laggio a 2 chilometri da Aigue-Blanche, che esso stesso


CAPITOLO IV .

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siede ad egual distanza da Moutiers , e dove stava il

duca col corpo provinciale; un altro battaglione poi del reggimento provinciale di Torino custodiva il côlle della Maddalena avanti alla sinistra della linea . Pare che

avesse il duca mal distribuite le sue forze e posto una

troppo debole schiera alla guardia della Maddalena , che era il punto essenziale, e , quel che più importa , affida tone il comando ad un codardo ; e pare pure che se ne

accorgesse , perchè alla mattina delli 29 vi spediva il capitano Treppie con 150 granatieri di Chiablese in rin

forzo, ma era troppo tardi ! perché, appena albeggia va , Ledoyen , varcato il ponte di Briançon alla testa di 1,500 uomini, muoveva contro il côlle ; alla qual vista il maggior cavaliere None , che aveva il comando del battaglione , scambiati appena alcuni colpi di fucile, valendosi d'una folta nebbia , abbandonava colla sua

truppa l'affidatogli posto , dimodochè poco manco che

il Treppiè , il quale giungeva col suo distaccamento, e che , ingannato dalla nebbia , innoltravasi spensierata mente ove .credeva trovare i nostri, cadesse con tutta la sua gente in mano dei nemici, che occupavano già il

côlle ; riavutosi però in breve dalla meraviglia, impren deva, da animoso qual era , a ritirarsi dinanzi a forze cotanto superiori , e vi riusciva con la sola perdita di dodici uomini , che feriti caddero in mano di Le doven .

Non cosi facile vittoria aveva Bagdelonne , che por lato erasi ad assalire Beaufort, perché di ben diversa pasta dal None era Avogadro di Ronco che ne stava a

difesa : non aveva esso che un debole battaglione che non sommava a 400 uomini , ma tuttavia seppe far testa a due colonne nemiche che si avanzavano una di fronte


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sotto il comando di Saint-André (1 ) , e l'altra di fianco,

tentando di girarlo per la colla des Arêches, sotto gli ordini di Chambarlac ; ma fallivano entrambi il loro scopo , e fieramente ributtati dovettero andarsi a ran

nodar dietro gli attigui poggi per ritornar poi uniti

all'assalto ; rispingevale nuovamente Avogadro, ma,

di

sperando potersi mantenere più a lungo , dopo un fu rioso e lungo combattere , stimava miglior partito , ri

piegandosi sulla maggior schiera , risparmiare le vite dei suoi valorosi soldati . Durò questo azzuffamento 10 ore , e vi periron dei nostri 20 soli , ma molti furono i feriti, fra i quali un capitano Tibaldero . Tanta fu la valentia dimostrata dall’Avogadro in tal fazione, che un ufficiale francese, spedito alcuni giorni dopo in parla mentario , ebbe a dire al duca che i suoi superiori avrebbero amato aver per poche ore prigioniero quel l'ufficial superiore che comandava a Beaufort, per ono rar la sua virtù come meritava e rimandarlo quindi li bero ! E tale era veramente l'usanza dei Francesi coi

nostri ufficiali, e talora anche coi sergenti: li trattavan cioè generosamente, e rimandavanli poi su semplice pa

rola di non più servire contro loro sinchè ottenuto aves sero lo scambio .

Li 30 , Chambarlac e Saint- André recavansi di con serva con 1,000 seguaci ad assalire il monte Cormet, ove stava Praly , colonnello , coll'altro battaglione della Marina ; ma vuolsi che non facesse quel buon reggi mento , colà, una difesa eguale a quella fatta a Beaufort, e che dopo breve zuffa abbandonasse quel côlle : tanto

è vero, che il valor del soldato, in massima parte, di pende da quello del duce ! (1) Credo superfluo osservare che questo St-André francese ha nulla a che fare col già noto generale degli alleati .


CAPITOLO IV .

255

Il duca del Monferrato , visti sloggiati i nostri succes sivamente da tutte le alture che coprivano la sua posi zione oltre la città di Moutiers, aveva ridotte le sue forze

a Grand-Caur e ad Aigue-Blanche , preparandosi a di fendere ostinatamente quest'ultima posizione . Kellermann ancora aveva le sue colonne alquanto sparse , ed il giorno 18 ottobre soltanto riusciva a ra gunar rispettabili forze fra Bonneval e Nave . Erano le

fronti di ambo i campi guernite di artiglierie ; impegna vasi pertanto un vivo cannoneggiamento , durante il quale Kellermann sperava di girar i nostri per la via di Grand Caur, ove spediva una colonna di fanti leggieri , ordinan dole di collocarsi alle spalle dei Regii sulla loro linea di ritirata . Ma non sfuggiva quella mossa dei nemici al

barone Latour , il quale accortosi qualmente i nemici intendessero tagliarlo da Aigue-Blanche, faceva collocare 3 pezzi in una posizione da dove , prendendo di sbieco la colonna nemica , poteva fulminarla cagionandole gravi perdite ; non scoraggiavansi per questo i repubblicani , e furenti procedevano all'assalto ; ma troppo maestre volmente eran governati i cannoni dei nostri dai capi tani Sappa e Callieri , i quali col loro fuoco riuscirono talmente a contenere le truppe nemiche, che il duca

aveva tempo di ritrarre le sue genti sull'altipiano della Chapelle di Essonvieux e di avviare i bagagli su Moll tiers; movimento reso inevitabile dalle mosse dei ne

mici sull'altra sponda dell'Isero per cui minacciavano tagliare i Sardi da Moutiers. All'albeggiare del 1 ° ottobre venivano in maggior nu mero i Francesi all'assalto , rinforzati dai 1,500 di Le

doyen, sceso dal côlle della Maddalena , edaBagdelonne,

giunto da Aigue-Blanche; inoltre una terza colonna , gui


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

data da Lamaille, cercava spuntare l'estrema sinistra dei reali avanzandosi da Bellecombe . Disperando il duca di potersi mantenere contro forze cosi poderose , evacuava Moutiers, e per Aimé conduceva le genti a Borgo San Morizio . Entrava allora Kellermann il giorno 2 nella città capo -luogo della Tarantasia , ove l'accoglievano fe stosi e coi medesimi applausi coloro che 40 giorni prima avevan gridato viva Savoia ! e che ora , gettando in aria le berrette, gridavan viva la libertà ! viva Kellermann ! Cosi sentono le moltitudini ! e stolto chi crede ai loro

plausi ! Rialzato l'albero della libertà , stato dai nostri pro

strato, Chambarlac, portatosi per ordine di Kellermann sulle traccie dei · Piemontesi , riusciva ad intaccarne la

retroguardia verso Aimé ed a catturare qualche sban dato. Queste continue sconfitte avendo sfiduciata la sarda

soldatesca , comprese il duca che era miglior consiglio cercare di riordinare le schiere lungi dal fuoco nemico ed in luogo sicuro.

Formata pertanto una retroguardia di 1,500 uomini, tutta cappata gente , e datone il comando al cavaliere

Latour, degno di comandare a scelti guerrieri , ed a cui sempre ricorreva il duca nei pericolosi frangenti, im ponevagli di trattenere il nemico più a lungo gli fosse

possibile, per dar tempo a lui di raccogliere le spaurite genti sul piccolo San Bernardo, nei vecchi trinciera menti.

Attelava le sue genti Latour su di un altipiano che sorge fra il Borgo San Morizio e quello di San Germano .

Aveva seco il reggimento Monferrato , quello svizzero di Rockmondet, i granatieri provinciali del reggimento Torino ed i granatieri reali, uomini a tutta prova ;


CAPITOLO IV .

257

oltre a ciò aveva seco 2 cannoni ed un obice , coman

dati dal capitano Sappa , intelligente e valoroso artigliere di cui altamente mi onoro d'esser nipote . Era il 4 di ottobre : verso le 7 del mattino giungeva

Chambarlac coi fanti leggieri , due squadroni di usseri ed alcuni piccoli pezzi , e tosto appiccava la zuffa. Ma i nostri artiglieri , diretti dal Sappa , mantenevano la su

periorità del fuoco, e gettando coll' obice granate nel mezzo dei due squadroni, vi generavano confusione e spavento . Pur muoveva all'assalto Chambarlac con un

battaglione di granatieri serrati in colonna, mentre i suoi ſanti leggieri , precedendola , tentavano celarne le mosse ; ma non lasciavasi trarre in inganno il prode Latour, che formati ei pure in colonna i granatieri reali, mal soffrendo

di aspettare il nemico di piè fermo, piombava con essi sulla colonna francese colla baionetta innastata , e li ricacciava giù per la china . Tre volte venivano i Francesi, che ave van ricevuti 1,000 uomini di rinforzo, all'assalto, e tre

volte respingevali Latour , che in quel giorno esiste operasse più da soldato valoroso che da esperto duce .

Ritentavano Ledoyen e Chambarlac uniti di sloggiarlo tentandonei fianchi. Ma vegliava Sappa , e vista la nemica mossa , collocava un pezzo in luogo ove i nemici non sospettavano , e distribuiva cosi saggiamente le sue tre artiglierie, che la mitraglia spazzava tutti gli sbocchi ; e dove poi, pei risvolti del terreno, non giungeva essa ,

supplivano le baionette dei granatieri reali e di Mon ferrato . Cosi combattevasi con indicibil furore per 3 ore;

quando verso le 10 giungeva Kellermann con tutta la sua gente, e metteva in batteria 12 pezzi di grosso ca libro, che orribilmente cominciavano a decimare i pochi soldati di Latour ; laonde egli, che ottenuto aveva l'in Vol l. - 17

PINELLI , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tento , quello cioè di dar tempo al duca di ridursi nel campo trincierato a piè del monte, cominciava ad ese

guir il suo movimento retrogrado, ma con ordine lale che ben poteva dirsi marcia retrograda a fronte di forze decuple , ma non già precipitoso ritrarsi. Ed è da notarsi che questa ritirata fu sostenuta da

due Avogadro ambedue maggiori, e fatti dopo ambidue tenenti- colonnelli per la bella difesa ; uno, Avogadro di Ronco, era il prode difensore di Beaufort, l'altro Avo

gadro di Valdengo , era maggiore delle truppe leggiere. Ritiraronsi essi a scaglioni per la costiera del côlle, ap

poggiando sempre il fuoco dei due pezzi regolati dal Sappa . Giunta la colonna ai piedi del côlle, era raccolta da due battaglioni che aveva dietro di loro, sopra varie linee , scaglionati il duca per frenar cosi l'inimico , mentre faceva risalire il colle alle artiglierie più grosse, ai bagagli ed ai feriti.

Ed in tal ordine adattato combattevasi ancora per

tutta la giornata , ma finalmente era riuscito ai Fran cesi di trovare sentieri che tanto da destra che da si

nistra giravano la posizione , pei quali Kellermann vi spediva un battaglione di cacciatori da una parte, e due battaglioni granatieri dall'altra ; era allor forza al duca di far retrocedere le truppe sino alla vetta del côlle,: ove stavano più solide trinciere e dove Keller mann non osava inseguirle .. Perderono i nostri 2 mila uomini e molto numerario

che ammassato avevano nel Faussigny e nella Taran tasia : cosi scrivono almeno gli autori Des victoires et

conquêtes : i quali stessi però in una nota pongono in avvertenza il lettore, che le relazioni di quei tempi erano


CAPITOLO IV .

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molto inesatte , quantunque , a detta loro eziandio , esse siano i soli documenti che si abbiano . E veramente , se essi intesero solo di parlar di questo combattimento di

retroguardia ai piè del monte, 2,000 uomini sembrano troppi : onde anche qui il lettore farà bene a tagliare un zero : ma complessivamente in tutti gli scontri non re cherebbe meraviglia , che fra soldati e villici armati , nei 40 giorni che durò la ritirata , sian mancati dei no

stri 2,000 sui ruoli ; perchè da una lettera scritta al lora da un tal cav . Buronzo ufficiale , e che mi venne fatto di leggere , trovo scritto che grandissime furono le perdite , senza però che sia specificata alcuna cifra . E valga a me pure di scusa la scarsezza dei docu menti , se per avventura qualche errore regnasse nelle date assai confuse , e , quel che più mi dorrebbe , se io involontariamente taciuto avessi il nome di qualche va loroso , che in questa od in altre circostanze abbia ben meritato dalla patria . Ridottosi il duca al San Bernardo , Cordon pure, tro vatosi isolato in Moriana , vedevasi astretto ad abban

donar le alture di Braman e ritirarsi sul Moncenisio , inquietato di fronte da Ledoyen , e di fianco da Pressy , vincitore di Valmeinier : e fu per lui ventura che i

Francesi , privi di artiglieria e frenati dalla nostra ben diretta dal Debuttet , dovettero desistere dall'assalire il

monte fortemente trincierato , e limitarsi ad occupar le

vecchie loro stanze a Termignone . Molti furono gli ufficiali nostri che si distinsero in questa ritirata ; ed oltre ai già nominati, trovo ci tati con lode i due capitani Pollinges e di Castelborgo, un conte Provana , un De-Vars , un Ghig-Revel Les Cheaux , capitano dei cacciatori d'Aosta , forse parente,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ma da non confondersi coi due figli del conte Thaon di Saint-André ; un Bensin , il cav. De -Maistre , il conte

Frangia , il Verdun, il cav . De-Thone , i cavalieri Bi rago , Galateri , Daideri, Lignano, fatto prigioniero ; e vedo decorato un caporale Taraglio del reggimento Ma rina , corpo al quale appartenevano pure la maggior parte dei sullodati : ma più di tutti meritò lode il conte Vallesa , maggiore del reggimento Ivrea , il quale, quan tunque affitto da acuta febbre maligna , non volle mai ritrarsi dalle file dei combattenti . E più di tutti poi , meritò biasimo il None , il quale , quasi credesse non fosse macchia bastante quella di codardo , aggiungeavi la taccia di calunniatore , asseverando esser causa della perdita del côlle della Maddalena il Treppié , che non era giunto in suo rinforzo ; ma avveratasi la cosa , fu tanto

lo spregio universale contro lui destatosi , che più non potendo durarla , venne richiamato a Torino; ma siccome

era cortigiano sfegatato e nipote di altro cortigiano po tente , in ricompensa della sua vigliaccheria , dopo aver passato l'inverno a corte qual ciambellano , nel seguente

aprile veniva poi nominato Inviato plenipotenziario a Napoli : il cui clima e le svergognate lascivie di quella Corte a lui erano più simpatici delle nevi del S. Ber nardo e dello sibilo delle palle nemiche. Era Inviato propriamente degno di sedere alla corte di Carolina e di Ferdinando Borbone !

Mentre il None otteneva un'ambasciata, un Costa in vece, semplice sotto-tenente , per essersi mal condotto in Moriana in faccia al nemico , era cancellato dai ruoli: bene si oprò cosi facendo , ma perchè premiar quasi il None molto più colpevole ? perchè affidargli l'onore di rappresentare presso una corte amica il suo sovrano,


CAPITOLO IV .

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come se un vigliacco potesse decorosamente rappresen tare un governo ?

Cosi ebbero fine per quest'anno le ostilità in Savoia . I

Regii , dopo una vana scorreria nelle provincie di Ta rantasia , di Moriana e del Faussigny , che non servi ad altro che a sparger sangue ed a provare il poco affetto dei popolani per Casa Savoia e la loro inclinazione per Francia , furono costretti a ritornare nelle loro antiche

posizioni . Il duca del Monferrato ritornossene al suo quartier generale di Aosta, dopo aver dimostrato che la perizia nel condur le imprese non eguagliava in lui il valore e la bontà d'animo ; doti che lo rendevano grandemente accetto alla soldatesca .

Ed a dimostrare il cavalleresco carattere del giovine duca , citerò le nobili parole che voglionsi da lui dette a chi , vedendolo, a causa della fulgida stella dell’An nunziata, bersaglio ai tiratori nemici , lo eccitava a ve

lare quella decorazione : Messieurs, rispose egli , cette décoration n'est pas faite pour rester cachée en presence de l'ennemi; e fedele al suo proposito , s'aggirò sempre rivestito del grand’uniſorme ove più fitte cadevano le palle ed ovunque lo volesse il suo ufficio di supremo duce. Altri gli fa dire : Soyons ce que nous sommes : c'est ainsi qu'un prince de Savoie doit se montrer au

jour du danger. Questa doppia versione fa temere del l'autenticità della cosa , non a causa del valore del prin cipe che valorosissimo egli fu senza dubbio , ma e per

chè le parole dei potenti sono raccolte ognor fedel mente dai cortigiani , e perchè sappiamo quanto indu stre sia questa genia ad inventar adulazioni , ponendo in bocca generose parole ai loro idoli .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Quali dunque sian veramente state le sue paro

le , e se parole generose proferite egli abbia , io nol so : ma ben so che generosa fu la sua condotta , che formò la più amara censura degli uomini della tempra del None , di quegli spudorati, che, mentre anelano ai più eccelsi gradi della milizia , nascondono poi le inse gne del loro guadagnato grado , è buttansi anche nei

fossali al sibilo delle palle nemiche ; e di tal'immonda razza non v'è mai penuria ! Argenteau poi provò che di generale non aveva che il vestito ; e per mala nostra sorte doveva ancor farne delle belle prima che venisse allontanato. Cordon dimo strò poi che lo spirito pronto per cui era rinomato lo rendevan più acconcio alle cariche di corte e di diplo mazia , ove era stato molti anni , che alla testa di un esercito .

Mancò l'impresa di Savoia non tanto perché intra

presa , come vollero taluni , con deboli forze; perchè 18 mila erano i nostri, quando invece i Francesi da prin

cipio a mala pena giungevano a 7 mila ; e neppure per chè si oprò su varie colonne : perchè in un paese ste rile come quello , e di anguste vallate , un grosso corpo

di esercito non può avanzar riunito ; e perchè la confi gurazione delle valli di Savoia è talc , che varie colonne avanzando anche separatamente , possono facilmente convergere su di un dato punto . Ma andò fallita l'im presa perchè non si agi colla voluta celerità ; e se il duca, invece di perder tempo a Moutiers ad emanar pro clami , coi quali eccitava , minacciando e blandendo le popolazioni ad armarsi per la causa regia ( V. Docu

mento nº 3), si fosse spinto su Conflans, apparisce chiaro, da quanto scrivevano Bagdelonne e Ledoyen a Keller


CAPITOLO IV .

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mann , che essi avrebber sgombrato il ducato e ridotti si sarebbero a Barreaux, abbandonando al duca Cham

béry e le forti posizioni di Mians e Mommelliano, dove poteva fortificarsi , seppure non preferiva portarsi su

Lione, che dava a quell'epoca seriamente da studiare alla Repubblica .

E che la cattiva riuscita della spedizione non prove nisse dall'aver suddivise le forze , lo provò Kellermann , il quale con minor numero di truppe ne fece altret tanto . Ma egli suppli all'inferiorità numerica con abili manovre o con veloci provvedimenti . Forse a fronte

d'un intraprendente nemico, queste misure gli sareb bero tornate funeste; ma è anche merito d'un generale saper giudicar l'indole del generale avversario . E di

fatti questo fu il solo merito di Radetzky nel 1849, quando esegui quell'imprudentissima mossa di passare il Ticino sotto Pavia .

L'error principale poi fu quello di non sloggiar su bito Pressy da Valloire , di dove teneva in soggezione ogni nostra mossa . Tanto più che colà succedevano ogni

giorno avvisaglie, segnatamente li 12 e li 21 settembre, in cui si fecero alcuni prigionieri . Altro errore di Cordon e di Fontanieux, che seco era ,

fu di non organizzare quelli abitanti che, fuggendo dai circonvicini villaggi di S. Alban ed Albanetto , incen diati dai Francesi, accorrevano ad unirsi ai Regii chie dendo armi ; a segno che in una sola settimana il reg

gimento Moriana s'accrebbe di 200 e più volontari . Aquesti falli tattici aggiunger se ne debbe uno maggiore

strategico, quello cioè di non aver concertato con l'ar mata opposta ai Francesi sul Varo le mosse da farsi. È bensi vero che contemporaneamente si fecero tentativian


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

che da quella parte e nell'intermedia valle di Stura,

come già esposi; ma queste operazioni sono cosi scucite, che veramente tu non t'avvedi della ben che menoma

relazione fra loro, e diresti che, mentre il duca del Mon

ferrato guerreggiava per Savoia , Devins e Colli guerreg giassero per una causa affatto estranea . Ma i duci degli alleati altra guerra non conoscevano che quella di cor

done ; ed era già troppo chieder da loro buone dispo sizioni tattiche , senza spinger le pretese a trovar in essi conoscenze strategiche; scienza che solo dopo Na poleone e l'arciduca Carlo venne ridotta a sistema, e di cui in allora la quasi totalità dei generali era perfetta mente all'oscuro .

Mentre queste cose succedevano nella Savoia , ed an cor prima che l'arrivo di Kellermann le facesse volgere

poco propizie ai coalizzati , il re andava adoprandosi presso l'austriaco maresciallo perchè alfin ponesse ter mine agli indugi e tentasse qualche offensiva mossa nella parte meridionale, ove le sgominate francesi schie re presentar sembravano facile vittoria.

Avrebbe, come già dissi , prescelto il re di far impeto con un oste poderosa per la Savoia; ma oltre che l'Au stria a troppo caro prezzo valutava la sua cooperazione per quell'impresa , eranvi poi eziandio gli ammiragli dell'anglo-ispano naviglio , che lasciavan sempre spe rare la loro cooperazione, edotti come erano che la sollevazione di Marsiglia aveva ampie ramificazioni in tutto il mezzodi della Francia , e che già nella stessa squadra francese di Tolone eranvi ufficiali che davan

mano ad ardite trame favorevoli ai Capeti. Deposto adunque qualunque progetto sul Lionese,

raddoppiava il re di istanze presso il barone, a ciò po


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tentemente indotto dal duca d'Aosta , principe bellige ro, e che , già per natura avverso ai francesi repub blicani, era poi eziandio eccitato dalla consorte Maria Teresa arciduchessa d'Austria , donna d'alteri sensi ,e la quale, quantunque sin allora madre solo di femminea prole, pur vagheggiava il trono per i suoi discendenti; non sembrando probabile che la duchessa Clotilde di Francia, eccessivamente pingue , priva sin allora di figli, e da molti anni moglie del valetudinario principe di Piemonte, avesse a dar eredi alla dinastia .

Era veramente donna risoluta questa principessa ; e per dar idea dell'odio suo per i novatori, basti dire che

era sorella della Carolina di Napoli . Come Austriaca poi dava essa maggior soggezione al barone , al quale in persona faceva rampogne per l'inazione in cui stava ; onde questi, per togliersi d'attorno quel tedio , e simu lare almeno guerrieri progetti , abbandonato Torino ,

veniva in agosto a Demonte , con un seguito che più di re avresti detto che di guerriero .

Ma là giunto rinnovava le lungaggini; onde il re, che non s'era mai spogliato di certe velleità . guerriere mal consoni colla grave età sua , decideva di recarsi in per sona ad assumere il comando delle forze guerreggianti nella provincia nicese. Destinato pertanto il duca d'Aosta ad assumere il

comando delle truppe stanziate in Val di Stura , che formavano l'ala destra dei corpi che agir dovevano di concerto , ed alla quale , come vedremo , era riserbata la massima parte della spedizione offensiva, e speditolo sollecitamente al campo, egli , accompagnato dai due ultimi suoi figli il duca del Genevese ed il conte di Mo

riana, imprendeva a visitare gli altri corpi minori col locati verso Saluzzo e Susa .,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Partiva pertanto il buon re da Torino li 23 agosto , accompagnato dai voti dei suoi fidi,> che di tenerezza

piangevano udendolo sclamare Nizza o Superga , cioè la vittoria o la morte .

Queste parole intanto, rapportate colle solite chiose ed esagerazioni ai feroci settari di Francia , servivano, non so troppo con qual fondamento (1 ), ad accrescere i sospetti che già pesavano sulla fedeltà di Brunet : si volle che desso avesse promesso a quel monarca di op porre debole resistenza . Queste nuove accuse, o vere o falsamente inventate dai suoi nemici , diedero l'ultimo tracollo all'infelice generale, il quale era poi anche ac cusato di non aver ottemperato all'ordine di spedir una divisione della sua armata verso Tolone, ove già era scop

piata la rivoluzione ; disobbedienza colpevole, se vuolsi , ma che tenderebbe a distruggere l'altra accusa; perchè se veramente Brunet desiderato avesse di aprire il passo al re savoiardo, nulla di meglio desiderar poteva, che aver poche genti da opporgli, acciocchè la debolezza delle sue schiere palliar potesse il tradimento . Ma cosi non la pensavano i nemici di quel generale , che

accusavano poi anche lui ed il brigadiere Ortomann della disfatta patita nel giorno 12, nel quale Ortomann specialmente aveva fatti prodigii di valore; ciò malgra

do, chiamati alla sbarra, e destituiti , salirono poi sul palco di morte . ( 1) Vuole Denina che veramente esistito abbian queste pratiche

fra Brunet ed il piemontese governo, e che una indiscrezione di un impiegato ministeriale abbia fatto scoprir la cosa ai domina tori di Francia. Se ciò è, Brunet meritò il suo destino ; io però

ne dubito, perchè Koch , che scrisse le memorie di Massena , che era allora il più influente al quartier generale, e col quale, se condo Denina, si tentò rinnovar l'intrigo, non ne fa cenno .


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Cadde pertanto il comando dell'armata francese nelle mani di Dumerbion , vecchio valetudinario , il quale, non avido di quel comando che accettato aveva solo per non dar motivo d'accusa di tiepido civismo, diffidando de’propri lumi , adottò il saggio partito di riporre la sua fiducia ne'suoi luogotenenti , e specialmente in Mas sena , che cominciava a dar saggio di non comune pe rizia nelle militari operazioni . Siccome poi Kellermann conservato aveva la suprema direzione delle due armate, Dumerbion non aveva ar recato alcuna variazione alle disposizioni fatte da quel generalissimo, contentandosi solo di accrescere le opere di difesa, erigendo ridotte specialmente verso Lantosca , nelle località di Villars, del Gaudissart, del Seuil e di Vesco , punti tutti importantissimi e più o meno pros simi a quel borgo , e che cosi fortificati potevan meglio frenare le continue scorrerie dei partigiani piemontesi; scorrerie che se soventi non avevano altro aspetto che escursioni di predoni o perlustrazioni di pattuglie, as sumevano però talvolta il carattere di piccole fazioni di guerra. E tale fu certamente quella che ebbe luogo li 4 agosto sopra Belvedere. Presero parte ad essa varie bande di volontarii divisi in tre colonne . Una, guidata

da Chiusano e composta di granatieri volontarii , assa lire doveva il campo nemico di Fluaut, mentre La-Rocque con la seconda , composta di miliziani nicesi, e -Canale colla terza, formata dai suoi carabinieri, assalir dove

vano Belvedere. Succedeva l'attacco , e gli avamposti francesi, vivamente incalzati da La -Rocque, precipitosa mente si ripiegavano, ed eran bentosto seguiti da quelli della destra che cedevano dinanzi ad un impetuoso at tacco di Chiusano. Ma questa foga stessa dei Regii riu


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sciva loro fatale , perchè giunti spensieratamente sotto il cannone delle ridotte di S. Giovanni , ove raccolte s'erano le guardie avanzate nemiche , non spalleggiati dalla colonna Canale che era la maggiore, e che per aver

tenuta una via alquanto divergente non trovossi all'ora concertata al posto designato , essi , dopo un furioso as salto al fortino nemico, straziati dalla scaglia, dovettero rinunziare ad impadronirsi di quell'opera che pur era

lo scopo della lor spedizione. Tuttavia i Francesi, te mendo di essere assaliti da forze più formidabili, eva cuarono all'indomani il villaggio di Belvedere . Perderono i nostri in questo guazzabuglio una ses santina di uomini, e come ne fu lodato e premiato colla croce di S. Maurizio il De-la-Rocque , il quale col sotto tenente Rimbotti vi rimaneva ferito, pel dimostrato va lore , cosi biasimato fu generalmente Canale per la so verchia tardanza .

Altra ragguardevole e più fortunata escursione fu quella fatta dal Bonneaud nel giorno 16 di agosto sul nemico campo di Tuech , mentre il cav . Viterbo , te nente-colonnello del reggimento Saluzzo, con più pode rosa schiera assaliva il monte Morigone, ove i Francesi avevano un battaglione : ma siccome lo scopo vero era

di sloggiare il nemico dal Tuech , posto incomodo ai nostri per gli ulteriori progetti di Devins sulla sinistra francese, cosi Viterbo, quantunque guidasse la maggior schiera , limitar dovevasi a dimostrazioni d'assalto, men tre Bonneaud invece doveva assalir daddovero . Era

questa spedizioncella stata ideata dal duca d'Aosta , il

quale, in tutti quei di che precedettero alla fazione che ebbe poi luogo verso Lantosca li 7 settembre, continua mente aggiravasi con piccola scorta per quelle valli per acquistar conoscenza del terreno.


CAPITOLO IV .

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Andava dunque l'audacissimo emigrato Bonneaud ,

sempre pronto ad ogni più arrischiata impresa , ad ag

gredir il poggio di Tuech, ove riuscivagli di entrar per subita sorpresa sul far della notte nel bel mezzo delle trinciere nemiche, in ciò potentemente aiutato da due sergenti Hurel francese ei pure , ed Azienti piemontese, i quali primi riuscivan a penetrare non visti nelle opere nemiche, ove spento con ardito colpo il fazionario , po nevano in un subilo lo sconcerto tra’ nemici , del quale valendosi Bonneaud , che li seguiva a piccola distanza, penetrava senza gran difficoltà nel nemico campo . En trare , inchiodar le artiglierie , catturare l'ufficiale co mandante fu cosa di un momento . De-la -Fare francese, Quincinetto e Cauvin , già a noi noti , nicesi , imitando il loro condottiero , portavano ovunque la morte e la strage ; accortisi però essi che dalli sostegni giungevan rinforzi al Tuech, evacuavan quel côlle , lasciandovi un mucchio di cadaveri, e conducendo suo prigioniero il

comandante e le artiglierie, le quali però rendendo pel loro peso meno spedita la ritirata , venivano d'ordine di Bonneaud precipitate nei sottoposti burroni . Succedette in tal circostanza un pietoso caso , e fu che ai primi bersaglieri francesi riusci impossessarsi del conte Ovasson, giovine emigrato francese che contava

appena 16 anni , e che, quantunque cadetto nei caccia tori di Piemonte, si era unito volontario a quella spe dizione diretta dal valoroso suo campatriota ; cadde adunque egli , mentre valorosamente combatteva al re troguardo, nelle mani dei repubblicani , i quali , condot

tolo a Nizza , lo fucilavano. Traditore egli era , e meritò certamente la sua sorte, poichè niuna politica convin

zione può autorizzare un uomo d'onore ad impugnar


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

l'armi contro la patria, ma pure sembra che la giove nile sua età ed il suo valore avrebbero dovuto trovar

grazia od attirargli almeno pena men grave . Viterbo eziandio aveva falto alcuni prigionieri al Mo rigone , ma vedeva il suo capitano , il cav . Roccaforte, cosi sconciamente ferito, da rimanerne storpio ed ina bile al militar servizio pel rimanente de' suoi giorni . Hurel poi ed Azienti eran , pel dimostrato valore , insi

gniti della medaglia , ed era lodato anche il cav. Por tula ufficiale di Saluzzo , distintosi sotto gli ordini di Viterbo .

Il Tuech però era posizione di importanza tale che i Francesi non frapposero indugio a profittar dell'errore dei Sardi di non averlo in forza occupato, rioccupan dolo essi ed accrescendone anzi le difese ; e siccome

compreso aveano che queste avvisaglie erano foriere di più serii attacchi sulla sinistra loro , stabilirono un ponte fra la Rocchetta e Buassone sul Varo per aver

sempre libera in ogni evenienza la ritirata dietro quel fiume.

Volendo poi porre la destra loro al pari della sini stra al coperto dalle scorrerie di quelli infestissimi par tigiani nemici, accrebbero le opere a Brois ed a Man giab) ; il che avendo fatto supporre agli alleati che pian tar volessero batterie contro loro per poi aggredir da quella parte, fecero essi pure a loro turno accrescere le opere del campo di Beola . Continuavano Bonneaud e compagni le loro scorrerie, ma chi iniprendeva una seria perlustrazione del terreno frapposto alla Tinea ed alla Vesubia fu il marchese Colli

Ricci , maggiore allora di Mondovi , e che aveva la su

periore direzione delle truppe leggiere stanziate verso


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le sorgenti di quei fiumi, tenendosi egli intanto di sua

persona al Puget-Theniers . Ed eran queste genti meri tamente a lui affidate, perchè accoppiando egli a molta intelligenza straordinario valore , teneva in continua in quietudine i posti nemici . Molte furono le avvisaglie

accadute fra quei fanti leggieri ed i posti francesi, delle quali dirò solo le due più serie . Ebbe luogo la prima al monte Cuson , collocato fra la Colla della quercia e la Colla Lunga , ove i Francesi avevan eretta una ridotta per impedir quel passo che serviva di comunicazione fra le truppe stanziate in val

di Stura e quelle poste in val di Tinea : attaccò Colli quel fortino, ed in breve sloggiatine i difensori, veniva ad assalirli all'indomani in un altro posto collocato a Cognets-Durand , piccol poggio con alcuni casolari fra la Colla Lunga e la Tinea ; ivi pure riuscivagli di scacciare il nemico ; per la qual cosa li 26 del mese stesso egli

intraprendeva un'altra perlustrazione di maggior entità nel contado di Boglio , facendo assalire da Cimiez , capi tano di milizia , il posto francese della Cerisette, men tre Belmond, tenente-colonnello delle milizie, secondato da Antonino buon ufficiale , spingeva i suoi scorridori sino a Guillaumes ed Entraunes ; trovava Cimiez dura

resistenza, e dopo un combattimento che durò dalle 4 antimeridiane alle 10 112, ritiravasi , non però senza trofei, perchè si conduceva seco 14 nemici prigionieri. Belmond, che comandava maggior forza, respingeva poi sul destro margine del Varo tutti gli avamposti francesi, dimodochè il terreno compreso fra l'altissimo Varo e le sorgenti della Tinea, era affatto sgombro di nemici : e questo era il vero scopo di queste baruffe, le quali ten devano ad allontanare i posti nemici acciò vigilar non


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

potessero sulle mosse degli Austro -Sardi, e ad acqui stare conoscenza precisa del terreno e della posizione dei Francesi per potersene poi avvantaggiare nel vicino assalto sulla loro sinistra , che Devins, d'accordo col duca d'Aosta e col re, andava meditando .

Servivano poi mirabilmente a questo scopo una com pagnia detta di guide , composta tutta di giovani niz zardi usi a scorrer quei colli e conoscitori di ogni ben chè più ignoto varco ; furono da principio comandati essi da tal Ramoino , che resosi defunto non so se per

ferro nemico o per fatica, veniva surrogato dal suo te nente ed amico Lamberti , il quale generoso quanto

prode sovvenne sempre ai bisogni della vedova e della prole dell'estinto capitano e collega ; perlocchè infor matone il re , gli assegnava un equo stipendio che lo ponesse in caso di sovvenire alla derelitta famiglia del collega ed alle esigenze del proprio grado . Gli Austro-Sardi eziandio conservavano le posizioni

che avevan tanto sangue costato ai repubblicani ; solo mentre le diserzioni e le malattie avevano diminuito la

forza nemica , essi avevano di alquanto aumentate le proprie. La bella difesa fatta dai corpi leggieri in generale nelle fazioni dei mesi di giugno e luglio ne avevano svelata l'utilità, dimodoché il re aveva ordinato di por tare a 2,133 uomini la forza della legione straniera, facendola reclutare fra i molti miliziani che volontero

samente entravano in un corpo che combatteva in modo analogo al loro, e nel quale poi la paga era stata re centemente d'ordine del re recata a livello di quelle degli altri corpi . E qui , facendo una breve digressione, osserverò che


CAPITOLO IV .

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è opinione invalsa presso tutti che l'ordine sbandato sia stato inventato dai Francesi nelle guerre della rivo

luzione . Io non niegherò questo , perchè ben so che fu rono essi che se non altro lo applicarono su più larga scala per supplire cosi a quella erudizione che formava la forza delle falangi austro-prusse, e di cui la giovine loro milizia era ignara : ma debbo tuttavia e voglio far notare che presso i nostri maggiori già sin dal 1775, come narrai nel 1 ° capitolo, si era dato mano alla for : mazione ed istruzione dei corpi di truppe leggiere ; ed invero nelle cinque campagne che io or sto descrivendo essi fecero sempre uso di un ordine sparpagliato, che per non essere ancora retto da solide norme , come dopo

lo fu ed ora lo è, non era perciò meno diverso dall'or dine compatto nel quale pugnavano le milizie dette di linea . I Francesi, ripeto , fecero quasi esclusivamente uso, nelle prime campagne, di quest'ordine eminente mente adattato alla indole loro sciolta ed ardita , ma solo più tardi, nelle guerre dell'Impero, lo assoggetta

rono esse poi a quelle regole , che , mutato solo per quanto riguarda l'arma , ancor attualmente formano la base dei movimenti delle truppe leggiere d'ogni nazione.

Ritornando ora alle operazioni dei due eserciti, dirò che era pertanto propizio il momento scelto dai due alleati per agire contro la nemica armata , le truppe della quale erano grandemente inquiete per la notizia avuta non solo della sollevazione dei Tolonesi , ma della

entrata degli Inglesi in quel porto e città, accaduta li 27 agosto : non havvi dubbio alcuno che se gli Austro

Sardi avessero fatto gagliardo impeto sulla estrema si nistra francese cadendo a ridosso della linea , Dumer bion si sarebbe in tutta fretta ridotto sul destro mars VOL. I. - 18

PINELLI, Storia occ.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gine del Varo . Vollero essi invece attenersi ad un piano elaborato a Torino dal re col Devins ; piano non cat tivo, ma troppo esteso , e che bisognava saper modifi care sul luogo. Per varii motivi poi, frivoli tutti, essi

perdettero 10 giorni , mal ricordando che il tempo è merce preziosa in guerra . Reduce dal suo giro, pendente il quale era stato ac colto ovunque con dimostrazioni di vivo affetto , era giunto il vecchio monarca alla Ghiandola li 6 settem bre, preceduto pochi di prima dal Devins , che era ve nuto a dare le opportune disposizioni per effettuare l'at tacco prestabilito fra loro al giorno 7. Aveva voluto il re prescegliere quel giorno perchè anniversario della vit

toria riportata 87 anni prima dagli Austro -Sardi sui Francesi , perchè sembravagli che ciò fosse di buon

augurio, ed atto ad aumentar l'ardore della truppa già esilarata e balda per le ottenute vittorie, dimenticando però il buon vecchio che nè lui era l'avolo Vittorio Ame deo II, nè il podagroso Devins era il principe Eugenio !

Avevan poi anche contribuito a determinare quel giorno alcune ubbie religiose che gli frullavano pel capo , ond'egli era andato dicendo a Cuneo ed a De

monte, che voleva far celebrare la processione consueta degli 8 nella città di Nizza , sperando quasi dal cielo qualche prodigio per favorire i suoi piani ; non dissi mile in ciò dagli altri potenti della terra, che tutti in vocan le divinità , quasi che essa , invece di maledire , benedir dovesse le sanguinarie imprese loro ! Giunto dunque il re il giorno 6 alla Ghiandola, re cavasi il giorno stesso a passare a rassegna le truppe nei varii campi , e si fu in tal circostanza che egli ac cordò le varie croci e decorazioni agli individui da me


CAPITOLO IV .

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già citati , innalzando ancora alla dignità di gran croce dei Santi Maurizio e Lazzaro il valoroso barone Colli , e creando il barone Dellera proprietario della legione leg

giera. Per dimostrare poi d'esser parato a dividere coi suoi soldati fatiche e rischi, fatto innalzare un padi

glione nel campo della Formagina , di dove si scorgevano le nemiche posizioni, ivi su poca paglia passava la notte, pronto a balzar in piedi al primo spuntar dell'aurora per presenziare l'azione . Ecco qual era il complicatissimo piano degli alleati : cinque erano i corpi che dovevan concorrere a questa spedizione , alcuni attivamente ed altri per appoggiare

con dimostrazioni più o meno imponenti le mosse dei primi. La parte principale era riserbata al duca d'Aosta ed al conte di Saint-André : il primo doveva muoversi li 5 da Entragues con 4,000 buoni soldati ed alcuni pezzi , scendendo dal côlle delle Finestre, venire per San Mar tino di Lantosca ed occupare le alture tutte che coro nano il destro margine della Vesubia , facendo in pari tempo perlustrare il suo destro fianco da truppe leg

giere verso San Dalmazzo il Piano , le quali dovevano legarlo poi cogli scorridori di Strassoldo, a cui era in giunto che, lasciata una semplice brigata a sorveglianza

del campo di Tournoux , si portasse colle residue sue forze dai bagni di Vinadio su Santo Stefano ed Isola , per perlustrare tutte le giogaie poste fra la Tinea e la Ve subia , inquietare la estrema ala manca dei Francesi e minacciare in pari tempo il luogo di Guillaumes , ove trovasi un solido ponte che dà il passo sulla destra sponda del Varo. Queste erano le offensive mosse della destra alleata contro la sinistra francese : attacco


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di cui la massima parte era affidata al duca d'Aosta , e che effettivamente era quello di maggiore importanza,

atteso che , operando sul fianco dei repubblicani, co stretti li avrebbe a retrocedere . Ma perchè riuscisse, erą necessario mandarlo ad effetto potentemente e simulta

neamente a quello di Saint-André, più verso il centro . Ora , per ciò ottenere , occorreva che questa colonna procedesse per vie facili ed accessibili all'artiglieria; e ciò fu quanto non si fece, per colpa , secondo alcuni , del cavaliere Marciotti , maggiore del genio , il quale assi curò conoscere una via a ciò adattata , e che , non tro vandola poi , fu costretto a sceglierne un'altra , per cui

non fu possibile trascinare i pezzi , che pur erano di pic colo calibro , perchè di artiglieria di montagna . Saint-André doveva, in pari tempo, partire dal campo di Rauss con un'altra colonna , scendere la valle di Gor

dolasca ed assalire le opere minori dai Francesi erette sul lato manco della Vesubia , riunirsi quindi al duca portandosi a Belvedere, e concorrere seco lui all'oppu gnazione della ridotta del Vesco e delle altre opere dai nemici costrutle nei dintorni di Lantosca ; e quest'era la terza schiera . Colli , colla quarta , aveva mandato di simulare un attacco sul centro nemico , inquietando i campi di Tuech e della Focaccia con un vigoroso can noneggiamento dal prossimo campo alleato di Millefor

che, che, appositamente munito di grosse artiglierie, po teva offendere e venir poco offeso; tenendo intanto le truppe pronte per convertire il finto attacco in reale ove

il destro presentato si fosse. La guernigione di Saorgio, finalmente, rinforzata di

alcuni battaglioni, doveva fare una sortita e tasteggiare i posti francesi collocati alla Penna e sulla destra sponda della Roya .


CAPITOLO IV .

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Una sesta battaglia , governata da Dellera , stava di

riserva nei campi di Testa di Rogiero e di Terra-Rossa, nel qual luogo il re deciso aveva di recarsi col Devins per esser testimonio della lotta .

Questo piano in sè non era cattivo , e semplificandolo alquanto e raccorciando essenzialmente il fronte di at tacco, avrebbe potuto riuscire ; tanto più , se, come già dissi alcune pagine sopra , il marchese di Cordon avesse collocato un buon polso di gente alla Valloire di dove tenevano in iscacco non solo le truppe di Brianzone , ma di Tournoux; ma anche senza quella occupazione , troppo

scientifica per generali che agivano ognuno per proprio conto e non sapevano coordinare le loro mosse ad un comune scopo , avrebbero gli alleati potuto operare su di una zona più ristretta di terreno , e perciò appunto con maggiori forze . A che servivano difatti le dimostra

zioni sul monte Penna e sulle ultime acque della Roya ?

Non era egli chiaro che i Francesi , assalili gagliarda mente da tergo, avrebbero di per loro stessi evacuate le posizioni rimpetto a Saorgio? Similmente al centro basta vano poche forze, poichè non era da credere che i Fran cesi, già ributtati le tante volte dinanzi a quei baluardi,

scegliessero il momento appunto in cui erano essi vi vamente assaliti nelle proprie trinciere per portarsi ad espugnar quei fortissimi siti . Bisognava pertanto limi tarsi al centro ad una fragorosa cannonata , presentare alcune teste di colonne per far credere ad un assalto , ed intanto rinforzare Saint- André talmente , che da

solo ei potesse intraprendere l'espugnazione delle dotte francesi attorno a Belvedere ed a Lantosca , sciando cosi agio al duca d'Aosta di coronar solo le ture a destra della Vesubia con poca gente e con

ri la al al


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

cuni pezzi, e rinforzare colle altre schiere Strassoldo , il quale , invece di spingere le sue scorrerie sino a Guil laumes , punto troppo distante dalle operazioni degli

alleati, meglio avrebbe potuto operare sopra Puget- The niers, vero punto su cui dovevano portarsi le forze au stro -sarde, e le quali , invece di logorarsi in inutili sforzi contro posizioni , già per natura e per arte poi rese fortissime, ed all'assalto delle quali non si poteva

gire che per angusti calli, poco o nulla acconci all'ar

tiglieria , sarebbero state molto meglio impiegate po nendole a cavallo del Varo Superiore alle spalle dei Fran cesi, assaliti in pari tempo di fronte dal conte di Saint André, trovandosi cosi eziandio in maggior prossimità della linea di ritirata del nemico , che, separato dalle truppe di Tournoux , avrebbe dovuto ritirarsi valicando il Basso Varo , col rischio di vedersi intercettata anche

quella linea di ritirata , od almeno di operar questa sotto i colpi dei partigiani piemontesi, che, arditi quali dimostrati si erano , renderla potevano lor funestissima.

Ma non si seppe o non si volle cosi agire per lasciar forse anche al duca , fautore caldissimo dell'impresa, il merito di averne condotta a buon fine la parte essen ziale ; locchè però , come vedremo, la sua cattiva stella lo impedi di effettuare.

Portavansi le varie colonne all'assalto il giorno 7 ; ma non eravi accordo nelle loro mosse ; perché il duca, o aveva mal compreso o non voleva attenersi alle istru zioni del Devins , il quale , rispondendo ad una lettera che esso duca scritto gli aveva li 4 da Entraunes, e dove

gli diceva che ne sarebbe partito l'indomani per trovarsi li 6 al monte Seriol, e li 7 in caso di valicar la Vesubia a Roccabigliera per dar la mano al conte di Saint-An:


CAPITOLO IV .

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dré , Devins dico , osservava al duca che sua missione

era di tenersi sulle alture che cingono il torrente sulla destra ; che la marcia che esso intendeva far fare

alle sue truppe li giorni 6 e 7 era soverchiamente lunga , e che, ciò facendo , egli si esponeva ad assalire opere for

midabili con gente spossata ; che Saint-André non aveva

che poca gente , e non poteva far altro che inquietare il nemico colle artiglierie e coi fanti leggieri , e slog

giarlo dai primi trincieramenti ; ma che il vero attacco doveva operarsi da lui duca sulla sponda destra , ag

giungendo che nel caso che i Francesi facessero valida resistenza su quella sponda , egli dovea avanzare con cir cospezione, e tener sempre in serbo una forte riserva per opporsi a qualunque rimbecco del nemico . Raccoman dava poi caldamente al principe di non portar alcuna benchè menoma variazione all'ordine di marcia precon certato assieme molti giorni prima, perchè bastava qua lunque cambiamento , per piccolo che fosse, per mandar

a vuoto l'impresa . Non sta poi neanche che il duca ignorasse le cattive strade che percorrer doveva, perchè nella sua lettera delli 4 dice che per tal cagione ha de

ciso portar seco due soli cannoncini e 4 mortai; al che rispondendo Devins , dice che quei pezzi hanno tiro molto incerto , ma che sgraziatamente sono i soli che si possan adoprare in tali alpestri regioni . Ma sfortunatamente pare che questa ragionatissima risposta del generale austriaco, scritta da lui li 5 dal

Cairos, non sia più pervenuta al duca prima della sua partenza , e non abbia perciò potuto indurlo a non mu tar le prime disposizioni : pare però che non varcasse

la Vésubia, e che vadano errati quegli scrittori che lo fanno assalire e conquistare il campo di Flaut che era


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sulla sinistra del torrente , e che fu preso bensi sui Fran cesi , ma da Saint-André e non dal duca d'Aosta : perchè da una lettera scritta dal principe Clermont di Saint-Jean , aiutante di campo del re, e spedito li 8 a Saint-André dopo l'assalto, si scorge che questo generale, che si era impossessato di S. Giuliano e di Vesco , non avea poi potuto operar la sua congiunzione col duca ; ora S. Giu liano ( V. Fig .a 1 ) , è aderente alla sponda sinistra della Vesubia ed a mezzodi di Roccabigliera , nella direzione appunto per cui giunger doveva il duca d'Aosta ; quando invece il campo di Flaut è buon tratto addietro di San

Giuliano fra i due rivi di Graos e dell’Aiguetta; dimodo chè il duca non avrebbe potuto impadronirsene senza

forzatamente imbattersi e quindi congiungersi col Saint Andrè , a meno di venir a passare la Vesubia fra San

Giuliano e Flaut ; operazione imprudente, perchè colå le rive del fiume sono oltremodo alte , ma poi ciò non

avrebbe impedita la congiunzione . Da quella lettera istessa invece appare che il duca conquistato aveva due ridotte sulla destra , ma che, trattenuto poi da quella

della Cerisiera più formidabile, non aveva potuto più oltre progredire. Queste cose ho voluto dire prima di narrare il con

flitto , perchè il lettore sappia il motivo per cui la mia narrazione corre alquanto diversa da quella degli sto rici contemporanei, i quali tutti vorrebbero innalzare alle stelle il valor del duca e dar addosso a Devins;

che anzi , alcuni fra loro spingono la malignità a dire che l'austriaco barone era a Torino ; nulla di più falso .

Devins era al Cairos col re, che seco lui recossi poi alla mattina delli 7 a Terra -Rossa per veder il corso dell'az zuffamento ; e se il duca Vittorio Emanuele seguito


CAPITOLO IV .

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avesse i saggi avvisi dell’austriaco generale, la vittoria poteva esser nostra . Non mancheranno occasioni per biasimar Devins : ma intanto anche per lui lo storico deve essere imparziale; che anzi male si appigliano a negarne la presenza taluni, perché se la spedizione andò a male lui presente , a parer mio ciò gli fa maggior torto che se avvenuto fosse mentre lui era lontano , tanto più

che sarebbe assurdo voler imputare quella lontananza a viltà in un vecchio soldato che tante prove già aveva dato di valore , e che non era poi per nulla esposto ai pericoli stando qual consigliere accanto al re a rispet

tosa distanza dai nemici proiettili . A coloro poi che ac cusano il duca di soverchio valore soltanto, io, portando

più retto e men cortigianesco giudizio , rispondo che valoroso certo fu il duca (qualità più da granatiere che da duce ), ma fu anche ostinato ed inetto perchè non comprese la sua missione : e Dio guardi gli eserciti, e

specialmente il piemontese , da quei condottieri che , per insano coraggio , ne fanno inutilmente decimar le file dal ferro e dal fuoco nemico !

Dopo il sin qui detto , poco mi rimane a dire . Ave vano i Francesi coperto di varie ridotle i poggi posti sulle due rive della Vesubia , le quali ridotte erano se

parate fra loro dai tanti rivi che ivi versansi in quel torrente. Cosi le fortificazioni del Caire-des-tres-Crous,

di

S. Giovanni e di S. Giuliano , trovavansi fra la Vesubia e

la Gordolasca : fra il Graos e l'Aiguetta sorgeva la ri

dotta S. Severo , più a levante quindi quella maggior di Vesco , e finalmente accanto al torrente, il campo di Flaut; al di là poi della Vesubia , fra essa ed il rio Lantosca che in essa si getta inferiormente a Lantosca , stavano tre ridotte , quelle cioè del Villars, poca cosa ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quella più forte della collina di Somma- lunga e l'altra

detta del Pino : eran tutte tre legate assieme , e difen devansi mutuamente . Al mezzodì di Lantosca, sulle rive

della Vesubia , stava il campo di Seuil: Lantosca era ser ragliata , e finalmente al di là del rio Lantosca ergevasi la forte ridotta della Cerisiera con alcune opere minori. Partito li 7 Saint-André dal campo di Rauss , scac

ciava successivamente i repubblicani dal Caire-des-tres Crous , dalle alture di S. Gioanni , e veniva quindi al l'assalto di S. Giuliano . In pari tempo il cav. Filippo Del Carretto di Camerano, scendendo il rivo Graos, in

vestiva coi corpi franchi la ridotta S. Severo : qui suc cedeva un fiero tafferuglio , perchè erano risoluti di

fensori che l'avevano a far con disperati assalitori ; la francese origine della maggior parte dei quali invece di allenire, inferociva le ire, poichè dagli emigrati ben sapevasi che per loro , prigionia e morte eran una cosa

stessa ( 1). Trionfava finalmente Del Carretto, perlocchè 11) Tutti gli autori danno merito al Del Carretto di Camerano ed ai suoi cacciatori franchi della presa della ridotta di S. Se vero . La gazzetta officiale invece dice che fu un Del Carretto di

Monfort con due compagnie di Acqui e due di Susa che eseguì tale impresa. lo seguii la versione dei più , e ciò perchè vidi un

decreto reale in cui Camerano poco tempo dopo fu nominato aiu tante di campo del re , perchè la ferita riportata da lui li 8 giu gno essendosi riaperta pei strapazzi dei combattimenti posteriori,

gli rende troppo faticoso il servizio a piedi di comandante del corpo franco : ed io credo che il divario provenga da ciò che

forse il marchese Filippo Del Carretto aveva i due feudi tanto di Camerano che di Monfort. Quanto poi ai reggimenti a cui appar tenevano i soldati , osserverò che quel di Susa era in Valle d'Ao sta ; nè potevan essere i cacciatori , perchè solo nel seguente

anno si dotarono i reggimenti provinciali di una compagnia cac


CAPITOLO IV .

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Saint-André, che senza gran resistenza espugnato aveva S. Giuliano , valicando ora la Gordolasca , marciava su Vesco dal nord , mentre Del Carretto lo assaliva dal

l'est. Qui pure fu un fiero menar di mani ; ma final mente il capitano Raibaudi della Cainea , nativo della Briga , e duce dei miliziani di quel luogo , riuscito es sendo a gettarsi coi più arditi nell'interno della ridotta, i Francesi, ferocemente combattendo, ritiravansi verso il loro trincierato campo di Flaut. Voleva ivi incalzarli

Saint-André, a ciò spinto dal Del Carretto e dal Raibaudi , ma incerto delle mosse del duca , non vedendolo com

parire , esitando d'avventurarsi con si debole schiera all'assalto di un fortissimo e munitissimo campo , ve duta ormai vicina la notte, fortemente stabilita la sua

gente a S. Giuliano ed a Vesco , pensava di pernottare in attesa di schiarimenti o di ordini relativi.

Simulato aveva contemporaneamente il barone Colli

un assalto sul centro nemico; e scacciati i repubblicani dai primi poggi, confinati li aveva nel forte loro campo

del Tuech ; e sarebbe stato per lui allora il momento opportuno per irrompere con poderose squadre sulle Milleforche, e sforzare il nemico in quell'ultimo suo ri

fugio: ma ne lo trattennero il re e Devins, che ignari ed inquieti della sorte del duca , decidevano di soprasse dere .

Questo principe intanto s'era mosso su varie colon ne : le orride strade e le mal calcolate distanze avevan

ritardata la sua marcia di quasi 24 ore ; ma giunto al ciatori ; Del Carrelto comandava il corpo franco , ma può darsi

che la sua schiera fosse stata rinforzata da due compagnie del reggimento Acqui , che effettivamente fece parte di quella spe dizione.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

l'albeggiare del giorno 8 in faccia alle opere erette sulle alture di Somma-lunga; formata coi battaglioni di Guar die e Piemonte una colonna , a cui ponevasi a capo; dato il comando di un'altra al valoroso conte Quinto ,

colonnello dei dragoni del Re, che con quelli della Re gina pedestramente combatterono quel di; investito pri ma il Villars e quindi la ridotta di Somma- lunga, dopo duro combattere, le conquistava amendue . E qui pare che avesse parte alla vittoria il reggimento Acqui, per

chèvedo un tal Giorgio Negro guadagnarvisi la decora zione per essere entrato dei primi nella ridotta di Som ma -lunga , ed avervi fatto prigioniero un tenente francese. Volgevansi poi le due colonne sulla ridotta del Pino, e dopo breve, ma caldo menar di mani , in cui rimaneva ucciso il conte Duc tenente dei dragoni Regina, questi, con quelli del Re , arditi pedoni e svelti equitatori ad un tempo , riuscivano a penetrarvi il di 8 al mezzodi . .

Ma qui fu dove la sbagliò il duca; perchè invece di volgere a stanca e venirsi ad unire con Saint- André per tentar seco lui la conquista del campo di Flaut , egli, sapendo aver al di là del rio di Lantosca la ridotta di Cerisiera sul fianco destro ed il campo di Seuil presso Lantosca alle spalle , credette dover espugnare questi forti siti prima di operar la congiunzione ; ma non pose mente il duca , che portandosi egli su Lantosca e Cerisiera, non spariva per lui l'inconveniente di aver il nemico sul fian co : solo questi dal campo di Flaut era sul suo fianco sinistro, mentre prima trovavasi sul destro. Aggiungasi che esso duca avea spedito sin dal mattino il colonnello Frinco con forte colonna sopra Utelles : era dunque chiaro che i Francesi quand'avessero udito il rumor di quell'altro attacco, avrebbero abbandonato la Cerisiera


CAPITOLO IV .

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per non vedersi tagliati fuori appena gli alleati fossero stati padroni di Lantosca . La vera mossa adunque con sisteva nel dar tempo a Frinco, che avea da percorrere un lungo tratto di terreno, di giungere a minacciare la sinistra francese, di espugnare intanto , coll'aiuto di

Saint- André, il campo di Flaut, ed uniti poi recarsi ad assalir Lantosca : in tal modo la formidabile ridotta di Cerisiera sarebbe stata abbandonata dai Francesi senza

che costasse ai nostri una gocciola di sangue . Cosi sventuratamente non la pensò il duca : vennero, egli e Quinto, su due colonne, uno a sinistra , l'altro

al nord più a destra contro la Cerisiera; ma quella ri dotta, munita di grossi pezzi , era poi piccola , e posta

su di elevato poggio; per cui, mentre i suoi tiri riusci vano dannosi oltremodo ai Regii , questi, che non ave

vano che quei piccoli obici di cui parlammo , difficil mente riuscivano a lanciar bombe nell'interno. Ciò vide

il duca, e ciò dovrebbe averlo reso accorto della diffi

coltà dell'impresa ; ma sembrando a lui ne andasse del suo onore nell’espugnar quel forte sito , ed immemore

che alla guerra il primo onore è di vincere, e non serve con questo più che con quell'altro modo , ostina vasi a voler rinnovar gli attacchi , inviando in pari tem po a chieder cannoni a Saint- André. Formate poi le co lonne nel letto del rivo Figaretto , postosi egli a capo quella di sinistra composta delle guardie di Piemonte e dei cacciatori Aosta , ritornava furiosamente all'assalto;

ma lacerava la nemica scaglia i suoi ranghi : cadevano da essa uccisi un Alfieri tenente in Piemonte, e parente

del famoso tragico , un Millo ed un Raiberti capitani delle milizie che facevan parte della colonna di Quinto. Bottone di Castellamonte , pure capitano de' cacciatori


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Aosta, mentre valorosamente precedeva i suoi per salir sul nemico baluardo, era da fiera percossa stéso semi vivo al suolo , sebbene ne guarisse ancora col tempo . A doz

zine poi rovinavano in quei burroni i semplici gregarii fe riti o morti .

Cominciava ad annottare , nè giungeva il messaggiero spedito a Saint- André, nè tampoco i chiesti aiuti ; di modo che il duca , veduto che era giuocoforza por fine

agli inutili sforzi da lui fatti contro quel forte propu gnacolo, fremente si ritraeva a Venanzone nella notte dalli 8 alli 9, commettendo cosi un nuovo errore; per

chè se, lasciata una debole schiera ad invigilar il pre sidio della Cerisiera, che, sommando a soli 300 uomini, osato certamente non avrebbe di operar sortite , egli col rimanente avviato si fosse verso Utelles sulle tracce

di Frinco, i repubblicani si sarebbero chiamati fortunati

di ritirarsi a Levenzo seppur potendolo, quando invece era molto facile che cadesser prigionieri; ed eccone il perchè . Saint- André erasi collocato con due pezzi e due bat taglioni a Vesco, ponendone due altri a S. Giuliano, re sistendo alle istanze fattegli da Clermont, li 8 a sera, a nome di Devins di evacuar le conquistale posizioni , per chè ( diceva il francese messaggiero dell'Austriaco) es sendo i Francesi tuttora padroni del Tuech e del Mori gone da un lato e di Lantosca dall'altro , potevano con tutta comodità circuirlo sui due fianchi senza che il duca

d'Aosta , delle mosse del quale ignoravasi il risultato, potesse porgergli aiuto ; e davan maggior forza a questa sentenza le relazioni di un tal cav . Radicati , che asse riva aver : veduto una colonna di 500 Francesi recarsi dal Tuech a Lantosca .


CAPITOLO IV .

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Erano le solite titubanze austriache; ma Saint- André, nel quale prudenza e valore andavano del paro congiunti , generosamente esponeva , che l'ignoranza appunto del destino del duca faceva si che vergognoso e dannoso riuscisse abbandonare i forti punti di S. Giuliano e di

Vesco, quantunque avventurati , dando agio cosi al ne mico di piombare con tutte le sue forze sul duca per opprimerlo . Valendosi pertanto della facoltà fattagli dal re di agire come la più -esatta conoscenza delle loca

lità meglio consigliato gli avrebbero , persisteva Saint André a mantenersi con quel pugno di valorosi nelle già nemiche ed ora nostre ridotte.

E gli eventi gli diedero ampia ragione; perché, surta l'aurora del giorno 9, si venne a riconoscere avere i re pubblicani col favor della notte abbandonato e Lantosca ed i campi di Seuil e di Flaut non solo , ma eziandio la tanto contrastata Cerisiera ; e lasciando soli 150 uo

mini al luogo di Gaudisart per invigilare le mosse nemi che, rinserrando la loro linea , avevano più fortemente occupato Utelles e Levenzo e le case di S. Arnoldo frazione di Lantosca verso scirocco al di là del rivo ; movimento

che costrinse Frinco , non appoggiato dal duca, a retro cedere su Strassoldo, il quale all'oscuro ei pure, dopo aver lasciate varie bande irregolari sotto Colli-Ricci ad invigilare i passi del fiume verso Guillaumes , Puget Theniers e Quebris, per la valle di Sant'Anna ritornava sene ai Bagni di Vinadio in Val di Stura , ove lo se guiva Frinco ritirandosi per S. Dalmazzo-piano . Or narrerò come ebbe conoscenza il Saint-André del

l'abbandono di quelle posizioni per parte dei Francesi, spiacendomi solo d'ignorare il nome del buon svizzero che tanta parte vi ebbe.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Non vedevasi nelle opere nemiche uomo vivente, solo torreggiava l'albero della libertà eretto nella maggior ridotta ; dimodoché Saint-André , paventando qualche

insidia , non sapeva a qual partito appigliarsi, quando un soldato svizzero offrivasi di andar a verificar la cosa .

Ottenutane licenza, penetrava egli nei deserti trinciera menti , e non sapendo come darne avviso al suo gene

rale, ingegnosamente immaginavasi di tagliar l'albero della libertà, patentemente dimostrando in tal modo che partiti ne erano gli adoratori .

Il Clermont intanto, che ad istigazione del generale St André erasi spinto avanti in ricerca del duca, giunto a Belvedere, apprendeva che esso si era ritirato colle pe ste e malconce genti a Venanzone la sera prima . Vedasi dunque , che se invece il duca spinto si fosse

su Utelles , avrebbe risparmiata la carnificina di Ceri siera e circondato forse il nemico. Dico forse , perché poteva darsi che , traversando essi la Vesubia inferior: mente verso Duranus o Levenzo , fossero riusciti a rico

verarsi nei campi della Focaccia e di Tuech; ma ad ogni modo sarebbe stato ottenuto l'intento di rigettarli sul sinistro margine della Vesubia e di rincacciarli al basso. E ben se ne era adatto Saint-André , che li 8 scriveva al re , insistendo che si spedissero dai nostri campi nuove genti sul Varo Superiore, dichiarando che la ri tirata dei Francesi su . Braus era immancabile. E vera

mente , se si pone attenzione alla precipitazione colla quale essi sgombrarono Lantosca , si può credere che, assaliti da forze poderose , avrebbero abbandonato an che Utelles e forse i campi della Focaccia , di Tuech,e simili.

Vedasi adunque pur anco, che non solo nelle difese,


CAPITOLO IV . Be

289

ma nelle offese ancora, il valor subalpino fu superiore al nemico ; ma infelicemente diretto , non servi che ad

inutile spargimento di sangue, e fece andar a vuoto una spedizione che, ben regolata, doveva partorire lo sgom bramento della contea nicese .

Ma , oltre agli errori parziali del duca d'Aosta, anche

il piano generale era vizioso. Ripeto quanto dissi nar rando i primi casi di questa guerra. In montagna , le

disposizioni troppo scientifiche sono viziose : una bu fera , una frana , un carro o un cannone rovesciato bastano a ritardar la marcia di una delle colonne coo

peratrici, ed allora falla tutta l'impresa . In luoghi mon tagnosi non si può e non conviene marciare in grosse colonne, ed è dunque forza certamente di suddividerle, ma bisogna che esse cosi suddivise abbian fra loro pronte e facili communicazioni. Perderono i nostri in tali fatti 140 uomini circa , ol

tre a buon numero di feriti; varii furono fatti prigio nieri , fra cui trovaronsi il cavaliere di Saint-Ambroise

ed il cavaliere di Villarey, i quali perchè già sudditi di Monaco , vidersi in billico d'essere fucilati come il d'O-,

vasson , francese ; ma saputasi la cosa poi al quartier generale sardo, si pervenne a salvarli minacciando rap

presaglie sul Casabianca ditenuto ad Alessandria ; me diazione che riusci giovevole al solo Saint-Ambroise , perchè il Villarey, giả gravemente ferito, moriva in pri: gione prima dello scambio. Eran poi notati per attività e zelo dimostrato in tal

1

di quella parte di dragoni della Regina, i quali in que sta spedizione , or pedestremente, or equestremente com

battendo, avevan.fatto il servizio di truppe leggieri , spin gendo i loro scorridori a San Dalmazzo -piano. Vol. I. - 19

PANELLI, Storia ecc.


290

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Questa infelice spedizione attiedi immediatamente il

guerriero umore del re, che già innoltrato negli anni, sentiva poi sommo disagio del rimanere in cattivi quar tieri come quelli di Tenda e di Saorgio . Egli pertanto ,

pieno il cuore di funesti presentimenti, ritiravasi prima a Demonte quindi in Torino . Quel suo allontanarsi dall'esercito combattente pro duceva due cattivi effetti : scoraggiava la soldatesca e faceva ripullulare le già sopite gare fra i generali. Fosse troppa suscettibilità , o ne avesse fondato motivo, Saint André presumeva che il generalissimo austriaco diffi dava di lui , e ne avversava la fama affidandogli solo

operazioni affatto secondarie. Devins poi lagnavasi di tutti come tiepidi e poco disposti ad obbedirlo ; lagna vasi ancor più , e continuamente , della mancanza dei viveri e dei mezzi di trasporto .

E sotto questo punto sembra che non avesse tutti i

torti, perchè , già sin dal 30 giugno , il duca del Chia blese , in una sua lettera al re , lamentava la scarsezza

delle bestie da soma, dicendo che la soverchia fatica aveva scontentato i mulattieri, alcuni dei quali eran passati al nemico con 30 muli; il che prova quanto di fettoso fosse il sistema di precettar carri o bestie per il servizio degli eserciti .

Devins poi , da lungo tempo aveva consigliato ed in sistito perchè si creassero magazzeni a portata dei corpi collocati nelle valli di Vesubia e Tinea , e perché si

aprissero comode strade fra Rauss ed i posti più innol trati verso Francia, e si rendesse il passo dei colli della

Lombarda e delle Finestre sempre praticabile in inverno per le bestie da soma. Pare che il genio da una parte e l'ufficio del soldo , di cui era capo all'esercito certo


CAPITOLO TV .

291

cavaliere Ponsiglione , dall'altro , andassero molto a ri lento nel disimpegno delle rispettive incumbenze. Malgrado queste difficoltà, Devins sembrava deciso á rinnovare il tentativo pochi giorni dopo il cattivo suć cesso della prima spedizione ; e difatti, il giorno 11 set tembre spediva una circolare ai generali divisionarii , in cui, annunziando loro che si sarebbe recato a Rim

plas con un forte corpo, proseguiva dando varie provvi denze per

farli concorrere ad un secondo attacco sul

l'Alto Varo. Prescriveva, a cagion d'esempio , al duca d'Aosta di lasciar poca gente nelle posizioni che at tualmente occupava , e di venirlo a raggiungere con il grosso delle sue truppe,dicendo che lui collocato a Rim plas e Saint- André a Belvedere , bastavano per imporre

al nemico acciò non tentasse di gettarsi per il côlle della Lombarda e di Sant'Anna in val di Stura ; ed in ciò aveva - certamente ragione , non tanto per le posizioni da lui occupate e da Saint-André, perché se i Francesi volevan scendere in val di Stura , lo avrebbero fatto inferior

mente per la valle delle Ubaye , che esso non poteva sorvegliare, muovendo dai campi di Tournoux e di Ca sameana ; ma perchè le forze nemiche erano tanto assot

tigliate e cosi scoraggiate , e sprovvedute di tutto ,

da

non potere assumere la offensiva su alcun punto prima che rinforzate non fossero .

Ingiungeva poi eziandio il generale austriaco a Saint André di trincierarsi fortemente a Belvedere ed accre

scerne anche le opere, raccomandandogli in pari tempo

di invigilare le valli di San Martino ed il côlle delle Fi nestre. Rammentava poi che , per mezzo del campo di Terra -Rossa, doveva quel divisionario tenersi legalo con Colli che stava a Rauss e Milleforche .


292

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Lasciava poi comprendere che aveva fondata speranza di un efficace concorso della squadra inglese, la quale, col spedire due fregate all'imboccatura del Varo, avrebbe impedito ai Francesi, i viveri provenienti da Francia ; mentre le lancie cannoniere avrebbero intercettato quei convogli che, costeggiando, potevano venire ai repubbli cani spediti dalla vicina Genova..! A chi si faccia ad attentamente esaminare le istruzioni

del barone Devins ai suoi generali in quella e nella se guente campagna , non può a meno di convincersi che erano in lui senno e perizia delle cose militari, e le sue provvidenze per porre le truppe affidate al suo comando al coperto dagli insulti nemici e dalla deficienza dei vi

veri, e degli altri generi , provano che egli possedeva non poche delle doti richieste ad un buon condottiero. Ma rimane dubbio se fosse l'età che lo avesse reso troppo

circospetto, o se avesse ordine dalla sua corte di agire con tanta riservatezza. Quello che è indubitato si è, che non solo operò di rado e timidamente, ma che quando ei lo fece, operava in modo da mandare fallito il ten tativo; e le sue imprevidenze sono cosi palpabili e con trarie alle buone regole , che fanno nascere il dubbio ch'egli desiderasse che avessero un cattiyo risultato. Questa è l'opinione la più probabile, perchè Devins era uomo noto nei fasti militari ; è vero che era vec

chio , e per soprappiù affetto di podagra , ma la ripu lazione che si era acquistata sotto Laudon nelle guerre di Maria Teresa contro Federico , e gli ottenuti onori, rendono testimonianza che non era affatto privo dei re quisiti per comandare un esercito che aveva poi a fronte

un'armata comandata da uomo più che mediocre, quale era il valetudinario Dumerbion .


au

: CAPITOLO IV .

293

Forse fu anche forza di destino , che volle che i ge nerali austriaci non dovessero avere contro Francia in

tutte quelle campagne fortuna migliore di quella che incontrato avevano contro Federico, dal quale imparato avevano soltanto a farsi battere !

Ritornando ora alla narrazione degli eventi, dirò che

molte furono le cause le quali impedirono al generale dell'Impero di mandare subito ad effetto il progettato attacco : caddero nevi primaticcie, il freddo , che era già

rigoroso in principio di settembre, si accrebbe straordi nariamente nello scorcio di esso mese e nel principio

del seguente ottobre. Le strade poi erano tali in quelle alpestri regioni, da non permettere di agire impiegando artiglierie. Mancavano anche i viveri , e sopratutto le

bestie da soma per trasportarli. Tuttavia , appena il freddo ebbe rimesso un poco della sua intensità , De vins 'recavasi in persona li 30 settembre a Belvedere

dove stava Saint-André , quindi a Bolina ove abbocca vasi col duca a concertare le mosse , riconoscendo in

quel frattempo il terreno sul quale voleva guerreggiare. Eransi intanto i Francesi ripiegati alquanto sulla loro

destra , e collocatala a Sospello : il che fece nascere in pensiero al duca d'Aosta di tasteggiarli verso Castiglione, piccolo borgo fra Sospello e Turbia , ove tenevano le ultime scolte . Riusciva l'attacco; ed i nemici, scacciati da

1

quelle alture, si ripiegavano a Sospelto ; ma abbando navansi i nostri ad una fatal sicurezza, e non immagi

nando che quei seminudi nemici osassero venirli a ri cercare in quelle rigorose notti , se ne stavano comoda

mente riparati dal freddo. Ne profitto Dumerbion , che fattili sorprendere di notte , li obbligava a ridursi più che di passo sotto il cannone di Saorgio.


294

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ricollocavansi allora i Francesi nelle pristine loro posizioni. Mentre la loro destra adunque nuovamente appoggia

vasi a Castiglione , la sinistra teneva fortemente ad Utel les ed a Giletta ; punti stati con cura fortificati dai Fran cesi , come quelli che dovevano colla gagliarda loro resi

stenza supplire alla linea troppo estesa, che di là valicando il torrente , prolungavasi per Broc, Bezaudun verso. Pu get-Theniers , Entrevaux e Guillaumes , tre punti che davano loro agio di portarsi sulla sinistra riva a volontà, e per l'ultimo dei quali communicavano con Colmar e

Tournoux , dove erano due campi che raccoglievano le poche truppe che formavano la seconda linea . Sapeva Devins che la linea nemica era oltremodo de bole in tal parte , e sperava di girare Utelles e di ca dere improvviso sopra Giletta .

Siede questo borgo, sull'estremo attual confine, fra la Francia e noi . Umile terra essa è , ma collocata sulla

riva sinistra dello Sterone, il quale si getta in Varo al l'ovest di essa , e munita di forte castello che , quan

tunque già sin d'allora mezzo rovinato, poleva in breve tempo venir trasformato in una formidabile ridotta :

questa posizione non era spregievole, ed era stata dai Francesi con avvedutezza usufruttuata. E ciò avvenne per negligenza di Devins che ne diede lor tempo, per che alli 15 settembre i Francesi non erano ancora in Giletta che 150 , dimodoché, se subito dopo la presa di

Lantosca i nostri generali avessero colà spedito un bat taglione con due pezzi, potevano occupare il sito forte

mente ed inquietarvi poi di lå il presidio francese di Utelles, che non avrebbe mai posato tranquillo con quel

distaccamento nemico collocato al di là della Yesubia


CAPITOLO IV .

295

alle sue spalle e sul fianco di Levenzo per cui erano le sue communicazioni: ma certamente i nostri non avreb

bero potuto mantenersi lungo tempo isolati in quell'ay venturata posizione. Avrebbe dunque dovuto Devins assalirli poi di fronte con forze imponenti, il che invece egli non fece , contentandosi di far lentar Giletta nei

primi giorni di ottobre da alcuni volontarii e Croati

aiutati da poche milizie. Erano questi irregolari guidati da un certo Belmond , ufficiale nizzardo che aveva dato

già altre volte prove di intraprendente valore; e difatti egli si gettava animosamente nel borgo, e se ne impa droniva ; ma la sua banda , e principalmente i Croati, erano gente poco disciplinata ed avida di bottino , onde datasi a saccheggiare, e, quel che è più brutto , a danno dei sudditi sardi , il nemico, che s'era ridotto a far te sta nel vecchio castello , ricevuti alcuni rinforzi da Le venzo, li ributtava fuori colla morte di alcuni di quei saccomanni.

Tuttavia, se Devins che aveva già fatto nei precedenti giorni occupare il côlle del Vial , avesse sostenuto lo sforzo di Belmond ed impedito gli aiuti da Levenzo , è facile che quel castello fosse caduto in sua mano .

Anche superiormente sulla sinistra della Vesubia ave vano i nostri partigiani inquietato i nemici. Bonneaud , valoroso emigrato, alla testa del suo corpo franco, quasi tutto di Francesi e di alcuni volontarii svizzeri, e delle

due compagnie di milizie , Rabaudi e Cristini, compo ste quasi tutte di villici del paese , andò ad assalire Bonvillar all'improvviso , mentre il cav. Radicati faceva un falso attacco sul vallone di S. Colombano per addor mentare il nemico sul vero punto ; ma spedivano i Fran :

cesi una forte squadra in aiuto dei loro da Pietra -Cava ,


296

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

onde il solo frutto ricavato da Bonneaud , con questa scorreria , era di far sgombrare Bonvillar al nemico ,

conducendo però seco 42 prigionieri, fra i quali un ' ca pitano ed un sotto -tenente , cioè quasi tutto il presidio

di quel borgo ; noi non perdevamo che un solo uomo, non per fuoco nemico , ma precipitato in quegli abissi, ed avevamo feriti un ufficiale di milizia , detto Baullon, e 3 soldati .

A queste insignificanti spedizioni si limitava l'ardore manifestato da Devins pochi giorni prima , nei quali, per infliggere biasimo ai nostri soldati , diceva che lui con soli 3,000 Austriaci bastava a sperperare 20 mila di quei sans-culottes, de quali parlava col massimo di sprezzo: ma doveva fra poco la sua albagia esser stra namente umiliata .

L'inerzia in cui si tenne Devins , che trovavasi vi

cino e con ragguardevoli forze, durante questi due ten tativi dei nostri , ravvivò il mal animo dei Sardi contro di lui. Da ogni parte piovevano doglianze presso del re , rappresentando come si perdesse in varie e ridicole scorrerie il poco tempo che ancor avanzava prima che le nevi rendessero impossibile qualunque operato .

Saint -André lagnavasi al re, che era a Demonte, della diffidenza dimostrata dal generale austriaco verso di lui, e questi, scrivendo li 20 settembre da Isola allo stesso

sovrano , lamentava la mancanza dei magazzeni, ela im possibilità in cui Zin, maggiore di artiglieria (lo stesso che si era coperto di gloria a Rauss), trovavasi, per defi cienza di mezzi di trasporto, di spedirgli polvere e proiet tili . Rispondeva Vittorio Amedeo , accertando il Devins

della sua fiducia, di aver dato gli ordini opportuni a Ponziglione , ma nello stesso tempo eccitandolo ad agire .


CAPITOLO IV .

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Gli scrittori contemporanei, compresi quelli men favo revoli a Devins, e sono i più , perchè quasi tutti gli son

nemici, cadono però quasi tutti d'accordo nel dire che il torto di perder cosi un tempo prezioso sia più da at tribuirsi all'infida politica della corte di Vienna , che al generale ; alcuni asseriscono persino che egli aveva ve ramente intenzione di fare un gran sforzo , ma che or

dini perentorii lo costrinsero a mutar piano . Per sal vare adunque le apparenze verso l'alleato , e per con formarsi nel tempo stesso alle istruzioni del suo sovrano, decise Devins di adottare una mezza misura.

Già da alcuni giorni trovavasi egli con circa 3 -mila uomini a Rimplas , di dove aveva imposto al duca di recarsi con tutte le forze non giudicate necessarie alla custodia delle antiche posizioni sul monte Siriol , in vi cinanza di Clanzo .

Egli stesso poi, commettendo a Saint- André la sorve glianza delle gole superiori con le forze che aveva a Belvedere e Roccabigliera, che erano state fortemente munite di opere , avanzavasi verso il mezzodi e veniva

a Clanzo ; ma quivi giunto , fosse vera o supposta la mancanza dei viveri (di cui nuovamente si lagnava con sua lettera delli 11 ottobre diretta 'al re), risolveva di soffermarsi ,> adducendo anche aver le sue mosse dato

gelosia ai Francesi, i quali avevano occupato Valle-lunga, punto importantissimo a sua detta, e sito fra Giletta e Revest, e che gli era forza di avere in suo potere per

agire contro i nemici . Deciso tuttavia a fingere almeno un gagliardo attacco , faceva eseguire scorrerie all'e strema sinistra verso Entrevaux a sette od otto kilome

tri superiormente a Puget- Theniers , da dove il Varo, formando quasi un angolo retto , rimonta con corso cur->


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

vilineo verso il nord; altri corpi leggieri poi dovevani in quietare i repubblicani collocati all'Esteron , a sinistra di Giletta nei luoghi di Ferrès , Bajone di Desfraires. Ma queste erano semplici dimostrazioni; chè la vera sua

intenzione era di valicar la Tinea ed il Varo Superiore, e schivando cosi il forte șito di Utelles , recarsi ad as salire i repubblicani sull'Esteron à Giletta. Mossosi dunque da Clanzo, varcata la Tinea, faceva li 14 occupare il Villard dal reggimento delle Guardie che era parte del corpo del duca di Aosta. Lo stesso

di, egli con quasi tutti i corpi austriaci, cioè reggimento Caprara , i granatieri Wollust, Belgiojoso e 4 cannoni andava ad accamparsi a Massoins, di dove il 15, tra ghettato il Varo, portavasi al colle del Viale, dove veni vano pure il giorno 16 le Guardie ed il reggimento Piemonte (lasciando però un forte distaccamento a Ma

laussena), ma non per soffermarsi : perchè questi due reggimenti erano poi nella notte condotti dal maggiore d'Agliano, distinto ufficiale di stato maggiore , più avanti collocandosi in seguito Piemonte a Revest, le Guardiea Torretta-Revest, ed un battaglione di cacciatori

a Quebris. Mentre questi corpi più ragguardevoli mie nacciavan i repubblicani di fronte, alcuni piccoli distac camenti dovevano dar l'allarme sulla riva sinistra della

Tinea per occupare i presidii di Utelles e di Levenzo, e distorli dal mandar aiuto a Giletta . Un Cacherano aveva

missione di collocarsi con un distaccamento sul poggio del Seiret che domina il ponte dell'Esteron , il quale uni sce la strada che da Giletta tende a Levenzo . Egli do veya impedire i soccorsi che venir potessero da que st'ultimo luogo , mentre una compagnia di miliziani

comandati da un Giletta, agnato della famiglia feudata


CAPITOLO IV ...

299

ria di quei luoghi, doveva attaccare due ore dopo la mezzanotte il villaggio di Torre in riva alla Tinea.

I partigiani che dissi spediti a sinistra, e che con sistevano in 400 uomini comandati dal cavaliere di Santa Margherita e dal cavaliere di Sant'Antonino, do vevano all'albeggiare sboccar dal monte Cheiron ove ave vano passata la notte, ed assalire il posto delle Conse gudes sulla riva destra dell'Esterone, ma non valicandola tenersi colå in misura per tagliar la ritirata al distacca mento che difendeva Giletta , in caso che tentasse sal varsi su quella sponda per ridursi al Broc ove stava

un corpo francese, ovvero per far testa a quei sussidi che il corpo nemico , collocato a Bezaudun , distante 5 kilometri, potesse spedire. Bonneaud poi , a cui invero si riservava sempre la più disperata impresa, doveva all'ora stessa assalire il posto che i Francesi avevano collocato fra Giletta e Re

vest a Valle-lunga , non servirsi che della baionetta, ed impedendo a tutti i difensori di andarsene , tenersi ivi

queto sino all'albeggiar del 17, ora in cui doveva esser raggiunto dalla colonna austriaca, che sostalo aveva al côlle del Vial, e che doveva assalire, unitamente a lui, il borgo di Giletta e conquistarlo ad ogni costo. Il ca pitano Pian 1 ° ( mentre eran due ) doveva avanzarsi coi suoi cacciatori da Revest a Giletta, e tenersi a lato a tiro di fucile da tal borgo, aspettando l'attacco della com lonna austriaca, alla quale doveva unirsi ; nel caso poi che i nemici evacuato avessero la rocca, era sua mis sione alloggiarvisi immantinenti. Un'altra compagnia di Piemonte con 25 Croati doveva minacciare il castello

dalla parte destra, mentre due compagnie delle Guardie

dovevanorecarsia Bonzone, piccolo villaggio sito infac


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

cia allo sbocco di Vesubia in Tinea, equidistante di 3 kilometri da Giletta e da Levenzo , per ivi occupare

la cappella di San Sospiro, situata sulla strada che con duce da Giletta a Bonzone. I rimanente del reggimento Guardie doveva tenersi a Torrelta in riserva, mentre ai

granatieri austriaci era riserbato l'onore di montare all'assalto , i quali appena impadronitisi del luogo, del che non si dubitava, avevano ordine di trincierarsi, ed anzi era seco loro a tal fine il capitano del genio im periale Martonitz . Chi leggerà queste disposizioni crederà che si trat tasse, come dice Denina , di assalire Maestrich o Lilla invece di una vecchia rocca che era stata presa un mese

prima, almeno il borgo, da Belmond alla testa di pochi miliziani ; ma pure Devins, non limitandosia questi scien tifici preparativi, faceva li 17 aprire un violento canno neggiamento contro la posizione francese, quasi fosse suo desiderio di avvertire li corpi nemici stanziati a Broc, a Levenzo ad Utelles, di correr in aiuto di quei 400 com pagni circondati da tante imponenti forze . E ciò fu di fatti quanto avvenne , come dirò fra poco ; ma ora , prima di narrare il combattimento che segui, mi oc corre far notare che il generale austriaco aveva dato le

M

misure affatto a rovescio, cioè agglomerato senza neces

sità molta gente alla sua destra, dove nulla aveva a te mere, e collocato invece un debole distaccamento a Seiret

sotto Cacherano ed a Bonzone, dove invece era da col locarsi una forte schiera per impedire i soccorsi che i Francesi, tanto più resi avvisati dal suo cannone , non avrebbero mancato di spedire ai difensori di Giletta. Veniamo ora all'assalto : Bonneaud aggrediva le trin

cée di Valle- lunga, ove facevano resistenza da principio

1


CAPITOLO ' IV .

301

i repubblicani che si erano accorti dell'intenzione ne mica: ma veduta poi al far del giorno la forte colonna austriaca che muoveva in rinforzo di Bonneaud , si ri tiravano nel borgo, di dove ricominciavano un animato fuoco di moschetteria . Non arrestavansi perciò gli Au stro - Sardi, ed anzi i granatieri austriaci quasi soli rie scivano a sloggiar i nemici dal borgo, quantunque due pezzi collocati in faccia alla via principale che condu ceva al villaggio , spazzando coi loro proiettili tutto il terreno, facessero fra gli assalitori grave danno. Ma in

stando i valorosi granatieri con straordinario ardire ,

i

repubblicani opinavano fosse miglior consiglio ridursi nel castello al di là del torrente , e quivi disponevansi a vigorosa difesa, confidando negli aiuti che sarebbero lor giunti da Levenzo. Accingevansi i coalizzati ad assalir la rocca , e quan : tunque respinti ritornavano, unendosi alla colonna te desca il reggimento Guardie e parte di quel di Pie monte . Ma erano vani sforzi: quei 400 gagliardamente ributtavano ogni assalto . Si fu allora che Devins diede ordine di adoprar le artiglierie a ſuria, sperando di po ter far breccia con pochi colpi ; ma poco valevano contro

il sasso , di cui erano i muri, quei piccoli proiettili, e meno ancor potevan contro i macigni e contro la virtù francese i risoluti assalti che i piemontesi ed austriaci granatieri , rivalizzando fra loro, andavano rinnovando

Sopraveniva intanto la notte, ed i soldati alleati , alfa mati, stanchi per la sostenuta fatica , ed allettati dal

bottino, ritraevansi nel villaggio, ove, specialmente quei ghiottoni di Tedeschi , abbandonayansi all'ubbriachezza e ad ogni eccesso, dimenticando per la loro sicurezza che a poche leghe stavano altre schiere nemiche, e pel


302

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

loro onore che il bottino, sempre orribil cosa, era poi azione nefanda quando esercitato a danno di sudditi di quel re ai soldi del quale militavano ed in una terra amica, che solo per causa di guerra trovavasi in mano dei nemici. Ma non fu tarda la punizione . Comandava ad Utelles Dugommier , uomo risoluto. Appena giunto al suo orecchio il fragore del combatti mento ed il tuonar delle artiglierie, égli, per nulla pre occupandosi dei deboli simulacri d'assalto dei nemici sulla sinistra sponda della Tinea, affidato il comando

di Utelles al Despinoi , presi seco 400 uomini, avviavasi verso Giletta, ove accorrea puré o per ordine di Dugom mier, come vogliono alcuni , o per istinto proprio il

capo di battaglione Martin , che stava al Broc di presidio, e giungeva primo al ſar della notte del 18 , e dato dentro ai briachi Tedeschi che avevano speso tutto quel giorno

in bagordi, ne faceva 80 prigionieri, e riconquistata la terra, liberava i 400 prodi difensori della rôcca . Tutta via non l'avrebbe mantenuta a lungo senza l'arrivo di Dugommier; perché gli Austriaci , rimessi dal primo spavento , principalmente i granatieri, ch'eran fiorita gente , che mangiaván e bevevan bene , ma pur bene battevansi, muovevano con risolutezza all'assalto, e già impadronitisi delle prime case, rincacciavano i repubbli

cani verso il castello ove Martin pensava già di ricoverarsi nuovamente. Quando per sua buona ventura spunta vano i primi feritori della colonna di Dugommier , il quale dopo una faticosa marcia di 12 ore, pendente la

quale ebbe campo a raggranellare alcuni piccoli distac camenti, giungeva ora con 1000 uomini. Non era questa una forza da spaventar i nostri ; ma i Tedeschi , e spe cialmente quelli del reggimento Caprara (che per nostra


CAPITOLO IV .

303

vergogna erano quasi tutti Italiani, e condotti, come

pure Belgiojoso, da ufficiali lombardi), ancor essi ebbri dal di prima, incominciarono a darla a gambe , ed in breve nella austriaca colonna lutto fu confusione e

spavento : tutti fuggirono alla rinfusa verso il ponte di Revest; e se non fossero stati i reggimenti piemontesi che, collocati a Valle-lunga ed alla Cappella del Sospiro, e non abbrutiti dal vino che, avendo passata la notte

al sereno, non avevano potuto bere, fecero testa ai per secutori, quel giorno i sans -culottes rimanevano proprio i Tedeschi, perchè in quel tafferuglio avrebber perduto altro che le brache !

Fortunatamente, dico, quei 1000 Piemontesi , retro cedendo con ordine fra quelle colline , e sostando lun gamente sul poggio di Bensone, diedero campo a quella moltitudine di evadersi pel ponte di Revest e porsi in salvo al di là della Tinea .

Le altre truppe ritiravansi intanto sotto il fuoco ne

mico per Malaussena su Massoins al di là del Varo, ed ultimi al giunger della notte traghettarono il fiume il

reggimento Guardie ed alcune compagnie di Piemonte e di Aosta, che soli tenner testa tutta la giornata a Du gommier su quegli inaccessibili dirupi . Colla solita esagerazione poi scrissero i Francesi che in quelle due giornate perirono dei nostri 800, e 700 rimasero pri gioni : non deve esser tanta roba , ma certamente grave

fu la perdita degli alleati, poichè il solo reggimento Piemonte, di cui non v'era presente che un battaglione ( l'altro essendo sotto Tolone , come dirò fra poco) per dette 106 uomini , fra i quali il prode sergente Cassanti , rimanendovi inoltre feriti molti ufficiali, come il cava liere Pamparato tenente, i capitani Dano e Borgarelli,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ed il sotto -tenente Massimino. Alcune compagnie del reggimento Aosta, che eran presenti al fatto, vi perdet tero il sotto-tenente S. Agapito, ed ebbero il loro tenente colonnello cavaliere Bona gravemente ferito, come pure

il prode capitano Michele Pian, ed un sotto -tenente del reggimento De-Courten . Siccome poi in quella precipitosa ritirata non ſu possibile trasportare i feriti, il numero dei prigionieri fu piuttosto grande ; onde si può ragio nevolmente credere che il totale dei morti e prigioni ascendesse a 1000. Annoveransi fra i secondi il capitano di milizie Giletta, il sotto - tenente Massimino di Piemonte

ed il principe di Marsico-novo figlio dell'ambasciatore

napolitano a Torino, che serviva nello stato maggiore di Devins ( 1) Guadagnavasi in tal fatto la medaglia dei valorosi il caporale di Piemonte Cavalli di S. Salvadore, di nobile

famiglia, ed uno di quegli imberbi giovinetti che, pre correndo col valore gli anni , volontarii accorrevano

sotto il patrio vessillo . Bruttossi di brutta fama invece nella ritirata del reg gimento Guardie un capitano tenente Morand, il quale

quantunque avvertito di non accelerar tanto il passo nella ritirata , pur continuava , e non sembrandogli abba stanza salutare la misura, simulava poi una caduta per potersene andar al sicuro . Condannato venne destituito : Non son rare nelle ritirate queste velocissime corse , queste accidentali cadute ed altri improvvisi malori ! La perdita dei Francesi non fu molto grave ; fra morti

e feriti essa ascese a 150 al più : 70 prigionieri già fatti ( 1) Questo Marsico-novo fu poi quel principe di Moliterni che con Rocca Romana comandò i Lazzaroni a Napoli contro Cham pionnet nel 1798 .


CAPITOLO IV .

305

dai nostri furono dal capo battaglione Martin ricuperati , e veramente a quest'ufficiale andò debitrice l'armata francese del buon esito di questa difesa ; poichè vero ė

che senza l'arrivo di Dugommier, Martin mai avrebbe costretto i nostri ad evacuare la terra, ma tuttavia si fu

egli che col pronto suo accorrere diè mezzo ai 200 di fensori di far testa . E di coraggio e celerità non solo fece prova egli in tal circostanza, ma eziandio di avve dutezza , perchè accortosi , nel muover dal Brech della

schiera che sotto gli ordini del cavaliere Santa Marghe

rita stava ad invigilare le strade, e che aveva respinto il posto francese delle Consegudes , egli seppe cosi ac cortamente valersi dei molti alberi che vestono il destro margine dello Sterone per celar la sua marcia , che

inosservato giunse al ponte di Giletta.

Dugommier pure aveva da illudere la vigilanza dei nostri collocati al Seiret : ma fu bisogna presto fatta , perchè accortisi essi che egli guidava meglio di 800 uomini, ebbero a somma ventura di ritirarsi sulla riva destra della Tinea dopo aver scambiato alcune fucilate. Anche l'attacco su Torre fu dall'arrivo di Dugommier reso infruttuoso .

Malgrado questo scacco, le forze francesi erano cosi deboli, che Dugommier, eccezion fatta del castello , an zidetto , ove rifece tutte le opere mutando ed aumen tando il presidio , credette dover evacuare tutto il paese posto fra il Varo e lo Sterone , lasciando ai no stri il tranquillo possesso di Revest, di Torretta-Revest; di Malaussena e delle altre terre minori. Perlocchè

Devins, collocando momentaneamente il suo quartier generale a Revest, pensò se vi era modo di riparare al fiasco fatto . VOL I.

20

PINELLI, Storia ecc.


306

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Lieve compenso alla disfatta di Giletta erano i colpi di mano tentati felicemente da Bonneaud. Ebbe luogo il primo alli 28 settembre contro il côlle del Mori gone, di dove scacciavansi i Francesi che ricoveravansi

sul poggio della Dea : riconosciutosi però che non po teva custodirsi quel sito senza porvi almeno tre batta glioni , Saint-André ordinava di evacuarlo ; per la qual cosa l'intraprendente francese emigrato pensava , prima di obbedire , di tentare un'altra sorpresa sulla nemica

guardia del Guadet, sito rimpetto al Figaretto, ove riu scivagli di far 43 prigionieri, che riconduceva al campo . Ma non ancor soddisfatto, ed intollerante di ozio , par

tiva egli due giorni dopo con due compagnie grana tieri svizzeri, e due compagnie di milizia dei capitani Cristini e Rabaudi , ed andavasene ad assalire i nemici

posti di Saint-Pierre e di Bonvillard , che erano simulta neamente aggrediti da Radicati , sul fianco meridionale . Non eranvi in quei siti che 56 Francesi , i quali circuiti

da ogni parte, eran costretti a deporre le armi in nu mero di 42 .

Questi continui assalti fecero saltar finalmente la

mosca al naso a Massena, il quale volendo rendere pan per focaccia, mandava un battaglione di fanti spediti alla Giandola , ove avevano i nostri i loro grossi attrezzi di guerra ; come giungesse sin là quella schiera io nol so, ma par che vi capitasse improvvisa; e senza la fermezza di un capitano Dinegro del reggimento Oneglia e di un tenente di Acqui , conte Guerrieri , che ragunati alcuni

1

soldati, ſecero testa agli aggressori sin che giunsero poderosi rinforzi, le grosse salmerie degli alleati e le polveri arrischiavano di esser distrutte . Trovava in tal fatto Guerrieri la morte, la croce de' valorosi Dinegro.

1


CAPITOLO IV .

307

Ma pareva propriamente che Devins operasse a di leggio : perchè, invece di far assalire contemporanea mente a Giletta i Francesi collocati ad Utelles dal corpo di Saint-André, mossa questa che avrebbe impedito a

Dugommier di correr in aiuto di Martin , egli lasciò allora Saint-André nell'inazione , ed ora che il colpo su Giletta era mancato e che Utelles era nuovamente

guernita di truppe , immaginò ordinare al sardo gene rale di tentarvi contro un colpo di sorpresa . Utelles è grosso borgo sito sulla destra della Vesubia

e collocato fra alti e scoscesi monti che da ogni parte lo circondano . I tre principali però di questi poggi sono il Ferrion al sud , il Seira all'est , ed il Brech al nord .

Ollre a ciò al S. 0. del borgo sorge un altro poggio altissimo, sul quale siede un santuario chiamato Nostra Signora dei miracoli . I Francesi tenendo il nerbo delle forze, che ascendevano a 800 uomini in tutto , nel borgo che avevano chiuso con abbattute d'alberi ed altre opere transitorie, avevano poi innalzato alcune ridotte su tutti

questi poggi , dimodochè non si poteva giungere al vil laggio senza passare, o da una parte o dall'altra, sotto il fuoco di queste ridotte . Riusciva pertanto assai diffi

cile sorprenderli, perchè da quelle elevale balze era facile scorgere il nemico mentre si avanzava . Ciò mal grado , il brigadiere Solaro della Chiusa , operando con celerità e segretezza, e traendo profitto di una folta neb bia che , in quel di 21 ottobre , oscurava lo sguardo , riusciva col far della notte ad assalire col suo reggi mento granatieri contemporaneamente tutti gli avamposti francesi alla baionetta , e scannarli quasi tutti , meno un posto di un ufficiale e 28 soldati , che era fatto prigio

niero da un tal Cossu, caporale dei granatieri Sardegna,


308

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

che con pochi uomini riusciva a gettarsi sulle armi dei Francesi, e rendere impossibile cosi ogni difesa: atto pel quale veniva poi decorato. Tuttavia 12 uomini lateral mente collocati a mezza costiera del monte Ferrion riu

scivano a ritirarsi inosservati sul borgo, e darvi l'allarme :

mantenevasi poi anche il posto del Santuario, perchè innoltratasi troppo la notte, i nostri pensarono di riman darne l'attacco all'indomani, e contentaronsi di circon

darlo affinché non potesse ricever soccorsi dal villaggio . Vogliono poi gli autori francesi che, ciò fatto, i nostri accendessero i fuochi del bivacco . Se ciò è , certamente

fu imprudenza ; ma tuttavia scusabile, e forse anche giu stificabile, perchè il Solaro che ignorava l'evasione dei dodici soldati dal Ferrion , pensava che il presidio di Utelles avrebbe creduto che quelli fosser i fuochi delle loro guardie ; e veramente pare che, non accendendoli, avrebbe dato sospetto al nemico di qualche sinistro . Senonchè il presidio di Utelles, già stato avvertito dello approssimarsi del nemico dai fuggitivi, venne in chiaro della cosa . Piuttosto hassi a biasimar Solaro per aver rimandato all'indomani l'attacco del Santuario, perchè

alla guerra sopratutto è giusto il proverbio, chi ha tempo non aspetti tempo .

Difatti, questo procrastinare fu fatale ai Sardi , perchè informato Dugommier della cosa , presi seco 600 soli uomini , andava tacitamente ad appostarsi nella notte se

guente in certo stretto per cui dovevano passare i no stri per portarsi ad aggredire il Santuario , e vietato ai suoi di accendere fuoco, malgrado l'intenso freddo della nottata , se ne stette aspettando il nemico, inviando in

pari tempo il capitano Partonneaux con 200 granatieri a rinforzare il posto del Santuario .


CAPITOLO IV .

309

Spuntava dunque appena il primo albore che i Pie montesi, scendendo dal Seira e dal Ferrion, attraversato il vallone , avviavansi baldi su per l'erta ed angusta via che conduce al Santuario, senza che Dugommier desse

segno di vita ; ma giunta la colonna alle prime trincee, mentre Partonneaux, secondo le avute istruzioni, piom bava sulla testa di essa alla baionetta senza far fuoco , Dugommier, balzando fuori dal suo nascondiglio, la as saliva di fianco su quel ciglione , ove non poteva spie

garsi in verun modo. Nasceva fra i Sardi lo scompiglio, la testa vivamente caricata dai granatieri di Partonneaux rinculava sul centro della colonna , mentre questo, as

salito da Dugommier, a sua volta spingevasi or verso la testa or verso la coda. Molti più furono quelli che pre cipitarono in tal cozzo nei soltoposti abissi , di coloro che

perirono per ferro francese ; ma ad ogni modo gravi perdite sostennero i Regii , che vi lasciarono morto un cavaliere di Calvignano , sotto-tenente, e che avrebbero perduto molta più gente senza la perizia dei luoghi di mostrata dal sergente miliziano Cristini , che facendo prendere alle colonne un appartato cammino , rendeva vana la mossa fatta da 2,000 francesi per tagliar la ri tirata ai nostri . Pure , in tanto tafferuglio non manca

rono gli ardimentosi fra i nostri : e tale dimostrossi Via lardi, capitano delle Guardie , il quale, accortosi che il nemico si era impossessato di due pezzi di cannone co mandati dal tenente Casazza (lo stesso che fu poi go

vernatore di Chambéry), che erano sotto debole scorta stati collocati su di un piccolo poggio laterale di dove dovevano secondare coi loro tiri l'attacco delle colonne

sul Santuario, raccolti attorno a sè una cinquantina dei

soldati della sua compagnia., gettavasi risoluto sui re


310

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

pubblicani a baionetta spianata e riconquistava dopo fe roce lotta i due cannoni che riconduceva poi in salvo sino a Belvedere . Anche il maggiore d'Agliano acqui stava nuovi diritti alla fama di valoroso guerriero, fre nando , alla testa di pochi scelti soldati , la impetuosità del nemico nell'inseguire i Regii : egli aveva seco il ca

valiere Radicati , coraggioso giovine , che sarebbe poi caduto in mano del nemico quel di senza la bella azione

del sergente Cristini , sullodato , che sel toglieva sul dosso , rinnovando ciò che già fatto aveva a pro del

maggiore Cagnoli delle milizie , nel combattimento della Cerisiera ; perlocchè venne decorato in compagnia del suo amico ed ugual di grado Bori, e del caporale Der. leuse e del sardo granatiere Piredda , che catturava un tenente francese .

E bella azione fu pure quella per cui fu decorato il sergente delle milizie Faraud , che essendo stato inca ricato, appena dopo i primi successi , di condurre , con soli 12 uomini , 50 prigionieri francesi al campo di Milleforche, assalito nella gola di Figaretto da 40 uo mini , non solo riusciva a ributtarli , ma conduceva a

sua destinazione intatto il convoglio .

Queste due spedizioni nelle quali i Piemontesi, in nu mero superiore di molto , si fecero battere dai repub blicani , e subirono gravi perdite , servirono a scorag

giare le truppe e ad accrescere vieppiù la discordia fra i duci , i quali , per una mal intesa gelosia , non rara però a questo mondo , invece di attristarsi dei comuni

danni , gioivano quasi del mutuo avvilimento . Devins , sul quale, come duce supremo, cadeva la maggior parte del biasimo, scornalo e beffato , scriveva continuamente al re che era impossibile tener la campagna in quelle


CAPITOLO IV .

311

aride e gelate regioni, e consigliava addirittura di eva cuar l'intero contado di Nizza ; e ciò diceva anche a

dispetto per non aver voluto i Sardi ammettere guer nigione nel forte di Saorgio ed in quel di Demonte . Io credo che Devins agognasse di porre presidii austriaci in quelle rocche, solo per procurare ai suoi più comodi quartieri d'inverno , e non volesse, come pretendevano i nostri, aver quei forti luoghi in pegno , ma tuttavia trovo che era prudenza presidiar noi le nostre fortezze senza darle in mano di un alleato dal procedere del quale ave

vamo motivo di dubitare della sua sincerità . Ripeteva pur anche il Devins il solito suo ritornello, allegando la mancanza dei magazzeni da lui consigliati in agosto e settembre. Mandava poi al re un suo ragionato parere sulle difficoltà di difender l’Alto Nizzardo, ma non giun gendo a persuaderlo , per conformarsi alle voglie reali consigliava di prendere i quartieri d'inverno in tal modo .

Occupare colla destra Revest , Torretta -Revest , To done , Colle-del-Viale , Massoins, Tornaforte, la Torre ,

Monte Sirolo , Clanzo e Bollina, collocando il quartier generale al Villard , ed i magazzeni a Malaussena .

Il centro al Brech di Utelles, a Castel-Ginestra, al Figa retto ed a tutti i casolari sparsi sulle alture che trovansi alle spalle di questi luoghi . L’ala sinistra a Rauss, a St-Veran, all'Authion , fab

bricando su questi poggi varii baracconi in cotto capaci di contenere fra tutti 800 uomini , riputati necessarii alla custodia di quei luoghi ; ricoverare 600 uomini fra la Formagina ed il paesello di Cairos , e 400 altri dal Ciot della Márta a Saorgio nei varii abituri che trovansi su quelle balze , 600 nel forte stesso, 300 a Fontan , 200 a


312

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Tenda e 300 alla Briga . Egli avrebbe assunto il comando della destra , Saint-André del centro e Colli della si nistra .

Questa saggia disposizione delle forze, consigliata da

Devins , è nuova pruova che , quando voleva , sapeva oprar a dovere. Sembrerebbe dunque giusto accusarlo

dei rovesci patiti ; ma nel portar tal giudizio non dob biamo scordare che egli era austriaco, e che sopratutto doveva obbedire a Vienna ! Ciò dico per provar sempre

più quanto dannoso sia il confidar la direzione delle cose della guerra nel nostro paese ad un generale delle potenze alleate , il quale talora , anche volendolo , non può adoprarsi a vantaggio nostro . Il re cominciava ad accorgersene, ma quantunque ve

nisse meno in lui la confidenza nel generale cesareo , tuttavia non credeva doversi allontanare troppo dai suoi consigli , perchè era ognor più disposto a perdurare

nella lega con Austria, Prussia ed Inghilterra. Bisogna poi anche dire che non mancavano le impu tazioni calunniose a danno del Devins presso il re : per esempio , un Cristini , capitano delle milizie nicesi , da vero avvocato come era prima d'indossar la divisa mili tare, osava innoltrare al re un memoriale in cui, tra le altre assurdità , diceva che Devins aveva avvertito Du

gommier del suo attacco su Giletla tirando i cannoni : come se conquistar si potesse un forte senza artiglieria, e come , se quand'anche egli , Devins , non avesse fatto tirar le sue artiglierie , i Francesi non avrebbero spa rate le loro , ed avvertito pertanto Dugommier; biso

gnava dunque subire la scaglia nemica senza ripostare ? Certamente che se la sorpresa fosse stata possibile, era meglio assalire alla baionetta ; ma dal momento che li francesi cannoni tuonavano, tanto valeva rispondervi !


CAPITOLO Iv .

313

Un certo Millo , altro soldato improvvisato , con quel

cicaleccio proprio dei figli della Provenza , rimetteva pure un piano d'attacco generale, che altro non era che un tessuto di errori , e nel quale , giudicando con rara baldanza i talenti di Devins , di Saint-André e di Colli , spingeva l'ardire a consigliare i comandanti delle va

rie colonne, dando la preferenza al cavaliere d'Osasco (quello che comandava a Linières il reggimento Vercelli) ed al maggiore Strassoldo , che vidimo fatto prigioniero

a Sospello nel principio dell'anno . Notai questi due per chè ciò prova che eran rientrati nelle file dell'armata , quantunque il d'Osasco , a quell'epoca , dovesse ancor essere in istato d'arresto (1 ) . Non so come Vittorio Amedeo permettesse una cosi grave infrazione alla militar disciplina, e come si pia cesse di simili ciarlatani; forse eran merlotti fatti cin

guettar da personaggi più influenti e più potenti presso al

re ; ed avvalora questa supposizione il vedere che ambidue sono prodighi di elogi verso lo stesso indivi duo , loro connazionale , uomo di gran merito invero , ma nemico acerrimo del Devins, come rilevasi da al cune sue lettere che trovansi nei regi archivi , e che

venne poi poco tempo dopo allontanato dall'armata. ( 1 ) Esiste però di quel tempo un piano di campagna anonimo nei regi archivi , molto bene ragionato, e presentato senza dub bio da qualche perito dell'arte militare. Consigliasi ir esso di abbandonare la valle d'Aosta alla difesa dei paesani ; di formar una riserva centrale di 10 mila uomini a Saluzzo per custodir quelle valli ; quindi di concentrar il rimanente delle forze sulla Roya, ed occupando fortemente la Briga , Saorgio , Colle Ardente

ed Ormea , far impeto col rimanente e cogli alleati austriaci in Provenza.


314

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Mentre pensavasi da noi ad entrare nei quartieri d'in verno, i Francesi prendevano la loro rivincita assalendo

i nostri primi posti . Li 7 novembre , di buon mattino, essi piombavano su 80 miliziani comandati dal cava liere Sant'Antonino , dal tenente Alziari e dal sotto -te

nente Dalmazzo , che stavano a custodia del passo del torrente Sterone al villaggio di Cigala . Facevano i no stri bella difesa bruciando sino all'ultima loro cartuccia,

ma rimasti poi senza munizioni e ridotti a metà dal fuoco nemico , eran costretti ad arrendersi prigionieri di guerra. Padroni poi di quel passo , i Francesi face vano continue scorrerie nei paesi circonvicini . Ne scriveva li 9 Devins al re , ma rappresentando che la ripresa di quel villaggio e di alcuni altri in riva al torrente, quantunque non difficile, era inutile , chiedeva licenza di evacuare la riva dell'Esterone e ridursi sul

sinistro margine del Varo . Operazione che conduceva a termine il giorno 11 , senza essere molestato dal ne mico , che era tenuto in freno dal maggiore Brentano alla testa dei suoi croati ; i quali però , prima di ab bandonare quei luoghi , si presero cura di esportarne tutto l'asportabile. Saputasi questa ritirata dagli abitanti di Guillaumes, e temendo essi che i Francesi, venendo a collocarsi nel castello, rendessero poi la loro terra scena di nuovi com battimenti e di maggiori sciagure, per mezzo del conte di Saint-André ottenevano dal re che venisse demolito

il loro castello ; operazione che era poi condotta a ter mine dal maggiore Marciotti . Devins intanto irritato contro il duca d'Aosta, contr Saint-André e Dellera tutti valent'uomini che avevano

dissuaso re Vittorio dal dar ricetto agli Austriaci nelle


CAPITOLO IV ..

315

fortezze , lasciati in avamposto sulla linea superiore alcuni battaglioni piemontesi , ai quali toccavano sem pre i maggiori strapazzi, e datone il comando al mar

chese Colli di Felizzano che già cominciava a levar fama di sé , e che stabilivasi a Belvedere, raggiunti i suoi Tedeschi rivalicava li 14 novembre il col di Tenda,

e veniva a collocarsi in quartier d'inverno, sgombrando il versante occidentale dei monti al momento appunto

ove un attacco sarebbe stato più opportuno ; perchè i Francesi affievoliti per la partenza del generale Du gommier colla sua divisione alla volta di Tolone, diffi

cilmente avrebbero potuto resistere ad un altro assalto rinnovato con gagliardia . Difatti i Francesi , che, da un rapporto fatto al re li 24 ottobre , ascendevano in tutto

a quindici mila , dei quali cinque soli battaglioni erano di vecchia truppa , cinque mediocri, perchè di nuove cernide , e gli altri di gente indisciplinata, non erano dopo quella partenza più di otto o nove mila uomini . E sembra che di tale opinione fosse il duca d'Aosta, il quale forse per dimostrare la sua buona volontà di combattere erasi intanto portato avanti sino al côlle di

Ginestre collocandosi sul Brech e sul Figaretto, di dove intercettava il centro e la sinistra francese.

Ma se valoroso ed intraprendente era Dugommier, che aveva saputo cosi bene eludere il tentativo dei

Sardi su Giletta, non certamente da meno di lui era il nostro Massena , il quale promosso recentemente gene rale di brigata, stava colà alle difese con il suo corpo.

Intollerante esso di riposo , si cacciò in mente di ria prire le rotte communicazioni malgrado le pessime

strade , rese ancor più cattive dalla già caduta neve e dal rigore della stagione. Partitosi adunque da Utelles


316

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

con cinquecento soldati li 24 novembre portavasi al

l'assalto dei posti avanzati degli alleati, e tanto in quel di che nella domane li scacciava da ogni luogo . Ma

avendo poi investito il posto detto la Tête du Pin, ove stava a guardia, Brentano maggiore nei granatieri Wollust ,

con due compagnie Caprara e col corpo franco di Giu lay ( stato formato da poco ) riceveva egli fiere busse , tanto più che in aiuto del Tedesco accorreva Radicati coi suoi volontarii : onde per questa volta Massena ebbe a ripigliar la via colle corna rotte.

Ma non si sfiducia egli perciò , che anzi tre giorni dopo , cioè li 29 , attacca i Sardi a Castel-Ginestra e dopo una feroce mischia perviene a sloggiarneli. Im

piegavansi in tal lotta persino i sassi, che i Regii fa cevan rotolar sugli assalitori dall’erta in cui stavano : ma nė i macigni , né le baionette, colle quali i sol dati di Piemonte ed Aosta che cold stavano trafig

gevano i più arditi , erano armi sufficienti contro il valor di Massena e dei suoi : fu forza ai Piemontesi di abbandonare la ben contrastata rôcca e ritirarsi sul suc

cessivo picco del Brech, ove almeno credevansi al sicuro . Ma cosi non credeva e sopratutto cosi non voleva Mas

sena , il quale , fatto smontare un pezzo da quattro e trascinatolo a braccia d'uomo per orridi precipizii , ove

il viandante non mai posa il piè che tremando ,

riu

sciva a collocarlo, dopo stenti inauditi , sulla punta ove risiede il castello di Ginestra , e di dove recava la

morte nelle file dei nostri presi di sbieco . Rinnovavasi qui la scena che era succeduta in Moriana ad Espier res ; atterriti i nostri di veder artiglierie là dove appena

riuscivano ad arrampicarsi daini'e camosci, comin ciarono a titubare ; assaliti poi da una colonna scesa


CAPITOLO IV .

317

per ignoti sentieri , privi di artiglieria da opporre alla francese, abbandonavano finalmente l'ultimo trinciera mento , e frettolosi riconducevansi a Lantosca. Ristabi

lite in tal modo le interrotte communicazioni , accor dava poi Massena alle sue truppe li ben meritati quar tieri d'inverno .

Qui ebbero fine le operazioni di guerra nel Nizzardo per quell’anno , limitandosi i Francesi a frequenti scor rerie nei paesi che giacciono a destra ed a sinistra del Varo, come Auvare, Guillaumes , Puget-Theniers, Peona , Todone , Villars , Massoins, ecc. , rubando dappertutto le

campane, con gran cordoglio di quei buoni ter

razzani.

Da parte nostra poi , non solo erano terminate le

spedizioni , ma anche tutti i principali duci eransi ri dotti a Torino, dove il re ed i suoi seguaci eran già ritornati da un mese . Lo seguiva in breve Devins per concertar il piano della futura campagna ; ed alli 16 di dicembre poi anche Colli e Strassoldo, ambidue ammalati, ritiravansi nella capitale, ove eransi già ri dotti Saint-André ed il duca d'Aosta ; dimodochè il co

mando delle truppe stanziate nella contea di Nizza ve niva temporariamente affidato al buon Dellera, vecchio ed esperimentato guerriero, che applicavasi sopratutto a porre le sue genti al riparo dalle intemperie della stagione per quanto la presenza di un solerte ed au

dace nemico glielo concedeva . Ne aveva in ricompensa l'amore del soldato, che , sempre giusto, sa distinguere chi esige da lui il necessario , e chi per malignità di animo, o per orgoglio, o per fini più turpi si compiace di farlo inutilmente soffrire. E non mancavano nep

pure allora questi malefici genii; in un rapporto fatto


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

al ministero nel mese di dicembre da un tal Decaroli

della Chiusa sono a lungo esposti i varii motivi che ge neravano malcontento fra i soldati , i quali sopratutto lagnavansi dei modi aspri dei capi e delle mal giuste paghe : disertavano pertanto in gran numero , princi palmente dai corpi d'ordinanza , a segno che molti ge nerali consigliavano di porre sempre agli avamposti milizie e uomini dei reggimenti provinciali , i quali avendo famiglia e ferme più brevi , erano meno disposti a passar al nemico . Vedano dunque coloro che vorreb

bero l'esercito nostro lutto composto di ordinanze, che i provinciali e le milizie, gente tanto da loro sprezzata, tornano di soventi più a conto dei soldati di mestiere. In val di Maira ed in quella di Vraita nulla suc cesse che meriti d'esser qui riportato. Nella valle di Oulx , il venerabile barone Chino aveva

sempre saputo tener a freno il nemico con un pugno di soldati .

Il duca di Monferrato e di Aosta, dopo l'inſelice in

vasione fatta in agosto della Savoia , non aveva più nulla intrapreso di notevole , ma quasi volesse il destino che la sua truppa non avesse quiete , si svilupparono in essa certe febbri putride e nosocomiali , che rapirono le vit

time a centinaia ; li ospedali si convertirono in meste tombe, ove eran più gli estinti che gli agonizzanti . Qui dunqne terminerebbe la campagna del 1793; se non che reputo conveniente dare un succinto raggua glio della parte che alcuni nostri corpi presero all'as sedio di Tolone , che segna nella storia il primo passo del grand’uomo in quella fulgida carriera di gloria che doveva abbagliar l'intero universo .

Il popolo di Tolone aveva divisa l'indegnazione de


CAPITOLO IV .

319

statasi nel mezzodi della Francia contro la Convenzione

per la morte del re Luigi XVI e per la persecuzione dei Girondini: e questa indegnazione usufruttuata avevano

i Borbonici per far consegnare agli Inglesi la città di Tolone li 27 agosto .

La storia registrò con lode il nome del contrammi

raglio St-Julien che tentò opporsi al turpe fatto, e con danna ad eterna infamia quello di Imbert , capitano di vascello, e dell'ammiraglio Trogoff che ne furono i prin cipali autori . Appena gli Inglesi ebbero occupato quella piazza ma rittima ed intesero che Carteaux si avvicinava con 3,500

uomini per riprenderla , s'avvidero'come le loro forze, le quali a mala pena salivano a 2,000 uomini , fossero insufficienti per guarnire una cosi vasta città . E non fidandosi essi di farvi concorrere i cittadini armandoli,

per tema che accortisi dell'abbominevole azione com messa, rivolgessero le armi contro lo straniero , pensa rono a cercar rinforzi ; e primariamente l'ammiraglio Hood chiedeva ed otteneva 4,000 Spagnuoli da Lan

gara , i quali sbarcavano li 4 settembre ; ma inteso poi che l'esercito repubblicano andava ingrossandosi, rivol gevansi i generali britanni a Napoli e Piemonte per mezzo di lord Trevor , accreditato presso le corti ita liane dal governo inglese . Acconsentiva il re , e spediva ordine di raunare in Oneglia una piccola divisione composta dei seguenti corpi : Il quarto battaglione de'granatieri comandato dal co lonnello cavaliere Ratti e dal prode maggiore De Fora,

che aveva seco due compagnie di granatieri savoiardi ; Due battaglioni composti di cacciatori dei reggimenti


320

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Saluzzo, Aosta, Piemonte, La-Regina e Lombardia : co

mandava al primo il cavaliere Incisa, che col grado di luogotenente-colonnello rimpiazzato aveva il Luserna di

Campiglione, e che aveva seco il cavaliere D'Auvare come maggiore ; l'altro era guidato dal cavaliere Faussone di

Germagnano, destinato a trovar sulla gallica terra morte gloriosa , e che aveva seco per maggiore un Provana . Era serbato poi ad assumere il comando di questa gente il brigadiere De Bueller, che trovavasi tuttora in Sardegna col battaglione De -Courten : ma intanto era con loro il cavaliere Ignazio di Revel, maggiore dello stato gene rale, il quale doveva far le veci di capo di stato mag

giore . Doveva egli inoltre tener la corrispondenza col re; e siccome era grande amico del figlio di lord North ministro inglese , il quale faceva parte della spedizione in qualità di aiutante di campo del generale Murgrave , che da principio la comandava , speravasi che avrebbe potuto esser utile agli interessi del re in caso si fossero effettuate grandi conquiste in Provenza , ovvero decidendo gli alleati a volger le loro armi verso il Nizzardo, pro vocandone cosi l'evacuazione : per la qual cosa aveva egli ordine di tener il re alla corrente d'ogni benchè menomo avvenimento .

Furono queste truppe recate sul luogo da alcuni legni mercantili , scortati da varie fregate inglesi e dalla sarda

il San Vittorio ; la quale dopo essersi salvata da Villa franca nel porto di Genova , non osando più uscire da esso , perchè il mare, non ancor protetto dall'anglico vessillo , era invece infestato dalle squadre della Francia,

era stata disarmata , e se ne era avviato l'equipaggio per pedestra via a Torino, ove fu alloggiato nel convento di S. Carlo . Ebbe ora l'ordine di armare e di portarsi a


CAPITOLO IV .

321

raggiunger la squadra inglese : ma sorsero altre diffi coltà : che il Senato genovese non volle rendere la pol vere da cannoni che i nostri nell'epoca del disarmo , conformandosi all'uso , avevan deposta a terra , addu

cendo che per non infrangere la neutralità era duopo che la sarda fregata uscisse dal porto di Genova in aspetto di naviglio mercantile ; dimodochè fu forza an

darsene senza munizioni nella rada di Oneglia , ove ne venne provveduta : imbarcati poi i soldati , giungeva essa colle altre navi li 26 settembre a Tolone .

Appena giunti i nostri vennero dagli abitanti di quella città festevolmente accolti , perchè più accetti che gli

Inglesi , ai quali già pentivansi di essersi confidati, ed ancor più degli Spagnuoli, che colla loro albagia si ini micavano tutti gli abitanti.

E veramente cominciavan i Tolonesi a cogliere il frutto

dell'infame azione loro d'aver aperta agli eterni nemici della patria una delle porte principali di Francia : i quali ben presto dimostrarono che nulla intenzione avevano

di serbare i patti fatti all'epoca della dedizione ; poiché è bensi vero che su tutti i forti, sul porto e sulla città medesima sventolava la bianca bandiera borbonica, ma

ciò malgrado i duci inglesi non solo avevan impedito la partenza alla deputazione de' cittadini che volevan recarsi a Torino ove stava il conte di Provenza , che fu poi Luigi XVIII , per invitarlo a venir tra loro , ma cominciavano anche a svaligiare gli arsenali ed i ma gazzeni marittimi , secondo l'avarissima loro consuetu

dine ; cose queste che accrescevano il mal umore tra i Francesi, i quali poi erano neppure d'accordo fra loro, perché la massa dei Tolonesi voleva bensi riconoscere il re, ma a patto che riconfermasse la costituzione del Vol . I.

PINELLI , Storia ecc .


322

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

1791 , ed i realisti invece volevan ripristinar l'antico as soluto governo .

Non è mia intenzione di entrare in un dettagliato rac conto delle cose tutte che accaddero durante quel ce lebre assedio, e delle scene di orrore che vi posero ter

mine , atteso che esso è fuori del mio assunto , come appartenente in sostanza alla storia di quella nazione; oltrecchè i fatti in esso successi furono già da altre penne ben più eleganti della mia narrati : onde io mi limiteró ad esporre quei combattimenti, nei quali le nostre truppe

presero parte , ed in cui non pochi individui acquista rono riputazione di prodi guerrieri .

E dirò prima come lord Trevor desiderasse che anche gli Austriaci concorressero a quella spedizione, e come facesse instanze presso l'arciduca e presso Devins per ottenerne 5,000 soldati : ma l'Austria, conscia che qui si trattava solo di far l'utile dell'Inghilterra, e forse even tualmente quello di Sardegna, nel suo egoismo trovava modo sotto varii pretesti di sempre eludere la que stione: è però giusto dire che essa non era , come la Corte di Torino , astretta da alcun trattato verso l'In

ghilterra a spedir truppe .

Il primo fatto a cui presero parte le regie truppe fu quello del primo ottobre . Eransi i Francesi impadroniti li 30 settembre di due piccole ridotte stabilite sotto il forte Farone . Volendo pertanto i generali loro ritoglierle muovevano ad assalirli sulla destra dal forte S. Antonio

con 1,600 uomini , metà Napoletani e metà Spagnuoli, mentre 100 Inglesi innoltravansi inosservati da sinistra . Tre altre colonne, composte una di sei compagnie di cacciatori piemontesi, una di granatieri piemontesi, ed un'altra tutta di Inglesi, avanzavansi di fronte . Non at

!


CAPITOLO IV .

323

tesero i repubblicani tutte queste diverse schiere nelle ridotle , ma evacuatele, si attelavano a battaglia verso

l'estremità del monte . Perseguitavanli allora le tre co lonne anglo-piemontesi procedendo in bell'ordine, men tre la colonna di Spagnuoli e Napoletani , rafforzata da quattro compagnie dei cacciatori, due di Saluzzo e due del reggimento Aosta , sforzavasi di attaccarli di fianco

dal lato prospiciente verso la città : in pari tempo la guarnigione del forte Farone operava una sortita . Non posero mente i Francesi a questa seconda co lonna , e concentrarono tutto il loro fuoco sugli Inglesi e sui granatieri savoiardi , che condotti da De Forax , risoluti venivan ad aggredirli in faccia ; il che vedutosi

dal cavaliere Incisa , che comandava ai cacciatori pie montesi e dal condottiero dei Napolitani , tutti granatieri e gente fioritissima, falte inastare le baionette ai loro soldati , giunti a 40 metri in un attimo s'avventarono

contro i Francesi; non lennero questi salde le ordinanze a tal urto , che anzi , sbandatisi , abbandonavano le pala fitte , dietro cui s'eran schierati. Non ottenevano però

gli alleati senza sangue questa vittoria, perchè anzi fra i soli Piemontesi , oltre a quella di 4 soldati , ebbesi a la mentare la morte del tenente Fabar dei cacciatori di Lombardia ; i feriti poi furono molto più , avendo essi oltrepassato li 30, fra i quali un capitano Grondona dei granatieri di Sardegna , cosi fieramente percosso da ri manere pei residui giorni suoi inabile al servizio attivo ;

un Detorricella , capitano cacciatore di Christ ; un De blanc, tenente cacciatore di Saluzzo ; un Cerruti , tenente

granatiere d'Aosta ; e lo stesso Incisa però leggiermente. De Forax, poi dava cosi segnalate prove di straordinario

valore, che i Tolonesi , fatlisigli incontro, lo presenta vano di una corona d'alloro .


324

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

In generale poi la condotta di tutti gli Italiani in questa fazione, nella quale essi si ebbero la più bella parte, fu tale da provocare da lord Murgrave i più vivi encomii , lodando egli particolarmente, oltre al Dichat,

il Revel ed un certo Etienne, ufficiale , non so in qual reggimento ; oltre al cacciatore Scano, sardo, ed al Mar

ciandi, piemontese , che erano decorati della medaglia d'oro per esser entrati primi nei trincieramenti nemici . Ma da ambo i lati crescevan le armi : perché il comi tato di salute pubblica francese, eleggendo Dugommier al supremo comando dell'armata di assedio , la portava

a 28,000 uomini : e per altra parte gli alleati ricevevano prima 2,500 Napoletani , giunti li 27 settembre nella squadra del vice ammiraglio Fortiguerri, toscano, e dei generali Pignatelli e Gambs , quindi due battaglioni no stri giunti di Sardegna sul vascello inglese il Colossus, comandato dal capitano Pole, e dalla fregata il S. Vit torio, che da Tolone erasi colà recata , e da due navi mercantili, una spagnuola e l'altra ragusea . Erano essi il secondo battaglione di Piemonte, comandato dal te nente - colonnello Pamparato , ed il secondo battaglione di De-Courten, retto da De Bueller, destinato , come già

feci avvertire , al comando superiore delle forze sarde. Avevano ambidue questi battaglioni la loro compagnia granatieri.

Oltracciò giungevano ancora li 7. ottobre due reggi menti inglesi; dimodochè in Tolone non erano meno di 15,000 uomini di tutte le nazioni , perchè non mancava una piccola legione francese composta dagli uomini de gli equipaggi dei predati vascelli, e che, retta da certo

conte Toustain , prese il nome di Royal-Louis, cercando di mascherare con tal nome, che dimostrava la loro de


CAPITOLO IV .

325

vozione al re, l'infame tradimento che stavan ogni di

perpetuando, unendo le fratricide loro armi a quelle di tanti e diversi nemici della loro patria . Qual armonia regnar potesse in un'armata composta di cosi vari elementi è facile immaginarlo : ne fa poi fede la corrispondenza del cavaliere di Revel col re, il quale in tutte le sue lettere manifesta il dubbio che la

spedizione riuscir possa felicemente , e volgere sopra

tutto a profitto della corona di Sardegna : ben scorgendo egli come la gelosia tra Spagnuoli ed Inglesi abbia a

partorire la reddizione della piazza ; tanto più che gli Spagnuoli abbandonavansi poi ad eccessi tali di violenza e di rapina da far temere imminente una sollevazione

di furia di popolo contrò loro : il che sarebbe certa mente avvenuto se i Tolonesi avesser potuto sperar nella

clemenza della Convenzione , quand'invece eran conser vati nel preso partito dal timore per parte dei loro con

nazionali di un trattamento eguale a quello fatto recen , temente patire alla povera città di Lione .

Desiderato avrebbe adunque il cavaliere di Revel di veder richiamata la nostra divisioncella, ben prevedendo che, mentre nessun utile ne sarebbe tornato dalla loro

dimora nell'assediata piazza alla causa della patria e del trono , essa poi sarebbe oltremodo assottigliata a causa del penoso servizio che erano chiamati a fare, perché,

fosse fiducia nel valore ed intelligenza delle genti no stre, o più probabilmente freddo egoismo che faceva loro preferire di sacrificar le vite estranee anzi che quelle dei loro connazionali , i generali Murgrave inglese e Gra vina spagnuolo , formata una bella divisione di Sardi e Napoletani la incaricavano quasi esclusivamente del quo

tidiano servizio d'avamposto e di quello di fiancheggia tori nelle ordinate fazioni.


326

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Molti furono gli scontri ed azzuffamenti che ogni

giorno accadevano fra gli Italiani ed i repubblicani, ed ogni giorno veniva ad aumentar la fiducia che i gene rali alleati riposta avevano nei primi. Lontani dal patrio suolo , estranei alla contesa, pugnando sotto ignoti vessilli e per causa ignota, get tati fra un popolo che con ira fratricida si dilaniava , i nostri Italiani , immemori di tutto , ma solo dell'onor militare curanti , eroicamente battevansi , ben dimo strando che la generosa patria loro, sebben divisa e fra ceppi gemente, pur non sapeva partorire conigli ! Cresceva fra quei prodi figli delle due estremità del l'itala terra la reciproca estimazione e l'amore ; ed oh quanto da desiderar sarebbe che nuovi eventi sorges sero per cui , combattendo a lato i figli delle varie pro

vincie della penisola, mescolando il loro sangue in forti e generose guerre, imparino ad amarsi a vicenda ed a stringersi in fraterno nodo contro il detestato straniero!

ma , ed allora e dopo , fugaci e passeggiere furono le occasioni che ebbero gli Italiani di combattere uniti per la medesima causa , e, quel che più importa, se uniti talvolta trovaronsi, o combattevano per causa non loro e non degna , od erano dalla perversità dei loro reggitori incagliati i magnanimi loro sforzi.

Ma queste giornaliere avvisaglie facevano luogo, li 15 ottobre, ad un maggiore scontro, perchè gli assediatori, formate due poderose colonne , muovevano risoluti al

l'assalto del forte Farone, occupato da 500 Inglesi ; i quali , sebbene valorosamente si difendessero, erano poi dal numero costretti a momentaneamente ritirarsi ad

dietro, sin che , raggiunti dal battaglione di cacciatori piemontesi , comandato dal prode Germagnano , rinco


CAPITOLO IV .

327

rati ritornavano all'assalto; e dopo un ostinato azzuffa mento, riuscivano a scacciarne i repubblicani, riconqui stando la già perduta ridotta. E primi ad entrare in essa erano tre Sardi, cioè un tal Carreda cacciatore

del reggimento Sardegna, il quale per la bellezza delle sue forme veniva , per nome di guerra , denominato

Bellezia, che appena entrato , uccideva di proprio pu gno un cannoniere e ne feriva due altri. Un sergente dei cacciatori Regina, che veniva poi nominato alfiere, ed un soldato di Lombardia , che, unitamente al Car reda, era per tal fatto decorato : come pure era insi gnito dell'onorevole distintivo per aver meritato le lodi

del suo comandante , giusto estimatore di forti azioni, cavaliere Germagnano, il savoiardo sergente Carrel, già a noi noto per i fatti di Savoia, e che troveremo ancora altrove lodato , e di cui intanto mi giova ricordare la

fedeltà col suo re ; perchè trovandosi egli comandato in Savoia in reclutamento nel 1792, quando i Francesi invasero quella duchea , venivagli offerto da essi di farlo capitano, purché usasse dell'influenza sua per indurre li reclutati ed altri giovani savoiardi ad entrare nella

legione degli Allobrogi che stavasi allora sotto Doppet organizzando : ma egli, elusa con avvedutezza la vigi lanza dei repubblicani, notturnamente e tacito parti vasene alla volta di Piemonte, preferendo di rimanere

nell'umile suo grado, ma con incorrotta fede , anzichè

acquistar un grado elevato macchiandosi di turpe tra digione. Era intanto giunto all'armata assediante il nuovo ge neralissimo Dugommier, il quale, volendo por fine allo

ormai troppo lungo assedio , ragunava un consiglio di guerra , in cui veniva deciso di dirigere parimente ogni


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sforzo contro la ridotta eretta dagli Inglesi sul monte che siede a ponente del forte dell'Eguillette, come pure

contro il forte Malbousquet e la montagna di Farone, e facendo in pari tempo alcune dimostrazioni verso il

capo Brun : riserbandosi poi ad attaccare il corpo della piazza quando queste opere esteriori fossero cadute in $ loro potere. A tal fine il comandante di battaglione Buonaparte faceva innalzare sul colle detto delle Arene una batteria

di 6 pezzi da 24, che fulminar doveva il forte Malbous quet, la quale alli 28. novembre cominciò a cagionare agli assediati un danno tale, che O'Hara , giunto lo stesso giorno di Inghilterra per prender il comando supremo, , decise di sloggiare ad ogni costo i Francesi da quel poggio : Li 30 novembre adunque egli formava un corpo di 3,000 circa , che suddivideva in 4 colonne. La prima era di 500 Inglesi, e doveva recarsi direttamente sulla bat teria ; la seconda di 380 Piemontesi , comandati da Revel , doveva fiancheggiarla da destra; la terza com

ponevasi di 1,000 Napolitani e della legione di emigrati francesi, forte di 260 uomini ; la quarta comprendeva 850 Spagnuoli . Queste due ultime dovevano girare il poggio su cui stava la batteria per la loro sinistra ,

mentre i Piemontesi, dirigendosi a destra sopra Chateau Fourier, dovevano favorire la marcia degli Inglesi sulla collina delle Arene .

Aveva Buonaparte fabbricata la sua batteria in modo

che il ciglione del côlle servisse di parapetto ai canno

nieri : onde i pezzi rimanevan quasi sul declivio oppo sto, e solo ne spuntava la bocca a fior d'orizzonte . Traghettavano all'alba il torrente Laz le quattro co

!


CAPITOLO IV .

1

329

lonne, e procedevano animose. L'emulazione che re gnava fra le diverse nazioni era tale, che desse tutte si gettarono a gara verso il côlle, ascendendolo di fronte

con gran grida e schiamazzo , e ponendo cosi in non cale le ricevute istruzioni . Scorgendo quella tempesta i pochi difensori della batteria , sbalorditi da quelle sel

vaggie grida e da tutte quelle diverse colonne , abban donarono i pezzi , e rifugiaronsi più addietro verso Ol lioules ; il che notatosi dagli assalitori, si gettano essi alla rinfusa sui pezzi ed in un momento li inchiodano: ma confondendo intanto le proprie ordinanze , più non presentano che una informe massa, che senza ordine

si precipita verso Ollioules, minacciando di impadronirsi del parco d'assedio che colà tenevano i Francesi. I soli Piemontesi, frenati a stento da Revel , si mantengono sul cólle, formando cosi una salutar riserva, di cui dovevasi fra росо riconoscere tutta l'utilità . !

Alla prima notizia dell' assalto dei coalizzati era ac corso Dugommier', e raccozzati i fuggitivi, riordinatili ed aggiunto loro nuove soldatesche , li rincacciava in nanzi sopra Ollioules, ed in breve giungeva in aiuto dei pochi valorosi che, tenendo testa agli invasori , tenta vano salvare il gran parco ; e dato dentro a quella dis ordinata massa , la costringeva a riguadagnare il côlle con quella precipitazione stessa colla quale discesa ne era. Ma qui non fermaronsi i fuggitivi, che fieramente incalzati a lor turno dai repubblicani, cominciarono a scendere a precipizio verso la città ; e se non fosse stato della piemontese riserva , i nemici , inseguendoli , sa rebbero forse riusciti a penetrar almeno nel forte. Fa rone .

Pochi erano i nostri, e quel che più monta non tutti


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fecero gagliardamente il loro dovere : poichè le due com pagnie granatieri di Vercelli, che collocate sul fianco

trovavansi alquanto staccate dai compagni, spauritesi ve dendo fuggire Spagnuoli , Francesi, Napoletani ed In glesi, davan volta esse pure.

Tenevan per buona ventura saldo 60 granatieri di Piemonte ed 80 cacciatori svizzeri di De - Courten, tutta

gente giunta dall'isola di Sardegna, i quali vedendo dal centro ove stavano una francese colonna avanzar su di

loro a baionetta spianata , non stavano ad aspettarla ,

ma incrociato essi pure l'astato fucile, animosamente su di essa gettandosi, la respingevano sul declivio del côlle ; ma mentre essi sbaragliavano la nemica centrale

colonna, due altre li oltrepassavano da destra e da si nistra , ponendo il disordine fra i federati, i quali mi rando ferito e condotto prigione il generalissimo O'Hara, rivalicato il Laz, tentavano ridursi in salvo nel forte. Tra versavano quel rio dietro loro i Francesi, che avrebbero

quel di tratto, senza dubbio, maggior profitto della sgo minazione dei federati, se il cavaliere di Revel non avesse

avvedutamente ripiegata la piccola schiera di Piemonte e di De -Courten sul poggio di Missiè, ove stavano alcuni

inglesi artiglieri con 2 cannoni che già disponevansi ad abbandonare; ma vedutisi ora sostenuti da quella scorta piemontese, ripreso lena ed ardire , ricominciavano a

trarre furiosamente sulle colonne nemiche pigliandole in fianco ; il quale loro fuoco micidiale , sussidiato da

quello ben diretto della sarda moschetteria , riusciva a moderare dapprima la foga persecutrice dei repubbli cani e dava tempo agli Inglesi ed ai Napoletani di rifor marsi e di far loro testa ; per la qual cosa i Francesi , che non erano molti , vedutisi soverchiamente discosti

1


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dalle loro riserve , ripassata la riviera , ordinatamente ritraevansi nel proprio campo .

E qui noterò che fra quei 60 granatieri di Piemonte che fecero si bella resistenza , faceva le sue prime prove il Siravegna , destinato a salire poi al grado di colonnello nel subalpino esercito .

Perderono gli assediati in tal fatto 400 uomini, metà dei quali furono inglesi, 80 spagnuoli, 20 napoletani e 95 piemontesi o svizzeri . I Francesi accusarono 115 tra morti e prigionieri , e lo stesso Dugommier rilevò due leggiere ferite; dimo dochè in tale azione ambidue i generalissimi nimici fu rono percossi ; ma più gravemente O'Hara , che per so prassello rimaneva prigioniero di guerra . La distruzione della batteria delle Arene per parte

degli alleati , fece il fuoco dei Francesi meno intenso per alcuni giorni, ma ben presto Buonaparte l'ebbe ri

fatta migliore di prima , ed aggiuntovene delle altre che fulminavano il ridotto inglese , denominato per la sua fortezza il Piccolo Gibilterra . Era esso difeso da

3,000 Spagnuoli ed alcuni Piemontesi che vi si erano fortificati attorno. Il giorno 14, Dugommier, accompa

gnato dal giovine corso e dal capo del genio Marescot, aveva fatto una riconoscenza di quelle opere , e vedu tane la forza , decideva , dietro i consigli di quei due , di assalire da molte e diverse parti, cioè dal lato del mare tentando di impossessarsi delle colline che domi nano il forte dell'Eguillette e di Farone; due altre co lonne poi dovevano contemporaneamente contenere i

presidii del forte Sant'Antonio e quello di Malbousquet. Le artiglierie ebbero ordine di raddoppiare il loro fuoco che fu mantenuto vivissimo tutto il giorno 15 e 16 ; e


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Ji 17 , all'una dopo la mezzanotte , le truppe assalitrici che si eran giả portate sin dalla sera precedente nei varii luoghi di concentramento , animate da insolito ardore, movevansi per girne all'assalto, malgrado una dirotta pioggia ed un furiosissimo vento . Guidavano la colonna principale contro la ridotta inglese Labarre e Victor, che fu poi maresciallo di Francia . Spingeva La

barre i suoi uomini sino ai piedi dei trincieramenti , e colà ,malgrado l'infuriar dell'uragano, malgrado i massi

di pietre che i difensori scagliavano sui repubblicani, malgrado le artiglierie che vomitavano la morte, i soldati Francesi, arrampicandosi gli uni sugli altri, profittando dell'oscurità della notte , pervennero a penetrare nella

ridotta per le cannoniere, e fecero orrenda strage degli artiglieri inglesi scannandoli sui loro pezzi . Riavulisi però i difensori dalla sorpresa e rincacciato il piccolo numero degli entrati, ripreso animo, li ributtavano ; ma sopraggiungeva poi Victor con nuove genti, e quantun

que egli riportasse grave ferita, pure i suoi costringe vano gli alleati ad abbandonare quel tremendo baluardo. Mentre queste cose succedevano al Piccolo Gibilterra,

Lapoype aveva fatto aggredire dal suo canto il forte Farone dalla brigata di Mouret. Il prode Germagnano, a cui erane affidata la difesa, vigorosamente respingeva

gli assalitori , e mancategli poi pel lungo combattere le munizioni, pugnava coi sassi e col calcio dello schioppo ; ma aumentavano ad ogni istante le nemiche

falangi; onde quell'anima altera del Germagnano , ani imato da nobile desio di oscurar coi suoi cacciatori i

soldati delle altre nazioni col proprio valore , veduta , per la seguita morte di molti dei suoi , imminente la presa della rocca a lui confidata, piuttosto che arren

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CAPITOLO IV .

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dersi, si slanciava con pochi seguaci sui nemici già sta biliti sui parapetti della ridotta , e trovava cosi gloriosa morte .

Giuseppe Germagnano, antico capitano della marina, aveva nel 1787 ottenuta licenza dal re di recarsi a mi

litare in Russia ove , addetto allo stato maggiore del prin cipe Potemkin , aveva seco lui fatto la campagna con tro i Turchi, ed aveva ivi raccolto bella gloria e ben acquistati onori . Al primo rumore poi della lega austro prussa , egli era entrato nel corpo di Brunswich 'ed aveva fatta la campagna deita di Sciampagna nella di visione del principe e generale Nassau ; ma appena in

tese che Casa Savoia spiegava la sua bandiera di guerra contro il sanguinario vessillo di Francia , egli , abban donate le straniere insegne, accorreva , alla voce del suo

signore, a pugnare valorosamente in patria . Era degna mente accolto dal re, riconfermato nell'acquistato grado di tenente - colonnello e creato suo aiutante di campo .

Ma ottenuto poi il comando di un battaglione di cac ciatori (di cui facevan parte Carrel e Marciandi , già da noi ripetutamente nominati come valorosi) , dopo es sersi distinto a Valminiers partiva per Tolone, ove dopo aver dato novelle prove della sua valenzia , incontrava la morte dei forti , morte agognata dai prodi soldati ,

ma solo dal destino a pochi felici concessa . Egli era fratello di Angelo , di cui narrai la generosa morte al forte di Milleforche , e di Gaspare che doveva

fra pochi mesi dividere il fato dei germani . Onore ai tre Curiazii piemontesi e felice quella prosapia che può annoverare tali antenati : della quale famiglia narra Cesare Saluzzo che otto erano i fratelli Germagnano che

militavano in quel tempo nelle armate piemontesi, e ne


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fa meraviglia con quella veramente degna modestia che formava uno dei primi pregi di quell'animo gentile ;

poichè è da sapersi che non doveva stupirsene un Sa luzzo , mentre se otto erano i Germagnano militanti

in quell'epoca , dodici erano i Saluzzo, alla verità non tutti fratelli , ma parenti tutti , e tutti di quella stirpe fra le chiare chiarissima; e su quella terra stessa in cui spirava Germagnano , un Saluzzo , come dirò fra poco , acquistavasi bella fama. E non deve passar incognito il nome del giovinetto tamburo Manera del reggimento Piemonte per nome di guerra la Fortuna, il quale dopo avere, durante l'as salto dato dai Francesi al forte Farone, maneggiato un

pezzo da cinque, riusciva poi, coll'aiuto di due compa gni , a porlo in salvo, acquistandosi cosi la decorazione dei prodi . Presa la ridotta Farone ed il Piccolo Gibilterra, pensò

Lapoype di far tentativo sopra le altre ridotte, e spin geva a quella volta la brigata Garnier, la quale con poca fatica impossessavasi delle due ridotte S. Antonio, di quella di S. Andrea e benanco del formidabile forte di Malbousquet, che fu però ostinatamente difeso dai

Napoletani ivi a presidio , i quali dapprima respinge vano Garnier e ritraevansi solo , quando a rinforzo di

questi giungeva Mouret con tutte quelle genti che non era stato costretto di lasciare nel forte Farone ..

Cadute le fortezze esteriori in mano dei Francesi,

gli alleati ancora posseditori del forte Lamalgue e della città, coll'aiuto delle navi ritentavano un assalto ; ma

era più simulacro che vero assalto , ed inteso solo a dar tempo ad evacuar la città : ed in questa ritirata ri fulse nuovamente la virtù del cavaliere Revel , che


CAPITOLO IV .

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coll'aiuto del cavaliere d'Auvare alla testa dei cacciatori

piemontesi la sostenne, e ricuperò anzi due pezzi d'in glese artiglieria già caduti in mano del nemico. Seb bene il merito principale però di essa vada attribuito al battaglione di Piemonte, il quale dopo aver cooperato cogli Spagnuoli alla difesa del Piccolo Gibilterra, sotto gli ordini del maggiore Zaverio Saluzzo, rinforzato poi nel momento più periglioso della ritirata da un distacca mento di granatieri guidati da Costa de Beauregard, te neva continuamente testa ai Francesi e ritirandosi prima alla grossa torre di S. Luigi , cinta per ogni parte dal mare, quindi al forte di Lamalgue, dava ai confederati qualche maggiore respitto nell'eseguir l'imbarco delle genti : per la quale azione ne era poi lodato da Dundas, generale divisionario inglese, il quale nel suo rapporto, oltre al

Saluzzo, accorda encomii ad un Napione e ad un S. An - Doveva questo Saluzzo esser fratello del conte Angelo , comandante generale allora della artiglieria sarda ( 1). Non narrerò gli orrori dell'evacuazione di Tolone : chi ama veder quanto possa l'ira di parte in fraterni

drà.

(1) Da persona di gran fede degnissima vengo accertato che

dopo la presa del forle principale, mandarono i generali alleati un parlamentario per trattar la resa della piazza , e che questo

parlamentario fu il cavaliere di Castelvecchio , morto poi molti anni dopo vice - ammiraglio da noi; il quale , secondo questa tra

dizione, abboccato si sarebbe per quella bisogna con un ufficiale superiore di artiglieria , che era niente meno di Buonaparte, che respinse però a nome del generalissimo Dugommier ogni tratta

tiva. Non trovando però narrato da alcun autore che gli alleati.

trattar volessero della resa , malgrado l'autenticità della persona da cuitengo questi dati e che faceva parte della spedizione , credo doverli palesare al pubblico colla debita riserva ."


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

petti , e l'avidità di estraneo invasore , legga in Thiers questa luttuosa pagina della storia francese, e consideri quanto infami siano coloro che chiamano armi straniere ad invadere il patrio suolo . Per la narrazione dei fatti nostri, basti il dire che al fuoco nemico si aggiunse la discordia che regnava fra i confederati per render più ruinosa la ritirata. Sali rono i nostri le navi inglesi bene accolti da quegli iso lani, che se nell'ira della perduta preda non li festeg

giarono, come fatto avevano quando li imbarcavano ad Oneglia , si dimostrarono però abbastanza umani verso guerrieri pel valore dei quali concepito avevano alta stima .

Ricoveraronsi i navigli spagnuoli ed inglesi alle isole di Hières , ove si addiveniva al riparto delle diverse

schiere, che in quel primo scompiglio s'erano imbarcate non solo mescolando i varii corpi, ma persino le varie

nazioni. I nostri venivano poi ricondotti ad Oneglia , scemati , dal ferro nemico e dalle malattie , di ben tre cento uomini , de quali però cinquanta erano prigioni.

Oltre al già compianto Germagnano, annoverossi an che fra gli uccisi il cavaliere Tornielli caduto nel com battimento delli 30 ; e fra i feriti, il cavaliere d’Al brion , che, non avendo potuto con alcuni altri per la gravità delle ferite venir trasbordato, era condotto con alcuni altri su navi inglesi a Napoli , dove amorevol mente trattato coi compagni , ritornava più tardi con essi in patria. Questa malaugurata spedizione costó al Piemonte inoltre la somma di franchi 213 mila , valore di effetti

perduti : e mentre la marina inglese si avvantaggio di molte grosse navi da guerra, ai Sardi non venne accor


CAPITOLO IV .

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dato altro legno che la fregata l’Alceste in rimpiazza mento della fregata il S. Vittorio, che riconosciutasi troppo logora per sostener la navigazione, venne da essi abbandonata nella rada francese , e fu la prima ad an dare in fiamme.

Piccol compenso a tanti danni fu la gloria acquistata dalle nostre truppe in generale, e specialmente da al cuni individui , come , oltre ai già sunnominati, il ser gente Carena ed il granatiere semplice Daghera, che fu ron poi decorati ; il tenente -colonnello Pamparato ,, il tenente Paoletto e d’Albrion , i sotto -tenenti Valfré, Ra :: dicati e Torini che furono onorevolmente menzionati.

Il Revel poi era dal re nominato tenente - colonnello in prova della lodevole sua condotta militare e politica . Anche i Napoletani nelle difese di Farone e del Mal

boschelto specialmente si dimostrarono a niun altra nazione secondi : ma essi pure ebbero a sostenere la perdita di 200 morti , 400 prigioni , di tutti i cavalli , delle tende e dei bagagli .

Questa fallita spedizione avrebbe potuto aver felici risultati se gli ufficiali subalterni spagnuoli avessero imitato lo zelo del loro ammiraglio Langara nel secon dare gli alleati inglesi : ma invece in loro e nella sol datesca regnava la massima antipatia verso quegli iso

lani, che largamente poi gliela ricambiavano. Forse avrebbero dovuto i generali della Lega , appena venuti in possesso della città e sbarcate le genti spa-. gnuole, spingersi avanti mentre la stagione era ancor propizia ed il governo repubblicano non aveva ancor adunato forze imponenti da oppor loro : poichè Tolone offriva al generale inglese una base eccellente, sul ge

nere di quella che Wellington creossi alcuni anni dopo Vol . I. --

22

PINELLI, Storia ecc .


STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a Lisbona : ma oltrecché correva gran divario tra Mur

grave e Wellington, credette poi anche egli fosse peri coloso lasciar Tolone senza guarnigione, perchè la sua

popolazione, irritata dall'albagia spagnuola e dall'avidità inglese, poteva ritornare alla devozione francese, quan

tunque il grosso naviglio di Spagna e d'Inghilterra po tesse sembrar sufficiente a tenerla in freno . E veramente

vogliono taluni che l'ammiraglio spagnuolo Langara si opponesse allo sgombramento di quell'importantis sirgo porto , ma che ne fosse poi diversamente deciso da Hood ammiraglio inglese, che aveva il superiore co mando del naviglio delle potenze confederate. Son giunto al termine degli eventi guerrieri accaduti nell'anno 1793. Se questa campagna non fruttò van taggio alcuno ai nostri , essa fu però gloriosa per le

nostre armi , e cancello le brutte memorie della prece dente del 1792, nella quale i Regii avevan quasi sempre

vôlte le spalle ai repubblicani : di modo che questi ste rili risultati non certo alla mancanza di valore nei

soldati , ma bensi alla mediocrità dei duci ed alla poca armonia che regnava tra loro attribuir si deve : ed è indubitato , che se mentre la francese armata trovavasi

in cosi critiche circostanze, alla testa dei Sardi vi fosse stato un abile condottiero, la Francia rischiava molto di

rimirare le nemiche insegne nel centro delle sue me ridionali provincie ; perchè le nostre forze, che per la

cattiva distribuzione ad esse assegnata , furono quasi sempre inferiori ai Francesi nelle diverse fazioni, fu

rono però in realtà quasi sempre superiori in numero . Ripetendo quanto altrove già dissi , dirò, che il vero piano di campagna per noi consisteva nel tener custo

diti con poche genti i varchi delle alpi, già per natura


CAPITOLO IV .

839

fortissimi, ed appoggiando quindi la nostra sinistra alla formidabile linea di Rauss, dell'Authion e Saorgio, riu nire 30,000 uomini ad Isola verso le sorgenti della Tinea e della Vesubia, e tenendosi legati pei côlli della Guercia, della Lombarda , di Colle-lunga e di Barbacane colle

genti stanziate in val di Stura , penetrare con tal im ponente forza nella valle dell'Ubaye , impadronirsi di

Barcellonetta per gettarsi quindi o nel Delfinato o nella Provenza, secondochè gli animi fossero stati più in un luogo che nell'altro disposti a riceverci . Giustizia vuole che si dica, che tanto il duca d'Aosta che Devins ten

tarono qualche cosa in questo senso , ma furono piut tosto sforzi parziali e scuciti e senza connessione , ed operati sempre con forze cosi deboli , che ad altro non

servirono che a cagionar inutile spargimento di sangue.

Porrò termine a questo capitolo narrando una ma gnanima azione del re Vittorio Amedeo : nel corso della

campagna il generalissimo di Francia scriveva al conte di Saint-André, lagnandosi che alcuni ufficiali piemon tesi prigionieri su parola a Nizza eransi evasi , ritor nando nei regi Stati : la cosa era vera , quantunque i fuggitivi , a loro discolpa , allegassero di essersi evasi

perchè non trattati dai repubblicani coi riguardi dovuti al loro grado, come eran da noi tenuti gli ufficiali fran cesi caduti in nostra mano , violandosi cosi le conven zioni del castello dei prigionieri, il quale voleva che quelli avessero parità di trattamento nelle due armate.

Ad ogni modo , il re informato delle doglianze del ne mico generale , imponeva al conte di Saint- André di accertarlo che non solo ciò era avvenuto senza suo consenso , ma che i colpevoli sarebbero stati severa

mente puniti; non volendo poi che il fallo altrui ridon


340

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE- - CAP . IV .

dasse a danno degli stessi suoi nemici, ordinava al suo generale di rilasciar liberi altrettanti ufficiali francesi quanti erano quelli piemontesi che erano riusciti a

porsi in salvo ; dimostrando cosi che, quantunque ne mico acerrimo delle nuove massime , e malgrado che

guerreggiasse contro un governo di cui non ricono sceva la legittimità, egli non avrebbe mai direttamente nė indirettamente acconsentito a cose , che anche con utile suo ledeva la dignità della sua corona . Bella prova di animo veramente regio e disinteressato .

i


CAPITOLO V. 1994 .

SOMMARIO .

Cambio di ge Stato dell'esercito al principio dell'anno 1794 nerali e di truppe - Forza delle armate francesi - Fatti d'arme in Savoia e nelle valli di Piemonte — Operazioni al mezzodi -Violazione del territorio ligure per parte dei Francesi Fatti Resa di Saorgio d'armi di Colle Ardente e della Briga Trattato di Valenziana fra Austria e Piemonte favorevole alla

prima

Congiure all'interno

Guerra marittima

Armamento generale

Posizione delle due armate e riflessioni

Piano di campagna di Malafede austriaca Buonaparte impedito per la morte di Robespierre -- Scontri su

in proposito

tutta la frontiera

Devins si ritira

Gli succede Wallis

Suoi concerti con Hood— I Francesi riprendono l'offensiva Battaglia del Dego - Disaccordo fra i generali alleati

- Fine

della campagna .

Postosi termine alla se non favorevole, almeno per le armi subalpine gloriosa campagna dell'anno 1793, ri dotte le schiere nelle stanze invernali , il re reduce sin

dal novembre nella sua capitale , stretti a consesso ge nerali e ministri, veniva seco loro ad esaminare sul da

farsi, perchè la ventura campagna più proficua riescisse agli interessi della lega . Ma cosa difficile era questa ; perchè da un lato la Francia , domate le ribelli città di

Lione, Marsiglia e Tolone, sorla come un sol uomo alla voce dei truculenti suoi tribuni, vedeva la sua gioventù


342

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

accorrere in massa sotto le bandiere che erano ad un

tempo stesso terrore ai nemici, ed onorato asilo ai buoni

che preferivano le mille volte affrontare il ferro nemico, che la mannaia del carnefice. E dalla parte dei Piemon tesi invece assottigliavansi le file, e perchè l'inazione dei duci smorzato aveva l'entusiasmo di molti , e perchè i disagi e le fatiche della guerra annoiato avevano molti altri, come di soventi avviene. Più di tutto poi contri buivano ad indebolire l'esercito la diserzione, e la mala

fede e la inettezza dei capitani svizzeri . Riboccano i registri degli ordini generali dell'epoca

di decreti reali, coi quali cospicue somme sono dal re ripetutamente anticipate ora a questo ora a quell'altro svizzero reggimento per agevolare ai colonnelli e capitani di quei corpi la completazione delle compagnie loro ; e

ciò non basta ! che, giunta l'epoca di ritenere in parte almeno la somma anticipata, eccoti un altro decreto che non solo vieta la ritenzione, ma nuove somme accorda . Nė può ragionevolmente dirsi che gravi invero fossero le difficoltà incontrate dai capitani per trovar uomini che volonterosi accorressero sotto le sabaude bandiere,

perchè la strage fatta dai rivoluzionari dei dieci mila

Svizzeri nell'agosto del 1792 aveva talmente inviperito quei montagnardi contro i Francesi , che di buon animo

accorrevano a servire quella potenza che , guerreggiando contro Francia , offriva loro mezzo di trarre vendetta dei scannati fratelli, ma questo loro ardire era di breve durata ; perchè giunti ai reggimenti non erano tardi ad

accorgersi che le vite loro erano ben più soventi desti nate a languir per mancanza di viveri o di paga , che

per nemica mano. Causa era di ciò l'avarizia dei capi, che speculavano su quella gente che vendersi bensi vo

9


CAPITOLO V ,

343

leva, ma per far buon tempone, e non per ingrassare co' suoi patimenti le tasche dei sordidi loro compatriota. Da questo ne ridondava gravissimo danno alla na zione subalpina, la quale, mentre vedeva profuso il già scarso numerario in vistosi sussidii a stranieri duci ,

era poi anche priva dei necessari difensori alla frontiera .

Tentava di rimediarvi il re promulgando indulti ai disertori, assomigliando le paghe di varii corpi di mi lizie a quelle dei regolari; autorizzava l'accettazione di Francesi ed altri stranieri nei corpi esteri , promovendo infine l'aumento degli antichi corpi di volontari e la formazione di nuovi.

E si fu propriamente sullo scorcio del 1793 che il

valoroso capitano Michele Piano, che dicemmo grave mente ferito a Giletta, dié mano a formar in Castagnole

d'Asti, sua patria, ove venuto s'era per curarsi, quei cacciatori che da lui ebbero nome, e che soli150 in prin cipio salirono poi in giugno 1794 a 307 , formando due

compagnie a lui soggette, e della seconda delle quali ebbe, per volontà regia , il comando come capitano-te

nente il Giuseppe Piano, fratello di Michele, a lui mag giore per età , ma non per grado perchè mentre Mi

chele appartenuto sempre aveva all'esercito , Giuseppe invece solo ora nella guerra aveva dato di piglio alle

armi. Un mese più tardi poi un tale Luigi Giovanni Piano, loro parente e già cadetto nel corpo, veniva fatto dal re sotto - tenente .

Mi dilungai alquanto su questa famiglia Piano per due ragioni, sia perché quei cacciatori furono di tutti

i corpi volontari quelli che, meglio formati, eccellente mente istrutti, resero più importanti servigi alla causa nazionale, e perché quella famiglia continuò e tuttora


344

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

continua a guerreggiare sotto le piemontesi bandiere : giacchè Michele Piano fu padre poi di quel colonnello

d'artiglieria morto in Torino pochi anni addietro, ed an cor ora due suoi nipoti militano nell'armata con grado di capitani , dopo aver onoratamente combattuta la guerra dell'indipendenza . E non è raro trovare nell'esercito nostro, anche fra le famiglie popolane, questo avvicendarsi di padri, di figli, di nipoti che animosi corrono a lor turno a far ono rato dono della vita loro per la patria ; ed io credo far opera di buono e leale cittadino notandoli e dimo

strando cosi che nei Piemontesi coraggio e valore sono tradizionali.

Altri corpi formavansi allora oltre a questo. .

Malabaila -Canale fu autorizzato a tramutar la sua cen

turia in battaglione di quattro compagnie. Un Martin Montů -Beccaria ebbe facoltà di formare una centuria

di 120 uomini armati di carabina, la quale, non so per

chè, era specificato dovesse esser priva della baionetta. Un Pandini formò eziandio un altro corpo . La Rocque, capitano valorosissimo dei miliziani nicesi , ebbe licenza di formarne una regolar compagnia , a cui si accorda

vano le paghe dei cacciatori franchi, i quali a loro turno vennero accresciuti dai varii disertori ed assoggettati a

quel Borgarelli di Isone che già vedemmo dimissionato per insubordinazione, riammesso poi pel dimostrato va lore, e nominato ora maggiore comandante del corpo franco, invece di Del Carretto che, a causa della ferita, dovette assumere le funzioni meno faticose di aiutante di campo.

Già dissi che era stato diviso il corpo franco in na

zionale e francese ; ora però si voleva riunirlo ; ma


CAPITOLO V.

345

pare che De Bonneaud tanto insistesse, in ciò anche aiutato da Borgarelli, che forse non amava quella mistura , che la fusione fu continuamente protratta, e quando ebbe luogo fu per poco, perchè nel 1795 poi vedo aver ottenuto Bonneaud il comando di due compagnie dette chasseurs -Bonneaud non solo, ma la facoltà di differen

ziare l'uniforme da quello dei Franchi, che avevano le rivolte color di rosa , facendo egli invece assumere ai

suoi quelle gialle. Entrava però nel corpo franco la

E banda di Radicati, passando quest'ufficiale a coman dare i cacciatori, nuovamente formati dal reggimento Oneglia .

Per completare poi il francese reggimento di Chablais permetteva il re che in esso introdotti venissero tutti

quei Tolonesi abili alle armi ed appartenenti a quelle famiglie emigrate, che ricoveratesi a Valenza sul Po, erano ivi scarsamente sussidiate dall'Inghilterra . Mal grado ciò non potendo mai quel corpo portarsi a nu mero , Sua Maestà decideva che ripigliasse il suo posto

fra i reggimenti nazionali , e potessero per conseguenza anche i nazionali esservi ammessi .

Al conte Clermont Saint-Jean poi , che aveva dato conti nuamente voce di voler formare coi suoi numerosi ade

renti un reggimento interamente francese, e che invece, senza neanche porre un soldato in armi , non aveva sa puto far altro che godersi intanto le paghe del grado

e le molte gratificazioni che ora sotto un titolo ora sotto un altro andava estorquendo; a questo gentiluomo, dico, commetteva il re di recarsi a Susa ed Aosta, per organiz zarvi ivi le milizie, accogliendovi anche molti Savoiardi che emigrato avendo in Svizzera all'epoca della occu pazione della patria loro per parte deiFrancesi , volon


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STORIA MILITARE" DEL PIEMONTE

terosi accorrevano a schierarsi sotto le bandiere di Sa

voia ; ed in tal corpo ammetteva pure il re quegli uffi ciali che, dismessi per qualche colpa anteriore , cercavano

di riparare ai loro falli militando quali semplici gre. garii . Tali furono un Loche , un Chessel, un Arborio,

un Menon, che, entrando in diversi corpi,nobilmente ri stabilivano la loro riputazione ; in ciò diversi dal sprez zabile e già da me sprezzato None , che nel principio del 1794 appunto andossene a Napoli a goder delizie , ma lasciando intanto bruttamente macchiato l'onor suo .

Era anche intenzione del re, mandando a compimento questi ordinamenti, di introdurre nelle milizie qualche disciplina e por termine alle non poche lagnanze che sporte gli venivano . E difatti vedo esser molti gli uffi ciali di essa che ricevettero il loro congedo perchè ser vivansi dell'autorità loro, non per combatter l'invasore, ma per proteggere contrabandieri, od esercire ingiuste vessazioni sui comuni dello Stato ; e fra gli altri un

Landi ed un Campario ufficiali dei miliziani d'Acqui, un Ferrero ed un Destefanis, ed un Albarea di Lucerna,

quest'ultimo perchè sospetto di repubblicanismo. Conscio il re che valore da probità disgiunto poco vale, faceva licenziare dal suo servizio il cav. Lamar ,

gherita, uomo valoroso , ma predone insigne, e sottopo neva a consiglio il prode Cauvin, accusato di malversa

zione, di che però pare ne andasse assolto . E lo stesso maggior Canale, accusato l'anno dopo di ritener per sė le paghe de'suoi cacciatori, quantunque valoroso e gran demente della dinastia benemerito , veniva rimosso dal

comando del corpo, nominandolo , per addolcir la mi sura, contemporaneamente gentiluomo di bocca. Que ste cose noto per far vedere che il buon re voleva che


CAPITOLO

V.

41

347

in

i suoi ufficiali e soldati fossero non solo valorosi guer

rieri, ma anche probi ed onesti cittadini (1 ). E siccome non era amatore di scandali, saputo che un Sandré prete ed un Borghese frate servita avevan scambiato patena e cocolla con la militare divisa , or dinava fosse rimesso il primo al suo vescovo ordinario di Susa , e rimesso in convento il secondo . Nuova proval questa che quando lor conviene i preti non rifuggon dall' armi; nè ciò faceva il re per malintesa devo 1

zione , perché vedo che contemporaneamente ordinava che lasciate le pure campane necessarie ai divini uffici, le altre convertite venissero in bronzi micidiali od in monete .

1

Per far poi del pubblico denaro uso più proficuo alla guerra, riduceva le paghe degli aiutanti di campo so

verchiamente pingui , e prometteva invece una gratifica zione a quei soldati che riusciti fossero ad evadersi dalle

mani dei Francesi . Voleva poi che le compagnie gra ( 1) Poichè m'avvenne di parlar di probità , voglio qui registrare

l'esempio che di tal virtù diedero due granatieri semplici del su balpino esercito , Blandin , del reggimento Piemonte , ed Acco manno di quel di Saluzzo ; il primo de'quali rimasto in Sardegna

ammalato all'epoca che il battaglione partiva per Tolone, tras portato a Genova da un legno stato costretto ad ivi approdar per causa del tempo, non essendogli concesso di attraversare armato il territorio della repubblica , impegnava gli effetti e venivasi a consegnare al suo colonnello a Dronero ; 'azione per cui il re ac cordavagli tre mesi di paga acciò potesse ricuperare gli effetti sequestrati; il secondo, Accomanno cioè , accortosi che nell'ab fregata San Vittorio uella rada di Tolone, bandonare i Şardi dimenticato aveanvi la cassa reggimentale, la poneva in salvo con

patente pericolo , ed intatta la consegnava al proprio capitano , Onde il re volendo premiare tanto virtuoso ' soldato, lo decorava 11 della medaglia d'argento .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

natieri fossero sempre tenute al completo, ordinando a tal fine che dai reggimenti provinciali facesse transito in quelli di ordinanza un numero sufficiente di uomini,

che doveva poi in quelli esser rimpiazzato da altret tanti miliziani . Formava poi dei granatieri de' tre sviz zeri reggimenti Bachmann , Zimmermann e Peyer-yen hoff un battaglione granatieri che fu l'undecimo. Por tava le compagnie dei guastatori a 10 da 8 che erano,

e quelle della legione leggiera erano accresciute di forza, annoverando 116 uomini caduna. Sino allora i reggi menti provinciali non avevano compagnie cacciatori; impose il re di formarne in alcuni di essi una di vo lontarii tutti e della forza di 60 uomini, e fattane felice

esperienza primieramente nel mese di febbraio nei reg. gimenti di Nizza, di Pinerolo e di Acqui , estendeva poi tal misura a quelli di Oneglia, di Ivrea , di Asti e di Ver

celli. Furono queste compagnie abbigliate all'austriaca, come allora dicevasi , vale a dire con abiti corti, certo

più idonei al servizio dei cacciatori che i lunghi abiti alla Federico, usati ancora in quasi tutte le armate europee . Siccome poi , a cagion della guerra, molti erano i soldati che o per ferite o per malattie contratte , mal potevano sopportar le fatiche di una campagna at

tiva , si aumentò , per ordine regio, di due compagnie il battaglione de' veterani.

Queste varie provvidenze però che io venni qui som mariamente accennando non ebbero luogo simultanea

mente, ma la maggior parte nei mesi d'inverno, e prima che ricominciassero le operazioni campali; dimodochè ,

appoggiato anche ad uno stato dell'epoca che mi venne fatto di consultare , credo poter asserire che l'armata piemontese alla primavera del 1794 sommasse ad un


CAPITOLO V.

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dipresso a 20 mila fanti regolari piemontesi o savo iardi, tanto di linea che leggieri, a 10 mila fanti te deschi , francesi o svizzeri , a 5 mila circa artiglieri, a 4 mila cavalieri ed a 5,500 cavalli, compresi quelli del

treno e della provianda. Dimodochè le forze sarde in linea erano di circa 40 mila uomini, senza calcolare molte bande di milizie che concorrevano, specialmente nelle valli minori, alla difesa della frontiera, e le com

pagnie di riserva dei varii reggimenti che stavano nel l'interno delle città e piazze per i necessarii presidii e per attivare il reclutamento .

Questo reclutamento però era un vizioso sistema che, oltre a non dare alcuna certezza di riuscita , alle gravi spese che cagionava ed agli abusi a cui porgeva faci lità , aveva poi anche l'inconveniente di tener lontani dai corpi molti ufficiali e bassi- ufficiali che erano co stretti a girare le rispettive provincie , e che più util mente avrebbero servito presso le bandiere ; ma pure, prima della legge francese della coscrizione , quest'era

il solo mezzo conosciuto o per lo meno generalmente adoprato per portare a numero le armate europee . A queste forze piemontesi conveniva aggiungere il contingente austriaco, aumentato poi di alcune migliaia in forza del trattato di Valenziana , di cui narrerò fra

breve la natura : intanto i sussidi tedeschi giungevano a mala pena a 6 mila uomini , quantunque i reggimenti

fossero molto più poderosi che i nostri, perché in gen naio sei sole compagnie del reggimento Caprara anno veravano 1,134 individui.

Nei generali eran succeduti molti cambiamenti . Stras soldo, vecchio , aveva chiamato di ritirarsi; locchè a malincuore gli veniva dal re concesso , ben sapendo


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quanto egli si fosse attirata la stima e l'affetto delle

soldatesche savoiarde , delle quali egli faceva poi gran conto , come lo prova una sua lettera scritta al conte

di Sonnaz , colonnello del reggimento Savoia che tro vavasi a Saluzzo, nella quale ei dice: Je n'oublierai pas de ma vie d'avoir fait toute une campagne sans avoir

vu un déserteur des troupes de ligne piémontaises, ni un excès à punir; et c'est la première fois que j'ai vu ainsi supporter des grandes fatigues sans le moindre murmure. Dal che conviene conchiudere che, in quella parte al meno , la diserzione non fosse numerosa ; e veramente

essa aveva luogo più nei corpi franchi e nei reggimenti svizzeri , composti o di uomini di straniera origine , ov vero di soggetti di poco regolare anterior condotta . Veniva egli rimpiazzato dal principe Carignano , col quale fatto aveva tutta la campagna , e che già sin dal

fine di dicembre era stato nominato capitano-generale . Provera continuava a regolare le genti collocate in val di Vraita , di Maira e di Grana . Cordon finalmente

aveva ottenuto un impiego più idoneo alla sua natura, essendo stato nominato gran mastro della casa del re, e rimettendo il comando interinale delle truppe al ba rone Chino . Il duca del Monſerrato continuava a coman

dare in val d'Aosta , ma non aveva più seco il d'Argen teau , il quale era stato distaccato con una tenue divisione

e col conte di Montafia promossó maggior -generale, ad invigilare la frontiera ligure , e legare fra loro la divi sione di val di Stura col corpo principale dell'esercito

collocato nella nizzarda contea , relto da principio dal duca del Chiablese con Saint -André e Colli , ma bentosto

passate sotto il diretto comando di quest'ultimo, perchè, a por fine alle continue differenze sorgenti fra Saint


CAPITOLO V.

351

André e Devins e lo stesso Coli, Vittorio Amedeo nomi

nava il Saint-André a governatore della città e provincia d'Asti , dispensandolo in pari tempo dalla residenza .

Pel momento però trovandosi tutti quei generali a To rino, non era sui luoghi che il barone Dellera di Cor teranzo incaricato della sorveglianza di quelle posizioni

durante i mesi d'inverno . Pare però che il duca del Chiablese conservasse un certo comando indiretto, e che a quello d'Aosta fosse commesso di invigilare su tutti i corpi che guernivano la frontiera dalla valle della Stura

sino a quella d'Aosta ; mentre al generalissimo Devins era dato il comando diretto sulle genti di Colli e di Argenteau . Da quanto fu sopra detto si vede che le forze alleate sommavano a 45,000 uomini , i quali erano ad un di presso ripartiti come nello scorso anno . Dodici mila fanti stavano a guardia delle formidabili e non ancor

superate posizioni del Nizzardo : 7,000, compresi alcuni squadroni di dragoni , tenevansi in val di Stura sotto Demonte e Borgo S. Dalmazzo, comunicando coi primi per mezzo della debole divisione Argenteau , il di cui quartiere generale era ad Ormea : 2,000 erano con Pro vera nelle valli di Maira e di Vraita rafforzati da molte

milizie : 3,000 circa tenevánsi a Susa o nell'attigua valle del Monginevra: 10,000 erano sotto il duca del Mon ferrato nella vallata di Aosta e gli sbocchi in Tarantasia .

Gli altri 4,000, quasi tutte di cavalleria, stanziavano nei paesi posti a' piè dei monti, come Pinerolo , Cavour, Sa vigliano, estendendosi i Tedeschi anche sino ad Asti ed Alessandria .

Attesa però la rigidezza della stagione , che in quel l'anne fu ancor maggiore del consueto, questi corpi di


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

truppe non occuparono quelle posizioni che in fine di marzo, e lasciando intanto solo alcuni avamposti nelle gole dei monti a custodire i varchi , tenevansi le masse

accantonate dietro le montagne sul declivio verso Pie monte, eccezione fatla del corpo del duca di Monferrato che svernò in valle d'Aosta . Le truppe di Colli e del principe di Carignano avevano rivalicato il monte Gor nio , e tenevansi nelle valli del Gesso e di Vermagnana ,

ed i reggimenti tedeschi, cercando più caldi alloggia menti , erano persino andati a presidiare le città site sulla sinistra riva del Po ; dimodoché ben si vedeva

che la solita inerzia tedesca , ognor presiedendo ai consigli del re sardo , gli alleati non si affrettavano a prendere l’offensiva neppur in quest'anno ; e che negli alloggiamenti, eziandio , la peggio era toccata alle truppe piemontesi , le quali durante l'invernata avevano sempre fatto il servizio d’avamposto . Ed aggiungasi che, mentre le truppe imperiali erano munite di buoni cappotli , i Piemontesi non avevan che il vestito alla francese, dimodochè molto soffrivano quei galantuomini ; ma ciò malgrado nulla smettevano della dovuta vigilanza , che anzi se sospese erano le grandi

operazioni , ricominciavano con nuovo ardore le spedi zioncelle dei partigiani , i quali accortisi che i Francesi, a causa del verno rigoroso , avevano abbandonato le

vette di Tuech e di Mantegas per ridursi più al basso , immediatamente si recavano a stabilirvisi, e malgrado la neve altissima e tutti i di cadente, vi si mantenevano ,

e fatti poi arditi , spingevansi audacemente la notte dei

15 gennaio sino alla città stessa di Nizza , e penetrati in piazza Vittorio, pervenivano ad impadronirsi di ven titre muli dell'esercito che stavano sotto i portiei di


CAPITOLO V.

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quella piazza convertiti a stalla , e cacciandoseli davanti tranquillamente se ne ritornavano ai loro covi . Ma mentre gli alleati sicuri quetavano nelle ristora trici stanze invernali, Carnot, membro del francese co mitato di salute pubblica, applicavasi a tutt'uomo a rin

forzare gli eserciti repubblicani. Avevano le armate francesi passato l'inverno nelle

antiche loro posizioni , e solo a forza di energia erano riusciti i generali francesi a procacciarsi dagli abi tanti delle povere contrade in cui succedeva la guerra , non dirò i viveri necessari alle truppe loro, ma quel tanto che bastasse a mantenerle miseramente in piedi ; ed il solo sentimento di patriotismo che animava i va lorosi soldati repubblicani impedi che le armate andas sero del tutto dalla fame e dalle privazioni d'ogni ge nere distrutte ; ma finalmente il francese governo , il quale appena conquistata Tolone , aveva già avviato alla vôlta di Nizza e di Savoia 12,000 uomini dell'eser

cito che domata aveva la ribelle città , potė nei primi

di aprile spedir alcuni assignati e poderosi rinforzi, di modochè l'armata delle Alpi annoverò sui ruoli non meno di 43,000 uomini , diffalcando dai quali gli am malati , i distaccati al deposito di Brianzone ed i non validi , rimanevano pur sempre 30,000 da opporre ai 10 o 12,000 dal duca del Monferrato governati . Cominciaronsi pertanto le ostilità, e , strano a dirsi ,

primieramente in Savoia , ove il clima era più rigoroso che nel contado di Nizza e nelle altre valli : ed ancor

prima che l'armata delle Alpi raggiunta avesse la forza da me indicata , Dumas, generale francese, aveva in marzo fatto un tentativo per sloggiare i Piemontesi dal Moncenisio, ove comandava il barone Chino. Vol 1. - 23

PIXELLI, Storia ecc.

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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Era Dumas generale poco esperto , ma intrepido : di modochè salito egli al comando di quell'armata quando Kellermann era stato chiamato a render ragione del l'umanità dimostrata verso i rivoltosi lionesi , pensava

dar glorioso inizio alle sue operazioni assalendo ad un tempo stesso nel di 24 marzo il piccolo ed il grande Moncenisio .

Formava pertanto due colonne , la principale delle quali , forte di 2,200 uomini e condotta dal generale Sar ret, doveva assalire il grande Moncenisio, mentre l'altra , minore di molto , tentar doveva le opere dai Sardi co strutte sul piccolo.

Memore dei trionfi ottenuti sui Subalpini l'anno pre cedente nel Faussigny, partiva pien di baldanza Sarret per girne all'assalto : ma trovate le strade soverchia

mente di nevi ingombre, fuorviato da guide o mal fide o mal esperte dei luoghi , perdeva egli molte ore per via, ed invece di giungere di notte ed inaspettato sulle nemiche trinciere , vi arrivava verso il meriggio ; non volle tuttavia l'animoso giovane vago di gloria ristarsi dall'assalto : che anzi l'idea del maggior periglio in lui cresceva il desiderio di vincere . Formate adunque le colonne d'assalto , le spingeva contro i nostri granalieri

ed il reggimento Moriana, che impavidi stavan attenden doli . Fioccavan le palle, a scaglia traevan le artiglierie:

le alte nevi e le rupi coperte di ghiaccio facevan si che ad ogni piè sospinto continuamente crescessero le dif ficoltà per gli aggressori ; pur insisteva Sarret , e get tatosi fra i più animosi , già afferrava le nemiche trincee ,

e già pensava aver vitloria, quando una palla di mo schetto , trafiggendogli il cuore, lo freddava. Titubavano a tal vista i suoi ; laonde Chino, cogliendo il propizio


CAPITOLO V.

355

istante facendoli caricare alla baionetta da un batta

glione di granatieri, li respingeva giù della china , e ci volle tutta la calma e fermezza di Camin, luogotenente di Sarret, perchè quella ritirata in ruinosa fuga non si convertisse .

Nè miglior fortuna ebbe la colonna recatasi ad assa

lire il piccolo Moncenisio , la quale, giunta la prima e non vedutasi dalla maggiore spalleggiata , dopo scam

biate poche fucilate disordinatamente rientrava alle pro prie stanze . Ma Dumas non era uomo da rinunziar si presto ai suoi disegni : che anzi ben sapendo che nel Nizzardo il di 6 aprile doveva aver luogo un generale attacco, pen sava secondarlo con nuovi tentativi su tutta la linea .

Senonchè , fatlo accorto Chino dal primo sperimento , aveva rinforzato i presidii delle opere lasciati prima al quanto tenui , perchè non pareva ancor giunta l'ora delle operazioni campali ; oltrecció , appena ebbe avviso delle mosse nemiche , celeremente da Susa accorse col reg gimento granatieri del tenente-colonnello Saluggia e con

quel di Moriana , collocando in pari tempo il reggimento provinciale di Ivrea alla Gran Croce . Le quali disposi zioni venute a conoscenza di Dumas , fecero che egli ,

invece di assalire la fronte dei nostri , dissimulasse sol tanto un finto attacco e mandasse invece Camin con

eletta schiera verso il piccolo varco delle Cavanette, per cui sperava riuscire sul fianco dei nostri . Ma stava là un battaglione di Moriana, del quale faceva parte il ser gente Bochet, per nome di guerra Belhumeur: costui era un bell'umore davvero ; insofferente di starsene ino

peroso , erasi cacciato per quelle gole a sorvegliare le nemiche mosse, onde venutogli fatto di accorgersi della


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

colonna che per quell'angusto calle arditamente avan zavasi , sollecito accorreva a darne avviso al marchese

Cordon, già capitano, or maggiore del suo reggimento, il quale ben pensando esser meglio investir il nemico,

mentre trovavasi impacciato in quelle scabre vie, anzichè aspettarlo sull'altipiano , risolveva assalirlo alla baio netta : risoluzione che mandata ad effetto con quella fer

mezza stessa colla quale era stata concepita , costrin ' geva i nemici a retrocedere .

Avevano in pari tempo i Francesi in numero di 800 assalito due compagnie granatieri savoiarde, una di Mo riana ed una del Chiablese, le quali custodivano la rupe

di la Mait, posta fra il piccolo ed il gran Moncenisio; e si gagliardo era stato l'impeto loro, che i Regii , quan tunque fiorita gente, ebbero a retrocedere : e già trat

tavano gli ufficiali granatieri di abbandonar quel picco, quando il sergente Chevalier , per nome di guerra la Douceur, avendo osservato che il nemico aveva negletto di occupar la vetta di una vicina rupe, si offriva con tre arditi compagni , i caporali Belletoile , Traversaz ed il granatiere Brun, di recarsi colå di dove si dominava tutto il Moncenisio . Gliel concedeva il suo capitano ; ed egli , salito sul luogo indicato, apriva di lå un così ben nu trito fuoco, che i Francesi cominciavan'a ristarsi dall'inse

guire il grosso dei granatieri : i quali rincuoratisi, rin serrati i ranghi facevan nuovamente argine alla nemica furia , valendosi anche per punto d'appoggio di una pic

cola freccia, da cui il sergente Invincible con pochi sol dati faceva un fuoco micidiale . Dirigevano i Francesi i loro sforzi sulla freccia, la quale non armata d'artiglie ria , sarebbe caduta in loro mani , perchè sebbene il gra natiere Rostaing, rimpiazzando nel comando il morto


CAPITOLO V.

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Invincible, rinfrancasse i compagni a difesa, questa non poteva esser lunga : ma per buona sorte spuntava dal posto detto della Buffa un grosso distaccamento prove niente dalla Ramassa; onde i Francesi , bersagliati di fronte dalle due compagnie granatieri e dai difensori della freccia, molestati a destra dai tiri di la Douceur e

compagni, e minacciati per soprassello d'esser caricati sul lato manco dal sussidio giungente dalla Buffa, pen sarono ripiegarsi lentamente nella direzione di Lans-le Villard .

Un debole distaccamento, che aveva contemporanea

mente inquietato il piccolo Moncenisio sulla sinistra di Chino, contenuto dalla guardia del luogo detto il Bel vedere, e privo del suo capo ucciso con un colpo di fu cile dal sergente Gauthier, era costretto ad imitar l'e

sempio delle altre colonne ritirandosi. Costarono questi varii tentativi una quarantina di uo mini al nemico, oltre a 23 rimasti prigionieri in mano dei Sardi , i quali in ambe le giornate non perderono che 14 morti e 21 feriti.

Di queste ripulse date al nemico meritamente lodossi il barone Chino , che colla sua vigilanza aveva saputo vegliare sopra tutti i varchi ; dimodochè il re , per pre miarne la solerzia , lo nominava cavaliere gran croce ;

ultima fronda d'alloro che cinger doveva il suo canuto capo . Eran poi decorati tutti i granatieri da me nomi

nati , più il sergente Vittulo del reggimento di Susa. Questi infruttuosi assalti dei Francesi fecero credere al duca del Monferrato che essi osato non avrebbero di

aggredire gli avamposti del suo corpo di armata .collo cati al piccolo S. Bernardo, ove i pasși erano ancor più ingombrati da alte nevi , perlocchè egli non affrettossi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a lasciar Torino , ove era andato a spender l'inverno , lasciando intanto il temporario comando delle truppe allo svizzero barone Rockmondet , maggior generale , che col suo reggimento ed alcuni altri stava a custodia di quei passi . Il quartier generale del duca , occupato ora dal barone , era nella città di Aosta, ove stanziavan

pure i dragoni di Piemonte giunti da pochi di dalla pia pura ove svernato avevano . Nel fortissimo campo però

del principe Tommaso stavano tre reggimenti piemon tesi, cioè La -Marina, comandato dal cavaliere Avogadro ; Saluzzo, comandato dal frå Policarpo d'Osasco , ed il reggimento provinciale di Vercelli, il quale dopo la cal tiva difesa fatta a Linièras aveva mutato destinazione

capi , ricevendo per colonnello il cavaliere Valperga Ma jone, e per tenente-colonnello il conte Chiusano . Ai piedi poi del monte stava lo svizzero reggimento . Avevano ivi eretto i nostri sin dal 1793 varie opere di fortificazione, cioè una ridotta rinforzata da opere se condarie al piccolo San Bernardo : l'altra , che era pari menti resa più forte da una freccia che ne copriva un fianco, sorgeva sul monte Valesano , ed era riputata di maggior importanza, perchè essa aveva comando sulle prime . Presidiavala il capitano Begoz del reggimento Suisse-Bearnais, con una centuria , e vuolsi che per la somma di 300,000 franchi ei accondiscendesse ad in

fame accordo col nemico : sospetti fondati su ciò che,

mentre richiesto egli il giorno prima , se in caso di ne mico assalto, che sospettavasi prossimo , abbisognasse di

aiuti , e risposto avendo risolutamente bastare egli alla difesa, lasciavasi poi sorprendere . Dumas intanto , volendo sperimentare se la fortuna gli si sarebbe dimostrata più propizia sul San Bernardo che


CAPITOLO V.

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al Moncenisio, avviava Bagdelonne ed Almeyras a quella vôlta con una scelta mano di granatieri e di fanti leg gieri, commettendo al secondo di far le viste di minac ciare il San Bernardo di fronte, mentre l'altro con venti

compagnie di granatieri doveva per occulta via tentar sorpresa sul monte Valesano . Riusciva a Bagdelonne, se guendo le falde della montagna , di portarsi inosservato in vicinanza delle due opere nemiche erette sul Vale

sano, ed ivi tenersi nascosto per ben due giorni nella neve coi suoi granatieri. Vuolsi che in quel lasso di tempo avesse luogo l'infame mercato ; fatto sta che, profittan dosi dell'oscurità della seconda notte, giungeva una com

pagnia di granatieri francesi ai piè della freccia , ed un'altra sotto il fortino in cui stava Begoz, e saliti sul parapetto di questo , benché di maggior forza , tanto in

fondevan paura allo svizzero presidio , che senza neppur trarre un colpo di moschetto , molti, abbandonate le armi sdruciolandosi giù pel pendio del monte , ponevansi in salvo, mentre Begoz era fra i primi a render la spada .

Ma altrimenti andò la bisogna alla freccia, ove stavano alcuni piemontesi artiglieri , i quali , quantunque pochi e trasognati, subitamente accorsi al piccol pezzo che la

muniva , cominciarono a mitragliare gli aggressori : e sebbene colpiti a morte sul loro pezzo stesso , ivi glo riosamente lasciasser la vita , la loro costanza però valse

a far correre alle armi i difensori del San Bernardo , i quali senza lo sparo di quel cannoncino sospettato non avrebbero di nemico assalto .

Tentava adunque il cavaliere Stettler, tenente-colon nello di Rockmondet che ivi comandava , di respingere i repubblicani ; ma fulminato da tergo dalle artiglierie del conquistato forte del Valesano, assalito di fronte dat


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

l'intrepido Almeyras, gli era forza, dopo bella resistenza, di evacuar la posizione ritirandosi, ognor combattendo, sino a Villeneuve , ove distrutto il ponte di Pontseren

sulla Dora, e collocato sull'opposta sponda alcune spin garde che salvato aveva , riusciva a frenare intanto i

persecutori, avendone principal merito il Ceratto , ser gente d'artiglieria , che dopo aver diretto la demolizione

del ponte, regolava i tiri dei suoi cannonieri, acquistan dosi cosi la decorazione.

Ma ben tosto i Francesi trovarono ivi ancor più duro intoppo ; perchè i due gagliardi uomini, Policarpo d'Osa

sco ed Avogadro di Ronco , appena udito il frastuono delle artiglierie , senza aspettar ulterior comando dal vecchio Rockmondet, che col suo colonnello se ne stava ad Aosta , lasciate poche genti a custodia del campo ,

seguiti dai loro due reggimenti, ratti recavansi sul luogo del conflitto a sostegno di Stettler che ognor difendeva il ponte, concertando intanto col Majone che col reggi mento Vercelli si recasse a Beaupré ed al cosi detto Bec des Rossets, per tagliare ove stato fosse possibile la ri tirata al nemico .

Davan dentro Osasco ed Avogadro ai nemici , già al quanto disordinati, come ognora avviene, dal calore stesso dell'inseguimento , e ben tosto lo costringevano a dar vôlta . Di ciò non contento , d'Osasco ponevasi ad inse

guirli a suo turno, e riusciva a circuire e catturare una compagnia , che qual debol riserva essi stanziata ave vano al luogo detto delle Acque- Rosse : ma costretto ivi la sostare prima di progredir oltre, per dar tempo a Ma jone di eseguire il concertato movimento, avveniva che

i suoi soldati trovati alcuni barili di acquavite ponevansi a sgavazzare : Bagdelonne intanto ed Almeydas s'eran


CAPITOLO V.

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accorti del reggimento Vercelli , che avendoli spuntati , già riuscivan loro alle spalle , onde pensarono non es

servi miglior consiglio che piombare sulla schiera di Osasco prima che Majone, ultimando il movimento, pre

cludesse loro la via , e che Avogadro giungesse a rin forzar la prima schiera . Formate dunque le colonne , risolutamente rifacendo

il già percorso cammino, venivano i granatieri di Fran cia ad incontrare Saluzzo , di cui buona parte stava

gozzovigliando : tentava riordinare i suoi d'Osasco, che sventuratamente non s'era accorto di quelli eccessi ; ma i suoi soldati, semi ebbri e sordi alla sua voce, abban

donata la posizione , velocemente ripiegavansi sino al Ritord , posizione forte presso il lago di tal nome, ed ove Avogadro aveva disposto La-Marina facendo l'ufficio di riserva ; valeva il contegno di quel buon reggimento

ad imporne ai Francesi, i quali, vedendo anche soprag. giunta la notte, ritiravansi alle Acque-Rosse, raccogliendo per via non pochi soldati di Saluzzo o feriti o briachi; dimodochè al cader del sole tutto rientrava nel silenzio,

perchè Majone, veduta battuta la linea di Osasco , non riputandosi forte abbastanza per serrare il passo ai

Francesi, per la stessa via per cui calato si era al basso, riconducevasi nelle trincere del campo del prin cipe Tommaso . Gravi furono le perdite di ambi gli eserciti in questo

avvicendarsi di persecutrici e respinte colonne : i nostri accusarono 62 morti , 22 feriti e 117 prigioni , annove

rando nei primi il sotto -tenente Dubois della Marina , nei secondi il tenente Birago ed il capitano Berzetti di Buronzo di Vercelli, e nei terzi il traditore Begoz. E traditore io lo chiamo perchè, oltre ai rifiutati sus


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sidii , l'essersi egli reso prigione fra i primi , il non aver imposto ai suoi di sparare dando cosi avviso alle altre guardie del nemico assalto , il non essersi finalmente

più presentato , quando fu libero , per lavarsi dinanzi ad un tribunale dalla brutta macchia , patentemente palesano che vile e traditore egli era . Vero è che Jo mini non parla di tradimento , e dà per cagione della fuga degli Svizzeri l'esplosione di un magazzeno da pol vere ; ma oltrechè una tal sventura , la quale costato avrebbe la vita a molti , sarebbe certamente stata nar

rata dai difensori degli altri luoghi , convien poi inoltre notare che Svizzeri erano i difensori ed il lor duce Be goz , e Svizzero è lo storico che li scusa .

Ma se di brutta fama macchiaronsi i non italiani, varii furono invece gli ufficiali dei reggimenti nazionali che

secondarono i loro capi; e trovo con elogio citati un Ma rechal capitano di Saluzzo, un Lomellini ed un Degio vanni della Marina , ed il già suddetto Buronzo di Ver celli.

Ebber luogo questi scontri nel giorno 23; dimodochė il duca , sentita la notizia , abbandonata troppo tardi la bella Torino, giungeva li 25 coi due minori fratelli al

l'armata, e trovati gli animi degli abitatori di quelle contrade oltremodo commossi , dava mano a rassicu

rarli, portando a tal fine il suo quartier generale a Saint-Pierre ; ma sembrandogli poi di essere in quel luogo soverchiamente avventurato , retrocedeva sino al castello di Quarto , sito a 6 kilometri dalla città , ove

lasciava in avamposto Avogadro del reggimento Marina, ordinandogli in pari tempo di far evacuare tutti i ma gazzeni ivi esistenti nel forte di Bard, ove erano il giorno 28 in tutta sicurezza ridotti .


CAPITOLO V.

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E troppo tarda fu pure la venuta del duca , perchè

in sua assenza gravi alterchi eran successi fra Piemon tesi e Svizzeri ; e pare che i primi accusassero tutto il reggimento Rockmondet di non troppo marziale con tegno ; che anzi alcune parole in questo senso dovevan persino essere sfuggite al duca , od essergli state dalle sue creature apposte : poichè vedo che ei credette do verle smentire scrivendo invece una lettera al maggior generale Rockmondet , in cui respingeva siffatte insi nuazioni , autorizzandolo in pari tempo a darne lettura alle sue genti . Ma che false del tutto non fossero le ac cuse portate contro i capi di quel corpo, o che almeno

fatta avessero prova di soverchia negligenza nel provve dere alla difesa dei passi , lo provano le collocazioni a riposo poco dopo conferte al suddetto brigadiere ed al suo colonnello Thefelli , ed il comando del corpo dato a quel Stettler che aveva strenuamente difeso la ridotta del S. Bernardo.

Scacciati i nostri da questo monte, rinnovava Dumas il 12 maggio i suoi conati sul Moncenisio. Egli stesso

presi 400 granatieri avviavasi ad espugnare la piccola ma forte ridotta del Villaret ; mentre due altre colonne, una di 900 uomini ed un'altra di 600, avanzando per la

gran strada, portavansi ad assalire quella maggiore detta di Rivet. Stava in essa il tenente -colonnello Clermont,

savoiardo, con un battaglione di granatieri di Royal Allemand e di Ivrea provinciale , il quale secondato dal Bruneri , ufficiale d'artiglieria, col ben regolato lor fuoco abbattevano intiere file delle nemiche squadre; gran

strage parimenti faceva l'artiglieria del Villaret , regolata dal sergente Allioud, a cui si dovette la maggior parte del merito di aver respinto il generalissimo Dumas coi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

granatieri. Finalmente riusciva ad alcuni fanti leggieri di

penetrare nell'interno del Rivet , ad ingaggiare alle spalle dei difensori una lotta corpo a corpo, mentre le

due colonne rinnovarono esteriormente gli assalti; onde dopo furioso combattere, Clermont pensò sgombrare il Rivet e ridursi addietro : entrarono allora i Francesi

nel ridotto, ed immediatamente ne rivolgevano le arti glierie, contro il Villaret: il che vedendo Chino, che ac

corso era colle altre genti, ordinava di evacuarlo. Spe rava tuttavia egli di tener testa al nemico squadronando le sue schiere sui varii altipiani che forma il monte : ma l'avveduto Dumas, dopo la ricevuta ripulsa al Villa ret, erasi per appartati viottoli condotto, sotto la guida

di qualche alpigiano fautore dei Francesi, ad occupare alcuni poggi che siedono a cavaliere della via che ten deva a Susa , e che, allora diversa dell'attuale, passava

per la Novalesa : la qual mossa ponendo in rischio le comunicazioni dei Regii, Chino, malgrado la più viva ri pugnanza, vedevasi costretto a retrocedere e venire colle

genti nella notte delli 15 alla Ramassa : ma aveva egli per soverchio zelo troppo indugiato, perchè i Francesi,

avendolo oltrepassato sui fianchi, trovavan modo all'al beggiare di circuire e far deporre le armi alla sua re

troguardia , forte di 600 uomini , appartenenti al reg gimento della Regina, del quale faceva parte , qual ca

detto , il cavaliere di Forbin , emigrato francese, che riconosciuto dai soldati di quel reggimento stesso , in cui servito aveva prima del 1792 , veniva d'ordine del generale Dumas passato per le armi . Chino intanto , con le residue schiere, erasi ridotto solto il cannone della Brunetta , dove i Francesi non

osarono di venirlo ad assalire. Ma egli provava si gran

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CAPITOLO V.

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dolore della perdita di quel battaglione e per la patita disfatta, che , quantunque adempito avesse ai doveri tutti di strenuo duce e di buon soldato , scusandosi sulla già innoltrata sua età , ripetutamente chiedeva di essere eso nerato da un comanđo , a suo dire, superiore alle sue forze. Non voleva il re privarsi di un saggio e valoroso guerriero ; gli concedeva soltanto di ritirarsi in tempo raneo congedo, nella natia sua terra di Montemagno, ove

però il vecchio soldato, dopo lungo languire, moriva il 1 • agosto di crepacuore . Destinava il re intanto al comando

delle truppe stanziate a Susa il marchese Salicetti , no

minandolo maggior generale, e dando il reggimento di Susa, di cui era prima colonnello, al conte di Revel figlio primogenito del Saint-André : pare però che Sali cetti dividesse il comando od almeno avesse a consi

gliero il conte di Fontanieu brigadiere del reggimento Chiablese .

Così, all'esordire della campagna, i due sbocchi della valle d'Aosta e del Piemonte , per la cosi detta Comba

di Susa , cadevano in mano dei Francesi dopo piccoli combattimenti, i quali, se offrivano ai piemontesi sol dati l'occasione di dar nuove prove di valore, dimostra

vano eziandio che , con capi intelligenti , i Francesi avrebbero durata molto maggiore fatica ad insignorirsi di quei fortissimi luoghi. E non solo questi due passi venivano in mano dei Francesi, perchè, come già accennai, Dumas, il cui co mando estendevasi sino al campo di Tournoux , per faci litare le sue spedizioni sopra il Moncenisio aveva fatto valicare da una schiera di 1,200 soldati il còlle dell'A gnello , ove le alte nevi rendendo i nostri troppo fidenti ,

riuscivano essi a sorprendere la guardia della Chianale ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

collocata in Val di Maira : mentre un'altra schiera var

cato li 8 maggio il côlle dell'Argentiera, impossessatasi del forle passo delle Barricate, calandosi poi nella valle di Pellice, circondato il forte di Mirabocco , dopo fittizia resistenza dello svizzero, maggiore Mesmer che ne aveva

il comando , se ne impossessava il di 9, rimanendo il presidio , composto di soldati dei nuovi reggimenti sviz zeri di Zimermann e Backmann , quasi tutti prigio nieri , meno alcuni , che riuscivano a salvarsi col mag giore che, sottoposto poi a consiglio di guerra, veniva punito colla fucilazione : pena da lui subita con gran fermezza , ma che non valeva a lavare la taccia di tra dimento dalla sua fama.

È però giustizia confessare che col debole presidio di cui era munita , e di cui solo era capace la rocca ,

presidio che non oltrepassava i 100 uomini, la quale

poteva poi anche venir girata dal côlle della Croce che mette in val di Lucerna e che ha molti sentieri prati cabili ai ſanti, i quali conducono a Villanova , a San Giovanni, la difesa di quel forte non poteva essere che momentanea ; ma ad ogni modo mancò il Mesmer, non presentando quella difesa migliore che per lui si potesse ; onde meritamente venne colpito , attesochè le

rigide leggi della militar disciplina in ciò dalle altre dif ferenziano, che se quantunque inesorabilmente applicate in caso di guerra , possono talvolta degenerare in cru deltà , se transatte invece o mitemente esercite, danno

certa origine a vergogne ed a sconfitte, a sventure ed a morti infinite, ond'è che talvolta è pietà sacrificare una colpevole vita per risparmiarne molte più degne. A sgravare però la memoria del Mesmer dalla più

nefanda parte della sua colpa , non mancano indizii che


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i Francesi siano stati in quella occupazione aiutati da alcuni Valdesi : la cosa può essere, tanto più che al lora appunto venne congedato il tenente Albarea di quelle milizie perchè sospetto di repubblicanismo , e posto in arresto il loro tenente-colonnello Marauda ,

che era da lungo tempo in voce di parteggiare pei Francesi , ma che, dopo tre mesi di detenzione, veniva giudicato innocente , ed indennizzato d'ogni sofferto danno .

Impossessatisi intanto i Francesi di quel forte, che fecero poi in settembre con poche mine andar in aria , calavansi li 10 maggio in val di Lucerna , ove stava Gaudin colle milizie della contrada, e Reding maggiore

svizzero coll'11 ° battaglione granatieri di recente forma zione ; resistevano però i Sardi, e quantunque i Francesi riuscissero a girar un pezzo posto in una gola, ucciden done i cannonieri , tuttavia era poi loro forza di retro cedere , slante la valorosa difesa fatta da Reding , che rimaneva ferito, dando l'esempio dell'intrepidezza ai suoi granatieri . Ed anche al côlle della Maddalena, ove furono assa liti nei primi di maggio, facevano buona prova gli Sviz

zeri di Christ ( i migliori dell'armata fra tutti quei stra nieri , perchè quantunque da principio ritirati si fossero da quel luogo , ed anzi gettassero per la fretta una ar

tiglieria 'nel fiume, che veniva poi salvata dal loro ca porale Senetz , tuttavia, ripreso animo , e rinforzati da

due altre loro compagnie, condotte dal tenente-colon nello Streng, ricacciavano il nemico e lo sloggiavano dal côlle di Nibios, ove s'era allogato ; nel qual fatto era de corato il sullodato Senetz e pel salvato cannone e per avere inseguito i Francesi al basso con soli 12 uomini.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

-Altra spedizione faceva eseguire Dumas da una co lonna di tremila uomini partita dal campo di · Tour noux li 7 , per recarsi nella valle di Oulx . Giunti a quella città , assalivano ferocemente essi due compagnie di granatieri che , sotto il maggiore Dallemagne, vi sta vano a presidio, le quali, non capaci a far testa a forze decuple, erano costrette a ritirarsi sotto il forte d'Exil les. Entravano allora in Oulx i Francesi, commettendo inaudite barbarie ; ma calatisi poi verso il forte, erano ben tosto trattenuti da Dallemagne, che col suo batta

glione e con alcuni rinforzi speditigli da Fontanieux, erasi collocato nelle trinciere dell'Assietta già cosi fa

tali ai Francesi , i quali, ciò veduto, facevano sembianza di ritirarsi ; al che credendo Dallemagne, anche a causa

delle alte nevi che ancora serravano il passo, abbando

nava quella vetta che era immediatamente occupata dai Francesi; onde fu forza ai nostri retrocedere sino a

Ciomonte, abbandonando alle sole sue forze il forte di Exilles, che veniva subito dai Francesi circuito . Per la

qual cosa Fontanieux, non volendo rinunziare alle com municazioni col presidio , collocavasi addietro con 1,500 uomini, dando la destra ai Quattro Denti , ed a

Ciomonte la sinistra , e posando un avamposto di 250 uomini al campo del vallone sulla riva sinistra della Calambra ; ma siccome questo posto dava gran

d'ombra ai Francesi, cosi Carcaradec, che comandava la spedizione, lo faceva assalire e sforzare da 500 grana tieri , i quali facevano prigionieri un terzo circa dei nostri; dimodochè il forte rimase nuovamente isolato. Ciò malgrado essi non giunsero mai ad impossessar sene, grazie anche all'attività di un Trona , intelligente ufficiale d'artiglieria , che coi suoi proiettili riusciva sempre a rovinar i lavori degli assedianti

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CAPITOLO V.

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Persino la valle di Lanzo non era rimasta libera da

queste scorrerie dei Francesi , i quali minacciavano , verso il fine di aprile , di penetrarvi dall'alta Moriana ; il che però non veniva lor fatto , perchè già sin dai 18

dello stesso mese il conte Appiano di Mezzenile aveva occupato con 227 miliziani del paese i luoghi di Mar gon e di Cortevesio, di dove per il colle dell'Autaretto e per quello d'Urnaz si passa in Moriana ; il che sapu

tosi dai repubblicani, desistevano da ogni tentativo , come pure da ogni ulteriore sforzo nelle valli di

Stura, Vraita e Maira, avendo saputo che oltre ai rego lari stavano pronti a riceverli 16 compagnie di milizie saluzzesi comandate dal tenente - colonnello cavaliere

Rogero del Villard , che già sin dal mese precedente erano state organizzate.

E tanto più volentieri desistevano da ogni tentativo i repubblicani su questi punti secondarii , in quanto che essi ottenuto avevano il loro scopo , che quello si era di stornare l'attenzione dei generali federati dalla fron

tiera ligure, ove andavano a vibrarsi i maggiori colpi, e dove è ormai tempo che noi rivolgiamo lo sguardo. Sebbene i 58,000 uomini dell'armata del Varo non fos sero tutti in linea, perchè molti di essi erano a presi dio nelle piazze del litorale e verso la vallata di Bar

cellonetta nel campo di Colmars per tenersi legati con le divisioni di Dumas, tuttavia, dietro quanto lo stesso Massena lasciò scritto nelle sue Memorie, scorgesi che ai

16,000 Sardi colà attrabaccati erano opposti 40,000 Fran cesi , tre quarti dei quali è bensi vero che erano nuove

cerne , ma unite ai vecchi soldati , versate nei quadri formati da uomini esperti del mestiere e guidate sopra

tutto da capi quali erano un Massena, un Laharpe, un VOL . I. - 24

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Gervoni, esse dovevano ben tosto rivalizzare colle vec chie bande .

Era quest'armata successivamente passata sotto gli ordini di Carteaux e di Hoche; ma ambidue l'avevano

comandata di nome soltanto : perchè il primo, ricono sciuto bentosto inetto , era stato rimosso ; e l'altro , giunto li 30 marzo a Nizza , era dopo poche ore arre stato d'ordine del Comitato e condotto a Parigi. Per la qual cosa Dumerbion, il difensore di Giletta, continuava a conservare l'interinale comando , che in effetto

era poi esercito dai tre rappresentanti Salicetti, Ricord e Robespierre il giovane, i quali colla truce loro attività tremar facevano i condottieri degli eserciti . Aveva poi Dumerbion sotto di sé Serrurier e Massena che , giunto troppo tardi per aver parte attiva alla con quista di Tolone , erasene ritornato all' armata del Varo ; eravi poi come comandante dell'artiglieria Buo naparte , già noto per la parte avuta nella presa di quella città .

Occupavano ad un di presso i Francesi le loro anti che posizioni, coprendo colla loro sinistra le sorgenti della Tinea e della Vesubia , facendo massa in Isola ,

ove Serrurier aveva il suo quartier generale ; il centro stava nei campi del Dongione e di Flaut , ove coman

dava Macquart , e la destra , soggetta a Massena , pro tendevasi verso la marina sin quasi sotto Mentone . Si venne ad ideare un piano di campagna ; e siccome poche sono le linee strategiche in quelle gole , apparve subito che , anche per i Francesi , il partito migliore stava nel lasciar debolmente guernite le due ale , e con centrate le forze ad Isola , scendere in val di Stura pe netrando cosi, nel centro del Piemonte, e facendo cader


CAPITOLO V.

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senza trarre un sol colpo di schioppo la rocca di Saor

gio e le altre forti positure degli Austro -Sardi; piano che posava insomma su quel principio posto poi tante volte in opera da Napoleone, di sfondar cioè il centro nemico ; e vuolsi che egli veramente già sin d'allora lo proponesse, ma che la tema d'esser costretto dinanzi a Demonte ed a Cuneo a lunghi assedii , per intraprendere

i quali mancavano le grosse artiglierie, lo facesse riget „tare , ed adottarne un altro , di cui dirò fra breve più

dettagliatamente , ma che basavasi sull'altro principio napoleonico di girare un'estremità , per effettuare il quale però era d'uopo od ottenere il passo per le terre liguri, o violare la neutralità di quella repubblica . Era giunto di questo progetto qualche sentore a Del lera, che vegliava con gran solerzia sui movimenti dei

nemici , e che dal concentrarsi delle truppe francesi alla marina e dalla destinazione dell'audacissimo Mas

sena a comandante di quella parte dell'esercito, aveva concepito maggiori sospetti , in cui lo confermavano li

continui rinforzi; scriveva egli pertanto incessante mente a Torino essere la parte debole della linea il si nistro fianco ; doversi diffidare della neutralità ligure ,

perchè poco sincera e perché debole baluardo contro

un nemico deciso a finirla colle terribili posizioni da gli Austri-Sardi occupate, le quali era follia voler nuo vamente assalir di fronte, e le quali intanto vietavangli

ogni ulterior successo . Consigliava perciò di occupare la linea strategica già scelta dal Leutrum nel 1747 . Consisteva questa linea in tutte quelle alture che sten

donsi fra la Briga, grosso borgo sulla sinistra del Roya e che domina Saorgio , ed il torrente Nervia . E secondo questo piano , il grosso dell'armata nizzarda , collocato


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sarebbesi a Dolceacqua ed al monte Airolo , colla de stra appoggiata a Tenda , tenendosi legata per mezzo di piccoli posti col corpo del principe Carignano in val di

Stura, e formando una prima linea di ridotte che, ap poggiandosi a destra al forte di Saorgio e percorrendo i poggi di Torre dell’Ape , di Forcuin e di Strafforca , venisse ad aver a sinistra per limite la destra sponda del torrente Nervia .

Era il Dellera molto caro al re , che l'aveva ancor ul

timamente creato tenente - generale e gran cordone del l'ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro , e trovava la sua opinione fautori fra i principi del sangue, fra molti vec chi generali, come Brezè, Châtillon e Saint-André, che ancor rammentavano la bella difesa fatta dal Leutrum in

quelle località stesse , ed ai quali stavano a cuore i veri interessi della monarchia . E non era intieramente alieno

dall'appoggiare tal partito lo stesso Colli , il quale mi

litato avendo già due anni col Dellera , imparato aveva ad apprezzarne la militar perizia , quantunque a lui rin crescesse alquanto veder abbandonate quelle formida

bili posizioni , che da loro due difese nello scorso anno tanto sangue costato avevano alle repubblicane falangi, e tanta gloria procacciata alle armi alleate : ma se ti tubava Colli, assolutamente avverso dimostravasi poi De vins, il quale, quantunque ben tenue motivo avesse dal confidar in se stesso , lungi dall'esser umiliato dalle busse avute nella scorsa campagna nella celebre spedi zione di Giletta , pettoruto andava dicendo che i parti giani di quelle posizioni nulla intendevano alla guerra, che la vera linea di difesa era quella attualmente occu

pata dalle truppe alleate, e che i Francesi mai più avreb bero osato violar la neutralità genovese ed esporsi al


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tempo stesso ad essere bersagliati dalle squadre nemi che che continuamente perlustravano il litorale . Era destino che le due armate avversarie governate

fossero da podagrosi ; ma tra Dumerbion e Devins cor reva questo divario, che mentre il primo, quantunque per nulla inferiore al secondo , diffidava di sè e ripo

neva la sua confidenza nei suoi luogotenenti , l'altro in vece, superbo di alcuni successi ottenuti negli anni gio

vanili, sprezzator d'ogni consiglio che gli venisse dagli uomini pratici del paese, non ascoltava che le proprie inspirazioni . E volle poi anche il destino , che mentre ai fianchi di Devins non stava un sol uomo che al di

sopra fosse del mediocre , a lato invece di Dumerbion

siedessero allora i due più gran guerrieri che Francia si abbia avuto ai di nostri, Massena cioè e Buonaparte,

i quali all'innata perspicacia univano poi eziandio quella baldanza propria della gioventù solo , o di chi veramente sa , che faceva loro affrontare l'ira dei rap presentanti, contraddicendo alle loro idee anziché cie

camenle adottarle quando nocive loro paressero all'e sercito; dimodochè ben presto essi vennero a dominare anche quegli spiriti stoltamente altieri , specialmente il

Buonaparte, che acquistò molto credito presso Robes pierre il giovane, il quale, a causa del fratello, godeva di maggior influenza. Ritornata pertanto la stagione alquanto più niite, pen sarono Massena e Buonaparte, e con loro caddero presto d'accordo Dumerbion ed i rappresentanti stessi, che con

forze di gran lunga superiori , non fosse più da aspet tarsi maggiormente ad assumere una vigorosa offensiva, tanto più che la penuria in cui viveva l'esercito repub blicano, penuria a dismisura aumentata dalle raddop


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

piate forze , rendeva di necessità imperiosa il traspor tare le soldatesche in luoghi più fertili e salubri, ponendo fine cosi alle continue mormorazioni dei soldati, i quali, giusti , come ordinariamente sono le masse, se avevano

sofferentemente tollerate le privazioni durante il verno , in cui ben comprendevano non essere in facoltà dei loro

capi di intraprendere spedizioni importanti, ora poi ri fiutavano di starsene più a lungo nell'inazione, e ad alte grida chiedevano d'essere condotte al nemico . Eran più che disposti a secondare l'ardore della truppa Massena e Buonaparte , i quali, avendo ancora a formarsi una ri

putazione , eran propensi ad un ardito piano di cam pagna .

Ragunava adunque Dumerbion un consiglio di guerra a cui , oltre ai generali, faceva pur anco intervenire il capo di battaglione dei zappatori Rusca , nativo della

Briga , e ciò ad istanza di Buonaparte , il quale da lui ricevuto aveva la prima idea di girare le posizioni degli Austro - Sardi per la marina , rimontando la valle di Ner

via , quasi parallela a quella della Roya . Ha il torrente Nervia , che dà nome alla valle, la princi pale sua sorgente al monte Toraggio , il quale altro non è che un contraſforte del colle della Tanarda , e che si

erge vicino al villaggio Pigna. È piccola fiumana , ma talvolta ingrossa a segno che, incassata fra due altissime sponde, e priva qual è di ponti , riesce assai difficile il varcarla . Scende essa lievemente serpeggiando al mare, in cui gettasi alla distanza di 25 chilometri all'est di Ventimiglia , e lasciando sulla destra sua sponda , ad un'ora di cammino , la ragguardevole terra di Campo Rosso . A levante della Nervia , ed alla distanza di circa 20 chilom ., viene a versare le sue acque nel Mediterra


CAPITOLO V.

375

neo il torrente o fiumana che chiamar si voglia Argen tina , più comunemente nota sotto il nome di Taggia ; la quale ha doppia origine sorgendo essa dal monte Gerbonte e dalle falde del giogo Capriolo che la divide dal monte Saccarello, di dove trae origine il Tanaro, che

precipitandosi dal pendio opposto e correndo verso il nord-est, va a bagnare le terre di Ceva e delle Langhe. Fra questi due corsi d'acqua sorgono quelle giogaie, che, spiccandosi dal colle Tanarello e dal monte Sac

carello vengono sino a Cima di Bosco, ove leggiermente biforcandosi, vanno gradatamente abbassandosi verso il litorale . Appartengono alla diramazione di destra il Côlle Ardente, il monte Marta , il monte Toraggio, l'Apricale

e tutti quei picchi su cui siedono i comuni di Buggio, di Pigna , di Castelfranco, del Perinaldo, Dolceacqua , valle Bona, e che vengono poi a spirare fra Camporosso a destra e S. Biagio a sinistra . L'altro ramo , quello cioè più a levante, spiccandosi dal Gerbonte, e seguendo il corso della Taggia , forma

il côlle della Tanarda , i poggi su cui elevansi le terre di Verderio, di Triora , di Badalucco, di Montalto, ed ha termine alle foci del torrente .

Un terzo ramo, distaccandosi da ponente dai monti Tanarello e Saccarello , e venendo al monte Ceirana o delle Vacche va, piegando alquanto a libeccio, a riuscire

sulle alture della Praya frapposte fra la Briga e Saorgio, ed a spalle della rocca di tal nome . Ognun vede di quanta importanza fosse pertanto di

asserragliar con forti opere i passi che per val di Nervia condur potevano il nemico sulle alture che dominavano quella rocca : e che per ottenere l'intento era necessario

erigere alcune ridotte , ed occupare con ragguardevoli


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

forze lo scoglio di Dolceacqua , di Pigna, e finalmente i varchi del monte Toraggio per cui si riusciva alle alture di Marta, di Côlle-Ardente, di Linièras (1 ) e della Praya. Aveva Dellera sentita l'importanza di questi passi, e siccome era veramente affezionato alla causa regia, non lasciandosi ributtare per nulla dalle prime ripulse, scri veva nuovamente insistendo sulla necessità di cambiar

posizione : e dimostrando che il condensarsi delle forze francesi alla marina e la scelta di Massena a duce di

quelle divisioni patentemente indicavano le future ope

razioni dei repubblicani, chiedeva fosse a lui concesso di far ciò che essi non avrebbero tardato molto a com

mettere, violare cioè la neutralità ligure occupando quei luoghi che fossero alla difesa ravvisati opportuni . Ma opponevasi il caparbio Devins , il quale quantunque per esser rattratto dalla podagra non avesse potuto recarsi

sui luoghi , pure fidandosi ciecamente ai rapporti di due ufficiali del suo stato maggiore, Marchetti e Marto nitz, che erano andati a far una riconoscenza , conti

nuava ad affermare che la vera posizione militare era

quella già dagli alleati occupata , ed otteneva dal re un formale divieto di violare le terre della ligure repubblica. Fidandosi poi i generali alleati nella stagione ancor rigida , non volevano credere che i nemici fossero pronti ad assalirli, e tranquillamente stavansene a Torino con certando piani da mandare ad effetto a stagione più avanzata , dimodochè il solo Dellera era al suo posto.

Ma gli eventi non dovevano indugiar molto a dimostrare quanto giuste fossero le sue previsioni. ( 1 ) Non confondasi questo côlle con quello che si erge fra il

Beolet ed il Perus, e da me nominato nella precedente campagna.


CAPITOLO V.

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Avevan Buonaparte adunque e Massena posto sul tap

peto dinanzi al consiglio di guerra il loro progetto di girar le posizioni nemiche per il litorale: piaceva il piano a Dumerbion ed ai rappresentanti , ma sorgeva la difficoltà del territorio da violarsi, e né il generalissimo nè i rappresentanti, tanto audaci coi condottieri d'ar mata, osavano assumersi una tanta risponsabilità: fu dun que forza riferirne a Parigi. Ma Robespierre il giovane, partigiano delle idee bonapartiane , avendo appoggiata tal misura presso il maggiore fratello, ben presto giun geva un decreto della Convenzione , col quale era Du merbion autorizzato ad attraversar le terre liguri, con che si rispettassero le proprietà e non si occupassero i luoghi .

I detrattori del francese repubblicano governo lo ac cusano acerbamente per questa violazione dei diritti

genovesi: nè certo io dirò che fosse cosa equa ; ma os serverò bensi che gli alleati non avevano fatto prova di maggior rispetto verso la Serenissima repubblica, e che per conseguenza non mancavano pretesti alla Conven

zione per farne altrettanto . Allegava essa che i Genovesi avevano lasciato catturare dagli Inglesi nel neutro loro porto la francese fregata , la Modesta ; nè valeva il dire

che il governo ligure non aveva potuto ciò impedire , perchè questa era prova che , volendolo anche, esso non era in caso di far rispettare i suoi diritti . Adducevano poi anche i rettori di Francia esser ormai palese comé il re di Sardegna e l'Austria non più aspettassero che l'occasione propizia per appropriarsi gli Stati della Se

renissima, e che perciò i Francesi e per amicizia verso essa e per propria convenienza dovevano adottare tutte quelle misure che valessero a ciò impedire . Dicevano fi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nalmente che nel modo stesso che la Signoria aveva

concesso il passo ai Piemontesi per recarsi ad Oneglia ad imbarcarsi per la spedizione di Tolone, egualmente tenuta era a concederlo ai Francesi per andare a com battere gli Austro -Sardi sull'Apennino .

Quest'ultima ragione però era più speciosa che so lida , avvegnachè da moltissimi anni esistesse fra Ge nova e Piemonte una convenzione che accordava il passo

alle truppe regie per imbarcarsi ad Oneglia ; e quan tunque questa convenzione riflettesse solo le truppe che recavansi in Sardegna a dare il cambio a quella guer

nigione, non potevasi apporre a colpa del governo ge novese se, una volta imbarcate le genti , le regie navi avean rivolte le prore a Tolone e non a Cagliari. A tutte queste ragioni poi , rese più tollerabili dalla

condizione posta di non prender possesso dei luoghi, e di rispettare proprietà e vite, la convenzione aggiun geva quella che ha sempre avuto maggior peso nelle relazioni fra il debole ed il potente ; il diritto della forza . Ottenuta pertanto l'autorizzazione di passare il con

fine, Dumerbion ed i rappresentanti, fatto il seguente ri parto delle forze loro, si accingevano ad eseguire il piano ideato .

Alla loro sinistra la divisione Garnier, forte di 10 mila uomini, dovette custodire le sorgenti della Vesubia e della Tinea, l'alto Varo, e tenersi in comunicazione con

Dumas dell'armata delle Alpi. La divisione Macquard di egual forza, rimase al centro per tenere in rispetto il nemico e custodir gli sbocchi della valle di Roya. Tutte le residue genti, 20 mila uomini almeno, condotti dal

generalissimo e da Massena, dovevano formare il corpo di spedizione, avendo seco loro 20 pezzi di grosso cali


CAPITOLO V.

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bro , oltre a varii cannoni di montagna, alcuni dei quali conquistati sulle truppe federate.

giorno 6 aprile Garnier e Macquard ricevettero ordine di inquietare la destra degli Austro -Sardi; Gar nier, che doveva fare semplici dimostrazioni, fu facil mente contenuto dal marchese Colli che aveva coman

sempre gli avarnposti durante il verno , con alcune milizie del contado, ed il primo battaglione di caccia tori di cui eragli stato affidato il comando rimasto va cante per la morte del prode Germagnano. Accorso egli a Belvedere con 700 uomini , riusciva a ributtare al di lådella Vesubia il nemico, quantunque doppio in numero. Non cosi al centro, ove Macquard fatto assalire da Bi dato

zannet il centro degli alleati, recavasi in persona sopra

Breglio. Resistevano i nostri pel solo tempo necessario

per ripiegare i loro avamposti, ed, abbandonati i poggi della Focaccia, del Mantegas e del Morigone a Bizannet, ritraevansi nei forti campi di Milleforche e di Rauss ;

parimenti a sinistra, dopo aver lottato alcune ore contro Macquard al campo di Beola, alla Croce del Gan ed alla ridotta di Colla-Bassa, rivalicata la Roya si ritiravano su Breglio, che asserragliavano e munivano colle artiglierie, onde Macquard non osava gettarsi al di là del fiume. Ma queste erano operazioni secondarie , perchè men tre i repubblicani attraevan con esse l'attenzione di Dellera, il maggior corpo, diviso in quattro colonne, va licava il confine lo stesso giorno 6 aprile, nel quale il

côrso generale Arena, comandante della vanguardia di Massena, entrava in Ventimiglia, malgrado le proteste del ligure governatore Spinola , che vedutele vane, ri tiravasi in castello ; ma non andava guari che una com pagnia di granatieri mandatavi da Massena ne lo sfor


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

zava ad uscirne in compagnia di una quarantina di in validi che la Serenissima repubblica vi teneva a presidio ; avendo però egli sporto lagnanze per tal atto ai rap

presentanti, qualificandolo ostile qual era, essi ordina vano a Massena di restituirgli il forte. Attraversata dunque soltanto la città , dividevansi le colonne francesi. La prima proseguendo pel litorale av

viavasi sotto Mouret verso Oneglia. Erano con essa il generale Buonaparte ed i rappresentanti; Dumerbion, as salito dalla podagra, era rimasto a Nizza ; di modo che comandava Massena, il quale però presa seco la seconda

divisione e quella di riserva, volgeva li 7 a sinistra ed in dirizzavasi verso il marchesato di Dolceacqua, rimontando il torrente Nervia ; traversato poi quel grosso borgo , e stanziatavi la divisione di riserva comandata da Laharpe, egli colla sua propria , retta momentaneamente da Mon nier, spingevasi sino a Pigna, ove giungeva dopo 16 ore di penosa marcia . La quarta colonna poi retta da Ham

mel, partita da Sospello, valicata la Roya, faceva attac care la ridotta del Forcoin dal generale Lebrun, che con poca fatica ne scacciava il debole distaccamento ivi lasciato da Dellera .

Proseguiva ad avanzare Hammel in allora, e stabili vasi sul monte Giove o Testa di Gio . Portavasi poi li 8 sotto Saorgio, ma caldamente accolto da Saint-Amour, che ne era il comandante , vedute quelle formidabili batterie che infilavano l'angusta valle del Roya , non pensava avventurarsi a cosi ardua impresa, e venivasi a collocare sul monte Giove . Informato però che i

nostri avevano negletto di asserragliare l'importante passo del monte Tanarda, imponeva a Lebrun di por tarvisi, e tentar di penetrare per quella via alle posi


CAPITOLO V.

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zioni di Marta e Côlle-Ardente . Andava Lebrun ; ma

trovava chiusi i varchi dalle abbondanti nevi che gli vietavano di procedere oltre al monte : perlocchè Mas sena imponevagli che, collocatavi solo una guardia di 60 uomini , retrocedesse colla sua brigata a Pigna ; il che da lui eseguitosi, i 60 uomini da esso lasciati , assaliti all'indomani da 200 granatieri reali , condotti da Mau landi, ufficiale di stato generale, eran costretti ad ab bandonare quel côlle , lasciando in mano dei Regii un ufficiale e 13 soldati .

Mentre queste cose succedevano fra i monti che se parano la Roya dalla Taggia , Mouret erasi spinto innanzi sul litorale , ed attraversata senza dimora la provincia di S. Remo, entrava li 8 nel principato di Oneglia. Stavano a custodia dei passi dell’Apennino forse 3000

uomini di truppe regolari ed un 1500 miliziani o corpi franchi : comandava ad essi , in assenza di Argenteau , il maggior generale Montafia , il quale udita la viola zione del territorio neutro rafforzava gli avamposti che teneva a Carpazio, Rezzo ed alla côlla del Pizzo , man dando in pari ' tempo ordine al presidio di Oneglia, composto di Tedeschi , di collocarsi fortemente a San

l'Agata, buona posizione all'ovest della città, e coperta dal torrente Impero , che la fronteggia : ma erano le sue soldatesche assalite da due parti da forze decuple, perchè mentre Mouret avanzava per la marina , Massena

faceva da Laharpe attaccare gli avamposti collocati al monte sul loro fianco sinistro ; dimodochè Montafia , temendo d'esser non solo tagliato fuori da Ormea, ma

di veder l'importante passo di Tanarello cadere nelle mani dei nemici , di cui ben aveva compresi i dise gni sui poggi che dominavano Saorgio, dopo una lieve


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

resistenza si a Carpazio e Rezzo che a Sant'Agata , conduceva le poche sue soldatesche al Ponte di Nava, al Colle-Ardente ed al côlle Tanarello , ancora indifesi,

e poneva mano a porli in istato di resistere ad un primo assalto .

Entrava allora Mouret in Oneglia , ove impossessavasi

di 12 cannoni di bronzo ; la città poi , per l'antica ini micizia e pel ricetto continuamente dato ai corsari in fensi alla francese marineria , era trattata con tutto il

rigore delle leggi militari, e gravata di fortissima im posizione. La notizia intanto dell'entrata dei Francesi negli Stati

genovesi aveva sconvolti tutti gli animi a Torino : e quanto erano baldanzosi ed increduli prima , e sordi alle rimostranze di Dellera , altrettanto ora parevan

sgominati e privi di senno i generali alleati . Essi par tirono tutti in un giorno , meno il Devins , che inchio dato a letto dalla podagra , contentossi dar istruzioni a Colli e sopratutto ad Argenteau per la custodia dei passi dell'Apennino, di dove più celeremente potevano i repubblicani portarsi nella Lombardia. Parlavasi poi nientemeno che di eseguire una precipitosa ritirata pel colle delle Finestre ; ritirata che con le alte nevi

che ancora ingombravano quei passi , non avrebbe po tuto certamente effettuarsi senza immense perdite di materiale . Tuttavolta Colli , che era uomo assennato ,

appena giunto alla Briga, vide che la situazione, sebben grave , non era disperata ; e valendosi della ricevuta facoltà di dar principio al movimento retrogrado solo quando lo avesse riputato indispensabile, pensò sopras

sedere, e questa sua prudenza e le alte nevi che ancora serravano i passi, furono le cause che salvarono allora


CAPITOLO V.

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l'esercito austro -sardo da una totale disfatta . Perchè,

quantunque i generali francesi fossero riusciti a scac ciare gli alleati da alcune importanti posizioni , il loro piano in sostanza era mancato od almeno ritardato. Difatti doppio era lo scopo che essi si proponevano : insignorirsi cioè del principato d'Oneglia, ed in questo

succeduto avevano : e di impossessarsi poi delle alture della Briga , per far cadere la rocca di Saorgio e le

forti posizioni di Authion, di Rauss, di Milleforche, ed in questo avevan fallito a causa di Macquard e di Ham mel, che non avevan potuto valicare la Roya il primo, il côlle di Tanarda il secondo .

Difatti i rappresentanti che eran venuti a S. Remo, quindi ad Oneglia, per la comoda via della marina, non sapevan comprendere questi indugii, e nella bestiale loro burbanza acerbamente rimbrottavano Massena, e

già parlavano di destituzione. Sicché fu forza ad esso di accorrere ad Oneglia e spie gare loro la causa della in parte mancata impresa, la

sciando a Laharpe il comando delle genti che egli aveva intanto concentrate a Monte Alto, e dando ivi convegno

alle due colonne della divisione di Hammel, al quale però commetteva di lasciare fortemente occupato Triora e Testa di Giò , punti di troppa importanza per venire abbandonati, e di far riprendere la Tanarda da Le brun .

Colli, frattanto, spiegando tutta quella maggior atti

vità che per lui si potesse in quei frangenti , portavasi con tre periti ufficiali, Malaussena , De Martinel e Mau landi , del genio i due primi , dello stato generale il

terzo, sul Colle-Ardente con 5,000 uomini ; e ponendo a profitto il tempo, ingiungeva innanzi tutto a Bellegarde


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di scacciare la 118a mezza brigata francese che custodiva il monte Tanarda ; il che questi eseguiva il giorno 11 coi

suoi granatieri reali , sorprendendo anche i nemici a favore di una densa nebbia . Valendosi poi Colli delle

già incominciate opere da Montafia, faceva erigere va rie ridotte ; dimodochè, oltre all'importante passo della Tanarda, ove due uomini potevano far testa ad un'intera brigata , e che Maulandi aveva immediatamente asserra gliato , a quel nemico che per quella via volesse salire al Côlle-Ardente, presentavansi prima le opere del campo della Marta , dopo la grande ridotta detta di Feltz, fab

bricata sul poggio veramente detto Testa dell' Afel , le opere secondarie di Nave e quindi la ridotta di Colle Ardente, la quale , dominando le altre, chiudeva i due varchi di Triora a destra degli alleati e del Santuario

della Madonna della Fontana a sinistra ; passo impor tantissimo per cui si andava sul côlle di Linieras, su

quello della Praya e quindi sulla Briga. Al centro poi , per coprire gli sbocchi da val di Taggia sul monte Sac

carello , eressero i Sardi una piccola ridotta sul monte Pellegrino -ed un'altra maggiore detta la Saccarella , le quali legavansi colle opere di Colle -Ardente per mezzo della selva di Sanson che rimaneva a sinistra del côlle. Successivamente , verso levante , le ridotte di Cima di Bosco e di Cima del Barbone battevano coi loro fuochi

tutti i sentieri che da Triora , la Rochetta e Mendatica portano dietro il Côlle -Ardente e sui fianchi orientali del Saccarello e del colle di Tanarello. Finalmente , un'ultima ridotta serrava il passo di Ciaggia per dove si riusciva a girare le posizioni degli alleati per il côlle Tanarello .

Tutte queste ridotte erano state collocate con discer


CAPITOLO V.

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nimento ed armate con dei cannoni, spingardoni e spin

garde; per la soverchia fretta però, alcune di esse, e segnatamente quella di Feltz , avevano fòssi nè abba stanza profondi , nè abbastanza larghi. Tre errori poi aveva commessi Colli, ed erano : il primo, di non aver accuratamente asserragliato il passo della Madonna delle Fontane, che riguardar potevasi come la chiave della po sizione ; il secondo , di non aver collocate forze bastanti per difendere queste trinciere; ed il terzo, di non aver stabilite facili e pronte communicazioni con Argenteau che stava a custodia di Ponte di Nava, e che avrebbe do

vuto seco lui communicare per la côlla del Tanarello . Del

primo errore non si comprende veramente la ragione; del secondo ne furono causa gli assalti dati da Macquard e da Garnier, che fecero temere che i repubblicani vo lessero agire ad un tempo stesso sul colle delle Fine stre ; timore assurdo, perchè le masse condensate in val di Nervia e di Taggia dovevano fare accorto Colli che quelle erano semplici dimostrazioni . Ma egli , creden dosi legato dall'ordine ricevuto di operare la ritirata per quel côlle in caso di disfatta , e prestando troppa fede ai rapporti di Provera che, rimesso il comando tem

porario delle truppe nel Saluzzese al De Sonnaz, briga diere di Savoia , erasi recato con alcuni croati ad as sumere il comando della sua sinistra , e che vedutosi a fronte Garnier con 10,000 uomini, incessantemente

chiedeva rinforzi; per questa doppia ragione, Colli non osava sguernire la sinistra , e tratti solo cinque batta glioni dal centro , ove comandava Dellera, e che pare vagli meno vulnerabile , credette poter difendere una linea di sei miriametri di circuito e sinuosissima con

soli 6,000 uomini. VOL . I.

25

PINELLI, Storiaecc.


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STORJA MILITARE DEL PIEMONTE

Il terzo errore poi, più di Argenteau che di Colli, era il poco concerto che fra loro esisteva, diminuito ancora

da certa antipatia, che il nobilissimo e germanissimo Merci-Argenteau provava per il popolano ed italiano Colli ; e questa sua albagia unita alla natia incapacità ed alla totale ignoranza dei montuosi passi che era inca ricato di difendere, dovevano riuscire fatali alla causa dei federati,

Massena, intanto, freddamente accolto li 11 dai rap presentanti ad Oneglia, voltate loro le spalle, erasi di retto a Buonaparte, che seco loro stava , e non avevano tardato quei due eletti ingegni ad intendersela, e con venire che il meglio da farsi era di formare un nuovo piano d'attacco, in forza del quale Massena , facendovi concorrere anche la divisione Mouret, tentasse di slog giare gli Austro-Sardi attaccandoli per la loro sinistra.

A tal uopo Mouret, che per consiglio di Buonaparte erasi impadronito di Loano e . di Albenga , lasciata in

quei luoghi la sola brigata Cervoni , dovette piegare a stanca ed innoltrarsi in val di Taggia : ivi giunta essa venne divisa in due colonne ; la prima , composta della

brigata Bruslė, e colla quale marciavano Buonaparte ed i rappresentanti, risalir dovette la valle di Impero : la seconda , condotta da Mouret e dallo stesso Massena ,

partendo da Triora , e valicando il monte Fronte ed il monte Monega che dividono val di Taggia da val d'Aro sia, doveva rimontare quest'ultima : François intanto,

con un'altra brigata , doveva tenersi a Triora, ed invi gilare a che dal Côlle -Ardente gli Austro - Sardi non piombassero di fianco su queste due colonne ; doveva poi anche custodire i luoghi di Carpasio, di Rezzo e la côlla del Pizzo .

i


CAPITOLO. V.

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Stava Argenteau in quelle parti, il quale , quantunque avesse circa 4,500 uomini , perduta la testa , invece di portar a compimento l'idea di Montafia , che aveva cercato legarsi con Colli pel côlle del Tanarello e per

Côlle-Ardente, aveva portato le sue genti più a destra, disseminandoli dal monte Airolo a S. Bernardo , cre

dendo cosi di fedelmente seguir le istruzioni ricevute dal Devins d'invigilare i passi dell’Apennino : ed invece di occupare fortemente Ponte di Nava , che collocato quasi al confluente del Neirone col Tanaro considerare

si può come la chiave di quelle posizioni, egli non sta biliva che quattro battaglioni con due soli piccoli can noni, quando avrebbe potuto , piantare ivi con tutta si curezza le grosse artiglierie , perché al di là del ponte la via allargandosi sensibilmente , esse avevano una certa ritirata sopra Ormea . Egli poi, col nerbo delle sue forze , che ascendevano ancora a 3,000 uomini , se ne stette a S. Bernardo, mal sapendo egli stesso che cosa far si volesse, ed accrescendo trinciere a trinciere. Avanzava intanto Massena con la divisione Mouret, forte di 4,000 scelti soldati, e veduta la situazione delle

forze austro-sarde, faceva le seguenti disposizioni : or dinò ad un baltaglione di cacciatori di portarsi dal monte Armo sul posto della Cappella di S. Bernardo, con

ordine di aspettare per attaccare l'arrivo di Laharpe , che scendeva dal monte Airolo per prendere a rovescio la posizione di Argenteau. Egli intanto con cinque bat taglioni stava in riserva. Ma i cacciatori, impazienti di yenirne alle mani, attaccavano gli avamposti di Argen teau, e li respingevano sul grosso della truppa . Ciò ve

dutosi da Mouret, temendo egli per quella debole schiera, che accesa di bell'ardore, si era troppo oltre spinta, diede


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ordine all'aiutante generale Arnoux di gettarsi con due batterie a levante della strada , 'traversando il burrone

di Capruana , e nello stesso tempo egli cogli altri tre si mosse di fronte. Stava a custodia del passo il reggi

mento nostro di Lombardia con due piccoli pezzi. Era esso comandato dal cavaliere Farigliano colonnello , e dal cavaliere Guibert tenente -colonnello, e questi fecero aprire un fuoco 'assai vivo sugli assalitori: ma non so

stenuti da Argenteau , che se ne stava impassibile nel suo campo, temendo di esser girati dai cacciatori, op pressi da forze doppie di fronte , ritiravansi alquanto disordinatamente. Sostennero la ritirata colla sua com pagnia un capitano Incisa di S. Stefano, che si distinse. Mouret intanto inseguito il nemico sino a Cantarana ,

fatti 50 e più prigioni , fra i quali il capitano delle mi lizie, Leone, ivi tratteneva le sue genti: e demolite le difese del Ponte, e data loro man ferma, vi si stabiliva .

Intesa la presa di Ponte di Nava , Argenteau, il quale aveva anche avuto sentore della discesa di Laharpe dal l’Airolo, evacuava S. Bernardo e ritiravasi su Bagnasco . All'indomani, 17 , marciava Massena su Ormea. Sguer nita era la città, ma eravi sul torrente Armella il vec

chio castello, presidiato da un capitano invalido con un centinaio di uomini suoi coetanei. Laharpe si presen tava al castello con due compagnie granatieri, e gli in timava la resa : 'ma il buon vegliardo desiderava salvar l'onore, e, come si dice, la pelle ancora ; onde, conscio di non poter resistere, propose ai Francesi che si riti rassero : che egli avrebbe sparato alcuni colpi di can none a semplice polvere in aria , e che quindi si sarebbe reso, fingendo d'aver sostenuto un assalto . Sorrise al l'ingenua proposta il generale francese, ma rispose che


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CAPITOLO V.

i repubblicani non facevano commedie nė guerra da ra

gazzi: dimodochè, fu forza ai poveri invalidi di arren dersi senza far la salve innocente che progettata ave vano. Padroni di Ormea , Massena scriveva al generale Cervoni di lasciare il puro necessario ad Oneglia ed a Loano , e di venire, colla sua brigata a raggiungere il corpo principale, avanzando per la Pieve. Egli intanto ,

lasciato Laharpe ad Ormea, e Lebrun, colla sua brigata a custodia del monte Giove e di Ponte di Nava , accor >

reva con 4,500 uomini su Garessio, grossa terra distante cinque miglia da Ormea , e sita sulla strada che da Oneglia tende a Ceva, e dove Argenteau avrebbe ancor potuto fargli testa , ma questi era in piena ritirata su Ceva. Vi entrava adunque senza resistenza, ed impa

dronivasi di molte provvigioni da bocca . I Francesi, autori Des victoires et conquêtes, colle solite amplifica zioni, dicono che fece 400 prigionieri, 12 cannoni e 30,000 fucili ! Sta invece , che i prigionieri erano 150

vecchi invalidi, i cannoni eran veramente 12, ma presi sui Francesi sotto il regno di Luigi XIV, ed i fucili poi erano 100 da munizione e 2,500 da caccia , apparte nenti agli abitanti che li avevano ivi deposti per armar le milizie. Botta dice che erano 3,000, ma erra anche lui, ed il generale Koch , compilatore delle Memorie di Massena, e non certo avverso alla fama di quel generale, dice quanto sopra indicai. Ma Koch era un prode mili tare , degno di scriver le glorie di Massena , e che ben

sapeva che esse eran già tante che non abbisognavano di esagerazione .

Padrone di Garessio, Massena ne confidava la guardia a Mouret, e portavasi nuovamente ad Ormea per com binare l'attacco del Côlle-Ardente .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

- Trovava ivi i rappresentanti che questa volta facevano grazie di chiamarsi di lui contenti , e di seco lui con

gratularsi : ma egli , che soldato era , e non amava le moine, diceva loro che il meglio che far sapessero era di ritornarsene speditamente a Nizza ad eccitare Du merbion ad assalire nuovamente la destra ed il centro

di Colli per impedirlo di rinforzar maggiormente le posizioni della sinistra . Trovava savio il consiglio Buo naparte, e fattolo gradire dai rappresentanti, seco loro recavasi presso Dumerbion . Ma non aveva atteso i loro avvisi il buon vegliardo, il quale non ancora rimesso dagli assalti del fiero malore che lo tormentava, aveva commesso a Serrurier d'inquietare colla sua brigata l'estrema destra degli Austro-Sardi,

sforzandola a ripiegarsi sino al côlle delle Finestre ; mentre Garnier , colle due brigate Monleon e Durand, dirigevasi , il 19, sul campo di Belvedere e sulla ridotta di S. Severo, che i Sardi avevan ampliata ed armáta di quattro pezzi . Riusciva a Garnier d’impossessarsi di Bel vedere, ove erano i Croati di Provera ed eziandio della

ridotta, ma non prima di un fiero combattimento e di molto spargimento di sangue: perchè stavano in essa , oltre a 200 Croati , anche i cacciatori franchi di Bon

neaud, forti in numero, e quasi tutti francesi emigrati , e che ben sapevano che prigionia , per loro suonava morte. E difatti, avvedutisi i soldati di Monleon di aver a fare coi traditori, loro connazionali , con inaudita fe rocia, nulla curando lo spesseggiare della mitraglia ed

il tempestar della moschetteria, furibondi gettavansi sui baluardi, gridando : Ove sono i traditori del corpo franco ? nessun quartiere ai traditori, morte ai traditori!

Ne nacque pertanto un orribil macello, perchè venuti i

1


CAPITOLO V.

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Francesi nell'interno della ridotta , non più col fuoco com

battevano, ma colle baionette, e col calcio degli schioppi; nė valsero a trattenere quei furibondi gli enormi ma-, cigni che dall'alto i Croati rotolar su di loro facevano ::

poichè eran decisi a spegnere i traditori tutti od a trovar; ivi generosa morte . La notte alfine pose termine a tanto scempio : i Croati , riformatisi e rinforzati da Provera ,

scaglionandosi sul pendio del còlle , diedero ai pochi Francesi superstiti agio di ritirarsi, sotto Bonneaud fe rito, a Testa di Ruggiero, lasciando sul campo meglio di 70 dei loro, oltre a 35 Croati; ed un cavaliere di For bin, tenente , e gravemente ferito in volto, a stento riu sciva a sottrarsi al fato che già colpito aveva il suo ger mano in Avignone. Perderono però in tal fatto i Fran cesi meglio di 250 uomini , avendo i cacciatori di Bon neaud combattuto col coraggio della disperazione. Questo nuovo assalto sulla sua destra rendeva sempre

titubante e perplesso Colli , che mal sapendo a qual partito appigliarsi, fluttuante tra il timore di sguernire,

la destra e quello di vedersi sfondato a sinistra , teneva le sue genti disseminate su d'una linea che aveva oltre a dieci miriametri di circuito; errore questo di cui Mas sena doveva ben tosto farlo pentire .

Erasi intanto questo generale recato col suo capo di stato maggiore Monnier e con l'infaticabile Rusca , in cui per la grande conoscenza dei luoghi egli riposta aveva I la maggior sua confidenza a fare un'accurata ispezione

dei varii passi che conducevano alle posizioni occupate, dai nostri; e non aveva egli tardato ad accorgersi che; mentre opere e truppe erano accumulate fra il monte

Saccarello ed il Rauss e Cappelletto, le diſese invece di Côlle -Ardente e del Tanarello erano relativamente più ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

deboli; di modo che faceva le sue disposizioni dietro questa convinzione. Egli non aveva veramente con sè che 7 battaglioni e tre compagnie di zappatori di Rusca, ma pensando di poter far concorrere all'operazione le truppe collocate a Testa di Giò, a Triora, a Ponte di Nava ed a Mendatica , che aveva fatto occupare, da ani moso qual era , e non volendo dar tempo a Colli di rav visarsi sul vero punto d'attacco, egli decideva assalire il giorno 25. A tal fine, divisa la sua gente in 5 corpi,

imponeva a Lebrun di tenersi col primo a Testa di Giò e di avanzar poi sulla Briga solamente quando vedesse concorrere allo stesso punto le altre colonne. La seconda

colonna, che era la principale colla quale stava egli coi generali Hammel e Bruslè e cogli aiutanti generali Vabre

e Langlois, era forte di 5 battaglioni di linea, uno di gra natieri e due compagnie di zappatori guidati da Rusca. Doveva essa partire da Triora , sloggiar gli Austro - Sardi dal bosco di Sanson, gettarsi quindi sul Côlle -Ardente e sulla ridotta di Feltz , scendendo poi sulla Briga . Laterza

colonna, condotta da François, forte di tre battaglioni e di una compagnia zappatori, partendo dalla Rocchetta e marciando per Verdeggio sul monte Pellegrino e sulla

Saccarella, doveva impossessarsi di queste due ridotte, lasciarvi 200 uomini in una e 100 nell'altra, quindi con correre colla seconda alla conquista del Côlle-Ardente

per marciar poi seco lei sulla Briga : durante l'opera zione poi doveva tenersi legata con un distaccamento di 400 uomini con la colonna di Massena. La quarta annoverava 13 compagnie quasi tutte di fanti leggieri, e muovendo da Mendatica doveva tentare di penetrare fra il monte Saccarello ed il côlle Tanarello, appoggian dosi , in caso di riuscita , alla terza , e ripiegandosi poi

essa pure sulle altre per marciar di conserva sulla Briga.

)


CAPITOLO V.

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Finalmente una quinta colonna, distaccata da Cervoni

e composta di un solo battaglione, doveva coprire il fianco di Fiorella comandante della quarta colonna, e for

zando il passo di Ciaggia doveva avanzare sul Tana rello, e lasciati poi ivi 200 uomini di guardia , avviarsi col rimanente su Upega , e valicando le sorgenti di Tanaro, e rimontando il Negrone, andare ad occupare il monte Cornio . Erano adunque, senza le genti di Le brun che non dovevano prender parte attiva al combatti

mento, e senza quelle di Cervoni che stava in riserva, 14 battaglioni formanti 8,500 uomini, che muovevano

su cinque colonne all'assalto delle posizioni austro-sarde. Per far testa a questa forza non aveva Colli su quei gioghi che cinque mila uomini al più ; ma eccezion fatta di due battaglioni provinciali, uno d'Asti e uno di Nizza, gli altri appartenevano al fiore dell'esercito. Erano essi

divisi in due parti principali, delle quali una, composta dei granatieri reali, del battaglione provinciale di Nizza, e del reggimento Piemonte, comandata dal cavaliere di

Bellegarde ,occupava col nerbo il monte Saccarello, avendo poi il corpo franco distaccato a presidio delle varie opere avanzate . A sinistra invece comandava Mussano

colonnello delle Guardie, che aveva seco i due battaglioni,

di cui uno era in avamposto alla Saccarella e a Cima di Bosco ed alla Butta-Rossa, tutle opere che coprivano il centro . Occupava Mussano con il grosso delle sue genti la ridotta di Côlle-Ardente, quella di Feltz e quella di Marta, ove era Asti provinciale, legandosi con Bel legarde per la selva di Sanson, ove stava un battaglione di cacciatori composti. Al basso poi alla piccola ridotta

che chiudeva il passo della Tanarda, e chiamavasi per ciò ridotto Tanardo, stava un battaglione di Belgiojoso.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Tutte queste truppe poi facevano interpolatamente il

servizio alle opere avanzate, ove erano rilevate dopo le 24 ore di permanenza.

Li 25 Massena, volendo, prima di dare un formale as salto, assaggiare le disposizioni dei difensori, faceva in quietare le nostre posizioni da piccoli distaccamenti. Dirigeva egli i suoi colpi sopra le prime ridotte del Pel " legrino e della Butta-Rossa e della Saccarella , presidiate quel giorno dal corpo franco le due prime, e dalle Guardie la terza ; ma trovato duro e non avendo intenzione di

impegnar un combattimento serio prima che tutte le colonne giunte fossero alle loro destinazioni, faceva ri

piegare i suoi tiragliatori, lasciando solo una guardia sul pendio meridionale del Pellegrino, la quale assalita però nella notte dalli 25 alli 26 era respinta al basso . Impiegava Massena tutto il giorno 26 a far aprire dai

pionieri di Rusca i varchi ancor ingombri di neve , ed a rettificar le istruzioni impartite ai comandanti delle varie colonne ; ma appena spuntata l'aurora del giorno 27 po nevansi tutte le francesi colonne in movimento, e per vie

diverse muovevano ad assalire le varie opere degli alleati. Massena , che tenevasi al centro regolatore di ogni cosa,

aveva ancora suddiviso la divisione Hammel in due parti, e facendo salire ad una colonna il fianco meridionale del

monte Tanarda sotto il comando di Hammel, ingiunge vagli di marciare sulla ridotta di Feltz , mentre Brusle coll'altra metà assalir doveva il ridotto Tanardo . Comin

ciava il suo attacco Bruslė , ed era da principio calda mente accolto dai 200 soldati di Belgiojoso ivi posti : ma era riuscito a Rusca coi suoi pionieri di aprire nella notte fra le nevi un calle, per cui trascinato aveva poi due piccole artiglierie, che, piazzate in un risvolto del


CAPITOLO " V :

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monte , ferivan di sbieco i difensori del Tanardo, onde costoro , dopo aver tenuto saldo alcune ore, sgombravan la ridotta e ripiegavansi con bell'ordine sul campo di

Marta , sito superiormente. Voleva inseguirli Bruslė , ma accortosi che nella selva Sanson stavan molti cacciatori

che assalir potevanlo di fianco , pensava colà dirigersi, ed impegnava con essi un vivo combattimento . Hammel , intanto erasi diretto sopra la ridotta di Feltz ; era essa munita da triplice cinta e conteneva due cannoni da mon tagna , alcune spingarde e 300 difensori della brigata Guardie . Divideva Hammel la sua brigata in tre colonne

secondarie , e non sbigottito dal vivo fuoco dei Sardi, impavido marciava sulla ridotta coll'arma bianca : cade van a frotte i suoi sotto la mitraglia dei Regii ; ma egli con Langlois e Vabre talmente animavano le soldatesche

che al fine giungevano i granatieri di Francia sul ci glione del baluardo : cessava allora la pugna delle armi

a fuoco , e cominciava quella ben più micidiale della baionetta e dei fucili adoprati dai nostri a mo' di mazza : ma crescevan gli assalitori ad ogni istante , mentre in vece i difensori più non potevan ricevere rinforzi, per- : chè Bruslè teneva a bada tre battaglioni che, collocati

appositamente da Colli nella selva di Sanson , dovevan : legare fra loro la ridotta di Feltz con quella propria- ; mente detta di Cồlle -Ardente : onde già riuscito era Lan glois, animosissimo guerriero , a sormontar tutte le di fese, e già credeva penetrare nell'interno della ridotta quando , colpito da doppio colpo di baionetta , fu rove sciato cadavere nel sottostante precipizio. Ma questa morte invece di intimorire i suoi , li accendeva di nuovo

furore ; ed i granatieri francesi volendolo vendicare ad

ogni costo , gettatisi a capo chino nell'interno della ri


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dotta , ben presto la convertivano in un mucchio di cadaveri e di agonizzanti : ritraevansi allora le Guardie nella selva di Sanson , ove, raccolti dai cacciatori che quantunque fieramente incalzati dalla brigata Bruslé seco loro uniti ed ognor combattendo, ricoveravansi nella ri dotta detta di Bosco- Bruciato, che legava le fortificazioni

di Côlle -Ardente con quelle del Campo di Marta e di Linièras.

Grave fu certamente la perdita dei Francesi in tal conquista e non minore a 400 uomini ; ma dolorosa fu pure la nostra , perché quel primo battaglione delle Guardie perdelte 210 soldati e 3 sergenti fra morti e

feriti e prigionieri: e fra i primi annoverossi un altro dei fratelli Germagnano, Gaspare, capitano e cavaliere di

Malta, il quale, quantunque mortalmente ferito in gola, rifiuta l'aiuto de' suoi e li rimanda alla pugna , quasi

che fosse fatale che mai le armi subalpine dovessero scen dere a cozzo colle francesi, senza che la dura prova co

stasse una vittima a quella nobile prosapia! Al suo fianco pugnando spirava il prode capitano Maulandi dello stato generale , il quale quantunque , al dir di Carlo Botta , amante fosse di corretta libertà , pur non esitò a dar la vita valorosamente combattendo pel suo re e per la pa tria contro lo straniero ; moriva pure il cavaliere Viterbo capitano dei cacciatori delle Guardie , ucciso nel bosco

di Sanson . Saint-Sulpice poi tenente-colonnello, e Mon crivello, fatto poi maggiore, che ivi comandavano, rile vavano amendue gravi ferile; mentre Bagnolo, Mussano, Paolucci ( lo stesso che ſu poi governatore di Genova), ufficiali subalterni, cadevano in mano dei Francesi.

Mentre cosi combattevasi a sinistra, François, partito da Rocchetta, faceva investire dai suoi la Saccarella pel


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fianco destro ed il monte Pellegrino. Difendeva la prima il tenente Montezemolo, giovane appena ventenne, colla

quarta compagnia del secondo battaglione delle Guardie, forte appena di 80 uomini : la difesa della seconda era commessa al capitano cavaliere Vernante del reggimento Piemonte. Molti erano gli assalitori, e ferocemente muo vevano essi all'assalto : ma saldi stavano i nostri; ed un

Filippi, tenente di artiglieria , con ben misurati colpi

mieteva gran numero di vite : ma veniva colpito in fronte da palla di spingarda il capitano Vernante ; circostanza questa che, infondendo terrore fra i suoi , faceva temere

a Montezemolo che quella ridotta cadesse in mano del nemico : fatto adunque il convenuto segnale, accorreva

a suo aiuto, prima una compagnia di Piemonte, indi il tenente colonnello Santa Rosa con un intero battaglione

di granatieri reali : riaccendevasi con nuovo vigore la pugna e pendevano incerte le sorti, quando un impre visto caso accaduto alla colonna di Fiorella , che stava sul fianco destro di quella di François, faceva volger su questo punto le sorti propizie a Sardegna ed avverse a Francia .

Erasi avanzato Fiorella coi suoi fanti leggieri per la gola che da Mendatica tende fra il Saccarello ed il colle

Tanarello : ma ivi giunto vedevasi chiuso il cammino da due ridotte dette della Butta - Rossa e di Cima di Bosco :

erano queste due ridotte custodite da due compagnie delle Guardie, comandate dal cavaliere Vialardi , lo stesso che aveva già ricuperata a Giletta la batteria caduta in mano del nemico , e che mori poi generale della bri gata Guardie in età avanzata : avendo egli poca gente, erasi alloggiato con una compagnia e mezza nella Butta

Rossa, che prima presentavasi agli aggressori , confi


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dando intanto la custodia momentanea di Cima di Bosco

al tenente la Flêchere con soli 60 soldati . Spingeva Fio rella i suoi contro Vialardi , e caldamente accoglievali questi: ma avvedutosi che mentre il nemico lo teneva a bada di fronte , facevalo .circuire a sinistra , portando una forte colonna su Cima di Bosco, temendo egli che la Elêchere con soli 60 uomini resister non potesse a

lungo, e ben conoscendo la maggior importanza di Cima di Bosco , decideva , dopo tre ore di accanito combat tere , di colà ritirarsi, abbandonando la Butta -Rossa al suo destino ; saggia risoluzione che egli con intelligenza e valore conduceva a buon termine .

Facevalo inseguire Fiorella da quattro compagnie delle sue , pensando che tal forza fosse più che sufficiente , non solo per incalzare un nemico che, a suo credere , +

era in precipitosa ritirata , ma per penetrar ben anco

seco lui nell'altra ridotta : ma ingannavasi egli a gran partito, perchè mentre i soldati di Vialardi ritiravansi combattendo di fianco , per lasciar libero il campo di 1

tiro al presidio di Cima di Bosco, la Fléchere, in ciò pa tentemente aiutato dal sergente Borgnone dell'artiglie

ria , per nome di guerra Virle, che in tal di guadagnossi #

la medaglia , coi due cannoncini che eran nella ridotta, e di uno dei quali assumeva ei stesso la direzione, co minciò a bersagliare di fronte i soldati di Fiorella ; in

1

ciò tanto più sicuro, in quanto che la terza compagnia

1

del battaglione che tenevasi in sostegno fra Cima di Bo sco ed il monte Saccarello , comandato dal tenente Cac

cia, era 'entrata nel presidio, accrescendone così, la forza del triplo . Cominciarono allora a titubare i cacciatori di Fiorella, sicchè questi presto s'accôrse che a guada

gnar quel forte era necessario sforzo maggiore. Ma da


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vagli sospetto la ridotta della Cima del Barbon, che quan tunque alquanto discosta, restavagli sul destro fianco, e la cui guernigione composta di un battaglione di Pie monte poteva da un momento all'altro manovrare alle sue spalle e tagliargli la communicazione con Menda tica, di dove aspettava sempre di veder comparire la quinta colonna che doveva assicurare il suo destro fianco: mal'aspettava invano egli, perché avanzatasi quella troppo debole colonna sul passo di Ciaggia , asserragliato a do vere e difeso dal battaglione di Nizza , comandato dal tenente colonnello Grimaldi , e colpita di fianco dai proiet tili lanciati dalla cima del Barbon , essa aveva dovuto ,

più che di passo, ritirarsi a Mendatica dopo perdite piut tosto ragguardevoli; onde Fiorella , non vedendola a comparire e mal soffrendo di rimanere inoperoso sotto

le artiglierie di Cima di Bosco, spartita la sua gente in due schiere, e confidata la custodia di Butta -Rossa e dei

varchi che portavano a Mendatica , animosamente get tavasi all'assalto della ridotta difesa da Vialardi e da Flê .chere .

Correvan i soldati di Fiorella alla pugna intuonando il famoso inno : Mourir pour la patrie, c'est le sort le plus digne d'envie; ma l'intuonavan in buon punto, per che, oltre alla bella difesa del Vialardi , stava per piom bar loro addosso un'altra tempesta che ne doveva far

morir più d'uno per la patria . Avvegnachè non era sfuggito all'occhio vigile di Bel legarde, che dissi più sopra tenersi in riserva al Sac carello coi bravi granatieri Realie con Piemonte, la spar -tizione fatta da Fiorella della sua schiera in due parti :

e siccome espertissimo era dei luoghi , chiamato a sè il maggiore de' suoi granatieri Mocchia di S. Michele, im


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ponevagli che, preso col suo battaglione un poco noto sentiero che veniva a far capo a sinistra della Butta Rossa, e per conseguenza riusciva fra le due schiere di

Fiorella, furiosamente assalisse da tergo la colonna ag greditrice di Cima di Bosco : spediva poi ordine a Sa luzzo che comandava a Cima del Barbon , ed a Grimaldi

che custodiva Ciaggia, di manovrare alle spalle della squadra lasciata da Fiorella a guardia della via di Men datica . Eseguivano tutti i suoi luogotenenti appuntino

le ricevute missioni. I granatieri reali cadevan come folgori sugli assalitori di Cima di Bosco , i quali vedu

tisi presi alle spalle, posersi a gridare: Siam tagliati! siam tagliati! e giù a precipizio pei burroni. Vedeva François dal vicino côlle della Saccarella il tristo caso, e tentava rimediarvi collo spedire un distaccamento di 500 uomini in aiuto del compagno : ma riusciva il ri medio peggiore del male, perchè in quel disordine scam biando i soldati di Fiorella questa schiera soccorritrice

per un'altra nemica colonna, raddoppiavan di velocità, e gridando: Al tradimento ! al tradimento ! portavan lo scompiglio anche nella schiera che stava a Butta - Rossa, già scossa dall'avvicinarsi di Saluzzo e di Grimaldi. E tanta fu la pressa dei Francesi, che, urtandosi fra loro e fucilandosi a vicenda, in un attimo lasciaron sul

campo od in mano dei granatieri di Mocchia 316 soldati

e 15 ufficiali, fra i quali un maggiore ucciso. Lo stesso Fiorella , che tentava disingannare i suoi , fu dai fug genti seco loro travolto e buttato in un burrone di dove

all'indomani solo fu tratto tutto pesto e malconcio . Non perdeva una cosi propizia occasione di riassu

mere l'offensiva Santarosa, il quale, dato ordine a Via lardi di operare contemporaneamente una sortita dalla


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ridotta di Cima di Bosco , formate le colonne , già pre

paravasi à gettarsi coi granatieri reali sul nemico, quando il tenente Montezemolo veniva a rappresentar

gli che il caporale Garonelli e sergente Viretti , a nome dei soldati delle Guardie , chiedevano formar la testa

della colonna , dicendo che il reggimento Guardie non era il primo dell'armata solo per montar la guardia al re, ma eziandio per girne primo all'assalto del nemico . Ammirava Santarosa la lodevole suscettibilità di quei prodi , ed esclamando : Poichè le Guardie han comin

ciato, le Guardie finiscano ! permetteva loro di formar la testa di colonna.

Slanciavansi adunque e Guardie e granatieri reali a baionetta spianata sulle truppe di François ; ma queste, che dominate non erano da panico terrore come quelle di Fiorella, offrivano valida resistenza, e rattestatesi su

un piccol poggio opposto alla ridotta di Saccarella , aprirono un violento fuoco di moschetteria, che molte vite mieteva fra i nostri, ed abbatteva molti ufficiali , fra i quali il Montezemolo, che sconciamente ferito in

un piede , caduto sarebbe forse in mano del nemico , senza la generosa assistenza prestatagli dal soldato Operti , che lo riconduceva in salvo . Costa de Beaure gard , giovine adolescente di sedici anni , caduto nelle braccia del padre, maggiore dei granatieri reali ed ivi presente qual ufficiale addetto allo stato generale di Colli , esalava l'ultimo spirito fra le paterne braccia . Barbavara tenente , mentre fieramente incalzava il ne

mico , percosso nella coscia da palla da fucile , cadeva

al suolo . Lo stesso Santarosa riceveva una leggiera con tusione al collo ; ma questa furiosa scarica sospese per

poco l'ardore dei granatieri , i quali , animati dalla VOL 1. - 26

Piselli, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

voce e dall'esempio dei capi, riavutisi, si gettavano sulla nemica schiera con tal furore, che fra poco la costrin gevano ad attraversare il burrone che divideva la Sac

carella dal Pellegrino, ed a ricoverarsi su quel monte. E fra i primi ad incalzar il nemico erano notati Viretti

sergente delle Guardie, che avendo rimpiazzato il Mon tezemolo nel comando dei pochi soldati della quarta

compagnia, con essi e col Garonelli audacemente getta vasi sui nemici , secondato a sinistra dal prode Audi delli granatieri reali, il quale non solo giungeva a redimere il tenente Barbavara dalle mani dei Francesi, ma abbat

tuto poi egli stesso con un colpo di schioppo il tenente

colonnello La Bruyelle, pietoso quanto valoroso in pria, caricatoselo sulle spalle, lo sottraeva all'ingordigia dei suoi soldati che spegnerlo e spogliarlo volevano.

Tutti questi combattimenti avevano luogo verso il mezzodi ; onde Massena , che aveva veduto intanto la Tanarda , il forte ridotto di Feltz ed alcune opere minori

cadere successivamente in potere della divisione Ham

mel , volendo approfittare ancora delle molte ore del giorno, imponeva verso un'ora pomeridiana a quel ge nerale di assalire l'altro ridotto maggiore di Côlle-Ar dente .

Stava questo ridotto su di un elevato poggio che do

minava gli altri minori , ed al quale giunger non si poteva che per uno scabro e ripido calle che non dava

accesso alle artiglierie, quantunque piccole . Oltre a ciò era perfettamente chiusa la ridotta, il presidio della quale communicava coll'esterno solo per mezzo di una scala a mano . Era poi anche numeroso e valoroso que

sto presidio, perchè eransi ivi ricoverati tanto gli avanzi dei difensori di Feltz, quanto parte dei cacciatori slog.


CAPITOLO V.

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giati dalla selva , molti dei quali però ripiegati eransi verso le fortificazioni di Linièras e di Praya ; dimodo chè Mussano, colonnello delle Guardie , non aveva meno di 500 uomini.

Pur tuttavia salivano con grand'ardore i soldati di Hammel il selvaggio fianco del picco ; ma andavano essi a certa morte , perché i Piemontesi facendo rotolare immensi sassi da quelle alture, sſracellavano con essi quanto trovavasi per via , e numerosi essendo essi , avuto riguardo alla periferia del ridotto , potevano ve

gliare da ogni parte, e da ogni parte colle pietre e col fuoco dei moschetti abbattere quanti Francesi si affac ciavano ; sicchè dope due ore di inutili fatiche, era forza ai repubblicani di desistere ed andarsi a ripa rare tutti sanguinosi dietro il fianco del monte , sot traendosi cosi alle nemiche percosse . Ma Massena non era uomo da rinunziare all’in

tento ; perlocchè veduto che Bruslè era finalmente riu

scito a conquistare la selva intera ed il ridotto di Bo sco -Bruciato, lungamente difeso dal capitano Cavalchini con

una compagnia di cacciatori-guardie , ordinavagli

che , formate le sue genti in colonna , rinnovasse i ten tativi sopra Colle -Ardente. Obbedisce Bruslè , e, postosi a capo di due battaglioni, dei quali uno di granatieri,

avanzando con rara intrepidezza, malgrado il fioccar delle palle nemiche , perveniva con pochi seguaci ad af ferrare il ciglione del parapetto; ma colpito ivi nel petto da una palla di fucile, moribondo viene a rotolare ai piedi dei suoi granatieri; i quali scossi al funesto caso,

arrestatisi in quel duro frangente sotto il fuoco nemico, ben tosto vengono decimati dal fuoco della mitraglia. A tal vista essi dan volta , e cercano nuovamente dietro il monte un riparo contro il fuoco nemico .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Fremente Massena per questo secondo smacco , e de ciso a conquistar ad ogni costo quello scoglio, che solo

gli serra il passo , ordina a François di venirlo a rag giungere ; ma questi , che alla meglio riformato si era sul Pellegrino non osava valicare i burroni che lo divi devano dal Côlle-Ardente , presentando cosi il fianco a Bellegarde, che minaccioso stava sull'opposto monte della Saccarella , intento bensi a riparare i danni di quella ridotta , ma pronto eziandio a slanciarsi su di lui ad ogni momento propizio . Ond’ė che, vedutosi Massena ridotto alla divisione Hammel già scemata di

numero e di capi, spossata di forze per i molti sostenuti combattimenti, pensò sospendere gli assalti ; tanto più che non era sfuggito a quel perspicace duce che i Sardi si apparecchiavano ad abbandonare Côlle -Ardente, ond’egli , che prudente era quanto valoroso , risolveva,

risparmiando il sangue de' suoi, attendere che il tempo gli spiegasse l'enigma di tal ritirata, della quale ne era

causa l'assalto dato in pari tempo, ed ignorata da Mas a sena privo di communicazioni col generalissimo ,

dall

divisione del generale Macquard , al campo della Marta dal lato occidentale , e che ora è tempo che io im prenda a narrare .

Abbiamo veduto che Dumerbion, anche prima del consiglio speditogli da Massena , aveva fatto assalire,

li 19 , il centró nemico; ma respinti da Dellera tutti gli assalti , e veduto inutile ogni sforzo sull'Authion e

su Rauss , Dumerbion, fatto piegare le sue genti più a destra , cambiata idea , dava le seguenti disposizioni. Barquier col grosso della divisione doveva eseguir di fronte un assalto sulla ridotta eretta dai Sardi alla

Côlla-Bassa ; Jardin doveva inquietare il loro fianco si


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nistro verso Breglio, e Dallemagne simulare un assalto su Milleforche per impedire che la guarnigione ope rasse una sortita sul fianco di Barquier; Macquard fi nalmente , incaricato della sorveglianza di tutta l'ope razione , tenevasi colla riserva pronto ad approfittare

d'ogni evento. E capitò l'evento propizio da quel lato da cui meno pensavasi. A destra della Colla -Bassa fra essa e Milleforche stava

il fortino di Beola , che sgraziatamente era stato con fidato a 300 miliziani , i quali, se erano intraprendenti ed audaci per piccole spedizioni e fruttanti scorrerie, non erano poi da tanto da durarla a lungo contro

truppe regolari . Avvenne adunque che, mentre i leg gieri di Dallemagne accorrevano agli avamposti di Mil

leforche, scambiando schioppettate coi difensori della Croce di Parpeia , un avamposto del vicino forte di Beola davasi a repentina fuga ; inseguivano i soldati di

Dallemagne quei fuggiaschi, i quali giungendo al for tino vi portavano lo spavento , dicendo di essere inse guiti da numerose nemiche colonne. La paura , mas sime fra soldati non agguerriti, è malattia contagiosa ; dimodochè in un istante tutto fu confusione nella Beola,

della quale sagacemente valendosi i francesi caccia tori , penetrati in un coi difensori nel forte , ne cattu ravano il numero di 250, fra i quali 20 ufficiali, che erano poi immediatamente condotti alla Ghiandola .

Accorreva al felice caso Dallemagne , e lasciate po che squadre a vegliare su Milleforche, gettavasi imme diatamente al di là del Cairos , scendendo sin sotto

Saorgio : dava intanto avviso dell'accaduto a Macquard , il quale non ponendo indugio, scagliavasi colla riserva in appoggio di Barquier contro Colla-Bassa , e di Jar


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

din , che cosi ingrossato , riusciva a forzare il passo della Roya a Breglio , ed a minacciare Saorgio sul l'altro fianco . Ciò accadeva all'albeggiar del di 27. Ve nuta la cosa a cognizione di Dumerbion , egli ordinava a Macquard di spingersi avanti contro il fianco destro

del campo di Marta con quelle maggiori genti che per lui si potesse ; la qual cosa vedutasi da Colli, malgrado una viva resistenza di molte ore fatta da Vitale che ivi

comandava , e che riusciva a respingere Macquard, conscio della caduta di Feltz , e paventando di essere tagliato dalla Saccarella e da côl Tanarello, dava ordine a Vitale ed a Mussano di evacuare Côlle-Ardente e le

alture di Marta per ripiegarsi sulla Linièras, sulla Praya e sulla Briga . Ricevevano questi l'ordine alle tre pomeridiane, al momento in cui Massena andava rumi nando se doveva rinnovar la prova contro Côlle-Ar dente colla sola divisione Hammel semi-distrutta ;

il

quale vedendo ora che disponevansi ad abbandonarlo

i difensori, commesso a Pijon d'inquietarne la coda , faceva le sue disposizioni per recarsi all' assalto di Linièras.

Ma qui neppure lo aspettava Colli , che riputando quella posizione troppo avventurata , preferiva concen trare le sue genti a Praya ; la qual cosa notata da Ru sca , che in quel di s'era sempre tenuto ai fianchi di Massena , da ardito uomo qual era e dei luoghi peritis simo, insisteva presso il suo generale perché difilato marciasse sulla Briga , attaccando ' la sera stessa il ne Praya.. Ma oltre che la notte era assai vi mico campo di Praya cina, Massena poi, che vedeva Vitale avere fortemente occupate le sponde del torrente Bendola , che divide le

alture di Marta da quelle di Testa di Giò , ponendosi


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cosi in caso di contrastare il passo a Lebrun che do veva scendere da quel monte, non osò avventurarsi fra quelle gole colla sola divisione Hammel , spossata dalle perdite, dalla marcia e dalla fame, e preferi rimandare all'indomani l'assalto del campo di Praya . E fu questa forse ( se si eccettua la campagna di Por togallo ) la sola volta che un consiglio audace fu re spinto dall'audacissimo Massena . Ma quantunque gli eventi abbiano all'indomani dimostrato che il campo di Praya era debole ostacolo , non si può tuttavia incolpar Massena di timidezza ; che anzi, convien lodarlo per di mostrata prudenza ; perchè è d'uopo sapere che non solo ignorava Massena la caduta del campo di Marta , a lui celata dalla imponente posizione occupata da Vitale, ma eziandio che quattro rapporti da lui spediti al gene ralissimo Dumerbion erano sin allora rimasti senza ri

sposta alcuna , ond'egli era affatto al buio di quanto ac

cadeva al di là del Roya . È però indubitato , che se egli avesse gettati alcuni battaglioni sul côlle che siede in faccia al convento di San Dalmazzo , sulla via che dalla

Briga porta a Tenda, come gli suggeriva Rusca, la guer

nigione di Saorgio e le nostre truppe accampate a Praya erano tagliate fuori ; e ciò forse era quanto non voleva Massena, il quale attonito ancora pel valore dimostrato dai Piemontesi nella scorsa giornata , preferiva circuirli

all' indomani con triplici forze, costringendoli a capi tolare, anzichè sforzarli alla disperata risoluzione di aprirsi la via colla baionetta contro le sue ancor troppo sparpagliate colonne. Questo progetto però di Rusca avrebbe potuto avere ottimo e certo risultato , se Massena avesse sin dal di

26 dato maggior importanza all'attacco fatto sul passo


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di Ciaggia : e qui veramente fu dove le buone sue di

sposizioni per l'operazione tutta presentavano qualche difetto ; a segno che convien credere che Massena e

Rusca ignorassero le opere erette dai Sardi a custodire quel varco ; senza di che non si comprende davvero come, invece di farne tentare la conquista da tutta la brigata Cervoni, essi vi abbiano destinato invece un solo battaglione. Se Cervoni, padrone di Ciaggia, accampato si fosse su Upega con imponenti forze, è fuor di dub bio che la ritirata dei Sardi più non poteva aver luogo che pel côlle delle Finestre, perchè trovandosi quel côlle a settentrione di Tenda, i Francesi avrebbero potuto ca dere su Limone prima dei Regii . Ed un risultato non meno importante avrebbe potuto

ottenere la colonna di Ciaggia se fosse stata rinforzata , e si era d'impedire a Bellegarde quella felice mossa sui fianchi ed a tergo delle genti di Fiorella ; se tutta la brigata Cervoni portata si fosse su Ciaggia ed a Cima di Barbon , Bellegarde , ben lungi dal potere assumere l'offensiva , come fece, avrebbe avuto molto a che fare per tenersi in possesso di monte Saccarello e di côl Ta narello .

Posate pertanto per qualche tempo le armi a causa della sopraggiunta notte, pensarono i due nemici con

dottieri a trarre profitto di questo breve respiro. Mas sena , dopo inutili sforzi per aprire le communicazioni col generalissimo, dato ordine a François ed a Fiorella

di venirlo a raggiungere alla Briga appena avessero rior dinate le schiere , rannodava a sè Lebrun e partiva a quella volta . Mentre Massena accingevasi al nuovo di a rinnovare l'assalto , Colli , invece, provvedeva alla di ſesa, e riputando troppo avventurato il corpo di Belle


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garde a monte Saccarello, ordinavagli di evacuarlo, oc cupando con le sue genti una linea più vicina al côlle di Tenda, pel quale vedeva oramai essergli giuocoforza di effettuare la ritirata. Solo pensava a renderla meno disastrosa ; ed a tal fine, evacuato Milleforche e l'Au

thion, collocava Dellera a destra tra monte Cappelletto e casa di Cairos , il centro sotto Vitale , presso a Fon tana, dietro la Bendola, gettandolo cosi a cavaliere della linea di ritirata per Tenda, legato per la Briga e l'atti

guo campo di Praya alla sinistra, la quale di là proten devasi sino alle sorgenti del Neirone, sui fianchi di Upega e di Carnino : per occupare la qual posizione fu necessità a Bellegarde di camminare tutta la notte per quasi ignoti sentieri e colla neve sino alla cintola fra quegli orridi dirupi; marcia che egli eseguiva però con ordine perfetto , dopo aver fatto ritirare dalle antiche ridotte tutte le artiglierie ed attrezzi di campo , dimo dochè quando i Francesi vi entrarono , non vi rinven nero più che poche e logore tende . Al ritorno del nuovo di , Massena ponevasi in via verso la Briga ; ma chiudevagli il passo il campo di Praya attiguo a quel borgo, e che era forza conquistare prima di progredire oltre : sostavano pertanto per al cune ore le francesi soldatesche; ma ogni momento che passava dava sempre più agio ai Regii di porre mag

gior ordine nelle loro schiere; perlocchè, verso le 9 del mattino , Massena , stanco di più oltre aspettare le non mai giungenti colonne di François e di Fiorella , ordi nava a Lebrun di attaccare le alture di Briga . Era il

campo di Praya composto di alcune opere staccate , ma legate fra loro e difendentesi a vicenda , dimodochè la caduta di una poteva grandemente influire sulla sorte


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delle altre . Comandava ivi Colli in persona col Dellera,

ed aveva ivi riunito alcune compagnie del reggimento granatieri Guardie, di Monferrato e di Piemonte , un battaglione di Tortona, uno d'Asti, il reggimento Pine rolo, l'austriaco reggimento Belgiojoso ed un distacca mento dei granatieri Reali. Alle 9 del mattino del giorno 28 , Lebrun cominciava l'attacco . Tuonavano orrenda mente fra quei dirupi le artiglierie nostre, alquanto su

periori a quelle dei Francesi, che per quei tortuosi côlli non avevano potuto trascinare che tre piccoli pezzi di montagna . Tuonavano le nostre artiglierie e facevano coi loro tiri di sbieco orrendo scempio dei repubblicani che s'avanzavano su tre colonne ; ma nulla poteva fre nare quelli intrepidi, che facendosi l'un l'altro sostegno, arrivavano ai piedi dello spalto. Allora i nostri, dato di

piglio ad immani sassi, come erano usi di fare su quei monti, li precipitavano su quelli arditi, rinnovando cosi la strage . Erano già le 3 pomeridiane, quando, mentre valorosamente combattevasi a destra ed al centro , ve niva meno l'ardire nelle nostre schiere che stavano a custodia delle trinciere di sinistra . Eravi collocato colå

il reggimento provinciale di Pinerolo ed un battaglione di Belgiojoso : presi da terror panico, i soldati di Pine rolo, al vedere avanzar impassibile sotto i tiri loro una schiera di repubblicani , vilmente davano le terga , la sciando sguernito quel fianco del campo . Invano il va loroso loro colonnello , Radicati di Marmorito , cercava

richiamarli alla pugna ; sordi erano alla nota voce i

codardi, e lo lasciavano quasi solo con pochi fedeli a fronte dell'oste nemica : combatterono questi pochi con supremo valore, ma trafitto da più colpi il Radicati mo riva alle 4, imprecando alla codardia dei suoi ; e la sua


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morte era segnale di scompaginamento per i suoi se guaci ed al battaglione di Belgiojoso, che sin allora era stato saldo .

Entrati i Francesi per quella parte nel campo , get tavansi sul fianco di quelli che difendevano le trinciere di fronte e dal lato destro ; succedeva quindi una feroce mischia, una lotta corpo a corpo nell'interno delle for tificazioni. Gli officiali nostri davano l'esempio del va lore alle soldatesche, ed il cavaliere Emiliano vi trovava morte onorata .

Ma Colli , che in tal di aveva disimpegnato le parti

tutte di capitano avveduto e di intrepido soldato , mi rando come a Lebrun venisse aggiunto Hammel , e fatto avvertito dai segnali di Briga, che già vedevansi spuntare le teste di altre colonne francesi, ordinato a Perrin

d'Athenaz , dei granatieri Reali, a D'Yenne, delle Guar die, ed a Luzerna, dei granatieri Monferrato, di tenere sino all'ultimo nel campo , scaglionati dietro a questo

i pionieri di Flumel per sostenere la ritirata , comin ciava a retrocedere colle altre genti . Ridotti a pochi i difensori del campo , si raccoglievano nella più forte

parte di esso, ove i soldati delle Guardie ed i Reali gra natieri, rinnovando le belle prove di Feltz e della Sac carella , rivaleggiavano di valore, abbandonando il campo solo quando, postesi in salvo le altre genti, inutilmente sanguinosa sarebbe riuscita una ulteriore resistenza . E tanta fu la strage che questi nostri granatieri fe cero dei nemici , che un tenente -colonnello dei caccia

tori francesi, il quale ferito cadde prigioniero dei nostri, ebbe a dire , che di 1,000 uomini che secolui entrati

erano nel campo piemontese, 80 soli rimanevano in piedi al momento in cui egli era stato fatto prigione ; e ciò


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non reca meraviglia, ove si consideri che si pugnò più all'arma bianca che colle armi da fuoco, e con grande

accanimento ; perchè se i Francesi volevano finalmente

ad ogni costo sloggiare i Regii da quell'ultimo campo che ancor contrastava loro il possesso di Saorgio , quelli credevansi dall'onore costretti a cancellare colle proprie

gesta la macchia che il reggimento di Pinerolo impressa aveva sulle nostre armi.

Salivan pertanto i Francesi sulle conquistate alture di Briga, e presto gettavano alcuni battaglioni su quei côlli siti in faccia a S. Dalmazzo che Rusca aveva con

sigliato di occupar sin dalla sera delli 27. Lebrun in tanto aveva sommato di resa il forte di Saorgio , il co mandante del quale , confidando nel vedere che Vitale prima di ritirarsi aveva rotto i ponti della Bendola , ne gava di arrendersi; tanto più che da Colli ricevuto aveva ordine assoluto di tenere risolutamente, confidando quel generale di poter presto venire a suo sostegno. Ma li 29 a sera giungeva Macquard dalla parte del campo di Marta , e Massena calavasi con due battaglioni verso Saorgio ; onde Saint-Amour che aveva ragunato un consiglio di guerra, malgrado l'avviso emesso dalla maggioranza di tener fermo, evacuava il forte nella notte senza venir inquietato dai repubblicani. Giunta l'alba, Lebrun , osservando il silenzio che regnava nel forte, vi spediva alcuni esploratori, loro in giungendo di andar cauti per tema di sorpresa ; ma ben tosto essi venivano a riferire che era la piazza priva di difensori; vi entravano allora i Francesi e trovavano il

luogo deserto, con soli quattro o cinque pezzi in bronzo ed altrettanti in ferro e poche munizioni. Fu da tutti altamente biasimato il Saint-Amour per


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questa resa , ed esso ne pagò il fio colla propria vita : ma se si considera che Saorgio era una piazza aperta , e che solo poteva battere la via prospiciente la Francia ; se si pon mente, che l'armata era già tutta in salvo , e che la conservazione pertanto di quel sito non era più di alcuna importanza , si vedrà che la sua colpa dimi nuisce di molto ; che anzi si può dire che egli con una prudente ritirata conservò al suo sovrano le vite dei sol dati che formavano il presidio , e che, troppo pochi per resistere, sarebbero stati senza fallo oppressi. So che il soldato deve morire al suo posto ; ma questo gene

roso partito non si deve abbracciare se non quando la sua morte può essere necessaria alla pubblica salvezza. Certamente il Saint-Amour, che aveva ordine di difen

dere la rôcca ad ogni costo, violò la militar disciplina col disobbedire, e più di tutto mal fece a ragunare un

consiglio di guerra, di cui non era disposto a rispettar le decisioni : ma strategicamente parlando non può ri putarsi colpevole. Tradotto a Torino , egli divideva il fato di Mesmer, il traditore di Mirabocco .

E qui non per odio verso gli stranieri, ma per puro amore di verità, e per insegnamento ai miei connazio nali, farò notare che Courten fu vile, Mesmer e Begoz traditori , stranieri tutti tre ; ma che Saint-Amour, sa voiardo, errò solo credendo far bene ; recenti fatti poi ci insegnano che troppo pericolosa cosa è commettere le sorti del paese agli estranei .

Nè mi si dica che Courten era vecchio, perchè Du merbion e Dagobert, francesi, pur erano vecchi; e tuttavia fortemente, e pei Regii pur troppo, pugnarono. E Chino era nato del 1725 in Casale , e Dellera del 1720 in

Faule, piccolo borgo della provincia di Saluzzo : 69


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anni aveva dunque il primo, e 74 il secondo; eppure valorosamente pugnarono , che negli animi propriamente virili non vien meno per lunga età la gagliardia. La caduta di Saorgio infuse altissimo sgomento a quelle truppe alleate che ancor tenevano alla destra; perlocchè Garnier , che aveva rinnovato gli sforzi : sul côlle delle Finestre, vi trovava debole resistenza, quan tunque il marchese Colli, che colà trovavasi col suo bat

taglione , minacciato di esser circuito , valorosamente combattendo si aprisse un varco per Entragues e giun gesse a guadagnare Borgo S. Dalmazzo in val di Stura.

Queste furono le fazioni combattute agli ultimi di aprile su quei gioghi che legano le Alpi agli Apennini ;

fazioni gloriose ai nostri, sebbene a loro funeste , per chè nel di 27 tutte le posizioni furono valorosamente difese e conservate, meno la Tanarda ed il Feltz ; e senza la vergognosa defezione del reggimento Pinerolo e l'ab

bandono forse perdonabile di Saorgio si potrebbe dire che gli Austro-Sardi respinsero sempre i Francesi, quán tunque questi fossero di gran lunga superiori in numero .

Tuttavia le perdite furono gravi da ambe le parti, perchè gli Austro-Sardi accusarono , fra morti, feriti e prigionieri , circa 3 mila uomini , oltre a 30 pezzi più

o meno grossi di artiglieria. La perdita dei Francesi non fu certamente minore , poichè già sin d'allora essi cadevano nell'eccesso , che costò poi loro tanto sangue nelle guerre napoleoniche, di portarsi all'assalto sopra colonne soverchiamente pro fonde , le quali , chiuse in quelle alpestri gole , orren damente soffrivano dal fuoco nemico .

Tanto Koch poi che Jomini biasimano le disposizioni di Colli ; tuttavia se ad un oscuro soldato lice di espri


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mere parere contrario a quelle di uomini cosi chiari, io direi che Colli , a mio avviso , provvide per quanto gliel consentirono tempo e mezzi alla difesa di quei

gioghi: solo hassi a lamentare che egli non facesse, li 27 almeno, fortemente occupare il passo della Madonna della Fontana, che legando la Marta col Tanarello gli avrebbe consentito di appoggiare la destra.a Saorgio, il centro alla Briga e la sinistra a monte Saccarello ed a côl Tanarello, quando invece egli, frapponendo la Roya tra sé e Dellera, si espose ad esser tagliato fuori dalla sua linea di ritirata ; che in allora invece sarebbe stata

doppia , potendo egli anche effettuarla per Upega e Carnino verso Ormea , riunendosi cosi con Argenteau. Lo biasimano pure di aver neglette le comunicazioni con questo suo luogotenente, ma questa fu colpa più di Argenteau, o, se si vuole, di Devins, che non diede a Colli forze bastanti per coprir a dovere una cosi estesa linea.

Mentre poi taluni accusano Colli di aver troppo fret

tolosamente evacuata la posizione di Marta , altri gli appongono a colpa di aver ciò falto troppo tardi : io credo abbiano maggior ragione i secondi ; poichè la posizione di Marta cadeva da sè dal momento che i

Francesi impadroniti si fossero di monte Saccarello e di côl Tanarello (1 ) ; ma tanto agli uni che agli altri ri (1) L'esposizione dei combattimenti dei di 25, 26 , 27 e 28 aprile in quelle località riesce assai difficile, perchè tutti gli au tori confondono la Tanarda col côlle di Tanarello , o monte Sac

carello colla ridotta Saccarella , chiamata anche da taluni Sac carda ; il Colle-Ardente è detto Feltz ; Cima di Bosco confuso con

Cima di Barbon e via dicendo ; secondo altri poi anche sulla

destra della Roya eravi una posizione chiamata Campo di Marta


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sponde poi questa ragione : egli non era duce supremo ed indipendente, ed agiva pertanto in forza di ordini. Koch dice che l'abbandono di quei luoghi gli fu pre scritto da un consiglio di guerra tenutosi in Torino, ed a cui era presente Devins ; Jomini invece dice che l'or

dine gli venne dal duca d'Aosta, che, secondo lui, co mandava in capo in quelle parti , e trovavasi in val di Stura ; ignoro qual di questi due scrittori si apponga al vero, ma noterò che, comandasse l'uno o l'altro , era

però singolar pretesa voler regolare le mosse di un esercito militante , tenendosi lontani dal teatro della guerra , tanto più di montagna, nella quale le circo stanze mutano ad ogni momento , e le disposizioni stesse dei capi presenti sul luogo vanno da un momento all'al

tro soggette ad importanti modificazioni. Forse poi Koch , ragionando d'un consiglio di guerra , allude al l'ordine dato appena si seppe la violazione del territo rio ligure , di operar la ritirata pel côlle delle Finestre; perchè difatti anche Costa dice che a Saorgio già par lavasi di incendiare i magazzeni e d'abbandonar il ma teriale ; e si deve a Colli se non si segui subito que st'improvvido consiglio, che avrebbe cagionato agli al o di Marte, che doveva trovarsi ad un dipresso dove le carte dello stato maggiore segnano Colla - Bassa , denominazione da me

pure adottata ; cercai pertanto esporre le cose più chiaramente che mi fu possibile, senza lusingarmi d'aver raggiunto piena mente lo scopo , e valendomi specialmente di un vecchio mano scritto piemontese e della relazione di Koch sulle memorie di Massena , nella quale però qualche errore nell'enumerazione delle colonne o qualche sbaglio di nome e la doppia , denominazione di Marta generano eziandio confusione circa alle mosse dei varii

corpi francesi che ebbero parte negli attacchi .


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leati danni forse non minori di quelli che costarono loro i fatti di Côlle -Ardente e della Praya. I Francesi operarono con intelligenza e vigore ; se ne deve la lode maggiore a Buonaparte, Massena e Ru sca che ideavano la mossa strategica, ed ai due ultimi che la conducevano a buon termine con audacia e co

stanza ; e seppur essi commisero qualche errore e non sempre agirono con la voluta simultaneità , ciò si deve attribuire alle immense difficoltà che vincer dovevano ,

le quali fecero che un'impresa, che a detta loro durar doveva solo cinque giorni , ne richiese ventuno . Nuova prova questa che nelle spedizioni di montagna bisogna evitare ogni azione troppo complicata . Pretendono alcuni autori che Colli abbia nel di 28

corso grave rischio di cader nelle mani dei perlustra tori di Macquard mentre aggiravasi fra la Briga e Tenda per dar le disposizioni della ritirata , e che solo travi

sando le vesti sia riuscito a scamparla , lasciando in tanto l'esercito privo per due giorni di istruzioni appo

site per eseguire la marcia retrograda ; ignoro sino a qual punto questa storiella possa esser vera , ma credo che confondano questi tali il Colli barone con Colli mag

giore, che vedemmo costretto ad aprirsi un varco colla spada alla mano ; tanto più che in pari tempo osser

vossi il massimo ordine presso i Subalpini nel salvare buona parte delle artiglierie , gli attrezzi di accampa mento ed i numerosi feriti che furono avviati a Fossano

ed a Brå , ove erano stati allestiti ampi e salubri ospedali . Più a ragione potrebbonsi accusare di mollezza so verchia Dumerbion e Macquard , che non seppero approfittare della vittoria di Massena alla Briga , per incalzar vivamente gli Austro-Sardi , e diedero tempo a VOL . J. -- 27

PINELLI, Storia ecc .


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Flumel di ruinare le strade coi suoi pionieri, e di renderle impraticabili all'artiglieria, operando tagliate e facendo saltar ponti ; cosicché quando finalmente

Macquard volle inseguire il nemico, dovette spendere varii giorni a riattare le strade, non osando penetrare in quelle gole , difendibili ad ogni passo, senza alcuni pezzi di artiglieria . Nè le sue disposizioni ebbero ter

mine prima delli 6 maggio , onde solo li 7 trovossi in caso di attaccare i nostri , che più non avevano che la retroguardia a S. Dalmazzo , perchè lo stesso giorno Colli aveva deciso di valicare il monte Cornio col grosso delle sue genti . Stava dunque in quel luogo soltanto il

conte Flumel con un battaglione di pionieri e 4 pezzi di artiglieria .

I Francesi si presentarono in numero di 10,000, di visi in tre colonne di quasi egual numero . La prima doveva avanzarsi sulla strada maestra che fa ivi molti

risvolti , porgendo cosi agio ad avanzare al coperto delle artiglierie: obbediva questa a Lebrun. La seconda , comandata da Dallemagne, doveva salire le alture che

bordano la destra della Roya , come sono la côlla di Margaria e la côlla di Pietrafica. Finalmente Massena guidava egli stesso 1,800 uomini del brigadiere Pijon, che, scendendo dalle alture di Briga, dovevano respin gere tutti i nemici che trovati si fossero sulla sinistra sponda del torrente Roya . :

Sboccando vicino a S. Dalmazzo , la colonna Dalle

magne veniva salutata dai nostri 4 pezzi, per il che essa prendeva a sinistra e riusciva a girare una compagnia di pionieri che erano intenti a far saltare il ponte che ivi trovasi sulla Roya , e che cadevano prigioniori . La qual cosa vedutasi dai granatieri di Lebrun , si


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gettavano essi colla baionetta spianata sul ponte ; dimo dochè i nostri ebbero appena tempo a ritirare le arti glierie e ripiegarsi verso il borgo di Tenda alle 7 del

mattino . Tutto il corpo piemontese , che componevasi di 6 battaglioni coll'artiglieria, era in marcia , ed aveva per retroguardia un battaglione di granatieri reali di Belle

garde ed il battaglione tedesco di Giulay (1 ) . Un altro battaglione , cioè il 5° granatieri svizzero- piemontese , occupava Pietrafica e Monte -abisso a destra , monte

Bertrando ed il passo del Carlino a sinistra. Tre altri battaglioni erano in seconda linea sulla riva destra , e dovevano colla loro resistenza dar tempo al corpo di

battaglia di varcare lo stretto . Ma Dallemagne guidava 3,000 repubblicani resi baldi dalle passate vittorie, ed i quali con tutta la foga di cui è capace il soldato, francese assalirono e presero le al ture di Pietrafica; onde la brigata che la occupava, la sciate di retroguardia le due compagnie granatieri di De-Courten, che sotto il loro capitano Seitzer si coprirono quel giorno di onore , salvossi in Tenda , vivamente inseguita dai nemici , che subito occuparono tutti i pic chi posti a destra della Roya . Questa ritirata , che alcuni vogliono scusabile perchè operata di fronte a forze superiori , ebbe però funeste

conseguenze ; il disordine si frammise nel corpo di battaglia, i di cui soldati sordi alle voci dei capi comin ciarono a confondersi e ad affollarsi in quelle strette . Ciò vedutosi dal Colli , ordinava al Dellera di attaccare (1) Era questo il corpo franco degli Austriaci , in cui venivano arruolati i disertori rientrali e tutta la feccia dell'armata ausilia

ria , e composto in gran parte di croati .


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col reggimento Nizza i Francesi nelle posizioni di re cente da loro acquistate. Tentava l'impresa quel buon vegliardo ; ma troppo superiori eran le forze di Dalle magne, che allora avevano poi anche il vantaggio della posizione . Lebrun intanto avanzava sullo stradone, onde Dellera pensò gettarsi in Tenda , ove riusciva a far testa ancora per qualche tempo ai Francesi , ma finalmente si ripiegava alle Ruffe, abbandonando al nemico due pezzi da tre .

Il grosso delle genti intanto era giunto alla Cà , dove riusciva al Colli di ordinarle alquanto e di disporre la sua poca artiglieria ( 6 pezzi in tutto ) in modo da im porne al Macquard , il quale , attesa anche la stanchezza delle sue genti , differiva l'attacco all'indomani. Le due armate bivaccarono in faccia l'una dell'altra

sulla nuda neve, resa vermiglia dal loro sangue . Macquard con le genti di Lebrun e di Dallemagne

stettero ai piedi del monte Cornio, e Massena condusse i suoi alla posizione detta del Baraccone . Le genti no

stre, occupando pure i colli di Boairà e di Malalbergo, si riassettarono fra la Cå e la bassa di Framosa , parati a

contrastare ancora per poco il possesso di quelle gole ai tremendi loro nemici .

Massena e Macquard avevan avanzato senza artiglie rie , e possedevano solo i due pezzi da tre presi sul ne

mico, ed anche questi privi delle acconcie munizioni : compresero adunque che assalire i nostri che la avevano saggiamente collocata là dove la strada maestra fa un

risvolto , sarebbe stata soverchia audacia . Pensarono adunque di girare la posizione dei Sardi; ed a tale scopo

prescrissero a Lebrun ed a Dallemagne di inquietare solo il nemico con false dimostrazioni , mentre essi si


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riserbavano di attaccarlo sulla sua sinistra alla Framosa ed al Becco delle Rose .

Occupava questa posizione il reggimento provinciale d'Asti disposto su due linee , e guidato dal cavaliere Civalieri . Il battaglione che trovavasi in prima linea bruciò sino all'ultima sua cartuccia , cagionando grave perdita al nemico , che lo assali con un nugolo di caccia tori dai fianchi e con un battaglione spiegato di fronte ; ma non avendo più munizioni già stava per piegare,

quando l'altro battaglione veniva in suo sostegno . Il Bellegarde poi che era colà in riserva accorreva coi suoi granatieri, col reggimento di Piemonte e con alcune compagnie tedesche : per il che il combattimento durava ancora incerto per altre due ore , retrocedendo anzi i repubblicani contro l'impeto de' granatieri sino oltre la colla detta di Boairà. Ma giungevan loro poi nuove forze ; onde i nostri , vedendosi spuntati dai cacciatori

del Pijon che s'inerpicavano pari a camosci per luoghi creduti inaccessibili , temendo di esser prevenuti a Li mone , piegavano a sinistra combattendo sino al monte

Arpiola, ove la vecchia strada si divide dalla nuova , Lasciava Bellegarde però un piccolo nerbo di valorosi

con ordine di occupare sino all'ultimo la vetta di Boairå. Eran essi 300 cacciatori nizzardi comandati dal cava

liere Grimaldi ; 200 di questi , più agili o più giovani , quando vidersi sfiniti ed in obbligo di cedere le armi o

di morire , precipitavansi giù per la scesa , quasi tutta

agghiacciata, e pervenivano in tal modo a porsi in salvo a Limone. Gli altri 100 con il loro duce e 7 altri uffi ciali cadevano in mano del nemico.

Questo movimento laterale di Bellegarde , necessario ,

anzi indispensabile per salvar la ritirata del grosso del


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l'esercito su Limone, incuteva però spavento ai nostri

che occupavano la Cå colle artiglierie al centro ed alla destra : onde esse cominciarono a piegare dinanzi a Lebrun ed a Dallemagne , da cui però erano stati molle mente attaccati , e si ridussero a Limone, protetti nella loro ritirata dalle bande armate dei Limonesi che in

quelle urgenti sventure fecero prova di gran devozione a Casa Savoia . Essi , unitamente ai cacciatori Piano con dotti dai due fratelli di tal nome , e del cavaliere Chevil

lard alla testa dei miliziani di Nizza , sotto il comando del conte Vitale, che aveva seco gli avanzi del suo quasi distrutto reggimento di Oneglia, occuparono tutte quelle gole, e diedero tempo al Colli di approfittare di una densa nebbia , che levossi nella notte dalli 8 alli 9, per effettuare la sua ritirata in Limone .

Bellegarde poi con un nerbo di 1,500 uomini pren deva posizione sull'altipiano che sorge sulla riva destra dell’Armellina , pronto a contrastare il passo ai Francesi; ma Macquard però, che aveva esaminato la forte sua posizione, e che ben comprese che non conveniva av venturarsi fra quei dirupi pendente l'oscurità, non volle

sacrificar maggior gente per un'impresa di cosi poco rilievo, e prese posizione sul giogo di Framosa . Accor dato però tutto il giorno 9 alle sue genti per riposare, all'albeggiare del giorno 10 Macquard si accinse a slog giare i Regii da quelle giogaie . Ma il vigile Colli aveva utilizzato quelle ventiquattr'ore che il meno solerte suo

avversario passava nell' inazione, ponendo termine alle fortificazioni del borgo di San Dalmazzo dietro il fiume Gesso, ove intendeva di assidere il campo . Ravvisando pertanto inutile di ostinarsi a conservare col prezzo di molto sangue il possesso di quelle alture cosi poco im


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portanti , egli prescrisse a Bellegarde di ritirarsi lenta mente per la valle di Vermegnana , lasciando in posi zione le sole truppe necessarie per trattenere il nemico . Bellegarde pertanto, raddoppiato le guardie avanzate per meglio celar al nemico la sua mossa retrograda , e

datone il comando al brigadiere Vitale , ponevasi in marcia verso Roccavione : dimodochè, quando Macquard

giungeva sul Limonetto e sul colle di Panice , non vi trovava che le genti di Vitale , le quali però impegna vano coi tiragliatori francesi una viva zuffa, che durò quasi tutta la giornata ; sinchè , caduto Vitale in mano dei nemici , disanimati alquanto i suoi , cominciarono a piegare bensi , ma però con tollerabile buon ordine guadagna vano le posizioni del Vernante, di Robilant e di Roc

cavione, ove riuscivano a quetare per alcuni giorni , ri cevendo poi anche lo scambio da corpi freschi e più numerosi : dimodochè, quando il di 21 i Francesi ven nero nuovamente ad assaggiar quelle guardie avanzate , furono caldamente accolti dai drayoni Regina, che giunti dal borgo S. Dalmazzo , facevano il servizio di avam posti ; secondati da numerose milizie di Limonesi , e

spalleggiati dai due reggimenti provinciali di Saluzzo e di Asti , che tenendosi in Limone, qual riserva di tutta la linea , erano accorsi al primo sentore dell'apparir del nemico .

Ultimate intanto le sue difensive disposizioni , impar

tiva Colli alle sue truppe le seguenti disposizioni : L'estrema destra , evacuato l'alto contado di Nizza , venne pel côlle delle Finestre a stanziare in val di Stura , stendendosi sino a Valdieri, ove il marchese Colli , con alcune compagnie di cacciatori , formava la linea degli avam posti.Legavasi questo corpo leggiero al nerbo del


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l'armata per mezzo di due ridotte che Colli aveva fatto

dagl'ingegneri erigere sui poggi di Aradolo e Tiraculo,

il secondo dei quali non mi venne fatto di rinvenire nelle carte moderne , ma che apparentemente era il picco ove siede Aradolo inferiore , o qualche altro verso Beguda o rôcca Sparviera.

Il gran campo poi era reso fortissimo per via di trin ciere e di alti spalleggiamenti , i quali protendevansi a sinistra sino al borgo di Boves ed a quello della Chiusa. Nanti al fronte poi stava Roccavione , posto esso pure in istato di difesa, ove stanziava un battaglione di gra natieri con alcuni pezzi , il quale dava poi giornalmente una compagnia al posto avanzato della Dormiosa , ridotta eretta su di un altipiano posto sulla sponda destra della Vermegnana, e coperta da un rientrante che ivi forma quel torrente.

In questo campo, forte per se stesso, e munito poi di artiglieria, che il maggiore Zin conduceva da Demonte e da Cuneo , Colli al coperto da un colpo di mano, pensò di ridurre tutte le sue truppe per ricomporre li vari corpi alquanto disordinati per quella precipitosa riti rata , e per dar regola a vari rami di servizio che erano

stati sin allora soverchiamente negletti . Egli organizzó meglio il servizio degli spedali e delle munizioni , e chiedendo dragoni e cavalleria potè attivare il servizio

delle ordinanze , aggregando anche alcuni squadroni a tale ufficio, a disimpegnare il quale, i pochi dragoni

della Caccia non erano sufficienti: motivo per cui essi yennero poi l'anno seguente aumentati dietro le sue replicate istanze . Anche il treno dell'artiglieria ricevette nuova forma, e tutta la parte addetta all'armata del

Colli venne assoggettata alla vigilanza di certo capitano Prauss, solerte ed intelligente ufficiale,


CAPITOLO V.

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Per rilevare poi lo spirito alquanto depresso per le recenti sciagure della soldatesca , Colli otteneva dal re la decorazione del merito militare per quei tali che in

quei giorni terribili avevan dato prova di segnalato va lore: e furon tra essi, oltre ai già nominati , un Beu ed un Cargeno, sergenti del reggimento Nizza ; il secondo

dei quali aveva già perduto tre fratelli in quella sgra ziata guerra : dei granatieri reali , oltre al già lodato Audi , i sergenti Deschamps , che ferito non vuol esser

medicato , e segue a pugnare : e La Margarita , che strappa di mano ad un Francese il guidone, ed il sem plice granatiere Ferrero, che soccorreva al tenente Bar bavara , e che da lui eccitato a porsi in salvo , quan

tunque ferito, sclamava volerlo salvare o seco lui perire ; fatti salvi poi ambedue dal prode Audi , come già fu da

me scritto : del Corpo Franco il caporale Ponti , che il di 9 aprile primo entrava sotto Maulandi nel baraccone

della Tanarda , e faceva prigioniero l'ufficiale francese comandante del posto : delle Guardie il caporale Garo nelli ed il sergente Viretti : e dei cacciatori di Oneglia

tal Becchio, caporale, che nella ritirata da Oneglia sal vava un convoglio di polvere . Al cavaliere Luzerna poi , capitano di Monferrato, a cui specialmente si attribui da tutti l'ultima difesa del maschio del campo di Praya, venne conferto il grado di maggiore : e molti furono pure gli ufficiali che in

quei di fecero prova di animo intrepido, e ne andarono lodati delle Guardie D’Yenne e Moncrivello, promosso questi maggiore ; Colegno, Cerruti, Albrione, Corte di Monferrato, Cussano , Colombo, Radicati di Passerano, Faussone, Gros ed Hautbourg di Piemonte , e Perrin d'Athenaz, Morand e Saint-André dei granatieri reali .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

E per imprimere al reggimento Pinerolo quella nota di biasimo che certamente meritata si era al campo di

Praya , Colli lo faceva passare in seconda linea a bivac care sugli spalti della città di Cuneo, chiamandolo in degno di stare in compagnia di truppe onorate a fronte del nemico, e facendo intanto nominare dal re a briga

diere di quel reggimento il cavaliere Ratti , eccellente ufficiale, ma che aveva voce nell'esercito di uomo severo. La caduta della forte linea di Saorgio e lo affacciarsi dei repubblicani alle vette dell’Apennino , troncarono gli indugi che la sempre ingannevole politica del gabi netto viennese aveva sin allora frapposti alla conclu sione del trattato formale d'alleanza con la Sardegna. Aveva sino a quel tempo tentato l'Austria di eccitare le potenze italiane a formare un'armata ed accamparla nelle pianure della Lombardia ; che anzi il principe di

Waldeck, decorato del pomposo titolo di generalissimo dell'armata della lega italiana , era accorso a Cremona

per assumerne il comando ; sperava cosi la corte di Vienna di difendere le sue provincie italiane col sangue dei Veneti e dei Napoletani , e tener le sue genti in serbo per la guerra sul Reno e sulle Fiandre ; ma faceva male

i suoi calcoli , perché se astuta era Austria , a lei non la cedeva Venezia , la quale andava dicendo di voler ar mare le dalmate sue bande, per mantenere una neutra

lità armata , ma , a ciò spinta da incuria e da avarizia , in tanto non apriva gli scrigni tanto vagheggiati dall'ingordo

Tedesco, e stavasene impassibile spettatrice ed aspettatrice di quel che portassero gli eventi . Nė maggiore ardore spiegava Napoli che da principio promesso aveva 18 mila uomini : ma ora , minacciato da intestine discordie, ben lungi dal mantenere la promessa , richiamava nel


CAPITOLO V.

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regno le poche centinaia che avevano preso parte alla

spedizione di Tolone ; di modo che, quando il genera lissimo giunse, non trovò che 2,000 tra birri e doganieri

modenesi e parmensi, che quei principi timorosi d’Au stria almeno quanto di Francia , non avevan osato ri fiutare .

Quest'apatia pertanto dei potentati italiani e le vittorie dei repubblicani fecero accorto l'imperatore, che biso gnava spedir forze ragguardevoli in Italia , rafforzando il corpo ausiliario di Sardegna , e collocando un'armata nelle pianure della Lombardia . Ordinava pertanto al suo ministro di segnare coll’inviato del re sardo un trattato che dal luogo in cui stipulato venne, desunse il nome

di Trattato di Valenziana , per cui l'Austria si obbligava a portare la forza del corpo ausiliario accordato al Pie monte a 9 mila uomini, e più a mantenere in Lombardia quel maggiore esercito che possibile fosse, ma il quale

in realtà non oltrepassò mai i 30 mila uomini . Questo trattato è degno d'essere esaminato, sia per la stolta fiducia colla quale le alte parti contraenti parlano di eseguire fra breve importanti conquiste nel regno di Francia , sia per la bonarietà con cui il re Vittorio ac consentiva che gli Austriaci concorressero quasi per nulla nella difesa dei suoi Stati . Difatti coll'articolo

primo era prescritto che le conquiste fatte in Provenza verrebbero divise per metà , libero al re di Sardegna l'intero acquisto delle provincie francesi mediante equo compenso all'Austria con provincie italiane. Noto questo per turare la bocca a quei cortigiani del giorno, che vanno a sazietà ripetendo che Casa Savoia

ebbe sempre una politica italiana ; questa è pretta adu lazione e nulla più ; Casa Savoia negli scorsi secoli ebbe


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

la politica propria di tutti i sovrani, allargare cioè i propri dominii ; ma tanto Carlo Emanuele III, come Vittorio Amedeo III suo figlio, vagheggiarono oltremodo sempre tanto la dominazione delle limitrofe provincie francesi, quanto quella del Milanese ; e testimonio ne sia

la spedizione del primo in Provenza nel 1746, ed il trat tato di Valenziana di cui stiamo discorrendo, firmato

dal secondo . Son poi noti i tentativi di tutti i duchi di Savoia per estendere la loro dominazione sopra Gine vra ; il che per nulla reca meraviglia ove si noti che

(malgrado gli sforzi di altri adulatori per far discen dere Carlo Alberto da Berengario) la loro famiglia era essenzialmente francese d'origine, e che tutta la nobiltà

savoiarda, potentissima presso loro, desiderava ingran dire la parte francese che obbediva ai reali di Savoia, per tener maggiormente soggette le provincie italiane. Certamente che ora che sarebbe assurdo sperare qual che provincia francese, Casa Savoia con sagace e gene roso consiglio volse le sue speranze all'Italia; ed io, ben

lungi dal biasimarla , la lodo allora , ed ora ancor più ; ma cosi insegnano i fatti accaduti, ed io non son uomo da sacrificare la verità storica per servil compiacenza . Disponeva poi anche il trattato di Valenziana che si sarebbero potuto restituire le provincie conquistate al governo francese mediante il pagamento di somme da concertarsi, e da dividersi in parti eguali fra Austria e Piemonte .

Quanto alle forze da impiegarsi, il numero non era fisso ; ma ciò che si ebbe cura di far chiaramente ri sultare si fu che Sardegna avesse a mantenere le truppe

che facevan parte del corpo ausiliario. Le due armate poi dovevano bensi agire di conserva, ma l'armata sarda


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era specialmente incaricata di difendere le gole delle alpi e la contea di Nizza , le austriache forze invece do vevano starsene ammassate in Piemonte per piombare d'accordo coi Sardi sul nemico quando vi fosse pene trato . Sopratutto poi le genti austriache dovevano custo dire la frontiera ligure per impedire ai Francesi d'in vadere la Lombardia , che era quanto in sostanza loro premeva .

Il generale Devins doveva avere il comando tanto delle truppe tedesche isolate, quanto dell'armata detta Austro Sarda . Quest'ultima clausula però sembra non si sia mantenuta , perchè il comando degli Austro-Sardi fu in effetto conservato dal duca d'Aosta . Il Devins poi, per quanto spettava alle truppe tedesche, era sotto la dire zione dell'arciduca governatore generale della Lombar dia , il quale aveva anche pieni poteri per prendere gli opportuni concerti colla corte di Sardegna ; di modo che si può dire che Devins, come ben osserva Jomini ,

non poteva disporre di un sol battaglione nè tedesco nè piemontese ; posizione che non poco contribui a fargli desiderare e chiedere la sua dimissione , che gli venne senza difficoltà accordata poco tempo dopo . In caso di malattia del Devins, che era sempre valetudinario, un altro generale tedesco doveva succedergli nel comando. Come ognun vede, questo trattato era tutto a pro filto dell'Austria . Le sue truppe sussidiarie eran poche

e mantenute da noi . Le nostre eran le prime alle busse, ma le conquiste dovevan dividersi per metà . Finalmente gli Austriaci in sostanza , lasciando a noi la cura di di

fendere i nostri Stati , si riserbavano a guerreggiare i repubblicani quando fosser nel cuor del Piemonte . : Ma che razza d'alleati eran questi , domando io ? Que


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sto magnifico trattato fu segnato in Valenziana dal mar chese Albarey per la Sardegna il giorno 23 maggio del l'anno 1794 ; ma le condizioni che contiene sul riparto delle conquiste provano vero quanto dice Botta che già trattavasi segretamente quando i torbidi di Lione e di

Tolone rendevan meno illusoria la speranza di acqui star qualche provincia francese ; il che dimostra quanto veritiere fossero le proteste di amicizia e di desiderio di riporlo sul trono avito che tutte le corti prodiga vano a Luigi XVIII, allora conte di Provenza . Gran bella

cosa la diplomazia che scusa qualunque menzogna ! Havvi poi un non so che di dolorosamente comico nel vedere segnato un trattato ove si parla non solo di di

fender gli Apennini ed il contado di Nizza , ma ben an che di conquistar francesi provincie , mentre i Francesi già quasi stavano nel cuore del regno ! a che servono alleanze simili , ridomando io ? Ma mentre il re di Sardegna cercava con straniere

alleanze di consolidare la sua forza all'estero , quasi che non bastevoli fossero le cure della guerra, torbidi in terni in terraferma ed in Sardegna venivano a compli care la situazione , dei quali amerei tacere se necessaria non ne fosse la conoscenza per potere al giusto apprez zare la posizione del governo durante la guerra ; onde mi è forza di brevemente discorrerne.

Ebbero luogo i torbidi di Sardegna prima di quelli di terraferma, e per motivi , almeno apparentemente, di

versi , quantunque ed in un luogo e nell'altro in sostanza originati fossero dal desiderio di maggiori libertà. Nello scorcio del mese di aprile gli abitanti della città di Cagliari , che nello scorso anno tante prove avevano dato di affetto alla dinastia savoiarda , levatisi a rumore


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per non so qual violazione dei loro Stamenti, assaliva no il castello il di 28 , e disarmatone il presidio, fatto

prigione il Balbiano vicerè ed i capi della truppa pie .

montese coi principali impiegati , li costringevano ad im barcarsi colle loro famiglie e famigli, dando però in tal circostanza prove non dubbie di moderazione, perché non fu ad alcuno torto un capello ; e pare veramente che per allora il popolo non volesse che por termine alle vessazioni d'alcuni impiegati e liberare l'isola dagli invisi stranieri ; siccome però paventavano sempre qual che sbarco dei Francesi, trattennero nell'isola lo sviz

zero battaglione di Schmidt piuttosto beneviso e come estraneo al Piemonte , egualmente che a Sardegna , ed anche perchè condotto si era moderatamente pendenti i torbidi. Di modo che per allora questo moto popolare non ebbe alcun grave risultato , e fu anzi piuttosto favo revole all'esercito rinforzandolo coll'arrivo in terra

ferma di 2 squadroni di dragoni leggieri , e di quelle compagnie franche che eran rimaste nell'isola ; la qual gente, imbarcatasi su navi mercantili venete , prendeva poi terra li 7 maggio a Livorno . Fosse poi tarda giustizia o debolezza del re e suo desiderio di non crearsi nuove difficoltà, oltre alle già esistenti, egli, dato lo scambio al Balbiano e nominato in sua vece il Vivalda , accordava le desiderate esen zioni ; misura che faceva momentaneamente rientrare

nell'ordine la plebe, per insorgere più ferocemente poi , come a suo tempo narrerassi.

Più grave e più facinorosa, in apparenza almeno , fu la causa degli sconcerti di terraferma ; perchè nel mese

di maggio si pretese sapere dal governo che esistesse una congiura tendente nientemeno che a massacrare la reale


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famiglia. Era alla testa di tal scellerata trama un certo Barolo, medico dei famigli della corte, uomo fra i cat tivi pessimo, già lontano da molti anni dalla patria, e dove, dopo lungo soggiorno in Barberia, faceva, per di

sonor suo ed altrui danno, inaspettato ritorno; a mo tivo però del padre che medico era di corte, quantur que sfavorevolmente noto, era addetto, come dissi, ai famigli della reggia ; ma siccome era tanto perfido quanto scellerato, appena ebbe visto che il governo qualche cosa sapeva , mutato carattere e fattosi da cospiratore delatore, salvava l'immonda vita con tal mezzo infame, accusando un infinito numero di persone, e confondendo nelle sue denunzie, coll'innocente il reo . Centodieci fu rono gli arrestati ; in quel primo spavento si crearono

tribunali eccezionali per cercar nelle file dell'esercito traditori che dicevasi esistere, e che forse esistevano solo nella sbigottita fantasia dei ministri ; tuttavia , col

pevoli o no, due ufficiali di artiglieria, Marchetti capi tano tenente, e Rainaldi sottotenente, sapendosi sospetti pensarono bene abbandonare il forte d'Exilles ove erano

di presidio , e passare al nemico ; fatto per cui furono prima, in compagnia di 3 altri fuggiti essi pure, cancel lati dai ruoli , quindi impiccati in effigie. Passata poi la prima tremarella , condannati alla pena

capitale ed esecutati Chantel avvocato e Junod mercante , gli altri 103 , fra i quali era lo storico Botta , trovati innocenti della trama , e desiderosi solo, chi più chi meno, di più temperate forme di governo, vennero a varie epoche posti in libertà , meno un Chantel sottote nente d'artiglieria, fratello del condannato che fu so stenuto in arresto in cittadella , di dove riesciva poi ad

evadersi in gennaio del seguente anno , venendo perciò


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cancellato dai ruoli unitamente ad un Ghiliossi capi tano -tenente nello stesso corpo : la circostanza poi che tutti gli accusati appartenevano a quel corpo, sembra indicare che in esso solo le idee di politiche innova zioni avessero per allora trovati fautori; il che si spiega facilmente ove si rifletta che, al contrario d'oggidi, nei • corpi scientifici rari erano i nobili che più affezio

nati alla dinastia e sopra tutto avversissimi alle nuove teorie che minavano i loro privilegi , non presero parte alcuna a quelle trame. Pare poi che il Chantel , come fratello dell'avvocato, fosse riputato qual istigatore, e che a ciò attribuir si debba la lunga sua cattura , protratta

forse nella speranza d'indurlo a svelare i complici non ancor noti .

Ma queste dicerie di tradimento nell'esercito ridon

darono principalmente a danno del Mesmer e del Saint Amour ; perchè vedutasi la necessità di spiegar rigore, si affrettò il loro processo, e condannati dal consiglio di guerra , vennero amendue fucilati nei fossali della

cittadella a breve intervallo di tempo uno dall'altro.

Ricomparve allora sul tappeto l'idea di un generale armamento già consigliato sin dal gennaio del 1793, e protratto allora perché non si credeva che le sorti volger volessero cosi avverse alla dinastia sabauda ; ma ora e

popoli, e nobiltà , e sudditi , e governo ritornavano a carezzare quest'idea , stoltamente credendo che il paese

difettasse di braccia per difenderlo, quando in realtà egli aveva solo bisogno di una mente capace di far concorrere i mezzi che si avevano in modo salutare ed efficace .

Laonde il re , volendo dare a quest'armamento qual

che direzione, e limitarlo per allora a quelle provincie Vol . J. - 28

PINELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

che trovavansi più vicine al teatro della guerra , inca ricava del comando interinale della città e provincia di Mondovi , centro di tali armamenti, il barone Dellera ,

aggregandogli varii ufficiali, tra i quali un tal Repatta capitano della legione leggiera , ed ordinandogli di di rigere l'armamento generale delle provincie d'Acqui ,

d'Alba e di Mondovi ; emanando parimenti un editto in cui era ingiunto ad ogni uomo abile a traltar le armi di provvedersi per giorni quattro di viveri e di trovarsi armato nei luoghi appositamente designati per ogni provincia. Venne poi eziandio deciso che queste mal connesse armate turbe avrebbero agito sulla colonna destra della linea francese , cooperando con il debole corpo di Argenteau a scacciare il nemico dalla riviera.

Era questo piano una modificazione di un altro pro getto, che questo austriaco generale, il quale non aveva saputo difendere il forte passo di Nava nė tenersi unito con Colli , aveva mandato nella metà di maggio a Torino per mezzo del marchese Filippo del Carretto, che sembra che fosse allora attaccato alla sua persona,

e di cui Argenteau faceva meritamente gran conto ; trattavasi in tal piano , per eseguire il quale egli di mandava soli 6,000 uomini , di sboccar dal Cairo sul l'estrema destra francese collocata a Loano , mentre

Colli lo avrebbe secondato facendo impeto dal Carlino e da Viosenna.

Sottoposto a Devins , egli lo approvava in massima , ma lo peggiorava ancora , volendo che Colli si limitasse

a semplici dimostrazioni, aggravando cosi il difetto che già esisteva in questo piano , di voler fare dell'attacco centrale di Colli un accessorio , quando invece doveva

essere il principale, ed Argenteau limitarsi ad inquietare


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le poche truppe che i repubblicani tenevano allora in riserva .

Non so poi di qual pericolo paventasse Devins , il quale voleva che mentre si tentava tal mossa, si tenesse pronto un corpo per coprir Torino; esagerati timori causati forse dalle continue avvisaglie che succedevano nelle valli di Po, ma che nulla avevano di serio ; onde lodar si deve Colli che tanto allora quanto alcuni mesi

dopo si oppose sempre all'idea di abbandonare la di fesa delle linee del Tanaro , del Gesso e della Stura, per venirsi ad appiattare sotto le mura di Torino , ove de

sideravano vederlo i nobili e cortigiani , i quali nel loro egoismo preferivano essere sicuri nella capitale contro gli insorgenti, che la paura loro rappresentava nume rosi ed oltre misura potenti , che vedere condotta a

buon termine la guerra per mezzo di un buon piano di campagna .

Ma già cominciavano, o , per dir ineglio , vieppiù au mentavano quelle gelosie fra Devins e Colli , che addus

sero alcuni mesi dopo il ritiro del primo, mentre l'altro invece con le saggie misure colle quali aveva saputo rendere almeno minore il danno cagionato dalla capar

bietà del Devins nel non voler occupare le posizioni del 1747 , andava ogni di sempre più acquistando au

torità presso il re ; dimodochè, invece di approvare il piano di Argenteau , venne deciso che esso sarebbe ri

dotto al vero suo carattere di scorrerie , cioè per in quietare l'estremo corno del nemico ; e riputandosi

che semplici bande collettizie appoggiate dal debole corpo di Argenteau fossero a tal uopo sufficienti, se ne incaricavano gli abitanti delle provincie limitrofe già previamente poste in armi ed ordinate verso Millesimo;


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ma fosse disprezzo per tali sussidii o solita ignavia , Argenteau , non appoggiando le operazioni di queste turbe, la loro impresa andò a terminare in una tragi

commedia che , quantunque accaduta nel fin di giugno , narrerò ora , per non vedermi costretto poi ad inter

rompere la narrazione di eventi di maggiore entità . Erano capi principali di questi assembramenti alcuni capitani delle milizie di quelle provincie, e fra gli altri un tal Robusti avvocato, uomo energico , e nel quale ad un odio intenso verso gli invasori e verso i Genovesi , da lui riputati loro alleati , univasi un mal inteso zelo re ligioso, che dava alle sue idee un non so che di fosco e di mistico producendo in lui una certa allucinazione , che addoppiava ancora la già crassa sua ignoranza in

tutto quanto riguardava le cose militari. Fittosi dunque in capo di essere il duce di questa agli occhi suoi santa impresa , convocati a suon di campana più di 7 mila villici alle rispettive parrocchie dei luoghi nativi , riu nitili poi verso Millesimo , inalberata la bandiera della santa Vergine Immacolata , correva con questa strana turba e sotto quella ancor più strana bandiera ad as salire gli avamposti francesi collocati a Garessio.

Ma già prima di arrivare alla meta , erano quelle turbe domate non da nemico ferro , ma da privazioni di ogni specie; perchè è bensi vero che si era loro in giunto di recar seco viveri per quattro giorni , e questi, chi più chi meno lutti avevano , ma mancava poi la

legna, le baracche, le tende e sopratutto la paglia per attrabaccarsi od almeno accamparsi con minor disagio, perchè in quei luoghi neppure alle truppe regolari era noto il sistema di bivaccare , o per dirlo in termine

italico e non gallicano , di dormire a sereno ; sistema


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posto in opera poi in grande scala da Napoleone , il quale per discolparsi dell'avere cosi accresciuto i mali del povero soldato soldato durante durante la la guerra , finse credere e lasciò scritto che le tende erano malsane , e che il bi vacco era un eccellente preservativo della salute.

Ma ignoravano ancora questa nuova medicina i not tolani di Robusti , i quali muniti di sole farine e di poco pane , mal nudriti e già domi da alcune notti passate a ciel scoperto , vennero poi ancora gettati,

dopo una lunga e faticosa marcia , in quei sassosi ter reni senz'ordine e senza cautela alcuna contro gli avamposti francesi, li 30 giugno, collocati , come già dissi , nelle fini di Garessio .

Comandava colà il capo di battaglione Lafon , il quale, quantunque avesse poche genti , non sgomentatosi del numero dei nemici , dell'avvicinarsi dei quali aveva avuto voce , andando loro incontro con tre compagnie di granatieri, e fatto aprire un ben nutrito fuoco di fila, ben presto riusciva a porli in fuga ; ed il vessilli

fero , più pauroso degli altri, la diede a gambe , la sciando la santa immagine nelle mani degli empi sco municati, come essi chiamavano i repubblicani. Ma non sgominavasi per questo Robusti ; che anzi, fatta correr voce che 1,000 Austriaci venuti di Lom

bardia li avrebbero spalleggiati , e profetizzando un attacco generale su tutta la linea , induceva i più ani

mosi o, per meglio dire, i meno pavidi e più esaltati a ritentare la prova ; erano 4 mila dei più volenterosi, i

quali , piegando a sinistra , riuscivano a calare per Ca lizzano alla Pietra , e ponendo intanto a sacco le terre liguri che andavano attraversando, avviavanşi lungo la

marina verso Loano ; ma ivi li aspettava Lafon, il quale


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

troppo esperto per commettere la smargiassata di cui lo dice colpevole Koch, che lasciò scritto che i soldati di Francia corsero incontro a quei villici col fucile a tra collo e dansando la carmagnole, aveva invece utilizzato i molti boschi d'oliveti, che in quelle parti coprono il terreno , per appiattare i suoi tiragliatori, formando poi eziandio trincieramenti atti a porre le deboli sue squa dre in caso di resistere a quelle numerose bande ; sic che quando queste giunsero a tiro , furono inopinata mente salutate da una viva fucilata partita dai difensori coperti da quei ripari; la quale generando nelle lor mal salde ordinanze confusione e spavento, ben tosto volte le spalle , si dileguarono ; né Lafon osava inseguirli , temendo di cadere ei pure a suo turno in qualche imbo scata ; ritornava all'indomani Robusti con 2,000 dei più risoluti, e faceva la vista di voler assalire ; ma que sta fiata i granatieri di Francia, che avevano compreso quanto poco temibili fossero quei nemici, senza aspet

tàrli di piè fermo , spianate le baionette, risparmiavan loro metà cammino ; onde quei buoni contadini che non sentivansi disposti a sostenere quel cozzo , ripone vansi con nuova e precipitosa fuga in salvo. Ciò mal grado, quelli del Cairo , d'Oneglia e della Pietra riten tavano gli assalti su tutta la linea degli aramposti nei di 4 e 5 di luglio ; ma era accorso François da Ormea con una intera brigata per frenare quella bordaglia ,

la quale, stanca altine, desisteva da ogni ulterior dise gno, e gettati schioppi e spade , riprendeva la marra . Robusti però corse brutto rischio di vedersi ucciso dai suoi , i quali lo volevan traditore per averli lusin gati degli aiuti tedeschi : ma fortunatamente per lui si pensò poi che fosse pazzia che lo aveva spinto a tanta


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impresa senza munizione nè da guerra , nè da bocca , senza viveri e senza uomini capaci di consigliarlo. I governo poi , che aveva il torto gravissimo di non aver impedito, od almeno lasciato senza direzione quel moto popolare, credette far abbastanza sottoponendo ad aru resto quel tal Repatta , che sembra fosse stato incaricato

di dare le opportune misure : dopo tre mesi di cattura

però egli venne rilasciato ed anzi indennizzato di ogni suo interesse .

A questo stupido tentativo limitaronsi, per quanto io ne sappia , le gesta di quelle genti levate in massa per respingere la straniera invasione : e da ciò possono ar guire qual calcolo far si possa su questa misura quelli utopisti che lanto la promuovono ai di nostri , e che creb dono che l'uomo uso alle arti pacifiche, possa in un su bito trasmutarsi in guerriero : e ciò io noto non tanto a confutazione di queste utopie, ma molto più a biasimo di quei rettori di popoli che trascurano agguerrirella gioventù italiana negli anni di pace .

Mentre questa buona gente , spinta però da lodevole pensiero , tentava invano sloggiare i Francesi dai passi forti che occupavano, Argenteau, secondo il suo solito , se ne era stato tranquillamente nel suo campo di Ceva ; il giorno 4 luglio però aveva bensi fatto assalire gli avam posti francesi collocati a Battifollo , piccolo borgo che sorge fra i monticelli che dividono il letto del Tanaro

dal piccolo torrente Monza, come pure il posto di Vece chia , situato su di un ramo di questo torrente; ma i suoi attacchi eran stati cosi fiacchi, che tre compagnie di gra natieri francesi ivi accorsi erano state sufficienti per reu

spingerle, dimodochè Laharpe, il quale al primo avviso di tal dimostrazione erasi mosso da Garessio con diecinove


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compagnie scelte, quando giunse trovò che tutto era ter minato .

Nė più propizia arrideva fortuna alle armi di Savoia in mare che in terra, che anzi in questo stesso mese di giugno perdevano i reali la sola fregata che loro rima nesse, dir voglio l'Alceste, che essi scambiata avevan a Tolone collo sdrucito San Vittorio .

Aveva ricevuto il comandante di tal legno ordine di

salpar da Livorno , dove tenevasi in compagnia di qual che legno inglese, per andar in Corsica, allora occu pata dagli Inglesi, ed ove era stato traghettato il bat taglione di Schmidt dalla vicina Sardegna , per esser

più prossimo alla terraferma, dove aveva ordine di ren dersi, e dove doveva prenderli a bordo l’Alceste. Giunse pertanto la fregata a Bastia ; ma qui avvenne un nuovo caso che dimostra qual conto si debba fare delle truppe

mercenarie : perchè poco disposti gli Svizzeri a venir sul continente , ed attirati sopra tutto dalla eupidigia dell'oro che l'Inghilterra, bisognosa di soldati , loro of frir faceva, disertate le insegne savoiarde, accorrevano

con i propri ufficiali alla lor testa a schierarsi sotto le bandiere inglesi, ove le paghe erano immensamente mag

giori; un solo capitano con 60 uomini persistendo nella pristina devozione : locchè vedendo lord Castlereagh , che era allora in Corsica , spediti con legni minori quei 60 a Livorno , ingiungeva allo scozzese Rooss , coman dante dell'Alceste , di andarne verso Tolone , ove stava

in crociera la squadra di Hood a sorvegliare la fran cese, capitanata da Martin , e recare non so qual pre muroso dispaccio . Partiva adunque Rooss coll’Alceste, mai più immagi nando che una missione cosi poco pericolosa dovesse


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attirargli una immensa sventura ; perchè accadde , ap punto in quei giorni, che furono i primi di giugno, che l'inglese ammiraglio veduta la flotta francese porre alla vela da Tolone, desideroso di attirarla in alto mare, fin

gèndo paura, allontanossi di parecchie miglia dal golfo veleggiando verso Spagna : onde il nostro legno che par tito da Bastia, faceva rotta all'ovest nord-ovest per en trar nel golfo , non potė neppur scoprire Hood che navigava verso mezzodi . Era l'aurora del di 10 : l'Al ceste, giunta a venticinque miglia dalle isole d'Oro, sco perta una numerosa flotta, che essa non dubitò neanche

per un istante che non fosse quella di Hood, che sapeva tenersi nanti Tolone, accorreva verso di quella a piene vele con stendardo sardo spiegato al vento : compresero

i Francesi, conoscitori quali erano dell’Alceste, che già aveva loro appartenuto, lo sbaglio del legno sardo, e fa sciate le polene , acciò il berretto frigio non tradisse la repubblicana credenza , fatta inalberare ad alcuni le gni la bandiera britannica , tranquilli aspettarono l'in cauta fregata nemica che da se stessa veniva a dar nella

pánia. Tuttavia quando l’Alceste si trovò a quindici mi glia dal Capo Rosso dell'isola del Titano, sorgeva nel

l'animo di qualche marino sardo il dubbio sulla vera nazionalità di quella squadra ; ed Albini (1) e Scoffier, ufficiali di bordo di grado subalterno, ma delle cose di mare più esperti, notate le velate polene , la non bri

tannica costruzione delle navi, palesavano i loro dubbi al barone Giorgio Desgeneys, luogotenente del bordo, il quale esaminata la cosa e confermato ei pure nei loro (1) Padre dell'attual vice-ammiraglio, che egli pure era a bordo dell'Alceste come aspirante.


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STORIA MILITARETDEL ) PIEMONTE

sospetti , informatone lo Scozzese, riceveva ordine di gi rar immediatamente di bordo, confidando che la squi sita struttura dell’Alceste, che era riputata per nave vla più scorridora del francese naviglio , avrebbe ' dato lor

modo 'di tirarsi con onore da quel brutto impiccio. Ma era ormai tardi : poichè i legni francesi, prevedendo be nissimo che da un momento all'altro il comandante

sardo accorto si sarebbe dell'abbaglio preso , e tentato

avrebbe di evadersi , erano venuti bel bello accostandosi formando anzi una linea concava , in seno della quale an

dava ognor più ingolſandosi l'Alceste : dimodochè quando

videro che il sardo legno tentava girar di bordo , imme diatamente le due fregate la Junon e la Boudeu se , ed i

due vascelli le Scipion e le Tonnant impresero a saet tarla coi loro proiettili : non ristava per questo Rooss, e veduto inutile di ripostar coi cannoni a forze cosi sus períori , attendeva invece a coprir il naviglio di tela, e cercava nella velocità della corsa quel solo scampo che ancor rimanevagli: ma i Francesi, che ben conoscevan la veliera natura dell'Alceste , miravano all'alberatura , facendole intanto dar la caccia dalle due fregate : con

tinuava ancora per due ore a correre quelle acque il povero Alecste, ma cra ormai fatica perduta ; avvegnachè disalberato dell'albero di trinchetto dai tiri della Junon ,

assalito da prora da Charbonnier, audace capitano della Boudeuse, veduta inutile ogni maggior resistenza , era alfin costretto ad ammainar la bandiera, e condotto al

porto di Tolone, che allora, per la repubblicana smania che tutti invadeva , chiamavasi' port de la montagne , rientrava nelle file del francese naviglio a cui già ap partenuto aveva.

E furono veramente strane le vicissitudini di quel le


CAPITOLO VIN # 11,0

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gno da guerra , il quale costrutto in Francia , veniva dapprima in mano dei Sardi all'evacuazione di Tolone ;

ripreso poi dai Francesi al di 10 giugno, e conquistato con due altre fregate l'inglese vascello il Berwick il giorno 7 marzo 1795 nelle acque dell'Elba,cadeva poi finalmente nelle mani degli Inglesi insieme ai vascelli Ça -ira e le Censeur nella battaglia di Alassio, vinta da Hotham sopra Martin il giorno 13 dello stesso mese alla vista di Alassio. Anche i legni da guerra come i cannoni e le fortezze hanno ' le loro peripezie come i guerrieri !.. Rimanevano poi i nostri marinai per ben due anni prigionieri di guerra in Francia; e siccome erano essi il fiore della marina sarda (1 ) , cosi da quel giorno essa quasi scomparve per tutta la guerra, non constando che di poche mezze galere e galeotte , e legni minori , i quali però andavan guerreggiando nelle isole sarde : che anzi sin dal 3 gennaio del 1794 le due mezze ga

lere , S. Barbara e Beata Margherita, aiutate dalle ga leotte il Serpente e la Sultana , e della gondola armata in guerra la Sardina , scoperti due sciabecchi turchi all'altezza dell'isola Cerbicali , arditamente gettavansi al

l'abbordaggio, non trattenuti dalle grosse e numerose artiglierie dei due legni barbareschi . Accanita fu la zuffa e di lunga durata : ma finalmente essendosi appiccato il fuoco allo sciabecco minore, che contava 12 cannoni e 96

uomini di equipaggio, il quale poco dopo saltava in aria, serratisi i nostri addosso all'altro lo riducevano in loro

(1) Il barone Giorgio Desgeneys, tenente della nave, ſu poi lo

stesso che mori nel 1839 ammiraglio e comandante della sarda marineria , e fu in tal circostanza fatto prigioniero con tutto l'e quipaggio e col cav . Villeneuve, morto poi vice -ammiraglio. ' *


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STORJA MILITARE DEL PIEMONTE

potere insieme al Rairs Muhammed- Zii che lo coman dava , ed a 700 uomini che ne formavan l'equipaggio, dei quali però 28 erano già stati uccisi dal fuoco dei nostri .

Per la cattura di quel legno, che aveva 18 cannoni e 6 spingarde, riceveva molta lode il cavaliere di Chevil lard (1 ) , che comandava a tutta la spedizione , come pure il cavaliere Porcile, comandante della Santa Bar bara, i tenenti Bistolfo e Zoara comandanti delle due galeotte, il vassallo Giacobi, ufficial di bordo di Chevil

lard , Barbaro , tenente di Porcile : eran poi decorati i bassi ufficiali Rossetti, due fratelli Millelire, uno pilota, nocchiero l'altro ; Ornano e Sparro, nocchieri essi pure, ed i semplici marinai la Fedeltà , la Pace e . Fogli che audacemente gettavansi sull'incendiato sciabecco per strapparne la bandiera prima che affondasse. Morirono dei nostri 7 soli, fra i quali il valoroso e vecchio noc chiero Bargone, e 75 furono i feriti. A queste e simili piccole imprese limitossi pertanto la nostra guerra marittima , mentre invece ognor più

ferveva quella di terra , la quale minacciava ormai di venir trasportata dai monti al piano . E difatti, se per

corriamo collo sguardo la lunga sarda frontiera verso la Liguria e la Francia, vedremo che i Francesi, padroni ormai di tutti i varchi, non avevan più che da scegliere a quale vallata dar la preferenza per trasportar la guerra (1) Questo Chevillard è lo stesso già da me citato come coman dante dei miliziani nicesi al côlle di Tenda , il quale promosso

pel fatto dei sciabecchi maggiore , desioso di maggior campo di gloria, abbandonò il mare per venire a prestare l'aiuto della va lorosa sua spada al suo re ed alla patria sul continente, ove fer vea una più seria guerra.


CAPITOLO V.

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nel cuore del Piemonte ; ma non era poi questa impresa cosi facile come sembrava a primo aspetto, perchè men tre gli alleati erano a dovizia forniti di cavalleria tanto sarda, quanto austriaca, i Francesi invece ne difettavano

grandemente ; e se questa deficienza era stata di poca importanza sinchè s'era trattato di guerreggiare nei monti , ora che si trattava di scendere al piano , essa acquistava maggior gravità : oltre a ciò mancavano an

che i repubblicani della grossa artiglieria acconcia ad intraprendere gli assedii delle piazze, che, come la Bru netta, Demonte e Cuneo, serravan gli sbocchi delle valli .

Sembra tuttavia che Buonaparte insistesse perchè si ripigliasse il suo progetto di concentrar le forze nella valle di Stura, e che a ciò tendessero gli assalti dati da Gardanne nel di 14 giugno , in cui egli, calandosi dai colli di Tenda e di Framosa, veniva ad aggredire il no

stro avamposto della Dormiosa , il quale difeso da prin cipio dal colonnello Mussano con un battaglione delle Guardie e qualche centuria di cacciatori nizzardi , era finalmente da lui abbandonato , riducendosi sulla sinistra

della Vermegnana, facendo sostenere la ritirata dai ca pitani Villarey e Saissi dei nizzardi , e dal Caccia delle Guardie; i quali tre capitani facevano bella ed ostinata resistenza alle soverchianti forze nemiche : dimodochè i

Francesi, i quali conoscevan l’importanza di quel posto pei loro ulteriori disegni , ponevan mano a fortificarvisi,

erigendo Gardanne batterie che grandemente inquieta vano gli Austro-Sardi collocati al di là del torrente a Roccavione ed a Robillante , ove avendo essi pure ele vate delle batterie, era un continuo trarre dai due av,

versi campi con morte e ferite di molti, e fra i Piemontesi di un cavaliere di Rivarossa , distinto ufficiale , che ri+


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

maneva privo di una gamba . Ma siccome discordi erano i pareri nel campo francese, cosi ne nacque una tregua forzata cogli alleati , i quali ne approfittarono per asser ragliare a dovere e munire di buone artiglierie il ponte sul fiume Gesso che copriva il fronte del loro campo, e per far accorrere i rinforzi là dove sembrava che volesse ridursi ormai la somma della guerra.

Consistevano questi rinforzi in sette battaglioni sviz zeri , in uno di granatieri piemontesi guidati dal mar chese. Busca, ed in quello dei granatieri Wollust, e nei

reggimenti di cavalleria dei cavalleggieri del Re , di Pie monte Reale e di Aosta cavalleria ; in tutto 8,500 uo

mini , che, se maggiore fosse stata la solerzia degli al leati , avrebbero già potuto trovarsi in linea prima dei combattimenti del fine di aprile . Ma quel che più trat

teneva i generali francesi dal calarsi al piano , erano 15,000 uomini che sotto Wallis mandato aveva il viceré,

staccandoli dall'armata di Lombardia , ed imponendo loro di accamparsi a Morozzo, nella provincia di Mondovì , tra i quali erano 6,000 ungheresi , fiorita gente, ed il reg gimento di ulani di Metzaros , rimanendo egli intanto

con altri 10,000 nel piano lombardo , e mandando in tanto in Piemonte quello de' suoi tenenti che in petto già aveva destinato a rimpiazzare il vecchio e sfinito De vins , che brontolando andava ognor dicendo di volersi ritirare, ma continuava però a toccare i grassi stipendi dal sardo re.

Mentre momentaneamente quetavano le armi in val di Stura , il duca del Monferrato tentava di sloggiare i Francesi dal piccolo San Bernardo ; ed a tal fine , men tre egli li attaccava di fronte, aveva spedito una schiera di cacciatori sotto il cavaliere di La Balme ed il cava


3.

CAPITOLO

V.

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liere Demaistre, per girare la posizione del nemico ; ma erasi calcolato male il tempo : Demaistre , che doveva attraversare i ghiacciai del lago Ritord , perdette varie

ore ; dimodochè, quando il duca diede principio all'at tacco , egli non era ancora al suo posto ; ciò nondimeno il colonnello Bertrand di Chamousset, che con un bat taglione composto delle compagnie granatieri di Mon ferrato , di Piemonte e di Streng, formava la vanguar

dia del duca , irritato per qualche rimbrotto ricevuto prima dell'azione, per aver egli dissuaso quell'impresa , furiosamente assaliva le nemiche trinciere , e ritrovava

quella morte che pareva andasse ad ogni costo cercando; indietreggiavano a tal vista i granatieri sul corpo prin cipale , dei quali facevano parte i dragoni di Piemonte che erano privi quel di del loro maggiore , cavaliere Incisa di Camerano , uomo di stupenda virtude, per

chè, giacendo egli in letto afflitto da podagra , udito che i Francesi rincalzavano i suoi dragoni , balzava in piedi , e malfermo qual era sulle gambe , accor reva alla pugna , ove , non potendo quasi muoversi, era ben tosto accerchiato dai soperchianti nemici che lo facevano prigioniero insieme ad un Chiesa di Cervi gnasco, e malgrado gli sforzi del prode dragone Bien venu , che si faceva uccidere ai suoi fianchi per riporlo in salvo. E si andò quel di debitori al colonnello Revel se tal rotta parziale non degenerò in aperta sconfitta , il quale , attelato il suo reggimento Susa , che formava la riserva, in acconcio luogo a battaglia, riusciva a far testa al nemico , secondato in ciò dal suo maggiore , cavaliere Desgeneys , fratello di quelli che salirono poi meritamente ai primi onori , e che rimase in tal circo tanza ucciso, e da molti altri ufficiali divarii corpi che


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accorsero a schierarsi sotto i suoi ordini, fra i quali al cuni appartenevano anche ai dragoni. Coloro che mag giormente si distinsero furono un Galateri , un Castel nuovo, un Arborio ed un Saluzzo che vi rimaneva ferito , e che credo fosse il nostro autore, conte Alessandro Sa

luzzo , che militava allora come tenente nel corpo del duca di Monſerrato ; ma riesce assai difficile l'asserirlo,

perchè, come già dissi, a quell'epoca erano nientemeno di dodici individui di quella nobile prosapia che mili tavano da quelle parti , ed oltre al conte - Alessandro eranvi i fratelli minori Annibale e Federico, ufficiali dei

dragoni , il primo dei quali mori pochi anni sono in ri tiro, e l'altro trovò morte gloriosa nei campi di Verona cinque anni dopo , nel fior della gioventù . E vennero decorati in tal occasione il granatiere svizzero Losly ed il soldato di Susa Eimé , che combattendo ultimi alla retroguardia , molto contribuirono a trattenere il ne mico, ponendo anche in salvo il tenente conte San Gre gorio che era già caduto nelle loro mani.

Questa mala riuscita di questa mal concertata im presa decideva il duca a rinchiudersi in un'assoluta di

fensiva, vegliando solo che dal passo di Susa e di Exilles non irrompessero i nemici in Piemonte. Ma essi aves vano deciso di attenersene al piano napoleonico ; e se differivano a cominciare le mosse , ciò avveniva per

causa che, avendolo sottoposto al Comitato di Salute Pubblica a Parigi , ne aspettavano l'approvazione, dando mano intanto a procacciarsi quelle cose tutte che a tal

grandiosa impresa erano riputate indispensabili e delle quali grandemente difettavano . E la collocazione dei due eserciti grandemente favo

riva questo napoleonico disegno : perchè, mentre Du


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mas , col centro e colla sinistra stava sul San Bernardo

e sul Moncenisio , minacciando di irrompere od in val d'Aosta o sulla capitale , legavasi colla destra collocata a Tournoux pei côlli della Guercia e delle Finestre colla sinistra di Dumerbion, sita al côl d'Inferno e padrone degli sbocchi delle valli di Germegnana, di Gesso e di

Stura , di dove spingeva gli scorridori sino a Roccavione. Il centro poi dell' armata del Varo stava sulle sorgenti della Roya a cavallo delle alture di Tenda e di Briga , e dando per Upega e Carnino la mano alla destra che stendevasi in riva al mare sino ad Oneglia ed a Loano; dimodochè questa linea , quantunque alquanto estesa , aveva però varii punti dai quali poteva con facilità as sumere l'offensiva, tanto sulle ali che sul centro , av

vegnachè dipendesse assolutamente dai generali francesi di renderla più breve e più compatta , scegliendo a lor piacimento questo o quell'altro punto per concentrare le loro forze.

A petto di cosi vantaggioso collocamento , qual era invece la posizione dell'armata austro- sarda ? Essa occupava una linea immensa dalla valle d'Aosta ' sino a Ceva : linea quasi parallela a quella dei Francesi e descrivente due lati quasi rettilinei d'un angolo come quella , non tenendo conto di alcune sinuosità inevita bili fra quelle gole ; il vertice dell'angoto dei Francesi ' trovavasi a Tournoux, e quindi aprendosi protendevasi sino a Levante ; la nostra linea formava invece il suo vertice a Vinadio , e rifiutando la sinistra, piegava verso

Ceva ; la linea francese, pertanto, formava un angolo ottuso, e la nostra , per lo contrario, un angolo acuto ; il fianco sinistro francese era spuntato di poco dal no ... stro corno destro , ed il destro dei Francesi depassava VOL I. -

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PINELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

di molto la nostra estrema sinistra. Ora , ove si ponga mente che nella valle d'Aosta frapponevansi fra le due armate orrendi macigni (non esistendo ancora allora la strada del Sempione) che avrebbero senza dubbio im pedito ai Regii di spuntare la sinistra francese, si vedrà

che il vantaggio era tutto per questi ultimi, i quali non avevano , per attorniarci , che da violare la neutralità

genovese , il che ormai era già stato fatto da ambe le parti . Ma v'ha di più , il centro francese era talmente disposto in faccia allo sbocco principale del côlle di Tenda, che mentre il campo di Tournoux figurava come il maschio della cittadella ove i Francesi, tenendosi pa

droni degli sbocchi laterali, avrebbero potuto porsi in salvamento in caso di rovescio , le due ali , simili ad immense cortine , potevano in poche ore rifluire sotto

la piazza di Cuneo girando quella di Demonte, e scin dere così la linea austro-sarda in due parti . Pessima era adunque la posizione nostra, perchè se i Francesi , con

movimento pari a quello operato da Napoleone nel 1800, scendevano in forza sulla nostra sinistra , essi per val d'Ossola venivano a frapporsi nel Vercellese fra l'ar mata austro-sarda ed i 10,000 uomini che dopo la partenza del Wallis coprivano la Lombardia . Se invece, violando una seconda volta la neutralità ligure , scen devano per Gavi nel Tortonese, ottenevano lo stesso in

tento. Se poi sboccavano dal centro, essi, rincacciando la destra dei nostri sotto il cannone della Brunetta, alle falde del Moncenisio e nella misera valle d'Aosta ove

non avrebbero potuto sussistere, e la sinistra nei poco

più fertili gioghi dell’Apennino, venivano difilati con 40,000 uomini sulla capitale, lasciando tutt'al più 10,000 uomini ad osservare Cuneo al centro e la Brunetta alla

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sinistra, perché, quanto a Ceva , non era da supporsi che volesse resistere a lungo. Aggiungasi che, quantunque le linee occupate dalle due avversarie armate fossero di lunghezza quasi eguale ,

tuttavia , in proporzione delle forze, la nostra riusciva maggiormente estesa . L'unico modo che avessero gli alleati di ristabilire la

bilancia numerica e di sorvegliare questa lunga linea, si era di riunire all'armata austro -sarda i 10,000 dell'armata

di Lombardia , e sguernire affatto il ducato d'Aosta che non faceva gola ai Francesi , e che era per niun verso difendibile ove quelli scendessero al piano; munire Ceva , Cuneo e la Brunetta , lasciando alcune truppe leggiere avanti a queste piazze per allargarne la sfera d'azione ed i mezzi di sostentamento , quindi ammassare tutte le altre forze in una posizione centrale verso Carmagnola , o meglio verso Cherasco , di dove si sarebbe potuto ac correre con 45,000 uomini ad affrontare il nemico , il

quale , quand'anche fosse sceso dal Monginevra o dal Moncenisio o dalla valle del Chiusone su Torino , non po

teva impossessarsi della capitale con un semplice colpo di mano, perchè essa , munila qual era allora di mura e colla sua cittadella , avrebbe resistito e dato tempo al l'armata di volare in suo aiuto .

Ma questo non faceva il conto degli Austriaci , i quali dando una interpretazione gesuitica al trattato di Va lenziana , in cui era detto che lo scopo principale del l'armata di Lombardia era di vegliare alla sicurezza di

quella provincia , e di accorrere in aiuto degli Austro Sardi solo allorchè il Piemonte fosse stato veramente

in pericolo , non volevano sguernire la nostra sinistra, dove abbiamo veduto che avevano anzi collocato 15,000 uomini a Morozzo per invigilare la frontiera ligure.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

La quale condotta della corte di Vienna , oltre ad es

sere poco leale , era anche stupida : perchè se vera mente i Francesi calavansi con 40 o 50,000 uomini sul Tortonese, né i 15,000 di Wallis, nè i 10,000 del vicerė avrebbero salvata la Lombardia ; quando invece i Fran cesi mai osato avrebbero di addentrarsi nell'Italia su

periore , e di porsi alle spalle un fiume come il Po , la sciando 45,000 mila Austro -Sardi, concentrati nel cuore

del Piemonte, padroni della loro linea di communica zione colle squadre anglo -ispane , bordeggianti sulle coste del Mediterraneo , e con la veneta repubblica di fronte, non apertamente ostile, ma neanco amica, e che forse avrebbe congiunto alle truppe quelle bande Dal mate che stava armando . Ma non è raro veder avvinte in stretto nodo mala

fede ed ignoranza . Ad ogni modo ben ne incolse agli alleati che le truppe

francesi, divise anche di capi, guidate fossero da Du merbion e da Dumas , generali non certo spregevoli e

più che bastanti per governare la guerra contro il duca d'Aosta , un Devins ed un Wallis : ma non capaci d'in

traprendere un ardito piano di campagna qual era il napoleonico. Che se questi , invece di esser semplice ge nerale dell'artiglieria , imperato avesse alle galliche genti, l'ora fatale per la dinastia sabauda sarebbe forse scoccata due anni prima. Ma cosi ancor non voleva il destino .

Non volendo tuttavia Buonaparte e Massena vedere

andar sprecati i mesi che ancor rimanevano di propizia stagione , alacremente instavano per mandar ad effetto questo lor piano, ed insistevano perché si ponesse mano immediatamente all'opera.


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Divideva l'impazienza loro l'armata tutta , che esaltata dagli ultimi ottenuti successi, altamente chiedeva di essere condotta alla pugna ed a nuove vittorie , che le apris sero le fertili pianure di Lombardia , ove sperava di veder terminate le miserie che la desolavano.

Questa confidenza di due uomini già noti per militar perizia, e quest'ardore della soldatesca disponevano fa vorevolmente i rappresentanti della nazione. Ma oppo nevansi i due generalissimi . Dumerbion , inchiodato in letto da un accesso di podagra , vedeva di mal occhio un'impresa il di cui buon successo , non potendola egli guidare, avrebbe accresciuta la fama altrui : ed il cattivo avrebbe compromesso quella gloria , che ben più per Massena , che per propria , merito di Buonaparte e di Massena egli acquistato si era . Aggiungasi che la divisione Mouret era stata chiamata a Tolone a fine d'imbarcarsi per la spedizione di Corsica , che poi non ebbe effetto; e l'armata delle Alpi era parimenti stata diminuita di 10,000 uo mini, spediti a quella di Mosella dopo i rovesci di Hoche e di Kaiserslautern . Rimanevano bensi ancora a Dumas

25,000 uomini senza le guernigioni : ed altrettanti ne avrebbe potuto spedire Dumerbion , lasciando inoltre ben guerniti i passi dell'Apennino e della Marina ; ma par che questi due duci non credessero doversi avven

turare con tal forza , però rispettabile , nella pianura ove gli alleati potevano opporne loro una eguale, se non superiore, e sopratutto una fiorente cavalleria , di cui i Francesi veramente erano poveramente dotati, quan tunque ricevuto avessero qualche squadrone di rin forzo .

Tuttavia i rappresentanti, a forza di insistere con quella superiorità che loro davano i sconfinati loro po


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

teri, avevan poi finalmente condotto Dumerbion e Du mas ad eseguire quel piano ; ma prima era d'uopo con certar le mosse : onde i due generali avevan spedito i loro rispettivi capi di stato maggiore a Colmar per in tendersi, ed andovvi pure il Buonaparte come principal autore dell'ideato disegno . Dumas frattanto, che per la diminuita forza del suo esercito erasi voluto limitare ad una difensiva assoluta, riceveva ordine di recarsi ad assumere il comando di

un esercito in Vandea , e cedeva quello dell'armata delle

Alpi al generale Petit-Guillaumes. Ma prima che deciso si fosse sul preciso modo con cui oprato avrebbero di concerto le due armate , la stagione era già, od almeno pareva , innoltrata di troppo per poter penetrare nel cuor d'Italia ; onde invece di una invasione in tutta re

gola , i due generali in capo limitavansi a progettare l'assedio di alcune piazze come Ceva , Demonte e Cuneo : e Buonaparte presentava a tal fine il piano seguente. L'armata delle Alpi , scendendo la riva sinistra della Stura, doveva cacciarsi fra Demonte e Cuneo, collocan

dosi al cosi detto passo dell'Orso . L'armata d'Italia frat tanto , sboccando in forza da Vinadio e Valdieri su Ro billant e Borgo S. Dalmazzo per la sua sinistra, doveva venirsi ad accampare nella pianura di Nostra Signora dell'Olmo per mascherar Cuneo, ed opporsi a Colli ove tentasse soccorrere Demonte ; la resistenza poi che que

sta piazza poteva presentare , veniva calcolata a quin dici giorni. Contemporaneamente la destra ed il centro dell'ar mata del Varo, che allora assunse la denominazione di armata d'Italia , dovevano tener a bada gli Austriaci sotto Ceva e sotto Morozzo. I due corpi poi dell'armata


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delle Alpi marciar dovevano sopra Demonte in varie colonne disposte a scaglioni, rifiutanti la destra e spor genti la sinistra , acciocchè, ove avvenisse che il nemico

respingesse la colonna prima che procedere doveva per Val di Stura, non potesse inseguirla per tema di venir spuntato dalla seconda , e cosi anche se riuscisse a ributtare le colonne tutte di Val di Stura , contenuto

fosse dal rischio di esser circuito da quelle che agivano in valle di Vraita e di Maira .

Erasi intanto giunti alla fin di luglio , epoca fissata

da Napoleone per l'esecuzione del piano ; e dacchè la partenza di Dumas aveva posto fine alle sue gare con Dumerbion, di cui riconoscere non volea la supremazia, pareva che nulla più s'opponesse alla ripresa delle ope razioni campali : perché Petit-Guillaumes aveva dato le opportune istruzioni ai suoi luogotenenti per invadere Val di Stura e Vraita, ed anzi il generale Gouvion , sceso

dal côlle dell'Agnello, respingeva già i nostri ed invadeva il campo che De Sonnaz teneva ai piedi del Monviso : Vaubois spingevasi in Val di Maira , e Chambaud in quella

di Stura . A Limone poi i Francesi annunziavano un at tacco generale per valicare il Gesso, e Dumerbion im poneva a Massena di fare dimostrazioni contro Argen teau accampato a Ceva .

E li 26 difatti una delle brigate della divisione Ma cquard , condotta da Lebrun , attaccava gli avamposti

sardi al di qua del Gesso a Robillant ed a Roccavione ; dimodochè questi, inferiori di molto , si affrettavano a rivalicar quel fiume, rompendone il ponte e collocando sull'opposta sponda buone artiglierie ed un battaglione di granatieri in guardia del passo . Maggior resistenza faceva un altro battaglione collocato più a sinistra, che


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assalito dai Francesi venuti dalla Dormiosa, faceva testa ritraendosi lentamente a Boves, ove riusciva a mante

nersi tutta la notte : ma congiuntosi alla prima schiera Lebrun coll'intera brigata sul mattino del di 27, Bel legarde, che ivi sopraintendeva alle mosse dei Regii, fatto loro ripassare il Gesso li raccoglieva nel campo di di S. Dalmazzo .

Padroni di quelle alture, impiegarono Lebrun e Ma

cquard i successivi giorni nel piantare le batterie sui punti più favorevoli per proteggere il progettato varco del Gesso; mentre Massena, in esecuzione delle sue istru

zioni, portava la brigata Pijon con due pezzi di monta gna al côlle delle Saline presso le sorgenti dell'Ellero, pronto a cooperare all'attacco, il quale era così disposto che mentre Dallemagne e Lebrun tentato avrebbero il passo del fiume fra Andorno e Roccavione, Gardanne

traghettar lo doveva superiormente rimpetto a Valdieri: piano ardito però, avvegnachè ardua impresa fosse l'as salto del forte campo austro-sardo, ove Colli ragunato aveva 6,000 fioriti soldati che, difesi da buoni trincie

ramenti, potevano poi anche venir sostenuti da altri 8,000 collocati tra Demonte , Borgo S. Dalmazzo e Cuneo, e dai 6,000 fanti e 600 cavalli austriaci che stanziavano fra Cuneo e Morozzo : ma calcolavano i generali fran

cesi sull'ardore delle genti loro, accresciuto dalla vista delle dorate messi che coprivano le sottoposte pianure,

e lusingavansi di conquistare, dopo un sanguinoso com battimento , quel fortissimo luogo. Tutto adunque annunziava imminenti strepitosi fatti, quando un avvenimento inaspettato accaduto a Parigi veniva a rovesciare tutte le speranze dell’armata repub blicana .


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Robespierre ed i feroci suoi complici avevan stancata alfine la pazienza della nazione : del che avvedutisi al cuni rappresentanti di lor non guari migliori , e ben

scorgendo che l'astro del sanguinoso tribuno cominciava

ad impallidire , pensarono sacrificarlo coi suoi più fidi all'odio generale ed alla loro propria salvezza . Non addentrerommi nella narrazione di questi eventi,

poichè è noto che il giorno 28 luglio Robespierre ed i suoi satelliti perdevan sul patibolo le scellerate teste : dirò solo che questa inaspettata catastrofe bastó per mandar a monte il disegno dei generali che comanda vano sull’Alpi e sulla Roya ; i quali incerti della politica

del nuovo governo, e non più eccitati dal giovine Robe spierre, che andato a Parigi per far approvare il piano, divideva il fato del tiranno , venivano nella risoluzione di rinunziare alla offensiva e di retrocedere nelle antiche

loro posizioni .

Onde non dar sospetto però agli alleati di questa loro risoluzione e non esserne inquietati nell'esecuzione, si mulavano Dumerbion e Macquard un nuovo assalto pel di 7 agosto, in cui facevano attaccare i nostri avamposti e squadronar la poca loro cavalleria , quasichè inten desse essa di cercar un guado per tentar il varco : stet tero i Sardi in gran sospetto , ed il trarre delle arti glierie segui non interrotto per tutto il di 8, in cui la cavalleria faceva invero dimostrazioni di valicare il fiume: ma invece nella notte dalli 8 alli 9 cominciarono i Fran

cesi a salir la côlla di Tenda colla grave artiglieria e coi cavalli; e li 10 all'albeggiare, impegnata una vivissima fucilata coll'avamposto dei Regii collocato al ponte bru ciato, come se intendessero muovere alle offese, diedero principio al retrogrado loro movimento .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Stettero in attesa dell'assalto gli Austro-Sardi sino alle 7 del mattino, ora in cui venne lor detto che Roccavione era sgombro di nemici , e che i Francesi già salivano il

monte : locchè saputosi da Colli , fatto gettare un ponte volante dai pionieri , spediva il conte d’Andezeno col suo

quinto battaglione di granatieri, e con 60 dragoni a ve rificare la cosa ; e tanta fu l'impazienza dei bravi gra natieri di Aosta , di Mondovi e di De-Courten, formanti quel battaglione , che, senza aspettar che il ponte ter minato fosse, passavano a guado quel fiume.

Raggiungeva Andezeno la nemica retroguardia tra Roccavione e Robillante , ma frenava le impazienti sue schiere, perchè accortisi i repubblicani dei sopraggiun

genti nemici, eransi ordinati a battaglia fra la Dormiosa ed il Pilon, in un'ottima posizione, ove sembravan voler far testa , dimodochè Andezeno cominciò a dubitare che

la ritirata fosse una finzione per attirarlo in agguato,

e pensò dovere cautamente procedere ; ma raggiunto da 500 Croati e da alcune compagnie del corpo franco che Colli gli spediva in aiuto, egli ripreso animo man dava i 60 dragoni sull'ala destra del nemico ; il che da Gardanne notato , ordinava egli a Lebrun di abban donar la Dormiosa e di sgombrar anche il Vernante, ed andarsi a porre a Limone e Limonetto, collocando poi Barquier in seconda linea alla Cà , ed il grosso delle sue truppe al monte Arpiola .

Poche furono le perdite d'uomini dai Francesi soste nute in tal azione , ma ragguardevoli quelle in mate riale, perchè nell'abbandonare il Vernante lasciaronvi

essi 50 cassoni di munizioni da guerra, oltre ad alcuni prigionieri sopra noi fatti nei precedenti combattimenti. Occupavano i Piemontesi nuovamente la bella posi


CAPITOLO V.

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zione della Dormiosa , spingendo poi il di seguente un'ul tima guardia sino al Vernante . Mori dei Regii , in tal fatto , un capitano Vigna del corpo franco, ed il comandante del corpo franco , d'Isone, era gravemente ferito in un piede, e salvato dalle mani del nemico da tale Moulins de Preval , nativo del Viva rese, sergente del corpo franco , e da Grindor, caporale,

emigrato ei pure, i quali ciò facevano con gran loro ri schio , perchè se caduti fossero nelle mani dei Francesi sarebber stati irreparabilmente fucilati ; come difatti lo fu certo Colomb , tenente , francese ei pure , che ferito cadde in tal azione nelle loro mani ; onde a buon di ritto Colli otteneva ai prodi Moulins e Grindor la deco razione dei valorosi .

Stavano ancor trasognati i Piemontesi per questa re

pentina ritirata dei repubblicani , quando ad accrescere la meraviglia loro venne la notizia che Massena eziandio

sgombrato aveva dal côlle delle Saline. La ritirata poi del centro dei repubblicani non effettuavasi senza qual che disordine ; e se gli Austro-Sardi li avessero più vi vamente inseguiti, è verosimile, quanto dicono alcuni , che avrebbero lor cagionato gravissimi danni : ma non

rifletton costoro che da noi ignoravasi l'evento che re cato aveva lo sconcerto nelle file dei nemici nostri, e

che non era prudenza pertanto avventurarsi in quelle gole contro un nemico superiore di forze e padrone di tutti i passi principali . Oltre a ciò, le solite dissensioni regnavano fra i capi degli alleati. Devins, più generalissimo di nome che di fatto, era

sene andato, ottenendo dal re una grassa pensione di 3,000 fiorini vita durante per ricompensare le abbastanze note sue doti militari ! Che egli possedesse alcune doti


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

militari è fuor di dubbio , ma che egli le impiegasse a pro di Sardegna è molto contestabile. È assai difficile determinare chi veramente gli suc cedesse : egli nel mese di agosto spediva al conte di Hauteville, ministro degli esteri, lettere di Thugut, mi

nistro imperiale , e dello stesso imperatore , in cui gli era ingiunto di rimettere il comando a Colli. Sembra invece che il vicerè accordasse la sua confidenza ad Oli

viero Wallis , generale anche lui di artiglieria come il Devins : il re di Sardegna poi sembrava aver già nomi

nato a generale in capo indipendente il duca d'Aosta , e che anzi avesse già posto sotto gli ordini di esso an che il corpo che obbediva a Colli , perchè Jomini dice che Colli ricevette il comando dell'esercito dal duca d'Aosta

solo dopo questa ritirata : dai rapporti del tempo poi ri sulta che ed il duca di Monferrato e quel del Chiablese

ed il principe di Carignano erano all'esercito , e tutti con grado di capitan -generale, dimodochè l'esercito au

stro -sardo potevasi, senza esagerazione, paragonare al l'Idra dalle sette teste : ma tutte queste teste, invece di

accrescerle forza, generavano invece confusione ed inca gli, perchè tutte, quale più e quale meno, eran sceme di cervello .

Laonde non è da stupirsi se il povero Colli , in tanta dipendenza , non seppe valersi della ritirata dei repubbli

cani, per la qual cosa era necessario agire con energia e speditezza . E ad onor suo hassi a dire che egli in questo tempo circa , cioè nei primi di settembre , scriveva al conte di Hauteville essere necessario spinger la guerra aggior energia, nominando un sol generale che direttamente prendesse gli ordini dal re : ne pare che egli ambisse di essere il prescielto, perchè contempo


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raneamente si disse ammalato e necessitoso di ri

poso (1) Egual consiglio dava al re il cavaliere Ignazio Thaon di Revel in un parere scritto, forse a lui dal sovrano richiesto , in cui egli biasima lo sperperamento delle forze alleate , aggiungendo come a voler tutto coprire, mal si riesca a salvar cosa alcuna, e come per salvar il

regno convenga fare qualche momentaneo sagrifizio , alludendo al consigliato abbandono della valle d'Aosta : prendendo poi ad esaminare le nostre politiche relazioni con Inghilterra ed Austria , egli prevede che di queste

tre cose ne avverrà una : o le parti non si intenderanno, od intesesi in parole , non manderanno ad effetto colle opere il concertato disegno : ovvero la sarda monarchia cadrà in assoluta dipendenza dell'austriaca politica : pa role queste che dinotano che quella famiglia non fu mai partigiana dell'Austria , ma bensi fedele ed affezionata alla dinastia savoiarda . Egli consigliava poi di agire non mollemente e simultaneamente su varii punti, ma suc cessivamente invece e concentrando le forze; adducendo in appoggio il recente esempio di Dumas , che assali prima il Moncenisio , quindi recatoselo in potere , rivolse i fortunati suoi sforzi sul piccolo San Bernardo . Cosi consigliava egli li 15 settembre, ma nulla parto rivano queste ed altre assennate sue parole . Nel campo francese intanto regnava sempre incertezza

ed inquietudine, perchè i nuovi rettori della cosa pub (1 ) Colli aveva ricevuto all'assedio di Belgrado una ferita nel

petto , che minacciando sempre di andar in cancrena , lo rendeva poco atto alle fatiche della guerra , dimodochè era costretto a

farsi sempre portare attorno in lettiga.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

blica, sospettosi di quanto era stato sotto l'influenza di

Ricard e di Robespierre il giovane concertato, non solo avevan vietato ogni mossa , ma spinti poi da non so qual

matto dubbio su Buonaparte, ed a ciò indotti dall'ami cizia da lui avuta col rappresentante Robespierre , lo fa cevan arrestare : se non che Albitte e Saliceti, accertatisi dall'esame delle sue carte quanto vani fossero questi sospetti, e conscii dei vantaggi che il giovane artigliere già aveva resi ed ancor render poteva all'esercito, non solo lo rilasciavano , ma lo reintegravano eziandio nella sua carica . Ciò nulladimeno le operazioni eran sospese, perchè il nuovo governo , sottoposte avendo nuovamente le due armate, d'Italia e delle Alpi, ad un solo genera

lissimo , che per allora non venne nominato , proibiva in pari tempo qualunque offensiva mossa verso Piemonte ; il che fa supporre che già sin d'allora i successori di Robespierre e di Saint-Just volgessero in mente di fer mar pace colla corona di Sardegna.

Succedevane pertanto una tacita tregua , pendente la quale i Francesi si occuparono a smantellare le fortezze di Saorgio e di Ormea , convertendone i fabbricati in ospedali pei loro feriti. Non potevano essi però persua dersi che gli Austriaci, i quali trovavansi in forza sulla destra loro fra Morozzo, Ceva e Mondovi, non tentassero

di riprendere gli sbocchi dei gioghi verso la marina. Che anzi , fosse che ne avessero quelli veramente il pro

getto , ovvero fossero semplici dicerie , Massena ebbe sentore che i due generali imperiali Turckheim, luogo tenente di Wallis, ed Argenleau muovendosi il primo dal Cairo e l'altro da Mondovì , volessero marciar su

Loano. Dava gran probabilità a queste voci il continuo apparir delle squadre inglesi nel mar di Liguria con 7


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od 8 mila uomini a bordo, che si dicevano destinate ad operare uno sbarco alle spalle dei Francesi. Onde Mas sena , che se ardito era nel combattere, non mancava poi di quella prudenza che ad ogni buon condottiero si addice, pensò riunire i suoi avamposti alquanto spar pagliati sulle falde dell’Apennino , anche per non affati care invano le sue truppe nel gravoso servizio di avam posti.

Si noti questo perchè cosi non si fece da noi ne in quella guerra nė nella più recente che sostenemmo per

l'indipendenza. E fu allora ed ora grande errore, perchè nulla havvi di più fatale che sprecar le forze della sol datesca in un inutile servizio d'avamposti : non è il gran numero di posti che tuteli un esercito, ma pochi e collocati in siti bene scelti ; oltracchè il metodo di aver molti avamposti non solo logora le forze e la sa lute del soldato , ma ne addormenta poi anche la vigi lanza e ne desta il malcontento .

Massena adunque, che queste cose comprendeva e sapeva, ripiegava le sue scolte; ed abbandonando la Cer tosa di Pesio li 17, collocava François a Côl-Negro ed a Côlla- Bassa . Similmente Laharpe, ritraendosi da S. Gia como e da Battifollo, ed evacuando i luoghi di Viola, di Priola, di S. Giulietta, tutti posti forti che occupava nelle vicinanze di Garessio a ponente ed a levante dell'alto monte Mindino, collocavasi invece a Priarondo, all'isola

Pelosa ed a S. Bernardo, luoghi tutti egualmente dei primi acconci a riprendere l'offensiva , e che avevano il vantaggio di non esporre tanto i distaccamenti, e che descrivendo una linea più ristretta esigevano anche mi nor gente per custodirla . Cosi si fa la guerra : tenersi concentrati e piombar poscia con ardire sui punti es


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senziali, e non sparpagliarsi inutilmente come facem mo sempre noi sotto gli antichi e sotto i nuovi duci. Tuttavia crescevano le dicerie : accertavasi che Hood

sbarcati aveva 7 mila Inglesi ad Oneglia , e che 15 mila Austriaci, con grosse artiglierie, eransi massati fra il Dego e Millesimo . Onde destossi nell'esercito francese

gran spavento, e ci volle tutta la fermezza di Massena e di Laharpe per impedire che la ritirata che essi sti marono di effettuare, non degenerasse in fuga. Tanta forza ha il morale sopra un'armata anche vincitrice , e

tanta efficacia ha sempre sulle menti anche più gagliarde l'idea di un attacco alle spalle ! E veramente quest'al tacco si sarebbe potuto operare , ed io credo che fosse nel pensiero di Hood , perchè trovo che questi più tardi : faceva gravi rimostranze all’austriaco gabinetto per la

inerzia dei suoi generali . Ma questi , agendo forse dietro gli ordini di Vienna , trovarono più commodo starsene nelle colline della provincia Monregalese a scialarsela in quei giorni estivi , con grave danno degli abitatori ;

ed il reggimento Caprara , che stava nei dintorni di Ceva, più terribile ai pampini delle viti che ai soldati fran

cesi , commetteva cosi gravi ruberie, che i contadini ne levarono amare lagnanze : il suo colonnello però, certo Houmboutd , pretendeva versare la colpa sui reggimenti

piemontesi che secolui accampavano, e che erano quelli di Lombardia ed il primo della legione straniera , la quale a causa della soverchia forza che ne rendeva mal agevole il comando ad un sol uomo, era stata divisa in due reggimenti di 1319 uomini caduno , e di due bat

taglioni di quattro compagnie, conservando il comando del primo il conte di Antignano che aveva seco per te gente- colonnello un Bellegarde, non so se parente del


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brigadiere dei granatieri reali , ed assumendo quello del secondo un tal cavaliere Leotardi, che aveva per tenente colonnello un cavaliere Balegno . Graneri adunque, ministro degli interni , a cui rivolta si erano i poveri agricoltori , credendo alle discolpe di Houmboutd , con soverchia leggierezza , accusava i due colonnelli piemontesi di imperizia militare : laonde Fa rigliano, che colonnello era di Lombardia , rispondeva dimostrando false quelle discolpe del tedesco, ed osser vando esser veramente strano il rimprovero fatto da un .

leguleio di militare imperizia ad uomini che contavano 37 anni di servizio ! Ed io volli notar questo fatterello

perchè, quantunque per se stesso poco importante, può tuttavia servire per nuova prova dell'ingorda e menzo. gnera natura della gente tedesca e dei molti inconve nienti che hanno per noi simili alleanze , perchè tutto di succedevano risse fra Caprara e Lombardia, fra Ca prara e legion leggiera . Impariamo una volta ad esser padroni in casa nostra ! Tuttavia la condizione del francese esercito era lungi dall'esser derelitta , nè vedo che avessero tanto da te mere un assalto i suoi comandanti, perchè Massena , che teneva il suo quartier generale a Pieve del Cairo, aveva sotto di sè 16,500 uomini effettivi , accantonati nel se guente modo . Sei battaglioni stavano a Loano e 6a Balestrino : tre erano spinti avanti nella valle di One glia , occupando un campo posto fra questa città e Ponte d'Assio. Cinque battaglioni stavano sulle vette dell'A pennino a Côl-d'inferno, a monte Termini , a Ponte di Nava : sei altri in Val di Tanaro per coprire Ormea e legarsi alle divisioni del centro occupando il posto di :

Intrappa. Giunti poi ancora due battaglioni ed il nono Vol. ). - 30

PINELLL Storia ecc.


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reggimento di dragoni in rinforzo , Massena li faceva accampare presso Albenga. Cervoni stava a Loano , Fran cois ad Isola-Pelosa , Hammel a S. Bernardo. Laharpe poi, molto male in salute , erasi ricoverato in Oneglia, "ove però , nulla smettendo della sua attività , faceva porre in istato di difesa le due batterie del porto ed una terza sita fuori della città, per poter con esse ba lestrare le squadre nemiche che continuamente appari vano in quelle acque. Al centro, Dumerbion aveva la divisione Macquard , 1

che, forte di 10 mila uomini , tenevasi sul côlle di Tenda

e le vicinanze di Saorgio : e più a sinistra Garnier con sei mila uomini occupava tutte le giogaie che da Santo Stefano corrono al côlle delle Finestre.

In riva al Mediterraneo poi stavano ancora due forti divisioni, una di 9,000 accampata sotto Mouret fra Freius

e Mentone, che erano quelli destinati dapprima per la spedizione di Corsica, che mai ebbe luogo ; l'altra di 13,500 retta da Ville-Malet e stanzionata alle Bocche del

Rodano; le quali divisioni avevano bensi la missione di invigilare sulle flotte nemiche ed impedire gli sbarchi, ma formavano ad un tempo stesso una forte riserva per l'armata d'Italia.

Alle Alpi poi le forze francesi eran di gran lunga minori , non sommando che ad 14 mila uomini sotto Moulins : ma esse avevano anche poco da temere dalle truppe alleate.

Oltrecið eravi ancora la squadra francese di 9 grosse

navi da guerra, la quale, quantunque riguardar si po tesse come bloccata nel golfo di Juan dai potenti navi

gli inglesi e spagnuoli, e non osasse avventurarsi in alto mare, poteva però sempre contribuire alla difesa


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della costa ed all'approvigionamento dell'esercito . Con forze cosi ragguardevoli adunque sembra strana e direi quasi indegna del valore francese e dei due folgori di

guerra che colà trovavansi , Buonaparte e Massena , questa lunga inazione ; ma ho già avvertito come le questioni interne paralizzassero l'azione delle armate . Invece Colli , appena si vide.padrone di agire dietro

le proprie convinzioni, ideò una generale ricognizione delle nemiche posizioni , sperando di poter, dopo essa , rincacciare i Francesi interamente al di là degli sboc chi della Valle di Slura . A tal uopo , al centro il mar chese Colli dovette spingersi in Val di Valdieri , verso il côlle di Fremamorta ; Alciati , aiutante di campo del generalissimo, portar si dovette a sinistra per Val di

Vermagnana , sul monte Arpiola , ed Avogadro di Casa nova in Val di Vinadio marciò sul posto importantis simo delle Barricate .

Ma avevano tutti tre questi distaccamenti poco propizia la sorte . Colli , innoltratosi con soverchia baldanza, tro

vossi tutto ad un tratto circondato da 1500 granatieri ; e siccome egli non aveva seco che 450 dei suoi caccia

tori , videsi in brutto impiccio : siccome però egli ed i suoi erano uomini risoluti, ben compresero che era

forza aprirsi la via coll’armi : indietreggiando adunque quel tanto che bastava per eludere il disegno del ne mico di circuirlo, dando le spalle ad una stretta di cui faceva fortemente occupar le alture laterali , Colli po stosi alla retroguardia con 150 cacciatori savoiardi , at tese a respingere l'incalzante nemico ed a caramente vendere la vita : succedeva pertanto un feroce menar di mani ; e Colli , che portava l'uniforme di Mondovi a bianche rivolte, era fatto segno ai colpi dei nemici che


i

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facilmente lo distinguevano dai cacciatori savoiardi, che già sin d'allora avevano il velluto nero ; ma lo salva rono da morte la sua buona stella e l'amore dei suoi

che facevan del proprio corpo scudo a duce tanto

amato , e specialmente il valoroso capitano Bienvenu che comandava quei cacciatori, che caduto prigioniero

moriva poi per causa delle ricevute ferite. E tante furono le prove di valore date da quei valo rosi in tal giorno , che Colli , scrivendone al De Sonnaz,

maggior-generale e capo della brigata Savoia , compreso di ammirazione ebbe a dire queste esatte parole : Non vi è nell'armata una compagnia , la quale, sotto qua lunque rapporto, sia migliore di quella dei cacciatori Savoia , aggiungendo poi che con soldati della tempra dei cacciatori di Savoia e di Moriana nulla a lui pareva

impossibile: lamentava infine la soverchia temerità del Bienvenu, degno capitano di quei prodi , che tratto lo avea in poter del nemico .

Durò quel combattimento parecchie ore, pendente le quali il battaglione, suddiviso in piccoli drappelli in bell'ordine scaglionati , proseguiva ordinatamente la sua ritirata , asportando su barelle i propri feriti: fra i quali fuvvi il capitano Tibaldero della Marina ; e finalmente

dopo tre ore di faticosa e sanguinosa marcia retro grada , effettuata a fronte di un nemico triplo in forze, rientrava la piccola schiera nelle antiche sue stanze di Valdieri , ove i Francesi , trattenuti da due spingarde,

non osavan inseguirla . Fra i Savoiardi furono più di tutti lodati un La Palù , un Gresy , un Capré , un Me géve , un Demarclay , un Grempigni ed un giovane

adolescente De Tillier, che trovatosi per la prima volta al fuoco , e leggiermente ferito , vi faceva prova della


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più rara intrepidezza : come pure il giovane Preville ,

semplice volontario , ed il sotto -tenente Cartier, che vi rimaneva ucciso . Fra i Piemontesi furono riputati degni di lode un cavaliere Tornaforte, dei cacciatori di Mon ferrato, due fratelli Cavassanti, della Marina , ed il prode Vercellone , sergente di quei di Piemonte , che vi per dette la vita . Fra i cacciatori poi di Royal-Allemand furono distinti Siegler capitano, Porcelet e Crova uffi ciali. E si fu in questo scontro che Claudio -Francesco Carrel, già a noi noto, sergente di Savoia , percosso da ferita nella mano destra , pronunziava quelle belle pa role : Il me reste encore la main gauche pour servir mon roi. Cosi si battevano i soldati piemontesi di quei giorni ! Alciati dapprima parve più fortunato. Aveva egli seco i cacciatori dei granatieri reali, che insieme ad un distaccamento dei carabinieri Canale erano comandati

dal francese Perrin d’Athenaz , la centuria Pandini, e finalmente un distaccamento della brigata Pinerolo, gui dato dal cavaliere di S. Severino . Partita questa schiera dalla Colla-Piana , portavasi sul còlle del Vaccarile , dal

nemico tenuto ; e primo a giungervi era un tal Quaranta , sergente della centuria Pandini, il quale riusciva a sor prendere il primo posto francese , sito nel luogo detto la portetta del côlle, catturandone il comandante : lo rag giungevano tosto Perrin e Pandini, e dopo breve azzuf famento si rendevan padroni della posizione , nella quale poneva mano a stabilirsi Alciati : quando assalito al far

della notte da un'intera brigata, riuscendogli impossi bile mantenersi al Vaccarile, fu costretto ad evacuarlo e rientrare al campo di Borgo S. Dalmazzo , menomato

di 60 uomini o morti o caduti prigionieri, e di 80 circa feriti, fra i quali il cavaliere di Forbin, emigrato .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Avogadro di Casanova fu ancor più disgraziato , per chè avendo avuto i Francesi sentore del suo avvicinarsi,

imboscatisi in una selva vicina , quando ei pervenne al villaggio detto del Sambuco, sboccati fuori , piombavano sull'attonita sua schiera ; la quale, constando di un solo battaglione del reggimento Monferralo, dovette più che di passo rifare la via e venirsi a posare a Vinadio : dove temendo ancora di essere assalito , mandava a chie dere rinforzi, che per sua sciagura troppo tardavano ad essergli accordati; cosa che lo espose poco tempo dopo a più gravi perdite .

Al posdomani però Bonneaud prendeva la rivincita sui Francesi , portandosi con 150 de' suoi sul Tuech , già testimonio del suo valore , e catturando la debole guardia francese che vi stava a custodia , per merito

principalmente di un polacco Decris , sergente nel suo corpo , ove eranvi individui di ogni nazione : il quale, penetrando primo nel nemico trincieramento , faceva

prigioniero l'ufficiale comandante : venendo poi per tal fatto decorato insieme al Quaranta , di cui feci supe riormente parola .

Ma questi parziali combattimenti avevan destato il prurito ai repubblicani di andare essi pure ad assag giare gli Austro-Sardi : e difatti il 14 settembre vennero su tre colonne a sorprendere Vinadio , dividendo gli attacchi a destra ed a sinistra della Stura . Una colonna

portossi ad investire il posto delle Pianche, collocato ad un piccolo ponte gettato sulla Stura Superiore, lå dove il rivo detto dei Bagni , in essa si getta . Un'altra var cando il côlle di Bravaria, e calandosi per valle di San t'Anna, marciò difilata su Vinadio ; mentre una colonna,

ſorte di 600 uomini, portossi sul Sambuco ad assalire


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Casanova , che ivi trovavasi col nerbo del suo batta

glione, tenendo un avamposto sulla Ghiardola, piccolo rivo influente di sinistra della Stura , e che dà il nome

a pochi casolari ivi giacenti . Non aveva Avogadro, lasciato per incuria del maggior generale Christ, che colà comandava, privo dei doman dati rinforzi, che un debole battaglione di 400 uomini al più , dei quali alcuni ancora erano distaccati : assa lito pertanto dai 600 Francesi, egli fu costretlo a retro cedere, ed abbandonando la Ghiardola e Sambuco ,

che vennero orrendamente saccheggiati dal nemico, ri

coverossi al côlle del Nibios dopo gravissime perdite, che non ascesero a meno di 100 uomini fra morti e

prigionieri , compresi in questi ultimi due ufficiali, cioè il cavaliere Ceva ed il cavaliere Lupi . Anche la colonna che aveva varcato il colle di Bra

varia riusciva , col favore di una densa nebbia , ad at

torniare un tenente del reggimento Christ, che con 40

soldati vi stava a guardia . Ma riunitasi alla principale per marciare su Vinadio , erano poi esse ivi calorosa mente accolte dal cavaliere Bellemont tenente-colon

nello , che con gran parte del proprio reggimento di Christ, con l'altro battaglione di Monferrato e con uno d'Asti , 1,500 uomini in tutto, e con due pezzi stava a

tutela del passo : poichè essendosi , verso le 7 e mezzo del mattino, affatto dileguata la nebbia, le sarde artiglierie co

minciarono a giuocare furiosamente , e ad abbattere in gran numero i repubblicani : i quali, privi d'artiglieria essendo, pensarono a tirarsi addietro, lasciando 56 dei loro sul campo di battaglia , ed inseguiti dal barone

Streng maggiore svizzero , che faceva loro dieci pri gionieri.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

La perdita del Sambuco e la prigionia o morte di tanti soldati di Monferrato venne generalmente attri

buita al generale Christ, che non aveva tempestivamente rinforzato Avogadro : e veramente pare che, per diſen dere Vinadio , a Bellemont bastato sarebbe il proprio reggimento, rinforzato dal battaglione d'Asti e dai due

cannoncini: ma per i proprietari de' reggimenti i sol dati erano merce preziosa , perchè su ogni soldato presente guadagnavano una bella moneta ; è bensi vero

che guadagnavano ancor più facendoli talvolta figurare, e non avendoli in realtà: ma ciò non sempre loro era possibile : il che ognor più dimostra l'errore di sus sidiare quelle mercenarie bande . Ad ogni modo Christ , come se avesse a fronte un intero esercito , cominciò a temere ed a chiedere aiuto, dicendo che senza di essi egli non rispondeva della for tezza di Demonte, come se alcuni fanti leggieri avessero potuto impadronirsi di un forte eretto secondo tutte le regole dell'arte, e di tutto a dovizia munito. Tuttavia il generale Colli , per rassicurarlo , scriveva al marchese Colli che si concertasse col cavaliere Bellemont per

concorrere co' suoi cacciatori al servizio di avamposti nelle due valli di Valdieri e di Vinadio, ad oggetto di coprire Demonte . Simultaneamente all'attacco su Vinadio ne tentavano

un altro i Francesi in Val di Grana , scendendo dal colle del Mulo : ma erano ivi respinti da un maggiore Christ, fratello del succitato generale, alla testa di una centuria

del suo corpo e del corpo franco di Borgarelli d'Isone, nel quale rimaneva ferito il capitano Basadonne, Avi gnonese, che militava in tal corpo . Anche in val di Vraita vi fu azzuffamento il dì 14 set


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tembre. Pioveva in tal giorno a dirotto; onde i Fran cesi, approfittando dell'oscurità, scesero dal côlle del l'Agnello e da quel di San Verano al far della notte, e giunti al colle di Sostra , ove era un posto di militi sardi comandati dal capitano Drago, gettavansi sui nostri alla baionetta senza sparar un sol colpo ; dodici soli col Drago riuscivano a camparla , scivolando giù per quei dirupi e giungendo nella valle tutti laceri e pesti . Prosegui rono i Francesi in numero di 500 sulla gran guardia

posta al Bottegone , e forte di due compagnie di miliziani, li quali facevan qualche resistenza ; ma sopraffatti dal nu mero e dalla superior perizia del nemico , rimanevano quasi tutti morti o prigioni. Venivano quindi difilati i Francesi sul posto della Chianale ; ma li frenavan un

pezzo da 4 e due spingarde, che li accoglievano con un vivo fuoco di mitraglia ; ma siccome era notte, i nostri colpi portavano all'azzardo , ed i Francesi senza tirare,

per non dar indizii sulla via che tenevano, spingevansi sotto animosamente alla baionetta, e si impadronivano della Chianale mentre un'altra banda dei loro correva a

Torretta. Tentavano allora i cannonieri piemontesi di porre in salvo il pezzo e ritirarsi verso Castelponte, ma

smarrita la via in quell'oscurità , precipitarono coi due cavalli e col pezzo nella Vraita. Stava a Torretta il conte Martin colla sua centuria , e faceva da principio bella difesa, ma vedutasi tagliata la strada, prendeva a riti rarsi coi suoi giù per la china con gran rischio della

vita : pur giungevano , ma trovavano ivi un pelottone francese che eravi stato condotto da qualche guida pratica del paese; onde preso fra due fuochi perdeva 15 o 20 uomini, fra i quali il suo aiutante maggiore Borgonio ed il cadetto Viale. Egli poi con altri 20 cac


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ciatori e col cadetto Gilli rimanevano prigioni . Tutte le truppe nostre ritiraronsi disordinate a Castelponte, ab

bandonando anche il posto di Rua Giansana che legava la Chianale con Castelponte ove stava il colonnello Sa luggia con un battaglione cacciatori , ed ove accorso era Piovera coi rinforzi .

Si passò la notte seguente in grande apprensione d'un attacco e scambiandosi schioppettate tra i Francesi ed i nostri posti collocati al Visoletto. Ma i Francesi, invece di progredir oltre, si contentarono di abdurre dalla Chianale tutti li capi di bestiame che trovarono, ed evacuando

Rua Giansana stabilivansi nel borgo . Facevano poi sem bianza di scender nuovamente il giorno di martedi 16; ma avuto sentore che eran giunti ai nostri 500 uomini di rinforzo dei reggimenti Oneglia e Chablais, e che i

paesani si armavano a furia, stimarono meglio ripas sare il côlle dell'Agnello, ove però collocarono le scolte . Questo fatto ci costava 120 uomini morti, oltre 100 pri gionieri . Fra i primi annoveravansi i capitani Kotter ,

Bessi , Ottini , Cavoretti, Bolloti, Crova , Ferraris, Borgo gno, Torriglia , Gondolo e Roberi ufficiali subalterni, e Viale cadetto . R Martin ed il Gilli , violando poi la parola data , riuscivano a salvarsi in dicembre . Apparte nevano molti di questi ufficiali ai cacciatori della Re gina e di Lombardia ; dal che si può presumere che lå trovavasi uno dei battaglioni composti . Sessantanove tende cadevano anche in mano dei nemici . Li 18 simulava an

cora il nemico alcuni attacchi verso Bellino e verso Oneglia in val di Magra , ma limitavasi a far ripiegare il nostro posto collocato alla Chiappera . In tutti questi combattimenti molti furono gli indi

vidui di bassa forza che meritarono di venir decorati,


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come un sergente Deregibus, un caporale Brusato ed un Galazzo cacciatori di Casale ; un sergente Marras ed un Deidda del reggimento Sardegna, un sergente Gal vagno di Pinerolo al Vaccarile , ed un sergente Quadro dei granátieri reali, il soldato Mulazzano , il caporale Giordano ed il sergente Gabetti, tutti del reggimento Mondovi: un Martin cacciatore émigrato francese, ed un granatiere nizzardo Ciaudano.

Ma erano imminenti ormai maggiori fatti, dei quali questi scontri parziali non erano che i precursori.

Stava sempre nel pensiero di Wallis, generalissimo, di unirsi con la flotta inglese del Mediterraneo , a ciò spinto anche dagli ordini della sua corte, destatasi finalmente alle rampogne del britanno ammiraglio , il quale, mi nacciava d'andarsene e di scrivere al proprio governo ;

minaccia spaventosa per il gabinetto di Vienna , il quale mentre trattava con disprezzo il piccolo re di Sardegna, e poco curavasi che ne andassero a soqquadro e armata e regno, aveva poi il massimo rispetto per le ghinee inglesi , che sole fecero sempre la forza di quella po tenza durante le lunghe sue lotte contro la Francia re pubblicana in prima , e contro Napoleone dappoi ; e che quando mancheranno, la renderanno sempre una nemica poco temibile .

Wallis adunque, eccitato dal desiderio di far parlare

di sè, e dagli ordini ricevuti, si pose in capo di tentare un'impresa , per eseguir la quale invero ' non era ne cessario gran valore . Valendosi , e con ragione, della precedente violazione del territorio ligure fatta dai Fran

cesi , egli si rivolse al senato genovese chiedendogli la consegna del forte e del porto di Savona; ed avendo naturalmente ricevuto una ripulsa , preparavasi ad ot tenerlo colla forza .


476

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Scriveva pertanto all'arciduca vicerè di Lombardia, pregandolo a spedirgli rinforzi; e questi difatto inviava

il generale Colloredo nel mese di settembre, affidandogli 12 scielti battaglioni e 6 squadroni con una bella arti

glieria, ed ingiungendogli di portarsi pel Tortonese a raggiungere il Wallis . Dovevano riunirsi a queste genti i cavalli napolitani provenienti da Livorno, ed in marcia sopra Voghera, ma che non credo che giungessero od almeno entrassero in linea per allora . Tutta la proba bilità di riuscire stava nella velocità , ma già si sa che questa è virtù guerriera ignota agli Austriaci ; se Col

loredo avesse marciato con speditezza e fosse giunto nei primi di settembre ad unirsi con Wallis , certamente costui, aiutato da Hood , avrebbe potuto impadronirsi di Savona e gettare un forte corpo sul litorale, sfondando anche la linea francese di Massena verso monte San Gia

como, oppure con miglior consiglio avrebbero potuto gli Austriaci portarsi a raggiungere Colli sotto Cuneo , e fa

cendo impeto con 30 mila combattenti sopra Tenda e Saor gio, scindere la linea francese in due parti . Ma di tutto ciò nulla avvenne. Colloredo avanzossi pacatamente, rac

cogliendo in tutti i luoghi ovazioni, come se invece di accorrere a combattere egli venisse già da trionfar dei sans-culottes. Allegando che il cattivo stato delle strade

dagli Apennini a Savona non davano il passo all’ar tiglieria , egli diè mano a riattarle , e stabilissi intanto comodamente alle Carcare, dando cosi tempo a Du merbion a parare quella tempesta e mandare a vuoto l'impresa concertata da Wallis. Saputesi dai rappresentanti francesi le intenzioni dei generali austriaci, che apparivano tanto dal concentra mento delle forze loro fra le due Bormide segnalate da


CAPITOLO V.

477

Massena al generalissimo, quanto dai rapporti che Du

Tilly, inviato francese a Genova, aveva spediti , questi imposero al detto inviato di chiedere al senato geno vese di lasciar occupar Vado dalle truppe francesi con giuntamente a quelle nazionali ; ma quantunque quel consesso contasse molti membri propizii alla Francia , tuttavia peritavasi di dare il chiesto consenso per timor delle squadre inglese e spagnuola che incrociavano nel golfo : onde i nuovi rappresentanti Ritter e Turreau, vedendo che non era da perder tempo , commettevano

al generalissimo Dumerbion di assalire Wallis sulle sue posizioni prima che si fosse egli stesso reso padrone di Savona .

A tal fine Dumerbion cominciò dal rinforzare la sua

destra con sette od otto battaglioni tirati dal suo centro,

ingiungendo intanto alle due divisioni di Macquard e di Garnier d'inquietar i Piemontesi collocati, come già dissimo, nelle valli di Stura e di Gesso . E ciò fu che die

luogo ai combattimenti del 14 settembre e dei seguenti giorni .

Occupavano gli alleati la seguente posizione: l’armata di Colli, oltre alle località occupate all'estrema destra nelle valli di Aosta , Maira, Vraita , Exilles e Stura, tro vavasi in parte divisa nei due campi di Borgo San Dal mazzo e di Morozzo, grosso borgo a 3 ore al nord -ovest

di Mondovi, sulla sinistra sponda del torrente Brobbio, che si getta poi nel Pesio quasi in faccia a Farigliano,

e nel terzo campo di Ceva . Già dissi qual era il campo di borgo San Dalmazzo; parlando ora di quel di Morozzo, dirò che in quel luogo esistevano ancora alcune vecchie mura; e la posizione era buona in quanto che stava a ca vallo della strada che da Mondovi tende a Cuneo . L'altra


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

parte degli Austro-Sardi , che obbedivano ad Argenteau, stavano accampati sotto Ceva sulla destra riva del Ta

naro ; ma questo generale aveva ivi lasciato poca gente, e d'accordo con Turckheim dietro gli ordini di Wal

lis, erasi condotto nei primi di settembre sulle alture che separano le due Bormide, nel disegno di valicare la più orientale verso il monte della Neve , da dove sca turisce, e scendendo poi il côlle San Giacomo , andare ad unirsi a Colloredo, che, come abbiam detto , era giunto

a Carcare, ed aveva spinto le sue vanguardie ad Altare a sua sinistra, a Pallare a destra ed a Mallere rettamente

avanti a 4 kilometri al più da monte San Giacomo, dove stavan gli avamposti francesi. Comandava questa van guardia il generale Turckheim . Wallis poi colla divisione di riserva di 12 mila uomini tenevasi al Dego .

Forte era la posizione degli Austriaci , che erano niente meno di 30 mila, compreso il corpo di Argen teau ; e certamente, muniti come erano di artiglieria che avevano collocata sulle eminenze a destra ed a si nistra della Bormida, lungo la via che tende al Cairo, potevano creder di far testa ai Francesi, che recavansi

ad assalirli in numero di 16 mila al più, e che dove vano attraversare un paese intersecato ad ogni passo dalle due Bormide che formano ivi molti rami, e ren

dono la marcia di un corpo di truppe oltrenodo mal agevole .

Ma anche qui sbagliò Argenteau, il quale, lasciatosi spaventare da certe mosse che per inquietarlo Dumer

bion aveva prescritto a Gentili di far sulle alture poste tra la sponda sinistra della Bormida, di Millesimo e la sponda destra del Tanaro, corse in tutta fretta nel suo

prediletto campo di Ceva , credendo che i Francesi ago


CAPITOLO V.

479

gnassero quella vecchia fortezza ; onde gli altri pote ronsi gettar in numero preponderante su Colloredo . Difatti li 14 Dumerbion , appena ristabilito da un as

salto di podagra , accompagnato da Buonaparte che inca ricato aveva di tutte le disposizioni dell'operazione, e da circa 14 mila uomini , fra i quali un reggimento di dra goni , giungeva a San Pantaleone per il côlle di Melogno il giorno 15, mentre Macquard faceva nel giorno stesso dimostrazioni contro Borgo San Dalmazzo, e Serrurier, che era succeduto a Garnier, minacciava Vinadio . La

divisione Gentili rimase ad invigilare il campo di Ceva, gettando due battaglioni sotto Bertholozi al côlle della Spinarda per mantenere le illusioni di Argenteau . I 14 mila di Dumerbion intanto, coi quali era Massena,

vennero divisi in avanguardia di 4 battaglioni, corpo di battaglia di 6, riserva di 3 e retroguardia di 4; due

piccoli pezzi da 3 furono annessi all'avanguardia con una trentina di zappatori per agevolar le vie ; i 600 dragoni con 3 corpi zappatori furono uniti al corpo principale ; alcuni pezzi da 4 e 2 obici furono tenuti colla riserva. Era la scabrosità dei sentieri che prescriveva di suddividere cosi le forze, anche per dar meno so spetto ai nemici, essendo difficile che una numerosa colonna possa progredire inosservata in luoghi alpestri ed angusti. Oltre a ciò una colonna di 1,500 o 2,000 al

più, partita da Loano, doveva girare San Giacomo per la destra, ed effettuare un falso attacco sulla sinistra degli Austriaci, con ordine però di non impegnarsi seriamente e di ripiegarsi in caso che trovasse il nemico in forza su Loano, appoggiando a sinistra . Li 19 Fiorella , che formava la riserva, avendo preso

via più breve , giunse il primo ad Osiglia , mentre il


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

corpo di battaglia trovavasi solo a Bardinetto li 18 a

sera ; ma Laharpe, che guidava la vanguardia , partiva li 19 alle 2 dopo la mezzanotte, attaccava le ridotte che i nemici innalzate avevano a Murialdo ed a San Gio

vanni ; le conquistava e stabilivasi sulle colline dei Tetti di Montezemolo . Poche ore più tardi Cervoni con 3 mila uomini attaccava gli Austriaci a monte San Giacomo . Turckheim ne dava pronto avviso a Colloredo ; ma questi ingiungevagli di tener fortemente a Mallere e Pal lere , annunziandogli il suo arrivo con 8,000 uomini ed una numerosa artiglieria , che prendevan posto sull'alti piano di Carcare, e facendosi guardar a destra da 600 uomini che gettava nel borgo di Millesimo sulla riva destra della Bormida occidentale . Qui sembrava deciso

a far testa ; ed anzi lo stesso Wallis accorreva da Dego con alcuni cavalli per assumerne il comando ; intanto il grosso dei Francesi si avanzava per Acqua-fredda nella notte dalli 19 alli 20 ; onde Cervoni, che era stato im pedito di attaccare da una folta nebbia , attaccò final

mente il posto austriaco di Mallere, mentre Dumerbion faceva attaccare quello di Pallere : e sloggiati dopo due

ore di fuoco gli Austriaci da quei due luoghi, Dumer bion riuniva a sé Cervoni, ed uniti avviavansi verso la posizione nemica delle Carcare: Nel tempo slesso vo lendo tagliar a Wallis la ritirata , faceva Dumerbion

attaccar dall'aiutante maggiore Vabre i 600 Croati che Colloredo gettati aveva in Millesimo . Questi si difende vano valorosamente , ma il rumore della moschetteria

aveva dato il filo della cosa a Laharpe, che fin dal giorno prima trovavasi , come si disse, a Montezemolo, incerto

di quel che ne fosse del corpo principale ; scendeva adunque dalle alture ed incontravasi in Massena, che


CAPITOLO V.

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alla testa di tre battaglioni avea intanto preso d'assalto il castello di Cosseria , sito importante che dominava la valle ed intercettava la strada che dalle Carcare tende a

Millesimo : venuto ciò a conoscenza verso le 5 pomeridiane a Colloredo , ei ne informava Wallis, il quale

Ceva per

ordinava la ritirata sul Cairo che effettuavasi per la riva destra della Bormida orientale , ed al favore della cinta

che circondava questa città , dietro la quale alcune com pagnie di truppe leggiere austriache facevano una resi stenza talmente ostinata, che i Francesi non riuscirono a sloggiarneli . Col favor della notte poi proseguiva l'au striaco esercito la sua ritirata verso Dego .

All'indomani , 24 settembre, tutta l'armata francese

allo spuntar del giorno avviavasi all'assalto della posi zione nemica ; ma eransi perdute alcune ore assai pre- ·

ziose , e Wallis aveva saputo approfittarne per assidersi fortemente sulle due rive della Bormida .

La sua armata era divisa in due corpi , ed occupava le seguenti posizioni : la prima più innoltrata dava la sinistra a Rocchetta del Cairo sulla destra sponda della Bormida orientale : copriva col centro le alture di Vi gnarolo e schierava la sua sinistra dietro quel risvolto che fa la Bormida vicino a Supervia sulla riva manca, ed era pertanto diviso dal fiume : obbediva questo corpo ad Hiller. L'altra schiera, maggiore in numero , teneva

il grosso alle alture di Bormida e di Vermegnano al quanto indietro ; ma aveva tutto il fronte coperto dal

torrente Pollovero, ed aveva poi munito le eminenze di S. Giulia (e non Lucia come scrive Botta) con nume rose artiglierie. Avanti al borgo della Rocchetta del Cairo in avanguardia stavan poi 1,000 Croati con due pezzi ed un reggimento di Ulani, collocati in terreno VOL . I. -31

PINELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

alquanto inclinato ed oltremodo acconcio per le cariche di cavalleria : di modo che l'armata austriaca formava

quasi tre scaglioni. Formidabile certamente era que st'ordine , e la posizione era anche fortissima, ma ave

vano il difetto di avere una sola linea di ritirata per lo stradale che conduce ad Acqui .

All'albeggiare , Dumerbion presentavasi in tre colonne, e giunto in faccia della sinistra austriaca impegnava un vivo fuoco di artiglieria , opponendosi il terreno ad un assalto . Massena però dopo un'ora gettasi all'attacco verso Supervia; i suoi cacciatori danno in un bosco ove erano i fanti leggieri di Hiller, che li accolgono con un fuoco tremendo ; ma essi invece di rispondere cacciansi a capo chino nella foresta alla baionetta , uccidono 50

dei Tedeschi e coronano le alture del Vignarolo, ove si mantengono contro uno sforzo che i Tedeschi , accortisi

del piccolo loro numero, tentarono per riprendere quel sito . Un certo Brimont , semplice cacciatore , ferito di due colpi di fuoco nella coscia , e di due colpi di baio netta , riusciva a porsi in salvo uccidendo 4 Croati ! Al l'indomani era nominato ufficiale. Cosi si premiano i valorosi , e subito , non dopo 3 o 4 mesi!

E Raybaud, capitano , dopo aver uccisi due soldati, uccideva e rimaneva in pari tempo ucciso da un capi tano austriaco .

Laharpe intanto aveva attaccato la sinistra con tre battaglioni ed un reggimento dragoni ; ma il fuoco vivo

delle artiglierie nemiche ed una carica degli Ulani au striaci facevan già piegar le sue genti , quando Beau mont alla testa dei dragoni ristabiliva la fortuna dei Francesi.

Massena allora , che vede approssimarsi la notte, or


CAPITOLO V.

483

dina un attacco generale, e ben losto le due linee si attaccano non più con cannoni e fucili, ma alla baio netta . La destra austriaca cede , forse ad arte, per atti

rare i Francesi sotto le artiglierie ; questi corrono per impossessarsi dei pezzi ; ma un burrone, che non ave van vedulo, ed il torrente Pollovero ne li separavano ; onde furono costretti a retrocedere sotto la mitraglia

nemica : tuttavia Wallis, convinto di non potersi man tenere a lungo a Dego , ordina a Colloredo di comin

ciare la ritirata su Acqui , il che eseguiva non mole stato dai Francesi , i quali qui , come il giorno avanti , non seppero trarre gran partito dalla vittoria . Ma forse

Dumerbion ed i suoi consiglieri non credettero doversi avventurare cosi lontani su di una strada traversata ad

ogni piè sospinto dalla Bormida, fiume soggetto a cre sciute subitanee , e lasciandosi sui fianchi i 10 mila di

Argenteau accampali a Ceva . Costó questo sanguinoso fatto 800 uomini agli Au striaci , e la perdita dei Francesi fu forse superiore per chè soffriva molto nel tentativo contro la batteria au striaca .

I Francesi a quest'azione diedero nome di battaglia del Cairo , forse per distinguerla dagli altri fatti che eb ber luogo negli anni seguenti al Dego, ma da noi chia mossi battaglia del Dego .

Ambo le parti vantarono la vittoria , ma veramente non vedo qual titolo vi avessero gli Austriaci . Volevan sorprendere Savona , ed invece non riuscirono neppure

aconservarsi nelle loro posizioni: nuovo modo di vincere è questo ! Senza dubbio valorosamente pugnarono le truppe austriache, ed i duci loro fecero anche segno di avvedutezza nell'evacuare a tempo le Carcare il giorno


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

20 e Dego li 21 prima di lasciarsi circuire; ma circo spezione e ritirata opportuna, sin ora , ch'io mi sappia, non suonarono mai vittoria .

Nel suo rapporto alla Convenzione Dumerbion lodò sopratutto Massena , Laharpe e Cervoni ; c veramente questi generali fecero prova di straordinario valore e di non comune perizia.

A più buon diritto potevano proclamar vittoria i Fran cesi perchè e si impossessarono del campo nemico e sven tarono l'impresa di Wallis contro Savona ; ma tuttavia se vittoria vi ſu, scarsi ne furono i frutti, perchè ripu tando Dumerbione consorti che troppo avventurata fosse la posizione del Dego in questa stagione in cui le nevi più a lungo tardar non potevano , la abbandonavano distruggendone i magazzeni , e ripiegavansi sulle falde meridionali dell’Apennino ed alla Marina. Massena colla sua divisione , traversando i colli di Melogno , di S. Gia como e di Settepani, portossi a Finale , ove stabiliva il *suo quartier generale. Laharpe scendeva per Monte notte su Savona , ove entrava senza resistenza il giorno

24. Dumerbion coi rappresentanti rientrava a Nizza, collocando le altre genti sulla sponda sinistra della Roya e nei dintorni di S. Remo . Serrurier e Macquard con tinuavano a guardar le alture delle valli di Stura , di Vinadio e di Limone, portando Macquard il suo quartier generale a Breglio .

Questa mala riuscita inaspri vieppiù l'inglese ammi raglio, il quale accusava altamente gli austriaci gene rali di incapacità o di mal animo verso la causa comune, ma le sue grida a nulla giovarono , nè miglior esito ebbero le lagnanze del re sardo che trovava Wallis per nulla superiore a Devins, eceetto che in alterigia . L'Au

1


CAPITOLO V ..

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stria fece bensi le viste di disapprovare la condotta dei

suoi condottieri , e spedì anzi il generale Rosenberg a far un'inchiesta ; ma intanto Wallis non abbandonò nè

il comando nè il campo che teneva sotto Acqui per tentar nuove cose ; Colli se ne slette colle soldatesche divise in quelli di Borgo S. Dalmazzo, di Morozzo e di Ceva , ed i Francesi ebbero agio di tranquillamente rista bilirsi nelle loro posizioni . Anche Genova finse di adirarsi contro Francia per la nuova violazione del territorio ; se ne scusarono i fran

cesi generali , adducendo che la certezza che acquistata avevano dell'intenzione di Wallis di occupar Savona , gli aveva sforzati a tal passo ; quindi per dare un'ap parente soddisfazione al Senato genovese , sgombraron

da Savona, che a loro poco serviva , ed occuparono invece Vado , che meglio adempiva allo scopo di tenersi legati col monte S. Giacomo, ove stanziava un loro battaglione in osservazione delle mosse degli Austriaci. E cosi ebbero termine le grandi operazioni di guerra per quest'anno, perchè caddero nevi precoci che fred

dissima resero la temperatura su quei luoghi alpini . Massena, dopo aver posto in istato di difesa con varie ridotte le posizioni di Melogno, della Madonna della Neve e di monte S. Giacomo , come Buonaparte ed in cui s'impiegarono mila uomini giornalmente , ammalato ed eragli temporariamente surrogato rurier.

consigliato aveva non meno di due ritiravasi a Nizza , nel comando Ser

Dumerbion eziandio , vecchio ed ammalato ,

chiese ed ottenne di rientrar in Francia, e fu più tardi rimpiazzato da Scherer. Succedettero ancora prima del termine della campa

gna alcune avvisaglie di poca entità in Savoia , ma di


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

cui farò cenno per non defraudare della dovula lode gli individui che si distinsero . Verso il fine di ottobre un

distaccamento francese di 200 cacciatori tentava di sor

prendere il nostro posto collocato al cosi detto Barac cone sul colle del monte , ma stava ivi a guardia un intelligente giovane , certo La Pensée , sergente della Marina, il quale, quantunque non avesse seco che 30

soldati, seppe cosi avvedulamente disporre i pochi suoi uomini , che il nemico , dopo aver veduti estinti 17 dei suoi , fu costretto a retrocedere. Laonde La Pensée ed i

caporali Pelocchino e Cerruti che lo avevano ben secon dato furono decorati, oltre Lansard sergente ed un Ros set caporale di Genevese, i quali andati con pochi soldati alcuni giorni dopo verso le Acque-rosse , sorprendevano

un posto francese e ne catturavano il presidio, supe riore in numero alla loro squadra . Mentre poi arditi bassi-ufficiali con pochi uomini acquistavansi bella fama, alcuni ufficiali, per mancanza più di vigilanza che di valore , lasciavansi dal nemico goffamente sorprendere : avvenne ciò ad un Montaudo

e ad un Mathieu della Marina, che spensieratamente guar davansi verso Ceva e Bagnasco ; e con maggior danno dei Regii alla valle di Exilles, ove Vaubois calato si era con 1,000 uomini , i quali sorpreso avendo un nostro avamposto, sbaragliarono poi anche il battaglione quarto dei granatieri comandati dal Vassallo Dumancy che, ac cusato di aver mollemente difeso quel posto , era as

soggettato a consiglio di guerra, da cui però veniva assolto . Ma se mollemente si condusse . Dumancy , fu

rono invece lodati Costa de Beauregard ed un marchese Doncieux ed il caporale Campion ; in un altro scontro si distinsero un cavaliere Richeri e tre fratelli S. Bia


CAPITOLO V.

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gio, dei quali uno gravemente ferito già stava per an negare nel Pellice, ove rovinava , senza il caporale Gior dano che lo traeva dall'onde ; successe questo fatto al

così detto Piano del Lait, in cui stava il reggimento di Mondovi a difesa ; il qual reggimento difendeva ezian dio gli sbocchi dal côlle di Roburent verso Pianfei, dove andavan i Francesi ad esplorare quando si imbattevano nel sergente Giambardi , il quale non aveva seco che

sette soldati , ma che supplendo con subita prontezza alle deboli forze, gettavasi arditamente sul nemico gri dando : avanza Savoia ; il qual grido facendo credere

al francese drappello forte di circa 50 uomini che tutta la brigata Savoia , che veramente faceva parte di quel corpo d'armata , seguisse l'animoso sergente, precipito samente si ritrasse alle sue stanze .

Un altro sergente del reggimento Asti, per nome Bot tala, coi soli soldati Cantamessa, Reale e Granata difen deva il posto detto della montagna della Prà verso Ca sotto in valle di Pesio, respingendo una ricognizione fatta

dal nemico, catturandogli anche un ufficiale. Tutti que sti da me nominati ottenevano la medaglia , la quale non potendo venir accordata ai semplici miliziani, era convertita in una gratificazione di danaro a favore di alcuni di essi che respingevano i Francesi venuti a far scorrerie in val di Corsaglia ; erano essi il sergente Ap piano, ed il Bottacchio e Bosso semplici militi; ma per chè in quel fatto stesso straordinariamente brillò il va lore di tal Mondino, esso pure miliziano , S. M. volen dolo ad ogni costo fregiare della medaglia, lo applicava col grado di tenente alle guide che il barone Dellera aveva organizzato fra i Monregalesi , i quali in tutta questa guerra si dimostrarono sempre dei Francesi acer rimi nemici.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

L'ultima finalmente di queste spedizioncelle e la più importante fu condotta a termine dal marchese Colli, il quale edotto che i Francesi abbandonato avevano il forte passo delle Barricate, correva immediatamente ad impossessarsene , e sopraggiunto essendo per impedir nelo una forte schiera ' nemica , ne nasceva una feroce

mischia , nella quale i Sardi avevano il dissopra , acqui standovi particolar merito un Bianchi tenente dei cac ciatori Marina , un Gresy ed un Demaistre di quelli di Savoia , ed un Casati di Piacenza ed il cav . di Sant'An tonino , i quali due ultimi rilevarono anche leggieri ferite .

Questo fu l'ultimo fatto : si era in novembre , e le alle

nevi cadute in misura stragrande serrando tutti i passi, dividevano pure le due avverse armate . La squadra in glese, che sola avrebbe ancor potuto inquietare il ne mico sul litorale , ritornò in Inghilterra , ed i generali austro -sardi mal d'accordo fra loro e sfiduciati per le pa tite sconfitte, non osarono intraprendere in quella parte cosa alcuna , sebbene le malattie che i Francesi avevano contratte sulle alte ed incostanti vette dell’Apennino, e che facevano fra loro gran strage , offrissero forse an cora a Wallis una propizia occasione di scacciarli dalla riviera ligure ; ma egli e Colli attesero invece ad accu sarsi a vicenda presso il re , il quale poi circondato da

tanti capitani generali mal sapeva ove pigliarne uno che fosse al dissopra della mediocrità. Ma la lettura delle storie ognor ci apprese che questo è il male consueto delle alleanze ; discordia fra i capi , disunione nello agire , ed in poche campagne come in questa appari palese quanto dannoso sia un comando mal definito , perchè Dumerbion , per nulla superiore in talenti a Colli , pel

a

a


CAPITOLO V.

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solo fatto di esser duce supremo , riusci sempre , quan tunque valetudinario, ad avere il sopravvento sui gene rali della Lega . Questa campagna adunque se non uguagliò la pre cedente nella gloria acquistatasi dalle armi subalpine , fu però disgraziata del pari , ed accrebbe quell'antipa

tia che già nutrivano i Piemontesi per i loro alleati. Erano poi anche molti ufficiali di merito disgustati ve dendo premiato chi meno lavorato aveva , e dall'impu denza del ministro della guerra , il quale bonariamente

forse, perchè era proprio un dabben uomo, diceva ai querelanti che : senza santi non si va in paradiso, non arrivando il babbeo a capire che i protettori di uomini

senza merito sono diavoli e non santi , e che essi , cosi operando , convertono la carriera delle armi , che pur sarebbe un vero paradiso per gli uomini valorosi ed

onorati ove fossero tenuti in quel conto dovuto , in un vero inferno, nelle bolgie del quale precipitano ben pre sto l'esercito e l'intera nazione lasciata senza valida di

fesa contro lo straniero .


CAPITOLO VI . 1795 .

SOMMARIO .

Provvedimenti per l'e Politica del re Stato del Piemonte sercito Piano di campagna degli alleati Loro lentezza Fazioni di Savoia Scherer all’armata d'Italia Sue diffe renze col governo di Francia Collocamento dei due eser citi

Prussia ed Olanda segnano la pace

Austria pare sve

gliarsi - Devins nuovamente generalissimo - Combattimenti di Settepani e di monte S. Giacomo Operazioni di Colli — Ina zione e rapacità di Devins - Ritirata di Kellermann Dissen sioni fra Colli e Devins Operazioni mal concertate Me diazione di Spagna Il re persiste nella guerra - Scaramuc cie su varii punti della frontiera Progetti di Devins colla squadra inglese Piano di Kellermann per l'invasione del .

Piemonte mate

Non approvato Posizione e forza delle due ar Kellermann rilegato Piccole fazioni sulla riviera

all'armata delle Alpi

Scherer lo rimpiazza

Battaglia di Loano nuove truppe francesi di Devins Termine della campagna .

Giungono Destituzione

Miserando invero era lo spettacolo che offriva il Pie monte al principio dell'anno 1795. L'erario era esau sto , scarso il numerario, a cui mal si cercava di sup

plire colla carta monetata ; scontenti i popoli e proclivi alle politiche innovazioni ; l'esercito battuto e sfiduciato, menomato di numero, più non sembrava atto ad arre star le repubblicane falangi, che , ammassale come tur


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

bine minaccioso sulle vette de nostri monti , sembra

vano vulture vorace pronto a piombar sulla sottoposta preda . Nė valevano a confortar l'animo delle genti sub alpine gli scarsi battaglioni che l'Austria manteneva ed

in Piemonte ed in Lombardia , perchè poca o niuna era la confidenza che inspirava il valor delle truppe impe riali ed il senno dei loro condottieri.

Le sedicenti flotte alleate poi di Spagna e di Inghil terra , irate della inettezza del Wallis , si erano allonta nate dalle liguri spiaggie , onde il paese si vedeva quasi solo a fronte della terribile Francia repubblicana , che sconfitte al Nord , al Sud ed all'Est le armate collegate,

ėra arditamente passata dalla difensiva all'offensiva su tutte le sue frontiere .

Poco era adunque nei popoli soggetti alla dinastia Sabauda il desiderio di proseguir questa guerra , tanto

più che dopo la caduta di Robespierre il governo re pubblicano sembrava inclinato a minor ferocia, e pro clive a rannodar coi popoli dell'Europa quelle relazioni internazionali che erano state dal regno del terrore in terrotte .

E questo desiderio di pace trovava fautori non solo fra il popolo , ma anche fra alcuni di coloro che per elevatezza di nascita o di ufficio sedevano nei consigli della corona .

Ma troppo era avverso il vecchio re al nuovo ordine di cose stabilito in Francia , perchè si potesse avere speranza di piegarlo a pacifiche risoluzioni ; poiché se egli dopo la perdita della Savoia e del Nizzardo non

poteva a meno di riconoscere quanto potente fosse il nemico che la poca sua prudenza attirato avevagli con tro , tuttavia il timore era sopravvanzato in lui.di molto


CAPITOLO VI .

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dall'odio per i settarii di Francia , che agli occhi suoi altro non erano che ribelli sudditi contaminati del san

gue del loro legittimo signore . Lo conferinavano poi eziandio nelle bellicose sue ten denze le suggestioni dei gabinetti di Londra e di Vienna , e di quest'ultimo essenzialmente, il quale, ora che ve deva appropinquare la bufera ai suoi Stati , sembrava deciso a dare più scrupolosa esecuzione al trattato di Valenziana , ed adunare a tutta possa truppe ed armi nella vicina e minacciata Lombardia .

Decideva per tutte queste ragioni Vittorio Amedeo di perdurar nella guerra , confidando ancora che la for tuna , volubile qual sempre si fu , avrebbe abbandonato il tricolor vessillo per sorridere all'aquila sabauda ed alla bicipite aquila austriaca.

Gli eventi provarono che fu cattivo consiglio il suo ; ma ciò che essi provar non poterono, e che è giusto di non perdere di vista , volendo giudicar la condotta di quel monarca , si è se la pace con la repubblica sa rebbe stato molto miglior consiglio. Difatti il re sardo non avrebbe certamente potuto

ottenere la pace da un nemico vittorioso , senza ceder

gli le due provincie oltramontane che già erano in suo potere; dimodochè bisognava già rassegnarsi, dopo tanti sacrifizi , ad avere monco lo Stato . Oltre a ciò, era

da vedersi, se all'annunzio di questa riconciliazione , l'Austria da alleata non se gli sarebbe fatta nemica ; ed invero, padrona qual era delle piazze forti del Pie monte e con numerose schiere nel cuor del paese , non

era presumibile che essa evacuarlo volesse per solo ri spetto del trattato conchiuso dal governo piemontese con l'eterna sua nemica la Francia , e Francia retta re


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

pubblicanamente . Ad ogni modo pertanto era certo che

il Piemonte sarebbe stato il campo di battaglia dove le due rivali nazioni deciso avrebbero coll’armi le loro

contese . Se dunque la guerra era inevitabile, se la pace con Francia non partoriva evacuazione di territorio e benessere alla nazione , tanto valeva proseguire nelle vecchie alleanze ; partito più consentaneo al l'onore , alle forme di governo che erano analoghe nei due paesi, e che , se cambiavano le sorti delle armi , potevano arrecar larghi compensi per i sofferti mali . Aggiungasi che era sempre problematico se fosse da

fidare nel governo repubblicano . Risolutosi pertanto Vittorio Amedeo a persistere nella lega anglo-austriaca, poneva l'animo a trovar danaro , non bastando il sussidio inglese a supplire alle spese , ed a tal fine otteneva dal papa un breve, con cui gli era fatta lecita la vendita dei beni ecclesiastici e delle

opere pie, sotto cerle condizioni e cautele ; accresceva poi anche la gabella del sale, e poneva tasse sulle arti liberali . Riusciva bensi in tal modo ad aggranellare la vistosa somma di 40 circa milioni ; ma queste misure destavano , o per meglio dire accrescevano il mal umore della popolazione, che già sopportava di mal animo che le sue sostanze andassero in manutenzione e paga dei

sempre invisi Tedeschi, ma ora poi odiatissimi, perchè, parte a ragione e parte a torto, erano riputati causa principalissima delle pubbliche calamità. Sorgevano pertanto non pochi attruppamenti, e succedevano tu multi in varie parti del regno , e specialmente ella provincia d'Aosta ; ed è strano invero che, mentre io

scrivo queste cose , in quella valle or pure nell'esordire dell'anno 1854 nascano torbidi per cause analoghe. Se


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non che mentre ora ( se a torto od a ragione non monta) se ne vuol dar colpa al clero ed agli ultra-rea listi, allora invece erano i partigiani del nuovo ordine di cose che andavano agitando la popolazione, perchè si levasse a rivolta . Ad ogni modo, e nel 1795 ed ora nel 1854, queste non furono cose serie ed intieramente estranee poi al soggetto che ora sto trattando , ed alle quali accennai solo per la strana analogia che hanno fra loro .

Provveduto tanto bene che male all'erario, rivolse le sue cure il re all'armata; e siccome buono era, si pose in capo che le numerose diserzioni causate fossero

dalla severità del castigo, e volendo provare se più del rigore la clemenza valesse, aboli le pene portate dal Codice del 1767, e ve ne sostitui delle più miti , per cui la diserzione semplice venne punita colle verghe ;

il disertore poi che facesse ritorno alla bandiera dopo i cinque giorni era punilo solo con 15 giorni di pane ed acqua, e quello che, indugiava maggiormente era sog getto inoltre alla bastonatura. Ma bisogna credere che poco effetto salutare partorissero queste benigne mi sure, poichè un anno dopo si rimise in vigore il suac cennato Codice .

A tal epoca si processarono alcuni ufficiali del soldo, che eransi impinguati colla malversazione dei fondi. Fu sempre cosi : mentre i valorosi si battono, i scara

bocchiatori ed i provveditori empion le tasche ! Nella speranza poi di prevenire nuove rapine, ad ogni capo venne addetto un commissario od ufficiale del soldo , la cui scempiaggine, dice il cavaliere Andrioli , non fece che accrescere la spesa senza assicurare e rischiarare meglio i conti .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Anche varii corpi subirono alcune modificazioni. Il corpo franco fu notevolmente accresciuto, essen dovisi incorporate tutte quelle centurie di cui feci.pa rola , cioè Canale , Piano, Pendini , Martin, Bonneaud , ecc. ,

formando cosi un sol corpo di 10 compagnie sottoposte all'ispezione superiore del cavaliere Borgarelli d'Isone. I soli cacciatori Nizza , che sul fine dello scorso anno

1794 già toccavano i 1,500, vennero formati in due

battaglioni di 4 compagnie caduno, il comando di uno dei quali fu affidato al cavaliere Chevillard , e l'altro al cavaliere Garretti di Ferrere. Questo corpo, in cui mili tavano molti distinti ufficiali, quali Delarocque, Galea , S. Antonino, ed al quale venne, accordata la stessa paga dei cacciatori franchi, non aveva nulla a che fare con

il reggimento provinciale di Nizza , che era allora co mandato dal cavaliere Ignazio di Revel , colonnello , e dal cavaliere Grimaldi, tenente-colonnello .

I reggimenti erano diminuiti di molto dalla diserzione e dalle malattie che si svilupparono in febbraio con vio lenza tale, che i reggimenti di Piemonte, di Aosta e di

Lombardia , che erano acquartierati nelle fetide ed umide camerate del forte di Ceva , perderono un quinto del loro effettivo; che anzi il reggimento d'Aosta videsi menomato in quindici giorni dalla dissenteria e dalle

febbri perniciose di circa 400 uomini; motivo per cui venne spedito a Mulazzano ; il reggimento Novara poi, non mai completo , scemato ancora straordinariamente dalle malattie, fu mandato in Alessandria per essere ri composto quasi per intero . Tuttavia , mediante l'arruolamento di alcune milizie nei reggimenti di ordinanza ed il ritorno di qualche cen tinaio di disertori, i battaglioni presentavano ancora un


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effettivo di 350 uomini su quattro compagnie. L'arti

glieria e la cavalleria eziandio con gran dispendio ven nero rinforzate : il reggimento Oneglia formò i suoi granatieri; ma quello di Sardegna invece, non avendo più potuto completarsi a causa della distanza,non constó più che delle 4 compagnie scelte, che, portate a numero cogli uomini delle ordinarie, continuarono ad esser parte

dei battaglioni composti di granatieri e di cacciatori. Quanto a questi ultimi però la primitiva loro forma zione era talmente alterata , che si prese il partito di

formarne due soli reggimenti di 8 compagnie , i quali dai loro comandanti si denominarono cacciatori Colli e cacciatori Saluggia.

Trattandosi poi di formare un piano di campagna, a tal fine convennero in Milano per Austria Wallis e

Schmidt; l'ambasciatore Trevor ed il vice ammiraglio Goodal per Inghilterra , e per Sardegna Colli e Latour. Ma nacquero immediati dissidii, volendo i nostri, se condo le reali istruzioni , che le operazioni tendessero al ricupero del contado di Nizza e della ducea di Sa voia scendendo per Val di Stura a ridosso dell'armata

d'Italia ; laddove invece gli Austriaci volevano far im peto sull'estrema destra nemica per valersi in tal modo delle due amiche squadre che tenevansi sul lido con truppe da sbarco.

Questa era la ragione che patentemente allegavasi per combattere il piano di Colli : le recondite poi erano da prima il desiderio dei generali imperiali di gettarsi colle

loro genti sul Genovesato per ivi impinguarsi colle prede, sperando intanto che nata forse sarebbe l'occasione di porre l'unghia rapace su Genova stessa , vendicando cosi l'onta e l'ira del 1746 che ancora pesava a quella pa FOL : I.

- 32

PINELLI , Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tenza. In secondo luogo fu sempre desiderio dell'Austria

durante questa guerra quinquennale di ridurre l'eser cito piemontese alla pura difensiva, serbando per le armi imperiali la parte più brillante delle imprese; parte però che il poco senno dei duci rese, invece di brillante, rugginosa oltre ogni dire .

Eran questi disegni spalleggiati poi eziandio dall' in viato britanno, che ruminava esso pure qualche brutto tiro da fare a danno della ligure repubblica . Onde riuscire pertanto nel loro intento, gli austriaci delegati deposero sul tavolo del consiglio un protocollo in cui erano dal gabinetto viennese poste alcune que stioni militari che il consesso era chiamato a risolvere.

Dopo non lunghe conferenze , poichè già preso era il partito e già pronte le risposte , si venne a deliberare

si dovesse agire nella riviera di ponente con 48 mila uomini effettivi, e che si dovesse respingere l'oste fran

cese al di là della Roya, tenendosi intanto sulla difen siva nelle altre parti della frontiera, e specialmente in

Savoia. Supposto respinto il nemico al di là della Roya, era imposto ai generali alleati di occupar al ponente di quel fiume una linea che avesse la sua destra al côlle di Rauss , il centro fortemente assicurato a Tenda , a Breglio ed a Dolce-acqua, e la sua sinistra a Ventimi glia : nel tempo stesso poi le squadre combinate dove

vano impossessarsi della rada di Vado, ponendo cosi al sicuro le spalle degli Austro -Sardi . Calcolavasi che una tal linea potesse venir guernita con 15 mila uomini al più : 20 mila altri , aventi i loro corpi principali a Cuneo ed in Aosta , dovevano custodire gli sbocchi da Val di Stura al piccolo S. Bernardo ; di

modochè, nell'ipotesi che le forze austro -sarde col con


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corso di tutte le potenze alleate italiane dovessero som

mare ai 75 mila uomini , rimanevano ancora 40 mila coi quali gli alleati si riserbavano , ottenuto il primo intento, di decidere cosa tentar si dovesse . I 48 mila , che eseguir dovevano l'operazione ideata sarebbero stati ripartiti nel modo seguente . Dodici mila a Cuneo , 8 mila a Mondovi , 6 mila a Ceva , 8 mila ad Acqui , 6 mila a S. Pier d'Arena ed a Voltri ; 6 mila dovevan guardar la Bocchetta e 2 mila i

passi di Ovada , di Sassello e di Campo -freddo. Il tedesco colonnello Simbschen era poi incaricato di presentare il piano di esecuzione ; il che esso eseguiva presentandone anzi tre che poco differivano tra loro , ma secondo quello che sembrava avesse ad ottener la preferenza, le cose si sarebbero passate nel modo se guente.

Il corpo stanziato a Cuneo doveva portarsi su Tenda, e scacciati i Francesi , stabilirvisi fortemente e proten

dendosi a sinistra occupare Saorgio, Breglio , il côlle di Brois, Dolce-acqua , il monte Tanardo e Colle-Ardente . Quei di Mondovi dovevan sboccar per il passo del Tana rello per quel del Carlino, e stabilirsi in forza a Ponte di Nava e ad Ormea .

I 6 mila di Ceva dovevan far impeto sul côlle S. Ber nardo e sulla posizione della Madonna della Neve . Li 8 mila posti ad Acqui dovevan irrompere per le valli delle due Bormide su monte S. Giacomo , impossessarsi di

Altare, Carcare, Montenolte, e por l'assedio a Savona. Finalmente tutti i corpi che trovavansi più a sinistra dovevano scendere dalla Bocchetta con buon numero

di artiglieria, e venirsi a collocare alla marina tra San Pier d'Arena e Voltri per legarsi colle flotte alleate :


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Tutte queste mosse poi dovevano essere operate di concerto , dandosi le varie colonne mutuo aiuto ; ed a

tal fine il congresso consigliava che le forze tutte venis sero poste sotto il comando di un solo generalissimo. Ed a tal effetto, anche dietro le istanze del re di

Sardegna, aveva Austria ricollocato alla testa delle sue truppe il vecchio Devins, che se ne era andato a sver nare a Pisa cercando sollievo agli acciacchi ; compagni poco acconci ad un guerriero : ma pure fra Wallis e Devins sempre meglio valeva il secondo, che se non altro Sardegna risparmiava cosi i tre mila fiorini che fissati gli avea di pensione. Come ognun vede quest'operazione assai intricata non

tendeva ad altro che a riportar le forze alleate in quelle posizioni che erano state consigliate al Devins da Del lera nel 1794 ; consiglio che egli aveva allora sdegnato di seguire. Ma non avvertivano quei barbassori che ciò che era stato buono allora , or più non faceva al caso . Ed invero allora noi eravamo padroni di quelle po

sizioni , e costretti dalla superiorità numerica del nemico a mantenersi sulla difensiva , noi non avevamo nulla di

meglio da fare che occupare quella linea, per sè fortis sima , per impedire cosi ai Francesi di penetrare fra la Roya e la Nervia , e prender a rovescio la nostra linea di

Saorgio ; ma ora ne erano in possesso i Francesi; e poi chè era giuocoforza, per sloggiarneli, assumere l’offen siva , tanto valeva tentar di girare la loro destra facendo impeto per il côlle di Tenda, avvicinandosi cosi al piano proposto dalla corte di Torino.

Al più al più era il caso di eseguire sul litorale un falso attacco , anche per legarsi con le flotte che colla

loro numerosa artiglieria potevano grandemente riuscir


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infeste ai Francesi collocati alla marina , ma la massa delle forze doveva agire sul côlle di Tenda .

Qualunque fosse poi il piano che adottar si volesse, primissima condizione per farlo riuscire era la celerità nell'eseguirlo : ma qui appunto , come di consueto , la sbagliarono i nostri cari alleati. Aveva bensi il congresso di Milano deciso che si sa rebbero incominciate le operazioni in fin di aprile ; ma altro era discorrere , altro porre in esecuzione il dise gno. Perchè le potenze italiane che avevano promesso aiuti se ne stettero immobili ; che anzi Toscana li 5 feb

braio segnava la pace con la repubblica : Napoli , che concorrer doveva all'impresa con 18 mila uomini , ne

fu impedita dalle intestine sommosse e mandò solo 2,400 cavalli ; allegando anche a sua discolpa che Toscana non voleva dargli il passo, come se l'inglese e napoletano naviglio non avessero potuto imbarcar quelle genti a Civitavecchia e condurle sul luogo ! I nuovi rinforzi degli Austriaci stessi non scesero di Lamagna che verso aprile, e l'armata piemontese non presentava che qua dri semivuoti perchè esausto era l'erario : dimodoché, quando il Devins, nominato nuovamente a supremo ret tore delle forze alleate , giungeva ad Alessandria li 19 aprile, ben presto si accorgeva che non sarebbe stato in grado di agire prima del termine di maggio . Difatti, il re di Sardegna non aveva ancor potuto al lestire i magazzeni come aveva preso formale impegno di fare alle conferenze di Milano . Gli Austriaci presenti sommavano a 18,000 al più , ed ancor a meno i nostri . Ciò vedutosi dal Devins , recavasi egli a Torino per con certarsi personalmente col re : là veniva deciso che i due corpi destinati a coprire gli sbocchi delle valli sa


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rebbero stati affidati ai due duchi di Monferrato e di

Aosta , i quali rimaner dovevano indipendenti . Il barone Colli , poi , doveva , con un forte corpo d'austro - sardi , venir posto sotto gli ordini diretti del Devins.

Si dava poi mano ad attivare gli approvigionamenti ed i rinforzi di uomini con tutta solerzia . Ma ciò mal

grado, giungeva il mese di giugno prima che gli alleati fossero in caso di dar principio alle operazioni . Mentre i generali della lega procedevano cosi a ri lento sugli Apennini, ove la stagione era più mite ,

Moulins, sin dal 17 aprile, aveva tentato d'impadronirsi dell'importante posto di Côl di Monte , da cui per Val Grisanche potevasi girare la posizione dei nostri collo cati nel campo del Principe Tommaso , presso Cour mayour. Aveva egli commesso questa spedizione allo

aiutante generale Almeyras, che partiva su tre colonne, due delle quali dovevano girare a destra ed a sinistra, ed una assalire di fronte ; ma tanta era la neve, che i Francesi , non potendo penetrare, eran costretti a ri nunciare all'assunto . Giungeva intanto Kellermann li 8 maggio all'armata delle Alpi, che, unitamente a quella d'Italia, era stata posta sotto i suoi ordini, e, penetrato

dell'importanza di quel sito , consigliava un nuovo tentativo , or che la stagione sembrava migliore ; onde Moulins ordinava al generale Villiot di mandare nuova

mente Almeyras all'assalto. Questi , per stornare l'at tenzione dei nostri , faceva nel giorno 9 inquietare i no

stri posti dalla parte della Thuile , per far credere che volesse assalire Morgex ; e per meglio sorprenderli, i suoi soldati si posero l'abito alla rovescia acciò il fosco colore del vestito non apparisse sulla candida neve. Riusci loro lo stratagemma per la negligenza de' caccia


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tori di Monferrato che colå stavano, ed anche perché il torrente Grisanche che colà scorre impetuosamente per quelle balze impediva ai nostri fazionarii di udire i passi

degli assalitori. S'eran divisi i Francesi in due colonne, dimodochè poterono circuire i nostri , dei quali pochi riuscirono a scamparla , sparando alcuni colpi che ca gionarono ai Francesi 4 morti e 12 feriti. Accorse a tal

strepito il primo battaglione di Saluzzo ; ma i Francesi, saccheggiate e bruciate alcune case della Thuile, eran sene ritornati al piccolo San Bernardo di dove erano venuti. Ciò fece che concentraronsi le nostre forze da

quella parte e rimisero di quella vigilanza, che pur sem pre è necessaria , verso il Côlle del Monte , credendo che per l'asprezza della via i Francesi rinunziato avessero ad assalire da quella parte , ed intendessero ritentare il varco verso la Thuile . Vennero colà spediti i reggi menti di Saluzzo e di Susa, che presero posto alla Balma , luogo non molto discosto dalla Thuile e sito

nella valle Morgex , sul fianco destro del campo del prin cipe Tommaso , sulla via che tende a Saint-Didier, ove stavano i reggimenti di Monferrato e di Backmann . Ma mentre essi asserragliavansi verso la Thuile, Almey ras, côlta la circostanza d'un gagliardo vento che soffiava da maestro, nella notte delli 11 alli 12, e che faceva star i

nostri, che l'avevano in viso , rimpiattati nei loro ba

racconi , muovevasi dai suoi quartieri su tre colonne , che fra tutte sommavano a 2,200 uomini . Una, di soli 400 uomini, partita prima , girava il monte ed imbo scavasi verso il Bec de l'Aune , sulla via che da esso tende verso la Thuile ; l'altra , di 700, portossi a destra , sul côlle delle Salières , con ordine di attaccare solo quando avesse udito l'assalto del centro ; la principale


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poi , di 1,100 , con Almeyras doveva assalire di fronte i trincieramenti nostri . Orrida era veramente la notte ,

e la tormenta soffiava con forza tale, che varii francesi,

fra i quali un capo battaglione, precipitati negli abissi, miseramente perirono durante la marcia ; ma questo non abbatteva la costanza dell’Almeyras, ed anzi fu ap

punto ciò che fece riuscire il tentativo dei repubblicani; perchè il maggiore Vialardi , del reggimento Vercelli , che stava di gran guardia con 2 compagnie , e che era

un semplicione , mai più pensando d' essere attaccato , mentre regnava quello scompiglio nella natura, dormiva profondamente e lasciava sonnacchiare le sue scolte.

Ma giunse Almeyras a svegliarli, e prima che diman dato si fossero che è e che non è, e che i soldati aves sero avuto tempo a correre alle armi , trovavansi tutti,

in numero di 200, prigionieri, compreso il Vialardi ed i capitani Razini, Radicati di Brosolo e Campora ; pas sava quest'ultimo per buon ufficiale, ma anche lui aveva sonno quella notte ! E buon per i Regii che un piccolo posto comandato da un tenente Birago e collocato lå dove il sergente La Pensée aveva , nello scorso anno ,

respinto il nemico, ebbe tempo di ripiegarsi a l'Église, trattenendo intanto l'assalitore ed appiccando il fuoco al baraccone , che senza di ciò quello penetrava certo in val di Grisanche. Alla vista di quell'incendio invece accorsero i granatieri della Marina, i Reggimenti Peyer cin -hoff, Backmann e Monferrato , e collocatisi al monte Forca , ributtarono il nemico che retrocesse sul Colle

del Monte, ove pose mano a fortificarsi a dovere, acció

ritolto non gli venisse quel passo che conquistato aveva con tant'arte e fatica .

Furioso era il duca di Monferrato per la perdita di


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quel punto , e da principio era inclinato ad attribuirla a tradimento ; ma errava , era pura infingardaggine , perchè nell'arte della guerra non regge il detto volgare chi dorme non pecca ; pecca, ed orribilmente pecca chi, incaricato di vegliare alla custodia di un passo od alla

sicurezza dell'intero esercito , sorprendere si lascia . E difatti, Brezè osserva che i Romani punivano di morte i guerrieri che lasciavansi sorprendere , e soggiunge : il est très - bon quelquefois de remettre en usage les vieilles recettes. E non serve addurre la bufera , perchè in guerra non fu mai detto che, quando infierisce la guerra degli elementi, abbia a far tregua quella degli uomini , che anzi in allora appunto raddoppiar convien di vigilanza, avvegnachè più facili riescano le sorprese . E tanto sdegno senti pure di questo fatto il re , che essendo poi Vialardi stato rimandato su parola nel mese d'agosto , egli ordinò che , tanto a lui che ad un certo

Raibaudi, che si era lasciato sorprendere in aprile a Sant'Anna, presso Vinadio , rifiutate venissero le paghe sino a nuovo ordine .

Sperava ancora il duca che Moulins avesse sguernito . il piccolo San Bernardo per assalire il Côlle del Monte, e lusingavasi di riconquistare il Côlle del Monte attac cando il nemico in forza su quell'altro punto e tentando contemporaneamente di sorprenderlo in questo . Fatta formar dunque una colonna di 800 uomini di. quello stesso reggimento Vercelli che si era lasciato cosi goffamente sopraffare, ad istanza anche del colonnello

di quel corpo, cavaliere Valperga di Majone, eccellente guerriero , che voleva cancellare quella vergogna , la spediva sotto lui nella notte dalli 13 alli 14 ad assalire i repubblicani sul piccolo San Bernardo ; ma non erano


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dormigliosi quelli come il Vialardi , e quantunque, as saliti da forze superiori , abbandonassero dapprima le trincee più avanzate , rinforzati poi dai sostegni, face vano retrocédere i nostri inseguendoli sino al Ritord , ove , senza l'aiuto tempestivo di un battaglione di Sa

luzzo che il duca spediva a raccoglierli, essi sarebbero forse stati tagliati fuori da un'altra colonna che erasi avanzata di fianco .

Mancata la missione della maggior colonna , venivan anche meno i tentativi di sorpresa sul Côlle del Monte, stando i Francesi vigili e pronti alla riscossa . Nè esito migliore si ebbero altri sforzi dal duca fatti più tardi nei di 22 e 30 giugno , avendo i Francesi raddoppiate le difese , a segno che , con 400 uomini , tenevano da quel luogo in iscacco 3,000 piemontesi, i quali erano costretti a tenersi ammassati in numero su quel punto

per impedire ai nemici di scendere per Val di Grisan

che , e marciando su Livrogne spuntare le truppe col locate nel campo del principe Tommaso. In questi varii fatti vennero decorati i due sergenti Zamband e Perron , del reggimento Moriana , ed il ser gente Canodio, del reggimento Nizza, ed il soldato Pe lissero , che con manifesto pericolo della sua vita trasse da un burrone il marchese di Sommariva che ivi caduto

era, mentre col conte di Revel erano andati in ricogni zione sul Piccolo Moncenisio .

Dissi antecedentemente che lo stato dell'armata fran

cese era deplorabile. Difatti essa aveva passato l'inverno

• nella penuria di tutto . Scherer, destinato a rimpiazzar Dumerbion, era giunto a Nizza nel novembre dell'anno precedente, e percorrendo la linea occupata dalla sua armata, aveya dovuto convincersi che non esistevano quasi


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più che i quadri dei corpi che avevan sostenuto la cam pagna precedente , e che i soldati erano seminudi e

lavorati dalla fame, e dalle febbri putride.

Egli aveva pertanto scritto al Comitato di salute pub blica per ottener sussidii e rinforzi; ma questo , che me ditava una spedizione in Corsica, intimogli al contrario

di far passare a Tolone 15 mila uomini ; e siccome era impossibile che la sola armata d'Italia dar potesse un tal numero, si fecero venire 11 battaglioni dall'armata, delle Alpi , la quale più non rappresentò che una debole divisione di 6 mila uomini al più , sotto gli ordini del generale Moulins. Oltre a ciò Laharpe e Cervoni, che tanto si erano illustrati nello scorso anno, e la di cui

conoscenza di quei gioghi alpestri era oltremodo op portuna all'armata d'Italia, ricevettero ordine di re

carsi a Tolone per far parte della spedizione, che al cuni vogliono fosse diretta contro la Corsica, ed altri contro la corte di Roma per vendicar l'assassinio di Bas

ville. Invano cerco Scherer di lottare contro questa im provvida disposizione ; fu forza obbedire. Mancata poi l'impresa di Corsica o di Roma che fosse, per la disfatta data dall'ammiraglio inglese Hothan alla flotta francese davanti ad Alassio , sbarcavano quelle genti nuovamente a Tolone, e venivano incamminati su

varie colonne verso Oneglia , ove giungevano nei primi giorni di aprile, ma cosi diminuite dalla diserzione e dalle malattie , che le due divisioni unite appena som mavano a 10 mila . Parendo tuttavia ai rettori di Francia

che quest'armata fosse sufficientemente forte per assu mere l'offensiva, imponevano a Scherer d’invadere la Lombardia calando per il côlle della Bocchetta ; ma

Scherer, forte dell'avviso di Massena che credeva impos


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sibile tal impresa, ebbe il coraggio di resistere e di far sentire al Comitato di pubblica salute quanto sa rebbe stato assurdo preferire tal via a quella più breve delle valli del Tanaro e della Bormida , delle quali già si possedevano gli sbocchi , e che in 6 giorni avrebbero permesso di portar il nerbo delle forze repubblicane sotto Cuneo ed anche sotto Torino . Terminava col dire

che egli non si sentiva d'intraprendere la conquista del Piemonte se prima non se gli spedivano rinforzi, Queste assennate sue parole produssero l'effetto de siderato di sospender quella insana determinazione; ma siccome la convenzione era divisa in due partiti poco d'accordo fra loro, e che poco interesse portavano alla operazione, il Comitato, che non poteva d'altronde spe dire i chiesti rinforzi a Scherer, gli prescrisse di tenersi

sulla difensiva, tanto più che già aveva deciso di riunire il comando delle due armate sotto un solo generale.

Era veramente assai strano voler far prender l'offen siva all'armata nella condizione in cui essa si trovava .

Le due armate riunite contavano appena 45 mila uo mini presenti sotto le armi , ed erano sparse su di una

linea che da Vado prolungavasi sino al piccolo San Ber nardo, ove poggiava l'estrema sinistra . L'armata delle Alpi aveva ricevuto anch'essa alcuni rinforzi dopo la malaugurata spedizione di Corsica, ma con tutto ciò ascendeva a mala pena a 15 mila uomini . Essa era cosi collocata . L'ala sinistra, comandata da

Voillot, occupava col centro la valle di Tigne, il piccolo San Bernardo, e terminava alla vallata dell'Allée-Blanche, mentre colla sua destra , collocata sul Moncenisio , lega vasi colla divisione centrale . Questa occupava il Monginevra col centro, collegan


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dosi per via del côlle dell'Orso e della Rò alla sinistra , e per quello di Cervières e di Frejus alla divisione di destra . Era essa comandata dal generale Petit-Guil laumes .

La divisione di destra obbediva a Vaubois, il quale te nevasi col grosso delle sue forze nel campo di Tour noux accresciuto di trincieramenti e munito con 20 pezzi di grossa artiglieria . Era esso poi collegato con Petit Guillaumes per via della valle di Queiras, e con l'ar mata d'Italia per mezzo di distaccamenti collocati al côlle del Lautaret ed a San Dalmazzo il Selvatico . Que

ste tre divisioni poi obbedivano, come già dissi , al ge nerale Moulins .

L'armata d'Italia aveva il suo nerbo principale alla destra divisa in due divisioni . Massena colla prima oc cupava colla brigata Laharpe, Vado, Segno e le vici nanze di Savona ; colla brigata Cervoni coronava tutte le alture di San Giacomo, Madonna della neve, Melogno , Settepani e San Pantaleone ; la brigata Nicolas poi guer niva il litorale sino a Ventimiglia per custodire i nu

merosi magazzeni . La divisione Serrurier, composta di 4 deboli brigate, occupava Ponte di Nava, Pieve, il passo del Carlino, il Côl-d'inferno , Intrappa , Ormea, il còlle di Termini , quel di San Bernardo e terminava al colle della Spinarda. Contavano queste due divisioni riunite

18 mila e più uomini. Il centro , comandato da Macquard , sommava a 7 mila e stendevasi dal monte San Bernardo ed il côlle Tana rello alla sua destra sino al colle del Sabbione a sini

stra , ove tendeva la mano alla divisione di sinistra, forte

di 4 mila uomini, e che comandata da Garnier occupava

il colle di Rauss e delle Finestre, e protendendosi per S.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Martino di Lantosca, isola San Salvatore e San Dalmazzo ivi congiungevasi coi primi posti di Vaubois. Questa linea troppo estesa fu poi modificata alquanto, con approvazione di Scherer, per quanto riguardava l’ala destra dell'armata d'Italia dal generale Massena,

che erasi nei primi di aprile portato ad ispezionarla . Egli fece evacuare i posti in vicinanza di Savona , e li mitossi ad occupare le colline su cui siede Segno . Vo leva poi anche evacuare Vado e ritirar i magazzeni del l'esercito dietro la Taggia ; ma pare che a ciò si oppo

nesse Scherer, il quale però circa a quell'epoca veniva trasferto al comando dell'armata dei Pirenei orientali

cedendo quello dell'armata d'Italia a Kellermann , che, come già avvertii , riuniva pure sotto di sè quello del l'armata delle Alpi . Giungeva Kellermann a Nizza il giorno 5 di maggio. Veniva egli munito dal Comitato di salute pubblica di

istruzioni vaste, non essendosegli imposto alcun piano di campagna, ed anzi essendo egli autorizzato non solo a rimaner sulla difensiva, ma ad evacuare quella parte di paese conquistato che gli sarebbe sembrato neces sario .

Come bene osserva Jomini , se questa condotta del Comitato prova la sua confidenza nel vincitore di Valmy, è eziandio una confessione dell'impotenza in cui tro vavasi la nazione di spedir rinforzi tali da autorizzare

il generale a prendere l'offensiva; se dunque i nostri agito avessero con maggior celerità, havvi luogo a cre dere che il successo avrebbe coronato i loro sforzi.

Reduce Kellermann dalla sua visita delle posizioni occupate dall'armata delle Alpi , intraprese di percor rere la linea occupata da quella d'Italia , e non ebbe a


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far molto per accorgersi che la chiave della posizione francese era Tenda . Egli pose pertanlo ogni cura per

mettere quel luogo al coperto da ogni intrapresa del nemico . A tal fine ei fece munire il côlle con 4 pezzi

da 12, con 2 pezzi inferiori e con 2 obici . Dispose pa rimenti alcuni altri pezzi che, spazzando gli sbocchi laterali, tagliavano all'avversario il commodo di girare

la posizione, ed al fine di rafforzarne meglio i fianchi, fece innalzare due trincieramenti laterali a sinistra al

côl del Sabbione, ed a destra alla Colla -Rossa, in ognuno dei quali pose un battaglione. Provveduto cosi a quella importantissima parte, egli recavasi alla destra e faceva perfezionare e maggior mente munire le fortificazioni già innalzate sul monte

Settepani, su Melogno , S. Giacomo ed attorno alla rada di Vado . Onde meglio legar poi l'ala destra al centro dell'armata d'Italia , faceva tracciare e guernire due campi trincierati, uno sul côlle della Spinarda, l'altro sul monte detto della Pianetta ; e nello scopo d'impri mere maggior energia alla difesa di quella lunga linea, egli poneva sotto gli ordini di Massena, di cui gli eran

noti i talenti, tutte le truppe componenti l'ala destra , le quali occupavano ad un di presso le stesse posizioni ;

solo si era accresciuta la guernigione del campo della Pianetta, e tirato alquanto più in dentro la linea verso Garessio, ove essa faceva un rientrante . Sommavano a

mala pena tutte queste forze a 22 mila uomini, quan tunque ne annoverassero molto di più sulla carta ; ma

le malattie e la penuria avevano sensibilmente meno mato le file ; alla verità, erano nel mezzodi della Fran cia due divisioni Mouret e Casabianca, che fra tutte e due annoveravano 22,500 uomini effettivi; e Kellermann


512

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

avrebbe certamente potuto tirare da esse alcune mi gliaia d'uomini , ma pare che il governo non osasse

sguernire quel litorale per tema di vedere nuovamente a comparire nella rada di Tolone l'odiato inglese navi glio , che stava sempre veleggiando in quelle acque. E non sembravano invero esagerati questi timori , poiché difatti scoppiarono alcuni torbidi tanto a Lione che a To lone, i quali , se furono presto repressi, causavano però una diminuzione temporaria di forze all’armata delle Alpi, la quale dovette spedire 4 o 5 mila uomini tratti

principalmente dal campo di Tournoux per sedare quel fuoco . Per tutte queste ragioni adunque Kellermann decise di conservare la difensiva , fidando nella forza

delle sue posizioni , e nel patriottismo delle truppe per supplire al numero .

Quando si riflette alla estesa posizione francese ed alla debolezza di essa principalmente verso il centro, non si può a meno di lamentare la cecità degli alleati,

i quali ad una operazione certa e decisiva pel còlle di Tenda , preferivano una incerta e di dubbio risultato sull'estrema destra francese, la quale, forte di 22 mila uomini e ben riparata di numerose ridotte , non po teva esser cosi facilmente sloggiata dalle sue posizioni ; quando invece il ben che menomo movimento degli Austro-Sardi pel còlle di Tenda , avrebbe senza dubbio costretto Massena a ripiegarsi almeno almeno dietro la linea della Roya . Ma finalmente Devins credette che fosse ora di scuo

tere il lungo suo letargo. Le sue genti erano tutte in linea , e verso li 20 giugno esse ascendevano alla rag

guardevole cifra di 80 battaglioni e 60 squadroni, cioè circa 44 mila fanti, 5,200 cavalli e 1,200 artiglieri o


513

CAPITOLO VI .

pionieri. Gli Austriaci poi avevano 75 pezzi , e 60 i Piemontesi di vario calibro . Mentre però i battaglioni austriaci calcolavansi a 900 uomini caduno , i piemon tesi non ascendevano che a 325 , meno i granatieri che toccavano i 400. Cosi dicasi della cavalleria : gli

squadroni austriaci numeravano 225 cavalli, i piemon tesi soli 80. Eranvi poi eziandio 12 squadroni napoletani di 100 uomini caduno, comandati dal principe Cuto ed

appartenenti ai 3 reggimenti di dragoni del Re, della Regina e del Principe Reale . Erano queste forze cosi divise ; il tenente generale Wenkheim comandava ad una divisione forte di 4 bri

gate di fanteria della seguente forza : Battaglioni Rukavina

Ternicy . Pittony . Liptay

5 4 5

Squadroni 2

6

20 batt. 18,000 .

2 sq . 450.

Il maggior generale Turckheim aveva sotto i suoi or dini una divisione mista , composta cioè della brigata di fanteria Cantù forte di 5 battaglioni che sommavano a 4,500 uomini , e di due brigate di cavalleria , una austriaca comandata dal generale Fischer forte di otto squadroni di 225 cavalli ascendeva a 1,800 cavalli, e la

napoletana del Culo forte di 12 squadroni di 100 ca valli , ammontava a 1,200 ; in tutto 4,500 fanti e 3,000 cavalli : dimodoché, deduzione fatta di qualche mancanza , queste due divisioni sommavano a 26,940 uo

mini, fra i quali 772 artiglieri e 2,788 cavalli . Vol. 1. - 33

PIXELLI , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Esse erano sotto l'immediato comando del Devins, il quale aveva seco Wallis , e teneva il grosso delle sue genti di fanteria in Acqui, occupando colla vanguardia comandata da Rukavina il terreno frapposto, alle due Bormide e lo sbocco della valle dell'Erro. I suoi ca

valli tenevansi poi in Alessandria ed i Napoletani a Mortara. Questa era l'armata di Lombardia .

Quella detta austro -sarda obbediva a Colli , il quale era poi soggetto al Devins . Le sue forze erano cosi di stribuite .

Tra Morozzo, Millesimo e Montebarcaro, grosso borgo collocato sul Belbo a 13 kilometri da Ceva ed a 18 da

Millesimo, trovavansi 3,000 Austriaci .che obbedivano a Provera (1 ) . Sotto Ceva e vicinanze stavano accampati 5,800 uo mini , fra i quali 1,800 Austriaci , comandati da Ar genteau .

Colli finalmente ne governava a Mondovi 4,800, Pie montesi tutti o Svizzeri .

Queste erano .veramente le genti soggette a Devins , le quali sommavano a 40,540 uomini . Sotto il duca d'Aosta poi trovavansi 5,200 uomini, fra i quali 800 Austriaci nelle vicinanze di Cuneo e. delle valli di Gesso e Stura . Oltre a ciò un corpo di

2,100 cavalli , dei quali 500 erano tedeschi. *(1) Questo generale fu poi nuovamente destinato a reggere le truppe collocate nel Saluzzese , e tenne il suo quartier generale ora a Saluzzo, ora a Castel-Delfino.


515

CAPITOLO VI .

Diremo adunque :

Corpo d'armata del duca d'Aosta Nelle vicinanze di Cuneo e nelle due valli di Gesso e di Stura

Idem

fanti piemontesi 4,400 ) 5,200 800 ) austriaci

A Saluzzo per invigilare le valli di

piemontesi

Vraita e di Maira

2,700

Al borgo S. Dalmázzo , cavalli piemontesi 1,600) 2,100 Idem . 500 ) austriaci Totale .

cavalli 2,100 fanti 7,900

Oltre a ciò il duca del Monferrato gover nava in Val d'Aosta Totale .

700

5,200

cavalli 2,800 fanti 13,100

Dimodochè tutte le forze alleate in linea sommavano

a 58,440 , fra i quali 5,600 cavalli e 140 bocche da fuoco . Aggiungasi alcuni corpi di miliziani , chiamati barbetli (1 ) , e che grandemente infestavano gli avam

posti francesi verso Mondovì, e Côl-d'Inferno e delle Finestre, e vedrassi che gli alleati non avevano meno di 65,000 uomini in linea all'apertura della campa gna . Quest'armata aveva bensi troppa artiglieria che ne rendeva i movimenti lenti e difficili, e soverchio numero di cavalli poco idonei a guerreggiare nei paesi in cui si voleva portar la guerra ; ma malgrado tutto questo , se essa fosse stata concentrata a dovere, e sotto

un sol capo , era impossibile che non avesse il disopra sui 45,000 repubblicani, sforniti di tutto , sparpagliati (1) Perchè creduti oriundi dagli Ugonotti di Francia, chiamati

anche volgarmente Barbets , i quali , secondo una tradizione ' , all'epoca della persecuzione sofferta in quel reame , eransi rico verati in quelle gole .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sopra una linea immensa , e travagliati da malattie epi demiche che ne affievolivano il numero e le forze . Ma ,

come già dissi , i due duca erano indipendenti e liberi

d'agir ciascuno come meglio credeva : onde le forze di cui poteva disporre Devins riducevansi a 40,000 ; nu mero però sufficiente per battere i 30,000 Francesi del l'armata d'Italia . Jomini calcola a 50,000 le forze pie montesi ed austriache che prendevano parte alle opera zioni attive di campagna , e credo che non vada errato : perchè dai 65,000 da me annoverati diffalcar bisogna le guernigioni di Cuneo , di Ceva , di Fenestrelle , di Exilles e della Brunetta , le quali erano fornite dei corpi riuniti in quelle vicinanze (1 ); di modo che si può dire che

quell'autore si accosta al vero : mentre gli scrittori del l'opera Victoires et conquêtes, tratti nuovamente dal mal vezzo di esagerar i nemici delle armate francesi, come se menzogna fosse storia, e che quelle guerriere armate

avessero bisogno che si alterino i fatti per vivere con bella fama nella memoria dei posteri, portano a 100,000 i Piemontesi , a 45,000 i Tedeschi ed a 5 o 6,000 i Na politani, .e conchiudono che erano i nostri 151,000 ! Ah , se lo tengano per detto e Francesi ed Austriaci : il giorno in cui 100,000 soldati piemontesi ben guidati sorgeranno in armi, si gli uni che gli altri non entre ranno cosi facilmente in questa cara patria nostra ! Sin (1 ) Nelle due campagne 1793-94 le guarnigioni dei forti furono fatte in massima parte dalle compagnie di riserva , ma nel 1795 esse erano ridotte quasi al nulla , avendo dato tutti i loro uomini

alle compagnie ordinarie , neppur complete esse ; laonde le com pagnie di riserva non fornivano più che le guarnigioni delle

piazze lontane dalla frontiera, ove riesciva anche più facile il reclutamento .


CAPITOLO VI .

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ora ci vinsero, e con stento e fatica, perchè fummo po chi, mal guidati , mal definito lo scopo dell'impresa, e sopra tutto traditi sempre o da stranieri condottieri, o da inerti e mal fidi alleati !

Giungeva intanto a Vienna la ingrata novella che Prus sia ed Olanda eran scese agli accordi con la repubbli

cana Francia, la prima in aprile e la seconda in maggio; onde il gabinetto di Vienna, che voleva perdurar nella guerra e far perdurare chi aveva la stoltezza di secon darne le mire, ben si accorgeva che non era più tempo di star a bada, e che conveniva spingere le operazioni in Italia prima che il francese governo potesse afforzar le sue schiere in quelle parti colle forze diminuite sulle frontiere del Nord e del Sud . Spediva pertanto ordine formale a Devins di troncar gli indugi , e di dar prin cipio alla campagna . Dal primo alli 10 giugno Devins cominciò a concen trare le sue forze , portandone il nerbo a Dego , ove stabili il suo quartier generale. Li 16 la divisione di Wenkheim avanzò sino a Carcare, e pose gli avam posti a Montenotte , Pallere e Mallere . Colli , accostandosi a

sinistra , spinse sino a Montezemolo e Murialdo le truppe che teneva a Ceva .

Lo scopo a cui tendeva Devins era d'impadronirsi di Savona , ed a tal fine aveva cercato darvi un pretesto chiedendo il passo attraverso al territorio ligure ; ma quel

Senato, ben lungi dall'acconsentire, avendo protestato, egli lanciò un manifesto in cui dichiarava che avrebbe invaso il territorio della Repubblica , rispettando però le proprietà e le persone , e pagando a pronti contanti

le provvigioni che avrebbero preso, e le sue genti . (V. Documento no 4 ).


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Venuto ciò in sentore del generalissimo francese, egli tentava ottener Savona, ma non riuscivagli : che il Se nato , quantunque propendesse per i Francesi , non vo

leva compromettersi ; egli aveva dunque dato ordine di impadronirsene per forza o per sorpresa , quando La harpe , incaricato di tal missione, giunse a porsi d'ac

cordo col comandante genovese Spinola ( 1). Fu sti pulato che i Francesi avrebbero tenuto un battaglione nella città : il qual battaglione , ove avesse dovuto ri piegarsi contro forze superiori, sarebbe stato autoriz zato a rifugiarsi sotto il cannone del forte.

Savona adunque era la meta a cui agognavano i due avversi condottieri , i quali amendue attaccavano a quel sito troppa importanza , perchè la strada allora non correva sotto gli spalti del forte , ed il possesso di Vado toglieva molto peso al forte di Savona . Ma saputosi da Devins che i Francesi stavano nella città , egli si credette in diritto di attaccare , ed io credo che avesse ragione. Effettivamente li 20 giugno avan zossi per assalire i Francesi su tre colonne : la prima , all'estrema sinistra, doveva scendere dal Santuario della Madonna di Savona e spinger pattuglie verso quella

ciltà. Componevasi essa di 3 battaglioni di 300 Croati ( 1) Tutti gli autori chiamano Spinola il comandante di Savona , quando invece era un certo Orazio Doria ; ma questo Spinola era a Savona allora ed all'epoca del fatto dei Settepani forse con qualche missione del governo ; e pare che tanto lui quanto un

suo compagno, certo Cattaneo , appartenessero alla fazione demo cratica che favoriva i Francesi; forse fu lui che fece l'accordo con Laharpe , che non fu poi tenuto puntualmente dal vero co mandante Doria , che non vi si credette obbligato : il che spiega la mancata promessa .


CAPITOLO VI .

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e di 2 sqadroni di Ulani di Metzaros , ed era comandata da Wallis : quella del centro comandata dal tenente-ge nerale Wenkheim composta di 8 battaglioni delle bri gate Rukavina e Liptay doveva dirigersi per Altare, Ca

dibona sopra il monte Giuto , a ponente di Quilliano : quella di destra condotta da Turkcheim , e forte di 7 battaglioni, doveva prender posizione a Biestro e Ronchi fra le due Bormide .

La riserva poi , forte di 6 battaglioni e di 7 squa droni , tenevasi nel campo di Carcare , spingendo 3 bat taglioni ad Altare ed a Monte -Grosso ed al piano del Merlo .

Nel tempo stesso il generale Colli doveva attirare l'at

tenzione del nernico con grandi dimostrazioni in Val di Tanaro .

Malgrado le difficoltà del terreno, le colonne au

striache, di destra e di sinistra , avanzarono senza tró vare ostacoli per parte dei Francesi . Non cosi quella centrale, che imbattutasi in un migliaio di Francesi, spe diti da Laharpe in ricognizione, aveva seco loro un forte

ingaggiamento verso Cadibona , in cui però, attesa l'im mensa superiorità di numero, rimanevagli il vantaggio . Verso sera però accortosi Laharpe dell'avvicinarsi degli Ulani a Savona , li faceva attaccare da' suoi Ussari sullo stradale, e respingere sino al casale di Lavagnuola . Udite queste notizie il generalissimo Kellermann e

Massena, non dubitarono più d'esser assaliti all' indo mane , ed ordinarono di spingere alcune riconoscenze per penetrare i piani del generale nemico . Cosi si pas sarono i giorni 21 e 22 , non succedendo altro che due

scontri, uno li 21 verso la Spinarda, ed un altro li 22 a Mursecco piccolo borgo distante sei chilometri da Ga


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ressio : in amendue queste avvisaglie i nostri ebbero il disopra ; onde pare che se Devins e Colli fossero stati in misura di profittare del vantaggio ottenuto da quelle piccole schiere, la cosa avrebbe forse avuto conseguenze serie .

Ma Devins procedeva colla solita cautela . Egli im piegò tre giorni a rettificar la collocazione e la marcia delle varie colonne, ed a rendere la via praticabile alle artiglierie ed ai carri dell'esercito che avrebbe fatto

meglio a lasciar sul pendio nord dell’Apennino: ma al lora, più che mai , non aveva ancora rinunziato l'armata

austriaca all'uso di trasporlar seco un gran numero di vetture .

Massena , sempre ardito , sempre intraprendente , avrebbe voluto prendere l'offensiva e gettarsi su la co lonna di Wallis e quella di Turkheim , segregando cosi

queste dal grosso dall'esercito ; ma si oppose Kellermann che volle tenersi sulla difensiva.

Finalmente Devins, che aveva aumentata la sua gente

li 23 ed imposto a d'Argenteau di attaccare le ridotte elevate dai Francesi al Monte Settepani , si avanzò li 24

in persona per attaccare al far del giorno la Madonna del Monte Giuto , mentre Wallis , con una forza mag

giore della precedente, poichè ascendeva quasi a 5,000 uomini , si sarebbe avanzato lungo il litorale li 23 per tagliare i Francesi che stavano sui gioghi, e penetrare nel tempo stesso nel forte di Sant'Anna . Rukavina adun

que , con 3 battaglioni , attaccò la Madonna del Monte , mentre un'altra colonna girava quella posizione per val

di Leggine. Lo respingevano da principio i Francesi ; anzi esso stesso ferito era costretto a ritirarsi e cedere

il comando a Liptay ; ma finalmente, i repubblicani , ve


CAPITOLO VI .

521

dendo Wallis , che impadronitosi di Leggine avanzava lungo il lido sulla testa di ponte di Zinora , stimarono bene abbandonare le ridotte della Madonna , e varcata

la Quazzola , ridursi nel loro campo trincierato di Tez zano. Non volendo però lasciare i Tedeschi in tanta

prossimità , Laharpe li assaliva a Zinora e respingevali sino a Leggine ; ma là, i suoi bravi cacciatori della 99a mezza brigata, caricati dagli Ulani , e non potendo loro contrapporre i dragoni che erano rimasti a Vado , fu rono costretti a ritirarsi dietro la testa di ponte di Zi nora .

Wallis aveva intanto attaccato li 23 il battaglione

francese posto verso Lavagnola , e lo aveva facilmente costretto a ritirarsi sugli spalti della fortezza contro la quale si avanzava , intimando anche la resa al Doria, comandante genovese ; ma questo rispose con alcune cannonate , mostrandosi deciso a far rispettare la neu tralità , onde fu forza al Wallis di sostare. I Francesi

intanto insistevano perchè il presidio calasse il ponte ebe aveva sollevato e li ricevesse nel forte ; ma rifiutava

il genovese , dimodochè il battaglione francese rimase bloccato nel cammino coperto della fortezza da Wallis, senza poter muovere . Il comandante Doria poi , spe diva parlamentario al generale austriaco, per cui rima neva inteso che , per rispetto della neutralità , i Fran cesi avrebbero potuto imbarcarsi a Savona per sbarcare

a Vado ; il che eseguivano poi li 27. Si fu dunque dopo questo fatto e dopo aver parlato coi parlamentarii ge novesi che Wallis , lasciata una brigata a bloccare i Trancesi sul cammino coperto della ligure cittadella , avanzossi lungo il litorale su Zinora , ed ivi congiun tosi con Liptay, fecero insieme un ultimo tentativo nella


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sera delli 24 per sloggiare i Francesi da Tezzano , ma

vivamente bersagliati da una batteria di un pezzo da 12 e di due obici che i Francesi avevano collocati in certi

spineti sul margine destro della Quazzola ; e dai proiet tili dei grossi pezzi delle fortificazioni di Vado che co minciavano a giungere sino a loro, non poterono mai riuscire a passare quellà fiumana ; onde protrattosi il fuoco sino alle 10 di sera , cessava poi intieramente, ri manendo le due avverse schiere separate soltanto da quel torrentuzzo . Perderono in questo fatto gli Austriaci 320 uomini e 150 i Francesi .

Questo lieve ostacolo bastò per frenare l'ardire del cauto Devins , il quale comprese allora soltanto che era miglior consiglio tentar di sloggiare i Francesi dalla marina attaccandoli sui gioghi degli Apennini. Penso pertanto di rinforzare Argenteau, da lui destinato ad at

taccare li 24 le ridotte di Settepani , e che impedito dalle pessime strade e sempre indolente , non lo aveva

fatto . Quantunque estenuato dalla fatica, portossi adun que Devins nella notte presso quel generale per concertare il nuovo piano d'attacco , lasciando a Wallis la cura di contenere di fronte i Francesi coi suoi 5,000 uomini. Ma temendo, malgrado la sua superiorità , di essere at

taccato mentre almanaccava i suoi piani , chiedeva al francese Laharpe una sospensione per la notte, sotto il frivolo pretesto di sotterrare i morti ; Laharpe però, che aveva le truppe molto stanche per la difesa fatta con

tro forze quadruple , acconsentiva di buon grado , in formandone Kellermann, che da ciò traeva nuovo mo tivo per tenersi sulla difensiva. Devins adunque porta vasi a Montefreddo ove era la brigata Cantù , al quale

commetteva di attaccare all'albeggiare il Monte San Gia


CAPITOLO VI.

ia

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como, mentre Argenteau e Ternicy dovevano assalire le fortificazioni di Settepani e Colli avanzarsi in val di Tanaro .

Alle 3 del mattino cominciava l'attacco generale : Ar

genteau assaliva le ridotte di Settepani e di Melogno , Cantù quella di San Giacomo e Wallis la testa di ponte di Zinora alla Marina ; riusciva Laharpe a mantenersi contro quest'ultimo ; ma non cosi a Cervoni che di fendeva San Giacomo, nè a Massena che in persona

aveva assunto la difesa di Monte Settepani e di Melogno . Il primo , attaccato vivamente su tre colonne, si man tenne per tre o quattro ore contro forze superiori, ma finalmente gli Austriaci, guidati da un ufficiale di S. M. piemontese (che alcuni vogliono fosse il marchese Del Carretto di Camerano, aiutante del re, che trovavasi col marchese Caraglio al seguito di Devins , e che in que st'azione riportò una leggiera ferita alla coscia), riusci

vano a gettare una mano di bersaglieri sul Monte Alto , creduto sino allora inaccessibile . Questo ardito colpo di mano generava esitanza nei difensori delle linee fran

cesi ; il che vedutosi da Cantù faceva con nuovo impeto montare di fronte all' assalto la colonna principale che

riusciva ad impadronirsi della ridotta . Non perdevasi d'animo il valoroso Cervoni, che anzi postosi a capo di 4 compagnie granatieri rinfrancava la pugna ; ma troppe erano le forze nemiche , ed oltre a ciò era rotto l'as sieme nelle mosse dei Francesi ; onde Cervoni , per ri

sparmiare perdite inutili, credette miglior partito dare il segnale della ritirata e ripiegarsi combattendo in bel l'ordine sulla ridotta di Feligno ove giungeva a mez

zodi . Non osavano inseguirvelo gli Austriaci, ma da veri barbari quali sono si davano invece a gozzovigliare colle


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

acquavite che trovavano nella cappella di San Giacomo, e dato quindi fuoco alle polveri che ivi pure vi si trova vano, seppellirono nelle sue rovine molti feriti che per le loro gravità i Francesi non avevano potuto asportare.

Quest'atto barbaro provocava dal generalissimo Keller mann una lettera a Devins, alla quale questi faceva ri sposta tale , in cui mal si direbbe se la stoltezza sia al

dissopra della malvagità d'animo, ma certo amendue vi regnano al punto da disgradarne la fama di qualunque

condottiero d'un ben ordinato esercito (V. Documento no 5 ).

Anche Argenteau aveva assalite le opere di Settepani

su 3 colonne ; la prima, forte di un battaglione di gra natieri , aveva sboccato dal villaggio di Borraida sulla freccia, che copriva la destra francese ; la seconda, pro veniente da Osiglia e di egual forza, gettossi sull'opera principale ; la terza , forte di 3 battaglioni , scese dai picchi della Prà per attaccare a sinistra ; due battaglioni con due pezzi vennero tenuti in riserva . Stavano a difesa di quelle trincee 300 soli Francesi ; e sebben contendessero il terreno palmo a palmo , pure furono sloggiati successivamente da tutte le opere . Giunti all'ultima trinciera vi facevano testa per 3 ore, e non ri traevansi nella torre di Melogno che quando vidersi mi nacciati di essere circondati da una colonna composta

di un battaglione del reggimento Piemonte che assali e prese la posizione detta il Pino delle Mallare . Questo loro lodevole contegno ne imponeva ad Argenteau , che temendo una sortita dai difensori della Madonna della

Neve sul suo fianco , si ristette dall'assalire la torre, la quale era munita di cannoni .

E qui posero fine per quel giorno i generali austriaci


CAPITOLO VI .

525

ad una fazione cosi ben cominciata e che avrebbe avuto

esito molto più fatale pei Francesi, se a fronte loro si fossero trovati avversarii meno prudentemente timidi . Ma essi , che non volevano aver il torto, trovarono per

scusa degli stérili risultati della spedizione di Loano la resistenza fatta dal Doria a Savona e la debole coo

perazione di Colli . E non solo i generali austriaci lo accusavano, ma ancor più veementemente quegli uffi ciali dell'esercito piemontese che trovavansi presso De vins al quartier generale. Clermont la sera stessa dell'azione scriveva dalla Ma

donna del Monte, che senza la resistenza del Genovese la vittoria di Loano sarebbe stata completa ; e parlando

di Colli soggiungeva poi : il parait que de son côté le baron Colli a toujours quelque raison pour ne pas

attaquer. Più amaramente poi spiegavasi S. Marzano, che scrivendo a Cravanzana li 27 sui varii fatti d'arme

succeduti negli scorsi giorni , apertamente diceva non potersi contare sulla cooperazione di Colli , e doversi cal colare soltanto sull'arrivo delle due flotte per poter ot tenere qualche importante risultato . Queste accuse erano certamente esagerate, ma non assolutamente prive di fondamento, perchè il piano del

generalissimo non andava a genio a Colli ; il quale ri spondendo li 18 da Mondovi ad un dispaccio che quegli

spedito gli avea per mezzo del suo aiutante di campo Hardegg, nel quale era dettagliata la parte che doveva avere nella spedizione, osservava che , sebbene il piano fosse in sostanza buono, tuttavia presentava molta dif ficoltà nell'esecuzione, e richiedeva poi , per esser con dotto a buon fine, forze maggiori di quelle che trova

vansi a sua disposizione, non osando egli, Colli , sguer


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nire le valli di Limone e di Maira ; terminava con dire

che era ammalato, e che chiedeva tempo a riflettere lasciando sperare di recarsi all'indomani a Ceva , ove forse credeva di trovare il generalissimo per seco lui abboccarsi .

Da questo timore di togliere le truppe da val di Li

mone appare dunque che le istruzioni del generalissimo non recavano di fare su quel punto tentativo alcuno, ed invece vedremo che appunto colà si fu dove Colli fece il maggior sforzo; il che proverebbe che si permise

di alterare di moto proprio le disposizioni del genera lissimo Devins ; e che ciò sia lo prova una lettera scritta da questi li 26 in termini assai risentiti, nella quale, sovvenendosi alfine di essere comandante supremo, or

dina perentoriamente a Colli di agire, prescrivendogli di attenersene , per le opportune istruzioni, a quanto gli aveva già colla sua precedente ingiunto, ed aggiungendo pure che ha la febbre.

E notai quest'ultima circostanza per provare che fra gli ostacoli che continuamente si opponevano al buon andamento delle operazioni della lega , eravi anche que sto non piccolo, che cioè Colli e Devins, amendue inol

trati negli anni e valetudinari , non erano quasi mai nel caso di disimpegnare a dovere le difficilissime in cumbenze del grado loro . Erano due vecchi penduli che oscillavano sempre in senso opposto, e che era im possibile far andar d'accordo. Colli però non aveva intieramente negletto d'assalire

il giorno 25, come eragli stato dal generalissimo imposto; ma non avendo, forse per causa de' suoi acciacchi , pro nunziato egli stesso le operazioni , ne era nata confu sione e disaccordo nell'azione; perchè il colonnello


CAPITOLO VI .

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Pamparato che stava a Prariondo, ricevette ordini mal definiti; al tenente-colonnello Colli, che era tuttora alla

Sotta, non fu dato avviso in tempo, a segno che egli cre dette che l'operazione dovesse aver luogo all'indomani soltanto ; di modo che, quando Bellegarde giunse coi suoi granatieri reali al côlle dei Termini trovossi solo; pur non si scoraggiava quel forte ; e quantunque le difese dei repubblicani consistessero in batterie a tre ranghi che si proteggevano, tuttavia egli formate coi granatieri due colonne che faceva condurre dai maggiori Mas setti e Morand , e gettati i cacciatori sui fianchi sotto Lavriano e Perrin. d'Athenaz, riusciva ad impadronirsi

delle due prime, a causa anche di due pezzi d'artiglieria piemontesi , che collocati al Bausset , infilavano le ne miche batterie di fianco rovinandone gli aflusti ; ma

resisteva la terza , che essendo superiormente collo

cata, non poteva dai sardi proiettili venire offesa, ed i difensori di essa avendo caricato opportunamente i ne mici, li rincacciavano sino al basso, dove però erano protetti dalla riserva collocata, come già dissi, al Baus set : ed il tenente Pellian , che con gran valore era già penetrato in una freccia laterale, percosso da palla ne mica sarebbe caduto in potere dei repubblicani senza

il pietoso alto del Melesino granatiere del Chiablese per nome di guerra Coeur de roi, che con magnanimità ve

ramente regia se lo toglieva in spalla e lo sottraeva alla prigionia. Erano pur strani quei nomi di guerra ! cosi: per esempio, mentre guerreggiavasi contro i repubbli cani, eravi fra i soldati subalpini chi denominavasi La liberté; e fra gli altri quel sergente Gabetti di Mondovi , che vidimo decorato nell'anno antecedente : ma pure tal volta il nome influiva sull'individuo, e molti sono i sol


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dati sopranominati Coeur de roi che guadagnaronsi la medaglia dei valorosi.

Dovevano poi anche i nostri assalire Côlle -d'Interno , e vi si recarono difatti, come pure al Pizzo d'Ormea ;

furono i pionieri ed i granatieri di Esery che esegui rono questi assalti, i quali però andarono vani per causa,

sembra, di un marchese Pallavicini di Mombasilio, colon nello di Mondovi, che non recossi, come ne aveva ordine, a far una diversione sul Casotto ; onde i Francesi, rinforzati

da una forte schiera loro giunta in aiuto dal bricco del Berlino, portavansi sui pochi Piemontesi, ed assalitili al posto detto delle Frassine, facilmente li respinsero, mal

grado il valore dei granatieri e dei pionieri , dei quali il caporale Viano ripeteva l'azione del Melesino, aspor tando il tenente Michaud gravemente ferito, dopo aver gli fasciato, sotto il fuoco nemico stesso, l'ampia ferita da cui perdeva molto sangue ; onde egli pure col Me lesino era poi decorato . Perdettero i Piemontesi , in questi infruttuosi assalti, 19 uomini , ne ebbero 16 pri gionieri e 49 feriti; fra i morti annoveraronsi il tenente Colla ed il tenente Perrin dei Granatieri Reali .

Tale fu il combattimento che attirò su Colli quel rabbuffo di Devins, onde egli , volendo cancellare la sinistra im pressione del giorno 25, ideava per li 27 una maggior impresa , la quale doveva aver luogo su tutta la linea, estendendosi eziandio sino alla val di Maira . Che anzi

già sin dal 26 ebbero luogo alcune dimostrazioni sulla

sinistra del corpo nemico collocato sul côlle di Tenda, ove quattro compagnie di Oneglia , due di Svizzeri e

duecento militi nizzardi assalirono il Vallon, poggio che domina il villaggio di Limonetto , mentre due compa gnie di cacciatori ed una della legione leggiera scaccia


CAPITOLO VI .

529

vano più a destra i Francesi dal Campanile , collocan dosi ad un tiro di fucile dalla francese ridotta di Fra

mosa , essendo appoggiati al centro da due compagnie granatieri e da 30 dragoni , che facevano le viste di vo ler assalire il Sautron e la Buffa, due posizioni che co

privano il centro nemico ; ma queste non erano che ostentazioni di forze per tenere a bada il nemico.

Senonchè per una coincidenza assai frequente alla guerra , e specialmente in quella di montagna, Garnier s'era mosso lo stesso giorno per andar sopra ai Sardi in val di Stura ; ed assalito li 25 un piccolo posto che

avevano i Regii a San Bernovi sulla côlla di Barbacane, e, costrettolo a ripiegarsi, procedeva , di conserva con un'altra colonna che avanzavasi da Sant'Anna , sopra il

grosso dei nostri collocati ai Bagni di Vinadio ; ma stava colà a difesa il barone Galea con una compagnia di cac ciatori nizzardi, il quale facendo gagliarda difesa con quel pugno di valorosi , dava tempo al generale Christ, che comandava le truppe collocate in quella vallata , di rinforzarlo a sufficienza per rintuzzar il nemico . Infor mava Christ il Colli di quest'assalto , ma questi com prendendo di leggieri che non trattavasi che d'una di

versione insignificante, non lasciavasi distogliere dal serio attacco che aveva combinato , tanto sul còlle di Tenda che sulla Spinarda e sul côlle dei Termini. In

caricava del primo il maggior generale Vitale ( 1), del secondo il De la Tour , e del terzo il generale Monta fia. Egli poi , rimesso in salute , vegliava all'insieme delle operazioni , accompagnato dal principe di Cari (1 ) Lo stesso che caduto prigioniero l'anno scorso al colle' di Tenda , era stato quasi subito scambiato col generale Casabianca. VOL . I. - 34

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gnano, il quale, quantunque capitan -generale, volonta riamente stavagli ai fianchi, in apparenza almeno , a lui

soggetto . Partiva Latour li 26 a sera su due colonne da Viola

e da Priola , e rimontando l'una la Corsaglia e l'altra il Casotto, torrenti tributarii del Tanaro , venivano ad assalire i Francesi collocati a Viosenna sulle rive del Ne

grone, sul côlle dei Termini e su Intrappa, forte posi zione sulla sinistra del Tanaro ad un kilometro e mezzo da Garessio. L'attacco su Viosenna fu poca cosa , e forse non era che una dimostrazione per attirare il nemico ; ma al côl dei Termini , i Regii , in numero di 2 mila con due cannoni, assalirono i cinque battaglioni fran cesi che colà trovavansi sotto gli ordini di Pellettier,

dei quali uno era di scelti granatieri . Impadronivansi dapprima i Piemontesi di una freccia che era sul pen dio destro del côlle, la quale però, assaliti poi seriosa

mente dai granatieri, eran costretti ad evacuare ; ma Latour non era uomo ad essersi messo per nulla ;

onde, malgrado che già fossero le 10 di sera, gettavasi a sinistra, ed impadronitosi delle opere colà esistenti, faceva da un battaglione dei suoi girare il colle e veni

vasene difilato al villaggio di Cassine, da dove stabiliti i suoi tiragliatori nelle case, grandemente infestava i

repubblicani : sopraggiunto però Pellettier con due can noni, Latour' ripiegava i suoi ai piedi del côlle ed ivi passava la notte. La colonna intanto che erasi recata ad assalire In

trappa, e formata da 1,000 uomini della brigata Pie

monte, erasi innoltrata con grande ardire, e giunta in faccia alle nemiche trinciere, vi si gettava sopra colla baionetta spianata , e già ne era padrona , quando so


CAPITOLO VI .

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praggiungeva Miollis con un battaglione fresco, e riuscito essendo a farli retrocedere alquanto , già gridava vit toria, quando, alle 10 di sera , Latour anche qui faceva rinnovare gli assalti : ne seguiva fra quelle tenebre una feroce lotta corpo a corpo, con grave uccisione da ambe le parti , e non prima della mezzanotte sostavano le due

schiere da quel fiero giuoco , ritirandosi i repubblicani nelle opere loro , ed i nostri fra quei folti boschi di ca stagni che ricoprono quelle colline. Perdė il reggimento Piemonte in quel fatto 50 sol dati, ed ebbe decorati il sergente Carena già distinto a Tolone, ed il caporale Moriondo . Ma sebbene Latour non avesse neppur questa volta

succeduto a sloggiare i Francesi compiutamente dal côlle dei Termini, il vivo suo attacco aveva però favorito quello che Montafia eseguir doveva sulla Spinarda, e che era forse il principale . Doveva esso effettuarsi su cinque colonne : la prima, composta del reggimento Belgiojoso e di due compa gnie di Croati, doveva assalire le opere erette dai nemici

a riva di Bormida , superiormente a Calizzano ; Salug gia , alla testa della seconda, composta di un battaglione de' suoi cacciatori e di sei compagnie di Acqui , avendo seco il capitano de Brez dello stato generale, che aveva combinate le mosse secondarie d'ogni colonna , doveva scendere la valletta della Vedria , ed avanzare inos

servato per i boschi che adombravano quel torrente. La terza colla sua destra doveva avanzare pel dosso del monte posto fra quel torrentello ed il Tanaro, e facendo

un ampio giro riuscire alle spalle dei Francesi : con stava essa di un battaglione di truppe leggiere e di due

compagnie di cacciatori nizzardi, ed obbediva al tenente


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

colonnello Leotardi . La quarta formavala il colonnello barone Stettler con uno dei suoi battaglioni, ed aveva

ordine di recarsi sull'altura detta la Balma : queste quattro colonne dovevano essere rese alla loro destina

zione al far del giorno, ed assalire contemporaneamente ; mentre alla quinta , comandata dal tenente -colonnello Colli e composta di uno de' suoi battaglioni, di 200

Croati e della compagnia di cacciatori di Oneglia , di Nizza e di Stettler, era serbato il maggior rischio : poi chè 'essa , appena avuta conoscenza dell'attacco dalle altre quattro effettuato , doveva gettarsi di fronte colla sciabola alla mano sulla nemica posizione, e recarsela a qualunque prezzo in suo potere . Queste disposizioni erano eccellenti, ma essendo state prese in fretta non s'erano con tutta cura calcolate le

distanze, nè ben riconosciute le strade, onde anche in quel di nacquero sconci che furono però dal valore delmar chese Colli riparati. Belgiojoso smarri la via. Salug

gia giunse alle 6 del mattino, e non ebbe alcuna parte all'azione . Leotardi eziandio sbagliò strada , ma caduto a caso sopra un posto nemico collocato al Piano del

Bergo ed avviluppatolo lo faceva prigioniero, liberando in pari tempo una dozzina dei soldati di Belgiojoso che, sbrancatisi, erano caduti in mano dei Francesi. Le

poche fucilate da lui sparate fecero credere a Colli , che da un'ora e mezza già stava impazientemente aspet tando, che l'attacco fosse incominciato, onde egli, quan tunque non vedesse spuntar le colonne, intollerante di ulteriore indugio muoveva all'assalto . Ma , prudente quanto valoroso, invece di assalir di fronte, marciava

sulla cresta del monte , e giunto poi a dominare la posizione nemica, ordinate due colonne, delle quali


CAPITOLO VI .

i Croati ed i cacciatori

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nizzardi formavano le due

teste, fatto uno sparo generale a 60 passi di distanza, senza più caricar le armi, gettavasi sul nemico con ri solutezza tale, che non erano ancora le cinque del mat tino, e già la posizione era sua . Non costó quest'ardita mossa che la vita a 7 soldati ed al capitano La Palù dei cacciatori Moriana .

Devesi certamente il merito principale dell'azione al Colli; ma a spiegare la debole difesa dei nemici convien sapere che Stettler finalmente era giunto sul fianco si

nistro della posizione, ed erasi già impadronito di tre freccie che ne formavano le opere avanzate : e questo

fu che indusse i repubblicani ad abbandonar la Spinar da , tentando di guadagnare il loro campo trincierato della Pianetta . Senonchè nel retrocedere essi si videro

la via preclusa dalla schiera di Grimaldi, la quale, come dicemmo, avendo catturato il nemico posto del Piano del Bergo tra la Spinarda e la Pianetta , eravisi stabililo . Vedutosi Gouvion , che ivi comandava i repubblicani ,

chiuso da ogni parte, faceva la bella risoluzione di rin cacciar il nemico, ed opposta una debole schiera a Gri maldi , egli , rivolta la fronte col rimanente della truppa , arditamente gettavasi sulle genti di Montafia, che con

Colli e Stettler lo inseguivan dappresso; ma veduta spun tare la colonna di Saluggia , fu necessità a Gouvion di

ripiegarsi più che di passo, lasciando 155 dei suoi nelle mani dei miliziani comandati da Cristini , fra i quali annoverossi un capo di battaglione e 10 ufficiali .

Inseguiva Montafia la nemica schiera nel campo della Pianetta , deciso a scacciarla anche da quel forte sito : ma troppe erano le forze che ivi collegate si erano, perchè Massena, che era a Bardinetto, appena saputa la perdita


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

della Spinarda , aveva ivi in tutta fretta spedito l'aiu

tante- generale Sardon con due baltaglioni di genle fre sca : pensava allora Gouvion a riprender ancora una volta l'offensiva, e gettavasi sui Piemontesi alla baionetta

tentando di ricuperare la Spinarda: ma trovava pan pei suoi denti , chè ferocemente rintuzzato , stimossi felice

di potersi ridurre, senza ulteriori perdite gravi, nell'at tiguo campo della Pianetta . Combatterono con gran valore i Sardi in questa fa zione , della quale Colli generale , nel suo rapporto al re , dà il merito principale a Colli colonnello, che solto la direzione di Montafia adempi le parti più pericolose che da più di un mese andava sostenendo in quelle parti; perchè alla Sotta , dove tenevasi , erano quotidiani com battimenti , segnatamente nei di 5 e 6 , 21 e 22 giugno, nei

quali aveva sempre avuto il dissopra, facendo continua mente numerosi prigioni al nemico, ma perdendo in uno di questi parziali azzuffamenti il prode Casati , piacentino,

ufficiale di gran merito, che moriva in seguito alle molte ferite ricevute li 22. Molti poi furono quelli della bassa forza che vennero decorati , e fra essi trovo un Maurizio Massena , sergente di Piemonte, il quale, in compagnia di quattro altri bassi ufficiali , di cui la storia ritenne solo il nome dei due superstiti , avendovi gli altri due perduta la vita, entrava primo nella contrastata ridotta della Spinarda. Cosi, mentre fra le file francesi stava un

Massena quasi regolatore supremo delle loro mosse, fra i Piemontesi , in più umile grado, ma valoroso del pari, era un altro Massena , parente forse del primo e tuttavia militante per altra causa , e sotto altro vessillo ( 1). I ( 1) Erano tre almeno i Massena che militavano per Piemonte ,


CAPITOLO VI .

2

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superstiti compagni del Massena furono sergente Bosco dei cacciatori di Oneglia , e sergente Gastaldi di quei di Nizza , che assieme al Massena vennero decorati, come pure un sergente Villata , un caporale Roux , di Savoià, ed un altro per nome Ecker, del reggimento Stettler, che difese il suo colonnello ferito ed assalito da un gra

natiere e da un ufficiale francese che volevan fargli ren dere la spada , uccidendo l’Ecker granatiere e cattu rando l'ufficiale .

Mentre cosi combattuto si era a côlle de' Termini ed

alla Spinarda , anche a destra dei Regii aveva avuto luogo il terzo attacco verso il côlle di Tenda . Abbiam veduto

che i Piemontesi impossessati si erano già sin dal di precedente della posizione del Campanile , di dove po tevano fucilare la guernigione della ridotta di Framosa. Ora Vitale dato aveva le sue istruzioni in modo che,

mentre due colonne lateralmente portar dovevansi sul

campo del Sabbione una , e l'altra sul monte Arpiola e sul Vaccarile, quella centrale marciasse difilata sulle for tificazioni del centro , aspettando però a dar dentro e tutti tre valorosi ; onde convien dire che il valore fosse retag gio di quel nome. Onorato Massena, alfiere in Oneglia, era no

minato sotto-tenente nell'ottobre di quell'anno in ricompensa del dimostrato valore ; Pietro Massena poi , capitano delle milizie, carico di onorate ferite , otteneva prima , nel 1794 , di andarsi a curare , senza perdita di paga, ai fanghi d'Acqui , ma non po

tendo quindi ulteriormente continuare nel servizio attivo, veniva collocato agli invalidi con lo stipendio da tenente di linea, van taggi per nulla comuni ai militi , e che provano la sua ella cont dotta. E da questa presenza di tanti Massena nell'esercito subal

pino ebbe forse origine la storia che il maresciallo già avesse militato in Piemonte , e fosse quindi disertato : :storia calunniosa o per lo meno intieramente destituita di fondamento.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

quando le altre due già attaccato avessero sui fianchi. Ma avvenne che trattenuta la colonna che marciar do

veva sul Vaccarile, quella di destra , conquistate le roccie dette della Biscia , trovossi sola ed isolata a fronte del campo del Sabbione, ove vedutasi scoperta dal nemico , pensò attaccar da sola formando la vanguardia dei

dragoni Chablais , che condotti da un tal Chavannes , fecero quel di magnifiche prove : si impegnava dunque a destra un vivissimo azzuffamento ; però essendo riu sciti i Francesi a penetrare in numero ragguardevole,

col favore d'una densa nebbia , alle spalle dei nostri, fu forza a questi di ritirarsi non solo, ma di evacuare an che a sinistra il Campanile preso il di prima , e da dove il cavaliere Radicati, capitano , con due pezzi aveva , quantunque non aiutato dalla colonna , impreso a ful minare la ridotta di Framosa , la quale , se fosse stata assalita da forze maggiori , doveva forzatamente venir in potere dei Regii : quando invece spuntati questi dai Francesi, dovettero riputarsi fortunati che il cavaliere di Chevillard , che comandava parte delle schiere della colonna centrale, accorrendo e respingendo momenta neamente il nemico, dèsse loro tempo di tirarsi addietro senza grave perdita e colle artiglierie nel villaggio di Limone .

Questo risultato ebbe quest'attacco , a cui tanto te neya Colli sull'estrema nostra destra ; attacco che per

nulla giovando a quelli operati sulla sinistra , costò a noi 72 uomini fra morti e prigionieri , annoverandosi fra i primi il cavaliere di S. Vittorio, capitano dei gra natieri di Oneglia .

Questi gagliardi assalti dati dai nostri agli avamposti francesi, e la conquista dei campi della Spinarda , dei


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CAPITOLO VI .

Settepani e di San Giacomo, fecero accorto il generale Kellermann qualmente le sue posizioni erano soverchia

mente estese rispetto alle sue forze. Ordinava egli per tanto a Freytag ed a Massena di manovrare il di 26 sul fianco del nemico, come se aggredirlo volessero, ma in

realtà di prender tutte le misure opportune per operare

la loro ritirata : nè valse a smuoverlo dalla presa riso luzione la notizia aver i Tedeschi abbandonato la posi zione di S. Giacomo appena videro le mosse di Freytag e

di Massena ; perchè stava innanzi tutto a cuore al gene ralissimo francese di proteggere la ritirata di Joubert da Vado ; onde persistendo egli nella pristina delibera

zione , imponeva a Joubert di riprendere la posizione dei Settepani per dar tempo a Laharpe di ripiegarsi : succedeva da principio quegli catturando un'intera com pagnia del corpo franco di Giulay, che a causa d'una

densa nebbia lasciavasi sorprendere : ma poi quest'oscu rità stessa ricadeva a danno suo , perchè innoltratisi i suoi in quelle inospite. gole, venivano, senza addarsene, a cadere sul grosso dei Tedeschi, per cui dovevano pre cipitosamente ritrarsi a Melogno con perdita di molti

uomini in quella affrettata marcia . E lo stesso accadeva all'aiutante generale Laserre, che assalito da Argenteau ritraevasi alla Madonna della Neve gravemente ferito ed a stento salvato dai suoi .

Erasi accorto Argenteau delle deboli forze nemiche, onde posto s'era ad inseguirle : ma giungeva al far del di a frenarlo Massena colle riserve, e rincacciarlo ad 2

dietro non senza un vivo combattimento , che, secondo i calcoli, costò un migliaio di soldati alle due armate. Risoluto sempre più Kellermann a rinserrare la sua linea, cominciò la mossa retrograda nella notte dalli 27


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STORJA MILITARE DEL PIEMONTE

alli 28, eseguendola con gran ordine e tranquillità ; non avendo saputo nė Devins, nè Wallis ed Argenteau suoi

luogo-tenenti trarre alcun profitto dagli ottenuti suc cessi . La divisione Freytag occupò una linea che, par tendo da Melogno e correndo per Cascina Nuova , San Pantaleone e Gorra veniva ad appoggiarsi alle eminenze di Finale : i posti di Loano , di Toirano, di Roccabar bena , di S. Bernardo e di Ormea furono rinforzati; >

allora Laharpe cominciò a sgombrar Vado ed a vuotare i magazzeni di Voltri , di Finale e di Loano, che furono

spediti dietro la Roya : soli venti cannoni di ferro, quasi inservibili, vennero abbandonati, come pure molti sac chi di farina, .che non si ebbe tempo o non si pensò a distruggere . Macchiaronsi però in questa circostanza di brutta fama i soldati di Freytag, commettendo al Finale inaudili errori e soprusi. Ciò eseguito , Kellermann convocò un consiglio di guerra ad Albenga, nel quale, dopo lunghe discussioni, venne deciso che, ove i nemici assalito avessero , l'ar mata francese ritirata si sarebbe dietro il torrente Taggia, ma che intanto si sarebbero occupate tutte le giogaie tra Ormea e Borghetto , come Balestrino , Zuccarello, trincierandole eziandio purchè il nemico ne avesse dato il tempo. Il di 29 tutta l'armata francese era stabilita sulla nuova linea , e poneva mano a fortificarvisi; ma era questa pena quasi inutile , perchè al sonnacchioso Devins non era neppur passato pel capo di profittare del momento di una ritirata sempre pericolosa per un'armata ancorchè agguerrita , e maggiormente forse per un esercito di Francesi , i quali quanto sono valenti ed arditi nel successo, altrettanto si scorano nell'avversa fortuna.


CAPITOLO VI .

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Ma sembrando a Devins di aver riportata il di 27 una tale strepitosa vittoria, che diritto gli dèsse di riposarsi 臺

sui suoi allori , lasciava al solo Colli , col quale leneva il broncio, la cura d'inquietare il nemico . Egli difatti lo faceva punzecchiare li 2 luglio verso S. Bernardo, ove si battagliò tutta la giornata , desistendo solo le due parti al far della notte per ricominciare poi alla do mane.con nuova furia .

Ma lo scopo di Colli era di sloggiare i nemici dal côlle dei Termini , da Val- d'Inferno e dalla Pianetta ,

della quale impresa incaricava il generale Latour, sotto gli ordini del quale pose anche il generale Montafia e Solaro della Chiusa .

Andava alla progettata conquista Latour il dì 5 luglio colle schiere divise in cinque colonne , ognuna delle quali aveva due pezzi da montagna . Tre di esse , annoveranti 1,000 uomini caduna , do vevano far impeto su côlle dei Termini , mentre Belle garde, con 1,500 , doveva assalire côlle d'Inferno : e la

quarta , che annoverava 600 uomini soli , inquietar

doveva il nemico al passo di Viosenna e di Carlino . Dap prima Bellegarde faceva pochi progressi, perchè trova tosi a fronte Fiorella e Miollis con due brigate , era da loro facilmente contenuto : non cosi Montafia e So

laro , che assalito avevano la Pianetta. Pellettier stava

ancor sempre colà, il quale cogli avamposti tutti ribut tati dai Regii , che scesi per Prariondo , Albera ed In trappa , ben presto nuovamente si resero padroni di Masino , posto a mezzodi del monte , trovossi in gran rischio di venir attorniato ; del che mandava spedito av viso a Serrurier che stava ad Ormea : avviso, che que sti prontamente trasmetteva al quartier generale , pre


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

parandosi intanto ad evacuare quella città . Continuava frattanto la mischia , e le due parti si fucilavano a vi cenda alla breve distanza di cinquanta passi, e si do vette certo la lode della resistenza dei repubblicani al capo di battaglione Dallons , che con 500 soli sol dati della 46 mezza brigata fece testa contro 1,500

Sardi: tanto più che la colonna di Bellegarde , forzato finalmente il passo , gettava 500 uomini sulla sua si nistra spuntandola. Ma giungeva finalmente il capo di battaglione Mallin de la Rivoire con i rinforzi e con due pezzi da montagna , che convenientemente da lui collocati al posto detto dei Ferrini , facevano dei nostri gran strage traendo a scaglia . Laonde Solaro, ciò ve

duto, ordinava al colonnello d'Esery, che formato i gra natieri del 2° e 10° battaglione in colonna , andasse ad

impossessarsi di quei due pezzi : obbediva d’Esery , ed audacemente avanzando, malgrado il fuoco nemico, già

sperava entrare nella nemica batteria; quando rove sciato lui col marchese di Ormea capitano dei grana tieri del reggimento di Torino, dalla nemica mitraglia, i suoi cominciarono a titubare alquanto . Coglieva Pel

lettier, che ivi stava, il propizio momento , e gittavasi coi granatieri sull'esitante schiera piemontese : la quale, scossa però a tal vista, e non volendo lasciare in mano dei nemici quei due ufficiali, rannodatasi su quel punto, fermamente riceveva la carica nemica ; ne nasceva adun

que un orrendo tafferuglio , fra il quale però i nostri riuscivano a porre in salvo i due feriti : ed essendo in

tanto caduta la notte ebbe fine la pugna. Tuttavia i Francesi avendo col favor delle tenebre evacuato Gares

sio , il corpo franco , che aveva già preso il sobborgo nella giornata , vi rientrò , e vi si stabili saldamente.


CAPITOLO VI.

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A Viosenna, ove attaccò Morozzo col reggimento To rino, non furono che poche fucilate perché, troppo de boli i nostri a fronte di 800 Francesi ben trincerati , dovettero desistere.

Cosi ebbe fine quest'altra spedizione contro i côlli dei Termini e di Gallé, che condolta dapprima con intel

ligenza da Latour e da Solaro, mancò poi della oppor tuna energia : perchè è chiaro, che se i Regii invece di impiegare 600 uomini ad un'inutile dimostrazione su Viosenna avessero con quella schiera sostenuto l'at tacco dei Ferrini, tanto il monte Termini che Ormea in quel giorno ritornavano in poter loro . Molti furono i premiati fra la bassa forza per questo fatto : perchè Solaro , interpellato sui più degni , ebbe

a dire che, per non far ingiustizie , avrebbe bisognato dar la decorazione a tutti i bravi granatieri : laonde il re decise che fregiato ne fosse il bass'ufficiale ed il gra natiere più anziani , che furono Novelli caporale e Ge noz granatiere, ambi savoiardi . Ma oltre a ciò furono

colla medaglia premiati Claudio Marechal , Vallet per nome di guerra Beausejour , Brun per nome di guerra Sans quartier, e Bouvier salvatori di d’Esery e di Or mea ; Belfleur, sergente dei granatieri reali , che già decorato di quella argentea , si ebbe quella d'oro per esser primo entrato nella ridotta nemica insieme al ser

gente L'Amour ed al granatiere Mazzone , facendovi pri gione un capitano e quattro granatieri ; i quali due ul

timi ebbero quella d'argento , insieme ad un sergente Pechè, un Becchio, un Micca , forse nipote del generoso salvatore di Torino, ed un soldato Autremont. Ma se onorevole fu questo fatto per le truppe pie montesi , esso poco o nulla vantaggio arrecò alle con


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

dizioni delle cose , perchè questi scuciti assalti non vie tarono a Kellermann di rassodarsi nella nuova linea ,

elevando fortificazioni e munendo di buone artiglierie le vette di Zuccarello , di Spalla di Croce , di Sambuco, di Rocca-Curaira , e minando il ponte del Nasino . Cosi per la poca attività e concordia dei duci alleati fu resa quasi di nessun valore la conquista fatta dai

soldati della lega delle importanti posizioni di Spinarda e Settepani : e come se essi oprar ognora dovessero a vicenda , ora che Colli aveva fallito contro il côlle dei

Termini , Devins si muoveva li 14 , ma con lante pre cauzioni che sarebbero state solo assennate contro un

nemico superiore in numero, ma non mai contro un'ar mata scalza e di tutto l'occorrente sprovveduta , e che dava mano a coprirsi di trincieramenti a tutta possa , ben indicando volersi limitare ad un'assoluta difensiva.

Argenteau stabilissi al cosi detto Bricco del Caplin , e Giulay, collocato un battaglione a Rôccabarbena , andò a porsi col grosso della sua brigata sul monte Calvo. Cantù occupò le alture di Giustenice, e Pittony si estese colla sua brigata sino a Loano ; gettaronsi quindi due battaglioni , uno alla Pielra e l'altro a Finale , e la ca valleria napoletana ed austriaca accampossi nei dintorni di Vado e di Zinora . Appena giunte, queste truppe si as serragliavano nei villaggi, erigendo anche ridotle in quelli di Toirano e Boissano , ben dimostrando aver maggior

premura di porsi al riparo dalle nemiche scorrerie per poter con tutta sicurezza abbandonarsi alle gozzoviglie ed alle prede, anzichè spingere animosamente la guerra facendo libero il paese dal nemico. E che questo fosse il loro pensiero assai palesemente

lo comprovava la condotta del generalissimo , il quale


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non solo permetteva ai suoi di commetter mille angherie e ruberie a danno dei poveri Genovesi , ma poneva ogni sollecitudine nel farne servire la pirateria per utile pro prio, armando a proprie spese alcune galeotte a, segno che vuolsi , che nel breve spazio di tre mesi egli ammuc chiasse somme enormi .

Queste ingorde e non mai sazie voglie del cesareo condottiero suscitarono le lagnanze, non solo del geno vese Senato , ma eziandio del re di Sardegna , il quale

vedeva infranti i patti stipulati per il riparto delle prese fatte dai corsari , il quinto delle quali era stabilito che andar dovesse a profitto della sua corona ; Devins in

vece, nell'ingordigia sua , si appropriaya l'intera preda facendone poi larga parte ai suoi cagnotti . E tanta era la svergognata impudenza dei generali

austriaci, e specialmente di Turkheim , che il marchese di S. Marzano, scrivendo al re, insisteva si mandasse al

quartier generale un legale , perchè definisse il prezzo delle prese ; soggiungendo queste parole : Ici l'on fait l'encan des prises, les généraux font les secrétaires et un capitaine fait les fonctions de crieur de ville. Nė valeva per frenare la cupidigia loro il riflesso che le prede fossero state fatte da pirati sardi , fra i quali Comes era dèi più arditi : avendo stabilito il re che i corsari tutti portar dovessero la sarda bandiera ; deci sione che il suo ministro Cravanzana , scrivendo a San Marzano, chiama onorevole, ma non lucrativa. Devins invece pretendeva emeltere biglietti di marca

egli stesso ; e quel che più è, pretendeva che queste sue patenti rispettate fossero da ognuno. Ma cosi non l'intendeva Nelson , contro-ammiraglio ,

il quale , come luogotenente dell'ammiraglio inglese


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Hotham , comandava la divisione di legni leggieri che incrociava dinanzi le coste liguri, ed il quale altiera mente rispose non conoscere altri passaporti che quelli firmati dall'anglico inviato Drake presso la repubblica genovese , e ritenere per conseguenza di buona presa

qualunque altro legno ; onde consideri il lettore come stessero quei poveri liguri navigatori fra l'avarizia te desca e la rapacità inglese ! 'Però Devins comprese che altro era aver a che fare col Senato di Genova o coll'al

leata corte piemontese, ed altro coi condottieri della su perba Albione .

Rispondendo poi alle doglianze del ligure governo con ipocrito scritto , diceva esser miserabile invero la

condizione dei popoli della riviera di ponente , ma do versene accagionare non lui , nè l'eccelso suo signore, ma bensi il genovese Senato, che non avea voluto ser bare una stretta neutralità : essere anzi da lodarsi la

moderazione di sua maestà l'imperatore , il quale po tendo considerare il paese conquistato col prezzo del sangue de' suoi soldati come cosa sua , voleva invece il lesi i diritti di sovranità della repubblica , la quale ri cambiava la generosa sua condotta col favorire aperta mente i suoi nemici : della qual cosa adduceva molte prove, terminando col dire avere esso Devins sacrosanti

doveri verso il suo padrone e verso l'esercito a lui con fidato, dai quali non sarebbe mai per dipartirsi . Se ru bava adunque , secondo lui , era per puro sentimento di dovere (V. Documento no 6) . Con Sardegna teneva diverso discorso ; confessava es sere accaduti degli abbagli , promelteva risarcimenti , ma proseguiva sull'antico andare .

Per mescere poi un po' di dolce all'amaro faceva un


CAPITOLO VI .

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pomposo rapporto della vittoria delli 27 giugno, annun ziando la ritirata dei Francesi , lodando Caraglio e Del Carretto, il quale avea chiesto di marciare in testa della colonna di Rukavina , rendendo, per la sua perizia dei

luoghi, segnalati servizi : conchiudendo che se fosse stato vigorosamente appoggiato da Colli, a quell'ora la riviera

sarebbe già stata sgombra dall'esercito francese. Argen teau eziandio mandava al re il rapporto del combatti

mento di Settepani lodandosi degli artiglieri piemontesi, chiamandoli eroi e non soldati , e particolarizzando il tenente Daprotti ed il cannoniere Materassa , ed il capo rale Boccadoro , che rimaneva ucciso . Dava poi gran lode a varii ufficiali, fra i quali Luzerna e Rebuffo, piemon lesi , e suoi aiutanti di campo , ed Ott, Brentano e Schmidt, austriaci , come pure Zannier, la morte del quale alta menle lamentava ; laonde, oltre ai già nominati , quattro altri artiglieri, cioè caporale Golzio , soldati Bissi , Ar naud e Ciollino , per nome di guerra la Lumière , ven nero decorati.

Giungevano questi rapporti a Torino, per mezzo di

Luzerna e di Rebuffo , il giorno anniversario della na scita del re : laonde furono in Torino feste grandi per questo , come se invece di una insignificante avvisaglia trattato si fosse di una splendida vittoria .

La corte di Spagna intanto , stanca di una guerra per essa inutile e priva di plausibile motivo, dacchè la testa dell'inſelice Luigi XVI era caduta sul palco, aveva li 12 luglio separatamente segnata la sua pace colla repub blica francese: ma stretta in parentela coi reali di Sar degna , di Napoli e di Parma , essa aveva inserito nel trattato la facoltà di offrire la sua mediazione a favore VOL . I.

33

Piselli , Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

delle corti italiane ; condizione alla quale Francia vo lonterosamente aderiva .

In conseguenza del che Ulloa , ministro di Spagna a Torino offriva , a nome del suo sovrano , i suoi buoni

ufficî, dicendo Francia pronta a guarentire gli Stati al re sardo , purché neutrale rimanesse e concedesse il

passo alle truppe francesi per portar la guerra in Lom bardia : asseriva poi essere il francese governo disposto a cedere quella provincia al re di Sardegna quando alle truppe della Repubblica unisse le sue .

Udiva con gran sdegno queste proposizioni il re Vit torio , in cui la stizza aveva soffocato la prudenza . Ma mosso alfine dalle preghiere del figlio primogenito , principe di Piemonte , che fu poi Carlo Emanuele IV ,

principe molto religioso, debole d'animo come di corpo , in cui più forza avevano il timore di maggiori danni,

fors'anco le miserie de' popoli subalpini che la sete di vasti dominii ; per salvare almeno l'apparenza e schi vare la taccia di ostinato , acconsentiva il re a convo

care un Consiglio, al quale, oltre ai principi del sangue,, all'arcivescovo ed ai ministri di Stato, intervennero pure il marchese Albarey signatario del trattato di Valenziana, ed il marchese Sylva spagnuolo, che già mi occorse di nominare, e di cui dirò ora che era sapiente ed onesto . Noto per pregievoli opere sull'arte militare, e per bella fama acquistata in Russia, godeva il Sylva di molta con

siderazione a segno che molti meravigliavano non si fosse pensato a trar profitto de' suoi talenti in quella guerra : ma forse era più teorico che pratico, e già di troppo innoltrato negli anni , o forse, e ciò è il più pro babile, non accetto al Cravanzana , nè ai cortigiani per chè leale e sincero . Lo amava però il re , che affidogli


CAPITOLO VI .

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anzi la missione di percorrere la linea per esprimere il suo pensiero sul punto più acconcio da scegliere per l'offensiva .

Richiesto pertanto Sylva del suo parere , egli opinava per la pace, avvalorando l'opinione sua col riflesso che l'esercito era grandemente diminuito e scoraggiato, e tale da non potere contrastare la via ai repubblicani ,

già padroni di tutti i passi che portavano in Piemonte e nella Lombardia . Soggiungeva poi essere stoltezza af fidarsi nell'alleanza austriaca : essere ormai palese , averlo chiaramente detto a lui ed a molti altri il Devins , che la sua missione era difendere Lombardia e non

Piemonte , e vedersi ciò senza velo da quanto era stato stipulato nel trattato stesso. di Valenziana . Poneva fine al suo dire, osservando che fra breve i Francesi sarebbero

scesi per lo Genovesato in Lombardia , ed allora la corte di Torino , abbandonata a sè stessa, si sarebbe troppo

tardi pentita di aver confidato nel Devins, perchè mentre questi , come era debito suo , accorso sarebbe a difen dere gli Stati del suo Signore , l'armata delle Alpi sa rebbesi calata in Piemonte o per valle di Susa o per val di Tenda , ed il re si sarebbe trovato solo a petto della potente francese repubblica . Gran senso fecero le parole di uomo cotanto autore vole sugli astanti , tanto più che era notorio essere Sylva legato in amicizia con molti generali austriaci , e par ticolarmente con Strassoldo ; laonde grande elogio me ritavano i sinceri suoi detti : ma sorgeva a combat tere le sue ragioni il marchese Albarey , il quale, por tando alle stelle il valore subalpino , e sopratutto la potenza della corte di Vienna , la quale prometteva pronti e poderosi rinforzi, osservava non potersi dal


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

passato arguire che per l'avvenire la vittoria sarebbe dei Francesi ; poichè instabile era fortuna, ed i Fran cesi poco vantaggio trarre potevano dal possesso di quei

luoghi alpestri e selvaggi ove tutti sapevano che essi languivano per fame. Notava poi essere noi ancora pa droni di buone e munite fortezze, e di quasi tutti i passi che conducono attraverso all’Apennino in Piemonte . Sopratutto poi non poteva piegarsi a dubitare della fede ed amicizia di Austria , che tanto sangue sparso aveva

sui gioghi dell’Apennino ; ed ancor più pericoloso a lui sembrava accordare il passo ai repubblicani, gente , a detta sua , priva di onoratezza e di buona fede, e la cui presenza potentemente incoraggiato avrebbe quei sud diti che , già inclinati al nuovo ordine di cose , altro non

aspettavano che una propizia occasione per erompere. Conchiudeva col dire che la penuria dell'erario da al cuni addotta non era da calcolarsi , avvegnachè secondo lui or si trattasse per il Piemonte della politica sua esistenza .

Appoggiavano questa sentenza del marchese il mi nistro D'Hauteville, grandemente favorevole all'Austria , e molti altri nobili, ai quali più del ben pubblico stava a cuore il privato interesse, che grandemente vedevano in rischio con l'arrivo dei Francesi.

Il re pertanto , che tutto proclive era alla guerra e che forse avea convocato il consiglio per semplice formalità , adottava la risoluzione di rifiutare la mediazione spa gnuola , e di perdurare nella lega contro Francia . Io non porterò giudizio su questa risoluzione del re, chè forse la pace con Francia era pericolosa al paro della guerra , ma dirò solo che non vedo che essa fosse disonorevole come dice Botta : si erano presi impegni


CAPITOLO VI .

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coll'Austria a Valenziana , e da noi si erano scrupolosa mente tenuti : ma prevaleva la fortuna di Francia ; si doveva adunque lasciare andar a soqquadro la sarda mo narchia protraendo una lotta divenuta ormai utile ala nostra alleata soltanto ?

A mio avviso però avrebbe dovuto il re, seppure con tinuar volea a guerreggiare, costringere l'Austria a dare un contingente di trentamila uomini almeno , con fa

coltà di sottoporli ad un sol generale, austriaco o sardo poco monta , ma riconosciuto dotato di talenti propor zionati all'assunto ; poichè se Colli non era spregievole , egli però , tribolato sempre da Devins, non potea certa mente ben condurre la somma delle cose . Avrebbe poi dovuto eziandio il re richiedere l'Inghilterra di un sus sidio molto maggiore che lo ponesse in caso di rifar l'esercito. Insomma era un brutto affare sciegliere fra un prepotente nemico ed un malfido alleato ; e con

chiudiamo, che tanto per gli individui quanto pei regni è sempre un gran torto esser debole e piccino ! Mentre discutevasi a Torino se sarebbe pace o guerra ,

e che Devins attendeva ad ingoiare le sostanze o liguri o piemontesi , ma italiane pur sempre, invece di dimi nuire crescevano i rancori tra lui e Colli, il quale scri vendo al re lagnavasi che spiriti maligni cercassero a calunniare le sue intenzioni , dicendolo avverso a rico noscere la supremazia del generalissimo ; protestavasi pronto a qualunque cooperazione, ma dicevasi non provveduto di forze bastanti per mandare ad effetto le intenzioni del generalissimo . Il quale cercava ogni pretesto per mandare in lungo la guerra , niegando sin che gli fu possibile la pace fatta dalla Spagna , ed allegando essere indispensabile la coo


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perazione della flotta inglese per scacciare i Francesi dalla riviera, spingendo la sfrontatezza al punto da as severare non essere prudenza innoltrarsi verso l'eser

citó nemico, lasciandosi alle spalle il presidio ligure di Savona, che egli diceva a lui nemico, come se trecento semi-invalidi fossero stati forza bastante per incagliare le sue operazioni !

Insisteva poscia presso il ministro inglese a Genova perchè ingiungesse all'ammiraglio Hotham di venire colla sua flotta nella rada di Vado, recandosi a tal fine

in persona a bordo del legno su cui stava Nelson per

concertare la spedizione . Ma andavano poco d'accordo, perchè Nelson voleva cinque mila Austriaci per sbar carli poi a S. Remo, alle spalle della linea francese , e Devins invece non volea sprovvedersi di truppe, ripu tandosi troppo debole a fronte di Kellermann , e voleva

per lo contrario che Hotham sbarcasse cinque mila In glesi sulla rada di San Lorenzo al di là del fiume Varo : insommá erano tutti pretesti per trarre in lungo le cose; perchè , come ben osservava San Marzano, il generale cesareo considerava la campagna come terminata (1 ) , e rinunziar non volea ai lucri della pirateria ed alle de lizie del suo quartier generale posto nella villa di Leg gino . Tuttavia mandava piani sopra piani che faceva ela borare dal suo capo di stato-maggiore colonnello Simb schen, intendendo forzare il passo di Viosenna , pel quale

riuscir sperava a tergo della linea francese : ma per tal (1) La Danimarca aveva diſatti offerto la sua mediazione per l'impero e per Austria con una nota rimessa li 18 agosto 1795, designando Augsbourg per sede di un congresso , ma i suoi buoni ufficii furono da Francia rifiutati.


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mossa eragli necessario il concorso di Colli pel colle di

Tanarello; ed ora quantunque questi fosse nominalmente sotto i suoi ordini, è però certo che non portava gran

premura ad eseguirli; a ciò spinto forse dalle segrete istruzioni del re, che non senza inquietudine vedeva sguernite le valli di Susa e di Maira , dalle quali paven tava di veder scendere i detestati repubblicani sopra Torino ; e tanta era questa sua paura , che finalmente Devins, cedendo alle replicate sue istanze, acconsentiva che la cavalleria austriaca e napoletana si recasse a Sa luzzo e Verzuolo a raggiungere la piemontese per di fendere la pianura . Concertato pertanto un piano col suo capo di stato maggiore , lo spediva poi a Colli , magnificando ad arte la bella parte che lasciavagli in esso : e difatti la cosa era così ; perchè Devins; non volenteroso di sguernire i passi che conducono alla Bocchetta, intendeva solo far concorrere al movimento strategico la divisione Argen

teau che doveva agire verso Ormea . Rispondeva il Colli, soverchiamente poche essere le sue genti per intra

prendere una cosi vasta ed arrischiata impresa, perchè ormai più non trattavasi di un colpo di mano come in giugno, ma di un attacco formale, avendo i Francesi rinforzata la loro linea ritirando alquanto la destra ed occupando Velega , Labaissa , la Cima del Vescovo e Côl la-Rossa, destinandovi doppie forze e fortificando anche a dovere il campo del Sabbione , collocando un avam posto al côlle dell’Abisso ed un luogo di ricovero a Pietrafica : dimodoché, secondo lui , Tende, hérissée de

canons est inabordable du côté de Limon . Aggiungeva poi essere non solo pericoloso sguernire la valle di Tenda , per agire sugli Apennini, ma anzi chiedeva


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ancora 1,500 uomini per far dimostrazioni sulle sorgenti della Tinea e dell'Ubayetta; terminava con spedire a suo turno un altro piano offensivo . Consisteva questo suo progetto nel formare due co lonne : una di 5,000 uomini sboccata sarebbe su quel contrafforte che divide le valli di Tenda e di Castarin

e che termina a San Dalmazzo del piano e della Briga . L'altra colonna , forte di 7 mila, sboccherebbe fra Rio Reddo e la Briga : due riserve, di 600 uomini caduna , tener si dovevano agli sbocchi delle valli di Entragues e diPesio ; e finalmente 1,800 uomini stanziati a Limone dovevano contenere il nemico di fronte ed incalzarlo in

caso di prospero successo . Consigliava poi di rinforzare il posto della Bicocca fra Vraita e Maira , il côlle del

Mulo , il picco di Mondole , quello di Bausset , la sini stra del vallone di Inferno , ed il côlle di San Bernardo.

Parimenti desiderava che tre scelti battaglioni si collo cassero al côlle del Pal e delle Saline per minacciare il passo di Carlino e per impedire che le truppe francesi collocate ad Ormea ed a Viosenna si gettassero su Tenda . Aggiungeva che sarebbe stata cosa prudente di disporre

bande di paesani sui monti per far credere a forze im ponenti, e di spargere voce di un attacco su Barcello netta per attrarre ivi l'attenzione del nemico , conchiu dendo poi con queste parole : Réunir toutes les meil leures troupes au point de la véritable attaque : mais n'attaquer que dans ce point seul, et se contenter de me nacer ailleurs : enfin diviser les forces de l'ennemi pen dant l'attaque, el concentrer toutes les notres sur le point decisif.

Secondo lui questo piano aver poteva quattro soluzioni ; o riusciva pienamente, ed allora bisognava portar subito


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la destra sull'Authion e sopra Rauss, e la sinistra sul Côlle-Ardente e quello di Marta , tenendo la strada di Tenda aperta ; e se gli Austriaci secondato avessero per terra e gl'Inglesi per mare, l'ala destra francese sarebbe stata tagliata. Nella supposizione invece di non riuscita, gli alleati , occupando nel ritirarsi i punti culminanti di Palanfrè, del monte Arpiola e del Vaccarile, nulla avreb bero arrischiato .

Supponendo ora che la sola colonna di sinistra riu

scisse nell'intento, era d'uopo rinforzarla delle due ri serve e di parte della destra , e spingendola prontamente per Colle -Ardente e per i monti di Marta e della Ta narda verso il mare , costringere il nemico a valicare la Roya.

In quarto luogo se riusciva la destra soltanto, si po teva trarne vantaggio col stabilirla in forza sul contraf

forte che separa le valli di Tenda e di Castarin per at taccare vivamente verso imezzodi il côlle di Tenda , e minacciando di fronte la linea francese coi corpi au striaci, il nemico si sarebbe forse indotto a ripassare il Varo .

Additava poi come mezzi acconci alla riuscita : 1 ° che ogni generale coi suoi ufficiali di stato-mag giore e coi commissarii per i trasporti si recassero pre ventivamente sui luoghi dove dovevano agire ; 2. per ingannare il nemico far credere anche alle nostre truppe ad un'invasione del Delfinato ; 3º munire di un abbozzo del terreno gli ufficiali comandanti le varie colonne ;

4 ° fissare soltanto l'ora dell'attacco, lasciando re golare la marcia delle truppe ai singoli comandanti di esse ;


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

5° dare ad ogni colonna buone guide tratte dalle compagnie Gondolo e Cerruti ; 6 ° collocare agli avamposti soldati provinciali per impedire che qualche disertore dei corpi franchi o di ordinanza corresse ad instruire il nemico ;

7º far portare gli attrezzi per trincerarsi dai pae sani dei luoghi ; 8º pensare finalmente al trasporto dei viveri e delle acquavite . Ma Devins si sovvenne questa fiata di essere genera lissimo , e senza tener calcolo delle osservazioni di Colli

ordinavagli di assalire Viosenna con 22 battaglioni, si gnificandogli in pari tempo che Argenteau con 7 altri ,

dei quali 4 soli eran tedeschi , secondato lo avrebbe par tendo da San Bernardo.

Secondo me questo era veramente il miglior partito ; tuttavia Colli , che considerava forse il piano di Devins come ineseguibile , lo sottoponeva , unitamente al suo, all'esame dei suoi tre luogotenenti , il principe di Cari gnano, il conte di Montafia ed il marchese Solaro della Chiusa .

Rispondendo essi , da Mursecco il principe, dalla ri dotta spagnuola il conte , e da Garessio il marchese , quantunque non affatto concordi , in questo combina vano che troppo deboli erano le forze di Colli per ese guirlo : Montafia disse che il vero punto d'attacco sa rebbe stato Viosenna bensì , come indicava Devins, ma che avrebbe dovuto aver luogo contemporaneamente

a quello del Settepani , e che ora era tardi : Solaro biasimava amendue i progetti , dicendo inutile il pos sesso del côlle di Tenda , attesochè colui che ne sarebbe

stato padrone , alla caduta delle nevi avrebbe dovuto


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forzatamente evacuarlo : il principe di Carignano poi concorreva ei pure nel dire esser buono il punto scelto da Devins; ma osservava che, diffalcando l'artiglieria, la cavalleria e le guardie necessarie per la custodia dei passi e dei campi, non rimanevano più che 6,000 uomini, forza colla quale non era prudente di avventurarsi .

Spediva Colli questi rapporti al quartier generale di Devins per mezzo del capitano Bonneaud ; e non dubi tando intanto di ottenere la sanzione del suo piano , ac

cingevasi a mandarlo ad effetto; ed anzi già sin dalli 9 faceva da Belmond e da Roasenda , arditi ufficiali mili ziani , insultare i posti francesi di S. Stefano al Ponte Alto, ove lor riusciva di fare 23 prigionieri; e li 11 poi più gagliardo assalto era dato al campo del Sabbione dal cav. Chevillard con due colonne di 300 uomini ca duna ; ma ivi le cose volsero poco ai Sardi propizie , perché Chevillard trovossi a fronte un altro soldato della

sua tempra , il capitano francese Gardanne, il quale, quan tunque assalito da forze superiori e ferito ei stesso nella

spalla , non solo difendevasi per ben due ore , ma co

stringeva i nostri a retrocedere ; e questo scontro, quan tunque di pochi contro pochissimi , riusci , pell’accanito

valore delle due parti , uno dei più sanguinosi della cam pagna .

Ma essendo giunto al quartiere di Colli il generale Latour che comandava la sua cavalleria, e che, spedito a stabilire gli accampamenti di quell’armasotto Saluzzo, nel ritornare erasi abboccato col re , e dimostrandosi

egli propizio al piano di Colli , questi decise tentar da solo di sforzare la sinistra dei Francesi, affidandone l'e

secuzione allo stesso Latour e prevenendone in pari tempo Devins , nella speranza che sapendolo impegnato,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

sostenuto lo avrebbe, facendo assalire la destra francese,

e scrivendo pure a Provera di eseguire con 3,500 uo mini una dimostrazione in val di Queiras per distogliere l'attenzione del nemico .

Partiva pertanlo li 21 Latour colle sue truppe divise in quattro colonne, che fra tutto sommavano a 4,600. La prima di 1,400 doveva per il Ciot della Sella e pel côlle di S. Martino cadere sopra S. Martino di Lanto

sca . Mille uomini partiti dalle sorgenti del Gesso verso Entragues, dovevano, pel côlle delle Finestre su Roccabi gliera e val di Gordolasca , unirsi alla prima per seco lei concorrere alla presa di Lantosca . La terza di 1,200 uomini doveva rinnovar gli assalti al côle di Tenda verso Côlla -Rossa per facilitare il movimento della quarta, la quale , partita dalla Chiusa sulla riva sinistra del Pe sio, doveva scendere per Upega e Carlino .

Questo parzial tentativo ebbe il risultato di tutti gli altri , anche perchè Devins , irritato , negò qualunque

aiuto, rispondendo che le ragioni sole di Montafia erano buone ; che veramente l'attacco da luiconsigliato avrebbe dovuto seguire contemporaneamente a quello dei Sette

pani, ma che se ciò fatto non s'era , incolpar se ne do veva il solo Colli ; soggiungeva poi che egli non si sa rebbe avventurato ad alcuna mossa prima di aversi recato

in potere Savona , che diceva voler assalire ; dimodoché i Francesi , non inquietati a destra , poterono con tutto agio respingere le genti di Latour che erano anche po

che per lo scopo prefisso. Garnier arrestò la prima co lonna a S. Martino, la quale era condotta dal marchese

Colli, ivi accorso appositamente ; il che basta per dire che vi fu un caldo menar di mani , non sapendo quel valoroso oprar a rilento. La seconda non potè venire


CAPITOLO VI .

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in aiuto della prima , perchè la 84a mezza brigata la trattenne al côlle delle Finestre . La terza venne ribut

tata gagliardamente da Dallemagne alla Côlla-Rossa ed a Framosa . La quarta poi, fuorviata, andò ad ingolfarsi nelle alte nevi che ancor coprivano il côlle del Pas , e non potè giungere al suo destino , dimodochè non fu rono che tempo , fatica e sangue sprecati; mentre al cuni giorni dopo Devins , quasi a derisione , faceva attaccare da qualche debole squadra gli avamposti fran

cesi a Zuccarello, e li 29 quelli di Toirano dalla brigata Cantù, la quale però , strenuamente accolta da Laharpe che ivi trovavasi , dovette precipitosamente ritirarsi . Dopo ciò , il mese d'agosto si passò senza bruciare una cartuccia. Devins diceva sempre di volere operare una gran mossa d'accordo colla squadra inglese ese guendo uno sbarco sulle coste di Provenza, che propo nevasi di convertire in una seconda Vandea ; e per dare credito a tal voce , ei visitava soventi Nelson , che era ammalato a bordo della sua fregata. Ma egli non giun geva ad ingannare San Marzano , che scriveva al re da Leggino che il tedesco maresciallo considerava la pace come non lontana , e non aveva perciò alcun desiderio di esporre le truppe del suo padrone ad un inutile ma cello .

In Savoia anche eran succedute alcune scaramuccie sul Moncenisio ed al côlle di Rhemes , ove il capitano

Patono del corpo franco , fratello di quello che scrisse le memorie di questa guerra , ed il cavaliere Palamede di Forbin , emigrato, già da me nominati , riuscivano a scacciare i francesi avamposti facendo loro alcuni pri gionieri e guadagnandosi la croce di San Maurizio ; ma finalmente accorreva il generale francese Moulins con


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forze ragguardevoli, il quale costringeva i Piemontesi a rientrare nelle loro posizioni ; dimodochè queste scor rerie non servirono ad altro che a dimostrare viepiù il valore dei soldati, fra i quali furono decorati Colom botti , Tancone , Boggio ed Albano , soldati di Saluzzo , Breuil e Cluse , cacciatori d'Aosta , Canosio , sergente di Nizza , e Rambaud e Perrond , sergenti di Moriana .

Spedizione infelice del pari , ma più importante , fu quella eseguita dal duca d'Aosta per consiglio del suo capo di stato -maggiore, cavaliere Ignazio di Revel , verso

il Monginevra . Sin dalli 17 agosto aveva egli fatto assalire il posto francese des Coches da un piccolo distaccamento coman dato dal cavaliere Costa , capitano dei cacciatori gene vesi, il quale , oltre alla sua compagnia , aveva pure le compagnie cacciatori d'Ivrea ed alcune milizie . Trovava dapprima Costa pessime strade, ma finalmente giungeva all'alba e decideva di attaccare il nemico di fronte men

tre il suo tenente du Boringe lo assalirebbe di fianco con

60 uomini , ed il sottotenente Hardy con 50 alle spalle. Ma era il momento in cui i Francesi cambiavano le

guardie , dimodochè i Regii trovaronsi doppie forze a fronte : ciò nulladimeno cosi ardito fu il loro assalto ,

che dapprima i Francesi ritiravansi sulla vetta del monte ove era un altro posto detto dell'Uovo , e poi cedettero le armi . Avviavasi giulivo il Costa verso Clavières coi prigionieri che erano un tenente, 4 sergenti o caporali e 45 soldati , come eragli stato ordinato , quando ecco apparire sui suoi fianchi 600 Francesi che minacciavano

invilupparlo ; laonde gli fu forza non solo rinunziare

all'impresa su Clavières, ma a rilasciare i prigionieri e ridursi combattendo a Cesana ove era accolto dal co


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lonnello D'Allemagne, che col suo reggimento granatieri composto del 6° e 7º battaglione, era accorso a suo so stegno . Furono dal Costa , oltre agli ufficiali già nomi

nati , lodati il capitano Leone di Tavagnasco ed il te nente Torazzo , dei cacciatori d'Ivrea , il capitano delle milizie Silvestro ed il caporale Lafleur, che erasi primo recato ad esplorare la posizione nemica con soli 4 uo mini e che fu decorato .

Ma il duca ed il Revel non rinunziarono per ciò alle loro intenzioni di sloggiare il nemico dal Monginevra ;

solo compresero che impiegar dovevansi forze maggiori, che così destinarono pel giorno 30 .

La colonna di destra, forte di 800 uomini, partita da Oulx e girando attorno al Monte Chaberton , venne al

Fenile per portarsi su Clavières : componevasi essa di un battaglione d'Aosta, di uno del reggimento del Genevese, ed era comandata dal tenente-colonnello di Chevilly . Un secondo distaccamento , avanzando dal centro e scen

dendo pei colli di Sestrières e des Rouliers sboccar do veva su Bausson ed assalire nuovamente i posti avan zati francesi dell'Uovo e della Cocca, e riunirsi poi alla prima ; consisteva essa dei due battaglioni granatieri di

D'Allemagne, sommanti a mala pena a 700 uomini. Al tri 500 uomini dovevano portarsi sui posti nemici di Bourget e della Calce , a sinistra del Monginevra. La quarta, finalmente , retta da Revel, rimase in riserva a Cesana, mentre alcuni scorridori , scendendo in Val di

Queiras , dovevano inquietare il nemico anche in quella direzione:

La marcia ebbe luogo con accordo sufficiente, e forse l'attacco succeduto sarebbe favorevolmente senza un

imprevisto caso che , quantunque poco importante , ri


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tardò la marcia della prima colonna , e fu un colpo apo pletico sorvenuto al di Chevilly , per cui la sua colonna

perdette più di un'ora di tempo ; tuttavia Castelvecchio , maggiore d'Aosta, preso il comando e rimessosi in via, ben tosto giungeva in vista del nemico , il quale però , avvertito da alcuni villici , era non solo preparato a ri ceverlo , ma attaccava la vanguardia dei Regii retta da un Morra , che, ferito sin dai primi colpi , era costretto a rimettere il comando ad un Paesana-Saluzzo , il quale , ferito esso pure nella mano , pur resisteva abbastanza per dar tempo a Castelvecchio di accorrere e di risto rare la fortuna ; ma sopraggiungeva il francese Vallette da Brianzone con 3,000 uomini , dimodochè fra breve i Piemontesi , circondati , furono quasi tutti fatti prigio nieri , compreso il Castelvecchio ed un fratello , ed il Paesana , due volte gravemente percosso . Ritiravansi i nostri valorosamente pugnando condotti dai due capi tani Bricherasio e Montezemolo , e poco inquietati dal nemico, grazie al valore di due sergenti , Fordo e Mas

sena (lo stesso già lodato , e che, non so per qual ca gione, aveva fatto transito nel reggimento Aosta ), i quali con 20 uomini al più sostennero la ritirata . Mentre cosi combattevasi a sinistra , D'Allemagne coi

granatieri aveva assaliti i posti dell'Uovo e della Cocca , che prodamente diſesi erano stati presi e ripresi più volte alla baionetta ; ma i 600 uomini che dovevano

agire sul Bourget non spuntavano perché avevano sba gliata strada; Castelvecchio suonava a raccolta, onde i

granatieri di D'Allemagne, privi di lui, che gravemente ferito, più non li dirigeva , cominciarono a retrocedere ordinatamente verso Cesanna , dove il Revel intanto te

nuto si era inoperoso troppo tempo, perchè se egli ac


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corso fosse, poteva rendere almeno manco disastrosa la

ritirata dei Regii ; ma , da quanto dice Palono (1), pare che un subitaneo uragano abbia impedito le operazioni. Morì fra gli ufficiali un tenente d'Aosta per nome de la Palme; furono poi molti i feriti, fra i quali D'Alle magne e De Koun, capitano , che a mala pena vennero salvati dai nemici dai granatieri Berruti , d'Aosta , dal sergente Muraglia di quelli di Nizza , Weisenburg, Osten vald e Radowitz, polacco, tutti tre granatieri di Royal Allemand , ed i quali tutti furono decorati . La inutile scorreria in val di Queiras poi non ebbe alcun seguito. E qui merita d'essere riferita la forte azione del sergente maggiore Janneria , dei cacciatori francesi, il quale , avvedutosi di 21 suoi connazionali

condotti prigionieri , da 30 piemontesi , corse per ap partati sentieri a celarsi con 6 compagni in una selva per cui passar doveva il convoglio, slanciandosi quindi su esso gridando : A moi , chasseurs , délivrons nos ca

marades ! Sbigottironsi a tal grido i Sardi , pensando essere assaliti da poderosa nemica schiera, del che ac cortisi i prigionieri, non furono tardi a sciogliersi e ca dere loro addosso , onde in breve furono intervertiti i ruoli , rimanendo i 30 Regii prigioni . Pel qual fatto Mou lins creava sottotenente il Janneria , come parimenti in (1) Questo Patono era un ufficiale dei dragoni del re che , non so per qual colpa, venne traslocato nel corpo franco durante la guerra ; egli scrisse certe memorie su quelle campagne , nelle

quali si scorge l'ira che lo dominava , ma però è giusto verso i valorosi e dà molta luce su varii fatti; le sue memorie poi , scritte da Berlino, ove ridotto si era, sono rarissime , perchè nel 1815

qualche potente , mal concio dalla sua penna , fece distruggere tutte le copie che potè raggiungere. VOL. I. - 36

PINELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nalzava al grado di capo di battaglione il capitano La bafour, che da principio, con soli 140 granatieri , aveva

lungamente difeso il posto della Cocca contro 500 pie montesi .

Non so se questo tentativo sul Monginevra fosse stato concertato con quello eseguitosi dal corpo di Colli in val di Stura; ma il fatto si è che lo stesso giorno 30 agosto quattro piccole colonne partivan dalla valle di Stura per assalire i posti francesi di Fremamorta , del côlle delle

Finestre e del passo della Ciriega. Era condottiero prin cipale di questa spedizione il De Bonneaud , ottimo co noscitore di tutti quei passi, ed al quale si era promesso il grado di maggiore in caso di buona riuscita . Gittossi egli dapprima sul passo della Ciriega con 300, suoi con nazionali in gran parte , e lo conquistò sgozzandone tutti i difensori: ma quella stessa bufera che aveva turbato i disegni di Revel attraversava a lui pure l'impresa vie. tandogli di progredir oltre verso il côl delle Finestre come era sua intenzione ; e cosi terribile fu dessa , che

sette dei suoi, precipitati negli abissi, vi periyano : il che vedendo i suoi seguaci , cominciarono a titubare, perchè più non avendo viveri che per una sola giornata (andati essendo all'assalto senza zaino per esser più spe diti) , e trovandosi alle otto di sera del 1 ° settembre in fondo al vallone del Rio Salese, chiusi da ogni parte da

orridi precipizii , temevano di incontrar ivi una inono rata e dolorosa morte : parlavano pertanto di retroce dere: ma egli non volle sentirne parola , e propose in vece , da ardimentoso qual era , di gettarsi nella pros sima valle di San Martino e correre su quel borgo : trovarono i più dei suoi soverchiamente ardua quella impresa e non vollero acconsentirvi : allora egli , presi


CAPITOLO VI :

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seco 150 dei più animosi, ed accertandoli che in ogni caso la ritirata sarebbe sempre stata loro aperta per Bollena , partiva a quella volta , e valicato , non senza morte di qualche seguace, il côlle, giungeva di notte tempo a S. Martino di Lantosca, ove egli ignorava forse che stessero 1,000 Francesi : tuttavia vi capitò cosi ina spettato , che , penetrando nel borgo ed uccise le mal caute sentinelle , arrivava sino alla casa ove placida

mente dormiva Serrurier, il quale è fama che, solo eva dendosi per una finestra, schivasse la prigionia . Ed il primo a penetrare in San Martino fu propriamente Bon neaud con un altro suo connazionale detto Prêt à boire, anima disperata , che per nulla calcolando la vita , uc

cideva di proprio pugno tre fazionarii e segnatamente quello che stava all'alloggio del generale , e che accin gevasi a dar l'allarme .

Ma i Francesi che, sbigottiti e trasognati , avevan dap

prima creduto di aver a fare ad una intera divisione nemica , accortisi al far del giorno di esser ſuggiti di nanzi ad una piccola schiera , riformaronsi fuori del vil laggio, e venuti nuovamente all'assalto trovarono Bon neaud ed i suoi che si affaticavano a trasportar un cannone

di cui impadronili si erano . Riconoscere il detestato corpo franco e piombare su esso con inaudito furore, fu un

punto solo. Difendevansi quegli emigrati con disperato valore , ma troppi erano gli assalitori . Bonneaud con una coscia sfracellata da un colpo di falconetto , ancor battevasi con una carabina a cui aveva dato di piglio : ma vedutosi ormai circondato da soli cadaveri , ed ab

bandonato dai pochi superstiti, conscio del fato che lo attendeva , dato mano ad una pistola si bruciava il cra nio volonteroso incontrando la morte a lui dovuta ; morte


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

da forte, ma da uomo iniquo , perchè combattente con tro la patria . Prêt à boire, di lui non meno colpevole, salvava la pelle traforata da due palle , ed era poi de corato .

Un'altra colonna , composta di un battaglione di Christ, aveva contemporaneamente assalito il posto di S. Ber novi ; ma ucciso essendo il maggiore che lo comandava con sei altri ufficiali, dopo prove di non volgar coraggio, essa pure era costretta a ripiegarsi. Oltre al Bonneaud,

mori il sottotenente Giriadetti di Oneglia; e l'aiutante maggiore di quel corpo, De Martinel, vi fu gravemente ferito .

Vogliono i Francesi che gli Austro-Sardi perdessero in quei due fatti 600 uomini : non è improbabile, perchè il corpo franco francese rimase così distrutto, che il re rivocò l'ordine già dato di formar la seconda compa gnia, dando intanto il comando di quella di Bonneaud ad un altro emigrato barone Ripert du Barret, ponen

dolo però sotto la direzione di Borgarelli. Ma se grave fu la perdita dei Piemontesi, non molto minore fu quella dei Francesi , poichè i difensori della Ciriega , 300 in

numero, compresi 12 cannonieri, furono tutti scannati, ed in San Martino stesso prima che essi si ravvisassero, molte furono le vittime .

Kellermann intanto aveva ricevuti i primi rinforzi, ed altri ne attendeva , perchè la cessata guerra di Spagna dava mezzo al governo di Francia di rinforzare le due armate sulla frontiera italiana : laonde egli sottoponeva al comitato parigino un piano offensivo di campagna

che tendeva a separare i Piemontesi dagli Austriaci, operando col nerbo delle forze per Carnino e Viozenna, rigettando cosi i Piemontesi in val di Pesio : mentre


CAPITOLO VI .

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colle altre sue forze intendeva assalir la destra degli Au striaci a Spinarda , e la loro sinistra a Loano. Quando poi riuscito gli fosse di penetrar per Viozenna , voleva rivolgersi a destra e prendere a rovescio la linea au striaca : sperando in tal modo di poter penetrare in Piemonte per val di Tanaro e senza esser costretto a far l'assedio di Demonte e di Cuneo .

Il Comitato di sicurezza pubblica però, o non appro vasse il piano proposto da Kellermann , od avesse già deciso, come vogliono alcuni, di rilegare Kellermann al semplice comando dell'armata delle Alpi per punirlo

del calore col quale rappresentati avea i bisogni della sua armata, che invero erano stragrandi, lasciollo senza risposta ; perlochè egli, onde porre il tempo a profitto e dare agio agli ultimi rinforzi condotti da Augereau di entrare in linea, intraprese la visita dei campi di Tour noux e di Savoia , anche per concertarsi con Moulins sul riparto delle forze provenienti dal Reno. In questa sua escursione poco mancò che presso l'Escarena egli cadesse nelle mani dei cosi detti Bar

betti. Erano questi feroci contadini che uccidevano quanti nemici venivan loro nelle mani ; laonde Keller mann, non volendo più esporsi ad un'altra insolente ri sposta di Devins , emanava ordine che quanti Barbetti fossero stati presi colle armi alla mano, altrettanti fos sero immediatamente fucilati : misura severa, ma giu

sta , perchè abbominevoli invero erano le azioni di quei bifolchi, i quali , valendosi del nome di amor patrio , trascorrevano ad ogni eccesso contro i prigionieri che

lor capitava di fare. Ed invero , se dessi fossero stati animati da vero amor patrio, accorsi sarebbero ad ar ruolarsi sotto le bandiere del loro ' re , ma avversi alla


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

disciplina militare quanto avidi di bottino, preferivano . fare una guerra senza pericolo ai corrieri , ai convogli ed agli sbrancati ; servigi pregievoli bensi , ma che non scusavano le loro crudeltà .

Non cessava Colli dal rappresentare al re quanto ne cessario fosse di agire vigorosamente prima che gli annunziati rinforzi venissero ad aumentare le nemiche

falangi, dimostrando come facile fosse ai Francesi, una volta rinforzati, di segregare l'armata austro -sarda da quella di Lombardia , costringendo cosi il re di Sarde gna ad onerosa pace, e consigliando soprattutto di scac ciare con un potente sforzo il nemico dalle posizioni fortissime del bricco del Gallè , altrimenti detto côlle del Nasino , e del côlle di Termini .

Ne scriveva il re a Devins, ma rispondeva questi con amare lagnanze contro i generali piemontesi , che di ceva aver trovati , in una perlustrazione da lui fatta della

linea, avversi alla guerra e vogliosi di pace ; soggiun geva poi che se côl di Termini ancor trovavasi in balia

del nemico, la colpa ne era di Colli , che non lo avea fatto immediatamente occupare quando i Francesi lo avevano momentaneamente abbandonato .

Con tali futili ragionamenti eludeva Devins le buone ragioni dell'emulo suo ; tuttavia, per salvare le appa renze, dismesse le pratiche che tenute avea con Nelson, faceva venire di Lombardia 6,000 freschi soldati, man dando a presidiare il castello di Milano e la fortezza di Mantova da altrettanti feriti o mal fermi in salute: ma

non volendo per nulla aderire al parere di Colli , sce glieva di agire per Zuccarello, punto della linea fran

cese, che se in origine era il più debole , allora però , grazie ai molti lavori di fortificazione ivi intrapresi, e


CAPITOLO VI .

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che l'infingardaggine sua e di Argenteau aveva lasciati compire, divenuto era il più forte. Prima di narrare le operazioni ivi accadute, sarà bene che io faccia una rapida descrizione della linea dai due eserciti occupata .

Devins appoggiava la sua sinistra a Loano, i cui ap procci eran stati posti al sicuro da un colpo di mano per mezzo di tagliate e di abbattute di alberi ; da Loano

la sua linea correva per Boissano e Toirano sul pendio occidentale del monte Carmelo , che aveva per opera

avanzata il Castellazzo, che ben fortificato serviva di sostegno principale all'ala sinistra dell'armata di Lom bardia . Il centro di essa era collocato sul pendio occi dentale di monte Calvo ed a Bardinetto , e con opere staccate erette sulle balze di Balestrino , di Carpe , di Sambuco, di Roccabarbena e Monte-lingo legavasi con Garessio, ove slavan le ultime genti del corpo di De

vins, il quale formava propriamente l'ala sinistra e il centro , mentre l'ala destra era composta dal corpo austro - sardo retto da Colli . La riserva del corpo di De

vins stava sotto Argenteau accampata alla Spinarda ed alla Pianetta tra la Bormida occidentale ed il Tanaro. Il quartier generale di Devins, che seco aveva Wallis, era

tuttora a Leggino, quello di Argenteau a Ceva. Colli aveva la sua estrema sinistra a Intrappa sulla

riva manca del Tanaro , e protendendosi per il Casotto e Prariondo, verso le sorgenti della Corsaglia , dell'El lero e del Pesio, copriva queste vallate e veniva a le garsi al Vernante ed a Robillant, ove stavano gli avam

posti delle truppe che custodivano la valle di Tenda . Il grosso poi del suo corpo era sempre a Mondovì ed a Borgo S. Dalmazzo.


568 STORIA MILITARE DEL PIEMONTE La destra dell'armata di Lombardia sotto Wallis era

tutta austriaca ; il centro sotto Argenteau constava di

Tedeschi, Ungheri, Napoletani e di due battaglioni della brigata Piemonte ; la sua artiglieria poi era tutta pie montese.

Colli non aveva che Piemontesi o Svizzeri, eccettuate poche centinaia di Croati. La linea francese aveva la sua estrema destra a Bor

ghetto ed al Ceriale, fra i quali due villaggi erasi fatto un campo trincierato. Il centro occupava il monte dello

Spirito Santo ed il luogo di Concento , ed era cinto di formidabili batterie sui varii punti dei Due fratelli, detti il piccolo Gibilterra, del côlle del Villaretto, di Zucca rello e di Castel- bianco , e per Rocca-curaira correva a monte S. Bernardo, a Isola-pelosa e terminava ad Ormea con opere avanzate al bricco del Gallè ed al côlle Ter

mini. La sinistra poi legavasi per ponte di Nava , per Viosenna e per il passo del Carlino al corpo di Macquard che era sempre a Tenda , e del quale non occorre de

scrivere la giacitura avvegnachè fosse sempre la stessa. La divisione di destra obbediva a Massena , che teneva

il suo quartier generale ad Albenga . Seiean stava a Con

cento e comandava la divisione centrale. Laharpe tene vasi ad Ormea e regolava la sinistra . Alli 15 settembre Argenteau riceveva adunque ordine di prepararsi ad assalire Zuccarello , e. perciò ei fece erigere una batteria a Sambuco che fulminar doveva

l'opera francese detta il piccolo Gibilterra . Li 18 Devins, o meglio Wallis, che comandava a suo nome all'estrema sinistra, fece grandi movimenti sul litorale per distrarre l'attenzione di Massena dal vero punto d'attacco ; ma questi, che dall'aiutante generale St-Hilaire era stato


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informato della batteria eretta da Argenteau, non diede nella pania. Finalmente li 19 alle sei del mattino tutti

gli avamposti francesi furono attaccati, e gli Austriaci aprirono un vivo fuoco di artiglieria a Rocca -curaira, ed Argenteau profittando dello scompiglio nato fra gli ayamposti francesi , formava i corpi franchi di Giulay su due colonne e li spingeva contro i Francesi facendoli sostenere dai granatieri di Strassoldo. Ripiegavansi i piccoli posti francesi sotto ai Due fratelli ed al piccolo

Gibilterra , dal che resi arditi gli Austriaci assalivano i primi trincieramenti di questo forte; ma erano accolti con gran valore dal tenente Jalabert, che ivi stava con

soli 60 uomini , il quale però sarebbe finalmente rima sto oppresso, se in quel mentre St-Hilaire non si fosse gettato con un battaglione di granatieri sul fianco si nistro del reggimento Giulay : il che eseguito avendo a favore di una densa nebbia senza essere veduto, ne fa ceva orribil scempio . Rinfrancava però la pugna Liptay, accorrendo col reggimento Nadasty e coi granatieri di Strassoldo, ma ciò malgrado ceder dovea al valore dei Francesi. Rientravano le genti di Argenteau nella ri

dotta di Sambuco vivamente inseguite da St-Hilaire che faceva alcuni prigionieri ai piedi stessi della ridotta . Montafia aveva intanto attaccato verso ponte di Nava, e Wallis alla marina , ma ambidue questi attacchi fu

rono fiacchi, nè partorirono alcun risultato . La vittoria dei Francesi andò attribuita al colpo d'oc chio dell'aiutante generale St-Hilaire, che per tal fatto venne promosso poi generale brigadiere, ed alla dabbe

naggine dei generali imperiali, i quali agirono senza accordo, e scelsero per punto d'attacco il sito più forte della linea dei Francesi, i quali perdettero in tal fazione


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

150 uomini fra morti e feriti, laddove gli Austriaci ne laseiarono sul campo 417 , fra cui 11 ufficiali.

Dopo questo rabbuffo parve a Devins di avere troppo osato, e decise rimanersene nuovamente sulla difensiva , calcolando di passare tranquillamente l'inverno tormen tato solo dalla podagra ; ma faceva il conto senza l'oste. Kellermann faceva intanto sloggiare i Piemontesi da Intrappa, facendoli assalire li 24 settembre da Miollis colla sua brigata ; sorprendeva questi i piccoli posti poco vigili , e quantunque il colonnello Colli tentasse con 300 cacciatori di riguadagnare quel sito, non gli veniva ciò fatto, ed era costretto a retrocedere sino a Garessio , abbandonando in man del nemico un magazzeno di polvere .

Li 2 ottobre poi il generale Victor colla sua brigata giunta allora di Spagna tentava distruggere di notte tempo la batteria che gli Imperiali stabilivano sull’altura di Castellazzo : e per chiudere la ritirata al nemico spe diva 200 granatieri ed altrettanti cacciatori sulla sua linea di ritirata : ma facevano mancar la sorpresa al

cuni pionieri francesi, i quali, contro il divieto avuto, sparavano alcuni colpi di fucile , che dato avendo l'al larme porgevano agio ai difensori del posto di ritirarsi, lasciando però quaranta dei loro in mano di Victor, e venti uccisi. Ed anche i cannoni caduti sarebbero in

poter dei Francesi senza il forte animo di Vola , capi

tano d'artiglieria piemontese, che, non perduto coraggio, riusciva con pochi artiglieri a porli in salvo . Dopo questi varii azzuffamenti i Francesi pure si tennero sulla difensiva, e per dar tempo alla divisione Augereaux di entrare in linea , e perchè in allora Keller mann riceveva il decreto che lo destinava al comando

dell'armata delle Alpi.


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Cosi questo valoroso guerriero , il quale colla sua abilità e costanza preservato avea la Francia da un'in

vasione, riceveva in premio una semi-destituzione, por gendo egli alla storia nuovo esempio che raramente chi

più fa e più sa è il più accetto ed il più premiato . Ad elogio di Kellermann aggiunger si dee che all'epoca dell'attacco del nemico ei già sapeva l'ordine che lo privava del co mando , ma ciò nulladimeno ed allora e dopo ei spiegò sempre capo di

il massimo zelo ; studiandosi, coll'aiuto del suo

stato-maggiore Berthier, di rendere sempre più forte la linea da lui scelta, per rimettere in buono stato le cose a Scherer, designato a suo successore. Ma viveva

in lui la sacra fiamma d'amor patrio; e questo sentimento impone ai cittadini onesti di obliare le personali offese per ricordarsi solo della patria, a cui tutto si deve . La

lettera che egli scrisse al governo è un modello di mo derazione e di affetto verso i suoi commilitoni , da cui, malgrado la giusta sua severità , era amato . Recavasi adunque Kellermann a Ciamberi, ove , nel generoso scopo di favorire i disegni del suo collega ,

infestava con giornalieri combattimenti tutta la linea nemica da val di Stura a quella di Aosta . Succedevano pertanto varii scontri in val di Pellice, in val di Dora , in val di Stura ed in quella di Maira, ma tutti non vestivano che il carattere di semplice sca ramuccie. Una alquanto più seria avea luogo li 14 ot tobre sul Moncenisio, dove Vaubois riusciva a far slog

giare i Sardi dalla Novalesa dal generale Fournier, il quale collocava per ciò una forte squadra fra quel luogo e Venaus , di dove potean lor venire i soccorsi : difen devansi valorosamente i reali alla Novalesa ed al posto di Santa Maria , ma erano alfin costretti a ritirarsi colla

perdita di ottanta uomini .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

I Francesi invece ebbero la peggio al côlle dell'Ar gentera, ove furono ributtati da due reggimenti svizzeri con grave perdita. Le nevi cadute in abbondanza sullo scorcio di ot tobre posero tregua alle scorrerie di Kellermann , il

quale intanto ottenuto avea il suo scopo , che era di impedire agli alleati di rinforzare la loro sinistra, ove

dovevansi vibrare i colpi principali dei Francesi. Pare che Colli avesse sentore di questi vicini assalti, ma che, tratto in errore dalle voci sparse ad arte dai Francesi, esso si aspettasse di essere assalito a sinistra verso Tenda . Difatti egli emanava, li 14 novembre, dal suo quartier generale di Garessio un proclama ai suoi soldati , in cui , ricordando la difesa dell'Authion fatta da

loro, e quella dell’Assietta fatta dai loro padri, li ecci tava a sostenere saldamente il prossimo attacco dell'i nimico , il quale, a sua detta, temendo di essere respinto, avea già fatto i preparativi necessarii per operare la sua ritirata per Giletta ( V. Documento n. ° 7) . Mentre Colli tentava rincorare i suoi, e Scherer discu teva coi suoi divisionarii il miglior piano di attacco, ed. adottava finalmente quello proposto da Massena , di agire per la riva destra del Tanaro , Devins abbando navasi ad ignobili cure , tentando di far disertare i sol

dati francesi colla promessa di doppia paga , valendosi a tal fine dell'opera di un tale D'Auluy giả capitano. nelle truppe reali di Francia, il quale stabiliva per ciò il suo quartiere a Mondovi : ma erano sforzi vani, non essendo disposti i repubblicani di tradir la patria per andarsi ad assoggettare alla bacchetta del Croato .

Faceva egli eziandio preparar gabbioni ed altri attrezzi per porre l'assedio a Savona; e per avere un appiglio e


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per scusarsene dava ordine segreto ai suoi di cercar modo di farsi insultare dai Genovesi ; ma non riusciva

nell'intento perchè eran noti i suoi artifizii. Attendeva poi anche l'austriaco duce ad intercettare i viveri che per mare giungevano da Genova ai Fran cesi; impresa che aveva per lui il doppio utile di affa mare gl’inimici e di arricchir lui stesso : al qual scopo avea fatto venire sette barche cannoniere napoletane. In tal modo egli ammassava ricchezze enormi, la fama delle quali tentava l'ardire e la cupidigia di un certo Tauffered ungherese, già maggiore al servizio d'Austria, il quale proponeva a Scherer di tentare d’impadronir sene sbarcando a Voltri , ove le teneva raccolte Devins,

e trasportarle a Genova presso il ministro francese. Gu stava quel piano Scherer, e posti 600 uomini sopra una corvetta comandata da un ufficiale di sua confidenza, gli imponeva di sbarcarli , unitamente all'ungherese , sulla -spiaggia di Voltri . Cosi facevasi : ma sgraziatamente

accadde che erano in Voltri quel giorno di passaggio 1,500 Austriaci giunti allora allarmata, i quali circon darono la debole banda francese prima che impadronita si fosse del tesoro . Difendevasi essa valorosamente , e riducevasi a bordo della corvetta ; ma la retroguardia ,

composta di sessanta uomini e colla quale era il Tauf fered, circuita ed oppressa dal numero, dopo un'eroica difesa fu costretta a cedere le armi . L'ex-maggiore , riconosciuto, fu spedito a Vienna ed ivi fucilato. Se ne vendicò la squadra del contr’ammiraglio Martin

percorrendo il litorale e cannoneggiando i campi degli Austriaci posti in prossimità della spiaggia, onde essi vidersi costretti ad erigere batterie di grosso calibro per tener lontano il francese naviglio . Ciò malgrado, le can


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

noniere napolitane non osarono più uscire, ed ebbero qualche respiro i navigatori genovesi. Il barone Colli frattanto, accortosi finalmente del punto

sul quale condensavasi la bufera, aveva rinforzato i tre

campi di Mondovi , di Garessio e di Spinarda di due battaglioni caduno , collocando inoltre un reggimento di dragoni a Priola, là dove val di Tanaro comincia ad allargarsi. Insisteva quindi presso Devins perché restrin gesse la sua linea abbandonando Sambuco ; punto im portante , ma troppo remoto ed inutile dal momento che

il generalissimo limitar volevasi alla difensiva. Rappresentava Colli che il nemico , gettandosi sui campi della Cianca e di S. Bernardo , non abbastanza muniti, avrebbe separato non solo gli Austro -Sardi dal l'armata di Lombardia , ma minacciata la ritirata ad

Argenteau , il quale aveva il suo quartier generale a Ceva , ma spingeva le sue guardie sino a Garessio , a Callizzano ed a Bardinetto . Ma non voleva udir consi

glio il cocciuto Devins, che ancora aveva nel cuore la stizza del suo piano posposto all'altro : perlocchè Colli dovette limitarsi a raccomandare al generale Montafia che comandava a Spinarda di accorrere subito a S. Ber nardo al primo segnale di attacco : e Devins, modifi cando le sue posizioni, faceva appoggiare Argenteau a sinistra , collocava un battaglione con due cannoni ed uno squadrone di Ulani a S. Giovanni di Murialdo, e due

battaglioni alla Capra-zoppa superiormente a Finale. In quest'epoca , certo prete Schinotti , che sin dal prin cipio della rivoluzione francese erasi spretato ed era sene ito in Francia , presentatosi agli avam posti, diceva avere importanti communicazioni da fare al tenente colonnello Santa-Rosa , il quale secolui abboccatosi dietro


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assenso del generale Colli , veniva a sapere essere il Schinotti incaricato di proposte di pace : spedironsi le proposte a Torino , ma o non fosser gradite, o non

ispirasse l'ex -prete confidenza sufficiente, si ordinò al Santa-Rosa di troncar gli abboccamenti, tentando prima di dire al Schinotti , che se veramente rientrar voleva nel retto cammino (sono parole di Hauteville , per ve

rità non troppo morali) desse ragguagli sulle forze francesi, insomma facesse la spia ; il che non piacque all'ex -prete, il quale preferiva rinunziare alle promesse ricompense anzichè ritornar prete, e la cosa non ebbe ulterior seguito .

Era giunta intanto in linea l'ultima divisione fran

cese condotta da Augereaux, per il che Scherer pensò assalire l’armata de' coalizzati li 15 novembre prima che le nevi rendessero ogni operazione impossibile ; ma esse caddero appunto in quantità si grande nella notte dalli 14 alli 15 sulle vette dell’Apennino, che giudicossi

miglior consiglio soprassedere, eseguendo intanto il di 17 una ricognizione generale delle posizioni nemiche, pendente la quale il brigadiere Charlet distrusse le opere che gli Austriaci avevano innalzato al Campo dei preti , facendone prigioniero il presidio, che ammontava

a 500 uomini ed impossessandosi di tre cannoni e di 400 fucili.

Frattanto Scherer, verificate meglio le posizioni degli Austriaci, e convinto che fosse pericoloso scendere val di Tanaro per opprimere gli Austro-Sardi , lasciandosi sul fianco destro un cosi fiorito esercito qual era quel di Lombardia , decideva invece di dar addentro a questo in prima , e prescriveva intanto a Serrurier di tener a bada Colli col centro e colla sinistra dell'armata d'Italia,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ingiungendogli anche di inquietare le truppe accampate alla Spinarda ed alla Pianetta per impedir loro di cor rere in aiuto di Argenteau , contro il quale operar si dovea il massimo sforzo .

Il di 22 fu destinato per l'attacco : ne ebbe avviso Wallis, a cui Devins, gravemente ammalato di un absesso in bocca secondo taluni, di una fistola all'ano secondo altri, rimesso avea il comando interinale ; ma credette Wallis che si trattasse solo di una nuova ricognizione,

e fidando nella forza dei suoi trincieramenti , e fisso nell'idea che i Francesi fossero per entrare in quartieri d'inverno , ne'quali egli stesso già disponevasi di stabilire le sue truppe, non volle prestar fede ad un serio attacco,

e se ne stette inoperoso raccomandando solo la vigilanza; raccomandazione che ebbe così poco effetto , che quando i Francesi assalirono li 22 alle 6 del mattino, gli uffi ciali austriaci , invece di essere agli avamposti ed ai loro

corpi, stavano allegramente ballando a Finale . Era concertato l'attacco su tre colonne principali, le quali poi eran suddivise a seconda del terreno e delle varie opere da assalire . Augereau , che aveva assunto il comando delle divisioni di estrema destra sommanti a

10,000 uomini , doveva operare verso la marina , fra Loano e monte Carmelo, facendo precipuo sforzo a si nistra per legarsi con Massena , il quale con le divisioni

Charlet e Laharpe era incaricato della parte principale dell'operazione, dovendo con 15,000 sloggiare gli Au stro -Sardi da Roccabarbena e dal Monte-lingo , e por tarsi quindi sul monte Settepani per tagliarli fuori dal pendio meridionale dell'Apennino , isolandoli cosi da Wallis che slava alla marina ; missione delicata, e per

mandar ad effetto la quale era indispensabile agire con


CAPITOLO VI .

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velocità e vigore, ove si ponga mente che tra Argenteau e Wallis esistevano comunicazioni più pronte e più fa cili che tra Augereau e Massena , quantunque a renderle più spedite Scherer avesse ordinato al primo di far sfilare una brigata sul declivio sinistro del monte Car melo , ed a Massena di gettar subito a sua destra per il côlle di San Pantaleone un distaccamento di due o

tre mila uomini, appena impadronito si fosse di monte Settepani. Serrurier poi con 7 mila uomini doveva , come già accennai, simulare un forte attacco contro il campo della Spinarda. Cominciò l'attacco dal mare . Una corvetta e dieci

lancie cannoniere diedersi a tempestare con vivo fuoco il campo eretto dagli Imperiali a Loano, tenendosi anco rate nella rada che da Borghetto tende alla Pietra : ed appena il loro fuoco ebbe gettato qualche scompiglio nel nemico campo, Augereau sboccò dalle linee di Bor ghetto colle truppe formate su tre colonne , e le quali aveva sin allora potuto trattenere a stento , chiedendo esse incessantemente di esser condotte al nemico . Ba

nel gettavasi colla prima sul villaggio di Toirano e sulle tre ridotte dette di Potenzia , del piccolo e del grande Castellaro che ne guernivano i fianchi : rendevasi egli

padrone del villaggio, ma ferito ritraevasi dalla pugna cedendo il comando a Rusca ed a Lannes. Impadroni vasi il primo delle due ridotte minori , mentre Lannes gettavasi con 400 fanti leggieri sul dorso del monte Pietro, accennando di voler circuire i difensori della

terza , che era quella del gran Castellaro, e la quale pre sidiata da Rukavina ed a 1,200 scelti granatieri ungaresi del reggimento Alvintzy faceva eroica difesa ; laonde Vol . I. - 37

PINELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Augereau, che conquistar la voleva ad ogni costo , or dinava ai cacciatori di Sornet di attaccarla di fianco, mentre la brigata Victor aggredita la avrebbe di fronte:

ma fu tentativo vano, che il buon reggimento Alvintzy respinse ogni assalto : il che vedendo Augereau , che so pratutto teneva a legarsi con Massena di cui udiva il cannone, lasciava Dommartin in faccia a Boissano e pre scrivendo a Victor di tener in scacco Rukavina , getta vasi con Rusca e con Lannes all'assalto dei trinciera

menti del monte Pietro, i di cui difensori ripiegavansi sulla ridotta di Gazy , munita di due pezzi da 12, ab

bandonando ai repubblicani quattro batterie che stavano collocate a mezza costa del monte , e che quelli rivolge vano immediatamente sul gran Castellaro ; e vedendo Augereau la gran strage che esse vi facevano fra i di

fensori, volendo guadagnar tempo e risparmiar anche il sangue dei suoi intimava a Rukavina di arrendersi:

ma questi, quantunque soffrisse molto da quei tiri ed avesse veduto la ritirata dei suoi compagni , voleva ot

tenere di potersi andar con loro a congiungere sul monte Carmelo con le artiglierie e le armi , le quali smodate pretese essendo state , come di ragione, da Au gereau reiette, egli offriva allora di abbandonar l'arti glierie : ma anche questa proposta eragli dal duce ne mico rigettata , il quale, stanco ormai di dilazioni ag

giungeva che gli accordava soli 10 minuti per arrendersi, ovvero data avrebbe la scalata passando a fil di spada la guarnigione : al che fieramente rispondeva Rukavina essergli necessario minor tempo per aprirsi una via, ed additava la brigata Victor : crederono i Galli fosse

questa una inutile bravata ; e già stava Augereau per ordinar l'assalto , quando il pro’ Rukavina côlto il destro


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di una carica di cavalleria che, fatta da Wallis eseguire

al basso, generato aveva qualche disordine nei ranghi francesi, formata dei suoi una sola colonna e gettatosi in capo ad essa a baionetta spianata ed a testa china, slanciavasi sulla brigata Victor che, più sbalordita che

spaventata, schiudevale il passo verso Loano . Soffriva egli però una grave perdita , perché riavutisi dal primo stu pore, i soldati francesi aprirono sulla nemica colonna un fuoco cosi micidiale , che il buon reggimento Al vintzy lasciò sul campo 312 soldati e 28 uſficiali. La cavalleria austriaca intanto , profittando del ter reno propizio, aveva essa pure caricata la destra della brigata Victor, respingendola quasi sino al Borghetto ; mentre il generale Ternicy col proprio reggimento un gherese riprendeva Toirano ; ma tribolati di fianco dai cannoni della ridotta del gran Castellazzo in cui erá entrato Rusca , dalla moschetteria di un battaglione di cacciatori che questo, eccellente ufficiale superiore get tato avea in un attiguo bosco di oliveti , assaliti pur

anco di fronte da Dommartin, che era stato colå spe dito con una brigata da Augereau per rimediare a quel contrattempo , non poterono i prodi ungheresi tener

fermo lungo tempo ; ritraevansi pertanto gli Ulani a Loano ed i baltaglioni ungheri alle falde del monte Carmelo ; ma assaliti ivi pure da tre battaglioni grana tieri che avevan seco due obici, essi cedevano e tira vansi più in su sul monte , alloggiandosi nella Certosa di dove rinnovavano la difesa ; senonchè privi essi erano di artiglieria per ripostare agli obici di Dom martin che sfasciavan le mura , laonde Ternicy , lungi dall'imitare Rukavina , tentando di aprirsi il varco su

Loano, davasi prigioniero di guerra con 700 dei suoi.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Questa resa decise Wallis ad evacuare Loano verso le tre pomeridiane ed a stabilirsi sul culmine orientale di monte Carmelo e sopra il monte S. Martino , contrafforte di quello verso levante, ove col riparo di alcuni trin cieramenti e di varii pezzi tratti da Loano , sperava di

potersi mantenere porgendo la mano ad Argenteau per Giustenice.

Questo generale intanto era stato assalito da Mas sena; Laharpe attaccava a sinistra verso il monte Lingo ,

a difesa del quale stavano i due reggimenti imperiali , arciduca Antonio e Caprara ; rinnovava il secondo la codarda condotta tenuta a Giletta , e l'altro ne seguiva l'esempio , dandosi ambidue alla fuga ; rimanevano soli due battaglioni piemontesi , uno di Monferrato, e l'altro della Marina per far testa a Laharpe, i quali da prodi soldati tennero lungamente in scacco il nimico, ma, uc

cisi in gran parte , furono oppressi , non vinti . Charlet frattanto aveva assalito le batterie di Malsa

bocco ove stava la brigata Piemonte, e dopo un'acca nita zuffa, le sue truppe , già respinte due volte, ritor

navano con nuova furia alla scalata, e già facevano piegare i difensori, quando Charlet cadeva a terra mor talmente ferito ; a tal vista sbandavansi i suoi : ma pron tamente accorreva con una scelta riserva lo stesso Mas

sena , che faceva piegare i Piemontesi su Bardinetto, ove Argenteau riusciva a riordinarli dietro i reggimenti Terzy e Liptay . Tenevano ancora gli Austriaci nella posizione di Roc

cabarbena, della quale però, dopo un vivo combatti mento, rendevasi eziandio signore Massena facendovi concorrere ad assalirla le due divisioni Laharpe e Char

let, ed i difensori di essa portavansi a rinforzare Ar


CAPITOLO VI .

581

genteau a Bardinetto, dove questo generale radunato avendo un da tre mila uomini , preparavasi a ricomin ciar la pugna . Del che avvedutosi Massena , staccava subito Cervoni

con tre battaglioni, onde corresse ad impossessarsi di monte Settepani e di Melogno, soli punti per dove sem brava che gli Austriaci operar potessero la loro ritirata, mentre egli con Laharpe proponevasi di attaccarli di fronte .

Argenteau intanto , appoggiate le sue ali ad un vec chio castello a destra ed al villaggio a sinistra , occu pato avea un'ottima posizione in cui parea deciso di far resistenza ; per lo che Massena dubitando di poterlo

sforzare di fronte, e voglioso di risparmiare il sangue dei già troppo affaticati suoi soldati , ritenuta con sé la semplice divisione Charlet, ordinava a Laharpe di mar ciare su Calizzano , sperando cosi di circuire gli Au striaci ; nè andaron deluse le sue previdenze , poichè Argenteau vedendo quella mossa perdette la testa , e colla solita sua dabbenaggine, invece di gettarsi sulla affievolita schiera di Massena , tentando cosi di ricon giungersi per monte Calvo con Wallis , scambiati ap pena pochi tiri coi bersaglieri francesi, affrettossi a guadagnar Calizzano prima del nemico , e valicata la Bormida , andò a collocarsi a Murialdo ; dimodochè se Laharpe fosse giunto a Calizzano prima di lui, egli era accerchiato . Ciò fu causa che Cervoni senza alcuna dif

ficoltà e con pochissime genti si impadronisse dell'im portantissimo punto di Melogno , ove appena giunto

catturava un aiutante di campo latore per parte del generalissimo ad Argenteau dell'ordine di ritirarsi per monte Calvo sopra Finale ..


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Informato Massena da Cervoni che Melogno era in suo potere, distaccava subito 1,500 uomini sotto Jou bert per prender possesso del colle di S. Pantaleone, come eragli stato da Scherer ordinato; dimodochè al l'ora stessa in cui Wallis abbandonava Loano , cioè verso

le tre pomeridiane , i Francesi erano padroni di tutte le alture , eccetto la vetta del monte Carmelo e l'attiguo côlle di S. Martino , ancor fortemente tenuti da Wallis;

ed anche da quel forte sito sloggiato Scherer lo avrebbe, se per tempo conosciuto avesse i felici successi di Mas

sena al centro ; ma levavasi dapprima un violento ura gano , che inviluppando i due eserciti di densa tene bria, li costringeva a desistere dalle offese ; sopragiun geva poscia la notte prima che intieramente dissipata si fosse, laonde Scherer, attesa anche la fatica estrema delle truppe che da dodici ore stavan combattendo fra

quei dirupi e quelle scoscese balze , pensò bene sopras sedere sino al giorno venturo .

Serrurier eziandio avea adempito l'incarico avuto ese guendo attacchi su tutta la sinistra di Colli , il quale non s'aspettava d'essere assalito, perchè dal quartier del generalissimo venivagli accertato che i Francesi at tendevano ad acquartierarsi per l'inverno ; oltre a ciò non avendo ricevuto alcun avviso dell'attacco contro Ar

genteau , egli credette dapprima che si trattasse solo

dello scontro di qualche pattuglia di ricognizione ; e cosi difatti fu per il di 22 . Lo scopo di Scherer essendo di separare i Piemon

tesi dagli Austriaci , egli avea imposto a Serrurier di • fare il maggior sforzo sulla sinistra dei primi , cioè sulle opere da loro erette sulla destra del Tanaro, e che

legavansi col corpo di Argenteau al Sambuco .


CAPITOLO VI .

583

Consistevano queste opere in vari ordini di ridotte , disposte in modo che quelle del secondo ordine soste nessero e raccogliere potessero all'uopo i difensori di quelle del primo : e cosi quelle del terzo fare potessero verso i difensori delle seconde , e cosi di seguito . Sta

vano in prima linea verso il nemico all'estrema sini stra degli alleati le prime difese al cosi detto Pian del Bergo , quindi quelle erette al bricco dell'Apennino, collocato in faccia al bricco del Galé , occupato dai Francesi : seguivano poi le piccole ridotte di Costa-mi nuta , le quali legavano la linea colle altre opere erette sulla sinistra del fiume . Il secondo ordine compren deva all'estrema sinistra la ridotta della Dondella , al

centro il forte campo della Cianca o Cianea, il quale ap poggiandosi al bricco dello Schiavo, fortificato esso pure, si legava a destra , per mezzo della batteria della Col

metta , alla gran ridotta di San Bernardo, che per Pie tradegna ed i Giacobini di Garessio, univasi con questo borgo , sito , come ognuno sa , sul destro margine del Tanaro .

Dietro la Cianca ergevasi la Spagnoletta, o ridotta spagnuola, cosi detta perchè fin dal 1745 gli Spagnuoli avevano ivi costrutta una ridotta , la quale però era stata allora intieramente rifatta a nuovo dai pionieri e dai

granatieri . Seguendo sempre le colline che, dividendo la valle di Bormida da quella di Tanaro , vanno a far capo a Montezemolo, dopo la Spagnola trovavasi il ri

dotto della Spinarda , quindi il campo detto della Sotta, poi la ridotta dei Ressoin o di Giovet, come altri la chia mava , le quali posizioni tutte proteggevano la ritirata

dei Subalpini o sopra Ceva , passando per i ponti for tificati di Terrabianca e di Malpotremo, ovvero sopra


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Acqui dirigendosi sulla ridotta di Rotondo, e sulle opere di San Giovanni di Murialdo, che formavano già la se conda linea dei trincieramenti di Argenteau .

Queste erano le opere esistenti sul destro margine del fiume. Sulla sinistra eravi pure un analogo sistema di fortificazione. In prima linea stava Intrappa aderente al fiume, quindi il bricco Grappiolo , poi quel dei Mula teri , il Bricasso , la ridotta di Montegrosso , quella del Berlino, e le due di Bausset e di Prå Roberto , opposte al côlle dei Termini, fortemente occupato dal nemico , e

le quali legavano Val di Tanaro colle valli di Corsaglia e di Ellero , per i côlli di Mondoleo , di Navonera e di

Frabosa. La seconda linea correva dal ponte di Garessio al picco del Capello , al campo della Rascassa , al côlle del Mindino, alla.certosa del Casotto ed al Trucco delle Alpette, le quali opere tutte avevano per sostegno la

gran ridotta del Mindino , la quale legava le posizioni austro- sarde colle colline di Pamparato, di Ceva e del Mondovi; ma questa estrema parte della linea non fu che debolmente inquietata , concentrato avendo i mag giori suoi sforzi Serrurier sulla sinistra nemica . Erano le truppe collocate sulla sinistra 6,500 uomini in tutto , rette dal marchese Solaro della Chiusa ; quelle sulla de stra, che sommavano a 5,000, obbedivano al conte Mon tafia; il principe di Carignano poi avea il comando su premo di tutti i campi, e teneva il suo quartier generale a Mursecco .

Alli 23 di gran mattino adunque , Serrurier faceva as salire da Miollis e da Lasalcette la sinistra degli alleati :

occupavano la prima linea i cacciatori del conte Salug gia ed il corpo franco di Giulay, i quali non aspettavansi ad essere seriamente attaccati e credevano aver solo a


CAPITOLO VI .

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fare con qualche grossa pattuglia di ricognizione, come

nel di precedente ; ma soprafatti da forze superiori eran costretti a ripiegarsi su San Bernardo e sulla Cianca . Padroni i Francesi di Costa-minuta e di Pian del Bergo,

gettavansi in maggior forza sulla destra , sotto Miollis, verso la Dondella , mentre una brigata sotto Lasalcette portavasi ad assalire San Bernardo .

Era questa forte ridotta munita di largo e profondo fosso, e presidiata inoltre dal marchese Colli, promosso colonnello nell'ultimo dicembre , e che aveva seco 379

suoi cacciatori , la compagnia cacciatori Oneglia, forte di 42 uomini , 73 pionieri ed un ufficiale e 10 artiglieri con due pezzi da quattro. Mossero con gran ardore i Francesi alla scalata , ma arrestati alla controscarpa del largo fosso , erano ivi esposti ad un fuoco micidiale ; piegavano pertanto , ma rampognati da Lasalcette, ritornavano più animosi , sin chè la mitraglia e la moschetteria dei Sardi nuovamente volgevali in fuga. Gli ufficiali francesi allora vedendo la loro destra trionfatrice sotto Miollis, e volendo ad ogni

costo conquistare San Bernardo, formato di loro stessi e di pochi granatieri un solo pelottone, armati di quelle carabine che abusivamente portavano, e che perciò de nominate venivano de fantaisie , tentavano con eroico valore un ultimo sforzo : ma decimati dal fuoco dei no

stri, quasi tutti feriti, circondati alle spalle da una cen turia uscita dalla ridotta di Costa-minuta , già stata ri presa , furono costretti ad arrendersi, in numero di 37

e di 29 soldati , al colonnello Colli , che pregavali uma

namente a salvar le proprie vite arrendendosi . . Più fortunato era Miollis, poichè assalito avendo egli

la Dondella , presidiata da sessanta cacciatori Stettler e


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

da 107 di quelli di Acqui , in breve se né insignoriva ;

ed avendo il reggimento Belgiojoso, che Montafia aveva attelato a battaglia fra la Dondella e la Cianca, imme more della bella difesa fatta all'Authion , vôlte vergo

gnosamente le spalle , erano i Francesi in procinto di spuntare la linea dei Regii per l'estrema sinistra ; ma fortunatamente stavano alla Cianca due prodi savoiardi, Dichat , colonnello , comandante l'ottavo e nono batta

glione granatieri, e Varax del quarto e del quinto, i quali vedendo il nemico avviarsi verso la Spagnola , esegui vano in buon punto un cambiamento di fronte indietro sull'estrema loro destra , che fortemente appoggiavano al campo della Cianca , al bricco dello Schiavo, ed alla batteria della Colmetta , presentando cosi un nuovo fronte al nemico .

E si andò veramente debitori in quel giorno a questi valorosi granatieri del successo , i quali potentemente aiutati dal tenente Rainaldi, intelligente artigliere, già decorato pel fatto di Milleforche, e che comandava le batterie , valsero a trattenere in quel primo momento il nemico , dal quale però sarebbero alfin stati sopra fatti, perchè ucciso Rainaldi , le batterie già minaceia vano di cadere in man dei Francesi ; ma sopraggiungeva in buon punto dalla Spinarda colle riserve, composte del primo battaglione granatieri , del reggimento Stettler

e di quello di Acqui, il principe di Carignano, il quale dato dentro con grand'impeto , rincacciava addietro Miol lis : e poco mancò che questi , a suo turno, rimanesse

spuntato, perchè l'undecimo battaglione granatieri, com posto tutto di Svizzeri , opportunamente diretto da Mon tafia sulla Dondella , ricuperava , dopo feroce pugna , quel posto ; laonde Miollis dovette velocemente tirarsi


CAPITOLO VI .

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addietro crudelmente straziato dai cannoni di Boyl (1 ), giovane diciasettenne, uscito in allora dalla scuola dei cadetti dell'artiglieria , e che udita la morte del Rainaldi , prontamente accorso , infondeva nuovo ardire agli arti

glieri, cagionando colla mitraglia gravi danni al nemico, resi maggiori dal fuoco dei cacciatori Saluggia , che rior dinatisi dietro i granatieri lo inseguirono nella ritirata .

Tal fine ebbero gli attacchi dei nemici sulla destra del fiume, mentre sulla sinistra Pelletier ottenuto avea

qualche successo , perchè sloggiati i nostri da Intrappa

e dal Capello, marciato avea sul Mindino, presidiato dal reggimento Mondovi, il quale non fece in quel giorno troppa buona prova , dimodochè senza la legione leg

giera che fece testa, la linea sarda, quantunque più de bolmente assalita a destra , sarebbe ivi stata sfondata .

Tuttavia la legione leggiera era troppo debole per chiu dere il passo ai Francesi , i quali riusciti sarebbero nel loro intento se non fossero stati frenati dalla ridotta del Mindino , ove stavano 900 uomini dei veterani tedeschi

e del reggimento Tortona a presidio con due pezzi, e più ancora dalla vista di 1,000 cavalli austro-sardi, squa dronati verso Mursecco , in un piccolo altipiano, ivi for mato dallo sbocco di Val di Casotto in quella di Tanaro, e che leggiermente inclinato ad ostro riusciva meravi

gliosamente acconcio all'azione di quell'arma: dimodo che Pelletier non credette doversi avventurare al di là

del côlle . Sopraggiunta intanto la notte poneva fine al combattimento del giorno 23, nel quale i Subalpini gri darono vittoria , perchè difatti i Francesi furono sul punto principale respinti , ed essi conservarono invece ( 1) Padre dell'attual generale.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

le loro posizioni ; sebbene Jomini, ordinariamente im

parziale, asseverò che non era nel pensiero di Serrurier di spinger maggiormente le cose, e che egli avea rag giunto lo scopo che si era prefisso ; sarà cosi : má sic come , a detta dello stesso Jomini poche pagine dopo, Scherer all'indomani mandava 1,500 uomini di rinforzo

a Serrurier per attaccare vigorosamente i Piemontesi, egli è da credere che questo generale avrebbe bene ope

rato , se , potendolo, avesse rincacciato gli Austro -Sardi quel giorno stesso al di là del Tanaro, frapponendo quel fiume fra essi e gli Austriaci . Ed io credo che fosse stata intenzione bensi di Scherer di non impegnare un serio conflitto alla sua sinistra li 22, ma non più cosi li 23,

quando era già padrone di Roccabarbena e di Settepani. Ad ogni modo, qualunque sia stata l'intenzione dei ge nerali francesi, essa per nulla diminuisce il merito dei

Subalpini , i quali seppero valorosamente respingere gli assalti di truppe superiori in numero . Mancò poco che in tal giorno alcune centinaia di Croati

rinnovassero gli orrori da loro commessi in giugno alla cappella di San Giacomo ; perchè scoperto da loro un piccolo oratorio ove ridotti si erano alcuni Francesi, essi

volevano appiccarvi le fiamme, quando accorse il prode Allaria della brigata Guardie, il quale riusci a far loro comprendere esser più da prodi soldati abbattere la porta e catturarli , come difatti avvenne ; ma ci volle tutta la costanza di quel generoso per impedir ai Croati

di massacrare i prigionieri : per la qual valorosa e ma gnanima azione egli era decorato ; lieve premio, a parer

mio, per un'azione a doppio titolo ammirabile. Wallis intanto aveva occupato tutto il di 23 le posi zioni di San Martino e di Giustenice, ponendo a pro

1


CAPITOLO VI .

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fitto la notte per far evacuare i magazzeni di Loano e di Finale, per lo stradale della Bocchetta ; ma vedendo ingrossare le genti di Massena e di Scherer al monte

Calvo ed alle falde del côlle San Pantaleone, disperando

di ricongiungersi con Argenteau e con Colli , nella fidu cia che il primo avrebbe eseguita la sua ritirata per monte San Giacomo, aveva abbandonato il monte di

San Martino e ridotto le sue truppe alla Gorra, a Ver cezzi ed a Finale, col fronte coperto dal torrente detto

di Borgio, che mette in mare alla Pietra, occupando gli sbocchi che per la Madonna della Neve , per Feligno e per Vezzi , portano al monte Roccaro ed al monte San Giacomo . In tal posizione pareva deciso a riaccettar la

battaglia, per dar tempo ad Argenteau di venirlo a rag giungere ; ma egli pericolava di essere attorniato per il monte Settepani al monte San Giacomo , ed al monte Alto, e di vedersi ridotto ad avere per sola linea di ri tirata la strada della marina, già sin d'allora detta della Cornice, e soggetta ai fuochi della flottiglia francese di Martin ; il che certamente accaduto gli sarebbe se Sche rer avesse potuto operare colla voluta celerità ; ma la estensione della costui linea faceva si che, a malgrado

dei convenuti segnali, egli non potè essere informato a tempo del pieno successo di Massena , il quale però colla solita sua preveggenza , avea spedito alcuni battaglioni sotto Joubert a San Giacomo per chiudere quel passo, del che avuta voce Wallis, dava l'ordine di cominciare

la ritirata alle otto di sera , e per meglio ingannare i nemici faceva accendere gran fuochi su tutta la linea dei bivacchi.

Operossi il movimento retrogrado senza gravi perdite mercè la pioggia e l'oscurità della notte che vietarono


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ai Francesi l'inseguimento, che diversamente la brigata Pittony almeno sarebbe caduta nelle loro mani , giacchè smarritasi la via dall'ufficiale di stato -maggiore incari cato di guidarla , questa brigata , dopo aver vagato tutta la notte attorno al monte San Pantaleone , venne a dar

del capo alla marina, per dove sfilavano le altre truppe ; del che addatosi l'ufficiale guidatore , la faceva tornar addietro , ma nuovamente sbagliando , la ingolfava nel

letto di un pietroso torrente , pel quale innoltrandosi nelle gole di San Giacomo , era accolta dal fuoco delle

prime scolte di Joubert : ritornava allora precipitosa mente addietro Pittony , e ragunava un consiglio di guerra , nel quale, malgrado l'avviso del colonnello Stu ckenfeld e di alcuni altri, di farsi strada colla baionetla , ed il quale offriva di ciò tentare coll'avanguardia di cui

avea il comando , veniva deciso di prender posizione sopra un vicino poggio e di aspettar ivi col giorno gli ordini di Wallis . E fu ventura per Pittony che Joubert, troppo debole e troppo distante da Massena , non cre

dette doverlo assalire, e limitossi a prendere posizione nelle gole per contrastargli il passo . Dopo alcune ore però , vedendo il generale francese che i Tedeschi non si muovevano, cominciò ad inquie

tarli coi bersaglieri, ma la fitta pioggia che cadeva lo fece desistere. Giungeva alfine l'ordine di Wallis di ri tirarsi su Finale ; per il che Pitlony , preso seco un bat

taglione di scorta , sen partiva tutto giulivo d'essersi salvato , confidando a Stuckenfeld la cura di operare la ritirata col rimanente, seguendolo a due ore di distanza ; tardanza che riusci fatale.

Spuntata intanto l'aurora del di 24, Augereau , dietro gli ordini di Scherer, rinnovava a destra gli assalti , fa


CAPITOLO VI .

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cendo avanzare Lannes per la marina, spalleggiato dalla flottiglia, e spingendosi ei stesso per la via del monte , cacciando dinanzi a sè i pochi croati ivi disposti in ti ragliatori da Wallis . Nel tempo stesso Massena , scendendo dal monte Me logno verso Finale , veniva ad urtare nella colonna di Stuckenfeld , la quale , inquietata al destro fianco dai scorridori di Augereau , abbandonavasi in un attimo al

più gran terrore : le squadre di testa , fatta volta faccia , urtavano con tal furia le seguenti , che parecchie cen tinaia di soldati precipitarono negli abissi che costeg giano il monte ; quelli che poterono, sbrancatisi, fuggi rono giù pei dirupi, dimodochè i Francesi , senza quasi neppur trar di schioppo , trovaronsi in pochi istanti padroni di 48 cannoni e di 100 cassoni , loro abban donati dai fuggiaschi ; dal che convien conchiudere che colla brigata Pitlony marciasse il grosso parco d'arti glieria.

Wallis intanto, scorgendo Cervoni ed Augereau mar

ciare per vie diverse su Finale , fatti gettare in mare i grani che ivi ancor esistevano , ed abbandonati alcuni cannoni di grosso calibro, ritiravasi colle sue genti so pra Savona, dimodochè Massena entrava in Finale senza resistenza , ed all'indomani 25, d'accordo con Augereau

che era entrato a Noli , inseguiva il nemico su Vado e Savona, prendendo posizione a Segno , mentre Augereau collocavasi a Santo Stefano; perlocchè Wallis , distrutti nella notte del 25 al 26 i magazzeni a Savona esistenti,

la abbandonava al far del giorno per ritirarsi sul Monte Giunto e sulla riva sinistra del Litimbro , di dove con

tinuando la sua marcia retrograda nei giorni 27 e 28 ri

ducevasi il di 29 in Acqui . Scriveva di là li 30 al re aver


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

egli , per la malattia di Devins , riassunto il comando

temporario e dissuggellate le lettere al generalissimo dirette ; e pregando il re a far porre in istato di di fesa Ceva , Tortona ed Alessandria , soggiungeva esser ancora ignaro della sorte di Argenteau , saper solo che si trovava a San Giovanni di Murialdo con pochissima truppa.

Ed egli andò debitore al pessimo tempo ed alla pro strazione di forze dei repubblicani , se fu solo inquie

tato nel primo giorno di questa sua ritirata , perchè queste furono le ragioni che mossero Scherer ad arre starsi a Savona e ad Albissola contro l'avviso di Mas

sena , di Laharpe e di Augereau, che non volevano dar tregua al nemico .

Mentre durava frattanto la battaglia , in Genova tutto era confusione e spavento : dicevasi dapprima che gli

Austriaci erano vincitori, ed accreditavano grandemente tal voce dodici ulani, che spronando a gran carriera i destrieri , tentavano nella mattina del di 24 di pene trare in città, non so per qual disegno ; irritava grande mente questo fatto il popolo Genovese, da tempo antico avverso ai Tedeschi ; onde, sollevati i ponti , correva la plebe alle armi . Ma giungeva ben tosto apportatore di

funeste notizie un convoglio di 600 feriti proveniente da Loano , sulle galeotte napoletane e sarde , che ave vano dovuto porsi in salvo per non essere catturate dai

Francesi , e due delle quali erano mandate dal tempe stoso mare a naufragar sugli scogli che cingono la bocca del porto . Era con esse il cavaliere Mattone di Benevello,

ufficiale della sarda marineria , che volava immediata mente a Torino a recar la funesta notizia . Le galeotte napoletane salpavano poi per Livorno, scortate dal va


CAPITOLO VI .

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scello inglese l’Agamennone e da un brigantino sardo comandato dal cavaliere Demay (1) . Poche ore dopo, cioè al cader della notte dėl di 24, passava per San Pier d'Arena il decrepito Devins, che , gravemente ammalato , erasi fatto asportare in portan tina dalla Pietra, per non cadere nelle mani dei Fran cesi, e che colle malguadagnate dovizie, beffato e scor nato, facevasi condurre a Voghera , accompagnato dalle maledizioni dei Genovesi ; pena ben degna della turpe sua avarizia che lo aveva spinto a macchiare una ca nizie onorata da lunghi e non spregevoli militari ser vizi , colla taccia di predone. E per non più ragionare

di esso, aggiungerò che nel prossimo dicembre, mentre egli era in via per Vienna , riceveva l'ordine imperiale che vietavagli l'ingresso in quella capitale , e contempo raneamente lo privava di tutti gli impieghi e di tutti gli onori . Dietro lui fuggiva l'altro predone, il Bimenfeld , provveditore dei viveri, ladrone del paro, ma meno igno bile del Devins , perchè almeno faceva un mestiere in cui la rapacità è generale. Queste fazioni, che durarono quattro giorni, costarono all'esercito austriaco 3,500 uomini fra morti e grave

mente feriti, i prigionieri furono 4,000, compresi in essi un generale, due colonnelli e 200 ufficiali; esso perdė inoltre 65 bocche da fuoco, 100 e più cassoni e 5,200

fucili. Di più, nel porto di Savona si rinvennero molti (1) Era questo Demay un arditissimo uomo e grandemente ac cetto a Devins , che dopo ripetute istanze aveva ottenuto dal re di averlo presso di sè col suo legno : giova però credere pel

suo onore che egli non avesse parte nelle brutte spedizioni dal vorace vegliardo ordinate. Vol I.

38

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

bastimenti carichi di grano, che non avevano osato, a causa del cattivo tempo, di avventurarsi in mare .

I Francesi perdettero 523 uomini , fra i quali il ge nerale Charlet, ne ebbero 1,200 feriti, compresi in essi i generali Banel e Saint-Hilaire. A sinistra , intanto , Serrurier aveva rinnovato i suoi

assalti contro Colli. Poichè già dissi che appena Scherer si seppe padrone dei monti, gli spedi 5,000 uomini sotto

Joubert , e facendoli seguire poco dopo da altri 3,000, guidati da Mesnard , gli commetteva di rincacciare i Sardi nelle valli di Corsaglia e di Ellero per segregarli affatto dai loro alleati . Aveva già Serrurier attacoato li 24 e li 25 , ma senza successo , perchè Colli coi suoi cacciatori, Dichat coi granatieri , e Solaro e Montafia colle altre truppe , avevano in ogni luogo fatto buon

viso, animati dalla presenza del principe di Carignano, che in grand'uniforme aggiravasi sempre nel più forte della mischia ; essendosi recato anche sul luogo lo stesso generale Colli , il quale si tenne a Garessio e ad In trappa. Ma li 26 l'arrivo di Joubert e di Mesnard ad

doppiarono le forze di Serrurier, il quale allora investi

talmente la fronte tutta degli avamposti sardi , che questi , dopo vigorosa resistenza , dovettero ripiegarsi

sui campi maggiori ove stavano le grosse squadre. Intendendo , come già dissi , i francesi condottieri, di

separare l'armata piemontese dalla austriaca , diressero tutti li loro sforzi sulla sinistra delle truppe del barone

Colli, tendendo a penetrare fra Bardinetto e Calizzano ed il monte Spinarda . Giunti adunque in faccia al nemico campo , forma vano essi quattro colonne. Guillaumes marciò sulla strada propriamente detta della Cianca , Joubert rasentava il


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fianco destro del poggio su cui sorge Bardinetto , Mes nard cercò ferire il fianco sinistro penetrando fra la

Spinarda e la Sotta ; il generale del genio poi, Clausade, il quale aveva appositamente fatto un lungo studio del terreno con una colonna di 1,500 uomini , guidati dal

brigadiere Venoux , proponevasi di riuscire alle spalle dei Sardi intercettando loro ogni via di ritirata per Val di Vedria .

Nel tempo stesso Serrurier faceva da Miollis e da La valette simulare poderosi attacchi sulla sinistra sponda del Tanaro per impedire a Colli di rinforzare per Ga

ressio il generale Montafia, il quale con soli 4,500 uo mini trovossi costretto cosi a far testa sulla destra del

fiume agli 8,000 di Joubert e di Mesnard ; ma siccome erano tutta gente fiorita, granatieri o cacciatori in gran

parte, ed inoltre occupavano le forti posizioni di Cå . San Bernardo, della Cianca e della Dondella , non sarebbe riuscito facile a Joubert di sloggiarli ; ma Clausade coi 1,500 uomini di Venoux accennava di collocarsi alle

spalle della ridotta Spagnuola , la quale copriva la linea

di ritirata dei Regii su Ceva, per Bagnasco ; il che no tando il principe di Carignano , collocati alcuni batta

glioni cacciatori nel piccolo altipiano formato dallo sbocco della valletta di San Bernardo in quella di Ta naro , ed ordinato a Dichat di fortemente tenere alla

Spagnuola , raccoglieva dietro questa linea le residue sue genti nella ridotta della Spinarda. Tentavano adunque quei pochi battaglioni di tratte nere Guillaumes e Joubert, spalleggiati dai tiri delle ar

tiglierie della ridotta della Sotta ; ma impavidi avanza vano i granatieri di Joubert , e Dichat vedendosi in procinto di essere spuntato da Mesnard e da Clausade ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

evacuava la ridotta e ripiegavasi sopra Montafia . Cosi aveva fine il combattimento delli 26 ; e nella notte i

Regii valicavano con gran stento il côlle della Spi narda, giả coperto di neve . All'indomani rinnovava il nemico gli assalti ; ma Carignano faceva pure ga gliarda difesa prima a Malpotremo , quindi ai Ronchini, ove collocando i fanti leggieri ed i dragoni in prima

linea, e tenendosi egli coi granatieri, cogli Svizzeri di Stettler e col reggimento d'Acqui in seconda, faceva cosi bella resistenza da indurre il nemico , dopo un primo assalto dato alla prima linea , a desistere, riducendosi

nelle conquistate posizioni . E meritarono sopratutto lode in tal fatto i cacciatori dei colonnelli Colli e Saluggia , e più di tutti 250 cac ciatori Guardie , i quali per ben tre ore tennero testa ad una colonna di 800 Francesi (1 ) . Sulla sinistra del fiume frattanto eransi pur fiera (1) Il cavaliere Patono lasciò scritto che il marchese Colli ebbe in tal fatto una coscia trapassata da una palla ; da degnissima persona stretta in parentela col generale mi viene accertato che

ciò avvenne invece sull'Ellero nel 1796 ; è però indubitato che dopo il fatto di S. Michele, che ebbe luogo li 21 aprile , egli co mandava il dì 26 i suoi cacciatori a Fossano , ove faceva testa a

Serrurier. E due circostanze mi indurrebbero a credere giusta la relazione del Patono : la prima si è che egli prese il suo con gedo fin dal 1795 ed andossene a Berlino , dove non poteva che difficilmente sapere i dettagli dei combattimenti del 1796 in Pie monte : e la seconda si è che esiste al ministero di guerra la let

tera con cui S. M. conferisce la medaglia d'argento ad un certo

Nisio , granatiere di Monferrato, per aver salvato il dì 25 la vita - Ad ogni modo , ferito o no, sta che a quel colonnello si dovette in gran parte il successo di

al marchese Colli al S. Bernardo . quel giorno.


CAPITOLO VI .

597

mente menate le mani; né Serrurier pervenuto sarebbe

co' suoi 7,000 a sloggiare Colli che ne avea 5,500 for temente locati ; ma questo generale versava nella mas sima incertezza ; privo da due giorni di notizie di Wal

lis e.di Argenteau , dubbioso se essi operato avessero la loro ritirata per Acqui o per la Bocchetta, vedendo ormai aperta la via del Piemonte all'invasore, pensava evacuare Garessio retrocedendo fino a Ceva, dove da lungo tempo fatto avea preparare un forte campo trin cierato .

Non volendo egli però ritrarsi in sembianza di vinto, nè disordinatamente , formata una retroguardia del 7° battaglione granatieri e due compagnie del corpo franco di Giulay , e datone il comando al maggiore Bongioanni di Castelborgo ( lo stesso che fu poi gover natore di Genova e mori nel 1834, e padre dell'attual

generale di cavalleria , valoroso soldato anch'egli nella guerra dell'indipendenza) , prode ed intelligente guer riero, gli commetteva di tener in freno il nemico fin chè egli avesse attelate le sue genti a battaglia nel forte sito di Priola .

Collocavasi Castelborgo a Pietradegna, e quantunque le sue truppe sommassero appena a 550 uomini, pur respingeva due assalti datigli da Miollis con ben 3,000

Francesi ; mandavagli frattanto Colli , che temeva ve derlo circondato, l'ordine di ripiegarsi su Priola ; ma Bongioanni, che ben sapeva calcolare i proprii mezzi di difesa , volle ancora a mo' di saluto fare un'ultima ca

rica co' suoi granatieri sulla testa della francese co

lonna , e ributtatala cinquecento passi addietro, paca tamente poi e non disturbato, raggiungeva il suo ge nerale. Il quale avea frattanto disposte le truppe a


598

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

scaglioni, collocando alcuni battaglioni delle Guardie della Marina e di Monferrato a Priola , sostenuti da al

cuni squadroni , uno di dragoni di Stabbs ed un altro

di Ulani , formanti in tutto 400 cavalli, i quali avreb bero potuto trattenere il nemico caricandolo nella valle

di Tanaro , la quale angusta e stretta da Ceva fin li , ivi alquanto si dilata , formando fra Priola e Pievetta uno spalto lievemente inclinato .

Non deve tacersi poi che mentre la cavalleria sarda e gli Ulani agognavano di avere al fine un'occasione di

combattere, li dragoni od ussari, come altri vogliono, di Stabbs , specie di veterani a cavallo, appena videro apparir i Francesi , non solo la diedero a fuggire a bri glia sciolta, ma recarono eziandio il disordine fra i no stri, calpestando coi cavalli alcuni fanti delle riserve collocate a Priola .

Prolungossi tuttavia con successo vario ancor per due ore il combattimento fra 3,000 Piemontesi e 5,000 Fran

cesi su quei campi, sinchè la sopraggiunta notte pose fine alla pugna. Posaronsi i Francesi nelle ben contra state posizioni , e Colli andossene ad occupare le colline di Battifollo , di Monbasilio e di Montezemolo . Costa

rono queste giornate ai Subalpini 500 morti e 600 pri

gionieri, dei quali la più gran parte mori poi per ferite; ed annoverossi fra i primi il capitano Donaudi, distinto ufficiale del reggimento Marina . Perderono i Francesi oltre a 600 uomini ; ond'è che su questo punto la loro perdita fu maggiore di quella da lor sostenuta contro gli Austriaci.

Nel fatto di Pietradegna era decorato pel dimostrato valore il prode Accomanno, lo stesso che aveva fatto cosi nobil prova di disinteresse a Tolone, dimostrando che probità e valore erano in lui in egual grado.


CAPITOLO VI,

599

A questi varii combattimenti accaduti dal 22 alli 28, diede la storia il nome di battaglia di Loano; ma come ben si vede, essi si estesero su tutta la linea , occupando un'estensione non minore di 7 miriametri. Si combatté

con intelligenza e valore per parte dei Francesi ; con valore, ma senza ordini precisi, dai Sardi ; male al cen tro da Argenteau , e poco virilmente a sinistra da Wallis .

Questa vittoria diede tutta la Liguria in mano dei

Francesi, i quali se non se n'impadronirono assoluta

mente, colle rapine e cogli stupri commessi nelle città e nei villaggi macchiarono però la gloria guerriera che

s'erano acquistata , dimostrando ai Liguri che se fer reo era il giogo austriaco, non certamente di rose era quel dei Francesi . La battaglia di Loano fu l'ultima

operazione della campagna del 1795 ; le nevi cadute in abbondanza ne' giorni successivi trassero ambo gli eser citi nelle stanze invernali . La divisione Laharpe occupó

Savona e le vicinanze ; Augereau custodi gli sbocchi delle valli delle due Bormide; Serrurier quelli di val di Tanaro e di val di Corsaglia . Meynier , che aveva rim piazzato Charlet, collocossi colla seconda divisione a

Melogno ed a S. Giacomo, formando l'avanguardia. Macquard occupò sempre il côlle di Tenda, e Garnier formò l'estrema sinistra.

I Piemontesi, coronando coll'avanguardia le alture di

Montezemolo e luoghi circostanti , posero le fanterie nel campo di Ceva , ed i cavalli nei dintorni di Savi

gliano ; gli Austriaci poi, spiegando sempre più le egoiste lor mire, lasciata una debole divisione tra Acqui, Ales sandria e Tortona, ripassarono il Po colle maggiori forze, collocandosi fra Pavia e Cremona .


600

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Tuttavia al momento in cui si accingevano le truppe

ad entrare nei quartieri, Wallis, comandante interinale, riceveva avviso dal ministro Cravanzana a nome del re,

che i nemici si preparavano ad assalire verso Millesimo fra le due Bormide, e che pareva opportuno sospendere a prendere i quartieri invernali, aggiungendo che era intenzione di Thugut, che aveva ciò detto al sardo in viato a Vienna Castellalfero, che Wallis difendesse vali

damente il Piemonte ; ma questi che aveva le sue istru zioni segrete, e che sapeva qual doppio giuoco giuocava Thugut, non diede alcuna attenzione a tal preghiera, ed andossene a svernar in Lombardia ; vera prova della buona fede austriaca !

Le precoci nevi di quest'anno avean ancor prima della battaglia di Loano posto fine alle ostilità nelle altre parti della frontiera, ove non erano succedute che

insignificanti avvisaglie ; delle quali la sola che meriti di essere ricordata , e che ebbe luogo sugli Apennini e

non súll’Alpi, fu quella condotta a termine dal tenente

colonnello dei granatieri reali , conte Santa Rosa , ill quale partitosi li 31 dicembre da Viola , portossi con 500 uomini divisi su tre colonne a circuire 200 Fran

cesi che si erano trincierati alla cosi detta costa di

Priola o di Nano. La prima colonna composta dei gra natieri del Chiablese, e comandata dal capitano Peillon, avviossi sulla destra , la seconda di 190 cacciatori niz zardi, condotti da Cauvin e da 100 granatieri reali co mandati dal capitano-tenente Milon , collocossi sulla stanca, mentre la terza , formata dei granatieri dei reg

gimenti di Savoia e di Torino e comandata dal tenente Charbonneau , investi il posto francese di fronte . For mava esso tre ordini di palizzate , che non valsero


CAPITOLO VI .

601

però a trattenere Charbonneau, il quale dicendo di vo

ler preparare un gradito mazzo di fiori per il buon capo d'anno al generale Colli , impavido gettossi con

tanta furia nella prima trinciera , che ben tosto impa dronissene, e rincalzando gli sbigottiti nemici, seco loro

penetrava nel secondo e quindi nel terzo trincieramento, catturando coll'aiuto di Peillon 75 dei loro, ed ucciden done 17. Dei nostri non rimasero morti che 4 ed 11 fe

riti , meritandosi la decorazione il sergente Maréchal ,

già noto al fatto del côlle di Termini , il quale, quan tunque ferito in una coscia , entrò il primo nel terzo trincieramento .

Ponevano termine cosi i soldati piemontesi con una ardita impresa all'anno 1795 , dimostrando fino alle ultime ore di esso , che se fosse stato nei duci senno

eguale al valor dei soldati, e se sopratutto essi avessero imposto. silenzio alle biasimevoli e ridicole loro gare ,

quest'anno stesso, invece di esser foriero di quello an cor più infausto del 1796, avrebbe potuto trapassare ai posteri bello per italiane vittorie. Prima di chiudere la narrazione degli avvenimenti

occorsi nel malaugurato anno 1795 per il Piemonte , dirò degli imbarazzi che crearono alla dinastia le nuove turbolenze di Sardegna. Succintamente però , e con brevi parole li dirò , perchè io son narratore di guerresche imprese, e non di sommosse e di assassinii.

Vidimo che a vece del Balbiano era stato spedito il

Vivalda . Costui , colla sua colpevole debolezza , diede continuo aumento all'ardire di quei malcontenti isolani, che mal tollerayano La Planargia loro concittadino, che volea tenerli a freno.

Dopo lunghi dissidii , dopo varie turbolenze, levatisi


602

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE - CAP . VI .

essi a rumore li 6 luglio, portavansi ai più orrendi ec

cessi contro chi non era cosi dappoco da cedere alle loro pretese. Furono assassinati Pitzolo, intendente, lo stesso che avea difeso Cagliari dai Francesi nel 93, e

Meloni capitano di milizia. Portavasi quindi la furibonda

plebe all'abitazione di La Planargia, generale d'armi, e conducevalo prigione, ove languiva, per codardia di Vi

valda , sino al dì 22, nel quale resi dall'impunità baldi i più facinorosi, colå recatisi , barbaramente lo tru cidavano .

Furon causa di questi delitti le ambiziose voglie di

un tale Angioi, che sotto il manto di repubblicanismo, velava l'efferato suo animo, desioso di salire in patria al supremo potere; chi è voglioso di maggiori dettagli e di maggiori orrori, legga Manno ; a me basta accen nare che mentre il trono sabaudo tentennava in terra

ferma, era pur sprezzata l'autorità regia nell'isola , ed in ogni parte della Sardegna pullulavano discordie e progetti rivoluzionarii, che non ebbero pienamente fine che col bando dei capi e coll'arrivo colå della esulante

regia famiglia. Ma quantunque gli autori di quei tor bidi e dei misfatti, che ne furono la conseguenza, sian già stati stigmatizzati da più eloquente penna , io non ristarommi dal ripetere che fu vile Vivalda , scellerati assassini il Sulis , l'Angioi , il Dais , il Broso, il Delo renzo ed il Frassetto, uccisori di Pitzolo , di Meloni e

del La Planargia , che gloriosamente perirono com piendo il loro dovere.


CAPITOLO VII. 1796 .

SOMMAR10 .

Avversione del re per la pace Suo proclama all'esercito Stato di questo Beaulieu generalissimo - Forza dell'eser cito degli alleati e di quello di Francia- -Buonaparte in Italia Attacco di Beaulieu su Voltri — Fazioni di Monte -legino, di Cos seria e del Dego Buonaparte si rivolge sui Piemontesi Combattimenti della Pedagiera , di S. Michele e del Bricchetto -

Terrore a Torino sta guerra.

Armistizio di Cherasco

Riflessi su que

Ma spuntava ormai per l'itala terra l'anno che ricon dur dovea sul suo suolo l'uomo fatale, che sollevando

dapprima il pensiero de' suoi figli a strani desiri , a

sogni di possanza e di gloria, dovea ripiombarli poi in più abbietto e duro servaggio, e condurli al macello in lontani lidi sotto straniero vessillo , e per causa stra niera .

Primo alle busse ed ai danni stava tuttora il Pie

monte. Coi pericoli della guerra cresceva pure il desi derio di pace, ed il partito fautore di essa ingrossavasi

di tutti coloro che perdute aveano le nudrite illusioni, e del numero più grande di coloro che avversissimi alla francese repubblica, dal timore però traevano sensi di

moderazione. Citavano i partigiani della pace le parole stesse del re inglese, il quale, in pien parlamento, avea


604

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

detto che finalmente sedeva in Francia un governo col

quale era lecito di trattare. Adducevano poi l'esempio di Spagna e di Prussia, rappresentando ancora Austria mal sicura alleata , e forse più pericolosa della stessa

Francia . Oltre al principe ereditario ed all'arcivescovo, i quali già da lungo tempo inclinavano per la pace , annoverava questo partito due nuovi fautori, il mini stro della guerra ed il sopraintendente delle finanze: i quali, per le speciali cariche loro , eran più di tutti in

posizione di vedere quanto disastrosa fosse la guerra e quanto difficile il continuarla : vuota era la cassa , ed al spaventoso deficit di 120 milioni non era modo a

supplire : distrutti poi i reggimenti , composti ormai dei soli quadri ; esausti gli arsenali ed i magazzeni . Pur persisteva il vecchio re nel proposito di guerreg giare gli odiati Francesi , respingendo le offerte indi rette dei rettori di Francia , i quali lasciavan anche spe rare di dare alla Sardegna , in contraccambio della Savoia e della contea Nizzarda, definitivamente annesse

alla repubblica, la fertile. Lombardia .

E che fossero sinceri questi desiderii di pace per parte del governo francese, lo fanno credere i buoni trattamenti usati verso i prigionieri piemontesi, i quali, di qualunque grado essi si fossero, venivano rimandati

sulla semplice parola di non più militare contro Fran cia, ed ancor più le raccomandazioni di Carnot a Scherer di tener gli Austriaci lontani dalla fortezza di Alessan dria , in cui desiderava egli che stanziasse un presidio

piemontese , nella lusinga che fra breve quell'esercito da nemico convertir si potesse in alleato. Queste offerte, che erano le stesse già fatte dalla me diatrice Spagna nel decorso anno , parvero scuotere


CAPITOLO VII .

605

un istante l'animo regio e farlo piegare a pacifiche vi ste, a ciò spinto anche dai torbidi dell'isola di Sardegna, e dalle smodate pretese dei cesarei condottieri ; ma a riconfermarlo nell'antico proposito fecero ogni sforzo,

non solo i ministri austriaci ed inglesi , e l'Hauteville sempre avverso ai Francesi , ma ancor più il duca di Aosta e l'altiera di lui consorte Maria Teresa , arcidu

chessa d'Austria , che acquistato avea grande impero sull'animo del re , e che tacciandolo di debolezza, ben tosto lo faceva risolvere a proseguir la guerra . Le francesi dottrine intanto acquistavano nuovi pro

seliti, ed in tutte le maggiori città del regno forma vansi conventicoli ed associazioni più o meno proclivi al sistema repubblicano . Ben sel sapeva il sovrano, e per tener saldo nella fedeltà almeno l'esercito, emanava un ordine del giorno , in cui lodando le prove di co stanza da esso esercito date contro i rigori della sta gione, e portando alle stelle il valore spiegato nei com

battimenti di novembre , magnificandone l'importanza, esortava i fedeli suoi soldati a perseverare ancor per poco, e tener saldo contro i nuovi probabili assalti dei

Francesi , per poter godere poi tranquillamente il ri poso dell'invernal stagione , attendendo i rinforzi che poderosi e pronti , diceva . egli , giunger dovevano di

Lombardia (V. Documento no 8) . Stava quest'armata , a cui si rivolgeva l'infelice mo narca , rintanata sotto le mura di Ceva e di Mondovi ,

malcontenta degli Austriaci , che non senza cagione chia mava causa delle ultime sconfitte (1 ) , ma fedele e pronta (1 ) Era cagione principale dell'odio dei Piemontesi verso i Tedeschi la impudente millanteria di costoro che apertamente


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a sacrificarsi per la patria, che ancor più amava, perché in imminente pericolo di essere invasa dallo straniero. Piccolo ed estenuato l'esercito piemontese , sentiva di non poter più a lungo lottare contro la fortuna di Fran

cia, e la maggior parte di esso desiderava la pace ; ma fido alla sua bandiera, e non umiliato perchè sapeva di aver fatto il suo dovere e di avere valorosamente com

battuto , rassegnato aspettava l'ora di nuovi sacrifizii, di nuove morti, confidando , sebben debolmente , nel proprio valore, nella giustizia della sua causa , e nella saviezza del Colli , che colla sua imparziale e zelante condotta avea saputo cattivarsi l'animo degli ufficiali e soldati .

Questo generale attendeva a fortificarsi, a rinfrancar

le truppe, a ricomporre le rotte ordinanze ; cose tutte più facili a tentarsi che ad ottenersi con un erario esausto e con penuria di uomini, perchè le braccia già mancavano ai lavori della campagna . Tuttavia, a forza di stenti , di preghiere, di indulti, di decreti e di un po' di danaro , si pervenne ad indurre ad entrar nei reggi menti molti miliziani ; l'utilità dei quali diminuiva a misura che la guerra, abbandonando le alpestri regioni delle Alpi, veniva a concentrarsi nel terreno variato delle langhe , in cui eran già necessarie maggiori co noscenze tattiche : ciò nulladimeno le malattie, le guer nigioni che i torbidi interni richiedevano più nume

rose, il presidio dei forti, e la custodia delle valli as dicevano desiderare essi che i Francesi conquistassero buona parte del Piemonte , perchè certi, come si tenevano , di batterli

poi alla pianura colla fiorita loro cavalleria , si sarebbero po

scia tenute le provincie che avrebbero ricuperate ; e tale invero sembra che fosse il progetto del gabinetto di Vienna .


CAPITOLO VII .

607

sorbirono 30,000 uomini , onde al Colli non rimasero in linea che 20,000, i quali, uniti ai 5,000 del corpo

ausiliario, formavano un totale di 25,000 uomini al piů. Eppure non disperava Colli di poter far testa al vin citore, udendo che dal viennese gabinetto era destinato ad assumere il comando dell'esercito di Lombardia il

barone Beaulieu , uomo che godeva di grande riputa zione negli eserciti imperiali , e legato con Colli per lunga e creduta salda amicizia . Era Beaulieu esso pure nella tarda età di settantatre

anni, ed al paro di Devins acquistato avea i suoi gradi e la fama di buon ufficiale sotto Daun, di cui era aiu tante di campo nella guerra dei Sette anni. Nel 1789 aveva spiegato fermezza non comune nel reprimere al cune sommosse accadute nel Brabante : recentemente

poi erasi distinto nel Belgio come capo di stato mag giore di Clairfayt, il quale fu senza dubbio il miglior generale dell'Austria in quella guerra prima che l'ar ciduca Carlo venisse ad eclissarli tutti , e ad occupare

nella storia quel rango che gli compete fra i primissimi duci . Accrescevano la fama di Beaulieu alcune sue belle

manovre alla battaglia di Fleurus , le quali , dicevasi ,

avevano resi men gravi i danni degli Austriaci in quella disfatta loro data da Jourdan nel 1794. Volevasi ezian

dio, che a Beaulieu in particolare fosse dovuta la bella operazione di Clairfayt di liberar Magonza dal blocco dei Francesi . Forse cosi era , ' ma ciò non provava che egli dovesse essere un buon generale in capo, perché, come benissimo osserva Koch , altro è essere capo di

stato maggiore non risponsabile , ed altro comandar un esercito ; ed a quegli Italiani che ancor nol sapevano, lo dimostrò Chzarnowski nel 1849 , il quale vuolsi che

fosse un abile capo di stato maggiore sotto Skerzyneky.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Quei gran rinforzi poi che la monarchia austriaca aveva millantato di spedire all'armata di Lombardia li mitaronsi a 4 o 5,000 uomini , i quali , cogli avanzi

dell'esercito di Devins, portarono quell’armata a 32,000 uomini, non compresi 1,200 cavalli napoletani. Erano adunque al più al più 60,000 uomini che la coalizione presentava in linea contro i Francesi .

Il principe di Carignano però ne reggeva altri 20,000 incaricati di presidiare Cuneo, i forti di Fenestrelle, di Exilles, la Brunetta, Bard , e di sorvegliare gli sbocchi delle valli .

È bensi vero che il numero dei nemici non ascen

deva a tanto , e per soprassello erano dêssi seminudi , affamati e sparsi sopra una lunghissima linea , e co stretti a svernare in freddissimi e sterili paesi : ma ave vano però elementi di forza che mancavano ai soldati

della lega . Essi erano animati dall'amore della libertà e della gloria, incoraggiati per recenti vittorie , e ran nodati tutti sotto un sol capo ed un sol vessillo . Aggiungasi che questo capo fra breve esser doveva Buonaparte, e ben presto comprenderassi perchè ai loro sforzi arridesse fortuna.

Vidimo come la battaglia di Loano fosse l'ultima ope razione di Scherer, il quale, invece di spingersi animo samente per Val di Tanaro , sotto Torino, ove regnava lo spavento , e dove avrebbe senza fallo dettate le con

dizioni della pace, associando cosi al proprio nome quella gloria che rese immortali i primi passi del for tunato suo successore ; lasciatosi trattenere dalla sta

gione avanzata , credette aver fatto abbastanza, e rivolse tutte le sue cure a provvedere ai bisogni del suo eser cito , i quali alla verità erano immensi , e ad elaborare


CAPITOLO VII.

609

un piano di campagna da sottoporre al Direttorio pel prossimo anno. Convien dire che i suoi piani non andassero a genio a Letourneur, membro del Comitato di sicurezza pub blica della Francia, ed il quale aveva la direzione delle guerresche cose . Voleva il governo francese che il suo

generale proseguisse la guerra con vigore , persuaso che, penetrando esso in Piemonte, il re di Sardegna si sarebbe staccato dalla Confederazione.

Scherer invece innoltrava continue lagnanze sui bi

sogni delle truppe , e dicendo di avere fondati motivi per credere che Vittorio Amedeo piegato non si sarebbe

agli accordi, consigliava invece di trattare Genova come ! nemica , e di occupare tutta la Liguria e quella città

stessa . Ma finalmente vedendo egli riuscir vane tutte le sue rappresentanze, decidevasi a spedire a Parigi, latore della sua dismissione, l'aiutante generale Lasalcette, suo intimo amico , incaricandolo di svelare il vero stato

delle cose e le malversazioni degli agenti civili dell’am ministrazione .

Il Direttorio, che già si era accorto del difetto d'e- : nergia del suo generale, accettò l'offerto ritiro, nomi- )

nando in suo luogo Buonaparte , che già noto per la parte avuta alla presa di Tolone , e per li consigli dati a Dumerbion nel 1794, s'era nuovamente posto in evi denza il di 13 vendemmiatore , e che da lungo tempo

assediava il Comitato coi suoi piani sulle operazioni? dell'armata d'Italia , di quella terra ove avea veduto il giorno , ed ove l'istintivo suo genio lo chiamava a co gliere i primi allori. Vogliono alcuni che gli alleati avessero piena cono scenza di un piano del Direttorio di penetrare in Pie VOL . I. - 39

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

monte per Val di Tanaro, e di porre l'assedio a Ceva. Sta difatti che, ad istanza del duca d'Aosta , il re spediva a Vienna straordinariamente nei primi di gennaio il generale Latour ed il marchese di San Marzano , aiu tante generale , forse per palesare tal piano e certa mente a sollecitare i rinforzi. Temevasi l'irruzione nei

primi di marzo : ma le molte nevi cadute in fin di feb braio ne facevano svanire il timore, dicendo poi anche taluni esser queste le solite millanterie francesi , giả fatte nei tre anni scorsi ed or rimesse in giuoco : ripe

tevasi poi a sazietà che i Francesi eran scalzi e semi nudi , ed incapaci pertanto di ardite e precoci imprese .

Finalmente allegavansi sempre i portentosi aiuti impe riali per porre Piemonte al sicuro da ogni insulto . Avevano intanto Colli e Beaulieu deciso di rinunziare

alfine al sistema di cordone, e di tenersi concentrati in due masse, indipendenti bensi l'una dall'altra , ma che dovevano cooperare d'accordo ; ed era loro divisamento di penetrare sul centro dell'armata d'Italia verso Sa vona . Il cavaliere Elliot, inglese, governatore della Cor sica, avea promesso di far sostenere pel litorale questa operazione da alcuni legni da guerra.

Bonaparte adunque, investito del supremo comando, prima di giungere al quartier generale , otteneva dal

ministero di guerra due reggimenti di cavalleria, ed il generale Berthier come capo di stato maggiore , pri vando cosi e degli uni e dell'altro l'armata delle Alpi. Oltre a ciò faceva nominare commissario del governo

presso l'armata Salicetti, suo compatriota , il quale precedendolo di alcuni giorni recavasi a Genova , dove

tentava di indurre quel senato ad un imprestito di 3 o 4 milioni di franchi alla repubblica francese.


CAPITOLO VII .

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Questo tentativo , il quale aveva per principal fine

di vettovagliar l'esercito, quantunque riuscisse vano, es sendosene scusato quel governo colla solita neutralità , riempiva però il secondo scopo, che era di far credere che i Francesi volessero sboccare per la strada della Bocchetta sulla Lombardia ; per accreditar la qual voce il commissario francese avea anche chiesto al governo

genovese le chiavi del forte di Gavi, e quantunque an che questa dimanda venisse respinta, tuttavia Scherer, che conservato avea il comando fino all'arrivo di Bo

naparte, per avvalorare questa credenza e far prender lo scambio a Beaulieu aveva spinta una brigata fino a

Voltri li 29 marzo, la quale innoltrava pattuglie fino a San Pier d'Arena.

Allarmaronsi di tal mossa i padri coscritti di Genova , e fecero entrare in città 1,300 contadini di Val Polce vera , quasi che avessero timore che i Francesi tentarne

volessero la conquista , e che dessi intendessero oppor visi. Facevano poi contemporaneamente avvertire Beau lieu dell'occorso , e questi affrettavasi a spedire rinforzi

alla Bocchetta, ed inviava i suoi scorridori persin sotto le mura di Genova .

Vogliono taluni che Bonaparte, appena assunto il co mando dell'esercito, biasimasse la collocazione di questa brigata a Voltri riputandola troppo avventurata , come la disapprovavano Laharpe e Massena , il quale anzi a

più riprese pregava il nuovo generalissimo di tirarla addietro. Bonaparte però che, giunto li 4 aprile ad One

glia, subodorato avea come Beaulieu facesse disposizioni assalir quel luogo, decideva di lasciarvela, pensando .

per

che tal collocazione di essa confermar dovesse Beaulieu

nella credenza che i Francesi volessero forzare il passo


612

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

della Bocchetta per portarsi in Lombardia, mentre già sin d'allora egli intendeva di attaccare simultaneamente a Montenotte : difatti il giorno 4 rispondendo egli a Massena , che nuovamente lo supplicava a sgombrar quel luogo , fra le altre cose gli scriveva : Il faut toujours faire ce que fait un ennemi qui veut aller en avant, et

qui se croit le plus fort. Tous les moyens communs à la guerre sont toujours bons et reussissent. Ayez l'ail ouvert sur Montenotte : surveillance et jactance, c'est le

cas : e contentandosi di ordinargli di collocare 800 uo mini a Varazze fra Savona e Voltri , ed a Sassello per raccogliere il distaccamento di Voltri in caso di disfatta, imponevagli di lasciar ivi la settantesima mezza brigata con Cervoni.

Li 6 giungeva Bonaparte ad Albenga colle sue genti divise in 9 divisioni disposte nel modo seguente : due

divisioni, formanti l'avanguardia e guidate da Massena, che avea sotto i suoi ordini Laharpe e Meynier, stavano a Monte-legino, a Melogno, a Segno , spingendo la prima

i suoi avamposti oltre Monte-legino a Cadibona ed al Baraccone : la seconda li aveva oltre San Giacomo e

Melogno . Sommavano insieme a 16,500 uomini .

Augereau collà prima divisione del corpo di battaglia, il quale ne annoverava quattro , stava alla marina, tra la Pietra e Loano ; imperava esso a quasi 8,000 soldati; Serrurier con la seconda, forte di 6,500 , era in Val di Tanaro, stendendosi verso Ormea . La terza sotto Ma cquard di 3,700 stava sempre verso Tenda ; e la quarta di

3,000 sotto Garnier occupava, come prima, il colle delle Finestre e le sorgenti di Tinea e Vesubia .

Le tre altre, dette di costa, e colle quali era tutta la cavalleria, forte di undici reggimenti, e pronta a mar


CAPITOLO VII .

613

ciare , stavano addietro sul litorale , ed ammontavano

a 22,000 uomini . L'artiglieria numerava 149 bocche da fuoco , ma difettavano molto i cavalli. Stavano in gran parte questi pezzi a Nizza, e le colonne non ave vano seco loro che cannoncini da tre ; dimodochè in faccia a Beaulieu e Colli non erano che 38,000 uomini e circa 80 cannoni, dei quali 52 erano di montagna, e

gli altri più grossi servivano per munire le ridotte ed i campi trincierati verso la marina . Beaulieu era giunto li 7 aprile a Novi ; egli avea già tenuto un lungo carteggio da Pavia con Colli , ed il 29 marzo erasi secolui abboccato in Alessandria, ove il ge nerale de' Piemontesi aveagli sottoposto due piani. Il primo consisteva nell'assalire con 32,000 uomini il cen tro dell'armata d'Italia , tagliandola in due sul litorale verso Albenga e costringendola a deporre le armi , o ad effettuare una disastrosa ritirata dietro la Roya , bersa gliata sui fianchi dal nemico, padrone delle alture, ed alla marina dall'inglese naviglio . Il secondo, ed era forse il migliore, consisteva a tenersi compatti, verso Ceva lj

Austro-Sardi, e gli Austriaci nella pianura verso Acqui; lasciar varcar l’Apennino a Bonaparte , e mentre Beau

lieu li avrebbe fatto testa sul pendio nord di esso, Colli si sarebbe gettato sulle sue spalle e lo avrebbe circuito . Ma ambidue questi piani non trovavano arrendevole

Beaulieu , il quale fisso, dietro gli avvisi del Senato ge novese , che i Francesi minacciar volessero Genova, per scendere poi per la Bocchetta in Lombardia, che egli, al paro del suo predecessore, avea ordine sopratutto di tutelare ad ogni costo, respingevali ambidue, decidendo di assalire di fronte i Francesi a Voltri, mentre Argen teau dai monti calato si sarebbe sopra Savona,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Questo piano era il peggiore e svela li meschini con cetti del generale austriaco : perchè, quand'anche riu

scito gli fosse a pennello, esso non faceva che costringere 4 o 5,000 Francesi tutto al più a deporre le armi; poi chè era chiaro che le due divisioni di Massena, sommanti a 16,500, e comandati da un uomo cosi risoluto , con luogotenenti tali come Laharpe e Cervoni, aperto si sá rebbero un varco, e data la mano alla divisione Auge reau, che trincerata a Vado ed alla Pietra e fronteggiata dal Litimbro, avrebbe trattenuto i persecutori . Ma Beaulieu aveva deciso di gratificarsi il Senatò

genovese , il quale fingeva od aveva veramente paura dei Francesi , a favore dei quali cominciava a tumul tuare nuovamente il partito democratico , che infon

deva alla ligure aristocrazia maggior spavento delle bande croate ; perlocchè Beaulieu voleva ad ogni costo allontanare le falangi repubblicane dalla città sede del governo .

In questo frattempo Colli avea fatto eseguire varie ricognizioni sugli avamposti francesi, in una delle quali il cavaliere De la Roque co' cacciatori nizzardi ed il ba rone Barret , successore di Bonneaud, col corpo franco avevano verso Cosseria fatto 200 prigionieri; ed in un'al

tra, verso Bagnasco, il generale francese, Barthélemy, che andava esso pure in riconoscenza, era catturato per

opera principalmente di quell'ardito sergente, Maurizio

Massena , di cui già ebbi lodevolmente a parlare altre volte . In una terza ricognizione però , eseguita dalla legione leggiera nei dintorni di Ceva , il maggiore di

quel corpo, Perrone, trovava la morte nel villaggio di Morere .

Ma queste perlustrazioni aveano sempre più confer


CAPITOLO VII .

615

mato Colli che non era intendimento di Bonaparte di

agire verso Genova , ma bensì fra le Bormide ed il Ta naro ; onde egli insisteva di nuovo presso Beaulieu per l'adozione di uno dei suoi piani . Ma se cocciuto era stato Devins, a lui in testardaggine non la cedeva Beau: lieu di certo , il quale soleva poi , co’suoi ufficiali di stato maggiore, motteggiare sul ventisettenne giovinetto che la repubblica francese opposto gli avea . E vera mente, bisognava ch'egli tenesse Bonaparte per scemo

di cervello, per supporgli l'idea di sprolungarsi colla sua destra su Genova , col mare dominato dalle flotte

inglesi, e lasciandosi sulle sue communicazioni Colli coll'armata austro-sarda .

Occupavano intanto nei primi di aprile gli alleati le seguenti posizioni . Quelle dei corpi dei duca di Mon ferrato, di Aosta e del principe di Carignano , non ri chiedono nuova descrizione , non avendo esse variato per nulla ; e non avendo, essi corpi, preso parte attiva nelle successive operazioni di guerra , non occorre oc cuparcene ; dirò dunque soltanto dell'armata austriaca

e dell' austro- sarda che doveano fra poco entrare in azione .

Alli 5 aprile Pittony , con 6 battaglioni forti di 900 uomini caduno, portossi a rinforzare il passo della Boca

chetta, spingendo pattuglie sino a campo Marone ed alla lanterna di Genova . Sebottendorf con 10 battaglioni stava ad Adorno , e spingeva le sue prime guardie al di là di Ovada sulle sorgenti dell'Orba. Argenteau era à Sassello, ed occupando Dego, communicava colla sinistra di Colli , per mezzo di un piccolo corpo tedesco , retto da Provera, che avea ceduto il comando delle truppe poste nel Saluzzese al maggior -generale De - Sonnaz, e


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

che col corpo nuovamente a lui soggetto occupava le gole di Millesimo ed il vecchio castello di Cosseria, La sinistra di Colli stava a Montezemolo , il suo centro a

Ceva, innoltrando grosse guardie a Bagnasco ed a Mú rialdo per sorvegliare il varco dei monti , di dove scen dono le valli di Corsaglia , di Ellero e di Tanaro .

Il difetto di questa linea era di avere le communica zioni rese troppo difficili dalli alti monti che la attra

versavano : le forze principali poi erano concentrate alle due estremità, mentre che il centro era debole , e

Provera ed Argenteau non avevano forze bastanti per far testa alle due divisioni di Massena , che rinforzate da

quella di Augereau , potevano tentare un improvviso sforzo, e scindere così l'armata coalizzata in due parti

distanti fra loro di più di 90 kilometri , calcolati dalla Bocchetta a Ceva .

Una violazione cosi aperta delle regole strategiche in faccia di uomini arditi e risoluti , quali erano Massena e Bonaparte, non poteva a meno di partorire perniciosi G

effetti : ma già dissi che Beaulieu , superbo della sua esperienza , affettava il massimo disprezzo pei generali francesi, e per un giovinastro che non avea mai coman dato in capite ; egli poi eziandio, seguendo l'esempio del

suo predecessore, riponeva ogni sua speranza di riu scita nella cooperazione della flottiglia inglese; e difatti alli 11 aprile , quando già fervea la pugna , egli era a Voltri con Nelson per combinare le loro mosse. Dal qual luogo deciso avendo di sloggiare i Francesi, egli

avea fatto assalire sin dal di prima Cervoni da Sebot tendorf, il quale a tal fine formato avea le sue truppe su due colonne.

La prima , forte di 3,400 fanti e di 600 cavalli, por


CAPITOLO VII ,

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tavasi sotto Pittony su Cornegliano , dove i Francesi aveano le ultime sentinelle , mentre 250 volteggiatori

assalivano i posti francesi nelle montagnose gole verso $ . Carlo delle Cese, e S. Alberto , e che lo stesso Se

bottendorf, sboccando da Masone, rigettava sul pendio meridionale dell'Apennino le guardie francesi dell'Acqua santa e del monte del Dente .

Assalito da forze cosi superiori , Cervoni raccoglieva verso le tre pomeridiane i suoi avamposti su Pegli, ove sostenevasi per due ore , dopo le quali ritiravasi sự

Melle, piccolo borgo , sito fra elevate balze , e di diffi cile accesso, perchè circondato da varii rivi, ed addos sato al monte San Martino , che gli giace a levante, Sopraggiungeva intanto la notte a por fine alla pugna,

la quale costó la vita a cinquanta Imperiali ed a 170 Francesi, la più gran parte però prigioni soltanto , poi chè ad alcuni piccoli posti mancò il tempo per ripie garsi . All'albeggiare delli 11 Cervoni, infestato dai tiri della flottiglia dell'ammiraglio inglese Jervis diretta da Nelson,

vedendo di non potersi sostenere a Melle , eseguiva la sua ritirata sulla Madonna di Savona, protetto dai 1,500 collocati sulle colline di Varazze dietro il torrente Teiro; ritirata che esso non avrebbe potuto condurre a buon

fine, se Beaulieu lo avesse vigorosamente inquietato nella notte, e valendosi della sua immensa superiorità e fioritissima cavalleria avesse risolutamente marciato

per la marina sopra Crevari ed Arenzano. Ma Beaulieu,

che colla solita flemma germanica aveva già assalito troppo tardi il di 10, aveva poi anche attesa l'aurora dell'11 per entrare in Voltri, ove , come già accennai, stava abboccandosi con Nelson, quando la forte canno


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nata udita al centro , e la debole resistenza dei Fran cesi all'ala destra, gli diè sospetto che Argenteau fosse alle prese con forze superiori. Spedi allora in tutta fretta a quella volta Wukassowich con un forte distaceamento

tratto dal corpo di Sebottendorff; ma era già tardi , per ehè Bonaparte non era uomo a dargli tempo .

Argenteau , in esecuzione degli ordini del suo capo, avea concentrato da alcuni giorni il suo corpo, composto di 10,000 Austriaci e di 2,000 Piemontesi, a Sassello , a Dego ed alle Carcare . Partito li 10 da Pareto, egli marciò tutto il giorno , ed appostato il colonnello Le

ženy col suo reggimento a Sassello , per legarsi cogli assalitori di Voltri , ed imposto a Rukavina che, lasciata

una forte riserva a Dego , venisse a raggiungerlo con 2,500 uomini , portossi ei stesso con un'avanguardia di 1,500 uomini per Ponte - Invrea contro le ridotte fran cesi , in faccia delle quali giunse alle tre e mezzo del mattino del giorno 11 . Avevano i Francesi accresciuta la natural fortezza del

sito con molte opere di fortificazione campale , erette

sul Monte-legino, il quale è bagnato a levante dal tor rente Sansobbia , ed a ponente dal Litimbro . Su questo

monte erano state elevate varie ridotte , la principale delle quali , divenuta cosi celebre per la millanteria fran cese sotto il nome di ridotta di Montenotte , era stata

fabbricata dagli Austriaci nell'anno precedente ed ora perfezionata dai Francesi. Aveva essa la forma di un pentagono e 400 metri di circuito : era cinta di fossa, ed avea sul fronte di tre lati doppio rango di buchi di lupo. A tramontana sorgevano due altre minori ridotte, coperte e legate colla principale per mezzo di due frec cie costrutte sul dorso della montagna. Verso mezzodi,


CAPITOLO VII .

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a 200 metri dalla grande, slava una piccola ridotta di forma quadrata , capace di contenere 60 uomini e de

stinata a coprire da quella parte la principale. Essa era però aperta alla gola ed accessibile da mezzodi , quantunque protetta dalla grande che la domináva.

Il brigadiere Fornesy occupava la ridottà grande con due battaglioni leggieri, ed un altro battaglione era dis

seminato nelle opere minori; in tutto 1,500 uomini . Argenteau, alle quattro del mattino, assaliva gli avam posti francesi e li sloggiava da Castellazzo, costringen doli a ripiegarsi tutti sotto il cannone della ridotta mag

giore, che egli faceva immediatamente, ma invano, assa lire dal reggimento arciduca Antonio . Rukavina intanto aveva ei pure aggredito i posti francesi verso Montetra

versino, ed era pervenuto a ricongiungersi ad un'ora dopo il mezzodi con Argenteau alla testa del reggimento un

gherese Alvintzy, di un battaglione di Teutschmaster, e di due battaglioni piemontesi, uno di Monferrato, ed uno

della Marina: per la qual cosa Argenteau disponevasi a rinnovare l'attacco. Ma i Francesi puranco avevano ri cevuto rinforzo di un battaglione condotto dal brigadiere

Rampon, il quale al suono delle fucilate era accorso dalla Madonna del Monte, e che trovatosi quasi circon dato da forze superiori, ebbe a somma ventura di ri fugiarsi nella ridotta. Noto questo perchè si cadde sem prein errore su questo fatto : è notorio ormai in Francia che il merito principale della difesa della ridotta , im propriamente chiamata di Montenotte, è dovuto a For nesy e non a Rampon, il quale incoraggiò bensi i sol

dati, ma non sognossi mai di far loro prestare il solenne giuramento di vincere o morire; invenzione questa di qualche scarabocchiante gallico poeta ; ed il vero si è


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

che mentre Fornesy, il quale era altrettanto modesto che prode, non vantò l'azione fatta; Rampon, che non

avea il superiore comando, ebbe la impudente idea di scriverne a Bonaparte, attribuendosene il merito prin cipale ; il quale credendo forse la cosa vera da princi pio, e trovandola ad ogni modo superlativamente ac concia a rilevare il morale dell'armata , depresso dalla fame e dalla miseria, vi diede poi quella pubblicità che tutti sanno. Il che, a parer mio, prova due cose, ed è

la prima che Bonaparte eziandio riconosceva che un po' di ciarlatanismo è anche necessario coi soldati: e la se

conda dimostra che anche sotto i governi repubblicani chi sa esagerare le proprie gesta , va avanti, e chi in vece si contenta di ben battersi e non sa vantarsene ne

adulare, rimane negletto ; e ciò, ben lungi dallo scorag giare i buoni deve acquetare quei tali che imitato avranno

il brigadiere Fornesy, consolandosi vedendo che se per avventura dimenticati furono, sorgerà poi per essi ezian dio il di in cui la verità ritornerà a galla .

Coloro poi che desiderassero maggiormente accertarsi di quanto io asserisco , ed acquistare nel tempo stesso una nuova e luminosissima prova delle francesi esagera zioni, non avranno che a leggere i documenti annessi alle memorie del maresciallo Massena , e scorgeranno

che, secondo il rapporto ufficiale di tutti questi prodi che avean giurato di vaincre ou mourir, non vi furono che

2 morti e 10 feriti fra i Francesi, e 100 fra gli Austriaci; il che prova che questo combattimento non fu tanto mi .cidiale .

Ma lasciamo ormai gli esageratori, i lodatori di loro stessi ed i modesti , e facciam ritorno alla storia . Riattaccava dunque Rukavina con gran vigore, ma


CAPITOLO VII.

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era respinto : riattaccava Argenteau in persona su due colonne dal lato settentrionale, ma egli pure era rincac ciato addietro : onde si vede che valorosamente combat

terono i Francesi, tanto più che eran senza artiglieria, quantunque fossero oltremodo favoriti dalla fortezza

delle opere, e dal malagevole terreno su cui avanzar

dovevano gli Austriaci per assalire. Rinnovava verso notte un ultimo sforzo Rukavina col bravo reggimento Alvintzy ; ma Fornesy operava una sortita , gettandosi con 200 uomini furiosamente sul fianco della colonna

ungherese; e quantunque in quest'occasione gli venisse morto sotto il cavallo, pur riusciva a ributtarla addietro. Veduti inutili i suoi sforzi, Argenteau rimetteva l'at

tacco all'indomani, e stabiliva sei battaglioni ed i corpi franchi di Giulay sul monte , in faccia alle ridotte onde impedire i rinforzi e le sortite : collocava poi due batta glioni al bricco del Castellazzo per assicurarsi le spalle, e quasi che volesse aspettare a rinnovar gli assalti quando ricevuto avesse notizie dell'attacco su Voltri , rinforzava

Lezeny a Sassello, maggiormente accertando in tal modo

le sue communicazioni con Sebottendorf. Stabiliva poi eziandio il reggimento Terzy addietro per premurirsi contro un attacco dalla parte di Ferrania, e chiamava a sè le riserve lasciate a Dego . Bonaparte intanto preparava a Beaulieu un di quei tiri di suo conio . S'era egli avveduto che il vecchione

dato avea nella pania , ed avea deciso di divertirlo di fronte , mentre avrebbe battuto a dovere il suo luogo tenente. Chiamati pertanto a sè Massena e Laharpe, ai

quali affidava le parti principali, spiegò loro a viva voce i suoi disegni, ingiungendo a Massena di portare la bri gata Mesnard fra Altare, Carcare e Montenotte, per ta


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

gliare il nemico ; la brigata Joubert doveva recarsi ad Altare , e quella di Dommartin a Carcare , e stabilirsi sulle alture di destra di quel borgo . Laharpe poi, par tito a mezzanotte dal Santuario della Madonna colle bri

gate Causse e Cervoni, dovea venirsi a porre dietro le ridotte di Monte-legino, dando le spalle al mare. Au

gereau finalmente con una brigata e quattro squadroni di Ussari fu spedito a Mallere in riserva.

Le prescrizioni bonapartiane si adempirono appun tino dagli intelligentissimi suoi luogotenenti, i quali

condussero le mosse con sagacia e precisione. Laharpe, partito dalla Madonna con due cannoni che gli dava

Massena , veniva per S. Giustina e Cà di Ferro a porsi di fronte ad Argenteau : Massena , partito da Quilliano

colla brigata Mesnard, viene per Cadibona ad appiattarsi dietro il bricco di Menau. Prima dell'albeggiare del di 12 Laharpe assale di fronte Argenteau , e Massena col favor di una selva cade sul fianco delle truppe di Ru kavina : scoperto , gettasi alla baionetta sul bricco di Me nau , ove stava un battaglione di Terzy e lo volge in fuga. A quest'improvvisa spinta Argenteau , che pensava

avere a fare col semplice corpo di Laharpe, lascia rim petto ad esso 2,000 uomini sotto Nesslinger , e tenta operare un cambiamento di fronte indietro sull'ultima sua destra . Ma altro ci voleva che le metodiche sue ma

novre fra quelle forre, nelle quali il combattimento alla spicciolata , ordine favorito dei Francesi , di cui sapevano meravigliosamente valersi, aveva tutti i vantaggi : prima che esso abbia terminata la sua mossa , s'accorge di es sere girato dai scorridori di Massena , che traversando

con lui il vallone di Ferrania , eransi già portati su Mon tenotte inferiore; perlochè la sua linea , rotta e sfondata,


CAPITOLO VII .

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ponevasi in marcia su Ponte -Invrea e su Dego . I soli 2,000 uomini di Nesslinger poterono, valicando il San . sobbia dopo penosa e disastrosa marcia, riunirsi a Beau. lieu, che troppo tardi s'era avanzato per raccoglierli . Le truppe di Rukavina e di Argenteau fecero pero prodigi di valore ; e vi fu un istante in cui il primo, col solito suo vigore, assunse il ruolo d'assalitore alla testa dei Piemontesi e di Alvintzy ; ma sopraggiungeva Jou bert, e gli era forza ritirarsi contro egual valore e su

periorità numerica . Furono feriti gravemente Rukavina e leggiermente Argenteau , il quale mentre tentava di frenare la fuga dei suoi al Castellazzo, mancò poco non cadesse in mano dei nemici, come vi caddero due com pagnie che tennero fermo per dar a lui tempo di salvarsi . Correva egli a Mioglia , ove era un vecchio castello, ed ivi appostava 500 soldati del reggimento Arciduca An. tonio per frenar l'impeto di Massena , e riusciva in tal modo a ripararsi finalmente con 900 uomini a Pareto ;

ma i 500 posti nel castello, circondati , davansi poi pri gionieri senza bruciare una cartuccia. Cosi terminava la pugna dei giorni 11 e 12, la quale dal primo attacco dato alla ridotla , durò quarant'ore : perderono in essa gli alleati 2,000 uomini uccisi e 2,500 catturati; ma non erano ancora al termine dei loro guai, perchè Bonaparte, che avea veduto tutto l'attacco dal punto detto di Casa Bianca presso Altare, pensava a trar profitto della vittoria .

La cura essenziale stava nel negar tempo a Beaulieu , che cominciava ad aprir gli occhi, di correre a sostegno del suo tenente oppresso dall'intero esercito repubbli cano : a tal fine trasferissi Buonaparte di sua persona alle Carcare, ed ivi radunati tutti i mezzi di trasporto


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

possibili , ordinava a Massena ed a Laharpe che, lasciato

un battaglione al Cairo , uniti si avviassero su Dego, ove riparato si era Argenteau : Augereau con una bri

gata e 4 pezzi doveva marciare sopra Millesimo , ove stava Provera , mentre Joubert, varcata la Bormida a

Murialdo, doveva per Castelnuovo marciare sopra Mon tezemolo per impedirgli la ritirata su Ceva , e quando si fosse reso padrone di quel villaggio, doveva occupare

tutti i poggi che attorniano Ceva per contrastare a Colli di soccorrere ad Argenteau. Mesnard fu lasciato colla sua brigata in riserva a Biestro . Prevedendo poi il ge neralissimo che la cavalleria avrebbe potuto essergli bentosto di utilità grande, spediva ordine a Stengel di avvicinarsi a gran marcie.

Mentre queste cose succedevano nelle gole degli Apen nini e sulle rive delle Bormide, Colli , sempre osservato

da Serrurier , privo di notizie , ignaro persino dell'at tacco di Beaulieu su Voltri, non ebbe alcun sentore dei combattimenti sostenuti da Argenteau che li 12 a sera ; non osando sguernir Ceva per timore di essere assalito egli stesso, portavasi però in persona con 4 battaglioni

di granatieri su Montezemolo e Cencio per raccogliere informazioni e decidere quindi sùl da farsi, gettando >

in pari tempo sulla sua destra due battaglioni sotto Vitale , a S. Giovanni di Murialdo . Ma paventando in

quei primi momenti di essere spuntato, spediva una di visione a Paroldo , buona posizione dietro al Belbo ed a sinistra di Ceva , da cui dista da sette ad otto chilo

metri . Fu prudenza certo, ma intanto quella divisione riusci pel momento inutile. 5

Beaulieu eziandio, appena avuta notizia della disfatta di Argenteau e di Rukavina, pensava a riparare al mal


CAPITOLO

VII .

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fatto, e portavasi in persona ad Acqui , ove giungeva li 13. Prima di partire intanto faceva evacuar Voltri dalla brigata Pittony , ed imponeva al colonnello Wukasso

wich, che, presi seco tre battaglioni , corresse pel monte Pagliolo sopra Sassello, ove ne stavano tre altri : e riu nite queste due schiere , frettolosamente si portasse sul Dego a rinforzare Argenteau , il quale avea ordine di tenere in quel sito sino all'ultima estremità.

Egli frattanto, fatta ripiegare tutta la sua ala sinistra verso Ovada e le sorgenti dell'Orba, dava opera a rior dinare le schiere, e posto insieme un nerbo di 23,000 uomini con 69 bocche da fuoco , invece di accorrere con essi al sostegno di Argenteau, spartivale quetamente

in tre campi a Bistagno , a Terzo ed in Acqui, stando sene ad aspettar gli eventi come se nulla fosse. Sem

brandogli poi che la presenza di Provera a Millesimo fosse più che bastante per legare l'armata di Lombardia con l'austro -sarda , non mandava a questa alcun avviso delle nuove sue disposizioni , e pare anzi che sperasse d'averne soccorso, senza avvertire ,che Colli aveva a fronte la divisione Serrurier.

Massena giungeva la sera stessa delli 12 sui monti celli che sorgono sulla destra della Bormida in faccia al Cairo : ma non avendo seco che 1,200 fanti leggieri , ed avvertito che Provera trovavasi quasi alle sue spalle con un corpo di cinque battaglioni ; ed ignorando , a quanto dice Koch , la presenza della brigata Mesnard a Biestro , non osò assalire Dego , e preferi passare la notte a Rocchetta del Cairo, differendo l'attacco all'indomani , giorno in cui dovea essere raggiunto da Laharpe , e contentossi di spedire un battaglione al Cairo per levarvi una contribuzione, come gli era stato ordinato . Vol . I. - 40

PINELLI, Storia ecc.


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Li 13 a mattina , Augereau era , secondo gli ordini di Buonaparte , alle Carcare. Mesnard , rimpiazzato a Biestro dalla brigata Banel, erasi recato colla sua nella gola che conduce a Millesimo ; Joubert era alla chiesa di Santa Margherita. Portaronsi pertanto ad at taccare Augereau e Mesnard la destra di Provera , collo cata a Millesimo con quattro battaglioni che apparte nevano al corpo di Argenteau; mentre Joubert e Banel

avanzando per Plodio ne assalivano il centro: Fecero debole resistenza gli Austriaci, ed abbandonando le gole di Millesimo ad Augereau, si ripiegarono disordinata mente sul Dego , lasciando il loro generale con 500 Croati a fronte del nemico . Fortunatamente in quell'i

stante stesso spuntava da Millesimo il terzo battaglione di granatieri piemontesi, il quale, comandalo dal prode Del-Garretto, aveva ricevuto ordine la sera prima di por tarsi a rinforzare Provera verso Cosseria , e credendo i Francesi ancora lontani , trascurato avea le opportune

precauzioni; dimodochè trovossi tutto ad un tratto di fronte all'intera divisione francese. Del-Carretto allora, smarritosi per nulla , e vedendo Provera che coi Croati a mala pena resisteva ai cacciatori di Banel che lo in seguivano su per il pendio del côlle, faceva caricare il

nemico dalle due compagnie granatieri di Monferrato, ed egli intanto col rimanente portavasi a prender posi zione dietro i Croati , disponendo le altre quattro com pagnie , che eran quelle dei reggimenti la Marina e Susa, a scaglioni sul dorso della montagna . Riusci opportuno

quanto mai questo aiuto al vecchio Provera , il quale senza di esso sarebbe stato, insieme al capitano di stato maggiore austriaco Martonitz ed al proprio aiutante di

campo , e coi 500 suoi Croati , avviluppato da Banel :


CAPITOLO VII .

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perchè, abbandonato dal rimanente, e tagliato fuori da Colli e da Argenteau , non aveva più altro scampo ehe ridursi sul côlle su cui siede Cosseria .

Facevano dapprima i prodi granatieri di Monferrato, 180 in numero , e comandati dai capitani Albrion e Corte, rinculare i cacciatori di Banel : ma accortisi >

questi poi della debolezza della schiera piemontese , ri tornavano alle offese ; pur resisteva Monferrato , sinchè Del-Carretto , avendo intanto disposto le altre compagnie,

mandavagli da Rubin , ufficiale di stato maggiore, l'or dine di ritirarsi : recando il quale , quest'ufficiale rice veva una grave percossa, per cui poco tempo dopo mo riva . Provera e Del-Carretto intanto strettisi a consiglio,

sprovveduti di artiglierie come erano, assaliti da forze decuple , ed inviluppati da ogni parte , risolvevano di salire il monte e di ricoverarsi nel vecchio castello di Cosseria .

Sorge quell'antico edifizio sull'altipiano formato da tre poggi dell’Apennino, le cui estremità sono bagnate dal rivo di Cosseria e da un altro rigagnolo che va a gettarsi in Bormida , in faccia alle Carcare . Mollo sco scesa e nuda d'alberi ne è la scesa , e le falde sole son

ricoperte di arboscelli e di prunaie. In questo vecchio castello adunque , cinto solo da debole muro , ripara ronsi gli Austro -Sardi, ritirandosi a scaglioni pel dorso

del còlle , lasciandolo cosperso dei cadaveri di molti dei suoi , ma cagionando però perdite molto più gravi ai Francesi : i quali, agglomerati ai piedi di esso, porge vano più ampio bersaglio ai tiri nemici . Vedeva la fortezza del sito Augereau , e sapendo i di fensori pochi in numero , ordinava a Banel d'intimare loro la resa prima di dar l'assalto ; cosi faceva questi ,


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tentando indurre Provera a capitolare : mà usciva in fiere rampogne Del-Carretto , dicendo sė ed i suoi risoluti

a difendersi; per la qual cosa , il vecchio Provera affi davagli la direzione della difesa: e siccome Banel ancor

insisteva, a lui rivolto fieramente il Del -Carretto gli ri spose : Sachez, que vous avez à faire aux grenadiers pié montais , qui ne se rendent jamais, e fatto dar dentro nei tamburi poneva fine al colloquio . Muovevano pertanto risoluti all'assalto i granatieri di

Francia , ma intrepidi li aspettavano quelli di Del-Carretto, ai quali egli aveva frammisti i Croati di Provera, e la sciatili venire a venti passi, con repentino fuoco li ab battevano ; ritentava una seconda volta la scalata Banel,

ma trafitto da palla in petto , dava colla sua morte il segnale della fuga a' suoi . Era accorso , al rumore della prima fucilata , lo stesso Buonaparte ; il quale , vedendo dal luogo detto della Montà quel pugno di prodi che serravagli il passo, in

tollerante d'ogni ritardo , che, quantunque breve, riuscir potea fatale, ordinava ad Augereau di rinnovar la prova , la quale però, vana ed inutile come la prima, non faceva che aggiungere strage a strage. Compren devano allora i repubblicani come fosse pazzia voler

prendere per scalata un luogo da cosi prodi soldati di feso, e condotti tre pezzi di campagna li collocavano a cento passi dal muro : dopo del che, sperando forse che

tal vista fosse per piegar la costanza di Del-Carretto, fa ceva Buonaparte ripetere le proposizioni di resa ; chiedeva allora Provera di secolui abboccarsi , ma essendo stato costretto in quel punto stesso il generalissimo di Francia di accorrere verso Cencio, ove si udiva una viva canno

nata, abboccavasi Provera con Augereau , il quale ri


CAPITOLO VII .

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gettando la dimanda dell'Austriaco, di potere con l'armi raggiungere Argenteau , intimavagli invece, a nome di Buonaparte , di cedere, sotto pena di esser passato poi, unitamente a' suoi soldati , a fil di spada . Stava con Pro vera il Del-Carretto, il quale, a tali minaccie, rispondeva

col ripetere le generose parole dette a Banel (1 ) . Trovato adunque Del-Carretto inflessibile, Augereau e Joubert postisi in persona alla testa dei loro , avanza

vansi ad un nuovo e generale assalto ; ma lasciavangli giungere a tiro di pistola gli alleati , ed ivi quanti giun gevano , altrettanti eran spenti : ma ormai sprovvisti di munizioni da guerra e da bocca erano i Regii , che partiti per una semplice esplorazione non aveano che i soliti cartocchi ed il pane del giorno ; la qual cosa rendendo il loro fuoco meno intenso , gli aggressori cominciavano

a strappare furiosamente le poche palizzate che in fretta avean potuto piantare i nostri ; laonde Del-Carretto ordi nava a' suoi di non più combattere col fuoco, ma colla baionetta e coi sassi , e dando egli il forte esempio , sa lito su un masso uccideva colla baionetta due granatieri francesi: ma troppo s'era egli esposto in tal atto, e no tato da un soldato nemico che stava a quindici passi,

questi appuntatolo collo schioppo, gli traforava il petto : ( 1) Tolsi questi dettagli da una relazione patria , ond'è che quantunque gli autori tutti si accordino nel proclamare Del-Car

retto uomo fortissimo ed autor principale della bella difesa di Cosseria , io non potrei guarentire l'autenticità de'suoi detti , seb bene, ripeto , chi scrisse tal relazione fosse ei pure chiaro per valor militare , ed avesse eziandio nobile parte in quel fatto. Se

però queste parole son vere , esse rassomigliano e precedettero le tanto celebrate di Cambronne a Waterloo : La garde meurt, mais ne se rend pas .


630

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

cadde il forte guerriero ; i suoi ufficiali circondatolo , e dicendolo soltanto ferito , mentre già era cadavere ,

animavano i granatieri a trarne vendetta . E non furono vani i loro eccitamenti, perchè accesi questi di nuova furia, talmente coi sassi tempestavano la colonna assa litrice , che i soldati francesi veduto cadere, boccheg giante nel proprio sangue , l'aiutante generale Que nin (1 ) , e ferito in fronte lo stesso Joubert, vôlte le terga, andavano a porsi sotto le falde del monte al ri paro dalle percosse.

Ma era ormai giunta la notle ; ed Augereau , sperando

che i difensori privi di tutto , disposti fossero a cedere, ordinava , per la terza volta , di far la chiamata. Chie deva Provera , che dopo la morte del Del-Carretto rias

sunto avea il comando , una sospensione di due ore per raccogliere i feriti, che eragli acconsentita non solo da Augereau, ma a condizione anche che dêssi raccolti fos

sero dalle ambulanze francesi : durante la sospensione d'armi poi , fu tanta l'umanità dei soldati francesi, che essi recarono biscotto ed acqua agli affamati loro ne

mici ; e questo assevero dietro quanto ne scrisse un ufficiale piemontese , testimonio della cosa, e per con traddire a quelli che, acciecati da furor di parte, lascia

rono scritto aver Augereau niegato un poco d'acqua ai feriti : no , valorosamente ed accanitamente pugnavano tra loro Piemontesi e Francesi, ma anche nel furor della pugna , in quei gagliardi petti mai non tacquero i sensi di umanità e di pietà per i vinti. Augereau frattanto avea fatto circondare con botti il (1) Koch lo chiama Quesnel, Costa scrive Guenin, altri Quin tin , ma pare fosse Quenin .


CAPITOLO VII .

631

castello per impedire ai Sardi di aprirsi durante la notte un varco alla baionetta : il che vedutosi da Provera e da

Tibaldė, che dopo la morte di Del-Carretto avea assunto il comando de granatieri, pensarono di aspettare il di , mandando in pari tempo avviso a Colli del tristo loro stato , valendosi a tal fine della volontaria offerta di un

caporale di Susa , il quale , indossate le divise di un morto nemico , si accingeva all'impresa : ma ignorasi

con qual proposito, poichè di lui più nulla si seppe. Ma sorto il di, Augereau intimava ai difensori aves sero a risolversi in un quarto d'ora, o disporsi a vedersi negato poi ogni patto . Parve a Provera ed a Tibaldė aver largamente soddisfatto all'onore, e chiesti pertanto

gli onori della guerra , ed ottenuta libertà per gli uffi ciali e bassi ufficiali, a condizione di non più militare contro Francia , alfin cedevano Cosseria ai vincitori . Ma

prima di abbandonare quel luogo , testimonio del loro valore, vollero i subalpini granatieri render pietoso uf ficio al prode lor duce Filippo Del-Carretto : e scavatagli

la fossa, lagrimosi il deponevano ai piè di quei baluardi ch'egli avea cosi strenuamente difesi, di dove era poi, alcuni mesi dopo , tratto da' suoi e deposto nell’avello degli antenati .

Condotti gli ufficiali prigionieri al quartier generale di Buonaparte alle Carcare , erano essi dapprima bur beramente da lui ripresi per aver protratta oltre dovere

la difesa : ma giusto apprezzatore poi del valore mili tare, non solo li faceva ospitalmente trattare, ma accor dava loro la fatta dimanda di andarsi ad imbarcare a

Savona per Genova , di dove si ricondussero in seno alle loro famiglie . Morirono degli alleati 150 , compresi in tal numero


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

il Del-Carretto, un capitano croato, e Rubin : Martonitz vi fu gravemente ferito . Gli ufficiali piemontesi, fatti

momentaneamente prigionieri , furono 19 , fra i quali quel Birago , che sali poi al grado di generale al ser

vizio austriaco, ed il quale narra che alcuni anni dopo l'imperatore Napoleone , mentre recavasi a Milano a cingere la ferrea corona dei Longobardi, dotava la ve dova di Del-Carretto , madre di un figlio, di cospicua pen sione . Costò il possesso di questo vecchio castello un

migliaio d'uomini ai Francesi fra morti e feriti (1 ) . La lunga resistenza di Cosseria aveva impedito ad Augereau di spingersi con tutte le sue forze sopra Colli , il quale era venuto con alcuni battaglioni granatieri a Monteze molo ; ma trattenuto ivi dalla brigata Mesnard, non aveva potuto , come era suo pensiero , spingersi in aiuto di Provera ; intesa poi la resa di esso , lasciato ivi Belle

garde in osservazione col primo batlaglione composto e coi due battaglioni di granatieri reali , ripiegavasi verso Ceva, tuttora ignaro della sorte di Argenteau e di Beaulieu .

(1) L battaglioni granatieri avevano subíte grandi modifica zioni dopo la primitiva loro formazione; dimodochè il terzo al lora constava delle compagnie granatieri di Monferrato , della Marina e di Susa , ed annoverava in tutto 548. uomini di bassa

forza e 21 ufficiali, compreso Del-Carretto e Rubin . Ecco il nome degli altri 19 .

Monferrato : Albrion e Corte capitani; Cavassanti e Buona donna tenenti ; Masino e Fava sotto - tenenti .

Marina : Giovanni Tibaldè e Lomellini capitani ; Carlo Tibaldè, Gianolio e Galateri tenenti ; Birago , Cornaglia , Alberga sotto -te menti .

Susa: Calleri capitano ; Nerand ed Olignani tenenti; Arrò e Bessano sotto-tenenti .


CAPITOLO VIJ .

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Massena eziandio non aveva potuto conseguire nel

giorno 13 alcun definitivo successo, perchè Laharpe lo aveva raggiunto verso mezzodi con parte solo della sua divisione, avendo dovuto lasciare d'ordine del genera

lissimo la brigata Dommartin al Cairo ; ciò nulladimeno aveva egli simulato un attacco , ma accolto da un vivo fuoco di mitraglia da Argenteau , che aveva 12.batta glioni e quindici pezzi di grosso calibro da opporgli , erasi limitato ad inquietarne tutto il fronte, rimettendo all'indomani l'attacco , ed informando intanto Buona parte che il nemico aveva forze superiori a quelle da lui supposte . E veramente forte sarebbe stato Argenteau , se non

avesse stoltamente sparpagliate le sue forze, poichè avea

egli 16 battaglioni, che ben distribuiti in quel forte sito, intersecato da profondi burroni formati da varii rami della Bormida Orientale e dell' Erro , e dai côlli di Su

pervia, di Dego , di Magliani ed altri , avrebbero potuto , con la fiorita artiglieria che avevano seco loro, tenere a bada forze molto superiori a quelle di Massena, sep pure non era miglior consiglio assumere il ruolo di as salitore, mentre Provera ancor teneva a Cosseria e prima che Mesnard e Dommartin venuti fossero a rinforzare

Massena . Argenteau invece suddivise soverchiamente le

sue forze, mal credendo cosi di adempiere all'ordine ricevuto da Beaulieu di tener fermo ad ogni costo . Stabiliti pertanto quattro soli battaglioni al Dego che aveva fatto accuratamente trincierare , egli ne collocava quattro altri a Sassello, due a Mioglia , uno al villaggio di Pareto , un altro a quel di Malvicino , un terzo ad Acqui , e finalmente tre a Montealto , sulla strada verso Spigno . Stava bene che egli protendesse la sua fronte


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

da Dego a Sassello per Mioglia, quantunque due batta glioni a Sassello per legarsi con Wukassowich fossero bastanti , e fosse miglior consiglio tenerne 6 al Dego , dove i Francesi dovevano far impeto ; stava bene che ponesse due battaglioni in riserva a Pareto , ma cosa facessero i tre a Montealto e quello a Malvicino ad una distanza di 10 o 12 chilom . da Dego, e quello ad Acqui a 25 chilom . , ed ove era Beaulieu col grosso dell'eser cito, veramente non si comprende.

Difatti, al di 14, Provera , con pochi Austro -Sardi, di giuni da 36 ore, teneva ancora, e la sua costanza, unita al valore di Wukassowich, mancò poco, come vedremo fra breve , che convertisse per i Francesi la vittoria di Montenotte in grave sconfitta , se al paro di Provera e

Wukassowich, intraprendenti ed arditi fossero stati Ar genteau e Beaulieu .

Dissi superiormente che al momento in cui Provera abboccarsi voleva con Buonaparte, questi aveva dovuto recarsi verso Cencio, ivi chiamato dal cannone. Era Colli alle prese con Mesnard ; laonde ritiratosi poi il primo su Ceva , Napoleone fece appoggiare Mesnard a destra in aiuto di Massena , il quale preparavasi intanto con Laharpe ad assalire il nemico , che con la sinistra al

Dego, protendendosi verso Spigno , teneva col centro fortemente occupato il poggio detto di Magliani, ove era una forte ridotta che formava la chiave della posizione.

A tal vista Massena gettava sulla riva sinistra di Bor mida la divisione Laharpe, imponendoli di dividersi in tre colonne e di procedere all'assalto in questo modo : Causse, con la prima colonna , doveva assalire il sinistro corno di Argenteau nel punto in cui si legava al centro ;

Cervoni , colla seconda, doveva assalire di fronte i due


CAPITOLO VII .

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casali di Piana e di Costa ; la terza finalmente, guidala da Boyer , girando un burrone che copriva il fianco destro del nemico , doveva minacciarne la ritirata su Spigno .

Fu pure la divisione Meynier divisa in due parti : una , guidata da Monnier , e colla quale era Massena , avviarsi doveva pel gran cammino di Dego ; l'altra , che aveva seco due pezzi , doveva seguire le colline della riva destra , e condotta da Lasalcette, riuscire alle spalle del villaggio. Cosi erano disposte le truppe di Massena , quando giungeva Buonaparte, che approvava tali disposizioni , ordinando solo ai due cannoni di riunirsi alla colonna

di Monnier, e non con quella di Lasalcette che marciare doveva per troppo difficili sentieri; e già stava per dare il segnale dell'attacco, quando in buon punto pervenne la notizia della resa di Cosseria ad accrescere a mille

doppi l'ardore dei Francesi, i quali gagliardamente get tavansi su quelle scoscese vie , gridando : Viva la Re pubblica, andiamne, andiamne al nemico. Tutto cedeva alla loro foga : Causse, scagliatosi nel fiume coll'acqua sino alla cintola , sloggia alla bajonetta i difensori della riva destra ; Cervoni, a lui unitosi, fa battere la carica, ed impossessatosi dei casolari di Piana e di Costa , in noltrasi in colonna serrata sulla gran ridotta di Ma

gliani . Erano ivi raccoltisi quasi tutti i quattro batta glioni da Argenteau lasciati a Dego ; appartenevano essi ai reggimenti la Marina e Monferrato, piemontesi, ed ai

corpi franchi di Giulay, occupando la ridotta ed il vec chio castello di Dego. Fecero dapprima valida resistenza, ma spuntavali da destra il brigadiere Boyer ; Massena ,

dopo un furioso trarre di artiglierie contro il Dego, va


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

licato il torrente Valla, gettavasi all'assalto del villaggio,

e sloggiatine i pochi difensori, avviavasi contro il ca stello in cui stavano i 500 piemontesi , mentre che La

salcette coronava i poggi che stanno a tergo di esso ; il che fece che gli alleati, presi da panico terrore, comin ciarono a fuggire; ma tardi risolvevansi alla ritirata , perchè Massena, avendo già gettati alcuni fanti leggieri

sulla via che tende a Spigno , impediva loro di salvare 13 cannoni che cadevano in sua mano ; rannodavansi

i Piemontesi però sul monticello Scazzone, ma caduta, dopo feroce pugna, nella quale morirono molti soldati

di Giulay, la ridotta di Magliani, circuiti da ogni parte, rimasero quasi tutti prigionieri . Giungeva allora Argenteau colle riserve da Pareto, in tempo appunto per mirare la fuga dei suoi ; laonde, as

salito dagli scorridori di Massena , che già spingevansi sulla via di Spigno , egli affrettossi a ripararsi a Mon tealto, ivi raccozzando le genti come meglio gli venne fatto. La breve difesa dei collegati fece che i Francesi perderono solo 200 uomini , quando invece la loro, ol

tre a 350 morti , quasi tutti di Giulay , ascese a 2,500 prigionieri , fra i quali 600 piemontesi , e 5 cassoni e 13 pezzi vennero anche in balia dei vincitori .

Appena vide Buonaparte terminato il conflitto al Dego , ordinò a Laharpe di scendere a sinistra per operare la sua congiunzione con Augereau , che incalzar doveva i

Piemontesi per sempre più isolarli dagli Austriaci. Credevano i Francesi finita la fazione del Dego, onde i soldati, sfiniti di forze per cosi lungo combattere in terreni cosi aridi e scoscesi, sordi alle voci dei loro capi , diedersi a bottinare, guardandosi con poca cura , dimo dochè Wukassowich , giunto in quel punto da Sassello


CAPITOLO ' VII.

637

con sei battaglioni che Beaulieu ordinato gli aveva di condurre ad Argenteau, facilmente riusciva sulle prime a scompaginarli .

Vogliono taluni che questo generale ricevuto avesse per via un ordine di Argenteau datato li 14, in cui eragli prescritto di giungere al Dego domattina , e che fosse un errore, intendendo Argenteau di indicare la mattina del giorno stesso ; dicono altri che le strade malagevoli

gli impedissero di giungere prima . Però Wukassowich era , e lo provò coi fatti, uomo attivo, e se avesse rice vuto l'ordine chiaro , od avesse potuto eseguirlo , non avrebbe indugiato sino alli 15 ad accorrere . Comunque stiano le cose, avuto egli avviso per strada che il Dego era già in mano dei Francesi , non volle prestarvi fede e prosegui nell'intrapreso cammino ; ma giunto alla vista di Mioglia, gli fu forza credere ai pro prii occhi . Pure , da animoso guerriero quale era, ed ac cortosi che i Francesi se ne stavano spensieratamente ,

risolveva di attaccare coi soli battaglioni che aveva seco, inviando in pari tempo varie ordinanze a cavallo nella direzione di Acqui e di Spigno , per prevenire Argen teau della sua risoluzione . Egli intanto , spinto il colon nello Lezeny con 500 fanti sull'avamposto francese a Mioglia, lo sorprendeva e massacrava ; rannodati poi per via un migliaio di fuggiaschi del corpo di Argenteau , innoltravasi sulle colline di Giusvalla che stanno a tergo

del Dego , e fugava la debole schiera che gli aiutanti

generali Dupuy e Rondeau cercavano invano di opporgli in quel frangente , perchè l'artiglieria che i Francesi preso avevano sui Tedeschi, invece di essere stata con dotta in pianura , come ordinalo aveva Massena , trova

vasi tuttora attraverso alla strada che tutta ingombrava.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Prendevano animo da ciò Lezeny e Wukassowich ,

ed

impadronitisi di quei pezzi abbandonati , cacciavansi di nanzi i repubblicani , che, veduti mortalmente feriti Du puy e Rondeau , sceso a precipizio il pendio occidentale

delle alture, abbandonavano agli imperiali la ridotta di Magliani da loro conquistata il giorno prima a prezzo di tanto sangue, e 600 uomini che vi si erano rifugiati cadevano prigionieri . Tosto stabilivasi in essa Wukas sowich , e siccome era privo di cannonieri, destinava una scelta mano di granatieri a manovrare quei pezzi, che già austriaci sotto Argenteau , conquistati da Mas sena , maneggiati ora nuovamente da mani tedesche , vomitavano la morte fra gli sbigottiti nemici . Era intanto accorso al fiero annunzio Massena al ga loppo dal Cairo, ma mirando il terrore dei suoi , e di

sperando , da pratico guerriero qual era , di arrestarli in troppa vicinanza del nemico , imponeva ai suoi ge

nerali ed aiutanti di campo di riordinare i fuggiaschi a 3 chilom . da Dego, su quel poggio stesso dal quale Na poleone annunziato aveva alle truppe la capitolazione

di Provera il di precedente . Raccozzati cosi 4,000 uo mini, e rampognatili per la codarda loro fuga, spinge vasi quindi sopra i Tedeschi; ed essendo riusciti i suoi volteggiatori a penetrare in Supervia e ad impadronirsi dei due cannoncini francesi che il giorno prima avevano fulminato il villaggio di Dego, appostatili sulla riva si nistra del torrente Grillero, cominciarono con essi a ri

spondere al fuoco nemico ed a salire le colline poste sulla destra della Bormida . Wukassowich aveva frattanto dato invano la scalata

al castello di Dego , difeso da Lasalcette (1 ) con un pu ( 1) Alcuni vogliono sia stato Lanusse, ma non pare probabile ,


CAPITOLO VII .

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gno di valorosi ; cosa che rendeva già alquanto avven turata la posizione del prode ungherese, che attendeva invano i soccorsi di Argenteau ; tanto più che Buona parte, il quale dal Cairo aveva avuto sentore di questo

improvviso attacco, dava ordine immediato a Laharpe, già in via per Montezemolo, di retrocedere . Egli stesso poi, presa seco la brigata di riserva Victor e 400 ussari di Stengel , e spedite munizioni al Dego , accorreva in

persona sui luoghi ove giungeva contemporaneamente alle prime squadre di Laharpe guidate da Causse . In un attimo ei fece le disposizioni per l'attacco : Causse dovette , con una colonna , spingersi da sinistra sul destro fianco della ridotta di Magliani , spalleggiato dai cacciatori di Victor disposti in bersaglieri ; i 400 ussari rimasero in riserva . Gettavasi arditamente Causse

coi suoi all'assalto , ma ferito mortalmente nel fianco , la sua caduta rallentava l'ardire delle sue genti ; del che

accortosi Lezeny, con una vigorosa carica alla baionetta le volgeva in fuga. Tratteneva però il nemico Victor con due battaglioni , dando tempo cosi al generalissimo di riformare i soldati di Causse dietro la cavalleria , e rior

dinatili , risospingerli sulla ridotta sotto gli ordini di La nusse che dava loro l'esempio dell'intrepidezza . Cervoni intanto erasi gettato con pochi scelti in un burrone , attirando a sè tutta l'attenzione di Wukas

sowich, mentre Massena , avanzandosi al passo di carica sulla strada maestra , minacciava la ritirata degli Au striaci . Non cedeva tuttavia l'ungherese , quando tutto ad un tratto Cervoni, sbucato fuori dal suo riparo, get perchè poco dopo vediamo Lanusse rimpiazzar Causse nella di visione Laharpe.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tasi alla baionetta sul parapetto. Compresero allora

Wukassowich e Lezeny che era tempo di pensare alla ritirata , ed abbandonata la ridotta di Magliani , ripie garonsi sopra Acqui per Monte Acuto con tutte le truppe che raccogliere poterono e con 200 prigionieri, mentre 1,500 uomini che trovavansi più a sinistra verso Costa e Supervia tentarono invano di ritirarsi per la via di Spigno, perchè li prevenne su di essa la cavalleria fran cese che li fece quasi tutti prigioni , liberando anzi il francese generale Vauquet già caduto nelle loro mani, e riconquistando per la seconda fiata i cassoni e le ar tiglierie tedesche. Inutile riusci adunque la bravura di Wukassowich per riprender Dego ai Francesi , ma tuttavia gran lodi

merita l'intrepidezza colla quale ei tentò l'impresa, e se fosse stato soccorso da Argenteau, od avesse avuto una forza doppia , egli forse riusciva nell'intento. La perdita pertanto della battaglia del Dego attribuir si deve ad Argenteau , che non seppe ivi concentrare le sue forze, né dare ordini precisi a Wukassowich perchè lo raggiungesse li 14 ; giacchè egli è chiaro che se essi avessero unitamente attaccato , mentre Provera ancor

teneva a Cosseria , e Colli tentava penetrare da Cencio,

difficilmente i repubblicani riusciti sarebbero a mante nersi contro questo triplice attacco, tanto più se Beau lieu , giunto li 13 ad Acqui, si fosse spinlo con tutte le genti che avea verso Spigno, formando cosi la riserva di Argenteau , il quale avrebbe allora potuto porre tutte le sue truppe in linea. Il risultato probabile di tali mosse sarebbe stato che Bonaparte avrebbe dovuto gettare la brigata Mesnard a destra per opporla ad Argenteau , rinforzando Laharpe


CAPITOLO . VII.

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e Massena ; e Colli avrebbe cosi potuto spedire aiuti a Provera , e le due armate sarebbero rimaste legate e libere di ritirarsi unite od a sinistra su Alessandria , od

a destra sopra Ceva . Ma già dissi che Argenteau di generale non avea che il vestito ; difatti narra Botta che dopo l'azione delli 14 , passeggiava come mentecatto a Pareto, senza più sapere a qual partito appigliarsi ; Beaulieu poi, che aveva tanto e forse più di lui errato, seppe tuttavia su di lui river

sare tutta la colpa, e lagnandosi a Vienna che non si fosse attenuta la promessa a lui fatta fin da quando

era stato nominato generalissimo , di togliere a quel generale il comando della divisione, tanto fece e tanto disse , che pochi giorni dopo Argenteau venne arrestato e condotto a Mantova ; siccome però i cortigiani non han mai torto, cosi suo zio , il conte Mercy-Argenteau ,

1

potentissimo a Vienna , riusci a salvarlo.. !

Gravi furono le perdite di ambe le parti in questi

varii combattimenti . I Francesi ebbero 800 e più morti , fra i quali i cinque generali Causse , Banel, Quenin , Rondeau , Dupuy ; i feriti ascescero ad un migliaio é 200 furono i prigionieri . Gli Austriaci ebbero in tutto

2,500 morti , ma più di 8,500 prigionieri, fra i quali il tenente-generale Provera e 30 ufficiali superiori , ol-, tre a 26 cannoni ed a 15 bandiere.

Mentre queste cose succedevano a Dego, Rusca colla vanguardia di Joubert aveva assalito li 15 le alture di Murialdo che difendeva Vitale con due battaglioni , che dopo viril resistenza era costretto a ridursi nella ridotta del Bricco-Rotondo, ove, quantunque attaccato da Ru sca che avea ricevuto rinforzi, riusciva a mantenersi. Bellegarde eziandio faceva valida resistenza coi suoi tre VOL I. - 41

PINELLI, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

battaglioni verso Montezemolo contro Augereau , il quale non sostenuto da Laharpe, che avea dovuto re trocedere per la sorpresa di Wukassowich, non osava innoltrarsi contro tutte le forze piemontesi . Ma bentosto veniva a sostenerlo da sinistra Serru

rier, avanzando con tutta la sua divisione per Bagnasco , Battifollo e Nocetto, accennando al campo di Ceya, men tre li 16 Laharpe ritornava dalla destra a suo soste gno ; rispingevasi allora innanzi Augereau, dimodochè Colli comprese essere prudenza di frettolosamente riti rare il distaccamento di Bellegarde e di Vitale, ed uniti cercar ricovero nel campo di Ceva : ma non con tutta la voluta prontezza eseguissi tal mossa , perchè la re troguardia forte di 500 uomini, giunta a Nocetto , lo tro vava già occupato dall'avanguardia di Serrurier, laonde

dopo vigoroso combattere, non potendo aprirsi la via attraverso ad un'intiera brigata, era costretta a darsi prigioniera . Era stata prima intenzione di Bonaparte di rivolgersi sin dalli 15 sui Piemontesi ; ed abbiam difatti veduto

che appena dopo il conflitto delli 14, aveva egli ordi

nato a Laharpe di portarsi a rinforzare Augereau per agire seco lui di concerto contro Colli , ed anzi voleva concorrervi egli stesso colla riserva di Victor ; ma prima l'assalto di Wukassowich , quindi l'idea che Beaulieu

avrebbe ritentato di riconquistare l'importante posto del Dego colle genti che aveva in Acqui lo tennero per plesso. Premendogli però di isolare affatto i Sardi dai loro alleati , e convinto che la sua marcia nel cuor del

Piemonte deciso avrebbe la corte di Sardegna a stac

carsi dalla coalizione , egli, in opposizione agli ordini di. Carnot, che gli aveva imposto di opprimere dap


CAPITOLO VII .

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prima i Tedeschi , decise per lo contrario di gettarsi sui Piemontesi , dei quali , a detta di Thiers e dello stesso Napoleone a Sant'Elena , faceva maggior stima che de gli Imperiali. Il giorno 16 pertanto, collocato Laharpe con un'in tera divisione a S. Benedetto , e raccomandatogli di at tentamente vegliare sopra Beaulieu accampato tra

Acqui , Terzo e Bistagno , e di spedirgli pronto avviso della benchè menoma sua mossa , accertatosi essendo

dal rapporto delle ricognizioni che nulla eravi pel mo mento da temere dagli Austriaci, troppo scorati per riassumere l'offensiva, spediva la divisione Augereau per Montezemolo a raggiungere Serrurier e Joubert .

Imponeva quindi Bonaparte a Massena che appena le sue genti , scalze ed affrante dalla fatica , fossero al quanto riposate, seguisse la stessa direzione , passando

per Santa Giulia e Montebarcaro, lasciandolo intanto , durante il riposo , in posizione tale da servire di anello fra Laharpe ed Augereau, in caso di assalto da parte degli Austriaci. Victor finalmente colla riserva dovea coprire Cairo e lo stradale di Savona , che erano la linea di operazione dei Francesi ; trasferiva quindi egli il suo quartier ge nerale a Millesimo.

Posersi in marcia le divisioni francesi, ed all'alba del di 16 Augereau e Serrurier stavano con due divisioni in faccia di Ceva , e Massena colla divisione Meynier era stabilito a Montebarcaro .

Erasi Colli ridotto colle sue truppe nel campo trincie rato di Ceva , il quale dava la destra al poggio di Testa nera, a tramontana del forte di quella città , mentre la sinistra appoggiavasi alla bella posizione della Peda


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

giera, che dominava tutte le strade comunali, che at traverso alle langhe tendono a Mulazzano e Cherasco

per la riva destra del Tanaro, mentre la strada postale corre lungo la sponda sinistra del fiume verso Do

gliani . Sperava egli di poter ivi lottare contro le forze fran cesi, perchè la posizione era eccellente e la città di Ceva presentava un buon punto d'appoggio . Giace Ceva nell'angolo formato fra la riva destra del Tanaro e la sinistra del torrente Cevetta , che si getta

in quel fiume a settentrione della città, di cui lambe le mura, servendo nel tempo stesso quasi di fosso al forte che sorgeva sulla sua destra sponda, ed aveva in

allora la forma di un quadrilatero , tre lati del quale erano bastionati, mentre il quarto , verso la città, era formato dalle caserme; più al basso poi verso la ciltà stessa, ma in direzione obliqua , aveva un'opera a corno

che rendeva più efficaci i tiri delle artiglierie ; tuttavia sia la città che il forte , eran dominati da due alture poste a mezzanotte denominate Faia e Baione, dimodo

chè volendosi mantenere in tal sito, era indispensabile di fortemente occupare quei due poggi ; il che non aveva Colli trascurato di fare. Egli aveva parimenti eretto ridotte a Testanera ed alla Pedagiera, e munito con artiglierie il villaggio di Paroldo , distante sei kil. da Ceva, assiso sopra un piano leggiermente inclinato,

che grandemente favoriva l'uso di esse . Nell'interno del campo poi stavan anche le ridotte di Rovasio e di Torri cella , mentre il rivo Bovina copriva tutto il fronte di

queste fortificazioni. Avendo Colli molti ponti volanti sul Tanaro , avrebbe senza dubbio potuto mantenersi alla

Pedagiera, finchè alcune truppe , collocate a Monteze


CAPITOLO VII.

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molo od a Millesimo, o meglio al Dego, gli garantivano il fianco sinistro, lasciandogli il passo libero sulle due

sponde del fiume; ma padrone del Dego, il nemico

po

teva portarsi su Castellino , borgo distante 6 kil . da Ceva, e varcando il Tanaro al ponte di quel borgo , ta gliargli la ritirata su Cherasco, punto sul quale il gene rale piemontese volea aver libera la via , per correr poscia a coprir Torino . E vidimo difatti che Buonaparte aveva già collocato Laharpe a S. Benedetto , luogo a 9 kil . al N. E. di Castellino , sulla sponda destra del fiume, mentre Serrurier, che rumoreggiava sulla sini stra di esso , facevagli temere di prevenirlo a Mondovi od a Lesegno , grossa terra a quattro o cinque kil . da Ceva .

Tuttavia non parve a Colli , che avea ancor seco 8,000 buoni soldati , di doversi ritirare, senza aspet tare il nemico , e senza dar tempo alle salmerie del

l'esercito di porsi in salvo ; ma riputando la posizione troppo estesa per essere validamente difesa da si de

bole schiera , munito il forte di sufficiente presidio, gettandovi il reggimento di Mondovi, ed affidatane la

difesa ad ufficiali di provato valore , Tornaforte e Sal mour, per aver le sue genti più raccolte , evacuava Faia e Baione , e collocando le prime guardie a Testa nera, occupava in forza il gran campo della Pedagiera, risoluto ad attendere l'urto nemico in quei trinciera

menti da lui con tanta cura eretli , sperando cosi di aver agio a comprendere maggiormente i disegni del nemico, e dar tempo eziandio all’austriaco Beaulieu di -riordinare le schiere e di accorrere in suo aiuto se pur lo voleva .

All'albeggiare del giorno 16, Augereau pose in moto


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

le sue colonne solto gli ordini degli aiutanti generali Joubert e Beyrand , e marciò difilato su tutte le alture che dominano il forte , e contro il campo della Peda giera . Attaccarono le due colonne repubblicane con

gran vigore, ma furono con pari valore respinte e co strette a retrocedere ; riformavano tuttavia i francesi

generali le loro truppe, e dopo ripetuti sforzi e sangui noso contrasto , una colonna riusciva ad impadronirsi

di Paroldo , mentre l'altra penetrava sui poggi di Baione e di Faia ; ma spintisi poi all'assalto delle tre ridotte di Testanera , di Torricella, o meglio di S. Sebastiano , e di Pedagiera , erano cosi caldamente ricevuti , che desiste vano e ritiravansi malconci fuori del tiro , pernottando li due nemici sui campi di battaglia . Costarono questi assalti 600 uomini ai Francesi, tra morti e feriti ; la perdita dei Regii pugnanti dietro i ri pari fu di gran lunga minore, ascendendo solo a 270 in tutto. Combatterono le nostre truppe con valore alla

Pedagiera , ma il merito principale andò dovuto ai reg gimenti Savoia ed Acqui ; il primo dei quali difese quella ridotta , ed il secondo la Torricella ; per cui molti furono i decorati , come dirò altrove . Mori in tal

giorno del reggimento Savoia il capitano Corbeau ; Melle poi , capitano di artiglieria, fu molto lodato per l'intelligenza spiegata nella collocazione dei quattro cannoni a lui confidati, ed il fuoco ben diretto dei quali non poco contribui al buon successo . Ma era ormai impossibile a Colli di trattenersi più a lungo in quei luoghi, perchè mentre Serrurier avanzava

a gran passi sulla sua destra per Monbasilio , e che Au gereau lo minacciava di fronte con forze cosi impo nenti , che esse sole richiedevano l'impiego di tutte le


CAPITOLO VII .

647

sue truppe, Massena accennava di spuntarlo da Mombar caro sulla sinistra , e di prevenirlo a Castellino ; onde egli, profittando dell'oscurità della notte, accostavasi al Mondovi, andando ad occupare l'ottima posizione della Bicocca , dietro la Corsaglia. Accortosi al far del giorno Augereau della ritirata dei Piemontesi, tentava inquietarli , mandando loro alle spalle una brigata di truppe leggieri ; ma formava l'ul timo retroguardo il reggimento d’Acqui sotto Vitali, il quale or arrestandosi, or caricando il nemico colla

baionetta , dava tempo al grosso dell'esercito di ridursi al di là della Corsaglia ; perdeva la vita in questi scon tri il maggiore e marchese Cavoretto, distinto ufficiale del suddetto reggimento , il quale con attività e valore secondava il suo capo.

Augereau frattanto, stabilitosi li 18 a Faia e Bajone che stanno a tiro di moschetto dal forte di Ceva , inti mava al comandante di esso la resa , credendo per ciò che non avrebbe osato far resistenza , ma avutone un

rifiuto, faceva porre in batteria due piccoli cannoni da quattro ed apriva il fuoco, con poco successo però, giac

chè aveva egli appena sparato i primi colpi , che i grossi cannoni del forte gli smontarono i pezzi , e li costrin gevano al silenzio. Fece egli allora costrurre nella gior

nata stessa una batteria di sei pezzi , che ricominciò a tempestare all'indomani , ma senza maggior frutto , perchè le batterie del forte li obbligarono ben presto a

desistere . Ricorreva egli nuovamente alle intimazioni , ma invano , avendo il comandante , che era un vecchio

ufficiale (1 ) , in cui l'età non aveva affievolito il bellico ( 1 ) Il vero comandante di Ceva era un tale cavaliere Balegno ;


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ardore, risposto a tutte le proposte fattegli che il suo generale commesso gli avea di tener fino all'estremo, le che egli avrebbe obbedito.

: Non volle Bonaparte, ivi accorso , perdere un tempo prezioso dinanzi a quella vecchia fortezza, che avrebbe tuttavia potuto resistere a lui privo di un parco d'as sedio , e dar tempo ai generali nemici di riaversi e di

riunire le proprie forze; perlocchè fatta occupare la città da Rusca, che ricordatosi di essere italiano, a ri chiesta di alcuni amici , che ivi avea , faceva ridurre di un terzo la forte contribuzione da Napoleone imposta, e lasciata una brigata a bloccare la fortezza, și accinse a perseguitar Colli . Il quale dopo aver rotto il ponte di Prà sul Tanaro, rimpetto a Lesegno, era venuto con le poche sue truppe a posarsi su quella serie di eminenze che protendonsi lungo la sinistra riva della Corsaglia , che ivi già in grossata dal Casotto e dalla Monza , corre grossa e ra pida attraverso ad un angusto letto tagliato tra scoscese rive. Dava il generale piemontese al suo ordine di bat taglia la forma di una squadra ad angolo quasi retto, il cui vertice stava a S. Michele , il lato destro correva

verso la Madonna di Vico, il sinistro protendevasi fino a Niella di Tanaro , rimpetto a Lesegno , al confluente della Corsaglia con Tanaro , il quale essendo ivi molto rapido e profondo non era guadabile , dimodochè l'ala sinistra, comandata da Vitali , coperta da quei due fiumi, forse Tornaforte ne era governatore o comandante del presidio , ma è certo che a lui attribuir si deve il merito della difesa . Sal

mour poi era ufficiale di artiglieria o del genio, e lo stesso , credo , che fu dopo governatore della Savoia .


CAPITOLO VII .

649

riputar si poteva quasi inaccessibile, tanto più che Colli aveva fatto operare molte tagliate sulla strada che con duce da Lesegno a Niella , collocandovi anche alcuni pezzi .. Al centro adunque ove comandava Solaro della Chiusa, ed alla destra ove era Bellegarde , aveva il generalissimo addoppiate le difese, legando l'ala sinistra al centro per

mezzo di una forte batteria , collocata sul poggio detto dei Rocchini, la quale coi suoi proiettili solcava tutta

la pianura posta fra San Michele e Lesegno. A sinistra di essa i granatieri di Dichat (8° e 9º bat .) schierati sul sinistro margine della Corsaglia ne vietavano il varco, mentre una loro compagnia , la seconda granatieri di Christ, erasi alloggiata nel giardino dello speziale Mi chelotti , nel di cui muro operato aveva feritoie , e di dove coi suoi tiri infilava il ponte sulla Corsaglia , il quale asserragliato e munito di artiglierie era poi an

che battuto di sbieco da quattro pezzi collocati alla cosi detta Aia del Cavallo. A destra di questa batteria stava

il primo battaglione granatieri comandato dal capitano dei granatieri di Novara , il cavalier Scotti che faceva le veci di maggiore : venivano dopo alcuni fanti leggieri sotto il cavaliere Radicati di Primeglio, i quali rannoda vano il centro colla batteria della destra . Era questa batteria stabilita sul côlle del buon Gesù , che siede a cavaliere della strada che da San Michele tende a

Torre, e spazzava coi proiettili il ponte sul Casotto , casserragliato esso pure, ed il varco di quella valletta, presso i casolari detti i Tetti del Casotto : a destra di

essa , prolungandosi verso Madonna di Vico , stava Bel

legarde coi granatieri reali , ed alquanto più addietro nel piano erano, in bell'ordine schierati, i dragoni del


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Re sotto Chaflardon . Finalmente Colli con una forte ri

serva aveva preso posizione alla Bicocca, di dove poteva accorrere in difesa dei punti più minacciati . Tutti questi ostacoli però non erano sufficienti ad arrestare Bonaparte, che voleva ad ognicosto togliere a Colli il mezzo di ricongiungersi con Beaulieu, e che con

una strepitosa vittoria sui Piemontesi sperava di con durre il gabinetto di Torino a trattative di pace . E sembra che in questo ardente suo desiderio di distrug gere l'armata sarda egli trascurasse di riconoscere pre ventivamente il terreno su cui ei voleva impegnare l'a zione : deciso ad assalire il nemico e ad opprimerlo a qualunque costo , egli non tenne calcolo delle difficoltà

naturali, rese maggiori dalle buone disposizioni da Colli impartite ai suoi luogotenenti : a ciò almeno vogliono gli autori francesi attribuire il mal esito dell'attacco delli

19. Sin dalla sera delli 18 aveva Stengel tentato di gua dagnare il Tanaro sotto Lesegno alla testa di 400 Us seri , ma trovatolo profondo e fulminato dai cannoni posti sullo stradale di Niella , erasi affrettato a rigua dagnare la destra sponda . Li 19 Bonaparte ordinava a Serrurier di assalire i

Regii a San Michele ed a Torre , mentre Augereau avrebbe cercato di penetrare per la sinistra. Divideva Serrurier le sue truppe su tre colonne : egli colla cen trale e con quella di destra marciò sopra San Michele,

Guyeux, con quella di sinistra , portossi sul ponte del Casotto verso Torre . Appena si mossero i Francesi , le

piemontesi artiglierie, governate a dovere , vomitavano la morte nelle colonne di Guyeux e di Fiorella ; locche vedendo Serrurier, per porsi al coperto dalla batteria dei Rocchini, costeggiava le colline che dividono valle di


CAPITOLO VII ."

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Monza da quella di Corsaglia , e giungeva con 1,000 uomini alle 10 del mattino in faccia al ponte di San Mi chele. Ma se sfuggiti avea i colpi dei Rocchini , egli ve niva ora orrendamente fulminato da quelli partiti dal l'Aia del Cavallo e dalla moschetteria dei granatieri di

Dichat : Guyeux parimente affacciatosi al ponte del Ca sotto , era fieramente ributtato addietro dalla batteria

del buon Gesù , e dal fuoco dei granatieri reali, onde

suonava già il mezzodi ed i repubblicani non erano ancor riusciti a forzare i ponti , giacchè alcuni fanti che tentati avean di guadare la Corsaglia erano stati dalle impetuose sue acque travolti nei vortici , ove misera mente annegavano. Stava pertanto Serrurier per rinun

ziare all'impresa , quando ad alcuni cacciatori di Guyeux veniva fatto di scoprire superiormente al ponte di San Michele un acquedotto di legno, detto dei Gorretti, che i Regii per imperdonabile negligenza omesso aveano di distruggere . Gettavansi arditamente per quel passo i Francesi sulla sinistra sponda, e correvano a prendere a ridosso la batteria del buon Gesù, mentre i cacciatori di Radicati, vedutisi tagliati, portavan l'allarme a sini stra verso il borgo di San Michele . Mandava Scotti il suo aiutante maggiore De-Ruphy a riconoscere la cosa, ma questi avuto il cavallo ucciso sotto , a mala pena giungeva a salvarsi , recando la notizia che numerose squadre nemiche varcato aveano il fiume; la qual voce pervenuta al capitano Appiani , che comandava la bat teria dell'Aia (lo stesso che mori poi generale d'arti

glieria) , vedendosi abbandonato dalla scorta , non cre dendo di aver tempo a salvare il materiale , abbando nati cannoni e cassoni ponevasi coi suoi artiglieri in salvo. Era seco il giovane Boyl, il quale, credendo di


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

ben fare, apponeva alle polveri una miccia regolata in modo, che l'accensione seguir dovesse al momento in cui i Francesi giunti sarebbero sul posto : ma diversa

mente volle la mala stella dei Sardi, perchè accorsa ivi una compagnia di granatieri Guardie disposta a contra

stare il passo a Serrurier , che non più trattenuto dal fuoco della batteria avanzava al passo di carica sul ponte , scoppiate le polveri in quel punto, non solo uccidevano 14 granatieri, ferendone molti altri, ma ge neravano uno spavento tale nelle truppe sarde, che sban datesi , esse cercavan porsi in salvo salendo l'erta che conduce al castello : il solo Dichat, alla testa dei suoi

granatieri impegnava un combattimento corpo a corpo nelle vie del villaggio di San Michele contro i Fran cesi, i quali però marciati essendo sulla cappella di Santa Margherita e sui casolari di Codevilla, riusci rongli sul fianco destro , onde dopo lunga pugna, ve dutosi accerchiato a sinistra dalla colonna che traver

sato avea il torrente sul ponte , eragli forza darsi

prigioniero con 600 uomini di ogni arma, compresi i cavalli ed i soldati del treno d'artiglieria . Preso Dicha: mentre alcuni pelottoni nemici inseguivano i nostri che rattestatisi sul piazzale della parrocchia, tentavano an

cora una debole resistenza, la più gran parte dei Fran cesi, rovesciati i pezzi per impedire il passo alle riserve, e conservatone un solo che collocavano nella via rim

petto a casa Quarelli, credendosi ormai padroni del villaggio, e sfiniti per fame e per sete , incautamente abbandonavansi ai bagordi.

Stava tuttora nel giardino dello speziale la compagnia Christ , comandata dai due fratelli Paolo ed Ippolito

Schreiber, capitano il primo , sotto - tenente il secondo,


CAPITOLO VII.

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i quali volendo tentar di raggiungere le truppe poste alla Bicocca , uscivano alla testa di 73 granatieri per la porta di dietro del giardino : ma siccome arditi erano e valorosi soldati , notata l'ubbriachezza dei Galli , in un attimo mutavan disegno, e divisesi in due schiere e fatto il capitano il giro di un caseggiato, riusciva a spalle del cannone , mentre suo fratello Ippolito impetuosa mente assaliti i Francesi che gli si pararono dinanzi , e date e ricevute molte botte, giungeva sul pezzo al mo

mento in cui un cannoniere stava per darvi fuoco ; fa ceva egli allora , con disperato valore , disegno di get tarsi con pochi seguaci a quasi certa morte, che senza dubbio avrebbe incontrata senza la fortunata circostanza

che il sardo granatiere La Grazia , già prigioniere dei Francesi , eseguendo l'ordine datogli nel suo vernacolo

dal capitano Schreiber, giunto in quel punto dall'altro lato , dato di piglio ad una sciabola che per caso gia ceva a terra , troncava la mano armata della miccia al

l'artigliere nemico . Veduto il caso i due Schreiber , in un istante furon coi loro granatieri sul pezzo, e pro

strati a colpi di baionetta i primi difensori che accor sero, attelati i cavalli al pezzo ed ai cassoni che trovar poterono , li gettarono a tutto corso sugli sbrancati Fran cesi che avvinazzati accorrevano al suon della moschet

teria ; e giunti ove stava la maggior parte dei nostri prigionieri , in un momento li riponevano in libertà é con essi il prode Dichat. Pur finalmente , i due sviz

zeri fratelli (1) coi pochi loro seguaci , rimasti sareb (1) Paolo ed Ippolito Schreiber , quantunque svizzeri di ori

gine , eran nati amendue a Genova , ove suo padre era colon nello proprietario del reggimento delle guardie svizzere , al ser


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

bero oppressi , perchè i Francesi che avean dapprima creduto che fosse questa una poderosa riserva spedita da Colli , riavutisi dal primo spavento e dallo scompi glio che il passaggio del pezzo e dei carri generato avea fra loro, accorrevano da ogni parte, e facevano dei gra natieri di Schreiber cosi aspro governo, che di 75 che

essi erano da principio, compresi i due ufficiali, ormai più non ne rimaneva in piedi di una trentina , senon chè giunse in buon punto la vera riserva spedita da Colli , già sin dal principio , in aiuto di Bellegarde e di Dichat .

Componevasi essa dei due battaglioni granatieri di Va rax, nei quali erano quei delle Guardie, di Savoia e di Mo riana , sostenuti da un battaglione di Savoia , il quale schierato sul pendio meridionale della Bicocca , aveva per lungo tempo, sotto gli ordini del maggiore De Lo

ches, fatto testa al nemico , che impossessatosi della batteria del buon Gesù e fatti piegare i granatieri reali di Bellegarde , portavasi sotto Guyeux all'assalto delle posizioni occupate dalla riserva . Varax pertanto , scen dendo dal monte Roccaro e dal côlle dei Cienci , per cuoteva di fianco il nemico e rigettavalo al basso verso

il poggio dove stava il vecchio castello, e dove una pic cola schiera francese trovava momentaneo ricovero ; pro seguiva Varax la sua marcia verso San Michele, e ca dendo improvviso sul non ancor ben ordinato nemico, vizio di quella repubblica . Vogliosi i due giovanelli di gloria , erano entrati al servizio sardo ; Paolo mori poi nel 1816 coman dante dell'isola di S. Pietro in Sardegna ; Ippolito , di cui mi oc correrà ancora far nelle altre parti di quest'opera lodevole men zione è uno dei pochi superstiti di questa guerra , e dopo aver esercito varii comandi , vive tuttora in Asti in onorato riposo .


CAPITOLO VI .

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lo respingeva con grave perdita verso il torrente , nel quale molti , che tentarono di passarlo a guado , affo gavano , dimodochè il villaggio di S. Michele con quella

rapidità stessa con cui era stato dai Francesi conqui stato, venne dai granatieri regii ricuperato . Mentre con varia fortuna combattuto aveano a sini

stra repubblicani e Regii, non più favorevole si era mo

strata essa ai primi a destra verso Lesegno, ove Joubert, quantunque non ancor pienamente sanato dalla percossa ricevuta a Cosseria , avea tuttavia d'ordine d'Augereau

tentato di guadare il Tanaro ; ma sebbene egli con rara audacia giungesse, malgrado il fuoco dei Regii , ad af ferrare la sinistra sponda , tuttavia, non seguitato dai suoi granatieri che affondavano nel melmoso letto del fiume, dovette desistere e ricondursi sulla destra riva,

dimodochè al far della notte non esisteva più un fran cese sulla sinistra di quelle acque , e le due armate rien trate erano nelle rispettive posizioni , ove passarono la notte, i Sardi in gran sospetto ed in attesa di nuovi as

salti al far del giorno , i Francesi a macchinar meglio le loro mosse .

La fazione di San Michele ſu oltremodo onorevole pei

Piemontesi e per Colli , ed oltre ai fratelli Schreiber, a Dichat ed a Varax, furono oltremodo lodati molti sem plici soldati, di cui darò altrove il nome, ma sopratutti

il sergente-maggiore Michaud , per nome di guerra Fran coeur, savoiardo, che veduto ucciso da palla nemica l'al fiere Bellegarde mentre Varax scendeva al basso , dato di piglio alla bandiera, e gridando : A moi Savoje, im perterrito gettavasi sopra i nemici . Mori inoltre in tal fatto Perrin D’Athenaz, francese emigrato, valoroso ca pitano dei granatieri reali , che si era molto distinto in


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tutta questa guerra ; e Venanzone, che fu poi governa

tore di Genova , e sottotenente allora dei granatieri di Nizza , vi fu gravemente ferito : rimasero dei soldati me glio di 150 morti e più di 200 feriti; e la compagnia Schrei ber dei 73 granatieri non ne annoverò più dopo il fatto

che 22. Ma molto più gravi furono le perdite dei Fran cesi , i quali stessi , cosi soliti a celare i proprii danni , ammettono che 600 furono i morti ed i feriti, ed ancor

più grave riputar si deve la perdita loro ove si ponga mente che molti furono coloro che annegarono nella Corsaglia . Quella debole schiera poi che erasi riparata nel castello , era costretta ad arrendersi prigioniera di guerra .

Sperava ancora Colli di essere all'indomani soccorso

da Beaulieu , riconfermato nelle sue speranze dall'avviso datogliene dal barone Latour , che in qualità di com missario regio trovavasi presso l'austriaco generale: non

so però con qual fondamento ciò scrivesse Latour, poi chè sin dal di 17 il colonnello Jaryajes, emigrato fran cese , che stava presso Beaulieu , scriveva da Acqui al ministro della guerra Cravanzana , che il cesareo con dottiero poneva mente, come era dover suo, a coprir la Lombardia , ritirandosi , appena evacuati i magazzeni di Acqui , verso Alessandria , dando la destra alla Bocchetta . Tuttavia Colli , rincorato dagli ottenuti successi , fatti sal tare tutti i ponti sul Casotto e sulla Corsaglia , abban

donate le opere erette in faccia a Lesegno , e raccolte alquanto più addietro le sue schiere verso Castellazzo e Niella , apprestavasi il giorno 20 a nuova lotta . Ma Buonaparte, trasportato nella notte dalli 19 alli 20 il suo quartier generale a Lesegno, ragunati ivi a con siglio i principali fra i suoi luogotenenti, rappresentava


657 loro, con cosi evidenti argomenti , la precaria posizione del proprio esercito , esposto ad essere da un momento all'altro assalito alle spalle da Beaulieu, mentre un ri CAPITOLO VII . '

soluto .'avversario pareva deciso a contrastare ad ogni costo il passo dei fiumi, che dessi unanimamente deci. sero doversi a qualunque prezzo , e malgrado lo scorag :

giamento e la stanchezza delle truppe, ritentare l'assalto prima che Beaulieu accorso fosse in sostegno di Colli. Sapendo però per prova quanto dura impresa fosse slog

giare i Piemontesi dalle lor posizioni , decidevano Buo naparle ed i compagni di farvi concorrere forze mag giori . Augereau pertanto dovette colla sua divisione marciare su Castellino . Massena che avea frattanto va

licato il Tanaro sotto Ceva , rinforzato dalla brigata di Joubert, fu incaricato di assalire la sinistra di Colli verso

Niella ; Meynier con una nuova divisione composta delle brigate Miollis e Pelletier, giunte in linea di fresco, dovea

rinnovar gli sforzi sopra San Michele ; e Serrurier finalmente , concentrando tutta la sua divisione all'estrema

sinistra, dovea con Guyeux e Fiorella , e con la nuova brigata di Dommartin , far impeto sopra Torre : atte .

lando intanto la sua gente sui colli che da San Paolo

tendono sino a Riguardo , di dove dominava i tetti di 3 Casotto , ove slavano le prime guardie piemontesi .

Erano adunque più di 25,000 soldati francesi che si accingevano a scagliarsi sui 7,000 Piemontesi di Colli aspettarli sarebbe stata non audacia , ma follia, tanto più che il generale piemontese non ignorava che una forte divisione di cavalleria nemica, giunta il di prima a Priero, velocemente affrettavasi di accorrere sul luogo dove essa non avrebbe mancato di rendere più difficile e problematica la ritirata dei Regii . Profittando pers : VOL. J. – 42

Pixellt, Storia ecc.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

tanto di tutto il giorno 20, che era stato necessario al suo avversario per concertare le mosse coi suoi divisio

narii, Colli, avviati tutti gli impedimenti verso il Mon dovi, quando vide alla sera del giorno stesso che Gu yeux, varcato il torrente Casotto , avea gettato una forte

mano di fanti leggieri superiormente a Torre, i quali impadronitisi del ponte Reviglione sulla Corsaglia , già

stavano sul sinistro margine pronti , al far del giorno, ad assalire , o meglio spuntare il destro suo corno , ri tirate tacitamente le sue truppe nella notte, evacuando le ben difese posizioni di San Michele e della Bicocca, ritraevasi indietro in quelle non meno buone di Vico e del Brichetto .

Ma ogni movimento retrogrado è sempre pericoloso con truppe scorate e deboli a petto di un nemico supe riore di forze e reso baldo dal successo . Difatti appena s'accôrse Buonaparte, al primo albore del di 21 , che i Piemontesi abbandonato aveano il loro campo , dava

ordine a Serrurier ed a Meynier, che avea due reggi menti di cavalli, di vivamente inseguire il nemico senza dargli posa : primo ad imbattersi nel retroguardo dei

nostri fu Serrurier , il quale , varcata la Corsaglia sul ponte di Torre che unitamente a quello di San Michele era stato a spese della comune ristabilito, avanzavasi su tre colonne, di cui una costeggiava i monti di Briaglia sulla destra, un'altra marciava direttamente su Vico, e la terza, scesa da Moline, veniva lungo il piccolo tor rente Ermena sulla sinistra. La colonna centrale urtó contro Bellegarde collocato a Vico, ed impegnò seco un vivo combattimento : ma le nostre truppe, sorprese men

tre eseguivano il movimento retrogrado, eran divise e poco in caso di mutuamente sostenersi : tuttavia Colli ,


CAPITOLO VII .

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che non voleva ancora né rovinare, nè asserragliare i ponti sull’Ellero, tuttor necessarii per dare il passo alle

grosse artiglierie ed agli altri bagagli dell'esercito che dovean recarsi al di là di quel fiume e del torrente Pesio per Morozzo su Cuneo, raccozzati assieme cinque o sei battaglioni granatieri sotto Bellegarde , Dichat e Chiu sano, e collocatigli sull'altipiano del Brichetto, ove pre

cedentemente disposti avea quattro pezzi d'artiglieria , imponeva loro di far ivi disperata resistenza . Formava il Brichetto una spianata assai vasta con dolce declivio da ambo i fianchi: stava a sinistra Bel

legarde, a destra , sprolungandosi verso la cittadella di Mondovi , Chiusano , ed in riserva Dichat . Portarono il maggior lor sforzo Dommartin e Fiorella contro Belle

garde, avanzando per Pratogrisolo; ma le loro colonne, squarciate dalla mitraglia dei Regii , tentennavan dap prima , poscia piegavano : ripetuti gli assalti , erano nuo vamente respinte: accorreva allora Meynier , che tra

ghettato aveva il fiume a San Michele , locchè vedendo Dichat , gettavasi colla riserva contro questi nuovi

assalitori ; ma Colli , che era ivi presente, e che aveva in quell'istante stesso ricevuto avviso che Guyeux mi nacciava penetrare nella città stessa di Mondovì , lasciata

scoperta con nuova codardia dal reggimento Belgiojoso incaricato di difenderne il passo, mentre accingevasi ad accorrere colà in persona , diceva a Dichat : Où allez vous Dichat ? Vous perdez la tête ! non rispondeva il prode vegliardo , e gettandosi intanto alla testa de' suoi gra natieri sui nemici al momento in cui , giunti sui pezzi , già gridavano : Les canons sont à nous, a colpi di baio netta li rovesciava giù del côlle : ma troppe erano le genti nemiche, ed ogni istante segnava la morte di qual


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

che ufficiale piemontese . La Boissiere , tenente-colonnello di Chablais, trafitto in petto , spirava sul colpo , Soubei ran , alfiere, precipitava al suolo ; e dopo lui uccisi ve nivano due valorosi sergenti che avevan rilevato il ves sillo : Serafino Decandia , comandante dei granatieri di Sardegna, sconciamente ferito era costretto a lasciare il

campo ; finalmente l'intrepido Dichat, mentre con un ultimo sforzo tenta rincacciare il nemico , colpito in fronte, stramazza al suolo e spira dicendo : Allez dire au général Colli, qu’ainsi Dichat perd la tête !

La morte di tant'uomo infuse nei granatieri terrore e spavento, i quali , sebben ordinati , cominciarono però a retrocedere : nè valse a trattenerli il generoso consi

glio di Chiusano , che collocato a destra co'suoi grana

tieri , proponeva loro di piombare sul sinistro fianco di Serrurier , perchè seguito a mala pena da 30 dei suoi dovette ei pure ritirarsi sul Mondovi . Colli frattanto, che collocando il reggimento Guardie sullo stradone , era riuscito sino allora a tenere, con questo pugno di prodi , testa a Guyeux , riconosciuta ormai inutile, dopo la caduta del Brichetto, di dove si dominava la cittadella , ogni ulterior difesa delle posi zioni esteriori , dava ordine al colonnello Mussano di riti rarsi colle guardie nella cittadella , ove già stava Dellera

con alcune altre squadre, sperando che quella guerni gione cosi rinforzata, avrebbe data maggiore agevolezza all'esercito di sfilare sul ponte dell'Ellero e , sgombrando la città , porsi al sicuro al di là del fiume. Ma appena s'accôrsero i Francesi che lo stradone era privo di difensori, vi spingevano la loro cavalleria , la

quale minacciava di prender a rovescio quei pochi gra natieri che, ripreso animo, sotto Bellegarde, Chiusano,


CAPITOLO VII .

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Cigliano, ' maggiore di Dichat , e d'Agliano , ufficiale di stato generale, che rimaneva gravemente ferito , ancor contrastavano ai soldati di Fiorella e di Meynier, mentre una colonna di fanteria saliva sulla sinistra il poggio di Odella . Questa mossa finiva per disordinare i nostri, i quali confusi ripiegavansi sopra la città . Disperando Colli di poter più a lungo trattenere un nemico quadruplo di forze , ed avendo ormai ottenuto lo scopo principale della difesa, che era di porre in salvo il materiale dell'esercito, dato ordine a Dellera di pro trarre la resistenza dalla cittadella e dalle vecchie mura

quel tanto che bastasse per dar tempo alle truppe di valicar l’Ellero, affrettavasi a portarle sulla riva sinistra, facendo abbattere dietro di sè i ponti . Vogliono taluni che egli obliasse di dar ordine al

presidio di ritirarsi . Jomini però assevera che l'ordine fu dato : ma ad ogni modo , sia che in quel tafferuglio l'ordine non giungesse a Dellera , sia anche che Colli cre desse di dover imitare l'esempio di molti generali che prima di lui avean sacrificato una parte dell'armata per salvarne il grosso , io non vedo che se ne debba far colpa a Colli : forse lo stesso Dellera , da valoroso qual era, preferi perdere la libertà resistendo sino all'ultimo, anzichè compromettere la salute comune capitolando alcune ore prima . Qualunque sia la verità, Dellera ca

pitolava poi , dandosi due ore dopo prigioniero di guerra con tutto il presidio , composto di gran parte del reg gimento Guardie , comandato dal proprio colonnello Mussano, e dal svizzero reggimento comandato da Stet tler, i quali due corpi a mala pena sommavano , uniti, a 700 : tanto erano diminuiti i reggimenti piemontesi dal ferro nemico !


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Nė vedo con qual giustizia abbiano potuto alcuni patrii scrittori dire che la battaglia di Mondovi fu perduta per incuria dell’austriaco Colli : Colli era italiano e non austriaco , ed italiano si chiari colle opere dal di che assunse il comando delle subalpine falangi, e ricordossi

cosi poco di aver militato sotto Austria , che ognor si oppose colla parola e coi fatti alle perniciose risoluzioni

di Devins , di Wallis e di Beaulieu . Giudicando poi del suo merito militare , e tacendo della sua bella ed an

teriore difesa dell'Authion e di altri punti, al Mondovi, al Brichetto ed a S. Michele, Colli fece sempre ufficio di valoroso e zelante condottiero, a segno che riscosse gli elogi dello stesso Buonaparte . Dicono alcuni che egli non prese sufficienti misure per fortificare la posizione del Brichetto a dovere , per guarentirsi ai fianchi: ma ne ebbe egli il tempo ? Cre dono forse questi tali che Napoleone che temeva da un momento all'altro di aver sulle braccia Beaulieu ,

a trattenere il quale avea lasciato la sola divisione La harpe a San Benedetto , sorretta da quella di Mas

sena a San Michele, fosse uorno da lasciar lungamente tranquillo il suo avversario ? Oltrechè conviene notare ehe i Francesi alli 20 a sera soltanto spiegarono quali

fossero le vere loro intenzioni , potendo Colli credere che volessero avviarsi su Torino , come la marcia di Augereau sulla destra del Tanaro poteva farlo credere,

accennando essa ad Alba . Poche ore pertanto rimasero a Colli per provvedere alla difesa : e neppure le parole

da lui dette a Dichat provano , come vorrebbero taluni, ch'ei non volesse difendere il Brichetto : esse provano solo che tra lor due eravi divario sulle mosse da ese

guirsi : ben so che valoroso era Dichat, e come tale mori


CAPITOLO VII .

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difatti; ma valoroso pure era Colli , e l'armata piemon

tese lo amava e stimava ; perlocchè noi , nipoti di co loro che sotto i suoi ordini si illustrarono e riscossero

gli elogi dei nemici stessi , dobbiamo venerarne la me moria . Certamente che tener testa a Napoleone era dura impresa , e tale da render vana la perizia di un gene rale anche più di Colli capace . Mentre da noi si biasima questo generale , gli scrit tori francesi pretendono che i Regi erano sfiduciati e si batterono mollemente : altra fanfaluca ! Certamente i

generali sardi , sorpresi mentre eseguivano una mossa retrograda, non poterono evitare qualche disordine, ma

ciò sempre accadde e sempre accadrà a qualunque eser cito : ma frattanto io vedo che vi furono tre assalti al

Brichetto , dei quali discorrendo Jomini , dice che essi furono eseguiti de manière à faire concevoir des craintes au général Serrurier ; ed jo vedo che vi fu una batteria

perduta e riconquistata ; io vedo che su 4,000 che pu gnarono contro 12 o 15,000 Francesi (perchè la metà dell'esercito sardo , già trasferta sull'altra riva dell’El lero, non combatté in tal giorno) 800 mordettero il ter reno: e fra questi un generale e molti ufficiali di grado diverso . Finalmente io vedo che 300 dragoni piemon tesi bastarono a volgere in fuga un intero reggimento di usseri francesi condotti da Stengel , e coi quali era Murat; e questo è l'ultimo scontro di tutta la guerra

che mi rimanga a narrare .

Appena Buonaparte dal côlle di Briaglia di Santa Croce, ove s'era trasferto, si avvide della ritirata di Colli al di

Jå dell’Ellero , spediva Stengel sulla sinistra di quel

fiume, ordinandogli di velocemente recarsi nelle pia nure di Cassanio e di S. Quintino per recidergli la riti


E TE STORIA MILITAR DEL PIEMON 1 664 rata : eseguiva Stengel l'ordine avuto, e guadato l'Ellero,

con 600 cavalli portavasi verso il Carassone , pronto a yietare il passo ai Regi ; ma notato avean la sua mossa Chaffardon colonnello , e Chevelu maggiore , savoiardi amendue e capi del reggimento dragoni del Re, e non

della Regina , come lasciò scritto Jomini; e sebbene essi non guidassero che 300 cavalli, ciò nulladimeno, conoscendo

l'importanza di tenere aperte le vie di ritirata all'eser. çito, preso solo consiglio dal proprio valore, ed avidi di cogliere finalmente l'occasione d'incrociare il ferro colla

nemica cavalleria , furiosamente gettavansi sugli Usseri

di Stengel. Succedeva lo scontro presso la cappella del Cristo ; caricaronsi successivamente i diversi squadroni, ma sempre con vantaggio dei Sardi: il che vedendo

Stengel, postosi egli stesso a capo di 100 cavalli lancia vasi sul primo squadrone del reggimento che furiosa

mente venivagli contro : feroce fu l'urto , ma Stengel, mentre feriva in volto il brigadiere Berteu , che fra i

più animosi incoraggiava i compagni, veniva da questi trapassato fuor fuori colla spada : felice fu Berteu in allora , ma più felice ei fora stato se incontralo avesse

insieme con Stengel la morte , che gloriosa in allora scesa sarebbe sul suo onorato nome, che passò invece

alla posterità esempio di barbara vendetta bensi , ma macchiato della taccia di traditore . La morte di Sten gel, grandemente amato e stimato per la sua gene rosità e valenzia, portò lo spavento fra gli usseri fran cesi, ed a gran stento riusci a Murat di riordinarli : il quale , sebben audacissimo , non peritossi di nuova mente affrontare la bella piemontese cavalleria , ed a guado ripassava il fiume. Questo fu l'ultimo scontro di qualche entità che eb


CAPITOLO VII .

665

bero i figli del Piemonte con quelli della Francia in quella guerra , nel quale come in tutti gli altri , essi

patentemente dimostrarono che se non superiori, non certamente minori furono dei loro nemici per valore. I vari combattimenti succeduti nel dì 21 costarono

all'armata regia 800 morti , altrettanti prigionieri, otto cannoni ed 11 bandiere . La perdita dei Francesi ascese ad un migliaio fra morti e feriti.

· E qui farò notare che inesatte sono le date fissate dagli storici a questi fatti d'arme, i quali segnano la battaglia

di S. Michele alli 20, e quella di Vico alli 22 ; quando invece ebbero luogo li 19 e li 21 ; ed anche Botta , che pur era contemporaneo , per inavvertenza cadde nello stesso errore .

Appena le ultime schiere di Colli ebbero varcato il

fiume, Dellera capitolò, ed ivi pure, come a Ceva , spettó a Rusca l'onore di prender possesso della città ; gli abi tatori della quale , quantunque avversissimi in pria , ed anche dopo , come vedremo , ai repubblicani , eccitati allora dalla tema di gravi danni , non solo accolsero i Francesi con festevoli grida , ma vietarono puranco a

chiunque di emigrare : il solo vescovo, col sacrificio di 12,000 lire , che lasciò nelle unghie della bordaglia, riusciva a fuggire. Riconduceva Colli intanto le sconquassate sue schiere a Fossano , ove pensava di occupare una linea che dando 1

la destra a Cuneo e la sinistra a Cherasco , ancora of

frisse qualche mezzo di resistenza , sperando eziandio di potersi in tal modo collegare colle truppe che stavano in Val di Stura e di Maira sotto gli ordini del principe di Carignano, sommanti a quasi 15,000. Distribuiva in tanto la sua truppa a Monforte, a Monchiero , a Carrù ,


666

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

a S. Albano ed a Bene , mentre il principe di Carignano, presidiata a dovere la forte città di Cuneo, concentrava sotto di essa nel campo della Madonna dell'Olmo, 6,000 scelti soldati , pronto ad accorrere al minimo cenno. Mentre Colli coi Piemontesi contrastava palmo a palmo il terreno al fortunato ed abile suo avversario, Beaulieu con 25,000 soldati, sebbene non avesse a fronte che la

debole divisione Laharpe , non erasi mosso da Acqui , che anzi tuttor prolungavasi coll'ala sinistra verso le sorgenti dell'Orba , poco curandosi delle strettezze in cui versava l'antico collega . Convien dire che tali fos sero le sue istruzioni, ma esse ormai chiaramente indi

cavano quanto poco fossero scossi gli imperiali dal peri colo del loro alleato .

Già sin dall'indomani della battaglia di Millesimo avea Colli innoltrate lagnanze alla corte di Torino sulla poca assistenza datagli da Beaulieu , il quale da parte sua lagnavasi che Colli accorso non fosse al Dego , in so stegno di Argenteau ; dimodochè la discordia fra i due generali era ormai giunta al colmo, e l'antica loro ami cizia convertitasi in reciproca avversione. Dopo il fatto della Pedagiera , avea Colli nuovamente rimostrato al re quanto fallace fosse la condotta del cesareo condot

tiero , e quali pericoli corresse la corona sabauda : no bile e generosa condotta ove si consideri che il barone Colli era temporariamente soltanto al servizio di Sar

degna , e che questo leale suo procedere poteva com prometterlo presso il legittimo suo signore l'imperatore: ma Colli era italiano ed aveva inoltre preso grande amore alle nostre truppe che valorosamente aveano sotto i suoi

ordini guerreggiato , e che lo ricambiavano in affetto. Vedendo egli pertanto precipitar le cose del sardo re,


CAPITOLO VII .

667

ed il nemico già baldanzoso avanzarsi verso gli ultimi deboli ostacoli che ancor sorgevano fra lui e la capitale, faceva alcune proposizioni di armistizio a Buonaparte nel giorno 23 per trattenerne almeno la marcia . Ma troppo accorto era il condottiero di Francia per cader nella rete arrestandosi a metà via , e quantunque udisse

con gran diletto queste proposizioni , fingeva indiffe renza, e rispondendo che non a lui , ma bensi al francese ambasciatore presso la repubblica genovese Faipoult , ovvero al rappresentante Saliceti, indirizzar dovevasi per

le pratiche di pace la corte di Torino , ei proseguiva l'intrapreso cammino. Lo stesso giorno Massena , valendosi di un ponte non intieramente distrutto dai Sardi , e da lui prontamente

ristabilito, valicato l'Ellero, appariva alle 3 pomeridiane sulle rive del Pesio , del quale i Regi bruciato avevano ponte ; ma ne esisteva un altro in pietra superior

il

mente alla distanza di tre miglia , che essi nella fretta

obbliato avevano di distruggere. Ivi traghettava gli equi paggi e le artiglierie della propria divisione Massena , mentre la divisione di cavalleria del generale Beaumont, scendendo più al basso, ove il fiume, allargando il pro prio letto , men rapido e profondo diventa , riusciva a passarlo a guado , e perveniva la sera stessa a Carrù, abbandonato da poche ore dai Piemontesi , rovinan done il ponte ; ma qui pure ne fu gettato uno provvi sorio ; ed il generalissimo di Francia , giungendo poco dopo colle fanterie , vi stabili il suo quartier generale per pernottarvi. Augereau intanto si spinse su Dogliani con 10 pezzi di cannone, mentre Serrurier era già sin

dalli 22 colla vanguardia della propria divisione alla Trinità, grosso borgo poche ore distante da Fossano.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Mentre i Francesi cosi progredivano, in Torino tutto era confusione e terrore. Appena fu nota la stessa sera delli 21 l'abbandono del Mondovi fatto dai Regii, ragu

nossi un consiglio a Corte , a cui intervennero tutti i principi del sangue presenti, l'arcivescovo, i ministri di Stato , Gherardini, ambasciatore cesareo , e Drake , in

viato inglese , appositamente accorso da Genova . Face vano questi due ultimi tutti i loro sforzi per confortare il re a far buon viso all'avversa fortuna col perdurare nella lega , ricordandogli l'esempio dell'avo che soste nuto aveva il celebre assedio nella capitale stessa . Pro

pendeva il re per la loro opinione , appoggiato anche dal principe di Piemonte , erede del trono , e dal duca d'Aosta ; questi , per odio intenso suo e della consorte verso i repubblicani, l'altro per scrupoli religiosi, per chė, sebbene avesse nel 1795 consigliato di trattare con Francia , rinunziando alla Savoia ed al Nizzardo , spa ventata ora si era la timorosa sua coscienza dall'idea di vedere nel Piemonte e nella stessa Torino i Francesi, nemici di Dio : era un dabbenuomo, ammalato di corpo e di mente, ed il confessore convertito lo aveva a belli cose risoluzioni.

Ma per buona sorte del Piemonte sedeva nello stesso

consiglio un prelato , chiaro per virtù e dottrina; era questi l'arcivescovo di Torino , cardinale Costa , già da

me sullodato , il quale , ben scernendo ed esponendo qual fosse la vera causa di Cristo , e rammentando al consesso che questi non ordinò mai le miserie e le stragi dei popoli, fece toccare con mano quanto più cri

stiano, quanto più evangelico fosse, non sagrificar più oltre le proprietà dei sudditi e le vite dei soldati per sete di regno e per insana cupidigia di ricuperare pro


CAPITOLO VII .

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vincie contro un prepotente nemico , bene accetto ai popoli , con un'armata rotta e sfiduciata , e con un al leato infedele e traditore, che solo pensava alla propria utilità .

Fecero eco a tanta eloquenza ed a tanto pietoso dire tutti i buoni che erano in quel consiglio e che volevano del Piemonte il minor danno possibile , rappresentando quanto impolitico fosse sacrificarlo all'egoismo britanno

e germanico. Primo a piegarsi fu il principe di Pie monte, il quale, tribolato sempre dal mal di nervi e dalla eccessivamente meticolosa sua coscienza , tergiversando sempre , ora che il cardinale aveva orato per la pace ,

pensò che quella fosse la volontà e la voce di Dio . Con più valido argomento poi , sostenne la sentenza del pre lato il cavaliere Tonso , sopraintendente generale delle finanze, esponendo il derelitto stato di esse . Acconsentiva finalmente il re, e risolveva di mandare a Genova il Tonso stesso col cavaliere Ignazio di Revel

per trattare la pace (1 ) , inviando in pari tempo il ge nerale Latour ed il colonnello Costa di Beauregard al

barone Colli , con autorizzazione di trattare di una so

spensione d'armi con Buonaparte , e si fu allora che quel generale fece le prime aperture al generalissimo di Francia che finse respingerle . Fu sano consiglio o fu debolezza il preso partito ? Ar dua è la sentenza . Certamente , il Piemonte, raccogliendo ( 1) Si ebbe anche ricorso alla mediazione di Ulloa , tuttor mi

nistro di Spagna a Torino , ma pare che questi , il quale era però affezionato a Sardegna , nel prestare i suoi ufficii lasciasse troppo travedere al francese ministro il desiderio del re d'aver pace ; il che fece che tanto Faipoult che Bonaparte si tennero sul tirato , e diffatti eccessivamente duri furono i patti dell'armistizio.


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

in una sola le disseminate sue schiere , poteva ancora

presentare in linea 25,000 buoni soldati , che appog giando la destra a Cuneo, la sinistra a Cherasco, coperto dalla Stura , avrebbero ancora prolungata la lotla . To rino stessa , fortificata , sostener poteva un assedio re

golare che Buonaparte , privo di grossa artiglieria , era lungi da poter intraprendere. Ma per poter resistere a lungo all'avversa fortuna , prima condizione per un eser cito è la forza morale, e questa più non esisteva. L'ar mata subalpina aveva tensi fiducia in Colli , ma era omai evidente la superiore intelligenza di Buonaparte

non solo, ma di Massena , di Augereau, di Serrurier, di Laharpe e di altri minori, che sapevano talmente secon dare e mandare ad effetto le sapienti disposizioni del generalissimo, da rendere vana a petto loro ogni resi stenza . E poi resistere ? Ma perché ? Chi poteva illudersi ancora di ricuperare Nizza e Savoia ? Ed il Piemonte , chi lo minacciava ? Resistere dunque per mandare in rovina il paese tutto, per porre in bilico l'esistenza stessa

della monarchia , e per qual scopo ? Per difendere le at tigue provincie di un subdolo e traditore alleato , che

sempre ci aveva ingannati ? Resistere mentre la guerra civile già pullulava nel cuore del reame e mentre la na

zione intera, o per miseria e paura , o per avversione ai Tedeschi , chiedeva pace ? Con tutto ciò, pericoloso pure era il partito della pace , perchè, dice Botta , si aveva a fare con uomini lali, che il comporsi ed il non comporsi con loro erano egual mente di rovina; e ben lo provarono gli eventi . Solo , poi chè non si volevano tentare le ultime prove sarebbe stato

miglior consiglio ascoltar l'avviso dal cardinale sporto nell'anno precedente, accettando la mediazione spa gnuola, che forse ottenuto ci avrebbe migliori patti .


CAPITOLO VII .

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Ma intanto compivansi in Torino guerrieri prepara tivi, non so se più diretti a resistere ai Francesi od a reprimere all' uopo i torbidi interni che temevasi aves sero a scoppiare, specialmente nei sobborghi di Po e di Dora . Sin dalla notte, tra il 21 ed il 22, quando ancor si pensava a combattere , s'erano collocate alcune cen turie di fanti sulla collina dell'Eremo , le quali spinge vano le vedette verso il pendio orientale ; le guardie del corpo del re , poste sul piede di guerra , accamparonsi nei prati di Vanchiglia (1 ) . Ora poi si fece venire da Susa il reggimento provinciale di Nizza , di quasi 1,000 uomini , che giunto il 29 , si accampò nel borgo di Po sopra il monte, collocando i proprii cacciatori all'Eremo esso pure ; le Guardie del Corpo rientrarono in Torino

ed alla Veneria ; quindi , si eressero palizzate e si appo starono i cannoni sullo stradale di Moncalieri. E sapu

tosi dopo che i Francesi dell'armata delle Alpi sfilavano verso Cuneo ( a cui avevano invano intimata la resa il

di 21 ) , e non pensavano ad irrompere per Val di Susa nè di Aosta, ove le copiose nevi ancor serravano i passi e vietato avevano sino allora qualunque operazione mili tare , si spedi ordine a Fontanieux il quale comandava a

Susa, che, munite a dovere Exilles e la Brunetta, solle citamente muovesse verso Torino a tutela dell'ordine.

Giungeva primo li 24 un battaglione granatieri che acquartieravasi nel collegio delle provincie , quindi il

reggimento Moriana prendeva posizione sugli spalti fra porta Po e porta Nuova ; li 25 un secondo battaglione granatieri raggiungeva il primo, i cacciatori di Genevois il) Erano esse armate di spade poco adattate alle cariche di cavalleria, e vennero perciò munite di sciabole o spadoni .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

e di Pinerolo stanziavansi nel castello del Valentino, ed il reggimento Lombardia entrava in cittadella a rinfor zare quattro compagnie del battaglione di guarnigione.

Finalmente , alcune compagnie di riserva , unitamente a due squadroni di Aosta cavalleria ed al battaglione di austriaci veterani , tennero i posti interni della città, che era frattanto attraversata in ogni senso da pattuglie di

guardia urbana . Accorrevano infine da Biella due squa droni dei dragoni di Sardegna che accamparonsi fuori porta Nuova .

Nel tempo stesso che la Corte cingeva la capitale di

soldati per accertare la quiete e spediva plenipotenziari a Genova ad implorar pace , le francesi coorti avanza vano sempre rincacciando gli avanzi dell'esercito verso la regal Torino . Li 24 Augereau era alla Morra , sul destro margine del Tanaro , mentre Massena occupava Bene sul sinistro , e Serrurier , or coll'intera divisione , tuttor tenevasi alla Trinità .

Non potendo poi Buonaparte credere che Beaulieu avesse da mirar l'eccidio di quest'antica monarchia senza tentare un ultimo sforzo per salvarla , appostava le divisioni Laharpe e Victor a Niella di Belbo, di dove esse polevano , con poche ore di marcia , gettarsi sul tianco di Beaulieu, ove per Alba o per Cherasco tentato avesse di riunirsi a Colli .

Era finalmente giunto l'austriaco condottiero a racca: pezzare le proprie idee ed a comprendere che l'ardito suo avversario riuscito era nell'intento di segregare le due armate, e che non era tempo da perdere per ricongiun gersi con Colli ; ma , geloso sempre di coprire la Lom

bardia , anche in quest'estremo frangente adottar volle una linea di operazione che gli desse facoltà di ripie:


CAPITOLO VII .

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garsi su Tortona e Piacenza, o di rifugiarsi in un caso impensato nella cittadella d'Alessandria ; e sotto l'aspetto puramente militare non gli si può certamente su ciò far

rimprovero. Pensò pertanto fare già di troppo a pro di Piemonte, ponendosi il giorno 24 in via su Nizza della Paglia con 16 battaglioni e 22 squadroni; ma inutile riusci tale movimento , perchè troppo tardivo e diver gente . Avrebbe Beaulieu potuto ritardare ancora la caduta

dei Sardi e ristorare forse la causa della coalizione por

tandosi il giorno 22 in Alba ed il 23 in Cherasco , ove Colli ancor stava in posizione ; ed il quale, rannodando a sè parte delle truppe soggette al principe di Cari gnano ed accampate alla Madonna dell'Olmo, e la caval leria

accampata nel Saluzzese, lo avrebbe raggiunto con

20,000 uomini di vecchie truppe, che riunite alli 25,000 che ancor guidava Beaulieu, avrebbero formato un to tale di 45,000 uomini , più che bastanti in quel forte sito a far testa a Buonaparte , che a mala pena poteva

loro opporne 35,000 ; ma separare le sue forze come fece , lasciando Liptay con 7 battaglioni e 6 squadroni a Terzo, e correre su di una linea divergente da quella seguita da Colli , che tendeva a ripararsi dietro il Po , era risoluzione che, se non dettata da tradimento, sto lida dirsi doveva .

Difatti era ancor da vedersi , se Buonaparte, con Ceva

e Cuneo alle spalle , e che ben presidiate ancor tene vano per Sardegna, peritato si sarebbe ad attaccar bat taglia sotto Cherasco contro forze superiori , battaglia che, se da lui perduta, seriamente comprometteva la sua ritirata . E quand'anche il valor francese superato avesse l'intoppo di Cherasco , Beaulieu che aveva VOL . I. -43

PINELLI, Storia ecc .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

28 squadroni di fiorita cavalleria , ai quali unir ne po tea trenta , sebbene deboli ma eccellenti, di piemontesi cavalli , qual campo più acconcio desiderar poteva delle pianure giacenti fra il Tanaro ed il Po dalle colline di

Brá a Carignano, per ivi assalire i Francesi che aveano poca artiglieria , e due mila cavalli al più ? Assicuran

dosi del ponte sul Po a Carignano per avere una certa ritirata sotto la cittadella e le mura di Torino , ed at telando a battaglia i numerosi suoi squadroni nella pianura di Carmagnola , cosa poteva egli mai temere da un esercito inferiore di forze ? +

Ma che fosse se non pensiero di tradimento, diffi denza almeno, quella che dettava la condotta di Beau lieu , ben si vide nei giorni seguenti, perchè ricevuto egli avviso dal marchese Gherardini delle trattative della

corte con Buonaparte e Faipoult, egli interrotta la sua marcia su Nizza , faceva subitaneo divisamento d'impa

dronirsi delle tre fortezze di Alessandria , di Tortona e di Valenza, tanto più che eragli noto avere Buonaparte chiesto per pegno della fede savoiarda due delle tre piazze di Alessandria, Tortona e Cuneo, dimodochė

l'immenso vantaggio a lui recato dal possesso di quelle piazze forti accrescevasi ancora per la speranza di man dar a vuoto con tal mezzo il progettato armistizio . Ma

la Dio mercè, furono i suoi disegni invece che si vol sero in fumo, almeno in gran parte ; imperocchè Pit tony, che accampato vicino a Tortona, avea ricevuto ordine di impossessarsene per forza o per inganno , trovò alzati i ponti , e Solaro di Moretta eziandio, gover natore di Alessandria , deluse colla sua vigilanza gli sforzi fatti da due reggimenti di cavalleria per penetrare con

un colpo di mano in cittadella ; poichè levati i ponti ,


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CAPITOLO VII .

schierata la guernigione sui baluardi accese le miccie ,

egli stette in questo minaccioso contegno fintantochè gli Austriaci sfilarono sotto i bastioni . La sola Valenza cadde in potere di un reggimento di dragoni napoli tani, i quali avendo ricevuto alcuni giorni dopo ordine di evacuarla , da veri lazzaroni chiesero in premio della fatta sorpresa , che fosse loro lecito di darvi il sacco ;

dimanda che venne però loro niegata . Vedasi adunque , che se durante i quattro anni di lotta gli Austriaci generali avean creduto di dover ser bare qualche ritegno e di palliare i perfidi loro dise gni , ora che la Sardegna , dopo tanti sagrifizii era alfin

costretta a separare da loro la propria causa , essi non si credevan più per nulla legati dalla data ſede,

e

po

tendolo , impadroniti si sarebbero delle principali for tezze del loro antico alleato, pronti forse a farne poi il prezzo della propria pace dividendone le spoglie col vincitore. Ciò noto affinché se, per avventura , qualche postero leggerà questa storia, possa sempre più accer

tarsi della austriaca mala fede, ed imparino i subal pini rettori, che ove in un remoto caso le diverse politi che combinazioni potessero far lor credere esistere fra Austria ed Italia momentanea communanza di interessi,

non potrà però esservi mai sincera alleanza , poiché quella mortal nostra nemica sempre ci trasse in in ganno ed ognor servissi di noi a proprio schermo, ri

serbandosi ad opprimerci appena gliene venisse il destro .

Proseguivano intanto la vittoriosa lor marcia le gal liche falangi ; Massena da Bene marciava su Cherasco , ove giungeva li 25 , ed ove avea Colli ridotte tutte le truppe per esser più a portata di invigilar Torino .


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

Buona posizione era Cherasco e capace di ostinata di fesa , se fosse stata munita di opere e di cannoni ; e questo veramente era stato l'errore dei Piemontesi di

non avervi provveduto od almeno imperfettamente (poi chè qualche lavoro si era eseguito sin dall'autunno del l'anno precedente) , quando ancor guerreggiavasi sul

l’Apennino ; ma ora che Colli trovavasi soltanto a capo di 10 mila uomini al più, fargli delitto, come vorreb bero alcuni , di non aver resistito in quel luogo a Mas sena che ne guidava 15 mila , e che era seguito a po che ore di marcia dall'intero esercito francese, è giu dizio soverchiamente severo .

La sola linea difendibile era quella da Cherasco a Cuneo ; ora fra queste due città corre la distanza di 19 miglia di Piemonte, pari a kil . 47 circa, per occu par la quale convenientemente occorrevano 30 mila

uomini almeno ; intraprendere pertanto la difesa con un terzo, era , se non follia, audacia certamente ; ed era mille volte miglior consiglio il tenersi compatto per ve

gliare sopra la capitale, a tener d'occhio la quale, alle ragioni guerriere le politiche si aggiungevano, poiché in essa già germogliavano le idee sovvertitrici del regio governo, il quale era ormai ridotto ad un cosi infelice

stato , da mal discernere se maggiori pericoli gli sovra stassero dagli esterni o dagli interni nemici . Aggiun gasi che in tal giorno a Colli era già nota la presa ri soluzione di venire a patti col repubblicano governo ;

perlochė a me pare che egli sia piuttosto da lodarsi per aver conservato intatto alla corona un corpo di

10 mila uomini bastante per reprimere i moti rivolu zionarii, anziché da biasimarsi per non aver protratta a Cherasco una difesa, che altro risultato aver non po


CAPITOLO VII .

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teva che di spargere inutilmente il sangue di prodi soldati .

Il solo onor delle armi avrebbe potuto imporgli que sto sacrifizio ; ma l'onore dell'esercito piemontese era già a sufficienza tutelato dall'eroica difesa fatta a Cos seria , alla Pedagiera , alla Corsaglia , al Mondovi , e non erano necessarie nuove stragi per dimostrare che se vinti erano stati i Subalpini , non ingloriosa al certo era la loro caduta .

Penetrato pertanto il barone Colli di queste ragioni, minacciato sulla sinistra da una colonna nemica che

avanzava da Alba, dopo una vivå cannonata di due ore,

sgombrava la piazza , e lentamente ritirandosi per la via di Brà e di Sommariva , andava colla sua gente a

porsi tra Carmagnola e Carignano a cavallo del Po . En travano i Francesi in Cherasco il giorno stesso alle 11 antimeridiane, e Buonaparte facendo immediatamente porre la città al coperto da un colpo di mano, valen dosi a tal fine di 28 cannoni ivi lasciati dai Reali, vi

trasportava il suo quartier generale, e la destinava po scia a servir di magazzeno per le truppe della prima linea .

Serrurier frattanto erasi recato lo stesso giorno 25 sopra Fossano , da cui era soltanto diviso dalla Stura.

Custodiva quella città il marchese e colonnello Colli con

sole quattro compagnie de' suoi cacciatori ed alcuni pezzi , con ordine di lener fermo e di far, in pari tempo, evacuare i magazzeni di quella città , avviandone i ge neri verso Cuneo . Appena giunto, Serrurier piantate le batterie, cominciava a fulminare Fossano . Rivolgeansi

gli abitanti al Colli supplicandolo a ritirarsi colle poche sue truppe, risparmiando coși gli ultimi danni a quella


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

nobile città : ma rispondeva il marchese aver ordine di tener fermo, ed essere deciso ad adempier al proprio do vere, ne andasse pur anco la vita . Mandavano allora i Fos

sanesi pregando Serrurier a volere aver pietà dei miseri cittadini che , disposti ad arrendersi , colpa non ave vano dell'ostinazione di Colli . Rispondeva il duce fran cese accordar mezz'ora ai Piemontesi per partire , dopo il qual tempo ricominciato avrebbe il fuoco ; e siccome il colonnello teneva saldo , egli , spirato il tempo accor dato , ricominciava il fuoco, ma umano , faceva dirigere i proiettili in modo che intatte rimanessero le abitazioni dei cittadini . Giunto poi nella notte l'ordine del gene ralissimo piernontese di evacuar Fossano, ritiravasi Colli colla artiglieria, riducendosi prima a Savigliano, poscia a Carignano presso il suo generale ; solo è da lamentarsi che in tal circostanza alcuni suoi cacciatori , a sua in -saputa certo , manomettessero il ghetto degli ebrei in volando loro le mal guadagnate sostanze : atto che tal mente inviperi quei cittadini che , arrestati i pochi, i quali , per maggior avidità, erano rimasti gli ultimi , li consegnarono a Serrurier onde ricevessero condegno castigo . Questo generale frattanto occupava la città li 26 a sera .

Cresceva in questo mentre a dismisura in Torino il terrore , da ciò cagionato che tutte le più nobili e do

viziose famiglie cercavano scampo nella fuga, riparando colle più preziose suppellettili nelle forti castella , o verso il confine lombardo : gli stranieri ministri avviavano le 4

famiglie su Milano tenendosi pronti a seguirle ; le prin cipesse francesi, compresa quella di Condé, che aveva sempre vissuto ritirata in convento di Santa Croce, por tavansi a Novara, ove per poco sostavano . La stessa real

1


CAPITOLO VII .

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famiglia e quella del principe di Carignano facevan le valigie ed apprestavan bagagli e vetture per abbando nare una città ove da un momento all'altro aspettavasi di udire il rombo del cannone ed il tempestar delle

palle nemiche. Nuova cagione di spavento poi davano al cuni soldati piemontesi che, fuggiti per astuzia , o forse ad arte lasciati fuggire dalle mani dei Francesi , ove

erano prigionieri, narravan le più tremende cose e già dicevano imminente l'entrata dei repubblicani nella ca pitale . Avvaloravano queste lor fole le voci sparse sul l'ostinazione del francese generale alieno da ogni trat tativa , e deciso ad entrar in Torino qual vincitore ed a trattarla con tutti i rigori della guerra . Li 26 a sera entrarono nella città i magazzeni ed il

gran parco di artiglieria ivi spediti da Colli , il quale li 27 all'alba faceva pervenire un foglio ad Hauteville da tato da Brà , alla mezzanotte , in cui lo avvertiva avere

il nemico gettato i primi feritori con due cannoni sulla sinistra della Stura , onde aver egli creduto dover eva cuare Cherasco per salvare le schiere ed averle condotte

a Sanfré: essere allora però sul punto di porsi in via verso Carignano. Mandava intanto ufficiali per designar le posizioni in cui collocare le truppe e far gli ultimi sforzi per proteggere Torino . All'indomani poi scriveva egli allo stesso le raggua gliandolo aver giudicato di accampare le truppe a poche miglia dalla regia residenza , posando la sua destra a Carmagnola e prolungandosi colla sinistra verso Casa nova e Ternavasso dietro lo Stellone, lasciando a Som mariva e Sanfré semplici retroguardie , avendo saputo che solo un debole stuolo nemico trovavasi a Brà : lo in

formava quindi di aver ingiunto al marchese Colli di co


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

prire prima i dintorni di Savigliano e di ritirarsi poi su Carignano, seguendo ognora il corso del Po : terminava dicendo, che se il suo aiutante di campo Alciati , da lui spedito a Buonaparte per chiedere l'armistizio, recato avesse un rifiuto del generale nemico , egli era deciso ad evacuare la presa posizione e ridurre l'esercito nel

campo trincierato di Moncalieri. Con altra lettera poi, datata alle quattro mattutine del giorno 28, annunziava che la nostra cavalleria , guidata dal conte Verzuolo (1 ) , aveva avuto uno scontro coi dragoni francesi verso San

fré, ma che minacciata poi da due grosse nemiche co lonne , erasi ripiegata su Carmagnola ; per la qual cosa ei pure aveva ripiegato la sua sinistra verso Santena e

Truffarello, tenendosi tuttora colla destra a Carignano osservando le mosse del nemico e trasportando il quar tier generale alla Loggia , in attesa degli eventi . Queste continue e poco liete missive tenevano in do

lorosa sospensione il re, che oramai credeva giunti gli ultimi danni : trapelavano le infauste novelle fra i cor

tigiani, e da questi fra i cittadini, ove destavano cupo dolore in molti , tacita gioia in alcuni : ma l'ora estrema del dominio dei reali di Savoia sulla terraferma era dal

destino ancor per poco protratta.

Entravano li 27 a sera, alle ore dieci, i deputati re duci da Genova , e recavano non avere Faipoult osato fermar pace, ma aver accertato che conceduta sarebbe :stata a Parigi, ove il Direttorio ottime disposizioni nu triva pel re di Sardegna : per impedire intanto maggior (1 ) Questo Verzuolo apparteneva al nobile casato di Saluzzo , ed

era del ramo Saluzzo -Verzuolo ; era cavaliere gerosolimitano e colonnello di cavalleria, della quale fu poi ispettore dopo la pace .


CAPITOLO VII .

681

effusione di sangue, avere egli autorizzato il generale dell'armata d'Italia a sospendere le ostilità, ed a dettare le condizioni dell'armistizio .

Respirava il re, respirava la real famiglia, respiravano i cittadini già tementi gli orrori tutti di un assedio. Ripar tivano immediatamente per Cherasco Latour, generale, Costa, colonnello , capo di stato maggiore, Sommariva

e Seyssel, aiutanti di campo, del duca d'Aosta il primo, di Colli il secondo . Passavasi il di 28 in nuova attesa,

ed in quella incertezza il re non sapeva trovar posa ; ma finalmente giungeva li 28 la notizia, che sebben alle gravi condizioni, della rimessione di due delle tre for

tezze , di Cuneo , Alessandria e Tortona, in sue mani ,

acconsentiva il generalissimo di Francia a sospendere le offese ed a calare agli accordi : perlocehė Latour, mu nito di pieni poteri, segnato avea l'armistizio in Chera sco : rassegnavasi il vecchio monarca , fremevano Maria

Teresa , duchessa di Aosta, e gli austrizzanti, tripudia vano i buoni Torinesi . Erano condizioni dell'armistizio venisse Cuneo imme diatamente rimesso ai Francesi unitamente al forte di

Ceva che ancor si difendeva : dovessero essi occupare il di 30 il castello di Tortona , ed ove nol potessero , avessero facoltà di entrare intanto nella cittadella di Alessandria : >

cessassero le ostilità fra i due eserciti : rimanessero i

Francesi in possesso dei paesi conquistati oltre la Stura ed il Tanaro : potessero per la via del Moncenisio libe ramente traversare i loro corrieri ed ufficiali per le oc correnze di guerra : fossero comprese nella tregua te truppe imperiali appartenenti al corpo sussidiario che militato aveva agli stipendii del re : sarebbe poi con particolar contratto definita la linea di demarcazione


682

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

fra gli eserciti repubblicano e regio: fosse il re tenuto, mediante pagamento , a provvedere le vettovaglie alle truppe della repubblica : finalmente avessero queste il libero passo a Valenza per recarsi a guerreggiare in Lombardia (V. Documento nº 9 ).

Queste furono le principali condizioni del trattato : l'ultima delle quali fu da Buonaparte inserita ad arte onde trarre in errore l'austriaco condottiero . Il corpo ausiliario poi non profitto della clausola della tregua

che lo rifletteva, poiché sin dal di 27 Beaulieu, che tro vavasi ad Oviglio, aveva spedito il generale Schanurst ad assumerne il comando , avviandosi immediatamente per Poirino sopra Asti ed Alessandria : nuova violazione

questa del trattato di Valenziana, poichè sebbene Beau lieu ignorar certamente non potesse che il governo sardo

stava trattando con Buonaparte , tuttavia era obbligato dallo spirito del trattato a lasciar quelle truppe sotto gli ordini di Colli sino all'ultimo istante . Cio nulladi

meno il re , fatti rilevare dalla guardia urbana i posti ancor occupati in Torino dai veterani austriaci , li av viava li 29 su Chivasso : e tanta era l'uggia dei Tori

nesi contro quei sucidi alleati, che per ovviare a qua lunque insulto,si fecero uscire di gran mattino per porta Susa, quasi ne andassero alla consueta manovra in piazza d'armi, indi piegando a destra , valicarono la Dora e se n'andarono con Dio .

Il barone Colli frattanto, il quale già aveva stabilito parte delle schiere sulle alture di Testona e di Monca

lieri, collocandosi a cavaliere del fiume e disponendosi

a difender Torino, udito l'armistizio, riconduceva le sarde soldatesche in Carmagnola ed in Carignano, di dove poi spediva, li 29, la sua dismissione dal servizio di Sarde


CAPITOLO VII .

683

gna che li era immediatamente accordata : prendeva egli

allora , non senza dolore , commiato dall'esercito pie montese, del quale, per ordine regio, rimise il comando al generale Latour. Parti quindi il buon vecchio por tando seco l'affetto di chi , sotto i suoi ordini militando,

aveva potuto conoscerne i non rari pregi , la intemerata onestà , la fede serbata in tristissimi tempi a quel so vrano che affidato gli aveva il comando delle sue truppe (V. Documento nº 10) . Firmato dunque l'armistizio, posaron le armi ed eb

bero riposo le truppe subalpine ; e questo termine ebbe la guerra di Piemonte monarchico con Francia repub blicana , essendosi poi nel successivo maggio segnata la pace definitiva in Parigi . Narrerò , nella seconda parte della presente storia , la natura di questa pace e le sue condizioni , e dirò pure che cosa addivenisse poi di quell'esercito che con tanta fedeltà ed abnegazione aveva saputo difendere la patria

ed il trono per ben quattro anni , e ritirarsi vinto, ma non umiliato , dinanzi al più gran capitano delle antiche e moderné ere ; ma intanto , debbo e voglio far notare che quest'armistizio, convertito poi in ferma pace, non

fu dall'esercito accettato con gran gioia; che anzi, molte furono fra i capi le lagnanze che venisse cosi loro tolta la facoltà di rivendicare nelle pianure l'onore delle armi

subalpine, combattendo ivi contro un nemico di cui vole vano sol riconoscere la superiorità per la guerra di mon

-tagna; e più di tutti lagnaronsi gli ufficiali di cavalleria, che animosi per natura e per abitudini della casta nobile ,

alla quale quasi tutti appartenevano, oltremodo avversi ai 'repubblicani , avrebbero con trasporto colte nuove occasioni di ripetere la bella prova fatta al Carassone;


684

STORIA MILITARE DEL PIEMONTE

forse andavano errati , ma è cosa ſuor di dubbio , che nei pochissimi scontri che ebbero luogo fra le due ca

vallerie, la piemontese ebbe sempre il dissopra. Ad ogni modo , ciò prova quanto vadano errati quei francesi scrittori che rappresentar vollero l'armata piemontese come spaurita e non più in caso di tenere la campagna. Era certamente a tutti cagione di alta maraviglia l'e

sordiente genio napoleonico , ed ormai più non v'era uomo che già non ravvisasse nell'avventurato figlio della Corsica un condottiero di primo ordine ; ma ciò mal

grado , i soldati piemontesi non piegarono, non s'avvi lirono ; vedevano le forze dell'avversario , sapevano a quali rischi andavano ad esporsi protraendo la lotta , ma sapevano pure che è dovere di onesto e forte citta

dino , non solo di pugnare per la patria, ma di morire per essa ; lo sapevano, e pronti erano al sagrifizio. Oh diciamolo pur noi nipoti per nostra vergogna ! non cosi saldi trovò noi la sorte contraria nella guerra dell'indi

pendenza , come sperimentato aveva gli avi ! Diciam celo, e proponiamci di cancellare le colpe nostre con più valida resistenza , con più virile e marziale contegno

il di che la patria avrà nuovo bisogno del sangue no stro , e facciamo voti perchè Dio per noi affretti quel l'ora avventurata !

I caratteri instintivi di questa guerra sono , a parer mio :

1 ° Pari ardire nei Francesi e nei Piemontesi , mi nore d'assai nei Tedeschi ; ardire che diede , special

mente alle tre campagne del 1793-94-95, qualche cosa di cavalleresco , avvegnachè i soldati delle due nazioni andassero a gara nel sorprendersi a vicenda e nel dare prove di audace valore ; :


CAPITOLO VII .

685

2° Poca instruzione in tutte tre le armate ed an

cora minore nei primi che negli ultimi ufficiali; dimo doché , appena ebbero i Francesi un abile capo , fu in

pochi di vinta la guerra, poichè in allora pugnarono genio e valore contro valor solo ; e senza dubbio attri buir si deve a quella deficienza di esperti ufficiali nelle file francesi che generata aveva la rivoluzione, se i Regii mal secondati dai loro alleati , coi capi in continuo dis accordo fra loro e con divisi comandi, tuttavia la du rarono per cinque campagne . Difatti, i generali francesi, non escluso lo stesso Massena , fecero ognor più le parti di soldato che di duce, cosa di cui si ha chiara prova, notando che mentre dei tedeschi generali niuno peri in guerra e dei sardi il solo Dichat , per lo contrario, non havvi uno scontro di qualche entità che segnato non sia dalla morte di uno o più generali francesi ; 3º Quanto ai corpi piemontesi , essi fecero tutti, meno alcuni reggimenti provinciali, il loro dovere, non esclusi gli irregolari; ma fra i stanziali , più di tutti si distinsero l'artiglieria, le Guardie , Piemonte , Monſer , rato e Marina ; fra i battaglioni composti, che tutti ,

compresi i granatieri Reali , fecero ottima prova , ebbero forse la palma i granatieri e cacciatori dei quattro reg

gimenti savoiardi ; fra i provinciali, il migliore fu, senza dubbio , Acqui , e fra gli irregolari, primissimi i caccia tori nizzardi ; gli Svizzeri poi furono più che mediocri ,

ed il solo reggimento Christ polé contare qualche bel fatto . La cavalleria poca o niuna parte prese alla guerra, come addiverrà sempre nel paese nostro, ma quella poca fu gloriosa ; 4º Generalmente notossi eziandio che i soldati ap partenenti alle provincie già da lungo tempo soggette


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STORIA MILITARE DEL PIEMONTE -- CAP . VII .

alla dinastia furono quelli che chiarironsi maggiormente agguerriti e maggiormente avidi di gloria ; 5° Brillarono tuttavia di bella luce, e meritamente

acquistaronsi fama di valorosi ed esperti guerrieri Del lera , il principe di Carignano , Latour , Chino , Belle

garde, Dichat e Colli-Ricci ; ma , soggetti ai capi au striaci, non liberi delle proprie azioni , e mal secondati

dalle truppe imperiali che talvolta guidarono , essi non poterono rendere tutti quei servigi che dal loro valore e dalla loro militare perizia la patria ed il trono si ri promettevano ;

6 ° Mentre poi uno attento studio sui luoghi di queste cinque campagne riuscire può utilissimo per le

operazioni tattiche, e sopratutto per la piccola guerra , esse , eccettuata l'ultima, poco ammaestramento offrono per la parte strategica.

Ciò nulladimeno , l'esercito piemontese può , a buon

diritto , andar superbo della condotta da lui tenuta nelle cinque campagne di quella guerra , le quali valsero a confermare presso gli stranieri quella riputazione di valore di cui era da secoli in possesso ; riputazione che i membri di esso non solo sostennéro , ma pur anco ac

crebbero militando dopo sotto varie bandiere e per varie cause , ma sempre onoratamente ; ond' è che po che , e forse niune , sono le battaglie dell' êra napoleo nica , cosi feconda di prodi soldati , nelle quali non si trovi , o fra gli eserciti di Francia , od in quelli della coalizione , qualche nome piemontese che getti vivida gloria sull'italiano valore .


DOCUMENTI


1


DOCUMENTO I.

Copie de lettre de S. E. le baron DEVINs au marquis DE SALCEY ? ( leggi SALICETTI ), major général et colonci commandant du régiment de Suse, en date du pre mier avril 1793 .

J'ai l'honneur de vous trasmettre ci-joint des ordres précis

de S. M. que vous aurez la bonté de communiquer à tous les colonels, ou commandeurs des corps qui composent la gar nison de Turin sous vos ordres, afin qu'ils en fassent la lecture : aux officiers de leur régiment ou bataillon . J'ai l'honneur d'être,? etc.

S. M. le roiayantvu , par les différents rapports des régia

ments , la quantité des officiers malades et absents qu'il y a dans la plus grande partie des régiments , a jugé que pendant une si longue paix il pourrait y avoir des officiers qui n'ont pas eu le loisir d'examiner dans leur constitution physique si vraiment ils sont en état de soutenir les fatigues de la cam pagne . S. M. connaissant d'ailleurs l'ambition et le louable

désir de chacun de ne pas vouloir quitter le service dans ce moment-ci , malgré l'opposition invincible que leur état phy sique pourrait y mettre, reconnaît ce zèle comme il le mérite;

mais ayant besoin dans ce moment-ci d'officiers capables de soutenir toutes les fatigues de la guerre, et qui soient en état de se soumettre à toutes les rigueurs fatiguantes et à la

subordination militaire la plus stricte , a jugé à propos de faire connaître ses intentions par cet ordre circulaire à tous les rés giments par lequel il donne la permission à chacun qui par raison de sa constitution ne se connaît pas les forces néces

saires pour s'assujettir à toutes les fatigues de la guerre et à VOL I.

44

PINELLI, Storia ecc.


690

DOCUMENTI .

toute l'austérité de la discipline militaire, de demander sa de mission. Quiconque se trouvant dans ce cas, voulut malgré cela continuer à servir , au lieu de se retirer , ferait un vrai tort au service occupant une place à laquelle sa constitution

ne permet pas d'aspirer, et prenant la place à un autre qui en a les qualités. Un officier qui est absent de son régiment dans le temps qu'il se trouve devant l'ennemi est punissable surtout s'il a pu prevoir que sa santé le mettra dans l'impos sibilité de continuer le service .

S. M. étant persuadée que si quelqu'un se trouve dans cette situation, il se conformera au plutôt à cet ordre, ordonne en

consequence moyennant cette circulaire à tous les généraux et à tous les colonels, et autres officiers commandants des corps que le service se fasse dans toutes les occasions avec toute la

rigueur et toute exactitude possibile fut- ce même par les pu

nitions les plus sévères vu que l'on ne peut jamais dire d'avoir une armée si elle n'est pas dans l'ordre et la subordination la plus rigoureuse et la plus nécessarie. Turin , le 1er avril 1793 . Baron DEVINS .

DOCUMENTO II .

Relazione del fatto d'armi seguito nei contorni dell'Authion e Rauss presso Saorgio nel 1793 .

Attese le infallibili nuove speditesi con corriere straordi nario dal quartiere generale di S. A. R. il duca di Chablais

al Fontan presso Saorgio , risulta che i Francesi , in numero

di 10,000, si avanzarono divisi in quattro colonne, ed attac carono con molto impeto da quattro parti li posti dell'Authion


DOCUMENTI .

691

e Rauss, dove furono dappertutto con altrettanta intrepidezza dalle nostre truppe , sotto gli ordini dei signori generali ba rone Colli e barone Dellera, vigorosamente respinti e battuti a segno di doversi , dopo ore otto e più di ostinato combat timento, ritirare e darsi a precipitosa fuga con perdita molto considerevole. Non solo sono degni dei più grandi elogi li

sopra nominati generali Colli e Dellera , ma ancora tutta la truppa tanto austriaca che piemontese ; si gli uffiziali, che i soldati di tutti i corpi che si trovavano alla difesa di detti posti attaccati, i quali si sono portati e distinti con maggior co raggio e buona volontà per resistere agli sforzi del nemico ,

e scacciarlo intieramente , come vi hanno gloriosamente riu scito. Si lodano pure particolarmente li corpi dei granatieri,

ed in ispecie quelli delle Guardie, fra’quali molti sono rimasti feriti, ma pochi morti. Per quanto si è potuto riconoscere su bito dopo il combattimento, la perdita dei nemici, sul rap

porto medesimo di quelli rimasti prigionieri , ascenderà, tra morti, feriti e prigionieri, a 3,000 uomini circa, e per la parte dei nostri vi saranno rimasti morti da 40 a 50 uomini con un

uffiziale, e più di 200 feriti, fra' quali vi sono più di 20 ufficiali.

Estratto di lettera del generale signor barone Colli a S. E. il signor barone DEVINS, ispettore generale delle R. Truppe, ecc., in data 13 giugno 1793 . Dal Campo delle Forche .

Essendosi nei passati giorni rinforzato con nuovi corpi di truppa il nemico , si mise in attitudine di tentare nuovamente di sloggiare da tutte le loro posizioni le nostre truppe .

Questo tentativo si era già da lui fatto senza alcun successo , allorchè attaccò (sotto gli 8) il Perus e le Linière, e mi era


692

DOCUMENTI .

dato a credere che la perdita da lui fatta sotto l'Authion glie

n'avesse fatto passare la voglia, ma me n'ha egli disingannato; ieri allo spuntar del giorno il nemico alineò in battaglia sei battaglioni , di cui vedeansi sventolar le bandiere lungo la sommità del campo Argenta, la quale fu ad un tempo rinfor zata da otto compagnie di granatieri, e si scopersero nei trin

ceramenti le batterie di quattro pezzi di cannoni, che vi aveva elevate. Osservai nel tempo stesso che la colonna nemica, che nel giorno precedente erasi impadronita della montagna di

Ventabria , alineavasi parimenti in battaglia dopo essere stata rinforzata da altre truppe pendente la notte. Alle ore cinque del mattino altra colonna discese dal campo di Tuez nel vallone, sfilò davanti la fronte del nostro campo, e nascondendosi nel vicino bosco , si portò a rimpetto del fianco dritto del batta glione di Belgioioso. Allora le tre colonne si posero in movi

mento nel tempo stesso ; quella di Tuez gettossi nel vallone di Rauss, e si affrettò di ascendere fra la batteria delle Forche e la mia diritta ; un'altra partendo da Tuez, sostenuta da un

gran fuoco dei suoi cannoni, si avvicinò alla nostra batteria . La colonna poi che era in faccia di Belgioioso, l'attaccò viva mente, e coll'appoggio di una quarta colonna discesa da Ven tabria, s'ingegnò di volgersi attorno della sommità dove tro

vavasi detto battaglione, che fu rinforzato da un canto dal primo battaglione dei granatieri di Osasco , e dall'altra parte dal corpo franco di Carretto, dai cacciatori di Canale e dal quarto battaglione dei granatieri di Osasco postati sulla esten sione della Hauta . Il combattimento si sostenne da Belgioioso

e dai detti granatieri, ed altri corpi, dalle ore 6 del mattino fino alle 2 dopo mezzodì, e la loro difesa ſu delle più ostinate e coraggiose, di maniera che si vidde costretto finalmente il

nemico alla ritirata, che eseguì verso Ventabria con perdita considerevole. Erasi incaricato di questa difesa il generale barone Dellera , che se ne disimpegno con altrettanta gloria per lui, quanto recò di vantaggio al reale servizio . Nel tempo stesso furono attaccati li miei trinceramenti dalle


DOCUMENTI .

693

truppe nemiche che avevo in faccia, e la mia dritta parimente da una colonna che ascese dietro li trinceramenti . Questi due attacchi furono sostenuti colla più gran bravura, e respinti

parimente con sommo ardore dal reggimento di guarnigione, e dalle altre truppe sotto i miei ordini ; il nono battaglione dei granatieri di Biscaretto si segnalò con egual fermezza nel sostenere li vari attacchi del nemico, ed il battaglione di

Sardegna si oppose con molto coraggio allorchè tentò quegli di guadagnare la dritta del mio fianco. Ero pressochè sicuro della vittoria , quando osservai davanti al mio fronte scendere nuovamente il vallone la colonna stessa , e rimontar tosto con

un ardore sorprendente la montagna, dove sta situata la prima freccia, che era già vivamente attaccata dalla colonna di Tuez; non ostante il fuoco continuo della nostra batteria, e la difesa ostinata che ne faceva una compagnia del reggimento di guar nigione, feci sull'istante cannonare in fianco la suddetta co

lonna da un pezzo di artiglieria che mi sopravvanzava , ed operò questo fuoco tutto l'effetto che me n'ero proposto , ob bligando la colonna a ripiegarsi , e a trarre seco ad un tempo in una precipitosa fuga le altre truppe che ancor colà si tro vavano e che sono state inseguite da un distaccamento di

guarnigione sin sotto le batterie del campo nemico. La per dita d'una parte e dell'altra in questa giornata, concordando colla già sopra riferita , non occorre di qui raddoppiarne il ragguaglio, aggiungendo soltanto che si sono già trovati più di 500 fucili lasciati dai Francesi nel campo di battaglia , il che prova la perdita considerabile da essi fatta .


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DOCUMENTI.

DOCUMENTO III : ORDRE DU JOUR DU DUC DE MONFERRAT .

MAURICE JOSEPH , Duc de Monferrat, Capitaine Général des armées du Roi et Commandant Général des trou

pes de S. M. dans le Duché de Savoie. Nous notifions à tous les sujets du Roi dans son Duché de Savoie :

1 ° Que quiconque rendra un service à son armée dans les circonstances actuelles sera récompensé.

2° Que quiconque prendra les armes pour se joindre à nos troupes contre l'ennemi, et servira pendant la durée de cette guerre, jouira de l'exemption de la taille pendant deux an

nées, et s'il est fils de famille, d'une gratification pécuniaire. 3° Que quiconque ayant pris les armes, se distinguera dans

quelque action contre l'ennemi, sera , ainsi que les soldats de nos troupes, décoré d'une medaille.

4° Que quiconque au contraire, des sujets du roi sera pris

les armes à la main contre nos troupes , sera puni de mort dans le moment.

Fait à Moutiers le 12 septembre 1793 .


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DOCUMENTI .

DOCUMENTO IV .

Lettre du Général d'armée KELLERMANN , commandant en

chef celle des Alpes et d'Italie pour la République Française, au Général de l'armée Austro - Sarde. Du Quartier Général de Toirano le 13 messidor

an 3me de la République. Général !

On m'avait rendu compte que lors de l'attaque de Saint-ja cques, nombre de vos soldats , avaient porté la barbarie au

point de hâcher à coups de sabre des soldats français blessés et hors d'état de se deſendre . Si le droit dans les combats esi

d'assassiner , les troupes que j'ai l'honneur de commander n'imiteront jamais cet exemple, et aussi généreux que braves, les soldats français n'oublieront jamais que sur le champ de

bataille et lorsque chacun a fait son devoir , l'humanité, les bienseances même doivent reprendre leurs droits. Je n'avais pas d'abord ajouté foi au récit de pareilles hors reurs, mais les temoignages se sont si fort multipliés, qu'il ne m'est plus permis d'en douter et de garder le silence sur une conduite qui entraînerait les suites les plus cruelles si on voulait se livrer au droit de représailles. Je vous rends, néral, trop de justice pour croire que si ces faits sont venus à votre connaissance , ils soyent restés impunis .

Pour moi je vous déclare , que je livrerai au châtiment le plus rigoureux tout militaire, qui s'avilirait au point de ne plus tendre une main secourable à l'ennemi qu'il aurait fait tomber sous ses coups, et il doit être dejà venu à votre con naissance que telle est la manière dont nous en avons agi

vers les blessés et les prisonniers que le sort de la guerre a mis en notre pouvoir . KELLERMANN .


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DOCUMENTI .

Réponse de S. E. Monsieur le Baron DEVINS , Général d'artillerie et commandant en chef l'armée coalisée en Italie, au Général de l'Armée Française. Du Quartier Général le 2 juillet 1795 . General !

Je viens de recevoir la lettre que vous m'avez écrite, mon sieur , datée de Toirano , je pense du premier du mois de juillet. Les plaintes que vous y faites, sont certainement contraires à mes ordres et à la coutume des troupes impériales; mais vous savez que nous avons des corps francs et d'autres trou pes en partie sujets Turcs, et en partie des confins de la Tur ‫ܕ‬

quie: vous savez que par leur éducation , ces peuples sont Beaucoup plus cruels que toutes les autres troupes de l'Eu rope. Cependant je ferais mon possible pour obvier aux plaintes que vous me venez de faire si réellement elles sont

fondées. Vous pouvez être convaincu de la sincérité de ce que je viens de vous dire , monsieur , par la façon que l'on traite vos français, qui certainement ne pourront que se louer de la manière dont on agit à leur égard . Baron DEVINS .

DOCUMENTO V.

Manifesto del generalissimo austriaco Devins alla Serenissima Repubblica di Genova. L'armata francese non avendo avuto la considerazione do

vuta alla neutralità adottata dalla Serenissima Repubblica di

Genova, ha fatto un passo coll’entrare sulle terre genovesi sulla riviera di Ponente , il quale ha minacciato di una pros


697

DOCUMENTI .

sima invasione non solo il Piemonte , ma ancora la Lombardia austriaca .

S. M. l'imperatore si è creduto perciò costretto di aumen tare la sua armata d'Italia per mettere così al sicuro i propri

Stati; avendomi conferito il comando di quest'armata, vedo dalla situazione che per mettere al coperto li Stati di S. M. l'imperatore mio padrone, sono necessitato di entrare egual

mente coll'armata imperiale sulle terre della Serenissima Re pubblica di Genova, per fare tutti li sforzi per scacciarne il nemico, e mettere in questo modo al coperto gli Stati impe riali da ogni insulto . La Serenissima Repubblica comprenderà la necessità di questo passo , che la propria conservazione mi obbliga di fare ; da tali misure risulterà non solo la sicurezza delli Stati

imperiali , ma nel tempo medesimo avrò il piacere di rendere la vera tranquillità alla Serenissima Repubblica ; perciò mi lu singo che Ella vorrà dare alle truppe austriache per lo meno la medesima assistenza che Ella ha dato alle truppe francesi, che mediante il pagamento fornirà alle dette truppe ciò che offre il paese pel sostentamento dell'armata, assicurando alla

Serenissima Repubblica , non solamente di osservare tutta la disciplina militare , ma promettendo inoltre, nel caso che succedesse qualche eccesso , la soddisfazione la più pronta, ed in quanto è possibile , la reintegrazione dei danni sofferti. Barone DEVINS .

Risposta al Manifesto presentato li 12 giugno 1795 dal Generale Barone DEVINS .

Avendo la Serenissima Repubblica di Genova adottata nella presente guerra e pubblicato , con gradimento di tutte le po tenze belligeranti, una perfetta neutralità , doveva essa lusin garsi che il di lei territorio sarebbe trattato con quella riserva

d'ingresso dalle truppe di esse potenze che è soggetto , ed il


698

DOCUMENTI .

merito di uno Stato neutrale. Ma trovandosi ora in confine di

altro guerreggiante egualmente, non ha potuto lo Stato ge novese andar esente dallo eccesso di truppe estere , il quale però è sempre stato riguardato dal governo qual violazione di detta neutralità, e non ha esso mancato di opporre oppor

tune accettate promesse le risalve dei diritti propri della stessa neutralità contro la forza superiore; non diversamente per conseguenza dovrà il serenissimo governo guardarvi il progetto, qualora venisse effettuato , che il signor Devins si è compiaciuto comunicare al sottoscritto segretario di Stato,

tanto più che allo spingersi al presente l'armata austriaca nello Stato genovese per scacciare i Francesi, lo renderebbe sicuramente il teatro della guerra : circostanza che sommi

nistra maggior ragione al governo di non rassegnarsi che alla superiorità della forza .

Questi sono i sentimenti del governo serenissimo , che il

sottoscritto è in dovere di significare al signor barone Devins in risposta del di lui foglio, stato a lui consegnato ieri alle ore 8 pomeridiane dal signor tenente -colonnello Brentano ; ed in considerazione di tali sentimenti, si dà a credere che il signor barone declinerà dalle misure in esso foglio indicate,

al quale effetto si spedisce anche al ministro plenipotenziario della Repubblica residente in Vienna , con incarico di rap presentare quanto sopra all'imperiale regia corte . Il governo intanto è tenuto e molto riconoscente alle di lui espressioni di riguardo verso la Serenissima Repubblica e le sne popolazioni. Il segretario generale di Governo.


DOCUMENTI .

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DOCUMENTO VI .

Risposta del generale Devins alla Serenissima Repubblica di Genova. Comprendo pienamente che i popoli della riviera di Po nente trovano ragione di lagnarsi delle circostanze anguste e

dispiacevoli nelle quali si trovano attualmente; ma questi po poli, volendo riflettere, comprenderanno che le loro sciagure non derivano dalle volontà delle armate dei coalizzati,

ma

bensì dalla Serenissima Repubblica medesima, o almeno da quegli individui che hanno dato il consiglio di lasciar entrare

i Francesi nella riviera. Nella prima mia dichiarazione, che ebbi l'onore di fare alla Serenissima Repubblica, ho fatto ve dere che non fu che in conseguenza della poca stima dei Francesi per la neutralità della Serenissima Repubblica, che

S. M. l'imperatore, mio padrone, e le altre potenze coalizzate hanno trovato necessario di incaricarmi di fare tutti gli sforzi

per discacciare i Francesi. In conseguenza di tali ordini ebbi , con l'assistenza di Dio , la fortuna di forzare i nemici ad ab bandonare le vicinanze di Savona , e li posti fortificati tanto dalla natura , quanto dall'arte , di Vado , di S. Giacomo e di Settepani. Questi differenti attacchi hanno costato del sangue all'armata di S. M. I. , epperciò tutto il terreno occupato si potrà considerare come conquistato sopra l'inimico , e non

come appartenente alla Serenissima Repubblica, la quale non si è data la pena di conservarlo contro il nemico. La Serenissima Repubblica non deve che alla bontà di S. M. l'imperatore di non aver voluto riguardare questo paese come conquistato , ma al contrario di lasciare alla Se renissima Repubblica tutti i diritti di sovranità ; tanto più che la condotta sua ha dati diversi motivi di trattarla con la

medesima inimicizia colla quale ella trattò a riguardo dell'ar mata imperiale .

1


700

DOCUMENTI .

La Serenissima Repubblica non può ignorare la condotta del comandante delle armi , Spinola, il quale non solamente fece arrestare diverse persone per sospetti , indegnamente

composti da lui, ma anche per la sola cagione che esse , per una semplice curiosità , sono venute a vedere le armate au striache a Dego, anche perchè essendo indegnate di veder

tanto tempo un'armata senza religione veruna , negando l'e sistenza di Dio , in mezzo ad uno Stato cattolico , hanno voluto vedere un'armata cristiana. Non contento di ciò , lo stesso

Spinola diede un rifugio alli Francesi respinti dalle nostre truppe, e non ostante che questi si rifugiassero nel cammino

coperto colle armi alla mano , non fece contro loro la menoma

resistenza, ma fece bensì tirare sopra le truppe di S. M. l'im peratore quando si avvicinarono .

Potrei citare degli altri esempi di parzialità , ma questi soli devono bastare per far vedere alla Serenissima Repubblica che la moderazione colla quale si tratta questo paese , con

quistato colle armi alla mano , non può derivare che dalla somma bontà di S. M. l'imperatore , mio sovrano . lo perciò

mi sono conformato totalmente a questa legge di sua cle menza , e sfido i nostri nemici più scatenati di Genova a trovar a dire alla disciplina militare, al buon ordine, ed anche al pagamento di tutto ciò che l'armata abbisogna , e non in carta, ma in buon danaro contante ,

Mediante ciò, ho soddisfatto a quanto devo politicamente : ma il mio dovere militare mi prescrive delle regole, dalle

quali non mi dipartirò giammai . Questo mi detta di trattare questo terreno militarmente come paese conquistato sul ne mico , e mi dice altresì di risguardare il paese ancora occu pato dai Francesi come paese nemico. Sopra queste conside razioni , incominciando dal Borghetto , io vedo la riviera di Ponente come se fosse il confine di Francia, e come se fosse

un terreno ceduto dalla Repubblica alla Francia. Ora in un paese nemico tutta la corrispondenza deve es sere interrotta. Comprendo che in situazione differente si


DOCUMENTI .

701

può qualche volta facilitare il commercio, ma qui le leggi si oppongono anche a questo , mentre l'esperienza che abbiamo che l'armata francese si sostiene da tre anni solo per il com

mercio con la Serenissima Repubblica , domanda un rigore più che ordinario , affinchè quelle provviste , che sotto diffe renti titoli e frodi il nemico ha tirate da questo commercio , siano totalmente interrotte .

lo sono accertato che ogni qualvolta i Francesi hanno man canza totale di pane , vanno di casa in casa a prender la fa rina ed anche altri commestibili che trovano dai particolari . Li commestibili dunque che manderei a quei popoli sarebbe mandarli ai Francesi medesimi , e nutrire il nemico , il quale

sarà tra poco ridotto a mancare di tutto , e ad abbandonare un paese nel quale non si doveva mai lasciare entrare .

Non è cosa segreta che i Francesi hanno fatto un impre stito forzato, onde il lasciare il corso libero al danaro sarebbe un aumentare i mezzi del nemico . È cosa certa altresì che i Francesi, per mancanza di numerario , comprano i grani sia a Genova che altrove , col cambio delle merci di ogni cosa . Il

lasciar passare queste merci sarebbe dunque anche un modo di stimolare i negozianti diversi di far passare li grani a qua lunque rischio .

L'arrestazione poi de corrieri è un seguito delle precau zioni necessarie per la propria sicurezza , i discorsi insensati di diversi particolari di Genova, portando di volere armare il popolo contro le armate imperiali , sono le cause che resta necessaria la cautela di vedere se non esistono corrispon denze reciproche.

La Serenissima Repubblica riconoscerà da queste ragioni che la prudenza ed il dovere di generale comandante di queste armate mi obbligano a tutte le azioni , disaggradevoli in ve

rità per le popolazioni della parte della riviera ove trovansi i Francesi, ma necessarie anche per respingere il teatro della guerra dalle terre della Repubblica Serenissima. Li lamenti e

le maledizioni dei popoli che soffrono di queste leggi neces


702

DOCUMENTI .

sarie, non possono essere dirette alla mia persona, ma bensi a quelle che hanno dato il consiglio alla Serenissima Repub blica di lasciare entrare i Francesi in riviera, mentre dove vano prevedere che le armate differenti avrebbero stabilito

il teatro della guerra là dove si trovava il nemico ; dovevano prevedere altresì che per una parte o per l'altra dovevano soffrire i popoli del dominio della Serenissima Repubblica.

DOCUMENTO VII . Circulaire de S. E. Monsieur le Général COLLI en date du 14 novembre 1795 de Garessio .

Les commandants des corps et des différents postes tâche ront d’animer leurs troupes par une harangue militaire, dont la substance sera à peu près ce qui suit et qui doit être de bitée en langue nationale.

L'ennemi paraît déterminé à tenter un effort violent pour percer notre ligne et pour prendre des quartiers d'hiver en Piémont; son indécision et ses retards depuis plusieurs jours annoncent seulement les difficultés qu'il y trouve, ne pouvant nous attaquer sur aucun point qu'avec un extrème désavan tage: cependant la disette et les souffrances qu'il éprouve,

pourront lui faire hasarder cette attaque comme un coup de sesperé, mais s'il est repoussé et battu , comme tout porte à le croire, il est déterminé à se replier sur la Provence, et l'on

a déjà la nouvelle qu'il a fait en conséquence des préparatifs de retraite , et qu'il a établi des batteries au château de Gi

letta et sur le bord du Var pour les soutenir. Il ne s'agit donc plus pour les troupes qui protègent la partie menacée du Piémont que de quelques jours de patience. On ne parle pas ici de fermeté et de valeur, ces braves trou pes ne se démentiront certainement pas au moment d'acquérir


DOCUMENTI ,

703

une gloire brillante après tant de fatigues, de souffrance et de privations et dans une circonstance décisive, où de leur

courage doit dépendre le salut de la patrie . Chaque soldat et chaque officier, en défendant vaillamment son poste, garantit ici les lois de son pays, la religion de ses pères, sa maison , sa propriété et sa famille, ce sont les plaines du Milanais que les troupes impériales couvrent du haut des crêtes de l’Apennin , ce sont les fertiles campagnes du Pié mont que les troupes du roi protègent en défendant les dures sommités des Alpes. Les soldats autrichiens doivent être animés dans ce mo

ment , pour la nouvelle des grandes victoires que S. M. I. vient de remporter sur les bords du Rhin : les soldats piémon tais de leur côté doivent se rappeler que à l'attaque du camp retranché de l'Assiette, quelques bataillons des leurs repous

sèrent et détruisirent une armée française et que leur valeur décida dans un jour du sort de toute une campagne. Ils se rappeleront mieux encore que à l'attaque des retran

chements de l'Authion, ils ont repoussé et battu ce même en nemi près de trois fois supérieur en forces: enfin le jour approche on les deux nations alliées, animées du même sen timent, ajouteront de l'éclat à leurs armées ; elle prouveront

aux Français comme nos pères le leur ont prouvé tant de fois, que leur bonheur et leur audace doivent toujours échouer contre les barrières de l'Italie .


704

DOCUMENTI .

DOCUMENTO VIII . LETTRE DU ROJ .

A mes braves et fidèles troupes de l'armée commandée par le général Colli . La valeureuse conduite de mes troupes dans la journée du 28 novembre a excitée toute mon admiration et ma sensibi

lité : je n'ai pas été moins touché de la constance héroique avec laquelle elles ont supportées toutes les fatigues, les in tempéries de la saison et les privations au milieu des dangers :

sans les malheurs qui ont obligé les troupes autrichiennes à quitter leurs positions, la fermeté de leurs troupes aurait con servée la leur : j'espère donc , que comme elles n'ont pas été vaincues par les efforts de nos ennemis à Saint- Bernard , à

Pietradegna, à Intrappa, aux Ronchini , et ailleurs , elles op poseront la même valeur aux attaques que l'ennemi projette encore .

J'exhorte mes braves et fidèles troupes à considérer toute

l'importance de repousser l'ennemi dans cette occasion : le salut et l'honneur de la patrie y sont intimement liés : la sai son avancée promet un repos certain , si les premiers efforts de l'ennemi sont repoussés.

En attendant les troupes autrichiennes remplacent les objets

dont la perte gêne leurs mouvements. La superiorité de nos forces réunies nous donne l'espoir que ici comme ailleurs les désastres passés seront réparés par des succès . Des plus grands revers assaillirent autrefois nos pères : leur constance en triompha. Imitons leur exemple et nous parviendrons à une paix sure et honorable qui fait l'objet le plus ardent de mes voeux, qui ne tendent qu'à la tranquillité et au bonheur de mon peuple chéri .


DOCUMENTI .

705

Les officiers donneront sans doute au soldat l'exemple de

la patience, autant que de la valeur : qu'ils soient assurés que mes bienfaits seront répandus sur ceux qui auront le bon heur de se distinguer .

DOCUMENTO IX .

Suspension d'armes entre l'Armée Piémontaise et l'Armée Française. Quérasque, 28 avril 1796 . ( Archives

Cour, Traités , paquet XXXVII , nº 5 , Martens , t. VI , p . 608 )

I.

Toutes les hostilités cesseront entre l'armée française en Italie

et l'armée du roi de Sardaigne, à dater du jour où les condi tions ci-dessus seront remplies jusque cinq jours après la fin des négociations qui s'entament pour parvenir à une paix définitive entre les deux puissances. II .

L'armée française restera en possession de ce qu'elle a con quis le long de la Sture, depuis Démont jusqu'à Alexandrie . III .

La ville et citadelle de Coni sera remise entre les mains des

troupes françaises , ainsi que la ville et citadelle de Tortone avec l'artillerie , munitions de guerre et de bouche qui s'y trouvent .

Si la ville et citadelle de Tortone ne pouvait pas être remise


706

DOCUMENTI .

de suite entre les mains des Français , l'on remettra provi soirement celle d'Alexandrie. IV .

Les troupes françaises auront la faculté de passer le Po à Valence ; les États du roi de Sardaigne, jusqu'à ce que les troupes autrichiennes aient évacué son territoire, seront re

gardés comme neutres et le passage sera accordé à l'armée française pour aller en Lombardie, et aller attaquer l'armée de l'empereur dans la position qu'elle se trouverait occuper. V.

Il sera accordé le passage par le chemin le plus court aux couriers extraordinaires et aides de camp que le général en chef de l'armée française voudrait envoyer à Paris , ainsi que pour le retour. VI .

Toutes les troupes , officiers et équipages de guerre à la solde du roi de Sardaigne, qui font partie de l'armée autri

chienne en Italie, seront compris dans ladite suspension . Le roi de Sardaigne gardera en ôtage les Autrichiens qu'il aurait dans son armée .

VII .

La citadelle de Céva sera rendue ou l'armée sera maîtresse de continuer le siège de cette forteresse. VIIJ .

Il sera dressé dans les places de Coni et de Tortone, ou celle d'Alexandrie occupée provisoirement, dans le cas où la


DOCUMENTI .

707

place de Tortone ne pourra pas être remise dans le moment aux Français ; un article détaillé de l'artillerie , armes , ou telles munitions de guerre et de bouche dont la république française tiendra compte au roi de Sardaigne, c'est- à -dire de

rendre l'artillerie, et de payer au prix de l’estimation les mu nitions soit de bouche, soit de guerre qui pourront être con sommées. Il en sera de même pour Céva.

Fait au quartier général à Chérasco le 9 floréal l'an 4 de la république française (28 avril 1796 ). LATOUR , Lieutenant -Général. Costa, Colonel.

BONAPARTE , Général en chef de l'armée française.

DOCUMENTO X.

Lettre du Général Baron Colli au service de S. M. Royale et Imperiale et Commandant l'armée de S. M. le Roi de Sardaigne, au Général Baron DE LA TOUR, Savoisien , le 28 avril 1796 . Du Quartier Général de Carignan.

Le coeur navré de la plus grande douleur et les larmes aux

jeux je prends congé d'une armée que j'avais l'honneur de commander , et où j'ai toujours vu autant d'amis que de soldats .

Les circonstances malheureuses de cette campagne ne sont

assurément pas à imputer à la bravoure des troupes. J'espère que MM . les généraux, officiers et soldats de cette armée voudront bien pardonner à mon insuffisance si

je fus forcé à renoncer à des succès que leur bonne volonté et bravoure pouvaient me promettre . Tout le monde doit au moins rendre justice au zèle qui m'a toujours animé pour le


708

DOCUMENTI .

service du roi , et la gloire de ses armées : j'espère qu'en com patissant à ma situation malheureuse, cette armée se ressou

viendra d'un général qui regrette de n'avoir pas pu faire tout le bien qu'il désirait et qui n'a assurément fait de mal à per sonne de propos délibéré. Je me réputerais assez récompensé

de mes peines si cette armée voudra m'honorer de son sou venir : le mien sera ineffaçable.

Je vous prie , général, de faire connaître les sentiments qui m’animent dans ce triste moment à l'armée , dont je vous re mets le commandement, comme à un ami véritable et un gé néral expérimenté. COLLI .

FINE DEL VOLUME PRIMO .


ERRATA -CORRIGE .

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leggasi:

13

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22 23 30 42

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253 257 262 265

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26 24 6 3 8 30 1

1836

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710 Pagina 270 273 283 287 299 304

305 316 318 319 320 325 id . id . 327 329 339 340 342 343 347 362 366

id . 367 368 381 388 398 399 404 436

449

ERRATA-CORRIGE .

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leggasi:

18

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20 22 10 32 32 9 5 19 30 31 2 22 25 32 20 26 8 27

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preso , e le sue genti prese le sue genti Sant'Anna

Savona

pronunziato

presenziato

Pellian Joubert Dais

Pellion Duis

tentati

tentato

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INDICE

>

3

Dedica . pag . ELENCO DEGLI AUTORI CONSULTATI PER LA PRIMA EPOCA PREFAZIONE

5 7 9

CAPITOLO I. DALL'ANNO 1748 AL 1790 .

Situazione politica e militare del Piemonte dopo la pace di Aquisgrana - Carlo Emanuele III - Suo amor per la pace Diminuisce l'esercito Accresce la marina - Ripara le for tezze Altri suoi militari provvedimenti — Forza dell'eser cito piemontese Morte del Re Ascensione al trono di Vittorio Amedeo III — Disgrazia del conte Bogino – Carattere

del nuovo Re - Suo affetto per i soldati – Edifica il castello di Tortona Organizzazione dell'armata Cambiata dopo tredici anni , e perchè - Dissapori del Re con la Repubblica Genovese

Mediazione della Francia

Guerrieri progetti 13

contro Austria

CAPITOLO II . DALL'ANNO 1790 AL 1792. Stato della Francia Torbidi in Savoia

Conte d’Artois in Torino e sue pratiche — Avversione del Re per i novatori Ca

rattere dei ministri e generali piemontesi - Dissapori tra Fran cia e Sardegna -- Semonville non accolto Preparativi ostili del Governo Sardo - Tentativi di una lega italiana Inva


712

INDICE .

Convenzione di Milano coll'Austria per

sione della Savoia

un corpo sussidiario Rapida descrizione della Savoia e del Nizzardo Stato delle piazze forti del Piemonte Stato del -

l'esercito — Ritirata dalla Savoia — Anselme occupa il contado di Nizza

Bombardamento e sacco di Oneglia

St - André

assume il comando delle truppe regie in quella parte zione di Sospello

- Fa

Cambio dei generali francesi — Fine della

campagna — La Savoia è riunita alla Francia

pag .

59

CAPITOLO III .

DALL'ANNO 1792 AL 1793 .

Dolore del Re per la perdita dei dominii oltramontani

Devo

zione dei Subalpini - Organizzazione delle milizie — Aumento di truppe regolari Devins nominato generalissimo delle forze alleate — Infelice spedizione dei Francesi contro l'isola

di Sardegna — Nuovi e vani tentativi d'una lega italiana Forza e distribuzione delle truppe alleate

-

Piano di campa

gna e considerazioni in proposito - Biron generalissimo del Prime fazioni nella contea di l'armata francese del Varo Combattimento di Sospello Devins all'armata coa Nizza Attacco del côlle del Perus Partigiani sardi lizzata Pratiche con Austria Alleanza del re sardo coll'Inghilterra

per una spedizione su Lione — Marina sarda — Provvedimenti militari mato

Avvisaglie su tutta la frontiera

Biron richia

Vittorie dei Sardi delli 8 e 12 giugno all'Authion ,

Milleforche e Rauss due eserciti Nuova

Kellermann al Varo

Posizione dei

vittoria degli Austro -Sardi in luglio Scoraggiamento dei Francesi — Inerzia dei generali alleati Considerazioni analoghe » 117 Politica austriaca CAPITOLO IV .

SECONDO PERIODO DEL 1793.

Operazioni militari nella Valle di Stura e le altre minori – Ri cuperazione di quasi tutta la Savoia per parte dei Regii Accorre Kellermann Sue vittorie Arrivo di Devins, quindi del Re , all'armata del mezzodì · Brunet richiamato e rim -


713

INDICE .

piazzato da Dumerbion

Fazioni di Cirisiera , di Giletta e di

Scorrerie di Massena – Le armate entrano in quar tieri d'inverno Spedizione di Tolone Riflessi sulla cam pagna del 1793 pag . 225 Utelles

.

CAPITOLO V.

1794 .

Stato dell'esercito al principio dell'anno 1794

Cambio di ge

nerali e di truppe - Forza delle armate francesi — Fatti d'arme Operazioni al mezzodi Violazione del territorio ligure per parte dei Francesi - Fatti

in Savoia e nelle valli di Piemonte

d'armi di Colle Ardente e della Briga

Resa di Saorgio

Trattato di Valenziana fra Austria e Piemonte favorevole alla prima Armamento generale Congiure all'interno Guerra marittima

in proposito

Posizione delle due armate e riflessioni

Malafede austriaca

Piano di campagna di

Buonaparte impedito per la morte di Robespierre -Scontri su tutta la frontiera

Devins si ritira

Gli succede Wallis

Suoi concerti con Hood - I Francesi riprendono l'offensiva Battaglia del Dego — Disaccordo fra i generali alleati — Fine della campagna · » 341 CAPITOLO VJ . 1795 . Stato del Piemonte

-

sercito Piano di Fazioni di Savoia -

Politica del re Provvedimenti per l'e campagna degli alleati — Loro lentezza

Scherer all'armata d'Italia

Sue diffe

Collocamento dei due eser renze col governo di Francia Austria pare sve citi Prussia ed Olanda segnano la pace

gliarsi — Devins nuovamente generalissimo -Combattimenti di Settepani e di monte S. Giacomo Operazioni di Colli — Ina zione e rapacità di Devins— Ritirata di Kellermann - Dissen Me Operazioni mal concertate sioni fra Colli e Devins diazione di Spagna Il re persiste nella guerra Scaramuc Progetti di Devins colla cie su varii punti della frontiera squadra inglese - Piano di Kellermann per l'invasione del


714

INDICE .

Non approvato Piemonte Posizione e forza delle due ar Kellermann rilegato mate - Piccole fazioni sulla riviera

all'armata delle Alpi

Scherer lo rimpiazza

nuove truppe francesi Battaglia di Loano Termine della campagna . di Devins

Giungono Destituzione pag . 491

CAPITOLO VII . 1796 .

Avversione del re per la pace Suo proclama all'esercito Beaulieu generalissimo Forza dell'eser Stato di questo

cito degli alleati e di quello di Francia - Buonaparte in Italia Attacco di Beaulieu su Voltri — Fazioni di Monte-legino, di Cos

seria e del Dego – Buonaparte si rivolge sui Piemontesi Combattimenti della Pedagiera , di S. Michele e del Bricchetto Terrore a Torino sta guerra · DOCUMENTI

Armistizio di Cherasco

Riflessi su que » 603

» 687


Proprietà letteraria


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